Source: http://www.lanuovavia.org/confutazioni-statuto-regolamento-adi-2-struttura.html
Timestamp: 2018-10-19 11:59:11+00:00
Document Index: 115685884

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 19', 'art. 20', 'art. 21', 'art. 22', 'art. 23', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 26', 'art. 27', 'art. 28', 'art. 29', 'art. 30', 'art. 31', 'art. 32', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 10', 'art. 15', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 19', 'art. 20', 'art. 21', 'art. 22', 'art. 23', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 26', 'art. 27', 'art. 28', 'art. 29', 'art. 30', 'art. 31', 'art. 6', 'art. 21', 'art. 32', 'art. 78', 'art. 33', 'art. 44', 'art. 45', 'art. 45', 'art. 46', 'art. 47', 'art. 48', 'art. 49', 'art. 15', 'art. 50', 'art. 51', 'art. 52', 'art. 53', 'art. 15', 'art. 54', 'art. 15', 'art. 55', 'art. 15', 'art. 56', 'art. 16', 'art. 33', 'art. 57', 'art. 31', 'art. 58', 'art. 59', 'art. 60', 'art. 23', 'art. 61', 'art. 62', 'art. 63', 'art. 64', 'art. 33', 'art. 65', 'art. 66', 'art. 67', 'art. 68', 'art. 69', 'art. 70', 'art. 71', 'art. 72', 'art. 73', 'art. 74', 'art. 75', 'art. 77', 'art. 76', 'art. 23', 'art. 62', 'art. 77', 'art. 78', 'art. 79', 'art. 80', 'art. 81', 'art. 82', 'art. 83', 'art. 84', 'art. 85', 'art. 86', 'art. 87', 'art. 88', 'art. 89', 'art. 90', 'art. 91', 'art. 45', 'art. 83', 'art. 92', 'art. 10', 'art. 93', 'art. 14', 'art. 94', 'art. 95', 'art 15', 'art. 96', 'art. 97', 'art. 98', 'art. 99']

Lo Statuto assieme al Regolamento Interno mostrano quale sia la struttura organizzativa delle ADI che esse hanno voluto darsi, struttura organizzativa che le ADI affermano è di tipo ‘presbitero-congregazionalista’, perché sarebbe frutto di un dosaggio tra il principio congregazionalista e quello presbiteriano.
Il principio congregazionalista prevede l'assoluta autonomia della comunità cristiana locale, per cui ogni chiesa locale ha il diritto di scegliere il suo pastore, determinare la sua condotta e dirigere i propri affari. Vengono pertanto rifiutati sinodi o concili aventi autorità superiore all’assemblea locale.
Il principio presbiteriano prevede invece che alla base vi siano gli ‘anziani’ o presbiteri, responsabili della comunità locale, eletti dall'assemblea dei suoi membri. A loro volta questi ‘anziani’ così eletti, si riuniscono in un organismo regionale superiore che li raccoglie, chiamato presbiterio che così amministra l'insieme delle comunità. Un'entità ancora superiore a questo secondo livello e chiamato sinodo o ‘assemblea generale’, che raccoglie i rappresentanti dei diversi presbiteri.
Vediamo allora praticamente in che cosa consiste il frutto di questo dosaggio, spiegando in che maniera è strutturata l’Associazione ADI e l’organizzazione interna. E’ piuttosto complessa, ma vale la pena trascriverla al fine di avere una idea ben chiara su di essa. Per spiegare questa complessa struttura farò riferimento appunto al loro Statuto e al loro Regolamento Interno contenuti in un documento dal titolo ‘Discipline’, che è una raccolta delle discipline avente lo scopo di presentare il complesso delle norme che regolano le ADI.
Voglio fare notare che il documento ‘Discipline’ è scaricabile da Internet dal sito dell’Università Roma 3, ed anche dal nostro sito (noi lo abbiamo preso dal sito dell’Università e messo sul nostro sito nel mese di Luglio 2009). Ma esso non è scaricabile dal sito ufficiale delle ADI, e da quello che mi risulta fino ad ora neppure da uno dei tanti siti Internet di Chiese ADI. Questa cosa è veramente sconcertante. Io pensavo che una volta messo sul nostro sito, le ADI lo avrebbero messo sul loro sito, ma fino adesso niente di tutto ciò è accaduto. Eppure si tratta di un documento ufficiale redatto dalle ADI e che ogni membro delle ADI dovrebbe avere.
Voglio fare anche notare che ci sono denominazioni evangeliche che hanno messo il loro statuto e regolamento sul loro sito a disposizione di tutti. Ecco alcune di esse:
A proposito, pure le Assemblee di Dio degli Stati Uniti d’America hanno messo il loro statuto sul loro sito a disposizione di tutti, ecco dove lo trovate: http://www.ag.org/TOP/About/constitution_bylaws.cfm
Chissà che dopo la pubblicazione di questo mio libro, non sia la volta buona che le ADI mettano finalmente il loro Statuto e Regolamento Interno sul loro sito.
DALLO STATUTO DELL’ENTE
Gli organi delle ADI sono: a) l’Assemblea Generale; b) il Consiglio Generale delle Chiese; c) i Comitati di Zona; d) i Consigli di Chiesa (Statuto dell’Ente, art. 5).
L’Assemblea Generale viene convocata su iniziativa del Consiglio Generale delle Chiese ogni due anni (Stat., art. 6). All’Assemblea Generale partecipano i Presidenti dei Consigli di Chiese o loro delegati; ad essa partecipano anche i membri del Consiglio Generale delle Chiese, i membri dei Comitati di Zona ed i Conduttori di Chiesa, senza diritto al voto se non rivestono le funzioni di rappresentanti delle Chiese (Stat., art. 7). Tutti i partecipanti all’Assemblea Generale hanno diritto ad un solo voto ed uguali diritti (Stat., art. 8); l’Assemblea Generale elegge l’ufficio di presidenza composto da un Presidente, un Vice-Presidente e di un Segretario, che sovrintendono ai lavori dell’Assemblea stessa, e due scrutatori (Stat., art. 9). L’Assemblea Generale approva lo Statuto delle ADI, i regolamenti delle varie attività (dell’Istituto Biblico Italiano, del Villaggio Betania, della Casa Emmaus, dell’Istituto Eben-Ezer, dell’Istituto Betesda, delle Scuole Domenicali, del Servizio Pubblicazioni ADI-MEDIA, e dei centri comunitari evangelici) redatti dal Consiglio Generale delle Chiese, ed approva anche qualsiasi modifica che viene apportata ad essi (Stat., 9, I); delibera sull’ammissione di nuove chiese che domandino di far parte delle ADI, e sulla esclusione o recesso di quelle che non intendono farne più parte, o che non si conformano ai principi dottrinali delle ADI, e non si conformano agli scopi dell’Ente che sono osservare i comandamenti della Bibbia e curare e coordinare gli interessi spirituali, morali e materiali di tutte le chiese del Movimento esistenti in Italia favorendone il sorgere di nuove e lo sviluppo di quelle già in vita, promuovere le relazioni fraterne tra le varie chiese ed i fedeli, e suscitare l’ardore pastorale per la cura delle anime da unire nella medesima fede e nella comune speranza (Stat., art. 9, II); elegge il Presidente dell’Associazione che è pure Presidente del Consiglio Generale delle Chiese, e gli altri componenti del Consiglio Generale delle Chiese, al termine del periodo di permanenza in carica, nonché i membri dei Comitati di Zona, e per questi determina ogni due anni il numero, c’è la possibilità infatti di un aumento dei membri dei Comitati di Zona – che si compongono di almeno cinque membri - in relazione alle esigenze specifiche delle zone stesse (Stat., art. 9. III); nomina i sindaci revisori dei conti che durano in carica due anni e possono essere confermati (Stat., art. 9, IV); esamina l’operato del Consiglio Generale delle Chiese e dei Comitati di Zona (Stat., art. 9, V); definisce in ultima istanza le questioni di disciplina delle ADI, che sono l’esclusione di quelle chiese che non si conformano ai principi dottrinali, etici e statutari delle ADI, e l’appello finale presentato nei termini di tempo stabiliti nel Regolamento Interno, dall’iscritto al Ruolo Generale dei Ministeri, a riguardo della sua esclusione dalle ADI per infrazioni a norme dottrinali, morali e disciplinari (Stat., art. 9, VI); discute ed esamina ogni proposta che viene presentata per iscritto dai propri membri nell’interesse delle ADI, queste proposte sono interrogazioni e proposte di carattere dottrinale e amministrativo presentate per iscritto dai componenti dell’Assemblea Generale stessa (Stat., art. 9, VII); stabilisce l’ammontare dei contributi dovuti dalle chiese associate per il raggiungimento dei fini dell’Ente, stabilendo la quota da corrispondere rispettivamente al Consiglio Generale delle Chiese e ad ogni singolo Comitato di Zona: questi contributi sono costituiti da rimborsi di spese legali per l’acquisizione nel patrimonio dell’Ente degli immobili da destinare alle attività di culto, istruzione e beneficenza delle ADI, o per l’eventuale loro alienazione; rimborsi di uscite fiscali riguardanti le imposte sugli immobili non destinati al culto, a norma delle vigenti leggi, dovute dall’Ente allo Stato; ed infine rimborsi di spese di carattere amministrativo per i vari uffici, necessari al mantenimento e allo svolgimento dei compiti di amministrazione svolti dal Consiglio Generale delle Chiese e dai Comitati di Zona (Stat., art. 9, VIII); approva il bilancio biennale di previsione e il conto consuntivo della gestione degli anni precedenti (Stat., art. 9, IX); l’esercizio finanziario dell’Associazione va dal 1 Gennaio al 31 Dicembre di ogni anno (Stat., art. 9, X).
