Source: https://www.oraitalia.it/2019/11/14/art-1916-codice-civile-diritto-di-surrogazione-dellassicuratore/
Timestamp: 2019-12-08 11:01:56+00:00
Document Index: 11833875

Matched Legal Cases: ['art. 1916', 'art. 2055', 'art. 1916', 'art. 2055', 'art. 2947', 'art. 1916', 'art. 1916', 'art. 1916', 'art. 1689', 'art. 1916', 'art. 1916', 'art. 1916', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 1916', 'art. 1916', 'art. 2055', 'art. 2900', 'art. 1916', 'art. 1916', 'art. 1916', 'art. 1201', 'art. 1916', 'art. 1916', 'art. 1916']

Art. 1916 codice civile - Diritto di surrogazione dell'assicuratore - Adessonews Finanziamenti Agevolazioni Investimenti Norme e Tributi
L'azione, esercitata dall'I.N.A.I.L. nei confronti delle «persone civilmente responsabili», per la rivalsa delle prestazioni erogate all'infortunato, nel caso di responsabilità penale accertata nei confronti del datore di lavoro o dei suoi preposti alla direzione dell'azienda o alla sorveglianza dell'attività lavorativa configura  non già un'azione surrogatoria ex art. 1916 c.c., che l'Istituto può esercitare, facendo valere in sede ordinaria il diritto al risarcimento del danno spettante all'assicurato, contro il terzo responsabile dell'infortunio che sia esterno al rischio protetto dall'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro  bensì la speciale azione di regresso spettante (jure proprio) all'Istituto ai sensi degli artt. 10 ed 11 del D.P.R. 30 giugno 1965 n. 1124, che è esperibile non solo nei confronti del datore di lavoro, ma anche verso i soggetti responsabili o corresponsabili dell'infortunio a causa della condotta da essi tenuta in attuazione dei loro compiti di preposizione o di meri addetti all'attività lavorativa, giacchè essi, pur essendo estranei al rapporto assicurativo, rappresentano organi o strumenti mediante i quali il datore di lavoro ha violato l'obbligo di garantire la sicurezza nel luogo di lavoro, senza che a ciò sia di ostacolo la possibile affermazione della loro responsabilità solidale, atteso che l'art. 2055 c.c. consente la diversità dei rispettivi titoli di responsabilità (contrattuale per il datore di lavoro ed extracontrattuale per gli altri).
Il diritto dell'assicurato per la responsabilità civile, nel quale l'assicuratore si è surrogato ai sensi dell'art. 1916 c.c., essendo diretto ad ottenere dai terzi corresponsabili dell'evento dannoso l'ammontare del danno corrispondente alla loro parte di responsabilità, e ricollegandosi quindi al regresso previsto dall'art. 2055 c.c., è diverso dal diritto del danneggiato ad essere risarcito, onde la prescrizione di esso non inizia a decorrere dal fatto illecito, secondo la regola posta dall'art. 2947, primo comma c.c., ma dalla proposizione della domanda del danneggiato nei suoi confronti, che è il presupposto perché ogni pretesa dell'assicurato verso il corresponsabile possa, sia pure astrattamente, configurarsi. Ne consegue che, prima di tale momento, non può decorrere neanche la prescrizione del diritto dell'assicuratore che si avvalga della surrogazione </p><em>ex </em><p>art. 1916 c.c. in tale diritto dell'assicurato.
La surrogazione </p><em>ex </em><p>art. 1916 c.c., determina la successione a titolo particolare (totale o solo parziale) dell'assicuratore (nella specie, Inail) nei diritti dell'assicurato verso il terzo responsabile, talché nella relativa azione non viene in considerazione il rapporto assicurativo di carattere pubblicistico concernente gli infortuni sul lavoro, ma soltanto la responsabilità aquiliana dell'autore dell'atto illecito, obbligato a risarcire il danneggiato o, in sua vece, l'assicurazione che gli abbia anticipato l'indennizzo, sicché il responsabile non è legittimato ad opporre all'assicuratore eccezioni concernenti il contenuto del rapporto, salvo che esse incidano sulla misura del risarcimento del danno cui egli sarebbe tenuto nei confronti del danneggiato.
In tema di assicurazioni contro i danni relativa a cose oggetto di contratto di trasporto, la surrogazione dell'assicuratore nei diritti dell'assicurato (art. 1916 c.c.) realizza una successione particolare nel credito, trasferendo all'assicuratore stesso tutti i diritti nascenti dal contratto di trasporto in capo al destinatario-assicurato nei confronti del vettore, compresi quelli non ancora esercitati dal predetto destinatario all'atto della surrogazione, con la conseguenza che l'assicuratore è legittimato ad agire in surrogazione contro il vettore, per il risarcimento del danno dovuto a sottrazione del carico, anche qualora il destinatario-assicurato non abbia richiesto la riconsegna delle cose al vettore, ben potendo anche tale facoltà  per la quale l'art. 1689, comma primo, c.c. non prevede un termine finale  essere esercitata dall'assicuratore medesimo.
