Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2016/10/fisco-contro-fondo-patrimoniale.html
Timestamp: 2018-12-12 22:52:55+00:00
Document Index: 151222384

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 77', 'art. 77', 'art. 77', 'art. 170', 'art. 170', 'art. 170']

Fisco contro fondo patrimoniale: l’utilizzo illecito dei fondi patrimoniali ai fini di sottrazione dalle procedure di riscossione | Commercialista Telematico
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9188 del 6.5.2016, è tornata su un argomento sempre di grande attualità: l’utilizzo illecito dei fondi patrimoniali ai fini di sottrazione dalle procedure di riscossione.
Nel caso di specie l’Agente della riscossione aveva comunicato al ricorrente di avere iscritto ipoteca su determinati suoi beni immobili, alcuni dei quali ricompresi in un fondo patrimoniale costituito all’atto del matrimonio nel 1992, a garanzia del pagamento di tributi inerenti l’attività di impresa del ricorrente, per un ammontare doppio rispetto a quello del debito verso l’Erario.
Il ricorrente aveva quindi proposto opposizione avverso tale iscrizione ipotecaria, sostenendo, da un lato, che, essendo l’ipoteca atto di esecuzione, non poteva riguardare i beni facenti parte del fondo patrimoniale, insuscettibili di essere assoggettati a esecuzione. Per altro verso aveva poi eccepito l’estraneità dei debiti ai bisogni della famiglia.
Sia pure con motivazioni diverse, sia la Commissione provinciale che quella regionale avevano rigettato il ricorso.
Ricorreva infine per Cassazione il contribuente, denunciando violazione e falsa applicazione dell’art. 77 DPR 602/ 1973 e sostenendo che l’ipoteca doveva intendersi come atto di esecuzione e dunque come tale non iscrivibile sui beni del fondo familiare.
La decisione impugnata, secondo il ricorrente, aveva dunque erroneamente ritenuto l’ipoteca (come prevista dall’art. 77) un atto cautelare e non esecutivo, e dunque riferibile anche ai beni del fondo.
Secondo i giudici di legittimità, tuttavia, il motivo era infondato.
Esso postulava infatti che l’ipoteca fosse atto esecutivo, o meglio dell’esecuzione forzata, e come tale non iscrivibile sui beni del fondo patrimoniale familiare.
La Suprema Corte, però, ricorda che, secondo giurisprudenza della stessa Cassazione, “in tema di riscossione coattiva delle imposte, l’iscrizione ipotecaria di cui all’art. 77 del d.P.R. n. 602 del 1973 è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale alle condizioni indicate dall’art. 170 c.c., sicché è legittima solo se l’obbligazione tributaria sia strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito non ne conosceva l’estraneità ai bisogni della famiglia, circostanze che non possono ritenersi dimostrate, né escluse, per il solo fatto dell’insorgenza del debito nell’esercizio dell’impresa” (Cass. ord. 23876 del 2015).
La decisione di merito, secondo la Corte, era tuttavia errata nella parte in cui riteneva irrilevante l’applicabilità o meno dell’art. 170 c.c.. Infatti, l’ipoteca era stata iscritta su beni facenti parte del fondo familiare, ed era stata eccepita la opponibilità di tale fondo al fisco, cosicchè la questione della opponibilità dell’art. 170 c.p.c. ai Fisco non era irrilevante, ma specifico motivo di appello.
Ciò detto, ricordano ancora i giudici, è regola generale che: “in tema di fondo patrimoniale, il criterio identificativo dei debiti per i quali può avere luogo l’esecuzione sui beni del fondo va ricercato non già nella natura dell’obbligazione ma nella relazione tra il fatto generatore di essa e i bisogni della famiglia, sicché anche un debito di natura tributaria sorto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale può ritenersi contratto per soddisfare tale finalità, fermo restando che essa non può dirsi sussistente per il solo fatto che il debito derivi dall’attività professionale o d’impresa del coniuge, dovendosi accertare che l’obbligazione sia sorta per il soddisfacimento dei bisogni familiari (nel cui ambito vanno incluse le esigenze volte al pieno mantenimento ed all’univoco sviluppo della famiglia) ovvero per il potenziamento della di lui capacità lavorativa, e non per esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi” (Cass, ord. n. 3738 del 2015).
Proprio a causa della ritenuta irrilevanza della questione, la decisione impugnata non aveva però tenuto conto…