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Timestamp: 2018-03-18 01:45:53+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 25', 'art. 648', 'art. 648', 'art. 648', 'art. 6', 'art. 6']

Commento alle "Linee guida ABI ex d. lgs. 231/2001 per i reati in materia di riciclaggio" – parte prima | ComplianceNet
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Posted by Roberta Maffia on Monday, 9 February 2009
Inizia un breve percorso che ha come scopo quello di commentare le nuove "Linee guida ABI ex d. lgs. 231/2001 per i reati in materia di riciclaggio" pubblicate dall’Associazione Bancaria Italiana con la circolare n. 1 del 9 gennaio 2009. Tali "Linee guida" sono al momento disponibili solo per chi è abbonato al servizio "Circolari ABI".
Le nuove "Linee guida" analizzano l’aggiornamento dell’ex d. lgs. 231/2001 per i reati in materia di "riciclaggio" ed in particolare prendono in considerazione l’art. 25 octies: ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.
Tale norma è stata introdotta nel d. lgs. 231/2001 dal d. lgs. 231/2007 che ha recepito e dato attuazione in Italia alla III Direttiva antiriciclaggio: 2005/60/CE.
L’ art. 25 octies estende la responsabilità amministrativa degli enti ai reati di ricettazione (art. 648 c.p.), riciclaggio (art. 648 bis c.p.) e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648 ter c.p.).
Le nuove "Linee guida" sono così articolate:
profili problematici e modalità di gestione del rischio.
In questa prima parte dell’articolo analizzeremo l’introduzione delle linee guida; nelle prossime puntate saranno esaminati i contenuti ed i profili problematici.
L’adozione di un "modello organizzativo " costituisce un’opportunità che il legislatore dà all’ente, finalizzata alla possibile esclusione della sua responsabilità.
Pertanto se la banca vorrà fare propria l’opportunità in tema di esenzione della responsabilità di cui agli art. 6 e 7 del d. lgs. 231/2001, dovrà dotarsi di un proprio modello organizzativo a ciò finalizzato.
È il comma 3 dell’art. 6 che indica cosa e come deve essere questo modello organizzativo: "possono essere adottati sulla base di codici di comportamento redatti dalle associazioni rappresentative degli enti, comunicati al Ministero della Giustizia che, di concerto con i Ministri competenti, può formulare, entro trenta giorni, osservazioni sull’idoneità dei modelli a prevenire i reati".
Negli ultimi anni molti fattori hanno contribuito a rendere l’assetto organizzativo delle banche un elemento strategico per garantire la sana e prudente gestione e per accrescerne la compatibilità sia a livello nazionale che internazionale.
Il "rischio di non conformità" è crescente e deriva dalle nuove attività oltre a quelle tradizionali e dall’aumento e dalla complessità del contesto operativo, normativo e regolamentare.
Molte norme sottolineano espressamente la responsabilità di ogni banca nel definire il profilo di rischio e nel commisurarlo ai propri mezzi patrimoniali.
I requisiti organizzativi e quelli patrimoniali costituiscono i presidi fondamentali per una gestione capace di produrre valori e consentono di adeguare il fabbisogno di capitale economico ai rischi assunti.
Il modello organizzativo della 231 intende valorizzare la capacità di autodiagnosi della singola banca e la sua attitudine a creare regole efficienti e specifiche per prevenire i rischi; tali da rendere esente l’ente da ogni responsabilità.
Le sanzioni previste dalla 231 e i riflessi sulla reputazione che potrebbero derivare da un coinvolgimento della banca in un procedimento penale, richiedono un’attenzione maggiore da parte del mondo bancario su questa materia.
Nella prossima puntata si esamineranno proprio le Linee Guida ABI, ed in particolare:
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