Source: http://avvocatopenalistacivilista.blogspot.it/2013/09/
Timestamp: 2017-07-23 18:35:37+00:00
Document Index: 44099335

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 2043', 'art.3', 'art. 3', 'art. 13', 'sentenza\n', 'sentenza ']

AVVOCATO GUGLIELMO MOSSUTO FIRENZE: settembre 2013
I genitori lavoratori,
contribuenti ai fini Irpef, hanno diritto a vedersi detratte alcune spese
riconducibili ai propri figli o ad altri eventuali familiari a loro carico.
Si tratta di tutti i
componenti il nucleo familiare i quali non abbiano un reddito superiore a €
2.840,52; per quanto riguarda le detrazioni per i figli a carico, si prescinde
sia dall’età sia dalla convivenza con i genitori.
Pertanto potranno essere
detratte anche le spese che il genitore sosterrà per i figli che si trovano
fuori casa in quanto, ad esempio, studenti fuori sede.
La legge di stabilità 2013 ha previsto un aumento
delle detrazioni teoriche rispetto al 2012. Si parla di detrazioni “teoriche”
in quanto per determinare la detrazione effettiva è necessario rapportare le
cifre previste dalla legge ai redditi specifici, mediante i parametri previsti
dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi.
Queste le cifre previste
dalla legge di stabilità:
- €950 per ogni
- €1.220 per
ogni figlio di età inferiore ai tre anni
- Aumento di
€400 per ogni figlio portatore di handicap, ai sensi di quanto stabilito dalla
€200 per ciascun figlio per i contribuenti aventi più di tre figli a carico.
La legge prevede che i
coniugi possono accordarsi sulla percentuale da detrarre nel caso entrambi
percepiscano un reddito. Tuttavia, qualora non ci sia accordo, è previsto che
ciascun coniuge percettore di reddito possa detrarre nella misura
del 50% i figli.
E, in caso di genitori separati e conseguente
disgregazione del nucleo familiare, chi può giovare delle detrazioni?
Ai sensi dell’art. 12
TUIR, salvo accordo preventivo tra le parti, in caso di separazione legale, di
annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, la
detrazione per i figli a carico, in via generale, spetta al genitore
Tuttavia, “nel caso di
affidamento congiunto o condiviso la detrazione è ripartita, in mancanza di
accordo, nella misura del 50 per cento tra i genitori”. Inoltre, “ove il
genitore affidatario ovvero, in caso di affidamento congiunto, uno dei genitori
affidatari non possa usufruire in tutto o in parte della detrazione, per limiti
di reddito (incapienza), la detrazione è assegnata per intero al secondo
genitore. Quest’ultimo, salvo diverso accordo tra le parti, è tenuto a
riversare all’altro genitore affidatario un importo pari all’intera detrazione
ovvero, in caso di affidamento congiunto, pari al 50 per cento della detrazione
Oltre alla detrazione per
figli a carico, ma anche per il coniuge e parenti in generale, sono previste
altre detrazioni per oneri e spese, indicate nel quadro E del modello 730
- Detrazioni per spese
- Detrazioni per spesa
sanitarie o per veicoli per disabili;
- Detrazioni per mutui
- Detrazioni per spese di
istruzione, ecc.
Per quanto attiene la loro
ripartizione tra i coniugi, l’art. 12 comma 1 lettera c) del TUIR, detta le
seguenti regole: - se si tratta
di onere sostenuto per i familiari a carico, la detrazione spetterà al
contribuente al quale il documento attestante la spesa è intestato (es:
scontrino parlante = scontrino dotato di codice fiscale); - se il
documento che certifica la spesa è intestato al figlio fiscalmente a carico, le
spese saranno suddivise tra i genitori sulla base di chi, dei due, ha realmente
sostenuto la spesa; tuttavia, se i genitori intendono ripartire le spese
in misura diversa dal 50% dovranno annotare
nel documento comprovante la spesa la diversa percentuale di ripartizione;
- se uno dei due
coniugi è fiscalmente a carico dell’altro, l’intera spesa sarà considerata
sostenuta da quest’ultimo, il quale potrà detrarla per l’intero;
La ripartizione percentuale
(50% o 100%) prevista per le detrazioni per figli a carico non deve
necessariamente essere seguita per le altre spese sostenute per i figli, per le
quali non valgono le regole dettate dall’art. 12 comma 1 TUIR.
