Source: https://www.brocardi.it/legge-fallimentare/titolo-iii/capo-v/art183.html?utm_source=internal&utm_medium=link&utm_campaign=articolo&utm_content=nav_art_prec_dispositivo
Timestamp: 2019-12-11 11:25:24+00:00
Document Index: 51511917

Matched Legal Cases: ['art. 183', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 183', 'sentenza ', 'art. 27', 'art. 183', 'art. 131', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 183', 'sentenza ', 'art. 183', 'sentenza ', 'art. 183', 'art. 131', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 183', 'art. 181', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 183', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 183', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 179', 'art. 162', 'sentenza ', 'art. 181', 'art. 183', 'art. 181', 'art. 18', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 183', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 181', 'art. 344', 'sentenza ', 'art. 183', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 183', 'sentenza ', 'sentenza ']

Art. 183 legge fallimentare - Reclamo - Brocardi.it
Tu sei qui: Fonti > Legge fallimentare > Titolo III - Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione > Capo V - Dell'omologazione e dell'esecuzione del concordato preventivo. degli accordi di ristrutturazione di debiti > Articolo 183
Articolo 183 Legge fallimentare
Dispositivo dell'art. 183 Legge fallimentare
(1) Contro il decreto del tribunale può essere proposto reclamo [131] alla corte di appello, la quale pronuncia in camera di consiglio.
Con lo stesso reclamo è impugnabile la sentenza dichiarativa di fallimento, contestualmente emessa a norma dell'articolo 180, settimo comma.
La Corte Costituzionale con sentenza 7 - 12 novembre 1974 n. 255 ha dichiarato "la illegittimità costituzionale dell'art. 183, primo comma, del r.d. 16 marzo 1942, n. 267 (così detta legge fallimentare), nella parte in cui, per le parti costituite, fa decorrere il termine per proporre appello contro la sentenza che omologa o respinge il concordato preventivo dall'affissione, anzichè dalla data di ricezione della comunicazione della stessa; b) in applicazione dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, dichiara, altresì, la illegittimità costituzionale derivata dell'ultimo comma del medesimo art. 183 e del primo e terzo comma dell'art. 131 del decreto predetto, nella parte in cui fanno decorrere dall'affissione i termini, rispettivamente, per ricorrere in cassazione contro la sentenza di appello che decide in merito alla omologazione o reiezione del concordato preventivo, per proporre appello contro la sentenza che omologa o respinge il concordato successivo, nonchè per ricorrere in cassazione contro quest'ultima sentenza".
Il comma 5 sostituisce l’art. 183 del r.d.. Con l’inserimento della previsione del reclamo alla corte di appello per l’impugnazione sia del decreto, che dell’eventuale sentenza di fallimento emessi all’esito del giudizio di omologazione, serve a chiarire e razionalizzare il regime di impugnativa dei provvedimenti emessi all’esito del giudizio di omologazione, nel rispetto dei principi del “giusto processo”.
