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Timestamp: 2020-06-03 03:05:18+00:00
Document Index: 129945181

Matched Legal Cases: ['art. 279', 'art. 431', 'art. 26', 'art. 432', 'art. 3', 'art. 432', 'art. 76', 'art. 3', 'art. 279', 'art. 431', 'art. 431', 'art. 279']

Art. 432 cod. proc. penale: Trasmissione e custodia del fascicolo per il dibattimento | La Legge per tutti
Ai sensi dell'art. 279 c.p.p. e 91 disp. att. c.p.p., la competenza all'applicazione di misure cautelari personali nel periodo compreso tra la pronuncia del decreto che dispone il giudizio e la trasmissione degli atti al giudice del dibattimento appartiene al giudice dell'udienza preliminare, pur dopo la modifica dell'art. 431 comma 1 c.p.p. ad opera dell'art. 26 l. 16 dicembre 1999 n. 479. La previsione che il fascicolo del dibattimento sia formato nel contraddittorio fra le parti anziché mediante operazioni di cancelleria non ha, infatti, modificato il disposto dell'art. 432 c.p.p., secondo il quale la trasmissione degli atti deve avvenire senza ritardo, locuzione legislativa che, se valorizza il dovere della diligenza da parte del giudice, non introduce alcuna sanzione processuale per la sua violazione.
Cassazione penale sez. I 02 dicembre 2005 n. 46147
È manifestamente infondata, in riferimento agli art. 3 e 76 cost., la q.l.c. dell'art. 432 c.p.p. nella parte in cui prevede l'allegazione al fascicolo del dibattimento del provvedimento che abbia disposto la misura cautelare in quanto, per quel che concerne la violazione dell'art. 76 cost., è la stessa legge di delegazione per l'emanazione del codice di procedura penale a prevedere che sia il giudice del dibattimento a decidere sulla libertà, una volta cessata la fase delle indagini preliminari, il che comporta necessariamente l'acquisizione a quel fascicolo del provvedimento impositivo, e, per quanto riguarda l'art. 3 cost., il sistema in questione non costituisce una deroga a quello accusatorio che impone l'utilizzazione, ai fini della decisione, della prova formatasi nel dibattimento, ma non esclude una totale "verginità" conoscitiva del giudicante.
Cassazione penale sez. VI 22 giugno 2001 n. 29821
Ai sensi degli art. 279 c.p.p. e 91 att. c.p.p., appartiene al giudice dell'udienza preliminare la competenza all'adozione dei provvedimenti relativi alle misure cautelari nel periodo compreso tra la pronuncia del decreto che dispone il giudizio e la trasmissione degli atti al giudice del dibattimento. (Nell'affermare detto principio la corte ha osservato che, dopo la presentazione della richiesta di rinvio a giudizio da parte del p.m., il giudice dell'udienza preliminare è investito della cognizione dei procedimenti incidentali "de libertate" in quanto "giudice che procede", e che tale competenza permane, oltre la chiusura dell'udienza preliminare, fino a quando non sia venuta meno, da parte sua, la disponibilità giuridica e materiale degli atti a seguito della formazione e spedizione del fascicolo per il dibattimento a norma degli art. 431 e 432 c.p.p.).
Cassazione penale sez. un. 24 marzo 1995 n. 7
Non potendovi essere momenti di transizione in cui nessun giudice abbia diretta cognizione della causa, il gip continua ad essere il "giudice che procede" - e perciò resta competente - fino a quando gli atti permangono nel suo ufficio, e cioè fino a quando, a norma degli art. 431 e 432 c.p.p. non è formato il fascicolo per il dibattimento con trasmigrazione degli atti alla cancelleria del giudice competente per il giudizio. Conseguentemente, non potendosi ritenere ancora chiusa, nonostante il rinvio a giudizio, la fase processuale che si svolge dinanzi al gip, quest'ultimo giudice, nell'emettere un'eventuale misura cautelare, può certamente utilizzare tutti gli atti a lui trasmessi dal p.m. e non solo quelli che andranno a far parte del fascicolo per il dibattimento.
Cassazione penale sez. I 10 gennaio 1994
Al fine di dar corso all'ulteriore fase dibattimentale dopo la pronuncia del decreto che dispone il giudizio, il giudice dell'udienza preliminare deve provvedere alla formazione del fascicolo d'ufficio da trasmettere al giudice competente per il dibattimento (artt. 431 e 432 c.p.p.). Ne consegue, pertanto, che fino al momento in cui non abbia ultimato tale attività il g.u.p. non si spoglia del procedimento ed in applicazione della generale attribuzione di competenza prevista dall'art. 279 c.p.p. può assumere, anche fuori dall'udienza, ogni determinazione in tema di applicazione, sostituzione e revoca di misure coercitive avanzate dal p.m. o dall'imputato. (Nella fattispecie la competenza a provvedere da parte del g.u.p. era stata radicata per effetto della presentazione della richiesta del p.m. nel corso dell'udienza preliminare).
Cassazione penale sez. II 13 febbraio 1992