Source: http://astratto.info/rischi-di-pregiudizio-per-la-banca-surrogata.html?page=2
Timestamp: 2020-01-27 22:05:43+00:00
Document Index: 137573481

Matched Legal Cases: ['art. 1202', 'art. 2843', 'art. 1265', 'art. 45', 'art. 2843', 'sentenza ', 'art. 1203', 'art. 1202', 'art. 1203', 'art. 1263', 'e contrario', 'art. 1445', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1248', 'art. 1201', 'art. 1202', 'art. 1203', 'art. 1202', 'art. 1202', 'art. 1202', 'art. 1202', 'art. 1202', 'art. 2809', 'art. 2856', 'art. 2843', 'art. 1232', 'art. 1230', 'art. 1203', 'art. 1202']

Una lettura ulteriore - Rischi di pregiudizio per la banca surrogata
3. La opponibilità o meno al secondo creditore, da parte del debitore, delle eccezioni che avrebbe potuto opporre al creditore originario. 3.1. La ricostruzione tradizionale.
3.3.1. I connotati di autonomia dell’art. 1202 c.c. rispetto agli artt. 1201 e 1203 c.c.
2.3. Una lettura ulteriore.
Una recente dottrina (30) ha proposto una lettura ulteriore.
Essa è distante dalla lettura tradizionale, nei cui confronti esprime un giudizio critico; pertanto, rispetto ad essa, anch’essa è alternativa; per semplice convenzione terminologica, al fine di distinguerla dalla “lettura alternativa“ illustrata nel precedente paragrafo 2.2., la definiamo “lettura ulteriore“.
Rispetto alla lettura alternativa, essa presenta diversi punti di contatto, ma anche delle differenze, per cui è opportuno dedicarle un autonomo paragrafo.
Se è consentito tentare una sintesi di detta ricostruzione, essa, procedendo con grande chiarezza, arriva alle seguenti conclusioni:
a) l’ipoteca (per il suo carattere di accessorietà) viene trasmessa in forza di una vicenda di diritto sostanziale che riguarda il credito garantito (cessione del credito o surrogazione o altra vicenda); l’annotazione (ex art. 2843 c.c.) non è un elemento che condiziona l’efficacia del trasferimento del credito;
b) l’annotazione non ha la funzione di risolvere i conflitti fra più cessionari del credito ipotecario (o fra più surrogati nel credito ipotecario o fra cessionari del credito e vincolanti il credito o fra gli uni e gli altri); detti conflitti devono essere risolti in base alle regole di diritto sostanziale dettate al riguardo; pertanto, il conflitto fra più cessionari del credito va risolto a favore di colui che per primo notifica la cessione al debitore o che per primo ottiene l’accettazione del debitore con atto di data certa (art. 1265 c.c.);
c) l’annotazione non è un elemento che condiziona l’efficacia della trasmissione dell’ipoteca;
d) l’annotazione non ha la funzione di risolvere il conflitto fra il nuovo titolare del credito ipotecario e il creditore pignorante il bene (31);
e) l’annotazione ha alcune funzioni; infatti, il soggetto che subentra nella titolarità del credito ipotecario ha uno specifico interesse ad eseguire l’annotazione, al fine di impedire che il precedente titolare (del credito) possa esercitare alcuni poteri relativi al rapporto ipotecario:
- in mancanza di annotazione, il precedente titolare del credito potrebbe rilasciare il consenso alla cancellazione dell’ipoteca, la quale sarebbe eseguita perché il Conservatore ignora la trasmissione dell’ipoteca (il nuovo titolare dell’ipoteca avrebbe solo un diritto al risarcimento del danno);
- in mancanza di annotazione, le intimazioni e le notificazioni previste dalla legge verrebbero fatte al precedente titolare del credito e non al nuovo titolare del credito, con pregiudizio per quest’ultimo;
- in mancanza di annotazione (del vincolo), il soggetto pignorante il credito non può partecipare al procedimento di espropriazione del credito e al riparto del ricavato;
- in mancanza di annotazione, il nuovo titolare del credito non può partecipare al procedimento di espropriazione dei beni del debitore;
f) il nuovo titolare del credito ipotecario, se esegue l’annotazione, può insinuarsi nel fallimento con la prelazione derivante dall’iscrizione ipotecaria, senza che abbia alcun rilievo la circostanza che l’annotazione sia eseguita dopo il fallimento; infatti, l’art. 45 L.F. è inapplicabile alla fattispecie, perché la trasmissione dell’ipoteca (annotata ex art. 2843 c.c.) non è atto pregiudizievole per i creditori del fallimento, in quanto determina soltanto la sostituzione di un soggetto ad un altro nella titolarità di un’iscrizione ipotecaria già esistente;
g) in definitiva, l’annotazione è “un onere per il soggetto che subentra nel credito ipotecario, al fine di ricevere la legittimazione all’esercizio dei poteri e delle facoltà derivanti dall’iscrizione ipotecaria” (32).
Ciò detto, è agevole comprendere come detta interpretazione si ponga con riguardo alla questione dalla quale siamo partiti: la sentenza di fallimento (pubblicata anteriormente all’annotazione) e le formalità pubblicitarie (trascritte o iscritte anteriormente all’annotazione) non possono produrre alcun effetto pregiudizievole nei confronti del creditore subentrante (che esegue l’annotazione); ciò, in quanto l’annotazione ha esclusivamente le funzioni sopra indicate alla lettera e) (relative alla legittimazione ad esercitare le facoltà derivanti dall’iscrizione ipotecaria).
Secondo detta lettura, l’annotazione non ha la funzione di risolvere i conflitti con i terzi in genere (il debitore, il terzo acquirente del bene ipotecato, il terzo datore di ipoteca, i creditori del fallimento, il creditore pignorante il bene); su questo aspetto vi è una concordanza di giudizio fra la lettura ulteriore e la lettura alternativa.
Inoltre, l’annotazione non ha la funzione di risolvere i conflitti fra più cessionari del credito ipotecario (o fra più surrogati nel credito ipotecario o fra cessionari del credito e vincolanti il credito o fra gli uni e gli altri), in quanto detti conflitti devono essere risolti in base alle regole di diritto sostanziale dettate al riguardo; su questo aspetto vi è una divergenza di giudizio fra la lettura ulteriore e la lettura alternativa, in quanto quest’ultima attribuisce (anche) detta funzione all’annotazione.
3. La opponibilità o meno al secondo creditore, da parte del debitore, delle eccezioni che avrebbe potuto opporre al creditore originario.
3.1. La ricostruzione tradizionale.
Il problema relativo alla opponibilità o meno al nuovo creditore, da parte del debitore, delle eccezioni che avrebbe potuto opporre al creditore originario, non è di facile soluzione, sia a causa dei dati normativi sia a causa della ricostruzione della surrogazione che viene operata dalla dottrina e dalla giurisprudenza.
La ricostruzione è la seguente: il primo rapporto obbligatorio non si estingue, esso persiste e rimane uguale (sotto il profilo oggettivo), ma si verifica solo una sostituzione soggettiva (dal lato attivo), per cui all’originario creditore si sostituisce il creditore subentrante (il surrogato), nella stessa posizione che aveva il primo. Il soddisfacimento dell’interesse del creditore non comporta necessariamente l’estinzione del rapporto obbligatorio. Il terzo esegue il pagamento (o fornisce la provvista (33)) nel proprio interesse e non al fine di estinguere un debito altrui (34), semmai al fine di estromettere dal rapporto l’originario creditore e di sostituirlo (35).
La giurisprudenza è orientata nello stesso senso.
Si afferma che la surrogazione non comporta l’estinzione del rapporto obbligatorio originario ma solo la sua modificazione soggettiva dal lato attivo, con la sostituzione del solvens al creditore originario, e senza alterare l’aspetto oggettivo del rapporto, con la conseguenza che il debito mantiene le sue caratteristiche essenziali (36). In altra occasione si è affermato: il solvens (o surrogato) subentra nella stessa posizione del creditore originario; ne consegue che al nuovo creditore spettano tutte le azioni già spettanti al creditore originario; in altri termini, si verifica il subingresso di un soggetto nella posizione giuridica di un altro soggetto, con tutti i diritti e le azioni relative al rapporto obbligatorio (che permane), ma anche con le limitazioni, le decadenze e le prescrizioni relative al diritto che forma oggetto di surrogazione (37).
Dalle premesse sopra illustrate la dottrina generalmente fa discendere la seguente conseguenza: il debitore può opporre al creditore subentrante le eccezioni che avrebbe potuto opporre al creditore originario; peraltro, va precisato che questa è la posizione di massima, ma poi vari Autori propongono distinzioni fra eccezioni opponibili ed eccezioni non opponibili (prospettando criteri diversi).
Secondo un Autore (38), poiché il secondo creditore (il surrogato) succede negli stessi diritti del creditore originario, egli è da considerare “soggetto passivo di tutte le azioni e le eccezioni del debitore, e soggetto attivo di tutte quelle attinenti alla posizione del creditore originario“.
Secondo un altro Autore (39), la questione deve essere risolta tenendo conto della funzione della surrogazione e degli interessi tutelati. Il surrogato è divenuto titolare del credito (con i suoi accessori) e quindi è subentrato nel lato attivo del rapporto obbligatorio, in funzione del recupero di quanto ha fatto conseguire al creditore originario; egli non ha assunto la qualità di parte nel rapporto contrattuale (già) sussistente fra debitore e creditore originario, “perché tale assunzione non sarebbe conforme alla tipica funzione ricuperatoria dell’istituto“, Di conseguenza, il surrogato non è legittimato ad esercitare le azioni inerenti alla qualità di parte contraente (azioni di nullità, di annullamento, di rescissione o di risoluzione del titolo contrattuale); invece, “esercitabili ed opponibili sono le azioni e le eccezioni che riguardano, come tale, il semplice rapporto obbligatorio, il semplice credito con i suoi accessori“. Questa dottrina non aggiunge altre specificazioni. Da detta posizione interpretativa deriva (anche se non è detto espressamente) che anche il debitore può opporre solo le eccezioni relative al rapporto obbligatorio, mentre non può opporre le eccezioni relative al titolo contrattuale e le eccezioni relative al rapporto contrattuale.
Nella giurisprudenza edita si trovano poche pronunce che fanno riferimento alla questione relativa alla proponibilità delle eccezioni da parte del debitore; inoltre, esse riguardano in prevalenza l’ipotesi dell’art. 1203 c.c.; nessuna riguarda in modo specifico l’ipotesi dell’art. 1202 c.c.
Si può ricordare la seguente massima: “poiché la surrogazione legale di cui all'art. 1203, n. 3 c. c. importa il subingresso di un soggetto nella posizione giuridica di altro soggetto, con i diritti e le azioni si trasferiscono anche le eccezioni inerenti al diritto che forma oggetto della surrogazione; da tanto consegue che i condebitori, nei cui confronti il debitore che ha adempiuto il debito comune fa valere il suo diritto alla surrogazione nel pagamento, possono opporre nei suoi confronti tutte le eccezioni opponibili al creditore in ordine all'esistenza e alla entità del debito” (40).
Le altre pronunce si pongono sulla stessa linea interpretativa (41).
3.2. Una ricostruzione pregevole.
Una ricostruzione particolarmente pregevole è stata compiuta da una recente dottrina (42), la quale ha esaminato in modo analitico le diverse eccezioni astrattamente proponibili, al fine di verificare quali eccezioni siano realmente proponibili, in base ai dati normativi e in una prospettiva sistematica.
Rinviando alla lettura integrale del testo citato per una sua completa comprensione, la lucidità della ricostruzione induce ad accennare almeno alle osservazioni principali.
