Source: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2020/03/30/acquisizione-gratuita-al-patrimonio-comunale-di-un-immobile-abusivo/
Timestamp: 2020-07-11 17:27:23+00:00
Document Index: 63991957

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 31', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 107', 'art. 2', 'art. 51', 'art. 21', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 51', 'art. 107', 'art. 21']

Acquisizione gratuita al patrimonio comunale di un immobile abusivo. | Gruppo d'Intervento Giuridico onlus
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marzo 30, 2020 gruppodinterventogiuridicoweb	Lascia un commento Go to comments
La sentenza Cons. Stato, Sez. II, 7 febbraio 2020, n. 996 ha chiarito che l’ordinanza di acquisizione gratuita al patrimonio comunale di un’opera abusiva, in conseguenza dell’inottemperanza al precedente ordine di demolizione è un atto dovuto, privo di alcuna discrezionalità.
In proposito, sono chiare le disposizioni di cui all’art. 31 L, commi 3° e 4°, del D.P.R. n. 380/2001 e s.m.i.:
“3. Se il responsabile dell’abuso non provvede alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi nel termine di novanta giorni dall’ingiunzione, il bene e l’area di sedime, nonché quella necessaria, secondo le vigenti prescrizioni urbanistiche, alla realizzazione di opere analoghe a quelle abusive sono acquisiti di diritto gratuitamente al patrimonio del comune. L’area acquisita non può comunque essere superiore a dieci volte la complessiva superficie utile abusivamente costruita.
4. L’accertamento dell’inottemperanza alla ingiunzione a demolire, nel termine di cui al comma 3, previa notifica all’interessato, costituisce titolo per l’immissione nel possesso e per la trascrizione nei registri immobiliari, che deve essere eseguita gratuitamente.”
Ricorda il Consiglio di Stato che “l’ordinanza di acquisizione gratuita al patrimonio comunale di un’opera abusiva … si configura quale atto dovuto, privo di discrezionalità, subordinato al solo accertamento dell’inottemperanza di ingiunzione di demolizione ed al decorso del termine di legge (che ne costituiscono i presupposti), così che la censura di carenza di motivazione in ordine alla valutazione dell’interesse pubblico è destituita di qualsiasi fondamento giuridico, non essendovi alcuna valutazione discrezionale da compiere (e di conseguenza da giustificare) (cfr., ex multis, Consiglio di Stato, sez. V, 1° ottobre 2001, n. 5179, e 27 aprile 2012, n. 2450)”.
Chi non ottempera all’ordine di demolizione, quindi, può perdere il bene immobile abusivo e l’area dove sorge, oltre alle ulteriori sanzioni amministrative e alle sanzioni penali.
dalla Rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente, 9 marzo 2020
Consiglio di Stato Sez. II n. 996 del 7 febbraio 2020
Urbanistica. Ordinanza di acquisizione gratuita al patrimonio comunale di un’opera abusiva.
L’ordinanza di acquisizione gratuita al patrimonio comunale di un’opera abusiva si configura quale atto dovuto, privo di discrezionalità, subordinato al solo accertamento dell’inottemperanza di ingiunzione di demolizione ed al decorso del termine di legge (che ne costituiscono i presupposti), così che la censura di carenza di motivazione in ordine alla valutazione dell’interesse pubblico è destituita di qualsiasi fondamento giuridico, non essendovi alcuna valutazione discrezionale da compiere (e di conseguenza da giustificare).
N. 00996/2020 REG.PROV.COLL.
N. 08553/2009 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 8553 del 2009, proposto dal signor Piero Angelo Quarta, in qualità di erede della signora Petrelli Antonia, rappresentato e difeso dall’avvocato Loredana Capone, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Marco Gardin in Roma, via Laura Mantegazza, 24, unitamente e disgiuntamente rappresentato e difeso dall’avvocato Salvatore Paladini, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia,
il Comune di Porto Cesareo, non costituito in giudizio,
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia sezione staccata di Lecce (Sezione Prima) n. 2050/2008, resa tra le parti, concernente l’acquisizione di opera abusiva al patrimonio comunale.
Relatore, nell’udienza pubblica del giorno 21 gennaio 2020, il Cons. Paolo Giovanni Nicolò Lotti e udito l’avv.to Stefano Scarano, su delega dell’avv.to Loredana Capone.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, Lecce, sez. I, con la sentenza 4 luglio 2008, n. 2050, ha respinto il ricorso, proposto dall’attuale parte appellante, per l’annullamento dell’ordinanza 2 ottobre 1998, n. 65, di acquisizione al patrimonio del Comune di opera abusiva.
– la questione di competenza ad emettere l’atto di diniego di sanatoria non è più proponibile dopo l’entrata in vigore del T.U. 18 agosto 2000, n. 267, che ha attribuito al dirigente competenza generale ed incondizionata nella adozione dei provvedimenti repressivi degli abusi edilizi (art. 107);
– la competenza del dirigente in materia di repressione edilizia è divenuta concretamente operativa solo a decorrere dall’entrata in vigore dell’art. 2, comma 12, L. 16 giugno 1998, n. 191, con il quale è stato introdotto il comma 3, lett. f-bis), all’art. 51 L. n. 142-1990;
– nel caso di specie, il provvedimento di acquisizione è stato adottato successivamente all’entrata in vigore della L. n. 191-1998 (pubblicata in G.U. 20 giugno 1998) per cui la competenza dovrebbe fissarsi in capo al dirigente;
– comunque può applicarsi l’art. 21-octies L. 7 agosto 1990, n. 241;
– il provvedimento si basa sulla constatazione dell’inottemperanza all’ordine di demolizione, tanto più, come nel caso, se rafforzato da sentenza penale;
– né, pertanto, occorre particolare motivazione ulteriore;
– l’acquisizione è atto che sanziona l’inottemperanza alla demolizione, mentre la scelta di mantenere l’immobile abusivo per l’esistenza di prevalenti interessi pubblici è atto successivo rientrante nella competenza del Consiglio comunale (art. 7, comma 5, L. n. 47-1985).
All’udienza pubblica del 21 gennaio 2020 la causa veniva trattenuta in decisione.
1. La parte appellante reitera, in questo grado, la censura di incompetenza in relazione al provvedimento impugnato, già esaminata con dovizia di argomentazioni, tutte condivisibili, dal TAR.
Ritiene il Collegio, che la competenza del dirigente in materia di repressione edilizia è divenuta concretamente operativa a decorrere dall’entrata in vigore dell’art. 2, comma 12, L. 16 giugno 1998, n. 191, con il quale è stato introdotto il comma 3, lett. f-bis), all’art. 51 L. n. 142-1990.
Nel caso in esame, il provvedimento di acquisizione è stato adottato successivamente all’entrata in vigore della L. n. 191-1998 (pubblicata in G.U. 20 giugno 1998) per cui la competenza rimane fissata già in capo al dirigente.
Peraltro, la questione di competenza ad emettere l’atto di diniego di sanatoria non è più proponibile dopo l’entrata in vigore del T.U. 18 agosto 2000, n. 267, che ha attribuito al dirigente competenza generale ed incondizionata nella adozione dei provvedimenti repressivi degli abusi edilizi (ex art. 107 TUEL).
In ogni caso, il provvedimento in esame costituisce espressione di un potere vincolato rispetto ai presupposti normativi richiesti e dei quali deve farsi applicazione e, di conseguenza, deve ritenersi applicabile alla fattispecie il principio espresso nell’art. 21-octies, comma 2, prima parte, Legge n. 241-1990, risultando evidente che il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato, in difetto delle condizioni richieste dalla legge.
Infatti, nel caso in esame, l’atto impugnato se annullato per incompetenza in base alla normativa che si ipotizza allora vigente, dovrebbe ora essere riadottato proprio da quello stesso organo, il dirigente, che allora si era pronunciato e che è divenuto competente in base alla normativa sopravvenuta, e lo stesso peraltro non potrebbe che pronunciarsi negli stessi termini in cui aveva già statuito, non residuando comunque la possibilità di adottare un provvedimento diverso.
2. Quanto alla pretesa omessa indicazione dell’interesse pubblico all’acquisizione, si deve rilevare che il provvedimento costituisce un effetto automatico dell’inottemperanza al precedente ordine di ripristino.
L’ordinanza di acquisizione gratuita al patrimonio comunale di un’opera abusiva, infatti, si configura quale atto dovuto, privo di discrezionalità, subordinato al solo accertamento dell’inottemperanza di ingiunzione di demolizione ed al decorso del termine di legge (che ne costituiscono i presupposti), così che la censura di carenza di motivazione in ordine alla valutazione dell’interesse pubblico è destituita di qualsiasi fondamento giuridico, non essendovi alcuna valutazione discrezionale da compiere (e di conseguenza da giustificare) (cfr., ex multis, Consiglio di Stato, sez. V, 1° ottobre 2001, n. 5179, e 27 aprile 2012, n. 2450)
Peraltro, parte appellante è evidentemente del tutto priva di interesse a censurare le successive valutazioni del Comune sulla successiva destinazione dell’immobile acquisito.
3. Conclusivamente, alla luce delle predette argomentazioni, l’appello deve essere respinto, in quanto infondato.
Nulla spese in assenza di costituzione della parte appellata.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 21 gennaio 2020 con l’intervento dei magistrati:
Paolo Giovanni Nicolo’ Lotti Raffaele Greco
depositata in Segreteria il 7 febbraio 2020
marzo 31, 2020 alle 11:08 am
da Salviamo il Paesaggio, 31 marzo 2020
Acquisizione gratuita al patrimonio comunale di un immobile abusivo: http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/03/acquisizione-gratuita-al-patrimonio-comunale-di-un-immobile-abusivo/
marzo 31, 2020 alle 11:02 am
Acquisizione gratuita al patrimonio comunale di un immobile abusivo | www.salviamoilpaesaggio.it
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