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Timestamp: 2020-07-09 14:29:51+00:00
Document Index: 182223712

Matched Legal Cases: ['e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'sentenza ', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario']

Stenografico Assemblea - Sed. n. 139 di lunedì 2 aprile 2007 - 15^ Legislatura
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(Ripresa esame dell'articolo unico - A.C. 2374)
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giuseppe Fini. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE FINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor ministro, signori sottosegretari, il decreto-legge al nostro esame contiene misure che, ancora una volta, più che incentivare la crescita del settore agricolo sembrano volerla rallentare. L'emendamento, introdotto al Senato, che autorizza l'INPS alla compensazione dei debiti contributivi dovuti dalle aziende agricole con gli aiuti comunitari della PAC di cui sono beneficiarie, è quello che desta le nostre maggiori preoccupazioni.
Peraltro, la disposizione suddetta è difficile interpretazione tanto che gli stessi uffici della Camera hanno rilevato che Pag. 42essa si presta a dubbi interpretativi, tra l'altro anche qualora questa disposizione avesse una motivazione di fondo condivisibile, il rispetto degli adempimenti previdenziali in termini economici e amministrativi, tuttavia non riteniamo che si debba effettuare questo prelievo forzoso alle aziende. Riteniamo che la possibilità che viene data all'organismo pagatore di compensare a favore dell'INPS dei beneficiari PAC sia del tutto illegittima, infatti, lo stesso regolamento fondamentale della riforma della PAC, in base alla quale vengono erogati gli aiuti comunitari - regolamento n. 1782/03 - dispone: salvo disposizione contraria, contenuta nel presente regolamento, i pagamenti nell'ambito dei regimi di sostegno elencati nell'allegato 1 sono corrisposti integralmente ai beneficiari. Le disposizioni contrarie, cui fa riferimento il regolamento comunitario, le uniche per le quali il contributo può essere ridotto o annullato, sono le norme di condizionalità, tra le quali non vi sono il rispetto del pagamento dei contributi previdenziali nazionali.
Alla luce di quanto sopra, si crea l'assurdo, purtroppo molto frequente con questo Governo, che proprio nel decreto-legge che dovrebbe dare attuazione agli obblighi comunitari si compia un sopruso ai danni degli agricoltori ed una palese contravvenzione a quanto disposto da un regolamento comunitario; ci lamentiamo poi che troppo spesso l'Unione europea ci è matrigna. È per questo che proponiamo la soppressione di questa norma.
In subordine alla soppressione del medesimo articolo 4-bis, riteniamo che si debbano comunque tutelare gli agricoltori, anche per non porli in una situazione di svantaggio rispetto ai propri colleghi dell'Unione europea. Proponiamo, pertanto, che l'agricoltore che abbia eventuali irregolarità dal punto di vista previdenziale - premesso tra l'altro che la mancanza della dichiarazione unica di regolarità contributiva non pregiudica l'accesso ai contributi della PAC, ossia alla presentazione della domanda - venga sollecitato dall'organismo pagatore a mettersi in regola con l'INPS che, a sua volta, ha comunicato all'Agea in via telematica l'irregolarità commessa dal soggetto. Nel frattempo, il contributo comunitario verrebbe sospeso.
Si tratta comunque di un modesto ripiego, che creerebbe non poche difficoltà alle aziende, ed inoltre rimane pur sempre il dubbio su come potrà l'INPS essere così efficiente quando all'agricoltore rimane l'onere di effettuare le comunicazioni di assunzione dei lavoratori all'INPS stesso, al Centro per l'impiego e all'INAIL.
In relazione all'emendamento all'articolo 4-ter, riteniamo che non sembra così urgente predisporre un registro dei diritti del reimpianto allo scadere della vecchia organizzazione comune di mercato (OCM) vino e nell'imminenza della riforma della stessa, come la stessa Commissione agricoltura ha potuto rilevare nell'ambito dell'approfondimento delle linee guida sull'OCM vino nei mesi scorsi. Vi è quindi una palese contraddizione. Sarà invece opportuno disporre con celerità quanto previsto per il settore a partire da quando la riforma sarà definitivamente approvata. È per questo motivo che ne proponiamo la soppressione.
Infine l'emendamento all'articolo 5-ter si riferisce al settore ittico. Con tale emendamento vogliamo evitare che la pur dovuta azione, da parte della pubblica amministrazione, di recupero di aiuti a favore del settore ittico dichiarati incompatibili con il mercato comune, e concessi a norma delle leggi nazionali, comprometta la sopravvivenza delle imprese beneficiarie, che non hanno alcuna responsabilità dell'inammissibilità delle somme percepite a seguito di ritardata od omessa notifica dei benefici alla Commissione europea. Il meccanismo di restituzione che si prospetta, la rateizzazione in quattordici rate, è già stato sperimentato in altri settori, come ad esempio nel caso delle quote latte. Le difficoltà finanziarie che deriverebbero da una restituzione rapida delle somme percepite, per giunta aggravate di eventuali interessi, provocherebbero la chiusura della maggior parte delle imprese, con devastanti effetti, anche occupazionali. Stiamo parlando di un settore, quello della pesca, che per come è fatta la Pag. 43nostra nazione, con i suoi 6 mila chilometri di costa, rappresenta una ricchezza e riveste un'importanza rilevante anche per chi le sta parlando, signor Presidente, che viene dalla provincia di Rovigo con oltre 2 mila addetti nel settore della pesca. Quindi, sento sulla mia pelle le problematiche del settore, riguardo alle quali ricevo molto spesso richieste a cui non so proprio cosa rispondere; peraltro con questo decreto-legge che arriva dal Senato - in questo momento sto solo facendo la mia parte di opposizione - credo che ben poco si potrà, e potrò, ottenere.
Auspico pertanto anche a nome del gruppo di Forza Italia l'approvazione dei nostri emendamenti, per ridurre quanto più possibile l'impatto sull'impresa e in definitiva su tutti coloro che lavorano in questo mondo della nostra agricoltura (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia e Lega Nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Ippolito Vitale. Ne ha facoltà.
