Source: https://www.laleggepertutti.it/178605_il-vigile-puo-decidere-di-non-fare-una-multa
Timestamp: 2018-10-19 12:17:40+00:00
Document Index: 140260088

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 328', 'art. 323', 'art. 323', 'sentenza ', 'art. 328', 'art. 328', 'art. 328', 'sentenza ']

Non c’è né omissione d’atti d’ufficio, né abuso nella condotta del poliziotto che omette di elevare una multa all’automobilista che ha violato il codice della strada.
Hai lasciato la tua macchina in divieto di sosta, confortato dal fatto che, come te, numerose altre persone hanno fatto lo stesso senza essere sanzionate. Evidentemente – hai pensato – su quella strada il Comune chiude un occhio. Quando però sei tornato hai trovato, sul parabrezza, una bella multa. La sorpresa è però maggiore quando ti accorgi che ad essere sanzionato sei stato solo tu e non tutta la fila di mezzi che si trovavano vicino. Come mai? Può un vigile decidere di fare la multa solo a una persona e non ad altre?
Su una strada piuttosto larga e rettilinea stai procedendo a velocità sostenuta. Due vigili si trovano nascosti poco lontano con un telelaser puntato sul traffico. Sia tu che il conducente davanti a te venite fermati e invitati ad accostare. Benché però procedevate alla stessa andatura, tu vieni multato per eccesso di velocità mentre all’altro automobilista viene concesso di andare via “indenne”. Provi a protestare e a dire che questo comportamento viola tutti i diritti di pari trattamento dei cittadini, ma il poliziotto non ne vuol sapere. Così ti chiedi: il vigile può decidere di non fare una multa? Commette reato di omissione d’atti ufficio l’agente della municipale che rinuncia a fare una contravvenzione a chi ha violato il codice della strada?
La risposta a questi due quesiti è stata fornita proprio ieri dalla Cassazione [1].
Già nel 2012 [2] la Suprema Corte aveva detto che evitare di multare una o più auto per divieto di sosta non configura il reato di omissione d’atti d’ufficio. Ciò perché il codice penale sanziona solo il rifiuto della pubblica autorità a porre in essere atti che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, devono essere compiuti immediatamente. Al contrario le contravvenzioni per violazione del codice della strada non rientrano in tale elenco (non sono cioè ricomprese nelle categorie di atti di ufficio dovuti a ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità) e, pertanto, possono anche essere rinviate a un momento successivo.
Ieri invece la Cassazione ha ritenuto che non commettono reato di abuso d’ufficio le forze dell’ordine che, dopo aver fermato un veicolo in transito, pur riscontrando un’infrazione, omettono di sanzionarlo. Anche se si tratta di una violazione grave come la mancata copertura assicurativa rc-auto o un eccesso di velocità particolarmente evidente. Nel primo caso basta che gli agenti impediscano comunque la circolazione del mezzo senza la polizza in modo da tutelare l’interesse pubblico.
Il reato di abuso d’ufficio, per come previsto dal codice penale [3], richiede che l’agente sia mosso dall’intento di realizzare un «ingiusto vantaggio patrimoniale» o di recare ad altri un danno ingiusto, presupposti questi inesistenti nel caso del vigile che decide di non fare una multa.
Inoltre, per aversi reato c’è bisogno di «intenzionalità», la quale deve consistere nella volontà del vigile di favorire l’automobilista fermato; tale certezza però non si raggiunge sapendo solo che egli ha omesso di applicare le sanzioni previste, come già chiarito, in passato, dalla stessa Cassazione [4]. Occorrono «altri elementi sintomatici, quali la specifica competenza professionale dell’agente, l’apparato motivazionale su cui riposa il provvedimento ed i rapporti personali tra l’agente e il soggetto o i soggetti che dal provvedimento ricevono vantaggio patrimoniale o subiscono danno».
Il poliziotto che salva dalla multa e dal sequestro amministrativo del veicolo pur avendo riscontrato che l’automobilista non ha l’assicurazione non può essere condannato per abuso d’ufficio per aver procurato un ingiusto vantaggio al proprietario dell’auto. L’omesso controllo non basta ad affermare il dolo che serve per il reato. Nel giudizio pesano anche gli eventuali rapporti personali con il “graziato”.
[1] Cass. sent. n. 46788/17 dell’11.10.2017.
[2] Cass. sent. n. 42501/12 del 27.09.2012.
[4] Cass. sent. n. 35184/2007 e n. 21192/2013.
Cassazione penale, sez. VI, 27/09/2012, (ud. 27/09/2012, dep.31/10/2012), n. 42501
1.-. Con sentenza in data 21-6-10 la Corte di Appello di Palermo, in parziale riforma della decisione di primo grado, ha riqualificato ai sensi dell’art. 328 c.p. il fatto originariamente contestato a R.L. come violazione dell’art. 323 c.p., confermandone la condanna.
In particolare, la Corte di Appello ha ritenuto che il fatto ascritto all’imputata (avere, in qualità di agente della polizia municipale di (OMISSIS), omesso di rilevare numerose infrazioni ai divieti di sosta), anche per la mancanza del dolo intenzionale richiesto dalle previsioni di cui all’art. 323 c.p., dovesse essere inquadrato come omissione o rifiuto o indebito ritardo di atti di ufficio, concretantisi nelle violazioni di specifici doveri di svolgere attività amministrative tipiche dell’Ufficio svolto dall’imputata.
2.-. Avverso la suindicata sentenza del 21-6-10 ha proposto ricorso per cassazione R.L., tramite il suo difensore, chiedendone l’annullamento.
In primo luogo deduce la violazione dell’art. 328 c.p. ed il vizio di motivazione sul punto, in quanto non risulterebbe in alcun modo che l’atto di cui si lamenta il presunto rifiuto (l’elevazione di una contravvenzione al codice della strada) appartenga ad una delle categorie di atti qualificati indicati nell’art. 328 c.p., comma 1 (atti che devono essere compiuti senza ritardo per ragioni di giustizia e di sicurezza pubblica o di ordine pubblico o di igiene e sanità).
In secondo luogo denuncia che la condotta posta in essere non integrerebbe il rifiuto di compiere un atto di ufficio, essendo mancata una richiesta volta a sollecitare ad essa imputata il compimento dell’atto dovuto.
Infine non sarebbe stata dimostrata in alcun modo la sussistenza del dolo in capo ad essa ricorrente.
L’art. 328 c.p., comma 1 (nelle cui previsioni i Giudici di merito hanno inquadrato la fattispecie in esame) prevede la reclusione da sei mesi a due anni per il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo.
Nel caso di specie gli atti rifiutati (l’elevazione di contravvenzioni al codice della strada per divieto di sosta) non rientrano nelle suddette categorie (atti di ufficio dovuti a ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità) e non risultano in concreto indilazionabili. Nè d’altra parte i Giudici di merito hanno motivato in alcun modo su tali punti essenziali per la configurabilità del reato ritenuto in sentenza.
4.-. Si impone, pertanto, l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata perchè il fatto non sussiste.
Depositato in Cancelleria il 31 ottobre 2012