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Timestamp: 2019-01-17 22:57:24+00:00
Document Index: 136978244

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 41', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 5', 'art. 4']

Lingua e aspetti scolastico-educativi
- Concetti	pag.	3
- Principi costituzionali	pag. 6
- Le minoranze riconosciute - La legislazione	pag. 6
- Diritti riconosciuti	pag. 8
- Le comunità “sprovviste di territorio” - Tutela	pag. 8
- Problematiche sanitarie	pag. 11
- Non discriminazione	pag.	13
- Consistenza numerica	pag.	19
- Origine ed epoca presunte dell’insediamento nell’attuale territorio	pag.	19
- Aree geografiche di distribuzione	pag.	25
- La lingua	pag.	28
- La scolarizzazione	pag.	29
- La lingua nelle attività scolastiche	pag.	29
^ RELIGIONE E CULTURA
- La religione ed i miti	pag.	30
- L’identità etnica	pag.	33
- Il diritto tradizionale	pag.	34
- La filosofia	pag.	38
- Forme associative e circoli culturali	pag.	40
- Organi di stampa	pag.	40
- con Stati esteri	pag.	41
- con altri gruppi minoritari diversi	pag.	41
- con nuclei appartenenti alla stessa minoranza
dislocati in altre parti del territorio nazionale	pag. 41
- Attività come raduni, feste popolari, convegni, conferenze	pag.	41
- Una cultura tra crisi e cambiamento	pag.	41
- Tra nomadismo e sedentarizzazione	pag.	45
- La casa e l’habitat	pag.	46
- La famiglia	pag.	49
- Questioni aperte e prospettive	pag.	53
- Conclusioni	pag. 56
^ NORMATIVA E DOCUMENTI NAZIONALI ED INTERNAZIONALI
- Normativa Statale e Locale	pag. 58
- Documenti internazionali	pag.	65
- Leggi regionali	pag.	77
- Circolari ministeriali	pag.	79
- Varie	pag.	81
^ NOZIONI GENERALI
1 - Minoranza nazionale:
Gruppo numericamente inferiore rispetto al resto della popolazione di uno Stato, i cui membri, che sono cittadini di quello Stato, hanno caratteristiche etniche, religiose o linguistiche diverse da quelle del resto della popolazione, e sono animati dalla volontà di salvaguardare la propria cultura, tradizione, religione o lingua.
2 - Minoranza storica:
Identiche caratteristiche di cui al punto 1, con l’aggiunta della storicità. L’insediamento nel territorio è considerato antico se protrattosi fino al 1800 (principio uniformemente accettato in Europa occidentale).
3 - Minoranza nuova:
Identiche caratteristiche di cui al punto 1, con l’aggiunta di un insediamento relativamente recente (gruppi di immigrati dopo la prima guerra mondiale).
4 - Minoranza etnica:
Identiche caratteristiche di cui al punto 1, con specificità della loro etnia (origine etnica). Per etnia, infatti si intende un gruppo umano determinato in base ai criteri di classificazione che possono essere di tipo molto diverso (linguistici, culturali, tratti fisici, ecc).
Peraltro, il concetto di etnia è assunto unicamente come strumento di indagine e non come determinazione della realtà.
5 - Minoranza linguistica:
Identiche caratteristiche di cui al punto 1 con l’aggiunta dell’aspetto linguistico (criterio della lingua come elemento di valutazione del patrimonio culturale delle minoranze).
6 - Zingari:
Gli Zingari sono appartenenti al gruppo etnico migrante, largamente incrociati con le popolazioni dei diversi paesi d’adozione (Europa danubiana e meridionale, Egitto e Africa settentrionale) ma risalente ad un ceppo indiano (India nord-occidentale), di cui reca tracce evidenti nei caratteri somatici.
L’abbigliamento è vistoso e le tradizionali occupazioni sono quelle di suonatori ambulanti, chiromanti, mercanti di cavalli e mendicanti.
Gli zingari presenti in Italia appartengono a due gruppi: ai “^ Rom” (più diffusi al Centro e al Sud e maggiormente tendenti alla sedentarizzazione) e ai “Sinti” (vivono al Nord Italia e hanno mantenuto più viva la tradizione del nomadismo).
7 - Nomadismo:
Aspetto culturale corrispondente alla mancanza dell’insediamento stabile e quindi allo spostamento perpetuo o periodico del gruppo o della comunità (spec. tribale), per lo più associato alla caccia, alla pastorizia e alla guerra.
In particolare, il nomadismo che caratterizza le comunità “sprovviste di territorio”, ha causato varie suddivisioni individuate da toponimi: Sinti Gackane (della Germania), Estrakaria (dell’Austria), Valstike (dei paesi latini), ecc..
Altre distinzioni avvengono in base all’attività economica: i Lovara (da lob = cavallo in ungherese o da love denaro in romanes); i Kalderasha (calderai e indoratori) e i Churara (da churi = fabbricanti di setacci).
8 - Rom:
L’etnonimo “Rom” nella loro lingua detta “romanes”, significa “uomo”, termine che li differenzia dai non zingari, nel loro idioma detti “gagè”, che in origine individuava i “contadini zotici e ignoranti”.
^ CAP. II
1 - Principi costituzionali:
Le minoranze linguistiche presenti sul territorio italiano sono tutelate per dettato costituzionale a datare dal 1948, anno dell’entrata in vigore della Costituzione della Repubblica.
Gli articoli della Costituzione italiana che concorrono alla tutela sono diversi. All’art. 2 che riconosce, in generale, e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, come singolo e nelle formazioni sociali in cui si svolge la sua personalità, segue l’art. 3 che afferma la pari dignità sociale di tutti i cittadini e la loro uguaglianza davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Fondamentale è, tuttavia, l’art. 6 nel quale si dichiara esplicitamente che la Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche. A rafforzare questo principio, di per sè molto esplicito, concorrono, poi altri articoli che da una parte pongono attenzione all’adeguamento dei principi e dei metodi della legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento (art. 5), mentre dall’altra danno ampio respiro alla stessa Costituzione, mirando alla conformità dell’ordinamento giuridico italiano alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
Da quanto sopra si evince la volontà del legislatore di porre una solida base che tuteli fondamentalmente le componenti sociali più deboli, quali le minoranze linguistiche, intervenendo a rimuovere gli ostacoli, che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza.
2 - Le minoranze riconosciute e la legislazione:
La legge 15 dicembre 1999, n. 482 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche” riconosce e tutela 12 minoranze etnico-linguistiche storiche (albanese, catalana, germaniche, greca, slovena, croata, francese, franco-provenzale, friulana, ladina, occitana e sarda), tenendo conto dei criteri: etnico, linguistico e storico nonché la localizzazione in un territorio definito.
Tre dei quattro criteri si riscontrano anche nella minoranza zingara di antico insediamento presente in Italia in quanto:
Criterio della storicità: Rom, Sinti e Caminanti sono presenti in Italia da circa 600 anni;
Criterio dell’etnicità: Rom, Sinti e Caminanti hanno una origine etnica;
Criterio linguistico: Rom, Sinti e Caminanti hanno una propria lingua denominata “romanés”, riconosciuta dagli organismi internazionali e dai linguisti quale lingua minoritaria.
La legge ha inteso tutelare le minoranze etnico-linguistiche storiche presenti nel nostro Paese, (escludendo le nuove) al fine di attuare, in maniera compiuta, il dettato dell’art. 6 e degli artt. 2 e 3 della Costituzione.
Nel testo del disegno di legge era compresa, tra le minoranze storiche, anche quella zingara, per la quale si prevedevano medesime disposizioni di tutela.
L’approfondimento parlamentare fece emergere, però, la difficoltà di applicazione alla popolazione zingara di molte delle norme dell’articolato, per il mancato ancoraggio della stessa ad un territorio definito. Si decise, così, di prevedere per essa l’approfondimento in altro, specifico, provvedimento.
Pertanto, allo stato attuale, non esiste nel nostro ordinamento alcuna norma che preveda e disciplini “l’inclusione” e il “riconoscimento” delle popolazioni Rom nel concetto di “minoranza etnico-linguistica”.
Nella minoranza zingara storica la posizione giuridica (l’80% dei sedentarizzati Rom storici sono cittadini italiani) non è riconducibile ed accomunabile a quella degli zingari immigrati, provenienti in massima parte dall’Est Europeo, cosiddetti rifugiati Rom e richiedenti asilo.
Le popolazioni zingare sono presenti in Italia da circa 600 anni: provenendo dall’India, dopo una lunga sosta nell’Impero bizantino, agli inizi del 1400 si sono diffuse in tutta Europa, ivi compresa l’Italia, dove il più antico riferimento storico è datato 18 luglio 1422 nella Cronaca di Bologna; ma è molto probabile che fossero giunti ancor prima nell’Italia meridionale, dati gli stretti legami che sempre sono intercorsi con la Grecia. Inoltre recenti studi sembrano comprovare una presenza a Venezia già nel XIII secolo.
3 - Diritti riconosciuti:
Insegnamento delle lingue nelle scuole dell’obbligo;
uso della lingua nell’Amministrazione pubblica;
uso della lingua nei media;
uso della lingua nella toponomastica ed onomastica locale.
4 - Le comunità “sprovviste di territorio” - Tutela:
Le comunità “sprovviste di territorio”, residenti in Italia, sono prive di apposite norme per la reale salvaguardia della loro cultura e lingua.
Il rapporto tra le istituzioni e i Rom si presenta molto difficile: un tempo i Comuni italiani rifiutavano l'iscrizione anagrafica agli Zingari per non dover dar loro il domicilio di soccorso, così come le scuole rifiutavano i loro figli, sebbene cittadini italiani con diritto all'istruzione (vedasi circolari riportati in Appendice).
Attualmente, gli Zingari sono regolarmente iscritti, possono avere, anche se ancora trovano ostacoli burocratici, regolari licenze di commercio, di spettacolo viaggiante, di artigianato; frequentano la scuola (se lo vogliono).
Godono ordinariamente dell’assistenza sanitaria ordinaria.
Gli Organismi europei richiedono da tempo il riconoscimento e la tutela della minoranza zingara.
Il Consiglio d’Europa se ne è occupato sin dal 1969 ed ha creato un apposito gruppo di esperti. Anche il Parlamento europeo e, infine, la Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, oggi Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) si sono interessati alla stessa tematica.
