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Timestamp: 2018-08-18 09:13:10+00:00
Document Index: 71417286

Matched Legal Cases: ['art. 109', 'art. 109', 'art. 109', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 1127', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3']

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Bonifica amianto edifici pubblici, in Gazzetta gli interventi finanziabili
Pubblicato da Edilizia Italiana il 6 dicembre 2016 con 0 Commenti
Bonifica amianto edifici pubblici: istituito il fondo per la progettazione preliminare e definitiva degli interventi di bonifica
Sulla Gazzetta Ufficiale n. 276 del 25 novembre 2016 è stato pubblicato il decreto 21 settembre 2016.
Viene istituito il fondo per la progettazione preliminare e definitiva degli interventi di bonifica di edifici pubblici contaminati da amianto, con la seguente dotazione finanziaria:
5,536 milioni di euro per l’anno 2016
6,018 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018
Possono fare domanda, per accedere al fondo, gli enti pubblici con riferimento ad interventi relativi ad edifici di proprietà pubblica e destinati allo svolgimento dell’attività dell’ente.
Bonifica amianto edifici pubblici: gli interventi finanziabili
Gli interventi oggetto del fondo sono relativi alla sola progettazione preliminare e definitiva per la rimozione e lo smaltimento dell’amianto e del cemento-amianto presente in coperture e manufatti di edifici pubblici ubicati nel territorio nazionale.
All’intervento presentato devono necessariamente essere allegati i seguenti documenti:
relazione tecnica, asseverata da professionista abilitato, in cui devono essere specificati:
destinazione d’uso dei beni o dei siti sede dell’intervento
localizzazione e destinazione d’uso dei manufatti contenenti amianto
tipologia, quantità e stato di conservazione dei materiali
modalità di intervento di bonifica proposto
stima dei lavori da eseguire con dettaglio dei costi di progettazione soggetti a finanziamento
cronoprogramma orientativo delle attività, incluse le fasi progettuali
La graduatoria, su base annuale, delle richieste ammesse al contributo è determinata sulla base dei seguenti criteri di priorità:
collocazione all’interno, nei pressi o comunque entro un raggio non superiore a 100 metri da asili, scuole, parchi gioco, strutture di accoglienza socio-assistenziali, ospedali, impianti sportivi
esistenza di segnalazioni da parte di enti di controllo sanitario e/o di tutela ambientale e/o di altri enti e amministrazioni in merito alla presenza di amianto
previsione di un progetto cantierabile in 12 mesi dall’erogazione del contributo
collocazione all’interno di un sito di interesse nazionale e/o inseriti nella mappatura dell’amianto ai sensi del dm n. 101/2003
Bonifica amianto edifici pubblici: modalità di erogazione del contributo
La liquidazione del finanziamento è accordato nelle seguenti modalità:
il 30% della somma ammessa a finanziamento al momento dell’ammissione
il 40% della somma ammessa a finanziamento al momento dell’approvazione del progetto definitivo
il 30% della somma ammessa a finanziamento al momento della rendicontazione finale delle spese sostenute per la progettazione preliminare e definitiva degli interventi
Non potranno essere oggetto di finanziamento i seguenti interventi:
progettazione di interventi di ripristino, realizzazione di manufatti sostitutivi e la loro messa in opera
spese di acquisto di beni, mezzi e materiali sostitutivi e loro messa in opera
progettazione di interventi realizzati prima della pubblicazione del bando o prima del ricevimento della comunicazione scritta di concessione del contributo richiesto
Pubblicato da Edilizia Italiana il 28 novembre 2016 con 0 Commenti
Il cantiere stradale è uno degli ambienti di lavoro più rischiosi, per il quale si rende necessaria in ogni momento l’osservanza di quanto previsto dalla legge.
In generale, il cantiere stradale è sottoposto alle indicazioni previste da:
il Testo unico sulla sicurezza sul lavoro (dlgs 81/2008)
il Codice della strada (dm 10 luglio 2002)
Proprio in riferimento all’applicazione dell’art. 109 del dlgs 81/2008, recinzione di cantiere, la Regione Toscana ha avanzato una richiesta di chiarimento:
se la segnaletica e delimitazione di cantiere prevista dal Codice della strada possa essere intesa anche come recinzione di cantiere ai sensi dell’art. 109 del Testo unico
La segnaletica e delimitazione di cantiere previste dal Codice della Strada, ha chiarito il Ministero (Interpello 12/2016), hanno funzioni espressamente previste e diverse dalla recinzione.
La recinzione (art. 109 del dlgs 81/2008) deve impedire l’accesso alle zone corrispondenti al cantiere di non addetti ai lavori.
Sul cantiere devono, inoltre, essere presenti segnali ricordanti il divieto di accesso e di segnali di pericolo; pertanto la recinzione, spesso, oltre ad avere la funzione di impedimento all’accesso di estranei ha anche la funzione di misura di sicurezza per i lavoratori che operano all’interno del cantiere.
Laddove la segnaletica ha caratteristiche tali da impedire l’accesso agli estranei alle lavorazioni, la stessa può considerarsi idonea anche come recinzione.
Pubblicato da Edilizia Italiana il 24 novembre 2016 con 0 Commenti
Sopraelevazione in condominio: la Cassazione chiarisce che sia la struttura da realizzare che quella sottostante devono essere idonee a fronteggiare il rischio sismico
Il proprietario di un appartamento collocato all’ultimo piano di un fabbricato condominiale eseguiva una sopraelevazione. Veniva realizzato un nuovo appartamento con innalzamento dei muri maestri.
Il condominio si rivolgeva al Tribunale ordinario, chiedendo:
l’immediata sospensione dei lavori edilizi in atto
il riconoscimento di illegittimità dell’opera
la riduzione in pristino dei luoghi
il risarcimento dei danni prodotti al condominio
Il Tribunale rigettava la domanda del condominio perché infondata e comunque non provata.
Il condominio proponeva dunque Appello, la cui Corte ribadiva che la sopraelevazione denunciata non ledesse l’aspetto architettonico né la statica dell’edificio, neppure quanto ai pericoli sismici.
Il condominio si rivolgeva dunque in Cassazione, contestando alla Corte di Appello di aver confuso “la stabilità statica con quella diversa in presenza di forze sismiche“. Al riguardo, i giudici di Appello avevano ricordato come il Ctu escludesse che i maggiori carichi realizzati dalla sopraelevazione potessero comportare un pericolo di instabilità sismica per l’edificio condominiale. Il Ctu aveva infatti evidenziato che il fabbricato non era in linea con la normativa antisismica, indipendentemente dalla sopraelevazione.
Sopraelevazione in condominio: la sentenza di Cassazione
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 23256/2016 si esprime sul ricorso presentato dal condominio. Secondo il condominio doveva per forza ritenersi insussistente la possibilità di eseguire la sopraelevazione, in quanto l’ edificio in questione, costruito nel 1968, non è mai stato conforme alle prescrizioni tecniche dettate dalla legislazione antisismica.
La Cassazione accerta la violazione e la falsa applicazione di legge (art. 360 n. 3 cc).
Inoltre l’art. 1127 c.c. sottopone il diritto di sopraelevazione del proprietario dell’ultimo piano alle seguenti prescrizioni:
rispetto delle condizioni statiche dell’edificio
rispetto dell’aspetto architettonico dell’edificio stesso
non diminuzione di aria e luce per i piani sottostanti
Il limite segnato dalle condizioni statiche si intende come espressivo di un divieto assoluto. Può essere ovviato soltanto se, con il consenso unanime dei condomini, il proprietario sia autorizzato all’esecuzione delle opere di rafforzamento e di consolidamento necessarie a rendere idoneo il fabbricato a sopportare il peso della nuova costruzione.
Ne consegue che le condizioni statiche dell’edificio rappresentano un limite all’esistenza stessa del diritto di sopraelevazione, e non già l’oggetto di verificazione e di consolidamento per il futuro esercizio dello stesso, limite che si sostanzia nel potenziale pericolo per la stabilità del fabbricato derivante dalla sopraelevazione.
La presentazione di un intervento antisismico dell’opera eseguita e dell’intero edificio, conseguente ad una verifica della struttura complessiva e delle fondazioni del fabbricato, permetterebbe di ottemperare alla presunzione di pericolosità derivante dall’inosservanza delle prescrizioni tecniche dettate dalla normativa speciale.
Non essendo stato presentato alcun intervento antisismico e di conseguenza una verifica dell’intera struttura, la Cassazione ritiene ci siano le condizioni per un potenziale pericolo per la stabilità del fabbricato e, pertanto, accoglie il ricorso presentato dal condominio.
Pubblicato da Edilizia Italiana il 15 novembre 2016 con 0 Commenti
Chiusura balcone: il Tar Lecce stabilisce che la veranda realizzata in assenza di permesso di costruire va demolita
Il proprietario di un immobile eseguiva la chiusura di un proprio balconcino, realizzando di conseguenza una piccola veranda con una struttura in alluminio e vetri.
Il Comune ingiungeva la demolizione dell’opera, in quanto realizzata in assenza del permesso di costruire. A seguito dell’ingiunzione il proprietario proponeva ricorso al Tar.
Chiusura balcone e realizzazione di una veranda, la sentenza del Tar Lecce
Il Tar Lecce con sentenza n. 1601/2016 si esprime sul ricorso presentato dal proprietario della veranda.
Il ricorso viene improntato sulla natura dell’intervento realizzato. Secondo il ricorrente l’intervento in essere è:
di modesta entità, operato mediante l’installazione di pareti mobili estraibili in alluminio e vetro su un terrazzino
un’opera di restauro e risanamento conservativo (art. 3 comma 1 lett. c dpr n. 380/2001), non configurabile quale “nuova costruzione”e quindi realizzabile senza permesso di costruire. Secondo l’art. 3 comma 1, lett. e.6 dpr 380/2001, non va considerata nuova costruzione l’ opera pertinenziale con volumetria inferiore al 20% del volume dell’edificio principale
un’installazione di pareti o divisori mobili, che non comportino alcuna modificazione alle pareti ed ai solai preesistenti relativi all’unità immobiliare. Tali lavori, secondo il regolamento comunale, non sono soggetti al rilascio della concessione o dell’autorizzazione del Sindaco
Il Tar Lecce rigetta il ricorso presentato con le seguenti motivazioni:
la realizzazione di una veranda, anche se di modesta entità, essendo chiusa sui lati, costituisce una trasformazione urbanistico-edilizia e determina un aumento della superficie utile e nuova volumetria. Si tratta dunque di una modifica del precedente organismo edilizio. Pertanto, l’intervento va inteso come ristrutturazione edilizia (art. 3 lettera d dpr 380/2001) ed è necessario il permesso di costruire
occorre distinguere il concetto di pertinenza previsto dal diritto civile da quello inteso in senso urbanistico. Nel caso in esame, il concetto di pertinenza non può essere applicato, in quanto la veranda assume una funzione autonoma rispetto all’immobile. Dunque, gli interventi che, pur essendo accessori a quello principale, incidono sull’assetto edilizio preesistente e determinano un aumento del carico urbanistico, devono ritenersi sottoposti a permesso di costruire
la disposizione comunale è relativa all’installazione di pareti o divisori mobili ed è riconducibile ad opere interne e non alla chiusura di balconi esterni e quindi non può essere richiamata in questo contesto
Pertanto i giudici di primo grado respingono il ricorso presentato, confermando l’ingiunzione di demolizione della veranda.
Demolizione opere abusive, in arrivo i finanziamenti per i Comuni
Pubblicato da Edilizia Italiana il 8 novembre 2016 con 0 Commenti
Demolizione opere abusive, in Gazzetta il decreto che fissa i criteri di priorità per l’elaborazione degli elenchi e le modalità di presentazione delle domande
È stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto 22 luglio 2016, contenente i modelli e le linee guida per la presentazione della domanda di accesso ai finanziamenti per gli interventi di demolizione delle opere realizzate in aree soggette a rischio idrogeologico in assenza o in totale difformità dal permesso di costruire.
Lo scopo del provvedimento è fornire chiare indicazioni alle Amministrazioni in merito all’elaborazione dell’elenco degli interventi di rimozione o di demolizione ammessi a finanziamento, per la successiva adozione da parte delle Conferenza Stato-città ed autonomie locali.
Il decreto contiene anche i seguenti modelli e linee guida:
la tabella – Criteri di classificazione su base regionale per demolizioni e rimozioni
lo schema – Modello scheda proposta interventi di demolizione o di rimozione
Bando demolizione opere abusive, soggetti beneficiari
Possono presentare la domanda di accesso al finanziamento i Comuni nel cui territorio ricadono le seguenti opere:
realizzate in assenza o in totale difformità dal permesso di costruire
edificate in aree soggette a rischio idrogeologico elevato o molto elevato
Bando demolizione opere abusive, criteri di priorità
Il provvedimento fissa i seguenti criteri di priorità per l’elaborazione degli elenchi delle istanze, formati su base regionale:
livello di rischio dell’area interessata
riduzione del numero di persone a rischio diretto
presenza delle struttura in area demaniale, entro zone di divieto assoluto o di rispetto fluviale
completamento di un intervento già in parte finanziato
Bando demolizione opere abusive, interventi finanziabili
Il finanziamento copre i costi riguardanti:
gli interventi di rimozione, per i quali sia presente un provvedimento definitivo di demolizione non eseguito nei tempi stabiliti
le spese tecniche, comprese le voci riguardanti:
il conferimento in discarica dei rifiuti misti e non inquinanti
la raccolta, l’imballo, il trasporto e lo smaltimento di rifiuti speciali pericolosi
il ripristino naturalistico dell’area interessata
le spese amministrative
Bando demolizione opere abusive, modalità di presentazione e contenuto della domanda
Le domande di concessione del finanziamento degli interventi devono essere caricate dai Comuni in un apposito sistema online, predisposto e gestito dal Ministero dell’Ambiente.
