Source: https://scuolacontroscuola.wordpress.com/2010/07/03/la-lega-che-non-sopporta-gli-insegnanti/
Timestamp: 2018-06-18 11:34:56+00:00
Document Index: 64823004

Matched Legal Cases: ['art. 116', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 23', 'art. 19', 'art. 21', 'art. 22', 'art. 23', 'art. 19', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 26', 'art. 27', 'art. 28', 'art. 3', 'art. 29', 'art. 30', 'art. 31', 'art. 32', 'art. 31', 'art.33', 'art. 34', 'art. 37', 'art. 38']

La Lega che non sopporta gli insegnanti | Scuola Contro Scuola
La Lega che non sopporta gli insegnanti
Analisi di un progetto di legge
fatto da chi non sopporta la scuola e gli insegnanti.
Progetto di legge “Disposizioni concernenti il sistema dell’istruzione …”
d’iniziativa dei deputati Goisis e altri (Lega Nord)
Camera dei deputati n. 3357, del 30 marzo 2010
Presento alcune brevi osservazioni sul pdl Goisis, per evidenziarne i punti critici e le ambiguità.
I contenuti del pdl
La premessa del pdl contiene alcune interessanti affermazioni circa la necessità di portare a compimento quanto previsto dal Titolo V° della Costituzione.
Innanzitutto viene presentato il nuovo assetto costituzionale, individuando le competenze dei diversi livelli di governo, e soffermandosi sul ruolo delle regioni.
Si fa riferimento al “master plan” del 2006, che prevedeva il 1° settembre 2009 come termine entro il quale le regioni avrebbero dovuto completare la predisposizioni delle condizioni per l’esercizio delle nuove funzioni;
nel parlare della “decentralizzazione” (faccio notare che questo termine appartiene molto più alla “cultura” dell’Adi che a quella di un partito “secessionista”), si fa riferimento a due principi fondamentali:
– il mantenimento in capo allo stato del quadro normativo generale (compresa l’istruzione professionale)
– il trasferimento dell’amministrazione di tutta l’istruzione senza distinzioni.
Si distingue ciò che è “Norma generale” da ciò che è “Principio fondamentale”;
si fa riferimento all’art. 116 della Costituzione e alla possibilità di conferire ulteriori funzioni alle regioni (anche relativamente alla definizione delle Norme generali);
si fa riferimento ai LEP, per precisare che il percorso di definizione dei LEP non interferisce con la decentralizzazione spinta;
si sottolinea a che le Norme sono un “prevedere”, mentre il servizio è un “provvedere” (terminologia già nota all’Adi);
Obiettivi del pdl:
superamento dell’equazione Scuola = Stato
superamento dell’equazione docente = dipendente statale; si prevede che il docente sia alla dipendenza organica della regione e alla dipendenza funzionale delle Istituzioni scolastiche;
specifico potere delle regioni nella contrattazione sindacale (superamento del comparto unico della scuola)
decentralizzazione delle funzioni svolte dagli uffici periferici del Ministero;
realizzazione dell’autonomia amministrativa e finanziaria delle istituzioni scollastiche;
determinazione, selezione e reclutamento dell’organico dei docenti e dei dirigenti (albo regionale, concorso regionale e modalità del rapporto di lavoro); superamento della dimensione nazioale del mercato del lavoro;
dotazione organica del personale Ata;
autonomia statutaria delle istituzioni scolastiche e nuovi organi di governo (consiglio dell’istituzione, collegio dei docenti, dirigente); eliminazione delle RSU d’istituto;
nuovi organismi regionali.
Capo I – Disposizioni generali, artt. 1-7
art. 1-2, Trasferimento del personale docente, dirigente e amministrativo nei ruoli regionali; Stato giuridico definito e livello statale;
art. 3, funzioni degli operatori delle istituzioni scolastiche autonome; (non si cita più lo Stato giuridico, ma forse è una dimenticanza); libertà di insegnamento: autonomia didattica e libertà di ricerca;
art. 4, funzioni esercitate dalla regioni (tra le altre: organico regionale del personale docente, dotazione complessiva di dirigenti, docenti e Ata a tempo indeterminato e spesa ccomplessiva per il personale, compreso quello a tempo det.);
art. 5, funzioni delle istituzioni scolastiche autonome: compresa la definizione dell’organico funzionale d’istituto; capire il senso dei c. 4 e 5;
art. 6, intervento della regione nella contrattazione;
art. 7, aree contrattuali separate; rappresentanze sindacali unitarie d’area e soppressione RSU dell’istituzione scolastica.
Capo II – Personale docente, artt. 8-23
art. 8, accesso del personale docente (Albo regionale e concorso regionale), tirocinio, anno di formazione;
art. 9-10-11-12, concorsi regionali (triennali), bandi, modalità, commissioni giudicatrici; le istituzioni scolastiche espletano direttamente i concorsi (?); i contenuti della prova d’esame (anticipa l’art. successivo);
art. 13, prova d’esame e graduatoria; la prova d’esame è finalizzata all’accertamento delle capacità comunicative e metodologiche;
art. 14-15, nomina dei candidati e conferimento dei posti disponibili agli idonei, mobilità (no per 5 anni in altre regioni: che continutà didattica è? Territoriale?); quota interregionale;
art. 16: mobilità e trasferimento d’ufficio;
art. 17-18: albo regionale; all’albo possono iscriversi i docenti che possiedono: laurea magistrale, diploma accademico di secondo livello e abilitazione, residenti nella regione; si può essere iscritti ad un solo albo; possono esercitare l’attività di insegnamento (scuola pubbliche e private) i docenti iscritti all’albo; Prova di iscrizione all’albo (domande sulla conoscenza dei processi di trasformazione e d’innovazione nella scuolla dell’autonomia; la prova sarà valutata dal “comitato di valutazione”, art. 23);
art. 19-20, docenti ricercatori e docenti esperti: la “carriera” e il rapporto di lavoro; accesso ai ruoli
art. 21 incarichi pluriennali (min. 5, max 10 anni);
art. 22 forme flessibili di impiego dei docenti,
art. 23, comitato di valutazione; istituito dalla regione per 5 anni; valuta: qualità ed efficienza del sistema scolastico, delle istituzioni scolastiche e del personale, interviene a livello consultivo per la conferma e il passaggio in ruolo dei docenti (nell’art. 19 c. 2 si parla di valutazione meritocratica a cura del Comitato);
Capo III – Dirigenti scolastici, artt. 24-28
art. 24, Dirigente scolastico. Funzioni.
art. 25, Albo regionale dei dirigenti.
art. 26, Reclutamento. Concorso selettivo. La regione nomina la commissione giudicatrice.
art. 27, incarichi a tempo determinato.
art. 28, verifica dei risultati e valutazione. Ruolo del Comitato di valutazione. (cfr art. 3 c.7: i contratti collettivi regionali disciplinano le forme di valutazione dei dirigenti ecc.)
Capo IV – Personale ATA, art. 29
Titolo II, Governo del sistema dell’Istruzione a livello territoriale. Artt. 30-32
art. 30, piano regionale per il sistema dell’istruzione.
art. 31, istituzione del centro servizi amministrativi per la comunità scolastica territoriale; nel capoluogo di regione; organo di partecipazine e di corresponsabilità delle regioni nel governo del sistema nazionale dell’istruzione;
art. 32, Consiglio regionale della comunità scolastica territoriale; organo di corresponsabilità delle regioni nel governo del sistema nazionale dell’istruzione (cfr. art. 31: due organismi con le stesse funzioni?); composizione: assessore regionale, responsbaile del coordinamento degli assessori provinciali, rappresentante dell’UPI (dipartimento servizi alla persona), rappresentante ANCI, esponenti delle cultura ed esperti, rappresentanti dei dirigenti scolastici. Le modalità di validità delle deliberazioni e di espressione dei pareri del consiglio regionale sono definiti dalla giunta regionale.
Titolo III, Governo delle Istituzioni scolastiche autonome. Artt. 33-39
art.33, Principi generali. Personalità giuridica; autonomia didattica, organizzativa, di ricerca, sviluppo e sperimentazione, amministrativa e finanziaria.
art. 34-35-36, organi di autogoverno. Consiglio dell’Istituzione, Collegio dei docenti, Dirigente scolastico.
art. 37, Autonomia statutaria.
art. 38, Carta dei servizi.
Titolo IV, Disposizioni finanziare per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche.
Affrontando con forza una questione troppo spesso relegata al margine (decentralizzazione del sistema scolastico, in rapida attuazione del Titolo V°, con tutte le conseguenze, ad esempio sulla collocazione dei docenti: nuova dipendenza dalle regioni, nuove modalità di reclutamento ecc.), la proposta di legge Goisis ha determinato una qualche generica attesa (sia pure in ambienti circoscritti).
In realtà, dopo un primo momento di curiosità e dopo avere riconosciuto che vengono poste all’ordine del giorno alcune questioni scottanti, ad un’analisi più attenta, emergono lacune tali che sembrano rendere il pdl Goisis più un documento politico, che uno strumento efficace di intervento per il rinnovamento del sistema scolastico e per la sua decentralizzazione.
In effetti le questioni che restano aperte e insolute, le dimenticanze (?) e le contraddizioni sono notevoli.
In linea di massima sembra di vedere all’orizzonte una nuova forma di centralismo regionale, con una presenza decisa della Giunta regionale, cioè del potere esecutivo, tanto più forte e invasivo quanto più vicino alla realtà amministrata.
Questo nuovo centralismo sembra confliggere con l’affermazione dell’autonomia scolastica, in un sistema in cui le istituzioni scolastiche risultano complessivamente più deboli, private di organismi certi di autogoverno, e formate da un corpo docente sempre più precarizzato e sottoposto a forme di valutazione e controllo non “terze”, ma subordinate al potere esecutivo regionale.
