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Timestamp: 2020-08-12 18:00:04+00:00
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CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 28 novembre 2017, n. 28449 - Licenziamento illegittimo - Difetto di valida procura speciale - Specifico riferimento alla fase di legittimità e dopo la pubblicazione della sentenza impugnata - Procura priva di data - Sussiste - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 28 novembre 2017, n. 28449 – Licenziamento illegittimo – Difetto di valida procura speciale – Specifico riferimento alla fase di legittimità e dopo la pubblicazione della sentenza impugnata – Procura priva di data – Sussiste
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CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 28 novembre 2017, n. 28449
Licenziamento illegittimo – Difetto di valida procura speciale – Specifico riferimento alla fase di legittimità e dopo la pubblicazione della sentenza impugnata – Procura priva di data – Sussiste
1. la Corte d’appello di Catania, in parziale riforma della sentenza del Tribunale della stessa sede, dichiarava illegittimo il licenziamento intimato in data 23.4.2003 da S. E. S.r.l. a I. D. ed applicava le conseguenze ripristinatorie e risarcitorie previste dall’art. 18 della legge n. 300 del 1970, nel testo applicabile ratione temporis;
2. per la cassazione della sentenza la S. E. S.r.l. ha proposto ricorso, affidato ad un solo motivo;
3. D. I. ha resistito con controricorso, nel quale ha eccepito preliminarmente l’inammissibilità del ricorso per difetto di valida procura speciale ex articolo 365 c.p.c.;
1. l’eccezione preliminare è fondata.
Questa Corte ha chiarito (v. Cass. 11/09/2014 n. 19226, Cass. 07/01/2016 n. 58, Cass. 26/06/2017, n. 15895) che in base all’art. 365 c.p.c., la procura rilasciata all’avvocato iscritto nell’apposito albo e necessaria per la proposizione del ricorso per cassazione dev’essere conferita con specifico riferimento alla fase di legittimità e dopo la pubblicazione della sentenza impugnata;
2. nel caso, la procura, priva di data, è stata conferita su foglio separato rispetto al ricorso, ed è specificamente riferita alla fase di urgenza e/o di merito ed ai successivi giudizi di opposizione, appello ed esecuzione, senza alcun riferimento al giudizio di cassazione. Non risulta pertanto che essa sia stata conferita successivamente alla sentenza d’appello, né essa è riferibile al giudizio di cassazione;
3. come chiarito da Cass. 15895 del 2017 sopra richiamata, la rilevata inammissibilità non può poi essere superata con l’esercizio del potere previsto, per i gradi di merito, dall’art. 182, comma 2, c.p.c., sia perché si verte in tema di procura del tutto mancante, sin dall’origine, e, in quanto tale, insuscettibile di sanatoria, trattandosi di un requisito preliminare di ammissibilità senza il quale l’atto introduttivo del giudizio civile (per i procedimenti nei quali è necessario il patrocinio di un difensore avvocato) non può essere qualificato come tale (si veda Cass. n. 20016 del 06/10/2016), sia perché l’invito alla regolarizzazione da parte del giudice previsto dalla norma invocata risulta incompatibile con la struttura del giudizio di legittimità, che esclude l’espletamento di un’attività istruttoria e prevede la necessità di produrre, a pena d’improcedibilità, i documenti sull’ammissibilità del ricorso all’atto del suo deposito (si veda Cass. n. 20016 del 06/10/2016);
4. il Collegio, condividendo la proposta del relatore, notificata alle parti ex art. 380 bis comma 2 c.p.c., all’esito della quale le parti non hanno formulato memorie, ritiene quindi che il ricorso risulti inammissibile ex art. 375 comma 1 n. 1 c.p.c., e debba in tal senso essere deciso con ordinanza in camera di consiglio;
5. al difetto di procura consegue la condanna alle spese del difensore, alla luce del principio affermato dalla giurisprudenza di legittimità secondo il quale “qualora il ricorso per cassazione sia stato proposto dal difensore in assenza di procura speciale da parte del soggetto nel cui nome egli dichiari di agire in giudizio, l’attività svolta non riverbera alcun effetto sulla parte e resta nell’esclusiva responsabilità del legale, di cui è ammissibile la condanna al pagamento delle spese del giudizio” (così Cass. Sez. Un. n. 10706 del 10/5/2006, Cass. n. 11551 del 04/06/2015, Cass. n. 58 del 07/01/2016)
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna l’avv. A. G. al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in € 3.000,00 per compensi, € 200,00 per esborsi, rimborso spese generali nella misura del 15% e accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del D.P.R. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso articolo 13.
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