Source: https://www.exeo.it/Articoli/9573/mutamento-cambio-destinazione-uso.aspx
Timestamp: 2019-08-26 01:01:41+00:00
Document Index: 15719971

Matched Legal Cases: ['art. 32', 'art. 95', 'art. 57', 'art. 23', 'art. 40', 'art. 13', 'art. 10', 'art. 32', 'art. 17', 'art. 3', 'art. 2195', 'art. 2195', 'art. 23', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 7', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 52']

In materia edilizia, l’art. 32, comma 1, del D.P.R. n. 380 del 2001, qualifica come variazione essenziale il mutamento di destinazione d’uso, comunque realizzato, anche senza opere edilizie, che implichi una variazione degli standard previsti dal D.M. 2 aprile 1968, n. 1444.
La destinazione d’uso è un elemento che qualifica la connotazione dell’immobile e risponde agli scopi di interesse pubblico perseguiti dalla pianificazione nella misura in cui individua il bene sotto l’aspetto funzionale, specificando le destinazioni di zona fissate dagli strumenti urbanistici in considerazione della differenziazione infrastrutturale del territorio.
Il cambiamento di utilizzo, la cui rilevanza dal punto di vista urbanistico deve essere dimostrata, non può essere precluso da una qualificazione presente nei dati cata... _OMISSIS_ ...a determinare la regolamentazione edilizia dell’immobile, ancor più nel caso in cui l’accatastamento, nonché il linguaggio a tal fine allora utilizzato, devono essere contestualizzati in un’epoca risalente, addirittura, precedente alla legge urbanistica 17 agosto 1942 n. 1150.
La modifica di destinazione d'uso, quando ha ad oggetto immobili che ricadono in zona sismica, anche nel caso di interventi non dichiaratamente strutturali (impiantistici, di ridistribuzione degli spazi, ecc), non è sottratta al controllo preventivo degli organi competenti e deve perciò essere preceduta dal deposito del progetto e autorizzata ai sensi del D.P.R. n. 380 del 2001, art. 95 e seguenti.
Le opere che determinano la modifica di destinazione d’uso ovvero ... _OMISSIS_ ...rsquo;immobile vanno qualificate quale intervento di ristrutturazione edilizia.
L’utilizzazione di fatto di un immobile non può essere fonte di modificazione della destinazione d’uso rilevante ai fini urbanistici.
È urbanisticamente rilevante la modificazione a stalle di una destinazione abitativa o “rurale” in senso stretto (in quanto connessa all’utilizzazione dei manufatti per l’esercizio delle attività agricole: cantina, rimessa attrezzi, fienile, etc.), in quanto comporta il passaggio categoria delle “industrie insalubri” ed implica una trasformazione territoriale ed ambientale che deve essere valutata nei suoi aspetti igienico-sanitari (soprattutto, per il regolare deflusso delle deiezioni ed il loro trattamento, fattore di criticità per la tutela ambientale).
La distinzione tra «modifica... _OMISSIS_ ...e «diverso uso» che emerge dall'art. 57 L.R. Calabria 19/2002 non implica affatto un regime differenziato quanto alla soggezione della modifica e del diverso uso alle prescrizioni dello strumento urbanistico, perché il rispetto di dette prescrizioni è necessario in entrambi i casi.
Per stabilire quando un locale abbia o meno funzione abitativa, non si deve effettuare una valutazione parcellizzata che abbia a riguardo a singole e specifiche caratteristiche dello stesso, ma occorre, al contrario, effettuare una valutazione globale che permetta di apprezzare se, nel concreto, siano presenti quegli elementi che denotino l’attitudine del locale ad essere utilizzato per lo svolgimento di vita domestica tanto che lo stesso sostenga, quindi, carico urbanistico.
Ai fini della individuazione della categoria funzionale di cui al D.P.R. n. 380 del 2001, art. 23 ter, l'attività fieristica va individuata quale attività commerciale, con la conseguenza che la modifica di destinazione d'uso, mediante opere, di un preesistente complesso immobiliare desinato ad insediamento produttivo richiede il preventivo rilascio del permesso di costruire.
La classificazione dell’immobile ai fini catastali non rileva ai fini della sua qualificazione edilizia.
Per verificare se vi sia stata, o meno, la modificazione delle destinazione d’uso di un edificio a seguito di lavori, si deve tenere conto non già del concreto uso del bene, bensì delle oggettive attitudini funzionali da esso acquisite dopo i lavori.
La mera cessazione dell’attività agricola non implica, di per sé, la modificazione della destinazione d’uso da agricola a residenziale, occorrendo all’uopo un effettivo utilizzo della cubatura a fini abitativi, da comprovare in modo rigoroso dalla parte privata che se ne intenda giovare ai fini dell’esercizio dello ius aedificandi.
