Source: https://www.meltingpot.org/Politica-dei-rimpatri-ed-insostenibilita-della-detenzione.html
Timestamp: 2020-07-05 16:31:37+00:00
Document Index: 98478670

Matched Legal Cases: ['art 13', 'art 8', 'art. 10', 'art. 10', 'art 4', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 13']

Politica dei rimpatri ed insostenibilità della detenzione amministrativa - Progetto Melting Pot Europa
di Fulvio Vassallo Paleologo, Associazione Diritti e Frontiere (ADIF) - 21 settembre 2019
1. Si apprende da rare fonti giornalistiche, nella censura della maggior parte dei media, dell’ennesima protesta all’interno del Centro per i rimpatri (CPR) di Ponte Galeria a Roma, sfociata nell’incendio di parte della struttura.
Come si è appreso da fanpage.it, c’è stata” Rivolta al centro di accoglienza di Ponte Galeria, dove questa mattina (20 settembre, n.d.a.) i migranti hanno dato vita a una protesta all’interno della struttura. Quattro sezioni del reparto maschile – in cui sono recluse 122 persone – sono andate a fuoco: sembra che un gruppo di cittadini nigeriani non volesse essere rimpatriato e per questo hanno dato alle fiamme alcuni materassi. Secondo quanto appreso da Fanpage.it, non ci sarebbero feriti nel rogo né tra i migranti né tra le forze dell’ordine. Le fiamme, inoltre, sarebbero state domate entro brevissimo tempo”.
Secondo Il Messaggero ”Il centro, che fa parte degli ex Centri di identificazione ed espulsione (CIE), non è nuovo a questo tipo di episodi: lo scorso 5 luglio, infatti, era finito sulle prime pagine dei gironali per la fuga di 13 migranti ospitati al suo interno tra cui si sospettava esserci anche un sospetto jiadista. Pochi giorni dopo, martedì 9 luglio era scattata una nuova rivolta. Anche quella volta erano stati dati alle fiamme dei materassi ed erano state scardinate delle porte. La struttura tra l’altro era stata riaperta solo a fine maggio dopo quattro anni di chiusura e importanti lavori di restauro dovuti proprio a un incendio appiccato nei dormitori, all’epoca resi inagibili”.
E chi si ritrova all’opposizione, come in questo momento la lega, rimprovererà ai suoi avversari al governo esattamente gli stessi effetti prodotti prodotti dalle proprie politiche di guerra alle ONG e di clandestinizzazione dei cd. migranti economici, derivanti da interpretazioni sempre più restrittive delle normative in materia di protezione internazionale e dalla mancata adozione di decreti flussi per ingressi annuali o per lavoro stagionale. Le politiche da sempre dominanti per il timore di perdere il consenso di un elettorato ormai assuefatto ai richiami all’odio ed all’esclusione.
Oggi i centri di permanenza per rimpatri attivi in Italia sono solo sette, a Caltanissetta ( Pian del lago), Trapani (Milo), Bari, Brindisi, Palazzo San Gervasio (Potenza), Roma e Torino, per una capienza complessiva di 900 posti sulla carta, ma i livelli di occupazione sono spesso inferiori, Si rimane comunque lontani dalla realizzazione in ogni regione italiana di un centro di detenzione amministrativa finalizzato ai rimpatri con accompagnamento forzato. Il piano nazionale che prevedeva ben 12 nuovi centri per i rimpatri (CPR) per 1.600 posti complessivi, presentato dal precedente ministro dell’interno Marco Minniti nel febbraio del 2017, è stato sostanzialmente ripreso dal suo successore al Viminale, ma continua ad incontrare le stesse difficoltà sollevate dalle comunità residenti e dagli enti locali di diversa caratterizzazione politica. Intanto aumenta di continuo la platea dei soggetti che trovandosi in una condizione di irregolarità, potrebbero essere rinchiusi in un centro di detenzione amministrativa, anche se le prospettive di una effettiva esecuzione del rimpatrio forzato sono praticamente nulle.
L’articolo 2 della legge n.132/2018 (conversione del decreto legge n.113/2018) ha poi stabilito il prolungamento da 90 a 180 giorni del trattenimento di tutte le persone comunque internate in un centro per i rimpatri (CPR), prevedendo procedure semplificate per gli appalti diretti alla costruzione o alla ristrutturazione di nuovi CPR. Ma i lavori procedono a rilento ed anche le strutture di Gradisca di Isonzo e di Milano (via Corelli) non sono ancora andate a regime. Si parla anche di riconvertire in CPR il centro di accoglienza di Via Mattei a Bologna, una struttura che già in passato era stata utilizzata come CIE (Centro di identificazione ed espulsione).
Come ha osservato l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), “La norma non sembra prevedere il procedimento di convalida per il trattenimento negli Hotspot, ma esso deve ritenersi applicabile anche a tale fase del trattenimento, pena la manifesta illegittimità costituzionale per violazione dell’art 13 della Costituzione. Desta perplessità la previsione di un trattenimento che può arrivare anche fino a 7 mesi per i soli fini identificativi. Se è vero che l’art 8 della direttiva UE 2013/33 (c.d. “direttiva accoglienza”) stabilisce che tale forma di trattenimento può essere adottata nei confronti dei richiedenti asilo”, la stessa norma dispone, però, che “gli Stati membri non trattengono una persona per il solo fatto di essere un richiedente” e stabilisce, altresì, che il trattenimento deve essere disposto caso per caso in circostanze eccezionali e solo ove non sia possibile applicare misure meno afflittive. Si aggiunge, poi, che la possibilità che il trattenimento possa avvenire in “strutture idonee nella disponibilità dell’Autorità di Pubblica Sicurezza”, sembra costituire violazione dell’art. 10 della direttiva accoglienza (2013/33/UE) che prevede che il trattenimento possa di regola avvenire in appositi centri di trattenimento, ove, sempre in forza del medesimo art. 10, possano accedere, senza limitazioni, rappresentanti dell’UNHCR, familiari del richiedente, avvocati, consulenti e rappresentati delle ONG, accessi questi ultimi che paiono non compatibili con le attività che ordinariamente si svolgono nei locali nella disponibilità dell’autorità di pubblica sicurezza.Le esigenze sopra descritte, derivanti da obblighi di legge, non vengono soddisfatte dall’aggiunta - contenuta nella parte finale del comma 1 dell’art 4, nel testo licenziato al Senato della legge di conversione - del periodo “Le strutture ed i locali di cui ai periodi precedenti, garantiscono condizioni di trattenimento che assicurino il rispetto della dignità della persona”, integrando queste ultime la pre-condizione minima di qualsiasi restrizione della libertà personale che, però, non garantisce il rispetto degli ulteriori diritti fondamentali, come sopra richiamati”.
4. Non è certo un caso che le rivolte, le ribellioni, i pestaggi, i tentativi di fuga, si ripetano con cadenza quotidiana, sia nei CPR che negli Hotspot, dopo il prolungamento dei termini di trattenimento mentre la confusione dei richiedenti asilo con gli immigrati irregolari aggrava ulteriormente il clima di tensione. Episodi isolati di rivolta, ma diffusi sul territorio, coperti finora da una rigorosa censura che ha coinvolto anche gli operatori legali e le associazioni impegnate all’interno di queste strutture. Dal CPR di Pian del lago a Caltanissetta, fino al CPR di Torino, dove a luglio è morto un bengalese, e di Gradisca di Isonzo, dove peraltro risultano indagati due prefetti per gravi irregolarità amministrative.
Non è dunque solo il centro Hotspot di Lampedusa, ad essere in ebollizione, come si vorrebbe far credere, ed invero la situazione di “emergenza” derivante del doppio delle persone internate rispetto alla capienza della struttura (circa 200 su 98 posti disponibili), non si può paragonare con il grave affollamento del centro di Lampedusa nel 2011 (fino a 2000 persone rinchiuse all’interno della struttura, poi parzialmente bruciata a seguito di un incendio appiccato durante una manifestazione di protesta) quando era ministro dell’interno un certo Roberto Maroni della lega, una situazione che si caratterizzava per quegli illeciti amministrativi che, irrilevanti per la giustizia italiana, comportarono poi lacondanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei diritti dell’Uomo sul caso Khlaifia.
