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Timestamp: 2018-11-16 05:53:13+00:00
Document Index: 35839865

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1132', 'art. 1101', 'art. 1139', 'sentenza ', 'art. 1132', 'art. 1101', 'art. 1139', 'sentenza ', 'art. 1132', 'art. 1101', 'art. 1139', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1132', 'art. 1132', 'art. 1132', 'art. 1101', 'art. 1139', 'art. 1132', 'art. 100']

Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 18 giugno 2014, n. 13885. Nella specie di lite tra Condominio e condomino non trova applicazione, nemmeno in via analogica, la disposizione dell'art. 1132 c.c., che disciplina la materia delle spese processuali del condomino che abbia ritualmente dissentito dalla deliberazione di promuovere una lite o di resistere ad una domanda rispetto ad un terzo estraneo e neppure l'art. 1101 c.c., richiamato dall'art. 1139 c.c. Nell'ipotesi di controversia tra condomini, l'unità condominiale viene a scindersi di fronte al particolare oggetto della lite, per dare vita a due gruppi di partecipanti al Condominio in contrasto tra loro, con la conseguenza che il giudice, nel dirimere la controversia provvedere anche definitivamente sulle spese del giudizio, determinando, secondo i principi di diritto processuale, quale delle due parti in contrasto debba sopportare, nulla significando che nel giudizio il gruppo dei condomini, costituenti la maggioranza, sia stato rappresentato dall'amministratore - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 18 giugno 2014, n. 13885. Nella specie di lite tra Condominio e condomino non trova applicazione, nemmeno in via analogica, la disposizione dell’art. 1132 c.c., che disciplina la materia delle spese processuali del condomino che abbia ritualmente dissentito dalla deliberazione di promuovere una lite o di resistere ad una domanda rispetto ad un terzo estraneo e neppure l’art. 1101 c.c., richiamato dall’art. 1139 c.c. Nell’ipotesi di controversia tra condomini, l’unità condominiale viene a scindersi di fronte al particolare oggetto della lite, per dare vita a due gruppi di partecipanti al Condominio in contrasto tra loro, con la conseguenza che il giudice, nel dirimere la controversia provvedere anche definitivamente sulle spese del giudizio, determinando, secondo i principi di diritto processuale, quale delle due parti in contrasto debba sopportare, nulla significando che nel giudizio il gruppo dei condomini, costituenti la maggioranza, sia stato rappresentato dall’amministratore
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sentenza 18 giugno 2014, n. 13885
Con atto di citazione notificato il 7 giugno 1995 D.E.V. ed M.A. , quali proprietari di unità immobiliari site nel fabbricato di (omissis) (n. 3 appartamenti, n. 2 locali a piano terra ed un locale seminterrato adibito a video-pub-bar e paninoteca), evocavano, dinanzi al Tribunale di Salerno, il Condominio del medesimo stabile esponendo che l’assemblea condominiale in data 7.4.1995 (verbale comunicato l’8.5.1995) aveva approvato il rendiconto delle spese ordinarie e straordinarie al 30.9.1994 senza che agli attori, per deliberato ostruzionismo, fosse stato consentito di prendere visione della documentazione a supporto dei costi di bilancio e pur dichiarando di riservare ulteriori e più puntuali contestazioni all’esito dell’esibizione in giudizio degli atti invano richiesti, deducevano che non erano da loro dovute le spese legali indicate in L. 6.196.150, perché maturare nella vertenza promossa contro di loro, relative ad acconti all’avv.to Bruno Russo De Luca, nonché le spese legali dell’avv.to Mascolo, indicate in L. 4.403.790, e le spese legali versate all’ing. V. , in quanto pagamenti oggetto di precedente impugnativa, delle quali era già stato investito il Tribunale di Salerno; aggiungevano i Condomini che nella medesima adunanza il Condominio aveva approvato il bilancio di previsione con un aumento del 10% rispetto alla precedente previsione di spesa, autorizzando l’amministratore ad applicare le tabelle correnti, salvo che per la spesa di manutenzione del depuratore che aveva suddiviso per l’85% a carico di tutti i condomini da ripartirsi secondo la tabella “A” ed il restante 15% unicamente a carico del locale “paninoteca” di proprietà degli attori, criterio che doveva ritenersi arbitrario, in quanto sprovvisto di motivazione, non creando peraltro alcun aggravio all’impianto l’attività svolta dagli attori; proseguivano che quanto ai punti 5) e 8) dell’o.d.g. – pagamento alla ditta Ediltre ed alla ditta Edilsenatore – dette voci avevano già costituito oggetto di impugnazione avanti al medesimo ufficio (con atti di citazione notificati il 1.8.1994 ed il 16.3.1995) e conseguentemente, nel riportarsi alle difese ivi esposte, chiedevano la riunione del giudizio a quelli già pendenti tra le stesse parti per evidenti ragioni di connessione soggettiva ed oggettiva; infine, concludevano chiedendo l’annullamento della delibera del 7.4.1995 e per l’effetto dichiarare che gli attori non erano tenuti alla contribuzione della spesa relativa alle competenze professionali dell’avv.to Mascolo, dell’ing. V. e dell’avv.to Bruno Russo De Luca, disponendo la modifica in tal senso del bilancio consuntivo; dichiarare illegittimo il criterio di ripartizione della spesa per la manutenzione dell’impianto di depurazione ed indicare, se del caso, quello corretto; accogliere le richieste di cui agli atti di citazione notificati il 1.8.1994 ed il 16.3.1995.
