Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-quarto/titolo-i/capo-vii/sezione-i/art1284.html
Timestamp: 2020-07-13 23:34:25+00:00
Document Index: 53220078

Matched Legal Cases: ['art. 1284', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1284', 'art. 1', 'art. 1419', 'art. 1815', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 1284', 'art. 1829', 'art. 1830', 'art. 1282', 'art. 1282', 'art. 1284', 'art. 1284', 'sentenza ', 'art. 1284', 'sentenza ', 'art. 1284', 'art. 1284', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1284', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1284', 'sentenza ', 'art. 1284', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 117', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 1284', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1282', 'sentenza ', 'art. 1284', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 1284', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1284', 'art. 93', 'art. 29', 'sentenza ', 'art. 1283', 'art. 1284', 'art. 35', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1284', 'sentenza ', 'art. 1284', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2033', 'art. 1284', 'art. 1284', 'art. 1284', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2033', 'art. 1148', 'sentenza ', 'art. 2033', 'art. 1284', 'art. 1284', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 1224', 'art. 1284', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art 117', 'art. 1284', 'art. 117', 'art. 1284', 'art. 117', 'art. 1284', 'art. 118']

Art. 1284 codice civile - Saggio degli interessi - Brocardi.it
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Dispositivo dell'art. 1284 Codice civile
Il saggio degli interessi legali è determinato in misura pari al 5 per cento in ragione d'anno. Il Ministro del tesoro, con proprio decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana non oltre il 15 dicembre dell'anno precedente a quello cui il saggio si riferisce, può modificarne annualmente la misura, sulla base del rendimento medio annuo lordo dei titoli di Stato di durata non superiore a dodici mesi e tenuto conto del tasso di inflazione registrato nell'anno. Qualora entro il 15 dicembre non sia fissata una nuova misura del saggio, questo rimane invariato per l'anno successivo. [1224, 1652, 1714, 1720](1)(2)(3)(4)
Allo stesso saggio si computano gli interessi convenzionali, se le parti non ne hanno determinato la misura [1825].
Gli interessi superiori alla misura legale(5) devono essere determinati per iscritto [1224, 1350 n. 13, 2725]; altrimenti sono dovuti nella misura legale [161](6).
Se le parti non ne hanno determinato la misura, dal momento in cui è proposta domanda giudiziale il saggio degli interessi legali è pari a quello previsto dalla legislazione speciale relativa ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali(7).
La disposizione del quarto comma si applica anche all'atto con cui si promuove il procedimento arbitrale(7).
(1) Comma così sostituito ex art. 2, c. 185, l. 23 dicembre 1996, n. 662. Nell'originaria stesura della norma il tasso di interesse era del 5%. Successivamente l'art. 1, l. 26 novembre 1990, n. 353, lo ha elevato al 10%, con decorrenza 16 dicembre 1990. La l. 662/1996 cit. ha riportato il tasso al 5% con decorrenza 1 gennaio 1997, prevedendone l'aggiornamento annuo attraverso decreto ministeriale. Gli aggiornamenti sono stati i seguenti: d.m. 10 dicembre 1998 (G.U. 11 dicembre 1998, n. 289), tasso al 2,5% (decorrenza 1 gennaio 1999); d.m. 11 dicembre 2000 (G.U. 15 dicembre 2000, n. 292), tasso al 3,5% (decorrenza 1 gennaio 2001); d.m. 11 dicembre 2001 (G.U. 14 dicembre 2001, n. 290), tasso al 3% (decorrenza 1 gennaio 2002); d.m. 1 dicembre 2003 (G.U. 10 dicembre 2003, n. 286), tasso al 2,5% (decorrenza 1 gennaio 2004); d.m. 12 dicembre 2007 (G.U. 15 dicembre 2007, n. 291), tasso al 3% (decorrenza 1 gennaio 2008); d.m. 4 dicembre 2009 (G.U. 15 dicembre 2009, n. 291), tasso al 1% (decorrenza al 1 gennaio 2010); d.m. 7 dicembre 2010 (G.U. 15 dicembre 2010, n. 292), tasso al 1,5% (decorrenza dal 1 gennaio 2011); d.m. 12 dicembre 2011 (G.U. 15 dicembre 2011, n. 291), tasso al 2,5% (decorrenza dal 1 gennaio 2012); d.m. 13 dicembre 2013 (G.U. 13 dicembre 2013, n. 292), tasso al 1% (decorrenza dal 1 gennaio 2014); d.m. 11 dicembre 2014 (G.U. 15 dicembre 2014), tasso allo 0,5% (decorrenza dal 1 gennaio 2015), tasso allo 0,2% (decorrenza dal 1° gennaio 2016), tasso allo 0,1% (decorrenza dal 1° gennaio 2017), tasso 0,3% (decorrenza dal 1° gennaio 2018), tasso 0,8% (decorrenza 1 gennaio 2019).
(2) Gli interessi maturano ogni giorno (821 c.c.) ma sono esigibili quando scadono, di regola annualmente.
