Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-203-codice-civile-inefficacia-della-separazione
Timestamp: 2018-09-23 20:52:58+00:00
Document Index: 172272699

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2103', 'art. 295', 'art. 337', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 445', 'art. 2031']

Codice civile Art. 203 codice civile: Inefficacia della separazione
[La separazione della dote ordinata dall’autorità giudiziaria rimane senza effetto, se la sentenza non è notificata entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione e non è eseguita, entro sessanta giorni dal suo passaggio in giudicato, mediante atto pubblico col reale soddisfacimento dei diritti spettanti alla moglie sino alla concorrenza dei beni del marito, o se, almeno in questo ultimo termine, la moglie non ha proposto e proseguito le relative istanze.]
Nel pubblico impiego contrattualizzato, la sussistenza di una situazione di incompatibilità tra il lavoratore ed i suoi colleghi o collaboratori diretti, che importi tensioni personali o anche contrasti nell'ambiente di lavoro comportanti disorganizzazione e disfunzione nell'unità produttiva, concretizza un'oggettiva esigenza di modifica del luogo di lavoro - non potendo normalmente essere ricondotta a profili di carattere disciplinare - e va valutata in base al disposto dell'art. 2103 cod. civ., con conseguenza possibilità di trasferimento del lavoratore, sulla base di comprovate ragioni tecniche organizzative e produttive Rigetta, App. Roma, 27/05/2010
Cassazione civile sez. lav. 22 agosto 2013 n. 19425
In tema di sospensione del processo, qualora penda, in sede di legittimità, il giudizio sulla usucapione di alcuni immobili, e contemporaneamente, sia in corso, in primo grado e tra le stesse parti, un altro procedimento sulla detenzione senza titolo ed occupazione abusiva dei medesimi cespiti, quest'ultimo processo non è soggetto alla sospensione necessaria ex art. 295 cod. proc. civ., in attesa che si formi il giudicato sull'usucapione, bensì alla sospensione facoltativa ex art. 337 cod. proc. civ., che il giudice può disporre ove ritenga di non poggiarsi sull'autorità della sentenza impugnata. Regola sospensione, Trib. Francavilla Fontana, 23/05/2011
Cassazione civile sez. VI 24 maggio 2013 n. 13035
In tema di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, il cui rapporto non è determinato dalla volontà delle parti ma da precise disposizioni di legge, la denuncia dei lavori, alla quale il datore di lavoro è tenuto ai sensi del comma 1 dell'art. 12 del d.P.R. 30 giugno 1965 n. 1124, e quella di modificazione del rischio, prevista dal comma 3 dello stesso articolo, non costituiscono una manifestazione negoziale di volontà, ma una dichiarazione di scienza (avente lo scopo di fornire all'INAIL gli elementi necessari per la determinazione del premio), che implica l'assunzione da parte del dichiarante di un impegno circa la veridicità di quanto affermato e, salvo il potere di controllo dell'istituto assicuratore, rende legittima l'imposizione contributiva ad essa rispondente. Le dichiarazioni del denunciante, ove siano il risultato di errore, possono essere rettificate dallo stesso datore di lavoro, ma la rettifica deve avvenire mediante la presentazione di altra denunzia nelle forme di cui all'art. 12 citato, con la prova dell'asserita discordanza e senza possibilità di ripetere le somme corrisposte in eccesso rispetto a quelle dovute.
Cassazione civile sez. lav. 11 aprile 1990 n. 3058
Al coniuge che abbia integralmente adempiuto l'obbligo di mantenimento dei figli, pure per la quota facente carico all'altro coniuge, è consentito di agire contro quest'ultimo per conseguire il rimborso di detta quota, anche con riguardo al periodo di tempo anteriore alla domanda, atteso che l'obbligo di mantenimento dei figli sorge automaticamente per il fatto della filiazione, e non solo in seguito alla domanda dell'interessato, come previsto per la diversa ipotesi dell'obbligo alimentare (art. 445 c.c.), e che, inoltre, nell'indicato comportamento del genitore adempiente deve ravvisarsi un caso di gestione di affari, produttiva a carico dell'altro genitore degli effetti di cui all'art. 2031 c.c.
Cassazione civile sez. I 08 marzo 1983 n. 1687