Source: http://bancheclienti.ilcaso.it/codice_civile/1398
Timestamp: 2019-05-22 21:35:29+00:00
Document Index: 18640714

Matched Legal Cases: ['art. 1398', 'art. 1759', 'art. 1337', 'art. 1440', 'art. 1337', 'art. 1398']

Rappresentanza senza potere
I. Colui che ha contrattato come rappresentante senza averne i poteri o eccedendo i limiti delle facoltà conferitegli, è responsabile del danno che il terzo contraente ha sofferto per avere confidato senza sua colpa nella validità del contratto.
Falsus procurator – Configurabilità – Contratto concluso da collaboratori dell’imprenditore – Sussistenza – Ipotesi.
La reiterata e non contestata spendita del nome della società in capo al personale contraente configura una ipotesi di c.d. falsus procurator ex art. 1398 c.c., allorquando venga in rilievo la necessità di tutelare la apparentia juris ingenerata dal comportamento reiterato ed incontestato del personale dipendente, ossia l’affidamento incolpevole derivante da un comportamento colposo del rappresentato.
(Nel caso di specie – pronunciandosi su una opposizione a decreto ingiuntivo ove la società sportiva opponente sosteneva l’impossibilità per il preparatore tecnico (ed altro personale) della stessa di impegnare negozialmente la società, il Giudice ha rilevato la presenza di elementi tali da invocare la necessità di salvaguardare l’apparentia juris: ossia la buona fede della società opposta, desunta dall’assenza di contestazioni della stessa nel corso di ben otto anni e dalle dichiarazioni del personale che ha sempre dichiarato di agire in nome e per conto della società sportiva; e in secondo luogo il comportamento colposo dell’opponente, desunto dal reiterato consenso della società al personale di autorizzazione a commissionare le prestazioni mediche ritenute necessarie). (Laura Rizzi) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 09 Gennaio 2019. Segue...
Contratto concluso dall’impresa estera successivamente costituita in Italia - Omessa comunicazione della nazionalità estera dell’impresa contraente - Obbligo di diligenza del mediatore e responsabilità ex art. 1759 cod. civ. - Responsabilità ex artt. 1337 e 1440 cod. civ. del contraente - Illecito precontrattuale e responsabilità da contatto sociale.
È valido ed efficace il contratto concluso, per il tramite di una società di intermediazione immobiliare, con colui che agisce per conto di una società estera spendendo il nome di un’omonima impresa italiana non ancora venuta ad esistenza.
Il soggetto che si affida ad una società di intermediazione immobiliare al fine di concludere un contratto di permuta deve essere posto nella condizione di valutare la portata dell’affare e le conseguenze derivanti dalla stipulazione. La mancata comunicazione, da parte del mediatore e della società contraente, della nazionalità estera di quest’ultima, si configura come violazione di precisi obblighi imposti dalla legge, riconducibili da un lato al dovere di diligenza nell’esecuzione del rapporto di mediazione (artt. 1176 e 1759 cod. civ.), e dall’altro lato al canone di buona fede nelle trattative e nella formazione del contratto di permuta (art. 1337 cod. civ.). Quanto a questo secondo profilo, inoltre, l’illecito in questione ben può ricondursi alla fattispecie del dolo incidens di cui all’art. 1440 cod. civ.
La violazione dell’obbligo di cui all’art. 1337 cod. civ. dà luogo ad una forma di responsabilità c.d. “da contatto sociale qualificato”, la quale è regolata dalle disposizioni dettate in materia di responsabilità contrattuale (artt. 1218 e ss. cod. civ.).
La società di intermediazione immobiliare negligente e il contraente in mala fede, dunque, rispondono in solido secondo le regole previste in materia di illecito contrattuale. (Francesca Massolin) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 14 Marzo 2017. Segue...
Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Stato d'insolvenza - Istanza di fallimento fondata su fideiussione sottoscritta dal “falsus procurator” - Ratifica implicita in assenza di specifiche contestazioni - Esclusione.
Le difese svolte, in sede di procedimento per la dichiarazione di fallimento, dal convenuto che, senza contestare specificamente la legittimazione attiva del ricorrente, si limiti a contrastare nel merito la pretesa del creditore fondata su di un negozio fideiussorio sottoscritto in nome e per conto del debitore, ma da soggetto privo di poteri rappresentativi, non sono idonee a ratificare l’attività del “falsus procurator”, in assenza di una chiara ed univoca volontà del debitore di far proprio tale contratto, incompatibile con la volontà di farne valere l’inefficacia. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 2017, n. 1158. Segue...
Fallimento – Liquidazione dell’attivo – Vizi del procedimento endoconcorsuale prodromico alla formazione e manifestazione della volontà negoziale degli organi di gestione delle procedure concorsuali – Nullità o l’inefficacia del negozio – Esclusione – Annullabilità del negozio – Azione di annullamento – Legittimazione.
I vizi del procedimento endoconcorsuale prodromico alla formazione e manifestazione della volontà negoziale degli organi di gestione delle procedure concorsuali non determinano la nullità o l’inefficacia del negozio concluso in assenza delle autorizzazioni o dei pareri richiesti dalla legge, ma determinano unicamente l’annullabilità del negozio medesimo, che può essere fatta valere soltanto dal curatore fallimentare o dal liquidatore del concordato.
Il singolo creditore e, più in generale, ogni altro soggetto portatore di un interesse coinvolto nel procedimento diretto al compimento dell’atto viziato non sono legittimati ad esperire l’azione di annullamento, ma possono proporre reclamo endoconcorsuale avverso l’atto viziato affinché, accertata in sede concorsuale l’esistenza del vizio, l’organo di gestione della procedura si attivi per rimuovere il negozio esercitando all’uopo l’azione di annullamento, resa doverosa dall’accoglimento del reclamo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Campobasso, 03 Novembre 2016. Segue...
Procedimento monitorio - Opposizione - Domanda riconvenzionale dell'opposto - Mutamento in senso ampliativo o restrittivo della quantificazione monetaria del dovuto..
In tema di ammissibilità della riconvenzionale avanzata dall’opposto nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, si può definire mera modifica della domanda (e come tale consentita anche all'opposto indipendentemente dalle riconvenzionali avversarie) quella che, lasciando immutati causa petendi e petitum immediato, modifichi in senso ampliativo o restrittivo la mera quantificazione monetaria del dovuto. È dunque ammissibile la domanda riconvenzionale dell’opposto che, non comportando immutazione dei fatti posti a fondamento dell'azione e non introducendo un tema d'indagine completamente nuovo, chieda la condanna dell’opponente al pagamento dei premi assicurativi successivi all’emissione del decreto ingiuntivo opposto. (Andrea Milesi) (riproduzione riservata)
In tema di contratto di assicurazione, qualora l’agente non abbia ricevuto il potere specifico di convenire clausole di rescindibilità, esse non sono efficaci nei confronti del rappresentato, versandosi nell’ipotesi di cui all’art. 1398 c.c.. (Andrea Milesi) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona, 03 Gennaio 2010. Segue...