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Timestamp: 2019-10-14 21:37:45+00:00
Document Index: 132820078

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 44', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 12', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 14', 'sentenza ', 'art. 15', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 19', 'art. 20', 'art. 1', 'art. 21', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 22', 'art. 23', 'art. 24', 'art. 177', 'art. 3', 'art. 3']

Diritto del minore ad una famiglia (Minorile) - 101Professionisti.it
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Legge 04-05-1983, n. 184
Princìpi generali [1]
Art. 1 [2] [3]
2. Le condizioni di indigenza dei genitori o del genitore esercente la potestà genitoriale non possono essere di ostacolo all'esercizio del diritto del minore alla propria famiglia. A tal fine a favore della famiglia sono disposti interventi di sostegno e di aiuto.
5. Il diritto del minore a vivere, crescere ed essere educato nell'ambito di una famiglia è assicurato senza distinzione di sesso, di etnia, di età, di lingua, di religione e nel rispetto della identità culturale del minore e comunque non in contrasto con i princìpi fondamentali dell'ordinamento".
1 Rubrica sostituita dall'art. 1, comma 2, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U. Precedentemente la rubrica era la seguente: “DELL'AFFIDAMENTO DEI MINORI”.
2 Articolo sostituito dall'art. 1, comma 3, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
3 Per la disciplina processuale applicabile ai procedimenti di cui alla presente legge fino alla emanazione di nuove disposizioni che regolano i predetti procedimenti e comunque non oltre il 30 giugno 2003, vedi l'art. 1, comma 2, D.L. 1° luglio 2002, n. 126, convertito, con modificazioni, dallaL. 2 agosto 2002, n. 175.
TITOLO I-BIS.
Dell'affidamento del minore [1]
Art. 2 [2] [3]
1. Il minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo, nonostante gli interventi di sostegno e aiuto disposti ai sensi dell'articolo 1, è affidato ad una famiglia, preferibilmente con figli minori, o ad una persona singola, in grado di assicurargli il mantenimento, l'educazione, l'istruzione e le relazioni affettive di cui egli ha bisogno.
2. Ove non sia possibile l'affidamento nei termini di cui al comma 1, è consentito l'inserimento del minore in una comunità di tipo familiare o, in mancanza, in un istituto di assistenza pubblico o privato, che abbia sede preferibilmente nel luogo più vicino a quello in cui stabilmente risiede il nucleo familiare di provenienza. Per i minori di età inferiore a sei anni l'inserimento può avvenire solo presso una comunità di tipo familiare.
3. In caso di necessità e urgenza l'affidamento può essere disposto anche senza porre in essere gli interventi di cui all'articolo 1, commi 2 e 3.
1 Titolo inserito dall'art. 2, comma 1, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
2 Articolo sostituito dall'art. 2, comma 2, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
Art. 3 [1] [2]
1. I legali rappresentanti delle comunità di tipo familiare e degli istituti di assistenza pubblici o privati esercitano i poteri tutelari sul minore affidato, secondo le norme del capo I del titolo X del libro primo del codice civile, fino a quando non si provveda alla nomina di un tutore in tutti i casi nei quali l'esercizio della potestà dei genitori o della tutela sia impedito.
2. Nei casi previsti dal comma 1, entro trenta giorni dall'accoglienza del minore, i legali rappresentanti devono proporre istanza per la nomina del tutore. Gli stessi e coloro che prestano anche gratuitamente la propria attività a favore delle comunità di tipo familiare e degli istituti di assistenza pubblici o privati non possono essere chiamati a tale incarico.
3. Nel caso in cui i genitori riprendano l'esercizio della potestà, le comunità di tipo familiare e gli istituti di assistenza pubblici o privati chiedono al giudice tutelare di fissare eventuali limiti o condizioni a tale esercizio.
1 Articolo sostituito dall'art. 3, comma 1, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
2 Per la disciplina processuale applicabile ai procedimenti di cui alla presente legge fino alla emanazione di nuove disposizioni che regolano i predetti procedimenti e comunque non oltre il 30 giugno 2003, vedi l'art. 1, comma 2, D.L. 1° luglio 2002, n. 126, convertito, con modificazioni, dallaL. 2 agosto 2002, n. 175.
Art. 4 [1] [2]
1. L'affidamento familiare è disposto dal servizio sociale locale, previo consenso manifestato dai genitori o dal genitore esercente la potestà, ovvero dal tutore, sentito il minore che ha compiuto gli anni dodici e anche il minore di età inferiore, in considerazione della sua capacità di discernimento. Il giudice tutelare del luogo ove si trova il minore rende esecutivo il provvedimento con decreto.
