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Timestamp: 2018-11-14 10:02:26+00:00
Document Index: 140218581

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Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 24 novembre 2015, n. 46624. Il rinvio alle stesse modalità e procedure previste dal comma 2, lett. c), salvo che il veicolo appartenga a persona estranea alla violazione, contenuto nel secondo periodo del comma 7 dell'art. 186 cod. strada, dopo le previsioni relative alla sospensione della patente di guida ed alla confisca del veicolo, deve intendersi limitato alle sole modalità e procedure, contenute nell'art. 186, comma 2, lett. c), cod. strada, che regolano il sistema della confisca del veicolo, con esclusione del rinvio alla disciplina del raddoppio della durata della sospensione della patente di guida, qualora il veicolo appartenga a persona estranea al reato; conseguentemente, la durata della sospensione della patente di guida, quale sanzione amministrativa che accede al reato di rifiuto, compresa, ai sensi dell'art. 186, comma 7, secondo periodo, tra il minimo di sei mesi ed il massimo di due anni, non deve essere raddoppiata nel caso in cui il veicolo appartenga a persona estranea al reato - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 24 novembre 2015, n. 46624. Il rinvio alle stesse modalità e procedure previste dal comma 2, lett. c), salvo che il veicolo appartenga a persona estranea alla violazione, contenuto nel secondo periodo del comma 7 dell’art. 186 cod. strada, dopo le previsioni relative alla sospensione della patente di guida ed alla confisca del veicolo, deve intendersi limitato alle sole modalità e procedure, contenute nell’art. 186, comma 2, lett. c), cod. strada, che regolano il sistema della confisca del veicolo, con esclusione del rinvio alla disciplina del raddoppio della durata della sospensione della patente di guida, qualora il veicolo appartenga a persona estranea al reato; conseguentemente, la durata della sospensione della patente di guida, quale sanzione amministrativa che accede al reato di rifiuto, compresa, ai sensi dell’art. 186, comma 7, secondo periodo, tra il minimo di sei mesi ed il massimo di due anni, non deve essere raddoppiata nel caso in cui il veicolo appartenga a persona estranea al reato
Home/Cassazione penale 2015, Codice della strada, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze, Sezioni Unite/Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 24 novembre 2015, n. 46624. Il rinvio alle stesse modalità e procedure previste dal comma 2, lett. c), salvo che il veicolo appartenga a persona estranea alla violazione, contenuto nel secondo periodo del comma 7 dell’art. 186 cod. strada, dopo le previsioni relative alla sospensione della patente di guida ed alla confisca del veicolo, deve intendersi limitato alle sole modalità e procedure, contenute nell’art. 186, comma 2, lett. c), cod. strada, che regolano il sistema della confisca del veicolo, con esclusione del rinvio alla disciplina del raddoppio della durata della sospensione della patente di guida, qualora il veicolo appartenga a persona estranea al reato; conseguentemente, la durata della sospensione della patente di guida, quale sanzione amministrativa che accede al reato di rifiuto, compresa, ai sensi dell’art. 186, comma 7, secondo periodo, tra il minimo di sei mesi ed il massimo di due anni, non deve essere raddoppiata nel caso in cui il veicolo appartenga a persona estranea al reato
SENTENZA 24 novembre 2015, n.46624
Tale conclusione è fondata sul riconoscimento della natura ‘formale’ (o ‘dinamica’) del rinvio operato dal comma 7, secondo periodo – dopo la previsione delle sanzioni accessorie della sospensione della patente e della confisca del veicolo – “alle modalità e procedure previste dal comma 2, lett. c) del medesimo art. 186”, con la conseguente applicabilità alla fattispecie del rifiuto della disciplina sanzionatoria prevista dalla più grave ipotesi di guida in stato di ebbrezza, sia con riferimento alla ‘pena principale’, sia con riguardo alle ‘modalità e procedure’ afferenti alla sospensione della patente di guida ed alla confisca del veicolo.
La questione della quale sono investite le Sezioni Unite è enunciabile nei seguenti termini: ‘Se, nel caso di rifiuto a sottoporsi all’esame alcolemico previsto dall’art. 186, comma 7, del codice della strada, il rinvio operato dalla norma all’art. 186, comma 2, lettera c), è limitato al trattamento sanzionatorio ivi previsto per la più grave delle fattispecie di guida in stato di ebbrezza o sia esteso anche alla previsione del raddoppio della durata della sospensione della patente di guida qualora il veicolo appartenga a persona estranea al reato’.
A tale orientamento se ne oppone uno di segno diametralmente contrario, in forza del quale il rinvio al trattamento sanzionatorio dell’art. 186, comma 2, lett. c), contenuto nell’art. 186, comma 7, legittima la conclusione dell’applicabilità del raddoppio della durata della pena accessoria della sospensione della patente di guida, nel caso in cui il veicolo appartenga a persona estranea al reato e non possa quindi procedersi alla confisca: ciò in ragione del fatto che tale rinvio sarebbe da qualificare come ‘formale’ (o ‘dinamico’) e ciò importerebbe la conseguenza di dover individuare la disciplina applicabile per relationem avendo i riguardo a quella attualmente vigente contenuta nell’art. 186, comma 2, lett. c), che comprende l’espressa previsione del raddoppio della durata della sospensione della patente di guida, qualora il veicolo appartenga a persona estranea al reato (Sez. 4, n. 46390 del 16/10/2014, Bianchi, Rv. 263275; Sez. 4, n. 14169 del 16/10/2014, dep. 2015, De Berardinis, n.m.).
Entrambe tali disposizioni fanno rinvio, pertanto, ‘alle pene’ di cui all’art. 186, comma 2, lett. c), che prevede, quanto alla sanzione principale, “l’ammenda da Euro 1.500 a Euro 6.000 e l’arresto da sei mesi ad un anno”, e, relativamente a quelle accessorie, che all’accertamento del reato consegue in ogni caso la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a due anni; sanzione, quest’ultima, la cui durata è raddoppiata se il veicolo appartiene a persona estranea al reato. La norma, poi, stabilisce la confisca del veicolo con il quale è stato commesso il reato, salvo che lo stesso appartenga a persona estranea al reato.
Il riferimento, operato nel comma 7, secondo periodo, dell’art. 186, cod. strada – dopo la previsione delle sanzioni accessorie della sospensione della patente e della confisca del veicolo – alle “modalità e procedure previste dal comma 2, lett. c)” del medesimo art. 186, risulterebbe così limitato, secondo l’interpretazione letterale del testo normativo, alla sola confisca, non essendo presenti, nella norma alla quale viene fatto il rinvio, ‘modalità e procedure’ attinenti alla sospensione della patente di guida ed essendovi, al contrario, espresso riferimento a modalità e procedure che regolano la confisca del veicolo sia laddove è stabilito che “con la sentenza di condanna ovvero di applicazione della pena su richiesta delle parti, anche se è stata applicata la sospensione condizionale della pena, è sempre disposta la confisca del veicolo con il quale è stato commesso il reato”, sia laddove si dispone che “ai fini del sequestro si applicano le disposizioni di cui all’articolo 224-ter”.
La Corte si interroga sulla natura del rinvio operato dalla norma, alla luce della distinzione tra rinvio recettizio (o statico) e rinvio formale (o dinamico) che ha trovato riconoscimento nella giurisprudenza di legittimità (v. Sez. U, n. 26268 del 28/03/2013, Cavalli, Rv. 255582): il primo recepisce per intero, senza che ne sia prodotto il testo, il contenuto di un altro articolo, vale a dire la stessa disposizione normativa (si tratta in sintesi, di una tecnica di stesura della norma, ispirata al principio di ‘economia redazionale’); il secondo, invece, fa riferimento alla norma in sé, cioè al principio contenuto nella formula verbale dell’articolo e ne segue, inevitabilmente la eventuale evoluzione, di talché, mutato il contenuto della norma di riferimento, muta inevitabilmente il significato della norma di rinvio.
Ciò premesso, la sentenza, dopo aver ripercorso il travagliato iter di formazione delle norme oggetto di interpretazione, ritiene che i rinvii, inseriti nel primo e nel secondo periodo del comma 7 dell’art. 186 cod. strada alle “pene di cui al comma 2, lett. c)” ed alle “modalità e procedure”, previste dal comma 2, lett. c) del medesimo art. 186, rientrino nell’ambito della nozione di rinvio formale (dinamico), atteso che il legislatore, nel reintrodurre la rilevanza penale della condotta di rifiuto, ha richiamato la disciplina sanzionatoria prevista dalla più grave ipotesi di guida in stato di ebbrezza, sia con riferimento alla ‘pena’ principale, sia con riguardo alle ‘modalità e procedure’ afferenti la sospensione della patente di guida ed alla confisca del veicolo.
Sul tema specifico della durata della sospensione della patente di guida, è stato così rilevato che la disposizione normativa richiamata non risulta ‘cristallizzata’, nel corpo della fattispecie di rifiuto di cui al comma 7, dell’art. 186 cod. strada, nei termini testuali vigenti al momento di entrata in vigore del d.lgs 285/1992, con il quale il legislatore ha inserito, nel secondo periodo del comma 7, il rinvio di cui si tratta; e che le modifiche che hanno interessato le ‘modalità’ e ‘le procedure’ previste dal comma 2, lett. c) dell’art. 186 cod. strada, intervenute successivamente, risultano, pertanto a loro volta oggetto del richiamo operato dalla norma di rinvio e concorrono a delinearne il portato normativo.
Ai sensi del comma in esame l’effettivo svolgimento del lavoro sostitutivo non comporta la mera espiazione della pena, ma costituisce una vera e propria causa di estinzione del reato. Ed in tal senso al giudice viene imposto di fissare una ‘nuova udienza’ proprio per dichiarare l’avvenuta estinzione del reato, riducendo obbligatoriamente della metà la sanzione della sospensione della patente di guida e revocando quella della confisca del veicolo, che deve essere restituita al suo proprietario.
L’art. 224-ter, introdotto dalla medesima legge, qualifica espressamente la confisca come ‘sanzione amministrativa accessoria’. La stessa norma prevede che nelle ipotesi di reato cui consegue tale sanzione (e quindi non solo artt. 186 e 187 ma, per esempio, l’art. 9-ter in tema di divieto di gareggiare in velocità con veicoli a motore) l’agente o l’organo accertatore, procedano al sequestro ai sensi dell’art. 213 cod. strada.
Tanto premesso non convince nella sentenza Bianchi, innanzitutto, la premessa che richiama la distinzione tra rinvio recettizio (o statico) da quello formale (dinamico), arrivando alla conclusione che i rinvii, inseriti nel primo e nel secondo periodo del comma 7 dell’art. 186 cod. strada, alle pene di cui al comma 2, lett. c) ed ‘alle modalità e procedure’, previste dal comma 2, lett. c) del medesimo art. 186, rientrino nell’ambito del rinvio formale (dinamico), atteso che il legislatore, nel reintrodurre la rilevanza penale della condotta di rifiuto, ha inteso richiamare la disciplina sanzionatoria prevista dalla più grave ipotesi di guida in stato di ebbrezza, sia in riferimento alla pena principale sia con riguardo alle ‘modalità e procedure’ afferenti alla sospensione della patente di guida ed alla confisca del veicolo.
Proprio il dato letterale dell’art. 186, comma 7, come introdotto dal decreto-legge 92/2008-convertito dalla legge 125/2008 – nella parte in cui tiene distinti i rinvii, inseriti nel primo e nel secondo periodo del comma 7 dell’art. 186, cod. strada, rispettivamente alle “pene di cui al comma 2, lettera c)” ed alle “modalità e procedure previste dal comma 2, lett. c)” del medesimo art. 186 -non consente di ritenere che il regime sanzionatorio concernente la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida possa mutuarsi dall’art. 186, comma 2, lett. c), cod. strada, essendo prevista un’autonoma disciplina che rinvia a quest’ultima norma con esclusivo riferimento ‘alle modalità e procedure’ previste a proposito della confisca. In tal senso va precisato che il comma 7 esplicitamente prevede che con la sentenza di condanna ovvero di applicazione della pena su richiesta delle parti, anche se è stata concessa la sospensione condizionale della pena, è sempre disposta la confisca del veicolo con il quale è stato commesso il reato e dispone, altresì, che ai fini del sequestro si applicano le disposizioni di cui all’art. 224-ter stesso codice.
Va rimarcato, invece, che la norma alla quale viene fatto il rinvio non contiene alcun riferimento alle ‘modalità e procedure’ attinenti alla sospensione della patente di guida.
7.1. Il rinvio che l’art. 186, comma 7, effettua al comma 2, lett. c), dello stesso articolo, sia con riferimento alla pena principale sia con riguardo alle ‘modalità e procedure’ afferenti alla confisca del veicolo deve, invece, qualificarsi, come rinvio formale (o dinamico).
Come chiaramente indicato nella relazione di accompagnamento al d.l. n. 92 del 2008, il legislatore ha inteso intervenire con decretazione di urgenza per fronteggiare l’incremento ‘esponenziale’ delle vittime di incidenti stradali cagionati dall’abuso di alcool e stupefacenti; e, in tale prospettiva finalistica, ha voluto introdurre significative modifiche agli artt. 186, 187 e 222 cod. strada, tra le quali il ripristino della rilevanza penale delle condotte di rifiuto di sottoporsi agli accertamenti relativi allo stato di ebbrezza alcolica od all’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope.
L’art. 4, lett. d), del decreto non si è peraltro limitato a ristabilire la rilevanza penale della fattispecie, ma ha altresì recuperato la filosofia che aveva ispirato l’incriminazione fino alla depenalizzazione con il decreto-legge 117/2007, e cioè quella di parificare nella risposta sanzionatoria il rifiuto dell’accertamento alla violazione del divieto di guidare in stato di ebbrezza, prevenendo in tal modo potenziali sacche di impunità. Ed in tal senso per la ‘nuova’ contravvenzione viene previsto lo stesso trattamento sanzionatorio riservato alla più grave delle ipotesi contemplata nell’art. 186, comma 2, vale a dire quella contenuta nella lett. e) della disposizione.
Da tale impostazione costruttiva discende il seguente principio di diritto: “Il rinvio alle stesse modalità e procedure previste dal comma 2, lett. c), salvo che il veicolo appartenga a persona estranea alla violazione, contenuto nel secondo periodo del comma 7 dell’art. 186 cod. strada, dopo le previsioni relative alla sospensione della patente di guida ed alla confisca del veicolo, deve intendersi limitato alle sole modalità e procedure, contenute nell’art. 186, comma 2, lett. c), cod. strada, che regolano il sistema della confisca del veicolo, con esclusione del rinvio alla disciplina del raddoppio della durata della sospensione della patente di guida, qualora il veicolo appartenga a persona estranea al reato; conseguentemente, la durata della sospensione della patente di guida, quale sanzione amministrativa che accede al reato di rifiuto, compresa, ai sensi dell’art. 186, comma 7, secondo periodo, tra il minimo di sei mesi ed il massimo di due anni, non deve essere raddoppiata nel caso in cui il veicolo appartenga a persona estranea al reato’.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alla durata della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida, che determina in anni due
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2015-12-07T16:33:18+00:007 dicembre 2015|Cassazione penale 2015, Codice della strada, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze, Sezioni Unite|0 Commenti