Source: https://www.mysolution.it/fisco/informazioni/notizie-del-giorno/?date=07-08-2019
Timestamp: 2019-08-18 07:50:40+00:00
Document Index: 160353696

Matched Legal Cases: ['art. 39', 'art. 54', 'art. 38', 'art. 22', 'art. 2712', 'art. 22', 'art. 2719', 'art. 3', 'art. 53', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 191', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 7']

Notizie del 7 agosto 2019
Tecnologie emergenti 5G, domande di contributo entro il 4 novembre
Scadrà alle ore 12.00 del prossimo 4 novembre il termine per la presentazione dei progetti innovativi nell'ambito delle tecnologie emergenti 5G: lo ha reso noto il Ministero dello Sviluppo economico.
alla misura sono interessati enti di ricerca, istituzioni locali, startup innovative e Pmi innovative;
l'iniziativa è finalizzata alla realizzazione di progetti di sperimentazione, ricerca applicata e trasferimento tecnologico, basati sull’utilizzo di tecnologie emergenti quali Blockchain, Intelligenza Artificiale (AI), Internet delle cose (IoT), collegate allo sviluppo delle reti di nuova generazione realizzati da enti pubblici, agenzie, enti di ricerca e università;
sono ammessi i progetti che svilupperanno soluzioni nei seguenti ambiti:
a. creatività, audiovisivo e intrattenimento;
c. green economy;
d. tutela e valorizzazione del made in Italy;
il finanziamento non potrà eccedere l'80 per cento delle spese ammissibili, e comunque un milione di euro per singolo progetto.
Ministero dello Sviluppo economico, Programma di supporto alle tecnologie emergenti 5G
“La priorità deve essere data ora a quei redditi compresi tra 28.000 euro e 55.000 euro lordi che scontano un’aliquota marginale del 38%, la quale, considerato il livello dei redditi su cui viene applicata, appare più espropriativa che progressiva. Al costo finanziario di 9 miliardi di euro, sarebbe possibile abrogarla ed espandere dunque quella del 27% fino a 55.000 euro, riducendo così in modo strutturale ed erga omnes il numero di aliquota IRPEF da 5 a 4”: lo ha affermato il presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Massimo Miani, nel corso del vertice che si è tenuto ieri con il vicepremier Matteo Salvini.
Per il presidente dei commercialisti si tratterebbe “di un intervento strutturale, preferibile al mantenimento dello status quo con la creazione di ulteriori regimi opzionali al 15% che portano complicazioni ulteriori e benefici effettivi consistenti ma per platee molto ristrette di contribuenti”.
Miani è poi tornato sulla questione degli Isa, sottolineando i “disagi che i commercialisti stanno affrontando in queste prime settimane di applicazione dei nuovi indici: al riguardo, è stata ribadita la richiesta per quest'anno la loro applicazione sia opzionale”.
Con riferimento agli Isa, si ricorda che con la Circolare n. 17/E del 2 agosto 2019 l'Agenzia delle Entrate ha tra l'altro confermato i seguenti benefici previsti per i contribuenti “affidabili”:
l'esonero dall’apposizione del visto di conformità per la compensazione di crediti per un importo non superiore a 50mila euro annui per l'Iva e a 20mila euro annui per le imposte dirette e l’Irap;
l'esonero dall’apposizione del visto di conformità o dalla prestazione della garanzia per i rimborsi Iva per un importo non superiore a 50mila euro annui;
l'esclusione della disciplina delle società non operative;
l'esclusione degli accertamenti analitico-presuntivi di cui all’art. 39, comma 1, lettera d), secondo periodo, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, e all’art. 54, comma 2, secondo periodo, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633;
l'anticipazione di almeno un anno (con graduazione in base al livello di affidabilità) dei termini di decadenza per l’attività di accertamento;
l'impossibilità di procedere tramite accertamenti sintetici (art. 38, D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600), a condizione che il reddito complessivo accertabile non ecceda di 2/3 il reddito dichiarato.
