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Timestamp: 2017-09-22 06:09:43+00:00
Document Index: 149910101

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2']

La portabilità dei conti di pagamento: una prima riflessione sull’art. 2 del d.l. 3/2015
Guidoni Emanuele, 30 marzo 2015
Al numero 18) del par. 2 della direttiva, la portabilità – tecnicamente, il “servizio di trasferimento” – viene definita come il “trasferimento, su richiesta del consumatore, da un prestatore di servizi di pagamento ad un altro, delle informazioni su tutti o alcuni ordini permanenti di bonifico, addebiti diretti ricorrenti e bonifici in entrata ricorrenti eseguiti sul conto di pagamento o il trasferimento dell’eventuale saldo positivo da un conto di pagamento all’altro, o entrambi, con o senza la chiusura del precedente conto di pagamento.”.
2.2 La procedura di trasferimento.
(iv) trasferire l’eventuale saldo attivo sul conto aperto o detenuto dal cliente presso l’istituto ricevente alla data indicata dal correntista e quindi chiudere il conto.
Fatto salvo il par. 55, comma 2 della citata direttiva 2007/64/CE, l’istituto trasferente non può bloccare gli strumenti di pagamento prima della data indicata nell’autorizzazione del cliente onde evitare di interrompere la fornitura allo stesso dei servizi di pagamento nel corso del perfezionamento della procedura di trasferimento.
Al comma 1 si stabilisce anzitutto che “gli istituti bancari e i prestatori di servizi di pagamento, in caso di trasferimento di un conto di pagamento, adottano e concludono la procedura di cui all’articolo 10, paragrafi da 2 a 6, della direttiva n. 2014/92/UE (omissis)”.
Un tale empasse potrebbe comunque essere superato fornendo un’interpretazione restrittiva della norma (lex plus dixit quam voluit) e limitando conseguentemente il trasferimento alle sole categorie di operazioni di pagamento per le quali la direttiva 2014/92/UE ne abbia dettato le regole.
Lo stesso però non può farsi per il comma 3, dove si afferma che “In caso di richiesta di trasferimento del conto di pagamento, unitamente alla richiesta di trasferimento di strumenti finanziari, di ordini di pagamento e di ulteriori servizi e strumenti ad esso associati, la portabilità si conclude senza ulteriori oneri e spese per il consumatore.”.
In questo caso, infatti, la norma espressamente estende la portabilità a strumenti finanziari, ordini di pagamento e – locuzione quanto mai generica – ogni altro servizio e strumento associato al conto di pagamento, una formulazione che evidentemente manifesta una chiara volontà legislativa di includervi un quid novi rispetto a quanto contenuto al par. 10 della direttiva europea. Il problema, però, non risiede nello stabilire che cosa ricada entro i singoli termini ed espressioni utilizzate dal nostro legislatore, ma nel fatto che né l’art. 2 in esame, né il citato par. 10, dettano le regole di procedura per il loro trasferimento; al più possono ritenersi estensivamente applicabili le norme del secondo agli ordini di pagamento, in quanto definiti all’art. 1, lett. o) del decreto legislativo 11/2010 quali “l’istruzione da parte di un pagatore o beneficiario al suo prestatore di servizi di pagamento di eseguire un’operazione di pagamento” e come tali posti quindi in rapporto di genere a specie rispetto a ordini permanenti di bonifico, addebiti diretti ricorrenti e bonifici in entrata, la cui portabilità è da esso disciplinata, ma non oltre.
Se il legislatore italiano ha inteso disciplinare la portabilità del conto di pagamento ricalcando la normativa europea, lo stesso non ha ritenuto al momento di fare per quanto invece concerne la risarcibilità del danno per vizi e ritardi nelle operazioni di trasferimento, che si trova disciplinata al comma 2 dell’art. 2 del decreto legge 3/2012.
In particolare, tale norma afferma che in caso di mancato rispetto delle modalità e dei termini che disciplinano la portabilità, l’istituto inadempiente è tenuto a risarcire il cliente in misura proporzionale al ritardo e alla disponibilità esistente sul conto al momento della richiesta di trasferimento.
[1] Il “conto di pagamento” è così definito all’art. 2, numero 3) del decreto legislativo 10/2011: “conto detenuto in nome di uno o più consumatori usato per l’esecuzione delle operazioni di pagamento”.
[2] La “operazione di pagamento” è così definita all’art. 2, numero 3) del decreto legislativo 10/2011: “l’atto, disposto dal pagatore o dal beneficiario, di collocare, trasferire o ritirare fondi, indipendentemente da eventuali obblighi sottostanti tra il pagatore o il beneficiario”.