Source: https://studiolegaleramelli.it/2018/07/20/per-la-cassazione-il-pagamento-rateale-del-debito-tributario-impone-al-giudice-del-merito-di-tenerne-conto-ai-fini-della-confisca-per-equivalente/
Timestamp: 2019-10-21 18:37:54+00:00
Document Index: 110831805

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 11', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 10', 'art. 12', 'art.12', 'sentenza ', 'art. 321', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11', 'sentenza ']

Per la Cassazione il pagamento rateale del debito tributario impone al giudice del merito di tenerne conto ai fini della confisca per equivalente. – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
La sentenza n. 33389/2018 depositata l’08.07.2018 ha confermato alcuni importanti principi fissati dalla giurisprudenza di legittimità in materia penale-tributaria in ordine al reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte di cui all’art. 11 del d.lgs. n. 74/2000 e, soprattutto, sulla revoca del sequestro preventivo (provvedimento cautelare reale) e della confisca (provvedimento ablatorio definitivo) disposto sulle somme costituenti profitto del reato ai sensi dell’art. 12 bis, in caso di accordo con l’Amministrazione fiscale per il pagamento del debito tributario ed effettivo pagamento del medesimo, ancorché parziale.
La Suprema Corte si pronuncia nei seguenti termini:
“All’udienza dibattimentale d’appello del 17 maggio 2017 il difensore ha prodotto documentazione attestante atto di adesione tra l’Agenzia delle Entrate e la (omissis) Srl, con richiesta di rateizzazione del debito contributivo dalla stessa accumulato, allegando altresì prova del pagamento delle prime rate scadute in accoglimento della richiesta di rateizzazione. Benché egli non abbia espressamente richiesto – come risulta dal verbale di udienza – la revoca della disposta confisca in relazione al disposto di cui all’art. 12 bis d.lgs. 74 del 2000 (norma inserita dall’art. 10, d.lgs. 24 settembre 2015, n. 158, successivamente alla proposizione dell’atto d’appello), la Corte territoriale si sarebbe dovuta porre d’ufficio la questione della sua applicazione, trattandosi di norma di carattere penale sostanziale più favorevole (è pacifica, di fatti, la natura sostanzialmente penale della confisca per equivalente che esclude l’applicazione della disciplina prevista per le misure di sicurezza: cfr. Sez. U, n. 18374 del 31/01/2013, Adami e a., Rv. 255037). La sentenza, sul punto, tace, ma, non essendo configurabile un’omessa motivazione per non essere stata specificamente dedotta la relativa questione, non è ravvisabile neppure la dedotta violazione dell’art. 12 bis d.lgs. 74 del 2000. Deve, infatti, richiamarsi il principio, già affermato da questa Corte, giusta il quale la disposizione di cui al comma secondo dell’art.12-bis del D.Lgs. n. 74 del 2000 (introdotta dal D.Lgs. n. 158 del 2015), secondo cui la confisca diretta o di valore dei beni costituenti profitto o prodotto del reato “non opera per la parte che il contribuente si impegna a versare all’erario anche in presenza di sequestro”, deve essere intesa nel senso che la confisca – così come il sequestro preventivo ad essa preordinato – può essere adottata anche a fronte dell’impegno di pagamento assunto, producendo tuttavia effetti solo ove si verifichi l’evento futuro ed incerto costituito dal mancato pagamento del debito (Sez. 3, n. 42470 del 13/07/2016, Orsi, Rv. 268384). Piuttosto, la prova documentale del pagamento di parte del debito contributivo avrebbe dovuto indurre la Corte a valutare se si giustificasse ancora la disposta confisca nei limiti della somma fissata dalla sentenza di primo grado. Nella giurisprudenza di questa Corte, di fatti, è pacifico il principio secondo cui, tanto in sede di sequestro preventivo disposto ai sensi dell’art. 321, comma 2- bis, cod. proc. pen. quanto in sede di disposizione della confisca per equivalente in relazione al profitto corrispondente ai reati fiscali, qualora sia stato perfezionato un accordo tra il contribuente e l’Amministrazione finanziaria per la rateizzazione del debito tributario e questo sia stato in parte adempiuto, l’importo della statuizione deve essere ridotto in misura corrispondente ai ratei versati per effetto della convenzione, poiché, altrimenti, verrebbe a determinarsi una inammissibile duplicazione sanzionatoria, in contrasto con il principio secondo il quale l’ablazione definitiva di un bene non può mai essere superiore al vantaggio economico conseguito dall’azione delittuosa (Sez. 3, n. 20887 del 15/04/2015, Aumenta, Rv. 263409; Sez. 3, n.4097 del 19/01/2016, Tomasi Canovo, Rv. 265843; Sez. 3, n. 42087 del 12/07/2016, Vitale, Rv. 268081; Sez. 3, n. 6635 del 08/01/2014, Cavatorta, Rv. 258903)”.
Si segnala all’attenzione del lettore la lettura della sentenza per gli interessanti profili di rito affrontati nel provvedimento in esame, in particolare, relativamente alla possibilità di ricorrere alla motivazione per relationem da parte del giudice d’appello nel caso in cui l’appellante, con l’atto di impugnazione, non abbia specificamente censurato capi e punti della motivazione della sentenza di primo grado ovvero i motivi siano stati considerati come manifestamente infondati.
Per l’attinenza al tema trattato si segnale l’attuale orientamento giurisprudenziale in materia di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte:
Cassazione penale sez. III 28 febbraio 2017 n. 29243Le operazioni compiute dall’amministratore di una società di capitali, nei cui confronti sia stato avviato un accertamento fiscale, consistenti nellacessione di quote e nel trasferimento immobiliare tramite conferimenti di rami d’azienda, possono integrare il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, di cui all’art. 11 d.lg. n. 74 del 2000.
Cassazione penale sez. III 04 aprile 2006 n. 17071Per la sussistenza del delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte non occorre che nei confronti del contribuente sia stata avviata un’azione esecutiva.
Piccoli cantieri edili: condannato per omicidio colposo il committente privato... Annullata la sentenza assolutoria se il giudice del merito non ha valutato la...