Source: http://www.edscuola.it/archivio/norme/decreti/dlvotucp.html
Timestamp: 2016-10-21 13:08:24+00:00
Document Index: 131980597

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 1', 'art. 17', 'art. 3', 'art. 12', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 31', 'art. 6', 'art. 13', 'art. 6', 'art. 31', 'art. 33', 'art. 35', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 31', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 45', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 70', 'art. 29', 'art. 30', 'art. 66', 'art. 49', 'art. 6', 'art. 49', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 75']

Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151 - Testo Unico Maternit� e Paternit�
Testo coordinato del
(pubblicato nel Suppl. ord. alla Gazzetta Ufficiale � Serie generale � n. 96 del 26.4.2001)
(pubblicato nella Gazzetta Ufficiale � Serie generale � n. 121 del 27.5.2003)
tutela e di sostegno della maternit� e della paternit�
a norma dell�art. 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53
Visto l�articolo 87 della Costituzione;
Visto l�articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53, recante delega al Governo per l�emanazione di un decreto legislativo contenente il testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e di sostegno della maternit� e della paternit�, nel quale devono essere riunite e coordinate tra loro le disposizioni vigenti in materia, apportando, nei limiti di detto coordinamento, le modifiche necessarie per garantire la coerenza logica e sistematica della normativa, anche al fine di adeguare e semplificare il linguaggio normativo;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezione consultiva per gli atti normativi nell�adunanza del 15 gennaio 2001;
Vista la deliberazione definitiva del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 21 marzo 2001;
Sulla proposta del Ministro per la solidariet� sociale, di concerto con i Ministri del lavoro e della previdenza sociale, della sanit�, per le pari opportunit� e per la funzione pubblica;
IN MATERIA DI TUTELA E SOSTEGNO DELLA MATERNITA� E DELLA PATERNITA�
Articolo 3 - Divieto di discriminazione
Articolo 4 - Sostituzione di lavoratrici e lavoratori in congedo
Articolo 5 - Anticipazione del trattamento di fine rapporto
Articolo 6 - Tutela della sicurezza e della salute
Articolo 7 - Lavori vietati
Articolo 8 - Esposizione a radiazioni ionizzanti
Articolo 9 - Polizia di Stato, penitenziaria e municipale
Articolo 10 - Personale militare femminile
Articolo 11 - Valutazione dei rischi
Articolo 12 - Conseguenze della valutazione
Articolo 13 - Adeguamento alla disciplina comunitaria
Articolo 14 - Controlli prenatali
Articolo 15 - Disposizioni applicabili
CAPO III - CONGEDO DI MATERNITA�
Articolo 16 - Divieto di adibire al lavoro le donne
Articolo 17 - Estensione del divieto
Articolo 19 - Interruzione della gravidanza
Articolo 20 - Flessibilit� del congedo di maternit�
Articolo 21 - Documentazione
Articolo 22 - Trattamento economico e normativo
Articolo 23 - Calcolo dell�indennit�
Articolo 24 - Prolungamento del diritto alla corresponsione del trattamento
Articolo 25 - Trattamento previdenziale
Articolo 26 - Adozioni e affidamenti
Articolo 27 - Adozioni e affidamenti preadottivi internazionali
CAPO IV - CONGEDO DI PATERNITA�
Articolo 28 - Congedo di paternit�
Articolo 29 - Trattamento economico e normativo
Articolo 30 - Trattamento previdenziale
Articolo 31 - Adozioni e affidamenti
Articolo 32 - Congedo parentale
Articolo 33 - Prolungamento del congedo
Articolo 34 - Trattamento economico e normativo
Articolo 35 - Trattamento previdenziale
Articolo 36 - Adozioni e affidamenti
Articolo 37 - Adozioni e affidamenti preadottivi internazionali
Articolo 38 - Sanzioni
CAPO VI - RIPOSI E PERMESSI
Articolo 39 - Riposi giornalieri della madre
Articolo 40 - Riposi giornalieri del padre
Articolo 41 - Riposi per parti plurimi
Articolo 42 - Riposi e permessi per i figli con handicap grave
Articolo 43 - Trattamento economico e normativo
Articolo 44 - Trattamento previdenziale
Articolo 45 - Adozioni e affidamenti
Articolo 46 - Sanzioni
Articolo 47 - Congedo per la malattia del figlio
Articolo 48 - Trattamento economico e normativo
Articolo 49 - Trattamento previdenziale
Articolo 50 - Adozioni e affidamenti
Articolo 51 - Documentazione
Articolo 52 - Sanzioni
Articolo 53 - Lavoro notturno
CAPO IX - DIVIETO DI LICENZIAMENTO, DIMISSIONI, DIRITTO AL RIENTRO
Articolo 54 - Divieto di licenziamento
Articolo 55 - Dimissioni
Articolo 56 - Diritto al rientro e alla conservazione del posto
Articolo 57 - Rapporti di lavoro a termine nelle pubbliche amministrazioni
Articolo 58 - Personale militare
Articolo 59 - Lavoro stagionale
Articolo 60 - Lavoro a tempo parziale
Articolo 61 - Lavoro a domicilio
Articolo 62 - Lavoro domestico
Articolo 63 - Lavoro in agricoltura
Articolo 64 - Collaborazioni coordinate e continuative
Articolo 65 - Attivit� socialmente utili
Articolo 66 - Indennit� di maternit� per le lavoratrici autonome e le imprenditrici agricole
Articolo 67 - Modalit� di erogazione
Articolo 68 - Misura dell�indennit�
Articolo 69 - Congedo parentale
Articolo 70 - Indennit� di maternit� per le libere professioniste
Articolo 71 - Termini e modalit� della domanda
Articolo 72 - Adozioni e affidamenti
Articolo 73 - Indennit� in caso di interruzione della gravidanza
CAPO XIII - SOSTEGNO ALLA MATERNITA� E ALLA PATERNITA�
Articolo 74 - Assegno di maternit� di base
Articolo 75 - Assegno di maternit� per lavori atipici e discontinui
Articolo 76 - Documentazione
Articolo 77 - Vigilanza
Articolo 78 - Riduzione degli oneri di maternit�
Articolo 79 - Oneri contributivi nel lavoro subordinato privato
Articolo 80 - Oneri derivanti dall�assegno di maternit� di base
Articolo 81 - Oneri derivanti dall�assegno di maternit� per lavori atipici e discontinui
Articolo 82 - Oneri derivanti dal trattamento di maternit� delle lavoratrici autonome
Articolo 83 - Oneri derivanti dal trattamento di maternit� delle libere professioniste
Articolo 84 - Oneri derivanti dal trattamento di maternit� delle collaboratrici coordinate e continuative
Articolo 85 - Disposizioni in vigore
Articolo 86 - Disposizioni abrogate
Articolo 87 - Disposizioni regolamentari di attuazione
Articolo 88 - Entrata in vigore
Allegato A - Elenco dei lavori faticosi, pericolosi e insalubri di cui all�articolo 7
Allegato B - Elenco non esauriente di agenti e condizioni di lavoro di cui all�articolo 7
Allegato C - Elenco non esauriente di agenti processi e condizioni di lavoro di cui all'articolo 11
(Legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 1, comma 5; Legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 17, comma 3)
1. Il presente testo unico disciplina i congedi, i riposi, i permessi e la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori connessi alla maternit� e paternit� di figli naturali, adottivi e in affidamento, nonch� il sostegno economico alla maternit� e alla paternit�.
(Legge 30 dicembre 1971, n. 1204, artt. 1, comma 1, e 13)
a) per "congedo di maternit�" si intende l�astensione obbligatoria dal lavoro della lavoratrice;
b) per "congedo di paternit�" si intende l�astensione dal lavoro del lavoratore, fruito in alternativa al congedo di maternit�;
c) per "congedo parentale", si intende l�astensione facoltativa della lavoratrice o del lavoratore;
d) per "congedo per la malattia del figlio" si intende l�astensione facoltativa dal lavoro della lavoratrice o del lavoratore in dipendenza della malattia stessa;
e) per "lavoratrice" o "lavoratore", salvo che non sia altrimenti specificato, si intendono i dipendenti, compresi quelli con contratto di apprendistato, di amministrazioni pubbliche, di privati datori di lavoro nonch� i soci lavoratori di cooperative.
2. Le indennit� di cui al presente testo unico corrispondono, per le pubbliche amministrazioni, ai trattamenti economici previsti, ai sensi della legislazione vigente, da disposizioni normative e contrattuali. I trattamenti economici non possono essere inferiori alle predette indennit�.
Art. 3 - Divieto di discriminazione
1. � vietata qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda l'accesso al lavoro indipendentemente dalle modalit� di assunzione e qualunque sia il settore o il ramo di attivit�, a tutti i livelli della gerarchia professionale, attuata attraverso il riferimento allo stato matrimoniale o di famiglia o di gravidanza, secondo quanto previsto dal comma 1 dell�articolo 1 della L. 9.12.1977, n. 903.
2. E� vietata qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda le iniziative in materia di orientamento, formazione, perfezionamento e aggiornamento professionale, per quanto concerne sia l�accesso sia i contenuti,
secondo quanto previsto dal comma 3 dell�articolo 1 della L. 9.12.1977, n. 903.
3. E� vietata qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda la retribuzione, la classificazione professionale, l�attribuzione di qualifiche e mansioni e la progressione nella carriera, secondo quanto previsto dagli artt. 2 e 3 della L. 9.12.1977, n. 903.
Art. 4 - Sostituzione di lavoratrici e lavoratori in congedo
1. In sostituzione delle lavoratrici e dei lavoratori assenti dal lavoro, in virt� delle disposizioni del presente testo unico, il datore di lavoro pu� assumere personale con contratto a tempo determinato o utilizzare personale con contratto temporaneo, ai sensi, rispettivamente, dell�articolo 1, secondo comma, lettera b), della legge 18 aprile 1962, n. 230, e dell�articolo 1, comma 2, lettera c), della legge 24 giugno 1997, n. 196, e con l�osservanza delle disposizioni delle leggi medesime.
2. L'assunzione di personale a tempo determinato e l�utilizzazione di personale temporaneo, in sostituzione di lavoratrici e lavoratori in congedo ai sensi del presente testo unico pu� avvenire anche con anticipo fino ad un mese rispetto al periodo di inizio del congedo, salvo periodi superiori previsti dalla contrattazione collettiva.
3. Nelle aziende con meno di venti dipendenti, per i contributi a carico del datore di lavoro che assume personale con contratto a tempo determinato in sostituzione di lavoratrici e lavoratori in congedo, � concesso uno sgravio contributivo del 50 per cento. Quando la sostituzione avviene con contratto di lavoro temporaneo, l�impresa utilizzatrice recupera dalla societ� di fornitura le somme corrispondenti allo sgravio da questa ottenuto.
4. Le disposizioni del comma 3 trovano applicazione fino al compimento di un anno di et� del figlio della lavoratrice o del lavoratore in congedo o per un anno dall'accoglienza del minore adottato o in affidamento.
5. Nelle aziende in cui operano lavoratrici autonome di cui al Capo XI, � possibile procedere, in caso di maternit� delle suddette lavoratrici, e comunque entro il primo anno di et� del bambino o nel primo anno di accoglienza del minore adottato o in affidamento, all'assunzione di personale a tempo determinato e di personale temporaneo, per un periodo massimo di dodici mesi, con le medesime agevolazioni di cui al comma 3.
Art. 5 - Anticipazione del trattamento di fine rapporto
1. Durante i periodi di fruizione dei congedi di cui all'articolo 32, il trattamento di fine rapporto pu� essere anticipato ai fini del sostegno economico, ai sensi dell'articolo 7 della legge 8 marzo 2000, n. 53. Gli statuti delle forme pensionistiche complementari di cui al decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, e successive modificazioni, possono prevedere la possibilit� di conseguire tale anticipazione.
