Source: http://infedeltaconiugalegiurisprudenza.it/
Timestamp: 2017-03-23 02:06:20+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 155', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 370', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 151', 'art. 143', 'art. 151', 'art. 5', 'art. 155', 'sentenza ']

{INFEDELTA'_CONIUGALE_GIURISPRUDENZA, ADDEBITO, AFFIDO, MANTENIMENTO}
Infedeltà Giurisprudenza
Infedeltà Coniugale Giurisprudenza, Separazione Giudiziale, Addebito, Affido. Infedeltà Coniugale Giurisprudenza, Addebito, Affido, Mantenimento. CHIAMA!
Infedeltà Coniugale Giurisprudenza: La Cassazione ha affermato che è legittimo addebitare la separazione al marito "adultero" che frequenta assiduamente un'amica. Tale condotta mette a repentaglio il rapporto della coppia. Cassazione: l'obbligo di mantenimento viene meno se l'ex coniuge trova lavoro, anche precario, dopo la separazione.
La legge 898/1970 (legge sul divorzio) all'art. 5, comma 6, prevede la possibilità per il giudice, "tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi", di obbligare uno dei due ex coniugi a versare all'altra parte un assegno di mantenimento periodico. Nel corso del tempo l'importo di tale assegno, su istanza degli interessati, può essere modificato, e in determinati casi il diritto può addirittura venire meno. Nel caso di specie la Suprema Corte interviene per fare chiarezza in merito a specifiche condizioni sopravvenute a seguito di separazione di due individui. A carico di uno il giudice di primo grado aveva posto l'obbligo di corrispondere un assegno periodico alla controparte, all'epoca disoccupata. Ma quando il coniuge beneficiario ha trovato impiego, l'obbligato ha proposto domanda di modifica delle condizioni originarie e, nella specie, ha chiesto al giudice di sollevarlo dall'obbligo di versamento periodico. Resisteva il beneficiario adducendo che il lavoro trovato non era a tempo indeterminato e che quindi l'ex coniuge non poteva ritenersi liberato dal vincolo di versamento.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17195/2012, ha affermato che è legittimo addebitare la separazione al marito "adultero apparente" che frequenta assiduamente un'amica, visto che tale condotta mette a repentaglio il rapporto della coppia.
L'uomo a fronte della richiesta di interrompere la frequentazione con la donna, aveva apparentemente esaudito il volere della consorte ma, in realtà, aveva continuato di nascosto la frequentazione.
Insomma, spiegano i giudici di Piazza Cavour che, anche ricoprire la veste di semplice "accompagnatore" di un'altra donna, non si concilia con un generico rapporto di amicizia, ma mette solo in discussione la sopravvivenza stessa della famiglia. Investigatore Privato, le prove raccolte da un investigatore privato si possono usare in Tribunale? SI!!! Per svolgere qualsiasi indagine privata per presunta infedeltà coniugale, infedeltà aziendale, indagini difensive ecc., l’investigatore privato deve essere in possesso di una regolare Licenza rilasciata dal Prefetto di competenza, altrimenti è fuori legge “abusivo” e voi non sarete tutelati: lo svolgimento dell’attività di investigatore privato è subordinata al rilascio di una licenza prefettizia, per richiederla sono necessari una serie di requisiti che dovrebbero garantire la professionalità dell’investigatore privato e dei suoi collaboratori. Rivolgersi ad un investigatore privato abusivo, e quindi sprovvisto di licenza, è controproducente in termini di qualità del servizio soprattutto se le risultanze delle investigazioni private dovranno essere usate in sede Giudiziaria per far valere un proprio diritto.Diffidate di coloro che pubblicizzano il nome o il sito su internet senza evidenziare la sede dell’agenzia investigativa e senza far firmare un mandato investigativo e, ricordate che deve instaurarsi un rapporto di estrema fiducia che permetta al Cliente di conferire il mandato investigativo. Non scegliere l’investigatore privato più economico, nè quello che propone delle promozioni o degli sconti vari, e nemmeno quello contattato telefonicamente che vi richiede, per svolgere l’incarico, di inviare del denaro accreditandolo su Poste Pay ecc.; non fidatevi nemmeno di quelli mascherati dietro tariffe falsamente abbordabili, mascherati dietro a titoli inesistenti, mascherati dietro a finte lauree o attestati altisonanti.Ricordatevi che non ci si può improvvisare investigatore privato e soprattutto, non potete fidarvi di nessuno senza aver avuto precedentemente un incontro presso la sede dell’agenzia investigativa e senza aver firmato un regolare contratto investigativo.Per prima cosa verificare, se e dove, esiste davvero la sede dell’agenzia, attraverso utenze telefoniche fisse, pagine bianche, pagine gialle, ecc..Non affidatevi a chi Vi fissa una consulenza al bar, alla fermata delle metropolitana, in stazione, ecc.
Ricordate che:Al termine delle indagine private, l’agenzia investigativa dovrà rilasciare al Cliente una relazione dell’attività svolta, con l’esito delle operazioni svolte, corredata di foto, filmati e/o documenti raccolti durante le indagini, che hanno valenza per eventuale uso Legale.
Il titolare dell’agenzia Agata Christie Investigazioni, con oltre 30 anni di esperienze investigative, maturate nella Polizia di Stato, è stato diretto collaboratore del Conte Corrado AGUSTA, ex Presidente dell’omonimo Gruppo AGUSTA SpA, inoltre è stato responsabile dei servizi di sicurezza di una multinazionale, nonché presso multinazionali operanti in svariati settori quale alta moda, metalmeccanici, chimica, oreficeria, elettrica, elettronica e grande distribuzione, ha sempre risolto brillantemente ogni problematica investigativa connessa a: infedeltà coniugale, infedeltà aziendale, violazione dai marchi e brevetti, a concorrenza sleale e alla difesa intellettuale dei progetti, violazione del patto di non concorrenza, bonifiche, protezione know-how ed alla tutela delle persone e della famiglia, nonché referente abituale di studi Legali su tutto il territorio Italiano ed Estero. Chiamate per una consulenza o preventivo:
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Cass. 18853/2011
Infedeltà Coniugale, IL DANNO DA ADULTERIO: “SÌ AL RISARCIMENTO" La Cassazione ha affermato un chiaro principio in materia di rapporti tra addebito della separazione per l’infedeltà del coniuge e il risarcimento dei danni conseguenti. In estrema sintesi, il principio affermato: l’addebito della separazione ha i suoi presupposti e produce determinate conseguenze. Il risarcimento del danno per violazione del dovere di fedeltà segue altre regole e si fonda su requisiti diversi. Non c’è dunque collegamento necessario tra addebito e risarcimento e, se anche il coniuge tradito rinuncia alla domanda di addebito, non per questo può essergli impedito di coltivare la domanda risarcitoria. La stessa Cassazione era in realtà già intervenuta ad affermare l’ammissibilità dell’azione di responsabilità civile tra marito e moglie, ma quest’ultima pronuncia è destinata ad avere grande eco soprattutto perché si è soffermata sulla fattispecie che più di altre aveva sollevato dubbi: quella, appunto, del danno da adulterio. Cassazione: addebito della separazione al marito che intrattiene una relazione extraconiugale L.S. - 24/11/12 - La Corte di Cassazione, con sentenza n. 19114 del 6 novembre 2012, ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un ex marito...
Addebito della separazione al coniuge che ha una relazione extraconiugale di natura omosessuale
24/11/12 - Con la sentenza 19114 del 6 novembre 2012, la Corte di cassazione ha affermato la legittimità dell’addebito della separazione al compagno Cassazione: risarcimento danni al coniuge tradito
19/09/11 - Anche le corna danno diritto al risarcimento danni. Proprio così. E' la Corte di Cassazione a stabilirlo con una sentenza...
