Source: https://infosannio.wordpress.com/2016/11/25/pd-benevento-la-riforma-costituzionale-in-sintesi-quarta-parte/
Timestamp: 2016-12-08 04:02:55+00:00
Document Index: 2184250

Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 117']

Pd Benevento: “La Riforma Costituzionale in SInteSI”, quarta parte | infosannio infosannio informazione quotidiana indipendente
Campania/Cronaca/Interno/Politica	Pd Benevento: “La Riforma Costituzionale in SInteSI”, quarta parte
E’ in arrivo il quarto e ultimo appuntamento con la rubrica “La Riforma Costituzionale in SinteSI”, a cura dell’ufficio politico del Circolo, composto da Alfredo Martignetti, Ferdinando Nuzzolo, Paola Reale e Alba Stefanelli. Argomento dell’approfondimento stavolta è la ripartizione delle competenze fra Stato e Regioni.
La modifica costituzionale interviene sull’art. 117 del Titolo V, contenente le disposizioni sulla ripartizione delle competenze legislative tra Stato e Regioni.
La riforma federalista del 2001 aveva già provveduto, nell’art. 117, a suddividere le competenze legislative di Stato e Regioni in tre aree: le materie di competenza esclusiva dello Stato, quelle di competenza concorrente (spetta alle Regioni, nel rispetto della Costituzione, la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei princìpi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato), quelle di competenza residuale (esclusiva) delle Regioni.
L’obiettivo della riforma è quello di superare la frammentazione oggi esistente tra le competenze statali e regionali: un intreccio che ha alimentato un rilevante contenzioso costituzionale. Di fatto quindi, viene eliminata l’area di competenza concorrente e le materie di quest’area sono in gran parte riassegnate alla competenza esclusiva statale. Vengono, quindi, ridefinite le competenze legislative esclusive dello Stato e quelle residuali delle Regioni. La nuova formulazione dell’art. 117 va ad integrare le materie attribuite alla potestà legislativa esclusiva dello Stato già previste dal testo vigente (le attuali sono tutte confermate) con altre (si passa da 17 attuali a 21).
Passano dalla competenza concorrente a quella statale: 1. la previdenza complementare e integrativa; 2. tutela e sicurezza del lavoro, con annesse politiche attive del lavoro (collocamento, servizi per il lavoro e politiche attive di competenza regionale per d.lgs.n. 469/97 “Bassanini”); 3. commercio con l’estero; 4. ordinamento sportivo; 5. produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia; 6. coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario (salvo per gli specifici profili inerenti alla regolazione in ambito regionale delle relazioni finanziarie tra enti territoriali, ai fini del rispetto degli obiettivi di finanza pubblica); 7. tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, ambiente ed ecosistema; 8. ordinamento della comunicazione; 9. ordinamento delle professioni; 10. sicurezza alimentare.
Le nuove competenze statali di principio, le ”diposizioni generali e comuni” riguardano: 1. la tutela della salute; 2. sicurezza alimentare; 3. politiche sociali; 4. istruzione ed ordinamento scolastico, istruzione universitaria e programmazione strategica della ricerca scientifica e tecnologica; 5. istruzione e formazione professionale; 6. attività culturali e sul turismo; 7. ordinamento, legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni e Città metropolitane (Governo del territorio); 8.forme associative dei Comuni (per le quali la competenza riguarda ancora disposizioni di principio).
Le competenze statali che sono legate alla dimensione dell’interesse tutelato sono: 1. grandi reti di trasporto e di navigazione di interesse nazionale e relative norme di sicurezza; 2. infrastrutture strategiche e porti e aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale; 3. sistema nazionale e coordinamento della protezione civile.
In base all’art. 117 c. 3, le Regioni hanno potestà legislativa in ulteriori materie, oltre che potestà legislativa “in ogni materia non espressamente riservata alla competenza esclusiva dello Stato”. Le nuove competenze regionali hanno contenuti puntuali, con conferma della clausola della residualità. Le Regioni manterranno la potestà legislativa su competenze – funzioni: sviluppo economico (promozione dello sviluppo economico locale; organizzazione dei servizi alle imprese); Istruzione (servizi scolastici; promozione del diritto allo studio, anche universitario); governo del territorio (pianificazione del territorio regionale; mobilità all’interno del territorio; dotazione infrastrutturale del territorio); altri ambiti (rappresentanza delle minoranze linguistiche; programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali; organizzazione della formazione professionale).
Le Regioni avranno competenze sussidiarie (per quanto di interesse regionale) in materia di disciplina sulle attività culturali, di promozione dei beni ambientali, culturali e paesaggistici, di valorizzazione e organizzazione regionale del turismo.
Il nuovo art. 117 al quarto comma, poi, introduce la “clausola di supremazia”, che consente alla legge dello Stato, su proposta del Governo, di intervenire sulle materie non riservate alla competenze esclusiva quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero dell’interesse nazionale. Per queste tipologie di norme si prevede un procedimento legislativo detto “monocamerale rinforzato”, in base al quale, dopo il si della Camera, c’è riesame obbligatorio del Senato nel termine di dieci giorni dalla data di trasmissione. Il nuovo Senato può quindi discutere il provvedimento senza bisogno che lo richieda un terzo dei suoi componenti e, se approva delle modifiche a maggioranza assoluta dei propri componenti (entro 30 gg), queste possono essere rifiutate dalla Camera solo se delibera anch’essa, nella votazione finale, a maggioranza assoluta dei suoi componenti; se tale maggioranza non viene raggiunta deve conformarsi ad esse.
Le competenze delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome non vengono per nulla messe in discussione dalla riforma che con una disposizione transitoria stabilisce che “Le disposizioni di cui al capo IV della presente legge costituzionale (riforma del titolo V) non si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano fino alla revisione dei rispettivi statuti sulla base di intese con le medesime Regioni e Province autonome”, revisione che deve essere fatta a sua volta con legge costituzionale. La riforma costituzionale quindi, subordina e rinvia la possibile applicazione alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e Bolzano del nuovo titolo V a future intese con le istituzioni territoriali interessate. Inoltre, non applicandosi alle stesse il titolo V riformato non trova applicazione neanche la “clausola di supremazia” contenuta nel nuovo art. 117, non prevalendo per tali regioni e Province autonome la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, né la tutela dell’interesse nazionale.
Ufficio Politico PD
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