Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-25218-del-29-11-2011
Timestamp: 2020-07-10 00:59:32+00:00
Document Index: 129154249

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 342', 'sentenza ', 'art. 171', 'sentenza ', 'art. 171', 'art. 2048', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 158', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 25218 del 29/11/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25218 del 29/11/2011
Cassazione civile sez. III, 29/11/2011, (ud. 21/10/2011, dep. 29/11/2011), n.25218
F.F. (OMISSIS), F.R.
(OMISSIS), L.V. (OMISSIS),
elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZA AUGUSTO IMPERATORE 22,
presso lo studio dell’avvocato POTTINO GUIDO MARIA, che li
rappresenta e difende unitamente all’avvocato ZAULI CARLO giusta
ALLIANZ SPA GIA’ RAS ASSICURAZIONI SPA (OMISSIS), in persona del
procuratore Dott. C.P., elettivamente domiciliata in ROMA,
VIA PANAMA 88, presso lo studio dell’avvocato SPADAFORA GIORGIO, che
avverso la sentenza n. 730/2009 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,
depositata il 28/05/2008; R.G.N. 255/2003;
In esito, il Tribunale di Forlì riteneva la concorrente responsabilità dei due conducenti, nella misura del 75% a carico del R., e del 25% a carico del F.; condannava le parti convenute R. e Ras a pagare a G.M. la somma di Euro 30.615,11 oltre interessi e svalutazione ed a F.R. la somma di Euro 6.606, 14 a titolo di danno biologico e morale nonchè la somma di Euro 1.301,54 a titolo di rifusione spese mediche e danno al ciclomotore, oltre interessi e svalutazione; in accoglimento della domanda di manleva proposta da RAS Spa, condannava F.F. e L.V. a tenere indenne la RAS del 25% della somma corrisposta a G.M.. Avverso tale decisione proponevano appello F.F., L.V. e F.R. ed in esito al giudizio la Corte di Appello di Bologna con sentenza depositata in data 28 maggio 2008 respingeva l’impugnazione. Avverso la detta sentenza i F. e la L. hanno quindi proposto ricorso per cassazione articolato in sette motivi, illustrato da memoria. Resiste con controricorso la Allianz Spa, la quale ha depositato a sua volta memoria ex art. 378 c.p.c..
Con le prime tre doglianze, intimamente connesse tra loro, i ricorrenti hanno lamentato la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 342 c.p.c. (con i primi due motivi) nonchè il vizio di motivazione contraddittoria (con il terzo) deducendo che la Corte di merito avrebbe sbagliato nel dichiarare inammissibile il terzo motivo di appello per difetto di specificità e sarebbe incorsa nel vizio motivazionale sopra indicato omettendo di prendere in considerazione la parte descrittiva dell’atto di impugnazione.
Ed invero, i giudici di secondo grado avrebbero dovuto considerare che gli appellanti, facendo riferimento nella parte narrativa dell’appello ad una serie di danni richiesti in prime cure, avevano inteso in tal modo contrapporre alla liquidazione dei danni operata dal giudice di prime cure una loro più corretta determinazione. Del resto, a pag. 12 dell’atto di citazione d’appello, ultima riga, avevano formulato la doglianza nei seguenti termini “il danno è stato liquidato in prime cure in misura assai inferiore a quanto è stato richiesto e, perciò, si insta per l’implementazione secondo le voci indicate in narrativa che appaiono suscettibili di accoglimento perchè maggiormente meritevoli di accoglimento rispetto all’operata liquidazione” (cfr pag. 15 del ricorso).
In particolare, nel formulare un motivo di appello riguardante la pretesa erroneità della liquidazione dei danni, effettuata dal primo giudice, l’appellante non può esaurire la sua ragione di doglianza nella reiterazione delle sue richieste e nell’affermazione che esse devono essere accolte perchè “maggiormente meritevoli di accoglimento rispetto all’operata liquidazione” ma ha l’onere di indicare specificamente, per ciascuna delle voci censurate, gli errori di fatto e di diritto attribuibili alla sentenza in modo da contrapporre con sufficiente grado di specificità le proprie ragioni di censura alle ragioni poste dal giudice a base delle sue valutazioni. In difetto, ove l’appellante solleciti una più congrua quantificazione del risarcimento senza chiarire gli errori, rispetto all’equo ed al giusto, in cui sarebbero incorsi i primi giudici, la censura deve essere dichiarata inammissibile. Ne deriva l’infondatezza delle doglianze in esame.
Con la quarta doglianza, per violazione o falsa applicazione dell’art. 171 C.d.S., commi 1-3, i ricorrenti hanno censurato la sentenza impugnata per avere i giudici di appello fondato la propria decisione su una circostanza di fatto assolutamente inesistente, vale a dire quella secondo cui il ciclomotorista circolava di notte senza tenere le luci accese, avendo i verbalizzanti contestato al /Fontana/ l’infrazione di cui all’art. 171 C.d.S., comma 3. In tal modo, la Corte di appello aveva erroneamente applicato la norma citata perchè essa, in realtà, non riguarda assolutamente la circolazione senza fari in ora notturna bensì l’inosservanza dell’obbligo del casco protettivo. Con la conseguenza che la contestazione della relativa infrazione da parte dei verbalizzanti non autorizzava “minimamente il giudice a ritenere sussistente, nel caso concreto, il mancato uso dei fari da parte del motociclo in ora notturna” (così, nel quesito conclusivo).
Entrambe le censure sono inammissibili. La prima delle due (la sesta secondo l’ordine del ricorso) è inammissibile per il difetto di correlazione del quesito (vero che viola l’art. 2048 c.c. il giudice che accolla ai genitori la responsabilità per fatti di un figlio diciassettenne che è sempre stato uno studente modello) con le ragioni della sentenza, fondata invece sulla mancata dimostrazione di adeguata vigilanza dei genitori sulla condotta del minore in ordine alle modalità di utilizzo del ciclomotore. L’ultima doglianza è inammissibile perchè il motivo di impugnazione lamenta espressamente la nullità della sentenza per error in iudicando ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4. Ora, quest’ultima norma si riferisce a vizi di attività, derivanti cioè dalla violazione di norme processuali, sia quelle che riguardano la sentenza come atto (artt. 132, 161) e la costituzione del giudice (art. 158), sia quelle che attengono al procedimento in senso stretto che per derivazione si estendono alla sentenza stessa, e non concernono invece le eventuali omissioni e carenze motivazionali, che correttamente devono essere dedotte sotto il profilo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Considerato che la sentenza impugnata appare esente dalle doglianze dedotte il ricorso per cassazione in esame, siccome infondato, deve essere rigettato. Al rigetto del ricorso segue la condanna dei ricorrenti in solido alla rifusione delle spese di questo giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo.