Source: https://analisiaziendale.it/la_correzione_degli_errori_di_bilancio_2000170.html
Timestamp: 2020-04-05 18:59:56+00:00
Document Index: 72116896

Matched Legal Cases: ['art. 2423', 'art. 2423', 'art. 2423', 'art. 109', 'art. 2323', 'art. 2621', 'art. 2392']

di Pietro Bonazza e Giulia Bonazza
Pubblicato sul sito www.diritto24.ilsole24ore.com nel mese di gennaio 2010.
Le norme codicistiche sul bilancio, a parti re dall'art. 2423, si sviluppano secondo un iter organico piramidale: prima quelle generali, poi quelle specifiche, in base anche a una sequenza temporale che riflette le diverse fasi di formazione del documento con allegati redatti da organi di amministrazione, di controllo, fino alla conclusione assembleare e alla successiva pubblicazione con cui si deve rendere di pubblica conoscenza, secondo il fine enunciato nella prima delle norme, la rappresentazione chiara, veritiera e corretta della situazione economico-patrimoniale e finanziaria dell'impresa, verificata nella prospettiva della continuazione dell'attività alla chiusura dell'esercizio.
In questo quadro normativo, integrato dai principi contabili, può trovare soluzione il fenomeno di emergenze nell'esercizio successivo, che possono essere classificate dal punto di vista temporale della loro conoscenza e della loro natura, pur risultando rispettato l'art. 2423-bis, comma 1, n. 4), cod. civ., che trova comunque nel momento dell'approvazione dell'assemblea un limite invalicabile.
Infatti, il bilancio, per riconoscimento giurisprudenziale anche della Suprema Corte, è un documento a formazioni successive (1), che si conclude solo nel momento in cui l'assemblea lo approva.
Il fenomeno della tardiva conoscenza del fatto nuovo rientra ancora nella fisiologia del processo di formazione e approvazione del bilancio. Diverso è il caso di una conoscenza del fatto nuovo successiva alla delibera di approvazione.
Principio contabile OIC n. 29 (§ C.III): La correzione dell'errore
Un errore commesso in esercizi precedenti deve trovare tempestiva correzione nell'esercizio in cui esso viene individuato. Ciò vale sia per errori non determinanti, sia per errori determinanti. In linea generale, la normativa vigente presuppone la continuità dei bilanci dell'impresa, con ciò intendendosi che i valori esposti nel bilancio di chiusura di un dato periodo corrispondono sistematicamente ai valori di apertura del periodo successivo. Sulla sola base di tale principio generale, ne deriverebbe che in nessun caso un errore potrebbe essere rettificato attraverso la correzione dei valori di apertura del bilancio del periodo in cui esso viene individuato, bensì che esso debba sistematicamente essere rettificato attraverso gli opportuni addebiti/accrediti al conto economico del periodo corrente. Ciò presuppone naturalmente che i bilanci dei precedenti esercizi siano "legalmente validi": se così non fosse (in base a valutazioni e considerazioni squisitamente giuridiche che esulano dallo scopo del presente documento) i bilanci precedenti andrebbero corretti e, quindi, l'errore a suo tempo commesso non avrebbe più alcun effetto sul bilancio dell'esercizio in corso.
L'errore, prima della chiusura per la pubblicazione del bilancio, si corregge nel medesimo esercizio.
È evidente che fino a quel momento sono possibili correzioni e integrazioni in extremis per fatti o atti venuti a conoscenza anche dopo la formazione della bozza da parte degli amministratori; vero è che la legge non prescrive che la bozza sia approvata dall'organo collegiale.
Quanto alla natura, l'intervento dell'assemblea può riguardare una posta che ha una diretta contropartita solo nella situazione patrimoniale e, in questo caso, il bilancio potrà essere approvato seduta stante nella sua nuova esposizione, ma potrebbe anche coinvolgere la parte economica con modificazioni tali da esigere una sospensione, in attesa di più complesse e organiche correzioni e previi gli opportuni accertamenti.
