Source: https://www.laleggepertutti.it/237009_firma-falsa-su-assegno-bancario-e-reato
Timestamp: 2019-03-24 16:33:30+00:00
Document Index: 110853589

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 485', 'art. 491', 'art. 491', 'art. 485', 'art. 1', 'art. 491', 'art. 485', 'art. 491', 'art. 491', 'art. 491', 'art. 491', 'sentenza ', 'art. 444', 'art. 673', 'art. 619', 'sentenza ']

Firma falsa su assegno bancario: è reato?
Falsificare un assegno bancario o circolare, trasferibile o meno, che risvolti legali ha?
Tempo fa hai smarrito un blocchetto degli assegni che conservavi in un cassetto e che non utilizzavi ormai da molto tempo, da quando in particolare sei solito fare bonifici bancari online. Di recente, però, da un estratto conto, hai notato un addebito a tuo carico di diverse centinaia di euro. Non sapendo di cosa si tratta hai chiesto informazioni alla banca che, guarda caso, ti ha detto che si è trattato del pagamento di uno degli assegni tratti dal blocchetto smarrito. Arrivi dunque alla raggelante conclusione che qualcuno se ne è impossessato e ha messo una firma al tuo posto. Qualcuno che evidentemente conosce la tua grafia per averla falsificata. Ti tocca andare a denunciare il furto sia per recuperare i soldi dalla banca, sia per evitare che il fatto si possa ripetere con altri assegni. Ma quando vai alla stazione dei carabinieri ti dicono che non si può più fare perché il reato è stato depenalizzato. E citano un articolo del codice penale che un tempo puniva il falso in scrittura privata. È davvero così? Che puoi fare per tutelarti in una ipotesi del genere? La questione – estremamente importante per la “salute” dei nostri conti correnti – è stata di recente trattata dalle Sezioni Unite della Cassazione [1]. I giudici hanno spiegato, a seguito di numerosi contrasti giurisprudenziali, se la firma falsa su un assegno bancario è reato o meno.
Se anche questo è il tuo problema, ti consiglio di leggere attentamente le righe che seguono perché da ciò comprenderai come tutelarti in caso di furto o smarrimento di un assegno o di una cambiale qualora da ciò derivi un addebito non autorizzato sul conto. Ma procediamo con ordine.
1 Firma falsificata su assegno: la banca è responsabile?
2 Falsificare la firma su un assegno è reato?
3 Come fare a capire se un assegno è trasferibile o meno?
4 Assegno bancario o circolare falsificato: c’è differenza?
5 Cosa fare per non farsi rubare il conto corrente
Firma falsificata su assegno: la banca è responsabile?
Il primo profilo da considerare è quale responsabilità può addossarsi alla banca che, per ipotesi, paghi un assegno presentato allo sportello per l’incasso, ma con firma falsa. Il prenditore (ossia colui che possiede il titolo in mano) non è quindi un effettivo creditore ma un ladro o un truffatore. Che succede in questa ipotesi?
Se ben ti ricordi, quando sei andato a chiedere il blocchetto di assegni in banca ti sono stati fatti firmare una serie di moduli. Uno di questi ha lo scopo di raccogliere la tua sottoscrizione affinché funga da raffronto tutte le volte in cui arriverà un assegno in banca, onde verificare se il firmatario sei davvero tu o un altro (la verifica viene fatta tramite confronto delle grafie). Dunque, ogni volta che qualcuno chiede il pagamento di un assegno (sia tramite versamento sul conto, sia – più probabilmente in caso di truffa – tramite consegna di somma in contanti), il cassiere deve accertare se la firma sul titolo corrisponde a quella rilasciata dal titolare del conto. Tale controllo deve essere fatto con accortezza e prudenza, ma senza l’ausilio di strumenti tecnici particolari. Insomma, si deve trattare di un accertamento “a occhio nudo” ma pur sempre scrupoloso. Se la verifica non avviene, la banca è responsabile per aver pagato un assegno con firma falsificata e deve restituire la somma al proprio cliente. Viceversa, se la falsificazione è avvenuta in modo non facilmente distinguibile, la banca non ha colpe e il derubato non può che prendersela con il responsabile. Ma in che modo? Facendogli una causa civile o potendolo anche denunciare? Ecco la risposta delle Sezioni Unite della Cassazione.
Falsificare la firma su un assegno è reato?
Secondo le Sezioni Unite, falsificare un assegno bancario non trasferibile non è più reato ma solo un illecito civile cui si accompagna una sanzione amministrativa. Viceversa se si tratta di assegno trasferibile c’è ancora il penale e, quindi, il reato.
Quindi, nel primo caso – assegno non trasferibile – dovrai individuare il responsabile e poi agire contro di lui per ottenere il risarcimento del danno. La brutta notizia è che dovrai anticipare le spese della causa e valerti di un avvocato, non potendo andare a denunciarlo dai carabinieri. La buona notizia è che la prescrizione è di cinque anni e non di tre mesi come per la querela.
Invece, nel caso di assegno trasferibile puoi ancora recarti alla polizia, ai carabinieri o in procura della Repubblica per chiedere la punizione del colpevole. La buona notizia è che non dovrai anticipare spese del giudizio che prosegue a carico dello Stato. La brutta notizia è che, per avere il risarcimento del danno, devi comunque costituirti “parte civile” con un avvocato.
Per le Sezioni Unite, con l’entrata in vigore all’inizio del 2016 dell’ultimo intervento di depenalizzazione (decreto legislativo numero 7 del 2016) la politica giudiziaria ha iniziato una nuova strada all’insegna dell’arretramento del diritto penale che ha come conseguenza la trasformazione di alcuni reati (a tutela della fede pubblica, dell’onore e del patrimonio) in illeciti civili ai quali applicare un regime sanzionatorio che vede aggiungersi misure pecuniarie punitive inflitte dal giudice civile alla sanzione riparatoria del risarcimento del danno.
Come fare a capire se un assegno è trasferibile o meno?
C’è scritto. Ogni assegno indica se è trasferibile o non trasferibile.
Nel caso di assegno trasferibile, chi lo riceve lo può dare anche a un proprio creditore a titolo di pagamento, apponendo dietro il titolo la cosiddetta “girata” ossia la propria firma.
Nel caso di assegno non trasferibile questa possibilità è esclusa e il creditore che ha ricevuto l’assegno non può fare altro che incassarlo.
Oggi gli assegni di importo superiore a mille euro devono essere tutti non trasferibili. Dal 2008 le banche non stampano più carnet di assegni senza la clausola di non trasferibilità. Se l’importo è inferiore a 1.000 euro l’assegno può essere fatto circolare anche senza clausola (ossia sbarrandola), purché venga comunque indicato il nominativo del beneficiario.
Assegno bancario o circolare falsificato: c’è differenza?
La sentenza delle Sezioni Unite non fa differenza tra assegno bancario o assegno circolare: la falsificazione di entrambi non è più reato in gran parte dei casi perché sono ormai tutti non trasferibili [2].
Cosa fare per non farsi rubare il conto corrente
Un ultimo consiglio. Nonostante non sia più reato la falsificazione dell’assegno non trasferibile, si consiglia sempre di sporgere denuncia contro ignoti in caso di furto, visto che, in tale ipotesi, con copia della stessa la banca non dovrà più pagare gli altri titoli. Anche senza denuncia, si potrà comunque inviare una raccomandata a.r. alla banca (magari consegnata a mani e controfirmata) con cui la si diffida dal pagare altri assegni dello stesso blocchetto smarrito da cui è stato tratto il titolo incriminato.
[1] Cass. S.U. sent. n. 40256 del 10.09.2018
[2] Rimane reato solo la falsificazione di assegni trasferibili mediante girata, senza che ciò determini alcuna ingiustificata disparità di trattamento con quelli non trasferibili, in ragione della rilevata peculiarità della disciplina oggi vigente sulla clausola di trasmissibilità degli assegni, qualificata da particolari limiti quantitativi e dalla soddisfazione di specifiche ragioni dell’emittente, tali da rendere non irragionevole la scelta del legislatore di conservarne la rilevanza penale.
In poche parole la Cassazione esteso ha aderito a quell’orientamento inaugurato un paio di anni fa dalla quinta sezione penale secondo cui in tema di falso in scrittura privata, a seguito dell’abrogazione dell’art. 485 cod. pen. e della nuova formulazione dell’art. 491 cod. pen., la condotta di falsificazione di un assegno bancario munito di clausola di “non trasferibilità” non è più sottoposta a sanzione penale, applicandosi l’art. 491 cod. pen. soltanto alle falsità commesse su titoli di credito “trasmissibili per girata”, tra i quali non possono includersi gli assegni bancari non trasferibili.
“Se la falsità commessa sull’assegno bancario, munito della clausola di non trasferibilità, rientri nella fattispecie di cui all’art. 485 cod. pen., abrogato dall’art. 1, comma 1, lett. a) del d.lgs. 15 gennaio 2016, n. 7 e trasformato in illecito civile, ovvero configuri il reato di falsità in testamento olografo, cambiale o titoli di credito previsto dall’art. 491 cod. pen., come riformulato dal medesimo d.lgs. n. 7 del 2016″.
2. Secondo un primo orientamento, fatto proprio dalla Quinta Sezione penale, in tema di falso in scrittura privata, a seguito dell’abrogazione dell’art. 485 cod. pen. e della nuova formulazione dell’art. 491 cod.pen., la condotta di falsificazione di un assegno bancario munito di clausola di “non trasferibilità” non è più sottoposta a sanzione penale, applicandosi l’art. 491 cod. pen. soltanto alle falsità commesse su titoli di credito “trasmissibili per girata”, tra i quali non possono includersi gli assegni bancari non trasferibili (Sez. 5, n. 32972 del 04/04/2017, Valentini, Rv. 270677; Sez. 5, n. 11999 del 17/01/2017, Toma, Rv. 269710; Sez. 5, n. 3422 del 22/11/2016 (dep.2017), Merolla).
In tal senso è stato dato rilievo al fatto che la nuova disposizione dell’art. 491 cod. pen., per effetto del d.lgs. n. 7 del 2016, non distingue le varie tipologie di girate rilevanti, sicché anche l’assegno bancario non trasferibile trasmissibile mediante girata per l’incasso – rientrerebbe nella fattispecie di cui all’art. 491 cod. pen.
Non può essere posto in dubbio che anche oggi la clausola di non trasferibilità modifica “in concreto” il regime della circolazione del titolo, così facendo venire meno il requisito della maggiore esposizione al pericolo della falsificazione che giustifica la più rigorosa tutela penale.
Da un lato, infatti, l’annullamento in parte qua della sentenza non comporta un effetto rescissorio dell’accordo intervenuto ex art. 444 cod. proc. pen., posto che, in via di principio, le parti, nel concordare sul trattamento sanzionatorio da applicare in relazione a determinate fattispecie, sono in grado di prospettarsi l’eventualità che alcune di queste possano, in itinere, venire meno, per effetto di cause di estinzione del reato o, appunto, di abolitio, e, dunque, presuntivamente accettano, per tale eventualità, che l’accordo sanzionatorio si concentri, previa detrazione della pena sine titulo, sulle imputazioni residue. Dall’altro, spetta al giudice che dichiara l’abolitio criminis procedere allo scomputo della pena riferibile al reato non più previsto come reato. A tale ultimo riguardo si è, infatti, osservato che non può essere investito di detta statuizione il giudice a quo, il quale si è limitato a prendere atto della pena concordata tra le parti, sicché questa, anche se valutata congrua, non è stata dal medesimo determinata. Non ha nemmeno titolo per decidere in proposito il giudice della esecuzione, se non quando sia egli stesso a dichiarare l’abolitio criminis ex art. 673 cod. proc. pen. Ha invece pieno titolo a farlo il giudice che dichiara l’abolitio criminis, compresa la Corte di cassazione, non ostandovi la normale estraneità alle funzioni di legittimità delle valutazioni discrezionali connesse a siffatta materia; e ciò in quanto si tratta di potere del tutto marginale e, comunque, inquadrabile nella generale previsione dell’art. 619, comma 3, cod. proc. pen., che abilita appunto la Suprema Corte a rettificare la specie o la quantità della pena quando ciò derivi dall’applicazione “di legge più favorevole all’imputato, anche se sopravvenuta dopo la proposizione del ricorso, qualora non siano necessari nuovi accertamenti di fatto”.
Anche tale orientamento condivide il principio di diritto secondo il quale, in tema di esecuzione, qualora, per effetto di abolitio criminis, sia parzialmente revocata la sentenza di patteggiamento per il reato base e per alcuni di quelli posti a fondamento del vincolo della continuazione che venga così ad essere risolto, rendendosi necessaria la nuova determinazione della sanzione per un residuo reato (già satellite), là dove l’originario aumento computato a titolo di continuazione non corrisponda – per genere, per specie o per quantità di pena alla sanzione prevista astrattamente dalla legge, la relativa quantificazione può essere operata direttamente dalla Corte di cassazione avendo riguardo alla massima riduzione consentita per le circostanze attenuanti ed alla diminuzione per l’eventuale rito alternativo richiesto dall’imputato (Sez. 1, n. 7857 del 09/01/2015, Ndiaye, Rv. 262465), con la conseguenza che il principio di intangibilità e inscindibilità del patteggiamento finisce per soffrire di una rilevante eccezione, perché non solo tocca l’accordo raggiunto dalle parti, ma addirittura lo supera.