Source: https://danielemajori.com/2017/03/14/daspo-la-giurisprudenza-sulle-ipotesi-previste-dallart-6-comma-1-della-legge-n-4011989-e-s-m-i-in-cui-il-questore-puo-adottare-il-divieto-di-accesso-alle-manifestazioni-sportive/
Timestamp: 2019-02-16 14:27:26+00:00
Document Index: 137149381

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 41', 'art. 3']

Daspo: la giurisprudenza sulle ipotesi previste dall’art. 6, comma 1, della legge n. 401/1989 e s.m.i., in cui il questore può adottare il divieto di accesso alle manifestazioni sportive, nella ricostruzione del Tar Lombardia – Brescia (che, nella fattispecie, ha annullato il daspo nei confronti dei ricorrenti che, avuto accesso ad un autogrill, avevano prelevato beni di varia natura dagli scaffali occultandoli all’interno degli indumenti indossati e degli zaini che avevano al seguito; il Tar, infatti, ha osservato che il reato contestato non rientra tra quelli previsti dalla norma e che le condotte in questione non hanno carattere violento, sub specie di violenza su persone o cose ovvero di incitamento, inneggiamento o induzione alla violenza). | Avvocato Daniele Majori
Archiviato in art. 6 comma 1 della legge n. 401/1989, daspo, divieto di accesso alle manifestazioni sportive, giurisprudenza, presupposti, Questore
(Tar Lombardia, Brescia, sez. I, 10 marzo 2017, n. 354)
«L’art. 6, comma 1, della legge n. 401/1989, nella formulazione attualmente in vigore dopo varie modifiche, prevede testualmente (come di recente ribadito da T.A.R. Veneto, sez. I, 26/10/2016, n. 1196) che il questore possa adottare il provvedimento gergalmente denominato “daspo”, ossia divieto di accesso alle manifestazioni sportive, in una pluralità di ipotesi, fra le quali:
– quella consistente nell’aver il soggetto riportato una denuncia o una condanna, anche non definitiva, per alcuni reati;
– quella che il soggetto abbia preso parte attiva preso ad episodi di violenza su persone o cose in occasione o a causa di manifestazioni sportive;
– ovvero nelle medesime circostanze abbia incitato, inneggiato o indotto alla violenza.
Orbene, nel caso di specie i ricorrenti sono stati denunciati per un reato che non rientra nell’elencazione di cui alla prima parte del primo comma del citato art. 6, elencazione effettivamente tassativa secondo dottrina e giurisprudenza (cfr. Cassazione penale, sez. III, 17/03/2014, n. 12352, 15.6.2010, n. 272849 e 27.5.2009, n. 30779; Cass. Pen Sez. I, 1.7.2003 n. 29851; Cons. di Stato 8.4.2008 nn. 1950/51/52; TAR Toscana 4.1.2011, n. 109): si tratta dunque di verificare se la stessa fattispecie sia o meno sussumibile in una delle residue ipotesi alternative di cui all’ultima parte del medesimo art. 6 primo comma.
Ipotesi che, comunque, rivestono anch’esse un carattere di tassatività, in quanto dalla natura sanzionatoria della norma de qua discende che essa debba essere necessariamente di stretta interpretazione.
4.2. Deve innanzitutto ritenersi sussistente – a differenza di quanto sostengono i ricorrenti con il terzo motivo di ricorso – la connessione (“in occasione o a causa”, secondo la dizione della norma stessa) con la manifestazione sportiva (incontro di calcio Atalanta-Cremonese) svoltasi alle ore 20.30 di sabato 13 agosto 2016 allo stadio “Atleti Azzurri d’Italia” di Bergamo.
