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Timestamp: 2020-08-11 04:28:55+00:00
Document Index: 18101186

Matched Legal Cases: ['art 1463', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 360', 'art. 1469', 'art. 1463', 'sentenza ', 'art 1463', 'sentenza ', 'sentenza ']

da Sergio Armaroli | Lug 18, 2015 | Senza categoria
LEASING FINANZIARIO, AVVOCATO A BOLOGNA
Nell’operazione di leasing finanziario, che non dà luogo ad un unico contratto plurilaterale, ma realizza una figura di collegamento negoziale tra contratto di leasing e contratto di fornitura, se il concedente imputa all’utilizzatore l’inadempimento costituito dalla sospensione del pagamento dei canoni e su questa base chiede la risoluzione del contratto e il risarcimento del danno nell’ammontare convenzionalmente predeterminato e se l’utilizzatore eccepisce l’inadempimento del fornitore all’obbligazione di consegna e chiede perciò il rigetto della domanda, l’accoglimento dell’eccezione, che deve avvenire sulla base dell’art 1463 cod. civ., non può trovare ostacolo nel fatto che il contratto di leasing contenga una clausola che riversi sull’utilizzatore il rischio della mancata consegna, dovendosi ritenere invalide siffatte clausole. Peraltro, se l’utilizzatore accetta di sottoscrivere senza riserve il verbale di consegna pure a fronte di una consegna incompleta da parte del fornitore (invece di rifiutare la prestazione e far constatare il rifiuto nel relativo verbale), egli pone il concedente nelle condizioni di dover adempiere la propria obbligazione verso il fornitore, ma non gli può essere allora consentito di opporre al concedente che la consegna non è stata completa né di fondare su ciò il diritto di sospendere il pagamento dei canoni. (Cass. Sentenza n. 10926 del 02/11/1998; v. anche nello stesso senso Cass. Sentenza n. 11669 del 19/11/1998; Cass. Sentenza n. 10032 del 25/05/2004; Cass. Sentenza n. 14786 del 02/08/2004).
Avvocati a Bologna, l’avvocato Sergio Armaroli, assiste in tutta Italia nei TrIbunali, Corti d’Appello e Cassazione.
Sentenza 28 giugno – 29 settembre 2007, n. 20592
”Con sentenza 3-2/23-3-2000 n. 3784/00 2202 il Tribunale di Milano respingeva l’opposizione proposta da M. S. M. al decreto ingiuntivo 19-4-94 n. 17417 con il quale il Presidente dello stesso Tribunale gli aveva intimato di pagare alla ricorrente in via monitoria Selmabipiemme Leasing s.p.a. la somma di £ 8.177.680, per canoni non corrisposti relativi al contratto di leasing dell’autoveicolo ARO 10.1.ID tg. MT 145556, con interessi convenzionali di mora ed, altresì, di consegnare alla suddetta società l’automezzo in questione. Il Tribunale adito rigettava anche le domande riconvenzionali dell’opponente di risoluzione del contratto di leasing per inadempimento della società concedente costituito dalla mancata consegna del libretto e carta di circolazione che aveva impedito allo stesso di utilizzare l’automezzo e di risarcimento danni.
Avverso tale sentenza ha proposto appello il soccombente M. il quale, per i motivi di seguito saranno esaminati, ha chiesto alla Corte di accogliere la sua opposizione al decreto ingiuntivo e le sue domande riconvenzionali.
L’appellata Selmabipiemme Leasing s.p.a, costituitasi anche in questo grado, ha fatto presente di aver ceduto nelle more del giudizio il contratto di leasing dedotto in giudizio alla Bipiemme Leasing s.p.a in liquidazione che, a sua volta, aveva ceduto il credito di cui al contratto alla Banca Popolare di Milano Soc. Coop. a r.l. ed eccepiva il suo difetto di legittimazione processuale passiva, chiedendo in ogni caso la reiezione dell’appello. La Banca Popolare di Milano Soc. Coop. a r.l. anch’essa citata dall’appellante, costituitasi a sua volta, ha resistito all’appello, chiedendo l’integrale conferma dell’impugnata sentenza.
La causa, rimessa al Collegio sulle conclusioni delle parti in epigrafe trascritte, è stata riservata per la decisione all’udienza di discussione del 29-4-2003.”
Con sentenza 29.4 – 26.8.2003 la Corte d’Appello di Milano decideva come segue.
“Rigetta l’appello proposto da M. S. M. avverso la sentenza del Tribunale di Milano 3-2/23-3-2000 n. 3784/00 che conferma.
Condanna il suddetto appellante a rimborsare alle due appellate le spese del presente grado che liquida in favore di Selmabipiemme Leasing s.p.a. in 900,00 per onorari, € 770,00 per diritti ed € 196,76 per spese ed in favore della Banca Popolare di Milano Soc. Coop. a r.l. in € 900,00 per onorari, € 800,00 per diritti ed € 243,76 per spese, oltre al rimborso forfettario spese generali previsto dall’art. 15 T.F. e gli accessori come per legge a favore di entrambe le spellate”.
Contro questa decisione ha proposto ricorso per cassazione M. Mario Salvatore.
