Source: http://www.tribunaledisorveglianza.venezia.it/?page_id=3693
Timestamp: 2017-11-24 05:46:13+00:00
Document Index: 130887939

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 47', 'art. 656', 'sentenza ', 'art. 58', 'art. 656', 'art. 176', 'art. 16']

Misure alternative « Tribunale di Sorveglianza Venezia
Le misure alternative alla detenzione consentono al soggetto che ha subito una condanna di scontare, in tutto o in parte, la pena detentiva fuori dal carcere. In questo modo si cerca di facilitare il reinserimento del condannato nella società civile sottraendolo all'ambiente carcerario. Le misure alternative alla detenzione, regolate dagli artt. 47-52 della legge 354/1975 sull’ordinamento penitenziario, si applicano esclusivamente ai detenuti definitivi (cioè con sentenza non più impugnabile) e sono principalmente: l'affidamento in prova al servizio sociale, la detenzione domiciliare, la semilibertà. Per ciascuna delle voci in grassetto, si rimanda alle spiegazioni del “glossario”, principalmente per le condizioni di ammissibilità e in particolare per il "residuo pena" necessario a poterne beneficiare. Alla voce tossicodipendenza del “glossario” sono indicate le condizioni di ammissibilità previste per chi intenda sostenere un programma terapeutico, concordato con una unità sociale socio-sanitaria, contro l’abuso patologico di sostanze stupefacenti o bevande alcooliche
Rientra nelle misure alternative anche la detenzione domiciliare concessa ai condannati con pena detentiva (anche residua) non superiore a dodici mesi, come previsto dalla legge 26 novembre 2010, n. 199, “Disposizioni relative all’esecuzione presso il domicilio delle pene detentive non superiori a un anno”. Per tale legge, si veda l’apposito “come presentare le istanze: detenzione domiciliare, legge 199/2010” in questa sezione del sito.
Nel caso il prolungarsi della permanenza in carcere possa costituire un grave pregiudizio per la salute o le condizioni del detenuto, in casi cioè di urgenza, è possibile chiedere la sospensione dell'esecuzione della pena e la concessione provvisoria di una misura alternativa (art. 47, comma 4, legge 354/1975 sull’ordinamento penitenziario). Generalmente, poiché si tratta di urgenze derivanti da condizioni di salute o da condizioni particolari, vengono richieste la detenzione domiciliare provvisoria o l’affidamento provvisorio in prova in casi particolari. L’istanza va indirizzata al Magistrato di Sorveglianza competente per il territorio dove si trova il carcere, il quale concederà o meno la misura alternativa in via provvisoria valutando la presenza del “grave pregiudizio”, la sussistenza dei presupposti per l'ammissione all'affidamento in prova e l’assenza di pericolo di fuga. Gli atti verranno immediatamente passati al Tribunale di Sorveglianza che prenderà la decisione definitiva entro quarantacinque giorni. Le istanze di concessione di misure alterative in via provvisoria per casi in cui la permanenza in carcere non costituisca “grave pregiudizio”, sono ritenute inammissibili.
Possono beneficiare di una misura alternativa anche persone non detenute, cioè coloro i quali, al momento della condanna a una pena non superiore a tre anni di reclusione (o a sei anni, se si tratta di soggetto dipendente da alcool o droga), siano in stato di libertà: il pubblico ministero, come prevede l’art. 656 del codice di procedura penale, sospende l’esecuzione della sentenza per trenta giorni, entro i quali l’interessato (o il difensore) potrà presentare istanza di concessione di una misura alternativa. L’istanza va indirizzata al pubblico ministero, il quale la trasmetterà al Tribunale di sorveglianza che deciderà entro quarantacinque giorni.
Verificate le condizioni di ammissibilità, la concessione di una misura alternativa – e la scelta tra esse, compresa la libertà condizionale – è decisa dal magistrato (in via provvisoria) o dal Tribunale sia sulla base delle valutazioni relative all’interessato (per esempio la cosiddetta “residua pericolosità sociale”, il comportamento in carcere, eventuali collegamenti con la criminalità organizzata) sia sulla base di presupposti oggettivi.
Per esempio, per ottenere l’affidamento in prova ai servizi sociali è generalmente necessario avere un posto di lavoro, documentandolo con una dichiarazione del futuro datore di lavoro, e un’abitazione, documentandolo con una dichiarazione di disponibilità all’ospitalità da parte dei familiari.
Per la detenzione domiciliare può bastare l’abitazione.
La semilibertà può essere concessa se vi è un lavoro o un’altra occupazione (per esempio, la documentata frequenza di corsi di istruzione) ma non sussistono i requisiti per la concessione dell’affidamento in prova o della detenzione domiciliare. In tal caso può essere concessa anche se nell’istanza per l’ammissione alle misure alternative non era stata esplicitamente richiesta.
Se la misura alternativa è chiesta da persone tossicodipendenti o alcooldipendenti, è necessaria la certificazione rilasciata dai Sert delle Ulss dello stato di tossicodipendenza o alcool dipendenza (la quale deve includere anche l’indicazione delle modalità seguite per porre la diagnosi) e la presenza di un idoneo programma terapeutico, approvato dai Sert delle Ulss. Ulteriore documentazione occorrerà nel caso si intenda seguire un programma di disintossicazione residenziale, presso una comunità terapeutica.
Se l’istanza di concessione di misura alternativa non è accolta, si da inizio o si riprende l’esecuzione della pena in regime carcerario.
Nel caso in cui l’affidato in prova, il detenuto domiciliare o il semilibero violino le prescrizioni assegnate, la misura alternativa può essere sospesa o revocata e l’interessato dovrà scontare la pena in carcere senza poter richiedere, prima che siano trascorsi tre anni, la concessione di altre misure alternative, di permessi-premio, di attività lavorativa all’esterno dell’istituto penitenziario (art. 58 quater legge 354/1975).
• artt. 47-52 e 58 legge 26 luglio 1975, n. 354, “Norme sull’ordinamento penitenziario”;
• art. 656 c.p.p.;
• art. 176 c.p. e 682 c.p.p.;
• art. 16, Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286, “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”.
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