Source: https://www.primarieitaliabenecomune.it/2020/04/14/
Timestamp: 2020-08-12 03:52:12+00:00
Document Index: 119379579

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 33', 'art. 25', 'art. 3', 'art. 19']

Aprile 14, 2020 - Primarie Italia Bene Comune
by : admin Notizie
E’ iniziata la nuova campagna “LA MADIA TE LI PORTA VIA”.
Il riferimento è al Decreto Madia che disciplina le modalità di gestione dei servizi pubblici locali quali ACQUA, RIFIUTI, TRASPORTO PUBBLICO ecc. in cui si dà preferenza alla gestione di mercato.
Non è altro che la riproposizione del decreto Ronchi del 2008, ABROGATO CON I REFERENDUM DEL 2011.
È NECESSARIA UNA NUOVA MOBILITAZIONE!
Il Forum Nazionale sta lanciando varie inizitive, cercheremo di attivarci anche nella nostra provincia.
Tutte le informazioni sulla pagina del blog nazionale.
Rilanciamo qui le “Faq” da utilizzare per la diffusione dei contenuti del decreto Madia, e della loro pericolosità!
E’ il Testo Unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale, decreto attuativo dell’ art. 19 della Legge Delega n.124/2015 e ha l’obiettivo di riordinare la normativa sui servizi pubblici locali.
Come esplicitato nella sezione 2 dell’Analisi di Impatto della Regolamentazione, allegata al testo di legge, fra gli obiettivi a breve termine, viene indicata “la riduzione della gestione pubblica ai soli casi di stretta necessità”, mentre sono obiettivi di lungo periodo: “garantire la razionalizzazione delle modalità di gestione dei servizi pubblici locali, in un’ottica di rafforzamento del ruolo dei soggetti privati” e “attuare i principi di economicità ed efficienza nella gestione dei servizi pubblici locali, anche al fine di valorizzare il principio della concorrenza”.
Il testo di legge, all’art. 4, comma 2, ulteriormente precisa: “(..) le disposizioni del presente decreto promuovono la concorrenza, la libertà di stabilimento e la libertà di prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione dei servizi pubblici locali di interesse economico generale”
Riguarda tutti i servizi pubblici locali: acqua, rifiuti, gas, energia elettrica, trasporto pubblico, farmacie. In generale, riguarda tutti i servizi pubblici locali di interesse economico generale (definiti come “servizi erogati o suscettibili di essere erogati dietro un corrispettivo economico su un mercato, che non sarebbero svolti senza un intervento pubblico”) e tutti i servizi pubblici locali di interesse economico generale a rete (definiti come “servizi suscettibili di essere organizzati tramite reti strutturali, sottoposti alla regolazione di un’autorità indipendente”).
Si tratta di un preciso attacco alle proposte di ripubblicizzazione da parte del movimento per l’acqua, che da sempre propone la gestione attraverso enti di diritto pubblico, quali le aziende speciali, e di un attacco concreto alla realtà di ABC Napoli, azienda speciale che gestisce il servizio idrico della città partenopea.
Premesso che ogni gestione attraverso una Spa è comunque una gestione privatistica in quanto orientata al profitto, il percorso per gli enti locali che scelgono l’affidamento ad una Spa a totale capitale pubblico si fa molto accidentato. Essi, infatti, devono (art. 7, commi 3-6):
a) deliberare con provvedimento motivato, dando conto delle ragioni del mancato ricorso al mercato, nonché dell’impossibilità di procedere mediante suddivisione in lotti del servizio per favorire la concorrenza;
b) produrre un piano economico- finanziario, “asseverato da un istituto di credito”, con la proiezione, per l’intero periodo della durata dell’affidamento, dei costi e dei ricavi, degli investimenti e dei relativi finanziamenti;
c) inviare il tutto all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, per un parere che verrà espresso entro trenta giorni..
Il decreto prevede la possibilità, sempre “per favorire la tutela della concorrenza” di affidare la gestione delle reti, degli impianti e della altre dotazioni patrimoniali separatamente dalla gestione del servizi, nel qual caso l’affidamento dovrà essere fatto ad una società per azioni a totale capitale pubblico, a società a capitale misto pubblico-privato o a società a capitale privato (art. 9, comma 4).
Anche in questo caso, la preferenza per le società miste o private si esprime con la possibilità per le stesse di realizzare direttamente e senza gara d’appalto tutti i lavori connessi alla gestione della rete e degli impianti (art. 10, comma 2)
Gli eventuali finanziamenti statali saranno “prioritariamente assegnati ai gestori selezionati tramite procedura di gara ad evidenza pubblica (..) ovvero che abbiano deliberato operazioni di aggregazione societaria” (art. 33, comma 2,)
Lo schiaffo al referendum non poteva essere reso più evidente: dopo anni con cui i profitti erano stati mascherati nella tariffa sotto la definizione di “oneri finanziari”, viene reintrodotta nella determinazione delle tariffe dei servizi pubblici locali,“l’adeguatezza della remunerazione del capitale investito” (art. 25 comma 1, lett. d)), nell’esatta dizione abrogata dal secondo quesito referendario del giungo 2011.
9. Il decreto Madia viola l’esito del referendum del giugno 2011?
a) il referendum, attraverso il primo quesito, aveva deciso l’abrogazione dell’obbligo di privatizzazione dei servizi pubblici locali, rendendo paritarie tutte le forme di gestione: il decreto Madia vieta la gestione dei servizi pubblici locali a rete (compresa l’acqua) attraverso enti di diritto pubblico, rendendo obbligatoria la gestione attraverso società per azioni; e, fra queste ultime, discrimina, le gestioni attraverso società per azioni a totale capitale pubblico;
b) il referendum, attraverso il secondo quesito, aveva deciso l’abrogazione dei profitti dalla tariffa dell’acqua: il decreto li reintroduce nella stessa dicitura abrogata.
10. Ma il Ministro Madia ha più volte dichiarato che non vi sarà alcuna privatizzazione dell’acqua..
Il Ministro Madia ha più volte dichiarato che il suo decreto rispetta l’esito referendario perché le novità introdotte non prevalgono sulle leggi di settore. Ora, a parte la singolarità dell’affermazione (che senso ha approvare un Testo Unico se poi prevalgono le normative precedenti?), le dichiarazioni del Ministro Madia sono smentite dallo stesso testo di legge, che all’art. 3, comma2, così recita: “Salve le disposizioni in materia di modalità di affidamento dei servizi, per le quali le predette disposizioni integrano e prevalgono sulle normative di settore, e salve le modifiche e le abrogazioni espresse contenute nel presente decreto, rimangono disciplinati dalle rispettive normative di settore i servizi (..)”
Essendo un decreto attuativo dell’ art. 19 della Legge Delega, il decreto Madia deve attuare quanto previsto dall’articolo medesimo, il cui comma c) cosi recita: “individuazione della disciplina generale in materia di regolazione e organizzazione dei servizi di interesse economico generale di ambito locale (..) tenendo conto dell’esito del referendum abrogativo del 12 e 13 giugno 2011”
In contrasto con quanto previsto, il decreto Madia stravolge l’esito referendario.
Ecco cosa si dice alla sezione 4 dell’Analisi di Impatto della Regolamentazione, allegata al testo di legge : “(..) Il decreto attua la delega contenuta nell’articolo 19 della legge 7 agosto 2015, n. 124 e la previsione di limiti e condizioni per l’assunzione del servizio pubblico locale permette di valorizzare il ruolo dei privati, secondo la regola generale che alle esigenze dell’utenza risponde il mercato in libera concorrenza, fatta salva la necessità di garantire a tutti un servizio che non sarebbe svolto senza un intervento pubblico”.
Questa volta l’attacco è esplicito: forte di quanto ottenuto con gli attacchi ai diritti del lavoro (Job Acts), alla scuola pubblica (“Buona Scuola”), alla difesa dell’ambiente e dei territori (“Sblocca Italia”), il governo Renzi tenta l’assalto finale, buttando a mare il referendum del 2011 e privatizzando tutti i servizi pubblici locali.
Affonda le proprie radici in un precedente esperimento di democrazia partecipata, il Movimento Politico dei Cittadini, una realtà che – attraverso il metodo delle assemblee pubbliche – cercava di costruire un percorso in totale linea di rottura con tutti i partiti che si erano avvicendati alla guida del paese dimostrando la propria sudditanza al potere finanziario.
Nel gennaio 2008, la caduta del governo Prodi e l’indizione di nuove elezioni politiche arrestò bruscamente questo percorso e mise il M.P.C. di fronte alla opportunità di cogliere l’occasione per far conoscere le sue idee, contattando tante persone.
Si pensò quindi di assumere il nome di Lista Civica Nazionale, essendovi all’incontro Beha e Veltri che tale esperienza avevano avviato, e Per il Bene Comune in cui MPC e altri movimenti potessero confluire con pari dignità e rispetto della propria autonomia.
Tutta la campagna elettorale fu in completa e perfetta applicazione della DIS-par condicio, al punto tale che il centro di ascolto nazionale ammise, ad elezioni terminate, che P.B.C. aveva avuto una visibilità complessiva dello 0,2% rispetto alla programmazione elettorale televisiva (mentre sui quotidiani andò ancor peggio: 0,01, in eccesso). Nonostante ciò, P.B.C. ottenne 120.000 voti, pari allo 0,33 %. Da allora, senza padrini nè padroni, con i media che hanno avuto il suggerimento di ignorarci e i partiti che hanno corteggiato e fatto balenare cariche pubbliche ai nostri referenti territoriali, abbiamo difeso la nostra autonomia e siamo quì, più forti e con più saperi.
Nell’ottobre 2011, a Torino, di fronte al deciso aggravarsi della situazione del paese ed alla esperienza delle elezioni amministrative in cui la quasi totalità le liste civiche si sono dimostrate ancillari ai partiti, Per il Bene Comune ha ridefinito la propria proposta politica e, rinunciando al nome di Lista Civica ha assunto il nome di “Movimento Politico di Liberazione”.
Dallo Statuto approvato a Torino: Dichiarazione sui principi ispiratori e finalità
Il Movimento Politico di Liberazione PER IL BENE COMUNE nasce dalla constatazione che i partiti del centrodestrasinistra: subiscono in silenzio l’occupazione militare, politica, culturale e finanziaria degli Stati Uniti d’ America; ci hanno portato a combattere guerre, criminali e che ci sono costate enormi risorse umane e finanziarie; hanno regalato ai banchieri privati la Banca dello Stato; non hanno applicato nemmeno un articolo della nostra Costituzione Repubblicana; sono permeati dalle logge massoniche; saccheggiano le casse pubbliche ad ogni livello ed hanno distrutto ogni criterio meritocratico; sono indissolubilmente legati ai banchieri ed alle lobby affaristiche, non potendo sopravvivere senza le loro “donazioni” e i loro giornali e TV.
Noi prendiamo atto che il Parlamento e i Governi alternatisi alla guida del paese non rappresentano più e non difendono gli interessi popolari; che il 10% degli italiani è sempre più ricco ed il 90% sempre più povero; che il lavoro, la salute, l’istruzione e una vecchiaia dignitosa sono sempre più minacciate e colpite; che le nuove generazioni non hanno alcuna reale prospettiva .
Siamo giunti in questa situazione perché il popolo è stato tenuto diviso, alimentando le avverse tifoserie partitiche, e lontano dal suo diritto di sapere, partecipare e decidere le sorti della propria comunità e della sua Patria.
Alle “brave persone” che sono dentro alle macchine di potere e/o dentro alle clientele degli attuali partiti e che dicono di credere nella prioritaria necessità che il loro “-ismo” trionfi sugli altri, ma soprattutto a quelle minoranze che vi credono davvero, il Movimento Politico di Liberazione PER IL BENE COMUNE dichiara di rispettare le loro idee ma chiede loro di metterle in secondo ordine, per unirsi a quanti si metteranno al servizio della rivoluzione democratica che farà rinascere questo paese.
Al Movimento Politico di Liberazione PER IL BENE COMUNE, possono aderire cittadini, anche iscritti ad altri movimenti, associazioni, comitati e liste civiche locali (che non siano, come tante, alle dipendenze dei partiti), accomunati dalla condivisione del nostro programma e del nostro manifesto etico e che abbiano la consapevolezza che gli attuali partiti, essendone i principali responsabili, non possano e non vogliono, affrontare le gravi questioni che attanagliano il presente ed il futuro del nostro paese.
Per questa ragione non è possibile, a nessun livello, un qualunque tipo di aggregazione politica o elettorale con questi partiti del centrodestrasinistra e con persone e/o gruppi che di fatto li sostengano, direttamente o indirettamente, con una tessera di partito o con inviti al voto.
Ogni azione contraria a quanto enunciato sarà automaticamente considerata una grave violazione allo statuto e comporterà l’espulsione per i soggetti che si siano resi protagonisti di detta trasgressione.
Il Movimento Politico di Liberazione PER IL BENE COMUNE si propone di affrontare senza tabù ogni questione ritenuta rilevante dai cittadini e di operare a tutti i livelli, dal locale all’internazionale:
• per liberare l’Italia dalle basi militari straniere.
• per vivere in pace, cooperazione e amicizia con tutti gli stati che non ne occupano altri.
• per attuare tutti i principi costituzionali, che garantiscono il benessere del popolo.
• per azzerare l’attuale ruberia di denaro pubblico da parte dei partiti e loro clientes.
• per combattere la criminalità organizzata e la corruzione, potenziando poteri e addetti.
• per ridurre le tasse, presentando “ristorni spese” che facciano emergere gli evasori.
• per riconsegnare allo Stato la proprietà della Banca d’Italia e la sovranità monetaria.
• per dare alle comunità locali, o loro consorzi, la proprietà e le gestione dell’acqua.
• per eliminare la povertà, applicando il reddito minimo di cittadinanza.
• per raggiungere la piena occupazione, abolendo anche l’attuale precariato.
• per uno Stato, non neutrale, ma garante dei diritti economici e civili dei lavoratori.
• per tagliare gli sprechi di denaro pubblico, di energia e di materie prime e seconde.
• per sviluppare le fonti energetiche rinnovabili, bloccando l’attuale malagestione partitica.
• per risanare e recuperare i territori dalle discariche abusive e dall’inquinamento.
• per sviluppare l’istruzione e la ricerca universitaria, scientifica e umanistica.
• per sostenere le imprese che, tecnicamente, abbiano il minor impatto ambientale possibile.
• per sottrarre le imprese dal capestro delle banche e dell’attuale tassazione.
• per avere organismi di controllo della salute, con compiti e personale adeguato.
• per far uscire dalla Sanità lo strapotere delle industrie, delle logge e delle clientele partitiche.
• per una vera “libertà di stampa”, che rompa con l’attuale manipolazione dei fatti.
• per il riconoscimento del merito ovunque, dai livelli più alti a quelli più bassi.
La proposta politica del Movimento Politico di Liberazione PBC è quella di farsi garante della organizzazione delle Assemblee Sovrane delle Comunità, veri soggetti di contropotere popolare, a cui potranno partecipare i partiti che non si siano avvicendati al governo del paese, movimenti, gruppi, liste locali e persone che dichiarino la propria estraneità al centrodestrasinistra, e sottoscrivano il PATTO CON LA PATRIA, imperniato sulla Proprietà Pubblica della Moneta, la Sovranità Nazionale e la Democrazia Diretta.
Le Liste Elettorali saranno formate da un decimo (1/10) di eletti dai propri partiti, movimenti o liste locali, riconosciuti dalle Assemblee per il loro impegno sul territorio, e nove decimi (9/10) estratti a sorte tra i partecipanti alle Assemblee Sovrane delle Comunità. Ogni eletto sarà vincolato, pena le proprie dimissioni, alle decisioni assunte dalla sua Assemblea.
Per questo compito rivoluzionario che PBC si è assunto è necessario controllare e bloccare tutti i tentativi del sistema di scalarci, infiltrarci e controllarci, a tal fine il necessario rafforzamento organizzativo e di presenza sul territorio verrà gestito con la necessaria attenzione e cautela.
Le richieste di adesione saranno vagliate e riceveranno risposta, consenso o diniego, entro tre (3) mesi.