Quanto alla sfasatura temporale tra lo stesso incontro di calcio e le condotte ascritte ai ricorrenti nei provvedimenti impugnati, va precisato che la giurisprudenza ha già ritenuto non ostativa la circostanza che lo specifico episodio contestato in sede di Daspo fosse avvenuto alcune ore prima dell’inizio della partita di calcio e in un punto della città relativamente distante dallo stadio (cfr. ordinanza cautelare Cons. Stato, Sez. III 8.11.2013, n. 4393); così come ha già affermato – in una fattispecie spazialmente e cronologicamente analoga alla presente – l’indubbia sussistenza di tutti i presupposti per l’applicazione del Daspo nei confronti di un componente del gruppo di “supporters” di una squadra di calcio che avevano provocato – nell’ambito dell’area di servizio Secchia situata sull’autostrada A1 – danni alla struttura dell’autogrill e agli autoveicoli in sosta (T.A.R. Emilia-Romagna Bologna Sez. I, 31/07/2006, n. 1597).
4.3. Ciò che occorre, dunque, accertare è se – nel caso di specie – sia sussistente anche l’ulteriore elemento tassativamente richiesto dalla norma: e cioè il carattere violento dell’episodio contestato, sub specie di violenza su persone o cose ovvero di incitamento, inneggiamento o induzione alla violenza.
Come, infatti, chiarito dalla Cassazione penale nella citata sentenza n. 12352/2014 (cfr. capi 1.5 e 1.6.), “il legislatore del 2001, in sede di conversione del D.L. n. 336 del 2001, aveva emanato una norma di interpretazione autentica circa il significato da attribuire ai termini incitamento, istigazione e induzione alla violenza contenuti nella L. n. 401 del 1989, art. 6 testualmente prevedendo all’art. 2 bis (L. n. 377 del 2001): “Alla L. 13 dicembre 1989, n. 401, art. 6, comma 1, per incitamento, inneggiamento e induzione alla violenza deve intendersi la specifica istigazione alla violenza in relazione a tutte le circostanze indicate nella prima parte”.
E’ stata, cosi, fornita una chiave di lettura ufficiale che, di fatto, limita le condotte punibili con l’adozione di una misura di polizia (il c.d. DASPO) soltanto a quelle che specificamente istighino alla violenza, con esclusione, quindi, di comportamenti minacciosi o offensivi o denigratori o anche discriminatori che, seppur sanzionabili penalmente, non consentono l’adozione della misura di polizia.”
A sua volta e dopo l’ultima novella dell’art. 6 comma 1, la giurisprudenza amministrativa ha precisato che “l’adozione del provvedimento di divieto de quo, che costituisce una misura di prevenzione o di polizia, deve pertanto risultare motivata con riferimento a comportamenti concreti ed attuali del destinatario dai quali possano desumersi talune delle ipotesi previste dalla legge come indice di pericolosità per la sicurezza e la moralità pubblica” (T.A.R. Piemonte-Sez. I sentenza n. 872 del 2016; T.A.R. Toscana, sez. II, 7/09/2016, n. 1323; Tar Lecce, sez. I, 17 febbraio 2016, n. 325; Tar Sicilia, Catania Sez. IV, 13 luglio 2015, n. 1938;Tar Toscana, sez. II, 6 giugno 2013, n. 955): ovvero di condotte che comportano od agevolano situazioni di allarme o di pericolo (T.A.R. Umbria10/05/2016, n. 397; T.A.R. Calabria, Reggio Calabria, sez. I, 25 febbraio 2016, n. 243; T.A.R. Veneto, sez. III, 21 maggio 2015, n. 560).
Il carattere necessariamente violento della condotta ascritta al destinatario del Daspo (pur se non costituente un reato contro la persona o il patrimonio) è, poi, messa in luce da: T.A.R Toscana, sez. II, 8/11/2016, n. 1598; T.A.R. Campania, Napoli, sez. V, 9/02/2015 n. 955; T.A.R. Veneto, sez. III, 11/11/2015 n. 1193.
Nello stesso senso, T.A.R. Lecce, sez. I, 17/02/2016, n. 325, secondo cui .
Per Consiglio di Stato, 14 gennaio 2016, n.92, sez. III deve trattarsi di «una condotta finalizzata alla partecipazione attiva ad episodi di violenza in occasione o a causa di manifestazioni sportive o tale da porre in pericolo la sicurezza pubblica in occasione o a causa delle manifestazioni stesse».
