Source: http://www.stranieriinitalia.it/briguglio/immigrazione-e-asilo/2007/luglio/sent-corte-cost-254-2007.html
Timestamp: 2018-11-19 18:37:03+00:00
Document Index: 12516545

Matched Legal Cases: ['art. 102', 'art. 24', 'art. 102', 'art. 105', 'art. 24', 'art. 6', 'art. 14', 'art. 575', 'art. 24', 'art. 82', 'art. 24', 'art. 102', 'art. 24', 'art. 102', 'art. 109', 'art. 24', 'art. 111', 'art. 6', 'art. 14', 'art. 143', 'art. 24', 'art. 102', 'art. 102']

Corte costituzionale della Repubblica italiana - Scheda della pronuncia
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Presidente BILE
Relatore SAULLE
Udienza Pubblica del 08/05/2007
Decisione del 20/06/2007
Deposito del 06/07/2007
nel giudizio di legittimit� costituzionale dell'art. 102 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), promosso con ordinanza del 4 maggio 2006 dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Venezia sul ricorso proposto da B. L., iscritta al n. 605 del registro ordinanze 2006 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 2, prima serie speciale, dell'anno 2007.
Visti l'atto di costituzione di B. L., nonch� l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;
udito nell'udienza pubblica dell'8 maggio 2007 il Giudice relatore Maria <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />Rita Saulle;
1.- Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Venezia, con ordinanza del 4 maggio <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />2006, ha sollevato, in riferimento all'art. 24 della Costituzione, questione di legittimit� costituzionale dell'art. 102 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), nella parte in cui non prevede la possibilit�, per lo straniero ammesso al patrocinio a spese dello Stato, di nominare un interprete.
Il rimettente, investito del giudizio di impugnazione avverso il provvedimento di rigetto sopra indicato, quanto alla rilevanza e alla non manifesta infondatezza, osserva che il d.P.R. n. 115 del 2002 non contempla �la nomina di un interprete da parte dell'imputato o, comunque, un intervento privato di tale ausiliario, n� tanto meno il pagamento del compenso allo stesso da parte dello Stato�, limitandosi a prevedere la possibilit� di nomina di un sostituto del difensore, di un investigatore e di un consulente tecnico di parte (artt. 101 e 102), precisando, ulteriormente, che il GIP liquida il compenso all'ausiliario del magistrato e non ad altri (art. 105).
A parere del giudice a quo, tale normativa, in quanto pone delle spese a carico dello Stato, ha carattere di eccezionalit� e non � suscettibile di applicazione analogica, di talch�, seppure l'istituto del patrocinio a spese dello Stato risulta ispirato ai principi di cui al primo e terzo comma dell'art. 24 della Costituzione, non sarebbe possibile liquidare alcun compenso all'interprete nominato dall'imputato, con conseguente violazione del diritto di difesa di quest'ultimo.
In particolare, il rimettente osserva che, una volta ammessa anche per gli stranieri la possibilit� di accedere al patrocinio a spese dello Stato, deve essere loro conseguentemente consentita la possibilit� di nominare un interprete al fine di soddisfare le loro necessit� difensive consistenti sia nella traduzione di atti e documenti, sia nella possibilit� di poter conferire con il proprio difensore.
2.- Si � costituita in giudizio B. L., parte ricorrente nel giudizio principale, la quale, dopo aver rilevato che il pieno esercizio del diritto di difesa deve essere assicurato anche agli stranieri mediante la conoscenza degli atti processuali che li riguardano, ha chiesto che la Corte dichiari fondata la sollevata questione di legittimit� costituzionale.
In particolare, la difesa di B. L. osserva che, sulla base delle norme internazionali � art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libert� fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848; e art. 14, par. 3, lettera f), del Patto delle Nazioni Unite sui diritti civili e politici, adottato a New York il 19 dicembre 1966, ratificato e reso esecutivo con legge 25 ottobre 1977, n. 881 � deve essere garantita allo straniero la presenza gratuita di un interprete di parte. Ci� risulta tanto pi� necessario nei casi, come quello di specie, in cui l'interprete nominato dall'autorit� giudiziaria non sia idoneo allo svolgimento dell'incarico, in quanto l'errata traduzione degli atti processuali ha fatto s� che l'assistita della B. L., da testimone � divenuta imputata del reato di cui all'art. 575 cod. pen.
La difesa erariale, in via preliminare, rileva che l'ordinanza di rimessione difetterebbe del requisito della rilevanza, non avendo il rimettente indicato se l'attivit� svolta dall'interprete nominata dal difensore dell'imputata abbia assunto i caratteri della necessit�.
Nel merito, l'Avvocatura osserva che gli artt. 101 e 102 del d.P.R. n. 115 del 2002, nel prevedere la facolt� di nomina, per l'imputato del difensore, di un suo sostituto, di un investigatore privato e di un consulente tecnico, risultano conformi all'art. 24, terzo comma, della Costituzione.
La mancata indicazione dell'interprete nelle norme sopra indicate, infatti, sarebbe giustificata dalla circostanza che l'attivit� da questo svolta � diretta a rendere comprensibili al difensore e all'imputato le rispettive lingue e, pertanto, non � tipica dell'ufficio di difesa. In ragione di ci� tutte le volte in cui risulti necessaria la nomina di un interprete, il difensore dovrebbe liquidarne il compenso e farsi successivamente rimborsare il relativo importo ex art. 82 del d.P.R. n. 115 del 2002.
1.- Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Venezia dubita, in riferimento all'art. 24 della Costituzione, della legittimit� costituzionale dell'art. 102 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), nella parte in cui non prevede la possibilit�, per lo straniero ammesso al patrocinio a spese dello Stato, di nominare un proprio interprete.
Lamenta, infatti, il giudice a quo che se, da un lato, le norme sul patrocinio a spese dello Stato risultano applicabili anche agli stranieri, in attuazione dei principi di cui all'art. 24 della Costituzione, dall'altro, proprio nel rispetto dei suddetti principi, non pu� essere negata loro la possibilit� di nominare un interprete di parte.
2.- La questione � fondata.
L'art. 102 del d.P.R. n. 155 del 2002 prevede al primo comma che �Chi � ammesso al patrocinio pu� nominare un consulente tecnico di parte residente nel distretto di corte di appello nel quale pende il processo�, e non prevede, altres�, la possibilit� per lo straniero, ammesso al gratuito patrocinio, che non conosca la lingua italiana, di ricorrere all'ausilio di un proprio interprete, la cui figura differisce sia da quella del consulente di parte sia da quella dell'interprete nominato dal giudice.
In proposito va rilevato che il codice di procedura penale prevede, agli artt. 143 e seguenti, la figura dell'interprete, attribuendo all'autorit� procedente il relativo potere di nomina qualora le parti coinvolte nel processo non ne conoscano la lingua ufficiale (che, in base all'art. 109 cod. proc. pen., � l'italiano), o non la conoscano a sufficienza per affrontare adeguatamente la dinamica processuale. Tale nomina � motivata dalla necessit� di garantire all'imputato che non capisce e/o non parla l'italiano il diritto di comprendere le accuse formulate contro di lui e intendere il procedimento al quale partecipa, in modo tale da renderne effettiva <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />la partecipazione. Questa deve avvenire consapevolmente e porre l'imputato in condizione di comprendere il significato linguistico delle espressioni degli altri soggetti processuali, tra le quali quelle del proprio difensore, nonch� di esprimersi, a sua volta, essendo da questi compreso.
La partecipazione personale e consapevole dell'imputato al procedimento, mediante il riconoscimento del diritto in capo all'accusato straniero, che non conosce la lingua italiana, di nominare un proprio interprete, rientra nella garanzia costituzionale del diritto di difesa nonch� nel diritto al giusto processo, in quanto l'imputato deve poter comprendere, nella lingua da lui conosciuta, il significato degli atti e delle attivit� processuali, ai fini di un concreto ed effettivo esercizio del proprio diritto alla difesa (art. 24, comma secondo, della Costituzione). Inoltre, l'art. 111 della Costituzione stabilisce che la legge assicura che �la persona accusata di un reato sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo�.
I principi costituzionali sopra riportati trovano riconoscimento in alcune norme internazionali che prevedono fra i diritti dell'accusato quello di �farsi assistere gratuitamente da un interprete se non comprende o non parla la lingua usata in udienza� (art. 6, n. 3, lettera e della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libert� fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848; disposizione riproposta in modo analogo nell'art. 14, comma 3, lettera f, del Patto internazionale delle Nazioni Unite, sui diritti civili e politici del 19 dicembre 1966, adottato a New York il 19 dicembre 1966, ratificato e reso esecutivo con legge 25 ottobre 1977, n. 881).
In ragione di tali principi, questa Corte (sentenze n. 10 del 1993 e n. 341 del 1999), seppure con riferimento alla diversa posizione dell'interprete nominato dal giudice, ha ritenuto che l'art. 143 cod. proc. pen., laddove statuisce che l'imputato che non conosce la lingua italiana �ha diritto di farsi assistere gratuitamente da un interprete al fine di potere comprendere l'accusa contro di lui formulata e di seguire il compimento degli atti cui partecipa�, configura �il ricorso all'interprete non gi� come un mero strumento tecnico a disposizione del giudice per consentire o facilitare lo svolgimento del processo in presenza di persone che non parlino o non comprendano l'italiano, ma come oggetto di un diritto individuale dell'imputato, diretto a consentirgli quella partecipazione cosciente al procedimento che, come si � detto, � parte ineliminabile del diritto di difesa�.
Il riconoscimento in capo all'imputato straniero che non conosce la lingua italiana del diritto di nomina di un proprio interprete non pu�, in virt� dei principi sopra esposti, soffrire alcuna limitazione. Invero, l'istituto del patrocinio a spese dello Stato, essendo diretto a garantire anche ai non abbienti l'attuazione del precetto costituzionale di cui al terzo comma dell'art. 24 della Costituzione, prescrive che a questi siano assicurati i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione e ci� in esecuzione del principio posto dal primo comma della stessa disposizione, secondo cui tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.
Pertanto deve essere dichiarata l'illegittimit� costituzionale dell'art. 102 del d.P.R. n. 115 del 2002, nella parte in cui non prevede, per lo straniero ammesso al patrocinio a spese dello Stato che non conosce la lingua italiana, la possibilit� di nominare un proprio interprete. Resta fermo che il legislatore dovr� compiutamente disciplinare la materia inerente a questa figura di interprete.
dichiara l'illegittimit� costituzionale dell'art. 102 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), nella parte in cui non prevede la possibilit�, per lo straniero ammesso al patrocinio a spese dello Stato che non conosce la lingua italiana, di nominare un proprio interprete.
Cos� deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 giugno 2007.