Source: https://www.aeranti.it/22-gennaio-1994-sentenza-n-1175-della-pretura-circondariale-di-modena/
Timestamp: 2019-12-16 02:07:53+00:00
Document Index: 98552656

Matched Legal Cases: ['art. 195', 'art. 30', 'art. 32', 'art. 450', 'art. 450', 'art. 483', 'art. 195', 'art. 450', 'art. 483', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 195', 'art. 450', 'art. 32', 'art. 195', 'art. 195', 'art. 16', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 24', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 450', 'art. 428', 'art. 450', 'art. 450', 'art. 450', 'art. 432', 'art. 1', 'art. 3', 'art, 32', 'art. 32', 'art. 195', 'art. 30', 'art. 195', 'art. 195', 'art. 20', 'art. 16', 'art. 195', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 33', 'art. 32', 'art. 30', 'art. 195', 'art. 32', 'art. 195', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 5', 'art. 133', 'art. 62', 'art. 530']

22 gennaio 1994 Sentenza n. 1175 della Pretura Circondariale di Modena - Aeranti
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22 gennaio 1994 Sentenza n. 1175 della Pretura Circondariale di Modena
SENTENZA N° 1175 DELLA PRETURA CIRCONDARIALE DI MODENA
1) XX,… omissis …
2) YY,… omissis …
3) ZZ,… omissis …
4) AA,… omissis …
5) BB,… omissis …
6) CC,… omissis …
a) del reato p. e p. dall’art. 195 D.P.R. 29.3.73 n. 156 così come modificato dall’art. 30 c. 7 L. 6.7.90 n. 223, perché il primo quale legale responsabile della “WW”, installatrice manutentrice e responsabile del funzionamento degli impianti siti in Via KK, il secondo quale legale rappresentante di “WA” di proprietà di PP s.r.l. il terzo quale rappresentante di “WB” di proprietà della MM s.r.l., il quarto quale legale rappresentante di “WD” di proprietà della NN, il quinto quale legale rappresentante di “WZ” di proprietà della TT s.r.l., installavano ed esercitavano impianti di radiodiffusione sonora senza aver ottenuto la relativa concessione e senza poter fruire del regime autorizzatorio transitorio previsto dall’art. 32 L. 6.8.90 n. 223 avendo installato e esercitato gli impianti radioelettrici ricetrasmittenti in località KK in data posteriore all’entrata in vigore della legge 6.8.90 n. 223.
Dal 09 Novembre 1990 sino alla data del decreto di citazione in Modena.
YY,ZZ,BB,XX.
b) del reato p. e p. dall’art. 450 C.P. nelle qualità indicate al capo a) e installando ed esercitando impianti radiofonici con parametri radioelettrici operativi tali da interferire con le comunicazioni terra-bordo-terra dei veivoli in fase di atterraggio all’Aeroporto Marconi di Bologna, così facevano sorgere per colpa il pericolo di naufragio di velivoli.
Modena, 9.11.1990.
YY,ZZ,BB,XX
c) del reato p. e p. dall’art. 450 C.P. perché nelle rispettive qualità indicate al capo a) ed esercitando impianti radioelettrici di radiodif­fusione sonora con emissioni di frequenza tali da potere provocare un processo di interferenza sui ricevitori funzionanti sulla frequenza 120.100 MHz utilizzate per le comunicazioni T. BT e con un valore totale di potenza tale da potersi produrre nei ricevitori di bordo di ra­dionavigazione aeronautica e assistenza al volo processi interferenziali (contravvenendo così al Regolamento internazionale delle Radiocomunicazioni internazionali delle Radiocomunicazioni) così facevano sorgere e persistere per colpa il pericolo per la sicurezza dei trasporti per aria.
d) del reato p. e p. dall’art. 483 C.P. perché prestando giuramento la Pretura di Modena in ordine alla veridicità dei dati tecnici riporta­ti nelle schede tecniche relative a Radio Speranza così attestava falsamente, al pubblico ufficiale in un atto pubblico fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità e in particolare attestava. che Radio Speranza era alla data di compilazione delle schede tecniche già operanti con le caratteristiche tecniche ivi indicate e ubicata in KK.
