Source: https://www.forumbenicomuni.org/index.php?option=com_chronoforms5&view=form&Itemid=683&id_documentazione=72&id_coll_rif=72
Timestamp: 2020-04-08 09:37:13+00:00
Document Index: 1617672

Matched Legal Cases: ['art. 154', 'art. 154', 'sentenza ', 'art. 2247', 'art. 114', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 14']

garantire la copertura dei costi di gestione e degli investimenti, riducendo le tariffe del 25/30%
I Metodi Tariffari e i Piani Economici Finanziari
L'esame delle tariffe e la loro coerenza e congruenza è stato effettuato, a campione, attraverso il Piano Economico Finanziario (di seguito PEF) predisposto dall'Ente di Governo dell'Ambito (di seguito EGATO) sulla base del Metodo Tariffario disposto da ARERA per il periodo in corso, 2016-2019, (di seguito MTI-2) e comparato con i bilanci delle società di gestione del servizio nell'Ambito relativo.
Il Piano Economico Finanziario è predisposto per tutta la durata residua della concessione.
Il PEF è strutturato su quattro documenti:
lo schema regolatorio tariffario: elaborazione previsionale per gli anni futuri e determinazione complessiva del costo del servizio al fine della copertura dei costi della gestione e degli investimenti;
il conto economico: proiezione dei costi e dei ricavi per la determinazione degli effetti e dei risultati economici (utile o perdita) che si realizzeranno;
lo stato patrimoniale: la situazione delle attività e passività alla fine di ogni anno.
il rendiconto finanziario: la fonte e l'impiego delle risorse finanziarie che si produrranno.
Per gli ultimi due documenti abbiamo preferito esaminare i bilanci dei gestori.
Tutte le tabelle che seguono sono estratte dai documenti di elaborazione allegati.
Il PEF ha un obiettivo, il moltiplicatore θ (tetha).
La somma di tutti i costi costituisce il VRG (Vincolo riconosciuti ai ricavi del gestore). Nei costi sono compresi anche gli oneri finanziari del gestore ed i relativi oneri fiscali. Questi in realtà non sono costi effettivi e, di fatto, sostituiscono la "remunerazione del capitale investito abrogata dal referendum del 2011.
Ottenuto il VRG e rapportato al VRG del secondo anno antecedente [a-2] si ottiene il moltiplicatore che, se inferiore a 1, riduce le tariffe e, se superiore 1, le aumenta.
Le tabelle seguenti, estratte dai PEF indicano questo rapporto dove la prima riga è il VRG determinato e la somma delle due righe successive è il VRG dell'anno precedente di riferimento.
La terza riga indica il moltiplicatore determinato dall'EGATO.
ATO 2 - Acea ATO 2
ATO Brescia - A2A Ciclo Idrico
Sono stati elaborati tutti gli anni residui sino alla scadenza della concessione ma, nel presente documento, sono riportati solo quelli riferiti al decennio 2016-2025 poiché importante è rilevare i principi e l'efficacia del sistema e del Metodo Tariffario ed il decennio esaminato è sufficiente per questo scopo.
La elaborazione dello schema tariffario effettuata si è posta l'obiettivo di verificare se, eliminati gli utili e i costi irreali, sia possibile coprire tutti i costi di gestione e di investimento e gli effetti sulle tariffe.
ATO 2 Lazio - Acea ATO 2
piano predisposta dall'EGATO
piano rielaborato
Il confronto tra il risultato ante imposte, le imposte sono conseguenti al risultato e, comunque sono sempre un costo che incide sulle tariffe, dell'elaborazione e del PEF predisposto dall’Ambito, emerge, sempre, un utile maggiore nel PEF. Nella nostra elaborazione il risultato economico, propriamente detto, è sempre uguale a zero, le eventuali differenze positivo sono dovute alla presenza del FoNI (Fondo Nuovi Investimenti) che non è un ricavo ma una risorsa da destinare agli investimenti.
I risultati ottenuti dalla rielaborazione garantiscono, comunque, la copertura integrale dei costi di gestione ed una più accurata e dettagliata analisi dei dati, possibile solo con la disponibilità di maggiore documentazione, potrebbe portare ad ulteriori miglioramenti.
Le differenze tra le due elaborazioni portano a moltiplicatori θ (tetha) diversi.
La prima riga evidenzia dei moltiplicatori, quelli ottenuti dalla rielaborazione del PEF, inferiori a 1, quindi una riduzione delle tariffe rispetto a quelle attualmente utilizzate, la terza riga indica la percentuale di riduzione delle tariffe o quanto gli utenti hanno sinora pagato in più per un Metodo Tariffario, la sua applicazione ed un sistema errato, contrario alla normativa vigente ed ai principi che dovrebbero regolare la gestione di un servizio essenziale per la vita umana ed un diritto fondamentale.
La riduzione, pur consistente delle tariffe, consente, comunque, la copertura integrale dei costi di gestione perché i moltiplicatori sono stati calcolati sul totale dei costi!
La riduzione che effetti produce sugli investimenti?
Tra i costi c'è una voce, gli ammortamenti, che non sono costi materialmente sostenuti nell'esercizio in cui sono iscritti in bilancio ma sono il recupero finanziario degli investimenti effettuati nel passato e producono parte delle risorse prodotte, il cash-flow, che se correttamente abbinato ai finanziamenti contratti per i nuovi investimenti, possono contribuire o coprire il rimborso dei finanziamenti esistenti. È solo una questione di programmazione e pianificazione.
Abbiamo ipotizzato di ricorrere al debito, come del resto fanno anche gli attuali gestori perché nessuno immette capitale proprio per finanziare gli investimenti, al massimo le risorse vengono prelevate a titolo di dividendo.
Le due tabelle sono molto esplicite. A fronte degli investimenti indicati nella prima parte delle tabelle e per il loro finanziamento si ipotizza il ricorso al debito, nella misura del 75%, con durata di ammortamento in 20anni e condizioni di mercato.
Gli ammortamenti ed il risultato netto dell'esercizio, che nel caso specifico è costituito, come detto, unicamente del FoNI, costituiscono le risorse necessarie per il rimborso della quota capitale delle rate di rimborso del debito, gli interessi sono già compresi nel conto economico. Le due ultime righe delle tabelle ci dicono che dopo il pagamento delle rate di rimborso, in ogni anno rimangono nelle casse del gestore disponibilità finanziarie consistenti che consentono di pagare il 25% degli investimenti non finanziati residuando comunque risorse finanziarie disponibili.
Le tabelle, infatti, nei valori indicati con la voce "totali/e periodo", si sintetizzano come segue:
La gestione finanziaria degli investimenti, come si vede, non è un problema, tanto che, dopo dieci anni, residuano saldi finanziari attivi, ultima colonna. Restano, è vero, debiti residui che saranno affrontati con i medesimi criteri, negli anni successivi anche considerando che i debiti, nella elaborazione, hanno durata ventennale e che gli ammortamenti sono tendenzialmente in aumento poiché saranno inseriti nuovi investimenti.
Nelle attività normali, i budget, non sempre trovano un riscontro reale poiché influenzati da fattori esterni, la concorrenza, l'obsolescenza dei prodotti, i normali rischi del mercato, che in una gestione di tipo monopolistico e con tariffe garantite non esistono.
Il rischio di morosità degli utenti, di cui tanto si discute, forse più per giustificare le tariffe alte, nella maggior parte dei casi è dovuta a ritardi nella bollettazione o a utenti diversi da quelli domestici ai quali però, con la previsione della tariffa sono addebitati costi impropri, come vedremo di seguito nell'analisi di alcuni bilanci di gestori.
Il trasferimento della gestione dalle Società di diritto privato alle Aziende Speciali
Non è assolutamente vero che le Aziende Speciali, subentrando ai gestori attuali, debbano farsi carico dei debiti finanziari degli stessi, è una falsità anche tecnica.
Nel caso di subentro, l'Azienda Speciale dovrà riconoscere al gestore il Valore Residuo, ossia il valore dei beni costituenti dotazione del servizio idrico al netto degli ammortamenti calcolati con i coefficienti fissati dal Metodo Tariffario.
I debiti contratti dal gestore per il finanziamento degli investimenti restano in carico ai gestori. Al massimo, se il subentrante riterrà opportuno e economicamente conveniente potrà accollarsi i debiti residui detraendoli, però, dal Valore residuo da riconoscere agli stessi. Se così non fosse, il valore del debito diventerebbe per il gestore un utile netto.
Il gestore dovrà riconoscere, al contrario, il Valore di Ripristino dei beni ricevuti in concessione da corrispondere agli Enti Locali proprietari o alle società patrimoniali degli stessi.
La comparazione dei bilanci dei gestori con i Piani Economici Finanziari degli Ambiti di riferimento
L'analisi che segue non è finalizzata alla valutazione dei bilanci ma ad accertare se il "PEF" è in linea con i risultati reali espressi dai bilanci.
Il PEF è, nei fatti, un Piano Industriale, pari alla durata della concessione.
Il PEF dovrebbe essere uno strumento che, attraverso i criteri, le formule e le modalità fissate dal Metodo Tariffario predisposto da ARERA, realizza quanto previsto dalla normativa di settore, ossia l'art. 154, 1° comma, del d.lgs. 154/2006.
La norma citata stabilisce: "ART. 154 - tariffa del servizio idrico integrato - 1. La tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed è determinata tenendo conto della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, delle opere e degli adeguamenti necessari, dell'entità dei costi di gestione delle opere, dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito e dei costi di gestione delle aree di salvaguardia, nonché di una quota parte dei costi di funzionamento dell'Autorità d'ambito, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e secondo il principio "chi inquina paga". Tutte le quote della tariffa del servizio idrico integrato hanno natura di corrispettivo."
Nel comma citato originario era incluso l'inciso "«dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito»" abrogato dal Referendum del 2011, poi reintrodotto da ARERA, ricorrendo ad un tecnicismo e modificando "remunerazione" con "onere finanziario del gestore".
Alla luce del disposto normativo, i bilanci dei gestori dovrebbero avere un utile in linea con quello fissato dal Piano Economico Finanziario e, in caso contrario procedere con i conguagli.
Lo studio attuale ha, quindi, lo scopo di accertare se, quanto predetto, è vero sottolineando che differenze significative sarebbero una violazione di legge.
Per l'accertamento, abbiamo preso in esame tre bilanci di società che svolgono la sola attività di gestione del servizio idrico e per un unico ambito.
ACEA ATO 2 - Roma
A2A Ciclo Idrico - Brescia
I dati di Piano d'Ambito di Brescia sono limitati a due anni poiché è disponibile solo il corrente e non i precedenti.
SMAT spa - Torino
Dalle tre tabelle si rileva:
i ricavi effettivi sono superiori a quelli previsti dal PEF; cosa non possibile poiché i ricavi delle altre attività idriche devono essere detratte dal VRG ai fini della determinazione della tariffa e le tre società non svolgono attività diverse dalla gestione del servizio idrico;
i costi della produzione (esclusione del 2016 e 2017 di SMAT) sono inferiori ai costi previsti dal PEF, poiché non è una questione di economie di scala, considerata la costanza degli stessi negli anni, è solo una ragione di sovrastima nel Piano d'Ambito;
Nei costi dei gestori, peraltro, ci sono costi impropri e non inerenti il servizio idrico come le perdite finanziarie per svalutazione delle partecipazione, € 23.408.834, per SMAT o l'assurdo degli oneri finanziari che Acea ATO 2 corrisponde alla capogruppo, Acea spa, € 132.265.647, dopo che la stessa capogruppo ha prelevato, attraverso i dividendi, quasi tutti gli utili ed ha utilizzato gli stessi per finanziare Acea ATO 2.
Nei costi previsti nel Piano d'Ambito sono previsti costi inesistenti o non coerenti che, però, contribuiscono ad elevare le tariffe come, ad esempio, il costo della morosità meglio illustrato nelle tabelle seguenti.
il MOL o EBITDA (risultato economico prima degli ammortamenti e accantonamenti - ndr), l'EBIT (risultato economico dopo gli ammortamenti e accantonamenti - ndr) e l'EBT (risultato economico prima delle imposte - ndr) sono notevolmente più elevati nei bilanci del gestore;
le imposte, che sono un costo conseguente all'utile, sono, ovviamente, maggiori nei bilanci del gestore;
Il risultato netto (utile o profitto), sintesi finale, è la cartina di tornasole di tutta la questione ed è evidente l'assoluta divergenza tra i Piani d'Ambito ed i bilanci dei gestori;
Tutte e tre le società hanno distribuito, nei quattro esercizi in esame, dividendi (Acea ATO2: € 301.453.154 - A2A Ciclo Idrico: € 35.100.000 - Smat spa: € 38.272.787), che hanno una destinazione diversa dalla gestione del servizio idrico ma che gli utenti pagano, come costo del servizio, attraverso una tariffa che dovrebbe solo coprire i costi della gestione e degli investimenti. Mancano, nei dividendi, quelli deliberati in sede di approvazione del bilancio 2017 che sono stati distribuiti nel bilancio e che saranno rilevati nel bilancio relativo.
Il Metodo Tariffario prevede i conguagli negli esercizi successivi, ma solo per alcune componenti, le due più significative sono il costo dell'energia elettrica ed il volume dei consumi e, altre meno significative come il contributo a favore di ARERA.
Un'osservazione: la tariffa viene quantificata attraverso l'applicazione del moltiplicatore tetha al VRG del secondo anno precedente senza prendere in considerazione i consumi ma i conguagli vengono fatti anche per la variazione dei consumi. Se i costi non cambiano ma i consumi aumentano, il gestore beneficerà di un conguaglio a suo favore.
Il meccanismo ha una sola funzione, quella di incrementare, ulteriormente, l'utile del gestore che, come visto, è già elevato.
Infatti, nella determinazione delle tariffe, è inclusa anche la voce RcTOT che è il conguaglio a favore del gestore per gli anni precedenti chiusi in utile.
il costo della morosità
Quello della morosità è l'evidente distorsione di un sistema finalizzato unicamente a garantire il gestore creando costi inesistenti:
morosità è il ritardo del pagamento ed al "moroso" vengono applicati interessi di mora nella misura del tasso BCE maggiorato di 3,5 punti;
la morosità, nel metodo tariffario, è intesa come "Unpaid Ratio (UR) a 24 mesi", ossia ritardo di pagamento oltre 24 mesi;
il costo effettivo potrebbe essere la perdita del credito in quanto divenuto inesigibile;
nei bilanci la perdita del credito rilevata, per la maggior parte credito non domestico, è quella della colonna "perdite con utilizzo..."
in tariffa il costo previsto, che contribuisce a formare i ricavi del gestore, è quello indicato nella colonna "costo morosità"
Il Metodo Tariffario non è conforme a quanto previsto dall'art. 154, 1° comma, del d.lgs. 152/2006;
ARERA non adempie alle funzioni alla stessa attribuite dalla Legge 14/11/1985 n. 481, istitutiva delle Autorità, che attribuisce il compito di tutelare gli interessi dei consumatori;
ARERA non adempie nemmeno al compito di promuovere la concorrenza, l'efficienza e la diffusione di servizi con adeguati livelli di qualità, attraverso l'attività di regolazione e di controllo in quanto:
affranca e garantisce una situazione di monopolio;
l'efficienza e i livelli di qualità li incentiva con "premi" e non con la regolazione ed il controllo;
non svolge il ruolo di controllo, che le compete, sull'attività degli Uffici d'Ambito e sulla determinazione delle tariffe.
Le società di diritto privato non sono idonee a gestire servizi pubblici, come il servizio idrico integrato, in questo senso anche la Cassazione, Sezioni Unite, con la sentenza n. 26283 del 25 novembre 2013;
Le società di diritto privato hanno come scopo l'utile e la sua divisione tra i soci (art. 2247 codice civile), la gestione del servizio è solo lo strumento per realizzare l'utile;
Le Aziende Speciali hanno come scopo la gestione del servizio secondo criteri Efficienza, Efficacia ed Economicità (art. 114 Testo Unico EE.LL)
La Tariffa deve essere equa, certa, trasparente e non discriminatoria
(art. 2, comma 1, lettera b, del DPCM 20 luglio 2012)
La tariffa non è certa e trasparente. I capitoli che precedono lo dimostrano;
La tariffa non è equa perché copre integralmente i costi di gestione di investimento ma produce anche profitti elevati che consentono destinazioni diverse dal servizio idrico come i dividendi;
la tariffa è discriminatoria come le tabelle che seguono dimostrano.
ATO 2 Lazio
ATO Torino
Le tre tabelle sono state realizzate utilizzando le tariffe del 2017 applicate in ogni singolo ATO e ipotizzando il consumo medio per singola persona, uguale a quello per capoluogo di provincia, rilevato dall'ISTAT e pubblicate nel settembre 2017 relativo all'anno 2012. Il rilevamento è solo statistico al fine di avvicinare l'elaborazione alla realtà territoriale ma irrilevante al fine del principio.
Per non essere discriminatoria, a parità di consumo per persona, il costo del servizio dovrebbe essere lo stesso indipendentemente da ogni condizione personale o familiare.
Se il costo non è lo stesso si realizza una violazione dell'art. 3 della Costituzione laddove prevede che "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di ...... condizioni personali e sociali."
Le tabelle dimostrano che così non è.
Prendendo a base un nucleo medio di 3 persone (corrispondente alla media nazionale di 2,41 persone per nucleo arrotondato all'unità superiore), si rileva che i nuclei con meno componenti di 3 hanno un costo pro-capite inferiore, mentre, se superiore a 3, hanno un costo pro-capite superiore. Queste differenze determinano una differenza "discriminatoria" a danno delle famiglie più numerose, generalmente le più bisognose, che nel caso del nucleo di 6 persone, ad esempio, sono consistenti come si rileva confrontando il "costo" con il "costo corretto".
È la situazione quasi generale, solo alcune, per stessa ammissione di ARERA, rispettano il principio del costo per persona.
ARERA, rilevato il fatto, nel settembre ha provveduto, con propria delibera, 665/2017/IDR, a sistemare, a suo dire, questa strana ed illegittima situazione stabilendo un periodo transitorio sino al 31/12/2021, necessario per la raccolta dei dati relativi alla composizione dei nuclei familiari (chissà a cosa servono gli Uffici Anagrafe dei Comuni?) con una articolazione pro-capite basata sul pro-capite standard (3 persone).
La delibera di ARERA recita "sulla base di un criterio pro capite di tipo standard (ossia considerando un’utenza domestica residente tipo di tre componenti), prevedendone l’applicazione a decorrere dal 1° gennaio 2018 e fino al completamento del set informativo necessario;" e determina la prima fascia di consumo agevolato in 50lt giorno (18,25mc anno): Questa delibera, almeno sino al 31.12.2021, manterrà inalterate alcune situazioni ma potrebbe determinare un maggiore costo in parecchie situazioni.
Oltre la modifica del significato universale di pro-capite, da singola persona, in 3 persone, continua nel costringere ad un maggior costo le famiglie più numerose di 3 persone in un comportamento discriminatorio che, in quanto tale, darà la possibilità, per chi si trova in queste condizioni, ad ottenere un rimborso. Chi pagherà? gli utenti con una maggiorazione delle tariffe?
L'art. 14 della proposta di legge, in particolare il comma 2 lett. a, risolverebbe completamente il problema.