Source: http://www.slideshare.net/vinfalco/la-disciplinadellacopromozionenelcodicedelfarmaco
Timestamp: 2016-07-27 08:26:44+00:00
Document Index: 131554510

Matched Legal Cases: ['art. 119', 'art. 122', 'art. 119', 'art. 7', 'art. 119', 'art. 119', 'art. 81', 'art. 119', 'art. 7', 'art. 119', 'art. 119', 'art. 98', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 119', 'art. 126', 'art.119', 'art. 126', 'art. 119', 'art. 126', 'art. 126', 'art. 119', 'art. 119', 'art. 7', 'art. 126', 'art. 130', 'art. 122', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 77', 'art. 148', 'art. 119', 'art. 160', 'art.117', 'art.48', 'art. 119', 'art. 48', 'art. 48']

cover-pm-cv
Modelo trabalho carro_chines
Pmbok3rd portuguese
by Stanlay Cruz
Pubblicato su “Rassegna di diritto farmaceutico” n. 2/2007 LA DISCIPLINA DELLA CO-PROMOZIONE NEL CODICE DEL FARMACO1. - La co-promozione dei medicinali ad uso umano (la pratica commerciale consistentenell’attività pubblicitaria plurisoggettiva avente per oggetto un unico medicinale) ha fattoingresso esplicito nel nostro ordinamento giuridico con l’art. 119.5 del d. lgs. n. 219/2006 (c.d“Codice del Farmaco”): «L’attuazione della pubblicità presso gli operatori sanitari può essererealizzata, anche in forma congiunta con il titolare dell’AIC del medicinale, ma comunque inbase ad uno specifico accordo con questo, da altra impresa farmaceutica, che è titolare di altreAIC o di un’autorizzazione alla produzione di medicinali. In tali ipotesi restano fermi,peraltro, sia gli obblighi e le responsabilità dell’impresa titolare [della] AIC del medicinale, inordine all’attività di informazione svolta dall’altra impresa, sia l’obbligo di cui all’art. 122comma 3» (l’obbligo citato nella parte finale si riferisce al vincolo per gli informatoriscientifici di svolgere la loro attività sulla base di un rapporto di lavoro instaurato conun’unica impresa farmaceutica, salve le deroghe eventualmente stabilite con decreto delMinistro della salute su proposta dell’AIFA).L’art. 119.5 del Codice del Farmaco intende attuare il paragrafo 3 della direttiva 2001/83/CE,introdotto dalla Direttiva 2004/27/CE, secondo il quale «gli Stati membri non vietano leattività di promozione congiunta dello stesso medicinale da parte del titolaredell’autorizzazione all’immissione in commercio e di una o più imprese da questo designate».La direttiva 2001/83/CE (così come le anteriori, che la direttiva ha codificato) non proibivanoné esplicitamente né implicitamente la pratica della co-promozione; né per la verità un divietoespresso di tale pratica era contenuto nella legislazione italiana, ma dedotto, con inferenzeargomentative non del tutto soddisfacenti, dalle stesse norme subordinanti l’immissione incommercio di un medicinale ad un’autorizzazione. L’art. 7 del d. lgs. n. 541/1992, abrogatodal Codice, prescriveva (comma 4) che «la pubblicità dei medicinali presso gli operatori[sanitari] può essere svolta soltanto dalle imprese titolari dell’autorizzazione all’immissione incommercio e, se queste risiedono all’estero, anche dalle imprese che le rappresentano inItalia» e (comma 5) che «la mera attuazione della pubblicità presso gli operatori sanitari puòessere affidata all’impresa che, in base a uno specifico accordo con il titolaredell’autorizzazione all’immissione in commercio, provvede all’effettiva commercializzazione 1
del prodotto su tutto il territorio nazionale, e che sia comunque titolare di altre autorizzazioniall’immissione in commercio o di un’autorizzazione alla produzione di medicinali. In taleipotesi restano fermi, peraltro, sia gli obblighi e le responsabilità dell’impresa titolaredell’autorizzazione all’immissione in commercio del medicinale, in ordine all’attività diinformazione svolta dall’impresa che provvede alla sua effettiva commercializzazione». Ladisgiunzione, dunque, tra attività promozionale presso gli operatori sanitari e titolaritàdell’AIC era limitata ai casi di titolarità estera e di affidamento, insieme alla «mera»attuazione della promozione, della commercializzazione effettiva del medicinale su tutto ilterritorio nazionale, ciò che non escludeva del tutto la possibilità di promozione in formacongiunta tra i tre soggetti (titolare dell’AIC, rappresentante in Italia se titolare estero eaffidatario dell’effettiva commercializzazione, c.d. «concessionario di vendita»), inconsiderazione dell’assenza, nella norma, di vincoli di esclusiva, anche se il “sentimentocomune” dava per vietata questa pratica commerciale.La norma comunitaria si limita ad un divieto di vietare e, pertanto, non impedisce che gli Statimembri possano disciplinare il fenomeno, purché la disciplina non renda sostanzialmenteimpossibile o irrazionalmente limitata la pratica commerciale. Scopo di queste brevi note èfornire una esegesi della disciplina introdotta dal legislatore italiano.2. – Conviene anzitutto soffermarsi su quali fenomeni ricadano nella norma che stiamocommentando. Comunemente per co-promozione s’intende la promozione congiunta da partedi più imprese della medesima “specialità medicinale”, caratterizzata dalla denominazionedistintiva, tipicamente costituita da un marchio. In ciò la si è sempre distinta dal co-marketing, consistente nell’accordo tra più imprese, ciascuna delle quali, titolare di unapropria AIC, commercializza e promuove “specialità medicinali” identiche per composizionee forma, ma distintamente autorizzate sotto denominazioni diverse. Il Codice del Farmaco,sulla scorta della direttiva comunitaria, ha abbandonato il concetto di “specialità medicinale”,per l’unica e più comprensiva di “prodotto medicinale” o “medicinale”, riferito alla “sostanzao associazione di sostanze”. Ne consegue che la “pubblicità di un medicinale”, non è piùsolamente la pubblicità della “specialità medicinale”, ma in essa è compresa la pubblicitàdella sostanza o dell’associazione di sostanze. L’art. 119.5 non può dunque intendersi riferitosolo al fenomeno della co-promozione come tradizionalmente inteso, ma include anche quelleipotesi in cui l’accordo tra più imprese dia luogo a distinte AIC aventi ad oggetto la stessasostanza od associazione di sostanze, cioè il co-marketing. La conclusione non è di pococonto sotto il profilo delle responsabilità sancite dalla norma: anche nel caso del co-marketing 2
il titolare dell’AIC rispetto al quale il titolare dell’altra AIC si pone come co-marketer,assumerebbe le responsabilità che l’art. 119.5 gli attribuisce. Ne risulterebbe ancheavvalorata, nel nuovo contesto, la tesi che gli accordi di co-marketing sono da considerare, inlinea di principio, come gli accordi di co-promozione, accordi orizzontali di coordinamentodella promozione, più che accordi verticali di distribuzione (si veda la Comunicazione dellaCommissione CE contenente le linee direttrici relative all’applicazione dell’art. 81 par. 3 delTrattato agli accordi di cooperazione orizzontale, spec. cap. 5). L’art. 119.5 include infine lafenomenologia generalmente designata come “concessione di vendita” (vale a direl’affidamento della promozione insieme alla commercializzazione, nella legislazione anterioredescritta nell’art. 7.5 del d. lgs. n. 541/1992).3. - L’art. 119.5 del Codice è collocato nell’ambito della disciplina della promozione pressogli operatori sanitari ed espressamente sembra limitare la promozione congiunta a questatipologia di attività; la norma comunitaria, per contro, è collocata come clausola finaledell’articolo che disciplina il «servizio scientifico», che costituisce l’obbligo principale deltitolare dell’AIC in tema di promozione (indipendentemente da chi la svolga da quali soggettine siano destinatari) e sembra voler dire che l’obbligo di istituzione del servizio scientificonon implica una limitazione della possibilità di svolgere attività promozionale al solo soggettotitolare di AIC; benché il fenomeno della co-promozione sia diffuso nella prassi proprionell’ambito degli operatori sanitari, non mi pare tuttavia che la norma espressa che autorizza,disciplinandola, la co-promozione implichi il divieto di co-promozione al di fuori di quellarivolta agli operatori sanitari. La questione non è priva di rilievo, dopo che la legislazionerecente (d.l. n. 223/2006, conv. nella l. n. 248/2006) ha ampliato, con intento liberalizzante, laplatea di coloro che sono abilitati a dispensare medicinali estendendola a soggetti che nonsono compresi nel novero degli «operatori sanitari»; in sostanza, in relazione alla chiarezzadella norma comunitaria che impone, negativamente, il divieto di vietare la co-promozione,sarei portato ad interpretare restrittivamente le norme interne che la disciplinano,considerando non già la disciplina come unico ambito di liceità della co-promozione, macome unico ambito in cui la disciplina e, quindi, le eventuali condizioni e limitazioni, hannoefficacia; in altri termini: il «divieto di vietare» comunitario non conduce, sul piano logico edinterpretativo, al divieto implicito di ciò che non viene considerato nella norma attuativa; ilfatto che l’art. 119.5 stabilisca condizioni e limitazioni della co-promozione presso glioperatori sanitari non significa che la co-promozione sia limitata a quell’ambito e nel rispettodi quelle condizioni, ma che quelle limitazioni e condizioni che sono stabilite nella norma 3
valgono solo ed esclusivamente nell’ambito nel quale sono state dettate, vale a dire lapromozione agli operatori sanitari, mentre la co-promozione può liberamente svolgersi in tuttigli altri ambiti in cui essa è lecita (al pubblico, a coloro che sono abilitati a dispensaremedicinali pur non essendo operatori sanitari), naturalmente nel rispetto delle generalicondizioni di liceità proprie specificamente dei vari tipi di pubblicità. Non mi pare pertanto inarmonia con la legislazione primaria (e, soprattutto, con la direttiva comunitaria)l’affermazione, contenuta nella circolare del Ministero della salute 3 ottobre 2006, n. 3 (Gazz.Uff. 5 ottobre 2006, n. 232), la quale, illustrando le norme liberalizzatrici della vendita dimedicinali non soggetti a prescrizione sopra ricordate, afferma, in un apposito paragrafodedicato alla pubblicità, che «l’autorizzazione alla pubblicità di un medicinale diautomedicazione può essere richiesta solo dal titolare dell’autorizzazione all’immissione incommercio».4. - La norma nazionale va oltre l’autorizzazione della co-promozione: afferma infatti che larealizzazione dell’attuazione della pubblicità (bastava dire che la pubblicità può essere attuatao che può essere realizzata: la ridondanza –segno indubbio di una certa qual residuarepulsione verso questa pratica- ma, mi pare, senza un qualche effetto sul pianodell’interpretazione della norma) può avvenire, «anche in forma congiunta con il titolaredell’AIC», ad opera di altra impresa; dunque, la norma autorizza l’affidamento dellapromozione a terzi puro e semplice, prevedendo la promozione congiunta con il titolare solocome eventualità. Rimane però il problema se la co-promozione vera e propria, cioè lacompresenza di più imprese promotrici del medicinale presso gli operatori sanitari debbavedere come soggetto necessario il titolare dell’AIC o se possa invece svolgersi ad opera dipiù imprese terze rispetto al titolare dell’AIC (e, conseguentemente, se la co-promozione conil titolare dell’AIC debba avere un solo altro attore o possa averne più d’uno). Non affiderei lasoluzione al solo elemento letterale che indica al singolare «altra impresa» (così come l’usodel plurale non vincolerebbe ad una necessaria pluralità di affidatari); sembra a meun’espressione generica ed indeterminata indicativa semplicemente della possibilità diterzializzazione; la direttiva comunitaria è del resto inequivocabile nel menzionare «una o piùimprese». Va notato piuttosto che anche la norma comunitaria contiene un riferimentoespresso al titolare dell’AIC; ma abbiamo già osservato la diversa collocazione della normacomunitaria e di quella interna; la prima è una sorta di chiarimento o qualificazione di unanorma che stabilisce una serie di precisi obblighi a carico del titolare dell’AIC: l’aggiunta delparagrafo 3 all’art. 98 della direttiva ha l’effetto di evitare che detti obblighi possano essere 4
