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Timestamp: 2018-09-22 10:13:13+00:00
Document Index: 22818042

Matched Legal Cases: ['art. 122', 'art. 122', 'art. 123', 'art. 128', 'art. 125', 'art. 127', 'art. 122', 'art. 122', 'art. 122', 'art. 122', 'sentenza ', 'art. 123']

Matrimonio: invalidità, nullità e annullabilità
3 dicembre 2016 | Autore: Edizioni Simone
> L’esperto Pubblicato il 3 dicembre 2016
Tutti i vizi del matrimonio: nullità, annullabilità, vizi del consenso (errore, violenza, simulazione), invalidità, irregolarità, inesistenza.
Il legislatore, con la riforma del diritto di famiglia, ha inciso profondamente sulla normativa dell’invalidità del matrimonio, ampliando le ipotesi d’invalidità previste dal testo originario del codice. I maggiori cambiamenti rispetto alla precedente disciplina sono intervenuti in tema di vizi del consenso (vedi infra), soprattutto dando maggiore rilevanza all’errore e prevedendo espressamente il caso della simulazione del matrimonio, nell’intento di accentuare la tutela della libertà del consenso. Ciò nonostante si ammette comunemente che le ipotesi di invalidità contenute nel codice non esauriscono i possibili casi che legittimano l’impugnazione del matrimonio.
1 Irregolarità
2 Inesistenza
3 Nullità ed annullabilità
4 Vizi del consenso
5 Violenza (art. 122)
6 Errore (art. 122)
7 Simulazione (art. 123)
In alcuni casi l’inosservanza di un requisito richiesto dalla legge non determina l’invalidità del matrimonio, ma solo la sua irregolarità in modo che il matrimonio rimane valido. Ciò avviene nei casi di impedimenti impedienti.
Il matrimonio è inesistente quando mancano gli elementi minimi necessari per qualificare la fattispecie come matrimonio.
Sono cause di inesistenza:
la mancanza di una celebrazione formale;
l’omessa manifestazione del consenso da parte di uno dei nubendi.
In presenza di un matrimonio inesistente, non si producono quegli effetti (efficacia provvisoria, matrimonio putativo) che la legge ricollega alla celebrazione di un matrimonio nullo.
L’inesistenza del matrimonio, tuttavia, costituisce una categoria sul cui ambito di estensione non vi è concordia di opinioni. Così, ad es., TRABUCCHI ritiene sia un caso d’inesistenza la mancanza della registrazione dell’atto di matrimonio.
La giurisprudenza ravvisa un’ipotesi ulteriore di inesistenza nel matrimonio celebrato per procura dopo la scadenza di questa (Cass. n. 569/1975).
Con riferimento al requisito della diversità di sesso degli sposi, in passato ritenuta un requisito implicito di esistenza del matrimonio, Cass. 4184/2012, rigettando il ricorso di due cittadini italiani dello stesso sesso, unitisi in matrimonio all’estero, i quali rivendicavano il diritto alla trascrizione dell’atto nei registri dello stato civile italiano, ha affermato, sulla scorta della giurisprudenza costituzionale ed europea, che il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è inesistente per l’ordinamento interno, ma è solo inidoneo a produrre effetti giuridici; ha affermato, altresì che le persone omosessuali conviventi in stabile relazione di fatto sono titolari del diritto alla «vita familiare» e possono agire in giudizio in «specifiche situazioni» per reclamare un «trattamento omogeneo» rispetto ai conviventi matrimoniali.
Questo «trattamento omogeneo» è stato introdotto dalla legge Cirinnà (L. 76/2016), che non lo ha previsto soltanto per «specifiche situazioni» ma lo ha generalizzato, costruendo l’unione civile sul modello della famiglia ed estendendo all’unione civile (con qualche adattamento) le disposizioni del diritto di famiglia sui diritti e i doveri tra coniugi (escluso l’obbligo reciproco alla fedeltà), sull’indirizzo della vita familiare e sul regime patrimoniale.
Occorre preliminarmente osservare come, in materia di invalidità matrimoniali, il codice utilizzi una terminologia alquanto imprecisa, facendo esclusivo riferimento alla nullità anche nei casi in cui, dalla disciplina delle ipotesi concrete, risulti che il matrimonio è solo annullabile. È per questo motivo che dottrina e giurisprudenza si sono affannate nel tentativo di ricostruire la distinzione tra i casi di nullità ed annullabilità del matrimonio, anche se non sempre si è giunti a risultati univoci.
In via di principio, la nullità colpisce l’idoneità giuridica del matrimonio a realizzare la sua funzione, mentre l’annullabilità tutela la libertà del matrimonio come atto di autonomia. Ciò ha indotto la dottrina a parlare di nullità nelle ipotesi più gravi, e del resto molto rare, in cui è la stessa manifestazione di un consenso effettivo e reale ad essere posta in discussione. Sarebbe questo il caso del matrimonio contratto sotto violenza fisica e del matrimonio contratto per gioco, anche se quest’ultima fattispecie, secondo alcuni autori, dovrebbe essere inquadrata nell’ambito della categoria della inesistenza.
Sul piano pratico, tuttavia, la distinzione tra nullità ed annullabilità sembra avere effetti molto limitati; la sua rilevanza appare attenuata dall’istituto del matrimonio putativo e, in particolare, dalla disposizione dell’art. 128, co. 4°.
Nel negare tale distinzione vi è qualche autore, come TRABUCCHI, il quale ritiene che, al di là della terminologia usata dal codice, ci si trovi di fronte a forme più o meno gravi di annullabilità ed altri autori, come GALGANO, che riconducono tutte le figure di invalidità alla nullità.
Un’altra parte della dottrina ritiene, invece, opportuna la distinzione tra nullità e annullabilità: secondo GAZZONI, essa appare rilevante per quanto riguarda la prescrizione dell’azione. Per BIANCA, l’aspetto principale di rilevanza è rappresentato dalla convalida, riservata all’annullabilità e subordinata alla conferma dell’integro consenso delle parti.
Non senza contrasti e varietà di opinioni, è, comunque, possibile distinguere tra:
– nullità:
la legittimazione è accordata a chiunque abbia interesse;
non esiste nessuna possibilità di sanatoria.
Va ricordato che, in via generale, il codice stabilisce che l’azione di nullità non può essere promossa dal P.M. dopo la morte di uno dei coniugi (art. 125) e che essa non si trasmette agli eredi, se non nel caso di litispendenza (art. 127);
Sono casi di nullità:
il vincolo di precedente matrimonio e il ritorno del presunto morto;
il rapporto di parentela, affinità e adozione non dispensabile;
il delitto (cd. impedimentum criminis);
– annullabilità assoluta:
l’azione si prescrive nel termine ordinario di dieci anni;
la legge prevede la possibilità di una sanatoria.
Rilevante, ai fini della sanatoria, è il decorso del tempo, che, in alcuni casi, è sufficiente da solo a determinare la decadenza dall’azione, mentre in altri viene in considerazione unitamente ad altri fatti, come, ad esempio, la coabitazione.
Secondo alcuni, il legislatore ha predisposto una vera e propria sanatoria analogamente al contratto annullabile (GALGANO); secondo GAZZONI, questa tesi è errata perché i vizi del matrimonio sono insuperabili, di guisa che ciò che rileva non è la volontà degli sposi di confermare l’atto, ma l’esistenza di una circostanza di fatto valutabile obiettivamente.
Sono casi di annullabilità assoluta:
il vincolo di parentela, affinità e adozione dispensabile: il matrimonio non può essere impugnato dopo un anno dalla celebrazione;
l’interdizione giudiziale: l’azione non può essere proposta se vi è stata coabitazione per un anno dopo la revoca della interdizione;
– annullabilità relativa:
la legittimazione spetta solo ad alcune persone espressamente determinate;
per la sanatoria ci si riporta a quanto detto sull’annullabilità assoluta.
Sono casi di annullabilità relativa:
la minore età: in tal caso, il matrimonio può essere impugnato dai coniugi, da ciascuno dei genitori e dal pubblico ministero. Il coniuge minore, tuttavia, non può impugnarlo, se ha raggiunto la maggiore età da oltre un anno. Inoltre l’impugnazione del genitore e del P.M. deve essere respinta, se il minore (anche in pendenza del giudizio) abbia raggiunto la maggiore età o vi sia stato concepimento o procreazione ed in ogni caso sia accertata la sua volontà di mantenere in vita il vincolo matrimoniale;
l’incapacità di intendere e di volere: chi, pur non essendo interdetto, sia stato incapace di intendere o di volere, per qualunque causa, anche transitoria, al momento della celebrazione, può impugnare il matrimonio. Se, però, vi è stata coabitazione per un anno, dopo che l’incapace ha recuperato pienamente le facoltà mentali, l’azione non può essere più proposta.
Come per i contratti, anche per il matrimonio i vizi inficianti la volontà del soggetto rilevano quali cause di annullamento dell’atto. L’art. 122, modificato dalla novella del 1975, al fine di assicurare una più intensa tutela della libertà del consenso, prende in espressa considerazione due vizi del volere che incidono sulla validità del matrimonio: la violenza morale esercitata su uno dei coniugi e l’errore che cada sulla identità dell’altro coniuge o su qualità personali dello stesso, purché, in tale ultimo caso, possa qualificarsi essenziale secondo le prescrizioni di legge.
Violenza (art. 122)
1) estorto con violenza: si ritiene che la sussistenza della violenza vada accertata secondo i criteri previsti per il contratto dagli artt. 1434-1438. Si deve cioè trattare della minaccia, anche proveniente da un terzo, di un male ingiusto e notevole idonea a coartare la volontà di una persona sensata, tenuto conto dell’età, del sesso e della condizione sociale.
2) determinato da timore di eccezionale gravità derivante da cause esterne allo sposo (ipotesi introdotta dalla riforma): il timore deriva da circostanze oggettive nelle quali vanno comprese anche azioni umane che non siano direttamente finalizzate allo scopo di costringere i nubendi alla celebrazione del matrimonio; non è rilevante il timore reverenziale.
Così, ad esempio, vi rientrano i casi di matrimoni contratti per sottrarsi a persecuzioni politiche, razziali etc. Ha rilevanza anche il timore putativo, dal momento che la legge non richiede la riconoscibilità (BIANCA, GAZZONI).
Errore (art. 122)
In particolare l’errore sulle qualità personali è essenziale quando si accerti che il coniuge non avrebbe prestato il suo consenso se avesse conosciuto esattamente le condizioni dell’altro coniuge, sempre che l’errore riguardi le ipotesi tassative previste dall’art. 122, ovvero: 1) l’esistenza di una malattia fisica o psichica, di un’anomalia o di una deviazione sessuale preesistente al matrimonio e ignorata dall’altro coniuge, che impedisca lo svolgimento della vita coniugale; 2) l’esistenza di una sentenza di condanna per delitto non colposo alla reclusione non inferiore a cinque anni, salvo il caso di intervenuta riabilitazione prima della celebrazione del matrimonio;
3) la dichiarazione di delinquenza abituale o professionale; 4) la circostanza che l’altro coniuge sia stato condannato per delitti concernenti la prostituzione a pena non inferiore a due anni; 5) lo stato di gravidanza causato da persona diversa dal soggetto caduto in errore.
L’azione non può essere proposta se vi è stata coabitazione per un anno dopo che siano cessate la violenza o le cause che hanno determinato il timore ovvero sia stato scoperto l’errore. Inoltre la legge non prevede come causa d’invalidità del matrimonio il dolo.
Simulazione (art. 123)
Ciascuno dei coniugi può impugnare il matrimonio per simulazione quando gli sposi abbiano convenuto di non adempiere agli obblighi e di non esercitare i diritti da esso discendenti. L’azione non può essere più proposta decorso un anno dalla celebrazione, ovvero qualora i contraenti abbiano convissuto come coniugi successivamente alla celebrazione stessa.
La convivenza va tenuta distinta dalla coabitazione che opera da sanatoria in alcune ipotesi di annullabilità (vedi sopra), in quanto all’elemento esterno del vivere insieme, si aggiunge anche l’esistenza dell’affectio coniugalis. La compresenza di questi due elementi determina, sotto il profilo probatorio, una presunzione iuris et de iure e, sotto il profilo sostanziale, una sanatoria del vizio (GAZZONI).
Diversa dalla simulazione è la riserva mentale, che si ha qualora uno dei coniugi, nella propria sfera interiore, avanzi riserve al matrimonio, pur manifestando esternamente il proprio consenso (cd. simulazione unilaterale). Tale fatto non può avere alcuna rilevanza giuridica, limitandosi l’ordinamento a prendere atto della volontà dichiarata.
secondo alcuni (PIETROBON) si tratterebbe di un negozio indiretto (o, secondo taluni, fiduciario). Si osserva, infatti, che se gli sposi hanno convenuto di non adempiere gli obblighi e di non esercitare i diritti discendenti dal matrimonio, significa che hanno voluto effettivamente il matrimonio, anche se per realizzare un fine diverso da quello normale del matrimonio. Ciò avviene, appunto, nel negozio indiretto, che si differenzia nettamente da quello simulato nel quale l’atto non corrisponde, invece, all’effettiva volontà delle parti;
secondo altri, invece, si tratterebbe di vera e propria simulazione, anche se la disciplina è diversa da quella di cui agli artt. 1414 e ss. Per BIANCA, infatti, in tal caso si ha una divergenza tra la causa del negozio utilizzato (il matrimonio) e l’intento perseguito, che è incompatibile con essa, cosa che avviene in tutti i casi di simulazione;
altri, infine, parlano di abuso del diritto (COSTANZA) o di una nuova figura di annullabilità (IRTI, PEREGO).