Ancora, secondo T.A.R. Pescara, 25/01/2016, n. 12, il Daspo “presuppone e dunque si fonda precipuamente sulla pericolosità specifica dimostrata dal soggetto in occasione di una manifestazione sportiva”.
Analoga considerazione è svolta da Cassazione penale, sez. III, 27/01/2014, n. 3648, per la quale “il requisito richiesto è costituito quindi dalla specificità del comportamento e dall’idoneità di esso ad incitare alla violenza ossia a turbare la tranquilla competizione sportiva”.
4.4. In particolare, T.A.R. L’Aquila, 11/02/2016, n. 60 (che non risulta appellata) ha fornito una condivisibile interpretazione dell’art. 6, co. 1, ultimo inciso, nel senso di puntualizzare che (in senso conforme si vedano anche: C.d.S. III, 29 novembre 2012 n. 6089, T.A.R. Veneto, sez. III, 21 maggio 2015, n. 560 e T.A.R. Lombardia, sede Milano, sez. III, 9 gennaio 2015, n. 19: NdE).
La stessa sentenza riconosce – altresì e come altre (cfr. T.A.R. Lombardia Milano III, 9 gennaio 2015 n. 19) – l’ampia discrezionalità di cui dispone in materia l’Autorità di P.S. circa la valutazione in ordine al profilo per cui “il soggetto, sulla base dei comportamenti tenuti nella circostanza, non dia affidamento di tenere, per il futuro, una condotta scevra dalla partecipazione a ulteriori episodi di violenza”; valutazione che “non può essere censurata se congruamente motivata con riferimento alle specifiche circostanze di fatto che l’hanno determinata (cfr. Cons. di Stato, n. 6808/2011; TAR Toscana, n. 403/2014, ex pluris)”.
E nella specie ha ritenuto esente da vizi la valutazione del Questore che ha desunto la possibilità di rischio per l’ordine e la sicurezza pubblica dal comportamento tenuto dal ricorrente che “in un momento particolarmente delicato, quale quello del deflusso del pubblico dallo stadio, nel quale viene a crearsi un contatto diretto, in particolare, tra i supporters delle squadre avversarie” aveva rivolto “parole offensive e intimidatorie … nei confronti della terna arbitrale e di un giocatore della squadra avversaria” e “aveva incitato altri supporters ad inveire contro la terna arbitrale”.
4.5. Altre condotte ritenute dalla giurisprudenza passibili di Daspo sono esemplificativamente le seguenti, in ordine di intensità crescente:
* quella di un ricorrente che “si trovava in compagnia dell’aggressore ed insieme hanno avvicinato i due tifosi avversari con intenzioni certamente non pacifiche, anche se lo stesso ricorrente ha poi cercato di dissuadere l’aggressore, una volta resosi conto della minore età del tifoso avversario”, comportamento che “pur potendo essere oggetto di diversa valutazione in sede penale, tuttavia non sminuisce la sua partecipazione attiva all’episodio di minacce ed intimidazioni ai danni del tifoso avversario e ragionevolmente è stato dall’Amministrazione valutato rilevante per l’applicazione della misura di cui si discute e della pericolosità sociale dello stesso ricorrente” (T.A.R. Toscana, sez. II, 7/09/2016, n. 1323);
* offese e aggressione verbale, rivolti da tre tifosi della Fiorentina (tra cui il ricorrente) nei confronti di una coppia di giovani tifosi empolesi e in seguito di un altro gruppo di ragazzi, al termine dell’incontro di calcio “Empoli – Fiorentina” disputatosi a Empoli: in questo caso T.A.R. Toscana, sez. II, 8/11/2016, n. 1598 ha rilevato in sede cautelare “il carattere oggettivamente violento del comportamento tenuto dal ricorrente, sia pure sotto forma di aggressione verbale dei soggetti coinvolti, in relazione alle circostanze di fatto accertate”;
* cori oltraggiosi (insieme a cori fascisti e a saluti romani): T.A.R. Toscana, sez. II, 8/02/2016, n. 218 e n. 1400 del 2015;
– pugno sferrato al volto (con conseguente frattura del setto nasale) dal ricorrente: T.A.R. Sardegna, sez. I, 22/04/2016, n. 373;
* blocco autostradale, ritenuto dall’ordinanza cautelare n. 4407/2015 della Sez. III Consiglio di Stato ;
– atti di violenza comportanti anche il ferimento di appartenenti alle Forze dell’ordine (Consiglio di Stato, sez. III, 14/01/2016, n. 92).
4.6. In queste ultime ipotesi di violenza collettiva, la giurisprudenza non richiede – ai fini del provvedimento inibitorio delle manifestazioni sportive l’art. 6 L. 13 dicembre 1989, n. 401 – che venga accertato uno specifico atto di violenza da parte di ciascun soggetto appartenente al gruppo, in quanto i comportamenti sanzionati sono possibili proprio in quanto collettivi e, come tali, risultano minacciosi per l’ordine pubblico (ex multis: T.A.R. Umbria 10 maggio 2016 n. 397).
In questo caso, si ritiene che un comportamento di gruppo non escluda “la possibilità di sanzionare col DASPO (una somma di) responsabilità individuali omogenee”, qualora queste siano supportate da elementi diretti o presuntivi che consentano di affermare “la inequivoca e consapevole partecipazione dei singoli al comportamento di gruppo”(Cons. Stato, Sez. III, 14 gennaio 2016, n. 92 e 10 dicembre 2014, n. 6075).
4.7. Ma tornando a fattispecie analoghe a quelle di cui è causa occorre dar conto che la giurisprudenza ritiene altresì:
a) che il solo “furto in autogrill (…) fuoriesce dalla tipicità della violenza negli stadi che il legislatore intende reprimere con la L. n. 401/1989”: T.A.R. Umbria n. 199 del 2012;
b) e – viceversa e coerentemente agli avvisi sopra riportati – esso rientra nel perimetro di applicazione della norma tutte le volte in cui è accompagnato (e qualificato) da un “di più” in termini di specifiche connotazioni violente, come quando il contesto è quello in cui il ricorrente risulta inserito è quello in un gruppo di ultras “che hanno elevato cori e grida offensive, minacciato i gestori del bar ed anche prelevato, senza pagarle, bibite”: contesto che consente di inquadrare lo stesso ricorrente “quanto meno, come soggetto che ha incitato, inneggiato od indotto alla violenza”, stante (lo stesso T.A.R. Umbria, 10/05/2016, n. 397).
4.8. Un simile “di più” di violenza (e di vero e proprio salto di qualità) rispetto al mero furto aggravato non è, invece, dato ravvisare nella presente fattispecie, così come essa risulta descritta nelle varie relazioni e comunicazioni di servizio degli organi di polizia.
x) il “cemento” di gruppo ai comportamenti imputati ai ricorrenti dagli organi di polizia, pur esistente (nelle relazioni degli agenti si riferisce di ingresso del gruppo in autogrill e di situazione di confusione creata dal gruppo) appare tuttavia non decisivo nelle modalità di esecuzione episodi individualmente (o a “coppia”) contestati, pur sempre connotati – più che dalla contestualità – dalla successione cronologica tra loro (anche se rapida, nell’arco complessivo di tre minuti, dalle 23, 46,40 alle 23,49,26);
y) anche il collegamento con la manifestazione calcistica che si è da poco conclusa e più in generale con le manifestazioni di tifo calcistico degenerato è assai labile, in quanto uno solo dei ricorrenti indossa la maglia da calcio della Cremonese;
z) ma soprattutto non si dà conto di comportamenti in sé violenti o minacciosi o intimidatori o anche solo potenzialmente atti a porre in pericolo la sicurezza pubblica o a creare turbative per l’ordine pubblico, così come espressamente (e si ripete: tassativamente) richiesto dall’ultimo inciso del comma 1 art. 6 legge 401/89.
