Source: https://www.infermieristicamente.it/articolo/11240/legge-104-la-guida:-i-permessi,-gli-aventi-diritto,-la-documentazione,-i-casi-particolari
Timestamp: 2020-01-19 08:49:16+00:00
Document Index: 167446280

Matched Legal Cases: ['art. 24', 'art. 33', 'art. 94', 'art. 38', 'art. 2', 'art. 42', 'sentenza ', 'art. 33', 'sentenza ', 'art. 33', 'art. 4', 'art. 25', 'art. 47', 'art. 42', 'art. 33', 'art. 42', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 33']

Legge 104. La Guida: i permessi, gli aventi diritto, la documentazione, i casi particolari - Infermieristicamente - Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche
Il testo vigente della legge 104/92 dopo le modifiche introdotte dalla L. 53/2000, dal D.Lgs 151/2001, dalla L. 183 del 4.11.2010 (art. 24) e, in ultimo, dal d.lgs. n. 119/2011 recita: “A condizione che la persona handicappata non sia ricoverata a tempo pieno, il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità, coniuge, parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti, ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa. Il predetto diritto non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per l’assistenza alla stessa persona con handicap in situazione di gravità. Per l’assistenza allo stesso figlio con handicap in situazione di gravità, il diritto è riconosciuto ad entrambi i genitori, anche adottivi, che possono fruirne alternativamente. Il dipendente ha diritto di prestare assistenza nei confronti di più persone in situazione di handicap grave, a condizione che si tratti del coniuge o di un parente o affine entro il primo grado o entro il secondo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.
CCNL comparto sanità Art 38
I dipendenti hanno diritto, ove ne ricorrano le condizioni, a fruire dei tre giorni di
permesso di cui all' art. 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Tali
permessi sono utili ai fini della maturazione delle ferie e della tredicesima mensilità.
Al fine di garantire la funzionalità degli uffici e la migliore organizzazione
dell’attività amministrativa, il dipendente, che fruisce dei permessi di cui al comma 1,
predispone, di norma, una programmazione mensile dei giorni in cui intende
assentarsi, da comunicare all’inizio di ogni mese ovvero, in caso di orario di lavoro
articolato in turni, in tempo utile per la predisposizione della turnistica per il mese di
In caso di necessità ed urgenza, la comunicazione può essere presentata nelle 24
ore precedenti la fruizione dello stesso e, comunque, non oltre l’inizio dell’orario di
lavoro del giorno in cui il lavoratore utilizza il permesso.
sono fruiti esclusivamente in giorni;
devono essere possibilmente fruiti in giornate non ricorrenti.
La condizione di gravità è condizione essenziale ed è che la Commissione medica ad accertarla (comma 3).
Tra le condizioni di gravità della patologia rientrano la sindrome di Down e gli invalidi di guerra.
Ai sensi dell’art. 94/3 della legge 289/2002: “In considerazione del carattere specifico della disabilità intellettiva solo in parte stabile, definita ed evidente, e in particolare al fine di contribuire a prevenire la grave riduzione di autonomia di tali soggetti nella gestione delle necessità della vita quotidiana e i danni conseguenti, le persone con sindrome di Down, su richiesta corredata da presentazione del cariotipo, sono dichiarate, dalle competenti commissioni insediate presso le aziende sanitarie locali o dal proprio medico di base, in situazione di gravità ai sensi dell’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ed esentate da ulteriori successive visite e controlli”.
Ai sensi dell’art. 38/5 della legge 448/1998: “I grandi invalidi di guerra di cui all’articolo 14 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978, n. 915, ed i soggetti ad essi equiparati sono considerati persone handicappate in situazione grave ai sensi e per gli effetti dell’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e non sono assoggettati agli accertamenti sanitari previsti dall’articolo 4 della citata legge.
Per patologie invalidanti si intendono
(art. 2, comma 1, let. d), del decreto interministeriale - Ministero per la solidarietà sociale, Ministero del lavoro e della previdenza sociale, Ministero per le pari opportunità 21 luglio 2000, n. 278 (Regolamento recante disposizioni di attuazione dell’articolo 4 della L.8 marzo 2000, n. 53, concernente congedi per eventi e cause particolari).
Per mancanza si ritiene corretto ricondurre al concetto di assenza, oltre alle situazioni di assenza naturale e giuridica in senso stretto (celibato o stato di figlio naturale non riconosciuto), le situazioni giuridiche ad esse assimilabili, che abbiano carattere stabile e certo, quali il divorzio, la separazione legale e l’abbandono, risultanti da documentazione dell’autorità giudiziaria o di altra pubblica autorità.
- sono parenti di primo grado: genitori, figli naturali, adottati o affiliati;
- sono parenti di secondo grado: nonni, fratelli, sorelle, nipoti (figli dei figli);
- sono parenti di terzo grado: bisnonni, zii, nipoti (figli di fratelli e/o sorelle), pronipoti in linea retta.
- sono affini di primo grado: suocero/a, nuora, genero, patrigno e matrigna, con figliastri;
- sono affini di secondo grado: cognati (non sono affini il coniuge del cognato ovvero i cognati e le cognate di mia moglie; né sono affini tra loro i mariti di due sorelle);
- sono affini di terzo grado: moglie dello zio, il marito della zia, la moglie del nipote e il marito della nipote.
I tutori o amministratori di sostegno sono ESCLUSI dai benefici legge 1i i04.
I permessi mensili sono compatibili con l’utilizzazione del congedo straordinario retribuito previsto dall’art. 42 del Decreto Legislativo n. 151/2001 nell’arco del mese ma non negli stessi giorni.
Ricovero a tempo pieno del familiare
La sentenza della Corte di Cassazione la n. 21416 del 14 agosto 2019 in tema di permessi retribuiti ex art. 33, comma 3, afferma che, quando la legge prevede che per poter usufruire di quest’ultimi, la persona da assistere, affetta da handicap grave, non debba essere ricoverata a tempo pieno, non può che intendersi riferita al ricovero presso strutture ospedaliere o simili (pubbliche o private) che assicurino assistenza sanitaria continuativa, in coerenza con la “ratio” dell’istituto, che è quella di garantire al portatore di handicap grave tutte le prestazioni sanitarie necessarie e richieste dal suo “status”, così da rendere superfluo, o comunque non indispensabile, l’intervento del familiare.
Nella fattispecie la Cassazione rigetta la sentenza – che aveva ritenuto legittimo il licenziamento intimato per falsa dichiarazione del lavoratore in ordine al requisito del mancato ricovero della madre, alloggiata in una casa di riposo – perché la valutazione del giudice di merito sulla veridicità della dichiarazione si era arrestata ad una nozione atecnica di ricovero, senza considerare il livello di assistenza prestato dalla struttura).
Tra i requisiti per poter usufruire dei tre giorni di permesso vi è mancanza di ricovero a tempo pieno (per le intere 24 ore, presso strutture ospedaliere o simili, pubbliche o private, che assicurano assistenza sanitaria continuativa) della persona in situazione di disabilità grave.
Il lavoratore era stato licenziato per aver usufruito dei permessi nonostante la persona alla quale prestava assistenza fosse ricoverata in una casa di riposo.
Il licenziamento è illegittimo in quanto, secondo la Cassazione, la casa di riposo non garantisce un livello di assistenza così come specificato dalla legge, ovvero così come chiarito dall’INPS con la circolare n. 155 del 3 dicembre 2010 punto 3, e dal Dipartimento della Funzione Pubblica con la circolare n. 13 del 6 dicembre 2010 paragrafo 5, lett. A., che ribadiscono che per ricovero a tempo pieno si intende quello, per le intere ventiquattro ore, presso strutture ospedaliere o simili, pubbliche o private, che assicurano assistenza sanitaria continuativa.
Se il familiare da assistere è residente ad una distanza superiore ai 150 km. La normativa
Ministero PA Circolare n.1 del 2012:
La documentazione circa il raggiungimento del luogo di residenza della persona in situazione di handicap grave nel caso di fruizione dei permessi previsti dall'art. 33, comma 3, della l. n. 104 del 1992.
Rivedibilità dell’handicap e fruizione dei permessi Come è noto lo stato di disabilità deve essere documentato con certificazione o copia autenticata rilasciata dalle commissioni mediche, funzionanti presso le A.S.L., di cui all'art. 4, della legge n. 104/92.
