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Timestamp: 2020-07-04 19:31:48+00:00
Document Index: 93979467

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 28', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 112', 'art. 360']

Sentenza Cassazione Civile n. 2329 del 31/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2329 del 31/01/2017
Cassazione civile, sez. III, 31/01/2017, (ud. 08/06/2016, dep.31/01/2017), n. 2329
sul ricorso 6319-2014 proposto da:
BANCA AGRICOLA POPOLARE DI RAGUSA, in persona del suo rappresentante
legale p.t. dott. C.G., presidente del Consiglio di
Amministrazione, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA COLA DI
rappresentata e difesa dagli avvocati AURELIO MIRONE, UGO ANTONINO
SALANITRO giusta procura speciale a margine del ricorso;
M.P., B.F., B.C.,
elettivamente domiciliati in ROMA, P.ZZA DELLA BALDUINA 44, presso
lo studio dell’avvocato BENEDETTI X., rappresentati e difesi
dall’avvocato DARIO DI BELLA giusta procura speciale a margine del
avverso la sentenza n. 182/2014 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,
udito l’Avvocato DARIO DI BELLA;
Con sentenza non definitiva (avverso la quale le parti avevano proposto riserva di appello) il Tribunale di Catania rigettò la domanda di nullità del contratto di intermediazione finanziaria proposta nei confronti della Banca Agricola di Ragusa, accogliendo la domanda subordinata di risoluzione del contratto per inadempimento. limitatamente all’ordine di acquisto di titoli Cirio del 16.2.2001, per un controvalore di 258 mila Euro, impartito all’istituto da M.P. e B.S.. Il giudice di primo grado, interpretata la domanda nel senso che essa aveva ad oggetto non l’ordine di acquisto, bensì il contratto-quadro, sia pur limitatamente all’atto esecutivo estrinsecatosi nel predetto ordine, ritenne che la banca aveva violato le regole di condotta di cui all’art. 21 T.U.F. e art. 28 del Regolamento Consob 1998, essendo del tutto mancata la prova dell’adempimento del dovere di informazione in ordine al contenuto dell’operazione finanziaria.
All’esito della disposta perizia contabile, lo stesso giudice, con sentenza definitiva, condannò l’istituto di credito al pagamento della somma richiesta dagli attori.
La corte di appello di Catania, investita dell’impugnazione principale proposta dalla Banca Popolare avverso entrambe le pronunce, e di quella incidentale proposta dai coniugi B., le rigettò entrambe.
Avverso la sentenza della Corte etnea la Banca Popolare ha proposto ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo di censura. Resistono con controricorso gli appellati.
Con il primo ed unico motivo, si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione al vizio di ultrapetizione ex art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5; omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio.
Esso si infrange, difatti, sul corretto impianto motivazionale adottato dal giudice d’appello nella parte in cui ha specificato come la decisione del primo giudice fosse immune da censure – volta che, come correttamente e condivisibilmente accertato in sede di merito, il presupposto del grave inadempimento dell’istituto di credito non risultava in discussione -, e meritava conferma attesa la impredicabilità di qualsivoglia ipotesi di illegittimità dell’estensione dell’originaria domanda di risoluzione proposta dagli odierni ricorrenti (dall’ordine di acquisto al contratto quadro) operata in prime cure.
La decisione oggi impugnata, che si conforma, nella sostanza, al dictum delle sezioni unite di questa stessa Corte regolatrice (Cass. ss.uu. 26724/2007), deve essere pertanto confermata, non senza considerare che, nella valutazione del contenuto della domanda giudiziale, il giudice di merito ha facoltà di interpretarla senza che il tenore strettamente lessicale dell’atto risulti per lui un vincolo insuperabile nell’individuazione del petitum, sostanziale e processuale, prospettato dall’attore.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di Cassazione, che si liquidano in complessivi Euro 10.200, di cui 200 per spese.