è verificato un femminicidio ogni due giorni,
spesso tra le mura domestiche, e spesso il carnefice è stato proprio colui che
diceva di amare quelle donne, non fermandosi neppure in presenza dei figli.
Quando dopo un giorno di lavoro, di cura
dei figli, di lavori domestici non vorresti altro che startene tranquilla, e
invece arriva lui, stanco, nervoso, ed inizia a insultarti, maltrattarti…non
cedere! REAGISCI! Viene spesso da pensare che possa
trattarsi di un comportamento passeggero, magari dovuto allo stress, oppure a
problemi sul lavoro, oppure che sia un sintomo del fatto che con il tempo il
rapporto abbia iniziato a logorarsi; la realtà è che si tratta di mancanza di
rispetto, di mancanza di amore! Si, perché gli schiaffi e i pugni non
sono amore, i baci lo sono, gli abbracci lo sono, ma la violenza, gli insulti,
i soprusi non sono amore! Ed allora è giusto denunciare! Anzi, è
doveroso! Perché le mogli non sono né crocerossine, né tanto meno medici
psichiatri!! E non si cambia una persona violenta! Talvolta è necessaria una dose di egoismo
ed una grande quantità di amor proprio, perché la ricerca di ogni
giustificazione possibile spesso prevale sulla determinazione a fare quei passi
verso la Caserma
dei Carabinieri più vicina!
La legge è dalla vostra parte!!!
L’art. 2043 del codice civile afferma che
“qualunque fatto, doloso o colposo, che
cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a
risarcire il danno”.
La violenza può manifestarsi in tante
vesti, può colpire diversi aspetti della personalità di un individuo; pertanto,
la giurisprudenza ha individuato varie tipologie di danno:
patrimoniale, la violenza posta in essere dall’attore può avere, infatti,
conseguenze patrimoniali sia come esborsi per le cure sia come riflessi
negativi sulla capacità della vittima di produrre reddito.
- danno biologico,
in seguito alla violenza subita, la vittima può sviluppare delle patologie che
possono comportare una menomazione dell’integrità fisica e/o psichica
- danno morale,
consiste nel perturbamento dell’animo e nella sofferenza morale patita dalla vittima
in seguito alla violenza. “Il danno morale è ingiusto così come il danno
biologico, e nessuna norma costituzionale consente al giudice di stabilire che
l'integrità morale valga la metà di quella fisica" (Cass., 4.3.2008
n.5795)
esistenziale, “consiste in ogni lesione
di diritti comunque fondamentali della persona, risolventesi in un danno
esistenziale e alla vita di relazione” (Cass. civ. sez. I 7.6.2000 n.7713).
Nelle ipotesi di illecito endofamiliare, nell’illecito commesso cioè da un
familiare a danno di altro soggetto appartenente alla stessa cerchia domestica,
sono ravvisabili tutte le tipologie di danno sopraelencate.
Nell’illecito endofamiliare, si configura
il danno non patrimoniale in caso di condotta aggressiva del coniuge, posta in
essere in violazione di doveri matrimoniali, che determini l’aggressione ai
diritti inviolabili della persona dell’altro coniuge (salute, fisica e
psichica, sessualità, integrità morale, dignità, onore, reputazione, privacy).
In tali casi si tratta infatti di
comportamenti che integrano “una grave e
inescusabile violazione di norme di condotta imperative e inderogabili, con
plurime aggressioni a beni e diritti fondamentali delle persone, quali
l’incolumità, l’integrità fisica e la dignità dell’altro coniuge, che hanno
superato la minima soglia di solidarietà e rispetto comunque doverosa, al
partner”. (Trib. Venezia, sent. 766/2012).