Si noti che il citato punto 4) dell'art. 2423-bis considera rischi e perdite «anche se conosciuti dopo la chiusura dell'esercizio», ma non indica un termine ultimo; sicché, la data della riunione assembleare diventa un termine tecnico dedotto in via logica. Per fare un esempio, si ipotizzi che in assemblea un socio più informato degli stessi amministratori comunichi una notizia che implichi una svalutazione significativa di una partecipazione. Se il Presidente non disponesse le dovute sospensioni per approfondimenti e il socio chiedesse la verbalizzazione del suo intervento, il bilancio che ciononostante fosse approvato sarebbe suscettibile di impugnazione, ovviamente se la notizia si rivelasse fondata.
Sin qui si può considerare che il fenomeno della tardiva conoscenza rientri ancora nella fisiologia del processo di formazione e approvazione del bilancio. Diverso è il caso di una conoscenza del fatto nuovo successiva alla delibera di approvazione.
La soluzione di questo problema deve essere esaminata da più punti di vista.
La dinamica dei fatti economici, che è la vita dell'impresa in condizioni di continuità, è incentrata sull'asse costi e ricavi (e/o anche rimanenze). È utile ricordare la R.M. 22 ottobre 1981, n. 9/2940 in ambito tributario, ma chiaramente dedotta dalla ragioneria e tuttora valida, che afferma: «(...) sono i costi che devono seguire i ricavi (...)».
L'allora ministero delle Finanze riconobbe che la competenza non può essere dissociata dal principio di correlazione, diversamente ne risentirebbe la corretta determinazione del reddito di esercizio.
Ma i principi di competenza e di correlazione possono integrarsi in modo strumentale solo se è rispettato il principio di conoscenza (rectius, conoscibilità).
L'errore, emerso dopo l'approvazione, può essere tale da portare a un bilancio non conforme agli Ifrs, oppure tale da non compromettere la conformità del bilancio. Se l'errore è compromettente, lo Ias richiede la riapertura del bilancio.
Principio contabile Ias n. 8: Errori e correzioni
41. Errori possono essere commessi nella rilevazione, valutazione, presentazione o informativa di elementi del bilancio. Il bilancio non è conforme agli Ifrs se questo contiene errori rilevanti ovvero irrilevanti se commessi intenzionalmente per ottenere una particolare presentazione della situazione patrimoniale-finanziaria, del risultato economico o dei flussi finanziari dell'entità. Errori potenziali dell'esercizio corrente scoperti nel medesimo esercizio sono corretti prima che il bilancio sia autorizzato alla pubblicazione. Tuttavia, errori significativi a volte non sono scoperti sino a un esercizio successivo, e tali errori di esercizi precedenti sono corretti nell'informativa comparativa presentata nel bilancio per tale esercizio successivo (vedere paragrafi 42-47).
42. Subordinatamente a quanto disposto dal paragrafo 43, l'entità deve correggere gli errori rilevanti di esercizi precedenti retroattivamente nel primo bilancio autorizzato alla pubblicazione dopo la loro scoperta come segue:
(a) rideterminando nuovamente gli importi comparativi per l'(gli)esercizio/i precedente/i in cui è stato commesso l'errore; o (b) se l'errore è stato commesso precedentemente al primo esercizio presentato, rideterminando nuovamente i saldi di apertura di attività e passività e patrimonio netto per il primo esercizio presentato.
43. Un errore di un esercizio precedente deve essere corretto con una determinazione retroattiva dei valori, fatta eccezione per il caso in cui non sia fattibile determinare o l'effetto specifico del singolo esercizio ovvero l'effetto cumulativo dell'errore.
44. Quando non è fattibile determinare gli effetti di un errore riferibile specificatamente a un singolo esercizio su un'informativa comparativa per uno o più esercizi precedenti presentati, l'entità deve rideterminare il saldo di apertura di attività, passività e patrimonio netto per il primo esercizio per il quale la determinazione retroattiva del valore è fattibile (che può essere l'esercizio corrente).
45. Quando non è fattibile determinare l'effetto cumulativo di un errore all'inizio dell'esercizio corrente per tutti gli esercizi precedenti, l'entità deve rideterminare i valori interessati nell'informativa comparativa per correggere l'errore prospetticamente a partire dalla prima data possibile.
46. La correzione di un errore di un esercizio precedente non incide sul risultato economico dell'esercizio in cui l'errore viene scoperto. Eventuali informazioni su esercizi precedenti, quali prospetti storici dei dati salienti di bilancio, sono rettificati a partire dalla data più lontana possibile.
47. Quando non è fattibile determinare l'importo di un errore (per esempio, un errore commesso nell'applicazione di un principio contabile) per tutti gli esercizi precedenti, l'entità, secondo quanto previsto dal paragrafo 45, determina i valori interessati nell'informativa comparativa prospetticamente a partire dalla prima data in cui ciò risulta fattibile. Conseguentemente, l'entità tralascia quella parte della rettifica cumulativa alle voci dell'attivo, passivo e patrimonio netto originatasi prima di tale data. I paragrafi 50-53 forniscono una linea guida sui casi in cui non è fattibile correggere un errore per uno o più esercizi.
48. Le correzioni degli errori si distinguono dai cambiamenti nelle stime contabili. Le stime contabili, per loro natura, sono approssimazioni che necessitano di una modifica se si viene a conoscenza di informazioni aggiuntive. Per esempio, l'utile o la perdita rilevato a seguito di una risoluzione di un evento incerto non rappresenta una correzione di un errore.
La stessa norma dettata dall'art. 109 Tuir n. 917/1986 rispetta questi principi, seppur per motivi fiscali, ma è più restrittiva dell'art. 2323-bis, comma 1, n. 4, cod. civ. Considerando il brocardo ad impossibilia nemo tenetur, si comprende che il termine massimo per recepire fatti e atti conosciuti successivamente sia la riunione assembleare. Se la conoscenza è posteriore, il recepimento non può che cadere nell'esercizio successivo e, se è interessato il conto economico, con registrazione in un conto di "sopravvenienza", che per rispetto dei generali principi di precisione e di verità corregge indirettamente il risultato economico dell'esercizio precedente. A meno di colpevole o doloso comportamento degli amministratori, la correzione indiretta non può integrare un caso di tardività sanzionabile, anche se, sull'affidamento di precisione e di verità possa essere intervenuta una compravendita di azioni o quote a valori influenzati dalla mancanza di dati conosciuti successivamente.
Alla correzione del prezzo potrà provvedere il contratto tra le parti, se hanno avuto cura di scambiarsi garanzie per casi di sopravvenienze e a cui la società è estranea.
Il principio contabile nazionale Oic n. 29, in linea con la logica di continuità dei bilanci, favorisce e consiglia la soluzione di imputare la correzione al conto economico dell'esercizio in cui si rileva l'errore, con rettifica della posta patrimoniale e contropartita nel conto economico alla voce proventi e oneri straordinari.
La riapprovazione del bilancio
Non è impossibile, in astratto e prescindendo dalla natura e dal valore della sopravvenienza, ipotizzare una convocazione di una nuova assemblea, oltre i termini previsti dagli artt. 2364 e 2478-bis cod. civ., che riapprovi un bilancio corretto da sostituire al precedente.
