Source: https://renatodisa.com/2011/04/21/spese-di-giustizia-questione-di-legittimita-costituzionale-art-2-c-212-l-23-12-2009-n-191-artt-9-e-10-c-6-bis-dpr-30-05-2002-n-115-come-modificati-dallart-2-c-212-lett-a-e-b/
Timestamp: 2018-05-20 23:33:53+00:00
Document Index: 153545523

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 30', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 23', 'art. 2', 'art. 23', 'art 2', 'art. 30', 'art. 3', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 71', 'art. 2', 'art 2', 'art. 30', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 23']

Corte Costituzionale, Ordinanza n. 143 depositata il 20/4/2011. SPESE DI GIUSTIZIA - QUESTIONE DI LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE - ART. 2, C 212, L 23.12.2009, N. 191; ARTT. 9 E 10, C. 6 BIS, DPR 30.05.2002, N. 115, COME MODIFICATI DALL'ART. 2, C. 212, LETT A) E B), L 23.12.2009, N. 191; ART. 30, C 1, DPR 30.05.2002, N. 115; ART. 10, C 6-BIS, DPR 30.05.2002, N. 115, COME MODIFICATO DAL'ART. 2, C. 212, L 23.12.2009, N. 191; ART. 23, C. 10, L 24.11.1981, N. 689 - MANIFESTA INAMMISSIBILITA' - Avvocato Renato D'Isa
Corte Costituzionale, Ordinanza n. 143 depositata il 20/4/2011. SPESE DI GIUSTIZIA – QUESTIONE DI LEGITTIMITA’ COSTITUZIONALE – ART. 2, C 212, L 23.12.2009, N. 191; ARTT. 9 E 10, C. 6 BIS, DPR 30.05.2002, N. 115, COME MODIFICATI DALL’ART. 2, C. 212, LETT A) E B), L 23.12.2009, N. 191; ART. 30, C 1, DPR 30.05.2002, N. 115; ART. 10, C 6-BIS, DPR 30.05.2002, N. 115, COME MODIFICATO DAL’ART. 2, C. 212, L 23.12.2009, N. 191; ART. 23, C. 10, L 24.11.1981, N. 689 – MANIFESTA INAMMISSIBILITA’
Home/Codice della strada, Corte Costituzionale 2011, Sentenze - Ordinanze/Corte Costituzionale, Ordinanza n. 143 depositata il 20/4/2011. SPESE DI GIUSTIZIA – QUESTIONE DI LEGITTIMITA’ COSTITUZIONALE – ART. 2, C 212, L 23.12.2009, N. 191; ARTT. 9 E 10, C. 6 BIS, DPR 30.05.2002, N. 115, COME MODIFICATI DALL’ART. 2, C. 212, LETT A) E B), L 23.12.2009, N. 191; ART. 30, C 1, DPR 30.05.2002, N. 115; ART. 10, C 6-BIS, DPR 30.05.2002, N. 115, COME MODIFICATO DAL’ART. 2, C. 212, L 23.12.2009, N. 191; ART. 23, C. 10, L 24.11.1981, N. 689 – MANIFESTA INAMMISSIBILITA’
Contributo unificato di iscrizione a ruolo anche nei procedimenti di opposizione a sanzioni amministrative: inamissibile la questione sollevata da tre giudici di Pace
La Consulta ha dichiarato inammissibile la questione di costituzionalità sollevata da tre giudici di Pace in merito all’obbligo, decorrente dal 1° gennaio 2010, di pagare il cosiddetto “contributo unificato” di iscrizione a ruolo anche nei procedimenti di opposizione a sanzioni amministrative.
L’articolo 2, comma 212, della legge 23 dicembre 2009 n. 191 – introducendo il comma 6-bis del Dpr 30 maggio 2002 n. 115 – ha previsto l’obbligo del pagamento del contributo unificato pari a euro 30,00 oltre ad euro 8,00 per bollo, fino ad un massimo di euro 170,00, anche in caso di proposizione di un ricorso innanzi al Giudice di Pace avverso sanzioni amministrative.
I tre ricorsi
Per il giudice di Pace di Ficarolo, “tale disposizione, incidendo sulle procedure della predetta legge n. 689 del 1981, frappone un ostacolo all’accesso alla giurisdizione, dato che numerose sanzioni amministrative, opponibili con il rimedio de quo, prevedono il pagamento di somme inferiori od uguali al contributo minimo di cui sopra, con la conseguenza che la censurata disposizione determinerebbe una vanificazione della tutela giurisdizionale offerta con l’annullamento di dette sanzioni”. Non solo, siccome “la maggioranza delle sanzioni opposte è accompagnata dalla decurtazione dei punti della patente di guida”, la conseguenza è che “la materia del contendere assume un valore indeterminato, per cui il contributo unificato sale ad euro 170,00”.
