Source: https://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_15096.asp
Timestamp: 2018-07-21 06:02:27+00:00
Document Index: 71545870

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 35', 'art. 21', 'art. 3', 'art. 33', 'art. 24']

Avv. Gabriella Filippone - E' debuttato il 15 giugno 2013 il regolamento tramite il quale Cassa forense ha attuato l'art. 21 commi 8-9 della legge 247/2012 che modifica l'ordinamento pro fessionale degli avvocati ed impone la contestuale iscrizione agli albi e all'istituto. E' debuttato il 15 giugno 2013 il regolamento tramite il quale Cassa forense ha attuato l'art. 21 commi 8-9 della legge 247/2012 che modifica l'ordinamento pro fessionale degli avvocati ed impone la contestuale iscrizione agli albi e all'istituto.
Il comma 9 dell'art. 21 ha affidato alla Cassa Forense di emanare, entro un anno dall' entrata in vigore della legge, un proprio regolamento che determini - per tutti gli iscritti, attuali e nuovi, con reddito inferiore a parametri reddituali da stabilirsi - i minimi contributivi dovuti, nonché eventuali condizioni temporanee di esenzione o diminuzione dei contributi per soggetti in particolari condizioni e l'eventuale applicazione del regime contributivo.
In un articolo di Isidoro Trovato pubblicato dal Corriere della Sera sull'impoverimento dei giovani professionisti, viene "fotografata" la crisi. I giovani professionisti non sono più parte di categorie privilegiate e non conoscono caste di potenti. Tra i professionisti i più anziani vivono situazioni economiche migliori. I giovani annaspano anche per la crisi economica italiana in corso. "L'Adepp ha fornito dati inequivocabili: il reddito medio dei professionisti under 40 è inferiore del 48,4% rispetto al reddito degli over 40. Tra le donne la differenza percentuale tra le diverse generazioni sale al 55,8%.
"L'ART. 20 ( continuità professionale) DELLA RIFORMA FORENSE E LA TUTELA DELLA DIGNITA' Le difficoltà di una categoria che conta oltre 220 mila iscritti sono sotto gli occhi di tutti; decine di migliaia di giovani avvocati annaspano in proprio o presso studi di cui, di fatto, sono dipendenti (...), ma senza ricevere alcuna delle tutele previste per qualsiasi lavoratore subordinato. Costoro, invero, dal punto di vista lavorativo sono dei veri e propri "soggetti deboli" che rischiano di essere vessati e incalzati da questa norma sulla continuità professionale a scapito della loro dignità e tranquillità personale. Quando si vuol giustificare la previsione del criterio della continuità dell'esercizio professionale come garanzia dell'affidabilità della prestazione legale, più che ad un argomento serio viene da pensare ad una strumentale forzatura.Tale è infatti l'assunto che ad un più alto fatturato corrisponde una maggiore affidabilità della prestazione legale come se, fra l'altro, la difficoltà di fatturare dipendesse dalla negligenza o impreparazione del professionista e fosse a quest'ultimo colpevolmente imputabile fino al punto di cancellarlo dall'Albo e privarlo, comunque, del proprio lavoro con cui egli si mantiene.
L'art. 35, primo comma, della Costituzione tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni (senza distinzioni fra lavoro manuale e intellettuale), ergo, fino a prova contraria, in una Repubblica che si fonda ancora su di esso anche il lavoro di un Avvocato è ampiamente tutelato, a maggior ragione ove prevale sul capitale. Se la Corte di giustizia europea con un orientamento ben consolidato si è espressa sempre contro norme che individuano nella continuità di un'attività professionale il requisito cui venga condizionato il riconoscimento di un qualsiasi beneficio, la possibilità di accesso a uno status determinato, una qualifica o un trattamento, lo ha fatto a tutela della dignità del professionista poiché intravedeva in tali norme possibilità di discriminazione anche indiretta a scapito delle donne e dei soggetti deboli in genere.