Così, ad esempio, la Risoluzione 13, sottoscritta dal Comitato dei Ministri d’Europa il 22 maggio 1975, dichiarava che “il patrimonio linguistico e l’identità dei nomadi saranno salvaguardati”. Chi siano questi “nomadi” lo precisa la Risoluzione 125 del 1981, con la quale si invitava i 23 Stati membri del Consiglio d’Europa a “riconoscere come minoranza etnica gli zingari e altri gruppi nomadi quali i Sami e, quindi, ad accordare loro il medesimo statuto e i medesimi vantaggi delle altre minoranze, soprattutto per ciò che concerne il rispetto e la tutela della loro cultura e della loro lingua”.
Il Comitato dei Ministri dell’Educazione dell’Unione Europea in una sua Risoluzione (153/89) del 22 maggio 1989, nel dare indicazioni per una corretta scolarizzazione dei bambini zingari, sosteneva che si dovesse tenere conto del fatto che “la loro cultura e la loro lingua fanno parte da più di mezzo millennio del patrimonio culturale e linguistico europeo”. Affermazione ribadita anche dal Parlamento europeo nel 1994 nella “Risoluzione sulla situazione degli zingari nella comunità” (A3-0124/94), in cui si riconosce “che il popolo Rom è una delle minoranze più importanti dell’Unione Europea”, per cui vanno tutelate “la lingua e gli altri aspetti della cultura zingara come parte integrante del patrimonio culturale europeo”; e quindi si “raccomanda ai governi degli Stati membri di completare la Convenzione europea dei diritti umani con protocollo aggiuntivo sulle minoranze, nel quale la definizione di minoranza possa comprendere gli zingari in forma esplicita, attraverso un riferimento alle minoranze che non abbiano un territorio proprio”.
Richiedendo una maggiore coordinazione fra gli Organismi internazionali, l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa nella Raccomandazione 1203 del 1993, nel prevedere varie iniziative a tutela della cultura zingara, riteneva che “dovrebbero essere applicate alle minoranze zingare le disposizioni relative alle lingue sprovviste di territorio come definite dalla Carta europea delle lingue regionali e/o minoritarie” e pertanto “si dovrebbe perseguire la cooperazione con l’Unione Europea nei settori interessanti gli zingari, come l’educazione, la lotta contro la povertà, la salvaguardia del patrimonio culturale europeo, il riconoscimento delle minoranze e la promozione dell’uguaglianza dei diritti”.
L’inserimento degli zingari nel discorso più ampio riguardante le minoranze europee trova espressione anche nel documento approvato dal Parlamento europeo il 9 febbraio 1994: “considerando che la diversità linguistica dell’Europa comunitaria costituisce un elemento fondamentale della sua ricchezza culturale”, dopo aver ribadito la necessità di tutelare e promuovere le lingue meno diffuse, “esorta tutti gli enti competenti ad applicare per analogia le raccomandazioni della presente Risoluzione alle lingue minoritarie non autoctone (p. es. le lingue degli zingari Rom e Sinti)”.
In ordine alla problematica sanitaria, si specifica che le norme di settore vigenti in tema di assistenza sanitaria agli stranieri, rappresentate dal Testo unico sull’immigrazione, prevedono per gli stranieri regolarmente soggiornanti l’obbligo di iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale nonché la parità di trattamento e la piena eguaglianza di diritti e doveri rispetto ai cittadini italiani, garantendo altresì, nei presidi pubblici ed accreditati, per i cittadini stranieri non in regola con le norme relative all’ingresso ed al soggiorno, le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e l’estensione dei programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva. A tal riguardo sono, in particolare, garantiti i seguenti punti:
la tutela sociale della gravidanza e della maternità, a parità di trattamento con le cittadine italiane;
la tutela della salute del minore, in esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989;
le vaccinazioni secondo la normativa e nell’ambito di interventi rientranti in campagna di prevenzione collettiva autorizzati dalle Regioni;
la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive e l’eventuale bonifica dei relativi focolai.
Inoltre, il Piano Sanitario Nazionale 2003-2005, nel quadro dei molteplici interventi necessari per superare l’emarginazione degli immigrati bisognosi, individua quale importante aspetto quello di assicurare l’accesso delle popolazioni immigrate al Servizio Sanitario Nazionale adeguando l’offerta di assistenza pubblica in modo da renderla visibile, facilmente accessibile, attivamente disponibile ed in sintonia con i bisogni di questi nuovi gruppi di popolazione, in conformità a quanto previsto dal citato testo unico sull’immigrazione che, come sopra accennato, ha sancito il diritto alle cure urgenti ed essenziali e alla continuità della cura anche per gli immigrati irregolari. Cita ancora il Piano Sanitario Nazionale 2003-2005 che, in tale contesto, sono necessari, tra l’altro, sia interventi di tipo informativo dell’utenza immigrata sull’offerta dei servizi da parte delle Aziende Sanitarie Locali che l’individuazione all’interno di ciascuna A.S.L. di unità di personale esperto e particolarmente idoneo per questo tipo di rapporti. Il richiamato Piano Sanitario Nazionale specifica, infine, altre azioni prioritarie che riguardano i seguenti aspetti:
migliorare l’assistenza alle donne straniere in stato di gravidanza e ridurre il ricorso alle interruzioni volontarie di gravidanza;
ridurre l’incidenza della sindrome da HIV, delle malattie sessualmente trasmesse e della tubercolosi tramite interventi di prevenzione mirata a questa fascia di popolazione;
raggiungere una copertura vaccinale della popolazione infantile immigrata pari a quella ottenuta per la popolazione italiana;
ridurre gli infortuni sul lavoro tra i lavoratori immigrati, tramite interventi previsti a tal fine per i lavoratori italiani.
