Source: http://www.mondaq.com/italy/x/299814/Corporate+Commercial+Law/Le+Operazioni+Sociali+In+Presenza+Di+Perdite
Timestamp: 2016-10-27 13:02:09+00:00
Document Index: 133824169

Matched Legal Cases: ['art. 2446', 'art. 2446', 'art. 2447', 'art. 2446', 'art. 2446', 'art.\n2484', 'art.\n2447']

Le Operazioni Sociali In Presenza Di Perdite - Corporate/Commercial Law - Italy
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Article by Giambrone Law ILPGiambrone Your LinkedIn Connections at FirmLe attuali circostanze economiche nelle quali le società
si trovano ad operare, impongono una gestione quanto più
oculata delle proprie attività e delle proprie risorse
nonché, in determinate casi, la tempestiva adozione di
opportuni provvedimenti tali da consentire il ripristino
dell'equilibrio socio-economico violato e il ritorno alla piena
operatività sul mercato.
In questa sede si intendono esaminare le possibili strategie
operative che il nostro sistema giuridico mette a disposizione
delle società, una volta che il capitale risulti essere
stato vulnerato, in modo più o meno significativo, da
perdite di esercizio.
In quali termini può dirsi sussistente una
"perdita"?
E' opinione condivisa che il termine patrimoniale di
riferimento, per determinare l'esistenza e l'entità
di una perdita, è il capitale sociale
"sottoscritto", non dunque quello "versato".
Inoltre, così come sostenuto da alcuni Autori (ex ceteribus,
Nobili e Spolidoro), fintanto che la perdita è bilanciata o
assorbita da riserve a tal fine disponibili, vale a dire non
già impegnate a coprire altre specifiche passività,
si potrà certo parlare di perdite, ma non di perdita del
capitale in senso proprio e tecnico. In altri termini, si
può parlare di perdita solo una volta che la stessa ha
inciso sul capitale, dopo aver eroso le riserve sociali
Quali soluzioni si possono tentare per ripristinare
l'assetto economico della società?
Pur premettendosi che le strategie operative sono quanto mai
diverse e diversificabili a seconda delle circostanze e dei casi,
prima di passarle in rassegna, occorre proprio partire dalla
valutazione della entità della perdita, in quanto, vi e'
una precisa corrispondenza tra la gravità della situazione
riscontrata e i provvedimenti esperibili. All'interno della
cornice normativa di riferimento, rappresentata dagli artt. 2446 e
2447 c.c., si possono annoverare le seguenti ipotesi :
perdita di ammontare inferiore ad 1/3 del capitale sociale
perdita di ammontare superiore ad 1/3 del capitale sociale, che
non riduce quest'ultimo al di sotto del minimo legale.
riduce quest'ultimo al di sotto del minimo legale (elemento
variabile a seconda del tipologia sociale di appartenenza)
riduce il capitale a zero o ad un importo negativo (c.d.
"riduzione sottozero")
Dalla quadripartizione desumibile dalla architettura normativa
del codice, dunque, si può agevolmente comprendere come la
combinazione di due fattori, l'ammontare della perdita
superiore ad 1/3 del capitale e l'abbassamento di questo al di
sotto del minimo legale, rappresentino l'ideale linea di
confine al di là del quale la perdita accertata sconfina
nella patologia.
Con riferimento alla ipotesi A. risultando
infatti fisiologico che la società possa accumulare nel
corso dell'esercizio sociale una perdita di ammontare inferiore
o pari ad 1/3, l'assemblea, confidando nel proficuo futuro
svolgimento della attività di impresa con conseguente
ripianamento delle perdite durante l'esercizio in corso o in
quelli successivi, potrebbe finanche considerare
l'opportunità di non deliberare alcuna riduzione del
capitale. E' chiaro che tale scelta richiederà
un'attenta e scrupolosa valutazione, in quanto ad essa consegue
la impossibilità di deliberare la distribuzione degli utili
che eventualmente emergeranno dai bilanci degli esercizi
successivi, fino a quando la perdita non verrà assorbita,
secondo quanto disposto dagli artt. 2433, comma terzo, c.c., e
2478-bis comma quinto c.c. In ogni caso, in un siffatto contesto
(sempre posto quanto appena evidenziato con riferimento agli
utili), qualunque iniziativa tende ad essere meramente
"facoltativa". In ogni caso la assemblea sarà
libera di seguire diverse strategie, tra le quali l'aumento del
capitale a pagamento, la trasformazione e la fusione della
società. Affinché l'assemblea sia libera di
scegliere, l'ordine del giorno non deve indicare i singoli
provvedimenti da adottare, essendo sufficiente l'indicazione
"opportuni provvedimenti" e, naturalmente, la
menzione dell'ammontare delle perdite.
Con riferimento alla ipotesi B. l'art. 2446
impone che gli amministratori o, in caso di loro inerzia, il
collegio sindacale o il consiglio di sorveglianza, convochino
immediatamente i soci per la assunzione dei c.d. "opportuni
provvedimenti". In essi si possono annoverare, oltre ai
versamenti di cui sopra, la riduzione e il contestuale aumento del
capitale, l'aumento dello stesso oppure, come sopra premesso
(con una significativa differenza, in questo caso), il c.d.
"rinvio a nuovo" della perdita. E' necessario
predisporre una situazione patrimoniale aggiornata a non oltre 120
giorni, sottoporre all'attenzione del consesso sociale una
relazione che illustri le risultanze di detto documento, unitamente
alle osservazioni del collegio sindacale o del comitato per il
controllo sulla gestione. I predetti documenti devono restare in
deposito presso la sede sociale durante gli 8 giorni che precedono
l'assemblea, affinchè i soci possano prenderne visione.
Per quanto concerne eventuali fatti di rilievo sopravvenuti alla
redazione della relazione, gli amministratori dovranno darne atto
nel corso dell'assemblea. Nel caso si opti per il rinvio a
nuovo, se entro l'esercizio successivo la perdita non risulta
diminuita al di sotto del limite di guardia, l'assemblea
ordinaria (in via eccezionale) o il consiglio di sorveglianza che
approva il bilancio di tale esercizio, dovranno tassativamente
disporre la riduzione del capitale in proporzione delle perdite
accertate. In mancanza di iniziativa, gli amministratori, i sindaci
o il consiglio di sorveglianza potranno chiedere che la riduzione
venga disposta dal Tribunale, il quale provvede con decreto da
iscriversi nel registro delle imprese.
Con riferimento alle ipotesi C. e D., è
subito evidente come la situazione di stand-by che
caratterizza l'art. 2446 c.c. (ipotesi sub. B) venga meno
qualora, a causa delle perdite, il patrimonio netto si riduca al di
sotto del minimo legale. In questi casi l'assemblea non
avrà più scelta in ordine agli opportuni
provvedimenti da adottare, poiché la strada da seguire
è segnata dal legislatore in maniera vincolante. Considerato
che la riduzione a norma dell'art. 2447 c.c. rappresenta un
caso di riduzione obbligatoria del capitale per perdite eccedenti
il terzo del capitale stesso, in genere trovano applicazione le
disposizioni dell'art. 2446 c.c. (seppure è da
sottolineare l'esigenza di un più elevato grado di
attenzione da parte degli amministratori nell'accertamento
dell'evolversi delle perdite).
Per quanto riguarda invece i profili inerenti alla informazione
contabile necessaria a garantire la libertà decisionale dei
soci, valgono le stesse considerazioni svolte a proposito delle
fattispecie previste dall'art. 2446, cui si rinvia. Al di
là della riduzione e del contestuale aumento fino al
"minimo", si intravedono, come sopra già
precisato, ulteriori possibilità operative. In particolare
(sebbene sia discussa in dottrina), si potrebbe procedere ad un
aumento in assenza della preventiva riduzione, purchè esso
sia in grado di assorbire le perdite, portare la cifra del capitale
almeno ad un importo pari al minimo legale, e gli sia data
tempestiva esecuzione. In alternativa ancora, l'assemblea della
società convocata, ai sensi degli artt. 2447 e 2482
ter c.c. potrà deliberare la trasformazione della
società. Al riguardo è opinione prevalente e
assolutamente condivisibile che la trasformazione possa essere
deliberata senza che occorra preliminarmente ridurre il capitale e
che le società di capitali possano trasformarsi in un tipo
sociale che non richiede un capitale minimo anche in presenza di un
patrimonio netto azzerato o negativo.
In ultima analisi, qualora i soci, essendosi ridotto il capitale
al di sotto del minimo legale, non deliberano null'altro,
secondo la dottrina non si avrebbe una deliberazione nulla per
impossibilità o illiceità dell'oggetto, ma la
presa d'atto del verificarsi di una causa di scioglimento cui
non si intende ovviare. A tale riguardo, la riforma all'art.
2484 c.c. prevede che la società si scioglie, tra
l'altro, « per la riduzione del capitale al di sotto del
minimo legale, salvo quanto è disposto dall' art.
2447c.c.». Sembrerebbe corretto ritenere che la delibera
dell'assemblea che constatava l'avvenuta perdita del
capitale senza deliberare null'altro non sia soggetta ad
Avv. Giovanni Incardona
ContributorGiambrone Law ILPGiambrone Email FirmView Website	Events from this Firm	More from this Firm	More from this Author	News About this Firm	AuthorsGiambrone Law ILPMore Popular Related Articles on Corporate/Commercial Law from Europe The Deverell Case: A Shadow Of Doubt
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