Source: https://www.confapimilano.it/news-eventi/1271-legge-di-bilancio-2019-introdotto-il-divieto-di-pubblicit%C3%A0-sanitaria-promozionale.html
Timestamp: 2019-03-19 15:59:09+00:00
Document Index: 157580816

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 55', 'art. 1', 'art. 2']

Nella nuova Legge di Bilancio 2019 è inclusa la riforma della materia relativa alla pubblicità a scopo promozionale in ambito sanitario. Ecco i dettagli
A livello sanzionatorio, il successivo co. 536 dell’art. 1 della Legge di Bilancio prevede che gli ordini professionali sanitari territoriali, ricevuta una segnalazione di infrazione e verificata la fondatezza di detta denuncia, procederanno in via disciplinare nei confronti dei trasgressori (o dei direttori sanitari responsabili), comunicando poi anche all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) l’irregolarità per le opportune ulteriori sanzioni. Si introduce, quindi, una competenza concorrente rispetto a quanto previsto dalla normativa preesistente, che, invece, conferiva alla sola AGCM l’incarico di intervenire in materia (decreto legislativo 6 settembre 2005 n. 206 e decreto legislativo 2 agosto 2007, n. 145).
Il DEF, quindi, si richiama all’art. 2 del Decreto legge 4 luglio, n. 223 (di seguito anche solo la “Legge Bersani”), norma che esplicitamente ha introdotto principi di libera concorrenza, di matrice comunitaria, e ha abrogato i precedenti divieti di pubblicità promozionale in ambito libero professionale (e, quindi, anche nel settore della sanità privata) (1) ; al contempo, tuttavia, la Legge di Bilancio impone divieti alla comunicazione promozionale e/o suggestiva.
Stando alla norma in esame, le comunicazioni informative in ambito sanitario privato possono e devono contenere unicamente le informazioni indicate all’art. 2 della Legge Bersani. Quindi, nonostante il divieto di introdurre nelle comunicazioni informative contenuti “di carattere promozionale o suggestivo”, la pubblicità in ambito privatistico sanitario rimane lecita. (2)
- i titoli e le specializzazioni professionali dei medici;
- le caratteristiche del servizio offerto; e
- le condizioni economiche delle prestazioni.
- l’indicazione delle specializzazioni possedute (e, quindi, dell’offerta proposta al potenziale utente);
- la descrizione della struttura; e
- i compensi richiesti.
A seguito delle pronunce dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (provv. n. 25078/2014), del T.A.R. Lazio (sent. n. 4943/2015) nonché del Consiglio di Stato (sent. n. 167/2016), la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri ha, altresì, modificato alcuni articoli del codice dentologico, ampliando la possibilità di promozione delle prestazioni sanitarie in modo da conformarsi alla disciplina europea in materia di concorrenza. (3)
E allora, oggi, l’art. 55 (Informazione sanitaria) prescrive quanto segue:
- la comunicazione all’utente deve essere accessibile, trasparente, rigorosa da un punto di vista scientifico e prudente; e
- essa non deve alimentare aspettative né timori infondati.
- i titoli professionali e le specializzazioni degli operatori della struttura, l’attività professionale e, quindi l’offerta proposta ai pazienti; e
- gli onorari relativi alle prestazioni .
III. Contenuti “difendibili” di una campagna pubblicitaria
Tale strategia di marketing, infatti, si porrebbe in contrasto con il tema - in ultimo sancito dall’art. 1 co. 525 del DEF, relativo alla tutela ad “una corretta informazione sanitaria”. Pertanto, un volantino o un cartellone pubblicitario che descrivesse il trattamento promosso in modo generico e/o lacunoso e/o eccessivamente tecnico non risponderebbe ai requisiti richiesti dalla nuova norma.
Il messaggio e/o l’immagine utilizzati dovrebbero, pertanto, essere selezionati al fine di far immediatamente comprendere all’utente che sia riferibile ad una prestazione sanitaria, senza rimandi a strategie di marketing commerciale. Il potenziale paziente dovrebbe, infatti, all'istante percepire il contenuto come atto ad informarlo sul dato medico e/o terapeutico; la comunicazione, insomma, non deve essere finalizzata a sollecitare altre emozioni primarie dell’utente, al fine di ottenerne il convincimento inconscio.
1. che l’indicazione delle condizioni economiche rappresenti l’elemento cardine e traino della comunicazione informativa.
2. che la comunicazione possa generare equivoci tra il prezzo indicato e il relativo trattamento proposto.
In passato sono stati numerosi i casi, soprattutto in ambito odontoiatrico, di pubblicità che reclamavano trattamenti a prezzi irrisori. Le campagne promozionali, però, omettevano (e/o indicavano in modo non trasparente e/o chiaro) che il prezzo indicato copriva solo parzialmente il trattamento proposto, ovvero non includeva la manodopera o altri elementi della prestazione (ad esempio, vedasi il noto caso del 2017, relativo alla campagna “impianti ad € 1” oggetto di segnalazione all’AGCM da parte dell’Ordine dei Medici di Milano). (4)
3. che la scontistica sia condizionata a determinate condotte del paziente.
Avv.ti Nicola Spadafora e Attilio Zuccarello, Studio Legale e Tributario Tonucci & Partners
(1) L’art. 2 della Legge Bersani, infatti, contempera il principio comunitario di libera concorrenza e di libertà di circolazione delle persone e dei servizi, da un lato, con una politica atta ad assicurare agli utenti un’effettiva facoltà di scelta nell’esercizio dei propri diritti, dall’altro. Ne consegue che il Legislatore abbia optato di eliminare tout court i precedenti divieti di pubblicità relativa all’offerta di servizi e prestazioni professionali da parte di soggetti privati, a prescindere dalla natura individuale, associativa o societaria di quest’ultimi (conf., ex multis, Corte di Cassazione, n. 3717/2012).
(2) E’ bene rilevare che precedentemente la Legge Bersani, la materia della pubblicità in ambito sanitario era disciplinata dalla Legge 5 febbraio 1992, n. 175, che permetteva agli esercenti la libera professione in ambito medico solo “mediante targhe apposte sull'edificio in cui si svolge l'attività professionale, nonché mediante inserzioni sugli elenchi telefonici” e previa autorizzazione del sindaco. Di fatto, la risalente legge citata vietava la pubblicità a scopo promozionale in tale ambito. Con l’integrazione operata dalla Legge 3 maggio 2004, n. 112, i riformati artt. 1 e 4 hanno, quindi, introdotto la facoltà, regolamentata e vincolata, di inserzioni pubblicitarie attraverso giornali quotidiani e periodici di informazione e le emittenti radiotelevisive locali, principio poi ulteriormente sviluppato e ampliato in modo organico dalla citata Legge Bersani.
(3) In merito al tormentato processo di adeguamento degli artt. 55 e 56 del Codice deontologico da parte della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri leggasi anche “Nuove indicazioni sulla pubblicità informativa sanitaria” (http://www.aiop.it/aiop/news/tabid/263/artmid/927/articleid/77914).
(4) https://www.omceomi.it/news/dettaglio/2017/03/17/ritirata-pubblicita-impianto-dentale-a-1