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Timestamp: 2019-02-16 07:05:00+00:00
Document Index: 10201603

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 90', 'art. 90', 'art. 5', 'art. 90', 'art. 21', 'sentenza ', 'art. 26', 'art. 9', 'art. 90', 'art. 335', 'art. 90', 'art. 90', 'art. 3', 'art. 90', 'art. 90', 'art. 90', 'art. 90', 'art. 5', 'art. 90', 'art. 21']

C.d.S. 4145/2003 - Articolo 90 e prezzi unitari
LAVORI PUBBLICI - 110
Consiglio di Stato, sezione VI, 11 luglio 2003, n. 4145
(conferma T.A.R. Veneto, Sez. I, 2 gennaio 2003 n. 1)
Nelle gare indette con in criterio dell'offerta di prezzi unitari, l'articolo 90 del d.P.R. n. 554 del 1999, diversamente dall'abrogato articolo 5 della legge n. 14 del 1973, obbliga la stazione appaltante a considerare, ai fini dell'aggiudicazione, il solo ribasso percentuale indicato in lettere apposto in calce alla lista. Nessun rilievo è riconosciuto, ai fini dell'aggiudicazione, ai prezzi unitari o ad eventuali discrasie tra l'importo offerto derivante dalla loro applicazione e il predetto ribasso percentuale.
Tali discrasie sono risolte, solo dopo l'aggiudicazione definitiva, correggendo i prezzi unitari in modo da rendere coerente l'importo totale con il ribasso offerto.
1) n. 1980/2003 proposto dall'Università Cà Foscari di Venezia, in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato con domicilio eletto in Roma Via dei Portoghesi n.12;
P.C. S.p.A., in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso dall'avv. A.B. e dall'avv. A.C. con domicilio eletto in ...
D. s.r.l., in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso dall'avv. A.M. e dall'avv. P.V.G. con domicilio eletto in ...
2) n. 2087/2003 proposto dalla D. s.r.l., in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso dall’avv. A.M. e dall'Avv. P.V.G. con domicilio eletto in ...
la P.C. S.p.A., in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso dall’avv. A.B. e dall'avv. A.C. con domicilio eletto in ...
Università Cà Foscari di Venezia, in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato con domicilio in Roma, Via dei Portoghesi 12;
della sentenza del T.A.R. Veneto - Venezia – Sez. I, n. 1 del 2 gennaio 2003, resa tra le parti, concernente aggiudicazione dei lavori di restauro dell'ex convento di S. Sebastiano;
Visti gli atti di costituzione in giudizio della P.C. S.p.A., della D. s.r.l. e dell’Università Cà Foscari di Venezia;
Alla pubblica udienza del 10 giugno 2003, relatore il Cons. Giuseppe Minicone ed uditi, altresì, l’avv. dello Stato Linda, l'avv. M. e l'avv. M. per delega dell'avv. C.;
Con ricorso notificato il 9 dicembre 2002, la P.C. S.p.A. impugnava, innanzi al Tribunale amministrativo regionale del Veneto, il verbale della riunione dell’11 ottobre 2002, con il quale la Commissione della gara indetta dall’Università Cà Foscari di Venezia, per l’affidamento a licitazione privata dei lavori di restauro dell’ex Convento di San Sebastiano, aveva provveduto a modificare il ribasso percentuale offerto dalla ricorrente, in quanto discordante dal corrispondente prezzo complessivo, e aveva aggiudicato l’appalto alla costituenda ATI formata dalla D. s.r.l. e dalle Imprese A.R. s.r.l. e C.E.V. s.r.l.
Il giudice adito, con sentenza semplificata resa nella camera di consiglio fissata per l’esame dell’istanza cautelare, dopo aver respinto il ricorso incidentale della D. (sul rilievo che sussisteva la prova che, in sede di ricalcolo delle percentuali di ribasso, la ricorrente sarebbe risultata aggiudicataria), ha accolto il ricorso principale, in quanto l’operato della commissione di gara aveva violato l’art. 90 del d.P.R. n. 554/1999, che, al comma 2, prevede che, in caso di discordanza tra prezzo complessivo e ribasso percentuale, prevale il ribasso percentuale indicato in lettere, e al comma 7, che, in caso di discordanza fra il prezzo complessivo (eventualmente emendato degli errori di calcolo nella somma o prodotto dei prezzi unitari) e quello dipendente dal ribasso percentuale offerto, tutti i prezzi unitari sono corretti in modo costante in base alla percentuale di discordanza.
Avverso detta decisione hanno proposto appello sia l’Università Cà Foscari sia la D. (quest’ultima sia in via autonoma sia attraverso costituzione e appello incidentale nel gravame dell’Università), sostenendo l’inapplicabilità della norma regolamentare alla fattispecie, in quanto concernente la diversa ipotesi di discordanza fra l’indicazione in lettere e in cifre, laddove, nel caso concreto, dovrebbe osservarsi, in apice, il principio generale dell’attendibilità stessa dell’offerta, inficiata da un errore meramente materiale nell’indicazione del ribasso percentuale.
