Source: http://biblus.acca.it/wp-content/uploads/2018/12/news_593.htm
Timestamp: 2020-08-14 07:18:17+00:00
Document Index: 63391020

Matched Legal Cases: ['art. 1102', 'art. 1102', 'art. 1102', 'art. 23', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 27', 'art. 6', 'art. 213', 'art. 213', 'art. 81', 'art. 4', 'art. 14', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 22', 'art. 96', 'sentenza ', 'art. 33']

Newsletter n. 593 del 13 dicembre 2018
Newsletter 593 del 13 dicembre 2018
Divieto di costruzioni in prossimità dei corsi d’acqua, i chiarimenti del Tar
Decreto semplificazioni e disegno di legge deleghe: rinviata la riforma del Codice appalti, confermata l’abolizione del Sistri
Il Consiglio dei Ministri n.32 del 12 dicembre ha approvato due nuovi provvedimenti in materia di semplificazioni:
un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia di semplificazione e sostegno per i cittadini, le imprese e la Pubblica Amministrazione
un disegno di legge di delega al Governo per le semplificazioni, i riassetti normativi e le codificazioni di settore
Scompare quindi nei 2 provvedimenti ogni riferimento alla riforma del Codice appalti; rimane, invece, confermata l’abolizione del Sistri dal 1° gennaio.
Il decreto ha l’obiettivo di fronteggiare con misure di emergenza l’attuale situazione di sovraccarico e moltiplicazione degli adempimenti burocratico-amministrativi a carico dei cittadini, delle imprese e della stessa Pubblica Amministrazione, in modo da agevolare, tra l’altro, la libera iniziativa economica, nonché assicurare un sostegno alle piccole e medie realtà imprenditoriali che vivono un momento di difficoltà.
Il testo in materia di semplificazione e sostegno allo sviluppo si occupa di:
istruzione e formazione artistica e musicale, università e ricerca
Tra le principali misure è previsto:
il rinvio fino al 30 giugno 2019 della scadenza per la restituzione del “prestito-ponte” ad Alitalia
un fondo di garanzia a tutela delle piccole e medie imprese creditrici nei confronti della Pubblica Amministrazione
la modifica di alcuni profili dell’esecuzione forzata, a tutela degli esecutati che sono contestualmente creditori della Pubblica Amministrazione
le disposizioni temporanee ed urgenti per far fronte alla carenza contingente di medici
l’immissione in ruolo dei nuovi dirigenti scolastici
le misure per assicurare la capillare diffusione del sistema di pagamento elettronico
l’abrogazione dell’entrata in vigore del libro unico del lavoro telematico
la previsione di misure urgenti dirette ad assicurare l’attuazione degli obiettivi di cui all’Agenda Digitale Italiana
le disposizioni urgenti per consentire la celere attuazione del piano di edilizia penitenziaria
lo stanziamento dei fondi necessari all’adeguamento del trattamento economico accessorio del personale dipendente della PA
Contratti pubblici e gare nel contesto europeo
Inoltre, sono previste disposizioni in materia di contratti pubblici volte ad assicurare la piena coerenza delle norme interne in tema di partecipazione alle gare con il contesto europeo, garantendo la piena tutela delle stazioni appaltanti in caso di gravi illeciti professionali o carenze nell’esecuzione di precedenti contratti.
Prevista anche la soppressione dell’attuale “Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti”: il Sistri.
Dal 1° gennaio 2019 resta la tranciabilità dei rifiuti con il sistema cartaceo, in attesa della realizzazione di un nuovo sistema di tracciabilità coerente con l’assetto normativo vigente, anche di derivazione comunitaria.
Il ministro dell’ambiente Costa ha affermato:
Il Sistri è stato uno dei più grandi sprechi nella gestione dei rifiuti speciali un sistema mai entrato effettivamente in funzione, che però ha comportato costi sostenuti dalle imprese coinvolte e dallo Stato che hanno superato i 141 milioni di euro dal 2010 ad oggi.
Il Sistri aveva lo scopo, assolutamente condivisibile e anzi necessario, di tracciare l’intero sistema di rifiuti speciali del Paese, ma non è mai stato operativo. Nel frattempo le imprese aderenti, quelle con più di 10 addetti, hanno dovuto pagare iscrizioni, adeguamenti tecnologici, aggiornamenti per i mezzi e per il personale e infilarsi in un ginepraio di norme, sanzioni, poi sospese, poi riattivate, quindi nuovamente sospese, esenzioni, eccezioni, nuovi obblighi: insomma un inferno normativo durato otto anni
Infatti, dal 2010 al 2014 sono stati fatturati 290 milioni, di cui quasi 90 pagati effettivamente; dal 2015 al 2018: fatturati 66 milioni, pagati 51. Attualmente era in corso un affidamento da 260 milioni in 5 anni, che viene quindi sospeso cancellando il Sistri.
Il sistema istituito nel 2010, fino ad oggi non è mai entrato in funzione; nel frattempo ha comportato dei costi enormi per le aziende che vi avevano aderito e per lo Stato, subentrante in caso di mancato versamento da parte delle imprese e, di conseguenza, costi per tutti i cittadini.
Nel dl semplificazioni questo sistema viene definitivamente cancellato: il nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti sarà invece gestito in maniera diretta dal Ministero dell’Ambiente e, fino alla sua piena operatività, i titolari soggetti alla tracciabilità dovranno continuare a usare il sistema cartaceo.
Disegno di legge deleghe al Governo per le semplificazioni
Il disegno di legge prevede un’ampia delega al Governo, con l’obiettivo complessivo di migliorare la qualità e l’efficienza dell’azione amministrativa, garantire la certezza dei rapporti giuridici e la chiarezza del diritto, assicurare i diritti fondamentali delle persone con disabilità, ridurre gli oneri regolatori gravanti su cittadini e imprese e accrescere la competitività del Paese.
In base a tale delega, il Governo dovrà adottare diversi decreti legislativi di semplificazione, riassetto normativo e codificazione, agendo per settori omogenei o per specifiche attività o gruppi di attività, con l’obiettivo semplificare e coordinare sotto il profilo formale e sostanziale il testo delle disposizioni legislative vigenti.
Lavorare in contesti culturali diversi può essere una sfida non facile, per questo il Cnappc, il Consiglio nazionale architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, ha pubblicato la guida “Lavorare all’estero” a cura del suo Dipartimento Esteri.
Il documento è rivolto agli architetti italiani che intendono lavorare all’estero e sarà costantemente aggiornata e arricchita nel tempo, anche con l’aiuto degli iscritti agli ordini provinciali, in particolare di quelli che lavorano o hanno lavorato all’estero e che vorranno condividere le proprie esperienze.
Quando un’attività sta crescendo in ambito locale è ragionevole ampliarne il mercato per evitare di saturare le proprie opportunità dove si è già presenti. Essere attivi in più Paesi permette, in alcuni casi, di usufruire di congiunture economiche più favorevoli ed aumentare la propria resilienza, essendo meno esposti ai fattori esterni propri di un unico mercato.
Gli architetti ed il mercato globale del lavoro
Si stima che gli architetti presenti nel mondo siano circa 3,2 milioni. Ma dove sono concentrati?
Una sia pur superficiale occhiata alle classifiche è sufficiente per rendersi conto che essi sono soprattutto presenti in quei continenti e in quei Paesi dove la crescita è invece limitata, quando non si è trasformata in decrescita: inutile ricordare che l’Italia è tra questi (i sensibili cali nelle nostre scuole di architettura non hanno, evidentemente, ancora avuto ricadute sulle iscrizioni agli Ordini professionali).
Non che in Italia non ci sia del lavoro da fare: basti pensare, per esempio, ai grandi temi della rigenerazione urbana, della conservazione e del restauro, all’adeguamento del nostro patrimonio costruito ecc.
Gli architetti italiani sono molto apprezzati all’estero, spesso più di quanto immaginiamo, soprattutto in settori quali la conservazione e il restauro, la rigenerazione urbana sostenibile, gli edifici e i quartieri smart, l’interior design e l’arredamento, grazie anche ai successi del design come al talento delle imprese e degli artigiani italiani.
Chi si affida a loro pensa alle tre F, Furniture, Fashion e Food, come ai produttori delle auto di lusso, ai nostri centri storici, alla qualità delle finiture, al gusto, alle immagini che esportiamo, in una parola: all’Italian Lifestyl.
Sarebbe sbagliato pensare che tutti debbano provare a lavorare all’estero: oltre a richiedere, come s’è visto, strutture adeguate, potrebbe riservare rischi difficili da sostenere.
