Source: https://www.laleggepertutti.it/172730_gratuito-patrocinio-liquidazione-secondo-nota-spese
Timestamp: 2018-02-23 14:10:06+00:00
Document Index: 92787515

Matched Legal Cases: ['art. 124', 'art. 126', 'art. 75', 'art. 74', 'art. 130', 'art. 360', 'art. 82', 'art. 360', 'art. 380', 'art. 82', 'art. 380']

Gratuito patrocinio: liquidazione secondo nota spese
Lo sai che? Gratuito patrocinio: liquidazione secondo nota spese
Se l’avvocato presenta la nota spese, il giudice deve liquidare la somma richiesta dal legale o, altrimenti, motivare le ragioni dell’esclusione delle voci.
Non poche volte gli avvocati rinunciano al cliente che chiede di essere difeso con il «gratuito patrocinio» perché i compensi liquidati dallo Stato all’esito della causa sono ritenuti troppo bassi e non incentivanti. Buone notizie però arrivano da una ordinanza di questa mattina della Cassazione [1]. Secondo la Corte, il magistrato che determina la parcella al legale mediante il meccanismo del gratuito patrocinio non può quantificare tale compenso in via forfettaria, ma deve attenersi alla nota spese che l’avvocato medesimo ha presentato. Se ritiene di discostarsi dalle richieste del professionista deve motivare le ragioni dell’esclusione delle varie voci e spiegare i diversi criteri di calcolo seguiti, in modo da consentire un controllo di tale decisione. Con queste motivazioni è stata annullata la decisione di un giudice di pace che, a seguito di una difesa mediante il patrocinio a spese dello Stato, aveva accordato poco più di 1500 euro all’avvocato, cifra di gran lunga inferiore rispetto a quella richiesta in nota.
Il compenso dell’avvocato che ha espletato attività di gratuito patrocinio dev’essere quindi liquidato sulla base della nota presentata e non forfettariamente. Infatti nel caso in cui non vi sia corrispondenza fra tale nota e somma liquidata, il giudice deve motivare dettagliatamente sui criteri di calcolo.
In tema di spese processuali – si legge nell’ordinanza in commento – qualora la parte da rimborsare abbia presentato la relativa nota, è ammissibile la liquidazione globale, che recepisca l’importo complessivo indicato dal difensore, dovendosi presumere che il giudice abbia voluto liquidare le spese in conformità a detta nota. Tuttavia nel caso in cui non vi sia una corrispondenza tra nota e somma liquidata, il giudice deve specificare le voci riconosciute in modo da consentire il controllo sulla correttezza della liquidazione, anche in ordine al rispetto delle relative tabelle, oggi parametri.
In tema di gratuito patrocinio e liquidazione della parcella all’avvocato riportiamo alcune delle più recenti e significative massime.
Cassazione civile, sez. VI, 30/06/2017, n. 16308
Il difensore della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato non ha diritto al compenso relativo anche all’attività di redazione delle istanze di ammissione al suddetto patrocinio e di liquidazione dei propri onorari, trattandosi di attività che non esprime l’esercizio della difesa del non abbiente nel processo.
Cassazione penale, sez. IV, 20/04/2017, n. 21921
In materia di patrocinio a spese dello Stato, ove l’istanza di ammissione, presentata ai sensi dell’art. 124 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 al competente Consiglio dell’ordine degli avvocati, sia stata rigettata o dichiarata inammissibile, la stessa può essere riproposta al magistrato competente per il giudizio, che decide, ex art. 126, comma terzo, del citato d.P.R., con provvedimento non soggetto ad impugnazione.
Cassazione civile, sez. VI, 12/04/2017, n. 9538
Solo una volta ottenuta la ratifica, ad opera dell’organo competente, del provvedimento di ammissione al gratuito patrocinio, il contributo unificato non è dovuto dal soggetto ammesso.
Cassazione penale, sez. IV, 05/04/2017, n. 29069
L’art. 75 del d.p.r. n. 115 del 2002 consente l’estensione degli effetti dall’ammissione al gratuito patrocinio ai procedimenti, derivanti o accidentali e comunque connessi al procedimento principale, tuttavia esso non legittima la reiterabilità dell’istanza stessa nelle procedure connesse a quella principale.
Estremi: Cassazione civile, sez. VI, 31/03/2017, n. 8388
Il patrocinio a spese dello Stato nel processo civile, ex art. 74, comma 2, del d.P.R. n. 115 del 2002, non vale ad addossare allo Stato anche le spese che la parte ammessa sia condannata a pagare all’altra parte, risultata vittoriosa.
Cassazione civile, sez. VI, 22/03/2017, n. 7368
Tribunale Firenze, sez. II, 13/12/2016
L’articolo 75 del DPR. n. 115/2002 prevede al primo comma che l’ammissione al patrocinio è valida per ogni grado e per ogni fase del processo e per tutte le eventuali procedure, derivate ed accidentali, comunque connesse. Poiché le norme fanno riferimento al processo, si ritiene impossibile far rientrare nel gratuito patrocinio l’attività stragiudiziale. Se anche vi fosse l’ammissione da parte del Consiglio dell’ordine, non sarebbe comunque possibile la liquidazione a spese dello Stato.
