Source: https://blog.justavv.it/separazione-e-divorzio-cose-ludienza-presidenziale/
Timestamp: 2019-03-25 00:19:14+00:00
Document Index: 2218644

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 706', 'art. 337', 'art. 337', 'art. 337', 'art. 191']

Separazione e divorzio: cos'è l'udienza presidenziale
A cura dell’Avvocato Anna Di Cosmo
Cos’è una Udienza Presidenziale?
Con l’espressione “udienza presidenziale” ci si riferisce all’udienza di comparizione dei coniugi davanti al Presidente del Tribunale (ovvero ad un Giudice da lui delegato) nella fase iniziale del processo contenzioso di separazione o di divorzio nella quale vengono assunti i provvedimenti temporanei e urgenti ritenuti necessari a tutela dei coniugi e, nel caso di separazione o di divorzio con figli, a tutela dei figli stessi.
Si precisa che l’udienza presidenziale si tiene anche in caso di separazione consensuale e divorzio congiunto. In tal caso infatti i coniugi compaiono solo per confermare l’accordo raggiunto ed il Presidente si limita a constatare detta volontà, senza svolgere ulteriori adempimenti.
Il processo contenzioso di separazione e di divorzio è un rito “bifasico”, in cui si susseguono due fasi distinte:
La prima di natura cautelare, riservata all’adozione di provvedimenti urgenti necessari per il coniuge e per i figli;
La seconda riservata all’istruzione vera e propria della causa fino alla sentenza di competenza collegiale.
Separazione e Divorzio: la Normativa
La separazione e il divorzio trovano la loro disciplina giuridica in fonti differenziate.
Il codice di procedura civile si occupa della separazione, mentre il divorzio ha le sue fonti normative nella legge 1° dicembre 1970, n. 898 e successive modificazioni.
Nel 2005 (Decreto legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni nella legge 14 maggio 2005, n. 80) intervenne la riforma sia della parte del codice di procedura civile che riguarda il processo di separazione (nuovi articoli 706 – 711 c.p.c.) sia, in parte, dell’art. 4 della legge sul divorzio (allineato nella fase introduttiva a quello della separazione).
Nonostante questa irragionevole diversità delle fonti normative, si deve però rilevare che l’udienza presidenziale è analoga tanto nella separazione quanto per il divorzio: sono identici gli adempimenti con i quali il Presidente del Tribunale conduce la fase presidenziale, emana i provvedimenti urgenti nell’interesse dei coniugi e dei figli e rimette le parti davanti al giudice istruttore per la prosecuzione della causa.
Vediamo nel dettaglio detti adempimenti.
Struttura di una Udienza Presidenziale
Sia la separazione che il divorzio si introducono con un ricorso che dà avvio alla fase presidenziale, che nelle intenzioni del legislatore è costruita in modo da non ostacolare una possibile conciliazione delle parti.
Per questo il ricorso deve contenere soltanto l’esposizione dei fatti sui quali la domanda è fondata. Non è richiesto quindi di indicare nel ricorso introduttivo anche le domande accessorie per esempio sull’addebito della separazione.
Inoltre, sia in sede di separazione che in sede di divorzio, si prevede che entrambi i coniugi in fase di costituzione alleghino le ultime dichiarazioni dei redditi presentate, nella prassi si richiedono quelle dell’ultimo triennio.
In moltissimi Tribunali viene poi chiesto di integrare la documentazione con il deposito di altri documenti, per esempio:
Estratti dei conti correnti o delle carte di credito,
Indicazioni su proprietà immobiliari e mobiliari,
Buste paga e documentazione sui rapporti di lavoro.
E’ anche invalsa la prassi di richiedere che l’indicazione di questi elementi venga effettuata attraverso la presentazione di apposite dichiarazioni sostitutive di atto notorio.
Evidentemente spetterà comunque sempre all’istruttoria della causa l’acquisizione di elementi ulteriori o di eventuali indagini di polizia tributaria, ma non è affatto escluso che nel corso della fase presidenziale possano essere richieste indagini di polizia tributaria nell’ipotesi in cui la documentazione richiesta non fosse considerata esauriente o venisse contestata da una delle parti.
Competente territorialmente è:
Per la separazione: il Tribunale del luogo dell’ultima residenza comune dei coniugi
Per il divorzio: il Tribunale del foro del convenuto.
E’ comune sia alla separazione che al divorzio la previsione che “Qualora il coniuge convenuto sia residente all’estero, o risulti irreperibile, la domanda si propone al tribunale del luogo di residenza o di domicilio del ricorrente, e, se anche questi è residente all’estero, a qualunque tribunale della Repubblica”.
Viceversa non è riprodotto per la separazione il meccanismo individuato per il divorzio nell’ultima parte dell’art. 4, co. 1 legge divorzio dove si prevede che “La domanda congiunta può essere proposta al tribunale del luogo di residenza o di domicilio dell’uno o dell’altro coniuge”. Pertanto, in difetto di una espressa indicazione, anche per la separazione consensuale vale la regola indicata nell’art. 706 c.p.c., secondo cui la competenza territoriale è quella del Tribunale dell’ultima residenza comune dei coniugi.
Si deve ricordare che essendo obbligatorio l’intervento del Pubblico ministero nelle cause di separazione e divorzio, la competenza territoriale è inderogabile.
La presenza fisica dei coniugi in udienza
I coniugi devono comparire davanti al Presidente del Tribunale personalmente, salvo gravi e comprovati motivi, ed è obbligatoria l’assistenza di un difensore. Se il ricorrente non si presenta o rinuncia, la domanda non ha effetto. Se invece non si presenta il coniuge convenuto, il Presidente può fissare un nuovo giorno per la comparizione, ordinando la rinnovazione della notifica al coniuge convenuto che non è comparso.
All’udienza di comparizione, il Presidente deve sentire i coniugi prima separatamente poi congiuntamente, tentando di conciliarli:
Se la conciliazione non riesce, il Presidente, anche d’ufficio, sentiti i coniugi ed i rispettivi difensori, dà con ordinanza i provvedimenti temporanei e urgenti che reputa opportuni nell’interesse della prole e dei coniugi, nomina il giudice istruttore e fissa udienza di comparizione e trattazione davanti a questi.
Nello stesso modo il Presidente provvede, se il coniuge convenuto non compare, sentiti il ricorrente ed il suo difensore.
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Reclamo con ricorso alla Corte d’Appello
Contro i provvedimenti temporanei e urgenti della fase presidenziale si può proporre reclamo con ricorso alla Corte d’Appello, che si pronuncia in camera di consiglio.
Il reclamo deve essere proposto nel termine perentorio di dieci giorni dalla notificazione del provvedimento. L’ordinanza del Presidente può successivamente essere revocata o modificata dal giudice istruttore.
Con l’ordinanza il Presidente assegna altresì termine al ricorrente per il deposito in cancelleria di memoria integrativa, che deve avere il contenuto di cui all’articolo 163, terzo comma, numeri 2), 3), 4), 5)e 6), del codice di procedura civile e termine al convenuto per la costituzione in giudizio ai sensi degli articoli 166 e 167, primo e secondo comma c.p.c, nonché per la proposizione delle eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d’ufficio. L’ordinanza deve contenere l’avvertimento al convenuto che la costituzione oltre il suddetto termine implica le decadenze di cui all’articolo 167 del codice di procedura civile e che oltre il termine stesso non potranno più essere proposte le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio.
Se il coniuge convenuto non è comparso, l’ordinanza presidenziale gli va notificata a cura del ricorrente nel termine perentorio ivi indicato e tra la data della notifica e quella dell’udienza devono intercorrere almeno 45 giorni se la notifica va eseguita in Italia, 75 giorni se va eseguita all’Estero.
