Source: https://issuu.com/anaao_assomed/docs/dm_02-2018_definitivo
Timestamp: 2018-04-20 15:00:54+00:00
Document Index: 136223068

Matched Legal Cases: ['art 116', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 590', 'art. 6', 'art. 30', 'art. 8']

DIRIGENZA MEDICA N. 2/2018 by Anaao Assomed - issuu
Stampa STRpress, Pomezia (Rm) Registrazione al Tribunale di Milano n.182/2002 del 25.3.2002. Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% DCB Roma Diritto alla riservatezza: “Dirigenza Medica” garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati nel rispetto della legge 675/96 Costo a copia: euro 2,50 Finito di stampare nel mese di marzo 2018
O SARÀ SCONTRO Certezza di risorse economiche per il rinnovo contrattale che consentano l’inserimento nel computo complessivo della massa salariale della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria del valore della indennità di esclusività di rapporto col Ssn; miglioramento delle condizioni di lavoro con una deﬁnizione più puntuale dei carichi di lavoro e con l’introduzione di meccanismi per ridurre il disagio lavorativo; recupero del ruolo del sindacato nelle attività aziendali per riconquistare la capacità di incidere e far rispettare i diritti sanciti da leggi e contratti. E
ancora, un Contratto esigibile, un tetto ai contratti precari e il recupero delle risorse accessorie congelate dalla legge di riforma sul pubblico impiego e anche un modello organizzativo che possa contare su risorse extra contrattuali, per sostenere le innovazioni. È un piatto ricco di richieste quello che Costantino Troise, segretario nazionale dell’Anaao Assomed mette sul tavolo della contrattazione per il rinnovo del Ccnl che sta muovendo i primi passi. Non senza ostacoli.
“Non accettiamo nessuna discriminazione
Dottor Troise, parliamo di contratto. Dopo nove anni di attesa la stagione contrattuale è ripartita, ma il percorso sembra molto accidentato. Qual è lo stato dell’arte della trattativa? Siamo inchiodati al punto di partenza. Dopo 22 giorni e tre riunioni siamo stati costretti ad abbandonare il tavolo politico perché Mef e Regioni non ci hanno dato certezza sulle risorse economiche disponibili, nonostante le nostre ripetute sollecitazioni. Quindi per il momento procediamo solo sul piano tecnico. Vogliamo ricordare quali sono i nodi da sciogliere? Il primo è quello sulle risorse economiche e sul quale ci siamo di fatto arenati. Abbiamo chiesto chiarimenti sulla certezza dei fondi per il rinnovo contrattale. Dobbiamo capire se il 3,48 di aumento messo sul piatto per tutto il pubblico impiego e calcolato sulla massa sa-
lariale, comprenda o meno anche l’indennità di esclusività di rapporto. Anche perché se così non fosse l’incremento per la Dirigenza medica e sanitaria si fermerebbe al 2,94. Questo sarebbe una discriminazione inaccettabile e incomprensibile. Non è ammissibile che per noi, e solo per noi, il calcolo cambi e le regole diventino riduttive. E poi è francamente pretestuoso nascondere dietro un no immotivato del signor Mef una questione economica, la cui soluzione richiede non l’arguzia dell’azzeccagarbugli, quanto piuttosto il buonsenso e la volontà politica, liberando il campo da una volontà punitiva nei confronti del lavoro svolto in regime di dipendenza dello Stato. Senza sciogliere questo nodo si rischia di lasciare sul tappeto altri temi contrattuali, a partire dal nodo della valorizzazione di un ruolo e di un lavoro che nei livelli retributivi trova un punto di misura e nelle condizioni di esercizio un limite non valicabile. d!rigenza medica
I dipendenti pubblici, e quindi i medici e i dirigenti sanitari dipendenti, sono stanchi: bloccare per dieci anni i diritti contrattuali non ha pagato, e credo che lo dimostri anche il risultato di queste elezioni. Siamo remunerati sempre meno e trattati sempre peggio
Ossia? Mi spiego, il 3,48 di incremento già di per sé non basta a recuperare il potere di acquisto e il taglieggiamento dei fondi accessori che si è realizzato in questi ultimi 8 anni, ma perlomeno consente di dare un po’ di ristoro economico e di ripartire da un livello più elevato per il prossimo Contratto già alle porte, ossia quello del 2019-2021. Possiamo infatti dire che la ﬁne dell’uno si lega all’inizio dell’altro. Quindi è auspicabile che ci sia una base di partenza non inferiore a quella concessa ad altri settori della sanità e del pubblico impiego. Mi faccia capire, voi puntate il dito contro Governo e Regioni, ma il Presidente del Comitato di settore Regioni Sanità, Massimo Garavaglia all’indomani dell’ultima riunione ha confermato la piena disponibilità ad includere la clausola di esclusività nel calcolo del monte salari complessivo. Anzi, ha anche ribadito di aver sollecitato il Governo in tal senso. Quindi? Garavaglia ormai è a ﬁne mandato. In assenza di fatti conclusivi, rimane il sospetto di essere in presenza dell’ennesimo rimpallo di responsabilità tra Regioni, la cui Conferenza continua a tacere, e Governo, nascosto dietro il niet del signor Mef e, come al solito, a farne le spese sono i medici. Questi signori non devono dimenticare che partire con il piede sbagliato rischia di pregiudicare tutta la trattativa. Ma una volta sciolto il nodo delle risorse economiche, auspicando che la risposta arrivi presto, cosa vi aspettare da questo Contratto? Un’azione forte sulle condizioni di lavoro che sono diventate per noi la sﬁda più importante da aﬀrontare, anche per-
ché vanno peggiorando giorno dopo giorno. Il quadro è realmente preoccupante, perché la carenza di organici devastante, dovuta al blocco del turn over e all’esodo pensionistico ormai avviato, fa sì che i carichi di lavoro si riversino pesantemente su chi rimane a lavorare in ospedale. La gobba demograﬁca sta desertiﬁcando le corsie e il cumulo previdenziale alle porte non potrà che costituire un ulteriore fattore di peggioramento. Insomma, sarà una débâcle se non troveremo energie giovani adeguate per numero e per qualità a sostenere una domanda in crescita per numerosità e complessità, impresa resa diﬃcile anche dal ﬂop del sistema della formazione post laurea che sta riducendo la disponibilità di medici specialisti. Già oggi produciamo 7 milioni di ore di lavoro all’anno in eccedenza rispetto al debito contrattuale. Ore in più non retribuite e che forse non potranno mai essere recuperate. E ci sono ferie non godute che se venissero cumulate si misurerebbero in anni da recuperare. A tutto questo aggiungiamo il grandissimo problema del rispetto della normativa europea sugli orari di lavoro, che non è ancora applicata omogeneamente in tutte le strutture del Ssn e anche il problema dei turni di guardia e delle reperibilità. L’avanzare dell’età media del personale, oggi per i medici al top mondiale, non è un fattore neutro per quanto riguarda l’eﬃcacia e la sicurezza delle cure. Parliamoci chiaramente ma chi vorrebbe farsi operare alla alba in urgenza da un chirurgo ultra 65enne che magari ha già lavorato tutta la notte? Temi di cui si parla da anni … Certamente, ecco perché se non si interviene con forza, con lo strumento del Contratto, non si risolveranno mai. Vanno messi dei limiti di età per poter effettuare i turni di guardia notturni ed un tetto al numero di reperibilità, oggi aﬃdato alla discrezione delle Aziende, che troppo spesso sforano i limiti contrattuali dei 10 turni al mese. Soprattutto occorre recuperare nelle aziende un sistema di relazioni sindacali che la Legge Brunetta ha distrutto. Oggi le Aziende fanno quello che vogliono, al massimo informano le rappresentanze sindacali, ma non esistono più concertazione e contrattazione. Il sindacato deve recuperare un ruolo negoziale nelle Aziende
perché solo così sarà possibile garantire i diritti e le legittime aspettative. Torniamo al Contratto. Altri punti da risolvere? L’esigibilità del Contratto stesso. Abbiamo bisogno di certezze. Il Contratto è un atto di natura privata, è un patto tra le parti. Non è ammissibile che il giorno dopo la ﬁrma ogni Regione, Azienda, Direttore generale si muova come meglio crede. Abbiamo la necessità di chiuderlo entro la sua scadenza naturale e comunque prima che arrivi in Parlamento la legge di bilancio 2019 ossia entro l’estate. Anche per evitare nuove sorprese sui fondi contrattuali e sulle risorse accessorie. Con questo Contratto dobbiamo mettere basi solide per quello del 2019-2021. I dipendenti pubblici, e quindi i medici e i dirigenti sanitari dipendenti, sono stanchi: bloccare per dieci anni i diritti contrattuali non ha pagato, e credo che lo dimostri anche il risultato di queste elezioni. Siamo remunerati sempre meno e trattati sempre peggio. Il Contratto quindi non può più aspettare, anche per recuperare un clima di collaborazione e di ﬁducia, prerequisiti di una maggiore eﬃcienza ed eﬃcacia della sanità pubblica. Inoltre, il Contratto collettivo nazionale consentirebbe di recuperare elementi di verticalità in un sistema sanitario che si va sempre più decentralizzando e frantumando. Un’ultima domanda, cosa manca veramente alla categoria medica? Vedere premiato il merito professionale. Oggi lo sviluppo di carriera è prevalentemente di tipo verticale e gestionale, con i beneﬁci che ne conseguono. Ma un professionista per essere valutato e premiato, anche da un punto di vista remunerativo, non necessariamente deve raggiungere il livello di Direttore di struttura complessa o semplice. Chi è un ottimo medico, ha alte competenze ed elevati livelli di formazione, dovrebbe vedersi riconosciuti gli stessi beneﬁci, anche al di là dei percorsi di carriera riconosciuti, peraltro ormai fortemente diminuiti. Oltre al riconoscimento di un ruolo nei processi decisionali, che possa rompere la prigione di fattore produttivo in cui il professionista è costretto da una cultura aziendalista ormai imperante. numero 1 - 2018
La sanità è il secondo comparto in ordine di decrescita del personale.