Art. 6 - Tutela della sicurezza e della salute
1. Il presente Capo prescrive misure per la tutela della sicurezza e della salute delle lavoratrici durante il periodo di gravidanza e fino a sette mesi di et� del figlio, che hanno informato il datore di lavoro del proprio stato, conformemente alle disposizioni vigenti, fatto salvo quanto previsto dal comma 2 dell�articolo 8.
2. La tutela si applica, altres�, alle lavoratrici che hanno ricevuto bambini in adozione o in affidamento, fino al compimento dei sette mesi di et�.
3. Salva l�ordinaria assistenza sanitaria e ospedaliera a carico del Servizio sanitario nazionale, le lavoratrici, durante la gravidanza, possono fruire presso le strutture sanitarie pubbliche o private accreditate, con esclusione dal costo delle prestazioni erogate, oltre che delle periodiche visite ostetrico/ginecologiche, della prestazioni specialistiche per la tutela della maternit�, in funzione preconcezionale e di prevenzione del rischio fetale, previste dal decreto del Ministro della sanit� di cui all�articolo 1, comma 5, lettera a), del decreto legislativo 29 aprile 1998, n. 124, purch� prescritte secondo le modalit� ivi indicate.
Art. 7 - Lavori vietati
(Legge 30 dicembre 1971, n. 1204, artt. 3, 30, comma 8, e 31, comma 1; Decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 645, art. 3; Legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 12, comma 3)
1. Ȓ vietato adibire le lavoratrici al trasporto e al sollevamento di pesi, nonch� ai lavori pericolosi, faticosi ed insalubri. I lavori pericolosi, faticosi ed insalubri sono indicati dall�articolo 5 del d.P.R. 25 novembre 1976, n. 1026, riportato nell�allegato A del presente testo unico. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministri della sanit� e per la solidariet� sociale, sentite le parti sociali, provvede ad aggiornare l'elenco di cui all�allegato A.
2. Tra i lavori pericolosi, faticosi ed insalubri sono inclusi quelli che comportano il rischio di esposizione agli agenti ed alle condizioni di lavoro, indicati nell�elenco di cui all'allegato B.
3. La lavoratrice � addetta ad altre mansioni per il periodo per il quale � previsto il divieto.
4. La lavoratrice �, altres�, spostata ad altre mansioni nei casi in cui i servizi ispettivi del Ministero del lavoro, d�ufficio o su istanza della lavoratrice, accertino che le condizioni di lavoro o ambientali sono pregiudizievoli alla salute della donna.
5. La lavoratrice adibita a mansioni inferiori a quelle abituali conserva la retribuzione corrispondente alle mansioni precedentemente svolte, nonch� la qualifica originale. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 13 della legge 20 maggio 1970, n. 300, qualora la lavoratrice sia adibita a mansioni equivalenti o superiori.
6. Quando la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni, il servizio ispettivo del Ministero del lavoro, competente per territorio, pu� disporre l�interdizione dal lavoro per tutto il periodo di cui al presente Capo, in attuazione di quanto previsto all�articolo 17.
7. L�inosservanza delle disposizioni contenute nei commi 1, 2, 3 e 4 � punita con l�arresto fino a sei mesi.
Art. 8 - Esposizione a radiazioni ionizzanti
1. Le donne, durante la gravidanza, non possono svolgere attivit� in zone classificate o, comunque, ad attivit� che potrebbero esporre il nascituro ad una dose che ecceda un millisievert durante il periodo della gravidanza.
2. E� fatto obbligo alle lavoratrici di comunicare al datore di lavoro il proprio stato di gravidanza, non appena accertato.
3. E� altres� vietato adibire le donne che allattano ad attivit� comportanti un rischio di contaminazione.
Art. 9 - Polizia di Stato, penitenziaria e municipale
1. Fermo restando quanto previsto dal presente Capo, durante la gravidanza � vietato adibire al lavoro operativo le appartenenti alla Polizia di Stato.
2. Per le appartenenti alla Polizia di Stato, gli accertamenti tecnico-sanitari previsti dal presente testo unico sono devoluti al servizio sanitario dell�Amministrazione della pubblica sicurezza, in conformit� all�art. 6, lett. z), della L. 23.12.1978, n. 833, e successive modificazioni.
Art. 10 - Personale militare femminile
1. Fatti salvi i periodi di divieto di adibire al lavoro le donne previsti agli articoli 16 e 17, comma 1, durante il periodo di gravidanza e fino a sette mesi successivi al parto il personale militare femminile non pu� svolgere incarichi pericolosi, faticosi ed insalubri, da determinarsi con decreti adottati, sentito il comitato consultivo di cui all'articolo 1, comma 3, della legge 20 ottobre 1999, n. 380, dal Ministro della difesa, di concerto con i Ministri del lavoro e della previdenza sociale e delle pari opportunit� per il personale delle Forze armate, nonch� con il Ministro dei trasporti e della navigazione per il personale delle capitanerie di porto, e dal Ministro delle finanze, di concerto con i Ministri del lavoro e della previdenza sociale e delle pari opportunit� per il personale del Corpo della guardia di finanza.
Art. 11 - Valutazione dei rischi
1. Fermo restando quanto stabilito dall'art. 7, commi 1 e 2, il datore di lavoro, nell'ambito ed agli effetti della valutazione di cui all'art. 4, comma 1, del decreto leg.vo 19.9.1994, n. 626, e successive modificazioni, valuta i rischi per la sicurezza e la salute delle lavoratrici, in particolare i rischi di esposizione ad agenti fisici, chimici o biologici, processi o condizioni di lavoro di cui all'allegato C, nel rispetto delle linee direttrici elaborate dalla Commissione dell�Unione europea, individuando le misure di prevenzione e protezione da adottare.
2. L'obbligo di informazione stabilito dall'articolo 21 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni, comprende quello di informare le lavoratrici ed i loro rappresentanti per la sicurezza sui risultati della valutazione e sulle conseguenti misure di protezione e di prevenzione adottate.
Art. 12 - Conseguenze della valutazione
1. Qualora i risultati della valutazione di cui all'articolo 11, comma 1, rivelino un rischio per la sicurezza e la salute delle lavoratrici, il datore di lavoro adotta le misure necessarie affinch� l'esposizione al rischio delle lavoratrici sia evitata, modificandone temporaneamente le condizioni o l'orario di lavoro.
2. Ove la modifica delle condizioni o dell'orario di lavoro non sia possibile per motivi organizzativi o produttivi, il datore di lavoro applica quanto stabilito dall'art. 7, commi 3, 4 e 5, dandone contestuale informazione scritta al servizio ispettivo del Ministero del lavoro competente per territorio, che pu� disporre l�interdizione dal lavoro per tutto il periodo di cui all�articolo 6, comma 1, in attuazione di quanto previsto all�articolo 17.
4. L�inosservanza della disposizione di cui al comma 1 � punita con la sanzione di cui all�art. 7, comma 7.
Art. 13 - Adeguamento alla disciplina comunitaria
(Decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 645, artt. 2 e 8)
1. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro della sanit�, sentita la Commissione consultiva permanente di cui all'articolo 26 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni, sono recepite le linee direttrici elaborate dalla Commissione dell'Unione europea, concernenti la valutazione degli agenti chimici, fisici e biologici, nonch� dei processi industriali ritenuti pericolosi per la sicurezza o la salute delle lavoratrici e riguardanti anche i movimenti, le posizioni di lavoro, la fatica mentale e fisica e gli altri disagi fisici e mentali connessi con l'attivit� svolta dalle predette lavoratrici.
2. Con la stessa procedura di cui al comma 1, si provvede ad adeguare ed integrare la disciplina contenuta nel decreto di cui al comma 1, nonch� a modificare ed integrare gli elenchi di cui agli allegati B e C, in conformit� alle modifiche alle linee direttrici e alle altre modifiche adottate in sede comunitaria.
Art. 14 - Controlli prenatali
Art. 15 - Disposizioni applicabili
1. Per quanto non diversamente previsto dal presente Capo, restano ferme le disposizioni recate dal decreto legislativo 19.9.1994, n. 626, e successive modificazioni, nonch� da ogni altra disposizione in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.
Art. 16 - Divieto di adibire al lavoro le donne
1. � vietato adibire al lavoro le donne:
a) durante i due mesi precedenti la data presunta del parto, salvo quanto previsto all�articolo 20;
c) durante i tre mesi dopo il parto, salvo quanto previsto all�articolo 20;
d) durante gli ulteriori giorni non goduti prima del parto, qualora il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta. Tali giorni sono aggiunti al periodo di congedo di maternit� dopo il parto.
Art. 17 - Estensione del divieto
(Legge 30 dicembre 1971, n. 1204, artt. 4, commi 2 e 3, 5, e 30, commi 6, 7, 9 e 10)
1. Il divieto � anticipato a tre mesi dalla data presunta del parto quando le lavoratrici sono occupate in lavori che, in relazione all'avanzato stato di gravidanza, siano da ritenersi gravosi o pregiudizievoli. Tali lavori sono determinati con propri decreti dal Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, sentite le organizzazioni sindacali nazionali maggiormente rappresentative. Fino all�emanazione del primo decreto ministeriale, l�anticipazione del divieto di lavoro � disposta dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro, competente per territorio.
2. Il servizio ispettivo del Ministero del lavoro pu� disporre, sulla base di accertamento medico, avvalendosi dei competenti organi del servizio sanitario nazionale, ai sensi degli articoli 2 e 7 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, l'interdizione dal lavoro delle lavoratrici in stato di gravidanza, fino al periodo di astensione di cui alla lettera a), comma 1, dell�articolo 16, o fino ai periodi di astensione di cui all�articolo 7, comma 6, e all�articolo 12, comma 2, per uno o pi� periodi, la cui durata sar� determinata dal servizio stesso, per i seguenti motivi:
3. L�astensione dal lavoro di cui alla lettera a) del comma 2 � disposta dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro, secondo le risultanze dell�accertamento medico ivi previsto. In ogni caso il provvedimento dovr� essere emanato entro sette giorni dalla ricezione dell'istanza della lavoratrice.
4. L�astensione dal lavoro di cui alle lettere b) e c) del comma 2 pu� essere disposta dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro, d�ufficio o su istanza della lavoratrice, qualora nel corso della propria attivit� di vigilanza constati l'esistenza delle condizioni che danno luogo all'astensione medesima.
5. I provvedimenti dei servizi ispettivi previsti dal presente articolo sono definitivi.
1. L'inosservanza delle disposizioni contenute negli articoli 16 e 17 � punita con l'arresto fino a sei mesi.
Art. 19 - Interruzione della gravidanza
1. L'interruzione della gravidanza, spontanea o volontaria, nei casi previsti dagli articoli 4, 5 e 6 della legge 22 maggio 1978, n. 194, � considerata a tutti gli effetti come malattia.
2. Ai sensi dell�articolo 17 della legge 22 maggio 1978, n. 194, la pena prevista per chiunque cagioni ad una donna, per colpa, l�interruzione della gravidanza o un parto prematuro � aumentata se il fatto � commesso con la violazione delle norme poste a tutela del lavoro.
Art. 20 - Flessibilit� del congedo di maternit�
1. Ferma restando la durata complessiva del congedo di maternit�, le lavoratrici hanno la facolt� di astenersi dal lavoro a partire dal mese precedente la data presunta del parto e nei quattro mesi successivi al parto, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro.
2. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministri della sanit� e per la solidariet� sociale, sentite le parti sociali, definisce con proprio decreto l'elenco dei lavori ai quali non si applicano le disposizioni del comma 1.
(Legge 30 dicembre 1971, n. 1204, artt. 4, comma 5, e 28)
1. Prima dell'inizio del periodo di divieto di lavoro di cui all�articolo 16, lettera a), le lavoratrici devono consegnare al datore di lavoro e all'istituto erogatore dell�indennit� di maternit� il certificato medico indicante la data presunta del parto. La data indicata nel certificato fa stato, nonostante qualsiasi errore di previsione.
2. La lavoratrice � tenuta a presentare, entro trenta giorni, il certificato di nascita del figlio, ovvero la dichiarazione sostitutiva, ai sensi dell�articolo 46 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.
