Source: https://it.vlex.com/vid/n-75-sentenza-21-677542745
Timestamp: 2020-04-03 04:36:41+00:00
Document Index: 124764994

Matched Legal Cases: ['art. 49', 'art. 49', 'art. 187', 'art. 187', 'art. 23', 'art. 24', 'art. 23', 'art. 29', 'art. 3', 'art. 117', 'art. 23', 'art. 17', 'art. 49', 'art. 118', 'art. 188']

n. 75 SENTENZA 21 marzo - 12 aprile 2017 - - 19 Aprile 2017 - Gazzetta Ufficiale - Legislazione - VLEX 677542745
ha pronunciato la seguente SENTENZA nel giudizio di legittimita' costituzionale dell'art. 49 della legge 28 dicembre 2015, n. 221 (Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali), promosso dalla Regione Lombardia con ricorso notificato il 18 marzo 2016, depositato in cancelleria il 25 marzo 2016 ed iscritto al n. 22 del registro ricorsi 2016. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri;
uditi l'avvocato Francesco Saverio Marini per la Regione Lombardia e l'avvocato dello Stato Giacomo Aiello per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto in fatto 1.- Con ricorso notificato il 18 marzo 2016, depositato il 25 marzo 2016 e iscritto al n. 22 del registro ricorsi 2016, la Regione Lombardia ha impugnato l'art. 49 della legge 28 dicembre 2015, n. 221 (Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali). Tale disposizione aggiunge il comma 3-bis nell'art. 187 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante «Norme in materia ambientale» (in prosieguo, anche: codice dell'ambiente). L'art. 187, comma 1, pone il divieto di «miscelare rifiuti pericolosi aventi differenti caratteristiche di pericolosita' ovvero rifiuti pericolosi con rifiuti non pericolosi», precisando che «[l]a miscelazione comprende la diluizione di sostanze pericolose»;
il comma 2 dispone che, «[i]n deroga al comma 1, la miscelazione dei rifiuti pericolosi che non presentino la stessa caratteristica di pericolosita', tra loro o con altri rifiuti, sostanze o materiali, puo' essere autorizzata ai sensi degli articoli 208, 209 e 211 [...]», a determinate condizioni di seguito elencate;
il comma 3-bis, aggiunto con la disposizione impugnata, statuisce che «[l]e miscelazioni non vietate in base al presente articolo non sono sottoposte ad autorizzazione e, anche se effettuate da enti o imprese autorizzati ai sensi degli articoli 208, 209 e 211, non possono essere sottoposte a prescrizioni o limitazioni diverse od ulteriori rispetto a quelle previste per legge». La Regione osserva che il comma 3-bis «"liberalizza" le miscelazioni non vietate (quindi quelle relative a rifiuti con uguali caratteristiche di pericolosita' oppure non pericolosi), disponendo anzi l'impossibilita' di sottoporre l'operazione di miscelazione a limitazioni in sede autorizzatoria». Essa ricorda poi l'art. 23, paragrafo 1, della direttiva n. 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive: «[g]li Stati membri impongono a qualsiasi ente o impresa che intende effettuare il trattamento dei rifiuti di ottenere l'autorizzazione dell'autorita' competente. Tali autorizzazioni precisano almeno quanto segue: a) i tipi e i quantitativi di rifiuti che possono essere trattati;
le disposizioni relative alla chiusura e agli interventi ad essa successivi che si rivelano necessarie». La ricorrente richiama poi l'art. 24 della citata direttiva, in base al quale «[g]li Stati membri possono dispensare dall'obbligo di cui all'articolo 23, paragrafo 1, gli enti o le imprese che effettuano le seguenti operazioni: a) smaltimento dei propri rifiuti non pericolosi nei luoghi di produzione;