Cassazione: Addebito della separazione a marito arrogante. E il mantenimento aumenta se lei è disabile
In materia di separazione, con la sentenza n. 1239, depositata lo scorso 21 gennaio, la prima sezione civile ha spiegato che se il marito ha un atteggiamento arrogante e nei confronti della moglie, a lui può essere addebitata la separazione. Nel caso esaminato dai giudici di piazza Cavour, inoltre, la ex moglie risultava essere malata e lui si era anche concesso una relazione extraconiugale con la domestica.
Come se non bastasse l'uomo aveva anche abbandonato la casa senza aver fornito la prova che la crisi coniugale fosse da addebitare ad altra causa (diversa quindi dalla sua relazione extraconiugale).
La Corte ha poi precisato che la condizione di disabilità della moglie fa elevare l'importo dell'assegno di mantenimento dopo il rilascio della casa coniugale per un'altra abitazione adeguata alla sua infermità: ai sensi dell'art. 155 quater codice civile (disposizione inserita dall'art. 1, comma 2, l. 8 febbraio 2006, n. 54), infatti, il godimento della casa coniugale è attribuito, tenendo prioritariamente conto dell'interesse dei figli, così come vuole la norma e così come la giurisprudenza di legittimità ha ampiamente confermato, ma l'assegnazione viene comunque considerata nella regolazione dei rapporti economici tra i coniugi.
Consulta testo sentenza n. 1239/2013 Cassazione: assegno divorzile ridotto alla moglie libertina
12/01/12 - La moglie che ama condurre una vita libertina e che, per questo, da uno scarso contributo alla gestione della vita familiare rischia... Cassazione: condannabile per maltrattamenti in famiglia chi offende la moglie che non lavora
19/10/12 - È reato offendere la propria moglie che, non avendo un lavoro, non contribuisce al sostentamento materiale della famiglia. Cassazione: niente assegnazione della casa coniugale se il figlio non vi abita da tempo
N.R. - 05/09/12 - Tornando ancora una volta ad occuparsi di tematiche relative alla separazione la Corte di Cassazione (sentenza 12977/2012) Cassazione: niente mantenimento ai figli bamboccioni
N.R. - 18/06/11 - Figli bamboccioni? Se sono maggiorenni perdono il diritto al mantenimento. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione...
Cassazione: se reddito dichiarato dalla ex e' inattendibile, il mantenimento va ridotto
27/07/12 - In tema di mantenimento del figlio naturale, con sentenza n. 11414, depositata il 6 luglio scorso, la Corte di Cassazione ha stabilito...
Cassazione: impossibile disconoscere un figlio dopo due anni dalla nascita
14/07/12 - E mentre in Italia si festeggiano i 150.000 bimbi nati in provetta, a Torino c'è chi invece delle provette ne avrebbe fatto volentieri a meno. Un professionista torinese, R. B., si è visto, infatti, respingere dalla Cassazione la richiesta di disconoscere la figlia, nata nel 2002 con procreazione medicalmente assistita...
03/07/12 - Un padre che versa in ritardo l'assegno di mantenimento non può essere condannato se tale ritardo è dovuto a temporanee difficoltà... Nella convivenza more uxorio, se la donna si allontana con il figlio, perde il diritto all'assegnazione della casa.
12/06/12 - Con la sentenza n. 9371/2012 la Sezione civile I della Cassazione ha negato il diritto della convivente, che si è tenuta lontana...
11/04/12 - Anche se la ex moglie è andata a vivere con un altro uomo, l'obbligo del mantenimento non viene meno...
Cassazione: anche marito fedifrago può chiedere separazione affermando che il proprio tradimento ha condotto alla intollerabilità della convivenza
N.R. - 18/02/12 - La Corte di Cassazione fa il punto sull'evoluzione giurisprudenziale in tema di separazione giudiziale ed evidenzia come i giudici...