Art. 22 - Trattamento economico e normativo
1. Le lavoratrici hanno diritto ad un'indennit� giornaliera pari all'80 per cento della retribuzione per tutto il periodo del congedo di maternit�, anche in attuazione degli articoli 7, comma 6, e 12, comma 2.
2. L�indennit� di maternit�, comprensiva di ogni altra indennit� spettante per malattia, � corrisposta con le modalit� di cui all'articolo 1, del decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33, e con gli stessi criteri previsti per l'erogazione delle prestazioni dell'assicurazione obbligatoria contro le malattie.
3. I periodi di congedo di maternit� devono essere computati nell'anzianit� di servizio a tutti gli effetti, compresi quelli relativi alla tredicesima mensilit� o alla gratifica natalizia e alle ferie.
4. I medesimi periodi non si computano ai fini del raggiungimento dei limiti di permanenza nelle liste di mobilit� di cui all�articolo 7 della legge 23 luglio 1991, n. 223, fermi restando i limiti temporali di fruizione dell�indennit� di mobilit�. I medesimi periodi si computano ai fini del raggiungimento del limite minimo di sei mesi di lavoro effettivamente prestato per poter beneficiare dell�indennit� di mobilit�.
5. Gli stessi periodi sono considerati, ai fini della progressione nella carriera, come attivit� lavorativa, quando i contratti collettivi non richiedano a tale scopo particolari requisiti.
6. Le ferie e le assenze eventualmente spettanti alla lavoratrice ad altro titolo non vanno godute contemporaneamente ai periodi di congedo di maternit�.
7. Non viene cancellata dalla lista di mobilit� ai sensi dell�articolo 9 della legge 23 luglio 1991, n. 223 la lavoratrice che, in periodo di congedo di maternit�, rifiuta l�offerta di lavoro, di impiego in opere o servizi di pubblica utilit�, ovvero l�avviamento a corsi di formazione professionale.
Art. 23 - Calcolo dell�indennit�
1. Agli effetti della determinazione della misura dell�indennit�, per retribuzione s'intende la retribuzione media globale giornaliera del periodo di paga quadrisettimanale o mensile scaduto ed immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha avuto inizio il congedo di maternit�.
2. Al suddetto importo va aggiunto il rateo giornaliero relativo alla gratifica natalizia o alla tredicesima mensilit� e agli altri premi o mensilit� o trattamenti accessori eventualmente erogati alla lavoratrice.
3. Concorrono a formare la retribuzione gli stessi elementi che vengono considerati agli effetti della determinazione delle prestazioni dell'assicurazione obbligatoria per le indennit� economiche di malattia.
4. Per retribuzione media globale giornaliera si intende l'importo che si ottiene dividendo per trenta l'importo totale della retribuzione del mese precedente a quello nel corso del quale ha avuto inizio il congedo. Qualora le lavoratrici non abbiano svolto l�intero periodo lavorativo mensile per sospensione del rapporto di lavoro con diritto alla conservazione del posto, per interruzione del rapporto
stesso o per recente assunzione si applica quanto previsto al comma 5, lettera c).
a) nei casi in cui, o per contratto di lavoro o per l�effettuazione di ore di lavoro straordinario, l'orario medio effettivamente praticato superi le otto ore giornaliere, l'importo che si ottiene dividendo l'ammontare complessivo degli emolumenti percepiti nel periodo di paga preso in considerazione per il numero dei giorni lavorati o comunque retribuiti;
b) nei casi in cui, o per esigenze organizzative contingenti dell'azienda o per particolari ragioni di carattere personale della lavoratrice, l'orario medio effettivamente praticato risulti inferiore a quello previsto dal contratto di lavoro della categoria, l'importo che si ottiene dividendo l'ammontare complessivo degli emolumenti percepiti nel periodo di paga preso in considerazione per il numero delle ore di lavoro effettuato e moltiplicando il quoziente ottenuto per il numero delle ore giornaliere di lavoro previste dal contratto stesso. Nei casi in cui i contratti di lavoro prevedano, nell'ambito di una settimana, un orario di lavoro identico per i primi 5 giorni della settimana e un orario ridotto per il 6� giorno, l'orario giornaliero � quello che si ottiene dividendo per sei il numero complessivo delle ore settimanali contrattualmente stabilite;
1. L'indennit� di maternit� � corrisposta anche nei casi di risoluzione del rapporto di lavoro previsti dall'articolo 54, comma 3, lettere b) e c), che si verifichino durante i periodi di congedo di maternit� previsti dagli articoli 16 e 17.
2. Le lavoratrici gestanti che si trovino, all'inizio del periodo di congedo di maternit�, sospese, assenti dal lavoro senza retribuzione, ovvero, disoccupate, sono ammesse al godimento dell'indennit� giornaliera di maternit� purch� tra l'inizio della sospensione, dall'assenza o della disoccupazione e quello di detto periodo non siano decorsi pi� di 60 giorni.
3. Ai fini del computo dei predetti 60 giorni, non si tiene conto delle assenze dovute a malattia o ad infortunio sul lavoro, accertate e riconosciute dagli enti gestori delle relative assicurazioni sociali, n� del periodo di congedo parentale o di congedo per la malattia del figlio fruito per una precedente maternit�, n� del periodo di assenza fruito per accudire minori in affidamento, n� del periodo di mancata prestazione lavorativa prevista dal contratto di lavoro a tempo parziale di tipo verticale.
4. Qualora il congedo di maternit� abbia inizio trascorsi 60 giorni dalla risoluzione del rapporto di lavoro e la lavoratrice si trovi, all'inizio del periodo di congedo stesso, disoccupata e in godimento dell'indennit� di disoccupazione, ha diritto all'indennit� giornaliera di maternit� anzich� all'indennit� ordinaria di disoccupazione.
5. La lavoratrice, che si trova nelle condizioni indicate nel comma 4, ma che non � in godimento della indennit� di disoccupazione perch� nell'ultimo biennio ha effettuato lavorazioni alle dipendenze di terzi non soggette all'obbligo dell'assicurazione contro la disoccupazione, ha diritto all'indennit� giornaliera di maternit�, purch� al momento dell�inizio del congedo di maternit� non siano trascorsi pi� di 180 giorni dalla data di risoluzione del rapporto e, nell'ultimo biennio che precede il suddetto periodo, risultino a suo favore, nell�assicurazione obbligatoria per le indennit� di maternit�, 26 contributi settimanali.
6. La lavoratrice che, nel caso di congedo di maternit� iniziato dopo 60 giorni dalla data di sospensione dal lavoro, si trovi, all'inizio del congedo stesso, sospesa e in godimento del trattamento di integrazione salariale a carico della Cassa integrazione guadagni, ha diritto, in luogo di tale trattamento, all'indennit� giornaliera di maternit�.
7. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche ai casi di fruizione dell�indennit� di mobilit� di cui all�articolo 7 della legge 23 luglio 1991, n. 223.
Art. 25 - Trattamento previdenziale
1. Per i periodi di congedo di maternit�, non � richiesta, in costanza di rapporto di lavoro, alcuna anzianit� contributiva pregressa ai fini dell�accreditamento dei contributi figurativi per il diritto alla pensione e per la determinazione della misura stessa.
2. In favore dei soggetti iscritti al fondo pensioni lavoratori dipendenti e alle forme di previdenza sostitutive ed esclusive dell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidit�, la vecchiaia e i superstiti, i periodi corrispondenti al congedo di maternit� di cui agli artt. 16 e 17, verificatisi al di fuori del rapporto di lavoro, sono considerati utili ai fini pensionistici, a condizione che il soggetto possa far valere, all'atto della domanda, almeno 5 anni di contribuzione versata in costanza di rapporto di lavoro. La contribuzione figurativa viene accreditata secondo le disposizioni di cui all'art. 8 della L. 23.4.1981, n. 155, con
effetto dal periodo in cui si colloca l'evento.
3. Per i soggetti iscritti al fondo pensioni lavoratori dipendenti ed ai fondi sostitutivi dell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidit�, la vecchiaia ed i superstiti, gli oneri derivanti dalle disposizioni di cui al comma 2 sono addebitati alla relativa gestione pensionistica. Per i soggetti iscritti ai fondi esclusivi dell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidit�, la vecchiaia ed i superstiti, gli oneri derivanti dalle disposizioni di cui al comma 2 sono posti a carico dell'ultima gestione pensionistica del quinquennio lavorativo richiesto nel medesimo comma.
Art. 26 - Adozioni e affidamenti
1. Il congedo di maternit� di cui alla lettera c), comma 1, dell�articolo 16 pu� essere richiesto dalla lavoratrice che abbia adottato, o che abbia ottenuto in affidamento un bambino di et� non superiore a sei anni all�atto dell�adozione o dell�affidamento.
2. Il congedo deve essere fruito durante i primi tre mesi successivi all�effettivo ingresso del bambino nella famiglia della lavoratrice.
Art. 27 - Adozioni e affidamenti preadottivi internazionali
(Legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 6, comma1; Legge 4 maggio 1983, n. 184, art. 31, comma 3, lett. n), e 39-quater, lett. a e c)
1. Nel caso di adozione e di affidamento preadottivo internazionali, disciplinati dal Titolo III della legge 4 maggio 1983, n. 184, e successive modificazioni, il congedo di maternit� di cui al comma 1 dell�articolo 26 spetta anche se il minore adottato o affidato abbia superato i sei anni e sino al compimento della maggiore et�.
2. Per l�adozione e l�affidamento preadottivo internazionali, la lavoratrice ha, altres�, diritto a fruire di un congedo di durata corrispondente al periodo di permanenza nello Stato straniero richiesto per l�adozione e l�affidamento. Il congedo non comporta indennit� n� retribuzione.
3. L�Ente autorizzato che ha ricevuto l�incarico di curare la procedura di adozione certifica la durata del congedo di cui al comma 1 dell�articolo 26, nonch� la durata del periodo di permanenza all�estero nel caso del congedo previsto al comma 2 del presente articolo.
Art. 28 - Congedo di paternit�
(Legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 6-bis, commi 1, 2)
1. Il padre lavoratore ha diritto di astenersi dal lavoro per tutta la durata del congedo di maternit� o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice, in caso di morte o di grave infermit� della madre ovvero di abbandono, nonch� in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre.
Art. 29 - Trattamento economico e normativo
1. Il trattamento economico e normativo � quello spettante ai sensi degli articoli 22 e 23.
1. Il trattamento previdenziale � quello previsto dall�articolo 25.
Art. 31 - Adozioni e affidamenti
2. Il congedo di cui all�articolo 27, comma 2, che non sia stato chiesto dalla lavoratrice, spetta, alle medesime condizioni, al lavoratore.
3. Al lavoratore, alle medesime condizioni previste dai commi 1 e 2, � riconosciuto il diritto di cui all�articolo 28.
Art. 32 - congedo parentale
(Legge 30 dicembre 1971, n. 1204, artt. 1, comma 4, e 7, commi 1, 2 e 3)
1. Per ogni bambino, nei primi suoi otto anni di vita, ciascun genitore ha diritto di astenersi dal lavoro secondo le modalit� stabilite dal presente articolo. I relativi congedi parentali dei genitori non possono complessivamente eccedere il limite di dieci mesi, fatto salvo il disposto del comma 2 del presente articolo. Nell'�mbito del predetto limite, il diritto di astenersi dal lavoro compete:
a) alla madre lavoratrice, trascorso il periodo di congedo di maternit� di cui al Capo III, per un periodo continuativo o frazionato non superiore a sei mesi;
2. Qualora il padre lavoratore eserciti il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a tre mesi, il limite complessivo dei congedi parentali dei genitori � elevato a undici mesi.
3. Ai fini dell'esercizio del diritto di cui al comma 1, il genitore � tenuto, salvo casi di oggettiva impossibilit�, a preavvisare il datore di lavoro secondo le modalit� e i criteri definiti dai contratti collettivi, e comunque con un periodo di preavviso non inferiore a quindici giorni.