2. Ove manchi l'assenso dei genitori esercenti la potestà o del tutore, provvede il tribunale per i minorenni. Si applicano gli articoli 330 e seguenti del codice civile.
4. Nel provvedimento di cui al comma 3, deve inoltre essere indicato il periodo di presumibile durata dell'affidamento che deve essere rapportabile al complesso di interventi volti al recupero della famiglia d'origine. Tale periodo non può superare la durata di ventiquattro mesi ed è prorogabile, dal tribunale per i minorenni, qualora la sospensione dell'affidamento rechi pregiudizio al minore.
6. Il giudice tutelare, trascorso il periodo di durata previsto, ovvero intervenute le circostanze di cui al comma 5, sentiti il servizio sociale locale interessato ed il minore che ha compiuto gli anni dodici e anche il minore di età inferiore, in considerazione della sua capacità di discernimento, richiede, se necessario, al competente tribunale per i minorenni l'adozione di ulteriori provvedimenti nell'interesse del minore.
7. Le disposizioni del presente articolo si applicano, in quanto compatibili, anche nel caso di minori inseriti presso una comunità di tipo familiare o un istituto di assistenza pubblico o privato".
Art. 5 [1] [2]
1. L'affidatario deve accogliere presso di sé il minore e provvedere al suo mantenimento e alla sua educazione e istruzione, tenendo conto delle indicazioni dei genitori per i quali non vi sia stata pronuncia ai sensi degli articoli 330 e 333 del codice civile, o del tutore, ed osservando le prescrizioni stabilite dall'autorità affidante. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni dell'articolo 316 del codice civile. In ogni caso l'affidatario esercita i poteri connessi con la potestà parentale in relazione agli ordinari rapporti con la istituzione scolastica e con le autorità sanitarie. L'affidatario deve essere sentito nei procedimenti civili in materia di potestà, di affidamento e di adottabilità relativi al minore affidato.
3. Le norme di cui ai commi 1 e 2 si applicano, in quanto compatibili, nel caso di minori ospitati presso una comunità di tipo familiare o che si trovino presso un istituto di assistenza pubblico o privato".
1 Articolo sostituito dall'art. 5, comma 1, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
Art. 6 [1] [2]
6. Non è preclusa l'adozione quando il limite massimo di età degli adottanti sia superato da uno solo di essi in misura non superiore a dieci anni, ovvero quando essi siano genitori di figli naturali o adottivi dei quali almeno uno sia in età minore, ovvero quando l'adozione riguardi un fratello o una sorella del minore già dagli stessi adottato.
7. Ai medesimi coniugi sono consentite più adozioni anche con atti successivi e costituisce criterio preferenziale ai fini dell'adozione l'avere già adottato un fratello dell'adottando o il fare richiesta di adottare più fratelli, ovvero la disponibilità dichiarata all'adozione di minori che si trovino nelle condizioni indicate dall'articolo 3, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, concernente l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate".
8. Nel caso di adozione dei minori di età superiore a dodici anni o con handicap accertato ai sensi dell'articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, lo Stato, le regioni e gli enti locali possono intervenire, nell'ambito delle proprie competenze e nei limiti delle disponibilità finanziarie dei rispettivi bilanci, con specifiche misure di carattere economico, eventualmente anche mediante misure di sostegno alla formazione e all'inserimento sociale, fino all'età di diciotto anni degli adottati.
1 Articolo sostituito dall'art. 6, comma 1, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
Art. 7 [1] [2]
1 Articolo sostituito dall'art. 7, comma 1, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
Art. 8 [2] [3]
4. Il procedimento di adottabilità deve svolgersi fin dall'inizio con l'assistenza legale del minore e dei genitori o degli altri parenti, di cui al comma 2 dell'articolo 10.
1 Per la disciplina processuale applicabile ai procedimenti di cui alla presente Capo fino alla emanazione di nuove disposizioni che regolano i predetti procedimenti e comunque non oltre il 30 giugno 2002 e,
successivamente, il 30 giugno 2003, vedi l'art. 1, comma 2, D.L. 24 aprile 2001, n. 150, convertito, con modificazioni, dalla L. 23 giugno 2001, n. 240 e l'art. 1, comma 2, D.L. 1° luglio 2002, n. 126, convertito, con modificazioni, dallaL. 2 agosto 2002, n. 175.
2 Articolo sostituito dall'art. 8, comma 1, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
3 Per la disciplina processuale applicabile ai procedimenti di cui al presente Capo fino alla emanazione di nuove disposizioni che regolano i predetti procedimenti e comunque non oltre il 30 giugno 2002 e, successivamente, il 30 giugno 2003, vedi l'art. 1, comma 2, D.L. 24 aprile 2001, n. 150, convertito, con modificazioni, dalla L. 23 giugno 2001, n. 240 e l'art. 1, comma 2, D.L. 1° luglio 2002, n. 126, convertito, con modificazioni, dallaL. 2 agosto 2002, n. 175.
Art. 9 [1] [2]
1. Chiunque ha facoltà di segnalare all'autorità pubblica situazioni di abbandono di minori di età. I pubblici ufficiali, gli incaricati di un pubblico servizio, gli esercenti un servizio di pubblica necessità debbono riferire al più presto al procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni del luogo in cui il minore si trova sulle condizioni di ogni minore in situazione di abbandono di cui vengano a conoscenza in ragione del proprio ufficio.
5. Nello stesso termine di cui al comma 4, uguale segnalazione deve essere effettuata dal genitore che affidi stabilmente a chi non sia parente entro il quarto grado il figlio minore per un periodo non inferiore a sei mesi. L'omissione della segnalazione può comportare la decadenza dalla potestà sul figlio a norma dell'articolo 330 del codice civile e l'apertura della procedura di adottabilità.
1 Articolo sostituito dall'art. 9, comma 1, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
2 Per la disciplina processuale applicabile ai procedimenti di cui al presente Capo fino alla emanazione di nuove disposizioni che regolano i predetti procedimenti e comunque non oltre il 30 giugno 2002 e, successivamente, il 30 giugno 2003, vedi l'art. 1, comma 2, D.L. 24 aprile 2001, n. 150, convertito, con modificazioni, dalla L. 23 giugno 2001, n. 240 e l'art. 1, comma 2, D.L. 1° luglio 2002, n. 126, convertito, con modificazioni, dallaL. 2 agosto 2002, n. 175.
Art. 10 [1] [2]
1. Il presidente del tribunale per i minorenni o un giudice da lui delegato, ricevuto il ricorso di cui all'articolo 9, comma 2, provvede all'immediata apertura di un procedimento relativo allo stato di abbandono del minore. Dispone immediatamente, all'occorrenza, tramite i servizi sociali locali o gli organi di pubblica sicurezza, più approfonditi accertamenti sulle condizioni giuridiche e di fatto del minore, sull'ambiente in cui ha vissuto e vive ai fini di verificare se sussiste lo stato di abbandono.
3. Il tribunale può disporre in ogni momento e fino all'affidamento preadottivo ogni opportuno provvedimento provvisorio nell'interesse del minore, ivi compresi il collocamento temporaneo presso una famiglia o una comunità di tipo familiare, la sospensione della potestà dei genitori sul minore, la sospensione dell'esercizio delle funzioni del tutore e la nomina di un tutore provvisorio.
5. Il tribunale, entro trenta giorni, deve confermare, modificare o revocare i provvedimenti urgenti assunti ai sensi del comma 4. Il tribunale provvede in camera di consiglio con l'intervento del pubblico ministero,
sentite tutte le parti interessate ed assunta ogni necessaria informazione. Deve inoltre essere sentito il minore che ha compiuto gli anni dodici e anche il minore di età inferiore, in considerazione della sua capacità di discernimento. I provvedimenti adottati debbono essere comunicati al pubblico ministero ed ai genitori. Si applicano le norme di cui agli articoli 330 e seguenti del codice civile.
1 Articolo sostituito dall'art. 10, comma 1, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
Quando dalle indagini previste nell'articolo precedente risultano deceduti i genitori del minore e non risultano esistenti parenti entro il quarto grado che abbiano rapporti significativi con il minore, il tribunale per i minorenni provvede a dichiarare lo stato di adottabilità, salvo che esistano istanze di adozione ai sensi dell'art. 44. In tal caso il tribunale per i minorenni decide nell'esclusivo interesse del minore. [2]
Nel caso di non riconoscibilità per difetto di età del genitore, la procedura è rinviata anche d'ufficio sino al compimento del sedicesimo anno di età del genitore naturale, purchè sussistano le condizioni menzionate nel comma precedente. Al compimento del sedicesimo anno, il genitore può chiedere ulteriore sospensione per altri due mesi.
