Source: http://www.tosclavgiur.it/?cat=507
Timestamp: 2018-01-17 11:23:17+00:00
Document Index: 157228050

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 6', 'art. 32', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 2112', 'art. 6', 'art 6', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 6']

Comunicazione ed Effetti | TOSCANA LAVORO GIURISPRUDENZA
Categoria: Comunicazione ed Effetti
Centro unico di imputazione dei rapporti di lavoro in senso sostanziale – Requisiti – Comunicazione di licenziamento in forma scritta – Messaggio SMS – Validità
trib-lu-ordinanza-20-7-17
Centro unico di imputazione dei rapporti di lavoro in senso sostanziale – Requisiti per il relativo accertamento.
L’obbligo di comunicazione per iscritto del licenziamento deve intendersi soddisfatto anche mediante comunicazione inviata in via informatica mediante SMS. Qualora tuttavia quest’ultima sia priva della motivazione del recesso si applica l’art. 18 comma 4 L. 300/1970.
Tribunale di Lucca, Ordinanza 20 luglio 2017, Est. Messina
Nota: nell’ordinanza, il Giudice, oltre a richiamare i requisiti stabiliti dalla Suprema Corte ai fini dell’accertamento della sussistenza di un unico centro di imputazione dei rapporti di lavoro, a fronte di una pluralità di soggetti giuridici, pone l’accento anche sulla necessità di un intento “fraudolento” sotteso al “frazionamento”. Peraltro la più recente giurisprudenza prescinde da tale intento fraudolento, ritenendo sussistente il centro unico di imputazione dei rapporti di lavoro anche per il solo ricorrere dei requisiti, così come individuati dalla Suprema Corte. Per ulteriori casi pubblicati in questa stessa rivista digitare ‘centro unico di imputazione’ nel campo ‘CERCA’.
Cassazione – ART. 32 comma 1 bis l. 183/2010 – differimento dei termini di impugnazione di cui all’art. 6 l. 604/1966 – interpretazione
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L’art. 32 comma 1 bis L. 183/2010, introdotto dalla L. 10/2011, si interpreta nel senso che lo stesso deve fare riferimento “all’ambito di novità insito nelle disposizioni in parola”, di cui differisce la decorrenza; poichè lo stesso richiama l’art. 6 comma 1 L. 604/1966 che, di per sè, non contiene disposizioni che innovano la precedente disciplina, tali margini di novità vanno necessariamente ricercati, perchè la norma in esame abbia un senso, nel contesto normativo in cui si inserisce la disposizione di cui è stata differita l’efficacia. Questi sono da un lato le nuove ipotesi cui l’onere di impugnazione è stato esteso e prima non contemplate dall’art. 6 L. 604/1966 (licenziamenti cie presuppongono la risoluzione di questioni relative alla qualificazione del rapporto, nullità del termine apposto al contratto di lavoro secondo la normativa vigente e pregressa e per i rapporti già cessati, recesso nei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e contratti a progetto, trasferimento di sede, cessione del contratto ex art. 2112 c.c., ogni altro caso in cui si chiede la costituzione o l’accertamento del rapporto in capo a soggetto diverso dal titolare del contratto) ma anche il “collegamento” tra il primo ed il secondo comma dell’art. 6 L. 604/1966 novellato, per cui l’impugnativa diviene inefficace se non seguita dal deposito del ricorso giudiziale nel termine stabilito dalla legge. Con la disposizione in parola, pertanto, il legislatore ha inteso differire anche il termine a partire dal quale decorre la decadenza di cui al secondo comma dell’art 6 L. 604/1966, che diviene quindi a sua volta non applicabile anteriormente al 31.12.2011.
Cass. Sez. lav. 13 marzo/23 aprile 2014 n. 9203
Licenziamenti successivi – Estinzione del rapporto per effetto del primo benchè illegittimo
cdapp-FI-1009-2013
Il licenziamento disciplinare intimato con l’inosservanza della procedura di contestazione dell’addebito si configura come licenziamento annullabile e non nullo. Lo stesso è comunque idoneo ad estinguere il rapporto sicchè, come per ogni altro licenziamento annullabile, ogni eventuale licenziamento successivamente irrogato deve considerarsi nullo per mancanza di causa e per l’impossibilità di adempiere alla sua funzione. Questo in ogni caso ove il rapporto non sia assistito da stabilità reale. Ove invece il rapporto sia assistito da stabilità reale, la sentenza di reintegrazione ricostituisce senza soluzione di continuità il rapporto, ma questo non vale a restituire retroattivamente efficacia alla ulteriore successiva manifestazione di recesso posta in essere allorchè il rapporto non era in essere.
Corte D’Appello di Firenze, Sent. 1009/2013, Est. Schiavone
Licenziamento ad nutum – Lavoratore ultrasessantenne – Omessa comunicazione dei motivi
Licenziamento ultrasessantenne – Omessa comunicazione delle motivazioni – efficacia del provvedimento espulsivo – sussiste
L’art. 4 della L. 108/1990 esclude dall’area di operatività dell’art. 2 L. 604/1960 e delle relative formalità (obbligo di comunicazione dei motivi richiesti) le ipotesi di licenziamento ad nutum nelle quali rientra anche quello del prestatore di lavoro che abbia superato i sessanta anni di età e che sia in possesso dei requisiti pensionistici, sempre che non abbia optato per la prosecuzione del rapporto di lavoro ai sensi dell’art. 6 del D.l. 791/1981, convertito in L. 541/1982. Conseguentemente il licenziamento intimato senza avere ottemperato all’obbligo di comunicazione dei motivi richiesti dal lavoratore è efficace.
Tribunale di Firenze – Sent. 30 marzo 2011 – Est. Santoni Rugiu
Trib. Fi 30.03.2011