N.R. - 19/01/12 - Tempi difficili per i bamboccioni. D'ora in avanti, infatti, se si rifiuta ingiustificatamente un lavoro offerto dal padre si rischia di perdere il diritto al mantenimento. È quanto stabilisce la Corte di Cassazione secondo cui chi è maggiorenne, se rifiuta un lavoro compatibile con il suo titolo di studio non può più pretendere di essere mantenuto da papà.... Cassazione: godimento della casa coniugale incide su calcolo del’assegno di mantenimento.
- 08/01/11 - Con la sentenza n. 26197 depositata il 28 dicembre 2010 la Corte di Cassazione ha stabilito che incide, ai fini della determinazione...
"RELAZIONE PLATONICA VIA WEB NON FA SCATTARE L'ADDEBITO" - Cass. 8929/2013 Nel caso di specie, la moglie aveva intrattenuto una relazione via internet, fatta di scambio di missive dal “tenore amoroso”, per oltre due anni, con un uomo che viveva in un'altra città e, di pubblico dominio, quindi le da l’onore e il decoro del coniuge tradito.
Il marito chiede che le sia addebitata la colpa della separazione: il Tribunale accoglie la richiesta ma la decisione viene riformata in appello.
Ricorre in Cassazione "PARLAR MALE DELLA MADRE COMPORTA LA PERDITA DELL'AFFIDAMENTO" - Cass. 5847/2013 - Con sentenza n. 5847 depositata l’8 marzo 2013, la Cassazione conferma la decisione della Corte d’Appello che aveva completamente ribaltato quella resa in precedenza dal Tribunale. Nell’ambito di un giudizio di separazione, i figli venivano dapprima affidati a entrambi i genitori con collocamento presso il padre, al quale era assegnata la casa familiare. Denigrare la figura materna, allontanando i figli dal genitore, comporta la perdita dell’affidamento.
Addebito della separazione al marito per l'adulterio apparente. Il testo della sentenza della separazione può essere addebitata all'ex marito anche se l'adulterio è stato solo apparente, senza consumazione del rapporto sessuale Cass. Civ. Sez. I - 11/06/2008 n. 15557. Sospetto Infedeltà coniugale
Il Tribunale di Treviso, con sentenza del 16 marzo 2004 pronunciò la separazione personale dei coniugi M.G. e B. G. con addebito al marito che condannò a corrispondere alla B. L’assegno mensile di mantenimento di Euro 750,00 con rivalutazione annuale secondo gli indici calcolati dall'ISTAT. L'impugnazione del M. è stata respinta dalla Corte di appello di Venezia con sentenza del 16 novembre 2004, la quale ha osservato:
a) che pur se non fosse stato dimostrato il rapporto sentimentale tra l'appellante ed una collega di lavoro, il comportamento esterno di lui era stato tale da aver offeso la dignità e l'onore della moglie: come era accaduto allorquando egli aveva pernottato in un albergo insieme a costei, perciò incorrendo in una grave violazione dei doveri coniugali;
b) che spettava pertanto al marito dimostrare che l'affectio maritalis era comunque già venuta meno tra i coniugi; la dove egli si era limitato a prospettare una serie di ritorsioni della moglie del tutto irrilevanti per giustificare la condotta infedele di lui;
c) che correttamente il Tribunale aveva posto a carico del M. un assegno di mantenimento; attesa la sproporzione fra i redditi percepiti dai coniugi; e non avendo la B. l'obbligo di alienare la propria quota di proprietà della casa coniugale onde mantenere il pregresso tenore di vita.
Per la cassazione della sentenza quest'ultimo ha proposto ricorso per 4 motivi; cui resiste la B. con controricorso. Entrambe le parti hanno depositato memoria.
Il Collegio deve, anzitutto, dichiarare inammissibile il controricorso perchè notificato al ricorrente il 26 aprile 2005, dopo la scadenza del termine di 20 giorni concesso dall'art. 370 cod. proc. civ.; decorrente dal termine stabilito per il deposito del ricorso; che nel caso si è verificata in data 16 febbraio 2005.
Con il primo motivo, il ricorrente, deducendo violazione degli artt. 151 e 2697 cod. civ., nonchè insufficiente e contraddittoria motivazione, censura la sentenza impugnata per aver ritenuto che il rapporto intercorso tra lui e la collega comportasse una grave violazione degli obblighi matrimoniali e giustificasse il venir meno dell'affectio maritalis, senza considerare: a) che doveva in ogni caso accertarsi la reiterazione e la gravità del comportamento trasgressivo, soltanto apoditticamente affermato dalla Corte di appello, che aveva fondato la decisione soltanto sulla sua permanenza nel corso di una notte nella medesima camera di albergo occupata dalla collega; b) che occorreva altresì valutare in modo globale il comportamento di entrambi i coniugi; laddove la sentenza impugnata si era limitata semplicemente a qualificare come ritorsione i comportamenti tenuti dalla moglie e non aveva considerato quelli di lui rivolti a superare le tensioni creatasi nella coppia ed a ripristinare l'armonia familiare; c) che doveva in ogni caso dimostrarsi l'esistenza di un nesso di causalità tra i comportamenti a lui addebitati e l'intollerabilità della prosecuzione della convivenza.
Questa Corte, in riferimento ai presupposti della pronuncia dell'addebito ai sensi dell'art. 151 c.c., comma 2, ha ripetutamente affermato che siffatta pronuncia richiede di accertare se uno dei coniugi abbia tenuto un comportamento contrario ai doveri nascenti dal matrimonio espressamente indicati nell'art. 143 cod. civ., e perciò costituenti oggetto di una norma di condotta imperativa: fra i quali è indicato l'obbligo della fedeltà, strettamente connesso a quello della convivenza e da intendere non soltanto come astensione da relazioni sessuali extraconiugali, ma quale impegno, ricadente su ciascun coniugo, di non tradire la fiducia reciproca, ovvero di non tradire il rapporto di dedizione fisica e spirituale tra i coniugi, che dura quanto dura il matrimonio.
Ha aggiunto, con riguardo a quest'ultimo profilo che nel caso concreto nessuna risultanza istruttoria consentiva di ipotizzare la preesistenza di una crisi tra i coniugi, peraltro neppure prospettata dal M., il quale si era limitato ad indicare tutta una serie di asserite ritorsioni della moglie alla sua condotta infedele e alla stessa successive; che dunque, pur se dimostrate, valevano semmai a confermare che l'unica causa della frattura del rapporto coniugale era proprio la relazione extraconiugale intrapresa da M.
osservando che una tale prospettazione, pur se dimostrata, non gli arrecava alcun giovamento sia perchè confermava la sussistenza della relazione stabile con la D., sia perchè si traduceva in una violazione del dovere di lealtà ed ancora una volta in quello di fedeltà. Ed in tal modo correttamente applicando il principio ripetutamente enunciato dalla giurisprudenza di legittimità che la relazione di un coniugo con estranei rende addebita-bile la separazione ai sensi dell'art. 151 cod. civ. quando, in considerazione degli aspetti esteriori con cui è coltivata e dell'ambiente in cui i coniugi vivono, dia luogo a plausibili sospetti di infedeltà; e quindi, anche se non si sostanzi in un adulterio, comportando comunque offesa alla dignità e all'onore dell'altro coniugo (Cass. 6834/1998; 3511/1994).
Con il quarto motivo, deducendo violazione della L. n. 878 del 1990, art. 5, si duole che la Corte di appello abbia posto a suo carico l'onere di dimostrare consistenza e redditività dei cespiti ereditati dalla moglie; sulla quale, invece gravava ogni documentazione inerente al suo patrimonio familiare.
