Source: http://documenti.camera.it/leg16/resoconti/commissioni/bollettini/html/2011/04/27/05/comunic.htm
Timestamp: 2020-01-29 03:47:29+00:00
Document Index: 79771113

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﻿V Commissione - Comunicato delle Giunte e delle Commissioni - mercoledì 27 aprile 2011
Mercoledì 27 aprile 2011. - Presidenza del presidente Giancarlo GIORGETTI. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Luigi Casero.
La Commissione inizia l'esame del Documento di economia e finanza 2011.
Gabriele TOCCAFONDI (PdL), relatore, ricorda che il Documento del quale la
Commissione avvia l'esame rappresenta il primo atto del nuovo ciclo di programmazione economica e finanziaria delineato, in attuazione del cosiddetto semestre europeo, dalla legge n. 39 del 2011, di modifica della legge di contabilità e finanza pubblica. Rileva che, a seguito delle modifiche introdotte alla disciplina di bilancio, il Documento di economia e finanza diviene il principale strumento della programmazione economico finanziaria, che ricomprende lo schema del Programma di stabilità e lo schema del Programma nazionale di riforma, documenti, questi ultimi, che dovranno essere presentati al Consiglio dell'Unione europea e alla Commissione europea entro il 30 aprile.
Segnala che i contenuti specifici del Documento sono articolati in tre sezioni. La prima sezione espone lo schema del Programma di stabilità, che contiene tutti gli elementi e le informazioni richiesti dai regolamenti dell'Unione europea e, in particolare, dal nuovo Codice di condotta sull'attuazione del Patto di stabilità e crescita, con specifico riferimento agli obiettivi da conseguire per accelerare la riduzione del debito pubblico. La seconda sezione contiene una serie di dati e informazioni che il Governo era in passato tenuto a fornire nell'ambito della Relazione sull'economia e la finanza pubblica e della Decisione di finanza pubblica. Rileva come in questa sezione sia previsto che siano individuate regole generali sull'evoluzione della spesa delle amministrazioni pubbliche, in linea con l'esigenza, evidenziata in sede europea, di individuare forme efficaci di controllo dell'andamento della spesa pubblica, anche attraverso la fissazione di tetti di spesa. Fa presente che la terza sezione reca, infine, lo schema del Programma nazionale di riforma, che contiene gli elementi e le informazioni previsti dai regolamenti dell'Unione europea e dalle specifiche linee guida per tale Programma. Segnala come il Programma nazionale di riforma, che costituisce la più rilevante novità del Documento di economia e finanza, sia un Documento strategico che, in coerenza con il Programma di Stabilità, definisce gli interventi da adottare per il raggiungimento degli obiettivi nazionali di crescita, produttività, occupazione e sostenibilità delineati dalla nuova «Strategia Europa 2020».
Rileva che in tale ambito sono, in particolare, indicati lo stato di avanzamento delle riforme avviate, con indicazione dell'eventuale scostamento tra i risultati previsti e quelli conseguiti; le priorità del Paese, con le principali riforme da attuare, i tempi previsti per la loro attuazione e la compatibilità con gli obiettivi programmatici indicati nel Programma di stabilità; gli squilibri macroeconomici nazionali e i fattori di natura macroeconomica che incidono sulla competitività; i prevedibili effetti delle riforme proposte in termini di crescita dell'economia, di rafforzamento della competitività del sistema economico e di aumento dell'occupazione.
Fa presente che al Documento di economia e finanza sono, inoltre, allegati il Programma delle infrastrutture strategiche previsto dalla legge obiettivo, nonché lo stato di avanzamento del medesimo programma relativo all'anno precedente, un documento, predisposto dal Ministro dell'ambiente, relativo allo stato di attuazione degli impegni per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra derivanti dagli obblighi internazionali assunti dall'Italia in sede europea e internazionale, e sui relativi indirizzi; un documento recante l'esposizione, con riferimento agli ultimi dati di consuntivo disponibili, delle risorse del bilancio dello Stato destinate alle singole regioni, nonché uno specifico rapporto sullo stato di attuazione della legge di riforma della contabilità e finanza pubblica. Evidenzia che, allo stato, non risulta, invece, pervenuta la relazione di sintesi sugli interventi realizzati nelle aree sottoutilizzate.
Passando ad esaminare uno dei profili maggiormente innovativi del Documento all'esame della Commissione, ricorda che il Parlamento, con l'approvazione della legge n. 39 del 2011, ha voluto cogliere tempestivamente l'opportunità rappresentata
dall'introduzione del semestre europeo per adeguare l'attività di programmazione economico-finanziaria nazionale, avviando una discussione, destinata a proseguire nei prossimi mesi, sulle scelte fondamentali di politica economica in grado di incrementare la crescita e l'occupazione. Rileva come il semestre europeo non dovrebbe peraltro risolversi in un mero adeguamento procedurale, ma incidere anche sui contenuti del dibattito politico, favorendo l'adozione di quelle decisioni, talvolta non facili, ma alle quali è legato il futuro del Paese. Ritiene che a riguardo assuma una particolare rilevanza il Programma nazionale di riforma quale strumento attuativo della strategia Europa 2020. Evidenzia che attraverso i programmi nazionali di riforma l'Unione europea intendere sollecitare, promuovere e facilitare l'attuazione di determinati interventi nei singoli Stati membri, senza peraltro sostituirsi in alcun modo ai Governi ed ai Parlamenti nazionali. La strategia Europa 2020, in coerenza con il principio di sussidiarietà, si limita a definire degli obiettivi, costruire degli indicatori qualitativi e promuovere lo scambio di pratiche virtuose, rimettendo agli Stati la scelta degli strumenti e delle azioni giudicati più opportuni.
Sottolinea innanzitutto come gli obiettivi della strategia Europea 2020 coincidano pienamente con le priorità nazionali in materia di politica economica. Ciò vale, in particolare, per le riforme strutturali volte ad accrescere la competitività e la produttività del sistema Italia. Ritiene che il Programma nazionale di riforma rappresenti quindi un'importante occasione per avviare una discussione pubblica, a partire dalle sedi parlamentari, ma con l'obiettivo di coinvolgere le forze economiche e sociali e di sensibilizzare i cittadini, sulle riforme necessarie a promuovere la crescita economica nella misura necessaria ad assicurare la stabilità dei conti pubblici.
Considera necessario il coinvolgimento dell'opinione pubblica, al fine di superare quelle resistenze che riconosce fino ad oggi hanno ostacolato l'approvazione di una serie di riforme di carattere strutturale di cui pure il Paese ha estremo bisogno. Mentre, infatti, i benefici delle riforme strutturali hanno un carattere diffuso e si manifestano solo nel medio e lungo termine, rileva che gli effetti negativi delle stesse riforme colpiscono gruppi di interesse e categorie professionali bene organizzati, ampiamente introdotti nei circuiti comunicativi ed in grado di esercitare pressioni sugli organi di decisione politica.
Ritiene pertanto estremamente significativo l'ampio dibattito che, per la prima volta, in Parlamento e sui media ha accompagnato la presentazione del Programma nazionale di riforma, al contrario di quanto avveniva in occasione della presentazione di analoghi piani nell'ambito della strategia di Lisbona.
Sottolinea un'altra discontinuità rispetto al passato, vale a dire le modalità di predisposizione e di verifica dell'attuazione dei piani nazionali di riforma. Il tentativo è infatti quello di andare oltre il metodo aperto di coordinamento, che aveva presieduto all'attuazione della strategia di Lisbona, introducendo elementi che richiamano le ben più vincolanti procedure proprie del Patto di stabilità e crescita, anche attraverso l'esame contestuale dei programmi nazionali di riforma e dei programmi di stabilità.
Segnala che l'Italia ha tutto l'interesse a sollecitare l'Unione europea a procedere in questa direzione; ha, infatti, bisogno di riforme strutturali ma è anche interessata a che gli altri Paesi membri facciano la propria parte per trarne i relativi benefici. Ritiene che andrebbe a riguardo valutata la possibilità di proporre l'introduzione di meccanismi premiali, ad esempio in termini di fondi strutturali, al fine di accelerare l'attuazione delle riforme previste dalla strategia Europa 2020.
Osserva che andrebbe, inoltre, rafforzato il più possibile il ruolo della Commissione, tradizionalmente imparziale e volto a tutelare gli interessi dell'Unione e, quindi, meno esposto alle pressioni degli Stati politicamente più influenti. Rileva che la Commissione dovrebbe sostenere ed
accompagnare gli sforzi posti in essere a livello nazionale e in modo analogo, pur nel rispetto del proprio ruolo istituzionale, dovrebbe operare il Parlamento europeo, non disconoscendo, tuttavia, al Consiglio, l'unico organo politicamente legittimato, il potere decisionale, ma ritenendo che tutto dovrebbe avvenire nel quadro di un procedimento trasparente e collaborativo guidato dalla Commissione.
Sotto il profilo istituzionale, ritiene che l'attuazione del Programma nazionale di riforma presupponga due fondamentali discontinuità. In primo luogo, un nuovo modo di legiferare che, analogamente al Programma come disciplinato dal Codice di condotta, si ponga degli obiettivi, valuti i costi e quantifichi i risultati. In altri termini, l'analisi di impatto della regolamentazione non può rimanere solo sulla carta e, con i necessari adeguamenti, deve divenire la prassi delle nostre amministrazioni, almeno per quanto riguarda le riforme strutturali. In secondo luogo, ritiene che occorre coinvolgere pienamente nei processi di riforma gli altri livelli di governo.
Osserva che il quadro delle competenze definite dal Titolo V della Costituzione evidenzia, ad esempio, l'impossibilità di una nuova politica industriale e della ricerca senza coinvolgere le regioni. Fa presente che la semplificazione delle procedure e degli adempimenti che riguardano le imprese non può prescindere dalla considerazione della dimensione regionale.
Per quanto concerne l'esame del DEF, segnala in primo luogo che la prima sezione del Documento dà conto dell'andamento dell'economia mondiale, che nell'ultimo scorcio del 2010 ha registrato un rallentamento della crescita; nel 2011 dovrebbe, invece, riscontrarsi una crescita dell'economia globale del 4 per cento ed una espansione del commercio mondiale pari al 7,1 per cento. Per quanto riguarda l'economia italiana, rileva che il Documento di economia e finanza registra gli effetti delle incertezze che caratterizzano le prospettive economiche mondiali, determinate dal difficile contesto internazionale e dall'esaurirsi delle politiche di stimolo fiscale e monetario che hanno caratterizzato il trascorso biennio. In questo contesto, rivedendo in senso prudenziale le stime contenute nella Decisione di finanza pubblica per gli anni 2011-2013, il Documento prevede una crescita del PIL dell'1,1 per cento per il 2011, mentre le stime riferite al triennio successivo prevedono una crescita rispettivamente dell'1,3 per cento per il 2012, dell'1,5 per cento per il 2013 e dell'1,6 per cento per il 2014. Le stime per il 2011 collocano il nostro Paese ad un livello di crescita leggermente inferiore a quello registrato nell'area dell'euro, nella quale la Commissione stima una crescita del prodotto interno lordo dell'1,6 per cento.
Per quanto concerne i risultati del 2010, fa presente che il Documento di economia e finanza evidenzia come l'economia italiana sia cresciuta dell'1,3 per cento, ad un tasso analogo a quello registrato da altri Paesi europei, leggermente superiore a quanto stimato nella Decisione di finanza pubblica presentata a settembre 2010, che stimava una crescita del PIL nella misura dell'1,2 per cento.
Sottolinea che il Documento di economia e finanza ipotizza inoltre una crescita dell'inflazione, dovuta principalmente alle tensioni esistenti sul mercato petrolifero, stimando un incremento del deflatore dei consumi nel 2011 fino al 2,3 per cento, a fronte dello 1,5 per cento registrato nel 2010, destinato comunque a riassorbirsi nel triennio successivo, nel quale il deflatore dovrebbe essere pari al 2 per cento nel 2012 e al 1,8 per cento nel 2013 e 2014.
Per quanto riguarda la finanza pubblica, fa presente che la prima sezione del Documento di economia e finanza, aggiornando il quadro programmatico di finanza pubblica contenuto nella Decisione di finanza pubblica presentata lo scorso settembre, prevede in primo luogo un miglioramento dei dati relativi all'indebitamento netto per l'anno 2010, il cui rapporto rispetto al PIL è stato pari al 4,6 per cento, a fronte del 5 per cento previsto per lo stesso anno dalla Decisione
di finanza pubblica. L'indebitamento strutturale ha rappresentato, invece, il 3,5 per cento del PIL.
Sottolinea che, nell'anno in corso, l'indebitamento strutturale sarà pari al 3 per cento del PIL, mentre quello nominale raggiungerà il 3,9 per cento. Il percorso di miglioramento proseguirà inoltre nel prossimo triennio, al termine del quale l'indebitamento netto programmato sarà pari allo 0,2 per cento del PIL, con un progressivo avvicinamento al raggiungimento dell'obiettivo di pareggio bilancio strutturale nel medio termine. Per il quadriennio 2011-2014, rileva che il disavanzo strutturale è stimato ridursi ad un tasso di 0,5 punti percentuali nel primo anno e ad un tasso di 0,8 punti percentuali nei successivi tre anni, in linea con gli orientamenti strategici per le politiche economiche approvati dal Consiglio Europeo a fine marzo e con il pacchetto di atti normativi che dovranno dare corpo al rafforzamento della governance economica europea. In base a tali orientamenti, si richiede infatti un consolidamento dei bilanci pubblici operando aggiustamenti strutturali superiori allo 0,5 per cento annuo del PIL, cui affiancare riforme del mercato del lavoro e politiche di sostegno alla crescita.
Sottolinea, in particolare, che nel 2012, come richiesto dalla Commissione europea per la chiusura della procedura per disavanzo eccessivo aperta contro l'Italia nel 2009, il saldo strutturale scenderà sotto la soglia del 3 per cento, attestandosi al 2,2 per cento. Nel biennio 2013-2014, il Documento di economia e finanza fissa un obiettivo di saldo strutturale pari, rispettivamente, all'1,4 per cento e allo 0,5 per cento. Gli obiettivi strutturali indicati si traducono in termini nominali in un indebitamento netto pari al 2,7 per cento 2012 del PIL, all'1,5 per cento del PIL nel 2013 e allo 0,2 per cento del PIL nel 2014. In questo contesto, il Documento prevede un progressivo incremento dell'avanzo primario programmatico, che passa dallo 0,9 per cento del 2011 al 5,2 per cento del 2014. Per raggiungere gli obiettivi di indebitamento netto, il Documento di economia e finanza evidenzia come sarà necessaria una manovra correttiva cumulata di 2,3 punti percentuali del PIL per il biennio 2013-2014. Sul piano strutturale la manovra richiesta è invece pari, come già segnalato, allo 0,8 per cento del PIL per ciascuno degli anni 2013 e 2014.
Per quanto riguarda, invece, il debito pubblico, fa presente che il Documento prevede che nell'anno in corso il rapporto tra debito e PIL passi dal 119 per cento nello scorso anno al 120 per cento, per poi iniziare un progressivo calo, che porta tale rapporto al 119,4 per cento nel 2012, al 116,9 per cento nel 2013 e al 112,8 per cento nel 2014, in ragione della sensibile riduzione del fabbisogno che compensa, almeno in parte, la più moderata dinamica del ciclo economico. Anche in questo caso, come rilevato tra l'altro dalla Banca d'Italia nella sua audizione, i programmi contenuti nel Documento appaiono coerenti con le nuove regole numeriche di evoluzione del debito in corso di definizione in sede europea. Infatti, considerando che le nuove regole dovrebbero avere applicazione a partire dal triennio 2013-2015, esse richiederebbero il raggiungimento di un rapporto tra debito e PIL del 111 per cento nell'ultimo anno del triennio. Il conseguimento di tale rapporto richiederebbe una riduzione del rapporto tra debito e PIL di poco meno di due punti percentuali rispetto a quanto programmato per l'esercizio 2014, riduzione che appare pienamente realizzabile in base ai dati contenuti nel Documento in esame.
Evidenzia che nel loro complesso le indicazioni contenute nel Documento in ordine alle previsioni di finanza pubblica confermano l'opportunità degli orientamenti assunti in questi anni dal Governo, che ha portato avanti con coerenza una politica volta ad assicurare la stabilità e la solidità dei bilanci pubblici, che - come evidenziato più volte anche in sede europea - costituisce un presupposto imprescindibile per una crescita duratura ed equa. In questa ottica, ritiene che sia meritevole di approfondimento la proposta
contenuta nella premessa del Documento relativa all'introduzione nella nostra Costituzione di un nuovo vincolo della disciplina di bilancio, che integri quanto previsto dall'articolo 81 della nostra Carta fondamentale costituzionalizzando le nuove regole di bilancio europee.
Per quanto riguarda il Programma nazionale di riforma contenuto nel Documento di economia e finanza, ricorda che, in vista dell'avvio del semestre europeo dal gennaio 2011, l'Italia ha già presentato, lo scorso autunno, come stabilito per ciascuno Stato membro dalla Commissione europea per la fase transitoria, un progetto preliminare di Programma nazionale di riforma, in merito al quale la Commissione bilancio si è espressa con la risoluzione 8-00095 approvata il 12 novembre 2010. Ricorda che tale risoluzione aveva già definito quattro questioni essenziali, quella meridionale, quella fiscale, quella nucleare e quella legale, per favorire la crescita senza incrementare il disavanzo e nel rispetto dei vincoli di riduzione del debito pubblico, indicando una serie di riforme prioritarie in merito a debito pubblico, per garantire stabilità all'economia, con la riforma pensionistica, il completamento del federalismo fiscale e la riforma complessiva del sistema tributario; competitività del sistema produttivo italiano con l'introduzione di zone a burocrazia «zero» nel Mezzogiorno, la revisione del modello contrattuale di lavoro e l'approvazione di una legge annuale sulla concorrenza; sistema dell'istruzione e formazione, nonché politiche inerenti al lavoro con l'attuazione di un piano triennale per il lavoro e l'incremento del tasso di occupazione delle donne e dei giovani; incentivazione della ricerca e dell'innovazione con apposite iniziative volte a favorire l'utilizzo di energie rinnovabili e le riduzioni delle emissioni, nonché un nuovo ruolo dell'energia nucleare.
