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Timestamp: 2020-06-01 20:49:43+00:00
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Corte di Cassazione, Sezione L civile Sentenza 29 agosto 2011, n. 17724 Data udienza 28 aprile 2011 Integrale Lavoro ed occupazione - Orario di lavoro - Lavoro notturno
Sentenza 29 agosto 2011, n. 17724
Data udienza 28 aprile 2011
Lavoro ed occupazione - Orario di lavoro - Lavoro notturno
(OMISSIS) S.P.A., (OMISSIS) S.P.A., (gia' (OMISSIS) S.P.a.), in persona dei legali rappresentanti pro tempore, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DELLE TRE MADONNE 8, presso lo studio dell'avvocato MARAZZA MAURIZIO, che li rappresenta e difende unitamente all'avvocato DE FEO DOMENICO, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 615/2006 della CORTE D'APPELLO di BARI, depositata il 16/03/2006, r.g.n. 1314/05;
udito l'Avvocato MARAZZA MAURIZIO;
Con sentenza del 27/2 - 16/3/06 la Corte d'appello di Bari rigetto' l'impugnazione proposta dalle societa' (OMISSIS) s.p.a e (OMISSIS) s.p.a. avverso la sentenza del 28/5/04 del giudice del lavoro del Tribunale di Bari, con la quale era stata accolta la domanda di (OMISSIS) diretta all'inclusione della maggiorazione spettante per lo svolgimento del lavoro notturno nella base di calcolo dei compensi dovuti a titolo di ferie, festivita', permessi retribuiti, malattia ed infortunio, e confermo' la sentenza gravata, condannando le ricorrenti al pagamento delle spese del grado.
La Corte territoriale spiego' tale decisione precisando che per i lavoratori turnisti, come il (OMISSIS), il lavoro notturno non rappresentava una eventualita', ma era la regola, per cui esso entrava a pieno titolo nelle previsioni collettive che ne prefiguravano l'utilita' ai fini del calcolo dei compensi per le ferie, i permessi ed i periodi di malattia, oltre che nella previsione normativa di cui alla Legge 27 maggio 1949, n. 260, articolo 5, ai fini dei compensi spettanti in occasione delle festivita' e delle festivita' nazionali coincidenti con la domenica in cui il lavoro non era stato prestato. In merito al TFR la Corte preciso' che, fermo restando il fatto che l'azienda aveva considerato il lavoro notturno ai fini del computo di tale trattamento, era, in ogni caso, fondata la domanda diretta a veder conteggiate nella base di calcolo dello stesso le voci retributive indirette maggiorate per effetto dell'incidenza su di esse del compenso spettante per lo svolgimento del lavoro notturno.
Per la cassazione della sentenza propongono ricorso le societa' (OMISSIS) S.p.a e (OMISSIS) s.p.a (gia' (OMISSIS) s.p.a) che affidano l'impugnazione a due motivi di censura.
1. Col primo motivo vengono denunziate' i seguenti vizi della decisione impugnata: violazione e falsa applicazione degli articoli 18, 25 e 28 del contratto collettivo concernenti la definizione degli elementi della retribuzione, le ferie ed il trattamento di malattia ex articolo 360 c.p.c., n. 3; violazione ed erronea applicazione degli articoli 1362, 1363, 1367 e 1369 c.c. nell'interpretazione degli articoli 18, 25 e 28 del c.c.n.l. (ex articolo 360 c.p.c., n. 3); omessa e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia (ex articolo 360 c.p.c., n. 5); violazione degli articoli 2109 e 2697 cod. civ. (ex articolo 360 c.p.c., n. 3). Il motivo si conclude con un quesito di diritto implicante anche la soluzione dei diversi problemi interpretativi afferenti alle norme collettive di cui agli articoli 18, punto 2b, 25 e 28, punto 7, del contratto collettivo di settore in materia di retribuzione e suoi componenti, senza che si sia, pero', provveduto a produrne il testo, cosi' come previsto a pena di improcedibilita' ai sensi dell'articolo 369 c.p.c., comma 2, n. 4.
Si e', infatti, statuito (Cass. sez. lav. Ord. n. 11614 del 13/5/2010) che " l'onere di depositare i contratti e gli accordi collettivi - imposto, a pena di improcedibilita' del ricorso per cassazione, dall'articolo 369 cod. proc civ., comma 2, n. 4, nella formulazione di cui al Decreto Legislativo 2 febbraio 2006, n. 40 - e' soddisfatto solo con il deposito da parte del ricorrente dei contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda, senza che possa essere considerata sufficiente la mera allegazione dell'intero fascicolo di parte del giudizio di merito in cui sia stato effettuato il deposito di detti atti o siano state allegate per estratto le norme dei contratti collettivi. In tal caso, ove pure la S.C. rilevasse la presenza dei contratti e accordi collettivi nei fascicoli del giudizio di merito, in ogni caso non potrebbe procedere al loro esame, non essendo stati ritualmente depositati secondo la norma richiamata." (in senso conf. v. Cass. sez. lav. n. 4373 del 23/2/2010 e n. 15495 del 2/7/2009).
Ne consegue che il primo motivo di censura e' improcedibile.
2. Col secondo motivo e' denunziata la violazione della Legge 27 maggio 1949 n. 260, articoli 2 e 5; della Legge 31 marzo 1954, n. 90, articoli 1 e 3; del Decreto del Presidente della Repubblica 14 luglio 1960 n. 1029; dell'articolo 2697 c.c. (ex articolo 360 c.p.c., n. 3); e', altresi', denunziata l'omessa motivazione circa un fatto decisivo della controversia (articolo 360 c.p.c., n. 5).
Si sostiene, in pratica, per quel che concerne l'incidenza della maggiorazione per lavoro notturno sulle festivita', che non poteva essere accolto il capo della domanda relativo al compenso per le festivita' in quanto non era stata ne' dedotta, ne' provata la presenza in servizio del lavoratore nelle due ricorrenze festive residue richiamate dalla Legge n. 260 del 1949, articolo 5, ne', tantomeno, era stata dedotta o provata la coincidenza delle festivita' con le domeniche. Si deduce, inoltre, che la disciplina di cui alla Legge n. 90 del 1954 in materia di festivita' trova applicazione limitatamente a quelle nazionali residue del 25 aprile e del 1 maggio, essendo state abolite dalla Legge n. 54 del 1977 quelle del 2 giugno e del 4 novembre. Si precisa, altresi', che l'ulteriore retribuzione dovuta in caso di esecuzione della prestazione in dette festivita' nazionali non e' "ex lege" assistita dal principio di omnicomprensivita', potendo l'autonomia privata, sia individuale che collettiva, escludere un determinato compenso dalla base di calcolo degli istituti di retribuzione indiretta, ivi compreso quello per le festivita' infrasettimanali. Osserva preliminarmente la Corte che occorre subito sgombrare il campo da un equivoco di fondo indotto dalla prospettazione della parte iniziale del quesito di diritto col quale si adduce che il ricalcolo dei compensi per le festivita' presuppone l'allegazione e la prova da parte del lavoratore di aver sempre prestato servizio nelle due ricorrenze festive richiamate dalla Legge n. 260 del 1949, articolo 5 o, per altro verso, che queste siano sempre cadute di domenica.
L'equivoco consiste nel fatto che, in realta', nella sentenza e' chiaramente spiegato che la domanda sulle festivita' concerneva l'accertamento del diritto alla retribuzione anche per le giornate festive in cui non si era lavorato, ivi comprese quelle nazionali ricadenti nelle prime domeniche di giugno e di novembre (per queste ultime, invece, il diritto non poteva competere per le ragioni che verranno di qui a poco esposte), per cui a nulla puo' rilevare il fatto che il lavoratore non si fosse fatto carico di richiedere la prova di aver sempre lavorato nelle due ricorrenze festive ancora riconosciute, di cui alla Legge n. 260 del 1949, articolo 5, trattandosi, oltretutto, di domanda di condanna generica.
Va, infatti, rilevato al riguardo che il consolidato orientamento di questa Corte e' nel senso che la Legge n. 260 del 1949, articolo 5, commi primi due, si riferiscono ai lavoratori retribuiti non in misura fissa mentre il comma 3 si riferisce ai lavoratori retribuiti in misura fissa, dividendosi tale comma in due parti. Tale orientamento ha ritenuto che la seconda parte (che prevede il caso che la festivita' ricorra nel giorno di domenica e stabilisce che ai lavoratori spetti "oltre la normale retribuzione di fatto giornaliera, compreso ogni elemento accessorio, anche un'ulteriore retribuzione corrispondente all'aliquota giornaliera") si riferisca all'ipotesi "in cui il lavoratore, nella domenica coincidente con le festivita' del 25 aprile e del 1 maggio, riposi e non gia' al caso in cui egli lavori" (cosi' in motivazione Cass. 10.5.2002 n. 6747, che rinvia a Cass. 19.12.1998 n. 12731; Cass. 11.7.2000 n. 9206; Cass. 11117 del 26.10.1995).
In effetti, la Legge 31 marzo 1954, n. 90, articolo 1, nel modificare la Legge 27 maggio 1949, n. 260, articolo 5 stabilisce quanto segue:
-NELLE RICORRENZE DELLA FESTA NAZIONALE (2 GIUGNO), DELL'ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE (25 APRILE), DELLA FESTA DEL LAVORO (1/A MAGGIO) E NEL GIORNO DELL'UNITA' NAZIONALE (4 NOVEMBRE), LO STATO, GLI ENTI PUBBLICI ED I PRIVATI DATORI DI LAVORO SONO TENUTI A CORRISPONDERE Al LAVORATORI DA ESSI DIPENDENTI, I QUALI SIANO RETRIBUITI NON IN MISURA FISSA, MA IN RELAZIONE ALLE ORE DI LAVORO DA ESSI COMPIUTE, LA NORMALE RETRIBUZIONE GLOBALE DI FATTO GIORNALIERA, COMPRESO OGNI ELEMENTO ACCESSORIO. LA NORMALE RETRIBUZIONE SOPRA INDICATA SARA' DETERMINATA RAGGUAGLIANDOLA A QUELLA CORRISPONDENTE AD UN SESTO DELL'ORARIO SETTIMANALE CONTRATTUALE O, IN MANCANZA, A QUELLO DI LEGGE. PER I LAVORATORI RETRIBUITI A COTTIMO, A PROVVIGIONE O CON ALTRE FORME DI COMPENSI MOBILI, SI CALCOLERA' IL VALORE DELLE QUOTE MOBILI SULLA MEDIA ORARIA DELLE ULTIME QUATTRO SETTIMANE. -Ai LAVORATORI CONSIDERATI NEL PRECEDENTE COMMA, CHE PRESTINO LA LORO OPERA NELLE SUINDICATE FESTIVITA', E' DOVUTA, OLTRE LA NORMALE RETRIBUZIONE GLOBALE Di FATTO GIORNALIERA, COMPRESO OGNI ELEMENTO ACCESSORIO, LA RETRIBUZIONE PER LE ORE DI LAVORO EFFETTIVAMENTE PRESTATE, CON LA MAGGIORAZIONE PER IL LAVORO FESTIVO.
-Al SALARIATI RETRIBUITI IN MISURA FISSA, CHE PRESTINO LA LORO OPERA NELLE SUINDICATE FESTIVITA', E' DOVUTA, OLTRE LA NORMALE RETRIBUZIONE GLOBALE DI FATTO GIORNALIERA, COMPRESO OGNI ELEMENTO ACCESSORIO, LA RETRIBUZIONE PER LE ORE DI LAVORO EFFETTIVAMENTE PRESTATE, CON LA MAGGIORAZIONE PER IL LAVORO FESTIVO. QUALORA LA FESTIVITA' RICORRA NEL GIORNO DI DOMENICA, SPETTERA' Al LAVORATORI STESSI, OLTRE LA NORMALE RETRIBUZIONE GLOBALE DI FATTO GIORNALIERA, COMPRESO OGNI ELEMENTO ACCESSORIO, ANCHE UNA ULTERIORE RETRIBUZIONE CORRISPONDENTE ALL'ALIQUOTA GIORNALIERA.
Quindi, per i dipendenti retribuiti in misura fissa il compenso dovuto per la coincidenza della domenica con le festivita' e' dovuto solo in caso di festivita' nazionali (vedi Cass. n. 6747/2002 e Cass. n. 4998/2002). Si e', infatti, affermato (Cass., sez. lav., 10-05-2002, n. 6747) che "ai sensi della Legge 27 maggio 1949 n. 260, articolo 5, comma 3, ultima parte, come modificato dalla Legge 31 marzo 1954, n. 90, i compenso aggiuntivo (corrispondente all'aliquota giornaliera) ivi previsto per il caso in cui le festivita' del venticinque aprile e del primo maggio coincidano con la domenica, spetta al lavoratore (senza alcuna distinzione nell'ambito delle categorie previste dall'articolo 2095 c.c.) che, in tali giorni, riposi; tale compenso, infatti, trova giustificazione nel fatto che, ove le suddette festivita' non coincidessero con la domenica, il dipendente fruirebbe di un giorno in piu' di riposo."
Tale orientamento si e' ulteriormente consolidato con la sentenza n. 6112 del 26/3/2004 della sezione lavoro di questa Corte con la quale si e' ribadito che "ai sensi della Legge 27 maggio 1949, n. 260, articolo 5, comma 3, ultima parte, come modificato dalla Legge 31 marzo 1954, n. 90, il compenso aggiuntivo (corrispondente all'aliquota giornaliera) ivi previsto per il caso in cui le festivita' del venticinque aprile e del primo maggio coincidano con la domenica, spetta al lavoratore retribuito in misura fissa che, in quei giorni, riposi; tale compenso, infatti, trova giustificazione nel fatto che, ove le suddette festivita' non coincidessero con la domenica, il dipendente fruirebbe di un giorno di riposo in piu' ed e' espressamente previsto dalla citata Legge n. 90 del 1954, articolo 2 nel caso, tra l'altro, di sospensione del lavoro dovuta a coincidenza della festivita' con la domenica."
In definitiva la norma si ispira all'evidente scopo di riequilibrare le rispettive posizioni delle parti del rapporto di lavoro - alterate da una casuale coincidenza di calendario - attribuendo al lavoratore quella stessa quota di retribuzione che il datore di lavoro avrebbe comunque dovuto corrispondergli, pur in assenza di prestazione lavorativa, nel caso che non si fosse verificata la coincidenza della festivita' civile con quella domenicale.
D'altra parte, se fosse vera la tesi per la quale l'ultima parte del 3 comma sarebbe riferibile ai soli lavoratori che prestino la loro opera in occasione di festivita' civili coincidenti con la domenica, la disposizione avrebbe dovuto prevedere a favore di tali dipendenti non solo la doppia retribuzione giornaliera, ma anche la ulteriore "retribuzione per le ore di lavoro effettivamente prestate con la maggiorazione per il lavoro festivo" che e' gia' prevista dalla prima parte dello stesso comma in favore dei lavoratori per il solo fatto di prestare lavoro nelle festivita' in questione, a prescindere dalla coincidenza di queste ultime con la domenica. Il fatto che la norma non contempli la corresponsione della retribuzione maggiorata per effetto della prestazione di lavoro festivo dimostra inequivocabilmente che essa si riferisce, in via generale, ai casi di coincidenza delle festivita' civili con la giornata domenicale e prescinde totalmente dalla circostanza che nello stesso giorno sia stato prestata attivita' lavorativa.
Cosi' circoscritta la questione, deve trarsi la conclusione che la sentenza impugnata non merita le censure mosse per quel che concerne il riconoscimento del diritto del lavoratore alla maggiorazione di cui trattasi per le giornate festive nazionali del 25 aprile e dell0 maggio ricadenti di domenica nel periodo oggetto di causa.
La censura e', invece, fondata per quel che riguarda il riconoscimento del suddetto diritto anche per le giornate del 2 giugno e del 4 novembre ricadenti di domenica, posto che per quest'ultima e' operante l'abrogazione di cui alla Legge 5 marzo 1977, n. 54, articolo 1, mentre la prima e' stata ripristinata come festivita' nazionale dalla Legge 20 novembre 2000 n. 336, ma solo a decorrere dal 2001, cioe' da epoca successiva ai fatti di causa (la sentenza di primo grado confermata, emessa all'esito del ricorso del 5/6/2000, condanno' la convenuta nei limiti della prescrizione quinquennale a decorrere dal 25 luglio 1995).
Come e' stato, infatti, chiarito, (Cass., sez. lav., 20-05-1992, n. 6038) "la Legge 5 marzo 1977, n. 54, articolo 1, - il quale ha disposto, al comma 1, che cessano di essere considerati festivi agli effetti civili i giorni delle cinque festivita' religiose ivi indicate e, al comma 2, che cessano di essere considerati festivi i giorni 2 giugno e 4 novembre - ha un'efficacia abrogativa generale, nel senso della pura e semplice soppressione di dette festivita', comprese quelle civili sopra indicate, essendo in contrario irrilevante che di queste la stessa norma abbia conservato (ma, rispettivamente, alla prima domenica di giugno e di novembre) la celebrazione; pertanto, essendo tutti i giorni succitati divenuti lavorativi (con la correlativa impossibilita' di richiamare la normativa dettata dalle Legge n. 260 del 1949 e Legge n. 90 del 1954), la disciplina economico-normativa degli stessi e' riservata alla contrattazione collettiva di settore (da interpretare nel rispetto dei canoni dettati dall'articolo 1362 segg. c.c.), essendo esclusa l'applicabilita' dell'accordo interconfederale 26 gennaio 1977 con riguardo ad un datore di lavoro non aderente alla confindustria (nella specie, la suprema corte, cassando l'impugnata sentenza, l'ha censurata, in particolare, per aver essa ritenuto che l'articolo 28 del contratto collettivo per i lavoratori dipendenti dagli enti gestori della formazione professionale includesse le festivita' nazionali del 2 giugno e del 4 novembre fra le festivita' non soppresse per le quali, se cadenti di domenica o in altri giorni festivi, la stessa disposizione prevedeva il trattamento retributivo di cui alla Legge n. 90 del 1954)."
Quanto alla festivita' del 2 giugno, come si e' detto essa e' stata ripristinata dalla Legge 20 novembre 2000 n. 336, pubblicata su G.U. n. 273 del 22/11/2000, ma solo a decorrere dal 2001, cioe' da epoca successiva al periodo interessato dai fatti di causa.
Pertanto, il secondo motivo va accolto solo per la parte in cui pone in discussione il diritto del lavoratore alla fruizione della maggiorazione di cui trattasi anche per le festivita' del 2 giugno e del 4 novembre coincidenti con la domenica.
Ne consegue che la sentenza va cassata esclusivamente in relazione al motivo accolto e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto ai sensi dell'articolo 384 c.p.c., comma 2, va dichiarata non dovuta la maggiorazione per le festivita' del 2 giugno e del 4 novembre coincidenti con la domenica.
Va confermata la statuizione sulle spese del giudizio di merito, mentre il parziale accoglimento del presente ricorso induce la Corte a ritenere interamente compensate quelle del presente giudizio di legittimita'.
La Corte dichiara improcedibile il primo motivo ed accoglie il secondo in parte; cassa in relazione al motivo accolto e, decidendo nel merito, dichiara non dovuta la maggiorazione per le festivita' del 2 giugno e del 4 novembre coincidenti con la domenica. Conferma la statuizione sulle spese del merito e dichiara compensate quelle del presente giudizio.