Source: https://avvmicheledeluca.com/2018/12/29/in-tema-di-market-abuse-e-la-sanzione-irrogata-dalla-consob/
Timestamp: 2019-08-20 12:35:47+00:00
Document Index: 27927720

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', '§ 96', 'sentenza ', '§ 98', '§ 99', '§ 220', '§ 224']

In tema di market abuse e la sanzione irrogata dalla Consob – Michele De Luca
3.3.3. Non e’ possibile attribuire alla notizia asseritarnente diffusa dall’imputato i caratteri di precisione, price sensibility e non pubblicita’. Quanto alla precisione, i dati contenuti nelle bozze erano ipotetici, il modello conteneva evidenti errori che rendevano inattendibili i risultati, l’imputato non aveva la certezza di ricevere in tempo utili i dati necessari al completamento della ricerca, il vaglio dello SSC avrebbe potuto richiedere modifiche o integrazioni anche consistenti. L’informazione era priva del carattere della “non pubblicita’”: irrilevanti sono, sul punto, le considerazioni del giudici di merito circa la policy. di (OMISSIS), che vieta la diffusione di informazioni ad individui del Sales and Trading, trattandosi di disposizione finalizzata al solo scopo di assicurare la parita’ di trattamento dell’intera clientela; inoltre, lo studio di (OMISSIS) si basava su dati – ricavati dai bilanci e da documenti pubblicamente disponibili – gia’ noti al mercato ovvero su dati di contabilita’ industriale. Infine, l’informazione non era price sensitive: tutti i testi’ esaminati hanno riferito che le ricerche degli analisti finanziari non hanno una particolare rilevanza sulle scelte di investimento e ancor minore rilievo e’ stato attribuito alla mera notizia circa l’imminente pubblicazione di una ricerca e del relativo target price, elementi, questi, che non hanno alcuna utilita’ se non si conoscono le ragioni che hanno portato ad un determinato giudizio.
di atti processuali indicare, pena l’inammissibilita’ del ricorso per genericita’ del motivo, gli atti specificamente affetti dal vizio e chiarirne altresi’ la incidenza sul complessivo compendio indiziario gia’ valutato, si’ da potersene inferire la decisivita’ in riferimento al provvedimento impugnato (Sez. U, n. 23868 del 23/04/2009, Fruci, Rv. 243416). Del resto, la Corte di appello di Milano ha sottolineato che il giudice di primo grado ha tratto ragione del proprio convincimento dall’”ampio costrutto testimoniale acquisito in sede di istruttoria dibattimentale, citando sempre, nel corso del proprio argomentare, le pagine ove i testi escussi avevano affermato i fatti che venivano riportati”.
A fronte di tali argomentazioni – e a prescindere dal rilievo che fa notizia privilegiata puo’ “appuntarsi su un accadimento futuro e, quindi, non del tutto certo, essendo soltanto essenziale che l’informazione – al momento dell’azione – si palesi idonea non soltanto a consentire l’investimento, ma anche a consentire la futura alterazione della quotazione dello strumento finanziario (ancorandosi all’ambito della price sensitiviness)” (Sez. 5, n. 8588 del 20/01/2010, Banca Profilo Spa) – le censure del ricorrente incentrate sulla “provvisorieta’” delle varie bozze predisposte da (OMISSIS) e la loro inidoneita’ ad offrire alcuna utile informazione, cosi’ come quella che fa leva sulla prospettata incertezza in ordine alla divulgazione della ricerca, omettono il puntuale confronto con le argomentate valutazioni della sentenza impugnata e, comunque, nella sostanza deducono questioni di merito, volte a sollecitare una rivisitazione esorbitante dai compiti del giudice di legittimita’ della valutazione del materiale probatorio che la Corte distrettuale ha operato, sostenendola con motivazione coerente ai dati probatori richiamati ed immune da cadute di conseguenzialita’ logica.
6.1. La ricostruzione di tale quadro, con esclusivo riferimento alle pronunce piu’ recenti e piu’ direttamente riferibili al caso in esame, deve prendere le mosse dalla sentenza della Corte EDU, sez. 2, 04/03/2014, Grande Stevens: richiamati gli scopi della Consbb (“assicurare la tutela degli investitori e l’efficacia, la trasparenza e lo sviluppo dei mercati borsistici”), la Corte di Strasburgo aveva sottolineato come le sanzioni pecuniarie da essa inflitte “mirassero essenzialmente a punire per impedire la recidiva”, sicche’ erano basate “su norme che perseguivano uno scopo preventivo, ovvero dissuadere gli interessati dal ricominciare, e repressivo, in quanto sanzionavano una irregolarita’” e, diversamente da quanto sostenuto dal Governo italiano, non si prefiggevano unicamente di riparare un danno di natura finanziaria; inoltre, “le sanzioni erano inflitte dalla Consob in funzione della gravita’ della condotta ascritta e non del danno provocato agli investitori” (§ 96). Ricostruita la disciplina sanzionatoria amministrativa prevista dal TUF, la sentenza Grande Stevens sottolineava che “il carattere penale di un procedimento e’ subordinato al grado di gravita’ della sanzione di cui e’ a priori passibile la persona interessata (…), e non alla gravita’ della sanzione alla fine inflitta” (§ 98), giungendo cosi’ alla conclusione che “le sanzioni in causa rientrino, per la loro severita’, nell’ambito della materia penale” (§ 99). Muovendo dal riconoscimento della riconducibilita’ nella materia penale della sanzione inflitta dalla Consob in relazione all’illecito di cui all’articolo 187-ter TUF, la Corte EDU metteva in luce la portata del principio convenzionale del ne bis in idem sotto un duplice profilo: per un verso, infatti, “(l)a garanzia sancita all’articolo 4 del Protocollo n. 7 entra in gioco quando viene avviato un nuovo procedimento e la precedente decisione di assoluzione o di condanna e’ gia’ passata in giudicato” (§ 220) e, per altro verso, “la questione da definire non e’ quella di stabilire se gli elementi costitutivi degli illeciti previsti dal Decreto Legislativo n. 58 del 1998, articolo 187 ter e articolo 185, punto 1 siano o meno identici, ma se i fatti ascritti ai ricorrenti dinanzi alla Consob e dinanzi ai giudici penali fossero riconducibili alla stessa condotta” (§ 224). Risolte in termini positivi le verifiche relative alla sussistenza dei presupposti di operativita’ del principio convenzionale, la Corte EDU concludeva nel senso della violazione dell’articolo 4 del Prot. n. 7.
– La disciplina dell’illecito penale e’ quella dell’illecito amministrativo, inoltre, hanno scopi complementari. Come affermato dalle Sezioni unite civili di questa Corte, in tema di sanzioni amministrative per la violazione delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, il giudizio di colpevolezza e’ ancorato a parametri normativi estranei al dato puramente psicologico, limitando l’indagine all’accertamento della “suita’” della condotta inosservante, con la conseguenza che, una volta integrata e provata dall’autorita’ amministrativa la fattispecie tipica dell’illecito, grava sul trasgressore, in virtu’ della presunzione di colpa posta dall’articolo 3 della legge 24 novembre 1981, n. 689, l’onere di provare di aver agito in assenza di colpevolezza (cfr. Sez. U. civ., n. 20930 del 30/09/2009, Rv. 610512, in tema di violazione dell’articolo 190 TUE; conf. Sez. 2, n. 27225 del 04/12/2013, Rv. 628802, che ha ribadito il principio di diritto richiamato anche in tema di violazione dell’articolo 187-bis, comma 4, TUF). Il rilievo – in uno con l’equiparazione, per l’illecito amministrativo, del tentativo alla consumazione (articolo 187-bis, comma 6, TUE) – giova a mettere in luce una piu’ marcata finalizzazione dell’illecito amministrativo alla tutela oggettiva del mercato e della fiducia degli investitori; tutela, questa, propria anche del bene protetto dalla norma incriminatrice dell’illecito penale, in relazione al quale, tuttavia, essa si salda alle ulteriori finalizzazioni tipiche della sanzione penale e, in particolare, all’istanza special-preventiva. Gli scopi delle diverse previsioni sanzionatorie non sono, dunque, in toto sovrapponibili, risultando, comunque, complementari e danno vita a un sistema integrato che, per un verso, chiama in causa, di regola in prima battuta (e, comunque, attraverso procedimenti che garantiscono la convergenza degli apporti conoscitivi), l’autorita’ amministrativa portatrice di peculiari competenze tecniche nelle complesse dinamiche dei mercati finanziari e, per altro verso, fa leva sulla tutela penale rispetto alle piu’ gravi violazioni della disciplina in tema di abusi di mercato.
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