Source: http://www.consorziobonificasud.it/piano-di-classifica/
Timestamp: 2018-06-24 16:22:30+00:00
Document Index: 40685442

Matched Legal Cases: ['art.59', 'art. 862', 'art.657', 'art.918', 'art.862', 'art.59', 'art.15', 'art.9', 'art.11', 'art.857', 'art.117', 'art.10', 'art.860', 'art.59', 'art.11', 'art.59', 'art.8', 'art.11', 'art.10', 'art.21', 'art.9', 'art.23', 'art.23']

Piano di Classifica – Consorzio Bonifica Sud Vasto
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3.1. L’evoluzione della normativa sulla Bonifica
6. I BENEFICI DERIVANTI DALL’ATTIVITA’ CONSORTILE E RIPARTIZIONE DEGLI ONERI
6.3. Benefici derivanti dall’attività di INFRASTRUTTURA IDRAULICA, BONIFICA e di TUTELA DEL TERRITORIO e criteri di ripartizione degli oneri
6.4. Beneficio derivante dall’attività nel settore IRRIGUO e criteri di ripartizione degli oneri
6.5. Beneficio derivante dall’attività di utilizzazione dei canali di bonifica come recapito di scarichi idrici
Quantificare un tale beneficio non è compito semplice, infatti, bisogna operare una sintesi di un’attività altamente diversificata, che si estrinseca non solo sul piano organizzativo ma anche sulla verifica oggettiva dell’azione del Consorzio per la salvaguardia del territorio, delle risorse idriche ed ambientali, nonché riguardo all’efficacia ed efficienza delle sue strutture idrauliche, irrigue e dei corsi d’acqua.
Il primo passo da compiere, consiste nel focalizzare l’attenzione sugli indirizzi da perseguire e nel predisporre uno studio approfondito in grado di valutare, oggettivamente, i benefici che gli immobili ricevono dall’attività di bonifica. Si predispone così una classificazione dei singoli immobili per grado di beneficio, in modo da rendere possibile una ripartizione per quota di contributo spettante a ciascuno di essi.
Si elabora, quindi, il “Piano di Classifica“, importante atto amministrativo, che attraverso un metodo di valutazione aggiornato, consente di ottenere una più equa ripartizione degli oneri da porre a carico dei consorziati; esso rappresenta inoltre un valido strumento di conoscenza del territorio e di misura dell’efficacia delle opere di bonifica effettuate.
Il Consorzio è un Ente di Diritto Pubblico ai sensi dell’art.59 del Regio Decreto 13 febbraio 1933 n°215 e dell’art. 862 del C.C.
L’origine dell’Istituto Consortile ha carattere privatistico e volontario; eccezionalmente può essere costituito d’ufficio, quando, constatata la mancanza di iniziativa privata, si riconosca la necessità e l’urgenza di provvedere alla bonifica di un dato comprensorio.
Più particolarmente l’art.657 c.c. del 1865 stabilisce: “coloro che hanno interesse comune nella derivazione e nell’uso dell’acqua o nella bonificazione o nel prosciugamento dei terreni, possono riunirsi in Consorzi, al fine di provvedere all’esercizio, alla conservazione e alla difesa dei loro diritti”.
Dalla stessa legislazione si evince che le finalità perseguite dall’Istituto Consorziale, riguardavano la regolazione idraulica, sia come difesa che come utilizzo dell’acqua.
Furono mantenuti i Consorzi volontari previsti dall’art.918 del c.c., che nascono per l’adesione volontaria tra proprietari di fondi vicini che vogliano riunire ed usare in comune le acque defluite dal medesimo bacino di alimentazione o da bacini contigui.
L’evoluzione successiva, per effetto della quale il legislatore conferisce personalità giuridica pubblica ad alcune figure consortili aventi anche funzioni di gestori degli impianti irrigui, coincise con l’innovazione introdotta per le opere d’irrigazione che, se realizzate nell’ambito di un comprensorio di bonifica, potevano considerarsi pubbliche.
Ancora una volta emerge l’influenza dell’interesse pubblico generale delle opere sulla funzione e sulla struttura dell’Istituto Consortile, che assume così natura pubblica in ragione dell’attività svolta e delle finalità perseguite.
A tal proposito, con R.D. n°215 del 13/02/1933, il legislatore conferisce natura pubblica agli istituti denominati Consorzi di Bonifica, ai quali si affida formalmente il compito fondamentale di provvedere all’esecuzione, manutenzione ed esercizio di opere pubbliche di bonifica, comprese quelle inerenti l’irrigazione. Con il citato decreto, inoltre, si introduce per la prima volta nell’ordinamento italiano un regime giuridico unitario per quell’insieme di interventi definiti “bonifica integrale“, comprendente tutte quelle opere di miglioramento fondiario, quali le sistemazioni idrauliche e l’utilizzazione a fini irrigui delle acque, a tutela e valorizzazione del territorio.
Il Consorzio di Bonifica “SUD” (Bacino Moro, Sangro, Sinello e Trigno), deriva dalla fusione disposta con delibera n° 800 del 7 Aprile 1997 della Giunta Regionale d’Abruzzo del Consorzio di Bonifica Sinistra Trigno, Sinello e Osento, costituito con Decreto 14 Novembre 1986 n°1495, di Bonifica Frentana di Lanciano costituito con R.D. 19/07/1929 n°4843 e del Consorzio di Bonifica Montana Sangro Aventino di Palena costituito con R.D. 26/04/1934 n°2521.
Il Consorzio di Bonifica “SUD” Bacino Moro, Sangro, Sinello e Trigno, è ente di diritto pubblico ai sensi dell’art.862 del Codice Civile e dell’art.59 del R.D. 13 Febbraio 1933 n°215, ed ha sede provvisoria in Vasto.
Le finalità e le funzioni del Consorzio, fermo restando la competenza dell’Autorità di Bacino in materia di pianificazione secondo le norme di cui alla Legge n°183/89, e della programmazione provinciale in materia di difesa del suolo di cui all’art.15 della Legge n°142/90 in attuazione del Piano di Difesa del Territorio e di Bonifica previsto all’art.9, sono quelle indicate nell’art.11 della Legge Regionale 7 giugno 1996 n°36.
a) realizzazione, manutenzione ed esercizio delle opere di bonifica e d’irrigazione;
g) ogni altro compito, connesso e funzionale alla difesa ed alla manutenzione del territorio, che sia espressamente affidato ai Consorzi dagli atti di programmazione della Regione, dell’Autorità di Bacino, dalla Provincia o dai Comuni o Comunità Montane, nell’ambito delle rispettive competenze.
Il perimetro di competenza consortile del comprensorio ben più ampio di quello di contribuenza, risulta nella sua generalità dalla planimetria allegata alla delibera della Giunta Regionale d’Abruzzo n°800 del 07/04/1997, ed include i territori dei bacini idrografici in sinistra Trigno, del Sinello, dell’Osento, del Sangro, dell’Aventino fino al Parco Nazionale della Maiella, del Feltrino e del Moro.
Tabella 1 – 1° Distretto- Sinistra Trigno
Tabella 2 – 2° Distretto-Bacino del Sinello
Tabella 3 – 3^ Distretto-Bacino dell’Osento
Tabella 4 – 4° Distretto-Bacino Sangro – Aventino
Tabella 5 – 5° Distretto-Bacino Moro-Feltrino
La predisposizione di un nuovo Piano di Classifica nasce dalla necessità di adeguarsi alla classificazione dell’intero territorio, nonché al più generale processo di riforma che ha investito la materia della bonifica, in particolare nell’ultimo decennio, e che ha determinato un profondo mutamento delle sue finalità e dei suoi compiti.
