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Timestamp: 2019-02-18 10:08:44+00:00
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Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 3 febbraio 2015, n. 1917. Non è il datore di lavoro a doversi assumere la responsabilità per l'incidente avvenuto sul luogo di lavoro nel caso in cui la colpa debba essere ricondotta esclusivamente al lavoratore senza possibilità di equivoci - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 3 febbraio 2015, n. 1917. Non è il datore di lavoro a doversi assumere la responsabilità per l'incidente avvenuto sul luogo di lavoro nel caso in cui la colpa debba essere ricondotta esclusivamente al lavoratore senza possibilità di equivoci
sentenza 3 febbraio 2015, n. 1917
sul ricorso 18608/2009 proposto da:
avverso la sentenza n. 29/2009 della CORTE D’APPELLO DI TRENTO SEZ. DIST. DI BOLZANO, depositata il 30/05/2009 R.G.N. 87/2008;
Con sentenza del 30 maggio 2009, la Corte d’Appello di Trento, confermava la decisione con cui il Tribunale di Bolzano aveva respinto la domanda avanzata dall’INAIL, che agiva in regresso nei confronti della (OMISSIS) S.r.l., per la condanna di essa Societa’ al pagamento dell’importo erogato dall’Istituto in relazione all’infortunio sul lavoro occorso ad un dipendente della stessa nel corso delle operazioni di smontaggio di una gru. La decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto la condotta tenuta dal lavoratore sfornita di ogni movente razionale e probabilmente riconducibile ad un puro istinto ludico dell’interessato e, pertanto, tale da porsi come fattore causale imprevedibile ed inevitabile da solo sufficiente a cagionare l’evento e ad escludere ogni responsabilita’ della Societa’ datrice.
Per la cassazione di tale decisione ricorre l’INAIL, affidando l’impugnazione a due motivi poi illustrati con memoria, cui resiste, con controricorso la Societa’.
L’Istituto ricorrente, nell’impugnare la sentenza della Corte territoriale con i due motivi rispettivamente rubricati “violazione dell’articolo 2087 c.c., Decreto del Presidente della Repubblica n. 1124 del 1965, articoli 10 e 11” e “violazione dell’articolo 2087 c.c., e del Decreto Legislativo n. 626 del 1994, articolo 35”, lamenta in termini complessivi l’erroneita’ della decisione per aver questa, in asserito contrasto con l’accertamento in fatto delle modalita’ di svolgimento dell’evento, ricondotto la fattispecie all’area del rischio elettivo cosi’ da escludere il nesso di causalita’ tra la prestazione lavorativa ed il danno determinatosi ed esonerare la Societa’ datrice dalla prova della stessa culpa in vigilando.
La Corte di merito perviene alla valutazione di abnormita’ del comportamento del lavoratore facendo corretta applicazione della nozione di rischio elettivo dal momento che fonda tale giudizio sulla esclusione della funzionalita’ del comportamento medesimo all’esecuzione dell’operazione di smontaggio della gru cui era addetto, dettagliatamente presa in esame, laddove la censura mossa dall’Istituto muove dal presupposto contrario, dall’essere cioe’ quel comportamento giustificabile, quale modalita’, per quanto imprudente, connotazione che tuttavia non consente di interrompere il nesso causale tra prestazione e danno ed integrare quindi gli estremi del rischio elettivo, di svolgimento del compito affidato, il che, a meno di non ritenere il primo motivo formulato dall’Istituto volto ad una revisione della valutazione in fatto operata dalla Corte di merito, inammissibile in questa sede, implica, come concluso dalla Corte medesima, l’inconfigurabilita’ dell’inadempimento dell’obbligo di sicurezza anche sub specie della culpa in vigilando per essere desumibile appunto dalle pacifiche modalita’ di svolgimento dell’evento l’imprevedibilita’ ed inevitabilita’ dello stesso.
La Corte rigetta il ricorso e condanna l’Istituto ricorrente al pagamento in favore della resistente delle spese del presente giudizio che liquida in euro 100,00 per esborsi ed euro 4.000,00 per compensi oltre spese generali e altri accessori di legge