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Timestamp: 2018-03-17 22:25:25+00:00
Document Index: 148234992

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 1', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 29']

Le LEGHE ?? Organismi sconosciuti al CONI.
E allora perché la FIGC chiede al CONI ( Collegio di Garanzia) un parere su una propria norma ( art. 29 ) in merito alla compatibilità delle cariche di Consigliere di Lega e di Consigliere federale in uno stesso soggetto?
Il CONI, però, interpreta ugualmente una norma della FIGC la quale, peraltro, pone dei chiari e precisi limiti alla incompatibilità delle cariche sopra indicate.
Sulla estraneità delle Leghe al sistema calcio e sulla inutilità di un parere di un esterno( peraltro dichiaratosi incompetente ) al quadro normativo delineato dalla FIGC, si rinvia all’analisi tecnico giuridica dell’Avv. Rossetti che richiama, inoltre, a ben più importanti e cogenti conflitti di interesse ancora aperti, mai sollevati formalmente dalle Istituzioni sportive e, comunque, tuttora irrisolti.
Compatibilità della carica di Consigliere della Lega con la carica di Consigliere federale: il parere del Collegio di Garanzia del CONI.
Il Collegio di Garanzia del CONI, su richiesta del Segretario Generale dello stesso CONI, ha emesso il Parere n. 8, depositato il 6 novembre scorso, sulla compatibilità in oggetto.
Il parere, cui gli organi di informazione hanno attribuito il significato e la portata di pronuncia positiva in ordine a tale compatibilità, così testualmente si conclude : “ Di tal che, per individuare il contesto normativo e valoriale nel quale si svolgono i rapporti tra Federazione e Lega, non può che guardarsi a Statuto della Federazione, Principi Informatori degli Statuti e dei Regolamenti della Lega, nonché ai vari atti normativi adottati dalla Federazione, che delineano un complesso ed articolato sistema normativo al quale il CONI è senz’altro estraneo”.
Ma, proprio partendo da quest’ultima affermazione e, cioè, che il CONI è “senz’altro estraneo” a tutta la richiamata normativa federale e di Lega, non si può non rilevare la contraddittorietà insita nell’essersi, invece, il Collegio, nelle pagine che precedono la suddetta affermazione, ampiamente soffermato e nell’aver interpretato proprio la materia da cui, infine, si dichiara estraneo.
In sintesi ed in sostanza, in tali pagine, il Collegio spiega che l’art. 29 dello Statuto della FIGC, rubricato “ Requisiti e compatibilità”, quanto a queste ultime, allorchè si stabilisce che “ Le cariche di Presidente, Vicepresidente e Consigliere federale sono incompatibili con altre cariche elettive sportive nazionali in organismi riconosciuti dal CONI”, va interpretato nel senso che la carica di Consigliere della Lega non è “ espressione di carica federale”.
Questo, poiché “ sia il CIO, sia le Federazioni Sportive Internazionali sia il CONI riconoscono solo ed unicamente,come Enti preposti all’organizzazione sportiva nazionale, le Federazioni e, per l’altro, che, nell’ambito della materia che connota la Federazione essa ben può fare uso ( come ha fatto) del potere di introdurre/adottare/specificare propri principi”.
Pertanto, aggiunge il Collegio, “ I Principi Fondamentali degli Statuti delle Federazioni Sportive Nazionali e delle Discipline Associate hanno come destinatari unicamente le Federazioni e le Discipline Associate”.
Ma se così è, viene allora da chiedersi, come già osservato, perché, se il CONI si ritiene estraneo, per i motivi di cui sopra, all’articolato sistema normativo nel quale si svolgono i rapporti tra Federazione e Lega, si sia ritenuto competente ad interpretare l’art. 29 dello Statuto della FIGC.
Cosa che è ben altra e diversa dallo stabilire se l’art. 29 è conforme, oppure no, a norme del CONI.
L’interpretazione autentica dell’art. 29 sarebbe stata e dovrebbe essere di esclusiva competenza della stessa FIGC.
In altri termini, la suddetta competenza avrebbe comportato e dovrebbe comportare che non fosse stato e non sia il CONI a dire se con l’espressione “ organismi riconosciuti dal CONI” la Federazione abbia voluto, oppure no, ai fini della disciplina delle incompatibilità, ricomprendere la Lega.
Posto che l’interpretazione autentica di una norma compete soltanto all’Ente che l’ha emanata, circa i criteri di ermeneutica contrattuale, non v’è dubbio, a mio avviso, che sia criteri di interpretazione letterale sia di interpretazione logico-sistematica portano a conclusioni diverse da quelle del Collegio.
