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Timestamp: 2018-04-22 08:36:49+00:00
Document Index: 128155709

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 42', 'art. 71', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 43', 'art. 2', 'art. 86', 'art. 91']

senato.it - Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 786 del 26/04/2005
Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 786 del 26/04/2005
786a SEDUTA PUBBLICA
SOMMARIO E STENOGRAFICO (*)
(*) Include gli ERRATA CORRIGE pubblicati nei Resoconti delle sedute nn. 860 e 885 del 14 settembre e del 19 ottobre 2005
La seduta inizia alle ore 17,04.
Il Senato approva il processo verbale della seduta del 20 aprile.
PRESIDENTE. Avverte che dalle ore 17,09 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Dà lettura della lettera con cui, in data odierna, il Presidente del Consiglio dei ministri ha comunicato la composizione del nuovo Esecutivo da lui presieduto. (v. Resoconto stenografico).
PRESIDENTE. Comunica le determinazioni adottate all'unanimità dalla Conferenza dei Capigruppo in ordine al calendario dei lavori dell'Assemblea per il periodo dal 26 aprile al 5 maggio. (v. Resoconto stenografico).
Per comunicazioni del Governo in merito all'inchiesta
sulla morte di Nicola Calipari
MANZIONE (Mar-DL-U). Alcune anticipazioni della stampa sulle conclusioni dell'inchiesta italo-americana sulla tragica morte del funzionario del SISMI, tali da prefigurare che non saranno assunti provvedimenti, nemmeno di natura disciplinare, nei confronti dei militari responsabili dell'agguato, hanno suscitato indignazione tanto da indurre l'ambasciatore degli Stati Uniti Sembler ad incontrare poco fa il presidente del Consiglio Berlusconi. In attesa della decisione circa l'auspicato svolgimento di un'inchiesta parlamentare e delle conclusioni dell'operato della magistratura, cui si spera non sia opposto il segreto militare, sollecita comunicazioni del Governo sui recenti sviluppi della vicenda. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U).
PRESIDENTE. Il Governo, che sarà nuovamente sollecitato al riguardo, si era già reso disponibile ad intervenire in Aula la scorsa settimana e sicuramente lo farà, non appena sarà superata la crisi.
PRESIDENTE. Comunica che, non essendo pervenuto il parere della 5a Commissione, non si procederà al seguito della discussione del disegno di legge n. 3393, per la conversione in legge del decreto-legge sul settore agroalimentare. Peraltro, non potendo passare al secondo punto dell'ordine del giorno, stante l'assenza del vice ministro Vegas, presumibilmente impegnato nella cerimonia del giuramento del nuovo Governo, sospende la seduta fino alle ore 17,45.
La seduta, sospesa alle ore 17,25, è ripresa alle ore 17,49.
PRESIDENTE. Sospende ulteriormente la seduta fino alle ore 18,45, ora in cui orientativamente il Presidente del Consiglio dei ministri dovrebbe consegnare il testo delle comunicazioni rese alla Camera dei deputati.
La seduta, sospesa alle ore 17,50, è ripresa alle ore 18,57.
Consegna del testo delle dichiarazioni programmatiche
BERLUSCONI, presidente del Consiglio dei ministri. Consegna il testo del discorso pronunciato alla Camera dei deputati. Coglie l'occasione per assicurare la disponibilità a riferire al Parlamento sulle conclusioni dell'inchiesta sulla morte del dottor Calipari, non appena le stesse saranno disponibili, smentendo le notizie sulla conclusione dei lavori della commissione mista, nella quale la componente italiana continua ad essere impegnata con l'obiettivo dell'accertamento dei fatti.
PRESIDENTE. Prende atto della consegna del testo delle dichiarazioni del Presidente del Consiglio, che verranno pubblicate in allegato ai Resoconti della seduta. (v. Allegato B). Ricorda che il conseguente dibattito avrà inizio nella seduta pomeridiana di domani, a partire dalle ore 18,30. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP).
(3344) Conversione in legge del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, recante disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale (Relazione orale)
PRESIDENTE.Ricorda che nella seduta antimeridiana il relatore ed il relatore di minoranza hanno svolto le relazioni orali ed ha avuto inizio la discussione generale.
RIPAMONTI (Verdi-Un). Il grave stato dei conti pubblici e dell'economia e l'incapacità di agganciarsi a quella ripresa economica che investe numerosi altri Paesi avrebbero dovuto indurre ad una preventiva analisi delle cause delle difficoltà in modo da individuare la strategia per uscire dalla crisi. Sarebbe infattinecessario procedere ad una vera e propria inversione di tendenza delle politiche economiche, indirizzando le risorse verso il sostegno dei salari più bassi, lo stimolo della ricerca e dell'innovazione tecnologica, destinando forti investimenti allaformazione e all'istruzione e scommettendo sulla sostenibilità quale fattore di incremento della competitività nel suo complesso. Il Governo e la maggioranza hanno scelto invece di intervenire con un provvedimento inefficace, infarcito di disposizioni contraddittorie ed inutili, che risulta ulteriormente peggiorato nel corso dell'esame in Commissione. In particolare, con riguardo alla previdenza complementare sarebbero stati necessari interventi più incisivi per favorire un effettivo avvio dei fondi pensione mentre permangono aperte molte questioni, quali la tassazione, che non ne favoriscono l'utilizzo. In materia di riforma degli incentivi, non viene operata alcuna inversione di tendenza rispetto al processo di progressivo smantellamento del sistema di incentivi che ha avuto inizio con la legislatura; appare anzi quanto mai censurabile, profilandosi come un mero giro contabile, l'ulteriore riduzione delle risorse destinate al finanziamento della legge n. 488 del 1992 per indirizzarle alla realizzazione delle infrastrutture al Sud. Assolutamente irrisori risultano infine gli incentivi al Meridione per il 2005.
DETTORI (Mar-DL-U). La linea di azione scelta dal Governo per fronteggiare la perdita di competitività dell'economia italiana non presenta alcun significativo mutamento rispetto agli interventi di politica economica finora posti in essere che hanno mostratotutta la loro inadeguatezza nel contrastare il declino industriale del Paese e nel cogliere la ripresa. Con particolare riguardo alla riforma degli incentivi alle imprese, che avrebbe dovuto rappresentare il cuore del Piano per la competitività, si conferma la linea di progressivo smantellamento del sistema attraverso interventi legislativi che hanno mutato la natura dei benefici economici e ne hanno diminuito l'entità. Si è prodotto un quadro normativo oscuro e indeterminato che ha bloccato nell'immediato ogni accesso al sistema degli incentivi e ne ha ridimensionato la praticabilità anche in prospettiva, soprattutto da parte delle imprese del Meridioneche scontano i maggiori ritardi nella modernizzazione del sistema creditizio. A pregiudicare l'effettivo rilancio della competitività contribuiscono inoltre il mancato completamento del programma di liberalizzazioni e della riforma del mercato del lavoro, nonché il fallimento della legge obiettivo. Deludente appare altresì l'intervento a favore delle piccole e medie imprese laddove il premio di concentrazione previsto dal decreto si limita a riconoscere un credito di imposta per le spese sostenute in studi e consulenze preparatorie alle operazioni, senza tenere conto dell'impossibilità per le aziende di accrescere la loro capacità competitiva in assenza di strumenti finanziari e gestionali. Invita infine ilGoverno a prestare attenzione alle problematiche del sito industriale di Porto Vesme, tenendo fede all'impegno assunto sulle agevolazioni delle tariffe elettriche. (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U).
LEGNINI (DS-U). Il provvedimento a sostegno della competitività del sistema economico italiano è stato a lungo atteso dal mondo imprenditoriale, dalla Confindustria e dalle organizzazioni sindacali, dal momento che non solo l'opposizione ma anche alcuni esponenti della maggioranza e soprattutto il Presidente della Repubblica lo avevano decisamente invocato per imprimere fiducia e slancio all'economia. Purtroppo, non soltanto le misure contenute nella legge finanziaria e nella legge di bilancio per il 2005 si sono rivelate inidonee a suscitare una ripresa economica, ma anche quelle previste dall'attuale pacchetto, nonostante le incisive modifiche intervenute in Commissione con l'apporto della minoranza, sono destinate a rivelare la loro modestia ed inefficacia, persino per quanto riguarda le riforme a costo zero del codice di procedura civile e della disciplina del fallimento. Sotto il primo profilo, il Governo si era limitato a proporre misure assolutamente marginali, che poi sono state migliorate grazie ai numerosi emendamenti approvati quasi sempre con il concorso dell'opposizione, al fine di scongiurare il conferimento dell'ennesima delega al Governo e recepire, invece, gran parte del lavoro svolto dalla Commissione giustizia sul processo di cognizione, sul procedimento cautelare e su quello esecutivo, così da imprimere maggiore celerità al processo civile e dimostrare le potenzialità di un contributo dell'opposizione in tema di giustizia. Purtroppo, analoga soddisfazione non può essere espressa per gli interventi in materia fallimentare, in particolare per quanto concerne la revocatoria, e per la riforma delle professioni poiché il Governo ha preferito ottenere una delega piuttosto che recepire anche in questo caso il lavoro svolto dalla Commissione giustizia. È auspicabile che almeno le misure proposte con l'assenso di maggioranza e opposizione siano approvate anche in caso di ricorso al voto di fiducia da parte del Governo. (Applausi dal Gruppo DS-U).
SEMERARO (AN). Il provvedimento che il Senato si accinge a licenziare è particolarmente importante non solo per le misure in esso contenute, ma anche per il contesto sociale in cui andrà ad incidere, come ha illustrato in maniera articolata il relatore. Viceversa, gli esponenti dell'opposizione, come d'altronde hanno fatto sin dall'inizio della legislatura, non solo si sono sottratti al confronto ma hanno reiterato le solite perplessità e accuse generiche e infondate. Invece, persino il caso marginale dell'aumento del numero delle sedi notarili dimostra la valenza del provvedimento poiché comporta un cospicuo aumento dell'attività lavorativa e quindi dell'occupazione. Ma ciò che suscita particolare interesse e apprezzamento è la riforma del codice di procedura civile, che ha costituito oggetto di un emendamento formulato dall'intera Commissione giustizia, smentendo le affermazioni dell'opposizione secondo cui la maggioranza è portata ad interessarsi soltanto del diritto e della procedura penale per approvare misure di carattere personale. Al contrario, la complessa riforma del codice di procedura civile, analogamente agli interventi in materia fallimentare, contribuiranno a snellire l'attività giudiziaria in tali campi che, più di altri, interessano e rispondono al bisogno di giustizia dei cittadini. (Applausi dai Gruppi AN e FI).
MICHELINI (Aut). Il decreto-legge, che insieme al disegno di legge n. 5736 presentato alla Camera dei deputati accompagna con evidente ritardo la finanziaria 2005, contiene disposizioni molto eterogenee e in parte coincidenti con il richiamato disegno di legge, a rischio di produrre disposizioni contraddittorie e non efficaci per incrementare la competitività del sistema economico.D'altra parte, la relazione illustrativa e quella tecnica non esplicitano gli effetti delle misure proposte sul PIL, limitandosi ad indicare quelli previsti per la finanza pubblica, mentre le risorse poste a disposizione da entrambi i provvedimenti non sono credibili, anzi aumentano l'indebitamento netto e quindi peggiorano i conti pubblici. La debolezza del sistema economico italiano, che ha prodotto un rallentamento della crescita del PIL, risale ad una decina di anni fa, secondo le rilevazioni di diversi centri di analisi internazionali e le denunce dello stesso Berlusconi durante la campagna elettorale del 2001; tuttavia, l'attuale Governo non solo non ha saputo cogliere i segni di ripresa che potevano derivare dal passaggio all'euro perseguito dal Governo di centrosinistra, ma ha introdotto misure incentrate soltanto sulla fiscalità per rilanciare lo sviluppo economico, che non hanno ottenuto gli effetti auspicati sotto il profilo della produzione industriale e delle esportazioni, in costante calo, nonché per un aumento del PIL molto contenuto. È apprezzabile lo sforzo compiuto dalla Commissione bilancio per coordinare i due provvedimenti in materia di riforma del diritto fallimentare e del codice di procedura civile, ma sono insufficienti le misure volte a favorire l'innovazione di processo e di prodotto delle imprese, nonché le disposizioni in materia di agricoltura, di turismo, di previdenza integrativa e di ONLUS.
PRESIDENTE. Rinvia il seguito della discussione del disegno di legge ad altra seduta. Dà annunzio della interpellanza e delle interrogazioni pervenute alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno delle sedute del 27 aprile.
La seduta termina alle ore 20,07.
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 17,04).
DENTAMARO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 20 aprile.
PRESIDENTE. Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Antonione, Baldini, Barelli, Centaro, Cossiga, Cursi, Cutrufo, D'Alì, Danzi, Dell'Utri, Demasi, Firrarello, Mantica, Nocco, Saporito, Scotti, Sestini, Siliquini, Sodano Calogero, Sudano, Ventucci e Zorzoli.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Boscetto, per attività della 1a Commissione permanente; Maritati, per attività della 2a Commissione permanente; Budin, Crema, Danieli Franco, De Zulueta, Gaburro, Giovanelli, Gubert, Iannuzzi, Manzella, Mulas, Nessa, Provera, Rigoni, Rizzi e Tirelli, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Dini e Forcieri, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 17,09).
PRESIDENTE. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha inviato la seguente lettera:
«Roma, 26 aprile 2005.
Onorevole Presidente, La informo che il Presidente della Repubblica con proprio decreto in data 23 aprile 2005, adottato su mia proposta, e sentito il Consiglio dei Ministri, ha nominato il dott. Gianni LETTA Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con le funzioni di Segretario del Consiglio medesimo.
Con ulteriori decreti in pari data, adottati con la medesima procedura, il Presidente della Repubblica ha attribuito le funzioni di Vicepresidente del Consiglio dei Ministri all'on. dott. Gianfranco FINI e all'on. prof. Giulio TREMONTI.
