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Timestamp: 2019-02-23 09:55:37+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 71', 'art. 71', 'sentenza ', 'art. 49', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 71', 'art. 71', 'sentenza ']

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Revoca dell'amministratore a seguito di condanna penale
La sentenza di condanna penale dell'amministratore è tale solo al momento del suo passaggio in giudicato.
Secondo il Tribunale di Milano, decreto n. 1963, pubblicato in data 20 giugno 2018, la sentenza di condanna penale dell'amministratore, prevista quale motivo di revoca dall'art. 71 Bis disp. att. Cc, è tale solo al momento del suo passaggio in giudicato.
La norma invocata ai fini della revoca dell'amministratore, l'art. 71 Bis disp. att. Cc e, in particolare, la lettera b, prevede testualmente che, per ricoprire l'incarico gestorio dello stabile l'amministratore o i candidati ad assumere tale ruolo, non [siano] stati condannati per delitti contro la pubblica amministrazione, l'amministrazione della giustizia, la fede pubblica, il patrimonio o per ogni altro delitto non colposo per il quale la legge commina la pena della reclusione non inferiore, nel minimo, a due anni e, nel massimo, a cinque.
Orbene, il delitto d’illecito finanziamento non è configurabile come delitto contro il patrimonio, contemplato dal menzionato articolo. Infatti, la sentenza della Suprema Corte n. 10041/1998, stabilisce che «il valore tutelato dal delitto in esame è da identificare nell'inscindibile binomio "trasparenza e democrazia". La democrazia quale "governo del potere visibile". La trasparenza del potere è la condizione prima del corretto funzionamento della democrazia, in quanto serve a garantire da una parte l'attivazione di meccanismi di responsabilità e dall'altra una corretta formazione dell'opinione pubblica. Non a caso il relatore della legge del 1974 individuava nell'art. 49 della Costituzione il principio tutelato dalla fattispecie penale: il finanziamento illecito altera "il libero concorso dei cittadini a determinare la politica nazionale, nella misura in cui i gruppi di pressione pubblica o privata divengono determinanti o comunque concorrono a determinare le scelte dei partiti sulla politica nazionale"».
Tale delitto è punito – dall'art. 7 della L. 195/1974, per come modificato dall'art. 4 della L. 659/1981 – con la con la reclusione da 6 mesi a 4 anni, e non rientra nella fattispecie prevista dall'ultimo periodo dell'art. 71 Bis, lett. b disp. att. Cc, laddove viene ritenuto sufficiente, ai fini della revoca, un generico delitto non colposo per il quale, tuttavia, sia prevista la pena della reclusione non inferiore, nel minimo, a 2 anni e, nel massimo, a 5 anni.
Ad ogni modo, conclude il Tribunale milanese, qualora si versasse in una delle ipotesi previste dalla predetta lett. b dell'art. 71 Bis, occorre dare atto che la sentenza penale di condanna della Corte d'Appello non è passata in giudicata, atteso che pende ricorso per cassazione depositato in data 8 marzo 2018.