L’Italia ha provveduto con tempestività all’adozione di misure legislative, in conformità alle disposizioni contenute negli articoli 2 e 3 della Costituzione, che investono anche la minoranza linguistica zingara presente nel nostro territorio.
Tali articoli affermano la eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, senza alcuna distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, e garantiscono le libertà personali, il diritto di riunione, il diritto di associazione, il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa, in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto.
Da tali articoli discende un aspetto di sintesi caratterizzante la posizione di ciascun soggetto di fronte al nostro ordinamento: l’affermazione dei principi di libertà e di uguaglianza; tale ultimo principio, al pari del primo, permea di sé l’intero sistema giuridico italiano e sancisce la parità di trattamento e la pari condizione davanti alla legge di tutti i cittadini, assumendo un significato di fondamentale cardine sul quale poggia la nostra Carta Costituzionale.
E’ quindi possibile individuare nella nostra Costituzione due connotazioni fondamentali costituite:
dall’assoluto rispetto del nucleo essenziale di libertà assicurato dall’art. 2, il quale afferma che “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.
Tale principio si sviluppa poi in una serie di più specifiche disposizioni concernenti le singole libertà;
dalla parità di trattamento, che è ampiamente prevista dal comma 1 dell’art. 3, il quale afferma la pari dignità sociale e l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Il citato comma 1 dell’art. 3, che evidenzia l’uguaglianza formale di ciascun cittadino, viene completato dal comma 2 del medesimo articolo che enuncia un principio di uguaglianza sostanziale, affermando che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
In sostanza, ne discende, per le Istituzioni, non solo l’obbligo di trattare le stesse situazioni nella stessa maniera, ma altresì il compito di raggiungere, attraverso l’adozione degli strumenti legislativi ed amministrativi del caso, il fine ultimo imposto in tale ambito dalla Costituzione: la reale uguaglianza tra i cittadini, che si concretizza nel rendere sostanzialmente uguali posizioni di partenza disuguali.
In tale quadro l’Italia ha ratificato e reso esecutiva la Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, stipulata a New York il 7 marzo 1966 (legge 13 ottobre 1975, n. 654), ed il Governo italiano, ritenuta la necessità ed urgenza di apportare integrazioni e modifiche alla normativa vigente in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa, allo scopo di apprestare più efficaci strumenti di prevenzione e repressione dei fenomeni di intolleranza, ha altresì emanato il decreto legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito con modifiche nella legge 25 giugno 1993, n. 205, recante: “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa”.
Il tema della lotta alla discriminazione in generale, che ben può trovare sottolineatura anche in questa sede, è stato da ultimo ripreso anche con la legge 6 marzo 1998, n. 40, che disciplina l’immigrazione e detta norme sulla condizione dello straniero, ove all’art. 41, comma 1, è stabilito che “costituisce discriminazione ogni comportamento che, direttamente o indirettamente, comporti una distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla razza, il colore, l’ascendente o l’origine nazionale o etnica, le convinzioni e le pratiche religiose, che abbia lo scopo o l’effetto di distruggere o compromettere il riconoscimento, il godimento o l’esercizio, in condizioni di parità, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale e ogni altro settore della vita”.
L’art. 42 prevede, altresì, l’istituzione di Centri di osservazione, di informazione e di assistenza legale per le vittime delle discriminazioni per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
L’esperienza concreta vede attivi diversi Osservatori sulla discriminazione (come l’Osservatorio Nazionale sulla xenofobia e l’Osservatorio della Regione Piemonte sulle manifestazioni del razzismo, dell’antisemitismo e della xenofobia in Italia).
Va comunque evidenziato che agli appartenenti alle relative comunità straniere viene garantita la possibilità di integrarsi nel tessuto socio-economico, agevolati in ciò dalla vigente normativa – e in particolare dalla già richiamata legge 6 marzo 1998, n. 40, e dal decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, che ha riunito e coordinato in Testo Unico tutte le disposizioni in materia di stranieri – che facilita, appunto, i processi di integrazioni, nel pieno rispetto della cultura, delle tradizioni e del credo religioso d’origine.
L’art. 42 della legge 6 marzo 1998, n. 40 prevede una specifica azione giudiziaria civile contro la discriminazione, consentendo a chi si senta discriminato di ricorrere avanti al Pretore per chiedere che sia ordinata la cessazione di atti discriminatori.
In ordine, poi, alla specifica tematica in esame si rende noto che gli zingari cittadini italiani, hanno gli stessi diritti e doveri degli altri cittadini; se cittadini dell’Unione Europea godono di pieno diritto di circolazione; se cittadini di altri Stati sottostanno alle norme che regolano il soggiorno degli stranieri.
Per permettere agli zingari di cittadinanza italiana di poter godere di alcuni diritti fondamentali, sono stati adottati interventi particolari come quelli dell’iscrizione anagrafica, della libera circolazione, delle licenze di lavoro e dell’istruzione.
Il ^ Ministero dell’Interno ha più volte, nel tempo, richiamato l’attenzione delle autorità prefettizie e dei sindaci sulle situazioni dei nomadi e sulla necessità di favorirne l’inserimento nel contesto sociale, per il superamento di tutti quegli ostacoli che si frappongono alla loro partecipazione alla vita del Paese.
In particolare nella circolare “^ Problema dei nomadi” dell’11 ottobre 1973 (MIAC n. 17/73) ha richiamato i Sindaci “sull’esigenza che sia agevolata anzitutto l’iscrizione delle famiglie nomadi nei registri della popolazione” e alla facilitazione dell’erogazione di prestazioni sanitarie e il rilascio di licenze riguardanti attività lavorative. Infine è stata richiamata l’attenzione dei Sindaci “sulla esigenza di abolire gli eventuali divieti di sosta riguardanti i soli nomadi, in quanto tali divieti sono in palese contrasto con i principi di uguaglianza e di libera circolazione dei cittadini nel territorio della Repubblica, stabiliti dagli artt. 3 e 16 della Costituzione”. La sosta viene, quindi, agevolata mediante la creazione di appositi campeggi attrezzati con i servizi essenziali.
Gli stessi principi sono stati ribaditi nella circolare “^ Problema dei nomadi” del 15 luglio 1985 (MIAC n. 15185/85), sottolineando, inoltre, l’inopportunità delle ordinanze di sgombero per motivi di igiene emanate dai Sindaci.
La delicata tematica della tutela è stata oggetto di attenzione nel corso dell’iter parlamentare della legge n. 482 del 15 dicembre 1999, recante “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche”; erano state, infatti, previste alcune disposizioni di tutela a favore delle popolazioni zingare, poi però stralciate, ritenendo che la tutela delle stesse dovesse essere approfondita in altro, specifico, provvedimento; ciò in ragione della loro peculiarità, costituendo gli zingari una minoranza non ancorata a un territorio.
Si sottolinea, al riguardo, che nel corso dell’approvazione della citata legge n. 482/99, è stato però approvato, tra i vari ordini del giorno accolti dal Governo, quello che impegna il Governo stesso a prestare una attenta considerazione sui “patrimoni linguistici e culturali tipici di popolazioni non stanziali, come le parlate dei Rom e dei Sinti, che meritano tutela”.
Si rappresenta che gli zingari cittadini extracomunitari sono soggetti al rispetto delle leggi in materia di immigrazione.
L’art. 5 del T.U. sull’Immigrazione (decreto legislativo 286 del 25.7.1998) prevede che “possono soggiornare nel territorio dello stato gli stranieri entrati regolarmente ai sensi dell’art. 4 (del citato T.U.), che siano muniti di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno in corso di validità, rilasciati a norma del presente T.U. …”. Pertanto, in caso di accertate irregolarità devono essere applicati i provvedimenti di allontanamento stabiliti dalla citata normativa.
Per quanto riguarda la richiesta di intervento per il miglioramento delle condizioni abitative dei Rom, si rappresenta che la materia è di competenza degli Enti Locali, come stabilito nel Titolo V, capo III e IV del T.U. sull’Immigrazione introdotto con decreto legislativo 286 del 25.7.1998.
Per quanto concerne l’invito a rendere accessibile l’insegnamento scolastico ai bambini Rom, si evidenzia che la normativa vigente stabilisce che i minori stranieri presenti sul territorio nazionale hanno diritto all’istruzione indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani …”.
Inoltre, sono state presentate delle proposte di legge alla Camera (A.C. 225 e A.C. 895 – presentate il 30.5.2001 e 19.6.2001 dal titolo “Tutela del diritto al nomadismo e riconoscimento delle popolazioni zingare quali minoranze linguistiche” “Riconoscimento e tutela delle minoranze rom, sinte e Caminanti”) e un disegno di legge presentato al Senato (A.S. 447 presentato l’11.7.2001 dal titolo “Legge quadro per favorire l’istruzione, la formazione professionale, l’accesso al lavoro ed alla casa degli appartenenti alla comunità nomadi e per disciplinare la loro presenza sul territorio nazionale”): i citati strumenti prevedono tra l’altro la creazione di aree di sosta attrezzate e di aree di transito e rivolgono particolare attenzione al problema della scolarizzazione dei minori, prevedendo a tal fine l’istituzione di corsi di formazione scolastica, che vengano incontro alle esigenze di queste popolazioni.
Molte Regioni, in ottemperanza a quanto richiesto dalle Raccomandazioni e dalle Risoluzioni in particolare del Consiglio d’Europa, hanno emanato, a partire dal 1984, apposite leggi a favore o a tutela dei ^ Rom e dei Sinti e della loro cultura. Esse sono in ordine cronologico: Veneto, Lazio, Provincia autonoma di Trento, Sardegna, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia, Liguria, Piemonte, mentre la Regione Marche li ha inclusi in una legge più ampia, che riguarda emigrati, immigrati, rifugiati.
Alcune Regioni hanno apportato modifiche alla prima legge, o parziali come l’Emilia-Romagna o totali come la Toscana, per meglio adattarle alle nuove situazioni, in seguito all’immigrazione di Rom stranieri e all’aumento della stanzialità rispetto al nomadismo.
Il fatto che tali leggi esistano è già di per sé un fatto importante, in quanto sono un riconoscimento degli zingari come minoranza etnica con cultura e lingua proprie.
