Source: http://www.scuola7.it/2017/55/
Timestamp: 2019-04-25 07:05:46+00:00
Document Index: 161575850

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 12', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 4', 'art.4', 'art. 5', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 34']

Scuola7 - n. 55
Scuola7 28 agosto 2017, n. 55
28 agosto 2017, n. 55
Se 24 crediti vi sembran pochi... (R. Calienno)
Decreto Inclusione (DM 66/2017) ai nastri di partenza? (R. Stornaiuolo)
Una scuola da vaccinare (A. Prontera)
La 517/1977, una legge politicamente scorretta ha cambiato la storia (L. Rondanini)
Parliamo diSe 24 crediti vi sembran pochi...
Se 24 crediti vi sembran pochi…
Come accedere ai nuovi percorsi di formazione e reclutamento dei docenti della scuola secondaria
Dal TFA alla Formazione Iniziale e Tirocinio (FIT)
Il D.P.R. n. 19 del 14 febbraio 2016 contiene disposizioni per la razionalizzazione e l’accorpamento delle classi di concorso dei docenti di scuola secondaria, mentre rimanda a successivi decreti l’organizzazione di percorsi abilitanti denominati FIT (Formazione Iniziale e Tirocinio), della durata di 3 anni, a numero chiuso e retribuiti, che vanno a sostituire definitivamente il TFA (Tirocinio Formativo Attivo) e i concorsi per l’abilitazione all’insegnamento.
L’accesso all’insegnamento risulterà così molto più definito e limitato. Infatti la norma dovrebbe consentire a tutti coloro che portano a termine tale percorso di diventare docenti di ruolo, evitando un’inaccettabile ed eccessiva condizione di precariato.
Il Ministero prevede di poter far partire tali concorsi già nel 2018, ma in questa fase iniziale i posti verosimilmente saranno limitati, poiché sarà necessario tenere in considerazione che nel 2020-21, a conclusione del triennio del primo FIT, ci saranno ancora da assorbire molti docenti presenti nelle graduatorie a esaurimento, i vincitori del concorso del 2016, e tutti quei docenti per i quali, nel corso del tempo, non sono stati previsti percorsi abilitanti.
La necessità di regolamentare l’accesso alle nuove procedure concorsuali, previste nel 2018, di tutti coloro i quali sono in possesso di un titolo di studio valido, ha reso indispensabile l’emanazione del D.M. 10 agosto 2017 n. 616, che ha come presupposto l’urgenza di dover individuare come possono essere acquisiti i 24 crediti che costituiscono requisito di accesso ai concorsi.
I requisiti per accedere al nuovo concorso (FIT)
Il recente decreto attuativo della Buona Scuola (D.Lgs. 59/2017, art. 5 comma 1) su "Riordino, adeguamento e semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria”, a norma dell'articolo 1, commi 180 e 181, lettera b), della legge 107/2015, ha richiesto come requisiti per il concorso 2018 per l’accesso al ruolo docente il possesso di due certificazioni:
I contenuti del D.M. 616/2017 costituiscono una prima attuazione del percorso verticale unitario di formazione dei docenti, limitato alla scuola secondaria di primo e secondo ciclo.
Cosa prevede il Decreto sui crediti (D.M. 616/2017)
Il Decreto Ministeriale n. 616 del 10.08.2017, ai fini della partecipazione dei laureati e dei laureandi non abilitati e degli insegnanti tecnico-pratici ai prossimi concorsi a cattedra per la scuola secondaria, che dovrebbero essere banditi nel 2018, definisce:
M-PED (tutti i settori), CODD/04, ABST/59, ADPP/01. Inoltre, in relazione alle varie classi di concorso, sono utili: ISME/01, ISME/02, ISDC/05 a patto che sia certificata la loro declinazione nei termini della pedagogia, pedagogia speciale e didattica dell'inclusione per gli insegnamenti compresi nelle stesse classi di concorso, in coerenza con gli obiettivi formativi indicati nell’Allegato A al D.M. 66.
M-PSI (tutti i settori), CODD/04, ABST/58, ISSU/03, ISME/03, ISDC/01. Inoltre, in relazione alle varie classi di concorso, è utile ADPP/01, a patto che sia certificata la sua declinazione nei termini della psicologia per gli insegnamenti compresi nelle stesse classi di concorso, in coerenza con gli obiettivi formativi indicati nell’Allegato A al D.M. 66 e, al tempo stesso, non sia stato considerato utile per l’ambito sopra riportato.
M-DEA/01, M-FIL/03, ABST/55. Inoltre, in relazione alle varie classi di concorso, sono utili: ART/08 CODD/06, ISSU/01, ISSU/02, ADEA/01, ADEA/03, ADEA/04, a patto che sia certificata la loro declinazione nei termini della antropologia per gli insegnamenti compresi nelle stesse classi di concorso, in coerenza con gli obiettivi formativi indicati nell’Allegato A al D.M. 66.
e tecnologie didattiche
M-PED03, M-PED04. Inoltre, in relazione alle varie classi di concorso, sono utili: MAT/04, FIS/08, L-LIN/02, M-EDF/02, CODD/04, ABST/59, ADES/01, nonché tutte le attività formative afferenti ai settori indicati negli allegati B e C al D.M., a patto che sia certificata la loro declinazione nei termini delle Metodologie e tecnologie didattiche per gli insegnamenti compresi nelle stesse classi di concorso, in coerenza con gli obiettivi formativi indicati nell’Allegato A al D.M. 66.