Con mio decreto in data 23 aprile 2005, sentito il Consiglio dei Ministri, ho conferito ai Ministri senza portafoglio, a norma dell'articolo 9 della legge 23 agosto 1988, n. 400, i seguenti incarichi:
al sen. dott. Roberto CALDEROLI le riforme istituzionali e la devoluzione;
all'on. prof. Giorgio LA MALFA le politiche comunitarie;
al dott. Stefano CALDORO l'attuazione del programma di Governo;
all'on. Mario BACCINI la funzione pubblica;
al sen. prof. avv. Enrico LA LOGGIA gli affari regionali;
all'on. avv. Carlo GIOVANARDI i rapporti con il Parlamento;
al dott. ing. Lucio STANCA l'innovazione e le tecnologie;
all'on. Stefania PRESTIGIACOMO le pari opportunità;
all'on. avv. Mirko TREMAGLIA gli italiani nel Mondo;
all'on. Gianfranco MICCICHE' lo sviluppo e coesione territoriale.
on. Paolo BONAIUTI;
on. Aldo BRANCHER;
on. dott. Antonio (Nuccio) CARRARA;
on. Gianfranco CONTE;
on. Giovanni DELL'ELCE;
dott. Alberto Giorgio GAGLIARDI;
avv. Luciano GASPERINI;
sen. Learco SAPORITO;
sen. Cosimo VENTUCCI;
agli Affari esteri:
sen. Roberto ANTONIONE;
sen. Giampaolo BETTAMIO;
sig.ra Margherita BONIVER;
on. Giuseppe DRAGO;
sen. Alfredo Luigi MANTICA;
dott. Maurizio BALOCCHI;
sen. Antonio D'ALI';
on. Giampiero D'ALIA;
dott. Alfredo MANTOVANO;
on. Michele SAPONARA;
alla Giustizia:
sen. Pasquale GIULIANO;
on. Jole SANTELLI;
on. Giuseppe VALENTINO;
on. Luigi VITALI;
on. Filippo BERSELLI;
sen. Francesco BOSI;
on. Salvatore CICU;
sen. Rosario Giorgio COSTA;
all'Economia e finanze:
on. Maria Teresa Giovanna ARMOSINO;
prof. Mario BALDASSARRI;
on. Manlio CONTENTO;
on. Daniele MOLGORA;
sen. Giuseppe Carlo Ferdinando VEGAS;
on. Michele Giuseppe VIETTI;
alle Attività produttive:
on. Giovan Battista CALIGIURI;
avv. Roberto COTA;
on. Giuseppe GALATI;
on. Adolfo URSO;
on. Mario Carlo Maurizio VALDUCCI;
alle Comunicazioni:
sen. Massimo BALDINI;
on. Paolo ROMANI;
alle Politiche agricole e forestali:
on. Teresio DELFINO;
on. Giampaolo DOZZO;
on. Paolo SCARPA BONAZZA BUORA;
all'Ambiente e alla tutela del territorio:
arch. Francesco NUCARA;
on. Stefano STEFANI;
on. Roberto TORTOLI;
alle Infrastrutture e trasporti:
on. Federico BRICOLO;
dott. Mauro DEL BUE;
on. Ugo Giovanni MARTINAT;
sig. Silvano MOFFA;
on. Nino SOSPIRI;
on. Mario TASSONE;
dott. Paolo UGGE';
on. Guido Walter Cesare VICECONTE;
al Lavoro e alle politiche sociali:
prof. Alberto BRAMBILLA;
on. Francesco Saverio ROMANO;
on. Roberto ROSSO;
dott. Maurizio SACCONI;
sen. Grazia SESTINI;
on. Pasquale VIESPOLI;
sen. Elisabetta ALBERTI CASELLATI;
sen. Cesare CURSI;
on. Domenico DI VIRGILIO;
dott. Domenico ZINZI;
all'Istruzione, università e ricerca:
on. Valentina APREA;
on. Guido POSSA;
avv. Giovanni RICEVUTO;
sen. Maria Grazia SILIQUINI;
ai Beni e attività culturali:
on. Nicola BONO;
on. Antonio MARTUSCIELLO;
on. Mario PESCANTE.
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi questa mattina, ha approvato, all'unanimità, modifiche ed integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 5 maggio 2005.
Oggi pomeriggio, ed eventualmente domani mattina, proseguirà, fino alla sua conclusione, la discussione generale sul disegno di legge di conversione del decreto-legge concernente il Piano di sviluppo economico. In relazione all'andamento dei lavori, con particolare riferimento al parere della 5a Commissione permanente, la Presidenza si riserva di stabilire i tempi di esame, anche fin da oggi pomeriggio, del decreto-legge in scadenza sul settore agroalimentare.
Il Presidente del Consiglio dei ministri, dopo aver reso le dichiarazioni programmatiche alla Camera dei deputati, consegnerà al Senato il testo delle proprie comunicazioni orientativamente alle ore 19 di oggi.
Tenuto conto dell'organizzazione del dibattito presso la Camera dei deputati, la discussione sulle comunicazioni del Governo potrebbe iniziare al Senato domani, nel tardo pomeriggio, intorno alle ore 18,30. La seduta proseguirà fino alle ore 22.
Per la discussione generale sono stati ripartiti fra i Gruppi 5 ore e 30 minuti; le dichiarazioni di voto escluse dalla ripartizione avranno luogo nel corso della seduta antimeridiana di giovedì 28 aprile. La chiama sul voto di fiducia al Governo dovrebbe avere inizio intorno alle ore 12,30.
La discussione sul decreto-legge relativo al piano di azione per lo sviluppo economico riprenderà martedì 3 maggio. La prossima settimana saranno altresì esaminati i decreti-legge su enti locali e forze di polizia e i documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e immunità parlamentari.
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi questa mattina, con la presenza dei Vice presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche ed integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 5 maggio 2005:
- Disegno di legge n. 3393 Decreto-legge n. 22, recante interventi urgenti nel settore agroalimentare (Approvato dalla Camera dei deputati - scade il 30 aprile)
- Discussione generale disegno di legge n. 3344 - Decreto-legge n. 35, piano di azione per lo sviluppo economico (Presentato al Senato - scade il 15 maggio)
- Consegna del testo delle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri (martedì 26, ore 19)
- Discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri (dalle ore 18.30 di mercoledì 27)
h. 16,30-22
Gli emendamenti ai disegni di legge nn. 3367 (decreto-legge n. 44, recante disposizioni urgenti in materia di enti locali) e 3368 (decreto-legge n. 45, funzionalità pubblica sicurezza, forze di polizia e vigili del fuoco) dovranno essere presentati entro le ore 19 di giovedì 28 aprile.
h. 10-14
- Seguito disegno di legge n. 3344 - Decreto-legge n. 35, piano di azione per lo sviluppo economico (Presentato al Senato - scade il 15 maggio)
- Disegno di legge n. 3367 - Decreto-legge n. 44, recante disposizioni urgenti in materia di enti locali (Presentato al Senato - voto finale entro il 4 maggio; scade il 31 maggio)
- Disegno di legge n. 3368 - Decreto-legge n. 45, funzionalità pubblica sicurezza, forze di polizia e vigili del fuoco (Presentato al Senato - voto finale entro il 4 maggio; scade il 31 maggio)
- Documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
La Presidenza si riserva, in relazione all'andamento dei lavori, di procedere alla ripartizione dei tempi fra i Gruppi per la discussione dei disegni di legge nn. 3367 (decreto-legge n. 44, recante disposizioni urgenti in materia di enti locali) e 3368 (decreto-legge n. 45, funzionalità pubblica sicurezza, forze di polizia e vigili del fuoco).
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 3344
(Decreto-legge n. 35, piano di azione per lo sviluppo economico)
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 3393
(Decreto-legge n. 22, settore agroalimentare)
(Totale 3 ore e 30 minuti)
Ripartizione dei tempi per la discussione sulle comunicazioni
(Totale 5 ore e 30 minuti, escluse dichiarazioni di voto)
MANZIONE (Mar-DL-U). Signor Presidente, le anticipazioni diffuse dal Pentagono sulle valutazioni fatte dalla commissione d'inchiesta in ordine al caso Calipari sono gravissime. Come sta già accadendo un po' dappertutto, l'indignazione è notevole. Occorre, dunque, secondo me, rivolgere un pressante invito al Governo affinché venga in Aula a riferire. Non a caso, l'ambasciatore degli Stati Uniti Mel Sembler si è recato, poco più di un'ora fa, a Palazzo Chigi dove si è incontrato con il Presidente del Consiglio.
Il Governo deve farci comprendere se le paure che avevamo manifestato in quest'Aula nelle scorse settimane sono effettivamente diventate una realtà. Dalle anticipazioni sembra risultare che nessun tipo di provvedimento, nemmeno disciplinare, sarà assunto nei confronti dei militari americani che hanno partecipato all'agguato contro il funzionario del SISMI Nicola Calipari.
Signor Presidente, a mio avviso, non basta nemmeno che i due componenti italiani della commissione d'inchiesta internazionale abbiano preso le distanze da quello che sembra essere il verdetto che verrà emesso perché, obiettivamente, bisogna andare molto più avanti.
Qualche dato ulteriore potrà essere ricavato perché dovrebbe arrivare oggi all'aeroporto di Pratica di Mare l'autovettura Toyota crivellata di colpi nel tragico agguato. Ciò potrà consentire ai periti balistici di stabilire anche quale era la velocità dell'autovettura, perché dalla modalità d'inclinazione dei proiettili in entrata possono essere desunte informazioni di questo genere.
Dico questo perché, secondo me, è necessario che anche i magistrati italiani, che stanno portando avanti un'autonoma inchiesta, possano ricavare tutti gli elementi necessari per fare chiarezza su un episodio così grave ed inquietante, anche se temo che alla loro indagine sarà opposto il segreto militare o si cercherà comunque di fare in modo che la stessa non vada avanti.
Mi auguro che la magistratura prosegua il suo lavoro; sicuramente lo deve fare il Parlamento perché la tragedia collegata all'uccisione di Nicola Calipari appartiene a tutto il Parlamento.
Occorre sicuramente una Commissione d'inchiesta che faccia chiarezza sull'intera vicenda e che il Governo, un Governo così pletorico, così numeroso e corposo, come quello che ci è stato annunciato poco fa, recuperi quella dignità che lo metta in condizione di rappresentare correttamente il Paese e con quella dignità trovi il coraggio di venire in Assemblea a riferire su un episodio così grave.
Purtroppo, un servitore dello Stato è stato ucciso. Evitiamo che con questo atteggiamento si uccida anche la verità. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U).
PRESIDENTE. Le ricordo, caro collega, che il Governo si era già reso disponibile, la settimana scorsa, ad intervenire; poi c'è stata la crisi di Governo, nel frattempo, si sono verificati fatti nuovi, anche da lei richiamati, ed è in corso una inchiesta giudiziaria.
Credo pertanto che si debba sollecitare il Governo nel senso da lei richiesto, ma suppongo che, appena la crisi sarà conclusa, il Governo stesso sarà posto nelle condizioni di indicare al Parlamento una data nella quale esporre le sue valutazioni.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dovremmo ora passare al prosieguo della discussione del disegno di legge n. 3393, di conversione del decreto-legge n. 22, recante interventi urgenti nel settore agroalimentare, ma, non essendo ancora pervenuto il parere della 5a Commissione permanente, non possiamo procedere nell'esame di tale provvedimento.
Rinvio pertanto il seguito della discussione del suddetto disegno di legge ad altra seduta.
Per quanto riguarda, invece, il disegno di legge n. 3344, di conversione del decreto-legge n. 35, recante disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale non è presente in Aula il rappresentante del Governo competente, che dovrebbe essere il sottosegretario Vegas, testé nominato vice ministro e presumibilmente impegnato nella cerimonia del giuramento.
Siamo, quindi, costretti a sospendere i nostri lavori, all'incirca fino alle ore 17,45.
(La seduta, sospesa alle ore 17,25, è ripresa alle ore 17,49).
Onorevoli colleghi, riprendo la seduta per annunciare una nuova sospensione dei nostri lavori, orientativamente fino alle ore 18,45, allorquando dovrebbe giungere in Aula il Presidente del Consiglio per consegnare il testo delle proprie comunicazioni.
(La seduta, sospesa alle ore 17,50, è ripresa alle ore 18,57).
del Presidente del Consiglio dei ministri (ore 18,58)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Consegna del testo delle dichiarazioni programmatiche del Presidente del Consiglio dei ministri».
Ha facoltà di parlare il presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Berlusconi.
BERLUSCONI, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, ho l'onore di consegnarle il testo del discorso che ho appena pronunziato alla Camera dei deputati, con relativa lettera di trasmissione.
Vi è anche una piccola nota che ho premesso al discorso riguardante la fiducia al Governo, dato che il Ministro per i rapporti con il Parlamento mi aveva comunicato una richiesta della Conferenza dei Capigruppo di venire in Aula per riferire sull'inchiesta sulla morte del dottor Calipari e il ferimento della signora Sgrena.
Si sono diffuse delle voci circa le conclusioni del lavoro della Commissione d'inchiesta, mentre le conclusioni non ci sono ancora state. In queste ore e anche questa sera lavoreremo al riguardo e quindi, non appena ci sarà effettivamente una conclusione di questo lavoro, in cui i nostri inviati si sono comportati benissimo e non si sono mai distaccati da quella che era la missione a loro affidata, cioè l'accertamento della verità dei fatti, io naturalmente mi metterò a disposizione per venire in Senato e alla Camera dei deputati a riferire sulla conclusione dell'inchiesta stessa.
Le consegno, dunque, signor Presidente, il testo del mio intervento e la ringrazio.
PRESIDENTE. Ringrazio lei, signor Presidente del Consiglio, e prendo atto della consegna del testo delle comunicazioni che lei ha reso alla Camera dei deputati.
Comunico che il documento da lei consegnato sarà stampato e pubblicato nella sua interezza nell'Allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Come sapete, colleghi, secondo quanto stabilito dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, la discussione sulle comunicazioni del Governo avrà luogo nella seduta pomeridiana di domani, a partire dalle ore 18,30. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP).
(3344) Conversione in legge del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, recante disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale (Relazione orale) (ore 19,01)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 3344.
Ricordo che nella seduta antimeridiana il relatore e il relatore di minoranza hanno svolto le relazioni orali e ha avuto inizio la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Ripamonti. Ne ha facoltà.
Presidenza del vice presidente MORO (ore 19,02)
RIPAMONTI (Verdi-Un). Signor Presidente, da tempo le forze di opposizione hanno posto il tema della competitività del nostro Paese; lo abbiamo fatto in tutte le occasioni in cui ci è stata data l'opportunità d'intervenire sul tema.
Sarebbe troppo facile, quindi, da parte nostra accusare il Governo e la maggioranza di essere arrivati in ritardo. Il provvedimento, che giunge appunto tardivamente, ha avuto infatti una gestazione difficile per ragioni attinenti al rapporto tra il Governo e la sua maggioranza. E tuttavia noi vogliamo evitare una facile polemica, cercando di entrare nel merito del provvedimento, sebbene il momento sia il meno adatto perché la maggioranza - è sotto gli occhi di tutti - è impegnata più che altro nel tentativo di risolvere i propri problemi interni, lasciando in disparte gli interessi del Paese e soprattutto l'andamento non soddisfacente dell'economia, che è invece la vera grande emergenza del nostro Paese.
Abbiamo più volte richiesto una sessione speciale del Parlamento per discutere dell'andamento dell'economia e dello stato dei nostri conti pubblici. Riteniamo, nel merito, che questo provvedimento sia inutile, a meno di subire sostanziali modifiche attraverso l'esame parlamentare, ma sarà difficile che ciò accada perché si preannuncia un voto di fiducia.
È un provvedimento inutile, che è stato peggiorato durante l'esame svoltosi nella Commissione di merito, la Commissione bilancio. Siamo di fronte a una sorta di insalata russa, tenuta insieme da una maionese impazzita, mentre occorrerebbe un confronto vero sullo stato del Paese, sulle sue cause e sulle terapie da adottare per far riprendere slancio all'economia.
Il Paese è fermo, il calo di fiducia nel sistema delle imprese e delle famiglie è impressionante, manca una guida, sono passati quattro anni e non ci sono più scusanti esterne. A livello internazionale, infatti, è in atto un processo di crescita: gli Stati Uniti crescono a ritmi del 4 per cento, la Cina a ritmi del 9-10 per cento, l'India a ritmi del 5-6 per cento. La domanda che dobbiamo porci, anche discutendo di questo provvedimento, è la seguente: come mai il nostro Paese non riesce ad agganciare la ripresa internazionale? La questione di fondo è proprio questa: dobbiamo prevedere uno stimolo ai consumi o dobbiamo agire sull'offerta?
La discussione in questi mesi è stata questa: dobbiamo ridurre le tasse, come ci è stato proposto nei mesi scorsi, o dobbiamo invece intervenire stanziando risorse e promuovendo iniziative per aumentare la competitività del nostro Paese, del sistema delle imprese nel suo complesso?
In questi ultimi anni, noi abbiamo perso quote di mercato rilevanti; in particolare, negli ultimissimi anni abbiamo perso il 30 per cento di quote di mercato sui mercati internazionali. I prodotti realizzati dal nostro sistema industriale non sono più competitivi.
Il governo della globalizzazione può certamente non piacere - a noi non piace com'è stata governata la globalizzazione in questi anni - tuttavia, bisogna prendere atto che con la globalizzazione vi è stata una maggiore apertura delle economie. Non servono più politiche di stimolo alla domanda, altrimenti corriamo il rischio di fare gli interessi dei nostri competitori più vicini; possiamo magari aumentare e stimolare i consumi in un certo modo, utilizzando eventualmente i margini derivanti dal recente allentamento del Patto di stabilità.
Un maggiore stimolo alla domanda potrebbe andar bene in un momento in cui vi è maggiore chiusura dell'economia, i prezzi sono rigidi e vi è flessibilità del cambio e non in una situazione come quella verificatasi dopo l'entrata in vigore dell'euro.
E allora la questione della riduzione delle tasse è tutta qui; cioè, noi abbiamo visto che la riduzione delle tasse, adottata con i provvedimenti del Governo, non ha raggiunto gli obiettivi prefissati, anzi abbiamo fatto un favore ai nostri competitori più vicini. Si è data la possibilità ai ceti sociali più elevati di cambiare l'automobile, di acquistare Mercedes e BMW, di cambiare un po' di computer, di acquistare nuovi telefonini; tutti prodotti - ricordo - non realizzati nel nostro Paese che è in crisi, dal momento che non è in grado di competere sui prodotti ad alto contenuto tecnologico.
Questa è la sfida che abbiamo di fronte: siamo in emergenza, soprattutto finanziaria; in simili casi, bisogna cercare di selezionare gli interventi, individuare le scarse risorse a disposizione e indirizzarle nel settore che può garantire maggiori possibilità di crescita al Paese. Bisogna indirizzare le risorse per sostenere i salari più bassi e ridurre il cosiddetto cuneo fiscale e contributivo, in particolare - ripeto - sui salari più bassi. Questo fa bene sia a chi lavora sia al sistema delle imprese.
Siamo contenti e prendiamo atto del fatto che finalmente la maggioranza e il Governo hanno assunto questo ordine di ragionamento, ritenendolo importante per rilanciare la competitività del nostro Paese. Ma da quanto tempo insistiamo su questo punto? Sono mesi, se non anni che insistiamo sul fatto che il problema vero non è puntare alla riduzione delle tasse quanto indirizzare risorse per garantire ai settori sociali più deboli redditi adeguati per stimolare i consumi.
Vi è il problema drammatico di far fronte alla quarta settimana del mese - questo è ormai un dato accertato dagli studi più seri realizzati nel nostro Paese - in cui si registra un calo impressionante dei consumi; aumenta l'indebitamento delle famiglie anche per rispondere alle esigenze primarie.
La questione di fondo è, quindi, garantire redditi adeguati ai settori sociali più deboli per poter rispondere alle esigenze primarie e, al contempo, tentare di favorire la crescita attraverso l'aumento dei consumi.
Attraverso un sostegno adeguato al sistema produttivo, occorre poi investire sulla ricerca facendo ricorso ad incentivi automatici, non come fa questo provvedimento che prevede una serie di prestiti. Infatti, il nostro sistema produttivo, basato in prevalenza sulle piccole e medie aziende, non è in grado di rispondere all'esigenza di innovazione, attraverso la ricerca, con un sistema di prestiti; occorrono incentivi automatici.
Occorre investire sulla formazione vera per i lavoratori; bisogna dire basta alla precarietà; bisogna aumentare il grado di scolarità secondaria e terziaria; bisogna aumentare la qualità dei programmi; occorrono più ingegneri, più biologi, più matematici, più fisici: il contrario di quanto sta facendo il Governo.
Occorre investire sulla sostenibilità di processo e di prodotto; occorre assumere la dimensione della sfida di Kyoto come una grande opportunità per il nostro Paese, per renderlo più moderno, investendo sul risparmio energetico, sull'efficienza energetica, sull'uso delle fonti alternative. La sostenibilità aumenta la competitività del sistema nel suo complesso, non è un vincolo e non deve essere considerato un costo aggiuntivo.
La seconda considerazione che voglio fare, signor Presidente, riguarda la riforma delle pensioni. È stato introdotto un sistema più flessibile riguardo all'ingresso nel mondo del lavoro, ma la riforma delle pensioni approvata dal Governo della destra prevede una rigidità per l'uscita dal mondo del lavoro, perché si fissa per legge un innalzamento secco dell'età pensionabile.
Il problema vero però rimane lo sviluppo della seconda gamba, cioè lo sviluppo del sistema contributivo. Il provvedimento al nostro esame prevede una serie di finanziamenti per compensare il sistema delle imprese, tuttavia la questione rimane sempre quella di comprendere le motivazioni per le quali non si è riusciti a sviluppare il sistema contributivo nel nostro Paese e soprattutto quali azioni si intendono intraprendere al riguardo.
Siamo di fronte al fatto che il capitale investito è troppo poco, quindi è come un cane che si morde la coda: non si investe nel sistema contributivo e, nello stesso tempo, il sistema contributivo ha un capitale investito talmente scarso da non permettergli di essere competitivo sul mercato generale.
Occorre allora incidere sul sistema finanziario. La soluzione che è stata individuata è quella di devolvere al sistema dei fondi pensione il trattamento di fine rapporto. Inoltre, bisogna considerare la questione delle tasse troppo elevate sui rendimenti dei fondi pensione. E tuttavia, alcune problematiche non sono ancora state risolte: la questione del silenzio-assenso per quanto riguarda questo tipo di trasferimento, l'informazione adeguata ai lavoratori per poter decidere se è utile, necessario e conveniente destinare il TFR ai fondi pensione.
Rimane anche un problema di incentivi fiscali per devolvere il TFR ai fondi pensione, come quello di stabilire un rapporto tra i cosiddetti fondi chiusi, i fondi aperti e le assicurazioni individuali. Noi non siamo d'accordo, signor Presidente, con l'orientamento della maggioranza e del Governo di prevedere una sorta di parità di trattamento tra i fondi chiusi, i fondi aperti e le assicurazioni individuali.
Rimane, altresì, il problema di stabilire qual è l'organo di controllo sui fondi pensione, la COVIP. Avete fatto un pasticcio nel disegno di legge sulla riforma del risparmio, dove avete assegnato ad un altro organismo, la CONSOB, il meccanismo di controllo sui fondi pensione. Se si vuole intervenire adeguatamente su questi ultimi bisogna che ci sia un organismo autonomo, in questo caso la COVIP, ad esercitare questo ruolo.
Rimane poi fuori tutta la pubblica amministrazione e rimangono molti problemi aperti. Questi problemi riguardano la competitività del sistema? Credo di sì, perché il funzionamento del mercato finanziario riguarda la competitività del sistema-Paese nel suo complesso; la possibilità di avere fonti di capitalizzazione per il sistema delle imprese riguarda la competitività del sistema nel suo complesso.
La terza considerazione riguarda Sviluppo Italia. Questa agenzia è nata con una missione particolare, che era quella di attivare e attirare investimenti dall'estero, ma essa si è trasformata nel tempo e oggi Sviluppo Italia ha 170 partecipazioni un po' in tutte le parti nel nostro Paese; Sviluppo Italia interviene direttamente un po' in tutti i settori, dal turismo alla produzione vinicola, ai porti, agli alberghi, alle industrie più o meno decotte; sta diventando una nuova IRI.
Possiamo discutere di sviluppo della competitività nel nostro Paese, se poi le scelte vengono fatte in questa direzione? È utile che vi sia una nuova IRI nel nostro Paese, in presenza di un sistema economico e finanziario che, appunto, si è modificato negli ultimi anni? È utile avere questa Sviluppo Italia se si vuole lavorare sulla competitività?
Noi crediamo di no, soprattutto se lo rapportiamo alla modificazione che si è verificata anche nella Cassa depositi e prestiti. Quest'agenzia è diventata un nuovo carrozzone dove sono parcheggiate diverse partecipazioni e comunque il Tesoro controlla tutto con un sistema di scatole cinesi. Questo non funziona, questo non fa bene alla competitività del nostro Paese.
L'ultima considerazione riguarda la riforma degli incentivi. Questo Governo ha cancellato, in primo luogo, i patti territoriali, i contratti d'area e ha provveduto alla riduzione dei fondi per la programmazione negoziata nel suo complesso. Poi è stata svuotata la legge n. 488 del 1992, che era una legge che funzionava e che permetteva, appena venivano emanati i bandi, di avere risposte immediate da parte del sistema delle imprese. Anche rispetto a questa legge avete ridotto i fondi, anzi, questo provvedimento prende 750 milioni dal sistema degli incentivi, che vengono stornati per realizzare le infrastrutture, in particolare al Sud. Praticamente, vi sono meno soldi per gli incentivi e vengono previsti un po' più di soldi per le infrastrutture. Sono parole vuote, sono partite di giro, non vi sono soldi aggiuntivi per garantire competitività al sistema.
Vi è poi l'ultima trovata da parte del Governo: l'attacco ai cosiddetti incentivi automatici, attraverso il meccanismo che è stato introdotto della domanda-risposta, che ha aumentato la burocrazia, il controllo politico sulle domande, l'intermediazione politica sul territorio, per garantire il solito sistema del fare il favore agli amici degli amici degli amici: la filiera degli amici. Ora la vostra proposta prevede incentivi per il 50 per cento a fondo perduto, per il 25 per cento in forma di prestiti agevolati attraverso la Cassa depositi e prestiti e per il 25 per cento in forma di prestiti a tassi di mercato.
Noi ovviamente non siamo contrari all'idea di assegnare più responsabilità al sistema creditizio anche nell'erogazione degli incentivi, però dobbiamo chiederci cosa sta succedendo. Tra il parere della Commissione europea, che dovrà appunto esprimersi riguardo al fatto che devono esservi incentivi differenziati per il Sud, e la messa a punto di tutte le procedure operative, passeranno uno o due anni. È allora soprattutto il primo anno, cioè quest'anno, quello in cui occorrerebbe una maggiore spinta per garantire lo sviluppo del Sud e invece nel primo anno siamo nelle condizioni di affermare che il sistema degli incentivi sarà bloccato.
