Source: http://www.studioaquilani.it/content/decreto-legge-6-luglio-2011-n-98-artt-37-38-e-41-conv-legge-con-modd-dallart-1-della-legge15
Timestamp: 2017-10-19 23:24:35+00:00
Document Index: 19287193

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'in fine', 'art. 1', 'art. 37', 'art. 37', 'art. 37', 'art. 79', 'art. 152', 'art. 14', 'art. 38', 'art. 696', 'art. 445', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 20', 'art. 10', 'art. 38', 'art. 201', 'art. 445', 'art. 195', 'art. 696', 'art. 445', 'art. 696', 'art. 445', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 152', 'art. 38', 'art. 13', 'Cass. Sez. ', 'art. 444', 'art. 445', 'art. 445', 'sentenza ', 'art. 445', 'art. 445', 'art. 444', 'art. 445', 'art. 27', 'art. 445', 'sentenza ', 'art. 37']

Decreto Legge 6 luglio 2011, n. 98 - artt. 37, 38 e 41 conv. in legge con modd. dall'art. 1 della Legge 15 luglio 2011, n. 111 | Studio Legale Aquilani
(in G.U. 6.7.2011, n. 155, ed in G.U. 16.7.2011, n. 164)
Quello che segue è il testo degli artt. 37, 38 e 41 del Decreto Legge 6 luglio 2011, n. 98, dal titolo «Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria», coordinato con la Legge di conversione 15 luglio 2011, n. 111, dal titolo «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 recante disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria»
In grassetto sono evidenziate le modifiche al D.L. apportate in sede di conversione
2) dopo il comma 1, inserire il seguente: "1-bis. Nei processi per controversie di previdenza ed assistenza obbligatorie, nonché per quelle individuali di lavoro o concernenti rapporti di pubblico impiego le parti che sono titolari di un reddito imponibile ai fini dell'imposta personale sul reddito, risultante dall'ultima dichiarazione, superiore a tre volte l'importo previsto dall'articolo 76, sono soggette, rispettivamente, al contributo unificato di iscrizione a ruolo nella misura di cui all'articolo 13, comma 1, lettera a), e comma 3, salvo che per i processi dinanzi alla Corte di cassazione in cui il contributo è dovuto nella misura di cui all'articolo 13, comma 1.";
s) all'articolo 13, il comma 6 bis è sostituito dal seguente:
Non è dovuto alcun contributo per i ricorsi previsti dall'articolo 25 della citata legge n. 241 del 1990 avverso il diniego di accesso alle informazioni di cui al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, di attuazione della direttiva 2003/4/CE sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale; b) per le controversie concernenti rapporti di pubblico impiego, si applica il comma 3; c) per i ricorsi cui si applica il rito abbreviato comune a determinate materie previsto dal libro IV, titolo V, del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, nonché da altre disposizioni che richiamino il citato rito, il contributo dovuto è di euro 1.500; d) per i ricorsi di cui all'articolo 119, comma 1, lettere a) e b), del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, il contributo dovuto è di euro 4.000; e) in tutti gli altri casi non previsti dalle lettere precedenti e per il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica nei casi ammessi dalla normativa vigente, il contributo dovuto è di euro 600. I predetti importi sono aumentati della metà ove il difensore non indichi il proprio indirizzo di posta elettronica certificata e il proprio recapito fax, ai sensi dell'articolo 136 del codice del processo amministrativo di cui al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104. Ai fini del presente comma, per ricorsi si intendono quello principale, quello incidentale e i motivi aggiunti che introducono domande nuove.";
"a) il contributo unificato nel processo civile, nel processo amministrativo e nel processo tributario";
[Le sentenze pronunciate nei giudizi di cui al comma precedente sono inappellabili.]1";
2) all'articolo 152 delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «A tale fine la parte ricorrente, a pena di inammissibilità di ricorso, formula apposita dichiarazione del valore della prestazione dedotta in giudizio, quantificandone l'importo nelle conclusioni dell'atto introduttivo. »;
"12-bis. (Notifica mediante pubblicazione telematica) 1. Con riferimento alle giornate di occupazione successive al 31 dicembre 2010, dichiarate dai datori di lavoro e comunicate all'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) ai sensi dell'articolo 6, commi 1, 3 e 4, del decreto legislativo 11 agosto 1993, n. 375, per gli operai agricoli a tempo determinato, per i compartecipanti familiari e per i piccoli coloni, gli elenchi nominativi annuali di cui all'articolo 12 sono notificati ai lavoratori interessati mediante pubblicazione telematica effettuata dall'INPS nel proprio sito internet entro il mese di marzo dell'anno successivo secondo specifiche tecniche stabilite dall'Istituto stesso. ".
1. Comma abrogato in sede di conversione
Introduzione del contributo unificato nelle cause di lavoro e previdenza (dal 6.7.2011) e abolizione (dall'1.1.2012) del procedimento giurisdizionale in materia di invalidità civile, sostiuito dal procedimento di accertamento tecnico preventivo (D.L. 98/2011, in G.U. 6.7.2011, n. 155, conv. con modd. dall'art. 1 L. 111/2011)
Del D.L. 98/2011 (c.d. manovra correttiva), sono stati qui riprodotti i soli artt. 37, 38 e 41, in quanto di particolare incidenza nella materia previdenziale e dell'invalidità civile.
E' qui riportato e commentato il testo coordinato (il testo originario del D.L. 98/2011 è stato infatti modificato dalla Legge di conversione 15 luglio 2011, n. 111).
L'art. 37
[collapse collapsed title=Contributo unificato e cause previdenziali]
L'art. 37 del D.L. 98/2011 reca numerose modifiche al Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia (D.P.R. 115/2002).
In particolare, al comma 6 dell'art. 37 D.L. 98/2011, si prevede l'obbligo del versamento del contributo unificato anche nelle cause di lavoro e previdenziali.
L'importo del contributo è di € 37,00.
E' prevista l'esenzione per la parte il cui nucleo familiare, complessivamente, sia titolare di un reddito imponibile ai fini dell'imposta personale sul reddito, risultante dall'ultima dichiarazione, superiore al triplo dell'importo previsto dall'articolo 76 ai fini del gratuito patrocinio (quindi € 10.628,16 x 3, considerato l'aggiornamento dell'importo disposto con Decreto del Min. della Giustizia del 20.1.2009).
Ai sensi dell'art. 79 del T.U. cit., il tetto di reddito è elevato di € 1.032,91 per ognuno dei familiari conviventi.
Vi è da chiedersi se, nella materia in esame, dovendosi considerare il triplo degli importi previsti dal T.U., il tetto di reddito debba elevarsi di di € 3.098,73 (cioè € 1.032,91 x 3) per ognuno dei familiari conviventi.
La novella legislativa non indica come debba essere formulata la dichiarazione e/o richiesta di esenzione dalle spese di iscrizione della causa a ruolo.
Trattandosi di dichiarare un dato personale della parte può presumersi che, analogamente a quanto indicato dalla giurisprudenza prevalente in tema di dichiarazione ex art. 152 disp. att. c.p.c. ai fini dell'esenzione dalle spese di soccombenza, tale dichiarazione, pur essendo inserita nelle conclusioni dell'atto, sia comunque un atto personale della parte, che la parte medesima debba sottoscrivere, e non si tratti invece di una dichiarazione del difensore (come è invece nel caso di dichiarazione del valore della causa ai fini del pagamento del contributo unificato, ex art. 14, comma 3°, D.P.R. 115/2002).[/collapse]
L'art. 38 del D.L. 98/2011, innova profondamente la procedura giurisdizionale in materia di invalidità civile (ed anche di cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità, nonché di pensione di inabilità e di assegno di invalidità ex L. 222/1984).
[collapse collapsed title=Accertamento tecnico preventivo]
Dal 1° gennaio 2012, infatti, all'invalido che voglia impugnare il verbale della commissione medica, è consentito di promuovere, in prima istanza, non il ricorso giurisdizionale, ma il procedimento sommario della "Consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite" , secondo le regole generali previste dall' art. 696-bis c.p.c., con alcuni correttivi, all'uopo introducendosi nel codice di procedura civile un nuovo articolo, l'art. 445-bis, avente ad oggetto "l'accertamento tecnico preventivo obbligatorio", in materia previdenziale.
Tra i correttivi rispetto alla disciplina generale della consulenza tecnica preventiva, va annoverata la necessità, già ora prevista a pena di nullità, di consentire la partecipazione del Ctp Inps alle operazioni peritali.
Viene infatti richiamato l'art. 10, comma 6-bis, D.L. 203/2005, convertito, con modificazioni, dalla L. 248/2005.
Ed anche viene modificato il testo della predetta disposizione:
Il testo vigente sino al 5.7.2011 dell'art. 10, comma 6-bis, D.L. 203/2005, convertito, con modificazioni, dalla L. 248/2005, era il seguente:
6-bis. Nei procedimenti giurisdizionali civili relativi a prestazioni sanitarie previdenziali ed assistenziali, nel caso in cui il giudice nomini un consulente tecnico d'ufficio, alle indagini assiste un medico legale dell'ente, su richiesta, formulata, a pena di nullità, del consulente nominato dal giudice, il quale provvede ad inviare apposita comunicazione al direttore della sede provinciale dell'INPS competente. Al predetto componente competono le facoltà indicate nel secondo comma dell'articolo 194 del codice di procedura civile. Nell'ipotesi di sentenze di condanna relative a ricorsi depositati a far data dal 1° aprile 2007 a carico del Ministero dell'Economia e delle Finanze o del medesimo in solido con l'INPS, all'onere delle spese legali, di consulenza tecnica o del beneficio assistenziale provvede comunque l'INPS. (Comma aggiunto dall'art. 20, comma 5-bis, D.L. 78/2009, come modificato dalla L. di conv. 102/2009).
Il testo dell'art. 10, comma 6-bis, D.L. 203/2005, convertito, con modificazioni, dalla L. 248/2005, come novellato, dal 6.7.2011, dall'art. 38, 7° comma, D.L. 98/2011, è il seguente (in corsivo sono evidenziate le modifiche):
6-bis. Nei procedimenti giurisdizionali civili relativi a prestazioni sanitarie previdenziali ed assistenziali, nel caso in cui il giudice nomini un consulente tecnico d'ufficio, alle indagini assiste un medico legale dell'ente, su richiesta, del consulente nominato dal giudice, il quale provvede ad inviare, entro 15 giorni antecedenti l'inizio delle operazioni peritali, anche in via telematica, apposita comunicazione al direttore della sede provinciale dell'INPS competente o a suo delegato. Alla relazione peritale è allegato, a pena di nullità, il riscontro di ricevuta della predetta comunicazione. L'eccezione di nullità è rilevabile anche d'ufficio dal giudice. Il medico legale dell'ente è autorizzato a partecipare alle operazioni peritali in deroga al comma primo dell'articolo 201 del codice di procedura civile. Al predetto componente competono le facoltà indicate nel secondo comma dell'articolo 194 del codice di procedura civile. Nell'ipotesi di sentenze di condanna relative a ricorsi depositati a far data dal 1° aprile 2007 a carico del Ministero dell'Economia e delle Finanze o del medesimo in solido con l'INPS, all'onere delle spese legali, di consulenza tecnica o del beneficio assistenziale provvede comunque l'INPS.
Viene perciò razionalizzato l'obbligo del Ctu di rendere edotto l'Inps dei tempi e luogo di svolgimento delle operazioni peritali, ed anche viene precisata la rilevabilità d'ufficio dell'eventuale vizio o omissione di comunicazione.
Inoltre, a differenza della parte privata, l'Inps non ha onere di comunicare o formalizzare la nomina del proprio Ctp (in deroga, appunto, all'art. 201, 1° comma, c.p.c., il quale prevede che: "Il giudice istruttore, con l'ordinanza di nomina del consulente, assegna alle parti un termine entro il quale possono nominare, con dichiarazione ricevuta dal cancelliere, un loro consulente tecnico.")
Tornando all'esame della procedura di accertamento tecnico preventivo disciplinata dall'art. 445-bis, si osserva che quest'ultimo richiama espressamente l'art. 195 del c.p.c. (che comunque, anche in assenza del testuale richiamo sarebbe risultato applicabile, in quanto concernente la disciplina generale della consulenza tecnica preventiva ex art. 696-bis c.p.c) il quale richiede che il Ctu comunichi alle parti la propria relazione, con possibilità per le parti di trasmettere le proprie osservazioni al perito, e con onere di quest'ultimo di depositare la propria relazione in cancelleria, con anche le osservazioni delle parti, e una sintetica valutazione sulle stesse.
Gli esiti dell'accertamento tecnico preventivo in materia previdenziale ex art. 445-bis c.p.c. sono diversi da quelli della consulenza tecnica preventiva ex art. 696-bis c.p.c.
Quest'ultima può concludersi con un verbale di conciliazione (d'altronde il consulente prima di provvedere al deposito della relazione deve tentare, ove possibile, la conciliazione delle parti), cui il Giudice, con decreto, attribuisce efficacia di titolo esecutivo, altrimenti si esaurisce nel semplice deposito della perizia, di cui eventualmente le parti possono chiedere l'acquisizione qualora, successivamente, instaurino un giudizio di merito.
Gli esiti dell'accertamento tecnico preventivo in materia previdenziale ex art. 445-bis c.p.c. sono invece i seguenti:
Nella ipotesi di assenza di contestazione, il giudice (se non intende richiedere la rinnovazione delle indagini o la sostituzione, per gravi motivi, del ctu) entro 30 giorni dalla scadenza del predetto termine che aveva fissato alle parti, pronuncia decreto fuori udienza con cui omologa l'accertamento del requisito sanitario secondo le risultanze probatorie indicate nella relazione del consulente tecnico dell'ufficio, provvedendo sulle spese.
Tale decreto, non è impugnabile nè modificabile, ed è notificato agli enti competenti, che provvedono, subordinatamente alla verifica di tutti gli ulteriori requisiti previsti dalla normativa vigente (ai requisiti cioè socio economici), al pagamento delle relative prestazioni, entro 120 giorni.
Nella ipotesi, invece, che una delle parti intenda contestare (nel termine prescritto dal giudice con il primo decreto sopra menzionato) le conclusioni del Ctu, essa deve depositare, presso il Tribunale, entro il termine perentorio di trenta giorni dalla formulazione della dichiarazione di dissenso, il ricorso introduttivo del giudizio, specificando, a pena di inammissibilità, i motivi della contestazione.
La sentenza del giudizio di merito (nel quale è prevedibile che la parte che lo abbia promosso, intenda addivenire ad una nuova perizia con Ctu diverso da quello nominato nella procedura sommaria), rappresenta comunque l'ultima fase del contenzioso di merito. Detta sentenza è infatti non appellabile, ed avverso essa è ammissibile solo il rimedio, costituzionalmente garantito, del ricorso per cassazione per motivi di legittimità.
Sia la procedura della consulenza tecnica preventiva, che l'eventuale successiva di merito, si svolgono, come avviene oggi, dinanzi al giudice unico del Tribunale, in funzione di giudice del lavoro.[/collapse]
[collapse collapsed title=Indicazione del valore della prestazione]
I legali degli invalidi dovranno ricordarsi di formulare nei ricorsi apposita dichiarazione del valore della prestazione dedotta in giudizio, quantificandone l'importo nelle conclusioni dell'atto introduttivo.
Così stabilisce il periodo aggiunto all'art. 152 disp. att. c.p.c., onde evitare che la condanna alle spese sia di importo superiore al valore della prestazione dedotta in giudizio, prescrivendo però, insidiosamente, che l'assenza della dichiarazione sia sanzionata con l'inammissibilità del ricorso.
Si noti che tale disposizione (a differenza di quelle relative al nuovo procedimento giurisdizionale che si applicheranno dal 1° gennaio 2011) è già in vigore dal 6.7.2011, data di pubblicazione del decreto legge sulla Gazzetta Ufficiale; comunque, prudenzialmente, all'art. 38 comma 3° del D.L. in esame, si prevede che, in sede di prima applicazione di tale nuva disposizione (ma anche per i giudizi già pendenti al 6.7.2011!), la dichiarazione relativa al valore della lite debba essere formulata nel corso del giudizio.
La locuzione "valore della prestazione dedotta in giudizio" è volutamente diversa da "valore della causa". E si dovrà pertanto appurare quanto, nelle intenzioni del Novellatore, esse concettualmente coincidano o piuttosto differiscano.
A proposito della determinazione del valore della causa, è opportuno rammentare che, secondo l' avviso espresso dalla Suprema Corte (allorquando è stata chiamata a pronunciarsi sul valore delle cause previdenziali ai fini della liquidazione degli onorari e dei diritti spettanti al difensore), il valore della causa concernente il riconoscimento delle prestazioni d'invalidità deve determinarsi ai sensi del dell'art. 13, 2° comma, c.p.c. e, perciò, cumulando le annualità demandate fino a un massimo di dieci (Cass. Sez. Lav., sent. n. 157 del 19.1.1985; sent. n. 2837 del 22.4.1986; sent. n. 336 del 16.1.1987; sent. n. 373 del 23.1.1989).[/collapse]
[collapse collapsed title=1) Tribunali non capoluogo di provincia]
Originariamente il D.L. 98/2011 prevedeva la concentrazione delle cause di invalidità civile dinanzi al Tribunale del capoluogo di Provincia.
Si trattava di norma speciale rispetto alla regola generale prevista dall'art. 444 c.p.c., in forza del quale le controversie in materia di previdenza e di assistenza obbligatoria (genus più ampio di quello contemplato dall' art. 445-bis c.p.c.) sono di competenza del Tribunale, in funzione di Giudice del Lavoro, nella cui circoscrizione ha la residenza l'attore.
L'art. 445-bis c.p.c., nella formulazione originaria del D.L. 98/2011, antecedente alle modifiche apportate in sede di conversione, prevedeva invece, che quando si vertesse, non di infortuni sul lavoro, assegni familiari ecc, ma della specifica materia dell' invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità, nonché di pensione di inabilità e di assegno di invalidità ex L. 222/1984, competente fosse il Tribunale, in funzione di Giudice del Lavoro, del capoluogo di Provincia in cui risiede l'attore.
Ciò significava che Tribunali come quello di Civitavecchia o di Tivoli, la cui circoscrizione copre un hinterland popolatissimo, ma ubicato in un Comune non capoluogo di Provincia (che in questo caso è quella di Roma), sarebbero stati esautorati delle migliaia di procedure di invalidità civile che ogni anni vengono ivi iscritte a ruolo, e che verrebbero invece tutte concentrate sul Tribunale del capoluogo di Provincia (Roma, appunto, in questo esempio).
Ulteriore effetto che discendeva da tale originaria formulazione, sebbene di minore impatto rispetto a quello dianzi esposto, è che nell'ipotesi di Comuni come Montalto di Castro o Tarquinia, amministrativamente compresi in una Provincia (quella di Viterbo nell'esempio in esame) diversa da quella in cui è ubicato il Tribunale nella cui circoscrizione ricadono (che nella fattispecie è quello di Civitavecchia), gli invalidi, dal 1° gennaio 2012, dovessero rivolgersi agli uffici giudiziari dello stesso capolougo di Provincia (Viterbo appunto) in cui avesse sede anche l'Ufficio Inps competente per la fase amministrativa (sia di accertamento che di concessione ed erogazione).[/collapse]
[collapse collapsed title=2) Giudizio di appello]
Originariamente il D.L. 98/2011 prevedeva l'inappellabilità della sentenza emessa dal Tribunale all'esito del giudizio di merito, conseguente alla contestazione delle conclusioni della perizia redatta nella fase dell'accertamento tecnico preventivo (previsione contenuta all'art. 445-bis, 7° comma, così come formulato dal D.L. in esame).
Si aveva l'impressione che il D.L. 98/2011 volesse racchiudere entro le mura del Tribunale due gradi di giudizio: il primo grado avente la forma del procedimento sommario di accertamento tecnico preventivo (ex art. 445-bis c.p.c.), il secondo grado da svolgersi invece, secondo la compiuta procedura del procedimento giurisdizionale per le controversie in materia di previdenza ed assistenza olligatoria ex art. 444 c.p.c.
Il Parlamento, in sede di conversione, ha invece soppresso il predetto 7° comma dell'art. 445-bis c.p.c.: per effetto di tale soppressione, oltre all'esito delle due fasi dinanzi al Tribunale, rimaneva ancora la facoltà di impugnazione dinanzi alla Corte di Appello compentente.
A distanza di poco tempo, però, l'art. 27, comma 1, L. 183/2011 (Legge di stabilità) - con decorrenza dall' 1.1.2012 e con applicazione dal 31.01.2012 - ha introdotto il seguente 'ultimo comma dell'art. 445-bis c.p.c.:
"La sentenza che definisce il giudizio previsto dal comma precedente è inappellabile."
Si è tornati, quindi, alla previsione originaria del D.L. 98/2011 di inappellabilità della senza emessa dal Tribunale all'esito del giudizio di merito, conseguente all'A.t.p.[/collapse]
[collapse collapsed title=3) Tetto di reddito e c.u.]
Il testo originario dell'art. 37, comma 6, del D.L. 98/2011, prevedeva che fosse esentato dall'obbligo del versamento del contributo unificato la parte il cui nucleo familiare, complessivamente, fosse titolare di un reddito imponibile ai fini dell'imposta personale sul reddito, risultante dall'ultima dichiarazione, superiore al doppio dell'importo previsto dall'articolo 76 ai fini del gratuito patrocinio (quindi € 10.628,16 x 2, considerato l'aggiornamento dell'importo disposto con Decreto del Min. della Giustizia del 20.1.2009).
In sede di conversione, invece, il predetto tetto è stato aumentato al triplo, annzichè al doppio.[/collapse]
Marco Aquilani - 17.7.2011 - 10.10.2013
Marco Aquilani - ultima revisione 11.10.2013