La ridefinizione del ruolo assegnato alla bonifica ha avuto, com’è ovvio, una ripercussione sull’attività svolta dai Consorzi e conseguentemente sui diversi benefici arrecati da tale attività.
Dal complesso contesto normativo emerge, con evidenza, l’ampiezza degli obiettivi assegnati oggi all’attività di bonifica.
I numerosi provvedimenti emanati da più di un secolo, sia in materia di bonifica, sia nei settori con essa interferenti, hanno creato un corpus legislativo che riconosce alla bonifica stessa ed ai suoi strumenti, un ruolo primario, sia ai fini dell’assetto e della tutela idrogeologica, sia della corretta utilizzazione delle risorse terra ed acqua.
Com’è noto, alla nozione di “bonifica integrale”, desumibile dalla Legge 13 febbraio 1933 n°215 ed evidenziata dall’art.857 c.c., sostanzialmente incentrata sui tradizionali obiettivi di valorizzazione del territorio e della produzione agricola, si è nel tempo sostituita una nozione allargata, ricomprendente la più ampia finalità di difesa del suolo e di tutela delle risorse idriche, nonché di protezione e tutela della natura e dell’ambiente.
Il lento evolvere di tale nozione nel nostro ordinamento, frutto anche dell’ampio dibattito che ha preceduto, accompagnato e talvolta seguito l’adozione dei diversi testi legislativi nazionali e regionali, è passato attraverso alcune tappe fondamentali, che conviene di seguito ricordare al fine di comprendere appieno la necessità di revisione del Piano di Classifica.
Prescindendo dalle norme che consentirono l’enucleazione della nozione originaria, legata al risanamento idraulico del suolo e in special modo dei terreni paludosi (L. 25/6/1882 n°869, T.U. 22 marzo 1890, n°195), e alle successive norme in tema di Consorzi irrigui e di promozione dello sviluppo agricolo dei territori per qualsiasi causa arretrati (T.U. 30/12/1923 n°3256, R.D.L. 18/05/1924 n°753), che fanno ormai parte della storia, occorre riferirsi in primo luogo alla legislazione speciale, ancor oggi in larga parte vigente dettata con il R.D. 13/02/1933 n°215.
Tale testo normativo consacrò la nozione di bonifica integrale, felicemente delineata dal Bagnulo come “redenzione mediante l’esecuzione di opere volte a conseguire rilevanti vantaggi igienici, demografici, economici o sociali, di quelle parti del territorio nazionale che, per dissesto idrogeologico o per altre cause fisiche o sociali, si trovassero in condizioni arretrate di coltura ed apparissero suscettibili di notevoli miglioramenti “.
In quest’ottica, i compiti attribuiti alla bonifica, avevano per oggetto principale la progettazione, l’esecuzione, l’esercizio e la manutenzione di opere e di interventi pubblici di varia natura, il coordinamento di questi con quelli da effettuarsi a carico dei privati ed il controllo sulla loro effettiva realizzazione, la vigilanza sulle opere e sul territorio comprensoriale, nonché l’assistenza a favore dei Consorziati.
Il legislatore del 1942, con gli articoli del Codice Civile dall’857 all’865, si limitò a ribadire i principi ispiratori della materia contenuti nella legge speciale, riferendosi ad essa con richiami impliciti ed espliciti.
Nel 1966 l’alluvione che sconvolse la città di Firenze, condusse la nomina della Commissione per lo studio della sistemazione idraulica e della difesa del suolo, meglio nota con il nome del suo presidente Giulio De Marchi, il cui contributo, unitamente a quello dell’indagine parlamentare sulla difesa del suolo a cura delle Commissioni lavori pubblici ed agricoltura del Senato ed a quello della Conferenza nazionale delle acque, fu fondamentale, poiché fu delineato un quadro, mai prima di allora tracciato, dei problemi tecnici economici, legislativi ed amministrativi, che dovevano essere affrontati per garantire la sicurezza idrogeologica del territorio.
Il processo di mutamento dell’assetto sopra indicato, iniziò con i cosiddetti piani verdi degli anni ’60, ebbe una tappa fondamentale con il trasferimento delle funzioni alle Regioni e culminò, come disegno normativo, con la recente legislazione di riforma statale e regionale.
La materia della bonifica fu demandata a seguito del DPR 15 gennaio 1972 n°11, alla competenza delle Regioni, cui spettano (ex. art.117 Cost.) le funzioni amministrative in materia di agricoltura e foreste. Questo primo trasferimento diede luogo ad una frammentazione di competenze fra Stato e Regioni, superata solo con l’emanazione del DPR 24 luglio 1977 n°616, con il quale fu attuato e completato il decentramento funzionale anche in materia di agricoltura e foreste.
Il quadro che emerse a seguito di tale secondo trasferimento, vide la bonifica collocata in una intelaiatura di funzioni ricca ed articolata, che ricomprendeva, oltre alla stessa attività di bonifica idraulica, altre, inerenti la difesa, l’assetto ed utilizzazione del suolo, la protezione della natura, la tutela dell’ambiente, la salvaguardia e l’uso delle risorse idriche.
Si pose quindi il problema per le Regioni, oltre che di attualizzare gli interventi scorporando funzioni e compiti divenuti desueti (ad esempio manutenzione ed esercizio delle teleferiche), e competenze attratte in altri settori amministrativi (ad esempio l’acquedottistica rurale), di “riconvertire” le funzioni trasferite in un quadro di programmazione, riordinando anche dal punto di vista legislativo il settore.
– indirizzo e coordinamento dei Consorzi di Bonifica;
– rispetto dei programmi e delle priorità approvate dal Consiglio Regionale;
– istruttoria di pratiche riguardanti la bonifica e che siano di competenza degli organi della Regione.
Ø Legge Regionale 21 Novembre 2005, n.42 – “Adeguamento e riordino dei Consorzi di Bonifica” (bollettino ufficiale della Regione Molise n°34 del 01/12/2005).
Parallelamente all’evolversi della nozione di bonifica, sono andati modificandosi ed arricchendosi le finalità ed i compiti della stessa e quindi l’attività svolta dai Consorzi, con una diretta ripercussione sui diversi benefici arrecati dall’attività medesima, i quali, costituendo la principale condizione che legittima l’imposizione contributiva consortile, assumono singolare rilievo nella redazione del Piano di Classifica.
Dall’esame della legislazione statale e regionale, ma anche dallo stesso statuto consortile, emerge, come sopra accennato, una nuova determinazione delle finalità della bonifica nel più ampio concetto della difesa del suolo, dell’ambiente e della tutela ed utilizzazione delle risorse idriche, con conseguente ridefinizione quantitativa delle funzioni affidate ai Consorzi, nonché una diversa caratterizzazione qualitativa, dovuta principalmente al mutato contesto funzionale (piani di bacino, piano paesistico, vincoli ambientali, ecc.).
Se nel 1933 e sostanzialmente, come abbiamo visto, fino agli anni settanta, i compiti attribuiti alla bonifica avevano per oggetto principale la progettazione, l’esecuzione, l’esercizio e la manutenzione di opere e di interventi pubblici di varia natura, il coordinamento di questi con quelli da effettuarsi a carico dei privati ed il controllo sulla loro effettiva realizzazione, la vigilanza sulle opere e sul territorio comprensoriale, nonché l’assistenza a favore dei Consorziati, si può affermare che l’azione assegnata alla bonifica, pur avendo una rilevante incidenza sull’assetto complessivo del territorio e sulla sua infrastrutturazione, fosse sostanzialmente tesa alla conservazione ed alla valorizzazione del suolo a scopi produttivi.
