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Matched Legal Cases: ['art. 22', 'art. 24', 'art. 7', 'art. 7', 'art.18', 'art.18', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 22', 'art. 22', 'art.29', 'art.1', 'art. 1']

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Legge 20 dicembre 2010, n. 240 Entrata in vigore il 29 gennaio 2011
PubblicatoAlessa Cappelletti
Presentazione sul tema: "Legge 20 dicembre 2010, n. 240 Entrata in vigore il 29 gennaio 2011"— Transcript della presentazione:
Legge 20 dicembre 2010, n. 240 Entrata in vigore il 29 gennaio 2011Impatto della norma sui progetti di ricerca Palermo, 14 giugno 2011 Barbara Rebecchi, Università di Modena e Reggio Emilia
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”Art. 2, comma 4 Codice Etico della comunità universitaria Determina i valori fondamentali della comunità universitaria, promuove il riconoscimento e il rispetto dei diritti individuali, nonché l'accettazione di doveri e responsabilità nei confronti dell'istituzione di appartenenza, detta le regole di condotta nell'ambito della comunità. Le norme sono volte ad evitare ogni forma di discriminazione e di abuso, nonché a regolare i casi di conflitto di interessi o di proprietà intellettuale
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”Art. 6. (Stato giuridico dei professori e dei ricercatori di ruolo) Il regime di impegno dei professori e dei ricercatori è: a tempo pieno o a tempo definito Ai fini della rendicontazione dei progetti di ricerca, la quantificazione figurativa delle attività annue di ricerca, di studio e di insegnamento, con i connessi compiti preparatori, di verifica e organizzativi, è pari a ore annue per i professori e i ricercatori a tempo pieno e a 750 ore per i professori e i ricercatori a tempo definito.
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”Art. 6. (Stato giuridico dei professori e dei ricercatori di ruolo) 2. I professori svolgono attività di ricerca e di aggiornamento scientifico e, sulla base di criteri e modalità stabiliti con regolamento di ateneo, sono tenuti a riservare annualmente a compiti didattici e di servizio agli studenti, inclusi l'orientamento e il tutorato, nonché ad attività di verifica dell'apprendimento, non meno di 350 ore in regime di tempo pieno e non meno di 250 ore in regime di tempo definito.
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”Art. 9 - Fondo per la premialità È istituito un Fondo di ateneo per la premialità di professori e ricercatori tenuto conto di quanto previsto dall'articolo 1, comma 16, della legge 4 novembre 2005, n. 230 (Legge Moratti), cui affluiscono le risorse di cui all'articolo 6, comma 14, ultimo periodo (Nell'ipotesi di mancata attribuzione dello scatto, la somma corrispondente è conferita al Fondo di ateneo per la premialità dei professori e dei ricercatori di cui all'articolo 9) Ulteriori somme possono essere attribuite a ciascuna università con decreto del Ministro, in proporzione alla valutazione dei risultati raggiunti effettuata dall'ANVUR. Il Fondo può essere integrato dai singoli atenei anche con una quota dei proventi delle attività conto terzi ovvero con finanziamenti pubblici o privati. In tal caso, le università possono prevedere, con appositi regolamenti, compensi aggiuntivi per il personale docente e tecnico amministrativo che contribuisce all'acquisizione di commesse conto terzi ovvero di finanziamenti privati, nei limiti delle risorse del Fondo non derivanti da finanziamenti pubblici.
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”Art. 18, comma 1, lett. b) (In ogni caso) Ai procedimenti per la chiamata, di professori di I e II fascia non possono partecipare coloro che abbiano un grado di parentela o di affinità, fino al quarto grado (NO moglie, rapporto di “coniugio”) compreso, con un professore appartenente al dipartimento o alla struttura che effettua la chiamata ovvero con il rettore, il direttore generale o un componente del consiglio di amministrazione dell'ateneo Applicazione dei criteri di cui sopra, in relazione al conferimento degli assegni di ricerca (art. 22) e alla stipulazione dei contratti di cui all'art. 24 (ricercatori a t.d.) e di contratti a qualsiasi titolo erogati dall'ateneo
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”Art. 18, comma 5 La partecipazione ai gruppi e ai progetti di ricerca, qualunque ne sia l'ente finanziatore, e lo svolgimento delle attività di ricerca sono riservati esclusivamente: a) ai professori e ai ricercatori universitari, anche a tempo determinato b) ai titolari degli assegni di ricerca di cui all'articolo 22 c) agli studenti di dottorato di ricerca, nonché a studenti di corsi di laurea magistrale nell'ambito di specifiche attività formative d) ai professori a contratto di cui all'articolo 23 e) al personale tecnico-amministrativo in servizio a tempo indeterminato presso le università purché in possesso di specifiche competenze nel campo della ricerca f) ai dipendenti di altre amministrazioni pubbliche, di enti pubblici o privati, di imprese, ovvero a titolari di borse di studio o di ricerca banditi da tali amministrazioni, enti o imprese, purché sulla base di specifiche convenzioni e senza oneri finanziari per l'università ad eccezione dei costi diretti relativi allo svolgimento dell'attività di ricerca e degli eventuali costi assicurativi
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”Conseguenza: la partecipazione a gruppi e a progetti di ricerca non è consentita a figure quali: titolari di borse per attività di ricerca erogate dall'ateneo, contratti di collaborazione coordinata e continuativa, personale tecnico e amministrativo a tempo determinato. Curiosità: NON sono previsti i tecnici a tempo determinato SONO previsti i professori a contratto
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”Viene fatta salva la possibilità, da ritenere comunque residuale nell’ambito di un budget di progetto, di attivare co.co.co. o tempi determinati su fondi esterni nazionali esclusivamente per attività di supporto alla ricerca, comunque funzionali all’attuazione di progetti di ricerca, che devono essere esaurientemente definite e circoscritte nelle loro caratteristiche. Dette attività possono essere costituite da: attività di coordinamento di progetto (con esclusione di tutte le attività che riguardano la gestione prettamente amministrativa, in quanto rientrante nella attività istituzionale della struttura) attività di trasferimento tecnologico (ove prevista dal progetto oltre all’attività di ricerca) attività a supporto della diffusione dei risultati della ricerca
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”I contratti “a Supporto” rientrano, in quanto funzionali all’attuazione dei progetti di ricerca, tra quelli che gli Atenei possono attivare qualora i relativi oneri non risultino a carico del FFO e al di fuori dei limiti previsti dalla legge 266/2005 e dalle successive disposizioni emanate in materia.
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”i collaboratori occasionali? i liberi professionisti? Occorre distinguere la tipologia dell’attività che viene loro assegnata. Infatti, si ritiene ammissibile il ricorso ad entrambi gli strumenti contrattuali, qualora ricorrano le seguenti condizioni: l’oggetto del contratto deve essere costituito da una prestazione d’opera intellettuale individuata in modo preciso e pertanto strumentale alla realizzazione della ricerca; la prestazione deve essere svolta al di fuori dei locali dell’Ateneo; il prestatore deve utilizzare, se necessari, mezzi propri (attrezzature ecc.); il compenso deve risultare onnicomprensivo di tutte le eventuali spese che il prestatore deve sostenere (ed esempio non sono possibili rimborsi di missione) Per entrambe le tipologie di contratti restano ferme le disposizioni dettate in materia dall’art. 7 c. 6 del d.lgs. 165/2001.
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”Art. 18, comma 6 Alla partecipazione ai progetti di ricerca finanziati dall'Unione europea o da altre istituzioni straniere, internazionali o sovranazionali, e allo svolgimento delle relative attività si applicano le norme previste dai relativi bandi. In tal caso, la possibilità di partecipazione da parte dei soggetti sopra elencati ad un progetto di ricerca o allo svolgimento di attività di ricerca è consentito laddove il relativo bando espressamente non vieti il ricorso a tali specifiche figure
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”Art. 18, comma 6 E’ ragionevole poter inserire nello staff di ricerca di progetti internazionali le seguenti figure: Collaboratori coordinati e continuativi – L’inserimento è reso possibile poiché la prassi interpretativa prevede la possibilità di arruolare intra-muros consultants. Per questi si può continuare ad usare il testo di contratto disponibile fino ad oggi che prevede le indicazioni, richieste dalla UE, della struttura presso il quale si svolge l’attività e del coordinamento di un docente universitario. Personale tecnico amministrativo a tempo determinato - L’inserimento è reso possibile poiché la prassi interpretativa prevede la possibilità di arruolare temporary employees e le attività previste sono sia attività di ricerca che attività amministrative (vedi Project manager). Resta comunque valida l’impossibilità al ricorso di borsisti, perchè detta figura, in quanto destinata a svolgere attività di ricerca, non può neppure configurarsi come strumentale alla realizzazione del progetto. Gli strumenti dell’assegno di ricerca e del Ricercatore a Tempo Determinato restano quelli prioritari da utilizzare.
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”Sono comunque fatte salve le attività già iniziate (inizio di fruizione della borsa -inizio attività del collaboratore) alla data del 28 gennaio 2011 In base al principio della validità della legge vigente alla data di emanazione dei bandi, sono fatte salve le borse conferite ed i contratti stipulati a seguito di bandi di concorso pubblicati entro la data del 28 gennaio 2011 Non si può dare corso al rinnovo di borse e/o contratti configurandosi in tal modo un nuovo rapporto
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”Possono essere erogate borse e conferiti contratti ai soggetti indicati alle lettere c) (dottorandi senza borsa di studio, studenti di corsi di laurea magistrale nell’ambito di specifiche attività formative)
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”Alcune Università ammettono la possibilità di stipulare contratti co.co.co per lo svolgimento di attività di "supporto" o "strumentali" alla ricerca fermo restando che i soggetti beneficiari non fanno parte di gruppi e di progetti di ricerca. I contratti di lavoro autonomo possono essere stipulati solo nel rispetto dei requisiti di cui all'art. 7 C. 6 del d.lgs. 165/2001 e solo nell'ipotesi in cui non siano disponibili risorse umane in servizio presso l'ateneo. Tali contratti continuano ad essere soggetti al visto preventivo di legittimità da parte della Corte dei Conti
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”Problemi aperti – art.18, comma 5 possono essere conferite borse di studio di “addestramento” o di “formazione” alla ricerca? se SI si rischia non solo di alimentare precariato ma un precariato di “serie B” - problema politico, non amministrativo la norma si applica anche all’attività c/terzi? SI, perché comunque è attività di ricerca NO, perché è si attività di ricerca ma su committenza, commerciale, svolta su richiesta del committente e nel suo prevalente interesse, se non fosse stata commissionata l’Università (forse) non l’avrebbe svolta
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”Problemi aperti – art.18, comma 5 possono essere esclusi dall’applicazione della norma i bandi emanati PRIMA dell’entrata in vigore della legge 240 (es. PRIN 2009)? NO i collaboratori possono firmare «pubblicazioni» che scaturiscono dall’attività di ricerca? se nell’ambito della ricerca a cui i «collaboratori» collaborano viene fuori un risultato brevettabile, possono essere «proprietari» dei risultati e brevettarli?
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”Art Assegni di ricerca Le università, nell'ambito delle relative disponibilità di bilancio, possono conferire assegni per lo svolgimento di attività di ricerca. Sono destinatari studiosi in possesso di curriculum scientifico professionale idoneo allo svolgimento di attività di ricerca, con esclusione del personale di ruolo (delle università) Le università possono stabilire che il dottorato di ricerca (o titolo equivalente conseguito all'estero) ovvero, per i settori interessati, il titolo di specializzazione di area medica corredato di una adeguata produzione scientifica, costituiscono requisito obbligatorio per l'ammissione al bando in assenza di tale disposizione, i suddetti titoli costituiscono titolo preferenziale ai fini dell'attribuzione degli assegni.
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”Art Assegni di ricerca Gli assegni possono avere durata compresa tra uno e tre anni sono rinnovabili non cumulabili con borse di studio a qualsiasi titolo conferite, ad eccezione di quelle concesse da istituzioni nazionali o straniere utili ad integrare, con soggiorni all'estero, l'attività di ricerca dei titolari. La durata complessiva dei rapporti instaurati compresi gli eventuali rinnovi, non può comunque essere superiore a quattro anni, ad esclusione del periodo in cui l'assegno è stato fruito in coincidenza con il dottorato di ricerca, nel limite massimo della durata legale del relativo corso. La titolarità dell'assegno non è compatibile con la partecipazione a corsi di laurea, laurea specialistica o magistrale, dottorato di ricerca con borsa o specializzazione medica, in Italia o all'estero, e comporta il collocamento in aspettativa senza assegni per il dipendente in servizio presso amministrazioni pubbliche.
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”Le università disciplinano le modalità di conferimento degli assegni con apposito regolamento, prevedendo la possibilità di attribuire gli stessi mediante le seguenti procedure: pubblicazione di un unico bando relativo alle aree scientifiche di interesse del soggetto che intende conferire assegni seguito dalla presentazione dai candidati dei progetti di ricerca, corredati dei titoli e delle pubblicazioni e valutati da parte di un'unica commissione, che può avvalersi di esperti revisori di elevata qualificazione italiani o stranieri esterni al soggetto medesimo e che formula, sulla base dei punteggi attribuiti, una graduatoria per ciascuna delle aree interessate pubblicazione di bandi relativi a specifici programmi di ricerca dotati di propri finanziamenti, secondo procedure stabilite dal soggetto che intende conferire assegni per attività di ricerca Le università, con proprio regolamento, possono riservare una quota di assegni di ricerca a studiosi italiani o stranieri che hanno conseguito il dottorato di ricerca, o titolo equivalente, all'estero ovvero a studiosi stranieri che hanno conseguito il dottorato di ricerca in Italia.
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”Agli assegni si applicano, in materia fiscale, le disposizioni (esenzione IRPEF), nonché, in materia previdenziale (gestione separata INPS), in materia di astensione obbligatoria per maternità, le disposizioni (astensione obbligatoria per maternità) e, in materia di congedo per malattia (estensione indennità di malattia). Nel periodo di astensione obbligatoria per maternità, l'indennità corrisposta dall'INPS è integrata dall'università fino a concorrenza dell'intero importo dell'assegno di ricerca. L'importo degli assegni è determinato dall’Università sulla base di un importo minimo stabilito con decreto del MIUR.
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”Gli assegni non danno luogo a diritti in ordine all'accesso ai ruoli dell’università La durata complessiva dei rapporti instaurati con i titolari degli assegni e dei contratti di cui all'articolo 24 (RTD), intercorsi anche con atenei diversi, statali, non statali o telematici, nonché con gli enti di cui al comma 1 del presente articolo, con il medesimo soggetto, non può in ogni caso superare i dodici anni, anche non continuativi. Ai fini della durata dei predetti rapporti non rilevano i periodi trascorsi in aspettativa per maternità o per motivi di salute secondo la normativa vigente.
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”A seguito della Pubblicazione dell’avviso del Ministero: Bandi pubblicati prima dell’entrata in vigore della legge 240/2010 Si applica in fase di contratto e per gli eventuali successivi rinnovi la precedente normativa (art. 51, comma 6, legge 27 dicembre 1997, n. 449) Rinnovo degli assegni banditi secondo l’art. 51, comma 6, legge 27 dicembre 1997, n. 449 Si applica la precedente normativa Gli assegni possono essere rinnovati se il rinnovo era previsto nel bando Il rinnovo degli assegni normati dalla 240/10 non può essere inferiore all’anno Con decreto Ministeriale del 09 Marzo 2011 n.102, l’importo minimo lordo annuo degli assegni di ricerca, banditi ai sensi dell’art. 22 della legge 240/2010, è determinato in una somma pari a € Tale importo è da intendersi al netto degli oneri a carico dell’Amministrazione.
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”Durata massima di 4 anni - Il c.5 dell'art. 22 della L. 240 dice che ".. La durata complessiva dei rapporti ai sensi del presente articolo ...non può essere superiore ai 4 anni". Si intende che i 4 anni si applicano agli assegnisti "Gelmini" e non si fa cumulo con gli anni di assegno pre-Gelmini (quindi il conteggio riparte da zero…) Quindi: Assegni	4 anni Ricercatori a t.d., tip. A) anni Ricercatori a t.d. tip. B) 3	anni Totale anni
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”Selezione – Due Tipologie. modalità a) unico bando di Ateneo per "ciascuna" area scientifica con presentazione direttamente dai candidati dei progetti di ricerca, quindi unica commissione e unica graduatoria (per ciascuna area sempre). Questo consente omogeneità dei candidati e di competenza delle commissioni. D'altra parte il comma non dice che il bando è unico per "tutte" le aree e neanche che è unico "temporalmente" cioè uno solo per ciascun anno accademico. modalità b) la pubblicazione è da parte dei Dipartimento ove si svolge il progetto di ricerca
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”Art. 24 – ricercatori a tempo determinato L’art.29 (Norme transitorie e finali) della legge n.240/2010, al comma 11 della lettera d) dispone l’abrogazione dell’art.1 comma 14, della Legge n.449/2005 disciplinante il conferimento di contratti per Ricercatori a Tempo Determinato. .