(3) Il Decreto 13 dicembre 2017 ha disposto (con l'art. 1, comma 1) che "La misura del saggio degli interessi legali di cui all'art. 1284 del codice civile è fissata allo 0,3 per cento in ragione d'anno, con decorrenza dal 1° gennaio 2018".
(4) Il Decreto 12 dicembre 2019 ha disposto (con l'art. 1, comma 1) che "La misura del saggio degli interessi legali di cui all'articolo 1284 del codice civile è fissata allo 0,05 per cento in ragione d'anno, con decorrenza dal 1° gennaio 2020"
È nullo il patto (v. art. 1419, comma 2, c.c.) con il quale le parti determinano interessi c.d. usurari, cioè in misura esorbitante e sproporzionata rispetto ai valori stabiliti dalla legge (v. art. 1815, comma 2, c.c.). Ai sensi dell'art. 2 della l. 7 marzo 1996, n. 108 (Disposizioni contro l'usura), la determinazione del tasso usurario è effettuata dal Ministero del tesoro, sentiti la Banca d'Italia e l'ufficio italiano dei cambi con riferimento ai tassi medi effettivi praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari.
(6) Si ritiene comunemente che il pagamento degli interessi pattuiti in misura superiore al tasso legale, ma non per iscritto, e quindi non dovuti, costituisca adempimento di un'obbligazione naturale (v. 2034 c.c.). Per il saggio di interesse nei ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, cfr. art. 5, d.lgs. 2 ottobre 2002, n. 231 di attuazione della direttiva 2000/35/CE.
(7) Questo comma è stato aggiunto dall'art. 17, comma 1 del D.L. 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modifiche, nella l. 10 novembre 2014, n. 162. Ai sensi dell'art. 17, comma 2 del menzionato D.L. 12 settembre 2014, n. 132 tali disposizioni producono effetti sui procedimenti che vengono avviati a partire dal trentesimo giorno dall'entrata in vigore della legge di conversione.
Il legislatore si riserva di stabilire il saggio degli interessi legali al fine di ancorarlo a criteri di certezza nonchè all'evoluzione generale della situazione economica.
Per quanto concerne gli interessi convenzionali, il tasso è quello legale o quello stabilito dalle parti con le opportune cautele volte ad evitare tassi usurari.
Spiegazione dell'art. 1284 Codice civile
Nota è l'avversione che il diritto canonico aveva per gli interessi: di questa antipatia era rimasta una traccia formale nell'art. 1829 del vecchio codice civile, che permetteva la stipulazione di interessi nel mutuo di denaro, di derrate e altre cose mobili. Secondo il vecchio codice pertanto la regola era che gli interessi dovevano venire pattuiti o imposti dalla legge. L'art. 1830 del vecchio codice civile ammetteva tuttavia che il mutuatario che avesse pagato interessi non convenuti non potesse ripeterli, e questo era generalmente considerato come un caso di obbligazione naturale.
Il nuovo codice civile invece dispone espressamente al suo art. 1282 che « i crediti liquidi ed esigibili di somme di denaro producono interessi di pieno diritto, salvo che la legge o il titolo stabiliscano diversamente ». Da ciò può dedursi che il debitore di una somma di denaro, liquida ed esigibile, è obbligato a prestarne gli interessi, per cui è esposto, a tal riguardo, ad azione da parte del creditore, mentre secondo il vecchio codice era solo debitore naturale degli interessi ed esposto solo, ove li pagasse, alla soluti retentio.
Il fondamento di questo suo dovere giuridico va individuato nel fatto che il debitore resterebbe altrimenti ingiustamente arricchito a spese del suo creditore. Ciò risulta anche dal terzo comma dell' art. 1282 del c.c., il quale dispone che « se il credito ha per oggetto rimborso di spese fatte per cose da restituire, non decorrono interessi per il periodo di tempo in cui chi ha fatto le spese abbia goduto della cosa senza corrispettivo e senza essere tenuto a render conto del godimento ». Per il fatto stesso di avere a propria disposizione una somma di denaro ad altri dovuta, il debitore della medesima ha la facoltà di usarla e trarne interessi, arricchendosi a spese del creditore: il suo dovere di prestare gli interessi ha come fondamento il fatto che altrimenti egli si arricchirebbe ingiustamente a spese del medesimo.
Il debitore di una somma di denaro liquida ed esigibile è dunque in questa situazione giuridica: o il creditore ha stipulato interessi (o tali interessi sono a lui assicurati per legge), ed egli può esigerli dal debitore in giudizio; o egli ha condonato la prestazione degli interessi al debitore, e, in questo caso, questi non può essere convenuto in giudizio per gli stessi, e neppure (e naturalmente) obbligato a pagarli, onde per cui, pagandoli, può ripeterli con la condictio indebiti; o, infine, non vi è stato condono né stipulazione di interessi, ed in tal senso il debitore della somma non può essere convenuto in giudizio, ma se paga, paga validamente, essendo gli interessi dovuti naturalmente.