Con l’espandersi dell’uso urbano, industriale ed infrastrutturale del territorio e con la trasformazione di quello agricolo, gli equilibri raggiunti circa il contenimento dei fenomeni fisici naturali e le destinazioni d’uso del territorio extra urbano, iniziano ad incrinarsi.
Infatti, il superamento della tradizionale distinzione fra territorio urbano e territorio rurale e la crescente interdipendenza fra i due, nonché la moltiplicazione degli effetti negativi dello sviluppo industriale (inquinamento, degrado ambientale, ecc.), conducono, da un lato, all’abbandono di alcuni interventi tradizionali della bonifica e dall’altro, al progressivo intensificarsi di interventi finalizzati alla salvaguardia di interessi generalizzati sul territorio, a qualunque uso destinato.
Con l’emanazione della Legge statale n.183 del 1989 si introducono importanti novità. I Consorzi vengono, infatti, configurati come una delle istituzioni principali per la realizzazione degli scopi della difesa del suolo, del risanamento delle acque, di fruizione e gestione del patrimonio idrico per gli usi di razionale sviluppo economico e sociale, di tutela degli interessi ambientali ad essi connessi.
Diamo da ultimo conto della recente approvazione della Legge 5 gennaio 1994, n°36 (cosiddetta Legge Galli), che riforma radicalmente la disciplina delle risorse idriche e la Legge n°37 del 5 gennaio 1994, senza soffermarci su aspetti quali la totale pubblicizzazione del patrimonio idrico, il venir meno della piena ed incondizionata disponibilità delle acque esistenti sul fondo agricolo o i limiti imposti al proprietario del fondo sull’utilizzazione di tali acque, utilizzazione che rimane comunque condizionata all’adozione di un provvedimento da parte della pubblica amministrazione, ci interessa sottolineare il ribadito essenziale ruolo svolto dai Consorzi di Bonifica.
La legge quadro sulle risorse idriche, nel confermare le primarie funzioni dei Consorzi nella gestione delle acque ad usi prevalentemente irrigui, affida ai medesimi funzioni in materia di usi plurimi, con riguardo sia alla realizzazione e gestione di impianti per l’utilizzazione delle acque reflue in agricoltura, sia alla possibile utilizzazione delle medesime per altri usi (approvvigionamento di impianti industriali, produzione di energia elettrica, ecc.), all’unica condizione che l’acqua torni indenne all’agricoltura.
Si può quindi affermare che i Consorzi si trovano oggi ad operare in una realtà giuridico-istituzionale profondamente diversa rispetto a quella del passato essendo la bonifica configurata, sia nella legislazione statale sia in quella regionale, come uno strumento ordinario di gestione del territorio; ciò si traduce, sul piano operativo, nella necessità di indirizzare la propria attività al di là degli interventi di sicurezza idraulica del territorio e dell’irrigazione, verso finalità complessive di protezione dello spazio rurale, di salvaguardia del paesaggio e dell’ecosistema agrario, di tutela della quantità e qualità delle acque, settori questi in cui il Consorzio è stato estremamente presente ed attivo.
Il Consorzio ha il potere di imporre contributi alle proprietà consorziate per far fronte al concreto esercizio dei compiti, come sopra delineati, nonché per il funzionamento dell’apparato consortile.
Il legislatore espressamente stabilisce quali siano gli elementi costitutivi dell’obbligo di contribuzione.
L’art.10 del R.D. 13 febbraio 1933 n°215 e l’art.860 del codice civile, infatti, dichiarano tenuti alla contribuzione di bonifica “i proprietari degli immobili del comprensorio che traggono benefici dalla bonifica”.
Sul punto si è del resto più volte espressa la giurisprudenza, sia della suprema Corte di Cassazione sia delle Corti di merito ritenendo, da un lato, necessaria e sufficiente, per assoggettabilità al potere impositivo, la configurazione dei due predetti presupposti di legge e, dall’altro, conseguentemente, insufficiente la presenza di uno solo di essi, essendo fra loro in rapporto di imprescindibile concorrenza.
Pertanto, se da un lato, l’inclusione degli immobili entro il perimetro del comprensorio non implica di per sé l’obbligo di corrispondere i contributi consortili, dall’altro, la giurisprudenza ha ritenuto ininfluente sul potere impositivo del Consorzio la mancata delimitazione del perimetro di contribuenza, ribadendo come tale potere impositivo discenda direttamente dalla legge e precisando come la delimitazione in parola non assurga a presupposto né tanto meno a titolo dell’obbligo de quo.
Per quanto riguarda le spese, alle quali i proprietari dei beni immobili, situati nell’ambito di un comprensorio di bonifica, sono obbligati a contribuire in ragione del beneficio che traggono dall’attività di bonifica e prescindendo dall’onere imposto per l’esecuzione delle opere, onere attualmente, ad esclusione delle opere private obbligatorie, a totale carico della finanza pubblica, occorre in primo luogo riferirsi, oltre ai già ricordati articoli 860 c.c. e 10 del R.D. 215/1933, agli articoli 17 del R.D. 215/1933 e 27, lett. D, della Legge 25 luglio 1952 n°991.
La prima norma pone a carico dei proprietari degli immobili, situati entro il perimetro di contribuenza, la manutenzione e l’esercizio delle opere di competenza statale; analogamente dispone la L.991/1952 per quanto attiene alle opere irrigue di montagna.
L’art.59 del R.D. 215/1933 conferisce, inoltre, ai Consorzi il potere di imporre contributi alle proprietà consorziate per l’adempimento dei loro fini istituzionali.
Pertanto, accanto alle spese occorrenti per l’esecuzione, la manutenzione e l’esercizio delle opere di bonifica, la legge pone a carico dei proprietari interessati le spese necessarie al funzionamento dell’Ente.
La giurisprudenza ha peraltro chiarito che, anche per tali spese, l’imposizione di contribuzione resta subordinata alla ricorrenza dei presupposti stabiliti dalla legge, essendo detti esborsi comunque riconducibili all’onere economico complessivo che l’opera di bonifica richiede.
Pertanto anche gli oneri inerenti all’attività amministrativa ed organizzativa dell’Ente sono ripartiti fra i proprietari dei beni immobili situati nell’ambito del comprensorio, in ragione del beneficio che traggono dall’attività di bonifica.
La legge determina direttamente i requisiti per la spettanza del potere impositivo e l’assoggettamento ad esso a carico dei proprietari; viceversa, la quantificazione dei singoli contributi è rimessa dalla legge alle decisioni discrezionali del Consorzio, tenuto ad applicare al caso concreto il principio della corrispondenza o della proporzionalità del contributo rispetto al beneficio conseguito o conseguibile dall’opera consortile.
Nessuna discrezionalità è viceversa riconosciuta al Consorzio in ordine alla determinazione dell’entità delle spese da ripartire: esse devono corrispondere all’effettivo onere sostenuto anno per anno e risultante dalla contabilità.
L’art.11 del R.D. 215/1933 prevede peraltro un duplice criterio di riparto, provvisorio e definitivo, delle spese inerenti alla bonifica: in via definitiva la ripartizione della spesa sarà effettuata in proporzione ai benefici effettivamente conseguiti; in via provvisoria, sulla base di indici approssimativi e presuntivi del beneficio conseguibile.
