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Timestamp: 2020-05-29 05:22:52+00:00
Document Index: 71725177

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 22', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 369', 'art. 366', 'art. 38', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 27406 del 29/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27406 del 29/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 29/12/2016, (ud. 25/10/2016, dep.29/12/2016), n. 27406
sul ricorso 20780-2015 proposto da:
B.A., D.B.R.R., elettivamente domiciliati in
ROMA, VIA GENTILE 22, presso lo studio dell’avvocato TERESA MONE,
rappresentati e difesi dall’avvocato LUIGI BATTAGLINO giusta procura
delegato, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GUIDO D’ARIZZO 32,
presso lo studio dell’avvocato MATTEO MUNGARI, che la rappresenta e
presso la CASSAZIONe rappresentato e difeso dall’avvocato BENEDETTO
IANNITTI, giusta procura speciale in calce al controricorso;
avverso la sentenza n. 3427/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI del
4/07/2014, depositata il 28/07/2014;
udito l’Avvocato Mauro Monaco (delega avvocato Luigi Battaglino)
difensore dei ricorrenti che si riporta ai motivi scritti ed insiste
udito l’Avvocato Provvidenza Ornella Pisa (delega avvocato Matteo
Mungari) difensore della controricorrente che si riporta ai motivi
“1. C.S. ha convenuto D.B.R.R. e la Mediolanum Assicurazioni s.p.a. (quale compagnia assicuratrice del veicolo “Fiat Uno” condotto dal primo) dinanzi al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere al fine di sentirli condannare al risarcimento dei danni subiti dall’attore a seguito del sinistro stradale verificatosi sulla S.S. (OMISSIS), nel tratto compreso tra (OMISSIS), in data (OMISSIS).
“Con separato atto di citazione, il D.B. ha convenuto il C. e la relativa compagnia assicuratrice, Lloyd Adriatico s.p.a., dinanzi al medesimo tribunale, al fine di ottenere il risarcimento dei danni verificatisi a suo carico in conseguenza del medesimo sinistro.
“A seguito della riunione delle due cause, il tribunale – dichiarata l’improponibilità della domanda del D.B. per violazione della L. n. 990 del 1969, art. 22 e ordinata l’integrazione del contraddittorio nei confronti di B.A. (risultata l’effettiva proprietaria della “Fiat Uno” condotta dal D.B.) -, in accoglimento della domanda del C., ha affermato l’esclusiva responsabilità del D.B. nella causazione del sinistro in esame, condannando i convenuti, in solido tra loro, al risarcimento dei danni in suo favore.
“2. Con sentenza 28/7/2014, la Corte d’appello di Napoli ha dichiarato l’inammissibilità dell’impugnazione proposta dal D.B. avverso la decisione del primo giudice, per avere l’appellante trascurato di ottemperare all’ordine di integrazione del contraddittorio nei confronti di B.A..
“3. Avverso la sentenza d’appello, hanno unitariamente proposto ricorso per cassazione il D.B. e la B..
“4. Hanno depositato controricorso C.S. e la Mediolanum Assicurazioni s.p.a. concludendo, il primo, per la dichiarazione di inammissibilità ovvero per il rigetto del ricorso, e la seconda, per il relativo accoglimento.
“5. Osserva il relatore che il ricorso può essere trattato in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375, 376 e 380-bis cod. proc. civ., in quanto appare destinato ad essere dichiarato inammissibile.
“6. Con il primo e unico motivo di ricorso il D.B. e la B. censurano la pronuncia della corte territoriale per violazione di legge, avendo i giudici d’appello omesso di rilevare l’effettivo avvenuto adempimento, da parte del D.B., dell’ordine d’integrazione del contraddittorio disposto dalla corte d’appello nei confronti della B., come peraltro attestato dalla stessa proposizione dell’odierno ricorso per cassazione da parte di quest’ultimo.
“Tale prescrizione postula – secondo il costante e consolidato insegnamento di questa Corte (cfr., ex plurimis, Sez. 5, Sentenza n. 26174 del 12/12/2014, Rv. 633667) – che, dovendo provvedersi all’individuazione di tali atti con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte di cassazione (Sez. 3, Sentenza n. 8569 del 09/04/2013, Rv. 625839), il ricorrente, anche in unione a quanto previsto dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, (che sanziona in termini di improcedibilità il ricorso, il cui deposito non sia accompagnato pure dal deposito degli atti processuali, dei documenti e degli accordi collettivi su cui si fonda) sia chiamato ad assolvere un duplice onere processuale. Ove, invero, egli intenda dolersi dell’omessa o erronea valutazione di un documento da parte del giudice del merito, il requisito in parola s’intende soddisfatto, allorchè il ricorrente produca il documento agli atti e ne riproduca il contenuto. Il primo onere va adempiuto indicando esattamente nel ricorso in quale fase processuale e in quale fascicolo di parte si trovi il documento; il secondo deve essere adempiuto trascrivendo o riassumendo nel ricorso il suo esatto contenuto (v. Sez. L, Sentenza n. 2966 del 07/02/2011, Rv. 616097). In altri termini, occorre non solo che la parte precisi dove e quando il documento asseritamente ignorato dai primi giudici o da essi erroneamente interpretato sia stato prodotto nella sequenza procedimentale che porta la vicenda al vaglio di legittimità; ma al fine di consentire al giudice di legittimità di valutare la fondatezza del motivo senza dover procedere all’esame dei fascicoli di ufficio o di parte, occorre altresì che detto documento ovvero quella parte di esso su cui si fonda il gravame sia puntualmente riportata nel ricorso nei suoi esatti termini.
“L’inosservanza anche di uno soltanto di questi oneri viola il precetto di specificità di cui al citato art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e rende il ricorso conseguentemente inammissibile (Sez. 5, Sentenza n. 26174 del 12/12/2014, cit.).
“6.2. Nella violazione dei principi sin qui rassegnati devono ritenersi incorsi gli odierni ricorrenti, atteso che gli stessi, nel dolersi che la corte d’appello non avesse riscontrato l’effettivo adempimento, da parte del D.B., all’ordine d’integrazione del contraddittorio nei confronti della litisconsorte necessaria B.A., hanno tuttavia omesso, tanto di precisare il luogo e il tempo della produzione del documento asseritamente ignorato dai giudici d’appello, quanto di riportare tale atto nel corpo del ricorso nei suoi esatti termini, con ciò precludendo a questa Corte ogni possibilità di apprezzarne il contenuto ai fini di giudicare la fondatezza del motivo.
“7. Si ritiene, pertanto, che il ricorso vada trattato in camera di consiglio per essere dichiarato inammissibile”;
2. Le parti non hanno presentato memorie ex art. 38o-bis c.p.c.;
5. A tale esito segue la condanna dei ricorrenti in solido al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, secondo la liquidazione di cui al dispositivo.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti, in solido tra loro, al rimborso delle spese del giudizio di legittimità in favore dei controricorrenti, liquidate in complessivi Euro 2.500,00, di cui Euro 200,00 per spese, oltre accessori come per legge.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione Civile – 3, il 25 ottobre 2016.