Dei 24 crediti, 18 vanno acquisiti nella misura di almeno 6 in tre dei sopra riportati ambiti disciplinari. Gli obiettivi formativi relativi ai 24 CFU/CFA sono declinati distintamente per i 4 ambiti disciplinari nell’allegato A; i relativi contenuti, così come le attività formative, vengono dettagliati, per ciascuna classe di concorso, nell’allegato B e nell’allegato C (area degli insegnamenti artistici, musicali e coreutici).
Come possono essere conseguiti i crediti formativi universitari e accademici
Il D.M. 616/2017 definisce chiaramente le modalità organizzative per il conseguimento dei CFU/CFA. In particolare i crediti possono essere alternativamente conseguiti in:
I percorsi formativi, finalizzati all’acquisizione dei suddetti crediti, sono organizzati da Università e Accademie anche in convenzione tra loro, e possono essere organizzati anche in maniera distinta per classi di concorso o gruppi delle stesse.
I crediti in forma aggiuntiva o extra curricolare non possono essere conseguiti presso enti esterni al sistema universitario o Afam, anche se in convezione con essi. È da evidenziare, inoltre, che dei 24 CFU soltanto 12 possono essere acquisiti in modalità telematica, e che sono riconosciuti tutti i crediti già acquisiti nel normale percorso accademico, con esami aggiuntivi, attraverso Master di I e II livello e durante il Dottorato di ricerca o le scuole di specializzazione afferenti ai settori scientifico-disciplinari indicati nel Decreto (e negli allegati A, B e C).
Infine il D.M. 616/2017 chiarisce che il conseguimento dei crediti in forma extra curricolare, presso Università e Accademie Statali, può avere un costo massimo di 500 euro, riducibili in proporzione in base al reddito ed al numero di crediti da acquisire.
Il Decreto precisa che, in fase transitoria, i docenti appartenenti alle seguenti categorie, se vorranno partecipare alle procedure concorsuali, non saranno interessati all’acquisizione dei 24 CFU/CFA:
docenti abilitati che, previa valutazione di una prova orale non selettiva, saranno inclusi in una graduatoria di merito regionale ad esaurimento, finalizzata alle assunzioni in ruolo (dopo l’esaurimento di GAE e GM del concorso 2016);
docenti, anche non abilitati, con almeno 3 anni di servizio (di almeno 180 giorni), che potranno partecipare ad una sessione riservata del concorso (con una prova scritta in meno e una riserva di posti) per le classi di concorso nelle quali hanno maturato almeno un anno scolastico di servizio;
docenti che accedono alle classi di concorso degli ITP (tabella B), fino al 2024/2025.
In questo modo viene di fatto riconosciuta l’eventuale esperienza già maturata.
Scheda Tecnica redazionale
Settori scientifico-disciplinari nei quali è necessario acquisire i 24 Crediti universitari e/o accademici
Obiettivi formativi relativi ai 24 CFU/CFA
Declinati distintamente per i 4 ambiti disciplinari nell’allegato A; i relativi contenuti, così come le attività formative, vengono dettagliati, per ciascuna classe di concorso, nell’allegato B e nell’allegato C (area degli insegnamenti artistici, musicali e coreutici)
A. I crediti possono essere alternativamente conseguiti in:
• forma curricolare: crediti corrispondenti ad attività formative inserite nel piano di studi del corso di laurea o laurea magistrale ovvero di I e II livello dell’interessato;
• forma aggiuntiva: crediti corrispondenti ad attività formative svolte in forma aggiuntiva rispetto a quelle previste dal piano di studi del corso di laurea o laurea magistrale ovvero di I e II livello dell’interessato;
• forma extra curricolare: crediti conseguiti da chi è già laureato, quindi in seguito ad attività formative svolte presso istituzioni universitarie o accademiche senza essere iscritti ad un corso di studi.
B. I percorsi formativi, finalizzati all’acquisizione dei suddetti crediti, sono organizzati da Università e Accademie anche in convenzione tra loro.
C. I percorsi possono essere organizzati anche in maniera distinta per classi di concorso o gruppi delle stesse.
D. I crediti in forma aggiuntiva o extra curricolare non possono essere conseguiti presso enti esterni al sistema universitario o Afam, anche se in convezione con essi.
E. Dei 24 CFU soltanto 12 possono essere acquisiti in modalità telematica.
F. Sono riconosciuti tutti i crediti già acquisiti afferenti ai settori scientifico-disciplinari indicati nel Decreto nel normale percorso accademico, con esami aggiuntivi, attraverso Master di I e II livello e durante il Dottorato di ricerca o le scuole di specializzazione.
Eventuali costi a carico degli interessati
Il conseguimento dei crediti in forma extracurricolare, presso Università e Accademie statali, può avere un costo massimo di 500 euro, riducibili in proporzione in base al reddito ed al numero di crediti da acquisire. Laureande e laureandi potranno acquisirli gratuitamente.
Decreto Inclusione (DM 66/2017) ai nastri di partenza?
Cosa cambia da settembre 2017 per l’inclusione?
Per effetto delle norme introdotte dai decreti legislativi approvati ai sensi della Legge 107 del 2015, sarà opportuno che, sin dagli inizi di settembre, i Collegi dei docenti siano impegnati in specifici momenti di analisi e riflessione sulle novità introdotte in vista delle scelte educative, didattiche ed inclusive che la scuola adotterà.
A tal proposito, particolare attenzione merita l’area dell’inclusione scolastica che, a seguito dell’approvazione del decreto 17 aprile 2017 n. 66, si arricchisce di nuove disposizioni.
