Source: https://ottantunozerotto.wordpress.com/category/valutazione-dei-rischi/page/3/
Timestamp: 2020-08-13 11:25:57+00:00
Document Index: 1931576

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 2087', 'art. 6']

valutazione dei rischi – Pagina 3 – OTTANTUNOZEROTTO.it
Pubblicato il 17 novembre 2014 29 marzo 2017 da Ing. Andrea Rotella
Pubblicato il 5 settembre 2013 29 marzo 2017 da Ing. Andrea Rotella
Pubblicato il 12 febbraio 2013 29 marzo 2017 da Ing. Andrea Rotella
L’emanazione di una nuova norma in materia di sicurezza sul lavoro in Italia produce gli stessi effetti dell’uscita della nuova versione di un sistema operativo per computer.
Innanzitutto non funziona, dopodiché devi continuamente verificare l’uscita di nuovi aggiornamenti e poi speri che qualche nerd dal web tiri fuori un upgrade utile che migliori le versioni originali.
Prendiamo ad esempio la nuova Procedura standardizzata per la valutazione dei rischi.
Di per sé la procedura presenta più bugs di windows 98 ME, è totalmente instabile e inaffidabile e spero che escano quanto prima dei service pack che migliorino questa versione (magari spenderò qualche post sul blog per spiegare queste mie affermazioni).
Va da sé che i nerd (specificatamente quelli del team M1nL@v, specializzato nel crackare le nuove norme) hanno dovuto da subito mettersi al lavoro e sono uscite due differenti release, la prima per chiarire che si potrà autocertificare la valutazione dei rischi fino al 31 maggio 2013 e la seconda per specificare che: «No, se sei un’azienda fino a 10 lavoratori e hai già il tuo bel DVR, non c’è bisogno che ne redigi uno ex novo secondo le procedure standardizzate e, comunque, il loro impiego non è obbligatorio, sia che tu abbia fino a 10 lavoratori, sia che tu arrivi fino a 50 lavoratori».
Ed io, che sono un amante delle nuove tecnologie, non mi faccio mancare nulla, ma per non rischiare di formattare il lavoro di mesi, ho deciso di “installare” le nuove procedure standardizzate solo su macchina virtuale, così, giusto per metterle alla prova.
Volevo così presentarvi quello che secondo me è il principale dei difetti che ho riscontrato proprio in fase di installazione, cioè senza nemmeno arrivare all’uso della Procedura standardizzata.
Mi riferisco ad un difetto che si presenta quando si entra nella schermata “Campo di applicazione”.
Infatti, quando le Procedure standardizzate sono state approvate, la software house (Commissione consultiva permanente & co.) ce le ha spacciate con i seguenti disclaimer (vedi schema nel paragrafo 2 della Procedura) circa la possibilità di installare o meno la procedura standardizzata:
I. Aziende fino a 10 addetti (rif. art. 29, comma 5 del D.Lgs. n. 81/2008): applicabile sempre, tranne nei seguenti casi:
art. 31, comma 6, lett. a): aziende industriali a rischio di incidente rilevante;
art. 31, comma 6, lett. b): centrali termo elettriche;
art. 31, comma 6, lett. c): alcuni impianti ed installazioni nucleari;
art. 31, comma 6, lett. d): aziende per la fabbricazione e il deposito di esplosivi, polveri e munizioni.
II. Aziende fino a 50 addetti (rif. art. 29, comma 6 del D.Lgs. n. 81/2008): applicabile sempre tranne nei casi visti sopra o in presenza di rischi chimico, biologico, cancerogeno, amianto e ATEX.
Leggiamo attentamente l’articolo 29, comma 5 (i numeri che inserisco davanti al testo si riferiscono ai periodi grammaticali):
1. I datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori effettuano la valutazione dei rischi di cui al presente articolo sulla base delle procedure standardizzate di cui all’articolo 6, comma 8, lettera f).
2. Fino alla scadenza del terzo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto interministeriale di cui all’articolo 6, comma 8, lettera f), e, comunque, non oltre il 30 giugno 2013 gli stessi datori di lavoro possono autocertificare l’effettuazione della valutazione dei rischi.
3. Quanto previsto nel precedente periodo non si applica alle attività di cui all’articolo 31, comma 6, lettere a), b), c), d) nonché g).