Pertanto il giudice, al fine di stabilire se l'assegno sia dovuto, deve prioritariamente valutare il suddetto tenore di vita, e quindi stabilire se il coniugo richiedente sia in grado di mantenerlo in regime di separazione con i mezzi propri, essendo la mancanza di tali mezzi condizione necessaria per avere diritto all'assegno (Cass. 4 aprile 1998, n. 3490; 14 agosto 1997, n. 7630; 27 giugno 1997, n. 5762; 27 febbraio 1995, n. 2223).
L'affidamento dei figli in caso di separazione è oggi disciplinato dalle norme introdotte con la Legge n. 54 dell'8 febbraio 2006. In caso di separazione personale dei genitori, il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale. Pertanto, in sede di separazione e salvo diverso accordo tra i coniugi, il giudice deve valutare prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori (affidamento condiviso) oppure stabilisce a quale di essi i figli sono affidati (affidamento esclusivo), sempre e comunque considerando l'esclusivo interesse della prole. Il giudice determina inoltre i tempi e le modalità della presenza dei figli presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all'istruzione e all'educazione della prole..
Il coniuge affidatario in via esclusiva avrà la potestà sui figli oltre all'amministrazione e l'usufrutto legale sui loro beni. Il genitore divorziato non affidatario conserverà l'obbligo (ma anche il diritto) di mantenere, istruire ed educare i figli. Il genitore non affidatario è tenuto a versare un assegno di mantenimento per la prole. L'assegno viene versato mensilmente e devono essere corrisposte anche le somme relative alle spese considerate straordinarie (ad es. quelle scolastiche, ricreative, mediche, sportive o per le vacanze). L'importo, per legge, deve essere rivalutato annualmente secondo gli indici ISTAT. Il giudice può anche stabilire un assegno a favore dei figli maggiorenni, da versare a loro direttamente, quando non abbiano adeguati redditi propri. L'art. 155-quater del codice civile stabilisce che l'interesse dei figli è anche determinante Cass. civ. sez. I, 9 giugno 2000, n. 7859 La reiterata violazione, in assenza di una consolidata separazione di fatto, dell'obbligo della fedeltà coniugale, particolarmente se attuata attraverso una stabile relazione extraconiugale, rappresenta una violazione particolarmente grave dell'obbligo della fedeltà coniugale, che, determinando normalmente l'intollerabilità della prosecuzione della convivenza, deve ritenersi di regola causa della separazione personale dei coniugi e quindi circostanza sufficiente a giustificare l'addebito della separazione al coniuge che ne è responsabile, sempre che non si constati la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale, mediante un accertamento rigoroso e una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, da cui risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale. Nè ad escludere la rilevanza della infedeltà è ammissibile la qualificazione della stessa quale reazione a comportamenti dell'altro coniuge, non essendo possibile una compensazione delle responsabilità nei rapporti familiari, e potendo invece essere addebitata la separazione a entrambi i coniugi, ove sussistano le relative domande. (Nella specie il giudice di merito, con la sentenza annullata con rinvio dalla S.C., pur in presenza dell'ammissione da parte del marito della relazione adulterina intrattenuta, aveva affermato che nel fallimento dell'unione coniugale aveva avuto un'incidenza decisiva la condotta della moglie, caratterizzata dall'impiego di espressione spiccatamente volgari e oscene nei confronti del coniuge - con coinvolgimento anche dei figli - omettendo l'esame dei fatti rilevanti nel loro complesso, nel rispetto dei criteri suindicati, oltre che inadeguatamente accertando le stesse circostanze di fatto concretamente valorizzate). INVESTIGATORE PRIVATO CODICE DEONTOLOGICO
STOP MANTENIMENTO FIGLI MAGGIORENNI CHE RIFIUTANO DI LAVORARE
ALLONTANAMENTO CON FIGLI MINORI
INFEDELTA' CONIUGALE GIURISPRUDENZA
INFEDELTA' CONIUGALE , AFFIDO ED ASSEGNO MANTENIMENTO
INFEDELTA' CONIUGALE RISERCIMENTO DANNO
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