Massime relative all'art. 183 Legge fallimentare
Cass. civ. n. 4304/2012
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4304 del 19 marzo 2012)
Cass. civ. n. 22932/2011
In tema di concordato preventivo, al decreto emesso, ai sensi dell'art. 183, comma 1, legge fall., dalla corte d'appello, che decida sul reclamo avverso il decreto di omologazione, si applica il rito camerale di cui agli artt. 737 e ss. c.p.c. e, quindi, è ricorribile per cassazione entro il termine ordinario di sessanta giorni, decorrenti dalla data di notificazione dello stesso; infatti, non può applicarsi per analogia la disciplina prevista per il concordato fallimentare dall'art. 131 legge fall., e riformata con il d.l.vo n. 169 del 2007, attesa la compiutezza della disciplina del concordato preventivo e stante la diversità dei presupposti oggettivi in cui interviene la rispettiva omologazione (impresa fallita da un lato e "in bonis" dall'altro).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 22932 del 4 novembre 2011)
Cass. civ. n. 26212/2010
La sentenza con cui il tribunale dichiara il fallimento del debitore, dopo l'instaurazione del giudizio di omologazione del concordato preventivo, non è suscettibile di opposizione ex art. 18 legge fall. (possibile unicamente prima di tale fase), ma unicamente dell'appello preveduto dall'art. 183 legge fall. (nel testo vigente prima del d.l.vo n. 5 del 2006), anche se, come nella specie, essa sia fondata sul sopravvenuto diniego del voto favorevole da parte della maggioranza dei creditori, nuovamente chiamati a votare in una seconda adunanza; la predetta dichiarazione di fallimento, infatti, non può che ritenersi emessa all'esito e per effetto del mancato accoglimento della domanda di omologazione del concordato, a nulla rilevando la natura del predetto vizio, attenendo esso ad un controllo generale che comunque compete al tribunale, ai sensi dell'art. 181 legge fall., ed il cui riscontro non può che risolversi nella mancata omologazione.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 26212 del 28 dicembre 2010)
Cass. civ. n. 10635/2007
Il garante del concordato preventivo non è parte necessaria del relativo giudizio di omologazione e non può, quindi, proporre appello avverso la sentenza che respinge o omologa la proposta concordataria.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 10635 del 9 maggio 2007)
Cass. civ. n. 2886/2007
In base all'art. 183, primo comma, legge fall., la legittimazione ad impugnare la sentenza che omologa o respinge il concordato spetta solo ai creditori opponenti e al debitore, ma non al commissario giudiziale, che non è portatore di specifici interessi da far valere, in sede giurisdizionale, in nome proprio o in veste di sostituto processuale.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2886 del 9 febbraio 2007)
Cass. civ. n. 2560/2002
A seguito della declaratoria di incostituzionalità della disposizione del terzo comma dell'art. 183 L. fall. (nella parte in cui disponeva che il termine per impugnare la sentenza che pronunzia sulla proposta di concordato preventivo, ai fini dell'omologazione, decorresse dall'affissione, invece che dalla comunicazione eseguita a norma degli artt. 133 e 136 c.p.c.) ha comportato il venir meno della decorrenza del termine per l'appello in coincidenza con l'affissione, anziché con la comunicazione, in considerazione che solo quest'ultimo atto garantisce il diritto di difesa, perché pone l'interessato nella situazione di avere conosciuto l'esito giudiziale della sua domanda. Va, pertanto, escluso che la menzionata disposizione possa essere interpretata nel senso che sia indispensabile, perché decorra il termine per l'impugnazione, la comunicazione congiunta con l'affissione.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2560 del 22 febbraio 2002)
Cass. civ. n. 10424/1997
La pronuncia con la quale il Tribunale, avendo il giudice delegato constatato il mancato raggiungimento delle maggioranze richieste ai fini dell'omologazione del concordato preventivo di una società, ed avendogliene riferito ai sensi dell'art. 179 L. fall., dichiari d'ufficio, ed ex art. 162 — dopo di aver constatato tale mancato raggiungimento — il fallimento della società, costituisce solo l'epilogo negativo della prima fase della procedura di omologazione, e non può in alcun modo parificarsi alla sentenza la quale, ex art. 181 della stessa legge fallimentare, neghi — a conclusione del giudizio promosso d'ufficio dal giudice delegato (il quale abbia invece ritenuto raggiunte le maggioranze richieste) — l'omologazione. Da ciò consegue — fra l'altro — che, avverso una tale pronuncia, si renda possibile non l'appello ex art. 183 L. fall. (appello costituente — in realtà — mezzo di gravame appropriato al solo tipo di pronuncia ex art. 181, sopravveniente — in quanto tale — a conclusione di un giudizio a piena cognizione), ma la sola opposizione ex art. 18 L. fall., la quale si rende introduttiva di un giudizio di primo grado a cognizione piena che ben si addice ad un tal tipo di dichiarazione di fallimento (quella ex artt. 179 e 162 L. fall.), facente seguito ad un contraddittorio dalla natura del tutto sommaria.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 10424 del 23 ottobre 1997)
Cass. civ. n. 9026/1993
Con riguardo al ricorso per cassazione, contro la sentenza d'appello che abbia omologato o respinto il concordato preventivo, l'allegazione di una copia di tale sentenza priva di annotazione circa la data della sua comunicazione (dies a quo per il computo del termine di sessanta giorni ai sensi dell'art. 183 della legge fallimentare, nel testo risultante a seguito della pronuncia della Corte costituzionale n. 255 del 1974) non implica improcedibilità del ricorso stesso, ove l'indicata data sia evincibile dal fascicolo d'ufficio, acquisito su conforme richiesta del ricorrente.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9026 del 26 agosto 1993)
Cass. civ. n. 4541/1993
Nel giudizio che si instaura a seguito dell'opposizione di un creditore contro l'omologazione del concordato preventivo, il debitore ammesso al concordato, il quale insista per detta omologazione, rimane soccombente, e quindi legittimamente viene condannato alle spese processuali, a fronte del diniego dell'omologazione stessa, ancorché questo, in adesione ad una sua deduzione subordinata, venga reso per ragioni formali (nella specie, invalidità della votazione dei creditori, con ordine di rinnovazione della medesima).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4541 del 17 aprile 1993)
Ai fini dell'omologazione del concordato preventivo è necessario che sussistano tutte le condizioni, di ordine soggettivo ed oggettivo, previste dai numeri da 1 a 4 dell'art. 181 legge fall., mentre per il rigetto dell'istanza è sufficiente il giudizio negativo su una soltanto di esse. Pertanto, qualora il tribunale abbia accolto l'opposizione all'omologazione per il difetto della condizione relativa al raggiungimento delle prescritte maggioranze (n. 2 art. cit.), il giudice di appello, davanti al quale sia contestata l'esistenza anche di altre condizioni (nella specie, quelle di cui ai nn. 1 e 3, riguardanti la convenienza economica del concordato e la sicurezza dell'adempimento), non può limitarsi a ritenere erroneo il giudizio sul raggiungimento delle maggioranze, ma è tenuto, per il principio di economia processuale, ad esaminare la ricorrenza delle ulteriori condizioni, poiché la mancanza di una sola di esse basterebbe ad escludere l'omologazione, rendendo così ininfluente il giudizio sulla sussistenza o meno delle maggioranze.
Cass. civ. n. 7790/1991
Nel giudizio d'omologazione del concordato preventivo la qualità di parti spetta ai creditori opponenti, non anche ai creditori non opponenti, i quali si pongono nella veste di terzi. Questi ultimi, peraltro, non sono portatori di diritti autonomi suscettibili di lesione per effetto dell'esito del giudizio stesso, di modo che un loro intervento adesivo, consentito in primo grado, non può essere ammesso in fase di gravame, in quanto non riconducibile nelle previsioni dell'art. 344 c.p.c.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 7790 del 12 luglio 1991)
Cass. civ. n. 3431/1991
Nella procedura di concordato preventivo, se al commissario giudiziale è riconosciuta legittimazione nei giudizi di cognizione, la medesima è negata al curatore, essendo la vicenda processuale fallimentare un mero riflesso di quella concordataria, come si desume dallo stesso art. 183 legge fallimentare, nella parte in cui dispone che l'appello contro la sentenza che omologa o respinge il concordato deve essere notificata al commissario liquidatore giudiziale, al debitore ed alle parti costituite in giudizio, con esclusione, quindi, del curatore, del quale pure può ipotizzarsi l'esistenza con riferimento al caso di reiezione del concordato. Pertanto, nell'ipotesi in cui, respinta dal tribunale la proposta di omologazione del concordato e dichiarato il fallimento, la sentenza venga appellata ai sensi dell'art. 183 legge fallimentare e riformata dalla corte d'appello che omologa, invece, il concordato, il curatore di detto fallimento è privo di legittimazione ad impugnare per cassazione la sentenza di appello.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3431 del 29 marzo 1991)