Source: http://www.paceperilcongo.it/2018/09/congo-attualita-n-364/
Timestamp: 2019-02-16 11:42:05+00:00
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Congo Attualità n. 364 – Rete Pace per il Congo
EDITORIALE: UN APPELLO RIVOLTO ALLA COMMISSIONE ELETTORALE→ “PIÙ RESPONSABILITÀ E MAGGIOR TRASPARENZA”
1. LA FASE DEI CONTENZIOSI DELLE CANDIDATURE ALLE ELEZIONI PRESIDENZIALI
a. I ricorsi inoltrati alla Corte Costituzionale
b. Le richieste del Pubblico Ministero
c. Le sentenze definitive dei giudici della Corte Costituzionale
d. Alcune reazioni dopo le sentenze
2. LA COMMISSIONE ELETTORALE NAZIONALE INDIPENDENTE (CENI)
a. L’inizio dell’affissione al pubblico delle liste provvisorie degli elettori
b. La spedizione del primo lotto di macchine per votare
c. La questione della logistica
d. L’incontro con il Forum delle Commissioni Elettorali dei Paesi della SADC
e. Come si usa la macchina per votare
3. LA CONFERENZA EPISCOPALE NAZIONALE DEL CONGO (CENCO)
a. In videoconferenza con il Consiglio di Sicurezza dell’ONU
b. Un incontro con il presidente della Troica della SADC per la politica, la sicurezza e la difesa
Secondo il calendario elettorale, il periodo riservato ai contenziosi delle candidature alle elezioni presidenziali e legislative nazionali è fissato dal 25 agosto al 4 settembre. Si tratta della fase di presentazione dei ricorsi in appello da parte dei candidati e della loro presa in considerazione da parte della Corte Costituzionale.
Dal 5 all’11 settembre, la Corte costituzionale provvederà a comunicare alla Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) le sue sentenze.
Dal 12 al 18 settembre, la CENI dovrà prendere in considerazione le decisioni della Corte costituzionale e, se necessario, modificare le liste dei candidati.
La pubblicazione delle liste definitive dei candidati è prevista per il 19 settembre.[1]
Il 27 agosto, i sei candidati alle elezioni presidenziali del prossimo 23 dicembre che non sono stati accettati dalla Commissione elettorale, hanno presentato i loro ricorsi in appello presso la Corte costituzionale. Si tratta dei tre ex primi ministri Samy Badibanga (dei Progressisti), Antoine Gizenga (del PALU) e Adolphe Muzito (dell’UREP), ma anche di Marie Josée Ifoku (dell’ANC), Jean Paul Moka (del Movimento Blu) e di Jean-Pierre Bemba, presidente del Movimento di Liberazione del Congo (MLC).
Jean-Pierre Bemba si è visto invalidare la sua candidatura per una condanna pronunciata dalla Corte Penale Internazionale (CPI) per subornazione di testimoni. Il suo partito ha respinto la decisione della CENI per vari motivi.
Primo: il reato di subornazione di testimoni non compare nell’articolo 10 della legge elettorale che riporta le condizioni di esclusione di un candidato alle elezioni presidenziali e legislative.
Secondo: il processo a carico di Jean-Pierre Bemba per subornazione di testimoni è ancora in corso. Secondo il MLC, fino a quando la sentenza in appello non sia stata pronunciata, la sua condanna in prima istanza non può servire come argomento per escluderlo dalla competizione elettorale.[2]
Il 29 agosto, in un comunicato stampa, la Corte Penale Internazionale (CPI) ha annunciato che, il prossimo 17 settembre, la Camera VII di prima istanza pronuncerà la sua sentenza sulle pene da infliggere a Jean-Pierre Bemba Gombo, Aimé Kilolo Musamba e Jean-Jacques Mangenda Kabongo per l’infrazione di subornazione di testimoni.
Il 19 ottobre 2016, la Camera VII di prima istanza aveva dichiarato queste persone colpevoli di vari reati contro l’amministrazione della giustizia, tra cui la subornazione di testimoni e la sollecitazione di false testimonianze da parte di testimoni della Difesa, commessi nell’ambito di un altro processo intrapreso dalla CPI contro Jean Pierre Bemba.
Il 22 marzo 2017, la Camera VII di prima istanza della CPI aveva stabilito la pena da infliggere. Jean Pierre Bemba e i suoi coimputati erano stati condannati a un anno di prigione e 300.000 euro di multa per subornazione di testimoni.
L’8 marzo 2018, la Camera d’appello della CPI aveva confermato la sua colpevolezza e, quindi, la sua condanna per subornazione di testimoni. Dopo aver annullato le pene pronunciate contro Bemba, Mangenda e Kilolo, la Camera d’appello aveva rinviato la questione alla Camera VII di prima istanza per una nuova decisione, chiedendo una pena maggiore. La pena massima per subornazione di testimoni è di cinque anni di reclusione.
Il 4 luglio 2018, nell’udienza della Camera VII di prima istanza della CPI, l’avvocato Kweku Vanderpuye, primo vice del procuratore Fatou Bensouda, aveva affermato che l’imputato Jean Pierre Bemba e i suoi due complici avevano “ordito un piano di subornazione di testimoni così vasto” che, a suo parere, ha influenzato la decisione dei giudici di appello. In quell’udienza, l’avvocato Kweku Vanderpuye aveva chiesto una pena di “cinque anni di reclusione e una multa conseguente” contro Bemba e i suoi co-accusati, per “subornazione di ben 14 testimoni”. Da parte loro, gli avvocati della difesa avevano chiesto la loro «liberazione mediante una multa ragionevole a beneficio delle vittime».[3]
Margot Tedesco, responsabile della sensibilizzazione presso la Corte Penale Internazionale (CPI) a Kinshasa, ha affermato che Jean-Pierre Bemba è già stato condannato in via definitiva per subornazione di testimoni e che ciò che rimane da fare è solo definire la pena, ciò che sarà fatto il prossimo 17 settembre. «Jean Pierre Bemba è già stato condannato in modo definitivo. La decisione del 17 settembre riguarderà solo la pena», ha dichiarato Margot Tedesco dal quartier generale della CPI all’Aia, dove si è temporaneamente recata. Questa affermazione è confermata dal “certificato di detenzione” di Jean-Pierre Bemba, secondo il quale, «nel dossier Procuratore / Jean Pierre Bemba, … la pena inizialmente pronunciata è stata annullata in appello e la questione è stata rinviata alla Camera di prima istanza, per una nuova decisione».[4]
Escluso dalla competizione elettorale per difetto di nazionalità congolese, l’ex primo ministro Samy Badibanga ha pertanto dichiarato di essere in possesso di un certificato di ricupero della nazionalità congolese firmato dall’attuale ministro della Giustizia. Secondo il suo avvocato, George Kapiamba, «dopo aver ottenuto una cittadinanza straniera, ha voluto riacquistare la sua nazionalità d’origine. Ha seguito la procedura prevista dalla legge congolese. Ha ottenuto tutti i documenti, compreso il decreto ministeriale e il certificato di nazionalità firmato dal Ministero della Giustizia. Sulla base di tutto ciò, si è recato in Belgio. Ha presentato una rinuncia formale alla nazionalità belga presso al comune di residenza che gli ha rilasciato un certificato di ricevuta. Una volta che ha recuperato la sua nazionalità di origine, non si può dire che abbia solo una nazionalità di acquisizione. Si tratterrebbe di una violazione della legge».[5]
Il 31 agosto, la Corte Costituzionale ha iniziato a esaminare i ricorsi presentati dai sei candidati alle elezioni presidenziali del 23 dicembre 2018, i cui dossier sono stati dichiarati inammissibili dalla Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI).
Il Pubblico Ministero (l’accusa) ha chiesto ai giudici della Corte di dichiarare il ricorso di Jean-Pierre Bemba ricevibile nella forma ma infondato e ciò sulla base della sentenza emessa dalla Corte Penale Internazionale (CPI) per subornazione di testimoni. L’accusa ha sostenuto che la subornazione di testimoni significa corruzione e ha ricordato che l’articolo 10 della legge elettorale stipula l’ineleggibilità di chiunque sia stato condannato per corruzione.
Prendendo la parola, il rappresentante della CENI ha dichiarato che la Commissione ha tenuto conto della sentenza definitiva e irrevocabile relativa alla condanna di Jean-Pierre Bemba da parte della CPI: «La CENI ha preso la sua decisione sulla base degli atti emanati dalla CPI, secondo cui la Camera d’appello ha confermato la condanna con una decisione irrevocabile». Riferendosi al contenuto del comunicato della CPI sulla decisione presa in appello nel dossier di subornazione di testimoni aperto contro Jean-Pierre Bemba, la CENI ha insistito sul fatto che la condanna di Bemba è irrevocabile e che solo la questione della pena sarà oggetto della prossima decisione della Camera di prima istanza.
L’equipe degli avvocati di Jean-Pierre Bemba ha invece voluto dimostrare che il reato di subornazione di testimoni non è incluso nella lista dei casi di ineleggibilità. Di conseguenza, secondo la difesa, «procedendo a una interpretazione per analogia, la Ceni ha violato l’articolo 10 della legge elettorale … perché non si può dire che la subornazione di testimoni corrisponda sempre alla corruzione». Gli avvocati di Bemba hanno inoltre sostenuto che, nel processo ancora in corso contro Jean Pierre Bemba per subornazione di testimoni la sentenza non sarebbe ancora irrevocabile: «Non si può ancora dire che Bemba sia stato condannato. A che pena è stato condannato? La legge penale è la legge della pena. Anche la sentenza del prossimo 17 settembre sarà appellabile. Sarà una sentenza definitiva, ma non irrevocabile perché, affinché la condanna di Bemba sia irrevocabile, deve aver esaurito la via della revisione che è una via straordinaria di ricorso». Gli avvocati della difesa hanno anche ricordato che il certificato penale del loro cliente indica che, finora, egli è stato “condannato in primo grado”.
