Source: http://eleaml.org/sud/stampa/astrea,_tribunale_supremo_legislazione_giurisprudenza_militare_1866_2010.html
Timestamp: 2017-07-25 22:29:46+00:00
Document Index: 44617651

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'art. 2', 'arte 2', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 123', 'art. 107', 'art. 322', 'art. 641', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'art. 426', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'art. 107', 'art. 14', 'art. 107', 'art. 14', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 479', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 370', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 156', 'sentenza ', 'art. 479', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 479', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 479', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 172', 'art. 172', 'sentenza ', 'art. 172', 'art.\n165', 'art. 165', 'art. 172', 'sentenza ', 'art. 165', 'art. 172', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 71', 'art. 1', 'art. 1', 'art.71', 'art. 322', 'arte 2', 'art. 508', 'sentenza ', 'art.\n123', 'sentenza\n', 'art. 549', 'art. 14', 'art. 1', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.\n4', 'art. 4', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 130', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 57', 'sentenza ']

[7] Riportiamo
alcune sentenze della giustizia militare perché danno l'idea del
contesto in si viveva nelle provincie meridionali durante i primi anni
di vita unitaria.Intanto,come si può notare, molti sono
contadini e non avanzi di galera come si scriveva in quel tempo sui
giornali patrii! La formuletta inventata per l'occasione fu “connivenza
nel reato di brigantaggio”.Le pene comminate erano assolutamente
spropositate rispetto alla fattispecie dei reati, e così dei semplici
contadini si ritrovarono a dover scontare venti anni di lavori forzati [“20 anni di lavori forzati per ciascuno ed all'interdizione dai pubblici uffizi”, si legge nelle sentenze].Sbattendo
nelle patrie galere gente che non aveva mai avuto a che fare con la
giustizia, si crearono generazioni di delinquenti Nelle carceri
probabilmente molti lo divennero criminali per davvero.Altro
elemento interessante che emerge da queste sentenze, in particolare dal
conflitto di attribuzioni sollevato dalla Corte di Cassazione di
Napoli, è che il livello di raffinatezza giuridica raggiunto dalla
magistratura – nonostante la “tirannide” borbonica – è distante anni
luce dalle competenze della amministrazione sabauda.In una nota i redattori di Astrea si trincerano dietro un “le antiche decisioni della Corte Suprema napolitana che veggonsi menzionate di sopra, ci rincresce di non conoscerle” non sapendo cos'altro opporre alle argomentazioni napoletane! Zenone di Elea – 23 gennaio 2010
ASTREA RIVISTA DI LEGISLAZIONE E GIURISPRUDENZA MILITARE
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Anno IV. Torino 1° Febbraio 1866ASTREANum. 1. RIVISTA DI LEGISLAZIONE E GIURISPRUDENZA MILITARETRIBUNALE SUPREMO DI GUERRAUdienza 10 gennaio 1866. Franchitti ed altri, ricorrenti (P. M. cav. Lo Gatto S. A. G. M.; dif. avv. Rinaldi). BRIGANTAGGIO — COMPLICITÀ — COMPETENZA.In
materia di brigantaggio la questione di competenza vuoi essere risolta
in base ai fatti accertati nella denunciata sentenza senza che sia
lecito richiamarli ad un nuovo esame, cui non si potrebbe procedere
salvo addentrandosi nel merito della causa, al quale il Tribunale
Supremo deve rimanersi assolutamente estraneo. Invano perciò si
ricorre al Tribunale Supremo allegando che due individui, ai quali si
prestarono aiuti, non facevano parte ad una banda di briganti, quando
tal circostanza è accertata dalla sentenza denunciata. Sul
ricorso di Franchitti Antonio di Michele, di anni 51, contadino —
Franchitti Pasquale fu Luigi, d'anni 25, contadino — Franchitti Benigno
di Michele, d'anni 54, contadino — Franchitti Gio. di Michele, d'anni
56, contadino — Tedeschi Cosima fu Antonio, moglie di Franchitti
Antonio, d'anni 43, contadina — Franchitti Carmine fu Luigi, d'anni 31,
bracciante, soldato nel 67° reggimento in congedò illimitato —
Franchitti Filomena di Giovanni, di anni 20, contadina — Coja Paolo fu
Gio., d'anni 40, contadino; nati e domiciliali a Ceresole Rochetta e
Volturino, ditenuti, il Franchitti Carmine dal 3 giugno, il Coja Paolo
dal 31 agosto e gli altri tutti dal 27 maggio 1865, in annullamento
della sentenza del Tribunale militare di guerra in Caserta del 19
novembre 1865, colla quale furono condannati li Franchitti Gio.,
Tedeschi Cosima, e Coja Paolo a 20 anni di lavori forzati per ciascuno
ed all'interdizione dai pubblici uffizi, li Franchitti Antonio,
Franchitti Pasquale, Franchitti Benigno e Franchitti Carmino a 10 anni
di lavori forzati per ciascuno ed all'interdizione dai pubblici
uffizii, la Franchitti Filomena a cinque anni di reclusione ordinaria
ed alla interdizione dai pubblici uffizi, tutti poi al risarcimento dei
danni verso chi di ragione e solidariamente nelle spese del
procedimento, come convinti di connivenza nel reato di brigantaggio,
per avere il Paolo Coja in maggio 1865 istigato i briganti a
sequestrare le persone delli Antonio e Gaetano fratelli Marcuccilli,
sequestro che venne infatti operato dal Filippo Franchitti ed altro di
lui compagno, briganti della comitiva Fuoco, dietro gli avvisi ricevuti
dalla Cosima Tedeschi, e per avere quest'ultima come pure li Carmine,
Antonio, Benigno e Filomena Franchitti portalo loro viveri, e li
Pasquale e Giovanni Franchitti recato aiuto, il primo facendo loro
sapere i movimentidella forza armata, e somministrando altre
notizie, ed il secondo per avere consegnato ai medesimi un involto e
letto a loro richiesta le carte tolte al Gaetano Marcuccilli. Udita ecc. Ritenuto
che il mezzo di nullità addotto contro la surriferita sentenza sarebbe
desunto da che due soli essendo i briganti ai quali i ricorrenti
avrebbero somministrati aiuti, mancava la banda di tre individui, il
che era anche confermato dalle dichiarazioni del prete Tommasone e del
Giovanni Franchitti, da cui risultava che il brigante Franchitti ed il
suo compagno giravano per proprio conto, e non dipendevano dal Fuoco,
del quale anzi erano nemici giusta la stessa denunzia;Considerato
che il Tribunale militare avrebbe dichiarato nella denunciata sentenza
che il Filippo Franchitti ed il suo compagno, ai quali si sarebbero
somministrati viveri e prestati gli aiuti sovrameatovati, facevano fuor
d'ogni dubbio parte della banda Fuoco;Che indarno s'impugna dai
ricorrenti questa circostanza e si sostiene che coloro erano due
malfattori i quali agivano per conto proprio e non dipendevano dal
capo-banda Fuoco, imperocchè in materia di brigantaggio la quistione di
competenza vuole essere risolta in base ai fatti accertati nella
denunciata sentenza, senza che sia lecito richiamarli ad un nuovo
esame, cui non si potrebbe procedere salvo addentrandosi nel merito
della causa, al quale questo Tribunale Supremo deve rimanersi
assolutamente estraneo. Per questi motivi, rigetta ecc. Torino,10 gennaio 1866. Il luogot gen. Pastore, Pres. — Blachier, Rel. CRONACAUn
conflitto di giurisdizione insorse tra il Tribunale Supremo di guerra e
la Corte di Cassazione di Napoli. Entrambi questi Supremi Magistrati si
ritennero competenti a conoscere sui ricorsi ad essi sporti da alcuni
individui condannati per complicità in brigantaggio. Nelle prossime
puntate riferiremo i giudicati che diedero luogo al conflitto. Anno IV. Torino 5 Febbraio 1866ASTREANum. 2. RIVISTA DI LEGISLAZIONE E GIURISPRUDENZA MILITARETRIBUNALE SUPREMO DI GUERRAUdienza 17 gennaio 1866. Cascherà, ricorrente (P. M. cav. Lo Gatto ff. di 8. A. G. M.; dif. avv. Rruno). TRIBUNALE SUPREMO DI GUERRA — COMPETENZA RICORSO IN NULLITÀ — BRIGANTAGGIO. La
cessazione della legge 1 febbraio 1864 col di 1° gennaio 1866 non ha
fatto venir meno la competenza del Tribunale Supremo a statuire sui
ricorsi avverso le sentenze pronunciate dai Tribunali militari di
guerra fino al 31 dicembre 1865 in applicazione di quella legge. CONCLUSIONI DEL PUBBLICO MINISTERO. Sulla
eccezione d'incompetenza il Pubblico Ministero fa le seguenti
considerazioni: Che l'art. 2 della legge 7 febbraio 1864 dispone:«I
componenti comitiva o banda armata.... e i loro complici o ricettatori
saranno giudicati da' Tribunali militari di cui nel lib. 2, parte 2 del
codice penale militare, e con la procedura ivi determinata....». Che i Tribunali e la procedura di cui si parla nell'articolo sono i Tribunali di guerra e la procedura del tempo di guerra;Che dalle sentenze di siffatti Tribunali, giudicanti in applicazione del codice penale militare, non ci ha ricorso;Che però l'art. 4 della stessa legge dispone:«Coloro
i quali scientemente e di libera volontà somministreranno ricovero,
armi, ere. saranno puniti ecc. Questi potranno ricorrere in nullità
presso il Tribunale Supremo di guerra a causa d'incompetenza per
ragione di materia, nella forma tracciata dagli articoli 508 e seguenti
del codice penale militare — Il ricorso è ammessibile soltanto dopo la
sentenza definitiva di condanna»;Che quindi la facoltà di
ricorrere concessa all'enunciata categoria di condannali, la
limitazione del ricorso all'unico motivo dell'incompetenza per ragion
di materia, e la competenza del Tribunale Supremo a statuire su tali
ricorsi, sono altrettante creazioni della stessa legge del 7 febbraio
1864;Che è bensì vero, aver questa legge cessato di esistere al
1 gennaio, ma che il ricorso in esame è del 14 novembre 1865, ed è
prodotto avverso sentenza del 13 di quel mese;Che la cessazione
della legge 7 febbraio ha avuto luogo virtualmente, allo spirare del
termine di proroga sancito con la legge 24 dicembre 1864, e non già per
abrogazione fattane con altra legge; nel qual caso era possibile che al
Tribunale Supremo fosse sostituita dal 1° gennaio un'altra magistratura;Che
in mancanza di una legge abrogativa, in mancanza d'un'altra
giurisdizione che sia stata legalmente investita in sua vece, il
Tribunale Supremo non potrebbe onninamente declinare la propria
competenza a conoscere di ricorsi de’ quali lo investivano
la legge del 7 febbraio e le dichiarazioni de’ condannati;Che
non si vede come possa sostenersi la competenza di una Corte di
Cassazione, la quale, mentre non trova fondamento nella legge del 7
febbraio, non ne troverebbe tampoco nella legge organica giudiziaria:
legge che, se sottrae alla Corte di Cassazione la cognizione
de’ ricorsi dalle sentenze dei Tribunali militari in genere
(1), non avrebbe in tutti i casi potuto attribuirle ricorsi della
natura eccezionalissima di quelli onde trattasi;(1) art. 1. «La giustizia nelle materie civili e penali è amministrata: — da conciliatori dalla Corte di Cassazione. «La giurisdizione po' reati militari e marittimi è regolala da leggi speciali». Decreto 6 dicembre 1865 sull'ordinamento giudiziario pel Regno d'Italia, entrato in vigore col 1° gennaio 1866. ________________________________Che,
del rimanente, la competenza d'un magistrato qualunque e di
qualsivoglia ordine non ha ragione di essere che dalla legge positiva
(2), e la lesi d'una competenza universale o a priori o di dritto
naturale che dir si voglia, frangerebbesi contro una verità elementare,
la quale non formerà mai soggetto di contestazione;Che,
sovrabbondantemente, quando fosse possibile prescindere dal testuale
disposto della legge 7 febbraio, ed invocare un argomento analogico,
l'analogia sorreggerebbe pur sempre la competenza del Tribunale
Supremo; attesochè è questo il magistrato cui son devoluti i ricorsi
dalle sentenze de’ Tribunali militari (3);Che
d'altra parte se la legge 7 febbraio tacque sulla sorte de’ ricorsi, che, cessando essa d'imperare, non si trovassero già definiti,
il silenzio non fu punto una omissione. Qual motivo di dritto o di
utilità generale avrebbe dovuto esigere che cotali ricorsi residuali
fossero avulsi da quella giurisdizione, cui la legge gli aveva
devoluti, quando il magistrato non era anch'esso una creazione
eccezionale della legge, e non cadeva punto col cadere di quella?Che,
se la legge del 7 febbraio ha cessato di esistere col 1° gennaio 1866,
era in vigore al 31 dicembre 1865, e fino a questo giorno i Tribunali
di guerra avevano esistenza legale e legalmente sentenziavano. Onde il
fatto d'esservi al 1° gennaio dei ricorsi pendenti era la conseguenza
naturale e preveduta dell'altro; (2) art. 123. «In materia
penale, la Corte di Cassazione conosce de’ casi di
annullamento delle sentenze inappellabili o in grado d'appello
proferito dalle Corti, dai Tribunali e da' pretori, e degli atti
d'istruzione che le abbiano precedute. «Pronunzia inoltre negli altri casi che le sono deferiti dalle leggi» (ivi). Nella
Legge Organica per l'ordinamento Giudiziario delle Provincie
Napoletane, de’ diciassette febbraio 1861, che ha cessato
d'essere in vigore al 31 dicembre 1865, fu sancito con l'articolo 107
che: «Avverso le sentenze proferite dai Tribunali militari di terra e
di mare non avrà luogo il ricorso alla Cassazione, che per solo motivo
d'incompetenza o di eccesso di potere». Fu poi di leggieri riconosciuto
che una tale disposizione era stata quivi introdotta per un mero
errore, poiché in opposizione al codice penale militare già pubblicato
nelle Provincie Napoletane in data (3 febbraio i 861. Ma, prima che
l'errore fosse chiarito, a quell'art. 107 si appoggiò la Corte di
Cassazione sedente in Napoli per credersi competente a conoscere di
quei ricorsi; e venuto meno il fondamento di quell'articolo, non istimò
clic la sua competenza potesse ad altro titolo sostenersi. (3)Cod.
