Source: http://www.famar.org/1/rappresentativita_normativa_861150.html
Timestamp: 2020-05-29 00:40:24+00:00
Document Index: 97249184

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 1322', 'art. 39', 'sentenza ', 'art. 39', 'sentenza ', 'art. 36', 'art. 36', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ']

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RAPPORTO CNEL SULLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA NAZIONALE
l'efficacia e la legittimità dei CCNL secondo il report trimestrale redato dal CNEL
http://www.cnel.it/766
report CNEL 1 marzo 2015 [191 Kb]
APPALTI E CONTRATTI SENTENZE
La validità dei contratti stipulati da sindacati non appartenenti alla triplice è piena:
VARIE SENTENZE ED ANALISI SULLE APPLICAZIONI CCNL
Sentenza n. 1215 del 27 novembre 2009 - Corte di Appello di Torino
Oggetto: differenze contributive dovute dal datore di lavoro per diversa applicazione CCNL.
Una società cooperativa, operante nel settore facchinaggio, in data 19.11.2007 aveva fatto ricorso al Tribunale di Alessandria, chiedendo l’annullamento di una cartella notificata dalla EQUITALIA SPA, con la quale le era stato ingiunto di pagare all'INPS l'importo di euro 39.473, 03, oltre le spese, a titolo di contributi e somme aggiuntive per il periodo gennaio 2004 - dicembre 2006.
Tale cartella si basava sul verbale di accertamento n. 502 dell'8.6.2007 con il quale gli ispettori di vigilanza avevano contestato alla cooperativa di avere calcolato la retribuzione imponibile a fini contributivi in base a quanto effettivamente erogato ai soci lavoratori in applicazione del CCNL UNCI/CONFSAL anziché sulla base delle retribuzioni di cui al CCNL “facchinaggio” siglato da LEGACOOP, CONFCOOPERATIVE, AGCI con CGIL,CISL ed UIL.
L'INPS, costituendosi in giudizio, chiedeva la conferma della cartella opposta, sostanzialmente sottolineando come ai sensi dell'art. 2, co. 25, della L n. 549/1995 dovesse trovare applicazione il CCNL stipulato "dalle organizzazioni maggiormente rappresentative" e quindi, secondo l’Istituto, non il CCNL UNCI/CONFSAL poiché "raffrontando gli accordi... non v'è dubbio che siano i contratti conclusi con queste ultime associazioni (LEGACOOP, CONFCOOPERATIVE, AGCI) a godere della maggiore rappresentatività".
Il Tribunale di primo grado, con sentenza del 13.1.2009, accoglieva l'opposizione della cooperativa e annullava la cartella esattoriale, motivando la decisione sul fatto che la “maggiore rappresentatività comparata (…) non può essere determinata a priori e consistere in una attribuzione stabile e irreversibile del sindacato, ma deve essere verificata nel tempo attraverso la comparazione con le diverse associazioni”. Ne consegue che l’INPS (…) è onerato della prova della maggiore rappresentatività delle organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto l’accordo invocato (cioè quello siglato da CGIL, CISL ed UIL con LEGACOOP, CONFCOOPERATIVE, AGCI), rispetto a quello applicato dal ricorrente” (cioè il CCNL UNCI/CONFSAL).
I giudici di Torino, nella loro ricostruzione giuridica e giurisprudenziale, hanno citato le numerose sentenze1 nelle quali la Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo cui è onere dell’INPS, in materia di determinazione della base imponibile per il calcolo dei contributi, fornire la prova della dedotta maggiore rappresentatività di un sindacato firmatario di un contratto collettivo del quale si invochi l'applicazione.
In questa sentenza la Cassazione aveva escluso la sussistenza di una omissione contributiva conseguente all'applicazione da parte della società datrice di lavoro, ai fini del calcolo dei contributi, del CCNL UCICT-CISAL-FENASALC anziché del CCNL stipulato il 30.5.1991 dalla CONFCOMMERCIO con le confederazioni CGIL-CISL-UIL, non avendo l’INPS "fornito la prova della dedotta maggiore rappresentatività dei sindacati che ebbero a stipulare il CCNL del 30 maggio 1991” ed ha poi testualmente sottolineato: "...l'Istituto ricorrente ha omesso di indicare sin dal ricorso introduttivo di primo grado i fatti precisi dai quali riteneva si potesse desumere la qualità di organizzazione sindacale più rappresentativa su base nazionale dei sindacati in esame (ovvero la maggiore rappresentatività degli stessi sindacati confederali nell'ambito della categoria alberghiera), venendo meno anzitutto all'onere di allegazione, che pure gli incombeva in quanto attore in senso sostanziale in sede di opposizione a decreto ingiuntivo. Neppure nel ricorso d'appello, l'Istituto ricorrente ha provveduto a formulare mezzi di prova tendenti a dimostrare la maggiore rappresentatività di tali sindacati.
