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Timestamp: 2019-03-21 20:28:09+00:00
Document Index: 180549803

Matched Legal Cases: ['art. 2087', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Cassazione Sezione Lavoro 06/03/2006 n. 4774 - Studio Legale Riva
19/12/2005 - 06/03/2006 n. 4774
Si qualifica come "mobbing" una condotta sistematica e protratta nel tempo che concreta, per le sue caratteristiche vessatorie, una lesione dell'integrità fisica e la personalità morale del prestatore di lavoro, garantite dall'art. 2087 cod. civ. Tale illecito, che rappresenta una violazione dell'obbligo di sicurezza posto da questa norma generale a carico del datore di lavoro, si può realizzare con comportamenti materiali o provvedimenti del datore di lavoro indipendentemente dall'inadempimento di specifici obblighi contrattuali previsti dalla disciplina del rapporto di lavoro subordinato.
Maurizio Meneghello, dipendente della S.p.a. Cassamarca, ha convenuto in giudizio la società datrice di lavoro chiedendo il risarcimento dei danni derivati - con l'instaurarsi di una malattia invalidante - da un serie di comportamenti persecutori, ricondotti ad un'ipotesi di mobbing, posti in atto dalla società fin dal 1992, consistiti in provvedimenti di trasferimento, ripetute visite mediche fiscali, attribuzione di note di qualifica di insufficiente, irrogatone di sanzioni disciplinari, privazione della abilitazione necessaria per operare al terminale ed altri episodi.
Avverso questa sentenza il Meneghello propone ricorso per cassazione affidato a tre motivi, al quale la S.p.a. Unicredito resiste con controricorso.
Un primo aspetto riguarda la dedotta omessa valutatone complessiva degli episodi posti a fondamento della pretesa azionata, che dovevano essere considerati nell'ambito del fenomeno del mobbing (anche se corrispondenti singolarmente e astrattamente a comportamenti leciti del datore di lavoro) in quanto diretti a cagionare nel dipendente turbamenti psicologici e disturbi di salute.
1.1.1. in un provvedimento di trasferimento dall'unita produttiva (che risale al 1992, e di cui e stata accertata con sentenza definitiva l'illegittimità);
1.1.5. nell'attribuzione della nota di qualifica di .
1.2. Si imputa poi alla Corte territoriale di non aver riconosciuto il valore dei singoli episodi e la loro appartenenza ad un medesimo progetto mirato all'allontanamento e isolamento del Meneghello.
1.2.1.Quanto al trasferimento del 1992, si osserva che nella relativa controversia promossa dal lavoratore la sentenza di appello aveva ritenuto fondata la censura relativa all'insussistenza di ragioni giustificatrici del provvedimento, e che la Corte di Cassazione adita dal datore di lavoro aveva confermato l'illegittimita del trasferimento a causa della mancata comunicazione scritta dei motivi.
1.2.2.Con riguardo alle visite fiscali, il giudice dell'appello ha confuso quelle effettuate per il controllo delle assenze con quelle disposte per l'accertamento dell'idoneità fisica; queste ultime risultavano chiaramente ispirate da un intento persecutorio e non potevano trovare giustificazione nelle assenze per la medesima malattia, anche perché le visite avevano sempre avuto risultati positivi; e le stesse considerazioni valevano per il controllo delle assenze, disposto ripetutamente per la stessa malattia gia accertata.
1.2.3.In ordine alle limitazioni dell'attività lavorativa, disposte dopo il rientro in servizio nel 1997, con la sottrazione delle abilitazioni all'accesso dei terminali, le circostanze dedotte dall'attore in primo grado erano state confermate dai testi escussi.
1.2.4. La sanzione disciplinare del 1994, di cui e stata riconosciuta l'illegittimità, e stata poi considerata dalla sentenza impugnata come un , senza una valutazione complessiva della vicenda, con l'affermazione contraddittoria ed incomprensibile secondo cui .
1.3. Sotto un ultimo profilo si denuncia l'omesso esame di , di cui viene riproposto un elenco.
3.0. Tali criteri sono stati seguiti dalla sentenza impugnata, che ha escluso, con congrua motivazione, la configurabilità di un disegno persecutorio realizzato mediante i vari comportamenti indicati dal Meneghello.
3.1. Con riguardo al provvedimento di cui al punto 1.1.1., risulta dalle allegazioni della parte che nel precedente giudizio tra le parti fu definitivamente accertata l'illegittimità del trasferimento per la mancata comunicazione dei motivi che giustificavano lo spostamento dal luogo di lavoro. Nulla e stato dedotto dal ricorrente in ordine agli elementi probatori acquisiti in quel procedimento, e riproposti a sostegno della domanda azionata nel presente giudizio, che avrebbero potuto dimostrare il carattere persecutorio - nei termini sopra indicati - dell'azione del datore di lavoro.
3.3. Analoghi rilievi valgono per la vicenda della mancata abilitazione all'accesso ai terminali, che la Corte territoriale -condividendo la valutatone espressa dal primo giudice, non censurata con specifici motivi di gravame- ha ricondotto a problemi di continuità di inserimento del dipendente nell'attività di aggiornamento dei dati. Anche su questo punto non vengono precisati difetti di indagine.
3.4. Quanto alla sanzione disciplinare del 1994 (annullata dal Collegio di conciliazione e arbitrato) la valutatone espressa dalla Corte territoriale sfugge alle critiche mosse, non potendosi ravvisare alcuna contraddizione tra il riconoscimento della illegittimità del provvedimento e la negazione della possibilità di iscrivere tale episodio in un disegno persecutorio, sulla base di un apprezzamento delle concrete circostanze di fatto.
3.5. La censura di cui al punto 1.3. appare inammissibile. II giudice dell'appello ha osservato che con riferimento a diversi episodi considerati nella decisione di primo grado non erano stati proposti specifici motivi d'impugnazione : questo giudizio sulla preclusione di un riesame delle relative circostanze non viene censurato dalla parte, ne e dato verificare se i fatti descritti nel ricorso, per i quali si lamenta oggi un difetto di indagine (una sanzione disciplinare dell'anno 2000, la richiesta di un caposervizio di un controllo delle attività del Meneghello, la , la ) coincidano con quelli di cui si e ritenuto precluso il riesame.
In violazione del principio di autosufficienza del ricorso, l'attuale ricorrente si e del resto limitato ad elencare sommariamente i vari episodi, senza indicare gli specifici elementi di fatto rilevanti per l'indagine richiesta al giudice di appello, cosi da consentire a questa Corte il controllo della decisivita delle risultanze non valutate.
II ricorso deve essere quindi respinto con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio liquidate come in dispositivo.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio liquidate in ? 24,00 oltre ? 5.000 per onorari ed oltre spese generali ed accessori di legge.
Cosi deciso in Roma il 19 dicembre (depositato 6 marzo 2006)