Per il giudice di pace di Varazze, è palese “la manifesta irrazionalità di una disciplina normativa che prevede il pagamento di euro 30,00 per controversie il cui valore è ricompreso tra euro 1,00 ed euro 1.100,00”. Una previsione che collide con il diritto di difesa, giacché “se, come nel caso di specie, per una causa del valore di 38,00 euro è richiesto il versamento di tasse giudiziarie per lo stesso importo, risulta, di fatto, vanificato l’assunto che tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti, dal momento che l’interesse a proporre l’azione giudiziaria, stante la sua antieconomicità, non sarà certo né patrimoniale, né ripristinatorio della propria sfera giuridica violata”.
Secondo il giudice di pace di Fermo, invece, tale previsione “sarebbe in contrasto con gli artt. 24 e 25 della Carta Costituzionale sia perché prevede impropriamente un pagamento di imposte o tasse riferito a ad atti o provvedimenti già in essere, sia perché il pagamento di detta imposta o tassa – il contributo unico appunto – disincentiverebbe i cittadini, rendendo oltremodo gravoso l’esercizio del diritto di giustizia, essendo spesso il contributo elevato ed a volte di pari importo della sanzione amministrativa contestata”.
Il diniego della Corte
Nei casi di Fermo e Ficarolo, per la Consulta “la rilevanza della questione potrebbe ravvisarsi solo nell’ipotesi in cui il pagamento del contributo unificato costituisse una condizione di ammissibilità o di procedibilità del giudizio cui accede tale adempimento”. Mentre “i rimettenti non indicano in base a quale disposizione l’inadempimento dell’obbligazione tributaria possa comportare l’ulteriore sanzione processuale dell’improcedibilità della domanda”. Dunque, le ordinanze sono inammissibili per “difetto di argomentazione sulla rilevanza”.
Riguardo poi alla questione sollevata dal Giudice di pace di Varazze, essa è stata “sollevata d’ufficio, nonostante l’avvenuto, spontaneo pagamento del contributo da parte del ricorrente” e dunque “poiché le norme censurate, che impongono il pagamento del contributo, sono già state spontaneamente applicate dal ricorrente, l’asserito vulnus ai principi costituzionali invocati e, in particolare, all’effettività della tutela giurisdizionale sarebbe, in ipotesi, determinato da una norma di cui il rimettente non deve fare applicazione nel giudizio a quo”. Perciò, anche in questo caso “la la questione è manifestamente inammissibile per difetto di rilevanza nel giudizio a quo”.
nei giudizi di legittimità costituzionale aventi ad oggetto: l’art. 2, comma 212, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2010)”; gli artt. 9 e 10, comma 6-bis, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia – Testo A), così come modificati dall’art. 2, comma 212, lettere a) e b), della legge n. 191 del 2009, e l’art. 30, comma 1, del predetto d.P.R. n. 115 del 2002; l’art. 10, comma 6-bis, n. 2 del T.U. n. 115 del 2002, come modificato dall’art. 2, comma 212, legge n. 191 del 2009, e l’art. 23, comma 10, della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale); promossi con ordinanze emesse, rispettivamente, dal Giudice di pace di Fi. il 24 febbraio 2010, dal Giudice di pace di Va. il 27 aprile 2010 e dal Giudice di pace di Fermo il 22 aprile 2010, iscritte ai nn. 254, 258 e 345 del registro ordinanze 2010 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 38 e 46, prima serie speciale, dell’anno 2010.