1 Per la disciplina processuale applicabile ai procedimenti di cui al presente Capo fino alla emanazione di nuove disposizioni che regolano i predetti procedimenti e comunque non oltre il 30 giugno 2002 e, successivamente, il 30 giugno 2003, vedi l'art. 1, comma 2, D.L. 24 aprile 2001, n. 150, convertito, con modificazioni, dalla L. 23 giugno 2001, n. 240 e l'art. 1, comma 2, D.L. 1° luglio 2002, n. 126, convertito, con modificazioni, dallaL. 2 agosto 2002, n. 175.
2 Comma modificato dall'art. 11, comma 1, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
Quando attraverso le indagini effettuate consta l'esistenza dei genitori o di parenti entro il quarto grado indicati nell'articolo precedente, che abbiano mantenuto rapporti significativi con il minore, e ne è nota la residenza, il presidente del tribunale per i minorenni con decreto motivato fissa la loro comparizione, entro un congruo termine, dinanzi a sè o ad un giudice da lui delegato.
Il presidente o il giudice delegato può, altresì, chiedere al pubblico ministero di promuovere l'azione per la corresponsione degli alimenti a carico di chi vi è tenuto per legge e, al tempo stesso, dispone, ove d'uopo, provvedimenti temporanei ai sensi del comma 3 dell'articolo 10. [2]
2 Comma modificato dall'art. 12, comma 1, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
Art. 13 [1]
Nel caso in cui i genitori ed i parenti di cui all'articolo precedente risultino irreperibili ovvero non ne sia conosciuta la residenza, la dimora o il domicilio, il tribunale per i minorenni provvede alla loro convocazione ai sensi degli articoli 140 e 143 del codice di procedura civile, previe nuove ricerche tramite gli organi di pubblica sicurezza.
Art. 14 [1] [2]
1. Il tribunale per i minorenni può disporre, prima della dichiarazione di adottabilità, la sospensione del procedimento, quando da particolari circostanze emerse dalle indagini effettuate risulta che la sospensione
può riuscire utile nell'interesse del minore. In tal caso la sospensione è disposta con ordinanza motivata per un periodo non superiore a un anno.
1 Articolo sostituito dall'art. 13, comma 1, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
Art. 15 [1] [2]
1. A conclusione delle indagini e degli accertamenti previsti dagli articoli precedenti, ove risulti la situazione di abbandono di cui all'articolo 8, lo stato di adottabilità del minore è dichiarato dal tribunale per i minorenni quando:
2. La dichiarazione dello stato di adottabilità del minore è disposta dal tribunale per i minorenni in camera di consiglio con sentenza, sentito il pubblico ministero, nonché il rappresentante dell'istituto di assistenza pubblico o privato o della comunità di tipo familiare presso cui il minore è collocato o la persona cui egli è affidato. Devono essere, parimenti, sentiti il tutore, ove esista, ed il minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche il minore di età inferiore, in considerazione della sua capacità di discernimento.
3. La sentenza è notificata per esteso al pubblico ministero, ai genitori, ai parenti indicati nel primo comma dell'articolo 12, al tutore, nonché al curatore speciale ove esistano, con contestuale avviso agli stessi del loro diritto di proporre impugnazione nelle forme e nei termini di cui all'articolo 17.
1 Articolo sostituito dall'art. 14, comma 1, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
Art. 16 [1] [2]
2. La sentenza è notificata per esteso al pubblico ministero, ai genitori, ai parenti indicati nel primo comma dell'articolo 12, nonché al tutore e al curatore speciale ove esistano. Il tribunale per i minorenni adotta i provvedimenti opportuni nell'interesse del minore.
1 Articolo sostituito dall'art. 15, comma 1, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
1. Avverso la sentenza il pubblico ministero e le altre parti possono proporre impugnazione avanti la Corte d'appello, sezione per i minorenni, entro trenta giorni dalla notificazione. La Corte, sentite le parti e il pubblico ministero ed effettuato ogni altro opportuno accertamento, pronuncia sentenza in camera di
consiglio e provvede al deposito della stessa in cancelleria, entro quindici giorni dalla pronuncia. La sentenza è notificata d'ufficio al pubblico ministero e alle altre parti.
2. Avverso la sentenza della Corte d'appello è ammesso ricorso per Cassazione, entro trenta giorni dalla notificazione, per i motivi di cui ai numeri 3, 4 e 5 del primo comma dell'articolo 360 del codice di procedura civile. Si applica altresì il secondo comma dello stesso articolo.
