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Timestamp: 2017-11-19 12:27:41+00:00
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Previdenza. L'art. 21 della legge professionale all'attenzione del Parlamento Europeo | siamoavvocati.it
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di Davide Mura / Pubblicato il 28 febbraio 2015	 / 1 commento	A- A A+
Le coscienze iniziano a destarsi. Soprattutto nel mondo politico, qualcuno inizia a comprendere che l’art. 21 della legge professionale, è tutto fuorché a favore della libera professione e delle nuove generazioni di avvocati. E’ facile dire che la norma tutela l’effettività dell’esercizio professionale e garantisce unapensione ai giovani. Trattasi di tesi discutibili. Nel concreto, la norma limita l’accesso alla professione forense su base reddituale e taglia le gambe ai giovani avvocati.
In tal senso è interessante l’intervento dell’eurodeputato Ignazio Corrao per il quale “la riforma italiana dell’ordinamento forense scoraggia le giovani professionalità e agevola soltanto gli affermati professionisti“, domandandosi se la riforma italiana “violi il principio di libera concorrenza ed ostacoli l’accesso alla professione e la libera circolazione dei servizi“.
Non a caso, il maggiore imputato è proprio l’art. 21 della legge professionale, e in particolar modo i commi 8 e 9, che – sappiamo – stabiliscono l’obbligo di iscrizione a Cassa Forense e una contribuzione minima slegata da qualsiasi parametro reddituale. Una norma che, secondo l’eurodeputato, “tutela gli interessi di pochi ricchi e potenti” dal momento che per “i giovani avvocati, anche in assenza di guadagni, vi è l’obbligo di pagamento di circa 850 euro, a fronte del riconoscimento di soli sei mesi contributivi annui“, in difetto del quale essi “rischiano di essere cancellati dall’albo professionale perché non hanno la possibilità di pagare tasse a prescindere dal fatturato“.
Per Corrao, dunque, la normativa è meritevole di attenzione da parte dell’UE in quanto essa viola palesemente non solo i diritti fondamentali dell’Unione Europea che vietano qualsiasi forma di discriminazione fondata anche sul reddito, ma pure il principio di libera concorrenza (artt. 101 e 102 TFEU), in quanto la norma ostacola l’accesso alla professione e la libera circolazione dei servizi.
Quanto potrà essere utile questo intervento dell’eurodeputato, non lo so. E’ certo però che qualcuno inizia a realizzare che la norma, così come è stata formulata, non può avere finalità solidaristiche, né previdenziali. Ha solo uno scopo: estromettere dalla professione un sostanzioso numero di professionisti, che legittimamente hanno ottenuto il titolo dopo anni di sacrificio e un esame di Stato affatto non semplice. Mettere in discussione le scelte professionali delle persone con norme che fanno leva sul reddito e sul futuro pensionistico delle stesse, è incompatibile con la carta costituzionale e con i principi di salvaguardia dei diritti fondamentali della persona umana.
Archiviato in: Legge Forense, Previdenza	/ Tags: art. 21 L.P., cassa forense, ignazio corrao, obbligo contributivo, previdenza forense, ue
Una opinione su “Previdenza. L’art. 21 della legge professionale all’attenzione del Parlamento Europeo” ↓
di pignataro adriana / 2 marzo 2015 alle ore 9:05 am
perchè devo pagare i contributi alla Cassa se ho superato il massimo consentito di età ed ho già una pensione Inps come avvocato pubblico? Per cui non avrò mai una pensione dalla Cassa forense?
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