Immaginate, poi, (...) la situazione verosimile di quegli Avvocati che, loro malgrado, non riuscendo a mantenere il passo con i criteri della continuità professionale si vedranno costretti ad addurre giustificazioni varie innanzi a loro colleghi e concorrenti sul perché in quel triennio non hanno raggiunto determinati parametri reddituali con grave e inaccettabile lesione e mortificazione della loro dignità personale; tralasciando poi iprobabili risvolti clientelari per cercare in qualche modo di sfuggire alla mannaia che li estrometterebbe definitivamente dal giro, anche modesto, di clientela e di guadagno. (...) Che sorte toccherebbe a quei 50-60 mila professionisti che già attualmente non sono in linea con i criteri di continuità previsti per la previdenza forense (...)?
E tutti gli altri avvocati si sentirebbero tranquilli a lasciare al Ministro di Grazia e Giustizia e al Consiglio Nazionale Forense una delega in bianco volta a individuare periodicamente e a propria discrezionalità i criteri a cui bisognerà attenersi per conservare l'iscrizione all'Albo e per poter continuare a lavorare? In definitiva, anche volendo dare un minimo di credito alle istanze del CNF e dell' OUA che con tanta enfasi perorano l'approvazione di questo articolo, va affermato con forza che prima della dignità e del decoro della professione di Avvocato viene la tutela della dignità e del decoro della persona umana e di chi lavora." (vedi: http://www.agiconsul.org/agiconsul/8-blog/120-)
Anche l'Avv. De Tilla, ex presidente dell'Associazione Nazionale Giovani Avvocati ha espresso le sue perplessità definendo la la riforma come "un pasticcio legislativo". Ha dichiarato l'Avv. De Tilla: "Da un lato fissare contributi molto contenuti per chi ha redditi bassi rischierebbe di creare squilibrio negli assetti economici dell'Ente, dall'altro fissarli ridotti ma non troppo significherebbe vessare colleghi fino ad oggi non iscritti che guadagnano poco o niente anche per effetto della crisi e a farne le spese sarebbero prevalentemente i giovani''.
Il vero problema, dunque, non è l' elevato numero di avvocati, che comunque garantisce una certa concorrenza, ma l' assenza di sbocchi dopo la laurea in giurisprudenza.
"La differenza con l'Italia non è tanto di mercato, quanto piuttosto culturale" afferma l'Avv. Castaldi (con studi in Francia ed in Italia) che sul problema ha così esposto criticamente in un'intervista: "Tanti risponderebbero: di mercato! E darebbero le solite cifre sul sovraffollamento della professione e l'inefficienza della macchina giudiziaria. Io penso invece che se siamo arrivati a questo punto il problema èinnanzitutto culturale. Si è voluto perpetuare uno schema professionale, culturale e direi antropologico che valeva, forse, negli anni Sessanta."
STEFANIA A. (mail inviata a Nunzio Luciano, presidente di Cassa Forense) :"Questa l'email a Nunzio Luciano (non ho reperito altri contatti della CF) "caro Presidente, La prego di tenere conto delle considerazioni giuridiche che le allego e che dimostrano come l'emanando regolamento sia anticostituzionale poichè esso collide con i Principi Costituzionali, Europei nonchè con le norme di diritto tributario e previdenziale. Quale Presidente della Cassa Forense, La prego di volere sollecitare i vertici su tali questioni e procedere alla sospensione dell'emanando regolamento, in vista di una modifica dell'art. 21 della legge n. 247/2012. Qualora, nonostante tutte le doglianze dei 56.000 iscritti che rischiano la cancellazione, e di cui mi faccio portavoce, la Cassa procederà sorda come il Governo ad emanare il regolamento, essa andrà incontro ad un contenzioso di portata vastissima. Certa che prevarrà il buonsenso, Le invio cordiali saluti. Avv. Stefania Arduini"
Da più parti si auspica di non dover assistere a ciò che già sta accadendo in altri settori, con chiusure continue di attività individuali e strapotere di poche realtà; nel settore legale si chiamano "law firms", super-studi a cui associarsi nella speranza di vedere il lavoro in crescita e le spese in crollo verticale. Nell'attesa di arrivare ai fatidici 70 anni (in salute, ovviamente) per poter finalmente riavere parte degli oboli versati in Cassa e godersi un meritato riposo". [2]
L'associazione liberi professionisti - dipartimento nazionale avvocati, sulla questione previdenziale, propone: di creare una "gestione separata" della cassa forense sul modello di quello dell'INPS, prevedendo un sistema di contribuzione e di erogazioni assistenziali e previdenziali simile a quello dell'INPS, previa la verifica attuariale necessaria per rispettare i parametri normativi consentendo agli iscritti di optare in un momento successivo per il regime ordinario con i versamenti necessari a garantire la riserva matematica.