Ma c'è di peggio. Questo provvedimento che stiamo esaminando prevede, nel 2005, 15 milioni di euro per gli incentivi alle imprese nel Sud: è mai possibile pensare di incentivare l'economia, lo sviluppo del Sud con 15 milioni di euro? Mi sto rivolgendo al relatore Izzo e al sottosegretario Vegas: è mai possibile pensare di sviluppare il nostro Sud con i 15 milioni di euro previsti per il 2005? È questo lo stimolo alla competitività del nostro sistema?
Siamo per un'idea di sviluppo autocentrato e, quindi, siamo favorevoli alla ripresa della programmazione negoziata; siamo a favore degli incentivi automatici, in quanto rappresentano l'unica garanzia che vadano a buon fine.
Voi sapete - lo sappiamo anche noi - che l'occupazione al Sud sta diminuendo. Conosciamo anche la vostra risposta. Dite che ciò non è vero in quanto è diminuito il numero dei disoccupati, ma anche questo non risponde al vero. Si tratta di un dato falso: la gente non si iscrive più all'ufficio di collocamento perché non spera più di trovare un posto di lavoro. (Richiami del Presidente).
Le chiedo scusa, Presidente, ma non capisco il significato del suo richiamo.
PRESIDENTE. La sto avvertendo che ha solo un minuto a sua disposizione per finire l'intervento.
RIPAMONTI (Verdi-Un). Signor Presidente, non ho il tempo contingentato. Il nostro Gruppo ha a disposizione venti minuti per intervenire. In ogni caso, le chiedo di concedermi ancora un minuto per concludere l'intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza le concede ancora un minuto.
RIPAMONTI (Verdi-Un). La ringrazio, signor Presidente.
È ritornata ad aumentare la migrazione all'interno del nostro Paese. Questo è un altro dato che deve essere tenuto in considerazione.
Prima della crisi di Governo avremmo proposto una sorta di accordo, avremmo tentato di trovare, sugli emendamenti e sulle vostre proposte, un confronto vero nelle Aule parlamentari, perché siamo preoccupati per lo stato dell'economia e per lo stato più generale del Paese. Ora, però, dopo l'esame della Commissione e dopo la conclusione della crisi di Governo che si preannuncia come un traccheggiamento per un anno, siamo preoccupati soprattutto per quello che succederà l'anno prossimo.
Siamo preoccupati per la finanziaria che dovrà essere adottata. Siamo preoccupati perché quello al nostro esame è un provvedimento inutile. A che cosa serve la competitività, relatore Izzo? La competitività serve ad aumentare di mille unità il numero dei notai su tutto il nostro territorio? Questo provvedimento serve alla competitività o, al contrario, è una marchetta nei confronti dei notai?
Di fronte alle marchette non è possibile discutere. Per questo motivo, signor Presidente, riteniamo questo un provvedimento assolutamente inutile.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI (Mar-DL-U). Signor Presidente, siamo tutti preoccupati.
Siamo preoccupati per i conti pubblici. Siamo preoccupati per la tenuta delle nostre imprese. Siamo preoccupati perché la nostra economia continua a perdere competitività sia a livello europeo sia sul mercato mondiale. Siamo preoccupati perché nel Paese aumenta il senso di sfiducia complessiva legato soprattutto ai risultati disastrosi della nostra economia.
Prendiamo atto con grande rammarico che avevamo ragione a denunciare l'inadeguatezza delle politiche economiche e di quelle creative.
Non c'è dubbio che il declino industriale del Paese e la perdurante caduta di competitività delle produzioni nazionali, non adeguatamente contrastati, in questi ultimi anni, da politiche di liberalizzazione, di incentivo alla riconversione produttiva e di concreto sostegno alla ricerca e all'innovazione imponessero un intervento del Governo, ancorché tardivo.
Tutti gli indicatori economici offrono un quadro allarmante. Ciò nondimeno la linea d'azione scelta dal Governo non sembra corrispondere, né nel merito né nel metodo, a quell'inversione di rotta attesa dal Paese e lungamente vagheggiata dalla maggioranza, con toni ed accenti tutt'altro che univoci anche all'interno del Governo. Si usa il doppio binario. Camera e Senato lavorano su due proposte, complementari e non solo. I Ministri vengono in soccorso al provvedimento con 50 emendamenti. Anche la maggioranza fa la sua parte.
Il risultato non consente di essere sereni. Per certi aspetti il provvedimento in esame non soddisfa nessuno: né il Governo, né la maggioranza, né l'opposizione e soprattutto delude le attese di quanti si aspettavano segnali di inizio della svolta.
II deficit competitivo dell'Italia avrebbe bisogno di ben altro, non ultimo quantità di risorse decisamente più consistenti.
Le pressioni interne alla maggioranza per una svolta nelle politiche economiche del Governo si sono acuite dopo il fallimento dell'ultimo tentativo, operato con la finanziaria 2005, di innescare una scintilla di ripresa attraverso il taglio delle tasse. Le prime rilevazioni trimestrali ISTAT del 2005 sui consumi delle famiglie (-0,6 per cento) hanno infatti gelato ogni speranza di ripresa, registrando semmai un'ulteriore flessione della fiducia dei cittadini.
La penalizzazione più pesante per il sistema produttivo è venuta dal progressivo smantellamento, dall'inizio della legislatura ad oggi, del sistema degli incentivi alle imprese. Successivi interventi legislativi hanno, infatti, mutato non solo l'entità dei benefici economici, ma anche la natura degli stessi.
Gli interventi sono parsi orientati ai seguenti tre obiettivi di fondo: lo svuotamento dei benefìci economici già riconosciuti; l'unificazione dei fondi sui quali sono finanziati, a vario titolo, gli incentivi alle imprese; la progressiva sostituzione dei contributi a fondo perduto in prestiti a tasso agevolato.
Questi tre obiettivi, lungi dall'ispirare una riforma coerente del sistema degli incentivi alle imprese, hanno reso quanto mai oscuro e indeterminato - per le imprese e per gli operatori economici - il quadro normativo vigente. In particolare, la concentrazione delle risorse in fondi unici per le aree sottoutilizzate, per gli incentivi alle imprese e per il sostegno alle imprese ha determinato non solo un'impropria assimilazione contabile di strumenti normativi diversi, ma anche la difficoltà di valutare in concreto il grado di "investimento" del Governo in ciascuna politica di sostegno alle imprese.
In tal senso, le operazioni successive di congelamento e svuotamento delle risorse finanziarie, e dunque di unificazione della sede di finanziamento degli incentivi, devono essere lette anche come il tentativo di rendere più opaco e meno "misurabile" il disinvestimento finanziario del Governo nelle politiche di sostegno alle imprese.
Inoltre, a rendere ancora più complessa e incerta la lettura del quadro complessivo vi è stata la sovrapposizione della politica dei "fondi unici" alla politica dei "tetti di spesa", estesa anche agli incentivi alle imprese.
Infine, a pregiudicare fortemente la possibilità di un effettivo rilancio della competitività sono stati in questi anni i seguenti ulteriori tre fattori, che hanno concorso a restringere gli spazi residui di crescita e di modernizzazione del sistema produttivo nazionale: il mancato completamento del programma di liberalizzazioni; il fallimento delle politiche di modernizzazione infrastrutturale del Paese affidate alla "legge obiettivo"; il completamento della riforma del mercato del lavoro.
Nel merito, il decreto-legge si presenta come una lunga rassegna di microdiscipline tra loro sconnesse perfino nell'ambito degli stessi articoli, che potrebbe ricordare una legge finanziaria se non mancasse di qualunque presupposto macroeconomico e finanziario di riferimento, a giustificazione del suo impianto complessivo.
La disciplina degli incentivi, che avrebbe dovuto essere il cuore del Piano per la competitività del Governo, invece di segnare quella forte discontinuità invocata da tempo dal sistema economico e produttivo del Paese, ha semmai confermato la linea di progressivo smantellamento della stessa disciplina.
La nuova disciplina, pur non incidendo direttamente sulla normativa vigente, modifica profondamente il sistema di erogazione degli incentivi, fino a mutarne del tutto la natura. In definitiva, è una "riforma" che nell'immediato blocca ogni accesso al sistema degli incentivi e, in prospettiva, ne ridimensiona fortemente i benefìci e l'accessibilità, almeno per la parte del territorio - il Mezzogiorno - che sconta i maggiori ritardi nella modernizzazione del sistema creditizio.
A parziale compensazione di tale quadro, avrebbe potuto giocare l'atteso intervento in favore delle piccole e medie imprese, lungamente annunciato dal Governo. Anche in questo caso, tuttavia, le aspettative sono state deluse. Il cosiddetto premio di concentrazione introdotto dal decreto deve infatti ritenersi perfino provocatorio: alle piccole e medie imprese si riconosce un credito d'imposta pari al 50 per cento delle spese sostenute in studi e consulenze preparatori delle operazioni di concentrazioni.
Alla maggior parte delle piccole e medie imprese nazionali mancano gli strumenti finanziari e gestionali per affrontare la crescita dimensionale, ma anche - e soprattutto - la possibilità di accrescere la loro capacità competitiva in un sistema ancora nel guado delle riforme bloccate, per di più reso instabile dall'assoluta incertezza del quadro normativo (dal fisco agli incentivi pubblici).
Chi può credere che la crescita possa venire da uno sconto fiscale sulla consulenza dell'advisor quando i costi, palesi e occulti, di inefficienze storiche e di errori recenti rimangono così drammaticamente elevati?
Chi può credere che il rilancio di competitività sia possibile inaugurando una nuova stagione di provvedimenti dirigistici in un rinnovato centralismo statale? Chi può credere ad un rilancio dell'economia che si basa sulla vendita delle spiagge?
Chiudo rivolgendo al Governo l'appello di seguire con attenzione le problematiche relative al sito industriale di Portovesme in relazione all'impegno, sottoscritto a suo tempo, sulle agevolazioni delle tariffe elettriche, delle industrie energivore; la situazione, signor Vice ministro, si sta rivelando drammatica. Con i costi energetici correnti quelle industrie chiudono e mandano a casa migliaia di operai. (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U).
LEGNINI (DS-U). Signor Presidente, Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Vice ministro, il decreto-legge oggi al nostro esame, è stato preceduto da una grande attesa nel Paese, in particolare nel mondo delle imprese, per le misure che il Governo aveva più volte preannunciato a sostegno della competitività del nostro sistema economico.
Non soltanto le imprese italiane, la Confindustria, le organizzazioni sindacali, le associazioni datoriali della piccola e media impresa anche dei servizi, del turismo e del commercio, non soltanto tutte le forze politiche dell'opposizione ed anche numerosi esponenti della maggioranza, ma persino il Presidente della Repubblica lo scorso mese di febbraio aveva pubblicamente invocato un deciso intervento del Governo e del Parlamento per ridare slancio e fiducia alla nostra economia. Disse il presidente Ciampi che «occorre suscitare in noi la scintilla, lo scatto, che è convinzione e orgoglio delle nostre possibilità, necessari per mettere in moto un nuovo ciclo di sviluppo».
Oggi, dopo aver esaminato, discusso ed emendato il decreto presentato dal Governo, dobbiamo con preoccupazione constatare che gran parte delle sollecitazioni e delle proposte avanzate non sembrano aver trovato una risposta efficace, all'altezza delle emergenze economiche che il nostro Paese deve urgentemente affrontare per superare la crisi e la perdita della capacità di competere sui mercati internazionali.
Allorquando, nel corso dell'esame della legge finanziaria del 2005, denunciammo il rischio che nessuna delle misure contenute nella legge di bilancio fosse idonea a suscitare una ripresa della nostra economia, ci fu risposto che non era vero e che comunque le misure per lo sviluppo e la competitività avrebbero occupato l'attenzione del Governo nelle settimane successive, individuando e destinando all'uopo risorse aggiuntive.
Quando, sempre in occasione dell'esame della finanziaria, contestammo la politica fiscale del Governo denunciandone l'iniquità e la totale inidoneità a sostenere la domanda interna, ci fu risposto che non era vero e che gli sgravi fiscali avrebbero stimolato i consumi e ridato impulso alla nostra economia.
Oggi possiamo agevolmente constatare che le valutazioni che il Governo e la maggioranza ci proposero allora erano, come peraltro evidenziato dagli economisti e dagli osservatori più attenti, errate, che le modeste riduzioni fiscali non hanno fornito alcun alimento alla ripresa dello sviluppo, che i temi cruciali della ripresa della capacità di spesa delle famiglie e della capacità di investire ed innovare delle imprese, non sono neanche stati sfiorati ed in alcun modo incisi dalla politica economica che ha sorretto l'ispirazione della manovra finanziaria.
Oggi possiamo, ancora una volta, agevolmente prevedere, purtroppo, che le misure che ci proponete non avranno miglior sorte e che lo scatto della nostra economia non si produrrà, non foss'altro perché anche quelle misure in sé condivisibili non sono supportate da risorse finanziarie adeguate, già dilapidate (quelle poche disponibili) per effetto delle inutili regalie fiscali di cui si è detto.
Il pacchetto di misure oggetto del provvedimento oggi al nostro esame, benché enormemente dilatato dall'attività emendativa svolta in Commissione, non è dunque idoneo, dal nostro punto di vista e non solo dal nostro, ad incidere in modo significativo sul recupero di competitività del sistema e ciò anche considerando che alcune misure, di cui parlerò in prosieguo, che hanno incontrato il nostro consenso e sono a costo zero, non sono idonee a dispiegare effetti né nel breve, né nel medio periodo.
Mi riferisco, in particolare, alle misure che riguardano la riforma del codice di procedura civile e quella della disciplina del fallimento, su cui intendo brevemente soffermarmi.
Sulla procedura civile, il Governo si era limitato ad introdurre nel decreto misure assolutamente marginali riguardanti, in particolare, il sistema delle notificazioni degli atti. Tale scelta minimalista era tanto più ingiustificata in considerazione del fatto che in Commissione giustizia il lavoro lungo e complesso, finalizzato a riscrivere e modificare numerosi articoli del codice di procedura penale, si trovava in fase conclusiva, dopo mesi di lavoro comune e concertato tra Governo, maggioranza e opposizione.
Noi ci siamo fatti carico di presentare ben 102 emendamenti, che riproducevano esattamente i testi già esaminati e licenziati in Commissione, con il voto quasi sempre unanime di maggioranza e opposizione. II Governo, piuttosto che predisporsi ad accogliere tali condivise proposte, in un primo momento ha tentato di ottenere un'ennesima delega per riformare il codice.
La tempestiva iniziativa dei colleghi di entrambi gli schieramenti, tra cui il presidente Caruso, il relatore, chi vi parla ed altri, ha consentito di presentare un corposo emendamento contenente gran parte del lavoro svolto in Commissione giustizia, in tal modo costringendo il Governo a rinunciare alla richiesta di delega ed accettare il testo congiuntamente proposto.
Abbiamo così ottenuto l'approvazione in Commissione, e mi auguro in Aula, di un pacchetto di norme innovative del processo di cognizione, del procedimento cautelare, di quello esecutivo e di altre parti del codice che consentiranno di ottenere un processo civile improntato a maggiore celerità e speditezza, un processo esecutivo più moderno e più efficace relativamente ai modi e tempi di soddisfazione delle pretese creditorie e numerose altre disposizioni innovative del codice di rito civile.
Noi salutiamo con soddisfazione tale risultato non soltanto perché le norme di riforma approvate in Commissione ci restituiscono un rito civile migliore, più celere e moderno (benché non risolutive dei cronici ritardi e degli enormi arretrati della giustizia civile), ma perché con tale iniziativa si è dimostrato che quando in tema di giustizia si vuole discutere e fare uno sforzo per migliorare il sistema, l'opposizione non soltanto non si sottrae, ma anzi fornisce il suo contributo a fare le riforme che servono alle famiglie e alle imprese.
Ci auguriamo che tale esempio possa costituire un monito alla maggioranza, utile ad arrestare il cammino di altre devastanti riforme in materia penale, a partire da quella sulla prescrizione e sulla recidiva, che costituisce un vergognoso tentativo di cancellare migliaia di processi.
Analoga soddisfazione non possiamo purtroppo esprimere sul modo con il quale si è intervenuti sulla materia fallimentare, sulla quale pure ritenevamo e riteniamo si dovesse necessariamente intervenire. Abbiamo sì apprezzato talune norme, in particolare in materia di concordato preventivo e di ristrutturazione dei debiti, ma riteniamo che quelle sulla revocatoria fallimentare, già contenute nel decreto, portino a svuotare sostanzialmente tale istituto, che costituisce l'unico presidio a tutela dell'integrità del patrimonio delle imprese in crisi, e quindi della par condicio creditorum.
Fatto ancor meno condivisibile - è costituito dal rifiuto del Governo e della maggioranza di recepire, analogamente a quanto avvenuto per il codice di procedura civile, il testo di riforma del fallimento e delle altre procedure concorsuali, anch'esso da tempo esaminato e discusso dalla Commissione di merito.
Anche per tale importante riforma e per i connessi profili penalistici, abbiamo presentato emendamenti che recepiscono il lavoro comune che è stato da tempo definito in Commissione, ma il Governo ha preferito chiedere ed ottenere una generica delega, in tal modo abusando nuovamente dell'istituto della delega legislativa e rinviando nel tempo l'approvazione di tale importante riforma.
Ancor più grave è stato l'atteggiamento tenuto sulla riforma delle professioni, per la quale il Governo ha preferito introdurre poche norme confuse e contraddittorie, già efficacemente commentate dai colleghi Morando e Battafarano.
La parte più importante della riforma del fallimento e delle professioni devono, dunque, ancora attendere, secondo la prospettazione del Governo, nonostante proprio tali riforme fossero necessarie per introdurre discipline utili, da un lato a prevenire l'irreversibilità delle crisi di impresa, ovvero a normare le patologie aziendali in funzione della salvaguardia del loro patrimonio ed avviamento, e dall'altro ad introdurre le non più rinviabili norme di liberalizzazione ed apertura del mercato delle libere professioni.
Siamo, quindi, in presenza di un'occasione in larga parte mancata, cosicché non è difficile prevedere che con questo provvedimento l'economia italiana non supererà l'affanno e non avvierà a soluzione i molteplici fattori del suo arretramento, sempre più evidenti e sempre più preoccupanti, come ha fatto rilevare il relatore di minoranza, senatore Caddeo.
Ci auguriamo soltanto che almeno le misure positive menzionate vengano approvate dall'Aula, anche se il Governo dovesse, come sembra, porre la fiducia sul provvedimento. (Applausi dal Gruppo DS-U).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Semeraro. Ne ha facoltà.
SEMERARO (AN). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto d'intervenire in discussione generale perché ho avvertito la necessità di esporre il mio pensiero in ordine ad un provvedimento che ritengo particolarmente importante non soltanto in se stesso, ma anche in relazione al momento in cui interviene, in riferimento cioè al contesto sociale sul quale andrà ad incidere.
Ho seguito con molta attenzione il dibattito che si è svolto fino a questo momento. Devo dire, con grande franchezza ed estrema semplicità, che l'intervento del relatore è stato decisamente chiaro ed oltremodo esaustivo in ordine agli intendimenti propri del provvedimento. Noi non avevamo bisogno di essere convinti, v'è da dire però che le parole del relatore trovano il nostro pieno plauso: condividiamo perfettamente tutte le sue affermazioni.
Viceversa, mi hanno meravigliato molto gli altri interventi che si sono finora susseguiti. Per la verità, vi siamo in un certo qual modo abituati perché dall'inizio della legislatura non credo vi sia stato un solo provvedimento in riferimento al quale vi è stato un sia pur minimo riconoscimento da parte degli esponenti della opposizione.
Non soltanto non vi è stata disponibilità ad un confronto e ad una collaborazione, che sarebbe auspicabile ed è sempre cosa ben gradita, soprattutto quando sono allo studio provvedimenti di così grande importanza, ma debbo dire che, come in tante altre, anche in questa occasione, abbiamo sentito ripetere le solite preoccupazioni, le solite perplessità, le solite titubanze, le solite accuse di scarsa operatività e di scarsa sensibilità per le esigenze del nostro territorio.
Ritengo invece che il provvedimento sia oltremodo utile, anzi sia indispensabile e perfettamente capace di inserirsi nel contesto sociale del momento. Non posso adagiarmi sulle affermazioni che ho sentito poco fa, secondo le quali questo provvedimento desterebbe preoccupazioni e non sarebbe capace di portare ai risultati che tutti noi auspichiamo. Sono affermazioni generiche che non convincono e non possono convincere; né possiamo sentirci soddisfatti da osservazioni relative ad un caso marginale disciplinato dal provvedimento come l'aumentato numero delle sedi notarili.
È stato chiesto: che cosa volete che interessi l'aumentato numero di sedi notarili? Ogni misura, ogni riferimento singolarmente preso può anche non interessare, ma nel complesso il provvedimento ha una grande valenza.
Per essere più chiari, con riguardo specifico all'esempio citato, la misura non è stata inserita per il capriccio, magari sciocco, di aumentare il numero dei notai, ma soltanto perché si è sentita la necessità di attuare una maggiore distribuzione dell'attività notarile. Va inoltre evidenziato che un cospicuo aumento di sedi notarili comporta un cospicuo aumento di attività lavorative se è vero, come è vero, che ogni nuovo studio notarile comporta un incremento di carattere impiegatizio.
Allora, tutto questo serve a rispondere ad esigenze concrete, a meno che non ci si voglia trincerare soltanto dietro affermazioni sterili, ma in ogni caso non concludenti.
Uno degli aspetti principali di questo provvedimento - motivo per il quale essenzialmente intervengo - è la tanto voluta ed auspicata riforma del codice di procedura civile, che ha costituito oggetto di un emendamento formulato dall'intera Commissione giustizia, che è la Commissione preposta all'esame del provvedimento nella sua interezza, e che noi adesso ci prepariamo ad approvare.
Si tratta di una conquista. Smentendo anche in questo caso le affermazioni dei nostri cortesi avversari politici (secondo i quali saremmo portati ad interessarci soltanto del diritto per i suoi risvolti penali o molto spesso del diritto per i risvolti di carattere personale come pure è stato detto), ci siamo fatti carico anche della riforma del codice di procedura civile, da tanto tempo auspicata e mai attuata.
Tra l'altro, il codice di procedura civile non è stato inventato ieri, esiste da tempo, ha regolato i procedimenti giudiziari e civili per tantissimo tempo, e avrebbe potuto pur costituire oggetto di attenzione da parte del passato Governo, mentre non lo è stato.
Noi, con questa maggioranza e con il Governo, ci siamo fatti carico anche di questa riforma, complessa e lunga perché il codice di procedura civile non è cosa da poco; non è faccenda risolvibile in pochissime battute. Si tratta di una riforma che ha impegnato moltissimo la Commissione presso la Camera dei deputati; è arrivato in questo ramo del Parlamento un progetto di riforma; la Commissione giustizia del Senato si è impegnata ad esaminarla; ha introdotto delle innovazioni e soprattutto - ecco il risultato utile - vi è stato il costruttivo apporto dell'intera Commissione, per cui si è avuta la possibilità di procedere a una riforma che certamente sarà utile in quel processo di snellimento dell'attività giudiziaria civile che appesantisce moltissimo le nostre sedi giudiziarie.
Non abbiamo fatto questo soltanto per dare impulso ai provvedimenti giudiziari civili, ma anche ed essenzialmente per dare risposte concrete. Siamo infatti convinti - non mi pare che possa trovare giovamento avversa affermazione - che la giustizia intanto è tale, in quanto arriva in tempi brevi; una giustizia che si realizzi in tempi lunghi finisce per non essere più tale perché molte volte l'interesse stesso all'applicazione del principio del diritto svanisce o tende ad attenuarsi.
Tutto questo allontana il cittadino dalle istituzioni, avendo questi necessità di sentirsi tutelato anche attraverso un sistema giudiziario capace di dare risposte immediate. A mio parere, il processo civile è quello che ha interessato, interessa e interesserà la stragrande maggioranza dei cittadini italiani. Il processo penale probabilmente interesserà una parte minoritaria, ma ritengo che non vi sia stato cittadino italiano che non si sia cimentato in una controversia di carattere giudiziario civile sia pur minima, per non pensare, poi, alle controversie più consistenti, dove sono in ballo rilevanti interessi che riguardano anche la produzione, l'attività, i rapporti tra i cittadini con le istituzioni e quant'altro.
Tutto questo per dire che ci siamo impegnati nello studio completo del codice di procedura civile, intervenendo opportunamente innanzitutto nel processo di cognizione, per far sì che tutti quei vuoti o quelle udienze inutili che servono soltanto per qualche inutile attesa o per lo scambio di qualche informazione vengano eliminati e si giunga subito alla realtà operativa concreta.
Siamo poi fortemente intervenuti per rendere più idonei i procedimenti esecutivi, per assicurare la migliore realizzazione del credito da parte dei creditori con il minor sacrificio possibile da parte dei debitori. Ritengo che si sia riusciti a fare tutto questo.
Siamo anche utilmente intervenuti in tutto il sistema dei procedimenti cautelari, cioè in quei procedimenti che sono a volte capaci di risolvere nell'immediatezza la contesa giudiziaria.
Siamo pertanto fieri di questa riforma così come di quella, a cui pure è stato fatto riferimento, del diritto fallimentare: si tratta di due branche del diritto che - come prima ho detto - interessano moltissimo i nostri cittadini e che certamente saranno all'altezza di rispettare e realizzare al meglio le esigenze di giustizia della nostra Nazione.
Tutte queste misure si inseriscono in un disegno di legge che, anche sotto il profilo economico e per gli impulsi che saprà dare all'auspicato sempre maggiore sviluppo, sarà senza dubbio idoneo a realizzare gli intenti desiderati. (Applausi dai Gruppi AN e FI).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Michelini. Ne ha facoltà.
MICHELINI (Aut). Signor Presidente, signor Vice ministro, onorevoli colleghi, quello della competitività è un provvedimento molto atteso perché il nostro sistema produttivo si è inceppato e la crescita economica è così debole da far temere l'inizio di una fase di recessione.
Il Governo lo aveva annunciato come parte integrante della manovra di finanza pubblica per il corrente anno ed avrebbe dovuto quindi accompagnare la finanziaria 2005. Ora siamo ormai giunti a quasi metà anno ed il ritardo è di tutta evidenza.
Non è però solo il ritardo che deve far riflettere perché è ben più importante verificarne l'efficacia sullo sviluppo della nostra economia. Dobbiamo innanzitutto constatare che il provvedimento elaborato dal Governo si presenta come provvedimento disarticolato e molto complesso: disarticolato perché si compone del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, del quale si sta esaminando la conversione in legge con il provvedimento in esame, e del disegno di legge n. 5736, attualmente all'esame della Camera dei deputati; complesso perché sia il decreto-legge che il disegno di legge contengono disposizioni molto numerose riguardanti materie diverse fra di loro.
II decreto-legge che stiamo esaminando in Senato contiene disposizioni in materia doganale, in materia fallimentare e processuale civile e delle libere professioni, in materia di procedura amministrativa, di interventi infrastrutturali, per la ricerca, le tecnologie digitali, le piccole imprese, le garanzie bancarie, ancora in materia di agricoltura, di turismo, di previdenza complementare e di volontariato.
Alla stessa stregua, il disegno di legge che sta esaminando la Camera dei deputati contiene disposizioni in materia di credito, in materia fallimentare e processuale civile, di procedimenti amministrativi, di tributi locali (con la delega), di attività produttive (pure con la delega), di contabilità pubblica (anche qui con la delega), di energia elettrica, di investimenti infrastrutturali e dell'innovazione ed ancora in materia di diffusione delle tecnologie, di aree sottosviluppate, del settore agroalimentare, di previdenza complementare, di ammortizzatori sociali, infine in materia scolastica e del volontariato sociale.
