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Timestamp: 2019-02-19 15:27:54+00:00
Document Index: 44377753

Matched Legal Cases: ['art. 67', 'art. 183', 'sentenza ', 'art. 491', 'art. 647', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Domande Frequenti - Debiti 24
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Se hai una qualsiasi domanda che non trova una risposta in questa pagina delle Domande Frequenti non esitare a contattarci per chiederci una spiegazione e saremo ben contenti di risponderti ed approfondire l’argomento a tuo beneficio e di tutti gli altri che si pongono una questione simile.
Una volta depositato in tribunale, unitamente alla relazione di un esperto (in possesso dei requisiti di cui all’art. 67, terzo comma, lettera d) che, sulla base dei documenti della contabilità aziendale, ne confermi la funzionalità e l’attuabilità anche in favore di creditori estranei, l’accordo viene pubblicato nel registro delle imprese: la pubblicità è necessaria affinché i soggetti interessati possano presentare opposizione entro 30 giorni. Trascorso tale termine il tribunale decide sulle eventuali opposizioni ed eventualmente provvede all’omologazione dell’accordo tramite decreto motivato. Quest’ultimo è reclamabile in grado di appello ex art. 183.
Va precisato che l’accordo ha validità ed efficacia dal momento della pubblicazione. Da questo termine iniziale il soggetto gode di un periodo di 60 giorni durante il quale i creditori per titolo e causa anteriore a tale data non possono né dare inizio né proseguire azioni cautelari o esecutive contro il patrimonio del debitore. Per effetto dell’omologazione vengono esonerati da revocatoria tutti gli atti, i pagamenti e le garanzie conseguenti al piano nel caso in cui ad esso faccia seguito una sentenza di fallimento.
Nel settore del credito per Banca Dati si intendono quei sistemi di informazione creditizia (SIC) consultabili da banche e finanziarie per la valutazione del merito creditizio. Sono anche definite “centrali rischi” proprio perché banche e finanziarie consultandole riescono a determinare il rischio nell’erogazione di un credito.
Le Banche Dati raccolgono tutta la storia creditizia di una persona: se e quanti finanziamenti ha contratto, eventuali ritardi nei rimborsi, protesti o pignoramenti. Forniscono insomma una sorta di “pagella” sulla nostra storia creditizia.
Le più note banche dati private in Italia sono CRIF, Experian e CTC, mentre la banca dati pubblica è gestita dalla Banca d’Italia.
Come è possibile richiedere la cancellazione dalla CAI? Andiamo per ordine. La CAI è la Centrale d’Allarme Interbancaria, ossia l’archivio informatico degli assegni e delle carte di pagamento irregolari istituito presso la Banca d’Italia. Questo archivio viene gestito dalla S.I.A, Società Interbancaria per l’Automazione.
E’ qui che sono contenute tutte le generalità delle persone che emettono assegni (bancari o postali) senza autorizzazione o scoperti, gli estremi degli assegni contestati, i dati delle carte di credito con revoca di utilizzo e le sanzioni amministrative applicate.
Per i soggetti iscritti vige la “revoca di sistema”, ossia il divieto di emettere assegni per sei mesi e l’obbligo di restituire quelli in proprio possesso. Chi prova ad incassare un assegno respinto per assenza di fondi deve avvisare il soggetto interessato: questo avrà 60 giorni di tempo per pagare (il pagamento essendo tardivo deve includere anche eventuali interessi di mora, penali e spese). In mancanza di pagamento tardivo la persona che ha emesso l’assegno viene iscritta nel CAI e i suoi dati vi restano per sei mesi, anche se intanto l’assegno viene coperto. Passati questi sei mesi, in cui è valida la “revoca di sistema”, i dati vengono cancellati automaticamente.
Rivolgendosi a delle agenzie di debito specializzate è possibile però valutare gli estremi per una cancellazione anticipata facendo una segnalazione all’ente segnalante o ad un giudice. Ciò è possibile in caso di iscrizione illecita o errata o per altri vizi.
L’iscrizione al Registro dei Protesti rende l’accesso al credito ancora più difficoltoso. Banche Finanziarie non si assumono facilmente il rischio di finanziare chi è iscritto a tale Registro.
In alcuni casi è però possibile richiedere la cancellazione dal Registro (ad esempio per avvenuto pagamento del titolo, per illegittimità od erroneità del protesto, riabilitazione).
Che cos’è una cartella esattoriale? Come si legge? Come reagire alla notifica? Andiamo per ordine: la cartella esattoriale è sostanzialmente un documento che autorizza lo Stato a recuperare somme non pagate (o che quantomeno non risultano pagate) per infrazioni del codice della strada. Per il contravventore è una specie di ‘rinnovo a pagare’ quanto dovuto.
Se avete una multa vecchia nel cassetto sapete già che probabilmente la cartella fa riferimento a quella, anche se nella notifica si parla generalmente di “infrazioni del Codice della Strada” non meglio specificate. Trattandosi di un pagamento tardivo oltre al valore di quanto dovuto (che non è più necessariamente quello della multa originaria ma per legge può arrivare fino alla metà del massimo previsto per quella violazione) vengono aggiunte eventuali spese per il procedimento più una mora pari ad un decimo per ogni semestre trascorso. La legge prevede che la cartella esattoriale deve essere trasmessa entro un massimo di 5 anni dalla data della violazione del codice stradale.
Ritenete di avere un motivo per opporvi alla cartella? Rivolgetevi ad un esperto: avete 30 giorni di tempo per impugnarla di fronte al Giudice di Pace. Tra i motivi per opporsi alla cartella esattoriale ci sono: pagamento già avvenuto, ricorso al verbale entro i termini, morte del trasgressore, vizi di notifica, sanzione caduta in prescrizione e cambio di intestazione del veicolo al momento della violazione. Prima di pagare consulta i tuoi diritti con un’agenzia di debiti.
Il Consolidamento Debiti permette di accorpare più debiti, derivanti da prestiti o finanziamenti diversi, in un’unica rata mensile più bassa. E’ uno strumento offerto al debitore per semplificare la gestione dei debiti. In sostanza le rate vengono accorpate e spalmate su un periodo di tempo più lungo. La possibilità di accorpamento va richiesta ad istituti specializzati in questa categoria di prodotti finanziari.
Oggi sono molte le persone che devono far fronte a più prestiti richiesti per esigenze diverse: dalla macchina, al viaggio, dal matrimonio alla moto etc. Ma se il numero delle rate aumenta può risultare sempre più difficile gestire la propria situazione finanziaria, tenere i conti e ricordarsi di tutti i versamenti da fare e delle scadenze. Il meccanismo del consolidamento è semplice: si accende un finanziamento nuovo e con la somma erogata si estinguono tutti i prestiti in essere. A questo punto al debitore mancherà solo da estinguere questo unico finanziamento finale.
Il prestito richiesto per il consolidamento debiti può essere generalmente di due tipi: prestito personale e mutuo. Il primo è adatto per somme inferiori ai 60.000 euro ed ha il vantaggio di evitare l’ipoteca sull’immobile di proprietà (l’unico requisito richiesto è un reddito fisso mensile dimostrabile).
CRIF S.p.A. gestisce EURISC, il principale sistema di informazioni creditizie. Esso raccoglie i dati che consentono di valutare il merito creditizio di chi richiede una qualsiasi forma di credito.
CRIF non raccoglie solo le informazioni “negative”, classificando quindi solo i cattivi pagatori, ma tutte le informazioni inviate da banche e finanziarie che consentono poi di valutare e contenere il rischio nel caso di emissione di un finanziamento.
La consultazione di questi dati da banche e finanziarie avviene solo nel caso in cui ci sia la firma e quindi l’approvazione del trattamento dei dati personali da parte di un cliente.
Il CTC (un consorzio senza fini di lucro) è il Gestore di un sistema di informazioni creditizie (SIC) di tipo solo negativo (già noto come centrale rischi); i Consorziati del CTC sono i Partecipanti al SIC.
I dati che registra il CTC sono relativi a finanziamenti con i partecipanti al CTC, nel caso in cui si siano verificati dei ritardi nel pagamento di almeno 120 giorni o di quattro rate mensili.
il CTC quindi non effettua un servizio di credit scoring come CRIF e non tratta dati provenienti da altre fonti.
Si sente spesso parlare di microcredito ma cosa si intende esattamente con questa espressione in ambito finanziario? Il microcredito è un finanziamento che viene concesso ad imprenditori, o soggetti aspiranti tali, in difficoltà economica ai quali non sarebbe erogato, secondo i requisiti richiesti, un prestito dalla banca.
L’idea del microcredito risale a circa 40 anni fa e si deve al Prof. Muhammad Yunus (insignito nel 2005 del Premio Nobel per la pace). Dal Bangladesh questo istituto è stato esportato nel resto del mondo. Come si può intuire dal nome il microcredito può avere ad oggetto somme di scarsa entità: proprio per questo motivo non vengono richieste grandi garanzie e non si costituisce quindi un prestito fiduciario.
Ma chi eroga il microcredito ai soggetti che vogliono avviare un’impresa? Possono essere organizzazioni Onlus, enti religiosi o pubblici: requisito essenziale è la richiesta a cui va allegato il progetto di impresa che si intende realizzare. E’ un privilegio riservato esclusivamente ai soggetti in difficoltà economiche e che non potrebbero avere accesso al credito delle banche. L’obiettivo è infatti quello di promuovere e sostenere l’iniziativa economica soprattutto nei Paesi ancora in via di sviluppo dove molte famiglie vivono del reddito delle piccole imprese.