Per quanto riguarda in particolare le spese di funzionamento ex art.59 del R.D. 215/1933, l’art.8 del DPR 23 giugno 1962 n°947 impone che esse corrispondano a quelle risultanti dal bilancio di previsione dell’anno cui si riferisce il riparto.
Secondo il Consiglio di Stato anche la determinazione dei contributi per la manutenzione e l’esercizio deve ispirarsi ad analogo criterio.
Ciò implica ovviamente l’obbligo di ripartire annualmente i contributi consortili, prendendo a base, a seconda della tipologia di spesa, le risultanze della contabilità ovvero le previsioni di bilancio e applicando i criteri fissati per la determinazione del beneficio.
Per quanto concerne la configurazione del beneficio è necessario accertare l’esistenza di un vantaggio, anche solo potenziale, di tipo fondiario (cioè direttamente incidente sull’immobile) in derivazione causale con l’opera di bonifica.
E’ inoltre possibile distinguere, secondo un orientamento giurisprudenziale che va sempre più affermandosi, fra un beneficio diretto ed un beneficio indiretto, mentre non è pacifica la configurazione di un beneficio generico o generale.
2. Il beneficio diretto, e cioè ricollegabile direttamente alla funzione specifica e primaria dell’opera di bonifica, in contrapposizione al beneficio indiretto, e cioè all’utilità accessoria che le opere di bonifica sono suscettibili di arrecare in aggiunta a quella specifica, in altre parole all’utilità specifica, ma di minore intensità, conseguita o conseguibile.
I criteri per la determinazione del beneficio rientrano nella sfera discrezionale del Consorzio; l’art.11 del R.D. 215/1933 stabilisce che essi siano fissati negli statuti dei Consorzi ovvero deliberati successivamente.
L’individuazione dei benefici, in linea di fatto, appartiene alla scienza dell’estimo e, in linea di diritto, sembra corretto far riferimento alle funzioni/attività svolte dal Consorzio che consentono di deliberare sinteticamente i seguenti benefici:
E’ pacifico, come è stato più volte ribadito dalla dottrina (Jandalo, De Martino, Pescatore, Albano, Greco), che, ai soli effetti dell’addebito dei costi di costruzione, il perimetro di contribuenza possa essere meno esteso di quello di bonifica poiché nel primo sono esclusi gli immobili che traggono vantaggio dalle sole opere a totale carico dello Stato.
In applicazione di tale principio, enunciato dalla Cassazione, l’obbligo contributivo grava, ad esempio, anche a carico dell’ENEL quale titolare di servitù di elettrodotto sui fondi siti nel comprensorio di bonifica quando l’Ente sia proprietario su detti fondi di impianti ed installazioni (cabine, stazioni, sostegni, ecc.), in relazione ai vantaggi tratti da dette costruzioni dalle opere di bonifica.
Poiché la legge non introduce alcuna distinzione fra le categorie di immobili, non vi è inoltre alcun dubbio che, come desumibile dal testo stesso dell’art.10 del R.D. 215/1933, anche gli immobili del pubblico demanio siano soggetti alla contribuzione, né la legge sembra ammettere alcun tipo di esenzione.
Nessuna esenzione è viceversa prevista per gli immobili che adempiono a compiti di servizio pubblico (quali strade, chiese, cimiteri ed altri edifici di pubblica utilità), e che possano concorrere alla “civilizzazione del territorio”; rispetto a tali beni tuttavia, proprio in considerazione dell’uso e dell’utilità collettiva, è apparso giustificato adottare parametri di valutazione più attenuati.
Per quanto riguarda infine il problema dell’assoggettabilità a contributo degli immobili extra agricoli occorre evidenziare come, fin dalla Legge Baccarini del 1882, sia sempre stato pacifico che la contribuenza consortile possa essere agricola ed extra agricola.
Dalla legislazione statale emerge chiaramente che l’attività di bonifica non è rivolta solo alla sistemazione, conservazione e valorizzazione delle aree agricole al fine di renderne ottimali l’assetto e la connessa produttività, essa è, infatti, diretta anche alla regimazione idrogeologica, alla difesa da eventi naturali dannosi, alla valorizzazione economica e sociale dell’intero territorio ricadente nel comprensorio.
Infine pare opportuno evidenziare come la sottomissione a contributo degli immobili extra agricoli, in quanto ricadenti in un comprensorio di bonifica e in quanto traggono da essa un beneficio, emerga chiaramente dalle circolari Serpieri degli anni 30 come da quelle più recenti del ’60 nonché dalla ormai consolidata giurisprudenza.
Mentre per gli immobili agricoli la spettanza del contributo non è mai stata messa in discussione e l’unico problema che si è posto in giurisprudenza è stato quello relativo al soggetto passivo dell’onere, recentemente, per quanto riguarda gli immobili extra agricoli, è sorta qualche controversia per gli immobili collocati in aree urbanizzate e soggette al pagamento del canone per il servizio di fognatura, in alcuni casi si è ricorso alla Legge Merli per sottrarsi all’obbligo di contribuzione. Ma occorre considerare che la presenza di un sistema fognario comunale ed il pagamento del relativo canone, non esclude affatto la configurabilità di un beneficio tratto dalle opere di bonifica ovvero dall’attività di vigilanza, esercizio e manutenzione effettuata dai Consorzi e non esclude pertanto il conseguente obbligo di pagamento del contributo di bonifica.
I primi riguardano la difesa del suolo e la corretta regimazione delle acque e quindi la salvaguardia complessiva del territorio e degli insediamenti esistenti, nonché l’allontanamento delle acque, comprese quelle urbane, attraverso i canali consorziali.
I secondi riguardano invece la raccolta delle acque urbane, la qualità degli scarichi e la tutela dall’inquinamento.
Diversi sono quindi i servizi e gli Enti che vi provvedono, attraverso l’esercizio e la manutenzione di opere anch’esse distinte, pertanto devono essere distinti anche i contributi.
Quanto alla natura giuridica dei contributi di bonifica, si tratta com’è noto, secondo quanto disposto dall’art.21 del R.D. 215/1933, di oneri reali.
Essi, per costante indirizzo giurisprudenziale, costituiscono entrate a carattere tributario e sono riscossi in base alla normativa che regola l’esazione delle imposte dirette.
Il credito del Consorzio nei confronti del proprietario è garantito da privilegio speciale sull’immobile; il privilegio, peraltro, sorge con l’iscrizione nel registro speciale tenuto presso l’ufficio del R.R.I.I., ai sensi dell’art.9 della Legge 5 luglio 1928 n°1760.
I contributi di bonifica si risolvono pertanto in obbligazioni pubbliche a prestazione patrimoniale imposta a privati e come tali sono retti dal principio fondamentale contenuto nell’art.23 della Costituzione.
A tale proposito la Corte Costituzionale ha precisato l’infondatezza della questione di incostituzionalità degli artt.11 e 59 del R.D. 215/1933 che, come abbiamo visto, consentono l’imposizione del contributo, in riferimento all’art.23 Cost.
Il Consorzio di Bonifica “Sud”, ha una superficie consorziata comunale di Ha 137.922 di cui Ha 118.000 assoggettati a contribuenza (Decreto Presidente Regione Abruzzo n. 180 del 30.4.1998). Rispetto alla delibera della Giunta Regionale d’Abruzzo n°800 del 07/04/1997 con il suddetto Decreto sono stati tolti dalla contribuenza diversi comuni montani. Pertanto i comuni consorziati sono 45 di cui 44 in Provincia di Chieti e 1 in Provincia di Campobasso.
A Nord-Est lungo il litorale Adriatico della località Mucchie, a Nord del porto di Ortona, fino all’asse della foce del Trigno;
A Sud-Est lungo l’asse del fiume Trigno dalla foce alla confluenza con il fiume Sente;
A Sud-Ovest lungo l’asse del fiume Sente, dalla confluenza con il Trigno alla sorgente, proseguendo lungo il confine con la Regione Molise (Provincia di Isernia) fino al fiume Sangro;
A Ovest lungo l’asse del fiume Sangro dal confine regionale con il Molise, in sinistra idrografica, fino al confine con la provincia dell’Aquila, proseguendo lungo la perimetrazione Sud-Est del Parco della Maiella fino ad incontrare il limite del territorio comunale di Guardiagrele;
A Nord-Ovest dall’incontro con la perimetrazione Sud-Est del Parco con il confine del Comune di Guardiagrele e proseguendo lungo detto confine fino a Colle Martino, dove segue la strada provinciale per Orsogna, raggiunge il mare a Nord del Porto di Ortona in località Mucchie.
Ai fini dell’individuazione delle caratteristiche fluviali, particolare interesse assumono i valori del contributo medio, del coefficiente di deflusso e della portata media annua (valori riassunti in tabella 8).
Dall’analisi di questi ultimi si evince che:
Il Sangro come già accennato, risulta il fiume con portata più consistente, a valle raggiunge portate medie annue dell’ordine di 30 mc/s (stazione di Sangro e Paglieta) con un contributo medio annuo di 20,3 l/s per Kmq e un coefficiente di deflusso di 0,54.
A queste ultime considerazioni si aggiunga che gli invasi artificiali (“lago di Bomba e lago di Casoli”) inseriti nel Comprensorio, e la conseguente regolazione dei rilasci dalle dighe per usi principalmente idroelettrici, rendono i deflussi fluviali degli alvei interessati a regime torrentizio.
A monte del Comprensorio della Frentana, sull’asta del Sangro, domina il serbatoio di Barrea. Più a valle, sia sull’Aventino che sul Sangro, si trovano due grandi serbatoi di ritenuta che fanno parte del sistema idroelettrico dell’A.C.E.A. di Roma: il serbatoio di Bomba sul Sangro e quello di Casoli sull’Aventino.
La regolazione a scopi idroelettrici operata dall’A.C.E.A. altera fortemente il normale deflusso fluviale, tanto che a valle le disponibilità idriche sono condizionate dall’orario di funzionamento delle turbine.
Tabella 7 – Stazioni idrografiche d’interesse
Tabella 8 – Elementi caratteristici delle stazioni d’interesse
Dalla morfologia della superficie piezometrica relativa a periodi di magra dell’anno 1992 (maggio settembre) si evidenzia che:
– La principale direttrice del deflusso di falda non coincide con il paleo alveo ;
– Le quote piezometriche sono comprese fra 70 m s.l.m. alla confluenza dei due fiumi e 0 m s.l.m. a valle;
– Le isopiezometriche di settembre hanno andamento pressoché simile a quello di maggio salvo essere un po’ arretrate;
– L’escursione piezometrica, nei tratti di monte è spesso inferiore a 0,5 m, mentre a valle oscilla fra 1 e 2 metri;
– Il fiume sembra drenare quasi ovunque la falda;
– La falda è pressoché libera nei tratti più a monte, mentre è in pressione e addirittura in artesianesimo a valle dove i terreni limosi hanno maggiore spessore;
– Le perdite di falda verso il mare dovrebbero ammontare a 0,037 mc/s
Le stazioni ricadenti nell’area in studio sono quelli di Marcantonio, Di Lallo, Di Giuseppe e Tornese.
Tabella 9- Valori livelli freatici – Bacino del Sangro – Stazione di Marcantonio. Quota 8,9 m s.l.m.
I dati di deflusso fluviale sono disponibili solo per il Trigno nelle tre stazioni di misura di Pescolanciano, Chiauci e Trivento. Gli elementi caratteristici delle stazioni d’interesse sono di seguito riportati:
Tabella 10 – Stazioni idrografiche d’interesse
Tabella 11 – Elementi caratteristici delle stazioni d’interesse
Il territorio consortile oggetto di studio corrisponde all’avanfossa abruzzese-molisana, depressione che si è originata all’inizio del Pliocene.
Nella porzione nord-occidentale sono presenti depositi alluvionali terrazzati che mancano sul versante in destra idrografica; probabilmente tale fenomeno è stato la conseguenza di un basculamento lungo l’asse vallivo.
Il fondo vallivo del fiume Sangro è colmato da depositi alluvionali con spessore variabile tra 10 m alla confluenza dei fiumi Aventino e Sangro, fino a raggiungere la profondità di circa 40 m alla foce, pur presentando, nella sua lunghezza, delle variazioni dovute alla geometria dell’alveo.
– limi superficiali;
– ghiaie e sabbie;
– argille grigio azzurre.
I lineamenti della geologia e della morfologia dell’area consortile sono i seguenti: se si esclude una fascia lungo il margine SO ed il territorio in sinistra dell’Osento, prevalgono i sedimenti quaternari caratterizzati, specialmente nella parte Nord da ampie aree a profilo rettilineo in lieve pendenza, separate da profonde incisioni, su ciottolami e sabbie; rilievi collinari su materiali più fini (argille ed argille sabbiose del calabriano) prevalgono a Sud ed a Ovest di Vasto.
Lungo le valli incise dal Trigno e, meno dal Sinello e dall’Osento, si riconosce una successione di terrazzi fluviali, essenzialmente in sinistra secondo il consueto schema dei fiumi adriatici, separati tra di loro da scarpate dove affiorano solitamente ciottolami e sabbie.
In sinistra dell’Osento a Sud di Paglieta, ed in destra, a sud di Scerni, si entra in un paesaggio collinare modellato su argille marnose del Pliocene, caratterizzato da lunghi versanti non molto acclivi, separate da creste sottili o, raramente, da superfici spianate di limitata estensione su ciottolami, lembi superstiti di più ampie pianure smantellate dall’erosione.
Tabella 12 – Ripartizione del territorio in base alle pendenze
L’esame della tabella mette in evidenza che il 50% della superficie (28.727 Ha) ha pendenza inferiore al 10%, il 30% (17.571 Ha) ha pendenza compresa fra il 10% e il 18%, il 20% (11.049 Ha) ha pendenza superiore al 18%.
L’80% della superficie presenta una pendenza inferiore al 18%, valore considerato come limite della possibile meccanizzazione integrale dei lavori agricoli.
Uno degli studi pedologici più recenti per l’area irrigua Frentana è rappresentato da quello eseguito nel 1993 dal CO.T.IR.
Esso fa riferimento ad un’indagine pedologica a scala 1:25.000 su di una larga fascia che, da Sud a Nord, partendo da Paglieta giunge a Mozzagrogna abbracciando il fondovalle del Sangro; l’area è compresa negli elementi n° 362142, 362143, 371011, 371012, 371021, 371022, 371023, 371024, 371061 della carta tecnica dell’Italia meridionale per un estensione di circa 3000 ettari.
Essa è fiancheggiata in destra orografica da una pianura leggermente più alta, lungo il piede delle colline plioceniche. Anche presso il fiume si evidenzia una zona rialzata (in parte argine naturale), che si perde nei molteplici livelli di vari lembi di alluvioni attuali al margine della golena vera e propria. In sinistra del Sangro, si distingue una piana alluvionale recente su sedimenti fini, che è risultata a zone rimaneggiata per l’attività degli affluenti di sinistra del fiume che, nel passato, divagavano ampiamente prima di immettersi nel corso principale. Anche qui si ritrova presso il fiume, una zona rialzata simile alla precedente.
Questa si collega alla ripida scarpata, alta alcune decine di metri e prospiciente il Sangro, con una fascia erosa a pendenza crescente. Il terrazzo presenta impercettibili ondulazioni, ortogonali alle linee di massima pendenza, ed alcune zone depresse con erosione ai margini e colluvio al centro; queste, proseguendo verso la scarpata, si raccordano alle profonde incisioni di alcuni borri provenienti dalle colline. All’uscita dei borri nella piana alluvionale recente del Sangro, si formano piatti conoidi con molta pietrosità ma solo in vicinanza dello sbocco in pianura.
Questa superficie, ben rappresentata nella zona settentrionale dell’area studiata, verso SW, invece, si frammenta in piccoli lembi residui, fino a quando la sua presenza è testimoniata unicamente da modeste ondulazioni sui versanti collinari che guardano il fiume e dai caratteri dei suoli. E’ ancora riconoscibile un terzo terrazzo fluviale (del primo ordine) che si raccorda a quello inferiore con una scarpata. Tale superficie è ancora inclinata verso il Sangro e verso il mare; modellata dall’erosione, è ricca di zone di impluvio, la cui pendenza longitudinale si mantiene modesta fino al margine, dove i ciottolami, forse un po’ cementati, fanno da soglia.
Anche nelle valli trasversali è possibile trovare, sebbene in lembi più modesti, superfici terrazzate riferibili alle precedenti, più inclinate e modellate dall’erosione, separate da scarpate di altezza sempre minore.
– poche zone di fondovalle, aperte, con materiale colluviale ed alluvionale, che si prolungano nella piana del Sangro in bassi conoidi costituiti sempre da materiali fini;
– lembi di fondovalle con forma di V, privi di pianurette significative;
– versanti più o meno rettilinei, non molto pendenti entro la zona studiata, ma interessati da evidente erosione accelerata;
– sommità collinari a profilo convesso, molto erose;
– tracce di probabili superfici terrazzate antiche, su qualche sommità di maggiore ampiezza o appoggiate ai versanti, con suoli evoluti, ma non cartografabili per la scarsa superficie.
Nell’intera area studiata, i suoli condividono alcune caratteristiche: la tessitura fine, la presenza di carbonati, la tendenza a formare in superficie fessurazioni e croste. Ne è probabilmente responsabile la litologia prevalente nel bacino del Sangro: calcari a monte e sedimenti fini pliocenici o quaternari a valle.
Il clima abruzzese risente generalmente dell’effetto termoregolatore del mare, inoltre, è influenzato dai rilievi che determinano microclimi e variazioni climatiche areali di notevole rilevanza.
La maggior parte del territorio regionale è collocata nel versante Adriatico (latitudine compresa tra 42°10′ e 42°55′ Est) è, infatti, dislocato fra la linea costiera dell’Adriatico Centrale e le strutture orografiche costituenti la linea di spartiacque dell’Appennino Centrale.
Esiste quindi un “effetto barriera” esercitato dalla catena appenninica che arresta parzialmente i venti (umidi e temperati provenienti dall’Atlantico e dal Mediterraneo occidentale) nonché una influenza regolatrice dell’Adriatico, il cui effetto si estende profondamente verso l’entroterra; ne consegue che il territorio è particolarmente soggetto ai venti orientali, compresi quelli freddi e asciutti di direttrice NNE, e quelli marini provenienti da SSE, molto caldi ed umidi.
Schematizzando le condizioni meteorologiche prevalenti nel corso dell’anno, si può affermare che, durante l’inverno i tipi di tempo perturbato sono generalmente conseguenza di flussi di aria fredda continentale proveniente dai Balcani, i quali causano spesso nevicate anche in prossimità della costa. E’ relativamente frequente, inoltre, il caso in cui le perturbazioni generatesi nel Golfo di Genova, dopo aver attraversato l’Italia settentrionale, si spingono verso SE apportando abbondanti piogge sul territorio regionale.
Alcune di queste perturbazioni mostrano poi la tendenza ad intensificarsi sul medio e basso Adriatico, a causa dell’apporto energetico dovuto alla cessione di energia da parte del mare, che si trova spesso ad una temperatura superiore di quella dell’aria. Tali intense perturbazioni hanno effetto negativo sugli insediamenti agricoli, non solo per le piogge torrenziali, ma anche per i venti molto forti che le accompagnano.
La prima parte della primavera tende a seguire ancora le caratteristiche invernali, mentre,nella seconda metà, la presenza di una zona anticiclonica sull’Europa centrale ostacola le perturbazioni atlantiche che seguono una traiettoria più settentrionale interessando solo sporadicamente i territori del medio Adriatico.
In autunno le traiettorie delle perturbazioni interessano direttamente la Regione apportando abbondanti precipitazioni, soprattutto nel mese di novembre; durante questo periodo domina l’aria fredda, sia di origine continentale sia di origine artica.
Come quadro di riferimento generale, sono state considerate le componenti climatiche più significative di una serie di misure e di osservazioni eseguite nel corso degli anni (1951-1978) presso la stazione meteorologica sinottica dell’Aeronautica Militare di Pescara che, data la sua posizione geografica, è da considerarsi sufficientemente rappresentativa del medio versante adriatico nel quale sono inseriti i Comprensori del Consorzio di Bonifica Sud oggetto di studio.
Tabella 13 – Dati caratteristici della stazione di Pescara – Alt.11m – Lat.Nord 42°26′ – Long.Est 14°12′
Tabella 14 – Dati caratteristici stagionali della stazione di Pescara – Alt 11m- Lat.Nord 42°26′-Long.Est 14°12′
– le temperature medie hanno un andamento regolare nel corso dell’anno con la tipica unimodalità (un massimo estivo ed un minimo invernale) che caratterizza le medie latitudini;
– le escursioni termiche medie di 7-11°C pongono la località a metà strada fra un sito marittimo vero e proprio ed uno di tipo continentale; infatti la vicinanza della penisola balcanica (l’Adriatico è un bacino stretto) fa sentire i suoi effetti tramite afflussi di aria fredda continentale, afflussi che tendono a mascherare le influenze marittime;
– le influenze balcaniche si fanno sentire anche nel numero di giorni con gelo, che è di circa 24/25 l’anno;
– le precipitazioni sono prevalenti nel periodo ottobre – gennaio con un massimo in dicembre, anche questo, indice dell’influenza balcanica;
– Pescara presenta in media, un totale annuo di 15 temporali, con netta prevalenza nei mesi estivi quando, maggiormente, viene esercitata la convezione termica, supportata anche dai sollevamenti orografici operati dai rilievi dell’immediato entroterra;
– la nuvolosità presenta la classica evoluzione diurna con percentuali di cielo sereno maggiori al mattino, quella irregolare, è leggermente maggiore nei pomeriggi delle stagioni intermedie (primavera ed autunno) quando, il passaggio dal regime freddo invernale a quello caldo estivo (e viceversa) determina, come di solito accade, una maggiore variabilità delle condizioni meteorologiche la quale, nelle ore pomeridiane, si somma all’incipiente (primavera) o decadente (autunno) instabilità locale ad evoluzione diurna;
– l’influenza marina è abbastanza evidente nel campo dell’umidità relativa, alquanto alta durante le prime ore del mattino, e con una moderata escursione giornaliera;
– nel complesso dell’anno l’escursione igrometrica è di 24 unità, mentre, in una località dell’interno quale ad esempio Perugia, è di 35 unità;
– di valore medio, il numero di giorni con terreno bagnato o melmoso, è 72 all’anno, ovvero 1 su 5, tuttavia la maggioranza di questi giorni, circa il 50%, cade in autunno ed in inverno.
– per quanto riguarda i venti al suolo si può dire che la direzione privilegiata in assoluto è quella da SW.
La fascia di pianura costiera, è costituita da una ristretta striscia di pianura, la cui espansione verso l’entroterra è molto variabile, oscillando da qualche decina di chilometri ad alcune centinaia di metri per l’addossarsi alla costa dei rilievi appenninici. Essa è sede di efficace ventilazione nel corso dell’anno, sia per la presenza di circolazioni locali (brezze di mare e brezze di terra) attive in condizioni meteorologiche non perturbate nei mesi della stagione calda, che per venti di origine sinottica, provenienti prevalentemente dai quadranti orientali in concomitanza a condizioni di tempo perturbato.
La fascia di pianura pedecollinare, prossima alle ultime propaggini dell’Appennino, di limitato “spessore”, assume caratteri climatici individuali solo nei tratti che si distanziano sufficientemente dalla linea di costa e dove le colline sono in grado di esercitare la loro influenza sulla pianura antistante.
Sono inoltre possibili improvvisi e sensibili rialzi termici in concomitanza di intensi venti occidentali che, sottovento ai rilievi, si propongono come correnti aeree di ricaduta molto calde e asciutte (detto localmente “Garbino”).
Le zone montane e collinari, che occupano la maggiore estensione nella Regione, sono soggette ad una progressiva diminuzione della temperatura con l’aumentare della quota, ad una diminuzione dell’umidità assoluta ma non di quella relativa che varia invece in modo irregolare (in genere aumenta fino ad una certa altezza dal suolo), ad un incremento delle precipitazioni fino a quote determinate ma variabili, oltre le quali si verifica un netto decremento (anche questa variazione altimetrica non è regolare e non avviene in tutte le aree montuose), ad una diminuzione della pressione atmosferica.
Vi si registra inoltre un aumento della radiazione solare globale che comunque non trova corrispondenza con la temperatura, poiché l’aria sempre meno torbida con l’aumentare dell’altitudine trattiene quantità di calore sempre minori.
Le aree vallive del territorio sono particolarmente interessanti sotto il profilo climatico, poiché sono in grado di proporre condizioni ambientali particolari che sono funzione dei caratteri geomorfologici che la contraddistinguono (ampiezza del fondovalle, altezza dei versanti, orientamento dell’asse rispetto alle correnti aeree dominanti, esposizione dei pendii alla radiazione solare ecc.).
In generale la valle possiede le necessarie caratteristiche fisiche per divenire sede di climi individuali (climi locali e microclimi), zona di grande interesse per l’attività agricola.
Prima di considerare gli interessanti aspetti del microclima vallivo, è sicuramente utile una panoramica volta a localizzare e caratterizzare le valli principali, che da Nord a Sud si susseguono nel territorio consortile: la valle del fiume Foro, del Sangro, del Sinello e la valle del Trigno, quest’ultimo al confine meridionale della regione. Esse presentano tutte un asse con allineamento NE-SW, lungo il quale la pianura litoranea si estende profondamente nell’entroterra assumendo via via caratteri climatici che si distinguono sempre più da quelli tipici della costa.
– orientamento dell’asse vallivo, che può determinare forzature (canalizzazioni) delle correnti atmosferiche generali, favorendo profonde penetrazioni verso l’entroterra delle masse d’aria in libero movimento; è così che le valli del comparto centro-settentrionale (assetto Est-Ovest) favoriscono profonde penetrazioni delle correnti orientali, mentre quelle del comparto centro-meridionale (assetto NE-SW) favoriscono l’afflusso verso l’interno delle correnti provenienti da Nord-Est, più fredde ed asciutte delle prime;
– orientamento dei pendii collinari delimitanti la valle, che possono influire sui regimi pluviometrici, favorendo le precipitazioni sui versanti sopravvento rispetto ai flussi perturbati prevalenti (piogge orografiche) e contribuendo all’aridità dei versanti sottovento;
– esposizione dei versanti alla insolazione, che può dar luogo ad una rilevante diversificazione nel riscaldamento del versante esposto a mezzogiorno rispetto a quello esposto a nord nelle valli con asse Est-Ovest; in questo caso la temperatura del suolo nel versante meno favorito dall’insolazione, può risultare anche notevolmente inferiore, con importanti ripercussioni sulla vegetazione. Nelle valli ad assetto NE-SW il riscaldamento dei due versanti è meno dissimile e le condizioni favorevoli alla vegetazione sono complessivamente più estese;
– diversificazione del riscaldamento superficiale dei pendii, che può determinare (in condizioni di tempo non perturbato) circolazioni locali trasverse all’asse vallivo, con correnti che fluiscono dal versante meno esposto a quello più esposto al soleggiamento, distorcendo la classica circolazione diurna che dalla valle dirige verso la sommità dei rilievi (brezza di valle);
– presenza di corsi d’acqua nel fondovalle che, nell’area più prossima al vettore fluviale o torrentizio, possono garantire una migliore disponibilità idrica al terreno e favorire gli interventi irrigui di soccorso in una zona alquanto ampia.
1 – Indici climatici applicati al territorio:
La classificazione climatica del territorio appartenente al Consorzio di Bonifica Sud viene effettuata, facendo uso dell’indice di De Martonne calcolato sulla base dei parametri termopluviometrici del periodo 1965-1993.
Tale indice è detto anche “indice di aridità” e caratterizza un territorio sulla base della temperatura e della precipitazione media annua secondo la seguente formula:
Tabella 15 – classificazione climatica di De Martonne
La tabella 16 riporta l’indice di De Martonne calcolato per le stazioni di Vasto, Scerni, Lanciano, Montazzoli e Palena.
Tabella 16 – Valori dell’indice mensile (IA) di De Martonne
L’esame della tabella mostra come, procedendo verso le aree interne, il clima da temperato caldo, tipico della fascia costiera, diventi temperato umido ed umido a causa dell’orografia del territorio provinciale.
Analizzando l’indice di De Martonne calcolato su base mensile (nella tabella 16 sono riportati i valori che indicano i periodi di aridità), si evidenzia in particolare che nelle località di Scerni e Vasto si verificano condizioni di aridità da maggio ad agosto; il periodo di aridità si riduce, procedendo verso l’interno, a Lanciano (maggio-luglio), a Montazzoli è limitato al mese di luglio, fino ad annullarsi nel territorio di Palena.
2 – I climogrammi:
Per l’analisi del clima ad aree limitate è importante fare riferimento a reti di rilevamento locali, che dispongono di un numero di stazioni sufficientemente rappresentativo.
Il suddetto studio fa riferimento, quale base di dati climatici, alle stazioni termopluviometriche della rete nazionale dell’Ufficio Idrografico e Mareografico della Presidenza del Consiglio dei Ministri che, in tanti anni di attività, hanno accumulato una serie temporale di dati utile a descrivere e valutare le variazioni di campo termico e idrometrico su piccola scala.
I valori medi del trentennio, costituiscono gli indici maggiormente rappresentativi per ciascuno dei parametri considerati, e verranno in avanti denominati “valori climatici o valori della serie storica”.
Tabella 17 – Stazione di Vasto
Tabella 18 – Stazione di Lanciano
Tabella 19 – Stazione di Scerni
Tabella 20 – Stazione di Montazzoli
Tabella 21 – Stazione di Palena
3 – Analisi delle gelate nel territorio:
La tabella 22 riporta la probabilità di occorrenza delle gelate, calcolata per i mesi interessati dall’evento per tutte le località considerate. In pratica, disponendo di una serie storica di dati, si è provveduto a calcolare la probabilità che si verifichino temperature uguali o inferiori a 0 °C.
4 – La pluviometria:
L’analisi del regime pluviometrico del territorio consortile è stata effettuata analizzando i valori mensili delle suddette stazioni nel periodo 1965-1994.
F rappresenta la probabilità stimata di non superare il valore dell’evento situato nella posizione m, una volta ordinati tutti gli eventi N in ordine crescente. Si è pertanto proceduto, per le stazioni di Scerni, Vasto, Lanciano, Montazzoli e Palena a riordinare i dati di ogni mese ed a stabilire con la formula suddetta le diverse probabilità di non superamento dell’evento piovoso; la probabilità di superamento dello stesso valore è invece pari a 1-F.
Dall’esame dei grafici si evince chiaramente che la sola valutazione del dato medio non può fornire indicazioni chiare circa la caratterizzazione del territorio, vista la notevole variabilità degli eventi possibili.
E’ importante sottolineare che in tutte le stazioni esaminate le variazioni interannuali di piovosità sono molto accentuate nel mese di aprile, in quanto i valori di piovosità ai diversi livelli di probabilità di non superamento sono più distanziati tra di loro.
La piovosità annuale aumenta man mano che ci si allontana dalla costa risentendo dell’incremento dell’altimetria; si passa infatti dai 642,7 mm della stazione di Vasto ai quasi 1000 mm della stazione di Palena.
Per quanto concerne la distribuzione della piovosità l’esame della tabella che segue, mostra che gli eventi piovosi sono concentrati soprattutto in inverno e in primavera:
Tabella 23 – Precipitazioni medie mensili di alcune stazioni della Provincia di Chieti
Tabella 24 – Popolazione del Comprensorio di Bonifica
Nelle colline interne, su depositi pliocenici, sussiste una situazione colturale nettamente a favore dei seminativi. Infine, non va dimenticata la Valle dell’Osento in cui sussiste una situazione colturale abbastanza equilibrata secondo le principali classi di coltura che sono il seminativo semplice e quello arborato, il vigneto e l’oliveto. La frequenza di alcune colture, come le orticole e le industriali, è da mettere in relazione anche alla presenza, nel comprensorio irriguo, delle relative industrie di trasformazione (cantine, oleifici, tabacchifici ecc.) che assorbono e lavorano una elevata quantità della produzione agricola. Queste colture, tra l’altro, sono quelle che maggiormente beneficiano della presenza di strutture irrigue, per cui è prevedibile un loro incremento, compatibilmente con le esigenze di mercato.
Per quanto riguarda la distribuzione e frequenza delle rimanenti aree non agricole, si evidenzia una dislocazione degli insediamenti urbani lungo le strade; una dislocazione degli insediamenti industriali nelle zone di pianura, con conseguente sottrazione dei terreni migliori all’agricoltura in generale e all’agricoltura irrigua in particolare.
Per quel che riguarda le superfici d’acqua, sono stati rilevati, oltre al corso del fiume, canali e vasche di alimentazione della rete di distribuzione dell’acqua di irrigazione.
Non è stata notata una particolare corrispondenza tra le dimensioni medie degli appezzamenti e la frammentazione catastale. Infatti, se da una parte l’evoluzione del Catasto è legata alla ricomposizione fondiaria e alla divisione dei beni di una famiglia in seguito ai passaggi di proprietà, dall’altra la dimensione degli appezzamenti rispecchia maggiormente fattori di natura pedoclimatica e di natura economica (andamento del mercato). Si notano casi in cui una particella contiene più appezzamenti; questo vuol dire che l’agricoltore intende praticare una diversificazione colturale al fine di far fronte a rischi legati all’ambiente (grandinate) e alle richieste di mercato (cambiamento dei prezzi). Questa tendenza trova conferma anche nella grande diffusione della consociazione mista, frequente soprattutto sui terrazzi alti, nei pressi dei nuclei abitati e nelle zone di monte della piana fluviale. Nelle restanti zone di pianura si nota invece la tendenza contraria, cioè di colture che si estendono su più particelle.
Riguardo all’avvicendamento colturale nella zona in esame, si è potuto constatare che le aziende non fanno ricorso alle rotazioni nel senso stretto della parola, ma adottano degli avvicendamenti liberi. Infatti, dalle interviste effettuate direttamente agli agricoltori, si è rilevato, che gli stessi, operano un’alternanza tra le colture cosiddette “sfruttatrici” del terreno, quali il frumento, l’orzo e altri cereali, e le colture da rinnovo, quali il mais, il tabacco, il pomodoro, ecc. Queste ultime vengono stabilite di volta in volta in funzione dell’andamento del mercato e della politica comunitaria. Le colture foraggere (medica e sulla) vengono avvicendate, essendo colture miglioratrici del terreno, con le colture depauperatrici. L’impresa agricola tipica è quella del piccolo coltivatore diretto, con scarsissima presenza di aziende condotte da saliarati.
Tabella 25 – Uso del suolo del comprensorio irriguo della Frentana
Grafico 3 – ripartizione percentuale delle classi di colture irrigue
Tabella 26 – colture irrigate nel periodo primaverile-estivo nel territorio vastese
Per quanto concerne la consistenza e l’evoluzione del numero delle aziende con allevamenti e del numero di capi di bestiame, si rileva che accanto ad un decisa riduzione delle aziende, la consistenza dei capi allevati è stata complessivamente costante negli anni, con decisi incrementi nel settore avi-cunicolo e caprino; le aziende con allevamento di ovini palesano una tendenziale riduzione, mentre i suini hanno invertito la tendenza negativa.
Un dato consolidato è l’aumento della consistenza media dei capi per allevamento: emblematico il caso delle aziende con bovini sulle quali hanno influito le recenti normative delle quote latte, determinando la chiusura delle aziende marginali con accorpamenti e cessioni di capi.
Dal V censimento generale dell’agricoltura, del 2000, per la provincia di Chieti, risulta la seguente distribuzione dei capi di bestiame:
Tabella 27 – distribuzione dei capi di bestiame per la provincia di Chieti
Nel maggio 1980, il Consorzio di Bonifica in Sinistra Trigno e del Sinello adottava, in luogo del “Piano Generale di Bonifica”, forzando un po’ il concetto stesso del piano, il “Piano Generale di Trasformazione Irrigua” sfociato, sette anni più tardi, per evidenti esigenze tecniche, in “Progetto generale di massima per la trasformazione irrigua”.
Se si legge questo dato e se a tale cifra si aggiunge l’impianto irriguo realizzato nella bassa valle in Sinistra Trigno, con finanziamento del Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste e della Cassa per il Mezzogiorno, e la diga di Chiauci si evince chiaramente che il Consorzio è stato protagonista assoluto ed incisivo sul territorio.
– Comprensorio della Frentana;
– Comprensorio in Sinistra Trigno, del Sinello e dell’ Osento (del “Vastese”)