pen. mil. art. 322. «Il Tribunale Supremo di guerra e destinato a
conoscere de’ ricorsi innullità contro lo sentenze emanate
da' Tribunali militari».________________________________ed è la forza delle cose che fa sopravvivere alla legge la giurisdizione designata a statuire su quei ricorsi;Che
all'incontro, se la scadenza della legge importasse l'estinzione coeva
della competenza del Tribunale Supremo, ne verrebbe che per questi
ricorsi pendenti la legge avrebbe veramente perduto il suo effetto già
prima; ne verrebbe anzi che la durata della legge sarebbe stata varia
secondo le varie date de’ ricorsi. E così pel ricorso
Caschera la legge sarebbe caduta fin dal 14 novembre, pel ricorso
Perotti fino dal 30 ottobre; pel ricorso Mancini e De Lisi fin dal 13
settembre;Che se la eccezione avesse buon fondamento nella legge
e nella dottrina, il Tribunale Supremo e il T. M. medesimo non
avrebbero mancato di elevarla d'uffizio, e questo magistrato avrebbe
dichiarata la propria incompetenza già nella prima causa di
brigantaggio che dopo il 1° gennaio ebbe ad esaminare Ma per contrario,
ben sette ricorsi sono stati discussi posteriormente al 31 dicembre dei
quali uno accolto, sei rigettati, senza che il Tribunale Supremo abbia
un solo istante dubitato che competentemente pronunziava; senza che il
dubbio fosse pur sollevato dalla difesa;Che a risolvere in modo
razionale il questo, basta considerare: — 1° Che, sebbene il Tribunale
Supremo giudichi posteriormente al 1° gennaio, giudica di sentenze
proferite anteriormente e quando la legge vigeva; —2° Che, atteso il
limitato campo aperto al ricorso e all'annullamento, queste sentenze
sono da ritenere come irrevocabili fin dalla loro data sotto una sola
condizione: la competenza a ragion di materia nel Tribunale che le
pronunziava; — 3° Che trattasi di verificare, non se una tale
condizione sussista dopo il 1° gennaio (sarebbe un flagrante assurdo);
ma se sussisteva all'epoca della pronunziazione (4) — 4° Che, tale
essendo il carattere di queste sentenze, tali i limiti del ricorso e
della competenza assegnata al magistrato superiore cui la legge ne
commetteva l'esame, è necessità riconoscere che, se pure questa
competenza, dopo il 1° gennaio, per espressa disposizione di legge,
fosse passata in altro magistrato, non avrebbe perciò mutato di natura
o di estensione;Che quando s'invoca il principio della
retroattività delle leggi criminali in punto di giurisdizione e di
competenza, è mestieri distinguere i fatti non anco giudicati da quelli
sui quali sia intervenuto(4) Difatti conformemente a questo principio l'art. 641 cod. proc. prn. così dispone:L'annullazione
della sentenza potrà anche chiedersi, allorchè la nullità procederà
dall'avere la semenza... ritenuto come punibile un fatto che non lo era
o che aveva cessato di esserlo» (nel momento in cui la sentenza era
profferita). ________________________________giudizio
e sentenza definitiva e non appellabile. In quanto ai primi, non si
contende che passino sotto l'imperio della legge nuova; ma non vi
passano punto i secondi. Perché ciò fosse, converrebbe risguardare come
non avvenuti i! procedimento e la sentenza; laddove e questa e quello
potranno soltanto esser annullati, e soltanto esserlo per motivi che
aveano codesta efficacia sotto la legge in applicazione della quale
procedimento e sentenza ebbero luogo (5). Che s'egli è così ove
si tratti di sentenze impugnabili con l'ordinario ricorso e suscettive
di annullamento per parecchi e diversi motivi, quanto più nell'ipotesi
in cui versiamo, di sentenze annullabili per l'unica causa già più
volte enunciata, l'incompetenza a ragion di materia!Che
l'anzidetto principio della retroattività delle leggi di giurisdizione
e di competenza criminale, con la riserva della distinzione enunciala,
ha pieno valore ed è perfettamente applicabile alla quistione che ei
agita, potendosi ben considerare come nuova legge il diritto comune che
riprende tutta la sua forza al cessar della legge 7 febbraio;Che
per converso nessun valore può concedersi agli argomenti tratti dal
carattere eccezionale di quella legge. E di fermo, eccezionali od
ordinarie che sieno le leggi, la loro autorità è e debb'essere(5)
Sarà pregio dell’opera il notare che dalle raccolte di giurisprudenza
non apparisce essersi la quistione presentata mai in condizioni né
identicità né analoghe a quelle della specie. Fu solamente disputato
nel foro e tra gli autori per rispetto a cause clic trovavansi nel
periodo istruttorio, ed a sentenze che erano suscettive d'appello nel
momento in cui la legislazione veniva ad essere mutata. Se ne avrà un
saggio dalle citazioni che qui facciamo seguire:— «Noi
sosteniamo che alle forme d'istruzione si dehba sempre applicare la
legge nuova, e pensiamo col Portalis che le leggi et istruzione han
sempre retta, come i fatti futuri, cosi i fatti anteriori e non
giudicati. Il LEGRAVENERO considera questa dottrina come sì evidente.
che egli dice: può passare per una verità generale. E un tal principio
è stato solennemente proclamato in atti legislativi. Le leggi del 18
piov. anno IX. e del 25 fior. anno X. che creavano Tribunali speciali
per certi reali, contenevano una disposizione in virtù della quale le
cause semplicemente cominciate, a qualunque grado d'istruzione fossero
giunte, doveano rinviarsi puramente e semplicemente innanzi ai nuovi
Tribunali». (Dalloz, Rep., V. Leggi). — «Atteso che in mezzo ai
cambiamenti che intervengono nella legislazione egli è di regola, salvo
che il legislatore altrimenti disponga, che le cause criminali, nelle
quali non vi sia sentenza definitiva e in ultima istanza debbono
continuarsi nelle forme e innanzi ai Tribunali novellamente
stabiliti...». Corte Cass. Franc.16 aprile 1831. ________________________________la
stessa pei Tribunali chiamati a farne l'applicazione, a' quali tutti,
senza distinzione, è e debb'essere interdetto di apprezzarne il merito
intrinseco, e di tener conto della deviazione da' principii generali
che in quelle potè esser sancita. E in quanto al carattere temporaneo
della legge del 7 febbraio, neppur questo può menare a veruna illazione
favorevole alla lesi che combattiamo. Fa egli d'uopo di dirlo? Le sole
leggi cosmiche e quelle dell'ordine morale sono permanenti e
immutabili; le leggi umane invece sono di lor natura mutevoli e
temporanee tutte ugualmente, sia la loro durata più o meno lunga, e sia
pure anticipatamente stabilita;Che, ciò posto, la quistione
ritorna sempre al punto: se le sentenze emanate da' Tribunali di guerra
fino al 31 dicembre 1865, termine ultimo della durata della legge, non
debbano rimanere tutte del pari sotto l'imperio di essa; ovvero se un
certo numero di tali sentenze abbia ad esservi sottratto;Che, se
la prima alternativa è la sola che sia conforme alla legge e alla
dottrina, la seconda presenterebbe inoltre il grave sconcio
d'introdurre una distinzione giuridica esclusivamente poggiata sopra
eventuali circostanze di fatto. Imperocché è da notare che ricorsi di
data posteriore al ricorso Cascherà furono già definiti, e quelle
sentenze divennero irreparabilmente esecutorie; laddove l'indugio
frapposto alla discussione di questo e d'altri ricorsi, sia dal
naturale andamento degli affari, sia da industre studio degli avvocati,
varrebbe a cambiare— La legge franc.8 apr. 1830 attribuì
alle Corti dì Assise la cognizione dei reali di stampa. Al momento
della pubblicazione di questa legge pendeva appello innanzi la Corte
reale di Lione da una sentenza d'un Tribunale correzionale, con la
quale l'imputalo era stato dichiaralo colpevole di reato di stampa.
L'appellante elevò l'eccezione di incompetenza; ma fu rigettata e venne
confermata la sentenza. Sul ricorso per annullamento, la Corte di
Cassazione: «Atteso che lo art. 8 della legge 8 ottobre 1830 non
attribuisce alle Corti di Assise che i reali di stampa non ancora
giudicaci; che nella specie il fallo imputalo al ricorrente era stato
giudicato dal Tribunale correzionale di Gray: che pertanto non era nel
novero di quelli di cui la legge 8 ottobre riservava la cognizione alle
('. orti di Assise; che denunciato e sottoposto a procedimento nel 1828
sotto l'imperio della legge del 23 marzo 1822, ha dovuto esser
giudicato conformemente alle disposizioni di questa legge allora in
rigore, rigetta ecc. Il MANNGIN, che riporta l'arresto, lo fa seguire da queste osservazioni:«Egli
è evidente che non si poteva attribuire alla Corte di Assise la
cognizione del reato di stampa, sul quale già esisteva una sentenza in
merito del Tribunale di prima istanza. L'appello da questa sentenza ne
sospendeva bensì l'esecuzione, ma non la rendeva non avvenuta» (De
l'Instruclion et de la Compétence). ________________________________profondamente la condizione delle sentenze, de’ ricorsi e de’ condannati!Che
queste considerazioni, le quali non hanno (giova confessarlo)
un'influenza diretta sulla presente disquisizione, che è tutta di
principii, non sono ad ogni modo fuori di luogo; possono anzi con
manifesta opportunità contrapporsi agli eccitamenti che ci si
rivolgono, acciò per noi non si ricusi di fare omaggio a quelle sovrane
norme di gius pubblico, mercé cui sono tutelate l'uguaglianza
de’ cittadini e le guarentigie che rendono legittima
l'amministrazione della giustizia. E vaglia il vero: quando una legge,
per una data categoria di reati, distrae eccezionalmente i cittadini
da' loro giudici naturali, codesta legge arreca una innegabile
infrazione al principio dell'uguaglianza. Il legislatore ne attinge la
giustificazione in motivi d'ordine politico o di sicurezza sociale; il
magistrato non ha da cercarla altrove che nulla legge medesima. Checchè
sia però dei motivi che l'abbiano dettata, l'inflazione vuoi essere
indubitatamente mantenuta ne' suoi più stretti contini. Or come non
s'avveggono i propugnatori della incompetenza, ch'essi riuscirebbero
invece a stranamente dilargarla? Imperocchè, per gli effetti della loro
tesi, i condannati in forza della legge 7 febbraio 1864 si troverebbero
al 1° gennaio 1866 divisi in due schiere; l'una — mi si consenta
l'espressione — de’ prediletti dalla fortuna: parlo di
coloro i cui ricorsi essendo in sospeso verrebbe a rivendicarli il
diritto comune; l'altra, che potrebbe chiamarsi de[le vittime d'una
cicca fatalità, e sarebbe di quelli sui ricorsi de’ quali
si era già statuito, e che soli rimarrebbero sotto l'inflessibile
rigore della legge del 7 febbraio. Io Iodico altamente: posti come
siamo sul terreno di una legge eccezionale, noi ci onoriamo di
sostenere una teorica, la quale non soddisfa soltanto alle esigenze
della logica e del diritto, ma a quelle eziandio dell'equità. Prendendo
gli effetti 'della legge quali si produssero sotto il suo imperio fino
al 31 dicembre, noi intendiamo che abbiano ugual forza per tutti coloro
che ne furono colpiti. Se v'ebbero errori giudiziari, sieno riparati
per quelle vie che dalla legge medesima vennero aperte; dove una simile
riparazione non basti, il nostro compito, il compito giudiziario è
esaurito; rimane l'altro che si esercita in una sfera ben più alta, e
che non è mai pregiudicato dalle pronunziazioni del magistrato, le
quali debbono anzi necessariamente precederlo;Per tutte queste
ragioni, precipuamente per quelle che metton capo ne principii generali
di diritto e nelle testuali prescrizioni di logge, Il Pubblico MinisteroConchiude che piaccia al Tribunale Supremo di guerra rigettare l’eccezione declinatoria, e ritenere la propria competenza. Torino, all'udienza del 10 gennaio 1866. Luigi Lo Gatto SENTENZASul
ricorso di Caschera Crescenze del fu Filippo, d'anni 68, da Sora, e
ditenuto dal 21 maggio 1865 per l'annullamento della sentenza del
Tribunale militare di guerra in Gaeta del 13 novembre prossimo passalo
che in applicazione degli articoli 4 della legge 7 febbraio 1864, 22,
54, 82 e 72 del codice penale comune, lo ha condannato alla pena della
reclusione ordinaria per anni 7 ed alle pene accessorie, siccome
convinto del reato di favoreggiamento al brigantaggio col concorso però
di circostanze attenuanti; Sentita ecc. Ritenuto in fatto che a sostegno del ricorso eransi presentati li seguenti due motivi di nullità:I°
Non essendo accertato che quei tre individui armati i quali commisero
la depredazione di quelle bestie bovine fossero briganti né che tale
fosse il figlio dell'accusalo Caschera, il Tribunale militare di guerra
doveva dichiararsi incompetente;2° Sebbene siasi dalla sentenza
ritenuto in fatto che il suddetto accusato ed ora ricorrente fu veduto
in quel momento a discorrere col Cedrone, non è stato giustificato che
costui fosse il capo di quei tre individui né che esso Caschera fosse a
parte di quel reato ed abbiane facilitata l'esecuzione, né il Tribunale
di guerra poteva sopra semplici conghietture ritenere escluso che
quest'ultimo si trovasse colà perché intento a custodire le sue capre;E
ritenuto che all'udienza fu inoltre proposto e svolto il mezzo
dell'incompetenza di questo stesso Tribunale Supremo desunto
