Source: https://csvpadova.org/terzo-settore-riforma-informazioni/
Timestamp: 2020-08-14 05:18:24+00:00
Document Index: 11760759

Matched Legal Cases: ['art. 101', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 32', 'art. 35', 'art. 37', 'art. 21', 'art. 23', 'art. 45', 'art. 17', 'art. 26', 'art. 30', 'art. 16', 'art. 13', 'art. 7', 'art. 14', 'art. 1', 'art. 70', 'art. 71', 'art. 5']

Terzo Settore Riforma Informazioni - csv-padova
UN’ASSOCIAZIONE IMPLICA RESPONSABILITÀ: IL CSV TI AFFIANCA NELLE FASI EVOLUTIVE DELLE RIFORME INERENTI IL TERZO SETTORE
Dal 2 agosto 2017 è in vigore il DECRETO LEGISLATIVO 3 luglio 2017, n. 117 sul nuovo Codice del Terzo settore, a norma dell’articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106.
Per agevolare la lettura della nuova normativa pubblicata in Gazzetta Ufficiale, il CSV Padova ha predisposto una veloce guida on-line suddivisa nei principali ambiti di intervento del Decreto e pubblicato il video intervento del consulente legale Avv. Luca Degani.
Il 3 agosto 2018 è stato approvato un Decreto correttivo con alcune importanti novità, tra le quali la proroga di 6 mesi per le modifiche statutarie necessarie per l’adeguamento al nuovo Codice.
> Chi siamo e cosa diventeremo? – avv. Davide Cester, dott. Lorenzo Spinnato, dott. Massimiliano Bordin
> Odv e Aps dopo la Riforma del Terzo Settore – avv. Cristina Vaccario (relazione del 7/4/2018 per il CSV Padova)
> Gli ETS e il rapporto con l’ente pubblico – approfondimenti per amministratori locali – avv. Davide Cester, dott. Lorenzo Spinnato, dott. Massimiliano Bordin, dott. Bianchi
> Il nuovo codice del terzo settore quali opportunità? – dott. comm. Lorenzo Spinnato (relazione del 27/9/2018 per il CSV Padova)
> Accountability e Riforma del Terzo Settore – Roberto Museo, direttore CSVNet (relazione del 27/9/2018 per il CSV Padova)
> Obblighi assicurativi previsti dalla Riforma – dott. Gaetano Cavaretta, ideatore Polizza unica volontariato (relazione del 27/9/2018 per il CSV Padova)
CONSULTA IL VADEMECUM SUDDIVISO PER ARGOMENTI
CON UNA SINTESI SEMPLIFICATA DEI PRINCIPALI CAPITOLI DEL DECRETO
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01- Indicazioni generali:
Tempistiche per l'entrata in vigore della riforma
Approvata in via definitiva la L. 106/2016 “Delega al governo per il Codice del Terzo Settore, 5 per mille, impresa sociale e servizio civile universale”.
Licenziato il primo decreto attuativo della L. 106/2016 sul Servizio Civile Universale
Licenziati i restanti decreti: 5 per mille, impresa sociale e codice del Terzo Settore
Varo de DPCM sul 5 per mille (modalità di accreditamento, criteri di riparto delle scelte non esperesse, pubblicazione del rendiconto)
Entrata in vigore degli incentivi a favore delle erogazioni liberali e delle esenzioni ai fini delle imposte indirette
Termine ultimo entro cui il Governo potrà modificare i decreti attuativi della legge delega
Entrata in funzione del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS). La qualifica di Onlus esce dall’ordinamento.
Leggi l’art. 101 del Decreto
02 – Gli Enti del Terzo Settore:
Per rientrare tra gli ETS le organizzazioni dovranno iscriversi al Registro Unico nazionale del Terzo settore e rientrare in una dellecategoria previste:
Non sono ETS le società, le amministrazioni pubbliche, le formazioni e le associazioni politiche, i sindacati, le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche, le associazioni di datori di lavoro, nonché gli enti sottoposti a direzione e coordinamento o controllati dai suddetti enti.
A partire dall’esercizio successivo all’autorizzazione della Comunità Europea e comunque non prima dell’effettiva operatività del Registro unico, vengono abrogate le norme relative agli attuali registri delle ODV (Organizzazioni di Volontariato) e delle APS (Associazioni di Promozione Sociale).
Con l’abrogazione della normaiva Onlus, viene implicitamente a mancare il registro delle Onlus.
Leggi l’art. 4 del Decreto
Leggi l’art. 5 del Decreto
Tipologie di ETS: Organizzazioni di Volontariato (ODV)
– un numero di almeno tre ODV. Alle ODV socie si possono aggiungere sempre in qualità di soci altri ETS a condizione che il loro numero non sia superiore al cinquanta per cento del numero delle ODV.
La legge 266/91 è stata abrogata dal giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale del Codice del Terzo settore e a partire dall’esercizio successivo all’autorizzazione della Comunità Europea e comunque non prima dell’effettiva operatività del Registro unico, vengono abrogate le norme relative ai registri delle ODV.
Leggi l’art. 32 del Decreto
Tipologie di ETS: Ass. di Promozione Sociale (APS)
Le APS sono associazioni costituite per lo svolgimento di attività a favore di propri associati, di loro familiari o di terzi avvalendosi in modo prevalente dell’attività di volontariato dei propri associati.
– un numero di almeno tre APS. Alle APS socie si possono aggiungere sempre in qualità di soci altri ETS a condizione che il loro numero non sia superiore al cinquanta per cento del numero delle APS. Questa previsione non si applica agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI che associano un numero non inferiore a cinquecento APS.
La denominazione sociale deve contenere l’indicazione di associazione di promozione sociale o l’acronimo APS. L’indicazione di associazione di promozione sociale o l’acronimo APS, ovvero di parole o locuzioni equivalenti o ingannevoli, non può essere usata da soggetti diversi dalle associazioni di promozione sociale.
L’attività dell’associazione di promozione sociale dovrà essere perseguita avvalendosi prevalentemente delle prestazioni di volontari associati. L’APS può assumere lavoratori dipendenti o avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo o di altra natura, anche individuandoli tra i propri associati, solo quando ciò sia necessario ai fini dello svolgimento dell’attività di interesse generale e al perseguimento delle finalità. In ogni caso, il numero dei lavoratori impiegati nell’attività non può essere superiore al 50% del numero dei volontari o al 5% del numero degli associati.
I registri attuali confluiranno nel Registro Unico nazionale del Terzo settore.
Relativamente ai bilanci e alle agevolazioni sulle erogazioni liberali le APS seguono gli obblighi previsti per gli ETS.
La legge 383/00 è stata abrogata dal giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale del Codice del Terzo settore e a partire dall’esercizio successivo all’autorizzazione della Comunità Europea e comunque non prima dell’effettiva operatività del Registro unico, vengono abrogate le norme relative ai registri delle APS.
Leggi l’art. 35 del Decreto
Tipologie di ETS: Enti Filantropici
Gli Enti filantropici sono costituiti al fine di erogare denaro, beni o servizi, anche di investimento,a sostegno di categorie di persone svantaggiate o di attività di interesse generale.
Leggi l’art. 37 del Decreto
Le reti associative sono enti del Terzo settore costi- tuiti in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, che:
– associano, anche indirettamente attraverso gli enti ad esse aderenti, un numero non inferiore a 100 enti del Terzo settore, o, in alternativa, almeno 20 fondazioni del Terzo settore, le cui sedi legali o operative siano presenti in almeno cinque regioni o province autonome;
– svolgono, anche attraverso l’utilizzo di strumenti informativi idonei a garantire conoscibilità e trasparenza in favore del pubblico e dei propri associati, attività di coordinamento, tutela, rappresentanza, promozione o supporto degli enti del Terzo settore loro associati e delle loro attività di interesse generale, anche allo scopo di promuoverne ed accrescerne la rappresentatività presso i soggetti istituzionali.
Sono reti associative nazionali le reti associative di cui al comma 1 che associano, anche indirettamente attraverso gli enti ad esse aderenti, un numero non inferiore a 500 enti del Terzo settore o, in alternativa, almeno 100 fondazioni del Terzo settore, le cui sedi legali o operative siano presenti in almeno dieci regioni o province autonome. Le associazioni del terzo settore formate da un nu- mero non inferiore a 100 mila persone fisiche associate e con sedi in almeno 10 regioni o provincie autonome sono equiparate alle reti associative nazionali ai fini di cui all’articolo 59, comma 1, lettera b).
Le reti associative nazionali possono esercitare, oltre alle proprie attività statutarie, anche le seguenti attività:
– monitoraggio dell’attività degli enti ad esse associati, eventualmente anche con riguardo al suo impatto sociale, e predisposizione di una relazione annuale al Consiglio nazionale del Terzo settore;
– promozione e sviluppo delle attività di controllo, anche sotto forma di autocontrollo e di assistenza tecnica nei confronti degli enti associati.
Le reti associative possono promuovere partenariati e protocolli di intesa con le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e con soggetti privati.
È condizione per l’iscrizione delle reti associative nel Registro unico nazionale del Terzo settore che i rappresentanti legali ed amministratori non abbiano riportato condanne penali, passate in giudicato, per reati che comportano l’interdizione dai pubblici uffici. L’iscrizione, nonché la costituzione e l’operatività da almeno un anno, sono condizioni necessarie per accedere alle risorse del Fondo di cui all’articolo 72 che, in ogni caso, non possono essere destinate, direttamente o indirettamente, ad enti diversi dalle organizzazioni di volontariato, dalle associazioni di promozione sociale e dalle fondazioni del Terzo settore.
Alle reti associative operanti nel settore di cui all’articolo 5, comma 1, lettera y), le disposizioni del presente articolo si applicano nel rispetto delle disposizioni in materia di protezione civile, e alla relativa disciplina si provvede nell’ambito di quanto previsto dall’articolo 1, comma 1, lettera d), della legge 16 marzo 2017, n. 30.
Gli atti costitutivi o gli statuti disciplinano l’ordinamento interno, la struttura di governo e la composizione e il funzionamento degli organi sociali delle reti associative nel rispetto dei principi di democraticità, pari opportunità ed eguaglianza di tutti gli associati e di elettività delle cariche sociali.
Gli atti costitutivi o gli statuti delle reti associative possono disciplinare il diritto di voto degli associati in assemblea anche in deroga a quanto stabilito dall’articolo 24, comma 2.
Gli atti costitutivi o gli statuti delle reti associative possono disciplinare le modalità e i limiti delle deleghe di voto in assemblea anche in deroga a quanto stabilito dall’articolo 24, comma 3.
Gli atti costitutivi o gli statuti delle reti associative possono disciplinare le competenze dell’assemblea degli associati anche in deroga a quanto stabilito dall’articolo 25, comma 1.
Leggi l ‘articolo 41 del Decreto
Elementi Costitutivi: gli ETS associativi
Il Codice del Terzo Settore definisce gli elementi costitutivi, dell’ordinamento e dell’amministrazione degli ETS.
Gli atti costitutivi devono contenere: la denominazione; l’assenza di scopo di lucro e le finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale perseguite; l’attività di interesse generale che costituisce l’oggetto sociale; la sede legale; il patrimonio iniziale ai fini dell’eventuale riconoscimento della personalità giuridica; le norme sull’ordinamento, l’amministrazione e la rappresentanza dell’ente; i diritti e gli obblighi degli associati; i requisiti per l’ammissione di nuovi associati; la nomina dei primi componenti degli organi sociali obbligatori; le norme sulla devoluzione del patrimonio residuo in caso di scioglimento o di estinzione; la durata dell’ente, se prevista.
In caso di contrasto tra le clausole dell’atto costitutivo e quelle dello statuto prevalgono le seconde.
Se non previsto diversamente dallo statuto il Codice del Terzo Settore stabilisce:
I requisiti per l’ammissione di nuovi associati
L’ammissione di un nuovo associato è fatta con deliberazione dell’organo di amministrazione su domanda dell’interessato. La deliberazione è comunicata all’interessato ed annotata nel libro degli associati. L’organo competente a deliberare l’ammissione deve motivare la deliberazione di rigetto della domanda di ammissione e comunicarla agli interessati. Chi ha proposto la domanda può entro sessanta giorni dalla comunicazione della deliberazione di rigetto chiedere che sull’istanza si pronunci, l’assemblea o un altro organo eletto dalla medesima, che deliberano sulle domande non accolte, se non appositamente convocati, in occasione della loro successiva convocazione.
Le norme sull’ordinamento, l’amministrazione e la rappresentanza
Nell’assemblea hanno diritto di voto tutti coloro che sono iscritti da almeno tre mesi nel libro degli associati. Ciascun associato ha un voto e per i soci ETS possono essere attribuiti più voti fino ad un massimo di cinque proporzionalmente al numero dei loro associati. E’ ammessa la delega scritta di un altro associato fino ad un massimo di tre (con 500 soci) o cinque (con più di 500 soci).
Può essere previsto l’intervento in assemblea mediante mezzi di telecomunicazione ovvero l’espressione del voto per corrispondenza o in via elettronica, purché sia possibile verificare l’identità dell’associato che partecipa e vota.
Le associazioni con più di 500 soci possono prevedere e disciplinare lo svolgimento di assemblee separate.
Leggi l’art. 21 del Decreto
Vai all’art. 23 del Decreto
03 – Il Registro Unico del Terzo Settore:
Gli ETS per essere riconosciuti tali ed usufruire delle agevolazioni fiscali e della legislazione di favore devono procedere con l’iscrizione al Runts (Registro unico nazionale del Terzo settore) ed indicare gli estremi dell’iscrizione negli atti, nella corrispondenza e nelle comunicazioni al pubblico.
L’ufficio del Registro, entro sessanta giorni dalla presentazione della domanda, può: iscrivere l’ente, rifiutare l’iscrizione con provvedimento motivata, invitare l’ente a completare o rettificare la domanda ovvero ad integrare la documentazione.
L’ETS si intende automaticamente iscritto decorsi 60 giorni dalla presentazione della domandasempre che gli uffici non rilevino la non iscrivibilità o invitino l’ente ad integrare l’istanza.
Gli attuali registri delle Organizzazioni di volontariato (ODV) e di promozione sociale (APS) confluiranno nel Registro Unico nazionale degli enti del Terzo settore.
Il Registro unico è nazionale e gestito su base territoriale da ciascuna Regione e Provincia autonoma, è diviso in sezioni: ODV (Organizzazioni di Volontariato), APS (Associazioni di Promozione Sociale), enti filantropici, Imprese Sociali comprese le cooperative sociali, Reti Associative, Società di Mutuo Soccorso e altri ETS (Enti del Terzo settore) ed è pubblico e accessibile da ogni singolo cittadino.
Nel Registro unico nazionale vige il principio di incompatibilità: lo stesso ente può iscriversi in una sola sezione. Con questa disposizione si intende orientare i vari enti ad una connotazione e configurazione precisa e definita. L’unica eccezione al principio di incompatibilità è previsto nei confronti delle reti associative che possono avere composizioni variabili e aggregare ETS disomogenei.
Ogni ente iscritto al Registro sarà sottoposto ad una revisione d’ufficio a cadenza triennale volta a verificare la permanenza dei requisiti.
Il Registro unico nazionale è istituito presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ed è operativamente gestito su base territoriale in collaborazione con le Regioni e le province autonome, all’interno di una cornice unitaria di regole al fine di ridurre le attuali asimmetrie di trattamento. Solo per le Reti associative i procedimenti saranno curati direttamente dal ministero.
Entro un anno dalla pubblicazione del decreto legislativo, vengono emanate con decreto del Ministro del Lavoro le procedure di iscrizione al Registro Unico. Entro 180 giorni dal decreto ministeriale, i provvedimenti regionali e delle Province autonome stabiliscono i procedimenti per l’emanazione dei provvedimenti di iscrizione e cancellazione. Entro 6 mesi dalla predisposizione della struttura informatica il Registro Unico nazionale del Terzo settore sarà operativo.
Leggi l’art. 45 del Decreto
La cancellazione di un ente dal Registro unico na- zionale avviene a seguito di istanza motivata da parte dell’ente del Terzo settore iscritto o di accertamento d’ufficio, anche a seguito di provvedimenti della competente autorità giudiziaria ovvero tributaria, divenuti definitivi, dello scioglimento, cessazione, estinzione dell’ente ovvero della carenza dei requisiti necessari per la permanenza nel Registro unico nazionale del Terzo settore.
L’ente cancellato dal Registro unico nazionale per mancanza dei requisiti che vuole continuare a operare ai sensi del codice civile deve preventivamente devolvere il proprio patrimonio ai sensi dell’articolo 9, limitatamente all’incremento patrimoniale realizzato negli esercizi in cui l’ente è stato iscritto nel Registro unico nazionale.
Se vengono meno i requisiti per l’iscrizione dell’ente del Terzo settore in una sezione del Registro ma permangono quelli per l’iscrizione in altra sezione del Registro stesso, l’ente può formulare la relativa richiesta di migrazione che deve essere approvata con le modalità e nei termini previsti per l’iscrizione nel Registro unico nazionale.
Avverso il provvedimento di cancellazione dal Registro, è ammesso ricorso avanti al tribunale amministrativo competente per territorio.
Leggi l ‘articolo 50 del Decreto
Con il decreto di cui all’articolo 53 vengono disciplinate le modalità con cui gli enti pubblici territoriali provvedono a comunicare al Registro unico nazionale del Terzo settore i dati in loro possesso degli enti già iscritti nei registri speciali delle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di promozione sociale esistenti al giorno antecedente l’operatività del Registro unico nazionale degli enti del Terzo settore.
Gli uffici del Registro unico nazionale del Terzo set- tore, ricevute le informazioni contenute nei predetti registri, provvedono entro centottanta giorni a richiedere agli enti le eventuali informazioni o documenti mancanti e a verificare la sussistenza dei requisiti per l’iscrizione.
L’omessa trasmissione delle informazioni e dei documenti richiesti agli enti del Terzo settore ai sensi del comma 2 entro il termine di sessanta giorni comporta la mancata iscrizione nel Registro unico nazionale del Terzo settore.
Fino al termine delle verifiche di cui al comma 2 gli enti iscritti nei registri di cui al comma 1 continuano a beneficiare dei diritti derivanti dalla rispettiva qualifica.
Leggi l ‘articolo 54 del Decreto
04 – Personale volontario e retribuito:
Personale: I volontari degli ETS
Il volontariato è l’elemento centrale dell’azione degli ETS (Enti del Terzo settore).
E’ obbligatoria l’assicurazione ai volontari per infortuni, malattia e responsabilità civile verso terzi.
Se lo statuto lo prevede, è consentito un rimborso massimo di 10€ al giorno e fino a 150€ al mese a fronte di autocertificazione.
Vi è incompatibilità tra la risorsa umana volontaria e risorsa umana retribuita.
Leggi l’art. 17 del Decreto
Personale: organi amministrativi e di controllo
Leggi l’art. 26 del Decreto
Vai all’art. 30 del Decreto
Personale: I lavoratori retribuiti
Leggi l’art. 16 del Decreto
Adempimenti: il bilancio degli ETS
Gli adempimenti degli ETS variano a seconda delle entrate annuali.
In particolare gli ETS con ricavi, proventi, rendite o entrate comunque denominate:
– <= 100.000 euro devono redigere un rendiconto di cassa (entrate e uscite) da depositare presso il Registro unico del terzo settore;
– > 100.000 euro devono redigere un rendiconto di cassa (entrate e uscite) da depositare presso il Registro unico del terzo settore e devono pubblicare annualmente e tenere aggiornati nel proprio sito internet gli eventuali emolumenti, compensi o corrispettivi a qualsiasi titolo attribuiti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo, ai dirigenti nonché agli associati;
– >=220.000 euro devono redigere il bilancio di esercizio (stato patrimoniale, rendiconto finanziario e relazione di missione) da depositare presso il Registro unico del terzo settore e devono pubblicare annualmente e tenere aggiornati nel proprio sito internet gli eventuali emolumenti, compensi o corrispettivi a qualsiasi titolo attribuiti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo, ai dirigenti nonché agli associati;
– > 1.000.000 euro devono redigere il bilancio di esercizio (stato patrimoniale, rendiconto finanziario e relazione di missione), il bilancio sociale (seguendo le linee guida ministeriali) da pubblicare nel proprio sito internet e depositarlo nel registro unico del terzo settore e devono pubblicare annualmente e tenere aggiornati nel proprio sito internet gli eventuali emolumenti, compensi o corrispettivi a qualsiasi titolo attribuiti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo, ai dirigenti nonché agli associati.
I rendiconti e i bilanci devono essere depositati entro 30 giorni dalla loro approvazione o dal termine del periodo di riferimento all’interno del Registro Unico del terso settore.
Tutti gli ETS hanno il divieto di distribuire gli utili, ad esclusione delle Imprese Sociali che hanno invece limiti molto stringenti di divisione degli utili.
Leggi l’art. 13 del Decreto
05 – Adempimenti amministrativi e contabili previsti:
Gli enti del Terzo settore devono redigere il bilancio di esercizio formato dallo stato patrimoniale, dal rendiconto finanziario, con l’indicazione, dei proventi e degli oneri, dell’ente, e dalla relazione di missione che illustra le poste di bilancio, l’andamento economico e finanzia- rio dell’ente e le modalità di perseguimento delle finalità statutarie.
Il bilancio degli enti del Terzo settore con ricavi, rendite, proventi o entrate comunque denominate inferiori a 220.000,00 euro può essere redatto nella forma del rendiconto finanziario per cassa.
Il bilancio di cui ai commi 1 e 2 deve essere redatto in conformità alla modulistica definita con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentito il consiglio nazionale del terzo settore.
Gli enti del Terzo settore che esercitano la propria attività esclusivamente o principalmente in forma di impresa commerciale devono tenere le scritture contabili di cui all’articolo 2214 del codice civile.
Gli enti del Terzo settore di cui al comma 4 devono redigere e depositare presso il registro delle imprese il bilancio di esercizio redatto, a seconda dei casi, ai sensi degli articoli 2423 e seguenti, 2435-bis o 2435-ter del codice civile.
L’organo di amministrazione documenta il carattere secondario e strumentale dell’attività di cui all’articolo 6 nella relazione al bilancio o nella relazione di missione.
Gli enti del Terzo settore non iscritti nel registro delle imprese devono depositare il bilancio presso il registro unico nazionale del Terzo settore.
Leggi l ‘articolo 13 del Decreto
Oltre le scritture prescritte negli articoli 13, 14 e 17, comma 1, gli enti del Terzo settore devono tenere:
– il libro degli associati o aderenti;
– il libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee, in cui devono essere trascritti anche i verbali redatti per atto pubblico;
– il libro delle adunanze e delle deliberazioni dell’organo di amministrazione, dell’organo di controllo, e di eventuali altri organi sociali.
I libri di cui alle lettere a) e b) del comma 1, sono tenuti a cura dell’organo di amministrazione. I libri di cui alla lettera c) del comma 1, sono tenuti a cura dell’organo cui si riferiscono.
Gli associati o gli aderenti hanno diritto di esaminare i libri sociali, secondo le modalità previste dall’atto costitutivo o dallo statuto.
Il comma 3 non si applica agli enti di cui all’articolo 4, comma 3.
Leggi l ‘articolo 15 del Decreto
Gli enti del Terzo settore che si avvalgono di volontari devono assicurarli contro gli infortuni e le malattie connessi allo svolgimento dell’attività di volontariato, nonché per la responsabilità civile verso i terzi.
Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, da emanarsi di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente Codice, sono individuati meccanismi assicurativi semplificati, con polizze anche numeriche, e sono disciplinati i relativi controlli.
La copertura assicurativa è elemento essenziale delle convenzioni tra gli enti del Terzo settore e le amministrazioni pubbliche, e i relativi oneri sono a carico dell’amministrazione pubblica con la quale viene stipulata la convenzione.
Leggi l ‘articolo 18 del Decreto
Leggi l’art. 7 del Decreto
Leggi l’art. 14 del Decreto
Obbligatorietà pubblicazione contributi
Nuovo adempimento previsto dalla L. 4 agosto 2017, n. 124
Il punto della situazione e uno strumento utile
L’art. 1, cc. 125-129 della Legge 4 agosto 2017, n. 124 (Legge annuale per il mercato e la concorrenza) prevede l’obbligo di pubblicizzare i rapporti economici con le pubbliche amministrazioni o altri soggetti.
– le associazioni e le fondazioni con qualifica di Onlus (anche le Onlus di diritto, tra cui le Organizzazioni di Volontariato)
– le associazioni di protezione ambientale a carattere nazionale
– le associazioni dei consumatori a livello nazionale
La disposizione prevede che tali soggetti siano tenuti a pubblicare nei propri siti internet le informazioni relative a “sovvenzioni, contributi, incarichi retribuiti e comunque vantaggi economici di qualunque genere” superiori a 10.000 euro, ricevuti da:
L’obbligo si intende con riferimento agli importi percepiti in ciascun anno, entro il 28 febbraio dell’anno successivo.
In data 23 febbraio il Ministero del Lavoro ha espressamente indicato che l’adempimento si riferisce ai contributi ricevuti nel 2018, con scadenza entro il 28 febbraio 2019.
Qui la lettera del Ministero.
Qui l’approfondimento del CSV Padova
Leggi l’art. 70 del Decreto
Tenuta e conservazione delle scritture contabili degli ETS
a) in relazione all’attività complessivamente svolta, redigere scritture contabili cronologiche e sistematiche atte ad esprimere con compiutezza e analiticità le operazioni poste in essere in ogni periodo di gestione, e rappresentare adeguatamente in apposito documento, da redigere entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio annuale, la situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’ente, distinguendo le attività indicate all’articolo 6 da quelle di cui all’articolo 5, con obbligo di conservare le stesse scritture e la relativa documentazione per un periodo non inferiore quello indicato dall’articolo 22 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600;
b) in relazione alle attività svolte con modalità commerciali, di cui agli articoli 5 e 6, tenere le scritture contabili previste dalle disposizioni di cui all’articolo 18 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, anche al di fuori dei limiti quantitativi previsti al comma 1 del medesimo articolo.
2. Gli obblighi di cui al comma 1, lettera a) , si considerano assolti anche qualora la contabilità consti del libro giornale e del libro degli inventari, tenuti in conformità alle disposizioni di cui agli a
Leggi l ‘articolo 87 del Decreto
– interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio, ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni
– organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale, incluse attività, anche editoriali, di promozione e diffusione della cultura e della pratica del volontariato e delle attività di interesse generale di cui al presente articolo;
– organizzazione e gestione di attività turistiche di interesse sociale, culturale o religioso
Leggi l’art. 71 del Decreto
La denominazione sociale, in qualunque modo for- mata, deve contenere l’indicazione di ente del Terzo settore o l’acronimo ETS. Di tale indicazione deve farsi uso negli atti, nella corrispondenza e nelle comunicazioni al pubblico.
La disposizione di cui al comma 1 non si applica agli enti di cui all’articolo 4, comma 3.
L’indicazione di ente del Terzo settore o dell’acro- nimo ETS, ovvero di parole o locuzioni equivalenti o ingannevoli, non può essere usata da soggetti diversi dagli enti del Terzo settore.
Leggi l ‘articolo 12 del Decreto
Le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nei limiti delle risorse disponibili, promuovono la cultura del volontariato, in particolare tra i giovani, anche attraverso apposite iniziative da svolgere nell’àmbito delle strutture e delle attività scolastiche, universitarie ed extrauniversitarie, valorizzando le diverse esperienze ed espressioni di volontariato, anche attraverso il coinvolgimento delle organizzazioni di volontariato e di altri enti del Terzo settore, nelle attività di sensibilizzazione e di promozione.
Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni, definisce con decreto i criteri per il riconoscimento in àmbito scolastico e lavorativo delle competenze acquisite nello svolgimento di attività o percorsi di volontariato.
Ai fini del conseguimento di titoli di studio, le Università possono riconoscere, nei limiti previsti dalla nor- mativa vigente, crediti formativi a favore degli studenti che abbiano svolto attività di volontariato certificate nelle organizzazioni di volontariato o in altri enti del Terzo settore rilevanti per la crescita professionale e per il curriculum degli studi.
All’articolo 10, comma 2, della legge 6 marzo 2001,
64, dopo le parole «che prestano il servizio civile o il servizio militare di leva», sono inserite le seguenti: «o attività di volontariato in enti del Terzo settore iscritti nel Registro unico nazionale per un numero di ore regolarmente certificate».
Leggi l ‘articolo 19 del Decreto
06 – Organi sociali:
Nell’assemblea delle associazioni, riconosciute o non riconosciute, del Terzo settore hanno diritto di voto tutti coloro che sono iscritti da almeno tre mesi nel libro degli associati, salvo che l’atto costitutivo o lo statuto non dispongano diversamente.
Ciascun associato ha un voto. Agli associati che siano enti del Terzo settore l’atto costitutivo o lo statuto possono attribuire più voti, sino ad un massimo di cinque, in proporzione al numero dei loro associati o aderenti. Si applica l’articolo 2373 del codice civile, in quanto compatibile.
Se l’atto costitutivo o lo statuto non dispongono diversamente, ciascun associato può farsi rappresentare nell’assemblea da un altro associato mediante delega scritta, anche in calce all’avviso di convocazione. Ciascun associato può rappresentare sino ad un massimo di tre associati nelle associazioni con un numero di associati inferiore a cinquecento e di cinque associati in quelle con un numero di associati non inferiore a cinquecento. Si applicano i commi quarto e quinto dell’articolo 2372 del codice civile, in quanto compatibili.
L’atto costitutivo o lo statuto possono prevedere l’intervento all’assemblea mediante mezzi di telecomunicazione ovvero l’espressione del voto per corrispondenza o in via elettronica, purché sia possibile verificare l’identità dell’associato che partecipa e vota.
L’atto costitutivo o lo statuto delle associazioni che hanno un numero di associati non inferiore a cinquecento possono prevedere e disciplinare la costituzione e lo svolgimento di assemblee separate, comunque denominate, anche rispetto a specifiche materie ovvero in presenza di particolari categorie di associati o di svolgimento dell’at- tività in più ambiti territoriali. A tali assemblee si applicano le disposizioni di cui ai commi terzo, quarto, quinto e sesto dell’articolo 2540 del codice civile, in quanto compatibili.
Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche alle fondazioni del Terzo settore il cui statuto preveda la costituzione di un organo assembleare o di indirizzo, comunque denominato, in quanto compatibili ed ove non derogate dallo statuto.
Leggi l ‘articolo 24 del Decreto
Competenze inderogabili dell'assemblea
L’assemblea delle associazioni, riconosciute o non riconosciute, del Terzo settore:
– delibera sull’esclusione degli associati, se l’atto costitutivo o lo statuto non attribuiscono la relativa competenza ad altro organo eletto dalla medesima;
Gli atti costitutivi o gli statuti delle associazioni che hanno un numero di associati non inferiore a cinquecento possono disciplinare le competenze dell’assemblea anche in deroga a quanto stabilito al comma precedente, nel rispetto dei principi di democraticità, pari opportunità ed eguaglianza di tutti gli associati e di elettività delle cariche sociali.
Lo statuto delle fondazioni del Terzo settore può attribuire all’organo assembleare o di indirizzo, comunque denominato, di cui preveda la costituzione la competenza a deliberare su uno o più degli oggetti di cui al comma 1, nei limiti in cui ciò sia compatibile con la natura dell’ente quale fondazione e nel rispetto della volontà del fondatore.
Leggi l ‘articolo 25 del Decreto
Salvo quanto previsto dall’articolo 30, comma 6, le associazioni, riconosciute o non riconosciute, e le fondazioni del Terzo settore devono nominare un revisore legale dei conti o una società di revisione legale iscritti nell’apposito registro quando superino per due esercizi consecutivi due dei seguenti limiti:
– totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 1.100.000,00 euro;
– ricavi, rendite, proventi, entrate comunque denominate: 2.200.000,00 euro;
– dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 12 unità.
L’obbligo di cui al comma 1 cessa se, per due esercizi consecutivi, i predetti limiti non vengono superati.
La nomina è altresì obbligatoria quando siano stati costituiti patrimoni destinati ai sensi dell’articolo 10.
Leggi l ‘articolo 31 del Decreto
07 – Personalità giuridica:
Le associazioni e le fondazioni del Terzo settore possono, in deroga al decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361, acquistare la personalità giuridica mediante l’iscrizione nel registro unico nazionale del Terzo settore.
Il notaio che ha ricevuto l’atto costitutivo di una associazione o di una fondazione del Terzo settore, o la pubblicazione di un testamento con il quale si dispone una fondazione del Terzo settore, verificata la sussistenza delle condizioni previste dalla legge per la costituzione dell’ente, ed in particolare dalle disposizioni del presente Codice con riferimento alla sua natura di ente del Terzo settore, nonché del patrimonio minimo di cui al comma 4, deve depositarlo, con i relativi allegati, entro venti giorni presso il competente ufficio del registro unico nazionale del Terzo settore, richiedendo l’iscrizione dell’ente. L’ufficio del registro unico nazionale del Terzo settore, verificata la regolarità formale della documentazione, iscrive l’ente nel registro stesso.
Se il notaio non ritiene sussistenti le condizioni per la costituzione dell’ente o il patrimonio minimo, ne dà comunicazione motivata, tempestivamente e comunque non oltre il termine di trenta giorni, ai fondatori, o agli amministratori dell’ente. I fondatori, o gli amministratori o, in mancanza ciascun associato, nei trenta giorni successivi al ricevimento della comunicazione del notaio, possono domandare all’ufficio del registro competente di disporre l’iscrizione nel registro unico nazionale del Terzo settore. Se nel termine di sessanta giorni dalla presentazione della domanda l’ufficio del registro non comunica ai richiedenti il motivato diniego, ovvero non chiede di integrare la documentazione o non provvede all’iscrizione, questa si intende negata.
Si considera patrimonio minimo per il conseguimento della personalità giuridica una somma liquida e disponibile non inferiore a 15.000 euro per le associazioni e a 30.000 euro per le fondazioni. Se tale patrimonio è costituito da beni diversi dal denaro, il loro valore deve risultare da una relazione giurata, allegata all’atto costitutivo, di un revisore legale o di una società di revisione legale iscritti nell’apposito registro.
Quando risulta che il patrimonio minimo di cui al comma 4 è diminuito di oltre un terzo in conseguenza di perdite, l’organo di amministrazione, e nel caso di sua inerzia, l’organo di controllo, ove nominato, devono senza indugio, in un’associazione, convocare l’assemblea per deliberare, ed in una fondazione deliberare la ricostituzione del patrimonio minimo oppure la trasformazione, la prosecuzione dell’attività in forma di associazione non riconosciuta, la fusione o lo scioglimento dell’ente.
Le modificazioni dell’atto costitutivo e dello statuto devono risultare da atto pubblico e diventano efficaci con l’iscrizione nel registro unico nazionale del Terzo settore. Il relativo procedimento di iscrizione è regolato ai sensi dei commi 2 e 3.
Nelle fondazioni e nelle associazioni riconosciute come persone giuridiche, per le obbligazioni dell’ente risponde soltanto l’ente con il suo patrimonio.
Leggi l ‘articolo 22 del Decreto
08 – Rapporto con l’ente pubblico
Le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono sottoscrivere con le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale, iscritte da almeno sei mesi nel Registro unico nazionale del Terzo settore, convenzioni finalizzate allo svolgimento in favore di terzi di attività o servizi sociali di interesse generale, se più favorevoli rispetto al ricorso al mercato.
Le convenzioni di cui al comma 1 possono prevede- re esclusivamente il rimborso alle organizzazioni di volontariato e alle associazioni di promozione sociale delle spese effettivamente sostenute e documentate.
L’individuazione delle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di promozione sociale con cui stipulare la convenzione è fatta nel rispetto dei principi di imparzialità, pubblicità, trasparenza, partecipazione e parità di trattamento, mediante procedure comparative riservate alle medesime. Le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale devono essere in possesso dei requisiti di moralità professionale, e dimostrare adeguata attitudine, da valutarsi in riferimento alla struttura, all’attività concretamente svolta, alle finalità perseguite, al numero degli aderenti, alle risorse a disposizione e alla capacità tecnica e professionale, intesa come concreta capacità di operare e realizzare l’attività oggetto di convenzione, da valutarsi anche con riferimento all’esperienza maturata, all’organizzazione, alla formazione e all’aggiornamento dei volontari.
Le convenzioni devono contenere disposizioni dirette a garantire l’esistenza delle condizioni necessarie a svolgere con continuità le attività oggetto della convenzione, nonché il rispetto dei diritti e della dignità degli utenti, e, ove previsti dalla normativa nazionale o regionale, degli standard organizzativi e strutturali di legge. Devono inoltre prevedere la durata del rapporto convenzionale, il contenuto e le modalità dell’intervento volontario, il numero e l’eventuale qualifica professionale delle persone impegnate nelle attività convenzionate, le modalità di coordinamento dei volontari e dei lavoratori con gli operatori dei servizi pubblici, le coperture assicurative di cui all’articolo 18, i rapporti finanziari riguardanti le spese da ammettere a rimborso fra le quali devono figurare necessariamente gli oneri relativi alla copertura assicurativa, le modalità di risoluzione del rapporto, forme di verifica delle prestazioni e di controllo della loro qualità, la verifica dei reciproci adempimenti nonché le modalità di rimborso delle spese, nel rispetto del principio dell’effettività delle stesse, con esclusione di qualsiasi attribu- zione a titolo di maggiorazione, accantonamento, ricarico o simili, e con la limitazione del rimborso dei costi indiretti alla quota parte imputabile direttamente all’attività oggetto della convenzione.
