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Timestamp: 2020-08-03 15:09:37+00:00
Document Index: 28802181

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 111', 'sentenza ', 'art. 22', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 354', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 162', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 72', 'art. 20', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 327', 'art. 18', 'art. 116', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2377', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 45', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'art.15', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 16', 'art. 18', 'art. 133', 'sentenza ', 'art. 325', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 117', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 147', 'art. 354', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 2377', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 125', 'art. 18', 'sentenza ', 'art.18', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 17', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 327', 'sentenza ', 'art. 153', 'art. 83', 'sentenza ', 'art. 147', 'art. 150', 'sentenza ', 'art. 150', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 161', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 96', 'art. 96', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 22', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 92', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 154', 'art. 111', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 342', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 18', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 3', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 41', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 20', 'art. 1', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.18', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 22', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'art.1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.1', 'art. 1', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 18', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 739', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 348', 'art. 15', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 158', 'art. 51', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 150', 'art. 11', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 22', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 252', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 22', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 327', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 57', 'art. 96', 'sentenza ', 'art. 96', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 150', 'art. 16', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'sentenza ']

Concordato preventivo - Diniego di omologazione - Successiva sentenza di fallimento - Contestazioni relative alla mancata omologazione - Proponibilità nel giudizio di opposizione alla sentenza di fallimento - Fondamento
Nel caso di mancata proposizione di autonoma impugnazione, ai sensi dell'art. 111, comma 7, Cost., avverso il decreto della corte d'appello di revoca dell'omologazione del concordato preventivo, il debitore può legittimamente proporre le proprie doglianze in merito nel giudizio di impugnazione della sentenza di fallimento successivamente pronunciata dal tribunale, a seguito della rimessione degli atti da parte della corte d'appello ai sensi dell'art. 22, comma 4, l.fall., in quanto il rapporto tra i due procedimenti si atteggia come di conseguenzialità (eventuale del fallimento) e di assorbimento (dei vizi del provvedimento di rigetto in motivi di impugnazione del successivo fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Giugno 2020, n. 11354. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Reclamo - Irrituale o mancata costituzione del reclamato - Conseguenze - Fattispecie
In tema di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, in caso di irrituale costituzione o di mancata comparizione in udienza del reclamato il giudice, verificata la regolarità del contraddittorio, deve decidere il reclamo nel merito, non potendosi far discendere dalle predette circostanze il disinteresse processuale della parte a coltivare la domanda di fallimento. (Nella specie, la S.C. ha escluso che la mancata costituzione del P.G. presso la Corte d'appello comportasse la rinuncia all'istanza di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Marzo 2020, n. 7121. Segue...
Accertamento dello stato di insolvenza - Fatti diversi da quelli posti a base della dichiarazione di fallimento - Rilevanza - Limiti
In sede di impugnazione della sentenza dichiarativa di fallimento, l'accertamento dello stato di insolvenza va compiuto con riferimento alla data della dichiarazione di fallimento, ma può fondarsi anche su fatti diversi da quelli in base ai quali il fallimento è stato dichiarato, purché si tratti di fatti anteriori alla pronuncia, anche se conosciuti successivamente in sede di gravame. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Settembre 2019, n. 24424. Segue...
Sentenza dichiarativa di fallimento - Giudizio di reclamo - Desistenza dell'unico creditore istante - Conseguenze - Revoca del fallimento - Condizioni
Dichiarazione di fallimento - Reclamo - Intervento "ad adiuvandum" della parte resistente - Ammissibilità - Condizioni
Ai sensi dell'art. 18, comma 9, l.fall., nel procedimento di reclamo contro la sentenza dichiarativa di fallimento, l'intervento di qualunque interessato può avvenire, entro il termine stabilito per la costituzione della parte resistente, anche soltanto "ad adiuvandum" di quest'ultima, essendo sufficiente l'allegazione di un interesse concreto ed attuale in capo al terzo che interviene. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Maggio 2019, n. 13272. Segue...
Istruttoria prefallimentare iniziata prima dell'entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006 - Sentenza emessa dopo il 16 luglio 2006 - Impugnazione - Rimedio esperibile - Appello - Necessità - Fondamento
Con la sentenza dichiarativa del fallimento si apre una nuova fase del processo concorsuale e s'introduce un giudizio nuovo rispetto alla fase prefallimentare definita. Ne consegue che ove la predetta sentenza sia stata depositata successivamente all'entrata in vigore del d.lgs n. 5 del 2006, l'impugnazione deve essere proposta con l'appello anche quando il ricorso risulti proposto prima del 15 luglio 2006. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Maggio 2019, n. 13271. Segue...
Fallimento – Sentenza dichiarativa – Impugnazione – Legittimazione dell’amministratore di società di capitali
L’ampia formula adottata nella L. Fall., art. 18 - che legittima al reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento il debitore "e qualunque interessato" - attesta senza ombra di dubbio che anche all’amministratore di società di capitali spetta iure proprio tale legittimazione, trattandosi di mezzo impugnatorio volto a rimuovere gli effetti riflessi negativi che possano derivargli dalla dichiarazione di fallimento, sul piano sia morale - in relazione ad eventuali contestazioni di reati - che patrimoniale - in relazione ad eventuali azioni di responsabilità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Marzo 2019, n. 7190. Segue...
Fallimento - Sentenza dichiarativa - Reclamo ex art. 18 l.fall. - Operatività dei limiti previsti per il giudizio d’appello - Esclusione - Debitore non costituito innanzi al tribunale - Indicazione di nuovi mezzi di prova - Ammissibilità
Nel giudizio di impugnazione avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, limitatamente ai procedimenti in cui trova applicazione la riforma di cui al d.lgs. n. 169 del 2007, che ha modificato l'art. 18 della l.fall., ridenominando tale mezzo come "reclamo" in luogo del precedente "appello", non operano i limiti previsti, in tema di appello, dagli artt. 342 e 345 c.p.c. Ne consegue che il debitore, benché non costituito innanzi al tribunale, può indicare in sede di reclamo i mezzi di prova di cui intende avvalersi, anche per la prima volta, al fine di dimostrare la sussistenza dei limiti dimensionali di cui all'art. 1, comma 2, l.fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 19 Febbraio 2019, n. 4893. Segue...
Revoca di sentenza dichiarativa di fallimento per ritenuta inesistenza della notifica del ricorso introduttivo - Rimessione al giudice di primo grado in applicazione analogica dell’art. 354 c.p.c. - Configurabilità
Fallimento - Dichiarazione - Reclamo - Eccezione di prescrizione del credito
L'eccezione di prescrizione del credito invocato ai fini fallimentari, ma non azionato in sede ordinaria, può essere proposta per la prima volta con il reclamo avverso la sentenza di fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Bari, 28 Novembre 2018. Segue...
Reclamo avverso la sentenza di fallimento pronunciata ai sensi dell’art. 162 l. fall. – Previa declaratoria di inammissibilità della domanda di concordato – Effetto devolutivo del reclamo
Il reclamo proposto dal debitore avverso la sentenza dichiarativa di fallimento che faccia seguito alla previa declaratoria di inammissibilità della domanda di concordato, ha effetto devolutivo pieno; ne consegue che il giudice del reclamo risulta investito della cognizione circa la sussistenza dei presupposti per l’adozione del decreto di ammissione al concordato preventivo. (Alessandro Morgante) (riproduzione riservata) Appello Genova, 23 Novembre 2018. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Efficacia “erga omnes” della sentenza - Interesse ad impugnare - Utilità giuridica discendente dalla sua rimozione - Sufficienza - Fattispecie
Ai sensi dell'art. 18 l.fall. "qualunque interessato" è legittimato ad impugnare la dichiarazione di fallimento e, perciò, ogni soggetto che possa riceverne un pregiudizio specifico, di qualsiasi natura, anche solo morale, attesa la natura dichiarativa "erga omnes" della sentenza che comporta l'esistenza di un interesse giuridicamente rilevante e non di mero fatto in capo a chi possa ottenere una qualche utilità giuridica semplicemente per effetto della sua rimozione (Nella specie la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza della corte d'appello che aveva escluso la legittimazione dei lavoratori dipendenti di una società fallita a proporre reclamo avverso la sentenza di fallimento; e ciò avuto riguardo alla circostanza che già con l'apertura della procedura ai rapporti di lavoro subordinato in corso si applica l'art. 72 l.fall.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Novembre 2018, n. 30107. Segue...
Fallimento – Sospensione della procedura – Natura – Sospensione dei procedimenti esecutivi in favore delle vittime di richieste estorsive e dell'usura
La procedura prefallimentare non ha natura esecutiva, ma cognitiva, in quanto, prima della dichiarazione di fallimento, non può dirsi iniziata l'esecuzione collettiva, così come, prima del pignoramento, non può ritenersi cominciata l'esecuzione individuale; ciò è tanto vero che il procedimento per la dichiarazione di fallimento non è soggetto alla sospensione dei procedimenti esecutivi prevista della L. n. 44 del 1999, art. 20, comma 4, in favore delle vittime di richieste estorsive e dell'usura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 14 Novembre 2018, n. 29245. Segue...
Reclamo avverso sentenza dichiarativa di fallimento - Soggetti non intervenuti nel giudizio di reclamo - Legittimazione al ricorso per cassazione - Esclusione - Fattispecie
Coloro che non sono stati parti del giudizio di reclamo avverso la sentenza dichiarativa del fallimento non sono legittimati a ricorrere per cassazione avverso la sentenza della corte d'appello confermativa della menzionata dichiarazione, atteso che la legittimazione a proporre impugnazione, o a resistere ad essa, spetta solo a chi abbia assunto la veste di parte nel giudizio di merito, né la specialità del reclamo fallimentare prevale sul sistema impugnatorio ordinario in materia di ricorso per cassazione. (Nella specie, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da alcuni dipendenti dell'impresa fallita che in qualità di creditori sarebbero dovuti intervenire ex art. 18, comma 9, l.fall. nel giudizio di merito). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 05 Novembre 2018, n. 28096. Segue...
Tariffe professionali - Giudizio di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento - Onorari - Tariffe relative ai procedimenti contenziosi - Applicabilità - Fondamento
Poiché il giudizio di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento ha natura contenziosa, per la liquidazione del compenso del legale si applicano gli onorari di cui ai paragrafi I, II, e IV della tabella A del d.m. n. 127 del 2004, ai sensi dell'art. 11, comma 2, del medesimo d.m., il quale, con riferimento ai procedimenti camerali, prevede l'applicabilità delle tariffe relative ai procedimenti contenziosi, qualora sorgano contestazioni il cui esame è devoluto al giudice di cognizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Aprile 2018, n. 9563. Segue...
Cessazione degli effetti della sentenza dichiarativa di fallimento - Presupposto - Passaggio in giudicato della sentenza di revoca
Gli effetti della sentenza di fallimento – la cui provvisoria esecutività, disposta dall’art. 16, comma 2, l.fall., non è suscettibile di sospensione – vengono meno solo con il passaggio in giudicato della decisione che, accogliendo il reclamo ex art. 18 l.fall., la revoca. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 Gennaio 2018, n. 1073. Segue...
Fallimento - Dichiarazione - Reclamo - Violazione del diritto di difesa dell'imprenditore - Oneri di allegazione
Il reclamante ha l’onere di precisare, pena l'inammissibilità del reclamo stesso per difetto di interesse e per non rispondenza al modello legale di impugnazione, le attività che, in conseguenza della nullità derivante dalla dedotta violazione del diritto di difesa, gli sono state precluse. (Marco Greggio) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 19 Dicembre 2017. Segue...
Fallimento – Opposizione avverso la sentenza dichiarativa di fallimento – Impossibilità di far decorrere il termine breve – Applicazione analogica del termine ex art. 327 c.p.c. – Esclusione della decadenza dall'impugnazione in caso di mancata conoscenza del processo – Contumace – Prova della mancata conoscenza del processo mediante presunzioni – Ammissibilità
Fallimento – Dichiarazione – Reclamo – Mancata costituzione della Procura Generale presso la Corte di Appello – Comportamento valutabile sul piano probatorio
La mancata costituzione in sede di reclamo ex art. 18 l.fall. della Procura Generale presso la Corte di Appello, regolarmente evocata in giudizio, può costituire comportamento valutabile sul piano probatorio ex art. 116 cpv. c.p.c., qualora sui fatti rilevanti per la procedura fallimentare il Pm presso il giudice di primo grado abbia assunto una precisa posizione, che la Procura Generale ometta di supportare. (Vittorio Gaeta) (riproduzione riservata) Appello Bari, 09 Ottobre 2017. Segue...
Fallimento – Sentenza dichiarativa – Opposizione – Reclamo avverso sentenza dichiarativa di fallimento – Legittimazione – S.r.l. che ha domandato il proprio fallimento – Legittimazione del socio occulto o di fatto ad opporsi alla sentenza – Esclusione – Fondamento
Il socio di una s.r.l. fallita, il cui amministratore abbia domandato il proprio fallimento, non è legittimato a proporre reclamo avverso la sentenza dichiarativa, in quanto la delibera assembleare che ha autorizzato l'organo amministrativo alla presentazione dell'istanza ha efficacia vincolante, ex art. 2377, comma 1, c.c., per tutti i soci, ancorché non intervenuti o dissenzienti, salvo che non sia stata impugnata e poi sospesa od annullata; a maggior ragione, dunque, un interesse a proporre reclamo non può essere riconosciuto al socio occulto, ossia a chi eserciti l’attività di direzione e coordinamento in modo illecito, approfittando ed abusando dei poteri di direzione, ed eludendo per fini propri i principi di corretta gestione societaria ed imprenditoriale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Ottobre 2017, n. 23579. Segue...
Reclamo avverso sentenza di fallimento - Comunicazione, a mezzo PEC, del testo integrale della sentenza di rigetto - Decorrenza del termine breve per l'impugnazione in cassazione - Idoneità - Fondamento - Fattispecie
La comunicazione del testo integrale della sentenza di rigetto del reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, effettuata dal cancelliere mediante posta elettronica certificata (PEC), è idonea a far decorrere il termine breve per l'impugnazione in cassazione ex art. 18, comma 14, l.fall.: il meccanismo previsto dall’art. 18 cit. ha infatti a fondamento, in ragione delle esigenze di celerità che caratterizzano il procedimento fallimentare, la mera conoscenza legale del provvedimento suscettibile di impugnazione, conoscenza che la comunicazione in forma integrale assicura al pari della notificazione. (La S.C., nell’enunciare tale principio, ha escluso la tardività del ricorso, avuto riguardo alla circostanza che la comunicazione della sentenza impugnata era stata effettuata nella vigenza dell’art. 45 disp. att. c.p.c. "ratione temporis" applicabile, che non contemplava la comunicazione integrale del provvedimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Ottobre 2017, n. 23575. Segue...
Fallimento - Sentenza dichiarativa – Reclamo - Legittimazione del socio della società fallita - Termine di trenta giorni dalla iscrizione della sentenza nel registro delle imprese
In tema di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, ai sensi dell’art. 18, comma 4, l.fall., il socio della società fallita, pur titolare di posizioni giuridiche che potrebbero essere pregiudicate dalla dichiarazione di fallimento e potendo, quindi, essere legittimato alla partecipazione al procedimento prefallimentare nonché alla proposizione del reclamo, ha l'onere di proporlo, indipendentemente dalla partecipazione al procedimento di primo grado, nel termine di trenta giorni decorrente dalla iscrizione della sentenza dichiarativa nel registro delle imprese. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 07 Settembre 2017, n. 20913. Segue...
Fallimento – Reclamo contro la dichiarazione di fallimento – Eccezione di incompetenza territoriale – Tardività – Sussiste
L’obbligo di eccepire l’incompetenza nella prima udienza di trattazione deve ritenersi applicabile anche alle cause concernenti la materia fallimentare, atteso che la stessa verte sulla tutela giurisdizionale dei diritti.
Poiché ai sensi del 2° comma dell’art.15 L.F. è previsto che il procedimento possa sfociare nella dichiarazione di fallimento, non c’è dubbio che all’apposita udienza si debba trattare anche dei presupposti per la dichiarazione di fallimento, e il debitore debba proporre tutte le eccezioni che ritiene contrastino la dichiarazione di fallimento, ivi comprese quelle attinenti la competenza, per le quali non vige il principio devolutivo in sede di reclamo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Milano, 12 Luglio 2017. Segue...
Fallimento - Revoca del fallimento - Giudizio di reclamo - Fatti successivi alla dichiarazione di fallimento - Rilevanza - Esclusione - Conseguenze - Sopravvenuta desistenza del creditore istante - Rilevanza ai fini della revoca del fallimento - Esclusione
Nel giudizio di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento hanno rilievo esclusivamente i fatti esistenti al momento della sua decisione, e non quelli sopravvenuti, perché la pronuncia di revoca del fallimento, cui il reclamo tende, presuppone l’acquisizione della prova che non sussistevano i presupposti per l’apertura della procedura alla stregua della situazione di fatto esistente al momento in cui essa venne aperta; ne discende che la rinuncia all’azione o desistenza del creditore istante, che sia intervenuta dopo la dichiarazione di fallimento, è irrilevante perché al momento della decisione del tribunale sussisteva ancora la sua legittimazione all’azione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Giugno 2017, n. 16180. Segue...
Fallimento – Dichiarazione – Reclamo – Ricorso per cassazione – Decorrenza del termine breve per l'impugnazione – Notifica a mezzo PEC effettuata dal cancelliere
La notifica del testo integrale della sentenza reiettiva del reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, effettuata ai sensi della art. 18, comma 13, legge fall. dal cancelliere mediante posta elettronica certificata (PEC) ex art. 16, comma 4, D.L. n. 179 del 2012, conv., con modif, dalla L. n. 221 del 2012, è idonea a far decorrere il termine breve per l'impugnazione in cassazione ex art. 18, comma 14, legge fall., non ostandovi il nuovo testo dell'art. 133, comma 2, c.p.c., come novellato dal D.L. n. 90 del 2014, conv., con modif., dalla L. n. 114 del 2014, secondo il quale la comunicazione del testo integrale della sentenza da parte del cancelliere non è idonea a far decorrere i termini per le impugnazioni di cui all'art. 325 c.p.c.
Nel caso di specie, è stata affermata la tardività del ricorso per cassazione notificato oltre il termine di trenta giorni, avuto riguardo al giorno in cui la sentenza da impugnare è stata notificata dalla cancelleria, in via telematica, mediante spedizione della stessa a mezzo PEC. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 30 Maggio 2017, n. 13529. Segue...
Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Reclamo – Effetto devolutivo pieno – Interrogatorio libero del curatore contumace
Fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Reclamo ex art. 18 l.fall. - Interrogatorio libero del curatore - Sua costituzione in giudizio - Necessità - Esclusione
Il curatore fallimentare può rendere l'interrogatorio libero ex art. 117 c.p.c. nel corso del procedimento di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, anche ove non sia ivi costituito, poiché si tratta di attività processuale per la quale non è necessaria l’assistenza del difensore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Maggio 2017, n. 12925. Segue...
Fallimento - Dichiarazione - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Reclamo avverso la sentenza di fallimento non notificato entro il termine stabilito - Richiesta di nuovo termine per procedervi - Indicazione delle ragioni che hanno impedito di dare corso alla prima notificazione - Necessità - Fondamento
Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Reclamo – Poteri officiosi del giudice del merito
Il giudice del merito investito del reclamo è tenuto ad esaminare, anche con l'esercizio dei poteri officiosi previsti dall’art. 18, comma 10, legge fall., tutti i temi di indagine oggetto di doglianza, benché attinenti a fatti (anteriori) non allegati nel corso del procedimento di primo grado o a nuove eccezioni in senso proprio, ed altresì quando il reclamante si limiti a riproporre le tesi difensive già addotte, senza contrastare altrimenti le motivazioni in base alle quali il tribunale le ha respinte. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 28 Marzo 2017. Segue...
Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Reclamo – Poteri officiosi del giudice del merito – Limiti – Valutazione d'ufficio della ricorrenza dei presupposti oggettivi o soggettivi di fallibilità non contestati – Esclusione
Il solo limite che giudice del merito investito del reclamo ex art. 18 legge fall. incontra è quello di non potersi spingere sino al punto di valutare d'ufficio la ricorrenza di quei presupposti, oggettivi o soggettivi, della fallibilità che non siano in contestazione tra le parti e, anche per tale via, possano comunque dirsi positivamente sussistenti.
La selettività delle soluzioni concorsuali di cui all'articolo 1, comma 1, legge fall. non permette peraltro, quale limite di sistema, di far discendere dal principio della domanda di parte una regola decisoria che, valorizzando la mera non contestazione in giudizio, faccia entrare in una delle procedure ivi previste soggetti che vi sono estranei ponendo, pertanto, requisiti di inammissibilità rilevabili anche d'ufficio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 28 Marzo 2017. Segue...
Reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento in estensione - Legittimazione del socio fallito ex art. 147 l.fall. a contestare la dichiarazione di fallimento della società - Esclusione - Fondamento
In ogni ipotesi di revoca del fallimento che non precluda la rinnovazione della dichiarazione medesima (nella specie, per violazione del principio del contraddittorio in ragione dell'omessa notificazione della istanza di fallimento al debitore), il giudice del reclamo, ai sensi dell'art. 354 c.p.c., deve rimettere la causa al primo giudice che, rinnovati gli atti nulli, provvede nuovamente al riguardo". Pertanto all'accoglimento del primo motivo segue il rinvio al giudice di primo grado. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 14 Marzo 2017. Segue...
Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - In genere - Reclamo - Legittimazione del socio di una società di capitali - Sussistenza - Fondamento
Nel novero dei soggetti legittimati a proporre reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento rientra anche il socio di una società di capitali, stante il suo interesse morale a che sia accertata la sua partecipazione a un sodalizio non sottoposto ad alcuna procedura concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 10 Marzo 2017, n. 6348. Segue...
Reclamo - Parte reclamata pienamente vittoriosa in primo grado - Eccezioni e difese non accolte nella decisione perché assorbite - Richiesta di esame - Obbligo di proporre impugnazione incidentale - Esclusione - Onere di riproposizione - Sussistenza
È estensibile, per identità di “ratio”, anche al reclamo ex art. 18 l.fall. il principio, consolidato in relazione al giudizio di appello nelle sue diverse forme, che la parte pienamente vittoriosa nel merito in primo grado non ha l’onere di proporre, in ipotesi di gravame del soccombente, un’impugnazione incidentale per richiamare in discussione le proprie eccezioni o difese non accolte nella decisione, tali dovendo considerarsi quelle che risultino essere state superate o non siano state esaminate perché assorbite. In tal caso, la parte reclamante vittoriosa è soltanto tenuta a riproporle espressamente nel giudizio di reclamo, in modo da manifestare la sua volontà di chiederne l’esame. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2017, n. 5689. Segue...
Fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Fallimento - Fallimento in estensione - Reclamo - Litisconsorzio necessario con i creditori ricorrenti - Sussistenza - Integrazione del contraddittorio in sede di legittimità - Superfluità - Condizioni
Fallimento – Richiesta di autofallimento della società – Legittimazione al reclamo da parte del scoio – Esclusione – Fattispecie in tema di socio fallito
Il socio di una società fallita, la quale abbia domandato il proprio fallimento, non è legittimato a proporre reclamo contro la sentenza dichiarativa, in quanto la delibera assembleare che ha autorizzato l'organo amministrativo alla presentazione dell'istanza ha efficacia vincolante, ex art. 2377, comma 1, c.c., per tutti i soci, ancorché non intervenuti o dissenzienti, salvo che non sia stata impugnata e poi sospesa od annullata (Cass. nn. 23089/14, 19923/06).
Detto principio trova applicazione anche nel caso in cui il reclamo sia proposto da un socio dichiarato fallito il quale, benché rappresentato in assemblea dal curatore, è comunque legittimato all'impugnazione delle delibere societarie nei casi consentiti dalla legge ai soggetti privi del diritto di voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Febbraio 2017, n. 2957. Segue...
Fallimento – Procedimento – Revoca della dichiarazione di fallimento per difetto di condizione di procedibilità – Autorità di giudicato – Esclusione – Nuova sentenza di fallimento fondata sui medesimi elementi di fatto – Ammissibilità
La statuizione di revoca della dichiarazione di fallimento per difetto di una condizione di procedibilità dell'azione (e non per l'accertamento negativo dello stato di insolvenza), è inidonea ad assumere autorità di giudicato in senso sostanziale, e non osta, pertanto, all'emissione di una nuova sentenza dichiarativa nei confronti dell’impresa, ancorché fondata sui medesimi elementi di fatto che, già nella prima sentenza, erano stati ritenuti indicativi del suo dissesto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Febbraio 2017, n. 2958. Segue...
Atto di riassunzione - Estremi - Mancanza - Nullità - Esclusione - Limiti - Fattispecie in tema di reclamo avverso sentenza di fallimento
Costituiscono elementi essenziali dell'atto di riassunzione il riferimento esplicito alla precedente fase processuale e la manifesta volontà di riattivare il giudizio attraverso il ricongiungimento delle due fasi in un unico processo; la mancanza di uno o più dei requisiti di cui all'art. 125 c.p.c. non provoca la nullità dell'atto, non comminata da alcuna disposizione di legge, salvo che non determini il mancato raggiungimento dello scopo dell'atto di riassunzione. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto che la comparsa di costituzione depositata dal curatore fallimentare dopo l’estinzione del giudizio dichiarata dalla corte d’appello a seguito di reclamo della società fallita costituisse un valido atto di riassunzione e che la mancanza di una richiesta di fissazione dell'udienza di discussione non escludesse l'idoneità di tale atto ad impedire l'estinzione del giudizio, tenuto conto dell'avvenuto deposito prima della scadenza del termine per la riassunzione, dell'esplicito riferimento della parte al reclamo pendente dinanzi alla corte d'appello e della proposizione delle conclusioni di merito, da cui emergeva la volontà del curatore di ottenere una decisione in ordine alla dichiarazione di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Gennaio 2017, n. 2491. Segue...
Concordato preventivo – Inammissibilità – Dichiarazione di fallimento – Reclamo ex art. 18 l.f. – Natura devolutiva – Limite – Presupposti oggettivi o soggettivi della fallibilità che non siano in contestazione tra le parti
Il giudice del merito investito del reclamo avverso la sentenza di fallimento è tenuto ad esaminare, anche con esercizio dei poteri officiosi, tutti i temi di indagine oggetto di doglianza, benché attinenti a fatti (anteriori) non allegati nel corso del procedimento di primo grado o a nuove eccezioni in senso proprio, ed altresì quando il reclamante si limiti a riproporre le tesi difensive già addotte, senza contrastare altrimenti le motivazioni in base alle quali il tribunale le ha respinte. Il solo limite che detto giudice incontra è quello di non potersi spingere sino al punto di valutare d'ufficio la ricorrenza di quei soli presupposti, oggettivi o soggettivi, della fallibilità che non siano in contestazione tra le parti e, anche per tale via, possano comunque dirsi positivamente sussistenti. La menzionata natura devolutiva piena del reclamo, quale ricavata dall'art.18 legge fall. e per come precisata, quando la pronuncia di fallimento segua o sia contestuale ad una declaratoria di inammissibilità della domanda di concordato preventivo, concerne pertanto, in maniera inscindibile, sia il decreto di inammissibilità sia la sentenza dichiarativa di fallimento, contestuale o separata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Dicembre 2016, n. 26332. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Reclamo - Decorso del termine - Notifica della sentenza di fallimento nel domicilio eletto presso il difensore
Il decorso del termine di trenta giorni dalla notifica della sentenza di fallimento, avvenuta ai sensi dell'art. 17, comma 1, l.fall. nel domicilio eletto presso il difensore della fase prefallimentare, rende inammissibile il reclamo tardivamente proposto, a prescindere dalla circostanza che la sentenza medesima sia stata o meno notificata (ovvero anche solo comunicata) alle altre parti del processo, non trattandosi di prescrizioni imposte a pena di nullità del provvedimento (Cass. 7 marzo 1963, n. 554). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 17 Novembre 2016. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Reclamo - Decorso del termine - Socio illimitatamente responsabile - Notifica della sentenza integrale
Il cd. termine breve per proporre il reclamo avverso la sentenza di fallimento, ai sensi del combinato disposto degli artt. 17 e 18 l.fall., decorre anche per il socio illimitatamente responsabile dichiarato fallito, soltanto a partire dalla notifica nei suoi confronti della sentenza integrale, palesandosi all'evidenza anche per il socio le medesime esigenze di tutela del diritto di difesa che giustificano la previsione ex lege di un tale onere nei confronti del "debitore"; ferma restando, in mancanza di notifica a cura della cancelleria o del creditore istante, l'applicazione del termine lungo ex art. 327, comma 1, c.p.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 17 Novembre 2016. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Reclamo - Decorso del termine - Socio illimitatamente responsabile legale rappresentante della società - Notifica - Effetti
Nel caso di dichiarazione di fallimento di una società di persone e del socio illimitatamente responsabile, anche in virtù di un ragionevole bilanciamento tra le esigenze di tutela del diritto di difesa e quelle di concentrazione e celerità dello svolgimento delle procedure concorsuali, deve ritenersi che, nel caso in cui il socio dichiarato fallito abbia anche la veste di legale rappresentante della società, la notifica della sentenza ricevuta in questa veste assicuri la piena conoscenza della decisione anche con riguardo alla dichiarazione del suo fallimento personale, con la conseguenza che da detta notifica decorre il termine breve per proporre reclamo anche nella qualità di socio illimitatamente responsabile (Cass. 25 maggio 2005, n. 11015). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 17 Novembre 2016. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Decorso del termine breve per l’impugnazione - Infedele patrocinio del difensore - Istanza di rimessione in termini - Esclusione
La rimessione in termini, oggi disciplinata dall'art. 153 c.p.c., non può essere riferita ad un evento esterno al processo, impeditivo della costituzione della parte, quale la circostanza dell'infedeltà del legale che non abbia dato esecuzione al mandato difensivo, giacché attinente esclusivamente alla patologia del rapporto intercorrente tra la parte sostanziale e il professionista incaricato ai sensi dell'art. 83 c.p.c., che può assumere rilevanza soltanto ai fini di un'azione di responsabilità promossa contro quest'ultimo, e non già, quindi, spiegare effetti restitutori al fine del compimento di attività precluse alla parte dichiarata contumace, o, addirittura, comportare la revoca, in grado d'appello, di tale dichiarazione (Cass. 4 marzo 2011, n. 5260).
(Nel caso di specie, si è escluso che il denunciato errore del difensore dei falliti potesse giustificare una rimessione in termini per la proposizione del reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 17 Novembre 2016. Segue...
Società cancellata dal registro delle imprese - Termine per la dichiarazione di fallimento - Art. 10 l.fall. - Legittimazione a contraddire nel procedimento e a proporre eventuale reclamo - Spettanza - Al liquidatore sociale - Fondamento
Fallimento - Reclamo - Effetto devolutivo pieno - Fatti nuovi - Preclusione - Fattispecie
Nonostante il reclamo ex articolo 18 legge fall. comporti il c.d. effetto devolutivo pieno della controversia alla corte d’appello, quest’ultima non può prendere in considerazione elementi di fatto diversi, in quanto successivamente venuti ad esistenza, da quelli offerti con la proposta di concordato sui quali il tribunale si era pronunciato.
(Nel caso di specie, la Corte distrettuale ha ritenuto priva di rilevanza una nuova proposta d’acquisto formulata da un terzo in quanto formulata successivamente all’udienza in cui il tribunale era stato chiamato a pronunciarsi sulla domanda di fallimento.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 15 Novembre 2016, n. 23264. Segue...
Fallimento - Revoca della dichiarazione di fallimento - Spese di procedura - Soggetto a cui carico sono poste - Fallito persona giuridica - Interpretazione adeguatrice - Causa alla dichiarazione
In tema di recupero delle spese in caso di revoca della dichiarazione di fallimento, l’art. 147 del Testo unico in materia di spese di giustizia (d.P.R. 30.05.2002, n. 115) deve essere interpretato, conformemente a Costituzione (cfr. Corte cost., sent. n. 46 del 1975), nel senso che le spese di procedura sono a carico del fallito, anche se persona giuridica, quando con il suo comportamento, commissivo od omissivo, abbia dato causa alla dichiarazione di fallimento, inducendo il giudice nell’errato convincimento della sussistenza dei requisiti soggettivi e oggettivi per la dichiarazione di fallimento successivamente revocata. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 03 Novembre 2016. Segue...
Fallimento - Dichiarazione - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Sentenza dichiarativa di fallimento - Impugnazione - Disciplina transitoria ex art. 150 del d.lgs. n. 5 del 2006 - Violazione degli artt. 24 Cost. e 6 e 13 della CEDU - Esclusione - Fondamento
L'inammissibilità dell'opposizione avverso la sentenza dichiarativa di fallimento pronunciata dopo l'entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006, benché su un ricorso proposto anteriormente, costituisce un ragionevole effetto della disciplina transitoria di cui all'art. 150 di quel decreto, sicché, pur impedendo definitivamente l'esame del merito delle contestazioni sollevate dal fallito, non implica alcuna lesione del suo diritto di difesa, né di quello di accesso al giudice ex artt. 6 e 13 della CEDU, atteso che la menzionata riforma della disciplina delle procedure concorsuali non ha introdotto alcuna limitazione alla facoltà di impugnare una tale sentenza, ma ha solo sostituito il rimedio dell'opposizione da proporsi innanzi al medesimo giudice che l'ha pronunciata con quello dell'appello al giudice di secondo grado, incidendo esclusivamente sulle modalità di esercizio di quei diritti, non anche sul loro contenuto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 Agosto 2016, n. 16270. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Sentenza - Notifica del testo integrale della sentenza effettuata dal cancelliere - Reclamo - Decorrenza del termine per l'impugnazione
Fallimento - Dichiarazione di fallimento - Reclamo - Natura di evolutiva - Facoltà del debitore di indicare per la prima volta fatti e mezzi di prova a difesa - Tutela del diritto di difesa
La riconosciuta natura “devolutiva” del reclamo – come regolato dall’art. 18 della legge fallimentare, nel testo sostituito dall'art. 2, comma 7, del decreto legislativo 12 settembre 2007, n. 169 – consente, infatti, al fallito, benché non costituito innanzi al tribunale, di indicare, comunque, per la prima volta, in sede di reclamo avverso la sentenza di primo grado (che gli viene notificata nelle forme ordinarie), i fatti a sua difesa ed i mezzi di prova di cui intenda avvalersi al fine di sindacare la sussistenza dei presupposti oggettivi e soggettivi che hanno condotto alla dichiarazione di fallimento (Corte di cassazione, sentenze n. 6835 e n. 6300 del 2014, n. 22546 del 2010, ordinanza n. 9174 del 2012). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 18 Maggio 2016. Segue...
Nella fase prefallimentare vi è cognizione incidentale sul credito eventualmente contestato dal debitore e, ai limitati fini di verifica della legittimazione del creditore, l’inserimento del relativo credito complessivo nel passivo concordatario, con asseverazione dello stesso agli effetti dell’art. 161, terzo comma, legge fall., impone al debitore, nel giudizio prefallimentare o anche nel successivo reclamo ex art. 18 legge fall., non generiche contestazioni, ma l’onere di specificare i motivi per cui quel credito debba essere ritenuto inesistente. (Gianni Tognoni) (riproduzione riservata) Appello Genova, 05 Maggio 2016. Segue...
Fallimento - Desistenza o rinuncia del creditore istante - Rilascio in data successiva alla dichiarazione si fallimento - Effetti - Accoglimento del reclamo - Esclusione
La desistenza o rinuncia dell'unico creditore istante rilasciata in data successiva alla dichiarazione di fallimento non è idonea a determinare l'accoglimento del reclamo e, conseguentemente, la revoca della sentenza di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 05 Maggio 2016, n. 8980. Segue...
Fallimento - Revoca - Responsabilità - Responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c. - Opposizione a fallimento - Inscindibilità tra le due domande - Conseguenze - Cognizione congiunta e competenza funzionale del giudice dell'opposizione - Configurabilità - Proposizione dell'azione risarcitoria in separato giudizio - Improponibilità
L'opposizione alla dichiarazione di fallimento e l'azione di responsabilità aggravata, introdotta ai sensi dell'art. 96 c.p.c., con riguardo all'iniziativa assunta con l'istanza di fallimento, sono legate da un nesso d'interdipendenza da cui consegue la competenza funzionale, esclusiva ed inderogabile del giudice della predetta opposizione su entrambe e l'improponibilità in separato giudizio dell'azione risarcitoria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Aprile 2016, n. 7592. Segue...
Fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Appello - Ricorso per cassazione - Sentenza di fallimento depositata in data antecedente all'entrata in vigore del d.lgs. n. 169 del 2007 - Termine per l'impugnazione della sentenza d'appello depositata in data successiva - Art. 18 l.fall. novellato - Applicabilità - Fondamento
Il ricorso per cassazione avverso la decisione della corte d'appello emessa in epoca successiva alla vigenza del d.lgs. n. 169 del 2007, ma resa in un giudizio di opposizione nei confronti di una sentenza dichiarativa di fallimento depositata in data antecedente all'entrata in vigore del menzionato decreto legislativo (oltre che del n. 5 del 2006), va dichiarato inammissibile laddove proposto oltre il termine di trenta giorni dalla notificazione della sentenza impugnata di cui al novellato art. 18, comma 14, l.fall. Invero, l'art. 22 del d.lgs. n. 169 del 2007 dà piena attuazione al principio processuale del "tempus regit actum", secondo il quale la normativa sopravvenuta trova applicazione anche ai processi in corso, a nulla rilevando che il fallimento sia stato pronunciato prima della riforma del 2006, né che la sentenza di appello sia stata emanata - ovvero trattata parzialmente nei giudizi impugnatori che l'hanno seguita o preceduta - secondo il regime previsto dalla normativa antecedente alla riforma del 2006-2007. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Marzo 2016, n. 5925. Segue...
Reclamo avverso sentenza di fallimento - Comunicazione a mezzo PEC del testo integrale del decreto reiettivo dello stesso - Decorrenza del termine breve per l'impugnazione in cassazione - Inidoneità
Dichiarazione di fallimento - Impugnazione - Deduzione di soli vizi di rito - Ammissibilità - Limiti
L'impugnazione della sentenza dichiarativa di fallimento con la quale il reclamante si limiti a dedurre soltanto vizi di rito avverso una pronuncia che abbia deciso anche nel merito in senso a lui sfavorevole è ammissibile solamente nel caso in cui i vizi denunciati comporterebbero, se fondati, una rimessione al primo giudice ai sensi degli articoli 353 e 354 c.p.c.; nell'ipotesi in cui, invece, il vizio denunciato non rientri in uno dei casi tassativamente previsti dagli articoli citati, è necessario che l'appellante deduca ritualmente anche le questioni di merito, con la conseguenza che, in tali ipotesi, l'appello fondato esclusivamente su vizi di rito, senza contestuale gravame contro l'ingiustizia della sentenza di primo grado, dovrà ritenersi inammissibile, oltre che per difetto di interesse, anche per non rispondenza al modello legale di impugnazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Febbraio 2016, n. 2302. Segue...
Ricorso per cassazione - Termine per il ricorso - Sospensione durante il periodo feriale - Sentenza d'appello reiettiva dell'impugnazione della dichiarazione di fallimento - Applicabilità - Esclusione - Fondamento
La sospensione dei termini processuali durante il periodo feriale, prevista dall'art. 1 della l. n. 742 del 1969, non si applica (ai sensi del successivo art. 3 della citata legge, in relazione all'art. 92 dell'ordinamento giudiziario, approvato con r.d. n. 12 del 1941) alle "cause inerenti alla dichiarazione e revoca fallimento", senza alcuna limitazione o distinzione fra le varie fasi ed i diversi gradi del giudizio, sicché neppure opera con riguardo al ricorso per cassazione contro la sentenza di rigetto pronunciata in sede d'appello avverso la dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Gennaio 2016, n. 622. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Notificazione telematica - Perfezionamento - Annotazioni effettuate dal cancelliere - Irrilevanza
In tema di validità della notifica, effettuata in via telematica, di ricorso e decreto per la dichiarazione di fallimento, ciò che rileva, ai fini della validità della notificazione, è il perfezionamento del procedimento notificatorio previsto dalla norma di legge, verificabile attraverso la ricevuta di accettazione attestante la spedizione del messaggio di posta elettronica certificata nonché la ricevuta di consegna, comprovante che il messaggio medesimo è pervenuto alla casella di posta elettronica indicata dal destinatario. Nessuna rilevanza può, quindi, essere attribuita alla annotazione effettuata dal cancelliere che, affermando un esito incerto della notifica, abbia chiesto al creditore di utilizzare lo strumento notificatorio alternativo previsto dall'articolo 15, comma 3, legge fall.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Novembre 2015, n. 22352. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Rigetto della domanda di fallimento - Decreto di rigetto del reclamo avverso il provvedimento che ha respinto l'istanza - Ricorso per cassazione - Esclusione
Il decreto reiettivo del reclamo avverso il provvedimento che, a sua volta, ha respinto l'istanza di fallimento, non è ricorribile per cassazione ex articolo 111, comma 7, Cost., trattandosi di provvedimento non definitivo e privo di natura decisoria su diritti soggettivi, in quanto il creditore non è portatore del diritto al fallimento del proprio debitore (Cass., sez. I, 2 aprile 2015, n. 6683, m. 634749, Cass., sez. I, 10 novembre 2011, n. 23478, m. 620432, Cass., sez. un., 7 dicembre 2006, n. 26181, m. 593412). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Ottobre 2015, n. 20297. Segue...
In tema di iniziativa per la dichiarazione di fallimento, l'articolo 6 l.f. non presuppone un definitivo accertamento del credito in sede giudiziale, né l'esecutività del titolo, essendo sufficiente un accertamento incidentale da parte del giudice allo scopo di verificare la legittimazione dell'istante. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 05 Ottobre 2015. Segue...
Ai fini della dichiarazione di fallimento, l'accertamento dell'insolvenza va fatto con riguardo non al momento della presentazione dell'istanza, ma a quello della sentenza dichiarativa, in quanto il giudice, dato il carattere officioso del giudizio, ha il potere-dovere di verificare la sussistenza dei presupposti richiesti dalla legge anche in base agli atti del fascicolo fallimentare basandosi anche su fatti diversi da quelli considerati al momento dell'apertura della procedura concorsuale, purché, anche se conosciuti successivamente, siano riferibili ad un momento anteriore alla dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 05 Ottobre 2015. Segue...
In tema di dichiarazione di fallimento, l'esistenza di una garanzia ipotecaria in favore del creditore istante non esclude, di per sé, lo stato di insolvenza, inteso come incapacità di soddisfare regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni valutate nel loro complesso e ove siano già scadute all'epoca della dichiarazione di fallimento. (Nel caso di specie, l'accertamento dello stato di insolvenza si è basato non soltanto sull'entità del credito, sia pure nella misura ridotta in considerazione delle contestazioni mosse dal debitore, ma anche sulla considerazione di una serie di atti attraverso i quali lo stesso debitore si era privato di ogni bene o risorse attive, facendo ricorso anche a poste fittizie per mascherare una consistente perdita risultante dal bilancio). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 05 Ottobre 2015. Segue...
Fallimento - Opposizione a sentenza dichiarativa di fallimento - Legittimazione dell'amministratore di società di capitali - Legittimazione all'impugnazione - Qualità di parte - Necessità
FALLIMENTO - SENTENZA DICHIARATIVA - OPPOSIZIONE - Appello ex art. 18 l.fall., nel testo, applicabile "ratione temporis", modificato dal d.lgs. n. 5 del 2006 - Omessa notifica del ricorso e del decreto presidenziale nel termine ivi previsto - Richiesta di un nuovo termine successivamente alla scadenza del primo - Inammissibilità - Fondamento.
In tema di impugnazione della sentenza dichiarativa di fallimento, va disattesa l'istanza con cui l'appellante, che non abbia notificato il ricorso ed il decreto presidenziale di fissazione dell'udienza nel termine ordinatorio ex art. 18, comma 4, del r.d. n. 267 del 1942 (nel testo, applicabile "ratione temporis", modificato dal d.lgs. n. 5 del 2006), ne chieda, successivamente al suo decorso e senza allegare alcuna causa di giustificazione, uno nuovo per provvedervi, ostando a tale concessione l'interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 154 cod. proc. civ. che, in ipotesi di impugnazione e sulla scorta dei principi sottesi all'art. 111, comma 2, Cost., deve tenere conto della legittima aspettativa della controparte al consolidamento, entro un confine temporale rigorosamente definito e ragionevolmente breve, del provvedimento giudiziario già emesso. Cassazione civile, sez. I, 20 Luglio 2015, n. 15146. Segue...
Fallimento – Dichiarazione – Requisiti – Stato di insolvenza – Impresa in liquidazione – Accertamento – Criteri – Individuazione – Rapporto fra attivo patrimoniale e debiti societari
Quando una società è in liquidazione, la valutazione del giudice, ai fini dell’applicazione dell’art. 5 L.F., deve essere diretta unicamente ad accertare se gli elementi attivi del patrimonio sociale consentano di assicurare il pagamento dei debiti societari e ciò in quanto – non proponendosi l’impresa in liquidazione di restare sul mercato, ma avendo come esclusivo obiettivo quello di provvedere al soddisfacimento dei creditori sociali, previa realizzazione delle proprie attività ed alla distribuzione dell’eventuale residuo tra i soci – non è più richiesto che essa disponga di liquidità necessaria per soddisfare le obbligazioni contratte. (Eugenio Gabbianelli) (riproduzione riservata) Tribunale Ancona, 11 Dicembre 2014. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Reclamo - Rinunzia all’istanza da parte dell’unico creditore richiedente - Revoca della dichiarazione di fallimento
La rinuncia da parte dell’unico creditore istante alla richiesta di fallimento importa la revoca della dichiarazione di fallimento anche nel caso in cui la rinuncia abbia luogo nel corso del procedimento di reclamo ex articolo 18 L.F.; l’istanza del creditore o del pubblico ministero deve, infatti, essere mantenuta ferma anche in sede di reclamo, atteso l’effetto devolutivo del gravame che implica la valutazione di tutte le questioni relative alla sussistenza dei requisiti soggettivi ed oggettivi, come pure della legittimazione ad agire del creditore, con la conseguenza che il venir meno dell’istanza di fallimento o la sua rinuncia anche in questa fase implica la revoca della dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 01 Settembre 2014. Segue...
Fallimento - Apertura (dichiarazione) - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Reclamo - Effetto devolutivo - Limiti - Nuovi motivi - Inammissibilità - Fattispecie
Il reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, limitatamente ai procedimenti in cui trovi applicazione la riforma di cui al d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, è caratterizzato da un effetto devolutivo pieno, ma tale affermazione non implica che sia sufficiente ed idonea a provocare il secondo giudizio la mera richiesta di riesame, perfino senza enunciazione dei motivi. Ne consegue che, pur se risulti attenuato il requisito dell'art. 342 cod. proc. civ., nondimeno è inammissibile la deduzione di motivi di impugnazione nuovi e diversi rispetto a quelli tempestivamente addotti con l'atto introduttivo. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione della corte d'appello che aveva escluso l'ammissibilità della memoria contenente motivi aggiunti e depositata successivamente al ricorso). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 2014. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Estensione al socio occulto - Litisconsorzio necessario del creditore istante nella richiesta di fallimento della società
Dichiarazione di fallimento - Reclamo - Interesse ad agire - Interesse concreto giuridicamente rilevante - Interesse al reclamo dei dipendenti per il pregiudizio causato dal diverso trattamento previdenziale e assistenziale - Esclusione
L'interesse che, in base all'articolo 18 L.F., consente ai soggetti diversi dal debitore di proporre reclamo contro la sentenza che dichiara il fallimento, è quello riconducibile alla previsione dell'articolo 100 c.p.c. e deve, dunque, trattarsi di un interesse giuridicamente rilevante, consistente nella minaccia di un pregiudizio scaturente direttamente dal provvedimento emesso, concreto e meritevole di tutela giuridica a fronte degli effetti giuridici, anche riflessi o diffusi, conseguenti al fallimento. (Nel caso di specie, la Corte ha negato l’interesse al reclamo dei dipendenti dell’impresa fallita per il pregiudizio loro derivante dal fallimento a causa del diverso trattamento previdenziale e assistenziale). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 06 Maggio 2014. Segue...
Fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - In genere - Sentenza dichiarativa di fallimento - Reclamo - Intervento di qualunque interessato - Art. 18, nono comma, legge fall. - Interpretazione
Dichiarazione di fallimento - Reclamo ex art. 18 l. fall. - Carattere devolutivo pieno.
Fallimento - Iniziativa - Procedimento prefallimentare - Domanda di parte - Necessità - Desistenza dell'unico creditore istante anteriore alla pubblicazione della sentenza di fallimento ma prodotta solo in sede di reclamo avverso quest'ultima - Rilevanza - Conseguenze - Revoca del fallimento
Il nuovo procedimento per la dichiarazione di fallimento, non prevedendo alcuna iniziativa d'ufficio, suppone, affinché il giudice possa pronunciarsi nel merito, che la domanda proposta dal soggetto a tanto legittimato sia mantenuta ferma, cioè non rinunciata, per tutta la durata del procedimento stesso, derivandone, quindi, che la desistenza dell'unico creditore istante intervenuta anteriormente alla pubblicazione della sentenza di fallimento, pur se depositata solo in sede di reclamo avverso quest'ultima, determina la carenza di legittimazione di quel creditore e la conseguente revoca della menzionata sentenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Settembre 2013, n. 21478. Segue...
Impugnazione sentenza dichiarativa di fallimento – Reclamo ex art. 18 l. fall. – Interpretazione – Sussistenza.
Il primo comma dell’art. 18 l. fall. prevede che il reclamo avverso la sentenza dichiarativa del fallimento possa essere proposto – oltre che dal debitore dichiarato fallito (salvo, verosimilmente, il caso in cui abbia chiesto la dichiarazione del proprio fallimento) – «da qualunque interessato» (come, d’altronde, era in precedenza stabilito per l’opposizione e per l’appello avverso detta sentenza previsti dal medesimo articolo nel testo anteriore alle modifiche apportatevi dal d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, e, rispettivamente, nel testo risultante da tali modifiche, poi ulteriormente modificato dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169), per tale dovendo intendersi non già chi è titolare di un generico interesse economico od anche solo morale alla revoca della dichiarazione di fallimento, bensì soltanto chi è titolare di situazioni giuridiche in qualche misura in concreto modificate o suscettibili di essere modificate, anche indirettamente, da tale dichiarazione e dalla contestuale apertura della procedura concorsuale. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 18 Luglio 2013. Segue...
Impugnazione sentenza dichiarativa di fallimento – Reclamo ex art. 18 l. fall. – Poteri del collegio – Verifica d’ufficio ex art. 3 d. lgs. n. 270/99 dei requisiti dimensionali ex art. 2 d. lgs. n. 270/99.
Alla corte d’appello investita del reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento con il quale sia dedotto che il debitore doveva essere ammesso alla procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi non è demandato di effettuare alcuna valutazione in ordine alla maggiore o minore idoneità di questa procedura a soddisfare i plurimi, multiformi ed in taluni casi confliggenti interessi coinvolti nell’insolvenza, ma solo di accertare se il debitore aveva o meno, al momento della dichiarazione del suo fallimento, i requisiti soggettivi per la sua sottoposizione alla procedura di amministrazione straordinaria previsti dall’art. 2 del d.lgs. n. 270 del 1999. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 18 Luglio 2013. Segue...
Fallimento - Revoca del fallimento - Cessazione degli effetti della sentenza dichiarativa di fallimento - Presupposto - Passaggio in giudicato della sentenza di revoca - Precedente sospensione dell'attività liquidatoria - Facoltà discrezionale - Sussistenza - Riforme del 2006 e del 2007 - Ininfluenza.
Fallimento - Revoca del fallimento - Art. 18 legge fall. - Produzione degli effetti della sentenza di revoca solo dal passaggio in giudicato di tale sentenza - Questione di legittimità costituzionale - Manifesta infondatezza - Fondamento.
