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Timestamp: 2017-09-21 06:52:49+00:00
Document Index: 86506130

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art.2033', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.1346']

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Prescrizione ed altri importanti aspetti del contenzioso bancario
Con sentenza del 12.11.2014 il Tribunale di Torino si sofferma su importanti temi relativi al contenzioso bancario: prescrizione, cms, verifiche ex lege 108/1996 ed altro.
TRIBUNALE DI TORINO – SEZ. SESTA CIVILE
SENTENZA DEL 12 NOVEMBRE 2014
Con una importante sentenza del 12.11.2014, il Tribunale di Torino si è soffermato su alcuni aspetti, di grande importanza, relativi al contenzioso banche-correntisti.
In primo luogo, il giudice torinese ha chiarito che il cliente non può agire ex art.2033 c.c. se non prova di aver eseguito pagamenti indebiti mediante rimesse solutorie. Può, di contro, sempre proporre azione di nullità – senza in tal caso dover fornire la prova dei pagamenti – finalizzata al ricalcolo del rapporto dare/avere tra le parti (la questione, ovviamente, rileva per i rapporti ancora in essere alla data della domanda).
Il Tribunale di Torino, ritenendo che anche nelle azioni di accertamento del credito viga il principio della prescrizione, chiarisce che in tal caso sarà la banca che, onde eccepire l’intervenuta prescrizione di pagamenti illegittimi, dovrà fornire la prova delle rimesse solutorie prescritte, del cui diritto restitutorio non si potrà tenere conto in sede di rideterminazione del rapporto.
Secondo il magistrato, inoltre, l’eccezione di prescrizione non risulta generica o indeterminata nell’ipotesi in cui la banca si riferisca a tutte le rimesse annotate in conto anteriormente al decennio: in tal caso, infatti, sarebbe “adeguatamente individuato sia l’oggetto dell’eccezione (ogni singola rimessa annotata) sia il dies a quo di decorrenza, consistente nella data di esecuzione”.
Tale ultimo assunto appare condivisibile unicamente nell’ipotesi in cui il conto risulti non affidato, ovverosia nell’ipotesi in cui tutte le rimesse assumerebbero necessariamente natura solutoria. Di contro, in ipotesi di rapporto affidato, sembra evidente che riferirsi a “tutte” le rimesse non equivale a provare quali siano i pagamenti, essendo tali solo le rimesse aventi natura solutoria.
Con riferimento alle operazioni di anticipazione, il magistrato ritiene che il meccanismo della prescrizione non soggiaccia ai principi sanciti dalla Corte di Cassazione mediante la nota sentenza n.24418/2010. Il “castelletto di sconto”, secondo il giudice, non può essere equiparato ad una apertura di credito, sicché il pagamento delle competenze relative a ciascuna anticipazione deve essere fatto coincidere con l’estinzione della singola anticipazione.
In linea di principio, l’assunto del magistrato torinese appare certamente condivisibile. Spesso, tuttavia, le anticipazioni concesse alla clientela vengono registrate su un conto tecnico la cui disamina non consente quasi mai l’individuazione dell’operazione di chiusura della singola anticipazione: in tali casi, il principio sancito dal tribunale torinese non risulterebbe concretamente applicabile. Del resto, allorquando la contabilizzazione delle anticipazioni concesse dalla banca avviene mediante annotazione delle singole anticipazioni su uno specifico conto tecnico, le competenze vengono liquidate trimestralmente computando gli interessi sull’ammontare delle anticipazioni ancora in essere a fine trimestre e su quelle estinte nel medesimo periodo. Detto modus operandi – comunemente adottato dagli istituti di credito – non consentendo l’individuazione delle competenze relative a ciascuna specifica anticipazione, rende non applicabile il principio sancito dal giudice torinese.
Altro aspetto affrontato nella sentenza in esame attiene alla produzione in giudizio, ad opera di una delle parti, di un contratto dalla stessa non sottoscritto. Il giudice chiarisce che “sia la produzione in giudizio della scrittura da parte di chi non l’ha sottoscritta, sia qualsiasi manifestazione di volontà del contraente che non abbia firmato (bastano a tal fine le comunicazioni degli estratti conto), risultante da un atto scritto diretto alla controparte e dalla quale emerga l’intento di avvalersi del contratto, realizzano un valido equivalente della sottoscrizione mancante, purché la parte che ha sottoscritto non abbia in precedenza revocato il proprio consenso”.
Con riferimento alle commissioni di massimo scoperto, il magistrato ha ritenuto che le stesse fossero nulle, ex art.1346 c.c., in mancanza della chiara indicazione della modalità di calcolo.
Infine, con riferimento alle verifiche ex legge n.108/1996, il Tribunale torinese da un lato – richiamando le sentenze della Cassazione penale n.12028 del 19.02.2010 e n.28743 del 14.05.2010 – ha ritenuto indubitabilmente da includere le cms anche per il periodo anteriore al 2010, dall’altro ha chiarito che “non sussistono validi motivi per discostarsi dal metodo di calcolo dei tassi (TEGM e TEG) previsto nelle Istruzioni della Banca d’Italia)”.
Tribunale di Torino 12.11.2014 [1.191 Kb]