Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-17616-del-28-06-2019
Timestamp: 2020-05-28 03:41:30+00:00
Document Index: 30922347

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 360', 'art. 16', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 3', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 6', 'art. 360', 'art. 112', 'art. 1362', 'art. 1367', 'art. 378', 'art. 380']

Sentenza Cassazione Civile n. 17616 del 28/06/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17616 del 28/06/2019
Cassazione civile sez. VI, 28/06/2019, (ud. 20/03/2019, dep. 28/06/2019), n.17616
sul ricorso 11342-2018 proposto da:
C.N.M., B.R., D.V.M.G.,
P.M., S.R., A.C., M.A.,
S.I.T.M., C.G., A.F.,
MU.LI., B.N., m.z., elettivamente domiciliati in
dell’avvocato DOMENICO NASO, rappresentati e difesi dall’avvocato
CRISTIANO DALLA TORRE;
avverso la sentenza n. 324/2017 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,
partecipata del 20/03/2019 dal Consigliere Relatore Dott. ALFONSINA
la Corte d’appello di Venezia, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Verona, ha accolto il ricorso del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca scientifica, nella parte in cui lo stesso aveva chiesto di sentir annullare la condanna, disposta in primo grado, a corrispondere l’indennità ai sensi della L. n. 183 del 2010, art. 32, nei confronti di S.R. e altri tredici, insegnanti, collaboratori scolastici e assistenti tecnici precari, successivamente immessi in ruoli in periodi diversi a seguito di stabilizzazione;
la Corte territoriale, richiamandosi ai principi di diritto elaborati dalla giurisprudenza di legittimità (specificamente a Cass. da n. 22552 a n. 22557 del 2016 e a Cass. n. 27563 del 2016 e alla successive, tutte conformi), ha ritenuto che nel caso di specie i danni della illegittima reiterata utilizzazione asseritamente subiti dagli appellati dovessero essere considerati totalmente ristorati dall’intervenuta stabilizzazione;
ha poi accertato che i dipendenti non avevano provato, nè chiesto di provare, gli ulteriori danni rispetto a quelli “ristorati” dall’immissione in ruolo – riguardo ai quali non può ritenersi sussistente il beneficio dell’agevolazione probatoria – ma si erano limitati a valorizzare la lunga durata dei rapporti a termine, dato di per sè insufficiente a farne ritenere l’esistenza;
ha confermato la pronuncia del primo giudice in merito al rigetto della domanda concernente le differenze retributive, atteso che gli appellati nulla avevano allegato in merito al mancato rispetto, da parte del Miur, della Clausola 4 dell’Accordo Quadro allegato alla Direttiva 1999/70/CE, e solo nella memoria di costituzione in appello avevano prospettato il diritto alle predette differenze stipendiali, sì come derivanti dal riconoscimento dell’anzianità di servizio maturata;
la cassazione di tale decisione è domandata da S.R. e altri tredici sulla base di cinque motivi, illustrati da successiva memoria; il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica resiste con tempestivo controricorso;
il primo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, contesta “L’estinzione del procedimento d’appello per mancato tempestivo deposito telematico dell’atto di riassunzione” e il “Passaggio in giudicato delle sentenze di primo grado per inesistenza dell’atto di riassunzione”; richiamando Il D.L. n. 179 del 2012, art. 16 bis che stabilisce che il ricorso in riassunzione (nella specie, riferita, alla riassunzione del giudizio dopo la sua sospensione in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale n. 187 del 2016, incidente sul merito della controversia n.d.r.), deve essere depositato esclusivamente in via telematica, parte ricorrente afferma l’estinzione del procedimento per omissione di tale adempimento;
col secondo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, i ricorrenti deducono “Violazione, falsa ed erronea applicazione delle norme di legge in tema di diritto al risarcimento del danno nella misura e secondo i principi affermati nella sentenza della Corte di Cassazione Sez. Un. 5072/2016 in favore dei docenti e del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario in ipotesi di illegittima reiterazione di contratti a termine stipulati ai sensi della L. n. 124 del 1999, art. 4, comma 1, avveratisi a far data dal 10 luglio 2001.- Violazione falsa ed erronea applicazione del “principio di equivalenza” e del principio di effettività della tutela”; contestano l’affermazione della sentenza impugnata secondo cui le stabilizzazioni intervenute in forza dello scorrimento delle graduatorie (e non attraverso il cd. Piano straordinario di assunzioni di cui alla L. 13 luglio 2015 n. 107) costituiscono misura adeguata a sanzionare l’abusivo ricorso a una successione di contratti a termine del personale impiegato a vario titolo nella scuola; sostengono che una siffatta conclusione contrasterebbe con i principi dettati dalla direttiva 1999/70/CE e dalla stessa Corte Europea di Giustizia nella nota sentenza Mascolo, la quale, nel rilevare l’aleatorietà della misura della stabilizzazione, ne aveva evidenziata l’assenza di forza dissuasiva e di effettività;
il terzo motivo si appunta “Sulla questione pregiudiziale Europea circa la conformità alla Direttiva Europea 1999/70/CEdell’esclusione della misura risarcitoria/indennitaria per sanzionare l’abusiva reiterazione di contratti a tempo determinato in presenza dell’immissione in ruolo per effetto di scorrimento delle graduatorie”; si chiede a questa Corte, nel caso di conferma delle statuizioni impugnate, la sospensione del giudizio e la trasmissione degli atti alla Corte di giustizia Europea perchè si pronunci sulla questione indicata in epigrafe;
col quarto motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, contestano “Illegittimità costituzionale dell’esclusione della misura risarcitoria/indennitaria per sanzionare l’abusiva reiterazione di contratti a tempo determinato in presenza dell’immissione in ruolo per effetto di scorrimento delle graduatorie: ai sensi dell’art. 3 Cost.(principio di eguaglianza), ai sensi dell’art. 117 Cost., comma 1, in relazione alla Clausola 5, punto 1, dell’Accordo Quadro allegato alla direttiva Europea 1999/70/CE, (principio di equivalenza – principio di effettività), ai sensi dell’art. 117 Cost., comma 1, in relazione all’art. 6, paragrafo 1, della Carta Europea dei diritti dell’Uomo”; il motivo censura la normativa scolastica nazionale rispetto ai principi costituzionali richiamati in epigrafe, in base al rilievo che la stabilizzazione dei lavoratori a tempo determinato nel settore scolastico avviene per il futuro, senza alcuna eventuale tutela risarcitoria del danno subito dal lavoratore prima della sua immissione nei ruoli amministrativi;
col quinto e ultimo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, i ricorrenti lamentano “Violazione, falsa ed erronea applicazione dell’art. 112 c.p.c. e degli art. 1362 c.c. e ss., per aver illegittimamente escluso il diritto al pagamento delle differenze retributive, contributive e delle indennità dovute a causa ed in conseguenza dei continui contratti a termine”; la Corte territoriale avrebbe escluso il diritto alle differenze retributive maturate violando il principio della domanda, atteso che quest’ultima andrebbe interpretata oltre la sua prospettazione desumibile dal significato letterale delle parole, con riguardo alla finalità che la parte intende conseguire (argomenta in base all’art. 1367 c.c.);
il Collegio, rilevando che la difesa dei lavoratori ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c., ponendo specificamente il problema (rilevante nella fattispecie in esame), della permanenza del diritto al risarcimento del danno anche in ipotesi di intervenuta stabilizzazione ed ha, al riguardo, segnalato che la questione è stata rimessa alla Corte Europea di Giustizia dalla Corte d’Appello di Trento con decisione del 13-17 luglio 2017, insistendo per un nuovo rinvio pregiudiziale al Giudice Europeo anche da parte della Corte di legittimità, ritiene che non sussistono le condizioni per la trattazione del ricorso in Camera di consiglio, essendo la questione prospettata in memoria meritevole di approfondimento;
di conseguenza, ravvisa la necessità della trattazione della causa in pubblica udienza, previa trasmissione alla Quarta Sezione.
La Corte, ritenuto che non ricorrono i presupposti per la trattazione con il rito camerale ex art. 380 bis c.p.c., dispone la trasmissione degli atti alla Sezione Quarta.
Così deciso in Roma, all’Adunanza camerale, il 20 marzo 2019.