Source: http://docplayer.it/2842442-Stato-chiese-e-pluralismo-confessionale.html
Timestamp: 2018-05-24 08:25:19+00:00
Document Index: 18515782

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 32', 'sentenza ']

Evelina Marchese
1 Lucia Risicato (straordinario di Diritto penale nella Facoltà di Giurisprudenza dell Università degli Studi di Messina) Laicità e principi costituzionali * SOMMARIO: 1. La deriva della laicità nella società post-secolare e le sue possibili conseguenze - 2. La definizione di laicità ed i suoi livelli di rilevanza. Suo radicamento costituzionale. La storica ambiguità dell art. 7 Cost Segue: le norme costituzionali fondanti il carattere laico del diritto penale moderno. Ricostruzione dei confini della tutela costituzionale della vita: primi profili di illegittimità della l. 40/ La deriva della laicità nella società post-secolare e le sue possibili conseguenze Parlare di perdurante (o ingravescente?) crisi della laicità 1 potrebbe sembrare poco originale e, quanto meno in Italia, assai poco proficuo. * Per gentile concessione dell Editore G. Giappichelli, al quale va il vivo ringraziamento della Rivista, si pubblica la Sezione I dell opera monografica di L. RISICATO, Dal diritto di vivere al diritto di morire. Riflessioni sul ruolo della laicità nell esperienza penalistica (collana Itinerari di diritto penale Sezione Saggi, Giappichelli ed., Torino, 2008). 1 ) Sul concetto di laicità e sulle sue complesse implicazioni storiche, politiche, filosofiche, culturali, sociali e giuridiche v. principalmente AA. VV., Laicità e Stato di diritto, a cura di A. Ceretti e L. Garlati, Milano, 2007; AA. VV., Questioni di vita o di morte. Etica pratica, bioetica e filosofia del diritto, a cura di M. La Torre, M. Lalatta Costerbosa e A. Scerbo, Torino, 2007; AA.VV., Laicità. Una geografia delle nostre radici, a cura di G. Boniolo, Torino, 2006; AA. VV., Symbolon/Diabolon. Simboli, religioni, diritti nell Europa multiculturale, a cura di E. Dieni, A. Ferrari, V. Pacillo, Bologna, 2005; S. BARTOLE, Stato laico e Costituzione, in AA. VV., Laicità e Stato di diritto, cit., 3 e ss.; V. FERRONE D. ROCHE, L Illuminismo nella cultura contemporanea, Bari, 2002; G. GIORELLO, Di nessuna chiesa. La libertà del laico, Milano, 2005; J. HABERMAS, Tra scienza e fede, Bari, 2006; E. LECALDANO, Un etica senza Dio, Roma-Bari, 2006; J. RAWLS, Liberalismo politico, Milano, 1994; L. LOMBARDI VALLAURI, Stato laico, pensiero laico, pensiero dello Stato laico, in AA.VV., Laicità e Stato di diritto, cit., 55 e ss.; V. POSSENTI, Le ragioni della laicità, Soveria Mannelli, 2007; G. E. RUSCONI, Laicità ed etica pubblica, in AA. VV., Laicità e Stato di diritto, cit., 25 e ss.; U. SCARPELLI, Bioetica
2 La peculiare evoluzione storica del nostro Paese ci rende infatti più che mai vulnerabili ai rischi sottesi alla post-secolarizzazione teorizzata, tra gli altri, da Jürgen Habermas 2. La società post-secolare sorge con il laica, a cura di M. Mori, Milano, 1998; Card. A. SCOLA, Una nuova laicità. Temi per una società plurale, Venezia, 2007; J. STUART MILL, La libertà (1859), in La libertà, L utilitarismo, L asservimento delle donne, Milano, 1999; ID., Saggi sulla religione (1874), Milano, 1972; C.A. VIANO, Laici in ginocchio, Roma-Bari, Sul ruolo della laicità come principio basilare del diritto penale moderno v., tra gli altri (sia pure con orientamenti talora radicalmente eterogenei), S. CANESTRARI, Laicità e diritto penale nelle democrazie costituzionali, in Studi in onore di G. Marinucci, I, Milano, 2006, 139 e ss.; E. DOLCINI, Embrione, pre-embrione, ootide: nodi interpretativi nella disciplina della procreazione medicalmente assistita (l. 19 febbraio 2004, n. 40), in Riv. it. dir. proc. pen., 2004, 440 e ss., ora in Scritti per F. Stella, II, Napoli, 2007, 1223 e ss.; L. EUSEBI, Laicità e dignità umana nel diritto penale (pena, elementi del reato, biogiuridica), in Scritti per F. Stella, I, Napoli, 2007, 163 e ss.; G. FIANDACA, Considerazioni intorno a bioetica e diritto penale, tra laicità e post-secolarismo, in Riv. it. dir. proc. pen., 2007, 546 e ss.; ID., Scelte di tutela in materia di fecondazione assistita e democrazia laica, in Leg. pen., 2005, 339 e ss.; ID., Laicità del diritto penale e secolarizzazione dei beni tutelati, in Studi in memoria di P. Nuvolone, I, Milano, 1991, 167 e ss.; M. B. MAGRO, Etica laica e tutela della vita umana: riflessioni sul principio di laicità in diritto penale, in Riv. it. dir. proc. pen., 1994, 1382 e ss.; S. MOCCIA, Carpzov e Grozio. Dalla concezione teocratica alla concezione laica del diritto penale, Napoli, 1979; V. MORMANDO, Religione, laicità, tolleranza e diritto penale, in Scritti per F. Stella, I, Napoli, 2007, 259 e ss.; D. PULITANÒ, Laicità e diritto penale, in Riv. it. dir. proc. pen., 2006, 55 e ss.; M. ROMANO, Principio di laicità dello Stato, religioni, norme penali, in Riv. it. dir. proc. pen., 2007, 493 e ss.; ID., Secolarizzazione, diritto penale moderno e sistema dei reati, in Riv. it. dir. proc. pen., 1981, 477 e ss.; P. SIRACUSANO, I delitti in materia di religione, Milano, 1983; F. STELLA, Laicità dello Stato: fede e diritto penale, in AA.VV., Diritto penale in trasformazione, a cura di G. Marinucci ed E. Dolcini, Milano, 1985, 310; C. VISCONTI, La tutela penale della religione nell età post-secolare e il ruolo della Corte costituzionale, in Riv. it. dir. proc. pen., 2005, 1029 e ss. 2 ) Il termine società post-secolare è stato coniato dal sociologo tedesco K. EDER (Integration durch Kultur? Überlegungen zur Suche nach einer europäischer Identität, in Teoria sociologica, n. 3/1994; cfr. anche AA.VV., Postsecolarismo. Dieci interpretazioni a confronto, Venezia, 2007). Il concetto è stato approfondito, a livello filosofico, da J. HABERMAS, I fondamenti morali prepolitici dello Stato liberale, in Humanitas, 2004, n. 2, 239 e ss., e, diffusamente, Tra scienza e fede, cit., spec. p. 42 e ss.: «perché i laici si rendano conto di vivere in una società post-secolare, orientata anche epistemicamente sulla sopravvivenza delle comunità religiose, occorre un cambiamento di mentalità non meno impegnativo dell adattamento della coscienza religiosa alle sfide di un ambiente che va sempre più laicizzandosi» (corsivo dell Autore). Favorevole, in linea di principio, ad una rilevanza anche pubblica della religione è, tra i penalisti laici, D. PULITANÒ, Laicità e diritto penale, cit., 60 e ss. Per ulteriori spunti di riflessione su società post- secolare e principio di laicità cfr. G. FIANDACA, Scelte di tutela in materia di fecondazione assistita e democrazia laica, cit., 341 e ss. 2
3 crollo dell assetto ideologico-istituzionale successivo al secondo conflitto mondiale e si contraddistingue per il riconquistato ruolo pubblico delle comunità religiose, sia pure in un orizzonte secolarizzato e pluralista: una situazione, cioè, in cui sarebbe sostanzialmente ma forse solo auspicabilmente «venuto meno il Kulturkampf tra una mentalità laica militante e mentalità religiosa» 3, sullo sfondo di un apparato istituzionale del tutto neutrale 4. Gli assetti sociali, culturali e politici connessi a tale fenomeno sono tuttavia estremamente delicati, se non addirittura pericolosamente precari. La ricerca di un equilibrio tra mentalità laica e mentalità religiosa, lungi dal tradursi nella «sfera pubblica polifonica» teorizzata da Habermas, sfocia sempre più spesso in forme serpeggianti di supremazia quando non di espressa prevaricazione delle ragioni religiose su quelle secolari 5. L uso pubblico della ragione caro a Rawls 6 si trasforma, così, nel suo esatto contrario: nell irragionevole 3 ) C. MANCINA, Laicità e politica, in AA.VV., Laicità, cit., ) J. HABERMAS, Tra scienza e fede, cit., 164 e ss. Secondo l Autore «lo Stato laico può assicurare imparzialmente la tolleranza solo se garantisce che nella sfera pubblica politica il pluralismo di visioni del mondo possa liberamente dispiegarsi senza normative pregiudicanti il contenuto sulla base del rispetto reciproco». L illustre filosofo è fautore di una idea di laicità pacata (e per questo ben vista anche in ambienti cattolici: cfr. da ultimo Card. A. SCOLA, Una nuova laicità, cit., 16 e ss.) ma ferma, nel cui ambito l assoluta neutralità dello Stato è premessa indispensabile per la realizzazione di un interazione convincente tra laici e credenti. In tale prospettiva, ad esempio, l eventuale inserimento di giustificazioni religiose nel processo legislativo lederebbe in modo grave il principio di laicità. Sul punto si tornerà meglio infra, 4 e ss. Garbatamente critica nei confronti del modello moderato di laicità prospettato da Habermas - che presenterebbe il difetto genetico di adattarsi perfettamente solo alle religioni cristiane - è C. MANCINA, Laicità e politica, cit., 19 e ss. 5 ) Particolarmente interessanti, sotto questo punto di vista, le riflessioni di G. E. RUSCONI, Laicità ed etica pubblica, in AA. VV., Laicità e Stato di diritto, cit., 27, secondo il quale nel nostro Paese si verificano due fenomeni sottilmente collegati. Da un lato «la povertà teologica della popolazione la porta ad affidarsi acriticamente ai ministri ufficiali della Chiesa, mentre dall altro lato parecchi laici, che si dichiarano agnostici o atei, riconoscono agli uomini di Chiesa una competenza privilegiata sulle questioni etiche. La parola giusta per qualificare la situazione ora descritta in Italia dovrebbe essere clericalismo. Ma questo termine è vissuto come offensivo. Oggi nessuno vuol sentirsi dare del clericale, mentre tutti si dichiarano laici ( sani, naturalmente, cioè non contaminati dal laicismo )». 6 ) J. RAWLS, Liberalismo politico, Milano, 1994; dello stesso Autore cfr. anche Un riesame dell idea di ragione pubblica, in ID., Saggi. Dalla giustizia come equità al liberalismo politico, Milano, Il modello rawlsiano di laicità non è rigidamente neutralista né 3
4 prevalenza culturale, politica e giuridica di una comunità sull altra, nella dittatura della maggioranza sui soggetti più deboli nel senso più ampio del termine. Il problema è di cruciale rilevanza, specie ove si considerino le implicazioni connesse al carattere (ormai irreversibilmente) multiculturale del tessuto sociale ed alla difficoltà di individuare ragioni comuni, e pacifiche, di convivenza tra diversi nel rispetto delle reciproche diversità 7. In siffatto contesto, è del tutto condivisibile l affermazione secondo cui «la crisi della laicità di cui tanto si parla è in realtà una crisi o una messa in discussione della democrazia, dei suoi fondamenti etici e della sua capacità di produrre decisioni condivise» 8. Significativa, a proposito, è persino la tendenza a disintegrare la nozione stessa di laicità, proponendo una serie di concetti correlati cui viene non di rado a torto attribuito un significato negativo. Si associa così la laicità al vituperato relativismo 9 e, peggio ancora, si strettamente esclusivo. Rawls non oppone ragioni secolari e ragioni religiose, ma ragioni politiche a ragioni corali derivanti da dottrine religiose, laiche ed economiche. L Autore non cerca pertanto un equilibrio tra laicità e religioni, ma un diverso spazio di convivenza (rectius: di tolleranza) politica tra tutte le credenze, religiose o meno. Aderisce con convinzione al modello rawlsiano come modello di laicità concretamente praticabile (in contrapposizione alla draconiana laicità alla francese ) C. MANCINA, Laicità e politica, cit., 21 e ss. 7 ) Per un avvincente indagine antropologica sul multiculturalismo v. M. AIME, Eccessi di culture, Torino, Sulle implicazioni tra multiculturalismo e diritto penale cfr. gli esaurienti contributi di A. BERNARDI (Modelli penali e società multiculturale, Torino, 2006; Società multiculturale e reati culturali. Spunti per una riflessione, in Studi in onore di G. Marinucci, I, Milano, 2006, 45 e ss.) e C. DE MAGLIE (Multiculturalismo e diritto penale. Il caso americano, in Scritti per F. Stella, I, Napoli, 2007, 3 e ss.; Società multiculturali e diritto penale: la cultural defense, in Studi in onore di G. Marinucci, I, Milano, 2006, 215 e ss.). 8 ) C. MANCINA, Laicità e politica, in AA.VV., Laicità, cit., 16: «la democrazia ha, infatti, nella neutralità dello Stato e nel rispetto per tutte le credenze, religiose e non, un presupposto indispensabile. Potremmo spingerci più in là e sostenere, con Rawls, che la democrazia non si limita ad accettare il pluralismo delle credenze, ma lo richiede come condizione». 9 ) Una difesa del relativismo come principio cardine delle moderne democrazie (in antitesi con l inquietante concetto di assolutismo) è condotta, da ultimo, da G. GIORELLO, Relativismo, in AA. VV., Laicità, cit., 230 e ss. Sul fondamento necessariamente relativistico dello Stato di diritto cfr. G. ZAGREBELSKY, Imparare la democrazia, Roma, 2005, passim, secondo il quale la democrazia non ha fedi e valori assoluti da difendere, ad eccezione di quelli sui quali essa stessa si basa. Critico nei riguardi della posizione di Zagrebelsky (che enfatizzerebbe l idea che la democrazia 4
5 tenta di distinguere non solo sul piano semantico tra laicità e laicismo 10, ovvero tra laicità buona e laicità cattiva 11. Il laicista starebbe, in un certo senso, al laico come il moralista alla morale, rappresentandone una degenerazione 12. Il discrimen tra laici buoni e non presuppone alcuna particolare concezione del mondo e della verità) è D. PULITANÒ, Laicità e diritto penale, cit., 58 e s., ad avviso del quale, invece, il principio democratico e quello di laicità, in quanto principi normativi, abbisognano di una giustificazione sul piano normativo del dover essere. 10 ) Operano una disamina critica di questa coppia concettuale, tra gli altri, J. HABERMAS, Tra scienza e fede, cit., 17 e ss. (che mette in guardia dalla generalizzazione di una visione laicistica del mondo), G. BONIOLO, Introduzione, in AA.VV., Laicità, cit., XXVI (contrario alla mistificante differenziazione tra laici buoni e cattivi ma non alla necessità di distinguere la laicità vera e propria dal laicismo) e D. PULITANÒ, Laicità e diritto penale, cit., 61. Quest ultimo, in particolare, attribuisce una connotazione negativa, ma non sempre univoca, al lemma laicista, utilizzandolo tuttavia nell accezione basica (e neutra) di non religioso. Secondo l Autore il laicista, per un verso, evoca una concezione del mondo di tipo lucreziano e, per un altro, abbraccia una concezione della politica di tipo liberal (nel senso forte del termine: «un soggetto non accomodante, che si pone di fronte agli uomini di religione come altro, ma aperto al dialogo»). 11 ) C. A. VIANO, Laici in ginocchio, cit., 17 e ss., cui si rinvia per un interpretazione fuori dal coro dei rapporti tra laicità e laicismo. Col termine laicità si indicherebbe solo una condizione, mentre il termine laicismo farebbe riferimento alla disposizione di chi approva la separazione tra la sfera politica e la sfera religiosa pretendendo che il potere politico protegga i cittadini dall ingerenza del clero. 12 ) Coglie bene questo profilo U. SCARPELLI, Bioetica laica, Milano, 1998, al quale si deve una delle più significative apologie del laicismo. Laicismo può infatti essere inteso in tre accezioni diverse. In un primo e importante senso, laicismo designa un atteggiamento e una dottrina politici secondo cui non compete allo Stato assumere come propria una determinata religione, imporla e farne propaganda, privilegiare i fedeli a danno dei fedeli di altre religioni o di chi non professi alcuna fede. Nel senso qui esaminato, il laicismo è l esito di una grande tradizione volta alla tolleranza, alla pace religiosa, alla libertà di coscienza, alla fede genuina radicata non nel potere ma nella coscienza. In una seconda accezione, cui si ricollega il laicismo politico sopra accennato, laicismo è quella visione generale dell uomo come essere dotato di intelletto e di volontà cara, tra gli altri, a Benedetto Croce. In un terzo senso, più pesante e pieno dei precedenti, il laicismo invece è la condizione del vivere in prospettive e secondo valori puramente umani e mondani, rinunciando, anche nella libertà della propria coscienza, a consolidarli e a controllarli secondo fattori trascendenti. Secondo Scarpelli è proprio questo laicismo a costituire il bersaglio della polemica anti-laica da alcuni anni così vivace nel nostro Paese: «al laicismo nel terzo senso si imputano tutti gli sviamenti e le perversioni della società contemporanea, dalle banalità del consumismo agli eccessi del permissivismo, dall abuso delle droghe fino alla pratica sfrenata dell aborto. La società dei nostri giorni confermerebbe che «se 5
6 cattivi sarebbe rappresentato (esclusivamente) dal forte anticlericalismo dei laicisti, che li renderebbe per ciò solo interlocutori inaffidabili a livello politico-istituzionale: minoranza non tutelabile, dunque, perché intollerante, incapace di prendere parte alla «sfera pubblica polifonica» per le stesse ragioni per cui i credenti più o meno integralisti ne fanno invece parte! Si tratta, com è evidente, di una valutazione insidiosa e talora fuorviante. Come meglio vedremo tra breve 13, ciò che distingue il laico dal chierico non è il suo (personale ed intangibile) livello di insofferenza alle gerarchie ecclesiastiche, ma la sua capacità di decidere e di lasciar decidere con piena libertà di coscienza: con piena autonomia, cioè, rispetto alle proprie personali convinzioni. I riflessi del post-secolarismo sul mondo del diritto sono alquanto curiosi e non di rado inquietanti: si pensi all ancor recente configurazione del crocifisso come simbolo laico da parte del Consiglio di Stato 14, o alle difficoltà sorte in (e fuori dal) Parlamento intorno al mero tentativo di proporre una regolamentazione giuridica delle c.d. famiglie di fatto 15. L impressione è che i termini stessi del non c è un dio allora tutto è permesso»: dunque deve esserci un dio, e a lui bisogna ritornare». Il maestro laico del tempo, sembra allora non essere né Kant né Mill né Benedetto Croce, ma il Marchese de Sade. Il laicismo tuttavia «non può essere giudicato su Sade, più di quanto la religione possa essere giudicata sui suoi ipocriti e fanatici persecutori sino ai costruttori di roghi, almeno ideali» 13 ) Infra, ) Il riferimento è alla discussa sentenza 13 febbraio 2006, n. 556 (in Diritto e Giustizia, n. 10/2006, 69), secondo la quale il simbolo del crocifisso, anche per i non credenti, esprimerebbe in forma sintetica valori civilmente rilevanti (tolleranza, rispetto dei diritti e delle libertà della persona, solidarietà, non discriminazione). Per i giudici di Palazzo Spada ne consegue che l esposizione del simbolo religioso nelle aule scolastiche, in quanto propugnazione dei suddetti valori laici, non violerebbe il principio di laicità dello Stato (considerato, in ogni caso, come principio fondamentale del nostro ordinamento). Colpisce, nelle argomentazioni del Consiglio di Stato, l appropriazione strumentale di un simbolo religioso a scopi politici. Sulla questione, cfr. M. AIME, Eccessi di culture, cit., 12 e ss.: si può anche sostenere, come taluno ha fatto (ben prima della pronunzia del Consiglio di Stato), che il Cristo in croce è una sorta di simbolo dell identità nazionale, «ma questa affermazione è assolutamente contraria al significato universale, e quindi implicitamente transnazionale, trasmesso dal messaggio cristiano». 15 ) V., da ultimo, S. PROSDOCIMI, Prospettive etiche e tutela di beni giuridici in materia di coppie di fatto: osservazioni di un penalista, in Riv. it. dir. proc. pen., 2007, 31 e ss., il quale evidenzia il problema dell assetto attuale in Italia dei rapporti tra Stato e Chiesa, «a fronte di uno Stato divenuto estremamente fragile e di una Chiesa da tempo 6
7 dibattito istituzionale su temi eticamente sensibili siano impostati in modo errato. Il confronto non dovrebbe, infatti, basarsi su una contrapposizione tendenziale o netta tra laici e non laici (destinata peraltro a risolversi, nel presente momento storico, nella prevalenza numerica dei secondi sui primi), ma trovare proprio nel principio di laicità formalmente espresso come principio supremo e profilo della nostra forma di Stato dalla nota sentenza costituzionale n. 203/ le chiavi della sua composizione. Sul piano del diritto penale, la crisi della laicità si riflette oggi prevalentemente 17 su due settori cruciali e correlati: la definizione dell ambito di tutela dell inizio della vita umana e quella non meno problematica della sua fine. Sotto il primo profilo, è ormai assodato come la legge n. 40 del 2004 abbia determinato, nel nostro sistema, una paradossale asimmetria tra la tutela dell embrione e quella del nascituro 18 : il ricorso completamente svincolata ed emancipata dai controlli e dalle ingerenze del potere politico». 16 ) Corte cost., sentenza 11/4/1989, n. 203, in Secondo la sentenza de qua, «il principio di laicità, quale emerge dagli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20 della Costituzione, implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale». 17 ) Ma non certo esclusivamente. Si pensi al settore dei delitti in materia di religione, su cui vedi, fra gli altri, P. SIRACUSANO, I delitti in materia di religione, cit, 83 e ss. («il diritto penale laico dovrebbe essere neutrale rispetto a ogni visione del mondo, religiosa o non, così come realmente tollerante rispetto a comportamenti che si esauriscono nel mero spregio di contenuti ideologico-religiosi, quale che sia la dignità socio-culturale di questi ultimi»), e, di recente, C. VISCONTI, La tutela penale della religione nell età post-secolare e il ruolo della Corte costituzionale, cit., 1029 e ss. Sui rapporti tra principio di laicità e libertà religiosa v. poi, da ultimo, M. ROMANO, Principio di laicità dello Stato, religioni, norme penali, cit., 493 e ss. 18 ) Per uno sguardo d insieme alla l. 40/2004, cfr. da ultimo le accurate ricognizioni di A. VALLINI, Procreazione medicalmente assistita, in Leggi penali complementari, a cura di T. Padovani, Milano, 2007, 570 e ss., e di G. LOSAPPIO, voce Procreazione assistita, in Commentario breve alle leggi penali complementari, 2ª ed., Padova, 2007, 2051 e ss. La più acuta disamina critica della l. 40 del 2004 si deve ad E. DOLCINI, Embrione, pre-embrione, ootide: nodi interpretativi nella disciplina della procreazione medicalmente assistita (l. 19 febbraio 2004, n. 40), in Riv. it. dir. proc. pen., 2004, 440 e ss. Fortemente scettico sulle opzioni di tutela sottese alla l. 40/2004 è anche S. CANESTRARI, Commento alla l. 19 febbraio 2004, n. 40, in Dir. pen. proc., 2004, 416 e ss. Particolarmente significative, a riguardo, le riflessioni di G. FIANDACA, Scelte di tutela in materia di fecondazione assistita e democrazia laica, cit., 343: «quanto al merito contenutistico, è 7
8 all interruzione volontaria della gravidanza è ora assai più semplice di quello alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, quando non si presenti addirittura come unica (drammatica) soluzione praticabile nel caso in cui il feto generato mediante fecondazione assistita presenti malattie o gravi malformazioni, pur agevolmente prevenibili tramite quella diagnosi pre-impianto ora faticosamente consentita non in modo esplicito dal testo della legge ma dalle nuove linee guida, e solo grazie all intervento fortemente correttivo della giurisprudenza di merito e del TAR del Lazio nell intento, qui impropriamente evocato, di scongiurare pratiche eugenetiche 19. La tutela, anche penale, dell embrione è blindata sotto ogni aspetto: dalla selezione (quella sì, pressoché scontato obiettare che il legislatore italiano ha finito con l avallare una concezione della meritevolezza di tutela dell embrione eccessivamente sbilanciata a favore della prospettiva etico-religiosa di matrice cattolica: mentre è stata elusa l esigenza di realizzare un equilibrato bilanciamento con altri beni o interessi di centrale rilevanza, come la salute della donna o l interesse alla sperimentazione sugli embrioni a fini terapeutici». Tenta una poco convincente (e forse non pienamente convinta) difesa parziale dei principi ispiratori della l. 40/2004, M. ROMANO, Principio di laicità dello Stato, cit., 505 e ss. 19 ) V. la recentissima sentenza del TAR Lazio, Sez. III Quater, del , n. 398 (in Quotidiano giuridico Ipsoa del ). Tale pronunzia ha appunto annullato la parte delle linee guida della l. 40/2004 relativa al divieto di diagnosi pre-impianto, ritenendola in contrasto con quanto previsto a riguardo dalla stessa legge 40. Sulla questione, di recente, A. MANNA, La tutela penale della vita in fieri, tra funzione promozionale e protezione dei beni giuridici, in Legisl. pen., 2005, 347. Cfr. anche R. VILLANI, Procreazione assistita e diagnosi genetica preimpianto: la Corte costituzionale salva pilatescamente il divieto, in Studium Iuris, 2007, 127 e ss., in merito alla discutibile ordinanza della Corte Cost. n. 369/2006 su cui meglio si tornerà infra, 4 e ss. Per una parziale e ragionata riabilitazione dell eugenetica v. S. BERTEA, Eugenetica, in AA. VV., Questioni di vita o di morte, cit., 93 e ss. (cui si rinvia per un interessante excursus storico-politico sull evoluzione dell eugenetica dal 1883 data ufficiale della nascita del termine in esame ad oggi). Secondo lo Studioso non è possibile fornire un unica risposta al problema della legittimità morale dell eugenetica, essendo piuttosto necessario identificare ed analizzare in modo specifico le singole forme di intervento eugenetico. Sotto questo particolare angolo prospettico, la valutazione etica degli interventi eugenetici sulle cellule germinali a fini non terapeutici differisce radicalmente da quella delle operazioni sulle cellule somatiche che si rivelano indispensabili per curare determinate patologie (diversamente non curabili). L equiparazione delle une alle altre equivale a non cogliere importanti differenze e, così, a fornire risposte non soltanto semplicistiche ma anche inadeguate a problemi complessi. 8
9 eugenetica) degli aspiranti genitori 20 al divieto di crioconservazione, dal ragionevole divieto di commercializzazione di gameti ed embrioni sino a quello assai meno comprensibile di soppressione embrionaria selettiva in caso di gravidanze a rischio, lesivo del diritto alla salute della madre ex art. 32 Cost. 21, e di utilizzo a fini di ricerca dei c.d. embrioni soprannumerari, gravemente lesivo della libertà costituzionale di sperimentazione scientifica. La ragione di siffatta discrasia è chiaramente da rintracciare nel diverso grado di laicità che permea la ratio ispiratrice della l. 194/1978 rispetto a quella della l. 40/2004. Spia, invero poco rassicurante, del bassissimo indice di laicità della legge n. 40 è, d altro canto, la stessa intitolazione delle norme in questione: dettando la regolamentazione della procreazione medicalmente assistita, il legislatore del 2004 ha preferito senza esitazioni il termine teologico procreazione rispetto ai lemmi scientifici riproduzione o fecondazione 22, tradendo con ciò solo le anomale interferenze tra Stato e Chiesa 23 che hanno caratterizzato la genesi del testo normativo e la scarsa attenzione della 20 ) La ristretta cerchia di soggetti legittimati al laborioso ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita comporta attualmente l esclusione dei single, delle coppie omosessuali e dei genitori non conviventi e non viventi. Sia, a riguardo, consentito il rinvio a L. RISICATO, Lo statuto punitivo della procreazione tra limiti perduranti ed esigenze di riforma, in Riv. it. dir. proc. pen., 2005, 682 e ss. 21 ) G. FIANDACA, Scelte di tutela, cit., 344: «proprio sotto il profilo del bilanciamento si assiste ad un sensibile arretramento rispetto ai principi elaborati in precedenza dalla giurisprudenza costituzionale nell ottica di una valutazione comparativa tra i beni in gioco. Alludiamo alla sentenza 27/1975 della Corte costituzionale in tema di aborto, la quale aveva affermato «non esiste equivalenza tra il diritto non solo alla vita, ma anche alla salute proprio di chi è già persona, come la madre, e la salvaguardia dell embrione che persona deve ancora diventare». Si consideri che questi principi hanno una valenza tanto maggiore, in quanto si riferiscono più direttamente al feto, cioè ad un embrione già impiantato nel corpo della donna e che si trova in uno stadio molto avanzato di sviluppo: se ne deduce, dunque, che l esigenza di accordare maggiore peso alla tutela della salute della madre varrebbe tanto più rispetto ad embrioni negli stadi iniziali e non ancora impiantati». 22 ) Così, esattamente, M. MORI, Fecondazione assistita, in AA.VV., Laicità, cit., 165: «anche solo questo aspetto è rivelatore della forte dipendenza del testo di legge dall impostazione teologica e della sua scarsa laicità». 23 ) Esclude che la Chiesa (cattolica) possa avere un evidente ruolo politico (o, per contro, che esista una certa politica asservita alla Chiesa) L. EUSEBI, Laicità e dignità umana, cit., 175: «ci sarebbe d aver maggiormente timore della religione asservita al potere (o ai poteri) nel chiuso dei suoi luoghi di culto, e non vale la pena averne nostalgia: essa sola può essere oppio dei popoli» (corsivo dell Autore). 9
10 trama legislativa rispetto alle esigenze di una vera «sfera pubblica polifonica». Le possibili conseguenze di una tutela irragionevolmente asimmetrica dell inizio della vita umana risentono anch esse del grado di laicità con cui il legislatore prossimo venturo saprà coniare i testi normativi: come meglio vedremo in seguito 24, una tutela laica della vita umana, coerente con le indicazioni provenienti dalla Carta costituzionale, suggerisce un netto ridimensionamento dei confini della tutela (anche) penale dell embrione, specie nelle ipotesi di conflitto con l indisponibile salvaguardia della salute della madre. Diversamente, l opzione di una tutela non laica della vita umana rischia di rimettere prima o poi in discussione la normativa sull interruzione volontaria della gravidanza 25, con tutto ciò che tale decisione comporterebbe. Sul diverso, delicatissimo versante dell individuazione di un diritto di morire 26 non incompatibile con il dettato costituzionale, si 24 ) Infra, ) G. FIANDACA, Scelte di tutela in materia di fecondazione assistita e democrazia laica, cit., 344: «non v è dubbio che il sovvertimento dei termini del bilanciamento realizzato dalla l. 40/2004 introduce nel nostro ordinamento una contraddizione, che finisce col mettere oggettivamente (cioè anche a prescindere dalle intenzioni soggettive delle forze politiche) a repentaglio l attuale legittimità della disciplina dell aborto». Partendo da una prospettiva ideologica radicalmente antitetica, evidenzia da ultimo la distonia tra legge sulla procreazione assistita e normativa in materia di interruzione della gravidanza, specie sotto il profilo del divieto di diagnosi pre-impianto previsto dalla l. 40, M. ROMANO, Principio di laicità dello Stato, cit., 511 (per il quale comunque la legge sull aborto ha rappresentato a suo tempo, e continua a rappresentare, per il mondo cattolico, il vulnus più doloroso che l ordinamento ha sino ad oggi avallato). Sulla l. 194/1978 v., per tutti, T. PADOVANI, voce Procreazione (diritto penale), in Enc. dir., XXXVI, Milano, 1987, 969 e ss. 26 ) In merito al quale v., da ultimo, M. DONINI, Il caso Welby e le tentazioni pericolose di uno spazio libero dal diritto, in Cass. pen., 2007, 902 e ss.; F. VIGANÒ, Esiste un diritto a essere lasciati morire in pace? Considerazioni in margine al caso Welby, in Dir. pen. proc., 2007, 5 e ss.; A. VALLINI, Lasciar morire, lasciarsi morire: delitto del medico o diritto del malato?, in Studium Iuris, 2007, 539 e ss. In generale cfr., tra gli altri, AA.VV., Vivere: diritto o dovere?, a cura di L. Stortoni, Trento, 1992; F. GIUNTA, Eutanasia pietosa e trapianti quali atti di disposizione della vita e del proprio corpo, in Dir. pen. proc., 1999, 403 e ss.; ID., Diritto di morire e diritto penale. I termini di una relazione problematica, in Riv. it. dir. proc. pen., 1997, 74 e ss.; G. GIUSTI, L eutanasia. Diritto di vivere, diritto di morire, Padova, 1982; G. GRASSO, Riflessioni in tema di eutanasia, in Quad. giust., 1986, 60 e ss.; G. IADECOLA, Diritto di morire e potestà medica di curare, in Cass. pen., 1997, 3661; ID., Eutanasia. Problematiche giuridiche e medico-legali, Padova, 1991; M.B. MAGRO, Eutanasia e diritto penale, Torino, 2001; D. NERI, Eutanasia. Valori, scelte morali, dignità 10