sostanzialmente dacchè essendo cessata la legge 7 febbraio 1864, ed
avendo così i fatti in detta legge preveduti e repressi cessato di
essere reato, più non sussista per essi l'azione penale per le seguenti
principali considerazioni:1° Che la sentenza della quale ora si
tratta non era ancora divenuta definitiva o passata in cosa giudicata a
motivo del ricorso in nullità contro la medesima interposto;2°
Che doveva giovare al condannalo la seguita abolizione dell'azione
penale al riguardo dell'ascrittogli reato, per essersi riconosciuto che
l'azione del Caschera non era reprensibile od era punibile con pene
minori;3° Che le leggi del 15 agosto 1863 e 7 febbraio 1864
creavano reati dapprima ignoti nel codice penale in vigore, sancivano
pene da prima neppure immaginate, non che scritte, e se a giudicare di
tali nuovi reati, ad applicare tali pene maggiori, eressero Tribunali
Speciali e diedero loro forme e modi speciali di procedimento, questa
parte intieramente accessoria della legge non basta a sovvertirne, il
carattere, a convertire cioè in leggi di procedura e di competenza
disposizioni di carattere ben diverso, e di maggior importanza;4°
Che insomma trattandosi di legge eccezionale temporariamente
sovrapposta al diritto comune, spirato il termine prefisso alla di lei
durala la ragione e l'interesse sociale ne disdicano l'applicazione: e
questi principii debbano giovare a tutti coloro, contro i quali non si
abbia ancora una condanna definitiva;5° Finalmente, che questo
stesso Tribunale Supremo, collo esaminare se, giusta la legge cessala,
i primi giudici bene o male siansi ritenuti competenti, verrebbe a dare
forza ancora attualmente alla legge del 7 febbraio 1864;In ordine alla sovraesposta pregiudiziale eccezione:Considerato
innanzi lutto, che se per poco ricorresi alle discussioni le quali al
riguardo delle due leggi speciali 15 agosto 1863 e 7 febbraio 1864,
ebbero luogo in Parlamento — ivi si trova ad ogni istante enunciato non
essere i briganti se non assassini dell'infima classe — essere Io scopo
loro quello di arricchirsi coi ricatti, i loro mezzi il terrore e le
sevizie — trattarsi assolutamente quanto ad essi e quanto ai loro
complici, di meri reati comuni — doversi per altro cangiare la
giurisdizione o competenza, introdurre la giurisdizione militare,
sostituire una procedura più pronta, più efficace — considerarsi quale
indispensabile rimedio a sì gravi mali, lo stabilimento temporario di
Tribunali, di guerra; ivi inoltre si legge, che venne falla la proposta
di accordare contro le sentenze di cedesti Tribunali il ricorso alla
Corte di Cassazione, ma che tale proposta non venne appoggiata in
seguito alle considerazioni fattesi dal Ministero di Giustizia, che
cioè avendosi un codice penale militare, il quale provvede allo stato
di guerra nonché a quello di pace, ed avendosi per la esecuzione di
quel codice Tribunali militari ed un Tribunale Supremo di guerra,
dappoiché si ammetteva il ricorso in nullità per sola ragione
d'incompetenza ed a favore delle sole persone indicate nel num. i della
legge, non si dovesse declinare da quelle vie e da quelle norme che in
detto codice vedevansi al riguardo segnate;Che per verità quella
legge speciale ha bensì sancito nella sua parte penale alcune
disposizioni più severe di quelle contenute negli art. 426 a 430 del
cod. pen. comune, ma non ha punto immaginato o creato pene novelle, non
ha fatto che infliggere con un qualche aumento nella graduazione,
quelle stesse già stabilite nel codice penale comune, anche
riconosciute ed ammesse dal codice penale militare;Che la
questione, se detta legge abbia o non creato nuovi reati ignoti nel
codice penale comune, liceome si allega nel ricorso, collo stabilire
che l'associazione di tre fra quei malfattori bastasse a costituire una
banda, e collo indicare alcuni fatti di complicità e favoreggiamento
non enumerati in modo esplicito nel detto codice, ________________________________avrà
ad essere decisa a suo tempo dalla competente giurisdizioni penale
ordinaria ed alla sua volta dalla Corte di Cassazione, quando si
tratterà di reati, sui quali non siasi definitivamente pronunziato
avanti al 1° di gennaio di quest'anno e di statuire sull'esatta o non
esalta interpretazione ed applicazione dei citati articoli 426 a 430;
ma per ora non può in veruna guisa influire sulla competenza o
sull'incompetenza di questo Tribunale a pronunziare sul presente
ricorso; ed altronde riuscirebbe affatto oziosa o superflua per
trattarsi attualmente di sentenza che sovranamente ritenne in fatto
essersi il ricorrente Cascherà trovato assieme a quei briganti e col
capo loro al momento in cui a mano armata commettevano quella
depredazione per favorire il proprio figlio, e gli altri briganti nella
consumazione della grassazione, fatto questo per il quale non può al
certo dirsi estinta l'azione penale colla cassazione di quella legge;Che
parimenti non sussiste la pretesa estinzione dell'azione penale desunta
da che la sentenza di cui si tratta non sia ancora definitiva poiché la
medesima fu pronunziata in primo ed ultimo grado da quei giudici i
quali soli la potevano pronunziare, il fu in un tempo in cui non eravi
contro di lei se non il ricorso a questo Supremo Tribunale, non possono
nemanco attualmente venir sottoposti a nuovo apprezzamento i falli da
lei sovranamente decisi, unicamente si tratta di vedere so quei giudici
fossero o non competenti; e ciò prova come sia veramente definitiva nel
senso legale di questo vocabolo;Che meglio non regge l'altra
asserzione in cui si adduce che collo esaminare tale sentenza
verrebbesi a dare forza retroattiva alla cessata legge speciale, poiché
il Tribunale Supremo non ha da applicarne le disposizioni penali ora
non più in vigore, ma solamente lo consulta, le richiama per statuire
sulla competenza: ed è noto come il ricorrere in tali casi alle leggi
preesistenti riesca talvolta indispensabile, sia dalle leggi medesime
ammesso e consigliato;Che piuttosto il non ricorrere, il voler
far valere la legge di nuovo sottentrata sarebbe il voler fare questa
reagire su fatti anteriori ai quali non può riferirsi, un farla
retroagire su cose già fatte e decise ed in materia tale che non può
essere immutata se non espressamente per legge, o per necessaria
conseguenza della legge novella;Che insomma, ammesso il sistema
enunciato net ricorso o dovrebbesi dire che la cessazione della legge 7
febbraio 1864 abbia di pien diritto distrutta ed annullata una regolare
anteriore sentenza definitiva competentemente resa: o dovrebbesi dire
che siccome da quella sola legge speciale era dato il corso in nullità
contro tale sentenza, ________________________________se
quello straordinario rimedio più non può esperirsi innanzi quel
Tribunale cui solo era ciò demandato, più non lo si possa esperire
innanzi ad alcun'altra giurisdizione, e molto meno innanzi alla
giurisdizione ordinaria, alla quale non è per certo da veruna legge
sottoposto il Tribunale di guerra che ebbe a pronunziarla;Considerato
dappoi, che se per generale principio, quando il legislatore con una
nuova legge penale dimostra che per le mutate condizioni dei tempi, dei
luoghi o delle cose, certi fatti più non meritino veruna pena o la
meritino più lieve, la ragione e l'umanità vogliono che anche ai fatti
precedenti non ancora giudicati si applichi la posteriore legge più
mite, ben altra è la condizione delle cose nello attuai caso;Che
quel principio assai rottamente si applica a tutte le leggi anteriori
più severe, le quali non avendo per l'ordinario prefìnita alcuna durata
di tempo, naturalmente s'intende abbiano affatto a cessare quando la
nuova legge le dimostri o non più necessarie o non più opportune;Che
invece nell'attuale fatti-specie il legislatore tanto al tempo della
emanazione della legge 7 febbraio 1864, quanto al tempo della di lei
prorogazione sempre le ha (issato egli stesso un termine preciso o
perentorio, durante il quale dovesse imperare, e solamente spirato il
quale dovesse di pien diritto cessare: ed ha così dimostralo
ripetutamente di reputare necessaria per tutto quel tempo
l'applicazione di quelle particolari disposizioni, di volere che quei
Tribunali speciali continuassero a spiegare la loro giurisdizione ed a
proferire sentenze fino a tutto il 31 dicembre 1865;E che
constando apertamente non essersi voluto che tali sentenze fossero
deferite alla Corte di Cassazione, per naturale conseguenza implicita
in quella legge stessa ne viene che sovr'esse tutte debba e possa di
preferenza e per ogni ragione continuare a statuire questo Tribunale,
il quale per la cessazione di delta legge non ha cessato di esistere ed
è il solo che ha avuto dalla legge una giurisdizione sovra detti
Tribunali;Considerato ancora che la dottrina dei più insigni, ed
autorevoli scrittori su questa materia, e la giurisprudenza delle Corti
regolatrici concordano nel ritenere, che col cessare della legge, la
quale abbia tolto alla giurisdizione ordinaria alcune attribuzioni per
investirne un Tribunale d'eccezione, a lei ritornano tutto le cause non
ancora giudicate, cioè quelle soltanto, in ordine alle quali ancora non
vi esista una sentenza definitiva (en dernier ressort) quale appunto si
è quella di cui ora si tratta; e non vi ba esempio che perfino nel caso
di emanala nuova legge posteriore regolatrice della competenza fra
Tribunali________________________________decidenti
in merito od in fatto, siasi preteso d'invocare e molto meno di
applicare la nuova legge, quando già si avesse contro una sentenza
definitiva un regolare ricorso ad una Corte di Cassazione od altro
Tribunale Supremo;Considerato che nissun argomento in contrario
si potrebbe nella presente falli-specie dedurre dall'articolo 107
dell'ordinamento giudiziario per le Provincie Napolitane del 17
febbraio 1861 e dallo essere quell'ordinamento posteriore alla
pubblicazione del cod. pen. mil. nelle stesse provincie;In fatti
nello stesso articolo primo di quell'ordinamento è stabilito, che
restano salde tutte le altre giurisdizioni fermale dalle leggi del
contenzioso amministrativo, della repressione dei reali militari e da
altre leggi particolari allora in vigore—dunque dovette star saldo il
cod. pen. mil. già prima pubblicalo, salda in tutte le sue parti la
giurisdizione dal medesimo attribuita in modo esclusivo al Tribunale
Supremo di guerra;Quell'art. 107 inoltre nella sua sostanza e
nel vero suo spirito, siccome già venne altre volle riconosciuto,
risponde all'art. 14 del Regio Editto 30 ottobre 1847 col quale veniva
istituito un magistrato di Cassazione per le Provincie Subalpine. A
quell'art. 107 non può dunque attribuirsi altro senso 0 maggior portata
di quella che all'art. 14 siasi costantemente attribuita dopo
l'attivazione del codice penale militare. E da quel tempo non si è
dubitalo mai che siffatta disposizione più non si riferisse che alle
sentenze dei Tribunali militari di mare, ma a conoscere dei ricorsi in
nullità contro quelle dei Tribunali militari di terra fosse competente
il solo Tribunale Supremo di guerra;In ogni evento la legge
speciale del 7 febbraio 1861 è di mollo posteriore a quell'ordinamento
del 1861 ed in essa dalle smini/.. -ili cui orasi ragiona venne dato
espressamente il ricorso per incompetenza a ragione di materia a questo
Tribunale, e dalle discussioni seguite in Parlamento come già si è
accennato evintesi non essersi voluto che tali giudicati potessero
essere deferiti alla Corte di Cassazione;A quell'ordinamento
particolare perdette provincie sarebbe in ultimo sottentrato il novello
ordinamento giudiziario generale per tutto lo Stato pubblicato con
Regio Decreto 6 dicembre 181)5, e nel medesimo bi legge all'articolo
primo che la giurisdizione per i reali militari e marittimi è regolata
da leggi speciali ed all'articolo 122 num. 2 che la Corte di Cassazione
conosce in materia penale dei casi d'annullamento delle sentenze
proferite dalle Corti, dai Tribunali e dai pretori, vale a dire dai
Tribunali ordinari dipendenti dalla di li-i giurisdizione, dei quali
soli è cenno nell'ordinamento;________________________________Considerato
finalmente che per le cose fin qui dette la denunciata sentenza non è
al certo distrutta od in alcuna guisa infirmala dalla cessazione della
più volte menzionala legge speciale;Che preso in considerazione
il tempo in cui tale sentenza è emanala, la natura del reato, la
qualità militare dei giudici che l'hanno pronunziata, la nissuna
facoltà da nissuna legge accordata al condannato di rivolgersi alla
Corte di Cassazione per denunziare le sentenze di Tribunali da lei non
punto dipendenti, la impossibilità ulteriore per il condannalo stesso
di rivolgersi a quella Corte per essere da lunga pezza scaduto ogni
termine stabilito per emettere la dichiarazione e presentarle il
ricorso, devesi con lutto fondamento ritenere che non si possa da
questo Tribunale Supremo rinunziare a statuire sulla regolarmente
innovatagli domanda;Che in ulivi lei mini la giurisdizione, la
competenza dei corpi giudicanti sono rette dalla legge e dalla legge
soltanto: al modo stesso in cui sono conferite, al modo stesso debbono
venir tolte: non cessano se non per espressa disposizione, o per
cessazione del Tribunale, o per necessaria conseguenza di altra
disposizione legislativa. A questo solo Tribunale vedesi espressamente
demandala la missione di giudicare se i Tribunali di guerra fossero
competenti per ragion di materia in tulle le sentenze state da essi
proferite fino al 31 dicembre ultimo scorso. Esso continua a
sussistere, continua a poter compiere a quella missione. Il volergliela
togliere è tale cosa che certamente sarebbesi potuta fare, ma solamente
per logge, e questa non esiste: anzi tutte le fin qui fatte
osservazioni confermano non essere stata tale la mente del legislatore;Che
del resto qualora si riconosca insussistente l'allegato vizio
d'incompetenza per parte del Tribunale di guerra colla ricezione del
ricorso non si verrà ad impingere né contro la legge, né contro la
giurisprudenza, né contro la giurisdizione che possa sostenersi
attribuita ad altro Tribunale o Corte Suprema: e qualora si ravvisasse
sussistente l'allegata incompetenza perché il fatto quale fu ritenuto
non offra i caratteri di reato oppure di complicità o favoreggiamento
al brigantaggio, nulla toglie che in conformità di quanto già venne
praticato altre volte si possa tuttora annullare la sentenza senza
rinvio, od anche all'evenienza del caso ordinare il rinvio al Tribunale
competente giusta il prescritto dall'art. 479 del cod. pen. mil.;Che
insomma trattasi di sentenza definitiva non più impugnabile in veruna
guisa sotto il rapporto del sovrano apprezzamento dei fatti. La pronta
amministrazione della giustizia sempre necessaria, ma tanto più ancora
nelle materie penali militari richiede sia tutto al più presto
possibile l'ostacolo legale frapposto alla di lei esecuzione. ________________________________La
legge speciale non mai abrogata e tuttora in tal parte eseguibile ha
dato a questo Tribunale solo la facoltà e l'obbligo di rimuovere
quell'ostacolo col pronunziare se sussista o non l'asserto vizio
d'incompetenza a ragione di materia. Questo Tribunale è il solo al
quale fosse e possa tuttora ravvisarsi data giurisdizione sul Tribunale
decidente in merito od in fatto. Alni fu regolarmente ed in tempo
diretta la domanda d'annullamento, a lui pervennero gli alti: egli solo
appare dalla legge, dalla ragione della legge, dalle istituzioni
giudiziarie medesime dello Stato fin qui esistenti, chiamato a
pronunciare su quel ricorso;E che conseguentemente non sussiste la fin qui esaminata eccezione d'incompetenza. In ordine finalmente ai due mezzi di nullità stati addotti nel presentato ricorso;Considerato
che la eccezione d'incompetenza ivi opposta al Tribunale di guerra in
Gaeta poggia su motivi o circostanze di fatto le quali veggonsi
distrutte o pienamente contraddette dalla sentenza ora cadente in esame;Che
in fatti perdile incompetente quel Tribunale, nel ricorso si adduce non
essere accertato che fossero briganti quei tre individui armali i quali
commisero la depredazione, né che tale fosse il figlio dello attuale
ricorrente, né che il noto capo brigante Cedrone fosse il capo di quei
malfattori, né infine che il Cascherà medesimo fosse a parte di quel
reato ed abbiano facilitalo l'esecuzione;Che per l'opposto la
sentenza pone in fatto, e con giudizio d'apprezzamento incensurabile,
che mentre operavasi quella depredazione da tre briganti i quali
capitanati dal Cedrone scorrono quelle campagne per commettere crimini
e delitti, si trovava tra quei tre malfattori il figlio del Cascherà
noto brigante ancor esso, che in vicinanza del luogo in cui si
consumava il reato ed in quel tempo fu visto l'attuale ricorrente
Cascherà padre a discorrere col capo di quei briganti Cedrone; che il
suddetto ammettendo siffatta circostanza pretende ben si d'essersi colà
trovato al pascolo delle sue capre, ma questa sua allegazione, oltre al
non essere stata provata, deve anzi ritenersi per esclusa dal
dibattimento; che perciò e per altre circostanze od amminicoli, il
Tribunale giudicante dichiarò di ritenere senz'alcun dubbio essersi il
più volte nominato Cascherà padre trovalo colà non peraltro scopo se
non per favorire sia il suo figlio che gli altri briganti alla
consumazione di quella grassazione;Che perciò quei due mezzi
propriamente non intaccano neppure la competenza del Tribunale di
guerra, ma riflettono piuttosto la sufficienza o non del le prove o dei
riscontri sopra quei fatti stati ritenuti sufficienti;Ma o si
riguardi al tenore dell'accusa, od ai motivi della sentenza, od al
giudizio sovranamente emesso circa l'esistenza di quei falli e circa la
convinzione della reità dell’accusato, non si potrà a meno di
riconoscere, che essendo stato il suddetto accusato convinto di
complicità o di connivenza e favoreggiamento al brigantaggio nel senso
dell’art. 4 della citata legge, a ragione il Tribunale medesimo si è
ritenuto competente a pronunciare su quell'accusa. Per questi motivi,
rigetta ecc. Torino, 17 gennaio 1866. Il luogot. gen. Pastore, Pres. -Lauteri, Rel. Anno IV. Torino 5 Febbraio 1866ASTREANum. 2. RIVISTA DI LEGISLAZIONE E GIURISPRUDENZA MILITARETRIBUNALE SUPREMO DI GUERRAUdienza 24 gennaio 1866. Perotti ed altri ricorrenti (P. M. cav. Lo Gatto, ff. di 8. A. G. M.). TRIBUNALE SUPREMO DI GUERRA — COMPETENZA BRIGANTAGGIO — RICORSO IN NULLITÀ. Colla
cessazione dilla legge.7 febbraio 1861 sul brigantaggio, il Tribunale
Supremo' di guerra non cessa d'essere competente a conoscere dei
ricorsi ad esso sporti contro le sentenze dai Tribunali di guerra
pronunciate durante il tempo in cui quella legge vigeva (1). Se
i fatti ritenuti nella sentenza vestono il carattere di favoreggiamento
al brigantaggio, invano si ricorre in nullità travisando i fatti stessi
per attribuire loro una diversa qualificazione. CONCLUSIONI DEL PUBBLICO MINISTEROIl
P. M., sul certificato rilascialo dal Cancelliere della Corte di
Cassazione di Napoli e presentato all'udienza dal difensore, ha fatto
le seguenti osservazioni:Per verità non è facile comprendere quale sia stato il concetto della difesa nel proporre quella domanda. Il
Perotti, condannato con sentenza del 30 ottobre, faceva nel dì seguente
dichiarazione di voler ricorrere a questo Supremo Tribunale, affine di
ottenere lo annullamento della sentenza per incompetenza a ragion di
materia. Con ciò sperimentava il diritto concessogli dalla stessa legge
iii applicazione della quale era stato giudicato. Per effetto della
cennata sua dichiarazione, gli atti venivano trasmessi a questo
Tribunale Supremo, il quale restava investito della cognizione del
ricorso. (1) Sappiamo che la Corte di Cassazione, sedente in
Napoli, sulla domanda prodotta dal Perotti e dagli altri ricorrenti
pronunziava la sua competenza con decisione del 12 gennaio; sicchè pare
sia il caso di un conflitto di giurisdizione da regolarsi a norma della
legge 21 dicembre 1862. Nota della Redazione. ________________________________Ora
dal certificato che ci si mostra risulta che il ricorrente per l'organo
del suo avvocato produceva nel dì 5 gennaio istanza presso la Corte di
Cassazione sedente in Napoli, affinché dichiarasse la sua competenza a
pronunziare sul ricorso di che trattasi. Che un condannato si
presenti al magistrato presso il quale interpose ricorso dalla sentenza
che lo colpiva, e venga a chiedergli, per vero o supposto mutamento di
giurisdizione, di dichiararsi incompetente, ciò si concepisce di
leggieri: è quello che fu fatto dal ricorrente Caschera. Il P. M.
combatté l'eccezione come infondata; il Tribunale Supremo l'ha per la
stessa ragione respinta, ma a nessuno cadde punto in pensiero di
risguardarla come irricevibile. Ben diverso è però il caso di
codesta domanda indirizzata alla Corte di Cassazione napoletana. A che
mira quella domanda? Ad investire la detta Corte della cognizione d'una
causa. E quando mai si udì che una Corte di Cassazione possa esser
investita altrimenti che con una dichiarazione di ricorso?E se
la dichiarazione del Peroni fino dal 1° novembre investiva questo
Supremo Tribunale, potrà essa per superfetazione investire un altro
magistrato?Poniamo l'ipotesi che il Perotti avesse il 1°
novembre dichiarato di ricorrere alla Corte di Cassazione sedente in
Napoli, quella Corte si sarebbe con ciò trovata investita, ed avrebbe
potuto pronunziare: beninteso, vista la legge del 7 febbraio, sarebbe
stata nella necessità di pronunziare la sua incompetenza. Poniamo
ancora che tale dichiarazione avesse avuto luogo da parte del Perotti,
ma non nel giorno successivo alla prelazione della sentenza, come
richiedeva la legge 7 febbr. e neppure fra i tre giorni da quello come
richiede il cod. di proc. pen. La Corte di Cassazione sarebbe stata pur
sempre investita, sarebbe stata in grado di pronunziare: soltanto
avrebbe pronunziata l'irricevibilità del ricorso poiché non prodotto in
tempo utile;Che farà invece per rispetto alla domanda del
Perotti? È quello un atto sufficiente per aprir l'adito a una qualunque
deliberazione, che non sia quella di non trovar luogo a provvedere?È
vero che quell'atto si riferisce (per via d'asserto) ad una
dichiarazione di ricorso avverso una sentenza. Ma sentenza e
dichiarazione di ricorso trovandosi presso questo Supremo Tribunale,
egli è. tolto in tutti i casi alla ripetuta Corte di poter avere
scienza legale di ciò che dovrebbe costituirti il fondamento e la
materia stessa' della sua competenza; le è tolto ogni mezzo di
accertarsi se concorrano tutte quelle condizioni di tempo e di
formalità che sono imprescindibili, e fuori delle quali la sua
giurisdizione rimane inattiva.________________________________ Quell'eminente
magistrato vorrà per avventura prendere in esame un punto di mera
dottrina, di cui è piaciuto a taluni avvocati far una quistione, e
vorrà procedere a una discussione e deliberazione la quale non potrà
menare che ad un pronunciato ipotetico? Una Corte di Cassazione giudica
sopra domande di cassazione, non risolve quesiti accademici. Se il
ricorrente Perotti ha mostralo di dimenticarlo, l'alta riputazione di
sapere e di senno che illustrò sempremai quel Supremo Collegio sta
garante ch'esso non si lascerà trarre fuori della via che le è segnata
dalla legge e dal principio stesso della sua istituzione. E in
quanto alla presentazione di quel certificato fatta a questa udienza
dalla difesa, senza neppur dichiarare con quale intendimento, è
manifesto ch'essa non eserciterà influenza di sorta sulla decisione
della causa. Se la domanda del Perotti possa avere un valore ed un
effetto legale presso la Corte di Cassazione di Napoli, spetta alla
Corte medesima il vederlo. Agli occhi nostri non ne ha e non può averne
alcuno. Pertanto il P. M. conchiude puramente e semplicemente
che il documento, sia annesso agli atti. Il Tribunale Supremo ne terrà
quel conto che di ragione. Torino, all'udienza del 17 gennaio 1866. Luigi Lo Gatto. SENTENZASul
ricorso di Perotti barone Giacomo, fu Biagio, d'anni 42, nato a Napoli,
sotto-prefetto in disponibilità e proprietario, — Rocco Gio. Bau. fu
Gaetano, d'anni 51, proprietario, — Cubiciotti Antonio di Domenico,
d'anni 45, medico, — e Giordano Matteo fu Nicola, d'anni 46, capraio;
questi tre ultimi da Campagna tutti ivi dimoranti e ditenuti, per
l'annullamento della sentenza del Tribunale militare di guerra sedente
in Salerno, del 30 ottobre 1865, colla quale in applicazione degli
articoli 2 e 4 della legge 7 febbraio 1864, 21, 22, 23 e 72 del cod.
pen. comune, furono condannati il Perotti ed il Rocco alla pena dei
lavori forzati per anni 15; il Cubiciotti alla stessa per anni dieci;
ed il Giordano a quella della reclusione ordinaria per anni sette, e
tutti rispettivamente alle pene accessorie, siccome convinti dal reato
di favoreggiamento al brigantaggio, col concorso però di circostanze
attenuanti. Sentita ecc. Premesso in fatto che contro la
sovra indicata sentenza sonosi regolarmente ed in tempo utile proposti
li due seguenti motivi di nullità;________________________________1°
Incompetenza del Tribunale militare di guerra in Salerno, perché dalle
rivelazioni del capo brigante Giardullo risultasse che gli accusati ed
ora ricorrenti potevano avere a rispondere di attentalo o di altro
reato politico;2° Violazione dell'art. 370 del cod. pen. mil.
per essersi nella pubblica discussione uditi come testimonii, e con
giuramento il suddetto Giardullo ed altri briganti, i quali invece
dovevano essere considerati siccome altrettanti imputati;E che,
solamente dopo la già compiutasi relazione della presente causa e del
ricorso alla medesima relativo, veniva a questo Tribunale Supremo
presentato in pubblica udienza, ed a nome dell'avv. difensore dei
ricorrenti, un certificato del vice cancelliere presso la Corte di
Cassazione di Napoli, nel quale si enuncia, essersi nel giorno 5 del
corrente mese presentata a quella cancelleria una domanda per li bar.
Giacomo Perotti, Matteo Giordano, Giovanni Ball. Rocco ed Antonio
Cubiciotti condannati dal Tribunale militare di Salerno ai lavori
forzati, per connivenza al brigantaggio, con la quale domanda si chiede
che la suddetta Corte di Cassazione dichiari la sua competenza a
pronunciare sul ricorso per annullamento prodotto dai condannati
suddetti avverso la sentenza di loro condanna;Considerato che,
non essendo neppure stato formalmente proposta né discussa in questa
causa la eccezione d'incompetenza di questo Tribunale Supremo, si
reputa bastevole lo accennare a tale riguardo:Che se per la non
più avvenuta prorogazione di quella legge speciale e per la conseguente
cessazione anche dei Tribunali di guerra, in ordine a tutti i reali
commessi posteriormente al 1° gennaio di quest'anno ed anche per tutti
quelli commessi anteriormente, non stati prima di quel giorno giudicati
con sentenza definitiva, sottentrano le leggi penali comuni, i
Tribunali ordinari, in forme di procedimento per i medesimi stabilile
ed il rimedio straordinario del ricorso alla Corte di Cassazione, da
ciò non può derivarne la incompetenza di questo Tribunale a statuire
sovra un ricorso avanti esso introdotto regolarmente prima di lai tempo
e concernente una sentenza di ultimo grado;Che quando trattisi
di procedimenti tuttora pendenti o di sentenze emanate in prima istanza
contro le quali sia dato tuttora un ricorso in appello, e che non siano
passate in cosa giudicata, certamente rinasce in allora per generale
principio la giurisdizione dei Tribunali ordinari, si svolge e può
svolgersi in tutta la sua efficacia la regola di diritto secondo la
quale niuno può essere tolto a' suoi giudici naturali se non in forza
di una legge;Che allo incontro nello attuai caso e per statuire sul ricorso dei________________________________quattro
condannati con sentenza definitiva, più non si tratta di emettere un
giudizio, o di venire ad ulteriori incombenti in ordine alle prove
dell'esistenza del reato e all'apprezzamento che venne sovranamente
emesso dai giudici del Tribunale di guerra sulla reità o sull’innocenza
dei condannati, non si tratta di chiamarli essi stessi innanzi a
giudici che più non siano dalla legge riconosciuti come aventi
giurisdizione in quella causa;Che unicamente trattandosi, per
così dire, di giudicare la sentenza, di riconoscere se in base a quel
giudicio di fatto incensurabile, fosse o non competente per ragion di
materia il detto Tribunale, egli è palese che propriamente non si
distolgono i ricorrenti dai loro giudici naturali, ma solamente viene
risolta una questione d'ordine pubblico, una quistione di competenza o
di giurisdizione;Che perciò, ritenuta la natura della sentenza,
la qualità militare concorrente nei giudici che l'hanno proferita, il
tempo in cui l'hanno proferita e si ebbe ricorso in nullità, lo essere
quella una vera sentenza definitiva, la costante assoluta indipendenza
di quei giudici o tribunali dalla giurisdizione ordinaria, la espressa
intenzione del legislatore che non vi fosse altro ricorso se non quello
diretto a questo Tribunale per incompetenza a ragion di materia, il non
aversi alcuna legge posteriore che abbia ad altri attribuita ed a lui
lolla quella straordinaria, ma pure più ovvia e più naturale
giurisdizione, che esso tuttora trovasi in grado d'esercitare affine di
rimuovere al più presto quell'unico ostacolo il quale siasi voluto
premettere alla esecuzione di cotali sentenze, sono altrettanti
argomenti i quali conducono a ritenere che sia questo Tribunale (ed
esso solo) competente a pronunciare sullo attuale ricorso;E che
del resto in questo senso ebbe già il medesimo a spiegarsi più
appositamente in ordine ad altro ricorso in cui la eccezione stessa era
stata formalmente e regolarmente sollevata;Considerato dappoi
che il secondo tra i motivi di nullità addotti contro la sentenza del
Tribunale di guerra è manifestamente inattendibile, siccome quello che
meramente accenna ad una pretesa (ed anche insussistente) violazione di
una disposizione di procedura avvenuta nel corso del dibattimento, ma
non accenna né punto né poco alla incompetenza di quel Tribunale per
ragion di materia: motivo questo unico per cui sia dalla legge
accordato il ricorso a questo Tribunale Supremo;Considerato che il 1° invece tra quei due motivi presentasi come basato, almeno apparentemente, sulla incompetenza;Che
per altro li ricorrenti erano accusati di favoreggiamento al
brigantaggio, per avere di certa scienza e libera volontà procurato
armi,________________________________ viveri,
notizie ed aiuti d'una maniera a diverse bande brigantesche, e più
particolarmente alla banda comandata dal famigerato Giardullo, le quali
composte di un numero di persone armate maggiore di tre scorazzavano le
campagne all'oggetto di commettere crimini e delitti; e percependo
illeciti guadagni per i ricatti da quelle bande operali; e quello non è
certamente un reato politico, o contro la sicurezza interna dello Stato
preveduto dagli art. 156 e seguenti del cod. pen. com.;Che
l'asserta incompetenza unicamente si fonda sopra una delle
considerazioni della sentenza in cui venne pure accennato ad un brano
delle rivelazioni del capo banda Giardullo, il quale diceva di essere
stato spinto dalli Copetti, Perotti e Rocco a darsi alla campagna onde
mettersi alla testa di alcuni banditi e portare la rivoluzione nel
paese;Che però la condizione di meri briganti stata sempre ed
universalmente riconosciuta in Giardullo e suoi complici, le pur troppo
notorie gesta del più infame brigantaggio commesse dalla di lui banda,
la mala fama che per tutto si sparse di quel capo brigante tanto sotto
il vero suo nome di Antonio Maratea, quanto sotto il sopranome di
Giardullo, ben dimostrano come in fatti non siasi mai trattalo se non
di reati di brigantaggio e del reato di connivenza e favoreggiamento
per parte dei quattro condannati;Che anzi quel Tribunale ebbe
special cura di espressamente notare nella sua sentenza, come nella
mancanza assoluta d'ogni altro indizio non potesse accettare la
deposizione del Giardullo relativa al fatto che li suddetti lo avessero
spinto e gli avessero fornito i mezzi a costituire una banda di
briganti, e tanto meno che dividessero con lui il prezzo delle sue
infamie;Che in sostanza il Tribunale, dopo di avere premesso
molle e stringenti considerazioni a carico di ciascuno dei quattro ora
ricorrenti, dichiarò esplicitamente esservi nei giudici la sola
convinzione che li suddetti scientemente e di libera volontà si fossero
prestati a favorire quei malfattori, e che essendosi in tali criminose
relazioni mantenuti fino alla distruzione di detta banda, fossero ai
medesimi applicabili gli articoli 2° e 4° di detta legge, e fosse esso
competente;Che in conseguenza neppure quel mezzo primo di
nullità non regge, non trova appoggio in fatto nella sentenza, viene
anzi dalla medesima escluso;Per questi motivi, rigetta ecc. Torino,24 gennaio 1866. Il luog. gen. Pastore, Pres. — Lauteri, Rel. Anno IV. Torino 5 Febbraio 1866ASTREANum. 2. RIVISTA DI LEGISLAZIONE E GIURISPRUDENZA MILITARETRIBUNALE SUPREMO DI GUERRAUdienza 24 gennaio 1866. Mancini e De Lisi, ricorrenti (P. M. Lo Gatto S. A. G. M.; dif, avv. Db Gioanni). TRIBUNALE SUPREMO DI GUERRA — COMPETENZA— BRIGANTAGGIO — COMPLICITÀ — SENTENZA— art. 479 COD. PEN. MIL. Finché
non intervenga una legge che tolga al Tribunale Supremo di guerra la
superiore giurisdizione sui Tribunali militari, dal punto che una
sentenza da questi ultimi è proferita, spetta al medesimo Tribunale
Supremo, ed a nessun altro, di riconoscere se fu, bene o male giudicato
in senso della legge vigente all'epoca in cui tale sentenza fu
pronunciata (1). Se non ostante la cessazione di una legge che
attribuiva la cognizione di alcuni reati ai Tribunali militari, questi
continuassero a conoscere dei reati medesimi, le loro sentenze
sarebbero mille per incompetenza: tale nullità devesi pronunciare dal
Tribunale Supremo analogamente a quanto prescrive l'art. 479 del cod.
per», mil. (2). Quando la sentenza del Tribunale di guerra
ritiene alcuni fatti che costituiscono il reato di complicità in
brigantaggio, essa non va soggetta ad annullamento perché narri altri
fatti, estranei alla sua competenza, al solo scopo di far maggiormente
palese la convinzione del giudici nel ritenere I' accusato colpevole
del reato ascrittogli.La sentenza con cui il giudice istruttore
dichiari non doversi far luogo a procedimento, non passa in cosa
giudicata nel senso che il Tribunale all'appoggio di nuove risultanze
non possa decidere diversamente. Sul ricorso di Mancini Antonio
di Caroline, d'anni 28, nativo di Mignano, possidente luogotenente
nella Guardia nazionale; — De Lisi Cosimo, fu Cavino, d'anni 45, nato a
Campo ditenuto il primo dal 28 giugno, ed il secondo dal 9 agosto
scorso anno, contro la sentenza profanasi dal Tribunale militare di
guerra di Caserta in data 14 settembre ultimo, colla quale il Mancini
venne condannato a 15 anni, ed il De Lisi a 20 anni di lavori forzati,
all'interdizione dai pubblici uffici e solidariamente al risarcimento
dei danni verso chi di ragione, e nelle spese, siccome convinti del
reato di complicità nel brigantaggio;Udita ecc. Ritenuto
che Mancini solleva la eccezione d'incompetenza del Tribunale, perché
lo avrebbe ritenuto manutengolo e complice in brigantaggio,
principalmente pel fatto della uccisione di Pietro De Luca fatto che
ebbe luogo nel 7 maggio 1863, (1) È costante la giurisprudenza
del Tribunale Supremo nell'accogliere questo principio. Oltre alle
sentenze riferite nella presente puntata, veggasi pure quella in data
26 ottobre 1865 (Astrea, anno m, pag.269). (2) In tale conformità ebbe già a decidere lo stesso Tribunale Supremo colla sentenza 28 settembre 1865. ________________________________e
così anteriormente alla legge sul brigantaggio; di questo fatto adunque
non poteva conoscere il Tribunale militare, e ne poteva tanto meno
conoscere in quantoche con ordinanza proferita dal giudice istruttorii
del Tribunale del Circondario di Santa Maria, in data 16 ottobre 1863,
era stato dichiarato non doversi far luogo a procedimento, onde
all'incompetenza si aggiungeva la violazione della cosa giudicata;Ritenuto
che De Lisi chiede pure l'annullamento della sentenza perché fondata
sui detti del brigante Ciccone da lui offeso, detti stati ripetuti da
tutti quanti i testimoni;Ritenuto finalmente che i due
ricorrenti in comune oppongono l'incompetenza a questo stesso Tribunale
Supremo, perché la legge eccezionale sul brigantaggio abbia cessato di
avere vigore con tutto lo scorso anno 1865;Considerato quanto
all'incompetenza opposta in ultimo luogo che non essendo emanata alcuna
legge la quale abbia tolto a questo Supremo Tribunale la superiore
giurisdizione sui Tribunali militari, dal punto che una sentenza da
questi ultimi è proferita, spetta al Tribunale Supremo, ed a nessun
altro di riconoscere se fu bene o male giudicato in senso della legge
vigente all'epoca in cui venne pronunziata, e se un Tribunale militare
ancora al di d'oggi giudicasse in materia di brigantaggio, la relativa
sentenza dovrebbe annullarsi per mancanza di competenza, ma dovrebbe
necessariamente portarsi avanti questo Tribunale Supremo per ottenere
l'annullamento analogamente a quanto prescrive l'art. 479 del cod. pen.