Modena, il 16.10.1990
Con l’intervento del P.M. Dr. Gabriella Castore – Sostituto Procuratore e dell’Avv. Verena Corradini del Foro di Modena – difensore di fiducia del 1° e 6°; dell’Avv. Ugo Bagalà del Foro di Milano, difensore di fiducia del 2° e dell’Avv. Marco Rossignoli del Foro di Ancona, difensore del 3° e 5°; del Dott. Proc. Angelo Bergoni del Foro di Modena, difensore di fiducia del 4°.
All’udienza del 15.11.93 le parti hanno concluso come segue.
Il Pubblico Ministero chiede la condanna di tutti gli imputati:
– per il reato di cui all’art. 195, comma 3° (reato sub a) alla pena di mesi 7 di reclusione, concesse le attenuanti generiche; – per il reato di cui all’art. 450 C.P. (capo c) chiede la condanna alla pena di mesi due di reclusione;
– per il reato di cui all’art. 483 C.P. (capo d) alla pena di mesi 6 di i reclusione, pena sospesa;
– per il reato di cui al capo b), assoluzione.
Il difensore degli imputati BB e ZZ chiede l’assoluzione perché il fatto non sussiste o il fatto non costituisce reato per i reati di cui al capo b) e c), assoluzione perché il fatto non sussiste o comunque, perché il fatto non costituisce reato per il capo a).
Il difensore di AA, chiede l’assoluzione per non aver commesso il fatto o in subordine assoluzione perchè il fatto non costituisce reato per il reato di cui al capo c); assoluzione perchè il fatto non sussiste il capo a), in subordine assoluzione perché il fatto non costituisce reato.
Il difensore dell’imputato YY, assoluzione per i reati di cui al capo a), b) e c) perché il fatto non sussiste o in subordine perché il fatto non costituisce reato.
Il difensore di XX chiede l’assoluzione per non aver commesso il fat­to per i reati di cui al capi a), b) e c).
Il difensore di CC chiede assoluzione con formula piena per i reati di cui ai capi a), b) e c).
Il 9.11.90 dall’aeroporto Marconi di Bologna venivano segnalati disturbi nelle comunicazioni radio “terra-bordo-terra” con i velivoli, per interferenze nella banda di frequenza riservata (108-136 MHz, ex art. 2 L. 31.3.83 n. 102) alle necessità di radioassistenza al traffico aereo.
Il giorno stesso i tecnici del Circolo costruzioni telegrafiche e telefoniche (“Circostel”) di Bologna, servendosi delle apposite apparecchiature ritenevano di individuare la causa delle interferenze nei segnali radio diffusi da impianti di più emittenti radiofoniche attraverso un ponte radio comune sito in KK, in territorio del comune di Modena.
Successivamente alla immediata disattivazione degli impianti emittenti, disposta dall’Amministrazione delle poste e telecomunicazioni ex art. 3 L. 102/83, non si aveva più notizie di disturbi alla radioassistenza.
Ad esito di indagini preliminari svolte dalla Procura presso la Pretura Circondariale di Modena, C.P.M. citava ritualmente in giudizio avanti questo Pretore XX, legale rappresentante della società proprietaria dell’impianto ripetitore, ed YY, ZZ, AA e BB, legali rappresentanti delle società – od associazioni, nel caso di “WD”, gestita dalla NN – proprietarie delle emittenti (rispettivamente “WA” “WB” “WD” e “WE”), contestando loro il reato p. e p. dall’art. 195, 3° c., DPR 156/3, come sostituito riportato in epigrafe sub A).
Ai primi quattro imputati inoltre, con esclusione del responsabile di “WD” quindi, veniva contestata la reiterata violazione dell’art. 450 c.p. (v. imputazioni sub B) e C)); infine a CC veniva contestato il reato di falso ideologico in atto pubblico commesso da privato, per avere attestalo, con c.d. perizia asseverata falsi dati tecnici relativi all’impianto emittente di “WD”.
Il P.M. ha esplicitato in sede di esposizione introduttiva la tesi accusatoria, tesi così r­iassumibile: tralasciando i delitti colposi di pericolo di disastro aviatorio ed il delitto di falso, comportanti questioni di accertamento in fatto, tenuto presente che la L. 223/90 (c.d. legge Mammì), in attesa – tuttora perdurante – della pianificazione delle radiofrequenze e del rilascio delle future concessioni cui in regime ordinario è subordinata l’esercizio e l’installazione di impianti di radiodiffusione, autorizza ex lege in via transitoria (art. 32 L. cit.) la sola prosecuzione nell’esercizio degli impianti già emittenti al momento della entrata in vigore della legge medesima (dal decimoquinto giorno dalla pubblicazione in G.U. 9/8/90 quindi), poichè le emittenti radio in questione non potevano fruire di tale autorizzazione transitoria in quanto l’installazione dell’impianto di Via KK era successiva all’agosto 1990, diffondendo il proprio segnale radio avevano violato l’art. 195 T.U. 156/93 contestato.
