Source: https://www.ateneoweb.com/approfondimenti-fiscali/esperienza-di-verifica-dell-ag-entrate-ad-una-ass-sportiva-dilettantistica.html
Timestamp: 2017-09-22 11:29:41+00:00
Document Index: 153925108

Matched Legal Cases: ['art. 148', 'art. 148', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 148', 'art. 4', 'art. 148', 'art. 4', 'art. 148', 'art. 4', 'art. 148', 'art 4', 'art. 2195', 'art. 148', 'art. 148', 'art. 148', 'art.2']

Riportiamo con piacere l'interessante esperienza professionale di un Consulente dello staff di Fiscosport che recentemente ha avuto modo di seguire un accertamento nei confronti di una associazione sportiva dilettantistica da parte dei funzionari dell'Agenzia delle Entrate.
L'associazione sportiva oggetto della verifica svolge l'attività nel campo della vela, affiliata al CONI per il tramite della Federazione Vela e associata alla Lega Navale Italiana, della quale costituisce sezione separata.
Nel corso del controllo i funzionari dell'Agenzia delle Entrate, dopo avere verificato l'elenco soci, i verbali e lo statuto, hanno incrociato i dati dei soci con quelli dei tesserati alla federazione vela (non tutti i soci sono tesserati in quanto viene tesserato solo chi fa attività agonistica) ed hanno contestato il mancato assoggettamento ad Iva ed il pagamento delle imposte sui redditi per le quote corrisposte dai soci dell'associazione non tesserati alla Federazione Vela per usufruire di servizi quali ormeggio, disormeggio, posto barca etc. e corsi di vela.
La motivazione addotta in sede di PVC, e ripresa integralmente in sede di avviso di accertamento, è stata che solo le quote versate dai tesserati alla federazione sportiva beneficiano dell'esenzione dall'imposizione, mentre le quote pagate dai soci a fronte di prestazioni specifiche devono essere assoggettate a tassazione.
Sono stati notificati sei avvisi di accertamento (tre ai fini IVA e tre ai fini II.DD.) per cifre, tra imposte non versate e sanzioni, significative, soprattutto per quanto concerne l'IVA.
Avverso i predetti avvisi di accertamento il Consulente ha proposto l'istanza di autotutela, di cui si riproducono in calce i contenuti essenziali, istanza accolta dallo stesso ufficio dell'Amministrazione Finanziaria.
Si riporta testualmente la motivazione dell'accoglimento:
"Il mancato rispetto del requisito del tesseramento di alcuni soci della ............ non rende di natura commerciale i corrispettivi specifici pagati dagli stessi per servizi portuali e per uso di strutture di proprietà o gestite dall'ente. La non imponibilità dei corrispettivi è prevista dall'art. 148, c. 1° e 3° del DPR 917/86, che riconosce un trattamento fiscale agevolato alle Associazioni sportive dilettantistiche per le prestazioni rese ai propri soci in conformità ai fini istituzionali, prescindendo dall'iscrizione o meno degli stessi ad una federazione sportiva."
Qui di seguito i contenuti dell'istanza di autotutela:
Il comportamento dell'Agenzia delle Entrate, che riprende pedissequamente le conclusioni alle quali erano giunti i funzionari della stessa in sede di processo verbale di constatazione redatto in data 30/09/2004 al termine di una verifica fiscale effettuata nei confronti del contribuente …………………………………, Associazione sportiva dilettantistica, è frutto di una erronea interpretazione dell'art. 148 (ex art. 111) del D.P.R.917/1986 (T.U.I.R.) denominato "Enti di tipo associativo".
Prima di affrontare il caso concreto, appare utile ricordare che l'art. 111 del TUIR "vecchia versione", ora art. 148, così come l'art. 4 D.P.R. 633/1972, sono stati totalmente innovati dal D.Lgs. n. 460/1997, concernente gli enti non profit, emanato in seguito alla delega attribuita al Governo dalla legge finanziaria 1997, che ha radicalmente modificato la disciplina degli enti non commerciali con riferimento alle imposte sul reddito, all'IVA e ad altre imposte indirette.
La riforma fiscale degli enti non profit ha perseguito i seguenti obiettivi:
introduzione di semplificazioni ed agevolazioni in materia di adempimenti e di imposizione;
definizione, ai fini fiscali, dell'attività "associativa" - non commerciale -, e separazione della stessa da quella "commerciale" con esplicita previsione di una serie di attività che sono considerate in ogni caso commerciali
introduzione di una più rigorosa regolamentazione, ai fini fiscali, degli enti di tipo associativo, con precise previsioni di adeguamenti statutari e di obblighi di rendiconto al fine di impedire l'anomala o fraudolenta utilizzazione di tale forma giuridica al solo fine di beneficiare del regime fiscale agevolato;
previsione, all'interno della categoria degli enti commerciali, di una "sottocategoria" di enti di tipo associativo, in relazione alla quale sono previste ulteriori agevolazioni relative - ed è il caso di specie - ad attività svolte in favore di "iscritti, associati o partecipanti" in relazione alle quali vengono percepiti dall'associazione "corrispettivi specifici" che, in ogni caso sono considerati "non commerciali" (art. 148, comma 3, TUIR e art. 4, commi 4,6 e 7 D.P.R. 633/1972)
In definitiva, quando si parla di enti non profit, ed in particolare di enti di tipo associativo che svolgono attività sportiva dilettantistica (associazioni sportive dilettantistiche", occorre distinguere tre tipologie di attività:
1) Attività istituzionale;
2) Attività commerciale;
3) Attività "decommercializzata".
1) L'ATTIVITA' ISTITUZIONALE
Il 1° comma dell'art. 148 TUIR ed il 4° comma dell'art. 4 del D.P.R. 633/1972 stabiliscono un principio di carattere generale, secondo il quale NON E' MAI RILEVANTE AI FINI FISCALI L'ATTIVITA' SVOLTA DALL'ASSOCIAZIONE NEI CONFRONTI DEGLI ASSOCIATI O PARTECIPANTI IN CONFORMITA' ALLE FINALITA' ISTITUZIONALI; LE SOMME VERSATE DAGLI ASSOCIATI O PARTECIPANTI A TITOLO DI QUOTE O CONTRIBUTI ASSOCIATIVI NON COSTITUISCONO CORRISPETTIVI AI FINI IVA E NON CONCORRONO A FORMARE IL REDDITO COMPLESSIVO DELL'ASSOCIAZIONE.
Tali somme, infatti, sono corrisposte dagli associati o partecipanti al fine di consentire la copertura delle spese sostenute per il funzionamento dell'associazione e per lo svolgimento delle attività legate agli scopi istituzionali.
La non imponibilità delle entrate in oggetto è subordinata alla sussistenza di tre condizioni:
a) La prima riguarda la tipologia delle attività esercitate dall'associazione nei confronti dei propri associati: l'attività svolta dall'associazione, e finanziata dalle quote versate dagli associati, deve essere aderente e consona ai fini istituzionali dell'associazione stessa;
b) La seconda riguarda la qualificazione giuridica delle somme versate dai soci, che devono essere identificate quali quote associative, e non quote corrisposte a fronte di servizi specifici;
c) L'ultima condizione è che il soggetto che corrisponde la quota possa essere qualificato correttamente quale ASSOCIATO, al quale spettano tutti i diritti (e doveri) previsti dallo statuto sociale.
2) L'ATTIVITA' COMMERCIALE
Volendo semplificare, coordinare e schematizzare le macchinose previsioni normative è possibile classificare quali commerciali 2 tipologie di attività:
1) Attività commerciali in ogni caso:
2) Attività commerciali in quanto svolte a favore di soggetti "Non Associati/Partecipanti" e non Associati/Partecipanti/Tesserati di altra associazione affiliata alla medesima organizzazione nazionale (federazione sportiva o ente di promozione);
1) sono considerate IN OGNI CASO COMMERCIALI le attività esplicitamente previste dall'art. 148, comma 4, del TUIR, fra le quali non rientrano le prestazioni di servizi effettuate in favore di soci/associati/partecipanti, oggetto del pvc e dell'Avviso di cui alla presente istanza.
2) Si considera inoltre commerciale qualsiasi attività, effettuata dall'associazione, dietro pagamento di corrispettivi specifici, in favore di "non soci"
3) L'ATTIVITA' DECOMMERCIALIZZATA
a) I CORRISPETTIVI SPECIFICI
Come regola ordinaria (Art. 148, comma 2, TUIR e art 4, comma 4, DPR 633/1972) "si considerano effettuate nell'esercizio di attività commerciali le cessioni di beni e le prestazioni di servizi agli associati o partecipanti verso pagamento di corrispettivi specifici, compresi i contributi e le quote supplementari determinati in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali danno diritto…."