Cassazione penale, sez. IV, 22/11/2016, n. 53387
Ai fini dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato il giudice deve tenere conto anche dei redditi da attività illecite posseduti dall’istante, la cui esistenza può essere provata anche ricorrendo a presunzioni semplici, tuttavia l’indicazione di un limite reddituale al di sotto del quale l’imputato ha diritto al beneficio impone al giudice di indicare sulla scorta di quali elementi si possa operare tale giudizio presuntivo. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato con rinvio l’ordinanza che aveva rigettato l’istanza di ammissione al gratuito patrocinio inferendo l’insussistenza del requisito reddituale esclusivamente dalla presenza di precedenti penali a carico del ricorrente).
[1] Cass. ord. n. 20325 del 23.08.2017.
Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza 5 dicembre 2016 – 23 agosto 2017, n. 20325
Con ordinanza del 13 maggio 2013 il Giudice di Pace di Roma, chiamato a pronunciarsi su rinvio della Corte di Cassazione in merito al compenso dovuto per l’attività di patrocinio a spese dello Stato svolta dall’odierno ricorrente in un giudizio riguardante l’espulsione di un cittadino extra comunitario, liquidava la somma di Euro 1.155,00 per compensi e di Euro 145,00 per spese.
Avverso tale ordinanza ha promosso ricorso per cassazione D. prospettando due motivi: con il primo motivo denuncia la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 130 del d. P.R. n. 115 del 2002 in relazione all’art. 360 co. 1, n. 3 c.p.c.; con il secondo motivo, in via subordinata, si deduce la violazione dell’art. 82, co. 1, del d.P.R n. 115 del 2002 nonché omessa motivazione e conseguente violazione degli artt. 132 co. 2 n. 4 c.p.c., 118 co. 1 delle disposizioni attuative del c.p.c., nonché 111, co. 6, della Cost. omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360, co. 1, nn. 3 e 5, del c.p.c..
Vanno condivise e ribadite le argomentazioni e le conclusioni di cui alla relazione ex art. 380 bis c.p.c. che di seguito si riporta: “il ricorrente con la prima censura denuncia una liquidazione, forfettaria del compenso nonostante avesse prodotto un resoconto delle spese dettagliato, con conseguente violazione dell’art. 82, co. 1, del d.P.R n. 115 del 2002.
Occorre premettere che nella specie trova applicazione, ratione temporis, il D.M. 8 aprile 2004, n. 127, tenuto conto del tempo in cui è stata espletata l’attività professionale.
Precisato ciò, questa Corte in tema di spese processuali ha statuito che, qualora la parte alla quale vanno rimborsate abbia presentato la relativa nota, è ammissibile la liquidazione globale, che recepisca l’importo complessivo indicato dal difensore, dovendosi presumere che il giudice abbia voluto liquidare le spese in conformità a detta nota. Tuttavia nel caso in cui non vi sia una corrispondenza tra nota e somma liquidata, il giudice deve specificare le voci riconosciute in modo da consentire il controllo sulla correttezza della liquidazione, anche in ordine al rispetto delle relative tabelle (Cass. 633812008, Cass. 2489012011, Cass. 16993/2007).
L’ordinanza in esame, ha liquidato forfettariamente il compenso spettante al ricorrente senza che però ci sia alcuna corrispondenza con l’importo indicato nella nota e ciò non consente un controllo sui criteri di calcolo adottati.
La censurata situazione realizza, quindi, la dedotta violazione di legge, con la conseguenza che il motivo va accolto.
Il secondo motivo, formulato in via subordinata, è assorbito dall’accoglimento del primo.
In definitiva, il relatore ritiene che sussistano le condizioni per procedere in camera di consiglio ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., ravvisandosi la fondatezza del ricorso”.
Gli argomenti e le proposte contenuti nella relazione sopra riportata – cui non sono state rivolte critiche – sono condivisi dal Collegio e conseguentemente il ricorso va accolto, con annullamento della contestata decisione in punto di spese processuali e rinvio, per il riesame, allo stesso giudice che ha emanato il decreto “in parte qua” annullato, essendo esso dotato di competenza “funzionale” ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002 (con riferimento alla legge n. 794/42 v. Cass. n. 1799 del 1965; Cass. n. 6055 del 1982; Cass. n. 887 del 1970; Cass. n. 3620 del 1992; di recente, Cass. n. 23169 del 2013), il quale dovrà attenersi nella sua pronuncia ai principi di diritto sopra riportati. Lo stesso giudice provvederà alla regolamentazione delle spese del presente giudizio.
cassa il decreto impugnato e rinvia al Giudice di pace di Roma, in persona di diverso giudice, anche per le spese del giudizio di