A cura del Segretario dell’Assemblea Generale vengono redatti gli ordini del giorno e i verbali delle sedute, ai quali viene apposta la firma per l’Assemblea Generale dei membri citati all’articolo 9 (Stat., art. 10).
All’Assemblea vengono presentate per l’approvazione biennale la relazione del Consiglio Generale delle Chiese e la relazione finanziaria fatta rispettivamente dal Segretario e dal Tesoriere del Consiglio Generale delle Chiese (Stat., art. 11).
Una deliberazione dell’Assemblea Generale può essere annullata se la richiesta di annullamento sarà sottoscritta da almeno cinque membri dell’Assemblea e messa a votazione ottiene almeno due terzi dei voti in suo favore (Stat., art. 12).
All’Assemblea Generale sono riservate eventuali comunicazioni del rappresentante delle Assemblee di Dio d’America, con sede a Springfield nello stato del Missouri (Stat., art. 13).
Il Consiglio Generale delle Chiese
Il Consiglio Generale delle Chiese, che è eletto dall’Assemblea Generale, è composto da un Presidente, sei Consiglieri, un Tesoriere e un Segretario (Stat., art. 14). L’elezione dei membri del Consiglio Generale delle Chiese viene fatta dall’Assemblea Generale per mezzo di schede a maggioranza assoluta. L’elezione alle varie cariche avviene nel seguente ordine; a) Presidente, b) Sei Consiglieri, c) Tesoriere, d) Segretario. Essi durano in carica due anni e sono rieleggibili (Stat., art. 15).
I compiti specifici del Consiglio Generale delle Chiese sono i seguenti: a) redigere e presentare all’approvazione dell’Assemblea lo Statuto e i Regolamenti delle varie attività dell’Ente e curarne l’osservanza; b) nominare su proposta del Comitato di Zona i Conduttori di chiesa (ministri di culto), rilasciando loro i relativi brevetti; c) deliberare circa le destinazioni e i trasferimenti dei Conduttori di Chiesa, tenendo conto, nei limiti del possibile, dei bisogni delle ADI e dei desideri delle chiese e dei conduttori stessi; d) vigilare sulla disciplina dei ministri di culto e dei loro collaboratori, formularne l’organico, deliberare circa l’allontanamento dei ministri di culto e dei collaboratori per infrazioni a norme morali e disciplinari dall’Associazione; e) la trattazione di tutti gli affari comuni interessanti la vita e il funzionamento delle ADI, nonché la gestione e tutela del relativo patrimonio, autorizzando anche gli atti eccedenti la normale amministrazione delle chiese (Stat., art. 16).
Il Consiglio Generale delle Chiese è convocato dal Presidente ordinariamente ogni sei mesi, straordinariamente tutte le volte che il Presidente lo reputa necessario. Il Consiglio può essere convocato anche su richiesta di uno dei Consiglieri o di un altro componente. Affinchè le riunioni siano valide è richiesto l’intervento della metà più uno dei componenti del Consiglio; per la validità delle deliberazioni invece ci vuole la maggioranza degli intervenuti (Stat., art. 17).
Il Presidente rappresenta da solo ed a tutti gli effetti tanto l’Ente quanto il Consiglio Generale delle Chiese dinnanzi alle autorità dello Stato, sia in giudizio e sia di fronte a terzi; è lui che stipula in nome e per conto dell’Ente i contratti, paga le imposte e gli altri incombenti, riceve i proventi tutti di ogni cespite, ne rilascia la quietanza e firma i mandati, assistito in questo dal Segretario e dal Tesoriere (Stat., art. 18). Il Presidente presiede le sedute del Consiglio Generale delle Chiese ed è l’esecutore delle deliberazioni del Consiglio stesso. In caso di urgenza, per quanto concerne la tutela del patrimonio, secondo le norme stabilite dalle vigenti disposizioni sui culti ammessi nello Stato, può adottare tutti i provvedimenti necessari, assumendo se nel caso, i poteri del Consiglio, salvo a riferirne a quest’ultimo nella prima adunanza per l’omologazione. In caso di assenza o impedimento del Presidente le sue funzioni vengono esercitate dal consigliere più anziano per nomina o per età. Il Presidente delle ADI deve essere un cittadino italiano (Stat., art. 19).
I Consiglieri coadiuvano il Presidente nell’esercizio delle sue funzioni mentre al Tesoriere è affidata l’amministrazione del patrimonio mobiliare ed immobiliare delle ADI, con l’obbligo di redigere ogni anno un bilancio finanziario che, dopo l’approvazione del Consiglio Generale delle Chiese, deve essere sottoposto all’approvazione dell’Assemblea Generale (Stat., art. 20).
I componenti del Consiglio Generale delle Chiese decadono dalla carica se non intervengono senza giustificazione a due riunioni. La giustificazione dei componenti mancanti deve essere fatta alla prima convocazione dell’Assemblea Generale delle ADI. Nel caso il numero dei componenti del Consiglio Generale delle Chiese si riducesse, per qualsiasi motivo, a meno di cinque membri, si deve provvedere alla rinnovazione dell’intero Consiglio da parte dell’Assemblea Generale che viene convocata appositamente per questo (Stat., art. 21).
Il Comitato di Zona si compone di almeno cinque membri eletti dall’Assemblea Generale ed ha giurisdizione sul territorio determinato dalla stessa Assemblea.
Attualmente esistono otto zone rispettivamente così suddivise: (1) Italia Nord Ovest (Val D’Aosta, Piemonte, Liguria Ovest); (2) Lombardia; (3) Italia Nord Est (Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia Est, Liguria Est, Emilia Romagna, Toscana); (4) Italia Centrale (Toscana Meridionale, Marche, Abruzzo, Umbria, Lazio, Sardegna); (5) Campania e Molise; (6) Puglia e Basilicata; (7) Calabria; (8) Sicilia.
I membri di ogni Comitato di Zona eleggono nel loro mezzo un Presidente e un Segretario. Viene precisato però che tutti i membri dei Comitati di Zona espletano il loro mandato soltanto in forma collegiale e pertanto non rivestono particolare autorità ecclesiastica (Stat., art. 22).
I compiti del comitato di zona sono i seguenti: a) coordinare l’opera di evangelizzazione da svolgersi nella propria giurisdizione; b) designare al Consiglio Generale delle Chiese quei credenti che abbiano data indiscussa prova di possedere le qualità per svolgere l’alto compito di Conduttore; c) riferire al Consiglio generale delle Chiese sull’opera svolta dai Conduttori di chiesa; d) non s’intromette nella vita interna della chiesa locale a meno che lo creda necessario (la necessità d’intervento si determina soltanto per manifeste infrazioni a norme dottrinali, morali e disciplinari) e in questo caso interviene non con autorità ma per consiglio (Stat., art. 23).
Le decisioni del Comitato di Zona devono essere notificate al Consiglio Generale delle Chiese (Stat., art. 24).
Il Consiglio di Chiesa provvede alla ordinaria amministrazione della chiesa. E’ composto da un Presidente, un Segretario e un Tesoriere eletti in Assemblea di Chiesa convocata ogni due anni. Le chiese che comprendono un numero di fedeli superiore a 200 persone possono eleggere altri due componenti con la qualifica di Consiglieri (Stat., art. 25).
Il Consiglio cura ed amministra la raccolta delle offerte dei fedeli che così contribuiscono al mantenimento della chiesa, ed amministra tutti gli altri proventi ed i beni della Chiesa (Stat., art. 26).
Le deliberazioni dell’Assemblea Generale della Chiesa e del Consiglio di Chiesa sono valide se adottate a maggioranza assoluta dei voti, ossia il 50% + uno degli intervenuti (Stat., art. 27).
Ogni Chiesa è libera nella sua attività interna secondo i principii ed i costumi del paese nel quale svolge la sua attività ed i principii dottrinali della Parola di Dio (Stat., art. 28).
Qualunque donazione fatta alla singola Chiesa, qualora questa non abbia ottenuto il riconoscimento della persona giuridica, s’intende fatta alle ADI che amministrerà i beni donati conformemente alla volontà del donatore, e, qualora questa non sia stata formulata, secondo le necessità generali dell’Associazione su parere del Consiglio Generale delle Chiese (Stat., art. 29).
Conduttori di Chiesa
I Conduttori di Chiesa o Ministri di culto, dopo una adeguata preparazione teologica ricevono la relativa nomina del Consiglio Generale delle Chiese su proposta dei Comitati di Zona. A proposito della preparazione teologica dei Ministri, essa viene effettuata con: a) corsi biblici per corrispondenza; b) pubblicazioni di carattere biblico e teologico; c) corsi di studio presso l’Istituto Biblico Italiano con sede a Roma, suddivisi in tre anni, al termine dei quali viene rilasciato un diploma di formazione teologica e cultura biblica (Stat., art. 30).
I doveri del conduttore di Chiesa sono i seguenti: a) dirigere il culto di edificazione, senza o con celebrazione della cena del Signore; il culto di evangelizzazione, senza o con la celebrazione del battesimo in acqua per immersione, le riunioni di studio biblico, le riunioni di preghiera, e ogni altra eventuale riunione o attività volta all’evangelizzazione ed alla elevazione morale e spirituale dei credenti come Scuola Domenicale e riunioni giovanili; b) celebrare matrimoni con effetti civili subordinatamente all’autorizzazione dell’Autorità dello Stato; c) Amministrare gli ordinamenti del battesimo in acqua e della cena del Signore; d) tenere un registro permanente dei matrimoni celebrati entro i limiti della propria giurisdizione; e) tenere un registro statistico di chiesa con i nominativi dei comunicanti, che sono quei membri di chiesa i quali avendo fatto professione della propria fede, sono stati battezzati per immersione e accettano i principi di fede professati dalle ADI vivendo in maniera conforme ad essi. Ci sono altri membri della chiesa locale che sono chiamati simpatizzanti, e che sono credenti non battezzati, e gli iscritti alla Scuola Domenicale che insieme costituiscono i ‘membri aderenti’ (Stat., art. 31).
La nomina dei conduttori di chiesa può essere revocata qualora questi non si mostrino degni dell’alto ministerio loro affidato (Stat., art. 32)
Addentriamoci adesso dentro il Regolamento Interno
DAL REGOLAMENTO INTERNO
I. - DELLE CHIESE LOCALI
Le chiese o comunità locali delle ADI sono costituite da nuclei di credenti cristiani evangelici pentecostali che professano la dottrina biblica ed accettano gli articoli di fede delle ADI ed i principi di comunione e collaborazione espressi nello Statuto dell’Ente (Regolamento Interno, art. 1).
Le chiese locali si distinguono in a) chiese regolarmente costituite; b) gruppi o chiese in via di costituzione; c) stazioni di evangelizzazione (Reg. art. 2); una chiesa locale per essere regolarmente costituita deve avere: a) almeno 30 membri comunicanti; b) un Consiglio di Chiesa; c) la capacità di sopperire alle proprie spese locali ed interne, di versare, secondo la possibilità, un’offerta mensile al fondo ‘pro missioni’ e di contribuire a qualsiasi altro programma finanziario per i fini dell’Ente; d) regolari riunioni di culto; e) varie attività per l’evangelizzazione, l’edificazione, l’insegnamento e la formazione biblica e dottrinale dei credenti adulti, dei giovani e dei fanciulli (Reg. art. 3). Ogni chiesa locale regolarmente costituita, ha diritto alla propria autonomia interna, sotto Cristo Gesù il Signore, Capo vivente della Chiesa riconoscendo i principi basilari di comunione e cooperazione espressi nello Statuto ADI e dall’Assemblea Generale 1967 (Reg. art. 4).
In base ad una delibera del 10° Convegno Nazionale (anno 1951), in una località (comune o frazione) può essere riconosciuta dal Convegno solo una Chiesa, ‘salvo che la presenza di due chiese non sia giustificata dall’importanza della località e che queste siano legate da vincoli di comunione fraterna e di amministrazione comunitaria (paragrafo X).
Sono considerati gruppi o chiese in via di costituzione quei nuclei di credenti che, non avendo i requisiti di chiesa, come descritti all’articolo 3 del Regolamento, abbiano almeno due regolari riunioni di culto settimanali, presiedute da fratelli idonei, incaricati dalla chiesa più vicina o da altri organi dell’Ente. Nel caso il gruppo raggiunga i requisiti richiesti per costituirsi come chiesa, il responsabile o il pastore della comunità che ha avuto giurisdizione sul gruppo, ne darà comunicazione al Comitato di Zona affinchè ne venga disposto il riconoscimento (Reg. art. 5).
Qualora una chiesa regolarmente costituita, per due anni consecutivi, non soddisfi ai requisiti descritti all’articolo 3 del Regolamento, il conduttore responsabile ne dovrà dare comunicazione al Comitato di Zona di Giurisdizione (Reg. art. 6).
Sono considerate stazioni di evangelizzazione, quei nuclei di credenti che non hanno i requisiti descritti agli articoli 3 e 5 del Regolamento. I credenti delle chiese locali si suddividono in a) membri comunicanti, b) membri aderenti, cioè quei simpatizzanti, credenti non battezzati in acqua o iscritti alla Scuola Domenicale che, pur non possedendo le qualifiche di cui alla lettera precedente, intervengono alle riunioni di culto e alle varie attività delle chiese, facendo parte virtualmente della popolazione evangelica locale (Reg. art. 8).
E’ considerato membro comunicante di chiesa chi a) è stato battezzato per immersione nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo, dopo aver fatto professione della propria fede nel Signore Gesù Cristo, come personale Salvatore e Signore, e testimonia dell’esperienza della grazia con una vita trasformata, ubbidendo al Signore e mantenendo una comunione personale con Cristo e con il suo popolo; b) accetta la Parola di Dio come norma, professa i principi di fede delle ADI e vive conformemente ad essi; c) è disposto a sottomettersi alla disciplina della chiesa di cui è membro; d) contribuisce con offerte volontarie, secondo i propri mezzi, alle necessità ed ai programmi della chiesa; e) già appartenga ad altra chiesa ADI, se munito di lettera di presentazione da parte della Comunità di origine e, in tutti gli altri casi, su decisione del Consiglio di Chiesa (Reg. art. 9). Il membro comunicante di chiesa ha il diritto; a) di prendere parte attiva alle riunioni di culto; b) di partecipare alle Assemblee di Chiesa e di esprimere il proprio parere col voto, se ha raggiunto la maggiore età; c) di esercitare, secondo il dono ricevuto da Dio, quelle attività di carattere spirituale che viene incaricato a svolgere nella comunità locale, secondo i principi stabiliti dalla Parola di Dio; d) di ricevere assistenza morale e spirituale (Reg. art. 10).
II. - DELL’ASSEMBLEA DI CHIESA
L’assemblea di ogni chiesa, regolarmente costituita, si compone di tutti i membri comunicanti con diritto a voto soltanto se hanno raggiunto la maggiore età. A questa Assemblea compete: a) la scelta del Conduttore di Chiesa; b) l’elezione del Consiglio di Chiesa; c) l’esame delle relazioni biennali del Consiglio di Chiesa e di tutti gli atti concernenti l’andamento della Chiesa; d) l’eventuale nomina di revisori dei conti (Reg. art. 11).
L’Assemblea di chiesa è convocata entro il 30 marzo di ogni due anni ed ogni volta che il Consiglio di Chiesa lo reputi necessario, o quando la convocazione sia richiesta da almeno un terzo dei membri comunicanti. L’Assemblea di Chiesa è presieduta dal Conduttore di Chiesa (Reg. art. 12). Tutti i partecipanti all’Assemblea, con voce deliberante, hanno diritto ad un solo voto ed uguali diritti. Le adunanze sono valide in prima convocazione, con la partecipazione della metà più uno dei membri comunicanti; in seconda convocazione, qualunque sia il numero dei partecipanti (Reg. art. 13).
Quelle chiese i cui conduttori non sono designati direttamente dal Consiglio Generale delle Chiese, per scegliere il loro conduttore di Chiesa dovranno seguire la seguente procedura generale: a) annunciare, almeno in tre precedenti riunioni regolari di culto, comprese due domeniche, il giorno e l’ora stabiliti per l’Assemblea di Chiesa; b) l’Assemblea si costituisce con la partecipazione di una rappresentanza del Comitato di Zona di Giurisdizione, fraternamente invitato per dare suggerimenti di carattere generale affinchè l’elezione avvenga in conformità alle norme ADI, riguardanti i conduttori di Chiesa; c) si eleggono seduta stante un presidente e un segretario della riunione; d) si procede alla votazione a scrutinio segreto e, almeno, a maggioranza assoluta. Qualora il primo scrutinio non dia la maggioranza richiesta, si procederà ad un secondo scrutinio e, se questo riesce nullo, l’elezione verrà sospesa e l’Assemblea di Chiesa sarà convocata in altra data; e) Le chiese con oltre duecento membri comunicanti, qualora il pastore titolare lo ritenga opportuno, avuto il consenso del Consiglio di chiesa e poi del Consiglio Generale delle Chiese, potranno avvalersi della collaborazione di un pastore o di un anziano-evangelista coadiutore (Reg. art. 14).
III. – MISURE DISCIPLINARI
Il membro comunicante di chiesa che, ammonito con carità cristiana trascuri abitualmente le comuni adunanze, dimostri un disinteresse completo alla vita della comunità e continui a mantenere una condotta incompatibile con i principi d’ordine comunitario, stabiliti dalla Parola di Dio, viene cancellato dal registro dei membri comunicanti di Chiesa, previa deliberazione del Consiglio di Chiesa che ne dovrà dare comunicazione scritta all’interessato, e sarà ritenuto ‘membro aderente’, perdendo così il diritto di cui all’art. 10 lettere a), b) e c) del Regolamento interno delle ADI (Reg. art. 15).
Il membro comunicante di chiesa che abbia un’accertata condotta riprovevole o dottrina che violi le norme della Parola di Dio, secondo la natura e la gravità delle mancanze, viene ammonito dal Conduttore di Chiesa; temporaneamente sospeso dai privilegi di membro comunicante, o, nei casi più gravi, escluso dalla chiesa, su decisione del Consiglio di Chiesa. Il Presidente del Consiglio di Chiesa, ove trattasi di membro comunicante avente legami di parentela fino al quarto grado con uno dei membri del Consiglio stesso, rimette il caso al Comitato di Zona, salvo che il Consiglio sia di numero superiore a tre membri; in tal caso si richiede l’allontanamento dalla riunione decisionale del membro legato dalla citata parentela. La riabilitazione della persona colpita da misura disciplinare appartiene al Consiglio di Chiesa che ha già esaminato il suo caso e che notificherà, se lo ritiene opportuno, la revoca delle sanzioni anzidette in sede di Assemblea di Chiesa (Reg. art. 16).
IV. – DEL CONSIGLIO DI CHIESA
Il consiglio di Chiesa collabora ed è responsabile con il Conduttore della comunità in tutto ciò che riguarda il buon andamento della chiesa. La sua funzione si espleta: a) nell’esaminare le condizioni della chiesa, nell’assegnare specifici incarichi, nella manutenzione ordinaria e straordinaria dei locali della chiesa; b) nell’amministrare e determinare l’uso delle offerte raccolte per i vari scopi; c) nell’esercitare la vigilanza su tutte le attività della chiesa; d) nel presentare una relazione biennale all’Assemblea di Chiesa (Reg. art. 17).
Il Consiglio di Chiesa ha sedute ordinarie almeno ogni trimestre e sedute straordinarie ogni volta che il Presidente creda opportuno convocarle o almeno un terzo dei membri del Consiglio ne faccia domanda (Reg. art. 18).
Il Consiglio di Chiesa è corresponsabile con il Conduttore di Chiesa della conservazione dell’archivio che deve contenere; a) registro statistico dei membri di chiesa; b) registro dei matrimoni celebrati con effetti civili; c) registro della contabilità; d) libro dei verbali del Consiglio e delle Assemblee di Chiesa; e) ogni altro registro o libro che si ritenga opportuno (Reg. art. 19).
In conformità all’articolo 25 dello Statuto ADI, il Consiglio di Chiesa deve essere composto di almeno tre membri con funzioni rispettivamente di: presidente, segretario e tesoriere, eletti in Assemblea di Chiesa entro il 30 marzo ogni due anni. Poiché per consuetudine, il Conduttore di Chiesa, in virtù del suo ministerio e delle sue responsabilità davanti alla chiesa, deve avere funzioni di presidente del Consiglio di Chiesa, bisogna che ogni due anni sia chiesto un voto di fiducia per questa specifica carica. Se la Chiesa è composta da oltre 200 membri tra comunicanti e aderenti l’Assemblea di Chiesa ha la facoltà di aggiungere, ai suddetti tre membri, due consiglieri ogni 100 membri comunicanti (Reg. art. 20).
L’elezione del Consiglio di Chiesa avviene nel modo seguente: a) nel giorno e nelle ore stabiliti e annunciati in tre precedenti riunioni regolari di culto, l’Assemblea di Chiesa si costituisce sotto la presidenza del Conduttore di Chiesa; b) si procede alla votazione dei consiglieri a scrutinio segreto, nel numero stabilito all’articolo 20 del Regolamento; c) l’Assemblea esprime un voto di fiducia al Conduttore di Chiesa per la nomina a Presidente del Consiglio di Chiesa; d) con voto di fiducia, seduta stante, o in altra Assemblea Straordinaria, si nominano tra i consiglieri eletti, il Segretario e il Tesoriere (Reg. art. 21).
Per essere eletti membri del Consiglio di Chiesa occorre: a) avere i requisiti descritti dalla Parola di Dio come per gli Anziani; b) appartenere alla Chiesa locale almeno da due anni o aver già servito in altra chiesa consorella; c) aver compiuto il 21° anno di età; d) non essere Conduttore di chiesa, Anziano o Diacono di altra chiesa regolarmente costituita. (Reg. art. 22).
Il segretario è incaricato alla redazione dei verbali ed il tesoriere alla tenuta dei conti relativi all’amministrazione della Chiesa (Reg. art. 23).
I componenti del Consiglio di Chiesa decadono dalla carica se non intervengono, senza giustificazione, a due riunioni consecutive. Qualora il numero dei componenti si riducesse a meno di tre membri, il Consiglio dovrà essere completamente rieletto (Reg. art. 24).
Tutte le deliberazioni sono valide se adottate a maggioranza assoluta dei voti degli intervenuti e ad assoluta parità di suffragio (Reg. art. 25)
V. – ZONE E CONVEGNI DI ZONA
La determinazione delle limitazioni geografiche delle zone di giurisdizione viene stabilita dall’Assemblea Generale su proposta del Consiglio Generale delle Chiese, nella prospettiva di un incremento del numero delle Chiese ADI che consenta di far coincidere ogni zona con una regione geografica (Reg. art. 26).
Il Convegno di Zona è considerato come strumento di collaborazione fraterna tra i conduttori di chiese e le comunità di una data zona per il più efficace potenziamento delle attività di evangelizzazione e di edificazione (Reg. art. 27).
I Conduttori delle Chiese della zona o loro delegati si radunano in Convegno di Zona almeno una volta ogni due anni su convocazione del Comitato di Zona di giurisdizione (Reg. art. 28).
Il Convegno di Zona elegge, seduta stante, un presidente ed un segretario incaricato alla redazione del verbale che al termine del Convegno rimetterà al Segretario del Comitato di Zona perché ne curi la conservazione in archivio e ne invii copie ai partecipanti e al Consiglio Generale delle Chiese (Reg. art. 29).
Al Convegno di Zona spetta: a) l’esame dei problemi spirituali della zona; b) l’esame di eventuali proposte di carattere dottrinale, spirituale e amministrativo da presentare all’Assemblea Generale; c) la designazione dei membri dei Comitati di Zona che dovranno essere eletti dall’Assemblea Generale; d) l’eventuale notifica di infrazioni d’ordine morale o dottrinale commesse da ministri o chiese, che dovranno essere comunicate, tramite il Comitato di Zona, al C.G.C, affinchè prenda le misure disciplinari del caso (Reg. art. 30).
VI. – DEI CONVEGNI PASTORALI
Tutti gli iscritti al Ruolo Generale dei Ministeri si radunano in Convegno Pastorale ogni due anni, in alternanza con l’Assemblea Generale. Detto Convegno, convocato ed organizzato dal Consiglio Generale delle Chiese, ha lo scopo di trattare e discutere argomenti dottrinali, sia in forma di studio che in base a specifiche interrogazioni proposte dai partecipanti ed inserite all’ordine del giorno (Reg. art. 31)
VII. – DELL’ASSEMBLEA GENERALE
L’Assemblea Generale è l‘organo deliberativo delle ADI e viene convocata in via ordinaria a norma dell’art. 6 dello Statuto o in via straordinaria a norma dell’art. 21 dello Statuto, o su decisione del Consiglio Generale delle Chiese o su richiesta di almeno un terzo dei rappresentanti di chiese regolarmente costituite (Reg. art. 32).
All’Assemblea Generale partecipano: a) i Conduttori di Chiesa in qualità di presidenti dei Consigli di Chiesa e i responsabili degli Istituti con diritto di parola e di voto; b) i delegati in rappresentanza di chiese, con diritto di voto, ma non di parola ed a cariche amministrative dell’Ente se non risultano iscritti nel Ruolo Generale dei Ministeri delle ADI; c) i ministri senza rappresentanza di chiese, con diritto di parola ma senza diritto di voto. d) i diaconi, descritti nell’art. 78 con diritto di voto, se inviati come delegati dal servizio o istituto al quale appartengono, ma non con diritto di parola. Questo criterio vale per tutti gli argomenti di carattere amministrativo dell’Associazione delle ADI, mentre per i soggetti di carattere spirituale o dottrinale, nelle sessioni pastorali ad essi riservati, tutti gli iscritti nel ruolo generale dei ministeri delle ADI o che lavorino in collaborazione con queste, hanno diritto a partecipare alla discussione e alla votazione; e) i visitatori, in qualità di osservatori, ammessi col consenso dell’Assemblea, senza diritto di parola o di voto (Reg. art. 33).
VIII. – DEL CONSIGLIO GENERALE DELLE CHIESE
Il Consiglio Generale delle Chiese costituisce il Comitato Esecutivo delle ADI. È composto da un Presidente, un Tesoriere e un Segretario, sei Consiglieri, di cui un consigliere anziano per nomina con funzioni di Vice presidente. Essi debbono essere iscritti nel Ruolo Generale dei Ministeri delle ADI, negli elenchi dei Pastori o Anziani-Evangelisti che svolgono un ministerio effettivo presso una comunità regolarmente costituita, o presso Istituti delle A.D.I., o precedentemente eletti nello stesso Organo. Debbono essere cittadini italiani, durano in carica due anni e sono rieleggibili. I membri del Consiglio Generale delle Chiese espletano il loro mandato soltanto in forma collegiale e pertanto non rivestono particolare autorità ecclesiastica. Rappresentano individualmente il Consiglio Generale delle Chiese se adempiono ad un preciso mandato del Consiglio stesso (Reg. art. 44).
I compiti specifici del Consiglio Generale delle Chiese sono: a) convocare l’Assemblea Generale (ST/6); b) redigere e presentare all’approvazione dell’Assemblea Generale lo Statuto e i Regolamenti degli Istituti, Opere e Servizi dell’Ente e curarne l’osservanza e l’attuazione pratica; c) nominare i credenti da iscrivere al Ruolo Generale dei Ministeri, rilasciandone i relativi brevetti, sia per iniziativa propria, sentito il parere del Conduttore della Chiesa nella quale il candidato è membro comunicante, e del Comitato di Zona di giurisdizione; sia su proposta dei Comitati di Zona; d) deliberare circa le destinazioni e i trasferimenti dei Ministri di culto. Le chiese finanziariamente autonome, provvedono a scegliere il proprio conduttore direttamente, informandone il Comitato di Zona di giurisdizione ed il Consiglio Generale delle Chiese. Per tutte le altre, la scelta avviene mediante trattativa tra la Chiesa, il Conduttore interessato e il Consiglio Generale delle Chiese tenendo conto principalmente delle esigenze dell’Ente, dei desideri delle Chiese e dei Conduttori stessi. Qualora la scelta cada su persona estranea al Ruolo Generale dei Ministeri delle ADI, il Consiglio Generale non assumerà alcun impegno nei confronti della chiesa ed iscriverà colui sul quale è caduta la scelta, nell’elenco dei Candidati al Ministerio, sempre che sussistano i requisiti richiesti; e) formulare il Ruolo organico Generale dei Ministeri secondo le indicazioni della Sacra Scrittura e il carattere strutturale e disciplinare delle ADI (vedi paragrafo «Del ministerio cristiano»); f) vigilare sulla disciplina degli iscritti al Ruolo Generale dei Ministeri delle ADI e di quei collaboratori attivi nell’ambito delle Chiese locali qualora i Consigli di Chiesa e i Comitati di Zona non abbiano definito i casi; g) deliberare, secondo la natura dell’infrazione a norme dottrinali, morali e disciplinari delle ADI, commesse dagli iscritti al Ruolo Generale dei Ministeri, sulle misure da adottare che vanno dall’ammonizione, alla temporanea sospensione dall’attività, alla cancellazione dal Ruolo, su proposta o sentito il parere del Comitato di Zona di giurisdizione; h) trattare tutti gli affari che interessano la vita ed il funzionamento dell’Ente; come l’acquisizione e l’alienazione di immobili destinati al raggiungimento degli scopi dell’Ente stesso; i) gestire e tutelare il patrimonio dell’Ente e autorizzare gli atti di straordinaria amministrazione delle Chiese locali, Istituti, Opere e Servizi. A tutela del patrimonio, ai sensi e per gli effetti dell’Art. 16 lettera E dello Statuto dell’Ente, i locali di culto, loro pertinenze, locali annessi a case pastorali, intestati alle ADI sono riservati unicamente all’uso delle comunità locali associate alle ADI. Il ministro di culto preposto ad ogni comunità ha la custodia a «titolo gratuito» dell’immobile. In casi di dimissioni o di destituzione dal Ruolo Generale dei Ministeri ADI è tenuto a restituire le chiavi dell’immobile stesso al Consiglio Generale delle Chiese, entro dieci giorni dalla sua cancellazione dal Ruolo. j) nominare, a seguito di dissenso creatosi in una comunità che coinvolga almeno un terzo dei membri comunicanti, un «commissario ad acta» oppure una «commissione straordinaria» col compito di curare l’amministrazione ordinaria della comunità e ristabilire un normale rapporto fraterno che renda possibile la regolare elezione di un consiglio di chiesa, a norma di statuto (Reg. art. 45).
Secondo quanto descritto all’art. 45 lettere h) e i) a norma di Statuto, le chiese locali, Istituti, Opere e Servizi che intendono acquistare o alienare proprietà immobiliari o erigere o apportare modifiche e ristrutturazioni ad edifici destinati o da destinare all’attività di culto, istruzione e beneficenza, intestati o da intestare alle ADI, dovranno presentare richiesta di autorizzazione al Consiglio Generale delle Chiese prima dell’inizio delle pratiche relative (Reg. art. 46).
Il Consiglio Generale delle Chiese è convocato dal Presidente in seduta ordinaria, almeno ogni sei mesi (attualmente la frequenza fissa è trimestrale) e in seduta straordinaria quando il Presidente il Segretario e il Tesoriere o uno dei membri del Consiglio stesso lo reputi necessario (Reg. art. 47).
Il Consiglio Generale delle Chiese si riunisce insieme ai membri di tutti i Comitati di Zona di giurisdizione, in seduta plenaria ordinaria, almeno una volta l’anno e straordinaria sempre su delibera del Consiglio stesso, per trattare argomenti che riguardano gli interessi generali dell’Ente (Reg. art. 48).
Le riunioni del Consiglio Generale delle Chiese sono valide con la presenza della metà più uno dei componenti e le deliberazioni sono valide a maggioranza assoluta degli intervenuti (50% più uno) – Reg. art. 49.
IX. COMPITI DEL PRESIDENTE
Il Presidente dell’Ente eletto dall’Assemblea Generale a norma dell’art. 15 dello Statuto delle ADI è anche Presidente del Consiglio Generale delle Chiese: a) rappresenta l’Ente e il C.G.C. davanti alle Autorità dello Stato, sia in giudizio, sia di fronte a terzi; b) stipula in nome e per conto dell’Ente contratti, paga le imposte e gli altri incombenti, riceve gli eventuali proventi di ogni cespite, rilascia quietanza e firma i mandati; c) presiede le sedute del C.G.C. in qualità di moderatore; d) è responsabile della esecuzione delle deliberazioni del C.G.C.; e) adotta tutti i provvedimenti che ritiene necessari per la tutela del patrimonio dell’Ente, secondo la vigente legislazione; f) in caso di urgenza può adottare tutti quei provvedimenti necessari riferendone poi al Consiglio Generale delle Chiese per l’omologazione; g) nei casi descritti alle lettere e) e f) il Presidente agisce in stretta collaborazione con un «Comitato Ristretto», composto oltre che dal Presidente, dal Consigliere anziano in qualità di Vice Presidente, dal Segretario e dal Tesoriere (Reg. art. 50).
In caso di assenza o impedimento del Presidente, le sue funzioni vengono esercitate dal Consigliere più anziano in qualità di Vice Presidente (Reg. art. 51).
X. COMPITI DEL VICE PRESIDENTE
Viene nominato Vice Presidente il consigliere più anziano, vale a dire il Consigliere che abbia ricoperto la carica da maggior numero di anni consecutivi. A priorità di anzianità viene nominato chi abbia ottenuto il maggior numero di voti preferenziali nella specifica votazione dei sei consiglieri (Reg. art. 52).
I compiti del Vice Presidente sono i seguenti: a) collabora col Presidente; b) sostituisce il Presidente nelle sue funzioni in caso di assenza o impedimento; c) rappresenta le ADI su specifico mandato del Presidente o del Consiglio Generale delle Chiese (Reg. art. 53).
XI. COMPITI DEL SEGRETARIO
Il Segretario del C.G.C. eletto dall’Assemblea Generale a norma dell’art. 15 dello Statuto delle ADI: a) redige i verbali delle sedute del C.G.C. e ne invia copia ai componenti ed ai Segretari dei Comitati di Zona di giurisdizione; b) dà corso alle deliberazioni del C.G.C.; c) redige, d’intesa col Presidente, l’ordine del giorno per le riunioni del Consiglio Generale delle Chiese; d) prepara tutta la documentazione e il materiale da presentare all’Assemblea Generale; e) redige la relazione biennale che, dopo l’approvazione del Consiglio Generale delle Chiese, è presentata all’Assemblea Generale (Reg. art. 54).
XII. COMPITI DEL TESORIERE
Il Tesoriere dell’Ente eletto in Assemblea Generale a norma dell’art. 15 dello Statuto ADI: a) è responsabile della cassa e della contabilità; b) attua le decisioni del Consiglio Generale delle Chiese per la parte amministrativa e finanziaria; c) redige un bilancio preventivo e consuntivo che, dopo l’approvazione del Consiglio Generale delle Chiese, viene sottoposto all’approvazione dell’Assemblea Generale; d) amministra, secondo le deliberazioni del Consiglio Generale delle Chiese, il patrimonio mobiliare e immobiliare dell’Ente e i beni donati conformemente alla volontà dei donatori o, qualora non sia stata formulata, secondo le necessità dell’Ente su decisione del Consiglio Generale delle Chiese e convoca entro il 31 marzo di ogni anno i Sindaci Revisori dei Conti per la revisione del bilancio relativo all’esercizio dell’anno precedente (Reg. art. 55).
XIII. COMPITI DEI CONSIGLIERI
I consiglieri eletti in Assemblea Generale a norma dell’art. 15 dello Statuto delle ADI: a) coadiuvano il Presidente nell’esercizio delle sue funzioni; b) espletano specifici mandati ricevuti dal Consiglio Generale delle Chiese; c) presentano specifiche relazioni sull’attività svolta in rapporto agli incarichi ricevuti (Reg. art. 56).
I membri del Consiglio Generale delle Chiese: a) espletano il loro mandato in forma collegiale e non costituiscono autorità ecclesiastica; b) rappresentano il Consiglio Generale quando adempiono un preciso mandato; c) non possono essere membri di Comitati di Zona di giurisdizione al fine di non creare interferenze; d) decadono dalla carica se non intervengono, senza giustificazione, a due riunioni consecutive; e) decadono dalla carica su decisione del Consiglio Generale stesso qualora intervengano ragioni disciplinari a norma dell’art. 16 comma «d» e dell’art. 33 ultimo comma dello Statuto delle ADI; f) la decadenza di uno o più membri interessa temporaneamente e automaticamente i nominativi che all’atto delle elezioni risultavano immediatamente successivi a quello dell’ultimo incluso; g) qualora, per qualsiasi motivo, il numero dei membri si riducesse a meno di cinque, si provvederà alla convocazione straordinaria dell’Assemblea Generale che procederà all’elezione dell’intero Consiglio (Reg. art. 57).
XIV. DEI COMITATI DI ZONA
I Comitati di Zona rappresentano gli organi delle Assemblee di Dio in Italia strettamente collegati al Consiglio Generale delle Chiese al quale riferiscono sull’andamento, le necessità e gli sviluppi dell’Opera nelle rispettive zone come descritto specificamente all’art. 31 del presente Regolamento (Reg. art. 58).
I Comitati di Zona si compongono di almeno cinque membri indicati dai Conduttori di Chiesa delle rispettive zone, eletti con votazione dall’Assemblea Generale ed esercitano la propria giurisdizione sul territorio determinato dall’Assemblea Generale stessa (AG/63) – Reg. art. 59.
I Comitati di Zona eleggono dal proprio seno: a) un presidente, con funzioni di moderatore, da designare volta per volta ad ogni riunione del Comitato; b) un segretario che rimarrà in carica due anni e che: - redigerà i verbali delle riunioni inviandone copia al Consiglio Generale delle Chiese per l’approvazione; - curerà la corrispondenza del Comitato; - parteciperà a carattere consultivo alle riunioni del Consiglio Generale delle Chiese per fornire informazioni sulle attività delle chiese della zona e per rispondere ad eventuali interrogazioni (Reg. art. 60).
I compiti dei Comitati di Zona, descritti all’art. 23 dello Statuto ADI, esprimono chiaramente la natura delle funzioni che questi sono chiamati a svolgere: - fraterna e solidale collaborazione con le chiese della zona di giurisdizione sulle quali non hanno autorità gerarchica e con il Consiglio Generale delle Chiese al quale sono legati in uno spirito di unità e cooperazione e per il quale svolgono il proprio mandato (Reg. art. 61).
I compiti dei Comitati di Zona sono i seguenti: a) coordinare l’opera di evangelizzazione da sviluppare nelle Zone di giurisdizione al di fuori delle attività proprie svolte dalle Chiese locali; b) incoraggiare e collaborare, su richiesta delle Chiese e dei gruppi della Zona, a mezzo del proprio Conduttore, al lavoro di testimonianza cristiana; c) proporre al Consiglio Generale delle Chiese, in accordo con il conduttore della Chiesa di appartenenza, quei credenti che, possedendo le qualità espresse dalla Parola di Dio possano svolgere il ministerio in chiese o gruppi della zona; d) riferire su richiesta del Consiglio Generale delle Chiese sull’opera svolta dai Conduttori di chiese della zona e proporre all’attenzione del Consiglio stesso eventuali casi di infrazioni a princìpi dottrinali, morali e statutari delle ADI; e) contribuire alle soluzioni di quelle divergenze interne delle chiese e gruppi della zona che richiedono un intervento a mezzo del proprio Conduttore o con delibera a maggioranza del Consiglio di Chiesa o dell’Assemblea di Chiesa, agendo sempre non con autorità, ma con discrezione e saggezza cristiane; f) intervenire, quando lo ritenga necessario, richiamando con fraterna comprensione quelle chiese o gruppi o quei Conduttori che fossero caduti in gravi errori dottrinali o disciplinari, facendone sempre relazione al Consiglio Generale delle Chiese; g) intervenire, su mandato specifico del Consiglio Generale delle Chiese, per questioni riguardanti le finalità dell’Ente e che interessano la vita e il funzionamento delle ADI (Reg. art. 62).
I membri dei Comitati di Zona espletano il loro mandato soltanto in forma collegiale e pertanto non rivestono particolare autorità ecclesiastica. Individualmente rappresentano il Comitato di Zona se adempiono ad un preciso mandato del Comitato stesso. Possono essere eletti nei Comitati di Zona quei ministri che svolgono attività pastorale effettiva presso una comunità regolarmente costituita o presso Istituti delle A.D.I. (Reg. art. 63)
Qualora un membro del Comitato di Zona venga eletto nel Consiglio Generale delle Chiese decade automaticamente dalla carica in seno al C. Z. e il suo posto sarà preso da chi, all’atto delle elezioni, sia risultato immediatamente successivo all’ultimo eletto, previa nomina del Consiglio Generale delle Chiese (Reg. art. 64).
Quando i Conduttori di Chiesa di una determinata zona non abbiano designato i membri del C. Z. affinché vengano eletti in Assemblea Generale, il Consiglio Generale delle Chiese potrà nominare «motu proprio», fino all’Assemblea Generale successiva, il nuovo Comitato di Zona onde l’organo dell’Ente sia funzionante, ai sensi dell’art. 33 dello Statuto ADI (Reg. art. 65).
XV. DEL MINISTERIO CRISTIANO
Il Ministerio cristiano è stabilito dalle Sacre Scritture e divinamente provveduto da Cristo Gesù, unico e glorificato Signore e Capo della Chiesa, al triplice scopo dell’evangelizzazione nel mondo (Marco 16:15-20), dell’adorazione a Dio (Giov. 4:23-24) e dell’edificazione dei credenti (Efesini 4:11-16). Secondo quanto precisato nella nota n. 13 dello Statuto ADI, la molteplicità dei ministeri si esprime con la vocazione divina per opera dello Spirito Santo e il riconoscimento delle chiese. Esso non costituisce uno stato diverso da quello proprio del sacerdozio universale dei credenti (Reg. art. 66).
I doni di Cristo glorificato per il ministerio della Chiesa sono quelli descritti in Efesini 4:11; Romani 12:7-8; I Timoteo 3:1-13; 5:17; e quindi si manifestano non come titoli di distinzione, ma come strumenti di guida, insegnamento, elevazione e servizio per le comunità locali e per la realizzazione degli scopi che queste ultime si prefiggono di raggiungere insieme (Reg. art. 67).
XVI. REQUISITI DEL MINISTERIO CRISTIANO
Ogni iscritto al Ruolo Generale dei Ministeri delle ADI deve dare prova di aver esperimentato la «nuova nascita» e di aver ricevuto il battesimo nello Spirito Santo secondo Atti 2:4. Le qualifiche necessarie per essere iscritti nel Ruolo Generale dei Ministeri sono quelle descritte dalla Parola di Dio, in particolare nei seguenti brani biblici: I Timoteo 3:1-7; Tito 1:7-9 e possono riassumersi come segue: a) chiara evidenza della chiamata divina che si manifesta mediante il dono, il carattere e le attitudini; b) una matura esperienza e quei requisiti che rendono idonei al ministerio cristiano, oltre che un’adeguata preparazione biblica e teologica; c) una sufficiente conoscenza della sana dottrina evangelica, unita alla capacità di poter insegnare ad altri la via della salvezza; d) aver compiuto il ventunesimo anno di età; e) una condotta morale e dei precedenti irreprensibili (Reg. art. 68).
XVII. RUOLO GENERALE DEI MINISTERI
La seguente regolamentazione si applica soltanto ai ministeri della predicazione, della cura delle chiese locali e di alcuni ministeri specializzati nelle diverse modalità in cui ciascuno di essi viene rispettivamente esercitato (Reg. art. 69).
Il Ruolo Generale dei Ministeri è tenuto dal Consiglio Generale delle Chiese, ai soli fini disciplinari, non sussistendo alcun rapporto di lavoro tra gli iscritti al Ruolo Generale dei Ministeri e L’Ente o le chiese locali, in quanto le mansioni e le cariche sono svolte volontariamente e gratuitamente. Rispetto all’attività svolta, il Ruolo si suddivide come segue: 1. Pastori: a) con cura di chiese; b) con responsabilità degli Istituti, Servizi e Opere delle ADI; c) insegnanti presso l’Istituto Biblico Italiano; d) missionari; e) predicatori itineranti; f) con responsabilità negli uffici amministrativi dell’Ente. 2) Anziani – Evangelisti. 3) Candidati al Ministerio. 4) Diaconi (Reg. art. 70)
I Pastori sono quei ministri che, avendo dato prova della loro chiamata, consacrazione e capacità nel ministerio espletato in una o più chiese, iscritti per oltre tre anni all’elenco dei Candidati al ministerio, sono nominati dal Consiglio Generale delle Chiese, su proposta del Comitato di Zona di giurisdizione e iscritti nell’elenco dei Pastori (Reg. art. 71).
I pastori in ruolo si suddividono nelle seguenti categorie: a) Pastori in attività. Coloro che svolgono un ministerio attivo in seno alle ADI; b) Pastori in missione. Coloro che esercitano all’estero il ministerio cristiano, rimanendo tuttavia stretti da legami di collaborazione con le ADI; c) Pastori emeriti. Coloro che avendo raggiunto il sessantacinquesimo anno di età o per ragioni di salute, cessano dalle funzioni del ministerio. Nel caso di raggiungimento dei limiti di età, possono continuare ad esercitare il ministerio cristiano, compatibilmente con il loro stato di salute (Reg. art. 72).
Gli Anziani-Evangelisti sono quei ministri, che dopo aver compiuto il periodo di prova stabilito e dopo aver incontrato la commissione per l’esame delle loro capacità ed attitudini al ministerio, sono nominati dal Consiglio Generale delle Chiese, su proposta del Comitato di Zona di giurisdizione e iscritti all’elenco degli Anziani-Evangelisti. Al compimento del 65.mo anno di età, o per ragioni di salute sono iscritti all’elenco degli Anziani-Evangelisti emeriti e possono continuare ad esercitare il ministerio cristiano, compatibilmente con il loro stato di salute (Reg. art. 73).
I Pastori e gli Anziani Evangelisti in attività che vengano a trovarsi senza cura di una comunità, trascorsi due anni non potranno rimanere iscritti nel Ruolo Generale dei Ministeri, salvo che non abbiano ricevuto un incarico specifico dalla Assemblea Generale o dal Consiglio Generale delle Chiese (Reg. art. 74).
I Candidati al Ministerio sono quei credenti, incaricati dal Comitato di Zona competente, alla conduzione di chiese o gruppi ed espletano la propria attività spirituale temporaneamente per un periodo minimo di prova di TRE anni, durante il quale dovranno giovarsi dei seminari d’istruzione biblica (SIB), di corsi biblici per corrispondenza per la formazione dottrinale e di altre opere pubblicate a cura delle ADI, oppure potranno iscriversi ai corsi presso la sede dell’Istituto Biblico Italiano (Reg. art. 75).
Per essere iscritti all’elenco dei candidati al ministerio occorre: a) aver preso cura di un gruppo di credenti per un periodo minimo di TRE anni; b) aver cura di un gruppo che abbia una consistenza numerica di almeno venti credenti, di cui dieci membri comunicanti; c) tenere almeno due riunioni di culto settimanali, di cui una nel giorno di domenica; d) possedere un’accertata idoneità al ministerio e il voto di fiducia del gruppo, alla presenza del Comitato di Zona. Le citate disposizioni non sono applicabili a quei Candidati al Ministerio impegnati presso gl’Istituti, i Servizi, l’Amministrazione dell’Ente o a pieno tempo. I candidati al ministerio dovranno sottoscrivere un modulo redatto dal Consiglio Generale delle Chiese riguardante la posizione dottrinale e l’impegno ad esercitare le attività spirituali secondo i princìpi scritturali delle ADI. I credenti incaricati temporaneamente di gruppi e stazioni di evangelizzazione sorti nell’ambito di una chiesa locale rimangono sotto la guida e la responsabilità del conduttore della chiesa stessa e non possono essere iscritti nell’elenco dei candidati al ministerio. Tutti i Candidati al Ministerio dovranno incontrare, al massimo entro cinque anni dall’iscrizione al Ruolo, la Commissione di cui all’art. 77 (Reg. art. 76).
Trascorsi TRE anni, il Candidato al Ministerio richiederà al Comitato di Zona di incontrare la Commissione di fratelli per il colloquio in attuazione dell’art. 23-b dello Statuto e dell’art. 62-c del Regolamento per esporre le proprie convinzioni su argomenti dottrinali propostigli. La Commissione composta dal Comitato di Zona di giurisdizione e da almeno due membri del Consiglio Generale delle Chiese, dovrà anche prendere in considerazione il lavoro spirituale svolto dal candidato e il progresso ottenuto. I Candidati al Ministerio che abbiano la cura di gruppi inferiori a dieci membri comunicanti potranno, su decisione del Comitato di Zona, rimanere iscritti nell’elenco dei candidati al ministerio a tempo indeterminato. Il Candidato al Ministerio che venga a trovarsi senza cura di una chiesa o di un gruppo non potrà rimanere iscritto nel Ruolo Generale dei Ministeri, a meno che, entro sei mesi, non raggiunga i limiti d’età e di conseguenza sia iscritto all’elenco degli Anziani-Evangelisti emeriti (Reg. art. 77).
I diaconi sono quei credenti, d’ambo i sessi, che sentendosi chiamati a tale vocazione cristiana rivolgono specifica richiesta di esercitare, secondo i doni ricevuti da Dio e le proprie capacità tecniche, la propria attività vocazionale nell’ambito degli Istituti, Opere e Servizi generali dell’Ente e vengono nominati dal Consiglio Generale delle Chiese, sentito il parere del Conduttore della chiesa nella quale il richiedente è membro comunicante e del Comitato di Zona di giurisdizione (Reg. art. 78).
Questo specifico ministerio diaconale è sempre svolto al di fuori della comunità locale e gli iscritti all’elenco diaconale partecipano all’Assemblea Generale secondo quanto stabilito dal presente regolamento (Reg. art. 79).
I credenti iscritti nell’elenco diaconale dovranno trovarsi in possesso dei requisiti e della preparazione confacenti al tipo di incarico loro affidato dal Consiglio Generale delle Chiese (Reg. art. 80).
XVIII. DELLA DISCIPLINA DEI MINISTRI
Lo scopo della disciplina è quello di salvaguardare l’onore e la purezza del ministerio cristiano e deve essere esercitata con spirito di carità e sollecitudine per le anime (Reg. art. 81).
Le sanzioni disciplinari, vanno dall’esortazione in privato, alla sospensione temporanea dall’attività nel ministerio, fino alla destituzione ed esclusione dal Ruolo Generale dei Ministeri (Reg. art. 82).
Le sanzioni disciplinari vengono applicate nei seguenti casi: a) infrazioni a norme morali e disciplinari dell’Ente; b) inefficienza generale nel Ministerio; c) incapacità a presentare in modo adeguato la nostra testimonianza pentecostale; d) spirito contenzioso e settario; e) assunzione di autorità non scritturale su una chiesa; f) dichiarato mutamento della posizione dottrinale; g) matrimonio in violazione alla nostra posizione riguardo al matrimonio e al divorzio; h) violazione dell’etica cristiana e pastorale; i) abitudine a contrarre debiti senza soddisfarli; k) attitudine impropria verso quanti sono stati esclusi o si sono esclusi dalla comunione con le A.D.I. (Reg. art. 83).
La disciplina dei ministri delle ADI viene esercitata dal Consiglio Generale delle Chiese direttamente o su proposta dei Comitati di Zona di giurisdizione (Reg. art. 84).
La misura disciplinare adottata nei confronti degli iscritti al Ruolo Generale dei Ministeri può essere definita in ultima istanza dall’Assemblea Generale, su richiesta degli interessati, i quali potranno inoltrare ricorso tramite il Consiglio Generale delle Chiese entro trenta giorni dalla notifica della sanzione disciplinare (Reg. art. 85).
La procedura del ricorso all’Assemblea Generale sarà la seguente: a) l’Assemblea riunita in sessione amministrativa, nomina una commissione formata da otto pastori o anziani evangelisti che siano iscritti ininterrottamente nei rispettivi elenchi da almeno quindici anni, oltre al Segretario del Comitato di Zona uscente di provenienza del ricorrente e due membri del Consiglio Generale delle Chiese uscente. b) la commissione, uditi i ricorrenti, formulerà un parere che dovrà essere sottoposto alla ratifica dell’Assemblea Generale (Reg. art. 86).
XIX. DELLA EMERITAZIONE
L’emeritazione degli iscritti nel Ruolo Generale dei Ministeri, per gli iscritti all’elenco dei pastori, si attua come descritto all’articolo 72, lettera c). Per tutti gli iscritti agli elenchi degli Anziani-Evangelisti e dei Diaconi l’emeritazione avviene, alla cessazione delle loro funzioni dal ministerio, su richiesta dell’interessato al Comitato di Zona di giurisdizione: a) quando abbia compiuto il sessantacinquesimo anno di età, oppure b) quando si trovi nella permanente impossibilità di esercitare il proprio ministerio per causa di malattia. I candidati al ministerio che raggiungono il sessantacinquesimo anno di età vengono automaticamente iscritti nell’elenco degli Anziani-Evangelisti emeriti (Reg. art. 87).
XX. MISURE DI PREVIDENZA
Il trattamento di emeritazione per i pastori è assicurato dalla legislazione italiana a seguito della specifica intesa tra le ADI e lo Stato Italiano, in quanto i suddetti sono iscritti al Fondo speciale istituito presso l’INPS (Reg. art. 88).
Tutti gli iscritti al Ruolo Generale dei Ministeri, compresi quelli indicati all’articolo precedente sono, su loro richiesta, iscritti al FONDO INTERNO DI EMERITAZIONE E ASSICURAZIONE (FIDEA) istituito per i ministri e loro superstiti, secondo le modalità previste dall’apposito regolamento. Il fondo (FIDEA) è istituito per assicurare un’erogazione straordinaria a carattere di sussidio non sussistendo alcun rapporto di lavoro tra gli iscritti al Ruolo Generale dei Ministeri e le ADI o le chiese locali, in quanto le mansioni e le cariche sono espletate volontariamente e gratuitamente. Tale sussidio è devoluto secondo tabelle stabilite dal C.G.C. per i casi di emeritazione per limiti di età, comprovata invalidità permanente o nel caso di morte dell’iscritto (Reg. art. 89).
I sussidi saranno erogati all’iscritto in caso di emeritazione con totale dimissione dal ministerio attivo o per invalidità permanente. In caso di morte, saranno erogati alla vedova o, in mancanza di questa, ai figli minori. In caso diverso sarà erogato un sussidio stabilito per le spese funerarie (Reg. art. 90).
Il fondo (FIDEA) sarà alimentato: a) da una quota del 1% prelevata dal Fondo Missioni; b) da un'offerta annuale da parte delle chiese; c) da offerte e donazioni individuali; d) da un'eventuale quota, se necessaria, prelevata da altri fondi ADI nella misura stabilita anno per anno dal C.G.C. (Reg. art. 91).
Gli iscritti al Fondo (FIDEA), in caso di dimissioni o cancellazione dal Ruolo Generale dei Ministeri nei casi previsti dall’art. 45 lettera g e dall’art. 83 del presente Regolamento, perdono ogni diritto di rimanere iscritti al Fondo e possono ottenere il rimborso, delle contribuzioni da loro versate senza interessi (Reg. art. 92).
XXI. DEGL’ISTITUTI
I seguenti istituti rientrano tra le varie attività delle ADI con fine di culto, istruzione e beneficenza, come descritte alla nota 26 dello Statuto: 1) - L’ISTITUTO BIBLICO ITALIANO (IBI), Scuola Superiore di formazione Teologica e cultura biblica, con sede in Roma, Via Prenestina, 639, esplica le sue attività con: a) Corsi di studio residenziali, presso la sede, suddivisi in tre anni, al termine dei quali viene rilasciato un diploma di formazione teologica e cultura biblica, riconosciuto dallo Stato ai sensi e per gli effetti dell’art. 10 della legge 22 novembre 1988, n. 517; b) Seminari d’Istruzione Biblica (SIB) svolti nell’ambito delle diverse zone di giurisdizione allo scopo di fornire nozioni bibliche basilari ai collaboratori dei conduttori delle chiese locali; c) Seminari d’Istruzione per Monitori (SIM) svolti nell’ambito delle diverse zone di giurisdizione allo scopo di fornire istruzione biblica basilare o aggiornamento didattico per monitori delle Scuole Domenicali; d) Corsi biblici per corrispondenza, a carattere evangelistico ed edificativo, oltre a quelli di formazione dottrinale per credenti che espletano il loro ministerio nell’ambito delle Chiese locali, come responsabili delle Scuole Domenicali, dei Gruppi Giovanili e di altre attività a carattere di culto, istruzione e beneficenza. L’Istituto Biblico Italiano è disciplinato da un regolamento depositato presso il Ministero della Pubblica Istruzione (Reg. art. 93).
I seguenti istituti autonomi di assistenza costituiti ai sensi e per gli effetti dell’art. 14 della legge 22 novembre 1988, n. 517, sono stati civilmente riconosciuti come enti morali: A) ISTITUTO EVANGELICO «BETANIA - EMMAUS», con sede in Tor Lupara di Guidonia (Roma), Via Monte Amiata, 21-23, che provvede a fornire gratuitamente, nel caso in cui gli interessati non abbiano mezzi finanziari ovvero parenti in grado di provvedere al loro mantenimento: 1. Idonea assistenza, educazione cristiana evangelica ed istruzione a minori normodotati, orfani di uno o di entrambi i genitori, illegittimi, abbandonati o appartenenti a famiglie indigenti; 2. Idonea assistenza spirituale, materiale e morale, primariamente a persone anziane di fede evangelica, offrendo anche la propria disponibilità a favore di persone appartenenti ad altre o a nessuna confessione religiosa, ospitati in sede o in locali separati e distinti da quelli destinati ad accogliere i minori, in conformità alle leggi vigenti e alle disposizioni contenute nello statuto dell’Istituto. 3. Idonea assistenza spirituale, materiale e morale per il recupero e la riabilitazione di tossicodipendenti, in conformità alle leggi vigenti e alle disposizioni contenute nello statuto dell’Istituto e da quelle che saranno previste in apposito regolamento. Detta assistenza dovrà essere organizzata e gestita in appositi centri speciali, comunque ubicati in sedi separate da quelle destinate all’assistenza dei minori e degli anziani. B) ISTITUTO EVANGELICO «EBEN-EZER», con sede in Corato (Bari), Via San Magno, 6. C) ISTITUTO EVANGELICO «BETESDA», con sede in Macchia di Giarre (Catania), Via Palermo, 55. Ambedue questi Istituti si prefiggono lo scopo di provvedere a fornire gratuitamente, nel caso in cui gli interessati non abbiano mezzi finanziari ovvero parenti in grado di provvedere al loro mantenimento, idonea assistenza spirituale, materiale e morale primariamente a persone anziane di fede evangelica, offrendo anche la propria disponibilità a favore di persone appartenenti ad altre o a nessuna confessione religiosa, in conformità alle leggi vigenti e alle disposizioni contenute nello statuto di ciascun Istituto. I suindicati Istituti autonomi sono gestiti dalle ADI direttamente, tramite Consigli di Amministrazione eletti in Assemblea Generale e disciplinati da propri statuti depositati presso il Ministero dell’Interno (Reg. art. 94).
XXII. DEI SERVIZI
I seguenti Servizi, gestiti direttamente dal Consiglio Generale delle Chiese, rientrano nelle varie attività delle ADI come descritti nella nota 26 dello Statuto e sono: A) SCUOLE DOMENICALI - Servizio di attività didattica espletata nelle Chiese delle ADI con l’insegnamento diretto e con l’utilizzazione di pubblicazioni specializzate, per la formazione biblica e dottrinale dei credenti adulti, dei giovani e dei fanciulli. L’organizzazione locale delle Scuole Domenicali è lasciata ad ogni singola chiesa o gruppo nel rispetto della completa autonomia disciplinare ed organizzativa interna. B) SERVIZIO PUBBLICAZIONI «ADI-MEDIA» - Attività, senza scopo di lucro, volta a provvedere pubblicazioni di carattere edificativo, dottrinale ed evangelistico per il raggiungimento degli scopi dell’Ente, distribuite nell’ambito delle comunità evangeliche. C) SERVIZIO AUDIOVISIVI - Attività, senza scopo di lucro, volta a provvedere programmi televisivi di evangelizzazione e di videocassette, autoprodotti, distribuiti nell’ambito delle comunità evangeliche. D) SERVIZIO EVANGELICO DI ASSISTENZA SOCIALE (SEAS) - Attività di interventi di assistenza e di soccorso sociale ed umanitario a carattere vocazionale volta a favore delle popolazioni indigenti, colpite da catastrofi naturali o da altre cause, appartenenti a qualsiasi nazione o religione, in attuazione dell’Art. 23, comma 1 della Legge 22 novembre 1988, n. 517. E) SERVIZIO RADIO COMUNITARIE (SERC) - Attività volta, senza scopo di lucro ed a totale carattere vocazionale, per coordinare l’amministrazione e la programmazione delle radio comunitarie locali, gestite dalle varie chiese ADI, ai sensi e per gli effetti dell’Art.20, comma 2 della legge 22 novembre 1988, n. 517. Tutti questi servizi sono amministrati da comitati specifici nominati dal Consiglio Generale delle Chiese, secondo la normativa stabilita in appositi regolamenti (Reg. art. 95).
XXIII. DEI CENTRI COMUNITARI EVANGELICI
I CENTRI COMUNITARI EVANGELICI - Definiti anche nella diversa legislazione degli Enti locali: case per ferie equipollenti sono quelle opere che rientrano nelle varie attività come descritte alla nota 26 dello Statuto e svolgono primariamente programmi di cultura biblica evangelica per l’edificazione cristiana ed anche per fini sociali ed assistenziali, a carattere periodico, per credenti di ogni età, senza alcun scopo di lucro. I Centri Comunitari rientrano nelle attività di religione e di culto, ai sensi e per gli effetti del comma «a» dell’art 15 della legge 22 novembre 1988, n. 517 e sono organizzati e gestiti a cura delle chiese delle varie zone di giurisdizione attraverso comitati specifici, secondo la normativa stabilita in apposito Regolamento. Attualmente i Centri Comunitari Evangelici esistenti si trovano nei seguenti Comuni: a - Caccuri, Praci (Crotone); b - Castelletto Merli (Alessandria); c - Coffa di Chiaramonte Gulfi (Ragusa); d - Poggiale di Monzuno (Bologna); e - Roccamonfina (Caserta); f - Rota D'Imagna, Frontale (Bergamo); g - Ruvo del Monte, Valle Olecina (Potenza); h - Tossicia, Vicenne (Teramo) – Reg. art. 96).
Altri eventuali Istituti, Opere e Servizi, corrispondenti sempre agli scopi dell’Ente, potranno essere avviati ed organizzati su delibera dell’Assemblea Generale (Reg. art. 97).
XXIV. DELLE MODIFICHE
Le eventuali proposte di modifica o aggiunte dello Statuto, del Regolamento Interno nonché dei Regolamenti degli Istituti, Opere e Servizi dovranno essere presentati dal Consiglio Generale delle Chiese o da almeno 50 partecipanti all’Assemblea Generale con voce deliberante, perché vengano discusse e approvate in seno all’Assemblea Generale stessa (Reg. art. 98).
Il presente Regolamento, approvato nell’Assemblea Generale Straordinaria tenutasi a Napoli (28 aprile - 1 maggio 1978) è entrato in vigore il 1° maggio 1978. Questo testo unico con le relative modifiche, approvate nelle varie Assemblee Generali, è entrato in vigore il 4 maggio 1997 (Reg. art. 99).