Source: http://www.riforme.net/elezioni/sollecitazione.htm
Timestamp: 2017-12-12 08:27:48+00:00
Document Index: 59044443

Matched Legal Cases: ['art. 66', 'art. 87', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 18', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 18', 'art. 4', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 4', 'art. 18', 'art. 4', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 18', 'art. 4', 'art. 18', 'art. 4']

Elezioni 2001: Violazione della legge elettorale sull’uso dei contrassegni da parte dei candidati uninominali collegati ad una sola lista
Al Presidente della “Giunta delle elezioni” On. Antonello Soro
Roma 30 giugno 2001
Oggetto: Violazione della legge elettorale sull’uso dei contrassegni da parte dei candidati uninominali collegati ad una sola lista tra quelle presenti nella quota proporzionale (si veda relazione allegata).
Con la presente per segnalare che, in occasione delle elezioni politiche del 13 maggio 2001, alcuni elettori, tra cui anche il sottoscritto, sono stati costretti al rifiuto della scheda per l’elezione della “Camera dei Deputati - quota maggioritaria” in quanto non conforme alle norme a tutela del corretto esercizio del diritto di voto da parte degli elettori.
Le contestazioni, regolarmente verbalizzate dai segretari degli uffici di sezione elettorale, non hanno ancora prodotto i dovuti risultati (sospensione e annullamento dei risultati della consultazione elettorale maggioritaria) e non sembrano essere state prese in minima considerazione dagli organi competenti: né dagli Uffici centrali circoscrizionali e né, vista l’assenza della questione dai primi atti parlamentari, dalla Camera e dalla Giunta delle elezioni della Camera.
Sia allora qui permesso ricordare che, pur fatta salva l’insindacabilità delle decisioni della Camera dei Deputati in ordine all’ammissibilità dei propri componenti (art. 66 Cost.), a norma dell’art. 87, comma 1, Testo Unico delle Leggi Elettorali D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 e successive modifiche, “Alla Camera dei deputati è riservata la convalida della elezione dei propri componenti. Essa pronuncia giudizio definitivo sulle contestazioni, le proteste e, in generale, su tutti i reclami presentati agli Uffici delle singole sezioni elettorali o all'Ufficio centrale durante la loro attività o posteriormente.”
E’ pertanto escluso che la Camera dei Deputati possa far finta di nulla di fronte alle contestazioni in oggetto, evitando di pronunciarsi e di decidere sulle stesse, e né che sia necessario, al fine di attivare l’esame delle stesse, ulteriore ricorso, da parte degli elettori, presso la Segreteria della Camera dei Deputati.
Altresì, pur nella consapevolezza dell’insindacabilità delle decisioni che la Camera riterrà opportuno adottare, l’eventuale rigetto delle ragioni alla base delle contestazioni sarà motivo di ricorso alla magistratura.
Di fronte alla truffa elettorale definitivamente consumata ai danni degli elettori, l’insindacabilità delle decisioni della Camera non potrebbe in alcun modo essere invocata per impedire l’individuazione delle responsabilità degli Organi e degli Uffici istituzionali competenti per tutto quanto non è stato fatto, prima e dopo la consultazione elettorale, per impedire la violazione delle norme a tutela del corretto esercizio del diritto di voto da parte degli elettori.
L’obiettivo di tale iniziativa è chiaramente rivolto ad impedire il ripetersi dei fatti denunziati e per evidenziare le eventuali responsabilità politiche di chi, arbitro di sé stesso, potrebbe decidere non per il rispetto della legge ma per il proprio specifico tornaconto.
Relazione allegata: Violazione della legge elettorale sull’uso dei contrassegni da parte dei candidati uninominali collegati ad una sola lista tra quelle presenti nella quota proporzionale.
Alla fini dell'individuazione della violazione di legge in oggetto, è bene premettere che il complesso delle norme che regola lo svolgimento delle operazioni elettorali (Testo Unico delle Leggi Elettorali D.P.R. 30 marzo 1957, n 361 e successive modifiche) presenta alcuni punti di “presunta” contraddittorietà.
Punti di contraddittorietà, però, facilmente risolvibili, tanto più tenendo conto del complesso delle norme e dei diritti costituzionali prevalenti (la sovranità appartiene al popolo – art. 1 Cost) che sono alla base della corretta espressione di sovranità.
In tal senso, è sin troppo ovvio che, prima di ogni cosa, si dovrà intervenire per tutelare, vista la titolarità della sovranità in capo al popolo (art. 1 Cost.), il corretto esercizio del diritto di voto da parte degli elettori, come regolato dall'art. 4 del Testo Unico delle Leggi Elettorali D.P.R. 30 marzo 1957, n 361 e successive modifiche.
Per l'individuazione dei contrassegni che l'elettore troverà sulla scheda, quindi, l'articolo fa esplicito e specifico rinvio al comma 1 art. 18.
Il comma, tranne un unico rinvio all'art. 1 che verrà approfondito più avanti, è sufficientemente chiaro. Ma vale qui la pena approfondirlo proprio perché è soltanto da questo comma che debbono giungere le indicazioni utili ai fini dell'individuazione dei contrassegni che affiancheranno il nome del candidato sulla scheda, visto il richiamo imperativo dell'art. 4 allo stesso.
Il comma, molto semplicemente, non si pone particolari problemi da risolvere perché, secondo quella che è la logica che sottende ogni competizione elettorale, tanto più se di tipo maggioritario, e la ratio che sottende una legge impostata sullo scorporo, non c'è nessun problema da risolvere, in quanto è la natura stessa del collegamento tra i candidati e le liste ciò che è necessario rappresentare sulla scheda al fine di permettere agli elettori l'esercizio consapevole del diritto di voto.
Per cui, soltanto nel caso di più collegamenti, visto che sulla scheda non possono comparire più di cinque contrassegni, si pone l'esigenza di prevedere e risolvere i problemi dei candidati facenti riferimento ad una coalizione. Ma al di là di questa specifica ipotesi, nulla si aggiunge perché non c'è nulla da dover prevedere per i candidati collegati ad una sola lista che, per il principio della responsabilità politica di fronte degli elettori, non dovrebbero avere alcun motivo di nascondere, sulla scheda elettorale, elementi in grado di costituire motivo di giudizio da parte degli elettori.
E per l'appunto, il comma non permette altro oltre il caso specifico che si premura di circoscrivere e regolare, e questo non tanto per rendere la vita difficile alle forze politiche intenzionate ad aggirare i meccanismi dello scorporo, quando per impedire ai candidati di nascondere agli elettori importanti elementi di giudizio. Si pensi soltanto alla scarsa conoscenza del fenomeno “liste civetta” da parte degli elettori, sino alla fine tenuto sotto silenzio e non reso visibile come avrebbe dovuto proprio per la mancata presenza, a fianco del nome dei candidati, del simbolo dell’unica lista collegata.
A quale contrassegno debbono quindi far riferimento i candidati ad una sola lista?
Quali i criteri sostanziali d’individuazione dei contrassegni da affiancare ai candidati a cui fa riferimento l'art. 4, se non il previsto collegamento dei candidati a liste di cui all'art. 1 comma 4?
In altre parole, il collegamento si realizza con liste presenti nella competizione proporzionale, accettandone la candidatura (art. 18 comma 1); da qui, quindi, i criteri sostanziali d’individuazione dei contrassegni da affiancare ai candidati a cui fa riferimento l'art. 4.
Ma a voler essere ancora più pignoli: quali contrassegni hanno a disposizione le liste per il proporzionale che, al tempo stesso, propongono candidature a norma del comma 1 art. 18 (i candidati, infatti, accettano)?
E' bene notare che nell’articolo si fa chiaro riferimento alla presentazione di un solo contrassegno.