Cosa cambierà concretamente dal prossimo anno scolastico? Il decreto riuscirà veramente a concretizzare il suo pregnante articolo 1? Nei principi, infatti, si afferma che l'inclusione scolastica «si realizza attraverso strategie educative e didattiche finalizzate allo sviluppo delle potenzialità di ciascuno, nel rispetto del diritto all'autodeterminazione e all'accomodamento ragionevole, nella prospettiva della migliore qualità di vita»; si dice che l’inclusione si realizza nella «definizione e la condivisione del progetto individuale fra scuole, famiglie e altri soggetti, pubblici e privati, operanti sul territorio», e si esplicita che «è impegno fondamentale di tutte le componenti della comunità scolastica». Il decreto inoltre «promuove la partecipazione della famiglia, nonché delle associazioni di riferimento, quali interlocutori dei processi di inclusione scolastica e sociale».
Sarà, pertanto, necessario riflettere sulla predisposizione del PEI di cui all’art. 12 della legge 104 del 1994, modificato dall’art. 7 del D.lgs. 66/2017, sul Piano per l’inclusione (art. 8), sul ruolo assegnato ai GLI (Gruppi di Lavoro per l’Inclusione) a livello di istituzione scolastica (art. 9), sulle attività di formazione in servizio per il personale della scuola (art. 13) e sull’utilizzo delle risorse umane, per favorire il processo di inclusione scolastica, (art. 14); sulla rispondenza, infine, delle azioni implementate ai criteri di valutazione della qualità dei processi attivati (art. 4).
Breve viaggio all’interno del Decreto Legislativo 66/2017
Analizziamo insieme i tratti salienti del succitato decreto.
a) Valutazione dell’inclusione scolastica (art.4)
Le scuole saranno valutate anche sulla base della qualità del livello inclusivo implementato attraverso le scelte esplicitate nel PTOF e concretizzate nel Piano per l’Inclusione, i percorsi di personalizzazione, individualizzazione e differenziazione realizzati, il coinvolgimento dei diversi soggetti interessati, la formazione e lo sviluppo delle competenze professionali, la condivisione delle scelte valutative, l’accessibilità e la fruibilità delle risorse strumentali e didattiche. I suindicati criteri sono il punto di partenza per l’INVALSI al fine di definire gli indicatori di valutazione della qualità inclusiva di una scuola, sentito anche l’Osservatorio permanente.
Ogni singolo criterio costituisce uno spazio di azione per intervenire e modificare le prassi già in uso.
b) Accertamento disabilità e certificazione (art. 5)
La domanda per l’accertamento della disabilità viene presentata all’INPS; la commissione medica si pronuncia entro 30 giorni dalla presentazione della domanda.
c) Documentazione per l’inclusione (artt. 5-6-7)
Successivamente all’accertamento della condizione di disabilità, viene redatto il profilo di funzionamento, propedeutico al progetto individuale ed al Piano Educativo Individualizzato.
Il profilo di funzionamento è redatto, secondo i principi dell’ICF, dalla commissione ASL con la collaborazione della famiglia e di un rappresentante dell’amministrazione scolastica (preferibilmente un docente della scuola frequentata) ed aggiornato al passaggio di ogni grado di istruzione, nonché in presenza di nuove condizioni personali.
Il progetto individuale è redatto dall’Ente locale competente in seguito a richiesta, e con la collaborazione dei genitori o delle figure che ne esercitano la responsabilità e della scuola. Il Profilo di funzionamento costituisce il riferimento essenziale per la progettazione.
Il Piano Educativo Individualizzato è elaborato e approvato dai docenti contitolari/dal consiglio di classe, con la partecipazione dei genitori e delle figure che ne esercitano la responsabilità, delle figure professionali interne ed esterne coinvolte nell’intervento, con il supporto dell’unità di valutazione multidisciplinare. La certificazione ed il profilo di funzionamento costituiscono il riferimento essenziale per la progettazione.
d) Piano per l’inclusione della scuola (art. 8)
Questo importante documento è predisposto nell’ambito della definizione del Piano triennale dell’offerta formativa (PTOF) e indica le scelte della scuola per l’utilizzo efficace delle risorse per migliorare la qualità dell’inclusione scolastica.
e) Gruppi per l’inclusione (art. 9)
Presso ogni Ufficio scolastico è istituito il Gruppo di Lavoro Interistituzionale Regionale (GLIR), con compiti di consulenza e supporto alle attività di inclusione scolastica.
Per ciascun ambito territoriale è istituito il Gruppo per l’Inclusione Territoriale (GIT), che riceve dai dirigenti scolastici le proposte di quantificazione oraria delle risorse di sostegno didattico e formula la relativa proposta all’USR.
Presso ogni istituzione scolastica è istituito il Gruppo di Lavoro per l’Inclusione (GLI), nominato e presieduto dal dirigente scolastico e composto da docenti di sostegno, curricolari ed eventualmente dal personale ATA, nonché da specialisti dell’ASL.
In occasione della definizione ed attuazione del Piano di Inclusione, il GLI si avvale della consulenza di genitori, studenti ed Associazioni del settore.
Il Miur indicherà modalità per l’individuazione di “scuole polo” a supporto delle iniziative di sperimentazione di metodologie inclusive.
f) Nuova procedura di richiesta assegnazione delle risorse per il sostegno didattico (art. 10)
La quantificazione delle risorse per il sostegno didattico viene proposta al GIT (Gruppo per l’Inclusione Territoriale) dal dirigente scolastico, sentito il Gruppo di lavoro per l’Inclusione (GLI) e sulla base dei singoli PEI.
