Source: http://suap.grandemantova.gov.it/index.php/esercizi-commerciali-e-forme-speciali-di-vendita/301-aprire-un-esercizio-di-vicinato
Timestamp: 2020-08-04 20:20:18+00:00
Document Index: 170795967

Matched Legal Cases: ['art. 71', 'sentenza ', 'art. 85', 'art. 67', 'art. 71', 'art. 12']

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Si considera "esercizio di vicinato" per la vendita al dettaglio il negozio la cui superficie di vendita raggiunge al massimo i 150 mq. nei comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti, ovvero al massimo 250 mq. nei comuni con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti. La superficie di vendita è quell'area destinata alla vendita delle merci, comprese le vetrine ed esclusi il magazzino, il retrobottega ed i bagni.
Condizioni necessarie per poter aprire un negozio di vicinato sono le seguenti:
1) il locale di vendita deve rispettare la normativa vigente, compresa quella in materia di prevenzione incendi, urbanistica (ad es. deve avere la destinazione d'uso commerciale) e igienico-sanitaria (ad es., se si vendono prodotti alimentari i locali dovranno avere l'idoneità igienico-sanitaria ed andrà inoltrata all’ASL, per il tramite dello Sportello Unico, idonea SCIA);
2) il titolare di un’impresa individuale (o il legale rappresentante o preposto di una società) deve essere in possesso di specifici requisiti morali e professionali;
3) i Comuni possono sempre prevedere nei loro atti programmatori/regolamenti, ulteriori specifici requisiti per l’apertura dell’esercizio (ad es.: previsione di una determinata superficie minima di parcheggio).
Ai sensi dell’art. 71 del Decreto legislativo 26 marzo 2010, n.59“Attuazione delle direttiva 2006/123/Ce relativa ai servizi nel mercato interno” non possono esercitare l’attività di vendita:
d) coloro che hanno riportato con sentenza passata in giudicato, una condanna per reati contro l’igiene e la sanità pubblica, compresi i delitti di cui al libro II, titolo VI,capo II del codice penale;
f) coloro che sono sottoposti a una delle misure di prevenzione di cui al Decreto Legislativo 6 settembre 2011 n. 159.
Il divieto di esercizio di attività di cui alle lettere b), c), d), e) ed f), permane per la durata di cinque anni a decorrere dal giorno in cui la pena è stata scontata. Qualora la pena si sia estinta in altro modo, il termine di cinque anni decorre dal giorno di passaggio in giudicato della sentenza, salvo riabilitazione.
In caso di società, associazioni od organismi collettivi, i requisiti morali sopra citati devono essere posseduti dal legale rappresentante, da altra persona preposta all’attività commerciale e da tutti i soggetti individuati dall’art. 85 del Decreto Legislativo 159/2011. In caso di impresa individuale i requisiti devono essere posseduti dal titolare e dall’eventuale altra persona preposta all’attività commerciale.
Inoltre non devono sussistere, nei confronti dei soggetti interessati, cause di divieto, di decadenza o di sospensione di cui all'art. 67 del decreto legislativo 6 settembre 2011 n.159 “Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonchè nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n.136”.
Ai sensi dell’art. 71 comma 6, del Decreto legislativo 26 marzo 2010, n.59 “Attuazione delle direttiva 2006/123/Ce relativa ai servizi nel mercato interno”, l’esercizio, in qualsiasi forma e limitatamente all’alimentazione umana, di un’attività di commercio al dettaglio relativa al settore merceologico alimentare (o di un’attività di somministrazione di alimenti e bevande) è consentito a chi è in possesso di uno dei seguenti requisiti professionali:
b) avere, per almeno due anni, anche non continuativi, nel quinquennio precedente esercitato in proprio attività d’impresa nel settore alimentare o nel settore della somministrazione di alimenti e bevande o avere prestato la propria opera, presso tali imprese, in qualità di dipendente qualificato, addetto alla vendita o all’amministrazione o alla preparazione degli alimenti, o in qualità di socio lavoratore o in altre posizioni equivalenti e, se trattasi di coniuge, parente o affine, entro il terzo grado, dell’imprenditore, in qualità di coadiutore familiare, comprovata dall’iscrizione all’Istituto nazionale per la previdenza sociale;
c) essere in possesso di un diploma di scuola secondaria superiore o di laurea, anche triennale, o di altra scuola a di indirizzo professionale, almeno triennale, purché nel corso di studi siano previste materie attinenti al commercio,alla preparazione o alla somministrazione degli alimenti;
d) essere stato iscritto al R.E.C. di cui alla Legge 426/1971 per uno dei gruppi merceologici individuati dalle lettera a), b) e c) dell’art. 12, c.2 del D.M. 375/1988 presso la Camera di Commercio.
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