Infine, malgrado gli interventi della difesa, il Pubblico Ministero ha chiesto il respingimento del ricorso inoltrato da Jean-Pierre Bemba. Secondo lui, egli deve essere eliminato dalla lista dei candidati alle elezioni presidenziali.[6]
Il Pubblico Ministero ha chiesto ai giudici della Corte costituzionale di dichiarare ricevibili e fondati i ricorsi presentati da Samy Badibanga e Marie-José Ifoku e di ordinare la loro reintegrazione nella lista dei candidati Presidenti della Repubblica e ciò in base ai rispettivi certificati di nazionalità presentati.
Il pubblico ministero ha chiesto alla Corte costituzionale di dichiarare irricevibili e infondati i ricorsi inoltrati da Adolphe Muzito, Antoine Gizenga e Jean-Pierre Moka.
Il Procuratore Generale ha chiesto alla Corte Costituzionale di dichiarare infondato, per conflitto di interessi con il suo partito politico, il PALU, il ricorso di Adolphe Muzitu. Egli si è basato su un documento contenuto nel suo dossier, in cui Muzitu aveva ribadito la sua fedeltà a Antoine Gizenga e non si era dimesso dal PALU. Inoltre, sempre secondo il pubblico ministero, Adolphe Muzito non si è ancora dimesso da deputato del PALU.
Per quanto riguarda Antoine Gizenga, il pubblico ministero ha chiesto alla Corte di dichiarare non ricevibile il ricorso presentato dal gruppo politico del PALU e alleati, considerando conformi alla legge i motivi che hanno indotto la CENI a respingere la candidatura di Gizenga, cioè la non validità delle firme apposte nei documenti presentati nel suo dossier.
Infine, il Pubblico Ministero ha chiesto alla Corte di respingere il ricorso presentato da Jean-Paul Moka, per non aver fornito la prova del pagamento della cauzione elettorale.[7]
Il 3 settembre, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’ineleggibilità del senatore Jean-Pierre Bemba Gombo e dell’ex primo ministro Adolphe Muzito. Poiché le sentenze della Corte costituzionale sono definitive e non danno adito ad alcun ricorso in appello, Jean-Pierre Bemba e Adophe Muzito sono definitivamente esclusi dalla competizione elettorale del prossimo 23 dicembre.
La Corte costituzionale ha confermato l’invalidazione della candidatura di Jean-Pierre Bemba, in seguito alla condanna sentenziata dalla Corte Penale Internazionale (CPI) per subornazione di testimoni. I giudici della Corte costituzionale hanno affermato che l’attuale codice penale congolese considera la subornazione di testimoni come una circostanza aggravante di corruzione. Hanno fatto riferimento anche al carattere “irrevocabile” della sentenza della CPI nel processo in cui Jean-Pierre Bemba è coinvolto per subornazione, precisando che la prossima udienza della CPI su questo caso consisterà solo nel fissare la pena contro di lui. La Corte ha sostenuto che la subornazione di testimoni per la quale egli è stato condannato dalla CPI è una forma di corruzione. Essa ha quindi confermato la decisione della Commissione elettorale di invalidare la candidatura di Jean Pierre Bemba per subornazione di testimoni assimilabile alla corruzione. «La Corte costituzionale (…) conferma l’ineleggibilità di Jean-Pierre Bemba Gombo per subornazione di testimoni ricorrendo alla corruzione», ha dichiarato il presidente della Corte stessa.
La Corte Costituzionale ha respinto anche la candidatura di Adolphe Muzito, per conflitto tra lui e il Partito Lumumbista Unificato (PALU) da cui si è dimesso, pur continuando a mantenere il seggio ottenuto in seno all’Assemblea nazionale a nome di questo stesso partito. Pertanto, i giudici, della Corte hanno confermato il “conflitto di interessi” con il PALU, motivo già evocato dalla Commissione elettorale per escludere la candidatura di Muzito alle elezioni presidenziali.
D’altra parte, la Corte costituzionale ha dichiarato ammissibili e fondati i ricorsi inoltrati da Samy Badibanga e Marie Ifoku Mputa. Secondo la Corte, i due candidati hanno fornito le prove della loro nazionalità congolese di origine dal momento che, secondo essa, non si può recuperare che ciò che si era perso, in questo caso la nazionalità congolese di origine. Pertanto, essa ha ordinato alla Commissione elettorale di reinserire i loro nomi nella lista definitiva dei candidati alle elezioni presidenziali del prossimo 23 dicembre.[8]
Il 4 settembre, la Corte costituzionale ha invalidato definitivamente le candidature di Antoine Gizenga, segretario generale del Partito Lumumbista Unificato (PALU), e di Jean-Paul Moka, del Movimento Blu. La prima candidatura è stata invalidata per mancanza di qualità del firmatario dei moduli presentati e la seconda, per mancanza di prove relative al pagamento della cauzione elettorale.[9]
Il 4 settembre, in una dichiarazione politica, il Movimento per la Liberazione del Congo (MLC), partito di Jean Pierre Bemba, ha denunciato la “mancanza di indipendenza della Ceni” e “la strumentalizzazione della Corte Costituzionale, che agisce secondo certi ordini di tipo politico”.
Il MLC e i suoi alleati si sono impegnati a “valutare l’intero processo elettorale”, a “decidere se continuare o no la loro partecipazione al processo elettorale in corso” e a insistere sulla necessità di riqualificare il processo elettorale e di ristrutturare la Ceni”. Il MLC annuncia la creazione di un comitato di crisi che, in collaborazione con le altre formazioni politiche dell’opposizione, prepari un programma di prossime “azioni popolari”.[10]
Il 6 settembre, in un’intervista, il segretario generale dell’Unione per la Nazione Congolese (UNC), Jean Baudouin Mayo Mambeke, ha affermato che, dopo l’esclusione di Jean-Pierre Bemba, Adolphe Muzito e Moïse Katumbi dalla corsa delle elezioni presidenziali, la questione della candidatura unica dell’opposizione dovrebbe ormai concentrarsi sui suoi quattro candidati rimasti in lizza, cioè Felix Tshisekedi, Vital Kamerhe, Martin Fayulu e Freddy Matungulu.[11]
Il 7 settembre, in una dichiarazione alla stampa, la piattaforma Insieme per il Cambiamento ha insistito sull’inclusività del processo elettorale e sulla credibilità delle elezioni, esigendo la partecipazione del suo leader, Moïse Katumbi, alle elezioni. Secondo questa dichiarazione, “senza inclusività e senza credibilità, le elezioni non potranno essere trasparenti. Per questo, Insieme per il cambiamento ha dichiarato che non accetterà mai delle elezioni senza Moïse Katumbi e che continuerà questa battaglia fino alla fine.[12]
Il portavoce di Insieme per il cambiamento, Jean-Bertrand Ewanga, ha dichiarato che è necessario portare a termine la lotta per l’inclusività delle elezioni, prima di affrontare la questione del candidato unico dell’opposizione: «Continueremo la lotta per l’inclusività e la credibilità del processo elettorale. Dobbiamo dapprima porre fine alla lotta per l’inclusività delle elezioni, poi inizieremo a parlare della candidatura unica dell’opposizione». Secondo lui, Insieme per il cambiamento continuerà questa battaglia, finché Moïse Katumbi non sia ritornato in patria e non abbia presentato la sua candidatura per le prossime elezioni presidenziali.[13]
Il 7 settembre, il segretario generale dell’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS), Jean Marc Kabund, ha condizionato la partecipazione del suo partito alle elezioni alla credibilità del processo elettorale in corso: «La macchina per votare e l’attuale registro elettorale rappresentano un grosso problema per un processo elettorale trasparente e credibile. Essendo l’UDPS un partito che vuole partecipare alle elezioni con l’ambizione di vincerle, esso non può rischiare di partecipare ad elezioni truccate e non credibili».
Tuttavia, a proposito della candidatura unica dell’opposizione in vista delle elezioni presidenziali, egli ha affermato che tutti i leader dell’opposizione dovrebbero partecipare al dibattito su di essa, inclusi quelli che sono stati esclusi dalla Corte costituzionale. Ma, al di là della battaglia sulla candidatura congiunta dell’opposizione, Jean Marc Kabund ha affermato che l’opposizione dovrebbe continuare a lottare per la credibilità delle elezioni, esigendo il ritiro della macchina per votare e la revisione del registro elettorale: «La candidatura congiunta aumenta le possibilità di vincere le elezioni, ma l’opposizione dovrebbe condurre una doppia battaglia: quella della candidatura congiunta e quella della lotta per la credibilità del processo elettorale, perché senza elezioni trasparenti, credibili e inclusive, anche se l’opposizione presentasse un unico candidato, le perderebbe ugualmente. Ma con un processo elettorale credibile, il candidato del Fronte Comune per il Congo (FCC) sarebbe ampiamente sconfitto dal candidato dell’opposizione».[14]
Il 7 settembre, il presidente dell’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS), Félix Tshisekedi, ha rivolto un appello ai leader dell’opposizione dalla Corte costituzionale invalidati, Jean-Pierre Bemba, Adolphe Muzito e Antoine Gizenga: «Chiediamo ai nostri amici [invalidati] di fidarsi di noi, perché continueremo la lotta in nome loro e domani, quando vinceremo, governeremo con loro».