L'AIGA associazione nazionale giovani avvocati, lo scorso ottobre 2013, in occasione del XXII congresso nazionale tenutosi a Palermo, si è dichiarata contraria alla riforma, contro chi ritiene che per risolvere il problema del grande numero di avvocati sia sufficiente far leva su queste norme che penalizzano i professionisti più "deboli": Dario Greco ha definito "pessima" la riforma dell'ordinamento che mette all'angolo le giovani generazioni di oggi e di domani "Una legge dove la parola giovani è contenuta una sola volta per una petizione di principio - ha constatato Greco - mentre anziano, anziani e anzianità si ripetono per bene 18 volte".
L'ex presidente dell'AIGA ha proseguito bollando come ingiusto e immorale espellere dalla categoria decine di migliaia di ragazzi che, con il loro lavoro, consentono agli studi legali di stare aperti, spesso, senza percepire un centesimo di compenso. Per evitare l'"epurazione" AIGA ha chiesto l'intervento della Cassa forense, volto ad eliminare le iniquità del sistema previdenziale. Il riferimento è anche ai pensionati che contribuiscono nella misura del 7% rispetto al 14% degli attivi pur essendo "usciti" con un sistema retributivo.
Da Palermo, Ester Perifano ha chiesto pesanti cambiamenti alla legge professionale. "È ora di spingere - dice - per la modifica della legge professionale". Ester Perifano, segretario nazionale ANF, ha attaccato Cnf e Cassa Forense. "L'avvocatura così come siamo stati abituati a pensarla negli anni - ha affermato - oggi non esiste più: "la professione si è andata consistentemente modificando negli anni, perché altre professioni, più giovani e meno ingessate, hanno progressivamente sottratto quote rilevanti di attività, perché l'organizzazione del lavoro è rimasta ancorata a schemi obsoleti, inadatti a rispondere alle mutate esigenze della società". Un Consiglio Nazionale Forense, ha incalzato Perifano, "incapace di fronteggiare efficacemente l'azione governativa" costretto quindi a "ripiegare su battaglie di retroguardia, pur nella consapevolezza di andare incontro ad una sconfitta sicura, prigioniero del suo ruolo di strenuo difensori di uno status quo che non esiste più da tempo".
Il presidente di Cassa Forense Nunzio Luciano si è così espresso: . "Sono pronto a dare battaglia - afferma - a chi pensa di tagliare fuori sacche di avvocati in base al reddito. La bozza di regolamento, che abbiamo messo a punto e che dovrà essere pronta entro il 4 febbraio, a mio avviso va ancora modificata cambiando l'articolo che taglia fuori dal beneficio di un minor versamento chi ha superato i 35 anni". [3]
BREVI CENNI SULLA ILLEGITTIMITA' DELL'ART. 21, COMMA 8, Legge n. 247/2012
L'articolo in discorso prevede l'obbligatorietà e l'automatica iscrizione alla Cassa previdenza forense (...), come conseguenza della sola iscrizione all'Albo degli Avvocati. Ovviamente, si tratta di una iscrizione non gratuita ma onerosa.
Prima di entrare nel merito della vicenda, occorrerà ricordare che la Costituzione è "Fonte del diritto", dunque, "Legge delle Leggi", di fronte alla quale tutte le altre leggi hanno l'obbligo di osservanza.
Il sistema contributivo dell'ente privato Cassa Forense, che gestisce interessi eminentemente pubblici,contrasta con il principio dell'equità fiscale e contributiva.
A fronte delle Norme su richiamate, costituenti non solo Principi Fondamentali del Diritto ma Fonti di esso, v'è l'attuazione di un sistema contributivo per mezzo dell'emanando Regolamento (di rango quindi inferiore rispetto alle Norme Costituzionali !!) della Cassa Forense che astrae da ogni considerazione sulla capacità contributiva dei singoli, laddove obbliga al pagamento di contributi (c.d. minimi) fissi ed indipendenti da situazioni reddituali (dovuti, infatti, anche in caso di reddito zero), il tutto non a fronte di future erogazioni previdenziali.
Ciò collide anche con il dettato Costituzionale dell'art. 3 secondo cui tutti cittadini sono uguali davanti alla Legge. Se così è, come in effetti è, gli Avvocati con reddito inferiore ad €. 4.800,00 conservano lo status di disoccupati e, come tali, dovrebbero ricevere il trattamento di tutti i disoccupati in Italia (ed in Europa) che non sono obbligati al versamento dei contributi previdenziali.
Inoltre, stabilire il versamento dei contributi minimi a fronte del reddito zero impone l'apertura di una partita IVA e la tenuta contabilità (sic!) laddove le norme tributarie escludono l'apertura della stessa se non si ha adeguato reddito.
Tali azioni collidono con i principi di libertà del lavoro, di cui agli articoli 1, 4 e 35 della Costituzione Italiana, e dell'iniziativa economica e non discriminazione, di cui agli articoli 41 e 3 della Costituzione[1]oltre che con il principio di libera concorrenza previsto dall'Ordinamento europeo.
La preminenza del diritto dell'Unione è sancita dall'articolo 10 della Convenzione Europea: "La Costituzione e il diritto adottato dalle istituzioni dell'Unione nell'esercizio delle competenze a questa attribuite hanno prevalenza sul diritto degli Stati membri"
Il principio di libera concorrenza in ambito comunitario è poi richiamato dall'art. 33 comma V della Cost. che prevede l'accesso agli ordini professionali subordinato al solo previo superamento dell'esame di stato.
La cancellazione dall'albo, poi, imposta dalla Legge de qua, vìola l'interesse legittimo dell'avvocato che, dopo aver superato il concorso pubblico per l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato, non può vedersi negare il diritto di iscrizione all'Albo solo in forza di un "Regolamento in materia previdenziale" (sic!) che non ha la stessa cogenza della legge, dei principi Costituzionali, dei principi comunitari.
Infine, la riforma forense vìola la Legge Professionale (R.D. n. 1578/1933) che dispone il dirtto di iscrizione all'Albo degli Avvocati in caso di superamento dell'esame di Stato, nonché la facoltà dell'Avvocato di svolgere la sua professione "gratuitamente".
Il Legislatore, infatti, troppo preoccupato di fare "Cassa" ha dimenticato che l'Avvocato svolge un ruolo istituzionale: egli garantisce l'osservanza della Costituzione e l'applicazione dell'art. 24 di essa.
Si ringraziano i Colleghi ed in particolare l'Avv. Stefania Arduini per i contributi all'articolo.
PROPOSTA DI LEGGEd'iniziativa dei deputatiMAGORNO, BRUNO BOSSIO, D'INCECCO, FANUCCI, IACONO, OLIVERIO, ZANINModifiche alla legge 31 dicembre 2012, n. 247, recante nuova disciplina dell'ordinamento della professione forensePresentata il 6 giugno 2013
Con tale normativa sono palesemente violati i princìpi cardine della professione forense, racchiusi nello stesso Codice deontologico forense, secondo i quali «l'Avvocato esercita la propria attività in piena libertà, autonomia ed indipendenza per tutelare i diritti e gli interessi della persona, assicurando la conoscenza delle leggi ai princìpi della Costituzione nel rispetto della Convenzione per la salvaguardia dei diritti umani e dell'ordinamento comunitario» (preambolo al Codice deontologico), e, ancora, «nell'esercizio dell'attività professionale l'avvocato ha il dovere di conservare la propria indipendenza e difendere la propria libertà da pressioni o condizionamenti esterni. L'avvocato non deve tenere conto di interessi riguardanti la propria sfera personale» (articolo 10 del Codice deontologico forense).
Infine, non v'è chi non veda in questo che l'articolo 21, complessivamente considerato, subordinando l'esercizio della professione a criteri di continuità, effettività, abitualità e prevalenza, e segnatamente all'iscrizione all'ente previdenziale, confligge con l'articolo 33, quinto comma, della Costituzione, il quale pone quale unica condizione per l'accesso agli ordini professionali il superamento dell'esame di Stato.
(30/01/2014 - Gabriella Filippone)