Corte d’Appello di Torino è giunta persino a definire “mobbing familiare”, tutte quelle
condotte persecutorie e/o vessatorie che si risolvono in violenze,
maltrattamenti, molestie, offese, ingiurie a danno dei componenti il nucleo
familiare. Nessuna pena, tanto meno un risarcimento
potranno mai affievolire il dolore, la rabbia, la vergogna e l’umiliazione che
può provare una donna che ha subito violenze, ma è giusto “fargliela pagare”
per poter ripartire, iniziare una nuova vita, fatta di gioia, sorrisi, abbracci
e, magari, amore, ma quello vero! Fargliela pagare con gli strumenti offerti
dalla legge che negli ultimi anni si stanno moltiplicando, a riprova del fatto
che chi è vittima di violenza non è solo!
AVVOCATO GUGLIELMO MOSSUTO TOSCANA FIRENZE DIVORZIO GIUDIZIALE - FAC SIMILE DIVORZIO CONTENZIOSO: ECCO COME SI FA! Cari lettori,
ecco come viene strutturato un ricorso per divorzio giudiziale ( o divorzio contenzioso ) pronto per essere depositato davanti al Giudice.
TRIBUNALE di FIRENZE Ricorso per la
Il Sig. ________, nato a ________, il
________, C.F.________,residente in ________, Via________, rappresentato e
difeso dall’Avv. ________ (C.F. __________), del Foro di Firenze, il
quale dichiara di voler ricevere le comunicazioni di cancelleria ex artt. 136 c.p.c. e 51, D.L. n.
112/2008 all’indirizzo di pec________@________ comunicato all’ordine, o al
numero di fax ________, ed elettivamente domiciliato presso il suo studio
sito in ________,Via _________, come da mandato posto a margine del presente
Il ricorrente il giorno
_________, in _________, ha contratto matrimonio concordatario con la Sig.ra _________(doc.
1). Dall’unione è nato il figlio _________, in data_________, il _________(docc.
L’unione matrimoniale
con il passare del tempo si è logorata ed è venuto meno il vincolo diaffectioche
lega i coniugi i quali si sono separati consensualmente alle condizioni di cui
al verbale di separazione del _________, ritualmente omologato con decreto del
Tribunale di _________reso in data _________(doc. 4) che si allega.
I coniugi sono sempre
vissuti separati e non vi è alcuna possibilità, reciproca volontà di
riconciliazione o di ripresa della convivenza e appare pertanto manifesta
l'impossibilità di ricostituzione della comunione materiale e spirituale dei
Sussistono i
presupposti di cui all'art.3, n. 2),lett. b) della L. n. 898/1970 per la
pronuncia di cessazione degli effetti civili del matrimonio come sopra
Il ricorrente lavora
presso la società_________ed ha un reddito lordo annuo di Euro_________(doc.
5). La moglie, che all’epoca della separazione non lavorava, oggi è
impiegata ed ha un reddito lordo annuo di Euro_________(doc. 5). Non sussistono pertanto i
presupposti per la concessione dell’assegno divorzile poiché la Sig.ra _________gode di
adeguati redditi propri che le consentono di essere economicamente
indipendente, e non sussiste disparità di redditi tra i coniugi.
esposto, il Sig. _________come sopra rappresentato e difeso
che, previa fissazione
dell’udienza delle parti innanzi al Sig. Presidente, esperito il tentativo di
conciliazione, e previa emanazione dei provvedimenti temporanei ed urgenti, il
1) pronunciare ai sensi
dell’art. 3, n. 2),lett. b), L. 898/1970 la cessazione degli effetti civili del
matrimonio concordatario contratto in _________tra il Sig. _________e la Sig.ra _________ in data
_________e trascritto nel registro degli atti di matrimonio del Comune di
2) disporre l’affidamento
condiviso del figlio minore, con collocazione presso la madre, e diritto per il
padre di tenere il figlio con sé:
- due giorni
infrasettimanali e a fine settimana alternati;
- una settimana durante
le vacanze natalizie;
consecutivi durante le festività Pasquali;
- 15 giorni durante le
vacanze estive nel periodo che i coniugi concorderanno.
