Source: http://divorzio.ilcaso.it/codice_civile/1218
Timestamp: 2020-07-13 14:29:28+00:00
Document Index: 166923811

Matched Legal Cases: ['art. 1453', 'art. 36', 'sentenza ', 'art. 2697', 'art. 5', 'art. 1218', 'art. 5', 'art. 1218', 'sentenza ', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 1424', 'art. 41', 'art. 161', 'art. 3', 'art. 1227', 'art. 1218', 'art. 2236', 'art. 40', 'art. 54', 'art. 1218', 'art. 23', 'art. 1218', 'art. 21', 'art. 21', 'sentenza ', 'art. 1176', 'sentenza ', 'art. 2947', 'art. 12', 'art. 2932', 'art. 2932', 'art. 1218', 'art. 2697', 'art. 2392', 'art. 146', 'art. 2392', 'art. 2392', 'art. 1176', 'art. 1223', 'art. 1223', 'art. 1457', 'art. 1350', 'art. 1226', 'art. 3', 'art. 2043', 'art. 12', 'art. 2043', 'art. 3', 'art. 1218', 'art. 2', 'art. 38', 'art. 1218', 'art. 2392', 'art. 1218', 'art. 2394', 'art. 2740', 'art. 2476', 'art. 2394', 'art. 2394', 'art. 12', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 1218', 'art. 2043', 'art. 1218', 'art. 3', 'art. 1218', 'art. 2043', 'art. 1218', 'art. 1228', 'art. 1175', 'art. 13', 'art. 2048', 'art. 1218', 'art. 2048', 'sentenza ', 'art. 1176', 'art. 1173', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 1218', 'art. 61', 'art. 2048', 'art. 1218', 'art. 1218', 'art. 81', 'art. 1957']

I. Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l'inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile.
Contratti - Inadempimento - Domanda di risarcimento del danno - Rapporti con l'azione di risoluzione del contratto - Autonomia - Conseguenze.
La domanda di risarcimento dei danni da inadempimento contrattuale non deve essere necessariamente correlata alla richiesta di risoluzione del contratto, perché l'art. 1453 c.c., facendo salvo "in ogni caso" il risarcimento del danno, ha voluto evidenziare l'autonomia dell'azione risarcitoria rispetto a quella di risoluzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Giugno 2020, n. 11348. Segue...
Intermediazione finanziaria - Investimento fuori sede - Sollecitazione tramite promotore finanziario - Obblighi dell’intermediario - Consegna del prospetto informativo - Sufficienza - Esclusione - Illustrazione del prodotto - Necessità.
In tema di intermediazione finanziaria, nel vigore dell'art. 36 del Regolamento Consob n. 11522 del 1998, in caso di collocamento fuori sede tramite promotori degli strumenti e degli altri prodotti finanziari, la consegna del prospetto informativo redatto dall'emittente e degli altri documenti informativi è adempimento necessario, ma non sufficiente, per soddisfare l'obbligo informativo gravante sull'intermediario, come evidenziato dalla previsione degli ulteriori oneri d'informazione previsti al comma 1, lett. b) e c), della detta disposizione, dovendo quest'ultimo operare in modo che i clienti siano sempre adeguatamente informati sulla natura, sui rischi e sulle implicazioni della specifica operazione o del servizio, la cui conoscenza sia necessaria per effettuare consapevoli scelte di investimento o disinvestimento, con particolare riguardo ai relativi costi e rischi patrimoniali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Maggio 2020, n. 9460. Segue...
Azione di responsabilità sociale - Natura contrattuale - Conseguenze - Riparto dell'onere della prova - Fattispecie.
L'azione di responsabilità sociale promossa contro amministratori e sindaci di società di capitali ha natura contrattuale, dovendo di conseguenza l'attore provare la sussistenza delle violazioni contestate e il nesso di causalità tra queste e il danno verificatosi, mentre sul convenuto incombe l'onere di dimostrare la non imputabilità del fatto dannoso alla sua condotta, fornendo la prova positiva dell'osservanza dei doveri e dell'adempimento degli obblighi imposti. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, a fronte della contestazione di poste passive ingiustificate esposte in bilancio, aveva ritenuto dimostrata dagli amministratori convenuti l'insussistenza dell'illecito mediante la produzione di documentazione giustificativa solo genericamente contestata dagli attori). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Febbraio 2020, n. 2975. Segue...
In tema di azione per risarcimento danni, la circostanza che il lavoratore ingiustamente estromesso (così come quello ingiustamente licenziato) abbia, nelle more del giudizio, lavorato e percepito comunque un reddito (cd. "aliunde perceptum") rappresenta un fatto impeditivo della pretesa attorea e deve essere provato da colui che lo eccepisce, non da chi invoca il risarcimento, in applicazione del generale precetto di cui all'art. 2697 c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 24 Gennaio 2020, n. 1636. Segue...
Somministrazione di energia elettrica - Misurazione dei consumi mediante contatore - Contestazione dei consumi - Ripartizione degli oneri probatori .
In tema di somministrazione di energia elettrica, in forza del principio di vicinanza della prova, spetta all'utente contestare il malfunzionamento del contatore - richiedendone la verifica - e dimostrare l'entità dei consumi effettuati nel periodo (avuto riguardo al dato statistico di consumo normalmente rilevato in precedenti bollette e corrispondente agli ordinari impieghi di energia); incombe, invece, sul gestore l'onere di provare che lo strumento di misurazione è regolarmente funzionante e, in questo caso, l'utente è tenuto a dimostrare che l'eccessività dei consumi è imputabile a terzi e, altresì, che l'impiego abusivo non è stato agevolato da sue condotte negligenti nell'adozione di misure di controllo idonee ad impedire altrui condotte illecite. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 09 Gennaio 2020, n. 297. Segue...
Fallimento e liquidazione giudiziale – Stato di insolvenza ex artt. 5 l.f., 14 e 15 CCII – Descrizione – Insolvenza prospettica – Criteri di individuazione – Onere della prova.
L'indagine sullo stato di insolvenza non deve identificarsi automaticamente con il mero dato contabile, deve invece compiersi in una “prospettiva dinamica", volta a valutare le condizioni economiche dell'impresa in un lasso di tempo futuro ancorché contenuto.
Se a tali direttive può farsi ricorso per giungere a dichiarare il fallimento di un imprenditore la cui insolvenza non è ancora attuale, ma verrà a manifestarsi con certezza in un arco temporale comunque ristretto (c.d. insolvenza prospettica), a maggior ragione la stessa valutazione può compiersi a contrario, per escludere l'insolvenza dell'imprenditore che si trovi in uno stato di difficoltà solo temporanea, quando emerga che detto stato è superabile attraverso la ordinaria prosecuzione dell'attività di impresa.
La necessità di una valutazione prospettica dell’insolvenza è insita nella stessa definizione del presupposto ex art. 5, l. fall., non potendosi altrimenti distinguere la mera difficoltà transitoria dalla incapacità strutturale e permanente.
Inoltre, l'assunto è confermato dalla disciplina civilistica dell'inadempimento laddove l'art. 1218 c.c. esclude la "sanzione" del risarcimento del danno per il debitore che sia inadempiente per causa a lui non imputabile; a maggior ragione lo stesso inadempimento non potrà essere assunto ad indizio rivelatore dello stato di insolvenza, dovendosi perciò escludere, a meno che non ricorrano ulteriori elementi sintomatici, lo stato di insolvenza di cui all’art. 5 l. fall.
In conformità al riparto dell'onere probatorio previsto dalla norma civilistica di cui all’art. 1218 c.c., anche in sede prefallimentare la prova della non imputabilità dell'inadempimento, volta ad escludere la ricorrenza dell'insolvenza, dev'essere fornita dal debitore e tale onere deve considerarsi assolto quando il resistente dimostri la titolarità di crediti certi, liquidi ed esigibili nei confronti della P.A., in quanto la nota ed invalsa prassi dei ritardi nei pagamenti da parte di quest'ultima rappresenta certamente una causa estranea alla sfera di controllo del debitore, tale da rendere l'inadempimento non imputabile.
Questa soluzione realizza il miglior bilanciamento degli interessi in gioco: permette all'impresa di continuare ad operare sul mercato e consente ai creditori di essere soddisfatti in maniera fisiologica e, presumibilmente, comunque più rapida di quanto avverrebbe attraverso la partecipazione ad una procedura concorsuale.
Infatti, nell'indagine del tema dell'insolvenza prospettica, va tenuto presente che le procedure vanno intese non per porre rimedio ex post a situazioni dannose, come ad esempio accade con le azioni revocatorie, bensì alla luce della loro evoluzione imposta dalle direttive europee, come strumenti di emersione tempestiva della crisi con lo scopo di ridurre al minimo l'impatto della stessa ed il pregiudizio delle ragioni creditorie.
Invero, la irreversibilità della crisi consiste sempre in una previsione negativa sulla possibilità che i creditori possano trovare integrale soddisfazione, in presenza, tuttavia, di un limbo, soventemente ricorrente, in cui la crisi non si manifesta con inadempimenti o altri fatti esteriori: diviene così importante capire quando si è di fronte alla c.d. insolvenza prospettica o ad una vera e propria crisi più o meno grave, tenendo presente che l'insolvenza prospettica non può che essere legata ad un orizzonte temporale molto contenuto, perché quanto più la prognosi è lontana nel tempo, tanto più si possono inserire nel meccanismo imprenditoriale fattori nuovi ed imprevedibili.
Soccorre qui il Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza, di imminente entrata in vigore, laddove l'insolvenza prospettica assume rilevanza come situazione di pericolo che giustifica la segnalazione interna affidata all'organo di controllo o quella esterna affidata ai creditori istituzionali, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 14 e 15.
Finalità precipua infatti del nuovo costrutto normativo è il risalto dato a tale condizione dell'impresa nell'ambito delle misure di allerta (cfr. artt. 12 e ss), che ha lo scopo di adottare, tempestivamente, strumenti di prevenzione dell'insolvenza e non certo quello di consentire una indiscriminata declaratoria di fallimento (rectius liquidazione giudiziale) di tutte le imprese che, in una prospettiva anche abbastanza prossima (sei mesi appunto), potrebbero non essere in grado di far fronte alle scadenze dei propri debiti.
E' questo il motivo per cui, evolutivamente, il concetto di insolvenza prospettica deve essere declinato nella fattispecie concreta con la necessaria prudenza, tenendo di volta in volta conto della situazione dell'impresa e della sua eventuale complessità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 18 Dicembre 2019. Segue...
In materia di responsabilità da fideiussione, gli obblighi di buona fede e correttezza contrattuale - da intendersi in senso oggettivo - impongono alla parte garantita di salvaguardare la posizione del proprio fideiussore, con la conseguenza che la loro violazione non consente l'esercizio di pretese nei confronti del garante, nella misura in cui la sua posizione sia stata aggravata dal garantito. (In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la sentenza che aveva escluso la violazione delle clausole di correttezza e buona fede sul mero assunto che la scelta dell'appaltante garantito di pagare all'appaltatore il saldo finale, nonostante la presenza di vizi ed a fronte dell'impegno all'eliminazione degli stessi, non fosse censurabile sotto il profilo della colpa - non essendo l'inadempimento ancora divenuto definitivo -, laddove avrebbe dovuto invece considerare - sul piano oggettivo - l'idoneità della condotta a salvaguardare l'interesse del garante ovvero ad aggravarne la posizione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 12 Dicembre 2019, n. 32478. Segue...