4. Il congedo parentale spetta al genitore richiedente anche qualora l�altro genitore non ne abbia diritto.
Art. 33 - Prolungamento del congedo
1. La lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre di minore con handicap in situazione di gravit� accertata ai sensi dell'articolo 4, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, hanno diritto al prolungamento fino a tre anni del congedo parentale a condizione che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati.
2. In alternativa al prolungamento del congedo possono essere fruiti i riposi di cui all�articolo 42, comma 1.
3. Il congedo spetta al genitore richiedente anche qualora l�altro genitore non ne abbia diritto.
4. Resta fermo il diritto di fruire del congedo di cui all�articolo 32. Il prolungamento di cui al comma 1 decorre dal termine del periodo corrispondente alla durata massima del congedo parentale spettante al richiedente ai sensi dell�articolo 32.
Art. 34 - Trattamento economico e normativo
1. Per i periodi di congedo parentale di cui all�articolo 32 alle lavoratrici e ai lavoratori � dovuta fino al terzo anno di vita del bambino, un'indennit� pari al 30 per cento della retribuzione, per un periodo massimo complessivo tra i genitori di sei mesi. L�indennit� � calcolata secondo quanto previsto all�articolo 23, ad esclusione del comma 2 dello stesso.
2. Si applica il comma 1 per tutto il periodo di prolungamento del congedo di cui all�articolo 33.
3. Per i periodi di congedo parentale di cui all�articolo 32 ulteriori rispetto a quanto previsto ai commi 1 e 2 � dovuta un'indennit� pari al 30 per cento della retribuzione, a condizione che il reddito individuale dell'interessato sia inferiore a 2,5 volte l'importo del trattamento minimo di pensione a carico dell'assicurazione generale obbligatoria. Il reddito � determinato secondo i criteri previsti in materia di limiti reddituali per l�integrazione al minimo.
4. L�indennit� � corrisposta con le modalit� di cui all�articolo 22, comma 2.
5. I periodi di congedo parentale sono computati nell'anzianit� di servizio, esclusi gli effetti relativi alle ferie e alla tredicesima mensilit� o alla gratifica natalizia.
6. Si applica quanto previsto all�articolo 22, commi 4, 6 e 7.
Art. 35 - Trattamento previdenziale
(Legge 30 dicembre 1971, n. 1204, articolo 15, comma 2, lett. a e b; Decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 564, artt. 2, commi 2, 3 e 5)
1. I periodi di congedo parentale che danno diritto al trattamento economico e normativo di cui all�articolo 34, commi 1 e 2, sono coperti da contribuzione figurativa. Si applica quanto previsto al comma 1 dell�articolo 25.
2. I periodi di congedo parentale di cui all�articolo 34, comma 3, compresi quelli che non danno diritto al trattamento economico, sono coperti da contribuzione figurativa, attribuendo come valore retributivo per tale periodo il 200 per cento del valore massimo dell'assegno sociale, proporzionato ai periodi di riferimento, salva la facolt� di integrazione da parte dell'interessato, con riscatto ai sensi dell'art. 13 della legge 12 agosto 1962, n. 1338, ovvero con versamento dei relativi contributi secondo i criteri e le modalit� della prosecuzione volontaria.
5. Per i soggetti iscritti al fondo pensioni lavoratori dipendenti e alle forme di previdenza sostitutive ed esclusive dell�assicurazione generale obbligatoria per l�invalidit�, la vecchiaia e i superstiti, i periodi non coperti da assicurazione e corrispondenti a quelli che danno luogo al congedo parentale, collocati temporalmente al di fuori del rapporto di lavoro, possono essere riscattati, nella misura massima di cinque anni, con le modalit� di cui all'articolo 13 della legge 12 agosto 1962, n. 1338, e successive modificazioni, a condizione che i richiedenti possano far valere, all'atto della domanda, complessivamente almeno cinque anni di contribuzione versata in costanza di effettiva attivit� lavorativa.
Art. 36 - Adozioni e affidamenti
2. Il limite di et�, di cui all�articolo 34, comma 1, � elevato a sei anni. In ogni caso, il congedo parentale pu� essere fruito nei primi tre anni dall�ingresso del minore nel nucleo familiare.
3. Qualora, all�atto dell�adozione o dell�affidamento, il minore abbia un�et� compresa fra i sei e i dodici anni, il congedo parentale � fruito nei primi tre anni dall�ingresso del minore nel nucleo familiare.
Art. 37 - Adozioni e affidamenti preadottivi internazionali
(Legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 6, comma 2; Legge 4 maggio 1983, n. 184, art. 31, comma 3, lett. n, e 39-quater, lett. b)
1. In caso di adozione e di affidamento preadottivo internazionali si applicano le disposizioni dell�articolo 36.
2. L�Ente autorizzato che ha ricevuto l�incarico di curare la procedura di adozione certifica la durata del congedo parentale.
CAPO VI � RIPOSI, PERMESSI E CONGEDI
Art. 39 - Riposi giornalieri della madre
1. Il datore di lavoro deve consentire alle lavoratrici madri, durante il primo anno di vita del bambino, due periodi di riposo, anche cumulabili durante la giornata. Il riposo � uno solo quando l'orario giornaliero di lavoro � inferiore a sei ore.
3. I periodi di riposo sono di mezz'ora ciascuno quando la lavoratrice fruisca dell'asilo nido o di altra struttura idonea, istituiti dal datore di lavoro nell�unit� produttiva o nelle immediate vicinanze di essa.
Art. 40 - Riposi giornalieri del padre
d) in caso di morte o di grave infermit� della madre.
Art. 41 - Riposi per parti plurimi
1. In caso di parto plurimo, i periodi di riposo sono raddoppiati e le ore aggiuntive rispetto a quelle previste dall�articolo 39, comma 1, possono essere utilizzate anche dal padre.
Art. 42 - Riposi e permessi per i figli con handicap grave
(Legge 8 marzo 2000, n. 53, artt. 4, comma 4 bis, e 20)
1. Fino al compimento del terzo anno di vita del bambino con handicap in situazione di gravit� e in alternativa al prolungamento del periodo di congedo parentale, si applica l�art. 33, comma 2, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 relativo alle due ore di riposo giornaliero retribuito.
2. Successivamente al compimento del terzo anno di vita del bambino con handicap in situazione di gravit�, la lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre hanno diritto ai permessi di cui all�articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Detti permessi sono fruibili anche in maniera continuativa nell�ambito del mese.
3. Successivamente al raggiungimento della maggior et� del figlio con handicap in situazione di gravit�, la lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre hanno diritto ai permessi di cui all�articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Ai sensi dell�articolo 20 della legge 8 marzo 2000, n. 53, detti permessi, fruibili anche in maniera continuativa nell�ambito del mese, spettano a condizione che sussista convivenza con il figlio o, in assenza di convivenza, che l�assistenza al figlio sia continuativa ed esclusiva.
4. I riposi e i permessi, ai sensi dell�articolo 33, comma 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, possono essere cumulati con il congedo parentale ordinario e con il congedo per la malattia del figlio.
5. La lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre o, dopo la loro scomparsa, uno dei fratelli o sorelle conviventi di soggetto con handicap in situazione di gravit� di cui all�articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, accertata ai sensi dell�articolo 4, comma 1, della legge medesima da almeno cinque anni e che abbiano titolo a fruire dei benefici di cui
all�articolo 33, comma 1, del presente testo unico e all�articolo 33, commi 2 e 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, per l�assistenza del figlio, hanno diritto a fruire del congedo di cui al comma 2 dell�articolo 4 della legge 8 marzo 2000, n. 53 entro sessanta giorni dalla richiesta. Durante il periodo di congedo, il richiedente ha diritto a percepire un�indennit� corrispondente all�ultima retribuzione e il periodo medesimo � coperto da contribuzione figurativa; l�indennit� e la contribuzione figurativa spettano fino a un importo complessivo massimo di lire 70 milioni annue per il congedo di durata annuale. Detto importo � rivalutato annualmente, a decorrere dall�anno 2002, sulla base della variazione dell�indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. L�indennit� � corrisposta dal datore di lavoro secondo le modalit� previste per la corresponsione dei trattamenti economici di maternit�. I datori di lavoro privati, nella denuncia contributiva, detraggono l�importo dell�indennit� dall�ammontare dei contributi previdenziali dovuti all�ente previdenziale competente. Per i dipendenti dei predetti datori di lavoro privati, compresi quelli per i quali non � prevista l�assicurazione per le prestazioni di maternit�, l�indennit� di cui al presente comma � corrisposta con le modalit� di cui all�articolo 1 del decreto legge 30 dicembre 1979, n. 663, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33. Il congedo fruito ai sensi del presente comma alternativamente da entrambi i genitori non pu� superare la durata complessiva di due anni; durante il periodo di congedo entrambi i genitori non possono fruire dei benefici di cui all�articolo 33, comma 1, del presente testo unico e all�articolo 33, commi 2 e 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, fatte salve le disposizioni di cui ai commi 5 e 6 del medesimo articolo.
6. I riposi, i permessi e i congedi di cui al presente articolo spettano anche qualora l�altro genitore non ne abbia diritto.
Art. 43 - Trattamento economico e normativo
1. Per i riposi e i permessi di cui al presente Capo � dovuta un'indennit�, a carico dell�ente assicuratore, pari all'intero ammontare della retribuzione relativa ai riposi e ai permessi medesimi. L'indennit� � anticipata dal datore di lavoro ed � portata a conguaglio con gli apporti contributivi dovuti all'ente assicuratore.
2. Si applicano le disposizioni di cui all�articolo 34, comma 5.
Art. 44 - Trattamento previdenziale
(Legge 30 dicembre 1971, n. 1204, articolo 10, comma 5;
1. Ai periodi di riposo
di cui al presente Capo si applicano le disposizioni di cui all�art. 35, comma 2.
2. I tre giorni di permesso mensile di cui all�articolo 42, commi 2 e 3, sono coperti da contribuzione figurativa.
Art. 45 - Adozioni e affidamenti
2. Le disposizioni di cui all�articolo 42 si applicano anche in caso di adozione e di affidamento di soggetti con handicap in situazione di gravit�.
Art. 46 - Sanzioni
1. L�inosservanza delle disposizioni contenute negli articoli 39, 40 e 41 � punita con la sanzione amministrativa da lire un milione a lire cinque milioni.
Art. 47 - Congedo per la malattia del figlio
(Legge 30 dicembre 1971, n. 1204, artt. 1, comma 4, 7, comma 4, e 30, comma 5)
1. Entrambi i genitori, alternativamente, hanno diritto di astenersi dal lavoro per periodi corrispondenti alle malattie di ciascun figlio di et� non superiore a tre anni.
2. Ciascun genitore, alternativamente, ha altres� diritto di astenersi dal lavoro, nel limite di cinque giorni lavorativi all�anno, per le malattie di ogni figlio di et� compresa fra i 3 e gli 8 anni.
6. Il congedo spetta al genitore richiedente anche qualora l�altro genitore non ne abbia diritto.
Art. 48 - Trattamento economico e normativo
(Legge 30 dicembre 1971, n. 1204, artt. 7, comma 5)
1. I periodi di congedo per la malattia del figlio sono computati nell'anzianit� di servizio, esclusi gli effetti relativi alle ferie e alla tredicesima mensilit� o alla gratifica natalizia.
2. Si applica quanto previsto all�articolo 22, commi 4, 6 e 7.
Art. 49 - Trattamento previdenziale
1. Per i periodi di congedo per la malattia del figlio � dovuta la contribuzione figurativa fino al compimento del terzo anno di vita del bambino. Si applica quanto previsto all�articolo 25.
2. Successivamente al terzo anno di vita del bambino e fino al compimento dell'ottavo anno, � dovuta la copertura contributiva calcolata con le modalit� previste dall�articolo 35, comma 2.
