Source: https://lexfamiglia.it/separazione-e-divorzio/
Timestamp: 2020-07-05 13:56:24+00:00
Document Index: 154088295

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Separazione & divorzio – lexfamiglia
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E’ la procedura (innanzi al tribunale o con il solo ausilio degli avvocati nell’ipotesi della negoziazione assistita) in seguito alla quale i coniugi sono “autorizzati” a vivere separatamente con le modalità economiche, di gestione dei figli minori e della casa che essi avranno stabilito insieme (nel caso della separazione consensuale) o che avrà stabilito il tribunale (nel caso di separazione non consensuale o giudiziale).
La separazione non implica lo scioglimento del vincolo matrimoniale: i coniugi separati restano, a tutti gli effetti, sposati con pienezza di reciproci obblighi e con la sola differenza che: a) sono autorizzati a vivere separatamente (anche se non sono obbligati a farlo);
b) i loro rapporti economici e quelli con i figli minori o non autosufficienti sono disciplinati dalle regole nel provvedimento del tribunale che autorizza le autorizza a vivere separatamente o dall’accordo di negoziazione assistita raggiunto dagli avvocati.
Già dopo sei mesi dalla separazione i coniugi (uno o entrambi) potranno chiedere il divorzio ovvero lo scioglimento definitivo del vincolo matrimoniale.
Il divorzio è il procedimento innanzi il tribunale, richiesto dai coniugi legalmente separati da almeno sei mesi (nell’ipotesi consensuale), finalizzato alla pronuncia di una sentenza che dichiari lo scioglimento definitivo del vincolo matrimoniale con definizione, anche, di ogni questione di natura patrimoniale e famigliare.
Il divorzio non fa venire meno alcuni obblighi di assistenza (generalmente di natura economica) tra gli ex coniugi e, soprattutto, dei coniugi nei confronti dei figli.
Le questioni economiche generalmente oggetto degli accordi o delle controversie in sede di divorzio riguardano l’assegnazione ed il godimento di beni (generalmente la casa), eventuali assegni di mantenimento, divisioni di patrimoni ed aziende, pagamenti di mutui, ecc.
Le questioni familiari sono, principalmente, quelle relative ad eventuali figli minori o maggiorenni (se aventi diritto al mantenimento, ad es. perché incolpevolmente disoccupati o ancora impegnati negli studi).
Il nostro ordinamento conosce due tipi di divorzio: il divorzio congiunto (o consensuale) ed il divorzio giudiziale (o contenzioso).
Comporta lo scioglimento definitivo del vincolo matrimoniale. Può essere ottenuto dopo sei mesi (se richiesto a seguito di separazione consensuale ovvero divenuto consensuale il procedimento in itinere) o un anno (in caso di separazione giudiziale) dalla separazione. Anche il divorzio può essere giudiziale o consensuale e, in tale ultima ipotesi, può essere ottenuto al di fuori del tribunale con la procedura di negoziazione assistita dall’avvocato. A seguito dell’introduzione del c.d. “divorzio breve” nel 2014, i termini ridotti appena visti si applicano anche alle ulteriori due fattispecie di consensuale, vale a dire l’omologazione dell’accordo di separazione o di quello concluso innanzi all’ufficiale di stato civile.
Il divorzio consensuale prevede che i coniugi, avendo già raggiunto un accordo con il quale regolano tutte le questioni economico/patrimoniali nonché quelle relative ai figli (se ne hanno), si rivolgano congiuntamente al tribunale (necessariamente con l’assistenza di almeno un avvocato) perché questi accerti la loro volontà di sciogliere il vincolo matrimoniale e valuti la liceità degli accordi raggiunti pronunciando, quindi, la c.d. sentenza di divorzio.
Nel tribunale di Milano la durata dell’iter è di circa quattro mesi (quattro per la fissazione dell’udienza ed uno per il deposito della sentenza).
I documenti necessari per il divorzio congiunto sono:(1) nota di iscrizione a ruolo;(2) atto integrale di matrimonio rilasciato dal comune dove è stato celebrato;(3) stato di famiglia di entrambi i coniugi;(4) certificato di residenza di entrambe le parti;(5) copia autentica del verbale di separazione consensuale con decreto di omologa o copia autentica della sentenza di separazione con attestazione del passaggio in giudicato e copia autentica del verbale dell’udienza presidenziale, che ha autorizzato i coniugi a vivere separati.
Nel divorzio contenzioso i coniugi (o uno solo di essi) chiedono che il tribunale, oltre ad accertare la volontà di sciogliere il vincolo matrimoniale, risolva anche le controversie in ordine agli aspetti economici e/o agli eventuali figli; in altri termini si tratta di una vera e propria causa in cui i coniugi hanno pretese contrapposte.
Quanto alla durata del procedimento, nel tribunale di Milano la prima udienza viene fissata circa quattro mesi dopo il deposito del ricorso. La fine del procedimento dipende da molti fattori (complessità della causa, tipo e numero di prove, celerità del giudice, etc.); mediamente si va da un minimo di un anno e mezzo ad alcuni anni dopo il deposito del ricorso. Tale indicazione temporale riguarda il solo giudizio di primo grado: se una o entrambe le parti decidono di impugnare la sentenza si dovranno aggiungere i tempi (ed i costi) del giudizio di secondo grado (appello) e dell’eventuale giudizio di legittimità (Cassazione) per una durata complessiva di circa quattro, otto anni!
Poiché il procedimento di divorzio contenzioso è destinato a durare a lungo il tribunale, a richiesta di uno o entrambi i coniugi, può adottare dei provvedimenti temporanei che regolano il rapporto in pendenza del giudizio.
I documenti necessari per il divorzio giudiziale sono:(1) nota d’iscrizione a ruolo; (2) atto integrale di matrimonio rilasciato dal Comune dove è stato celebrato; (3) stato di famiglia di entrambi i coniugi; (4) certificato di residenza di entrambi i coniugi; (5) copia autentica del verbale di separazione consensuale con decreto di omologa o copia autentica della sentenza di separazione con attestazione del passaggio in giudicato e copia autentica del verbale dell’udienza presidenziale, che ha autorizzato i coniugi a vivere separati.
Attività dell’avvocato
Frequentemente i coniugi immaginano che la separazione e divorzio siano l’occasione in cui terzi (tribunale e avvocati) possano giudicare delle reciproche colpe e attribuire torti e ragioni con conseguenti “condanne” o “assoluzioni”. In realtà non è così: eccetto casi particolari il tribunale si limita a constatare la crisi del rapporto ed a regolare le questioni patrimoniali, filiali e abitative sulla scorta di elementi che per la gran parte prescindono da torti e ragioni.
In entrambi i tipi di divorzio i coniugi devono essere assistiti obbligatoriamente dall’avvocato che potrà essere anche uno solo (in comune) nell’ipotesi di divorzio congiunto mentre sarà uno per ciascun coniuge nell’ipotesi di divorzio giudiziale.
Nel divorzio consensuale la funzione dell’avvocato, oltre che assistere le parti in tribunale, è quello di aiutare i coniugi a raggiungere un accordo o, comunque, a formalizzarlo nella domanda di divorzio (da esso stesso redatta e depositata) in termini tali da poter essere “omologato” dal tribunale e trasfuso nella sentenza di divorzio.
Nel divorzio giudiziale l’avvocato rappresenta solo gli interessi del coniuge da esso assistito fornendo il supporto giuridico per orientarlo e per tutelare le proprie ragioni nonché assistendolo tecnicamente nel processo.
Per assistere i coniugi nel comprendere scopi e possibilità della separazione e del divorzio nonché individuare accordi leciti ed equi occorre l’assistenza di un avvocato che si adoperi anche affinché la separazione avvenga con l’esatta consapevolezza di tutte le implicazioni e conseguenze giuridiche ed economiche nonché dignitosamente e nel modo meno traumatico possibile (soprattutto per i figli, ove ve ne siano).
Tutto questo richiede una complessa attività da parte dell’avvocato che si proponga anche come facilitatore nell’individuazione di soluzioni percorribili e condivise (che certamente meglio tutelano l’assistito rispetto a talune improvvide iniziative giudiziarie); per questo l’avvocato che si occupa di diritto di famiglia oltre a conoscere bene gli aspetti giuridici della materia dovrà avere anche le sensibilità che le soluzioni delle complesse situazioni di crisi familiare richiedono.
La disponibilità dell’avvocato a dialogare ed a trovare soluzioni concordate non deve essere interpretata come rinuncia ad operare per la tutela delle ragioni di fatto e di diritto dell’assistito o indisponibilità a “combattere” (anche duramente) in sede giudiziaria o nelle trattative; l’eventuale individuazione di soluzione condivise dai coniugi è una tappa del percorso per la migliore tutela dell’assistito che non esclude, laddove tale tipo di soluzioni non siano praticabili, il ricorso alla tutela giudiziaria.
Il divorzio congiunto è generalmente più economico di quello giudiziale e nel caso in cui si pervenga facilmente ad una soluzione concordata può essere di circa € 1.500, i.v.a. inclusa, cioè € 750, i.v.a. inclusa, a coniuge.
Il divorzio giudiziale è più costoso in quanto impegna gli avvocati in misura maggiore, sia in termini di tempo che di attività. Il costo minimo è di circa € 1.500, i.v.a. inclusa, per ogni coniuge. Detti costi possono variare in funzione del valore, della durata e della complessità della causa.
Le variabili da considerare in un preventivo di spesa sono, in definitiva:
– tipo di procedimento (consensuale, giudiziale, negoziazione assistita)
– numero delle udienze o sedute(nell’ipotesi di procedimenti giudiziali)
– tipo, complessità e valore delle questioni oggetto della separazione (questione economiche e patrimoniali, casa, divisione di beni e aziende, regolamentazione rapporti con i figli, regime patrimoniale adottato, etc.).
Le parti non abbienti (con un reddito annuo imponibile non superiore a 11.493,82 euro) possono richiedere il beneficio del Patrocinio a spese dello Stato e, quindi, non sostenere alcun onere economico.
Dato il numero delle variabili e la loro incidenza sui costi, il nostro Studio, a richiesta di uno o entrambi i coniugi, è sempre disponibile ad un incontro preliminare gratuito, nel corso del quale viene analizzata la situazione, valutandone insieme le possibili soluzioni, i percorsi, le eventuali iniziative giudiziarie e, quindi, elaborando un’indicazione di preventivo.