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Timestamp: 2013-12-09 05:47:54+00:00
Document Index: 60674444

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 27', 'art. 226', 'art. 17', 'art. 17', 'arti 37', 'arti 56', 'art. 1', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 6', 'arti 78', 'art. 2']

Provvedimenti. Appalti: la Corte di Giustizia accoglie parzialmente le censure della Commissione Europea sulla legge n.109/1994 | Diritto del Mercato
Provvedimenti. Appalti: la Corte di Giustizia accoglie parzialmente le censure della Commissione Europea sulla legge n.109/1994
Recente sentenza della Corte di Giustizia in materia di appalti. L’oggetto è relativo a sei censure promosse dalla Commissione Europea nei confronti della legge n.109/1994.
1) La prima censura verte sulla disciplina dei contratti misti quale risulta dalla legge n. 109/1994. Di conseguenza, occorre constatare che la Repubblica italiana, avendo adottato l’art. 2, comma 1, della legge n. 109/1994, è venuta meno agli obblighi che ad essa incombono ai sensi delle direttive 92/50, 93/36 e 93/37
2) La seconda censura si riferisce all’attribuzione diretta di lavori o di opere al titolare di una concessione edilizia o di un piano di lottizzazione approvato se questi lavori o opere hanno un valore inferiore alla soglia di applicazione della direttiva 93/37. risulta che l’art. 2, comma 5, della legge n. 109/1994 viola le disposizioni della direttiva 93/37 limitando indebitamente il ricorso alle procedure che questa istituisce.
3) La terza censura verte sull’affidamento delle attività di progettazione, di direzione e di vigilanza dei lavori nell’ambito di appalti pubblici di servizi con un valore inferiore alle soglie di applicazione delle disposizioni comunitarie in materia. Dal momento che gli obblighi derivanti dal diritto primario relativi alla parità di trattamento e alla trasparenza trovano così applicazione di pieno diritto a questi appalti anche se esclusi dal campo di applicazione della detta direttiva in considerazione del loro importo, purché siano rispettate le condizioni stabilite da questa giurisprudenza, non si può richiedere che la normativa nazionale di recepimento della detta direttiva li richiami esplicitamente. Pertanto occorre respingere la terza censura.
4/5) La quarta censura verte sulle disposizioni dell’art. 27, comma 2, della legge n. 109/1994 (direzione lavori va affidata al progettista di cui all’rt.17). La quinta censura si riferisce all’affidamento delle operazioni di collaudo e dei compiti di vigilanza di lavori pubblici così come disciplinata dagli artt. 28, comma 4, della legge n. 109/1994 e 188 del DPR n. 554/1999. l’assenza, nelle disposizioni nazionali applicabili, di menzione esplicita relativa all’applicazione degli obblighi derivanti dal Trattato, non può significare, che non è imposto il rispetto del principio di parità di trattamento e dell’obbligo di trasparenza. Di conseguenza, la quarta e quinta censura devono essere respinte in quanto si riferiscono alla violazione degli artt. 43 CE e 49 CE, ma sono fondate per il resto.
6) La sesta censura verte sugli artt. 37 bis, 37 ter e 37 quater della legge n. 109/1994, in applicazione dei quali le amministrazioni possono autorizzare l’esecuzione, mediante soggetti esterni ad esse, di lavori pubblici suscettibili di gestione economica secondo un progetto di attribuzione specifico. La Commissione non fornisce alcuna indicazione relativa all’eventuale esistenza di una tale discriminazione nell’ambito della presente censura. Pertanto, la sesta censura deve essere dichiarata irricevibile.
Nella causa C-412/04,
avente ad oggetto un ricorso per inadempimento ai sensi dell’art. 226 CE, proposto il 24 settembre 2004,
Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. X. Lewis e K. Wiedner, in qualità di agenti, assistiti dall’avv. G. Bambara, con domicilio eletto in Lussemburgo,
16 Pertanto, l’art. 17, comma 12, di tale legge autorizza le stazioni appaltanti ad affidare appalti pubblici di servizi aventi ad oggetto incarichi di progettazione e di direzione di lavori il cui importo stimato sia inferiore a EUR 100 000, per il tramite del responsabile del procedimento, ai soggetti di cui al comma 1, lett. d) - g), di detto art. 17 di loro fiducia previa verifica dell’esperienza e della capacità professionali dei soggetti stessi, e motivando questa scelta.
Fase precontenziosa del procedimento 27 La Commissione, dopo aver ricevuto denunce sugli effetti della legge 109/1994 nella sua versione iniziale, ha seguito il processo di adozione del progetto di legge volto a modificare la legge.
Sul ricorso 33 Il presente ricorso si basa su sei censure.
Argomenti delle parti 37 La Commissione sostiene che il regime giuridico applicabile agli appalti misti deve dipendere dall’oggetto principale dell’appalto, determinato inter alia, ma non esclusivamente, dal valore delle diverse prestazioni. 38 A tale riguardo, la Commissione ritiene che, assoggettando alla disciplina sugli appalti pubblici di lavori i contratti nei quali la componente lavori è prevalente dal punto di vista economico, pur avendo tuttavia carattere accessorio rispetto alle altre prestazioni, la disciplina italiana abbia come conseguenza la sottrazione di numerosi appalti di servizi e forniture con un valore stimato superiore alle soglie d’applicazione stabilite dalle direttive 92/50 e 93/36, ma inferiore a quella prevista dalla direttiva 93/37, all’applicazione della pertinente disciplina comunitaria. 39 La Repubblica italiana replica che, in attesa della modifica delle norme nazionali di cui trattasi, alla quale si è proceduto al fine di rispondere alle obiezioni della Commissione, era stata adottata la circolare del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti 18 dicembre 2003, n. 2316, sulla disciplina dei contratti misti negli appalti pubblici di lavori, forniture e servizi (GURI n. 79 del 3 aprile 2004, pag. 26), con la quale le amministrazioni aggiudicatrici sono state invitate a rispettare il principio secondo cui, in caso di appalti misti, è necessario tener conto, per la determinazione della normativa applicabile, dell’oggetto principale del contratto, affinché l’aspetto economico non costituisca più il criterio predominante a tal riguardo.
55 Dagli artt. 1 e 31 della legge n. 1150/1942 nonché dagli artt. 3 e 11 della legge n. 10/1977, si deduce anche che il titolare di una concessione può realizzare per proprio conto opere di urbanizzazione, a scomputo totale o parziale della quota dovuta a titolo di imposta. Argomenti delle parti 56 La Commissione sostiene, da un lato, che le disposizioni della legge n. 109/1994, in combinato disposto con le disposizioni pertinenti delle leggi n. 1150/1942 e n. 10/1977, consentono l’affidamento diretto dei lavori o di un’opera che costituiscono appalti pubblici di lavori ai sensi dell’art. 1, lett. a), della direttiva 93/37 al titolare di una convenzione edilizia o di un piano di lottizzazione approvato, senza garantire, con disposizioni esplicite, l’applicazione dei principi di trasparenza e di parità di trattamento sanciti dal Trattato CE, che devono essere rispettati anche se l’importo valutato è inferiore alla soglia di applicazione di tale direttiva. 57 D’altra parte essa afferma che, per determinare se tale soglia sia raggiunta, occorre calcolare il valore complessivo dei lavori e/o delle opere che rientrano nella convenzione stipulata fra il privato e l’amministrazione, poiché tali lavori e/o tali opere devono essere considerati come lotti distinti di un unico appalto. Il fatto che, secondo la normativa nazionale, le procedure di gara si applicano solo se questa convenzione comprende opere o lavori che, singolarmente considerati, hanno un valore che supera la soglia di applicazione delle norme comunitarie in materia, violerebbe quindi le disposizioni della direttiva 93/37, escludendo dal campo di applicazione delle disposizioni nazionali di recepimento appalti il cui valore complessivo è superiore a detta soglia, e ciò a causa dell’insufficienza degli importi corrispondenti a ciascuna delle prestazioni che questi appalti comprendono.
64 Di conseguenza, la normativa nazionale non dovrebbe, per quanto riguarda i detti appalti, introdurre un obbligo specifico di pubblicità o di messa in concorrenza. Giudizio della Corte
70 In secondo luogo, riguardo al campo di applicazione dell’art. 2, comma 5, della legge n. 109/1994, in relazione a quanto disposto dalla direttiva 93/37, occorre anzitutto ricordare che, secondo la giurisprudenza della Corte, il fatto che una disposizione di diritto nazionale che prevede la realizzazione diretta di un’opera di urbanizzazione da parte del titolare di una concessione edilizia o di un piano di lottizzazione approvato, a scomputo totale o parziale del contributo dovuto per il rilascio della concessione, faccia parte di un complesso di norme in materia urbanistica dotate di caratteristiche proprie e dirette al raggiungimento di specifici obiettivi, distinti da quelli della direttiva 93/37, non è sufficiente a escludere la realizzazione diretta dall’ambito di applicazione di quest’ultima, qualora risultino soddisfatti tutti gli elementi necessari affinché essa vi rientri (v. sentenza Ordine degli Architetti e a., cit., punto 66). 71 Questa realizzazione deve pertanto essere assoggettata alle procedure previste dalla direttiva 93/37 allorché soddisfa le condizioni indicate da quest’ultima perché sussista un appalto pubblico di lavori e, in particolare, allorché è presente l’elemento contrattuale richiesto dall’art. 1, lett. a), di tale direttiva e il valore dell’opera è pari o superiore alla soglia fissata all’art. 6, n. 1, della stessa.
Argomenti delle parti 78 La Commissione critica queste disposizioni, che autorizzano il ricorso ad un metodo di attribuzione degli appalti pubblici di servizi in questione che esclude qualsiasi forma di pubblicità, poiché, anche se questi appalti non rientrano nel campo di applicazione della direttiva 92/50, essi restano assoggettati alle norme del Trattato relative alla libera prestazione di servizi e alla libertà di stabilimento nonché ai principi di non discriminazione, di parità di trattamento, di proporzionalità e di trasparenza.
86 La Commissione ritiene che le disposizioni degli artt. 27, comma 2, e 28, comma 4, della legge n. 109/1994, in quanto consentono di attribuire direttamente, senza messa in concorrenza, gli appalti pubblici di servizi in questione, violino, a seconda del valore dei detti appalti, sia le direttive 92/50 e 93/38, sia gli artt. 43 CE e 49 CE. 87 La Repubblica italiana replica che ha preso atto delle critiche formulate dalla Commissione ed ha di conseguenza modificato la sua normativa adottando la legge comunitaria 2004.
– l’art. 2, comma 5, di detta legge, come modificata, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi che ad essa incombono in forza della direttiva 93/37, come modificata, e – gli artt. 27, comma 2, e 28, comma 4, della stessa legge, come modificata, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi che ad essa incombono in forza della direttiva 92/50, e della direttiva del Consiglio 14 giugno 1993, 93/38/CEE, che coordina le procedure di appalto degli enti erogatori di acqua e di energia, degli enti che forniscono servizi di trasporto nonché degli enti che operano nel settore delle telecomunicazioni.
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