Ritenuto che, con ordinanza del 24 febbraio 2010, il Giudice di pace di Fi. ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale in via incidentale dell’art. 2, comma 212, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2010)”;
che, secondo il rimettente, la norma censurata, introducendo il comma 6-bis del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, ha previsto l’obbligo del pagamento del contributo unificato – pari a euro 30, 00 oltre ad euro 8, 00 per bollo, fino ad un massimo di euro 170, 00 – anche in caso di proposizione di un ricorso innanzi al Giudice di Pace avverso sanzioni amministrative, ai sensi dell’art. 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale);
che, peraltro, osserva il rimettente, la maggioranza delle sanzioni opposte è accompagnata dalla decurtazione dei punti della patente di guida, con la conseguenza che la materia del contendere assume un valore indeterminato, per cui il contributo unificato sale ad euro 170, 00;
che, con ordinanza del 27 aprile 2010, il Giudice di Pace di Va. ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24, 53 e 113 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 9 e 10, comma 6-bis, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia. – Testo A), così come modificati dall’art 2, comma 212, lettere a) e b), legge n. 191 del 2009, e dell’art. 30, comma 1, del predetto d.P.R. n. 115 del 2002;
che, riferisce il rimettente, in un giudizio di opposizione a sanzione amministrativa, intentato, contro il Comune di Va. per violazione di una norma del Codice della strada, il ricorrente, contestualmente al deposito del ricorso, aveva provveduto al versamento di euro 30, 00 per contributo unificato di iscrizione a ruolo, ed euro 8, 00 come contributo forfettario per le notifiche a carico dell’ufficio;
che, quanto alla dedotta violazione dell’art. 3 Cost., il rimettente sottolinea la manifesta irrazionalità di una disciplina normativa che prevede il pagamento di euro 30, 00 per controversie il cui valore è ricompreso tra euro 1, 00 ed euro 1.100, 00 e il pagamento di euro 1.110, 00 per procedimenti di valore superiore a euro 520.000, 00 (ultimo scaglione);
che, quanto al contrasto con gli artt. 24 e 113 della Costituzione, egli sottolinea come l’arbitrio del legislatore nel fissare gli importi dei vari scaglioni del contributo unificato, venga a collidere con il diritto di difesa, giacché, se, come nel caso di specie, per una causa del valore di 38, 00 euro è richiesto il versamento di tasse giudiziarie per lo stesso importo, risulta, di fatto, vanificato l’assunto che tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti, dal momento che l’interesse a proporre l’azione giudiziaria, stante la sua antieconomicità, non sarà certo né patrimoniale, né ripristinatorio della propria sfera giuridica violata da un atto asseritamente illegittimo, ma, evidentemente, potrà essere solo quello morale, privo di rilevanza giuridica;
che, quanto al contrasto con l’art. 53 della Costituzione, il rimettente sottolinea che il contributo unificato, pur essendo una tassa giudiziaria, ha una natura peculiare, in quanto non risulta parametrato nella sua entità al costo del servizio, ma – in modo non proporzionale e irrazionale – al valore della controversia, ponendosi in contrasto con l’art. 53 Cost. e con il principio di capacità contributiva;
che, con ordinanza del 22 aprile 2010, il Giudice di pace di Fe. ha sollevato, con riferimento agli artt. 24 e 25 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’art. 10, comma 6-bis, del d.P.R. n. 115 del 2002, come modificato dall’art. 2, comma 212, legge n. 191 del 2009, e dell’art. 23, decimo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale);
che il rimettente chiede che le norme citate siano dichiarate illegittime nella parte in cui prevedono l’obbligo di versamento del contributo unificato per tutti i procedimenti istaurati con ricorso previsti dall’art. 23 della legge n. 689 del 1981 – con riferimento ai ricorsi iscritti alla data del 1° gennaio 2010 – avverso verbali di accertamento o ordinanze ingiunzioni ex legge n. 689 del 1981 e, quindi, anche per i ricorsi riferibili a verbali notificati prima dell’entrata in vigore della legge n. 191 del 2009;
che, quanto alle questioni sollevate dai giudici di pace di Fi. e di Fe., questi ritengono di doversi pronunciare in merito al mancato versamento del contributo unificato da parte dei ricorrenti;
che i rimettenti non indicano in base a quale disposizione l’inadempimento dell’obbligazione tributaria – che, in base agli artt. 16, 247 e 249 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, determina l’attivazione, da parte della cancelleria del magistrato dove è depositato l’atto introduttivo del giudizio, della procedura per la riscossione coattiva del contributo stesso, nonché l’applicazione della sanzione di cui all’art. 71 del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro) – possa comportare l’ulteriore sanzione processuale dell’improcedibilità della domanda;
che, quanto alla questione sollevata dal Giudice di pace di Va., quest’ultima, a differenza delle altre, è stata sollevata d’ufficio, nonostante l’avvenuto, spontaneo pagamento del contributo da parte del ricorrente;
dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, comma 212, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2010)”, sollevata, con riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Giudice di pace di Fi. con l’ordinanza in epigrafe;
dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 9 e 10, comma 6-bis, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia. – Testo A), così come modificati dall’art 2, comma 212, lettere a) e b), della legge n. 191 del 2009, e dell’art. 30, comma 1, del predetto d.P.R. n. 115 del 2002, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24, 53 e 113 della Costituzione, dal Giudice di Pace di Va. con l’ordinanza indicata in epigrafe;
dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’art. 10, comma 6-bis, del d.P.R. n. 115 del 2002, come modificato dall’art. 2, comma 212, legge n. 191 del 2009, e dell’art. 23, decimo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), sollevata, in riferimento agli artt. 24 e 25 della Costituzione, dal Giudice di pace di Fe. con l’ordinanza indicata in epigrafe.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2011-09-27T12:28:20+00:00	21 aprile 2011|Codice della strada, Corte Costituzionale 2011, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti