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Timestamp: 2017-11-24 02:12:38+00:00
Document Index: 144685754

Matched Legal Cases: ['art. 116', 'sentenza ', 'sentenza ', 'e contrario', 'sentenza ', 'sentenza ']

E' fondata la censura di difetto di interesse all'accesso (Cons. di Stato N. 00201/2012)
E’ fondata la censura di difetto di interesse all’accesso (Cons. di Stato N. 00201/2012)
Qui la sentenza: E' fondata la censura di difetto di interesse all'accesso (Cons. di Stato N. 00201/2012)
Il giudice può anche ravvisare motivi ostativi all’accesso diversi da quelli opposti dall’Amministrazione
l’accesso è oggetto di un diritto soggettivo di cui il giudice amministrativo conosce in giurisdizione esclusiva
Il giudizio ha per oggetto la verifica della spettanza o meno del diritto di accesso, piuttosto che la verifica della sussistenza o meno di vizi di legittimità dell’atto amministrativo.
Infatti, il giudice può ordinare l’esibizione dei documenti richiesti, così sostituendosi all’amministrazione e ordinandole un facere pubblicistico, solo se ne sussistono i presupposti (art. 116, comma 4, Cod. proc. amm.).
Il che implica che, al di là degli specifici vizi e della specifica motivazione dell’atto amministrativo di diniego dell’accesso, il giudice deve verificare se sussistono o meno i presupposti dell’accesso, potendo pertanto negarlo anche per motivi diversi da quelli indicati dal provvedimento amministrativo [Cons. Stato, VI, 12 gennaio 2011, n. 117].
Passaggio tratto dalla decisione numero 201 del 19 gennaio 2012 pronunciata dal Consiglio di Stato
Alla luce di tale premessa, è fondata la censura di difetto di interesse all’accesso, sotto il profilo che l’istanza di accesso è stata finalizzata ad acquisire elementi difensivi per il giudizio davanti al giudice amministrativo contro l’aggiudicazione dell’appalto.
Invero, sono dirimenti due considerazioni.
Da un lato, nelle gare di appalto pubblico, il documento unico di regolarità contributiva (DURC) rappresenta un documento necessario e sufficiente, dalle cui risultanze l’amministrazione non si può discostare, per cui era del tutto irrilevante, al fine della gara di appalto e del conseguente contenzioso, andare a verificare la veridicità dei documenti posti a fondamento del DURC medesimo. Se del caso, la falsità di tali documenti potrebbe rilevare in un diverso giudizio di risarcimento del danno tra privati, ma non nel giudizio amministrativo, in difetto di querela di falso.
Pertanto, non vi era alcun originario interesse, in capo alla società Le Macchine Controinteressata s.c.r.l., a visionare gli atti posti a fondamento del DURC, ai fini del giudizio davanti al Tribunale amministrativo.
Dall’altro lato, il giudizio davanti al Tribunale amministrativo si è nel frattempo concluso con sentenza di rigetto passata in giudicato. Sicché è venuto meno l’interesse della Le Macchine Controinteressata s.c.r.l. ad esercitare l’accesso in funzione di un giudizio ormai definitivamente concluso.
E’ anche fondato l’appello laddove lamenta che l’istanza di accesso era finalizzata ad un accesso generico e ispettivo, da considerare non ammissibile.
In conclusione, in accoglimento dell’appello, e in riforma della sentenza di primo grado, va respinto il ricorso di primo grado.
la decisione numero 810 del 7 febbraio 2011 pronunciata dal Consiglio di Stato
Illegittimo diniego di accesso agli atti : il soggetto che ha presentato le offerte per le gare era il Consorzio ALFA (e non l’Istituto appellante che faceva parte del Consorzio) e che era possibile, secondo quanto prospettato dallo stesso Istituto, che alcuni dei partecipanti al Consorzio non avessero tutti gli atti effettivamente presentati dal Consorzio medesimo per la partecipazione alla gara nei suoi diversi lotti.
In proposito ritiene preliminarmente questa Sezione che il principio affermato, secondo cui l’Amministrazione può negare l’accesso agli atti prodotti dalla stessa parte (o fornirle copia degli atti dalla stessa depositati), può risultare inutilmente penalizzante per la parte e contrario ai doveri di collaborazione che comunque devono sussistere fra i diversi soggetti coinvolti nell’esercizio della funzione pubblica. E ciò anche quando la richiesta di accesso (o di copia degli atti), evidentemente ritenuta dalla parte necessaria, risulti dovuta ad eventuale negligenza nella conservazione di copia degli atti presentati, potendo la stessa amministrazione ben richiedere al privato i costi sostenuti per l’attività richiesta che sarebbe risultata inutile se la parte fosse stata del tutto diligente ma che risulta comunque necessaria per la stessa per la cura di propri legittimi interessi.
Ma la sentenza appellata non può essere condivisa anche per l’ulteriore motivo di non aver considerato che, nella fattispecie, il soggetto che ha presentato le offerte per le gare era il Consorzio ALFA (e non l’Istituto appellante che faceva parte del Consorzio) e che era possibile, secondo quanto prospettato dallo stesso Istituto, che alcuni dei partecipanti al Consorzio non avessero tutti gli atti effettivamente presentati dal Consorzio medesimo per la partecipazione alla gara nei suoi diversi lotti.
Per gli esposti motivi si deve quindi ritenere che l’istanza di accesso reiterata dall’Istituto Ricorrente Professionale il 28 dicembre 2009 non poteva essere negata. Del resto l’interesse prospettato dall’Istituto non può ritenersi neanche eterogeneo rispetto all’oggetto dell’attività amministrativa e per questo non meritevole di considerazione.
Né risulta condivisibile l’affermazione, contenuta nella sentenza appellata, secondo cui con l’accesso l’amministrazione verrebbe ad ingerirsi in una controversia civile interna ad una parte contrattuale posto che l’accesso non determina una ingerenza in una (eventuale) controversia fra i consorziati (rispetto alla quale l’amministrazione resterebbe estranea) ma verrebbe fatta solo chiarezza sugli atti consegnati da una partecipante ad una gara pubblica (dal Consorzio resistente) e in possesso dell’amministrazione.
In conclusione l’appello deve essere accolto e deve essere riconosciuto il diritto dell’appellante Istituto Ricorrente Professionale S.r.l., a prendere visione (e ad ottenere eventualmente copia) degli atti oggetto della sua richiesta di accesso.
Riportiamo qui di seguito il testo integrale della decisione numero 201 del 19 gennaio 2012 pronunciata dal Consiglio di Stato.