Ciò significa che NORMALMENTE entrate quali:
Quota mensile di partecipazione ai corsi sportivi/di avviamento alle attività sportive;
Quota di ingresso al campo di gioco/palestra/piscina;
Quota per utilizzo singolo delle strutture e dell'organizzazione dell'Associazione Sportiva Dilettantistica;
o altri pagamenti aventi natura analoga sono considerati quali entrate di natura commerciale (cioè da assoggettare ad IVA, IRES e IRAP)
E' questa l'eccezione mossa dai verbalizzanti in sede di PVC e fatta propria dall'Ufficio delle Entrate in sede di Avviso di Accertamento; esistono tuttavia delle importanti eccezioni, esplicitamente previste dalle norme di cui sopra, delle quali né i verbalizzanti né l'Ufficio hanno erroneamente tenuto conto:
- in primo luogo non si considerano commerciali le prestazioni di servizi - non rientranti nell'art. 2195 del c.c. - rese in conformità alle finalità istituzionali dell'ente e verso pagamento di corrispettivi che non eccedono i costi di diretta imputazione (assenza di margine)
- inoltre, l'art. 148 comma 2 TUIR e l'ar. 4, comma 4 DPR 633/1972, prevedono che alcune attività, quali quelle sopra elencate, non si considerano commerciali se svolte, a certe condizioni, da alcune tipologie di enti ed associazioni, denominate, dalla dottrina:
b) ENTI ASSOCIATIVI "PRIVILEGIATI"
Tali enti, fra i quali rientrano le associazioni sportive dilettantistiche, godono di un trattamento fiscale ulteriormente agevolato relativamente alle attività (prestazioni di servizi) "caratteristiche" rese all'interno dell'ente, quindi nei confronti dei propri soci/associati/partecipanti (nonché nei confronti di soci di altre associazioni sportive dilettantistiche che fanno parte di un'unica organizzazione nazionale, nonché dei rispettivi associati o partecipanti), ancorché a fronte di tali attività vengano pagati "corrispettivi specifici".
Anche in questo caso, come per le quote associative, è però necessario, affinché tali disposizioni trovino applicazione, che si verifichino le condizioni organizzative e statutarie previste dalle medesime norme, condizioni che nel caso di specie sono state verificate e non sono state oggetto di contestazioni di sorta.
Riassumendo, in definitiva, i corrispettivi specifici (quote di frequenza) pagati dai soci/associati/partecipanti delle associazioni sportive dilettantistiche per beneficiare di prestazioni individuali, normalmente di natura commerciale, godono del beneficio della decommercializzazione (cioè non imponibilità IVA, IRES e IRAP), beneficio ulteriormente riconosciuto anche ai soci/associati/partecipanti di altre associazioni sportive che fanno parte di una stessa organizzazione a carattere nazionale (federazione sportiva affiliata al CONI ovvero ente di promozione sportiva legalmente riconosciuto. In definitiva tali "corrispettivi specifici agevolati" finiscono con l'assumere lo stesso trattamento fiscale riservato alle quote associative di cui sopra.
oggetto della presente istanza, i verbalizzanti, così come l'Ufficio in sede di redazione dell'avviso di accertamento, sono probabilmente caduti in un errore di interpretazione della complessa previsione normativa, in quanto hanno riclassificato come commerciali le quote ("corrispettivi specifici") pagate da soci/associati/partecipanti della …………… a fronte di servizi specifici - corsi di vela e servizi portuali - così come previsto dal comma 2 dell'art. 148 TUIR e dal comma e dal comma 4 del Decreto IVA, senza tuttavia tenere in considerazione quanto previsto dai successivi commi 3 e 5 in base ai quali tali quote, qualora percepite da associazioni sportive dilettantistiche per prestazioni rese ai propri associati in conformità ai propri fini istituzionali, perdono la natura commerciale per rientrare tra le entrate di natura istituzionale, non soggette ad alcun prelievo fiscale.
Il mancato rispetto del requisito del tesseramento alla federazione sportiva di appartenenza, contestato dal PVC e dall'Avviso oggetto della presente istanza, previsto dal 3° comma dell'art. 148 TUIR e dal 4 comma del DPR 633/1972 non è infatti inerente al caso di specie, in quanto requisito richiesto dalla legge per decommercializzare i corrispettivi specifici pagati all'associazione da non soci ma, appunto, da soci di altre associazioni appartenenti alla medesima organizzazione nazionale, allargando ulteriormente l'ambito agevolativo.
Tutte le suesposte considerazioni, oltre che derivare da una lettura sistematica delle norme citate, sono unanimamente accolte sia dalla migliore dottrina (cfr., ad es. "Gli enti non profit" di Propersi/Rossi, e "Guida pratica per gestire un'attività sportiva - 150 domande e 150 risposte" a cura di Guido Martinelli, entrambi edizioni de Il sole- 24 ore) che dall'Amministrazione Finanziaria che, con circolari e risoluzioni - cfr., fra tutte, Risoluzione Ministeriale delle Finanze n. 430497 del 24/07/1990, in merito a istanza avanzata dalla Presidenza nazionale della Lega Navale Italiana in relazione al trattamento fiscale da applicare ai servizi portuali (ormeggio, disormeggio, alaggio etc.) effettuati dalla Lega Navale stessa e dalle proprie affiliate, in favore dei soci - caso assolutamente coincidente con quello di specie - nella quale il Ministero conclude esplicitamente per la non assoggettabilità ai fini IVA (e, conseguentemente, anche ai fini delle imposte sui redditi), delle prestazioni in oggetto - ha chiarito e fatto proprie le tesi esposte in questa sede.
Affinchè , ai sensi e per gli effetti dell'art.2-quater, D.L. 564/1994 e D.M. 11.2.1997 n.37, venga attivato l'esercizio della c.d. autotutela e venga conseguentemente disposto l'annullamento dell'avviso di accertamento di cui all'oggetto.
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