Massime relative all'art. 1284 Codice civile
Cass. civ. n. 28409/2018
Il saggio d'interesse previsto dall'art. 1284, comma 4, c.c. si applica esclusivamente in caso di inadempimento di obbligazioni di fonte contrattuale, dal momento che, qualora tali obbligazioni derivino, invece, da fatto illecito o dalla legge, non è ipotizzabile nemmeno in astratto un accordo delle parti nella determinazione del saggio, accordo la cui mancanza costituisce presupposto indefettibile di operatività della disposizione. (Nella specie, la S.C. ha cassato, decidendo nel merito, il decreto con cui la corte d'appello, nel liquidare l'indennizzo a titolo di equa riparazione ex l. n. 89 del 2001, aveva applicato il saggio degli interessi in misura pari a quello previsto in tema di ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 28409 del 7 novembre 2018)
Cass. civ. n. 26173/2018
La convenzione relativa agli interessi è validamente stipulata, in ossequio al disposto dell'art. 1284, comma 3, c.c., quando il relativo tasso risulti determinabile e controllabile in base a criteri oggettivamente indicati, sicchè una clausola contenente un generico riferimento alle condizioni usualmente praticate dalle aziende di credito sulla piazza può ritenersi valida ed univoca solo se il riferimento "per relationem" sia coordinato alla esistenza di vincolanti discipline del saggio, fissate su scala nazionale con accordi di cartello, e non già ove tali accordi contengano diverse tipologie di tassi o non costituiscano più un parametro centralizzato e vincolante. (In applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata nella parte in cui aveva ritenuto che la pattuizione sugli interessi di mora fosse affetta da nullità per indeterminabilità del tasso di interessi dovuto, in contrasto con quanto prescritto dall'art. 1284, comma 3, c.c., siccome genericamente riferentesi al "tasso di massimo scoperto applicato dalle banche sulla piazza di Gaeta").
(Cassazione civile, Sez. II, ordinanza n. 26173 del 18 ottobre 2018)
Cass. civ. n. 3017/2014
Ai sensi dell'art. 1284, terzo comma, cod. civ., la costituzione dell'obbligo di pagare interessi in misura superiore a quella legale richiede la forma scritta "ad substantiam", sicché, nel caso di mancata sottoscrizione del relativo patto da parte di entrambi i contraenti, non può ritenersi che un accordo siffatto si sia concluso "per facta concludentia".
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3017 del 11 febbraio 2014)
Cass. civ. n. 21597/2013
Nei rapporti bancari in conto corrente, una volta che sia stata esclusa la validità, per mancanza dei requisiti di legge, della pattuizione di interessi ultralegali a carico del correntista, la rideterminazione del saldo del conto deve avvenire attraverso i relativi estratti a partire dalla data della sua apertura, così effettuandosi l'integrale ricostruzione del dare e dell'avere, con applicazione del tasso legale, sulla base di dati contabili certi in ordine alle operazioni ivi registrate, inutilizzabili, invece, rivelandosi, a tal fine, criteri presuntivi od approssimativi.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 21597 del 20 settembre 2013)
Cass. civ. n. 350/2013
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 350 del 9 gennaio 2013)
Cass. civ. n. 11187/2012
In tema di obbligazioni pecuniarie, costituiscono "interessi legali" non soltanto quelli stabiliti dall'art. 1284 c.c., ma anche qualsiasi interesse che, ancorché in misura diversa, sia previsto dalla legge. Ne consegue che, in ipotesi di domanda di liquidazione del compenso proposta da un ingegnere o da un architetto, prevedendo l'art. 9 della tariffa professionale, approvata con legge 2 marzo 1949, n. 143, che gli interessi moratori sulle somme dovute a titolo di onorari sono ragguagliati al tasso ufficiale di sconto e maturano dopo il decorso di sessanta giorni dalla consegna della specifica da parte del professionista, ai fini della doverosità del saggio e della decorrenza degli accessori, il giudice deve verificare unicamente la sussistenza dei presupposti indicati dalla citata norma.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 11187 del 4 luglio 2012)
Cass. civ. n. 25182/2010
In tema di usura, e con riferimento a fattispecie anteriore all'entrata in vigore della legge 7 marzo 1996, n. 108, la pattuizione di interessi ultra legali non è di per sé viziata da nullità, essendo consentito alle parti di determinare un tasso d'interesse diverso e superiore a quello legale, purché ciò avvenga in forma scritta e sussistendo l'illiceità del negozio soltanto nel caso in cui si ravvisino gli estremi del reato di usura. Conseguentemente, può ritenersi l'illiceità del contratto solo se ricorrano un vantaggio usurario, lo stato di bisogno del mutuatario e l'approfittamento di tale stato da parte del mutuante.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 25182 del 13 dicembre 2010)
Cass. civ. n. 532/2010
A seguito della norma di interpretazione autentica recata dall'art. 1 del d.l. 29 dicembre 2000, n. 394, convertito, con modificazioni, nella legge 28 febbraio 2001, n. 24, i criteri fissati dalla disciplina, oggetto dell'interpretazione anzidetta, introdotta dalla legge 7 marzo 1996, n. 108, in ordine alla determinazione del carattere usurario degli interessi, non possono essere applicati a rapporti completamente esauriti prima della sua entrata in vigore, senza che rilevi, in senso contrario, la pendenza di una controversia sulle obbligazioni derivanti dal contratto e rimaste inadempiute, le quali non implicano che il rapporto contrattuale sia ancora in atto, ma solo che la sua conclusione ha lasciato in capo alle parti, o ad una di esse, delle ragioni di credito. (Fattispecie relativa ad interessi moratori convenzionalmente stabiliti in un contratto di leasing stipulato nell'anno 1989 e risolto nell'anno 1993).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 532 del 22 aprile 2010)
Cass. civ. n. 3619/2010
In tema di cambiale, l'inclusione del credito per interessi nel titolo non esime dall'onere di provare per iscritto la convenzione relativa alla loro misura ultralegale, non valendo tale forma di rilascio, di per sé sola, a soddisfare l'obbligo della forma scritta richiesto dall'art. 1284 c.c.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3619 del 16 febbraio 2010)
Cass. civ. n. 14760/2008
In tema di leasing di godimento, il canone pattuito anche se la sua funzione causale è prevalentemente finanziaria, dovendo garantire, per la società di leasing, il rientro del capitale maggiorato degli interessi finanziari e degli utili di rischio di impresa ha comunque natura di corrispettivo per l'uso del bene, essendo ragguagliato al valore di utilizzazione di quest'ultimo per la durata della vita tecnico-economica dello stesso. Alla stregua di siffatta ricostruzione della suddetta figura contrattuale, gli interessi finanziari pattuiti per assolvere la relativa funzione remuneratoria, dipendendo dalle dette variabili economiche, sono inglobati nel canone e non assumono configurazione autonoma da questo e dalla natura sinallagmatica del godimento del bene, con la conseguenza che, in proposito, non si applica la disciplina di cui all'art. 1284 c.c.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 14760 del 4 giugno 2008)
Cass. civ. n. 266/2006
Per la costituzione dell'obbligo di corrispondere interessi in misura superiore a quella legale (come pure per la modifica della clausola concernente gli interessi, comportante il superamento della soglia legale; è necessaria la forma scritta ad substantiam, la cui mancanza comporta la nullità della clausola stessa, con automatica sostituzione della misura convenzionale con quella legale. L'eventuale richiamo alla clausola contenente la pattuizione di interessi in misura ultralegale in altro documento successivo equivale ad un riconoscimento di debito, e come tale è inidoneo a porre tale obbligo a carico del debitore, in quanto l'atto scritto concernente la pattuizione degli interessi ha natura costitutiva e non dichiarativa. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, che aveva ritenuto idoneo alla costituzione dell'obbligazione di pagare interessi in misura ultralegale il richiamo integrale, nel verbale di consegna del bene oggetto del contratto, del documento contenente la clausola relativa agli interessi, la cui firma era stata disconosciuta dalla parte).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 266 del 11 gennaio 2006)
Cass. civ. n. 24756/2005
Gli interessi spettanti all'avente diritto, anche in difetto di sua specifica richiesta, con decorrenza dalla data della domanda di equa riparazione del danno derivante dalla non ragionevole durata del processo, ai sensi della legge n. 89 del 2001, sulla somma liquidata a tale titolo, vanno determinati al tasso legale, cui fanno riferimento gli artt. 1282 e 1284 c.c., in difetto di diversa disposizione di legge o accordo scritto delle parti, dovendo il giudice italiano applicare in proposito la normativa interna e non ravvisandosi contrasti fra detta normativa e specifiche norme della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che nulla dispone al riguardo.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 24756 del 24 novembre 2005)
Cass. civ. n. 4093/2005
Le norme che prevedono la nullità dei patti contrattuali che determinano gli interessi con rinvio agli usi, o che fissano la misura degli interessi in tassi così elevati da raggiungere la soglia dell'usura (introdotte rispettivamente con l'art. 4 della legge 17 febbraio 1992, n. 154, poi trasfuso nell'art. 117 del D.L.vo 1 settembre 1993, n. 385, e con l'art. 4 della legge 7 marzo 1996, n. 108), non sono retroattive, e pertanto, in relazione ai contratti conclusi prima della loro entrata in vigore, non influiscono sulla validità delle clausole dei contratti stessi, ma possono soltanto implicarne l'inefficacia “ex nunc”, rilevabile solo su eccezione di parte
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4093 del 25 febbraio 2005)
Cass. civ. n. 9080/2002
Il requisito della forma scritta per la determinazione degli interessi extralegali (art. 1284, ultimo comma, c.c.) non postula necessariamente che la convenzione medesima contenga una puntuale indicazione in cifre del tasso così stabilito, ben potendo essere soddisfatto anche per relationem, attraverso cioè il richiamo (per iscritto) a criteri prestabiliti e ad elementi estrinseci al documento negoziale, purché obiettivamente individuabili, funzionali alla concreta determinazione del relativo saggio di interesse, la quale, pur nella previsione di variazioni nel tempo e lungo la durata del rapporto, risulti capace di venire assicurata con certezza al di fuori di ogni margine di discrezionalità rimessa dall'arbitrio del creditore, sulla base di una disciplina legati ad un parametro centralizzato, fissato su scala nazionale e vincolante. Tale è il caso in cui le parti, ai fini della determinazione della misura degli interessi convenzionali, facciano rinvio ad un criterio provvisto, pur nell'ambito di una variabilità nel tempo, dei caratteri di certezza, obiettività, uniformità e conoscibilità sopra indicati, scaturendo il relativo tasso dall'applicazione di un parametro, del genere del tasso unico di sconto, la cui manovra è rimessa all'Autorità di vigilanza (restando così soggetta a pubblicità legale), al quale la clausola contrattuale rapporti il tasso anzidetto attraverso una semplice operazione di calcolo aritmetico.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9080 del 21 giugno 2002)
Cass. civ. n. 15368/2000
In tema di debiti di valore, l'entrata in vigore dell'art. 1 della legge n. 353 del 1990, il quale, modificando l'art. 1282 (Recte: 1284 N.d.R.) c.c., ha innalzato al 10 per cento il saggio legale di interesse, non ha inciso sul piano della distinzione da trarre fra la rivalutazione intesa come strumento rivolto ad assicurare il risarcimento del danno emergente ripristinando la situazione patrimoniale del danneggiato quale era anteriormente al fatto generatore del danno medesimo, e gli interessi intesi come strumento per compensare il creditore del lucro cessante in dipendenza del ritardo nel conseguimento materiale della somma dovuta a titolo di risarcimento. Quanto peraltro all'entità degli interessi e alla loro decorrenza, essi vanno corrisposti sulla somma determinata con riferimento al tempo dell'illecito, progressivamente adeguata, anno per anno, all'aumento del costo della vita con l'applicazione di indici medi di rivalutazione e ad un tasso che può perciò anche essere inferiore, eventualmente, a quello legale.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 15368 del 1 dicembre 2000)
Cass. civ. n. 280/1997
La convenzione relativa alla pattuizione degli interessi in misura superiore a quella legale, in difetto della forma scritta richiesta ad substantiam, è colpita da nullità solo per la parte corrispondente alla differenza tra il tasso legale e quello convenuto, con riferimento alla quale l'ordinamento interviene non per espungerla dal regolamento pattizio senza riconnettervi alcun effetto, bensì per sostituirla con disciplina legale.
Poiché l'atto scritto concernente la stipulazione degli interessi in misura superiore a quella legale è costitutivo del relativo rapporto obbligatorio, a norma dell'art. 1284 c.c., è privo di rilevanza giuridica il riconoscimento che di esso il debitore faccia ex post.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 280 del 14 gennaio 1997)
Cass. civ. n. 10361/1994
Per il disposto dell'art. 15 L. 2 marzo 1949, n. 144, sugli onorari dei ragionieri (al pari di altre categorie di professionisti) spettano al professionista che ne faccia richiesta gli interessi legali ragguagliati al tasso ufficiale di sconto fissato dalla Banca d'Italia, senza che rilevi la specifica invocazione della disposizione richiamata, la quale per il suo carattere di specialità prevale nell'applicazione sulla norma generale in tema di saggio degli interessi legali di cui all'art. 1284 c.c.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 10361 del 2 dicembre 1994)
Il tasso convenzionale degli interessi, ancorché meno favorevole, prevale su quello legale, dal momento che esso è espressione dell'autonomia negoziale e viene pattuito nell'interesse di entrambe le parti. (Nella specie dalla Corte suprema si è ritenuta corretta la statuizione del giudice di merito che aveva liquidato gli interessi al tasso convenzionale del sei per cento, anche per il periodo successivo all'entrata in vigore dell'art. 1, L. 26 novembre 1990, n. 353, che ha portato il tasso legale dal cinque al dieci per cento).