o b) recupero dei rifiuti». La Regione rileva che «la miscelazione dei rifiuti e' l'unione di diversi rifiuti aventi diverso CER, al fine di inviare la miscela ottenuta ad un impianto di smaltimento o recupero». Essa «costituisce una delle operazioni di smaltimento e di gestione dei rifiuti e, pertanto, e' disciplinata all'interno dell'autorizzazione all'esercizio dell'impianto, con proprie prescrizioni». La ricorrente afferma che tali operazioni sono sottoposte ad autorizzazione dall'art. 23 della direttiva n. 2008/98/CE e che, fino all'entrata in vigore della norma impugnata, «le Regioni (o gli enti dalle stesse delegati), nell'emanare le autorizzazioni, potevano stabilire delle condizioni di esercizio "impianto specifiche" per garantire l'attuazione dei principi di precauzione, prevenzione, sostenibilita' ai fini della protezione dell'ambiente e della salute umana, secondo quanto dispone l'art. 29 sexies, comma 9 del d. lgs. n. 152/06». In attuazione di tale disposizione e dell'art. 3-quinquies del d.lgs. n. 152 del 2006, la Regione Lombardia ricorda di avere «adottato, con proprie deliberazioni, degli atti generali per il rilascio delle autorizzazioni di miscelazione dei rifiuti (DGR n. 8571/2008;
DGR n. 3596/2012;
DGR n. 127/2013), al dichiarato fine di garantire la tutela dell'ambiente, della salute pubblica e della sicurezza dei lavoratori, considerato che la miscelazione indiscriminata puo' comportare rischi a causa di reazioni impreviste o di emanazioni di sostanze tossiche». La ricorrente osserva poi che la norma censurata incide sulle materie, di sua competenza, della «tutela della salute» e «tutela e sicurezza del lavoro», comprimendo l'autonomia legislativa e amministrativa. Dunque, la Regione sarebbe legittimata a invocare anche parametri diversi da quelli contenuti nel Titolo V, «essendovi una ridondanza sulle attribuzioni regionali». 2.- Avverso la disposizione impugnata vengono sollevate cinque questioni di costituzionalita'. In primo luogo, la ricorrente lamenta la violazione «degli articoli 11 e 117, comma 1, della Costituzione, in relazione alla Direttiva 2008/98/CE, e dell'art. 117, commi 2 e 3 della Costituzione». La norma statale sottrarrebbe all'autorizzazione «e alle prescrizioni ad essa connesse» alcune operazioni di miscelazione di rifiuti (sopra indicate), che invece il citato art. 23 della direttiva n. 2008/98/CE assoggetterebbe ad autorizzazione. Nella prospettiva della normativa europea, non si potrebbe «prescindere dalle considerazioni ed eventuali prescrizioni specifiche per ciascun impianto, cosi' come non si puo' prescindere dal monitoraggio». La violazione della citata direttiva sarebbe apprezzabile anche sotto altro profilo. L'art. 17 di essa dispone che «[g]li Stati membri adottano le misure necessarie affinche' la produzione, la raccolta, il trasporto, lo stoccaggio e il trattamento dei rifiuti pericolosi siano eseguiti in condizioni tali da garantire la protezione dell'ambiente e della salute umana, al fine di ottemperare le disposizioni di cui all'articolo 13, comprese misure volte a garantire la tracciabilita' dalla produzione alla destinazione finale e il controllo dei rifiuti pericolosi al fine di soddisfare i requisiti di cui agli articoli 35 e 36». Consentendo «la miscelazione priva di autorizzazione e di controllo di rifiuti con uguale indice di pericolosita'», l'impugnato art. 49 della legge n. 221 del 2015 ne inibirebbe la tracciabilita', «posto che l'operazione di miscelazione termina con l'unione di diversi rifiuti». La Regione ricorda che la tracciabilita' dei rifiuti e' richiesta anche dall'art. 118-bis del d.lgs. n. 150 del 2006 (recte: art. 188-bis del d.lgs. n. 152 del 2006). Contrastando con la direttiva, la norma impugnata violerebbe gli artt. 11 e 117, primo comma, Cost., con ridondanza «sulle attribuzioni regionali in tema di tutela dell'ambiente che fanno si' che la Regione...