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Timestamp: 2019-02-22 12:06:01+00:00
Document Index: 180659744

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L'art. 4, secondo comma, legge 18 aprile 1975 n. 110, nell'equiparare alle armi improprie alcuni strumenti la cui destinazione naturale non è l'offesa alla persona, ma che tuttavia sono occasionalmente atti ad offendere, ne individua in modo specifico alcuni - Renato D'Isa
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L'art. 4, secondo comma, legge 18 aprile 1975 n. 110, nell'equiparare alle armi improprie alcuni strumenti la cui destinazione naturale non è l'offesa alla persona, ma che tuttavia sono occasionalmente atti ad offendere, ne individua in modo specifico alcuni
Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 12 febbraio 2015, n. 6261.
L’art. 4, secondo comma, legge 18 aprile 1975 n. 110, nell’equiparare alle armi improprie alcuni strumenti la cui destinazione naturale non è l’offesa alla persona, ma che tuttavia sono occasionalmente atti ad offendere, ne individua in modo specifico alcuni che, per le loro caratteristiche, si sono dimostrati idonei a ledere, distinguendoli da altri, ricompresi genericamente nella categoria degli strumenti, non considerati espressamente come arma da punta o da taglio. Pertanto, gli oggetti indicati specificamente nella prima parte della L. n. 110 del 1975, art. 4, comma 2, sono da ritenere del tutto equiparabili alle armi improprie, per cui il loro porto costituisce reato alla sola condizione che avvenga “senza giustificato motivo”, mentre per gli altri oggetti, non indicati in dettaglio, cui si riferisce l’ultima parte della citata disposizione normativa, occorre anche l’ulteriore condizione che essi appaiano “chiaramente utilizzabili, per le circostanze di tempo e di luogo, per l’offesa alla persona”, ma non alle cose. Ne discende che solo con riferimento agli oggetti previsti nell’ultima parte della L. n. 110 del 1975, art. 4, comma 2, è necessario verificare se, pure avendo una destinazione originaria innocua, possono essere utilizzati per l’offesa alle persone. Nel caso di specie tale non era l’oggetto che il ricorrente portò fuori dalla propria abitazione al solo fine di recidere il cavo elettrico, descritto in sentenza come “un arnese utilizzato nei lavori di montagna per il taglio di piccoli pezzi di legno”, venendo in radice escluso che potesse essere in concreto utilizzabile per l’offesa alle persone.
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 7 luglio 2015, n. 28827....