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Timestamp: 2019-02-19 00:09:23+00:00
Document Index: 75864858

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Consentita la newsletter per fini pubblicitari solo con consenso espresso inequivocabilmente - La Previdenza - Quotidiano di informazione giuridica - Banca Dati Giuridica
Consentita la newsletter per fini pubblicitari solo con consenso espresso inequivocabilmente
Cassazione civile, sez. I sentenza 2.7.2018 n. 17278
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. GENOVESE Francesco A. - Presidente - Dott. DE CHIARA Carlo - Consigliere - Dott. ACIERNO Maria - Consigliere - Dott. DI MARZIO Mauro - rel. Consigliere - Dott. TRICOMI Laura - Consigliere - ha pronunciato la seguente: SENTENZA sul ricorso 8194/2017 proposto da: Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali, in persona del legale rappresentante pro tempore, domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi n. 12, presso l'Avvocatura Generale dello Stato, che la rappresenta e difende ope legis; - ricorrente - contro AD SPRAY S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Via G. Pisanelli n.4, presso lo studio dell'avvocato Gigli Giuseppe, che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato Pugi Giuseppe, giusta procura a margine del controricorso; - controricorrente - avverso la sentenza n. 522/2016 del TRIBUNALE di ARMO, depositata il 20/09/2016; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 11/05/2018 dal cons. DI MARZIO MAURO; udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale FEDERICO SORRENTINO che ha concluso per l'accoglimento del ricorso; udito, per la controricorrente, l'Avvocato Giuseppe Pugi che ha chiesto il rigetto del ricorso.
1. - Con sentenza del 29 aprile 2016 il Tribunale di Arezzo ha accolto l'opposizione proposta ai sensi del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, art. 152 (c.d. Codice della privacy) da AdSpray S.r.l. nei confronti dell'Autorità garante per la protezione di dati personali contro il provvedimento n. 427 del 25 settembre 2014 con qui quest'ultima:
b) aveva vietato ad AdSpray S.r.l., ai sensi dell'art. 143, comma 1, lett. c), art. 144 e art. 154, comma 1, lett. d), dello cit. Codice, il trattamento dei dati personali di cui alla precedente lettera a), già raccolti, degli utenti registrati al servizio di newsletter per le finalità di invio di messaggi promozionali, ferma restando l'utilizzabilità degli stessi per la fornitura dei servizi;
c) aveva prescritto ad AdSpray S.r.l., ai sensi dell'art. 143, comma 1, lett. b), art. 144 e art. 154, comma 1, lett. c) Codice, qualora quest'ultima avesse inteso continuare ad utilizzare lo strumento della posta elettronica per l'invio di comunicazioni promozionali, di adottare le misure necessarie e opportune, atte a garantire la completa ottemperanza a quanto stabilito dagli artt. 23 e 130 medesimo Codice, prevedendo la possibilità per gli interessati di esprimere uno specifico consenso e fornendone adeguata documentazione al Garante entro sessanta giorni dalla ricezione del provvedimento.
2. - Nel contraddittorio con il Garante, che ha resistito all'opposizione, l'adito Tribunale, per quanto rileva, ha osservato: -) che non erano condivisibili le argomentazioni del Garante, il quale aveva sostenuto che il trattamento dei dati personali fossa stato effettuato in mancanza di un consenso prestato in conformità all'art. 23 del Codice della privacy, dal momento che detta norma non era suscettibile di essere integrata con la previsione di obblighi, da essa non previsti, bensì introdotti da provvedimenti del Garante medesimo, quali le linee guida adottate in data 4 luglio 2013;
-) che, in particolare, doveva escludersi che il consenso espresso dall'utente nell'accedere alle prestazioni offerte da AdSpray S.r.l. non potesse considerarsi "libero", giacchè la norma non individua un obbligo tout court per il gestore del portale di offrire comunque le proprie prestazioni, a prescindere dal consenso al trattamento dei dati personali da parte dell'utente;
3. - Per la cassazione della sentenza l'Autorità garante per la protezione dei dati personali ha proposto ricorso per un motivo. AdSpray S.r.l. ha resistito con controricorso.
1. - Il ricorso denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 23 e 130 Codice della privacy, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Secondo il Garante, il Tribunale avrebbe errato nel ritenere che le Linee guida da esso elaborate costituissero un'integrazione del precetto posto dall'art. 23 del Codice della privacy, giacchè esse recavano invece soltanto la corretta interpretazione del dato normativo, alla luce del quale occorreva che il consenso al trattamento dei dati personali fosse espresso liberamente e specificamente, mancando nel caso di specie una specifica manifestazione di volontà volta alla ricezione di messaggi promozionali via mail, essendo obbligatorio prestare il consenso alla loro ricezione per potersi iscrivere al servizio di newsletter offerto dalla società.
2.1. - Come emerge dalla sentenza impugnata, e come è d'altronde incontroverso, AdSpray S.r.l. offriva per il tramite del portale www.laretediclo.it un servizio di newsletter su tematiche legate alla finanza, al fisco, al diritto e al lavoro. Per accedere alla newsletter era richiesto l'inserimento, da parte dell'utente, del proprio indirizzo e-mail e, in calce al form di raccolta dati, era presente una casella di spunta (c.d. checkbox) con la quale il contraente poteva esprimere il consenso "al trattamento dei dati personali"; inviando la rich esta di iscrizione senza validare la casella del consenso non era passibile accedere al servizio e appariva il messaggio "è richiesta la selezione della casella". Non era evidenziato direttamente dalla pagina in cosa consistesse il "trattamento dei dati personali" e quali effetti producesse: è la stessa controricorrente a riferire, a pagina 2 del controricorso, che l'utente poteva visionare la normativa sulla privacy attraverso un apposito link ipertestuale che, una volta cliccato, specificava che i dati personali acquisiti attraverso l'iscrizione alla newsletter sarebbero stati utilizzati non solo per la fornitura di tale servizio, ma anche per l'invio di comunicazioni promozionali nonchè di informazioni commerciali da parte di terzi. 2.2. - Ciò detto, occorre rammentare che il D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, art. 23 stabilisce nei suoi tre commi che:
Ed in una prospettiva di ulteriore specificazione del concetto, utile ad intendere anche la portata dal menzionato art. 23, il "consenso dell'interessato", all'undicesima delle definizioni date in apertura del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento Europeo e del consiglio del 27 aprile 2016 (c.d. GDPR, General Data Protection Regulation), è inteso come: "qualsiasi manifestazione di volontà libera, specifica, informata e inequivocabile dell'interessato, con la quale lo stesso manifesta il proprio assenso, mediante dichiarazione o azione positiva
inequivocabile, che i dati personali che lo riguardano siano oggetto di trattamento". Dopodichè il trentaduesimo considerando dello stesso testo aggiunge che: "Il consenso dovrebbe essere espresso mediante un atto positivo inequivocabile con il quale l'interessato manifesta l'intenzione libera, specifica, informata e inequivocabile di accettare il trattamento...").
Non v'è dubbio, allora, che, nel suo complesso la previsione di un consenso in tal modo "rafforzato" sia dettato dall'esigenza di rimediare alla intrinseca situazione di debolezza dell'interessato, sia sotto il profilo della evidente "asimmetria informativa ", sia dal versante della tutela contro possibili tecniche commerciali aggressive o suggestive. La normativa in questione, dunque, sorge dall'esigenza di affrontare i rischi per la persona posti dal trattamento in massa dei dati personali, così come reso possibile dall'evoluzione tecnologica. Può dunque dirsi che il consenso in questione debba essere ricondotto alla nozione di "consenso informato", nozione ampiamente impiegata in taluni settori - basti menzionare il campo delle prestazioni sanitarie - in cui è particolarmente avvertita l'esigenza di tutelare la pienezza del consenso, in vista dell'esplicazione del diritto di autodeterminazione dell'interessato, attraverso la previsione di obblighi di informazione contemplati in favore della parte ritenuta più debole.
2.7. - La sentenza impugnata, in definitiva, adottando una nozione generica ed onnicomprensiva di consenso, non conforme al dato normativo, non si è attenuta ai principi fin qui illustrati, che possono così riassumersi: "In tema di consenso al trattamento dei dati personali, la previsione dell'art. 23 del Codice della privacy, nello stabilire che il consenso è validamente prestato solo se espresso liberamente e specificamente in riferimento ad un trattamento chiaramente individuato, consente al gestore di un sito Internet, il quale somministri un servizio fungibile, cui l'utente possa rinunciare senza gravoso sacrificio (nella specie servizio di newsletter su tematiche legate alla finanza, al fisco, al diritto e al lavoro), di condizionare la fornitura del servizio al trattamento dei dati per finalità pubblicitarie, sempre che il consenso sia singolarmente ed inequivocabilmente prestato in riferimento a tale effetto, il che comporta altresì la necessità, almeno, dell'indicazione dei settori merceologici o dei servizi cui i messaggi pubblicitari saranno riferiti". La sentenza va dunque cassata senza rinvio e, decidendo nel merito, va rigettata l'opposizione originariamente spiegata da AD SPRAY S.r.l..
3. - Le spese seguono la soccombenza.
accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l'opposizione proposta da AD SPRAY S.r.l. nei confronti dell'Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali, condannando la controricorrente al rimborso, in favore della ricorrente, delle spese sostenute per il giudizio di merito, liquidate in complessivi Euro 4.800,00 di cui Euro 200,00 per esborsi ed il resto per compenso, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15% ed agli accessori di legge, nonchè delle spese sostenute per questo giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 5.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi ed il resto per compenso, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15% ed agli accessori di legge.
LaPrevidenza.it, 11/07/2018