Cass. civ. n. 8561/1991
Gli interessi superiori alla misura legale possono essere stabiliti, con la decorrenza dalla data in cui è sorta l'obbligazione principale, anche con convenzione successiva, purché scritta ed anteriore alla data di scadenza del debito principale cui gli interessi ineriscono.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 8561 del 5 agosto 1991)
Cass. civ. n. 7531/1991
Con riguardo alla ripetizione di diritti doganali indebitamente versati in contrasto con l'ordinamento comunitario, l'Amministrazione finanziaria deve corrispondere gli interessi al saggio legale (art. 1284 c.c., modificato dall'art. i della L. 26 novembre 1990, n. 353 a partire dal 16 dicembre 1990), non nella diversa misura contemplata dall'art. 93 del D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43 («legge doganale»), il quale opera per i rimborsi specificamente previsti da tale decreto e non è estensibile agli «indebiti comunitari», nemmeno dopo l'entrata in vigore della L. 29 dicembre 1990, n. 428 (il cui art. 29, primo comma, equipara gli uni agli altri sotto il diverso profilo del termine di decadenza fissato per l'azione di ripetizione).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 7531 del 8 luglio 1991)
Cass. civ. n. 9311/1990
Poiché la disciplina dell'anatocismo prevista dall'art. 1283 c.c. va coordinata e completata con quella successiva contemplata dall'art. 1284 c.c., il saggio degli interessi anatocistici, in mancanza di usi contrari ovvero di convenzione posteriore alla scadenza degli interessi su cui si applicano, è del cinque per cento annuo, qualunque natura abbiano gli interessi scaduti (nella specie, trattavasi di interessi moratori in favore dell'impresa appaltatrice, ex art. 35 del D.P.R. 16 luglio 1962, n. 1063).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9311 del 10 settembre 1990)
Cass. civ. n. 6735/1988
La specifica convenzione scritta posteriore alla scadenza degli interessi, che gli artt. 1283 e 1284 c.c. richiedono perché essi producano a loro volta interessi (cioè il cosiddetto anatocismo), deve essere esplicita nel senso che dalla stessa deve risultare la piena consapevolezza del debitore in ordine alla assunzione del relativo obbligo.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6735 del 12 dicembre 1988)
Cass. civ. n. 3252/1984
L'obbligo della forma scritta, ad substantiam, per la fissazione degli interessi in misura ultralegale (art. 1284, terzo comma c.c.) — seppure non è soddisfatto dal rilascio, di per sé solo, di cambiale per importo conglobante interessi e capitale — tuttavia non postula necessariamente che il documento negoziale contenga l'indicazione in cifre del tasso di interesse, ma può essere assolto secondo i principi generali sulla determinatezza o determinabilità dell'oggetto del contratto e così quando la misura ultralegale del tasso di interesse sia determinabile attraverso gli elementi offerti da documenti formati a regolamentazione di aspetti specifici dell'operazione di mutuo, od anche da dichiarazione unilaterale del debitore, purché non meramente ricognitiva (nella specie: atto di costituzione di ipoteca a garanzia delle cambiali rilasciate dal mutuatario).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3252 del 28 maggio 1984)
Cass. civ. n. 1878/1972
Ai sensi dell'art. 1284 c.c. per la stipulazione di interessi superiori alla misura legale è necessaria la forma scritta ad substantiam. La mancanza di tale forma, pertanto, che importa la nullità della pattuizione può essere rilevata dal giudice anche di ufficio.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1878 del 14 giugno 1972)
relative all'articolo 1284 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 1284 Codice civile - Saggio degli interessi | Quesito Q201822339
venerdì 16/11/2018 - Lazio
“Una sentenza di Corte d’Appello condanna a pagare “ai sensi dell’art. 2033 alla restituzione della somma versata come indebito oggettivo oltre interessi legali a decorrere dalla data della domanda”.
Nessuna altra precisazione.
La domanda è stata proposta nel novembre 2016 (dopo introduzione della novella dell’art. 1284 comma 4 c.c.).
Controparte ha calcolato gli interessi ai sensi dell’art. 1284 comma 4 trattandosi di una domanda di restituzione di un assegno versato per una proposta di acquisto di bene immobile tra persone fisiche.
In sede di opposizione all’esecuzione o di riduzione di ipoteca legale iscritta, è legittimo chiedere l’applicazione dell’art. 1284 comma 1 e il calcolo degli interessi secondo il saggio legale 0,3 (circa) oppure vale la regola che SEMPRE E COMUNQUE deve essere quello in sentenza all’8%, anche se ci sono persone fisiche e non professionisti o società?
I dubbi che ci si pongono sono fondati e vedremo adesso sulla base di quali considerazioni.
Nel sistema delle obbligazioni, disciplinato dal nostro ordinamento giuridico, si distingue tra interessi legali (o corrispettivi) e interessi moratori.
I primi sono dovuti per il semplice fatto che viene utilizzato un capitale altrui, mentre i secondi sono dovuti in conseguenza del ritardo nel pagamento di un debito.
Questi ultimi, dunque, presuppongono non soltanto l’esistenza di un debito già accertato ed esistente (ovvero certo, liquido ed esigibile), ma anche il mancato o ritardato pagamento della prestazione nel termine fissato dalla legge o dalle parti.
Gli interessi legali, a loro volta, non sono altro che frutti civili del denaro, e qualunque credito sarà in grado di produrre tali frutti soltanto se:
ha ad oggetto una somma di denaro;
è liquido, ossia esattamente determinato nel suo ammontare;
è esigibile, cioè non sottoposto a termine o condizione.
Nessuno di tali requisiti ricorre per il capitale (la somma di denaro) di cui il promittente venditore è venuto in possesso a seguito della conclusione del preliminare di vendita.
Infatti, fin quando non interverrà una sentenza o altro titolo (anche negoziale) con il quale si riconosca che quella somma versata a tale titolo non può più trovare giustificazione nel preliminare di vendita, il capitale versato con l’assegno non potrà costituire un debito per chi lo ha ricevuto, con conseguente insorgenza di un obbligo alla sua restituzione; in quanto tale, non sarà neppure in grado di produrre frutti civili.
In tal senso si vuole richiamare, tra le tante, una recente sentenza della Corte di Cassazione Sezione Prima civile, e precisamente la sentenza n. 3912 del 16.02.2018, con la quale la S.C., pronunciandosi in materia di ripetizione di indebito, ha affermato che costituisce principio consolidato quello secondo cui, nella ripetizione dell’indebito oggettivo ex art. 2033 del c.c., il debito dell’accipiens in buona fede produce interessi solo a seguito della proposizione di un’apposita domanda giudiziale.
