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Timestamp: 2020-02-21 02:47:00+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 47', 'art. 47', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 11']

Educazione civica che cos'e' la costituzione - appunti
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Educazione civica che cos'e' la costituzione
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La nostra costituzione (art. 47)
LA NOSTRA COSTITUZIONE (art. 47) La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio
Riservatezza / privacy: origine della problematica nell’esperienza giuridica italiana
Riservatezza / privacy: origine della problematica nell’esperienza giuridica italiana Come
Il DECRETO LEGGE e il DECRETO LEGISLATIVO sono entrambi fonti del diritto
La Costituzione può presentare caratteristiche diverse: può essere statutaria (o formale) oppure consuetudinaria; può essere rigida oppure flessibile.
La Costituzione rigida può essere modificata solo da una legge costituzionale e questa revisione prevede procedure particolari. In tal modo, le norme costituzionali sono al di sopra e «ben difese», rispetto alle altre leggi dello Stato.
La Costituzione è, naturalmente, il prodotto di un lungo processo storico. Nel senso più ampio del termine, anche gli Stati più primitivi, nel momento in cui raggiungevano una pur minima organizzazione, avevano una Costituzione. In un senso più ristretto e storicamente delimitato, considerando cioè la Costituzione come una conquista moderna, se ne può fare iniziare la storia a partire dal 1787. In tale data, la Convenzione di Filadelfia promulgò la Costituzione americana, dopo che le colonie inglesi in America, ribellatesi alla madrepatria, avevano raggiunto l'indipendenza e scelto la repubblica quale forma istituzionale.
Per la prima volta nella storia, infatti, un documento veniva a confermare i diritti inalienabili del cittadino (come, per esempio, la libertà di pensiero e di religione) e la sovranità popolare.
In Francia, nate dalla Rivoluzione Francese, si succedente tre Costituzioni (1791-1793-1795). La prima Costituzione rivoluzionaria (1791) si risolveva in un compromesso tra diverse forze politiche e sociali; la Costituzione del 1793, votata dalla Convenzione con l'appoggio di Maximilien Robespierre, sanciva il passaggio dalla monarchia alla repubblica ed era molto avanzata rispetto alla precedente. La Costituzione del 1795 ritornava su posizioni moderate, nel tentativo di consolidare la vittoria della borghesia e le sue conquiste, a scapito sia dell'aristocrazia, sia delle classi popolari.
Con Napoleone, tuttavia, una gran parte delle libertà e dei diritti appena conquistati fu gradualmente limitata. Nel novembre del 1799, egli effettuò un colpo di Stato e formò un triumvirato insieme a Emmanuel-Joseph Sieyés e Pierre Roger-Ducos, attribuendosi il compito di dare al Paese una nuova Costituzione. Tale Costituzione conferiva al Primo Console, cioè a Napoleone stesso, poteri quasi dittatoriali, che si estesero di pari passo con il rafforzarsi della sua potenza, culminata nella auto-incoronazione a imperatore dei Francesi. Dopo il crollo definitivo di Napoleone (giugno 1815) e la conseguente restaurazione borbonica, i sovrani francesi, a causa delle mutate condizioni politico-sociali del Paese e del rafforzamento della borghesia, dovettero concedere ai sudditi «Carte» sempre più liberali.
Gli avvenimenti francesi risvegliarono e stimolarono l'opinione pubblica, sia all'interno della nazione, sia all'estero.
Un chiaro esempio di questa diffusione del costituzionalismo liberale fu la rivoluzione del Belgio, avvenuta nel 1831, grazie alla quale il Paese si staccò dall'Olanda e si diede una propria Costituzione.
Per quanto riguarda l'Italia, si può parlare di Costituzione vera e propria solo a partire dallo Statuto concesso da Carlo Alberto al Piemonte e alla Sardegna ed esteso in seguito a tutto il Regno d'Italia (1861). Questa Costituzione, però, era flessibile, quindi facilmente modificabile, e ciò aveva reso più volte possibile l'emanazione di leggi che limitavano le libertà fondamentali.
Ciò si verificò in maniera irreparabile con il regime fascista, allorché Benito Mussolini, dopo la marcia su Roma, si impadronì del potere (28 ottobre 1922). I suoi oppositori furono ben presto messi a tacere con la forza, furono sciolti i partiti, ad esclusione del Partito Nazionale Fascista, e si costituì così uno Stato totalitario.
L'antico Statuto Albertino continuava ad essere tenuto in vita, ma la sua esistenza era ormai solo formale, essendo cadute tutte le concessioni libertarie in esso contenute ed essendosi accentrato tutto il potere nelle mani di Mussolini. La dittatura fascista si indebolì durante la seconda guerra mondiale, combattuta dall'Italia a fianco della Germania. L'andamento sfavorevole della guerra portò alla caduta di Mussolini, il 25 luglio 1943. Vittorio Emanuele III cercò allora di restaurare l'antico Statuto, ma ciò non era più possibile, essendo questo, di fatto, inesistente. Al tentativo del sovrano si opposero, in particolare, i partiti riuniti nel CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) che alla fine ebbero la meglio.
Con il decreto legge 25 giugno 1944, si conferiva infatti al popolo italiano il diritto di scegliere la forma costituzionale e quindi anche quella istituzionale, rinviando allo stesso tempo tale decisione al momento in cui il territorio nazionale sarebbe stato liberato.
Vittorio Emanuele III, nel frattempo, abdicava in favore del figlio Umberto II, nel tentativo di salvare la monarchia. Il 2 giugno 1946, a suffragio universale, si tennero il referendum per la scelta della forma istituzionale da adottare (monarchia o repubblica) e le elezioni per la formazione dell'Assemblea Costituente. La maggioranza dei votanti scelse la repubblica ed i lavori della Costituente iniziarono, al fine di elaborare la nuova Costituzione dello Stato italiano.
I deputati dell'Assemblea appartenevano a diversi partiti, tra cui la Democrazia Cristiana, il Partito Comunista Italiano, il Partito Socialista Italiano ed il Partito Liberale Italiano.
La Costituzione, promulgata dal capo dello Stato provvisorio Enrico De Nicola, entrò in vigore il 1° gennaio 1948.
I principi fondamentali che la caratterizzano sono cinque: libertà, uguaglianza, autonomia, democraticità, partecipazione. In base ad essi, il cittadino, che gode, sia singolarmente sia nella collettività, di libertà e di uguaglianza, vive in uno Stato non più accentratore ma decentrato (con ampia autonomia degli enti regionali e locali) e democratico. Ogni cittadino, infine, è tenuto a partecipare attivamente (diritto-dovere) alla vita politica dello Stato, eleggendo propri rappresentanti.
L'articolo 1 della Costituzione italiana definisce subito la natura del nuovo Stato, nato dalla Resistenza: «L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».
I tre articoli successivi (2, 3 e 4) riguardano i principi di libertà e di uguaglianza politica e civile.
Vengono poi enunciati gli altri diritti e doveri dei cittadini e stabilite le strutture fondamentali che reggono il nostro Stato.
Nel suo complesso, la Costituzione italiana si presenta come una Costituzione «lunga», nel senso che, oltre a quanto già presentato, contiene molte affermazioni di principio e di impegno, finalizzate alla trasformazione della società in senso democratico.
Tra i più importanti obiettivi ricordiamo in ordine: la promozione delle condizioni che rendano effettivo il diritto al lavoro per tutti i cittadini, ognuno a seconda delle proprie capacità (art. 4); la tutela delle minoranze linguistiche (art. 6); lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e, in particolare, la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale (art. 9); il sostegno alle organizzazioni internazionali volte ad assicurare la pace e la giustizia tra le nazioni (art. 11).
E' importante sottolineare che, in base all'articolo 7 della Costituzione italiana, lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dal nuovo Concordato del 1984, che ha sostituito i Patti Lateranensi del 1929. In tal modo, entrambi sono sottratti a qualsiasi forma di reciproca interferenza.
Alla parte introduttiva seguono, nella Costituzione della Repubblica Italiana, le diverse sezioni: diritti e doveri dei cittadini; ordinamento della Repubblica; disposizioni transitorie e finali.
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