Source: http://avvocatosimonarusso.it/diritto/cassazione-civile-303-08-2017-n-19422.html
Timestamp: 2020-07-05 02:56:20+00:00
Document Index: 158021100

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 151', 'art. 156', 'art. 151', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 143', 'art. 160', 'sentenza ', 'art. 2043']

Avvocato Bergamo | Risarcimento danno da tradimento | Diritto | Studio Legale in Bergamo e Monza
/Cassazione Civile n. 20525 29/08/2017
Risarcimento danno da tradimento
Risarcimento del danno da tradimento.
Una donna, che ha appreso della esistenza di una figlia che il marito ha avuto nell’ambito di una relazione extra coniugale, lamenta di avere subito un danno anche per effetto delle modalità e delle circostanze con cui è venuta a conoscenza del tradimento. Ha, pertanto, qualificato e quantificato il danno patito in conseguenza del tradimento non solo quale lesione della propria dignità e della salute ma anche quale perdita dei vantaggi economici che le sarebbero derivati in caso di persistenza del vincolo matrimoniale in considerazione delle capacità patrimoniali e reddituali del marito/danneggiante.
La soluzione giurisprudenziale
La questione giuridica affrontata dalla Suprema Corte di Cassazione con la sentenza in commento si fonda sulla interpretazione dei confini di applicazione del secondo comma dell’art. 151 c.c., che, come noto, sanziona il coniuge che con il suo comportamento causa l’intollerabilità della convivenza coniugale.
La giurisprudenza, infatti, si è più volte soffermata sul concetto di “intollerabilità” valutando il comportamento del coniuge/danneggiante anche alla luce di quello tenuto dall’altro coniuge e, conseguentemente, sulla astratta risarcibilità dei danni per violazione dei doveri matrimoniali, e sulla compatibilità del rimedio risarcitorio con la natura già sanzionatoria dell’addebito.
Tanto che si è assistito ad un progressivo riconoscimento del carattere non solo patrimoniale (ex art. 156, primo comma, c.c. nonché ex artt. 548 e 585, secondo comma, c.c.) ma anche risarcitorio (ex art. 151, secondo comma, c.c.) della pronuncia di addebito.
La questione della astratta ed autonoma risarcibilità, affrontata da ultimo dalla Suprema Corte con la sentenza che si commenta, era già stata oggetto di esame da parte della giurisprudenza che sin dal 2005 era arrivata a riconoscere al coniuge tradito il diritto al risarcimento del danno, in quanto la violazione degli obblighi coniugali è stata ritenuta idonea ad integrare un vero e proprio illecito civile, vista la natura giuridica, oltre che morale, dei doveri derivanti dall'unione.
Con la sentenza n. 9801/2005, infatti, la Corte ha fatto notare che i doveri che derivano ai coniugi dal matrimonio non sono di carattere esclusivamente morale, ma hanno natura giuridica, come si desume dal riferimento, contenuto nell'art. 143 c.c., alle nozioni di dovere, di obbligo e di diritto nonché dall'espresso riconoscimento, nell'art. 160 c.c., della loro inderogabilità e dalle conseguenze di ordine giuridico che l'ordinamento fa derivare dalla loro violazione.
Cosicché si è ritenuto che l'interesse di ciascun coniuge nei confronti dell'altro alla loro osservanza abbia valenza di diritto soggettivo.
Prendendo spunto da questa posizione, in una nota sentenza del 2011 (n. 18853/2011), la prima sezione civile della Cassazione ha, quindi, precisato che la violazione di quei doveri non trova necessariamente la propria sanzione solo nelle misure tipiche previste dal diritto di famiglia, ma può anche, ove ne sussistano tutti i presupposti secondo le regole generali, integrare gli estremi di un illecito civile.
La Cassazione ha puntualizzato che per il caso dell'infedeltà va dimostrato che questa abbia procurato una lesione della salute del coniuge (da dimostrare anche sotto il profilo del nesso di causalità) oppure che si sia concretizzata in “atti specificamente lesivi della dignità della persona, costituente bene costituzionalmente protetto".
La Suprema Corte ha, quindi, chiarito che la separata azione per il risarcimento dei danni prodotti dalla violazione dei doveri nascenti dal matrimonio e riguardanti diritti costituzionalmente protetti è esperibile anche in mancanza di addebito della separazione.
Così riconoscendo l’autonomia della componente risarcitoria da quella relativa alla sanzione dell’addebito.
L'indirizzo innovativo della Cassazione ha trovato conferma in diverse pronunce recenti.
Tanto che nell'ordinanza n. 19193/2015 la Suprema Corte ha confermato la condanna al risarcimento dei danni di un ex marito che aveva, con un atteggiamento equivoco e mistificatorio, indotto la moglie a ritenere superata la pregressa crisi coniugale mentre, per anni, aveva portato avanti una convivenza con altra donna di cui erano a conoscenza almeno i parenti dell'uomo. Tale comportamento aveva provocato uno stato di depressione grave nella moglie, oltre che una grave lesione della dignità personale, ponendosi come produttivo di danni risarcibili.
Con la decisione in commento, i Giudici di legittimità hanno riconosciuto il danno patito dalla ricorrente a seguito della “lesione della dignità e della salute per effetto delle modalità e circostanze nelle quali (ha) appre(so) dell’esistenza ... di una figlia che il marito aveva avuto da una precedente relazione” hanno infatti incluso, fra le violazioni lese, la dignità del coniuge tradito (sempre in relazione al comportamento del coniuge danneggiante che, come detto, nella presente fattispecie, aveva avuto un figlio con un’altra donna).
Con conseguente ampliamento del novero dei danni da lesione dei diritti della persona.
Eppure, nonostante tale apertura la Suprema Corte, nella quantificazione del danno ha chiarito in maniera molto ferma che la lesione, per quanto grave e significativa, non può essere riparata parametrando il ristoro alla capacità patrimoniale e reddituale del coniuge danneggiante.
Ciò in quanto la fattispecie non può essere inquadrata sub specie di addebito, bensì come fatto illecito ex artt. 2043 e 2059 c.c.
Ne deriva che, anche sotto il profilo processuale, laddove l'inadempimento dei doveri coniugali che ha dato luogo ad addebito della separazione sia stato così rilevante, da integrare anche una responsabilità risarcitoria ex art. 2043 c.c., in ogni caso, sarà necessario un autonomo procedimento, per la diversità di rito che interessa le questioni strettamente connesse alla separazione.