Source: https://www.aiga.it/news_covid19/fondazione-aiga-tommaso-bucciarelli-linadempimento-contrattuale-nellera-covid-focus-sul-contratto-di-locazione/
Timestamp: 2020-07-07 08:39:14+00:00
Document Index: 61079658

Matched Legal Cases: ['art. 91', 'art. 2', 'art. 1375', 'art.2', 'art.1374', 'art.1366', 'art.1375', 'art. 1375']

AIGA - FONDAZIONE AIGA TOMMASO BUCCIARELLI – L’INADEMPIMENTO CONTRATTUALE NELL’ERA COVID -FOCUS SUL CONTRATTO DI LOCAZIONE
Gli ultimi mesi hanno visto un’intensa produzione di misure governative urgenti comportanti stringenti limitazioni alla circolazione di persone, merci, capitali e servizi, con il fine di contrastare la diffusione nel nostro Paese del contagio da virus “Covid-19”, dichiarato “pandemia” dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Tra gli ultimi interventi normativi vi è il D.L. n. 18 del 17 marzo 2020 c.d. “Cura Italia” contenente misure a sostegno non solo del sistema sanitario, ma anche di quello giudiziario ed economico, sulla base dell’acquisita consapevolezza che l’emergenza Covid-19 rappresenta un “evento eccezionale e di grave turbamento dell’economia”.
In un’ottica microeconomica consistenti sono le ripercussioni nei rapporti tra privati, in quanto la oggettiva diminuzione delle risorse economiche allocate presso di essi, cagionata dalle predette misure limitative anche delle attività lavorative, pregiudica fortemente la possibilità di adempiere alle obbligazioni assunte.
La problematica è contemplata all’art. 91 del Decreto cura Italia che così recita: “il rispetto delle misure di contenimento di cui il presente decreto è sempre valutato ai fini dell’esclusione, ai sensi e per gli effetti degli articoli 1218 e 1223 c.c., della responsabilità del debitore, anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti”
Esclusa l’imputabilità del debitore, la causa esterna che rende impossibile la prestazione è solitamente qualificata come “causa di forza maggiore”, che la tradizione romanistica definiva vis maior cui resisti non potest, evento straordinario, eccezionale, imponderabile e non prevedibile.
In tale ottica, i provvedimenti legislativi e amministrativi concretatisi nei decreti legge di febbraio e marzo 2020, nei DPCM di attuazione e nelle ordinanze extra ordinem emesse dalla Protezione Civile e da singoli comuni e regioni, in astratto ben possono costituire un factum principis tale da rendere impossibile e inesigibile le prestazioni contrattuali, dunque, una causa di forza maggiore atta a giustificare e a rendere non imputabile l’inadempimento delle obbligazioni negoziali.
Cionondimeno, è necessario valutare in concreto se l’applicazione di queste misure governative abbia compromesso il rapporto contrattuale fino a giustificarne la risoluzione per impossibilità sopravvenuta della prestazione, con esonero della responsabilità contrattuale del debitore.
La problematica in esame non può essere affrontata in modo assoluto e astratto, ma va calibrata su ogni singolo rapporto contrattuale e sul contenuto specifico del programma negoziale.
Nella pratica, si osserva, che l’applicazione dell’istituto non gioverebbe al conduttore inadempiente, giacché impone che al giustificato inadempimento segua la risoluzione del contratto, con conseguenziale abbandono dell’immobile!
All’uopo si rammenta che l’eccessiva onerosità è concetto non definito dal legislatore; la giurisprudenza ritiene che si verifichi un’alterazione significativa del sinallagma contrattuale tale da imporre ad una delle parti (nel caso il conduttore) un sacrificio economico superiore all’alea tipica del contratto e distinto dalla mera difficoltà di adempimento, riconducibile ad avvenimenti straordinari ed imprevedibili (i provvedimenti governativi per l’emergenza sanitaria potrebbero senz’altro rientrare in tale ipotesi)
Si ritiene in tale senso di condividere l’orientamento di quella parte della dottrina che ravvisa la fonte dell’obbligo legale di rinegoziare nel principio di buona fede e correttezza nell’esecuzione del contratto, quali corollari del dovere di solidarietà fondato sull’art. 2 della Costituzione.
Ne deriva che sebbene all’interno del testo codice civile non vi siano norme che prescrivono in modo espresso un obbligo di rinegoziazione, il fondamento di tale dovere può sicuramente essere ravvisato nel principio di buona fede di cui all’art. 1375 c.c.
In tale senso la buona fede oggettiva svolge un ruolo di integrazione del contratto ovvero un limite all’autonomia privata delle parti che esige un adeguamento del contenuto delle statuizioni privati ai canoni di lealtà e salvaguardia.
Ed invero, negli anni, si è assistito anche ad un avallo giurisprudenziale di tale interpretazione; così in epoca già risalente i giudici di legittimità hanno sancito che il dovere di correttezza rappresenta un limite ad ogni situazione giuridica soggettiva in modo che “l’ossequio alla legalità formale non si traduca in un sacrificio della giustizia sostanziale e non risulti, quindi disatteso quel dovere inderogabile di solidarietà, oramai costituzionalizzato (art.2 Cost.), che applicato ai contratti, ne determina integrativamente il contenuto o gli effetti (art.1374 c.c.) e deve, ad un tempo orientare l’interpretazione (art.1366c.c.) l’esecuzione (art.1375 c.c.) , nel rispetto del noto principio secondo cui ciascuno dei contraenti è tenuto a salvaguardare l’interesse dell’altro, se ciò non comporti un apprezzabile sacrificio dell’interesse proprio” (Cass. civ. n.3775 del 20.04.1994).
Sulla base del reciproco dovere di buona fede ex art. 1375 c.c., le parti potranno concordare liberamente sospensioni, riduzioni e posticipazioni del pagamento del canone, così rinegoziando le modalità e termini dell’adempimento, in funzione della conservazione del contratto.