Source: http://chiarasangels.net/pagine/postasilvia-pareri-violenza.htm
Timestamp: 2017-06-26 00:13:39+00:00
Document Index: 110599867

Matched Legal Cases: ['art. 572', 'art. 571', 'art. 582', 'art. 594', 'art. 726', 'art. 612']

Pareri legali dell'Avv. Silvia Bardesono di Torino su casi di violenza domestica
LA POSTA DI SILVIA Pareri legali
dell'Avv. Silvia Bardesono di Torino
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Pareri legali su casi di violenza domestica
MALTRATTAMENTI E ABUSO DEI MEZZI DI CORREZIONE
Il padre dei miei figli maltratta spesso sia me che i bambini. Il suo comportamento è perseguibile dalla Legge?
Il reato di maltrattamenti in famiglia è punito dall'art. 572 c.p., che lo definisce l’azione di “chiunque maltratta una persona della famiglia o un minore degli anni quattordici, o una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l'esercizio di una professione o di un'arte”. In altre parole, tale fatto è costituito da una condotta abituale che si estrinseca con più atti, delittuosi o meno, realizzati in momenti successivi con la consapevolezza di ledere l'integrità fisica e il patrimonio morale della vittima, sì da sottoporlo ad un regime di vita dolorosamente vessatorio. Più specificatamente, a integrare il reato in esame è stato precisato, sia in dottrina che in giurisprudenza, che esso riguarda la sottoposizione dei familiari a comportamenti abituali caratterizzati da una serie indeterminata di atti di molestie, ingiuria, minaccia ecc., al fine di rendere disagevole e per quanto possibile penosa la loro esistenza.
Il delitto in esame, quindi, può essere costituito anche da atti che, singolarmente considerati, non costituiscono reato, come ed esempio, i fatti che producono sofferenze solo morali, come lo spavento, l'angoscia, il patema d'animo, etc. Ciò che rileva è che i singoli atti siano collegati tra loro da un nesso di abitualità e devono essere avvinti, nel loro svolgimento, da un’unica intenzione criminosa: quella, appunto, di avvilire e opprimere la personalità della vittima. Non è, tuttavia, necessario che il comportamento vessatorio dell'agente, assunto a sistema, perduri indefinitamente, bastando che la situazione penosa della vittima si sia protratta per un lasso di tempo apprezzabile.
I comportamenti maneschi dei genitori non si conciliano con i metodi educativi, a tal punto che basta un solo schiaffo dato al figlio perché vi sia reato. Secondo parte della giurisprudenza, pertanto, anche l'isolato “ceffone”, quando sia vibrato con tale violenza da cagionare pericolo di malattia, è sufficiente a realizzare il reato di cui all'art. 571 c.p. di abuso dei mezzi di correzione e disciplina.
VIOLENZA FISICA E LESIONI
Subisco violenze fisiche e psicologiche dal mio uomo. Cosa posso fare per difendermi?
Le violenze domestiche possono dar luogo a diversi reati, come maltrattamenti, percosse, lesioni, violazione degli obblighi di assistenza. Chi è vittima di maltrattamenti, abusi fisici, vessazioni, tuttavia spesso non sporge denuncia per paura, per vergogna o proprio perché l’autore delle violenze è parte della famiglia. La violenza sulle donne − che nella maggior parte dei casi si consuma tra le mura domestiche – rischia pertanto di rimanere un fenomeno nascosto, non criminalizzato, anche quando la condotta perpetrata a danno della stessa donna assume i contorni di una fattispecie delittuosa. Questa problematica, tuttavia, non deve costituire più un fatto privato, unicamente personale, ma un’emergenza pubblica e sociale, di cui le istituzioni devono farsi carico, garantendo aiuto a chi ne è vittima e condannando chi ne è artefice.
