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Timestamp: 2016-10-22 11:49:49+00:00
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Matched Legal Cases: ['art.3', 'art. 3', 'art. 47', 'art. 21', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 1']

⭐GLI ORGANISMI GENETICAMENTE MODIFICATI - OGM
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1 home >> OGM GLI ORGANISMI GENETICAMENTE MODIFICATI - OGM Cosa sono? Come? Perchè? Quali? Quanti? I rischi I controlli La normativa Cosa sono? [top] Un organismo vivente si definisce Geneticamente Modificato (OGM), secondo la legislazione nazionale e comunitaria, quando " il materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto si verifica in natura mediante un incrocio o con la ricombinazione genetica naturale" (D.Lgs.vo n 92 del 3/3/1993, art.3). Ciò può avvenire mediante l'utilizzo di tecniche di ingegneria genetica che permettono il trasferimento di geni da un essere vivente ad un altro anche se di specie diverse (transgenici). Attraverso tali manipolazioni, il DNA di un organismo si modifica. Gli effetti della manipolazione comportano la sintesi di nuove proteine o enzimi, che esprimono le caratteristiche ricercate. Come? [top] Per biotecnologie si intende "qualsiasi applicazione tecnologica che utilizzi sistemi biologici, organismi viventi, o prodotti derivati, per fare o modificare prodotti o processi per uso specifico". Tra le biotecnologie rivestono particolare interesse la biologia molecolare e l'ingegneria genetica. La biologia molecolare è la scienza che studia la struttura e le attività del materiale genetico, mentre l'ingegneria genetica si occupa dello studio delle alterazioni volontarie alla struttura del materiale genetico (DNA) o alla posizione dei geni. In anni recenti l'uso integrato e contemporaneo di genetica, ingegneria e biologia molecolare ha contribuito a sviluppare nuove tecnologie scientifiche che permettono di modificare2 direttamente il patrimonio genetico di microrganismi, piante e animali. Queste tecnologie applicate alle piante consentono di ottenere organismi transgenici. Perchè? [top] Da sempre i coltivatori hanno praticato modificazioni genetiche delle piante, selezionando alcune varietà a discapito delle altre, incrociando le varietà, sfruttando mutazioni genetiche spontanee per ottenere piante più adatte alle loro esigenze o in grado di produrre un reddito maggiore. I tempi per modifiche attraverso ibridi e incroci selettivi sono lunghi, a volte lunghissimi e non è facile ottenere l'espressione di caratteristiche desiderate. L'uomo con l'ingegneria genetica si pone lo stesso obiettivo cui tendeva con le tecniche tradizionali, di ottenere piante più adatte alle sue esigenze attraverso mutazioni genetiche, ma attualmente lo vuole controllare in modo specifico, mirato, razionale e in tempi molto più rapidi. Nel settore agro-alimentare, la tecnica viene utilizzata per esprimere caratteristiche nuove quali: tolleranza agli erbicidi; resistenza ai parassiti, muffe e virus; resistenza ai disagi ambientali (alte o basse temperature, salinità, umidità, aridità) ; migliori caratteristiche nutrizionali; maggiore conservabilità. Quali? [top] I caratteri genetici più frequentemente inseriti nei vegetali sono: - tolleranza a erbicidi - resistenza a insetti - resistenza a virus patogeni Le piante transgeniche di potenziale interesse economico si possono raggruppare nelle seguenti categorie: - piante tolleranti agli erbicidi (mais, bietola, soia); - piante resistenti a insetti (mais, patata, pomodoro); - piante resistenti a virus (pomodoro, mais, bietola, zucchino); - resistenza a funghi (tabacco); - piante modificate nella qualità del prodotto, ad esempio nella composizione degli oli (colza), nel processo di maturazione (pomodoro), nell'arricchimento di amido (patata). Quanti? [top]3 I Paesi che più utilizzano l'agricoltura transgenica sono: - Usa 69% - Argentina 15% - Canada 9% - Cina 9% L'Unione Europea si attesta all'1% Nell'UE è stata autorizzata l'immissione sul mercato di cinque vegetali : - mais - soia - colza - cicoria - tabacco Tra gli stati membri solo la Francia e la Spagna hanno autorizzato