Leggi l ‘articolo 56 del Decreto
09 – Estinzione o scioglimento dell’ente:
Estinzione o scioglimento dell'ente
L’ufficio del registro unico nazionale del Terzo set- tore accerta, anche d’ufficio, l’esistenza di una delle cause di estinzione o scioglimento dell’ente e ne dà comunicazione agli amministratori e al presidente del tribunale ove ha sede l’ufficio del registro unico nazionale presso il quale l’ente è iscritto affinché provveda ai sensi dell’articolo 11 e seguenti delle disposizioni di attuazione del codice civile.
Chiusa la procedura di liquidazione, il presidente del tribunale provvede che ne sia data comunicazione all’ufficio del registro unico nazionale del Terzo settore per la conseguente cancellazione dell’ente dal Registro.
Leggi l ‘articolo 49 del Decreto
In caso di estinzione o scioglimento, il patrimonio residuo è devoluto, previo parere positivo dell’Ufficio di cui all’articolo 45, comma 1, e salva diversa destinazione imposta dalla legge, ad altri enti del Terzo settore secondo le disposizioni statutarie o dell’organo sociale competente o, in mancanza, alla Fondazione Italia Sociale. Il parere è reso entro trenta giorni dalla data di ricezione della richiesta che l’ente interessato è tenuto a inoltrare al predetto Ufficio con raccomandata a/r o secondo le disposi- zioni previste dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, decorsi i quali il parere si intende reso positivamente. Gli atti di devoluzione del patrimonio residuo compiuti in assenza o in difformità dal parere sono nulli.
Leggi l ‘articolo 9 del Decreto
10 – Regime fiscale:
Imposte per modifiche statutarie
Agli atti costitutivi e alle modifiche statutarie, comprese le operazioni di fusione, scissione o trasformazione poste in essere da enti del Terzo settore di cui al comma 1, le imposte di registro, ipotecaria e catastale si applicano in misura fissa. Le modifiche statutarie di cui al periodo precedente sono esenti dall’imposta di registro se hanno lo scopo di adeguare gli atti a modifiche o integrazioni normative.
Fino all’operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore, continuano ad applicarsi le norme previgenti ai fini e per gli effetti derivanti dall’iscrizione degli enti nei Registri Onlus, Organizzazioni di Volontariato, Associazioni di promozione sociale e Imprese sociali che si adeguano alle disposizioni del presente decreto entro diciotto mesi dalla data della sua entrata in vigore. Entro il medesimo termine, esse possono modificare i propri statuti con le modalità e le maggioranze previste per le deliberazioni dell’assemblea ordinaria.
Leggi l ‘articolo 82 del Decreto
Gli atti, i documenti, le istanze, i contratti, nonché le copie anche se dichiarate conformi, gli estratti, le certificazioni, le dichiarazioni, le attestazioni e ogni altro documento cartaceo o informatico in qualunque modo denominato posti in essere o richiesti dagli enti di cui al comma 1 sono esenti dall’imposta di bollo.
Regime fiscale delle ODV
1. Non si considerano commerciali, oltre alle attività di cui all’articolo 79, commi 2 e 3, le seguenti attività effettuate dalle organizzazioni di volontariato e svolte senza l’impiego di mezzi organizzati professionalmente per fini di concorrenzialità sul mercato:
a) attività di vendita di beni acquisiti da terzi a titolo
gratuito a fini di sovvenzione, a condizione che la vendita
sia curata direttamente dall’organizzazione senza alcun
b) cessione di beni prodotti dagli assistiti e dai volontari
sempreché la vendita dei prodotti sia curata direttamente
dall’organizzazione di volontariato senza alcun
2. I redditi degli immobili destinati in via esclusiva allo svolgimento di attività non commerciale da parte delle organizzazioni di volontariato sono esenti dall’imposta sul reddito delle società.
Leggi l ‘articolo 84 del Decreto
Leggi l ‘articolo 85 del Decreto
Gli enti del Terzo settore non commerciali di cui all’articolo 79, comma 5, possono optare per la determinazione forfetaria del reddito d’impresa applicando all’ammontare dei ricavi conseguiti nell’esercizio delle attività di cui agli articoli 5 e 6, quando svolte con modalità commerciali, il coefficiente di redditività nella misura indicata nelle lettere a) e b) e aggiungendo l’ammontare dei componenti positivi di reddito di cui agli articoli 86, 88, 89 e 90 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917
Leggi l ‘articolo 80 del Decreto
Regime forfetario per le attività commerciali svolte dalle APS e ODV
Leggi l ‘articolo 86 del Decreto
1. Dall’imposta lorda sul reddito delle persone fisiche
si detrae un importo pari al 30 per cento degli oneri
sostenuti dal contribuente per le erogazioni liberali in
denaro o in natura a favore degli enti del Terzo settore
non commerciali di cui all’articolo 79, comma 5, per un
importo complessivo in ciascun periodo d’imposta non
superiore a 30.000 euro. L’importo di cui al precedente
periodo è elevato al 35 per cento degli oneri sostenuti dal
contribuente, qualora l’erogazione liberale in denaro sia
a favore di organizzazioni di volontariato. La detrazione
è consentita, per le erogazioni liberali in denaro, a condizione
che il versamento sia eseguito tramite banche o
uffici postali ovvero mediante altri sistemi di pagamento
previsti dall’articolo 23 del decreto legislativo 9 luglio
2. Le liberalità in denaro o in natura erogate a favore
degli enti del Terzo settore non commerciali di cui all’articolo
79, comma 5, da persone fisiche, enti e società sono
deducibili dal reddito complessivo netto del soggetto erogatore nel limite del 10 per cento del reddito complessivo
dichiarato. Qualora la deduzione sia di ammontare
superiore al reddito complessivo dichiarato, diminuito di
tutte le deduzioni, l’eccedenza può essere computata in
aumento dell’importo deducibile dal reddito complessivo
dei periodi di imposta successivi, ma non oltre il quarto,
fino a concorrenza del suo ammontare. Con apposito decreto
del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di
sono individuate le tipologie dei beni in natura che danno
diritto alla detrazione o alla deduzione d’imposta e sono
stabiliti i criteri e le modalità di valorizzazione delle liberalità
3. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano
a condizione che l’ente dichiari la propria natura non
commerciale ai sensi dell’articolo 79, comma 5, al momento
dell’iscrizione nel Registro unico di cui all’articolo
45. La perdita della natura non commerciale va comunicata
dal rappresentante legale dell’ente all’Ufficio del
Registro unico nazionale del Terzo settore della Regione
o della Provincia autonoma in cui l’ente ha la sede legale,
entro trenta giorni dalla chiusura del periodo d’imposta
nel quale si è verificata. In caso di mancato tempestivo
invio di detta comunicazione, il legale rappresentante
dell’ente è punito con la sanzione amministrativa da 500
euro a 5.000 euro.
Leggi l ‘articolo 83 del Decreto
Disposizioni in materia di imposte sui redditi
Agli enti del Terzo settore, diversi dalle imprese sociali, si applicano le disposizioni di cui al presente titolo nonché le norme del titolo II del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, in quanto compatibili.
Le attività di interesse generale di cui all’articolo 5, ivi incluse quelle accreditate o contrattualizzate o convenzionate con le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, l’Unione europea, amministrazioni pubbliche straniere o altri organismi pubblici di diritto internazionale, si considerano di natura non commerciale quando sono svolte a titolo gratuito o dietro versamento di cor- rispettivi che non superano i costi effettivi, tenuto anche conto degli apporti economici degli enti di cui sopra e salvo eventuali importi di partecipazione alla spesa previ- sti dall’ordinamento.
Leggi l ‘articolo 79 del Decreto
Le provvidenze creditizie e fideiussorie previste dalle norme vigenti per le cooperative e i loro consorzi sono estese, senza ulteriori oneri per lo Stato, alle organizzazioni di volontariato e alle associazioni di promozione sociale che, nell’ambito delle convenzioni di cui all’articolo 56, abbiano ottenuto l’approvazione di uno o più progetti di attività e di servizi di interesse generale inerenti alle finalità istituzionali.
Leggi l ‘articolo 67 del Decreto
Contributo per l'acquisto di autoambulanze, autoveicoli per attività sanitarie e beni strumentali
Le risorse di cui all’articolo 73, comma 2, lettera c), sono destinate a sostenere l’attività di interesse generale delle organizzazioni di volontariato attraverso l’erogazione di contributi per l’acquisto, da parte delle medesime, di autoambulanze, autoveicoli per attività sanitarie e di beni strumentali, utilizzati direttamente ed esclusivamente per attività di interesse generale, che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diverse utilizzazioni senza radicali trasformazioni, nonché, per le sole fondazioni, per la donazione dei beni ivi indicati nei confronti delle strutture sanitarie pubbliche.
Per l’acquisto di autoambulanze e di beni mobili iscritti in pubblici registri destinati ad attività antincendio da parte dei vigili del fuoco volontari, in alternativa a quanto disposto al comma 1, le organizzazioni di volontariato possono conseguire il predetto contributo nella misura corrispondente all’aliquota IVA del prezzo complessivo di acquisto, mediante corrispondente riduzione del medesimo prezzo praticata dal venditore. Il venditore recupera le somme corrispondenti alla riduzione praticata mediante compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.
Per le organizzazioni di volontariato aderenti alle reti associative di cui all’articolo 41, comma 2, la richiesta e l’erogazione dei contributi di cui al comma 1 deve avvenire per il tramite delle reti medesime.
Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali sono stabilite le modalità per l’attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo.
Leggi l ‘articolo 76 del Decreto
Al fine di favorire il finanziamento ed il sostegno delle attività di cui all’articolo 5, svolte dagli enti del Terzo settore non commerciali di cui all’articolo 79, comma 5, iscritti al Registro di cui all’articolo 45, gli istituti di credito autorizzati ad operare in Italia, in osservanza delle previsioni del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, di seguito «emittenti» o, singolarmente, l’«emittente», possono emettere specifici «titoli di solidarietà», di seguito «titoli», su cui gli emittenti non applicano le commissioni di collocamento.
I titoli sono obbligazioni ed altri titoli di debito, non subordinati, non convertibili e non scambiabili, e non conferiscono il diritto di sottoscrivere o acquisire altri tipi di strumenti finanziari e non sono collegati ad uno strumento derivato, nonché certificati di deposito consistenti in titoli individuali non negoziati nel mercato monetario.
Leggi l ‘articolo 77 del Decreto
I gestori dei portali online che svolgono attività di social lending, finalizzato al finanziamento e al sostegno delle attività di cui all’articolo 5, operano, sugli importi percepiti a titolo di remunerazione dai soggetti che prestano fondi attraverso tali portali, una ritenuta alla fonte a titolo di imposta, secondo le previsioni dell’articolo 26, comma 4 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, con l’aliquota prevista per le obbligazioni e gli altri titoli di cui all’articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601.
Gli importi percepiti, a titolo di remunerazione, dai soggetti che, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, prestano fondi attraverso i portali di cui al comma 1, costituiscono redditi di capitale ai sensi dell’articolo 44, comma 1, lettera a), del testo unico delle imposte sui red- diti, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.
Con decreto del Ministro dell’economia e delle fi- nanze, da adottarsi ai sensi dell’articolo 17, comma 3 della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabilite le modalità attuative delle disposizioni di cui al presente articolo.
Leggi l ‘articolo 78 del Decreto
È istituito un credito d’imposta pari al 65 per cento presentare ai sensi dell’articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni delle erogazioni liberali in denaro effettuate da persone fisiche e del 50 per cento se effettuate da enti o società in favore degli enti del Terzo settore, che hanno presentato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali un progetto per sostenere il recupero degli immobili pub- blici inutilizzati e dei beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata assegnati ai suddetti enti del Terzo settore e da questi utilizzati esclusivamente per lo svolgimento di attività di cui all’art. 5 con modalità non commerciali. Per le suddette erogazioni non si applicano le disposizioni di cui all’articolo 83 né le agevolazioni fiscali previste a titolo di deduzione o di detrazione di imposta da altre disposizioni di legge.
Leggi l ‘articolo 81 del Decreto
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2 – Per chi non è ente del Terzo Settore: cosa succede?
3 – Le ODV (Organizzazioni di volontariato) prima e dopo la riforma
4 – Le APS (Associazioni di promozione sociale) prima e dopo la riforma