Il GIT, sulla base del Piano per l’Inclusione, dei Profili di funzionamento, dei Piani Educativi Individualizzati, dei progetti individuali trasmessi, verifica la quantificazione delle risorse e formula una proposta all’USR, che assegna le risorse nell’ambito dell’organico dell’autonomia.
g) Sezioni per il sostegno didattico (art. 11)
Per ciascun grado di istruzione sono istituite le sezioni dei docenti per il sostegno didattico.
h) Formazione iniziale insegnanti di sostegno (art. 12)
La specializzazione per le attività di sostegno per la scuola dell’infanzia e primaria si consegue mediante specifico corso annuale, attivato presso le università, organizzato a livello nazionale, a cui si accede previo superamento di una prova e se in possesso di laurea in scienze della formazione primaria, nonché di 60 CFU relativi alla didattica inclusiva.
i) Formazione in servizio del personale (art. 13)
Le scuole, nell’ambito del piano di formazione inserito nel PTOF, individuano le attività formative rivolte ai docenti – in particolare a quelli delle classi in cui sono presenti alunni con disabilità – e al personale ATA .
j) Continuità del processo educativo e didattico (art. 14)
La continuità del processo educativo e didattico è garantita dal personale della scuola, dal Piano per l’Inclusione e dal PEI.
Allo scopo di valorizzare le competenze professionali e garantire la piena attuazione del Piano annuale di inclusione, il dirigente scolastico può proporre ai docenti dell’organico dell’autonomia di svolgere anche attività di sostegno didattico, purché in possesso della specializzazione, in coerenza con quanto previsto dall’articolo 1, commi 5 e 79, della legge 13 luglio del 2015, n. 107.
Il dirigente scolastico, per garantire la continuità dell’intervento, può altresì proporre ai docenti con contratto a tempo determinato ulteriori contratti a tempo determinato nell’anno scolastico successivo.
k) Osservatorio permanente (art. 15)
Presso il Miur è istituito l’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica con compiti di proposta, parere, consulenza e monitoraggio.
La tempistica relativa ai nuovi adempimenti
Di seguito la tempistica relativa ai nuovi adempimenti, così come da nota Miur 4 agosto 2017 prot. n. 1553 “Chiarimenti in merito alla decorrenza dei termini di applicazione delle indicazioni del D.L.Vo n. 66/2017”.
Nuove disposizioni relative a GLIR (Gruppo di lavoro interistituzionale regionale) e GLI (Gruppo di lavoro per l’inclusione a livello di istituzione scolastica)
Nuove disposizioni relative all’Osservatorio permanente per l'inclusione scolastica
Nuove disposizioni relative al GIT
Nuove disposizioni relative a procedure di certificazione
Nuove disposizioni relative a profilo di funzionamento che ricomprenderà la diagnosi funzionale ed il profilo dinamico funzionale
Nuove disposizioni relative alla documentazione per l’inclusione scolastica ed il conseguente Progetto individuale e Piano Educativo Individualizzato
Nuove procedura di richiesta assegnazione delle risorse per il sostegno didattico
Nuove disposizioni relative alle modalità di elaborazione ed approvazione del Piano educativo individualizzato
In presenza di alunni disabili le classi non devono, di norma, superare il numero di 20 alunni, così come precisato dalla successiva nota Miur 8 agosto 2017 prot. n. 1557.
Decreto legislativo 66/2017: luci ed ombre
Sicuramente da apprezzare, nel nuovo decreto sull’inclusione, sono il tentativo di mettere a sistema le pratiche inclusive già in atto nelle scuole, la valorizzazione dell’approccio bio-psico-sociale previsto dall’I.C.F. come paradigma per costruire il profilo di funzionamento dell’alunno, e la centralità acquisita dal progetto inclusivo della scuola, che diviene parte integrante nella valutazione di sistema.
Per quanto riguarda le ombre, le “sezioni per il sostegno” sottolineano la divisione fra i docenti specializzati e quelli curricolari, come se l’alunno stesse in classe solo con i primi. Pure la continuità è pensata solo per il docente specializzato a tempo determinato, come se l’inclusione derivasse dalla relazione dell’alunno con un unico insegnante, disgregandone i veri principi.
Sarebbe stato opportuno prevedere una formazione obbligatoria per tutto il corpo docente, evitando così di rischiare di separare le carriere e legittimare la delega, così come viene garantita una migliore continuità se il Consiglio di classe è stabile e predispone un’efficace progettazione educativo-didattica.
La vera inclusione si realizza solo se ogni docente può trovare in ciascun collega una risorsa con cui condividere un progetto inclusivo, e ciò è possibile attraverso una formazione specifica, generalizzata e di qualità.
Inoltre, se l’inclusione scolastica deve rispondere ai diversi bisogni educativi, qual è il senso di un decreto specifico rivolto unicamente agli alunni con disabilità certificata ai sensi della Legge 104/1992?
In altre parole l’inclusione viene annunciata come architrave dell’identità educativa, didattica, progettuale di una scuola e parte integrante del sistema di valutazione, ma nei fatti manca del necessario respiro culturale e politico, riducendosi alle tradizionali garanzie, che talvolta non trovano neppure traduzioni operative chiare.
Sicuramente ci aspetta un periodo di vivace e produttiva analisi e riflessione, per far sì che la norma sia funzionale alla creazione di ambienti ed occasioni di apprendimento realmente inclusivi…
L'ordinanza 1 agosto 2017, prot. n. 533 fissa il calendario delle festività e degli esami per l'anno scolastico 2017/2018.
Si svolge nel periodo compreso tra il termine delle lezioni e il 30 giugno 2018, secondo i calendari definiti dalle singole commissioni.
una prova scritta di italiano o della lingua nella quale si svolge l’insegnamento;
una prova scritta relativa alle competenze logico matematiche;
una prova scritta articolata in una sezione per ciascuna delle lingue straniere studiate;
La prima prova scritta si svolge il giorno 20 giugno 2018 alle ore 8.30. La prima prova scritta suppletiva verrà svolta il giorno 4 luglio 2018 alle ore 8.30.