1 Articolo sostituito dall'art. 16, comma 1, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
Art. 18 [1] [2]
1 Articolo sostituito dall'art. 17, comma 1, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
2 Per la disciplina processuale applicabile ai procedimenti di cui al presente Capo fino alla emanazione di nuove disposizioni che regolano i predetti procedimenti e comunque non oltre il 30 giugno 2002 e, successivamente, il 30 giugno 2003, vedi l'art. 1, comma 2, D.L. 24 aprile 2001, n. 150, convertito, con
modificazioni, dalla L. 23 giugno 2001, n. 240 e l'art. 1, comma 2, D.L. 1° luglio 2002, n. 126, convertito, con modificazioni, dallaL. 2 agosto 2002, n. 175.
Art. 19 [1]
Durante lo stato di adottabilità è sospeso l'esercizio della potestà dei genitori.
Art. 20 [1]
Art. 21 [1] [2]
1. Lo stato di adottabilità cessa altresì per revoca, nell'interesse del minore, in quanto siano venute meno le condizioni di cui all'articolo 8, comma 1, successivamente alla sentenza di cui al comma 2 dell'articolo 15.
1 Articolo sostituito dall'art. 18, comma 1, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
Art. 22 [1] [2]
1. Coloro che intendono adottare devono presentare domanda al tribunale per i minorenni, specificando l'eventuale disponibilità ad adottare più fratelli ovvero minori che si trovino nelle condizioni indicate dall'articolo 3, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, concernente l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate. E' ammissibile la presentazione di più domande anche successive a più tribunali per i minorenni, purché in ogni caso se ne dia comunicazione a tutti i tribunali precedentemente aditi. I tribunali cui la domanda è presentata possono richiedere copia degli atti di parte ed istruttori, relativi ai medesimi coniugi, agli altri tribunali; gli atti possono altresì essere comunicati d'ufficio. La domanda decade dopo tre anni dalla presentazione e può essere rinnovata.
3. Il tribunale per i minorenni, accertati previamente i requisiti di cui all'articolo 6, dispone l'esecuzione delle adeguate indagini di cui al comma 4, ricorrendo ai servizi socio-assistenziali degli enti locali singoli o associati, nonché avvalendosi delle competenti professionalità delle aziende sanitarie locali ed ospedaliere, dando precedenza nella istruttoria alle domande dirette all'adozione di minori di età superiore a cinque anni o con handicap accertato ai sensi dell'articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104.
6. Il tribunale per i minorenni, in camera di consiglio, sentiti il pubblico ministero, gli ascendenti dei richiedenti ove esistano, il minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche il minore di età inferiore, in considerazione della sua capacità di discernimento, omessa ogni altra formalità di procedura, dispone, senza indugio, l'affidamento preadottivo, determinandone le modalità con ordinanza. Il minore che abbia compiuto gli anni quattordici deve manifestare espresso consenso all'affidamento alla coppia prescelta.
7. Il tribunale per i minorenni deve in ogni caso informare i richiedenti sui fatti rilevanti, relativi al minore, emersi dalle indagini. Non può essere disposto l'affidamento di uno solo di più fratelli, tutti in stato di adottabilità, salvo che non sussistano gravi ragioni. L'ordinanza è comunicata al pubblico ministero, ai richiedenti ed al tutore. Il provvedimento di affidamento preadottivo è immediatamente, e comunque non oltre dieci giorni, annotato a cura del cancelliere a margine della trascrizione di cui all'articolo 18.
1 Articolo sostituito dall'art. 19, comma 1, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
Art. 23 [1] [2]
1. L'affidamento preadottivo è revocato dal tribunale per i minorenni d'ufficio o su istanza del pubblico ministero o del tutore o di coloro che esercitano la vigilanza di cui all'articolo 22, comma 8, quando vengano accertate difficoltà di idonea convivenza ritenute non superabili. Il provvedimento relativo alla revoca è adottato dal tribunale per i minorenni, in camera di consiglio, con decreto motivato. Debbono essere sentiti,
oltre al pubblico ministero ed al presentatore dell'istanza di revoca, il minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche il minore di età inferiore, in considerazione della sua capacità di discernimento, gli affidatari, il tutore e coloro che abbiano svolto attività di vigilanza o di sostegno.
2. Il decreto è comunicato al pubblico ministero, al presentatore dell'istanza di revoca, agli affidatari ed al tutore. Il decreto che dispone la revoca dell'affidamento preadottivo è annotato a cura del cancelliere entro dieci giorni a margine della trascrizione di cui all'articolo 18.
