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Timestamp: 2019-04-20 21:15:10+00:00
Document Index: 7383573

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'sentenza ', 'art 36', 'art. 36', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 21']

8 Ottobre 2012 - Autore: studiolegaledanza
La nota L. 7 agosto 2012, n. 135 di conversione del d.l. 6 luglio 2012, n. 95 "disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini” è intervenuta con numerose disposizioni sulla pubblica amministrazione al fine di perseguire l’obiettivo preannunciato dal Governo di riduzione della spesa pubblica ( c.d spending review). A tal proposito si fa rilevare come con l’art. 5 c.8 della legge- riduzione di spese delle pubbliche amministrazioni-, il legislatore è intervenuto sul tema delle ferie del personale della pubblica amministrazione. In particolare ha previsto che “le ferie, i riposi ed i permessi spettanti al personale, anche di qualifica dirigenziale, delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi dell'articolo 1, co. 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, ( nonche' delle autorita' ) indipendenti ivi inclusa la Commissione nazionale per le societa' e la borsa (Consob), sono obbligatoriamente fruiti secondo quanto previsto dai rispettivi ordinamenti e non danno luogo in nessun caso alla corresponsione di trattamenti economici sostitutivi. La presente disposizione si applica anche in caso di cessazione del rapporto di lavoro per mobilita', dimissioni, risoluzione, pensionamento e raggiungimento del limite di eta'. Eventuali disposizioni normative e contrattuali piu' favorevoli cessano di avere applicazione a decorrere dall'entrata in vigore del presente decreto. La violazione della presente disposizione, oltre a comportare il recupero delle somme indebitamente erogate, e' fonte di responsabilita’ disciplinare ed amministrativa per il dirigente responsabile.”A ben vedere la nuova disposizione per la verità, nel prevedere molto chiaramente l’assoluta impossibilità di monetizzare le ferie non godute, adotta un principio assai rigoroso atteso che il divieto di monetarizzazione si applica a prescindere dalla motivazione che da origine alla impossibilità di fruire delle ferie da parte del lavoratore: e cioè, sia che dipendano dal datore di lavoro pubblica amministrazione che da cause dipendenti da impossibilità oggettiva . Appare però del tutto evidente come tale principio, strida palesemente sia con un consolidato orientamento della Corte di Giustizia europea, che con una recentissima sentenza della Corte di Cassazione sez.Lavoro n. 11462 del 9 luglio 2012, intervenuta nelle more tra il d.l. 6 luglio 2012, n. 95 e la legge di conversione: tutto ciò sicuramente darà luogo a seri problemi di compatibilità tra i principi ora introdotti e quelli ribaditi dalla Corte Italiana ed Europea, che sostanzialmente ribadiscono il valore costituzionale del diritto alle ferie ex art 36 Cost. soprattutto in presenza di una causa di forza maggiore. In particolare la Cassazione ,accogliendo il ricorso di un direttore dei servizi amministrativi di un istituto tecnico commerciale statale, ha affermato il diritto del lavoratore a percepire l'indennità sostitutiva per le ferie non fruite a causa di malattia. In sede di appello invece la Corte di Perugia aveva rigettato la domanda proposta dal lavoratore, diretta al riconoscimento della sua indennità sostitutiva delle ferie maturate e non godute, al momento del suo collocamento al riposo, a cause di lunghe assenze per malattia, sulla base del fatto che il contratto collettivo della scuola prevedeva come unica ipotesi di pagamento dell'indennità il fatto che il mancato godimento delle ferie fosse motivato da "esigenze di servizio", mentre nel caso de quo riguardava l’insorgenza della malattia. Secondo la Corte infatti” le ferie non godute a causa di un periodo di malattia, e che non vengono fruite per cessazione del rapporto di lavoro, vanno sempre compensate con il pagamento dell’indennità sostitutiva, indipendentemente da ciò che prevede il contratto collettivo di appartenenza”; la Suprema Corte, inoltre rammentando che il diritto alle ferie gode di una tutela rigorosa, di rilievo costituzionale, fondata sull'art. 36, terzo comma, Cost. prevede letteralmente che "il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi"; precisa altresì la sentenza che "l'indennità sostitutiva, oltre a poter avere carattere risarcitorio, in quanto idonea a compensare il danno costituito dalla perdita del bene ( e cioè il riposo con recupero delle energie psicofisiche, la ricreative e simili) al cui soddisfacimento l'istituto delle ferie è destinato, per un altro verso costituisce un'erogazione di natura retributiva ma più specificamente “costituendo il corrispettivo dell’attività lavorativa resa in un periodo che, pur essendo di per sé retribuito, avrebbe invece dovuto essere non lavorato perché destinato al godimento delle ferie annuali” , restando indifferente l'eventuale responsabilità del datore di lavoro per il mancato godimento delle stesse. E’ per queste ragioni che, secondo i giudici va sancita "l'illegittimità”, per il loro contrasto con norme imperative, delle disposizioni di contratti collettivi che escludano il diritto del lavoratore all'equivalente economico di periodi di ferie non goduti al momento della risoluzione del rapporto, salva l'ipotesi del lavoratore che abbia disattesa la specifica offerta della fruizione del periodo di ferie da parte del datore di lavoro." La sentenza del giudice d'Appello di Perugia tra l’altro, poiché il lavoratore non ha potuto fruire delle ferie a causa di malattia, secondo la suprema Corte contrasta con l’orientamento giurisprudenziale della Corte di Giustizia che, con sent. C-350/06 e C-520/06, ha chiarito che "l'articolo 7 della direttiva 2003/88 deve essere interpretato nel senso che sebbene la norma nazionale possa stabilire dei limiti temporali per il godimento delle ferie dalla loro maturazione, non è ammissibile la esclusione del diritto all'indennità finanziaria sostituiva quando i dipendenti fruiscono del congedo per malattia.
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