Per i candidati per i quali il patto formativo individuale prevede un percorso di studio personalizzato tale da concludersi entro il mese di febbraio 2018, è prevista la possibilità di svolgere l'esame di Stato entro il 31 marzo; a tal fine, il suddetto patto formativo individuale va trasmesso all'USR competente contestualmente alla richiesta di attivazione della sessione straordinaria.
L'esame di Stato conclusivo dei percorsi di secondo livello per gli alunni iscritti e frequentanti i Centri provinciali per l'istruzione degli adulti inizia con la prima prova scritta, che si svolge nella medesima data del 20 giugno fissata per l'esame di Stato II ciclo.
Certificazione vaccinale: non è una novità per la scuola
La normativa relativa alla certificazione vaccinale legata all’accesso al servizio d’istruzione non è una novità per il sistema scolastico italiano, in quanto già nel passato l’iscrizione a scuola era subordinata alla presentazione della documentazione inerente le vaccinazioni allora obbligatorie.
Così, a partire dal 1939, la legge n. 831 disponeva che “tra i documenti prescritti per la prima ammissione alle scuole primarie è compreso il certificato di aver subita la vaccinazione antidifterica”. Nel 1966 la legge n. 51 disponeva che “ai documenti prescritti per la prima ammissione alla scuola dell’obbligo è aggiunto il certificato da rilasciarsi gratuitamente di aver subito la vaccinazione antipoliomelitica”. Due anni dopo la legge 419/1968 introduceva tra i “documenti prescritti per l’ammissione alle scuole primarie e secondarie la vaccinazione mista antitetanica-antidifterica”. L’ultimo dei quattro vaccini obbligatori, quello contro l’epatite virale B, è stato introdotto con legge 27 maggio 1991, n. 165, che prescriveva la presentazione della certificazione relativa all’avvenuta vaccinazione all’atto della prima iscrizione alla scuola dell’obbligo, certificazione presentata anche dagli studenti della scuola media inferiore al momento dell’ammissione agli esami di licenza, e per i nuovi nati anche per la scuola materna.
Tale normativa è stata poi raccolta nel Testo Unico in materia di istruzione del 1994, agli articoli 100 per l’ammissione alla scuola materna[1], e 117 per l’ammissione alla scuola dell’obbligo[2].
Cosa cambia dunque con il decreto vaccinazioni?
Il decreto legge 73/2017 estende le vaccinazioni obbligatorie e gratuite da quattro a dodici, ridotte poi a dieci con la legge di conversione 119/2017 approvata in Parlamento a fine luglio; con la stessa legge si dispone inoltre l’obbligo per le Regioni di assicurare l'offerta attiva e gratuita anche di altre quattro vaccinazioni non obbligatorie per i minori di età compresa tra 0 e 16 anni, ivi compresi i minori stranieri non accompagnati.
L'articolo 3-bis del provvedimento, inserito in sede di conversione, introduce un’importante procedura di semplificazione per le scuole, per cui a decorrere dall'anno scolastico 2019/2020 (ma solo da quell’anno) le ASL (Aziende Sanitarie Locali), ricevuto dalle istituzioni scolastiche l'elenco degli iscritti sino a sedici anni di età, restituiranno l'indicazione di coloro che eventualmente non risultino in regola con gli adempimenti vaccinali.
Le scuole, pertanto, non dovranno più acquisire direttamente, per tutti gli iscritti dei vari gradi di istruzione, le certificazioni in merito alle vaccinazioni effettuate, ma questo non sarà possibile nella fase transitoria.
Con circolare Miur 16 agosto 2017 prot. n. 1622, inviata alle istituzioni scolastiche statali e paritarie, alle scuole private non paritarie e agli USR, sono state emanate le prime indicazioni operative con procedure e scadenze in merito agli obblighi vaccinali, e due modelli allegati per le dichiarazioni sostitutive: una per i genitori degli alunni e una per gli operatori scolatici.
Adempimenti dei Dirigenti scolastici relativi agli obblighi vaccinali
I Dirigenti Scolastici (DS), all'atto dell'iscrizione, richiedono ai genitori esercenti la responsabilità genitoriale, ai tutori o ai soggetti affidatari dei minori fino a 16 anni, ivi compresi i minori stranieri non accompagnati, la presentazione di dichiarazioni o documenti atti a comprovare l'adempimento degli obblighi vaccinali.
a) attestazione del differimento o dell'omissione delle vaccinazioni per motivi di salute, redatta dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta del Servizio Sanitario Nazionale;
b) attestazione di avvenuta immunizzazione a seguito di malattia naturale, rilasciata dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta del SSN.
Per l'anno scolastico 2017-2018 (fase transitoria) la suddetta documentazione, quindi, deve essere presentata alle Istituzioni scolastiche, ivi incluse quelle private non paritarie, entro il 10 settembre 2017 per le bambine e i bambini iscritti alla scuola dell'infanzia e alle sezioni primavera, ed entro il 31 ottobre 2017 per tutti gli altri gradi di istruzione.
Per quanto riguarda la formazione delle classi, i DS sono tenuti, di norma, a inserire i minori che si trovino nelle condizioni di omissione o differimento delle vaccinazioni per accertato pericolo per la salute, in classi nelle quali siano presenti solo minori vaccinati o immunizzati, e a comunicare all’ASL competente, entro il 31 ottobre di ogni anno, i casi in cui nella stessa classe siano presenti più di due minori non vaccinati.