Per lavorare all’estero un tecnico italiano si può avere almeno 3 modi:
Ciononostante, bisogna essere pronti per l’aumento del volume di affari e consapevoli dei rischi veicolati dall’investire sui mercati esteri, dato che la riuscita di un programma di internazionalizzazione prevede, necessariamente, un impegno piuttosto consistente in termini finanziari e lavorativi.
Lavorare in contesti culturali diversi può essere una sfida non facile, ma comporta un allargamento della propria rete di relazioni e certamente offre possibilità d’incontro con nuove idee e nuove prospettive, aspetto da non sottovalutare per svolgere con successo la professione di architetto.
Lavorare all’estero può dunque riservare una serie di difficoltà, maggiori e diverse di quelle cui si è abituati a confrontarsi, ma offre il vantaggio di espandere il potenziale mercato d’azione dello studio.
Con l’ordinanza n. 31462/2018 la Corte di Cassazione affronta il tema dell’istallazione di un ascensore da parte di un disabile, a proprie spese, contro la volontà del condominio e di alcuni condomini.
La Corte ribadisce che in questi casi prevale il principio di solidarietà e quindi, per l’abbattimento delle barriere architettoniche, il condomino disabile può, a proprie spese, decidere di istallare un ascensore anche contro la volontà del resto del condominio.
Ricordiamo come l’istallazione per disabili permetta di superare il vincolo storico ed è legittima anche se comporta la riduzione del vano scala, così come analizzato nei precedenti articoli e sentenze.
Alcuni condomini di uno stabile ritenendo illegittima l’istallazione di un ascensore da parte di un loro vicino disabile chiedevano:
Il vicino disabile nell’istallare l’ascensore aveva ridotto le dimensioni di un varco “utile per il passaggio delle persone e di cose e di eventuali biciclette o scooter”.
Il Tribunale di Ascoli Piceno prima e la Corte di Appello di Ancona poi, rigettavano le istanze dei condomini.
In particolare, i giudici di appello rilevavano, a seguito di indagini peritali, che tramite la rimozione degli scarichi e la demolizione della muratura di rivestimento era possibile ottenere una larghezza del suddetto varco di 84 cm, sufficiente al passaggio anche delle moto.
Nel rigettare i ricorsi i giudici precisavano che:
avendo i convenuti assunto a loro carico tutte le spese di realizzazione dell’impianto di ascensore, costituiva un loro diritto ex art. 1102 c.c. procedere alla collocazione dell’ascensore, dovendosi attribuire prevalenza all’esigenza di avvalersi di un impianto indispensabile ai fini di una completa e reale utilizzazione del bene, tenuto conto delle previsioni di cui alla legge n. 13/89. Poiché nella fattispecie l’impianto, già legittimato ex art. 1102 c.c., poneva dei limitati effetti negativi per le altrui proprietà, doveva ribadirsene la legittimità.
Per la Cassazione, chiamata a decidere in via definitiva:
I giudici chiarivano che laddove non vi sia una ripartizione di spesa tra tutti i condomini, e quindi la spesa è stata assunta interamente a carico da un condomino, trova comunque applicazione la norma generale di cui all’art. 1102 cod. civ. che contempla:
ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, a condizione che non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri condomini di farne uguale uso secondo il loro diritto, e, pertanto, può apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il miglior godimento della cosa comune
Valutazione questa che è stata compiuta dal giudice di appello, che escludeva che sussistesse una limitazione dell’altrui proprietà incompatibile con la realizzazione dell’opera.
Pertanto i ricorsi dei condomini venivano rigettati e gli stessi venivano condannati a risarcire il vicino, per i danni causati dal ritardo della messa in funzione dell’ascensore.
Bonus recupero edilizio e riqualificazione energetica: nel dossier della Camera dei Deputati la stima dell’impatto delle misure di incentivazione aggiornate al 2018
Le detrazioni fiscali per il recupero edilizio e la riqualificazione energetica, oggetto di numerose proroghe nel corso degli anni, nonché di modifiche che hanno inciso sulle aliquote, sui limiti massimi di spesa, sulle categorie di interventi agevolabili, hanno da sempre avuto un forte impatto sul mercato ed in particolare nel settore dell’edilizia.
Le spese sostenute per la realizzazione di interventi di recupero edilizio (come: ristrutturazioni, restauro, risanamento ecc.) effettuati su edifici abitativi fruiscono di una detrazione fiscale, originariamente pari al 36%, che è stata aumentata al 50% per i lavori eseguiti entro il 31 dicembre 2018 (Vedi la guida alle ristrutturazioni edilizie, novembre 2018).
Anche le spese per interventi finalizzati alla riqualificazione energetica di fabbricati appartenenti a qualsiasi categoria, sia abitativi che strumentali, fruiscono di una detrazione fiscale, confermata dalla nuova legge di Bilancio 2019, che si applica nella misura del 65% (Vedi lo speciale di BibLus-net).
Le leggi di Bilancio 2017 e 2018, oltre a prorogare l’applicazione delle detrazioni per i rispettivi anni, hanno introdotto importanti innovazioni con riferimento agli interventi relativi all’adozione di misure antisismiche, i cui effetti allo stato non è risultato possibile quantificare in forma disaggregata, ma che sono compresi nel volume complessivo degli investimenti incentivati.
Ricordiamo, infatti, che il disegno di legge di bilancio 2019 (articoli 11 e 12), attualmente all’esame del Senato, prevede la proroga per tutto il 2019, delle detrazioni spettanti per le spese sostenute per gli interventi di efficienza energetica, ristrutturazione edilizia e sistemazione a verde di aree scoperte di immobili privati a uso abitativo.
Dossier Cresme
Al riguardo si segnala il dossier della Camera dei Deputati:
Il recupero e la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, una stima dell’impatto delle misure di incentivazione
Il documento è stato predisposto in collaborazione con il Cresme (Centro ricerche economiche sociali di mercato per l’edilizia e il territorio), su richiesta della Commissione Ambiente, e rappresenta l’aggiornamento degli studi precedenti a partire dal 2013.
Il dossier ha lo scopo di fornire una stima dell’impatto delle detrazioni fiscali per il recupero e la ristrutturazione edilizia e la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, aggiornando il dato a consuntivo relativo al 2017, mentre i dati riguardanti il 2018 si basano su proiezioni a partire dalle rilevazioni riguardanti i primi otto mesi dell’anno.
Il documento, oltre a fare il punto della situazione degli investimenti grazie ai bonus fiscali, contiene anche un’analisi circa l’articolazione Regione per Regione del ricorso agli incentivi per gli interventi di recupero edilizio e riqualificazione energetica, basata sui dati relativi agli importi portati in detrazione nelle dichiarazioni dei redditi dal 2010 al 2017.
Una prima parte riguarda:
Le detrazioni per il recupero del patrimonio edilizio e la riqualificazione energetica: l’evoluzione normativa
Le detrazioni fiscali per interventi di recupero del patrimonio edilizio
Le detrazioni fiscali per interventi di efficienza energetica
L’attività parlamentare non legislativa
La seconda, a cura del Cresme, riguarda:
Il peso dell’attività di rinnovo del patrimonio esistente nel mercato delle costruzioni nel 2017
Stima dell’impatto degli incentivi fiscali in termini di investimenti nel periodo 1998-2018
Stima dell’impatto sull’occupazione degli investimenti incentivati fiscalmente nel periodo 2011-2018
Stima dell’impatto economico-finanziario degli incentivi fiscali nel periodo 1998-201
Chiude un’Appendice – Nota metodologica
La stima delle risorse investite
La stima dell’impatto economico-finanziario (capitolo 5)
Nel dossier aggiornato emerge che gli incentivi fiscali per il recupero edilizio e per la riqualificazione energetica hanno interessato dal 1998 al 2018:
17,8 milioni di interventi, ossia oltre il 57% delle abitazioni italiane stimate dall’Istat (31,2 milioni)
per investimenti pari a 292,7 miliardi di euro
Il dato a consuntivo per il 2017 indica un volume di investimenti pari a 28 106 milioni di euro veicolati dagli incentivi, riconducibili a:
3.724 milioni di euro per la riqualificazione energetica
24.382 milioni di euro per il recupero edilizio
Invece, le previsioni per il 2018 indicano un volume di spesa complessivo pari a 28 587 milioni di euro, superiore ai livelli del 2017, di cui:
3 549 milioni di euro per la riqualificazione energetica
25 038 milioni per il recupero edilizio
I dati confermano, quindi, che le misure di incentivazione hanno attivato importanti volumi di investimenti a partire dal 2013, in corrispondenza della maggiorazione delle aliquote.
Dal documento emerge anche che le misure incentivanti e di incentivazione fiscale hanno avuto e continuano ad avere un rilevante impatto sull’occupazione: nel 2018 le stime parlano di 426 745 occupati (284 497 diretti e 142 248 nell’indotto).
Inoltre, i 202,4 miliardi di euro attivati dagli incentivi nel periodo 2011-2017 hanno attivato:
oltre 2 milioni di occupati diretti nel settore del recupero edilizio e della riqualificazione energetica
1 milione di occupati indiretti nelle industrie e nei servizi collegati
Nuove regole sulle sanzioni in caso di trasgressione delle disposizioni per la redazione degli Attestati di Prestazione Energetica degli edifici in Lombardia
In vigore dal 7 dicembre 2018 scorso la legge regionale 4 dicembre 2018 – n. 17 “Legge di revisione normativa e di semplificazione 2018″ (pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia supplemento n. 49/2018) che introduce una modifica alla normativa regionale in materia di attestazioni energetiche e relative sanzioni amministrative.
In particolare, l’art. 23 sostituisce il comma 17 octies dell’art. 27 della precedente legge regionale 11 dicembre 2006, n. 24 (Norme per la prevenzione e la riduzione delle emissioni in atmosfera a tutela della salute e dell’ambiente):
Nel caso di sanzione a carico del progettista, del direttore dei lavori o del soggetto certificatore accreditato, l’ente accertatore provvede a darne comunicazione all’ordine, collegio o associazione professionale di appartenenza. L’applicazione della sanzione a carico del soggetto certificatore accreditato comporta la sospensione da sessanta a centottanta giorni, in base alla determinazione della sanzione amministrativa pecuniaria applicata ai sensi dell’articolo 11 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), dall’elenco regionale dei soggetti certificatori accreditati.
La reiterazione della violazione per lo stesso o per un altro motivo di non conformità nei cinque anni successivi alla commissione della violazione amministrativa, accertata con provvedimento esecutivo ai sensi dell’articolo 8 bis della legge 689/1981, comporta la cancellazione dall’elenco regionale da trecentosessantacinque a settecentotrenta giorni, in base alla determinazione della sanzione amministrativa pecuniaria applicata ai sensi dell’articolo 11 della stessa legge 689/1981, decorsi i quali il soggetto interessato a ottenere nuovamente l’accreditamento dovrà dimostrare di aver superato un idoneo corso di formazione.
Inoltre, viene precisato che ogni riferimento all’ACE, attestato di certificazione energetica, deve essere riferito all’APE, in quanto compatibile.
La modifica, infine, si applica alle violazioni contestate a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge regionale: ossia dal 7 dicembre 2018.
Ricordiamo che la valutazione della conformità degli APE comporta la verifica dei dati di input al calcolo della prestazione energetica considerati dal soggetto certificatore e la valutazione della correttezza degli adempimenti amministrativi correlati alla produzione dell’APE; ogni violazione a quanto previsto dalla disciplina regionale in merito all’efficienza e alla certificazione energetica determina l’esito negativo dell’accertamento.
Errori gravi e minori
Si considerano come “gravi”, gli errori che riguardano:
le modalità di calcolo delle prestazioni energetiche (rif. punti 4.3 e 11.2 del DDUO n. 6480/2015 e s.m.i.)
la superficie utile (la valutazione si considera negativa qualora lo scostamento tra la superficie utile desunta da planimetria catastale e la superficie dichiarata sia superiore al 20%)
il volume netto dichiarato (la valutazione si considera negativa qualora lo scostamento tra il volume netto desunto da planimetria catastale e il volume netto dichiarato sia superiore al 20%)
l’orientamento dell’edificio (la valutazione, effettuata tramite l’utilizzo di planimetria catastale o fotografia aerea, si considera negativa qualora più del 30% delle superfici disperdenti verso l’esterno sia affetto da errore superiore a ± 45°)
la superficie elemento disperdente verso l’esterno (la valutazione, effettuata tramite l’utilizzo di planimetria catastale, si considera negativa qualora più del 30% delle superfici disperdenti verso l’esterno sia affetto da errore superiore al 30%)
l’inserimento FER (la valutazione viene effettuata tramite foto aerea)
Sono, invece, “errori minori”, quelli riguardanti:
la firma digitale apposta all’APE
il mancato inserimento di interventi raccomandati
gli errati dati catastali
Il Tar Calabria chiarisce che la CILA non può essere respinta dal Comune, il quale però ha sempre un ruolo di controllo e vigilanza
Con la sentenza del Tar Calabria n. 2052/2018 si chiarisce che il Comune non può respingere una CILA, Comunicazione inizio lavori asseverata, pur mantenendo un ruolo di controllo, di vigilanza e sanzionatorio, del rispetto degli strumenti urbanistici.