3. Si applicano le disposizioni di cui all�articolo 35, commi 3, 4 e 5.
Art. 50 - Adozioni e affidamenti
2. Il limite di et�, di cui all�articolo 47, comma 1, � elevato a sei anni. Fino al compimento dell�ottavo anno di et� si applica la disposizione di cui al comma 2 del medesimo articolo.
3. Qualora, all�atto dell�adozione o dell�affidamento, il minore abbia un�et� compresa fra i sei e i dodici anni, il congedo per la malattia del bambino � fruito nei primi tre anni dall�ingresso del minore nel nucleo familiare alle condizioni previste dall�articolo 47, comma 2.
Art. 51 - Documentazione
1. Ai fini della fruizione del congedo di cui al presente Capo, la lavoratrice ed il lavoratore sono tenuti a presentare una dichiarazione rilasciata ai sensi dell�articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, attestante che l�altro genitore non sia in congedo negli stessi giorni per il medesimo motivo.
Art. 52 - Sanzioni
Art. 53 - Lavoro notturno
(Legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 5, commi 1 e 2, lettere a e b)
1. � vietato adibire le donne al lavoro, dalle ore 24 alle ore 6, dall'accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di un anno di et� del bambino.
a) la lavoratrice madre di un figlio di et� inferiore a tre anni o, in alternativa, il lavoratore padre convivente con la stessa;
b) la lavoratrice o il lavoratore che sia l'unico genitore affidatario di un figlio convivente di et� inferiore a dodici anni.
3. Ai sensi dell�articolo 5, comma 2, lettera c), della legge 9 dicembre 1977, n. 903, non sono altres� obbligati a prestare lavoro notturno la lavoratrice o il lavoratore che abbia a proprio carico un soggetto disabile ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e successive modificazioni
Art. 54 - Divieto di licenziamento
(Legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 2, commi 1,2, 3, 5, e art. 31, comma 2; Legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 6-bis, comma 4; Decreto legislativo 9 settembre 1994, n. 566, art. 2, comma 2;
1. Le lavoratrici non possono essere licenziate dall'inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione dal lavoro previsti dal Capo III, nonch� fino al compimento di un anno di et� del bambino.
2. Il divieto di licenziamento opera in connessione con lo stato oggettivo di gravidanza, e la lavoratrice, licenziata nel corso del periodo in cui opera il divieto, � tenuta a presentare al datore di lavoro idonea certificazione dalla quale risulti l'esistenza, all'epoca del licenziamento, delle condizioni che lo vietavano.
b) di cessazione dell'attivit� dell'azienda cui essa � addetta;
c) di ultimazione della prestazione per la quale la lavoratrice � stata assunta o di risoluzione del rapporto di lavoro per la scadenza del termine;
d) di esito negativo della prova; resta fermo il divieto di discriminazione di cui all�art. 4 della legge 10 aprile 1991, n. 125, e successive modificazioni.
4. Durante il periodo nel quale opera il divieto di licenziamento, la lavoratrice non pu� essere sospesa dal lavoro, salvo il caso che sia sospesa l'attivit� dell'azienda o del reparto cui essa � addetta, semprech� il reparto stesso abbia autonomia funzionale. La lavoratrice non pu� altres� essere collocata in mobilit� a seguito di licenziamento collettivo ai sensi della legge 23 luglio 1991, n. 223 e successive modificazioni, salva l'ipotesi di collocamento in mobilit� a seguito della cessazione dell�attivit� dell'azienda di cui al comma 3, lettera b).
5. Il licenziamento intimato alla lavoratrice in violazione delle disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3, � nullo.
6. E� altres� nullo il licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione del congedo parentale e per la malattia del bambino da parte della lavoratrice o del lavoratore.
7. In caso di fruizione del congedo di paternit�, di cui all�articolo 28, il divieto di licenziamento si applica anche al padre lavoratore per la durata del congedo stesso e si estende fino al compimento di un anno di et� del bambino. Si applicano le disposizioni del presente articolo, commi 3, 4 e 5.
8. L'inosservanza delle disposizioni contenute nel presente articolo � punita con la sanzione amministrativa da lire due milioni a lire cinque milioni. Non � ammesso il pagamento in misura ridotta di cui all�articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689.
9. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche in caso di adozione e di affidamento. Il divieto di licenziamento si applica fino a un anno dall�ingresso del minore nel nucleo familiare, in caso di fruizione del congedo di maternit� e di paternit�.
Art. 55 - Dimissioni
1. In caso di dimissioni volontarie presentate durante il periodo per cui � previsto, a norma dell�articolo 54, il divieto di licenziamento, la lavoratrice ha diritto alle indennit� previste da disposizioni di legge e contrattuali per il caso di licenziamento.
2. La disposizione di cui al comma 1 si applica al padre lavoratore che ha fruito del congedo di paternit�.
3. La disposizione di cui al comma 1 si applica anche nel caso di adozione e di affidamento, entro un anno dall�ingresso del minore nel nucleo familiare.
4. La richiesta di dimissioni presentata dalla lavoratrice, durante il periodo di gravidanza, e dalla lavoratrice o dal lavoratore durante il primo anno di vita del bambino o nel primo anno di accoglienza del minore adottato o in affidamento, deve essere convalidata dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro, competente per territorio. A detta convalida � condizionata la risoluzione del rapporto di lavoro.
1. Al termine dei periodi di divieto di lavoro previsti dal Capo II e III, le lavoratrici hanno diritto di conservare il posto di lavoro e, salvo che espressamente vi rinuncino, di rientrare nella stessa unit� produttiva ove erano occupate all'inizio del periodo di gravidanza o in altra ubicata nel medesimo comune, e di permanervi fino al compimento di un anno di et� del bambino; hanno altres� diritto di essere adibite alle mansioni da ultimo svolte o a mansioni equivalenti.
2. La disposizione di cui al comma 1 si applica anche al lavoratore al rientro al lavoro dopo la fruizione del congedo di paternit�.
3. Negli altri casi di congedo, di permesso o di riposo disciplinati dal presente testo unico, la lavoratrice e il lavoratore hanno diritto alla conservazione del posto di lavoro e, salvo che espressamente vi rinuncino, al rientro nella stessa unit� produttiva ove erano occupati al momento della richiesta, o in altra ubicata nel medesimo comune; hanno altres� diritto di essere adibiti alle mansioni da ultimo svolte o a mansioni equivalenti.
4. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche in caso di adozione e di affidamento. Le disposizioni di cui al comma 1 e 2 si applicano fino a un anno dall�ingresso del minore nel nucleo familiare.
4-bis. L'inosservanza delle disposizioni contenute nel presente articolo � punita con la sanzione amministrativa di cui all'articolo 54, comma 8. Non � ammesso il pagamento in misura ridotta di cui all'articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689.
Art. 57 - Rapporti di lavoro a termine nelle pubbliche amministrazioni
(Decreto legge 29 marzo 1991, n. 103, convertito dalla legge 1� giugno 1991, n. 166, art. 8)
1. Ferma restando la titolarit� del diritto ai congedi di cui al presente testo unico, alle lavoratrici e ai lavoratori assunti dalle amministrazioni pubbliche con contratto a tempo determinato, di cui alla legge 18 aprile 1962, n. 230, o utilizzati
con contratto di lavoro temporaneo, di cui alla legge 24 giugno 1997, n. 196, spetta il trattamento economico pari all�indennit� prevista dal presente testo unico per i congedi di maternit�, di paternit� e parentali, salvo che i relativi ordinamenti prevedano condizioni di migliore favore.
2. Alle lavoratrici e ai lavoratori di cui al comma 1 si applica altres� quanto previsto dall�articolo 24, con corresponsione del trattamento economico a cura dell�amministrazione pubblica presso cui si � svolto l�ultimo rapporto di lavoro.
Art. 58 - Personale militare
1. Le assenze dal servizio per motivi connessi allo stato di maternit�, disciplinate dal presente testo unico, non pregiudicano la posizione di stato giuridico del personale in servizio permanente delle Forze armate e del Corpo della guardia di finanza, salvo quanto previsto dal comma 2.
2. I periodi di congedo di maternit�, previsti dagli articoli 16 e 17, sono validi a tutti gli effetti ai fini dell'anzianit� di servizio. Gli stessi periodi sono computabili ai fini della progressione di carriera, salva la necessit� dell'effettivo compimento nonch� del completamento degli obblighi di comando, di attribuzioni specifiche, di servizio presso enti o reparti e di imbarco, previsti dalla normativa vigente.
3. Il personale militare che si assenta dal servizio per congedo parentale e per la malattia del figlio � posto in licenza straordinaria per motivi privati, equiparata a tutti gli effetti a quanto previsto agli articoli 32 e 47. Il periodo trascorso in tale licenza � computabile, ai fini della progressione di carriera, nei limiti previsti dalla disciplina vigente in materia di documenti caratteristici degli ufficiali, dei sottufficiali e dei militari di truppa dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica relativamente al periodo massimo di assenza che determina la fine del servizio.
Art. 59 - Lavoro stagionale
1. Le lavoratrici addette ad industrie e lavorazioni che diano luogo a disoccupazione stagionale, di cui alla tabella annessa al decreto ministeriale 30 novembre 1964, e successive modificazioni, le quali siano licenziate a norma della lettera b) del comma 3 dell�articolo 54, hanno diritto, per tutto il periodo in cui opera il divieto di licenziamento, semprech� non si trovino in periodo di congedo di maternit�, alla ripresa dell'attivit� lavorativa stagionale e alla precedenza nelle riassunzioni.
2. Alle lavoratrici e ai lavoratori stagionali si applicano le disposizioni dell�articolo 7 del decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 564 in materia contributiva.
3. Alle straniere titolari di permesso di soggiorno per lavoro stagionale � riconosciuta l�assicurazione di maternit�, ai sensi della lettera d), comma 1, dell�articolo 25 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.
Art. 60 - Lavoro a tempo parziale
1. In attuazione di quanto previsto dal decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 61 e, in particolare, del principio di non discriminazione, la lavoratrice e il lavoratore a tempo parziale beneficiano dei medesimi diritti di un dipendente a tempo pieno comparabile, per quanto riguarda la durata dei congedi previsti dal presente testo unico. Il relativo trattamento economico � riproporzionato in ragione della ridotta entit� della prestazione lavorativa.
2. Ove la lavoratrice o il lavoratore a tempo parziale e il datore di lavoro abbiano concordato la trasformazione del rapporto di lavoro in rapporto a tempo pieno per un periodo in parte coincidente con quello del congedo di maternit�, � assunta a riferimento la base di calcolo pi� favorevole della retribuzione, agli effetti di quanto previsto dall�articolo 23, comma 4.
3. Alle lavoratrici e ai lavoratori di cui al comma 1 si applicano le disposizioni dell�articolo 8 del decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 564 in materia contributiva.
Art. 61 - Lavoro a domicilio
(Legge 30 dicembre 1971, n. 1204, artt. 1, 13, 18, 22; Legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 3)
1. Le lavoratrici e i lavoratori a domicilio hanno diritto al congedo di maternit� e di paternit�. Si applicano le disposizioni di cui agli articoli 6, comma 3, 16, 17, 22, comma 3, e 54, ivi compreso il relativo trattamento economico e normativo.
2. Durante il periodo di congedo, spetta l'indennit� giornaliera di cui all�articolo 22, a carico dell�INPS, in misura pari all'80 per cento del salario medio contrattuale giornaliero, vigente nella provincia per i lavoratori interni, aventi qualifica operaia, della stessa industria.
3. Qualora, per l'assenza nella stessa provincia di industrie similari che occupano lavoratori interni, non possa farsi riferimento al salario contrattuale provinciale di cui al comma 2, si far� riferimento alla media dei salari contrattuali provinciali vigenti per la stessa industria nella regione, e, qualora anche ci� non fosse possibile, si far� riferimento alla media dei salari provinciali vigenti nella stessa industria nel territorio nazionale.
