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Timestamp: 2019-05-19 08:50:03+00:00
Document Index: 17138202

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 21', 'art. 3']

Dal 30 giugno 2014 i liberi professionisti dovranno accettare pagamenti con carte di debito: POS obbligatorio per gli avvocati?
Il 24 gennaio 2014 il Ministro dello sviluppo ha emanato il decreto di attuazione dell’art. 15, comma IV del decreto legge n. 179/2012 (convertito in legge il 17/12/2012 n. 221) che prescrive che “a decorrere dal 30 giugno 2014, i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, sono tenuti ad accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito. Sono in ogni caso fatte salve le disposizioni del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231”.
In primo luogo il decreto ministeriale chiarisce (art. 1, comma I, lett. a) cosa si indente per «carte di debito» cioè quello “strumento di pagamento che consente al titolare di effettuare transazioni presso un esercente abilitato all’accettazione della medesima carta, emessa da un istituto di credito, previo deposito di fondi in via anticipata da parte dell’utilizzatore, che non finanzia l’acquisto ma consente l’addebito in tempo reale”.
Fino al 30 giugno 2014 (art. 2) i professionisti con redditi superiori ad Euro 200 mila sono obbligati ad accettare pagamenti tramite carte di debito per importi superiori ad Euro 30 e, quindi, a munirsi degli strumenti necessari per poter ricevere pagamenti. Si tratta in prima battuta del c.d. POS (point of sale), cioè di un dispositivo “con tecnologia di accettazione multipla ovvero che consente l’accettazione di strumenti di pagamento tramite diverse tecnologie, in aggiunta a quella a banda magnetica o a microchip” (così l’art. 1, comma I, lett. e).
Ma quali sono i costi che un professionista deve sostenere per ottemperare a queste norme?
Installare un POS di tipo «tradizionale» significa spendere circa Euro 100 a cui si aggiunge il pagamento all’istituto di credito di appoggio di un canone mensile con costi che si aggirano intorno ad Euro 30 insieme ad una commissione tra l’1 e il 3 per cento per ogni pagamento eseguito con POS. Una cifra considerevole se si tengono in conto le spese che oggigiorno devono sostenere i professionisti.
Tuttavia una valida e più economica alternativa può essere rappresentata dall’adozione di strumenti online come -ad esempio- PayPal che applica tariffe per la ricezione dei pagamenti dall’1,8% al 3,4% sul totale della transazione ed Euro 0,35 per transazione. Il vantaggio è che aprire un conto PayPal non costa nulla e consente di essere già in regola con le prescrizioni vigenti, posto che PayPal accetta i più diffosi tipi di carta di debito (oltre alle carte di credito). Scegliere poi di offrire concretamente questa possibilità al cliente (sobbarcandosi i relativi costi) è una questione secondaria.
In nessun caso, però, le commissioni potranno essere riaddebitate al cliente persona fisica perché da oggi questa condotta è considerata come una «pratica commerciale scorretta» dall’art. 21 del Codice del Consumo ogniqualvolta ciò si traduca nell’applicazione di un sovrapprezzo rispetto al pagamento inizialmente dovuto.
Infine è bene precisare che il decreto di attuazione non prevede alcuna sanzione, fermo restando che cose cambieranno verosimilmente nei prossimi mesi con l’emanazione degli ulteriori regolamenti attuativi che lo stesso decreto ministeriale preannunci (art. 3).
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