Nella sua versione aggiornata, contenuta nel Documento di economia e finanza 2011, fa presente che il Programma nazionale di riforma illustra gli obiettivi e le azioni di riforma tra loro integrate considerate necessarie per eliminare gli squilibri macroeconomici, potenziare la competitività del Paese, stimolare la concorrenza nel mercato dei prodotti e migliorare le condizioni del mercato del lavoro, nel quadro di una rafforzata sostenibilità delle finanze pubbliche.
Rileva che le misure descritte nel Programma nazionale di riforma sono ispirate dall'azione comunitaria per creare un'Europa competitiva, inclusiva e sostenibile, e rispondono alle priorità elencate nell'Analisi annuale sulla crescita (Annual Growth Survey) della Commissione europea, alle azioni previste dal Patto Euro Plus per aumentare il grado di competitività e convergenza, nonché agli obiettivi specifici previsti dalla Strategia Europa 2020 declinate negli obiettivi nazionali. Ricorda che la Commissione bilancio ha recentemente esaminato l'Analisi annuale della crescita e ha approvato, il 7 aprile 2011, un articolato documento finale che è stato trasmesso alle competenti Istituzioni europee e nazionali.
Come ribadito nel Programma nazionale di riforma, ritiene che i pilastri principali sui cui fondare un'azione di riforma volta a superare le principali criticità dell'economia italiana siano rinvenibili nell'attuazione del federalismo fiscale, nel riordino del sistema fiscale, nella promozione di interventi di tipo regolatorio finalizzati ad incrementare l'efficienza del sistema economico e nell'adozione di iniziative per orientare il risparmio privato verso obiettivi di politica economica.
Fa presente che tali indirizzi dovrebbero stimolare il tasso di crescita dell'economia, contribuendo in tal modo al processo di riduzione del debito, nonché favorire la riduzione dei divari territoriali, qualificati nel Documento come «vero problema per l'Italia», e rendere più competitive le imprese nazionali.
Evidenzia che l'indicazione delle riforme già avviate e di quelle programmate per il raggiungimento dei target nazionali fissati nella Strategia Europa 2020 è preceduta da un'analisi quantitativa, realizzata sulla base della metodologia sviluppata nell'ambito del Lisbon Assessment Framework (LAF), che ha svolto un ruolo
significativo nell'individuazione delle priorità di politica economica e delle aree di policy critiche dei Paesi membri, contribuendo alla definizione di quelli che sono stati definiti i «colli di bottiglia» (bottlenecks), ossia i fattori che costituiscono un impedimento alla crescita del Paese e su cui è necessario intervenire.
A tale riguardo, rileva che la Commissione europea ha analizzato le componenti del PIL per l'Italia che contribuiscono negativamente alla crescita, sia in termini assoluti che in relazione alla media EU15, evidenziando come il significativo rallentamento dell'economia italiana degli ultimi anni sia dovuto sostanzialmente alla permanenza di numerosi aspetti critici nelle componenti strutturali della crescita, come la persistente rigidità nel mercato del lavoro e il basso grado di competizione nel mercato dei prodotti.
Per l'Italia, fa presente che i principali obiettivi da perseguire per favorire la crescita individuati dal Consiglio europeo del giugno 2010 sono il consolidamento fiscale durevole e la riduzione del debito pubblico; l'incremento della produttività in termini di allineamento dei salari alla produttività e di riduzione delle disparità regionali; l'aumento del tasso di occupazione delle donne, dei giovani e dei lavoratori anziani; l'apertura ulteriore del mercato dei servizi e delle industrie di rete e il miglioramento dell'efficienza amministrativa; il miglioramento del capitale umano, attraverso il collegamento tra scuola e mercato del lavoro, nonché l'aumento della spesa privata in ricerca e sviluppo.
Rileva che le principali misure nel Programma nazionale di riforma sono state sinteticamente riportate in un prospetto, posto in calce alla terza sezione del Documento di economia e finanza, che si compone di diverse voci che hanno lo scopo di descrivere le riforme, quantificarne l'impatto sul bilancio pubblico ed evidenziare la loro funzionalità rispetto agli obiettivi comunitari.
Le azioni di riforma sono state raggruppate nelle seguenti macro-aree d'intervento: contenimento della spesa pubblica; energia e ambiente; federalismo; infrastrutture e sviluppo; innovazione e capitale umano; lavoro e pensioni; mercato dei prodotti, concorrenza ed efficienza amministrativa; sostegno alle imprese.
Rileva che per ciascuna misura viene individuato il riferimento normativo, cui segue una breve descrizione della misura stessa e l'indicazione dello stato di implementazione e avanzamento, con specifiche indicazioni anche in ordine alla tempistica di attuazione.
Fa presente che per ciascuna misura si valuta, laddove possibile, l'impatto sulla finanza pubblica, in termini di maggiori o minori spese ovvero maggiori o minori entrate. Nel prospetto, sono inserite misure con impatto negativo sulla finanza pubblica, fermo restando che vi possono essere anche misure senza nessun impatto e altre che consentono risparmi di spesa e aumenti di entrate e le misure sono quindi ordinate in base agli obiettivi e alle priorità definite a livello europeo con l'Analisi annuale della crescita.
Sottolinea che una specifica attenzione è stata data alle misure rientranti nell'ambito della priorità n. 8 dell'Analisi annuale della crescita, relativa alla necessità di liberare le potenzialità del mercato unico, individuando misure frontloading, cioè di pronta attuazione per rafforzare la crescita ed uscire dalla crisi. Rileva che, in particolare, l'Italia considera fondamentali le riforme del mercato dei servizi e dei prodotti, attraverso il completamento ed il potenziamento della direttiva sui servizi, e quelle volte a risolvere problemi di natura fiscale e doganale, nonché a migliorare l'ambiente imprenditoriale e l'efficienza amministrativa, al fine di migliorare il livello di competitività del nostro sistema produttivo.
Con specifico riferimento ai «colli di bottiglia» (bottleneck) dell'economia italiana ciascuna misura è stata inclusa in una delle seguenti aree: consolidamento fiscale e debito pubblico (bottleneck n. 1); competitività salari e produttività (bottleneck n. 2); mercato prodotti - concorrenza ed efficienza amministrativa (bottleneck n. 3); innovazione - ricerca e sviluppo
(bottleneck n. 4); ridurre le disparità regionali (bottleneck n. 5). Fa presente che sono, quindi, indicati gli obiettivi in base alla Strategia Europa 2020: aumento della quota di fonti rinnovabili; aumento del tasso di occupazione; aumento dell'efficienza energetica; riduzione dell'abbandono scolastico; miglioramento dell'istruzione universitaria; aumento della spesa in ricerca e sviluppo e innovazione. Osserva che, secondo quanto esposto nel Documento di economia e finanza 2011, sulle prospettive di crescita dell'economia italiana va considerato l'impatto degli interventi strutturali previsti nel Piano nazionale di riforma.
Rileva che, ai fini della valutazione quantitativa di tali effetti sull'economia, nella prima sezione del Documento è riportato un esercizio di simulazione, finalizzato a quantificare i guadagni in termini di crescita, occupazione, consumi ed investimenti derivanti dalle misure relative alle seguenti macro-aree: lavoro e pensioni; mercato dei prodotti; concorrenza ed efficienza amministrativa, innovazione e capitale umano; sostegno alle imprese; infrastrutture e sviluppo. Evidenzia che, secondo la simulazione, le suddette misure determinerebbero nel quadriennio 2011-2014 un impatto positivo sul tasso di variazione del PIL rispetto allo scenario macroeconomico di base, pari in media a 0,4 punti percentuali l'anno. Segnala che, analogamente, l'effetto sul tasso di variazione dei consumi, degli investimenti e dell'occupazione è stimato, per il periodo 2011-2014, in media annua intorno a 0,3 punti percentuali.
Rileva che il Documento considera effetti positivi sulle variabili macroeconomiche fino all'anno 2020. Osserva che, nell'analizzare tale impatto positivo, il Documento afferma peraltro che i risultati delle simulazioni devono essere interpretati con cautela poiché esse non tengono conto delle condizioni cicliche del sistema economico nel momento in cui le riforme vengono adottate. Pertanto, in considerazione dell'attuale fase economica, caratterizzata da una ripresa alquanto debole dopo la crisi economico-finanziaria, rileva come, allo scenario illustrato, si è deciso di affiancare uno scenario «prudenziale», dove l'entità degli effetti simulati attraverso i modelli è stata ridotta del 50 per cento. Fa presente che nella costruzione dello scenario macroeconomico 2011-2014 del Programma di Stabilità sono stati considerati questi effetti «prudenziali» limitando, inoltre, la valutazione solamente alle misure adottate nel 2010 e nell'anno corrente, in quanto gli effetti derivanti dalle riforme avviate negli anni precedenti sono comunque già incorporati nella definizione dello scenario macroeconomico di base. Conclusivamente, segnala che il Documento all'esame della Commissione, pur essendo il primo redatto nella vigenza delle nuove regole nazionali ed europee, abbia ben interpretato lo spirito del semestre europeo e consentirà all'Italia di presentarsi con stime e riforme credibili, destinate ad essere implementate nei prossimi anni ma che potranno sicuramente essere oggetto di positiva valutazione da parte delle Istituzioni europee e degli altri Stati membri. Come emerso anche nel corso delle audizioni svoltesi, rileva che le previsioni contenute nel Documento di economia e finanza sono state stilate seguendo criteri estremamente prudenziali, garantendo in tal modo la credibilità del nostro Paese nei contesti europei e nei mercati internazionali. Evidenzia come le problematiche individuate nel Documento e le riforme indicate per farvi fronte siano il frutto di un'analisi che largamente coincide con i documenti approvati unanimemente da questa Commissione in questi mesi, e, pertanto, mi auguro che questo spirito di collaborazione possa essere confermato nell'esame di questo Documento e delle riforme necessarie ad attuare il Programma nazionale di riforma.
Maino MARCHI (PD) osserva preliminarmente che il Documento di economia e finanza 2011 sia innovativo solo formalmente, in quanto, pur recependo i contenuti richiesti dalla recente modifica della legge n. 196 del 2009, manifesta
una sostanziale continuità con la linea di politica economica che ha caratterizzato i primi anni di questa legislatura. Sottolinea, infatti, come il concetto di fondo del Documento consista nella considerazione che il controllo della finanza pubblica sia la condizione per la ripresa e la crescita. In questa ottica, si ritiene, infatti, che in assenza di un controllo della finanza pubblica non è possibile realizzare una crescita economica, in quanto le misure per riportare la finanza pubblica sotto controllo e il costo del debito pubblico peseranno come un macigno sull'economia. Per altro verso, si ritiene che la tenuta dei conti pubblici di per sé permetta la crescita, in quanto il sistema produttivo italiano, se non è frenato, è in grado di cogliere le opportunità della ripresa. A suo avviso, tuttavia, proprio questo secondo assunto ha dimostrato la sua fragilità e alla lunga è destinato a portare l'Italia in una condizione sempre più difficile. In questa ottica, ricorda che l'opposizione ha sempre sostenuto che la manovre dovevano invece contemporaneamente contenere misure per la crescita e misure per il controllo della finanza pubblica, essendo il rapporto tra debito e PIL, così come quello tra deficit e PIL, influenzato non solo dal numeratore, relativo al dato della finanza pubblica, ma anche dal denominatore, che contiene un dato relativo al prodotto interno lordo. In questo contesto, il Documento di economia e finanza 2011, nonostante continui nella impostazione precedente, presenta tutti gli elementi per dire che essa è sbagliata, contenendo dati che confermano l'erroneità della politica finora seguita dal Governo. Osserva, infatti, che, in assenza di adeguate misure per la crescita, politiche industriali, politiche fiscali, nel decennio 2001-2010 l'Italia si colloca al centosessantanovesimo posto per la crescita, su un totale di 170 Paesi, precedendo solo Haiti e che nel corso della crisi il prodotto interno lordo italiano è calato più di quello degli altri Paesi e i dati sono peggiorati con le ultime revisioni fornite dall'ISTAT. Analogamente, osserva come la ripresa sia più lenta di quella registrata in altri Paesi europei, nonostante la caduta del PIL sia stata più forte, e sia più lenta anche delle previsioni del Governo, anche per il 2010, nonostante le apparenze e le dichiarazioni in senso contrario. Ricorda come nelle audizioni si sia sottolineato che le previsioni su crescita e rapporti di finanza pubblica sono più realistiche, anche rispetto al recente passato. Ritiene tuttavia che tale maggior realismo certifichi in modo evidente gli errori di tutta le manovre realizzate dal Governo dal 2008 ad oggi. Nel richiamare i dati relativi all'andamento del PIL nella serie storica elaborata dall'ISTAT e nella sua successiva revisione, osserva come a seguito della revisione effettuata, in presenza di un incremento del PIL per il 2010 maggiore del previsto e di un minor rapporto tra deficit e PIL, il dato del rapporto tra debito pubblico e PIL, invece di ridursi rispetto alle previsioni, è aumentato. L'effetto del maggior calo del PIL nel 2009 e dell'aumento dello 0,1 per cento del PIL nel 2010 porta ad un risultato inferiore a quello che si sarebbe realizzato se fosse rimasto fermo il calo del PIL nel 2009 e l'aumento nel 2010. In sostanza, al di là delle affermazioni trionfalistiche del Governo, nel 2010 non siamo cresciuti un po' di più del previsto, ma un po' meno. Non si tratta di cifre enormi, ma certo non si può dire che c'è stato un miglioramento. Analogamente osserva come le previsioni relative all'andamento del PIL siano sensibilmente inferiori rispetto a quelle contenute nella Decisione di finanza pubblica presentata lo scorso settembre e che un analogo peggioramento registrano le previsioni relative al debito pubblico, che dovrebbe migliorare sensibilmente solo nel 2014. Al riguardo, osserva che forse la previsione del Ministro Tremonti derivi dal fatto che ritiene che nella prossima legislatura si avrà una maggioranza di centrosinistra, che ha sempre ridotto subito il rapporto tra debito e PIL. In ogni caso, osserva che un miglioramento potrebbe anche derivare dal ritardo nei pagamenti delle pubbliche amministrazioni, che fa sembrare
i conti più a posto di quanto in effetti siano. Ritiene, comunque, che per ottenere una più rapida riduzione del rapporto tra debito e PIL si renda necessaria una crescita più robusta. Al riguardo, osserva che le previsioni di crescita sono prudenziali, ma soprattutto inadeguate, in quanto sono la conseguenza della mancanza di politiche per la crescita. In particolare, rileva come si preveda che l'insieme delle politiche del Programma nazionale di riforma provochi un aumento medio del PIL che nello scenario più favorevole è dello 0,4 per cento annuo dal 2011 al 2014, dello 0,3 per cento annuo dal 2015 al 2017 e dello 0,2 per cento annuo dal 2018 al 2020. Nello scenario prudenziale si rimane ad una crescita dello 0,2 per cento annuo per tutti i periodi considerati. Più in generale, osserva che i dati contenuti nel Decisione di economia e finanza confermano come fosse giusto evidenziare che non era raggiungibile una del 2 per cento annuo dal 2012 in assenza di politiche per la crescita e di politiche industriali. Al riguardo, ricorda come il Partito Democratico abbia presentato una proposta alternativa di Programma nazionale di riforma che produce un aumento del PIL nominale, che, nelle stime prudenziali, è pari allo 0,5 - 0,6 per cento annuo a partire dal 2012. Nel richiamare quanto osservato dalla Banca d'Italia e dalla Corte dei conti in ordine alla necessità di una crescita del 2 per cento annuo, sottolinea la necessità di realizzare politiche adeguate di investimento, ad esempio sull'occupazione femminile, affrontando aspetti quasi assenti nelle proposte del Governo.
Quanto ai contenuti del Programma nazionale di riforma, osserva che il Documento predisposto dal Governo registra in gran parte riforme già realizzate e fissa obiettivi che non portano a ridurre il gap con la media europea su aspetti strategici, producendo un impatto debolissimo sulla crescita, nonostante che in documenti approvati all'unanimità in questa Commissione, si sottolineasse l'equilibrio tra crescita e rigore e l'interdipendenza tra le stesse. Osserva come con una crescita così bassa non si riesca a ridurre il debito, mentre il Paese paga un prezzo molto alto sul versante delle prospettive di sviluppo industriale e produttivo del nostro Paese. In questo contesto, richiama le preoccupazioni espresse dall'ISTAT nel corso della sua audizione in ordine al rischio di un indebolimento della capacità di presidio del mercato interno da parte delle nostre imprese. A suo avviso, infatti, in presenza di un incremento delle importazioni, anche un eventuale aumento della domanda interna non espleterebbe pienamente i suoi benefici, dal momento che eventuali investimenti - come quelli nel settore fotovoltaico - finirebbero con il favorire produttori stranieri. Osserva, inoltre, come le politiche di sostegno alla crescita non si debbano limitare al solo livello nazionale, ma debbano coinvolgere anche l'Unione europea. In questa ottica, il Partito Democratico nella sua proposta di Programma nazionale di riforma ha formulato diverse proposte. In primo luogo, si propone la costituzione di un'agenzia europea per il debito che acquisti i titoli di Stato dei Paesi aderenti ed emetta titoli di debito europei, i cosiddetti eurobond, garantiti in modo collettivo. Si ritiene inoltre necessario un piano europeo di investimenti per l'occupazione, l'ambiente e l'innovazione, alimentato dalle risorse raccolte attraverso l'emissione di eurobond, l'introduzione di specifici strumenti fiscali a livello europeo, tra i quali la tassazione sulle transazioni finanziarie ed il rafforzamento della tassazione ambientale, oltre agli interventi della Banca europea degli investimenti e del fondo infrastrutturale Marguerite. Il Partito Democratico propone inoltre l'introduzione di uno standard retributivo europeo per coinvolgere i Paesi in surplus nel processo di aggiustamento delle bilance commerciali. In altri termini, i Paesi caratterizzati da surplus commerciale sistematico e da dinamiche retributive al di sotto dello standard dovrebbero accelerare la crescita delle retribuzioni oltre la variazione della produttività per
contribuire all'assorbimento degli avanzi con l'estero. Viceversa, i Paesi in deficit con l'estero dovrebbero allineare l'aumento delle retribuzioni alla produttività e, soprattutto, attuare politiche per accrescerla. Da ultimo, si propone una più equilibrata distribuzione del reddito da lavoro, sia a livello primario che secondario, al fine di restituire potere d'acquisto e sicurezza alle famiglie.
Nel ribadire come mantenendo gli attuali livelli di crescita ben difficilmente potrà realizzarsi un risanamento finanziario ed un significativo rientro del debito, osserva come non a caso il Governo sposti sostanzialmente gli obiettivi di finanza pubblica alla fine del periodo preso in considerazione, concentrando le manovre nel 2013 e nel 2014. Visti i bassi livelli di crescita previsti, la manovra correttiva dovrebbe realizzarsi praticamente solo sulla finanza pubblica, con riduzioni delle spese correnti pari al 2,3 per cento del PIL dal 2010 al 2014 e una riduzione degli investimenti di 0,9 punti percentuali. Nel segnalare come a settembre il Governo dovrà dire come intende realizzare tale manovra correttiva, osserva che la manovra che si prospetta rischia di avere effetti depressivi e di indebolire il sistema Paese. In questo contesto, segnala in particolare l'ulteriore calo degli investimenti, dopo quello pari al 18 per cento registrato nel 2010. In proposito, fa presente che il Partito Democratico nella sua proposta di Programma nazionale di riforma ha elaborato una proposta alternativa di rientro del debito, in cui vi sia una diluizione degli interventi e poi una riduzione più accelerata, in presenza di una politica economica che investa da subito sulla crescita e la ripresa.
Nel segnalare come troppo spesso le politiche del Governo si limitino a meri annunci, osserva che il documento in esame non contiene reali innovazioni per quanto riguarda le politiche energetiche ed ambientali, per le quali oltre ad ancorarsi a programmi già elaborati da tempo, si fa genericamente riferimento ad altre misure in fieri sui trasporti, come divieti di circolazione per i veicoli più inquinanti accompagnati da misure incentivanti per il rinnovo del parco circolante. Analogamente, osserva come manchi un chiaro orientamento del Governo sul tema della riqualificazione energetica degli edifici, dal momento che - al di là delle affermazioni contenute nel Documento in esame - in occasione dell'esame delle manovre economiche solo la costanza dell'opposizione ha permesso il rifinanziamento delle misure agevolative esistenti. Parimenti, sulle fonti rinnovabili, il Documento rimanda al Piano inviato alla Commissione europea il 27 luglio 2010, trascurando di considerare i provvedimenti assunti successivamente, che hanno bloccato il settore e che mettono a rischio 100.000 posti di lavoro. In proposito, nel sottolineare i limiti del nuovo decreto legislativo in materia, richiama le critiche formulate in proposito dalle associazioni imprenditoriali del settore e dalle regioni, con particolare riferimento alla Regione Emilia-Romagna. I limiti delle politiche energetiche e ambientali del Governo sono, a suo avviso, ancor più gravi alla luce delle recenti vicende relative all'energia nucleare, sulla quale l'Esecutivo aveva incentrato le proprie politiche nel corso della presente legislatura. Sottolinea come il Governo dopo la crisi verificatasi in Giappone dapprima ha confermato la propria politica, poi ha previsto una moratoria di un anno, spiegando - nel Programma nazionale di riforma - che il recente incidente giapponese ha «indotto il Governo, pur ritenendo che non siano venute meno le ragioni che avevano portato a riconsiderare l'opzione nucleare, a non procedere, per il momento, all'attuazione del programma nucleare fino a che le iniziate già avviate a livello di Unione Europea non forniranno elementi in grado di dare piene garanzie sotto il profilo della sicurezza». Il Governo è poi intervenuto al Senato, disponendo l'abrogazione di tutte le norme sul nucleare, per evitare il referendum, lasciandosi comunque aperte tutte le strade, come dimostrano le dichiarazioni del Presidente
del Consiglio dei ministri, che ieri ha detto che il nucleare è la fonte energetica più sicura. In questo contesto, sottolinea come l'assenza di una chiara politica energetica e l'incertezza esistente finiscano per determinare maggiori costi attuali di approvvigionamento energetico, che pesano in modi significativo sulle imprese e le famiglie italiane. Anche a questo riguardo, ricorda le proposte alternative formulate dal Partito Democratico, che ho sostenuto l'esigenza di investire sull'efficienza energetica, di promuovere lo sviluppo di energia da fonti rinnovabili, con l'obiettivo di puntare a un'industria nazionale del settore. Più in generale, per quanto riguarda le politiche industriali richiama le proposte del proprio partito, in ordine al rilancio e al rifinanziamento di «Industria 2015», il programma di indicazioni, investimenti e ricerca sui settori di punta del Paese avviato durante il governo Prodi, alla rimozione del click day per gli investimenti in innovazione e ricerca e nel Mezzogiorno, alla riscrittura del decreto per gli incentivi fiscali alle fonti rinnovabili di energia e al riavvio della strategia di liberalizzazione dei servizi, con priorità alla liberalizzazione della distribuzione di carburanti. A tale ultimo proposito, osserva che sarebbe particolarmente grave se il Governo, dopo aver neutralizzato il referendum in materia di energia nucleare, pensasse di riservare un analogo trattamento anche a quello sull'acqua, che potrebbe contribuire a far raggiungere il quorum anche al referendum sul legittimo impedimento.
Da ultimo osserva che il Documento di economia e finanza non fornisce indicazioni sull'attuazione di provvedimenti particolarmente rilevanti, come quelli volti a dare attuazione alla legge n. 42 del 2009 in materia di federalismo fiscale. Osserva, infatti, che - come riscontrato anche dalla Corte dei conti nel corso della sua recente audizione - il Documento non fornisce indicazioni in ordine a quanto dovrebbe prevedersi nel decreto legislativo sulle entrate delle regioni a statuto ordinario, sulla base del parere della Commissione bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale. In proposito, pur rilevando che l'articolo 26, comma 3, nel testo risultante dal parere, stabilisce di non tener conto dal 2012 dei tagli del decreto-legge n. 78 del 2010, compatibilmente con gli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede europea, dal patto di stabilità e crescita e che vi è un tavolo con le regioni che può avanzare modifiche o adeguamenti al fine di assicurare la congruità delle risorse se i vincoli di finanza pubblica non consentono in tutto o in parte di eliminare i tagli, osserva che in ogni caso la rideterminazione dell'addizionale regionale IRPEF e la soppressione dei trasferimenti statali sono effettuati facendo riferimento alle risorse spettanti alle regioni nel 2010. Nel sottolineare che tale previsione ha significativi effetti per la finanza pubblica, ritiene che il Governo non possa tacere su una questione che è suscettibile di determinare effetti, anche significativi, già nel 2012 e che dovrebbe determinare una riconsiderazione del decreto legislativo sul cosiddetto federalismo fiscale municipale. In questo contesto, giudica inoltre necessaria una riflessione sui vincoli posti dal patto di stabilità interno, rivisto, ma non in maniera sostanziale, dalla legge di stabilità 2011.
Conclusivamente, ritiene che il Documento di economia e finanza, pur richiamandosi al Patto di stabilità e crescita europeo, si dimentichi la parola crescita, manifestandosi nel complesso lacunoso e insoddisfacente, anche sotto il profilo del raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica.
Renato CAMBURSANO (IdV) ritiene condivisibili le premesse contenute nell'intervento svolto dall'onorevole Toccafondi con riferimento al quadro di riferimento nell'ambito del quale si inquadra l'esame del Documento di economia e finanza. Ritiene, in particolare, positivo il rafforzamento del Patto di stabilità e crescita e l'introduzione del Patto «Europlus», nonché il rafforzamento del ruolo di controllo della Banca centrale europea. Sottolinea come l'interesse alla stabilità del quadro
finanziario derivi, in particolare, per Francia e Germania, per la forte esposizione dei rispettivi sistemi bancari nei confronti della Grecia e del Portogallo. Evidenzia come il sopraggiungere delle recenti difficoltà economiche sia stato necessario al fine di comprendere la necessità per l'Unione europea del passaggio dal mero governo della moneta a quello dell'economia, con la fissazione dell'obiettivo del pareggio di bilancio. Richiama inoltre l'importanza delle nuove regole per la stabilità finanziaria che entreranno in vigore a partire dal 2015. Condivide quindi l'auspicio del Ministro Tremonti ad addivenire alla costituzionalizzazione del vincolo di bilancio anche nel nostro ordinamento, augurandosi che possa essere presto realizzato. Con riferimento agli obiettivi fissati nel Programma nazionale di riforma, sottolinea che, anche qualora venissero raggiunti, l'Italia sarebbe comunque in fondo alla classifica dei Paesi europei sotto molteplici aspetti. In proposito, richiama le significative differenze tra gli obiettivi fissati nell'ambito della strategia Europa 2020, rispetto a quelli dichiarati dall'Italia, con particolare riferimento al tasso di occupazione, agli investimenti in ricerca e sviluppo, all'abbandono scolastico, al numero dei laureati nonché in materia di energia. Ricorda che il Ministro Tremonti ha dichiarato che, nel corso del 2011 e del 2012, non vi saranno ulteriori manovre correttive, ma solo una «manutenzione contabile ordinaria», mentre rileva che la Banca d'Italia ha calcolato che, per il biennio 2013-2014, sarà necessaria una manovra economica pari a circa 35 miliardi di euro. Osserva che, secondo le stime contenute nello stesso Documento di economia e finanza, la spesa pubblica dovrà essere ridotta del 5,9 per cento, con una contrazione del 2,3 per cento derivante dalla manovra che dovrà essere realizzata nel richiamato biennio 2013-2014. Sottolinea come una così drastica riduzione della spesa pubblica in percentuale rispetto al PIL non potrà essere realizzata senza un adeguato tasso di crescita. Evidenzia come il Governo abbia scelto di rinviare alla prossima legislatura la necessaria correzione dei conti, mentre, a suo avviso, sarebbe stato preferibile procedere in tale direzione sin da subito. Richiama in proposito la recente audizione del professor Bruni, dalla quale è emersa l'opportunità di approfittare dell'attuale basso costo del denaro, per realizzare immediatamente una incisiva manovra per la riduzione del debito pubblico, in modo da poter ridurre il peso delle future manovre e di acquisire una maggiore credibilità presso le organizzazioni europee ed i mercati internazionali. Rileva che, per la realizzazione dell'opera di risanamento necessaria, sarà indispensabile un consistente livello dell'avanzo primario, che, secondo le previsioni del Governo avrà una adeguata consistenza solo a partire dal 2014, nonché un tasso di crescita dell'economia pari ad almeno 2 per cento. Esprime la preoccupazione che i prospettati tagli di spesa incideranno sulla tempestività dei pagamenti e comporteranno una riduzione della spesa per investimenti, con un calo per la prima volta anche in termini nominali, con inevitabili ripercussioni sulla crescita. Osserva che il miglioramento del saldo primario deriverà prevalentemente dalla riduzione delle spese, senza tuttavia un cambiamento strutturale nella dinamica delle medesime. Pur manifestando l'apprezzamento per l'impegno al contrasto all'evasione fiscale contenuto nel Documento di economia e finanza, osserva che, secondo dati della Banca d'Italia, l'evasione fiscale nel 2010 sarebbe salita a circa 47 miliardi di euro contro i 28 miliardi di euro nel 2009. Con riferimento alla proposta riforma tributaria, ricorda che gli impegni già assunti in tal senso dall'attuale maggioranza, fin dal 2003, non sono mai stati realizzati. Sottolinea come il problema principale del nostro Paese sia, a suo avviso, la bassa crescita, pari, secondo quanto confermato anche dalla Banca d'Italia, dall'Istat e dalla Corte dei conti, a circa la meta di quanto sarebbe necessario per conseguire gli obiettivi contenuti nel Documento all'esame della Commissione. Osserva che l'inflazione è tornata ad aumentare, mentre mancano i segnali della
scossa economica promessa dal Governo. Osserva che molte delle misure contenute nel Programma nazionale di riforma si presentano vuote in quanto prive dell'indicazione dei necessari mezzi di copertura, mentre altre sono solo, a suo avviso semplici piani teorici. Rileva come la grande sfida per la finanza pubblica italiana sia rappresentata, in questa fase, dalla riduzione del debito pubblico, osservando in proposito che, nel caso in cui non aumenti il tasso di crescita, non si riuscirebbe nemmeno ad invertire la rotta sul debito pubblico. Sottolinea quindi come il rilancio dell'economia passi attraverso il risanamento dei conti e l'adozione di misure di semplificazione. Osserva quindi come sia necessario ritornare ad occuparsi della riduzione del cuneo fiscale come aveva iniziato a fare il Governo Prodi e recepire la direttiva sui ritardi nei pagamenti. Con riferimento alla questione dell'energia nucleare, ricorda le recenti dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri in merito alla presunta inopportunità di svolgere il relativo referendum, che, a suo avviso, denotano una sua singolare concezione della democrazia.
Massimo VANNUCCI (PD) osserva preliminarmente come l'elaborazione del Documento in esame rappresenti un indubbio passo avanti nel processo di programmazione economica e finanziaria, che si muove nella direzione di superare la logica esistente a livello europeo, che si limita a regolamentare sostanzialmente il mercato unico, in favore di un governo unitario dell'economia da parte delle istituzioni nell'ambito dell'Unione europea. In questa ottica, ritiene che la presentazione del Documento di economia e finanza rappresenti un'importante opportunità per il nostro Paese, che, specialmente attraverso lo strumento del Programma nazionale di riforma, potrebbe superare le resistenze esistenti a livello nazionale per operare finalmente scelte essenziali, ancorché difficili, per il futuro dell'Italia. Ritiene, tuttavia, che, sulla base dell'esame dei contenuti del Documento presentato dal Governo, il nostro Paese sta rischiando di perdere anche questa occasione, dal momento che il superamento dell'attuale situazione critica richiederebbe non solo interventi volti ad assicurare la stabilità della finanza pubblica, ma anche riforme che sostengano e favoriscano la crescita economica. Con specifico riferimento alla prima sezione del Documento, osserva come i dati contenuti nel Documento presentato dal Governo facciano sorgere rilevanti interrogativi sul percorso di stabilizzazione della finanza pubblica, nell'ambito del quale tra il 2011 e il 2014 si dovrebbe realizzare un miglioramento dell'indebitamento netto di 3,7 punti percentuali. Al riguardo, nel rilevare come il Governo si ponga obiettivi ambiziosi pienamente condivisibili ed effettivamente raggiungibili, osserva come una correzione così marcata richiederebbe una manovra di aggiustamento già in questa fase, mentre il Documento prevede la realizzazione di una manovra aggiuntiva solo nel 2013 e nel 2014. Ritiene, inoltre, che il Governo dovrebbe finalmente chiarire quali saranno gli effetti del venir meno delle misure temporanee di contenimento della spesa recate dal decreto-legge n. 78 del 2010, che in molti casi cesseranno di avere efficacia nel 2013. Ribadisce, pertanto, la richiesta più volte formulata anche in passate circostanze di conoscere con esattezza le maggiori spese che si realizzeranno una volta terminati gli effetti delle misure temporanee di contenimento della spesa contenute nella manovra estiva adottata lo scorso anno. Rileva, inoltre, che fino ad ora la maggioranza e il Governo hanno sostanzialmente respinto le richieste provenienti dall'opposizione di avviare un dibattito ampio sulle riforme strutturali da realizzare, osservando come nel corso della sua audizione il ministro Tremonti abbia liquidato la proposta alternativa del Partito democratico esprimendo un giudizio estremamente generico tale da far dubitare che egli ne avesse effettivamente approfondito i contenuti. Ritiene, invece, che andrebbero raccolti gli inviti più volte formulati dalle istituzioni che hanno partecipato alle audizioni sul Documento in esame, le quali hanno evidenziato
come sia necessario un concorso di tutte le componenti della nostra società per realizzare un efficace piano di rilancio dell'economia del nostro Paese, compatibile con i vincoli imposti dall'adesione all'unione economica e monetaria. Ritiene, a questo proposito, che avrebbero meritato maggiore attenzione le proposte formulate nel documento predisposto dal Partito democratico in ordine all'individuazione di interventi da attuare in sede europea, sottolineando come esse riprendano essenzialmente il contenuto di atti di indirizzo discussi in sede europea. In particolare, ritiene che si dovrebbe sostenere la costituzione di un'Agenzia europea per il debito che acquisti titoli di Stato dei Paesi membri ed emetta titoli di debito europei, la realizzazione di un Piano europeo di investimenti per l'occupazione, l'ambiente e l'occupazione, finanziato attraverso l'emissione di eurobonds, l'introduzione di specifici strumenti fiscali europei quale ad esempio una tassa sulle transazioni finanziarie, il rafforzamento della tassazione ambientale, cui ha fatto riferimento anche il professor Monti nella sua audizione, interventi della Banca europea degli investimenti e del Fondo infrastrutturale Marguerite. Ritiene, inoltre, necessaria l'introduzione di uno standard retributivo europeo, nonché una più equilibrata distribuzione dei redditi da lavoro, sia a livello primario che secondario. In definitiva, ritiene che il Governo dovrebbe muoversi su un doppio binario, che consenta, da un lato, il consolidamento delle finanze pubbliche e, dall'altro, il perseguimento di riforme che consentano un adeguato sostegno alla crescita economica. In questo contesto, ritiene che il Documento in esame ricorra a talune astuzie a scopo diversivo, proponendo la riforma di ben quattro articoli della Costituzione: non solo si propone, infatti, la modifica dell'articolo 81, al fine di introdurre nella nostra Carta vincoli relativi alla disciplina di bilancio che potrebbero comunque essere considerati vigenti per effetto del meccanismo previsto dall'articolo 11 della nostra Carta costituzionale, ma si propone anche una riforma degli articoli 41, 97 e 118 della Costituzione. Nel ritenere che il fiorire di proposte di riforma costituzionale, come quella di recente presentata dall'onorevole Ceroni, richiederebbe l'istituzione di una vera e propria Assemblea costituente, osserva come la grande attenzione su possibili revisioni della Carta fondamentale nasconda il tentativo di non affrontare i veri problemi del Paese, parlando di altri temi. Per quanto attiene, poi ai contenuti del Programma nazionale di riforma, osserva come, nonostante il Documento in esame quantifichi gli effetti di tale programma in un miglioramento del prodotto interno lordo di 0,4 punti percentuali nel periodo 2011-2014, tutti gli indicatori riferiti alle politiche previste dalla strategia Europa 2020 collochino il nostro Paese ad un livello sensibilmente inferiore rispetto agli obiettivi fissati in sede europea e a quelli indicati dagli altri Stati membri. In particolare, giudica particolarmente deludenti gli obiettivi indicati in materia di ricerca e sviluppo e di riduzione del tasso di abbandono scolastico, che sensibilmente inferiori non solo sono rispetto agli obiettivi fissati dalla strategia Europa 2020, ma anche a quelli indicati da altri grandi Paesi come Francia e Germania. Si chiede, pertanto, dove sia la «scossa» all'economia più volte annunciata dal Governo, osservando come sia particolarmente allarmante il dato indicato dall'ISTAT nel corso della sua audizione secondo il quale l'incremento delle importazioni registrato nell'ultimo periodo testimonierebbe le difficoltà incontrate dalle nostre imprese nel presidiare il mercato interno. Nel sottolineare come abbia richiesto al Presidente dell'ISTAT la scomposizione del dato relativo all'importazione, al fine di verificare i settori maggiormente interessati dal fenomeno, segnala come le attuali difficoltà derivino anche dall'assenza di una politica industriale del Governo, testimoniata anche dal fatto che il Documento in esame fornisce indicazioni estremamente scarne in materia di politiche di investimenti e di potenziamento delle infrastrutture. A tale riguardo, esprime un giudizio critico sull'allegato relativo al programma infrastrutture
che rappresenta un vero e proprio libro dei sogni, nel quale sono indicate opere infrastrutturali che costano nel loro complesso oltre 233 miliardi di euro, a fronte dei quali sono previsti finanziamenti per poco più di 8 miliardi di euro. In proposito, richiama le considerazioni svolte, nel corso della sua audizione, dalla Corte dei Conti, che ha evidenziato come sussista in materia di infrastrutture un evidente divario tra le enunciazioni programmatiche e le effettive realizzazioni. A suo giudizio, a tale divario ha contribuito il sostanziale fallimento delle politiche di controllo della spesa corrente che, in assenza di un efficace spending review, non hanno inciso sui meccanismi automatici di crescita della spesa corrente, finendo sostanzialmente con il comprimere ulteriormente la spesa per investimenti. Quanto alle priorità indicate nella premessa del Documento in materia di future riforme, osserva in primo luogo che non si ha una precisa cognizione di quale saranno i contenuti della riforma fiscale più volta annunciata dal Governo. Osserva, infatti, che i principi e i criteri direttivi indicati sono estremamente generici e, in alcuni casi, si limitano a declinare alcuni degli slogan più volte ripetuti dal Ministro dell'economia e delle finanze, a partire da quello nel progressivo passaggio della tassazione dalle persone alle cose. Osserva, in proposito, come manchino assolutamente indicazioni in ordine alla possibilità di un riequilibrio tra i diversi tipi di tassazione, attraverso un alleggerimento dell'imposizione sui redditi e di un incremento corrispondente di quelle sulle rendite, sui consumi e sui patrimoni. Nel rilevare come manchino indicazioni anche rispetto a possibili riforme di tassazione ambientale a livello europeo, ribadisce che il quadro delineato dal Documento appare estremamente generico e anche le scarse indicazioni ivi contenute non sempre sono condivisibili. Auspica, comunque, che, in considerazione dell'estrema rilevanza della riforma prospettata, il Governo procede assicurando un ampio coinvolgimento delle diverse parti politiche. Rileva inoltre la sostanziale assenza di riforme prive di costi aggiuntivi, che potrebbero riguardare, come sottolineato anche dal professore Monti nella sua audizione, il potenziamento del mercato unico e le politiche di semplificazione e di sviluppo della concorrenza. In questo contesto, osserva come, in molti casi, le politiche in corso di elaborazione si muovono in direzione opposta, come dimostrano i provvedimenti discussi dal Parlamento in materia di professioni, nonché le recenti proposte in materia di partecipazioni pubbliche al sistema imprenditoriale e di gestione del patrimonio mobiliare e immobiliare dello Stato. Nel sottolineare come il Documento non affronti sostanzialmente i temi dei servizi finanziari e assicurativi e appaia estremamente deludente per quanto riguarda il settore dell'istruzione, sottolinea come la premessa dedichi solo due righe al settore dell'agricoltura, richiamando la necessità di realizzare opere di irrigazione soprattutto nel Mezzogiorno. A questo riguardo, sottolinea come il nostro settore agricolo stia attraversando un periodo di grave sofferenza in relazione ai recenti incrementi del prezzo dei carburanti, ai quali contribuisce anche la politica del Governo che fa ricorso all'incremento delle accise per finanziare le esigenze più disparate, dalla reintegrazione del Fondo unico per lo spettacolo al finanziamento delle esigenze conseguente alla dichiarazione dello stato di emergenza a seguito di calamità naturali. A tale proposito, esprime un giudizio estremamente critico sulle disposizioni contenute in materia nel decreto-legge in materia di proroga di termini recentemente approvato dalle Camere, che istituiscono una vera e propria tassa sulle calamità, che difficilmente potrebbe consentire di far fronte agli ingenti oneri derivanti da eventi calamitosi particolarmente gravi, come quello che di recente ha colpito la regione Abruzzo. In generale, ritiene che interventi volti a incrementare le accise sui prodotti energetici determino evidentemente effetti negativi sulla competitività del nostro sistema produttivo, che è chiamato a far fronte a crescenti costi di produzione. In questa ottica sottolinea come la proposta
alternativa del Partito Democratico preveda uno specifico piano per il rilancio del settore agricolo, attraverso la promozione dell'inserimento dei giovani in agricoltura, il contrasto al lavoro nero e il rilancio del lavoro femminile. Giudica poi del tutto inadeguate le indicazioni contenute nella premessa del Documento in materia di turismo, rilevando la sostanziale insufficienza delle misure indicate. Al riguardo, sottolinea, come il recepimento della direttiva europea in materia di prestazione di servizi abbia determinato gravi problemi al turismo balneare del nostro Paese, incidendo pesantemente sulla disciplina delle concessioni demaniali marittime e mettendo, pertanto, a rischio un settore che da sempre ha rappresentato uno dei punti di forza della nostra imprenditoria turistica. Nel sottolineare la vaghezza delle indicazioni relative alla costituzione lungo le coste di «zone a burocrazia zero», evidenzia che nel contenuto del Documento non sono contenute indicazioni che specifichino ulteriormente i brevi indirizzi contenuti nella premessa al medesimo Documento. Conclusivamente, per tutti i motivi indicati, ritiene che possa esprimersi un giudizio negativo sul Documento di economia e finanza 2011.
Pier Paolo BARETTA (PD) rileva come, anche dalla relazione svolta dall'onorevole Toccafondi, emerga la difficoltà della maggioranza, che non è intervenuta per difendere le scelte contenute nel Documento all'esame della Commissione in segno della mancanza di condivisione. Osserva che, se occorre credere allo scenario proposto dal Ministro dell'economia e delle finanze, vi è poco spazio per la crescita futura del Paese e si assiste ad una marginalizzazione dell'Italia nello scenario economico globale. Evidenzia che se, al contrario, si ritiene che l'Italia possa avere l'ambizione di una collocazione da protagonista nel quadro dell'economia globale del prossimo futuro, si dovrebbe dare torto all'analisi del Ministro dell'economia e delle finanze. Sottolinea che questa è la questione politica principale e da ciò discende l'impostazione del Programma nazionale di riforma contenuto nel Documento di economia e finanza. Esprime preoccupazione per talune affermazioni provenienti dalle associazioni rappresentative delle imprese che lamentano come gli imprenditori spesso siano lasciati soli, poiché, a suo avviso, ciò denota una debolezza complessiva della classe dirigente italiana. Ritiene che, in definitiva, vi sia una diffusa rassegnazione e che sia preoccupante la scelta del Ministro Tremonti di rinviare al 2013 l'adozione della necessaria manovra correttiva dei conti pubblici. A tal proposito, rileva come vi sia una contraddizione tra l'atteggiamento del Presidente del Consiglio, sempre volto minimizzare i problemi economici del Paese, e quello del Ministro dell'economia e delle finanze, che, da tre anni, denuncia come l'Italia abbia il terzo debito pubblico del mondo, senza essere la terza economia del mondo, facendo fronte a tale situazione attraverso la politica dei tagli lineari. Osserva che il Governo avrebbe dovuto esporre con chiarezza la reale situazione dei conti pubblici, alla luce dello scenario conseguente alla crisi economica e finanziaria globale, chiedendo agli italiani i sacrifici necessari per il risanamento della finanza pubblica e la crescita. Evidenzia come il Documento, pur partendo da un'analisi realistica della situazione economica, non contenga le proposte necessarie al rilancio del Paese. Rileva come, a causa della contingente situazione del calendario dei lavori dell'Assemblea, il dibattito sul Documento in esame non avrà il risalto adeguato, mentre servirebbe, a suo avviso, un dibattito approfondito sulla politica economica. Esprime comunque contrarietà rispetto ad ogni ipotesi di rinvio, sottolineando l'importanza di rispettare le scadenze concordate in sede europea. In proposito, ritiene che la promessa del Ministro dell'economia e delle finanze di aspettare le deliberazioni dei due rami del Parlamento, anche in caso di eventuali ritardi, sia fondata su un equivoco di fondo. Con riferimento ai contenuti del Documento ed ai contributi al dibattito provenienti dalle audizioni svoltesi, rispetto alla questione dell'energia
osserva come si versi, a suo avviso, in una situazione imbarazzate e come la storia stia contraddicendo le scelte effettuate dal Governo. Valuta positivamente la marcia indietro sulla scelta nucleare, ma esprime preoccupazione per la contestuale revoca degli incentivi per l'utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, evidenziando in definitiva la mancanza di un piano energetico nazionale. Con riferimento alla pubblica amministrazione, sottolinea come il piano elaborato al Ministro Brunetta non abbia ottenuto i risultati attesi e come serva un incremento di produttività nel settore. Ricorda che un Paese ad alta protezione delle proprie industrie come la Francia è uno dei paesi più attrattivi di investimenti, poiché in un simile contesto si creano le condizioni favorevoli allo sviluppo e alla nascita delle imprese, anche attraverso misure di effettiva semplificazione amministrativa. Con riferimento alla riforma fiscale, chiede al Governo di chiarire se essa sarà o meno realizzata, sottolineando come i gruppi di lavori istituti presso il Ministro dell'economia e delle finanze non sembrano in grado di produrre i risultati attesi. Circa la questione della competitività, ricorda che nel programma nazionale di riforma il suo incremento è affidato principalmente al salario per obiettivi. In proposito, rileva come tale riforma, se incentrata sul singolo lavoratore, non sia efficace, in mancanza della opportuna considerazione dell'utilizzo della tecnologia nei processi di lavoro. Evidenzia come, anche per tali ragioni, non sarà possibile addivenire alla presentazione di una risoluzione condivisa, ma preannuncia la presentazione di una risoluzione da parte del proprio gruppo, sottolineando come la Camera dovrà proseguire nella discussione sul tema, attesa la sua rilevanza per il futuro del Paese. Osserva come non sarà possibile il risanamento del bilancio senza la crescita, mentre il Documento in esame propone il rigore di bilancio nell'ambito di uno scenario di bassa crescita. Sottolinea, in fine, con riferimento alla politica industriale, la necessità di favorire la crescita delle piccole e medie imprese, con rifermento al turismo, la necessità di una migliore valorizzazione del patrimonio artistico culturale e con riferimento alla logistica, evidenziando l'importanza strategica del Mediterraneo, l'opportunità di una migliore valorizzazione delle infrastrutture italiane.
Lino DUILIO (PD) osserva preliminarmente come il Documento si collochi all'interno della nuova stagione di coordinamento delle politiche economiche comunitarie, la quale richiede che si perseguano congiuntamente gli obiettivi di stabilità della finanza pubblica e di crescita delle economie nazionali. In questa ottica, osserva tuttavia come vi sia una grande attenzione per le politiche volte al contenimento delle spese, mentre manca una analoga concentrazione sul conseguimento di maggiori entrate, attraverso il rafforzamento della tax compliance, con l'acquisizione nell'area della tassazione di soggetti che, come a suo tempo evidenziato dal Presidente del Consiglio dei ministri, operano spesso una vera e propria diserzione fiscale. Quanto ai contenuti del provvedimento ricorda preliminarmente come sarebbe stato opportuno che il dibattito sul Documento fosse stato preceduto e accompagnato da un ampio dibattito nell'opinione pubblica e nelle diverse sedi politiche e istituzionali. In questo senso richiama le considerazioni formulate a riguardo, nel corso delle recenti audizioni, dal direttore generale di Confindustria, Giampaolo Galli, dal Presidente dell'Istat, Enrico Giovannini e dal professor Mario Monti. Quest'ultimo ha, in particolare, evidenziato che il Programma nazionale di riforma è per adesso un'occasione persa, sia nel merito, perché le riforme in esso contenuto sono «eterogenee», «poco coerenti», «slegate da una visione d'insieme», sia nel metodo, perché la preparazione del piano da sottoporre al giudizio ed al monitoraggio di Bruxelles avrebbe potuto dare finalmente «alle parti sociali ed alla classe dirigente del Paese la possibilità di una seria riflessione sul futuro». Ricorda che, per questo motivo, a detta del professor Monti, è venuto fuori un Piano nazionale poco ambizioso, un po' confuso
e con «una scarsa articolazione operativa», con una impostazione da «piano dell'ultima ora». Osserva che analoghi concetti sono contenuti nell'editoriale del professor Giuliano Amato, pubblicato ne Il Sole 24 Ore del 17 aprile 2011, che ha segnalato l'esigenza di portare al centro del dibattito pubblico i temi affrontati dal Programma nazionale di riforma, in modo che tali temi possano essere utilizzato non per alimentare dispute tra specialisti, ma per rendere i cittadini consapevoli di ciò che li aspetta e delle opzioni tra cui scegliere per il loro futuro. In proposito, osserva che l'esigenza indicata da tali autorevoli interlocutori è stata più volte indicata da parte dell'opposizione, sin dalla predisposizione della versione provvisoria del Programma nazionale di riforma. Sottolinea come tutte le richieste formulate in tal senso fossero volte ad evidenziare l'esigenza di dedicare ben maggiore rilievo, nel merito e nel metodo all'elaborazione dei documenti che le Commissioni sono chiamate ad esaminare in tempi speso troppo ristretti. Auspica comunque che, qualora non intervenga un mutamento della situazione politica, le sollecitazioni richiamate valgano a stimolare il Governo e la maggioranza ad affrontare in modo significativamente diverso il percorso di elaborazione del Programma per il 2012. Quanto al merito del Documento, osserva in primo luogo che il nuovo sentiero comunitario in tema di governance economica trasferisce anche in Italia una maggiore consapevolezza della esigenza di superare l'ottica di una strategia dei due tempi, il primo dei quali fosse diretto a metter a posto i conti pubblici ed il secondo, solo dopo, volto a perseguire l'obiettivo di una maggiore crescita. Ritiene che trovino esplicita conferma, in tal senso, le linee programmatiche che avevano informato, sin dall'inizio della precedente legislatura, l'azione del compianto Ministro dell'economia e delle finanze, Tommaso Padoa-Schioppa: stabilità, equità e sviluppo. Esauritasi la breve parentesi di soli 20 mesi del governo Prodi, dopo tre anni di governo Berlusconi, ritiene che si possa dire che solo la prima - un poco meno la seconda, quasi per nulla la terza - è stata sinora realizzata. A suo avviso, infatti, lo stesso abbattimento dell'ingente debito pubblico non può che passare da una ricostituzione dell'avanzo primario, cioè da un rilancio della crescita, a favorire la quale evidentemente concorrono, in modo intrecciato, anche (ma non solo) le politiche volte a ridurre la spesa e ad incrementare le entrate. In generale, osserva che le informazioni fornite dal Governo con il Documento in esame sono molteplici ed offrono, dunque, un buon quadro conoscitivo, ma fissano obiettivi alquanto generici, tutto sommato modesti in particolare sul versante della crescita, indicando mezzi non proprio rassicuranti sul conseguimento dei risultati attesi, che peraltro tra dieci anni registreranno, in assenza di modificazioni, divari piuttosto consistenti rispetto ai target europei. In particolare, dal quadro programmatico emerge che, con una manovra consistente da realizzare in due anni, nel 2014 si dovrebbe ottenere un sostanziale pareggio di bilancio, con un avanzo primario al 5,2, una spesa per interessi al 5,5 ed un debito al 112,8. La manovra per ottenere questi risultati verrebbe varata l'anno prossimo, riguarderebbe i due anni seguenti ed ammonterebbe a quasi 40 miliardi di euro, pari al 2,3 per cento del PIL. Tenuto conto che la pressione fiscale rimane a livelli altissimi, ad essere manovrata sarebbe la spesa totale primaria, destinata a ridursi di oltre quattro punti di PIL nel triennio 2011-2014. Alla riduzione della spesa concorrerà in modo significativo il taglio degli investimenti pubblici, che peraltro determina effetti discorsivi sulla crescita economica, costituendo le infrastrutture un importante fattore di competitività. In proposito, ricorda come proprio il «rallentamento degli investimenti in opere pubbliche», indotto dalla contrazione degli investimenti pubblici di questi ultimi anni, sia stato evidenziato dalla Corte dei conti nel corso della sua recente audizione. La Corte dei conti lo ha, infatti, definito «l'indicatore più significativo del divario tra enunciazioni programmatiche e realizzazioni»,
sottolineando come il Programma nazionale di riforma evidenzi che la dotazione del Piano delle infrastrutture strategiche, allegato alla Decisione di finanza pubblica, è pari a 233 miliardi, di cui 113 per opere di intervento prioritario fino al 2013, mentre le risorse assegnate, a partire dal 2008, sui progetti di cui alla cosiddetta legge obiettivo sono tuttavia pari ad appena 8,3 miliardi, peraltro non ancora distribuibili sulle singole annualità. Richiama, inoltre, che in una recente audizione l'ANCE ha evidenziato come ritenga fondamentale attivare rapidamente, senza ulteriori riprogrammazioni, i 30,6 miliardi di euro destinati ad infrastrutture e costruzioni nell'ambito dei programmi regionali dei fondi strutturali e del fondo per le aree sottoutilizzate 2007-2013, sottolineando l'inopportunità di una riprogrammazione tout court delle risorse che non tenga conto dell'effettivo stato della programmazione L'ANCE infine, ha sottolineato come sia necessario assicurare, la possibilità di utilizzare le risorse liberate del periodo 2000-2006, per un importo compreso tra 7 e 11 miliardi di euro, per la realizzazione di grandi infrastrutture. Per quanto attiene al Programma nazionale di riforma e alla crescita economica, ricorda come la Corte dei conti nella sua audizione abbia evidenziato come tale programma, che dovrebbe rappresentare lo strumento dedicato a definire le misure di sostegno all'economia, appaia uno specchio dei limiti, degli ostacoli e delle lentezze che si frappongono ad una effettiva e duratura ripresa delle politiche di sviluppo in Italia. In questo contesto la Corte ha sottolineato come il Programma nazionale di riforma abbia solo in parte natura programmatica, in quanto esso viene utilizzato, soprattutto, per sistemare ex-post, all'interno di un organico programma di riforme, le azioni già intraprese. L'effetto cumulato al 2014 delle misure contenute nel Programma nazionale di riforma determinerebbe un risparmio per le amministrazioni pubbliche di circa 15 miliardi, al netto dei valori del 2009 di circa 19 miliardi, che sarebbe l'effettiva dimensione finanziaria dei provvedimenti di cui si propone la stima di impatto economico. Si afferma, infatti, che, nella costruzione dello scenario macroeconomico 2011-2014 del Programma di stabilità, sono state utilizzate le sole misure adottate nel 2010 e nel 2011, in quanto gli effetti derivanti dalle riforme avviate negli anni precedenti sono già incorporati nello scenario di base». Nell'osservare come sia interessante l'analisi disaggregata delle performance di crescita indotte dalle riforme, sottolinea come le riforme continuano a produrre effetti nel lunghissimo periodo, ma con intensità decrescente nel tempo, incorporati nel quadro tendenziale di crescita nell'orizzonte temporale contemplato dal Patto di stabilità. In definitiva, osserva come il quadro complessivo non appaia esaltante, in quanto esso è frutto di stime di impulso al prodotto interno lordo non ponderate con la valutazione degli effetti, presumibilmente negativi, della pesante manovra restrittiva annunciata. Il Documento si caratterizza poi per uno sguardo rivolto prevalentemente all'indietro, per la penuria di investimenti pubblici, per un insufficiente coinvolgimento dell'opinione pubblica e per la conseguente carenza di un «clima» favorevole all'adozione di un più intenso processo di riforme economiche. Rileva, poi, come manchi del tutto un indicazione nel Documento in ordine agli effetti delle disposizioni che dovrebbero essere inserite nel decreto legislativo in materia di federalismo fiscale regionale al fine di neutralizzare, a decorrere dal 2012, gli effetti della riduzione dei trasferimenti disposta dal decreto-legge n. 78 del 2010, osservando comunque come l'assenza di una analoga disposizione nel decreto legislativo relativo al cosiddetto federalismo fiscale municipale rischi di determinare ulteriori effetti depressivi sugli investimenti.
Osserva, poi, che la premessa del Documento reca un indice molto nutrito di riforme da realizzare, sottolineando tuttavia come l'elencazione presenti tratti di genericità che non consentono di svolgere considerazioni accurate. Con riferimento alla prima priorità indicata, quella della riforma fiscale, rileva che essa viene annunciata
come un'operazione di ammodernamento del nostro sistema fiscale, i cui tratti innovativi si ispirano a criteri del tutto condivisibili, come la progressività, la neutralità, la solidarietà, la semplicità. Ritiene, tuttavia, che sarebbe opportuno sviluppare sin d'ora qualche approfondimento in ordine all'intenzione dichiarata di voler realizzare un progressivo trasferimento del prelievo dall'imposizione diretta a quella indiretta. Ritiene infatti che tale operazione, pure interessante, presenti rilevanti rischi di distorsioni regressive, peraltro evidenziate esplicitamente nell'audizione di R.ETE Imprese Italia e in quella, più volte richiamata, del professor Monti. Sul Meridione, mentre dichiara di condividere la rilevanza del tema, indicato nella premessa come la seconda priorità, dopo la riforma fiscale, ritiene che possa sin d'ora rilevarsi come la «regia nazionale» che viene evocata per il coordinamento delle iniziative territoriali si qualifichi, appunto, come regia, nel senso che punti a coordinare e stimolare ma non sostituire le autonome scelte dei governi regionali e locali. Sul turismo, nell'associarsi alle considerazioni dell'onorevole Vannucci, ritiene riduttivo quanto sommariamente indicato nel Documento in ordine all'istituzione dei «Distretti turistico-balneari», attraverso la ridefinizione del demanio marittimo e l'introduzione sistematica lungo le coste di «zone a burocrazia zero». Osserva, infatti, che un buon futuro del settore potrà derivare solo dall'elaborazione di una più compiuta politica industriale, che rientri peraltro nella più complessiva esigenza di definire una nuova specializzazione del nostro sistema industriale, il quale non può restare ancorato al glorioso ma non eterno, tradizionale made in Italy. Per quanto attiene alla ricerca e allo sviluppo, pur condividendo l'intenzione di prevedere un finanziamento, operato via credito d'imposta al 90 per cento nel settore, non può che constatare che a regime l'obiettivo indicato nel Programma nazionale di riforma per gli investimenti in materia è fissato per l'Italia all'1,53 per cento del PIL, a fronte dell'obiettivo del 3 per cento individuato dalla strategia Europa 2020. Tale modesto obiettivo determinerà quindi un allargamento, anziché una contrazione, della distanza oggi esistente rispetto agli altri Paesi europei, il che non costituisce ovviamente un grande risultato. Infine, sulla riforma della Pubblica amministrazione, rileva come sembri permanere un approccio più «prescrittivo-esortativo» che concretamente ancorato a linee di riforma efficaci, sulla linea di quanto peraltro già realizzato, apprezzabile più sul piano delle intenzioni che degli effetti concretamente verificabili.
In conclusione, ritiene che possa esprimersi un giudizio positivo sula scelta del Documento di collocarsi lungo la scia del sentiero comunitario della nuova governance economica, fornendo un quadro conoscitivo delle variabili in gioco, che consente di entrare più opportunamente nel merito delle scelte che il Paese deve fare. Ritiene, inoltre, positivo il superamento della strategia dei due tempi finora seguita dal Governo, che finora si è concentrato esclusivamente sul controllo dei conti pubblici, pure opportuno, realizzando tuttavia una inopportuna politica di tagli lineari, che, se confermata, rischia di produrre danni profondi al sistema economico, istituzionale e produttivo. Giudica, inoltre, positiva l'assunzione in sede europea di parametri non esclusivamente finanziari ai fini delle politiche di rientro dal deficit e dal debito, attraverso la valutazione del risparmio privato, della solidità del sistema previdenziale e della stabilità degli istituti di credito. Ritiene, invece, che l'elaborazione del Programma nazionale di riforma rappresenti una occasione persa, come ha sostenuto l'ex Commissario europeo Monti, sia nel merito che ne metodo. Come evidenziato dal professor Monti, infatti, sui conti pubblici il Ministro Tremonti è riuscito con un'azione attenta, vigile e ritengo anche politicamente costosa, a tenere la barra dritta, mentre la politica per favorire la crescita dell'economia è stata carente. In particolare, sottolinea come il professor Monti abbia affermato che ci sarebbe voluta un po' più di coerenza e meno
estemporaneità anche per affrontare la politica industriale e quella della concorrenza, sottolineando come il Programma nazionale di riforma sarebbe stata l'occasione giusta per ragionare sull'italianità delle imprese, sull'energia nucleare e sulla spinta da dare alla concorrenza, anche attraverso l'attuazione della legge annuale sulla concorrenza.
Giancarlo GIORGETTI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame del Documento alla seduta convocata alle ore 15.
C. 169 e abb.-A.
Marco MARSILIO, relatore, ricorda che il provvedimento, recante disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici e dei borghi antichi d'Italia, è già stato esaminato dalla Commissione bilancio nella seduta del 20 aprile 2011 e che, in quell'occasione, la Commissione ha espresso un parere favorevole formulando alcune condizioni ai sensi dell'articolo 81, quarto comma della Costituzione, un'ulteriore condizione volta a sopprimere le disposizioni per la cui copertura finanziaria è previsto l'utilizzo dei Fondi speciali di conto capitale relativi allo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in quanto privi di una specifica voce programmatica; ed un'osservazione affinché la Commissione di merito precisasse che le province autonome di Trento e Bolzano non devono partecipare al riparto delle risorse di cui all'articolo 2. Segnala che la VIII Commissione, in pari data, ha concluso l'esame in sede referente limitandosi a recepire le condizioni formulate dalla Commissione bilancio ai sensi dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione.
Per quanto concerne le proposte emendative trasmesse dall'Assemblea, esprime parere contrario sull'emendamento Piffari 2.4, che modifica la copertura finanziaria prevista dall'articolo 2 in misura non corrispondente agli oneri derivanti dall'istituzione del Fondo nazionale per il recupero, e sull'emendamento Piffari 2.5, che modifica la copertura finanziaria prevista dal provvedimento utilizzando l'accantonamento dei Fondi speciali di conto capitale relativo allo stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze anziché quello del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, rilevando che gli stanziamenti del suddetto Fondo sono, tuttavia, preordinati all'adempimento di obblighi internazionali quali la partecipazione a banche e a fondi.
Il sottosegretario Luigi CASERO concorda con le osservazioni svolte dal relatore.
esaminato il progetto di legge C. 169 e abb., recante Riqualificazione e recupero dei centri storici e gli emendamenti ad esso riferiti contenuti nel fascicolo n. 1;
sugli emendamenti 2.4 e 2.5 in quanto suscettibili di determinare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica privi di idonea quantificazione e copertura;
C. 2350 e abb.-A, approvato dal Senato.
Massimo POLLEDRI (LNP), relatore, ricorda che il provvedimento, recante disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento, è già stato esaminato dalla Commissione bilancio nella seduta del 12 gennaio 2011 e che, in quell'occasione, la Commissione ha espresso un parere favorevole formulando alcune condizioni ai sensi dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, riferite agli articoli 1, 3, 7 e 9.
Fa presente, inoltre, che la Commissione affari sociali, nella seduta del 1o marzo 2011, ha concluso l'esame in sede referente del provvedimento, apportando alcune modifiche al testo volte prevalentemente a recepire le condizioni formulate dalla Commissione bilancio. Rileva che il testo all'esame dell'Assemblea non sembra, quindi, presentare profili problematici dal punto di vista finanziario e che, al riguardo, appare opportuna una conferma da parte del Governo.
Per quanto concerne le proposte emendative trasmesse dall'Assemblea, esprime parere contrario sugli emendamenti Farina Coscioni 1.113, che modifica il comma 2 dell'articolo 1 prevedendo che il presente provvedimento debba garantire politiche sociali ed economiche specificatamente indirizzate e mirate ai soggetti incapaci e alle loro famiglie, senza fare più riferimento ai pazienti, e Farina Coscioni 1.2015, che interviene nella disciplina delle malattie terminali e di eutanasia, prevedendo che la verifica di tale situazione sia effettuata da una commissione medica composta da tre medici, di cui uno specialista della patologia, uno indicato dal paziente e uno designato dal competente ordine dei medici chirurghi e odontoiatri. Al riguardo, osserva che agli articoli 3, comma 6, e 7, comma 3, nei quali è disposta la formazione di collegi medici la cui composizione è simile a quella del collegio in esame, è presente anche una apposita clausola di neutralità finanziaria non prevista, invece, dalla proposta emendativa in esame.
Esprime, inoltre, parere contrario sulle seguenti proposte emendative: Maurizio Turco 1.2037 e 1.2046, che garantiscono il diritto al malato di essere trasferito in diverso paese europeo; Barani 3.2021 e Bertolini 3.2077, che modificano il comma 6 senza tuttavia prevedere una esplicita clausola di neutralità finanziaria; Farina Coscioni 3.129, che prevede che, nella dichiarazione anticipata di trattamento, sia indicata la preferenza del soggetto in
merito alla nazione nella quale le cure dovranno essere prestate; Livia Turco 3.46, che sostituisce i commi 5 e 6 prevedendo, tra l'altro, che la nutrizione artificiale debba essere sempre disponibile e accessibile, senza oneri, alle persone che ne necessitano, ovunque risiedano, in famiglia o nelle comunità di assistenza; un collegio medico designato dalla direzione sanitaria e dalla struttura che ha in carico il paziente, per la valutazione in ordine ai benefici terapeutici. Fa presente che l'attuale comma 6 dell'articolo 3, nel disciplinare la formazione di un collegio medico per valutazioni analoghe, reca un'apposita clausola di neutralità finanziaria; Farina Coscioni 3.48 e 3.59, che sostituiscono l'articolo 3 modificando la composizione del collegio medico ivi previsto e senza più prevedere che lo stesso debba essere formato senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica; Mura 5.4, che prevede l'istituzione, da parte del Ministero della salute, di un apposito fondo di 4 milioni di euro per ciascuno degli anni del triennio 2010-2012, includendo quindi anche un esercizio finanziario ormai concluso, con il quale concorrere, insieme alle regioni e alle province autonome di Trento e Bolzano, al finanziamento dell'assistenza ai soggetti in stato vegetativo, senza prevedere la relativa copertura finanziaria; Farina Coscioni 5.02, che dispone che l'assistenza ai soggetti in stato vegetativo, se fornita da familiari di primo grado, congiunti e conviventi, dà loro la possibilità di richiedere l'assegno di accompagnamento; Farina Coscioni 5.03, che dispone che l'assistenza ai soggetti in stato vegetativo, se fornita da familiari di primo grado, congiunti e conviventi lavoratori dipendenti, dà loro la possibilità di richiedere il prepensionamento; Farina Coscioni 7.38, che sostituisce l'articolo 7 prevedendo, comunque, il ricorso ad un collegio medico in caso di controversia tra il fiduciario e il medico curante senza, tuttavia, prevedere una esplicita clausola di copertura o di neutralità finanziaria; Farina Coscioni 7.69 e 7.68, Maurizio Turco 7.2031, Binetti 7.2008, Bertolini 7.2029 e Polledri 7.2030, che modificano il comma 3, avente ad oggetto il collegio medico che deve intervenire in caso di controversia tra il fiduciario ed il medico curante, senza tuttavia prevedere un'esplicita clausola di invarianza finanziaria; Livia Turco 7.2033 e Mario Pepe (PD) 7.2040, che sopprimono il quarto periodo del comma 3 dell'articolo 8, recante la clausola di neutralità finanziaria; Farina Coscioni 8.9, 8.14 e 8.020, che prevedono la costituzione, presso il Ministero della salute, di una Commissione nazionale di controllo sull'attuazione della presente legge, disciplinata con apposito regolamento del Ministro della salute, senza, tuttavia, prevedere una esplicita clausola di copertura o di neutralità finanziaria; Farina Coscioni 8.02, Turco 9.6 e Farina Coscioni 9.15, che prevedono che il Ministero della salute e il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, ciascuno per le proprie competenze, si attivino affinché le disposizioni della presente legge siano pubblicizzate in tutto il territorio nazionale, senza, tuttavia, prevedere una esplicita clausola di copertura o di neutralità finanziaria; Mazzarella 9.1, che prevede la costituzione, presso il Ministero della salute, di una Commissione che valuti i benefici sociali derivante dalla presente legge senza, tuttavia, prevedere una esplicita clausola di copertura o di neutralità finanziaria; Farina Coscioni 9.13, che prevede che l'informazione sulle disposizioni della presente legge sia, altresì, assicurata dalla diffusione di appositi spot nell'ambito della programmazione nazionale e regionale della RAI senza, tuttavia, prevedere una esplicita clausola di copertura o di neutralità finanziaria; Farina Coscioni 9.14, che prevede che sia curata la diffusione dell'informazione relativa alla presente legge presso gli istituti della scuola secondaria di secondo grado e presso le aziende sanitarie locali e ospedaliere, anche tramite la distribuzione di appositi opuscoli divulgativi senza, tuttavia, prevedere una esplicita clausola di copertura o di neutralità finanziaria; Farina Coscioni 9.1924, che sostituisce l'articolo 9, avente ad oggetto l'istituzione del registro nazionale telematico delle dichiarazioni
anticipate, senza tuttavia prevedere una clausola di neutralità finanziaria, come attualmente previsto dal comma 4 del suddetto articolo.
