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Timestamp: 2017-09-24 13:46:09+00:00
Document Index: 146268596

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2712', 'sentenza ', 'art. 570', 'sentenza ', 'art. 905', 'art. 906', 'art. 55']

Nell'ambito di tale materia, lo studio si occupa di tutelare, sia in sede amministrativa...
La pregressa esperienza dello studio in materia di tutela dei Diritti della Persona...
Negli ultimi anni si è verificato un progressivo proliferare di varie tipologie di...
La circostanza che la casa compravenduta sia priva del certificato di abitabilità trasforma l'operazione di vendita della stessa in una vendita dell'aliud pro alio. Con la sentenza numero 2294/2017 la Corte di cassazione si è pronunciata sull'argomento, affermando che una simile ipotesi deve essere ricondotta alla vendita dell'aliud pro alio sia nel caso in cui l'immobile difetti della licenza di abitabilità, sia nel caso in cui non sussistano i requisiti minimi per ottenerla; ovverosia, sia nel caso in cui vi sia inerzia del venditore, sia nel caso in cui l'immobile abbia caratteristiche intrinseche che lo rendano inabitabile, derivanti da insanabili violazioni della legge urbanistica.
La Corte di Cassazione con sentenza n. 5259/2017 ha ammesso la possibilità di utilizzare come fonte di prova, ai sensi dell'art. 2712 c.c., la registrazione su nastro magnetico di una conversazione telefonica, ma, ponendosi sulla scia di due sentenze degli anni ‘90 (la n. 8219/1996 e la n. 12206/1993), ha anche chiarito che a tal fine è necessario che: colui contro il quale la registrazione è prodotta non contesti che la conversazione sia realmente avvenuta; colui contro il quale la registrazione è prodotta non contesti che la conversazione abbia avuto il tenore risultante dal nastro; non si tratti di conversazione svoltasi tra soggetti estranei alla lite; almeno una delle parti sia parte in causa.
Va condannato per violazione degli obblighi di assistenza familiare il padre che non versa l'assegno di mantenimento al figlio, non essendo giustificato dallo stato di disoccupazione da lui lamentato, ritenuto all'uopo irrilevante. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, VI sezione penale, nella sentenza n. 39411/2017 con cui ha rigettato il ricorso avanzato da un uomo condannato ex art. 570 c.p. per mancato assolvimento degli obblighi di mantenimento nei confronti della figlia.
La guardia medica chiamata da un paziente affetto da una grave sintomatologia che gli domanda un'urgente visita domiciliare non può limitarsi a consigliargli a voce un farmaco ma deve recarsi presso il domicilio del malato. Le conseguenze per il sanitario, in caso contrario, possono essere anche molto gravi e ciò è stato chiarito dalla sentenza n. 39428/2017 depositata dalla sezione feriale della Corte di Cassazione il 24 agosto, che ha confermato la condanna di un medico, per tale motivo, per il reato di rifiuto di atti d’ufficio.
Ai sensi dell'art. 905 c.c. non risulta possibile aprire vedute dirette verso il fondo o sopra il tetto del vicino se non ad una distanza di un metro e mezzo. Allo stesso modo, non si possono costruire balconi o altri sporti, terrazze, lastrici solari e simili, muniti di parapetto che permetta di affacciarsi sul fondo del vicino, se non vi è la distanza di un metro e mezzo. Viceversa, per quanto concerne le vedute laterali o oblique, l'art. 906 c.c. stabilisce che non si possono aprire vedute sul fondo del vicino ad una distanza inferiore a settantacinque centimetri dal confine. La Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 20273, pubblicata in data 22 agosto 2017 chiarisce che tra le "vedute" deve essere ricompresa anche la porta di accesso al lastrico solare, a prescindere dal materiale utilizzato per la sua realizzazione.
Anche un'assenza di pochi minuti può costare un licenziamento disciplinare. È quanto stabilito dal giudice del lavoro di Imperia che con un'ordinanza dello scorso 10 agosto ha confermato uno dei 32 licenziamenti che il Comune di Sanremo aveva disposto nei confronti di alcuni dipendenti accusati di aver imbrogliato circa le loro presente in servizio. Una pronuncia che si inserisce nel solco di una giurisprudenza che non fa sconti in caso di falsa attestazione della presenza che, per il giudice ligure si configura non solo in caso di uso fraudolento degli strumenti di timbratura all'ingresso, bensì per ogni allontanamento dal proprio posto di lavoro che non sia stato segnalato adeguatamente. L'art. 55-quater, comma 1, lettera a), del d.lgs. 165/2001 stabilisce che il licenziamento disciplinare può essere comminato senza preavviso in caso di "falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l'alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente". Il successivo comma 1-bis è stato poi introdotto dal d.lgs. n. 116/2016 (riforma Madia) e prevede che "Costituisce falsa attestazione della presenza in servizio qualunque modalità fraudolenta posta in essere, anche avvalendosi di terzi, per far risultare il dipendente in servizio o trarre in inganno l'amministrazione", presso la quale questi presta la sua attività lavorativa, circa il rispetto dell'orario di lavoro. Della violazione risponde anche chi abbia agevolato il comportamento fraudolento con la propria condotta attiva o omissiva.