L’audizione dei figli
L’obbligatorietà dell’ascolto del figlio minore (prevista da tempo nelle principali convenzioni internazionali e nei Regolamenti europei) è specificamente prescritta nelle procedure contenziose di separazione e divorzio e per quelle relative all’affidamento di figli nati fuori del matrimonio nell’articolo 337-octies del codice civile dove si prevede che “Prima dell’emanazione, anche in via
provvisoria, dei provvedimenti di cui all’art. 337-ter [provvedimenti riguardo ai figli nel procedimento di separazione, divorzio o affidamento] il giudice dispone l’ascolto del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento”.
Il medesimo articolo 337-octies del codice civile precisa che “nei procedimenti in cui si omologa o
si prende atto di un accordo dei genitori, relativo alle condizioni di affidamento dei figli, il giudice
non procede all’ascolto se in contrasto con l’interesse del minore o manifestamente superfluo”.
Audizione del figlio maggiorenne
L’audizione dei figli maggiorenni non è prevista come obbligatoria dalla legge.
Tuttavia l’art. 337-septies del codice civile prevede che “Il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico. Tale assegno salva diversa determinazione del giudice è versato direttamente all’avente diritto”. Da ciò deriva che il Presidente in fase presidenziale ha comunque la facoltà di assumere informazioni direttamente ascoltando il figlio maggiorenne in ordine alle modalità di versamento dell’assegno o all’eventuale ripartizione del contributo tra il figlio maggiorenne e il genitore collocatario.
Si pensi anche al tema dell’assegnazione della casa familiare. Essa va disposta “tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli” (art. 337-sexies c.c.).
Anche in tal caso può essere opportuna l’audizione del figlio maggiorenne circa la sua collocazione presso l’uno o l’altro genitore (collocazione cui conseguirà l’assegnazione della casa familiare).
Prima dell’emanazione, anche in via provvisoria, dei provvedimenti provvisori, il Giudice può assumere, ad istanza di parte o d’ufficio, mezzi di prova.
Si tratta di una norma generale – valida per il processo di separazione e di divorzio e nei procedimenti relativi all’affidamento e al mantenimento dei figli nati fuori del matrimonio, che autorizza il giudice a disporre anche in via ufficiosa a tutela dei diritti dei figli (minorenni e maggiorenni) i mezzi di prova, tra cui indagini a mezzo di polizia tributaria o consulenza tecnica d’ufficio di natura psicologica finalizzata all’acquisizione di elementi che possano consentire l’adozione di provvedimenti urgenti in materia di affidamento e di collocamento che siano il più possibile aderenti all’interesse attuale dei figli minori.
Ove il Presidente non ravvisi le ragioni di urgenza per una consulenza psicologica nella fase presidenziale potrà sempre, naturalmente, il seguito il giudice istruttore disporla nel corso del procedimento.
Contenuto dell’ordinanza presidenziale
I provvedimenti che il Presidente può adottare solo soltanto quelli tipici del regime di separazione e divorzio e cioè i provvedimenti concernenti la tutela economica dei coniugi (assegno di separazione o divorzile) o quelli concernenti la tutela dei figli (affidamento, mantenimento, assegnazione della casa familiare).
I provvedimenti in questione prescindono dalla domanda delle parti nel senso che il Presidente li può adottare, come previsto nelle norme sopra richiamate, “anche d’ufficio” – e cioè senza una domanda formale dell’interessato – anche se difficilmente il contributo di mantenimento coniugale o divorzile può prescindere da una richiesta di parte.
Effetto automatico dell’ordinanza presidenziale è quello dello scioglimento della comunione legale.
Difatti, la legge 6 maggio 2015, n. 55 ha introdotto un secondo comma all’art. 191 del codice civile nel quale si prescrive che “nel caso di separazione personale la comunione tra coniugi si scioglie nel momento in cui il Presidente del Tribunale autorizza i coniugi a vivere separati, ovvero alla data di sottoscrizione del processo verbale di separazione dei coniugi dinanzi al presidente, purché omologato. L’ordinanza con la quale i coniugi sono autorizzati a vivere separati è comunicata all’ufficiale dello stato civile ai fini dell’annotazione dello scioglimento della comunione”.
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