Source: http://www.avvocatibgp.it/aree-di-competenza/diritto-del-lavoro
Timestamp: 2018-09-25 11:24:26+00:00
Document Index: 133856111

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 2', 'art. 18', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

BORDONE GIOVANNINI PERONE & PERUCCO AVVOCATI ASSOCIATI | DIRITTO DEL LAVORO
Il nostro studio offre servizi di consulenza, assistenza legale stragiudiziale, assistenza e difesa giudiziaria, con particolare riferimento ai seguenti ambiti e settori:
Riconosciuta la responsabilità dell'Azienda Ospedaliera per il danno differenziale da infortunio sul lavoro patito da una dipendente tecnica radiologa inciampata nei cavi della strumentazione presente in sala operatoria.
Condannato il datore di lavoro al risarcimento del danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale in favore del figlio del lavoratore rimasto vittima di un infortunio sul lavoro.
In materia di licenziamento disciplinare, se il CCNL prevede un termine entro il quale il datore di lavoro deve comunicare il provvedimento al lavoratore, la consegna della lettera oltre tale termine comporta la decadenza dal potere disciplinare e l'illegittimità del licenziamento.
Ogni provvedimento disciplinare può essere comminato solo se al lavoratore è stata contestata un'infrazione e se gli è stato concesso il termine per fornire le giustificazioni. Risulta dunque illegittimo il licenziamento intimato quando il datore di lavoro non aveva ancora notizia della consegna al lavoratore della contestazione, anche nel caso di mancato recapito per compiuta giacenza.
Licenziamento per malattia o inidoneità fisica
Illegittimo il licenziamento per sopravvenuta inidoneità alla mansione comminato in pendenza del ricorso all'Organo di Vigilanza presentato tempestivamente dal lavoratore.
Il successivo riconoscimento come infortunio di una assenza del lavoratore inizialmente imputata a malattia rende illegittimo il licenziamento intimato per superamento del periodo di conservazione del posto.
Nel licenziamento collettivo la scelta dei lavoratori da estromettere deve riguardare tutto il personale in forza alle dipendenze dell'azienda, potendo essere limitata a un solo settore o reparto solo in presenza di particolari e specifiche situazioni che devono essere prima allegate e poi comprovate dall'azienda.
Illegittimi i licenziamenti intimati ai lavoratori ad esito di procedura di riduzione del personale ex artt. 4 e 24 L. n. 223/91 per violazione dei criteri di scelta ex art. 5, comma 1, L. 223/91, nell'ipotesi in cui la comparazione dei lavoratori su scala locale sia in contraddizione con la dimensione nazionale della ristrutturazione aziendale e non possa quindi ritenersi giustificata dalle "esigenze tecnico-produttive ed organizzative". La comparazione tra i lavoratori al fine dell'individuazione degli esuberi deve pertanto realizzarsi nell'ambito dell'intera azienda, potendo essere limitata a specifici rami aziendali soltanto se caratterizzati da autonomia e specificità delle professionalità utilizzate, infungibili rispetto alle altre.
La riduzione dell'attività aziendale, anche se drastica, non deroga al divieto di licenziamento della lavoratrice madre, che pertanto se intimato per tale motivo è nullo.
È nulla la proroga di un contratto di lavoro a tempo determinato stipulato da aziende che operano nel settore del trasporto aereo, ai sensi dell'art. 2 D. Lgs. 368/2001, in tutti quei casi in cui risulta affetta da una genericità tale da inibire ogni sindacato circa le concrete ragioni poste dalla parte datoriale a fondamento della stessa.
avvferdinandofeliceperone@pec.ordineavvocativarese.it
avvpaoloperucco@pec.ordineavvocativarese.it
Trasferimento ramo d'azienda e CIGS
Un gruppo di lavoratori collocato in CIGS a zero ore ed escluso dal trasferimento del ramo d'azienda rimasto operativo ha ottenuto sia il risarcimento conseguente alla mancata rotazione sia il riconoscimento del diritto all'assunzione alle dipendenze dell'azienda che aveva proseguito l'attività.
Il Giudice ha dichiarato antisindacale la condotta di un'azienda che aveva proceduto al licenziamento individuale di 5 lavoratori nell'arco di 120 giorni, in ragione dell'eccepita violazione della legge 223/1991 che disciplina i licenziamenti collettivi, osservando che il calcolo della media occupazionale dell'impresa va effettuato con riferimento all'anno precedente il licenziamento e che il superamento della soglia numerica prescritta dall'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori si perfeziona con il semplice superamento delle 15 unità, senza necessità di raggiungere il numero di 16 dipendenti (nella fattispecie l'azienda aveva occupato 15,16 dipendenti nel semestre e 17,8 nell'anno precedente i licenziamenti).
Il Giudice ha quindi accolto la nostra domanda di inefficacia di ogni singolo licenziamento, con diritto dei lavoratori alla ripresa del servizio e al pagamento delle retribuzioni dovute dal licenziamento alla riammissione.
Status di privato dipendente
Il Tribunale di Varese, in data 13.2.2015, ha accertato lo status di privato dipendente del lavoratore impiegato dall'Agenzia Formativa di Varese, ritenendo così operante la sanzione della conversione a tempo indeterminato del rapporto di lavoro a termine illegittimo (il principio affermato vale anche per le altre tipologie contrattuali flessibili e per i contratti di collaborazione di cui venga accertata la simulazione e l'illegittimità del recesso)."
Pubblico impiego - posizione organizzativa
L'effettiva esecuzione di prestazioni riferibili all'incarico di posizione organizzativa comporta comunque il diritto del lavoratore a percepire la retribuzione accessoria corrispondente, a prescindere dalla legittimità o meno del loro conferimento. L'2126 cod.civ. sulla base della distinzione concettuale tra contratto e rapporto di lavoro, mantiene in favore del lavoratore gli effetti del sinallagma già prodotti, con la conseguenza che il lavoratore subordinato ha in ogni caso diritto alla retribuzione per tutto il tempo in cui la prestazione lavorativa sia stata concretamente e realmente effettuata.
Ciò è quanto sancito da recente sentenza resa dal Tribunale di Busto Arsizio in data 4.3.2015, su ricorso promosso da questo studio, di seguito pubblicata.
Pubblico impiego - infermieri professionali - tempo di vestizione della divisa di lavoro
Deve essere retribuito il tempo impiegato dal dipendente per indossare la divisa di lavoro qualora il luogo e modi per la vestizione siano determinati dal datore di lavoro.Lo ribadisce il Tribunale di Busto Arsizio con recente sentenza resa il 13.4.2015, ad esito di ricorso promosso da questo studio per conto di alcuni infermieri professionali dipendenti di azienda ospedaliera.
Pubblico impiego - infermieri professionali - lavoro straordinario
E' illegittima la condotta dell'azienda ospedaliera che non provvede tempestivamente a retribuire (con cadenza mensile) il lavoro straordinario reso dal dipendente.Lo ha sancito il Tribunale di Busto Arsizio con sentenza resa in data 15.10.2015 nell'ambito di un procedimento promosso contro un dipendente dell'azienda ospedaliera.La pretesa e prassi di quest'ultima di subordinare il pagamento del lavoro straordinario prestato ai tempi e modi stabiliti in sede di contrattazione integrativa aziendale non ha alcuna fondatezza posto che il contratto collettivo esaurisce pienamente la regolamentazione della materia (stabilendo quale sia il fondo da cui reperire le risorse per il compenso, regolando e modulando l'entità ed anche fissando la misura oraria del compenso) e non esiste alcuna altra norma di legge e di contratto che attribuisca alla contrattazione integrativa una riserva normativa complementare.