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Timestamp: 2019-11-17 09:35:31+00:00
Document Index: 159070303

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home / Archivio / Fascicolo / Trasferimento di sede e determinazione del COMI (nota a Corte di Giustizia, I Sezione, 20 ottobre ..
CORTE DI GIUSTIZIA, I Sezione, 20 ottobre 2011, causa C-396/09 – Tizzano Presidente – Berger Relatore – Kokott Avvocato generale – Interedil S.r.l. in liquidazione (avv. Troianiello) c. Fallimento Interedil S.r.l. (avv. Labanca) e Intesa Gestione Crediti S.p.a. (avv. Costantino)
Valutazioni dell’organo giudiziario superiore – Difformità dal diritto dell’Unione europea – Procedure di insolvenza a carattere transfrontaliero – Centro degli interessi principali del debitore (COMI) – Nozione autonoma
(Regolamento (CE) n. 1346/2000, art. 3)
È incompatibile con il diritto dell’Unione europea la previsione di una norma nazionale secondo cui il giudice di grado inferiore deve attenersi alle valutazioni svolte da un giudice di grado superiore qualora tali valutazioni siano difformi dal diritto dell’Unione europea come interpretato dalla Corte.
Appartiene al diritto dell’Unione europea la nozione di centro degli interessi principali del debitore (COMI) utilizzata dal regolamento (CE) n. 1346/2000 (1).
Società – COMI – Presunzione a favore della sede statutaria – Superamento
(Regolamento (CE) n. 1346/2000, art. 3, par. 1)
In caso di società debitrice, la presunzione di cui all’art. 3, par. 1 del regolamento può essere superata allorché il centro effettivo di direzione, controllo e gestione degli interessi della stessa società si trovi in uno Stato membro diverso da quello della sede statutaria (2).
Trasferimento di sede – Momento determinante la giurisdizione fallimentare
La data con riferimento alla quale determinare il COMI è quella della proposizione della domanda di apertura della procedura di insolvenza. Il trasferimento della sede statutaria avvenuto prima di essa fa sì che la giurisdizione spetti, salvo il superamento della presunzione di cui all’art. 3, par. 1, allo Stato della nuova sede (3).
Cessazione delle attività – Individuazione del COMI
Se la cessazione delle attività non preclude, in base al diritto nazionale, l’avvio di una procedura di insolvenza nei confronti di una società occorre tener conto dell’ultimo COMI di questa al momento di cessazione delle attività (4).
Dipendenza – Nozione – Requisiti
(Regolamento (CE) n. 1346/2000, art. 3, par. 2)
La «dipendenza» del debitore ai sensi dell’art. 3, par. 2 del regolamento deve sempre caratterizzarsi per un minimo di organizzazione nonché da una stabilità idonea all’esercizio dell’attività di impresa in uno Stato membro diverso da quello del COMI (5).
Interedil S.r.l., in liquidazione,
Fallimento Interedil S.r.l.,
Intesa Gestione Crediti S.p.a.,
vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’u­dienza del 13 gennaio 2011,
1 La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sul­l’interpretazione dell’art. 3 del regolamento (CE) del Consiglio 29 maggio 2000, n. 1346, relativo alle procedure di insolvenza (GU L 160, pag. 1; in prosieguo: il «regolamento»).
2 Tale domanda è stata proposta nell’ambito di una controversia che oppone la Interedil Srl, in liquidazione (in prosieguo: l’«Interedil»), al Fallimento Interedil Srl e al­l’Intesa Gestione Crediti SpA (in prosieguo: l’«Intesa»), nei cui diritti è subentrato l’Italfondario SpA, in merito ad una azione di dichiarazione di fallimento promossa dal­l’Intesa nei confronti dell’Interedil.
10 L’Interedil è stata costituita nella forma giuridica di società a responsabilità limitata di diritto italiano, con sede statutaria in Monopoli. Il 18 luglio 2001 essa ha trasferito la propria sede statutaria a Londra (Regno Unito) e in pari data è stata cancellata dal registro delle imprese dello Stato italiano. A seguito del trasferimento della sua sede l’In­te­re­dil è stata iscritta nel registro delle società del Regno Unito con la dicitura «FC» («Foreign Company», società estera).
12 Il 28 ottobre 2003 l’Intesa ha chiesto al Tribunale di Bari di avviare una procedura di fallimento del­l’In­teredil.
13 L’Interedil ha contestato la giurisdizione del citato giudice, poiché, a seguito del trasferimento della sua sede statutaria nel Regno Unito, solo i giudici di que­st’ul­timo Stato membro erano competenti ad aprire una procedura d’insolvenza. Il 13 dicembre 2003 l’Interedil ha chiesto una statuizione preliminare della Corte suprema di Cassazione in merito alla questione di giurisdizione.