la coltivazione di mais transgenico per la commercializzazione. In Italia l'importazione della soia e del mais modificato geneticamente è autorizzata solo per l'immediata trasformazione (alimenti e mangimi) e non per uso sementiero. I Rischi [top] I rischi rappresentati dagli OGM sono: Ecologici: trasmissione del gene nuovo ad altre piante non modificate attraverso i pollini; crescita invasiva della popolazione modificata e difficoltà poi di eradicarla; rischi per l'ecosistema derivanti dalla possibile pericolosità delle piante transgeniche verso altri esseri viventi; resistenza agli antibiotici conferita a causa dell'uso dei marcatori selettivi e acquisita da altri microorganismi e organismi; sviluppo di specie virali ibride in aree coltivate a piante transgeniche con caratteristica di virus resistenza; Sanitari:4 trasmissione all'uomo di resistenze agli antibiotici aumento delle allergie eventuali effetti tossici di prodotti alimentari derivati da OGM. Inoltre non sono da trascurare altri problemi quali il rischio che queste coltivazioni si espandano nei Paesi poveri, causa la severa legislazione dei Paesi industrializzati, favorendo l'ingresso di monocolture, più esposte alle malattie e magari meno adatte alle esigenze delle popolazioni locali. I Controlli [top] "Il ministro dell'ambiente Edo Ronchi ha incaricato i Carabinieri del Noe, il Nucleo Operativo Ecologico e l'agenzia Nazionale per la Protezione dell'ambiente (Anpa) di fare controlli a tappeto sui campi sperimentali di organismi geneticamente modificati. Il ministro ha anche istituito un comitato per definire i criteri per i protocolli di monitoraggio sull'impatto degli Ogm sugli ecosistemi e su animali e piante soprattutto per gli effetti sulla catena alimentare e i cicli dell'acqua. Anpa e Noe, spiega una nota, dovranno accertare il rispetto della direttiva 90/220/CEE recepita con decreto legislativo 3 marzo '93, n.92 sull'emissione deliberata nell'ambiente di ogm. ''Particolare attenzione -spiegano al dicastero- sara' posta alle procedure per le tecniche di sorveglianza sui metodi per rintracciare gli Ogm e per controllarne gli effetti, la durata e la frequenza del controllo, il trattamento dei rifiuti e la loro gestione per evitare rischi per l'ambiente''. Saranno anche verificati i piani di intervento in caso di emergenza per effetti non desiderabili. L'indagine si concentrera' sulle sperimentazioni notificate alla Commissione interministeriale istituita presso il ministero della Sanita' che verra' informata dei risultati. Ma Ronchi ha stabilito che Anpa e Noe dovranno avviare indagini a tappeto anche per individuare le sperimentazioni 'illegali'." (Roma, 23 lug Adnkronos) L'introduzione nell'ambiente di geni non selezionati naturalmente può comportare effetti nel lungo tempo, quali eventuali interazioni con l'ecosistema, difficilmente prevedibile ed effetti a breve/medio tempo. La tecnica valida e scientificamente riconosciuta per il controllo dei prodotti OGM è una metodologia di punta della ingegneria genetica: la PCR (Polymerase Chain Reaction). Tale tecnica consente di sapere se un determinato frammento del DNA (insieme di geni) è presente in un campione e permette di replicarlo circa un milione di volte. L'utilizzo di specifiche sonde che si legano al frammento bersaglio facilitano l'identificazione dei geni.5 Per valutare l'impatto ambientale si dovrebbe seguire quattro vie: - verificare la diffusione - verificare l'impatto qualitativo e quantitativo della coltura GM sulla flora e sulla fauna - verificare la possibile tossicità di determinate matrici ambientali (acqua, suolo ecc...) - valutare l'impatto delle colture GM attraverso analisi chimiche delle diverse matrici ambientali. Ad esempio attraverso l'analisi chimica del terreno è possibile valutare se le colture transgeniche siano in grado di determinare alterazioni alla composizione minerale e organica del terreno. I controlli per la valutazione dell'impatto ambientale da parte degli OGM devono essere esercitati su ciascuna delle diverse componenti: Suolo - Acqua - Aria Suolo - verifica della presenza di semi transgenici appartenenti alle piante