Si sostiene, infatti, che la situazione di chi detiene indebitamente un capitale altrui può assimilarsi a quella del possessore in buona fede in senso soggettivo prevista dall’art. 1148 del c.c., a norma del quale il possessore è obbligato a restituire i frutti civili soltanto della domanda giudiziale, secondo il principio per il quale gli effetti della sentenza retroagiscono al momento della proposizione della domanda.
Poiché, come visto sopra, per frutti civili possono intendersi solo gli interessi legali o corrispettivi, deve per forza di cose concludersi che, nell’ipotesi di condanna ex art. 2033 c.c., l’accipiens sarà tenuto a corrispondere gli interessi legali di cui al primo comma dell’art. 1284 c.c., e non gli interessi moratori a cui si riferisce il quarto comma della medesima norma, per come richiesti e precettati dalla parte istante.
Del resto, che gli interessi previsti dall’art. 1284 comma 4 c.c. abbiano natura di interessi moratori (ossia, si ripete, di interessi dovuti per ritardato pagamento), lo si può agevolmente desumere anche dall’analisi del testo normativo in forza del quale tale comma è stato aggiunto, ovvero l’art. 17 del D.l. 12.09.2014 n. 132, contenuto tra le disposizioni dettate per la tutela del credito e rubricato proprio “Misure per il contrasto del ritardo nei pagamenti”.
Nella ripetizione di indebito, invece, poiché viene meno il presupposto legale sulla cui base la prestazione è stata effettuata, il legislatore concede a colui che l’ha eseguita il diritto di riprendersi ciò che ha pagato.
Sarà solo nel momento in cui tale diritto viene accertato che sorge in suo favore un credito produttivo di frutti civili (interessi legali).
In tal senso, inoltre, può comunque argomentarsi anche dal testo della stessa sentenza posta in esecuzione (almeno per ciò che viene riferito), contenente soltanto condanna alla restituzione della somma indebitamente versata ed al pagamento degli interessi legali, senz’altro aggiungere.
Infatti, se il Giudice avesse voluto prevedere anche il pagamento degli interessi moratori, avrebbe quantomeno disposto il risarcimento di un maggior danno ai sensi del secondo comma dell’art. 1224 del c.c., la cui liquidazione è alternativa alla mancata determinazione di tale tipo di interessi.
Alla luce delle superiori considerazioni, dunque, si ritiene che si abbia il pieno diritto di opporsi all’esecuzione, chiedendo la rideterminazione degli interessi secondo la misura legale ex art. 1284 comma 1 c.c.
Trattasi di una contestazione che va fatta proprio nelle forme dell’opposizione all’esecuzione (e non agli atti esecutivi), in quanto, la circostanza che la parte istante abbia indicato nel precetto una somma superiore a quella dovuta dal debitore non dà luogo ad una irregolarità dell’atto (da far valere nelle forme dell’opposizione agli atti esecutivi), ma ad un eccesso nell’esercizio del diritto a procedere ad esecuzione forzata (investe una questione concernente il diritto sostanziale del creditore a conseguire coattivamente la prestazione che non è stata spontaneamente adempiuta, ponendo in discussione il diritto sostanziale di credito per come risulta indicato nell’atto di precetto).
Norma di riferimento: Articolo 1284 Codice civile - Saggio degli interessi | Quesito Q201616610
Antonio F. R. chiede
mercoledì 03/08/2016 - Calabria
“In data 30.04.2010 ho sottoscritto un mutuo di € 110.000,00 da rimborsare in 180. L’art. 2 del contratto fissa l’interesse nominale annuo (TAN) variabile indicizzato all’IRS 15(quindici) anni rilevato trimestralmente diminuito di 0,250 punti percentuali e dunque alla data di stipula pari al 3,460%. All’art. 2 del contratto si legge altresì: …..”In ogni caso il tasso nominale annuo non potrà essere inferiore all’IRS 1 (uno) anni…..”.
Analizzando i documenti di sintesi e i rendiconti delle rate pagate a far data 01.01.2012 sino ad oggi, , l’Istituto, ha applicato un TASSO DI INTERESSE PARI AL 2,640%, condizione diversa da quella espressamente indicata dal contratto considerato che dal 2012 ad oggi, il il tasso come da contratto sarebbe dovuto passare dall'1,89 allo 0,65 attuale. Lo stesso IRS a 1 anno, indicato come tasso minimo dall'art. 2 del contratto è passato dall'1,20 del 2012 a un -0,4 di luglio 2016.
La stessa prassi è stata adottata dall'Istituto per altri mutui stipulati tra il 2009 e il 2010.
Ritengo che si possa richiedere alla banca l'applicazione del tasso sostitutivo (art 117 tub) o del tasso legale (art. 1284 c.c.) . Resto in attesa di un vostro parere in merito”
A nostro avviso non è possibile applicare al caso di specie né l’art. 117 del T.U.B. né l’art. 1284 del cod. civ..