Ha resistito con controricorso la Banca Popolare di Milano soc. coop.va a r.l..
Il ricorrente, con l’unico motivo di ricorso, denuncia “Violazione o falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 n. 3 c.p.c. con riferimento agli artt. 1375, 1469 bis, e 1579 c.c.” esponendo doglianze che vanno riassunte come segue. L’impossibilità giuridica di procedere all’immatricolazione del veicolo di seconda mano prescelto dall’attore si risolveva in un vizio occulto della cosa della quale deve essere chiamata a rispondere la Selmabipiemme Leasing S.p.A, anche se le condizioni generali di contratto esoneravano la locatrice da responsabilità per ogni vizio, anche sopravvenuto, che avesse impedito l’uso del bene. Una simile clausola, era considerata dalla giurisprudenza meno recente come coessenziale alla struttura dell’operazione di leasing, e, quindi valida, ma tale orientamento è stato confutato dalle recenti sentenze della Corte di Cassazione n. 8222 del 06/06/2002 e n. 10926 del 02/11/1998, evidentemente in conseguenza dell’entrata in vigore della legge n. 259/1993, che ha ratificato la convenzione Unidroit sul leasing finanziario internazionale, nonché della legge 06/02/1996 n. 52 che ha introdotto l’art. 1469 bis c.c. intitolato: clausole vessatorie nel contratto tra professionista e consumatore. In realtà, la giurisprudenza e la dottrina prevalenti considerano il contratto di leasing, anziché un contratto di credito, un contratto di scambio, perché la prestazione del concedente a favore dell’utilizzatore e la controprestazione di questo non si esauriscono nel fare credito e restituirlo, bensì, quantomeno, anche nel dare e ricevere in godimento. La causa del contratto di leasing, infatti, non ha natura solo finanziaria, ma consiste, anche ed essenzialmente, nel mettere a disposizione dell’utilizzatore il bene che ne costituisce oggetto. Dunque all’inadempimento del fornitore deve assegnarsi, rispetto al contratto di leasing, il ruolo di causa di sopravvenuta impossibilità d’adempiere non dipendente da colpa del concedente ex art. 1463 c.c. La conclusione cui è pervenuta la Corte di Cassazione con la sentenza del 2 novembre 1998 n. 10926 (sopra citata) è stata così quella di negare validità alle clausole di inversione del rischio in rapporto all’inadempimento per mancata consegna.
Va infatti confermato il seguente principio di diritto (la cui unica parte rilevante nella fattispecie è quella riportata in grassetto): “Nell’operazione di leasing finanziario, che non dà luogo ad un unico contratto plurilaterale, ma realizza una figura di collegamento negoziale tra contratto di leasing e contratto di fornitura, se il concedente imputa all’utilizzatore l’inadempimento costituito dalla sospensione del pagamento dei canoni e su questa base chiede la risoluzione del contratto e il risarcimento del danno nell’ammontare convenzionalmente predeterminato e se l’utilizzatore eccepisce l’inadempimento del fornitore all’obbligazione di consegna e chiede perciò il rigetto della domanda, l’accoglimento dell’eccezione, che deve avvenire sulla base dell’art 1463 cod. civ., non può trovare ostacolo nel fatto che il contratto di leasing contenga una clausola che riversi sull’utilizzatore il rischio della mancata consegna, dovendosi ritenere invalide siffatte clausole. Peraltro, se l’utilizzatore accetta di sottoscrivere senza riserve il verbale di consegna pure a fronte di una consegna incompleta da parte del fornitore (invece di rifiutare la prestazione e far constatare il rifiuto nel relativo verbale), egli pone il concedente nelle condizioni di dover adempiere la propria obbligazione verso il fornitore, ma non gli può essere allora consentito di opporre al concedente che la consegna non è stata completa né di fondare su ciò il diritto di sospendere il pagamento dei canoni. (Cass. Sentenza n. 10926 del 02/11/1998; v. anche nello stesso senso Cass. Sentenza n. 11669 del 19/11/1998; Cass. Sentenza n. 10032 del 25/05/2004; Cass. Sentenza n. 14786 del 02/08/2004).
La decisione impugnata non ha applicato detto principio di diritto ma uno diverso (accolto dalla precedente giurisprudenza).
Detta sentenza va pertanto cassata; e la causa va rinviata alla Corte di Appello di Milano in diversa composizione.
A detto Giudice del rinvio va rimessa anche la decisione in ordine alla spese del giudizio di cassazione.
Va precisato che il controricorso è inammissibile in quanto risulta notificato (presso la Cancelleria della Corte di Cassazione) personalmente al “…sig. M. Salvatore…” (cfr. Cass. Sentenza n. 17404/02; e Cass. 6822/03). Detta inammissibilità non ha peraltro comportato l’impossibilità giuridica di partecipare alla discussione sulla base della procura in atti (cfr. per una ipotesi assimilabile Cass. n. 11275 del 27/05/2005); come in concreto è avvenuto: infatti a detta discussione ha partecipato il difensore della parte controricorrente.
La Corte accoglie il ricorso; cassa l’impugnata sentenza e rinvia, anche per la decisione sulle spese, alla Corte di Appello di Milano in diversa composizione.