Questa dottrina sottolinea la differenza, anche sotto l’aspetto ora esaminato, fra la cessione del credito e la surrogazione per volontà del debitore. Nell’ipotesi di cessione del credito, si ritiene che il debitore possa opporre al cessionario le eccezioni che avrebbe potuto opporre al cedente, sulla base dell’art. 1263 c.c. e ritenendo che le eccezioni siano accessori del credito; detta opinione è accettabile, se si considera che il consenso del debitore non è richiesto e che quindi è degna di considerazione “l’esigenza di evitare che la sua posizione giuridica ne risulti in alcun modo peggiorata”. Nella surrogazione per volontà del debitore, invece, il fenomeno giuridico non si verificherebbe se il debitore stesso fosse contrario ad esso, per cui la modificazione giuridica “è comunque imputabile alla sua sfera di controllo e di iniziativa giuridica”; pertanto, non sussiste l’esigenza di evitare (in modo assoluto) che la sua posizione giuridica ne resti peggiorata.
Di conseguenza, è necessario operare un coordinamento sistematico fra la (asserita) regola dell’opponibilità al nuovo creditore delle eccezioni già spettanti al debitore e altre regole che “proteggono il terzo acquirente dalla caducazione del titolo mediante il quale il suo dante causa era divenuto il titolare del diritto”, regole che, anche se più comunemente riferite alla circolazione dei diritti reali, sono applicabili anche alla circolazione dei diritti di credito: gli artt. 1445, 1458 e 1452 c.c.
In questa prospettiva, sulla base dell’art. 1445 c.c., la sentenza di annullamento del primo contratto di finanziamento (salva l’ipotesi di incapacità legale del finanziato) non è opponibile al secondo creditore, sempre che sussistano la buona fede di questi ed il titolo oneroso; inoltre, se sussistono gli stessi presupposti, il debitore non può eccepire l’annullabilità dell’originario contratto.
Sulla base degli artt. 1458 e 1452 c.c., non sono opponibili al secondo creditore la sentenza di risoluzione e la sentenza di rescissione dell’originario contratto; ne consegue che non sono a lui opponibili le relative eccezioni (43).
Invece, la sentenza di nullità e la sentenza di annullamento per incapacità legale (del finanziato) del primo contratto di finanziamento sono opponibili al nuovo finanziatore, così come sono opponibili le relative eccezioni; la dottrina citata osserva giustamente che l’eventuale nullità del primo finanziamento può essere accertata in anticipo mediante l’esame del titolo.
Con riguardo alle eccezioni relative a fatti estintivi, modificativi o sospensivi del rapporto obbligatorio, si propone un’applicazione analogica dell’art. 1248, primo comma, c.c.. In forza di detta disposizione, in caso di cessione del credito, il debitore, se ha accettato senza riserve la cessione, non può opporre al cessionario la compensazione che avrebbe potuto opporre al cedente. A maggior ragione la stessa soluzione deve adottarsi in caso di surrogazione per volontà del debitore, in quanto la nuova situazione (titolarità del credito in capo al secondo creditore) discende da un fenomeno giuridico che è imputabile alla sfera di controllo e di iniziativa giuridica del debitore stesso.
La ricostruzione che si è (sommariamente) illustrata ha il pregio di non valutare gli interessi coinvolti dalla surrogazione con lo sguardo rivolto solamente all’istituto in esame ma di collocare detti interessi all’interno di un panorama più ampio; in virtù di ciò, essa valorizza adeguatamente la tutela che il sistema civilistico appresta per il terzo, in particolare quando questi è in buona fede e diventa titolare del diritto a titolo oneroso (44).
3.3. Una lettura alternativa.
Nella presente relazione si intende proporre una lettura alternativa, la quale può condurre a conclusioni diverse, riguardo al problema della opponibilità delle eccezioni, rispetto a quelle illustrate nei due paragrafi precedenti.
Detta lettura alternativa, se condivisa, può avere dei riflessi anche sul distinto problema relativo alla permanenza o meno delle garanzie che già assistevano l’originario rapporto esistente fra il primo finanziatore e il debitore (problema che sarà esaminato nel paragrafo 4).
La ricostruzione tradizionale, illustrata nel paragrafo 3.1, non appare soddisfacente.
Essa è stata elaborata con riferimento a tutte le ipotesi di surrogazione: surrogazione per volontà del creditore (art. 1201 c.c.), surrogazione per volontà del debitore (art. 1202 c.c.), surrogazione legale (art. 1203 c.c.); operando una generalizzazione con riguardo ai tre istituti, essa non coglie i forti connotati di autonomia che caratterizzano la figura dell’art. 1202 c.c. rispetto alle altre due figure.
Nell’ipotesi dell’art. 1202 c.c., il debitore contrae un mutuo al fine di estinguere il precedente finanziamento. Pertanto, un contratto di mutuo viene stipulato, un rapporto di mutuo viene ad esistere. Tanto è vero che il rapporto fra il debitore e il nuovo creditore (surrogato) è disciplinato dal nuovo contratto di mutuo; è quest’ultimo che contiene tutte le pattuizioni operanti fra le parti, pattuizioni che prevedono il tasso di interesse, la durata, il piano di ammortamento e tutte le altre condizioni che ordinariamente sono convenute in un contratto di mutuo.
L’osservazione della realtà rende palese la diversità di contenuto fra il rapporto di mutuo (che si instaura fra il debitore e il secondo creditore) e l’originario rapporto obbligatorio, anche quando quest’ultimo è derivante da un precedente mutuo. Ma la diversità è ancora più chiaramente percepibile quando il rapporto originario deriva da un contratto di finanziamento diverso da un mutuo. Ad esempio, come è possibile sostenere che il mutuante surrogato subentra nell’originario rapporto obbligatorio (immutato riguardo agli elementi oggettivi) quando il rapporto originario è un rapporto di apertura di credito o un rapporto di anticipazione bancaria?
Come si può affermare che continua ad esistere il precedente rapporto obbligatorio? Esistono forse, contemporaneamente, due rapporti obbligatori? Si può dire che il debitore è obbligato sia per l’originario rapporto obbligatorio sia per il nuovo rapporto obbligatorio (quello derivante dal mutuo)? Rispondere in modo affermativo a queste domande sarebbe assolutamente irragionevole.
Si può dire che il creditore subentrante può esercitare le sue pretese creditorie sia in base all’originario finanziamento sia in base al nuovo finanziamento? E quindi in base a due titoli? Anche qui, rispondere in modo affermativo sarebbe assurdo.
La dottrina tradizionale (che afferma la persistenza dell’originario rapporto obbligatorio, anche nell’ipotesi dell’art. 1202 c.c.) appare in difficoltà quando deve spiegare che cosa avvenga in ordine al rapporto obbligatorio nascente dal contratto di mutuo (stipulato fra il debitore e il nuovo creditore).
Un Autore (45) si chiede se il mutuante conservi il credito alla restituzione ex mutuo oppure se tale diritto si estingua; egli opta per la seconda soluzione, ma riconosce che non è agevole dimostrarlo. A suo giudizio, il pagamento del debito mediante la somma mutuata e la conseguente surrogazione costituiscono fattispecie estintiva dell’obbligo di restituzione ex mutuo; in altri termini, si ha un adempimento indiretto dell’obbligo di restituzione e la conseguente estinzione del credito (ex mutuo) del mutuante; se invece la surrogazione non si verifica, perché il debitore non adempie (nei confronti dell’originario creditore) impiegando la somma a lui mutuata, il mutuante conserva il credito alla restituzione.
Un altro Autore (46) afferma che la surrogazione “funge, anche, da modo indiretto di estinzione del mutuo“, in quanto al credito nascente dal mutuo si sostituisce il credito in cui il mutuante subentra.
Sostenere, come fa la dottrina tradizionale, che anche nell’ipotesi dell’art. 1202 c.c. vi è la sostituzione del soggetto creditore nell’ambito dell’originario rapporto obbligatorio (che rimane uguale nei suoi elementi oggettivi) significa qualificare il fenomeno in modo lontano dalla sua effettività e dalla sua concretezza.
In realtà, l’originario rapporto obbligatorio si estingue e sorge un nuovo rapporto obbligatorio, quello intercorrente fra il debitore e il secondo creditore (il surrogato); detto nuovo rapporto di credito-debito è assistito dalle garanzie (fra le quali l’ipoteca) che assistevano il rapporto obbligatorio originario per una precisa e consapevole scelta legislativa.
La ragione profonda per la quale la dottrina tradizionale ha operato la ricostruzione nel senso della mera successione (nel lato attivo del rapporto) (47) è stata la forte influenza del principio di accessorietà (della garanzia rispetto al credito).
Poiché la nostra tradizione giuridica considerava basilare il principio di accessorietà, si era portati a proporre una ricostruzione della surrogazione che non contrastasse con detto principio; questo spiega le difficoltà ricostruttive sempre incontrate dalla dottrina davanti alla figura in oggetto; questo spiega perché, dopo molti tentativi qualificatori, nell’ultimo mezzo secolo si è formato un consenso unanime sulla soluzione della mera sostituzione del soggetto creditore nell’originario rapporto obbligatorio (e la giurisprudenza ha aderito alla soluzione individuata della dottrina).
Senza accorgersi che detta ricostruzione non era adatta all’ipotesi dell’art. 1202 c.c. e che anzi, rispetto ad essa, portava ad allontanarsi dalla realtà dell’istituto.
Senza accorgersi, inoltre, che il principio di accessorietà non è un principio assoluto, ma un criterio tendenziale, la cui portata effettiva va valutata a seguito di un’attenta analisi dei dati normativi.
Il principio di accessorietà sta a indicare una sorta di connessione fra un credito e una garanzia. Per i temi oggetto della presente relazione, accenniamo brevemente a detto principio con riferimento ai rapporti fra un credito e un’ipoteca.
Fra i vari gli elementi che connotano l’ipoteca, vi sono il principio di specialità, il principio di indivisibilità ed il principio di accessorietà. Nella presente relazione, si preferisce definirli quali caratteri dell’ipoteca, anziché quali principi (48).
Un primo dato interessante è costituito dalla circostanza che, mentre i primi due caratteri (indivisibilità e accessorietà) sono normativamente stabiliti (art. 2809 c.c.), il terzo carattere è frutto dell’elaborazione dottrinale.
Il sistema prevede delle fattispecie che costituiscono delle eccezioni al carattere dell’accessorietà dell’ipoteca rispetto al credito (a garanzia del quale l’ipoteca è stata concessa). E’ opportuno accennare (in modo sommario) ad alcune di esse.
Art. 2856 c.c. (surrogazione del creditore perdente): il creditore posteriore (titolare di un’ipoteca di secondo grado), se non riesce a soddisfarsi sul bene ipotecato A perché su questo si soddisfa il creditore anteriore (titolare di un’ipoteca di primo grado), qualora l’ipoteca di quest’ultimo si estenda ad altri beni B e C, può surrogarsi nell’iscrizione ipotecaria di cui è titolare il creditore soddisfatto, al fine di soddisfarsi su questi altri beni B e C in modo preferenziale rispetto a creditori posteriori a lui (ossia creditori che abbiano iscritto ipoteca sui beni B e C, ma in data posteriore rispetto alla sua originaria iscrizione ipotecaria, eseguita sul bene A).
Art. 2866 c.c. (terzo acquirente che ha pagato i creditori iscritti): il terzo acquirente del bene ipotecato, che ha pagato integralmente i creditori titolari di iscrizioni ipotecarie sul bene, può surrogarsi nelle iscrizioni ipotecarie costituite a favore dei creditori soddisfatti su altri beni del debitore (salvo che questi beni siano stati acquistati da altri terzi con atti trascritti anteriormente alla trascrizione del suo titolo di acquisto).
Art. 2871 c.c. (terzo datore di ipoteca che ha pagato i creditori iscritti): il terzo datore di ipoteca, che ha pagato integralmente i creditori titolari di iscrizioni ipotecarie sul bene, può surrogarsi nelle iscrizioni ipotecarie costituite a favore dei creditori soddisfatti su altri beni del debitore (salvo che questi beni siano stati acquistati da altri terzi con atti trascritti anteriormente alla iscrizione dell’ipoteca concessa dal terzo datore).