_OMISSIS_ ...zione d'uso di un immobile non si può escludere il ruolo fortemente indiziario che si accompagna alla qualificazione ai fini dell’ICI (nella specie, come industriale).
Le generiche dizioni di cambio di destinazione d'uso da locale-deposito ad abitazione non consentono di valutare l'eventuale passaggio da una categoria edilizia all'altra tale da incidere sulla necessità o meno del permesso di costruire.
E' affetta dal vizio di deficit motivazionale l'ordinanza di demolizione che non indica gli elementi da cui l’amministrazione ha inteso desumere l’utilizzazione di un garage come locale deposito.
Non sono necessari interventi tesi ad aggiungere elementi strutturali in precedenza non esistenti perché si possa configurare un effettivo cambio di destinazione d’uso. Anche se non sono state realizzate opere, ovvero se sono state effettuate soltanto sostituzioni di elementi strutturali preesistenti, si ha comunque cambio di destinazione d’uso se, per l’effetto degli interventi considerati nel loro complesso, l’immobile è divenuto suscettibile in maniera stabile di un uso diverso da quello pregresso.
La destinazione d’uso non si identifica con l’impiego che in concreto ne fa il soggetto utilizzatore, ma con la destinazione impressa dal titolo abilitativo, e ciò in quanto la nozione di “uso” urbanisticamente rilevante è ancorata alla tipologia strutturale dell’immobile – quale individuata nel titolo edilizio – senza che essa possa essere influenzata da utilizzazioni difformi rispetto al contenuto degli atti autorizzatori e/o pianificatori.
Resta compito della P.A. verificare la destinazione d’uso dell’opera, in quanto trattasi pur sempre di un momento di verifica della sua compatibilità urbanistica.
Nel caso in cui la destinazione d'uso non sia univoca, il criterio da seguire deve essere quello, in negativo, della non incompatibilità tra destinazione d’uso indicata in progetto e quella prescritta nel piano.
Ove la consistenza fisica dell’intervento non si riveli in qualche modo incompatibile con la destinazione d’uso prevista dallo strumento di pianificazione, la natura vincolata del potere di rilascio del titolo edilizio ed il principio di tassatività delle limitazioni imposte al diritto di proprietà, non consentono di denegare il rilascio del permesso di costruire; opinare diversamente significherebbe opporre una causa di diniego futura ed incerta; futura, perché la concreta destinazione sarà attuale solo al momento della avvenuta edificazione; incerta, perché non vi è ragione di ritenere al momento dell’approvazione del progetto che la destinazione di piano, comunque compatibile con quella progettuale, non ... _OMISSIS_ ... facendo prevalere una logica di sospetto, del tutto ingiustificata.
Non è possibile pretendere dal soggetto che richiede il permesso di costruire l’assunzione di impegni di natura obbligatoria, deponenti nel senso di una specifica destinazione d’uso, mancando innanzitutto una previsione normativa in tal senso che possa limitare la libertà negoziale ed ancor prima quella di disposizione del diritto di proprietà o altro diritto reale a cui s’ascrive la facoltà di edificazione.
Il sovradimensionamento e le caratteristiche strutturali della costruzione (come ad esempio l’essere posto, il locale in questione, in comunicazione diretta con l’unità immobiliare, costituendone materialmente “ampliamento”) possono costituitre quantomeno indizio della volontà di adibire i locali ad uso abitativo e tale indizio diventa un dato sostanzialmente confermato in seguito alla D.I.A. per cambio d’uso.
E' la presenza di modificazioni strutturali, ossia di fatti con una valenza pregnante molto maggiore e molto più stabile della mera presenza di oggetti di arredamento (quali ad esempio letti e cucine), a connaturare l’esplicita funzionalizzazione dell’opera a un uso abitativo.
L’aver versato l’oblazione nella misura prevista per attività industriale anziché commerciale non costituisce un mero errore materiale, ma si risolve in una “infedeltà dell’istanza” e nel mancato pagamento della “oblazione dovuta” ai sensi dell’art. 40 della L. n. 47/1985, con conseguente inapplicabilità della norma che consente di versare, in luogo della somma residua, il triplo della differenza tra la somma dovuta e quella versata, in unica soluzione entro il 31 marzo 1996.
In tema di accertamento della destinazione d'uso, l’art. 13 della L.R. Liguria 6.6.2008, n. 16 ha configurato un sistema “a cascata”, per cui si dà in primo luogo la prevalenza agli atti pubblici dai quali risulta la destinazione legale e, solo in caso di totale assenza, consente di far riferimento ad elementi integrativi, ma pur sempre e solo “risultanti da atti giuridici”, cioè con documenti di prova preesistenti e non forma... _OMISSIS_ ...>
OPERE ED INTERVENTI --> NATURA DEGLI INTERVENTI --> MUTAMENTO DI DESTINAZIONE D'USO --> ALLACCIAMENTI
L’approntamento degli impianti elettrici, nel contesto di recupero turistico di un borgo oggetto di restauro, non formalizza alcun cambio di destinazione d’uso, che si configura al contrario allorquando alla fase realizzativa segua quella funzionale di allaccio e di avvio della rete elettrica, fase quest’ultima –ma solo quest’ultima- da sottoporre ad ulteriore e finale vaglio autorizzatorio sia del Comune che dell’Ente Parco (anche all’interno, come nella specie, di un programma finale di operatività turistica già programmato e concordato in virtù di strumenti convenzionali intercorsi fra le parti pubbliche e private impegnate nella valorizzazione di quel territorio).
La modificazione della destinazione d’uso, seppure indipendentemente dall’esecuzione fisica di opere ma in seguito alla variazione anche di semplice uso, implica una trasformazione edilizia che comporta un passaggio tra due categorie funzionalmente autonome dal punto di vista urbanistico e che determina un aumento del cd. carico urbanistico.
Il cambio di destinazione d’uso sussiste se, a prescindere dalla realizzazione di opere, l’intervento determini una modificazione edilizia con effetti incidenti sul carico urbanistico o sia idoneo a consentire un uso più intenso dell’edificio, per effetto della moltiplicazione delle unità immobiliari.
La dotazione al piano seminterrato di arredamento, impianto termo-idr... _OMISSIS_ ...ntegra un mutamento della destinazione d'uso, essendo univocamente volto a rendere i locali abitabili e destinati alla stabile permanenza di persone.
Non incidono sul carico urbanistico le opere che non variano la conformazione planovolumetrica delle costruzioni e il loro perimetro considerato in senso verticale ed orizzontale se non per l’eliminazione di parti accessorie (nella specie una scala estera), non alterano l’aspetto esteriore degli edifici e non mutano la destinazione d’uso (se non, nella specie, con riguardo a locali ad uso custode comunque aventi destinazione residenziale-abitativa).
Presupposto perché il mutamento di destinazione d'uso di un immobile sia da considerarsi giuridicamente rilevante, è che il suo uso diverso, anche se attuato senza opere a ciò preordinate, comporti un maggior peso urbanistico sul tessuto urbano e determini un aggravio di servizi, incidendo sulla viabilità e sul traffico ordinario nella zona interessata, con correlata esigenza di parcheggi nelle aree antistanti o prossime all'immobile.
Non è sostenibile che a cagione della circostanza che in altro sito, seppur facente capo al territorio del medesimo comune, l'interessato conducesse in passato un capannone in locazione adibito ad allevamento di animali, l’adibizione di altro annesso ad allevamento di animali sia neutra in punto di incremento del carico urbanistico. Il Comune infatti deve valutare quel singolo intervento edilizio, in quel determinato luogo: è lì che ricade l’incremento di carico, senza che possano rilevare contestuali decrementi (nella specie discendenti dalla cessazione del rapporto di locazione concernente l’altro capannone in precedenza utilizzato dall'interessato).
Il mutamento d’uso di un locale tecnico e pertinenziale in locale abitabile comporta un aumento di carico urbanistico con conseguente necessita' del previo titolo edilizio.
La mancanza di un intervento legislativo regionale volto a disciplinare criteri e modalità del mutamento delle destinazioni d'uso non determina che siffatta attività sia libera ed esente da oneri laddove, tale mutamento, incidendo sull’assetto della programmazione urbanistica con un passaggio fra categorie e tipologie edilizie, comporti un diverso carico urbanistico ed una conseguente maggiore necessità di dotazioni infrastrutturali, i cui costi devono essere, per la differenza, posti a carico del proprietario in forza di quanto disposto dall'art. 10, ultimo comma, della legge n. 10 del 1977.
L’uso direzionale di un immobile comporta un aggravio del carico urbanistico rispetto all’uso abitativo, poiché un ufficio è molto più frequentato di un’abitazione privata, e quindi richiede un maggior impegno in termini di standard.
_OMISSIS_ ...e comporta un aumento di carico insediativo rispetto a quella commerciale, essendo prevista una possibile e saltuaria presenza più stabile e continuativa, ad esempio notturna.
Il mutamento di destinazione da magazzino a residenza determina un aggravamento del carico urbanistico.
L’aumento del carico urbanistico non si realizza solo in caso di modifica della destinazione funzionale dell’immobile, ben potendo accadere che esso si determini anche qualora la destinazione non venga mutata, essendo a tal fine esclusivamente rilevante la circostanza che le opere si prestino a rendere la struttura un polo di attrazione per un maggior numero di persone con conseguente necessità di più intenso utilizzo delle urbanizzazioni esistenti.
In conformità all’art. 32, comma 1, lett. a) del d.P.R. n. 380 del 2001, il mutamento di destinazione d’uso non autorizzato, attuato senza opere, comporta una c.d. variazione essenziale sanzionabile se ed in quanto comportante una variazione degli standards previsti dal decreto ministeriale 2 aprile 1968, ossia dei carichi urbanistici relativi a ciascuna delle categorie urbanistiche individuate nella fonte normativa statale in cui si ripartisce la c.d. zoning del territorio. In caso contrario, non essendo stata realizzata alcuna opera edilizia né alcuna trasformazione rilevante, il mutamento d’uso costituisce espressione della facoltà di godimento, quale concreta proiezione dello ius utenti, spettante al proprietario.
Il mutamento di destinazione d'uso, realizzato con l’esecuzione di opere edilizie, da una tipologia utilizzativa industriale ad altra turistica-commerciale implica, in ragione del mutamento d’uso fra categorie urbanistiche non omogenee, un incremento del carico urbanistico.
Il cambio di destinazione d'uso di un immobile, ancorché compatibile nella medesima zona omogenea, intervenuto tra categorie edilizie funzionalmente autonome e non omogenee, integra una modificazione edilizia con effetti incidenti sul carico urbanistico, soggetta al regime oneroso, indipendentemente dalla tipologia delle opere.
Il cambio di destinazione d’uso all'interno della medesima categoria funzionale è urbanisticamente rilevante ogni qual volta esso comporti un aumento o un aggravamento del carico urbanistico insistente sull'area.
Il mutamento di destinazione d’uso, anche senza opere edilizie, non può costituire una operazione edilizia o urbanistica neutra, da definirsi esclusivamente attraverso il pagamento di una sanzione pecuniaria, dovendo l’amministrazione verificare se il cambio d’uso incida o meno anche sul carico urbanistico della zona.
Il mutamento di destinazione d’uso di un immobile che determini una modificazione edilizia con incidenza sul carico... _OMISSIS_ ...io rilascio del permesso di costruire.
Ai sensi dell’articolo 32, comma 1, lettera a) del d.P.R. 380 del 2001, il mutamento della destinazione d’uso costituisce “variazione essenziale” ai sensi del precedente articolo 31 solo laddove essa abbia comportato variazione degli standard previsti dal decreto ministeriale 2 aprile 1968.
Il mutamento di destinazione d’uso di un fabbricato da industriale/artigianale a commerciale, pur attuato senza realizzazione di nuove opere comporta un diverso carico urbanistico, derivante appunto dall’insediamento di una attività di carattere commerciale e determina quindi l'applicazione di standards urbanistici differenti.
Il cambio di destinazione d’uso da locali senza permanenza di persone (ad es. deposito) a locali con permanenza di persone (ad es. spogliatoio) comporta un aumento del carico urbanistico.
Sussiste aggravamento del carico urbanistico anche con riferimento alle ipotesi di realizzazione di opere interne comportanti il mutamento della originaria destinazione d'uso di un edificio.
Anche dopo le modifiche apportate dal D.L. n. 133 del 2014, art. 17 (conv. in L. n. 164 del 2014) al D.P.R. n. 380 del 2001, art. 3 che ha esteso la categoria degli interventi di manutenzione straordinaria al frazionamento o accorpamento di unità immobiliari con esecuzione di opere, se l'intervento comporta variazione di superficie o del carico urbanistico devono comunque rimanere immutate la volumetria complessiva o la originaria destinazione d'uso.
Nella provincia di Bolzano, nel concetto di “esecuzione di opera”, secondo la legislazione provinciale sul condono, rientra anche il cambiamento di destinazione d’uso urbanisticamente rilevante, indipendentemente dall’effettuazione di contestuali interventi edilizi di natura materiale.
L’incremento del carico urbanistico non può costituire di per sé indice dell’avvenuta modificazione della destinazione d’uso, anche laddove la destinazione in questione sia rimasta in concreto invariata.
Il mutamento di destinazione d’uso di locali da garage ad unità abitativa costituisce un cambio di categoria edilizia incompatibile con l'uso precedente ed implicante una variazione degli standards urbanistici di cui al d.m. n. 1444 del 1968 e un aggravio del carico urbanistico, tanto da configurarlo quale nuova costruzione assoggettabile a rilascio del permesso di costruire.
Il semplice cambio di destinazione d'uso privo di opere edilizie, se operante tra due categorie funzionalmente autonome, quale da sof... _OMISSIS_ ...ggetto al permesso di costruire in quanto va ad incidere sul carico urbanistico dell'immobile e sul volume.
La d.i.a. è astrattamente idonea, dal punto di vista meramente edilizio, per le opere interne preordinate al cambio d’uso, ma non può comunque legittimare il cambio d’uso se manchi il reperimento delle aree a standard nella misura di legge.
Nel mutamento di destinazione d'uso, indipendentemente dall’esecuzione fisica di opere, rileva il passaggio dell’immobile ad una categoria funzionalmente autonoma dal punto di vista urbanistico, con conseguente aumento del carico; in altri termini si configura una “trasformazione edilizia” quando la stessa sia produttiva di vantaggi economici connessi all’utilizzazione.
La rimozione o l’apposizione di tramezzature, anche non portanti, possono modificare radicalmente la conformazione - e quindi l’uso - di una unità immobiliare, per cui non si può parlare in tal caso di cambiamento di destinazione d’uso senza opere (nella specie, da abitativo a ufficio).
Il mutamento di destinazione d’uso giuridicamente rilevante è solo quello tra categorie funzionalmente autonome dal punto di vista urbanistico, posto che nell’ambito delle stesse categorie possono aversi mutamenti di fatto, ma non diversi regimi urbanistico costruttivi, stanti le sostanziali equivalenze dei carichi urbanistici nell’ambito della medesima categoria.
La destinazione commerciale impressa di fatto ad un immobile destinato ad attività produttiva comporta un passaggio tra categorie funzionali autonome (artigianale e commerciale) cui corrisponde un diverso regime contributivo, in ragione dei diversi carichi urbanistici connessi alla due indicate destinazioni.
Mentre la trasformazione da residenziale a “servizi” comporta l’aumento dell’indice degli standard, il contrario non può ritenersi ammissibile in quanto diminuisce il livello di infrastrutturale al servizio delle residenze.
Nel contesto organizzativo del territorio, proprio dell’urbanistica, e segnatamente in tema di mutamento di destinazione d'uso ed al fine di quantificare ... _OMISSIS_ ...dia e lavora in una data area deve essere ragionevolmente equiparato a coloro che risiedono nell’area medesima, e ciò al fine dell’individuazione dei bisogni della collettività ivi comunque insediata.
In linea di principio, nel passaggio da una categoria funzionale ad altra rileva sempre il carico urbanistico; ma nell’ipotesi in cui un insediamento artigianale associ anche un’attività commerciale tale da divenire assimilabile ad attività commerciale al dettaglio, la relativa modifica della destinazione d’uso è sostanzialmente assimilabile ad un mutamento di macro-categoria, con ogni conseguenza per quanto attiene alla valutazione del mutato carico urbanistico dell’area.
Il cambio di destinazione richiede in ogni caso l’adeguamento degli standard urbanistici e in particolare dei parcheggi a uso pubblico.
Nel silenzio della legislazione edilizia, al fine di discernere tra attività produttiva (industriale) e attività commerciale, occorre far riferimento ai criteri generali contenuti nell’art. 2195 c.c., atteso che la suddetta disciplina speciale non detta al riguardo un proprio criterio, né rinvia ad altre specifiche disposizioni. Pertanto - poiché ai sensi del citato art. 2195 sono da comprendere nel settore industriale le attività dirette alla produzione di beni o servizi mediante realizzazione di un risultato economico nuovo ottenuto utilizzando, elaborando e trasformando i fattori predisposti dall'imprenditore - nella categoria «produttiva» va ricondotta senza dubbio l’attività di noleggio con conducente, con la quale viene offerto un prodotto di certo non riducibile alla mera intermediazione e distribuzione dei prodotti.
Se è vero che un mutamento di destinazione d’uso è sempre consentito, a condizione che, prima e dopo il mutamento, si rimanga all’interno della stessa categoria funzionale, ulteriormente coordinando sul piano ermeneutico la portata dei segmenti dispositivi degli artt. 22 e 23 ter D.P.R. n. 380/2001 (T.U. Edilizia) si giun... _OMISSIS_ ...é si rimanga nella stessa categoria funzionale, è possibile il cambio di destinazione d’uso attraverso una SCIA.
Pur nell’ambito della medesima categoria, (agricola/rurale) vi è mutamento di destinazione d’uso tra l’adibizione di un immobile a capanno e/o ricovero attrezzi e l’adibizione del medesimo ad allevamento degli animali.
Assume rilevanza, sotto il profilo giuridico, il solo mutamento di destinazione d'uso tra categorie funzionalmente autonome dal punto di vista urbanistico, in quanto nell'ambito delle stesse categorie si possono riscontrare mutamenti di fatto, ma non diversi regimi urbanistico - contributivi, in considerazione delle sostanziali equivalenze dei carichi urbanistici nell'ambito della medesima categoria.
Il cambio di destinazione d’uso a seguito di opere interne è ammesso soltanto tra le diverse tipologie di attività contemplate nel medesimo ambito.
Costituisce una variazione della modalità d’uso rilevante da “rurale” a “produttiva” ai sensi dell’art. 23-ter del D.P.R. 380/2001 la destinazione di un capannone costituente deposito di attrezzi agricoli a ricovero di animali da cortile e deposito di piccoli attrezzi agricoli per la coltivazione dell’orto.
Costituisce mutamento rilevante della destinazione d'uso ogni forma di utilizzo dell'immobile o della singola unità immobiliare diversa da quella originaria purché tale da comportare l'assegnazione dell'immobile o dell'unità immobiliare ad una diversa categoria funzionale.
Per i casi di cambio di destinazione d'uso è esclusa la necessità del previo rilascio del permesso a costruire solo allorquando con le modifiche apportate resti immutata e conservata la originaria categoria di riferimento, e non siano modificate la collocazione e le caratteristiche fisiche identificative dell'originario manufatto, anche con riferimento al regime del carico urbanistico stimato che non deve risultare in ogni caso aggravato per effetto della nuova destinazione impressa.
L’assentibilità a sanatoria di un cambio di destinazione d’uso accompagnato dalla realizzazione di opere edilizie presuppone che la modifica della destinazione d’uso sia compatibile con le previsioni urbanistiche di zona vigenti.
L’attività di svolgimento professionale di corsi di formazione e addestramento professionale costituisce in effetti un’attività di carattere commerciale che non può essere a buon diritto tenuta distinta dalle altre attività riconducibili alla categoria C1.
Il mutamento di destinazione d'uso degli immobili è possibile senza il previo rilascio di permesso di costruire, purché detta modificazione intervenga entro c... _OMISSIS_ ...ametri urbanistici, atteso che la modificazione di destinazione d'uso giuridicamente e penalmente rilevante è quella che avviene tra macrocategorie, in quanto comporta il mutamento degli standards urbanistici e la variazione del carico urbanistico.
Il mutamento di destinazione d'uso è assoggettato a Scia solo quando intervenga nell'ambito della stessa categoria urbanistica; mentre è richiesto il permesso di costruire per le modifiche di destinazione che comportino il passaggio di categoria o, se il cambio d'uso sia eseguito nei centri storici, anche all'interno di una stessa categoria omogenea.
La destinazione commerciale o di vendita non implica necessariamente l’accesso del pubblico, quanto piuttosto la concreta destinazione al locale a soddisfare le esigenze dell’impresa commerciale, anche se impiegato quale deposito di merce da vendersi altrove.
E' illegittimo ritenere che il sopravvenuto utilizzo del locale già destinato a stalla per conigli ai fini della vendita diretta al pubblico dei prodotti agricoli ne determini una sostanziale modificazione nella destinazione d’uso e che tale diverso utilizzo/modificazione deponga ex se nel senso di qualificare l’intervento quale ‘ristrutturazione edilizia’ e non quale intervento di ‘manutenzione straordinaria’.
Non è ammissibile uno "sdoppiamento" fra la destinazione d'uso (nella specie, agricola) rilevante al fine di ammettere l’accertamento di compatibilità urbanistico-edilizia e la destinazione d’uso (nella specie, commerciale) ai soli fini della commisurazione della sanzione.
Alla modifica della destinazione d’uso da autorimessa in abitazione, con modifiche di porte e finestre, si applica l’art. 10 del d.p.r. n. 380 del 2001, per cui costituiscono interventi di ristrutturazione edilizia che necessitano del permesso di costruire.
E' ragionevole che, nel quadro dei margini di azioni consentiti dalla legge e dal regolamento regionali, le funzioni di governo del territorio possano essere esplicate dal Comune con l’individuazione di nuove categorie di destinazione urbanistica, tra le quali rientra la figura della cd. “attività per il tempo libero”.<... _OMISSIS_ ...i un archivio, una cineteca ed una videoteca imprime all'immobile una destinazione d’uso diversa da quella abitativa.
