Source: http://divorzio.ilcaso.it/sentenze/ultime/20940
Timestamp: 2020-08-12 18:20:59+00:00
Document Index: 34327354

Matched Legal Cases: ['art. 1227', 'art. 128', 'art. 130', 'art. 130', 'art. 135', 'art. 1375', 'art. 1454', 'art. 135', 'art. 135', 'art. 8', 'art. 183', 'art. 115', 'art. 183', 'art. 130', 'art. 130', 'art. 185', 'art. 1494', 'art. 130', 'art. 1227', 'art. 130']

Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 20940 - pubb. 14/12/2018
Tribunale Savona, 15 Settembre 2018. Est. Pelosi.
Azione di risarcimento del danno derivante da difetti di conformità del bene di consumo – Necessità per il consumatore di richiedere preliminarmente la sostituzione o la riparazione – Sussiste – Conseguenze inammissibilità della domanda
La domanda di risarcimento del danno derivante da difetto di conformità del bene di consumo, salvo che abbia ad oggetto danni indiretti, deve essere preceduta, così come l’azione di risoluzione, dalla richiesta di sostituzione o riparazione, a pena di inammissibilità. (Fabrizio Pelosi) (riproduzione riservata)
M. N., difesa dall’avv.to Gianfranco Nasuti per delega in calce alla citazione.
B.M. rappresentata dall’avv. Valter Perillo per delega allegata alla comparsa.
L. Industries srl, difeso dall’avv. Piergiorgio Parisella e dall’avv. Katia Marras per procura allegata alla comparsa
PER PARTE ATTRICE: “Piaccia al Tribunale di Savona, contrariis reiectis, in accoglimento di quanto affermato in narrativa dalla conchiudente, previa ammissione delle istanze istruttorie dedotte, nonché previa acquisizione degli atti relativi alla procedura di ATP n. 829/2016 .R.G. Trib. Savona e previa reiezione dell’eccezione di tardività della denuncia dei vizi: 1) accertare e dichiarare l’esistenza dei vizi riscontrati dal CTU geom. M.G. nella procedura di ATP n. 829/2016 RG Trib. Savona, all’interno dell’immobile sito in Spotorno (SV) alla Via L. 33/4 di proprietà della dott.ssa M. N., adibito a uso abitativo, con particolare riferimento alla cucina e al mobilio di marca L. oggetto della presente causa; 2) accertare e dichiarare il grave inadempimento di C. – B.M. S.r.l. di Savona e della L. Industries S.r.l. e, conseguentemente, dichiarare la risoluzione del contratto di fornitura e posa dei beni mobili di cui alla scrittura del 09.11.2015 stipulata tra la conchiudente e C. – B.M. S.r.l. di Sa-vona, venditore autorizzato L. Industries S.r.l.; 3) dichiarare tenuti e, conseguentemente, condannare C. – B.M. S.r.l. di Savona e la L. Industries S.r.l. per i motivi meglio visti in narrativa, anche a titolo di risarcimento del danno, al rimborso delle somme tutte pagate dall’attrice per la procedura di ATP n. 829/2016 R.G. Trib. Savona, per spese legali pari a € 2.048,70, di consulenza tecnica d’ufficio pari a € 1.268,19, nonché per perizia di parte pari a € 444,08 per una somma complessiva paria a € 3.760,97, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria; 4) dichiarare tenuti e, conseguentemente, condannare C. – B.M. S.r.l. di Savona e la L. Industries S.r.l. per i motivi meglio visti in narrativa, al pagamento di tutti i danni patiti e patiendi, anche morali, dalla sig.ra M. N., nella misura emergenda in corso di causa e, comunque, stabiliti in via equitativa, per l’inutilizzabilità della cucina per cui è causa collocata nell’immobile di lei proprietà sito in Spotorno alla Via L. 33/4, a causa dei gravi vizi, della difformità del materiale fornito nonché della mancata consegna di alcuni elettrodomestici, di cui in narrativa, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria; 5) dichiarare tenuti e, conseguentemente, condannare C. – B.M. S.r.l. di Savona e la L. Industries S.r.l. alla refusione nei confronti della dott.ssa N. delle somme dalla stessa versate ai tecnici e professionisti intervenuti presso la di lei abitazione al fine dello smontaggio della cucina L., quanti-ficati in € 2.340,52 salvo errori e/o omissioni, nonché alla refusione delle somme inerenti il deposito della cucina per cui è causa presso un magazzino a far data dal marzo 2017 sino all’effettivo sgombero dello stesso per ritiro della cucina ad opera delle controparti, canone di locazione / occupazione stimabile in € 500,00 mensili, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria; 6) protestate spese, diritti ed onorari".
PER B.M.: “Voglia l’Ill.mo Tribunale di Savona, respinta ogni contraria istanza, eccezione e deduzione, Accertare e dichiarare la carenza di legittimazione passiva della B.M. srl con riferimento qualsiasi danno eventualmente provato da parte attrice con riferimento alla fase di trasporto e montaggio della cucina componibile L.;
In ogni caso, accertare e dichiarare quanto previsto dall’art. 1227 c.c. e respingere ogni domanda attorea.
PER L.: “Voglia codesto Tribunale, disattesa ogni contraria istanza, rigettare in tutto, o, eventualmente, in parte, le domande propo-ste contro L. Industries s.r.l. per le ragioni tutte di cui ai suoi atti difensivi; vit-toria di spese e competenze di causa”.
Nell’ordine, fu specificato che la consegna sarebbe intervenuta tra il 26 dicembre del 2015 ed il gennaio del 2016.
La sig.ra N. ha lamentato che la cucina non era conforme a quanto da lei acquistato e che presentava una serie di difetti e, comunque, non era stata montata a regola d’arte, secondo quanto meglio descritto nella ctp prodotta e, poi, nell’atp cui aveva dato corso.
L’attrice, inoltre, ha chiesto il risarcimento dei danni subiti sia nei confronti di B.M. che nei confronti della L., in quanto indotta all’acquisto dalla serietà e dalla notorietà dell’impresa fornitrice della cucina la quale aveva indicato il negozio di B.M. quale proprio punto vendita.
All’esito, le parti hanno precisato le conclusioni come in epigrafe.
1. La domanda di risoluzione del contratto di acquisto della cucina
a. L’attrice è da qualificarsi consumatrice;
b. La cucina è un bene di consumo;
c. La B.M. è venditore ex art. 128, co. 2 lett. b), Dlgs 206/05;
d. I difetti denunciati e riscontrati dal ctu in sede di atp sono riconducibili al difetto di conformità.
L’art. 130 del cod. cons. prevede che “il consumatore ha diritto al ripristino, senza spese, della conformità del bene mediante riparazione o sostituzione, a norma dei commi 3, 4, 5 e 6, ovvero ad una riduzione adeguata del prezzo o alla risoluzione del contratto, conformemente ai commi 7, 8 e 9”.
Il comma 7 prevede, poi, quanto alla risoluzione, che questa può essere richiesta “ove ricorra una delle seguenti situazioni: a) la riparazione e la sostituzione sono impossibili o eccessivamente onerose; b) il venditore non ha provveduto alla riparazione o alla sostituzione del bene entro il termine congruo di cui al comma 5; c) la sostituzione o la riparazione precedentemente effettuata ha arrecato notevoli inconvenienti al consumatore”.
L’art. 130 cod. cons. preferisce, quindi, gli strumenti correttivi o sostitutivi, quali la riparazione o la sostituzione, rispetto alla riduzione del prezzo ed alla risoluzione. Il legislatore, in sostanza, manifesta il suo favor per la conservazione del rapporto obbligatorio originariamente costituito. Trattasi di una soluzione equilibrata che salvaguarda le opposte esigenze: l’interesse del compratore di avere un bene conforme e quello del venditore di far salvo l’affare concluso e di liberarsi dall’obbligazione assunta.
Se il consumatore non rispetta l’ordine gerarchico dei rimedi, proponendo sin da subito la domanda di risoluzione, la conseguenza è l’inammissibilità della domanda proposta, ove eccepita dal convenuto (Trib. Trani, 21/03/2017, n. 615 in Leggid’Italia; Trib. Roma Sez. III, 22-02-2016, in Pluris/Cedam, 2017; Trib. Prato Sez. Unica, 14-04-2014, in Pluris/Cedam, 2017; Trib. Piacenza, 14-01-2014, in Pluris/Cedam, 2017; Trib. Genova 29 dicembre 2008, in Nuova giur. ligure, 2009, I, 22 Trib. Milano 8 settembre 2008, in Arch. loc. e cond., 2009, 382).
L’eccezione di parte convenuta non può certo dirsi tardiva in quanto non proposta nel procedimento di atp, come sostenuto da parte attrice: infatti, tale procedimento non produce alcuna preclusione nel successivo giudizio di merito.
Infatti, laddove ricorrano i presupposti per l'applicazione della disciplina sulla vendita dei beni di consumo di cui al D.Lgs. n. 205/2006, si deve far riferimento a tale disciplina – per quanto da essa previsto espressamente- e non a quella della vendita in generale, di cui agli artt. 1490 ss. c.c., costituendo la prima norma speciale rispetto alla seconda.
Inoltre, l’interpretazione qui proposta sarebbe incompatibile con il disposto dell’art. 135 cod. cons. che stabilisce che le disposizioni sopra richiamate “non escludono né limitano i diritti che sono attribuiti al consumatore da altre norme dell’ordinamento giuridico”, tra cui, quindi, andrebbe ricompresa l’azione di risoluzione esperibile liberamente.
Non sussiste alcun indebolimento della tutela dell’acquirente da parte della normativa speciale nell’assoggettare l’esperimento dell’azione di risoluzione alla riparazione o alla sostituzione, ove si consideri che il cod. cons. prevede un rimedio ulteriore rispetto a quelli previsti dal c.c., quale l’azione di esatto adempimento sotto forma di riparazione o sostituzione, azioni non esperibili in materia di vendita ordinaria.
Quanto, poi, all’imposizione al consumatore di attendere prima la riparazione o la sostituzione e solo dopo poter esperire l’azione di risoluzione, a ben vedere, si tratta di una specificazione del dovere di buona fede ex art. 1375 c.c.: se il compratore può, comunque, ottenere un bene non difettoso, proprio grazie ai rimedi speciali, non c’è alcuna valida ragione per cui questi debba sciogliere il contratto.
Inoltre, non è estranea al c.c. la previsione della possibilità per il debitore inadempiente di avere una seconda chance per evitare lo scioglimento del rapporto: si pensi all’art. 1454 c.c.
Inoltre, l’art. 135, co. 1, del cod. cons. non indebolisce l’interpretazione qui proposta.
Tale disposizione, infatti, si riferisce a quei diritti diversi da quelli riconosciuti dalla normativa speciale e non riguarda, quindi, il diritto alla risoluzione, come confermato dal co. 2 dell’art. 135 cod. cons., secondo cui la disciplina del c.c. verrà in rilievo per i diritti disciplinati dal titolo in commento solo per quanto non previsto da tale normativa.
La conclusione è, inoltre, pienamente conforme all'art. 8, 1° co., dir. 99/44/CE: il legislatore europeo, infatti, aveva avuto cura di precisare che tale normativa non avrebbe dovuto pregiudicare “l'esercizio di altri diritti”, necessariamente diversi da quelli già disciplinati con la direttiva e relativi, in particolare, alla responsabilità contrattuale od extracontrattuale, appunto priva di regolamentazione specifica nell'ambito della direttiva.
Nel caso di specie, con e mail del 15 febbraio del 2016 (allegata alla memoria ex art. 183 n. 2 c.p.c.), l’attrice richiese alla venditrice di intervenire per eliminare i difetti.
In comparsa, comunque, Brescia Immobili ha sostenuto che erano necessari 2 giorni per provvedere al montaggio della cucina, ma che i montatori erano stati cacciati dopo un solo giorno, per cui nessun inadempimento era configurabile; ha, poi, affermato di aver cercato di recarsi presso l’abitazione attorea, nei giorni immediatamente successivi alla consegna, per porre rimedio alle problematiche denunciate, fissando anche un appuntamento a tal fine, ma di aver ricevuto l’opposizione della donna che si era da subito rivolta ad un legale.
Quanto dichiarato da parte convenuta deve essere posto a fondamento della presente decisione ex art. 115 c.p.c., essendosi parte attrice limitata a ribattere sul punto, in memoria ex art. 183 n. 1 c.p.c., che “non è di certo che con qualche piccolo e bonario intervento B.M. S.r.l. sarebbe riuscita a porre rimedio ai gravi danni della cucina, già oggetto di ATP”.
A prescindere dalla questione se la richiesta di cui sopra debba o meno essere necessariamente giudiziale, come sostenuto da parte della dottrina, in ogni caso, l’azione di risoluzione proposta è inammissibile in quanto esercitata in violazione sostanziale della scansione dei rimedi prevista dall’art. 130 cod cons.
Neppure ricorrono le condizioni di cui all’art. 130, co. 7, cod. cons. in quanto non è dimostrato che la riparazione fosse impossibile (circostanza sostenuta da parte attrice ma non corroborata da alcun elemento e contestata da parte convenuta) o, comunque, tale da arrecare un danno eccessivo al consumatore.
I difetti riscontrati, per quanto numericamente significativi, non impediscono l’utilizzo della cucina.
Quanto ai primi danni, non è stato dimostrato che la cucina fosse del tutto inutilizzabile. Non c’è prova, in sostanza, che ciò di cui parte attrice chiede il risarcimento altro non sia che costituito da dei semplici disagi, come tali non meritevoli di risarcimento, in quanto il danno non patrimoniale è risarcibile nei soli casi determinati dalla legge, e, cioè, oltre che in ipotesi di reato (art. 185 c.p.) e nelle altre ipotesi espressamente previste da leggi ordinarie in relazione alla compromissione di valori personali, solo in caso di lesione di diritti inviolabili della persona riconosciuti dalla Costituzione (in tal senso, Cass. 26972/08).
La giurisprudenza è costante nell’affermare l’irrisarcibilità di quei pregiudizi consistenti in disagi, fastidi, disappunti, ansie ed in ogni altro tipo di insoddisfazione concernente gli aspetti più disparati della vita quotidiana che ciascuno conduce nel contesto sociale.
Per quanto riguarda gli altri danni, si discute se l’azione di risarcimento debba essere preceduta, così come l’azione di risoluzione, dalla richiesta di sostituzione o riparazione.
La risposta è certamente negativa quando vengano in rilievo danni indiretti, causati dal bene di consumo alla persona del consumatore o al suo patrimonio, quali, ad es., quelli di cui all’art. 1494 co. 2 c.c.
In questo secondo caso, ammettere l’esperibilità dell’azione di risarcimento, a prescindere dal previo tentativo di riparazione o di sostituzione del bene, significherebbe scardinare tutto l'impianto normativo di cui al citato art. 130 TU Consumo, basato sulla rigorosa gerarchia dei rimedi, di cui si è detto.
Inoltre, la soluzione qui avversata non considera adeguatamente che la sostituzione e la riparazione del bene altro non sono che una forma di risarcimento in forma specifica.
Per questa ragione, cioè per tale identità funzionale esistente tra i rimedi primari ed il risarcimento, si deve ritenere che l’azione di risarcimento possa essere liberamente esperita, solo dopo la richiesta di sostituzione o di riparazione, con gli stessi limiti dell’azione di risoluzione o in caso di danni persistenti in caso di riparazione o sostituzione (cioè di quei danni che non sarebbero eliminati da tali rimedi), di ritardo o rifiuto da parte del venditore. In questi termini, si vedano Trib. Genova Sez. I, 22/02/2011, in Pluris/Cedam, 2017 e Tribunale Trani, sez. I, 21/03/2017, n. 615 in Leggid’italia.
Tale conclusione risponde, del resto, anche alla previsione di cui all’art. 1227 c.c.
Tra parte attrice e L. non c’è stato alcun rapporto contrattuale diretto (o almeno nel manca ogni allegazione).
Tuttavia, ciò non significa che questa facesse parte dell’organizzazione della L., per cui questa debba essere chiamata a rispondere del fatto altrui.
Le spese di lite vengono compensate tra N. e B.M. alla luce delle novità delle questioni affrontate e dei contrasti esistenti in relazione all’interpretazione dell’art. 130 e 135 cod. cons.