Source: https://www.cappellacangiani.it/news/ergastolo-cantone-non-e-scandaloso-che-un-giudice-debba-fare-una-valutazione-ma-occorre-affinare-i-meccanismi-per-gli-accertamenti/
Timestamp: 2020-06-05 06:31:45+00:00
Document Index: 155195848

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 27']

Ergastolo. Cantone: “Non è scandaloso che un giudice debba fare una valutazione, ma occorre affinare i meccanismi per gli accertamenti” – Cappella Cangiani
“Non è una sentenza che mi lascia scandalizzato né una sentenza che di per sé crea problemi nella lotta alla mafia. Ovviamente, voglio capire bene come funzionerà il meccanismo delle presunzioni”, dice al Sir Raffaele Cantone, magistrato per anni impegnato nella lotta alla camorra, commentando la sentenza della Corte Costituzionale. Con la precisazione che, “per un giudizio più approfondito, sarà necessario leggere la sentenza”, quando sarà depositata. “Ci possono essere – precisa il magistrato – delle situazioni borderline di soggetti, i quali, pur non collaborando, si sono ormai allontanati dal sistema della criminalità organizzata. L’elemento che va provato, dal mio punto di vista, non è la collaborazione, ma il risultato certo che il soggetto si è allontanato dal contesto criminale. Non è un aspetto neutro, dunque, come la sentenza dirà che quest’ultimo elemento va provato. Ribadisco:
non è scandaloso in sé che il giudice debba fare una valutazione. Il problema è capire come il giudice debba fare quella valutazione,
ma la sentenza è nella giusta direzione e, soprattutto, raccoglie un’indicazione vincolante della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu)”. La nostra Corte Costituzionale, quindi, non avrebbe potuto decidere diversamente? “Credo – risponde Cantone – che sarebbe stato difficile in presenza di quella sentenza della Cedu, ma questi sono dettagli tecnici”. Il magistrato getta acqua sul fuoco: “Non fasciamoci ancora la testa che sia un disastro. Anzi, ritengo che sia una sentenza anche, probabilmente, equilibrata: le parole che saranno usate in essa saranno rilevanti”. Solo quando sarà depositata, si potrà effettivamente valutare la portata della sentenza.
È facile capire se effettivamente un detenuto abbia abbandonato per sempre l’associazione criminale a cui apparteneva? “Partendo dalla mia esperienza – afferma Cantone –, posso dire che non è semplice, ma non impossibile. Il tema vero è
affinare i meccanismi per i quali si possono fare questi accertamenti.
Ci sono anche tutta una serie di indici indiretti che possono essere valorizzati e devono essere accertati: ad esempio, le floride condizioni economiche di una famiglia di un boss che non lavora sono un elemento di prova che dimostra che c’è qualcuno che continua a finanziarla. Bisognerà anche capire il livello di accertamento che si richiederà. Tutto ciò, ovviamente, richiederà uno sforzo maggiore dell’attività investigativa rispetto all’automatismo precedente legato al pentimento”.
La sentenza della Corte Costituzionale è salutata positivamente da Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII: “È una grande svolta che riconosce il valore di quanti, come noi, lavorano per la rieducazione dei detenuti come sancito all’art. 27 della nostra Costituzione. Finalmente si dice che la pericolosità è relativa:
una persona condannata, che giustamente deve pagare per i suoi delitti, può riscattarsi e cambiare vita”.
Finora, ricorda Ramonda, “l’ergastolo ostativo, il ‘fine pena mai’, significava negare alla persona ogni speranza. Oggi invece possiamo affermare che è giusto dare un’opportunità alla persone di riparare al danno commesso e di cambiare vita. La vera giustizia non consiste nella vendetta”. La Comunità di don Benzi gestisce 6 comunità educanti con i carcerati, strutture per l’accoglienza di carcerati che scontano la pena, dove i detenuti sono rieducati attraverso esperienze di servizio ai più deboli nelle strutture e nelle cooperative dell’associazione. Ad oggi sono presenti 61 detenuti. Negli ultimi 10 anni sono state accolte 565 persone. Per chi esce dal carcere la recidiva riguarda il 75% dei casi. Invece, nelle comunità della Papa Giovanni, dove i detenuti sono rieducati attraverso esperienze di servizio ai più deboli, i casi di recidiva sono appena il 15%.