coltivate o a piante filogeneticamente vicine sia nel campo coltivato sia nei campi limitrofi. - analisi chimica su campioni di terreno per valutare variazioni di carattere chimicofisico del suolo (ad esempio l'effetto derivato dall'uso dell'erbicida glifosate) - studio della rizosfera od eventuali noduli radicali (leguminose). Acqua e Sedimenti - verifica presenza di DNA transgenico - studio sui sedimenti per determinare eventuali intermedi di degradazione del glifosate. A ciò vanno affiancate prove di ecotossicologia. Aria - verifica della diffusione dei pollini. attraverso l'aria. - verifica della diffusione dei pollini trasportati attraverso gli insetti. Ecosistemi Questo studio rappresenta la parte più complessa per la presenza di innumerevoli6 parametri e variabili. Esso si prefigge di valutare: - l'impatto degli OGM sulla microfauna e microflora presenti nel terreno - eventuali squilibri nelle popolazione degli insetti, sia di quelli nocivi che di quelli utili - lo sviluppo di qualche forma di resistenza all'erbicida glifosate, dovuta alla forte pressione selettiva che un uso massiccio può esercitare. SALUTE Tre sono i rischi che potrebbero emergere con l'utilizzo di questi prodotti: - Allergenicità - Resistenza agli antibiotici: in quanto per ogni gene inserito nella pianta viene utilizzato un marcatore che porta l'informazione per la resistenza ad un antibiotico (Kanamicina o Ampicillina) - Utilizzo incontrollato di erbicidi nelle piante resistenti Da tenere in considerazione inoltre che la produzione delle piante transgeniche è autorizzata solo dopo una fase di sperimentazione che comprende test di tossicità acuta, ma non prevede test di tossicità cronica. A cura di: Dr.ssa Francesca Daprà; DAP Verona; Dr.ssa Marina Raris, DAP Trevis; Dr. Marco Favara, DSIEA NORMATIVA [top] LEGISLAZIONE DI RIFERIMENTO Normativa Comunitaria La normativa di riferimento sugli Organismi geneticamente modificati deriva da direttive e regolamenti comunitari e, più precisamente: Legge 28 gennaio 2005, n.5 "Conversione in legge, con modificazioni, del decretolegge 22 novembre 2004, n. 279, recante disposizioni urgenti per assicurare la coesistenza tra le forme di agricoltura transgenica, convenzionale e biologica"7 Reg. (CE) n. 641/2004 della Commissione, del 6 aprile 2004, recante norme attuative rel regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento uropeo e del Consiglio per quanto riguarda la domanda di autorizzazione di nuovi alimenti e mangimi geneticamente modificati, la notifica di prodotti preesistenti e la presenza accidentale o tecnicamente inevitabile di materiale geneticamente modificato che è stato oggetto di una valutazione del rischio favorevole. D.M. 27 novembre 2003 "Campagna di semina - Modalità di controllo delle sementi di mais e soia per la presenza di organismi geneticamente modificati" (G. U. n. 281 del 3/12/2003) Regolamento (CE) n. 1830/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 Settembre 2003, concernente la tracciabilità e l'etichettatura di organismi geneticamente modificati e la tracciabilità di alimenti e mangimi ottenuti da organismi geneticamente modificati, nonché recante modifica della direttiva 2001/18/CE Regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 Settembre 2003, relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati D.lgs. 8 luglio 2003, n Attuazione della direttiva 2001/18/CE concernente l'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati Raccomandazione della Commissione UE del 23 luglio 2003 recante orientamenti per lo sviluppo di strategie nazionali e migliori pratiche per garantire la coesistenza tra colture transgeniche, convenzionali e biologiche (in G.U.U.E. n. L189 del 29/7/2003) LA NORMATIVA COMUNITARIA SUGLI ORGANISMI GENETICAMENTE MODIFICATI La commercializzazione e sperimentazione di ogm in Europa, sono disciplinate dalla Dir. 2001/18/CE recepita in Italia dal d.lgs. 8 Luglio 2003, n. 224 Attuazione della direttiva 2001/18/CE concernente l'emissione deliberata nell'ambiente di organismi8 geneticamente modificati alla quale si affiancano i r egg. CE 1829/2003 relativo agli alimenti e mangimi geneticamente