3) assegnare la casa
coniugale alla moglie nell’interesse del figlio minore;
4) disporre a carico
del padre quale contributo al mantenimento del figlio minore_________il
versamento mensile della somma di Euro_________, rivalutabile annualmente in
base agli indici ISTAT, a titolo di mantenimento ordinario oltre al 50 % delle
spese straordinarie (mediche, sportive, ricreative ecc.);
5) accertare la
sussistenza di mezzi economici adeguati da parte della Sig.ra _________e
dichiarare che nessun assegno divorzile è da corrispondersi in suo favore.
Con vittoria di spese
ed onorari di giudizio e con ogni più ampia riserva, anche di carattere
Ai sensi dell’art. 13,
T.U. n. 115/2002 e successive modifiche si dichiara che il presente
procedimento è soggetto al contributo unificato fisso di Euro 85,00.
Si allegano i seguenti
documenti: 1) estratto dell’atto di matrimonio; 2) certificato contestuale di
3) certificato contestuale di_________; 4) copia autentica verbale
di separazione omologato; 5) dichiarazioni redditi marito;
6) dichiarazioni
redditi moglie.
_________, lì _________.
Il danno esistenziale è, finalmente, realtà! Con la formula danno esistenziale la
giurisprudenza ha inteso individuare quel danno che deriva dalla rinuncia allo
svolgimento di attività non remunerative per cause che non dipendono dalla
stessa vittima. Si tratta infatti di situazioni gravi ma che
tuttavia non presentavano le caratteristiche né del danno biologico, in quanto
manca una lesione all’integrità psico-fisica,
né al danno patrimoniale poiché non è possibile ravvisare un effettivo danno
economico, né al danno morale, in quanto non vi è un comportamento illecito.
Dopo anni in cui i dubbi circa tale
tipologia di danno erano diventati sempre più numerosi e consistenti (la Cassazione era giunta
persino a stabilire che il danno esistenziale non esisteva come fattispecie
autonoma ma solo come ipotesi rientrante nel danno non patrimoniale), la Suprema Corte, con la sentenza
n. 19963 del 30.08.2013 ha sancito il diritto a un indennizzo a titolo di danno
esistenziale per chi riporta un grave handicap, in seguito a un incidente,
tanto che la sua vita relazionale risulta fortemente compromessa.
ha riguardo, infatti, a quegli sconvolgimenti che irrompono nella vita di un
soggetto, soprattutto sul piano relazionale, che si riflettono in
un’alterazione del suo carattere, delle sue scelte, della sua vita in quanto, ciò che assume portata decisiva è la centralità della persona
e l’integralità del risarcimento. Con
la sentenza di cui sopra, la
Corte ha riconosciuto invece la necessità di prevedere un
autonomo indennizzo per il danno esistenziale
La Corte afferma infatti che “bisogna sempre garantire il diritto al risarcimento integrale del
danno da perdita della vita di relazione che è una componente del danno
biologico, ma che appartiene anche alla esplicazione della vita attiva e
sociale, che viene a essere totalmente disintegrata”.
povero malcapitato si è visto cosi risarcire dall’assicurazione un indennizzo a
titolo di risarcimento per i rapporti che non potrà condividere, per le
attività che non potrà svolgere e per le esperienze che non potrà vivere.
non dobbiamo fermarci alla prima risposta fornitaci dalle assicurazioni; il
diritto esistenziale è stato riconosciuto anche dalla Cassazione e ciò comporta
il diritto a percepire un indennizzo al riguardo. Adesso ci sono tutti i mezzi
per ottenere quanto spetta senza fermarsi prima di averlo ottenuto!