L'Inail non ha azione di regresso e non può surrogarsi nei diritti dell'assicurato al risarcimento del danno alla persona  e ciò senza possibilità di scindere, all'interno di questo, le varie componenti  né a norma dell'art. 1916 c.c. né ai sensi degli arti. 10 e 11 del D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, atteso che la copertura assicurativa prevista dall'attuale sistema di assicurazione sociale contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, pur non avendo per oggetto il danno patrimoniale in senso stretto  posto che la prestazione dell'Inail spetta a prescindere dalla sussistenza o meno di un'effettiva perdita o riduzione dei guadagni dell'assicurato , non ha per oggetto né il danno morale, poiché le indennità previste dal citato D.P.R. sono collegate e commisurate esclusivamente ai riflessi che la menomazione psicofisica ha sull'attitudine al lavoro dell'assicurato, mentre nessun rilievo assumo gli svantaggi, le privazioni e gli ostacoli che la menomazione comporta con riferimento agli altri ambiti ed agli altri modi in cui il soggetto svolge la sua personalità nella vita di relazione, tra cui la stessa capacità di lavoro generica.
Per effetto delle sentenze n. 319/1989, 356/1991 e 485/1991 della Corte costituzionale, ed in conseguenza della rilevanza, nell'ambito del danno biologico, della riduzione della capacità lavorativa generica, l'istituto gestore delle assicurazioni sociali (Inail) non ha azione diretta di regresso </p><em>ex </em><p>artt. 10 e 11 D.P.R. n. 1124/1965 né può surrogarsi </p><em>(ex </em><p>art. 1916 c.c.) nei diritti dell'assicurato al risarcimento del danno alla persona, senza possibilità di scindere, all'interno di questo, le varie componenti ed i relativi risarcimenti, in quanto la copertura assicurativa prevista dall'attuale sistema dell'assicurazione sociale contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, pur non avendo ad oggetto il danno patrimoniale in senso stretto, non è, peraltro, riferibile né al danno biologico né a quello morale, essendo le indennità previste dal citato D.P.R. n. 1224/1965 collegate e commisurate esclusivamente ai riflessi che la menomazione psicofisica ha sull'attitudine al lavoro dell'assicurato, mentre nessun rilievo assumono gli svantaggi, le privazioni e gli ostacoli che la menomazione stessa comporta con riferimenti agli altri ambiti ed alle altre modalità di espressione della personalità del danneggiato nella vita di relazione.
Le somme dovute al danneggiato a titolo di risarcimento del danno biologico non possono essere aggredite, né in tutto né in parte, dall'Inail con l'azione di rivalsa, in quanto il risarcimento del danno biologico e l'indennizzo liquidato dall'Inail per la perdita di attitudine al lavoro hanno natura diversa e non sovrapponibile.</p><br />
<p>Cass. civ. n. 492/2000
La surrogazione dell'Inail nei confronti del terzo responsabile, ai sensi dell'art. 1916 c.c., costituisce una ipotesi di successione a titolo particolare dell'ente nei diritti di cui il lavoratore era titolare verso l'autore del danno. Ne consegue che, ove l'Inail domandi in via surrogatoria la rifusione della rendita erogata ai sensi dell'art. 74 D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, allegando che  attraverso di essa  ha indennizzato il danno patrimoniale subito dal lavoratore e consistente nella ridotta capacità di guadagno, nel giudizio di surrogazione l'assicuratore sociale ha l'onere di provare in concreto il reale danno patrimoniale futuro subito dal danneggiato, non potendosi a tal fine presumere una corrispondenza necessaria tra la riduzione dell'attitudine al lavoro, di cui all'art. 74 D.P.R. 1124/65, e la riduzione della capacità di guadagno dell'infortunato.
Qualora l'assicuratore abbia agito in surrogazione dell'assicurato indennizzato </p><em>ex </em><p>art. 1916 c.c., il termine quinquennale di prescrizione del diritto al risarcimento del danno decorre dal giorno in cui si è verificato il fatto e non dal giorno dell'avvenuto pagamento, subentrando esso assicuratore nella medesima posizione processuale e sostanziale dell'assicurato.
L'azione, esercitata dall'Inail nei confronti delle «persone civilmente responsabili», per la rivalsa delle prestazioni erogate all'infortunato, nel caso di responsabilità penale accertata nei confronti del datore di lavoro o dei suoi preposti alla direzione dell'azienda o alla sorveglianza dell'attività lavorativa configura  non già un'azione surrogatoria ex art. 1916 c.c., che l'Istituto può esercitare, facendo valere in sede ordinaria il diritto al risarcimento del danno spettante all'assicurato, contro il terzo responsabile dell'infortunio che sia esterno al rischio protetto dall'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro  bensì la speciale azione di regresso spettante (jure proprio) all'Istituto ai sensi degli artt. 10 ed 11 del D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, che è esperibile non solo nei confronti del datore di lavoro, ma anche verso i soggetti responsabili o corresponsabili dell'infortunio a causa della condotta da essi tenuta in attuazione dei loro compiti di preposizione o di meri addetti all'attività lavorativa, giacché essi, pur essendo estranei al rapporto assicurativo, rappresentano organi o strumenti mediante i quali il datore di lavoro ha violato l'obbligo di garantire la sicurezza nel luogo di lavoro, senza che a ciò sia di ostacolo la possibile affermazione della loro responsabilità solidale atteso che l'art. 2055 c.c. consente la diversità dei rispettivi titoli di responsabilità (contrattuale per il datore di lavoro ed extracontrattuale per gli altri).
La surrogazione legale dell'assicuratore nei diritti dell'assicurato verso il terzo responsabile dà luogo ad una forma di successione a titolo particolare tra l'assicurato e l'assicuratore che comporta la legittimazione esclusiva di quest'ultimo ad agire nei confronti del terzo responsabile senza necessità  essendo a tale ipotesi inapplicabile la previsione dell'art. 2900, comma 2, c.c.  di integrare il contraddittorio con la citazione o la chiamata in causa del danneggiato, il quale, essendo stato soddisfatto delle proprie ragioni, rimane estraneo al rapporto tra assicuratore e danneggiante.
Ha natura di credito di valore quello dell'assicuratore che, dopo avere pagato l'indennizzo all'assicurato, agisce in surrogazione contro il terzo responsabile </p><em>ex </em><p>art. 1916 c.c. Detto pagamento attiene infatti al rapporto tra 1'istituto assicuratore ed il danneggiato assicurato, non a quello fra quest'ultimo ed il terzo responsabile, la cui obbligazione reiscritta non si trasforma da debito di valore in debito di valuta per effetto di quel pagamento e ciò comporta che uguale natura deve riconoscersi al credito dell'assicuratore, il quale succede a titolo particolare nel credito dell'assicurato verso il danneggiato e ha diritto quindi di vedere integrata la somma erogata della maggiorazione corrispondente alla svalutazione monetaria successivamente intervenuta, la quale può essere liquidata anche </p><em>ex officio </em><p>.
La surrogazione dell'assicuratore, che abbia corrisposto l'indennizzo, nei diritti dell'assicurato verso il terzo autore del fatto illecito dannoso non esclude di per sé ogni azione risarcitoria dell'assicurato medesimo nei confronti di quest'ultimo, dovendosi, invece, stabilire, in presenza di un danno di natura plurima e scomponibile in più elementi  per essere esso attinente, da un lato, a nocumenti di natura patrimoniale e, dall'altro lato, a pregiudizi biologici e non patrimoniali, non collegati alla capacità di lavoro dell'assicurato  per quale ambito di essi sia stato pattuito e corrisposto l'indennizzo, in guisa tale da restringere la detta esclusione al corrispondente risarcimento e da legittimare l'assicurato alla richiesta del danno biologico e  in caso di reato  di quello morale, ove non indennizzati, né rientranti nel rischio assicurativo, cosa da salvaguardare, in linea anche con la giurisprudenza costituzionale in materia, il diritto dell'assicurato all'integrale risarcimento del danno.
In tema di surrogazione dell'assicuratore nei diritti dell'assicurato, ai sensi dell'art. 1916 c.c., opera il principio  che impronta anche la giurisprudenza costituzionale (sent. n. 319 del 1989, 356 del 1991 e 485 del 1991)  secondo il quale l'esercizio della relativa azione non deve sacrificare, oltre i limiti imposti dal contenuto del rapporto assicurativo, il diritto dell'assicurato all'integrale risarcimento del danno, con la conseguenza che non può estendersi anche al danno non coperto dalla garanzia assicurativa, quale il danno morale patito dal lavoratore   a cagione di un infortunio sul lavoro imputabile a penale responsabilità di terzi   e non compreso nell'indennizzo corrisposto dall'Inail.
L'azione dell'Inail per la rivalsa delle prestazioni erogate all'infortunato o ai suoi superstiti è disciplinata dagli artt. 10 e 11 del D.P.R. n. 1124 del 1965, se diretta contro il responsabile dell'evento lesivo che sia anche titolare del rapporto assicurativo, altrimenti è soggetta alla disciplina dell'art. 1916 c.c., in quanto l'istituto non fa valere un diritto nascente da tale rapporto, ma si surroga nelle ragioni del danneggiato, rimanendo cosa esposto alle eccezioni che sarebbero state al medesimo opponibili, ivi compresa  nell'ipotesi di morte dell'assicurato  quella della insussistenza della «vivenza a carico» di costui dei superstiti beneficiari delle prestazioni suddette, con la conseguenza che detta eccezione non è superabile attraverso contrarie attestazioni emergenti dai verbali redatti da funzionari ispettivi dell'ente assicuratore, atteso che gli stessi sono privi, in parte equa, della fede privilegiata attribuita all'atto pubblico (in quanto relativi a circostanze di fatto apprese </p><em>de relato </em><p>o dall'esame di documenti) e non idonei neppure a fondare una presunzione semplice, ma semplici elementi di convincimento liberamente apprezzabili dal giudice ai fini della prova  gravante sull'istituto  della sussistenza del requisito suddetto.
Ai fini della surrogazione dell'assicuratore nei diritti dell'assicurato verso i terzi responsabili, il titolo della responsabilità del terzo non deve derivare necessariamente da un fatto illecito, potendo essere rinvenuto anche in un contratto o in un'altra causa, ma deve pur sempre trattarsi d'una responsabilità che si colleghi all'evento oggetto dell'assicurazione, nel senso che la causazione d'esso o il suo accadimento sia imputabile al soggetto chiamato in responsabilità. (Nella specie si trattava della perdita per rapina subita dal vettore durante il trasporto. La S.C., alla stregua del principio di cui sopra, ha ritenuto correttamente escluso dal giudice del merito che l'assicuratore del mittente potesse agire contro il vettore, in via di surrogazione, per far valere non la sua responsabilità </p><em>ex recepto </em><p>, ma l'inadempimento dell'obbligazione di assicurare il carico che egli aveva assunto verso il mittente, giacché la perdita non era causalmente ricollegabile a quell'inadempimento).
La surrogazione per volontà del creditore (art. 1201 c.c.) e la surrogazione: dell'assicuratore (art. 1916 c.c.) si fondano su presupposti di fatto e di diritto diversi, attuandosi la prima per volontà del creditore in virtù di una dichiarazione formale ed espressa del </p><em>solvens</em><p>, mentre la seconda deriva dalla volontà della legge, come conseguenza dell'avvenuto adempimento degli obblighi che, in forza del contratto assicurativo, gravano sull'assicuratore. (Nella specie la corte ha ritenuto che, instaurato il giudizio facendo valere la surrogazione per volontà del creditore, non poteva essere proposta per la prima volta in sede di legittimità la questione della surrogazione legale dell'assicuratore).
Qualora il danno sia liquidato dal giudice in favore del danneggiato in misura maggiore dell'indennità pagata dall'assicuratore il quale, prima del giudizio di risarcimento del danno promosso dal danneggiato contro il danneggiante, abbia esercitato nei confronti di quest'ultimo la surrogazione </p><em>ex </em><p>art. 1916 c.c. ottenendo il rimborso dell'indennità, il credito del danneggiato verso il danneggiante si rivela, all'esito del giudizio, ripartito tra l'assicuratore  succeduto a titolo particolare nel credito nei limiti dell'indennità corrisposta  ed il danneggiato per la residua parte. Questa ripartizione comporta che ciascuno dei crediti coesistenti è singolarmente rivalutabile per il suo oggetto, con la conseguenza che effettuato dal danneggiante nei confronti dell'assicuratore il rimborso dell'indennità pagata, il credito dell'assicuratore medesimo (frazione dell'intero risarcimento) si converte in credito di valuta (estinguendosi contemporaneamente per effetto del pagamento) e non è più soggetto a rivalutazione; mentre il credito del danneggiato (residuo dell'intero risarcimento) continua ad essere di valore, e soggetto quindi a rivalutazione (sino alla data di liquidazione con provvedimento del giudice, che lo converte in credito di valuta) ma nei limiti del suo oggetto.
In tema di assicurazione contro gli infortuni (che si inquadra tra le assicurazioni sulla vita), ai fini della surroga dell’assicuratrice, che ha pagato, nei diritti dell’assicurato verso il responsabile, va fatta distinzione tra le ipotesi in cui il terzo beneficiario della somma sia persona diversa dal titolare del diritto al risarcimento del danno, e le ipotesi in cui il beneficiario sia anche titolare del diritto al risarcimento. Nel primo caso (quando, cioè, il beneficiario è persona diversa dal titolare del diritto al risarcimento), la surroga non può verificarsi per mancanza di quel cumulo di diritti a favore di uno stesso soggetto, che l’art. 1916 tende appunto ad evitare. Nel secondo caso (quando il beneficiario è lo stesso soggetto titolare del diritto al risarcimento), la surroga ha luogo perché il cumulo dei diritti, pur derivando da titoli diversi, si verifica egualmente nei riguardi del beneficiario.
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