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Timestamp: 2017-11-19 02:53:37+00:00
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Croazia: L'aggressione ad un bambino in un parco non trova riscontro giuridicoDiritti Europa
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Croazia: L’aggressione di un bambinio in un parco non trova riscontro giuridico
Posted by: Dora Tucci in Categorie Violazioni CEDU, I diritti in Europa, In evidenza, Libertà e sicurezza 22 dicembre 2012
Diritto al rispetto della vita privata: Sentenza Remetin v. Croatia, 11 dicembre 2012
La violenza è sempre un comportamento aberrante, ma quando a praticarla è un adulto su un minore, allora la situazione diventa spaventosa. Cosa porta un uomo adulto, un padre, ad aggredire un tredicenne in un parco giochi? Non credo esista mai un motivo valido per farlo, ma se ce ne fosse uno, di certo non sarebbe per recuperare un pallone.
IL CASO – All’origine dei fatti Tomislav Remetin, il ricorrente, aveva solo 13 anni. Il pomeriggio del 17 aprile 2003 si trovava nel parco giochi della scuola primaria Držić Marin con i suoi amici DD, DB e H.K.
I ragazzi giocavano con una palla trovata nel parco, fino a quando un altro ragazzo si avvicinò per reclamarla. Tomislav però, non credendo al ragazzo, rifiutò di restituirla. Dopo poco tempo arrivò il padre del ragazzo, il signor I.S. che, per appropriarsi della palla, aggredì Tomislav con calci e pugni. Subito dopo lui chiamò la polizia, che in serata rintracciò I.S. il quale però negò di aver aggredito fisicamente il bambino. Nello stesso giorno il bambino croato fu visitato da un medico che gli diagnosticò la presenza di lividi sul volto, nella regione lombare e intorno alla milza.
Il padre del tredicenne, il 9 giugno dello stesso anno, presentò una denuncia contro I.S. per aver aggredito e minacciato sul figlio. La Procura di Stato ha interrogato gli amici del ragazzo, testimoni della vicenda e tutti confermarono la versione di Tomislav: quel pomeriggio il sig. I. S. arrivò al parco chiedendo di Tomislav; quando lui rispose, l’uomo lo afferrò per la maglietta, lo schiaffeggiò, lo preso a calci per due volte nella zona dei fianchi e infine lo minacciò di picchiarlo nuovamente se lui si fosse avvicinato a suo figlio.
Nel mese di dicembre I.S. fu incriminato per comportamento violento, ai sensi dell’art. 331 del codice penale croato.
Nelle udienze successive l’accusato continuerà a negare di aver aggredito Tomislav, fino a quando verrà assolto, nel 2006.
Il padre di Tomislav presentò dunque un atto di accusa e una domanda di risarcimento al giudice municipale, ma la Corte assolse I.S. dalle accuse di comportamento violento.
A questo punto, il padre fece ricorso contro la sentenza di 1° grado; questa inizialmente venne annullata, ma in seguito il ricorso venne sospeso, in quanto I.S. era già stato assolto con sentenza definitiva; il padre del ragazzo fu invitato a proseguire con azioni civili, che tutt’oggi sono in corso.
Nel 2010 il ricorrente presenta un ricorso presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo contro la Croazia, nel quale lamenta la violazione degli articoli 2, 3, 8 e 13 della Convenzione, richiedendo in fine 20.000 euro di risarcimento.
IL GOVERNO – obietta al ricorrente di non aver esaurito tutte le vie di ricorso interne, prima di fare ricorso alla Corte di Strasburgo, come previsto dall’articolo 35 della Convenzione. Inoltre, sostiene che la domanda non è stata presentata nel termine di 6 mesi dalla fine dei procedimenti interni.
LA CORTE – La Corte Europea, con la sentenza del 11 dicembre 2012, rigetta le obiezioni del governo, e dichiara che vi è stata la violazione dell’articolo 8 CEDU. Decide, inoltre, che il ricorrente abbia diritto ad un risarcimento morale per il danno subito nella misura di € 7.500, che il governo dovrà versare al ricorrente.
In conclusione ritengo che ciò che rende questa vicenda agghiacciante sia la facilità con cui un adulto si sia scagliato contro un bambino indifeso. In fondo erano semplici ragazzini che giocavano in un parco. Un luogo incontaminato, che per un genitore può sembrare il luogo più sicuri dove far stare liberamente i propri figli. Ed è proprio un altro genitore l’autore di questo gesto insulso. Perché un uomo adulto dovrebbe prendersela con un ragazzino? Perché qualcuno può pensare di avere un qualunque tipo di diritto su un’altra persona? Perché alzando la voce, e dando qualche calcio ci si sente più forti degli altri? La violenza non è una soluzione. La violenza è assurda, illogica. Un uomo adulto che aggredisce un ragazzino … si può forse considerare adulto? Si può forse considerare uomo?
La sentenza è reperibile qui: Sentenza Remetin vs Croatia dell’11 dicembre 2012
Art 8 CEDU Croazia Isabelle Berro-Lefèvre Prima Sezione	2012-12-22
Dora Tucci
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Sono una studentessa fuori sede, iscritta al 3° anno di giurisprudenza, presso l’università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Durante la settimana risiedo nel collegio delle suore Orsoline, ma nel fine settimana rientro a casa, in provincia di Brescia.
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