Se da un lato può essere giudicato positivamente il ridimensionamento dei ruoli del sindacato (che per altro mi pare emerginato anche nelle sue competenze di fondo, ovvero l’intervento a difesa del posto di lavoro, della retribuzione e delle modalità in cui si esplica la prestazione lavorativa), va sottolineato che non si prevede alcun ruolo per le associazioni professionali, ovvero i docenti non sono più considerati nella loro dimensione associata, ma vengono “individualizzati” e indeboliti, fino a diventare una parte costitutiva ma non decisionale nella “politica” dell’istituzione scolastica alla quale appartengono (per altro in modo sempre più aleatorio, per il processo di precarizzazione previsto).
La precarizzazione della funzione docente si accompagna ad una mal interpretata regionalizzazione del personale docente; oltre tutto il nesso tra impedimenti alla mobilità extraregionale e richiamo alla continuità didattica, che per sua natura si realizza in relazione alle singole classi (costituite di singoli studenti) e non in relazione ad un territorio, appare incongruente.
E’ assente, inoltre, qualsiasi ragionamento sulla carriera dei docenti, non potendosi chiamare carriera il lungo e incerto percorso di fuoriuscita dalla precarizzazione dei primi anni di “docente ricercatore”, per entrare nel ruolo di “docente esperto”, con contratto (min 5 max 10 anni?) per altro sottoposto a verifica periodica.
Gli organismi regionali previsti per il governo della scuola, lasciano intravvedere un pesante interventismo regionale, che certamente può confliggere con l’autonomia proclamata.
linguaggio non sempre coerente e spesso equivoco: incarico a tempo determinato, incarico annuale, a tempo indeterminato, assunzione definitiva, incarico pluriennale per min 5-max 10 anni… (non vale la pena citare tutti gli esempi)
nuovo centralismo regionale, con possibile sottomissione delle istituzioni scolastiche (che dovrebbero essere autonome) al governo regionale
connessioni e interferenze con altre previsioni normative (da verificare attentamente): ad esempio sul ruolo della contrattazione nazionale e decentrata (e, in questo ambito, dei Sindacati e della regione) o di un eventuale Stato giuridico nazionale dei docenti; processo di formazione (abilitazione) e reclutamento tra previsioni nazionali e procedure regionali;
docenti: niente carriera, controlli e valutazione, rappresentanza, precarizzazione, modalità di accesso: abilitazione, albo, concorso, rapporto di lavoro; mobilità e continuità didattica: pretestuosità del rapporto tra le due questioni (nel pdl); trasferimenti d’ufficio per incompatibilità e sospensioni dal servizio; nel pdl non si premia la qualità dei docenti (merito) e dell’insegnamento (merito e continuità), ma la territorialità;
partecipazione: docenti, genitori, studenti e realtà territoriale; emarginazione del sindacato, senza che vi siano altre modalità di partecipazione-controllo; totale assenza di ruolo per le associazioni professionali
Comitato di valutazione: da chi e come è composto; valuta troppe cose: rischia di diventare un organismo di supporto al governo regionale (in una logica punitiva), non più di supporto alle istituzioni scolastiche (in una logica di miglioramento);
organismi regionali del sistema scolastico:
– regione,
– Centro servizi ammministrativi per la comunità scolastica territoriale (organo di partecipazione e corresponsabilità);
– Consiglio regionale della comunità scolastica territoriale (organo di corresponsabilità delle regioni nel governo del sistema nazionale -?-): esprime pareri, sostiene le autonomie scolastiche, definisce, in sintonia con altri enti preposti, le linee di programmazione di politica scolastica; la sua coposizione è “d’ufficio” e sostaanzialmente “politica”;
Organismi di autogoverno: istituiti dalle istituzioni scolastiche “nella loro autonomia”: Consiglio dell’Istituzione (da chi sarà composto? Che sensa ha dire che lo Statuto sarà approvato a maggioranza dei due terzi del Consiglio?), Collegio dei docenti (compiti di programmazione e indirizzo, elegge un coordinatore didattico referente del Dirigente), Dirigente scolastico;
rapporti e competenze all’interno dell’Istituzione scolastica autonoma (Dirigente, Consiglio, Collegio); rapporto con la legislazione vigente; definizione dell’organico d’istituto: può essere approvato da un organismo di incerta costituzione?
Conclusione: le incertezze, le contraddizioni, le sovrapposizioni e le numerose lacune evidenti anche ad un rapido esame del pdl, fanno pensare che non sia il caso andare oltre con l’approfondimento. Certamente vi è, di fondo, una scelta ideologica “regionalistica” in chiave di esclusione, a mio avviso difficilmente accettabile.
Infine: il caos normativo in cui si trova la scuola è già difficilmente tollerabile; se fosse approvata questa legge così come viene proposta, la situazione potrebbe precipitare.
Ciò non toglie che possa essere utile una verifica incrociata tra questo pdl, il pdl Aprea e le eventuali proposte del PD. Potrebbe essere un obiettivo dei prossimi mesi.
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Manovra economica e scuola Scuola, valutazioni internazionali, Italia.