Negli ultimi anni comunque istituti simili si stanno sviluppando anche nei Paesi industrializzati dove però la crisi blocca l’iniziativa economica (cosiddetti nuovi poveri). Il microcredito può essere un aiuto valido soprattutto per artigiani e piccole imprese. In Italia il microcredito è accessibile dal 2006.
Nel momento in cui il Fisco, i Creditori, Banche e Finanziarie decidono di riscuotere il proprio credito intraprendono delle azioni legali quali: decreto ingiuntivo, atto di precetto, cartella esattoriale ed infine il pignoramento.
Il pignoramento è un’azione giudiziaria che prevede, ai sensi dell’art. 491, l’espropriazione da parte dell’ufficiale giudiziario di beni di proprietà di un debitore: immobili, mobili, stipendio, conti correnti, presso terzi.
Contro un debitore insolvente può essere richiesto il pignoramento dello stipendio o della pensione.
Esistono comunque dei limiti e degli strumenti di tutela che il debitore dovrebbe conoscere.
Il limite massimo che può essere pignorato è di un quinto valutato al netto di ritenute, per tributi dovuti allo Stato, alle province ed ai comuni, mentre sale fino alla concorrenza di un terzo per causa di alimenti dovuti per legge; Molto spesso si confonde il pignoramento dello stipendio con la cessione del quinto (visto che le proporzioni sono le stesse): in realtà in questo secondo caso si tratta di una scelta volontaria del debitore mentre nel caso di pignoramento questo non ha scelta.
Ma è comunque possibile salvaguardare i propri diritti attraverso gli strumenti che la legge riconosce. Chi subisce un pignoramento dello stipendio o della pensione ha la facoltà di chiedere al Giudice, in sede di udienza per la dichiarazione del terzo, una riduzione della quota pignorata. Il debitore in questi casi deve dimostrare che il denaro a sua disposizione mensilmente tenuto conto del quinto pignorato, non gli permette di far fronte alle esigenze di mantenimento in maniera dignitosa. Deve infatti essere sempre in ogni caso garantito al debitore il cosiddetto minimo vitale.
Oggi invece purtroppo purtroppo sempre più persone subiscono il pignoramento del proprio stipendio senza il controllo di un giudizio di sostenibilità. Rivolgersi a professionisti del settore è un modo per assicurarsi la garanzia dei propri diritti in materia.
Il pignoramento mobiliare viene fatto dall’ufficiale giudiziario sulle cose mobili in proprietà del debitore. Perché avviene e quali sono gli strumenti di difesa del debitore?
Non tutti sanno che, nel momento in cui l’ufficiale giudiziario si presenta a casa, munito del titolo esecutivo e del precetto, il debitore ha un’estrema possibilità di impedire il pignoramento pagando immediatamente quanto dovuto (debito più spese). Se ciò non si verifica inizia appunto il pignoramento mobiliare: l’ufficiale è autorizzato a cercare i beni non solo nella casa ma anche presso terzi o sul posto di lavoro. Deve però rispettare alcune accortezze miranti a tutelare il decoro del debitore in quanto persona.
L’ufficiale non ha bisogno di preavviso ma non può presentarsi nei giorni festivi e prima delle 7 o dopo le 21. Esistono dei beni qualificati come impignorabili: in ogni caso tra quelli pignorabili devono essere preferiti nell’ordine il denaro contante, gli oggetti preziosi, i titoli di credito ed ogni altro bene che appaia di sicura realizzazione. L’intervento della forza pubblica può essere richiesto in caso di mancata collaborazione del debitore o di interferenza di soggetti terzi disturbatori.
La stima del valore dei beni può essere fatta anche con l’aiuto di esperti. I beni pignorati non possono essere venduti o sottoposti ad atti di disposizione e devono servire in via esclusiva a soddisfare il credito indicato nell‘atto di pignoramento. Il pignoramento è quindi in sostanza una ingiunzione dell’ufficiale giudiziario al debitore di astenersi da ogni atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito i beni oggetto dell’espropriazione e i frutti di esso.
L’atto di precetto è il mezzo attraverso il quale il creditore, che dispone di un titolo certo per la prova del credito o a favore del quale è stata emessa una sentenza, può pretendere il pagamento di quanto dovuto entro un termine solitamente corrispondente a dieci giorni.
Un titolo per legittimare l’atto di precetto è sicuramente il decreto ingiuntivo. Al debitore comunque non va notificato il decreto bensì l’atto di precetto che fa riferimento al suddetto decreto: la differenza non è di poco conto.
Una volta divenuto esecutivo il decreto può essere impugnato solamente tramite revocazione ed esclusivamente nei casi previsti all’art. 647 del codice di procedura civile, ovvero dolo delle parti, prove false, contraddittorietà con precedente sentenza passata in giudicato o dolo del giudice. In caso di mancato pagamento dopo la scadenza del termine indicato il creditore potrà richiedere il pignoramento dei beni del debitore, che verranno quindi sottoposti a vendita forzata.
E’ bene che il debitore al quale venga notificato un atto di precetto si rivolga a personale qualificato per essere tutelato e assicurarsi che la sua dignità e i suoi diritti non vengano in alcun modo violati. Sempre più spesso infatti i debitori, ignorando i requisiti che l’atto di precetto e il decreto ingiuntivo devono presentare sia dal punto di vista formale che sostanziale, accettano il pagamento anche se non dovuto perché intimoriti dalle conseguenze legali minacciate dal creditore o da chi agisce in sua vece.
Cosa si intende per atto di precetto e qual è la differenza tra precetto su sentenza e precetto su decreto ingiuntivo?
L’atto di precetto è uno dei mezzi che il creditore può utilizzare per intimare il pagamento entro un termine prestabilito al debitore. Solitamente vengono concessi 10 giorni per saldare il debito a partire dalla data in cui viene notificato l’atto di precetto. Nel documento devono essere indicate le generalità di debitore e creditore e l’oggetto ovvero la somma che costituisce il credito nonché il titolo in base al quale essa è stata concessa. Questo rappresenta in sostanza una sorta di ultimatum: se scaduto il termine il debitore non ha pagato il creditore può richiedere all’ufficiale giudiziario il pignoramento di tutti i beni del debitore fino al totale soddisfacimento del proprio credito inclusi eventuali interessi e spese. Ovviamente restano salvi i beni considerati dalla legge impignorabili.
Se non si possiede già un titolo che accerta il credito occorre prima rivolgersi al giudice affinché esso riconosca il mancato pagamento del debitore: la sentenza diventa in questo caso requisito per notificare l’atto di precetto. Se da un lato l’assistenza di un avvocato o di personale qualificato aiuta il creditore a recuperare le somme a lui spettanti dall’altro è innegabile che anche il debitore dovrà farsi assistere affinché i suoi diritti non vengano violati. Esistono infatti dei requisiti formali e sostanziali che vanno rispettati e che, qualora dovessero mancare, possono costituire un motivo per opporsi al precetto su sentenza.
Il Prestito cambializzato è una forma di credito non finalizzato, ovvero ad esso non è associato l’acquisto di uno specifico bene o servizio.
Esso viene erogato in seguito alla firma da parte del richiedente di cambiali. Le cambiali sono dei titoli di credito dal quale risulta l’obbligo incondizionato assunto da una persona di pagare o far pagare una determinata somma, nei modi e nei tempi indicati, al possessore. Chi la emette ha il vantaggio di differire nel tempo il pagamento e chi la riceve invece ha il diritto, alla scadenza, di pretenderne il pagamento.
A differenza dei tradizionali finanziamenti, il prestito cambializzato offre maggiori garanzie al creditore, dato che la cambiale rappresenta un titolo esecutivo e in caso di inadempimento può essere utilizzato per effettuare un pignoramento sui beni del debitore.
Il prestito è la cessione di una somma di denaro con il vincolo della restituzione del solo capitale o maggiorato di eventuali interessi e spese. Si tratta di un finanziamento di denaro che una banca, una società di credito o un privato concede ad un soggetto detto debitore.
Gli elementi che lo costituiscono sono: il capitale finanziato, il tasso annuo nominale d’interesse (TAN), e le eventuali spese di istruttoria e gestione della pratica.
L’entità del prestito dipende fondamentalmente da due variabili: la tipologia di finanziamento prescelta e il merito creditizio del richiedente.
Il mutuo è la forma di prestito che normalmente offre la possibilità di ottenere importi più elevati, seguita dalla cessione del quinto.
Riguardo al merito creditizio invece, in caso di segnalazioni negative e scarse garanzie banche e finanziarie non sono disposte ad assumersi il rischio per importi elevati.
Il Protesto è l’atto pubblico attraverso il quale un pubblico ufficiale attesta il mancato pagamento di un titolo, come un assegno o una cambiale, nei termini concordati.
Il Protesto ha diverse conseguenze: in primis un ulteriore carico delle spese che vanno a gravare ulteriormente sul debito in essere; il precetto; il pignoramento dei beni mobili o immobili in caso di mancato pagamento e infine l’iscrizione nel Registro dei Protesti.
L’iscrizione al Registro ha a sua volta delle gravi conseguenze per chi in futuro vorrebbe ottenere un prestito, anche nel caso in cui il debito sia stato poi saldato.