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Timestamp: 2020-08-04 23:35:06+00:00
Document Index: 99040882

Matched Legal Cases: ['art. 2929', 'art. 2929', 'art. 12', 'art. 2929', 'sentenza ', 'art. 2901', 'art. 2901', 'sentenza ', 'art. 167', 'art. 2645', 'art. 2447', 'art. 2929', 'art. 2647', 'art. 162', 'sentenza ']

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Il nuovo art. 2929-bis c.c. introdotto dal d.l. n. 83/2015: più deboli fondi patrimoniali, donazioni, atti di destinazione e trust
06 Agosto 2015 | Nelson Alberto Cimmino Fondo patrimoniale: oggetto
Inquadramento | Aspetti soggettivi | Aspetti oggettivi | I termini | Opposizione | Ambito di applicazione | In conclusione |
L’art. 12 d.l. 27 giugno 2015, n. 83, approvato in via definitiva dal Senato il 5 agosto 2015 con legge di conversione in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale («Misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell'amministrazione giudiziaria») ha introdotto nel codice civile l’art. 2929-bis c.c. (rubricato «Espropriazione di beni oggetto di vincoli di indisponibilità o di alienazioni a titolo gratuito»).
Alla luce della novella di cui al d.l. n. 83/2015 i beni immobili ed i mobili registrati che abbiano formato oggetto di alienazione a titolo gratuito o che siano stati sottoposti a vincoli di indisponibilità, con ciò pregiudicando le ragioni dei creditori, possono ugualmente essere sottoposti ad esecuzione forzata con una procedura “preferenziale”, la cui peculiarità consiste nel fatto che per poter aggredire i beni non è necessario ottenere una sentenza dichiarativa di inefficacia all’esito della consueta azione revocatoria.
Prima della novella in esame, il creditore le cui ragioni venivano pregiudicate da atti posti in essere dal debitore aveva a disposizione un unico strumento per tutelare i propri interessi: l’azione revocatoria (art. 2901 c.c.).
In sostanza, il creditore non poteva far altro che agire in giudizio affinché gli atti posti in essere a suo danno fossero dichiarati inefficaci, dovendo in tal caso affrontare i costi e le lungaggini che una azione giudiziale comporta.
Con l’introduzione dell’articolo in esame, ricorrendo i presupposti oggettivi e soggettivi espressamente previsti dalla norma, determinati atti pregiudizievoli per i creditori possono essere da questi essere impugnati e considerati inefficaci ope legis, senza bisogno di alcuna pronuncia giudiziale (si tratta, potremmo dire, di una “revocatoria legale” o “semplificata”), per cui i beni (immobili o mobili registrati) che di tali atti formavano oggetto possono essere aggrediti pur essendo sottoposti a vincolo di indisponibilità o anche se alienati a titolo gratuito a terzi, in tal caso promuovendo l’azione esecutiva direttamente nei confronti degli aventi causa del debitore.
Può avvalersi della nuova procedura, cioè di quella che abbiamo definito “revocatoria legale” o “revocatoria semplificata”, il creditore (procedente o intervenuto) il cui credito sia sorto anteriormente alla costituzione del vincolo di indisponibilità o della alienazione.
Viceversa, il creditore posteriore, ovvero il creditore il cui credito è sorto dopo il compimento dell’atto pregiudizievole, dovrà far dichiarare l’inefficacia degli atti con l’ordinaria azione revocatoria (art. 2901 c.c.).
Nel caso di costituzione di vincoli di destinazione, l’azione esecutiva sarà diretta nei confronti del debitore, nel cui patrimonio i beni che si vogliono aggredire sono rimasti, seppur vincolati; nel caso, invece, di alienazione a titolo gratuito, l’azione esecutiva dei creditori può rivolgersi direttamente nei confronti dei terzi beneficiari.
Relativamente a tali atti, il legislatore ha introdotto una sorta di presunzione di mala fede del debitore.
In sostanza, si suppone che il debitore conoscesse il pregiudizio che arrecava alle ragioni del creditore compiendo gli atti individuati dalla norma in commento, per cui, proprio in virtù di tale presunzione, si facilita l’azione esecutiva consentendo l’aggressione dei beni anche senza una sentenza dichiarativa di inefficacia.
Naturalmente trattasi di una presunzione relativa, per cui si può proporre opposizione all’esecuzione contestando la conoscenza da parte del debitore del pregiudizio che l’atto arrecava alle ragioni del creditore (ultimo comma dell’articolo de quo).
Gli atti che possono essere ope legis considerati inefficaci nei confronti del creditore sono gli atti di costituzione di vincoli di indisponibilità e le alienazioni a titolo gratuito posti in essere dal debitore successivamente al sorgere del credito, purché abbiano ad oggetto beni immobili e beni mobili registrati.
Rientrano, dunque, nella disciplina in esame gli atti costitutivi di fondo patrimoniale (art. 167 c.c.), gli atti di destinazione (art. 2645-ter c.c.), i trust, gli atti costitutivi di patrimoni destinati ad uno specifico affare (art. 2447-bis c.c.).
Parimenti,rientrano nell’ambito di applicazione della nuova norma le alienazioni a titolo gratuito.
