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Timestamp: 2019-12-14 15:44:59+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 668', 'art. 55', 'art. 668', 'art. 663', 'art. 660', 'art. 663', 'art. 668', 'art. 668', 'sentenza ', 'art. 668', 'art.668', 'art. 668', 'art. 668', 'art. 668', 'art. 668', 'art. 660', 'art. 668', 'art. 354', 'art. 668', 'art. 663', 'art. 668', 'art. 447', 'art. 55', 'art. 668', 'art. 55', 'sentenza ', 'art. 140', 'art. 420', 'art. 663', 'art. 668', 'art. 55', 'art. 111', 'art. 668']

Art. 668 cod. proc. civile: Opposizione dopo la convalida | La Legge per tutti
Art. 668 cod. proc. civile: Opposizione dopo la convalida
Se l’intimazione di licenza o di sfratto e’ stata convalidata in assenza dell’intimato, questi può farvi opposizione provando di non averne avuto tempestiva conoscenza per irregolarità della notificazione o per caso fortuito o forza maggiore. (1)
Se sono decorsi dieci giorni dall’esecuzione, l’opposizione non è più ammessa, e la cauzione, prestata a norma dell’articolo 663 secondo [ora terzo] comma, e’ liberata.
L’opposizione si propone davanti al tribunale nelle forme prescritte per l’opposizione al decreto di ingiunzione in quanto applicabili.
L’opposizione non sospende il processo esecutivo, ma il giudice, con ordinanza non impugnabile, può disporne la sospensione per gravi motivi, imponendo, quando lo ritiene opportuno, una cauzione all’opponente.
(1) La Corte Costituzionale con sentenza 10-18 maggio 1972, n. 89 (in G.U. 1a s.s. 24/5/1972, n. 134) ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale del primo comma dell’art. 668 del codice di procedura civile (opposizione dopo la convalida) limitatamente alla parte in cui non consente la tardiva opposizione all’intimato che, pur avendo avuto conoscenza della citazione, non sia potuto comparire all’udienza per caso fortuito o forza maggiore”.
Opposizione dopo la convalida.
Questione di legittimità costituzionale; 2. Presupposti di ammissibilità; 2.1. Omessa rinnovazione della citazione; 2.2. Negligenza e leggerezza dell’intimato; 2.3. Forza maggiore; 2.4. Caso fortuito; 2.5. Spostamento orario o giorno dell’udienza; 2.6. Irregolarità della notificazione; 3. Regole di procedura; 3.1. Termini; 3.2. Forma dell’opposizione; 3.3. Sanatoria a norma dell’art. 55, l. 27 luglio 1978, n. 392; 3.4. Notificazione dell’opposizione; 3.5. Inammissibilità di una nuova domanda dell’opposto; 4. Opposizione tardiva ed altri mezzi d’impugnazione.
È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 668, comma 1, c.p.c., in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., nella parte in cui non ammette una incondizionata proponibilità della opposizione tardiva alla convalida di licenza o di sfratto per finita locazione, ma la limita ai soli casi in cui l’intimato provi di non aver avuto tempestiva conoscenza dell’atto per irregolarità della notificazione o per caso fortuito o forza maggiore, poiché esistono all’interno della disciplina del procedimento per convalida di sfratto una serie di previsioni (art. 663 comma 1 c.p.c.; art. 660, ult. co., c.p.c.) atte a garantire un rilevante grado di certezza della conoscenza da parte dell’intimato dell’atto notificatogli. Cass. 14 giugno 2002, n. 8582.
Presupposti di ammissibilità.
2.1. Omessa rinnovazione della citazione.
Col rimedio dell’ opposizione tardiva non può lamentarsi l’omessa rinnovazione della citazione ai sensi dell’art. 663 c.p.c., poiché in tal modo si deduce non un oggettivo impedimento della parte a comparire ma un errore del giudice nell’emanazione dell’ordinanza di convalida, in quanto tale da farsi valere attraverso l’appello. Pret. Torre Annunziata, 13 febbraio 1995.
2.2. Negligenza e leggerezza dell’intimato.
È inammissibile l’ opposizione tardiva alla convalida, ex art. 668 c.p.c., proposta dall’intimato che, pure avendo avuto conoscenza dell’atto di intimazione, non sia comparso né alla prima né alle successive udienze del procedimento di sfratto, fidandosi delle assicurazioni ricevute circa il comportamento processuale che l’intimante avrebbe tenuto in prima udienza, giacché siffatte assicurazioni di controparte non possono esimere l’intimato dal comparire o costituirsi nel giudizio per far valere le proprie ragioni, e quindi la sua assenza deve ritenersi imputabile a negligenza e leggerezza, e non già a caso fortuito. Pret. Milano, 12 febbraio 1991.
