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Timestamp: 2020-01-29 05:38:36+00:00
Document Index: 91778212

Matched Legal Cases: ['art. 77', 'art. 134', 'art. 77', 'art.123', 'art. 123', 'art. 1232']

29.La forza di legge (Forza di legge (d. cost.): La Forza di legge è la… Coggle
29.La forza di legge (Forza di legge (d. cost.): La Forza di legge è la…
29.La forza di legge
Questa definizione ha anche un altro risvolto: la forza di legge è, infatti, la capacità di resistere all’abrogazione o modifica di atti fonte che non siano dotati della medesima forza. La Costituzione, quale fonte sulla produzione, individua gli atti in grado di produrre diritto oggettivo in base a taluni requisiti formali: il soggetto titolare del potere normativo, la veste formale dell’atto, il suo procedimento.
All’interno della nostra Costituzione l’espressione è impiegata nell’art. 77, al fine di individuare gli atti del governo equiparati alla legge del Parlamento: e, soprattutto, nell’art. 134, laddove è prevista la competenza della Corte costituzionale a giudicare le leggi e gli atti aventi forza di legge.
Un decreto-legge nell'ordinamento giuridico italiano, è un atto normativo di carattere provvisorio avente forza di legge, adottato in casi straordinari di necessità e urgenza dal Governo, ai sensi dell'art. 77 e 72 della Costituzione della Repubblica Italiana.
l decreto-legge deve essere deliberato dal Consiglio dei ministri, emanato dal Presidente della Repubblica e immediatamente pubblicato sulla G.U. Il giorno stesso della pubblicazione, esso deve essere presentato alle Camere, che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro 5 giorni: infatti la conversione del decreto-legge rientra tra i poteri delle Camere in regime di "prorogatio".
Presentato il decreto-legge, il Governo chiede al Parlamento di produrre la legge di conversione, per cui il decreto-legge viene presentato come allegato di un disegno di legge. Il procedimento di conversione presenta, rispetto al procedimento legislativo ordinario, alcune variazioni, introdotte nei regolamenti parlamentari. In parte esse sono dettate dall'esigenza di assicurare in tempi certi e brevi l'approvazione del disegno di legge, in parte dall'esigenza di consentire alle Camere di svolgere un controllo attento sulla sussistenza dei presupposti della necessità e urgenza.
I meccanismi apprestati dalla Camera e dal Senato sono venuti differenziandosi.
Il regolamento del Senato prevede ancora il parere obbligatorio espresso preliminarmente dalla Commissione Affari Costituzionali sulla sussistenza dei requisiti di necessità e urgenza. Alla Camera invece è stato tolto il parere preventivo della Commissione Affari Costituzionali, seguendo un "filtro" più complesso:
• innanzitutto, nella relazione del Governo che accompagna il disegno di legge di conversione deve essere dato conto dei presupposti di necessità e di urgenza per l'adozione del decreto-legge; inoltre, vengono descritti gli effetti attesi dalla sua attuazione e le conseguenze delle norme da esso recate sull'ordinamento;
• il disegno di legge è sottoposto, oltre che alla commissione referente competente, al Comitato per la legislazione. La legge 400/1988 dispone infatti che il decreto-legge debba contenere misure d'immediata applicazione e il loro contenuto deve essere specifico, omogeneo e corrispondente al titolo: al Comitato è quindi affidato il compito di rendere effettiva questa disposizione.
La reiterazione dei decreti legge
Il decreto legge è un atto avente forza di legge, posto in essere dal Governo (e non dal Parlamento, come nel normale iter legislativo). L'iter può essere scavalcato con questo strumento soltanto in casi di emergenza, in via occasionale quindi. Se ad esempio c'è un'emergenza, e quindi la necessità di mettere in funzione una legge in brevissimo tempo (c'è un terremoto, bisogna organizzarsi di conseguenza con delle leggi che regolino l'emergenza) si fa un decreto legge, poiché la stesura di una legge porterebbe via troppo tempo.
Il decreto ha valenza di 60 giorni, poi il Parlamento lo deve convertire in legge, pena il decadimento del decreto (e degli effetti che il decreto ha prodotto).
Il problema sorse quando, in legislature passate, ratio del decreto venne snaturata: quando il decreto scadeva (decorsi i 60gg), se non si riusciva a convertire in legge, si stendeva un nuovo decreto, avente gli stessi contenuti del primo ( REITERAZIONE DEL DECRETO LEGGE).
Si mise fine a questa prassi con la legge 400/88. Si arrivò infatti a dire che il decreto va utilizzato in casi che si qualifichino come d'emergenza ed occasionali: se vincolo quindi è anche l'occasionalità, non si può ritenere occasionale un caso che si presenta per la seconda volta di seguito, e quindi non può essere regolato con decreto.
La sindacabilità dei decreti legge
Il sindacato della corte costituzionale si esercita sulle leggi e sugli atti aventi forza di legge dello stato e delle regioni: -leggi costituzionali e di revisione della costituzione: che sono sindacabili per vizi: a) formali: relativi alla regolarità del procedimento di formazione; b) materiali: derivanti da limiti imposti dal dettato costituzionale; -atti aventi forza di legge: decreti legge e decreti legislativi emanati dal governo. La corte costituì ha precisato che i decreti legge possono essere oggetto del suo sindacato anche relativamente ai presupposti di necessità ed urgenza e che la sua valutazione di legittimità può anche trasferirsi da un decreto decaduto a quello che lo reiteri, qualora la norma del primo venga riprodotta fedelmente nel secondo. -leggi ordinarie dello stato: sindacabili senza alcuna limitazione; -referendum abrogativo: che potrebbe generare effetti non conformi alla costituzione; -leggi regionali: equiparate alle leggi dello stato; -statuti regionali: sono espressamente assoggettati al sindacato di costituzionalità
dall’art.123 della costituzione. limiti degli statuti
Limiti, per quanto riguarda i limiti cui devono attenersi, il nuovo testo dell’art. 123 cost. impone agli statuti di essere “in armonia con la Costituzione” e prevede come unico controllo nei loro confronti la promozione della questione di legittimità davanti alla Corte costituzionale.
Se si tiene conto che è stato eliminato, rispetto al testo originario, l’obbligo per gli statuti di essere in armonia con “le leggi della Repubblica”, si può dire che emerge dalla revisione costituzionale la volontà di rafforzare l’autonomia statutaria delle Regioni ordinarie.
Ci si potrebbe ancora chiedere se possano essere fatti valere nei confronti degli statuti i limiti di merito del rispetto dell’interesse nazionale e di quello delle altre Regioni.
Porta ad escluderlo il fatto che l’art. 1232 cost. prevede solamente, nei confronti degli statuti, il controllo di legittimità costituzionale.