Il disclaimer I troverebbe la propria ragion d’essere in quanto riportato nel periodo grammaticale n.3, ma leggendo attentamente la norma, le cose non starebbero come dice la software house CCP&co.
Infatti, il “precedente periodo” a cui fa riferimento il periodo grammaticale n. 3, altri non è se non il periodo grammaticale n. 2, il quale si riferisce alla sola possibilità di fruire dell’autocertificazione, non anche delle procedure standardizzate.
Il risultato è che a partire dal 31 maggio 2013 (terzo mese dall’entrata in vigore del DI 30 novembre 2012), conformemente alla profezia Maya, non sarà semplicemente più possibile autocertificare la valutazione dei rischi, ma nulla di tutto questo riguarderà la limitazione delle aziende con meno di 10 lavoratori all’uso delle procedure standardizzate, il cui riferimento è contenuto nel periodo grammaticale ancora precedente.
A differenza di quanto affermato nel disclaimer I dalla CCP&co., pertanto, l’art. 29, comma 5 del D.Lgs. n. 81/2008 non mette limiti all’installazione delle procedure standardizzate.
Veniamo adesso al disclaimer II. Dice l’art. 29, comma 6: «I datori di lavoro che occupano fino a 50 lavoratori possono effettuare la valutazione dei rischi sulla base delle procedure standardizzate…».
La locuzione avverbiale «Fino a 50 lavoratori» in italiano significa “da 0 a 50 lavoratori”, (non essendo specificato nella norma un limite inferiore, ma solo quello superiore ed essendo il numero dei lavoratori appartenente all’insieme N+ dei numeri naturali interi positivi (0, 1, 2, 3, 4…)).
Dunque, le aziende con dimensioni fino a 10 lavoratori altro non sono se non un sottoinsieme delle aziende fino a 50 lavoratori e pertanto ne condividono le medesime proprietà, comprese le esclusioni all’utilizzo.
Mi si perdoneranno questi riferimenti matematici, tipici della mia formazione, ma credo che anche guardando alle definizioni di “periodo grammaticale” e della locuzione avverbiale “fino a”, non si possa pervenire ad un risultato differente, a meno di non procedere ad uno stupro sistematico della grammatica italiana.
Il risultato finale, consegnatoci dalla semplice lettura della norma, è che anche per le aziende fino a 10 lavoratori valgono le medesime esclusioni riportate per le aziende fino a 50 lavoratori, che sono molto più limitative di quelle indicate dalla CCP&co.
Aspettiamo il rilascio di un service pack…
Pubblicato in: stress lavoro-correlato, valutazione dei rischi
Pubblicato il 30 luglio 2010 12 aprile 2017 da Ing. Andrea Rotella
Valutazione stress lavoro-correlato: conti alla rovescia
Pubblicato il 21 luglio 2010 12 aprile 2017 da Ing. Andrea Rotella
Pochi giorni ancora e dovrebbe entrare in vigore, il 1° di agosto, l’obbligo per tutte le aziende di valutazione del rischio da stress lavoro-correlato.
Il condizionale, come ormai tutti sapranno, è dovuto alla presenza di un emendamento nel testo della manovra finanziaria correttiva che prevedrebbe il rinvio del succitato termine al 31 dicembre 2010 per tutte le aziende, pubbliche e private.
Che il Ministro dell’economia e delle finanze si preoccupi, all’interno di un provvedimento teso a risanare le casse dello Stato, di rinviare l’entrata in vigore di quest’obbligo (inizialmente previsto per solo per il settore pubblico e successivamente esteso anche al settore privato), la dice lunga sull’impatto che ci si attende che questa valutazione avrà sulle aziende in termini di costi.
Del resto non potrebbe essere altrimenti, se si considera che, stando ai dati della European Foundation for the Improvement of Living and Working Condition, lo stress interesserebbe circa il 27% dei lavoratori italiani!
Eppure, di fronte ad un fenomeno così diffuso, ciò che stupisce non è tanto l’ulteriore proroga concessa all’obbligo di valutazione (che nulla toglie all’obbligo di tutela della salute psicofisica dei lavoratori, comunque cogente in virtù dell’art. 2087 c.c.), quanto il fatto che la Commissione consultiva permanente di cui all’art. 6 del D.Lgs. n. 81/2008, a distanza di un anno dal momento in cui tale compito le fu assegnato, non abbia ancora elaborato le indicazioni necessarie alla valutazione di questo specifico rischio.
C’è da dire che, dall’entrata in vigore del D.Lgs. n. 81/2008 (due anni), della lunga lista di compiti assegnati alla Commissione consultiva permanente, essa non ne ha ancora portato a termine nessuno, dunque in effetti mi stupirei se, dopo accurate indagine, si dimostrasse che tale Commissione fosse abitata da una qualche forma di vita.
Attualmente, peraltro, i lavori della Commissione sono stati sospesi a causa della divergenza di vedute tra i vari soggetti che la compongono (Governo, imprese, sindacati, Regioni) su quali debbano essere gli elementi da tenere in conto per procedere alla valutazione dei rischi.
Comunque sia, se il testo della manovra finanziaria correttiva passasse senza quell’emendamento,dal 1° agosto le aziende (tutte) dovranno procedere alla valutazione del rischio da stress, pur in assenza di un’indicazione ufficiale in merito.
Evidentemente una simile incertezza non fa bene a nessuno. Non alle aziende, le quali non avranno alcuna garanzia di aver correttamente provveduto all’adempimento richiesto, ma nemmeno ai lavoratori, i quali non avranno alcuna certezza che la problematica in questione sia stata efficacemente presa in carico.
Ci si dimentica che la valutazione dovrebbe rivolgersi alla definizione dei rischi “residui”, ovvero quelli che permangono quando tutte le misure di prevenzione e protezione imposte dalla norma sono già state adottate, per il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza.
Ma quali misure di prevenzione e protezione oggi la norma espressamente prevede a tutela dei lavoratori da questo rischio? Io ne vedo solo pochissime, perlopiù di origine ergonomica, le cui ricadute in termini di stress lavoro-correlato sono collaterali, in quanto la loro applicazione è riferita alla prevenzione di altri tipi di rischi. Non vedo alcuna norma strutturata che dia indicazioni chiare e strumenti oggettivi, non solo su come procedere ad una valutazione (comunque auspicate), ma su come prevenire questo rischio, indicazioni che tutte le aziende debbano adottare e che siano sufficienti a prevenire l’insorgenza di questo rischio sulla gran parte della popolazione lavorativa.
Non chiedo la luna. Questa non è altro che la strategia ha sempre seguito nei confronti di qualunque altro fattore di rischio, impostazione che ha l’indubbio vantaggio di riuscire a porre le aziende tutte sullo stesso piano, garantendo il raggiungimento di standard minimi di sicurezza che dovrebbero, a maggior ragione, essere imposti nei confronti di un rischio così difficile da valutare in maniera oggettiva.
Forse è il caso di ammettere che il legislatore l’ha buttata giù in maniera un po’ troppo semplicistica quando ha ribaltato sul datore di lavoro l’obbligo di valutare i rischi da stress secondo i contenuti dell’accordo europeo 8 ottobre 2004 (una buona carta di sani principi, lontana dal fornire strumenti oggettivi).
Ne è dimostrazione la divergenza di vedute creatasi all’interno della Commissione, ma anche l’eventualità stessa della procrastinazione* proposta con la manovra finanziaria correttiva, riprova degli interessi, anche economici, che girano dietro questi adempimenti e che dovrebbero imporre serie riflessioni. I cosiddetti “conti alla rovescia”.
Basti pensare a tutti i software, gli articoli, le metodologie, le professionalità che in questa incertezza si sono proposte sul mercato, tanto che, oltre a chiedersi quanti siano i lavoratori che soffrono e soffriranno di stress legato al lavoro, bisognerebbe domandarsi quanti siano quelli che godono e godranno di lavoro legato allo stress.
*Quarta legge della procrastinazione
La procrastinazione comporta l’eliminazione di qualsiasi interruzione, altri lavori compresi, per consentire al lavoratore, così ovviamente stressato, la massima concentrazione.
(Arthur Bloch – La legge di Murphy e altri motivi per cui le cose vanno a rovescio!)
Pubblicato in: appalti, valutazione dei rischi
Pubblicato il 12 ottobre 2009 12 aprile 2017 da Ing. Andrea Rotella