IDA D'IPPOLITO VITALE. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, nel decreto-legge 15 febbraio 2007, n. 10, adottato dal Governo, come da relazione illustrativa, al fine di adempiere agli obblighi comunitari derivanti da sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee e da procedure d'infrazione pendenti nei confronti dello Stato italiano, nonché di ottemperare agli impegni assunti in ambito internazionale in merito alla candidatura della città di Milano per l'Esposizione universale 2015, risultano compresi ambiti di competenza della Commissione finanze.
Recuperando in premessa tutte le ragioni di perplessità, già espresse nel dibattito generale, sull'opportunità del ricorso allo strumento della decretazione d'urgenza, mi soffermerò sulle disposizioni più rilevanti di competenza della Commissione finanze, contenute negli articoli 1 e 3 del decreto-legge al nostro esame.
Nello specifico, l'articolo 1 reca disposizioni in materia di recupero di aiuti di Stato in forma di esenzioni fiscali e prestiti agevolati.
L'articolo 3 recepisce rilievi espressi dalle istituzioni europee rispetto a disposizioni del nostro ordinamento in materia di diritto societario e tributario; ciò, relativamente alla nomina di organi societari da parte dello Stato e di enti pubblici in società per azioni non a partecipazione pubblica - comma 1 -, relativamente all'esenzione fiscale dai pagamenti di interessi e di canoni fra società consociate di Stati membri diversi - dal comma 2 al 7 - e alla tassa di concessione governativa per iscrizione di atti nel registro delle imprese - comma 7 bis -.
Mi limiterò ad evidenziare alcuni aspetti ed a segnalare i casi più significativi su cui Forza Italia ha richiamato un'adeguata attenzione.
Gli emendamenti più rilevanti sono riferiti ad aspetti del provvedimento di competenza della Commissione finanze e risultano concentrati, in particolare, sull'articolo 1. Si tratta, soprattutto, di emendamenti volti ad attenuare gli effetti maggiormente negativi per le imprese municipalizzate, derivanti dall'obbligo di restituzione delle agevolazioni fiscali, sancito dal medesimo articolo 1.
Si tratta di un numero limitato di proposte emendative, le quali non hanno carattere ostruzionistico, ma si pongono l'obbiettivo di migliorare, sotto alcuni profili, il testo dell'articolo 1. In primo luogo, infatti, esse intendono modificare il meccanismo di recupero degli aiuti previsti dal comma 2, al fine di tener conto delle eventuali distribuzioni di utili operate dalle imprese municipalizzate nei confronti dei soci che, per lo più, sono costituiti da enti locali.
Le proposte emendative intendono, inoltre, ampliare i termini per la notificazione delle ingiunzioni di pagamento da parte dell'Agenzia delle entrate, il termine per il versamento delle somme dovute da parte delle municipalizzate, nonché il termine entro il quale i soggetti interessati sono chiamati ad inviare all'Agenzia la documentazione contenente le informazioni Pag. 44relative agli aiuti de minimis ricevuti durante il periodo di godimento delle esenzioni fiscali.
L'ipotesi in cui le agevolazioni fiscali rientrano nell'ambito dei medesimi aiuti de minimis costituisce, infatti, l'unica ipotesi in cui le imprese sono abilitate a non restituire tali somme. Si prevede, altresì, l'esclusione dal pagamento di ulteriori interessi sulle imposte dovute dalle stesse aziende municipalizzate, ovvero la riduzione delle somme dovute a titolo d'interesse.
Alcuni emendamenti sono, altresì, volti a ripristinare la possibilità di avvalersi della dilazione dei pagamenti per la restituzione delle somme dovute, eliminando il divieto attualmente previsto dal comma 2, quarto periodo, dell'articolo 1.
Un'ulteriore problematica di cui si sono fatti carico gli emendamenti presentati dal gruppo di Forza Italia riguarda l'esclusione dall'ambito di applicazione dell'obbligo di restituzione, previsto dall'articolo 1 del decreto-legge, di quelle imprese che, per le caratteristiche peculiari della loro attività, risultano escluse dall'applicazione della disciplina comunitaria in materia di aiuti di Stato. Si tratta, in particolare, del caso relativo a quelle società controllate o collegate ad imprese municipalizzate che svolgano la loro attività esclusivamente in favore della medesima municipalizzata.
Come segnalato dalla Confservizi, in occasione dell'audizione informale svolta dinanzi alle Commissioni riunite in sede referente, tali soggetti dovrebbero essere esentati dall'obbligo di restituzione, ai sensi della vigente normativa comunitaria, come del resto previsto dall'articolo 27 della legge n. 62 del 2005, che regolava in precedenza il recupero delle predette agevolazioni fiscali.
Infine, talune proposte emendative mirano ad ampliare le ipotesi nelle quali l'autorità giudiziaria può disporre la sospensione del meccanismo di recupero delle imposte, attualmente assai restrittivo, comprendendovi, ad esempio, anche il caso in cui il medesimo recupero potrebbe determinare danni irreparabili per i contribuenti interessati.
La breve illustrazione della ratio degli emendamenti proposti da Forza Italia credo sia una sufficiente dimostrazione della nostra volontà di migliorare il testo del decreto, fuori da ogni logica di appesantimento o di ostruzionismo.
Si stigmatizza, perciò, l'atteggiamento adottato dal Governo, rispetto alla resistenza opposta ad una concreta possibilità di arricchire il provvedimento in discussione attraverso l'esame, l'approfondimento e, magari, l'accoglimento di proposte emendative qualificanti.
Si prende poi atto, con amarezza, dell'invito del Governo a ripiegare su ordini del giorno, ma si conferma la volontà di insistere in ogni caso, nonostante la drastica riduzione annunciata, sugli emendamenti mantenuti (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caparini. Ne ha facoltà.
DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, prima di tutto vorrei prendere in considerazione il metodo usato. Ricordo che abbiamo presentato una questione pregiudiziale di costituzionalità al provvedimento in esame, che riteniamo disciplini materie troppo eterogenee per poter essere affrontate attraverso il ricorso alla decretazione d'urgenza.
Infatti, il ricorso alla cosiddetta legge Stucchi (che ha modificato la legge La Pergola) richiede, dal punto di vista della omogeneità del provvedimento, una «pulizia» che noi non abbiamo ravvisato. Inoltre, per quanto concerne il metodo adoperato per l'esame del provvedimento da parte del Parlamento, è altrettanto vero che il presente decreto-legge è stato discusso, tra le altre cose, in sede di Commissione finanze, e non dalla Commissione politiche dell'Unione europea.
So che i miei colleghi hanno già avuto modo di protestare in tal senso ed io devo sottolineare, purtroppo, come già in passato si sia verificata l'assegnazione di un provvedimento a Commissioni che, storicamente, non si sono occupate dei testi che si sono successivamente trovate ad Pag. 45esaminare. Ciò determina un problema in ordine sia alla qualità del lavoro parlamentare, sia all'iter che il provvedimento (in questo caso, un decreto-legge) segue.
Premesse tali considerazioni - che sono puramente regolamentari ma che, nel momento in cui si deve valutare la qualità del lavoro svolto dall'Assemblea, diventano sostanziali -, devo altresì sottolineare come sia biasimabile il fatto che il Governo sia ricorso, ancora una volta, alla decretazione d'urgenza (per di più, in occasione del recepimento di obblighi comunitari) nel tentativo di modificare, surrettiziamente, la cosiddetta legge Bossi contro l'immigrazione clandestina.
Ricordo che, purtroppo, è già il secondo tentativo in tal senso: pertanto, si tratta della reiterazione di un comportamento che riteniamo inaccettabile ed a cui la Lega Nord ha risposto come doveva, vale a dire ingaggiando, la prima volta, una dura opposizione in Parlamento. Rammento, infatti, che allora, in sede di Commissione, abbiamo presentato centinaia di proposte emendative, attraverso le quali, per fortunata, abbiamo fatto «soprassedere» il Governo.
Notiamo che «il lupo perde il pelo, ma non il vizio»: ancora una volta, infatti (in questo caso, al Senato della Repubblica), è stato riproposto quell'intervento che, di fatto, depotenzia ed azzera la portata riformatrice della cosiddetta legge Bossi contro la clandestinità: mi riferisco all'esigenza che la richiesta del permesso di soggiorno debba essere collegata al possesso dei requisiti della disponibilità sia di un posto di lavoro, sia di un domicilio. Questo tentativo di cancellarla, attraverso una semplice dichiarazione al posto di frontiera, oppure addirittura attraverso la dichiarazione postuma, entro otto giorni, rivolta alla questura, della volontà di permanere nel nostro territorio per 90 giorni, al Senato è naufragato, per fortuna, ancora una volta grazie alla determinazione di coloro che credono fermamente nella legalità e nel fatto che una politica seria di regimentazione dei flussi migratori debba passare necessariamente attraverso il riconoscimento di principi inderogabili, tra i quali quello di disporre di un mezzo di sussistenza e di un domicilio certi.
Questi principi sono stati duramente attaccati da provvedimenti del Governo. Noi crediamo che ciò sia inaccettabile ed è per questo motivo che al Senato, anche grazie all'intasamento dei lavori parlamentari e alla vostra incapacità di gestire i numerosi decreti-legge e gli impegni che si stanno accavallando in quel ramo del Parlamento (che non ha i numeri e la maggioranza politica per far fronte con pienezza alle emergenze che questo paese, purtroppo, anche grazie alla vostra incapacità, si trova costretto ad affrontare), siamo riusciti ancora una volta ad arginare un tentativo che, dal nostro punto di vista, è assolutamente biasimabile.
Interveniamo, quindi, sul complesso degli emendamenti per segnalare questo scampato pericolo e per denunciare che con questo provvedimento, nel recepimento di una direttiva europea, è stato causato un ulteriore strappo. Si rischia di creare una fessura dentro la quale soprattutto la sinistra più oltranzista ed estremista (che vuole concedere tutto a tutti, indiscriminatamente, senza tenere presenti i diritti e, soprattutto, i doveri delle persone) e questa maggioranza potranno creare i presupposti affinché, per quanto riguarda la regolamentazione dei lavori affidati alle società comunitarie, si creino le condizioni per cui il lavoro extracomunitario sia soggetto ad una normativa più blanda.
Contrasteremo con i nostri emendamenti questo tentativo. Purtroppo, anche a causa degli scarsi tempi che avremo a disposizione prima della pausa dei lavori per la festività pasquale, sappiamo che mancherà la necessaria discussione su un tema che riteniamo fondamentale.
Rimane il fatto che registriamo una vittoria da parte dell'opposizione, che fa onore a coloro che in questi mesi si sono impegnati nelle Commissioni. Tale vittoria, ancora una volta, dimostra la vostra incapacità di proseguire nell'attuazione di alcuni punti fondamentali del vostro programma, che noi combattiamo dal punto Pag. 46di vista politico e che - lo abbiamo dimostrato - riusciamo ad eludere dal punto di vista regolamentare. È evidente che le forzature come quella che avete fatto in questo momento non vi consentiranno di governare e, soprattutto, di portare a termine quel tragico disegno che avete immaginato prima delle elezioni, ossia lo smantellamento della legge Bossi contro la clandestinità, attraverso una riforma surrettizia, e della legge sulla cittadinanza che, tra pochi giorni, questa Camera affronterà e che ci vedrà duramente impegnati nel contrastarla (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sul complesso delle proposte emendative presentate, do la parola all'onorevole Misuraca che ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
FILIPPO MISURACA. Signor Presidente, le ho chiesto di intervenire sull'ordine dei lavori e, in modo particolare, sulla dichiarazione di inammissibilità pronunciata dalla Presidenza in merito all'articolo aggiuntivo a mia prima firma 5-ter.02. So di dovermi rivolgere a lei, signor Presidente, ma auspicavo anche la presenza del ministro Bonino che, purtroppo, si è momentaneamente allontanata. L'argomento è abbastanza delicato e il ministro per le politiche europee avrebbe fatto bene ad ascoltare. In ogni caso, il mio intervento resterà agli atti e mi auguro che il ministro ritorni in quest'aula.
Signor Presidente, non posso condividere questa declaratoria di inammissibilità, per tanti motivi. Il mio articolo aggiuntivo è stato dichiarato inammissibile, ai sensi degli articoli 86 e 96-bis del regolamento, per estraneità di materia. Le vorrei semplicemente ricordare, signor Presidente, il titolo di questo decreto-legge, che reca disposizioni volte a dare attuazione ad obblighi comunitari ed internazionali. La mia proposta emendativa si poneva proprio in tal senso, in tale direzione, in quanto relativa ad una disposizione che impone ai pescatori di restituire alcune somme dopo l'approvazione di talune leggi comunitarie.