Solo nel 2016 si sono perse quasi 5mila unità, per la gran parte tra il personale non dirigente. Il maggior calo si registra tra il personale non dirigente della sanità: in tutto 4.131 operatori in meno, di cui la maggioranza infermieri (1.723). Per i medici il trend complessivo in discesa è stato meno vistoso: solo 294 in meno, e le corsie diventano sempre più “rosa”. Il salasso è stato certiﬁcato dal nuovo Conto annuale della Pubblica amministrazione della Ragioneria generale dello Stato
Dal 2009 a oggi persi in sanità 45mila operatori Se i medici spingono per avere maggiori garanzie rispetto al nuovo contratto una ragione c’è, non solo questione di aumenti. E la ragione la spiegano i dati, quelli che si desumono analizzando vari anni del Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato, il documento cioè che ai contratti fa da base. Il primo numero che salta agli occhi è -7731. Sono i medici (a cui si aggiungo nell’area -541 tra veterinari e odontoiatri) che dal 2009, anno dell’ultimo contratto e di un Servizio sanitario senza piani di rientro e, quindi, senza blocchi del turn over, si sono “persi” rispetto al 2016. Una vera e propria emorragia: il 6,9% in meno: in realtà la categoria che ha perso in valori assoluti più unità è quella degli infermieri con oltre 12mila professionisti in meno tra il 2009 e il 2016, ma questa cifra rappresenta il 4,3% del totale. In realtà altre categorie di personale sono diminuite di più, ma si tratta di numeri complessivi limitati e spesso di suoli non assistenziali, mentre i soli medici e infermieri rappresentano quasi il 60% del personale che nel Ssn è dedicato all’assistenza di cui gli altri proﬁli sanitari, compresi i dirigenti non medici, rappresentano in tutto il 12,3 per cento (il resto sono, appunto, amministrativi o simili, Dg e altro). Una emorragia che ha colpito soprattutto gli uomini. Tra il 2009 e il 2016 di medici maschi ce ne sono infatti 10.995 in meno e a riequilibrare un po’ il dato che visto così fa un po’ paura, c’è il forte e ormai conosciuto incremento delle donne medico aumentate invece nelle stesso periodo di 3264 unità. E che l’andamento della forza lavoro medica segua in qualche modo l’organizzazione e la gestione dei servizi si vede dall’andamento delle perdite rinumero 1 - 2018
spetto all’avanzamento dei piani di rientro con il conseguente blocco del turn over. Dei 7731 medici in meno tra il 2009 e il 2016, infatti, ben 6.276 lo sono tra il 2010 e il 2016, dove il 2010 è il primo anno di vero blocco dei contratti e di turn over rigido nelle Regioni in piano di rientro. Un numero poi destinato a crescere comunque negli anni quando sempre rispetto ai numeri 2016 di medici se ne sono persi ad esempio 3.841 nel 2012 o ancora 294 nel 2016 rispetto al 2015. E questo sempre a discapito degli uomini, diminuiti costantemente, al con-
trario delle donne medico, invece, sempre aumentate. Un’altra evidenza è in che ruolo si sono persi i medici. La maggior parte dei “desaparecidos” è nel ruolo di direttore di struttura complessa in esclusiva, dove tra il 2009 e il 2016 ce ne sono 2.981 in meno e tra i direttori di struttura semplice calati nello stesso periodo di 5.329 unità, mentre nei due ruoli, ma non in esclusiva, sia pure solo con qualche centinaio di professionisti, aumentano i ranghi di quelli non in esclusiva. Un fenomeno questo anche più forte (ce ne sono 702 in meno, ma 1.620 in più sempre tra il 2009 e il d!rigenza medica
Tabella 1. Personale Ssn: differenze per categorie professionali anni 2016-2009 Categorie MEDICI CAT. MEDICI DIR. MEDICO CON INC. STRUTTURA COMPLESSA (RAPP. ESCLUSIVO)
Uomini 64.217 59.926
2016 Donne Totale 46.284 110.501 45.160 105.086
Uomini 65.571 61.157
2015 Donne Totale 45.338 110.909 44.223 105.380
Uomini 69.760 65.142
2012 Donne Totale 44.880 114.640 43.785 108.927
Uomini 73.413 68.613
2010 Donne Totale 43.812 117.225 42.749 111.362
Uomini 75.839 70.921
2009 Donne Totale 42.934 118.773 41.896 112.817
DIRIGENTI MEDICI CON ALTRI INCAR. PROF.LI (RAPP. ESCLUSIVO)
DIRIGENTI MEDICI CON ALTRI INCAR. PROF.LI (RAPP. NON ESCL.)
4.208 83
5.312 103
4.296 118
5.379 150
4.502 116
1.058 37
5.560 153
4.681 119
5.704 159
4.797 121
5.793 163
DIR. MEDICO CON INC. DI STRUTTURA COMPLESSA (RAPP. NON ESCL.) DIR. MEDICO CON INCARICO DI STRUTTURA SEMPLICE (RAPP. ESCLUS) DIR. MEDICO CON INCARICO STRUTTURA SEMPLICE (RAPP. NON ESCL.
DIR. MEDICI A T. DETERMINATO (ART. 15-SEPTIES D.LGS. 502/92) CAT. VETERINARI CAT. ODONTOIATRI
5.045 17.995 37
34.446 79.246
Tabella 2. Personale Ssn: differenze per categorie professionali anni 2016-2015; 2016-2012; 2016-2010; 2016-2009 Categorie MEDICI CAT. MEDICI DIR. MEDICO CON INC. STRUTTURA COMPLESSA (RAPP. ESCLUSIVO) DIR. MEDICO CON INC. DI STRUTTURA COMPLESSA (RAPP. NON ESCL. DIR. MEDICO CON INCARICO DI STRUTTURA SEMPLICE (RAPP. ESCLUS DIR. MEDICO CON INCARICO STRUTTURA SEMPLICE (RAPP. NON ESCL. DIRIGENTI MEDICI CON ALTRI INCAR. PROF.LI (RAPP. ESCLUSIVO) DIRIGENTI MEDICI CON ALTRI INCAR. PROF.LI (RAPP. NON ESCL.) DIR. MEDICI A T. DETERMINATO(ART. 15-SEPTIES D.LGS. 502/92) CAT. VETERINARI CAT. ODONTOIATRI
Tabella 3. Differenza precari (Td) 2016/2009 Categorie Medici Veterinari Odontoiatri Tot medici
Tempo Determinato Uomini 675 10 -7 678
Uomini -1354 -1231 -325 1 -647 -30 -212 9 -27 -88 -35
Diff 2016/2015 Donne Totale 946 -408 937 -294 -65 -390 1 2 -102 -749 -4 -34 1006 794 116 125 -15 -42 21 -67 -12 -47
Uomini -5543 -5216 -1518 97 -2757 61 -1807 965 -257 -294 -33
Diff 2016/2012 Donne Totale 1404 -4139 1375 -3841 -226 -1744 6 103 -755 -3512 -6 55 1975 168 511 1476 -130 -387 46 -248 -17 -50
Uomini -9196 -8687 -2173 126 -4199 100 -3296 1110 -355 -473 -36
Diff 2016/2010 Donne Totale Uomini 2472 -6724 -11.622 2411 -6276 -10.995 -259 -2432 -2.714 7 133 137 -1041 -5240 -4.469 8 108 131 3260 -36 -4.640 603 1713 980 -167 -522 -420 81 -392 -589 -20 -56 -38
Diff 2016/2009 Donne Totale 3.350 -8.272 3.264 -7.731 -267 -2.981 6 143 -860 -5.329 19 150 3.938 -702 640 1.620 -212 -632 108 -481 -22 -60
Tabella 4. Personale Ssn: differenze per Regioni anni 2016-2009 Regioni Donne 1.698 37 -4 1.731
CAMPANIA LAZIO SICILIA CALABRIA PUGLIA PIEMONTE EMILIA ROMAGNA LIGURIA MOLISE MARCHE TOSCANA LOMBARDIA FRIULI VENEZIA GIULIA BASILICATA VALLE D'AOSTA UMBRIA PROVINCIA AUTONOMA BOLZANO ABRUZZO PROVINCIA AUTONOMA TRENTO VENETO SARDEGNA ToTale Complessivo
2016 Uomini 6.501 4.460 5.824 2.453 4.056 4.500 4.116 2.011 282 1.647 4.245 7.513 1.315 758 189 1.049 525 1.506 555 4.474 1.947 59.926
Donne 2.660 3.249 3.249 1.310 2.326 3.897 4.026 1.642 156 1316 3812 6745 1235 427 139 919 424 1205 481 3571 2371 45.160
2009 Uomini 8.110 5.914 7.124 3.108 4.911 5.188 4.813 2.447 438 1.999 4.777 8.391 1.533 837 193 1.183 556 1.716 582 5.019 2.082 70.921
Donne 2.882 3.605 3.264 1394 2097 3681 3779 1608 228 1.105 3.379 5.952 1.097 393 106 726 323 907 353 2.912 2.105 41.896
Diff 2016/2009 Diff. Totale2016/2009 Uomini Donne -1.609 -222 -1.831 -1.454 -356 -1.810 -1.300 -15 -1.315 -655 -84 -739 -855 229 -626 -688 216 -472 -697 247 -450 -436 34 -402 -156 -72 -228 -352 211 -141 -532 433 -99 -878 793 -85 -218 138 -80 -79 34 -45 -4 33 29 -134 193 59 -31 101 70 -210 298 88 -27 128 101 -545 659 114 -135 266 131 -10.995 3.264 -7.731
2016) tra i medici con incarichi professionali, dove a bilanciare le perdite sono ancora una volta le donne medico che aumentano in esclusiva di 3.938 unità e senza esclusiva di 640 unità, contro una perdita di oltre 4.600 colleghi maschi. L’eﬀetto blocco del turn over è ancora più chiaro esaminando la perdita di medici per Regione dal 2009 al 2016: le carenze maggiori (il 74% del totale) sono nelle quattro Regioni con le limitazioni più rigide: Campania, Lazio, Sicilia e Calabria. Il calo tuttavia prosegue anche nelle altre Regioni in piano di rientro e in quelle che hanno adottato provvedimenti più rigidi di controllo di spesa e si inverte, con i medici in aumento (in tutto +592 unità), in sette Regioni: Valle d’Aosta, Umbria, Bolzano, Abruzzo, Trento, Veneto e Sardegna. Tra queste tre sono a statuto ordinario, ma quattro quelle a statuto speciale dove i piani di rientro non hanno eﬀetto. Discorso analogo – rispetto al calo – può essere fatto sulle retribuzioni; dal 2010 (ultimo anno in cui si sono esplicati gli eﬀetti del contratto 2009) al 2016 i medici hanno perso 1.086 euro in busta paga (nell’area hanno guadagnato solo i veterinari), mentre tra il 2005 e il
2010, quindi con gli eﬀetti del precedente contratto, il guadagno era stato – sempre secondo i dati del Conto annuale – di 8.620 euro per i medici. Quindi, eﬀetto blocco dei contratti ed eﬀetto mancato aggiornamento al costo della vita. La voce calata di più tra il 2010 e il 2016 è lo stipendio vero e proprio (-1.216 euro) di cui la parte più consistente persa è la Ria (-1.147 euro) e ad aumentare sono soprattutto voci mobili come quelle per le indennità varie (ﬁsse). E le indennità che nel 2016 rispetto al 2010 scendono di valore sono molte, tra cui – per eﬀetto anche del calo degli organici in assoluto e di quelli in esclusiva in particolare – l’indennità di esclusività (-97.073.547 su un totale 2016, non solo per i medici, di 1.394.891.842) e quella di speciﬁcità medico-veterinaria (-50.588.159 su un totale per tutti di 860.569.670 nel 2016). Ma il conto annuale su queste voci non fa distinzione tra categorie professionali e, quindi, tranne per quelle più evidenti, è diﬃcile confrontare le singole voci per l’una o l’altra professionalità. In aumento invece la voce precari che nel 2016 rispetto al 2009 guadagna circa 2410 unità (a tempo determinato,
La voce calata di più tra il 2010 e il 2016 è lo stipendio vero e proprio (-1.216 euro) di cui la parte più consistente persa è la Ria (-1.147 euro) e ad aumentare sono soprattutto voci mobili come quelle per le indennità varie (ﬁsse)
altro indicatore del blocco dei contratti e quindi delle assunzioni regolari). Anche se spariscono del tutto il lavoro interinale e i contratti di formazione lavoro, presenti nel 2009. A tempo determinato erano 6.698 nel 2009 secondo il Conto annuale e diventano nel 2016 8.943. Nel confronto con il 2009 per tutte le professioni, comunque, a ﬁne 2016 risultavano impiegate 45.053 unità in meno di personale nel Servizio sanitario nazionale. E anche per gli altri professionisti fattore rilevante, per il comparto in esame, è rappresentato dalla sottoposizione o meno delle Regioni alla disciplina del piano di rientro della spesa sanitaria. E nel 2016, sempre secondo i dati della relazione al Conto annuale, aumenta anche l’età media del personale Ssn che passa da una media di 46,9 anni del 2008 (43,5 nel 2001) a 50,6 nel 2016, con gli uomini a 52,5 e le donne a 49,7. Medici in meno quindi, sempre più vecchi e con lavoro sempre più precario. Meno guadagni e sempre più professionisti che scelgono la via della non esclusiva: il nuovo contratto ha di che ragionare.
Tabella 5. Personale Ssn: differenza tra 2009 e 2016 Categorie MEDICI (SSNA) VETERINARI ODONTOIATRI DIRIG. SANITARI NON MEDICI DIR. RUOLO PROFESSIONALE DIR. RUOLO TECNICO DIR. RUOLO AMMINISTRATIVO PROFILI RUOLO SANITARIO - PERSONALE INFERMIERISTICO (SSNA) PROFILI RUOLO SANITARIO - PERSONALE TECNICO SANITARIO (SSNA) PROFILI RUOLO SANITARIO - PERSONALE VIGILANZA E ISPEZIONE (SSNA) PROFILI RUOLO SANITARIO - PERSONALE FUNZIONI RIABILITATIVE (SSNA) PROFILI RUOLO PROFESSIONALE (SSNA) PROFILI RUOLO TECNICO (SSNA) PROFILI RUOLO AMMINISTRATIVO (SSNA) DIRETTORI GENERALI (SSNA) PERSONALE CONTRATTISTA (SSNA) ToTale
Uomini -10.995 -589 -38 -964 -228 -71 -526 -4.273 -1.821 -1.084 -250 -100 -8.421 -3.798 -137 -291 -33.586
Donne 3.264 108 -22 -491 17 -72 -113 -7.758 114 43 -619 -13 -1.361 -4.602 59 -21 -11.467
Totale -7.731 -481 -60 -1.455 -211 -143 -639 -12.031 -1.707 -1.041 -869 -113 -9.782 -8.400 -78 -312 -45.053
Diff % 2016/2009 -15,5 -12,3 -31,4 -22,0 -18,2 -11,8 -31,8 -6,7 -12,0 -13,9 -6,5 -29,6 -15,4 -16,5 -18,9 -54,1 -13,2
7,8 10,8 -52,4 -4,6 6,6 -12,7 -8,1 -3,6 0,5 1,0 -3,7 -36,1 -1,9 -8,5 36,2 -29,6 -2,6
-6,9 -8,3 -36,8 -9,7 -14,0 -12,2 -20,9 -4,3 -4,6 -8,5 -4,2 -30,2 -7,6 -10,9 -8,8 -51,2 -6,5
Tabella 6. Differenza retribuzioni tra 2016 e 2010 Categorie MEDICI (SSNA) CAT. MEDICI CAT. VETERINARI CAT. ODONTOIATRI
stipendio + i.i.s.
Totale voci stipendiali
Totale indennità Fisse ed accessorie
-23 -21 -63 -22
-1122 -1147 -645 -545
-43 -48 72 -145
-1188 -1216 -637 -712
-175 -186 12 -39
1177 1125 2197 1255
-790 -809 -426 -628
212 130 1783 589
-976 -1086 1146 -123
5640 5646 5570 4615
-1155 -1184 -619 -1000
770 762 923 768
5255 5223 5876 4382
184 189 77 -163
2854 2803 3809 4543
400 404 297 -394
3437 3396 4183 3986
8692 8620 10058 8368
Differenza retribuzioni tra 2005 e 2010 Categorie MEDICI (SSNA) CAT. MEDICI (SSNA) CAT. VETERINARI (SSNA) CAT. ODONTOIATRI (SSNA) numero 1 - 2018
UNA SANITÀ IN TRASFORMAZIONE Introduzione segreteria regionale anaao assomed lombardia marzia bonfanti, laura cortellari, davide croce, roberta pagani, emanuele porazzi, anna vanzago Università Cattaneo – LIUC, Castellanza (VA)
Negli ultimi anni il settore sanitario, non solo quello italiano, ha visto il susseguirsi di una molteplicità di cambiamenti essenzialmente dettati da un concetto nuovo o se si vuole “innovativo” di salute che si è aﬀermato all’interno di un contesto chiamato ad aﬀrontare continuamente molteplici sﬁde. Si pensi, solo per citare alcuni esempi, all’invecchiamento della popolazione, alle risorse decrescenti a fronte di una domanda crescente, allo spostamento delle cure sul territorio… Si tratta di sﬁde comuni ai sistemi sanitari dei Paesi avanzati di tutto l’occidente che impongono un imperativo semplice, ma di diﬃcile implementazione: il cambiamento! Diversi autori hanno cercato di comprendere quali siano i fattori che abbiano portato alla luce quest’esigenza di cambiare sia a livello organizzativo sia nella gestione dei servizi sanitari. Tra gli altri, l’aumento delle aspettative di salute da parte degli utenti e lo sviluppo di nuove tecnologie sanitarie che sempre più rapidamente giungono sul mercato, appaiono essere quelli che hanno trovato consenso tra la maggior parte degli scholar (Stevens et al., 1999; Joppi et al., 2009). Il primo fattore ha causato l’indebolimento del “contratto sociale” tra medicina e società (Speranza et al., 2008) che si è costituito nel XIX secolo, raﬀorzato nella seconda metà del XX secolo e che oggi è messo in discussione dalla trasformazione del paziente in “consumatore” (Giarelli,
2003). Il secondo fattore gioca un ruolo controverso: se è indiscutibile il progresso medico conseguente all’innovazione tecnologica, quest’ultima, se non adeguatamente monitorata, può generare un incontrollato aumento di spesa. Tutto questo determina un momento di transizione che sta interessando ogni servizio sanitario. Da un lato il paziente è dotato di autonomia gestionale, di razionalità strumentale e gode di maggiori informazioni grazie all’era digitale e all’avvento del web, è così sempre più istruito, è in grado di scegliere massimizzando i propri interessi e partecipa sempre più attivamente al processo di cura. Dall’altro, l’incremento della cronicità e il conseguente crescente assorbimento di risorse per questa fascia di utenti (70% della spesa sanitaria per attività ospedaliere, specialistiche e di farmaceutica) ha portato alla necessità di rivedere i meccanismi sanitari in senso lato. Non solo si modiﬁca il concetto di cura con l’aﬀermazione di un nuovo paradigma “si passa dalla cura, al prendersi cura”, ma in discussione sono sia il concetto di medico-manager, diﬀusosi negli ultimi anni del secolo scorso con l’avvio del processo di aziendalizzazione introdotto in Italia con la Legge 502 del 1992, sia la posizione dominante ricoperta per decenni dalla dirigenza medica all’interno del settore sanitario. In questo contesto di cambiamento a modiﬁcare non è solo la ﬁgura del paziente, ma anche quella del clinico. La funzione, la struttura di valori e il bagaglio deontologico e scientiﬁco della professione medica non sono, infatti,
stabili nel tempo, ma sono in continua evoluzione. Nonostante ciò i medici continuano a essere formati con i vecchi modelli nozionistici e ciò che contraddistingue maggiormente la classe medica è una forte e generalizzata resistenza al cambiamento (Alﬁeri, 2007). Il medico si trova al centro dei rapporti tra scienza, società ed economia, e la sua capacità di cogliere le opportunità dalle tensioni che caratterizzano questa relazione è la chiave per una riqualiﬁcazione del suo ruolo. Le turbolenze del mondo reale oﬀrono degli spazi di inserimento proprio per la dirigenza medica che però deve essere in grado di ripensare il proprio ruolo e di raﬀorzare le proprie competenze. In particolar modo la dirigenza medica è chiamata a rivedere e innovare la gestione delle proprie UUOO/Dipartimenti/ Aziende, a farsi carico anche di ciò che avviene al di fuori della propria organizzazione, a valorizzare e stimolare tutte le professionalità sanitarie per creare un senso di appartenenza, e a promuovere la ﬁducia tra medici e pazienti, tra medici e altri professionisti, tra i manager aziendali e i manager regionali, tra pubblico e privato. In questo contesto appare improcrastinabile la rivitalizzazione e la riaﬀermazione della centralità del ruolo medico-manager così da dimostrare la possibilità che elevati standard di competenze gestionali e di competenze tecniche e professionali possano coesistere in un’unica ﬁgura o in più ﬁgure professionali, purché adeguatamente formate. All’interno del contesto sopra delineato, obiettivo primario dell’indaginumero 1 - 2018
ne di seguito presentata, è l’analisi dei cambiamenti nel settore sanitario, delle recenti normative e delle ricadute che tutte queste istanze hanno sulla dirigenza allo scopo di individuare possibili aree di intervento per rilanciare la loro immagine all’esterno, migliorare la percezione che essi hanno del proprio ruolo e individuare delle strategie utili a dare delle risposte concrete alle attuali sﬁde in atto nel sistema.
Materiali e Metodi L’indagine svolta da un punto di vista metodologico ha inteso basarsi su una triade di strumenti muovendo da una prospettiva più macro a una micro prevedendo il coinvolgimento di dirigenti medici e non medici della Lombardia che si propone come Regione pilota su cui condurre l’analisi per iniziare a identiﬁcare le macro-aree di interesse necessarie al raggiungimento dell’obiettivo sopra citato. Nello speciﬁco l’indagine è stata condotta attraverso un metodo misto basato sulla combinazione di tre strumenti della ricerca qualiquantitativa: il questionario, l’intervista strutturata e la valutazione a punteggio. Ciò premesso il ﬁle rouge che ha consentito di utilizzare in modo combinato questi tre strumenti è individuabile nel concetto dell’expert judgment, ossia del coinvolgimento dei professionisti, al ﬁne di utilizzare la loro esperienza per leggere meglio la situazione e deﬁnire delle proposte di modiﬁca coerenti con le speciﬁche esigenze di coloro numero 1 - 2018
Il contenuto del materiale raccolto tramite le interviste è stato analizzato mediante la metodologia della content analysis. Questa tecnica ha il vantaggio di unire un’analisi qualitativa tramite rilettura ripetuta delle interviste trascritte e identiﬁcazione delle parole e delle frasi collegate ai concetti chiave
che di fatto saranno i reali promotori del cambiamento. Seguendo dunque la logica dal macro al micro, l’indagine ha visto innanzitutto la somministrazione su ampia scala di un questionario strutturato a risposta multipla. Il questionario è stato creato ad hoc muovendo da un’iniziale analisi del contesto sanitario, non solo italiano, ﬁnalizzata a comprendere i trend di sviluppo e indagare eventuali best practice internazionali (nuovi modelli organizzativi, gatekeeping, HCRM e Telemedicina) applicabili nel nostro Paese. Inoltre si è indagato circa le principali esigenze delle ﬁgure professionali emerse dalla letteratura nazionale e internazionale relativamente ai due ﬁloni coerenti con lo studio, ossia il New Public Management (Hood, 1995) e il Knowledge Management (Proﬁli, 2004). Il New Public Management rivela il suo interesse ai ﬁni dell’indagine per la ricerca di quei problemi scaturiti dal processo di aziendalizzazione che ha interessato il nostro Paese a partire dagli anni ‘90. Su questo ﬁlone si basano eventuali interventi risolutivi e correttivi per sostenere la validità del paradigma del medico-manager e permettere la sua completa applicazione in risposta alle esigenze attuali dei servizi sanitari. L’evoluzione della pubblica amministrazione ha fatto emergere le criticità del New Public Management che si è visto sostituire prima dal ﬁlone del New Public Governance e in seguito dal New Public Service che deﬁnisce nuove funzioni della pubblica amministrazione il cui ruolo principale è quello di aiutare i cittadini a articolare e soddisfare i loro interessi condivisi piuttosto che tentare di controllare o guidare la società (Denhardt, 2000). Il Knowledge Management al contrario rivela la sua utilità per la conﬁgurazione di nuove strutture organizzative coerenti con gli attuali bisogni del sistema, per la deﬁnizione delle competenze dei ruoli risultanti come ﬁgure chiave nella gestione dei cambiamenti in atto e l’eventuale predisposizione di un nuovo sistema di valutazione del personale. Il questionario compilabile on line tramite LimeSurvey è stato somministrato ai medici e ai dirigenti iscritti ad Anaao Assomed della Regione Lombardia per un totale di 368 rispondenti. Nello speciﬁco il questionario composto da 18 domande a risposta chiusa (12 costruite secondo il modello universale di Kolb (1984), adattate all’ambito dell’health management, 6 create ad hoc in base alla review della letteratura (Dunn et al., 1985; Gartell e White, 1996; Reetoo et al., 2005; Lobas, 2006; Sherman et al., 2007; Taylor et al., 2008; Stoller, 2009; Slipicevit e Ma-
sic, 2012)) suddivise in 6 aree di indagine (abilità interpersonali, gestione delle informazioni, capacità analitiche, capacità d’azione, competenze cliniche, competenze per il futuro) tramite una scala Likert a 5 livelli, ha inteso indagare il giudizio di importanza di competenze/capacità rilevanti per un ripensamento futuro della dirigenza medica. I dati raccolti sono stati analizzati attraverso una statistica descrittiva (media/mediana, minimo e massimo ed errore standard) ﬁnalizzata a evidenziare le competenze/capacità ritenute prioritarie dai rispondenti. Inoltre sono state altresì condotte delle analisi di dettaglio in funzione di speciﬁche variabili classiﬁcatorie quali ad esempio il ruolo ricoperto, le categorie di appartenenza, le fasce d’età, la struttura di afferenza. Successivamente, al ﬁne di comprendere più a fondo le problematiche e le esigenze della dirigenza medica, l’indagine è proseguita con lo svolgimento di 20 interviste semi-strutturate effettuate a professionisti in posizioni apicali e non, accomunati da una visione rispetto alla gestione e all’organizzazione dei servizi sanitari di impronta manageriale a lungo termine. Le 32 domande utilizzate durante le interviste hanno preso in considerazione 5 aree di indagine identiﬁcate sulla base delle evidenze emerse con la somministrazione del questionario: (i) Formazione: stato attuale versus desideratum; (ii) Resistenza al cambiamento: falsi miti e problemi reali; (iii) Modello medico-manager: vizi e virtù; (iv) Competenze del futuro: cliniche, gestionali e di leadership; (v) Quali ﬁgure per il futuro? Di stampo gestionale-direzionale e professionale. Il contenuto del materiale testuale raccolto tramite le interviste è stato analizzato mediante la metodologia della content analysis (Casetti e Di Chio, 1998). Questa tecnica ha il vantaggio di unire un’analisi qualitativa tramite rilettura ripetuta delle interviste trascritte e identiﬁcazione delle parole e delle frasi collegate ai concetti chiave stabiliti preventivamente in base all’obiettivo dello studio, a un’analisi invece quali-quantitativa basata sul calcolo della frequenza relativa e assoluta con i quali i termini e le frasi chiave ricorrono nelle interviste. Con riferimento all’indagine ivi presentata, tale analisi è stata condotta per ognuna delle macro-aree identiﬁcate a monte, selezionando/raggruppando le domande in funzione delle risposte più ricorrenti fornite dagli intervistati e andando a eﬀettuare una sintesi graﬁca della frequenza relativa con cui le parole e le frasi chiave ricorrevano. d!rigenza medica
UNA SANITÀ IN TRASFORMAZIONE Inﬁne, con l’obiettivo di arrivare a una sintesi delle evidenze emerse dall’applicazione dei due precedenti strumenti, l’indagine si è avvalsa della metodologia della valutazione a punteggio. Quest’ultima rientra nel ﬁlone dei metodi multicriterio e multiobiettivo. Ampia risulta essere la letteratura di riferimento a tal riguardo (Cicchetti et al., 1985; Azzone e Bertelè, 1998; Cooper et al., 2001). I metodi a punteggio sono basati su una lista di requisiti (criteria), a ciascuno dei quali viene attribuito un punteggio di valutazione (score). Attraverso l’attribuzione di questi score, mediante un sistema di pesatura, si perviene a un punteggio ﬁnale, che esprime la traduzione numerica della valutazione condotta. Il principale vantaggio di utilizzo di questi sistemi è evidente nella loro capacità di sintesi. Grazie alla traduzione numerica in unico punteggio è possibile arrivare a un’indicazione in grado di unire il giudizio di priorità e di importanza per ciascun item oggetto di valutazione.
Relativamente all’indagine, la valutazione a punteggio è stata condotta attraverso la costruzione di una apposita scheda di raccolta dati risultante dalle evidenze emerse nei precedenti step di analisi. Dapprima sono quindi state identiﬁcate le macro-aree di interventi/esigenze (Formazione, Resistenza al cambiamento, Modello Medico-manager, Competenze e ruoli per il futuro) rispetto alle quali è stato chiesto ai 20 intervistati di esprimere un giudizio di priorità mediante l’utilizzo di una scala Likert a 4 livelli. In secondo luogo per ogni macro-area sono state individuati gli item/le percezioni di maggior interesse a cui andare attribuire un giudizio di importanza attraverso una scala 3 livelli. Il calcolo del giudizio ﬁnale comprensivo di entrambe le valutazioni, secondo un’opportuna pesatura, ha permesso di evidenziare sia la macroarea di maggiore rilevanza per avviare un percorso di cambiamento nel comparto della dirigenza medica in termini di rideﬁnizione di ruoli e competen-
Tabella 1. Evidenze dal questionario di percezione
15 Figura 1.
Direttore di Dipartimento Responsabile di Struttura Complessa Vertice Strategico Dirigente non medico Responsabile di Struttura Semplice Dirigente medico
Media Errore Std 4,70 ,153 4,51 ,100 4,40 ,400 4,32 ,160 4,17 ,102 4,06 ,067
Capacità analitiche: valore medio
analisi quantitativa dei dati Media Errore Std 3,70 ,153 3,54 ,149 3,80 ,200 3,56 ,232 3,44 ,126 3,14 ,072
Gestione della tecnologia Media Errore Std 3,90 ,100 3,93 ,123 3,60 ,245 4,28 ,158 3,80 ,114 3,55 ,072
In quali aspetti pensa che la formazione ricevuta sia stata lacunosa, o comunque perfettibile?
Management e cultura della gestione
Competenze Gestione del Economiche e Rischio Normative Burocrazia e Comunicazione Acquisti
Carenze pratiche
Giudizio complessivo di priorità e di importanza Identiﬁcazione degli item più importanti
Revisone corsi di formazione post base rendendoli più pratici e meno teorici
Introduzione nel percorso di base temi economico – manageriali
Necessità di trasmissione delle nozioni di leadership e team building
Necessità di ampliamento dell’offerta formativa da parte del sindacato.
Grazie all’applicazione consecutiva dei tre strumenti è stato possibile, seguendo la logica dal macro al micro esplicitata precedentemente, rileggere i risultati in maniera trasversale in modo tale da dare evidenza alle tematiche e alle problematiche di maggiore rilevanza identiﬁcabili anche in funzione della loro ricorrenza nei vari step di indagine. Ciò premesso, le prime due aree di maggior interesse ai ﬁni dell’obiettivo primario dell’analisi sono risultate essere: Formazione In particolare è emersa una generalizzata lacuna a livello di formazione manageriale e soprattutto da parte di coloro che ricoprono incarichi meno apicali, una eccessiva focalizzazione su una formazione post base troppo teorica. Capacità relazionali È stato riscontrato un forte accordo all’interno dei vari campioni analizzati rispetto a una difﬁcoltà comunicativa in particolar modo nella relazione vertice-junior che si riﬂette in maniera negativa sul raggiungimento degli obiettivi tanto dei singoli professionisti quanto a livello d’azienda nel suo complesso.
Interpretazione e analisi dati
Figura 2. Evidenze dalla valutazione a punteggio
Alla luce di quanto emerso verranno passate in rassegna le principali evidenze sorte dall’applicazione dei tre strumenti di indagine, in modo tale da oﬀrire al lettore una panoramica di sintesi, utile a introdurre, nella parte conclusiva che verrà esposta nel prossimo numero, alcune proposte risolutive delle problematiche e delle esigenze palesate da coloro che hanno preso parte all’indagine.
Evidenze dalle interviste strutturate
Quando ha iniziato ad occuparsi di management, in quali aspetti si sentiva meno preparato (ad esempio a livello di conoscenze, competenze, terminologia..?)
ze, sia fornire speciﬁci item di partenza sui quali intervenire in maniera pratica per concretizzare questo cambiamento in soluzioni ristrutturate.
Dalla disamina dei valori medi che i 368 rispondenti hanno attribuito alle capacità analitiche, gli aspetti manageriali sono ritenuti di media importanza: il punteggio medio è, infatti, compreso tra 3 e 4 su una scala Likert a 5 livelli. Si osserva inoltre un forte accordo all’interno del campione complessivo. Tale considerazione trova conferma dall’analisi per ruoli: non si registrano forti scostamenti sia nei valori medi sia negli errori standard delle diverse categorie professionali considerate. I graﬁci di Figura 1 evidenziano come numero 1 - 2018
UNA SANITÀ IN TRASFORMAZIONE Tabella 2. Evidenze dal questionario di percezione Ruolo
Direttore di Dipartimento Responsabile di Struttura Complessa Dirigente medico Dirigente non medico Responsabile di Struttura Semplice Vertice Strategico abilità interpersonali: valore medio
Media Errore Std 4,50 ,707 4,44 ,709 3,76 1,043 4,08 ,954 4,11 ,925 4,20 ,837 3,954
aiuto e delega
Media Errore Std 4,50 ,527 4,49 ,675 4,24 ,842 4,44 ,583 4,43 ,734 4,80 ,447 4,329
Media Errore Std 4,30 ,483 4,34 ,617 4,07 ,905 4,32 ,748 4,30 ,805 4,40 ,548 4,174
Figura 3. Evidenze dalle interviste strutturate Quali comportamenti e competenze distinguono il medico del futuro?
Ha svolto il ruolo di tutor o docente in corsi di management? A fronte della sua esperienza, quali nozioni le è premuto trasmettere?
Nozione Economiche e Normative
2 Capacità relazionali
Attitudine/ carattere
Etica collettiva e responsabilità individuale
Competenze manageriali Visibilità
Figura 4. Evidenze dalla valutazione a punteggio
Maggior integrazione tra Medicina Specialistica e Medicina di Base
Maggior orientamento al paziente nello svolgimento dell'attività lavorativa
Sviluppo di competenze gestionali e di analisi Importanza dell'attività di affiancamento a favore dei nuovi medici
15 su 20 intervistati abbiano dichiarato di avere delle lacune soprattutto nell’ambito economico e legislativo. Nello speciﬁco si lamenta una generale mancanza di cultura gestionale che diﬃcilmente si apprende sul campo così come lacunosa risulta essere il risvolto pratico della formazione ricevuta nelBibliografia Alfieri R. (2007) Le idee che nuocciono alla sanità e alla salute. Milano: Franco Angeli. Azzone G., Bertelè U. (1998) Valutare l’innovazione. Analisi e controllo degli investimenti. Milano: Etaslibri. Casetti F., Di Chio F. (1998) Analisi della televisione. Strumenti, metodi e pratiche di ricerca. Milano: Bompiani. Cicchetti, D.V., Showalter, D., and Tyrer, P.J. (1985) “The effect of number of rating scale categories on levels of interrater reliability: A Monte Carlo investigation”. Appl. Psych. Meas., 9: 31-36. Cooper R., Edgett S., Kleinschmidt E.
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le aule universitarie in particolar modo rispetto agli aspetti comunicativi e relazionali tra professionisti, ma soprattutto tra medico e paziente. La sintesi ottenuta dalla valutazione a punteggio ha messo in evidenza come la formazione si collochi al secondo posto nella scala che unisce il giudizio di
Hood C. (1995) “The “New Public Management” in the 1980s: variations on a theme”. Accounting, organizations and society, 20.2: 93-109. Joppi R., Dematté L., Menti A.M., Pase D., Poggiani D., Mezzalira L. (2009) “The Italian horizon scanning project”. European Journal of Clinical Pharmacology, 65: 775-781. Kolb D.A. (1984) Experiential learning: experience as the source of learning and development. Englewood Cliffs, NJ: Prentice Hall Lobas (2006) “Leadership in Academic Medicine: Capabilities and Conditions for Organizational Success”. Am J Med., 119(7): 617-21. Profili S. (2004) Il knowledge management. Milano: Franco Angeli.
priorità e quello di importanza. Tra gli aspetti più rilevanti su cui occorre intervenire vi sono la revisione dei corsi di formazione post base al ﬁne di renderli più pratici e l’introduzione di tematiche economico-manageriali ﬁn dalla formazione universitaria.
Capacità relazionali Nell’ambito delle abilità interpersonali, le capacità relazionali mostrano il valore medio più alto. Tuttavia, rispetto a quanto evidenziato per le abilità analitiche, se si osserva il dettaglio per ruolo professionale emerge una maggior variabilità nei valori medie e degli errori standard che appaino più elevati rispetto alla precedente macro-area analizzata a signiﬁcare una minore coerenza nei punteggi attribuiti dai singoli rispondenti all’interno dei vai ruoli considerati. Rispetto ai quesiti formulati durante le interviste, i rispondenti sostengono che una delle doti indispensabili per il medico del futuro è rappresentata dalle sue capacità relazionali sia nei confronti dei propri collaboratori sia dei pazienti soprattutto per quanto concerne gli incarichi dirigenziali. La capacità di collaborazione con la propria équipe e la leadership sono qualità che chi ricopre posizioni apicali deve possedere per cercare di reagire al meglio agli innumerevoli cambiamenti e alle instabilità che caratterizzano il settore sanitario. A livello complessivo le capacità relazionali si inseriscono all’interno della macro-area delle competenze e dei ruoli per il futuro che, come evidenzia la sintesi fornita dalla valutazione a punteggio, appare essere l’area ritenuta più importante e prioritaria. Tra le esigenze messe in luce dagli intervistati nell’ambito di quest’area particolare attenzione deve essere rivolta alla messa in atto di iniziative ad hoc per sviluppo delle lo soft skills soprattutto per quanto concerne gli aspetti relazionali e comunicativi nei confronti di pazienti e utenti.
Reetoo K.N., Harrington J.M., Macdonald E.B. (2005) “Required competencies of occupational physicians: a Delphi survey of UK customers”. Occup Environ Med, 62:406–413. Sherman R.O., Bishop M., Eggenberger T., Karden R. (2007) “Development of a leadership competency model”. The journal of nursing administration, 37(2): 85-94. Slipicevit O., Masic I. (2012) “Management Knowledge and Skills Required in the Health Care System of the Federation Bosnia and Herzegovina”. Mat Soc Med., 24(2): 106-111. Speranza L., Tousijn W., G. Vicarelli (2008) I medici in Italia: motivazioni, autonomia, appartenenza. Bologna: Il
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INTERVISTA A GIUSEPPE FERRAIUOLO
Vanta al suo attivo vent’anni di attività sindacale, Giuseppe Ferraiuolo, segretario
Anaao della Asl Roma 2. Un’Azienda vastissima nata dall’accorpamento di due realtà che hanno portato in eredità esigenze ed esperienze profondamente differenti. Una diversità che Ferraiuolo ha saputo gestire con proﬁtto tant’è che il numero degli iscritti al sindacato è cresciuto. Dal nuovo contratto si aspetta che venga riconosciuto il disagio medico, ma anche una rivalutazione economica sia per la dirigenza medica, sia per il comparto
Fare emergere il merito Giuseppe Ferraiuolo segretario Anaao Asl Roma 2
Dottor Ferraiuolo, ci racconti qualcosa di sé, del suo lavoro, della sua formazione e se non siamo troppo indiscreti, della sua famiglia, hobbies, passioni… Sono un Cardiologo, più esattamente un cardiologo di terapia intensiva dove ho mosso i primi passi professionali negli anni ’80. Ora lavoro in Utic e dal 15 dicembre ricopro l’incarico di direttore di struttura complessa facente funzione all’Ospedale Sandro Pertini. La cardiologia è sempre stata la mia grande passione accanto alla quale è cresciuta anche quella per l’attività sindacale. Ho iniziato a occuparmi di sindacato alla ﬁne degli anni ’90 e devo confessare con una certa forma di soggezione e timidezza. In questi venti anni ho imparato a dedicarmi a questa attività con sempre maggiore intensità; anni diﬃcili anche alla luce dei profondi cambiamenti che hanno investito la professione medica, ma anche anni di grandi soddisfazioni. Unico neo, il tempo sottratto alla mia famiglia. Sono sposato con un medico e ho due ﬁglie, una ha seguito le mie orme, è cardiologo in terapia intensiva, l’altra invece sta tentando il percorso in magistratura. Insomma, una vita sicuramente intensa.
Perché ha scelto proprio l’Anaao? Perché da sempre l’Anaao ha sostenuto le grandi battaglie della nostra professione. Quando ho iniziato a occuparmi di sindacato, nel 1985, lavoravo a Villa Irma, l’attuale Policlinico Casilino. Erano gli anni del precariato, quello duro. In quell’epoca Villa Irma era una sorta di ibrido pubblico privato e non c’era il percorso di accreditamento che conosciamo oggi, aveva un bacino di utenza immenso che raccoglieva la periferia Sud-Est di Roma. Tutto era complicato, abbiamo dovuto quindi combattere aspre battaglie sindacali per ottenere un riconoscimento pubblico. Grazie ai colleghi dell’Anaao, penso a Donato Antonellis, siamo riusciti a portate a casa grandi risultati, uno su tutto l’apertura del pronto soccorso. È stato quindi un punto di orgoglio sapere che oggi quella struttura per la quale ci siamo spesi con forza e dedizione è diventata struttura di riferimento con professionisti altamente qualiﬁcati. In che anno è diventato segretario aziendale? Sono approdato al Pertini nel 1996 e dopo due anni, nel 1998 quindi, ho assunto l’incarico di segretario aziendale. Una avventura impegnativa diventata ancora più complessa negli ultimissimi anni: nel 2016 è stata creata l’Azienda Unica Roma 2, che ha accorpato la ex Asl Roma B e la ex Asl Roma C. Un’Azienda vastissima, abbraccia ben otto Distretti della capitale: da Lunghezza, ossia Roma Est ﬁno a Trigoria,
Roma Sud, con tre presidi ospedalieri, il Pertini, il Sant’Eugenio e il Cto. Una realtà impegnativa da un punto di vista gestionale e complessissima dal punto di vista sindacale in quanto fonde due realtà con esperienze e percorsi profondamenti diversi. Con diﬀerenti aspettative. Alla luce della sua esperienza qual è il giudizio su questo accorpamento? Sicuramente negativo. Comprendo la necessità alla base di questa operazione di natura strettamente razionale, ossia la riduzione delle spese di gestione. Peccato che questo abbia reso ancora più complessa la macchina in quanto sono state convogliate forzatamente dentro la stessa amministrazione persone con esigenze diverse. Ecco perché ad oggi il mio giudizio non può che essere negativo, questo accorpamento non ha portato grandi vantaggi né ai medici, né a chi svolge attività sindacale e tanto meno agli amministrativi che devono gestirlo. Quali sono i rapporti con gli altri segretari aziendali della Regione? Parto da una premessa, per carattere e per modo di vedere la vita tendo a non generare anticorpi, credo quindi che la collaborazione sia fondamentale. Un modus vivendi che ho sempre portato avanti sia con i colleghi dell’Anaao sia con quelli delle altre sigle sindacali. Nello speciﬁco, mi sono confrontato soprattutto con il mio omonimo del Sant’Eugenio con il quale c’è stato un rapnumero 1 - 2018
ti che arrivano dagli iscritti? In primis quelle legati agli incarichi dirigenziali che chiamano in causa la parte variabile del salario. Non dobbiamo dimenticare che abbiamo un contratto fermo da dieci anni, i nostri stipendi sono dignitosi ma non da capogiro soprattutto considerando l’impegno al quale siamo chiamati a rispondere. È quindi legittimo che le attenzioni si concentrino su queste problematiche. Altre richieste riguardano l’intramoenia e il precariato. Un problema quest’ultimo che si sta risolvendo con grande soddisfazione per i colleghi che hanno vissuto una decennale mancanza di stabilità.
porto di grande stima e rispetto. Con gli altri colleghi del consiglio regionale Anaao ci confrontiamo sulle grandi tematiche di politica sindacale regionale e locali e sempre con grande trasparenza. Anche perché non dimentichiamo che l’Anaao è per tradizione un sindacato nel quale le ideologie non entrano. Il confronto è quindi sempre a portata di mano.
impostata l’organizzazione della vostra segreteria aziendale, come comunicate tra voi? Abbiamo una segretaria composta da un gruppo strettissimo di persone e un consiglio aziendale, con contatti frequenti tra tutti i componenti. Nei primi anni seguivo una linea di comunicazione formale poi mi sono reso conto che tutto ciò non aveva un seguito e ho optato per contatti più snelli e fruibili. Ci confrontiamo sia attraverso contatti personali sia con attraverso la posta elettronica, ma soprattutto con le chat di Whatsapp. Un vantaggio soprattutto ora che sono entrati in campo anche i colleghi del territorio, con i quali è più diﬃcile incontrarsi di persona.
Proseguirà con il suo mandato o sta pensando alla sua successione? Ci sto pensando, anche perché ci sono questioni molto spinose da aﬀrontare. Mi spiego, da un lato, nonostante a livello aﬀettivo sia molto legato alla mission che ho svolto, credo sia arrivato il tempo di far emergere nuovi quadri sindacali, persone che hanno valore e capacità e siano in grado di portare nuova linfa vitale al sindacato. Dall’altro lato, bisogna capire se questo sia il momento giusto per passare il testimone in quanto la fusione aziendale, ancora giovane e complessa, va gestita con molta accortezza. Richiede esperienza e soprattutto un’approfondita conoscenza del mondo in cui ci si muove. Merita quindi ancora molta cura, soprattutto necessita di una ﬁgura che sappia raccogliere consenso nell’ospedale e sappia spendersi per portare avanti le intenze dei colleghi. Forse la soluzione piò opportuna potrebbe essere quella di far arrivare nuove energie alle quali non farò mancare il mio appoggio.
Passiamo alla sua Regione, come sono gli scenari nel Lazio? Il Lazio sta vivendo una fase di transizione in quanto stiamo andando verso l’accorpamento delle Aziende che si dimezzeranno passando da dodici a sei. Sul fronte sindacale abbiamo cambiato il nostro statuto per cui oltre al segretario aziendale dovranno essere individuati anche dei rappresentanti dei vari presidi, quelli che un tempo si chiamavano ﬁduciari. Il prossimo step sarà quello del rinnovo di queste ﬁgure. Attualmente nella Asl Roma 2 viviamo un momento positivo: abbiamo acquisito molti iscritti grazie alla capacità di difendere i diritti dei medici.
Passiamo ad un altro tema, come è
Quali sono le richieste più frequen-
Qual è l’obiettivo raggiunto che la rende più orgoglioso? Quale vorrebbe aver raggiunto, ma non è ancora riuscito a portate a compimento? Quello di cui vado particolarmente ﬁero è la stabilizzazione dei precari. Un obiettivo raggiunto grazie alla segreteria regionale, ma anche grazie al lavoro svolto nelle aziende. Penso in particolare al contributo di Anaao Giovani che ha lavorato in perfetta simbiosi con noi. Il più grande rammarico è invece non essere riuscito a soddisfare alcuni incarichi dirigenziali. Nel nostro Paese la meritocrazia non è entrata in sanità e questo mi duole. Spesso i Direttori generali hanno portati avanti criteri che non sono quelli meritocratici. Questo è il mio grande cruccio: non essere riuscito a fare emergere il merito nella Dirigenza medica della Roma 2.
Vorrei che venisse riconosciuto il disagio medico. I medici affrontano quotidianamen te molte diﬃcoltà, ma sicuramente ci sono aree in cui questo disagio aumenta, penso a chi opera nei Pronto soccorso Cosa si aspetta dall’Esecutivo nazio-
nale e cosa vorrebbe trovare nel nuovo contratto? Vorrei che venisse riconosciuto il disagio medico. I medici aﬀrontano quotidianamente molte diﬃcoltà, ma sicuramente ci sono aree in cui questo disagio aumenta, penso a chi opera nei Pronto soccorso. Un lavoro particolarmente usurante e nel contratto dovrebbe essere riconosciuto. Auspico inoltre una rivalutazione economica non solo per la dirigenza medica, ma anche per il comparto. Anche il rapporto con l’Università credo debba essere meglio codiﬁcato, senza conﬂitti, ma meglio codiﬁcato: gli ospedali sono una rete formativa e questo dovrebbe essere incardinato in un rapporto contrattuale. d!rigenza medica
Il giovane medico e la previdenza: un connubio impossibile? La pensione viene vista, dalla maggior parte dei giovani medici di oggi, come un miraggio talmente lontano da risultare quasi una chimera. Le numerose riforme pensionistiche degli ultimi 25 anni hanno fatto sì che le regole del gioco cambiassero continuamente, tanto che gli under 40 hanno smesso di credere che l’ultima riforma delle pensioni possa essere quella con la quale essi potranno congedarsi dal lavoro.
matteo d’arienzo Responsabile Anaao Giovani Emilia Romagna
L’interesse dei giovaro (fortunatamente non sul sistema ni medici sulla previè possibile la svalutacontributivo puro dell’Inps e sul denza è tendenzialmenzione), ossia la non ririscatto degli te molto basso, al pari valutazione dei contrianni di laurea dei loro coetanei non sabuti previdenziali versanitari. Essi non conoscono ti. Non è aﬀatto scontato il sistema contributivo puro, che avremo indietro tutto ciò la previdenza complementare, il che abbiamo versato, ricapitalizriscatto di laurea. La causa di questa zato al tasso di inﬂazione. Il rischio ecoignoranza è probabilmente da attri- nomico è quindi scaricato totalmente buire alla complessità delle regole, al- sull’iscritto, con la possibilità di rivala molteplicità di casse previdenziali lutazione zero dei contributi versati in coinvolte e alla condizione di lungo pre- caso di stagnazione economica delcariato che troppo spesso dura ﬁno ai l’Italia, in quanto il già citato tasso an40 anni (se non oltre) e rende il futu- nuo di capitalizzazione è legato all’anro pensionistico quanto mai incerto. damento del Pil e non al tasso d’inﬂaNon è diﬃcile comprendere che tale zione. Infatti se l’Italia dovesse avere pot-pourri previdenziale allontana i un Pil negativo o prossimo allo zero per giovani medici da una riﬂessione sulla molti anni, avremo il danno della manpropria previdenza, che invece do- cata indicizzazione all’inﬂazione. È vrebbe essere quanto mai più precoce. chiaro dunque anche a uno stupido coProviamo, allora, a spiegare qualche me il sistema contributivo sia puro gioconcetto di base. co d’azzardo anche se con garanzia del Il sistema pensionistico italiano è sen- capitale, una scommessa sul Pil italiaza patrimonio di previdenza, anche no a lungo termine, con il rischio di perchiamato “a ripartizione”: i contributi derci un sacco di quattrini in termini di versati dai lavoratori servono per pa- potere d’acquisto. gare le pensioni in essere. Ad esempio, nel 2014, il tasso annuo Il meccanismo di calcolo contributivo di capitalizzazione per la rivalutaziodella pensione Inps prevede tre para- ne del montante contributivo indivimetri di riferimento: duale nozionale era di -0,024%. In pa1. Il montante contributivo, ovvero role povere, su 1000 euro versati alquanto versato per la pensione an- l’Inps non avremo neanche un euro di no per anno con il proprio lavoro; interessi. Da uno studio Progetica del 2. tasso di capitalizzazione, pari alla 2014, emerge come l’assegno pensiomedia della variazione del Pil ita- nistico futuro di un trentenne di oggi, liano nell’ultimo quinquennio di rischi di essere solo del 49% dell’ultiogni anno di lavoro; ma retribuzione, calcolando un Pil me3. Il coeﬃciente di trasformazione (va- dio dello 0% riabile a seconda dell’età del pen- Secondo le considerazioni già fatte, il sionando). riscatto degli anni di laurea per auL’attuale sistema contributivo vigente mentare il montante contributivo è una in Italia permette sì, di prevedere una scommessa sul Pil italiano, pertanto migliore sostenibilità ﬁnanziaria del- senza alcuna garanzia di ricapitalizzal’ente previdenziale rispetto al metodo zione di quanto versato, al pari di un di calcolo retributivo, ma essa è total- investimento in borsa o sul mercato immente a discapito del lavoratore, sul mobiliare. Così come si può investire quale viene scaricato il rischio ﬁnan- in obbligazioni o immobili, si può inziario di tassi di rivalutazione pari a ze- vestire anche sull’andamento del Pil
italiano, riscattando gli anni di laurea. Con le regole attuali è possibile, ma non è certo per il futuro, che gli anni di riscatto possano permettere di andare in pensione anticipatamente senza aspettare i requisiti di vecchiaia; vi ﬁdereste, però, di una regola contenuta in un sistema pensionistico cambiato sette volte in 23 anni? A questo proposito potrebbe essere utile l’allungamento della rateizzazione del riscatto dagli attuali 10 anni a 30 anni, in modo da rendere più sostenibili le rate e permettere al lavoratore, in caso di cambio delle regole “in corso” sulla pensione anticipata, di sospendere le rate senza però perdere la quota già versata, andando in ogni modo ad aumentare il montante contributivo. Inﬁne, una malinconica riﬂessione. È triste pensare a come sia stato tradito il patto generazionale e come i ﬁgli dovranno pagare a caro prezzo il folle sistema retributivo dei loro padri. Pare incredibile, a chi approfondisce il tema delle pensioni, che ci possa essere uno squilibrio così forte tra i due sistemi, e che davvero, nel 1995, il nostro Parlamento abbia potuto far passare una legge del genere, così sconveniente per il lavoratore, nonostante lo richiedesse il bilancio dello Stato. E ora noi giovani paghiamo la riforma Dini, paghiamo le pensioni del metodo retributivo dei nostri padri, paghiamo gli assegni ai baby pensionati a 32 anni, quando noi stessi abbiamo quest’età e spesso, troppo spesso, siamo ancora precari e lo saremo probabilmente ﬁno ai 40 anni. Insomma, in tanti odiano la riforma Fornero deﬁnendola come male assoluto e come la legge che ha rovinato l’Italia, ma la vera spartiacque è stata la legge Dini, le cui conseguenze dobbiamo ancora vedere appieno, nonostante i tanti anni trascorsi dalla sua entrata in vigore. Chi vivrà, vedrà. numero 1 - 2018
Il miraggio del nuovo Nomenclatore delle prestazioni ambulatoriali di Medicina di Laboratorio Il 12 Gennaio 2017 il Consiglio dei Ministri licenziò il Dpcm “Deﬁnizione dei Livelli Essenziali di Assistenza” pubblicato successivamente in Gazzetta Uﬃciale il 18 Marzo dello stesso anno.Ad un anno di distanza tale decreto resta incompiuto nella sua applicazione per una parte rilevantissima che è quella riguardante le prestazioni di Medicina di Laboratorio perchè mancante delle tariffe associate ad ogni prestazione.
Bisogna ricordare che il lavoro di preparazione dell’elenco delle prestazioni di Laboratorio iniziò nel 2015 con il coinvolgimento di importanti professionisti di alcune Regioni e delle Società Scientiﬁche più rappresentative delle discipline della Medicina di Laboratorio, il tutto di concerto con funzionari del Ministero e di alcuni Assessorati. Dopo un anno, a metà 2016, l’elenco fu completato con le speciﬁche di appropriatezza e di erogabilità e licenziato dai tavoli tecnici e consegnato agli organismi compententi (Direzioni Generali del Ministero, Conferenza Stato Regioni ed altri). Il lavoro svolto fu importante perchè fu improntato ad una revisione critica del Nomenclatore in essere (risalente al 1996 seppur con qualche integrazione nel tempo ﬁno al 2001) con una visione prospettica che cancellasse prestazioni ormai obsolete e non appropriate e introducendone delle nuove (molte) che nel tempo sono andate a conﬁgurarsi come determinanti per la diagnosi di alcune malattie di cui nel 1996 non si aveva ancora coscienza completa del percorso diagnostico, si pensi alle indagini genetiche, alle malattie metaboliche, alla diagnosi di alcune infezioni ed a molto altro. numero 1 - 2018
pierangelo clerici Presidente Fismelab, Federazione delle Società Scientiﬁche Italiane nel settore della Medicina di Laboratorio
Il lavoro non fu semplice perchè bisognava trovare il giusto equilibrio tra le reali necessità cliniche ed eventuali rischi speculativi che potevano celarsi nel selezionare indagini legate solo a particolari tecnologie necessarie per la loro esecuzione. Le assicurazioni che tutti noi ricevemmo dal Ministero sulla rapida introduzione del nuovo Nomenclatore ci tranquillizzarono ma nonostante le ripetute promesse ad oggi stiamo ancora applicando il numenclatore del 1996. Siamo stati sempre consci che le tariﬀe che avrebbero deﬁnito il rimborso delle singole prestazioni per le strutture sanitarie pubbliche e private accreditate sarebbero state inferiori a quelle in uso ma mai abbiamo pensato ad azioni ostruzionistiche o, ancora peggio, di ostacolo alla conclusione del percorso Lea. Non si riesce a comprendere come un Nomenclatore Tariﬀario che consentirebbe al Ssn di oﬀrire ai cittadini prestazioni appropriate resti nel cassetto, non è pensabile che non siano state già decise le tariﬀe oppure, ed è la sensazione che ormai si fa strada, che a fronte di un servizio pubblico incatenato ad oﬀrire prestazioni decise nel 1996 ci sia qualcuno che potendo oﬀrire, sen-
za vincolo alcuno, le prestazioni di ultima generazione a mercato libero si avvantaggi da un vuoto normativo. Si consideri inoltre che al ﬁne di poter essere operativi sulle nuove prestazioni diagnostiche introdotte nel nuovo Nomenclatore i laboratori dovranno attrezzarsi adeguatamente ovvero istituire gare per approvvigionarsi di reagenti e tecnologie, cosa che richiederà ulteriore tempo per le amministrazioni pubbliche rispetto all’oﬀerta del privato dove l’acquisizione di beni e servizi non è soggetta a lacciuoli burocratici e amministrativi ma solo ad evidenze di costo-beneﬁcio. Non vorremmo che tutto ciò sottenda ad un disegno che abbia come scopo, nel tempo, di trasferire le attività diagnostiche in particolare quelle innovative dal pubblico al privato, seppur qualiﬁcato, prosciugando sempre più il ruolo della Medicina di Laboratorio considerandola solo come un fattore di produzione e non di diagnosi all’interno dei Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (Pdta). Se, come ampiamente dimostrato, il 70% delle diagnosi viene posto dal clinico sulla base degli esami diagnostici (in alcuni casi si arriva al 100%) non si comprende perché si debba incardinare il sistema su prestazioni obsolete, peraltro remunerate, e non si consenta al paziente di poter usufruire di nuove indagini in regime di partecipazione alla spesa (ticket) ma solo a pagamento.Bisogna anche ricordare le non poche diﬃcoltà dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta che, con l’ormai deﬁnitiva introduzione della ricetta elettronica, si ritrovano a non poter prescrivere prestazioni di laboratorio (se non a pagamento) che non trovano riscontro nei Pdta attuali poichè i codici di prestazione non sono aggiornati. Siamo anche al paradosso che, come previsto dal decreto ministeriale 16 Giugno 2016, la Commissione nazionale preposta all’aggiornamento continuo dei Lea ed avente incarico di 3 anni si troverà ad aggiornare un Nomenclatore mai applicato o a terminare il proprio mandato senza averlo mai visto operativo. Quando fu licenziato il Decreto Lea il Ministro della Salute dichiarò: “Un passaggio storico per la sanità italiana”, ebbene se per alcuni contenuti del decreto è avvenuta l’applicazione ma come professionisti della medicina di laboratorio ci corre l’obbligo di dire che per quanto ci riguarda nelle nostre attività istituzionali il “passaggio storico” è ancora un miraggio. d!rigenza medica
Accordo Emilia-Romagna e Governo
Luci e ombre sulla maggiore autonomia regionale
Sul filo di lana della legislatura Governo e Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna hanno siglato tre pre intese che sanciscono un quadro delle maggiori autonomie regionali. Per la sanità, una volta che i pre accordi si trasformeranno in intese a tutti gli effetti cambieranno molte cose: dagli accessi alle scuole di specializzazione, all’ingresso nel Ssn, ma molte novità anche per i farmaci equivalenti e i ticket. L’Emilia Romagna avrà anche spazio sulla distribuzione diretta dei farmaci Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, pur con distinguo tra loro, hanno ﬁrmato una pre-intesa che, come prevede l’art 116 della Costituzione, dovrebbe portare, dopo un iter parlamentare, ad avere una maggior autonomia regionale su alcune materie, tra cui alcuni aspetti in ambito sanitario. La questione, non certo di poco conto per chi come Anaao Assomed ha sostenuto e sostiene con forza il Sistema sanitario nazionale equo, solidale e universalistico come bene fondante della coesione sociale di questo paese, ci costringe a riﬂettere come Segreteria Regionale e anche come Cittadini di questa Regione. Nel metodo, se è pur vero che questa intesa non è una svolta federalistica epocale in senso stretto, non toccando alla base il nostro sistema di relazioni Stato-Regioni, resta il fatto che indubbiamente va nella direzione opposta a quella in cui dovrebbe andare il soste14
Segreteria Regionale Anaao Assomed Emilia Romagna
gno al Ssn così come lo abbiamo pensato con la legge 833/1978 che include tra gli obiettivi principali il superamento delle diﬀerenze territoriali nelle condizioni socio-sanitarie del paese. Questo aspetto, stigmatizzato dalla Segreteria nazionale, non può essere sottaciuto, anche in presenza di elementi del documento sottoscritto dall’Emilia Romagna certamente suscettibili di ripercussioni positive. La possibilità di ﬁnanziare autonomamente contratti per le specializzazioni mediche e anche della dirigenza sanitaria, e il conseguente inserimento degli specializzandi negli ospedali può dare una risposta concreta alla strutturale carenza, tante volte da noi denunciata, di medici specialisti, presente e futura, che recentemente tanto scalpore mediatico ha provocato, entrando perﬁno nella campagna elettorale. La soluzione comunque non può prescindere da una job description e un inquadramento giuridico e contrattuale deﬁnito anche a livello nazionale della nuova ﬁgura dirigenziale individuata. La possibilità di eliminare vincoli di spesa speciﬁci per il personale, in Regioni virtuose come la nostra, permette lo sblocco delle assunzioni, dando un segnale di inversione di tendenza, da noi tante volte richiesto, consentendo di fatto la tenuta del sistema. La gestione del ticket in modo autonomo in questa Regione può, se sviluppata sulle fasce di reddito, portare a un
aumento dell’equità, e la possibilità di dare certezza temporale agli investimenti strutturali e tecnologici consentire sicuramente una puntuale programmazione dando a cittadini e operatori maggior sicurezza di una sanità più moderna ed eﬃciente. Rimangono, inﬁne, molte perplessità sulla regionalizzazione della istituzione e gestione di fondi sanitari integrativi, un tema di grande attualità ed importanza che deve essere regolato e normato a livello nazionale, per dare norme generali chiare ed evitare un pericoloso ed ulteriore sbriciola- mento del sistema verso una sanità, anziché integrativa, sostitutiva. Auspichiamo, comunque un coinvolgimento di tutti gli attori su tutti i temi oggetto della pre-intesa e ci auguriamo che non venga meno il ruolo della nostra Regione, all’altezza della sua storia, nella realizzazione di politiche nazionali capaci di rendere quanto più possibile omogenei i comporta- menti di tutte le Regioni per assicurare a tutti i cittadini l’eﬀettiva parità rispetto ai loro diritti costituzionali.
d! Responsabilità: la colpa medica Le Sezioni Unite chiariscono come interpretare la Legge Gelli-Bianco e la legge Balduzzi.
Corte suprema di Cassazione Sentenza n. 8770/2018 Sezioni Unite Penali Come noto, (vedi Dirigenza Medica n. 1/2018), le Sezioni Unite Penali della Cassazione sono state chiamate a risolvere un contrasto giurisprudenziale insorto in seno alla IV Sezione Penale, circa il perimetro applicativo della nuova disciplina sulla responsabilità medica ed i proﬁli di diritto intertemporali. I giudici delle Sezioni Unite hanno emanata a dicembre un’importante sentenza (n. 8770/2018) depositata il 22 febbraio, con la quale hanno chiarito quando oggi l’esercente la professione sanitaria possa essere chiamato a rispondere a titolo di colpa per la morte o le lesioni personali derivate al paziente dalla sottoposizione a una attività sanitaria e quale ruolo giocano in tale contesto le linee guida e le buone pratiche clinico – assistenziali. Ricordiamo la questione posta alle Sezioni Unite è la seguente: “Quale sia, in tema di responsabilità colposa dell’esercente la professione sanitaria per morte o lesioni, l’ambito applicativo della previsione di non punibilità prevista dall’articolo 590sexies del codice penale1, introdotta dalla legge 8 marzo 2017, n. 24”. Le Sezioni Unite hanno ritenuto che, pur essendo espresse in ciascuna delle due contrastanti sentenze molte considerazioni condivisibili, in parte anche comuni, manchi una sintesi interpretativa complessiva capace di restituire la eﬀettiva portata della norma. Tale sintesi può essere determinata solo attraverso una attività ermeneutica che tenga in considerazione non solo la portata normativa ma anche il contributo reso negli anni dalla Corte Costituzionale e dalla giurisprudenza di legittimità. Sulla base di tali presupposti le Sezioni Unite aﬀermano che l’articolo 590sexies del codice penale “continua a sottendere la nozione di colpa lieve” e chiariscono deﬁnitivamente che sul quesito proposto devono aﬀermarsi i seguenti principi di diritto: “L’esercente la professione sanitaria risponde, a titolo di colpa, per morte o lesioni personali derivanti dall’esercizio di attività medico chirurgica: a) se l’evento si è veriﬁcato per colpa (anche “lieve”) da negligenza o imprudenza; b) se l’evento si è veriﬁcato per colpa (anche “lieve”) da imperizia quando il caso concreto non è regolato dalle raccomandazioni delle linee-guida o dalle buone pratiche clini1 Art. 590-sexies, introdotto dall’art. 6 della Legge 8 marzo 2017, n. 24: “Se i fatti di cui agli articoli 589 e 590 sono commessi nell’esercizio della professione sanitaria, si applicano le pene ivi previste salvo quanto disposto dal secondo comma. Qualora l’evento si sia veriﬁcato a causa di imperizia, la punibilità è esclusa quando sono rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida come deﬁnite e pubblicate ai sensi di legge ovvero, in mancanza di queste, le buone pratiche clinico-assistenziali, sempre che le raccomandazioni previste dalle predette linee guida risultino adeguate alle speciﬁcità del caso concreto.”
co-assistenziali; c) se l’evento si è veriﬁcato per colpa (anche “lieve”) da imperizia nella individuazione e nella scelta di linee-guida o di buone pratiche clinico-assistenziali non adeguate alla speciﬁcità del caso concreto; d) se l’evento si è veriﬁcato per colpa “grave” da imperizia nell’esecuzione di raccomandazioni di linee-guida o buone pratiche clinico-assistenziali adeguate, tenendo conto del grado di rischio da gestire e delle speciali diﬃcoltà dell’atto medico”. Veniamo alla legge più favorevole per l’imputato. Il tema concernente l’individuazione della legge più favorevole, sulla successione delle leggi penali nel tempo, trova il proprio naturale sviluppo raﬀrontando il contenuto precettivo dell’articolo 590-sexies codice penale come individuato, con quello dell’art. 3 della legge Baluzzi, abrogato. Per le condotte ante riforma (ovvero per comportamenti commessi prima dell’entrata in vigore della legge Gelli – Bianco) connotate da negligenza o imprudenza con colpa lieve è più favorevole la Legge Balduzzi, che le riteneva esenti da responsabilità quanto risultava privato il rispetto delle linee guida o delle buone pratiche accreditate. Lo stesso vale per la colpa lieve da imperizia nella scelta delle linee guida più appropriate: anche in questo caso è più severa la Legge Gelli- Bianco. In terzo luogo, sempre nell’ambito della colpa da imperizia, l’errore determinato da colpa lieve nella sola fase attuativa andava esente per il decreto Balduzzi ed è oggetto di causa di non punibilità in base all’art. 590-sexies, essendo, in tale prospettiva, ininﬂuente, in relazione alla attività del giudice penale che si trovi a decidere nella vigenza della nuova legge su fatti veriﬁcatisi antecedentemente alla sua entrata in vigore, la qualiﬁcazione giuridica dello strumento tecnico attraverso il quale giungere al verdetto liberatorio. Resta ferma la responsabilità civile anche per colpa lieve a prescindere, dunque, dallo strumento tecnico con il quale il legislatore regoli la sottrazione del comportamento colpevole da imperizia lieve all’intervento del giudice penale. d!rigenza medica
Pronto, avvocato? a cura dei Servizi Anaao
Si, può essere collocato in aspettativa a norma dell’articolo 68 del d.lgs. 165/2001 in base al quale “I dipendenti delle pubbliche amministrazioni eletti al Parlamento Nazionale, al Parlamento Europeo e nei Consigli Regionali sono collocati in aspettativa senza assegni per la durata del mandato. Essi possono optare per la conservazione, in luogo dell’indennità parlamentare e dell’analoga indennità corrisposta ai consiglieri regionali, del trattamento economico in godimento presso l’amministrazione di appartenenza, che resta a carico della medesima. Il periodo di aspettativa è utile ai ﬁni dell’anzianità di servizio e del trattamento di quiescenza e di previdenza. Il
collocamento in aspettativa ha luogo all’atto della proclamazione degli eletti: di questa le Camere ed i Consigli regionali danno comunicazione alle amministrazioni di appartenenza degli eletti per i conseguenti provvedimenti”. Inoltre, il medico collocato in aspettativa per mandata elettorale, può essere ammesso, previa domanda e fatti salvi i diritti e le prerogative del personale in servizio, a svolgere presso l’amministrazione di appartenenza prestazioni lavorative saltuarie, gratuite e senza alcun onere per l’amministrazione, al ﬁne di acquisire o di evitare di perdere la speciﬁca attività professionale (art. 6, c. 4 DPR484/1997).
A seguito delle modiﬁche introdotte dal DL 90/2014, l’istituto della mobilità volontaria del personale dipendente delle pubbliche amministrazioni, ivi incluso il personale dirigente delle Aziende del Ssn, si realizza partecipando con domanda ad avvisi pubblici di mobilità indetti dalle aziende per ricoprire posti vacanti in organico. A tal proposito, l’art. 30, co. 1, D.lgs. n. 165/2001 stabilisce che “Le amministrazioni, ﬁssando preventivamente i requisiti e le competenze professionali richieste, pubblica-
no sul proprio sito istituzionale, per un periodo pari almeno a trenta giorni, un bando in cui sono indicati i posti che intendono ricoprire attraverso passaggio diretto di personale di altre amministrazioni, con indicazione dei requisiti da possedere”. Ne deriva, pertanto, che la singola domanda di mobilità presentata dal dirigente al di fuori della procedura selettiva indicata dalla legge, può essere legittimamente riﬁutata dall’amministrazione.
Sono stato assunto con concorso in qualità Il riconoscimento dell’anzianità di ser-
espresso dalla competente Commissione regionale, e non per coloro che sono, invece, entrati di ruolo nella dirigenza medica in seguito a pubblico concorso. Tale principio è altresì espresso nella dichiarazione congiunta n. 4 contenuta nel Ccnl 18.10.2008.
Sono un medico ospedaliero, candidato
alle prossime elezioni. Se fossi eletto avrò diritto ad un periodo di aspettativa? Posso proseguire a lavorare occasionalmente nella mia struttura?
Ho presentato una domanda di mobilità
volontaria presso altra amministrazione in assenza di uno specifico bando e mi è stata rifiutata. È legittimo?
di dirigente medico, ma in passato ho svolto per alcuni periodi incarichi di specialista ambulatoriale in regime di convenzione. Tali periodi possono essere computati ai fini del calcolo dell’anzianità di servizio? 16
vizio maturata nei pregressi rapporti svolti in regime convenzionale spetta solo nei confronti di quei medici transitati nel ruolo del Ssn per eﬀetto dell’art. 8, comma 1bis, del d.lgs. n. 502 del 1992 e del Dpcm 8.3.2001, ovverosia, previo giudizio di idoneità