Per ogni intervento di cui si chiede il finanziamento deve essere compilata la scheda proposta di intervento, in allegato al decreto. Al termine dell’inserimento, il Comune stesso dovrà validare la scheda.
Ogni domanda deve essere corredata da:
relazione contenente il progetto delle attività di rimozione o di demolizione
elenco dettagliato dei relativi costi
elenco delle opere e degli immobili ubicati nel proprio territorio per i quali sono stati adottati provvedimenti definitivi di rimozione o di demolizione non eseguiti
documentazione attestante l’inottemperanza a tali provvedimenti
impegno a concludere le attività entro 120 gg. dalla data di erogazione del finanziamento
Il riparto delle somme disponibili, che verranno attribuite con successivo decreto ministeriale, si effettuerà in base a:
indicatori del rischio idrogeologico
Pubblicato da Edilizia Italiana il 2 novembre 2016 con 0 Commenti
Bonus amianto, al via le domande per ottenere il credito di imposta del 50%. Ecco gli interventi ammissibili, le modalità e i termini per ottenere i benefici
Alle imprese che nel 2016 effettuano interventi di bonifica dall’amianto presente in coperture e manufatti di beni e strutture produttive è riconosciuto un credito di imposta pari al 50% delle spese sostenute; tale misura è introdotta dal Collegato Ambiente (legge 221/2015).
Sulla Gazzetta ufficiale 243 del 17 ottobre 2016 è stato pubblicato il dm 15 giugno 2016 che definisce le disposizioni applicative per l’ottenimento del credito d’imposta per interventi di bonifica dall’amianto nel 2016.
Le risorse stanziate ammontano complessivamente a 17 milioni di euro per gli anni 2017, 2018 e 2019 e sono distribuite attraverso il meccanismo del “click day”.
A partire dal 16 novembre 2016 (30° giorno successivo alla pubblicazione del decreto in Gazzetta), è possibile inoltrare la domanda di accesso al beneficio.
Le richieste, qualora regolari, saranno ammesse in base all’ordine di arrivo, fino all’esaurimento delle risorse stanziate.
Bonus amianto, il decreto 15 giugno 2016
Ecco quanto indicato nel decreto:
tipologie di interventi ammissibili al credito d’imposta
modalità e termini per la concessione del credito d’imposta
disposizioni idonee ad assicurare il rispetto del limite massimo di spesa
determinazione dei casi di revoca e di decadenza del beneficio
procedure di recupero nei casi di utilizzo illegittimo del credito d’imposta
Bonus amianto, ambito di applicazione
Possono beneficiare del credito d’imposta i soggetti titolari di reddito d’impresa, indipendentemente dalla natura giuridica assunta, dalle dimensioni aziendali e dal regime contabile adottato.
Gli interventi di bonifica dall’amianto, su beni e strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato, devono essere effettuati nell’arco del 2016.
Sono ammissibili al credito d’imposta gli interventi di rimozione e smaltimento dell’amianto presente in coperture e manufatti di beni e strutture produttive, nel rispetto della normativa ambientale e di sicurezza nei luoghi di lavoro.
Sono ammesse anche le spese di
nei limiti del 10% delle spese complessive sostenute e comunque non oltre l’ammontare di 10.000 euro per ciascun progetto.
Bonus amianto, interventi ammissibili
Sono ammesse al beneficio le spese per la rimozione e lo smaltimento di:
Bonus amianto, agevolazioni
Il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 50 % delle spese sostenute.
L’agevolazione consiste in un credito d’imposta; la spesa complessiva sostenuta in relazione a ciascun progetto di bonifica, unitariamente considerato, deve essere almeno pari a 20.000 euro.
L’ammontare totale dei costi eleggibili è limitato a di 400.000 euro per ciascuna impresa.
Bonus amianto, modalità e contenuti della domanda
Le imprese interessate potranno presentare domanda per il riconoscimento del credito a partire dal 16 novembre 2016 fino al 31 marzo 2017.
Dal 27 ottobre la registrazione, mediante la piattaforma web messa a disposizione dal Ministero dell’Ambiente.
Entro 90 giorni dall’invio delle domande, il Ministero comunicherà il riconoscimento o il diniego della domanda.
