Source: https://www.laleggepertutti.it/387789_licenziamento-per-assenza-ingiustificata-ultime-sentenze
Timestamp: 2020-05-31 06:58:34+00:00
Document Index: 42338488

Matched Legal Cases: ['art. 1460', 'art. 2', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 31', 'art. 5', 'sentenza ']

Licenziamento per assenza ingiustificata: ultime sentenze
Leggi le ultime sentenze su: assenza ingiustificata del lavoratore; licenziamento per assenza ingiustificata; licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo; principio d’immutabilità della contestazione disciplinare; principio di corrispondenza fra addebito contestato e addebito posto a fondamento della sanzione disciplinare; accertamento della legittimità del licenziamento.
1 Licenziamento per assenza ingiustificata
2 Proporzionalità tra infrazione e licenziamento
3 Azione giudiziaria per l’impugnazione del trasferimento
4 Lavoratrice rimasta assente per la morte del figlio
5 Licenziamento per assenza ingiustificata dal nuovo luogo di lavoro
6 Assenza ingiustificata dal servizio dopo la conclusione di aspettativa
7 Sanzione del licenziamento per assenza ingiustificata di tre giorni
8 Licenziamento per assenza ingiustificata: quando è illegittimo?
9 L’illegittimità del licenziamento per assenza ingiustificata del dipendente
10 Licenziamento per assenza ingiustificata: l’infermità denunciata dalla lavoratrice
11 Licenziamento per assenza ingiustificata: prova da parte del datore di lavoro
È legittimo il licenziamento disciplinare a carico del dipendente che si assenta dal lavoro adducendo di essere “stressato, pressato e maltrattato” e offrendo la ripresa della prestazione solo in caso di cessazione dei comportamenti lesivi che sosteneva essere stati posti in essere nei suoi confronti.
Nel caso di specie, poi, il lavoratore riteneva illegittima la sanzione per violazione del principio d’immutabilità della contestazione disciplinare perché il periodo d’assenza fra l’invio della comunicazione del lavoratore e la contestazione della società era di due giorni mentre, in base al contratto collettivo applicabile, il licenziamento per assenza ingiustificata avrebbe potuto essere comminato per assenze di oltre quattro giorni.
Per la Cassazione, invece, il principio di corrispondenza fra addebito contestato e addebito posto a fondamento della sanzione disciplinare non può dirsi violato ove la contestazione rimanga invariata e mutino solo l’apprezzamento e la valutazione complessiva della stessa.
Cassazione civile sez. lav., 02/11/2016, n.22127
Proporzionalità tra infrazione e licenziamento
Azione giudiziaria per l’impugnazione del trasferimento
In ipotesi di trasferimento illegittimo, il lavoratore, nei limiti di cui all’art. 1460 c.c., può opporre eccezione di inadempimento e rifiutarsi di attenersi alla disposizione aziendale, anche qualora non abbia nel contempo promosso azione giudiziaria per l’impugnazione del trasferimento stesso; in tal caso il successivo licenziamento per assenza ingiustificata sarà a sua volta illegittimo.
Cassazione civile sez. lav., 25/07/2006, n.16907
Lavoratrice rimasta assente per la morte del figlio
È da considerarsi offensivo, e come tale fonte di responsabilità extracontrattuale, il licenziamento che per la forma o le modalità del suo esercizio e per le conseguenze morali e sociali che ne derivino leda la personalità morale del lavoratore (nella specie: licenziamento per assenza ingiustificata della lavoratrice rimasta assente per la morte del figlio).
Pretura Ferrara, 25/11/1993
Licenziamento per assenza ingiustificata dal nuovo luogo di lavoro
Cassazione civile sez. lav., 14/07/2016, n.14375
Assenza ingiustificata dal servizio dopo la conclusione di aspettativa
Qualsiasi doglianza riferita alle condizioni di lavoro da parte di un dipendente che fuoriesce da un periodo di assenza per motivi di aspettativa regolarmente concessa dal datore di lavoro, non può prescindere dalla effettiva ripresa del servizio (fattispecie relativa a licenziamento per assenza ingiustificata dal servizio).
T.A.R. Reggio Calabria, (Calabria) sez. I, 17/06/2010, n.605
Sanzione del licenziamento per assenza ingiustificata di tre giorni
In tema di licenziamento della lavoratrice in stato di gravidanza, l’art. 2, comma 3, lett. a, della legge n. 1204 del 1971 per rendere inoperante il divieto di licenziamento richiede la “colpa grave da parte della lavoratrice” quale requisito più severo del giustificato motivo di cui all’art. 1 legge n. 604 del 1966 o dalle previsioni disciplinari del contratto collettivo, ma tale verifica deve essere eseguita tenendo conto del comportamento complessivo della lavoratrice, in relazione alle sue particolari condizioni psicofisiche legate allo stato di gestazione, le quali possono assumere rilievo ai fini dell’esclusione della gravità del comportamento sanzionato solo in quanto abbiano operato come fattori causali o concausali dello stesso.
(Nella specie la S.C ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto legittimo il licenziamento di una lavoratrice, assentatasi ingiustificatamente per dieci giorni consecutivi, che sette giorni dopo la contestazione aveva fatto pervenire un certificato medico giustificativo, a fronte di una previsione contrattuale che comminava la sanzione del licenziamento per assenza ingiustificata di tre giorni, con obbligo di giustificazione entro un giorno dall’assenza stessa).
Cassazione civile sez. lav., 17/08/2004, n.16060
Licenziamento per assenza ingiustificata: quando è illegittimo?
L’art. 31 st. lav. configura un diritto potestativo del dipendente, il cui servizio è assicurato sulla base della sola comunicazione da parte dell’interessato, senza che occorra una manifestazione di volontà del datore di lavoro il quale viene a trovarsi in una posizione di immediata e incondizionata soggezione (nella fattispecie la Corte ha dichiarato illegittimo il licenziamento per assenza ingiustificata irrogato al dipendente che si era assentato confidando nella comunicazione effettuata dal sindacato di appartenenza).
Corte appello Milano, 23/10/2001
L’illegittimità del licenziamento per assenza ingiustificata del dipendente
Qualora un fatto sia specificamente previsto come giusta causa di licenziamento dalla contrattazione collettiva, il giudice del merito, nel caso in cui si controverta in ordine alla legittimità del licenziamento intimato ai sensi di detta previsione, ha il dovere di procedere alla valutazione della proporzione per il provvedimento adottato dal datore di lavoro e l’entità del fatto addebitato al dipendente, al fine di accertare se in concreto, con riguardo alle circostanze del caso ed all’elemento psicologico della condotta del lavoratore, tale fatto sia idoneo, o meno, a giustificare la risoluzione del rapporto, tenendo conto quindi che va valutato con minore rigore l’imputato ritardo con cui il lavoratore riprenda il servizio, ove successivo ad un periodo in cui le obbligazioni corrispettive dedotte dal rapporto siano state quiescenti.
(Nella specie la S.C. ha confermato la pronuncia del giudice del merito che aveva ritenuto l’illegittimità del licenziamento per assenza ingiustificata del dipendente che, posto in aspettativa non retribuita a seguito di interruzione del servizio dovuta ad un provvedimento restrittivo della libertà personale, aveva ritardato di alcuni giorni – per motivi di salute, ancorché non comunicati, nè certificati, al datore di lavoro – di riprendere il servizio stesso a seguito della concessione della libertà provvisoria).
Cassazione civile sez. lav., 02/02/1990, n.690
Licenziamento per assenza ingiustificata: l’infermità denunciata dalla lavoratrice
L’infermità denunciata dalla lavoratrice e regolarmente certificata non può ritenersi tale da impedire la prestazione lavorativa (nel caso specifico: spostamento di pesi leggeri e controllo di una macchina automatica) e quindi da giustificare l’astensione dal lavoro, se l’infermità stessa non impedisce all’interessata l’esercizio, ancorché occasionale, della prostituzione nella pubblica via. È pertanto giustificato, in tal caso, il licenziamento per assenza ingiustificata.
Pretura Milano, 26/06/1989
Licenziamento per assenza ingiustificata: prova da parte del datore di lavoro
Il datore di lavoro, su cui a norma dell’art. 5 della legge n. 604 del 1966 grava l’onere della prova della giusta causa o del giustificato motivo di licenziamento, può limitarsi, nel caso in cui la giusta causa sia costituita dalla assenza ingiustificata del lavoratore dal servizio, nella sua valenza di inadempimento sanzionabile sul piano disciplinare, a provare l’assenza nella sua oggettività, mentre grava sul lavoratore l’onere di provare gli elementi che possono giustificare l’assenza e in particolare la sua dipendenza da causa a lui non imputabile.
(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto illegittimo il licenziamento per assenza ingiustificata dal lavoro, non essendo stato provato che i dipendenti che si erano assentati fossero a conoscenza della modificazione del periodo feriale disposta dal datore di lavoro).
Cassazione civile sez. lav., 07/02/2011, n.2988