All’opposto le difese hanno contestato, in via successiva, sia la collocazione temporale della entrata in funzione degli impianti di via Bazzini, che la astratta concreta configurabilità del reato p. e p. dall’art. 195 citato in regime transitorio, vale a dire prima dell’effettivo rilascio delle concessioni ex art. 16 L. 223/90; in ogni modo ulteriore e gradato argomento difensionale si è incentrato sul rilievo che, trattandosi di emittenti radio tutte già diffondenti il proprio segnale sul territorio di Modena e sulla medesima frequenza prima dell’entrata in vigore della legge Mammì e dell’installazione dell’impianto di Via KK (quindi in precedenza con emissione da separati impianti siti a poca distanza sempre nel territorio del comune di Modena), al più nella fattispecie si poteva ravvisare la violazione dell’art. 32, c. 2, L. 223, violazione sanzionata in via amministrativa con la disattivazione degli impianti da parte del Ministro delle Poste, ai sensi del comma 5 dell’articolo citato.
Nella successiva istruttoria sono state espletate prove testimoniali e perizia tecnica tesa ad accertare le caratteristiche tecniche ed il bacino di utenza degli impianti radioelettrici siti in Via KK e di quelli con i quali veniva in precedenza diffuso il segnale dalle emittenti denominate “WA”, “WB”, “WD” e “WE”, attraverso verifica degli impianti esistenti e disamina delle schede tecniche, o di altra documentazione, reperibili presso la Direzione compartimentale PP.TT. ed il Circostel di Bologna.
E’ inoltre acquisita al fascicolo per il dibattimento varia documentazione, utilizzabile per la decisione: in particolare sono in atti, oltre ai documenti infra richiamandi, domande di concessione ex art. 32 L. 223/90 delle emittenti, schede tecniche delle medesime allegate alla comunicazione necessaria per fruire di autorizzazione provvisoria ex lege, verbali di disattivazione e riattivazione degli impianti di Via KK.
Va aggiunto che la vicenda in esame si è peraltro sviluppata, contestualmente alle indagini preliminari, in altre direzioni processuali, originate dalle impugnazioni in via cautelare ed amministrativa dei provvedimenti di disattivazione ex art. 32, c. 5, L. 223/90 e dalla opposizione, in sede giurisdizionale civile ex. art. 24 L. 689\81, ad ordinanza ingiunzione di applicazione della sanzione amministrativa prevista dall’art. 3 L. 102/83.
Si tratta di procedimenti non definiti con sentenze passate in giudicato (il procedimento amministrativo si è sviluppato sino al Consiglio di Stato in sede cautelare, e non risulta emessa sentenza da parte del T.A.R., ed alla sentenza del Pretore di Modena sull ‘opposizione ad ordinanza ingiunzione risulta, interposto ricorso avanti la Corte di Cassazione), e pertanto non sono utilizzabili per la decisione i verbali delle prove assunte in tali procedimenti; in particolare questo giudice ha ritenuto di non consentire, ex artt. 238, c. 2, e 191 c.p.p. l’acquisizione di consulenza tecnica disposta nel procedimento pretorile di cui si è detto.
L’art. 450 c.p., la cui violazione è stata contestata ai capi B) e C) di imputazione, sanziona la condotta di chi con la propria azione od omissione­ colposa, faccia sorgere o persistere il pericolo di “un disastro ferroviario, di un’inondazione, di un naufragio, o della sommersione di una nave o di un altro edificio natante”.
La previsione non riguarda i velivoli, per i quali è escluso il delitto colposo di comune pericolo, come si ricava sia dal dato letterale della norma (“naufragio o sommersione di una nave”) sia dal raffronto con il dettato della correlativa norma incriminatrice relativa al delitto “di evento”: l’art. 428 c.p. ad esempio sanziona la condotta di chi cagiona “il naufragio o la sommersione di una nave o di un altro edificio natante, ovvero la caduta di un aeromobile…”, vale a dire con elencazione identica a quella dell’art. 450 c.p., in cui è unicamente mancante il riferimento agli aeromobili. Analogo ragionamento può farsi con riferimento al dettato degli artt. 429 e 449 c.p., dove ancora si distinguono, e si elencano, le ipotesi del naufragio e del disastro aviatorio o della caduta di aeromobili.
Si deve concludere, essendo chiaramente precluso il ricorso all’analogia in malam partem, che l’art. 450 contestato (e neppure altre norme penali) non sanziona la fattispecie del pericolo colposo di caduta di aeromobili.
Al capo C) viene contestato formalmente sempre il reato di cui all’art. 450 c.p., e peraltro nella imputazione si contesta di aver fatto “sorgere e persistere per colpa il pericolo per la sicurezza dei trasporti per aria”.
Il reato di attentato alla sicurezza dei trasporti per aria, con il medesimo dettato riportato dalla imputazione sub C), è però previsto e punito dall’art. 432 c.p., e solo come fattispecie dolosa.
Anche per tale profilo, essendo in esame una contestata, e pacifica, fattispecie colposa, si deve concludere che il fatto non è previsto dalla legge come reato.
Il difetto di rilievo penale è ulteriormente suffragato dalla disamina delle previsioni poste dagli artt. 1 e 3 della Legge 8.4.83 n. 110 (Protezione delle radiocomunicazioni relative all’assistenza ed alla sicurezza del volo): l’art. 1 prevede che “gli impianti di telecomunicazione non debbono causare emissioni … tali da compromettere sia il funzionamento dei servizi di radionavigazione sia la sicurezza delle operazioni di volo”, e l’art. 3 sanziona l’inosservanza di tale divieto unicamente in via amministrativa (come del resto è avvenuto nella competente sede amministrativa nella fattispecie).
Per sola completezza di motivazione va aggiunto che non risulta che il 9\11\90 le interferenze nelle comunicazioni terra bordo terra abbia no causato pericolo di caduta di aereovelivoli, essendosi limitate ad un lieve rumore di tondo appena percettibile nelle comunicazioni tra velivolo e torre di controllo, senza interruzione, o copertura delle stesse (v. deposizione consulente difesa Migliarina, e le testimonianze Salvaggio e Soavi, riferentesi a generici disturbi nelle comunicazioni e non ad interruzione dell’assistenza al volo), né comunque risulta dirottato per misura precauzionale alcun velivolo o bloccato alcun decollo.
In sostanza non vi è stato alcun pericolo concreto e, la fattispecie, quanto ai capi B) e C), residua unicamente riconducibile, in astratto ed in concreto, alle previsioni poste dalla citata Legge 110\83.
Alla data di entrata in vigore della L. 223\90 (il 24.8.90) nessuna delle emittenti in questione trasmetteva diffondendo il segnale attraverso l’impianto sito in Via KK di Modena, ed a quella data l’impianto stesso non era esistente.
Ciò risultante univocamente dalle risultanze probatorie: sono in atti concessione edilizia per la esecuzione dei lavori necessari (“traliccio metallico per antenne radio-TV”), rilasciata dal Sindaco del Comune di Modena il 22\9\90 e comunicazione al Sindaco, effettuata da XX, legale rappresentante della “WW”, proprietaria dell’impianto, di inizio lavori al 5.10.90; anche l’erogazione della energia elettrica, necessaria per il funzionamento, non è stata effettuata prima del 9\10\90 (v. fattura Enel, relativa ad attivazione fornitura, in atti).
I testimoni Maugeri, e Fioravanti, all’epoca tecnici del Circostel di Bologna; hanno riferito entrambi che l’8.11.90 ebbero a notare quel nuovo traliccio, ancora privo di antenna; è del tutto verosimile da un lato che abbiano “fatto caso” al traliccio, giacchè le loro mansioni consistevano nel controllo degli impianti della zona, di cui conoscevano la collocazione, e dall’altro che abbiano conservato memoria della circostanza e del giorno, giacchè il giorno successivo, avuta notizia del disturbo alle comunicazioni aeroportuali, fu lo stesso Fioravanti a suggerire ai colleghi di controllare quel nuovo impianto.
Risulta anche altrettanto univocamente, dalle schede tecniche previste dal decreto del Ministro delle poste e telecomunicazioni 13\12\84, schede in possesso dell’amministrazione postale, e dall’accertamento peritale relativo, che le emittenti “WA”,”WB”, “WD” e “WE” (o le loro dante causa: v. contratti di cessione d’azienda prodotti), trasmettevano diffondendo il segnale nella zona di Modena anteriormente all’agosto 1990.
Tutte le emittenti (v. copie domande prodotte) risultano avere effettuato tempestiva richiesta, corredata ancora delle necessarie comunicazioni e schede tecniche ex art, 32 L. 223\90,e quindi potevano fruire della autorizzazione provvisoria ex lege alla prosecuzione nell’esercizio dell’attività di radiodiffusione a livello locale.
Peraltro logicamente – per quanto accertato – il segnale non era diffuso dall’impianto di Via KK.
Il perito ha accertato quanto segue e le sue conclusioni non sono state poste in sostanziale discussione dai consulenti del P.M. e della difesa:
– quanto a “WA” l’irradiaziore del segnale avveniva in precedenza da impianto sito in via Medaglie d’oro (distanza circa Km. 2 (da Via KK), impianto con immutate caratteristiche tecniche (frequenza di trasmissione, potenza di amplificatore, tipo ed altezza di antenna), raggiungendo quindi il medesimo potenziale bacino di utenza (v. mappe allegate in perizia con indicate le aree dei due bacini di utenza);
– identica conclusione (v. perizia con caratteristiche tecniche a confronto e bacini di utenza) deve prendersi per “WB” e “WE”;
– solo per “WD” della NN, del cui segnale peraltro risulta cessata la diffusione da Via KK dal settembre 1992, è emersa una più apprezzabile variazione delle caratteristiche tecniche (frequenza di trasmissione da 106.300 a 106.200 MHz, differenti caratteristiche di amplificatore e di antenna), con differente bacino di utenza, anche se sempre incentrato su Modena città.
Si tratta quindi esclusivamente di emittenti autorizzate alla prosecuzione provvisoria nell’esercizio della radiodiffusione ex art. 32, c. 1 e 3, L. 223/90.
Il comma 2 del medesimo articolo vieta qualsivoglia “modificazione della funzionalità tecnico operativa degli impianti di cui al comma 1” e la violazione di tale disposizione è sanzionata al comma 5 con la disattivazione in via amministrativa, non rimanendo pertanto senza conseguenze sul piano sostanziale ed afflittivo.
Ne deriva che l’art. 195 del T.U. n.156/93, come sostituito dall’art. 30 della stessa L. 223\90, nel comminare sanzione penale a “chiunque installa od esercita un impianto di telecomunicazione senza aver ottenuto la relativa concessione od autorizzazione…” non riguarda i soggetti autorizzati in via provvisoria, anche qualora questi realizzino modificazioni tecnico funzionali degli impianti vietate.
Il dato letterale della norma è esplicito ed insuperabile laddove si fa riferimento all’ottenere concessione od autorizzazione (quest’ultimo diverso provvedimento ampliativo, e non concessorio costitutivo, essendo previsto per la diffusione via cavo) e non a violazioni del regime transitorio.
In regime ordinario – quando ci sarà secondo la legge Mammì – non vi è dubbio che agli imputati sarebbe stato invece contestato il comma 4 dell’art. 195 (realizzazione delle trasmissioni in violazione dei limiti territoriali), fattispecie astratta del tutto non ipotizzabile prima di completa attuazione della L. 223\90, con realizzazione della pianificazione delle radiofrequenze e rilascio delle concessioni.
Non si vede perchè in regime transitorio possa essere contestata, in relazione alla medesima fattispecie concreta, la violazione del comma 3 della stessa norma, con pene edittali più gravi.
Ciò non significa che la previsione posta dall’art. 195 T.U. cit., con riferimento agli impianti di radiodiffusione, sia del tutto inoperante prima dell’attuazione della legge Mammì nel suo complesso: sarà evidentemente punibile chi abbia installato od esercitato un impianto, logicamente senza concessione (per una nozione di impianto ci si può riferire alle previsioni poste dall’art. 20 D.P.R. n. 255 del 27.3.92) totalmente nuovo o per proprietà, e denominazione dell’emittente, o per caratteristiche tecniche (banda di frequenza e bacino di utenza), od infine che non abbia effettuato domanda di concessione di cui all’art. 16 della L. 223/90.
Che l’art. 195 T.U. non sia comunque applicabile ai soggetti che operino con autorizzazione provvisoria di legge ex art. 32, avendo fatto tempestiva domanda di concessione, pur in caso di violazioni alle previsioni poste dall’art. 32 stesso, è ulteriormente suffragato dal disposto del successivo art. 33 della legge.
Tale articolo infatti, sempre in regime transitorio, applica immediatamente ai soggetti di cui all’art. 32. le norme espressamente elencate (artt. 10, 11, 13 etc. in tema di diritto di rettifica, di pari opportunità, di trasferimento di proprietà etc.) ed unicamente le disposizioni penali connesse a quelle, poste dagli artt. 30 e 31. Nell art. 30 al comma 7 viene sostituito l’art. 195 T.U. ma come si vede tale disposizione penale non è stata ricompresa nella elencazione tassativa di quelle immediatamente applicabili ai soggetti autorizzati in regime transitorio.
In conclusione gli imputati potevano fruire della autorizzazione ex art. 32 Legge Mammì e, pur avendo posto in essere con vario rilievo modificazioni tecnico funzionali dei propri impianti (fatto questo sanzionato esclusivamente con la disattivazione in via amministrativa) vietate, per tal motivo non possono essere ritenuti responsabili del reato p. e p. dall’art. 195 T.U. contestato sub A).
Quanto alla formula assolutoria, nel regime transitorio, il difetto della autorizzazione ex art. 32 L. 223\90, può configurarsi come un elemento materiale della fattispecie; pertanto gli imputati vanno mandati assolti perchè il fatto loro contestato sub A) non sussiste.
Residua la contestazione del reato di falso all’imputato CC, relativa all’asseverazione della veridicità dei dati indicati nelle schede tecniche di “WD”, allegate dall’emittente a corredo della comunicazione, prevista dal più volte richiamato art. 32, c. 3 L. 223\90, da farsi entro il termine di sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge per rientrare in regime di autorizzazione ex lege.
E’ evidente che, poiché erano vietate modificazioni tecniche successivamente alla data di entrata in vigore della legge, tale comunicazione doveva essere relativa alla situazione degli impianti al 24\8\90.
I dati asseverati dall’imputato con giuramento al cancelliere della Pretura di Modena (le asseverazioni effettuate presso altre cancellerie, con diversa competenza per territorio) il 16/10/90 non erano veritieri (v. verbale di asseverazione e schede tecniche in atti) in quanto al 24/8/90, ed anche al 16/10/90, come sopra accertato, “WD” non trasmetteva su Modena città da Via KK.
Rimane solo da osservare, quanto alla qualificazione di atto pubblico della perizia giurata stragiudiziale, prevista dall’art. 5 R.D. n. 1366/22, che il giuramento prestato al cancelliere attribuisce al contenuto della perizia, o della asseverazione, relativamente alla attestazione di fatti oggettivi dichiarati oggetto di percezione diretta, efficacia probatoria privilegiata e conseguente alla natura pubblicistica dell’atto (v. Cass. n. 12108 del 3/12/87).
CC va pertanto dichiarato responsabile del delitto di falso ideologico a lui contestato al capo D) della imputazione.
In considerazione della incensuratezza sono concedibili le attenuanti generiche, ed appare adeguata, in applicazione dei criteri posti dall’art. 133 c.p., la reclusione, così ridotti ex art. 62 bis c.p.).
L’incensuratezza è presupposto sia oggettivo che soggettivo per la concedibilità della sospensione condizionale, sotto comminatorie di legge, della pena in infliggenda, e della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale, spedito a richiesta di privati.
Il Pretore, visto l’art. 530 c.p.p.
assolve gli imputati dai reati contestati sub B) e C) della imputazione perché i fatti contestati non sono previsti dalla legge come reato e dal reato contestato sub A) perchè il fatto non sussiste;
visti gli artt. 533 e 535 c.p.p., dichiara CC responsabile del reato a lui ascritto sub D) e, concesse le attenuanti generiche, lo condanna alla pena di mesi tre di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali relative a tale imputazione; pena sospesa e non menzione.
Riserva il termine di giorni sessanta per il deposito della motivazione.
Modena, 15\11\93