Source: http://www.esproprionline.it/site/d_NewsList.asp?whichpage=1&SortField=&SortDir=&CategoriaNews=7&DataDa=&DataA=&stat=3
Timestamp: 2018-03-23 02:55:33+00:00
Document Index: 170330376

Matched Legal Cases: ['art. 42', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 1226', 'art. 42', 'art. 97']

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IL RINNOVO DELLA PROCEDURA ESPROPRIATIVA NON È UN'ALTERNATIVA AL 42 BIS
Il provvedimento ex art. 42 bis è volto a ripristinare, con effetto ex nunc, la legalità amministrativa violata e costituisce una extrema ratio per la soddisfazione di attuali ed eccezionali ragioni di interesse pubblico e non già il rimedio rispetto ad un illecito. L'adozione del provvedimento consente all'amministrazione di acquisire l'immobile per le anzidette attuali ed eccezionali ragioni di interesse pubblico mediante uno speciale procedimento semplificato, in assenza delle "ragionevoli alternative", cui fa riferimento dell'art. 42 bis, comma 4, che consistono nella restituzione del bene al proprietario o nell'acquisizione consensuale e non già nell'acquisizione mediante rinnovo della procedura espropriativa.
TUTELA DA SCONFINAMENTO RIMESSA AL TRIBUNALE
Lo sconfinamento rispetto al provvedimento di esproprio configura un comportamento di mero fatto perpetrato in carenza assoluta di potere e tale da integrare un illecito permanente lesivo del diritto soggettivo del proprietario del fondo la cui tutela è rimessa alla giurisdizione del giudice ordinario, e precisamente del Tribunale.
DESTINAZIONE INDUSTRIALE EDIFICABILE ANCHE SE IL PIANO SIA RIMASTO INATTUATO
Una destinazione industriale rende le aree edificabili, non rilevando la circostanza che il PRT sia rimasto sostanzialmente inattuato, in quanto deve ritenersi sufficiente a conferire al terreno la vocazione edificatoria, sia di fatto che di diritto.
OPERE DI BONIFICA DI UN TORRENTE: CONTROVERSIA RISARCITORIA AL TRAP
RESTITUTIO IN INTEGRUM IN ASSENZA DI ACQUISIZIONE SANANTE: ALLA CORTE DEI CONTI
Una scelta manifestamente irrazionale di non emanare il provvedimento di acquisizione, comportando l'obbligo di demolire le opere realizzate con denaro della collettività, implica la conseguente responsabilità devoluta alla cognizione della Corte dei Conti, mentre invece l'ordinamento non può che qualificare come secundum ius il provvedimento di acquisizione, che in quanto tale salvaguardi l'opera pubblica concretamente utilizzata ed eviti lo spreco del denaro pubblico
NON INTRODUCIBILI NEL GIUDIZIO DI OTTEMPERANZA NUOVE QUESTIONI DI COGNIZIONE
Il giudizio di ottemperanza è attivabile unicamente al fine di ottenere l'adempimento dell'obbligo della pubblica amministrazione di conformarsi al giudicato, e non per introdurre nuove questioni di cognizione, sicché, laddove vi fosse la necessità di accertamenti in diritto o in fatto determinanti il rinnovato esercizio di poteri cognitori, come nel caso in cui fosse necessario individuare i criteri di quantificazione di pretese residue reclamate, la relative deduzione sarebbe inammissibile in sede di ottemperanza, implicando, nella sostanza, richieste di accertamento ulteriori rispetto a quelle formalmente risultanti dal titolo ottemperando.
LEGITTIMO TRASLARE L'OPERA (E L'ESPROPRIO) IN PRESENZA DI CONDUTTURE SOTTERRANEE
Le scelte compiute dall'amministrazione in sede di variazione rispetto al progetto iniziale del tracciato che deve ospitare l'opera pubblica sono espressione dell'ampia discrezionalità tecnica di cui essa dispone in materia e dalla quale discende la loro sindacabilità solo nei ristretti limiti costituiti dalla manifesta illogicità arbitrarietà ed evidente travisamento dei fatti, considerazioni queste che non possono non valere anche relativamente all'invalidità derivata che si fa valere avverso il correlativo decreto di esproprio.
DANNO DA OCCUPAZIONE ILLEGITTIMA: 5% OLTRE AD INTERESSI SUL CAPITALE RIVALUTATO
Il danno per il periodo di illegittima occupazione deve coprire il solo valore d'uso del bene dal momento della sua illegittima occupazione e fino alla giuridica regolarizzazione della fattispecie (coincidente con la disposta restituzione, ovvero con l'eventuale acquisizione sanante). Tale valore d'uso, corrispondente al danno sofferto dai proprietari per l'illecita, prolungata occupazione dei terreni di loro proprietà, può quantificarsi, con valutazione equitativa ex artt. 2056 e 1226 c.c., nell'interesse del cinque per cento annuo sul valore venale dei fondi alla data del 31 dicembre di ogni anno di riferimento del periodo di occupazione illecita, in linea con il parametro fatto proprio dal legislatore con il cit. art. 42- bis comma 3, d.P.R. n. 327 del 2001, suscettibile, in difetto di prova di un danno di diversa entità, di applicazione analogica in quanto espressione di un principio generale. Su tali importi devono essere calcolati gli interessi sulla somma rivalutata anno per anno fino alla data della proposta; la somma così risultante sarà poi produttiva di interessi dalla data di deposito della presente decisione fino all'effettivo soddisfo.
IL PROPRIETARIO DEL BENE ILLEGITTIMAMENTE OCCUPATO PUÒ SOLLECITARE L'AMMINISTRAZIONE AD AVVIARE IL PROCEDIMENTO DI ACQUISIZIONE O RESTITUZIONE
Il proprietario spogliato del bene può sollecitare l'Amministrazione ad avviare il procedimento di acquisizione sanante ex art. 42-bis DPR 327/2001, che può portare alternativamente alla restituzione del bene illegittimamente detenuto o all'acquisizione del medesimo, con conseguente obbligo per la stessa Amministrazione di provvedere espressamente al riguardo, essendo l'eventuale inerzia configurabile quale silenzio inadempimento impugnabile di fronte al giudice amministrativo,
L'INERZIA DELLA P.A. A SEGUITO DI ISTANZA DI 42-BIS NON CESSA CON UNA MERA ATTIVAZIONE EMBRIONALE
L'inerzia dell'Amministrazione competente ad adottare il provvedimento di acquisizione sanante ex art. 42-bis dPR 327/2001 non può dirsi cessata in conseguenza di un'attivazione di carattere meramente embrionale mediante atti endoprocedimentali preparatori; per impedire la formazione del silenzio non è sufficiente l'avvio formale del procedimento ma occorre concludere l'iter procedimentale secondo uno dei due corni dell'alternativa: acquisizione o restituzione del bene occupato.
AZIONE POSSESSORIA NEI CONFRONTI DELL'AMMINISTRAZIONE CHE AGISCA SINE TITULO: GIUDICE ORDINARIO
È da escludersi vi sia la giurisdizione del giudice amministrativo in ordine ai comportamenti della pubblica amministrazione in materia di urbanistica ed edilizia, tra i quali vanno ricomprese anche le azioni possessorie nei confronti dell'amministrazione che agisca "iure privatorum" o "sine titulo", in quanto tali comportamenti sono caratterizzati dal fatto che, in relazione agli stessi, la pubblica amministrazione non esercita neppure in via mediata alcun pubblico potere.
MANCA L'INTERESSE AD ANNULLARE IL PROGETTO SE È SCADUTA LA PUBBLICA UTILITÀ
Ove l'opera sia stata ultimata solo in parte, senza coinvolgere i terreni di proprietà del ricorrente, questi non ha un interesse concreto e attuale ad ottenere l'annullamento degli atti di approvazione del progetto, poiché gli stessi sono divenuti inefficaci a seguito della scadenza del termine di efficacia della dichiarazione di pubblica utilità dell'opera, venendo meno la possibilità di espropriare i terreni del ricorrente.
IL PASSAGGIO DELLA PROCESSIONE RELIGIOSA NON È SINTOMATICO DELL'USO PUBBLICO DELLA STRADA
L'uso pubblico di una strada deve essere inteso come comportamento della collettività contrassegnato dalla convinzione di esercitare il diritto di uso della strada, palesata da una situazione dei luoghi che non consente di distinguere la strada in questione da una qualsiasi altra strada della rete viaria pubblica. Il passaggio della rituale "processione" lungo la strada può deporre a sostegno del detto uso pubblico, trattandosi di passaggio che, al contrario, ben può essere giustificato da ben diverse ragioni (di culto o di tradizione) da quelle vantate dal Comune.
DOMANDA RISARCITORIA DA OCCUPAZIONE ILLEGITTIMA: NON SERVE LA PROBATIO DIABOLICA DELLA PROPRIETÀ
Ai fini della legittimazione attiva in una domanda avente ad oggetto un'occupazione illegittima, quanto alla titolarità del diritto di proprietà che si assume leso, l'oggetto della pretesa azionata non è, né potrebbe esserlo, il diretto e rigoroso accertamento della proprietà del bene illegittimamente occupato. Quindi, non è richiesta la prova rigorosa della proprietà del bene (c.d. probatio diabolica), ma il convincimento del giudice in ordine alla legittimazione alla pretesa risarcitoria può anche formarsi sulla base di qualsiasi elemento documentale e presuntivo sufficiente ad escludere un'erronea destinazione del pagamento dovuto.
SE VIENE MODIFICATO IL PROGETTO DEFINITIVO, È ILLEGITTIMO IL DECRETO DI ESPROPRIO CHE NON TENGA CONTO DELLA MODIFICA
DANNO DA MANCATO GODIMENTO: SEMPRE IL 5% IN APPLICAZIONE ANALOGICA DEL 42-BIS
In relazione al risarcimento del danno richiesto per il mancato godimento dei beni immobili a cagione dell'occupazione illegittima degli stessi da parte della P.A., la domanda va accolta facendosi applicazione analogica, in via equitativa (ai sensi dell'art. 1226 del Codice Civile), dei criteri risarcitori dettati dall'art. 42-bis del D.P.R. 8 Giugno 2001 n° 327, e, dunque, con la condanna dell'occupante al pagamento di una somma pari al 5% annuo (per ciascun anno di illegittima occupazione) del valore di mercato (in tali momenti) delle aree in questione, maggiorata di rivalutazione monetaria (secondo indici I.S.T.A.T.) e di interessi legali, sino all'effettivo pagamento, trattandosi di debito di valore.
DEVE ESSERE SERIAMENTE VALUTATO UN DIVERSO TRACCIATO SE IL METANODOTTO IMPEDISCE LA POTENZIALE ATTIVITÀ ESTRATTIVA DEL FONDO
Illegittimo è un metadonotto che impedisce lo svolgimento anche solo potenziale di un'attività di cava, senza che sia stata accolta la proposta di un tracciato alternativo volto a contemperare diversamente l'interesse pubblico e quello privato, riducendo al minimo il pregiudizio per quest'ultimo, sulla base del misconoscimento della suddetta potenzialità estrattiva, asseritamente insussistente per motivi soggettivi ed oggettivi, dovendosi invece ritenere che essa rappresenti una legittima facoltà di sfruttamento economico del fondo rientrante nel diritto di proprietà, a prescindere che detta facoltà sia (già) stata avviata mediante l'attivazione dei necessari procedimenti amministrativi preordinati al rilascio delle prescritte autorizzazioni.
DECADENZA DEI VINCOLI: OBBLIGO DI PROCEDERE AD UNA NUOVA PIANIFICAZIONE
In ragione della oggettiva incertezza sulla destinazione dei suoli gravati da vincoli espropriativi, si appalesa sussistente un obbligo di puntuale riscontro dell'istanza intesa alla definizione urbanistica dei suoli, con riguardo al principio generale di razionalità dell'azione amministrativa e alla direttiva della garanzia del buon andamento imposta dall'art. 97 Costituzione. Il riscontro deve previamente individuare il regime urbanistico impresso alle aree, onde verificare l'eventuale decadenza dei vincoli espropriativi e l'eventuale intervenuta rinnovazione dei vincoli medesimi e, all'esito e in caso di mancata attuale classificazione, procedere alla rinormazione urbanistica delle aree medesime, divenute per effetto della scadenza dei vincoli, "zone bianche"; ovvero, in caso di intervenuta verificata rinnovazione dei vincoli espropriativi, quantificare la pertinente indennità; ovvero, ancora, escludere, con provvedimento espresso, la doverosità dell'uno o dell'altro incombente, stante l'eventuale persistente vigenza dei vincoli a suo tempo imposti.
IL DECRETO DI ESPROPRIO TARDIVO NON ANNULLATO È EFFICACE E NON GENERA DANNO RISARCIBILE
Nel caso di adozione dopo i termini di legge del decreto di espropriazione non sussiste un difetto assoluto di attribuzione, ma l'esercizio - seppur viziato - di potestà amministrative. La violazione del termine, pertanto, non cagiona la nullità del provvedimento, bensì la sua annullabilità. Se il decreto non viene impugnato o se, come nel caso di specie, l'impugnazione proposta si estingue per perenzione, il provvedimento e i suoi effetti ablativi si consolidano.
Il giovane è guidato dall'opinione della società come se fosse venuto da te e da me, e avesse detto, cosa dovrei leggere? Che vestito dovrei mettermi? Cosa dovrei dire? (Ralph Waldo Emerson)