intesi anche come una limitazione al titolare dell’AIC della possibilità di svolgere attivitàpromozionale (proprio perché il solo destinatario degli obblighi sanciti dalla norma), divietare cioè l’introduzione nella legislazione degli Stati membri di norme come quella che eracontenuta nel comma 4 dell’art. 7 del d. lgs. n. 541/1992, «la pubblicità dei medicinali pressogli operatori può essere svolta soltanto dalle imprese titolari dell’autorizzazioneall’immissione in commercio e, se queste risiedano all’estero, anche dalle imprese che lerappresentano in Italia»; la seconda si colloca nell’ambito della disciplina della pubblicitàdiretta agli operatori sanitari, ma non è più preceduta da una norma limitativa come quella giàcontenuta nel comma 4 dell’art. 7 del d. lgs. n. 541/1992; mi pare pertanto che la chiave dilettura risieda nella esclusione che l’attività promozionale debba essere limitata al titolaredell’AIC e che la «congiunzione» debba essere intesa nel senso che il titolare dell’AIC è, inquanto tale, abilitato a svolgere promozione, ma che, congiuntamente a lui (la svolga oppureno in modo effettivo), anche altri possano svolgerla; la prassi diffusa specialmente nelleimprese a struttura internazionale complessa vede molto spesso come titolari di AIC soggettidel tutto privi di strutture produttive e commerciali (funzioni affidate ad altre imprese delgruppo); l’assenza, nella norma attuale, di riferimenti al «rappresentante nazionale»dell’impresa estera titolare di AIC renderebbe in pratica impossibile, se la norma dovesseessere intesa nel senso che necessariamente il titolare dell’AIC debba svolgere attivitàpromozionale, l’esplicazione della pubblicità presso gli operatori sanitari.5. - L’accordo con il titolare dell’AIC è previsto come necessario; anzi occorre uno «specificoaccordo»; occorre dunque che vi sia questa manifestazione di consenso e che essa sia rivoltain modo espresso al medicinale la cui promozione s’intende affidare a soggetto diverso daltitolare dell’AIC. Si tratta di un accordo a valenza esclusivamente pubblicistica; esso èrappresentativo di quella «designazione» di cui parla la direttiva comunitaria. L’accordosostanziale, di tipo privatistico commerciale, potrà ben intercorrere anche tra soggetti diversi(tipicamente il co-promotore da un lato ed il distributore-commercializzatore dall’altro, nonnecessariamente titolare dell’AIC) a seconda delle circostanze. Si deve escludere che leautorità regolatorie possano esercitare un controllo di merito sul contenuto degli accordisottostanti e, ancor più, che esse possano esercitare un controllo di tipo autorizzativo, che lalegge non prevede. Benché si debba ritenere che le autorità regolatorie, nell’esercizio deipoteri di vigilanza, possano richiedere l’acquisizione agli atti dell’accordo del titolaredell’AIC, si deve tuttavia escludere che l’acquisizione dell’accordo possa essere richiestacome condizione per l’esercizio dell’attività. 5
6. - L’affidatario della promozione deve essere una «impresa farmaceutica», definizionemeglio specificata come «titolare di altre AIC» o «titolare dell’autorizzazione alla produzionedi medicinali»; ritengo che il plurale «altre» non implichi la necessità di una effettivapluralità di AIC (che non avrebbe ragione plausibile), ma sia una forma indeterminata egenerica per evitare che si creino “imprese farmaceutiche” solo per via di accordi diaffidamento dell’attività promozionale. Se si condivide l’opinione che l’art. 119.5 includeanche il fenomeno del co-marketing, bisogna concludere che anche il co-marketer dev’esseregià una “impresa farmaceutica” nel senso precisato.7. - Sia nell’ipotesi di affidamento della promozione puro e semplice che in quella di co-promozione vera e propria restano fermi gli obblighi e le responsabilità dell’impresa titolaredi AIC del medicinale in ordine all’attività di informazione svolta dall’altra impresa; gliobblighi che fanno capo al titolare dell’AIC ai quali la norma si riferisce sono essenzialmentequelli stabiliti dall’art. 126 del Codice del Farmaco, che vanno dunque osservati, attraverso lacostituzione ed il funzionamento del servizio scientifico, dal titolare dell’AIC in quanto taleed indipendentemente dalla circostanza che egli provveda effettivamente o affidi ad altri lapubblicità dei medicinali della cui AIC è titolare. Nel caso di titolare estero la norma prevede,nel secondo comma, la figura (con attribuzione delle responsabilità tipiche del titolare) di un«rappresentante in Italia» o di un soggetto «che provvede alla importazione e distribuzionedei medicinali». Ciò permette di ritenere che anche lo specifico accordo di cui parla l’art.119.5 possa intercorrere non solo con il titolare dell’AIC, ma anche con i soggetti indicatinell’art. 126.2, se nominati dal titolare dell’AIC stabilito all’estero (nomina del tuttoeventuale, come espressamente chiarito nella «Notice to applicants - Guideline on thepackaging information of medicinal products for human use authorised by the Community»).8. – L’art. 119.5 è richiamato nel comma 4 dell’art. 126, ma vi è un difetto di coordinamento.L’art. 126.4 prescrive infatti che gli adempimenti indicati nei commi 1 e 3 debbano esseresoddisfatti sia dal titolare dell’AIC, sia da chi provvede all’effettiva commercializzazione delmedicinale nel rispetto delle condizioni previste dal comma 5 dell’art. 119. L’art. 119.5 nonprevede affatto l’affidamento della “effettiva commercializzazione” (necessaria nel regimedell’art. 7.5 del d. lgs. n. 541/1992, ma ora solo eventuale). La conclusione probabilmente è laseguente: gli obblighi di cui all’art. 126 sono a carico del titolare dell’AIC, che ne risponde inmodo esclusivo anche con riferimento all’attività svolta dal promotore (o co-promotore) non 6
commercializzatore; sono invece anche a carico dell’affidatario della commercializzazione, inun regime di corresponsabilità. In sostanza, il commercializzatore del medicinale ha unaposizione autonoma di obblighi e responsabilità che lo assimilano maggiormente al titolaredell’AIC (gli sono attribuiti anche obblighi, pur se minori, nell’ambito dellafarmacovigilanza: art. 130.12).L’altro obbligo che rimane fermo è quello stabilito dal comma 3 dell’art. 122 del Codice. Talerichiamo esclude che l’affidamento della promozione a terze imprese o la co-promozionepossano avvenire in forme che comportano una pluralità di rapporti lavorativi degliinformatori scientifici. Se gli informatori scientifici sono lavoratori dipendenti, benchél’esclusiva non sia un naturale negotii del lavoro subordinato, non discendendo neppureimplicitamente dall’obbligo di fedeltà, una ipotesi di rapporto plurimo è difficilmenteipotizzabile nella pratica. Diverso il caso in cui il rapporto di lavoro (da intendersi qui insenso ampio e comprensivo) sia autonomo. La norma è intesa ad evitare l’esistenza diinformatori “plurimandatari”.9. - L’esistenza di accordi di co-promozione non ha di per sé evidenza nel materialeinformativo che accompagna il medicinale. L’art. 73.2, in materia di etichettatura, disponeche, in aggiunta alle informazioni elencate nell’art. 73.1 sono riportati, previa autorizzazionedell’AIFA (una modifica attualmente in corso di esame modifica in: «previa notificaall’AIFA») il nome e l’indirizzo di chi, in base a uno specifico accordo con il titolaredell’AIC, provvede all’effettiva commercializzazione del medicinale su tutto il territorionazionale. Simile disposizione, ma con la variante «È lecito riportare» anziché «sonoriportati», è contenuta nell’art. 77.2 a proposito del foglietto illustrativo. Le norme richiamatehanno rilievo dunque nei casi in cui l’accordo di co-promozione o di affidamento dellapromozione implichi anche la commercializzazione su tutto il territorio nazionale (che nonsignifica «esclusiva» ed include invece le ipotesi di distribuzione selettiva, ma estesa a tutto ilterritorio). Ci si deve chiedere se la differenza di espressione delle due norme («sonoriportati» in 73.2 e «è lecito riportare» in 77.2) significhi che, nel caso dell’etichettatura, vi siaun obbligo (il cui adempimento è pur sempre sottoposto ad autorizzazione –in futurocomunicazione- dell’AIFA). Una tale conclusione (che renderebbe già difficile spiegareperché l’indicazione debba essere obbligatoria sull’etichetta e facoltativa sul fogliettoillustrativo) mi pare in contrasto con il carattere eccezionale e facoltativo affermato nellaNotice to Applicants sopra richiamata a proposito delle indicazioni aggiuntive nell’etichetta enel foglietto illustrativo. 7
10. - Le violazioni delle norme testé commentate, collocandosi nel quadro della disciplinadella pubblicità presso gli operatori sanitari, comportano l’applicazione delle sanzioniamministrative stabilite dai commi 18 e 19 dell’art. 148 d. lgs. n. 219/20006.11. – Anche le norme in materia di co-promozione soggiacciono alla disposizione contenutanell’art. 119.7, secondo la quale esse «si applicano senza pregiudizio di quanto disciplinatodalle regioni ai sensi del comma 21 dellarticolo 48 del decreto-legge 30 settembre 2003, n.269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326» e alla clausola dicedevolezza contenuta nell’art. 160 del Codice del Farmaco: «in relazione a quanto dispostodallarticolo 117, quinto comma, della Costituzione, gli articoli 102, 119 e 125 si applicanofino alla data di entrata in vigore della normativa di attuazione della direttiva 2001/83/CE, esuccessive modificazioni, adottata da ciascuna regione e provincia autonoma, nel rispetto deivincoli derivanti dallordinamento comunitario e dei principi fondamentali desumibili dalpresente decreto».Sulla co-promozione anche le regioni, dunque, hanno competenza normativa. Talecompetenza è basata su due fonti: una, riflessa nella clausola di cedevolezza, è lo stesso art.117 comma quinto della Costituzione, che prevede la «tutela della salute» come materia dilegislazione concorrente tra Stato e regioni; non consta che fino ad oggi regioni abbianoapprovato leggi o regolamenti in attuazione di tale potestà normativa; la seconda fonte è l’art.48 del d.l. n. 269/2003 (conv. da l. n. 326/2003), il cui comma 21 dispone che: «fermorestando quanto disposto dagli articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 9, 11, 12, 14, 15 del decreto legislativo30 dicembre 1992, n. 541, le regioni provvedono, con provvedimento anche amministrativo, adisciplinare: a) pubblicità presso i medici, gli operatori sanitari e i farmacisti; b) consegna dicampioni gratuiti; c) concessione di prodotti promozionali di valore trascurabile; d)definizione delle modalità con cui gli operatori del Servizio Sanitario Nazionale comunicanoalle regioni la partecipazione a iniziative promosse o finanziate da aziende farmaceutiche e daaziende fornitrici di dispositivi medici per il Servizio Sanitario Nazionale». L’art. 119.5 delCodice del Farmaco perciò, non può pregiudicare le norme regionali: ciò implica necessità dicoordinamento tra le diverse fonti e sostanziale prevalenza di quelle regionali o, quanto meno,conservazione dell’efficacia delle medesime anche se in contrasto con la fonte statale; ma lenorme regionali dovranno pur sempre disapplicarsi se in contrasto con quelle comunitarie equindi nessuna norma regionale potrà infrangere il «divieto di vietare». 8
Sia le “linee guida” approvate da parte della conferenza delle Regioni, il 20 aprile 2006, sia iprovvedimenti di varia natura che molte Regioni hanno emanato sulla base del citato art. 48non contengono tuttavia dirette disposizioni in materia di co-promozione, anche se alcunenorme in tema di identificazione e accreditamento degli informatori scientifici potrebberoavere un’indiretta rilevanza.Va detto piuttosto che l’art. 48 è norma che si colloca nel quadro della disciplina e delcontrollo della spesa sanitaria sostenuta dal Servizio sanitario nazionale, sicché le norme dicarattere amministrativo adottate dalle Regioni in forza della delega in esso contenuta,ragionevolmente, sul piano interpretativo, appaiono limitate all’ambito dei medicinali erogatia carico del Servizio sanitario nazionale.Carlo A. PiriaAvvocato in Milano 9
Stanlay Cruz