mil., come ebbe già in recentissimo caso questo Tribunale a decidere;Consideralo
in merito che la denunciata sentenza ritenne Antonio Mancini
manutengolo, complice di briganti perché nella sua masseria dall'agosto
1863 al giugno 1865 somministrò sempre ai medesimi viveri e munizioni;Perché
risultava dai detti di Catterina Viola madre del capo banda Ciccone,
che costui distribuendo addì 13 marzo 1864, grande quantità di
munizione ai briganti suoi compagni, non esitò a dichiarare alla madre
che eragli stata spedita allora allora da Antonio Mancini;Perché avendo esso Mancini educato a ferocia un cane corso lo aveva fatto passare al Ciccone;Perché si fosse opposto a che la forza pubblica eseguisse perlustrazione nel sito ove i briganti avevano ucciso un Venafro;Il
Tribunale militare di Torino dopo la cessazione della legge 27 luglio
1862, condannava mi certo Maccario-Gallo per favoreggiamento alla
diserzione. Questi ricorse al Tribunale Supremo il quale colla
succitata sentenza annullò il giudicato e rinviò la causa ai Tribunali
civili (Astrea, anno III, pag.253). ________________________________Tutti
questi fatti la sentenza oppose all'Antonio Mancini e bastarono senza
dubbio essi soli a radicare la sua competenza e giustificare la
sentenza la quale se narrò il fatto dell'assassinio del De Luca non è
poi vero che lo abbia ritenuto qual fatto principale, ma piuttosto
quale argomento di maggiore convinzione per ritenerlo complico dei
briganti;Considerato che non regge la eccezione di cosa
giudicata imperocché la semplice ordinanza del giudice istruttore non
ha tal forza, e poteva quindi il Tribunale all'appoggio delle nuove
risultanze del processo apprezzare quel fatto all'oggetto, come si è
sopra osservato, di formarsi un più giusto concetto della condotta
precedente del condannato;Considerato nei rapporti di De Lisi
che la eccezione dal medesimo sovra fatta non accennando a competenza,
ma al valore delle prove sulle quali la denunciata sentenza è fondata,
non se ne può far caso;Per questi motivi, rigetta il ricorso contro la sentenza di cui si tratta. Torino, addi 24 gennaio 1866. Il luog. gen. Pastore, Pres. — D'Agliano Rel. Anno IV. Torino 5 Febbraio 1866ASTREANum. 2. RIVISTA DI LEGISLAZIONE E GIURISPRUDENZA MILITARETRIBUNALE SUPREMO DI GUERRAUdienza 17 gennaio 1866. Agresto, ricorrente (P. M. cav. Lo Gatto S. A. G. M; dif. avv. Canova). FALSO — USO DI UN FOGLIO DI LICENZA FALSIFICATO art. 172 COD. PEN. MIL. Il
militare, che falsifica o faccia scientemente uso di un foglio di
licenza falsificalo, incorre nella sanzione penale dell'art. 172 del
cod. pen. mil. quantunque l'amministrazione od il servizio militare non
ne senta danno. Sul ricorso dell'Avvocato Fiscale militare di
Genova contro la sentenza proferita dal Tribunale stesso in data 1°
dicembre scorso anno, colla quale venne dichiarato non essersi fatto
luogo a procedimento contro Agresto Vincenzo fu Giuseppe, d'anni 23,
soldato nel Corpo Cacciatori Franchi, imputato del reato mancato di
falso per avere il 27 agosto 1865 fatto compilare da persona
sconosciuta un foglio di licenza dei suoi superiori per entrare in
città che ebbe ad esibirlo al capo-posto della guardia a Porta Romana
in Genova, dal quale però venne respinto. Sentita ecc. ________________________________Considerato
che avendo il Tribunale ritenuto io fatto che Agresto aveva usato del
falso foglio di permesso, per entrare, o quanto meno tentato con quello
di entrare nella città di Genova, entrata che è vietata ai soldati di
quel Corpo senza un particolare permesso, è manifesto che doveva essere
punito a termini dell'art. 172 del cod. pen. mil., il quale contempla
letteralmente la falsificazione dei fogli di licenza, e sotto tale nome
genetico devesi comprendere necessariamente qualunque sorta di
permesso, quello specialmente in discorso, la cui falsificazione non
potrebbe a meno di arrecare, se non danni «gravissimi inconvenienti
nell'interesse del servizio e della disciplina militare»;Considerato
che il Tribunale, confondendo le ben diverse disposizioni dei due art.
165 e 172, disse per dispensarsi dell'applicare una pena che i medesimi
riflettano solo quei documenti, dalla cui falsificazione sarebbe per
derivare danno al militare servizio amministrativo;Che se questa
osservazione è in parte esatta per quanto si riferisce nell'art. 165,
il quale contempla non il puro fatto del falso, ma le conseguenze
eziandio del falso stesso, per cui lo 'punisce assai più gravemente,
non regge però per rispetto allo art. 172, il quale punisce, la
falsificazione per te sola, e non si occupa né punto né poco dei danni
che possano derivarne, basta falsificare od usare di un foglio di
licenza falsificato per cadere sotto la sanzione penale di detto
articolo, abbia o non abbia l'amministrazione o servizio militare
risentito danno;Se è vero adunque quanto disse la denunciata
sentenza che nel fatto incriminato non concorrono gli estremi del reato
previsto nell'art. 165, errò nel dire che non si avessero quelli
contemplati dall'art. 172, il quale anzi dando facoltà ai Tribunali di
potere nella applicazione della pena spaziare dai due mesi di carcere
(computando ove d'uopo il carcere sofferto) a due anni di reclusione
volle contemplare ogni sorta di falso e proporzionare la pena secondo
la maggior o minore gravita, la maggior o minor importanza della
falsità commessa;Per questi motivi, annulla la sentenza della
quale si tratta, rinviando la causa avanti il Tribunale militare di
Torino, acciò ritenuti i fatti risultanti dal già eseguito dibattimento
pronunzi a termini di legge. Torino, 17 gennaio 1866. Il luogot. gen. Pastore, Pres. — D'agliano, Rel. Anno IV. Torino 15 Febbraio 1866ASTREANum. 5. RIVISTA DI LEGISLAZIONE E GIURISPRUDENZA MILITAREAffinché
i lettori abbiano perfetta cognizione del conflitto di giurisdizione
insorto tra il Tribunale Supremo e la Corte di Cassazione in Napoli,
riferiamo anche la sentenza di questa Corte, alla quale, come è
consentito alla libera stampa, ci permettiamo di fare alcune oneste
osservazioni. CORTE DI CASSAZIONE IN NAPOLIUdienza 12 gennaio 1866. Soldi, Perotti e Cascherà, ricorrenti. COMPETENZA — LEGGE ECCEZIONALE — BRIGANTAGGIO — RICORSO IN NULLITÀ. Con
la fine dell'anno 1865 è cessata l'efficacia della legge 1 febbraio
1864, e poiché i reali di brigantaggio e di somministrazione di aiuto
ai briganti sono reati comunale non militari, così i giudizii
corrispondenti dal gennaio 1866 sono rientrati nella competenza
ordinaria e van regolati dal codice di procedura penale. Le
leggi di competenza e di procedura s'impossessano delle cause nello
stato in cui si trovano senza alcun vizio di retroattività. In
conseguenza, cessata la detta legge, spetta alla Corte di Cassazione e
non al Tribunale Supremo di guerra conoscere della nullità proposta
contro una sentenza emanata dal Tribunale di guerra prima della
cessazione della legge medesima. La Corte di Cassazione ha
considerato esser principio costituzionale del Regno d'Italia, che
niuno può esser distolto dai suoi giudici naturali, né potranno esser
creati tribunali o commissioni straordinarie (art. 71 dello Statuto
de’ 4 marzo 1848) (1);(1)Questo è prendere veramente le cose ab avo; ma con poca opportunità, chi consideri che la legge 7 febbraio________________________________Che
svolgimento di questo principio è la legge, organica dell'ordinamento
giudiziario, in cui sono determinate le autorità che hanno la missione
di fendere giustizia, così per le materie civili co me per le penali,
ad eccezione de’ reati militari (art. 1 della legge del 1859, e 1
di quella ultima del 1865);Che la giurisdizione pe' reati
militari non è costituita come privilegio di persone, essendo i
militari uguali a tutti gli altri cittadini avanti la legge; ma per la
speciale condizione ed i particolari doveri in cui a differenza degli
altri cittadini si trovano coloro cui è affidato il vessillo nazionale:
le quali condizioni e doveri essendo diversi nello stato di pace che
nello stato di guerra, diverse disposizioni hanno riavuto sancirsi;Che
nello stato di pace il militare è soggetto alla giurisdizione militare
pei soli reati militari, quelli cioè che consistono nella violazione
de’ speciali doveri di militare; pe' reati ordinari, che al
pari di ogni altro individuo potrebbe commettere, il militare è
soggetto alla giurisdizione ordinaria (art. 1,302,317 e seg. cod. pen.
Mil.) (2);distolse molti cittadini da' loro giudici
naturali, né cadde in pensiero alla Corte di Cassazione di Napoli o ad
altro magistrato qualunque di potervisi opporre in nome dello Statuto.
La quistione costituzionale fu elevata a suo tempo e dove solo poteva
elevarsi, cioè nel Parlamento, e questo la risolvè col votare la legge.
Quale efficacia avrebbe il ritoccarla ora?Che poi l'art.71 dello
Statuto si sia rammentalo per collegarvi la legge organica giudiziaria,
passi pure; ma ciò non toglie che la legge organica stia da sé ed abbia
sanzioni Chiare ed esplicite circa le attribuzioni di una Corte di
Cassazione. (2)Quest'affermazione è lungi d'essere esatta.
Giusta il vigente codice penale militare i Tribunali militari
giudicano, anche in tempo di pace, del furto semplice o qualificato,
del falso, d'una certa categoria di ferite. semprechè il reato sia
stato commesso da militari a danno di militari o dell'Amministrazione
militare. ________________________________Che in
tempo di guerra è l'esistenza della Nazione minacciata; si deve badare
all'essere, al bisogno supremo di conservare l'indipendenza della
nazione, l'integrità del suo territorio; ed a tal bisogno supremo va
subordinata ogni altra considerazione. Quindi usu exigente et humanis
necessitatibus introductum un dritto tutto eccezionale pel tempo di
guerra, corrispondente alla gravita delle circostanze. Ed è perciò che
molti reati e molte persone che nello stato normale sarebbero giudicati
dalla giurisdizione ordinaria, per lo stato di guerra vanno soggette
alla giurisdizione militare: e dippiù nella stessa giurisdizione
militare quel ricorso per nullità al Supremo Tribunale militare,
ammesso pel tempo di pace, non ha luogo nel tempo di guerra (art. 322 e
seg.,531 cod. pen. mil.) (3). Fu in tale stato della
legislazione, che per le gravi condizioni in cui versava la
tranquillità pubblica per opera del brigantaggio, dal potere
legislativo dello Stato, il Parlamento col Re, furono presi degli
espedienti straordinari. Il brigantaggio non constituiva
veramente lo stato di guerra: si trattava di bassi quanto feroci
malfattori, che avendo o no a pretesto l'attaccamento ad una dinastia
caduta dal trono ed espulsa, si abbandonavano alle rapine, a'
saccheggi, agli stupri, agl'incendi, alla strage. Da costoro lo Stato
non poteva temere nella sua stabilità e nella sua forma di governo; ma
l'ordine pubblico ne era seriamente turbato, e con esso le industrie
tutte e la pace delle famiglie ed anche di interi municipi. Si
credè in questo stato, poiché non era veramente quello di guerra, con
apposita legge temporanea applicare alcune delle disposizioni
eccezionali scritte per lo stato di guerra (4). Con legge del
15 agosto 1863, definito il brigantaggio, pel giudizio de’ briganti e loro complici, si stabilì la competenza e il procedimento
de’ Tribunali militari proprii de’ tempi di guerra, a'
termini del lib. 2, parte 2 del cod. pen. mil. Per le
cose innanzi dette né a' briganti né a' loro complici sarebbe spettato
alcun reclamo avverso le sentenze di condanna; ma con la posteriore
legge del 13 febbraio 1864 fu stabilito,Quello tracciato nell'arresto della Corte di Cassazione è un sistema possibile, ma non è il sistema del codice che si cita. (3).
Tuttociò è anehefuori di luogo; essendo ben cerloche in forza del cod.
pen. mil. i Tribunali di guerra non avrebbero giudicato i briganti e i
loro compiici, né il Tribunale Supremo giudicali i costoro ricorsi: fu
mestieri che un1 apposita legge conferisse agli uni e all'altro tal
missione. (4)Qui si ricordano le cause che dettero origine alla
legge Pica: è storia legislativa, ma non giova punto a risolvere la
presente quistione meramente giudiziaria.________________________________che
i condannati per somministrazioni a' briganti di ricovero, armi,
munizioni, viveri, notizie ed aiuti d'ogni maniera, avessero potuto
ricorrere presso il Tribunale Supremo di guerra per incompetenza per
ragion di materia secondo l'art. 508 del cod. citato, da prodursi però
siffatto ricorso dopo la sentenza diffinitiva di condanna. Nella
causa presente, giudicata al cadere dell'anno prossimamente decorso, si
dice essersi proposto ricorso, diretto, per la legge eccezionale allora
tuttavia in vigore, al Supremo Tribunale militare. (5). Con la
fine dell'anno 1865 è cessata la efficacia della summenzionata legge
eccezionale temporanea (6) e poiché i reati di brigantaggio e di
somministrazione di aiuto a' briganti sono reati comuni e non militari,
così i giudizii corrispondenti dal 1° gennaio sono rientrati nella
competenza ordinaria, e van regolati dal codice di procedura penale. I
Tribunali militari continuano ad esistere pei reati militari; ma in
rapporto ai briganti e loro fautori sono come più non esistessero, non
avendo giurisdizione (7). (5) Il Giurista di Napoli, nel
pubblicare questa sentenza, non ha saputo astenersi dall'apporre qui
una nota, con la quale invita i lettori «a non maravigliarsi di questo
si dice, che sembra veramente strano in un pronunziato giudiziario,
perocché la Corte ha dovuto per necessità di giustizia ammettere
ipoteticamente il fatto della produzione del ricorso presso il potere
militare, sulle oneste e non sospette affermazioni degli avvocati ecc.
ecc.». Noi dal canto nostro non ci maravigliamo di nulla. Non
intendiamo però la necessità di giustizia di cui ci parla il citato
periodico. Noi sappiamo che la giustizia che si amministra dai
Tribunali debb'essere una giustizia legalo; che anzi lutto deve il
giudice cercare in un testo di legge positiva il fondamento della sua
qualità per giudicare; indi accertare l'esistenza di quegli elementi e
condizioni e forme, senza di cui non può mettersi in movimento la sua
giurisdizione. Il Giurista lo sapeva al pari di noi, e ha dovuto
chiedere a sé medesimo se quel si dice era sufficiente perché la
deliberazione della Corte non fosse campata in aria. Ebbene, il nostro
confratello ha risposto di sì: soltanto ha puntellato il si dice con
l'autorità della onesta, e non sospetta paro la degli avvocati. Si
appagherebbe la Corte di cotale parola (certamente onesta e non
sospetta) quando si trattasse di ricorsi da «sentenze inappellabili o
in grado d'appello proferite dalle Corti d'appello, dai Tribunali
civili, correzionali o di commercio, o dai pretori (legge org. art.