La legge n. 154 del 4 aprile 2001, “Misure contro la violenza nelle relazioni familiari”, prevede l'allontanamento del coniuge violento dalla casa familiare come prima forma di misura cautelare per la tutela dell’incolumità della persona offesa e dei prossimi congiunti. La legge fa riferimento al solo coniuge, ma è possibile in ogni caso avanzare denuncia anche nei confronti di un altro familiare violento convivente (figlio, parente…), con richiesta di allontanamento dalla casa famigliare.
La denuncia-querela può essere presentata presso qualsiasi Commissariato di Pubblica Sicurezza o Stazione dei Carabinieri, o presso la Procura della Repubblica. In questo caso, data la delicatezza della situazione, è preferibile recarsi, se esistente, presso l'ufficio delle Fasce Deboli della Procura della Repubblica, con un documento di identità ed eventuali referti medici a supporto di quanto dichiarato nella denuncia. Quando si subiscono percosse, infatti, è bene presentarsi subito in un Pronto Soccorso Ospedaliero per una visita medica e chiedere un referto medico che attesti le condizioni fisiche riscontrate. Il personale medico è tenuto a fornire la certificazione della violenza subita dalla vittima ed è obbligato a riferire all'autorità giudiziaria l'accaduto nel caso in cui le lesioni riscontrate abbiano una guarigione superiore ai 20 giorni.
Qualora le violenze fisiche abbiano conseguenze sulla persona, causandole lesioni personali da cui deriva una malattia nel corpo e/o nella mente, in base all'art. 582 c.p. si ricade nel reato di lesioni personali dolose, punite con la reclusione da tre mesi a tre anni. Se la malattia ha una durata non superiore a 20 giorni, e non concorre alcuna delle circostanze aggravanti di cui agli artt. 583 e 585, c.p., il delitto è punibile solo dietro querela della persona offesa.
Le lesioni dolose si verificano quando il soggetto che agisce pone in essere e desidera la realizzazione dell'evento (in quelle colpose, invece, il fatto si realizza e viene imputato per negligenza, imperizia e imprudenza al soggetto che agisce). In base alla durata della malattia la lesione può essere distinta in lievissima (durata della malattia inferiore a 20 giorni), lieve (non inferiore a 20 e non superiore a 40 giorni), grave (la malattia produce un indebolimento di un senso o di un organo permanente o mette in pericolo la vita della persona e provoca una incapacità della persona superiore a 40 giorni), gravissima (la malattia non è guaribile e provoca la perdita di un senso o di un organo o l'incapacità di procreare o la deformazione o lo sfregio del viso o una permanente incapacità della parola).
Quando l’autore delle violenze faccia abuso di sostanze stupefacenti, ci si può anche rivolgere ai servizi sociali di zona e ai consultori famigliari per ricevere assistenza psico-sociale.
Il mio compagno usa nei miei riguardi un linguaggio offensivo e volgare, anche in pubblico. Posso denunciarlo?
Il reato di ingiuria, di cui all'art. 594 c.p., punisce chiunque offende l'onore e il decoro di una persona; dove, con offesa all'onore, si fa riferimento alle qualità morali della persona, mentre con offesa al decoro ci si riferisce alle altre qualità della persona oltre che alle condizioni che ne determinano il valore sociale. Trattasi, pertanto, di un delitto contro l'onore, che in quanto tale potrebbe concorrere materialmente con la contravvenzione di turpiloquio, prevista dall'art. 726 c.p., qualora l'offesa avvenga in luogo pubblico o aperto al pubblico con un linguaggio contrario alla decenza.
