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Timestamp: 2020-06-01 12:11:08+00:00
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CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 14982 depositata il 20 luglio 2016 - Incombe sul lavoratore che vanti il diritto ad un superiore inquadramento, in relazione allo svolgimento di mansioni superiori, l'onere della prova in ordine all'attività effettivamente svolta, al periodo di svolgimento nonché alla riconducibilità delle prestazioni disimpegnate a quelle qualificabili come superiori rispetto alla norma di riferimento, sia essa individuale, collettiva o legale - Studio Cerbone
CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 14982 depositata il 20 luglio 2016 – Incombe sul lavoratore che vanti il diritto ad un superiore inquadramento, in relazione allo svolgimento di mansioni superiori, l’onere della prova in ordine all’attività effettivamente svolta, al periodo di svolgimento nonché alla riconducibilità delle prestazioni disimpegnate a quelle qualificabili come superiori rispetto alla norma di riferimento, sia essa individuale, collettiva o legale
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CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 14982 depositata il 20 luglio 2016
LAVORO – RAPPORTI DI LAVORO SUBORDINATO – ACCERTAMENTO DELLE MANSIONI SVOLTE – INQUADRAMENTO – ONERE DELLA PROVA DEL LAVORATORE
“Con sentenza del 4 febbraio 2015, la Corte di Appello di Lecce, in riforma della sentenza del Tribunale in sede, accoglieva la domanda proposta da C.S. nei confronti della Società T.P.T.O. s.p.a. ed accertava che il C. era stato addetto, a far data dal 10 marzo 1997, a mansioni di collaboratore d’ufficio corrispondenti al parametro 175 – Area Professionale 3° del CCNL Autoferrotranvieri e condannava la società al pagamento in suo favore delle differenze retributive, anche per TFR, maturate dall’ 11 giugno 2005 al 30 novembre 2012 oltre accessori.
Per la cassazione di tale decisione propone ricorso la Società T.P.T.O. affidato a due motivi.
Resiste con controricorso il C.
Con il primo motivo di ricorso si deduce, in relazione all’art. 360, n. 4, c.p.c. la nullità dell’impugnata sentenza per motivazione apparente in quanto la Corte di Appello aveva fondato il proprio convincimento non su una ricostruzione dei fatti obiettiva supportata dalle prove acquisite, bensì su affermazioni ed ipotesi del tutto inconferenti ai fini del decidere omettendo, peraltro, ogni accertamento delle mansioni in concreto svolte e senza procedere alla loro dovuta comparazione con quelle di appartenenza del lavoratore e quelle proprie del diverso inquadramento invocato.
Con il secondo motivo viene denunciata violazione e falsa applicazione del CCNL Autoferrotranvieri (in relazione all’art. 360, n. 3, c.p.c.) perché dalla espletata istruttoria era emerso in modo evidente che le mansioni del C. era inquadrabile nel livello contrattuale di inquadramento attribuito – il parametro 110 – e non certo nel parametro 175 reclamato ed erroneamente riconosciuto dalla Corte di Appello.
Non ricorre il denunciato vizio in quanto l’impugnata sentenza si fonda su una motivazione adeguata nella quale la Corte di Appello ha, con una valutazione di merito non sindacabile in questa sede (cfr, e plurimis, Cass. n. 17097 del 21/07/2010; Cass. n. 12362 del 24/05/2006; Cass. n. 11933 del 07/08/2003), ritenuto che, dei testi escussi, alcuni fossero più attendibili di altri. Indi, ha proceduto al raffronto delle mansioni in concreto svolte dal C. – come accertate sulla scorta delle deposizioni testimoniale ritenute maggiormente attendibili – con le declaratorie contrattuali giungendo a ritenerle proprie del parametro 175 invocato.
Inammissibile è anche il secondo motivo in quanto, pur denunciando la violazione di norme della contrattazione collettiva finisce con il sollecitare una nuova rivisitazione delle risultanze istruttorie estranea al giudizio di legittimità.
Per tutto quanto sopra considerato, si propone il rigetto del ricorso con ordinanza, ai sensi dell’art. 375 cod. proc. civ., n. 5″.
Il C. ha depositato memoria ex art. 380 bis c.p.c. adesiva al contenuto della relazione che è pienamente condiviso dal Collegio.
Sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dall’art. 13, comma 1 quater, del d.P.R. 30 maggio, introdotto dall’art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (legge di stabilità 2013). Tale disposizione trova applicazione ai procedimenti iniziati in data successiva al 30 gennaio 2013, quale quello in esame, avuto riguardo al momento in cui la notifica del ricorso si è perfezionata, con la ricezione dell’atto da parte del destinatario (Sezioni Unite, sent n. 3774 del 18 febbraio 2014).
Inoltre, il presupposto di insorgenza dell’obbligo del versamento, per il ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, nel testo introdotto dall’art. 1, comma 17, legge 24 dicembre 2012, n. 228, non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, del gravame (Cass. n. 10306 del 13 maggio 2014).
Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese del presente giudizio liquidate in euro 100,00 per esborsi, euro 3.000,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese forfetario nella misura del 15%.
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