2.3. Forza maggiore.
Con riguardo ad opposizione proposta dopo la convalida di licenza o di sfratto ai sensi dell’art. 668 c.p.c., la impossibilità a comparire dell’intimato (o, se questo si sia costituito, del suo difensore) per forza maggiore può anche dipendere da un malore purché il giudice di merito (con valutazione di fatto, incensurabile in sede di legittimità, se congruamente motivata) accerti, anche avvalendosi delle nozioni di comune esperienza, adeguate per valutare la gravità e gli effetti delle malattie comuni, che tale malore sia stato improvviso ed imprevedibile e che sussista un effettivo nesso di causalità tra lo stato di malattia e la mancata comparizione della parte. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, che aveva escluso la configurabilità sia della forza maggiore che del nesso causale in presenza di una denunciata colica renale verificatasi due giorni prima dell’udienza, ovvero in un lasso di tempo idoneo affinché il difensore della ricorrente potesse provvedere alla propria sostituzione). Cass. 3 agosto 2005, n. 16252; conforme Cass. 15 gennaio 1992, n. 451.
In tema di locazioni, l'art. 668 del c.p.c., rubricato "opposizione dopo la convalida", ammette l'opposizione non soltanto nei casi di mancata tempestiva conoscenza dell'intimazione di sfratto (o di licenza), ma anche nell'ipotesi in cui l'intimato, benché a conoscenza della citazione, non sia potuto comparire all'udienza per caso fortuito o forza maggiore, risultando altrimenti violato il diritto di difesa del conduttore che, per cause indipendenti dalla sua volontà, si trovi impossibilitato a comparire all'udienza di convalida. Orbene, il giudice di merito deve compiere una valutazione che investe una condizione legittimante a carattere complesso, costituita sia dalla sussistenza di un obiettivo, imprevedibile e inevitabile evento impediente, sia dal collegamento eziologico tra questo evento e la precondizione della mancata comparizione dell'intimato all'udienza di convalida. In tal senso, si evidenzia come può rinvenirsi nel malore improvviso dell'intimato uno dei casi di ricorrenza di forza maggiore o caso fortuito. (Nella fattispecie, la conduttrice ha depositato certificati medici con la data coincidente con quella prevista per la convalida, attestanti un malore improvviso della medesima che le aveva impedito di comparire all'udienza di convalida. Conseguentemente, l'opposizione ex art.668 del c.p.c., è stata, sotto tale profilo, valutata ammissibile).
Tribunale Palermo sez. II 13 marzo 2013 n. 1131
Non integra gli estremi di legge, ai fini dell’ammissibilità dell’ opposizione tardiva all’intimazione di sfratto, l’impedimento addotto dall’intimato a ritirare il plico raccomandato giacente presso l’ufficio postale nel caso di notifica avvenuta a mezzo del servizio postale. Pret. Catania, 13 aprile 1992.
2.4. Caso fortuito.
Riguardo ad opposizione proposta dopo la convalida di sfratto, il caso fortuito deve essere individuato tra quelle circostanze obiettive che escludono l’imputabilità all’intimato - a titolo di colpa - della mancata comparizione. Pret. Salerno, 4 febbraio 1994.
In tema di procedimento per convalida di licenza o sfratto, la mancata conoscenza dell’intimazione dovuta ad assenza dell’intimato per ferie, senza la predisposizione di cautele per essere informato di eventuali notifiche che lo riguardino, non può considerarsi derivante da caso fortuito ai fini della ammissibilità della tardiva opposizione alla convalida. Cass. 18 aprile 1997, n. 3357.
Non integra un’ipotesi di caso fortuito, ai fini dell’ammissibilità dell’ opposizione tardiva alla convalida di sfratto, il fatto del rinvio dell’udienza a causa di uno sciopero degli avvocati e procuratori, essendo onere della parte, in caso di rinvio d’ufficio dell’udienza, individuare l’udienza immediatamente successiva in cui sarà chiamata la causa. Pret. Torre Annunziata, 13 febbraio 1995.
2.5. Spostamento orario o giorno dell’udienza.
È ammissibile l’ opposizione tardiva alla convalida di sfratto, ex art. 668 c.p.c., allorché l’intimato rilevi dal ruolo d’udienza, redatto in modo da indurre obiettivamente in errore, che la propria causa sarà chiamata in un orario successivo a quello effettivo, e di conseguenza si allontani dal tribunale. Trib. Roma, 23 agosto 2000.
Deve ritenersi ammissibile l’ opposizione dopo la convalida della licenza per finita locazione allorché lo spostamento dell’udienza di comparizione, rispetto a quella indicata nell’intimazione, avvenuta d’ufficio, non può non aver determinato una incertezza a carico dell’intimato, che non trova alcuna giustificazione nelle norme di rito e costituisce un pregiudizio per la difesa (tanto più se la stessa può svolgersi personalmente). Trib. Roma, 22 novembre 1991.
2.6. Irregolarità della notificazione.
L’ opposizione tardiva all’ordinanza di convalida di sfratto ex art. 668 c.p.c. deve ritenersi accordata per qualsiasi irregolarità della notificazione dell’atto di intimazione, ancorché comportante una nullità dell’atto stesso in relazione alla sua notifica e la sua giustificata ammissibilità di ingresso al giudizio di merito come se l’ opposizione stessa fosse tempestiva, imponendo al giudice di giudicare sull’eccezione del conduttore. Cass. 3 febbraio 1995, n. 1327.
L’ammissibilità dell’opposizione tardiva alla convalida di licenza o di sfratto per irregolarità della notificazione dell’intimazione è subordinata dall’art. 668, comma 1, c.p.c. alla prova, a carico dell’opponente, del collegamento causale tra la mancata, tempestiva conoscenza dell’intimazione ed il vizio della sua notificazione, ma solo quando quest’ultimo concerna la persona alla quale deve essere consegnata la copia dell’atto. Nell’ipotesi, invece, di nullità della notificazione per inosservanza delle disposizioni sui luoghi in cui deve essere eseguita, il fatto stesso della consegna della copia in luogo diverso da quello in cui si sa che il destinatario si trova implica, di per sé solo, la dimostrazione di detto collegamento. Cass. 20 settembre 2002, n. 13755; conforme Cass. lav., 30 dicembre 1994, n. 11313; Cass. lav., 11 dicembre 1993, n. 12224.
È ammissibile l’opposizione tardiva dell’intimato alla convalida dello sfratto, ex art. 668 c.p.c., qualora risulti che egli, a causa della irregolarità della notifica derivante dal mancato avviso di cui all’art. 660, comma ultimo, c.p.c., non abbia avuto tempestiva conoscenza dell’intimazione. Trib. Milano, 31 maggio 1999.
Il giudice dell’appello che, contrariamente al giudice di primo grado ed in riforma della relativa pronuncia, reputi ammissibile l’opposizione tardiva ex art. 668 c.p.c. ad una convalida di sfratto, avendo ritenuto la nullità della notificazione dell’intimazione di sfratto, deve pronunciare nel merito e non rimettere la causa al primo giudice, non rientrando tale ipotesi nei casi tassativamente previsti dagli artt. 353 e 354 c.p.c., atteso che la nullità rilevata dal giudice di appello, concernendo un procedimento pregresso, esterno al giudizio di opposizione, non rientra nella nullità della notifica della citazione introduttiva di cui all’art. 354 c.p.c., che si riferisce solo alla nullità della notificazione dell’atto introduttivo dello stesso giudizio pervenuto al grado di appello. Cass. 2 aprile 2004, n. 6517.
Regole di procedura.
3.1. Termini.
A norma dell’art. 668, comma 2, c.p.c. l’ opposizione tardiva del locatario alla convalida dell’intimazione di licenza o di sfratto non è più ammessa se sono decorsi dieci giorni dall’esecuzione. Detto termine decorre dall’accesso dell’ufficiale giudiziario, il quale segna l’inizio dell’esecuzione in forma specifica per rilascio e determina la piena conoscenza del provvedimento pregiudizievole. Cass. 26 ottobre 2001, n. 13310; conforme Cass., Sez. Un., 3 aprile 1989, n. 1610.
Qualora la causa di forza maggiore, che abbia impedito all’intimato la conoscenza del procedimento di sfratto, si protragga oltre l’inizio dell’esecuzione dell’ordinanza di convalida emessa ai sensi dell’art. 663 c.p.c., il termine utile di dieci giorni previsto dall’art. 668, comma 2, c.p.c. per la proposizione dell’ opposizione tardiva decorre dal momento in cui l’intimato acquista la piena conoscenza della procedura esecutiva di rilascio in atto nei suoi confronti (nella specie, l’intimato era stato ricoverato per lungo tempo in ospedale, in seguito ad un ictus cerebrale). Pret. Bologna, 19 gennaio 1995.