Non si po’ negare, infatti, che la Lega sia un “ organismo riconosciuto dal CONI”, sia pure non direttamente, ma per il tramite della Federazione.
Quest’ultima ( art. 1 dello Statuto federale) espressamente riconosciuta dal CONI e che, a propria volta ( art. 9 dello Statuto), riconosce le Leghe, demandando ad esse una serie di funzioni.
D’altra parte, non si può neppure negare che l’incompatibilità di cui trattasi costituisce chiaramente una norma di chiusura dell’intera disciplina delle incompatibilità prevista dallo Statuto federale e che, quindi, non può non essere interpretata, al fine di determinarne la latitudine, in maniera ampia ed estensiva.
Ne deriva che il significato, appropriato al suddetto fine, da attribuire alle parole “ organismi riconosciuti dal CONI”deve ricomprendere in essi ogni soggetto, comunque denominato, dell’articolato sistema istituzionale sportivo.
Conseguentemente, sempre a mio avviso, ritenere, come pure ritiene il Collegio, che la FIGC, allo specifico e limitato scopo dell’incompatibilità di cariche, abbia inteso e voluto escludere che la Lega sia uno dei predetti organismi appare come un sofisma. Aggiungo che la questione della incompatibilità in esame andrebbe vista anche sotto un altro e diverso profilo.
Più precisamente, sotto quello della eventuale incompatibilità della carica di Consigliere della Lega e Consigliere federale ai sensi e per gli effetti dell’art. 10 del “Codice di Comportamento Sportivo del CONI”; normativa che, applicandosi a tutti i soggetti dell’ordinamento sportivo, si applica anche alla FIGC e alla Lega.
’art. 10, intitolato “ Prevenzione dei conflitti di interesse” che, al comma 1, prevede che i tesserati, gli affiliati e gli altri soggetti dell’ordinamento sportivo sono tenuti a prevenire situazioni, anche solo apparenti, di conflitto con l’interesse sportivo.
La Lega è l’Associazione di categoria delle società affiliate alla FIGC, con funzioni rappresentative di tali società e che, fra queste funzioni, vi è quella di assicurare la distribuzione interna delle risorse finanziarie, tra cui i contributi pubblici che riceve dalla FIGC, nonchè quella di rappresentare le società nella stipula degli accordi di lavoro e nella predisposizione dei relativi contratti-tipo con altre componenti della stessa FIGC, quali le Associazione degli atleti e dei tecnici più rappresentative riconosciute dal Consiglio federale.
La FIGC, come detto, è il soggetto erogatore di contributi pubblici alla Lega: somme che continuano ad essere di proprietà pubblica “ anche nel momento in cui entrano nella disponibilità materiale dell’Ente privato finanziato, rimanendo integro il vincolo originario della loro destinazione al fine per il quale sono state erogate” ( cfr. Cassazione, II Sezione Penale, sentenza n.7737 del 28 . 02.2012).
La stessa Cassazione sancisce che le erogazioni di denaro alla Lega e, poi, da questa corrisposte alle singole società seguono la materia di diritto pubblico e che, perciò, tale attività di erogazione non può non essere considerata quale esplicazione di poteri pubblici posta in essere in qualità di organi o organismi del CONI, Ente pubblico.
Il Consigliere della Lega, contemporaneamente Consigliere federale, si verrebbe, quindi, a trovare in una oggettiva, non solo apparente ma anche potenziale, situazione di conflitto di interessi.
Ciò sia perché la FIGC, quale erogatrice di contributi pubblici alla Lega, è funzionalmente controparte di quest’ultima, sia perché la Lega è funzionalmente controparte di componenti della FIGC, quali le Associazioni riconosciute dalla Federazione rappresentative degli atleti e dei tecnici, allorchè stipula con tali Associazioni accordi di lavoro e contratti tipo.
Da ultimo, ma non certo per importanza, ricordo che l’art. 29 dello Statuto federale prevede, altresì, l’ineleggibilità a Consigliere federale di coloro i quali abbiano in essere controversie giudiziarie con il CONI, le Federazioni o altri organismi riconosciuti dal CONI stesso.
Laddove, qualora, come afferma il Collegio, tra gli “ organismi riconosciuti dal CONI” non dovesse essere ricompresa la Lega, si avrebbe che potrebbe essere eletto alla carica di Consigliere federale anche chi avesse in essere controversie giudiziarie con la Lega stessa.