18-21 Omissis
22-33 Omissis
36 Risulta da una giurisprudenza costante che la sentenza con la quale la Corte si pronuncia in via pregiudiziale vincola il giudice nazionale, per quanto concerne l’in­ter­pre­tazione o la validità degli atti delle istituzioni del­l’Unio­ne in questione, per la definizione della lite principale (v., in particolare, sentenza Elchinov, cit., punto 29).
38 Si deve a tal proposito sottolineare che, secondo una giurisprudenza costante, il giudice nazionale incaricato di applicare, nell’ambito della propria competenza, le norme del diritto dell’Unione ha l’obbligo di garantire la piena efficacia di tali norme, disapplicando all’oc­cor­renza, di propria iniziativa, qualsiasi disposizione nazionale contrastante, ossia, nel caso di specie, la norma nazionale di procedura di cui trattasi nella causa principale, senza doverne chiedere o attendere la previa rimozione in via legislativa o mediante qualsiasi altro procedimento costituzionale (v., in particolare, sentenza Elchinov, cit., punto 31).
42 Secondo una costante giurisprudenza, dalla necessità di garantire tanto l’applicazione uniforme del diritto dell’Unione quanto il principio di uguaglianza discende che i termini di una disposizione del diritto dell’Unione, la quale non contenga alcun espresso richiamo al diritto degli Stati membri ai fini della determinazione del suo senso e della sua portata, devono di norma essere oggetto, nel­l’intera Unione, di un’interpretazione autonoma e uniforme, da effettuarsi tenendo conto del contesto della disposizione e della finalità perseguita dalla normativa in questione (v., in particolare, sentenza 29 ottobre 2009, causa C‑174/08, NCC Construction Danmark, Racc. pag. I‑10567, punto 24 e giurisprudenza citata).
43 Per quanto concerne più precisamente la nozione di «centro degli interessi principali» del debitore di cui al­l’art. 3, n. 1, del regolamento, la Corte ha stabilito, al punto 31 della sua citata sentenza Eurofood IFSC, che si tratta di una nozione propria al regolamento la quale, pertanto, presenta un significato autonomo e deve quindi essere interpretata in maniera uniforme e indipendente dalle legislazioni nazionali.
48 Come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 69 delle sue conclusioni, alla base della presunzione introdotta in favore della sede statutaria dall’art. 3, n. 1, seconda frase, del regolamento e del riferimento effettuato, nel testo del suo tredicesimo ‘considerando’, al luogo della gestione degli interessi vi è la volontà del legislatore del­l’U­nio­ne di privilegiare il luogo dell’am­mi­nistrazione principale della società quale criterio di competenza.
49 Con riferimento al medesimo ‘considerando’, la Corte ha peraltro precisato, al punto 33 della citata sentenza Eurofood IFSC, che il centro degli interessi principali del debitore deve essere individuato in base a criteri al tempo stesso obiettivi e riconoscibili dai terzi, per garantire la certezza del diritto e la prevedibilità dell’in­dividuazione del giudice competente ad aprire la procedura di insolvenza principale. Si deve ritenere che tale esigenza di obiettività e tale riconoscibilità risultino soddisfatte qualora gli elementi materiali presi in considerazione per stabilire il luogo in cui la società debitrice gestisce abitualmente i suoi interessi siano stati oggetto di una pubblicità o, quanto meno, siano stati circondati da una trasparenza sufficiente a far sì che i terzi – vale a dire, segnatamente, i creditori della società stessa – ne abbiano potuto avere conoscenza.
50 Ne consegue che, laddove gli organi direttivi e di controllo di una società si trovino presso la sua sede statutaria e le decisioni di gestione di tale società siano assunte, in maniera riconoscibile dai terzi, in detto luogo, trova piena applicazione la presunzione introdotta dal­l’art. 3, n. 1, seconda frase, del regolamento, secondo cui il centro degli interessi principali della società si trova in tale luogo. In un’ipotesi siffatta, come rilevato dal­l’av­vocato generale al paragrafo 69 delle sue conclusioni, è esclusa ogni diversa ubicazione degli interessi principali della società debitrice.
51 Un superamento della presunzione introdotta dal­l’art. 3, n. 1, seconda frase, del regolamento è tuttavia possibile quando, dal punto di vista dei terzi, il luogo dell’am­ministrazione principale di una società non si trova presso la sede statutaria. Come stabilito dalla Corte al punto 34 della citata sentenza Eurofood IFSC, la presunzione semplice prevista dal legislatore dell’Unione a favore della sede statutaria di tale società può essere superata ove elementi obiettivi e riconoscibili da parte dei terzi consentano di determinare l’esistenza di una situazione reale diversa da quella che si presume corrispondere alla collocazione presso detta sede statutaria.
53 In tale contesto, la localizzazione in uno Stato membro diverso da quello della sede statutaria di beni immobili appartenenti alla società debitrice, con riferimento ai quali quest’ultima abbia concluso contratti di affitto, nonché l’esistenza, in questo stesso Stato membro, di un contratto stipulato con un istituto finanziario, circostanze queste richiamate dal giudice del rinvio, possono essere considerate elementi obiettivi e, tenuto conto della pubblicità che esse possono presentare, elementi riconoscibili dai terzi. Rimane il fatto che la presenza di attivi sociali nonché l’esi­stenza di contratti relativi alla loro gestione finanziaria in uno Stato membro diverso da quello della sede statutaria di tale società possono essere considerate elementi sufficienti a superare la presunzione introdotta dal legislatore dell’Unione solo a condizione che una valutazione globale di tutti gli elementi rilevanti consenta di concludere che, in maniera riconoscibile dai terzi, il centro effettivo di direzione e di controllo della società stessa, nonché della gestione dei suoi interessi, è situato in tale altro Stato membro.
54 Occorre preliminarmente rilevare che il regolamento non contiene disposizioni esplicite riguardanti la peculiare ipotesi di un trasferimento del centro degli interessi del debitore. Dati i termini generali in cui è redatto l’art. 3, n. 1, del regolamento, si deve pertanto ritenere che sia l’ul­ti­mo luogo in cui si trova il centro stesso a dover essere considerato rilevante per determinare il giudice competente ad aprire una procedura di insolvenza principale.
55 Questa interpretazione è suffragata dalla giurisprudenza della Corte. Essa ha infatti stabilito che, nell’ipotesi di un trasferimento del centro degli interessi principali del debitore successivamente alla proposizione di una doman­da di apertura di una procedura d’insolvenza, ma anteriormente all’apertura della procedura medesima, i giudici dello Stato membro nel cui territorio era situato il centro degli interessi principali al momento della proposizione della do­manda restano competenti a statuire sulla medesima (sentenza 17 gennaio 2006, causa C‑1/04, Staubitz-Schrei­ber, Racc. pag. I‑701, punto 29). Se ne deve dedurre che, in linea di principio, è la localizzazione del centro degli interessi principali del debitore alla data di proposizione della domanda di apertura di una procedura d’in­sol­venza a rilevare per l’individuazione della giurisdizione competente.
57 Le stesse regole devono trovare applicazione nel­l’e­ven­tualità in cui, alla data della proposizione della domanda di avvio della procedura di insolvenza, la società debitrice sia stata cancellata dal registro delle società e, come sostiene l’Interedil nelle sue osservazioni, abbia cessato ogni attività.
– il centro degli interessi principali di una società debitrice deve essere individuato privilegiando il luogo del­l’amministrazione principale di tale società, come determinabile sulla base di elementi oggettivi e riconoscibili dai terzi. Qualora gli organi direttivi e di controllo di una società si trovino presso la sua sede statutaria e qualora le decisioni di gestione di tale società siano assunte, in maniera riconoscibile dai terzi, in tale luogo, la presunzione introdotta da tale disposizione non è superabile. Laddove il luogo dell’amministrazione principale di una società non si trovi presso la sua sede statutaria, la presenza di attivi sociali nonché l’esistenza di contratti relativi alla loro gestione finanziaria in uno Stato membro diverso da quello della sede statutaria di tale società possono essere considerate elementi sufficienti a superare tale presunzione solo a condizione che una valutazione globale di tutti gli elementi rilevanti consenta di stabilire che, in maniera riconoscibile dai terzi, il centro effettivo di direzione e di controllo della società stessa, nonché della gestione dei suoi interessi, è situato in tale altro Stato membro;
63 Dal momento che, in conformità all’art. 3, n. 2, del regolamento, la presenza di una dipendenza nel territorio di uno Stato membro conferisce ai giudici di tale Stato membro la competenza ad aprire una procedura secondaria di insolvenza nei confronti del debitore, occorre ritenere che, per garantire la certezza del diritto e la prevedibilità quanto all’individuazione dei giudici competenti, l’esi­sten­za di una dipendenza deve essere valutata, al pari della localizzazione del centro degli interessi principali, sulla base di elementi oggettivi e riconoscibili dai terzi.
65 Omissis
– il centro degli interessi principali di una società debitrice deve essere individuato privilegiando il luogo del­l’am­ministrazione principale di tale società, come determinabile sulla base di elementi oggettivi e riconoscibili dai terzi. Qualora gli organi direttivi e di controllo di una società si trovino presso la sua sede statutaria e qualora le decisioni di gestione di tale società siano assunte, in maniera riconoscibile dai terzi, in tale luogo, la presunzione introdotta da tale disposizione non è superabile. Laddove il luogo del­l’amministrazione principale di una società non si trovi presso la sua sede statutaria, la presenza di attivi sociali nonché l’esistenza di contratti relativi alla loro gestione finanziaria in uno Stato membro diverso da quello della sede statutaria di tale società possono essere considerate elementi sufficienti a superare tale presunzione solo a condizione che una valutazione globale di tutti gli elementi rilevanti consenta di stabilire che, in maniera riconoscibile dai terzi, il centro effettivo di direzione e di controllo della società stessa, nonché della gestione dei suoi interessi, è situato in tale altro Stato membro;
PAROLE CHIAVE: valutazione - Unione europea - insolvenza - società - cessazione attività impresa
1. Il caso - 2. Precedenti giurisprudenziali - 3. Commento - NOTE
Quali sono le conseguenze in punto di giurisdizione fallimentare quando la società debitrice trasferisce la propria sede statutaria prima della domanda di fallimento? Una risposta giunge dalla Corte di giustizia del­l’Unione europea a proposito di un caso sottoposto alla disciplina del regolamento (CE) n. 1346/2000 relativo alle procedure di insolvenza [1] (d’ora in avanti, «regolamento n. 1346»). Per cogliere gli aspetti salienti della pronuncia della Corte conviene premettere i tratti principali della predetta disciplina. Il regolamento è applicabile, ratione personae, nei confronti dei debitori aventi il centro degli interessi principali (noto con l’acronimo inglese COMI) in uno Stato membro (non si applica alla Danimarca e non riguarda i debitori che esercitano le attività d’impresa elencate nell’art. 1, par. 2 [2]). Il COMI funge, ai sensi dell’art. 3, par. 1, anche da titolo di giurisdizione per l’apertura della procedura principale di insolvenza, la quale ha carattere in linea di principio universale in quanto produce effetti in tutto il territorio dell’Unione. Il COMI va inteso come il luogo in cui il debitore esercita in modo abituale, e pertanto riconoscibile dai terzi, la gestione dei suoi interessi [3]. Con riguardo alle società (e alle persone giuridiche in generale), l’art. 3, par. 1 fissa una presunzione secondo cui il COMI coincide [continua ..]
Quanto alla nozione di «centro degli interessi principali», la Corte, già nel caso Eurofood, aveva stabilito, innanzitutto, e in generale, che essa ha natura autonoma e uniforme e, pertanto, indipendente dalle normative nazionali [16]. Tale nozione farebbe capo a criteri ad un tempo obiettivi e verificabili dai terzi; ciò a garanzia della certezza del diritto e della prevedibilità propria del funzionamento di un criterio di giurisdizione [17]. Fu in quel caso che la Corte elevò a principio il contenuto del considerando n. 13 del regolamento ai sensi del quale – ribadiamo – il COMI è il luogo in cui il debitore esercita in modo abituale, e pertanto riconoscibile dai terzi, la gestione dei suoi interessi [18]. Quanto, invece, all’impatto del trasferimento della sede sulla giurisdizione fallimentare, il precedente della Corte risale alla prima pronuncia pregiudiziale resa sul regolamento [19]. Si trattava, tuttavia, di un trasferimento del centro degli interessi principali avvenuto tra la presentazione della domanda di apertura di una procedura di insolvenza e la decisione di apertura. Al riguardo, la Corte affermò che detto trasferimento non comporta lo spostamento della giurisdizione fallimentare [20]. Osta ad un simile effetto, innanzitutto, l’«intento di dissuadere le parti della procedura dal trasferire i beni o i procedimenti giudiziari da uno Stato [continua ..]
La pronuncia offre, sulla base dei riferiti precedenti [25], i seguenti spunti di riflessione. 1) Essa rafforza la nozione autonoma e uniforme di «centro degli interessi principali», svincolandola dal diritto nazionale [26]. È un approccio posto a garanzia degli obiettivi di un atto dell’Unione (quale è il regolamento n. 1346) volto ad uniformare le regole applicabili nei tre settori del diritto internazionale privato in cui una procedura di insolvenza viene in considerazione (giurisdizione, legge applicabile ed efficacia delle decisioni). Tale approccio evita, nello specifico àmbito del regolamento n. 1346, le divergenze interpretative de­ri­vanti al funzionamento del COMI dall’ap­pli­ca­zione delle varie leggi degli Stati membri, in specie delle leggi chiamate, di volta in volta, a disciplinare la procedura a titolo di lex concursus [27]. Quanto all’individuazione del COMI, la Corte ha ribadito il principio espresso nel caso Eurofood secondo cui soltanto elementi obiettivi e verificabili da parte dei terzi consentono di determinare l’esistenza di una situazione reale diversa da quella corrisponden­te alla presunzione a favore della sede statutaria [28]. Senonché, a differenza del caso Eurofood, essa non si è limitata ad affermare i parametri della oggettività e della verificabilità da parte [continua ..]