Source: https://www.penalecontemporaneo.it/d/5163-la-corte-di-strasburgo-in-materia-di-responsabilita-del-medico-per-il-suicidio-del-paziente-psichia
Timestamp: 2019-12-14 10:32:16+00:00
Document Index: 157078254

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2']

DPC | La Corte di Strasburgo in materia di responsabilità del medico per ...
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Nota a Corte E.D.U., sez. IV, sent. 22 novembre 2016, Hiller c. Austria
1. Con questa recente pronuncia la Corte europea dei diritti dell’uomo è tornata ad occuparsi, nell’ambito degli obblighi positivi scaturenti dall’art. 2 della Convenzione, di responsabilità delle autorità pubbliche per la morte di soggetti sottoposti alla loro sfera di controllo, ed in particolare dei criteri di imputazione della responsabilità medica per la morte del paziente psichiatrico – in maniera analoga a quanto affrontato, mutatis mutandis, nella pronuncia Keenan c. Regno Unito[1]. Nel caso di specie la ricorrente, in seguito al suicidio del figlio avvenuto mentre questi si trovava ricoverato in regime di trattamento sanitario obbligatorio, si rivolge alla Corte di Strasburgo per vedere riconosciuta la violazione sostanziale dell’art. 2 della Convenzione da parte dell’Austria, ritenuta responsabile per la condotta negligente dello staff ospedaliero che avrebbe permesso il verificarsi del tragico evento.
2. Questi i fatti. Nell’aprile 2010 un tribunale distrettuale austriaco aveva stabilito che il figlio della ricorrente venisse sottoposto a ricovero coatto in una struttura psichiatrica pubblica: al soggetto, infatti, era stata contestualmente diagnosticata una grave forma di schizofrenia paranoide, che lo rendeva pericoloso per sé e per gli altri.
3. Esauriti i rimedi interni, la madre del paziente adiva la Corte di Strasburgo, lamentando la violazione, da parte dell’Austria, dell’art. 2 della Convenzione, per avere omesso di proteggere la vita di suo figlio, malato mentalmente e sottoposto coattivamente alle cure della sanità pubblica. In particolare, la donna rilevava che la persistenza del regime di ricovero coattivo si giustificava proprio sulla base della permanente situazione di pericolosità per sé e per i terzi del paziente, e della conseguente necessità di “assicurare la protezione della vita e dell’incolumità della persona ricoverata e di terze parti”, protezione in concreto non assicurata nel caso di specie.
4. La Corte ribadisce anzitutto la sussistenza di obblighi positivi scaturenti dalla prima parte dell’art. 2: lo Stato non viene chiamato solo a non uccidere, ma anche ad “adottare le misure adeguate per salvaguardare le vite dei soggetti sotto la sua giurisdizione”. E il rispetto di questo principio, sottolinea la Corte, deve essere assicurato anche nella sfera della sanità pubblica: in particolare, lo Stato deve garantire ai pazienti psichiatrici sottoposti a ricovero coatto un’adeguata protezione, soprattutto in considerazione della loro “particolare vulnerabilità”.
5. La sentenza in commento fornisce preziose indicazioni anche al penalista italiano, in relazione alla spinosa questione della responsabilità dello psichiatra per il suicidio del paziente[2].
Parte delle complessità in materia sorgono dal fatto che in questo tipo di responsabilità la determinazione dei presupposti della posizione di garanzia coincide con la stessa definizione delle regole cautelari cui il medico avrebbe dovuto attenersi, nel senso che in queste ultime devono ritrovarsi i limiti della prima: come si è perspicuamente osservato in dottrina, “ogni qual volta il medico si sia attenuto al dovere oggettivo di diligenza ricavato dalla regola cautelare – e quindi l’evento avverso non sia a lui rimproverabile – viene a mancare, già a monte, un’omissione penalmente rilevante, non trovandoci al cospetto di una azione doverosa inosservata”[3].
[1] Il caso riguardava il suicidio di un detenuto, per il quale la Corte ha escluso una violazione dell’art. 2 da parte del personale penitenziario – e, dunque, dello Stato di appartenenza portato a Strasburgo – sulla scorta della considerazione che un simile evento non era in alcun modo prevedibile (Corte EDU, Grande Camera, sent. 3 aprile 2001, Keenan c. Regno Unito).
[2] Cfr., ex multis, Cass. pen., 6 novembre 2003, in Riv. pen., 2004, p. 626 e ss.; Cass. pen.,12 gennaio 2005, in Dir. pen. e proc., 2005, p. 826 e ss; Cass. pen., 27 novembre 2008, in CED, 242390; Cass. pen., 1 febbraio 2012, in Dir. pen. e proc., 2012, p. 1104 e ss.
[3] C. Cupelli, La colpa dello psichiatra. Rischi e responsabilità tra poteri impeditivi, regole cautelari e linee guida, in questa Rivista, 21 marzo 2016, al quale si rinvia per una puntuale analisi della questione.