Source: https://studiolegaleramelli.it/2020/07/21/bancarotta-fraudolenta-patrimoniale-per-distrazione-e-dissipazione-la-suprema-corte-fa-il-punto-sulla-responsabilita-dellamministratore-di-diritto-della-societa/
Timestamp: 2020-08-15 04:43:30+00:00
Document Index: 72171003

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Bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione e dissipazione: la Suprema Corte fa il punto sulla responsabilità dell’amministratore di diritto della società – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione e dissipazione: la Suprema Corte fa il punto sulla responsabilità dell’amministratore di diritto della società
Si segnala ai lettori del blog la sentenza numero 13824.2020, resa dalla V Sezione penale della Corte di Cassazione, con la quale il Collegio del diritto, esprimendosi in merito ad un caso di bancarotta fraudolenta patrimoniale, chiarisce il ruolo e le responsabilità penali dell’amministratore di diritto conseguenza della posizione rivestita nell’ambito dell’organizzazione aziendale e ciò anche rispetto all’operato dell’amministratore di fatto.
Nel caso di specie all’imputato, nella qualità di amministratore unico, poi di presidente del CDA, infine nuovamente di amministratore unico della società di capitali dichiarata fallita, venivano contestati i delitti di bancarotta fraudolenta patrimoniale e bancarotta semplice, per aver distratto o dissipato parte dei beni sociali e per aver aggravato lo stato di dissesto della società per non aver richiesto il fallimento.
La Corte di appello di Firenze, riformava parzialmente, in punto di trattamento sanzionatorio, la sentenza resa dal locale Tribunale, confermando la penale responsabilità del prevenuto per i reati a lui ascritti.
La difesa del giudicabile proponeva ricorso per cassazione avverso la decisione resa dalla Corte territoriale, articolando due motivi di gravame.
In particolare ai fini del presente commento suscita maggiore interesse la deduzione del vizio di motivazione in ordine all’elemento soggettivo del reato.
Il ricorrente, a sostegno della propria tesi, richiamava l’orientamento giurisprudenziale secondo cui, nel caso di specie, all’amministratore di diritto non potesse applicarsi il principio della mancata giustificazione della destinazione dei beni distratti, potendo egli non risultare consapevole dei disegni criminosi ideati e realizzati dagli amministratori di fatto della società.
La Suprema Corte, nel dichiarare inammissibile il ricorso perché devolutivo di una diversa rilettura del fatto inammissibile in sede di legittimità, dando continuità ai noti principi elaborati, chiarisce il ruolo e la posizione di garanzia ricoperta dall’amministratore di diritto nei confronti dell’operato dell’amministratore di fatto e del relativo obbligo giuridico di impedire l’evento ai sensi dell’art. 40 cpv c.p.
<Il motivo con cui si lamenta la natura soltanto formale della nomina ad amministratore di diritto, per l’assenza di competenze e di poteri gestori, è altresì manifestamente infondato.
Le doglianze proposte sembrano dirette a contestare l’effettività del ruolo di amministratore di diritto, sostenendo che le decisioni sarebbero state assunte, in realtà, dagli amministratori di fatto, che avrebbe esercitato concretamente i poteri gestori, e, di conseguenza, distratto i beni sociali.
Tuttavia, oltre alla genericità delle censure, insuscettibili di effettivo vaglio, va rammentato che sussiste la responsabilità dell’amministratore di diritto, a titolo di concorso nel reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, con l’amministratore di fatto non già ed esclusivamente in virtù della posizione formale rivestita all’interno della società, ma in ragione della condotta omissiva dallo stesso posta in essere, consistente nel non avere impedito, ex art. 40, comma 2, cod. pen., l’evento che aveva l’obbligo giuridico di impedire e cioè nel mancato esercizio dei poteri di gestione della società e di controllo sull’operato dell’amministratore di fatto, connaturati alla carica rivestita (Sez. 5, n. 44826 del 28/05/2014, Regoli, Rv. 261814).
Nei rilevare che alcuna contraddizione sussiste nella motivazione della sentenza impugnata, che, oltre a sottolineare gli obblighi di vigilanza e controllo dell’amministratore di diritto sugli amministratori di fatto, e la conseguente responsabilità omissiva, ha evidenziato che, nella fattispecie, l’imputato ha partecipato direttamente e consapevolmente alle condotte distrattive, senza che rilevi una pretesa mancanza di controllo del collegio sindacale>.
Cassazione penale sez. V, 02/04/2019, n.37848
In materia fallimentare, in ogni caso di bancarotta fraudolenta si è in presenza di una responsabilità dell’amministratore di diritto, anche in presenza di una modificazione illegittima delle scritture contabili. La Cassazione ha respinto il ricorso di una imputata condannata nei gradi di merito, la quale riteneva che mancasse uno dei presupposti per la configurazione del reato, ovvero la condotta prevista dalla normativa per la configurazione del reato di bancarotta fraudolenta, non potendosi a ogni modo inferire in via automatica una responsabilità penale dalla semplice posizione di amministratore di diritto dell’impresa fallita. Per i giudici di legittimità, tuttavia, dalla semplice posizione di amministratore di diritto di un’impresa derivano conseguenza giuridiche ben precise in ordine a eventuali responsabilità penali.
Cassazione penale sez. V, 08/11/2018, n.9856
L’accettazione della carica di amministratore, in ambito societario, non può costituire di per se, fonte di responsabilità, ben potendo presentarsi situazioni in cui l’amministratore di diritto resti estraneo alle condotte fraudolente poste in essere dall’amministratore di fatto. Affinché si possa ffermare una responsabilità dell’amministratore di diritto per concorso, ex art. 40 c.p., è necessaria la consapevolezza che altri pongano in essere le condotte descritte dalla fattispecie incriminatrice, senza che consapevolezza e va essere necessariamente ricondotta ai singoli episodi delittuosi, potendosi configurare l’elemento soggettivo sia come dolo diretto, che come dolo eventuale.
Cassazione penale sez. V, 26/09/2018, n.54490
Cassazione penale sez. V, 03/11/2017, n.54692
La presenza di un amministratore di fatto non salva l’amministratore di diritto dal reato di concorso in bancarotta fraudolenta per distrazione. Quest’ultimo è, infatti, tenuto al controllo sulla corretta tenuta della scritture contabili. Lo precisa la Cassazione che respinge il ricorso dell’amministratore unico di una Srl fallita, che riteneva di aver ricoperto un ruolo di semplice amministratore di diritto, privo di qualunque capacità gestionale.
Cassazione penale sez. V, 21/09/2017, n.48363
Cassazione penale sez. V, 19/07/2017, n.49507
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