Source: https://canestrinilex.com/risorse/legittima-rinnovazione-prova-dichiarativa-se-appello-del-pm-corte-cost-12419/
Timestamp: 2019-10-20 11:55:37+00:00
Document Index: 170121594

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 27', 'sentenza ', 'sentenza ']

23 Maggio 2019, Corte Costituzionale
Costituzionalmente legittima la norma che prevede che nel caso di appello del pubblico ministero contro una sentenza di proscioglimento per motivi attinenti alla valutazione della prova dichiarativa, il giudice è obbligato a disporre la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale anche in caso di giudizio di primo grado celebrato nelle forme del rito abbreviato, e pertanto definito in quella sede «allo stato degli atti» ai sensi degli artt. 438 e seguenti cod. proc. pen.
La disposizione censurata crea un’asimmetria non già tra i poteri processuali delle parti (alle quali sole, peraltro, si riferisce il parametro costituzionale invocato), ma tra gli statuti probatori vigenti in caso di appello del pubblico ministero contro la sentenza di assoluzione, e quelli che si applicano al caso, opposto, di appello dell’imputato contro la sentenza di condanna. E però, tale asimmetria, come hanno rilevato recentemente le Sezioni unite, deriva dalla stessa struttura del processo penale italiano, che «non presenta affatto un’architettura simmetrica», alla luce del principio posto dall’art. 27, secondo comma, Cost.: «[i]l nostro ordinamento ha operato una ben precisa scelta di sistema, delineando il processo penale come strumento di accertamento della colpevolezza e non dell’innocenza».
Il che è coerente con la previsione normativa di «protocolli logici del tutto diversi in tema di valutazione delle prove e delle contrapposte ipotesi ricostruttive in ordine alla fondatezza del tema d’accusa: la certezza della colpevolezza per la pronuncia di condanna, il dubbio originato dalla mera plausibilità processuale di una ricostruzione alternativa del fatto per l’assoluzione». In tale irriducibile diversità dei protocolli logici si iscrive appunto la disposizione impugnata, nell’interpretazione offertane dal giudice di legittimità: «[l]’applicazione della regola dell’immediatezza nell’assunzione di prove dichiarative decisive si impone univocamente in caso di sovvertimento della sentenza assolutoria, poiché è solo tale esito decisorio che conferma la presunzione di innocenza e rafforza il peso del ragionevole dubbio – operante solo pro reo e non per le altre parti del processo – sulla valenza delle prove dichiarative» (Cass., sez. un., n. 14800 del 2018).
sentenza 20 marzo – 23 maggio 2019, n. 124
Presidente Lattanzi – Redattore Vigano’