In via subordinata, peraltro, la D. ripropone la doglianza già sollevata in primo grado con ricorso incidentale (erroneamente disattesa dal T.A.R., in quanto malamente interpretata), circa l’inammissibilità dell’offerta della ricorrente, che, in presenza di una sì rilevante discordanza tra il prezzo offerto e il corrispondente ribasso percentuale, non avrebbe potuto essere considerata corretta, in quanto redatta con un meccanismo diverso da quello previsto dal citato art. 90, e avrebbe dovuto, quindi, essere esclusa.
Si è costituita la Soc. P.C., che ha chiesto il rigetto dell’appello.
Con successiva memoria, la D. ha ribadito le proprie tesi, anche alla luce dell’art. 5 della legge 2 febbraio 1973 n. 14, i cui principi ispiratori dovrebbero intendersi tuttora vigenti.
Infine, all’udienza di discussione del 10 giugno 2003, la D. ha depositato nota per chiedere la disapplicazione, in parte qua, dell’art. 90 del d.P.R. n. 554/1999, per evidente contrasto di tale disposizione, ove interpretata come ostativa all’accoglimento dell’appello, con la norma di rango superiore di cui all’art. 21 della legge 11 febbraio 1994, n. 109.
1. L’impugnata sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Veneto (resa in forma abbreviata ai sensi dell’art. 26 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, come modificato dall’art. 9 della legge n. 205/2000) ha annullato, su ricorso della P.C., il verbale della riunione dell’11 ottobre 2002, con il quale la Commissione della gara indetta dall’Università Cà Foscari di Venezia, per l’affidamento a licitazione privata dei lavori di restauro dell’ex Convento di San Sebastiano, dopo aver modificato d’ufficio (riducendolo da 10,19% a 7,511%) il ribasso percentuale offerto dalla menzionata Società, in quanto non concordante con il prezzo complessivo, aveva aggiudicato l’appalto alla costituenda ATI formata dalla D. s.r.l. e dalle A.R. s.r.l. e C.E.V. s.r.l..
1.1. Ha affermato, al riguardo, il primo giudice che l’operato della commissione di gara aveva violato l’art. 90 del d.P.R. n. 554/1999, che, al comma 2, prevede che, in caso di discordanza tra prezzo complessivo e ribasso percentuale, prevale il ribasso percentuale indicato in lettere, e al comma 7, che, in caso di discordanza fra il prezzo complessivo (eventualmente emendato degli errori di calcolo nella somma o prodotto dei prezzi unitari) e quello dipendente dal ribasso percentuale offerto, tutti i prezzi unitari sono corretti in modo costante in base alla percentuale di discordanza.
2. Con gli appelli in epigrafe – che vanno necessariamente riuniti ai sensi dell’art. 335 c.p.c. – sia l’Università appaltante sia la D. criticano le conclusioni del T.A.R., muovendo dalla premessa che, nel sistema di offerta per prezzi unitari, osservato nella fattispecie, l’elemento cardine sarebbe proprio l’indicazione di questi ultimi e, quindi, quella del prezzo complessivo, rispetto al quale la determinazione della percentuale di ribasso sarebbe operazione meramente aritmetica, con la conseguenza che, in caso di discordanza, dovrebbe darsi prevalenza, come operato dalla Commissione di gara, al prezzo complessivo.
Né a ciò si opporrebbe l’art. 90 del d.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554, posto che il comma secondo, richiamato dalla decisione impugnata, si limiterebbe a stabilire il criterio di prevalenza in caso di discordanza tra l’indicazione in cifre ed in lettere del ribasso percentuale, mentre, a sua volta, il 7° comma (laddove prevede che, in caso di discordanza tra il prezzo complessivo e quello dipendente dal ribasso percentuale offerto, devono essere corretti tutti i prezzi unitari in rapporto alla percentuale di discordanza) si riferirebbe solo all’eliminazione di piccole incongruenze, nella successiva fase di verifica, da effettuarsi dopo l’aggiudicazione.
3. Le tesi degli appellanti non meritano condivisione, in quanto, pur astrattamente dotate di una loro intrinseca logicità, appaiono del tutto avulse dal sistema delineato dall’art. 90 del d.P.R. n. 554/1999.
4. Quest’ultima norma – che opera in materia delegificata dall’art. 3, comma 1, lett. b della legge 11 febbraio 1994, n. 109 - prevede un sistema concluso, volto a risolvere, nell’ottica della certezza e della trasparenza delle operazioni di affidamento degli appalti, ogni incertezza che possa insorgere in un’offerta articolata quale quella per prezzi unitari, in modo da prevenire contestazioni circa l’effettiva volontà della parte privata, in caso di discordanze fra le diverse componenti dell’offerta stessa.