Attività sanitaria in regime di accreditamento - Domanda di pagamento delle prestazioni eccedenti il tetto di spesa - Infondatezza - Ragioni.
In tema di attività sanitaria esercitata in aregime di accreditamento, è infondata la domanda di pagamento delle prestazioni sanitarie eccedenti il limite di spesa formulata - a titolo di inadempimento contrattuale o di illecito extracontrattuale - dalla società accreditata nei confronti dell'ASL e della Regione, atteso che la mancata previsione dei criteri di remunerazione delle prestazioni c.d. "extra budget" è giustificata dalla necessità di dover comunque rispettare i tetti di spesa ed il vincolo delle risorse pubbliche disponibili e che la struttura privata accreditata non ha l'obbligo di rendere prestazioni eccedenti quelle concordate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 29 Ottobre 2019, n. 27608. Segue...
Responsabilità medica – Lesioni – Natura della responsabilità dell’operatore sanitario – Danno intermittente – Danno da premorienza – Presupposti – Tecniche di liquidazione.
In siffatte ipotesi, non può trovare applicazione il criterio risarcitorio normalmente utilizzato per la liquidazione del danno alla persona, dovendo altresì essere applicate, per analogia, le Tabelle del Tribunale di Milano che si occupano del cosiddetto “danno da premorienza”. (Stefano Romoli) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 23 Ottobre 2019. Segue...
Mutuo fondiario - Superamento della soglia di finanziabilità di cui all'art. 38, comma 2, del d.lgs. n. 385 del 1993 (t.u.b.) - Conseguenze - Obbligo del creditore fondiario di preventiva notificazione del titolo esecutivo - Sussistenza - Ragioni.
In tema di mutuo fondiario, il limite di finanziabilità ex art. 38, comma 2, del d.lgs. n. 385 del 1993 non esaurisce i suoi effetti sul piano della condotta dell'istituto di credito mutuante, ma è elemento essenziale per la valida qualificazione del contratto di mutuo come fondiario e quindi, per l'applicabilità della relativa disciplina di privilegio, sostanziale e processuale, in favore del creditore; pertanto, il superamento di tale limite comporta, tanto ove sia necessario inferirne la nullità dell'intero contratto, salva la conversione ex art. 1424 c.c., quanto ove sia sufficiente la riqualificazione di quello come mutuo ordinario con disapplicazione della disciplina di privilegio, la sicura non operatività della norma che esenta il creditore fondiario dall'obbligo di previa notifica del titolo esecutivo ai sensi dell'art. 41, comma 1, del citato d. lgs. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 Giugno 2019, n. 17439. Segue...
Compenso dell’attestatore - Relazione ex art. 161, comma 3, l.f. - Inadempimento - Valutazione ex ante - Irrilevanza delle circostanze successive.
Appalto di opere pubbliche - Ritardata esecuzione dei lavori per causa riferibile all'Amministrazione - Domanda risarcitoria dell'appaltatore - Giurisdizione del giudice ordinario - Sussistenza.
In materia di appalto di opere pubbliche, la qualificazione della domanda dell'appaltatore come volta ad ottenere non la revisione dei prezzi, che presuppone la mancanza di colpa dell'Amministrazione, ma il risarcimento del danno derivante dalla ritardata esecuzione dei lavori per causa imputabile alla committente, appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 29 Maggio 2019, n. 14696. Segue...
In caso di stipulazione del contratto di mutuo fondiario ai sensi dell'art. 3 del d.P.R. n. 7 del 1976, l'onere della prova dell'erogazione della somma data a mutuo è assolto dall'istituto di credito mutuante mediante la produzione in giudizio dell'atto pubblico notarile di erogazione e quietanza, spettando, in tal caso, al debitore che si opponga all'azione esecutiva del creditore dare la prova della restituzione della somma mutuata e degli accessori ovvero di altre cause estintive dell'obbligazione restitutoria. (Nel caso di specie, la S.C. ha cassato con rinvio la decisione con la quale il Tribunale, decidendo sull'opposizione al diniego d'ammissione allo stato passivo del fallimento di un credito portato da alcuni contratti di mutuo fondiario cui risultavano allegati i rispettivi atti di quietanza ed erogazione parziale, aveva motivato l'esclusione con la mancanza degli estratti conto comprovanti l'erogazione delle somme mutuate). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Aprile 2019, n. 10507. Segue...
Risarcimento danni patrimoniali – Polizza assicurativa – Concorso colposo del creditore nell’aggravamento del danno – CTU.
Il concorso colposo del danneggiato nella causazione dell’evento dannoso, di cui all’art. 1227, comma primo, cod. civ., non integra un’eccezione in senso stretto bensì una mera difesa.
Pertanto, a condizione che il convenuto abbia allegato le circostanze di fatto sulle quali fondare l’applicazione della norma, il giudice è tenuto ad esaminare la relativa questione d’ufficio.
Il concorso colposo del danneggiato nella causazione del danno-conseguenza, di cui al comma successivo, costituisce al contrario oggetto di un’eccezione in senso stretto, in quanto il dedotto comportamento del creditore integra la violazione di un autonomo dovere giuridico che trova fondamento nell’obbligo di comportarsi secondo buona fede, trattandosi pertanto di una circostanza impeditiva della pretesa risarcitoria.
In considerazione delle notevoli differenze applicative fra i due regimi così delineati, il giudice dovrà stabilire, eventualmente avvalendosi di CTU, se il comportamento negligente del creditore abbia contribuito a causare il danno-evento o il danno-conseguenza, essendo la rilevabilità ufficiosa della relativa questione preclusa nel secondo caso. (Stefano Romoli) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 19 Marzo 2019. Segue...
Anche in ambito di responsabilità professionale sanitaria, la previsione dell'art. 1218 c.c. solleva il creditore dell'obbligazione che si afferma non adempiuta (o non esattamente adempiuta) dall'onere di provare la colpa del debitore, ma non dall'onere di provare il nesso di causa tra la condotta del debitore e il danno di cui domanda il risarcimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 07 Marzo 2019, n. 6593. Segue...
Vendita beni immobili – Violenza relativa – Minaccia di far valere un diritto – Responsabilità precontrattuale – Segnalazione di sofferenza – Abuso del diritto.
Integra la fattispecie dell’abuso del diritto la condotta della banca che revoca le linee di credito concesse a un’impresa a seguito di un ritardo irrisorio nel pagamento della rata di un mutuo, con delibera, peraltro, cronologicamente antecedente rispetto al ritardo stesso. Tuttavia, all’accertamento dell’abuso del diritto non corrisponde automaticamente il risarcimento del danno, dovendo tale danno essere allegato e provato dal danneggiato. (Stefano Romoli) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 15 Febbraio 2019. Segue...
Strumenti finanziari illiquidi – Doveri dell’intermediario – Violazione degli obblighi informativi ex ante – Responsabilità risarcitoria intermediario bancario – Know your merchandise rule.
Non comprovano la condotta diligente dell’Intermediario i moduli relativi all’ordine di acquisto delle azioni non quotate privi di un’informativa relativa alle caratteristiche specifiche dello strumento finanziario (illiquido), nemmeno può desumersi la conoscenza dello strumento finanziario (nel caso di specie un’azione non quotata) da parte del cliente che abbia effettuato pregressi investimenti esclusivamente in obbligazioni. (Elisa Bastianello) (riproduzione riservata) ACF, 17 Dicembre 2018. Segue...
Procedimento dell’ACF – Strumenti finanziari illiquidi – Doveri dell’intermediario – Violazione degli obblighi informativi ex ante – Responsabilità risarcitoria intermediario bancario – Know your merchandise rule.
Il Documento sui rischi generali degli investimenti integrante il contratto quadro stipulato nell’anno 2005 risulta, ratione temporis, inconferente rispetto alla contestata violazione degli obblighi informativi necessari in caso di acquisto di strumenti finanziari illiquidi, e dunque in un contesto normativo diverso da quello vigente al tempo delle operazioni di acquisto del 2012, soggette al diverso regime Mifid e alle nuove disposizioni con esso dettate negli artt. 27-31 del Regolamento Intermediari n. 16190/2007. (Elisa Bastianello) (riproduzione riservata) ACF, 17 Dicembre 2018. Segue...
Procedimento dell’ACF – Strumenti finanziari illiquidi – Doveri dell’intermediario – Violazione degli obblighi dell’adeguatezza/appropriatezza dell’investimento – Responsabilità risarcitoria intermediario bancario.
L’indicazione sul questionario Mifid di grado di conoscenza “Bassa” degli “Strumenti azionari” e, con riferimento agli “obiettivi di investimento”, una propensione al rischio “media” con orizzonte di “medio/lungo termine (60 mesi)” e finalità di “crescita del capitale nel medio periodo, con rendimenti superiori al tasso di inflazione e con accettazione del rischio di perdite in conto capitale” è elemento sintomatico della non adeguatezza degli investimenti effettuati in strumenti finanziari illiquidi quali le azioni non quotate, e sebbene le operazioni di investimento non siano state eseguite in regime di consulenza, tale incoerenza delle operazioni con il profilo degli investitori comporta violazione degli obblighi dell’Intermediario. (Elisa Bastianello) (riproduzione riservata) ACF, 17 Dicembre 2018. Segue...
Responsabilità medica – Applicazione retroattiva della legge Gelli-Bianco – Bipartizione della responsabilità civile della struttura sanitaria e dell'esercente la professione sanitaria – Prescrizione – Onere della prova – Distinzione.
Le disposizioni della legge Gelli – Bianco in tema di responsabilità medica (le quali, come è noto, creano una bipartizione della responsabilità civile, differenziando la posizione della struttura sanitaria da quella dell'esercente la professione sanitaria), trovano applicazione anche nei processi in corso.
La struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica o privata che, nell'adempimento della propria obbligazione, si avvalga dell'opera di esercenti la professione sanitaria, anche se scelti dal paziente e ancorché non dipendenti della struttura stessa, risponde, ai sensi degli articoli 1218 e 1228 del codice civile, delle loro condotte dolose o colpose. La medesima disciplina si applica anche alle prestazioni sanitarie svolte in regime di libera professione intramuraria ovvero nell'ambito di attività di sperimentazione e di ricerca clinica ovvero in regime di convenzione con il Servizio sanitario nazionale nonché attraverso la telemedicina.
In altre parole, la struttura sanitaria risponderà dei fatti illeciti compiuti dagli esercenti la professione sanitaria secondo le regole della responsabilità contrattuale, con importanti conseguenze in termini di prescrizione, onere della prova e danno risarcibile: il termine prescrizionale sarà infatti di dieci anni e il danneggiato dovrà semplicemente provare il titolo da cui deriva l'obbligazione (ad es. c.d. contratto di spedalità) rimanendo in capo alla struttura sanitaria la prova dell'esatto adempimento ovvero dell'inadempimento non imputabile, ed il danno risarcibile è limitato al danno che poteva prevedersi al tempo in cui è sorta l'obbligazione, salvo che in caso di dolo.
