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Timestamp: 2019-12-09 12:51:25+00:00
Document Index: 107941517

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 873', 'art. 873', 'art. 873', 'art. 873', 'art. 873', 'art. 878', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 873', 'art. 873', 'art 873', 'art 878', 'art. 873']

Installazione di "pali/sostegni" per il posizionamento di telecamere di videosorveglianza / Pareri / Urbanistica e tutela del paesaggio / Servizi offerti / Consulenza / Aree e Uffici / Home - Consorzio dei Comuni Trentini
Il quesito riguarda l’applicabilità del regime delle distanze da confini e tra costruzioni di un manufatto del tutto particolare: trattasi di pali di sostegno per telecamere di videosorveglianza installate da privati su proprio terreno.
Nella sostanza il comune si interroga sulla applicabilità delle previsioni dell’art. 3, comma 1, lettera s) della LP 1/2008, recante la definizione di costruzioni, tanto al fine poi di individuare la disciplina dettata dalla medesima normativa provinciale in tema di distanze.
In tal senso dalla assunzione del palo nel novero delle “costruzioni” il comune ne fa derivare l’assoggettabilità ad una distanza dal confine di m. 1,5.
Laddove si ritenesse di poter classificare detta opera come costruzione, ne conseguirebbe l’obbligatorietà del regime di distanze corrispondente.
In via preliminare la costruzione, è “opera avente i caratteri della solidità, stabilità immobilizzazione al suolo, anche mediate appoggio, incorporazione o collegamento fisso, indipendentemente dai materiali usati, dalla destinazione e dal fatto che costituisca volume urbanistico; in tal senso lo sono oltre ad edifici e fabbricati, anche pertinenziali, i muri di sostegno e altri manufatti rilevanti da un punto di vista urbanistico-edilizio”.
Si ritiene peraltro che per identificare la nozione generale di costruzione, di talché ritenervi applicabile il regime delle distanze, deve tenersi in considerazione anche la definizione civilistica, le funzioni per le quali è stata inserita e le conseguenze di carattere generale fissate dal codice civile.
L’art. 873 c.c. nello stabilire per le costruzioni su fondi finitimi, la distanza minima di tre metri dal confine o quella maggiore fissata nei regolamenti locali, si riferisce, in relazione all'interesse tutelato dalla norma, ad opere che, oltre a possedere caratteri di immobilità e di stabile collegamento con il suolo, siano erette sopra il medesimo sporgendone stabilmente, e che, inoltre, per la loro consistenza, abbiano l'idoneità a creare intercapedini pregiudizievoli alla sicurezza ed alla salubrità del godimento della proprietà fondiaria.
In tal senso per rientrare una certa opera nella nozione di costruzione, come tale rilevante ai sensi del regime sulle distanze tra fondi finitimi ai sensi dell’art. 873 c.c., appare necessaria altresì la sua idoneità, in relazione alla consistenza, di “creare intercapedini pregiudizievoli alla sicurezza ed alla salubrità del godimento della proprietà fondiaria, idoneità il cui accertamento (rimesso al giudice di merito ed insindacabile se adeguatamente motivato) è indispensabile per qualificare l'opera quale costruzione ai fini dell'applicazione della norma menzionata (leggasi art. 873 c.c.), senza che ciò comporti deroga alla presunzione di pericolosità collegata dalla legge al mancato rispetto delle distanze legali, atteso che la stessa si deve fondare sul preventivo ed imprescindibile preventivo accertamento che il manufatto eretto a distanza inferiore a quella legale abbia i caratteri della costruzione”. Così Cass. civ. Sez. II, 01-07-1996, n. 5956
Se si ricerca la nozione di costruzione in letteratura, appare così definita:
"Costruzione", ai fini della disciplina dettata dall'art. 873, è un concetto che non si esaurisce in quello di "edificio" o di struttura realizzata con muri di cemento o laterizi, ma, come ha chiarito dalla giurisprudenza, si estende a qualsiasi opera stabilmente infissa al suolo.
In generale, rientra nel concetto di costruzione ogni manufatto, di qualunque materiale esso sia costituito, che emerga in modo sensibile al di sopra del livello del suolo o non sia completamente interrato, e che, pur difettando di una propria individualità, per struttura, solidità, compattezza, consistenza e sporgenza dal terreno, sia idoneo a creare quelle intercapedini dannose, in quanto impediscono il passaggio di aria e luce, che la legge, stabilendo la distanza minima fra le costruzioni, intende evitare [in tal senso, C 30.8.2004 n.
17390; C 15.2.2001 n. 222; C 22.5.1998 n. 5116].
Tenendo conto della ratio della norma, e venendo ad una breve disamina dei casi particolari, la Cassazione ha qualificato come costruzione:
la tettoia che avanzi rispetto all'edificio già esistente [C 30.10.2003 n. 16358];
i balconi [C 25.3.2004 n. 5963; C 29.3.1999 n. 2986; C 10.6.1998 n. 5719,]:
una pensilina costruita su un terrazzo con materiali metallici [C 21.6.1985 n. 3727];
una scala esterna in muratura [C 30.8.2004 n. 17390; C 26.5.1998 n. 5222];
un chiosco annesso all'impianto di distribuzione di carburante [C 9.6.1992 n. 7069];
un manufatto, con finestra, coperto da tettoia formata da travi con soprastanti lamiere, destinata a fienile, magazzino e pollaio [C 24.5.1997 n. 4639,];
un barbacane quale elemento costruttivo di completamento dell'edificio [C 29.8.1997 n. 8240, GBLT 1998, 60].
Parimenti la giurisprudenza (cassazione civile) ha ritento NON rientranti nel concetto di costruzione, e quindi ne ha decretato la non soggezione al regime legale di distanze legali, salvo non sia diversamente ed espressamente previsto da regolamento locali, le seguenti tipologie di opere:
le condutture elettriche ed i pali che le sostengono [C 21.9.1970 n. 1647];
uno zoccolo basso in muratura con rete metallica infissa [C 20.7.1973 n. 1647];
i manufatti realizzati all'interno di preesistenti costruzioni eseguite in appoggio o in aderenza ad un muro comune sul confine [C 21.2.1979 n. 1117];
un campo da tennis ad uso privato, dato che la rete metallica che di solito circonda simili campi, non può formare un'intercapedine e come tale non rientra nella previsione dell'art. 873 [C 1.7.1996 n. 5956];
il muro di contenimento di una scarpata o di un terrapieno [C 19.8.2002 n. 12239; C 15.6.2001 n. 8144; C 21.5.1997 n. 4541];
ai sensi dell'art. 878, il muro di cinta con altezza non superiore ai tre metri.
Parimenti sentenza cassazione 5956/1996 già sopra citata, dichiara espressamente che tale nozione NON comprende invece:
- né le opere completamente realizzate nel sottosuolo
- né i manufatti che non si elevino oltre il livello del suolo,
non ricorrendo per le une o per gli altri la ragione giustificatrice della norma stessa.
Per questi motivi nella specie la sentenza di merito - confermata dalla S.C. aveva ritenuto che non fossero costruzioni, ai fini di cui all'art. 873 c.c.,
- una superficie al livello del cosiddetto piano di campagna, perfettamente spianata, attrezzata quale campo da tennis,
- né i plinti, interrati nel sottosuolo, di sostegno dei pali di illuminazione del campo stesso,
- né il "cordolo" di recinzione del campo, alto 20 centimetri, la rete metallica intorno al campo, in considerazione della sua modesta elevazione
- né i pali di illuminazione del terreno di gioco, in quanto per la loro struttura e consistenza non erano idonei ad intercettare aria e luce ed a formare quindi intercapedini vietate dal menzionato art. 873 c.c..
Di diverso avviso si segnala Cassazione, 173/196 che detta alcune linee guida acquisite dalla prassi e dall’esperienza maturata ritenendo:
- che la costruzione soggetta ai limiti di distanza non deve necessariamente intendersi un'opera edilizia o in muratura, potendo essa consistere in qualunque manufatto che abbia carattere di stabilità e che, per la sua consistenza, possa dar luogo alla formazione d’interstizi dannosi o pericolosi per la sicurezza e l'igiene, per la cui tutela deve ritenersi sancito il divieto contenuto nell'art 873 C.C., espressamente ribadito per le sopraelevazioni dei muri di cinta dall'art 878 stesso codice e riecheggiato dalle norme sulle distanze delle piantagioni dal confine (artt. 892, 894 C.C.).
- Nella specie l'opera posta in essere in violazione dei limiti di distanza era costituita da una palizzata, con i singoli pali infissi stabilmente al suolo, intersecata da fili metallici, destinata a sostenere una spalliera di erbe rampicanti. (Cass. 173/1962).
Effettuata la ricognizione di letteratura e dottrina in materia di distanze, appare plausibile concludere che i pali di sostegno di telecamere, non potendosi qualificare come strutture idonee a creare intercapedini dannose, non abbiamo la caratteristica di costruzione ai sensi dell’art. 873 c.c., come tali quindi assoggettabili alla disciplina delle distanze legali. Tali manufatti solo laddove contemplati da norme regolamentari (di piano regolatore o di regolamento edilizio) potrebbero assurgere a rilevanza in tema di distanze, non avendo cioè in se stesse i caratteri generali che consentono di qualificare un manufatto “costruzione” ai sensi e per gli effetti della disciplina civilistica ovvero, urbanistico edilizia in quanto integrativa della prima.