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Timestamp: 2020-03-28 14:09:30+00:00
Document Index: 136790463

Matched Legal Cases: ['art. 192', 'art. 244', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 244', 'art. 192', 'sentenza ']

Consiglio di Stato, sez. V 20/12/2019 n. 8656 - Abbandono rifiuti: la responsabilità solidale del proprietario dell’area - Tuttoambiente.it
Abbandono rifiuti: la responsabilità solidale del proprietario dell’area
n. 8656
L'art. 192 del D.L.vo 152/2006, che ha un ambito oggettivo più ampio dell'art. 244, che riguarda i soli "siti inquinati", enuclea una responsabilità del proprietario dell'area in via solidale, il quale può dunque essere destinatario dell'ordine di rimozione dei rifiuti, pur non essendo l'autore materiale delle condotte di abbandono degli stessi; purtuttavia è necessario un accertamento in contraddittorio del profilo soggettivo della responsabilità solidale, a titolo di dolo o di colpa del soggetto proprietario. Non può dunque escludersi che il proprietario dell'area sia destinatario dell'ordine di rimozione dei rifiuti, pur occorrendo un accertamento del titolo della sua responsabilità solidale
1.- La Regione Puglia ha interposto appello nei confronti della sentenza 21 luglio 2009, n. 1902 del Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, sez. III, che ha accolto il ricorso della P. P. s.r.l. avverso il provvedimento regionale in data 30 marzo 2009 recante la diffida, tra l’altro, alla bonifica dell’area di cava autorizzata, nonché di quella dismessa dalle carcasse di automobili, pneumatici ed ogni altro rifiuto presente, e poi a compiere ulteriori varie attività di ripristino ambientale.
La società P. P. esercita l’attività di cava di calcare sita nel Comune di Oria, in località “Argentone-S.Angeli” in forza di autorizzazione del 20 dicembre 1997; nel tempo ha subito plurime contestazioni per violazione del titolo autorizzatorio e della normativa vigente.
Con nota in data 5 aprile 1009 il legale rappresentante della P. P., nel contestare la diffida, ne ha chiesto la revoca dei punti da 1 a 5, ovvero nella parte in cui era ingiunta la rimozione dei rifiuti, l’adeguamento dei confini e della gradonatura ed il ripristino ambientale delle aree già coltivate.
- Con il ricorso in primo grado la società P. P. ha impugnato il provvedimento di diffida predetto, nonché la successiva nota di conferma in data 15 maggio 2009 nella parte concernente l’ordine di provvedere alla rimozione dei rifiuti, all’adeguamento dei confini e della gradonatura ed al ripristino ambientale delle aree già coltivate, deducendo che la bonifica dell’area di cava è obbligo gravante sul responsabile dell’inquinamento, od in subordine sull’amministrazione a termini degli artt. 242 e 244 del d.lgs. n. 152 del 2006 e che l’ordine di ripristino delle distanze e della gradonatura viola il P.R.A.E.-piano regionale delle attività estrattive approvato con deliberazione di G.R. n. 824 del 13 giugno 2006.
- La sentenza appellata ha accolto il ricorso ritenendo illegittimo il provvedimento impugnato per violazione degli artt. 244 e 250 del d.lgs. n. 152 del 2006, atteso che «l’obbligo di bonifica grava in linea generale sul responsabile dell’inquinamento […] e, se questi non è individuabile (come nel caso di specie visto che lo ammette la stessa Regione Puglia nella nota del 15.05.2009 ove la Regione afferma di non mettere in dubbio la buona fede della società ricorrente evidentemente estranea all’attività di inquinamento) o non provveda e non provveda neanche il proprietario del sito o altro soggetto interessato, gli interventi di bonifica sono attuati ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 244 e 250 dlgs. n. 152/2006 dalla amministrazione competente», assorbendo ogni altra censura.
- Si è costituita in resistenza la P. P. s.r.l. eccependo il difetto dello ius postulandi e dunque di rappresentanza della Regione Puglia, e comunque l’infondatezza nel merito del ricorso.
- All’udienza pubblica del 27 giugno 2019 la causa è stata trattenuta in decisione.
- L’appello deduce essenzialmente che il ricorso di primo grado della società P. P. abbia, a fronte di un atto contenutisticamente complesso, censurato solamente l’ordine di rimozione dei rifiuti presenti nell’area interessata dalla cava e l’ordine di adeguare le distanze dai confini e la gradonatura alle previsioni del piano di coltivazione. Lamenta come invece la sentenza, violando il principio di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato, abbia accolto il ricorso, annullando integralmente il provvedimento gravato, caducando dunque anche le prescrizioni concernenti l’ordine di ripristino ambientale non espressamente gravate, ovvero le ulteriori non in rapporto di presupposizione con l’ordine di bonifica.
- Il secondo motivo è poi incentrato sul capo di sentenza correlato alla domanda di annullamento dell’ordine di rimozione dei rifiuti; deduce, in particolare, l’appellante amministrazione come, diversamente da quanto ritenuto dal primo giudice, non sia applicabile alla fattispecie controversa l’art. 244 del d.lgs. n. 152 del 2006 (norma che esclude un obbligo in capo al proprietario del sito inquinato), ma la diversa disposizione dell’art. 192 che, in tema di abbandono abusivo dei rifiuti, prevede che «fatta salva l’applicazione delle sanzioni di cui agli artt. 255 e 256, chiunque viola i divieti di cui ai commi 1 e 2 è tenuto a procedere alla rimozione, all’avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti ed al ripristino dello stato dei luoghi in solido con il proprietario e con i titolari di diritti reali o personali di godimento sull’area, ai quali tale violazione sia imputabile a titolo di dolo o colpa, in base agli accertamenti effettuati, in contraddittorio con i soggetti interessati, dai soggetti preposti al controllo».
- Può prescindersi poi dalla disamina del terzo motivo con il quale, in forma invero almeno in parte dubitativa, viene dedotta la legittimità dell’ordine di ripristino delle distanze dai confini e delle dimensioni della gradonatura, trattandosi di ordine cui la società appellata ha allegato di avere già ottemperato, senza che tale circostanza sia stata contestata.
- Alla stregua di quanto esposto, l’appello deve essere accolto, nei termini di cui alla motivazione, e conseguentemente, in riforma della sentenza appellata, deve essere respinto il ricorso di primo grado.