A sostegno della decisione adottata la corte territoriale evidenziava che quanto alla spesa di L. 6.196.150 di cui alle fatture emesse dall’avv.to Bruno Russo de Luca, la n. 46/93 per L. 1.467.000 atteneva al ricorso al TAR da parte del Condominio contro il Comune di Cava de’ Tirreni avverso l’ordinanza di sospensione ad horas della immissione dei liquami condominiali nel torrente (…), la n. 15/94 per L. 1.003.500 riguardava spese generali e competenze del professionista quale amministratore, la n. 44/94 per L. 1.821.100 concerneva la copertura di spese generali e le funzioni di amministratore per il primo semestre 1994 e la n. 61/94 per L. 1.905.000 riguardava il giudizio definito avanti alla Corte di appello con sentenza n. 98/94, nel quale il Condominio aveva agito contro l’assicurazione Milano che non intendeva garantire il Condominio per il crollo di un muro condominiale, che aveva danneggiato l’autovettura dei D.E. ; la somma corrisposta all’avv.to Mascolo di L. 4.405.000 era relativa alle spese liquidate dalla sentenza predetta, nella quale era stato ribadito che non era operante la copertura assicurativa del Condominio per il danno pagato al veicolo degli attori; la somma di L. 2.850.900 atteneva al compenso dovuto all’ing. V. per l’espletato accertamento tecnico preventivo depositato nel giudizio avanti al TAR. Tanto illustrato, concludeva che si trattava di costi che attenevano alla cosa comune, di cui erano comproprietari anche gli attori, per cui gravavano anche sugli stessi.
Per la cassazione della sentenza della Corte di appello di Salerno agisce il D.E. , sulla base di otto motivi (seppure diversamente numerati), non sviluppate difese dagli intimati Condominio e M. .
Il secondo motivo, con il quale è dedotta la violazione dell’art. 1132 c.c., pone il seguente quesito di diritto: “Dica la Suprema Corte se il principio di diritto ricavato dall’art. 1132 c.c. -secondo cui le spese sostenute dal Condominio in un giudizio promosso da un condomino, o nei confronti di un condomino, non possono essere ripartite “pro quota” anche tra il suddetto condomino – operi anche per le spese sostenute dal Condominio in grado di appello per resistere al gravame proposto dal terzo chiamato in causa per negare di essere tenuto a prestare la garanzia invocata da detto Condominio”.
Con il terzo motivo è denunciata contraddittoria ed omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in particolare con riferimento alla somma pagata dal Condominio per l’avv. Mascolo, difensore dell’assicurazione nel giudizio indicato alle censure 1 e 2, nonostante per quanto attiene l’appellato D.E. le spese del grado fossero state compensate.
Con il quarto motivo è lamentata la violazione degli artt. 1132 c.c. e 92 c.p.c, giacché argomentando come ha fatto il giudice del gravame quanto alle spese processuali liquidate in favore dell’assicurazione, il Condominio verrebbe a ripetere nei confronti del condomino antagonista le spese dovute al terzo chiamato in garanzia nel medesimo giudizio. A conclusione della censura viene formulato il seguente quesito di diritto: “Dica la Suprema Corte se, nel giudizio per risarcimento dei danni promosso da un condomino nei confronti del Condominio, il Condominio convenuto – qualora abbia chiamato in garanzia il proprio assicuratore e, dopo essersi visto accogliere dal primo giudice la domanda di garanzia, abbia subito l’appello dell’assicuratore, l’accoglimento del gravame da questo proposto e la condanna al pagamento delle spese del doppio grado in favore dell’appellante – possa poi ripetere le spese pagate al procuratore dell’assicuratore, pro quota, nei confronti del condomino antagonista, nonostante la compensazione giudiziale delle spese, operata dal giudice di secondo grado, tra il detto condomino e l’assicuratore”.
