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Timestamp: 2019-11-17 12:13:07+00:00
Document Index: 171789025

Matched Legal Cases: ['art. 445', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 137', 'art. 2', 'art. 445', 'sentenza ', 'art. 445', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 445', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 445', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 445', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 445', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 444', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 86', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 445', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 445', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 240', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 240', 'art. 240', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 444', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 240', 'art. 445', 'sentenza ', 'art. 599', 'art. 445', 'art. 445', 'art. 535', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 444', 'sentenza ', 'art. 186', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 444', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 444', 'art. 186', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 223', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 624', 'sentenza ', 'art. 444', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 445', 'sentenza ', 'art. 445', 'sentenza ', 'art. 222', 'sentenza ', 'art. 444', 'art. 445', 'sentenza ', 'art. 240', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 129', 'sentenza ', 'art. 129', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 222', 'sentenza ', 'art. 444', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 445', 'sentenza ', 'art. 240', 'art. 1', 'art. 15', 'sentenza ', 'art. 444', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 129', 'art. 444', 'sentenza ', 'art. 129', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 129', 'sentenza ', 'art. 444', 'art. 129', 'sentenza ', 'art. 444', 'sentenza ', 'art. 444', 'art. 165', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 165', 'art. 445', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 445', 'sentenza ', 'art. 445', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 96', 'art. 98', 'art. 459', 'art. 444', 'art. 97', 'art. 459', 'art. 447', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 445', 'art. 179', 'art. 445', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 178', 'art. 445', 'art. 689', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 445', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 444']

Art. 445 codice di procedura penale - Effetti dell'applicazione della pena su richiesta - Brocardi.it
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Articolo 445 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 445 Codice di procedura penale
1. La sentenza prevista dall'articolo 444, comma 2, quando la pena irrogata non superi i due anni di pena detentiva soli o congiunti a pena pecuniaria, non comporta la condanna al pagamento delle spese del procedimento nè l'applicazione di pene accessorie e di misure di sicurezza, fatta eccezione della confisca nei casi previsti dall'articolo 240 del codice penale. Nei casi previsti dal presente comma è fatta salva l'applicazione del comma 1-ter(1).
1-bis. Salvo quanto previsto dall'articolo 653, la sentenza prevista dall'articolo 444, comma 2, anche quando è pronunciata dopo la chiusura del dibattimento, non ha efficacia nei giudizi civili o amministrativi. Salve diverse disposizioni di legge, la sentenza è equiparata a una pronuncia di condanna(1).
1-ter. Con la sentenza di applicazione della pena di cui all'articolo 444, comma 2, del presente codice per taluno dei delitti previsti dagli articoli 314, primo comma, 317, 318, 319, 319 ter, 319 quater, primo comma, 320, 321, 322, 322 bis e 346 bis del codice penale, il giudice può applicare le pene accessorie previste dall'articolo 317 bis del codice penale(2).
2. Il reato è estinto, ove sia stata irrogata una pena detentiva non superiore a due anni soli o congiunti a pena pecuniaria, se nel termine di cinque anni, quando la sentenza concerne un delitto, ovvero di due anni, quando la sentenza concerne una contravvenzione, l'imputato non commette un delitto ovvero una contravvenzione della stessa indole [101 c.p.]. In questo caso si estingue ogni effetto penale, e se è stata applicata una pena pecuniaria o una sanzione sostitutiva, l'applicazione non è comunque di ostacolo alla concessione di una successiva sospensione condizionale della pena(3)(4)(5).
(1) Tale comma è stato modificato dall'art. 1, comma 1, lett. a), della l. 12 giugno 2003, n. 134 e, da ultimo, dall'art. 1 comma 4 lett. e) della L. 9 gennaio 2019 n. 3.
(2) Il comma 1 ter è stato inserito dall'art. 1 comma 4 lett. e) della L. 9 gennaio 2019 n. 3.
(3) L'effetto estintivo previsto si produce se la persona nei cui confronti la pena è stata applicata si sottrae volontariamente alla sua esecuzione.
(4) Nel caso di applicazione della pena richiesta dalle parti con più sentenze per reati unificati a norma dell'articolo 81 del codice penale, il termine di estinzione previsto decorre nuovamente per tutti i reati dalla data in cui è divenuta irrevocabile l'ultima sentenza. La disciplina del concorso formale e del reato continuato è applicabile anche quando concorrono reati per i quali la pena è applicata su richiesta delle parti e altri reati ai sensi dell'art. 137 disp. att. del presente codice.
(5) Tale comma è stato modificato dall'art. 2, comma 1, lett. b), della l. 12 giugno 2003, n. 134.
Spiegazione dell'art. 445 Codice di procedura penale
L'oggetto del patteggiamneto tra imputato e pubblico ministero è la pena da applicare per il fatto descritto nell'imputazione.
inidoneità della sentenza ad esplicare effetti vincolanti nei giudizi civili ed amministrativi (è invece vincolante nei procedimenti disciplinari innanzi alla p.a.);
Massime relative all'art. 445 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 55453/2017
La disposizione contenuta nell'art. 5, comma 2, lett. h) del d.P.R. 11 aprile 2002, n. 313 - che prevede la cancellazione delle iscrizioni relative ai provvedimenti giudiziari di condanna per reati divenuti di competenza del giudice di pace che siano stati emessi da un giudice diverso, nel caso in cui siano trascorsi cinque anni dal giorno in cui è stata eseguita una pena diversa da quella pecuniaria inflitta o dieci anni dal giorno in cui è stata eseguita la sanzione pecuniaria, sempre che nei periodi indicati non sia stato commesso un ulteriore reato - non trova applicazione nel caso in cui sia stato accertato, con sentenza di applicazione della pena, un reato commesso dall'interessato nel termine previsto dalla norma citata, anche se in relazione ad esso sia maturata la fattispecie estintiva di cui all'art. 445, comma 2, cod. proc. pen., persistendo la rilevanza del fatto confermata dal mantenimento della stessa iscrizione della pronuncia applicativa della pena concordata per il suddetto reato.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 55453 del 12 dicembre 2017)
Cass. pen. n. 54958/2017
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 54958 del 7 dicembre 2017)
Cass. pen. n. 46400/2017
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 46400 del 9 ottobre 2017)
Cass. pen. n. 37472/2017
Tra gli effetti penali che si estinguono, ai sensi dell'art. 445, comma 2, cod. proc. pen., a seguito dell'estinzione del reato oggetto di sentenza irrevocabile di patteggiamento, non rientrano le valutazioni ai fini di pericolosità sociale di cui alle misure di prevenzione personali.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 37472 del 27 luglio 2017)
Cass. pen. n. 11045/2017
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 11045 del 8 marzo 2017)
Cass. pen. n. 5501/2017
La dichiarazione di estinzione del reato oggetto di sentenza di applicazione della pena, ai sensi dell'art. 445, comma secondo, cod. proc. pen., impedisce la revoca della sospensione condizionale della pena concessa con la medesima sentenza, anche se si accerti che nel quinquennio decorrente dalla data di irrevocabilità della stessa il soggetto abbia commesso ulteriore delitto.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5501 del 6 febbraio 2017)
Cass. pen. n. 6787/2015
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 6787 del 16 febbraio 2015)
Cass. pen. n. 48375/2014
In tema di patteggiamento, è legittimo il provvedimento del giudice che, nell'applicare la pena richiesta e condannare l'imputato al pagamento delle spese processuali in favore della parte civile, liquida un compenso professionale in favore di questa anche per la fase decisoria, a nulla rilevando che il difensore, pur presente in udienza, non abbia svolto attività specifica.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 48375 del 20 novembre 2014)
Cass. pen. n. 32869/2014
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 32869 del 23 luglio 2014)
Cass. pen. n. 30011/2014
L'estinzione del reato oggetto di sentenza di patteggiamento, a norma dell'art. 445, comma secondo, cod. proc. pen., è sempre impedita dalla successiva commissione di un delitto nei termini in esso indicati, poichè il requisito della "stessa indole" che deve caratterizzare il nuovo reato al fine di precludere a questo la produzione dell'effetto estintivo in relazione al primo è riferito alle sole contravvenzioni e non anche ai delitti.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 30011 del 9 luglio 2014)
Cass. pen. n. 7067/2013
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 7067 del 13 febbraio 2013)
Cass. pen. n. 5050/2012
In caso di applicazione di pena concordata (art. 444 c.p.p.) per il reato di favoreggiamento della prostituzione é suscettibile di confisca facoltativa l'autovettura utilizzata per il trasporto delle prostitute, qualora il bene sia legato alla commissione dell'illecito da una relazione di asservimento strumentale non occasionale, che riveli il pericolo di possibile reiterazione dell'attività criminosa.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 5050 del 9 febbraio 2012)
Cass. pen. n. 5040/2012
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 5040 del 9 febbraio 2012)
Cass. pen. n. 43816/2008
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 43816 del 24 novembre 2008)
Cass. pen. n. 42841/2008
La misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero dal territorio dello Stato a pena espiata, prevista in ordine al reato di spaccio di sostanze stupefacenti dall'art. 86, comma primo, D.P.R. n. 309 del 1990, può essere applicata con la sentenza di patteggiamento quando la pena irrogata superi i due anni di pena detentiva sola o congiunta a pena pecuniaria.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 42841 del 17 novembre 2008)
Cass. pen. n. 262/2008
La disposizione di cui al comma secondo dell'art. 445 c.p.p., secondo la quale il reato oggetto di una sentenza di patteggiamento è estinto se, nei termini ivi indicati, «l'imputato non commette un delitto ovvero una contravvenzione della stessa indole» va intesa nel senso che il requisito della «identità» di indole, che deve caratterizzare l'ulteriore reato perché possa operare la preclusione all'estinzione del primo, è riferito esclusivamente alle contravvenzioni e non anche ai delitti.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 262 del 7 gennaio 2008)
Cass. pen. n. 32801/2005
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 32801 del 30 agosto 2005)
Cass. pen. n. 31366/2005
In base alla nuova formulazione dell'art. 445, comma 1, c.p.p., introdotta dall'art. 1, comma 1, lett. a), della legge 12 giugno 2003, n. 134, con la sentenza di applicazione della pena su richiesta può essere disposta la confisca in tutti i casi di cui all'art. 240 c.p., ivi compresi, quindi, quelli in cui essa sia prevista come facoltativa, in quanto incidente su cose costituenti prodotto o profitto del reato, sempre che in ordine alla ritenuta sussistenza di tale condizione il giudice fornisca adeguata motivazione. (Mass. redaz.).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 31366 del 19 agosto 2005)
Cass. pen. n. 12208/2004
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 12208 del 13 marzo 2004)
Cass. pen. n. 16726/2003
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 16726 del 10 aprile 2003)
Cass. pen. n. 35626/2002
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 35626 del 23 ottobre 2002)
Cass. pen. n. 44515/2001
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 44515 del 12 dicembre 2001)
La sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti non può contenere statuizioni concernenti l'azione civile di risarcimento, siano esse di quantificazione del danno o di assegnazione di una provvisionale, con la conseguenza che deve ritenersi illegittima la subordinazione della sospensione condizionale della pena al pagamento di una provvisionale in favore della parte civile.
Cass. pen. n. 13013/1999
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 13013 del 12 novembre 1999)
Cass. pen. n. 1937/1999
(Cassazione penale, Sez. V, ordinanza n. 1937 del 11 giugno 1999)
Cass. pen. n. 1140/1999
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 1140 del 8 maggio 1999)
Cass. pen. n. 777/1999
In materia di reati edilizi, la confisca dei terreni lottizzati di cui all'art. 19 della legge n. 47 del 1985, deve essere qualificata come sanzione amministrativa irrogata dal giudice penale e si applica indipendentemente da una sentenza di condanna, a differenza della sanzione prevista dall'art. 7, ultimo comma, della stessa legge, sulla base dell'accertata effettiva esistenza della lottizzazione, prescindendo da ogni altra considerazione, tranne la sussistenza di un provvedimento amministrativo in senso contrario, e con esclusione della sola ipotesi dell'assoluzione per insussistenza del reato. Ed invero, poiché il terreno non costituisce un bene il cui uso, detenzione e alienazione costituiscono reato, se non debitamente autorizzati, giacché è una specifica destinazione che viene considerata antigiuridica se non autorizzata, la predetta confisca non può inquadrarsi nella misura di sicurezza di cui all'art. 240, secondo comma, c.p.; né può includersi fra quelle di cui all'art. 240, primo comma, c.p., in quanto la disciplina non si concilia con l'obbligatorietà della sanzione in esame, con la possibilità di irrogazione indipendentemente da una sentenza di condanna nonché con la destinazione dei terreni al patrimonio comunale invece che a quello statale e con l'impossibilità di estenderla ai non proprietari che non siano parti nel processo. (Fattispecie relativa a confisca applicata con il patteggiamento).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 777 del 6 maggio 1999)
Cass. pen. n. 1974/1999
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1974 del 29 aprile 1999)
Cass. pen. n. 7284/1999
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 7284 del 1 aprile 1999)
Cass. pen. n. 534/1999
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 534 del 18 marzo 1999)
Cass. pen. n. 2815/1999
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2815 del 2 marzo 1999)
Cass. pen. n. 6375/1999
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 6375 del 18 gennaio 1999)
Cass. pen. n. 3427/1998
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3427 del 25 novembre 1998)
Cass. pen. n. 8488/1998
Con la sentenza emessa ai sensi dell'art. 444 c.p.p. devono essere sempre applicate le sanzioni amministrative accessorie che ne conseguono di diritto. (Nel caso di specie la Corte ha rigettato il ricorso con il quale si sosteneva l'incompatibilità fra sentenza di patteggiamento ed applicazione della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente).
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 8488 del 21 luglio 1998)
Cass. pen. n. 2142/1998
In materia di misure di prevenzione, è legittimo addurre, a sostegno del giudizio di pericolosità sociale del prevenuto, elementi risultanti dal giudizio penale di cognizione conclusosi con sentenza di patteggiamento che, quantunque non sia una decisione che accerta la responsabilità, non è, tuttavia, una conclusione assolutoria per l'imputato; sicché il giudice della prevenzione, che legittimamente può ritenere la pericolosità sociale anche sulla base di elementi acquisiti in un giudizio conclusosi con sentenza di assoluzione, a maggior ragione può trarre spunti da quanto emerge nel rito speciale, per trasfonderli nel giudizio di pericolosità sociale.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2142 del 4 luglio 1998)
Cass. pen. n. 2268/1998
In caso di annullamento da parte della Corte di cassazione di una sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, l'effetto demolitorio della pronuncia della Corte riguarda solo la decisione e non anche la richiesta; su questa dovrà nuovamente pronunciarsi il giudice del merito che, uniformandosi al principio di diritto enunciato dalla Corte di cassazione, la rigetterà con ordinanza. Ne deriva che dall'annullamento consegue il rinvio del giudizio al giudice a quo e non già la trasmissione degli atti allo stesso giudice dopo le pronunce di annullamento senza rinvio.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2268 del 27 maggio 1998)
Cass. pen. n. 994/1998
Nei reati di concussione o corruzione il danaro dato o promesso al pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio è qualificabile come «prezzo» e non come «profitto» del reato, atteso che la dazione o promessa precede la consumazione o coincide con essa, sì da integrare il «motivo a delinquere», e non un fatto conseguenziale e successivo alla detta consumazione, quale dovrebbe essere invece quello inquadrabile nella nozione di «prodotto» o «profitto». Essendo quindi obbligatoria la confisca di detto danaro, ai sensi dell'art. 240, comma 2, n. 1, c.p., essa va disposta, in virtù del richiamo a tale norma contenuto nell'art. 445, comma 1, c.p.p., anche in caso di applicazione della pena su richiesta.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 994 del 29 aprile 1998)
Cass. pen. n. 4178/1998
Al cosiddetto patteggiamento in appello di cui all'art. 599, quarto comma, c.p.p. non è applicabile la disciplina sulla regolamentazione delle spese prevista dall'art. 445 c.p.p. per il patteggiamento della pena richiesto in primo grado. Ciò in quanto la disciplina prevista dall'art. 445 c.p.p. deroga a quella generale stabilita dall'art. 535 c.p.p. in materia di condanna alle spese processuali, dagli artt. 28-38 in materia di pene accessorie e dagli artt. 215-240 c.p., in materia di misure di sicurezza; e proprio per la sua natura derogatoria non può essere estesa al di fuori dei casi espressamente previsti.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 4178 del 7 aprile 1998)
Cass. pen. n. 814/1998
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 814 del 31 marzo 1998)
Cass. pen. n. 2278/1998
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 2278 del 23 febbraio 1998)
Cass. pen. n. 2207/1997
L'applicazione dello speciale procedimento previsto dall'art. 444 c.p.p. implica necessariamente il venire meno della giurisdizione del giudice penale sull'illecito amministrativo in quanto la possibilità del giudice penale di prendere cognizione di una violazione amministrativa connessa ad un reato presuppone il contemporaneo svolgimento del giudizio di merito sul reato e sull'illecito. (Fattispecie relativa a connessione tra il reato di omicidio e la contravvenzione di eccesso di velocità).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 2207 del 28 ottobre 1997)
Cass. pen. n. 6652/1997
La sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida, prevista dall'art. 186, comma 2, c.s., in quanto presupponente, per espresso dettato normativo, «l'accertamento del reato» di guida in stato di ebbrezza, non può essere disposta qualora, per detto reato, sia stata pronunciata sentenza di applicazione della pena su richiesta, non comportando tale pronuncia un «accertamento» di responsabilità dell'imputato, come invece nel caso della sentenza di condanna.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 6652 del 9 luglio 1997)
Cass. pen. n. 6138/1997
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 6138 del 25 giugno 1997)
Cass. pen. n. 2491/1997
In caso di annullamento da parte della Corte di cassazione di una sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, l'effetto demolitorio della pronuncia della Corte riguarda soltanto la decisione e non anche la richiesta; su questa dovrà nuovamente pronunciarsi il giudice del merito che, uniformandosi al principio di diritto enunciato dalla Corte di cassazione, la rigetterà con ordinanza.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2491 del 19 giugno 1997)
Cass. pen. n. 583/1997
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 583 del 18 giugno 1997)
Cass. pen. n. 1751/1997
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1751 del 20 maggio 1997)
Nella sentenza resa ai sensi dell'art. 444 c.p.p. la confisca può essere disposta solo per le cose che costituiscono il prezzo del reato ovvero la cui fabbricazione, porto, uso, detenzione o alienazione costituiscono reato, ovvero ancora per le ipotesi speciali espressamente previste anche per i casi di applicazione di pena su richiesta delle parti, e con esclusione, quindi, per le cose che rappresentano il prodotto o il profitto del reato. (Nell'enunciare il principio di cui in massima, la S.C. ha chiarito, con riferimento al sequestro di una somma di denaro, ritenuta «prezzo» della cessione di una modica quantità di sostanza stupefacente, che il ventaglio di soluzioni delle varie ipotesi che possono presentarsi si può così descrivere: a) allorché il giudice di merito abbia, sulla base di un accertamento di fatto, affermato in sentenza e correttamente motivato che la somma sequestrata costituisce «prezzo» del reato, legittimamente viene disposta, nel rito del patteggiamento, la confisca, e l'eventuale ricorso per cassazione deve essere rigettato; b) allorché il giudice di merito abbia provveduto, con la sentenza in sede di patteggiamento, alla confisca della somma in sequestro, pur qualificata, dopo l'accertamento di fatto, «prodotto» o «profitto» del reato, l'eventuale ricorso per cassazione va dichiarato inammissibile per carenza di interesse (mancando, in capo all'imputato, parte di un negozio illecito per contrarietà a norme imperative, il diritto a rientrare nella disponibilità della somma costituente la controprestazione della cessione), e sempre che l'imputato non contesti in radice il rapporto di connessione tra bene e reato; c) allorché il giudice di merito, senza curarsi di provvedere alla qualificazione e senza accertamenti e motivazione al riguardo, abbia provveduto alla confisca del bene, sussiste certamente l'interesse all'impugnazione da parte dell'imputato, sempre però che costui abbia contestato, nel giudizio di merito, ovvero anche solo con i motivi di ricorso, l'esistenza di un qualsiasi nesso tra il reato e il danaro, adducendo al riguardo una qualsivoglia motivazione. Negli ultimi due casi, essendo precluso qualsiasi accertamento in fatto in sede di legittimità e non potendo essere annullata con rinvio una sentenza resa in sede di patteggiamento, sempre che sul punto non esista una clausola concordata, la disposizione relativa alla confisca va eliminata, al fine di consentire all'interessato di far valere le sue ragioni in sede esecutiva).
Cass. pen. n. 8888/1996
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 8888 del 3 ottobre 1996)
Cass. pen. n. 8669/1996
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 8669 del 24 settembre 1996)
Cass. pen. n. 8439/1996
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 8439 del 14 settembre 1996)
Cass. pen. n. 8412/1996
Con la sentenza emessa ai sensi dell'art. 444 c.p.p. per il reato di cui all'art. 186 D.P.R. 30 aprile 1992, n. 285, va disposta la sospensione della patente di guida. Nel rito del patteggiamento, infatti, si procede all'accertamento del reato, al quale consegue la detta sanzione amministrativa accessoria, pur se lo stesso non è seguito dall'affermazione della responsabilità dell'imputato ma esclusivamente dall'applicazione della pena. Trattasi di un accertamento sui generis fondato sulla descrizione del fatto reato nei suoi elementi, soggettivo ed oggettivo, contenuta nel capo d'imputazione e non contestata dalle parti nel momento della formulazione della richiesta. Il giudice fa proprio tale accertamento della fondatezza della notitia criminis, o meglio della non esclusione di questa, che proviene dalle parti e vi contribuisce quando ritiene che gli atti non siano tali da imporre, nonostante la richiesta, il proscioglimento nel merito del prevenuto.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 8412 del 13 settembre 1996)
Cass. pen. n. 3305/1996
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 3305 del 5 settembre 1996)
Cass. pen. n. 6882/1996
In base al combinato disposto degli artt. 240, comma 2, c.p. e L. 22 maggio 1975, n. 152 e 445 c.p.p., la confisca deve essere obbligatoriamente disposta con la sentenza di applicazione della pena per qualunque reato concernente le armi, ogni altro oggetto atto ad offendere, le munizioni e gli esplosivi.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 6882 del 6 luglio 1996)
Cass. pen. n. 2000/1996
(Cassazione penale, Sez. III, ordinanza n. 2000 del 6 giugno 1996)
Cass. pen. n. 4197/1996
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 4197 del 22 aprile 1996)
Cass. pen. n. 4086/1996
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 4086 del 19 aprile 1996)
Cass. pen. n. 4060/1996
È inammissibile per difetto di interesse il ricorso per cassazione proposto dall'imputato per non avere il giudice disposto con la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida già adottata in via provvisoria ai sensi dell'art. 223 D.L.vo 30 aprile 1992, n. 285, dal prefetto. (Nell'affermare il principio di cui in massima, la Corte di cassazione ha evidenziato che l'interesse ad impugnare non può essere ravvisato nell'aspettativa all'applicazione da parte del giudice della sanzione in misura inferiore rispetto a quella irrogata in via provvisoria dal prefetto).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 4060 del 19 aprile 1996)
Cass. pen. n. 2531/1996
Con la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti per il reato di guida in stato di ebbrezza va obbligatoriamente disposta la sospensione della patente di guida. Poiché la durata della sospensione può oscillare, salvo ipotesi di recidiva, da quindici giorni a tre mesi, il giudice, ove non stabilisca tale durata nel minimo o in misura assai vicina a questo, deve congruamente motivare l'esercizio del suo potere discrezionale sul punto.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 2531 del 6 marzo 1996)
Cass. pen. n. 109/1996
(Cassazione penale, Sez. III, ordinanza n. 109 del 24 febbraio 1996)
Cass. pen. n. 6633/1996
In caso di patteggiamento per un reato concernente le armi, il giudice deve ordinare in ogni caso la confisca dell'arma e quando tale statuizione sia stata omessa, la cassazione deve annullare parzialmente la sentenza e disporre la confisca dell'arma.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6633 del 2 febbraio 1996)
La sentenza applicativa della pena patteggiata non può essere impugnata per cassazione sotto il profilo dell'erronea applicazione della legge posto che la struttura del procedimento penale in questione è incompatibile con la previsione di una legittimazione ad impugnare il provvedimento che accolga la richiesta di applicazione della pena, così indicata dalle parti.
Cass. pen. n. 3045/1995
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3045 del 21 ottobre 1995)
Cass. pen. n. 4606/1995
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4606 del 11 ottobre 1995)
Cass. pen. n. 7960/1995
Nel giudizio di rinvio, a seguito di annullamento parziale (art. 624, comma 1, c.p.p.) di sentenza di patteggiamento (art. 444 c.p.p.) per errata determinazione della pena, la individuazione e la qualificazione giuridica del fatto, così come risultanti dall'atto di accusa e ritenute esatte dal primo giudice, costituiscono giudicato parziale. Ne consegue che non è consentito alle parti, in sede di nuova richiesta di applicazione di pena, mutare la originaria configurazione del fatto, presupposto essenziale dell'annullamento parziale.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7960 del 18 luglio 1995)
Cass. pen. n. 7120/1995
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 7120 del 22 giugno 1995)
Cass. pen. n. 6485/1995
La sentenza con la quale si applica la pena nella misura concordata tra le parti, pur non presupponendo un accertamento sulla responsabilità, è equiparata, per espressa previsione dell'ultima parte del primo comma dell'art. 445 c.p.p., ad una pronuncia di condanna per cui da essa discendono, in mancanza di diversa specifica statuizione, tutti gli effetti propri della sentenza di condanna e tra questi, quando ricorrano gli estremi, rientra sicuramente la sospensione della patente di guida. Infatti la previsione dell'art. 445 c.p.p. che esclude l'applicazione delle pene accessorie è norma di carattere eccezionale e in quanto tale non è possibile interpretarla estensivamente comprendendovi oltre alle pene accessorie anche le sanzioni amministrative, quale è la sospensione della patente di guida che anzi deve essere obbligatoriamente applicata secondo quanto previsto dal codice della strada.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 6485 del 3 giugno 1995)
Cass. pen. n. 6437/1995
La sospensione della patente di guida, per la sua natura di sanzione amministrativa accessoria riconosciutale dall'art. 222 D.L.vo 30 aprile 1992, n. 285, deve essere applicata dal giudice anche con la sentenza emessa ai sensi dell'art. 444 c.p.p., sfuggendo essa al divieto sancito dall'art. 445, comma primo, c.p.p., che concerne l'applicazione con la citata sentenza delle sole pene accessorie e delle misure di sicurezza diverse dalla confisca di cui all'art. 240, comma secondo, c.p.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 6437 del 2 giugno 1995)
Cass. pen. n. 2668/1995
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 2668 del 31 maggio 1995)
Cass. pen. n. 1661/1995
Qualora il giudice abbia applicato la pena nei termini di cui all'accordo intervenuto tra le parti, l'imputato ha la facoltà di denunciare in sede di legittimità l'esistenza di vizi della decisione attinenti a situazioni che ne imponevano il proscioglimento a norma dell'art. 129 c.p.p.; al di fuori di tale ipotesi resta preclusa ogni questione sulla legittimità od antigiuridicità della condotta.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1661 del 2 maggio 1995)
Cass. pen. n. 1549/1995
La richiesta di applicazione di pena o l'adesione alla pena proposta dall'altra parte integrano un negozio di natura processuale che, una volta perfezionato con la ratifica del giudice che ne ha accertato la correttezza, non è revocabile unilateralmente. Ne consegue che la parte che vi ha dato origine o vi ha aderito, avendo rinunciato a far valere le proprie eccezioni e difese, non è legittimata, in sede di ricorso per cassazione, a sostenere tesi relative ai fatti dati per presupposti, in contrasto con l'impostazione dell'accordo al quale le parti processuali sono addivenute. (Fattispecie relativa a lamentata violazione dell'art. 129 c.p.p., per avere il giudice asseritamente omesso di motivare sulla esistenza di cause di non punibilità).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1549 del 28 aprile 1995)
Cass. pen. n. 1418/1995
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 1418 del 21 aprile 1995)
Cass. pen. n. 3845/1995
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 3845 del 8 aprile 1995)
Cass. pen. n. 2583/1995
L'art. 222 del D.L.vo 30 aprile 1992, n. 285, espressamente qualifica «sanzione amministrativa accessoria» la revoca e la sospensione della patente di guida, quale conseguenza dell'accertata causazione di danni alle persone per effetto di violazione di norme previste dal detto codice della strada. La revoca e la sospensione della patente devono, pertanto, essere applicate dal giudice con la sentenza prevista dall'art. 444 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 2583 del 15 marzo 1995)
Cass. pen. n. 3450/1995
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3450 del 23 gennaio 1995)
Cass. civ. n. 8489/1994
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8489 del 18 ottobre 1994)
In tema di sentenza pronunciata a seguito di patteggiamento, il comma 1 dell'art. 445 c.p.p. enumera in termini negativi ciò che nella sentenza stessa non può essere statuito: la condanna al pagamento delle spese del procedimento, l'applicazione di pene accessorie, l'applicazione di misure di sicurezza (ad eccezione della confisca nei casi di cui all'art. 240, comma 2, c.p.). Ciò comporta che la legge non esclude altre e diverse statuizioni dovute per legge e che, come tali, non possono essere oggetto di pattuizione tra le parti. Tra queste indubbiamente è l'ordine di ripristino, previsto dal comma 2 dell'art. 1 sexies della L. 8 agosto 1985, n. 431, che non è una pena accessoria, né un effetto penale della condanna, ma una vera e propria sanzione amministrativa, tanto è vero che ai sensi dell'art. 15 della L. n. 1497 del 1939 essa può essere applicata pure dalla pubblica amministrazione.
Cass. pen. n. 3794/1994
(Cassazione penale, Sez. V, ordinanza n. 3794 del 25 agosto 1994)
Cass. pen. n. 7506/1994
L'ordine di demolizione dei manufatti abusivi deve essere emanato dal giudice penale, anche a seguito di sentenza emessa ai sensi dell'art. 444 c.p.p. per illeciti edilizi ancorché la demolizione non costituisca oggetto di accordo delle parti; l'eventuale conflitto con comportamenti o successivi provvedimenti dell'autorità amministrativa i quali abbiano ad oggetto la costruzione abusiva può soltanto formare oggetto di questioni in sede di esecuzione e non nella fase di cognizione.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7506 del 2 luglio 1994)
Cass. pen. n. 1157/1994
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1157 del 14 giugno 1994)
Cass. pen. n. 244/1994
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 244 del 20 aprile 1994)
Cass. pen. n. 5726/1994
La sentenza con la quale è definito il giudizio speciale disciplinato dagli artt. 444 e seguenti, c.p.p. (cosiddetto «patteggiamento») è frutto dell'esercizio di un potere dispositivo riconosciuto dalla legge alle parti, che non possono poi lamentarsi della pattuizione tra loro liberamente intervenuta, rimettendo in discussione, con ricorso per cassazione, la qualificazione giuridica del fatto o i presupposti della responsabilità in ordine a quel fatto; perché si tratta di elementi esplicitamente accettati o ammessi nel momento stesso in cui l'imputato formula la sua richiesta ed interviene il consenso del P.M. con la successiva ratifica del giudice.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5726 del 29 marzo 1994)
Cass. pen. n. 2779/1994
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 2779 del 11 febbraio 1994)
Cass. pen. n. 784/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 784 del 26 gennaio 1994)
Cass. pen. n. 10420/1993
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 10420 del 16 novembre 1993)
Cass. pen. n. 8942/1993
Qualora si proceda con il rito alternativo dell'applicazione della pena su richiesta e vi sia costituzione di parte civile, il giudice deve indicare in sentenza, sia pure sinteticamente, quali siano i giusti motivi per i quali ha disposto la compensazione delle spese tra le parti e non ha condannato l'imputato al pagamento delle stesse in favore della parte civile.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 8942 del 28 settembre 1993)
Cass. pen. n. 7984/1993
Il «patteggiamento» è un meccanismo processuale in virtù del quale imputato e P.M. si accordano sulla qualificazione giuridica della condotta contestata, sulla concorrenza di circostanze, sulla comparazione fra le stesse e sull'entità della pena, prescindendo completamente da ogni riconoscimento di responsabilità da parte del primo. Da parte sua, il giudice ha il potere-dovere di controllare l'esattezza dei menzionati aspetti giuridici e la congruità della pena richiesta, e di applicarla dopo aver accertato che non emerge, ictu oculi, una delle cause di non punibilità previste dall'art. 129 c.p.p. Di conseguenza, una volta ottenuta l'applicazione di una determinata pena ex art. 444 c.p.p., l'imputato può impugnare la sentenza solo per inosservanza dell'art. 129 c.p.p. Non può, invece, rimettere in discussione profili oggettivi o soggettivi della fattispecie, come, ad esempio, la finalità, da lui perseguita con la condotta incriminata (e le conseguenti implicazioni di carattere giuridico), perché essi sono tutti coperti dal «patteggiamento». (Nella specie l'imputazione «patteggiata» era relativa a detenzione di stupefacenti per fini di spaccio ed il ricorrente sosteneva invece che la droga era destinata al suo uso personale; la Cassazione, sulla scorta del principio di cui in massima, ha escluso che potesse rimettersi in discussione la finalità della detenzione della droga).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7984 del 24 agosto 1993)
Cass. pen. n. 7127/1993
Le spese relative al mantenimento in carcere dell'imputato durante la custodia cautelare non rientrano fra le spese del procedimento e pertanto devono essere poste a suo carico in caso di sentenza applicativa della pena su richiesta delle parti.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7127 del 21 luglio 1993)
Cass. pen. n. 1215/1993
Non è ammissibile il ricorso per cassazione con il quale si invochi la norma di cui all'art. 129, primo comma, c.p.p. (obbligo dell'immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità), con riferimento a sentenza pronunciata ex art. 444, c.p.p. (patteggiamento), in base ad emergenze nuove non conosciute dal giudice che ha accolto il patto e, «allo stato degli atti», ha correttamente e compiutamente motivato. (Nella specie l'imputato aveva dedotto violazione dell'art. 129 predetto per non averlo il tribunale assolto con formula piena, così come era stato fatto, nei giorni successivi, nel processo celebrato con il rito ordinario, a carico di tutti gli originari coimputati per gli stessi reati).
(Cassazione penale, Sez. III, ordinanza n. 1215 del 25 giugno 1993)
Cass. pen. n. 855/1993
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 855 del 21 maggio 1993)
Cass. pen. n. 3010/1993
Ai sensi del comma secondo dell'art. 444 c.p.p. in sede di applicazione della pena su richiesta delle parti al giudice non è dato decidere sulla domanda della parte civile, sicché non può esservi in quella sede né quantificazione del danno né assegnazione di provvisionale, dovendosi il giudice limitare al regolamento delle spese processuali concernenti la parte civile costituita, giusta la sentenza 12 ottobre 1990 n. 443 della Corte costituzionale. Per il principio di specialità, la previsione di cui al richiamato comma secondo dell'art. 444 prevale rispetto alla possibilità di far ricorso al disposto dell'art. 165 c.p.; conseguentemente deve ritenersi illegittima la subordinazione della sospensione condizionale della pena applicata a seguito di «patteggiamento» al pagamento di una provvisionale a titolo di risarcimento del danno in favore della costituita parte civile.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3010 del 26 marzo 1993)
Cass. pen. n. 266/1993
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 266 del 19 marzo 1993)
Cass. pen. n. 1969/1993
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1969 del 18 marzo 1993)
Cass. pen. n. 2352/1993
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 2352 del 10 marzo 1993)
Cass. pen. n. 1556/1993
(Cassazione penale, Sez. IV, ordinanza n. 1556 del 23 febbraio 1993)
Cass. pen. n. 1585/1993
L'ordine di rimessione in pristino previsto, in caso di condanna, dall'art. 1 sexies del D.L. 27 giugno 1985, n. 312, convertito con modificazioni nella L. 8 agosto 1985, n. 431, costituisce esplicazione di un potere-dovere conferito al giudice penale in via primaria ed esclusiva, e non meramente surrogatoria di un concorrente potere-dovere dell'autorità amministrativa, come si verifica invece nel caso dell'ordine di demolizione di opere abusive previsto dall'art. 7, ultimo comma, della L. 27 febbraio 1985, n. 47. Il detto ordine, pertanto, non ha natura di sanzione amministrativa né di pena accessoria, ma è assimilabile ad una vera e propria sanzione penale; dal che deriva che esso, oltre a costituire statuizione alla cui esecuzione può essere subordinato il beneficio della sospensione condizionale della pena, ai sensi dell'art. 165 c.p., deve essere emanato anche in caso di applicazione della pena su richiesta (non ostandovi il disposto di cui all'art. 445 c.p.p.), e va eseguito nelle forme previste per l'esecuzione penale.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1585 del 22 febbraio 1993)
Cass. pen. n. 7467/1992
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7467 del 26 giugno 1992)
Cass. pen. n. 7225/1992
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7225 del 24 giugno 1992)
Cass. pen. n. 11899/1991
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 11899 del 22 novembre 1991)
Cass. pen. n. 10575/1991
