Source: https://avvmichelespadaro.wordpress.com/2014/10/31/permesso-di-soggiorno-per-soggiornanti-di-lungo-periodo-non-serve-accertare-linserimento-lavorativo/
Timestamp: 2017-04-30 06:53:38+00:00
Document Index: 162032716

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 16', 'art. 9', 'art. 16', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 16', 'art. 9', 'art. 133']

Permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo, non serve accertare l’inserimento lavorativo | Studio Legale Avv. Michele Spadaro - Il Blog
Permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo, non serve accertare l’inserimento lavorativo
michelespadaro / 31 ottobre 2014	TAR Marche, sezione prima, sent. n. 723/2013 del 10/10/2013
Il provvedimento impugnato è comunque illegittimo in quanto l’amministrazione ha introdotto nel comma 1 dell’art. 9 del T.U. n. 286/1998 e nel comma 3 dell’art. 16 del DPR n. 394/1999 un profilo di valutazione discrezionale che il legislatore non ha invece previsto.
In effetti, l’art. 9 del T.U. stabilisce che il diritto al rilascio del permesso di soggiorno CE è riconosciuto allo straniero extracomunitario che:
a) è in possesso da almeno 5 anni di un permesso di soggiorno ordinario valido;
b) dimostra la disponibilità di un reddito proveniente da fonte lecita non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale. In base all’art. 16, comma 3, let. b), del DPR n. 394/1999, tale reddito è riferito all’anno precedente a quello nel quale la domanda viene presentata;
c) dimostra la disponibilità di un alloggio adeguato dal punto di vista igienico-sanitario e rispondente ai parametri previsti dalla normativa regionale in materia di alloggi ERP.
Come si può vedere, la legge non richiede una ulteriore ed autonoma verifica circa lo stabile inserimento lavorativo del richiedente, verifica che si deve dunque ritenere inglobata in quella afferente il reddito annuo (nel caso di specie, poi, nulla quaestio per quanto concerne gli altri due presupposti di cui al comma 1 dell’art. 9).
sul ricorso numero di registro generale 661 del 2013, proposto da:
Abdelaziz Barkani, rappresentato e difeso dall’avv. Isabella Pasqualini, con domicilio eletto presso la Segreteria T.A.R. Marche, in Ancona, via della Loggia, 24;
Ministero dell’Interno, Questura di Pesaro Urbino, non costituiti;
del provvedimento della Questura di Pesaro e Urbino del 13.08,2013 DIV. P.A.S. Cat. A 12/341/2013 notificato il 30.08.2013 con il quale il Questore della Provincia di Pesaro e Urbino respingeva l’istanza tesa al rilascio del permesso CE per soggiornanti di lungo periodo,
di ogni provvedimento connesso, presupposto e conseguente;
– il ricorso è fondato nel merito e, venendo in evidenza solo questioni di diritto (in terminis, vedasi la recente sentenza del Tribunale n. 647/2013), il giudizio può essere definito in questa sede con sentenza resa in forma immediata;
– a prescindere dalla confutazione nel merito delle asserzioni formulate dalla Questura nel provvedimento impugnato circa il reddito del ricorrente (confutazione che si deve ritenere fondata, stanti gli importi che risultano dai CUD allegati al ricorso), il provvedimento impugnato è comunque illegittimo in quanto l’amministrazione ha introdotto nel comma 1 dell’art. 9 del T.U. n. 286/1998 e nel comma 3 dell’art. 16 del DPR n. 394/1999 un profilo di valutazione discrezionale che il legislatore non ha invece previsto.
Come si può vedere, la legge non richiede una ulteriore ed autonoma verifica circa lo stabile inserimento lavorativo del richiedente, verifica che si deve dunque ritenere inglobata in quella afferente il reddito annuo (nel caso di specie, poi, nulla quaestio per quanto concerne gli altri due presupposti di cui al comma 1 dell’art. 9);
– il provvedimento impugnato va dunque annullato, con conseguente accertamento del diritto del ricorrente ad ottenere il titolo richiesto.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto;
– lo accoglie nei sensi di cui in motivazione;
– condanna il Ministero dell’Interno al pagamento in favore del ricorrente delle spese di giudizio, che ritiene di liquidare in € 800,00, oltre ad accessori di legge. Il pagamento, ai sensi dell’art. 133 T.U. n. 115/2002, andrà eseguito in favore dello Stato, visto che il ricorrente è stato ammesso al gratuito patrocinio.
CONDIVIDI/SHARE:CondivisioneTwitterTumblrGoogleStampaRedditE-mailPinterestFacebookLinkedInMi piace:Mi piace Caricamento...	31 ottobre 2014 in Sentenze. Tag:accertamento, lavoro, permesso di soggiorno, soggiornanti di lungo periodo
Rilascio permesso di soggiorno CE di lungo periodo, non serve accertare l’inserimento lavorativo
← Emersione 2012, fatti imputabili al datore non impediscono la regolarizzazione del lavoratore	Emersione 2012, la domanda di sanatoria deve essere decisa entro 30 giorni →