Ho ritenuto opportuno riportare sia pure in sintesi, le materie trattate dai due provvedimenti per mettere in evidenza come molte di esse coincidano, anche se, evidentemente, le disposizioni contenute nel decreto-legge in una specifica materia sono diverse da quelle riportate nel disegno di legge per la materia stessa.
Ciò che però difetta è il fatto che il Governo non ha esplicitato le ragioni che lo hanno indotto a predisporre due provvedimenti per conseguire un unico scopo ed in più a presentarli uno alla Camera dei deputati ed un altro al Senato della Repubblica.
Il rischio che si producano norme scoordinate con disposizioni contraddittorie è molto alto e ciò non giova certo ad agevolare il conseguimento dell'obiettivo della competitività del nostro sistema economico.
Il silenzio del Governo si riscontra anche sulla misurazione dell'efficacia dei provvedimenti, perché sia la relazione illustrativa che la relazione tecnica nulla dicono in ordine all'impatto che le misure proposte potranno avere sul prodotto interno lordo. Le relazioni tecniche ai due provvedimenti sviluppano invece il tema degli effetti delle misure in esse contenute sulla finanza pubblica.
Sotto questo aspetto, il decreto-legge al nostro esame reca interventi e misure di sostegno nelle materie sopra indicate con un onere per la pubblica amministrazione di 804 milioni di euro per il 2005, 1.179 milioni di euro per il 2006 e 1.023 milioni di euro per il 2007.
Le risorse per il loro finanziamento vengono rinvenute in massima parte nella riduzione di spese iscritte nei fondi globali o in capitoli di bilancio a sostegno di altri interventi; solo in piccola parte (l'11 per cento, ad esempio, nel 2005) si provvede con maggiori entrate, derivanti dall'aumento dell'accisa sulla birra e sugli alcolici.
Il disegno di legge all'esame dell'altro ramo del Parlamento, ben più consistente del nostro decreto-legge sotto il profilo delle sue disposizioni, introduce interventi per 25 milioni di euro nel 2005, 219 milioni di euro nel 2006 e 304 milioni di euro nel 2007, alla cui copertura provvede attraverso riduzioni di spesa ed in minima parte con l'aumento di entrate riguardanti l'imposta sui tabacchi.
Nel loro complesso i due provvedimenti, oltre a non movimentare risorse significative che potrebbero dare credibilità ad una qualche loro efficacia sull'aumento della ricchezza nazionale, peggiorano i conti pubblici in quanto aumentano l'indebitamento netto per un importo che è sì minimale (68,4 milioni di euro), ma che preoccupa se si pensa che, in sede ECOFIN ma anche del Fondo monetario internazionale, si stima il disavanzo dei conti della pubblica amministrazione del nostro Paese per l'anno in corso in un 3,5 per cento del PIL, ben al di sopra di quanto consentito dal Patto di stabilità e crescita e comunque al di sopra di quel 2,7 per cento che la finanziaria 2005 avrebbe dovuto garantire con una manovra, lo ricordiamo, che è stata di 24 miliardi di euro.
La debolezza del nostro sistema economico, che è causa del rallentamento della crescita del prodotto interno lordo, non è emersa soltanto in questi ultimi tempi: è invece un fenomeno ben conosciuto in quanto risale ad una decina di anni fa, essendo stato rilevato da varie centrali nazionali e mondiali oltre che descritto da vari studiosi.
Lo ricordo con il pensiero di Luca Ricolfi in «Dossier Italia: a che punto è il Contratto con gli italiani», in quanto autore che ispira le proprie ricerche al principio dell'evidenza ed al riscontro documentale dei dati.
Per quanto riguarda i prezzi, con l'indicatore di competitività messo a punto dalla Banca d'Italia e cioè il tasso di cambio effettivo, reale dei manufatti italiani rispetto a quelli dei principali partner commerciali, si rileva che: la perdita di competitività è stata particolarmente forte tra il 1995 e il 1996 e tra il 2002 e il 2003 (ad esempio, fatto 100 l'indice dei prezzi nel 1995, l'Italia ha registrato incrementi, cioè perdite di competitività, del 16,8 per cento, di fronte a una Germania che invece ha guadagnato in competitività per un 7,9 per cento).
Per quanto concerne l'export, la perdita delle quote di mercato è stata molto rapida negli anni 1996-2001, ma è continuata anche negli anni 2001-2003 ed è particolarmente pronunciata nei confronti dei mercati europei e, contrariamente a quanto si sente spesso affermare, essa non è parte di un comune problema europeo. Infatti, sia negli anni ante-crisi (1996-2001), sia nell'ultimo biennio (2001-2003), la quota dell'export dell'UEM sull'export OCSE è aumentata, nonostante il forte apprezzamento dell'euro.
Per quanto riguarda la crescita, utilizzando gli indicatori fondamentali della crescita - cioè la produzione industriale, il PIL ed il PIL per abitante - si rileva come la crescita dell'Italia nel periodo 1992-1997 è allineata a quella dell'Europa, ma che l'Europa non regge il passo degli altri Paesi OCSE né in termini assoluti (crescita del PIL) né in termini relativi (crescita del PIL per abitante). Nel periodo 1997-2001 la crescita europea torna ad allinearsi con quella dell'OCSE, ma l'Italia non regge più la corsa nei confronti dell'Europa né in termini di produzione, né in termini di PIL, né in termini di PIL per abitante.
Di un profilo così problematico dell'andamento dell'economia italiana aveva perfetta conoscenza anche l'attuale maggioranza, che delle difficoltà economiche del nostro Paese ha fatto un cavallo di battaglia nella competizione elettorale per il rinnovo del Parlamento del 2001.
Ne era convinto anche il Governo che, con il DPEF 2001-2006, constatando che "negli anni '90 la parte maggiore e più significava degli indici internazionali marca il progressivo spiazzamento competitivo del nostro Paese rispetto agli altri Paesi concorrenti" proclamava, riferendosi ai cinque anni della XIV legislatura, che stava per iniziare "una legislatura in cui il nostro Paese può, anzi deve decidere il suo futuro: l'alternativa è tra declino e sviluppo. Il declino è evitabile, lo sviluppo è possibile. Possiamo cambiare politica, invertire la tendenza, passare dal declino allo sviluppo".
Tutti i dati a disposizione, signor Presidente, così come quelli sopra riportati, dimostrano in maniera incontrovertibile che gli andamenti riflessivi della nostra economia si sono accentuati a partire da questa legislatura e che, quindi, questo Governo non solo non ha saputo cogliere i segni di ripresa che potevano derivare dalla riforma monetaria introdotta dal precedente Governo di centro-sinistra, ma ha messo in cantiere un insieme di interventi tutti volti a declinare il tema della fiscalità come leva per la ripresa economica che hanno dimostrato la loro inefficacia.
Anche nei primi mesi di quest'anno, infatti, gli indicatori non portano notizie buone, in quanto denunciano una produzione industriale con segni preoccupanti di cedimento, un calo delle esportazioni ed un aumento del PIL molto contenuto (si stima uno 0,7 per cento).
Ho fatto richiamo alle condizioni in cui versa l'economia del Paese e le sue dinamiche, a fronte anche delle azioni di Governo di quest'ultimo periodo, per dire che la situazione è molto seria e che dobbiamo quindi leggere questo provvedimento non solo sotto il profilo della sua corrispondenza alle linee guida richieste dall'Unione Europea ai Paesi aderenti, note come Lisbona 2, ma anche e soprattutto sotto quello della sua idoneità ad affrontare una crisi strutturale che investe la nostra società e la nostra economia.
Ebbene, la Commissione bilancio ha lavorato molto - come è stato già ricordato - su questo provvedimento apportandovi numerose modifiche, con l'obiettivo anche di trasferire in esso molte delle disposizioni contenute nel disegno di legge n. 5736 all'esame della Camera.
L'iniziativa è senz'altro apprezzabile poiché, così facendo, si può superare il pericolo dello scoordinamento delle norme che ho paventato all'inizio, ed è anche apprezzabile per quelle parti con le quali si è dato avvio alla riforma del diritto fallimentare e processuale civile, che lo rendono più consono alle esigenze del mercato. Ciò che non convince, però, è la sua parzialità ed il fatto della delega che porta troppo in avanti nel tempo la sua entrata in campo.
Anche gli interventi per i rapporti con l'estero incentrati sul "sistema informativo visti", e sull'incarico SIMEST di intervenire nel capitale di rischio delle società che rientrano in Italia o che investono in attività aggiuntive, possono essere utili ma non certo sufficienti a togliere le nostre imprese dalla condizione di inferiorità organizzativa nei confronti degli altri Paesi concorrenti sull'estero.
Stessa considerazione può essere fatta in ordine alle numerose disposizioni volte a favorire l'innovazione di processo e di prodotto delle nostre imprese, poiché non si utilizzano fondi freschi ma fondi distolti da altri scopi. Il fare leva poi sul credito di imposta a domanda per favorire la concentrazione delle piccole imprese è misura insufficiente, come insufficiente è la riforma degli incentivi che trasforma i mutui agevolati in contributi in conto capitale.
Per lo sviluppo delle infrastrutture si utilizzano risorse del Fondo aree sottoutilizzate, cambiandone con ciò le destinazioni fatte due anni fa.
Non molto convincenti sono poi le altre numerose disposizioni in materia di agricoltura, di turismo, di previdenza integrativa, di ONLUS, poiché le relative misure, pur condivisibili, non assumono carattere strutturale ed anche perché le risorse messe in campo sono del tutto insufficienti a produrre gli effetti che il provvedimento si propone.
In ultima analisi, signor Presidente, sembra che il provvedimento che stiamo esaminando sia frutto di un dovere piuttosto che di un convincimento.
D'altra parte, dobbiamo essere consapevoli che il compito è molto impegnativo perché conferire oggi al sistema Italia il carattere della competitività non è soltanto opera di ingegneria economica, ma è soprattutto opera paziente e illuminata della politica per infondere negli animi la voglia di costruire una società migliore: una società più giusta, più accogliente, più aperta alla modernità, più creativa, più operosa. Vale a dire una società che, avendo metabolizzato il proprio passato, sa intraprendere un nuovo cammino in Europa ricostruendo la comprensione tra le persone, la coesione tra le famiglie, la concertazione tra le parti sociali e le alleanze tra le istituzioni.
per le sedute di mercoledì 27 aprile 2005
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, mercoledì 27 aprile, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 20,07).
Governo, testo delle dichiarazioni programmatiche (integrato dalla comunicazione dull'inchiesta per la morte del dottor Calipari) consegnate dal Presidente del Consiglio dei ministri
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento mi ha appena riferito che poco fa la Conferenza dei Capigruppo ha chiesto al Governo di venire in Aula a riferire sull'inchiesta per la morte del dottor Calipari e il ferimento di Giuliana Sgrena.
Mi consenta perciò, signor Presidente, di premettere al mio discorso una breve comunicazione in proposito.
Mi dispiace che qualche improvvida indiscrezione abbia portato qualcuno a parlare impropriamente delle "conclusioni" di un'inchiesta che invece non è ancora conclusa.
Naturalmente non commenterò queste indiscrezioni. Il Governo, anche per gli impegni assunti, parlerà solo al momento opportuno. Lo farà cioè quando tutti gli esiti dell'inchiesta saranno stati compiutamente definiti.
Del resto, è a tutti noto che il mandato assegnato ai rappresentanti del nostro Paese era quello di accertare la verità anche per rendere giustizia ad un eroe come il dottor Nicola Calipari. A questo mandato i nostri rappresentanti si sono scrupolosamente attenuti.
Come ho già anticipato al presidente Casini, non appena le circostanze lo consentiranno, verrò subito a riferire in Parlamento.
Signor Presidente, signori senatori, nei giorni scorsi la coalizione di centro-destra, la Casa delle Libertà, ha dato prova che le ragioni di fondo per cui è nata non sono venute meno. Nessuno della maggioranza, in questi giorni, ha mai messo in discussione le ragioni del nostro stare insieme.
La Casa delle Libertà è nata non come un cartello elettorale, ma da una profonda condivisione di valori e di intenti che lega i nostri elettori prima ancora che i nostri partiti. Questo perché la Casa delle Libertà è la sintesi più originale e moderna di tutte le forze riformatrici, le forze del cambiamento che nell'ultimo decennio si sono costituite nel nostro Paese. E il suo disegno riformatore resta il più adeguato per l'oggi e per il domani.
Proprio per questo sono convinto che la vicenda di queste settimane abbia portato ad una più forte consapevolezza delle ragioni del nostro stare insieme e abbia posto le basi per proseguire il nostro cammino comune, anche in vista di una prossima auspicabile trasformazione dell'alleanza di oggi in un soggetto unico destinato a segnare per decenni la storia politica italiana.
Sono stati, quelli trascorsi, i quattro anni più difficili della storia recente: gli anni del terrorismo internazionale, della crisi dei rapporti euro-atlantici, della più lunga crisi economica europea, del cambio della moneta, con tutte le conseguenze positive e negative che ne sono derivate.
In Europa, al ciclo economico positivo della fine degli anni Novanta è seguita una fase di forte rallentamento dello sviluppo causata da fattori che con evidenza crescente negli ultimi anni sono progressivamente usciti dal controllo dei Governi nazionali. Governi che hanno ceduto all'Unione Europea le tradizionali leve di politica economica e monetaria, di bilancio pubblico, del commercio con l'estero.
In questo quadro i margini di manovra dei Governi nazionali si sono molto ristretti e poco possono influire sulla dinamica della crescita.
L'impatto dell'euro sulle nostre economie e sui comportamenti degli attori economici e il suo rilevante avvaloramento si sono sommati ad eccessi di regolamentazione che hanno prodotto aumenti dei costi per tutte le imprese europee e diminuzione della convenienza di tutti i prodotti europei. Contemporaneamente, si sono aperte, senza criteri di reciprocità e senza parità di condizioni competitive, le frontiere alla concorrenza asiatica.
L'Europa, solo oggi e grazie all'iniziativa italiana, sta rivedendo le regole del Patto di stabilità e di crescita.
Dunque: terrorismo, bassa crescita dell'economia e la nuova moneta ipervalutata hanno prodotto una crescente incertezza e aspettative negative che hanno a loro volta concorso al rallentamento dell'economia.
Nonostante queste difficoltà, il Governo negli ultimi quattro anni ha tenuto sotto controllo i conti pubblici, ha diminuito la pressione fiscale e ha messo in atto una serie di riforme volte alla crescita e allo sviluppo.
L'Italia, dal 2001 ad oggi, ha sempre rispettato il vincolo del 3 per cento nel rapporto tra deficit e PIL, cosa che altri grandi Paesi, Francia e Germania in testa, non sono riusciti a fare. L'Italia invece continuerà a rispettare anche quest'anno le regole del riformato Patto di stabilità e di crescita.
Nel corso di questi anni il Governo ha realizzato alcune importanti riforme: da quella del mercato del lavoro, a quella delle pensioni, da quella della scuola a quella delle opere e delle infrastrutture pubbliche. Riforme delle quali rivendichiamo la rilevanza per la modernizzazione del Paese.
Abbiamo avviato infine la riforma fiscale, con la riduzione delle tasse soprattutto a favore dei redditi più bassi e intendiamo proseguire su questa strada.
In quest'ultimo anno di legislatura, oltre a completare le riforme in corso, ci proponiamo un'azione concentrata su alcune priorità capaci di produrre un impatto immediato sull'attività economica e sulle aspettative dei cittadini, delle imprese e dei mercati.
Opereremo per sostenere il potere d'acquisto delle famiglie.
Opereremo per rilanciare gli investimenti e la crescita della competitività delle imprese.
Rafforzeremo la nostra azione per il Sud.
Proseguiremo l'azione di risanamento della finanza pubblica e della riduzione del debito.
Per la famiglia abbiamo già fatto molto negli anni trascorsi.
Su di essa si concentra la responsabilità delle nuove vite, dell'educazione dei giovani e dell'assistenza agli anziani, su di essa è gravato maggiormente il costo della vita dovuto al cambio della moneta. Dobbiamo, quindi, fare di più operando sul potere d'acquisto attraverso il fisco, attraverso i contratti, attraverso le tariffe pubbliche.
Per le famiglie più deboli e numerose dobbiamo proseguire e irrobustire la politica delle deduzioni fiscali.
Provvederemo anche alla rapida chiusura del contratto del pubblico impiego per il biennio 2003-2004 e, insieme, per il biennio successivo.
Con uguale impegno definiremo il nuovo contratto dei medici.
Ci adopereremo affinché anche i contratti del settore privato giungano a rapida conclusione. Siamo sicuri che la riduzione del cuneo fiscale che si verificherà a seguito degli interventi sull'IRAP faciliterà la conclusione di tali contratti.
È altrettanto fondamentale nella nostra strategia il rilancio della competitività delle imprese e la ripresa degli investimenti.
A tal fine diventerà presto legge il Piano d'azione per lo sviluppo, in cui sono contenute riforme strutturali decisive come la riforma degli incentivi alle imprese, i nuovi ammortizzatori sociali, l'avvio dei fondi pensione, la riforma del diritto fallimentare, la velocizzazione del processo civile e la semplificazione burocratica.
Intendiamo, come abbiamo già ricordato, riformare l'IRAP con la conseguente riduzione fiscale a favore delle imprese, al fine di abolire totalmente in un triennio l'IRAP sul lavoro.
Lo sgravio previsto è di 12 miliardi, distribuito in tre anni.
Si tratta di una riforma che consentirà di ridurre sensibilmente il costo del lavoro e il cuneo fiscale che separa la retribuzione lorda da quella netta.
Rafforzeremo il premio di concentrazione per le piccole e medie imprese.
Accompagneremo l'irrobustimento del sistema creditizio nel pieno rispetto delle logiche di mercato.
Daremo una forte accelerazione alle procedure per i nuovi investimenti già previsti per la realizzazione delle grandi opere infrastrutturali.
Per quanto riguarda il Sud, la nostra azione si concentrerà su alcuni obiettivi precisi: l'impiego tempestivo dei 22,5 miliardi disponibili in conto capitale; l'avvio immediato del Fondo rotativo, in modo da convogliare verso il Sud nuovi e aggiuntivi flussi di credito bancario; l'introduzione di strumenti di fiscalità di vantaggio a favore delle imprese; l'accelerazione per il completamento delle infrastrutture che riguardano il Mezzogiorno avviate con la legge obiettivo.
Il Governo è impegnato, altresì, a sostenere con la massima determinazione gli interessi del Mezzogiorno nel difficile negoziato in corso anche in queste ore a Bruxelles sul bilancio comunitario 2007-2013. L'obiettivo principale è quello di assicurare al Mezzogiorno un volume di risorse non inferiore a quello derivante dalla proposta della Commissione.
Tutto il nostro programma sarà attuato in un quadro di stabilità finanziaria, così da mantenere salda la fiducia degli investitori e dei mercati.
Il Governo, come ho già ricordato, nei quattro anni trascorsi ha mantenuto il rapporto tra deficit e PIL entro i limiti previsti dal Patto di stabilità e di crescita ed ha ridotto il peso del debito pubblico sul PIL.
Nonostante la congiuntura economica, siamo intenzionati a rispettare anche per il futuro gli impegni europei ed a proseguire sulla strada della riduzione del debito, con l'obiettivo di portarlo al di sotto del 100 per cento del PIL.
Per conseguire tali risultati, oltre ai tagli già in corso a sprechi e privilegi, intendiamo anche quest'anno mantenere il controllo sull'aumento tendenziale delle spese dello Stato e dei trasferimenti, con l'introduzione di criteri selettivi e premiali; nella scorsa finanziaria abbiamo adottato la regola generalizzata del limite del 2 per cento.
Dobbiamo continuare a porre un freno all'incremento della spesa pubblica mosso dagli automatismi e dalle dinamiche instaurate negli anni Novanta. Lo faremo adottando criteri selettivi della spesa che premino i comportamenti virtuosi delle amministrazioni e gli investimenti infrastrutturali. Non possiamo disperdere risorse negli automatismi della spesa pubblica. Il principio di leale collaborazione tra lo Stato e le amministrazioni locali deve registrare lo stesso impegno sia da parte del Governo nazionale che da parte dei governi locali.
Signor Presidente, onorevoli senatori, la compagine di Governo che oggi si presenta alle Camere ha le carte in regola per realizzare il programma che vi ho illustrato.
La coalizione di maggioranza ha i numeri e le capacità per portarlo a compimento. Porteremo a compimento anche la riforma costituzionale dello Stato che il Parlamento ha già approvato in prima lettura e che sarà definitivamente varata in questa legislatura in tempi tali da far svolgere il referendum confermativo nella seconda metà del 2006.
Siamo consapevoli delle difficoltà che stiamo attraversando, ma abbiamo la coscienza di avere fino ad oggi operato positivamente nell'interesse del Paese con l'indispensabile sostegno del Parlamento che voglio qui, oggi, ringraziare.
Ma voglio anche ricordare a tutti gli amici della maggioranza che più di dieci anni fa abbiamo iniziato un cammino comune per costruire qualcosa che in Italia non c'era.
Una coalizione politica che in un quadro di libertà fosse in grado di dare coesione e identità alla maggioranza moderata e liberale del Paese, a quei milioni di italiani che chiedevano e chiedono cambiamento, riforme, modernizzazione, e uno Stato al servizio dei cittadini e non più i cittadini al servizio dello Stato.
Noi della Casa delle Libertà, tutti insieme abbiamo dato voce e rappresentanza politica, identità e coesione a questa parte maggioritaria del Paese; tutti insieme abbiamo dato vita a un nuovo modo di affrontare la politica e le sue sfide.
Dovremmo tutti sentire l'orgoglio di quanto abbiamo fatto insieme in questi anni di Governo: abbiamo garantito al Paese una guida sicura, abbiamo messo fine all'instabilità permanente degli Esecutivi, abbiamo accresciuto, e di molto, il ruolo e il prestigio internazionale dell'Italia, abbiamo realizzato riforme rinviate per decenni, abbiamo dato avvio a un lavoro imponente di modernizzazione e di cambiamento profondo del Paese, portandoci sulle spalle il terzo debito pubblico del mondo.
Io sono orgoglioso di questa nostra storia comune, questa nostra storia di più di un decennio vissuta con una passione e una determinazione che ci hanno consentito di superare insieme ostacoli che apparivano difficili se non addirittura insormontabili. Ora, per guardare al futuro e per rilanciare la nostra azione dobbiamo darci un orizzonte nuovo, dobbiamo cogliere una sfida più alta: dobbiamo dare pieno compimento al bipolarismo italiano che troppe contraddizioni ha dovuto patire in questi due lustri.
Dobbiamo far vivere i nostri ideali ed i nostri valori sotto il tetto di una nuova casa comune.
Riflettiamoci, riflettiamoci tutti insieme.
Si tratta di una prospettiva possibile per portare a piena maturazione la democrazia dell'alternanza e per dare piena funzionalità alle istituzioni della Repubblica.
Sono consapevole delle difficoltà che si frappongono alla realizzazione di un progetto così ambizioso, ma la vita mi ha insegnato che quando si avverte il dovere di un compito occorre trovare il coraggio per adempiervi.
La vita mi ha insegnato anche che il tempo per realizzare un progetto è quello che le circostanze ci assegnano.
Chiedo la vostra fiducia e vi ringrazio.
Commissione parlamentare d'inchiesta sulle cause dell'inquinamento del fiume Sarno, approvazione di documenti
La Commissione parlamentare d'inchiesta sulle cause dell'inquinamento del fiume Sarno ha approvato, nella seduta del 19 aprile 2005, la relazione sull'attività svolta (Doc. XXII-bis, n. 2).
Detto documento sarà stampato e distribuito.
Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con lettera in data 19 aprile 2005, ha inviato, ai sensi dell'articolo 22 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, un parere in merito alla nuova regolamentazione delle attività di informazione scientifica farmaceutica e istituzione dell'albo degli informatori scientifici del farmaco (Atto n. 651).
Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 12a Commissione permanente.
La Corte costituzionale, con lettere in data 21 aprile 2005, ha inviato, a norma dell'articolo 30, comma 2, della legge 11 marzo 1953, n. 87, copia delle sentenze n. 159, n. 160, n. 161 e n. 162 del 7 aprile 2005, depositate nella stessa data in cancelleria, con le quali la Corte stessa ha dichiarato l'illegittimità costituzionale, rispettivamente:
della legge della regione Calabria 5 dicembre 2003 n. 28 (Inquadramento degli ispettori fitosanitari). Detto documento (Doc. VII, n. 181) è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 9a Commissione permanente;
dell'articolo 2, comma 38, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2004). Detto documento (Doc. VII, n. 182) è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 7a Commissione permanente;
dell'articolo 1 della legge della regione Basilicata 31 agosto 1995, n. 59 (Normativa sullo smaltimento dei rifiuti), come modificata dall'articolo 46 della legge regionale 2 febbraio 2001, n. 6 (Disciplina delle attività di gestione dei rifiuti ed approvazione del relativo piano), nella parte in cui fa divieto a chiunque conduca nel territorio della regione Basilicata impianti di smaltimento e/o stoccaggio di rifiuti, anche in via provvisoria, di accogliere negli impianti medesimi rifiuti, diversi da quelli urbani non pericolosi, provenienti da altre regioni o nazioni. Detto documento (Doc. VII, n. 183) è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 13a Commissione permanente;
dell'articolo 4, comma 83, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2004), nella parte in cui non prevede che il decreto del Ministro delle attività produttive sia emanato previa intesa con la Conferenza Stato-Regioni. Detto documento (Doc. VII, n. 184) è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 10a Commissione permanente.
La Corte costituzionale, con sentenza n. 163 del 7 aprile 2005, depositata il successivo 21 aprile, ha dichiarato inammissibile l'intervento del Senato della Repubblica nel giudizio di legittimità costituzionale promosso dalla Corte di Cassazione - Sezione IV penale - con ordinanza 4 febbraio-9 marzo 2004, n. 10772. Con la medesima sentenza, la Corte costituzionale ha dichiarato altresì inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 6, commi 2, 3, 4, 5 e 6, e dell'articolo 7 della legge 20 giugno 2003, n. 140 (Disposizioni per l'attuazione dell'articolo 68 della Costituzione nonché in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato), sollevata, in riferimento agli articoli 3, 24 e 112 della Costituzione, dalla Corte di cassazione con la predetta ordinanza n. 10772.
La decisione di intervenire nel giudizio dinanzi la Corte costituzionale era stata adottata dall'Assemblea con deliberazione del 21 aprile 2004 (Doc. XVI, n. 10).
Ai sensi dell'articolo 139, comma 2, del Regolamento, la sentenza della Corte costituzionale è stata trasmessa alla 1a e alla 2a Commissione permanente. E' stata altresì inviata, per opportuna conoscenza, alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
Il Presidente della Corte dei conti, con lettera in data 19 aprile 2005, ha inviato, ai sensi dell'articolo 52, comma 27, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e dell'articolo 5, comma 6, dell'accordo Stato-Regioni del 24 luglio 2003, la deliberazione del 14 aprile 2005 con la quale la Corte riferisce in ordine alla certificazione non positiva agli accordi collettivi nazionali, sottoscritti dalle parti in data 23 marzo 2005, riguardanti la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale e con i medici specialisti ambulatoriali interni ed altre professionalità sanitarie (Atto n. 650).
Detta deliberazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 12a Commissione permanente.
BUCCIERO - Al Ministro della giustizia - Premesso:
che l'art. 42-ter del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12 (ordinamento giudiziario), stabilisce al primo comma: «I giudici onorari di tribunale sono nominati con decreto del Ministro della giustizia…»;
che tale disposizione si applica anche ai vice procuratori onorari per effetto del rinvio operato dall'art. 71, comma 2, del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12;
che, viceversa, in una nota ministeriale dell'11 gennaio 2001 (prot. AG SC/156) diretta ai Presidenti delle Corti d'Appello e firmata dall'allora direttore dell'Ufficio I della Direzione generale dell'organizzazione giudiziaria e degli affari generali (oggi Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi), si legge, al primo paragrafo: «Si comunica che le SS.LL. sono autorizzate a disporre l'immissione in possesso indipendentemente dal termine previsto dall'art. 10 dell'ordinamento giudiziario, di tutti i professionisti nominati giudici onorari dei Tribunali, decorso il termine di trenta giorni dalla data di ricezione della comunicazione da parte del Consiglio Superiore della Magistratura dell'avvenuta nomina»;
che la menzionata nota ministeriale riproduce esattamente il contenuto di una nota che il 13 gennaio 2000 la stessa Direzione generale dell'organizzazione giudiziaria e degli affari generali aveva inviato ai Procuratori generali della Repubblica presso le Corti d'Appello in relazione all'immissione in possesso dei vice procuratori onorari;
che al quesito presentato il 19 agosto 2004 dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari, e volto ad ottenere chiarimenti in ordine all'immissione in possesso dei vice procuratori onorari di «nuova nomina», l'ottava commissione del Consiglio Superiore della Magistratura (competente per materia) ha risposto e ribadito che: «I vice procuratori onorari di nuova nomina dovranno prendere possesso dell'ufficio trascorsi trenta giorni dalla comunicazione della delibera di nomina da parte del Consiglio Superiore della Magistratura…»;
che, pertanto, da parte del Consiglio Superiore della Magistratura e della Direzione generale dell'organizzazione giudiziaria e degli affari generali (oggi Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi) è invalsa la prassi di procedere all'immissione in possesso dei giudici onorari di tribunale e dei vice procuratori onorari (nel loro insieme, magistrati onorari di tribunale) senza attendere il necessario decreto di nomina del Ministro della giustizia, pur richiesto dalla legge;
che tale grave lesione delle prerogative del Ministro della giustizia ha determinato l'immissione in servizio di decine e decine di magistrati onorari di tribunale privi della necessaria investitura formale;
che a tanto deve aggiungersi:
che il Consiglio Superiore della Magistratura - con la circolare tabellare approvata nel dicembre 2003 in relazione al biennio 2004/2005 - ha motu proprio innovato le competenze e funzioni dei magistrati onorari di tribunale, stabilendo che tutti gli uffici giudiziari italiani - a far tempo dal 2 giugno 2004 - non avrebbero più dovuto fare affidamento sui magistrati onorari di tribunale se non per alcune materie assolutamente ridotte e marginali (nel civile, esecuzioni mobiliari, locazioni ad equo canone e condominio; nel penale, gli affari dell'ex pretura ancora pendenti);
che viceversa l'art. 2, comma 1-bis, della legge 26 febbraio 2004, n. 45 (che ha convertito con emendamenti il decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 354), ha disposto che fino alla programmata riforma della magistratura onoraria, da compiersi entro il 2 giugno 2006, i magistrati onorari di tribunale debbano proseguire nel loro ufficio, senza modificare in nulla le competenze e funzioni loro riconosciute dal decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51 (legge istitutiva, tra l'altro, del cosiddetto «giudice unico»);
che, malgrado tale precisa indicazione normativa, il Consiglio Superiore della Magistratura - rispondendo ad un preciso e articolato quesito posto dal Presidente della prima sezione civile del Tribunale ordinario di Roma - ha disatteso la previsione del legislatore, affermando che: «…la normativa contenuta nella legge 45/04 (che ha autorizzato l'impiego dei giudici onorari di tribunale ai sensi dell'art. 43-bis dell'ordinamento giudiziario sino al 2 giugno 2006, con conseguente spostamento del termine originariamente fissato al 2 giugno 2004) non ha in alcun modo innovato la materia in interesse, sicché le norme della richiamata circolare contenute al capo VII, relativo ai «Giudici onorari di tribunale», non risultano interessate da tale modifica legislativa...»;
che, in ossequio a quanto disposto dal Consiglio Superiore della Magistratura, diversi dirigenti di uffici giudiziari hanno sensibilmente ridotto l'utilizzo dei magistrati onorari di tribunale, disapplicando di fatto la predetta normativa introdotta e confermata dal Parlamento italiano;
che in conseguenza di ciò - e stante la perdurante carenza di organico della magistratura ordinaria professionale - in molte parti d'Italia il servizio giustizia sta patendo disservizi e rallentamenti a tutto discapito dei cittadini utenti,
si chiede di sapere se il Ministro della giustizia non ritenga opportuno intervenire immediatamente, e con quali strumenti, al fine di garantire:
che siano ripristinate le prerogative dello stesso Ministro della giustizia in ordine alla nomina e all'immissione in possesso dei magistrati onorari di tribunale;
che gli uffici giudiziari italiani possano continuare ad avvalersi dell'insostituibile apporto dei magistrati onorari di tribunale e possano quindi continuare a fornire un buon servizio giustizia ai cittadini, così come ha disposto il legislatore con l'art. 2, comma 1-bis, della legge 26 febbraio 2004, n. 45.
(2-00709)
EUFEMI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
l'art. 86, quarto comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 602/73 - concernente il fermo dei beni mobili registrati - prevede l'emanazione di un decreto ministeriale per l'attuazione delle disposizioni previste nel predetto articolo;
al momento dell'introduzione di tale nuova disposizione (1° luglio 1999) si è posto il problema della possibilità di applicare ad essa le disposizioni attuative contenute nel precedente regolamento emanato con decreto ministeriale 7 settembre 1998, n. 503, sulla base della precedente analoga norma contenuta nel decreto del Presidente della Repubblica n. 602/73 (art. 91-bis);
la questione è stata risolta in termini affermativi dall'Amministrazione finanziaria con due pronunciamenti: la circolare n. 221/E del 24 novembre 1999 e la risoluzione n. 64/E del 1° marzo 2002;
successivamente il TAR del Lazio ha disposto la sospensione della procedura di fermo per la mancanza dello specifico regolamento attuativo ed il Consiglio di Stato, con ordinanza del 13 luglio 2004, ha confermato tale decisione ribadendo l'inapplicabilità del «vecchio» regolamento n. 503/98;
a seguito di specifica interrogazione parlamentare 5-03853, presentata alla Camera dei deputati, sulla materia, il Sottosegretario per l'economia e le finanze ha precisato - in data 25 gennaio 2005 - che lo schema di regolamento è stato trasmesso ai Ministeri dell'interno e delle infrastrutture e dei trasporti per poter poi essere inoltrato al Consiglio di Stato per acquisire il necessario parere,
si chiede di sapere se risulti che sono stati acquisiti i sopraindicati pareri da parte dei Ministeri competenti e successivamente dal Consiglio di Stato e quale sia lo stato del provvedimento relativo al fermo amministrativo.
(3-02075)
SODANO TOMMASO - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso:
che il Castello di Policoro, cittadina della Provincia di Matera, dopo anni di abbandono, risulta essere interessato ad un'opera di restauro conservativo;
che per tale restauro il Comune di Policoro ha rilasciato permesso di costruire;
che sono stati diffusi depliant illustrativi da cui risulterebbe che il Castello sarebbe nel futuro adibito a sala convegni, ricevimenti, ristorante, negozi, sale espositive, abitazioni e foresterie;
che per tali destinazioni sarebbe prevista la vendita in maniera frazionata;
che nel corso dei lavori risulterebbero essere stati smantellati i pavimenti dati in regalo come souvenir;
che, a prima vista, il torrino con i colombai realizzato in mattoncini nel 1600 sembrerebbe essere stato sostituito da un torrino in cemento armato;
che delle vendite frazionate si occupa un assessore comunale,
se, in relazione alle prospettate vendite, risulti che è stata data comunicazione alle autorità competenti per l'esercizio del diritto di prelazione e quale sia stata la decisione delle autorità;
se non si ritenga errato e pregiudizievole l'ipotizzato smembramento del Castello con il rischio di una modificazione sostanziale e la perdita della memoria storica;
se sia vero che il restauro conservativo sia consistito anche in sostituzioni e stravolgimenti di parti storicamente importanti;
se e quali azioni si intenda svolgere affinché l'ipotizzato restauro sia veramente tale e non stravolga gli elementi fondamentali della struttura;
se e quali azioni si intenda svolgere affinché venga mantenuta unitariamente la proprietà anche mediante acquisto da parte di enti pubblici;
se si ritenga compatibile la posizione di un assessore comunale con quella di promotore delle vendite frazionate del Castello di Policoro avendo l'Amministrazione Comunale, in passato, manifestato di voler perseguire la finalità di acquisto dell'antico maniero da parte di enti pubblici con utilizzo che meglio garantisse la conservazione.
(4-08561)
STANISCI - Ai Ministri delle attività produttive e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
l'Edipower ha convocato per il 27 aprile 2005 a Roma i sindacati, per avviare la procedura di cassa integrazione guadagni ordinaria, a zero ore settimanali, a partire dal 2 maggio 2005, per un periodo iniziale di tredici settimane, che coinvolgerà, entro la prima metà di luglio, 120 dipendenti della Centrale di Brindisi, a seguito della chiusura del parco carbone;
il ricorso alla cassa integrazione è una scelta che ha pesato spesso sul territorio, che ha vissuto e continua a vivere il dramma della scelta tra occupazione da una parte e salvaguardia del territorio e dell'ambiente dall'altra, mentre si sente forte la necessità di coniugare i diversi aspetti del problema;
l'Edipower ha manifestato l'intenzione di avviare la procedura, prima che venissero definiti i nuovi obiettivi da inserire nelle nuove convenzioni, per le quali è stato attivato un tavolo di lavoro tra istituzioni locali ed imprese energetiche e prima che la magistratura abbia completato le indagini in corso, che si auspica avvengano in tempi rapidi;
in tutto questo sono penalizzati i lavoratori che vedono in predicato il loro futuro in una realtà, come quella di Brindisi, già fortemente provata dal fenomeno della disoccupazione. I sindacati, per parte loro, chiedono quanto prima la ripresa delle attività produttive anche alla luce del nuovo piano industriale che necessariamente deve contenere la realizzazione di nuove opere per rendere compatibile l'impianto con l'esigenza di tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini;
per tale obiettivo anche gli Enti Locali sono impegnati alla ricerca di soluzioni,
l'interrogante chiede di sapere se rientri negli intendimenti dei Ministri in indirizzo la convocazione di una riunione con le aziende, i rappresentanti sindacali ed istituzionali, al fine di scongiurare l'avvio della cassa integrazione e per trovare nell'immediato soluzioni anche temporanee che siano in grado di garantire la ripresa delle attività produttive dell'impianto.
(4-08562)
COMPAGNA, TONINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
l'Unione europea ha più volte preannunciato e più volte ribadito il massimo impegno per lo smantellamento delle reti di terrorismo presenti ed operanti in qualsiasi parte del mondo;
il ruolo di Hamas in Medio Oriente è apparso sempre inequivocabile;
da Hamas sono stati rivendicati atti di terrorismo in Israele, che hanno causato più di quattrocento vittime;
all'articolo 11 dell'atto costitutivo di Hamas del 1988, là dove ci si ripromette l'estinzione e la morte di Israele, si legge che "nessuna organizzazione ha il diritto di disporre o di cedere anche un singolo pezzo della Palestina, perché la Palestina è terra islamica";
solo dopo il vertice Europa-USA del 25 giugno 2003, l'Unione europea, per impulso decisivo del Governo italiano, si era decisa il 6 settembre di quello stesso anno ad includere finalmente Hamas nell'elenco delle organizzazioni terroristiche;
venne in tale maniera ad interrompersi quel flusso di finanziamenti precedentemente erogati al gruppo di terroristi palestinesi;
a distanza di neanche due anni da allora, la Spagna e la Francia, grazie a contatti avuti dallo stesso Solana, avrebbero avviato informalmente trattative per far cancellare Hamas dalla lista delle organizzazioni terroristiche, in modo da consentire il ripristino dei finanziamenti interrotti;
questa politica, secondo quanto rilevato dal Vice Presidente della Commissione europea Frattini sul "Corriere della Sera" del 19 aprile 2005, nell'articolo dal titolo «Dico no, quel gruppo predica la fine di Israele», segnerebbe un punto a sfavore di Abu Mazen e del processo di pace in Medio Oriente, dal momento che qualsiasi forma di legittimazione di Hamas da parte europea non potrebbe, sempre a giudizio di Frattini, che interpretarsi come una sorta di "pregiudizio favorevole" ad Hamas in vista delle prossime elezioni;
tanto sul piano dei fatti, quanto sul piano delle intenzioni, Frattini si è dichiarato convinto che "non ci sono nuove ragioni per togliere Hamas dalla lista delle organizzazioni terroristiche";
già altre volte in passato si era parlato di incontri segreti tra esponenti della Commissione di Bruxelles e dirigenti di Hamas e, benché la circostanza fosse stata le altre volte smentita da Solana, tali ricostruzioni sarebbero nelle ultime settimane tornate a diffondersi e a trovare credito (non solo sulla stampa),
gli interroganti chiedono di sapere quale sia la valutazione del Governo italiano al riguardo, nonché l'atteggiamento e la condotta del Governo stesso in ordine a quella politica di "riabilitazione di Hamas", non priva di fautori e di sostenitori oggi in Europa.
(4-08563)
3-02075, del senatore Eufemi, sul fermo amministrativo.