In tutte queste leggi viene enunciato come elemento fondante di questa cultura il nomadismo: pertanto il diritto al nomadismo, e di conseguenza alla sosta, è ribadito esplicitamente. Questo comporta disposizioni specifiche per la creazione di aree di sosta e di transito appositamente attrezzate e per il loro finanziamento. Inoltre tutte le leggi prevedono interventi atti a migliorare le condizioni di vita in merito alla sanità, all’abitazione, all’istruzione e al lavoro; tutto questo nel rispetto delle loro connotazioni etnico-culturali.
^ ASPETTI STORICI E GEOGRAFICI
La stima della consistenza numerica delle popolazioni “sprovviste di territorio” nel nostro Paese è particolarmente difficile, sia perché i censimenti in Italia non rilevano il dato delle minoranze linguistiche, sia perché mancano criteri precisi per classificare una persona o un gruppo come Zingari.
Le stime dunque sono approssimative, formulate da enti ed organizzazioni che si interessano da vicino .
Sia l’Opera Nomadi che l’Associazione Nazionale zingari oggi hanno effettuato rilevamenti delle presenze di ^ Rom, Sinti e Caminanti sull’intero territorio nazionale attivando tutte le sezioni e i gruppi collaboratori locali. I risultati, pur non potendo essere considerati dal punto di vista statistico un censimento dettagliato, offrono comunque una stima numerica di circa 140.000 presenze totali di Rom, Sinti e Caminanti.
Dei Rom l’assoluta maggioranza, proviene dai paesi della ex Jugoslavia, dall’Albania e dalla Romania.
L’afflusso continuo e massiccio di profughi dalla Bosnia e di nuovi gruppi Rom dall’ex Jugoslavia, Romania, Albania, Polonia fa sì che questo dato si possa considerare ulteriormente cresciuto.
Irrilevante, ma non inesistente, la presenza di ^ Rom e Sinti cittadini di paesi comunitari.
Origine ed epoca presunta dell’insediamento nell’attuale territorio
Dallo studio della lingua, nella seconda metà del XVIII secolo, è stata stabilita l'origine indiana della popolazione zingara.
Le loro migrazioni verso occidente incominciano a datare dal IX secolo, quando dalle zone nord-occidentali dell'India si spostarono verso la Persia e da qui verso la Turchia e la Grecia, da dove poi si diffusero in tutta l'Europa.
La presenza degli zingari in Italia, si fa risalire all'invasione dei Balcani da parte dei Turchi.
Dai paesi slavi e dalla Grecia si spostarono verso l'Italia per due vie: per via terra, attraverso i Balcani e i territori tedeschi giunsero nel nord Italia; per via mare, dalla Grecia raggiunsero le coste calabresi, siciliane, pugliesi e abruzzesi.
La ricerca storica non ha ancora accertato la data di arrivo dei ^ Sinti, salvo che per i Sinti gackáne, giunti dalla Germania attraverso la Francia nei primissimi anni del 1900, e per i Sinti estrekharja, kranarja e krasarja che risale al 1918.
I Rom dell'Italia centro-meridionale vi erano presenti sin dalla fine del XIV secolo.
I cosiddetti Rom vlah (valacchi) cioè Kalderasha, Lovara e Churara, sono giunti in Italia (come in Europa e in America) a partire dalla fine del 1800, quando furono emancipati dalla schiavitù in Romania.
Dopo la prima guerra mondiale giunsero, nel nord-ovest dell'Italia, altri gruppi provenienti dalla Russia, dalla Serbia e dalla Croazia. Dopo la seconda guerra mondiale si è andata intensificando l’immigrazione dai Paesi dell’Est.
Per una più completa descrizione degli zingari in Italia riportiamo, di seguito, stralci di un saggio molto interessante della dott.ssa Mirella Karpati dal titolo ^ Gruppi zingari in Italia contenuto nella pubblicazione Rom, Sinti, Kalé ... zingari e viaggianti in Europa di Jean Pierre Liégeois, Edizioni Lacio drom, Roma.
«Gli zingari dell’Italia centro-meridionale risalgono certamente ai gruppi di più antica immigrazione. Nei documenti erano indicati spesso come “egiziani volgarmente detti zingari” e Terra Gizia era detta una zona dell’attuale Molise, segno di profondo radicamento. Se il loro arrivo non ha fatto notizia nelle cronache (almeno per quanto si è appurato finora), ciò è dovuto probabilmente al fatto che si trattava di spostamenti di famiglie nell’ambito dei normali rapporti con la vicina Grecia, da sempre esistenti. All’epoca dell’invasione turca dei Balcani gruppi più consistenti possono essersi uniti ad albanesi e croati, che ancor oggi costituiscono con i greci minoranze linguistiche nelle regioni centro-meridionali.
Il gruppo più importante numericamente, economicamente attivo e socialmente integrato, è costituito dai Rom abruzzesi. Essi mantengono forti i legami delle famiglie estese, ramificate in molte regioni (Abruzzo, Molise, Lazio, Puglia, Marche) e molto numerose, tanto che per riunirle in occasione di eventi importanti è necessario affittare un intero albergo. ...