Bonus amianto, come compilare la domanda
Ecco gli elementi da indicare nella domanda:
il costo complessivo degli interventi
l’ammontare delle singole spese
l’ammontare del credito d’imposta richiesto
la mancata fruizione di altre agevolazioni per le medesime voci di spesa
il piano di lavoro amianto
la comunicazione di ultimazione dei lavori inviata alla Asl competente
l’attestazione delle spese sostenute
Bonus amianto, Come usufruire del credito di imposta
In caso di riconoscimento, il credito di imposta:
verrà ripartito e utilizzato in 3 quote annuali di pari importo
dovrà essere indicato nella dichiarazione dei redditi
non concorrerà alla formazione del reddito imponibile
Pubblicato da Edilizia Italiana il 24 ottobre 2016 con 0 Commenti
Pubblicato da Edilizia Italiana il 14 ottobre 2016 con 0 Commenti
Nessuna condanna per il committente se conferisce l’incarico per la realizzazione dei lavori ad un’altra impresa, assicurando la sua totaleestraneità al compimento dell’opera e se nomina un tecnico come coordinatore per la sicurezza.
Cavi elettrici, a breve in commercio solo quelli con marchio CE
Pubblicato da Edilizia Italiana il 11 ottobre 2016 con 0 Commenti
Cavi elettrici, dal 1° luglio 2017 saranno commercializzabili solo quelli con marchio CE. Obblighi, classi di reazione al fuoco, prestazioni minime e tempistiche nell’opuscolo Aice
Il Regolamento Prodotti da Costruzione riguarda tutti i prodotti destinati ad essere installati in maniera permanente in edifici e opere di ingegneria:
La Commissione Europea ha riconosciuto l’importanza del comportamento al fuoco dei cavi elettrici. Ha inserito tra le caratteristiche considerate rilevanti ai fini della sicurezza delle costruzioni anche
rilascio di sostanze nocive
dei cavi elettrici.
Pertanto, tutti i cavi installati permanentemente nelle costruzioni (trasporto di energia o di trasmissione dati), di qualsiasi livello di tensione e con conduttori, metallici o fibra ottica, dovranno essere classificati in base alle classi del relativo ambiente di installazione.
Essendo i cavi elettrici e ottici installati in maniera fissa considerati prodotti da costruzione, devono seguire il Regolamento prodotti da costruzione, CPR, (UE 305/2011).
Il Regolamento è in vigore per tutti gli Stati dell’Unione Europea dal primo luglio 2013 per tutte le famiglie di prodotti tranne che per i cavi. Dal 10 giugno 2016 (data di pubblicazione della Norma EN 50575) il Regolamento è applicabile anche ai cavi elettrici.
Fino al 1° luglio 2017 sussisterà un periodo di coesistenza, durante il quale produttori e importatori potranno immettere sul mercato cavi che rispettino o meno il Regolamento.
Dopo il 1° luglio 2017 il marchio CE e la dichiarazione di performance saranno obbligatorie per tutti i cavi per costruzioni immessi sul mercato, anche nel caso non esistano ancora prescrizioni in merito al loro utilizzo da parte delle autorità italiane.
Cavi elettrici, il Regolamento prodotti da costruzione
Il Regolamento si applica a tutti i cavi elettrici per installazioni permanenti negli edifici e nelle altre opere di ingegneria civile (abitazioni, edifici industriali, commerciali, ospedali, scuole, ecc.).
In pratica, concerne tutti i cavi che sono installati in maniera fissa nelle opere di costruzione, in relazione:
alla loro reazione al fuoco
all’emissione di sostanze pericolose
al mantenimento del funzionamento (in futuro)
Per i cavi, vista la loro pericolosità in caso di incendio, la Commissione Europea ha previsto 7 classi di prestazione di reazione al fuoco, a cui sono state aggiunte alcune prestazioni addizionali di sicurezza relative a:
gocce incandescenti
Cavi elettrici, opuscolo Aice
L’Aice (Associazione italiana industrie cavi e conduttori elettrici) ha pubblicato un’utile opuscolo con tutte le informazioni.
È rivolto a tutti coloro che quotidianamente trattano cavi elettrici per energia e trasmissione dati che ricadono nell’ambito del Regolamento; ha lo scopo di supportare progettisti ed utilizzatori nella scelta del cavo adatto per ogni tipo di installazione.
Ecco quanto contenuto nella pubblicazione:
gli obblighi di legge da rispettare
i sistemi di valutazione e verifica della costanza delle prestazioni (AVCP)
le prestazioni minime da garantire
i tipi di ambienti e le tempistiche di applicazione del Regolamento Prodotti da Costruzione