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Timestamp: 2019-01-21 01:20:30+00:00
Document Index: 50174555

Matched Legal Cases: ['art. 6', '§ 1', 'in dubio', 'art. 6', '§ 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 6', '§ 1', 'art. 6', '§ 1']

Processo Penale e Giustizia - difesa
Corte edu, 13 febbraio 2018, Ulay c. Turchia
Corte edu, 13 luglio 2017, Genov c. Bulgaria
Prove - diritto di difesa – obbligo di motivazione
L'art. 6 § 1 della Convenzione obbliga i giudici nazionali ad indicare, con sufficiente chiarezza, i motivi su cui basano le proprie decisioni. La portata del dovere di motivazione varia a seconda della natura e della rilevanza delle questioni trattate e deve essere parametrata alla luce delle circostanze del caso concreto. In linea generale, mentre non vi è l’obbligo per i giudici di motivare ogni singola argomentazione sollevata, deve, invece, necessariamente emergere dalla motivazione finale l’esame di tutti gli aspetti fondamentali del caso. L’onere della prova grava insindacabilmente sull’accusa e deve sempre essere rispettato il principio del in dubio pro reo. [Tali principi di diritto sono stati disattesi nel caso de quo per la mancata dimostrazione, da parte delle autorità, della commissione di un fatto divenuto penalmente rilevante a posteriori rispetto al riferimento temporale ricavato dal compendio probatorio. Eccezione, questa, sollevata dall’imputato e mai presa in considerazione dalle autorità].
Corte edu, 13 luglio 2017, Shuli c. Grecia
Difesa - atti - aspetti sostanziali e formalistici
Il diritto di poter adire l’Autorità Giudiziaria, sancito dall’articolo 6 CEDU, non si manifesta come diritto assoluto ma può essere assoggettato a limitazioni da parte di uno Stato membro. Tali limitazioni appaiono conformi all’articolo de quo solo ed esclusivamente nel caso in cui esse perseguano uno scopo legittimo tra i quali la certezza del diritto e l’adeguata amministrazione della giustizia. Una limitazione dell’accesso ad un Tribunale è, inoltre, illegittima nel caso in cui appaia sproporzionata rispetto alle funzioni proprie del processo. In linea generale, le limitazioni arbitrariamente applicabili dagli Stati membri non devono mai fungere da impedimento tale da rendere impossibile all’autorità giudiziaria l’accertamento della responsabilità in sede di contenzioso. [Nel caso Shuli contro Grecia, l’irricevibilità dell’atto d’appello da parte dell’imputato, sancito dalle Corti elleniche, basato su vizi formali derivanti dall’erronea predisposizione di moduli prestampati è stata ritenuta dalla Corte EDU un’illecita limitazione dei principi sanciti ex articolo 6 CEDU].
Corte edu, Grande Camera, 20 ottobre 2015, Dvorski c. Croazia
Difesa - Diritto di nominare un difensore di fiducia - equo processo
Al fine di esercitare adeguatamente il diritto di difesa, l'indagato deve potere fruire dell'effettiva assistenza di un legale sin dall'inizio della fase d'indagine, giacché le dichiarazioni, rese in quella sede all'autorità inquirente, potrebbero influenzare le sorti dell'intera strategia difensiva. Eventuali limitazioni del diritto di nominare un legale di fiducia - ove non determinate dal bilanciamento con interessi ritenuti in concreto prevalenti - possono pregiudicare l'equità del processo complessivo, ai sensi dell'art. 6 §§ 1 e 3, lett. c). La Corte ha, quindi, condannato la Croazia per il mancato rispetto delle norme suddette, in quanto il ricorrente aveva reso dichiarazioni confessorie innanzi alla polizia con l'assistenza di un difensore diverso da quello scelto dalla propria famiglia. L'autorità non aveva, infatti, nemmeno reso edotto l'indagato circa l'avvenuta nomina; la confessione rilasciata in tali condizioni, d'altro canto, era stata utilizzata ai fini della pronuncia di condanna, senza che il giudice avesse adeguatamente considerato le doglianze dell'imputato afferenti alla suindicata violazione.
