Source: https://studiolegalemeiecalcaterra.wordpress.com/2007/10/31/
Timestamp: 2020-08-08 08:28:46+00:00
Document Index: 144320461

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1127', 'art. 1127', 'art. 6', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1676', 'art. 1676', 'art. 1676', 'art. 1676']

2007 ottobre 31 «Studio Legale Mei & Calcaterra Studio Legale Mei & Calcaterra
E’ possibile accertare che la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce quietanza – In sede giudiziaria mercoledì, Ott 31 2007
avvocati and avvocato and Cassazione and differenze retributive and diritti del lavoratore and diritto del lavoro and giurisprudenza and lavoro and processo del lavoro and sentenza and studi legali mgraziamei 1:17 pm
Non esiste una presunzione assoluta di corrispondenza della retribuzione effettivamente percepita dal lavoratore con quella risultante dalla busta paga. E’ sempre possibile in sede giudiziaria l’accertamento che la sottoscrizione eventualmente apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce quietanza (Cassazione Sezione Lavoro n. 21913 del 19 ottobre 2007, Pres. De Luca, Rel. Curcuruto).
Condominio: costruzione sopra l’ultimo piano dell’edificio mercoledì, Ott 31 2007
avvocati and avvocato and Cassazione and condominio and diritto civile and giurisprudenza and sentenza and studi legali mgraziamei 11:24 am
Di seguito alcune sentenze in tema di costruzione sopra l’ultimo piano dell’edificio, art. 1127 c.c.
La proprietà della colonna d’aria (cioè lo spazio sovrastante il lastrico solare) non costituendo oggetto di diritti e quindi di proprietà autonoma rispetto a quella del lastrico solare, va intesa come diritto del proprietario di utilizzare lo spazio sovrastante mediante la sopraelevazione; ciò, pertanto, non comporta per il proprietario che intenda sopraelevare l’esonero di corrispondere agli altri condomini l’indennità prevista dall’art. 1127 c.c., salvo che non vi sia accettazione dei medesimi e perciò conseguente rinunzia all’indennità da parte di tutti i proprietari dei piani sottostanti (Cass. civ. sez II, 22 novembre 2004, n 22032).
La sopraelevazione poichè comporta sempre un aumento della volumetria preesistente, deve rispettare le distanze legali tra costruzion stabilite dalla normativa vigente al momento della realizzazione della stessa, ancorchè tale nuovo corpo di fabbrica sia “rientrato” rispetto ad un muro di appoggio la cui distanza sia da considerare legale avuto riguardo alla normativa – più favorevole – dell’epoca della sua costruzione (Cass. civ. sez II 7 dicembre 2004, n. 22895).
Lo spazio sovrastante una costruzione non costituisce un bene giuridico suscettibile si un autonomo diritto di proprietà ma può formare oggetto di diritto di superficie insistente sulla proprietà altrui, il quale al pari di ogni altro ius in re aliena è soggetto per effetto del non uso protrattosi per il tempo stabilito dalla legge ove la costruzione non venga edificata (Cass. civ. sez. II, 7 dicembre 1994, n. 10498).
Vedi anche: Condominio: manutenzione e ricostruzione delle scale
Vedi anche: Condominio: opere sulle parti dell’edificio di proprietà comune
Cooperative: regolamento interno mercoledì, Ott 31 2007
avvocati and avvocato and contratto di lavoro and diritti del lavoratore and diritto del lavoro and lavoro and studi legali mgraziamei 10:40 am
(art. 6 L. 142/2001; art. 8-ter DL 411/2001 conv. in Ll 463/2001; Circ. Min. Lav. 18 marzo 2004 n. 10).
Le cooperative devono definire un regolamento, approvato dall’assemblea, sulla tipologia dei rapporti che si intendono attuare, in forma alternativa, con i soci lavoratori.
Il regolamento che deve essere depositato entro 30 giorni dall’approvazione presso il DPL competente per territorio, deve contenere, fra le altre:
– le modalità di svolgimento delle prestazioni lavorative da parte dei soci, in relazione all’organizzazione aziendale della cooperativa e ai profili professionali dei soci stessi;
– il richiamo ai contratti collettivi appicabili, per ciò che attiene ai soci lavoratori con rapporto di lavoro subordinato, nonchè il richiamo espresso alle norme vigenti applicabili ai rapporti di lavoro di diversa natura;
Il regolamento non può contenere disposizione derogative di minor favore rispetto ai trattamenti retributivi previsti dai contratti collettivi nazionali di settore o della categoria affine. La clausole che dovesse contenere disposizioni peggiorative è nulla.
In mancanza di adozione del regolamento interno, le cooperative non possono inquadrare i propri soci con rapporto diverso da quello subordinato, nè deliberare nelle materie indicate dalla legge.
Vedi anche: Cooperative di lavoro: rapporto tra soci lavoratori e cooperativa
Il chirurgo non risponde del danno estetico se informa il paziente mercoledì, Ott 31 2007
avvocati and avvocato and Cassazione and danno estetico and diritto civile and giurisprudenza and sentenza and studi legali mgraziamei 9:02 am
La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità professionale di un chirurgo estetico in quanto è stato provato che l’intervento del medico era stato eseguito a regola d’arte e soprattuto perché della permanenza di cicatrici post operatorie, era stata chiaramente prospettata, come effetto inevitabile del’intervento, al paziente.
Non sussiste alcun inadempimento contrattuale, e quindi nessu obbligo di risarcimento da ascrivere al professionista, e tantomento alcun addebito di colpa professionale medica, se il contratto di prestazione chirurgica è integrato dal cosidetto consenso informato del paziente.
I dipendenti dell’appaltatore fallito possono agire nei confronti del committente per ottenere il pagamento dei loro crediti di lavoro mercoledì, Ott 31 2007
appalto and avvocati and avvocato and Cassazione and contratto di lavoro and diritti del lavoratore and diritto del lavoro and giurisprudenza and lavoro and processo del lavoro and sentenza and studi legali mgraziamei 8:46 am
I DIPENDENTI DELL’APPALTATORE FALLITO POSSONO AGIRE NEI CONFRONTI DEL COMMITTENTE PER OTTENERE IL PAGAMENTO DEI LORO CREDITI DI LAVORO – In base all’art. 1676 cod. civ. (Cassazione Sezione Lavoro n. 22304 del 24 ottobre 2007, Pres. Sciarelli, Rel. De Renzis).
Paola A. ed altri dipendenti della s.p.a. Italpulimento hanno lavorato come addetti alle pulizie presso gli uffici della s.p.a. Alenia. Cessati i rapporti di lavoro, essi sono rimasti creditori verso la s.p.a. Italpulimento per differenze retributive e spettanze di fine rapporto. Nel gennaio del 1996 essi hanno iniziato davanti al Pretore di Roma un giudizio nei confronti della s.p.a. Italpulimento e della s.p.a. Alenia chiedendo la condanna di entrambe le società al pagamento di quanto loro dovuto. Essi hanno agito nei confronti della Alenia s.p.a. in base all’art. 1676 cod. civ. secondo cui coloro che, alle dipendenze dell’appaltatore hanno dato la loro attività per eseguire l’opera o per prestare il servizio possono proporre azione diretta contro il committente, per conseguire quanto loro è dovuto fino alla concorrenza del debito che il committente ha verso l’appaltatore nel tempo in cui essi propongono domanda. Dopo il deposito del ricorso dei lavoratori, la s.p.a. Italpulimento è fallita. Davanti al Pretore si sono costituiti l’Alenia s.p.a. che ha chiesto l’accertamento delle somme dovute ai lavoratori e il Fallimento della s.p.a. Italpulimento che ha chiesto al Giudice di dichiarare l’improcedibilità della domanda sia nei propri confronti che verso l’Alenia s.p.a.
Il Fallimento ha sostenuto che dovessero ritenersi confluite nell’alveo della procedura concorsuale tutte le posizioni attive e passive della società fallita, con conseguente impossibilità per i lavoratori di agire direttamente verso un debitore della Italpulimento. Il Pretore ha dichiarato improcedibile solo la domanda proposta nei confronti del fallimento dichiarando che i lavoratori restavano legittimati a far valere il loro credito verso la Alenia; questa decisione è stata confermata, in grado di appello, dal Tribunale di Roma. Il Fallimento ha proposto ricorso per cassazione, censurando la decisione del Tribunale di Roma per violazione di legge.
La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 22304 del 24 ottobre 2007, Pres. Sciarelli, Rel. De Renzis) ha rigettato il ricorso. In materia di appalto – ha osservato la Corte – l’apertura del procedimento fallimentare nei confronti dell’appaltatore non comporta l’improcedibilità dell’azione precedentemente esperita dai dipendenti nei confronti del committente, ai sensi dell’art. 1676 cod. civ., per il recupero dei loro crediti verso l’appaltatore – datore di lavoro, atteso che la previsione normativa di una tale azione risponde proprio all’esigenza di sottrarre il soddisfacimento dei crediti retributivi al rischio dell’insolvenza del debitore e che, d’altra parte, si tratta di un’azione “diretta”, incidente, in quanto tale, direttamente sul patrimonio di un terzo (il committente) e solo indirettamente su un credito del debitore fallito; deve pertanto escludersi che il conseguimento di una somma, non facente parte del patrimonio del fallito, possa comportare un danno delle ragioni degli altri dipendenti dell’appaltatore che fanno affidamento sulle somme dovute (ma non ancora corrisposte) dal committente per l’esecuzione dell’opera appaltata.
La ratio dell’art. 1676 cod. civ. – ha concluso la Corte – va individuata nell’esigenza di garantire agli ausiliari dell’appaltatore – proprio in relazione ad una attività lavorativa prestata per l’esecuzione dell’opera o del servizio appaltati al loro datore di lavoro – il pagamento della retribuzione dovuta per quella determinata attività, in modo da sottrarre il soddisfacimento del relativo diritto al rischio dell’insolvenza del debitore, dando la possibilità di agire direttamente nei confronti del committente.