Qualora tali commissioni non si pronuncino entro 45 giorni dalla presentazione della domanda, gli interessati, documentano, in via provvisoria, la situazione di disabilità, con certificazione rilasciata, ai soli fini previsti dagli articoli 21 e 33 della legge n. 104/1992 e dall’articolo 42 del D.L.vo 26 marzo 2001, n. 151, da un medico specialista nella patologia denunciata in servizio presso l'A.S.L. da cui è assistito l'interessato.
La Legge n. 114/2014, in sede di conversione del D.L. 90/2014, con il comma 6 bis dell’art. 25 ha introdotto un'altra importante innovazione, stabilendo che “nelle more dell’effettuazione delle eventuali visite di revisione e del relativo iter di verifica, i minorati civili e le persone con handicap in possesso di verbali in cui sia prevista rivedibilità conservano tutti i diritti acquisti in materia di benefici, prestazioni e agevolazioni di qualsiasi natura”; e che “la convocazione a visita, nei casi di verbali per i quali sia prevista la rivedibilità,è di competenza dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale”.
Assistenza prestata ad un familiare disabile che lavora Ai sensi della circolare INPS n. 100/2012: Di norma, la fruizione dei permessi in argomento da parte del dipendente che presta assistenza nei confronti di un familiare lavoratore coincide con l’assenza del disabile dal posto di lavoro.
Nel rispetto dei criteri indicati, pertanto, qualora il dipendente intenda fruire del beneficio nelle giornate in cui l’assistito presta attività lavorativa, il dirigente responsabile valuterà, di volta in volta, necessità rappresentate a giustificazione dell’assenza, anche con riferimento alle esigenze della vita quotidiana del disabile per le quali non sia strettamente necessaria la sua presenza fisica.
In detta valutazione si dovrà tener conto della circostanza che le su menzionate necessità non possano essere adeguatamente soddisfatte al di fuori dell’orario di lavoro ordinario del dipendente che presta assistenza. La sussistenza delle predette esigenze sarà attestata dall’interessato mediante dichiarazione di responsabilità resa ai sensi dell’ art. 47 del d.P.R. n. 445/2000.
Legge 104 e Part- time.
l lavoratore che assiste il familiare disabile ed il lavoratore disabile stesso, con un contratto di lavoro part-time, possono usufruire dei giorni di permesso della legge 104 del 92.
Con il messaggio 3114 del 7 agosto 2018, l’Inps ha modificato il calcolo per il riproporzionamento dei giorni di permesso, per il lavoratore che effettua prestazione lavorativa in regime di part- time.
Il Contratto part-time può essere:
Orizzontale, Verticale, Misto.
Orizzontale: la riduzione di orario rispetto al full time avviene nella giornata lavorativa (6 ore rispetto alle 8 ore).
Verticale: l’attività lavorativa è prestata solo alcuni giorni della settimana (ad esempio dal lunedì al mercoledì piuttosto che dal lunedì al venerdì o al sabato).
Cosa prevedeva la Circolare Inpdap del 2000
permesso giornaliero di due oreper ogni giorno di servizio prestato;
Cosa prevede l’attuale Circolare Inps
La circolare Inps ha modificato il calcolo per il riproporzionamento dei giorni di permesso in caso di contratto Part-time verticale.
La circolare Inps NON riproporziona i giorni di permesso nel PART-TIME ORIZZONTALE.
Il congedo straordinario può essere concesso ad un genitore nello stesso periodo in cui l'altro genitore fruisca del congedo di maternità o del congedo parentale per il medesimo figlio.
I benefici in oggetto, infatti, sono previsti in favore di due situazioni completamente diverse e non contemporaneamente tutelabili tramite l'utilizzazione di un solo istituto.
Ø Compatibilità tra i permessi orari ex lege 104/92 per un figlio handicappato inferiore a 3 anni e permessi orari (c.d. per allattamento), per altro figlio. Ai sensi della circolare INPS n. 128/2003:
e’ possibile la fruizione di entrambi i benefici indicati nel titolo da parte di un genitore, dal momento che si tratta di due soggetti (figli) diversi, entrambi bisognosi di cure, per i quali è legislativamente prevista la possibilità di fruire di due diversi tipi di permessi. Ovviamente la fruizione dei benefici in parola di una o due ore è legata all’orario di lavoro: se questo è pari o superiore alle 6 ore darà diritto alla fruizione di 2 ore di permesso per “allattamento” e 2 ore di permesso ex lege104; se è invece inferiore a 6 ore darà diritto alla fruizione di un’ora di permesso per allattamento e a un’ora di permesso ex lege 104/92. Tale criterio trova applicazione anche nel caso di lavoratore handicappato che fruisce per sé stesso dei permessi orari ex lege 104 ed è genitore di un bambino per il quale spettano i permessi per “allattamento”.
Ø Incompatibilità tra permessi orari ex lege 104/92 e permessi orari (c.d. per allattamento) per il medesimo figlio portatore di handicap. Ai sensi della circolare INPS n. 128/2003: Non si ritengono compatibili i due tipi di permesso sopra indicati, dal momento che gli stessi, se pure a titolo diverso, verrebbero fruiti per il medesimo soggetto. D’altronde, l’art. 42 del D. Lgs. 151/01, comma 4, ha previsto solo la cumulabilità dei permessi di cui all’art. 33 della legge 104 con il congedo parentale ordinario, ma non fa alcun cenno alla possibilità di cumulo con i permessi c.d. per allattamento, né alla possibilità di godere da parte di un genitore della legge 104/92 e da parte dell’altro dei c.d. permessi per allattamento, possibilità invece contemplata espressamente per l’astensione facoltativa
I congedi e i permessi per assistenza al figlio minore in situazione di handicap con connotazione di gravità, sono stati aggiornati dalla legge n. 183/2010 e dal D.L.vo n. 119/2011, mentre il prolungamento del congedo parentale dal Decreto Legislativo n. 119/2011 e dalla legge 80/2015:
Fino a tre anni di età del figlio I genitori, anche adottivi, con bambini fino a tre anni di età hanno la possibilità di fruire, in alternativa, dei tre giorni di permesso mensile (a partire dal riconoscimento di handicap grave) ovvero delle due ore di riposo giornaliere ovvero del prolungamento del congedo parentale.
Oltre i tre anni di età del figlio e fino agli otto anni I genitori, anche adottivi, con bambini oltre i tre anni e fino agli otto anni di vita possono beneficiare, in alternativa, dei tre giorni di permesso mensile ovvero del prolungamento del congedo parentale.
Oltre gli otto anni del figlio I genitori, anche adottivi, con figli oltre gli otto anni di età possono fruire dei tre giorni di permesso mensile ovvero, in alternativa e non cumulativa nell’arco del mese, del prolungamento del congedo parentale. Quest’ultimo entro il compimento del dodicesimo anno.
Cumulabilità fra i diversi permessi/congedi Il prolungamento del congedo parentale e, in alternativa i permessi legge 104, sono compatibili con la fruizione del normale congedo parentale e del congedo per malattia del medesimo figlio fruito dall'altro genitore.
Cumulabilità con il Congedo straordinario I genitori possono fruire dei permessi di tre giorni mensili, permessi di due ore al giorno, prolungamento del congedo parentale anche in maniera cumulata con il congedo straordinario nell’arco dello stesso mese, mentre è precluso il cumulo dei benefici nello stesso giorno (circolare FP n. 1 del 3 Febbraio 2012).
Nel caso in cui la fruizione delle agevolazioni avvenga da parte di un solo genitore:
nell’arco dello stesso mese può fruire del congedo ex art. 42, commi 5 ss., d.lgs. n. 151 del 2001 e dei permessi di cui all’art. 33, commi 2 e 3, della l. n.104 del 1992 o del prolungamento del congedo parentale. Analogamente, il dipendente che assiste una persona in situazione di handicap grave diversa dal figlio nell’ambito dello stesso mese può fruire del congedo in esame e del permesso di cui all’art. 33, comma 3, della l. n. 104 del 1992. Per i genitori rimane comunque ferma l’alternanza, nell’arco dello stesso mese, tra la fruizione delle due ore di permesso al giorno (art. 33, comma 2, della l. n. 104 del 1992), il prolungamento del congedo parentale (art. 33, comma 1, del d.lgs. n. 151 del 2001) e le tre giornate di permesso al mese (art. 33, comma 3, della l. n. 104 del 1992).
Legge 104. Se il familiare-affine da assistere è ricoverato in casa di riposo si può usufruire dei tre giorni di permesso?
Legge 104. Non è un diritto legittimo il trasferimento alla sede più vicina al disabile. Ecco perchè.
Legge 104. Disabile e familiare che lo assiste devono usufruire contemporaneamente dei giorni di permesso?