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Timestamp: 2020-07-09 05:29:20+00:00
Document Index: 77907625

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 708', 'sentenza ', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 20', 'sentenza ', 'sentenza ', '§ 2', '§ 62', '§ 69', '§ 61', '§ 3']

diprob, Autore presso Studio legale Avvocato Roberto Di Pietro__ in Avezzano L'Aquila Abruzzo
Autore: diprob
Mandato di arresto europeo e trattamenti inumani.
Posted by: diprob Posted on: 18 Giugno 2020
In tema di mandato di arresto europeo, la Sesta sezione ha affermato che, alla luce della giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (Grande Sezione, 15 ottobre 2019, Dorobantu, C – 128/19 e Corte di giustizia, 25 luglio 2018, Generalstaatsanwaltschaft, C-220/18), qualora lo Stato emittente abbia fornito assicurazioni che la persona interessata non subirà un trattamento inumano e degradante, l’autorità giudiziaria dello Stato di esecuzione può rifiutarsi di eseguire la richiesta solo quando, sulla base di elementi precisi, riscontri comunque il pericolo che le condizioni di detenzione siano contrarie all’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali UE.
Così Cassazione Penale sentenza n. 18352 / 2020 (ud. 11/06/2020 – deposito del 16/06/2020)
Misura cautelare personale applicata dal Giudice del riesame: non é necessario l’interrogatorio di garanzia.
Posted by: diprob Posted on: 8 Giugno 2020
Le Sezioni Unite hanno affermato che, in caso di applicazione di una misura cautelare personale da parte del tribunale del riesame, in accoglimento dell’appello proposto dal pubblico ministero avverso la decisione di rigetto del giudice per le indagini preliminari, non è necessario procedere all’interrogatorio di garanzia a pena di inefficacia della misura suddetta, atteso che il diritto di difesa è già assicurato dall’instaurazione del contraddittorio in sede di impugnazione cautelare.
E’ la sentenza n. 17274/2020 ( ud. 26/03/2020 – deposito del 05/06/2020 ).
Ecco il link per leggerla sul sito della Corte
Gli assegni vanno spediti sempre con raccomandata.
Posted by: diprob Posted on: 4 Giugno 2020
Le Sezioni unite civili, pronunciando su questione di massima di particolare importanza, hanno affermato il seguente principio di diritto: «La spedizione per posta ordinaria di un assegno, ancorché munito di clausola d’intrasferibilità, costituisce, in caso di sottrazione del titolo e riscossione da parte di un soggetto non legittimato, condotta idonea a giustificare l’affermazione del concorso di colpa del mittente, comportando, in relazione alle modalità di trasmissione e consegna previste dalla disciplina del servizio postale, l’esposizione volontaria del mittente ad un rischio superiore a quello consentito dal rispetto delle regole di comune prudenza e del dovere di agire per preservare gl’interessi degli altri soggetti coinvolti nella vicenda, e configurandosi dunque come un antecedente necessario dell’evento dannoso, concorrente con il comportamento colposo eventualmente tenuto dalla banca nell’identificazione del presentatore».
Trattasi della sentenza n. 9769 del 26/05/2020.
Le spese del reclamo avverso l’ordinanza presidenziale nelle cause di separazione
Posted by: diprob Posted on: 19 Maggio 2020	spese reclamo separazione
La Prima sezione civile della Cassazione ha stabilito che: “In tema di separazione dei coniugi, la corte d’appello adita in sede di reclamo avverso l’ordinanza del presidente del tribunale, ai sensi dell’art. 708 c.p.c., non deve statuire sulle spese del procedimento, poiché, trattandosi di provvedimento adottato in pendenza della lite, resta riservato al tribunale provvedere sulle spese nella sentenza emessa a conclusione del giudizio anche per la fase di reclamo”.
Trattasi della Sentenza n. 8432 del 30/04/2020.
D.L. 28-2020 e D.L. 18-2020 coordinato con L.27-2020 di conversione su coronavirus
Posted by: diprob Posted on: 3 Maggio 2020
Configurabilità del silenzio-assenso sulla richiesta di assegnazione di una rivendita di generi di monopolio
Posted by: diprob Posted on: 16 Marzo 2020
DAL SITO DELLA GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA
Cons. St., sez. II, 12 marzo 2020, n. 1788 – Pres. Greco, Est. Lotti
Silenzio della P.A. – Silenzio assenso – Rivendita generi monopolio – Richiesta di assegnazione – Silenzio assenso – Inconfigurabilità.
Non è configurabile la formazione del silenzio-assenso ex art. 20, l. 7 agosto 1990, n. 241 su una richiesta di assegnazione di una rivendita di generi di monopolio (1).
(1) Ha chiarito la Sezione che il procedimento di cui all’art. 20, l. 7 agosto 1990, n. 241, circa la formazione di un titolo abilitativo attraverso il meccanismo del silenzio-assenso, non è configurabile allorché l’amministrazione deve rilasciare una vera e propria concessione amministrativa. In tali ipotesi rientra quella dell’autorizzazione alla vendita di generi di monopolio, la quale, alla stregua della disciplina riveniente dall’art. 19, l. 22 dicembre 1957, n. 1293, effettuata nella forma della rivendita ordinaria o speciale, è soggetta a regime di vera e propria concessione amministrativa, atteso che si riferisce ad un’attività ancora oggetto di monopolio statale.
Ed invero, la l. 22 dicembre 1957, n. 1293, all’art. 19, dopo avere distinto le rivendite di generi di monopolio in rivendite ordinarie e rivendite speciali ed avere altresì stabilito che queste ultime sono anch’esse affidate, in genere, a privati, a trattativa privata, per la durata non superiore ad un novennio, prevede che: “Nei casi di rinnovo delle concessioni di cui al precedente comma, il concessionario è tenuto a corrispondere all’Amministrazione (…)”, con ciò stesso attribuendo al provvedimento di assegnazione della rivendita la qualifica espressa di “concessione” e qualificando espressamente come “concessionario” il suo titolare.
Del resto, la lettura dell’intera l. n. 1293 del 1957 porta alla conclusione che l’attività di rivendita di generi di monopolio, effettuata nella forma della rivendita ordinaria o speciale, è attività soggetta a regime di vera e propria concessione amministrativa, visto che si riferisce ad un’attività ancora oggetto di monopolio statale.
Ciò premesso, deve rilevarsi inequivocabilmente che il procedimento di cui all’art. 20, l. n. 241 del 1990 circa la formazione di un titolo abilitativo attraverso il meccanismo del silenzio assenso non è configurabile allorché l’Amministrazione deve rilasciare una vera e propria concessione amministrativa.
The climate risk for finance in Italy
Posted by: diprob Posted on: 15 Marzo 2020	europa , finanza , verde
Ecco il tema affrontato da un recente studio della Banca d’Italia inserito nel febbraio 2020 nella collana Questioni di economia e finanza ed intitolato The climate risk for finance in Italy a cura di Ivan Faiella e Danila Malvolti.
La crescente attenzione prestata alle possibili conseguenze dei cambiamenti climatici per il settore finanziario ha rafforzato la cooperazione internazionale in materia di finanza verde, con iniziative sia dell’industria che delle istituzioni. I sondaggi internazionali lo dimostrano: finora non vi è stata una crescita adeguata nella consapevolezza dei rischi legati ai cambiamenti climatici e alle opportunità legate alla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. La divulgazione del rischio finanziario correlato al clima (CRFR) in Italia ha confermato le stesse conclusioni. Lo studio pertanto identifica tre passaggi con l’obiettivo di incoraggiare la finanza gli enti che tengono conto del CRFR nelle loro strategie di gestione dei rischi aziendali: 1) creare un centro informazioni per raccogliere le informazioni necessarie per valutare il CRFR; 2) compilare un elenco delle informazioni non ancora disponibili; 3) definire metodologie standard che consentire agli scenari climatici di far parte dei processi decisionali finanziari istituzioni.
Il lavoro é consultabile a questo link
oppure qui sotto
Download (PDF, 2.99MB)
La violazione del diritto di espatrio: interessante sentenza della CEDU
Posted by: diprob Posted on: 15 Marzo 2020
Nella sentenza del 17.12.2019 resa nel Ricorso n. 68957/16 (C. TORRESI contro l’Italia) la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha esaminato il caso di un uomo che si era separato ed a cui era stato limitato il diritto di espatrio in Cina sotto forma di mancato rilascio del passaporto per mancanza del consenso della moglie.
Il ricorrente era divenuto padre di due bambine con una signora cinese con cui si era sposato in Italia ed alla sua richiesta di passaporto per andare in Cina per lavoro la moglie si era opposta sostenendo che egli non adempiva alle obbligazioni alimentari verso le figlie e che in Cina aveva altra relazione sentimentale.
Il caso fu esaminato dal Giudice tutelare e poi dal tribunale dei minorenni che entrambi diedero ragione alla moglie, con cui nel frattempo si giunse alla separazione.
La Corte nell’esame del ricorso tratta tre aspetti premettendo che l’articolo 2 § 2 del Protocollo n. 4 alla Convenzione garantisce ad ogni persona il diritto di lasciare qualsiasi paese per recarsi in qualsiasi altro paese di sua scelta in cui possa essere ammessa. Nel caso in questione, il rifiuto di rilasciare un passaporto al ricorrente costituisce una violazione di tale diritto (Baumann c. Francia, n. 33592/96, §§ 62-63 CEDU 2001 V (estratti), Napijalo c. Croazia, n. 66485/01, §§ 69-73, 13 novembre 2003, e Nalbantski c. Bulgaria, n. 30943/04, § 61, 10 febbraio 2011). Pertanto, è opportuno per la Corte stabilire se questa violazione fosse «prevista dalla legge», perseguisse uno o più degli scopi legittimi definiti dall’articolo 2 § 3 del Protocollo n. 4 alla Convenzione e se fosse «necessaria in una società democratica» per il raggiungimento di questo o questi scopi.
Sotto il primo profilo la Corte rammenta che l’ingerenza si basava sull’articolo 3, lettera b), della legge n. 1185 del 21 novembre 1967, come modificata dall’articolo 24, comma 1 della legge n. 3 del 16 gennaio 2003, tenuto conto del fatto che il ricorrente non pagava per intero l’assegno alimentare che era tenuto a versare in favore delle figlie.
Sotto il secondo profilo la Corte ritiene anche che il provvedimento fosse volto a salvaguardare gli interessi delle figlie del ricorrente e perseguisse un obiettivo legittimo di tutela dei diritti altrui, ossia il diritto dei figli a ricevere un assegno alimentare.
Sotto il terzo profilo la Corte ritiene che, nel caso di specie, le autorità giudiziarie interne abbiano riesaminato più volte la situazione personale dell’interessato e la sua capacità di pagare le somme dovute, tenendo conto di tutte le informazioni pertinenti per assicurarsi che la restrizione temporanea della libertà di circolazione del ricorrente fosse giustificata e proporzionata rispetto alle circostanze del caso di specie. Esse hanno adempiuto al loro dovere di riesaminare regolarmente la misura contestata, fatto che, a parere della Corte, priva la misura di qualsiasi automaticità. L’espatrio in Cina avrebbe reso più difficile il recupero delle somme dovute dal padre per obbligazioni alimentari che il ricorrente non onorava regolarmente.
Per tali motivi il ricorso è stato respinto.
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