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Timestamp: 2020-01-25 08:59:50+00:00
Document Index: 83324696

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'art. 32', 'art. 8']

Sentenza Cassazione Civile n. 16294 del 30/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16294 del 30/06/2017
Cassazione civile, sez. VI, 30/06/2017, (ud. 24/05/2017, dep.30/06/2017), n. 16294
sul ricorso 15228-2016 proposto da:
L.N., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA RIMINI 14,
avverso la sentenza n. 320/2016 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,
– con la sentenza impugnata, la Corte di appello di Messina in riforma della decisione del Tribunale della stessa sede, dichiarava l’illegittimità dei contratti di arruolamento (‘a viaggiò e/o ‘a terminè) stipulati tra L.N. e Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. dal 1995 al 2008 per insufficienza delle indicazioni contenute negli stessi a configurare un pieno adempimento dell’osservanza delle norme imperative volte a prevenire gli abusi, l’instaurazione tra le parti di un rapporto a tempo indeterminato e condannava la società a corrispondere all’appellante l’indennità risarcitoria quantificata in 12 mensilità nonchè a versargli la retribuzione dalla data della sentenza fino alla riassunzione;
– L.N. resiste con controricorso;
– con il primo motivo la società denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1362, 1372 e 2697 cod. civ. e degli artt. 100 e 115 cod. proc. civ. in relazione al mancato rilievo dell’intervenuta risoluzione per mutuo consenso per il comportamento concludente delle parti. Evidenzia che, nella specie, tale inerzia andava valutata con riguardo al contratto a viaggio stipulato nel 1997 e rileva la mancata considerazione da parte della Corte territoriale del conseguimento da parte del L. di altra stabile occupazione;
– nel caso in esame, la Corte di appello ha respinto l’eccezione di scioglimento del vincolo contrattuale sul rilievo che il L. aveva stipulato con la stessa società altri contratti ma sempre a viaggio ovvero a tempo determinato: non aveva dunque conseguito una stabile occupazione e non vi era la prova che avesse rifiutato una o più chiamate al lavoro che potessero essere significative di un disinteresse al ripristino della piena funzionalità del rapporto; nè circostanza significativa poteva considerarsi l’accettazione senza riserve del t.f.r. all’atto della cessazione del rapporto o il mero decorso del tempo (che, pur di per sè rilevante, per essere espressivo di una tacita rinuncia a coltivare il diritto a far accertare l’illegittimità del termine apposto al contratto, è necessario ‘concorra con altri elementi convergenti, ad indicare, in modo univoco ed inequivoco, la volontà di estinguere ogni rapporto di lavoro tra le partì – cfr. da ultimo Cass., Sez. Un., 27 ottobre 2016 n. 21691, Cass. Sez. Un., 15 novembre 2016, n. 23226 -);
– la Corte di merito ha indicato le ragioni per le quali ha ritenuto corretta la determinazione in dodici mensilità dell’indennità di cui all’art. 32 cit. individuandole, da un lato, nelle dimensioni aziendali, e dall’altro, nel numero dei contratti stipulati tra le parti e l’anzianità di servizio del lavoratore. Si tratta, all’evidenza, di una corretta applicazione dei criteri di cui alla L. 15 luglio 1966, n. 604, art. 8 cit. involgente, peraltro, valutazioni di merito che non possono essere sindacate in questa sede (Cass. 22 gennaio 2014, n. 1320, Cass. 5 marzo 2014, n. 5198, Cass. 17 marzo 2014, n. 6122, Cass. 8 settembre 2014, n. 18902);
La Corte rigetta il ricorso; condanna la società ricorrente al pagamento, in favore del contoricorrente, delle spese processuali che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 4.000,00 per compensi professionali, oltre accessori come per legge e rimborso forfetario in misura del 15%.