Intanto Miur e Ministero della salute hanno istituito appositi indirizzi mail (infovaccini@istruzione.it; infovaccini@sanita.it) dedicati ai DS e alle istituzioni scolastiche per eventuali richieste di chiarimenti e per rispondere ad eventuali quesiti.
Le sanzioni a due velocità
Mentre per la scuola dell’infanzia e le sezioni primavera (incluse le scuole private non paritarie) dall’a.s. 2019/2020 la mancata presentazione della documentazione determinerà la decadenza dall'iscrizione, per gli altri gradi d’istruzione (servizi educativi, 1° e 2° ciclo), secondo l’art. 1, c. 4, la mancata osservanza dell’obbligo vaccinale prevede per i genitori, dopo la convocazione per un colloquio da parte dall’ASL al fine di sollecitarne l'effettuazione, la comminazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 500 euro, rispetto alla fascia da 500 a 7.500 euro prevista in prima battuta nel decreto legge Lorenzin.
Eliminata dalla legge di conversione anche la segnalazione da parte dell’ASL dell’inadempimento dei genitori alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni per gli adempimenti di competenza.
Intanto le organizzazioni sindacali invitano i DS a non precludere la frequenza della scuola dell’infanzia in assenza di documentazione, e a limitarsi a segnalare alle ASL i nominativi dei genitori che non abbiano sottoscritto le autocertificazioni.
I “doppi” adempimenti per gli operatori scolastici
Dopo lo scampato obbligo vaccinale anche per il personale della scuola, apparso con un emendamento approvato in Senato, insegnanti e personale ATA dovranno comunque presentare alle istituzioni scolastiche presso le quali prestano servizio, entro il 16 novembre 2017, una dichiarazione sostitutiva comprovante la propria situazione vaccinale, utilizzando l'allegato 2 della nota ministeriale del 16 agosto scorso. Il modello prevede per gli operatori scolastici in servizio, per tutti e dieci i vaccini, anche l’opzione “non ricordo”.
A questo punto viene da chiedersi a cosa serva quest’ulteriore incombenza per il personale della scuola, soprattutto se, come prevedibile, la maggior parte del personale, dopo tanto tempo, dichiarerà di non ricordare quali e quanti vaccini abbia effettuato: non solo la documentazione degli alunni, quindi, ma anche le autodichiarazioni del personale, contribuiranno così ad oberare le segreterie con ulteriore carico di lavoro per compiti non propriamente appartenenti all’amministrazione scolastica.
E della presunta e presumibile inutilità delle dichiarazioni degli operatori scolastici (circa 1,4 milioni) abbondano, negli ultimi giorni, dichiarazioni sulla stampa e nella blogsfera. È convinzione di molti dirigenti scolastici che “la montagna di carta finirà nel cassetto”, e la disposizione potrebbe rivelarsi per le segreterie un’inutile perdita di tempo.
I movimenti No Vax si preparano a dare battaglia
Intanto, al di là dell’impatto che la norma determinerà sulle scuole già nelle prossime settimane, i movimenti organizzati si preparano a dare battaglia per disinnescare l’obbligatorietà dei vaccini, ritenuti dall’attivista Holzer addirittura “una carneficina chimica ai danni dei nostri figli”.
Così già da alcune settimane circola il manuale di autodifesa dei No Vax contro il decreto Lorenzin, una sorta di guida in nove punti per i genitori contrari all’obbligo vaccinale.
Nel frattempo le famiglie tenute agli obblighi vaccinali in questi giorni stanno letteralmente prendendo d’assalto le ASL per i certificati e gli ambulatori per effettuare i vaccini, correndo così ai ripari prima del suono della campanella.
Tuttavia il Ministero della Salute ha messo a disposizione delle famiglie un numero verde, il 1500 (lunedì-venerdì, ore 10-16), in merito all'applicazione e alle tempistiche dei nuovi obblighi vaccinali, proprio per evitare psicosi di massa.
Intanto alcune Regioni tentano di semplificare gli obblighi previsti dalla L. 119/2017
Diverse Regioni, intanto, rendendosi conto dei tempi stringenti e delle difficoltà di fronte alle quali si troveranno le famiglie e le stesse ASL per le innumerevoli richieste di certificazione, cercano di porvi qualche rimedio.
“La strada che sembra essere stata scelta da Liguria e Toscana, di una comunicazione diretta alle famiglie, può sicuramente aiutare i nuclei familiari e le scuole, semplificando l’applicazione della legge sui vaccini obbligatori, senza creare problemi nella trasmissione dei dati sulla salute degli studenti”. Così il Garante della privacy si esprime in un comunicato stampa del 21 agosto scorso, dal quale sembra emergere una valutazione negativa in ordine alla possibilità di anticipare l'applicazione della modalità semplificata (prevista solo a partire dall'a.s. 2019/2020), con la trasmissione di flussi informativi sulla salute degli studenti tra ASL e scuole. Secondo lo stesso Garante vi sono però possibili soluzioni alternative: “le Asl potrebbero ad esempio inviare direttamente alle famiglie i certificati che poi i genitori porteranno a scuola, senza aspettare che siano i genitori stessi a richiederli. In questo modo si semplificherebbero le procedure per famiglie, scuole e amministrazione sanitaria, senza però violare la normativa sui vaccini e quella sulla privacy”[3].
USR e regione Veneto, invece, stanno mettendo a punto un software che incrocia gli elenchi degli iscritti tra 0 e 16 anni e l’Anagrafe vaccinale della stessa Regione, individuando i bambini e ragazzi non in regola e convocando conseguentemente i genitori degli stessi per la regolarizzazione.
Diversa la scelta dalla Regione Puglia, che per bocca del direttore del Dipartimento della Salute dichiara che la Regione intende sollevare le famiglie dagli obblighi di attestazione dell’avvenuta vaccinazione o prenotazione, soprattutto per la stretta tempistica imposta dalle circolari del Ministero della salute e del Miur. Il modello Puglia, proposto anche dal presidente dell’ANCI Antonio Decaro, e oggetto di attenzione da parte del Ministero, intende evitare l’ulteriore passaggio della consegna dei documenti alle scuole sin da subito, soprattutto per l’imminente inizio del nuovo anno scolastico. Non saranno più i DS, pertanto, a richiedere ai genitori la presentazione della documentazione comprovante l'effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie, ma saranno le ASL, sulla base dell’anagrafe degli iscritti comunicata dalle scuole, a controllare e comunicare chi è vaccinato e chi non è in regola con gli obblighi vaccinali. Si tratta quindi di attuare la procedura semplificata, introdotta dalla legge di conversione con l’art. 3-bis, non a decorrere dall’a.s. 2019/2020 ma da subito. Una soluzione, anzi un’anticipazione non di poco conto, che consentirebbe, viste le immediate scadenze amministrative, di introdurre gradualmente e senza inceppamenti e resistenze le novità in materia vaccinale.
L’ipotesi prospettata dalla Regione Puglia, relativa ad eventuali semplificazioni tanto per le famiglie quanto per le istituzioni scolastiche, potrà essere attuata, così come espressamente disposto dalla circolare Miur n. 1622/2017, solo in seguito ad “accordi tra gli Uffici Scolastici Regionali, le Regioni e, per loro tramite, le Aziende Sanitarie Locali, nel rispetto della normativa sulla privacy, previo parere del Garante per la protezione dei dati personali”. Ma sarà sufficiente questo passaggio della circolare ministeriale per fugare eventuali dubbi di costituzionalità relativamente all’attribuzione di competenze tra Stato e Regioni?
Se la proposta della regione Puglia sia perseguibile, e se avrà il parere positivo del Garante per la protezione dei dati personali, che sulla questione si era già seppur velatamente espresso (non proprio in maniera favorevole), lo vedremo nelle prossime settimane con l’appuntamento del 10 settembre. Salvo proroghe ministeriali dell’ultima ora.
4 non obbligatorie e gratuite a carico delle Regioni
1.anti-poliomielitica
2.anti-difterica
3.anti-tetanica
4.anti-epatite B
[vaccini obbligatori già previsti]
5.anti-pertosse
6.anti-Haemophilus influenzae tipo b
7.anti-morbillo
8.anti-rosolia
9.anti-parotite
Timeline scuole obblighi vaccinali ai sensi della L. 119/2017 (DL 73/2017)
Decorrenza a.s.
Entro data
Disposizioni transitorie 2017/2018
Servizi educativi, scuola dell'infanzia e delle sezioni primavera
Presentazione documentazione alle IS comprovante l'effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie, ovvero l'esonero, l'omissione o il differimento delle stesse o la presentazione della formale richiesta di vaccinazione all’ASL territorialmente competente.
per tutti gli altri gradi di istruzione
Deve segnalare all’ASL territorialmente competente la mancata presentazione della documentazione
Operatori scolastici [docenti, ATA…]
Presentano alle IS presso le quali prestano servizio una dichiarazione sostitutiva comprovante la propria situazione vaccinale (utilizzando modello All. 2)*
Si presenta la documentazione comprovante l'effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie qualora sia stata sostituita dalla dichiarazione resa ai sensi del DPR 445/2000.
La documentazione dovrà essere prodotta dai genitori, dai tutori o dai soggetti affidatari, all'atto dell'iscrizione del minore.
Termine per la consegna della documentazione comprovante l'adempimento degli obblighi vaccinali in caso di presentazione della dichiarazione sostitutiva.
La mancata presentazione della documentazione nei termini previsti determinerà la decadenza dall'iscrizione delle scuole dell'infanzia e delle sezioni primavera.
Successivi 10 giorni
DS o il responsabile del servizio
[altri gradi d’istruzione]
Effettua la segnalazione all'ASL per la mancata osservanza della presentazione dell'idonea documentazione entro i termini, che in ogni caso NON determina la decadenza dell'iscrizione né impedisce la partecipazione agli esami.
DS, resp. servizi educativi per l'infanzia, dei centri di formazione professionale regionale e scuole private non paritarie
Sono tenuti a trasmettere alle ASL territorialmente competenti l'elenco degli iscritti per l’a.s. o per il calendario successivi di età compresa tra zero e sedici anni e minori stranieri non accompagnati.
Provvedono a restituire gli elenchi con l'indicazione dei soggetti che risultano NON in REGOLA con gli obblighi vaccinali, che non ricadono nelle condizioni di esonero, omissione o differimento e che non abbiano presentato formale richiesta di vaccinazione all’ASL competente
Nei 10 giorni successivi
Invitano i genitori a depositare, entro il 10 luglio, la documentazione comprovante l'effettuazione delle vaccinazioni ovvero l'esonero, l'omissione o il differimento delle stesse o la presentazione della formale richiesta di vaccinazione all’ASL territorialmente competente.
Trasmettono la documentazione pervenuta dalle famiglie,ovverone comunicano l'eventuale mancato deposito, alla ASL che provvede agli adempimenti di competenza [convocazione genitori per un colloquio ed eventuale sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 500 euro].
Comunicano all'azienda sanitaria locale le classi nelle quali sono presenti più di due minori non vaccinati.
Numero verde nuovi obblighi vaccinali: 1500 (Ministero salute)
Mail richiesta chiarimenti per DS: infovaccini@istruzione.it; infovaccini@sanita.it
[1] Art. 100 - Requisiti per l'ammissione
L'ammissione alla scuola materna è subordinata al possesso del requisito dell'età di cui all'articolo 99 e alla presentazione della certificazione delle vaccinazioni di cui all'articolo 117.
[2] Art. 117 - Certificazioni
All'atto della prima iscrizione alla frequenza o, in mancanza, della prima ammissione ad esami di idoneità o di licenza della scuola dell'obbligo, è presentata certificazione delle vaccinazioni antidifterica ed antitetanica ai sensi delle leggi 6 giugno 1939 n. 891 e 20 marzo 1968, n. 419; della vaccinazione antipoliomielitica ai sensi della legge 4 febbraio 1966 n. 51; della vaccinazione contro l'epatite virale B, ai sensi della legge 27 maggio 1991 n. 165.
[3] Vaccini: Garante privacy, comunicazione diretta a famiglie scelta ragionevole.: http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/export/6726703
La 517/1977, una legge politicamente scorretta ha cambiato la storia
Quaranta anni fa...
La legge 517 dell'agosto 1977 è stata l'architrave della scuola italiana della seconda metà del Novecento, ed ha gettato le basi di un modello educativo italiano unico al mondo. Preceduta da un'altra importantissima norma, la legge 118 del 1971, essa ha segnato uno spartiacque nella cultura pedagogica, giuridica, medica, modificando in profondità i costumi della vita familiare e sociale dell'Italia nel difficile passaggio dalla cultura della "specialità" a quella della valorizzazione delle differenze.
Nonostante fosse rivolta alla scuola dell'obbligo (elementare e media), nell'arco di un decennio ha finito per cambiare radicalmente l'intero sistema d'istruzione del nostro Paese.
Il principio contenuto nell'art. 34 della Costituzione (la scuola è aperta a tutti) è stato in questo provvedimento recepito integralmente: in Italia, tutti i bambini hanno diritto di frequentare le classi normali della scuola pubblica, indipendentemente dalle condizioni personali e sociali in cui versano. La “517”, in particolare, è conosciuta soprattutto per aver avviato lo smantellamento delle classi differenziali e speciali, aprendo le nostre aule ad un'umanità, cosiddetta anormale, che nel corso della storia aveva conosciuto le più aberranti umiliazioni.
Per una volta tanto, è stata la scuola a cambiare la società!
L'accoglienza della diversità
Si trattò di una scelta autenticamente rivoluzionaria, molto coraggiosa e decisamente controcorrente rispetto non solo alla situazione italiana, ma anche alla cultura pedagogica mondiale, che di fatto sosteneva (e sostiene) le scuole speciali per i bambini con handicap e quelle normali per tutti gli altri.
La 517 rompe questo calco, investendo gli insegnanti di nuove responsabilità, valorizzando la loro propensione all'innovazione, alla ricerca didattica, ma soprattutto al riconoscimento della diversità, stabilendo una netta demarcazione tra un prima e un dopo. Infatti già nel corso nell'a.s. 1977/78 molti bambini "portatori di handicap" hanno potuto cominciare un'inedita avventura educativa insieme a compagni della loro età. Per la prima volta "normali" e "handicappati" cominciavano un cammino comune che tuttora continua!
La fatica di cominciare
Polemiche, contrasti, resistenze (quasi fisiche) si sono manifestati all'inizio in tutti i settori della società. In qualche caso i genitori nelle scuole di città (meno in campagna) sbarravano l'accesso davanti ai portoni, pur di non permettere che i loro "cuccioli" si mischiassero con bambini affetti da ritardo mentale, sindrome di down, menomazioni fisiche, deficit sensoriali e disturbi di varia natura.
Gli stessi insegnanti faticavano non poco a capire le ragioni per le quali avrebbero dovuto occuparsi di questa "umanità" sconosciuta e ingombrante, da sempre sepolta nelle mura domestiche o in luoghi contigui ad aree manicomiali.
I rapporti, poi, tra i docenti e gli specialisti delle nascenti ASL erano spesso conflittuali, caratterizzati da incomprensioni e reciproche diffidenze.
Il dado però era stato tratto; lentamente la situazione cominciò a migliorare, grazie al sostegno anche di grandi maestri quali Mario Lodi, Bruno Ciari, Sergio Neri, Andrea Canevaro... e scrittori come Gianni Rodari.
In particolare due figure segnano in quegli anni questo cambio radicale; si tratta dei fratelli Milani: don Lorenzo, priore di Barbiana, e il fratello Adriano, psichiatra.
Il primo apre una scuola che si occupa degli "ultimi", dei ragazzi rifiutati dal sistema pubblico, e trasforma completamente impostazioni pedagogiche e modelli educativi. Riferendosi agli alunni in difficoltà, nel libro Lettera a una professoressa, afferma: "L'abbiamo visto anche noi che con loro la scuola diventa più difficile. Qualche volta viene la tentazione di levarseli di torno. Ma se si perde loro, la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati".
Il fratello, Adriano Comparetti Milani, contribuisce a creare nel nostro Paese la neuropsichiatria infantile; in più occasioni sottolinea che "il bambino handicappato è essenzialmente una persona, e il nostro obiettivo nei suoi confronti non è quello di effettuare un trattamento, ma è soltanto quello dell'educazione in senso più ampio".
La 517/1977 è stata una delle poche leggi che ha cambiato le istituzioni e le persone di tutti i mondi vitali della società. Insegnanti, genitori, educatori, assistenti sociali, psicologi, neuropsichiatri, imprenditori (in parte), si sono lasciati alle spalle una brutta pagina della nostra storia, e hanno dato vita ad una delle più straordinarie utopie educative, prezioso patrimonio della cultura italiana.