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Timestamp: 2019-05-22 01:57:38+00:00
Document Index: 175422372

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 12', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 12']

patent box – Studio Mesaroli Dottori Commercialisti Consulenti d'impresa
Patent Box: arriva la proroga al 30 aprile 2016
Patent Box: arrivata la proroga al 30 aprile 2016
Con il provvedimento n. 43572 del 23/03/2016 l’Agenzia delle Entrate ha comunicato la proroga di ulteriori 30 giorni per l’invio della documentazione integrativa per il ruling sul patent box. La scadenza per la consegna delle carte aggiuntive relative alle istanze presentate dal 1° dicembre 2015, originariamente prevista per il 31 marzo 2016, viene ora spostata al 30 aprile 2016. La proroga, auspicata ed attesa, ha lo scopo di assicurare ai contribuenti il tempo adeguato per predisporre la documentazione completa a supporto dell’istanza.
24 Marzo 2016by Adriano Mesaroli
La legge di stabilità per il 2016 (L. 208/2015) ha previsto un regime opzionale di tassazione agevolata (c.d. patent box) per i redditi derivanti dall’utilizzo e/o dalla concessione in uso o dalla cessione di alcuni beni immateriali.
Con il D.M. 30.7.2015 sono state definite le procedure operative per l’adesione del regime agevolato, mentre con il Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 10.11.2015 (Prot.n. 144042) è stato previsto, per coloro che volessero fruire dell’agevolazione c.d. patent box per il 2015, la necessità di esercitare l’opzione, attraverso l’apposito modello, entro il periodo d’imposta in cui ha inizio il regime di tassazione agevolata. Dunque la tassazione agevolata per i redditi collegati agli intagibles nel 2015 era subordinata all’invio, entro il 31 dicembre 2015, del modello «Opzione per il regime di tassazione agevolata dei redditi derivanti dall’utilizzo di beni immateriali».
Con il Provvedimento del 1.12.2015, n. 154278, sono state definite le istruzioni operative per l’accesso alla procedura di accordo preventivo e con C.M. 36/E/2015, l’Amministrazione Finanziaria ha fornito i primi chiarimenti per l’adesione al regime agevolato.
«PATENT BOX»: ASPETTI GENERALI
I beni «agevolabili» sono i seguenti:
processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili.
L’art. 6, D.M. 30.7.2015 ha fornito un maggiore dettaglio in merito ai beni «agevolabili».
Si prevedeva in particolare che l’opzione ha ad oggetto i redditi derivanti dall’utilizzo di:
• marchi di impresa, ivi inclusi i marchi collettivi, siano essi registrati o in corso di registrazione;
• disegni e modelli, giuridicamente tutelabili;
• informazioni aziendali ed esperienze tecnico-industriali, comprese quelle commerciali o scientifiche proteggibili come informazioni segrete, giuridicamente tutelabili.
Il co. 148 dell’art. 1 della Legge di Stabilità 2016 (L. 208/2015) ha modificato l’ambito oggettivo del patent box.
L’intervento operato con la Legge di Stabilità 2016 prevede quanto segue: «48. All’art. 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al co. 39, primo periodo, le parole: “opere dell’ingegno” sono sostituite dalle seguenti: “software protetto da copyright”;
b) dopo il co. 42-bis è inserito il seguente: “42-ter. Qualora più beni tra quelli di cui al co. 39, appartenenti a un medesimo soggetto, siano collegati da vincoli di complementarietà e vengano utilizzati congiuntamente ai fini della realizzazione di un prodotto o di una famiglia di prodotti o di un processo o di un gruppo di processi, tali beni possono costituire un solo bene immateriale ai fini delle disposizioni dei commi da 37 a 42-bis”».
Con la citata disposizione si realizza il coordinamento tra la normativa di riferimento che faceva riferimento alle opere dell’ingegno e il decreto attuativo che invece faceva riferimento al Software protetto da copyright.
Nel caso in cui si tratti di redditi che derivano dalla concessione in uso dei suddetti intagibles (ad esclusione dei marchi commerciali), l’agevolazione consiste nella esclusione da imposizione dei relativi redditi:
• per il 30% nel 2015;
• per il 40% nel 2016;
• per il 50% a partire dal 2017.
In caso di utilizzo diretto degli intangibles sarà escluso da imposizione la quota parte del reddito derivante dall’utilizzo dei beni immateriali, determinata in contraddittorio con le Entrate sulla base di un apposito accordo preventivo.
Le stesse percentuali di detassazione ai fine IRES si applicano anche ai fini della base imponibile IRAP.
Il regime di tassazione agevolata prevede altresì l’esclusione dalla formazione del reddito delle plusvalenze derivanti dalla cessione dei beni immateriali indicati. Per tali componenti positivi di reddito si prevede la detassazione integrale, a condizione che entro la fine del secondo periodo di imposta successivo alla cessione almeno il 90% del corrispettivo sia reinvestito nella manutenzione e sviluppo di «altri» beni immateriali agevolabili. In caso contrario, l’agevolazione non risulta applicabile.
ESERCIZIO DELL’OPZIONE E DECORRENZA
Il nuovo regime opzionale si applica dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014, in buona sostanza dall’esercizio 2015 nella generalità dei casi.
Per usufruire dell’agevolazione, efficace dal 2015, è necessario esercitare apposita opzione. L’opzione, esercitabile dal 2015, è irrevocabile ed è valida per 5 anni. al termine del periodo l’opzione sarà rinnovabile.
Per i periodi d’imposta successivi al 2015, invece, l’opzione è esercitata nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta a decorrere dal quale il contribuente fruisce del regime agevolato.
Va rilevato che nei casi di utilizzo diretto degli intagibles, per fruire dell’agevolazione già dal 2015 era altresì necessario, oltre all’invio del suddetto modello, presentare anche la richiesta di accordo preventivo.
Tale richiesta era obbligatoria solo nei casi di utilizzo diretto degli intagibles, mentre era facoltativa nei casi di concessione in suo a società del gruppo e cessione infragruppo dei beni immateriali agevolabili.
Nello specifico, l’art. 12, D.M. 30.7.2015 prevede che l’accordo preventivo può riguardare le seguenti fattispecie:
• la determinazione del contributo economico alla produzione del reddito d’impresa o della perdita in caso di utilizzo diretto dei beni immateriali;
• la determinazione del reddito derivante dall’utilizzo dei beni immateriali agevolabili, realizzato nell’ambito di operazioni con società che direttamente o indirettamente controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa;
• la determinazione delle plusvalenze di realizzate nell’ambito di operazioni con società che direttamente o indirettamente controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa.
Se a seguito dell’esercizio dell’opzione non dovesse poi risultare possibile o conveniente operare alcuna variazione in diminuzione nella dichiarazione dei redditi ai fini della fruizione dell’agevolazione, il contribuente non avrà conseguenze.
ISTANZA DI ACCORDO PREVENTIVO
Con il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 1.12.2015, n. 154278, sono state stabilite le procedure operative per la presentazione dell’istanza di accordo preventivo, nonché il contenuto dell’istanza che il contribuente deve presentare.
Al fine di avere accesso alla procedura di accordo preventivo, i soggetti titolari di reddito di impresa, indirizzano all’ufficio apposita istanza in carta libera da inoltrare a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento ovvero da consegnare direttamente all’ufficio, che rilascia attestazione di avvenuta ricezione.
Copia dell’istanza e della relativa documentazione sono prodotti su supporto elettronico.
Viene poi indicato il contenuto dell’istanza, che deve contenere:
l’indirizzo della stabile organizzazione nel territorio dello Stato, per le imprese non residenti, le generalità e l’indirizzo in Italia del rappresentante per i rapporti tributari di cui all’art. 4, co. 2, D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, che, salvo diversa ed espressa indicazione, sarà identificato quale domiciliatario nazionale per la procedura;
l’indicazione dell’oggetto dell’accordo preventivo, ovvero:
1. preventiva definizione, in contraddittorio, dei metodi e dei criteri di calcolo del contributo economico alla produzione del reddito d’impresa o della perdita, in caso di utilizzo diretto dei beni agevolabili;
2. preventiva definizione, in contraddittorio, dei metodi e dei criteri di calcolo dei redditi derivanti dall’utilizzo dei beni agevolabili, in ipotesi diverse da quelle precedenti, realizzati nell’ambito di operazioni con società che direttamente o indirettamente controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa;
3. preventiva definizione dei metodi e dei criteri di calcolo delle plusvalenze derivanti dalla cessione dei beni agevolabili, realizzate nell’ambito di operazioni con società che direttamente o indirettamente, controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa;
• l’indicazione della tipologia di bene immateriale dal cui utilizzo deriva il reddito agevolabile,
• l’indicazione della tipologia di attività di ricerca e sviluppo svolta/e, secondo l’elencazione contenuta all’art. 8, D.M. 30.7.2015 ed il diretto collegamento della stessa con lo sviluppo, il mantenimento, nonché l’accrescimento del valore dei beni agevolabili;
• la firma del legale rappresentante o di altra persona munita dei poteri di rappresentanza.
La mancanza di uno dei suddetti elementi causa il rigetto dell’istanza.
La suddetta istanza dovrà essere corredata da una serie di documenti che variano a seconda dell’oggetto dell’accordo preventivo.
Qualora l’istanza sia presentata da microimprese o piccole e medie imprese, non sarà necessario illustrare per l’impresa i metodi ed i criteri di calcolo del contributo economico alla produzione del reddito d’impresa o della perdita. I predetti metodi e criteri di calcolo del contributo economico alla produzione del reddito d’impresa o della perdita, potranno essere definiti in contraddittorio con l’ufficio nel corso della procedura di accordo preventivo.
Si evidenzia che per microimprese e piccole e medie imprese si intendono i soggetti di cui all’art. 2, D.M. 30.7.2015, qualificabili come tali ai sensi dell’allegato alla Raccomandazione della Commissione delle Comunità Europea 2003/361/CE del 6 maggio 2003.
Si tratta in sostanza di tutte le imprese che hanno un organico inferiore a 250 persone e un fatturato non superiore a 50 milioni di euro o un totale di bilancio non superiore a 43 milioni di euro.
Per la definizione dei metodi e dei criteri di calcolo del contributo economico alla produzione del reddito d’impresa o della perdita in caso di utilizzo diretto del bene immateriale, il Provvedimento del 1.1.2015 (così come l’art. 12, D.M. 30.7.2015) rinvia alle linee guida Ocse in materia di transfer price ed in particolare al capitolo VI come modificato dal doc. Action 8-10 del progetto Beps, diffuso ad ottobre 2015.
In un documento diffuso dall’Organismo Italiano di valutazione (Oiv), sono individuate quattro principali metodologie che possono essere seguite ai fini della stima del contributo del bene immateriale alla formazione del reddito del contribuente, che discendono dalla capacità del bene di generare flussi di cassa netti (e quindi un reddito economico).
• relief from royalty: sulla base di questo criterio il beneficio economico del bene immateriale coincide con il tasso di royalty che – in assenza di proprietà del bene immateriale – l’utilizzatore del bene avrebbe dovuto riconoscere a terzi per ottenerlo in licenza. In questo caso la prospettiva adottata per la stima del contributo economico del bene immateriale è quella del costo evitato. Il valore attuale dei flussi di royalty al netto delle spese che graverebbero sull’ipotetico licenziatario equivale al valore del bene immateriale;
• excess earnings: sulla base di questo criterio il beneficio economico del bene immateriale è ottenuto per differenza fra il reddito del contribuente ed il return on ed il return of di tutti gli altri beni materiali ed immateriali di cui questi dispone fatta eccezione del bene immateriale di cui si vuole calcolare il contributo economico. In questo caso la prospettiva adottata per la stima del contributo economico del bene immateriale è quella del reddito che residuerebbe se l’entità avesse il solo bene immateriale di cui si intende calcolare il reddito figurativo ed acquisisse in noleggio/locazione tutte le altre attività. Il valore attuale degli excess earnings equivale al valore del bene immateriale;
• with and without – benchmarking: sulla base di questo criterio il beneficio economico del bene immateriale è ottenuto per differenza tra il reddito del contribuente ed il reddito che questi avrebbe conseguito in assenza dell’uso del bene immateriale. In questo caso la prospettiva adottata per la stima del contributo economico del bene immateriale è quella propria dell’analisi differenziale, che muove dalla comparazione con imprese simili ma sprovviste del bene immateriale oggetto di valutazione (benchmarking). Il valore attuale dei redditi differenziali equivale al valore del bene immateriale;
• reddito implicito nel valore corrente del bene: sulla base di questo criterio il beneficio economico del bene immateriale è stimato muovendo dal valore di mercato del bene e della sua vita utile residua. In questo caso la prospettiva adottata per la stima del contributo economico del bene immateriale è quella propria di chi già conosca il valore di mercato del bene e quindi ne ricavi l’ipotetico canone di noleggio sulla base della perdita di valore del bene (ammortamento economico = return of) e della remunerazione del capitale impiegato nel bene (return on). Il valore attuale dei return on e dei return of equivale al valore del bene immateriale.
PRESENTAZIONE DELL’ISTANZA, INTEGRAZIONE E RISPOSTA DELL’AGENZIA
Abbiamo già evidenziato che nei casi di utilizzo diretto degli intagibles, per fruire dell’agevolazione già dal 2015 era necessario, oltre all’invio del modello per l’esercizio dell’opzione entro il 31.12.2015, presentare la richiesta di accordo preventivo entro il medesimo termine.
Una volta presentata l’istanza questa può essere integrata entro 120 giorni dalla sua presentazione, unitamente a memorie integrative atte a illustrare e integrare l’istanza, a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento ovvero direttamente all’ufficio, che rilascia attestazione di avvenuta ricezione.
Dunque, era possibile presentare un istanza light entro il 31.12.2015, per poi integrarla nei 120 giorni successivi.
L’istanza è rigettata, entro trenta giorni dal suo ricevimento, quando è carente degli elementi precedentemente elencati, salvo che sia possibile desumere, mediante ulteriore attività istruttoria, i predetti elementi. In presenza di ulteriore attività istruttoria, il termine utile per il rigetto dell’istanza rimane sospeso per il periodo necessario al completamento della stessa. Il rigetto dell’istanza è comunicato dall’ufficio, con provvedimento motivato, a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento. Relativamente alle istanze presentate entro il 30 giugno 2016 il termine per il rigetto è di 180 giorni.
La procedura si perfeziona con la sottoscrizione del responsabile dell’ufficio competente e del legale rappresentante o di altra persona munita dei poteri di rappresentanza dell’impresa, di un accordo nel quale:
• sono definiti i metodi e criteri di calcolo del contributo economico alla produzione del reddito d’impresa o della perdita, in caso di utilizzo diretto dei beni agevolabili;
• sono definiti i metodi e criteri di calcolo dei redditi derivanti dall’utilizzo dei beni realizzati nell’ambito di operazioni con società che direttamente o indirettamente, controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa;
• sono definiti i metodi e criteri di calcolo delle plusvalenze realizzate nell’ambito di operazioni con società che direttamente o indirettamente, controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa.
L’accordo acquista efficacia vincolante per entrambe le parti che lo hanno sottoscritto e rimane in vigore per il periodo di imposta in cui è presentata l’istanza di accordo preventivo e per i quattro periodi di imposta successivi. L’eventuale mancato raggiungimento dell’accordo è fatto constare mediante processo verbale.
15 Gennaio 2016by Adriano Mesaroli
Patent box: l’Agenzia Entrate chiarisce la procedura di ruling
L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato lo scorso 1 dicembre 2015 il provvedimento n. 2015/154278 che indica le modalità e i termini di presentazione delle istanze di accesso alla procedura finalizzata alla stipula di accordi di ruling, e la circolare n. 36/E/2015 che fornisce i primi chiarimenti sulle modalità e sugli effetti derivanti dall’esercizio dell’opzione, sulla disciplina delle operazioni straordinarie nell’ambito dell’agevolazione stessa e sulle modalità di accesso alla procedura di ruling.
Il Patent box è un’agevolazione fiscale che prevede l’esclusione dalla tassazione di una quota del reddito derivante:
dall’utilizzo di opere dell’ingegno;
da brevetti industriali;
da marchi d’impresa;
da disegni e modelli;
nonché da processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili.
L’opzione (da comunicare con apposito modello) è irrevocabile per 5 anni e rinnovabile e prevede, per la quota di reddito rilevante:
per il 2015: una tassazione ridotta del 30%
per il 2016: una tassazione ridotta del 40%
dal 2017: una tassazione ridotta al 50%.
Sono escluse dalla formazione del reddito anche le plusvalenze derivanti dalla cessione degli stessi beni a condizione che almeno il 90% del corrispettivo derivante dalla loro cessione sia reinvestito, prima della chiusura del secondo periodo di imposta successivo a quello nel quale si è verificata la cessione, nella manutenzione o nello sviluppo di altri beni immateriali.
Per avviare la procedura di ruling, i soggetti titolari di reddito di impresa devono inviare alle Entrate apposita istanza in carta libera, tramite raccomandata con avviso di ricevimento o direttamente all’ufficio, contenente alcune informazioni di carattere elementare relative:
al contribuente,
alla tipologia di bene e
La documentazione relativa all’istanza potrà essere presentata o integrata entro 120 giorni dalla presentazione dell’istanza, insieme ad eventuali memorie integrative, sempre tramite raccomandata con avviso di ricevimento o direttamente all’ufficio, che rilascerà un’attestazione di avvenuta ricezione.
Gli uffici dell’Agenzia delle Entrate inviteranno in seguito l’impresa a comparire per mezzo del suo legale rappresentante per verificare la completezza delle informazioni fornite, formulare eventuale richiesta di ulteriore documentazione ritenuta necessaria e definire i termini di svolgimento del procedimento in contraddittorio.
La procedura sarà, infine, perfezionata tramite la sottoscrizione di un accordo da parte del responsabile dell’ufficio competente dell’Agenzia e di un responsabile dell’impresa.
La circolare n. 36/E/2015 precisa che se lo sfruttamento economico del bene immateriale genera una perdita (evento possibile soprattutto nei primi anni), l’impresa che aderisce al Patent box rinvierà gli effetti positivi dell’opzione agli esercizi in cui lo stesso bene sarà produttivo di reddito. Nel caso in cui le modalità di determinazione dell’agevolazione portino ad un risultato negativo derivante dell’eccesso di costi sostenuti per il bene immateriale rispetto ai ricavi ad esso attribuibili, tali perdite concorreranno alla formazione del reddito d’impresa di periodo: saranno computate poi in seguito per la riduzione del reddito lordo agevolabile fino al loro completo esaurimento.
20 Dicembre 2015by Adriano Mesaroli
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