In sostanza, vengono innalzate le soglie richieste per procedere attraverso l'accertamento sintetico.
NEWS - PROCESSO TRIBUTARIO
Requisiti rigorosi per la contestazione della conformità della fotocopia all'originale
Nell'ambito del contenzioso tributario, ai sensi dell'art. 22, quarto comma, del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, la produzione da parte del ricorrente di documenti in copia fotostatica costituisce un mezzo idoneo per introdurre la prova nel processo. Qualora la controparte ne contesti la conformità all'originale, come previsto dall'art. 2712 del codice civile, la Commissione tributaria è tenuta a disporre la produzione del documento in originale, ai sensi del quinto comma del richiamato art. 22 (in tal senso si richiamano le pronunce della Corte di Cassazione nn. 8446/2015 e 22770/2006).
Tuttavia, in materia di prova documentale, l'onere di disconoscere la conformità tra una scrittura privata e la copia fotostatica della stessa prodotta in giudizio, pur non implicando necessariamente l'uso di formule sacramentali, “va assolto mediante una dichiarazione di chiaro e specifico contenuto che consenta di desumere da essa in modo inequivoco gli estremi della negazione della genuinità della copia, senza che possano considerarsi sufficienti, ai fini del ridimensionamento dell'efficacia probatoria, contestazioni generiche o omnicomprensive” (Cass. nn. 28026/2009, 14416/2013 e 7775/2014).
Inoltre, è stato affermato che tale contestazione dev'essere effettuata, “a pena di inefficacia, in modo chiaro e circostanziato, attraverso l'indicazione specifica sia del documento che si intende contestare, sia degli aspetti per i quali si assume differisca dall'originale” (Cass. nn. 7105/2016 e 12730/2016).
La Commissione, pertanto, non resta vincolata alla contestazione della conformità all'originale, potendo ricorrere ad altri elementi di prova, anche presuntivi, per accertare la rispondenza della copia all'originale ai fini della idoneità come mezzo di prova ai sensi dell'art. 2719 del codice civile (Cass. nn. 27663/2018 e 14950/2018).
I principi che precedono sono stati ora confermati dalla quinta sezione tributaria della Suprema Corte con l'ordinanza 19 giugno 2019, n. 20753, depositata lo scorso 1° agosto.
Ordinanza 1 agosto 2019, n. 20753
Contestazione della conformità della fotocopia all'originale
NEWS - TRIBUTI LOCALI
Lo slittamento del termine per la dichiarazione Imu e Tasi non riguarda la Tari
Per effetto dell’art. 3-ter del decreto “Crescita” (D.L. 30 aprile 2019 n. 34, convertito con modifiche dalla Legge 28 giugno 2019, n. 58), la modifica dal 30 giugno al 31 dicembre dei termini di presentazione della dichiarazione riguarda esclusivamente l’Imu e la Tasi, e non anche la Tari (tassa sui rifiuti): lo ha precisato il Dipartimento delle Finanze con la Risoluzione 6 agosto 2019, n. 2/DF .
La norma citata, infatti:
si riferisce espressamente ai “Termini per la presentazione delle dichiarazioni relative all'imposta municipale propria e al tributo per i servizi indivisibili”;
dispone esplicitamente ed esclusivamente solo per l’Imu e per la Tasi lo slittamento del termine di presentazione della dichiarazione dal 30 giugno al 31 dicembre dell’anno successivo al quale le variazioni si riferiscono.
In conclusione: il termine di presentazione della dichiarazione Tari rimane fermo al 30 giugno o al diverso termine stabilito dal Comune, mentre solo le dichiarazioni relative all’Imu e alla Tasi devono essere presentate entro il nuovo termine del 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui è sorto il presupposto impositivo.
Termini per la presentazione di IMU e TASI
Leggi anche Italia Oggi, Imu e Tasi, dichiarazioni per il 31/12, di Giulia Provino
La sospensione cautelare del commercialista richiede una valutazione della gravità dei fatti
Qualora nei confronti di un iscritto risulti già aperto un procedimento disciplinare, seppur sospeso in attesa dell'esito della relativa azione penale, e un altro procedimento sarà aperto per altri fatti (anch'esso determinato da un'informativa dell'autorità giudiziaria), il Consiglio di Disciplina può deliberare la sospensione cautelare a carico del professionista per un periodo non superiore a 5 anni: lo ha precisato il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili con il Pronto Ordini 30 luglio 2019, n. 110/2019. In particolare, alla luce della normativa vigente occorre distinguere due ipotesi:
se il professionista è interessato da un provvedimento cautelare o interdittivo, la sospensione cautelare dovrà essere disposta obbligatoriamente;
in assenza di un provvedimento cautelare o interdittivo emesso dall'autorità giudiziaria, ma in presenza di “fatti gravi”, sarà il Consiglio di Disciplina a “valutare la gravità di tali fatti al fine di disporre o meno” - dopo l'apertura di un procedimento disciplinare - l'eventuale sospensione cautelare dell'iscritto fino a un massimo di 5 anni; la norma fa comunque salvo il principio del contraddittorio con l'interessato. Al riguardo si ricorda che:
ai sensi dell'art. 53 del D.Lgs. 28 giugno 2005, n. 139, la sospensione cautelare può essere disposta, “in relazione alla gravità del fatto, per un periodo non superiore a cinque anni”, e deve comunque essere disposta in caso di applicazione di una misura cautelare o interdittiva, oppure di una sentenza definitiva con la quale sia stata disposta l'interdizione dalla professione o dai pubblici uffici;
per effetto dell'art. 10 del Regolamento per l'esercizio della funzione disciplinare territoriale, “In relazione alla gravità del fatto”, il Consiglio o il Collegio di Disciplina, aperto il procedimento disciplinare e sentito l'iscritto, può disporre - “in ogni fase del procedimento” - la sospensione cautelare per un periodo non superiore a 5 anni.
Pronto Ordini 30 luglio 2019, n. 110/2019
In Commissione Finanze della Camera la proposta di abolire il bollo auto
Sarà posta all'esame della Commissione Finanze della Camera la proposta di legge A.C., finalizzata ad abrogare il Testo Unico sulle tasse automobilistiche (D.P.R. 5 febbraio 1953, n. 39 ), e quindi il bollo auto. Tale introito sarebbe compensato - spiega la relazione di accompagnamento alla proposta - da un “aumento minimo dell'accisa sui carburanti”, in applicazione del principio europeo “chi inquina paga”. Viene infatti proposta la sostituzione dell'art. 17 del D.Lgs. 21 dicembre 1990, n. 398, prevedendo la possibilità per le Regioni a statuto ordinario di istituire un’imposta regionale sulla produzione e sul consumo di carburante per autotrazione, erogato dagli impianti di distribuzione ubicati nei territori di loro competenza, nella misura massima di 0,20 euro al litro.
Secondo i proponenti, le minori entrate fiscali - pari a 6,4 miliardi di euro l’anno - potrebbero quindi essere compensate con un’accisa aggiuntiva “pari, ad esempio, a 0,16 centesimi al litro di carburante, poiché nel nostro Paese si consumano annualmente per autotrazione circa 40 milioni di tonnellate di idrocarburi, di cui circa 1 miliardo di metri cubi di metano e oltre 3 milioni di tonnellate di gas di petrolio liquefatto”.
Si tratterebbe quindi di “tributi ambientali in senso stretto”, caratterizzati da una “relazione di causa ed effetto tra il loro presupposto e il fatto materiale che produce o può produrre un danno all’ambiente”. Un meccanismo quale quello descritto - si legge ancora nella relazione - “eviterebbe sia la frode fiscale sul mancato pagamento del bollo, sia la 'giungla' normativa sulle esenzioni per i veicoli ultratrentennali e darebbe un colpo mortale ai furbetti delle reimmatricolazioni”.
In materia, la relazione richiama anche la sentenza del 4 marzo 2015 della Corte di Giustizia Ue, che - applicando il principio “chi inquina paga”, cui si ispira la normativa europea (art. 191 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea) - impone al soggetto che fa correre un rischio di inquinamento di pagare i costi della prevenzione e della riparazione. Si tratta - sottolinea la relazione - di un principio fondamentale della politica comunitaria in materia ambientale.
PDL A.C. 948
Il IV e V Conto Energia superano l'esame della Corte di Giustizia Ue
Non contrastano con il diritto comunitario le norme italiane dettate con riferimento al quarto e al quinto conto energia (contenute rispettivamente nei decreti ministeriali 5 maggio 2011 e 5 luglio 2012), nella parte in cui prevedono la riduzione, o persino la soppressione, delle tariffe incentivanti in precedenza stabilite per l’energia prodotta da impianti solari fotovoltaici: lo ha affermato la Corte di Giustizia Ue con la sentenza 11 luglio 2019, cause C-180/18, C-286/18 e C-287/18.
con il richiamato D.M. 5 maggio 2011 fu introdotto, per gli impianti entrati in esercizio tra il 31 maggio 2011 e il 31 dicembre 2016, il “quarto conto energia”, per un obiettivo indicativo di potenza installata a livello nazionale di circa 23mila megawatt (MW), corrispondente ad un costo indicativo cumulato annuo di incentivi stimabile tra 6 e 7 miliardi di euro. Esso prevedeva tra l'altro:
l'accesso diretto e incondizionato agli incentivi per grandi impianti entrati in esercizio entro il 31 agosto 2011;
l'accesso mediato o condizionato per quelli entrati in esercizio successivamente a tale data;
l'accesso condizionato al raggiungimento di determinati obiettivi di produzione annua globale a livello nazionale (23 mila MW, corrispondenti a circa 6 miliardi di spesa);
una volta esaurito tale plafond, era prevista la possibile modifica del regime di sostegno;
il “quinto conto energia” ha previsto una notevole riduzione degli incentivi in esame, per i seguenti motivi:
rapida diminuzione dei costi degli impianti;
correlata crescita del volume delle installazioni e dunque degli oneri di sostegno pubblico;
il D.M. 5 luglio 2012 (“quinto conto energia”), comunque, cessava di applicarsi, in ogni caso, decorsi 30 giorni solari dalla data di raggiungimento di un costo indicativo cumulato di 6,7 miliardi di euro l’anno (a tal fine, il medesimo provvedimento specifica che la data di raggiungimento del predetto valore di 6,7 miliardi di euro l’anno viene comunicata, sulla base degli elementi forniti dal GSE, dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas, con le modalità indicate dalla norma).
Sentenza 11 luglio 2019, Cause riunite C-180/18, C-286/18 e C-287/18
NEWS - SOSPENSIONE ESTIVA
Dal 10 al 25 agosto sospesa la notifica degli atti di Agenzia Entrate-Riscossione (ma non di quelli “inderogabili”)
Dal 10 al 25 agosto sarà sospesa da parte di Agenzia delle Entrate-Riscossione la notifica di circa 800mila atti: lo ha affermato la stessa Amministrazione fiscale con un comunicato stampa pubblicato ieri. Si tratta in particolare di 492.885 atti tra cartelle e avvisi che sarebbero arrivati per posta e 305.726 da notificare tramite pec. Non sarà invece sospesa la notifica degli atti cosiddetti "inderogabili".
Dallo scorso 1° agosto fino al 4 settembre, inoltre, opera la sospensione dei termini per la trasmissione dei documenti e delle informazioni richiesti ai contribuenti dall'Agenzia delle Entrate o da altri enti impositori, esclusi quelli relativi alle richieste effettuate nel corso delle attività di accesso, ispezione e verifica, nonché delle procedure di rimborso ai fini dell'Iva, nonché per il pagamento degli avvisi bonari.
Sono invece sospesi dal 1° al 31 agosto i termini relativi al processo civile, amministrativo e tributario. In materia si rinvia all'art. 1, comma 1, della Legge 7 ottobre 1969, n. 742 e all'art. 7-quater, commi 16 , 17 e 18 , della Legge 22 ottobre 2016, n. 193.
Compensi, Unagraco interviene sulla proposta del Cndcec
“Non si può (...) non accogliere con favore le varie e vaste tipologie di attività individuate, e la necessità per ciascuna di esse di definirne i parametri dei compensi”: lo ha sottolineato ieri Unagraco, attraverso un comunicato stampa che interviene in merito alla proposta di rivedere i parametri relativi ai compensi dei commercialisti, avanzata nei giorni scorsi dal Cndcec. Per Unagraco, peraltro, sarà necessario anche:
ampliare le attività remunerabili “riconoscendo anche quella svolta a favore dell’Agenzia delle Entrate in termini di invii telematici; non solo il cliente è destinatario della nostra attività, ma anche l’Agenzia delle Entrate”;
vigilare sulla correttezza e sulla uniformità di applicazione dei parametri su tutto il territorio nazionale.
In tal senso - spiega il comunicato - “Sarà necessario garantire agli iscritti ed alla clientela una uniforme e quindi condivisa applicazione delle regole, derogando nei casi discrezionali di applicazione di compensi più elevati rispetto ai massimali, ma mai ed in nessun caso verso compensi inferiori ai minimi. Sarà pertanto necessario, nei limiti consentiti dalla legge, agire nei confronti di chi indiscriminatamente ed immotivatamente applicherà tariffe inferiori a quelle minime previste”.
Unagraco sottolinea inoltre come negli ultimi anni la professione del commercialista sia diventata “molto complessa, rischiosa”, imponendo “la massima attenzione nell’espletamento degli incarichi assunti; detti incarichi vanno valorizzati e riconosciuti anche dal punto di vista dei compensi al punto che chiunque applichi parametri inferiori ai minimi, (...) dovrà essere passibile della segnalazione al Consiglio di disciplina”.
Nelle ultime ore anche Adc (Associazione dottori commercialisti) e Anc (Associazione nazionale commercialisti) avevano applaudito l'iniziativa del Consiglio nazionale, volta a modificare il D.M. 20 luglio 2012, n. 140, al fine di introdurre una revisione sistematica dei parametri applicabili nella liquidazione dei compensi della categoria.
“Fabbrica intelligente” e “Agrifood”, stanziate ulteriori risorse
Con un decreto approdato ieri in Gazzetta Ufficiale, il Ministero dello Sviluppo economico ha deliberato lo stanziamento di ulteriori risorse a favore del Fondo per la crescita sostenibile, al fine di sostenere nuove iniziative nell'ambito dei progetti “Fabbrica intelligente” e “Agrifood”.
Si ricorda che per “Fabbrica intelligente” si intende il settore applicativo della Strategia nazionale di specializzazione intelligente che fa riferimento a soluzioni tecnologiche destinate all'ottimizzazione dei processi produttivi e di automazione industriale, alla gestione integrata della logistica in rete, alle tecnologie di produzione di prodotti realizzati con nuovi materiali, alla meccatronica, alla robotica, all'utilizzo di tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) avanzate per la virtualizzazione dei processi di trasformazione e a sistemi per la valorizzazione delle persone nelle fabbriche.
Con un decreto del 12 giugno scorso, il Mise aveva disposto la sospensione della procedura relativa alla presentazione delle proposte finalizzate ad accedere al bando “Fabbrica intelligente, Agrifood e Scienze della vita”, a seguito dell’avvenuto esaurimento delle risorse finanziarie disponibili.
D. M. 5 giugno 2019
Nuove risorse stanziate per "Fabbrica intelligente" e "Agrifood"