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Timestamp: 2020-08-05 05:44:13+00:00
Document Index: 117094572

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Sentenza Cassazione Civile n. 7777 del 27/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7777 del 27/03/2017
Cassazione civile, sez. I, 27/03/2017, (ud. 09/02/2017, dep.27/03/2017), n. 7777
R.E., domiciliata in Roma, via Dei Quinzi 5/16/A, presso lo
studio Corsetti, rappresentata e difesa, come d mandato in calce al
ricorso, dall’avv. Giancarlo Mignanelli;
BNP Paribas, Succursale Italia, domiciliata in Roma, via del
Consolato 6, presso l’avv. Massimo Serra, che la rappresenta e
difende come da mandato a margine del controricorso;
BNP Paribas Service srl;
avverso la sentenza n. 3920/2012 della Corte d’appello di Roma,
depositata il 18 luglio 2012;
uditi i difensori avv. Tomassi, delegato per la ricorrente, e avv.
Serra per la resistente;
Udite le conclusioni del P.M., Dott. CAPASSO Lucio, che ha chiesto
dichiararsi l’inammissibile o rigettare il ricorso.
R.E. impugna per cassazione la sentenza della Corte d’appello di Roma che ha ribadito il rigetto delle domande di risarcimento danni proposte nei confronti di Paribas BNP per l’inadempimento di un contratto di intermediazione finanziaria, ritenendo privi di prova i fatti posti a fondamento della domanda (in particolare la mancanza di prova scritta degli ordini di acquisto di titoli).
Il ricorso è articolato su quattro motivi d’impugnazione, illustrati anche da memoria, cui resiste con controricorso Paribas BNP.
1. Con il primo motivo la ricorrente lamenta che tutti gli ordini di negoziazione impartiti in esecuzione del contratto quadro stipulato con la banca sono privi di forma scritta convenzionalmente prevista, salvo uno relativo a titoli CHL insufficientemente documentato nella forma alternativa della telefonata registrata.
Con il secondo motivo la ricorrente deduce che la banca convenuta abbia operato allo scoperto senza alcuna previa informazione di inadeguatezza delle contrattazioni rispetto al profilo dell’investitore, operatore certamente non qualificato, contrariamente a quanto affermato dalla corte d’appello, e censura la sentenza impugnata per non avere ammesso la CTU richiesta allo scopo di individuare le operazioni effettivamente eseguite allo scoperto.
Con il terzo motivo la ricorrente deduce che la banca abbia operato anche fuori borsa, senza provare di avere previamente informato l’investitore dell’inadeguatezza delle operazioni, posto che ha prodotto solo uno stralcio di conversazione che, contrariamente a quanto affermato dalla corte d’appello, è del tutto inidoneo allo scopo. In particolare titoli CHL per circa 22 mila Euro, acquistati sul terzo mercato senza ordine scritto e senza previa informazione di inadeguatezza, tale non potendo essere considerato lo stralcio di telefonata prodotto, furono poi trasferiti sul conto della ricorrente solo dopo un mese, quando non avevano più il valore di acquisto, con una speculazione a vantaggia della banca in evidente conflitto di interessi.
Con il quarto motivo la ricorrente lamenta che la decisione impugnata ne abbia dichiarato inammissibile per difetto di specificità il motivo d’appello con il quale aveva censurato la sentenza di primo grado dichiarativa del difetto di legittimazione passiva della Paribas BNP Succursale Italia, chiamata in giudizio in quanto controllante della BNP Paribas Service srl e suo unico socio.
Come fondatamente eccepito dalla controricorrente il ricorso manca dell’esposizione sommaria dei fatti della causa, prescritta a pena di inammissibilità dall’art. 366 c.p.c..
Secondo la giurisprudenza di questa corte “il requisito della esposizione sommaria dei fatti, prescritto a pena di inammissibilità del ricorso per cassazione dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3, è volto a garantire la regolare e completa instaurazione del contraddittorio e può ritenersi soddisfatto, senza necessità che esso dia luogo ad una premessa autonoma e distinta rispetto ai motivi, laddove il contenuto del ricorso consenta al giudice di legittimità, in relazione ai motivi proposti, di avere una chiara e completa cognizione dei fatti che hanno originato la controversia e dell’oggetto dell’impugnazione, senza dover ricorrere ad altre fonti o atti in suo possesso, compresa la stessa sentenza impugnata” (Cass., sez. un., 18/05/2006, n. 11653, Cass., sez. 6, 02/08/2016, n. 16103).
Nel caso in esame il ricorso, che è totalmente privo di un’esposizione introduttiva della vicenda processuale, non permette di desumerla neppure dall’illustrazione dei singoli motivi di impugnazione. In particolare i primi tre motivi, che censurano tutti giudizi di fatto, non riferiscono nè censurano gli argomenti esibiti a fondamento della decisione impugnata. Sicchè sono inammissibili anche per genericità ed estraneità al novero dei motivi elencati nell’art. 360 c.p.c..
Il quarto motivo infine ripropone le censure già proposte alla corte d’appello contro la dichiarazione del difetto di legittimazione passiva della Paribas BNP Succursale Italia, senza opporre alcunchè di specifico alle argomentazioni esibite nella decisione impugnata, salvo la pretesa, manifestamente infondata, di estendere analogicamente all’unico socio di società di capitali la disciplina sulla responsabilità del nuovo socio di società di persone, in palese contraddizione con il dettato dell’art. 2325, comma 2 (e del previgente art. 2362 c.c.).
Condanna la ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 7.000 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori di legge.