Source: https://www.laleggepertutti.it/285775_autovelox-tolleranza
Timestamp: 2019-09-19 22:07:14+00:00
Document Index: 118019429

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 142', 'art. 380', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ']

Multa per eccesso di velocità: che succede se si superano di pochi chilometri i limiti previsti dalla segnaletica o dal Codice della strada?
Tolleranza: una parola che usiamo spesso per giustificare i nostri sbagli, ma che non siamo disposti invece ad applicare agli illeciti altrui. Il motto «Tolleranza zero», insomma, vale solo nei confronti delle altre persone. Ecco perché, quando entra in gioco la pubblica amministrazione, la tolleranza diventa «uguale per tutti», proprio come la legge. Succede, ad esempio, in materia di contravvenzioni stradali e, in particolare, con l’eccesso di velocità. La normativa stabilisce una tolleranza autovelox per tutte le volte in cui l’automobilista sfora di pochi chilometri i limiti consentiti dal Codice della strada o dai cartelli posti ai margini della carreggiata. Ma di quanto si può superare tale divieto? E se anche si superano i limiti della tolleranza, uno sforamento minimo può essere anch’esso tollerato? Il discorso si può ripetere a catena, per tutte le piccole e incolpevoli violazioni.
Come noto, la tolleranza sulle multe per eccesso di velocità è del 5% con un limite minimo di 5 km/h. Ma come si applica, nella pratica, questa regola? Si è posto, di recente, il problema in merito a una strada non trafficata, particolarmente ampia e in discesa: situazione in cui è più facile incorrere nell’eccesso di velocità ma che, nello stesso tempo, non crea particolare pericolo per la circolazione. «I limiti di velocità vanno aggiornati» si dice spesso sperando quantomeno nel fatto che sia la polizia a chiudere un occhio o a tarare l’autovelox in modo tale da non scattare già solo per 1 km di differenza rispetto al segnale. Eppure, questo non esclude che gli agenti possano fare i “fiscali” applicando solo la tolleranza autovelox prevista dalla legge. Che succede in questi casi? Si può impugnare la multa?
Per comprendere meglio la questione facciamo qualche esempio pratico.
1 Autovelox: tolleranza su strade in discesa
2 Autovelox: tolleranza su strade libere e larghe
3 Autovelox: quale tolleranza?
4 Come si calcola la tolleranza autovelox?
5 La tolleranza sulla tolleranza autovelox
Autovelox: tolleranza su strade in discesa
Per ogni strada in salita ce n’è una in discesa. Gli automobilisti che percorrono i due lati opposti della strada devono essere trattati nello stesso modo oppure bisogna essere più indulgenti nei confronti di chi “scende” rispetto a chi “sale”? È facile che il motore vada “su di giri” se l’inclinazione della strada agevola la velocità, ma proprio questo deve portare l’automobilista ad avere maggiore prudenza per evitare di non poter più controllare il veicolo. Sicché si è detto che sulla strada in discesa non ci può essere alcuna tolleranza in più rispetto a quella in salita.
Autovelox: tolleranza su strade libere e larghe
Lo stesso problema si può porre per le strade libere dal traffico e particolarmente larghe. Anche in questo caso i giudici hanno escluso la “tolleranza sulla tolleranza”. Oltre al limite del 5% non si può più giustificare l’automobilista che supera i limiti consentiti. In particolare, la Cassazione osserva innanzitutto che «non è ammissibile il giudizio di “pericolosità in concreto” della condotta» tenuta dal conducente che viola il Codice della strada. Non conta cioè quanto sia stato, nel caso di specie, l’attentato alla sicurezza stradale, ma ciò che dispongono le norme, i cartelli e il Codice della strada. Non c’è neanche una giustificazione per la buona fede di chi non si è accorto che il contachilometri prendeva la volata.
Dice la Cassazione: «l’esimente della buonafede rileva come causa di esclusione della responsabilità amministrativa – al pari di quanto avviene per la responsabilità penale, in materia di contravvenzioni – solo quando sussistano elementi positivi idonei a ingenerare nell’autore della violazione il convincimento della liceità della sua condotta e risulti che egli abbia fatto tutto il possibile per conformarsi al precetto di legge».
Autovelox: quale tolleranza?
Vediamo ora, più nel dettaglio, qual è la tolleranza autovelox prevista dalla nostra legge.
Come detto, la multa per eccesso di velocità non scatta al superamento del limite di legge, ma dopo un’ulteriore soglia del 5% rispetto al suddetto limite. Questa soglia è detta tolleranza.
Il limite su cui si applica la tolleranza è quello previsto dalla segnaletica o, in assenza, dal Codice della strada. Vale la pena ricordare quali sono i limiti di velocità:
autostrade: 130 km/h (su alcune autostrade, laddove la conformazione e la segnaletica lo prevedono, si può arrivare a 150 km/h);
strade nei centri abitati: 50 km/h, con la possibilità di elevare tale limite fino ad un massimo di 70 km/h per le strade urbane le cui caratteristiche costruttive e funzionali lo consentano, previa installazione degli appositi segnali.
Come si calcola la tolleranza autovelox?
La tolleranza si calcola aumentando del 5% il limite di velocità appena indicato, tenendo conto che tale soglia non può mai essere inferiore a 5 km/h. In caso di decimali, si approssima per eccesso.
