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Timestamp: 2019-06-25 18:08:23+00:00
Document Index: 130120682

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 6', 'art. 18', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 18', 'art. 5']

Parere su una istanza di accesso civico - 31 maggio 2018 [9001960] - Garante Privacy
[doc. web n. 9001960]
Parere su una istanza di accesso civico - 31 maggio 2018
n. 373 del 31 maggio 2018
Con la nota in atti il Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza ha chiesto al Garante il parere previsto dall’art. 5, comma 7, del d. lgs. n. 33 del 14 marzo 2013, nell’ambito del procedimento relativo a una richiesta di riesame da parte dei soggetti controinteressati sul provvedimento di accoglimento di un accesso civico.
Nello specifico, oggetto dell’accesso civico era «la copia delle autorizzazioni degli incarichi con i numeri di protocollo», relative allo svolgimento di incarichi esterni svolti da due professori dipendenti dell’Università. Dagli atti risulta che l’istante è già in possesso delle informazioni relative all’esistenza delle autorizzazioni e al relativo periodo.
I controinteressati, informati della richiesta, hanno presentato opposizione all’accesso civico.
L’Università, ha accolto la richiesta di accesso civico, nonostante l’opposizione dei soggetti controinteressati.
I controinteressati hanno, quindi, chiesto il riesame del provvedimento di accoglimento dell’accesso civico al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, rappresentando che:
- «si concorda al diritto all’informazione-notizia (che consiste nella comunicazione “ha presentato/non rappresentato richiesta di autorizzazione” e “ha ottenuto/non ottenuto la relativa autorizzazione”, si contesta la trasmissione della documentazione concernente l’autorizzazione»;
- «si fa presente in merito che l’art. 6 comma 10 della Legge 240/2010 così recita “I professori e i ricercatori a tempo pieno, fatto salvo il rispetto dei loro obblighi istituzionali, possono svolgere liberamente, anche con retribuzione, attività di valutazione e di referaggio, lezioni e seminari di carattere occasionale, attività di collaborazione scientifica e di consulenza. I professori e i ricercatori a tempo pieno possono altresì svolgere, previa autorizzazione del rettore, funzioni didattiche e di ricerca …” dal che si deduce che l’autorizzazione richiesta e ottenuta per svolgere attività di “valutazione”/consulenza nell’ambito di [attività identificata in atti] è intervenuta per mero scrupolo personale (il temine “liberamente” è inequivoco), non essendo prescritta da legge alcuna autorizzazione, come invece per altre attività elencate nello stesso comma 10 (lex quid dixit, non voluit)».
Nella richiesta di parere al Garante, il Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza ha rappresentato che, dopo aver esaminato gli atti, avrebbe intenzione «di revocare l’accoglimento della richiesta in argomento», in quanto:
- «i dati riferibili ai documenti oggetto della richiesta di accesso sono stati da questa Amministrazione già pubblicati, come previsto dall’art. 18 del d. lgs. 33/2013 […]»;
- «come previsto anche dalla Determinazione n. 1309 del 28.12.2016 dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, adottata d’intesa con codesta Autorità, intitolata “Linee guida recanti indicazioni operative ai fini della definizione delle esclusioni e dei limiti all’accesso civico di cui all’art. 5 co. 2 del d.lgs. 33/2013”, lo “scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico”, può considerarsi già raggiunto attraverso la citata pubblicazione dei dati in conformità agli obblighi sulla trasparenza»;
- «Di conseguenza, l’ulteriore rilascio di documenti richiesti appare non utile e sproporzionato rispetto al predetto scopo, in quanto le informazioni di dettaglio contenute nella documentazione, comprensive anche di dati personali, sono, a parere dello scrivente, eccedenti, e la conoscenza (e successiva eventuale divulgazione) delle stesse da parte del richiedente potrebbe arrecare un pregiudizio concreto ai controinteressati, contravvenendo così alle prescrizioni dell’art. 5-bis, comma 2, lettera a) del citato decreto trasparenza»;
- «Nel quadro descritto, anche le comunicazioni di dati personali nell’ambito del procedimento di accesso generalizzato non devono determinare un’interferenza ingiustificata e sproporzionata nei diritti e libertà cui si riferiscono tali dati, anche tenuto conto della possibilità di utilizzo successivo da parte del richiedente».
Ai fini dell’istruttoria, l’Università ha inviato al Garante la documentazione oggetto dell’accesso civico, che consta, per ogni professore, del modulo compilato della richiesta di autorizzazione all’Università relativa allo svolgimento di incarichi extra-istituzionali con in calce l’autorizzazione del Preside di Facoltà, nonché dell’allegato contenente la copia del «contratto di collaborazione alla ricerca» stipulato da ogni singolo professore con il soggetto esterno.
I predetti documenti contengono dati e informazioni personali di diversa natura e specie. In particolare il modulo con l’autorizzazione riporta i dati personali del richiedente, i dati del soggetto conferente (persona giuridica), l’oggetto e il periodo dell’incarico, l’importo del compenso. Il contratto riporta, invece, oltre i dati identificativi della parti anche le regole inerenti il rapporto di collaborazione.
Occorre evidenziare che – a differenza dei documenti a cui si è avuto accesso ai sensi della l. n. 241 del 7/8/1990 – i dati e i documenti che si ricevono a seguito di una istanza di accesso civico divengono «pubblici e chiunque ha diritto di conoscerli, di fruirne gratuitamente, e di utilizzarli e riutilizzarli ai sensi dell’articolo 7», sebbene il loro ulteriore trattamento vada in ogni caso effettuato nel rispetto dei limiti derivanti dalla normativa in materia di protezione dei dati personali (art. 3, comma 1, del d. lgs. n. 33/2013).
Di conseguenza, è anche alla luce di tale amplificato regime di pubblicità dell’accesso civico che va valutata l’esistenza di un possibile pregiudizio concreto alla protezione dei dati personali dei soggetti controinteressati, in base al quale decidere se rifiutare o meno l’accesso ai documenti richiesti, oppure se accordare un accesso parziale.
In relazione allo specifico caso sottoposto all’attenzione del Garante, si ricorda che la normativa statale di settore in materia di trasparenza, prevede specifici obblighi di pubblicazione su siti web istituzionali aventi a oggetto i «dati relativi agli incarichi conferiti ai dipendenti pubblici». In particolare è sancito che «le pubbliche amministrazioni pubblicano l’elenco degli incarichi conferiti o autorizzati a ciascuno dei propri dipendenti, con l’indicazione della durata e del compenso spettante per ogni incarico» (art. 18 del d. lgs. n. 33/2013).
Al riguardo, l’ANAC ha precisato che «L’art. 18 del d.lgs. n. 33/2013 in materia di pubblicazione dei dati relativi agli incarichi dei dipendenti pubblici fa riferimento agli incarichi agli stessi conferiti o autorizzati, secondo quanto previsto dalla normativa vigente» (cfr. FAQ n. 8.1. «in materia di trasparenza (sull’applicazione del d.lgs. n. 33/2013 come modificato dal d.lgs. 97/2016)», in https://www.anticorruzione.it/portal/public/classic/MenuServizio/FAQ/Trasparenza#8).
In tale quale quadro, con riferimento ai documenti contenenti le autorizzazioni dell’Università ai professori, laddove i dati personali ivi contenuti siano i medesimi di quelli oggetto di pubblicazione obbligatoria ai sensi dell’art. 18 del d. lgs. n. 33/2018, prima richiamati, non è possibile richiamare il limite all’accesso civico contenuto nell’art. 5-bis, comma 2, lett. a) del medesimo decreto e l’esistenza di un pregiudizio concreto alla protezione dei dati personali.
In relazione, invece all’ostensione della copia dei contratti allegati alle autorizzazioni, si concorda con quanto evidenziato dal Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, laddove ha osservato che il relativo accesso civico sarebbe «non utile e sproporzionato rispetto [allo] scopo [dell’istituto], in quanto le informazioni di dettaglio contenute nella documentazione, comprensive anche di dati personali, sono […] eccedenti, e la conoscenza (e successiva eventuale divulgazione) delle stesse da parte del richiedente potrebbe arrecare un pregiudizio concreto ai controinteressati, contravvenendo così alle prescrizioni dell’art. 5-bis, comma 2, lettera a) del citato decreto trasparenza».
Infatti – considerata la tipologia e la natura dei dati e delle informazioni personali contenuti nei contratti di collaborazione alla ricerca – si ritiene che dall’ostensione dei citati contratti potrebbero derivare ai controinteressati, anche sul piano professionale e relazionale, ripercussioni negative sia all’interno che all’esterno dell’ambiente lavorativo. A ciò si aggiunga che deve essere tenuta in adeguata considerazione la ragionevole aspettativa di confidenzialità riposta dai professori impiegati presso l’Università e la non prevedibilità delle conseguenze derivanti a questi ultimi dalla conoscibilità da parte di chiunque dei contratti richiesti (cfr. par. 8.1 delle Linee guida dell’ANAC in materia di accesso civico, cit.).
In tale quadro, si invita l’Università – ai sensi della normativa vigente e delle indicazioni contenute nelle Linee guida dell’ANAC in materia di accesso civico – a rivalutare il provvedimento di accoglimento integrale dell’accesso civico, verificando la possibilità di accordare un accesso civico parziale (art. 5-bis, comma 4, del d. lgs. n. 33/2013), limitato ai soli documenti contenenti la richiesta dei professori, con in calce l’autorizzazione dell’Università, allo svolgimento dell’incarico extraistituzionale, oscurando i dati non oggetto di pubblicazione obbligatoria ai sensi della normativa statale in materia di trasparenza (art. 18 del d. lgs. n. 33/2013) e non necessari ai sensi dell’art. 5, par. 1, lett. c, del Regolamento (es.: codice fiscale), rifiutando invece l’accesso civico alla copia dei contratti allegati.