I Rom abruzzesi sono sedentari e tendono a raggrupparsi nella stessa strada o nello stesso quartiere, possibilmente in case monofamiliari, proprio per mantenere la coesione sociale. Alcuni piccoli nuclei hanno recentemente ripreso la carovana o la campina: una parvenza di nomadismo, perché sono andati a stanziarsi in alcune città del nord. Tradizionalmente calderai (e calderaio sarebbe stato anche il padre del celebre pittore Antonio Solario detto lo zingaro), ma soprattutto mercanti di cavalli, oggi i Rom abruzzesi si dedicano in particolare al commercio, anche se non mancano giovani inseriti in lavori dipendenti. Molte donne continuano la tradizione della buona ventura, alcune con successo, servendosi anche di avvisi sui giornali e rilasciando lo scontrino fiscale per le proprie prestazioni.
Un altro gruppo importante è costituito dai Rom calabresi, un tempo fabbri ferrai. La loro abilità era particolarmente apprezzata e il loro arrivo atteso per la riparazione di attrezzi agricoli e per la fornitura di strumenti da cucina (spiedi, palette, tripodi, graticole). Periodicamente si spostavano in Sicilia, dove è rimasta traccia della loro presenza in detti e racconti popolari. In Basilicata, fino a tempi abbastanza recenti, c’era l’abitudine di servirsi dello zingaro del villaggio per le riparazioni e della zingara di casa per i servizi domestici. Integravano le risorse economiche con il commercio di equini (in particolare asini e muli), la tosatura delle pecore e le raccolte stagionali (olive, agrumi). Oggi la crisi economica li ha investiti in pieno e si sono fermati in baraccopoli ghettizzate e prive di servizi. Alcune famiglie sono state rialloggiate in case popolari. Malgrado le difficoltà, esiste una forte volontà di mantenere la propria identità e una custodia gelosa della propria lingua e di costumi tipicamente patriarcali (matrimonio deciso dai genitori, controllo della verginità, predominio dell’uomo sulla donna).
Non è possibile stabilire l’epoca dei Sinti “italiani”, ma certamente sono presenti da lunga data. Si suddividono in gruppi a denominazione regionale: piemontesi (diffusi anche in Francia), lombardi, veneti, emiliani, marchigiani; però le orbite del loro nomadismo si estendono a tutto il territorio italiano. Tradizionalmente dediti allo spettacolo viaggiante (musica, acrobazia, ammaestramento di animali, lanterna magica, teatro ambulante, circo, luna-park) hanno sempre integrato le loro risorse economiche con il piccolo artigianato (oggetti in legno e vimini, riparazione di ombrelli o di sedie impagliate, affilatura di coltelli, ecc.) e con il piccolo commercio di merceria praticato dalle donne per strada o di porta in porta.
Un piccolo gruppo particolare, moventesi fra l’Emilia e il Piemonte, è costituito da coloro che gli altri ^ Sinti chiamano spregiativamente Mucini (dal moccio al naso) o Smaltaroli (fangosi).
Ai Sinti di antico insediamento si sono aggiunti all’inizio di questo secolo i Sinti gackáne (tedeschi), giunti attraverso la Francia, e i Sinti estrekharja (austriaci) del Tirolo e krasarja (del Carso), inglobati nelle nuove frontiere del 1918. I Krasarja, pur vivendo nei dintorni di Trieste accanto ai Roma sloveni e croati, si distinguono per la lingua ricca di prestiti tedeschi e per i cognomi pure tedeschi.
Malgrado le differenziazioni interne, i Sinti sono accomunati da uno stile di vita essenzialmente simile sia per quanto riguarda l’economia che le tradizioni. Sono generalmente nomadi o seminomadi, date le loro attività, ma attualmente si sta delineando in alcuni gruppi una tendenza alla sedentarizzazione con attività di commercio ...
I Rom sloveni e havati (croati) o istriani della Venezia Giulia costituiscono comunità a volte numerose in diverse città del nord, dove si sono praticamente stabilizzati, pur continuando a vivere spesso in caravan o baracche nei campi sosta. Alcuni cercano di mantenere vive la tradizione dell’allevamento e del commercio dei cavalli, sia da carne che per lo sport. Anch’essi praticano il matrimonio per fuga ed hanno la tradizione del vakeriben per la giustizia interna. Il bandito dal gruppo perché impuro è detto palecido.
La fine della schiavitù in Romania e poi il crollo dell’Impero Asburgico hanno provocato la migrazione dei Rom cosiddetti vlah (valacchi). Il gruppo più importante è quello dei Kalderasha, suddivisi in due grandi stirpi, Chukuresti e Doresti, ed una minore, Zurkaja. Ad essi si è affiancato negli anni della seconda guerra mondiale un altro gruppo, fuggito dalla Croazia, dal cognome Hudorovic, mentre i primi hanno prevalentemente il cognome Levak e Bogdan. Tuttora abili lavoratori di metalli, si dedicano in particolare alla doratura di oggetti sacri, oltre che alla lavorazione del rame. Compiono quindi viaggi periodici (anche all’estero) in lussuosi caravan alla ricerca di lavoro, per tornare poi nelle loro case o sui terreni di loro proprietà, concentrati in prevalenza nel Veneto. I Lovara sono stati grandi viaggiatori: se si esaminano i luoghi di nascita delle generazioni successive di una famiglia, si scopre che dalla Russia sono passati in Romania , Ungheria, Jugoslavia, Italia, Svezia, per poi tornare ancora in Italia. Oggi vivono in case e non c’è più traccia del commercio di cavalli, che era la loro caratteristica. Negli anni ‘70 c’è stata una nuova immigrazione di Lovara provenienti dalla Polonia. I Churara costituiscono un gruppo molto piccolo, praticamente unito ai Kalderasha. Grande prestigio ha goduto negli anni ‘70 una donna curari, Marika, chiamata persino a fare da krisnitori (giudice) nel tribunale tradizionale, la kris.
Negli anni ‘60, provenienti dall’Algeria, sono giunti e si sono stabiliti in Italia piccoli nuclei di Kaulja, che si dicono originari dall’Iraq, da dove sarebbero emigrati all’inizio del secolo.
Le difficoltà economiche nei paesi dell’Europa orientale e soprattutto la guerra nell’ex Jugoslavia hanno portato un flusso sempre crescente di nuovi gruppi zingari in Italia. I primi e i più visibili (basse tende scure, donne dalle lunghe vesti cupe e una coperta sulla spalla, come le donne con la schiavina ad armacollo della cronaca bolognese del XV secolo) giungevano dalle regioni meridionali e centrali dell’ex Jugoslavia e si proclamavano genericamente khorakhané (aggettivo di khorakhai, turco, e per traslato musulmano); forse perché, di fede islamica, si distinguevano così in un paese eminentemente cristiano come l’Italia. A loro volta definiscono Dasikané o gagikané Roma gli zingari cristiani-ortodossi, prevalentemente domiciliati prima in Serbia, perché “bianchi”, simili ai gagé. Evidentemente queste non sono definizioni etniche, bensì indicano una appartenenza religiosa, all’interno della quale si trovano gruppi diversificati; anzi i membri di alcuni gruppi possono appartenere sia all’una che all’altra religione.
Fra i musulmani il gruppo più numeroso e diffuso è quello dei Zergarja (da cera, tenda), che conducevano vita nomade prevalentemente in Bosnia, girando a piedi con un fagotto sulle spalle ed esercitando il piccolo artigianato (ombrellai, stagnini, ecc.). Ancor più “selvaggi” nell’opinione degli altri Rom i Rundasha del Montenegro, che vivevano solo di elemosina, riparandosi nelle grotte e nei cespugli; anche ora in Italia, si tengono segregati dagli altri Rom. L’èlite dei musulmani è costituita dagli Arlija (operai, studenti, professionisti), scarsamente presenti in Italia, mentre ci sono i Kaloperja (venditori di biancheria), i Giambasha (un tempo allevatori di cavalli) e gli Shiftari (Albanesi) provenienti dal Kosovo.
Fra i Rom cristiani, i più numerosi in Italia sono quelli che si autodefiniscono Lovara e che gli altri spregiativamente chiamano Kanjarja (ladri di galline), provenienti soprattutto dalla Macedonia. Altrettanto spregiativamente, e cioè Mrzenarja (mangiatori di carogne) sono detti i Kalderasha della Serbia. Ad essi si aggiungono i Tamarja, che facevano gli stallieri nella Voivodina, e i Banacani (contadini) del Banato, che sfuggono le rappresaglie scatenate contro di loro in quelle regioni sotto la pretesa della “pulizia etnica”.
Non tutti gli zingari dell’ultima migrazione, tuttora in corso, si palesano come tali, ma spesso cercano di mimetizzarsi con gli altri immigrati, come è stato all’epoca dell’arrivo in massa degli albanesi ed attualmente con i rumeni.
Si tratta di una popolazione fluttuante, quasi sempre accampata in condizioni miserevoli ai margini delle città, ma che si sposta facilmente alla ricerca di possibili vantaggi. Comuni, che hanno concesso alloggi ad alcune famiglie, si trovano ad ospitarne altre, le stesse famiglie che ieri erano a Roma, oggi sono a Colonia in Germania e così via. Mentre prima della attuale guerra continuavano a mantenere stretti rapporti con la Jugoslavia, recandovisi spesso per investire quanto “trovato” in Italia soprattutto in migliorie alle proprie case, per fare il servizio militare onde non perdere la cittadinanza, per seppellirvi i morti, ora questo legame è tagliato, hanno perso tutti i loro averi e spesso appaiono disorientati. Mantengono viva la lingua e le tradizioni, molte delle quali affini a quelle balcaniche.
Un gruppo particolare, pure di recente immigrazione, è costituito dai Rudari, che significa “quelli della nostra gente”. Fra di loro parlano rumeno, però si dicono Rom o Tigani e alcuni parlano anche romanès. Ci sono famiglie che vantano una discendenza dagli Ursari, gli ammaestratori di orsi, e lavoravano nei circhi. Hanno un forte senso della famiglia, i cui rami si estendono al di là dei confini, in Europa e anche in America Latina, dove a volte si definiscono Beas o Boyas, dal nome di un gruppo affine della Transilvania. Di religione ortodossa, hanno in comune con tutti i Rom balcanici la celebrazione solenne della festa di S. Giorgio il 6 maggio e il banchetto in onore del Santo protettore della famiglia (Paraskeva, Michele, Nicola sono i santi prediletti), oltre a credenze tipiche, come quella nelle Ursitori, le fate del destino, che presiedono alla nascita.
Infine, nel mosaico complesso di gruppi e sottogruppi in Italia, va ricordato un gruppo di viaggianti autoctoni, i Caminanti siciliani, piccoli venditori ambulanti, che si ritrovano un po’ dappertutto, ma che hanno come riferimento la provincia di Siracusa e in particolare Noto.”
Aree geografiche di distribuzione
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