A tal proposito, è interessante notare che la norma non parla di “donazioni” ma utilizza una espressione più ampia (“alienazioni a titolo gratuito”): infatti, i negozi gratuiti sono quelli nei quali il vantaggio patrimoniale di una parte è senza corrispettivo, cioè non è compensato da un sacrificio (si pensi, ad esempio, ad un mutuo infruttifero o ad un comodato gratuito); le liberalità, invece, sono una specie del negozio gratuito, cioè sono particolari negozi gratuiti caratterizzati dall’impoverimento di chi li compie e l’arricchimento del beneficiario.
Nell’ambito delle liberalità si distingue poi fra liberalità donative (la vera e propria donazione) e liberalità non donative, ovvero negozi che producono gli effetti propri della donazione pur non essendolo sotto l’aspetto tecnico-giuridico (ad esempio, donazioni indirette e liberalità d’uso).
Dunque, riteniamo che, alla luce del tenore letterale del nuovo disposizione, il creditore possa agire nei confronti dei terzi aventi causa non solo in presenza di donazioni tipiche (liberalità donative), ma in tutti i casi di alienazioni a titolo gratuito (liberalità non donative).
Si pensi, ad esempio, alle donazioni indirette, alle costituzioni di fondo patrimoniale con trasferimento dei beni, ai patti di famiglia, ai trust non autodichiarati ed agli atti di destinazione con trasferimento di immobili.
Qualche dubbio può avanzarsi in merito all’impugnazione nelle forme dell’articolo in commento delle alienazioni gratuite derivanti da accordi conclusi in sede di separazione e divorzio, in considerazione della particolare causa “familiare” che connota tali negozi e degli interessi (non meramente patrimoniali ma anche e soprattutto) di carattere personale coinvolti.
Il creditore dovrà, invece, far ricorso alla azione revocatoria ordinaria ogniqualvolta il pregiudizio derivi da un atto non compreso fra quelli indicati dal legislatore, ovvero da atti a titolo gratuito diversi dalle alienazioni (come, ad esempio, la concessione di garanzie reali o personali prestate dal debitore a favore di terzi).
I beni che possono essere sottoposti ad esecuzione nelle forme previste dal neo art. 2929-bis c.c. sono i beni immobili ed i beni mobili registrati. Tra questi ultimi si possono pacificamente annoverare anche le quote di società a responsabilità limitata.
La procedura “privilegiata” prevista dalla nuova disciplina trova applicazione solo nel caso in cui il creditore, munito di titolo esecutivo, trascriva il pignoramento o intervenga nell’esecuzione promossa da altri entro un anno dalla trascrizione dell’atto pregiudizievole.
Decorso tale termine, il creditore potrà avvalersi solo dell’azione revocatoria ordinaria e non più di quella da noi più volte definita “revocatoria legale” o “semplificata”.
Il termine annuale previsto dalla nuova norma decorre dalla trascrizione dell’atto.
Il riferimento alla trascrizione è certamente congruo se si tratta di alienazioni immobiliari a titolo gratuito, di trust immobiliari, di atti di destinazione relativi ad immobili ed in genere di atti per i quali è prevista tale forma di pubblicità con efficacia dichiarativa.
Qualche dubbio ci sembra possa essere avanzato relativamente agli atti costitutivi di fondi patrimoniali: per essi la trascrizione nei registri immobiliari (art. 2647 c.c.) rappresenta una forma di pubblicità-notizia e l’unica formalità da cui discende l’opponibilità ai terzi è rappresentata dall’annotamento a margine dell’atto di matrimonio (art. 162, u.c., c.c.), per cui sarebbe stato forse più corretto e coerente fare decorrere il termine annuale dal giorno di tale adempimento.
Se l’esecuzione ha per oggetto beni mobili registrati, il termine annuale decorrerà dalla data di esecuzione della pubblicità nei relativi registri, quali, ad esempio, il Pubblico Registro Automobilistico ed il Registro delle Imprese.
Il debitore, il terzo assoggettato a espropriazione e ogni altro interessato (si pensi, ad esempio, ai beneficiari di un trust o di un atto di destinazione) alla conservazione dell’atto possono proporre le opposizioni all’esecuzione contestando la sussistenza dei presupposti previsti dalla norma per la c.d. “revocatoria semplificata”, come, ad esempio la natura gratuita dell’alienazione, il rispetto del termine annuale per la trascrizione del pignoramento.
La norma stabilisce altresì che l’opposizione all’esecuzione si può fondare anche sulla contestazione della conoscenza da parte del debitore del pregiudizio che l’atto arrecava alle ragioni del creditore.
In altri termini, il legislatore presume che il debitore, il quale successivamente al sorgere del credito pone in essere uno degli atti indicati dalla norma, sia consapevole del pregiudizio che arreca alle ragioni del creditore; forte di tale presunzione il creditore può aggredire immediatamente i beni del debitore, senza dover attendere una sentenza dichiarativa di inefficacia. Il debitore può, però, bloccare l’azione esecutiva contestando la sua conoscenza del pregiudizio, ovvero fornendo la prova contraria alla presunzione prevista dalla legge.
Anche se la norma tace sul punto, riteniamo che l’opposizione si possa basare anche sulla contestazione del pregiudizio in capo al creditore.
Le nuove disposizioni si applicano esclusivamente alle procedure esecutive iniziate successivamente alla data di entrata in vigore del d.l. n. 83/2015 (27 giugno 2015).
Prima della novella in esame, il creditore doveva prima agire in revocatoria e poi pignorare; oggi, alla luce della nuova normativa e nel rispetto dei limiti ivi previsti, può pignorare subito, salvo l’opposizione da parte del debitore e di ogni altro interessato.
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