Source: http://www.complianceaziendale.com/2008/04/principali-novit-del-tu-sicurezza-in.html
Timestamp: 2017-08-21 23:39:57+00:00
Document Index: 96146837

Matched Legal Cases: ['art 6', 'art 25', 'art 55', 'artt 17', 'art 30', 'art 11', 'art 306', 'art 25', 'art 24']

Pubblicato da Ca aprile 02, 2008
Dell'avv. Maurizio Arena.
(approvato dal Consiglio dei Ministri in data 1 aprile 2008)
art 6 comma 8 (Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro): tra i suoi compiti c’è pure quello di “indicare modelli di organizzazione e gestione aziendale ai fini di cui all’articolo 30” (lett. m).
articolo 16 (Delega di funzioni)
Interessante il comma 3, che introduce una perspicua modalità di collegamento tra responsabilità individuale del datore di lavoro e attuazione del Modello organizzativo ex d.lg. 231/2001:
“3. La delega di funzioni non esclude l’obbligo di vigilanza in capo al datore di lavoro in ordine al corretto espletamento da parte del delegato delle funzioni trasferite. La vigilanza si esplica anche attraverso i sistemi di verifica e controllo di cui all’articolo 30, comma 4”.
Insomma: il Modello esimente per l’ente può avere un effetto analogo sulla culpa in vigilando del datore.
articolo 30 (Modelli di organizzazione e di gestione)
4 Il modello organizzativo deve altresì prevedere un idoneo sistema di controllo sull’attuazione del medesimo modello e sul mantenimento nel tempo delle condizioni di idoneità delle misure adottate. Il riesame e l’eventuale modifica del modello organizzativo devono essere adottati, quando siano scoperte violazioni significative delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e all’igiene sul lavoro, ovvero in occasione di mutamenti nell’organizzazione e nell’attività, in relazione al progresso scientifico e tecnologico.
6. L’adozione del modello di organizzazione e di gestione di cui al presente articolo nelle imprese fino a 50 lavoratori rientra tra le attività finanziabili ai sensi dell’articolo 11.
Articolo 300 (Modifiche al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231)
1. L’articolo 25-septies del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, è sostituito dal seguente:
«Art. 25-septies (Omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro)
1. In relazione al delitto di cui all’articolo 589 del codice penale, commesso con violazione dell’articolo 55, comma 2, del decreto legislativo attuativo della delega di cui alla legge 123 del 2007 in materia di salute e sicurezza sul lavoro, si applica una sanzione pecuniaria in misura pari a 1.000 quote. Nel caso di condanna per il delitto di cui al precedente periodo si applicano le sanzioni interdittive di cui all’articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore a tre mesi e non superiore ad un anno.
3. In relazione al delitto di cui all’articolo 590, terzo comma, del codice penale, commesso con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro, si applica una sanzione pecuniaria in misura non superiore a 250 quote. Nel caso di condanna per il delitto di cui al precedente periodo si applicano le sanzioni interdittive di cui all’articolo 9, comma 2, per una durata non superiore a sei mesi».
Il comma 1 del nuovo art 25 septies rinvia pertanto all’art 55 comma 2 del medesimo T.U.:
2. Nei casi previsti al comma 1, lett. a) (violazione di specifiche disposizioni degli artt 17 e 28 sulla valutazione dei rischi), si applica la pena dell’arresto da sei mesi a un anno e sei mesi se la violazione è commessa:
a) nelle aziende di cui all’articolo 31, comma 6, lettere a), b), c), d), f;
b) in aziende in cui si svolgono attività che espongono i lavoratori a rischi biologici di cui all’articolo 268, comma 1, lettere c) e d), da atmosfere esplosive, cancerogeni mutageni, e da attività di manutenzione, rimozione smaltimento e bonifica di amianto;
Articolo 306 (Disposizioni finali)
2. Le disposizioni di cui agli articoli 17, comma 1, lettera a) e 28, nonché le altre disposizioni in tema di valutazione dei rischi che ad esse rinviano, ivi comprese le relative disposizioni sanzionatorie, previste dal presente decreto, diventano efficaci decorsi novanta giorni dalla pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana; fino a tale data continuano a trovare applicazione le disposizioni previgenti.
Alcune osservazioni prima facie:
1. Per la prima volta dall’entrata in vigore del d.lg. 231 si introduce ex lege la possibilità di adottare modelli organizzativi conformi a disciplinari di riferimento (quello UNI-INAIL, per quanto mi consta, non è però stato predisposto per attività di certificazione); in questa ipotesi il modello “si presume conforme” ai requisiti richiesti dall’art 30. Trattasi di presunzione relativa, vale a dire superabile in sede di accertamento giudiziario.
2. Per la prima volta dall’entrata in vigore del d.lg. 231 si prevede la possibilità che modelli organizzativi (sarebbe stato meglio scrivere: linee guida o codici di comportamento generali) possano essere indicati da un soggetto diverso rispetto all’associazione rappresentativa di categoria (la Commissione consultiva permanente, istituita presso il Ministero del Lavoro).
3. Per la prima volta si prevede la possibilità di finanziamento pubblico dell’attività di redazione del Modello (art 11, per le imprese fino a 50 lavoratori).
4. Un’altra (possibile) prima volta: poiché viene previsto un termine di 90 giorni (dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale) per la valutazione dei rischi e la redazione del relativo documento riassuntivo, si può verosimilmente interpretare l’art 306 comma 2 nel senso che anche la redazione del modello in parte qua può essere differita dello stesso termine.
5. A proposito dell’art 25 septies: ci troviamo di fronte ad ipotesi di responsabilità dell’ente in relazione a delitti colposi che vedono la possibilità di applicazione di tutte le sanzioni interdittive, a differenza di altre ipotesi di responsabilità da delitto doloso, che non la prevedono affatto (reati societari; abusi di mercato) o la prevedono ma non con riguardo a tutte le sanzioni interdittive (art 24).
6. Si prevede espressamente che il riesame e l’eventuale modifica del modello organizzativo devono essere adottati, “quando siano scoperte violazioni significative delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e all’igiene sul lavoro, ovvero in occasione di mutamenti nell’organizzazione e nell’attività, in relazione al progresso scientifico e tecnologico”. Insomma si scrive in un testo di legge quanto comunemente affermato a livello di best practice.
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