Source: https://www.slideshare.net/m_dirienzo/anticorruzione-e-trasparenza-tra-prevenzione-della-corruzione-e-promozione-della-trasparenza-asl-cuneo-1-massimo-di-rienzo-2224012014
Timestamp: 2019-04-22 04:06:35+00:00
Document Index: 51471055

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 53', 'art. 2', 'art. 54', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 54', 'art. 1', 'art. 54', 'art. 54', 'art. 16', 'art. 326', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 53', 'art. 53', 'sentenza ']

Anticorruzione e trasparenza: tra prevenzione della corruzione e prom…
Anticorruzione e trasparenza: tra prevenzione della corruzione e promozione della trasparenza, ASL Cuneo 1, Massimo Di Rienzo, 22-24_01_2014
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1. Ed n° 1 a Mondovì, 22 gennaio 2014
2. Ed n° 2 a Savigliano, 23 gennaio 2014
3. Ed n° 3 a Cuneo presso la sede dell'ASL CN1, giorno 24, gennaio 2014
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1. ANTICORRUZIONE E TRASPARENZA: …tra prevenzione della corruzione e promozione della trasparenza Massimo Di Rienzo Esperto in trasparenza e integrità m_dirienzo@hotmail.com ASL-CN1, 22-24 gennaio 2014
2. Temi della giornata  1. Il dilemma del dottor Rossi  2. La disciplina nazionale di prevenzione della corruzione: il Piano Nazionale Anticorruzione ed i Piani Triennali di prevenzione della corruzione  3. Gli attori dell’integrità  4. Il Codice di Comportamento e la formazione generale con approccio valoriale  5. Il ruolo della leadership nella stabilire i fondamenti di una cultura etica dell’amministrazione  6. Altre misure obbligatorie  7. La Policy di Whistleblowing della ASL CN1  8. Trasparenza e trasparentismi
3. Prima parte Il dilemma del dottor Rossi “SEGNALARE O NON SEGNALARE, QUESTO E’ IL PROBLEMA…” …ovverosia, del dottor Rossi e delle FORZE che animano un DILEMMA ETICO…
4. DILEMMA ETICO Un dilemma etico può essere descritto come una decisione che richiede una scelta tra principi concorrenti, spesso in contesti complessi e con elevata carica di responsabilità.
5. DILEMMA ETICO. UN ESEMPIO L’Istituto Tecnico A. Volta ha una politica molto rigorosa in materia di droga, fino a prevedere l'immediata esclusione degli studenti che vengono trovati in possesso di sostanze all’interno dell’istituto. Gli insegnanti e i genitori sono molto favorevole alla politica e due studenti sono già stati esclusi quest'anno. Kevin, un studente di 15 anni, è stato scoperto con una piccola quantità di marijuana appena un mese prima della fine della scuola. Kevin non è sempre stato uno studente facile per la scuola, anche se l'anno precedente aveva lavorato sodo, non aveva avuto problemi con gli insegnanti e sembrava in grado di raggiungere il suo obiettivo che è quello di diventare un elettricista. Il preside, sa che Kevin lavora anche part-time per aiutare la madre malata e il fratello minore che frequenta anche lui la scuola. L’esclusione per Kevin significherebbe perdere l’anno e potenzialmente perdere il lavoro part-time se il suo datore di lavoro venisse a scoprire i motivi dell’allontanamento. Il preside deve decidere. EVENTO EVENTO CRITICO CRITICO DILEMMA DILEMMA ETICO ETICO
6. Il DILEMMA ETICO viene, di norma, innescato da un EVENTO CRITICO …nel nostro caso, l’EMERSIONE DI UN COMPORTAMENTO ILLECITO EVENTO EVENTO CRITICO CRITICO EMERSIONE DI UN EMERSIONE DI UN COMPORTAMENTO COMPORTAMENTO ILLECITO ILLECITO Il dottor Mario Rossi, ragioniere Il dottor Mario Rossi, ragioniere iscritto all’albo, è un funzionario iscritto all’albo, è un funzionario che da poco lavora nell’ufficio che da poco lavora nell’ufficio appalti della ASL di X. appalti della ASL di X. Nel preparare un disciplinare il Nel preparare un disciplinare il dottor Rossi si accorge che un dottor Rossi si accorge che un precedente appalto è stato precedente appalto è stato frazionato artificiosamente frazionato artificiosamente violando l’art. 29 del codice violando l’art. 29 del codice (d.lg. 163/2006). (d.lg. 163/2006). Page 6
7. art. 29 codice (d.lg. 163/2006) 4. Nessun progetto d'opera né alcun progetto di acquisto volto ad ottenere un certo quantitativo di forniture o di servizi può essere frazionato al fine di escluderlo dall'osservanza delle norme che troverebbero applicazione se il frazionamento non vi fosse stato. •La dottrina rileva che detta previsione è diretta derivazione del principio di economicità del procedimento •Finora la giurisprudenza ha sempre considerato una grave illegittimità quella commessa dalla stazione appaltante laddove ha escluso che i lotti non facciano parte di un'opera unitaria
8. Nella sanità… la corruzione più costosa è quella degli appalti di beni e servizi… …visto che rappresentano il 20-30% dei bilanci sanitari. In questo caso il beneficio viene elargito per avere l'appalto con gare tagliate su misura, trattative negoziali, abuso della contrattazione diretta, o anche in fase di fornitura, dando servizi di qualità e prezzo minore rispetto a quanto promesso nel capitolato d'appalto. “Oppure le aziende pagano per essere pagate prima delle altre dalla pubblica amministrazione senza contare il rischio di infiltrazione mafiosa, specialmente nei servizi di bassa specializzazione, come le pulizie o la vigilanza”. Fonte: www.quotidianosanita.it
9. QUALI DILEMMI ETICI NELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI? E QUALI DILEMMI ETICI E’ INTERESSANTE STUDIARE AI FINI DELLA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE E DELLO SVILUPPO DELLA CULTURA DELL’INTEGRITA’? Una particolare tipologia di dilemmi etici è per noi di grande interesse… EVENTO EVENTO CRITICO CRITICO = = CONDOTTE CONDOTTE NON ETICHE NON ETICHE ? ASSENZA DI ASSENZA DI SEGNALAZIONI SEGNALAZIONI Problema: •Alcuni eventi critici (condotte indesiderate, illecite o non-etiche) emergono a seguito di indagini giudiziarie e/o attraverso denunce di cittadini/comitati e/o attraverso inchieste giornalistiche ledendo significativamente la reputazione dell’Ente. •All’interno dell’amministrazione non sono state fatte segnalazioni su tali condotte. L’analisi del rischio, in assenza di evidenze/segnalazioni, non ha rilevato niente di anomalo e, quindi, non sono state approntate particolari soluzioni preventive. •L’Ente fronteggia un incombente rischio di fallimento etico.
10. QUALI DILEMMI ETICI NELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI? EVENTO EVENTO CRITICO CRITICO = = CONDOTTE CONDOTTE NON ETICHE NON ETICHE ? ASSENZA DI ASSENZA DI SEGNALAZIONI SEGNALAZIONI Analisi: •Si può prevedere che, in un significativo numero di casi, l’evento critico (condotta non etica) sia effettivamente stato rilevato da funzionari/dirigenti, ma che non sia stato portato all’attenzione né dei responsabili interni né all’esterno. Perche?
11. QUALI DILEMMI ETICI NELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI? EVENTO EVENTO CRITICO CRITICO = = CONDOTTE CONDOTTE NON ETICHE NON ETICHE ? ASSENZA DI ASSENZA DI SEGNALAZIONI SEGNALAZIONI Soluzione: •E’ probabile che i funzionari/dirigenti che hanno rilevato eventi critici (condotte non etiche) abbiano dovuto risolvere, in piena solitudine, il dilemma etico di agire per la denuncia di tali comportamenti (whistleblowing) o non agire e che abbiano scelto la seconda opzione. Perche?
12. EVENTO EVENTO CRITICO CRITICO innesca un DILEMMA DILEMMA ETICO ETICO innesca una AGIRE = WHISTLEBLOWING La parola whistleblower viene dalla frase inglese "blow the whistle", letteralmente soffiare il fischietto, che si riferisce all'azione dell'arbitro nel segnalare un fallo o a quella di un poliziotto che tenta di fermare un'azione illegale DECISIONE IGNORARE o AGIRE
13. • …esistono “FORZE” assai potenti in grado di influenzare i processi decisionali nel verso dell’IGNORARE o dell’AGIRE
14. IL MODELLO DI PROCESSO DECISIONALE ETICO (PUBBLICO) Lisa Ehrich, Neil Cranston & Megan Kimber Etica professionale Cultura organizzativa EVENTO EVENTO CRITICO CRITICO Contesto giuridico/le gislativo Contesto istituzionale Interesse pubblico Società e comunità Contesto globale Quadro politico • Ecco le FORZE, ciascuna delle quali ha la capacità di influenzare la decisione che l’individuo dovrà prendere in risposta all’evento critico. • In un dilemma etico le forze determinano “tensioni” verso la decisione di IGNORARE o AGIRE. • Qui sono illustrate otto forze concorrenti
15. Etica professionale EVENTO EVENTO CRITICO CRITICO L'ETICA PROFESSIONALE si riferisce alle norme, o norme, valori e principi che un membro di una determinata professione deve osservare. Si parla anche, in questi casi, di deontologia professionale. Tali norme possono essere formali o informali, scritte o non scritte. Si sottolineano gli “obblighi etici” che derivano dal far parte di una determinata categoria professionale. Il dottor Rossi ritiene che, per rispetto alla propria deontologia professionale, dovrebbe informare il proprio dirigente di ciò che è venuto a conoscenza
16. Etica professionale EVENTO EVENTO CRITICO CRITICO Contesto giuridico/l egislativo Per CONTESTO GIURIDICO/LEGISLATIVO si intende la comprensione della legge come 'un insieme coerente di regole universali che sono ampiamente pubblicate, generalmente accettate, e di solito applicate' (Hosmer 2003, p. 64). In un sistema democratico, si fa riferimento al complesso di leggi vigenti in un determinato tempo. Approfondendo la sua conoscenza sulle leggi vigenti (codice egli appalti e altre) e rilevando una patente irregolarità, il dottor Rossi si convince ancora di più che informare il proprio dirigente sia la cosa giusta da fare.
17. Etica professionale Cultura organizzativa EVENTO EVENTO CRITICO CRITICO Contesto giuridico/legis lativo Gli usi, le dinamiche delle micro-organizzazioni che vivono in una amministrazione contribuiscono a formare una CULTURA ORGANIZZATIVA. Al centro di una cultura organizzativa ci sono le relazioni tra le persone, la costruzione ed il mantenimento di rapporti di potere. Così, convinto di fare la cosa giusta, il dottor Rossi si reca dal suo dirigente e gli espone i fatti. Il dirigente lo guarda e poi gli intima di non parlarne con nessuno. “Non è una questione di tua competenza! Qui si fa così”. Il dottor Rossi si rende conto che non solo il dirigente conosce la questione, ma avalla o addirittura promuove quel comportamento che, pare, sia una prassi dell’ufficio.
18. Etica professionale Cultura organizzativa EVENTO EVENTO CRITICO CRITICO Contesto giuridico/legi slativo Contesto istituzionale Per CONTESTO ISTITUZIONALE si intende la comprensione di non avere un unico interlocutore all’interno (e all’esterno) della amministrazione, ma una molteplicità. I funzionari (così come i dirigenti) devono rendere conto non solo ai propri superiori ma anche ad altri soggetti istituzionali Profondamente amareggiato, il dottor Rossi cerca di capire a chi potrebbe rivolgersi all’interno e all’esterno dell’amministrazione nel caso decidesse di far trapelare ciò di cui è venuto a conoscenza.
19. Etica professionale Cultura organizzativa EVENTO EVENTO CRITICO CRITICO Contesto giuridico/legis lativo Contesto istituzionale Interesse pubblico L’INTERESSE PUBBLICO è centrale nei processi decisionali etici. Se un funzionario è convinto che si debba agire nel solo interesse pubblico sarà più propenso a informare i superiori o i media riguardo ad atti di colleghi o superiori che perseguono interessi privati o illeciti. Il dottor Rossi ha sempre pensato che un funzionario pubblico debba perseguire il bene della comunità e quindi pensa che il comportamento che tengono i suoi colleghi e il dirigente all’interno di quell’ufficio sia inaccettabile.
20. Etica professionale Cultura organizzativa EVENTO EVENTO CRITICO CRITICO Contesto giuridico/legisl ativo Contesto istituzionale Interesse pubblico Società e comunità La SOCIETÀ E LA COMUNITÀ influenzano un processo decisionale in quanto sono i diretti interessati delle scelte compiute, nel senso che su di esse si scaricano gli effetti del buono o cattivo uso delle risorse pubbliche. Il dottor Rossi trova anche inaccettabile che, a causa di quel comportamento, i propri concittadini avranno un servizio peggiore ad un costo più elevato.
21. Etica professionale Cultura organizzativa EVENTO EVENTO CRITICO CRITICO Contesto giuridico/legi slativo Contesto istituzionale Interesse pubblico Società e comunità Il CONTESTO GLOBALE può influenzare il processo decisionale nel senso che in un’epoca di maggiore accesso alle informazioni, chi decide può consultare un ampia gamma di decisioni già prese in altri contesti, di dati, di opinioni. Contesto globale Il dottor Rossi fa anche delle ricerche su internet per capire come può agire. Consulta siti e forum in cui colleghi di altre amministrazioni spiegano che tipo di decisione hanno preso in analoghe circostanze
22. Etica professionale Cultura organizzativa Contesto istituzionale Interesse pubblico Società e comunità Contesto globale EVENTO EVENTO CRITICO CRITICO Contesto giuridico/legi slativo Quadro politico Il QUADRO POLITICO può influenzare decisamente una decisione. Fa riferimento al rapporto tra politica e amministrazione, alla linea etica/non etica che la politica impartisce all’amministrazione attraverso nomine, regole, pratiche, comportamenti, ecc. Così il dottor Rossi decide di parlare direttamente con Direttore Generale. Il DG, con spiazzante franchezza, rivela che quell’appalto era una contropartita elettorale a favore di un operatore economico sanitario e che il dottor Rossi farebbe bene a non invadere quel campo. Da altre fonti il dottor Rossi scopre che, tra l’altro, l’operatore economico in questione era familiare del dirigente del suo ufficio.
23. INDIVIDUI INDIVIDUI Etica professionale Cultura organizzativa EVENTO EVENTO CRITICO CRITICO Questioni legali Contesto istituzionale Interesse pubblico Società e comunità Contesto globale Quadro politico valori, educazione, valori, educazione, caratteristiche caratteristiche PERSONE DI PERSONE DI FIDUCIA FIDUCIA È importante notare come le forze incideranno in misura diversa sull'individuo a seconda delle caratteristiche personali di un individuo, dei valori, delle convinzioni, dell’educazione ricevuta, dei modelli familiari, tutti elementi che giocano un ruolo importante nel determinare il tipo di decisione da prendere.
24. INDIVIDUI INDIVIDUI Etica professionale Cultura organizzativa EVENTO EVENTO CRITICO CRITICO Contesto giuridico/legi slativo Contesto istituzionale Interesse pubblico Società e comunità Contesto globale Quadro politico valori, valori, educazione, educazione, caratteristiche caratteristiche PERSONE PERSONE DI DI FIDUCIA FIDUCIA Chi deve decidere può consultarsi con persone di fiducia che possono emergere informalmente (amici, parenti, colleghi) o anche formalmente all’interno o all’esterno dell’amministrazione
25. INDIVIDUI INDIVIDUI Etica professionale Cultura organizzativa EVENTO EVENTO CRITICO CRITICO Contesto giuridico/legi slativo Contesto istituzionale Interesse pubblico Società e comunità Contesto globale Quadro politico valori, educazione, valori, educazione, caratteristiche caratteristiche PERSONE DI PERSONE DI FIDUCIA FIDUCIA S C E L T E DECISIONE DILEMMA DILEMMA ETICO ETICO IGNORARE o AGIRE Formale/inform ale Esterno/interno La scelta tra alternative concorrenti. Ecco dove il dilemma etico emerge. • La decisione potrebbe portare a ignorare il dilemma o ad agire. • L’azione potrebbe essere formale/informale, rivolta all’esterno dell’amministrazione o all’interno.
26. COSA FARA’ IL DOTTOR ROSSI?
27. INDIVIDUI INDIVIDUI Etica professionale Cultura organizzativa EVENTO EVENTO CRITICO CRITICO Contesto giuridico/legi slativo Contesto istituzionale Interesse pubblico Società e comunità Contesto globale Quadro politico valori, educazione, valori, educazione, caratteristiche caratteristiche PERSONE DI PERSONE DI FIDUCIA FIDUCIA S C E L T E DECISIONE DILEMMA DILEMMA ETICO ETICO Il dottor Rossi capisce che la situazione è talmente compromessa che non vale la pena impegnarsi in una inutile crociata. Utilizza forme di auto-manipolazione per giustificare la sua scelta: ”tanto non cambierà mai niente…”
28. La decisione di non agire porta delle conseguenze (implicazioni) che si scaricano sull’individuo, sull’amministrazione e sulla comunità locale. • • • Il dottor Rossi torna a fare il suo lavoro con una orribile e pervasiva sensazione di impotenza. Il clima all’interno dell’amministrazione è, a dir poco, infernale. I media locali commentano un imminente ed infausto collasso delle finanze locali. per l’individuo INDIVIDUI INDIVIDUI valori, educazione, valori, educazione, caratteristiche caratteristiche PERSONE DI PERSONE DI FIDUCIA FIDUCIA S C E L T E DECISIONE DILEMMA DILEMMA ETICO ETICO IMPLICAZIONI IMPLICAZIONI per l’amministrazione per la comunità locale
29. IL MODELLO DI PROCESSO DECISIONALE ETICO (PUBBLICO) Lisa Ehrich, Neil Cranston & Megan Kimber INDIVIDUI INDIVIDUI Etica professionale Cultura organizzativa EVENTO EVENTO CRITICO CRITICO Contesto giuridico/legisl ativo Contesto istituzionale Interesse pubblico Società e comunità Contesto globale Quadro politico valori, educazione, valori, educazione, caratteristiche caratteristiche PERSONE DI PERSONE DI FIDUCIA FIDUCIA S C E L T E DECISIONE DILEMMA DILEMMA ETICO ETICO IGNORARE O AGIRE Formale/inform ale Esterno/interno LE FORZE IMPLICAZIONI IMPLICAZIONI per l’individuo per l’amministrazione per la comunità locale
30. RISPETTO AD UNA STRATEGIA DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE E DI PROMOZIONE DELL’INTEGRITA’…
31. RISPETTO AD UNA STRATEGIA DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE E DI PROMOZIONE DELL’INTEGRITA’…
32. RISPETTO AD UNA STRATEGIA DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE E DI PROMOZIONE DELL’INTEGRITA’…
33. RISPETTO AD UNA STRATEGIA DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE E DI PROMOZIONE DELL’INTEGRITA’…
34. PREVISIONE DI EFFICACIA DELL’AZIONE DI PREVENZIONE POLITICA MICROMICROORGANIZZAZIONE A ORGANIZZAZIONE A FORTE RISCHIO DI FORTE RISCHIO DI COMPORTAMENTI NON COMPORTAMENTI NON ETICI ETICI DIRIGENZA PERSONALE PREVISIONI DI EFFICACIA POLITICA COLLUSA DIRIGENZA COLLUSA PERSONALE COLLUSO NESSUNA EFFICACIA POLITICA COLLUSA DIRIGENZA COLLUSA PERSONALE NEUTRO NESSUNA EFFICACIA POLITICA COLLUSA DIRIGENZA COLLUSA PERSONALE IMPEGNATO NESSUNA EFFICACIA
35. PREVISIONE DI EFFICACIA DELL’AZIONE DI PREVENZIONE POLITICA PERSONALE POLITICA COLLUSA MICROMICROORGANIZZAZIONE A ORGANIZZAZIONE A RISCHIO DI RISCHIO DI COMPORTAMENTI NON COMPORTAMENTI NON ETICI ETICI DIRIGENZA PREVISIONI DI EFFICACIA DIRIGENZA NEUTRA PERSONALE NEUTRO SCARSA EFFICACIA POLITICA COLLUSA DIRIGENZA NEUTRA PERSONALE IMPEGNATO SCARSA EFFICACIA POLITICA COLLUSA DIRIGENZA IMPEGNATA PERSONALE IMPEGNATO POSSIBILE EFFICACIA POLITICA NEUTRA DIRIGENZA NEUTRA PERSONALE NEUTRO DIRIGENZA COLLUSA PERSONALE NEUTRO SCARSA EFFICACIA PERSONALE NEUTRO PROBABILE EFFICACIA … … POLITICA NEUTRA POLITICA NEUTRA DIRIGENZA IMPEGNATA … … POSSIBILE EFFICACIA
36. PREVISIONE DI EFFICACIA DELL’AZIONE DI PREVENZIONE POLITICA MICROMICROORGANIZZAZIONE CHE ORGANIZZAZIONE CHE PROMUOVE PROMUOVE COMPORTAMENTI ETICI COMPORTAMENTI ETICI DIRIGENZA PERSONALE PREVISIONI DI EFFICACIA POLITICA NEUTRA DIRIGENZA NEUTRA PERSONALE IMPEGNATO POSSIBILE EFFICACIA POLITICA NEUTRA DIRIGENZA IMPEGNATA PERSONALE IMPEGNATO PROBABILE EFFICACIA POLITICA IMPEGNATA DIRIGENZA IMPEGNATA PERSONALE IMPEGNATO PROBABILE EFFICACIA … … … …
37. SECONDA PARTE La disciplina nazionale di prevenzione della corruzione: il Piano Nazionale Anticorruzione ed i Piani Triennali di prevenzione della corruzione
38. Quale definizione di corruzione viene presa a riferimento nel Piano Nazionale Anticorruzione (P.N.A)? •La definizione comprende le varie situazioni in cui, nel corso dell’attività̀ amministrativa, si riscontri l’abuso da parte di un soggetto del potere a lui affidato al fine di ottenere vantaggi privati (accezione ampia) Le situazioni rilevanti sono più ampie della fattispecie penalistica, che è disciplinata negli artt. 318, 319 e 319 ter, c.p., e sono tali da comprendere non solo l’intera gamma dei delitti contro la pubblica amministrazione disciplinati nel Titolo II, Capo I, del codice penale, ma anche le situazioni in cui - a prescindere dalla rilevanza penale venga in evidenza un malfunzionamento dell’amministrazione a causa dell’uso a fini privati delle funzioni attribuite ovvero l’inquinamento dell’azione amministrativa ab externo, sia che tale azione abbia successo sia nel caso in cui rimanga a livello di tentativo.
39. Gli obiettivi strategici del Piano Nazionale Anticorruzione (P.N.A) •ridurre le opportunità che si manifestino casi di corruzione •aumentare la capacità di scoprire casi di corruzione •creare un contesto sfavorevole alla corruzione
40. Gli obiettivi strategici del Piano Nazionale Anticorruzione (P.N.A) •ridurre le opportunità che si manifestino casi di corruzione
41. Gli obiettivi strategici del Piano Nazionale Anticorruzione (P.N.A) •aumentare la capacità di scoprire casi di corruzione
42. Gli obiettivi strategici del Piano Nazionale Anticorruzione (P.N.A) •creare un contesto sfavorevole alla corruzione
43. In cosa consiste il Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione (P.T.P.C.) •Il Piano è un documento di natura programmatica che ingloba tutte le misure di prevenzione obbligatorie per legge e quelle ulteriori, coordinando gli interventi Coordinamento con ciclo della performance Misura: “Trasparenza” Sez. del P.T.P.C.
44. Secondo l'esperienza nazionale e internazionale, le aree di rischio ricorrenti, rispetto alle quali potenzialmente tutte le pubbliche amministrazioni sono esposte, sono: a)autorizzazione o concessione b)scelta del contraente per l'affidamento di lavori, forniture e servizi, anche con riferimento alla modalità di selezione prescelta ai sensi del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al d.lgs. n. 163 del 2006 c)concessione ed erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari, nonché attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati d)concorsi e prove selettive per l'assunzione del personale e progressioni di carriera di cui all'articolo 24 del decreto legislativo n. 150 del 2009
45. AREA DI RISCHIO PROCESSI 16) Varianti in corso di esecuzione del contratto 17) Subappalto 2) Affidame nto di lavori, servizi e forniture PRI ORI TA' RISCHI SPECIFICI 20) Ammissione di varianti durante la fase esecutiva del contratto, al fine di consentire all’appaltatore di recuperare lo sconto effettuato in sede di gara o di 4 conseguire guadagni ulteriori, addebitabili in particolar modo alla sospensione dell'esecuzione del lavoro o del servizio durante i tempi di attesa dovuti alla redazione della perizia di variante. 21) Mancato controllo della stazione appaltante nell'esecuzione della quotalavori che l'appaltatore dovrebbe eseguire 1 direttamente e che invece viene scomposta e affidata attraverso contratti non qualificati come subappalto, ma alla stregua di forniture. STRUTTURE/SOGGET TI COINVOLTI MISURE ESISTENTI (Specificare le eventuali necessità di adeguamenti/revisioni) S.C. Servizio Tecnico S.C. Acquisti S.C. Economato 1) Norme di legge e regolamenti. 2) Trasparenza. S.C. Servizio Tecnico S.C. Economato 1) Norme di legge e regolamenti. 2) Economato: Controllo del direttore esecuzione e referente del servizio interessato 18) Utilizzo di rimedi di risoluzione delle controversie alternativi a quelli 3 giurisdizionali durante la fase di esecuzione del contratto 22) Condizionamenti nelle decisioni S.C. Servizio Tecnico assunte all'esito delle procedure di accordo S.C. Economato bonario, derivanti dalla presenza della S.C. Servizio Legale parte privata all'interno della commissione. 1) Norme di legge e regolamenti. 19) Proroghe/ Prosecuzioni rapporto contrattuali 2 23) Elusione delle norme sulle procedure ad evidenza pubblica per favorire il fornitore. Regolamenti aziendali n. 219 del 04.06.2013 (Acquisizione di beni e servizi) e n. 758 del 21.12.2011 (lavori). 2 1) Norme di legge e regolamenti. S.C. Attività di Vigilanza 24) Possibili condizionamenti o interferenze 2) Inserimenti Anziani: Strutture Sanitarie o abuso nel riconoscimento dei requisiti di criteri previsti dalla Regione S.S.D. Attività di Vigilanza accreditamento al fine di avvantaggiare il Piemonte. sulle Strutture Socio soggetto accreditando. 3) Procedure informatiche di Sanitarie gestione delle presenze (Web Anziani). 20) Accreditamento di soggetti pubblici e privati S.C. Servizio Tecnico S.C. Acquisti S.C. Economato
46. Le misure obbligatorie del PTPC •adempimenti di trasparenza •codici di comportamento •rotazione del personale •obbligo di astensione in caso di conflitto di interesse •disciplina specifica in materia di svolgimento di incarichi d’ufficio attività ed incarichi extra-istituzionali •disciplina specifica in materia di conferimento di incarichi dirigenziali in caso di particolari attività o incarichi precedenti (pantouflage – revolving doors) •incompatibilità specifiche per posizioni dirigenziali •disciplina specifica in materia di formazione di commissioni, assegnazioni agli uffici, conferimento di incarichi dirigenziali in caso di condanna penale per delitti contro la pubblica amministrazione •disciplina specifica in materia di attività successiva alla cessazione del rapporto di lavoro (pantouflage – revolving doors) •disciplina specifica in materia di tutela del dipendente che effettua segnalazioni di illecito (c.d. whistleblower) •formazione in materia di etica, integrità ed altre tematiche attinenti alla prevenzione della corruzione.
47. Terza parte Gli attori dell’integrità
48. L’integrità è una responsabilità in capo a tutti i membri dell’amministrazione 48
49. E 'essenziale, però, che specifici “attori dell’integrità” acquisiscano anche un ruolo all'interno della struttura organizzativa, che siano, cioè, visibili nella struttura organizzativa. PERCHÉ? 49
50. Le soluzioni organizzative all’interno dell’amministrazione dipenderanno sia dal contesto sia dalle caratteristiche di un’amministrazione ECCO ALCUNE SOLUZIONI C’è il rischio che questo ufficio lavori in isolamento, lontano dalla realtà quotidiana Funzionari di varie aree che rispondono, oltre che ai loro dirigenti, anche agli “attori dell’integrità” 50
51. Soggetti e ruoli della strategia di prevenzione a livello decentrato P.N.A. Autorità di indirizzo politico: •designa il responsabile •adotta il P.T.P.C. e i suoi aggiornamenti e li comunica al Dipartimento della funzione pubblica e, se del caso, alla regione interessata •adotta tutti gli atti di indirizzo di carattere generale, che siano direttamente o indirettamente finalizzati alla prevenzione della corruzione (ad es.: criteri generali per il conferimento e l’autorizzazione allo svolgimento degli incarichi da parte dei dipendenti ex art. 53 del d.lgs. n. 165 del 2001);
52. Soggetti e ruoli della strategia di prevenzione a livello decentrato P.N.A. Responsabile della prevenzione: •svolge i compiti indicati nella circolare del Dipartimento della funzione pubblica n. 1 del 2013 e i compiti di vigilanza sul rispetto delle norme in materia di inconferibilità e incompatibilità; •elabora la relazione annuale sull’attività svolta e ne assicura la pubblicazione; •coincide, di norma, con il responsabile della trasparenza e ne svolge conseguentemente le funzioni
53. Soggetti e ruoli della strategia di prevenzione a livello decentrato P.N.A. Tutti i dirigenti per l’area di rispettiva competenza: •svolgono attività informativa nei confronti del responsabile, dei referenti e dell’autorità giudiziaria; •partecipano al processo di gestione del rischio; •propongono le misure di prevenzione; •assicurano l’osservanza del Codice di comportamento e verificano le ipotesi di violazione; •adottano le misure gestionali, quali l’avvio di procedimenti disciplinari, la sospensione e rotazione del •osservano le misure contenute nel P.T.P.C.
54. Soggetti e ruoli della strategia di prevenzione a livello decentrato P.N.A. gli O.I.V. e gli altri organismi di controllo interno: •partecipano al processo di gestione del rischio; considerano i rischi e le azioni inerenti la prevenzione della corruzione nello svolgimento dei compiti ad essi attribuiti; •svolgono compiti propri connessi all’attività anticorruzione nel settore della trasparenza amministrativa; •esprimono parere obbligatorio sul Codice di comportamento adottato da ciascuna amministrazione
55. Soggetti e ruoli della strategia di prevenzione a livello decentrato P.N.A. tutti i dipendenti dell’amministrazione: •partecipano al processo di gestione del rischio •osservano le misure contenute nel P.T.P.C. •segnalano le situazioni di illecito al proprio dirigente o all’U.P.D. •segnalano casi di personale conflitto di interessi i collaboratori a qualsiasi titolo dell’amministrazione: •osservano le misure contenute nel P.T.P.C.; •segnalano le situazioni di illecito
56. Parte quarta Il Codice di Comportamento e la formazione generale con approccio valoriale "A code is nothing, coding is everything”. Muel Kaptein
57. VALORI, MORALE, ETICA? • VALORI: sono le nostre più profonde convinzioni e le usiamo per definire quello che è giusto e quello che è sbagliato. Valori tipici sono l'onestà, l'integrità, la compassione, il coraggio, l'onore, la responsabilità, il patriottismo, il rispetto e correttezza. • MORALE: sono valori che noi attribuiamo ad un sistema di convinzioni, di solito un sistema religioso, ma potrebbe essere un sistema politico di un altro insieme di credenze. Questi valori acquisiscono autorità da qualcosa di esterno all'individuo, un essere superiore o un'autorità superiore (ad esempio “la società”, “Dio”, “l’ordinamento giuridico”). • ETICA: ha a che fare con le nostre azioni e le nostre decisioni. Quando si agisce o si decide in modi che sembrano coerenti con le nostre convinzioni (siano laiche o derivate da una autorità morale) allora diremo che stiamo “agendo eticamente”. Quando le azioni e le decisioni non sono congruenti con i nostri valori ci sembra di agire in modo “non etico”.
58. COSA E’ UN CODICE DI COMPORTAMENTO? •E’ un documento all’interno del quale vengono codificate le aspettative di un’organizzazione in merito al comportamento dei propri dipendenti •E’ il consolidamento di principi morali, di orientamenti etici e di comportamenti in una dato tempo ed in un dato spazio
59. Codice di comportamento •Il d.P.R. n. 62 del 2013, reca il nuovo Codice di comportamento dei dipendenti pubblici. Novità: 1.l’art. 2, comma 3, del Codice prevede l’estensione degli obblighi di condotta anche nei confronti di tutti i collaboratori dell’amministrazione, dei titolari di organi e di incarichi negli uffici di diretta collaborazione delle autorità, nonché nei confronti di collaboratori a qualsiasi titolo di imprese fornitrici di beni o servizi o che realizzano opere in favore dell’amministrazione. 2.Secondo quanto previsto dall’art. 54, comma 5, del d.lgs. n. 165 del 2001 e dall’art. 1, comma 2, del Codice, ciascuna amministrazione deve definire, con procedura aperta alla partecipazione e previo parere obbligatorio del proprio O.I.V., un proprio Codice di comportamento (segue…)
60. Codice di comportamento •Il d.P.R. n. 62 del 2013, reca il nuovo Codice di comportamento dei dipendenti pubblici. Novità: (segue…) •L’art. 4, comma 5, del Codice precisa la soglia orientativa dei regali di modico valore, che non possono superare il valore di 150 euro. I Codici adottati dalle singole amministrazioni possono comunque fissare soglie più basse in relazione alle caratteristiche dell’ente e alla tipologia delle mansioni. •L’art. 8 prevede espressamente l’obbligo di rispettare le misure contenute nel P.T.P.C. e di prestare collaborazione nei confronti del responsabile della prevenzione. •Il Codice contiene una specifica disciplina per i dirigenti, compresi quelli “a contratto” e il personale che svolge una funzione equiparata a quella dirigenziale nell’ambito degli uffici di diretta collaborazione. •Con una chiara presa di posizione che marca la differenza rispetto al passato, la l. n. 190 chiarisce che la violazione delle regole del Codice generale approvato con d.P.R. e dei Codici adottati da ciascuna amministrazione dà luogo a responsabilità disciplinare. Quindi, le norme contenute nei Codici di comportamento fanno parte a pieno titolo del “codice disciplinare”.
61. ARTICOLO 1. DISPOSIZIONI DI CARATTERE GENERALE REGOLE GENERALI “1. Il presente codice di comportamento, di seguito denominato "Codice", definisce, ai fini dell'articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, i doveri minimi di diligenza, lealtà, imparzialità e buona condotta che i pubblici dipendenti sono tenuti ad osservare. 2. Le previsioni del presente Codice sono integrate e specificate dai codici di comportamento adottati dalle singole amministrazioni ai sensi dell'articolo 54, comma 5, del citato decreto legislativo n.165 del 2001.”
62. ARTICOLO 1. DISPOSIZIONI DI CARATTERE GENERALE SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 Il codice individua, anche sulla base del contributo fornito dai portatori di interessi diffusi (stakeholder), le ulteriori norme di comportamento idonee a qualificare e valorizzare il profilo ed il ruolo dei dipendenti dell’Azienda Sanitaria Locale CN1 secondo canoni rispondenti ai principi di imparzialità e buon andamento, di integrità ed esclusività, sanciti dagli artt. 97 e 98 della Carta Costituzionale e ai principi posti a fondamento della mission aziendale, quali: a) la centralità e priorità dei bisogni del cittadino e del paziente; b) l’equità delle condizioni di accesso; c) l’orientamento all’innovazione; d) la tutela e valorizzazione dei contenuti tecnico-professionali degli operatori; e) il coinvolgimento di tutti i livelli organizzativi nella realizzazione della mission attraverso la condivisione delle responsabilità.
63. ARTICOLO 2. AMBITO DI APPLICAZIONE REGOLE GENERALI •Applicabilità del Codice a tutti i dipendenti •Estensione delle regole a tutti i collaboratori o consulenti, con qualsiasi tipologia di contratto o incarico e a qualsiasi titolo, ai titolari di organi e di incarichi negli uffici di diretta collaborazione delle autorità politiche, nonché nei confronti dei collaboratori a qualsiasi titolo di imprese fornitrici di beni o servizi e che realizzano opere in favore dell'amministrazione. •Inserimento di apposite disposizioni o clausole di risoluzione o decadenza del rapporto in caso di violazione degli obblighi derivanti dal presente codice.
64. ARTICOLO 2. AMBITO DI APPLICAZIONE SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 Il codice si applica a: •tutti dipendenti con rapporto a tempo indeterminato o determinato e ai componenti della Direzione Generale e del Collegio Sindacale. •tutti coloro che, a qualsiasi titolo, si trovino ad operare all’interno delle strutture aziendali o in nome e per conto dell’Azienda, incluse, in particolare, le seguenti categorie a)Medici, Veterinari e Psicologi a rapporto convenzionale; b)Consulenti e collaboratori a qualsiasi titolo; c)Dipendenti e collaboratori di imprese fornitrici e società partecipate; d)Personale assunto con contratto di somministrazione; e)Borsisti, stagisti e tirocinanti. (segue…)
65. ARTICOLO 2. AMBITO DI APPLICAZIONE SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 (segue…) A tal fine, negli atti relativi all’instaurazione del rapporto di lavoro/collaborazione, dovrà essere inserita, a cura della Struttura competente, una clausola che preveda la risoluzione o decadenza dal rapporto, in caso di violazione degli obblighi derivanti dal presente codice. (segue…)
66. ARTICOLO 2. AMBITO DI APPLICAZIONE SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 (segue…) Nel contratto di affidamento di appalti di fornitura di servizi e lavori, a cura della Struttura competente, dovrà essere inserita una clausola in virtù della quale la ditta fornitrice, a pena di risoluzione del contratto, in caso di violazione delle disposizioni del presente codice da parte dei propri dipendenti e collaboratori, è tenuta ad adottare i provvedimenti volti a rimuovere la situazione di illegalità segnalata dall’ASL nonché le eventuali conseguenze negative e a prevenirne la reiterazione delle violazioni del codice.
67. ARTICOLO 3. PRINCIPI GENERALI REGOLE GENERALI •Osservanza della Costituzione, della legge e perseguimento dell’interesse pubblico •Astensione nei casi di conflitto di interesse •Non utilizzo a fini privati di informazioni •Azione orientata al contenimento dei costi nel rispetto della qualità •Parità di trattamento nei rapporti con i destinatari •Massima disponibilità e collaborazione nei rapporti con le altre PA
68. ARTICOLO 3. PRINCIPI GENERALI SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 Anche in considerazione della specificità della mission aziendale, consistente nella tutela della salute individuale e collettiva, ciascun dipendente, in relazione al proprio ruolo, è chiamato a conformare il proprio comportamento ai seguenti ulteriori principi: •priorità dell’interesse pubblico generale, che deve in ogni caso prevalere su quello particolare, sia esso pubblico o privato; •collaborazione al perseguimento della mission aziendale; attraverso un contributo leale, pieno e responsabile; •impegno costante per migliorare i livelli di professionalità e la qualità dei contributi offerti; •impegno a creare un contesto organizzativo e professionale che agevoli lo svolgimento del proprio ruolo e di quello degli altri operatori aziendali; •cura dei beni aziendali; •tutela della riservatezza; (segue…)
69. ARTICOLO 3. PRINCIPI GENERALI SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 (segue…) g) collaborazione e trasparenza nei confronti dei cittadini e dell’utenza; h) centralità del cittadino utente e dei suoi bisogni; i) rispetto della persona e delle situazioni di sofferenza; j) solidarietà, accoglienza, personalizzazione e umanizzazione dell’assistenza; k) tracciabilità e semplificazione degli atti e dell’attività amministrativa; l) tutela dell’immagine dell’amministrazione; m) integrità, con conseguente divieto di sfruttare nella vita sociale la posizione pubblica ricoperta e obbligo di astensione nelle situazioni di conflitto di interesse. (segue…)
70. ARTICOLO 3. PRINCIPI GENERALI SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 (segue…) In conformità ai suddetti principi il dipendente dell’ASL CN1, nel proprio agire quotidiano e in relazione al proprio ruolo, deve: a)considerare la centralità del cittadino utente nell’organizzazione e non mettere in atto azioni che possano privilegiare alcuni utenti a scapito di altri; b)impegnarsi al fine di garantire la massima accessibilità dell’utente ai servizi offerti dall’azienda; c)mettere in atto tutte le azioni volte alla tutela del cittadino utente, al fine di garantire la libertà di espressione nell’esplicitare il bisogno di salute, nel rispetto della propria cultura e religione; d)attenersi, nei rapporti con gli utenti, ai principi della solidarietà umana, dell’accoglienza e dell’umanizzazione dell’assistenza, in forza dei quali “la qualità dell’assistenza sanitaria dipende anche dalla persona che la presta”.
71. ARTICOLO 4. REGALI, COMPENSI E ALTRE UTILITA’ REGOLE GENERALI •Non si chiedono regali, né per se né per gli altri •Si possono accettare solo regali di modico valore •Non si accettano regali o utilità da un proprio subordinato •I regali comunque ricevuti vanno consegnati all’amministrazione •Per modico valore si intendono regali non superiori a 150 euro
72. ARTICOLO 4. REGALI, COMPENSI E ALTRE UTILITA’ SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 •Il dipendente, nei rapporti con i terzi deve tenere un comportamento tale da disincentivare e prevenire, anche attraverso una corretta informazione circa il carattere doveroso della sua attività, una prassi, come quella dell’offerta di regali o di altre utilità, che mal si concilia coi principi di integrità e di imparzialità. •Il valore complessivo dei regali e delle utilità di modico valore, ricevuti in qualità di dipendente, non deve superare l’importo annuo di 150,00 euro. (segue…)
73. ARTICOLO 4. REGALI, COMPENSI E ALTRE UTILITA’ SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 (segue…) •Al di fuori dei casi consentiti e nei casi di dubbio circa il loro valore, i regali e le utilità devono essere rifiutati dal dipendente, che dovrà curarne la restituzione, direttamente o mediante l’amministrazione, al mittente, dandone comunicazione scritta al Responsabile della struttura di appartenenza. •Nei casi consentiti, l’accettazione di regali o altre utilità, deve essere comunicata al Responsabile della struttura di appartenenza e, qualora si tratti di Responsabili di strutture apicali, al Direttore Amministrativo o Sanitario d’Azienda cui fa capo la struttura cui sono preposti, ai quali compete vigilare sull’osservanza delle disposizioni di cui al presente articolo e adottare i provvedimenti di competenza, inclusi quelli disciplinari, in caso di violazione o eventuali anomalie, dandone tempestivamente comunicazione al Responsabile per la prevenzione della corruzione.
74. ARTICOLO 5. PARTECIPAZIONE AD ASSOCIAZIONI E ORIGANIZZAZIONI REGOLE GENERALI •Si deve comunicare l’appartenenza e/o la propria adesione ad associazioni od organizzazioni, a prescindere dal loro carattere riservato o meno, i cui ambiti di interessi possano interferire con lo svolgimento dell'attività dell'ufficio •Non si deve costringere altri dipendenti a aderire a associazioni o organizzazioni
75. ARTICOLO 5. PARTECIPAZIONE AD ASSOCIAZIONI E ORIGANIZZAZIONI SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 •Il dipendente non fa pressioni sui colleghi o sugli utenti dei servizi o con i portatori di interessi diffusi (stakeholder) con i quali venga in contatto durante l’attività professionale per indurli ad aderire ad associazioni e organizzazioni di alcun tipo, indipendentemente dal carattere delle stesse o dalla possibilità o meno di derivarne vantaggi economici, personali o di carriera. •Il dipendente si astiene dal trattare o dall’intervenire nella trattazione di pratiche relative ad associazioni di cui è membro, allorquando si tratti di associazioni che ricevono finanziamenti o contributi dall’ASL o intrattengono rapporti contrattuali o di collaborazione, anche non retribuita, con la medesima. •Il dipendente si astiene, altresì, dall’intervenire in rappresentanza dell’associazione di cui è membro nelle relazioni, formali ed informali, con l’ASL. (segue…)
76. ARTICOLO 5. PARTECIPAZIONE AD ASSOCIAZIONI E ORIGANIZZAZIONI SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 (segue…) •In fase di prima applicazione del presente codice, il dipendente deve effettuare la comunicazione entro 60 giorni dalla sua entrata in vigore, al Responsabile della struttura di appartenenza o nel caso di Responsabile di una struttura apicale, alla segreteria della Direzione Generale aziendale. •Successivamente, la comunicazione dovrà essere effettuata tempestivamente da ciascun dipendente all’atto dell’adesione alle associazioni, senza ulteriore sollecitazione da parte dell’Amministrazione e all’atto dell’assegnazione all’ufficio per il personale neoassunto o acquisito in organico a seguito di procedura di trasferimento o mobilità. •Con le stesse modalità potrà essere segnalata la cessazione della propria appartenenza all’associazione o all’organizzazione già oggetto di comunicazione.
77. ARTICOLO 6. CONFLITTO DI INTERESSE REGOLE GENERALI All’atto dell’assegnazione all’ufficio il dipendente deve informare per iscritto il dirigente dell'ufficio di tutti i rapporti, diretti o indiretti, di collaborazione con soggetti privati in qualunque modo retribuiti che lo stesso abbia o abbia avuto negli ultimi tre anni, precisando: •se in prima persona o suoi parenti o affini entro il secondo grado, il coniuge o il convivente abbiano ancora rapporti finanziari con il soggetto con cui ha avuto i predetti rapporti di collaborazione; •se tali rapporti siano intercorsi o intercorrano con soggetti che abbiano interessi in attività o decisioni inerenti all'ufficio, limitatamente alle pratiche a lui affidate Il dipendente si astiene dal prendere decisioni o svolgere attività inerenti alle sue mansioni in situazioni di conflitto, anche potenziale, di interessi
78. ARTICOLO 7. OBBLIGO DI ASTENSIONE REGOLE GENERALI •L’art. 1, comma 41, della l. n. 190 ha introdotto l’art. 6 bis nella l. n. 241 del 1990, rubricato “Conflitto di interessi”. La disposizione stabilisce che “Il responsabile del procedimento e i titolari degli uffici competenti ad adottare i pareri, le valutazioni tecniche, gli atti endoprocedimentali e il provvedimento finale devono astenersi in caso di conflitto di interessi, segnalando ogni situazione di conflitto, anche potenziale” •è stabilito un obbligo di astensione per il responsabile del procedimento, il titolare dell’ufficio competente ad adottare il provvedimento finale ed i titolari degli uffici competenti ad adottare atti endoprocedimentali nel caso di conflitto di interesse anche solo potenziale; •è previsto un dovere di segnalazione a carico dei medesimi soggetti. (segue)
79. ARTICOLO 7. OBBLIGO DI ASTENSIONE REGOLE GENERALI (segue) •La norma va letta in maniera coordinata con la disposizione inserita nel Codice di comportamento. •L’art. 6 e 7 prevedono che “Il dipendente si astiene dal partecipare all'adozione di decisioni o ad attività che possano coinvolgere a.interessi propri, ovvero di suoi parenti affini entro il secondo grado, del coniuge o di conviventi oppure di persone con le quali abbia rapporti di frequentazione abituale, b.soggetti od organizzazioni con cui egli o il coniuge abbia causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o debito significativi, c.soggetti od organizzazioni di cui sia tutore, curatore, procuratore o agente, d.di enti, associazioni anche non riconosciute, comitati, società o stabilimenti di cui egli sia amministratore o gerente o dirigente. •Il dipendente si astiene in ogni altro caso in cui esistano gravi ragioni di convenienza. •Sull'astensione decide il responsabile dell’ufficio di appartenenza”. (segue)
80. ARTICOLO 7. OBBLIGO DI ASTENSIONE REGOLE GENERALI (segue) •La segnalazione del conflitto deve essere indirizzata al dirigente •Il dirigente destinatario della segnalazione deve valutare espressamente la situazione sottoposta alla sua attenzione e deve rispondere per iscritto al dipendente •Nel caso in cui sia necessario sollevare il dipendente dall’incarico esso dovrà essere affidato dal dirigente ad altro dipendente ovvero, in carenza di dipendenti professionalmente idonei, il dirigente dovrà avocare a sé ogni compito relativo a quel procedimento. •Qualora il conflitto riguardi il dirigente a valutare le iniziative da assumere sarà il responsabile per la prevenzione •La violazione sostanziale della norma, che si realizza con il compimento di un atto illegittimo, dà luogo a responsabilità disciplinare del dipendente suscettibile di essere sanzionata con l’irrogazione di sanzioni all’esito del relativo procedimento, oltre a poter costituire fonte di illegittimità del procedimento e del provvedimento conclusivo dello stesso, quale sintomo di eccesso di potere sotto il profilo dello sviamento della funzione tipica dell’azione amministrativa.
81. ARTICOLO 7. OBBLIGO DI ASTENSIONE SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 •Il dipendente (in caso di conflitto di interesse) deve dare comunicazione per iscritto tramite protocollo riservato, precisando le ragioni che determinano l’obbligo di astensione, al Responsabile della struttura di appartenenza, e, nel caso degli apicali, della struttura sovraordinata o, in mancanza, al Direttore Sanitario o Amministrativo dell’Azienda, in relazione all’area di appartenenza. •Il Responsabile della Struttura di appartenenza o il Direttore d’azienda verifica l’effettiva sussistenza nel caso concreto delle condizioni che determinano l’obbligo di astensione e adotta i conseguenti provvedimenti di competenza. •Il soggetto destinatario della segnalazione deve valutare espressamente la situazione sottoposta alla sua attenzione e rispondere per iscritto al dipendente medesimo, sollevandolo dall’incarico oppure motivando espressamente le ragioni che consentono comunque l’espletamento dell’attività da parte del medesimo. (segue…)
82. ARTICOLO 7. OBBLIGO DI ASTENSIONE SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 (segue…) •Nel caso in cui sia necessario sollevare il dipendente dall’incarico, lo stesso dovrà essere affidato ad altro dipendente ovvero, in carenza di dipendenti professionalmente idonei, il Responsabile della struttura dovrà avocare a sé ogni compito relativo a quel procedimento. •La violazione sostanziale della norma, dà luogo a responsabilità disciplinare del dipendente suscettibile di essere sanzionata con l’irrogazione di sanzioni all’esito del relativo procedimento, oltre a poter costituire fonte di illegittimità del procedimento e del provvedimento conclusivo dello stesso, quale sintomo di eccesso di potere sotto il profilo dello sviamento della funzione tipica dell’azione amministrativa. •L’astensione deve essere annotata, senza indicazione delle cause che l’hanno determinata, e tutte le dichiarazioni con relative risposte devono essere trasmesse, in forma integrale, al Responsabile per la prevenzione della corruzione che provvede alla tenuta del relativo archivio.
83. ARTICOLO 8. PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE REGOLE GENERALI Il dipendente: •rispetta le prescrizioni contenute nel Piano •presta la propria collaborazione al RPC •segnala al proprio superiore gerarchico eventuali situazioni di illecito nell'amministrazione di cui sia venuto a conoscenza
84. ARTICOLO 8. PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 Tutti i dipendenti sono tenuti a partecipare e collaborare attivamente all’attuazione della politica di prevenzione della corruzione e al processo di gestione del relativo rischio e a prestare a tal fine la loro piena e tempestiva collaborazione al Responsabile e ai Referenti per la prevenzione della corruzione, corrispondendo, con tempestività ed esaustività, alle richieste dei medesimi. (segue…)
85. ARTICOLO 8. PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 (segue…) I Dirigenti Responsabili delle strutture aziendali: a)promuovono, all’interno della struttura cui sono preposti, attraverso concrete azione ed iniziative, la diffusione della cultura della legalità e del rispetto delle regole in genere, anche mediante un adeguato riconoscimento, in sede di valutazione individuale ai fini della corresponsione della retribuzione di risultato, dell’intrinseco valore positivo dei comportamenti virtuosi; b)promuovono, all’interno della struttura cui sono preposti, il pieno e motivato coinvolgimento di tutti i dirigenti e dipendenti nell’attuazione della strategia di contrasto e prevenzione della corruzione, inclusa l’attività di mappatura dei processi, identificazione, analisi e valutazione dei rischi e di proposta e definizione delle misure di prevenzione; (segue…)
86. ARTICOLO 8. PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 (segue…) I Dirigenti Responsabili delle strutture aziendali: •concorrono alla definizione di misure idonee a prevenire e contrastare i fenomeni di corruzione e a controllarne il rispetto da parte dei dipendenti della struttura cui sono preposti; •forniscono le informazioni richieste dal soggetto competente per l’individuazione delle attività nell’ambito delle quali è più elevato il rischio corruzione e formulano specifiche proposte volte alla prevenzione del rischio medesimo; •provvedono al monitoraggio delle attività nell’ambito delle quali è più elevato il rischio di corruzione svolte nella struttura cui sono preposti, disponendo, con provvedimento motivato, la rotazione del personale nel caso di avvio di procedimenti penali o disciplinari per condotte di natura corruttiva; •adempiono e vigilano sull’osservanza ed attuazione, nell’ambito delle struttura cui sono preposti, degli obblighi derivanti dal Piano triennale di prevenzione della corruzione adottato dall’Azienda; (segue…)
87. ARTICOLO 8. PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 (segue…) •L’obbligo di denuncia e di segnalazione si intende assolto anche mediante la segnalazione al Responsabile per la prevenzione della corruzione o agli altri soggetti individuati nell’apposita procedura di whistleblowing adottata dall’azienda per dare concreta attuazione al disposto dell’art. 54 bis, del D.L.vo 165/2001, introdotto dall’art. 1, comma 51, della legge 190/2012. •Al dipendente che effettua in buona fede la segnalazione di illeciti o irregolarità, ai sensi del sopra citato art. 54 bis, viene assicurata ampia tutela, sia attraverso la garanzia dell’anonimato nei limiti stabiliti dal suddetto art. 54 bis, sia attraverso il divieto di ogni forma di discriminazione o ritorsione. •Tutti coloro che, in ragione del loro ufficio o per altra causa, vengono a conoscenza di una segnalazione, sono tenuti a mantenere la massima riservatezza sul suo contenuto e sull’identità del suo autore. La diffusione impropria di tali dati è fonte di responsabilità disciplinare ai sensi del successivo art. 16, fatta salva, ove ne sussistano i presupposti, la responsabilità penale in relazione al reato di “rivelazione di segreti di ufficio”, ai sensi dell’art. 326 del codice penale.
88. ARTICOLO 9. TRASPARENZA E TRACCIABILITA’ REGOLE GENERALI Il dipendente: •assicura l'adempimento degli obblighi di trasparenza previsti in capo alle pubbliche amministrazioni secondo le disposizioni normative vigenti •presta la massima collaborazione nell'elaborazione, reperimento e trasmissione dei dati sottoposti all'obbligo di pubblicazione sul sito istituzionale •garantisce la tracciabilità dei processi decisionali attraverso un adeguato supporto documentale
89. ARTICOLO 9. TRASPARENZA E TRACCIABILITA’ SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 •Il dipendente si informa diligentemente sulle disposizioni contenute nel programma triennale della trasparenza e integrità e fornisce la collaborazione e le informazioni necessarie alla realizzazione del programma e delle azioni in esso contenute. •I Responsabili delle strutture aziendali devono verificare che gli atti conclusivi dei procedimenti contengano le informazioni necessarie a ricostruire tutte le fasi del procedimento stesso.
90. ARTICOLO 10. COMPORTAMENTI NEI RAPPORTI PRIVATI REGOLE GENERALI •Nei rapporti privati, comprese le relazioni extralavorative con pubblici ufficiali nell'esercizio delle loro funzioni, il dipendente non sfrutta, ne' menziona la posizione che ricopre nell'amministrazione per ottenere utilità che non gli spettino e non assume nessun altro comportamento che possa nuocere all'immagine dell'amministrazione.
91. ARTICOLO 10. COMPORTAMENTI NEI RAPPORTI PRIVATI SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 nei rapporti con altri enti PUBBLICI, comprese le relazioni extralavorative con pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio nell’esercizio delle loro funzioni, il dipendente: a)non promette facilitazioni per pratiche d’ufficio in cambio di una agevolazione per le proprie; b)non chiede di parlare con i superiori gerarchici dell’impiegato o funzionario che segue la questione privata del dipendente, facendo leva sulla propria posizione gerarchica all’interno dell’Azienda; c)non diffonde informazioni e non fa commenti, nel rispetto e nei limiti della libertà di espressione, volutamente atti a ledere l’immagine o l’onorabilità di colleghi, di superiori gerarchici, di amministratori, o dell’ente in generale.
92. ARTICOLO 10. COMPORTAMENTI NEI RAPPORTI PRIVATI SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 nei rapporti con altri enti PRIVATI, Nei rapporti privati con altri enti o soggetti privati, con esclusione dei rapporti professionali e di confronto informale con colleghi di altri enti pubblici, il dipendente: a)non anticipa contenuti specifici di procedimenti di gara, di concorso, o di altri procedimenti che prevedano una selezione pubblica comparativa ai fini dell’ottenimento di contratti di lavoro, di prestazione di servizi o di fornitura, di facilitazioni, e benefici in generale; b)non diffonde i risultati di procedimenti, prima che siano conclusi.
93. ARTICOLO 11. COMPORTAMENTO IN SERVIZIO REGOLE GENERALI Il dipendente: •non ritarda ne' adotta comportamenti tali da far ricadere su altri dipendenti il compimento di attività o l'adozione di decisioni di propria spettanza •utilizza i permessi di astensione dal lavoro, comunque denominati, nel rispetto delle condizioni previste dalla legge, dai regolamenti e dai contratti collettivi •utilizza il materiale o le attrezzature di cui dispone per ragioni di ufficio e i servizi telematici e telefonici dell'ufficio nel rispetto dei vincoli posti dall'amministrazione •utilizza i mezzi di trasporto dell'amministrazione a sua disposizione soltanto per lo svolgimento dei compiti d'ufficio, astenendosi dal trasportare terzi, se non per motivi d'ufficio
94. ARTICOLO 11. COMPORTAMENTO IN SERVIZIO SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 Salvo quanto stabilito dai Contratti Collettivi Nazionali per il comparto e per la dirigenza, il dipendente deve rispettare l’orario di servizio e le regole dettate dall’Azienda in materia di presenza in servizio. (segue…)
95. ARTICOLO 11. COMPORTAMENTO IN SERVIZIO SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 (segue…) In particolare, ciascun dipendente è tenuto a: •attestare fedelmente e personalmente la propria presenza in servizio, timbrando regolarmente le entrate e le uscite, inclusa la pausa pranzo, fatte salve, per quest’ultima, le eccezioni espressamente previste da specifiche disposizioni con riferimento a determinate categorie di personale sanitario, quale quello turnista o i medici in servizio di guardia attiva o impegnati in interventi di emergenza sanitaria o di pronto intervento); •regolarizzare, nei termini e secondo le modalità prescritte dalle disposizioni aziendali, le omesse timbrature, incluse quelle relative alla pausa mensa. •effettuare la timbratura presso la timbratrice più vicina alla propria sede di lavoro esclusiva o prevalente. •i Responsabili delle strutture aziendali sono tenuti a rispettare e a far rispettare ai dipendenti assegnati alla propria struttura le regole in materia di presenza in servizio e a vigilare sulla loro osservanza e ad adottare i conseguenti provvedimenti, anche disciplinari, nei confronti dei trasgressori. (segue…)
96. ARTICOLO 11. COMPORTAMENTO IN SERVIZIO SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 (segue…) •Il dipendente assicura, in caso di assenza dal servizio per malattia o altre cause autorizzate dal contratto, leggi e regolamenti, la tempestiva e, salvo situazioni di obiettiva impossibilità, preventiva comunicazione al proprio Responsabile, in tempi congrui a garantire il regolare funzionamento degli uffici e dei servizi e comunque non oltre l’inizio del turno. •Ogni dipendente si prende cura degli spazi, del materiale e delle attrezzature in dotazione alla struttura di appartenenza, e, compatibilmente col ruolo e la posizione ricoperta, garantisce il corretto impiego delle risorse aziendali (strutturali, umane, materiali ed attrezzature) al fine di fornire risposte professionali ed assistenziali finalizzate all’economicità, all’efficacia ed efficienza, evitando ogni forma di spreco e/o di abuso nell’utilizzo delle risorse pubbliche. (segue…)
97. ARTICOLO 11. COMPORTAMENTO IN SERVIZIO SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 (segue…) •In tale ottica, il dipendente si attiene alle disposizioni aziendali in materia e, in particolare, alle norme relative all’utilizzo delle risorse aziendali, inclusi il telefono aziendale, gli strumenti informatici e di comunicazione informativa (internet e posta elettronica), le auto aziendali, nonché alle norme in materia di utilizzo dell’auto propria per ragioni di servizio. •I dipendenti, al fine di garantire la funzionalità del servizio, devono rispettare scrupolosamente i turni di servizio, di reperibilità e di servizio di guardia attiva programmati e non possono apportare variazioni alla programmazione senza la preventiva autorizzazione del Responsabile. •Il personale deve mettere in atto un comportamento finalizzato a prevenire incidenti critici e/o errori, attraverso il rispetto delle procedure aziendali in materia di Risk management e qualità.
98. ARTICOLO 12. RAPPORTI CON IL PUBBLICO REGOLE GENERALI Il dipendente: •è identificabile e riconoscibile nei rapporti con il pubblico •opera con spirito di servizio, correttezza e disponibilità •fornisce le spiegazioni che gli siano richieste in ordine al comportamento proprio e di altri dipendenti dell'ufficio dei quali ha la responsabilità od il coordinamento •nella trattazione delle pratiche rispetta l'ordine cronologico •rispetta gli appuntamenti con i cittadini •risponde senza ritardo ai loro reclami •si astiene da dichiarazioni pubbliche offensive nei confronti dell'amministrazione •cura il rispetto degli standard di qualità e di quantità •garantisce la continuità del servizio •non assume impegni ne' anticipa l'esito di decisioni o azioni proprie o altrui inerenti all'ufficio, al di fuori dei casi consentiti •rilascia copie ed estratti di atti o documenti secondo la sua competenza •osserva il segreto d'ufficio e la normativa in materia di tutela e trattamento dei dati personali
99. ARTICOLO 12. RAPPORTI CON IL PUBBLICO SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 •L’inserimento degli utenti nelle liste di prenotazione delle prestazioni diagnostiche, specialistiche ambulatoriali e dei ricoveri ospedalieri deve avvenire nel rispetto dell’ordine cronologico e delle classi di priorità definite in base all’urgenza dalle norme in materia e dalle disposizioni aziendali. •Fermo restando il rispetto delle altre disposizioni aziendali in materia, il dipendente può rilasciare dichiarazioni ai mezzi di comunicazione e pubblicare informazioni o dichiarazioni tramite media digitali (social network, blog e simili) su argomenti relativi alle attività aziendali solo previa autorizzazione dell’ufficio stampa o altro ufficio autorizzato.
100. ARTICOLO 13. DISPOSIZIONI PARTICOLARI PER I DIRIGENTI REGOLE GENERALI Il Dirigente •comunica situazioni di conflitto di interesse anche potenziale •dichiara se ha parenti e affini entro il secondo grado, coniuge o convivente che esercitano attività politiche, professionali o economiche che li pongano in contatti frequenti con l'ufficio che dovrà dirigere •assume atteggiamenti leali e trasparenti e adotta un comportamento esemplare e imparziale nei rapporti con i colleghi, i collaboratori e i destinatari dell'azione amministrativa •cura, compatibilmente con le risorse disponibili, il benessere organizzativo nella struttura a cui è preposto •assegna l'istruttoria delle pratiche sulla base di un'equa ripartizione del carico di lavoro, tenendo conto delle capacità, delle attitudini e della professionalità del personale a sua disposizione •valuta il personale assegnato alla struttura cui è preposto con imparzialità (segue…)
101. ARTICOLO 13. DISPOSIZIONI PARTICOLARI PER I DIRIGENTI REGOLE GENERALI (segue…) Il Dirigente: •intraprende con tempestività le iniziative necessarie ove venga a conoscenza di un illecito, •attiva e conclude, se competente, il procedimento disciplinare, ovvero segnala tempestivamente l'illecito all'autorità disciplinare, •presta ove richiesta la propria collaborazione •provvede ad inoltrare tempestiva denuncia all'autorità giudiziaria penale o segnalazione alla corte dei conti per le rispettive competenze •evita che notizie non rispondenti al vero quanto all'organizzazione, all'attività e ai dipendenti pubblici possano diffondersi. •favorisce la diffusione della conoscenza di buone prassi e buoni esempi al fine di rafforzare il senso di fiducia nei confronti dell'amministrazione
102. ARTICOLO 13. DISPOSIZIONI PARTICOLARI PER I DIRIGENTI SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 •Il Dirigente effettua la comunicazione prevista dal comma 3 del presente articolo (conflitto di interessi) al Responsabile della struttura all’atto dell’assegnazione alla medesima. I Dirigenti delle strutture apicali effettuano tale comunicazione al Responsabile della struttura sovraordinata o, in mancanza, al Direttore Sanitario o Amministrativo dell’Azienda, in relazione all’area di riferimento. Ogni eventuale sopravvenuta variazione delle circostanze oggetto di comunicazione deve essere tempestivamente comunicata ai medesimi soggetti. •Il comportamento del Dirigente è improntato al perseguimento dell’efficienza ed efficacia dei servizi istituzionali, nella primaria considerazione delle esigenze dei cittadini utenti, operando costantemente nel rispetto del principio di legalità, buona amministrazione e imparzialità, economicità, razionalità e trasparenza. (segue…)
103. ARTICOLO 13. DISPOSIZIONI PARTICOLARI PER I DIRIGENTI SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 (segue…) •Il Dirigente, nell’ambito dei propri compiti di gestione delle risorse, individua il fabbisogno di personale e di beni e servizi in relazione alle effettive esigenze di funzionalità del servizio. •Nell’esercizio del proprio potere direttivo, il Dirigente sovrintende al corretto espletamento dell’attività del personale, anche di livello dirigenziale, assegnato alla struttura cui è preposto, nonché al rispetto delle norme del presente codice, ivi compresa l’attivazione dell’azione disciplinare, secondo le disposizioni vigenti. •I Dirigenti valutano il personale assegnato alla loro struttura nel rispetto del principio del merito, avendo riguardo anche all’aspetto fondamentale del rispetto della legalità. (segue…)
104. ARTICOLO 13. DISPOSIZIONI PARTICOLARI PER I DIRIGENTI SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 (segue…) •Il Dirigente ha il dovere di vigilare sulle assenze per malattia dei dipendenti appartenenti alla propria struttura, anche al fine di prevenire e contrastare, nell’interesse della funzionalità del Servizio, le condotte assenteistiche e di segnalare tempestivamente eventuali anomalie o irregolarità riscontrate al Servizio Ispettivo, fermo restando l’assunzione delle altre iniziative di competenza. •Il Dirigente ha il dovere di osservare e vigilare sul rispetto delle regole in materia di incompatibilità, cumulo di impieghi o incarichi extra istituzionali di lavoro da parte del personale assegnato alla propria struttura, al fine di evitare pratiche illecite di “doppio lavoro” e di segnalare eventuali anomalie o irregolarità riscontrate al Servizio Ispettivo, fermo restando l’assunzione delle altre iniziative di competenza. (segue…)
105. ARTICOLO 13. DISPOSIZIONI PARTICOLARI PER I DIRIGENTI SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 (segue…) SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI PER LA DIRIGENZA DEL RUOLO SANITARIO •Il Dirigente, nell’ambito delle proprie funzioni è tenuto a garantire il massimo rispetto dei compiti di vigilanza, operatività e continuità dell’assistenza ai pazienti, nonché ad assicurare la massima diligenza nella compilazione, tenuta e controllo delle cartelle cliniche, referti e risultanze diagnostiche. •Il Dirigente, nello svolgimento della libera professione, ha il dovere di rispettare le specifiche disposizioni che contemplano le situazioni di incompatibilità e di conflitto di interesse, che vietano la sovrapposizione con l’attività istituzionale, che definiscono le condizioni ostative e gli adempimenti finalizzati a garantire la tracciabilità dell’attività e dei pagamenti e la corretta e tempestiva contabilizzazione delle somme incassate, nonché ogni altra disposizione normativa, contrattuale od aziendale in materia.
106. ARTICOLO 14. CONTRATTI E ALTRI ATTI NEGOZIALI SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 •Alle ipotesi di cui al precedente comma 2 (Il dipendente non conclude, per conto dell'amministrazione, contratti di appalto, fornitura, servizio, finanziamento o assicurazione con imprese con le quali abbia stipulato contratti a titolo privato o ricevuto altre utilità nel biennio precedente) si applicano le prescrizioni stabilite in via generale per tutti i casi di astensione per conflitto di interesse dall’art. 7, commi da 2 a 4, del presente codice. •Nei provvedimenti di aggiudicazione e autorizzazione alla stipula dei contratti di cui al precedente comma 2, il Dirigente proponente o competente alla loro adozione attesta l’insussistenza delle situazioni di incompatibilità previste dal presente articolo.
107. ARTICOLO 15. VIGILANZA, MONITORAGGIO E ATTIVITA’ FORMATIVE REGOLE GENERALI L’U.P.D cura.: •l'aggiornamento del codice di comportamento dell'amministrazione, •l'esame delle segnalazioni di violazione dei codici di comportamento, •la raccolta delle condotte illecite accertate e sanzionate, assicurando le garanzie di tutela del whistleblower Il RPC cura: •la diffusione della conoscenza dei codici di comportamento nell'amministrazione, •il monitoraggio annuale sulla loro attuazione •la pubblicazione sul sito istituzionale •la comunicazione all'Autorità nazionale anticorruzione (segue…)
108. ARTICOLO 15. VIGILANZA, MONITORAGGIO E ATTIVITA’ FORMATIVE REGOLE GENERALI (segue…) L’U.P.D cura.: •può chiedere all'Autorità nazionale anticorruzione parere facoltativo, ai fini dell'attivazione del procedimento disciplinare per violazione dei codici di comportamento •al personale delle pubbliche amministrazioni sono rivolte attività formative in materia di trasparenza e integrità, che consentano ai dipendenti di conseguire una piena conoscenza dei contenuti del codice di comportamento, nonché un aggiornamento annuale e sistematico sulle misure e sulle disposizioni applicabili in tali ambiti.
109. ARTICOLO 15. VIGILANZA, MONITORAGGIO E ATTIVITA’ FORMATIVE SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 •L’U.P.D., in raccordo col Responsabile per la prevenzione della corruzione, fornisce assistenza e consulenza ai dipendenti in materia di corretta attuazione e applicazione delle norme del presente Codice •Al fine di consentire una valutazione complessiva dei dipendenti anche dal punto di vista comportamentale, l’U.P.D. opera in raccordo con il Responsabile della struttura di appartenenza del dipendente, con il Responsabile per la prevenzione della corruzione, con la struttura competente al rilascio delle autorizzazioni allo svolgimento di incarichi extraistituzionali e con la struttura preposta alla valutazione della performance e del riconoscimento della retribuzione accessoria ad essa collegata.
110. ARTICOLO 16. RESPONSABILITA’ CONSEGUENTE ALLA VIOLAZIONE DEI DOVERI DEL CODICE REGOLE GENERALI •La violazione degli obblighi previsti dal Codice è fonte di responsabilità disciplinare accertata all'esito del procedimento disciplinare, nel rispetto dei principi di gradualità e proporzionalità delle sanzioni •Le sanzioni applicabili sono quelle previste dalla legge, dai regolamenti e dai contratti collettivi, incluse quelle espulsive
111. ARTICOLO 16. RESPONSABILITA’ CONSEGUENTE ALLA VIOLAZIONE DEI DOVERI DEL CODICE SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 •I dipendenti sono tenuti a rispettare i regolamenti, le procedure generali e specifiche, le istruzioni operative e ogni altra disposizione aziendale contenuta in atti comunque denominati (circolari, direttive, linee guida e simili), nonché, qualora siano iscritti ad albi professionali, le regole stabilite nei codici di comportamento dei rispettivi ordini, i cui contenuti devono intendersi automaticamente richiamati e recepiti dal presente Codice per costituirne parte integrante.
112. ARTICOLO 17. DISPOSIZIONI FINALI E ABROGAZIONI REGOLE GENERALI Le amministrazioni danno la più ampia diffusione al presente decreto: •pubblicandolo sul proprio sito internet istituzionale e nella rete intranet, •nonché trasmettendolo tramite e-mail a tutti i propri dipendenti e ai titolari di contratti di consulenza o collaborazione a qualsiasi titolo, anche professionale, ai titolari di organi e di incarichi negli uffici di diretta collaborazione dei vertici politici dell'amministrazione, nonché ai collaboratori a qualsiasi titolo, anche professionale, di imprese fornitrici di servizi in favore dell'amministrazione. L'amministrazione, contestualmente alla sottoscrizione del contratto di lavoro o, in mancanza, all'atto di conferimento dell'incarico, consegna e fa sottoscrivere ai nuovi assunti, con rapporti comunque denominati, copia del codice di comportamento.
113. ARTICOLO 17. DISPOSIZIONI FINALI E ABROGAZIONI SPECIFICHE REGOLE AZIENDALI DELLA ASL CN1 •Il Responsabile della prevenzione della corruzione, avvalendosi del supporto della struttura preposta alla comunicazione, cura la più ampia diffusione del presente codice, pubblicandolo sul sito istituzionale dell’Azienda e nella rete intranet e trasmettendolo tramite mail a tutti i dipendenti, ai medici e veterinari e psicologi a rapporto convenzionale, ai titolari di contratti di consulenza o collaborazione a qualsiasi titolo, anche professionale, ai titolari di organi e di incarichi negli uffici di diretta collaborazione dei vertici dell’amministrazione, nonché ai dipendenti e collaboratori a qualsiasi titolo, di imprese e società partecipate fornitrici di servizi in favore dell’amministrazione. •La S.C. Personale, all’atto della sottoscrizione del contratto di lavoro o dell’atto di conferimento dell’incarico, consegna e fa sottoscrivere, per accettazione, agli interessati copia del presente codice di comportamento.
114. Determinare e definire l’integrità •Secondo le linee guida OCSE presenti nel manuale "Towards a sound integrity framework", del 2009, è importante che in una prima fase l'amministrazione colga l'importanza del "determinare e definire" l'integrità e come questi due elementi debbano prendere vita attraverso un processo di ascolto. (segue…)
115. Determinare e definire l’integrità •Definire una regola significa che esiste una adozione formale di una regola di comportamento. Si afferma formalmente, cioè, che in un dato contesto e per il presente e futuro, varrà una determinata regola e che quella regola sta scritta in un documento (ad esempio il codice di comportamento o il codice disciplinare). •Determinare una regola significa, invece, che per un particolare contesto e per il tempo necessario si decide che è opportuno adottare uno specifico comportamento (invece che altri) in ragione del fatto che questo comportamento viene largamente condiviso dalla maggioranza di coloro che lo dovranno osservare e far osservare. Per questo il processo di determinazione non può prescindere dal coinvolgimento di attori interni e esterni all'organizzazione che decide di adottare quella regola. (segue…)
116. Determinare e definire l’integrità I problemi che potrebbero sorgere da una mancata determinazione (o co-determinazione) vengono rappresentati con: •il rischio di irrilevanza delle regole (definite ma non determinate) che enfatizzano aspetti del tutto marginali rispetto alla specificità di un'organizzazione; •l'estraneità del codice alla strategia di promozione dell'integrità. Un codice, infatti, è solo uno degli elementi di una strategia più complessa che deve essere per forza di cose armonizzata; •la terza, è più importante (nonché ovvia) implicazione è il fatto che, in assenza di codificazione partecipata, si riduce al minimo il senso di appartenenza di quelle regole che, piuttosto che essere vissute come necessarie e opportune perchè insieme considerate rilevanti, diventano invece l'ennesimo fardello da portare (nel migliore dei casi) o, l'ennesimo strumento in mano a chi gestisce il potere. (segue…)
117. La formazione valoriale Inoltre, sempre secondo l’OCSE, un moderno e corretto sistema di promozione dell’integrità combina: •un approccio basato sulle regole con •un approccio basato sui valori
118. Approcci combinati  •  • Approccio basato sulle regole: Prevenire la corruzione, riducendo le violazioni dell'integrità attraverso la mappatura dei rischi, la messa in campo di contromisure e la definizione di regole di comportamento (codici di comportamento); Approccio basato sui valori Promuovere l'integrità stimolando la comprensione, l'impegno e la capacità di prendere decisioni etiche.
119. Approcci combinati  I costi di un approccio basato esclusivamente sulle regole: • ritardi nei processi decisionali, • eccesso di centralizzazione, • gestione difensiva, • morale basso, • barriere contro la cooperazione interorganizzativa • "strategie di adattamento", come la creazione di entità parallele al fine di evitare i controlli.
120. Approcci combinati • Quando i funzionari percepiscono che sono tenuti a mostrare obbedienza ad una serie di regole, di norma, sono meno propensi ad assumere comportamenti eticamente desiderabili, come la segnalazione di violazioni di integrità da parte di colleghi. • Così, troppa enfasi su un approccio basato sulle regole non è solo costoso, come Anechiarico e Jacobs (1996) hanno dimostrato, è anche controproducente, perché potrebbe avere un impatto negativo sull'integrità dei funzionari.
121. Lo spazio etico Lord John Fletcher Moulton 1924 Lo spazio etico consiste in un comportamento che non è esigibile per legge
123. Approcci combinati • Troppe regole (leggi, regolamenti, norme, decreti, ecc.) comprimono lo spazio etico di un individuo o di un gruppo di individui • Le regole generano comportamenti (atti di adeguamento alla regola) • L’etica genera atteggiamenti (atti di adeguamento e consolidamento di convincimenti individuali o di gruppo). • In sostanza, se si mettono le persone di fronte ad una scelta che non è prefissata (dalla regola) si stimola una riflessione su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e si genera un convincimento che guida il comportamento. • Occorre promuovere la cultura dell’integrità attraverso la possibilità di confrontarsi, ad esempio, sui dilemmi etici
124. La formazione Le amministrazioni dovranno attivare percorsi formativi su due livelli: livello specifico, rivolto al responsabile della prevenzione, ai referenti, ai componenti degli organismi di controllo, ai dirigenti e funzionari addetti alle aree a rischio; livello generale, rivolto a tutti i dipendenti: riguarda l’aggiornamento delle competenze (approccio contenutistico) e le tematiche dell’etica e della legalità (approccio valoriale).
125. La formazione Formazione generale con approccio valoriale. "Le amministrazioni debbono avviare apposite iniziative formative sui temi dell’etica e della legalità: tali iniziative debbono coinvolgere tutti i dipendenti ed i collaboratori a vario titolo dell’amministrazione, debbono riguardare il contenuto dei Codici di comportamento e il Codice disciplinare e devono basarsi prevalentemente sull’esame di casi concreti; deve essere prevista l’organizzazione di appositi focus group, composti da un numero ristretto di dipendenti e guidati da un animatore, nell’ambito dei quali vengono esaminate ed affrontate problematiche di etica calate nel contesto dell’amministrazione al fine di far emergere il principio comportamentale eticamente adeguato nelle diverse situazioni" (PNA).
126. Parte quarta Il ruolo della leadership nella stabilire i fondamenti di una cultura etica dell’amministrazione
127. IL RUOLO DELLA LEADERSHIP Questioni Come e a che livello una leadership è in grado di influenzare l’integrità di un’organizzazione e l’integrità dei suoi dipendenti? Come e a quali condizioni una leadership etica è in grado di diminuire la frequenza di violazioni dell’integrità
128. IL RUOLO DELLA LEADERSHIP OPPORTUNITA’ la presenza di circostanze favorevoli e/o coerenti con l'azione considerata. COMPORTAMENTO NON ETICO MOVENTE Paura - Se non lo faccio mi accadrà qualcosa di brutto Diritto – lo merito perché ... Rabbia - Sono arrabbiato, e siccome non posso esprimere quello che ho dentro... Bisogno percepito - Questo è l'unico modo in cui posso ottenere quello che mi serve Tentazione - Non ho bisogno di questo, ma lo voglio, e posso farlo se... RAZIONALIZZAZIONE Nessuno si farà male (nessun danno – nessuna colpa) Se non lo faccio io, qualcun altro lo farà Lo fanno tutti Ne ho diritto per come sono stato trattato Non ho altra scelta Vale la pena rischiare - niente di male accadrà a me Tanto non cambierà mai niente
129. I FONDAMENTI DI UNA LEADERSHIP ETICA LA VIRTU’ DELLA CHIAREZZA Chiarezza riguardo alle aspettative che la leadership ha nei confronti dei comportamenti dei suoi dipendenti Queste aspettative dovrebbero essere concrete, complete e comprensibili La chiarezza ha a che fare con norme, regolamenti, politiche dell’organizzazione che riguardano le violazioni dell’integrità Di norma, tali regole si consolidano in un documento (Codice di Comportamento/ Codice Etico) o in procedure (policy, protocolli)
130. I FONDAMENTI DI UNA LEADERSHIP ETICA CHIAREZZA Mi è stato spiegato bene come: (esempi) utilizzare attrezzature di lavoro in modo responsabile. comportarmi gestire con i regali, il denaro pubblico in modo responsabile, comportarmi nei confronti dei colleghi in modo responsabile. comportarmi in privato, usare internet / e-mail in modo responsabile. affrontare gestire i conflitti di interessi in modo responsabile. informazioni riservate in modo responsabile, segnalare il comportamento fraudolento di un mio collega
131. I FONDAMENTI DI UNA LEADERSHIP ETICA LA VIRTU’ DELLA FATTIBILITA’ Quanto una leadership sa creare le condizioni affiché i comportamenti dei dipendenti possano effettivamente conformarsi alle sue aspettative Se i dipendenti hanno poco o nessuno spazio per realizzare i loro compiti in maniera responsabile, aumenta il rischio di comportamenti non etici. Risorse informative, tempo, risorse strumentali e competenze adeguate per portare a termine responsabilmente un lavoro
132. I FONDAMENTI DI UNA LEADERSHIP ETICA FATTIBILITA’ (esempi) Ho informazioni sufficienti per svolgere i miei compiti in modo responsabile. Ho mezzi adeguati per svolgere i miei compiti in modo responsabile. Ho tempo sufficiente per svolgere i miei compiti in modo responsabile. Gli obiettivi che devo raggiungere sono realistici
133. I FONDAMENTI DI UNA LEADERSHIP ETICA LA VIRTU’ DELL’ACCOMPAGNAMENTO Accompagnamento come sostegno che la leadership mette a disposizione dei dipendenti per ottenere determinati comportamenti (etici). I dipendenti che sentono di non essere presi in seria considerazione e di non essere trattati in modo equo potrebbero tentare di controbilanciare la propria posizione causando deliberatamente un danno all'organizzazione.
134. I FONDAMENTI DI UNA LEADERSHIP ETICA ACCOMPAGNAMENTO (esempi) Prevale un clima di fiducia reciproca nella mia unità di lavoro. All'interno della mia unità di lavoro, ognuno persegue gli interessi dell'organizzazione. Se i miei colleghi osservano che qualcuno si comporta in modo non etico, ne chiederanno conto all’interessato. I miei colleghi mi trattano con rispetto. Se un collega si comporta in modo non etico, avrà comunque piacere se ne discuto con lui
135. I FONDAMENTI DI UNA LEADERSHIP ETICA LA VIRTU’ DELLA TRASPARENZA Nelle organizzazioni con un alto livello di visibilità o trasparenza, i dipendenti riusciranno a modificare o correggere il loro comportamento o quella dei loro colleghi, superiori, o subordinati Al contrario, la scarsa trasparenza diminuisce il controllo, e aumenta la possibilità di comportamenti non etici. La virtù di una leadership trasparente è definita come il grado in cui il comportamento di un dipendente e le sue conseguenze sono percepibili da coloro che possono intervenire su di esso, vale a dire i colleghi, i superiori, i subordinati
136. I FONDAMENTI DI UNA LEADERSHIP ETICA TRASPARENZA (esempi) Se un collega all'interno della mia unità di lavoro pone in essere un comportamento illecito, io (o un altro collega) lo scopriremo certamente Se dovesse verificarsi un incidente nella mia unità di lavoro, sarà facile stabilire chi si è comportato in maniera negligente.
137. I FONDAMENTI DI UNA LEADERSHIP ETICA LA VIRTU’ DELLA “POSSIBILITA’ DI DISCUTERE” Un altro fattore che caratterizza la virtuosità di una leadership riguarda la possibilità per i dipendenti di sollevare e discutere questioni etiche L'opportunità di imparare dai propri e altrui errori, trasgressioni e dilemmi si perde se i dipendenti non hanno margine di manovra sufficiente per lo scambio, analisi e discussione delle loro esperienze. Se i dipendenti hanno l’abitudine a segnalare comportamenti non etici, il loro ambiente di lavoro verrà vissuto come un luogo sicuro in cui le questioni etiche possono essere sollevate senza timore di essere vittimizzati.
138. I FONDAMENTI DI UNA LEADERSHIP ETICA POSSIBILITA’ DI DISCUTERE (esempi) All'interno della mia unità di lavoro, c'è ampia possibilità di discutere dilemmi etici. All'interno della mia unità di lavoro, c'è ampia possibilità di esprimere le proprie opinioni. Se ho segnalato una violazione, so che non ci saranno ritorsioni
139. I FONDAMENTI DI UNA LEADERSHIP ETICA LA VIRTU’ DELLA SANZIONABILITA’ L’assenza una regola di sanzioni pregiudica l’effettività di Quando la leadership sanziona un comportamento non etico (o non lo sanziona), manda un messaggio chiaro riguardo al fatto che il comportamento etico sia inaccettabile o accettabile La sanzionabilità, quindi, si riferisce alla probabilità che ha un dipendente di essere punito per essersi comportato in maniera non etica e/o di essere premiato per essersi comportarto in maniera eticamente corretta.
140. I FONDAMENTI DI UNA LEADERSHIP ETICA SANZIONABILITA’ (esempi) Se qualcuno è chiamato a sanzionare un comportamento, lo farà responsabilmente ma in maniera da non lasciare dubbi. All'interno della mia unità di lavoro, le segnalazioni di comportamenti non etici vengono trattati con la dovuta attenzione.
141. Parte sesta Altre misure obbligatorie
142. Rotazione del personale •L’alternanza tra più professionisti nell’assunzione delle decisioni e nella gestione delle procedure, infatti, riduce il rischio che possano crearsi relazioni particolari tra amministrazioni ed utenti, con il conseguente consolidarsi di situazioni di privilegio e l’aspettativa a risposte illegali improntate a collusione. •L’art. 1, comma 10, lett. B) stabilisce che il responsabile della prevenzione procede alla verifica, d’intesa con il dirigente competente, dell’effettiva rotazione degli incarichi negli uffici preposti allo svolgimento delle attività nel cui ambito è più elevato il rischio che siano commessi reati di corruzione. •nel caso di impossibilità di applicare la misura della rotazione per il personale dirigenziale a causa di motivati fattori organizzativi, l’amministrazione pubblica applica la misura al personale non dirigenziale, con riguardo innanzi tutto ai responsabili del procedimento.
143. Svolgimento di incarichi d’ufficio – attività ed incarichi extra-istituzionali •Il cumulo in capo ad un medesimo dirigente o funzionario di incarichi conferiti dall’amministrazione può comportare il rischio di un’eccessiva concentrazione di potere su un unico centro decisionale. •La concentrazione del potere decisionale aumenta il rischio che l’attività amministrativa possa essere indirizzata verso fini privati o impropri determinati dalla volontà del dirigente stesso. •Inoltre, lo svolgimento di incarichi, soprattutto se extra-istituzionali, da parte del dirigente o del funzionario può realizzare situazioni di conflitto di interesse che possono compromettere il buon andamento dell’azione amministrativa, ponendosi altresì come sintomo dell’evenienza di fatti corruttivi. (segue)
144. Svolgimento di incarichi d’ufficio – attività ed incarichi extra-istituzionali (segue) •le amministrazioni debbono adottare dei criteri generali per disciplinare i criteri di conferimento e i criteri di autorizzazione degli incarichi extraistituzionali •in sede di autorizzazione allo svolgimento di incarichi extra-istituzionali, secondo quanto previsto dall’art. 53, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001, le amministrazioni debbono valutare tutti i profili di conflitto di interesse, anche quelli potenziali •il dipendente è tenuto a comunicare formalmente all’amministrazione anche l’attribuzione di incarichi gratuiti
145. Conferimento di incarichi dirigenziali in caso di particolari attività o incarichi precedenti Il d.lgs. n. 39 del 2013, recante disposizioni in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico, ha disciplinato: •delle particolari ipotesi di inconferibilità di incarichi dirigenziali o assimilati in relazione all’attività svolta dall’interessato in precedenza; •delle situazioni di incompatibilità specifiche per i titolari di incarichi dirigenziali e assimilati; •delle ipotesi di inconferibilità di incarichi dirigenziali o assimilati per i soggetti che siano stati destinatari di sentenze di condanna per delitti contro la pubblica amministrazione. (segue)
146. Conferimento di incarichi dirigenziali in caso di particolari attività o incarichi precedenti (segue) Differenza tra inconferibilità e incompatibilità: •L'inconferibilità è un obbligo a carico dell’amministrazione che consiste nel precludere, permanentemente o temporaneamente, il conferimento di incarichi a particolari tipologie di soggetti. •L'incompatibilità, invece, è un limite posto in capo all'incaricato e consiste nell’obbligo per il soggetto cui viene conferito l’incarico di scegliere tra la permanenza nell’incarico e l’assunzione o lo svolgimento di altre particolari tipologie di incarichi
147. Lo svolgimento di attività successiva alla cessazione del rapporto di lavoro (pantouflage) •La l. n. 190 ha introdotto un nuovo comma nell’ambito dell’art. 53 del d.lgs. n. 165 del 2001 volto a contenere il rischio di situazioni di corruzione connesse all’impiego del dipendente successivo alla cessazione del rapporto di lavoro. •Il rischio valutato dalla norma è che durante il periodo di servizio il dipendente possa artatamente precostituirsi delle situazioni lavorative vantaggiose e così sfruttare a proprio fine la sua posizione e il suo potere all’interno dell’amministrazione per ottenere un lavoro per lui attraente presso l’impresa o il soggetto privato con cui entra in contatto. •La norma prevede quindi una limitazione della libertà negoziale del dipendente per un determinato periodo successivo alla cessazione del rapporto per eliminare la “convenienza” di accordi fraudolenti. (segue)
148. Pantouflage o revolving doors •Pantouflage: letteralmente “mettersi in ciabatte”. Il termine pantouflage si riferisce ad una pratica che a livello di alti funzionari francesi, di solito ex studenti della École Polytechnique e l'École nationale d'administration, identifica coloro che ottenevano un lavoro nel settore privato. In uso, il termine può essere applicato a tutti i dipendenti pubblici, non solo quelli che raggiungono la notorietà. In contesti americani, questo concetto è conosciuto dagli economisti come “revolving doors”. Il termine "pantouflage" ha un significato particolarmente peggiorativo quando è applicata a ex dipendenti che hanno lavorato in un'amministrazione e hanno esercitato un controllo sul settore privato. (segue)
149. Lo svolgimento di attività successiva alla cessazione del rapporto di lavoro (segue) •La disposizione stabilisce che “I dipendenti che, negli ultimi tre anni di servizio, hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto delle pubbliche amministrazioni non possono svolgere, nei tre anni successivi alla cessazione del rapporto di pubblico impiego, attività lavorativa o professionale presso i soggetti privati destinatari dell'attività della pubblica amministrazione svolta attraverso i medesimi poteri. •I contratti conclusi e gli incarichi conferiti in violazione di quanto previsto dal presente comma sono nulli ed è fatto divieto ai soggetti privati che li hanno conclusi o conferiti di contrattare con le pubbliche amministrazioni per i successivi tre anni con obbligo di restituzione dei compensi eventualmente percepiti e accertati ad essi riferiti”
150. Formazione di commissioni, assegnazioni agli uffici, Conferimento di incarichi dirigenziali in caso di condanna penale per delitti contro la pubblica amministrazione Coloro che sono stati condannati, anche con sentenza non passata in giudicato, per i reati previsti nel capo I del titolo II del libro secondo del codice penale: a)non possono fare parte, anche con compiti di segreteria, di commissioni per l'accesso o la selezione a pubblici impieghi; b)non possono essere assegnati, anche con funzioni direttive, agli uffici preposti alla gestione delle risorse finanziarie, all'acquisizione di beni, servizi e forniture, nonché alla concessione o all'erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari o attribuzioni di vantaggi economici a soggetti pubblici e privati; c)non possono fare parte delle commissioni per la scelta del contraente per l'affidamento di lavori, forniture e servizi, per la concessione o l'erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari, nonché per l'attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere.
151. Parte settima La Policy di Whistleblowing della ASL CN1
152. Whistleblowing Policy della ASL CN1  La segnalazione (cd. whistleblowing)… è un atto di manifestazione di senso civico, attraverso cui il whistleblower contribuisce all’emersione e alla prevenzione di rischi e situazioni pregiudizievoli per l’amministrazione di appartenenza e, di riflesso, per l’interesse pubblico collettivo.
153. Whistleblowing Policy della ASL CN1 Scopo della Policy è quello di rimuovere i fattori che possono ostacolare o disincentivare il ricorso all’istituto, quali i dubbi e le incertezze circa la procedura da seguire e i timori di ritorsioni o discriminazioni.  In tale prospettiva, l’obiettivo perseguito dalla presente procedura è quello di fornire al whistleblower chiare indicazioni operative circa oggetto, contenuti, destinatari e modalità di trasmissione delle segnalazioni, nonché circa le forme di tutela che gli vengono offerte nel nostro ordinamento. 
154. Whistleblowing Policy della ASL CN1 La segnalazione deve preferibilmente contenere i seguenti elementi: a.generalità del soggetto che effettua la segnalazione, con indicazione della posizione o funzione svolta nell’ambito dell’azienda; b.una chiara e completa descrizione dei fatti oggetto di segnalazione; c.se conosciute, le circostanze di tempo e di luogo in cui sono stati commessi; d.se conosciute, le generalità o altri elementi (come la qualifica e il servizio in cui svolge l’attività) che consentano di identificare il soggetto/i che ha/hanno posto in essere i fatti segnalati; e.l’indicazione di eventuali altri soggetti che possono riferire sui fatti oggetto di segnalazione; f.l’indicazione di eventuali documenti che possono confermare la fondatezza di tali fatti; g.ogni altra informazione che possa fornire un utile riscontro circa la sussistenza dei fatti segnalati.
155. Whistleblowing Policy della ASL CN1 Le segnalazioni anonime, vale a dire prive di elementi che consentano di identificare il loro autore, anche se recapitate tramite le modalità previste dal presente documento, non verranno prese in considerazione nell’ambito delle procedure volte a tutelare il dipendente pubblico che segnala illeciti,  ma verranno trattate alla stregua delle altre segnalazioni anonime e prese in considerazione per ulteriori verifiche solo se relative a fatti di particolare gravità e con un contenuto che risulti adeguatamente dettagliato e circostanziato. 
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