4.1. In sede regolamentare, il legislatore (che pure avrebbe potuto sanzionare di nullità tutte le offerte contenenti dati non congruenti fra loro), ha preferito privilegiare, per quanto possibile, la conservazione delle offerte medesime, risolvendo le ipotesi di ambiguità della manifestazione di volontà non attraverso una (sempre controvertibile) ricostruzione dell’effettiva volontà dell’offerente, ma attribuendo alla dichiarazione equivoca un contenuto legalmente sostitutivo, maggiormente idoneo, per il suo carattere predeterminato e obiettivo, a garantire la trasparenza della procedura e la connessa par condicio dei concorrenti.
4.2. A tal fine è preordinato, innanzi tutto, il secondo comma dell’art. 90, il cui dato testuale è tassativo nello stabilire (dopo aver indicato le regole per la compilazione dell’offerta) che:
4.5. E che un intervento siffatto sia precluso in radice, in questa fase del procedimento, è dimostrato dalla previsione del sesto comma dell’art. 90, il quale recita coerentemente: "Nel giorno e nell'ora stabiliti nel bando di gara, l'autorità che presiede la gara apre i plichi ricevuti e contrassegna ed autentica le offerte in ciascun foglio e le eventuali correzioni apportate nel modo indicato nel comma 5; legge ad alta voce il prezzo complessivo offerto da ciascun concorrente ed il conseguente ribasso percentuale e procede all'aggiudicazione in base al ribasso percentuale indicato in lettere ai sensi di quanto previsto all'articolo 89, commi 2 e 4".
5.1. Poiché i criteri dettati dal secondo comma dell’art. 90 del d.P.R. n. 554/1999 sono preordinati esclusivamente a risolvere le ambiguità ai fini dell’individuazione dell’offerta aggiudicataria, ma non eliminano dette ambiguità dal corpo dell’offerta stessa, il settimo comma dello stesso art. 90 si occupa della "chiusura" del sistema, attraverso la rimozione delle incongruenze, in modo da definire esattamente i contenuti dell’offerta, ai fini dell’esecuzione del contratto.
5.2. Tale operazione – che è affidata alla stazione appaltante e si svolge in un momento successivo all’aggiudicazione definitiva e prima della stipulazione del contratto - è disciplinata anch’essa analiticamente con criteri coerenti con quelli indicati al secondo comma.
5.3. In particolare, dopo aver proceduto alla verifica dell’esattezza dei calcoli dei prezzi unitari, l’Amministrazione, ove riscontri una discordanza fra il prezzo complessivo (eventualmente corretto) e quello corrispondente al ribasso percentuale offerto, deve provvedere a correggere tutti i prezzi unitari "in modo costante in base alla percentuale di discordanza".
Infine, i prezzi così corretti costituiscono "l’elenco dei prezzi unitari contrattuali", da valere in sede di esecuzione dell’appalto.
6. Certo, a tali criteri di risoluzione delle discordanze se ne potrebbero opporre anche altri, ritenuti, secondo l’assunto degli appellanti, più congrui o razionali.
Ma, così argomentando si finisce con il sostituire valutazioni soggettive alle scelte regolamentari, che, proprio attraverso l’espressa abrogazione della precedente disciplina recata dall’art. 5 della legge 2 febbraio 1973, n. 14, hanno mostrato di privilegiare, invece, il perseguimento della finalità di dare certezza alla procedura di aggiudicazione, sottraendola, per quanto possibile, da un lato, alla discrezionalità della stazione appaltante nella individuazione della volontà dell’offerente, dall’altro alle contestazioni di quest’ultimo (e degli altri partecipanti alla gara) circa l’effettivo contenuto delle offerte.
7. Stabilita, dunque, l’illegittimità dell’intervento correttivo della Commissione di gara sull’offerta della P.C., va, a questo punto, esaminata la censura (già proposta inutilmente in primo grado dalla D., attraverso ricorso incidentale e, ora, reiterata in appello), secondo la quale, la discordanza rilevata dall’Organo di aggiudicazione tra il prezzo complessivo e il corrispondente ribasso percentuale avrebbe dovuto comportare, in apice, l’inammissibilità dell’offerta stessa e, conseguentemente, la sua esclusione.
Ora, nella specie, nell’offerta della P.C. non si riscontrava alcuno degli elementi ostativi dianzi descritti, bensì solo la discordanza tra il prezzo complessivo e il corrispondente ribasso percentuale.
8. Le considerazioni che precedono recano in sé anche le ragioni per le quali appare del tutto inaccoglibile l’istanza, avanzata solo all’udienza di discussione, di disapplicazione dell’art. 90 del d.P.R. n. 554/1999, per contrasto con la norma di rango superiore di cui all’art. 21 della legge 11 febbraio 1994, n. 109.
La natura della questione trattata rende equa la compensazione delle spese del grado di giudizio tra le parti costituite.
Così deciso in Roma nella Camera di Consiglio del 10 giugno 2003 con l'intervento dei Signori: