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Timestamp: 2019-03-20 13:21:09+00:00
Document Index: 61420615

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 59', 'art. 250', 'art. 264']

Edilizia: la Corte Costituzionale fissa i limiti alla legislazione regionale | Teknoring
Dichiarata l'illegittimità costituzionale di alcune norme della Legge regionale dell'Umbria n. 1/2015, relativamente alla Cila e alla normativa antisismica
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 68 del 5 aprile 2018 n. 68, interviene sui limiti della legislazione regionale in materia edilizia; in particolare, sull’estensione degli interventi soggetti ad attività edilizia libera a tipologie diverse da quelle previste a livello statale. La sentenza ribadisce che “pur non essendo precluso al legislatore regionale di esemplificare gli interventi edilizi che rientrano nelle definizioni statali, tale esemplificazione, per essere costituzionalmente legittima, deve essere coerente con le definizioni contenute nel testo unico dell’edilizia“.
I dettagli relativi all’intervento della Corte Costituzionale sulla legge della Regione Umbria
La Corte era chiamata ad esprimersi su una serie di questioni di illegittimità costituzionale, sollevate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in merito ad alcune norme della Legge regionale dell’Umbria n. 1 del 21 gennaio 2015, Testo unico governo del territorio e materie correlate. La successiva entrata in vigore della Legge regionale Umbria n. 13/2016, che apporta modifiche a molte delle disposizioni impugnate, aveva fatto cadere alcune delle impugnazioni del Governo, che però manteneva i suoi rilievi su altri articoli censurati, tra cui è quello relativo all’articolo 118, comma 1, lettera e), nella parte in cui non prevede che le “opere interne alle unità immobiliari di cui all’art. 7, comma 1, lettera g), siano sottoposte alla comunicazione di inizio dei lavori asseverata (Cila)”. I giudici costituzionali hanno stabilito che tale disposizione è in contrasto con l’allora vigente articolo 6, comma 2 lettera a) e comma 4 (ora articolo 6 bis) del Dpr n. 380/2001, che assoggetta a Cila (comunicazione di inizio lavori asseverata) gli interventi di manutenzione straordinaria “ivi compresa l’apertura di opere interne o lo spostamento di pareti interne”.
Illegittimità relative agli strumenti urbanistici
Le altre norme della Legge regionale dell’Umbria n. 1/2015 dichiarate illegittime in quanto in contrasto con la normativa statale riguardano:
la competenza dei Comuni, anziché dell’ufficio tecnico regionale competente, a rilasciare pareri sugli strumenti urbanistici generali ed attuativi dei comuni siti in zone sismiche (artt. 28, comma 10, e 56, comma 3);
la possibilità di interventi edilizi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e risanamento conservativo, di ristrutturazione edilizia senza limitazioni – comportanti anche la modifica della destinazione d’uso in atto in un edificio esistente, purché la nuova destinazione risulti compatibile con le previsioni dello strumento urbanistico generale – nelle aree in cui non siano state attuate le previsioni degli strumenti urbanistici generali, anche a mezzo di piano attuativo obbligatorio (art. 59, comma 3);
l’accorpamento delle variazioni d’uso in tre classi (invece delle cinque nella legge statale), in quanto non coerente con le definizioni della norma statale. Sono accorpate nella medesima categoria funzionale dei servizi tutte le attività “a carattere socio-sanitario, direzionale, pubbliche o private atte a supportare i processi insediativi e produttivi, comprese le attività commerciali, di somministrazione di cibi e bevande, turistico-produttive, ricreative, sportive e culturali“; ciò comporta l’esclusione della rilevanza urbanistica dei mutamenti di destinazione d’uso interni alle categorie funzionali accorpate e, quindi, della loro assoggettabilità a titoli abilitativi e relative sanzioni (artt. 147, 155 e 118, comma 2, lettera h);
la possibilità da parte della Giunta regionale, con proprio atto, di sottrarre interventi edilizi all’applicazione della normativa sismica e quindi anche all’autorizzazione sismica, introducendo una nuova categoria di interventi edilizi esclusa dalla vigilanza pubblica sulle costruzioni riguardo al rischio sismico (art. 250, comma 1, lettere a), b) e c);
l’introduzione di ipotesi di condono edilizio ‘strisciante’, non previste dalla legge statale, come il rilascio del permesso in sanatoria per interventi edilizi, conformi alle norme, sull’area di pertinenza degli edifici dell’impresa agricola esistenti alla data del 30 giugno 2014, realizzati in assenza del titolo, con la conseguenza di far cessare gli effetti penali dell’abuso, un’indebita invasione della sfera di competenza esclusiva statale in materia di ordinamento civile e penale. (artt. 258 e 264, comma 13);
l’autorizzazione all’attingimento di acqua previa semplice domanda di concessione di piccola derivazione di acqua pubblica, in quanto estende l’istituto del silenzio-assenso al procedimento concessorio (art. 264, comma 16).
Sulla questione antisismica, in particolare sulla messa in sicurezza delle scuole, segnaliamo però volentieri il bando del Miur con scadenza il 5 giugno 2018: qui tutti i dettagli.