modificati e 1830/2003 concernente la tracciabilità ed etichettatura di ogm e la tracciabilità di alimenti e mangimi geneticamente modificati nonché recante modifica della direttiva 2001/18/CE. Con la loro entrata in vigore, si va delineando il processo di revisione della legislazione europea in materia, iniziato nel Il procedimento di autorizzazione degli ogm Il d.lgs 8 luglio 2003, n. 224, basato sul principio di precauzione, stabilisce le misure volte a proteggere la salute umana, animale ed ambientale, relativamente alle attività di rilascio di organismi geneticamente modificati definiti dall'art. 3, comma 1, lett. b) come organismi, diversi dall'essere umano, il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto si verifica in natura mediante accoppiamento o incrocio o con la ricombinazione genetica naturale), con riferimento alla: 1. emissione deliberata per scopi diversi dall'immissione sul mercato; 2. immissione sul mercato di OGM come tali o contenuti in prodotti. L'organo competente alla verifica e rilascio dei provvedimenti autorizzativi è individuato nel Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, d'intesa, per quanto di rispettiva competenza, con i Ministri della salute, del lavoro e delle politiche sociali, delle politiche agricole e forestali, delle attività politiche e dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Dall'ambito di applicazione del decreto sono esclusi il trasporto degli OGM ed agli organismi ottenuti per mutagenesi e fusione cellulare, inclusa la fusione di protoplasti, di cellule vegetali di organismi che possono scambiare materiale genetico anche con metodi di riproduzione tradizionali. Chiunque intende effettuare un'emissione deliberata nell'ambiente di un OGM è tenuto a presentare preventivamente una notifica all'autorità nazionale competente, accompagnato da: a) un fascicolo tecnico con le informazioni dettagliate riportate all' allegato III; b) la valutazione del rischio ambientale; c) la valutazione del rischio per l'agrobiodiversità, i sistemi agrari e la filiera agroalimentare. Ricevuta la notifica, l'autorità nazionale competente effettua un istruttoria preliminare, al termine della quale ne trasmette copia ai Ministeri della salute e delle Politiche agricole e forestali, all'apat (Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici) ed alle Regioni e Province Autonome competenti. E' prevista una consultazione ed informazione pubblica che termina con la redazione di una relazione conclusiva da inoltrare alle Regioni e Province Autonome interessate, e, quindi, ad un'apposita Commissione interministeriale. Si provvede, poi, allo scambio di informazioni con la Commissione europea e le autorità competenti degli altri stati membri mentre viene inviata al notificante ed alla9 Commissione europea la relazione di valutazione. Si rilascia, quindi, al notificante, l'autorizzazione scritta all'emissione e si stabiliscono i requisiti di etichettatura ed imballaggio. Qualora necessario, sulla base di nuove od ulteriori informazioni che riguardano la valutazione dei rischi ambientali o a seguito di una nuova valutazione delle informazioni esistenti basata su nuove o supplementari conoscenze scientifiche, gli organi di competenza possono, con provvedimento d'urgenza, limitare o vietare temporaneamente l'immissione sul mercato, l'uso o la vendita sul territorio nazionale di un OGM. Contestualmente ne viene data comunicazione alla Commissione europea ed alle autorità competenti degli altri Stati membri e, quindi, idonea informazione al pubblico. L'Autorità nazionale competente invia alla Commissione europea una sintesi di ogni notifica ricevuta e anche delle decisioni definitive adottate nei confronti delle stesse, includendovi le eventuali ragioni per le quali una notifica è stata respinta. Contestualmente, l'autorità nazionale competente riceve dalla Commissione europea comunicazione in merito a decisioni che ammettono una procedura differenziata o semplificata per taluni OGM, al fine di comunicare alla stessa se intende o meno avvalersi di tale procedura. L'Autorità nazionale competente una volta l'anno trasmette alla Commissione europea