Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1497-codice-civile-mancanza-di-qualita
Timestamp: 2018-08-21 06:29:09+00:00
Document Index: 58003975

Matched Legal Cases: ['art. 1497', 'art. 1497', 'art. 1495', 'art. 1497', 'art. 1467', 'art. 1497']

Codice civile Art. 1497 codice civile: Mancanza di qualità
Quando la cosa venduta non ha le qualità promesse ovvero quelle essenziali per l’uso a cui è destinata (1), il compratore ha diritto di ottenere la risoluzione del contratto secondo le disposizioni generali sulla risoluzione per inadempimento, purchè il difetto di qualità ecceda i limiti di tolleranza stabiliti dagli usi.
Contratto: [v. Libro IV, Titolo II]; Risoluzione: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XIV]; Usi [v. 1492]; Decadenza: [v. 2964]; Prescrizione: [v. 2934].
(1) Sono qualità gli attributi del bene che lo rendono utile e funzionale all’uso cui è destinato.
La mancanza di qualità prevista dalla norma corrisponde ad un’ipotesi di inesatto adempimento [v. 1218] che permette al compratore la risoluzione del contratto e, in caso di colpa del venditore, di chiedere anche il risarcimento del danno [v. 1223].
In tema di compravendita, la normativa speciale avente ad oggetto le denominazioni e le etichettature dei prodotti tessili prima contenuta nella l. 26 novembre 1973, n. 883, ed oggi nel d.lg. 22 maggio 1999, n.194, non introduce una disciplina specifica che sostituisce, nei rapporti tra privati, le norme codicistiche, sicché l'idoneità delle cose vendute all'uso cui sono destinate non è esclusa "a priori" dalla non corrispondenza dell'etichetta al contenuto della merce, ovvero dalla non corrispondenza della composizione della merce stessa a quella pattuita, occorrendo accertare, in concreto, se ricorrono o meno i presupposti dell'"aliud pro alio". Rigetta, App. Firenze, 28/02/2007
Cassazione civile sez. II 15 ottobre 2014 n. 21855
In tema di vendita, è configurabile la consegna di "aliud pro alio" non solo quando la cosa consegnata è completamente difforme da quella contrattata, appartenendo ad un genere del tutto diverso, ma anche quando è assolutamente priva delle caratteristiche funzionali necessarie a soddisfare i bisogni dell'acquirente, o abbia difetti che la rendano inservibile, ovvero risulti compromessa la destinazione del bene all'uso che abbia costituito elemento determinante per l'offerta di acquisto (nella specie il ricorso veniva rigettato in quanto l'immobile oggetto del contratto di compravendita, che presentava dimensioni ridotte rispetto a quanto pattuito, veniva considerato idoneo ad essere usato per la destinazione pattuita, configurandosi piuttosto un minore sfruttamento dell'immobile suscettibile eventualmente di azione di risarcimento del danno derivante dalla mancanza delle qualità promesse ex art. 1497 c.c.).
Cassazione civile sez. II 07 febbraio 2014 n. 2858
In tema di cessione delle partecipazioni sociali, le clausole con le quali il venditore assuma l'impegno di tenere indenne l'acquirente dal rischio connesso al verificarsi, successivamente alla conclusione del contratto, di perdite o di sopravvenienze passive della società hanno a oggetto obbligazioni accessorie al trasferimento del diritto oggetto del contratto, che sono volte a garantire l'esito economico dell'operazione; pertanto, non rientrando tali pattuizioni nella garanzia legale relativa alla mancanza delle qualità promesse ai sensi dell'art. 1497 c.c., trova applicazione la prescrizione ordinaria decennale e non quella di cui all'art. 1495 c.c., richiamato dall'art. 1497 c.c..
Anche per i contratti cosiddetti commutativi le parti, nel loro potere di autonomia negoziale, possono prefigurarsi la possibilità di sopravvenienze, che incidono o possono incidere sull'equilibrio delle prestazioni, ed assumere, reciprocamente o unilateralmente, il rischio, modificando in tal modo lo schema tipico del contratto commutativo e rendendolo per tale aspetto aleatorio, con l'effetto di escludere, nel caso di verificazione di tali sopravvenienze, l'applicabilità dei meccanismi riequilibratori previsti nell'ordinaria disciplina del contratto (art. 1467 e 1664 c.c.). L'assunzione del detto rischio supplementare può formare oggetto di una espressa pattuizione, ma può anche risultare per implicito dal regolamento convenzionale che le parti hanno dato al rapporto e dal modo in cui hanno strutturato le loro obbligazioni. (Nella specie, la S.C., affermando l'enunciato principio, ha assunto che la peculiare pattuizione, connotante di parziale aleatorietà il contratto di vendita inter partes, portava ad escludere l'applicabilità dell'art. 1497 c.c., non potendo dirsi promesse tra le parti, ma solo prefigurate come possibile rischio futuro, determinate qualità della cosa venduta, e cioè, segnatamente, la resa ottimale dell'impianto).
Cassazione civile sez. II 12 ottobre 2012 n. 17485