3. In caso di revoca, il tribunale per i minorenni adotta gli opportuni provvedimenti temporanei in favore del minore ai sensi dell'articolo 10, comma 3. Si applicano gli articoli 330 e seguenti del codice civile.
1 Articolo sostituito dall'art. 20, comma 1, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
Art. 24 [1]
1 Per la disciplina processuale applicabile ai procedimenti di cui alla presente legge fino alla emanazione di nuove disposizioni che regolano i predetti procedimenti e comunque non oltre il 30 giugno 2003, vedi l'art. 1, comma 2, D.L. 1° luglio 2002, n. 126, convertito, con modificazioni, dallaL. 2 agosto 2002, n. 175.
Art. 25 [1] [2]
1 Articolo sostituito dall'art. 21, comma 1, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
Art. 26 [1] [2]
1. Avverso la sentenza che dichiara se fare luogo o non fare luogo all'adozione, entro trenta giorni dalla notifica, può essere proposta impugnazione davanti alla sezione per i minorenni della Corte d'appello da
parte del pubblico ministero, dagli adottanti e dal tutore del minore. La Corte d'appello, sentite le parti ed esperito ogni accertamento ritenuto opportuno, pronuncia sentenza. La sentenza è notificata d'ufficio alle parti per esteso.
2. Avverso la sentenza della Corte d'appello è ammesso ricorso per Cassazione, che deve essere proposto entro trenta giorni dalla notifica della stessa, solo per i motivi di cui al primo comma, numero 3, dell'articolo 360 del codice di procedura civile.
4. La sentenza che pronuncia l'adozione, divenuta definitiva, è immediatamente trascritta nel registro di cui all'articolo 18 e comunicata all'ufficiale dello stato civile che la annota a margine dell'atto di nascita dell'adottato. A questo effetto, il cancelliere del giudice dell'impugnazione deve immediatamente dare comunicazione della definitività della sentenza al cancelliere del tribunale per i minorenni.
1 Articolo sostituito dall'art. 22, comma 1, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
Art. 27 [1]
Se l'adozione è disposta nei confronti della moglie separata, ai sensi dell'articolo 25, comma 5, l'adottato assume il cognome della famiglia di lei. [2]
Con l'adozione cessano i rapporti dell'adottato verso la famiglia di origine, salvi i divieti matrimoniali.
2 Comma modificato dall'art. 23, comma 1, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
Art. 28 [1] [2]
2. Qualunque attestazione di stato civile riferita all'adottato deve essere rilasciata con la sola indicazione del nuovo cognome e con l'esclusione di qualsiasi riferimento alla paternità e alla maternità del minore e dell'annotazione di cui all'articolo 26, comma 4.
4. Le informazioni concernenti l'identità dei genitori biologici possono essere fornite ai genitori adottivi, quali esercenti la potestà dei genitori, su autorizzazione del tribunale per i minorenni, solo se sussistono gravi e comprovati motivi. Il tribunale accerta che l'informazione sia preceduta e accompagnata da adeguata preparazione e assistenza del minore. Le informazioni possono essere fornite anche al responsabile di una struttura ospedaliera o di un presidio sanitario, ove ricorrano i presupposti della necessità e della urgenza e vi sia grave pericolo per la salute del minore.
7. L'accesso alle informazioni non è consentito nei confronti della madre che abbia dichiarato alla nascita di non volere essere nominata ai sensi dell'articolo 30, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396. [3]
1 Articolo sostituito dall'art. 24, comma 1, L. 28 marzo 2001, n. 149 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
3 Comma sostituito dall'art. 177, comma 2, D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, a decorrere dal 1° gennaio 2004.
DELL'ADOZIONE DI MINORI STRANIERI [1]
Art. 29 [2] [3]
1 Capo sostituito dall'art. 3, comma 1, L. 31 dicembre 1998, n. 476.
2 Articolo sostituito dall'art. 3, comma 1, L. 31 dicembre 1998, n. 476, che ha sostituito tutto il presente Capo I.
Art. 29-bis [1] [2]
1. Le persone residenti in Italia, che si trovano nelle condizioni prescritte dall'articolo 6 e che intendono adottare un minore straniero residente all'estero, presentano dichiarazione di disponibilità al tribunale per i
minorenni del distretto in cui hanno la residenza e chiedono che lo stesso dichiari la loro idoneità all'adozione.
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