Secondo risalente orientamento di questa Corte, cui il Collegio ritiene di dare continuità, nella specie di lite tra Condominio e condomino non trova applicazione, nemmeno in via analogica, la disposizione dell’art. 1132 c.c., che disciplina la materia delle spese processuali del condomino che abbia ritualmente dissentito dalla deliberazione di promuovere una lite o di resistere ad una domanda rispetto ad un terzo estraneo e neppure l’art. 1101 c.c., richiamato dall’art. 1139 c.c. (così Cass. 25 marzo 1970 n. 801). Prosegue la pronuncia nel ritenere che “nell’ipotesi di controversia tra condomini, l’unità condominiale viene a scindersi di fronte al particolare oggetto della lite, per dare vita a due gruppi di partecipanti al Condominio in contrasto tra loro, con la conseguenza che il giudice, nel dirimere la controversia provvedere anche definitivamente sulle spese del giudizio, determinando, secondo i principi di diritto processuale, quale delle due parti in contrasto debba sopportare, nulla significando che nel giudizio il gruppo dei condomini, costituenti la maggioranza, sia stato rappresentato dall’amministratore”.
Il sesto motivo – con cui è dedotta la violazione degli artt. 1132 c.c., 91, 92 e 696 c.p.c., con riferimento all’esborso enunciato nel quinto mezzo – pone il seguente quesito di diritto: “Dica la Suprema Corte se il principio di diritto ricavato dall’art. 1132 c.c. – secondo cui le spese sostenute dal Condominio in un giudizio contro condomino non possono essere ripartite pro quota anche tra il suddetto condomino – operi anche per le spese di accertamento tecnico preventivo sostenute dal Condominio in funzione di un eventuale successivo giudizio contro detto condomino”.
Premesso che va riaffermato il principio secondo il quale tra le spese che devono esser regolate in seguito alla definizione del processo sono ricomprese quelle che la parte abbia sostenuto anteriormente all’inizio del medesimo e ad esso collegate da un nesso di pertinenza e rilevanza, tra cui quelle, di ufficio e di parte, sostenute nella fase di accertamento tecnico preventivo, acquisito al processo di merito (cfr Cass. n. 1690 del 2000), emerge che anche con riferimento a detto esborso – incontestato che sia stato sostenuto con riferimento a giudizio in cui il condomino era controparte – trova applicazione il criterio di ripartizione sopra riportato con riguardo alla soccombenza, con la conseguenza che è da ritenere erronea la statuizione che ne confermato la regolazione prevedendo una quota anche in capo al D.E. .
I motivi sette ed otto – con cui viene denunciata l’omessa e contraddittoria motivazione (n. 7), nonché la violazione dell’art. 100 c.p.c. (8) quanto alla erronea dichiarazione di cessazione della materia del contendere – pongono a conclusione il seguente quesito di diritto: “Dica la Suprema Corte se il principio l’eliminazione dell’impianto di un servizio condominiale alcuni mesi prima dell’11.10.2007 sia idonea a far cessare la materia del contendere, all’impugnazione dei criteri di ripartizione di costo di quel servizio deliberati il 7.4.1995 ed applicati fino al momento della dismissione dell’impianto”.
È insegnamento consolidato nella giurisprudenza di questa Corte che la cessazione della materia del contendere presuppone che le parti si diano reciprocamente atto del sopravvenuto mutamento della situazione sostanziale dedotta in giudizio e sottopongono conclusioni conformi in tal senso al giudice (Cass. SS.UU. n. 13969 del 2004), potendo al più residuare un contrasto solo sulla spesa di lite, che il giudice con la pronuncia deve risolvere secondo il criterio della cosiddetta soccombenza virtuale (Cass. n. 14775 del 2004).
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2014-06-25T13:36:13+00:0025 giugno 2014|Cassazione civile 2014, Condominio, Corte di Cassazione, Diritti reali e Condominio, Diritto Civile e Procedura Civile, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti