Source: http://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-2457-ter-codice-civile-effetti-della-pubblicazione-nel-registro-delle-imprese
Timestamp: 2016-10-25 04:56:42+00:00
Document Index: 23703613

Matched Legal Cases: ['art. 190', 'art. 300', 'art. 328', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 164', 'art. 163', 'art. 24', 'art. 2193', 'art. 2504', 'art. 2384', 'art. 2383', 'art 9', 'art. 2436', 'art. 2457']

RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	[Gli atti per i quali il codice prescrive l’iscrizione o il deposito nel registro delle imprese sono opponibili ai terzi soltanto dopo tale pubblicazione, a meno che la societa’ non provi che i terzi ne erano a conoscenza. Per le operazioni compiute entro il quindicesimo giorno dalla pubblicazione di cui al comma precedente, gli atti non sono opponibili ai terzi che provino di essere stati nella impossibilita’ di averne conoscenza.]
ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL LIBRO V, TITOLO V, CAPO VI, DISPOSTA DAL D.LGS. 17 GENNAIO 2003, N. 6
Cassazione civile sez. lav. 05 febbraio 2009 n. 2835 Qualora la fusione di società per azioni per incorporazione - configurata, sino alla riforma del diritto societario, introdotta dal d.lg. 17 gennaio 2003 n. 6, come fenomeno di successione a titolo universale, e, quindi, equiparabile alla morte di una persona fisica, evento idoneo a determinare l'interruzione del processo in cui questa fosse parte - si verifichi nel corso del giudizio di primo grado, prima della chiusura della discussione (ovvero prima della scadenza dei termini per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica, ai sensi del nuovo testo dell'art. 190 c.p.c.), e tale evento non venga dichiarato né notificato dal procuratore della parte cui esso si riferisce a norma dell'art. 300 c.p.c., il giudizio di impugnazione deve essere comunque instaurato da e contro i soggetti effettivamente legittimati: e ciò alla luce dell'art. 328 c.p.c., dal quale si desume la volontà del legislatore di adeguare il processo di impugnazione alle variazioni intervenute nelle posizioni delle parti, sia ai fini della notifica della sentenza che dell'impugnazione, con piena parificazione, a tali effetti, tra l'evento verificatosi dopo la sentenza e quello intervenuto durante la fase attiva del giudizio e non dichiarato né notificato. Limitatamente, peraltro, ai processi pendenti alla data del 30 aprile 1995 - rispetto ai quali non opera la possibilità di sanatoria dell'eventuale errore incolpevole nell'individuazione del soggetto nei cui confronti il potere di impugnazione deve essere esercitato, collegata dal nuovo testo dell'art. 164 c.p.c., come sostituito dalla legge n. 353 del 1990, alla costituzione in giudizio del convenuto ed alla rinnovazione della citazione (e dell'impugnazione) affetta da nullità riferibili ai n.1 e 2 dell'art. 163 c.p.c. - il dovere di indirizzare l'impugnazione nei confronti del nuovo soggetto effettivamente legittimato resta subordinato alla conoscenza o alla conoscibilità dell'evento, secondo criteri di normale diligenza, da parte del soggetto che propone l'impugnazione, essendo tale interpretazione l'unica compatibile con la garanzia costituzionale del diritto di difesa (art. 24 cost.). Né a tale soluzione è di ostacolo il disposto dell'art. 2193, comma 2, c.c. - che stabilisce la inopponibilità della ignoranza dei fatti soggetti ad iscrizione nel registro delle imprese, quale la fusione societaria, una volta che la iscrizione sia stata eseguita, facendo, però, salve le disposizioni particolari della legge - in caso di mancata pubblicazione per estratto dell'atto di fusione, iscritto nel detto registro, nella Gazzetta Ufficiale, in quanto, in base al combinato disposto degli art. 2504, comma 3, 2504 sexies e 2457 ter c.c., tale omissione rende inopponibile l'atto ai terzi che la società non dimostri esserne stati comunque a conoscenza.
Cassazione civile sez. I 27 ottobre 2006 n. 23168 La clausola di uno statuto di una società che prevede la firma congiunta degli amministratori è opponibile ai terzi, atteso che l'inopponibilità delle limitazioni dei poteri di rappresentanza, di cui al comma 2 dell'art. 2384 c.c. (nel testo sostituito dal d.P.R. 29 dicembre 1969 n. 1127 e prima delle modifiche apportate dalla l. 24 novembre 2000 n. 340), riguarda unicamente il contenuto della rappresentanza e non l'esistenza stessa del potere di rappresentanza, come si desume dalla duplice pubblicità (iscrizione nel registro delle imprese e menzione nel bollettino ufficiale delle s.p.a. e delle s.r.l.) cui viene sottoposta l'indicazione della titolarità (congiunta o disgiunta) della rappresentanza pluripersonale, in forza del combinato disposto degli art. 2383, comma 6, e 2457 ter c.c., attuativi della facoltà concessa al legislatore nazionale dall'art 9 n. 3 della direttiva comunitaria 9 marzo 1968 n. 151, che consente agli stati membri di rendere opponibili ai terzi simili disposizioni statutarie alla condizione che siano rispettati gli adempimenti di pubblicità previsti dalla direttiva stessa.
Cassazione civile sez. lav. 20 agosto 2004 n. 16376 Alle società a responsabilità limitata il coordinato disposto degli art. 2436 e 2494 c.c. prescrive, in caso di adozione di modificazioni statutarie, la pubblicazione sul Busarl e a responsabilità limitata "del testo integrale dell'atto modificato nella sua redazione aggiornata". L'art. 2457 ter, comma 1 e 2 c.c., disciplina il regime di opponibilità ai terzi degli atti per i quali è prevista la pubblicazione, con l'effetto che, mentre dopo quindici giorni dalla pubblicazione la opponibilità verso i terzi della modificazione statutaria è "iuris et de iure", prima di quel termine l'atto è inopponibile solo se il terzo dimostri di non averne avuto conoscenza, restando nella ipotesi estrema della mancata pubblicazione e comunque per il tempo che l'ha preceduta l'inopponibilità, sino a quando la società non dimostri la conoscenza del terzo.
Cassazione civile sez. I 23 marzo 2001 n. 4180
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