Source: http://www.prontoprofessionista.it/articoli/9075/la-revocazione/
Timestamp: 2018-05-27 21:38:23+00:00
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La revocazione - Avv. M. Villani - Avv. L. Morciano
Avverso predetta sentenza l’Impresa s.r.l proponeva ricorso per Cassazione.
La motivazione della sentenza.
Il Supremo Consesso ha accolto il ricorso per Cassazione d’Impresa s.r.l. sostenendo che la sentenza impugnata afferma erroneamente che la sentenza oggetto di gravame si sia riferita a un fatto diverso da quello oggetto di giudizio (la CTR ha statuito sul condono tombale presentato da un professionista anziché sul condono clemenziale presentato dalla società ricorrente).
Secondo la giurisprudenza di legittimità, la CTR non ha correttamente interpretato i fatti di causa e, invece, tale vizio è “denunciabile con ricorso per revocazione ai sensi dell'articolo 395 c.p.c., comma 1, n. 4, (Cass. n. 9835 del 13/05/2016; Cass. n. 15702 del 02/07/2010; Cass. n. 213 del 09/01/2007), richiamato per il processo tributario dall'articolo 64 del d.lgs. n. 546 del 1992…”.
A tal proposito, la Corte richiama il suo precedente giurisprudenziale (Cass. n. 9835 del 2016), chiarificatore dei casi in cui si verifica l’errore di fatto che può dare luogo a revocazione della sentenza:
"a) deve consistere nell'erronea percezione degli atti di causa che si sostanzia nella supposizione di un fatto la cui verità è incontrastabilmente esclusa, oppure nella supposizione dell'inesistenza di un fatto la cui verità è positivamente stabilita, sempre che il fatto oggetto dell'asserito errore non abbia costituito un punto controverso sul quale la sentenza impugnata per revocazione abbia pronunciato e purchè, da un lato, la realtà desumibile dalla sentenza sia frutto di supposizione, e non di valutazione o di giudizio, e, dall'altro, quella risultante dagli atti e documenti di causa non sia stata contestata dalle parti;
b) non può riguardare la violazione o falsa applicazione di norme giuridiche; deve avere i caratteri dell'assoluta evidenza e della semplice rilevabilità sulla base del solo raffronto tra la sentenza e gli atti o documenti di causa, senza necessità di argomentazioni induttive o di indagini ermeneutiche; deve essere essenziale e decisivo;
c) deve risolversi esclusivamente in un vizio di assunzione del "fatto", che può anche consistere nel contenuto degli atti processuali oggetto di cognizione del giudice (quali la sentenza impugnata o gli atti di parte), ed è configurabile, in tal caso, soltanto in ipotesi di mancata percezione, da parte del giudice e in particolare di questa Corte, dell'esistenza stessa di un motivo di ricorso, del tutto ignorato nella pronuncia, non potendo mai cadere, invece, per definizione, sul contenuto concettuale delle tesi difensive delle parti, sia perché le argomentazioni giuridiche non costituiscono "fatti", sia poiché un tale errore si configura necessariamente non come errore percettivo, bensì come errore di giudizio, investendo per sua natura l'attività valutativa ed interpretativa del giudice (tra le tante, Cass., sez. un., nn. 5303 del 1997, 26022 del 2008, 13181 del 2013; nonchè Cass. nn. 17443 del 2008, 836 e 9835 del 2012, 4605 e 22569 del 2013)".
Da ciò ne consegue che se è configurabile errore revocatorio in caso di omessa percezione dell’esistenza di un motivo di ricorso (Cass. n. 4605 del 22/02/2013 e Cass. n. 22569 del 02/10/2013), a maggior ragione deve considerarsi affetta da errore di revocazione la sentenza de qua, frutto di una “svista percettiva sull’intero oggetto del contendere…”.
4. E’ errore revocatorio l’omissione della comunicazione della fissazione dell’udienza o dell’adunanza (Cass.n.603/2018).
La Suprema Corte, con sentenza n. 603/2018, ha dato continuità al precedente arresto delle Sezioni Unite (Cass. S. U. n. 24170/2004), inerente le problematiche relative all’avviso di fissazione dell’udienza pubblica (tale principio può essere applicato anche per le adunanze non partecipate ai sensi degli artt. 380-bis., atteso che comunque in relazione ad esse il difensore può depositare memoria).
Il principio ermeneutico enunciato dalle Sezioni Unite è il seguente: “La revocazione della sentenza (o dell’ordinanza) di cassazione è consentita per vizi del procedimento di cui non si sia tenuto conto per un errore percettivo riguardante anche l’esame degli atti dello stesso processo di cassazione: è pertanto deducibile come causa di errore revocatorio la circostanza che la sentenza (o l’ordinanza) impugnata si fondi su un fatto – l’avvenuta regolare comunicazione della fissazione dell’udienza a tutte le parti costituite – incontestabilmente mai avvenuto”.
G. C. ha proposto ricorso per revocazione avverso la sentenza della Suprema Corte, la quale ha rigettato il ricorso da lui proposto contro l’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio, che aveva accolto l’appello dell’Agenzia contro la sentenza resa in primo grado dalla Commissione Tributaria Provinciale di Roma, che, in accoglimento del ricorso del C., aveva annullato un avviso di accertamento a lui notificato.
Al ricorso per revocazione ha resistito con controricorso l’Agenzia delle Entrate.
La trattazione del ricorso veniva fissata in camera di consiglio ai sensi dell’art. 380-bis, cod. proc. civ., sulla base della relazione che proponeva la declaratoria di inammissibilità del ricorso.
All’esito dell’adunanza il Collegio rimetteva gli atti alla Sezione Tributaria.
Sulla base del principio di diritto delle S.U. del 2004 innanzi espresso, il Supremo Consesso è giunto a una serie di conclusioni esposte nella sentenza in esame.
Secondo la giurisprudenza di legittimità “tale principio di diritto parrebbe suggerire che le Sezioni Unite abbiano fatto l’affermazione della deducibilità come errore revocatorio tanto della omissione dell’avviso, quanto quella dell’invio di un avviso affetto da nullità. Tale seconda eventualità parrebbe suggerita dal riferimento alla <<avvenuta regolare comunicazione dell’udienza>>”.
La Corte di Cassazione continua asserendo che dalla lettura della motivazione delle Sezioni Unite si evince che predetto principio di diritto faccia riferimento “all’ipotesi della omissione dell’avviso della comunicazione della fissazione dell’udienza (o dell’adunanza).
Ciò lo si può dedurre chiaramente dalla motivazione delle Sezioni Unite, qui di seguito esposta: “Accertata, quindi, l’ammissibilità del gravame, si può prendere in considerazione il motivo dedotto, consistente nella denunciata violazione dell’art. 377 secondo comma c.p.c., non essendo stata data al difensore domiciliatario del Comune comunicazione dell’udienza camerale per cui secondo la prospettazione del ricorrente – l’errore revocatorio consisterebbe nel rilievo che l’ordinanza impugnata si fonda su un fatto (l’avvenuta regolare comunicazione della fissazione dell’udienza a tutte le parti costituite) incontestabilmente mai avvenuto”.
Il Supremo Consesso, nella sentenza in esame, conferma che la denunciata omissione e la nullità processuale derivata rappresenta un errore di fatto idoneo a determinare la revocazione dell’ordinanza impugnata.
A tal proposito, la Corte di Cassazione cita due precedenti giurisprudenziali (Cass. n. 3761/95 e 10934/98) riguardanti il tema della notifica dell’avviso dell’udienza del giudizio di Cassazione, che ribadiscono innanzitutto “il principio che la revocazione della sentenza (o ordinanza) di Cassazione è consentita per vizi del procedimento di cui non si sia tenuto conto per un errore percettivo riguardante anche l’esame degli atti dello stesso processo di cassazione […] ed è esclusa – con specifico riferimento all’oggetto – quando si faccia questione di interpretazione circa l’avvenuta rituale notifica dell’avviso di udienza…”
Da ciò ne discende, secondo la Suprema Corte, implicitamente, “la deducibilità – come causata da errore revocatorio – della omessa notifica dell’avviso, verificatasi nel caso di specie” e, per tale ragione, ritiene il ricorso per revocazione ammissibile e fondato.
Inoltre, nella pronuncia in questione, la Suprema Corte afferma che vi sono pronunce di segno contrario che, ignorando l’arresto delle Sezioni Unite, hanno affermato il seguente principio di diritto: “La mancata notifica dell’avviso di fissazione dell’udienza di discussione ai sensi dell’art. 377 cod. proc. civ. costituisce “error in procedendo” che non rientra nelle ipotesi di revocazione delle sentenze della Corte di Cassazione, di cui agli artt. 395 n. 4 e 391 bis cod. proc. civ., non potendosi considerare come errore su un fatto processuale su cui è fondata la decisione, stante la mancanza del requisito della decisività dell’errore, non esistendo un nesso causale diretto fra l’omessa notificazione dell’avviso dell’udienza di discussione ed il contenuto della sentenza adottata dalla Suprema Corte” (Cass. ord. n. 16361/2006; Cass. n. 17077/ 2009; Cass. ord. n. 16615 /2010; Cass. ord. n. 7625/2012; Cass. ord. n. n. 23832 /2015).
Secondo il Supremo Consesso, tale orientamento contrario alle Sezioni Unite è frutto di una non corretta interpretazione della nozione di “decisività”, poiché viene intesa come relativa al tenore della decisione della Corte di Cassazione e non anche alle modalità con cui la decisione è stata resa.
Invece, con la decisione in esame, la Suprema Corte ribadisce che la sentenza pronunciata in mancanza di avviso di udienza o adunanza impedisce l’attività difensiva, che si esercita con la partecipazione in udienza pubblica e con il deposito della memoria o, per quanto attiene all’adunanza, la Corte sottolinea, “… non è dato comprendere come possa negarsi la decisività della supposizione dell’esistenza dell’avviso”.
La Corte di Cassazione conclude nella parte motiva ribadendo il principio ermeneutico delle S.U. del 2004 e mette in evidenza la ratio della revocazione che è quella di portare a “… una nuova decisione e non ad una nuova decisione diversa, questo appartenendo al profilo dei possibili esiti della fase rescissoria, estranei propriamente alla logica del mezzo revocatorio e funzionali appunto ad una ripetizione della decisione”.
Nel caso de quo, invece, la parte ricorrente denuncia con il motivo in esame non già l’omissione dell’avviso di fissazione dell’udienza, ma la sua asserita nullità e, pertanto, il motivo esaminato non è ammissibile.
articolo del 16/05/2018 alle 17:04
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CTP di Salerno, sez. VI, sentenza depositata il 14 maggio CTP di Pescara, sez. I, sentenza 926/01/2017 CTP di Treviso, sez. I, sentenza 55/01/2018
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