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Timestamp: 2020-08-07 11:38:35+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 9873 del 19/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9873 del 19/04/2017
Cassazione civile, sez. lav., 19/04/2017, (ud. 11/01/2017, dep.19/04/2017), n. 9873
sul ricorso 2061/2015 proposto da:
CENTRO DI RIABILITAZIONE SANITARIA S.P.A., P.I. (OMISSIS) (già
Centro di Riabilitazione Sollo S.p.A.), in persona del legale
CALABRIA 56, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI D’AMATO, che la
G.A., rappresentata e difesa dall’avvocato ERNESTO MARIA
CIRILLO, domiciliata in Roma, presso la Cancelleria della Corte
Suprema di Cassazione, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 5487/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
depositata il 15/07/2014 R.G.N. 8339/11;
11/01/2017 dal Consigliere Dott. ADRIANO PIERGIOVANNI PATTI;
udito l’Avvocato ERNESTO MARIA CIRILLO;
Con sentenza 15 luglio 2014, la Corte d’appello di Napoli accertava la giusta causa delle dimissioni rassegnate da G.A. e condannava la datrice C.R.S. – Centro di Riabilitazione Sanitaria s.p.a. al pagamento, in suo favore, delle somme di Euro 1.494,00, a titolo di indennità di preavviso, di Euro 1.198,00, a titolo di indennità di visita domiciliare, di Euro 6.200,00, pari al 10% delle retribuzioni mensili nette percepite in costanza di rapporto (anzichè nella richiesta misura di Euro 300.000,00), a titolo di danno esistenziale: così parzialmente riformando la sentenza di primo grado, che aveva rigettato tutte le domande della lavoratrice (oltre a quelle suindicate, di risarcimento dei danno morale, professionale e biologico).
Con il primo motivo, la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 2059 e 2697 c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 per inconfigurabilità del danno esistenziale riconosciuto, siccome non individuabile come categoria autonoma e diversa del danno non patrimoniale, neppure provato in modo adeguato, nonchè omessa e insufficiente motivazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, sul fatto controverso di detta contestata riconoscibilità (pure da escludere per le risultanze della C.t.u. medico-legale).
Con il secondo, la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 61 CCNL 2 febbraio 2005 e 51 CCNL 23 dicembre 1999 del personale non medico dipendente da case di cura private laiche e religiose e da centri di riabilitazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per erroneo riconoscimento alla lavoratrice dell’indennità di visita domiciliare, prevista soltanto dal primo, in vigore ad avvenuta cessazione (nell’anno 2004) del suo rapporto, essendo invece prevista in quello previgente una diversa indennità di pronta disponibilità (caratterizzata dalla immediata reperibilità del dipendente e dal suo obbligo di raggiungimento del presidio nel minor tempo possibile dalla chiamata), senza alcuna motivazione al riguardo.
Con il terzo, la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 2118 c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per inesistenza dei due motivi (ritardo reiterato nella percezione della retribuzione, offesa della dignità professionale) a giustificazione delle dimissioni rassegnate dalla lavoratrice con lettera del 18 maggio 2004, senza alcuna motivazione al riguardo.
Il primo motivo, relativo a violazione e falsa applicazione degli artt. 2059 e 2697 c.c., ed omessa e insufficiente motivazione sul fatto controverso dell’erroneo riconoscimento del danno esistenziale, è infondato.
Infine, il vizio motivo denunciato è inammissibile, alla luce del più circoscritto cono devolutivo del novellato art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (Cass. s.u. 7 aprile 2014, n. 8053; Cass. 10 febbraio 2015, n. 2498; Cass. 21 ottobre 2015, n. 21439).
Nè la ricorrente ha indicato specificamente e neppure trascritto gli atti nei quali l’avrebbe posta nei gradi di merito: sicchè l’omissione si riflette sulla genericità del motivo, in violazione del principio di autosufficienza del ricorso e pertanto della prescrizione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 (Cass. 18 ottobre 2013, n. 23675; 11 gennaio 2007, n. 324).
E neppure, infine, è stata indicata, nè tanto meno risulta l’integrale produzione dei CCNL sulla cui erronea applicazione (tra l’altro esigente la ricognizione dell’intero testo per la verifica della mancata previsione denunciata in quello 23 dicembre 1999) il motivo è fondato (Cass. 4 marzo 2015, n. 4350; Cass. 7 luglio 2014, n. 15437).
Il terzo motivo, relativo a violazione e falsa applicazione dell’art. 2118 c.c., per inesistenza dei due motivi di giusta causa delle dimissioni della lavoratrice con lettera 18 maggio 2004, è parimenti inammissibile.
Il motivo difetta pure di specificità, sotto il profilo dell’autosufficienza, in violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, in assenza di trascrizione e di specifica indicazione della sede di produzione della lettera di dimissioni della lavoratrice (Cass. 18 novembre 2015, n. 23575; Cass. 15 luglio 2015, n. 14784; Cass. 24 ottobre 2014, n. 22607).