Infatti, oltre al furto di bevande e di altri oggetti, l’unico ulteriore e più grave elemento obiettivo ascritto negli atti di polizia al gruppo di giovani supporters (tra cui i ricorrenti) entrato nell’autogrill è quello di aver messo “a soqquadro l’ambiente in modo da creare un notevole ed incontrollabile stato di confusione all’interno del locale”.
Dunque: incontrollabile stato di confusione all’interno del locale, con tutta probabilità finalizzato a (o comunque oggettivamente favorente) la successiva commissione dei furti di alimenti e bevande, ma non anche atto a determinare pericolo per la sicurezza pubblica.
Neppure nelle relazioni si riferisce di minacce e/o intimidazioni rivolte espressamente nei confronti dell’unica addetta presente: la quale nella sua dichiarazione non attribuisce ai “giovani ultras” alcun specifico gesto o espressione in tal senso, bensì dà conto di una comprensibile ma pur sempre soggettiva percezione ovvero stato d’animo personale di paura, plausibilmente indotto dalle circostanze di tempo e di luogo (cioé l’essere donna ed essere sola a quell’ora di notte): quello che nel seguito di CNR in data 15 ottobre 2016 il Distaccamento Polizia Stradale di Montichiari si limita a definire “evidente timore” incusso nell’unica dipendente dai giovani appartenenti alla tifoseria della squadra di calcio Cremonese;
w) ma un siffatto riflesso piscologico non è, questo sì evidentemente, sufficiente a integrare il rigoroso e specifico presupposto obiettivo (atti in sé violenti o potenzialmente pericolosi per la sicurezza pubblica) richiesto dal diritto vivente, cioè dalla norma così come posta dal conditor legis e come interpretata dalla giurisprudenza, ai fini della sanzionabilità mediante Daspo.
5. In conclusione e stante la fondatezza delle censure svolte con i primi due motivi di gravame, il ricorso deve essere accolto e, per l’effetto, devono essere annullati gli impugnati provvedimenti Daspo, emessi il 27 ottobre 2016 dal Questore di Brescia nei rispettivi confronti di ciascun ricorrente».
« Ricorso avverso il diniego di accesso ai documenti: il ricorso avverso il diniego di accesso non notificato agli eventuali controinteressati non può essere dichiarato inammissibile soltanto ove l’Amministrazione procedente non abbia adempiuto al proprio obbligo di individuare i controinteressati (non specificabili a priori e, dunque, conoscibili solo dalla stessa Amministrazione) e di provvedere, nei loro confronti, alla notificazione dell’istanza di accesso ai sensi dell’art. 3, comma 1, d.lgs. 12 aprile 2006, n. 184; ove invece delle posizioni soggettive potenzialmente lese dall’accesso siano titolari determinati soggetti nominativamente indicati e, anzi, i documenti ai quali si chiede l’accesso siano specificamente relativi ad essi, la natura impugnatoria del giudizio – chiarita fin dall’Adunanza plenaria 24 giugno 1999, n. 16 – sottopone il ricorso alla generale disciplina del processo amministrativo, compreso l’obbligo di notifica ai sensi dell’art. 41 cod. proc. amm. ad almeno uno dei controinteressati.
Frazionamento in plurime unità abitative: sono da considerarsi interventi di manutenzione straordinaria – ai sensi della novellata lett. b) dell’art. 3, comma 1, del d.p.r. n. 380/2001 – anche quelli che consistono “nel frazionamento o accorpamento delle unità immobiliari con esecuzione di opere anche se comportanti la variazione delle superfici delle singole unità immobiliari nonché del carico urbanistico purché non sia modificata la volumetria complessiva degli edifici e si mantenga l’originaria destinazione di uso” (mentre, in precedenza, il frazionamento in plurime unità abitative, persino senza aumento di superficie, era considerato dalla normativa edilizia quale ristrutturazione pesante, che necessitava del permesso di costruire). »