Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-2610-codice-civile-trasferimento-dellazienda
Timestamp: 2019-04-25 18:53:36+00:00
Document Index: 151367275

Matched Legal Cases: ['art. 2558', 'art. 2112', 'sentenza ', 'art. 2610', 'art. 2610', 'art. 2558', 'art. 2112', 'art. 2558']

Art. 2610 codice civile: Trasferimento dell'azienda | La Legge per tutti
Tuttavia, se sussiste una giusta causa, in caso di trasferimento dell’azienda per atto fra vivi, gli altri consorziati possono deliberare, entro un mese dalla notizia dell’avvenuto trasferimento, l’esclusione dell’acquirente dal consorzio (1).
Azienda: [v. 177]; Consorzio: [v. 2602].
(1) La disciplina prevista in questo articolo può essere estesa anche al trasferimento dell’azienda in semplice godimento (es.: affitto od usufrutto). È inammissibile, invece, la cessione della quota consortile (quindi della posizione di consorziato) indipendentemente dalla cessione dell’azienda.
Nel caso di trasferimento di azienda la regola di cui all'art. 2558 c.c. dell'automatico subentro del cessionario in tutti i rapporti contrattuali a prestazioni corrispettive non aventi carattere personale si applica soltanto ai cosiddetti "contratti di azienda" (aventi ad oggetto il godimento di beni aziendali non appartenenti all'imprenditore e da lui acquisiti per lo svolgimento della attività imprenditoriale) e ai cosiddetti "contratti di impresa" (non aventi ad oggetto diretto beni aziendali, ma attinenti alla organizzazione dell'impresa stessa, come i contratti di somministrazione con i fornitori, i contratti di assicurazione, i contratti di appalto e simili), sempreché non siano soggetti a specifica diversa disciplina, come i contratti di lavoro, di consorzio e di edizione, rispettivamente regolati dagli art. 2112 c.c., 2610 c.c. e 132 l. 22 aprile 1941 n. 633. (Nella specie la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che aveva ritenuto applicabile l'indicata regola del subentro ad un accordo sindacale).
Cassazione civile sez. lav. 02 marzo 2002 n. 3045
L'art. 2610 c.c. risulta applicabile anche in caso di cessione, da parte del precedente consorziato, di un solo ramo e non dell'intera azienda. La contraria interpretazione, non suffragata da sicuri indici normativi, oltre a non tenere conto del sempre più diffuso fenomeno di imprese dalle cospicue dimensioni, con molteplici articolazioni autonomamente strutturate, determinerebbe un ingiustificato intralcio alla libera circolazione dei beni (con profili di dubbia conformità ai valori costituzionali, reinterpretati alla luce dei principi costitutivi dell'Unione europea).
Tribunale Napoli 21 novembre 2000
In caso di trasferimento o affitto di azienda da parte di un'impresa facente parte di un'associazione temporanea per la partecipazione ad una gara di appalto, non trova applicazione l'art. 2610 c.c. che disciplina l'ipotesi di trasferimento d'azienda da parte di un'impresa aderente ad un consorzio. Il contratto di partecipazione ad un'associazione temporanea di imprese, avendo natura personale, non è suscettibile di trasferimento in capo all'acquirente o all'affittuario di azienda.
Tribunale Genova 24 maggio 1989
La successione dell'acquirente, dell'usufruttuario e dell'affittuario di azienda, prevista dall'art. 2558 c.c., salvo patto contrario, nei contratti a prestazioni corrispettive stipulati dal dante causa e non ancora interamente eseguiti (nel senso che ciascun contraente sia ancora contemporaneamente creditore di una prestazione e debitore di un'altra), sempreché si tratti di contratti non a carattere personale, inerenti all'esercizio dell'impresa e non soggetti a specifica diversa disposizione di legge (come nel caso dei contratti di lavoro, di consorzio e di edizione, regolati rispettivamente, dagli art. 2112 c.c., 2610 c.c. e 132 della l. 22 aprile 1941 n. 633), deve ritenersi operante, in applicazione estensiva del citato art. 2558 c.c., in ogni altra analoga ipotesi in cui si verifichi sostituzione di un imprenditore all'altro nell'esercizio dell'impresa, come conseguenza diretta della volontà delle parti, ovvero di un fatto dalle medesime espressamente previsto. Pertanto, nel caso in cui l'esercizio dell'azienda si trasferisca dall'affittuario al locatore, per effetto di cessazione del rapporto di affitto, l'indicata successione si verifica, nei confronti del locatore, solo se si tratti di cessazione del rapporto per causa negozialmente contemplata, come il termine finale o la condizione risolutiva, e non anche, quindi, nella diversa ipotesi in cui la cessazione medesima sia conseguenza diretta di un fatto non negoziale, ancorché ricollegabile, ma solo in via mediata, ad una fattispecie negoziale. Da tanto deriva che il locatore non subentra nei contratti stipulati dall'affittuario, pur se presentanti le caratteristiche sopra specificate, qualora riacquisti il godimento dell'azienda, prima della scadenza del contratto, in conseguenza della sua risoluzione per inadempimento dell'affittuario, sia essa pronunciata dal giudice, ovvero disposta dalla determinazione di un arbitro irrituale designato dalle parti.
Cassazione civile sez. I 29 gennaio 1979 n. 632