Source: https://mygiuridica.com/2019/02/05/omicidio-stradale-aggravato-assorbe-guida-in-stato-di-ebbrezza-cass-26847-18/
Timestamp: 2019-02-18 15:38:58+00:00
Document Index: 121992607

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 649', 'art. 28', 'art. 669', 'art. 589', 'art. 590', 'art. 84']

Omicidio stradale aggravato assorbe guida in stato di ebbrezza (Cass. 26847/18) – mygiuridica
Chi causa un incidente mortale alla guida sotto l’effetto di alcool o droga risponde del reato di omicidio stradale aggravato, ma non della guida in stato di ebbrezza (sotto influsso di sostanza stupefacente).
Sentenza 29 maggio – 12 giugno 2018, n. 26857
2. Il primo motivo, incentrato sulla pretesa illegittimità ed ingiustizia del diniego delle circostanze attenuanti generiche, è infondato, per vari motivi: sia perchè costruito in fatto, come un’impugnazione di merito; sia perchè in larga parte reiterativo degli argomenti già svolti in appello e nella memoria difensiva del 29 maggio 2017; sia, infine, perchè intenderebbe superare la doppia valutazione sostanzialmente conforme dei decidenti di merito mediante una diversa, stimata auspicabile dal ricorrente, ricostruzione dei fatti, basata però o su mere asserzioni indimostrate (ad esempio, che il teste G. sarebbe inattendibile) ovvero su un vero e proprio errore di diritto. Ed infatti non è sostenibile che la pendenza di un procedimento per guida in stato di ebbrezza (al momento della decisione di primo grado) ovvero la sentenza di applicazione di pena per tale fatto (al momento della sentenza di appello) siano un dato neutro o un nulla, come – ma erroneamente – sostenuto dal ricorrente.
infatti, “(…) la portata del principio compendiato nel noto brocardo del divieto del bis in idem è espressione di un cardine generale di civiltà dell’ordinamento processuale penale che trova espressione positiva non soltanto nel divieto di un secondo giudizio (art. 649 c.p.p.) ma anche nelle norme poste per disciplinare i conflitti positivi di competenza (art. 28 c.p.p.e ss.) e l’ipotesi di una pluralità di sentenze per il medesimo fatto (art. 669 c.p.p.) (in tale senso, Sez. 1, n. 27834 del 01/03/2013, Carvelli, Rv. 255701; Sez. 6, n. 1892 del 18/11/2014, dep. 2015, Fontana, Rv. 230760); va precisato che a livello di diritto penale sostanziale analoga esigenza di garanzia è espressa dalle norme variamente invocate dai ricorrenti (artt. 84 e 15 c.p.), che definiscono il reato complesso e che consacrano i tradizionali principi di specialità e di assorbimento (o di consunzione), esplicativi della necessità, avvertita da un moderno ordinamento democratico, di non addebitare all’imputato più volte lo stesso fatto storico, purchè esso sia il momento di emersione di una unica contrapposizione cosciente e consapevole (ergo: colpevole) dell’individuo alle regole che disciplinano la vita dei consociati: si tratta del c.d. “ne bis in idem sostanziale“, che però, come noto (cfr. sul punto la parte motiva di Sez. 4, n. 46441 del 03/10/2012, Cioni, Rv. 253839), ha una portata meno forte di quello processuale, con esso esprimendosi solo una linea di tendenza dell’ordinamento.
Può quindi affermarsi il seguente principio di diritto: “Nel caso in cui si contesti all’imputato di essersi, dopo il 25 marzo 2016 (data di entrata in vigore della L. n. 41 del 2016), posto alla guida di un veicolo a motore in stato di ebbrezza e di avere in tale stato cagionato, per colpa, la morte di una o più persone – ovvero lesioni gravi o gravissime alle stesse – dovrà prendersi atto che la condotta di guida in stato di ebbrezza alcoolica viene a perdere la propria autonomia, in quanto circostanza aggravante dei reati di cui all’art. 589 bis c.p., comma 1, e art. 590 bis c.p., comma 1, con conseguente necessaria applicazione della disciplina sul reato complesso ai sensi dell’art. 84 c.p., comma 1, ed esclusione invece dell’applicabilità di quella generale sul concorso di reati“.
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