Source: https://www.laleggepertutti.it/8736_politici-e-corruzione-truffa-farsi-rimborsare-dallo-stato-ogni-tipo-di-spesa
Timestamp: 2018-10-22 06:44:49+00:00
Document Index: 56966301

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 59', 'sentenza ']

Cassazione: reato di truffa per il politico che trucca le fatture e si fa rimborsare dallo Stato le spese non attinenti all’attività svolta (come cene, massaggi e viaggi).
Basta alle spese pazze fatte da politici e poi rimborsate dallo Stato o dagli enti locali: la Cassazione [1] ha stabilito che risponde di truffa il pubblico amministratore che, in trasferta per motivi di lavoro, trucca le fatture rilasciategli dall’hotel per nascondere cene e massaggi.
Il diritto al rimborso delle spese sostenute dal politico scatta solo per quegli esborsi imposti dal dovere d’ufficio, che abbiano quindi attinenza con le finalità dell’ente.
Le spese invece di natura personale e voluttuaria restano invece a carico della persona.
Così, nella fattispecie decisa dalla Corte, l’imputato aveva preteso di addebitare sui contribuenti alcuni pedicure, manicure, massaggi, costumi da bagno e pranzi offerti a ospiti, per fini “non istituzionali”.
Dott. COLETTI DE CESARE Gabriella – Presidente –
sul ricorso 17942-2010 proposto da:
S.G., SA.GI., G.B., elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZA COLA DI RIENZO 69, presso lo studio dell’avvocato BOER PAOLO, che li rappresenta e difende, giusta delega in atti; – ricorrenti –
I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’Avvocatura Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati RICCIO ALESSANDRO, MAURO RICCI, PREDEN SERGIO, giusta delega in atti; – controricorrente –
avverso la sentenza n. 4479/2008 della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositata il 09/07/2009 r.g.n. 1332/06;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 22/11/2011 dal Consigliere Dott. SAVERIO TOFFOLI;
udito l’Avvocato PATTERI ANTONELLA per delega ALESSANDRO RICCIO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. ROMANO Giulio, che ha concluso per: estinzione per SA. G., accoglimento per quanto di ragione per S.G. e rigetto G.B..
La Corte d’appello di Roma, in riforma della sentenza di primo grado, rigettava la domanda proposta nei confronti dell’INPDAI, a cui nel corso del giudizio era succeduto per legge l’INPS, da C.M., Sa.Gi. ed altri sette pensionati, diretta ad un diverso computo della pensione liquidata in loro favore con il cumulo dei contributi versati, prima dell’iscrizione all’Inpdai, al Fondo di previdenza per gli autoferrotranvieri, istituita con L. n. 889 del 1971. Essi avevano chiesto che all’anzianità contributiva maturata presso questo ultimo fondo fosse applicato il coefficiente di rendimento vigente presso il medesimo, pari al 2,50% annuo, più vantaggioso di quello vigente presso l’Inpdai, senza l’illegittima applicazione, al momento della liquidazione della pensione, del limite “soggettivo”, rappresentato dalla misura massima della pensione dovuta ad un soggetto titolare di sola contribuzione Inpdai.
Il giudice d’appello faceva riferimento all’orientamento giurisprudenziale secondo cui, in occasione della liquidazione della pensione da parte dell’Inpdai sulla base anche di contributi originariamente versati presso una diversa gestione pensionistica e trasferiti – in base ad opzione dell’assicurato – presso il medesimo istituto, nel farsi applicazione del limite di cui al D.P.R. n. 58 del 1976, art. 1, comma 2, (costituito dalla misura massima della pensione erogabile dall’Inpdai), deve tenersi conto non solo del criterio di liquidazione della pensione indicato dal comma 1 dello stesso articolo, ma anche delle norme successive che avevano introdotto un tetto alla retribuzione pensionabile e coefficienti di rendimento decrescenti della retribuzione eccedente il massimale.
Avverso detta sentenza Sa.Gi., S.G. e G.B. hanno proposto ricorso per cassazione.
Successivamente Sa.Gi. ha depositato dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione. Per S.G. è stata depositata memoria illustrativa.
1. Con riferimento a Sa.Gi., che ha rinunciato al ricorso, deve dichiararsi l’estinzione del processo, tenuto presente che la difesa dell’Inps ha preso atto di tale rinuncia. Le spese del giudizio possono essere compensate tenuto presente che il ricorrente ha preso atto dell’orientamento giurisprudenziale in materia, a lui in concreto non favorevole in considerazione della sua situazione contributiva, che si è consolidato dopo la proposizione del ricorso per cassazione.
2. Il primo motivo denuncia violazione della L. n. 44 del 1973, art. 5, commi 1 e 4, e del D.M. 7 luglio 1973, art. 2 (attuativo della delega), nonchè del D.P.R. n. 58 del 1976, art. 1, comma 2. Con riferimento ormai alla sola posizione del ricorrente S., si lamenta la violazione del principio di diritto secondo cui, in caso di pensione liquidata dall’Inpdai sulla base anche di contributi trasferiti dalla gestione a cui il lavoratore era precedentemente iscritto, per l’anzianità relativa a tale precedente contribuzione trovano applicazione i coefficienti di rendimento applicabili nell’ambito della relativa gestione pensionistica, mentre il limite di cui al D.P.R. n. 58 del 1976, art. 1, comma 2, è costituito non già dalla pensione che sarebbe stata liquidata all’assicurato secondo la normativa Inpdai sulla base della sua anzianità e retribuzione, ma dalla pensione liquidabile, sulla base della medesima retribuzione pensionabile ma con la massima anzianità utile a pensione.
La specifica censura in questa sede proposta si ricollega alla più ampia questione interpretativa che si era proposta relativamente alla disciplina dei trasferimenti, avvenuti sulla base di opzione attribuita al lavoratore iscritto all’Inpdai, di contribuzioni versate precedentemente ad altre gestioni pensionistiche.
Può in sintesi ora ricordarsi che con riferimento all’avvenuto esercizio della facoltà di ricongiunzione prevista dalla L. 15 marzo 1973, n. 44, art. 5, e dal D.M. 7 luglio 1973, art. 2 di detto decreto dettava regole sul trattamento da riservare alla contribuzione trasferita al fine della liquidazione della pensione che l’Inpdai avrebbe dovuto erogare, precisandone due parametri: a) coefficienti di rendimento; b) retribuzione pensionabile. Per quanto riguarda il primo elemento era precisato che le anzianità contributive acquisite in forza di detti trasferimenti “sono valutate secondo le scale di accrescimento e le aliquote di commisurazione vigenti per la determinazione della pensione presso le gestioni di provenienza”, mentre per quanto riguarda il secondo elemento, la retribuzione annua pensionabile veniva individuata in quella maturata presso l’Inpadai. (“Ai fini della determinazione della pensione, per le anzianità contributive acquisite in forza dei trasferimenti di cui ai commi precedenti si applica la stessa retribuzione annua pensionabile stabilita per le anzianità contributive maturate presso l’Inpdai”).
Il contrasto tra le parti si appuntava sul valore dell’ulteriore disposizione, che parimenti opera nel calcolo della pensione da liquidare tenendo conto dei contributi trasferiti da gestione diversa, e cioè del D.P.R. 8 gennaio 1976, n. 58, art. 1, comma 2, il quale recita “L’ammontare della pensione comprensivo della quota parte derivante dall’esercizio della facoltà di cui alla L. 15 marzo 1973, n. 44, art. 5, non può essere in ogni caso superiore a quello della pensione massima erogabile dall’Inpdai ai sensi del comma precedente”.
L’Inps nel liquidare tale tipo di pensioni ha proceduto quindi a due distinti calcoli: in primo luogo ha determinato sia la quota parte di pensione afferente alla contribuzione trasferita, con i relativi coefficienti di rendimento fissati, sia la quota di pensione afferente alla contribuzione Inpdai, e ha quindi proceduto alla sommatoria delle due quote; con il secondo calcolo ha determinato il limite, ossia ha calcolato la pensione “massima” che sarebbe spettata ove il medesimo lavoratore fosse stato sempre assicurato all’Inpdai, e quindi applicando esclusivamente la normativa che regolava detta gestione.
Le interpretazioni delle parti divergevano perchè i dirigenti ritenevano che la formula usata dal citato D.P.R. n. 58 del 1976, contenga un rinvio recettizio: la pensione massima erogabile Inpdai sarebbe sempre quella pari a tanti trentesimi dell’80% della retribuzione annua media quanti sono gli anni di contribuzione.
L’Inps riteneva invece che la formula usata dalla legge contenga un rinvio formale e quindi mobile: la pensione massima erogabile dall’Inpdai “non sarebbe più costituita da tanti trentesimi dell’80% della retribuzione annua media”, come la disposizione originaria prevedeva, ma dalla pensione Inpdai erogabile al momento del pensionamento, con rinvio necessariamente formale, comprensivo dello jus superveniens, in base al quale si dovrebbe tenere conto della introduzione, nel sistema Inpdai, del tetto pensionabile e dei coefficienti di rendimento decrescenti della retribuzione eccedente il massimale.
Questa Corte ha risposto al quesito con le sentenze n. 2223 e 2224 del primo febbraio 2007 e, successivamente, con le sue più recenti pronunce – in particolare, Cass. nn. 724 e 14467 del 2009 -, ha confermato la soluzione ivi adottata seppure con la precisazione secondo cui il limite posto dal D.P.R. n. 58 del 1976, non ha una natura totalmente soggettiva, contrariamente a quanto sostenuto dall’Inps.
Può richiamarsi al riguardo il principio secondo cui “In tema di trasferimento presso l’Inpdai di contribuzione versata presso il Fondo elettrici, previsto dalla L. 15 marzo 1973, n. 44, art. 5, il D.P.R. n. 58 del 1976, art. 1, comma 2, nello stabilire che l’ammontare della pensione, ivi compresa la quota parte conseguente all’esercizio della facoltà L. n. 44 del 1973, ex art. 5, “non può essere superiore a quello della pensione massima erogabile dall’Inpdai ai sensi del comma precedente” ossia secondo il regime generale dell’Inpdai, contiene un rinvio non recettizio, con la conseguenza che la pensione massima erogabile Inpdai non si determina, in conformità alla previsione originaria, in base a tanti trentesimi dell’80% della retribuzione annua media quanti sono gli anni di contribuzione, ma, attesa la natura formale del rinvio, avendo riguardo alla pensione massima Inpdai erogabile al momento del pensionamento e, quindi, applicando lo jus superveniens, in base al quale si deve tenere conto dell’introduzione, nel sistema Inpdai, dei coefficienti di rendimento decrescenti della retribuzione eccedente il massimale” (Cass. 27801/2009).
Con particolare riguardo al limite della “pensione massima erogabile dall’Inpdai” (di cui al D.P.R. n. 58 del 1976, art. 1, comma 2) è stato chiarito che tale tetto alla pensione liquidabile ai lavoratori che hanno trasferito presso detto istituto contributi precedentemente versati ad altra gestione è costituito dalla pensione che sarebbe stata liquidabile allo specifico lavoratore pensionando sulla base dell’applicazione integrale della normativa Inpdai (con i relativi coefficienti di rendimento, ai fini di questo calcolo applicati anche ai contributi trasferiti), nonchè della sua specifica posizione retributiva, con il massimo di anzianità contributiva (divenuto per legge di quaranta anni). Di conseguenza è stato rilevato che, nonostante l’evoluzione normativa, il maggior rendimento dei contributi trasferiti presso l’Inpdai può continuare ad arrecare un vantaggio per i lavoratori che si pensionano con un’anzianità contributiva inferiore a quella massima (Cass. n. 14467/2009).
Il motivo di ricorso ora esaminato si pone nel quadro di tale orientamento interpretativo, lamentando che il giudice di merito abbia errato nell’interpretazione della disciplina che regola la materia quanto all’identificazione del limite costituito dalla pensione massima erogabile dall’Inps.
La censura è fondata. Con riguardo alla posizione di S. G., deve rilevarsi che la sentenza impugnata, da un lato, appare avere ritenuto il limite posto dal D.P.R. n. 58 del 1976, art. 1, comma 2, del di natura totalmente soggettiva (per tale ragione considerando corretta la liquidazione operata dall’INPS con l’attribuzione al dirigente interessato di una pensione pari a quella che gli sarebbe spettata ove, a parità di retribuzione percepita e di anzianità assicurativa, fosse stato sempre iscritto all’INPDAI), e dall’altro non ha accertato in base a quale anzianità contributiva tale liquidazione sia stata effettuata, con la conseguenza che non risulta neanche che l’applicazione di tale modalità di liquidazione di fatto non sia lesiva in ragione del possesso da parte dell’assicurato di una anzianità contributiva pari o superiore a quella da utilizzare per determinare la “pensione massima erogabile”.
Deve peraltro anche ricordarsi che il ricorrente ha precisato di avere interesse all’adozione del corretto criterio di calcolo, essendo in possesso di un’anzianità contributiva inferiore a quella massima computabile.
Il ricorso deve quindi essere accolto per il riferimento, nei termini indicati, ad un’erronea nozione di pensione massima erogabile e, nei limiti di tale accoglimento, la sentenza d’appello va cassata.
Il giudice di rinvio, con riferimento alla “storia” assicurativa, contributiva e retributiva del dirigente, accerterà la misura della pensione al medesimo spettante tenendo conto della nozione di massimale sopra individuata, facendo applicazione del seguente principio di diritto: “In tema di trasferimento presso l’INPDAI di contribuzione versata presso un altro fondo pensione, previsto dalla L. 15 marzo 1973, n. 44, art. 5, il limite della “pensione massima erogabile dall’Inpdai” di cui al D.P.R. 8 gennaio 1976, n. 58, art. 1, comma 2, è costituito dalla pensione che sarebbe stata liquidabile allo specifico lavoratore pensionando sulla base dell’applicazione integrale della normativa Inpdai (con i relativi coefficienti, di rendimento applicati anche ai contributi trasferiti), nonchè della sua specifica posizione retributiva, con il massimo di anzianità contributiva rilevante ai fini della misura della pensione”.
Al giudice di rinvio si demanda anche la regolazione delle spese di questo giudizio, relativamente alla posizione del S..
Il secondo motivo denuncia violazione del D.L. n. 86 del 1988, art. 3, comma 2, e del D.M. 25 luglio 1988, n. 433 (attuativo della delega), del D.P.R. n. 58 del 1976, art. 1, comma 2, con riferimento alla L. n. 44 del 1973, art. 5, commi 1 e 4.
Con riferimento alla posizione del ricorrente G.B., si osserva che egli ha presentato all’Inpdai domanda di trasferimento della contribuzione predirigenziale in data 9.5.1984 e, quindi ben prima dell’entrata in vigore del D.L. n. 86 del 1988 e del D.M. 25 luglio 1988, n. 422 e si deduce che di conseguenza dovrebbe riconoscersi la tutela dell’affidamento, in considerazione del fatto che al momento dell’opzione presso l’Inpdai vigeva il solo limite dell’80% della retribuzione pensionabile.
Con tale motivo di ricorso si è riproposta un’argomentazione, correlata a una specifica caratterizzazione cronologica di alcuni dei rapporti per cui è avvenuto il trasferimento di contributi pregressi all’Inpdai, che è già stata esaminata nell’ambito delle già richiamate pronunce di questa Corte.
Precisamente, quanto alla deduzione della violazione del principio dell’affidamento (ingenerato dalla garanzia di salvezza dei coefficienti di rendimento pregressi) e del principio del “pro rata temporis”, si è rilevato che i coefficienti del fondo pensionistico di provenienza -, sono stati salvaguardati, mentre il minore importo di pensione, di cui il ricorrente si duole, dipende dalla determinazione del limite massimo della pensione Inpdai, limite già previsto dal D.P.R. n. 58 del 1976, art. 1, comma 2. E quanto alla lamentata violazione del principio di parità di trattamento con riferimento a coloro che hanno mantenuto la contribuzione presso la gestione originaria, si è osservato che nessuna disparità è configurabile, se si considera che, anche per i lavoratori optanti per il trasferimento dei contributi all’Inpdai, la quota relativa alla contribuzione del fondo di provenienza è stata calcolata applicando i tassi di rendimento precedenti e più favorevoli, trattandosi di contribuzione relativa al periodo 1970/1984 e prevedendo la L. n. 449 del 1997, art. 59, comma 1, che le nuove fasce di rendimento si applicano alla contribuzione successiva al primo gennaio 1998.
In conclusione, il ricorso deve essere rigettato nei confronti del ricorrente G.B.. Le spese del giudizio possono essere compensate tenuto presente che il ricorso è stato proposto nel periodo in cui era ancora in corso di consolidamento l’orientamento giurisprudenziale di questa Corte.
La Corte dichiara estinto il processo nei confronti di Sa.G., con compensazione delle spese del giudizio; rigetta il ricorso nei confronti di G.B., con compensazione delle spese; accoglie il ricorso nei confronti di S.G., cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese, alla Corte d’appello di Roma in diversa composizione.
[1] Cass. sent. n. 094/12.