Source: https://danielemajori.com/2015/07/24/sul-calcolo-del-costo-del-lavoro-ore-teoriche-ore-effettive/
Timestamp: 2019-02-16 14:27:46+00:00
Document Index: 175515915

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 132', 'art. 38']

Calcolo del costo del lavoro: secondo il Tar Sicilia, al costo per la retribuzione effettiva deve accompagnarsi l’incidenza delle ore teoriche, che costituiscono sul piano economico un costo effettivo per l’impresa. | Avvocato Daniele Majori
Archiviato in Calcolo del costo del lavoro, costo della manodopera, costo orario del lavoro, formulazione dell'offerta, monte ore effettivo, monte ore teorico, tabelle ministeriali
(Tar Sicilia, Palermo, sez. I, 10 luglio 2015, n. 1713)
«Nella presentazione della propria offerta economica, la [ricorrente], pur calcolando il costo della manodopera da impiegare nell’appalto (quantificato in Euro 4.250.269,95) non ne indicava il costo orario medio limitandosi ad allegare le tabelle ministeriali oltre alla tabella riassuntiva dell’ “Organico del personale impiegato nell’appalto Direzione Regionale Sicilia” (da cui risultava un monte ore settimanale di 1.720 ore).
Tuttavia la stazione appaltante, sollecitata in ciò dalla controinteressata, ha ritenuto di verificare la congruità del costo della manodopera atteso che emergeva che dividendo il costo settimanale (come ottenuto dal rapporto del costo totale della manodopera rispetto ai i tre anni del servizio e alle 52,2 settimane che compongono l’anno solare) per il monte ore settimanale indicato nell’offerta [della ricorrente] risultava che un costo medio orario (€ 15,77) inferiore rispetto a quello delle tabelle ministeriali.
La commissione ha ritenuto non decisive le giustificazioni addotte dall’impresa [ricorrente] che riteneva che il costo orario medio dalla stessa quantificato in € 20,64 non andava moltiplicato per il monte ore di 269.352 ma per il diverso monte ore “effettivo” (205.884) facendo riferimento alle ore mediamente lavorate nell’anno (il costo effettivo) atteso che la lettera di invito prevedeva unicamente l’obbligo di riassunzione del personale già in servizio del gestore uscente e non anche la necessità di far riferimento al monte ore “teorico”.
La tesi di parte ricorrente non convince.
Ed invero, sul punto controverso è da condividere quanto già statuito da questo T.A.R. con la sentenza n. 212/2014 di cui si riportano i punti salienti:
«Orbene, il primo problema, che il collegio deve porsi, è se ai fini del calcolo del costo del lavoro doveva farsi riferimento al numero di ore teoriche o a quello delle ore mediamente lavorate. Il dubbio sorge in quanto è la stessa tabella ministeriale di determinazione del costo orario del lavoro per i dipendenti di aziende del comparto pubblici esercizi “ristorazione collettiva” a fare questa distinzione, indicando, per un lavoratore con contratto di 40 ore settimanali, 2088 ore teoriche e 1596 ore mediamente lavorate. La differenza è dovuta alle assenze prevedibili (ferie, festività soppresse, permessi retribuiti, festività, malattie, ecc.) calcolate sulla base di criteri statistici».
Con tale pronuncia si è dato atto che sulla questione sono riscontrabili due orientamenti in giurisprudenza. Secondo il TAR Piemonte (sentenza n. 308 del 10, 24 gennaio 2013) “il costo annuale evincibile dalle tabelle ministeriali é solo teoricamente riferito ad un contratto di 40 ore di lavoro settimanali, essendo comprensivo del diritto del lavoratore di assentarsi per eventuali giorni di malattia, ferie, festività e permessi retribuiti. Detto importo non é quindi idoneo a garantire la effettiva presenza di un operatore sul posto di lavoro per 40 ore la settimana e per 52 settimane all’anno; conseguentemente, laddove il datore di lavoro debba garantire una tale presenza deve procedere alla assunzione di un operatore che sostituisca quello assente, andando incontro ad ulteriori oneri, ovvero deve comunque corrispondere al lavoratore titolare importi aggiuntivi a titolo di ore di lavoro straordinario, ferie non godute, ed altro”.
Secondo un altro orientamento (vedi decisione della V sezione del Consiglio di Stato n. 4969 del 24 agosto 2006, ma anche la recente ordinanza dello stesso TAR Piemonte sezione I n. 361 del 12 settembre 2013) non vi è corrispondenza biunivoca fra la determinazione del trattamento economico (che deve tenere conto delle ore annue teoriche) e la determinazione del costo – per il datore di lavoro – di un’ora effettivamente lavorata, in quanto quest’ultima include al proprio interno anche la frazione di retribuzione spettante per le ore annue mediamente non lavorate, in quanto già preso in considerazione nel trattamento annuo complessivo di ciascun lavoratore, considerato per categoria e livello. E’ stato, in particolare, testualmente affermato che: “In altri termini, sul datore di lavoro, un’ora effettivamente lavorata grava, in termini di costo, per un ammontare frazionario di un importo che é già comprensivo di tutti gli elementi considerati nell’apposita tabella (retribuzione annua, con le incidenze derivanti dagli oneri aggiuntivi, oneri previdenziali e assistenziali, oneri fiscali) in ragione del monte teorico di 2088 ore annuo”.
Nel caso in esame è confermato dallo stesso ricorrente che per la quantificazione del costo della manodopera si sia fatto riferimento alle ore effettive svolte dal personale del gestore uscente e da assumere.
Tuttavia, come evidenziato dalla controinteressata, la differenza tra monte ore teorico e ore mediamente lavorate viene utilizzata (in sede ministeriale) solamente al fine di calcolare il costo medio orario e non può essere certamente introdotta in sede di gara per calcolare il fabbisogno di manodopera per lo svolgimento dell’appalto.
Ed invero l’incidenza del costo complessivo per ciascun lavoratore che grava sull’impresa deve necessariamente comprendere e fare riferimento anche alle voci che costituiscono la differenza tra le ore teoriche e quelle effettive: appare quindi corretto ritenere che al costo per la retribuzione effettiva debba accompagnarsi l’incidenza delle ore teoriche che costituiscono sul piano economico un costo effettivo per l’impresa.
Opportunamente la controinteressata, quindi, richiama un passaggio della sentenza cit. (TAR Palermo 212/2014; in termini cfr. anche T.A.R. Veneto, sentenza 16/09/2014 n. 1213) laddove si afferma che: «Quel che è profondamente errato è il passo successivo, cioè la moltiplicazione del costo orario medio così individuato con un monte ore a sua volta (ed illegittimamente) ridotto per la stessa percentuale di 23,56 quasi che le ore che l’associazione temporanea di imprese … si era impegnata a prestare per il servizio non fosse quella di 1630 ore settimanali bensì quella cifra ridotta anch’essa del 23, 56 per cento. Si tratta di una evidente induzione in errore: se le ore indicate nell’offerta sono 1630 alla settimana, non si vede come le stesse debbano essere ridotte nella medesima percentuale del costo medio orario, conducendo così ad un risultato abnorme da qualunque angolo prospettico lo si osservi. … Il collegio ritiene pertanto che, in assenza di diversa espressa indicazione, il monte orario indicato dalla Amministrazione ed utilizzato per la quantificazione del costo del lavoro, non possa che essere quello effettivo e per il quale le concorrenti si erano in concreto impegnate in sede di offerta».
Daniele Majori – Avvocato Amministrativista
« Le determinazioni adottate dall’ANAC in sede di vigilanza non assumono natura provvedimentale e come tali non sono produttive di effetti immediatamente lesivi nella sfera dei soggetti vigilati, di talché è inammissibile il ricorso proposto avverso i relativi atti (nella fattispecie, il Tar ha peraltro evidenziato che la deliberazione censurata – impugnata quale atto presupposto rispetto al provvedimento dirigenziale di revoca dell’incarico di direttore dei lavori e recante l’accertamento dell’esistenza di un errore progettuale, ex art. 132, co. 1, lett. e), d.lgs. n. 163/2006, con riferimento al progetto in discussione – si limitava a formulare nei confronti dell’Amministrazione comunale l’invito “a valutare se e quali misure ritiene congrue …”, non potendo quindi assurgere neppure al ruolo di “proposta vincolante”, anche solo rispetto all’assunzione di una qualche “misura”).
Se la compagine societaria è composta da tre soci detentori, ciascuno, di una eguale quota di partecipazione inferiore al 50%, nessun socio ha potere determinante, con conseguente esclusione dell’obbligo di dichiarazione sul possesso dei requisiti ex art. 38 del d.lgs. n. 163/2006. »