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Timestamp: 2018-01-22 20:17:33+00:00
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Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 22 giugno 2017, n. 31345 - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 22 giugno 2017, n. 31345
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Ai fini della configurabilità del delitto previsto dall’art. 624 bis c.p., i luoghi di lavoro non rientrano nella nozione di privata dimora, salvo che il fatto sia avvenuto all’interno di un’ area riservata alla sfera privata della persona offesa: rientrano, quindi, nella nozione di dimora privata esclusivamente i luoghi, anche destinati ad attività lavorativa o professionale, nei quali si svolgano non occasionalmente atti della vita privata e che non siano aperti al pubblico né accessibili a terzi senza il consenso del titolare
1. Con sentenza in data 25 maggio 2015, la Corte di appello di Ancona confermava la sentenza emessa il 23 ottobre 2007 dal Tribunale di Macerata, sez. dist. di Civitanova Marche, con la quale (OMISSIS) era stato condannato, applicata la riduzione per la scelta del rito abbreviato, alla pena di anni uno di reclusione ed Euro 400 di multa per il reato di cui all’articolo 624-bis c.p. e articolo 625 c.p., comma 1, n. 2, (perche’, infrangendo la finestra dell’esercizio commerciale “(OMISSIS)” vi si introduceva ed asportava Euro 200 ed una macchina fotografica al titolare dell’esercizio (OMISSIS). Furto aggravato perche’ commesso con violenza sulle cose e con la recidiva specifica infraquinquennale).
2. Ha proposto ricorso per cassazione il difensore del (OMISSIS), denunciando l’erronea applicazione dell’articolo 624-bis cod. pen., nonche’ l’omessa e manifesta illogicita’ della motivazione.
1. La soluzione della questione controversa sottoposta alle Sezioni Unite (“Se, ed eventualmente a quali condizioni, ai fini della configurabilita’ del delitto previsto dall’articolo 624-bis cod. pen., i luoghi di lavoro possano rientrare nella nozione di privata dimora”) comporta che venga correttamente definita la nozione di “privata dimora”.
2. Secondo tale indirizzo, cui si richiama anche la sentenza impugnata, gli elementi identificativi del luogo di privata dimora sarebbero uno di carattere strutturale (vale a dire l’astratta possibilita’ di inibire l’accesso al pubblico attraverso dispositivi di sbarramento, quali portoni, saracinesche o altri meccanismi; senza escludere che, in determinate ore del giorno, sia liberamente consentito detto accesso) e l’altro di carattere funzionale (la natura privata, cioe’, dell’attivita’ che vi si svolge; specificandosi che atti della vita privata non sono soltanto quelli della vita intima o familiare, ma anche quelli dell’attivita’ professionale o lavorativa, o quelli posti in essere a contatto con altri soggetti, quali l’acquisto di merce in un supermercato, la fruizione di una prestazione professionale, il compimento di operazioni bancarie).
2.2. L’indirizzo interpretativo sopra richiamato, inoltre, nel dare rilievo al “luogo in se'”, si limita a far riferimento allo svolgimento in esso di atti della vita privata, siano essi lavorativi, professionali o di altro genere, senza ulteriori approfondimenti.
3. Non resta che applicare le linee tracciate in precedenza in relazione alla nozione di privata dimora, contenuta nell’articolo 624-bis cod. pen., ai luoghi di lavoro.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2017-08-02T14:33:44+00:00	2 agosto 2017|Cassazione penale 2017, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti