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Timestamp: 2020-05-28 08:30:21+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 25274 del 09/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25274 del 09/12/2016
Cassazione civile sez. lav., 09/12/2016, (ud. 13/10/2016, dep. 09/12/2016), n.25274
sul ricorso 10966-2011 proposto da:
VIA OTRANTO 36, presso lo studio dell’avvocato MARIO MASSANO, che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato GABRIELE DALLA SANTA,
CASSA DI RISPARMIO DI VENEZIA CARIVE SPA, C.F. (OMISSIS), in persona
SGOTTO CIABATTINI, che la rappresenta e difende unitamente agli
avvocati ANDREA UBERTI, PAOLO TOSI, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 527/2010 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,
depositata il 15/02/2011 r.g.n. 206/2009;
13/10/2016 dal Consigliere Dott. PAOLO NEGRI DELLA TORRE;
udito l’Avvocato GIRGENTI ORNELLA per delega Avvocato TOSI PAOLO;
Con sentenza n. 527/2010, depositata il 15/2/2011, la Corte di appello di Venezia, in accoglimento del gravame della Cassa di Risparmio di Venezia S.p.A., dichiarava legittima, in riforma della sentenza di primo grado del Tribunale di Venezia, la sanzione disciplinare della sospensione di due giorni dal servizio e dalla retribuzione inflitta a S.M. in data 16 maggio 2007 in relazione a numerose e differenti irregolarità riscontrate in operazioni dal medesimo eseguite nel periodo compreso tra il settembre 2005 e l’aprile 2006 quale addetto al front office nella Filiale di (OMISSIS).
La Corte osservava che il datore di lavoro era pervenuto a piena e formale conoscenza dei fatti di rilievo disciplinare, poi addebitati al Sensini, solo in esito alla conclusione, nei primi mesi del 2007, del processo di internal auditing, così che era da escludere, tenuto conto della complessità dell’organizzazione aziendale e del tempo necessario per gli accertamenti, che la contestazione dei medesimi fatti, avvenuta con lettera del 4 aprile 2007, potesse considerarsi tardiva.
La Corte riteneva, quindi, proporzionata la sospensione dal servizio e dalla retribuzione per due giorni, che era andata a sanzionare plurime, e anche reiterate, condotte, poste in essere nella inosservanza di disposizioni operative ben note; nè poteva avere rilievo il fatto che analoghe inadempienze, commesse da altri dipendenti, fossero state diversamente valutate dal datore di lavoro, posto che solo l’identità delle situazioni (nella specie non ricorrente) avrebbe potuto privare il provvedimento della sua base giustificativa.
Risulta depositata memoria illustrativa ex art. 378 c.p.c. da parte di Intesa Sanpaolo S.p.A. quale società incorporante la Cassa di Risparmio di Venezia S.p.A., in virtù di allegato atto di fusione del 3/11/2014.
Con il primo motivo il ricorrente, deducendo violazione e falsa applicazione della L. n. 300 del 1970, art. 7 e motivazione insufficiente, censura la sentenza impugnata nella parte in cui la Corte di appello ha escluso la tardività della contestazione disciplinare rispetto ai fatti addebitati.
Con il secondo motivo, deducendo violazione degli artt. 2106 c.c. e L. n. 300 del 1970, art. 7 nonchè insufficiente e contraddittoria motivazione, il ricorrente censura la sentenza di secondo grado nella parte in cui la Corte di appello ha ritenuto adeguata la sanzione ed escluso l’esistenza di una disparità di trattamento rispetto a situazioni analoghe ma diversamente valutate nelle conseguenze disciplinari dal datore di lavoro.
Quanto al principio di parità di trattamento, di cui la sentenza impugnata ha escluso la violazione nella specie, si deve ribadire, con efficacia assorbente di ogni diversa e pur fondata considerazione (sommarietà della ricostruzione dei casi che risulterebbero comparabili; incoerenza con la tesi sostenuta, avendo l’azienda, in due dei tre casi riferiti, inflitto sanzioni più gravi di quella applicata al ricorrente), quanto precisato da Cass. n. 5546/2010 (richiamata dalla Corte di appello in motivazione) e cioè che “solo l’identità delle situazioni potrebbe privare il provvedimento (nella specie) espulsivo della sua base giustificativa, non potendo porsi a carico del datore di lavoro l’onere di fornire, per ciascun licenziamento, la motivazione del provvedimento adottato, comparata a quelle assunte in fattispecie analoghe” (conforme Cass. n. 10550/2013). Il ricorso deve, pertanto, essere respinto. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.