L'esercente la professione sanitaria, invece, sarà chiamato a rispondere del proprio operato ai sensi dell'articolo 2043 del codice civile (salvo che abbia agito nell'adempimento di obbligazione contrattuale assunta con il paziente, ipotesi non ricorrente nel caso di specie), cioè secondo le norme sulla responsabilità extracontrattuale, che prevedono un termine prescrizionale di "soli" cinque anni ed un gravoso onere della prova in capo al danneggiato, che dovrà non solo allegare ma provare il fatto illecito, il danno, l'elemento soggettivo ed il nesso eziologico tra condotta ed evento.
Va inoltre considerato che con riferimento alla posizione del Sanitario, la limitazione di responsabilità professionale ai soli casi di dolo o colpa grave ai sensi dell'art. 2236 c.c. attiene esclusivamente alla perizia nella soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà che trascendono la preparazione media, o perché' la particolare complessità discende dal fatto che il caso non è stato ancora studiato a sufficienza o perché non è stato ancora dibattuto con riferimento ai metodi da adottare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 27 Novembre 2018. Segue...
Risarcimento del danno – Mediatore professionale – Negligenza nel controllo e nelle informazioni sulla sicurezza dell’affare – Responsabilità contrattuale – Sussiste.
È configurabile in capo al mediatore una responsabilità per danni al cliente qualora egli non dia informazioni su circostanze di cui non abbia consapevolezza e che non abbia controllato, le quali si rivelino poi non esatte e false, ovvero non comunichi circostanze da lui non conosciute ma conoscibili mediante l’ordinaria diligenza professionale.
Il grado di diligenza richiesto al mediatore professionale va commisurato alle caratteristiche dell’affare, che se presenta particolari caratteristiche impone una più penetrante verifica degli elementi rilevanti sulla valutazione della sicurezza dell’affare. [Nella fattispecie, il Tribunale ha condannato il mediatore a risarcire il danno cagionato alla parte cui aveva proposto l’acquisto di una porzione di immobile da costruire in territorio estero – operazione che poi si era rivelata una truffa - senza aver dato prova di avere verificato la sussistenza di un progetto assentito in loco dall’autorità pubblica, né la solidità economica della società straniera costruttrice.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 26 Settembre 2018. Segue...
Risarcimento del danno – Responsabilità professionale – Consulente del lavoro – Tardiva comunicazione di assunzione – Perdita dei contributi regionali – Prova del danno – CTU cd. Percipiente.
In materia di responsabilità del professionista, grava sul committente l’onere di provare il danno ed il nesso causale tra la condotta del professionista e il danno medesimo. Non potendosi il giudice limitare a mere congetture, è necessario che, mediante l’ausilio di una CTU, si valuti la corrispondenza tra la somma richiesta a titolo di risarcimento del danno e quella alla quale il committente avrebbe avuto diritto. Nel caso di CTU percipiente, è necessario e sufficiente che la parte deduca il fatto che pone a fondamento del suo diritto e che il giudice ritenga necessaria la disponibilità di specifiche cognizioni tecniche. [Nella fattispecie, la Corte ha confermato la legittimità della condanna di un consulente del lavoro a risarcire all’impresa committente il danno conseguente alla perdita dei contributi regionali causata dalla tardiva comunicazione dell’assunzione di un apprendista, avendo il CTU acclarato che il mancato ottenimento del contributo era dipeso dalla negligenza del consulente.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 19 Luglio 2018, n. 19148. Segue...
Amministrazione straordinaria – Compiti del Commissario straordinario – Mera attuazione del programma – Esclusione – Concorrente obbligo di gestione dell’impresa e di amministrazione dei beni – Sussistenza – Inosservanza – Conseguenze.
In applicazione dell'art. 40 d.lgs. n. 270 del 1999, a seguito del conferimento dell'incarico, il Commissario dell'amministrazione straordinaria non è tenuto soltanto all'attuazione del programma di cui all'art. 54 d.lgs. cit., ma anche alla gestione dell'impresa e all'amministrazione dei beni dell'imprenditore dapprima in attesa dell'autorizzazione all'esecuzione di tale programma e poi, una volta intervenuta l'autorizzazione, in funzione della migliore attuazione dello stesso, sicché, essendo il rapporto equiparabile a un mandato nell'interesse del ceto creditorio, in caso di violazione del dovere di corretta e regolare amministrazione secondo i generali principi della materia, è configurabile una responsabilità di natura contrattuale, regolata dall'art. 1218 c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Luglio 2018, n. 18151. Segue...
Notaio - Responsabilità - Omessa verifica dell'esistenza di iscrizioni pregiudizievoli a carico del dante causa del venditore - Responsabilità del notaio - Prova della consapevolezza delle parte acquirente in ordine alla iscrizione pregiudizievole - Esclusione - Fattispecie.
Non sussiste la responsabilità professionale del notaio che abbia omesso di indicare la presenza di iscrizioni ipotecarie su immobili trasferiti mediante atto da lui rogato quando sia provato che il contraente interessato a tale informazione conosceva l'esistenza di quelle formalità. (Nella specie, la S.C. in un giudizio risarcitorio promosso dagli acquirenti di un immobile nei confronti del notaio richiesto della redazione dell'atto pubblico di compravendita, ha ritenuto idoneo ad attestare la conoscenza, da parte dei compratori, dell'ipoteca gravante sul bene il fatto che nel contratto fosse stata inserita una clausola, sia pure seguita da annotazione di annullamento, contenente l'impegno della parte venditrice a provvedere alla cancellazione dell'iscrizione pregiudizievole). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 Giugno 2018, n. 17010. Segue...
Il fallito tornato "in bonis" non è legittimato ad agire per la caducazione della transazione conclusa dal curatore, essendogli precluso, in virtù del principio di intangibilità dei riparti dell'attivo, di rimettere in discussione, con effetti reali, le attribuzioni patrimoniali eseguite nel corso della procedura, ma può esperire la tutela risarcitoria ove ritenga di essere stato danneggiato dall'attività dell'organo fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 19 Giugno 2018, n. 16132. Segue...
In materia di servizi di investimento mobiliare, l'intermediario finanziario è tenuto a fornire al cliente una dettagliata informazione preventiva circa i titoli mobiliari e, segnatamente, con particolare riferimento alla natura di essi ed ai caratteri propri dell'emittente, ricorrendo un inadempimento sanzionabile ogni qualvolta detti obblighi informativi non siano integrati e restando irrilevante, a tal fine, ogni valutazione di adeguatezza dell'investimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Giugno 2018, n. 15936. Segue...
Notaio - Responsabilità - Omessa verifica di iscrizioni ipotecarie sull’immobile compravenduto - Conseguenze - Risarcimento del danno per equivalente - Ammissibilità - Quantificazione - Criteri.
Il notaio che, chiamato a stipulare un contratto di compravendita immobiliare, ometta di accertarsi dell'esistenza di iscrizioni ipotecarie e di pignoramenti sull'immobile, può essere condannato al risarcimento per equivalente commisurato, quanto al danno emergente, all'entità della somma complessivamente necessaria perché l'acquirente consegua la cancellazione del vincolo pregiudizievole, la cui determinazione deve essere rimessa al giudice di merito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 15 Giugno 2018, n. 15761. Segue...
Risarcimento del danno – Danno non patrimoniale – Derivante da inadempimento contrattuale – Ammissibilità
Smarrimento del servizio fotografico commissionato dagli sposi – Lesione del diritto alla memoria – Risarcibilità a titolo di danno non patrimoniale – Esclusione.
Il danno non patrimoniale è risarcibile sia quando derivi da un fatto illecito, sia quando scaturisca da un inadempimento contrattuale. Infatti, in caso di danno non patrimoniale derivante dalla lesione di diritti inviolabili della persona, come tali costituzionalmente garantiti, il danno non patrimoniale è risarcibile anche quanto non sussiste un fatto-reato né ricorre alcuna delle altre ipotesi in cui la legge consente espressamente il ristoro dei pregiudizi non patrimoniali, a tre condizioni: a) che l’interesse leso – e non il pregiudizio sofferto – abbia rilevanza costituzionale; b) che la lesione dell’interesse sia grave; c) che il danno non sia futile, vale a dire che non consista in meri disagi o fastidi, ovvero nella lesione di diritti immaginari, come quello alla qualità della vita o alla felicità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Il “diritto alla memoria” è un diritto immaginario, non idoneo ad essere fonte di un obbligo risarcitorio in relazione al danno non patrimoniale. [Nella fattispecie, la Corte ha escluso la risarcibilità del danno non patrimoniale derivante dalla perdita, da parte del fotografo, del servizio scattato al matrimonio dei ricorrenti.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 29 Maggio 2018. Segue...
Risarcimento del danno – Responsabilità professionale – Attività sanitaria – Consenso informato – Indicazione dei rischi connessi alla scorretta esecuzione dell’intervento – Necessità – Esclusione – Natura contrattuale della responsabilità – Affermazione – Onere della prova – Grava sul medico.
Il paziente che agisce in giudizio deducendo l’inesatto adempimento dell’obbligazione sanitaria deve provare il contratto e allegare l’inadempimento del sanitario restando a carico del debitore l’onere di provare l’esatto adempimento. Infatti, nell’obbligazione di mezzi il mancato o inesatto risultato della prestazione non consiste nell’inadempimento, ma costituisce il danno consequenziale alla non diligente esecuzione della prestazione. Pertanto in queste obbligazioni in cui l’oggetto è la stessa attività, l’inadempimento coincide con il difetto di diligenza nell’esecuzione della prestazione, cosicché può senza dubbio ritenersi che la prova sia più “vicina” a chi ha eseguito la prestazione piuttosto che al paziente che l’ha ricevuta; tanto più che trattandosi di obbligazione professionale il difetto di diligenza consiste nell’inosservanza delle regole tecniche che governano il tipo di attività al quale il debitore è tenuto e che quindi è esigibile che sia quest’ultimo a dimostrare. Tale conclusione non è stata modificata dall’intervento della Legge Balduzzi, la responsabilità del medico ospedaliero – anche dopo l’entrata in vigore dell’articolo 3 Legge n. 189/12 – essendo da qualificarsi come contrattuale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 02 Maggio 2018. Segue...
Negoziazione titoli - Obblighi di informazione - Contenuto - Inadempimento - Acquisto di titoli ad alto rischio - Risarcimento del danno - Individuazione - Quantificazione del danno - Criteri.
Nella prestazione del servizio di negoziazione di titoli, l'accertata propensione al rischio del cliente che non rivesta le caratteristiche dell'investitore abilitato o professionale non elimina gli obblighi informativi dell'intermediario ma li qualifica in modo peculiare, nel senso che l'esperienza dell'investitore e le sue scelte devono orientare la selettività delle informazioni da fornire, dirigendosi verso quelle specifiche e non generalmente o facilmente accessibili del prodotto, tenuto conto che tanto più elevato è il rischio dell'investimento tanto più puntuali devono essere le informazioni da fornire, essendo necessario verificare se le decisioni d'investimento si siano fondate sulla conoscenza effettiva dei rischi conoscibili del prodotto. Pertanto, nell'ipotesi di accertato inadempimento, il fatto lesivo consiste nell'essere stato posto a carico del medesimo cliente un rischio che presumibilmente egli non si sarebbe accollato, ove ne fosse stato informato ed il danno può essere liquidato in misura pari alla differenza tra il valore dei titoli al momento dell'acquisto e quello degli stessi al momento della domanda risarcitoria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Aprile 2018, n. 10286. Segue...
Intermediazione finanziaria - Onere della prova di cui all’art. 23 del d.lgs. n. 58 del 1998 ed art. 1218 cod.civ. - Giudizio di risarcimento del danno contrattuale - Ripartizione tra investitore e intermediario - Criteri.
Opposizione a decreto ingiuntivo – Revoca del decreto ingiuntivo con spese della procedura monitoria e tassa di opinamento a carico dell’avvocato – Accoglimento dell’opposizione a decreto ingiuntivo – Responsabilità professionale dell’avvocato – Violazione del dovere di dissuasione – Condanna dell’avvocato al risarcimento dei danni nei confronti dell’ex cliente.
Il professionista che agisca diligentemente ha il dovere di informare, dissuadere, sollecitare il cliente, rappresentandogli tutte le questioni di fatto o diritto ostative al raggiungimento dell'obiettivo e produttive di potenziali effetti dannosi, sconsigliandolo di intraprendere o proseguire giudizi dall'esito probabilmente sfavorevole. L'onere della prova di una tale condotta incombe sul professionista, essendo peraltro insufficiente a questo fine il rilascio da parte del cliente della procura ad agire. (Feliciano Dal Bo) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 13 Marzo 2018. Segue...
Intermediazione finanziaria – Responsabilità contrattuale dell’intermediario – Onere della prova – Prova positiva dell’adempimento degli obblighi informativi ex art. 21 TUF a carico dell’intermediario – Assenza – Accertamento presuntivo del nesso causale tra il danno patito (e provato) dall’investitore e la violazione degli obblighi informativi – Conseguenza.
Intermediazione finanziaria – Responsabilità contrattuale dell’intermediario – Nesso causale tra il danno dell’investitore e la violazione degli obblighi informativi sussistente in via presuntiva sulla base della disciplina di settore – Causalità omissiva – Giudizio controfattuale inerente alla scelta dall’investitore non professionale particolarmente propenso al rischio – Interruzione nel nesso causale – Esclusione.
Intermediazione finanziaria – Responsabilità contrattuale dell’intermediario – Nesso di causalità – Onere della prova – Inadempimento degli obblighi di informazione ex art. 21 TUF – Presunzione di riconducibilità all’intermediario della singola operazione ex artt. 21 e 23 TUF – Affermazione – Prova contraria positiva a carico dell’intermediario.
Obbligazioni - "Factum principis" - Onere della prova - Inadempimento - Esonero del debitore da responsabilità - Condizioni - Prova della non imputabilità - Necessità - Configurabilità di un "factum principis" - Rilevanza - Limiti - Fattispecie.
In materia di responsabilità contrattuale, perché l'impossibilità della prestazione (nella specie conseguente al sequestro penale dell’impianto di depurazione del ristorante oggetto del contratto di locazione) costituisca causa di esonero del debitore da responsabilità, deve essere offerta la prova della non imputabilità, anche remota, di tale evento impeditivo, non essendo rilevante, in mancanza, la configurabilità o meno del "factum principis". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 25 Maggio 2017, n. 13142. Segue...
Contratti di intermediazione finanziaria - Responsabilità dell'intermediario - Violazione degli obblighi informativi nei confronti di investitore non qualificato o professionale - Concorso di colpa di quest'ultimo per omessa raccolta "aliunde" di informazioni sulla rischiosità dell'investimento - Configurabilità - Esclusione - Fondamento.
Avvocato - Contratto di patrocinio - Onere della prova - Responsabilità del professionista per mancata tempestiva proposizione del ricorso per cassazione.
Qualora il cliente abbia fornito la prova della conclusione del contratto di patrocinio, con il conferimento dell'incarico all'avvocato di proporre azione in giudizio in primo ed in secondo grado, non è necessario il conferimento di ulteriore mandato per agire in sede di legittimità, della cui prova sia gravato il cliente. La sola circostanza che questi non abbia rilasciato la procura speciale richiesta allo scopo non esclude la responsabilità del professionista per mancata tempestiva proposizione del ricorso, gravando sull'avvocato l'onere di provare di aver sollecitato il cliente a fornire indicazioni circa la propria intenzione di proporre o meno ricorso per cassazione avverso la sentenza sfavorevole di secondo grado e di averlo informato di questo esito e delle conseguenze dell'omessa impugnazione, nonché l'onere di provare di non aver agito in sede di legittimità per fatto a sé non imputabile (quale il rifiuto di impugnare o di sottoscrivere la procura speciale da parte del cliente) ovvero per la sopravvenuta cessazione del rapporto contrattuale». (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 03 Marzo 2017, n. 7410. Segue...
Contratto di trasporto – Annullamento del volo prenotato con offerta di altro volo in orario significativamente diverso – Responsabilità contrattuale della compagnia aerea – Sussiste – Risoluzione per inadempimento – Ammissibilità.
Appare quindi legittimo il rimborso della somma spesa in misura superiore a quella originaria per prenotare voli analoghi a quelli originariamente prenotati. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Giudice di Pace Reggio Emilia, 01 Marzo 2017. Segue...
Avvocato – Responsabilità civile – Errori ed omissioni – Incertezza giurisprudenziale in ordine al termine prescrizionale del diritto al risarcimento del danno – Mancato compimento di atti interruttivi con riferimento al termine più breve (ancorché, in concreto, non operante) – Violazione dell’obbligo di diligenza – Sussistenza – Fattispecie.
In materia di responsabilità professionale dell’avvocato, in caso di incertezza giurisprudenziale in ordine al computo del termine di prescrizione del diritto del cliente al risarcimento del danno, il mancato compimento di atti interruttivi, da parte del legale, con riferimento al termine prescrizionale più breve (ancorché in concreto non operante, in forza di un successivo intervento chiarificatore delle Sezioni Unite della Corte regolatrice), implica violazione dell’obbligo di diligenza richiesto dall’art. 1176, comma 2, c.c. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto esente da critiche la sentenza impugnata che aveva ravvisato negligenza dell’avvocato nel non aver compiuto atti interruttivi, con scansione temporale infrabiennale, del diritto al risarcimento del danno prodotto dalla circolazione di veicoli, ancorché integrante illecito penale ma con relativo giudizio non promosso per difetto di querela, in quanto, al tempo di espletamento del mandato, la questione di interpretazione dell’art. 2947 c.c. era ancora assai controversa, essendosi poi susseguite ben tre pronunce delle Sezioni Unite). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 14 Febbraio 2017, n. 3765. Segue...
Notariato – Responsabilità professionale – Acquisto di bene “iure successionis” – Esistenza di rendita catastale – Intervenute modifiche nella situazione giuridica e di fatto del bene – Assenza di rendita catastale – Assimilabilità – Omessa presentazione da parte del notaio dell’istanza di classamento richiesta dal cliente – Violazione dell’obbligo di diligenza – Sussistenza .
In materia di responsabilità professionale del notaio, il professionista che sia incaricato della redazione della successione ereditaria con riferimento ad un bene da considerarsi privo di rendita catastale certa alla data di apertura della successione, in forza di intervenute modifiche nella sua situazione giuridica e di fatto (nella specie, per successivo frazionamento), viola l’obbligo di diligenza qualora abbia omesso di presentare – entro sessanta giorni dalla data di presentazione della dichiarazione di successione – istanza per l’attribuzione della rendita catastale, di cui all’art. 12 del d.l. n. 70 del 1988 (conv., con modif., dalla l. n. 154 del 1988), contenente la dichiarazione dell’erede di volersi avvalere della valutazione automatica dell’immobile caduto in successione, ai sensi della norma sopra richiamata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 14 Febbraio 2017, n. 3768. Segue...
Contratto con effetti protettivi nei confronti dei terzi - Responsabilità da status - Responsabilità verso terzi da certificazioni o attestazioni inesatte - Presupposti - Certificazione energetica erronea.
Trova applicazione all’interno del nostro ordinamento giuridico la figura dei contratti con effetti protettivi nei confronti dei terzi, al cui interno vanno annoverate le fattispecie di c.d. responsabilità da status.
Ed infatti in esse si può rinvenire quell’interesse particolare del terzo, non equiparabile a quello dei restanti consociati, ma in vario modo correlato con quello del soggetto professionista e con quello del terzo che con questi ha raggiunto l’accordo e che ha diritto alla prestazione.
E’ infatti quel particolare legame che vale da un lato a differenziare la posizione del “terzo”, rendendolo meritevole di protezione, e dall’altro a delimitare l’area della responsabilità del professionista, escludendo che questi sia chiamato a rispondere in chiave contrattuale nei confronti di chiunque possa subire un danno eziologicamente riferibile alla propria condotta.
La figura dei contratti con effetti protettivi dunque definisce ed al contempo limita la posizione del professionista per le informazioni attestate.
Per esse questi risponde a titolo contrattuale solo verso quei soggetti che siano legati in modo peculiare alla propria controparte.
Il primo costituito dalla circostanza che tale responsabilità verso terzi postula sempre l’esistenza di un rapporto contrattuale o da contatto sociale con un determinato soggetto. Essa dunque non è predicabile nei confronti di chi svolga una certa attività di informazione senza esservi contrattualmente tenuto nei confronti di qualcuno.
Il secondo costituito dalla circostanza che le classi di terzi protetti debbono essere identificabili ex ante e dunque già sulla scorta del peculiare contenuto del contratto stipulato fra le parti, seppure solo in astratto e , quindi, secondo un criterio di normalità (l’allievo nel certificato di idoneità rilasciato dalla scuola al maestro di scii, l’acquirente nella relazione ipocatastale rilasciata dal notaio al venditore, etc).
E’ dunque responsabile verso il compratore per inadempimento contrattuale l’ingegnere che rilasci al venditore un certificato energetico relativo ad un immobile, che successivamente si riveli erroneo. (Francesco Lupia) (riproduzione riservata) Tribunale Avezzano, 02 Gennaio 2017. Segue...
Intermediazione finanziaria - Diritto del cliente di modificare la scelta di investimento iniziale - Sussistenza - Fondamento - Condizioni.
In materia di servizi di gestione individuale di un portafoglio d'investimento, gli artt. 24 del d.lgs. n. 58 del 1998 e 37 e ss. del reg. Consob n. 11522 del 1998 attribuiscono particolare rilevanza, anche durante l'esecuzione del contratto di gestione, alla volontà del cliente investitore, il quale, oltre alla facoltà radicale di recedere in ogni momento dal contratto, può impartire istruzioni delle quali l'intermediario deve tener conto nel disporre, sulla base delle strategie generali di investimento preventivamente definite, le singole operazioni di investimento, sicché deve ritenersi possibile modificare anche la linea di investimento scelta in sede iniziale e caratterizzata da un determinato profilo di rischio, sempre che il contratto non lo escluda espressamente e che la volontà di modifica sia manifestata in modo non equivoco, dovendo, in tal caso, l'intermediario attivarsi per dar seguito alla volontà manifestata dal cliente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Ottobre 2016, n. 22043. Segue...
Trascrizione - Atti relativi a beni immobili - Effetti della trascrizione - Vendita a terzi, con atto trascritto, di bene oggetto di precedente preliminare di vendita non seguito da trascrizione della domanda ex art. 2932 c.c. - Responsabilità contrattuale del venditore - Sussistenza - Responsabilità extracontrattuale del successivo acquirente - Configurabilità - Condizioni.
Nell'ipotesi in cui il promittente-venditore abbia alienato il bene oggetto del preliminare ad un terzo ed il promissario acquirente non abbia in precedenza trascritto la domanda di cui all'art. 2932 c.c., il promittente venditore risponde a titolo di responsabilità contrattuale, con connessa presunzione di colpa ex art. 1218 c.c., per la violazione di un obbligo precedentemente assunto, mentre la responsabilità del terzo, rimasto estraneo al suddetto preliminare, può configurarsi soltanto sul piano extracontrattuale, ove trovi fondamento almeno in una condotta di cosciente cooperazione all'inadempimento dell'alienante, spettando al promissario acquirente la relativa prova giusta l'art. 2697 c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 07 Ottobre 2016, n. 20251. Segue...
Società - Di capitali - Società per azioni - Organi sociali - Amministratori - Responsabilità - Natura della responsabilità - Contrattuale - Conseguenze in tema di riparto dell'onere della prova - Amministratori operativi - Diligenza esigibile ex art. 2392 c.c..
La responsabilità degli amministratori di società di capitali per i danni cagionati alla società amministrata ha natura contrattuale sicché la società (o il curatore, nel caso in cui l'azione sia proposta ex art. 146 l.fall.) deve allegare le violazioni compiute dagli amministratori ai loro doveri e provare il danno e il nesso di causalità tra la violazione e il danno, mentre spetta agli amministratori provare, con riferimento agli addebiti contestatigli, l'osservanza dei doveri previsti dal nuovo testo dell'art. 2392 c.c., modificato a seguito della riforma del 2003, con la conseguenza che gli amministratori dotati di deleghe (cd. operativi) - ferma l'applicazione della "business judgement rule", secondo cui le loro scelte sono insindacabili a meno che, se valutate "ex ante", risultino manifestamente avventate ed imprudenti - rispondono non già con la diligenza del mandatario, come nel caso del vecchio testo dell'art. 2392 c.c., ma in virtù della diligenza professionale esigibile ex art. 1176, comma 2, c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Agosto 2016, n. 17441. Segue...
Avvocato e procuratore - Responsabilità civile - Contegno del professionista - Mancata tempestiva attivazione della pretesa risarcitoria del proprio assistito - Prescrizione del credito verso taluni dei condebitori solidali - Danno risarcibile ex art. 1223 c.c. - Sussistenza.
In tema di responsabilità professionale, il negligente comportamento dell'avvocato che, omettendo di attivare tempestivamente la pretesa risarcitoria del proprio assistito, abbia determinato il decorso della prescrizione del credito verso taluni dei condebitori solidali, determina un danno risarcibile ex art. 1223 c.c. consistente nella perdita della possibilità di avvalersi di più coobbligati, e, quindi, di agire direttamente nei confronti di quelli presumibilmente più solvibili, quali sono in particolare - in caso di crediti derivanti da un sinistro stradale - le società assicuratrici rispetto alle persone fisiche. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 10 Giugno 2016, n. 11907. Segue...
Contratto preliminare – Interpretazione – Termine essenziale – Caratteristiche
Contratto preliminare – Immobili – Scioglimento – Forma scritta – Necessità
Contratto preliminare – Inadempimento promittente venditore – Danni – Caratteristiche.
In tema di contratto preliminare, il termine per l'adempimento può essere ritenuto essenziale ai sensi e per gli effetti dell'art. 1457 c.c., solo quando, all'esito di indagine, da condurre alla stregua delle espressioni adoperate dai contraenti e, soprattutto, della natura e dell'oggetto del contratto, risulti inequivocabilmente la volontà delle parti di ritenere perduta l'utilità economica del contratto con l'inutile decorso del termine medesimo. Tale volontà non può desumersi solo dall'uso dell'espressione "entro e non oltre" quando non risulti dall'oggetto del negozio o da specifiche indicazioni delle parti che queste hanno inteso considerare perduta l'utilità prefissasi nel caso di conclusione del negozio stesso oltre la data considerata. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Lo scioglimento di un contratto preliminare di compravendita di immobile necessita di forma scritta. Invero nei contratti formali (tra cui il preliminare di compravendita di beni immobili, ai sensi del combinato disposto degli art. 1350 e 1351 c.c.) le cause modificative o estintive del rapporto debbono risultare da fattori prestabiliti dalle parti nello stesso contratto e debbono essere, comunque, espresse nella forma richiesta per il contratto al quale si riferiscono, con la conseguenza che tanto l'accordo solutorio quanto la dichiarazione di recesso debbono rivestire la stessa forma scritta richiesta per la stipulazione del contratto preliminare. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Il risarcimento del danno dovuto al promissario acquirente per la mancata stipulazione del contratto definitivo di vendita di un bene immobile, imputabile al promittente venditore, consistendo nel mancato incremento dovuto al fatto che il bene non è entrato nel patrimonio del compratore, non abbisogna di specifica prova e si concreta nella differenza tra il valore commerciale del bene medesimo al momento della proposizione della domanda di risoluzione del contratto (ovvero al tempo in cui l'inadempimento è divenuto definitivo) ed il prezzo pattuito. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 01 Aprile 2016. Segue...
Leasing finanziario - Collegamento negoziale con il contratto di fornitura della cosa - Conseguenze - Azioni dell'utilizzatore nei confronti del fornitore - Azioni di adempimento e risarcimento del danno - Configurabilità - Azione di risoluzione - Condizioni - Sussistenza di specifica previsione contrattuale - Necessità - Accertamento spettante al giudice di merito.
L'operazione di leasing finanziario si caratterizza per l'esistenza di un collegamento negoziale tra il contratto di leasing propriamente detto, concluso tra concedente ed utilizzatore, e quello di fornitura, concluso tra concedente e fornitore allo scopo (noto a quest'ultimo) di soddisfare l'interesse dell'utilizzatore ad acquisire la disponibilità della cosa, in forza del quale, ferma restando l'individualità propria di ciascun tipo negoziale, l'utilizzatore è legittimato a far valere la pretesa all'adempimento del contratto di fornitura, oltre che al risarcimento del danno conseguentemente sofferto. In mancanza di un'espressa previsione normativa al riguardo, l'utilizzatore non può, invece, esercitare l'azione di risoluzione (o di riduzione del prezzo) del contratto di vendita tra il fornitore ed il concedente (cui esso è estraneo) se non in presenza di specifica clausola contrattuale, con la quale gli venga dal concedente trasferita la propria posizione sostanziale, restando il relativo accertamento rimesso al giudice di merito poiché riguarda non la "legitimatio ad causam" ma la titolarità attiva del rapporto. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 05 Ottobre 2015, n. 19785. Segue...
Responsabilità medica – “Complicanza” – Rilevanza giuridica – Precisazioni.
Col lemma “complicanza”, la medicina clinica e la medicina legale designano solitamente un evento dannoso, insorto nel corso dell’iter terapeutico, che pur essendo astrattamente prevedibile, non sarebbe evitabile. Tale concetto è inutile nel campo giuridico. Quando, infatti, nel corso dell’esecuzione di un intervento o dopo la conclusione di esso si verifichi un peggioramento delle condizioni del paziente, delle due l’una: - o tale peggioramento era prevedibile ed evitabile, ed in tal caso esso va ascritto a colpa del medico, a nulla rilevando che la statistica clinica lo annoveri in linea teorica tra le “complicanze”; - ovvero tale peggioramento non era prevedibile oppure non era evitabile: ed in tal caso esso integra gli estremi della “causa non imputabile” di cui all’articolo 1218 c.c., a nulla rilevando che la statistica clinica non lo annoveri in linea teorica tra le “complicanze”. Al diritto non interessa se l’evento dannoso non voluto dal medico rientri o no nella classificazione clinica delle complicanze: interessa solo se quell’evento integri gli estremi della “causa non imputabile”: ma è evidente che tale accertamento va compiuto in concreto e non in astratto. La circostanza che un evento indesiderato sia qualificato dalla clinica come “complicanza” non basta a farne di per se’ una “causa non imputabile” ai sensi dell’articolo 1218 c.c.; cosi’ come, all’opposto, eventi non qualificabili come complicanze possono teoricamente costituire casi fortuiti che escludono la colpa del medico. Da quanto esposto consegue, sul piano della prova, che nel giudizio di responsabilità tra paziente e medico: - o il medico riesce a dimostrare di avere tenuto una condotta conforme alle leges artis, ed allora egli va esente da responsabilità a nulla rilevando che il danno patito dal paziente rientri o meno nella categoria delle “complicanze”; - ovvero, all’opposto, il medico quella prova non riesce a fornirla: ed allora non gli gioverà la circostanza che l’evento di danno sia in astratto imprevedibile ed inevitabile, giacché quel che rileva è se era prevedibile ed evitabile nel caso concreto. Prevedibilità ed evitabilità del caso concreto che, per quanto detto, è onere del medico dimostrare. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 30 Giugno 2015. Segue...
Negozio Traslativo - Bene gravato da usi civici - Invalidità - Responsabilità notaio.
La diligenza professionale del notaio gli impone, in sede di stipula di un atto di disposizione di un diritto reale immobiliare, un accertamento che non può limitarsi ad un riscontro presso il Registro degli Usi Civici tenuto dai Commissari Regionali dell’esistenza di un uso civico sul bene interessato, ma deve estendersi – oltre al studio delle evidenze catastali – all’indagine presso la competente PA delle procedure amministrative di verifica concluse o pendenti, delle quali dovrà notiziare le parti in epoca anteriore alla stipula del contratto. (Francesco Lupia) (riproduzione riservata) Tribunale Avezzano, 30 Aprile 2015. Segue...
Intermediazione finanziaria - Gestione patrimonio mobiliare - Ordine, ancorché vincolante, di cliente non professionale per investimento, poi rivelatosi dannoso, particolarmente rischioso - Responsabilità dell'intermediario finanziario - Configurabilità - Fondamento - Fattispecie.
In tema di gestione di patrimonio mobiliare, è configurabile la responsabilità dell'intermediario finanziario che abbia dato corso ad un ordine, ancorché vincolante, ricevuto da un cliente non professionale, concernente un investimento particolarmente rischioso (nella specie, l'impiego dell'intero ed ingente patrimonio dello stesso per l'acquisto di un unico titolo obbligazionario di una piccola società emittente, avente sede in Islanda, da tempo in conclamata crisi), atteso che la professionalità del primo, su cui il secondo abbia ragionevolmente fatto affidamento in considerazione dello speciale rapporto contrattuale tra essi intercorrente, gli impone comunque di valutare l'adeguatezza di quell'operazione rispetto ai parametri di gestione concordati, con facoltà, peraltro, di recedere dall'incarico, per giusta causa, qualora non ravvisi tale adeguatezza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Aprile 2015, n. 7922. Segue...
Danno alla persona – Responsabilità medica – Omissione di diagnosi – Ritardo nella possibilità di offrire un intervento palliativo – Pregiudizio risarcibile – Sussiste.
In tema di danno alla persona, conseguente a responsabilità medica, l'omissione della diagnosi di un processo morboso terminale, sul quale sia possibile intervenire soltanto con un intervento cosiddetto palliativo, determinando un ritardo della possibilità di esecuzione dello stesso, cagiona al paziente un danno alla persona per il fatto che, nelle more, egli non ha potuto fruire di tale intervento e, quindi, ha dovuto sopportare le conseguenze del processo morboso e particolarmente il dolore, posto che la tempestiva esecuzione dell'intervento palliativo avrebbe potuto, sia pure senza la risoluzione del processo morboso, alleviare le sue sofferenze. Il danno in questione, di natura non patrimoniale, va necessariamente liquidato in via equitativa ex art. 1226 c.c. Poiché esso consiste in un pregiudizio che non si è cristallizzato in una stabile compromissione dell’integrità psicofisica del danneggiato bensì in un aggravamento della malattia in corso, in una maggior sofferenza subita durante il processo patologico culminato nel decesso e in un peggioramento generale della vita di relazione, non può che essere determinato in concreto facendo riferimento ai comuni valori risarcitori con cui si procede alla liquidazione del cd danno biologico da temporanea, espressi nella nota tabella elaborata dal tribunale di Milano e comunemente applicata per la liquidazione del danno alla persona. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 15 Gennaio 2015. Segue...
Medico dipendente e/o collaboratore della struttura sanitaria – Autore della condotta attiva o omissiva produttiva del danno subito dal paziente col quale tuttavia non ha concluso un contratto diverso ed ulteriore rispetto a quello che obbliga la struttura nella quale il sanitario opera – Responsabilità – Natura giuridica – Extracontrattuale – Sussiste – Argomenti ulteriori – Cass. civ. 7909/2014
Struttura sanitaria – Lesioni causate al paziente - Responsabilità – Natura giuridica – Contrattuale – Sussiste – inadempimento – Omesse verifiche post-operatorie idonee ad elidere il processo patologico insorto – Art. 1218 c.c.
Danno iatrogeno – Lesione causata su pregresso stato patologico con incremento della morbosità – Cd. danno incrementativo – Risarcibilità – Criteri
Lesioni subite dal congiunto – Domanda risarcitoria dei parenti estranei al ristretto nucleo familiare – Presupposto per l’accoglimento – Convivenza – Sussiste .
Il tenore letterale dell’art. 3 comma 1 della legge Balduzzi e l’intenzione del legislatore conducono a ritenere che la responsabilità del medico (e quella degli altri esercenti professioni sanitarie) per condotte che non costituiscono inadempimento di un contratto d’opera (diverso dal contratto concluso con la struttura) sia stata ricondotta dal legislatore del 2012 alla responsabilità da fatto illecito ex art. 2043 c.c. e che, dunque, l’obbligazione risarcitoria del medico possa scaturire solo in presenza di tutti gli elementi costitutivi dell’illecito aquiliano (che il danneggiato ha l’onere di provare). Ciò anche a fronte delle debolezze emerse nell’applicazione del cd. contratto da contatto sociale al paradigma del medico ospedaliero. Di tale complessa problematica, tutt’altro che univoca, quasi in maniera didascalica, si trova riscontro nella recente pronuncia n. 7909/2014 dove la Corte di Cassazione, chiamata a dare una qualificazione del termine “contratto” in riferimento ad ipotesi responsabilità sanitaria in relazione all’applicazione dell'art. VIII, paragrafo 5, della Convenzione di Londra del 19 giugno 1951 (ratificata e resa esecutiva in Italia con legge 30 novembre 1955, n. 1335), ha avuto modo di sottolineare, proprio in caso di qualificazione di domanda risarcitoria da errato trattamento medico – ancorchè nell’ambito di interpretazione ancorata al diritto internazionale – che essa non può essere ritenuta contrattuale. Infatti, sottolinea la Corte, tale configurazione “contrattuale” opera “allorché la richiesta di indennità trovi la sua ragione giustificativa nell'applicazione di un contratto, da intendere come accordo bilaterale (o plurilaterale) su singole clausole, che vanno adempiute dalle parti contraenti”, escludendo che possa assumere tale natura il contratto da “contatto sociale” frutto esclusivo della elaborazione giurisprudenziale italiana, a fronte di una riconduzione, per tutti gli altri stati contraenti, della responsabilità del medico ospedaliero nell’ambito extracontrattuale o per tort. Queste osservazioni valgono ad evidenziare che appare davvero al di fuori dei limiti interpretativi imposti dall’art. 12 delle disposizioni della legge in generale elidere il significato del richiamo all’art. 2043 c.c. (qualunque portata ad esso voglia attribuirsi) assumendo che il legislatore non può che essersi inconsapevolmente confuso, a fronte di una elaborazione della responsabilità da contatto del medico ospedaliero asseritamente granitica, consolidata e universalmente condivisa. Infatti la situazione su cui è intervenuto il legislatore del 2012 deve essere descritta in termini affatto diversi e ben più problematici. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
L’art. 3 comma 1 della legge Balduzzi non incide né sul regime di responsabilità civile della struttura sanitaria (pubblica o privata) né su quello del medico che ha concluso con il paziente un contratto d’opera professionale (anche se nell’ambito della cd attività libero professionale svolta dal medico dipendente pubblico): in tali casi sia la responsabilità della struttura sanitaria (contratto atipico di spedalità o di assistenza sanitaria) sia la responsabilità del medico (contratto d’opera professionale) derivano da inadempimento e sono disciplinate dall’art. 1218 c.c. In particolare, non può che affermarsi la sussistenza di un rilevante inadempimento al contratto di spedalità da parte dell’istituto sanitario dove, nel caso concreto, non siano state effettuate quelle doverose verifiche post-operatorie che avrebbero permesso, con alta probabilità, interventi elidenti le conseguenze di quel processo patologico che ha determinato la maggiore invalidità. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Il danno incrementativo è quello risultante da una lesione causata su un soggetto con pregresso stato patologico, causativa di un aggravamento. In questi casi: a) non può farsi gravare sul medico, in via automatica, una misura del danno da risarcirsi incrementata da fattori estranei alla sua condotta, così come verrebbe a determinasi attraverso una pedissequa applicazione di tabelle con punto progressivo, computato a partire, in ogni caso, dal livello di invalidità preesistente; b) la liquidazione va necessariamente rapportata ad una concreta verifica, secondo le allegazione delle parti, delle conseguenze negative “incrementative” subite dalla parte lesa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Perchè possa ritenersi risarcibile la lesione del rapporto parentale subita da soggetti estranei al ristretto nucleo familiare (quali i nonni, i nipoti, il genero, o la nuora) è necessario che sussista una situazione di convivenza, in quanto connotato minimo attraverso cui si esteriorizza l'intimità delle relazioni di parentela, anche allargate, contraddistinte da reciproci legami affettivi, pratica della solidarietà e sostegno economico: solo in tal modo assume rilevanza giuridica il collegamento tra danneggiato primario e secondario, nonché la famiglia intesa come luogo in cui si esplica la personalità di ciascuno, ai sensi dell'art. 2 Cost. (4253/2012). Principio di diritto che – in difetto di particolari prospettazioni che consentano una valutazione nel concreto – determinano il rigetto della domanda. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 02 Dicembre 2014. Segue...
Fallimento - Responsabilità del curatore - Onere della prova.
Dalla prospettata natura contrattuale della responsabilità gravante sul curatore discende che, nel giudizio promosso ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 38 legge fall., l’istante deve allegare e provare le condotte di inadempimento, il pregiudizio in concreto sofferto dalla massa nonché il nesso di causalità tra tale danno e le condotte od omissioni ascrivibili al curatore; per converso, in forza del disposto dell’art. 1218 c.c., la colpa si presume, onde grava sul convenuto provare la non imputabilità dei concreti eventi lesivi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Novembre 2014. Segue...
Responsabilità degli amministratori - Azione sociale di responsabilità - Azione esercitata dal curatore fallimentare - Natura contrattuale - Conseguenze - Distribuzione dell'onere della prova.
L'azione sociale di responsabilità, anche se esercitata dal curatore fallimentare, ha natura contrattuale, in quanto trova la sua fonte nell’inadempimento dei doveri imposti agli amministratori dalla legge o dall'atto costitutivo, ovvero nell’inadempimento dell’obbligo generale di vigilanza o dell'altrettanto generale obbligo di intervento preventivo e successivo. La norma di cui all’art. 2392 c.c. struttura, quindi, una responsabilità degli amministratori in termini colposi, come emerge chiaramente dal richiamo, contenuto nel primo comma della disposizione menzionata, alla diligenza quale criterio di valutazione e di ascrivibilità della responsabilità (richiamo che sarebbe in contrasto con una valutazione in termini oggettivi della responsabilità) sia dalla circostanza che il terzo comma consente all'amministratore di andare esente da responsabilità, fornendo la prova positiva di essere immune da colpa.
Dalla qualificazione in termini di responsabilità contrattuale dell’azione de qua consegue che, mentre sull’attore (società o curatore fallimentare che sia) grava esclusivamente l'onere di dimostrare la sussistenza delle violazioni agli obblighi (trattandosi di obbligazioni di mezzi e non di risultato), il nesso di causalità tra queste ed il danno verificatosi, incombe, per converso, sugli amministratori l'onere di dimostrare la non imputabilità a sé del fatto dannoso, fornendo la prova positiva, con riferimento agli addebiti contestati, dell’osservanza dei doveri e dell’adempimento degli obblighi loro imposti. In altre parole, l’inadempimento si presumerà colposo e, quindi, non spetterà al curatore fornire la prova della colpa degli amministratori, mentre spetterà al convenuto amministratore evidenziare di avere adempiuto il proprio compito con diligenza ed in assenza di conflitto di interessi con la società, ovvero che l’inadempimento è stato determinato da causa a lui non imputabile ex art. 1218 c.c., ovvero, ancora, che il danno è dipeso dal caso fortuito o dal fatto di un terzo (cfr., in questo senso, Cassazione civile, sez. I, 24 marzo 1999, n. 2772; Trib. Roma, 8 maggio 2003; Cassazione civile, sez. I, 22 ottobre 1998, n. 10488). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Novembre 2014. Segue...
Responsabilità degli amministratori - Azione di responsabilità dei creditori sociali - Natura extracontrattuale - Fondamento - Società a responsabilità limitata - Applicazione analogica delle norme dettate in tema di società per azioni.
L'azione di responsabilità spettante ai creditori sociali ai sensi dell’art. 2394 c.c. costituisce conseguenza dell’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale, la cui natura extracontrattuale presuppone l'assenza di un preesistente vincolo obbligatorio tra le parti ed un comportamento dell’amministratore funzionale ad una diminuzione del patrimonio sociale di entità tale da rendere lo stesso inidoneo per difetto ad assolvere la sua funzione di garanzia generica (art. 2740 c.c.), con conseguente diritto del creditore sociale di ottenere, a titolo di risarcimento, l’equivalente della prestazione che la società non è più in grado di compiere (cfr., Cass. 22 ottobre 1998, n. 10488; Cass. 28 novembre 1984, n. 6187; Cass. 10 giugno 1981, n. 3755). Tale impianto è stato confermato dalla giurisprudenza anche a seguito dell’entrata in vigore della nuova disciplina del c.d. diritto societario (cfr. Cassazione civile, sez. I, 21 luglio 2010, n. 17121; cfr., altresì, da ultimo, Trib. Milano, sez. VIII, 18 gennaio 2011, n. 501). Infatti, se pure è vero che l’azione a tutela dei creditori sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione del patrimonio sociale non è contemplata dal novellato art. 2476 c.c., è altrettanto vero che tale azione è, comunque, prevista dall’art. 2394 c.c. con riferimento alle società per azioni. Inoltre, l’art. 2394 bis c.c. prevede espressamente che le azioni di cui agli articoli precedenti (e dunque sia l’azione sociale che l’azione dei creditori sociali) siano esercitate, in caso di fallimento, dal curatore. Ebbene, tali norme, dettate per le società per azioni, devono ritenersi applicabili alle società a responsabilità limitata essendo autorizzata la loro applicazione analogica dall’art. 12 disp. prel. c.c. il quale impone di applicare le disposizioni che regolino casi simili o materie analoghe, quali sono, appunto, quelle di cui agli artt. 2392 e 2394 c.c. La disciplina della responsabilità degli amministratori verso i creditori sociali nella società per azioni trova, infatti, la stessa ratio nella società a responsabilità limitata: in caso contrario, quest’ultima costituirebbe l’unico tipo societario che prevede la responsabilità limitata senza alcun contrappeso in termini di responsabilità verso i creditori sociali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Novembre 2014. Segue...
Medico dipendente e/o collaboratore della struttura sanitaria – Autore della condotta attiva o omissiva produttiva del danno subito dal paziente col quale tuttavia non ha concluso un contratto diverso ed ulteriore rispetto a quello che obbliga la struttura nella quale il sanitario opera – Responsabilità – Natura giuridica – Extracontrattuale – Esclusione – Contrattuale – Sussiste .
La responsabilità del medico ospedaliero – anche dopo l’entrata in vigore dell’art. 3 l. 189/12 – è da qualificarsi come contrattuale. Il primo comma dell'art. 3 del D.L. Balduzzi come sostituito dalla legge di conversione si riferisce, esplicitamente, ai (soli) casi di colpa lieve dell'esercente la professione sanitaria che si sia attenuto a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica. L'ossequio alla lettera della nuova disposizione comporta anche adeguata valorizzazione dell'incipit dell'inciso immediatamente successivo alla proposizione che esclude la responsabilità penale del sanitario in detti casi , per effetto del quale deve ritenersi che esso si riferisca soltanto - appunto - a "tali casi" (di colpa lieve del sanitario che abbia seguito linee guida ecc.). D'altra parte, la presunzione di consapevolezza che si vuole assista l'azione del Legislatore impone di ritenere che esso, ove avesse effettivamente inteso ricondurre una volta per tutte la responsabilità del medico ospedaliero (e figure affini) sotto il (solo) regime della responsabilità extracontrattuale, escludendo l'applicabilità della disciplina di cui all'art. 1218 c.c. e così cancellando lustri di elaborazione giurisprudenziale, avrebbe certamente impiegato proposizione univoca (come per es. "la responsabilità dell'esercente la professione sanitaria per l'attività prestata quale dipendente o collaboratore di ospedali, cliniche e ambulatori è disciplinata dall'art. 2043 del codice civile") anziché il breve inciso in commento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Novembre 2014. Segue...
Responsabilità degli amministratori - Azione sociale - Natura contrattuale - Onere della prova dell'attore e del convenuto.
Dalla qualificazione in termini di responsabilità contrattuale dell'azione sociale di responsabilità nei confronti degli amministratori consegue che, mentre sull'attore (società o curatore fallimentare che sia) grava esclusivamente l'onere di dimostrare la sussistenza delle violazioni agli obblighi (trattandosi di obbligazioni di mezzi e non di risultato), il nesso di causalità tra queste ed il danno verificatosi, incombe, per converso, sugli amministratori l'onere di dimostrare la non imputabilità a sé del fatto dannoso, fornendo la prova positiva, con riferimento agli addebiti contestati, dell'osservanza dei doveri e dell'adempimento degli obblighi loro imposti. In altre parole, l'inadempimento si presumerà colposo e, quindi, non spetterà al curatore fornire la prova della colpa degli amministratori, mentre spetterà al convenuto amministratore evidenziare di avere adempiuto il proprio compito con diligenza ed in assenza di conflitto di interessi con la società, ovvero che l'inadempimento è stato determinato da causa a lui non imputabile ex art. 1218 c.c., ovvero, ancora, che il danno è dipeso dal caso fortuito o dal fatto di un terzo (cfr., in questo senso, Cassazione civile, sez. I, 24 marzo 1999, n. 2772; Trib. Roma, 8 maggio 2003; Cassazione civile, sez. I, 22 ottobre 1998, n. 10488). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 09 Novembre 2014. Segue...
Struttura sanitaria – Lesioni causate al paziente – Responsabilità – Natura giuridica – Contrattuale – Sussiste – Medico con cui il paziente abbia stipulato un contratto – Responsabilità contrattuale – Sussiste .
L’art. 3 comma 1 della legge Balduzzi non incide né sul regime di responsabilità civile della struttura sanitaria (pubblica o privata) né su quello del medico che ha concluso con il paziente un contratto d’opera professionale (anche se nell’ambito della cd attività libero professionale svolta dal medico dipendente pubblico): in tali casi sia la responsabilità della struttura sanitaria (contratto atipico di spedalità o di assistenza sanitaria) sia la responsabilità del medico (contratto d’opera professionale) derivano da inadempimento e sono disciplinate dall’art. 1218 c.c., ed è indifferente che il creditore/danneggiato agisca per ottenere il risarcimento del danno nei confronti della sola struttura, del solo medico o di entrambi. Il richiamo nella norma suddetta all’obbligo di cui all’art. 2043 c.c. per l’esercente la professione sanitaria che non risponde penalmente (per essersi attenuto alle linee guida), ma la cui condotta evidenzia una colpa lieve, non ha nessun riflesso sulla responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, che ha concluso un contratto atipico con il paziente (o, se si preferisce, è comunque tenuta ex lege ad adempiere determinate prestazioni perché inserita nel S.S.N.) ed è chiamata a rispondere ex art. 1218 c.c. dell’inadempimento riferibile direttamente alla struttura anche quando derivi dall’operato dei suoi dipendenti e/o degli ausiliari di cui si è avvalsa (art. 1228 c.c.). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Luglio 2014. Segue...
Responsabilità civile – Professioni intellettuali – Avvocato – Obblighi informativi – Finalizzazione al consenso informato del cliente – Permanenza degli obblighi per tutta la durata del rapporto.
L’esigenza dell’attività informativa del professionista nella fase precontrattuale è funzionale al conseguimento di un consenso informato da parte del cliente e trova il suo fondamento nei principii di cui all’art. 1175 c.c. nonché, per i rapporti sorti dopo il 2 febbraio 2013, anche nell’art. 13, comma 5, L.247/2012, che prevede tra gli obblighi informativi che il professionista forense deve osservare, prima del formale conferimento dell’incarico, anche quello di comunicare al cliente il grado di complessità dell’incarico stesso e di fornirgli tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili da quel momento fino a quello dell’esaurimento della propria attività; una volta che il contratto di prestazione d’opera professionale sia stato concluso, l’obbligo informativo permane per tutto il corso del rapporto perché costituisce oggetto primario della prestazione professionale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 17 Giugno 2014. Segue...
Responsabilità Medica – Prescrizione di farmaco anticoncezionale – Errata prescrizione – Conseguente gravidanza non desiderata – Responsabilità del medico – Sussiste – Responsabilità verso madre e padre – Sussiste – Danno patrimoniale – Spese e costi futuri – Sussiste..
Incorre in responsabilità contrattuale, il medico che somministri alla propria assistita - la quale non intende avere figli - un farmaco errato inidoneo ad avere efficacia anticoncezionale se, per effetto di tale errore, sia insorta una gravidanza indesiderata. In tali casi, l’inadempimento del medico comporta la lesione del diritto della assistita di decidere, con il proprio compagno, liberamente, sulla base di valutazioni assolutamente personali ed insindacabili, se diventare o meno genitore. L’inadempimento determina il diritto al risarcimento del danno anche in capo al compagno della parte lesa che, in conseguenza della condotta del medico, diventa genitore senza essersi autodeterminato in tal senso. Quanto al danno non patrimoniale, la nascita di un figlio comporta delle spese, le spese che è necessario affrontare per il suo mantenimento e la sua educazione, fino a raggiungimento della sua indipendenza economica; ne consegue che costituisce danno risarcibile l’ammontare delle spese che i due genitori devono accollarsi per il mantenimento del figlio fino alla sua indipendenza economica. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 31 Marzo 2014. Segue...
Truffa on line - Conto corrente di corrispondenza con operatività on line - Man in the Browser - Interposizione che il malware - Colpa grave del correntista - Esclusione - Servizio di sms alert - Obbligo di attivazione da parte della banca - Sussistenza..
Qualora l’intermediario disponga, nell’ambito del proprio sistema informatizzato di gestione dei conti correnti on line, di un servizio di “sms alert”, ha altresì l’obbligo di attivarne l’utilizzo al singolo correntista, così che l’eventuale mancata attivazione del servizio costituisce un ulteriore indice della negligenza dell’intermediario medesimo nell’esecuzione della prestazione oggetto del contratto (sul punto, Collegio di Roma, decisione n. 1435 del 08/05/2012), gravando sull’intermediario lo stringente obbligo di eseguire il contratto stesso attraverso lo svolgimento di tutte quelle attività strumentali che appaiano idonee a garantire l’interesse del cliente. (Matteo Nerbi) (riproduzione riservata) ABF Roma, 07 Marzo 2014, n. 1363. Segue...
Responsabilità dell’istituto scolastico – Illecito dell’allievo nei confronti dei terzi – Art. 2048 c.c. – Danno dell’allievo a sé stesso – Art. 1218 c.c...
La presunzione di responsabilità posta a carico dei precettori dall'art. 2048 c.c., comma 2, trova applicazione in relazione al danno causato dal fatto illecito dell'allievo nei confronti dei terzi; mentre in relazione al danno che l'allievo abbia cagionato a se stesso tale previsione non trova applicazione, poichè non può ritenersi esistente, in tal caso, un fatto illecito obiettivamente antigiuridico. In detta seconda ipotesi, la responsabilità dell'istituto scolastico e dell'insegnante non ha natura extracontrattuale, bensì contrattuale, atteso che - quanto all'istituto scolastico - l'accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione dell'allievo alla scuola, determina l'instaurazione di un vincolo negoziale, dal quale sorge a carico dell'istituto l'obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità dell'allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni. In siffatta ipotesi, quindi, la responsabilità del personale scolastico è regolata dall'art. 1218 c.c., sicchè l'attore deve provare che il danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, mentre sulla controparte grava l'onere di dimostrare che l'evento dannoso è stato determinato da causa non imputabile nè alla scuola nè all'insegnante (v. anche le sentenze 18 novembre 2005, n. 24456, 3 marzo 2010, n. 5067, 3 febbraio 2011, n. 2559). Qualora, invece, si tratti di fatto illecito causato dall'allievo a terzi, valgono le regole del citato art. 2048 c.c., per cui, al fine di superare la presunzione di responsabilità che grava sull'insegnante, non è sufficiente la sola dimostrazione di non essere stato in grado di spiegare un intervento correttivo o repressivo dopo l'inizio della serie causale sfociante nella produzione del danno, ma è necessario anche dimostrare di aver adottato, in via preventiva, tutte le misure disciplinari o organizzative idonee ad evitare il sorgere di una situazione di pericolo favorevole al determinarsi di detta serie causale (così la sentenza 22 aprile 2009, n. 9542). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 04 Febbraio 2014. Segue...
Contratto di autonoleggio – Locazione – Obbligazioni delle parti.
Contratto di autonoleggio – Clausola di esonero responsabilità concedente – Vessatorietà..
Il contratto di noleggio di autoveicolo a lungo termine senza conducente è disciplinato, oltre che dalla normativa contrattuale, da quella codicistica sulla locazione e ha ad oggetto l’obbligazione di una parte (c.d. noleggiatore) di far utilizzare ad altro soggetto (c.d. noleggiante) un’automobile, da consegnarsi in ottimo stato di manutenzione ed in condizioni tali da non diminuirne l’idoneità all’uso, per un dato tempo in cambio di un determinato corrispettivo. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
E’ vessatoria, e come tale deve essere specificamente approvata per iscritto, la clausola contenuta in un contratto di noleggio che esoneri il concedente da ogni responsabilità connessa alle cattive condizioni dell’autovettura. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 18 Dicembre 2013. Segue...
Responsabilità civile - Professionisti - Attività medico-chirurgica - Colpa del sanitario - Onere della prova - Ripartizione - Criteri - Prova liberatoria gravante sul medico - Contenuto.
Nei giudizi di risarcimento del danno causato da attività medica, l'attore ha l'onere di allegare e di provare l'esistenza del rapporto di cura, il danno ed il nesso causale, mentre ha l'onere di allegare (ma non di provare) la colpa del medico; quest'ultimo, invece, ha l'onere di provare che l'eventuale insuccesso dell'intervento, rispetto a quanto concordato o ragionevolmente attendibile, è dipeso da causa a sé non imputabile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 09 Ottobre 2012. Segue...
Responsabilità civile - Professionisti - Attività medico-chirurgica - Diligenza esigibile dal sanitario - Contenuto.
La diligenza esigibile dal medico nell'adempimento della sua prestazione professionale, pur essendo quella "rafforzata" di cui al secondo comma dell'art. 1176 c.c., non è sempre la medesima, ma varia col variare del grado di specializzazione di cui sia in possesso il medico, e del grado di efficienza della struttura in cui si trova ad operare. Pertanto dal medico di alta specializzazione ed inserito in una struttura di eccellenza è esigibile una diligenza più elevata di quella esigibile, dinanzi al medesimo caso clinico, da parte del medico con minore specializzazione od inserito in una struttura meno avanzata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 09 Ottobre 2012. Segue...
Responsabilità civile - In genere - Da contatto sociale - Configurabilità - Presupposti - Specifico obbligo di protezione verso i terzi - Necessità - Fondamento.
La cosiddetta responsabilità "da contatto sociale", soggetta alle regole della responsabilità contrattuale pur in assenza d'un vincolo negoziale tra danneggiante e danneggiato, è configurabile non in ogni ipotesi in cui taluno, nell'eseguire un incarico conferitogli da altri, nuoccia a terzi, come conseguenza riflessa dell'attività così espletata, ma soltanto quando il danno sia derivato dalla violazione di una precisa regola di condotta, imposta dalla legge allo specifico fine di tutelare i terzi potenzialmente esposti ai rischi dell'attività svolta dal danneggiante, tanto più ove il fondamento normativo della responsabilità si individui nel riferimento dell'art. 1173 cod. civ. agli altri atti o fatti idonei a produrre obbligazioni in conformità dell'ordinamento giuridico. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Luglio 2012. Segue...
Suicidio del degente in casa di cura/per anziani – Azione risarcitoria del parente – Danno iure proprio – Responsabilità risarcitoria ex art. 2043 c.c. e non anche 1218 c.c. – Sussiste..
E’ pur vero che la più recente giurisprudenza della Suprema Corte ha definitivamente riconosciuto la risarcibilità del danno non patrimoniale anche in caso di inadempimento contrattuale. Tuttavia, ove un terzo chieda il risarcimento del danno non patrimoniale da sé stesso subito a causa dell’inadempimento della casa di cura nei confronti del paziente, l’ambito risarcitorio nel quale la domanda deve essere inquadrata è necessariamente di natura extracontrattuale, con conseguente onere per l’attore di provare il comportamento colposo della struttura. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 08 Maggio 2012, n. 6914. Segue...
Suicidio del degente in casa di cura per anziani – Azione risarcitoria del parente – Danno iure proprio – Responsabilità risarcitoria ex art. 2043 c.c. E non anche 1218 c.c. – Sussiste..
Servizi di investimento finanziari - Doveri informativi a carico degli intermediari - Violazione - Responsabilità contrattuale - Ripartizione degli oneri di allegazione e probatori.
Istruzione e scuole - Personale insegnante - In genere - Danno cagionato a se stesso dall'allievo - Responsabilità dell'istituto scolastico e dell'insegnante - Natura giuridica - Responsabilità contrattuale - Sussistenza - Fondamento - Conseguenze sul piano della distribuzione dell'onere della prova.
Nel caso di danno cagionato dall'alunno a se stesso, la responsabilità dell'istituto scolastico e dell'insegnante non ha natura extracontrattuale, bensì contrattuale, atteso che - quanto all'istituto scolastico - l'accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione dell'allievo alla scuola, determina l'instaurazione di un vincolo negoziale, dal quale sorge a carico dell'istituto l'obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità dell'allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni, anche al fine di evitare che l'allievo procuri danno a se stesso; e che - quanto al precettore dipendente dell'istituto scolastico - tra insegnante e allievo si instaura, per contatto sociale, un rapporto giuridico, nell'ambito del quale l'insegnante assume, nel quadro del complessivo obbligo di istruire ed educare, anche uno specifico obbligo di protezione e vigilanza, onde evitare che l'allievo si procuri da solo un danno alla persona. Ne deriva che, nelle controversie instaurate per il risarcimento del danno da autolesione nei confronti dell'istituto scolastico e dell'insegnante, è applicabile il regime probatorio desumibile dall'art. 1218 cod. civ., sicché, mentre l'attore deve provare che il danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, sull'altra parte incombe l'onere di dimostrare che l'evento dannoso è stato determinato da causa non imputabile né alla scuola né all'insegnante. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 03 Marzo 2010. Segue...
Istruzione e scuole - Personale insegnante - In genere - Art. 61, comma secondo, legge n. 312 del 1980 - Portata - Responsabilità dell'insegnante per "culpa in vigilando" - Azioni risarcitorie promosse da terzi in via contrattuale o extracontrattuale - Legittimazione passiva dell'insegnante - Esclusione - Successivo giudizio di rivalsa dell'Amministrazione, condannata a risarcire il danno, nei confronti dell'insegnante - Limitazione ai casi di dolo o colpa grave - Operatività del limite anche nei confronti dei terzi - Esclusione.
In tema di responsabilità degli insegnanti di scuole statali, l'art. 61, secondo comma, della legge 11 luglio 1980, n. 312 - nel prevedere la sostituzione dell'Amministrazione, salvo rivalsa nei casi di dolo o colpa grave, nelle responsabilità civili derivanti da azioni giudiziarie promosse da terzi - esclude in radice la possibilità che gli insegnanti statali siano direttamente convenuti da terzi nelle azioni di risarcimento danni da "culpa in vigilando", quale che sia il titolo - contrattuale o extracontrattuale - dell'azione. Ne deriva, pertanto, che l'insegnante è privo di legittimazione passiva non solo nel caso di azione per danni arrecati da un alunno ad altro alunno (nella quale sia invocata, nell'ambito di un'azione di responsabilità extracontrattuale, la presunzione di cui all'art. 2048, secondo comma, cod. civ.), ma anche nell'ipotesi di danni arrecati dall'allievo a se stesso (ipotesi da far valere secondo i principi della responsabilità contrattuale ex art. 1218 cod. civ.), fermo restando che in entrambi i casi, qualora l'Amministrazione sia condannata a risarcire il danno al terzo o all'alunno autodanneggiatosi, l'insegnante è successivamente obbligato in via di rivalsa soltanto ove sia dimostrata la sussistenza del dolo o della colpa grave, limite, quest'ultimo, operante verso l'Amministrazione ma non verso i terzi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 03 Marzo 2010. Segue...
In tema di contratto atipico di "factoring", la cessione dei crediti che lo caratterizza non produce modificazioni oggettive del rapporto obbligatorio e non può pregiudicare la posizione del debitore ceduto in quanto avviene senza o addirittura contro la sua volontà; ne consegue che il debitore ceduto può opporre al "factor" cessionario le eccezioni concernenti l'esistenza e la validità del negozio da cui deriva il credito ceduto ed anche le eccezioni riguardanti l'esatto adempimento del negozio, mentre le eccezioni che riguardano fatti estintivi o modificativi del credito ceduto sono opponibili al "factor" cessionario solo se anteriori alla notizia della cessione comunicata al debitore ceduto e non ove successivi, in quanto una volta acquisita la notizia della cessione il debitore ceduto non può modificare la propria posizione nei confronti del cessionario mediante negozi giuridici posti in essere con il creditore originario. (massima ufficiale) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 11 Maggio 2007, n. 10833. Segue...
Epidemia - SARS - Causa di forza maggiore - Recesso dal contratto di viaggio - Diritto al rimborso integrale del prezzo corrisposto.
La SARS è un’epidemia e dunque una causa di forza maggiore che giustifica il recesso dal contratto di viaggio “tutto compreso” (nella specie in Cina) e il diritto al rimborso integrale del prezzo corrisposto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Amburgo, 09 Novembre 2004. Segue...
Fidejussione - Limiti - Scadenza dell'obbligazione principale - Decadenza - Termine relativo - Fidejussione prestata per un debito di fare - A favore di appaltatore - Fallimento dell'appaltatore - Decorrenza del termine
Qualora la fidejussione garantisca un debito di "facere", quale quello dell'appaltatore, e si traduca quindi nell'impegno di far fronte al risarcimento che sia dovuto a norma dell'art. 1218 cod. civ. ed alla restituzione della controprestazione già pagata, il sopravvenuto fallimento dell'appaltatore medesimo, e la conseguente risoluzione del rapporto secondo la previsione dell'art. 81 del R.d. 16 marzo 1942 n. 267, segnano la definitività dello inadempimento ed il momento a partire dal quale l'appaltante può avanzare le sue richieste contro il debitore, e, pertanto, anche il giorno in cui inizia a decorrere il termine fissato a pena di decadenza della garanzia fidejussoria dall'art. 1957 cod. civ., restando irrilevante che alla suddetta data non sia ancora quantificata l'indicata obbligazione sostitutiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Gennaio 1986, n. 466. Segue...