Risulta evidente, nella fattispecie, che nel contratto sia stato pattuito un determinato tasso di interesse mentre successivamente, nel corso degli anni, l’Istituto di Credito abbia in realtà applicato un tasso diverso da quello di cui al contratto, ovviamente in senso sfavorevole per il cliente.
Ebbene, analizzando le norme citate si osserva:
1) L’art. 117 T.U.B. recita “4. I contratti indicano il tasso d'interesse e ogni altro prezzo e condizione praticati, inclusi, per i contratti di credito, gli eventuali maggiori oneri in caso di mora. (…) 6. Sono nulle e si considerano non apposte le clausole contrattuali di rinvio agli usi per la determinazione dei tassi di interesse e di ogni altro prezzo e condizione praticati nonché quelle che prevedono tassi, prezzi e condizioni più sfavorevoli per i clienti di quelli pubblicizzati. 7. In caso di inosservanza del comma 4 e nelle ipotesi di nullità indicate nel comma 6, si applicano: a) il tasso nominale minimo e quello massimo, rispettivamente per le operazioni attive e per quelle passive, dei buoni ordinari del tesoro annuali o di altri titoli similari eventualmente indicati dal Ministro dell'economia e delle finanze, emessi nei dodici mesi precedenti la conclusione del contratto o, se più favorevoli per il cliente, emessi nei dodici mesi precedenti lo svolgimento dell’operazione; b) gli altri prezzi e condizioni pubblicizzati per le corrispondenti categorie di operazioni e servizi al momento della conclusione del contratto o, se più favorevoli per il cliente, al momento in cui l’operazione è effettuata o il servizio viene reso; in mancanza di pubblicità nulla è dovuto”.
Il testo della norma parla di tassi, prezzi e condizioni più sfavorevoli “di quelli pubblicizzati”, ovvero colpisce con la sanzione della nullità ogni previsione contrattuale di contenuto diverso rispetto a quelle che la Banca aveva reso noti al pubblico o al singolo cliente e che quindi quest’ultimo si aspettava, nel senso che era stato ragionevolmente portato a credere sarebbero stati quelli contenuti nel contratto; probabilmente, anzi, egli si era determinato a concludere il contratto proprio per le pubblicizzate/promesse condizioni contrattuali.
Diverso è il nostro caso: qui le condizioni erano quelle pubblicizzate, ma non sono state rispettate nel tempo, per cui la Banca si è resa inadempiente al contratto.
2) L’art. 1284 cod. civ., invece, recita: “Il saggio degli interessi legali è determinato in misura pari allo 0,2 per cento in ragione d'anno. (…) Allo stesso saggio si computano gli interessi convenzionali, se le parti non ne hanno determinato la misura. (…)”. La norma, dunque, stabilisce il saggio di interesse nei soli casi in cui le parti nulla abbiano pattuito in proposito, sostituendone la volontà; ed è evidente, quindi, che non si potrà applicare il saggio legale di cui all’articolo citato nel caso che ci occupa, semplicemente perché le parti ne avevano già determinato la misura.
Peraltro, la modifica del saggio di interesse originariamente pattuito non rientra (neppure) nel diritto di modifica unilaterale delle condizioni contrattuali che talvolta la Banca è legittimata ad operare, pur in presenza di determinate e tassative condizioni.
Infatti, per i contratti a tempo determinato – come è il caso del mutuo – in base all’art. 118 T.U.B., 1° comma, seconda parte, la facoltà di modifica unilaterale può essere convenuta esclusivamente per le clausole non aventi ad oggetto i tassi di interesse, sempre che sussista un giustificato motivo.
Il legislatore ha previsto tale diversità rispetto alla disciplina applicabile ai contratti a tempo indeterminato (che possono avere una durata virtualmente infinita, per cui si è ritenuto ingiusto obbligare le parti di un contratto - anche a distanza di molti anni dalla conclusione e senza una scadenza predefinita - a mantenere in vigore le medesime clausole contrattuali che erano state pattuite all’inizio del rapporto) in quanto - nei contratti a tempo determinato - le parti conoscono sin dall’inizio la durata del rapporto, ed è quindi corretto che le condizioni relative al tasso di interesse concordato rimangano immutate.
In definitiva, la Banca si è resa inadempiente al contratto, con tutte le conseguenze che ciò comporta, ovvero diritto di richiedere la risoluzione del contratto ed il risarcimento di ogni danno subìto.
Va infine tenuto presente che, qualora i nuovi tassi di interesse illegittimamente applicati siano altresì all’evidenza eccessivi, potranno altresì trovare applicazione le norme antiusura (legge n. 108 del 7 marzo 1996).
Interessi moratori e punitivi tra risarcimento...
Interessi moratori e punitivi tra risarcimento e sanzione
Recenti normative, anche di derivazione comunitaria, hanno disciplinato le conseguenze dell’inadempimento delle obbligazioni pecuniarie nell’ambito dei rapporti tra imprese ed imprese e Pubblica Amministrazione, sul presupposto che i ritardati pagamenti «rappresentano un intralcio sempre più grave per il successo del mercato unico» e che, pertanto, «occorre invertire la tendenza e far sì che un ritardato pagamento abbia conseguenze... (continua)
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