Vengono inoltre chiarite alcune differenze tra CILA e SCIA, Segnalazione Certificata di inizio attività.
Il proprietario di un immobile chiedeva al Tar l’annullamento del provvedimento comunale avente ad oggetto “Rigetto – CILA Intervento di Manutenzione straordinaria”, nonché della nota con cui era stata chiesta documentazione integrativa ed era stata sospesa qualunque attività edilizia.
Chiedeva, inoltre, l’accertamento della piena regolarità del manufatto e delle propria titolarità sulla menzionata unità immobiliare.
La determinazione di diniego del Comune si fonda sulla ritenuta abusività dell’immobile, edificato in assenza di titoli edilizi.
Il proprietario sosteneva che tale manufatto sarebbe stato invece realizzato al di fuori del centro abitato, in un’epoca compresa tra il 1950 ed il 1955, periodo in cui nel Comune mancava uno strumento urbanistico.
Il Tar Calabria premetteva che la CILA come previsto dall’art. 3, comma 1, lett c), dlgs 222/2016 e in base alle riflessioni del Consiglio di Stato nel parere n. 1784/2016, “è qualificata come un istituto intermedio tra l’attività edilizia libera e la SCIA, ascrivibile, al pari del secondo, nel genus della liberalizzazione delle attività private”.
In particolare il dlgs n. 222/2016, decreto SCIA 2, prevede che la CILA ha carattere residuale, poiché applicabile agli interventi non riconducibili tra quelli elencati agli artt. 6 (edilizia libera), 10 (opere soggette a permesso di costruire) e 22 (opere soggette a SCIA) del dpr n. 380/2001.
Operando un raffronto con la SCIA, il Consiglio di Stato, nel menzionato parere, rileva inoltre come:
l’attività assoggettata a CILA, a differenza della SCIA, non è sottoposta a un controllo sistematico, da espletare sulla base di procedimenti formali e di tempistiche perentorie, ma deve essere soltanto conosciuta dall’amministrazione, affinché essa possa verificare che, effettivamente, le opere progettate importino un impatto modesto sul territorio.
Quindi ci si trova di fronte ad un confronto tra:
un potere meramente sanzionatorio (in caso di CILA)
un potere repressivo, inibitorio e conformativo, nonché di autotutela (con la SCIA)
Il potere di vigilanza della Pubblica Amministrazione
In ogni caso la Pubblica Amministrazione in materia edilizia mantiene, sulla scorta del regime giuridico di cui all’art. 27, dpr n. 380/2001, un potere di vigilanza contro gli abusi, implicitamente contemplato dallo stesso art. 6- bis, D.P.R. n. 380/2001 (Consiglio di Stato, Commissione speciale, cit.).
In ragione di quanto evidenziato, quindi, la CILA inoltrata dal privato alla PA non può essere oggetto di una valutazione in termini di ammissibilità o meno dell’intervento da parte dell’amministrazione comunale ma, al contempo, a quest’ultima non è precluso il potere di controllare la conformità dell’immobile oggetto di CILA alle prescrizioni vigenti in materia
Il ricorso viene, quindi, solo in parte respinto.
ANCE ha pubblicato un vademecum sul casellario informatico, aggiornato a novembre 2018
L’ANCE – Associazione Nazionale Costruttori Edili ha pubblicato a novembre il vademecum dal titolo:
Regolamento per la gestione del Casellario Informatico dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, ai sensi dell’art. 213, comma 10 , d.lgs. 18 aprile 2016, n. 5
Il documento dell’ANCE è suddiviso in due parti:
Regolamento per la gestione del casellario informatico
La disciplina del casellario ANAC
Suddivisione del casellario
Contenuti aree A,B,C
Procedimento di annotazione nel casellario
Annotazioni dei provvedimenti per falso
Durata delle annotazioni
Attualmente, il Codice dei Lavori Pubblici (art. 213, comma 8) stabilisce che l’ANAC gestisca la Banca Dati Nazionale dei contratti pubblici, nella quale confluiscono, oltre alle informazioni acquisite per competenza tramite i propri sistemi informatizzati, tutte le informazioni contenute nelle banche dati esistenti, anche a livello territoriale, onde garantire accessibilità unificata, trasparenza, pubblicità e tracciabilità delle procedure di gara e delle fasi a essa prodromiche e successive.
La gestione della BDNCP è attuata dall’Autorità, avvalendosi dell’Osservatorio dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, composto da una sezione centrale e da sezioni regionali aventi sede presso le regioni e le province autonome.
La stessa Autorità stabilisce le modalità di funzionamento dell’Osservatorio (comprendenti le informazioni obbligatorie, i termini e le forme di comunicazione) e applica le sanzioni amministrative pecuniarie mediante apposito Regolamento.
Il Codice, con il decreto di cui all’art. 81, comma 2, attribuisce poi al MIT il compito di indicare i dati concernenti la partecipazione alle gare e il loro esito, in relazione ai quali è obbligatoria l’inclusione nella documentazione nella banca dati, nonché i documenti diversi da quelli per i quali è prevista l’esclusione e la modalità di presentazione, i termini e le regole tecniche per l’acquisizione, l’aggiornamento e la consultazione dei prodotti dati.
Ricordiamo che l’obbligo di comunicare gli eventi più significativi dell’appalto fu introdotto con la legge quadro sui lavori pubblici n. 109/1994 (c.d. legge “Merloni”), la quale, insieme al d.P.R. n. 554/1999, diede un nuovo assetto agli appalti pubblici.
Da allora l’appalto non fu più visto solo come un contratto, ma anche come un delicato procedimento da tenere sotto controllo, anche informatico.
A tale scopo, venne istituito un “Osservatorio dei lavori pubblici” deputato alla raccolta ed elaborazione dei dati concernenti gli appalti di lavori e alla realizzazione di un collegamento informatico tra le amministrazioni (art. 4, comma 10, lettera c), e art. 14, comma 11, della predetta legge quadro).
L’Osservatorio permise di acquisire informazioni in tempo reale sui lavori pubblici, adempiendo agli oneri di pubblicità/conoscibilità dei dati raccolti (comprendenti gli estremi del bando e del contratto di appalto) e delle relative elaborazioni.
Il casellario informatico delle imprese qualificate
In questo contesto, assieme all’adozione del sistema S.O.A., venne istituito il “Casellario informatico delle imprese qualificate” presso l’Osservatorio, aperto al pubblico, in cui furono inseriti dati e notizie concernenti le imprese rilevanti ai fini dell’ammissione alle gare (art. 27, comma 5, DPR 34/2000).
Con l’ entrata in vigore del Codice dei contratti pubblici del 2006 (dlgs n. 163/2006), il sistema di raccolta dati e informazioni dell’Osservatorio subì una prima importante modifica. Infatti, il Codice racchiuse in un “unico” testo la disciplina della contrattualistica pubblica avente ad oggetto lavori, servizi e forniture, estendendo a questi ultimi settori gli obblighi di comunicazione all’Autorità.
Nel Casellario confluirono tutte le informazioni relative agli appalti – comprese le annotazioni a carico degli operatori economici riguardanti la mancata comprova dei requisiti di partecipazione, le risoluzioni, le false dichiarazioni, etc. – nonché i dati dei soggetti qualificati S.O.A..
Nel 2014, l’Autorità di riferimento per l’Osservatorio, la BDNCP e il Casellario divenne l’Autorità Nazionale Anticorruzione, ANAC, che prese il posto dell’AVCP.
Tale cambiamento comportò l’attribuzione di ulteriori scopi alla raccolta dei dati svolta dall’Osservatorio sui contratti pubblici, connessi alle nuove funzioni attribuite all’ANAC con la legge conversione del decreto 90/2014 (cfr. L. 114/2014).
In particolare, alla nuova Autorità vennero affidati compiti di prevenzione e contrasto dei fenomeni di corruzione (cfr. legge n. 190/2012), di tutela della trasparenza (cfr. dlgs n. 97/2016 di modifica del dlgs n. 33/2013), nonché di vigilanza in materia di inconvertibilità e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico, a norma dell’articolo 1, commi 49 e 50, della legge 6 novembre 2012, n. 190 (cfr. dlgs n. 39/2013).
Costruzioni in prossimità dei corsi d’acqua: il Tar Lombardia nega il rilascio del permesso di costruire in sanatoria all’interno della fascia di servitù idraulica
Non si può mai costruire in prossimità di corsi d’acqua: lo ha ricordato il Tar Lombardia (Brescia) nella recente sentenza 1141/2018, ribadendo il principio di inedificabilità assoluta nella fascia di rispetto.
Il divieto di costruzione di opere dagli argini dei corsi d’acqua ha carattere legale, assoluto e inderogabile.
I proprietari di aree sottoposte a vincolo di polizia idraulica propongono ricorso contro il provvedimento ripristinatorio, a seguito di un sopralluogo in cui veniva accertata la presenza dei seguenti immobili:
manufatto edilizio adibito a portico
manufatto edilizio adibito a ricovero cani
A detta dei ricorrenti il portico, adiacente ad un garage già autorizzato, è preordinato a garantire una migliore fruibilità dell’autorimessa, ed ha carattere univocamente pertinenziale, privo di autonomia e quindi non assoggettabile al rilascio di licenza edilizia.
Il ricovero per cani, invece, è una struttura non infissa al suolo e quindi facilmente amovibile; non può essere qualificato come intervento di nuova costruzione, ma è sufficiente la sola DIA, denuncia di inizio attività, ai sensi dell’art. 22 del dpr 380/2001.
Pertanto, sarebbe esclusa per entrambi la necessità di previa acquisizione di titolo ad aedificandum.
Secondo i giudici del Tar, in linea generale, il divieto di costruzione di opere in prossimità dei corsi d’acqua (sancito dall’art. 96 del testo unico sulle opere idrauliche n. 523/1904) ha carattere legale, assoluto e inderogabile; il divieto ha lo scopo di assicurare non solo la possibilità di sfruttamento delle acque demaniali ma, soprattutto, il libero deflusso delle acque scorrenti nei fiumi, torrenti, canali e scolatoi pubblici, al fine di garantire le normali operazioni di ripulitura/manutenzione in via preventiva rispetto ai rischi per le persone e le cose che potrebbero derivare da esondazioni.
Conseguentemente, come già sottolineato nella sentenza del 1° agosto 2011, n. 1231, è legittimo il diniego di rilascio di concessione edilizia in sanatoria relativamente ad un fabbricato realizzato all’interno della cosiddetta fascia di servitù idraulica.
Inoltre, viene precisato che, in applicazione dell’art. 33 della legge 47/1985 (Opere non suscettibili di sanatoria), si ha che “le opere non sono suscettibili di sanatoria quando sono in contrasto con i seguenti vincoli, ossia qualora tali vincoli comportino inedificabilità e siano stati imposti prima della esecuzione delle opere stesse“:
vincoli imposti da leggi statali e regionali nonché dagli strumenti urbanistici a tutela di interessi storici, artistici, architettonici, archeologici, paesistici, ambientali, idrogeologici;
vincoli imposti da norme statali e regionali a difesa delle coste marine, lacuali e fluviali;
ogni altro vincolo che comporti la inedificabilità delle aree.
Il caso in esame ricade quindi nel vincolo di inedificabilità assoluta che esclude l’assentibilità delle opere in questione, ossia il rilascio del titolo edilizio in sanatoria.
Martedì 18 dicembre ore 15,30, presso l’abbazia del Goleto di Sant’Angelo dei Lombardi (AV), il “Centro studi giuridici ed economici – Alta Irpinia” organizzerà un convegno dal titolo:
La fatturazione elettronica, impatti ed opportunità per imprese e studi professionali, aspetti tecnici ed operativi
Elisa Pinchera, centro studi Alta Irpinia
Nicola Albanese, dottore commercialista
Fabio Dello Buono, ACCA software
Giovanni Giulio Luongo, dottore commercialista
Giuseppe Saporito, dottore di ricerca in diritto tributario dell’Università Parthenope (NA)
Rosario Maglio, centro studi Alta Irpinia