Source: http://losbavaglio.org/cultura-e-societa/politica/1165-il-senato-secondo-renzi.html
Timestamp: 2018-01-21 00:37:10+00:00
Document Index: 14944937

Matched Legal Cases: ['art. 55', 'art. 70', 'art. 70', 'art. 71', 'art. 80', 'art. 82', 'art. 57', 'art. 64', 'art. 70', 'art. 70']

Martedì 04 Ottobre 2016 18:31
“Il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali ed esercita funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica. Concorre all’esercizio della funzione legislativa nei casi e secondo le modalità stabiliti dalla Costituzione, nonché all’esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato, gli altri enti costitutivi della Repubblica e l’Unione europea. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea. Valuta le politiche pubbliche e l’attività delle pubbliche amministrazioni e verifica l’impatto delle politiche dell’Unione europea sui territori. Concorre ad esprimere pareri sulle nomine di competenza del Governo nei casi previsti dalla legge e a verificare l’attuazione delle leggi dello Stato” (dall’art. 55). Inoltre “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all’articolo 71, per le leggi che determinano l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea, per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di senatore di cui all’articolo 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma. Le stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma (Chiaro no?, NdR) (dall’art. 70). E ancora “Il Senato della Repubblica può, secondo quanto previsto dal proprio regolamento, svolgere attività conoscitive, nonché formulare osservazioni su atti o documenti all’esame della Camera dei deputati” (sempre art. 70). E poi: “Il Senato della Repubblica può, con deliberazione adottata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, richiedere alla Camera dei deputati di procedere all’esame di un disegno di legge. In tal caso, la Camera dei deputati procede all’esame e si pronuncia entro il termine di sei mesi dalla data della deliberazione del Senato della Repubblica” (dall’art. 71). Non basta: “Le leggi che autorizzano la ratifica dei trattati relativi all’appartenenza dell’Italia all’Unione europea sono approvate da entrambe le Camere” (dall’art. 80). Infine: “… Il Senato della Repubblica può disporre inchieste su materie di pubblico interesse concernenti le autonomie territoriali. A tale scopo ciascuna Camera nomina fra i propri componenti una Commissione. Alla Camera dei deputati la Commissione è formata in modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi. La Commissione d’inchiesta procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria” (art. 82).
Un insieme di compiti tutt’altro che irrilevante. Si è voluto paragonarli a quelli del Bundesrat tedesco. In Germania il Bundesrat è composto dai rappresentanti a tempo pieno dei sedici Länder che hanno a disposizione, a seconda dell’importanza del Land, da un minimo di tre ad un massimo di sei voti per ogni deliberazione. E in Italia chi saranno i futuri senatori? Ce lo dice il nuovo art. 57: “Il Senato della Repubblica è composto da novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica. I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori fra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, fra i sindaci dei comuni dei rispettivi territori. Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a due; ciascuna delle Province autonome di Trento e di Bolzano ne ha due. La ripartizione dei seggi tra le Regioni si effettua, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, in proporzione alla loro popolazione, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti”.
Non conosciamo, perciò ad oggi, come saranno eletti i nuovi senatori. Se ne occuperanno le Camere, quelle attuali evidentemente, con legge tutta da farsi. Per certo cinque nomine verranno dal Presidente della Repubblica e rappresenteranno le Regioni … nessuna Regione nella camera delle Regioni! Cinque, tanti quanti il presidente della Repubblica ne poteva nominare nel Senato della Repubblica a 315 membri. Ora, quando i senatori diventano in tutto meno di un terzo degli attuali e rappresentano le Regioni, continuano ad essere in 5. Ancora certo è che 95 di loro saranno scelti tra i consiglieri regionali e i sindaci, i quali dovranno aggiungere al loro ufficio quello di senatore. È compatibile con l’impegno di sindaco o di consigliere regionale quello di senatore? Certo che no, se vogliamo mantenere un minimo di serietà nell’esercizio delle cariche pubbliche di questo rilievo! Potranno almeno assentarsi i nuovi senatori (pensiamo a un sindaco che si trovi a governare un’emergenza sul suo territorio)? No, perché il nuovo art. 64 così dispone: ”I membri del Parlamento hanno il dovere di partecipare alle sedute dell’Assemblea e ai lavori delle Commissioni”. Una norma di bon ton? Una presa per i fondelli? Quanto alla composizione di questo smandrappato Senato ogni Regione e le due Province autonome di Trento e di Bolzano hanno diritto a un sindaco ciascuna. Dunque la Lombardia con dieci milioni di abitanti avrà il suo sindaco in Senato, ed egualmente uno ne avrà la Valle d’Aosta con centotrentamila abitanti o la Provincia autonoma di Bolzano con poco più che mezzo milione di abitanti! Sommando ai cinque senatori che non rappresentano nessuna Regione i sindaci eletti con criteri tutt’altro che proporzionali si mette insieme più di un quarto del Senato. Se non bastasse questo a complicare la vita del futuro Senato aggiungete che: “La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti, in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge di cui al sesto comma”. Così non solo l’assemblea del Senato avrà un bel da fare a contendere l’impegno a consiglieri e sindaci-senatori ma anche la sua stessa composizione varierà secondo le mutevoli realtà regionali e comunali.
Fine del deprecato ping-pong tra le due Camere? Fatevene voi stessi un’idea leggendo l’art. 70: “… Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato della Repubblica può deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva. Qualora il Senato della Repubblica non disponga di procedere all’esame o sia inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge può essere promulgata. L’esame del Senato della Repubblica per le leggi che danno attuazione all’articolo 117, quarto comma, è disposto nel termine di dieci giorni dalla data di trasmissione. Per i medesimi disegni di legge, la Camera dei deputati può non conformarsi alle modificazioni proposte dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei suoi componenti, solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza assoluta dei propri componenti. I disegni di legge di cui all’articolo 81, quarto comma, approvati dalla Camera dei deputati, sono esaminati dal Senato della Repubblica, che può deliberare proposte di modificazione entro quindici giorni dalla data della trasmissione”. Potremmo essere tentati di pensare, saldando insieme questa norma con quanto abbiamo visto circa i futuri senatori, che l’intento del “costituente” sia nei fatti quello di rendere innocuo il Senato. Allora perché non abolirlo?
Il favoloso art. 70 contiene anche una “norma di chiusura” che non chiude nulla: “I Presidenti delle Camere decidono, d’intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti”. Se i due Presidenti non trovano l’accordo? Non si sa.
Questo Senato è una farsa. Una mostruosa farsa.