Source: https://ancnapolinord.it/index.php/tutti-gli-articoli/informative-2015/627-informativa-anc-napoli-nord-n-05-2019.html
Timestamp: 2020-05-25 04:23:41+00:00
Document Index: 166650820

Matched Legal Cases: ['art. 2948', 'art. 1282', 'sentenza ', 'art. 36', 'art. 42', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2948', 'art. 2948', 'sentenza ', 'art.2697', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 115', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 2448']

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Informativa ANC Napoli Nord n° 5-2019 – 9 febbraio 2019
ANC e ADC: Scadenze di febbraio da differire.
Per le scadenze di febbraio serve un differimento. L’entrata in vigore della normativa sulla fatturazione elettronica, ha creato per gli studi dei commercialisti un’infinità di problemi e ritardi nello lo svolgimento di tutti gli altri adempimenti e, in particolare, di quelli in scadenza a febbraio: “Il numero impressionante e anomalo di “scarti”, l’impossibilità di reperire le fatture nello SDI, il mancato incrocio di dati tra il sistema di interscambio e piattaforme private, ha portato il caos (come era stato ampiamente previsto e denunciato).
ANC E ADC - COMUNICATO STAMPA DEL 7 FEBBRAIO 2019
Anc in Commissione su Reddito di Cittadinanza e riforma dell’età pensionabile.
L'Associazione nazionale commercialisti è stata audita presso la Commissione Lavoro del Senato circa il DDL 1018, disegno di conversione del DL 4/2019 (Reddito di Cittadinanza e quota 100).
Ad illustrare alla Commissione il documento esplicativo della posizione di Anc sui singoli punti analizzati del decreto, il presidente Marco Cuchel ed il consigliere nazionale delegato ai rapporti politici Miriam Dieghi.
Ne dà notizia il sindacato Anc attraverso il comunicato stampa del 5 febbraio 2019. Allegato al comunicato il documento consegnato alla Commissione.
L'Anc propone i commercialisti come navigator, in quanto soggetti qualificati alla consulenza del lavoro: dovrebbero poter essere selezionati per assistere i percettori del reddito di cittadinanza nella ricerca dell’occupazione.
CS ANC 05.02.2019 Audizione Senato. ANC audizione 05.02.2019
Prosegue l'attività dell’Associazione Nazionale Commercialisti volta a denunciare i quotidiani disservizi del sistema di fatturazione elettronica, che richedono interventi urgenti del legislatore e delle istituzioni coinvolte.
Il forfettario datore di lavoro non versa le ritenute fiscali per il dipendente.
La manovra 2019 è intervenuta sulle disposizioni che regolamentano il regime contabile forfettario. Con la modifica i contribuenti che nell’anno precedente hanno conseguito ricavi/compensi non superiori a 65mila euro, possono optare per il forfettario. Rispetto al regime in vigore fino al 2018, la differenza è che non è più previsto, come causa di esclusione dal regime, l’aver sostenuto spese per un ammontare complessivamente superiore a 5mila euro lordi per lavoro accessorio, per lavoratori dipendenti e collaboratori. Il venir meno di tale limitazione amplifica la portata della disposizione, potendo giungere sino al coinvolgimento di datori di lavoro. Considerando che i soggetti a cui si applica il regime forfettario non sono tenuti a operare le ritenute alla fonte, nelle dichiarazioni dei redditi devono solo indicare il codice fiscale del percettore dei compensi. La busta paga deve contenere la retribuzione lorda, l’imponibile e le ritenute previdenziali. Il lavoratore dovrà autonomamente presentare il 730 o il modello Redditi.
Capodanno cinese al Mann di Napoli.
Per festeggiare il Capodanno Cinese, in onore del “2019. Anno del Maiale” dal 4 al 20 febbraio 2019, a partire dalle ore 14, si potrà usufruire di un ticket ridotto di 5 euro per visitare collezioni permanenti e mostre temporanee del MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Da non perdere, inoltre, “Mortali Immortali. I tesori del Sichuan nell’antica Cina”, che, per la prima volta in Europa, raccoglie opere straordinarie, espressione della cultura Shu. Nella tradizione orientale il simbolo del Maiale si presenta come auspicio di stabilità, generosità ed altruismo. MANN, Piazza Museo, 19 – 80135 Napoli. Orari dalle ore 14:00. Prezzo 5 euro. Informazioni: sito ufficiale del Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Tributi locali, l'avviso di accertamento si prescrive in 5 anni.
L'art. 2948 C.C. stabilisce che la prescrizione quinquennale si applica agli interessi di cui all'art. 1282 C.C. e in generale a tutto ciò che si deve pagare periodicamente con cadenza annuale o in termini più brevi. La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza 23.11.2018, n. 30362, ha stabilito che questo termine si applica anche nell'ambito della riscossione dei crediti tributari, trovando piena applicazione non soltanto nei casi di notifica di una cartella esattoriale ai sensi dell'art. 36-bis e/o ter D.P.R. 600/1973, ma anche nelle fattispecie riguardanti qualsiasi atto amministrativo di natura accertativa (per esempio, un avviso di accertamento). Preme precisare che quest'ultimo atto è disciplinato dall'art. 42 D.P.R. 600/1973 e a differenza della cartella di pagamento, è notificato direttamente dall'Agenzia delle Entrate competente e non già ad opera dell'Agenzia per la riscossione. La Cassazione, con la sentenza in esame, è stata chiamata a pronunciarsi in merito alla sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio, la quale confermava la decisione della Commissione tributaria provinciale di Roma, secondo cui ai crediti tributari è applicabile il termine quinquennale di prescrizione; di fatto, viene condiviso l'orientamento di una parte della giurisprudenza secondo cui il canone per la concessione di spazi e aree per l'installazione di impianti pubblicitari è sostanzialmente assimilabile al corrispettivo di una locazione e pertanto il diritto alla sua percezione è soggetto al termine di cui all'art. 2948, n. 3 C.C. La Cassazione, nel richiamare precedenti pronunce (si veda sent. Cass. 23.02.2010, n. 4283), ha stabilito che i tributi locali si prescrivono in 5 anni dal giorno in cui il tributo stesso è dovuto o dal giorno dell'ultimo atto interruttivo tempestivamente notificato al contribuente, e ciò non in virtù dell'art. 2948, n. 3 C.C., come erratamente affermato dai giudici di merito, bensì dal n. 4) del medesimo articolo. Attraverso la sentenza in esame la Suprema Corte ha ribadito, ancora una volta, che la prescrizione quinquennale è giustificata da un ragionevole principio di equità, secondo cui il debitore viene sottratto all'obbligo di corrispondere quanto dovrebbe in relazione a prestazioni già scadute, tutte le volte che non siano state tempestivamente richieste dal creditore. Il precedente orientamento giurisprudenziale stabiliva che la prescrizione quinquennale operava laddove il titolo esecutivo fosse costituito esclusivamente dalla cartella esattoriale notificata ad opera dell'agente della riscossione, mentre nel caso di avviso di accertamento (che come detto è notificato a cura dell'Agenzia delle Entrate) operava la prescrizione decennale (vedi Cassazione, ordinanza 20213/2015); il nuovo orientamento ha esteso i margini difensivi del cittadino, il quale potrà chiedere al giudice l'estinzione del credito statale per intervenuta prescrizione quinquennale anche in caso di notifica di qualsiasi atto amministrativo di natura accertativa.
Illegittimo l'accertamento di maggiori ricavi fondato sul "tazzinometro".
Illegittimo l’accertamento di maggiori ricavi fondato sulla quantità desunta da fatti noti e non provati. Un contribuente, esercente attività di “tabacchi, ricevitoria, bar e servizi simili” si opponeva ad avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle Entrate, a seguito di controllo “a tavolino”, chiedendone l’annullamento e lamentando l’illegittimità dell’avviso di accertamento per errata rettifica dei ricavi, perché fondata su doppia presunzione circa la quantità equa e perequata di caffè di grammi 7-8 erroneamente ritenuta sufficiente, quale fatto notorio, anziché quella in realtà utilizzata di grammi 9 a tazzina venduta, oltre che sulla percentuale di ricarico del 90% sul costo del venduto, errata perché ricavata con media semplice e non ponderata in violazione degli articoli 39 c. 1 dpr 600/73 e 54 dpr 633/72, in elusione dell’onere probatorio richiesto dall’art.2697 c.c.. La C.T.P. Enna con sentenza n. 8/2019, depositata il 14/01/2019, ha accolto il ricorso sulla base delle seguenti:
“Si palesa illegittimo l’accertamento di maggiori ricavi fondato sulla quantità, grammata 7-8 gr di miscela caffè, mediamente necessaria per la produzione, erroneamente ritenuta equa e perequata, di una tazzina di caffè posta alla vendita.
Orbene, la quantificazione di essa derivante dalla comune esperienza, deve postulare il dovuto riscontro in dati certi, non essendo, di per sé, bastevolmente congrua a fondare la rettifica.
Sovviene in tal senso la sentenza n. 10204/2016 della Sezione tributaria della Corte di Cassazione, che ha enucleato il principio secondo cui il ricorso alle nozioni di comune esperienza (fatto notorio ex art. 115 cpc), comportando una deroga al principio dispositivo ed al contraddittorio, va inteso in senso rigoroso: il fatto noto, da cui si parte, deve avere un grado di certezza tale da apparire indubitabile ed incontestabile. Nel caso di specie, l’Ufficio ha calcolato i maggiori introiti derivanti dalla vendita di caffè, utilizzando, quale riferimento, disposizioni interne focalizzate su metodologie di controllo per bar, tipo Ateco 2007 ed altri elementi tratti da siti internet.
L’uso dei fatti notori va circoscritto solo a situazioni limitate e non possono rientrarvi elementi valutativi come la dose di caffè per una tazzina o la percentuale di ricarico.
Non si possono reputare tra i fatti noti o di comune esperienza, da intendere come quella di un individuo medio in un dato tempo e in un dato luogo, quegli elementi valutativi che implicano cognizioni particolari o anche soltanto la pratica di determinate situazioni.
In pratica il cittadino comune non sa che per una tazza di caffè ci vogliono 7 o 8 grammi di miscela, si palesa, pertanto, insufficiente l’uso del “tazzinometro”, perché non tutti possono sapere quanti grammi servono per un caffè; il quantitativo di caffè necessario per servire la tipica tazzina da bar, così come il ricarico medio applicato da quest’ultimo sui prodotti rivenduti, non costituiscono un fatto notorio e, pertanto, l’Amministrazione non può basarsi su di essi per la ricostruzione induttiva dei ricavi, essendo verosimilmente possibili fattori distorsivi, quali l’uso dei caffè utilizzati nella pasticceria annessa al bar o il cattivo funzionamento della macchina che a volte esige dosaggi diversi, etc.
In tali fattispecie risulterebbe di pieno supporto all’azione di finanza l’espletamento verbalizzato di contraddittorio endoprodromico all’adozione dell’atto di accertamento, talché le parti possano utilmente concorrere alla chiarificazione della fattispecie proposta.
Ciò posto, in ossequio al suesposto principio della Corte di Cassazione, il ricorso si palesa meritevole di accoglimento.”
Le scelte di gestione imprenditoriale degli amministratori di società non sono sindacabili nel giudizio di responsabilità promosso dalla società per mala gestio.
In caso di revoca assembleare dell’amministratore di una società a responsabilità limitata, con contestuale nomina del nuovo amministratore, spetta a quest’ultimo e non al primo proporre istanza di fallimento in proprio ex art. 6, Legge fallimentare, nonostante la nomina e la revoca non siano ancora state iscritte nel Registro delle Imprese. Con la sentenza 30.542 del 26/11/2018 in esame i Giudici sono pervenuti alla formulazione del predetto principio di diritto dopo aver evidenziato che il contratto di amministrazione di società produce effetto dal momento della conclusione e la relativa revoca ha effetto dal momento in cui è comunicata all’amministratore. Tale “regola” opera anche con riguardo alla parte del rapporto di amministrazione che, congiuntamente alla funzione gestoria, è costituita dalla funzione rappresentativa. Di conseguenza, l’efficacia del potere di rappresentanza dell’amministratore non è collegata all’iscrizione nel Registro delle Imprese.
L’art. 2448, C.C. assegna all’iscrizione nel Registro delle Imprese un valore meramente dichiarativo e non costitutivo. Da ciò deriva che l’iscrizione determina l’efficacia, ossia l’opponibilità, anche nei confronti dei terzi.
Come evidenziato dai Giudici nella pronuncia in esame, “l’area di efficacia della nomina e della revoca dell’amministratore, che risulta dipendente dall’iscrizione nel registro delle imprese, si manifesta – oltre che intrinsecamente relativa (sia perché limitata al profilo dell’opponibilità nei confronti di terzi, sia, e più ancora, per la riconosciuta possibilità di provare l’effettiva conoscenza di questi terzi) – espressione di una regola circoscritta e diversa da quella da ritenere di carattere generale”.
Nel caso di specie, una srl dichiarata fallita a seguito di istanza di fallimento in proprio dell’amministratore uscente, ha presentato reclamo affermando che detto soggetto non era più legittimato ad agire in quanto revocato, con contestuale nomina di un nuovo amministratore, a nulla rilevando il fatto che la revoca non era ancora stata iscritta al Registro delle Imprese.
Mentre i Giudici d’appello hanno respinto il ricorso della società, considerando rilevante il momento di iscrizione al Registro delle Imprese, la Corte di Cassazione, ritenendo non condivisibile tale conclusione, ha accolto le ragioni della società, con conseguente riconoscimento della legittimazione a presentare l’istanza di fallimento in proprio in capo al nuovo amministratore.
Enti locali, differito al 31 marzo il termine per il bilancio di previsione.
Prorogato al 31 marzo 2019 il termine per la deliberazione del bilancio di previsione 2019-2021 da parte degli enti locali. L'ulteriore differimento del termine, già spostato una prima volta al 28 febbraio, è stato disposto con decreto del ministro dell'Interno 25 gennaio 2019 pubblicato e consultabile on line sulla GU Serie Generale n.28 del 02-02-2019.La decisione accoglie le richieste dell'Associazione nazionale comuni italiani (Anci) e dell'Unione delle province d'Italia (Upi), motivate dalla complessità del quadro giuridico e finanziario di ulteriore differimento del termine per la deliberazione del bilancio di previsione 2019/2021 degli enti locali dal 28 febbraio al 31 marzo 2019.
n.d. n.d. 5 n.d. n.d. n.d. n.d.
n.d. Fall. 4 17/01/19
n.d. Fall. 3 17/01/9
n.d. Fall. 2 17/01/19
GIA.MA. Srl Fall. 1 17/01/19 Iacone Mario Avv. Ce Rabuano Arminio Salvatore