un elenco degli OGM il cui rilascio è stato autorizzato mediante le procedure differenziate e semplificate, quindi degli OGM i cui rilasci non sono stati autorizzati. Presso l'autorità nazionale competente è istituito un pubblico registro informatico dove sono annotate le localizzazioni degli OGM emessi. Un sistema analogo é istituito presso le Regioni e le Province Autonome, al fine di annotarvi le localizzazioni degli OGM coltivati per il monitoraggio di eventuali loro effetti. Chiunque coltiva OGM deve comunicare alle Regioni e Province Autonome competenti per territorio la localizzazione delle coltivazione e conserva per dieci anni le informazioni relative agli OGM coltivati ed alla loro localizzazione. Contestualmente, deve apporre adeguati cartelli di segnalazione che indicano chiaramente la presenza di OGM. Per quanto concerne specificatamente alimenti e mangimi geneticamente modificati, ai sensi del reg. CE 1829 cit., l 'azienda che intende commercializzare un ogm è tenuta a presentare una domanda (notifica) all'autorità Competente indicata dallo Stato di appartenenza, contenente tutte le informazioni necessarie come indicato dalla direttiva 2001/18/CE, affinché possa essere effettuata la valutazione del rischio e i piani di monitoraggio dei possibili effetti diretti e indiretti, immediati e differiti sull'ambiente e sulla salute umana. Se l'autorità nazionale competente valuta positivamente la domanda, la documentazione viene inviata a un Comitato scientifico europeo unico, il GMO Panel dell'aesa (Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare ). Se riceve parere favorevole da parte dell'aesa, la richiesta passa al Comitato delle Autorità Competenti degli Stati Membri UE. Qualora, invece, non sia approvata a maggioranza qualificata, la richiesta passa alla valutazione del Consiglio dei Ministri Europeo.10 2. Soglie di tolleranza I regg. CE 1829 e 1830 cit. prevedono due soglie di tolleranza in caso di contaminazione accidentale: per gli OGM autorizzati, lo 0.9 %; per gli OGM non autorizzati - ma oggetto di una positiva valutazione da parte delle autorità scientifiche competenti - lo 0.5%, in osservanza di quanto previsto dall'art. 47 del reg. CE 1829/2003 e solo per un periodo transitorio valido fino al 19 aprile Etichettatura Ai sensi dell'art. 21 della direttiva 2001/18/CE come modificata dall'art. 7 del reg. CE 1830/03 cit. concernente la tracciabilità e l'etichettatura di alimenti e mangimi geneticamente modificati, in tutte le fasi di immissione sul mercato, lo Stato membro deve presentare etichettature ed imballaggi conformi alle specifiche indicate nelle relative autorizzazioni. Per i prodotti per i quali non possono essere escluse tracce non intenzionali e tecnicamente inevitabili di OGM autorizzati (la dimostrazione è a carico del produttore), il reg. CE fissa nella soglia dello 0.9 % il limite di contaminazione al di sotto del quale tali prodotti non devono essere etichettati, fatta salva la disciplina in materia di sementi. Sono esenti da obbligo di etichettatura i prodotti animali e/o di origine animale (es. carne, uova, prodotti lattiero-caseari) che derivano da animali nutriti con mangimi geneticamente modificati o curati con medicinali GM nonché gli alimenti ottenuti con l'ausilio di coadiuvanti tecnologici geneticamente modificati utilizzati nei processi di trasformazione delle materie prime alimentari (ad es. lieviti, batteri, enzimi geneticamente modificati). 4. La coesistenza tra agricoltura convenzionale, biologica e transgenica A fronte del quadro legislativo sopra evidenziato e della raccomandazione della Commissione 2003/556/CE nella quale si prospetta la coesistenza di diverse forme di agricoltura quella convenzionale, biologica e transgenica, l'italia ha emanato più di recente, la l. 28 gennaio 2005, n.5, pubblicata sulla G.U., Serie Generale, del 28 gennaio 2005 n.22 che converte, con modificazioni, il D.L. 279/04, recante: «Disposizioni urgenti per assicurare la coesistenza tra le forme di agricoltura transgenica, convenzionale e biologica». La legge definisce il quadro normativo minimo per la coesistenza tra le colture transgeniche, escluse