3.2. Forma dell’opposizione.
L’ opposizione tardiva a convalida di sfratto non va proposta con atto di citazione, ma con ricorso, ex art. 447-bis c.p.c. Trib. Roma, 21 giugno 2001.
3.3. Sanatoria a norma dell’art. 55, l. 27 luglio 1978, n. 392.
Nel caso di opposizione alla intimazione di sfratto per morosità dopo la convalida (art. 668 c.p.c.), la procedura di sanatoria a norma dell’art. 55, l. 27 luglio 1978, n. 392, sia per effetto del pagamento delle somme dovute alla prima udienza, sia nel termine fissato dal giudice, non richiede la preventiva decisione in ordine all’ammissibilità dell’ opposizione, non comportando automaticamente la chiusura del procedimento, così come accade nell’ordinario procedimento di convalida, restando l’avvenuta sanatoria condizionata al successivo accertamento dell’ammissibilità dell’ opposizione di spettanza del giudice competente per il merito; ne consegue che la delibazione fatta dal pretore, in quella fase sommaria, sull’ammissibilità dell’ opposizione, ha di necessità carattere provvisorio e strumentale ed è sempre revocabile con la sentenza che decide la controversia. Cass. 3 dicembre 1993, n. 11923.
3.4. Notificazione dell’opposizione.
La notificazione dell’ opposizione tardiva all’intimazione di sfratto per morosità, eseguita ai sensi dell’art. 140 c.p.c. nel luogo di residenza del destinatario risultante dai registri anagrafici, è nulla quando questo sia stato trasferito altrove ed il notificante e/o l’ufficiale giudiziario abbiano conosciuto o avrebbero potuto conoscere, in base alla normale diligenza, tale situazione. Cass. 1° dicembre 1993, n. 11889.
La notificazione dell’ opposizione tardiva a convalida di sfratto al procuratore domiciliatario costituito per una pluralità di parti, quando non sia stata effettuata mediante consegna di un numero di copie uguali al numero delle parti notificande, è giuridicamente inesistente, così come tutti gli atti derivanti e dipendenti dalla stessa. Pret. S. Cipriano P., 3 ottobre 1990.
3.5. Inammissibilità di una nuova domanda dell’opposto.
Nel giudizio di opposizione tardiva del procedimento di convalida di sfratto l’opposto è attore in senso sostanziale e le sue deduzioni non hanno natura di domanda riconvenzionale, ma costituiscono reiterazione o, eventualmente, modifica - ai sensi e nei limiti dell’art. 420 c.p.c. - della domanda originariamente proposta con l’atto di intimazione, mentre va esclusa l’ammissibilità di una domanda nuova rispetto a quella enunciata nell’atto di intimazione. Cass. 29 ottobre 2001, n. 13419.
Opposizione tardiva ed altri mezzi d’impugnazione.
L’ordinanza di convalida di licenza o di sfratto, emessa nel concorso dei presupposti di legge ai sensi dell’art. 663 c.p.c., ha natura e forma di ordinanza, avverso la quale non sono esperibili i mezzi di impugnazione stabiliti per le sentenze, ma è ammissibile esclusivamente l’opposizione tardiva di cui all’art. 668 c.p.c. Cass. 16 maggio 2006, n. 11380; conforme Cass. 23 gennaio 2006, n. 1222; Cass. 13 agosto 2004, n. 15867; Cass. 25 luglio 2001, n. 10146; Cass. 15 maggio 1995, n. 5308; Cass. 27 aprile 1994, n. 3977.
Avverso l’ordinanza di convalida di sfratto per morosità, emessa ai sensi dell’art. 55 della legge n. 392 del 1978, è inammissibile il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., poiché avverso detto provvedimento è proponibile solo l’opposizione tardiva ex art. 668 c.p.c., sia nell’ipotesi in cui l’ordinanza sia stata emessa fuori delle ipotesi previste, sia in un situazione di assoluta carenza di potere giurisdizionale, dovendosi proporre nell’un caso l’appello e nell’altro la quaerela nullitatis. Cass. 24 ottobre 2006, n. 22825; conforme Cass. 23 gennaio 2006, n. 1223; Cass. 1° dicembre 2000, n. 15363.