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Timestamp: 2020-03-29 21:47:53+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 53', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ']

Riparto eredi - Forum FALLIMENTI - RIPARTI
Riparto eredi
Devo predisporre il riparto finale di una procedura di L.C.A. nella quale un creditore professionista è nel frattempo deceduto.
Per poter effettuare il pagamento agli eredi:
- devo comunque assoggettare il pagamento alla ritenuta d'acconto
- quale documentazione devo richiedere agli eredi, in particolare è necessario che il credito risulti dalla dichiarazione di successione
RE: Riparto eredi
Le fonti giurisprudenziali (C.T.C., sez. VII, sent. 28/3-5/9/1994 n. 2987, C.T.C., sez. XXIII, sent. 18/11/1998 n. 5736, Cass., sez. V, sent. 12/1/2009 n. 4785) e di prassi (Ris. Min. III/5/1001 del 3/1/1994) sull'argomento sono datate ma assolutamente concordi nell'affermare che "Il credito relativo a prestazioni effettuate dal professionista che sia acquistato e pagato all'erede dopo la morte del professionista, costituisce, per la sua essenza, un reddito di lavoro autonomo, in quanto deriva dall'esercizio di una attività professionale e conserva detta natura anche se la somma relativa non viene corrisposta al professionista ma all'erede", pertanto il pagamento deve essere assoggettato a ritenuta d'acconto.
Il credito dovrà anche essere incluso nella dichiarazione di successione, dato che la citata sentenza 4785/2009 ha chiaramente affermato che ciò non genera doppia imposizione, dal momento che "Siamo in presenza di due imposte: l'una costituente imposizione diretta, l'altra, imposizione indiretta. Le due imposte hanno funzioni, motivazioni e connotazioni diverse e perseguono differenti finalità impositive. Non si è in presenza, pertanto, di alcuna duplicazione di imposta, né, tanto meno, di violazione del principio costituzionale sulla capacità contributiva (art. 53 Cost.)".
Ciò premesso, l'inserimento nella dichiarazione di successione e il conseguente assoggettamento alla relativa imposta (se dovuta) è irrilevante per dimostrare la qualifica di erede e quindi la titolarità del credito, che dovrà essere dimostrata con gli ordinari strumenti civilistici, dipendenti dal tipo di successione che si è aperta.
In data 12/2/2020 l'Agenzia delle Entrate ha proposto una soluzione diversa, e più facilmente praticabile, descritta qui
RE: RE: Riparto eredi
Quindi, se ho capito bene, la verifica dell'inclusione del credito nella successione non è responsabilità della procedura che, una volta verificata la titolarità, può pagare gli eredi, senza richiedere la prova dell'inserimento in successione.
RE: RE: RE: Riparto eredi
Mi trovo in un caso analogo, ma con una variante:
il creditore insinuato, avvocato, è deceduto. L'attività è proseguita dal figlio, ugualmente avvocato. A suo tempo il creditore si insinuo' con fattura pro forma.
Ora, al momento del riparto, devo chiedere l'emissione di una fattura al figlio?
Anche se non ha effettuato lui le prestazioni a suo tempo?
Già in altri interventi su questo Forum abbiamo ricordato che la sentenza della Suprema Corte a Sezioni Unite n. 8059 del 21/4/2016 ha stabilito il seguente chiaro principio di diritto: "il compenso di prestazione professionale è imponibile a fini IVA, anche se percepito successivamente alla cessazione dell'attività, nel cui ambito la prestazione è stata effettuata, ed alla relativa formalizzazione". Di conseguenza il percipiente, se al momento della percezione del compenso avesse già chiuso la posizione IVA, deve riaprirla.
Ciò premesso, la questione che si pone in questa sede è se ciò valga anche in caso di decesso del titolare del credito professionale prima del pagamento.
Sul punto la dottrina maggioritaria ha sempre sostenuto che al momento dell'incasso gli eredi fossero tenuti all'emissione di una semplice ritenuta; fra altri si segnalano Federica Furlani in Euroconference News del 6/6/2018, il Documento della Fondazione Nazionale Commercialisti del 15/7/2016, Giuseppe Vanni in Enti Locali Online del 24/6/2014, il quale ultimo richiama la Risoluzione n. 501918 del 5/6/1973 che testualmente recita: "non vi è dubbio che i corrispettivi pagati agli eredi e riguardanti prestazioni rese dall'imprenditore deceduto devono considerarsi fuori del campo di applicazione dell'imposta sul valore aggiunto per assenza del presupposto soggettivo".
Non mancavano comunque pareri contrari, fra i quali segnaliamo Marco Peirolo in Corriere tributario n. 25/2016, Dario Stevanato in Rassegna tributaria n. 1/1994, Nicola Forte in Rivista di diritto tributario 1991, I, 266.
Di parere opposto è però la recentissima Risoluzione n. 34 del 11/3/2019, che richiama la già citata sentenza Cass. SS.UU. 8059/2016 della quale cita i seguenti stralci: "il compenso di prestazione professionale è imponibile ai fini IVA, anche se percepito successivamente alla cessazione dell'attività, nel cui ambito la prestazione è stata effettuata, ed alla relativa formalizzazione" perché "il fatto generatore del tributo IVA e, dunque, l'insorgenza della correlativa imponibilità vanno identificati … con la materiale esecuzione della prestazione, giacché … la previsione di cui al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 6, comma 3, va intesa nel senso che, con il conseguimento del compenso, coincide, non l'evento generatore del tributo, bensì … solo la sua condizione di esigibilità ed estremo limite temporale per l'adempimento dell'obbligo di fatturazione".
Essa prosegue sottolineando un passaggio di tale sentenza finora non tenuto in adeguato conto dalla dottrina, ovvero che "non emergono, peraltro, ragioni logico-giuridiche ostative all'applicazione della soluzione indicata relativamente ai corrispettivi di prestazioni eseguite, nell'esercizio dell'attività economica di soggetto deceduto o di società estinta, incassati dagli eredi o dai soci".
Inevitabile, e quindi riteniamo condivisibile, è quindi l'affermazione, da parte della Risoluzione, che "Ne consegue che, i principi sopra richiamati e le indicazioni di cui ai richiamati documenti di prassi tornano applicabili anche agli eredi del professionista. Ciò significa che, in presenza di fatture da incassare o prestazioni da fatturare, gli eredi non possono chiudere la partita IVA del professionista defunto sino a quando non viene incassata l'ultima parcella".
E se è stata chiusa, riteniamo non possano che riaprirla, anche se siamo consapevoli del fatto che potrebbe essere un adempimento non facile da effettuare.
RE: RE: RE: RE: Riparto eredi
mi inserisco nella discussione, trovandomi in un caso analogo a quelli sopra esposti.
Volevo capire se il compenso spettante al professionista defunto (commercialista) oltre che essere imponibile a fini IVA vada anche assoggettato al contributo previdenziale del 4%. In pratica, agli eredi va corrisposta la stessa somma che si sarebbe corrisposta al professionista (imponibile + cassa + iva + ritenuta d'acconto?)?
RE: RE: RE: RE: RE: Riparto eredi
Nel caso di professionista deceduto la contribuzione previdenziale, quindi anche il contributo del 4% a carico di chi corrisponde il compenso, non è dovuta perché il percipiente non è più iscritto all'Albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili.
RE: RE: RE: RE: RE: RE: Riparto eredi
mi inserisco nella discussione per chiedere una precisazione ovvero, nel caso prospettato di pagamento a eredi del professionista deceduto che, in occasione della ripartizione di cui beneficiano, riaprono la partita Iva del professionista, chi sarà il "percipiente" e, soprattutto, il codice fiscale corrispondente da indicare nella CU a seguito dell'effettuazione della ritenuta d'acconto sulla somma pagata agli eredi.
Più precisamente, può essere ritenuto corretto indicare gli eredi quali percipienti ma indicare il codice fiscale del de cuius, sul presupposto - da verificare presso gli eredi - che questi non abbiano chiesto l'accensione di un codice fiscale intestato alla comunione ereditaria?
RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: Riparto eredi
Come ricordato in uno degli interventi precedenti, la giurisprudenza è concorde nell'affermare che "Il credito relativo a prestazioni effettuate dal professionista che sia acquistato e pagato all'erede dopo la morte del professionista, costituisce, per la sua essenza, un reddito di lavoro autonomo, in quanto deriva dall'esercizio di una attività professionale e conserva detta natura anche se la somma relativa non viene corrisposta al professionista ma all'erede".
Di conseguenza, per lo stesso motivo per cui il pagamento deve essere assoggettato a ritenuta d'acconto, esso, oltre a essere incluso nella dichiarazione di successione, dovrà essere inserito in una dichiarazione dei redditi da presentare a nome del fallito; la certificazione unica dovrà quindi essere intestata a suo nome.
La questione è stata recentemente oggetto di istanza di interpello e l'Agenzia, nella Risposta n. 52 del 12/2/2020, ha indicato una soluzione diversa.
Ci pare una soluzione assolutamente ragionevole e quindi ora, con il conforto di una presa di posizione ufficiale, certamente praticabile e indubbiamente conveniente per tutti.
La Risposta non affronta un delicato passaggio della seconda parte del quesito, ovvero se per il compenso in questione possa essere applicato il regime forfetario, che oltre al diverso carico fiscale comporta fra l'altro anche diverse modalità di fatturazione (non elettronica) e di pagamento (non effettuazione della ritenuta d'acconto); e come non l'affronta l'Agenzia, non lo affrontiamo noi ....