Source: http://biblus.acca.it/limiti-distanze-tra-fabbricati-non-concesse-deroghe-le-regioni/
Timestamp: 2018-08-14 17:42:19+00:00
Document Index: 169663920

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 30', 'art. 2', 'art. 17', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'sentenza ']

Limiti distanze tra fabbricati, le Regioni non possono adottare norme in deroga a quelle statali | BibLus-net
Il Presidente del Consiglio impugnava la legge della Regione Veneto n. 4 del 16 marzo 2015 con cui venivano introdotte modifiche a norme regionali in materia di governo, assetto e uso del territorio, di paesaggio, di edilizia e urbanistica.
La Regione Veneto, in attuazione dell’art. 2 bis del dpr n. 380/2001, aveva demandato allo strumento urbanistico generale la fissazione dei limiti di densità, altezza e distanza tra fabbricati, in deroga a quelli stabiliti dall’ordinamento statale.
Ricordiamo che il cosiddetto decreto del Fare (dl 21 giugno 2013, n. 69- disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia) aveva convertito una serie di misure di semplificazione normativa nel settore edilizio e nello specifico con l’art. 30 introduceva nel testo unico l’art. 2-bis, che consentirebbe alle Regioni di dettare norme anche in deroga alle disposizioni del dm 2 aprile 1968, n. 1444 (Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell’art. 17 della L. 6 agosto 1967, n. 765).
Per il ricorrente le Regioni possono emanare norme in deroga a quelle statali, purché vengano perseguite finalità di carattere urbanistico destinate ad assicurare un assetto complessivo ed unitario di determinate zone del territorio.
In tal merito le distanze tra gli edifici potrebbero incidere sull’assetto del territorio, fuoriuscendo dai limiti dei rapporti tra privati, e formare altresì oggetto di legislazione concorrente in materia di governo del territorio, salvo la possibilità di distanze inferiori nel caso di gruppi di edifici che formino oggetto di piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate con previsioni planovolumetriche.
Pertanto veniva presentato ricorso alla Corte Costituzionale, in quanto la Regione Veneto non avrebbe utilizzato in modo corretto la facoltà derogatoria concessagli.
Limiti distanze tra fabbricati: sentenza della Corte di Cassazione n. 41/2017
La Corte Costituzionale con la sentenza n. 41/2017 si esprime sul ricorso presentato dal Presidente del Consiglio.
Richiamando sentenze pregresse, in tema di limiti di distanze tra fabbricati, la Corte chiarisce che tale disciplina rientra nella materia dell’ordinamento civile, di competenza legislativa esclusiva dello Stato. Tuttavia quando i fabbricati insistono su di un territorio che può avere specifiche caratteristiche (per ragioni naturali e storiche) la disciplina che li riguarda eccede dai limiti propri dei rapporti interprivati e tocca anche interessi pubblici, la cui cura deve ritenersi affidata anche alle Regioni perché attratta all’ambito di competenza concorrente del governo del territorio.
In questa ottica le Regioni possono fissare limiti in deroga alle distanze minime stabilite nelle normative statali, solo a condizione che la deroga sia giustificata dall’esigenza di soddisfare interessi pubblici legati al governo del territorio.
Le deroghe all’ordinamento civile delle distanze tra edifici sono consentite se inserite in strumenti urbanistici, funzionali a conformare un assetto complessivo e unitario di determinate zone del territorio.
Gli interventi in questione non garantiscono omogeneità di assetto a determinate zone del territorio, dunque, va dichiarata l’illegittimità costituzionale della norma censurata, perché permette deroghe alla disciplina delle distanze tra fabbricati al di fuori dell’ambito della competenza regionale concorrente in materia di governo del territorio.
Pertanto la Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 8, comma 1, lettera a), della legge della Regione Veneto n. 4 del 6 marzo 2015.
Clicca qui per scaricare la sentenza della Corte Costituzionale n. 41/2017
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