Ringrazio il ministro Bonino, nel frattempo rientrata in aula, per la sua sensibilità; poco fa mi ero rivolto a lei sull'argomento, considerando che l'articolo aggiuntivo in esame affrontava la questione della restituzione, da parte dei pescatori, di alcune somme incassate nel 1999 e successivamente definite dall'Unione europea come aiuti soggetti, appunto, a restituzione. In questo particolare momento, la restituzione di dette somme mette in difficoltà il settore ittico.
Quanto al problema dell'inammissibilità, invece, mi rivolgo particolarmente a lei, signor Presidente per dire che avrei potuto benissimo riconoscere l'estraneità di materia se al Senato non fossero stati introdotti gli articoli 4-bis e 4-ter, in materia di agricoltura. Tuttavia, al Senato questi articoli sono stati aggiunti. Perciò, non riesco a capire - lo dicevo anche al ministro Bonino - l'urgenza di intervenire in tale ambito. Non c'è occasione migliore per sollevare una simile questione e credo - ma non perché l'idea l'abbiamo avuta noi - che l'Assemblea sarà d'accordo a sostenere questo settore.
Pertanto, signor Presidente, le chiedo di mettere ai voti, ai sensi dell'articolo 96-bis del regolamento, l'inammissibilità o meno di questo articolo aggiuntivo. Non può essere diversamente ed è l'Assemblea che se ne deve assumere la responsabilità, certamente non la Presidenza. Ove fosse confermata l'inammissibilità del mio articolo aggiuntivo, mi permetterò di presentare, successivamente, un ordine del giorno di analogo contenuto, per impegnare il Governo - e, in questo caso, lei, ministro Bonino - ad attivarsi in tale direzione. Quindi, signor Presidente, le chiedo cortesemente di rivedere la sua posizione (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).
PRESIDENTE. Onorevole Misuraca, in riferimento alla questione relativa alla dichiarazione di inammissibilità dell'articolo Pag. 47aggiuntivo 5-ter.02, da lei presentato, ricordo che nel corso dell'esame in sede referente erano stati evidenziati da parte della Presidenza alle Commissioni i profili problematici di ammissibilità, con riguardo all'estraneità di materia rispetto al contenuto del provvedimento in esame. Ricordo, infatti, che l'articolo 96-bis, comma 7, del regolamento, che lei citava, come costantemente interpretato, prevede per i decreti-legge criteri più stringenti rispetto a quelli contemplati per i progetti di legge ordinari, con riferimento all'ammissibilità degli emendamenti. Alla stregua di tale disposizione sono valutate come inammissibili le proposte emendative che non siano strettamente attinenti alla materia del decreto-legge. L'articolo aggiuntivo di cui si lamenta l'inammissibilità riguarda disposizioni relative al recupero degli aiuti nel settore ittico, materia non riconducibile ad alcuna delle materie oggetto del provvedimento in esame. Alla luce di quanto detto, la Presidenza non può che confermare la propria pronuncia.
Aggiungo che, come lei sa, onorevole Misuraca, questa materia è oggetto di discussione presso la Giunta per il regolamento anche al fine di individuare criteri di inammissibilità che siano condivisi con l'altro ramo del Parlamento. Inoltre, per prassi, proprio per garantire la terzietà delle decisioni in materia, la Presidenza non pone in votazione la stessa inammissibilità.
Invito i relatori ad esprimere il parere sugli emendamenti presentati.
NICOLA CRISCI. Relatore per la VI Commissione. Signor Presidente, anche a nome del collega Baratella, relatore del provvedimento al nostro esame per la Commissione agricoltura, la Commissione finanze formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, su tutti gli emendamenti presentati.
ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Ove, dunque, i presentatori non comunichino il ritiro delle rispettive proposte emendative, la Presidenza le porrà in votazione con il parere contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Fugatti 1.11.
MAURIZIO FUGATTI. L'emendamento che ci accingiamo a votare è volto a modificare in parte quanto è previsto dal provvedimento al nostro esame, relativamente agli aiuti in termini di agevolazioni fiscali, ottenuti dalle aziende ex municipalizzate, all'epoca del triennio 1997, 1998 e 1999. Si trattava di riduzioni in conto IRPEG, oggi IRES. Infatti, queste imposte erano state considerate non dovute con riferimento a queste aziende. Successivamente, l'Unione europea ha considerato il mancato pagamento di queste imposte come aiuti di Stato.
Pertanto, il Governo si trova oggi a dover legiferare in questa materia, chiedendo a queste aziende di rimborsare ciò che l'Unione europea considera essere un aiuto di Stato. Si parla di decine e decine di milioni di euro, su una gamma di aziende di cui non si conosce il numero. Si tratta di aziende che riceveranno o hanno già ricevuto la notifica della richiesta di rimborso di tali aiuti di Stato da parte dell'Agenzia delle entrate.
Il provvedimento prevede che vi sia un recupero dell'importo degli aiuti, ma anche del pagamento dei relativi interessi. Il nostro emendamento propone di escludere gli interessi relativi all'importo di questi aiuti di Stato e di far rimborsare solo le imposte non pagate in ragione dei calcoli fatti all'epoca del triennio su indicato. Ciò anche in ragione del fatto che le aziende interessate hanno preso posizione al riguardo e già oggi prefigurano azioni e ricorsi proprio contro questa richiesta di interessi.
Infatti, tali aziende ritengono che questi interessi non sono comunque dovuti. Esse sostengono di aver usufruito degli aiuti perché così era stato deciso, quindi far Pag. 48pagare loro anche gli interessi appare non corretto e prefigura la possibilità di numerosi ricorsi. La ratio di questo emendamento va nella direzione di salvare le aziende dal pagamento degli interessi, oltre che di evitare il rischio di un'ondata di ricorsi in relazione a questo provvedimento che sicuramente ritarderebbero l'incasso che lo Stato dovrà operare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gioacchino Alfano. Ne ha facoltà.
GIOACCHINO ALFANO. Presidente, l'emendamento che ci accingiamo a votare solleva una riflessione che poi può valere anche per gli altri emendamenti al nostro esame. Ci troviamo di fronte alla tassazione di un reddito che, negli anni cui si riferisce la nota dell'Unione europea, in effetti non era considerato base imponibile. Quindi, oltre a sottoscrivere questo emendamento, io volevo far notare al Governo e ai colleghi che le società che si erano trasformate dalle ex municipalizzate alla struttura attuale hanno molto spesso distribuito gli utili in maniera automatica. In quegli anni, infatti, molte società per azioni hanno distribuito gli utili senza tassare i dividendi.
Dunque, vi sono due ordini problemi: il primo è l'interesse che si vuole applicare a quelle imposte non pagate, peraltro grazie ad una disposizione di legge; il secondo è che le imposte che dovevano essere pagate in quegli anni, andavano detratte da chi riceveva gli utili. In quelle società può verificarsi il caso che i soci di oggi non sono più quelli di allora e, all'epoca, si trattava più che altro di comuni.
Pertanto, mentre alcuni degli emendamenti da noi presentati non saranno ritirati - e chiederemo la votazione su quelli che anche noi abbiamo ritenuto importanti -, valuteremo di ritirare quelli il cui contenuto ci riserviamo di trasfondere successivamente in alcuni ordini del giorno.
Tuttavia, vorremmo che il Governo tenesse conto di questa riflessione, che addirittura condivide. In effetti, noi stiamo intervenendo su redditi dichiarati e distribuiti in quegli anni dalle società così come disponeva la legge. Per questi redditi oggi non solo interveniamo a recuperare le imposte, facendole pagare alle società, ma ci applichiamo anche gli interessi. Vorrei si tenesse presente che, fra l'altro, questi redditi venivano distribuiti ai comuni, che non sono soggetti di imposta, perché la Comunità europea ha emesso l'infrazione stabilendo che questo principio ledeva la concorrenza.
Voi immaginate mai una società municipalizzata che si trasforma in Spa per legge, a questa trasformazione si dà il beneficio dell'esenzione delle imposte, ed oggi la contattiamo per recuperare le imposte evase e sulle stesse applichiamo gli interessi! Allora, vorrei richiamare l'attenzione dell'Assemblea su questo punto: al di là dell'inflazione, noi ci troviamo di fronte a soggetti che sono chiamati a pagare delle imposte, inserendole nei propri bilanci, che non possono essere recuperate sui proprietari di quelle quote. Allora, l'orientamento potrebbe essere quello di votare gli emendamenti come quello in esame sugli interessi - anche se, in effetti, è difficile poterlo approvare -, o quanto meno quello di tener presente una simile ingiustizia e dunque mantenere questo filo conduttore dell'articolo 1 negli ordini del giorno che eventualmente potremo presentare.
Presidente, ciò è importante perché ritireremo gli altri emendamenti su questo principio. Abbiamo società, oggi Spa, che stanno per approvare i bilanci e che, per esempio, hanno chiesto la proroga agli organi competenti. Infatti, devono inserire nel bilancio odierno una posta che costituisce solo un costo perché non può essere più recuperata sui proprietari che risultavano all'epoca (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).
GIAN LUCA GALLETTI. Signor Presidente, trovo particolarmente giusto Pag. 49l'emendamento Fugatti 1.11, che chiedo di sottoscrivere, perché effettivamente siamo davanti ad un paradosso. Infatti, oggi chiediamo alle ex società municipalizzate il pagamento di imposte che - come ricordava il collega Alfano - in quel periodo non erano dovute: attenzione che gran parte dei soci di quelle società sono proprio i comuni. Quindi, alla fine, stiamo prelevando dalle casse dei comuni delle risorse destinate alla loro gestione sul territorio. In alcuni casi, come quello di alcune municipalizzate come HERA, saranno addirittura i comuni a pagarle direttamente; in altri casi i comuni saranno penalizzati dai minori utili che avranno dalle proprie società partecipate. Cosa è successo? Una cosa molto semplice: nel periodo di vigenza della moratoria fiscale esisteva anche un meccanismo, che si chiama credito di imposta, che permetteva giustamente ai comuni di non pagare le imposte perché esentati dalla stessa normativa fiscale in quanto enti non commerciali. Quindi, per intenderci, se una ex municipalizzata aveva un utile di 100, avrebbe dovuto pagare imposte per 37 e il comune, tramite una maggiorazione del 58,25 per cento, avrebbe recuperato la suddetta quota di 37 come credito di imposta. Oggi capita una cosa strana, cioè che i comuni pagano quell'imposta che allora non avrebbero dovuto pagare. Si tratta di un meccanismo infernale, perché viene da una moratoria che è stata concessa nonostante non fosse consentito dalla Unione europea, però dobbiamo dare un ristorno agli enti locali, altrimenti saranno loro i maggiori penalizzati.
L'emendamento Fugatti 1.11 cerca almeno di risolvere una parte di questi problemi perché oggi, oltre l'imposta, richiediamo anche gli interessi: penso che non fargli pagare almeno gli interessi sarebbe un passo in avanti.
PRESIDENTE. Avverto che la I Commissione (Affari costituzionali) ha espresso il prescritto parere (Vedi l'allegato A - A.C. 2374 sezione 5).
Avverto altresì che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fugatti 1.11, non accettato dalle Commissioni né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Presenti 355
Votanti 352
Maggioranza 177
Hanno votato sì 135
Hanno votato no 217).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Fugatti 1.14.
MAURIZIO FUGATTI. Signor Presidente, anche in questo caso parliamo di interessi che, come si evince anche dagli interventi dei colleghi Gioacchino Alfano e Galletti, non sono dovuti, in quanto all'epoca dei fatti queste aziende hanno rispettato la legislazione vigente, quindi non hanno commesso nulla di illegale. Il nostro precedente emendamento, che prevedeva di non far pagare gli interessi, seguiva appunto questa linea.
L'emendamento in esame prevede, invece, che debbano essere pagati solo gli interessi maturati fino alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge. Lo scopo di tale proposta emendativa è innanzitutto quello di assicurare una maggiore chiarezza, nonché quello di porre tutte le imprese interessate sullo stesso piano.
Infatti, come abbiamo potuto desumere dalle audizioni in Commissione, ad oggi la situazione non è molto chiara. L'unica Pag. 50cosa certa è che ci sarà qualcuno che dovrà pagare, anche se non si sa chi realmente dovrà farlo. Tra l'altro, in Commissione, la Confservizi ha fatto capire che vi sono diversi operatori che non sanno che, a breve, riceveranno una comunicazione dall'Agenzia delle entrate che li inviterà a pagare, anche con gli interessi, queste imposte, che non erano dovute negli anni 1997, 1998 e 1999. Tuttavia, mentre i grandi operatori, bene o male, sono già a conoscenza di ciò, molti altri sono del tutto inconsapevoli del fatto che riceveranno tale comunicazione.