In questi casi, la parte offesa può sporgere una denuncia-querela nei confronti dell'autore della condotta descritta. La querela non è altro che l'atto con cui la persona offesa da un reato manifesta la volontà che si proceda nei confronti del suo autore; non richiede formule particolari, bensì può essere proposta personalmente oltre che a mezzo di procuratore speciale, entro e non oltre tre mesi dal giorno in cui è accaduto il fatto. Per sporgerla non è necessario recarsi presso la Procura della Repubblica, ma è sufficiente rivolgersi al Commissariato di Polizia o alla Caserma dei Carabinieri della zona in cui si risiede. Perché si possa procedere, è importante allegare alla denuncia querela-eventuali prove (come un referto medico a supporto di quanto patito il giorno dell'aggressione) e dichiarazioni di testimoni. In mancanza, la querela potrebbe venire archiviata per insufficienza di prove.
Il mio partner mi minaccia continuamente di farmi del male in vari modi. Commette un reato?
La minaccia è un reato punito dal codice penale con una multa o, nei casi più gravi, con l'arresto sino ad un anno. Il reato sussiste quando si prospetta a qualcuno un male futuro, un danno ingiusto, con parole o in atti, in modo espresso o tacito, ma comunque in grado di turbare o di diminuire la libertà psichica e morale della vittima (art. 612 c.p.).
Si commette il reato di minacce con ogni manifestazione esterna a mezzo della quale, a fini intimidatori, venga rappresentato a un soggetto un male ingiusto, che possa essergli causato dal colpevole, o da altri per lui, nella persona o nel patrimonio. Si può commettere il reato di minaccia con ogni mezzo e con ogni comportamento. È necessario però che essi siano idonei a suscitare, in chi li subisce, il timore o la preoccupazione di dover sopportare o soffrire un male ingiusto. Nel caso in cui la minaccia sia particolarmente grave o sia stata posta in essere con armi, o da più persone riunite, o da persone che si sono rese irriconoscibili perché “travisate” non è necessaria la querela: si procede d'ufficio, bastando che il magistrato abbia ricevuto in qualche modo la notizia del fatto.
Inoltre, non occorre che la minaccia si realizzi in presenza della persona offesa. È solo necessario che questa ne sia venuta a conoscenza anche tramite altra persona, in un contesto però che faccia ritenere che l'agente abbia la volontà di produrre l'effetto intimidatorio.
SEPARAZIONE IN SEGUITO A MALTRATTAMENTI
Il mio compagno maltratta me e i bambini. Desidero interrompere la convivenza, ma lui non vuole andar via di casa. Come fare? Il suo ex compagno non ha il diritto di rimanere nell'abitazione di Sua proprietà “a tempo indeterminato”, fintanto che non trova una diversa collocazione o una situazione lavorativa più stabile. Infatti, le violenze da Lei citate costituiscono gravi episodi che non possono in alcun modo conciliarsi con una convivenza, oltretutto quando il rapporto affettivo si è ormai esaurito e si è in presenza di una minore. Anche se le violenze fisiche e psicologiche non fossero state a loro tempo denunciate (circostanza che sarebbe auspicabile), Le suggerirei di contattare il prima possibile un legale di fiducia che possa esperire un’azione nei confronti del suo ex compagno al fine di allontanarlo dalla casa familiare, essendo la sua presenza fonte oggettiva di nocumento e potenziale pericolo per Lei e per la Sua bambina alla luce dei pregressi episodi violenti. Inoltre, un'azione legale stabilirebbe le modalità in cui il Suo ex compagno dovrebbe ottemperare ai suoi doveri di genitore, contribuendo economicamente e moralmente al sostentamento della famiglia. Sua figlia ha il diritto di crescere in un ambiente sereno e privo di forti conflittualità, e solo questa deve essere la priorità. GRATUITO PATROCINIO
Ho subito violenza e desidero sporgere denuncia, ma non posso permettermi un avvocato. Come fare?
La denuncia-querela può essere preparata e presentata anche dalla parte lesa stessa, ma è preferibile farsi assistere e rappresentare da un legale. Chi si trova in difficoltà economiche, o abbia un reddito personale annuo inferiore a euro 9.296,22, ha diritto al gratuito patrocinio, ovvero a farsi assistere senza alcuna spesa.
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