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Timestamp: 2019-05-24 23:02:35+00:00
Document Index: 56647179

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 197', 'art.198', 'art. 497', 'art. 372', 'art. 133', 'art. 189', 'art. 316', 'sentenza ']

Difese di ufficio | Studio legale Luca Cremonesi
Slide per le difese d’ufficio 2011-2012
I soggetti privati legittimati a proporre il ricorso
L’imputato può impugnare la sentenza di condanna o di proscioglimento emessa dal giudice d’appello, purchè vi abbia interesse, oppure può ricorrere contro le sentenze inappellabili. Non gli viene, però, riconosciuta la possibilità di stendere memorie integrative o di presentare istanze.
Il ricorso può essere sottoscritto, quando non è presentato dall’imputato, da un avvocato iscritto nell’albo speciale della Corte di Cassazione. Solo tale soggetto è autorizzato ad autenticare la firma di conferimento del mandato difensivo. Le medesime condizioni devono esssere rispettate anche dal difensore della parte civile che può contestare la decisione solamente per i capi civili.
IL SISTEMA GIURIDICO SULLE DICHIARAZIONI DI UN IMPUTATO
Il regime normativo previsto per il testimone comune (art. 197 c.p.p.)
Il testimone comune:
Ha l’obbligo di rispondere secondo verità (art.198 comma 1 c.p.p. ed art. 497 comma 2 c.p.p.). E’ un dovere sanzionato penalmente qualora non venisse rispettato (art. 372 c.p.).
Può essere accompagnato coattivamente, qualora non si presenti a rendere le dichiarazioni davanti alla polizia giudiziaria, al pubblico ministero e al giudice (art. 133 c.p.p.
La mancanza della coscienza e della volontà
Un’azione delittuosa per essere attribuita ad un individuo presuppone, per forza di cose, l’esistenza dell’elemento psicologico, definito anche come “colpevolezza”. La condotta deve essere stata compiuta con coscienza e volontà. In caso contrario non è possibile attribuire quel comportamento ad una persona, dato che si richiede per l’esistenza del reato la forma del dolo o della colpa.
Il sequestro conservativo costituisce una misura cautelare reale che garantisce l’adempimento dei crediti monetari collegati alla Giustizia derivanti dall’art. 189 c.p. oppure quelli attribuibili alla parte civile nascenti dal reato (art. 316 c.p.p.). In buona sostanza, è un istituto che si preoccupa di tutelare che l’imputato o il responsabile civile adempiano con il proprio patrimonio ai vincoli pecuniari imposti dalla sentenza di condanna passata in giudicato, evitando in questo modo che vengano dispersi anticipatamente i beni su cui soddisfarsi.