1 Sentenze nn. 3912 – 4510 – 4524 – 4548 – 4781 – 4958 – 4962 - 6174 del 1999 e sentenza n. 2268 del 1.3.2000.
Infatti, l’INPS avrebbe dovuto allegare (e quindi poi dimostrare nel caso di eventuale contestazione della Cooperativa) in base a quali precise circostanze di fatto le organizzazioni CGIL-CISL e UIL erano da ritenersi maggiormente rappresentative nella categoria rispetto alla CONFSAL e non limitarsi ad affermare che "raffrontando gli accordi stipulati con la CONFSAL e con le rappresentanze sindacali CGIL, CISL ed UIL, non v'è dubbio che siano i contratti conclusi con queste ultime associazioni a godere della maggiore rappresentatività" giacché, a prescindere dal dato evidente che la maggiore rappresentatività è da riferire non ai contratti, ma alle OO.SS. contrapposte dei lavoratori e dei datori di lavoro, non è certo dal confronto fra le previsioni dei diversi CCNL (e tantomeno dalla previsione dì "minimali" retributivi maggiori o minori) che è possibile desumere la maggiore o minore rappresentatività, nell'ambito della medesima categoria, delle OO.SS. stipulanti.
Oggetto: differenze retributive dovute in applicazione di diverso CCNL
- Il contratto collettivo “sociali” UNCI/CONFSAL è “certamente un contratto nazionale di settore e pertanto la sua applicazione non comporta violazione dei minimi contrattuali ed è aderente al dettato dell'art. 3” della legge 142/2001;
- “in base al combinato disposto degli art. 3 e 6 L. 142/01 deve quindi ritenersi la legittimità della scelta operata dalla cooperativa che ha esercitato la sua libertà negoziale individuando il contratto collettivo da applicare ai propri dipendenti e soci tra i vari contratti collettivi di settore non essendovi alcun obbligo di applicare quello contenente la disciplina più favorevole”;
- non si può imporre, nel capitolato di appalto, l’obbligatorietà di applicare un determinato CCNL, poiché il capitolato “impone l’applicazione dei minimi retributivi risultanti dai contratti collettivi nazionali con ciò demandando alla aggiudicataria la scelta tra i vari CCNL di settore”.
Anche in questo caso è stata fondamentale l’indicazione specifica, contenuta nel Regolamento Interno della cooperativa, dell’applicazione del CCNL UNCI/CONFSAL
“sociali”.
Oggetto: Costo del lavoro CCNL UNCI inferiore ai minimi tabellari Ministeriali - appalti
In generale, si ricorda che la contrattazione legittima rispetta tutti i criteri giurisprudenziali su cui si è basato in passato il concetto di maggiore rappresentatività ed adesso quello di maggiore rappresentatività comparata (numero di iscritti, presenza significativa sull'intero territorio nazionale, pluricategorialità, intercategorialità, effettiva attività di autotutela condotta con continuità, sistematicità ed equilibrata diffusione).
– importanza del criterio territoriale, settoriale ed intercategoriale per valutare la rappresentatività sindacale Cass. 28 ottobre 1981, n. 5664 –carattere non decisivo del numero di iscritti nel valutare la rappresentatività sindacale Cass. 18 luglio 1984, n. 4218; 1 marzo 1986, n. 1320; 20 aprile 2002, n. 5765 e 2 dicembre 2005, n. 26239 – l’importanza dell’effettività dell’azione sindacale (partecipazione a trattative sindacali, vertenze, stipula di contratti collettivi) Pluralismo contrattuale ed efficacia soggettiva del CCNL Cassazione, 7 giugno 2004, n. 10762; 9 agosto 1996, n. 7383 e 28 agosto 2004, n. 17250 - il contratto collettivo stipulato dalle attuali organizzazioni sindacali è un contratto di diritto comune, dunque, in forza dell’art. 1322, comma 2 del codice civile, con conseguente applicazione non di una disciplina speciale, ma di quella, appunto, di diritto comune, dettata dal codice civile per i contratti in generale.
Cass. 9 luglio 1976, n. 2644; Cass. 1975, n. 495 - il principio della libertà sindacale sancito dall’art. 39 Cost. consente un regime di pluralismo contrattuale, ben potendo coesistere distinti contratti collettivi nella medesima categoria che regolino in modo differenziato i rapporti di lavoro degli aderenti alle rispettive organizzazioni stipulanti.
Cass. 30 maggio 1997, n. 4803; 18 marzo 1996, n. 2260 e 18 gennaio 1996, n. 382 - in presenza di una pluralità di CCNL contemporaneamente vigenti stipulati da sindacati tutti maggiormente rappresentativi, i minimi salariali da considerare ai fini della spettanza del beneficio devono essere non già quelli dei contratti più favorevoli ai lavoratori o del contratto concluso per ultimo, ma quelli del contratto cui il datore di lavoro è vincolato per essere stato stipulato dalla propria associazione, non essendovi alcun diverso criterio alla stregua del quale attribuire prevalenza all’uno o all’altro contratto collettivo; Appalti - mero valore indicativo del costo lavoro delle tabelle ministeriali
La sentenza del Consiglio di Stato, Sezione V, 23/08/2006, n. 4949, ha ritenuto illegittimo un provvedimento di esclusione di un’impresa la cui offerta sia stata qualificata come “anormalmente bassa” per il solo fatto che alcune voci fossero inferiori ai minimi tabellari predefiniti in atti legislativi, regolamentati, amministrativi o comunque ufficiali. E’ sempre necessario che venga consentito all’impresa di fornire le proprie giustificazioni così da esercitare pienamente il proprio diritto d’iniziativa economica privata in armonia con il perseguimento del pubblico interesse. E’ stato riconosciuto che la verifica della congruità di un’offerta anomala costituisce espressione di un potere tecnico-discrezionale insindacabile in sede giurisdizionale, salva l’ipotesi in
cui le giustificazioni formulate siano illogiche o fondate su insufficiente motivazione.
Criteri applicabilità per i diversi CCNL
È ed acclarato dalla giurisprudenza la possibilità di utilizzare qualsiasi CCNL senza incorrere in problematiche legali.
Principio dell’autonomia negoziale
I giudici del lavoro hanno concordemente affermato che: “Il contratto collettivo rappresenta la principale manifestazione dell'attività sindacale ed è espressione dell'autonomia negoziale collettiva che viene riconosciuta a tutti i soggetti sindacali quale complemento necessario della libertà di organizzazione sindacale garantita dall'art. 39 della Costituzione e costituisce lo strumento negoziale mediante il quale le organizzazioni sindacali operano per la realizzazione degli interessi collettivi”.
Con sentenza della Corte di Appello di Bologna n. 494/2012 e del Tribunale di Roma del 24/11/2014 n. 1194 i giudici hanno affermato, come peraltro già ribadito in numerose altre sentenze (vedi sentenze del Tribunale di Roma n. 263/07, Tribunale di Firenze n. 265/08, Tribunale di Bologna n. 263/2007), il principio secondo il quale il datore di lavoro ha il diritto di scegliere il CCNL che ritiene più idoneo alla propria attività, anche se ha retribuzioni diverse rispetto ad altri CCNL.
Infatti, i contratti collettivi non avendo efficacia «erga omnes» sono atti di natura negoziale, applicabili esclusivamente ai rapporti individuali intercorrenti tra soggetti iscritti alle associazioni stipulanti e che abbiamo aderito ai patti collettivi o li abbiamo implicitamente recepiti.
Ne consegue che, ove una delle parti faccia riferimento, per la decisione della causa, a un determinato contratto collettivo di lavoro, non efficace erga omnes, il giudice, solo in mancanza di iscrizione delle parti stipulanti o di espressa adesione ad altra contrattazione collettiva, può e deve valutare in concreto il comportamento posto in essere dal datore di lavoro e dal lavoratore allo scopo di accertare se dagli atti siano desumibili elementi tali da indurre a ritenere ugualmente sussistente la vincolatività della contrattazione collettiva invocata.
La presenza di un contratto collettivo regolarmente applicato dalle parti esclude la possibilità di applicare, in virtù dell'art. 36 della Costituzione, i minimi contrattuali previsti da altro contratto collettivo relativo alla stessa categoria merceologica; la mera circostanza che esista un altro contratto che preveda trattamenti economici più favorevoli per il lavoratore non può automaticamente portare a ritenere violato il principio di cui all'art. 36 della Costituzione dal CCNL meno favorevole, in quanto ciascun contratto costituisce parametro per valutare l'adeguatezza della retribuzione» (Trib. Bologna, sent. n. 263/07, pres. dr. Molinaro; il Trib. Firenze, sent. n. 11728/10).
Principio di adesione implicita ed esplicita al CCNL
Il Tribunale di Bologna, con sent. n. 263/07, presidente dr. Molinaro e il Tribunale di Firenze, con sent. n. 265/08, dr. Bazzoffi hanno ribadito un principio oramai consolidato in giurisprudenza e cioè che: «I contratti collettivi di diritto comune hanno efficacia vincolante limitatamente agli iscritti alle associazioni sindacali stipulanti e a coloro che esplicitamente o implicitamente al contratto abbiano dato adesione (su tutte Cass. S.u. Lavoro 9/5/03 n. 7157). “Con l'adesione ad un CCNL il lavoratore, pur non iscritto alle associazioni sindacali firmatarie, si colloca, in relazione al contratto collettivo, nella medesima posizione giuridica dell'iscritto, accettando implicitamente le determinazioni dell'associazione stipulante in ordine alle future vicende del rapporto” (Cass. 2525/87).
Queste conclusioni sono valide sia per il datore di lavoro sia per il prestatore. Ed ancora alla massima di maggiore rilevanza Cass. Sez. Lav., 14.4.2001, n. 5596: “I contratti collettivi di lavoro non dichiarati efficaci “erga omnes” ai sensi della legge n. 741 del 1959, in quanto costituiscono atti di natura negoziale e privatistica, si applicano esclusivamente ai rapporti individuali intercorrenti tra soggetti che siano iscritti alle associazioni stipulanti, ovvero che, in mancanza di tale condizione, abbiano fatto espressa adesione ai patti collettivi e li abbiano implicitamente recepiti attraverso un comportamento concludente, desumibile da una costante e prolungata applicazione delle relative clausole ai singoli rapporti.”
Adesione implicita:
La Giurisprudenza ritiene vincolante il contratto collettivo anche nei confronti di coloro i quali, pur non essendo iscritti alle associazioni stipulanti, aderiscono implicitamente o esplicitamente al contratto. L’Adesione è considerata ESPLICITA qualora ad esempio venga indicato nel contratto individuale o nella lettera di assunzione che si applicherà al rapporto, un certo contratto collettivo.(ad es.: CCNL Facility Management sottoscritto da FedImprese - F.A.M.A.R. - S.N.A.P.E.L.).
L’adesione invece è IMPLICITA quando il datore di lavoro, in mancanza di un obbligo giuridico in tal senso applichi spontaneamente e costantemente un contratto collettivo o almeno le sue clausole più rilevanti (tra le numerose pronunce in materia Cass 26/10/2005 n. 20765); la fonte dell’obbligo è il comportamento concludente.
CRITERI PER LA RAPPRESENTATIVITA’
Il Tribunale di Roma, con sentenza n. 15753/08, dr. Mimmo, si è soffermato anche sulla questione della rappresentatività statuendo che: «In ogni caso la circostanza appare non rilevante, non essendo, ai fini della stipula di un CCNL, prevista una determinata rappresentatività delle organizzazioni sindacali, sia singolarmente sia nel loro complesso.
In poche parole, nel nostro ordinamento, quantomeno nei rapporti di lavoro alle dipendenze di privati, e a differenza di quanto avviene nel pubblico impiego, non esiste un sistema in base al quale un CCNL possa ritenersi validamente stipulato solo qualora sia sottoscritto da organizzazioni sindacali che singolarmente o nel loro complesso rappresentino un determinato numero di lavoratori».
Il vecchio concetto di «confederazioni maggiormente rappresentative», con i privilegi che da esso derivavano è stato eliminato dal nostro ordinamento giuridico con il referendum del 1995.
Ciò che, attualmente conta è il criterio selettivo insito nella capacità di imporsi al datore di lavoro come controparte contrattuale, che di per sé indica una rappresentatività effettiva, mentre risultano irrilevanti altri indici.
Cass. S.u. Lavoro n. 7157/2003;
Cass. 2525/87;
Cass. Sez. Lav., 14.4.2001, n. 5596;
Corte di Appello di Bologna n. 494/2012;
Tribunale di Roma del 24/11/2014 n. 1194;
Tribunale di Roma n. 263/07;
Tribunale di Firenze n. 265/08;
Tribunale di Bologna n. 263/2007;
Tribunale di Roma, n. 15753/08.