Corte di giustizia dell'Unione europea, 15 ottobre 2015, causa C-216/14, Covaci
Difesa - Lingua degli atti - Diritto all'informazione nei giudizi penali
L'art. 2 della direttiva 2010/64/UE sul diritto all'interpretazione e alla traduzione nei processi penali si applica alla sola attività orale in udienza, e non anche agli atti scritti. Per essi vale l'art. 3, che ai primi due paragrafi enuncia il diritto alla traduzione di quei soli atti che sono «fondamentali per garantire che [gli imputati] siano in grado di esercitare i loro diritti di difesa e per tutelare l’equità del procedimento» (paragrafo 1): vi rientrano «le decisioni che privano una persona della propria libertà, gli atti contenenti i capi d’imputazione e le sentenze» (paragrafo 2). L'art. 3, paragrafo 3 lascia agli Stati decidere quali altri atti siano fondamentali alla difesa dell'imputato, dovendosene così assicurare all'occorrenza la gratuita traduzione. Compete, quindi, all'autorità nazionale decidere se l'opposizione a decreto penale di condanna rientri tra gli atti "fondamentali" nel senso ora precisato: in caso di risposta affermativa, spetterà al soggetto procedente ammettere un atto oppositivo in lingua straniera, ordinandone la traduzione a spese dello Stato prima della sua acquisizione al fascicolo di causa.
La direttiva 2012/13/UE sul diritto all'informazione nei giudizi penali non si occupa espressamente delle forme di notifica degli atti, bastando una qualsiasi modalità comunicativa idonea ad assicurare all'accusato la piena cognizione del procedimento che lo riguarda (caso in cui il decreto penale di condanna era notificato mediante comunicazione alla cancelleria del tribunale, ove il condannato si era domiciliato al momento dell'identificazione, non avendo residenza nel territorio dello Stato).
Corte e.d.u., 14 aprile 2015, Contrada c. Italia (n. 3)
Difesa – Legislazione penale – Principio di legalità – Determinatezza della fattispecie di legge – Interpretazione tassativa della norma penale
Sussiste violazione dell’art. 7 Cedu se, all’epoca dei fatti cui è seguito un giudizio conclusosi con l’applicazione di una pena, la fattispecie di reato addebitata al condannato non era definita con chiarezza dalla legge vigente: in tal caso, infatti, non sarebbe stato possibile per l’interessato, al momento del reato, prevederne le conseguenze sul piano penale (il caso riguardava Bruno Contrada, condannato dal Tribunale di Palermo nel 1996 per concorso in associazione di tipo mafioso; dopo un complesso iter processuale la decisione diveniva definitiva nel 2008. A fronte delle doglianze di Contrada per cui il reato del quale era accusato non rispondeva ad alcuna specifica fattispecie di legge al momento dei fatti, i giudici di appello e di cassazione sottolineavano come la condanna del Tribunale di Palermo accogliesse principi ormai consolidati nella giurisprudenza dell’epoca. I giudici strasburghesi smentiscono questo arresto, ritenendo violato l’art. 7 Cedu).
Corte edu, 29 gennaio 2015, Yevgeniy Petrenko c. Ucraina
Difesa - accesso al difensore - confessione
L'art. 6 §§ 1 e 3, lett. c), della Convenzione richiede, quale regola generale, che l'accesso a un difensore sia garantito sin dal primo momento in cui l'indiziato viene interrogato dalla polizia, salvo non vi siano necessità impellenti di restringere il diritto in oggetto: tali restrizioni, ciononostante, per quanto giustificate, non devono comunque pregiudicare eccessivamente le prerogative dell'imputato sancite dalla norma in esame. I diritti difensivi vengono, infatti, compromessi irrimediabilmente qualora una condanna si basi su dichiarazioni indizianti, rese innanzi alla polizia, in assenza di un difensore (la Corte ha quindi condannato l'Ucraina poiché l'imputato, inizialmente sentito in qualità di persona informata sui fatti e successivamente d'indagato, aveva reso una confessione - mai espunta dal fascicolo e da cui avevano preso abbrivio ulteriori accertamenti - senza essere assistito da un avvocato).
Corte e.d.u., 13 gennaio 2011, Evaggelu c. Grecia
Giusto processo – Difensore – Nomina a difensore
Il rigetto del ricorso in cassazione dell’imputato, cagionati dalla mancata allegazione della nomina scritta a rappresentarlo rilasciata al difensore, viola l’art. 6, § 1, della Convenzione.