Source: https://www.laleggepertutti.it/95669_part-time-orizzontale-e-verticale-ferie
Timestamp: 2018-03-18 19:07:52+00:00
Document Index: 64504273

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 22', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 22', 'art. 19', 'art. 12', 'art. 23', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Lo sai che? Part time orizzontale e verticale: ferie
La disciplina delle ferie nel contratto a tempo parziale dopo il Jobs Act.
Ferie e part-time: un dubbio di molti lavoratori neo assunti. La recente riforma del lavoro, operata con il Jobs Act ed i relativi decreti attuativi, ha modificato in maniera notevole il regime sanzionatorio per i licenziamenti, mentre gran parte dell’intera normativa precedente è rimasta inalterata.
Con riferimento al contratto part-time (nel quale le ore di lavoro settimanali sono inferiori a 40, o all’eventuale orario minore previsto dal contratto collettivo di riferimento), spesso utilizzato in determinati settori lavorativi o per particolari categorie di lavoratori, che hanno maggiori esigenze di flessibilità, è bene, preliminarmente, chiarire le differenze tra le due principali tipologie esistenti.
Il contratto a tempo parziale è, difatti, distinto in part-time orizzontale e verticale. La differenza consiste nel fatto che:
– nel part-time orizzontale, la riduzione quantitativa della prestazione lavorativa riguarda l’orario ordinario quotidiano, di alcuni o tutti i giorni lavorativi, che restano inalterati nel loro susseguirsi. Così, rientra in tale figura chi, pur prestando servizio tutti i giorni della settimana, lavora solo alcune ore al giorno, e non effettua, quindi, l’orario pieno (solitamente di 8 ore) come, invece, i lavoratori “full time”;
– nel part-time verticale, al contrario, l’intera prestazione – eseguita secondo l’orario ordinario – si svolge soltanto in periodi predeterminati della settimana, del mese o dell’anno, così da modificare la successione stessa delle giornate lavorative.
Abbiamo, poi, il part-time misto, una sorta di categoria intermedia tra le due tipologie principali, che presenta elementi sia del part-time orizzontale, che del verticale.
In caso di part-time verticale o misto, il lavoratore ha diritto ad un periodo di ferie proporzionato alle giornate di lavoro prestate. Tanto risulta da una recente sentenza della Cassazione [1].
Ad esempio, se il lavoratore presta la propria opera per 4 giorni su 6, per calcolare le ferie si dovranno riproporzionare le giornate spettanti al personale full time per quattro sesti. Ipotizzando che i dipendenti a tempo pieno, in un determinato Contratto Collettivo, abbiano diritto annualmente a 32 giorni di ferie, l’operazione da eseguire sarà allora : 32 (giornate) x 4/6 , quindi il lavoratore avrà diritto a 21 giorni di ferie all’anno.
Le ferie nel comparto scuola.
Per il personale assunto a tempo parziale verticale o misto, nel comparto scuola, valgono le stesse regole previste per la generalità dei lavoratori, ossia il riproporzionamento secondo le giornate lavorate, ma con alcune particolarità:
– in primo luogo, per quanto concerne le ferie del personale docente, esse devono essere godute durante i periodi di sospensione delle attività didattiche; durante il resto dell’anno, può essere fruito un massimo di sei giornate lavorative. Tali sei giorni possono essere goduti solo se i soggetti assenti possono essere sostituiti con altro personale in servizio nella stessa sede e, comunque, senza comportare oneri aggiuntivi per l’istituto scolastico;
– quando, poi, il godimento delle ferie è stato impedito da esigenze di servizio, di carattere personale, o da malattia, tali ferie possono essere fruite entro l’anno scolastico successivo, nei periodi di sospensione dell’ attività didattica;
– infine, se il piano d’istituto prevede la settimana “corta”, con cinque giorni di attività, per il computo delle ferie del personale ATA il sesto giorno è comunque considerato lavorativo ; le giornate di ferie godute per frazioni inferiori alla settimana sono calcolate in ragione di 1,2 per ciascun giorno.
[1] Cass. sent. n. 1424/2014.
Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 10 dicembre 2013 – 23 gennaio 2014, n. 1424
La Presidenza del Consiglio dei Ministri proponeva appello avverso la sentenza emessa dal Tribunale di Venezia con cui era stata accolta la domanda della M. , dipendente con contratto di lavoro a tempo parziale dell’Avvocatura Distrettuale dello Stato, diretta ad ottenere la declaratoria del suo diritto a 25,6 giorni di ferie l’anno, in luogo dei 24,92 riconosciutile.
Resisteva la dipendente.