La legge non lo impone, ma, se una delibera di approvazione di un bilancio scorretto e impugnato può essere dichiarata nulla dal giudice(2), non si vedono ostacoli a un'iniziativa volontaria da parte degli amministratori o per pressioni dell'organo di controllo. Si possono svolgere due considerazioni:
• la mancanza di una norma di legge sulla riapprovazione lascia spazio all'integrazione non cogente di principi contabili, in quanto esistano e siano applicabili;
• le conseguenze della nuova deliberazione assembleare, prestandosi a strumentalizzazioni, non sono facilmente ipotizzabili per le ricadute che possono riguardare gli interessi economici di soci, creditori sociali e terzi, soprattutto quando non sia facile dimostrare la conoscenza oggettiva o la probabilistica conoscibilità dei fatti e atti emersi. Il timore di un'impugnativa di bilancio e l'eventualità di ricadere nelle false comunicazioni sociali di cui all'art. 2621 cod. civ. sono stimoli a soluzioni non sempre razionali. Si potrebbe dare persino il caso di un bilancio riapprovato per emendare sopravvenienze, a cui può far seguito un'azione di nullità per motivi diversi, accolta dal giudice con ordine di approvare un terzo bilancio.
Nel precedente paragrafo si è sottolineato che una riapprovazione del bilancio è ipotesi astratta e che i principi contabili assumono maggior importanza nel silenzio della legge. Bisogna però distinguere i principi contabili Ias/Ifrs dai principi nazionali Oic, con soluzioni comunque diverse, secondo che si tratti di errori determinanti o non determinanti.
Ai fini di questa nota trascuriamo i non determinanti e ricordiamo che solo le società quotate, le banche e le assicurazioni quotate in mercati regolamentati sono tenute ad applicare gli Ias emanati dall'Iasc, mentre le altre società di capitali e le assicurazioni non quotate applicano i principi nazionali Oic.
Il principio contabile Ias n. 8 definisce il metodo di correzione dell'errore prima della chiusura del bilancio e quello dopo la chiusura del bilancio (cfr. il riquadro a pag. 15). L'errore prima della chiusura per la pubblicazione del bilancio si corregge nel medesimo esercizio. L'errore dopo la chiusura per la pubblicazione può essere un errore che porta ad un bilancio non conforme agli Ifrs, oppure un errore tale da non compromettere la conformità del bilancio. Se l'errore è compromettente lo Ias richiede la riapertura del bilancio.
Il principio Oic n. 29 sconsiglia e ritiene non applicabile alla legislazione nazionale la rettifica dell'importo delle riserve esistenti, né la correzione dei bilanci degli esercizi precedenti con una riapprovazione assembleare.
La riapertura del bilancio è un processo complesso, dove l'attivo, il passivo, il patrimonio netto e l'informativa comparativa presentata nel bilancio devono essere determinati nuovamente. L'Oic n. 29, come lo Ias n. 8, definisce diversi tipi di errori, tra cui: errori determinanti o non determinanti, errori di stima o cambiamenti di stima, errori prima della chiusura per la pubblicazione oppure errori dopo la pubblicazione.
Per il principio contabile n. 29 esistono tre possibili modalità di correzione di errori determinanti (cfr. il riquadro a pag. 14; ndr: non disponibile):
• imputare la correzione al conto economico dell'esercizio in cui si rileva l'errore, con rettifica della posta patrimoniale e contropartita nel conto economico alla voce proventi e oneri straordinari;
• rettificare l'importo delle riserve esistenti;
• correggere i bilanci degli esercizi precedenti con una riapprovazione assembleare.
Il principio contabile nazionale, in linea con la logica di continuità dei bilanci, favorisce e consiglia la prima soluzione, mentre sconsiglia e ritiene non applicabile alla legislazione nazionale la seconda e la terza soluzione.
La logica internazionale, fondata sull'obiettivo di dare la corretta informativa all'investitore, che deve in ogni momento essere in grado di valutare la validità del proprio investimento, segue la rettifica delle poste patrimoniali (riserve), in qualsiasi momento si rilevi l'errore; a costo di modificare anche più bilanci che si sono susseguiti nel tempo. Infatti, l'investitore che nel 2009 vuole vendere le proprie azioni, acquistate nel 2005 a un valore di mercato, calcolato con il multiplo di mercato (P/BV)(3), deve sapere che nel 2005 il patrimonio netto contabile non aveva un valore corretto. La logica del principio contabile italiano, invece, è quella di tutelare i terzi creditori.