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”Art. 24 – ricercatori a tempo determinato La nuova disposizione, oltre ad introdurre una nuova figura di Ricercatore a Tempo Determinato (le principali diversità sono costituite da impegno differente, costo differente, diversa tipologia di selezione) prevede l’inserimento del relativo Ruolo all’interno della programmazione, senza chiarire se riferito all’ambito finanziario o anche di utilizzo di punti organico.
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”Art. 24 – ricercatori a tempo determinato I contratti hanno le seguenti tipologie: contratti di durata triennale prorogabili per soli due anni, per una sola volta, contratti triennali non rinnovabili, riservati a candidati che hanno usufruito dei contratti di cui alla lettera a), ovvero, per almeno tre anni anche non consecutivi, di assegni di ricerca ai sensi dell'articolo 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni, o di borse post-dottorato ai sensi dell'articolo 4 della legge 30 novembre 1989, n. 398, ovvero di analoghi contratti, assegni o borse in atenei stranieri.
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”Art. 24 – ricercatori a tempo determinato I contratti tipo a), possono prevedere il regime di tempo pieno o di tempo definito. I contratti tipo b), sono stipulati esclusivamente con regime di tempo pieno. L'impegno annuo complessivo per lo svolgimento delle attività di didattica, di didattica integrativa e di servizio agli studenti è pari a 350 ore per il regime di tempo pieno e a 200 ore per il regime di tempo definito. Nell'ambito delle risorse disponibili per la programmazione, nel terzo anno di contratto di cui al comma 3, lettera b), l'università valuta il titolare del contratto stesso, che abbia conseguito l'abilitazione scientifica di cui all'articolo 16, ai fini della chiamata nel ruolo di professore associato, ai sensi dell'articolo 18, comma 1, lettera e). In caso di esito positivo della valutazione, il titolare del contratto, alla scadenza dello stesso, è inquadrato nel ruolo dei professori associati. La valutazione si svolge in conformità agli standard qualitativi riconosciuti a livello internazionale individuati con apposito regolamento di ateneo nell'ambito dei criteri fissati con decreto del Ministro.
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”Art. 24 – ricercatori a tempo determinato Il trattamento economico spettante ai destinatari dei contratti tipo a, è pari al trattamento iniziale spettante al ricercatore confermato a seconda del regime di impegno. Per i titolari dei contratti di tipo b, il trattamento annuo lordo onnicomprensivo è pari al trattamento iniziale spettante al ricercatore confermato a tempo pieno elevato fino a un massimo del 30 per cento.
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”In particolare è stato chiesto al MIUR se dette assunzioni, nel caso in cui siano interamente finanziate da programmi ministeriali, come ad es. i bandi FIRB o i FIRB giovani analogamente a quanto previsto dall'art. 1 della Legge 1/2009 per le assunzioni relativa ai ricercatori finanziati o cofinanziati dal ministero ("cd. ricercatori Mussi), possano considerarsi in deroga al divieto di assunzioni previsto dalla legge citata e fuori dalla programmazione dei ruoli degli Atenei.
La legge 30 dicembre 2011, n. 240 “Gelmini”In altre parole, nel caso in cui dette figure vengano assunte all'interno di progetti vinti dagli Atenei a seguito di bandi su base competitiva FINANZIATI DA MIUR O COMMISSIONE EUROPEA e i costi per le assunzioni di detti Ricercatori siano interamente a carico di detti progetti, si auspica che non vengano considerati nella programmazione dei Ruoli degli Atenei. Il MIUR, espressamente interpellato in materia , non si è ancora pronunciato. La previsione dell’inserimento di detta figura nella predisposizione di budget di progetto risulta al momento rischiosa potendo ricorrere l’ipotesi di dover poi modificare lo strumento contrattuale consentito.
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