Source: http://www.antoniocasella.eu/archica/Miedico_14apr14.htm
Timestamp: 2019-07-17 06:20:37+00:00
Document Index: 22661504

Matched Legal Cases: ['art. 550', 'art. 2', 'art. 168', 'art. 8', 'art. 464', 'art. 168', 'art. 464', 'art. 464', 'art. 464', 'art. 464', 'art. 168', 'sentenza ']

Sospensione del processo e messa alla prova anche per i maggiorenni. Sulla proposta di legge n. 331-927-B, approvata in via definitiva dalla Camera il 2 aprile 2014
www.penalecontemporaneo.it/ 14 Aprile 2014
4. Tale soluzione è stata definita 'ardita' anche in ambito minorile, ove pur poteva apparire giustificata in relazione alle prevalenti esigenze educative del minore rispetto alle istanze punitive; è forse per questo, almeno in parte, comprensibile la scelta del legislatore di contenere l'ambito di operatività della nuova misura introdotta: se per i minorenni non esiste una preclusione determinata dalla gravità del fatto, nei confronti dei maggiorenni, invece, la messa alla prova èapplicabile per reati di minima gravità, puniti con la sola pena pecuniaria o con una pena edittale detentiva non superiore nel massimo a quattro anni, sola o congiunta a pena pecuniaria, nonché per i delitti indicati dal comma 2 dell'art. 550 c.p.p. Il riferimento ai reati puniti con pena pecuniaria peraltro risulterà di minima rilevanza quando la delega - prevista nella prima parte del medesimo provvedimento che ha introdotto la messa alla prova - sarà esercitata dal Governo, poiché all'art. 2 comma 2 lett. a) si prevede la trasformazione in illeciti amministrativi di tutti i reati per i quali è prevista la sola pena della multa o dell'ammenda con alcune limitate eccezioni.
Tale prudente soluzione in termini di applicabilità dell'istituto potrebbe trovare una giustificazione anche nella necessità che lavolontarietà dell'imputato a sottoporsi alla prova, accettando una misura afflittiva prima di un'esplicita pronuncia sulla sua responsabilità e rinunciando così alle garanzie di un giusto processo, non sia 'viziata' da una sproporzione fra costi e benefici offerti. Il meccanismo sospensivo rischierebbe infatti di essere eccessivamente appetibile qualora la pena sospendibile fosse molto più alta, con la possibile compromissione dunque di alcune garanzie fondamentali (v. F. Caprioli, Due iniziative di riforma nel segno della deflazione: la sospensione del procedimento con messa alla prova dell'imputato maggiorenne e l'archiviazione per particolare tenuità del fatto, in Cass. pen., 2012, p. 7).
6. La preferenza per la sospensione condizionale della pena appare tanto più probabile se si considera che la messa alla prova è misura sospensiva dai contenuti anche piuttosto afflittivi. Ai sensi dell'art. 168bis c.p., essa comporta la prestazione di condotte volteall'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato, nonché, ove possibile, il risarcimento del danno dallo stesso cagionato. Comporta inoltre l'affidamento dell'imputato al servizio sociale, per lo svolgimento di un programma che può implicare, fra l'altro, attività di volontariato di rilievo sociale, ovvero l'osservanza di prescrizioni relative ai rapporti con il servizio sociale o con una struttura sanitaria, alla dimora, alla libertà di movimento, al divieto di frequentare determinati locali. Inoltre, la concessione della misura è subordinata alla prestazione di un lavoro di pubblica utilità. Il lavoro di pubblica utilità consiste nello svolgimento di una attività non retribuita a favore della collettività, affidata tenendo conto anche delle specifiche professionalità ed attitudini lavorative dell'imputato; la sua durata giornaliera non può superare le otto ore, quella complessiva non può essere inferiore a dieci giorni lavorativi. Tale prestazione deve essere svolta con modalità che non pregiudichino le esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute dell'imputato. A questi fini, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministero della giustizia procede all'adozione di un regolamento allo scopo di disciplinare le convenzioni che il Ministero della giustizia o, su delega di quest'ultimo, il presidente del tribunale, può stipulare con lo Stato, le regioni, le province, i comuni, le aziende sanitarie o enti o organizzazioni, anche internazionali, che operano in Italia, di assistenza sociale, sanitaria, e di volontariato (così è previsto all'art. 8 del provvedimento).
Il giudice, sulla base delle informazioni raccolte, deve valutare l'esistenza dei presupposti necessari per decidere in merito alla stessa concedibilità della misura: responsabilità dell'imputato per il reato commesso, prognosi favorevole circa il fatto che l'imputato si asterrà dal commettere ulteriori reati, effettiva volontarietà della richiesta ed idoneità del programma e delle prescrizioni stabilite in chiave risocializzativa e riparatoria. Rispetto ai contenuti risocializzanti, la valutazione del giudice deve essere particolarmente attenta. Il comma 5 dell'art. 464bis c.p.p. prevede infatti che ai fini della concessione, nonché ai fini della determinazione degli obblighi e delle prescrizioni cui eventualmente subordinarla, il giudice possa acquisire, tramite la polizia giudiziaria, i servizi sociali o altri enti pubblici, tutte leulteriori informazioni ritenute necessarie in relazione alle condizioni di vita personale, familiare, sociale ed economica dell'imputato. Tali informazioni devono essere portate tempestivamente a conoscenza del pubblico ministero e del difensore dell'imputato.
L'art. 168bis c.p., inoltre, prevede che la prestazione prevista comelavoro di pubblica utilità, debba essere svolta con modalità che non pregiudichino le esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute dell'imputato. Tutto ciò implica un'indagine approfondita sulla complessiva condizione dell'imputato, sul suo stile di vita, sulle sue esigenze.
8. Quando poi la sospensione sia stata concessa, il procedimento è sospeso per la durata di uno o due anni (a seconda della gravità del reato per cui si procede, come indicato dall'art. 464quater, V comma, c.p.p.), durante i quali il giudice deve sovraintendere allo svolgimento della prova: qualora ve ne fosse la necessità, d'intesa con l'ufficio di esecuzione penale esterna, i servizi sociali, l'imputato, il pubblico ministero e la persona offesa, può modificare i contenuti del programma (art. 464quinquies c.p.p.), nonché acquisire prove non rinviabili e che possono condurre al proscioglimento (art. 464sexies c.p.p.). In caso di esito negativo (per grave o reiterata trasgressione al programma di trattamento o alle prescrizioni imposte, ovvero in seguito al rifiuto alla prestazione del pubblica utilità, in caso di commissione, durante il periodo di prova, di un nuovo delitto non colposo ovvero di un reato della stessa indole rispetto a quello per cui si procede), il giudice provvede alla revoca della messa alla prova (con ordinanza) e riprendere il procedimento dal momento in cui era rimasto sospeso (art. 464octies c.p.). Da tale momento ricomincia a decorrere il termine diprescrizione sospeso durante la prova (art. 168ter c.p.p.). Terminato il periodo di prova, il giudice dichiara con sentenza estinto il reato, se, tenuto conto del comportamento dell'imputato e del rispetto delle prescrizioni stabilite, ritenga che la prova abbia avuto esito positivo, sulla base di quanto emerge anche dalla relazione conclusiva dell'ufficio di esecuzione penale esterna che ha preso in carico l'imputato. Può dunque agevolmente immaginarsi che il carico processuale sarà tutt'altro che alleggerito.
Siamo in ogni caso di fronte ad un istituto davvero innovativo che potrebbe, almeno sulla carta, ribaltare i tradizionali sistemi di intervento sanzionatorio, riportando nell'idea rieducativa, quale principio fondamentale del sistema sanzionatorio penale, un complesso e integrato sistema di aiuto sociale, sul presupposto che 'la politica sociale è la migliore politica criminale' e 'il diritto penale è l'extrema ratio della politica sociale' (v. sul punto G. Marinucci, Politica criminale e riforma del sistema sanzionatorio, in Marinucci, Dolcini,Studi di diritto penale, Giuffrè, 1991, p. 65 e rif. bibl. ivi citati). Si può solo sperare che il successo di questa misura induca in futuro ad una scelta più coraggiosa da parte del legislatore che porti ad un innalzamento dei limiti di applicabilità della messa alla prova (v. su questo tema F. Viganò, op.cit.).
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE. Sulla messa alla prova in ambito minorile: F. Bricola, Riforma del processo penale e profili di diritto penale sostanziale, in Studi in memoria di Pietro Nuvolone, Il nuovo processo penale - Studi di diritto straniero e comparato, Vol. III, Giuffrè, 1991, pp. 87 e ss. e in Ind. pen. 1989, pp. 338 e ss.; G. Fumu, Le difficile scelte del legislatore minorile tra accertamento, educazione e sanzione,in AA.VV., Questioni nuove di procedura penale - Le riforme complementari, Il nuovo processo minorile e l'adeguamento dell'ordinamento giudiziario, Cedam, 1991, p. 70; A. Ghiara, La «messa alla prova» nella legge processuale minorile, cit., p. 88; M. G. Basco, S. De Gennaro, op. cit., p. 16; S. Larizza, Il diritto penale dei minori. Evoluzioni e rischi di involuzione, Cedam, Padova, 2005; M. Miedico, La sospensione del processo e messa alla prova tra prassi e prospettive di riforma, in Cass. pen., 2003, p. 2648; M. Miedico, La confessione del minore nella 'sospensione del processo e messa alla prova, in Riv. it. dir. proc. pen., 2000, p. 1292; L. Scomparin, Sospensione del processo minorile e "messa alla prova": limiti di compatibilità con i riti speciali e altri profili processuali dopo l'intervento della Corte costituzionale, inLegisl. pen. 1995, p. 512; D. Spirito, Principi e istituti del diritto penale nel nuovo processo a carico di imputati minorenni, in Giust. pen. 1990, III, p. 137 ss. Sulla misura applicabile ai maggiorenni: F. Viganò,Sulla proposta legislativa in tema di sospensione del procedimento con messa alla prova, in Riv. it. dir. proc. pen., 2013, 1300; F. Caprioli, Due iniziative di riforma nel segno della deflazione: la sospensione del procedimento con messa alla prova dell'imputato maggiorenne e l'archiviazione per particolare tenuità del fatto, in Cass. pen., 2012, p. 7.