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Timestamp: 2020-08-12 03:50:29+00:00
Document Index: 144607904

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 38', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 366', 'art. 360', 'Cass. Sez. ', 'art. 22', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 12116 del 16/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12116 del 16/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 16/05/2017, (ud. 05/04/2017, dep.16/05/2017), n. 12116
sul ricorso 13409-2015 proposto da:
C.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEGLI
SCIPIONI 110, presso lo studio dell’avvocato MARCO MACHETTA, che lo
avverso la sentenza n. 6211/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE della LOMBARDIA, depositata il 27/11/2014;
Nella controversia concernente l’impugnazione da parte di C.R. degli avvisi di accertamento con i quali erano stati rettificati, D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 38, comma 4, i redditi per gli anni di imposta 2007 e 2008, la Commissione tributaria regionale, con la sentenza indicata in epigrafe, in riforma della decisione di primo grado (sfavorevole al contribuente), sul presupposto che il questionario inviato al contribuente, dal quale erano derivati gli atti impositivi, riguardava il controllo per il triennio 2007, 2008 e 2009 e sulla base del principio dell’obbligatorietà di un contraddittorio endo procedimentale, nella specie non assolto, annullava gli avvisi di accertamento.
Avverso la sentenza ricorre l’Agenzia delle Entrate con tre motivi.
1. Preliminarmente vanno rigettate le eccezioni di inammissibilità sollevate in controricorso siccome infondate. Il ricorso è, infatti, sufficientemente specifico, e rispondente ai dettami di cui all’art. 366 c.p.c.. La seconda eccezione con la quale si deduce, invece, l’inammissibilità del ricorso ex art. 360 bis c.p.c., n. 1 è infondata per le ragioni che seguono.
2. Con il primo motivo si deduce violazione di legge laddove la C.T.R. aveva ritenuto obbligatoria l’instaurazione del contraddittorio preventivo ad avvisi di accertamento relativi agli anni di imposta 2007 e 2008 e che le risultanze del redditometro costituissero mere presunzioni semplici la cui gravità, precisione, e concordanza nasceva procedimentalmente in esito al contraddittorio.
2.1. Le censure sono fondate alla luce dei principi ribaditi di recente, tra le altre, da Ordinanza n. 16912 del 10/08/2016: “In tema di accertamento in rettifica delle imposte sui redditi delle persone fisiche, la determinazione effettuata con metodo sintetico, sulla base degli indici previsti dai D.M. 10 settembre e D.M. 19 novembre 1992, riguardanti il cd. redditometro, dispensa l’Amministrazione da qualunque ulteriore prova rispetto all’esistenza dei fattori-indice della capacità contributiva, sicchè è legittimo l’accertamento fondato su essi, restando a carico del contribuente, posto nella condizione di difendersi dalla contestazione dell’esistenza di quei fattori, l’onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore.” (Massime precedenti Conformi: N. 9539 del 2013; N. 1332 del 2016; Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 17487 del 01/09/2016). Mentre, in ordine alla vigenza temporale della novella, è sufficiente richiamare Cass. Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 21041 del 06/10/2014: “In tema di accertamento in rettifica delle imposte sui redditi delle persone fisiche, la determinazione effettuata con metodo sintetico, sulla base degli indici previsti dai D.M. 10 settembre e D.M. 19 novembre 1992, riguardanti il cosiddetto redditometro, non pone alcun problema di retroattività, stante la natura procedimentale e non sanzionatoria che ne comporta, pertanto, l’applicabilità in rapporto al momento dell’accertamento.
2. La censura è fondata. IL D.L. n. 78 del 2010, art. 22, comma 1, convertito nella L. n. 122 del 2010 prevede espressamente la sua applicabilità “con effetto per gli accertamenti relativi ai redditi per i quali il termine di dichiarazione non è ancora scaduto alla data di entrata in vigore del presente decreto””. Infine, con riferimento all’obbligo generalizzato di instaurazione del contraddittorio va rilevato che, sul tema, sono intervenute le Sezioni Unite (Sentenza n. 24823/2015) le quali hanno statuito che “In tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, non sussiste per l’Amministrazione finanziaria alcun obbligo di contraddittorio endoprocedimentale per gli accertamenti ai fini Irpeg ed Irap, assoggettati esclusivamente alla normativa nazionale, vertendosi in ambito di indagini cd. “a tavolino””.
3. L’accoglimento del primo motivo di ricorso, comporta l’assorbimento del secondo (articolato in subordine) e del terzo (articolato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
4. Ne consegue, in accoglimento del solo primo motivo, la cassazione della sentenza impugnata con rinvio alla Commissione tributaria regionale della Lombardia, in diversa composizione, cui si demanda di provvedere anche sulle spese di questo giudizio.
In accoglimento del primo motivo, assorbiti i restanti, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Lombardia, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese di questo giudizio.