È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 18 legge fall., nella parte in cui non prevede che la sentenza di revoca della dichiarazione di fallimento produca i suoi effetti dalla data di pubblicazione della stessa o in subordine dalla data della sua pubblicazione presso il registro delle imprese - così non potendosi rimuovere lo "status" di fallito e interrompere la liquidazione dell'attivo fino al passaggio in giudicato della sentenza - perché, sotto il profilo del rispetto del principio di uguaglianza, diversa e privilegiata è la posizione dei creditori rispetto al debitore, i cui interessi comunque trovano pur sempre un riconoscimento nella previsione della possibilità di sospendere l'attività di liquidazione, mentre, con riguardo alla violazione dell'art. 41 cost., la legge fallimentare non impedisce al fallito di intraprendere una nuova attività economica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Maggio 2013. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - In genere - Fallimento di società di persone o del socio inizialmente ritenuto imprenditore individuale - Estensione al socio illimitatamente responsabile - Proposizione da parte di quest'ultimo del giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento - Litisconsorzio necessario dei creditori istanti del primo fallimento - Sussistenza - Fondamento.
Fallimento – Giudizio di Reclamo – Effetto devolutivo – Preclusioni probatorie del giudizio di Appello – Inapplicabilità.
Fallimento – Giudizio di Reclamo – Produzione documentale successiva al deposito del ricorso – Inammissibilità.
Fallimento – Reclamo – Disposizioni concernenti il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell'usura – Sospensione della procedure esecutive – Applicabilità alla procedura fallimentare.
Fallimento – Disposizioni concernenti il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell'usura – Parere del Prefetto – Superfluità ai fini della concessione del beneficio della sospensione della procedura.
Nel giudizio di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento non sono applicabili le preclusioni probatorie previste in tema di giudizio di appello, stante l’esclusione, ad opera del d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, di ogni richiamo alla disciplina di tale impugnazione. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)
Il venir meno di preclusioni probatorie nel giudizio di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento non consente che vengano effettuate, successivamente al deposito dell’istanza ex art. 18 l. fall., ulteriori produzioni documentali, fatti salvi i fatti sopravvenuti non conoscibili al momento della proposizione del reclamo. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)
Secondo una interpretazione costituzionale orientata, l’art. 20, comma 4, legge 23 febbraio 1999 n. 44, (sulla sospensione dei procedimenti esecutivi) è applicabile anche alla procedura fallimentare, atteso che, mentre al debitore esecutato sarebbe concesso un termine dilatorio per poter, ove possibile, saldare i propri debiti con il provento sovventorio di cui all’art. 1 legge 44/1999, ciò non sarebbe consentito al debitore, pur non ancora esecutato, ma nei cui confronti sia stata proposta istanza di fallimento. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)
In considerazione della sopravvenuta incostituzionalità del VII comma dell’art. 20, l. n. 44/99, nella parte in cui prevedeva il carattere vincolante del parere del Prefetto ai fini della concessione della sospensione del procedimento, il giudice può deliberare la fondatezza della richiesta di elargizione al fine di verificare la sussistenza dei presupposti per la sospensione della procedura fallimentare anche in assenza della suddetta attività consultiva. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Appello Roma, 31 Maggio 2011. Segue...
Fallimento – Revoca della procedura – Effetti – Riduzione in pristino – Salvezza degli effetti degli atti legalmente compiuti dagli organi della procedura.
In conseguenza della revoca del fallimento si produrrà, in primo luogo, l’effetto della riduzione in pristino, che conferisce all’imprenditore "tornato” in bonis il diritto di ottenere la restituzione del patrimonio nelle condizioni in cui lo stesso si trovava quando ne venne spossessato per effetto dell‘ingiusta dichiarazione di fallimento. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 12 Maggio 2011. Segue...
Il socio di una società di capitali ha legittimazione a proporre reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, in considerazione della generica ed ampia dizione dell'art. 18 l. fall.. (Alfredo Antonini) (riproduzione riservata) Appello Trieste, 12 Aprile 2011. Segue...
Revoca della dichiarazione di fallimento - Immediata esecutività della sentenza - Pendenza di ricorso per cassazione - Facoltà per l'imprenditore di presentare domanda di concordato preventivo - Sussistenza.
Fallimento - Procedimento per dichiarazione - Reclamo - Poteri istruttori del giudice del reclamo - Assunzione d'ufficio dei mezzi di prova - Limiti - Principio dispositivo - Onere di allegazione a carico delle parti.
La previsione dell’art. 18, comma 10, legge fallimentare, in base alla quale, nel giudizio di reclamo della sentenza di fallimento, il collegio assume anche d'ufficio i mezzi di prova ritenuti necessari, deve essere interpretata nel senso che i poteri istruttori del giudice debbono pur sempre inquadrarsi nell'ambito del principio dispositivo presupponendo quanto meno l'assolvimento dell'onere di allegazione dei fatti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Salerno, 26 Novembre 2010. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - In genere - Sentenza di accoglimento dell'appello - Deposito in data successiva all'entrata in vigore del d.lgs. n. 169 del 2007 - Impugnazione - Disposizioni riformate - Applicabilità - Conseguenze - Ricorso per cassazione - Termine previsto dall'art. 18 legge fall. - Decorrenza - Dalla notifica o dalla comunicazione della sentenza impugnata.
Nei procedimenti per la dichiarazione di fallimento pendenti alla data di entrata in vigore della riforma di cui al d.lgs. n. 169 del 2007, al ricorso per cassazione avverso la sentenza della corte d'appello, depositata successivamente al 1 gennaio 2008, data di entrata in vigore del predetto decreto, e resa sull'appello proposto avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, si applica l'art.18, comma 14, del testo riformato, per cui il termine di trenta giorni per l'impugnazione decorre dalla notificazione ovvero dalla comunicazione della sentenza impugnata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Novembre 2010, n. 23506. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Procedimento - In genere - Contraddittorio - Dichiarazione di fallimento di una società di fatto e dei suoi soci illimitatamente responsabili - Oggetto delle contestazioni - Esistenza della società, partecipazione ad essa e stato di insolvenza della società - Sufficienza - Modalità operative della società ovvero sussistenza di altri soci - Necessità di contestazione - Esclusione - Fondamento.
Società - Di capitali - Società per azioni - Scioglimento - Liquidazione - Liquidatori - Cancellazione della società - In genere - Art. 2495 cod. civ., come modificato dal d.lgs. n. 6 del 2003 - Cancellazione dal registro delle imprese - Effetti - Estinzione immediata della società - Configurabilità - Procedimento per la dichiarazione di fallimento - Contraddittorio - Con il liquidatore sociale - Necessità - Conseguenze - Legittimazione a reclamare la sentenza di fallimento - Sussistenza - Fattispecie.
Nei procedimenti per la dichiarazione di fallimento pendenti alla data di entrata in vigore della riforma di cui al d.lgs. n. 169 del 2007, le disposizioni della normativa riformata trovano applicazione immediata, ai sensi dell'art. 22 del predetto decreto, sia per la fase prefallimentare che si conclude con la sentenza di fallimento, sia per quest'ultima e per tutte le successive fasi di impugnazione, ivi compreso il ricorso per cassazione; ne consegue che, ai sensi del novellato art. 18 legge fall., è inammissibile il ricorso per cassazione proposto oltre il termine di trenta giorni dalla notificazione della sentenza della corte d'appello, che abbia deciso il reclamo contro la sentenza dichiarativa di fallimento relativa a procedimento pendente alla data del 1 gennaio 2008. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Novembre 2010, n. 22545. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - In genere - Debitore non costituito avanti al tribunale - Dichiarazione di fallimento disciplinata dal d.lgs. n. 169 del 2007 - Impugnazione avanti alla corte d'appello - Effetti devolutivi del reclamo - Configurabiltà - Conseguenze - Nuove prove - Ammissibilità.
Nel giudizio di impugnazione avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, quanto ai procedimenti in cui trova applicazione la riforma di cui al d.lgs. n. 169 del 2007, che ha modificato l'art. 18 legge fall., ridenominando tale mezzo come "reclamo" in luogo del precedente "appello", l'istituto, adeguato alla natura camerale dell'intero procedimento, è caratterizzato, per la sua specialità, da un effetto devolutivo pieno, cui non si applicano i limiti previsti, in tema di appello, dagli artt. 342 e 345 cod. proc. civ., pur attenendo il reclamo ad un provvedimento decisorio, emesso all'esito di un procedimento contenzioso svoltosi in contraddittorio e suscettibile di acquistare autorità di cosa giudicata; ne consegue che il debitore, benchè non costituito avanti al tribunale, può indicare anche per la prima volta, in sede di reclamo, i mezzi di prova di cui intende avvalersi, ai fine di dimostrare la sussistenza dei limiti dimensionali di cui all'art.1, comma 2, legge fall., tenuto conto che, sul punto e come ribadito da Corte cost. 1 luglio 2009, n. 198 - in tema di dichiarazione di fallimento ed onere della prova nel procedimento dichiarativo -, permane un ampio potere di indagine officioso in capo allo stesso organo giudicante. (Affermando detto principio, la S.C. ha cassato la sentenza con la quale il giudice d'appello, confermando la sentenza di fallimento, aveva negato di poter valutare la prova documentale, sui requisiti di fallibilità, introdotta per la prima volta dal debitore con il reclamo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Novembre 2010, n. 22546. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - In genere - Giudizio di impugnazione promosso con reclamo nel regime conseguente al d.lgs. n. 169 del 2007 - Effetto devolutivo - Limiti - Fondamento - Revoca della sentenza di fallimento per ragioni ed in base a circostanze di fatto diverse da quelle oggetto del reclamo - Ammissibilità - Esclusione - Fattispecie.
Nel giudizio di impugnazione avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, quanto ai procedimenti in cui trova applicazione la riforma di cui al d.lgs. n. 169 del 2007, che ha modificato l'art. 18 legge fall., ridenominando tale mezzo come "reclamo" in luogo del precedente "appello", tale istituto, per quanto adeguato alla natura camerale dell'intero procedimento, non è del tutto incompatibile con i limiti dell'effetto devolutivo normalmente inerenti al meccanismo dell'impugnazione, attenendo comunque ad un provvedimento decisorio emesso all'esito di un procedimento contenzioso svoltosi in contraddittorio tanto è vero che il comma 2, n. 3 della cit. norma prescrive che il reclamo deve contenere l'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto su cui si basa l'impugnazione, con le relative conclusioni, e dunque solo entro tali limiti la corte d'appello può riesaminare la decisione del tribunale, non potendo essere messi in discussione i punti di detta sentenza (ed i fatti già accertati in primo grado) sui quali il reclamante non abbia sollevato censure di sorta. (Affermando detto principio, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza impugnata che aveva revocato il fallimento dando rilievo, ai fini dei requisiti dimensionali di cui all'art.1, comma 2, legge fall., ma al di fuori della prospettazione del reclamante, al mancato svolgimento di attività del debitore nei tre anni anteriori alla istanza di fallimento, quale periodo da considerare per il riscontro delle soglie dell'attivo e dei ricavi, e non agli ultimi tre anni di attività effettiva, invece valutati dal tribunale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Ottobre 2010, n. 22110. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Procedimento - In genere - Istruzione probatoria - Poteri d'indagine officiosa spettanti al tribunale - Discrezionalità - Oggetto - Limitazione ai fatti dedotti dalle parti quali allegazioni difensive - Necessità - Fondamento - Condizioni - Fattispecie regolata dal d.lgs. n. 169 del 2007.
In tema di procedimento per la dichiarazione di fallimento, l'art. 1, secondo comma, legge fall., nel testo modificato dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, pone a carico del debitore l'onere di provare di essere esente dal fallimento, così gravandolo della dimostrazione del non superamento congiunto dei parametri ivi prescritti, mentre il potere di indagine officiosa è residuato in capo al tribunale, pur dopo l'abrogazione dell'iniziativa d'ufficio e tenuto conto dell'esigenza di evitare la pronuncia di fallimenti ingiustificati, potendo il giudice tuttora assumere informazioni urgenti, ex art. 15, quarto comma, legge fall., utilizzare i dati dei ricavi lordi in qualunque modo essi risultino e dunque a prescindere dalle allegazioni del debitore, ex art. 1, secondo comma, lettera b), legge fall., assumere mezzi di prova officiosi ritenuti necessari nel giudizio di impugnazione ex art. 18 legge fall.; tale ruolo di supplenza, volgendo a colmare le lacune delle parti, è però necessariamente limitato ai fatti da esse dedotti quali allegazioni difensive ma non è rimesso a presupposti vincolanti, richiedendo una valutazione del giudice di merito competente circa l'incompletezza del materiale probatorio, l'individuazione di quello utile alla definizione del procedimento, nonchè la sua concreta acquisibilità e rilevanza decisoria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Luglio 2010, n. 17281. Segue...
Fallimento – Reclamo avverso sentenza dichiarativa di fallimento – Applicabilità delle norme del processo di cognizione – Ammissibilità.
Sebbene il reclamo contro la sentenza che dichiara il fallimento sia regolato dalle norme di cui all’art. 739 c.p.c. sui procedimenti in camera di consiglio, tuttavia tale rimedio definisce derisoriamente con sentenza il procedimento camerale a carattere contenzioso, al quale devono ritenersi, dunque, applicabili in via analogica tutte le norme che assicurano il rispetto del contraddittorio, l’utile esercizio del diritto di difesa, nonché le previsioni di cui all’artt. 164 e 348 c.p.c.. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 22 Luglio 2010. Segue...
Fallimento – Reclamo ex art. 18 l. fall. – Mancata comparizione della parte reclamante – Dichiarazione del non luogo a procedere – Esclusione.
Nel corso del giudizio di reclamo ex art. 18 l.fall., in caso di mancata comparizione della parte reclamante, al contrario del non luogo a procedere, va disposto il rinvio della causa ad una nuova udienza, a norma e per gli effetti dell’art. 348 c.p.c.. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 22 Luglio 2010. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Procedimento - In genere - Onere della prova a carico del creditore - Limiti - Poteri officiosi di indagine del tribunale - Sussistenza - Fondamento
In tema di procedimento per la dichiarazione di fallimento, l'onere, posto a carico del creditore, di provare la sussistenza del proprio credito e la qualità di imprenditore in capo al debitore, non esclude, ai sensi dell'art. 15 del r.d. 16 marzo 1942, n. 267, la sussistenza di spazi residuati di verifica officiosa da parte del tribunale, che può assumere informazioni urgenti, utili al completamento del bagaglio istruttorio e non esclusivamente strumentali all'adozione di un'eventuale misura cautelare, in quanto il procedimento, pur essendo espressione di giurisdizione oggettiva perché incide su diritti soggettivi, consacrando il potere dispositivo delle parti, nel contempo tutela interessi di carattere generale ed ha attenuato, ma senza eliminarlo, il suo carattere inquisitorio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Maggio 2010. Segue...
Procedimento civile - Termini processuali - Sospensione - Ricorso per cassazione - Avverso la sentenza d'appello nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento - Termine per il ricorso - Sospensione durante il periodo feriale - Inapplicabilità - Conseguenze - Appello avverso la sentenza pronunciata in sede d'impugnazione per revocazione della sentenza di fallimento - Sospensione - Applicabilità - Esclusione.
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - In genere - Opposizione ex art. 18 della legge fall. (nel testo previgente) - Sentenza - Pronuncia da parte dello stesso collegio del fallimento - Nullità ex art. 158 cod. proc. civ. - Esclusione - Incompatibilità ai sensi dell'art. 51 n. 4 cod. proc. civ. - Configurabilità - Conseguenze - Obbligo di astensione - Sussistenza - Conseguenze - Istanza di ricusazione - Necessità.
Fallimento – Sentenza di fallimento – Reclamo – Intervento di terzi – Intervento di soggetti diversi dalle parti del giudizio di primo grado – Esclusione. (03/06/2010)
Nel procedimento di reclamo alla sentenza di fallimento non è ammesso l’intervento di chi non è stato parte del giudizio di primo grado. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Salerno, 29 Aprile 2010, n. 0. Segue...
Fallimento – Dichiarazione in estensione al socio illimitatamente responsabile – Testimonianza degli altri soci – Irrilevanza. (03/06/2010)
Nell’ambito del giudizio per l’estensione del fallimento al socio occulto di società di persone non debbono essere tenute in considerazione le dichiarazioni rese dagli altri soci, i quali se non incapaci a testimoniare, sono comunque fortemente interessati all’esito del giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Salerno, 29 Aprile 2010, n. 0. Segue...
Fallimento – Procedimento per dichiarazione – Fallimento in estensione del socio illimitatamente responsabile di società dichiarata fallita prima della riforma – Questione di diritto transitorio – Scelta del mezzo di impugnazione – Applicazione della nuova normativa. (21/05/2010)
Fallimento – Istanza depositata anteriormente all’entrata in vigore del D.lgs. n.5/2006 – Sentenza dichiarativa depositata in data successiva – Impugnazione – Disciplina applicabile. (03/08/2010)
In tema di impugnativa avverso la sentenza dichiarativa di fallimento depositata in data successiva all'entrata in vigore del D. Lgs. n. 5 del 2006, ma su ricorso depositato anteriormente, trova applicazione la nuova disciplina dell'art. 18 L. Fall., con conseguente necessità di proposizione dell'appello alla Corte di Appello e non più dell'opposizione allo stesso Tribunale, in quanto la disposizione sulla disciplina transitoria di cui all'art. 150 del predetto D.Lgs. - norma eccezionale rispetto al principio generale della irretroattività della nuova disciplina ex art. 11 preleggi cod. civ. e dunque da interpretarsi restrittivamente - circoscrive la residua portata delle norme precedenti alla sola definizione dei ricorsi (anche se proposti prima del 16 luglio 2006) con cui era instaurata la fase prefallimentare. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 21 Aprile 2010, n. 0. Segue...
Poiché il fallimento dei soci illimitatamente responsabili dà luogo ad un fallimento autonomo e non già ad una procedura concorsuale accessoria o dipendente da quello principale, non vi è alcun motivo per assoggettare il regime di impugnazione della sentenza dichiarativa del fallimento del socio in estensione alla stessa disciplina del pregresso fallimento della società. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 21 Aprile 2010, n. 0. Segue...
Fallimento – Rigetto del reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento – Condanna alle spese di giudizio – Irrilevanza di una statuizione sulle spese giudiziali.
Il provvedimento di rigetto del reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento non necessità di una statuizione sulle spese di quel grado di giudizio perché il curatore, avendo già titolo per acquisire e liquidare tutti i beni del reclamante, non ha bisogno di un’ulteriore condanna a rifondere tali spese ai danni di quest’ultimo. (Giovanni Canino) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 31 Marzo 2010, n. 0. Segue...
Fallimento – Sentenza dichiarativa – Estensione al socio illimitatamente responsabile – Reclamo – Litisconsorzio necessario dei creditori istanti – Sussistenza. (01/06/2010)
I creditori istanti per il primo fallimento assumono la posizione di litisconsorti necessari nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento proposto dal socio illimitatamente responsabile, cui sia stato esteso il fallimento della società di persone o il fallimento del socio, ritenuto inizialmente un imprenditore individuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 24 Marzo 2010, n. 7152. Segue...
Fallimento – Sentenza dichiarativa – Sentenze già notificate al 31 dicembre 2007 – Impugnazione – Ricorso per cassazione – Proposizione in data successiva al 31 dicembre 2007 – Termine ex art. 18, quattordicesimo comma, della legge fall. – Applicabilità – Decorrenza dal 1° gennaio 2008 – Condizioni – Fondamento. (29/06/2010)
Nei procedimenti per la dichiarazione di fallimento pendenti alla data di entrata in vigore della riforma di cui al d.lgs. n. 169 del 2007, le disposizioni della normativa riformata trovano applicazione immediata, ai sensi dell'art. 22 del predetto d.lgs., sia per la fase prefallimentare che si conclude con la sentenza di fallimento, sia per quest'ultima e per tutte le successive fasi di impugnazione, ivi compreso il ricorso per cassazione; ne consegue che, ai fini della proposizione del ricorso per cassazione in data successiva al 31 dicembre 2007, trova applicazione il termine di trenta giorni previsto dall'art. 18, quattordicesimo comma, della legge fall., il quale decorre, per le sentenze già notificate alla predetta data, dall'entrata in vigore della nuova normativa, sempre che prima della sua scadenza non venga a compiersi il termine precedentemente previsto di sessanta giorni, conformemente ad un principio generale desumibile dall'art. 252 disp. att. cod. civ. volto a tutelare l'esercizio dei diritti nella fase di transizione tra la vigenza di un termine maggiore e quella di applicabilità di un termine di minore durata. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, 18 Marzo 2010, n. 6705. Segue...
Società di persone – Giudizio per dichiarazione di fallimento – Contemporanea pendenza del giudizio per dichiarazione di fallimento dei soci illimitatamente responsabili – Litispendenza – Esclusione – Diversità degli elementi identificativi dell'azione. (20/07/2010)
Fallimento - Procedimento per dichiarazione - Mancata partecipazione del fallito a procedimento avanti al tribunale - Facoltà di contestare in sede di reclamo la sentenza dichiarativa - Sussistenza - Riesame d'ufficio le proposte del fallimento che non abbiano formato oggetto di censura da parte del reclamante - Inammissibilità.
Nell'ambito del procedimento di reclamo avverso la sentenza di fallimento, l'attività del reclamante è svincolata dalle difese proposte in primo grado, potendo il fallito contestare la sentenza dichiarativa anche se non ha partecipato al giudizio innanzi al tribunale; la corte d'appello, dal canto suo, non potrà procedere d'ufficio al riesame dei presupposti del fallimento che non abbiano formato oggetto di censura, nemmeno se essi sono proposti, alla stregua di deduzioni, anziché dal reclamante, dal reclamato in ordine alla sussistenza dello stato di insolvenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Salerno, 24 Febbraio 2010. Segue...
Fallimento – Sentenza dichiarativa – Opposizione – Giudizio di impugnazione pendente alla data di entrata in vigore del d.lgs. n. 169 del 2007 – Disciplina transitoria – Art. 22 del d.lgs. predetto – Disposizioni riformate – Applicabilità – Conseguenze – Ricorso per cassazione contro sentenza d'appello – Termine previsto dall'art. 18 della legge fall. – Operatività. (10/05/2010)
Nei procedimenti per la dichiarazione di fallimento pendenti alla data di entrata in vigore della riforma di cui al d.lgs. n. 169 del 2007, le disposizioni della normativa riformata trovano applicazione immediata, ai sensi dell'art. 22 del predetto d.lgs., sia per la fase prefallimentare che si conclude con la sentenza di fallimento, sia per quest'ultima e per tutte le successive fasi di impugnazione, ivi compreso il ricorso per cassazione; ne consegue che, ai sensi del novellato art. 18 legge fall., è inammissibile il ricorso per cassazione proposto oltre il termine di trenta giorni dalla notificazione della sentenza della corte d'appello, che abbia deciso l'appello - proposto anteriormente alla vigenza del d.lgs. n. 169 del 2007 - contro la sentenza dichiarativa di fallimento. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 30 Ottobre 2009, n. 23043. Segue...
Fallimento – Cause relative alla dichiarazione e revoca del fallimento – Sospensione feriale dei termini – Applicabilità – Esclusione – Riferibilità anche al termine ex art. 327 cod. proc. civ. – Questione di legittimità costituzionale – Manifesta infondatezza. (11/05/2010)
Fallimento – Sentenza dichiarativa – Reclamo – Giudizio avanti alla corte d'appello ex art. 18 legge fall. – Costituzione della parte resistente – Termine – Perentorietà – Sussistenza – Omesso rispetto – Conseguenze – Diritto di intervenire nel procedimento – Configurabilità – Limiti. (13/05/2010)
Nel giudizio di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, quale disciplinato dall'art. 18 legge fall. (nel testo novellato dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169), il termine per la costituzione della parte (nella specie, la resistente curatela fallimentare) è perentorio, anche in mancanza di un'espressa dichiarazione normativa, senza che tuttavia il suo mancato rispetto implichi decadenza della parte che vi sia incorsa dal diritto di opporsi al predetto reclamo, potendo dunque essa intervenire nel relativo procedimento con le limitazioni che la tardività determina per la formulazione di determinate difese. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 05 Giugno 2009, n. 12986. Segue...
Giudizio di reclamo avverso la dichiarazione di fallimento – Utilizzabilità di nuovi elementi di valutazione – Ammissibilità.
In sede di giudizio di reclamo avverso la declaratoria di fallimento, possono essere utilizzati anche nuovi elementi di valutazione, ivi compresi quelli accertati in corso di procedura concorsuale dal curatore. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 01 Giugno 2009, n. 0. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - In genere - Erede del debitore - Decorrenza del termine per l'opposizione - Dalla comunicazione della sentenza di fallimento - Fondamento.
Alla luce della dichiarazione di illegittimità costituzionale (cfr. Corte costituzionale, sent. n. 151 del 1980) dell'art. 18, primo comma, della legge fall. (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alle modifiche introdotte dal d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5), il principio secondo cui il termine di quindici giorni per l'opposizione alla sentenza di fallimento non decorre"per il debitore" dalla data di affissione della stessa, ma dalla sua comunicazione ai sensi dell'art. 17 della legge fall., si applica anche all'erede del debitore medesimo, non essendo la sua posizione equiparabile, agli effetti di tale disposizione, a quella di qualsiasi altro terzo avente interesse all'opposizione, in quanto egli subentra al defunto in tutti i pregressi rapporti giuridici, sostanziali e processuali; né tale conclusione muta, allorché l'accettazione dell'eredità sia avvenuta con beneficio di inventario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Marzo 2009, n. 5018. Segue...
Tributi erariali indiretti (riforma tributaria del 1972) - Imposta di Registro - Applicazione dell’imposta - Sentenze e provvedimenti giudiziari - Sentenza di rigetto dell'opposizione a sentenza dichiarativa di fallimento - Obbligo solidale delle parti ex art. 57 del d.P.R. n. 131 del 1986 - Applicabilità al curatore del fallimento - Sussistenza.
Revoca del fallimento per il difetto dei presupposti di diritto sostanziale o per violazione di norme processuali - Danno "in re ipsa" - Sussistenza - Liquidazione - Onere probatorio della parte - Portata - Fattispecie - Responsabilità aggravata ex art. 96 cod. proc. civ. - Condizioni. , Dichiarazione di fallimento - Revoca - Presupposti - Inesistenza dei requisiti sostanziali o inosservanza di norme processuali - Conseguenze - Danno da privazione della disponibilità dell'azienda - Sussistenza - Natura e contenuto - Esistenza in "re ipsa" - Configurabilità.
In tema di revoca della sentenza dichiarativa di fallimento, a seguito di opposizione accolta per difetto dei presupposti di diritto sostanziale ovvero, come nella specie, per violazione di norme processuali, il fallito può chiedere, in entrambe le ipotesi, anche nello stesso procedimento ed ai sensi dell'art. 96 cod. proc. civ., che sia pronunciata la responsabilità del creditore istante per i danni cagionati con dolo o colpa grave; l'esistenza di tale pregiudizio si configura "in re ipsa", come effetto della privazione della disponibilità dell'azienda, in analogia a quanto affermato con riguardo al bene occupato "sine titulo" da parte della P.A. (Principio affermato dalla S.C. che, cassando con rinvio la sentenza d'appello, ne ha rilevato l'erroneità per non aver accolto l'istanza dell'opponente fallito volta ad acquisire il fascicolo fallimentare da cui sarebbero potute emergere le valutazioni dei beni aziendali, con ciò assolvendo la parte all'onere di allegare gli elementi di fatto, desumibili dagli atti di causa,necessari ad identificare in concreto il danno, così permettendone al giudice la liquidazione, anche se equitativa). (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 2008, n. 25978. Segue...
Fallimento – Impugnazione della sentenza di fallimento – Istruttoria prefallimentare instaurata prima della riforma – Regime transitorio – Competenza della corte d’appello – Sussistenza.
L'impugnativa della sentenza dichiarativa di fallimento depositata in data successiva all'entrata in vigore della riforma del decreto legislativo n.5 del 9 gennaio 2006 (cioè dopo il 16 luglio 2006), ma in esito ad istruttoria prefallimentare instaurata anteriormente, va proposta direttamente alla corte d'appello, con il mezzo dell'appello o, se introdotta dopo il 1° gennaio 2008, con il reclamo; il regime transitorio della vecchia legge fallimentare, regolato dall'art. 150 del predetto decreto, circoscrive la sua portata infatti alla definizione dell'istruttoria, ma il provvedimento che la conclude deve rispettare il nuovo art. 16 legge fallimentare e così la sua impugnazione, poiché la sentenza di fallimento segna lo spartiacque tra i due regimi normativi. Cassazione civile, sez. I, 20 Marzo 2008, n. 7471. Segue...
Opposizione a sentenza di fallimento – Mezzi di impugnazione – Regime transitorio – Disciplina.
L’opposizione alla sentenza dichiarativa di fallimento pronunciata in seguito a ricorso per fallimento depositato prima del 16 luglio 2006, data di entrata in vigore della riforma della legge fallimentare, deve essere proposta mediante opposizione al Tribunale che ha dichiarato il fallimento non essendo alla fattispecie applicabile l’appello previsto dalla riforma, posto che tale mezzo gravame trova la propria giustificazione nel fatto che la nuova istruttoria prefallimentare si svolge mediante un vero e proprio procedimento a cognizione piena. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Catania, 06 Dicembre 2006. Segue...
Opposizione a sentenza di fallimento – Regime transitorio – Competenza.
L’appello contro la sentenza di fallimento previsto dall’art. 18 della legge fallimentare, nel testo novellato dal d. lgs. n. 5/2006, è esperibile unicamente avverso le sentenze pronunciate a seguito di ricorsi per fallimento presentati prima dell’entrata in vigore della novella. (Nel caso di specie, la Corte ha dichiarato inammissibile l’appello proposto dal debitore contro la sentenza di fallimento pronunciata a seguito di ricorso depositato in data 26 gennaio 2006). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 03 Ottobre 2006. Segue...
I procedimenti per dichiarazione di fallimento iniziati prima dell’entrata in vigore del D. lgs. n. 5/2006 debbono essere definiti e quindi decisi secondo la legge anteriore, la quale prevede che la sentenza di fallimento possa essere impugnata con opposizione avanti al Tribunale che l’ha emessa e non con reclamo alla Corte d’Appello. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 28 Settembre 2006. Segue...
Fallimento del socio illimitatamente responsabile – Accertamento della qualità di socio e opposizione alla dichiarazione di fallimento – Nuovo processo societario – Applicabilità.
E’ soggetta al rito societario la domanda con la quale il socio illimitatamente responsabile di società di persone chieda che venga accertato l’avvenuto suo recesso dalla società e quindi la revoca della dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Biella, 25 Novembre 2005. Segue...
Fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Carattere officioso del giudizio - Poteri del giudice - Accertamento dello stato di insolvenza - Risultanze dello stato passivo - Utilizzabilità
Nel procedimento di opposizione alla dichiarazione di fallimento, il giudice, dato il carattere officioso del giudizio, ha il potere-dovere di verificare la sussistenza dei presupposti richiesti dalla legge, anche in base agli atti del fascicolo fallimentare, e l'accertamento relativo può essere fondato anche su fatti diversi da quelli considerati al momento dell'apertura della procedura concorsuale, purché essi (anche se conosciuti successivamente) siano riferibili ad un momento anteriore alla dichiarazione di fallimento. Pertanto, la sussistenza dello stato di insolvenza può essere correttamente desunta anche dalle risultanze non contestate dello stato passivo, perché, se questo è (normalmente) formato da crediti che risalgono ad un momento anteriore alla dichiarazione di fallimento, esso è suscettibile di essere considerato come elemento idoneo a manifestare lo stato di insolvenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Giugno 2004, n. 11393. Segue...