Source: http://www.riforme.net/2012/rass12-17.htm
Timestamp: 2018-01-23 17:29:30+00:00
Document Index: 13777219

Matched Legal Cases: ['art. 81', 'art. 3', 'art. 81', 'art. 81', 'art. 81', 'art. 138']

Associazione per la democrazia costituzionale 23-02-2012
Un applauso è scattato quando si è data l’informazione dell’assenza del presidente Gianni Ferrara a causa di un intervento chirurgico.
La finalità dell’incontro è stata di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle gravi conseguenze della revisione dell’art. 81 che, su pressione dell’UE, mira a introdurre in Costituzione il ‘pareggio’ di bilancio. Nell’ultimo Trattato, il cd fiscal compact, l’art. 3 richiede l’introduzione di questo vincolo e la Corte di Giustizia di Lussemburgo sarà chiamata a verificarne la congruenza con i parametri europei.
La relazione introduttiva è stata svolta dal prof. Antonio Brancasi, che ha analizzato con precisione le finalità dell’attuale articolo 81, mettendo in rilievo che i Costituenti ne vollero garantire la flessibilità e neutralità in termini di opzioni di politiche del bilancio. Invece, le modifiche che si vogliono apportare, oltre a imprecisioni tecniche ( come la nozione di ‘indebitamento’), mirano a vincolare le politiche economiche a una visione ‘liberista’ e a legare le mani del legislatore, che i ‘padri costituenti’ vollero ‘libero’ e ‘responsabile’ nelle sue scelte imponendo che ogni legge avesse una copertura, mentre alla legge di bilancio veniva impedito di intervenire a modificare le leggidato che indicavo già obbligatoriamente i mezzi finanziari necessari per la sua attuazione. Per intervenire sulle ‘leggi’ in sede di bilancio si introdusse successivamente la ‘legge finanziaria’, affidando a questa le decisioni finali sulle coperture e dunque sulla reale operatività delle singole leggi.
Il prof. Brancasi ha poi criticato la formulazione delle deroghe, che aprono la porta a decisioni, sia pure a maggioranza qualificata, che contraddicono l’obiettivo del pareggio.
Penetrante e ampia la parte della relazione in cui si è criticato il giudizio su una presunta la valenza ‘negativa’ del debito pubblico. In realtà non c’è un ‘peso’ del debito sulle generazioni future se ad esse si lascia in eredità una ‘ricchezza’ in dotazioni infrastrutturali( attrezzature, ospedali, scuole, asili, manutenzione del territorio, ripristino e salvaguardia dei cicli naturali dell’acqua e dell’aria,ecc.). Dunque è solo retorica quella su una presunta iniquità generazionale, che si ha solo se il ‘debito’ è contratto per spese disutili, non certo se esso è contratto per aumentare il benessere sociale e per trasmettere il ‘patrimonio’ naturale alle future generazioni.
C’è un debito cattivo, e ce n’è uno buono: dipende dalle scelte politiche - cruciale è la sostenibilità del debito in termini economici, finanziari e monetari.
Rilevante la parte in cui il prof. Brancasi ha spiegato come si tenderà a controllare a livello centrale la spesa degli enti decentrati, in contraddizione con il federalismo fiscale.
Essendo stata registrata, la relazione sarà messa a disposizione nella sua interezza.
Ampio e articolato il dibattito che ha visto la presenza e l’intervento di persone non iscritte alla Associazione – dai sen. Finocchiaro, Pardi e Vita, a Cremaschi, Gianni, Ciolli, Fabiani,Musacchio, La Valle, Rinaldi… ,– e di persone iscritte – Gallo, Montefusco, Nicotra, Russo-Spena, Quartana, Ragusa, Russo,Pegolo, Barbarossa…(cito a mente, e mi scuso per le omissionidata la folta presenza).
Il dibattito ha esaminato i punti toccati dalla relazione soffermandosi sull’importanza dell’intervento pubblico nell’economia per la produzione e distribuzione di beni ‘collettivi’ al di fuori del mercato, il quale ora invece tende ad affermare la sua sovranità assoluta, e sul ruolo dell’Unione Europea e degli strumenti di regolazione per coordinare in maniera centralistica le politiche di bilancio (dal Patto Euro Plus al Six pack al ‘fiscal compact’).
Sono state avanzate proposte per sensibilizzare l’opinione pubblica su questi temi, e sulle connessioni tra l’art. 81 e il ‘fiscal compact’, nella speranza di giungere al risultato che in seconda lettura nel Parlamento non si raggiungano i due terzi in modo da poter garantire che la revisione costituzionale dell’art. 81 possa essere sottoposta a referendum.
Nelle conclusioni al dibattito il prof. Brancasi ha precisato alcuni punti, rilevando comunque un’ampia condivisione nelle critiche al disegno di legge.
A nome dell’Associazione Francesco Bilancia, che ha presieduto l’incontro con Alba Paolini, ha concluso l’incontro, mettendo in luce le ‘ferite’ che il fiscal compact provoca alla Costituzione, riflesse nel nuovo articolato dell’art. 81. Nonostante un Parlamento, che, lungi dall’essere stato scelto, è stato nominato, si è augurato che esso non si macchi di questo ‘vulnus’ senza dare almeno la possibilità di giungere al referendum ex art. 138. Per questo ha impegnato l’Associazione a proseguire la campagna di opinione, prendendo atto di una risposta negativa della senatrice Finocchiaro, e di una positiva del sen. Pardi, dettosi disponibile a operare perché nella seconda votazione non si raggiungano i due terzi degli aventi diritto, condizione necessaria perché si possano avviare le procedure per la richiesta di referendum.
( a cura di Franco Russo)
PS Essendo stato registrato anche il dibattito, ci proponiamo di farlo circolare in tempi ragionevoli