Source: http://www.diritto.it/docs/38188-cyberstalking-le-nuove-frontiere-del-diritto-penale
Timestamp: 2017-04-29 05:34:16+00:00
Document Index: 75805612

Matched Legal Cases: ['art.612', 'art.612', 'sentenza ', 'art.660', 'art.612', 'art.612', 'art.660', 'art.660', 'art.612', 'art. 7']

Cyberstalking: le nuove frontiere del diritto penale :: Diritto & Diritti
All'indirizzo http://www.diritto.it/docs/38188-cyberstalking-le-nuove-frontiere-del-diritto-penale
L’art.612-bis c.p. - titolato “Atti persecutori” - è stato introdotto, per fornire una disciplina al fenomeno sempre più diffuso dello stalking, con il D.L. 23 febbraio 2009, n.11 ed è stato parzialmente modificato dal D.L. n.93/2013 convertito poi in L. 119/2013.
Occorre, infine, precisare una delle differenze fondamentali tra stalking e cyberstalking: i cyberstalkers possono rimanere quasi anonimi. C’è una percezione comune erronea sul fatto che il cyberstalking sia meno pericoloso dello stalking poiché non implica il contatto fisico. Lo stalker decide di non confrontarsi con la vittima, l’anonimato di internet, invece, permette all’individuo di minacciare e molestare tramite le comunicazioni elettroniche: l’ambiente del cyberspazio consente al cyberstalker di superare le proprie inibizioni personali. Il carattere di anonimato fa sì che il molestatore superi qualsiasi “dubbio” sulla propria condotta, così perpetuandola. L’anonimato rende difficile identificare, localizzare e anche arrestare i cyberstalkers che, a loro volta, usano la tecnologia per eliminare e cancellare le loro tracce. In definitiva, viste le carenze nella tecnica di formulazione dell’art.612-bis c.p., alla giurisprudenza è stato affidato il difficile compito di sostituto del legislatore nel delineare il perimetro di punibilità del delitto di stalking. I principi espressi dai giudici di legittimità nelle sentenze se, da un lato, si sforzano di recuperare le carenze di determinatezza della norma dall’altro finiscono per rendere ancora più ampi ed incerti i confini della fattispecie di atti persecutori non eliminando i dubbi di legittimità costituzionale della fattispecie. L’importanza del principio costituzionale di tassatività e determinatezza della fattispecie penale è stata ribadita dalla Corte Costituzionale nella storica sentenza 24 marzo 1988, n.364 che ha sancito il ruolo fondamentale del principio di colpevolezza nel diritto penale. Nella rilettura dei principi costituzionali che presiedono alla materia penale, il giudice delle leggi si è soffermato anche sul principio di determinatezza, ancorando il principio di colpevolezza all’effettiva possibilità di conoscere la legge penale, che costituisce necessario presupposto della rimproverabilità dell’agente. Di conseguenza si è statuito l’obbligo per il legislatore di formulare “norme precise, chiare, contenenti riconoscibili direttive di comportamento” in modo tale che il destinatario della norma possa trovare prescrizioni tassative che gli rendano chiaro ciò che è lecito e cosa, invece, gli è vietato.
in Diritto penale, Informatica giuridica
Il cyberstalking è un reato del quale si parla poco nonostante, al giorno d’oggi, si faccia un uso intenso di internet, chat, social network, newsletters e message boards. Occorre precisare che non esiste nel codice penale o in altra fonte giuridica una definizione vera e propria di cyberstalking. Con tale termine si intende l’utilizzo di dispositivi informatici di comunicazione come internet o la posta elettronica con la finalità di molestare una persona. Per inquadrare la fattispecie giuridica del reato in esame occorre procedere ad un excursus tra i reati di molestia (art.660 c.p.), di minaccia (art.612 c.p.) e di atti persecutori (art.612-bis c.p.). L’art.660 c.p. prevede che “Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a euro 516”. Esaminiamo la fattispecie di reato con riferimento al bene giuridico tutelato, alla condotta tipica ed all’elemento soggettivo. Quanto al bene giuridico, la norma tutela l’ordine pubblico sotto il profilo della minaccia alla tranquillità pubblica. In tema di condotta tipica, la fattispecie de qua punisce tutti i soggetti che, in luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero per mezzo del telefono arrechino ad altri disturbo o molestia. Ma cosa si intende per disturbo o molestia? Per molestia deve intendersi ciò che altera in modo doloso, con fastidio ed in modo inopportuno la condizione psichica di una persona. Per disturbo, invece, si considera ciò che altera le normali condizioni di svolgimento di un’attività da parte di un soggetto. Secondo la disposizione normativa sia la molestia che il disturbo vanno valutati con riferimento alla psicologia normale delle persone e cioè tenendo conto del modo di vivere delle stesse. Inoltre la condotta deve essere posta in essere in un luogo pubblico o aperto al pubblico. Un piccolo passo in avanti è stato fatto nel 2004 dalla giurisprudenza (Cass. Pen., Sez. III, 26.03.2004, n.28680) la quale ha ammesso anche la punibilità della molestia commessa a mezzo del telefono includendo anche l’invio di sms. Infine, quanto all’elemento soggettivo, l’art.660 c.p. richiede che il soggetto agente
agente sia mosso da petulanza o da altro biasimevole motivo. Ciò implica che la condotta posta in essere sia caratterizzata dal dolo specifico ed infatti si richiede che il fine specifico sia quello di interferire inopportunamente nell’altrui sfera di libertà. Anche qui occorre interpretare cosa si intenda per petulanza e per biasimevole motivo. Per petulanza si intende l’atteggiamento di colui che insiste ad interferire nell’altrui sfera di libertà pur accorgendosi che tale intervento non è gradito. Per biasimevole motivo, invece, va inteso un comportamento, diverso dalla petulanza, ma che è ugualmente riprovevole in sé o in relazione alla persona molestata. L’art.612 c.p. prevede, al suo co.1, che “Chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a euro 1.032”. Occorre procedere, anche nel reato di minaccia, all’esame degli elementi costitutivi del reato: il bene giuridico protetto, il soggetto attivo, il soggetto passivo, la condotta e l’elemento soggettivo. Con riferimento al bene giuridico tutelato, l’individuazione dello stesso appare controversa. Parte della dottrina lo ha individuato nella libertà morale e psichica del soggetto che può essere compromessa a causa del timore ingenerato dalla minaccia altrui (Pisapia); secondo altra parte della dottrina, invece, il bene direttamente offeso va individuato nella tranquillità individuale e cioè nell’interesse di ciascun individuo a vivere libero da ogni preoccupazione (Antolisei, Fiandaca-Musco, Mantovani). Quanto ai soggetti, il reato di cui al 612 c.p. è un reato comune e, pertanto, il soggetto attivo può essere chiunque; al contrario il soggetto passivo deve essere determinato o determinabile. In relazione alla condotta incriminata, essa deve consistere nella minaccia ad altri di ingiusto danno. Per minaccia si deve intendere la prospettazione ad una persona di un danno o di un male futuro, la cui verificazione dipende soltanto dalla
STUDIO LEGALE IN BULGARIA Dyankov & Dyankova
Tiziana Caboni - (08/01/2014) - Influenza del principio di legalità penale sancito dall’art. 7 della Convenzione europea per la sa...
Enida Bozheku - (13/10/2011) - Il decreto legislativo 121, del 07 luglio 2011: ultime novità in tema di diritto penale dell’ambie...
Zaina Carlo Alberto - (23/04/2009) - Il Consiglio d'Europa emanando, il 26 Febbraio u.s., la decisione quadro 2009/2997GAI, affronta il t...
Cito Monica - (23/04/2009) - Metodo scientifico e indagine sulla realtà nel diritto penale
Carfora Luigi - (06/12/2007) - Nozione di diritto penale.
Liuzzi Sara - (06/07/2006) - L’evoluzione del diritto processuale penale attraverso la progressiva affermazione del principio de...
convegno - (09/03/2006) - Il diritto penale dell’informatica nell’epoca di internet: quadro attuale e prospettive transnazi...
Taboga Annamaria - (15/12/2005) - La colpevolezza nel diritto penale francese