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Timestamp: 2020-08-12 18:04:33+00:00
Document Index: 92385280

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 54', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 54', 'art. 71', 'art. 6', 'art. 117']

Sentenza Cassazione Civile n. 22096 del 04/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22096 del 04/09/2019
Cassazione civile sez. II, 04/09/2019, (ud. 22/05/2019, dep. 04/09/2019), n.22096
sul ricorso 13585/2016 proposto da:
P.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA dè GRACCHI
39, presso lo studio dell’avvocato ADRIANO GIUFFRE’ e FRANCESCA
GIUFFRE’, rappresentato e difeso dall’avvocato FEDERICO BERGAMO;
La Corte d’appello di Roma, con il decreto qui impugnato, ha dichiarato improponibili i ricorsi proposti nel 2011 da P.S. – ricorsi volti ad ottenere l’equa riparazione per la irragionevole durata di un giudizio amministrativo iniziato nel 1990 ed ancora pendente in appello alla data di proposizione della domanda – rilevando che nel giudizio amministrativo presupposto non era stata presentata istanza di prelievo ma solo un’istanza di fissazione e l’opposizione a un decreto di perenzione.
Per la cassazione di tale decisione P.S. ha proposto ricorso, affidato a cinque motivi; l’intimato Ministero non ha svolto difese.
1.2. – Il ricorso è fondato.
1.3. – Deve, infatti, prendersi atto che nelle more del presente giudizio è intervenuta la sentenza della Corte Costituzionale n. 34 del 6 marzo 2019, che ha dichiarato incostituzionale il D.L. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2 e successive modifiche, qui rilevante, trattandosi nella specie di procedimento per il quale non risulta applicabile la previsione di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 2, comma 1, come novellato dalla L. n. 208 del 2015 attesa la specifica norma transitoria di cui alla stessa L. n. 89 del 2001, art. 6, comma 2 bis, in quanto il processo presupposto alla data del 31 ottobre 2016 avrebbe già superato i termini di durata ragionevole).
La Corte costituzionale ha quindi ritenuto che la norma in esame si pone in contrasto con la “costante giurisprudenza della Corte EDU”, atteso che l’istanza di prelievo, cui fa riferimento il D.L. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2 (prima della rimodulazione, come rimedio preventivo, operatane dalla L. n. 208 del 2015), non costituisce un adempimento necessario ma una mera facoltà del ricorrente (ex art. 71, comma 2 codice del processo amministrativo, la parte “può” segnalare al giudice l’urgenza del ricorso), con effetto puramente dichiarativo di un interesse già incardinato nel processo e di mera “prenotazione della decisione” (che può comunque intervenire oltre il termine di ragionevole durata del correlativo grado di giudizio), risolvendosi in un adempimento formale, rispetto alla cui violazione la, non ragionevole e non proporzionata, sanzione di improponibilità della domanda di indennizzo risulta non in sintonia nè con l’obiettivo del contenimento della durata del processo nè con quello indennitario per il caso di sua eccessiva durata.
2. – La sopravvenuta declaratoria di incostituzionalità della norma che subordina la proponibilità della domanda di equo indennizzo alla necessaria presentazione dell’istanza di prelievo per contrasto con i parametri convenzionali della CEDU (art. 6, par. 1), la cui violazione comporta, appunto, per interposizione, quella dell’art. 117 Cost., comma 1, impone quindi la cassazione del decreto impugnato con rinvio per nuovo esame alla Corte d’Appello di Roma, in diversa composizione, la quale dovrà in ogni caso considerare, come ribadito dalla Consulta nella menzionata sentenza, che la mancata presentazione dell’istanza di prelievo può costituire elemento indiziante di una sopravvenuta carenza, o di non serietà, dell’interesse della parte alla decisione del ricorso, potendo quindi assumere rilievo ai fini della quantificazione dell’indennizzo ex lege n. 89 del 2001, ma non potendo viceversa condizionare la stessa proponibilità della correlativa domanda.