Riferendosi ad una possibile alleanza elettorale, Felix Tshisekedi ha chiesto ai militanti del suo partito di non dar adito ad eventuali “liti” con i membri di altri partiti dell’opposizione: «Siamo arrivati all’ultima fase, siamo ormai vicini al potere. Vi chiedo di cessare ogni forma di litigio con gli altri nostri amici dell’opposizione. Essi sono nostri amici e non nostri nemici. Sono parte della nostra famiglia e, nelle elezioni, ci porteranno i loro voti. A partire da oggi, è necessario cessare ogni tipo di inutili discussioni con amici di altri partiti di opposizione. Abbiamo concordato con loro di andare alle elezioni insieme».
Considerandosi futuro “capo dello stato” in seguito alle prossime elezioni, Felix Tshisekedi ha voluto tranquillizzare anche i membri dell’attuale regime: «La mia missione sarà quella di riconciliare il popolo congolese e non di perseguitarlo. I nostri fratelli kabilisti non avranno problemi, avranno il diritto di vivere in pace in questo nostro paese. Non è perché qualcuno è stato un kabilista che dovrà essere ucciso o imprigionato. Il nostro fine è di difendere la libertà e la democrazia».[15]
Il 30 agosto, in una conferenza stampa a Kinshasa, il vicepresidente della CENI, Norbert Basengezi, ha annunciato che la Commissione elettorale pubblicherà le liste provvisorie degli elettori nei seggi elettorali, a partire lunedì 3 settembre. Secondo lui, questa iniziativa metterà fine all’inutile dibattito sui presunti elettori fittizi: «Per porre fine allo sterile dibattito sugli elettori iscritti sul registro elettorale senza impronte digitali e ricordando che la loro registrazione è conforme con l’articolo 22 delle misure di applicazione della legge sull’identificazione e registrazione degli elettori, la CENI informa che, da lunedì 3 settembre 2018, essa procederà all’affissione delle liste provvisorie degli elettori nei seggi elettorali».[16]
Il 3 settembre, a Kinshasa, la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) ha iniziato ad affiggere le liste provvisorie degli elettori nei vari seggi elettorali previsti per le prossime elezioni. Secondo il vice presidente Norbert Basengezi, i 41.023.000 circa di elettori ripresi sulle liste elettorali dovranno recarsi pressi i centri di voto per verificare i loro nominativi. Inoltre, egli ha invitato tutti i cittadini a segnalare l’eventuale presenza, su queste liste, di persone che non avrebbero alcun diritto di voto: minorenni, condannati, stranieri, deceduti e doppioni. Un altro obiettivo di questa pubblicazione è quello di chiarire la questione relativa al 16,6% di elettori registrati senza impronte digitali.[17]
Il presidente della Dinamica dell’Opposizione, Martin Fayulu, ha dichiarato che, così com’è organizzata, l’affissione al pubblico delle liste provvisorie degli elettori non risolverà il problema dei milioni di elettori registrati senza impronte digitali: «Ciò che la Commissione elettorale sta facendo è un imbroglio totale. Essa affigge al pubblico le liste degli elettori e chiede alla gente di andare a verificare se il tale esiste o no. È tempo sprecato, perché nessuno andrà a controllare se Caio o Sempronio esistono davvero o no. Ciò che la Commissione elettorale dovrebbe fare è eliminare i nomi di questi milioni di persone dal registro elettorale, pubblicarne la lista e chiedere loro, se esistono realmente, di recarsi presso gli uffici della Commissione, muniti del loro certificato elettorale e accompagnati da testimoni, per essere reintegrati nel registro elettorale».[18]
Il 30 agosto, in una conferenza stampa a Kinshasa, il vicepresidente della CENI, Norbert Basengezi, ha dichiarato che il presidente della Commissione, Corneille Nangaa, si è recato a Seoul, in Corea del Sud, per organizzare la spedizione di oltre 70.000 macchine per votare che sono già pronte. Secondo le dichiarazioni della CENI, il prossimo lotto di macchine per votare dovrebbe arrivare dal 9 al 12 settembre. Altre due consegne sono previste dal 18 al 23 settembre e il 6 ottobre.
Un primo lotto di batterie al litio utilizzate per il loro funzionamento è già arrivato. Un’altra consegna è prevista per il 6 ottobre. Per quanto riguarda le macchine per votare, egli ha detto che, da aprile 2018, ne sono già arrivate 1.200, destinate alla formazione elettorale dei cittadini. In questi quattro mesi, nessuna di esse ha avuto particolari problemi di funzionamento. Ha inoltre sottolineato che la questione relativa alla fornitura di energia è stata risolta mediante l’introduzione di una batteria al litio, con una durata di 72 ore (3 giorni). Egli ha rivelato che Russia, Iraq e Romania hanno usato queste macchine, senza aver avuto grossi problemi. «Il vero problema si trova altrove, non nella macchina per votare», ha egli detto.[19]
Il 30 agosto, in una conferenza stampa a Kinshasa, il vicepresidente della CENI, Norbert Basengezi ha dichiarato che, per quanto riguarda la logistica, la CENI ha già acquistato 247 camionette, 50 camion Kamaz, 10 furgoni militari, 220 camion, 50 motori fuoribordo e 1.500 moto e biciclette. Egli ha aggiunto che, oltre a tutti questi mezzi, il governo ha già acquistato 8 elicotteri e 5 aerei jumbo jet, oltre ai due già esistenti.[20]
La questione della logistica delle elezioni è al centro di molte preoccupazioni.
Prima di tutto, è preoccupante il divario che c’è tra ciò che la Commissione elettorale annuncia e la realtà. La consegna del primo lotto di 35.000 macchine per votare (su un totale di 110.000 esemplari) era prevista per la fine di luglio. Oggi si constata oltre un mese di ritardo. La Commissione elettorale ha promesso l’arrivo del primo lotto dal 9 al 12 settembre, ma non ha fornito alcuna spiegazione sulla causa del ritardo cui si sta assistendo. Una mancanza di trasparenza che fa crescere certe sospetti.
Un altro aspetto che desta preoccupazione è quello che, in un paese in cui oltre l’80% della popolazione vive in zone rurali e non sa utilizzare che un semplice cellulare. È quindi fondamentale che essa possa imparare a usare la macchina per votare. Tuttavia, per il momento, la formazione si è svolta principalmente nei centri urbani e meno nelle zone dell’interno.
Resta poi ancora aperto il problema della configurazione di queste macchine e del loro invio nei 18.500 centri di voto sparsi sul territorio nazionale. La commissione elettorale ha annunciato di disporre di 14 aerei per farlo. Ma per inviare queste macchine solo sul 50% del territorio, la missione delle Nazioni Unite in Congo (Monusco) aveva previsto il doppio degli aerei.
Infine, restano ancora da risolvere tutte le questioni relative al livello di affidabilità di queste macchine, perché non è stato effettuato alcun controllo indipendente sul loro funzionamento.[21]
Il 7 settembre, dopo due giorni di lavoro con la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI), il Forum delle Commissioni Elettorali della Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (ECF-SADC) ha valutato il percorso del Processo elettorale congolese. Secondo un comunicato finale, la delegazione di questo Forum, «ha deplorato l’assenza dei testimoni (osservatori) dei partiti politici durante l’operazione di identificazione e registrazione degli elettori e nella fase di presentazione delle candidature e, quindi, ha chiesto alle varie parti implicate, di rimediare a questa mancanza, almeno per il resto del processo elettorale». Ha quindi invitato tutte le parti interessate a reclutare e a formare i loro testimoni, affinché possano monitorare le prossime operazioni, specialmente le operazioni di voto previste per il prossimo 23 dicembre.
In seguito, la delegazione del Forum si è detta favorevole all’uso della macchina per votare e ha suggerito una maggior informazione sulla sua utilizzazione. Infine, l’ECF-SADC ha preso atto dell’impegno preso dal governo per finanziare da solo le prossime elezioni congolesi.[22]
Il 6 settembre, alcuni giornalisti del Giornale del Cittadino si sono recati presso la sede principale della CENI per sperimentare l’uso della macchina per votare.
Una signora ha consegnato un cartoncino rettangolare su cui, su sfondo bianco e in entrambi i lati, è scritto in blu, giallo e rosso “Scheda elettorale Unica”. Si inserisce la scheda nella macchina per votare e, subito, compaiono due parole: “Elezioni presidenziali”. Esse scompaiono immediatamente e lasciano il posto alla lista delle foto dei candidati alle elezioni presidenziali. La macchina offre anche l’opzione del voto in bianco. Occorre ora votare! Se si esclude l’opzione del voto in bianco, ci sono due possibilità: si può premere sul numero del candidato visualizzato nella parte inferiore dello schermo o premere sulla sua foto. Sullo schermo, appare quindi la foto del candidato scelto, con due didascalie: una su sfondo verde “Conferma”, l’altra su sfondo rosso “Annulla”. Se si preme su “Annulla”, lo schermo tornerà sulla lista iniziale e proporrà di ripetere il voto. Se si preme su “conferma”, si passa automaticamente alla fase successiva: “Elezioni legislative nazionali”. Appare quindi una seconda lista, quella dei candidati alle legislative nazionali. Per votare, la procedura è la stessa che si è seguito per le elezioni presidenziali. In seguito si passa alla terza fase, quella del voto per le elezioni legislative provinciali, seguendo sempre la stessa procedura.
Dopo aver confermato il terzo voto, sullo schermo appaiono le foto dei tre candidati per cui si è votato. A questo punto, la macchina non torna più indietro e non vi è più alcuna possibilità di annullare i voti effettuati. Quindi la macchina restituisce la scheda elettorale sulla cui parte posteriore ha stampato, in bianco e nero, le foto dei tre candidati scelti. L’elettore la depone quindi nell’urna.
Per una persona abituata ad usare computer e quant’altro e con l’accompagnamento di un assistente, l’intera operazione può durare da tre a cinque minuti. Resta da sapere cosa succederà nelle zone rurali dell’interno, dove gli abitanti non hanno mai usato questo tipo di tecnologia.
Sul tavolo della CENI ci sono altri tre cartoncini rettangolari, ma hanno un colore unico. Uno è verde e vi è scritto “scheda di apertura delle votazioni”, gli altri due sono rossi. Su uno è scritto “scheda di chiusura delle votazioni” e sull’altro “scheda dei risultati”. La scheda di apertura dei voti viene utilizzata per riavviare la macchina per l’elettore seguente. La scheda di chiusura dei voti serve per terminare l’operazione di voto. La scheda dei risultati stampa il numero delle schede elettorali usate e il numero di voti per ogni elezione e per ogni candidato. Se i risultati forniti dalla macchina sono diversi da quelli cartacei inseriti nell’urna, sono quelli delle urne che saranno presi in considerazione.[23]
Il 27 agosto, intervenendo in videoconferenza in una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU convocata per discutere della situazione della RD Congo, il presidente della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO), Mons. Marcel Utembi, ha affermato che l’organizzazione di elezioni manipolate e strumentalizzate contribuirà a mantenere il paese nella crisi. Egli ha dapprima riconosciuto che, nella preparazione delle elezioni, finora sono stati compiuti alcuni progressi, ma ha subito aggiunto che «l’attuale soddisfazione potrebbe diventare effimera e illusoria, qualora non si arrivasse ad organizzare delle elezioni veramente trasparenti, credibili, inclusive e pacifiche».
Tra i progressi compiuti, Marcel Utembi ha menzionato in particolare la presentazione delle candidature per le diverse elezioni, la decisione del Capo dello Stato di non ricandidarsi di nuovo e la designazione del candidato del Fronte Comune per il Congo (FCC) alle elezioni presidenziali.
Per evitare il protrarsi della crisi, la CENCO a raccomandato alle autorità congolesi e alla CENI «la pubblicazione, nel più breve tempo possibile, delle liste provvisorie degli elettori, per rassicurare il popolo congolese sull’effettività delle persone iscritte sul registro elettorale senza le impronte digitali; la ricerca di un consenso sull’uso o meno della macchina per votare, favorendo le consultazioni tripartite tra la CENI, la maggioranza e l’opposizione, con la collaborazione di esperti; il completamento dell’applicazione dell’Accordo di San Silvestro 2016, in particolare per quanto si riferisce all’attuazione delle misure di rasserenamento del clima politico».
Inoltre, la CENCO ha raccomandato al governo di «evitare di forzare l’interpretazione delle leggi e di manipolare la giustizia, al fine di escludere arbitrariamente alcuni candidati dalla competizione elettorale». Infine, la CENCO ha annunciato che parteciperà attivamente al processo elettorale, dispiegando 1.026 osservatori a lungo termine e 40.000 osservatori a breve termine.[24]
Il 7 settembre, in una dichiarazione rilasciata in seguito ad un incontro con Edgar Lungu, presidente dello Zambia e presidente della Troica della SADC per la politica, sicurezza e difesa, i Vescovi membri della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO) hanno espresso la loro preoccupazione per lo stato attuale del processo elettorale congolese:
«Convinti che solo delle elezioni credibili, trasparenti, inclusive e pacifiche sono l’unica via per uscire dalla crisi socio-politica che il paese sta subendo dal 2016, i Vescovi hanno notato i seguenti punti positivi:
– l’esistenza di un registro elettorale oggetto di un controllo esterno;
– il rispetto delle date fondamentali del calendario elettorale;
– la pubblicazione delle liste provvisorie dei candidati per le elezioni dei deputati provinciali;
– la pubblicazione delle liste provvisorie dei candidati per le elezioni dei deputati nazionali;
– la pubblicazione delle liste provvisori dei candidati per le elezioni presidenziali;
– la designazione del candidato del Fronte Comune per il Congo (FCC), piattaforma elettorale del Presidente della Repubblica in carica;
– il finanziamento progressivo del processo elettorale da parte del governo congolese e
– l’inizio della pubblicazione delle liste provvisorie degli elettori.
I Vescovi hanno espresso le loro seguenti preoccupazioni:
– l’esistenza di circa 6 milioni di elettori registrati nel registro elettorale senza impronte digitali, pur essendo tale registrazione biometrica;
– la determinazione della Commissione elettorale a utilizzare la macchina per votare, nonostante la mancanza di un consenso delle parti interessate;
– la debole attuazione delle misure di rasserenamento dello spazio politico (casi emblematici: prigionieri ed esiliati politici);
– la manipolazione della Commissione elettorale e delle Corti e Tribunali, da parte dell’attuale potere;
– l’esclusione, dal processo elettorale in corso, di alcuni dei principali membri dell’opposizione;
– l’interdizione e la repressione di marce e manifestazioni pubbliche organizzate dai partiti politici dell’opposizione e dai movimenti civici;
– la confisca dei media pubblici, a beneficio del potere dominante;
– il ritardo nell’invitare le missioni internazionali di osservazione elettorale e
– la persistenza dell’insicurezza, in particolare nell’est del paese.
La CENCO ha raccomandato alla SADC di accompagnare il popolo congolese e il processo elettorale, in particolare nei seguenti punti:
– portare a termine l’attuazione delle misure di rasserenamento del clima politico, conformemente all’accordo di San Silvestro 2016 e in vista di elezioni inclusive e pacifiche;
– coinvolgere le parti interessate nel raggiungere un consenso sull’introduzione della macchina per votare o, in mancanza di un accordo, utilizzare le schede elettorali cartacee, come previsto nelle linee 38, 39 e 40 del calendario elettorale;
– chiedere alla Commissione elettorale di chiarire la situazione delle persone iscritte nel registro elettorale senza impronte digitali;
– appoggiare l’accreditamento degli osservatori elettorali nazionali e internazionali che dovrebbe aver luogo dall’8 novembre al 10 dicembre 2018 (linea 42 del calendario elettorale);
– proporre alla Commissione elettorale di presentare alla MONUSCO e ai partner della RD Congo le necessità di tipo logistico, affinché possano contribuire al dispiegamento dei kit elettorali sull’insieme del territorio nazionale.
Secondo i Vescovi, se le questioni da essi sollevate non trovassero le risposte giuste, si corre il rischio di non andare alle elezioni il 23 dicembre 2018, come previsto, o di avere delle elezioni truccate. In entrambi i casi, in assenza di elezioni credibili, inclusive e pacifiche, la RD Congo rischia di cadere nella violenza e nel caos».[25]
[1] Cf Radio Okapi, 27.08.’18
[2] Cf RFI, 27.08.’18
[3] Cf Radio Okapi, 29.08.’18; Jeune Afrique, 04.07.’18 et 29.08.’18; AFP / La Libre – Afrique, 30.08.’18;
[4] Cf Fiston Mahamba – Politico.cd, 30.08.’18 https://www.politico.cd/actualite/la-une/2018/08/30/jp-bemba-a-deja-ete-condamne-pour-subornation-de-temoins-seule-sa-peine-reste-a-definir-margot-tedesco.html
[5] Cf Actualité.cd, 27.08.’18
[6] Cf Stanys Bujakera Tshiamala – Actualité.cd, 31.08.’18; Fiston Mahamba – Politique.cd, 31.08.’18; Trésor Kibangula – Jeune Afrique, 31.08.’18; RFI, 01.09.’18
[7] Cf Radio Okapi, 01.09.’18
[8] Cf Radio Okapi, 03.09.’18; 7sur7.cd, 03.09.’18 ; Actualité.cd, 03.09.’18
[9] Cf Jephté Kitsita – 7sur7.cd, 04.09.’18
[10] Cf Actualité.cd, 04.09.’18
[11] Cf Stanys Bujakera Tshiamala – Actualité.cd, 06.09.’18
[12] Cf Stanys Bujakera Tshiamala – Actualité.cd, 07.09.’18
[13] Cf Chris Elongo – Cas-info.ca, 07.09.’18
[14] Cf Stanys Bujakera Tshiamala – Actualité.cd, 07.09.’18
[15] Cf Will Cleas Nlemvo – Actualité.cd, 07.09.’18
[16] Cf Radio Okapi, 31.08.’18
[17] Cf Radio Okapi, 03.09.’18
[18] Cf RFI, 11.09.’18
[19] Cf Radio Okapi, 31.08.’18; RFI, 01.09.’18
[20] Cf Radio Okapi, 31.08.’18
[21] Cf RFI, 03.09.’18
[22] Cf Fonseca Mansianga – Actualité.cd, 07 et 08.09.’18
[23] Cf Prisca Lokale (Ifasic) – Actualité.cd, 06.09.’18 https://actualite.cd/2018/09/07/rdc-5-minutes-avec-laide-dune-assistante-mon-experience-avec-la-machine-voter
Thérèse Ntumba (Ifasic) – Actualité.cd, 06.09.’18 https://actualite.cd/2018/09/07/rdc-la-ceni-preconise-le-nom-de-la-machine-imprimer-au-lieu-de-la-machine-voter
[24] Cf Radio Okapi, 28.08.’18
[25] Cf http://cenco.org/plaidoyer-de-la-cenco-aupres-de-son-excellence-monsieur-edgar-lungu-president-de-la-zambie/