Nelle tre ipotesi sopra ricordate, abbiamo un’iscrizione ipotecaria che in origine garantisce il credito A, di cui è titolare il soggetto A, e che in epoca successiva garantisce il credito B, di cui è titolare il soggetto B.
Tutte rispondono ad interessi meritevoli di tutela. L’art. 2856 c.c. vuole risolvere il problema dei rapporti fra l’ipoteca più estesa e le ipoteche meno estese di grado successivo; realizza un contemperamento di interessi, perché lascia la libertà di azione al creditore avente ipoteca più estesa di grado anteriore, ma nello stesso tempo prevede una tutela anche per il creditore avente ipoteca meno estesa di grado posteriore. Gli artt. 2866 e 2871 c.c. vogliono incentivare il soddisfacimento del credito del titolare dell’ipoteca, consentendo al soggetto terzo (non debitore, bensì terzo acquirente del bene ipotecato o terzo datore), che ha pagato il credito, di subentrare nell’iscrizione ipotecaria che ha il creditore soddisfatto su un altro bene (o su altri beni).
Altra figura che interessa (ai fini in esame) è la “postergazione di grado”, menzionata dall’art. 2843 c.c.; possono aversi due ipotesi: la posposizione del grado ipotecario (se i due gradi sono immediatamente successivi) e la permuta del grado ipotecario (se i due gradi non sono immediatamente successivi). Al fine di tutelare gli altri creditori ipotecari, la permuta di grado può avvenire solo entro i limiti di importo dell’ipoteca di grado anteriore.
Il legislatore ha ammesso la postergazione del grado perché ha riconosciuto la sua utilità per i soggetti privati (i quali, prima dell’attuale codice civile, dovevano ricorrere a meccanismi più complessi per raggiungere finalità analoghe); inoltre, ha constatato che la postergazione di grado è neutra rispetto ai creditori ipotecari non coinvolti, in quanto essa non giova e non nuoce ad essi.
Come ha osservato autorevole dottrina (49), la postergazione del grado “è sostanzialmente uno scambio di ipoteche” ed è “un’eccezione ammessa dalla legge (…) al principio dell’inerenza dell’ipoteca al credito”, ossia al carattere dell’accessorietà.
Un’altra disposizione che rappresenta un’eccezione (significativa) al carattere dell’accessorietà della garanzia (anche ipotecaria) rispetto al credito è l’art. 1232 c.c.; secondo detto articolo, nell’ipotesi di novazione, “i privilegi, il pegno e le ipoteche del credito originario si estinguono, se le parti non convengono espressamente di mantenerli per il nuovo credito”.
In questa disposizione, si afferma esplicitamente che vi è un “credito originario” (che si estingue, ai sensi dell’art. 1230 c.c.) e vi è un “nuovo credito”; la distinzione fra i due crediti è molto chiara, altrettanto chiara è l’inesistenza di un fenomeno di successione nel solo lato attivo del rapporto obbligatorio. Se le parti pattuiscono di mantenere l’ipoteca, è evidente che si verifica un trasferimento di un’ipoteca da un credito ad un altro credito.
Se i privati, nell’esercizio dell’autonomia negoziale, possono porre una simile eccezione al carattere dell’accessorietà, a maggior ragione lo può fare il legislatore, al fine di realizzare interessi meritevoli di tutela.
Altra eccezione al carattere dell’accessorietà è l’ipotesi che può verificarsi ai sensi dell’art. 1203 n. 2 c.c. Il terzo acquirente di un immobile, il quale, sino alla concorrenza del prezzo di acquisto, abbia pagato un creditore ipotecario, subentra (per surrogazione legale) nell’ipoteca di cui era titolare il creditore da lui soddisfatto; pertanto, egli diventa titolare di un’ipoteca su un bene proprio (50). Detta ipoteca attribuisce al terzo acquirente il diritto di prelevare l’importo pagato al creditore ipotecario, nei limiti della somma iscritta, in caso di procedimento esecutivo sul bene.
Sulla base delle considerazioni sopra svolte, si deve ritenere che anche l’art. 1202 c.c. costituisca un’ipotesi di eccezione al carattere dell’accessorietà della garanzia (51).