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Timestamp: 2018-06-18 01:58:45+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 38', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 195', 'art. 374', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 195', 'art. 374', 'art. 170']

Il concorrente è tenuto a dichiarare tutte le condanne penali riportate al fine di non ostacolare la valutazione di gravità rimessa esclusivamente alla stazione appaltante di Rita Maiolo
Il concorrente è tenuto a dichiarare tutte le condanne penali riportate al fine di non ostacolare la valutazione di gravità rimessa esclusivamente alla stazione appaltante
Consiglio di Stato, Sez. III, 29 maggio 2017 n. 2548
05 Giu 2017 di Rita Maiolo
Dall’art. 38, comma 1, lettera c), e comma 2, si ricava che nelle procedure ad evidenza pubblica preordinate all'affidamento di un appalto pubblico, l’omessa dichiarazione da parte del concorrente di tutte le condanne penali eventualmente riportate, anche se attinenti a reati diversi da quelli contemplati nell'art. 38, comma 1, lett. c), ne comporta senz'altro l'esclusione dalla gara, essendo impedito alla stazione appaltante di valutarne la gravità (1).
Quanto all'estinzione del reato (che consente di non dichiarare l'emanazione del relativo provvedimento di condanna), secondo la giurisprudenza di questo Consiglio, essa sotto il profilo giuridico non è automatica per il mero decorso del tempo, ma deve essere formalizzata in una pronuncia espressa del giudice dell'esecuzione penale, che è l'unico soggetto al quale l'ordinamento attribuisce il compito di verificare la sussistenza dei presupposti e delle condizioni per la relativa declaratoria, con la conseguenza che, fino a quando non intervenga tale provvedimento giurisdizionale, non può legittimamente parlarsi di "reato estinto" e il concorrente non è esonerato dalla dichiarazione dell'intervenuta condanna (2).
(1) Conforme Cons. St., Sez. III, n. 4019/2016; Cons. St., Sez. IV, n. 834/2016; Cons. St., Sez. V, n. 4219/2016, n. 3402/2016 e n. 1641/2016;
(2) Conforme Cons. Stato, III, n. 4118/2016; Cons. St., Sez. V, n. 3105/2015, n. 3092/2014 e n. 4528/2014 Contra Cons. Stato, V, n. 5192/2015, che richiama Cass. pen. V, n. 20068/2015, e SS.UU., n. 2/2014.
4. Giova fin d’ora sottolineare che il modulo di dichiarazione reso disponibile dalla stazione appaltante indicava l’obbligo di dichiarare di non aver subito sentenze di condanna “per reati gravi … che incidono sulla moralità professionale … “, e quindi ostativi ai sensi dell’art. 38 del d.lgs. n. 163 del 2006, “oppure” di dichiarare “tutte le sentenze di condanna” subite, e quindi, a dire del -OMISSIS-, era fuorviante, in quanto poteva essere inteso nel senso che “tutte le sentenze di condanna” da dichiarare fossero comunque solo quelle ricomprese nell’art. 38 cit..
11.1. Dall’art. 38, comma 1, lettera c), e comma 2, si ricava che nelle procedure ad evidenza pubblica preordinate all'affidamento di un appalto pubblico, l’omessa dichiarazione da parte del concorrente di tutte le condanne penali eventualmente riportate, anche se attinenti a reati diversi da quelli contemplati nell'art. 38, comma 1, lett. c), ne comporta senz'altro l'esclusione dalla gara, essendo impedito alla stazione appaltante di valutarne la gravità (cfr., fra le tante, Cons. Stato, III, n. 4019/2016; IV, n. 834/2016; V, n. 4219/2016, n. 3402/2016 e n. 1641/2016).
La decisione in commento, sebbene in linea con un consolidato orientamento giurisprudenziale, fa il punto sugli obblighi dichiarativi incombenti in capo a ciascun partecipante ad una gara pubblica, obblighi il cui inadempimento è in grado di incidere sulla moralità professionale. Le riflessioni dei Giudici della Terza Sezione poi sono ulteriormente interessanti per i risvolti penalistici che la vicenda presenta, ragion per cui è opportuno richiamare, in sintesi, la questio facti.
La controversia origina dalla revoca dell’aggiudicazione definitiva, emessa in favore dell’odierna appellante, della procedura aperta per la progettazione ed esecuzione a corpo di alcuni lavori. Infatti, in esito alla verifica delle dichiarazioni rese in sede di gara, era emerso che il socio, legale rappresentante e direttore tecnico della società, indicata come esecutrice di parte dei lavori, aveva omesso di dichiarare una condanna alla multa sostitutiva di 90 giorni di reclusione, disposta nei suoi confronti nel 2000 con decreto penale per fatti commessi nel 1997, per due reati: quello di cui all’art. 195 del d.P.R. 156/1973 e quello di cui all’art. 374 c.p., per aver installato e posto in esercizio due impianti radioelettrici senza concessione.
I Giudici di Palazzo Spada, nel condividere sostanzialmente l’esito cui era pervenuto il Giudice territoriale, colgono altresì l’occasione per approfondire e meglio specificare le motivazioni già addotte a sostegno della reiezione del ricorso di primo grado, concludendo, quindi, per il rigetto dell’appello.
La prima questione concerne l’esatta perimetrazione degli obblighi dichiarativi dei concorrenti circa le condanne penali eventualmente riportate. Il dubbio deriva da una “non perspicua” (per utilizzare le medesime parole del Tar) formulazione del disciplinare di gara, che, nell’ottica dell’appellante, avrebbe indotto a ritenere che oggetto di dichiarazione fossero esclusivamente le condanne attinenti ai reati contemplati nell’art. 38, comma 1, lett. c), omissione sanzionata con l’esclusione dalla gara.
Sul punto, i Giudici d’appello chiariscono che: “Dall’art. 38, comma 1, lettera c), e comma 2, si ricava che nelle procedure ad evidenza pubblica preordinate all'affidamento di un appalto pubblico, l’omessa dichiarazione da parte del concorrente di tutte le condanne penali eventualmente riportate, anche se attinenti a reati diversi da quelli contemplati nell'art. 38, comma 1, lett. c), ne comporta senz'altro l'esclusione dalla gara, essendo impedito alla stazione appaltante di valutarne la gravità”. Inoltre, per rispondere ad una specifica censura, il Collegio osserva poi che non è consentito sanare l’omissione mediante il rimedio del soccorso istruttorio, il quale, a rigor di logica, non può essere utilizzato per sopperire a dichiarazioni (riguardanti elementi essenziali) radicalmente mancanti - pena la violazione della par condicio fra concorrenti - ma soltanto per chiarire o completare dichiarazioni o documenti già comunque acquisiti agli atti di gara.
Ciò posto in linea generale, la Terza Sezione precisa poi che, nel caso in esame, non vi sono profili di ambiguità rinvenibili nella documentazione di gara. Invero, si sostiene che, nonostante il Tar abbia affermato che il modulo di dichiarazione “avrebbe potuto essere formulato in termini più perspicui”, a ben vedere, esso non giunge alla conclusione che la lex specialis fosse equivoca e tale da suscitare un legittimo affidamento nei concorrenti sulla non necessità di dichiarare le eventuali condanne di minor gravità, ma costituisce un mero antecedente logico del ragionamento volto ad accertare la doverosità della dichiarazione di tutte le condanne riportate.
La seconda questione controversa riguarda, invece, le ipotesi in cui l’obbligo dichiarativo non sussiste, come accade nei casi di condanna per reati oramai estinti. Nella fattispecie, il reato di cui all’art. 195 del D.P.R. 156/1973 era stato dichiarato sì estinto, ma dopo la scadenza del termine per la presentazione della offerte. Invero, i Giudici di secondo grado puntualizzano che: “Quanto all'estinzione del reato (che consente di non dichiarare l'emanazione del relativo provvedimento di condanna), secondo la giurisprudenza di questo Consiglio, essa sotto il profilo giuridico non è automatica per il mero decorso del tempo, ma deve essere formalizzata in una pronuncia espressa del giudice dell'esecuzione penale, che è l'unico soggetto al quale l'ordinamento attribuisce il compito di verificare la sussistenza dei presupposti e delle condizioni per la relativa declaratoria, con la conseguenza che, fino a quando non intervenga tale provvedimento giurisdizionale, non può legittimamente parlarsi di "reato estinto" e il concorrente non è esonerato dalla dichiarazione dell'intervenuta condanna”. Nel caso de quo, la dichiarazione di estinzione del reato è intervenuta dopo il termine fissato per la presentazione delle offerte, per cui essa non può che considerarsi irrilevante.
Un’ultima notazione merita poi un profilo più strettamente penalistico relativo alla connessione tra i due reati non dichiarati. Sul punto, è interessante notare come il Consiglio di Stato risolve la questione applicando le regole proprie del diritto penale, ovvero sostenendo che: “Il reato di frode processuale (ex art. 374 c.p.) è tale da incidere sulla moralità, trattandosi di reato, a dolo specifico, commesso contro l’amministrazione della giustizia; la depenalizzazione del reato presupposto non rileva, in quanto, ai sensi dell’art. 170, primo comma, c.p., la causa di estinzione del reato presupposto non si estende all’altro reato”. Dunque, l’obbligo di dichiarazione di un reato sussiste a prescindere dalla sua maggiore o minore gravità o dalla sua incidenza sulla capacità professionale del concorrente, facendo carico a quest’ultimo di dichiarare ogni condanna subita (al netto delle esclusioni di legge) ed essendo invece rimessa alla stazione appaltante la valutazione conseguente.