Source: http://www.litis.it/2011/06/17/nomina-di-commissario-ad-acta-consiglio-di-stato-sentenza-n-34412011/
Timestamp: 2018-11-16 08:30:10+00:00
Document Index: 139537717

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 474', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 118', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 33', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 11', 'art. 8', 'sentenza ']

Litis.it » Nomina di Commissario ad acta – Consiglio di Stato, Sentenza n. 3441/2011
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1.1.Con decreto Rep. n. 23 dd. 27 agosto 2008, il Gestore Unico del Consorzio Unico di Bacino delle Province di Napoli e Caserta , ha “rilevato che il Comune di Mondragone (Caserta) è debitore del soppresso consorzio CE4 della somma di € 2.872.500,34.- per corrispettivi resi dal consorzio disciolto”.
In conseguenza di ciò, “visto l’art. 8, comma 1, della ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3686, del 1° luglio 2008, come modificato dall’art. 4, comma 5, della ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3693 del 16 luglio 2008, il quale prevede che gli Enti locali, debitori dei consorzi di bacino soppressi, sono tenuti a liquidare al Consorzio Unico le somme dovute e non corrisposte ai consorzi di bacino soppressi, anche a titolo di quote consortili, entro e non oltre trenta giorni dal 16 luglio 2008, prevedendo, in caso di inadempimento degli enti locali, che il gestore unico nomini commissari ad acta per provvedere in sostituzione degli stessi, con spese a carico dei Comuni”, il Gestore medesimo ha nominato nella persona del dott. Salvatore Ariganello il Commissario ad acta per la liquidazione del debito predetto.
Il Comune di Mondragone ha quindi chiesto innanzi al T.A.R. per il Lazio l’annullamento del testé riferito decreto del Gestore Unico, nonché dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3686 del 1° luglio 2008, come modificata dalla susseguente ordinanza del medesimo Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3693 dd. 16 luglio2008, limitatamente all’art. 8, comma 4, laddove segnatamente si dispone che “gli Enti Locali debitori dei bacini soppressi sono tenuti a liquidare al Consorzio Unico le somme dovute e non corrisposte ai consorzi di bacino soppressi, anche a titolo di quote consortili, entro e non oltre trenta giorni dall’adozione della presente ordinanza. Ove non vi provvedano, il titolare dell’incarico di cui al comma 1”, ossia il medesimo Gestore Unico, “nomina commissari ad acta per provvedere in sostituzione degli enti locali inadempienti, con spese a carico degli enti stessi”.
L’impugnativa è stata pure estesa ad ogni altro atto presupposto, consequenziale o comunque connesso, con proposizione innanzi al giudice adito di azione di accertamento della non debenza delle somme fatturate dal Consorzio ASCA CE4.
I) Nei confronti del provvedimento di nomina del Commissario ad acta.
a) Invalidità in via autonoma e derivata; violazione e falsa applicazione dell’art. 8, comma 4, dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3686 dell’1 luglio 2008 e successiva modifica; volazione dell’art. 474 c.p.c. e dei principi generali in tema di tutela del debitore; eccesso di potere per sviamento; falsità della causa; contraddittorietà estrinseca ed intrinseca; carenza dei presupposti; iragionevolezza; illogicità manifesta; manifesta ingiustizia; erronea ponderazione della fattispecie contemplata; travisamento dei fatti; difetto assoluto di istruttoria; altri profili.
Secondo la prospettazione del Comune, in assenza di accertamento sulla sussistenza dei requisiti di certezza, liquidità ed esigibilità del preteso credito, nonché di ogni valutazione sulla sua quantificazione, non potrebbero ritenersi integrati i presupposti per l’esercizio dei poteri sostitutivi.
Inoltre, nel decreto di commissariamento non sarebbero specificate le singole voci di debito da cui deriverebbe l’importo complessivo di € 668.365,70.-, per cui risulterebbe impedito al Comune di muovere contestazioni in merito alla sua consistenza, laddove questo avrebbe sempre puntualmente adempiuto alle obbligazioni assunte.
Sempre secondo il Comune, il credito quantificato nel decreto di nomina del Commissario sarebbe sine titulo nonché privo dei requisiti di certezza, liquidità ed esigibilità indispensabili ai fini dell’azionabilità del potere di nomina commissariale di cui all’art. 8, comma 4, dell’ordinanza n. 3686 del 2004.
II) Nei confronti dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3686 del 2008 e successiva modifica.
Violazione degli artt. 3, 5, 24, 97, 113, 117 e 118 Cost.; violazione dei principi generali dell’ordinamento (con specifico riguardo all’art. 3 del T.U. approvato con D.L.vo 18 agosto 2000 n. 267); violazione del principio di leale collaborazione; eccesso di potere; sviamento; falsità della causa; erroneità nei presupposti di fatto e di diritto; travisamento; illogicità manifesta: irragionevolezza; difetto assoluto di istruttoria; violazione del principio di proporzionalità e coerenza dell’azione amministrativa; manifesta ingiustizia; altri profili.
Secondo il Comune l’ordinanza impugnata fonda invero il potere del Gestore del Consorzio Unico di “rastrellare” i crediti del suo dante causa anche attivando poteri sostitutivi sul debitore, ma sarebbe contrastante con precisi precetti costituzionali e con elementari principi generali dell’ordinamento, costituenti un limite allo stesso potere d’ordinanza conferito dall’art. 5 della L. 22 febbraio 1992 n. 225: e ciò in quanto il potere di nomina del Commissario ad acta sarebbe attribuito non ad un soggetto terzo ma allo stesso creditore, senza peraltro garantire alcun contraddittorio in ordine all’an ed al quantum debeatur, e senza prevedere alcuno strumento di accertamento del credito.
L’ordinanza permetterebbe quindi un sostanziale “esproprio” di somme, al di fuori del principio di legalità, senza alcun intervento dell’Autorità giudiziaria ed introducendo una confusione tra creditore e debitore con indubitabile conflitto di interessi; essa, inoltre, inciderebbe negativamente sull’esercizio delle funzioni amministrative comunali, consentendo l’invasione dell’autonomia patrimoniale e finanziaria del Comune con conseguente negazione dei tre principi cardine introdotti dall’art. 118 Cost. e si porrebbe pure in contrasto con il principio di ragionevolezza di cui all’art. 3 Cost..
1.2. Con sentenza n. 1654 dd. 18 febbraio 2009 la Sezione I^ del T.A.R. per il Lazio, dopo aver dichiarato l’inammissibilità dell’azione di accertamento per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo e dopo aver respinto l’eccezione preliminare di inammissibilità del ricorso per omessa notificazione dell’atto introduttivo del giudizio al Commissario ad acta, ha per il resto accolto l’impugnativa del Comune avendo riguardo, in via assorbente, al primo ordine di censure segnatamente dedotto in parte qua nei confronti dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3686 del 2008 come sostituito dall’art. 5, comma 4, dell’ordinanza del medesimo Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3693 del 2008, con conseguente annullamento del decreto di nomina del Commissario ad acta.
3. Si è costituito nel presente giudizio il Comune di Mondragone, replicando alle censure avversarie e concludendo per la conferma della sentenza impugnata.
4. Con ordinanza n. 2408 dd. 8 maggio 2009 questa Sezione ha accolto a’ sensi dell’allora vigente art. 33, terzo e quarto comma, della L. 6 dicembre 1971 n. 1034 la domanda di sospensione cautelare della sentenza impugnata, “ritenuto che ad una prima sommaria delibazione, tenuto conto della natura delle ordinanze emesse ai sensi della L. 225 del 1992 e del contenuto e delle finalità perseguite dalla legislazione emergenziale per lo smaltimento dei rifiuti nella Regione Campania, l’appello appare assistito da sufficienti elementi di fondatezza; considerato che comunque, nel bilanciamento degli opposti interessi, appare prevalente quello all’efficienza e continuità del servizio di smaltimento rifiuti assicurato dal consorzio unico di bacino rispetto a quello dell’ente locale a conservare le proprie astratte guarentigie di autonomia, peraltro compromesse dal mancato concreto esercizio delle stesse; vista la propria precedente ordinanza emessa nella Camera di consiglio dell’8 maggio 2009 resa su identica questione”.
Il T.A.R. ha pure rilevato “che il potere di nomina commissariale attribuito dall’ordinanza presidenziale al Gestore del Consorzio postula l’accertamento dell’an e del quantum della esposizione debitoria dell’amministrazione locale, atteso che la previsione normativa è rivolta agli enti locali debitori dei consorzi di bacino soppressi e che il Gestore del Consorzio nomina il Commissario per provvedere in sostituzione degli enti locali inadempienti, sicché l’accertamento dell’inadempienza e, quindi, della sussistenza del debito e della sua entità, costituendo condicio sine qua non per la nomina, è rimessa a detto Gestore del Consorzio. Infatti, nel nominare il Commissario, il Gestore del Consorzio Unico ha quantificato l’ammontare del debito dell’Amministrazione comunale ed ha finalizzato la nomina proprio alla liquidazione di quella specifica somma di danaro. Di talché, la nomina del Commissario ad acta non è finalizzata all’accertamento del debito del Comune, ma è volta ad ottenere la liquidazione di un debito previamente accertato dal Gestore del Consorzio. Ne consegue che, al pari di un Commissario ad acta nominato per l’esecuzione di una sentenza di condanna al pagamento di una somma di danaro, il Commissario nominato dal Gestore deve ritenersi legittimato ad eseguire tutti gli atti ed adempimenti necessari allo scopo di dare concreto soddisfacimento al diritto di credito, mediante l’esercizio di un’attività compiuta quale longa manus del soggetto che lo ha nominato nell’ambito di un’attività di erogazione della spesa a conclusione della quale dovrà essere emesso il relativo mandato di pagamento e senza che l’esaurimento dei fondi di bilancio o la mancanza di disponibilità di cassa possano costituire legittima causa di impedimento all’esecuzione del compito” (cfr. ibidem).
Nel contesto di tale disciplina speciale sono state – altresì – introdotte varie misure di incentivazione della raccolta differenziata dei rifiuti, tra le quali va in particolare menzionato l’art. 5 del D.L. 30 novembre 2005 n. 245, convertito con modificazioni in L. 27 gennaio 2006 n. 21, in forza del quale, “al fine di garantire il raggiungimento degli obiettivi della raccolta differenziata previsti dalla normativa vigente e per il superamento dell’attuale contesto emergenziale, fino al termine di cui all’articolo 1, comma 6, il Commissario delegato provvede, entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, ad attribuire ai Consorzi costituiti nei bacini identificati con la legge della regione Campania 10 febbraio 1993 n. 10, il compito di effettuare la raccolta differenziata degli imballaggi primari, ed eventualmente della frazione organica, dei rifiuti ingombranti, nonché della frazione valorizzabile di carta, plastica, vetro, legno, metalli ferrosi e non ferrosi, utilizzando i lavoratori assunti in base all’ordinanza del Ministro dell’interno delegato al coordinamento della protezione civile n. 2948 del 25 febbraio 1999, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 50 del 2 marzo 1999”; a tali fini “è autorizzato a favore del Commissario delegato un contributo nel limite massimo di 8 milioni di euro per l’anno 2005 e di 22 milioni di euro per l’anno 2006, da assegnare ai consorzi. Ove i Consorzi … non effettuino entro trenta giorni
Tali interventi sostitutivi sono stati quindi confermati anche dal susseguente art. 4 del D.L. 9 ottobre 2006 n. 263, convertito con modificazioni in L. 6 dicembre 2006 n. 290, laddove – per l’appunto – si dispone che “il Commissario delegato…. verifica il raggiungimento dell’obiettivo minimo di raccolta differenziata pari al 35 per cento dei rifiuti urbani prodotti e definisce un programma per il raggiungimento di almeno il 50 per cento, adottando le opportune misure sostitutive, anche mediante la nomina di Commissari ad acta, nei confronti di tutte le Amministrazioni che non hanno rispettato gli indicati obiettivi”.
Nel caso in esame, e proprio nel perseguimento di tali finalità espressamente fissate dal legislatore, il Gestore del Consorzio Unico, nominato dal Sottosegretario di Stato a’ sensi del predetto art. 11 del D.L. 90 del 2008, ha diffidato il Comune di Recale a provvedere al pagamento delle somme già dovute e non corrisposte ai consorzi di bacino disciolti per la gestione dei servizio di raccolta differenziata, anche a titolo di quota consortile; e, nella constatazione del perdurante inadempimento dell’Amministrazione Comunale, il medesimo gestore del Consorzio ha quindi provveduto, in applicazione dell’art. 8 comma 4 dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3693 del 2008, alla nomina di un commissario ad acta in sostituzione del Comune inadempiente.
Del resto, una conferma della piena legittimità del “meccanismo” ,qui – per contro – contestato dall’Amministrazione comunale, si trae anche dalla disamina dello Statuto del Consorzio Unico, approvato a Napoli il 10 dicembre 2008, laddove il Consorzio è espressamente costituito quale “Ente pubblico economico dotato di personalità giuridica di diritto pubblico e di autonomia imprenditoriale”, con contestuale indicazione delle sue specifiche funzioni e competenze, e laddove è segnatamente contemplata, oltre alla menzione dell’obiettivo principale della raccolta differenziata dei rifiuti, anche la determinazione delle quote di partecipazione dei diversi Comuni in proporzione alla popolazione servita residente e in relazione all’attività garantita sul territorio: dal che, dunque, discende che l’attività del Consorzio medesimo è per sua natura volta alla realizzazione di finalità comuni agli Enti che ne fanno parte, i quali restano comunque beneficiari delle attività e dei servizi realizzati dal Consorzio stesso.
Secondo la tesi del ricorrente Comune e fatta propria dal giudice di primo grado, il potere di nomina dei Commissari ad acta da parte del Gestore del Consorzio Unico sarebbe stato a quest’ultimo conferito in via del tutto illegittima in quanto non previsto da una norma di legge ma da un atto amministrativo.
Più in generale, il ricorso alla nomina del Commissario ad acta non significa compromettere la necessaria imparzialità dell’azione amministrativa nel procedimento di liquidazione e di pagamento del credito.
L’organo commissariale, infatti, non agisce quale soggetto organico del Gestore Unico ma, su impulso di quest’ultimo, si sostituisce all’inerzia dell’Amministrazione comunale valutando comunque quale soggetto vincolato al rispetto della legge la sussistenza – o meno – dei presupposti del debito, e soltanto nel caso in cui riscontri questi ultimi procede al suo pagamento.
definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, in riforma della sentenza impugnata, respinge il ricorso proposto in primo grado dal Comune di Mondragone.
This entry was posted on 17 giugno 2011 at 17:54, and is filed under Amministrativa. Follow any responses to this post through RSS 2.0. Oppure scrivere un commento o anche segnalare un trackback dal tuo sito.