123)?»Ecco quello che semplicemente domandiamo. (6)
Questo fatto è fuori di dubbio; ma tutto sta a intendersi. Il Tribunale
Supremo non crede che l'efficacia della legge vada oltre il 31 dicembre
1865, perché i ricorsi dalle sentenze proferite sino a quel giorno in
forza di quella legge sieno per virtù della legge stessa giudicati da
esso, benché dopo il 1° gennaio. Che cosa ne pensa la Corte Suprema di
Napoli?(7)Anche di ciò non si dubita; anzi non è possibile________________________________Non
si è mai dubitato che le leggi di competenza e di procedura
s'impossessano delle cause nello stato in cui le trovano senza alcun
vizio di retroattività. Retroattiva sarebbe la legge nuova quando
distruggesse o alterasse i diritti già acquisiti sotto la garentia
della legge abolita: ma nessun dritto si viola quando per alte vedute
di ordinamento dei poteri sociali una nuova magistratura ha la missione
di decidere le cause in luogo della preesistente, una nuova procedura è
surrogata all'antica; poiché i nuovi giudici col nuovo metodo debbono
tutelare i dritti, come i primi avrebbero dovuto fare. E ciò è tanto
più vero quando alla magistratura esistente (nella specie l'ordinaria)
non si da propriamente una giurisdizione che per lo passato non le era
appartenuta, ma le si restituisce quella che avea, che per eccezione e
temporaneamente erasi affidata ad altra autorità, appena cessate le
condizioni sotto le quali quelle disposizioni eccezionali furono
sancite. Il principio che le leggi di competenza e di procedura si
applicano a tutte le cause pendenti, fu ritenuto dall'antica Corte di
cassazione di Napoli per gli affari penali a dì 8 agosto 1812 causa
Gramegna, 16 luglio 1814 causa Sorrentino, e dall'abolita Corte suprema
di giustizia a' 19 dicembre 1817 causa Giammarco; come nelle cause
civili, a' 30 loglio 1812 dalla Corte di cassazione, ed a' 2 agosto
1817 dalla Corte suprema di giustizia. In Francia siffatto principio fu
sempre ritenuto, e venne espressamente formulato in una determinazione
del governo de’ 5 fruttidoro anno IX. Se qualche volta se
ne è fatto dubbio, è stato pel passaggio dalla giurisdizione ordinaria
alla eccezionale; ma non mai pel ritorno dalla eccezionale
all'ordinaria (8). dubitarne, chè col 1° gennaio i
Tribunali di guerra sono stati disciolti, e quelli che continuano ad
esistere, non sono punto quelli che han giudicali i briganti e i loro
fautori. In quanto poi al Tribunale Supremo, siccome non ha altrimenti
cessalo di esistere, resta ancora a dimostrare che le dichiarazioni di
ricorso fatte sino al 31 dicembre, cioè sollo l'imperio della legge,
non l'abbiano investito, e a dimostrare inoltre che abbiano potuto
investire la Corte di Cassazione di Napoli. (8) Qui finalmente
la Corte si avvicinava al vero nodo della quistione; ma la sentenza
l'ha rasentata senza addentrarvisi. Quid de’ giudizii in
ultimo grado? già seguili al cessar della legge e soltanto suscettivi
di ricorso per incompetenza a ragion di materia? Le nuove (o
ripristinate) leggi di competenza e di procedura s'impossesseranno
anche di quei giudizii?Il Tribunale Supremo opina di no, e le
sue ragioni Ci sono ormai note. Per induzione sappiamo che la Corte di
Napoli opina di sì; ma quali sono i suoi argomenti? Le antiche
decisioni della Corte Suprema napolitana che veggonsi menzionate di
sopra, ci rincresce di non conoscerle; — in quanto alla formola cause
pendenti,________________________________E senza
far ulteriore discussione basta ricordare: Che lo stesso Codice penale
militare ha sancito il principio stesso negli art. 549 e seguenti (9);
e così del pari è stato riconosciuto e sancito dal decreto
de’ 16 febbraio 1862, in occasione veniva in queste
provincie meridionali a porsi in attività il nuovo ordinamento
giudiziario unitamente al nuovo Codice di proc. penale (10). È stato
sancito ancora lo stesso principio dall'art. 14 della legge
de’ 20 marzo 1865 che ha abolito il contenzioso
amministrativo, dall'articolo 291 della novella legge organica
giudiziaria, e dall'art. 1 della legge transitoria de 30 novembre 1865
(num.2600). La Corte di Cassazione ha considerato inoltre, che
da quanto ai è premesso torna agevole decidere la quistione, a chi
spettasse conoscere e giudicare de’ ricorsi per avventura
prodotti avverso le sentenze de' tribunali militari centra i fautori
del brigantaggio a' termini della menzionata legge del 13 febbraio
1864. Senza lai leggi eccezionali quelle cause si sarebbero
decise dalla Corte di Assisie; i ricorsi si sarebbero prodotti alla
Corte di cassazione, che ne avrebbe giudicato. è
appunto il soggetto della controversia, giacché il Tribunale Supremo
non annovera fra le cause pendenti quelle terminate con sentenza
definitiva, inappellabile e non annullabile neppure per vizio di forma;
— circa poi alla legislazione e alla giurisprudenza francese, come
metter d'accordo l'interpretazione che pare ne abbia fatta la Corte di
cassazione con le citazioni che trovansi nelle noie della requisitoria
da noi inserita in questo periodico anno corrente pag. 11?(9) Il
solo fra gli articoli citati che abbia qualche analogia con la
quistione è il 582, così concepito: «i procedimenti istituii! in
esecuzione delle leggi penali militari anteriori al presente codice
nell'alto in cui esso dovrà osservarsi saranno trasmessi all'avvocato
fiscale presso il Tribunale militare che in conformità del medesimo
deve conoscerne. Ogni altra causa sarà rimandata al Tribunale
competente». Per noi è manifesto che questa disposizione, parlando di
procedimenti istituiti non rifletteva punto quelli terminati con
sentenza diffinitiva, avverso la quale pendesse ricorso per
incompetenza o eccesso di potere innanzi la Corte di cassazione, giusta
il precedente cod. pen. mil. (10)In questo decreto troviamo
l'art. 9, che dispone: «La Corte di cassazione giudicherà per tutti gli
effetti di dritto previsti dalle leggi anteriori sui ricorsi che si
trovassero pendenti o introdotti avanti la Corte Suprema di giustizia,
o che nel termine utile ancora s'introducessero contro decisioni
proferite prima, quandanche per avventura il ricorso non fosse più
ammessibile sere condo il nuovo codice». Ci limiteremo ad osservare: 1°
che la Corte di Cassazione era sottentrala alla cessala Corte Suprema
per espressa sanzione di legge; 2° che era chiamata a giudicare sui
ricorsi pendenti, ma in base alle leggi anteriori e per gli effetti di
dritto che quelle leggi avevano determinali; 3° che dovea giudicare
sopra ricorsi contro decisioni proferite anteriormente, ma prodotti
posteriormente, tenendoli per ammessibili se lo erano sotto le leggi
anteriori, quandanche noi fossero pel nuovo codice, purché prodotti nel
termine utile. Dopo ciò non comprendiamo come la Corte di cassazione di
Napoli ha creduto dover citare quel decreto.________________________________Cadute
nel nulla le leggi eccezionali, cessata la delegazione del Tribunale
Supremo militare (11), questo non può spiegare una giurisdizione che
non ha (12), e la cognizione e il giudizio su quei ricorsi, se per
avventura ve ne sono ritualmente prodotti, non può non competere che
alla giurisdizione ordinaria della Corte di Cassazione. Quando
Marcello pronunziava il responso, ubi acceptum est semel judicium, ibi
ei finem accipere debet (fr. .30, D. de judiciis, v,1), supponeva che
il magistrato presso il quale il giudizio avea avuto principio, avesse
continuato ad esistere, ad avere giurisdizione per quella causa: in
conseguenza di quella regola colui che diveniva militare dopo
l'introduzione del giudizio, non poteva reclamare il privilegio del
foro militare; e colui che avea mutato domicilio per propria scelta o
per matrimonio, doveva continuare a litigare avanti il Giudice del
primo domicilio presso il quale la causa si. era iniziata, Ulpiano,
fr.7,D. cod, e fr.19, de jurisd. n.1) (13). Ma quando il
magistrato innanzi al quale si era promosso il giudizio, ha cessato di
esistere, o almeno ha cessato di avere giurisdizione per quella tale
sorta di cause, non può giudicarne; perché in niuna società ben
costituita può esercitare un potere sociale, chi per legge non l'ha
(14). I tribunali militari continuano ad esistere, ed è bene,
pei reati militari; ma le leggi eccezionali, che gl'investirono
temporaneamente e per eccezione di giurisdizione circa una specie di
reati comuni, essendo cadute nel nulla, que' tribunali per tali reati
sono come non esistessero. Far conoscere al Supremo Tribunale
militare i reclami contro le sentenze nelle cause di cui è parola,
varrebbe ritener sussistenti ed in vigore leggi che il potere
legislativo ha voluto far cessare; far durare lo stato eccezionale e
straordinario quando a giudizio del potere legislativo sono cessate le
circostanze imponenti che lo produssero (15), sarebbe(11)
Ma questa è per l'appunto la questione che si agita: se la delegazione
si debba intendere cessata, o se per gli effetti di dritto previsti
dalla legge 1 febbraio essa non sopravviva alla delta legge rispetto
alle sentenze sotto l'imperio di quella proferite, ed ai ricorsi sotto
l'imperio di quella prodotti!(12) E la Corte di Cassazione l'ha
ella? Da chi l'ha ricevuta? qual legge glie l'ha conferita? —La legge
organica? Il cod. di proc. pen.? Il cod. pen. mil.? La legge del 7
febbraio?(13) Marcello pronunziava in materia ben altra, e il
suo responso non gioverebbe gran fatto a sorreggere la competenza del
Tribunale Supremo: sicché lasciamolo lì. (14) Benissimo 1
Mostri dunque la Corte di Cassazione le sue credenziali, e ci faccia
capaci come abbia potere a giudicare sui ricorsi per incompetenza a
ragion, di materia prodotti avverso sentenze de’ Tribunali
di guerra, ancorché in materia non militare. (15)Se questo
motivo, della cessazione delle circostanze che produssero lo stato
eccezionale, si crede qui utilmente allegato, ci sarà concesso di
chiedere a che epoca vuoisi far risalire quella cessazione. Imperocché
o l'epoca dee rimanere indeterminata, e l'argomento è destituitoviolare l'articolo 71 dello Statuto al di là del tempo pel quale ne fu eccezionalmente sospesa l'osservanza. Nulla
di sconveniente, nulla di irregolare si può scorgere d'altra parte in
ciò, che la sentenza d'un Tribunale militare sia esaminata, non da un
Tribunale superiore anche militare, ma dalla Corte di Cassazione. Non
si deve dimenticare in questa discussione, che non si tratta di
subordinazione né di doveri militari: si tratta d'un giudizio per reati
comuni, temporaneamente delegato ad una giurisdizione eccezionale, e
che ritoruano al giudice naturale. Nei conflitti fra Tribunali militari
ed ordinar!, quando si tratta proprio di vedere se un reato sia
militare o no, giudica la Corte di cassazione; né in ciò v'è nulla di
sconvenevole (16). Ha poi nel regno d'Italia niun corpo ha più
di quello che gli da la legge della nazione; e tutti, comunque in
diverso modo, non intendono che al bene della nazione: milizia e
magistratura nulla hanno di proprio, tutto ricevono per delegazione a
mezzo della legge dalla Nazione e per la Nazione; ed è pur vero
imperatoriam majestatem, non solum armis decoratam, sed ed legibus
oportet esse armatam; ut utrumque tempus et bellorum el poeti recte
possit gubernari (lasi, proem.). Tutta la controversia si può
ridurre a poche parole, se cioè, cessata la delegazione eccezionale a
tribunali straordinari per conoscere e giudicare di reati comuni così
in prima istanza che in linea di revisione; cessata la semplice
sospensione della giurisdizione comune, che v'era stata, deve tuttavia
durare lo stato eccezionale, o ritornarsi all'ordinario (17). La
soluzione è evidentissima: ciò che fu sospeso, ripiglia tutta la sua
libertà d'azione; ciò che fu temporaneo ed è finito, non può più agire;
e mentre del passato rimangono gli atti compiuti, non se ne possono
compiere de’ nuovi. In conseguenza di tale ritenuta
competenza, affine di poter esaminare il ricorso prodotto, se rituale,
e se giusto (18) oppur no, è necessario richiamare gli atti. Napoli,12 gennaio 1866. Spaccapietra, Pres. — Alianelli, Rel. d'ogni
valore; ovvero è quella del 1° gennaio 1866, e il motivo della
cessazione non potrà spiegare verun'influenza su' giudizii sulle
condanne, sui ricorsi anteriori a tale data. (16) Non è quistione di convenienza; è quistione di dritto e di legalità. (17)
Appunto è questa, la controversia (non possiamo che ripeterlo), la
quale è stata risoluta dalla Corte di Napoli per postulati e per
supposti. La delegazione al Tribunale Supremo è cessata col 3!
dicembre? Perché è cessata? Che cessata sia, la deliberazione che si
legge nel lesto lo ha ripetutamene affermato. Qual ragione ne allega?