I principi contabili internazionali, focalizzati sull'obiettivo di dare la corretta informativa all'investitore perché sia in grado in ogni momento di valutare la validità del proprio investimento, ammettono la rettifica delle poste patrimoniali (riserve), in qualsiasi momento si rilevi l'errore, anche a costo di modificare più bilanci susseguitisi nel tempo.
Scoperto l'errore nell'esercizio precedente, gli amministratori potrebbero approntare un nuovo bilancio da sottoporre all'assemblea per una delibera sostitutiva della precedente: soluzione in linea con il principio Ias n. 8, ma non con il principio nazionale Oic n. 29.
Il creditore che, per esempio, nel 2005 presentava un credito del valore nominale di 5.000 euro, vuole sapere con sicurezza che nel 2009 quel credito sia coperto da un patrimonio netto, scaturente da un bilancio veritiero e corretto.
Da qui il suggerimento del principio contabile di registrare nel conto economico dell'esercizio in cui si manifesta l'errore poste straordinarie positive o negative con contropartita nel patrimonio netto.
Si deve innanzitutto ricordare che, emerso il fatto non considerato nell'esercizio precedente, ma ad esso pertinente secondo il principio di competenza, la sistemazione giuridico-contabile dell'errore, quale possa essere, non è rinviabile, ma deve seguire nel più breve tempo possibile.
Gli amministratori, siano essi nuovi o gli stessi dell'esercizio precedente, devono dimostrare di non aver ignorato il fenomeno, pena coinvolgere la propria responsabilità per violazione dell'art. 2392 cod. civ.(4). Pertanto, scoperto l'errore nell'esercizio (n + 1), ma relativo al precedente, gli amministratori potrebbero ipotizzare tre diverse soluzioni:
• approntamento di un nuovo bilancio da sottoporre all'assemblea per una delibera sostitutiva della precedente. Questa soluzione è in linea con il principio Ias n. 8, ma non con il principio nazionale (Oic n. 29);
• una scrittura di rettifica direttamente alla voce riserve di patrimonio netto e contropartita in altro conto patrimoniale. Questa soluzione, prevista dai principi Ias, potrebbe essere impossibile in assenza di fondi di riserva e, comunque, non compatibile con il sistema nazionale, che esige un intervento dell'assemblea per modificare la consistenza del patrimonio netto; quindi, in contrasto con il nostro sistema giuridico-contabile;
• l'imputazione immediata dell'emergenza a un conto economico dell'esercizio in corso, che avrà il valore sostanziale di sopravvenienza. Questa soluzione è prevista proprio dal citato principio Oic n. 29 ed è coerente con il principio di continuità degli esercizi, evita i costi non trascurabili di approntamento di un nuovo bilancio e la convocazione di un'assemblea ad hoc, considerando anche che il valore del patrimonio netto del bilancio dell'esercizio (n + 1) non diverge da quello che si avrebbe qualora fosse riapprovato un bilancio corretto dell'esercizio n. Ovviamente, la nota integrativa deve descrivere accuratamente la correzione resasi necessaria.
Alla scoperta dell'errore nell'esercizio precedente, gli amministratori potrebbero approntare una scrittura di rettifica direttamente alla voce riserve di patrimonio netto e contropartita in altro conto patrimoniale: soluzione prevista dai principi Ias ma non perseguibile in assenza di fondi di riserva e in contrasto con il sistema giuridico-contabile nazionale.
(1): Cfr. Cass. 16 aprile 1968, n. 1117 (torna su).
(2): La nullità, e non l'annullabilità, è stata dichiarata da Cass., Sez. Un., 21 febbraio 2000, n. 27 (torna su).
(3): P/BV = price/book value (prezzo/patrimonio netto contabile) (torna su).
(4): Cfr. Cass. 22 giugno 1990, n. 6278. In dottrina, cfr., da ultimo, A. De Nicola, in Commentario alla riforma delle società, artt. 2380-2396 cod. civ., Milano, 2005.(torna su).