La conformazione della misura detentiva sulla base della mera discrezionalità amministrativa, in assenza di una compiuta disciplina di legge, configura un aperto contrasto con gli articoli 3 (parità di trattamento), 13 (obbligo di controllo giurisdizionale sui provvedimenti amministrativi limitativi della libertà personale ed eccezionalità di tali provvedimenti) e 24 (diritto di difesa per tutti, senza possibilità di differenze tra cittadini e stranieri) della Costituzione italiana.
Secondo l’art. 13 della Costituzione “non è ammessa alcuna forma di detenzione, di ispezione o di perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dall’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria, e se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto. E’ punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà”.
Malgrado la Corte costituzionale abbia sempre “salvato” i centri di permanenza temporanea, nelle sue pronunce vengono indicate modalità di applicazione delle norme, in senso conforme al dato costituzionale, che nella generalità dei casi vengono ancora oggi disattese. Le procedure amministrative relative al trattenimento rimangono infatti prive di una effettiva sede di ricorso, dal momento che, dopo l’espulsione o il respingimento, degli immigrati trattenuti nei CPR e negli Hotspot possono essere accompagnati in frontiera anche in pendenza del ricorso giurisdizionale, magari dopo avere subito violenze che nessuno perseguirà, come si è verificato a Caltanissetta nei giorni scorsi.
Già la Corte Costituzionale nel 2001 aveva segnalato la necessità di interpretare la normativa in materia di trattenimento dei migranti irregolari allora vigente in senso conforme alla Costituzione. Per effetto di questa pronuncia i magistrati di Milano che avevano sollevato la questione di costituzionalità delle disposizioni relative all’espulsione con accompagnamento forzato in frontiera riuscirono ad essere assolti nel procedimento disciplinare che era stato imbastito contro di loro per iniziativa del Ministro della Giustizia. Secondo la sentenza n. 105 del 2001 “il trattenimento dello straniero presso i centri di permanenza temporanea ed assistenza è misura incidente sulla libertà personale, che non può essere adottata al di fuori delle garanzie dell’art. 13 della Costituzione“. Anche successive decisioni degli organi giurisdizionali che confermavano tale orientamento ed annullavano centinaia di provvedimenti di espulsione o di trattenimento adottati senza rispettare le prescrizioni di legge suscitavano una violenta reazione da parte delle forze di governo che imputavano ad una parte della magistratura una applicazione eccessivamente “garantista” delle norme in vigore. Gravissimi esempi, questi, di come il potere esecutivo ( già in quel periodo) intendeva invadere l’ambito della giurisdizione, sferrando un pesante attacco allo stato di diritto e ad una delle norme più importanti della Costituzione repubblicana quell’art. 13 che i Costituenti vollero pensando agli arbitri di polizia commessi durante il periodo fascista.
Vanno riconosciuti a chiunque - anche se immigrato irregolare - i diritti fondamentali della persona umana sanciti da tutte le Costituzioni moderne. La criminalità e il terrorismo si sconfiggono con azioni mirate, con la identificazione certa dei sospetti, con l’inclusione ed il coinvolgimento delle comunità degli immigrati, e non certo con l’internamento di massa in strutture come i centri per i rimpatri (CPR), funzionali all’ attribuzione di identità mirate soltanto all’esecuzione più rapida dell’espulsione, ma destinate comunque a fallire. Non si vede poi dove e come aprire tanti centri di detenzione amministrativa per garantire davvero maggiore effettività alle misure di allontanamento forzato di massa, a meno di non utilizzare gli stadi, come si fece in Puglia alla fine del secolo scorso, per contrastare l’”orda” degli albanesi. Persone che oggi sono perfettamente inserite in Italia.
CPR (ex CIE), CARA, CDA, Hotspot (Articoli generali), Detenzione, Europa, Lazio - Roma, Ponte Galeria, Lombardia - Milano, Via Corelli, Sicilia - Lampedusa