Ecco quindi, nella pratica, qual è la tolleranza autovelox:
con un limite di 130 km/h, la tolleranza è di 6,5 km/h che, approssimato per eccesso, fa 7. Quindi, fino a 137 km/h non si rischia alcuna multa. La contravvenzione può però scattare a partire da 138 km/h;
con un limite di 110 km/h, la tolleranza è di 5,5 km/h che, approssimato per eccesso, fa 6. Quindi, fino a 116 km/h non c’è multa. La contravvenzione scatta da 117 km/h;
con un limite di 100 km/h, la tolleranza è di 5 km/h. Quindi non si viene multati fino a 105 km/h, mentre da 106 in poi si rischia la sanzione;
con un limite di 90 km/h, la tolleranza è di 4,5 km/h che, approssimato per eccesso, fa 5. Quindi la multa può arrivare solo se si va a 96 km/h mentre, fino a 95 km/h si è nei limiti tollerati;
con un limite a 70 km/h, la tolleranza è di 3,5 km/h che, approssimato per eccesso, fa 4. Ma dato che, come detto, il limite di tolleranza minima è sempre di 5 km/h, la multa non scatta se l’auto va a 75 km/h mentre arriva se si procede a 76 km/h;
con un limite a 50 km/h vale lo stesso ragionamento: l’eccesso di velocità è tollerato fino a 55 km/h mentre da 56 in poi si viene multati.
La tolleranza sulla tolleranza autovelox
Immaginiamo ora di superare solo di 1 o 2 km/h il limite della tolleranza. Si può essere multati se, su una strada con limite a 130 km/h si va a 138 o a 139 km/h o se, su una strada con limite a 90 km/h si procede a 96 km/h? Il tachimetro non è così perfetto da segnalarci variazioni tanto impercettibili. Se anche c’è qualche precedente che ritiene ammissibile un’ulteriore “tolleranza sulla tolleranza”, la giurisprudenza ritiene legittima, una multa se si supera di poco il limite di velocità: la legge è legge e va applicata alla lettera.
[1] Cass. ord. n. 12629/19 del 13.05.2019.
Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza 20 dicembre 2018 – 13 maggio 2019, n. 12629
Presidente Lombardo – Relatore Picaroni
il Comune di Sesto Campano ricorre, sulla base di un motivo, per la cassazione della sentenza del Tribunale di Isernia, resa pubblica mediante deposito in cancelleria in data 14 aprile 2017, con la quale è stato rigettato l’appello proposto dallo stesso Comune avverso la sentenza del Giudice di pace di Venafro n. 82 del 2014;
che il Giudice di pace aveva accolto l’opposizione proposta da Gi. Sc. al verbale di contestazione della violazione dell’art. 142, comma 8, cod. strada, rilevata con apparecchio autovelox;
che il Tribunale ha confermato la decisione sul rilievo che, data l’esiguità della velocità eccedente (26 km/h, a fronte del limite di 50 km/h) e le circostanze di tempo e luogo (orario di traffico scarso e strada ampia e rettilinea), il superamento del limite di velocità non aveva posto in pericolo concretamente il bene protetto, e cioè l’incolumità pubblica e privata;
che la parte intimata non ha svolto difese in questa sede;
che il relatore ha formulato proposta di decisione, ai sensi dell’art. 380-ò/s cod. proc. civ., di manifesta fondatezza del ricorso.
con l’unico motivo è denunciata violazione e falsa applicazione degli artt. 2697 cod. civ., 3 L. n. 689 del 1981, nonché omessa o insufficiente motivazione su un punto controverso della decisione in relazione agli artt. 4 D.L. n. 121 del 2002, conv. con modif. dalla L. n. 168 del 202, 2 D.M. 15 agosto 2007, 83 D.P.R. n. 495 del 1993;
che il ricorrente Comune contesta il riconoscimento della buona fede del trasgressore, a fronte della presunzione di colpa gravante sul predetto, e la mancanza di prova degli elementi “positivi” idonei a superare tale presunzione;
che ai fin della configurabilità dell’illecito amministrativo, ai sensi dell’art. 3 L. n. 689 del 1981, è necessaria e al tempo stesso sufficiente la coscienza e volontà della condotta attiva o omissiva, senza che occorra la concreta dimostrazione del dolo o della colpa, giacché la norma pone una presunzione di colpa in ordine al fatto vietato a carico di colui che lo abbia commesso, riservando poi a questi l’onere di provare di aver agito senza colpa;
che, pertanto, da un lato non è ammissibile il giudizio di “pericolosità in concreto” della condotta del trasgressore, e, dall’altro lato, l’esimente della buona fede, applicabile anche all’illecito amministrativo, rileva come causa di esclusione della responsabilità amministrativa – al pari di quanto avviene per la responsabilità penale, in materia di contravvenzioni – solo quando sussistano elementi positivi idonei a ingenerare nell’autore della violazione il convincimento della liceità della sua condotta e risulti che il trasgressore abbia fatto tutto quanto possibile per conformarsi al precetto di legge, onde nessun rimprovero possa essergli mosso (tra le molte, Cass. 11/06/2007, n. 13610, e più di recente Cass. 31/07/2018, n. 20219);
che il ricorso è accolto con conseguente cassazione della sentenza impugnata con rinvio, per un nuovo esame dell’appello;
che il giudice del rinvio provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, al Tribunale di Isernia, in persona di diverso magistrato.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della VI-II Sezione civile della Corte suprema di Cassazione, il 20 dicembre 2018.