Sostanzialmente questa: «la legge eccezionale è caduta nel nulla».
Ebbene, non faremo altro che rimandar il lettore alla seguente ultima
nota. (18)Se rituale e se giusto! Ma secondo qual legge? Forse
secondo la legge del 7 febbraio? Impossibile, poiché è caduta nel
nulla. Secondo il codice pen. e il codice di proc. pen.? Vorremmo
proprio vederlo! o vorremmo vedere che quella legge, caduta nel nulla
pel Tribunale Supremo, sopravviva a su stessa per la Corte di
cassazione!Anno IV. Torino Marzo 1866ASTREANum. 6. RIVISTA DI LEGISLAZIONE E GIURISPRUDENZA MILITARETRIBUNALE SUPREMO DI GUERRAUdienza 10 gennaio 1866. De Luca, ricorrente (P. M. cav. Inviziati S. A. G. M.; dif. avv. Rinaldi). BRIGANTAGGIO — COMPLICITÀ SENTENZA — PROVA. È
nulla la sentenza che dice improbabili ed inverosimili le allegazioni
dell’accusato e senza accennare le prore di reità esistenti a carico
dell'accusalo medesimo, ne pronuncia la condanna.. Parimente è
nulla la sentenza che ritiene l'accusato colpevole di connivenza in.
brigantaggio senza accennare la banda o comitiva di briganti ovvero il
brigante a cui gli aiuti si pretesero somministrati. Anche a
costituire il solo tentativo del reato preveduto dall'art. 4 della
legge 1 febbraio 1861, vuoisi almeno che dalla sentenza sia stabilito
un atto il quale comproci una già esistente relazione o concerto
qualunque con una camitica di briganti o con taluni della medesima ad
oggetto di porgergli aiuti di qua hi osi maniera. Sul
ricorso di De Luca Vittoria del fu Domenico, d'anni 33, nata a Valvona,
dimorante a Bignano, e detenuta dal 28 giugno ultimo scorso, per
l'annullamento della sentenza del Tribunale militare di________________________________guerra
in Gaeta, del 9 novembre p. p., colla quale, in applicazione degli art.
4 della legge 7 febbraio 1864, 98, 53, 51, 82 e 72 del cod. pen.
comune, fu condannata alla pena del carcere per anni 3 e nelle spese,
siccome convinta di tentativo del reato preveduto e represso dal
sovracitato art. 4, con il concorso di circostanze attenuanti. Sentita, ecc. Ritenuto
che i motivi di nullità per la ricorrente proposti consistono nel non
avere il Tribunale ritenuto con certezza, ma soltanto come probabile,
che i viveri, dei quali era portatrice la De Luca, fossero destinati ai
briganti e non potessero essere lo avanzo della mensa d'un contadino;
nello essersi quindi deciso a proferire condanna sopra sole induzioni
senza aver posto in fatto circostanze tali che valessero o valgano a
stabilire la di lui competenza per ragione di materia;Considerato
che la sovra indicala legge speciale nell'assoggettare a Tribunali
speciali e nel sancire apposite pene contro il reato di favoreggiamento
al brigantaggio, ebbe specialmente ed unicamente in mira se non di
distruggere, di poter in parte reprimere quel flagello, dal quale sono
infestate alcune tra le provincie dello Stato, ma volle ad un tempo che
la giurisdizione di quei Tribunali speciali fosse ristretta a conoscere
di quei reati in essa preveduti; e conseguentemente accordava il
ricorso contro tali sentenze a questo Tribunale Supremo a causa
d'incompetenza;Che per verità dai motivi della sentenza
denunciala, la ricorrente Vittoria De Luca non d'altro sostanzialmente
resulta convinta se non d'essere stata arrestata in aperta campagna,
mentre portava seco un rotolo di carne, un rotolo di maccheroni ed
altrettanto pane;Che le asserzioni di lei avanti l'autorità
politica ed in giudizio, di aver avuto quei viveri dal proprio padrone,
presso il quale trovavasi a servizio, e di averli voluti in quel
momento portare in Rocca d'Evandro ad un suo fratello ammalato presso
il quale vive pure un di lei figlio naturale, oltre al vedersi
confermate negli atti da alcune deposizioni, non risultano punto
smentile dalla sentenza;Che in questa unicamente si dice essere
improbabile la di lei allegata provenienza, inverosimile che tutto ciò
fosse destinato per un ammalato, e da ciò si deduce la conseguenza che
quei viveri fossero non altrimenti destinati che ai briganti;Che
in conseguenza il principale e più diretto argomento dell'ascritto
reato di favoreggiamento si fonda su quella creduta improbabilità o
inverosimiglianza; che propriamente la sentenza non accenna ad alcuna
vera banda o comitiva a cui potessero essere destinali quei viveri, ad
alcuna attuale relazione dell'accusata con un brigante qualsiasi, né
tampoco all'essere la attuale ricorrente denunciata o creduta
manutengola o favoreggiatrice dei briganti né dalla Giunta municipale
né dalla autorità di Pubblica Sicurezza, né dalla pubblica opinione;Che
così stando le cose, i fatti, quali furono ritenuti nella sentenza,
veramente non presentano gli estremi del reato di connivenza in
brigantaggio, il quale solo poteva radicare la competenza del Tribunale
militare di guerra;Che infine, anche a costituire il solo
tentativo del reato preveduto dall'art. 4 di detta legge, vuoisi almeno
che dalla sentenza sia stabilito un atto, il quale comprovi ad una già
esistente relazione o concerto qualunque con una comitiva di briganti o
con taluno di quella comitiva, ad oggetto di porgergli aiuti di
qualsiasi maniera; che nel presente caso mancando qualsiasi -prova ad
appoggio della creduta o supposta connivenza con briganti e conseguente
delittuosa destinazione ai medesimi di quei viveri, non v'ha bastante
legale fondamento perché si abbia il tribunale di guerra a ravvisare
competente a giudicare la più volte menzionata ricorrente. Per questi motivi, Annulla
senza rinvio la sentenza della quale si tratta, e manda far annotazione
della presente appiè od in margine della sentenza come sovra annullata,
ordinando ad un tempo il rilascio della Vittoria De Luca qualora non
trovisi detenuta per altra causa. Torino,10 gennaio 1866. Il luogot. gen. Pastore, P. — Lauteri, Rel. Anno IV. Torino Marzo 1866ASTREANum. 5 e 6 RIVISTA DI LEGISLAZIONE E GIURISPRUDENZA MILITARETRIBUNALE SUPREMO DI GUERRAUdienza 17 gennaio 1866. Ricciotti, ricorrente (P. M. cav. Inviziati S. A. G. M.; dif. avv. Rinaldi). DISERZIONE — COMPAGNIA DI PUNIZIONE D ISCHIA — CORPO FRANCO — COMPETENZA. Il
passaggio di un militare al Corpo Franco è uno pena disciplinare che,
in mancanza di espressa disposizione di legge non spetta ai Tribunali
di applicare. È quindi nulla la sentenza che condanna un
militare, scontata la pena principale, al passaggio nel Corpo dei
Cacciatori franchi. Sul ricorso di Ricciotti Achille di
Ignazio, nativo di Rossiano (Penne), d'anni 33, già soldato nella
Compagnia di punizione in Ischia del disciolto esercito napolitano,
ditenuto dal 28 agosto scorso, contro la sentenza proferita addi 20
novembre ultimo dal Tribunale militare di Chieti, colla quale venne
condannato ad un anno di reclusione militare ed al passaggio, scontata
la pena, nel Corpo dei Cacciatori franchi, siccome convinto di
diserzione. Udita ecc. Considerato che se la denunciata
sentenza va immune da censura per riguardo alla pena inflitta, la quale
corrisponde perfettamente a quella in modo tassativo comminata
dall'art. 130 del cod. pen. mil., non così si può dire per quanto la
sentenza stessa credette di mandare il condannato a compiere la sua
ferma nel Corpo dei Cacciatori franchi dopo scontata la pena,
imperocché nessun articolo di legge autorizzava il Tribunale ad
ordinare simile passaggio e nessun articolo a ciò relativo infatti si
trova citato nella sentenza stessa;Considerato che nella parte
dispositiva della denunciata sentenza si legge che si ordinava il
passaggio al Corpo franco del Ricciotti siccome proveniente dalla
Compagnia di punizione d'Ischia, le quali espressioni fanno palese, che
il Tribunale credette, che un soldato proveniente da quella Compagnia
dovesse necessariamente passare al Corpo franco, ma cosi giudicando
aggiunse alla legge: il passaggio al Corpo franco è una pena
disciplinare cui non spelta ai Tribunali di applicare in mancanza di
espressa disposizione di legge;Considerato che l'allegazione del
ricorrente di non avere mai potuto consegnarsi, perché sempre in
prigione, è contraddetta dalla denunciata sentenza la quale accertò in
fatto che dal 18 aprile al 29 maggio 1863 si trovava in libertà, onde
questo mezzo di scusa non poteva accogliersi e giustamente non venne
accolto. Per questi motivi, annulla senza rinvio la denunciata
sentenza nella parte soltanto che ordinò il passaggio del condannalo
nel Corpo dei Cacciatori Franchi, e nel resto rigetta il ricorso contro
la sentenza stessa. Torino,17 gennaio 1866. Il luogot. gen. Pastore, Pres. — D'agliano, Rel. Anno IV. Torino Aprile 1866ASTREANum. 7. RIVISTA DI LEGISLAZIONE E GIURISPRUDENZA MILITARE TRIBUNALE SUPREMO DI GUERRAUdienza 22 febbraio 1866. Velardo, ricorrente (P. M. barone Jacquemoud S. A. G. M.; dif. avv. Monticelli). NOME FALSO — IDENTITÀ UI PERSONA — CONDANNA. Quando
è constatata l'identità della persona dell'accusato con quella che
commise il reato, non è nulla la condanna per ciò solo che
posteriormente si sia scoperto aver l'accusato mentito il proprio nome,
ed essere in conseguenza stato condannato sotto un nome falso. Il
ditenuto non può ricorrere al Tribunale Supremo, allegando essere stato
condannato sotto un nome falso, quando tale nome è stato detto da lui
stesso. Sul ricorso di Velardo Antonio fu Paolo, d'anni
27, da Monreale (Palermo), soldato nel Corpo Cacciatori franchi, e
ditenuto dal 15 ottobre 1865. per l'annullamento della sentenza del
Tribunale militare territoriale di Firenze del 22 dicembre 1865, colla
quale, in applicazione degli articoli 158, 197, 207, 113, 114, 115, 43,
57, e 27 del cod. pen rail., fu condannato alla pena della reclusione
militare per anni due e nelle spese siccome colpevole: — 1° di ferite
volontarie in rissa causate a due altri soldati, e guarite in tempo
inferiore a giorni trenta; 2° di avere lacerato e reso inservibile il
proprio cappotto del valore ancora di lire cinque; 3" di distrazione di
oggetti e di opere militari cagionando un danno di lire sei; 4 di
insubordinazione con vie di fatto verso un superiore sergente; —
ammettendo per altro a di lui favore il disposto dell'art. 57 del cod.
pen. mi). Sentita ecc. Ritenuto che il Velardo stesso nella sua dichiaratone avrebbe soggiunto di voler ricorrere in nullità:1°
Per mancanza dei testimoni da esso richiesti; 2° Perché egli non si
chiami Velardo Antonio, ma sibbene Grana Ignazio, avendo egli assunto
quel falso nome e presentato carte false per essere accettato rome
surrogato;Considerato che il primo tra i surriferiti motivi di
nullità consiste in una mera inattendibile allogazione, poiché dagli
atti tutti non solamente non apparisce che il ricorrente ed il suo
difensore abbiano fatto alcuna instanza per lo esame dei testimoni a
difesa, ma neppure che siasene indicato alcuno che in modo indiretto;Che
inattendibile egualmente si appresenta la nuda e tardiva allegazione
stata fatta soltanto dopo la sentenza di condanna, ossia nell'atto
della dichiarazione di ricorrere, relativamente al preteso assunto
falso nome e cognome;Che in ogni evento l'attuale ricorrente fu
nell'anno 1862 assentato sotto il nome di Velardo Antonio del fu Paolo
da Monreale, e con lali nomi e qualità fu dapprima trasferte
nell'undecimo reggimento di fanteria, e poscia per incondotta fu
destinato a far patte del Corpo dei cacciatori franchi, dove ebbe a
commettere i reati per i quali venne condannato colla denunciata
sentenza, ne vi ha ombra di dubbio circa la identità di persona del
colpevole e del condannato;Che per ora non è il caso di
scendere, in questa special sede di giudicio, ad investigazioni sulla
sussistenza o non delle asserzioni d'aver preso un falso nome e
presentato carte false, ma solo di esaminare se sussistano i proposti
mezzi di nullità o se per avventura il Tribunale militare permanente
sia incorso in una qualche altra violazione di legge, la quale possa
ravvisarsi d'ordine pubblico o sostanziale, e che nulla di ciò sì
verifica nel presente caso;Per questi motivi, rigetta cr. c. Torino,22 febbraio 1866. Il luogot. gen. Pastore, Pres. — Lauteri, Rel. GENNAIO 2010 - Pubblicazioni - Articoli - Documenti