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Timestamp: 2020-08-06 20:08:17+00:00
Document Index: 112438936

Matched Legal Cases: ['art. 445', 'art. 3', 'art. 92', 'art. 92', 'art. 91', 'art. 149']

Sentenza Cassazione Civile n. 1765 del 24/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1765 del 24/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 24/01/2017, (ud. 23/11/2016, dep.24/01/2017), n. 1765
sul ricorso 8918-2015 proposto da:
G.S. elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ADALBERTO
N.6 SC. B, presso lo studio dell’avvocato GENNARO ORLANDO, che lo
EMANUEIA CAPANNOLO, EMENTINA PULLI giusta procura speciale a margine
avverso il decreto n. R.G. N. 6047/2013 del TRIBUNALE di NAPOLI del
25/09/2014, depositato il 26/09/2014;
Con decreto in data 25.9.2014 il Tribunale di Napoli ha omologato, ai sensi dell’art. 445 bis cod. proc. civ., l’accertamento in capo al ricorrente G.S., con decorrenza da novembre 2012, dello status di portatore di handicap con condizione di gravità ai sensi della L. n. 104 del 1992, art. 3, comma 3 e del requisito sanitario prescritto per l’indennità di accompagnamento.
Ha compensato le spese di lite in ragione della decorrenza dell’accertamento, successiva alla conclusione delle operazioni medico legali in sede amministrativa.
G.S. ha chiesto la cassazione della statuizione attinente al regolamento delle spese di lite sulla base di tre motivi. L’INPS ha resistito con tempestivo controricorso.
Con il primo motivo di ricorso parte ricorrente ha dedotto violazione e falsa applicazione dell’art. 92 cod. proc. civ. Sulla premessa che deve considerarsi vittoriosa e non soccombente la parte che ottenga il riconoscimento giudiziale di almeno una delle proprie pretese, ha censurato la decisione per non avere tenuto adeguatamente conto, nel regolamento delle spese di lite, della graduazione della responsabilità delle parti ai fini dell’instaurazione del giudizio.
Con il secondo motivo ha dedotto violazione o falsa applicazione dell’art. 92 cod. proc. civ..
Ha sostenuto la irrilevanza, quanto alla domanda di accertamento dello status di handicap grave, della decorrenza dell’accertamento sanitario configurandosi lo stesso solo quale presupposto per l’accesso ai benefici di legge, destinati quindi a valere per il futuro.
Con il terzo motivo di ricorso ha dedotto violazione dell’art. 91 cod. proc. civ., sostenendo che la parte che vede accolte anche solo in parte le proprie domande non può essere considerata soccombente, neanche parziale. Pertanto la disposta compensazione delle spese si risolveva in sostanziale soccombenza di fatto con ribaltamento del principio che presiede alla disciplina dettata dagli artt. 91 e 92 cod. proc. civ..
Ritiene il Collegio, in adesione alla proposta formulata dal Consigliere relatore che i motivi di ricorso, esaminati congiuntamente per ragioni di connessione, sono manifestamente infondati.
Secondo la giurisprudenza di questa Corte la nozione di soccombenza reciproca, che consente la compensazione parziale o totale delle spese processuali, sottende – anche in relazione al principio di causalità – una pluralità di domande contrapposte, accolte o rigettate, che si siano trovate in cumulo nel medesimo processo fra le stesse parti, ovvero raccoglimento parziale dell’unica domanda proposta, allorchè essa sia stata articolata in più capi e ne siano stati accolti uno o alcuni e rigettati gli altri, ovvero una parzialità dell’accoglimento meramente quantitativa, riguardante una domanda articolata in unico capo. (Cass. n. 21684 del 2013, n. 22381 del 2009)
Con riferimento alle controversie in materia di assistenza e previdenza obbligatoria, è stato specificato che sussiste parziale soccombenza della parte privata, idonea a giustificare la compensazione delle spese, sia nell’ipotesi in cui il requisito sanitario sia sopravvenuto alla domanda giudiziale, sia nell’ipotesi in cui, ancorchè esso sia risultato sussistente da epoca anteriore a tale domanda, questa abbia avuto ad oggetto il conseguimento della prestazione da data anteriore a quella in cui l’anzidetto requisito risulta essersi perfezionato (ai sensi dell’art. 149 disp. att. cod. proc. civ.) per effetto di aggravamento successivo alla domanda amministrativa, ma anteriore al procedimento giudiziale (Cass. nn. 7716/2003, 19343/2004 e 9080/2009; 7307 del 2011).
In merito alla censurabilità, in sede di legittimità, della statuizione con la quale, in ipotesi di soccombenza reciproca, il giudice di appello abbia ritenuto di compensare, in tutto o in parte, le spese di lite la giurisprudenza di questa Corte ha ripetutamente affermato che in terna di regolamento delle spese processuali, e con riferimento alla loro compensazione, poichè il sindacato della S.C. è limitato ad accertare che non risulti violato il principio secondo il quale le spese non possono essere poste a carico della parte vittoriosa, esula da tale sindacato e rientra nel potere discrezionale del giudice di merito la valutazione dell’opportunità di compensare in tutto o in parte le spese di lite, e ciò sia nell’ipotesi di soccombenza reciproca, sia nell’ipotesi di concorso di altri giusti motivi. (v,. tra le altre, Cass. n. 15217 del 2013, n. 17457 del 2006).
In applicazione dei richiamati principi ai quali si ritiene di dare continuità, rilevato, quanto all’accertamento dello status di handicap grave, che è configurabile una situazione di parziale soccombenza la quale deve essere verificata in relazione alla originaria domanda proposta e non, come sostenuto dal ricorrente, con riferimento alle possibili future utilità che la parte si riserva di trarre dall’acquisito status di portatore di handicap grave, il ricorso deve essere respinto in quanto manifestamente infondato.
A tanto consegue il rigetto del ricorso. Le spese del giudizio sono regolate secondo soccombenza.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna parte ricorrente alla rifusione all’INPS delle spese del giudizio che liquida in complessivi Euro 1.200,00 per compensi professionali, Euro 100,00 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15%, oltre accessori di legge