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Timestamp: 2019-07-21 09:36:24+00:00
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Art. 748 codice civile - Miglioramenti, spese e deterioramenti - Brocardi.it
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Articolo 748 Codice civile
Dispositivo dell'art. 748 Codice civile
In tutti i casi (1), si deve dedurre a favore del donatario il valore delle migliorie apportate al fondo nei limiti del loro valore al tempo dell'aperta successione [456, 1150 c.c.] (2).
Devono anche computarsi a favore del donatario le spese straordinarie (2) [1150] da lui sostenute per la conservazione della cosa, non cagionate da sua colpa 1150, 1152 c.c.].
Il coerede che conferisce un immobile [746 c.c.] in natura può ritenerne il possesso sino all'effettivo rimborso delle somme che gli sono dovute per spese e miglioramenti [749, 975, 985, 1152, 2040 c.c.].
(1) Sia in caso di collazione per imputazione che in natura.
(2) I miglioramenti vengono computati in base al loro valore, le spese straordinarie in relazione all'importo impiegato.
Al donatario non spetta alcunchè in relazione alle spese ordinarie, in quanto compensate dal godimento che ha del bene stesso.
Le migliorie realizzate dal donante, dopo la donazione, sono oggetto di detrazione, a meno che non costituiscano un'ulteriore donazione, atto a sua volta oggetto di collazione.
(3) Sono spese straordinarie, per esempio, quelle poste in essere per conservare il bene che minaccia il perimento o il crollo.
Al donatario, prima che l'obbligo di collazione divenga attuale, si applica la disciplina del possessore di buona fede (v. artt. 1148 e ss. c.c.).
Massime relative all'art. 748 Codice civile
Cass. civ. n. 24150/2015
In tema di collazione ereditaria d'immobili, la pretesa del donatario di dedurre migliorie e spese a norma dell'art. 748 c.c. non integra domanda riconvenzionale, ma semplice eccezione, non ampliando il contenuto del giudizio divisorio, atteso che il patrimonio del donante non può comprendere quanto realizzato sul bene dal donatario.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 24150 del 26 novembre 2015)
Cass. civ. n. 649/1991
In tema di collazione ereditaria, fra i miglioramenti apportati all'immobile dal donatario, che, a norma dell'art. 748 c.c., debbono essere detratti dal valore dell'immobile (sicché di essi non può tenersi conto nella riunione fittizia), deve ritenersi compresa l'affrancazione del fondo enfiteutico, sempreché il donatario provi (eventualmente anche a mezzo di presunzioni) di avervi provveduto a propria cura e spese.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 649 del 23 gennaio 1991)
Cass. civ. n. 4009/1981
In tema di collazione della divisione ereditaria, l'art. 748 c.c., il quale prevede, in favore del donatario, la deduzione, oltre che delle spese straordinarie, delle migliorie, nei limiti del loro valore al tempo dell'aperta successione, opera tanto con riguardo alle migliorie apportate direttamente dal donatario stesso, quanto con riguardo a quelle apportate da altri, e, quindi, anche dal donante, salva restando, in tale ultima ipotesi, l'eventuale ricorrenza di una successiva liberalità, suscettibile di distinta collazione nel concorso dei prescritti requisiti.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4009 del 18 giugno 1981)
Cass. civ. n. 2453/1976
Il coerede che ha goduto di un immobile del de cuius prima ancora di riceverlo in donazione, ha diritto, nella collazione per imputazione delle rendite relative, alla detrazione — dal valore imputabile — di quanto corrispondentemente da lui sborsato per tributi e spese di manutenzione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2453 del 28 giugno 1976)
Cass. civ. n. 2621/1974
Il disposto dell'art. 748 c.c., secondo cui, agli effetti della collazione, si deve dedurre in tutti i casi a favore del donatario il valore delle migliorie apportate al fondo, nei limiti del loro valore al tempo dell'aperta successione, è applicabile soltanto quando oggetto della donazione sia stata la proprietà piena dell'immobile, nella quale ipotesi il donatario, come deve essere rimborsato delle spese straordinarie da lui sostenute, così pure deve essere rimborsato delle migliorie apportate (da lui o da altro che abbia sostenuto il fondo), e queste devono essere valutate nei limiti del loro valore al tempo dell'aperta successione, indipendentemente dal minore o maggior costo di esse. Nell'ipotesi in cui, invece, oggetto della donazione sia stata la nuda proprietà con riserva dell'usufrutto al de cuius, il donatario, non avendo, come tale, in nessun caso ancora goduto dell'immobile, e neppure essendo legittimato al possesso di esso, non ha, in tale qualità, alcun titolo per vantare diritto al rimborso di somme per spese o per miglioramenti. Al fine di identificare il concetto di miglioria tenuto presente dall'art. 748 c.c., deve riconoscersi natura di miglioria a quell'opera che si incorpori nel fondo ed aumenti le opere esistenti, ovvero ne migliori l'inefficienza; non può invece riconoscersi natura di miglioria a quell'opera che valga solo a conservare le opere esistenti, minacciate di deperimento o di crollo, giacché in tal caso si tratta piuttosto di spese di straordinaria manutenzione. La miglioria finisce quindi necessariamente per ripercuotersi in un miglioramento della cosa, in un suo aumento, e, quindi, in un aumento del suo valore, con la conseguenza che il valore della miglioria, ai fini dell'art. 748 c.c., non può che coincidere con l'aumento di valore della cosa migliorata.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2621 del 5 ottobre 1974)