Il cambiamento di destinazione d'uso senza realizzazione di opere edilizie non costituisce una attività del tutto libera e priva di vincoli, non potendo comportare la vanificazione di ogni previsione urbanistica che disciplini l'uso nel territorio nel singolo comune. Una diversa soluzione, non solo costituirebbe, in linea di principio, una inammissibile vulnerazione delle prerogative di autonomia e responsabilità sul territorio degli enti locali, ma comporterebbe anche, in concreto, la violazione di regole generali finalizzate ad assicurare il corretto ed ordinato assetto del territorio, con conseguente inevitabile pericolo di pregiudizievoli modificazioni degli equilibri prefigurati dalla strumentazione urbanistica.
La destinazione d'uso quale elemento che qualifica la connotazione del bene immobile e risponde a precisi scopi di interesse pubblico, di pianificazione o di attuazione della pianificazione, precisando, altresì, che essa individua il bene sotto l'aspetto funzionale, specificando le destinazioni di zona fissate dagli strumenti urbanistici in considerazione della differenziazione infrastrutturale del territorio, prevista e disciplinata dalla normativa sugli standard, diversi per qualità e quantità proprio a seconda della diversa destinazione di zona. L'organizzazione del territorio comunale e la gestione dello stesso vengono realizzate attraverso il coordinamento delle varie destinazioni d'uso in tutte le loro possibili relazioni e le modifiche non consentite di queste incidono negativamente sull'organizzazione dei servizi, alterando, appunto, il complessivo assetto territoriale.
Sono ragionevoli e legittime le previsioni urbanistiche che escludono la residenza per i piani terra prospicienti l’area di particolare pregio del centro, così come chiaramente delimitato dagli atti comunali.
Non è assentibile un mutamento di destinazione d’uso fra categorie urbanistiche afferenti a diverse zone omogenee, mentre all’interno della stessa zona sarà possibile imprimere ad un fabbricato esistente una delle destinazioni d’uso (categorie edilizie) ad essa attribuite dagli strumenti urbanistici.
L... _OMISSIS_ ...un elemento che qualifica la connotazione del bene immobile e risponde a precisi scopi di interesse pubblico, di pianificazione o di attuazione della pianificazione, infatti l'organizzazione del territorio comunale e la gestione dello stesso vengono realizzate attraverso il coordinamento delle varie destinazioni d'uso in tutte le loro possibili relazioni, sicché le modifiche non consentite di queste incidono negativamente sull'organizzazione dei servizi, alterando il complessivo assetto territoriale.
Soltanto gli strumenti di pianificazione, generali ed attuativi, possono decidere, fra tutte quelle possibili, la destinazione d'uso dei suoli e degli edifici, poiché alle varie e diverse destinazioni, in tutte le loro possibili relazioni, devono essere assegnate - proprio in sede pianificatoria - determinate qualità e quantità di servizi. Pertanto le modifiche non consentite di tali destinazioni incidono negativamente sull'organizzazione dei servizi, alterando la possibilità di una gestione ottimale del territorio.
L’imposizione ad un sito di una destinazione urbanistica diversa da quella preesistente, sebbene conformi solo l’attività edilizia futura, preclude la realizzazione e/o l’ampliamento di attività o edifici esistenti che non abbiano una destinazione d’uso compatibile con quella nuova, di guisa che in tali casi sono normalmente consentiti solo interventi di manutenzione o conservativi degli edifici o delle attività già esistenti.
Qualora il cambio di destinazione d’uso comporti un aumento di superficie utile, si deve verificare la sua compatibilità con gli strumenti urbanistici anche in base alla classificazione edilizia che va ad assumere tale intervento.
La destinazione d’uso può essere mutata anche se in contrasto con il piano regolatore quando è senza opere poiché non determina alcuna trasformazione irreversibile.
Il D.P.R. n. 380 del 2001, nell'art. 10, comma 2, attribuisce alle Regioni il poter... _OMISSIS_ ... mutamenti, connessi o non connessi a trasformazioni fisiche, dell'uso di immobili o di loro parti, sono subordinate a permesso di costruire o a segnalazione certificata di inizio attività, pur dovendo tali enti territoriali tenere conto delle disposizioni di principio poste dalla legge statale.
Una difformità di destinazione risulta rilevante anche se realizzata senza opere, quando determina un passaggio tra categorie disomogenee, qualificate sotto il profilo della differenza del regime contributivo in ragione dei diversi carichi urbanistici.
Il mutamento di destinazione d’uso fra categorie urbanistiche autonome rileva sotto il profilo urbanistico con conseguente necessità del prescritto titolo edilizio.
E' errato presupporre una piena assimilazione fra il mutamento di destinazione d’uso e la realizzazione di una variazione essenziale in quanto tale.
Solo il cambio di destinazione d'uso fra categorie edilizie omogenee non necessita del permesso di costruire non incidendo sul carico urbanistico, mentre, allorché lo stesso intervenga tra categorie edilizie funzionalmente autonome e non omogenee, si integra una modificazione edilizia con effetti incidenti sul carico urbanistico, con conseguente assoggettamento al regime del permesso di costruire, e ciò, indipendentemente dall'esecuzione di opere.
Il cambio di destinazione d’uso di un immobile (anche senza opere edilizie) costituisce intervento modificativo dell’assetto urbanistico del territorio, qualora si ponga in un rapporto di incompatibilità con le previsioni funzionali di zona.
E' pacifico che il cambio di destinazione d’uso nell’ambito della medesima categoria funzionale non può essere soggetto ad alcuna contribuzione, ma da ciò non si può inferire alcunché in ordine alla necessaria richiesta del permesso di costruire.
E' in riferimento alle categorie edilizie funzionalmente autonome dal punto di vista urbanistico, siccome delineate dal d.m. nr. 1444 del 1968 che il mutamento di destinazione d’uso giuridicamente rilevante si distingue dal semplice cambio d’uso giuridicamente irrilevante, di tal che la modifica di tali categorie è sempre destinata ad incidere sullo jus utendi, e quindi sulla conformazione della proprietà.
Le costruzione di un camino in inox, di una finestra a raso falda e di un pannello fotovoltaico sono tutte opere che alterano lo stato dei luoghi e l’aspetto esteriore di un immobile.
Il conduttore di un bene immobile di proprietà dell’Agenzia del Demanio concesso in locazione per finalità turistico-ricettive è legittimato a richiedere l’autorizzazione per il cambio di destinazione d’uso.
Il cambio di destinazione d’us... _OMISSIS_ ...onalmente autonome e non omogenee (nella specie, tra struttura residenziale ed attività di ristorazione) deve essere espressamente vagliato ed autorizzato dall’amministrazione, mediante rilascio di permesso di costruire e non mediante semplice SCIA, anche qualora non si riscontrino modifiche edilizia esteriori: e ciò perché è necessario valutare in siffatte ipotesi gli effetti arrecati sul piano del carico urbanistico, ad esempio in termini di impatto sulla viabilità e sui parcheggi.
Nella Regione Lazio, la legge regionale 11 agosto 2008, n.15, nel modificare il terzo comma dell’art. 7 della legge regionale 2 luglio 1987, n. 36, ha previsto che il permesso di costruire (in luogo della concessione edilizia) sia il titolo idoneo ad effettuare il cambio di destinazione d’uso di unità immobiliare che comporti il passaggio da una categoria all’altra dello strumento urbanistico generale.
Prima dell’entrata in vigore della legge regionale che stabilisca, ai sensi dell’art. 10, comma 2, del d.P.R. n. 380 del 6 giugno 2001, quali mutamenti, connessi o non connessi a trasformazioni fisiche, dell'uso di immobili o di loro parti, sono subordinati a permesso di costruire o a denuncia di inizio attività, deve trovare applicazione il Testo unico dell’edilizia, il quale, al comma 1 del medesimio art. 10, prevede il permesso di costruire solo per i cambi di destinazione d’uso nell’ambito nelle zone omogenee “A”.
Nella Provincia Autonoma di Bolzano, il mutamento di destinazione d’uso prima dell’entrata in vigore della l. prov. 23 giugno 1992, n, 21, introduttiva di un regime diverso più rigoroso, era libero e non condizionato al rilascio di titolo abilitativo soltanto in assenza di opere.
Il mutamento di destinazione d’uso di un immobile situato in zona A deve essere assentito con permesso di costruire.
Nella Regione Lazio, il mutamento di destinazione d’uso da una categoria generale dello strumento urbanistico ad un’altra necessita del rilascio del permesso di costruire, indipendentemente dalla realizzazione o meno di opere ad esso strumentali, dovendo la fattispecie essere qualificata come ristrutturazione edilizia ai sensi degli artt. 3 e 33 d.p.r. n. 380/01.
E' manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 52 comma 3-bis della LR Lombardia 12/2005, che impone l’obbligo del permesso di costruire solo per i cambi di destinazione d’uso relativi ad alcuni edifici particolari (luoghi di culto, centri sociali).
La legittimità del mutamento di destinazione d’uso e la necessità a tal fine di autorizzazione, da una sottozona all’altra, deve essere valutata in concreto dall’Amministrazione, non potendosi af... _OMISSIS_ ...stessa Z.T.O. le sottozone siano pienamente fungibili.
I mutamenti di destinazione d'uso meramente funzionali, in quanto manifestazioni del diritto di proprietà e di impresa, sono sottratti al potere di pia... _OMISSIS_ ...