Source: https://www.goleminformazione.it/novita-ergastolo-ostativo/
Timestamp: 2020-06-02 02:25:09+00:00
Document Index: 144949395

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 30', 'art. 50', 'art. 4', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

L’ergastolo ostativo: un’invenzione in voga nei dibattiti – Golem Informazione
Le associazioni di volontariato che lavorano nelle carceri da qualche tempo hanno introdotto un’espressione che non ha alcun senso: l’ergastolo ostativo.
Con la definizione di “ergastolo ostativo” si vuole indicare, stigmatizzandola, l’impossibilità di reinserire il detenuto condannato all’ergastolo dal momento che la condanna a vita consentirebbe ai tribunali di sorveglianza (quegli uffici giudiziari ai quali compete la regolamentazione della “vita” dei detenuti condannati a pena definitiva) di negare permessi e lavori all’esterno.
Questa tesi, nonostante continui ad essere materia di discussioni e interventi, è semplicemente falsa.
L’ergastolo è una pena detentiva prevista dall’articolo 22 del codice penale, il quale recita:
“[I] La pena dell’ergastolo è perpetua, ed è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati, con l’obbligo del lavoro e con l’isolamento notturno.
[II] Il condannato all’ergastolo può essere ammesso al lavoro all’aperto”.
Il carattere afflittivo-retributivo delle pene detentive è stato mitigato dall’articolo 27 della Costituzione che recita:
“[I] La responsabilità penale è personale.
[II] L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
[IV] Non è ammessa la pena di morte”.
L’applicazione del precetto costituzionale necessitava di una legge ordinaria che tardò ad essere fatta fino al 1975, in cui fu promulgata la legge n. 354, contenente “Norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà.”.
3) Nei confronti dei condannati e degli internati deve essere attuato un trattamento rieducativo che tenda, anche attraverso i contatti con l’ambiente esterno, al reinserimento sociale degli stessi. Il trattamento è attuato secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni dei soggetti (comma 6).
3) L’organizzazione e i metodi del lavoro penitenziario devono riflettere quelli del lavoro nella società libera al fine di far acquisire ai soggetti una preparazione professionale adeguata alle normali condizioni lavorative per agevolarne il reinserimento sociale (comma 5);
7) Al lavoro all’esterno, si applicano la disciplina generale sul collocamento ordinario ed agricolo e possono iscriversi nelle liste di collocamento, con diritto all’indennità di disoccupazione, certificata dallo stato di detenzione (l’articolo 19, L. 28 febbraio 1987, n. 56) (comma 11);
“1.I limiti di pena previsti dalle disposizioni del comma 1 dell’art. 21 (ammissione al lavoro esterno, n.d.r), del comma 4 dell’art. 30-ter (permesso premio, n.d.r) e del comma 2 dell’art. 50 (semilibertà, n.d.r.), concernenti le persone condannate per taluno dei delitti indicati nei commi 1, 1-ter e 1-quater dell’art. 4-bis, non si applicano a coloro che, anche dopo la condanna, si sono adoperati per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori ovvero hanno aiutato concretamente l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria nella raccolta di elementi decisivi per la ricostruzione dei fatti e per l’individuazione o la cattura degli autori dei reati.
COSA VUOL DIRE ERGASTOLO OSTATIVO?
Il condannato all’ergastolo può essere ammesso alla liberazione condizionale quando abbia scontato almeno ventisei anni di pena (comma 3).
La concessione della liberazione condizionale è subordinata all’adempimento delle obbligazioni civili derivanti dal reato, salvo che il condannato dimostri di trovarsi nell’impossibilità di adempierle (comma 4).
Occorre adesso sbrogliare la matassa più imbrogliata, l’art. 4-bis dell’Ordinamento Penitenziario, che titola: “Divieto di concessione dei benefici e accertamento della pericolosità sociale dei condannati per taluni delitti”. Quindi è una noma che introduce divieti di concessione di benefici, ma non in assoluto, come si vedrà. Per benefici si intendono le misure alternative alla detenzione, salvo la liberazione anticipata, che non è sottoposta a divieti particolari, ma a condizioni di concessione blande.
I ‘benefici’ di cui tratta la norma sono: l’assegnazione al lavoro all’esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione previste dal capo VI, esclusa la liberazione anticipata (comma 1, premessa).
Sono fatte salve le disposizioni degli articoli 16-nonies (“1. Nei confronti delle persone condannate per un delitto commesso per finalità di terrorismo o di eversione dell’ordinamento costituzionale o per uno dei delitti di cui all’articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale, che abbiano prestato, anche dopo la condanna, taluna delle condotte di collaborazione che consentono la concessione delle circostanze attenuanti previste dal codice penale o da disposizioni speciali, la liberazione condizionale, la concessione dei permessi premio e l’ammissione alla misura della detenzione domiciliare”) e 17-bis (norme di attuazione) del decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82, e successive modificazioni.
QUANDO POSSONO ESSERE CONCESSI I BENEFICI
b) altresì nei casi in cui 1) la limitata partecipazione al fatto criminoso, accertata nella sentenza di condanna, ovvero 2) l’integrale accertamento dei fatti e delle responsabilità, operato con sentenza irrevocabile, rendono comunque impossibile un’utile collaborazione con la giustizia, nonché nei casi in cui 3) anche se la collaborazione che viene offerta risulti oggettivamente irrilevante, nei confronti dei medesimi detenuti o internati sia stata applicata una delle circostanze attenuanti previste dall’articolo 62, numero 6 [l’avere, prima del giudizio, riparato interamente il danno, mediante il risarcimento di esso, e, quando sia possibile, mediante le restituzioni; o l’essersi, prima del giudizio e fuori del caso preveduto nell’ultimo capoverso dell’articolo 56 (delitto tentato), adoperato spontaneamente ed efficacemente per elidere o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato], anche qualora il risarcimento del danno sia avvenuto dopo la sentenza di condanna, dall’articolo 114 (circostanze attenuanti) ovvero dall’articolo 116, secondo comma (Se il reato commesso è più grave di quello voluto, la pena è diminuita riguardo a chi volle il reato meno grave), del codice penale.
I benefìci di cui al comma 1 possono essere concessi, purché non vi siano elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva, ai detenuti o internati per i delitti di cui agli articoli 575 (Omicidio), 600-bis, secondo e terzo comma (Prostituzione minorile – 16 anni di eta’ + 16 anni di età), 600-ter terzo comma (Divulgazione materiale pornografico minorile), 600-quinquies (Iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile), 628, terzo comma (Rapina con armi e volto travisato), e 629, secondo comma (Estorsione – bilanciamento circostanze attenuanti e aggravamenti), del codice penale, all’articolo 291-ter (Aggravanti contrabbando tabacchi) del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, all’articolo 73 (Produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope) del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, limitatamente alle ipotesi aggravate all’articolo 416, primo (Associazione a delinquere) e terzo comma (Promotori), del codice penale, realizzato allo scopo di commettere delitti previsti dagli articoli 473 (Contraffazione marchi ecc.) e 474 (Introduzione prodotti contraffatti) del medesimo codice, e all’articolo 416 (Associazione a delinquere) del codice penale, realizzato allo scopo di commettere delitti previsti dal libro II, titolo XII, capo III, sezione I, del medesimo codice, dagli articoli 609-bis (Violenza sessuale), 609-quater (Atti sessuali con minorenni) e 609-octies (Violenza sessuale di gruppo) del codice penale e dall’articolo 12, commi 3, 3-bis e 3-ter, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni.
I benefìci di cui al comma 1 possono essere concessi ai detenuti o internati per i delitti di cui agli articoli 609-bis (Violenza sessuale), 609-ter (Circostanze aggravanti – minori anni 14 – uso delle armi – persona travisata – pubblico ufficiale – persona detenuta – minori anni 10), 609-quater (Atti sessuali con minorenni) e [, qualora ricorra anche la condizione di cui al medesimo comma 1, ] 609-octies (Violenza sessuale di gruppo) del codice penale solo sulla base dei risultati dell’osservazione scientifica della personalità condotta collegialmente per almeno un anno anche con la partecipazione degli esperti di cui al quarto comma dell’articolo 80 della presente legge. Le disposizioni di cui al periodo precedente si applicano in ordine al delitto previsto dall’articolo 609-bis (Violenza sessuale) del codice penale salvo che risulti applicata la circostanza attenuante dallo stesso contemplata (Casi di minore gravità).
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