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Timestamp: 2019-02-17 07:27:50+00:00
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Consiglio di Stato, Sez. IV, 16 febbraio 1998, n. 300
Pres. Iannotta, est. Baccarini - Carena s.p.a. (respinge) e Holzmann-Romagnoli (accoglie) contro Impregilo
Ai fini dell'efficacia ex tunc della pronuncia amministrativa di interpretazione di un precedente atto della stessa autorità sono irrilevanti i requisiti formali dell'atto.
Sono inammissibili i motivi di impugnazione aggiunti tardivamente per ignoranza imputabile al concorrente.
In tema di appalto-concorso è preclusa in sede giurisdizionale la valutazione del carattere sostanziale o no della difformità del progetto presentato dal progetto di massima.
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V – sentenza 10 agosto 2017 n. 3985 (preva riunione degli appelli, conferma T.A.R. Emilia-Romagna, sez. I, n. 956/2016 e n. 133/2017).
Contratti della P.A. – Gara – Esclusione – Per mancanza del requisito della regolarità fiscale – Ove sia risultato che una cartella di pagamento non sia stata pagata alla data di scadenza del termine per la presentazione dell’offerta – Legittimità – Circostanza che, a quella data, il termine per l’impugnativa della cartella non era ancora spirato – Irrilevanza.
E’ legittimo il provvedimento di esclusione dalla gara di una ditta disposta in quanto, in sede di verifica dei requisiti disposta a seguito dell’aggiudicazione provvisoria in suo favore, è emerso che, alla data ultima per la presentazione delle domande di partecipazione alla gara, sussistevano a carico della ditta stessa gravi irregolarità rispetto agli obblighi relativi al pagamento di imposte e tasse, a nulla rilevando che - alla data di presentazione della domanda di partecipazione alla gara - il termine per l’impugnativa delle cartelle non era ancora spirato (1).
Ha osservato la sentenza in rassegna che la quaestio iuris che viene in rilievo nel caso di specie è se, ai fini dell’esclusione dalle pubbliche gare per carenza dei requisiti di ordine generale (articolo 80 del decreto legislativo
50 del 2016), possa dirsi “definitivamente accertato” un rilevante insoluto fiscale fatto oggetto di cartella di pagamento ritualmente notificata all’impresa interessata, laddove alla data ultima prevista per la presentazione della domanda di partecipazione, siano ancora pendenti i termini per l’impugnativa (ultimo giorno).
E’ stata condivisa la tesi del T.A.R. secondo cui la cartella di pagamento puessere impugnata soltanto per vizi formali attinenti la stessa cartella, non potendo invece piessere rimessa in discussione la definitività dell’accertamento della sottostante pretesa tributaria (alla quale è appunto sottesa l’emanazione della cartella).
In ogni caso, anche a voler aderire (denegata ipotesi) alla diversa opzione interpretativa secondo cui la pendenza del termine per l’impugnativa impedirebbe il formarsi della definitività dell’accertamento persino in caso di cartella di pagamento, osterebbe comunque all’accoglimento delle tesi dell’appellante la circostanza in fatto della mancata proposizione di un siffatto ricorso.
a condizione che provi, entro il termine stabilito dalla normativa o dalla prassi amministrativa nazionali, di aver beneficiato di tali misure o di un tale concordato, o che abbia presentato un tale ricorso entro questo termine” (in tal senso: CGUE, sentenza in causa 9 febbraio 2006 in causa C226/04, Zilch)In definitiva, la pendenza del termine per l’impugnativa non rappresenta una sorta di indistinta e generalizzata eccezione al principio secondo cui alla data di scadenza della domanda di partecipazione occorre presentare una piena conformità fiscale. Al contrario, la pendenza del termine (e la conseguente non definitività dell’accertamento) potrà giovare all’impresa interessata soltanto laddove (in ipotesi quale quella che qui rileva) il ricorso in sede giurisdizionale sia stato dipoi puntualmente proposto.
N. 03985/2017REG.PROV.COLL. N. 09221/2016 REG.RIC. N. 03485/2017 REG.RIC.
Con ricorso al T.A.R. dell’Emilia-Romagna (n. 784/2016) il sig. Antonio Picone (titolare dell’omonima ditta individuale) chiedeva l’annullamento del provvedimento in data 15 settembre 2016 con cui l’Unione dei Comuni dell’Appennino Bolognese aveva disposto la sua esclusione dalla gara di appalto per la manutenzione straordinaria delle strade pubbliche (gara all’esito della quale l’appellante era stato inizialmente collocato in prima posizione, salva la verifica in ordine al possesso dei requisiti di moralità di cui all’articolo 80 del decreto legislativo n. 50 del 2016).
L’esclusione dell’appellante dalla gara in questione era stata disposta in quanto, in sede di verifica dei requisiti
disposta a seguito dell’aggiudicazione provvisoria in suo favore, era emerso che, alla data ultima per la presentazione delle domande di partecipazione alla gara, sussistevano a carico dell’appellante gravi irregolarità rispetto agli obblighi relativi al pagamento di imposte e tasse.
Secondo l’appellante (che procedeva comunque al pagamento del debito dedotto nelle richiamate cartelle di pagamento), alla data ultima per la presentazione della domanda di partecipazione alla gara, il termine per l’impugnativa della cartella notificata nel maggio del 2016 non era ancora spirato, ragione per cui non si era in presenza di una violazione “definitivamente accertata” agli obblighi tributari.
Con la sentenza n. 956/2016 il T.A.R. dell’Emilia-Romagna ha respinto il ricorso, ritenendolo infondato.
La sentenza è stata appellata dall’interessato (ricorso n. 9221/2016), il quale ne ha chiesto la riforma articolando i seguenti motivi:
Error in iudicando et in procedendo – Violazione e falsa applicazione dell’articolo 38, lettera g), così come modificato dall’articolo 80 del decreto legislativo n. 50 del 2016 – Violazione e falsa applicazione dell’articolo 46, comma 1-bis del decreto legislativo n. 163 del 2006 e ss.mm.ii. – Violazione e falsa applicazione degli articoli 3 e 97 della Costituzione e del principio di buon andamento e di imparzialità della pubblica amministrazione, della concorrenza e della par condicio – Violazione dell’articolo 3 della l. 241 del 1990 e del principio dell’esauriente motivazione dei provvedimenti amministrativi – Eccesso di potere per difetto di istruttoria, difetto di motivazione, travisamento ed erroneità dei fatti, ingiustizia manifesta, difetto dei presupposti – Violazione del principi del soccorso istruttorio.;
Stessa censura sotto diverso profilo – Error in iudicando et in procedendo - Violazione e falsa applicazione dell’articolo 38, lettera g), così come modificato dall’articolo 80 del decreto legislativo n. 50 del 2016 - Violazione e falsa applicazione dell’articolo 46, comma 1-bis del decreto legislativo n. 163 del 2006 e ss.mm.ii. – Illegittimità della segnalazione ad ANAC.
Con altro ricorso al T.A.R. dell’Emilia-Romagna (n. 896/2016) il signor Antonio Picone ha inoltre impugnato gli atti con cui, a seguito della sua esclusione, la gara di cui sopra è stata aggiudicata alla seconda classificata.
Con la sentenza n. 133/2017 l’adito tribunale ha ritenuto infondato anche questo ricorso.
Anche sentenza è stata appellata dall’interessato (ricorso n. 3485/2017), il quale ne ha chiesto la riforma articolando i seguenti motivi:
Anche in questo giudizio si è costituita l’Agenza delle Entrate, chiedendo il rigetto dell’appello.
Alla pubblica udienza del 27 luglio 2017 i due ricorsi in epigrafe sono stati trattenuti in decisione.
Giungono in decisione gli appelli n. 9221/2016 e n. 3485/2017 proposti dall’impresa individuale Antonio Picone (che aveva partecipato a una procedura negoziata indetta dall’Unione dei Comuni dell’Appennino Bolognese ed era rimasta inizialmente aggiudicataria, per poi essere esclusa per irregolarità nel pagamento di tasse e tributi) avverso le sentenze del T.A.R. dell’Emilia-Romagna, rispettivamente n. 956 del 2016 e n. 133 del 2017, che hanno riconosciuto l’una la legittimità del provvedimento di esclusione dalla gara e l’altra la legittimità dell’aggiudicazione in favore dell’impresa seconda classificata.
I due ricorsi, che devono essere riuniti per evidenti ragioni di connessione oggettiva e soggettiva, sono infondati.
La quaestio iuris che viene in rilievo è se, ai fini dell’esclusione dalle pubbliche gare per carenza dei requisiti di ordine generale (articolo 80 del decreto legislativo n. 50 del 2016), possa dirsi “definitivamente accertato” un rilevante insoluto fiscale fatto oggetto di cartella di pagamento ritualmente notificata all’impresa interessata laddove alla data ultima prevista per la presentazione della domanda di partecipazione, siano ancora pendenti i termini per l’impugnativa (ultimo giorno).
La prima (e dirimente) osservazione sul punto riguarda il numero delle cartelle di pagamento insolute emesse a carico dell’appellante.
La circostanza appena richiamata risultava ex se radicalmente ostativa all’accoglimento del ricorso di primo grado (e quindi del presente appello).
Fermo restando il carattere dirimente di quanto appena rilevato ai fini della presente decisione, deve essere condivisa la tesi del T.A.R. secondo cui la cartella di pagamento puessere impugnata soltanto per vizi formali attinenti la stessa cartella, non potendo invece piessere rimessa in discussione la definitività dell’accertamento della sottostante pretesa tributaria (alla quale è appunto sottesa l’emanazione della cartella).
Ai ben limitati fini che qui rilevano, si osserva poi che l’appellante non ha presentato ricorso avverso la pivolte richiamata cartella di pagamento, limitandosi piuttosto – come dalla stessa ammesso – a pagare il debito tributario (pari, come si è detto, a circa venticinquemila euro complessivi) oggetto del definitivo accertamento.
E’ noto al riguardo che la Corte di Giustizia, chiamata a pronunciarsi in ordine alla conformità con l’ordinamento UE delle pregresse disposizioni di cui all’articolo 38 del decreto legislativo n. 163 del 2006, ha chiarito che l’articolo 29, primo comma, lettere e) e f), della direttiva del Consiglio 18 giugno 1992, 92/50/CEE “non si oppone ad una normativa o ad una prassi amministrativa nazionali (quale quella vigente in Italia, n.d.E.) in base alle quali un prestatore di servizi che, alla data di scadenza per la presentazione della domanda di partecipazione alla gara, non ha adempiuto, effettuando integralmente il pagamento corrispondente, i suoi obblighi in materia di contributi previdenziali e di imposte e tasse, puregolarizzare la sua situazione successivamente
in forza di misure di condono fiscale o di sanatoria adottate dallo Stato, o
in forza di un concordato al fine di una rateizzazione o di una riduzione dei debiti, o
mediante la presentazione di un ricorso amministrativo o giurisdizionale,
La mancata costituzione in giudizio da parte dell’Unione di Comuni dell’Appennino Bolognese e
dell’aggiudicataria della gara ed il mancato svolgimento di attività difensiva da parte dell’amministrazione statale appellata (che si è limitata a depositare l’atto formale di costituzione in giudizio) giustifica la integrale compensazione tra le parti delle spese di causa.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sugli appelli, come in epigrafe proposti, li respinge. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 27 luglio 2017 con l'intervento dei magistrati: Carlo Saltelli, Presidente Roberto Giovagnoli, Consigliere Claudio Contessa, Consigliere, Estensore Valerio Perotti, Consigliere Francesco Gambato Spisani, Consigliere
L'ESTENSORE IL PRESIDENTE Claudio Contessa Carlo Saltelli