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 10575 del 21 ottobre 1991)
Cass. pen. n. 10009/1991
L'ultima parte del comma primo dell'art. 445 c.p.p. stabilisce che «salvo diverse disposizioni di legge» la sentenza che applica la pena su richiesta delle parti «è equiparata a una pronuncia di condanna». Ne consegue che essa spiega gli effetti di una vera e propria condanna ai fini sia della concessione di successive sospensioni condizionali di pene sia della revoca di sospensioni precedentemente accordate. (La Cassazione ha rilevato che l'esattezza dell'interpretazione di cui in massima è confermata dal comma secondo del detto art. 445, il quale, per il caso di estinzione del reato per il quale sia stata «patteggiata» la pena, dispone che non osta comunque alla concessione di una ulteriore sospensione condizionale la sola applicazione di una pena pecuniaria o di una sanzione sostitutiva, e non anche quella di una pena detentiva).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 10009 del 26 settembre 1991)
Cass. pen. n. 4164/1991
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4164 del 12 aprile 1991)
relative all'articolo 445 Codice di procedura penale
Norma di riferimento: Articolo 445 Codice proc. penale - Effetti dell'applicazione della pena su richiesta | Quesito Q201821013
sabato 17/03/2018 - Sicilia
“Buongiorno , mio malgrado mi trovo in qualità di committente amministratore di srl realizzatrice di due tettoie (autolavaggio) su terreno condotto in comodato, a definire una pratica di sanatoria strutturale;
Dopo aver presentato il progetto di verifica delle strutture al Genio civile , lo stesso dopo istruttoria mi rilasciava il progetto vistato con riferimento a nota emessa ai sensi art. 96 dpr 380/2001 ed inoltrava verbale al Comune ed alla procura; In sintesi le deduzioni sono: le strutture risultano realizzate secondo la normativa sismica vigente pertanto l'ufficio propone il mantenimento delle stesse; Le ulteriori attività dello scrivente ufficio seguiranno dopo le determinazioni definitive dell'autorità giudiziaria;
Si segnala la violazione degli artt. 93 e 94 dpr 380/2001 (mancanza denuncia e autorizzazione) e 85 ,86 (mancanza progetto prima dell'esecuzione dei lavori) ; Non si dispone sospensione perche' le strutture sono completate;
Mi perviene successivamente nota dal Comune che subordina la conformità della scia presentata ai provvedimenti definitivi del Genio Civile; Il mio avvocato mi dice che nel mio interesse devo aspettare comunicazione da parte dell'autorità giudiziaria (probabilmente decreto di condanna) , io invece vorrei chiedere subito applicazione della pena su richiesta con mantenimento delle opere , per non dover aspettare mesi l'arrivo del decreto, ed in ogni caso si dovrebbe definire la questione del mantenimento delle opere art. 98 comma 3 dpr 380/2001;
Qual'e' il procedimento piu' veloce per definire l'iter giudiziario essendo mia priorità limitare il danno da fermo impianto? La denuncia e' di 15 gg fa;
Sia il procedimento per decreto ex art. 459 che l'applicazione della pena su richiesta delle parti (art. 444) rappresentano casi emblematici di procedimenti speciali, la cui ratio risiede nell'idoneità degli stessi a sgravare il carico giudiziario, qualora vi siano i presupposti.
Entrando subito nel merito della questione, dato che, ai sensi dell'art. 97 d.P.R. 380/2001, comma 4, l'ordine di sospensione dei lavori produce i suoi effetti sino a che la pronuncia del giudice penale non diventi irrevocabile, è interesse dell'imputato addivenire il più presto possibile ad una sentenza, onde poter ultimare o utilizzare l'opera.
Orbene, tra i due procedimenti, quello che può apparire di più celere definizione è l'applicazione della pena su richiesta delle parti, almeno per quanto riguarda la possibilità data all'imputato di poter agire con atti propulsivi all'interno delle indagini preliminari.
Difatti, mentre l'art. 459 relativo al procedimento per decreto prescrive solamente che la richiesta del P.M. in tal senso possa essere avanzata entro sei mesi dall'iscrizione nel registro delle notizie di reato, l'art. 447 consente alle parti (imputato e P.M.) di presentare la richiesta di patteggiamento già nel corso delle indagini preliminari, e quindi in un momento immediatamente successivo all'iscrizione di cui sopra.
La richiesta dell'imputato va presentata al G.I.P. competente, il quale, ai sensi del comma 3, fissa con decreto un termine (di norma breve) entro cui l'altra parte (il Pubblico Ministero) deve esprimere il consenso o il dissenso. La richiesta ed il decreto vanno notificati a cura del richiedente.
In seguito, se il P.M. ritiene che non vi sia necessità di ulteriori indagini e se qualifica come congrua la richiesta di applicazione della pena, presta il proprio consenso entro il termine fissato dal giudice.
Qualora vi sia il consenso di entrambe le parti il Giudice fissa con decreto la data dell'udienza per la decisione e la relativa sentenza.
Nel caso opposto in cui il P.M. non presti il proprio consenso i tempi potrebbero allungarsi, dato che si dovrebbe attendere l'udienza preliminare per rinnovare la richiesta (qui il giudice potrebbe anche disattendere il dissenso del P.M.), oppure attendere che il P.M. presenti la richiesta di emissione del decreto penale di condanna.
Riepilogando, la sentenza di patteggiamento potrebbe giungere in tempi abbastanza rapidi e, data l'inappellabilità (solo il P.M. in caso di dissenso può proporre appello), diverrebbe subito irrevocabile, conseguendo l'effetto utile di determinare la revoca della sospensione dei lavori.
Va comunque dato atto che anche per quanto riguarda il decreto penale di condanna, esso può diventare esecutivo in breve tempo, essendo solamente previsto il termine finale entro cui il P.M. deve presentare la richiesta di emissione, ovvero sei mesi. In seguito alla mancanza di opposizione da parte dell'imputato nel termine di quindici giorni esso assumerà le sembianze di una sentenza irrevocabile, dipanando gli stessi effetti della sentenza irrevocabile di patteggiamento.
In sintesi, la celerità dei due procedimenti dipende in larga parte dal carico giudiziario della Procura e dell'ufficio del G.I.P., risultando quindi difficile optare per uno o per l'altro procedimento.
Sicuramente potrebbe risultare utile avanzare la richiesta di patteggiamento, al fine di sollecitare l'attenzione del P.M ed evitare che attenda sino all'ultimo (ovvero i sei mesi di cui sopra) per richiedere l'emissione del decreto penale di condanna.
In caso di dissenso, infatti, è verosimile ipotizzare che egli si adoperi quanto prima per formulare richiesta di emissione del decreto, ma anche in merito a ciò non esiste alcuna norma che lo imponga esplicitamente, se non il buon senso.
Nel caso di manifestazione del consenso, i tempi potrebbero essere molto ridotti, potendosi addivenire quanto prima alla definizione del procedimento.
Norma di riferimento: Articolo 445 Codice proc. penale - Effetti dell'applicazione della pena su richiesta | Quesito Q201615674
F. S. chiede
venerdì 04/03/2016 - Lombardia
“Buongiorno, mi sono rivolta in modo gratuito a un avvocato, in quanto facente parte di un'associazione che mi ha dato riscontro positivo, ma sono molto intimorita, visto le esperienze passate a non incorrere in problematiche, per cui vorrei un ulteriore chiarimento dietro pagamento. Vorrei tentare di intraprendere attività di agente in partita iva, ma dovrei iscrivermi ad albo agenti per libero professionista dove vi e la seguente condizione : ( Non essere stato condannato, salvo che non sia stata ottenuta la riabilitazione, per i seguenti delitti: delitti contro la Pubblica Amministrazione, amministrazione della giustizia, la fede pubblica,l'economia pubblica, l'industria e il commercio; omicidio volontario;furto, rapina, estorsione, truffa, appropriazione indebita,ricettazione e per ogni altro delitto non colposo per il quale la legge commini la pena della reclusione non inferiore, nel minimo, a due anni e, nel massimo, a cinque anni;) 11 anni fa ( ho fatto con leggerezza la denuncia perché credevo a un omonimia, in quanto risultavano a mio nome delle cambiali, invece, dopo ricerche varie , quando avevo 18 anni , senza che lo sapessi mi avevano fatto firmare delle cambiali) son stata accusata di simulazione reato e l'avvocato ha patteggiato facendomi dare 18 mesi con condizionale. Il parere legale chiesto mi ha informato che : In vista dell art 445 comma 2 cpp, in caso di patteggiamento, in assenza di commissione di altri delitti della stessa indole nel termine di 5 anni, il reato si estingue al pari diogni effetto penale, dunque che l'interrogativo sulla possibilità di pronunciare riabilitazione inrelazione agli effetti penali della applicazione della pena su richiesta è una vexata quaestio.La soluzione prevalente nella prassi dei Tribunali di Sorveglianza è quella negativa (ossia quella che afferma l'impossibilità di ottenerela riabilitazione per gli effetti penali del patteggiamento) ed è fondata sulla considerazione che, nel caso di applicazione della pena, gli effetti della riabilitazione già si producono con il mero decorso del tempo.Dunque non è necessario richiedere riabilitazione? Posso tranquillamente iscrivermi all'albo, se avessi la possibilità?”
Con il presente quesito viene richiesto se, in caso di applicazione della pena su richiesta delle parti (cd. patteggiamento), l'estinzione del reato avviene automaticamente al trascorrere dei cinque anni oppure se occorre comunque presentare la istanza di riabilitazione di cui all'art. 179 del c.p.
L'art. 445, comma 2, del c.p.p. stabilisce che: "il reato è estinto, ove sia stata irrogata una pena detentiva non superiore a due anni soli o congiunti a pena pecuniaria, se nel termine di cinque anni, quando la sentenza concerne un delitto, ovvero di due anni, quando la sentenza concerne una contravvenzione, l'imputato non commette un delitto ovvero una contravvenzione della stessa indole. In questo caso si estingue ogni effetto penale, e se è stata applicata una pena pecuniaria o una sanzione sostitutiva, l'applicazione non è comunque di ostacolo alla concessione di una successiva sospensione condizionale della pena".
Al fine di rispondere al presente quesito occorre necessariamente individuare "la lettura" che la giurisprudenza ha fornito dell'articolo ora richiamato.
Va subito premesso che non è possibile individuare un orientamento consolidato in un senso o nell'altro.
Infatti, una parte della giurisprudenza ha stabilito che, in caso di applicazione della pena su richiesta delle parti non vi sia un interesse giuridicamente apprezzabile ad ottenere la riabilitazione. In particolare: "Gli effetti della riabilitazione, quali previsti dall'art. 178 c.p. sono equivalenti a quelli di estinzione del reato per positivo decorso dell'arco temporale previsto dall'art. 445 comma 2 c.p.p., nei casi di applicazione della pena su richiesta così che, al realizzarsi di detta seconda condizione, viene meno ogni interesse giuridicamente apprezzabile ad ottenere la riabilitazione, tenendo anche presente che, ai sensi dell'art. 689 comma 2, lett. a), n. 5 e lett. b), c.p.p., le sentenze di applicazione della pena su richiesta sono comunque destinate a non comparire sui certificati del casellario rilasciati a richiesta dell'interessato, indipendentemente da qualsivoglia statuizione del giudice al riguardo" (cfr. Consiglio di Stato, Sez. VI, 02 marzo 2011, n. 1308).
Altra giurisprudenza, al contrario, ha sottolineato che l'estinzione del reato in seguito a sentenza di patteggiamento richiede comunque una pronuncia espressa da parte del giudice: "Quando una norma assume l'esistenza di una condanna penale come presupposto per l'adozione di un provvedimento amministrativo, ovvero quale preclusione all'esercizio di determinate facoltà o diritti, a questi fini vale anche quella emessa a seguito di patteggiamento. Infatti, la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, se non può essere posta dal giudice civile a fondamento di pronunce che postulino l'accertamento del fatto-reato e la responsabilità penale dell'imputato, è, tuttavia, del tutto equivalente alla condanna ordinaria, in mancanza di una disposizione che lo escluda espressamente, rispetto a quegli effetti extrapenali che l'ordinamento automaticamente ricollega al fatto giuridico della condanna, indipendentemente dai presupposti e dalle modalità procedimentali con cui sia stata adottata. Irrilevante è poi la circostanza del decorso del termine quinquennale dalla irrevocabilità della sentenza di patteggiamento: l'estinzione del reato già oggetto di sentenza di patteggiamento in conseguenza del verificarsi delle condizioni previste dall'art. 445 c.p.p. comma 2 (e cioè la mancata commissione nel termine previsto, cinque anni, quando la sentenza concerne un delitto, ovvero due anni, quando la sentenza concerne una contravvenzione, di un delitto ovvero di una contravvenzione della stessa indole) non opera ipso iure, ma richiede una formale pronuncia da parte del giudice dell'esecuzione" (cfr. T.A.R. Palermo, (Sicilia), Sez. III, 13 maggio 2015, n.1140; nello stesso senso anche Consiglio di Stato, Sez. III, 27 marzo 2012, n. 1781).
Per concludere, data l'assenza di unanimità in giurispudenza, si ritiene che, al fine dell'iscrizione all'albo agenti, sarebbe più opportuno richiedere una pronuncia espressa del giudice che dichiari l'estinzione del reato.
Autore: Geraci Rosa M.
Il costante interesse manifestato in oltre un ventennio di sperimentazione nei confronti dell'istituto dell'applicazione della pena su richiesta registra una flessione per ciò che concerne i profili impugnatori della decisione conclusiva del procedimento. Se si eccettua l'approfondita ed articolata riflessione sulla revisionabilità della stessa, strettamente connessa al profilo di maggiore criticità del rito - id est, la qualificazione della sentenza ex art. 444, comma... (continua)
Autore: Caputo Matteo