4. Per i settori di lavoro a domicilio per i quali non esistono corrispondenti industrie che occupano lavoratori interni, con apposito decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, sentite le organizzazioni sindacali interessate, si prender� a riferimento il salario medio contrattuale giornaliero vigente nella provincia per i lavoratori aventi qualifica operaia dell'industria che presenta maggiori caratteri di affinit�.
5. La corresponsione dell'indennit� di cui al comma 2 � subordinata alla condizione che, all'inizio del congedo di maternit�, la lavoratrice riconsegni al committente tutte le merci e il lavoro avuto in consegna, anche se non ultimato.
Art. 62 - Lavoro domestico
(Legge 30 dicembre 1971, n. 1204, artt. 1, 13, 19, 22; Legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 3)
1. Le lavoratrici e i lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari hanno diritto al congedo di maternit� e di paternit�. Si applicano le disposizioni di cui agli articoli 6, comma 3, 16, 17, 22, comma 3 e 6, ivi compreso il relativo trattamento economico e normativo.
2. Per il personale addetto ai servizi domestici familiari, l'indennit� di cui all'articolo 22 ed il relativo finanziamento sono regolati secondo le modalit� e le disposizioni stabilite dal decreto del Presidente della Repubblica 31 dicembre 1971, n. 1403.
Art. 63 - Lavoro in agricoltura
Decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito dalla legge 11 novembre 1983, n. 638, art. 5; Decreto legislativo 16 aprile 1997, n. 146, art. 4; Legge 17 maggio 1999, n. 144, art. 45, comma 21)
1. Le prestazioni di maternit� e di paternit� di cui alle presenti disposizioni per le lavoratrici e i lavoratori agricoli a tempo indeterminato sono corrisposte, ferme restando le modalit� erogative di cui all�articolo 1, comma 6 del decreto legge 30 dicembre 1979, n. 663, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33, con gli stessi criteri previsti per i lavoratori dell�industria.
2. Le lavoratrici e i lavoratori agricoli con contratto a tempo determinato iscritti o aventi diritto all�iscrizione negli elenchi nominativi di cui all'articolo 7, n. 5), del decreto legge 3 febbraio 1970, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 1970, n. 83, hanno diritto alle prestazioni di maternit� e di paternit� a condizione che risultino iscritti nei predetti elenchi nell'anno precedente per almeno 51 giornate.
3. E� consentita l�ammissione delle lavoratrici e dei lavoratori alle prestazioni di maternit� e di paternit�, mediante certificazione di iscrizione d�urgenza negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli, ai sensi dell�articolo 4, comma 4, del decreto legislativo luogotenenziale 9 aprile 1946, n. 212, e successive modificazioni.
5. Per le lavoratrici e i lavoratori agricoli a tempo determinato, esclusi quelli di cui al comma 6, le prestazioni per i congedi, riposi e permessi sono determinate sulla base della retribuzione fissata secondo le modalit� di cui all�articolo 28 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488, ai sensi dell�articolo 3 della legge 8 agosto 1972, n. 457.
6. Per le lavoratrici e i lavoratori agricoli di cui al comma 2 il salario medio convenzionale determinato con decreto del Ministero del lavoro e della previdenza sociale e rilevato nel 1995, resta fermo, ai fini della contribuzione e delle prestazioni temporanee, fino a quando il suo importo per le singole qualifiche degli operai agricoli non sia superato da quello spettante nelle singole province in applicazione dei contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. A decorrere da tale momento trova applicazione l�articolo 1, comma 1, del decreto legge 9 ottobre 1989, n. 338, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 dicembre 1989, n. 389, e successive modificazioni.
7. Per le lavoratrici e i lavoratori agricoli compartecipanti e piccoli coloni l�ammontare della retribuzione media � stabilito in misura pari a quella di cui al comma 5.
Art. 64 - Lavoratrici iscritte alla gestione separata di cui
all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335
1. In materia di tutela della maternit�, alle lavoratrici di cui all�articolo 2, comma 26 della legge 8 agosto 1995, n. 335, non iscritte ad altre forme obbligatorie, si applicano le disposizioni di cui al comma 16 dell�articolo 59 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni.
2. Ai sensi del comma 12 dell�articolo 80 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, la tutela della maternit� prevista dalla disposizione di cui al comma 16, quarto periodo, dell�articolo 59 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, avviene nelle forme e con le modalit� previste per il lavoro dipendente. A tal fine, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, � disciplinata tale estensione nei limiti delle risorse rinvenienti dallo specifico gettito contributivo. Fino ad eventuali modifiche apportate con il predetto provvedimento, si applica il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, del 4 aprile 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 136 del 12 giugno 2002.
Art. 65 - Attivit� socialmente utili
(Decreto legislativo 1� dicembre 1997, n. 468, art. 8, comma 3, 15, 16 e 17; Decreto legislativo 28 febbraio 2000, n. 81, artt. 4 e 10)
1. Le lavoratrici e i lavoratori di cui al decreto legislativo 1� dicembre 1997, n. 468, e successive modificazioni, impegnati in attivit� socialmente utili hanno diritto al congedo di maternit� e di paternit�. Alle lavoratrici si applica altres� la disciplina di cui all�articolo 17 del presente testo unico.
2. Alle lavoratrici e ai lavoratori di cui al comma 1, che non possono vantare una precedente copertura assicurativa ai sensi dell�articolo 24, per i periodi di congedo di maternit� e di paternit�, viene corrisposta dall�INPS un�indennit� pari all�80 per cento dell�importo dell�assegno previsto dall�articolo 8, comma 3, del decreto legislativo 1� dicembre 1997, n. 468. I conseguenti oneri sono rimborsati, annualmente, tramite rendiconto dell�INPS, a carico del Fondo per l�occupazione di cui all�articolo 1, comma 7, del decreto legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236 o del soggetto finanziatore dell�attivit� socialmente utile.
3. Alle lavoratrici e ai lavoratori viene riconosciuto il diritto a partecipare alle medesime attivit� socialmente utili ancora in corso o prorogate al termine del periodo di congedo di maternit� e di paternit�.
4. Alle lavoratrici e ai lavoratori impegnati a tempo pieno in lavori socialmente utili sono riconosciuti, senza riduzione dell�assegno, i riposi di cui agli articoli 39 e 40.
5. L�assegno � erogato anche per i permessi di cui all�articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, anche ai sensi di quanto previsto all�articolo 42, commi 2, 3 e 6, del presente testo unico.
Art. 66 - Indennit� di maternit� per le lavoratrici autonome e le imprenditrici agricole
1. Alle lavoratrici autonome, coltivatrici dirette, mezzadre e colone, artigiane ed esercenti attivit� commerciali di cui alle leggi 26 ottobre 1957, n. 1047, 4 luglio 1959, n. 463, e 22 luglio 1966, n. 613, e alle imprenditrici agricole a titolo principale, � corrisposta un�indennit� giornaliera per il periodo di gravidanza e per quello successivo al parto calcolata ai sensi dell�articolo 68.
Art. 67 - Modalit� di erogazione
1. L'indennit� di cui all'articolo 66 viene erogata dall'INPS a seguito di apposita domanda in carta libera, corredata da un certificato medico rilasciato dalla azienda sanitaria locale competente per territorio, attestante la data di inizio della gravidanza e quella presunta del parto ovvero dell'interruzione della gravidanza spontanea o volontaria ai sensi della legge 22 maggio 1978, n. 194.
2. In caso di adozione o di affidamento, l'indennit� di maternit� di cui all'articolo 66 spetta, sulla base di idonea documentazione, per tre mesi successivi all'effettivo ingresso del bambino nella famiglia a condizione che questo non abbia superato i sei anni di et�, secondo quanto previsto all�articolo 26, o i 18 anni di et�, secondo quanto previsto all�articolo 27.
3. L�INPS provvede d'ufficio agli accertamenti amministrativi necessari.
Art. 68 - Misura dell�indennit�
(Legge 29 dicembre 1987, n. 546, art. 3, 4 e 5)
1. Alle coltivatrici dirette, colone e mezzadre e alle imprenditrici agricole � corrisposta, per i due mesi antecedenti la data del parto e per i tre mesi successivi alla stessa, un�indennit� giornaliera pari all'80 per cento della retribuzione minima giornaliera per gli operai agricoli a tempo indeterminato, come prevista dall'articolo 14, comma 7, del decreto legge 22 dicembre 1981, n. 791, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1982, n. 54, in relazione all'anno precedente il parto.
2. Alle lavoratrici autonome, artigiane ed esercenti attivit� commerciali � corrisposta, per i due mesi antecedenti la data del parto e per i tre mesi successivi alla stessa data effettiva del parto, un�indennit� giornaliera pari all'80 per cento del salario minimo giornaliero stabilito dall'articolo 1 del decreto legge 29 luglio 1981, n. 402, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 settembre 1981, n. 537, nella misura risultante, per la qualifica di impiegato, dalla tabella A e dai successivi decreti ministeriali di cui al secondo comma del medesimo articolo 1.
3. In caso di interruzione della gravidanza, spontanea o volontaria, nei casi previsti dagli articoli 4, 5 e 6 della legge 22 maggio 1978, n. 194, verificatasi non prima del terzo mese di gravidanza, su certificazione medica rilasciata dall'azienda sanitaria locale competente per territorio, � corrisposta un�indennit� giornaliera calcolata ai sensi dei commi 1 e 2 per un periodo di trenta giorni.
Art. 69 - Congedo parentale
1. Alle lavoratrici di cui al presente Capo, madri di bambini nati a decorrere dal 1� gennaio 2000, � esteso il diritto al congedo parentale di cui all�articolo 32, compresi il relativo trattamento economico e il trattamento previdenziale di cui all�articolo 35, limitatamente ad un periodo di tre mesi, entro il primo anno di vita del bambino.
Art. 70 - Indennit� di maternit� per le libere professioniste
1. Alle libere professioniste, iscritte
ad un ente che gestisce forme obbligatorie di previdenza di cui alla tabella D allegata al presente testo unico, � corrisposta un'indennit� di maternit� per i due mesi antecedenti la data del parto e i tre mesi successivi alla stessa.
2. L�indennit� di cui al comma 1 viene corrisposta in misura pari all'80 per cento di cinque dodicesimi del reddito percepito e denunciato ai fini fiscali dalla libera professionista nel secondo anno precedente a quello della domanda.
3. In ogni caso l'indennit� di cui al comma 1 non pu� essere inferiore a cinque mensilit� di retribuzione calcolata nella misura pari all'80 per cento del salario minimo giornaliero stabilito dall'articolo 1 del decreto legge 29 luglio 1981, n. 402, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 settembre 1981, n. 537, e successive modificazioni, nella misura risultante, per la qualifica di impiegato, dalla tabella A e dai successivi decreti ministeriali di cui al secondo comma del medesimo articolo.
Art. 71 - Termini e modalit� della domanda
1. L'indennit� di cui all'articolo 70 � corrisposta, indipendentemente dall�effettiva astensione dall�attivit�,
dal competente ente che gestisce forme obbligatorie di previdenza in favore dei liberi professionisti, a seguito di apposita domanda presentata dall'interessata a partire dal compimento del sesto mese di gravidanza ed entro il termine perentorio di centottanta giorni dal parto.
2. La domanda, in carta libera, deve essere corredata da certificato medico comprovante la data di inizio della gravidanza e quella presunta del parto, nonch� dalla dichiarazione redatta ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, attestante l'inesistenza del diritto alle indennit� di maternit� di cui al Capo III, al Capo X e al Capo XI.
3. L'indennit� di maternit� spetta in misura intera anche nel caso in cui, dopo il compimento del sesto mese di gravidanza, questa sia interrotta per motivi spontanei o volontari, nei casi previsti dagli articoli 4, 5 e 6 della legge 22 maggio 1978, n. 194.
Art. 72 - Adozioni e affidamenti
1. L'indennit� di cui all'articolo 70 spetta altres� per l'ingresso del bambino adottato o affidato, a condizione che non abbia superato i sei anni di et�.
2. La domanda, in carta libera, deve essere presentata dalla madre al competente ente che gestisce forme obbligatorie di previdenza in favore dei liberi professionisti entro il termine perentorio di centottanta giorni dall'ingresso del bambino e deve essere corredata da idonee dichiarazioni, ai sensi del d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, attestanti l'inesistenza del diritto a indennit� di maternit� per qualsiasi altro titolo e la data di effettivo ingresso del bambino nella famiglia.
Art. 73 - Indennit� in caso di interruzione della gravidanza
1. In caso di interruzione della gravidanza, spontanea o volontaria, nei casi previsti dagli articoli 4, 5 e 6 della legge 22.5.1978, n. 194, verificatasi non prima del terzo mese di gravidanza, l'indennit� di cui all'articolo 70 � corrisposta nella misura pari all'80 per cento di una mensilit� del reddito o della retribuzione determinati ai sensi dei commi 2 e 3 del citato art. 70.
2. La domanda deve essere corredata da certificato medico, rilasciato dalla USL che ha fornito le prestazioni sanitarie, comprovante il giorno dell'avvenuta interruzione della gravidanza, spontanea o volontaria, ai sensi della legge 22 maggio 1978, n. 194, e deve essere presentata al competente ente che gestisce forme obbligatorie di previdenza in favore dei liberi professionisti entro il termine perentorio di centottanta giorni dalla data dell'interruzione della gravidanza.
Art. 74 - Assegno di maternit� di base
1. Per ogni figlio nato dal 1� gennaio 2001, o per ogni minore in affidamento preadottivo o in adozione senza affidamento dalla stessa data, alle donne residenti, cittadine italiane o comunitarie o in possesso di carta di soggiorno ai sensi dell�articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, che non beneficiano dell�indennit� di cui agli articoli 22, 66 e 70 del presente testo unico, � concesso un assegno di maternit� pari a complessive lire 2.500.000.
2. Ai trattamenti di maternit� corrispondono anche i trattamenti economici di maternit� corrisposti da datori di lavoro non tenuti al versamento dei contributi di maternit�.
3. L'assegno � concesso dai comuni nella misura prevista alla data del parto, alle condizioni di cui al comma 4. I comuni provvedono ad informare gli interessati invitandoli a certificare il possesso dei requisiti all'atto dell'iscrizione all'anagrafe comunale dei nuovi nati.
4. L�assegno di maternit� di cui al comma 1, nonch� l'integrazione di cui al comma 6, spetta qualora il nucleo familiare di appartenenza della madre risulti in possesso di risorse economiche non superiori ai valori dell'indicatore della situazione economica (ISE), di cui al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, tabella 1, pari a lire 50 milioni annue con riferimento a nuclei familiari con tre componenti.
5. Per nuclei familiari con diversa composizione detto requisito economico � riparametrato sulla base della scala di equivalenza prevista dal predetto decreto legislativo n. 109 del 1998, tenendo anche conto delle maggiorazioni ivi previste.
6. Qualora il trattamento della maternit� corrisposto alle lavoratrici che godono di forme di tutela economica della maternit� diverse dall'assegno istituito al comma 1 risulti inferiore all'importo di cui al medesimo comma 1, le lavoratrici interessate possono avanzare ai comuni richiesta per la concessione della quota differenziale.
7. L�importo dell'assegno � rivalutato al 1� gennaio di ogni anno, sulla base della variazione dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati calcolato dall�ISTAT.
8. L'assegno di cui al comma 1, ferma restando la titolarit� concessiva in capo ai comuni, � erogato dall�INPS sulla base dei dati forniti dai comuni, secondo modalit� da definire nell'ambito dei decreti di cui al comma 9.
9. Con uno o pi� decreti del Ministro per la solidariet� sociale, di concerto con i Ministri del lavoro e della previdenza sociale e del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, sono emanate le necessarie disposizioni regolamentari per l'attuazione del presente articolo.
10. Con tali decreti sono disciplinati i casi nei quali l�assegno, se non ancora concesso o erogato, pu� essere corrisposto al padre o all'adottante del minore.
11. Per i procedimenti di concessione dell�assegno di maternit� relativi ai figli nati dal 2 luglio 1999 al 30 giugno 2000 continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all�articolo 66 della legge 23 dicembre 1998, n. 448. Per i procedimenti di concessione dell�assegno di maternit� relativi ai figli nati dal 1� luglio 2000 al 31 dicembre 2000 continuano ad applicarsi le disposizioni di cui al comma 12 dell�articolo 49 della legge 23 dicembre 1999, n. 488.
Art. 75 - Assegno di maternit� per lavori atipici e discontinui
1. Alle donne residenti, cittadine italiane o comunitarie ovvero in possesso di carta di soggiorno ai sensi dell'articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, per le quali sono in atto o sono stati versati contributi per la tutela previdenziale obbligatoria della maternit�, � corrisposto, per ogni figlio nato, o per ogni minore in affidamento preadottivo o in adozione senza affidamento dal 2 luglio 2000, un assegno di importo complessivo pari a lire 3 milioni, per l'intero nel caso in cui non beneficiano dell�indennit� di cui agli articoli 22, 66 e 70 del presente testo unico, ovvero per la quota differenziale rispetto alla prestazione complessiva in godimento se questa risulta inferiore, quando si verifica uno dei seguenti casi:
a) quando la donna lavoratrice ha in corso di godimento una qualsiasi forma di tutela previdenziale o economica della maternit� e possa far valere almeno tre mesi di contribuzione nel periodo che va dai diciotto ai nove mesi antecedenti alla nascita o all'effettivo ingresso del minore nel nucleo familiare;
b) qualora il periodo intercorrente tra la data della perdita del diritto a prestazioni previdenziali o assistenziali derivanti dallo svolgimento, per almeno tre mesi, di attivit� lavorativa, cos� come individuate con i decreti di cui al comma 5, e la data della nascita o dell'effettivo ingresso del minore nel nucleo familiare, non sia superiore a quello del godimento di tali prestazioni, e comunque non sia superiore a nove mesi. Con i medesimi decreti � altres� definita la data di inizio del predetto periodo nei casi in cui questa non risulti esattamente individuabile;
3. L'assegno di cui al comma 1 � concesso ed erogato dall'INPS, a domanda dell'interessata, da presentare in carta semplice nel termine perentorio di sei mesi dalla nascita o dall'effettivo ingresso del minore nel nucleo familiare.
4. L'importo dell'assegno � rivalutato al 1� gennaio di ogni anno, sulla base della variazione dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati calcolato dall'ISTAT.
5. Con i decreti di cui al comma 6 sono disciplinati i casi nei quali l�assegno, se non ancora concesso o erogato, pu� essere corrisposto al padre o all'adottante del minore.
6. Con uno o pi� decreti del Ministro per la solidariet� sociale, di concerto con i Ministri del lavoro e della previdenza sociale e del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, sono emanate le disposizioni regolamentari necessarie per l'attuazione del presente articolo.
Art. 76 - Documentazione
(Legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 29 e 30, commi 2, 3 e 4)
2. Qualora i certificati siano redatti da medici diversi da quelli di cui al comma 1, il datore di lavoro o l'istituto presso il quale la lavoratrice � assicurata per il trattamento di maternit� hanno facolt� di accettare i certificati stessi ovvero di richiederne la regolarizzazione alla lavoratrice interessata.
3. I medici dei servizi ispettivi del Ministero del lavoro hanno facolt� di controllo.
Art. 77 - Vigilanza
(Legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 30, comma 1, e 31, comma 4)
1. L�autorit� competente a ricevere il rapporto per le violazioni amministrative previste dal presente testo unico e ad emettere l�ordinanza di ingiunzione � il servizio ispettivo del Ministero del lavoro, competente per territorio.
2. La vigilanza sul presente testo unico, ad eccezione dei Capi XI, XII e XIII, � demandata al Ministero del lavoro e della previdenza sociale che la esercita
attraverso i servizi ispettivi.
Art. 78 - Riduzione degli oneri di maternit�
1. Con riferimento ai parti, alle adozioni o agli affidamenti intervenuti successivamente al 1� luglio 2000 per i quali � riconosciuta dal vigente ordinamento la tutela previdenziale obbligatoria, il complessivo importo della prestazione dovuta se inferiore a lire 3 milioni, ovvero una quota fino a lire 3 milioni se il predetto complessivo importo risulta pari o superiore a tale valore, � posto a carico del bilancio dello Stato. Conseguentemente, e, quanto agli anni successivi al 2001, subordinatamente all'adozione dei decreti di cui al comma 2 dell�articolo 49 della legge 23 dicembre 1999, n. 488, sono ridotti gli oneri contributivi per maternit�, a carico dei datori di lavoro, per 0,20 punti percentuali.
2. Gli oneri contributivi per maternit�, a carico dei datori di lavoro del settore dei pubblici servizi di trasporto e nel settore elettrico, sono ridotti dello 0,57 per cento.
3. L'importo della quota di cui al comma 1 � rivalutato al 1� gennaio di ogni anno, sulla base della variazione dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati calcolato dall'ISTAT.
Art. 79 - Oneri contributivi nel lavoro subordinato privato
1. Per la copertura degli oneri derivanti dalle disposizioni di cui al presente testo unico relativi alle lavoratrici e ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato privato e in attuazione della riduzione degli oneri di cui all�articolo 78, � dovuto dai datori di lavoro un contributo sulle retribuzioni di tutti i lavoratori dipendenti nelle seguenti misure:
a) dello 0,46 per cento sulla retribuzione per il settore dell'industria, dell�artigianato, marittimi, spettacolo;
d) dello 0,03 per cento per gli operai agricoli e dello 0,43 per cento per gli impiegati agricoli. Il contributo � calcolato, per gli operai a tempo indeterminato secondo le disposizioni di cui al decreto legge 22 dicembre 1981, n. 791, convertito dalla legge 26 febbraio 1982, n. 54; per gli operai agricoli a tempo determinato secondo le disposizioni del decreto legislativo 16 aprile 1997, n. 146; e per i piccoli coloni e compartecipanti familiari prendendo a riferimento i salari medi convenzionali di cui all�articolo 28 del d.P.R. 27 aprile 1968, n. 488;
2. Per gli apprendisti � dovuto un contributo di lire 32 settimanali.
3. Per i giornalisti iscritti all'Istituto nazionale di previdenza per i giornalisti italiani "Giovanni Amendola" � dovuto un contributo pari allo 0,65 per cento della retribuzione.
5. Con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, di concerto con quello per il tesoro, la misura dei contributi stabiliti dal presente articolo pu� essere modificata in relazione alle effettive esigenze delle relative gestioni.
Art. 80 - Oneri derivanti dall�assegno di maternit� di base
(Legge 23 dicembre 1998, n. 448, art. 66, commi 5 e 5 bis)
1. Per il finanziamento dell�assegno di maternit� di cui all�articolo 74, � istituito un Fondo presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, la cui dotazione � stabilita in lire 25 miliardi per l'anno 1999, in lire 125 miliardi per l'anno 2000 e in lire 150 miliardi a decorrere dall'anno 2001.
Art. 81 - Oneri derivanti dall�assegno di maternit� per lavori atipici e discontinui
(Legge 23 dicembre 1999, n. 488, art. 49, commi 9)
1. L'assegno di cui all�articolo 75 � posto a carico dello Stato.
Art. 82 - Oneri derivanti dal trattamento di maternit� delle lavoratrici autonome
(Legge 29 dicembre 1987, n. 546, art. 6, 7 e 8; Legge 23 dicembre 1999, n. 488, art. 49, c.1)
1. Alla copertura degli oneri derivanti dall'applicazione del Capo XI, si provvede con un contributo annuo di lire 14.500 per ogni iscritto all'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidit�, vecchiaia e superstiti per le gestioni dei coltivatori diretti, coloni e mezzadri, artigiani ed esercenti attivit� commerciali.
2. Al fine di assicurare l'equilibrio delle singole gestioni previdenziali, il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro, sentito il consiglio di amministrazione dell'INPS, con proprio decreto stabilisce le variazioni dei contributi di cui al comma 1, in misura percentuale uguale alle variazioni delle corrispettive indennit�.
Art. 83 - Oneri derivanti dal trattamento di maternit� delle libere professioniste
1. Alla copertura degli oneri derivanti dall'applicazione del Capo XII, si provvede con un contributo annuo a carico di ogni iscritto a casse di previdenza e assistenza per i liberi professionisti. Il contributo � annualmente rivalutato con lo stesso indice di aumento dei contributi dovuti in misura fissa di cui all'articolo 22 della legge 3 giugno 1975, n. 160, e successive modificazioni.
2. A seguito della riduzione degli oneri di maternit� di cui all'articolo 78, per gli enti comunque denominati che gestiscono forme obbligatorie di previdenza in favore dei liberi professionisti, la ridefinizione dei contributi dovuti dagli iscritti ai fini del trattamento di maternit� avviene mediante delibera degli enti medesimi, approvata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, nonch� con gli altri Ministeri rispettivamente competenti ad esercitare la vigilanza sul relativo ente.
Art. 84 - Oneri derivanti dal trattamento di maternit� delle collaboratrici coordinate e continuative
1. Per i soggetti che non risultano iscritti ad altre forme obbligatorie, il contributo alla gestione separata di cui all�articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, � elevato di un�ulteriore aliquota contributiva pari a 0,5 punti percentuali per il finanziamento dell�onere derivante dall�estensione agli stessi anche della tutela relativa alla maternit�.
1. Restano in vigore, in particolare, le seguenti disposizioni legislative, fatte salve le disapplicazioni disposte dai contratti collettivi ai sensi dell�articolo 72, comma 1, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29:
a) l�articolo 41 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3;
b) l�articolo 157-sexies del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, come sostituito dall�articolo 1 del decreto legislativo 7 aprile 2000, n. 103;
c) l�articolo 3 della legge 8 agosto 1972, n. 457;
d) l�articolo 10 della legge 18 maggio 1973, n. 304;
e) la lettera c) del comma 2 dell�articolo 5 della legge 9 dicembre 1977, n. 903;
f) l�articolo 74 della legge 23 dicembre 1978, n. 833;
g) l�articolo 1 del decreto legge 30 dicembre 1979, n. 663, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33;
h) il comma 2 dell�articolo 54 della legge 1� aprile 1981, n. 121;
i) l�articolo 12 della legge 23 aprile 1981, n. 155;
j) l�articolo 8-bis del decreto legge 30 aprile 1981, n. 168, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 giugno 1981, n. 331;
k) l�articolo 14 del decreto legge 22 dicembre 1981, n. 791, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1982, n. 54;
l) l�articolo 7 della legge 26 aprile 1985, n. 162;
m) la lettera d) del comma 1 dell�articolo 4 del decreto legge 4 agosto 1987, n. 325, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 1987, n. 402;
n) il comma 1 bis dell�articolo 3 del decreto legge 22 gennaio 1990, n. 6, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 1990, n. 58;
o) il comma 8 dell�articolo 7 della legge 23 luglio 1991, n. 223;
p) il comma 2 dell�articolo 7, il comma 2 dell�articolo 18 e il comma 2 dell�articolo 27 del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443;
q) il comma 4 dell�articolo 2 del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 197;
r) il comma 2, seconda parte, dell�articolo 5 del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 201;
s) il comma 40 dell�articolo 1 della legge 8 agosto 1995, n. 335;
u) l�articolo 23 della legge 4 marzo 1997, n. 62;
v) il comma 16 dell�articolo 59 della legge 27 dicembre 1997, n. 449;
w) il comma 2 dell�articolo 2 del decreto legge 20 gennaio 1998, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 marzo 1998, n. 52;
x) il comma 1 dell�articolo 25 e il comma 3 dell�articolo 34 e il comma 3 dell�articolo 35 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286;
y) la lettera a) del comma 5 dell�articolo 1 del decreto legislativo 29 aprile 1998, n. 124;
z) l�articolo 18 del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 135;
aa) la lettera e) del comma 2, dell�articolo 1 del decreto legislativo 22 giugno 1999, n. 230;
bb) l�articolo 65 della legge 2 agosto 1999, n. 302;
cc) il comma 1 dell�articolo 41 della legge 23 dicembre 1999, n. 488;
dd) i commi 2 e 3 dell�articolo 12 della legge 8 marzo 2000, n. 53, limitatamente alla previsione del termine di sei mesi ivi previsto;
ee) il comma 2 dell�articolo 10 e il comma 2 dell�articolo 23 del decreto legislativo 21 maggio 2000, n. 146;
ff) gli articoli 5 e 18, il comma 3 dell�articolo 25, il comma 3 dell�articolo 32, il comma 6 dell�articolo 41 e il comma 3 dell�articolo 47 del decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 334;
gg) il comma 12 dell�articolo 80 della legge 23 dicembre 2000, n. 388.
c) il comma 4 dell�articolo 58 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382;
d) il comma 2, dell�articolo 20-quinquies e il comma 2 dell�articolo 25-quater del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 337;
g) l�articolo 14 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 21 aprile 1994, n. 439, fino al momento della sua abrogazione cos� come prevista dalla lettera c) del comma 1 dell�articolo 10 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 287;
h) il decreto del Ministro della sanit� 6 marzo 1995;
i) il comma 4 dell�articolo 8 e il comma 3 dell�articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica 4 dicembre 1997, n. 465;
j) il comma 2 dell�articolo 7 del decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 25 marzo 1998, n. 142;
l) il comma 1 dell�articolo 1 del decreto del Ministro della sanit� 10 settembre 1998;
n) il comma 2 dell�articolo 6 del decreto del Ministro della universit� e della ricerca scientifica 30 aprile 1999, n. 224;
p) il comma 6 dell�articolo 42 del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394;
r) il decreto del Ministro della sanit� 24 aprile 2000;
r-bis) il decreto del Ministro per la solidariet� sociale 21 dicembre 2000, n. 452, e successive modificazioni.
(Legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 3, comma 2; Legge 29 dicembre 1987, n. 546, art. 9;
Legge 8 marzo 2000, n. 53, artt. 15 e 17, comma 4)
b) il secondo comma dell'articolo 3; i commi 1 e 2, lettere a) e b), dell�articolo 5; gli articoli 6, 6-bis, 6-ter e 8 della legge 9 dicembre 1977, n. 903;
c) la lettera n) del comma 3 dell�articolo 31e l�articolo 39-quater della legge 4 maggio 1983, n. 184, nonch� le parole "e gli articoli 6 e 7 della legge 9 dicembre 1977, n. 903, si applicano anche agli affidatari di cui al comma precedente" del secondo comma dell�articolo 80 della legge 4 maggio 1983, n. 184;
d) il comma 4 dell�articolo 31 della legge 28 febbraio 1986, n. 41;
f) l�articolo 13 della legge 7 agosto 1990, n. 232, cos� come modificato dall�articolo 3 del decreto legge 6 maggio 1994, n. 271, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 luglio 1994, n. 433;
h) l�articolo 8 del decreto legge 29 marzo 1991, n. 103, convertito, con modificazioni, dalla legge 1� giugno 1991, n. 166;
i) il comma 1 dell�articolo 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104;
j) i commi 1 e 3 dell�articolo 14 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503;
k) i commi 3, 4 e 5 dell'articolo 6 del decreto legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236;
l) il comma 2 dell�articolo 2 del decreto legislativo 9 settembre 1994, n. 566;
m) l�articolo 69 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, cos� come modificato dall�articolo 16 del decreto legislativo 26 maggio 2000, n. 241;
n) l�articolo 2 del decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 564;
p) il comma 15 dell�articolo 8 del decreto legislativo 1� dicembre 1997, n. 468;
q) l�articolo 66 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, cos� come modificato dagli articoli 50 e 63 della legge 17 maggio 1999, n. 144;
r) i commi 1, 8, 9, 10, 11, 12, 13 e 14 dell�articolo 49 della legge 23 dicembre 1999, n. 488;
s) i commi 2 e 3 dell�articolo 4 e i commi 2 e 3 dell�articolo 5 del decreto legislativo 31 gennaio 2000, n. 24;
t) il comma 5 dell'articolo 3, il comma 4 bis dell�articolo 4 e l�articolo 10 e i commi 2 e 3 dell�articolo 12, salvo quanto previsto dalla lettera dd) dell�articolo 85 del presente testo unico, e l�articolo 14 della legge 8 marzo 2000, n. 53;
u) i commi 10 e 11 dell�articolo 80 della legge 23 dicembre 2000, n. 388.
1. Fino all�entrata in vigore delle disposizioni regolamentari di attuazione del presente testo unico, emanate ai sensi dell�articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, si applicano le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 25 novembre 1976, n. 1026, salvo quanto stabilito dall�articolo 86 del presente testo unico.
(Articolo 5 del d.P.R. 25 novembre 1976, n. 1026)
E INSALUBRI DI CUI ALL�ARTICOLO 7
Il divieto di cui all'articolo 7, primo comma, del testo unico si intende riferito al trasporto, sia a braccia e a spalle, sia con carretti a ruote su strada o su guida, e al sollevamento dei pesi, compreso il carico e scarico e ogni altra operazione connessa.
C) Quelli che espongono alla silicosi e all'asbestosi, nonch� alle altre malattie professionali di cui agli allegati 4 e 5 al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, numero 1124, e successive modificazioni: durante la gestazione e fino a 7 mesi dopo il parto;
G) I lavori che comportano una stazione in piedi per pi� di met� dell'orario o che obbligano ad una posizione particolarmente affaticante: durante la gestazione e fino al termine del periodo di interdizione dal lavoro;
ELENCO NON ESAURIENTE DI AGENTI E CONDIZIONI DI LAVORO DI CUI ALL�ARTICOLO 7
A. Lavoratrici gestanti di cui all�articolo 6 del testo unico.
a) agenti fisici:
� lavoro in atmosfera di sovrapressione elevata, ad esempio in camere sotto pressione, immersione subacquea;
� toxoplasma;
� virus della rosolia,
a meno che sussista la prova che la lavoratrice � sufficientemente protetta contro questi agenti dal suo stato di immunizzazione;
� piombo e suoi derivati, nella misura in cui questi agenti possono essere assorbiti dall'organismo umano.
� lavori sotterranei di carattere minerario.
B. Lavoratrici in periodo successivo al parto di cui all�articolo 6 del testo unico
� piombo e suoi derivati, nella misura in cui tali agenti possono essere assorbiti dall'organismo umano.
E CONDIZIONI DI LAVORO DI CUI ALL'ARTICOLO 11
1. Agenti fisici, allorch� vengono considerati come agenti che comportano lesioni del feto e/o rischiano di provocare il distacco della placenta, in particolare:
g) movimenti e posizioni di lavoro, spostamenti, sia all'interno sia all'esterno dello stabilimento, fatica mentale e fisica e altri disagi fisici connessi all'attivit� svolta dalle lavoratrici di cui all'art. 1.
Agenti biologici dei gruppi di rischio da 2 a 4 ai sensi dell'art. 75 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni ed integrazioni, nella misura in cui sia noto che tali agenti o le terapie che essi rendono necessarie mettono in pericolo la salute delle gestanti e del nascituro, semprech� non figurino ancora nell'allegato II.
Gli agenti chimici seguenti, nella misura in cui sia noto che mettono in pericolo la salute delle gestanti e del nascituro, semprech� non figurino ancora nell'allegato II:
a) sostanze etichettate R 40; R 45; R 46 e R 47 ai sensi della direttiva n. 67/548/CEE, purch� non figurino ancora nell'allegato II;
ELENCO DEGLI ENTI CHE GESTISCONO FORME OBBLIGATORIE DI PREVIDENZA IN FAVORE DEI LIBERI PROFESSIONISTI
16. Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani �G. Amendola�, limitatamente alla gestione separata per i giornalisti professionisti.