Source: https://temi.camera.it/leg17/temi/green_economy.html
Timestamp: 2019-05-27 04:12:24+00:00
Document Index: 61726127

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 20', 'art. 21', 'art. 23', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 67', 'art. 36', 'art. 68']

Nella XVII legislatura il tema della green economy è stato affrontato in sede parlamentare nell'ambito di un'indagine conoscitiva svolta dalle Commissioni riunite VIII (Ambiente) e X (Attività produttive) della Camera. E' stata altresì approvata la legge n. 221/2015 (c.d. collegato ambientale), che contiene disposizioni per promuovere misure di green economy e in favore di una transizione verso un'economia circolare.
L'indagine conoscitiva sulla green economy
Le Commissioni riunite VIII (Ambiente, territorio e lavori pubblici) e X (Attività produttive) della Camera dei Deputati, nel corso della XVII legislatura, hanno svolto un'indagine conoscitiva sulla green economy.
L'indagine si è posta l'obiettivo di fornire un contributo concreto alla formazione di una nuova agenda politica nella quale l'ambiente da vincolo possa diventare opportunità economica immediata e la green economy sia posta come orizzonte strategico delle scelte di fondo dell'azione del Governo, nelle politiche di bilancio e in quelle fiscali, nelle politiche per la ricerca e per l'innovazione e in quelle per l'occupazione e la formazione, nelle politiche per la difesa del territorio e in quelle per la promozione di produzioni agroalimentari, nelle politiche per la competitività del sistema industriale e in quelle per gli investimenti infrastrutturali.
Le problematiche ambientali costituiscono, insieme alla necessità di un utilizzo sostenibile delle risorse naturali, un criterio guida essenziale per il rinnovamento dei modelli produttivi. Occorre quindi - secondo le Commissioni - puntare su una nuova visione del sistema economico fondata su maggiore condivisione, che passa necessariamente attraverso la sostenibilità dello sviluppo. In questa prospettiva occorre puntare su nuove tecnologie, sulle fonti rinnovabili, sull'efficienza energetica, sulla ricerca e sull'innovazione, sulla tutela e sulla promozione del patrimonio naturale e culturale, per riprendere un cammino di sviluppo durevole e sostenibile.
L'indagine si è conclusa con l'approvazione di un documento conclusivo, nella seduta del 18 settembre 2014 in cui sono stati indicati alcuni temi e alcune priorità in grado di sviluppare e accelerare politiche di promozione della green economy anche nella prospettiva del semestre di presidenza italiana dell'UE.
La legge 28 dicembre 2015, n. 221, (cd. collegato ambientale) contiene diverse disposizioni per promuovere misure di green economy. La legge detta varie disposizioni in materia di tutela della natura e sviluppo sostenibile, valutazioni ambientali, energia, acquisti verdi, gestione dei rifiuti e bonifiche, difesa del suolo e risorse idriche. Merita segnalare in questa sede le disposizioni che riguardano il possesso di determinate certificazioni di tipo ambientale (EMAS e Ecolabel, certificazioni ISO 14001 e 50001), quali titoli preferenziali richiesti nell'assegnazione di contributi, agevolazioni e finanziamenti in materia ambientale (art. 17), la sostituzione delle lampade ad incandescenza utilizzate nelle lanterne semaforiche con lampade a basso consumo energetico (art. 20), l'istituzione di uno schema nazionale volontario per la valutazione e la comunicazione dell'impronta ambientale (art. 21), l'acquisto di prodotti derivanti da materiali "post consumo" riciclati o dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi (art. 23).
L'articolo 3 contiene disposizioni finalizzate a garantire l'aggiornamento (previsto dall'art. 34, comma 3, del D.Lgs. 152/2006 ), con cadenza almeno triennale, della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile (SnSVS), che deve considerare anche gli aspetti inerenti alla «crescita blu» del contesto marino.
In attuazione di tale disposizione, il Ministero dell'ambiente ha predisposto una bozza di strategia, che ha sottoposto alla consultazione del pubblico nel marzo del 2017. La versione definitiva della SnSVS , secondo quanto previsto dall'art. 34, comma 3, del D.Lgs. 152/2006, è stata deliberata dal CIPE il 22 dicembre 2017. Nel documento approvato viene chiarito che le cinque aree in cui è strutturata (Persone, Pianeta, Prosperità, Pace e Partnership) sono a loro volta composte da "un sistema di scelte strategiche declinate in obiettivi strategici nazionali specifici per la realtà italiana e complementari ai 169 target dell'Agenda 2030". Inoltre, per rendere concreto il significato degli obiettivi strategici nazionali, "è stata inserita una selezione di possibili strumenti chiave allo stato disponibili per la loro attuazione".
- l'istituzione presso il Ministero dell'ambiente del Comitato per il Capitale Naturale, che ha il compito di predisporre entro il 28 febbraio di ogni anno, un rapporto sullo stato del capitale naturale del Paese, al fine di assicurare il raggiungimento degli obiettivi sociali, economici e ambientali coerenti con l'annuale programmazione finanziaria e di bilancio (art. 67); il Comitato, istituito con il D.P.C.M. 18 aprile 2016 , ha presentato nel mese di maggio 2017 il primo rapporto sullo stato del capitale naturale in Italia ;
In tale ambito, si ricorda inoltre che già da alcuni anni, in attuazione dell'art. 36, comma 6, della L. 196/2009, al bilancio e al rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato, sono allegati i c.d. ecobilancio ed ecorendiconto, che espongono le risultanze delle spese ambientali, sulla base dei dati forniti dalle amministrazioni secondo schemi contabili e modalità di rappresentazione stabilite con Determina del Ragioniere generale dello Stato n. 39816 del 2011, secondo schemi e classificazioni coerenti con quelli definiti in ambito europeo per la contabilità delle spese ambientali.
-l'introduzione del catalogo dei sussidi ambientalmente favorevoli e dei sussidi ambientalmente dannosi (art. 68), la cui prima edizione, pubblicata nel mese di dicembre 2016, ha individuato numerose misure di incentivazione vigenti individuando quelle dannose per l'ambiente.
Si segnala, inoltre, che l'Ufficio di valutazione di impatto del Senato ha pubblicato, nel mese di dicembre 2017, un dossier relativo a "Tasse ambientali e sussidi ambientalmente dannosi ".
Per l'analisi delle diverse misure contenute nella legge 221/15 si rinvia alla scheda "Collegato ambientale ".
Un importante pilastro della green economy è la trasformazione dell'attuale sistema economico "lineare" di produzione e consumo (estrai, produci, consuma e getta) in un nuovo sistema "circolare" (estrai, produci, consuma e riproduci), basato su un modello di sviluppo industriale il cui obiettivo è quello di preservare e mantenere il più a lungo possibile il valore dei prodotti e dei materiali nell'economia, riducendo al contempo la generazione di rifiuti non riciclabili, nonché l'eccessivo consumo di risorse primarie.
Nel quadro della Strategia Nazionale per lo sviluppo sostenibile , si colloca il tema dell'economia circolare che rappresenta il traguardo identificato a livello europeo, per perseguire gli obiettivi della green economy e dello sviluppo sostenibile. In tale ambito si colloca il documento "Verso un modello di economia circolare per l'Italia ", sottoposto a consultazione pubblica dal 12 luglio al 18 settembre 2017, e pubblicato nel mese di novembre 2017 dai Ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo economico, volto specificatamente alla successiva elaborazione del "Piano di Azione Nazionale sull'Economia Circolare".
La Commissione europea, dopo aver presentato (e successivamente ritirato) un primo pacchetto di misure sull'economia circolare nel corso del 2014, ha presentato il nuovo pacchetto di misure sull'economia circolare in data 2 dicembre 2015. Per un approfondimento sulle iniziative europee in materia di economia circolare si rinvia al tema "L'economia circolare".
Si rinvia inoltre al paragrafo "La gestione e la prevenzione dei rifiuti, l'economia circolare (rifiuti zero) e i dati sulla gestione" del tema "Rifiuti e discariche".
Il Green Public Procurement (GPP) viene definito, dalla Commissione europea nella comunicazione COM(2008) 400 "Appalti pubblici per un ambiente migliore", "un processo mediante cui le pubbliche amministrazioni cercano di ottenere beni, servizi e opere con un ridotto impatto ambientale per l'intero ciclo di vita rispetto a beni, servizi e opere con uguale funzione primaria ma oggetto di procedura di appalto diversa." Tale posizione, ribadita nell'ambito della Strategia Europa 2020 – COM(2010)2020 "Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva", nella comunicazione COM(2015) 614 , "l'anello mancante - Piano d'azione dell'Unione europea per l'economia circolare", diventa strategica con particolare riferimento alla durabilità e riparabilità dei prodotti acquistati dalle amministrazioni pubbliche. Nel mese di ottobre 2017, la Commissione europea ha pubblicato inoltre la guida "Appalti pubblici per un'economia circolare ", per una transizione dagli appalti "verdi" a "circolari", al fine di evitare effetti negativi sull'ambiente e la creazione di rifiuti.
Con la legge 28 dicembre 2015, n. 221 (c.d. collegato ambientale), sono state introdotte diverse disposizioni in materia di criteri di sostenibilità energetica e ambientale nei contratti pubblici, che sono state abrogate dal D.Lgs. 50/2016 (Codice dei contratti pubblici), modificato successivamente dal D.Lgs 56/17 (cd. correttivo) L'articolo 34 del Codice disciplina taluni obblighi in materia di criteri ambientali minimi (CAM ), che si applicano per gli affidamenti di qualunque importo, relativamente alle categorie di forniture e di affidamenti di servizi e lavori oggetto dei criteri ambientali minimi adottati nell'ambito del Piano d'azione per la sostenibilità ambientale dei consumi nel settore della pubblica amministrazione. Si prevede, in particolare, che i criteri ambientali minimi, in particolare i criteri premianti, sono tenuti in considerazione anche ai fini della stesura dei documenti di gara per l'applicazione del criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa. Nel caso di contratti relativi alle categorie di appalto riferite agli interventi di ristrutturazione, inclusi quelli comportanti demolizione e ricostruzione, i criteri ambientali minimi sono tenuti in considerazione, per quanto possibile, in funzione della tipologia di intervento e della localizzazione delle opere da realizzare, sulla base di adeguati criteri definiti dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Si prevede, inoltre, che le stazioni appaltanti contribuiscono al conseguimento degli obiettivi ambientali previsti dal Piano d'azione attraverso l'inserimento, nella documentazione progettuale e di gara, almeno delle specifiche tecniche e delle clausole contrattuali contenute nei criteri ambientali minimi adottati con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e conformemente, in riferimento all'acquisto di prodotti e servizi nei settori della ristorazione collettiva e fornitura di derrate alimentari.
Per approfondire i temi inerenti agli acquisti sostenibili nella PA e ai CAM adottati si rinvia a "GPP-Acquisti Verdi " del Ministero dell'Ambiente.
La green economy nella Strategia Energetica Nazionale
Nel settore energetico giocano un ruolo fondamentale le politiche governative di aumento degli investimenti e di incentivi a sostegno delle fonti rinnovabili, congiuntamente ai vari accordi internazionali sui limiti alle emissioni, e dell'efficienza energetica.
La Strategia energetica nazionale (SEN) - documento di programmazione energetica a livello nazionale adottato con decreto ministeriale 10 novembre 2017 - si pone, tra gli altri, l'obiettivo di rendere il sistema energetico nazionale più sostenibile così da raggiungere gli obiettivi ambientali e di de-carbonizzazione definiti a livello europeo, in linea con i traguardi stabiliti nella COP21.
Tra i target quantitativi previsti dalla SEN vi è dunque:
efficienza energetica: riduzione dei consumi finali a 108 Mtep con un risparmio di circa 10 Mtep al 2030;
riduzione della dipendenza energetica dall'estero dal 76% del 2015 al 64% del 2030 (rapporto tra il saldo import/export dell'energia primaria necessaria a coprire il fabbisogno e il consumo interno lordo), grazie alla forte crescita delle rinnovabili e dell'efficienza energetica;
fonti rinnovabili: 28% di rinnovabili sui consumi complessivi al 2030 rispetto al 17,5% del 2015; in termini settoriali, l'obiettivo si articola in una quota di rinnovabili sul consumo;
decarbonizzazione al 2050 ed una diminuzione delle emissioni del 39% al 2030 e del 63% al 2050 rispetto al dato 1990;
promozione della mobilità sostenibile e dei servizi di mobilità condivisa.
Blue economy e crescita blu
Con il termine blue economy vengono oggi indicate due materie diverse, seppur intrecciate. Dal punto di vista normativo, sia a livello nazionale che europeo, con il termine di "economia blu" e "crescita blu" si intende la strategia a lungo termine per sostenere una crescita sostenibile nei settori marino e marittimo.
La Strategia europea della crescita blu riconosce che i mari e gli oceani rappresentano un motore per l'economia europea, con enormi potenzialità per l'innovazione e la crescita, e rappresenta il contributo della politica marittima integrata al conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. La cosiddetta "economia blu" impiega 5,4 milioni di persone e genera un valore aggiunto lordo di quasi 500 miliardi di euro l'anno, ma alcuni settori presentano ulteriori margini di crescita. La strategia si concentra su cinque attività specifiche, che sono l'acquacoltura (allevamento di pesci e molluschi), il turismo , la biotecnologia marina , l'energia oceanica e l'estrazione mineraria dai fondali marini .
A livello nazionale, l'articolo 3 della legge 28 dicembre 2015, n. 221 (c.d. collegato ambientale) ha previsto che l'aggiornamento della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile sia integrato con un apposito capitolo che considera gli aspetti inerenti alla «crescita blu» del contesto marino.
Si segnala inoltre l'approvazione del D.Lgs n. 201 del 17 ottobre 2016, recante l'attuazione della direttiva 2014/89/UE, che istituisce un quadro per la pianificazione dello spazio marittimo,al fine di promuovere la crescita sostenibile delle economie marittime, lo sviluppo sostenibile delle zone marine e l'uso sostenibile delle risorse marine. In linea con le norme dettate dalla direttiva, l'ambito di applicazione del decreto riguarda le acque marine della regione del Mare Mediterraneo.