Source: http://www.corecomlombardia.it/opencms/download/pdf/deliberazioni/Deliberazione_n_35_2017.html
Timestamp: 2019-08-21 11:54:37+00:00
Document Index: 114207836

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 1', 'art. 1341', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art 15', 'art. 1', 'art.12', 'art. 23']

ATTI 1.21.1. – 2017/713/GU14
Deliberazione n. 35 del 17 luglio 2017
Oggetto: Definizione della controversia XXX XXX / Wind Tre S.p.a. (già Wind Telecomunicazioni S.p.a.)
VISTA l’istanza presentata in data 30 gennaio 2017 con cui il sig. XXX XXX, ha chiesto l’intervento del Co.Re.Com. Lombardia per la definizione della controversia in essere con l’operatore Wind Tre S.p.a. (già Wind Telecomunicazioni S.p.a.), ai sensi degli artt. 14 e ss. del Regolamento;
Con l’istanza presentata in data 30 gennaio 2017 ai sensi degli art. 14 e ss Delibera 173/07/Cons, Regolamento sulle procedure di risoluzione delle controversie tra operatori di comunicazioni elettroniche ed utenti, il sig. XXX XXX ha chiesto l’intervento del Co.Re.Com. al fine di dirimere la controversia con Wind Tre S.p.a. (già Wind Telecomunicazioni S.p.a., d’ora in avanti Wind) avente ad oggetto contestazioni relative a servizi di telefonia fissa e in particolare l’addebito dei costi di disattivazione e la mancata risposta a reclamo.
Il sig. XXX XXX nell’istanza di definizione ha rappresentato quanto segue:
- di avere aderito all’offerta pubblicizzata dalla Wind denominata “Offerta All Inclusive Unlimited fino al 01/04/16”.
- Che nell’informativa data non è mai stato reso noto alcun costo per l’attività di cessazione del servizio e inoltre allo stesso non è mai stata consegnata la copia del contratto.
- Che con fattura n. 7306715168 del 19/4/16, Wind addebitava all’utente l’importo di euro 65,00, a titolo di presunto “costo per attività di cessazione servizio”, ma si ritiene tale importo “illegittimo, ingiustificato, eccessivo, vessatorio e mai concordato”.
- Che ai sensi dell’art. 1, comma 3 del D.L. 31 gennaio 2007 n. 7 (c.d. decreto Bersani), convertito in L. 2 aprile 2007, n. 40: "I contratti per adesione stipulati con operatori di telefonia...devono prevedere la facoltà del contraente di recedere dal contratto e di trasferire le utenze presso altro operatore senza vincoli temporali o ritardi non giustificati e senza spese non giustificate dai costi dell'operatore ...".
- Che come reso palese dalla lettera della norma ma soprattutto dall'intenzione del legislatore – evidentemente volta a favorire la concorrenza piena nel mercato della telefonia – il recesso in parola non deve comportare alcun costo.
- Che, inoltre, non risulta che la clausola relativa ai costi di cessazione in oggetto fosse inserita nell'originario contratto, con ciò configurandosi la violazione del disposto di cui all’art. 1341, I co., c.c.
- Di essere venuto a conoscenza dei costi in parola solo con l’addebito dell’ultima fattura.
Con l'avvio della presente procedura, l'istante lamenta l'addebito dei Contributo di cessazione e il mancato riscontro al reclamo.
Dalle verifiche svolte emerge che oltre alla fattura n. 7306715168 contenente i costi di cessazione, risultano insoluti anche i conti n. 7420708748 e 7303235310, non oggetto di contestazione.
Sui sistemi non risultano reclami scritti ma solo una segnalazione del 17/05/2016 a cui la scrivente dava riscontro in data 21/06/16.
Con riferimento al "Costo di cessazione del servizio " pari a € 65,00, fatturato nell'ultimo conto emesso, WIND rappresenta che i costi di disattivazione/migrazione fatturati all'istante sono dovuti conformemente all'art. 1 della legge 40/2007 (c .d. decreto "Bersani") che statuisce quanto segue: "I contratti per adesione stipulati con operatori di telefonia e di reti televisive e di comunicazione elettronica, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, devono prevedere la facoltà del contraente di recedere dal contratto o di trasferire le utenze presso altro operatore senza vincoli temporali o ritardi non giustificati e senza spese non giustificate da costi dell'operatore e non possono imporre un obbligo di preavviso superiore a trenta giorni".
Anche le "Linee Guida della Direzione Tutela dei Consumatori esplicative per l'attività di vigilanza da effettuare ai sensi dell'art. 1, comma 4, della legge n. 40/2007, con particolare riferimento alle previsioni di cui all'art. 1, commi 1 e 3, della medesima legge", prevedono che gli unici importi ammessi in caso di recesso sono quelli "giustificati" da "costi" degli operatori. In particolare, come previsto anche in "I diritti dei consumatori nel mercato dei servizi di comunicazione elettronica" di AGCom, i costi che "l'operatore può richiedere in sede di recesso anticipato sono soltanto quelli strettamente connessi a/le attività necessarie alla lavorazione del recesso".
Come sopra richiamato, dunque, è la stessa fonte legislativa a riconoscere la facoltà degli operatori telefonici di addebitare, in fase di recesso del cliente, costi giustificati.
La fonte primaria aggiunge che "L'Autorità' per le garanzie nelle comunicazioni vigila sull'attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo e stabilisce le modalità attuative delle disposizioni di cui al comma 2."
L'Autorità è dunque competente nella vigilanza sull'attuazione della suddetta normativa e sulle relative modalità.
Le Linee Guida sopra citate prevedono che "Nello svolgimento della propria attività la Direzione verificherà che gli operatori pongano a carico degli utenti (ove necessario) esclusivamente le spese per cui sia dimostrabile un pertinente e correlato costo dai primi sopportato per procedere alla disattivazione o al trasferimento". Aggiunge poi che "l'attività della Direzione consisterà anche nel richiedere agli operatori dettagliate informazioni con riguardo ad eventuali costi" .
E' in forza di tale previsione che AGCom ha avviato nel Febbraio del 2009 un'istruttoria finalizzata ad acquisire il dettaglio dei costi sostenuti dagli operatori nell'effettuazione delle operazioni di disattivazione. A valle di tale istruttoria, l'Autorità vigilante ha certificato i costi di WIND eliminando alcuni e riconoscendo altri. WIND ha provveduto di conseguenza a rimodulare i costi applicati alla clientela in fase di recesso e a pubblicarli nel sito istituzionale.
Ne consegue che i costi di disattivazione applicati all'istante sono dovuti in base a quanto previsto dall'art. 1 della c.d. Legge Bersani oltre che conformi con quanto sancito a livello di norma primaria in quanto sottoposti ad attenta analisi di vigilanza da parte dell'Autorità chiamata dalla stessa Legge a vigilare ossia l'AGCom.
I costi di cessazione sono previsti anche all'art 15 dalle condizioni generali di contratto vigenti al momento della conclusione del contratto con il sig. XXX, che recita: "Il presente Contratto ha durata indeterminata dalla data di attivazione del Servizio. Il Cliente potrà recedere in ogni momento dal presente Contratto con disdetta scritta (…). Nel caso in cui il Cliente receda, anche tramite un terzo operatore, gli verrà addebitato un importo commisurato ai costi di disattivazione sostenuti da WIND come previsto dall'art. 1 comma 3 del D.Lgs. 7/2007, quantificati come di seguito indicato: 35,00 euro nel caso in cui la richiesta preveda la riattivazione del servizio con Telecom Italia (rientro) o con un altro operatore (migrazione). Nel caso in cui la migrazione verso altro operatore implichi la sola Portabilità del Numero verranno applicati i costi previsti per la cessazione, con le modalità di seguito descritte. Tale richiesta infatti, comporta non solo la migrazione del numero, ma anche la cessazione degli altri Servizi attivati con WIND sulla stessa linea. Nel caso in cui la richiesta implichi la cessazione del Servizio senza riattivazione con altri: 65,00 euro per Servizio attivo sulla rete lnfostrada; 65,00 euro nel caso di cessazione contestuale del Servizio Voce ed Internet, anche in tecnologia VolP, o del solo Servizio Internet in interconnessione (rete di accesso Telecom Italia}, non attivi su rete lnfostrada; 50,00 euro per il solo Servizio Voce non attivo su rete lnfostrada. I suddetti importi non verranno applicati qualora /'attivazione del Servizio avvenga con le modalità previste dall'art.12.3.2.
Da tutto quanto sopra esposto Wind chiede il rigetto delle domande formulate dall’istante in quanto infondate in fatto e in diritto.
Premesso che la richiesta di rimborso formulata dall’istante non è supportata da alcuna prova circa l’avvenuto pagamento dell’importo contestato, e andrebbe letta tutt’al più come richiesta di storno, alla luce dell’istruttoria condotta, tale richiesta, pur così riformulata non può essere accolta.
Come è noto, in relazione ai costi di cessazione/disattivazione/migrazione, per costante orientamento dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni: «ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 40/2007 (c.d. decreto “Bersani”) (…) “I contratti per adesione stipulati con operatori di telefonia e di reti televisive e di comunicazione elettronica, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, devono prevedere la facoltà del contraente di recedere dal contratto o di trasferire le utenze presso altro operatore senza vincoli temporali o ritardi non giustificati e senza spese non giustificate da costi dell'operatore e non possono imporre un obbligo di preavviso superiore a trenta giorni.” Il comma 4 del medesimo articolo prevede poi che “L'Autorità' per le garanzie nelle comunicazioni vigila sull'attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo”. (…), dunque, è la stessa fonte legislativa a riconoscere la facoltà degli operatori telefonici di addebitare, in fase di recesso del cliente, costi giustificati e l’Autorità è competente nella vigilanza sull’attuazione della suddetta normativa e sulle relative modalità. Tanto è vero che, la stessa Autorità, nel febbraio 2009, ha avviato un’attività istruttoria finalizzata ad acquisire il dettaglio dei costi sostenuti dagli operatori nell’effettuazione delle operazioni di disattivazione per verificare la correttezza dei costi stabiliti da ciascun operatore, eliminando alcuni costi ed approvando la previsione di altri, conclusasi con la pubblicazione sul sito web dell’Autorità di quelli che sono i costi che gli operatori possono imporre». (Del. AGCOM 123/14/CIR).
Dunque è la stessa fonte legislativa a riconoscere la facoltà degli operatori telefonici di addebitare, in fase di recesso del cliente, costi giustificati.
Inoltre Wind, dimostra di aver preventivamente e adeguatamente informato il cliente della previsione di costi in caso di recesso. Invero, come risulta dalla documentazione prodotta dall’operatore, le condizioni generali di abbonamento vigenti al momento della stipula del contratto con il Sig. XXX, richiamate nella Proposta di Contratto sottoscritta dall’utente in data 17/09/2014, e dunque conosciute o quantomeno conoscibili dall’utente usando l’ordinaria diligenza, già prevedevano tali costi.
Ciò posto, e considerato altresì che anche sul sito web dell’operatore, sotto la voce “trasparenza tariffaria”, sono pubblicati i costi previsti per la disattivazione dei servizi voce e Adsl, considerato altresì che tali costi corrispondono a quelli approvati da Agcom nonché pubblicati sul sito dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, si ritiene che l’importo di € 65,00 esposto nella fattura n. 7306715168, emessa in data 19.4.16, sia da considerare legittimo e di conseguenza dovuto.
Va innanzi tutto rilevato, preliminarmente, che il sig. XXX si limita ad una generica richiesta di indennizzo, senza alcuna affermazione circa l’effettuazione di un reclamo telefonico o scritto.
Tale carenza è tuttavia colmata da quanto dichiarato da Wind nella propria memoria difensiva, dove si fa espresso riferimento ad una segnalazione inoltrata dal sig. XXX in data 17/05/2016. Come documentato dall’operatore – e non contestato dall’utente in alcuna memoria di replica – la Wind forniva riscontro a tale segnalazione in data 21/06/16, con mail inviata all’indirizzo dell’istante e avente il seguente contenuto: “Codice Cliente: 7306715168 Gentile Cliente, in riferimento alla sua segnalazione del 17/05/2016, la informiamo di aver effettuato ulteriori verifiche sul Conto Telefonico N°7306715168 e di non aver rilevato alcuna irregolarità. Le confermiamo, pertanto, la correttezza degli importi fatturati. (…) Per ogni altra informazione può consultare l’Area Clienti del sito www.infostrada.it o contattare il nostro Servizio Clienti, sempre a sua disposizione, al numero 155. Cordiali saluti Servizio Clienti Wind-Infostrada”.
A fronte di tale riscontro, fornito entro il termine di 45 giorni previsto dall’art. 23 delle Condizioni generali di Contratto Wind, si ritiene pertanto di dovere rigettare la domanda di indennizzo formulata dall’istante.
Il rigetto dell'istanza presentata dal sig. XXX XXX nei confronti della società Wind Tre S.p.a. (già Wind Telecomunicazioni S.p.A.) per le motivazioni di cui in premessa.