Pertanto, proprio al fine di una maggiore chiarezza, abbiamo proposto di porre tutti sullo stesso piano, prevedendo che gli interessi debbano essere pagati fino alla data di entrata in vigore del decreto-legge.
GIOACCHINO ALFANO. Signor Presidente, in realtà le società hanno già ricevuto gli accertamenti. Vorrei precisare che l'infrazione prevista dovrebbe essere pagata dallo Stato, mentre questa imposta viene addebitata alle società. Paradossalmente, i soggetti tenuti a pagare questa somma potrebbero ritenere di non essere responsabili, in quanto a quell'epoca i redditi erano esenti.
Pertanto, la richiesta di riduzione dell'interesse nasce da una logica che presuppone l'onestà della società. Anzi, occorre rilevare che le società che hanno realizzato utili oggi ricevono un danno, mentre quelle che hanno subito perdite non subiscono alcun danno.
Se qualche sindaco presente in aula ricorda il periodo in cui le municipalizzate si sono trasformate in società, ricorderà che spesso, all'interno di tali società, vi erano incarichi non legati a capacità manageriali, ma a logiche politiche.
Quindi, paradossalmente, si verifica la circostanza che le società, trasformate in società municipalizzate che, in quel periodo, hanno realizzato un utile, oggi subiscono un danno, mentre le società che hanno ricevuto tali servizi, ma che hanno avuto delle perdite, non ricevono il danno. Quindi, continuiamo ad insistere sulla questione degli utili distribuiti in quell'epoca.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fugatti 1.14, non accettato dalle Commissioni né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Fugatti 1.15.
MAURIZIO FUGATTI. Signor Presidente, in Commissione la Confservizi ha presentato una relazione sul provvedimento in esame, in base alla quale, ad oggi, gli operatori che sembra siano interessati sono circa una cinquantina; ma di essi, 30 o 40, soprattutto i medi e piccoli operatori, sono del tutto inconsapevoli di questo stato di cose.
L'emendamento in oggetto, dunque, che si aggancia a quelli precedenti, è volto a ridurre, nella misura del 50 per cento, gli interessi dovuti (ciò per diverse motivazioni già spiegate nel corso dei precedenti interventi dai colleghi Gioacchino Alfano e Galletti) e ad offrire una certa facilitazione rispetto ad una quota di interessi che Pag. 51oggettivamente non era dovuta. Infatti, si parla di imposte che all'epoca (1997, 1998 e 1999) non erano dovute.
L'emendamento chiede di applicare gli interessi nella misura del 50 per cento: questa è la sua ratio.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fugatti 1.15, non accettato dalle Commissioni né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Presenti e votanti 352
Hanno votato sì 138
Prendo atto che i deputati De Zulueta e Mellano non sono riusciti a votare.
Passiamo all'emendamento Gioacchino Alfano 1.46.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Gioacchino Alfano. Ne ha facoltà.
GIOACCHINO ALFANO. Signor Presidente, intervengo sull'emendamento in oggetto e sul successivo 1.47, perché accetto l'invito al ritiro e vorrei spiegarne la motivazione. Spero che il Governo, in sede di esame degli ordini del giorno, accetti quello che presenterò sul medesimo argomento.
L'Unione europea considera gli utili che maturarono in quegli anni lesivi della concorrenza, se distribuiti senza tassazione. In effetti, si stabilisce che, se all'interno della società per azioni i soggetti realizzano utili non tassati, gli stessi ottengono vantaggi sul mercato. Automaticamente, una società che, in quell'epoca, ha distribuito i suoi utili, dandoli ai comuni, non ne ha usufruito. Dunque, non potendo utilizzare una risorsa aggiuntiva rispetto ai concorrenti, non ha leso alcuna norma.
Se attraverso un apposito ordine del giorno impegnassimo il Governo, anche attraverso un altro provvedimento, a portare avanti questo principio, potremmo recuperare lo svantaggio che determiniamo oggi. Infatti, i comuni erano i proprietari delle municipalizzate (gli stessi ne chiedevano la trasformazione in società per azioni) e beneficiavano di un reddito non tassato, perché lo ricevevano al lordo dalle eventuali imposte. Dunque, dovremmo fare approvare una norma che stabilisca il principio della fruizione e della tassazione se la società, in quegli anni, ha realizzato gli utili e li ha utilizzati, e di non fruizione se la società, in quegli anni, ha automaticamente distribuito quelle risorse, dandole ai comuni (che come diceva Galletti erano esenti); infatti, poiché non hanno usufruito di quella risorsa, non hanno potuto creare, nel mercato, una sleale concorrenza.
Per questo motivo, ritiro gli emendamenti 1.46 e 1.47, volti a raggiungere questo obiettivo.
PRESIDENTE. Onorevole Alfano, se ho ben compreso, lei ritira gli emendamenti a sua firma 1.46 e 1.47, riservandosi di presentare un ordine del giorno. Sta bene.
Passiamo ora all'esame di cinque emendamenti che costituiscono una serie a scalare. Come prassi, procederemo alla votazione del primo emendamento Gioacchino Alfano 1.48, di uno mediano, Fugatti 1.56, identico all'emendamento Gioacchino Alfano 1.57, e dell'ultimo emendamento Fugatti 1.62.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Gioacchino Alfano 1.48.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ceroni. Ne ha facoltà.
REMIGIO CERONI. Signor Presidente, ho inteso intervenire proprio su questi emendamenti che sono tutti dello stesso tenore, perché mi sembra di capire che il Governo non voglia accogliere alcuna proposta dell'opposizione, come già avevamo potuto constatare anche in Commissione.Pag. 52
In alcuni casi i nostri suggerimenti non sono atti a perdere tempo ma hanno un significato. Ad esempio, quando abbiamo approvato il provvedimento di recepimento della sentenza europea sull'IVA relativamente alle auto aziendali, noi avevamo chiesto di prevedere la possibilità di compensare le somme che le aziende devono ricevere indietro con quanto le aziende stesse devono, a qualsivoglia titolo, versare allo Stato e a tale richiesta il Governo aveva risposto negativamente. Avevamo però anche richiesto un termine più lungo a disposizione delle aziende per ottenere il rimborso; e avevamo previsto bene perché, come abbiamo letto sui giornali in questi giorni, il Governo ha in animo di adottare un nuovo decreto-legge per prorogare il periodo di tempo a disposizione delle aziende per fare la richiesta di rimborso dell'IVA versata in più.
Anche in questo caso il termine previsto di novanta giorni, a disposizione dell'Agenzia delle entrate per recuperare le somme date alle aziende, è troppo breve perché ci troviamo di fronte ad un decreto-legge che magari verrà convertito entro il termine dei sessanta giorni.
Inoltre, il comma 2 dell'articolo 1 prevede anche trenta giorni di tempo a disposizione delle aziende per rimborsare quanto ricevuto dallo Stato: voi capite che trenta giorni sono un tempo troppo breve. A che serve allora prevedere un termine di questo tenore e poi doverlo prorogare successivamente con un nuovo provvedimento? Il Governo dovrebbe avere un po' più di elasticità nell'interpretare nel giusto senso le proposte che provengono dal nostro gruppo parlamentare (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gioacchino Alfano 1.48, non accettato dalle Commissioni né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Hanno votato sì 146
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Fugatti 1.56 e Gioacchino Alfano 1.57.
MAURIZIO FUGATTI. Signor Presidente, la ratio dell'emendamento in esame l'ha spiegata anche il collega che mi ha preceduto. Nell'emendamento chiediamo di spostare a centoventi giorni il termine entro il quale l'Agenzia delle entrate provvede al recupero di quelli che sono stati considerati aiuti, «notificando, entro novanta giorni», come recita il decreto-legge, quello che l'azienda interessata deve pagare. Noi chiediamo di spostare il termine a centoventi giorni per dare un periodo di tempo maggiore.
A tale scopo abbiamo presentato anche altri emendamenti che chiedono di fissare un termine congruo che può essere di centocinquanta giorni, centoventi, centocinque, oppure anche cento. Comunque, la ragione è quella di dare un periodo di tempo maggiore, da una parte, all'Agenzia delle entrate per fare la notifica e, dall'altra, dato che le notifiche arrivano proprio nelle scadenze finali, anche a chi dovrà pagare per ricevere l'avviso da parte dell'Agenzia delle entrate e per effettuare il pagamento.
Faccio presente che nella relazione si parla di un provvedimento che dovrebbe riguardare una cifra di circa 60 milioni, corrispondenti al mancato pagamento effettuato da queste aziende. Mi pare che si tratti di una cifra sottostimata. Infatti, nel solo Trentino (da cui provengo) le tre uniche aziende interessate dovranno pagare 5 milioni, a quanto si apprende dalle Pag. 53notizie che circolano nel settore. Se in una piccola zona come la mia si parla già di 5 milioni, mentre la cifra interessata complessivamente dal provvedimento corrisponde a 60 milioni a livello nazionale, francamente mi pare che si tratti di una previsione sottostimata. Ciò non è stato rilevato da alcuno, ma ritengo che si tratti di un dato da valutare con una certa serietà.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Fugatti 1.56 e Gioacchino Alfano 1.57, non accettati dalle Commissioni né dal Governo, sui quali la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Presenti 367
Votanti 366
Hanno votato sì 144
Hanno votato no 222).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fugatti 1.62, non accettato dalle Commissioni né dal Governo, sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Presenti 366
Hanno votato sì 143
Avverto che della serie di emendamenti a scalare da Fugatti 1.72 agli identici Fugatti 1.87 e Gioacchino Alfano 1.88, come prassi, porrò in votazione il primo e l'ultimo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Fugatti 1.72.
MAURIZIO FUGATTI. Signor Presidente, l'emendamento in oggetto tende ad aumentare da trenta a centoventi giorni il termine entro il quale l'Agenzia delle entrate intima all'azienda interessata di pagare quanto dovuto. Nel provvedimento tale termine è corrispondente a trenta giorni, mentre noi intendiamo aumentarlo fino a centoventi giorni. Tale aumento ha lo scopo di permettere alle aziende interessate di capire cosa devono pagare, quali sono le imposte cui si fa riferimento, gli anni interessati e così via. Si tratta di una facilitazione che a nostro avviso può essere concessa prevedendo un maggiore lasso di tempo per il pagamento. Ripeto che in tal modo sarà permesso alle realtà produttive interessate di chiarire se la somma indicata è quella effettiva.
Un ulteriore aspetto non preso in considerazione nell'ambito delle audizioni svolte è il seguente. Ad oggi vi sono circa 50 aziende ignare del fatto che riceveranno le cartelle inviate loro dall'Agenzia delle entrate. Il Governo in proposito ha fatto alcune previsioni che sembrano sottostimate rispetto a quello che sta accadendo sui territori dove operano le agenzie interessate. Inoltre, possiamo aggiungere che le aziende ignare di quanto sta accadendo si trovano prevalentemente al centro-nord, essendo dislocate principalmente nella Padania o nell'Italia centrale. Il nostro emendamento propone di estendere il termine di tempo entro cui pagare le imposte a suo tempo dovute, compresi i relativi interessi (infatti le nostre proposte emendative relative agli interessi non sono state approvate), da trenta a centoventi giorni. Inoltre, abbiamo presentato emendamenti simili, che puntano ad aumentare tale limite di novanta o di sessanta giorni, mentre quello a firma del Pag. 54collega Gioacchino Alfano vuole portare il termine a quarantacinque giorni. La ragione sottesa alla presentazione di tali emendamenti è quella di dare maggior tempo alle aziende per adempiere a quanto richiesto dall'Agenzia delle entrate, soprattutto a quelle che oggi sono completamente all'oscuro della situazione e che invece riceveranno le comunicazioni da parte dell'Agenzia delle entrate come un fulmine a cielo sereno, almeno stando a quanto affermato dalle categorie interessate in sede di audizione.
GIOACCHINO ALFANO. Signor Presidente, la norma lascia poco margine di manovra trattandosi di un'infrazione a cui bisogna obbligatoriamente dare seguito. Ma, quando chiediamo un termine ulteriore per il pagamento, non interveniamo in modo sostanziale sul provvedimento. Inoltre, la richiesta di una maggiore dilazione del pagamento nasce dalla richiesta che hanno rivolto i comuni proprietari delle quote nelle società e l'ANCI. Sono sicuro che anche i parlamentari della maggioranza sono stati contattati dagli amministratori delle società che oggi sono chiamati a pagare queste somme.
La verità è che, come abbiamo detto nella fase di discussione sulle linee generali, non possiamo modificare il provvedimento perché la modifica comporterebbe il suo trasferimento al Senato e quindi, conseguentemente, una difficoltà di approvazione entro i termini previsti. Siamo consapevoli della difficoltà esistente ad intervenire sui benefici che si potrebbero ricavare da un'imposta che non potrà essere pagata mancando le risorse finanziarie disponibili.
Se continuiamo su questa strada, non potremo aiutare con altri provvedimenti le società che oggi si trovano a pagare le imposte. Poiché abbiamo ridotto il numero degli emendamenti presentati e, quindi, si può presupporre che approveremo il provvedimento entro oggi, o al massimo entro domani mattina, mi chiedo se non si potrebbe pensare di inviare nuovamente il provvedimento al Senato. In questo caso, potremmo apportare modifiche che non incorrano in maggiori infrazioni che la Comunità europea potrebbe applicare. Con l'emendamento in esame e gli identici successivi cerchiamo di concedere più giorni alle società per far loro adempiere ad un obbligo che non è tale, trattandosi di una sanzione dello Stato che viene caricata sulle società.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fugatti 1.72, non accettato dalle Commissioni né dal Governo, su cui la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Hanno votato no 225).
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Fugatti 1.87 e Gioacchino Alfano 1.88.
MAURIZIO FUGATTI. Signor Presidente, gli identici emendamenti in esame ricalcano l'emendamento precedentemente votato, chiedendo di spostare il termine di 30 giorni a 45 anziché 120 la motivazione è stata già spiegata.
Ora, intendo richiamarmi a quanto precedentemente detto dal collega Gioacchino Alfano. Si tratta di emendamenti che non hanno intenti ostruzionistici, diretti cioè ad impedire il lavoro dell'Assemblea sul provvedimento, ma di emendamenti Pag. 55di una certa utilità per i soggetti interessati. Però, il Governo e la maggioranza sono arrivate alla Camera dei deputati facendo capire, già dall'inizio, che il provvedimento era «blindato» e che doveva essere approvato così come era arrivato, nonostante vi potessero essere modifiche di buonsenso, utili ai settori e alle aziende interessate.
Stiamo esaminando il provvedimento sapendo bene che da parte del Governo e della maggioranza, per varie situazioni politiche (che non intendo approfondire ora, ma che forse farò poi), non vi è intenzione di discuterlo. Sono stati presentati anche da parte dei colleghi della maggioranza emendamenti utili che sono stati, diciamo così, rimandati al mittente manifestando la disponibilità ad approvare, eventualmente, ordini del giorno e non emendamenti essendo, ripeto, il provvedimento «blindato» e dovendo «uscire» della Camera così com'era «entrato», senza essere modificato. Lo abbiamo riscontrato moltissime altre volte in tanti altri casi all'interno di quest'Assemblea: per tale motivo quasi ci stanchiamo di denunciarlo, ma lo facciamo all'interno di quest'aula muta o meglio sorda a tali discorsi, perché questo è il nostro ruolo, anche con il rischio di essere noiosi, di fare tedio politico.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Fugatti 1.87 e Gioacchino Alfano 1.88, non accettati dalle Commissioni né dal Governo e sui quali la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Presenti 365
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Gioacchino Alfano 1.93 e Fugatti 1.94.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto Fugatti. Ne ha facoltà.
MAURIZIO FUGATTI. Signor Presidente, prima si parlava di interessi sulle somme non pagate nelle annualità del 1997, 1998 e 1999 per le ex aziende municipalizzate, adesso si fa riferimento alla liquidazione delle imposte (le ex IRPEG) con i relativi interessi. In caso di mancato versamento entro 30 giorni dalla data di notifica, secondo le disposizioni del provvedimento, si procederà ad iscrizione al ruolo a titolo definitivo delle somme non versate nonché degli ulteriori interessi dovuti.
Con tali emendamenti ci proponiamo la finalità di non colpire in maniera eccessiva queste aziende, cercando di concedere loro dei piccoli vantaggi e ciò si potrà concretizzare con l'approvazione dei medesimi.
GIOACCHINO ALFANO. Signor Presidente, intendiamo difendere i soggetti che hanno adempiuto ad alcune norme previste all'epoca. Non è facile insistere su principi così ovvi. Adesso stiamo cercando di modificare la norma, intervenendo sugli interessi (il prossimo emendamento è ancora più chiaro e forse si comprenderà ancora meglio).
Le società che si sono trasformate in quel periodo godevano di un beneficio. Uno degli aspetti che le spingeva a trasformarsi era il seguente: nei primi anni non erano sottoposte al versamento delle imposte.
Se è vero che nei confronti dello Stato e non delle singole società si maturava inflazione, se è vero che si tratta di un'imposta dovuta e se è vero che gli uffici delle entrate si sono già attivati per recuperare gli importi, vogliamo almeno non prevedere il pagamento degli interessi? Si Pag. 56tratta di una maggiore penalizzazione nei confronti di un soggetto che comunque è stato onesto.
Spero che qualcuno ci aiuti nel raggiungimento di tale finalità: stiamo cercando di mettere in evidenza non il fatto di voler o meno adempiere ad un obbligo comunitario, ma che le singole società, che oggi saranno chiamate a pagare (non sono poche e poi, tra l'altro, alcune di queste non hanno nemmeno le risorse finanziarie per poterlo fare), hanno anche l'obbligo di pagare gli interessi; quindi, vogliamo intervenire, perché riteniamo che tali modifiche sono da apportare non in questa occasione.
Qualcuno ci potrebbe dire che in questo modo interveniamo sulle norme tributarie, sulle norme fiscali, ma è un caso paradossale ed unico; per questo stiamo cercando di puntualizzare una serie di difficoltà che stanno incontrando le società per azioni di proprietà dei comuni.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Gioacchino Alfano 1.93 e Fugatti 1.94, non accettati dalle Commissioni né dal Governo, sui quali la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Votanti 365