quelle per fini di ricerca e sperimentazione, e quelle convenzionali e biologiche, al fine di non compromettere la biodiversità dell'ambiente naturale e di garantire la libertà di iniziativa economica ed il diritto di scelta dei consumatori e la qualità e la tipicità della produzione agroalimentare italiana. L'art. 2, comma 3, al fine di consentire l' effettiva scelta dei consumatori e tenuto conto11 che nel corso del processo di produzione i semi ed il polline possono essere trasportati a grande distanza e che nelle successive fasi di raccolta, trasporto e stoccaggio dei prodotti vegetali non si può escludere la contaminazione, stabilisce, inoltre, che le colture transgeniche siano praticate all'interno di filiere separate rispetto a quelle convenzionali e biologiche. Ai sensi dell'art. 4, le possibilità di coesistenza devono essere valutate dalle Regioni e dalle Province Autonome attraverso singoli piani di coesistenza, da adottarsi in conformità ad un successivo provvedimento ministeriale, contenenti misure specifiche alle condizioni reali volte ad evitare propagazioni indesiderate da ogm ed a prevenire conseguenze negative sulla struttura dei prezzi e del mercato, sulla base dell'appropriatezza economica del rapporto costi-benefici delle coltivazioni e delle misure di prevenzione richieste, così da poter ammettere anche il relativo divieto in previsione di mutamenti difficilmente reversibili o di impossibilità economica a continuare le produzioni tradizionali. Si evidenzia, sul punto, che nella fase di conversione in legge del DL n. 279/2004, è stato soppresso il termine del 31/12/2005 inizialmente previsto, per le Regioni, al fine dell'elaborazione dei piani di coesistenza. In vista della necessità di assicurare un equo risarcimento per gli eventuali danni causati dall' inosservanza del piano di coesistenza, in fase di conversione, è stato, inoltre, aggiunto all'art. 4 (piani di coesistenza), il comma 3bis, ai sensi del quale le Regioni e le Province Autonome, hanno la facoltà di istituire un apposito Fondo, finalizzato a consentire il ripristino delle condizioni agronomiche preesistenti all'evento dannoso. L'applicazione del principio chi inquina paga comporta, quindi, che ai sensi dell'art. 5, comma Ibis, chiunque abbia cagionato danni derivanti dall'inosservanza del piano di coesistenza sia tenuto al risarcimento, con accollo dell'onere di provare il fatto contrario idoneo a liberarlo. Si rinvia, inoltre, ad uno specifico decreto l'individuazione delle diverse tipologie di risarcimento dei danni di cui all'art. 5, comma l-bis e di quelli derivanti da commistione non imputabile a responsabilità soggettive. Il decreto definisce, altresì, le modalità di accesso del conduttore agricolo danneggiato al Fondo di solidarietà nazionale di cui al decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102, nei limiti delle disponibilità del Fondo stesso e le forme di utilizzo, senza ulteriori oneri a carico del bilancio dello Stato, di specifici strumenti assicurativi, da parte degli imprenditori agricoli, diretti a sostenere gli oneri derivanti dalle responsabilità e dai danni disciplinati dalla legge cit. E', comunque, esclusa la responsabilità dell'imprenditore agricolo nel caso di impiego di sementi certificate dall'autorità amministrativa e munite di dichiarazione del fornitore circa la purezza (art. 5, comma 1 bis). Lo stesso imprenditore viene ancora gravato dell'ulteriore onere di predisporre un apposito piano di gestione aziendale per la coesistenza, che costituisce titolo di responsabilità in caso di inosservanza non che di conservare appositi registri aziendali contenenti le informazioni relative alle misure adottate. In ogni caso, fino all'adozione dei singoli piani regionali di coesistenza le coltivazioni transgeniche sono vietate ad eccezione di quelle autorizzate per fini di ricerca e12 sperimentazione. Per la violazione di tale divieto, in sede di conversione, è stata modificata la sanzione, attualmente prevista nell'arresto da uno a due anni o nell'ammenda da euro a euro indietro HOME avanti Documenti analoghi
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