Con sentenza depositata il 28 agosto 2007, la Corte d’appello di Venezia rigettava il gravame.
Per la cassazione propone ricorso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, affidato ad unico motivo. Resiste la M. con controricorso.
1.-L’amministrazione ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 19 del c.c.n.l. del comparto Ministeri del 16.5.95; degli artt. 22, 23, comma 3, del successivo c.c.n.l. 18.2.99; degli artt. 11 e 12 del c.c.n.l. Avvocatura dello Stato del 10.10.2000 e dell’art. 22 della L. n. 724/94 (art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c).
Lamenta che la sentenza impugnata, in violazione delle norme sopra richiamate, non tenne conto che la ricorrente lavorava per cinque giorni alla settimana in luogo di sei, sicché, trattandosi di lavoro a tempo parziale c.d. verticale, il numero delle giornate di ferie andava proporzionato a quello delle giornate lavorative. Il ricorso è fondato.
L’art. 22, comma 1, della legge n. 724/94, che introdusse una normale articolazione dell’orario di lavoro pubblico su cinque giorni alla settimana, prevedeva la possibilità di deroga in relazione alle specifiche esigenze aziendali (“L’orario di servizio nelle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.29, e successive modificazioni ed integrazioni, si articola su cinque giorni settimanali, anche nelle ore pomeridiane, in attuazione dei principi generali di cui al titolo I del predetto decreto legislativo. Sono fatte salve in ogni caso le particolari esigenze dei servizi pubblici da erogarsi con carattere di continuità e che richiedono orari continuativi o prestazioni per tutti i giorni della settimana, quelle delle istituzioni scolastiche, nonché quelle derivanti dalla necessità di assicurare comunque la funzionalità delle strutture di altri uffici pubblici con un ampliamento dell’orario di servizio anche nei giorni non lavorativi”). Analogo principio prevede l’art. 19 del c.c.n.l. di comparto del 16.5.95, e l’art. 12 del contratto integrativo in caso di peculiarità dei servizi istituzionali. È pacifico che presso l’Avvocatura Distrettuale dello Stato l’orario di lavoro fosse legittimamente distribuito su sei giornate lavorative, laddove la ricorrente lavorava quattro giorni alla settimana.
L’art. 23, comma 3, del c.c.n.l. comparto Ministeri del 18.2.99 stabilisce, giusta i principi generali elaborati in materia, che “i lavoratori in part-time verticale hanno diritto ad un numero di giorni di ferie proporzionato alle giornate di lavoro prestate nell’anno”.
Ne deriva, secondo la disciplina vigente, che in caso di part-time verticale (o misto), al lavoratore spetta un numero di giorni di ferie proporzionato alle giornate di lavoro prestate (cfr. Cass. 18.3.08 n. 7313), sicché risulta corretto il calcolo effettuato dalla ricorrente amministrazione, che ha corrisposto sostanzialmente alla dipendente i 4/6 dei giorni di ferie (36) spettanti al personale con orario pieno, più esattamente ed in particolare proporzionando i giorni di ferie (36) di tale personale per il numero di giornate lavorate (312), rapportandolo alle giornate lavorative della dipendente (216), per un totale di 24,92 giorni di ferie annui, non rilevando quanto affermato dalla Corte di merito circa la possibilità, presso la sede di Venezia, per i dipendenti a tempo pieno di fruire dell’articolazione dell’orario ordinario su cinque giorni alla settimana. Come infatti notato da questa S.C. nella sentenza sopra citata, il rapporto lavorativo pubblico si qualifica come part–time cosiddetto orizzontale quando la riduzione quantitativa della prestazione investa l’ordinario orario giornaliero di alcuni o tutti i giorni lavorativi che restano inalterati nel loro susseguirsi, in ciò differenziandosi dal part-time cosiddetto verticale, ove l’intera prestazione – eseguita secondo l’orario ordinario – si svolge soltanto in periodi predeterminati della settimana, del mese o dell’anno, così da modificare l’ordine e la successione stessa delle giornate lavorative.
Il ricorso deve pertanto accogliersi, la sentenza impugnata cassarsi e, non essendo necessari ulteriori accertamenti, la causa viene decisa direttamente da questa Corte con il rigetto dell’originaria domanda.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l’originaria domanda proposta dalla M. . Condanna quest’ultima al pagamento delle spese del giudizio di primo grado, pari ad Euro 1.350,00, di cui Euro 800,00 per onorari ed Euro 100,00 per spese; del giudizio di appello, pari ad Euro 1.500,00, di cui Euro 800,00 per onorari ed Euro 100,00 per spese, nonché del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro.100,00 per esborsi, Euro 2.000,00 per compensi, oltre accessori di legge.