Le liste per il proporzionale, quindi, che di fatto propongono candidati uninominali attraverso il collegamento, ai sensi del comma 1 art. 18, nell'impossibilità di poter disporre di altri simboli, non possono far altro che presentare candidature uninominali con l'unico contrassegno di cui possono disporre, evidentemente uguale per entrambi i tipi di competizione elettorale.
Ma la facoltà di presentare un contrassegno di coalizione per il maggioritario, diverso dai simboli presenti nel proporzionale, che possa essere indicato dai candidati uninominali, deve, per l’appunto, trovare fondamento nel collegamento a più liste da parte dei candidati.
Il principio è così evidente che a nulla dovrebbero valere le obiezioni di chi ritiene che per l’individuazione dei contrassegni si debba far riferimento ad altri articoli.
Perché mai, infatti, far riferimento ad articoli che risolvono diversamente la questione, quando l'art. 4 fa espresso richiamo al comma 1 art. 18?
L'eventuale contraddittorietà, non dovrebbe risolversi nel senso di non attribuire validità, ai fini della posizione dell'elettore garantita dall'art. 4, a tutto quanto, direttamente o indirettamente, con questa posizione contrasti?
Questi sa di avere diritto ad una scheda compilata in un determinato modo ai sensi del comma 1 art. 18; il comma 1 dell'art. 18 è in grado di risolvere, senza ulteriori rinvii e dubbi, il problema del come individuare i contrassegni attraverso l'esatta rappresentazione del collegamento candidati - liste per il proporzionale: e perché mai l'elettore dovrebbe accettare una scheda in difformità a quanto previsto dal comma 1 art. 18?
Per essere imbrogliato dai candidati che intendono aggirare la legge?
In ogni caso, i contrasti d'interpretazione sembrano avere più attinenza a questioni meramente formali che sostanziali. Si veda, ad esempio, sempre l’art. 18.
1. .….
Il comma 2 art. 18, nel regolare i requisiti formali richiesti per la presentazione delle candidature, né più e né meno di come si farebbe per indicare un modello da compilare per la partecipazione ad un concorso, finisce con il dire, apparentemente, più di quanto dovrebbe.
Ma è anche vero che all'art. 4 c'è un comma 2 in "di meno", e qualcosa vorrà pur dire nel senso di non poter attribuire anche a questo comma criteri sostanziali di determinazione validi ai fini richiesti dall'art. 4.
Vedere, quindi, un di più in questo comma, significa soltanto mettere in dubbio che sia il comma 1 art. 18 a regolare, secondo quanto imperativamente previsto dall'art. 4, i criteri di determinazione dei contrassegni che possono comparire sulla scheda. E questo, decisamente, non può essere concesso.
Altresì, continuando nella lettura del comma 2 art. 18, ha addirittura del paradossale che, interpretando in un certo modo la norma, si agevoli, di fatto, proprio quello che la norma fa di tutto per impedire: individuare i mancati collegamenti al fine di applicare correttamente il meccanismo dello scorporo.
Come dire, dopo il danno la beffa, perché è proprio attraverso questa interpretazione che è stato aggirato il meccanismo dello scorporo senza la necessità, per le forze politiche e i candidati che si sono resi protagonisti di questo mal costume politico, di doversi assumere la responsabilità della scelta.
Molto più conformemente alla ratio della legge, l'interpretazione della norma deve invece essere ricondotta agli obiettivi che con questa s'intendono conseguire, senza con ciò trasformare una non felice formulazione nel suo esatto contrario, tanto più visto quanto prescritto dal più volte richiamato art. 4 e ricordando, molto banalmente, che prima dei diritti dei candidati ci sono quelli del popolo sovrano.
Per concludere, la legge è sin troppo chiara per essere male interpretata e male applicata: se da un lato, infatti, nulla può per impedire ai candidati di collegarsi alle cosiddette liste civetta; dall’altro lato è sin troppo chiara nell’imporre l’assunzione della piena responsabilità di tale scelta di fronte agli elettori, con l’obbligo dell’uso del contrassegno dell'unica lista collegata.