Ritiene, inoltre, opportuno acquisire l'avviso del Governo in merito alle seguenti proposte emendative: Farina Coscioni 1.112, che garantisce il diritto alle residenze sanitarie assistenziali (RSA) le cui rette di permanenza sono ripartite per il 50 per cento a carico del Servizio sanitario nazionale e per il restante 50 per cento a carico dei comuni, con l'eventuale compartecipazione dell'utente, in base alla situazione economica del solo assistito e Farina Coscioni 1.73, che prevede che in caso di soggetti indigenti o non in grado di provvedere alle spese, l'azienda sanitaria locale competente si assuma tutte le spese relative ai trattamenti sanitari e all'assistenza, e in ogni caso tutte le spese necessarie al proseguimento delle cure prescritte dal medico curante, in merito alle quali reputa opportuno acquisire l'avviso del Governo sulla sostenibilità, dal punto di vista finanziario, della proposta emendativa; Calgaro 1.2012 e Barani 1.2024, che modificano il comma 3, nel senso di determinare un possibile ampliamento della platea dei soggetti che possono beneficiare delle terapie contro il dolore; Farina Coscioni 01.05, 1.60 e 1.59, che prevedono che i diritti sanciti dalla presente legge si applicano fino al pieno recupero del paziente ovvero all'accertamento di morte. Al riguardo, ritiene opportuno un chiarimento del Governo in merito all'idoneità delle clausole di neutralità finanziare previste dal provvedimento ad evitare che dalle disposizione emendative possano derivare effetti negativi a carico della finanza pubblica.
Per quanto concerne l'articolo aggiuntivo Farina Coscioni 01.010, che, in conformità ai requisiti stabiliti dall'atto di indirizzo e coordinamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 20 gennaio 2000, prevede che le regioni si attivino per la diffusione, nei territori di rispettiva competenza, di centri residenziali di cure, considera opportuno che il Governo chiarisca che all'attuazione della proposta emendativa le regioni possano provvedere nell'ambito delle risorse già previste a legislazione vigente.
Chiede, inoltre, al rappresentante del Governo di esprimere il proprio avviso in merito alle seguenti proposte emendative: Maurizio Turco 3.2073, che prevede che il collegio medico di cui all'articolo 3 sia composto anche da personale infermieristico, ritenendo opportuno che il Governo chiarisca se la clausola di invarianza prevista dal comma 6 sia idonea a garantire che dall'attuazione della proposta emendativa non derivino nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica; Polledri 3.2078, che modifica la composizione del collegio medico di cui all'articolo 3 prevedendo anche la presenza di un medico legale, considerando opportuno che il Governo chiarisca se la clausola di invarianza prevista dal comma 6 sia idonea a garantire che dall'attuazione della proposta emendativa non derivino nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica; Farina Coscioni 3.65 e 4.23, che prevedono che le dichiarazioni anticipate di trattamento siano raccolte da un notaio o altro pubblico ufficiale investito di poteri certificatori della provenienza dell'atto, comunque sempre a titolo gratuito, prevedendo, inoltre, che alla redazione della dichiarazione debba intervenire un medico abilitato all'esercizio della professione che sottoscrive la dichiarazione. Al riguardo, osserva che la disciplina della redazione e raccolta delle dichiarazioni anticipate di trattamento è contenuta nell'articolo 4 del provvedimento, che prevede che le stesse siano raccolte esclusivamente dal medico di medicina generale che contestualmente le sottoscrive. Ciò considerato, segnala l'opportunità di acquisire l'avviso del Governo in merito sia agli effetti finanziari derivanti dai diversi compiti attribuiti al medico, chiamato ad intervenire nella redazione della dichiarazione, sia alla possibilità che la previsione della gratuità della raccolta delle dichiarazione sia idonea ad evitare conseguenze finanziarie negative.
Chiede l'avviso del Governo in merito all'emendamento Mazzarella 3.1, che prevede,
tra l'altro, un collegio medico designato dalla direzione sanitaria e dalla struttura che ha in carico il paziente, per la valutazione in ordine ai benefici terapeutici, senza recare un'apposita clausola di neutralità finanziaria e all'emendamento Farina Coscioni 3.82, che prevede che le dichiarazioni anticipate di trattamento siano raccolte esclusivamente da un notaio a titolo gratuito o da un funzionario dell'anagrafe del comune di residenza del dichiarante. Al riguardo, richiamando le osservazioni formulate con riferimento agli emendamenti 3.65 e 4.23, segnala l'opportunità di acquisire l'avviso del Governo in ordine agli effetti finanziari della proposta emendativa.
Ritiene opportuno acquisire l'avviso del Governo sull'emendamento Farina Coscioni 4.133, che prevede che un medico intervenga alla redazione della dichiarazione anticipata di trattamento e sulle proposte emendative Farina Coscioni 4.117, Maurizio Turco 4.2016 e 4.2020, Mantini 4.2004, che prevedono che le dichiarazioni anticipate di trattamento siano redatte anche in forma elettronica con apposita firma elettronica certificata secondo le modalità e tecnologie disponibili. Al riguardo, ritiene opportuno acquisire l'avviso del Governo in merito all'eventualità che l'utilizzo delle tecnologie elettroniche nella redazione delle dichiarazioni anticipate di trattamento comporti la necessità di adeguamenti strumentali da parte delle strutture pubbliche riceventi.
Con riferimento all'emendamento Farina Coscioni 4.1914, che prevede che le dichiarazioni anticipate di trattamento siano redatte in forma scritta e che siano raccolte da un notaio od altro pubblico ufficiale investito di poteri certificatori della provenienza dell'atto, comunque sempre a titolo gratuito, ritiene opportuno un chiarimento da parte del Governo in merito agli effetti finanziari derivanti dalla proposta emendativa.
Ritiene opportuno acquisire l'avviso del Governo in merito alle seguenti proposte emendative: Farina Coscioni 4.130, che prevede che un medico intervenga alla redazione della dichiarazione anticipata di trattamento e che le dichiarazioni anticipate di trattamento siano raccolte, su richiesta dell'interessato, da un notaio a titolo gratuito; Farina Coscioni 4.129, che prevede che le dichiarazioni anticipate di trattamento siano raccolte a titolo gratuito da un notaio o un legale ovvero depositate presso l'ufficio anagrafe del Servizio sanitario nazionale competente per territorio; Farina Coscioni 4.116, che prevede che le dichiarazioni anticipate di trattamento siano raccolte a titolo gratuito da un notaio o dal sindaco del comune di residenza; Farina Coscioni 4.149, che prevede che le dichiarazioni anticipate di trattamento siano raccolte da un medico o da persona incaricata di un pubblico servizio; Farina Coscioni 4.29, che prevede il deposito di una copia della dichiarazione anticipata di trattamento presso l'Ordine dei notai da parte del medico o del paziente; Farina Coscioni 4.32, che prevede l'originale della dichiarazione anticipata di trattamento sia conservata in busta sigillata dall'Ordine dei medici territorialmente competente; Farina Coscioni 4.63, che prevede che le dichiarazioni anticipate di trattamento possano essere raccolte da un qualsiasi pubblico ufficiale; Farina Coscioni 4.120, che prevede che in caso di mancata sottoscrizione da parte del medico, la dichiarazione anticipata di trattamento possa essere sottoscritta presso gli sportelli anagrafici circoscrizionali e datata a cura dell'incaricato del comune; Farina Coscioni 4.24, che prevede che, in ogni caso, un pubblico ufficiale certifichi l'autenticità delle dichiarazioni anticipate di trattamento e attesti che il medico abbia informato con chiarezza il paziente delle conseguenze della sottoscrizione; Farina Coscioni 4.41, che prevede che la dichiarazione anticipata di trattamento possa essere rinnovata davanti a qualsiasi pubblico ufficiale; Farina Coscioni 4.82, che prevede che le aziende ospedaliere e le ASL predispongano database contenenti le dichiarazioni anticipate di trattamento, immediatamente accessibili da tutti i reparti di pronto soccorso e di degenza; Maurizio Turco 4.2015, che prevede che le dichiarazioni anticipate di trattamento
siano raccolte presso il comune di residenza del soggetto in un apposto registro e che in caso di cambio di residenza dell'interessato tale dichiarazione sia trasmessa dal suddetto comune a quello nuovo di residenza. Al riguardo, ritiene opportuno acquisire l'avviso del Governo in ordine agli eventuali effetti finanziari; Farina Coscioni 4.09, che prevede il rimpatrio del cittadino straniero anche quando questi non abbia gli strumenti economici per farvi fronte e, in questo caso, colui che provvede al rimpatrio può chiedere il rimborso delle spese sostenute allo Stato di residenza dello straniero - qualora al rimpatrio provveda lo Stato, tenuto conto che la richiesta di rimborso delle spese sostenute allo Stato di residenza dello straniero è configurato in termini di facoltà; Livia Turco 4.01, che dispone la promozione, da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali con proprio decreto, di campagne di informazione periodiche e disciplina le forme e le modalità attraverso le quali le aziende sanitarie locali, tramite i medici di medicina generale, informano i propri assistiti della possibilità di rendere la dichiarazione anticipata di trattamento e Livia Turco 5.9, che affida all'Istituto superiore della sanità il compito di promuovere uno studio osservazionale sui soggetti in stato vegetativo, negli ambiti delle malattie neoplastiche e terminali e in quelle cronico-degenerative avanzate. Tali dati sono conservati presso l'istituto superiore di sanità e vanno a costituire il registro nazionale degli stati vegetativi e forme neurologiche correlate. Al riguardo, ritiene opportuno acquisire l'avviso del Governo circa la necessità da parte dell'istituto superiore di sanità, di reperire ulteriori risorse umane, strumentali e finanziarie, rispetto a quelle previste a legislazione vigente, per far fronte ai compiti previsti dalle proposte emendative; in merito alla proposta emendativa Farina Coscioni 5.37, che dispone che l'assistenza ai soggetti in stato vegetativo rappresenta livello essenziale di assistenza e che quest'ultima è garantita anche a domicilio dalla azienda sanitaria locale di competenza regionale nel cui territorio il soggetto in stato vegetativo risiede, ritiene opportuno acquisire l'avviso del Governo circa gli effetti finanziari della proposta emendativa posto che essa non richiama le modalità applicative dell'assistenza come disciplinate dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 novembre 2001.
Con riferimento all'emendamento Livia Turco 5.7, che dispone che il Ministro della salute adotti linee guida sugli aspetti preventivi, diagnostici, terapeutici e prognostici dei pazienti in stato vegetativo al fine di valutarne gli esiti dei trattamenti sanitari che ricevono, prevedendo anche l'istituzione del registro osservazionale nazionale cui confluiscono i dati relativi ai suddetti aspetti, ritiene opportuno acquisire l'avviso del Governo in merito alle conseguenze finanziarie derivanti dalla proposta emendativa e, in particolare, dall'istituzione del registro osservazionale nazionale.
Ritiene, inoltre, opportuno acquisire l'avviso del Governo sulle proposte emendative Castellani 5.2001, che prevede che l'assistenza domiciliare di cui all'articolo 5 sia garantita sempre e non di norma, come previsto dall'attuale testo del suddetto articolo, dall'azienda sanitaria competente; Mario Pepe (PD) 5.2004, che prevede che sia predisposto un piano di centri hospice da ubicare presso le aziende ospedaliere provinciali o interprovinciali per l'assistenza dei soggetti in stato vegetativo; Farina Coscioni 5.01, che dispone che l'assistenza ai soggetti in stato vegetativo, se provvista da familiari di primo grado, congiunti e conviventi non cittadini italiani, dà loro la possibilità di richiedere in via prioritaria la cittadinanza italiana. Al riguardo, ritiene opportuno acquisire l'avviso del Governo in merito alla possibilità che dalla proposta emendativa derivi il riconoscimento di diritti soggettivi in capo alle persone sopra indicate e se ciò comporti effetti negativi per la finanza pubblica.
Passando ad esaminare le proposte emendative riferite agli articoli 6 e 7, ritiene opportuno acquisire l'avviso del Governo in merito agli effetti finanziari
delle seguenti proposte emendative: Farina Coscioni 6.61 e 6.62, che prevedono che il fiduciario si impegni a verificare che non si determinino a carico del paziente situazioni che integrino i reati previsti dal Codice penale di omicidio, omicidio di consenziente e istigazione o aiuto al suicidio anche con l'aiuto delle forze dell'ordine, dell'esercito e della magistratura; Farina Coscioni 6.43, che prevede che, in caso di assenza o rinuncia del fiduciario, le strutture pubbliche debbano farsi carico del rispetto delle volontà espresse nella dichiarazione anticipata di trattamento; Farina Coscioni 7.37 e 7.71, che prevedono che, nel caso di contrasto tra il fiduciario ed il medico curante, la questione possa essere sottoposta alla valutazione del comitato etico della struttura sanitaria; Farina Coscioni 7.160 e 7.159, che prevedono che il collegio di medici sia designato non dalla direzione sanitaria della struttura di ricovero o dal'azienda sanitaria di ricovero, ma dal Ministero della salute.
Ritiene, inoltre, opportuno acquisire l'avviso del Governo in ordine alle seguenti proposte emendative: Maurizio Turco 8.2001, che prevede che l'autorizzazione giudiziaria di cui all'articolo 8 sia adottata su parere non del collegio medico di cui all'articolo 7, ma del collegio medico-infermieristico; Farina Coscioni 8.8, che prevede la costituzione, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, del registro nazionale telematico delle dichiarazioni anticipate di cui alla presente legge, senza, tuttavia, prevedere una esplicita clausola di copertura o di neutralità finanziaria - a tale proposito, ricorda che l'articolo 9 già prevede l'istituzione di un registro di tale natura prevedendo una esplicita clausola di neutralità finanziaria -; Farina Coscioni 9.10, che prevede che il registro nazionale di cui all'articolo 9 sia istituito non presso il Ministero della salute, ma presso il Consiglio nazionale del notariato e il Consiglio dell'Ordine degli avvocati. Al riguardo, stante la clausola di invarianza prevista dal comma 4 dell'articolo 9, ritiene opportuno un chiarimento da parte del Governo in merito agli effetti finanziari derivanti dalla proposta emendativa.
Il sottosegretario Luigi CASERO chiede di rinviare il seguito dell'esame del provvedimento al fine di svolgere i necessari approfondimenti sulle proposte emendative presentate.
Giancarlo GIORGETTI, presidente, prendendo atto della richiesta formulata dal rappresentante del Governo, rinvia il seguito dell'esame del provvedimento ad altra seduta.
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 19 aprile 2011, e inizia l'esame delle proposte emendative riferite al provvedimento.
Marcello DE ANGELIS (PdL), relatore, richiamando la relazione svolta dal presidente Giorgetti sul testo del provvedimento nella seduta del 19 aprile 2011, con riferimento agli emendamenti trasmessi dall'Assemblea, contenuti nel fascicolo 1, fa presente che l'emendamento Rugghia 1.3 prevede che il Fondo di cui al comma 1 possa essere incrementato con i risparmi di gestione realizzati sui bilanci delle amministrazioni interessate, in proposito segnala che l'utilizzo dei suddetti risparmi di gestione è suscettibile di determinare effetti negativi per la finanza pubblica. Con riferimento all'emendamento Maurizio Turco 1.21 che sostituisce la copertura finanziaria prevista dal comma 4 dell'articolo 1 con l'utilizzo delle risorse relative ad uno specifico programma d'armi relativo all'acquisizione del sistema Joint Strike fighter, osserva che tale modalità di
copertura, i cui effetti non sono quantificati, non risulta conforme alla vigente disciplina contabile. Fa presente che l'emendamento Maurizio Turco 1.22 prevede il riconoscimento a specifiche categorie del personale del comparto sicurezza, che alla data del 1o gennaio 2011, abbia maturato almeno dieci anni di anzianità nella qualifica o grado l'attribuzione del ruolo di ispettore superiore-sostituto ufficiale di pubblica sicurezza e qualifiche e gradi corrispondenti, senza, tuttavia, prevedere alcuna quantificazione dell'onere e relativa copertura finanziaria e che l'articolo aggiuntivo Di Stanislao 1.02 prevede che alcune tipologie di pensione concesse ai dipendenti civili e militari dello Stato concorrano nella misura dell'80 e del 90 per cento ai fini dell'imponibile IRPEF, senza, tuttavia, prevedere alcuna quantificazione dell'onere e relativa copertura finanziaria. Relativamente all'emendamento Maurizio Turco 1.1 che incrementa da 115 a 122 milioni di euro la dotazione del Fondo di cui al comma 1, giudica opportuno che il Governo chiarisca se l'autorizzazione del quale è previsto l'utilizzo ai sensi del successivo comma 4 rechi le necessarie disponibilità, e se il loro utilizzo non pregiudichi gli interventi già previsti a legislazione vigente a valere sulle medesime risorse. In proposito, si ricorda che il rappresentante del Governo, durante l'esame del provvedimento in Commissione bilancio, ha affermato che l'autorizzazione di spesa reca risorse pari solo a 119 milioni di euro. Relativamente agli emendamenti Villecco Calipari 1.10 e Maurizio Turco 1.13 che modificano in trattamento economico o in assegni perequativi fissi e continuativi la natura degli assegni di cui al comma 3 dell'articolo 1, giudica opportuno acquisire un chiarimento del Governo in ordine agli effetti finanziari derivanti dalla proposta emendativa. Con riferimento agli emendamenti Di Stanislao 1.19 e Naccarato 1.20 che sostituiscono la copertura finanziaria prevista dal comma 4 dell'articolo 1 disponendo, rispettivamente, l'incremento del prelievo erariale unico sui giochi e l'aumento dell'accisa sui prodotti alcolici intermedi e sull'alcool etilico, ritiene opportuno acquisire un chiarimento del Governo in ordine all'idoneità delle coperture finanziarie previste dalle proposte emendative.
Il sottosegretario Luigi CASERO, nel fare presente preliminarmente, che le coperture finanziarie proposte attraverso un inasprimento della pressione fiscale su tabacchi e alcolici non possono essere considerate idonee per la diminuzione dei relativi consumi a seguito di un eccessivo aumento dei relativi prezzi, concorda con le considerazioni svolte dal relatore sulle proposte emendative presentate.
Massimo VANNUCCI (PD) ricorda che, nella seduta del 19 aprile 2011, era emersa l'esigenza di svolgere ulteriori approfondimenti anche con le Commissioni di merito, al fine di sciogliere i nodi relativi al testo del provvedimento che, a suo avviso, andrebbe trattato prima di esaminare le proposte emendative.
Marcello DE ANGELIS (PdL), relatore, fa presente che, dagli approfondimenti svolti con riferimento al testo, non sono emerse novità sostanziali rispetto alla richiamata seduta del 19 aprile 2011 e quindi ritiene di confermare il parere già proposto, ma ritiene comunque utile una valutazione complessiva, anche sulle proposte emendative, da parte del Governo.
Formula, quindi, la seguente proposta di parere:
esaminato il disegno di legge C. 4220-A, di conversione del decreto legge n. 27 del 2011, recante misure urgenti per la corresponsione di assegni una tantum al personale delle Forze di polizia, delle Forze armate e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, e gli emendamenti ad esso riferiti contenuti nel fascicolo 1;
l'utilizzo dei risparmi di gestione conseguiti nell'ambito dei bilanci delle amministrazioni
interessate per incrementare ulteriormente il fondo di cui al comma 1 dell'articolo 1 è suscettibile di determinare effetti negativi per la finanza pubblica;
rilevata l'opportunità di assicurare l'omogeneità dei trattamenti riconosciuti al personale delle Forze armate e a quello delle Forze di polizia in forza delle disposizioni dell'articolo 1, comma 2, anche al fine di evitare ulteriori richieste emulative;
all'articolo 1, comma 2, aggiungere, in fine, il seguente periodo: Le risorse di cui al presente comma sono attribuite in modo da assicurare trattamenti omogenei al personale delle Forze armate e a quello delle Forze di polizia»;
sugli emendamenti 1.1, 1.3, 1.10, 1.13, 1.19, 1.20, 1.21, 1.22 e sull'articolo aggiuntivo 1.02, in quanto suscettibili di determinare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica privi di idonea quantificazione e copertura;
Il sottosegretario Luigi CASERO concorda con la proposta di parere formulata dal relatore.
Massimo VANNUCCI (PD) ritiene non condivisibile la proposta di parere, analoga a quella presentata nella richiamata seduta del 19 aprile 2011, sottolineando come le norme del provvedimento in esame nascano dall'esigenza di rivedere talune disposizioni del decreto-legge n. 78 del 2010 che ha bloccato la progressione economica per numerose categorie di dipendenti pubblici. Ricorda in proposito la posizione critica del Partito Democratico e rileva che una carriera organizzata sulla base di livelli gerarchici presuppone necessariamente il riconoscimento economico del grado ricoperto. Ritiene comunque che le quantificazioni prospettate non siano chiare e che, malgrado si sia scelta la soluzione di un emolumento una tantum, vi saranno invitabili ricadute anche sull'equilibrio del sistema previdenziale. Osserva tuttavia che, malgrado la giusta esigenza di dare un segnale di attenzione alle Forze armate, ciò non dovrebbe essere effettuato attraverso la concessione di un assegno una tantum al di fuori di ogni contrattazione, dando luogo all'eventualità di impugnazione da parte dei soggetti discriminati. Sottolinea che, con il parere
proposto dal relatore, si vanificherebbe il lavoro svolto dalle Commissioni di merito ed illustra pertanto una proposta di parere alternativo, sottoscritto anche dai deputati Occhiuto e Cambursano a nome dei rispettivi gruppi (vedi allegato).
Roberto OCCHIUTO (UdC), nel richiamare le considerazioni formulate dall'onorevole Vannucci, che ha presentato la proposta di parere condivisa dai gruppi del PD, dell'UdC e dell'IdV, ribadisce i dubbi già espressi dal proprio gruppo in occasione dell'approvazione delle misure di contenimento della spesa pubblica contenute nel decreto-legge n. 78 del 2010, in ordine a possibili problemi applicativi della nuova disciplina. A tale riguardo, osserva come il Governo già in quella sede avesse assunto precisi impegni in ordine alla tutela delle peculiarità del personale appartenente al comparto sicurezza e difesa e a quello del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. In particolare ricorda come fossero stati accolti precisi ordini del giorno in materia e come il Governo, anche nel corso dell'esame di questo provvedimento, abbia ribadito la propria intenzione di salvaguardare la specialità del ruolo di tale categorie di personale. Osserva tuttavia con rammarico che in questa sede il Governo ha manifestato un brusco cambiamento di opinione, esprimendo una valutazione contraria sulle modifiche apportate nel corso dell'esame in sede referente. In tale contesto, ha sottolineato come l'approvazione delle modifiche introdotte avrebbe determinato di fatto l'esclusione del persone delle Forze di polizia, delle Forze armate e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco dalle riduzioni di spesa disposte dal decreto-legge n. 78 del 2010, in linea con quanto peraltro era stato assicurato dallo stesso Governo in sede di approvazione di quel provvedimento.
Renato CAMBURSANO (IdV) sottolinea come il testo sia frutto della necessità di conciliare l'opposta esigenza del rigore di bilancio con quella di dare un riconoscimento al personale delle Forze armate. Ricorda che il Governo aveva dato indicazioni nel corso del dibattito svoltosi nelle Commissioni di merito e che quindi non sarebbe ora corretto tornare indietro. Auspica quindi l'accoglimento della proposta di parere alternativo presentata dall'onorevole Vannucci e sottoscritta anche da lui, a nome del suo gruppo, annunciando in mancanza il voto contrario sulla proposta di parere proposta dal relatore.
Il sottosegretario Luigi CASERO, anche alla luce delle considerazioni degli onorevoli Vannucci e Occhiuto chiede di soprassedere all'espressione del parere al fine di poter verificare dal punto di vista tecnico, quali siano le conseguenze finanziarie della proposta di parere alternativo formulata dai deputati Vannucci, Occhiuto e Cambursano.
Marcello DE ANGELIS (PdL), relatore, concorda con il rappresentante del Governo sull'opportunità di svolgere un supplemento di approfondimento al fine di individuare una soluzione soddisfacente.
Giancarlo GIORGETTI, presidente, prendendo atto del dibattito svoltosi e delle osservazioni da ultimo formulate dal rappresentante del Governo e dal relatore, pur ricordando l'avviso favorevole del rappresentante del Governo sulla proposta di parere formulata dal relatore, rinvia il seguito dell'esame del provvedimento ad altra seduta.
C. 1439 e abb.-A.
Marcello DE ANGELIS (PdL), relatore, fa presente che il testo unificato delle proposte di legge recanti disposizioni in materia di cooperazione dello Stato italiano con la Corte penale internazionale è già stato esaminato dalla Commissione nella seduta del 19 aprile 2011. Ricorda che in quella occasione la Commissione espresse un parere favorevole, formulando tre condizioni volte a garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione. Osserva che la Commissione giustizia ha successivamente concluso l'esame del provvedimento, recependo le tre condizioni contenute nel parere espresso dalla Commissione bilancio e senza introdurre ulteriori modifiche. Rileva quindi che il testo all'esame dell'Assemblea non sembra presentare profili finanziari problematici, ma ritiene comunque opportuno acquisire una conferma da parte del Governo. Con riferimento agli emendamenti trasmessi dall'Assemblea, segnala che l'articolo aggiuntivo Di Pietro 7.010 prevede che il Ministro della giustizia dia corso alle richieste di collaborazione formulate dalla Corte penale internazionale, applicando le misure di protezione e di assistenza previste dalla legge. Al riguardo, giudica opportuno acquisire un chiarimento dal Governo in ordine agli effetti finanziari dell'eventuale applicazione delle misure di protezione e assistenza previste dalla legge, anche al fine di verificare se eventuali oneri siano a carico della Corte penale internazionale sulla base di quanto previsto dallo statuto della medesima Corte e, in caso contrario, se sia possibile sostenere tali oneri utilizzando le risorse disponibili a legislazione vigente. Fa presente che le restanti proposte emendative trasmesse dall'Assemblea non sembrano presentare profili problematici dal punto di vista finanziario.
Il sottosegretario Luigi CASERO, con riferimento al testo del provvedimento, pur non rilevando profili finanziari problematici, osserva che sarebbe opportuno precisare, all'articolo 20, comma 5, che le modalità di trasferimento alla Corte penale internazionale delle somme dei beni e delle utilità confiscati siano individuate con apposito decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze.
Per quanto riguarda l'articolo aggiuntivo Di Pietro 7.010, fa presente che esso potrebbe essere valutato favorevolmente in considerazione della presenza nel provvedimento di una specifica clausola di neutralità finanziaria che garantisce che alla sua attuazione si provveda nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente.
esaminato il progetto di legge C. 1439 e abb. recante norme per l'adeguamento alle disposizioni dello statuto istitutivo della Corte penale internazionale e gli emendamenti ad esso riferiti contenuti nel fascicolo n. 1;
all'articolo 20, comma 5, aggiungere, in fine, il seguente periodo: Con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono disciplinate le modalità con le quali le somme, i beni e le utilità confiscati ai sensi del presente comma sono trasferite alla Corte penale internazionale.
La Commissione prosegue l'esame del Documento di economia e finanza, rinviato nella seduta antimeridiana.
Giancarlo GIORGETTI, presidente, chiede se i gruppi concordino sull'opportunità di concludere l'esame del Documento di economia e finanza 2011 con il conferimento del mandato al relatore prima dell'inizio della seduta pomeridiana dell'Assemblea, con il conseguente impegno dei deputati iscritti a parlare a contenere i propri interventi in limiti di tempo compatibili con tale esigenza.
Antonio BORGHESI (IdV), nel preannunciare la presentazione di una risoluzione del suo gruppo in Assemblea, chiede al Governo di intraprendere le iniziative necessarie a superare gli ostacoli alla crescita e ad avviare il processo per raggiungere gli obiettivi della strategia Europa 2020 in materia di occupazione, conoscenza, energia e clima e povertà. Con riferimento alle politiche di bilancio, ritiene necessario conseguire una riduzione strutturale della spesa corrente al fine di consentire il mantenimento dell'impegno alla riduzione della pressione fiscale. In particolare, rileva che, malgrado il Ministro Tremonti abbia indicato nell'ordine di sette o otto miliardi di euro la manovra che sarà necessario effettuare al fine di conseguire gli obiettivi di bilancio assegnati all'Italia, sulla base delle stime di diversi soggetti istituzionali, tale cifra non sarebbe sufficiente. Chiede, in proposito, di indicare, già nel prossimo mese di settembre, nell'ambito della prevista nota di aggiornamento al Documento in esame, le misure concrete per conseguire gli obiettivi prefissati. Sottolinea, inoltre, la necessità, al fine di dare stimolo all'economia e sollievo alle famiglie, della riduzione della pressione fiscale da adottare in conseguenza di una rigorosa politica di lotta all'evasione fiscale e contributiva e attraverso una riduzione della spesa corrente da attuare con il criterio della revisione generalizzata della spesa pubblica, volto a valutare l'efficacia e l'efficienza dei singoli programmi di spesa senza ricorrere ai tagli lineari. Ritiene, inoltre, opportuno procedere alla cessione, ad un insieme di istituti bancari, dei crediti relativi alle cartelle esattoriali non pagate, ammontanti a circa 300 miliardi di euro. Evidenzia, quindi, la necessità di procedere ad un'efficace riduzione dei costi della politica, sottolineando come dall'abrogazione delle province deriverebbero risparmi tra i 2 e i 3 miliardi di euro. Ricorda, in proposito, come vi siano oltre 7.000 società direttamente partecipate dagli enti locali, con circa 25.000 amministratori, oltre l'enorme spesa per le auto blu. Propone di introdurre l'obbligo di istituire consorzi tra i comuni minori per la gestione dei servizi pubblici. Al fine di ridurre lo stock del debito pubblico, rileva l'opportunità di cedere una parte del patrimonio pubblico commerciabile, pari a circa 700 miliardi di euro. Ritiene, infine, necessaria una politica mirata alla riduzione del debito pubblico al fine di conseguire gli obiettivi fissati in sede europea, senza sacrificare le spese per investimenti in conto capitale, necessari a sostenere la crescita.
Marco CALGARO (UdC) rinuncia a svolgere il proprio intervento riservandosi di intervenire in sede di dichiarazioni di voto.
Francesco BOCCIA (PD) osserva come le modifiche recentemente introdotte nella legge n. 196 del 2009 a seguito dell'approvazione della legge n. 39 del 2011 abbiano determinato una rilevante innovazione nel processo di programmazione economica e finanziaria, funzionale a rafforzare la governance economica dell'Unione europea. L'anticipazione ad aprile del principale documento di programmazione economica e finanziaria è infatti finalizzata a consentire un esame contestuale dei diversi documenti di programmazione elaborati dai diversi Stati membri dell'Unione. Ritiene, pertanto, opportuna la nuova calendarizzazione prevista dalla legge n. 39 del 2011, sottolineando come poco più di un anno fa il Governo e la maggioranza avessero espresso un orientamento diametralmente opposto rinviando alla seconda metà di settembre la presentazione del principale documento di programmazione economica e finanziaria, che prima della riforma era costituito dalla Decisione di finanza pubblica. Osserva, quindi, come la radicale inversione di tendenza imposta dalla introduzione del cosiddetto semestre europeo testimonia in modo evidente la schizofrenia del Governo nella scelta del modello di programmazione economica e finanziaria e ha contribuito a determinare la sostanziale assenza di scelte di policy nel Documento presentato in Parlamento, specialmente nella sezione contenente il Programma nazionale di riforma. Per quanto attiene, poi, ai dati relativi agli indicatori di finanza pubblica e all'andamento dell'economia italiana, osserva come il Documento di economia e finanza registri il complessivo peggioramento anche rispetto alle previsioni contenute nella Decisione di finanza pubblica presentata nel settembre scorso. In particolare, segnala come le stime relative al prodotto interno lordo siano inferiori rispetto a quelle contenute nel precedente documento di programmazione e collochino il nostro Paese ad un livello inferiore rispetto a quelli attesi negli altri stati membri dell'Unione, nei quali si attende una crescita economica superiore al 2 per cento annuo. Rileva, inoltre, un peggioramento dei dati relativi alle esportazioni, un incremento delle esportazioni nette e un complessivo peggioramento delle previsioni relative al debito pubblico e all'indebitamento netto. Per quanto attiene alla situazione della finanza pubblica, ritiene che il Governo dovrebbe fare chiarezza anche al proprio interno in ordine agli effetti delle recenti manovre di contenimento delle spese, osservando come anche alcuni ministri in recenti occasioni pubbliche si siano dimostrati inconsapevoli dei tagli apportati alle dotazioni dei rispettivi ministeri. Nel sottolineare come in sede di esame dello schema di decreto legislativo relativo al federalismo fiscale regionale sia stata introdotta una specifica clausola di salvaguardia volta a neutralizzare gli effetti dei tagli del decreto-legge n. 78 del 2010 sui trasferimenti alle regioni, osserva come un analogo meccanismo di salvaguardia non sia allo stato previsto con riferimento agli enti locali, che, pertanto, non potranno che ricorrere ad un incremento della pressione fiscale per far fronte alla riduzione delle risorse disponibili. Nel rilevare come il Documento preveda il raggiungimento di un sostanziale pareggio di bilancio nel 2014, osserva come tale risultato richieda l'adozione di una manovra correttiva i cui effetti sono stati stimati dalla Banca d'Italia in 20 miliardi di euro nel 2013 e in 40 miliardi di euro nel 2014, ai quali dovranno aggiungersi i 5 miliardi di euro necessari alla conferma delle politiche di spesa in essere. In questo quadro, rileva con particolare preoccupazione la contrazione delle spese in conto capitale, sottolineando come manchi del tutto l'indicazione in ordine ai contenuti di possibili politiche fiscali.
Giancarlo GIORGETTI, presidente, apprezzate le circostanze, in considerazione dell'imminente inizio della seduta dell'Assemblea, ritiene preferibile rinviare lo svolgimento delle repliche e delle dichiarazioni
di voto ad una seduta che sarà convocata al termine delle votazioni nella seduta pomeridiana dell'Assemblea.
Renato CAMBURSANO (IdV) condivide la proposta del presidente.
Giancarlo GIORGETTI, presidente, rinvia il seguito dell'esame ad una seduta che verrà convocata al termine delle votazioni pomeridiane dell'Assemblea.
(Seguito dell'esame e rinvio - Parere favorevole - Parere su proposte emendative riferite all'articolo 1).
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento e delle proposte emendative ad esso riferite rinviato nella seduta pomeridiana.
Il sottosegretario Luigi CASERO, nel far presente che il Governo è in grado di fornire i chiarimenti richiesti solo con riferimento alle proposte emendative riferite all'articolo 1 del provvedimento.
Giancarlo GIORGETTI, presidente, alla luce di quanto evidenziato dal rappresentante del Governo avverte che la Commissione esprimerà il proprio parere esclusivamente sul testo del provvedimento e sulle proposte emendative riferite all'articolo 1 del provvedimento.
Marco CALGARO (UdC) fa presente come l'emendamento a sua firma 1.2012 e l'identico Barani 1.2024 non possano essere considerati suscettibili di recare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica perché si limitano a richiamare l'applicazione delle disposizioni di cui alla recente legge sulle cure palliative, già in vigore, che prevedono la terapia del dolore anche su pazienti in stato vegetativo e non solo su malati terminali, evitando così ogni equivoco in sede di applicazione. Per tali ragioni chiede al rappresentante del Governo di riconsiderare l'orientamento sui richiamati emendamenti.
Massimo POLLEDRI (LNP), pur comprendendo le considerazioni del collega Calgaro, ritiene che dovrebbe verificarsi se la formulazione delle due proposte emendative, anche involontariamente, non determini un ampliamento delle fattispecie nelle quali è riconosciuto il diritto ad accedere alle terapie del dolore e alle cure palliative.
Formula, pertanto, la seguente proposta di parere:
esaminato il progetto di legge C. 2350 e abb.-A, recante disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni di trattamento e gli emendamenti riferiti all'articolo 1 contenuti nel fascicolo n. 1;
sugli emendamenti 1.59, 1.60, 1.73, 1.112, 1.113, 1.2012, 1.2015, 1.2024, 1.2037, 1.2046, e sugli articoli aggiuntivi 01.05 e 01.010, in quanto suscettibili di determinare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica privi di idonea quantificazione e copertura;
sui restanti emendamenti riferiti all'articolo 1, contenuti nel fascicolo n. 1».
Amedeo CICCANTI (UdC) ritiene che, nell'incertezza, occorrerebbe esprimere una valutazione positiva sulle proposte emendative in questione.
Il sottosegretario Luigi CASERO ritiene che la formulazione degli identici emendamenti Calgaro 1.2012 e Barani 1.2024 non escluda un ampliamento della platea dei destinatari delle cure palliative e delle terapie del dolore.
Giancarlo GIORGETTI, presidente, osserva che l'onorevole Calgaro potrebbe, compatibilmente con il rispetto dei termini previsti per la presentazione degli emendamenti in Assemblea, eventualmente presentare una nuova proposta emendativa la cui formulazione chiarisca in modo univoco la finalità di fare salva la disciplina vigente in materia di accesso alle cure palliative e alle cure del dolore.
Renato CAMBURSANO (IdV) stigmatizza la richiesta, accolta dall'Assemblea, di procedere all'esame del provvedimento con un'inversione dell'ordine del giorno, in mancanza di tutti gli elementi istruttori. Ritiene che sia in questione la dignità del Parlamento e pertanto annuncia il voto contrario del proprio gruppo sulla proposta di parere formulata dal relatore.
Giancarlo GIORGETTI, presidente, rinvia il seguito dell'esame delle proposte emendative riferite da 2 a 9 del provvedimento ad altra seduta.
Mercoledì 27 aprile 2011. - Presidenza del presidente Giancarlo GIORGETTI. - Intervengono i sottosegretari di Stato per l'economia e le finanze Luigi Casero e Alberto Giorgetti.
La Commissione prosegue l'esame del Documento di economia e finanza, rinviato nella seduta pomeridiana.
Gabriele TOCCAFONDI (PdL), relatore, sottolinea l'importanza del dibattito svoltosi, quale momento di confronto sull'economia del Paese e sulle riforme strutturali necessarie alla competitività e alla crescita. Evidenzia positivamente come, dal dibattito, sia emersa in maniera pressoché unanime la convinzione che la crescita dell'economia sia possibile solo in un quadro di stabilità dei conti pubblici. Osserva che in tale contesto l'attenzione sulla riduzione del debito è fondamentale per liberare risorse da investire a sostegno dell'economia.
Il sottosegretario Luigi CASERO, con riferimento alle considerazioni svolte dall'onorevole Baretta, che ha lamentato la visione eccessivamente rassegnata del Paese, che emergerebbe dal Documento in esame, ricorda che l'economia globale negli
ultimi quindici anni è cambiata profondamente. In particolare, rileva che paesi come la Cina, l'India e il Brasile che, fino a dieci anni fa, non erano considerati importanti dal punto di vista economico, oggi siano attori fondamentali nello scenario globale. Osserva come, nell'attuale dualismo tra gli Stati Uniti e la Cina, l'Europa intera rischia di diventare marginale e ritiene che ciò non sia il frutto di una visione pessimistica, ma di un'analisi attenta della realtà. Fa quindi presente che l'Italia deve adeguarsi agli standard europei relativi alle politiche economiche e finanziarie. Con riferimento al debito pubblico, che rappresenta uno dei fattori principali attualmente all'attenzione delle istituzioni europee e dei mercati internazionali, sottolinea che le azioni intraprese e prospettate dall'Italia sono state considerate positivamente, mentre con riferimento al rapporto tra deficit e prodotto interno lordo, fino a pochi anni fa considerato fondamentale, l'Italia versa in una situazione migliore di altri importanti Paesi europei, come la Francia e il Regno Unito.
Con riferimento alle osservazioni svolte dall'onorevole Cambursano, che ha evidenziato come, con riferimento a taluni parametri, l'Italia si porrebbe tra gli ultimi paesi europei, ricorda che vi sono Stati dell'Unione europea in situazione di fallimento finanziario che, secondo le stesse statistiche, sarebbero in una posizione migliore dell'Italia. Ritiene, quindi, che occorra intervenire sui punti di debolezza della struttura economica del Paese per preservare i punti di forza.
Con riferimento all'evocata tematica della riforma fiscale, osserva che essa è una questione fondamentale per garantire la competitività del Paese. Esprime una valutazione positiva in relazione alle nuove tendenze del dibattito sull'argomento, che evidenziano una posizione maggioritaria a favore di uno spostamento del carico fiscale dalle imposte dirette a quelle indirette.
Con riferimento alle criticità evidenziate dall'onorevole Duilio, che, richiamando l'intervento svolto dal professor Monti nel corso della sua audizione sul Documento in esame in ordine alla regressività di un sistema incentrato maggiormente sulle imposte indirette, fa presente che, se verrà confermato un atteggiamento di dialogo sul merito delle questioni, sarà possibile un confronto costruttivo e l'individuazione di idonee soluzioni correttive. Sottolinea come la riforma tributaria dovrà comunque consentire la diminuzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro e dovrà contenere una forte semplificazione amministrativa e fiscale per gli imprenditori, garantendo allo stesso tempo una maggiore attenzione nella lotta all'evasione fiscale.
Con riferimento alle osservazioni svolte dall'onorevole Baretta sull'industria, il turismo e la logistica, osserva che l'Italia deve puntare a sviluppare il proprio sistema manifatturiero, secondo in Europa solo alla Germania, e concorda sull'opportunità di puntare sulla valorizzazione del patrimonio artistico e culturale, nonché su quella di strutturare la posizione strategica dell'Italia nel Mediterraneo.
Con riferimento alle considerazioni svolte dall'onorevole Duilio sulla necessità di introdurre meccanismi di valutazione dei risultati conseguiti con le manovre finanziarie adottate, fa presente che la nuova legge di contabilità e finanza pubblica già prevede, in sede di presentazione del disegno di legge di rendiconto, l'indicazione dei risultati conseguiti. Ritiene, comunque, utile la sollecitazione dell'onorevole Duilio ed auspica che tali strumenti di controllo possano essere ulteriormente valorizzati nel dibattito parlamentare. Ricorda, inoltre, come il Documento presentato all'attenzione del Parlamento tenga anche conto di alcune proposte avanzate dalle forze di opposizione, richiamando, in particolare, la preannunciata modifica costituzionale volta ad inserire nella Carta fondamentale il vincolo di bilancio, sulla scorta di analoghe esperienze di altri paesi europei. Osserva inoltre che la stabilità di bilancio costituisce un'azione prioritaria per garantire la crescita e che il Documento contiene scelte ispirate a tale impostazione. Ricorda che il Governo ritiene
necessaria una politica economica europea condivisa, richiamando in proposito la posizione sugli eurobond proposti dall'Italia ed ora accolti nel dibattito europeo malgrado talune diffidenze iniziali. Sottolinea l'importanza di effettuare scelte a medio e lungo termine e, in relazione alle considerazioni svolte dall'onorevole Boccia, fa presente infine che le scelte contenute nel Documento non possono che essere considerate di natura politica.
Giancarlo GIORGETTI, presidente, al fine di organizzare i lavori della Commissione, propone che le votazioni non abbiano luogo prima delle ore 19.15.
Renato CAMBURSANO (IdV), pur ringraziando il sottosegretario Casero per le risposte fornite, che consentono finalmente di aprire un dibattito con la maggioranza e con il Governo sui temi affrontati dal Documento in esame, dichiara di non condividere alcune delle considerazioni svolte dal rappresentante del Governo. In particolare, osserva come non si possa concordare sull'affermazione che il tema della riduzione del rapporto tra deficit e PIL sia scomparso dal dibattito, in quanto le proposte di riforma della governance economica e europea non solo confermano la rilevanza degli indicatori riferiti all'indebitamento, ma ne postulano addirittura un rafforzamento richiedendo agli stati di muoversi in una direzione di un sostanziale pareggio di bilancio. Osserva, inoltre, come le proposte di atti normativi presentate dalla Commissione impongano anche una maggiore attenzione al parametro del debito, che spesso in questi anni è stato oggetto di una certa sottovalutazione. Quanto agli obiettivi indicati dal Programma nazionale di riforma, ribadisce che il nostro Paese ha indicato obiettivi ben al di sotto di quelli richiesti in sede europea e di quelli indicati dalla quasi totalità degli Stati membri. A fronte della limitatezza di tali obiettivi, il nostro Paese non può, peraltro, rivendicare il raggiungimento di obiettivi particolarmente soddisfacenti in materia di finanza pubblica, se si pensa che il rapporto tra il nostro debito e il prodotto interno lordo e secondo solo a quello della Grecia. In questo contesto, ritiene che il Documento di economia e finanza, e in particolare lo schema di Programma nazionale di riforma, non dia particolari garanzie, osservando come anche le proposte via via avanzate dal ministro dell'economia e delle finanze non siano state particolarmente innovative. In particolare, ricorda come la proposte degli eurobonds fosse stata avanzata molti anni or sono da Jaques Delors, che tuttavia ipotizzava di destinare le maggiori risorse al finanziamento di grandi progetti infrastrutturali. Per quanto riguarda i temi della crescita, richiama le considerazioni dei colleghi Duilio e Baretta, sottolineando come quello che dovrebbe essere l'obiettivo primario delle politiche economiche del nostro Paese sia sostanzialmente assente nel Documento presentato dal Governo. Ribadisce inoltre come la sospensione del programma volto alla realizzazione di centrali nucleari nel nostro Paese, al di là di ogni giudizio sulle dichiarazioni rilasciate ieri dal Presidente del Consiglio in ordine alla scelta di abrogare le disposizioni vigenti in materia di energia nucleare, ponga evidenti problemi rispetto alle precedenti scelte adottate dal Governo. Per quanto attiene agli investimenti in ricerca e sviluppo, osserva come gli obiettivi contenuti nello schema di Programma nazionale di riforma siano assolutamente minimalistici e determinino una sostanziale perdita di competitività del nostro Paese, registrata anche dagli indicatori elaborati dai più autorevoli organismi internazionali. Per quanto attiene, poi, alla riforma fiscale, ricorda che molti anni or sono aveva sostenuto tesi non dissimili da quelle enunciate dal Ministro dell'economia e delle finanze, sottolineando l'opportunità di passare dalla tassazione delle persone a quella delle cose. Osserva tuttavia come probabilmente come nell'attuale situazione non vi siano le condizioni per la realizzazione di una riforma tanto ambiziosa, esprimendo pertanto l'opinione che le affermazioni
contenute nel Documento siano senz'altro annunci privi di reali conseguenze pratiche. Annuncia, pertanto, il voto contrario del proprio gruppo sulla proposta di conferire mandato al relatore di riferire favorevolmente sul Documento di economia e finanza 2011.
Marco CALGARO (UdC), nell'esprimere una valutazione positiva sul nuovo ciclo di bilancio europeo, sottolinea come gli obiettivi proposti, con particolare riferimento al pareggio di bilancio, da conseguire entro il 2014, sono ben più ambiziosi di quelli concordati con il Trattato di Maastricht. Rileva, tuttavia, che tali impegni non sono sufficientemente conosciuti dall'opinione pubblica. Ritiene che occorra non procedere oltre con la politica dei tagli lineari, che, a suo avviso, sarebbero di ostacolo alla crescita del Paese. Ritiene che il Programma nazionale di riforma contenuto nel Documento in esame sia pieno di buoi principi condivisibili, ma privo dell'indicazione delle necessarie misure concrete per realizzarli. Osserva che tra le 14 misure proposte nel Documento, talune, come quelle relative alle energie rinnovabili, sono titoli vuoti, mentre altre, come quelle connesse al federalismo fiscale, mancano delle necessarie misure perequative e si risolveranno nell'aumento della pressione fiscale. Ritiene inoltre necessarie misure concrete in sostegno delle famiglie e preannuncia quindi il voto contrario del suo gruppo, pur riservandosi di svolgere ulteriori considerazioni nel corso dell'esame in Assemblea.
Pier Paolo BARETTA (PD), ringraziando preliminarmente il rappresentante del Governo per il contributo fornito al dibattito e dichiarando di non voler ripercorrere i temi già affrontati nel corso del proprio intervento in sede di esame preliminare del Documento, si sofferma in primo luogo sul tema della riforma della Costituzione, prospettata nella premessa del Documento, finalizzata a recepire nella nostra Carta costituzionale i vincoli della disciplina di bilancio derivanti dalle nuove regole adottate in materia a livello europeo. A tale riguardo, sottolinea che la legge di contabilità e finanza pubblica - e a maggior ragione la Costituzione - dovrebbero porsi l'ambizione di recare una disciplina che non sia soggetta a mutamenti conseguenti agli andamenti congiunturali dell'economia e della finanza pubblica. In questo contesto, ritiene che la fissazione di obiettivi costituzionali relativi al pareggio di bilancio, pur in astratto condivisibile, rischierebbe di vincolare il legislatore a politiche che, con il passare degli anni, potrebbero rivelarsi inadeguate alla nuova situazione dell'economia e della finanza pubblica. A questo riguardo, sottolinea come l'articolo 81 della Costituzione sia una buona disposizione e che l'accumulazione del debito pubblico che si è verificata nel nostro Paese non deriva tanto da una debolezza di tale disposizione costituzionale, ma dalla sua insufficiente applicazione concreta. Nel rilevare, poi, come il Documento prospetti anche ulteriori riforme costituzionali, osserva come sarebbe opportuno un atteggiamento di maggiore prudenza da parte del Governo nell'affrontare un dibattito in ordine a possibili revisioni della Carta fondamentale. Per quanto attiene alla scansione temporale del ciclo della programmazione, osserva come, anche a seguito delle recenti modifiche la legge n. 196 del 2009, si superi il modello previgente, incentrato sull'esistenza di due grandi decisioni, il DPEF e la legge finanziaria, prevedendo invece un arricchimento degli strumenti a disposizione del Parlamento. In questo contesto sottolinea come un esame degli effetti delle misure contenute nelle manovre finanziarie potrà essere effettuato quando il Ministro dell'economia e delle finanze, ai sensi dell'articolo 10, comma 11, della legge n. 196 del 2009, trasmetterà a integrazione del Documento di economia e finanza l'allegato nel quale saranno riportati i risultati del monitoraggio degli effetti delle manovre di entrata e di spesa realizzate anche in corso di esercizio e gli eventuali scostamenti rispetto alle valutazioni originarie. Per quanto attiene, poi, alla manovra di correzione di conti pubblici, ritiene che non sia ragionevole la
scelta operata dal Governo di rinviare sostanzialmente ogni nuovo intervento al 2013 e al 2014, osservando come sarebbe preferibile un intervento correttivo immediato che, nel determinare un miglioramento dell'indebitamento e del debito consenta tuttavia di ricavare anche un spazio per misure di sostegno alla crescita economica. Sul piano generale, rileva come l'azione del Governo si muova lungo direttrici spesso contraddittorie dal momento che da un lato il Presidente del Consiglio non intende assumere provvedimenti impopolari, mentre il Ministro Tremonti intende perseguire una linea di rigore finanziario. Non sembra, tuttavia, che trovino accoglimento le istanze più volte manifestate anche nel corso delle recenti audizioni, nelle quali numerosi intervenuti hanno sottolineato l'esigenza di una profonda assunzione di consapevolezza della gravità della situazione al fine di individuare un percorso di riforme strutturali particolarmente incisivo. Conclusivamente, nel ritenere che le proposte formulate dal Partito Democratico avrebbero meritato maggiore attenzione, annuncia, a nome del proprio gruppo, il voto contrario sulla proposta di conferire mandato al relatore a riferire favorevolmente in Assemblea sul Documento in esame.
Gioacchino ALFANO (PdL), nel ringraziare il sottosegretario Casero per il puntuale intervento svolto in sede di replica, sottolinea come il Documento in esame sia il primo presentato in attuazione del nuovo ciclo di bilancio europeo e come sia importante ai fini della efficacia del contributo del Parlamento che l'esame si concluda nei termini concordati in sede europea. Annuncia, quindi, il voto favorevole del suo gruppo sul conferimento del mandato al relatore.
Giancarlo GIORGETTI, presidente, secondo le intese intercorse, sospende brevemente alla seduta prima di passare alla votazione sul mandato al relatore.
La seduta, sospesa alle 19.10, riprende alle 19.15.
Giancarlo GIORGETTI, presidente, pone in votazione la proposta di conferire al relatore il mandato a riferire favorevolmente all'Assemblea sul Documento di economia e finanza 2011. Avverte, altresì, che i deputati Baretta, Ciccanti e Borghesi sono stati designati relatori di minoranza dai rispettivi gruppi.
La Commissione delibera quindi di conferire al deputato Toccafondi il mandato a riferire favorevolmente all'Assemblea sul Documento di economia e finanza 2011.
Nel Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari n. 470 del 19 aprile 2011, a pagina 70, dodicesima riga, a pagina 71, prima colonna, undicesima riga, e a pagina 73, seconda colonna, trentesima riga, le parole «approvato dal Senato» sono soppresse;
a pagina 73, seconda colonna, seconda riga, prima della parola: «trovano», è aggiunta la seguente: «non».
Nel Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari n. 471 del 20 aprile 2011, a pagina 22, diciottesima riga e a pagina 28, seconda colonna, settima riga, le parole: «Parere alla VII Commissione» sono sostituite dalle seguenti: «Parere alle Commissioni VII e XI».