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Timestamp: 2020-08-07 09:52:27+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 15531 del 27/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15531 del 27/07/2016
Cassazione civile sez. VI, 27/07/2016, (ud. 15/06/2016, dep. 27/07/2016), n.15531
sul ricorso 7617/2015 proposto da:
avverso la sentenza n. 1631/8/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di FIRENZE del 3/07/2014, depositata il 04/09/2014;
L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo, contro la sentenza resa dalla CTR della Toscana n. 1631/2014/08, depositata il 4.9.2014 che, confermando la sentenza di primo grado, ha accolto la domanda di rimborso IRPEF avanzata dal contribuente R.M. con riferimento alle ritenute effettuate dal suo datore di lavoro sulle somme corrisposte quale incentivo alle dimissioni; domanda basata sul contrasto – accertato con la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 21.7.05, in causa C-207/04 – tra la Direttiva comunitaria 76/207 CE e la disposizione dettata dall’art. 19, comma 4 bis T.U.I.R..
La CTR, per quel che qui rileva, affermava che l’istanza di rimborso era da considerare tempestiva dovendo il termine di decadenza decorrere dall’epoca della decisione della Corte di giustizia resa il 16 gennaio 2008 nelle cause riunite da C-128/07 a C-131/07.
Orbene, premesso che il ricorso è senz’altro ammissibile, la questione di diritto relative alla decorrenza del termine di decadenza anzidetto in fattispecie analoghe a quella qui esaminata è stata risolta dalle Sezioni Unite di questa Corte con la sentenza n. 13676/14. Si è in tale occasione affermato il principio che, nel caso in cui un’imposta venga dichiarata incompatibile con il diritto comunitario da una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea, il termine di decadenza previsto dalla normativa tributaria (per le imposte sui redditi, D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38) per l’esercizio del diritto al rimborso, attraverso la presentazione di apposita istanza, decorre dalla data del versamento dell’imposta e non da quella, successiva, in cui è intervenuta la pronuncia che ha sancito la contrarietà della stessa all’ordinamento comunitario.
Il discorso non muta sotto il profilo della tutela dell’affidamento, dovendosi ancora una volta richiamare l’affermazione, espressa dalle Sezioni Unite nel precedente già ricordato, a cui tenore allorchè un’imposta sia stata pagata sulla base di una norma successivamente dichiarata in contrasto con il diritto dell’Unione europea, i principi elaborati dalla giurisprudenza di legittimità in tema di “overruling” non sono invocabili per giustificare la decorrenza del termine decadenziale del diritto al rimborso dalla data della pronuncia della Corte di giustizia, piuttosto che da quella in cui venne effettuato il versamento o fu operata la ritenuta, termine fissato per le imposte sui redditi dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 38, dovendosi ritenere prevalente una esigenza di certezza delle situazioni giuridiche – tanto più cogente nella materia delle entrate tributarie – che resterebbe vulnerata attesa la sostanziale protrazione a tempo indeterminato dei relativi rapporti.
Alla stregua di tali principi, si propone al Collegio che il ricorso sia accolto e la sentenza gravata cassata senza rinvio, non occorrendo ulteriori accertamenti per la definizione della lite ex art. 384 c.p.c.. Ed infatti, dalla sentenza impugnata risulta che al contribuente vennero corrisposte le somme in contestazione con riguardo alla cessazione del rapporto di lavoro risalente al 31.12.1998, mentre l’istanza di rimborso fu presentata il 23.3.2009 e dunque oltre il termine quadriennale di decadenza. Ne consegue che il ricorso introduttivo va rigettato.
Ricorrono giusti motivi per compensare le spese del giudizio di merito dichiarando irripetibili le spese del giudizio di legittimità.
Compensa le spese del giudizio di merito dichiarando irripetibili quelle del giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio nella udienza, il 15 giugno 2016.