Source: http://www.uiltucslombardia.net/index.php/salute-e-sicurezza-del-lavoro
Timestamp: 2017-11-22 03:28:39+00:00
Document Index: 15415306

Matched Legal Cases: ['art.18', 'art.19', 'art.19', 'art.19', 'art.19', 'art. 19', 'art. 4', 'art.19', 'art.19', 'art. 54', 'art. 13', 'art. 20', 'art.22', 'art. 30', 'art. 18', 'art. 30', 'art. 53', 'art. 9', 'art. 30', 'art. 18', 'art.18', 'art. 18', 'art. 25', 'art. 14', 'art. 30', 'art. 41', 'art. 5', 'art. 42', 'art.4', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 37', 'art 48', 'art 55', 'art 69', 'art 86', 'art. 2087']

“In Pè”, indagine ASL nella GDO di Milano: primi risultati
Lo scorso anno la ASL di Milano ha promosso, anche su sollecitazione delle organizzazioni sindacali, un progetto di indagine e di ricerca dal nome “in pè”, in piedi in dialetto Milanese.
L’indagine scaturiva dalla necessità di affrontare prevalentemente un problema di salute nelle aziende della Grande Distribuzione Organizzata legato alla postura tenuta dai dipendenti durante lo svolgimento delle proprie mansioni ma anche fare il punto sul microclima negli ambienti di lavoro.
ACCORDO INTERCONFEDERALE APPLICATIVO DEL D.LGS. 626/94
 Allegato 11 al CCNL T.D.S., CONFCOMMERCIO, 1.01.2003 - 31.12.2006 (testo ufficiale)
 Allegato H al CCNL Turismo, CONFCOMMERCIO, 19.07.2003 (testo ufficiale)
- constatato il miglioramento dei sistemi e delle procedure di prevenzione e protezione dai rischi nei settori di applicazione e che il presente accordo risponde alla necessita' di salvaguardare la salute e la sicurezza sia dei lavoratori sia degli utenti e clienti;
- ravvisato che il D.lgs. 626/94 nel recepire le direttive comunitarie, intende sviluppare l'informazione, il dialogo e la partecipazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro tra i datori di lavoro ed i lavoratori e/o i loro rappresentanti, tramite strumenti adeguati, e che pertanto ciò rappresenta un obiettivo condiviso cui assegnare ampia diffusione;
- preso atto che le parti intendono dare attuazione agli adempimenti loro demandati dal Decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626 in materia di consultazione e partecipazione dei lavoratori alla tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro;
- considerato che la logica che fonda i rapporti tra le parti sulla materia intende superare posizioni di conflittualità ed ispirarsi a criteri di partecipazione;
- nel comune intento di:
si e' stipulato il presente accordo interconfederale sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, in applicazione del D.Lgs 626/94 e successive modifiche ed integrazioni da valere per le imprese del Terziario, distribuzione e servizi e del Turismo.
Ai sensi dell'art.18, comma 6, del D.Lgs 626/94 il numero dei rappresentanti per la sicurezza è così individuato:
Il rappresentante per la sicurezza, in conformità a quanto prevede l'art.19, comma 4, del D.Lgs. 626/94, non può subire pregiudizio alcuno a causa dello svolgimento delle proprie attività e nei suoi confronti si applicano le stesse tutele previste dalla legge per le rappresentanze sindacali.
AZIENDE O UNITA' PRODUTTIVE CON PIU' DI 15 DIPENDENTI
Ogni lavoratore potra' esprimere un numero di preferenze pari ad un terzo del numero dei rappresentanti da eleggere, con un minimo di una preferenza.
Copia del verbale sara' consegnata dal segretario del seggio alla direzione aziendale e da questa tempestivamente inviata all'Organismo paritetico provinciale, che provvedera' ad iscrivere il nominativo in un'apposita lista.
La rappresentanza dei lavoratori per la sicurezza durerà in carica 3 anni ed e' rieleggibile. Scaduto tale periodo, essa manterrà comunque le sue prerogative, in via provvisoria, fino all'entrata in carica della nuova rappresentanza e comunque non oltre sessanta giorni dalla scadenza.
Nel caso di dimissioni del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, lo stesso sara' sostituito dal primo dei non eletti o in mancanza rimarra' in carica fino a nuove elezioni e comunque non oltre sessanta giorni dalle dimissioni. In tal caso al dimissionario competono le sole ore di permesso previste per la sua funzione, per la quota relativa al periodo di durata nella funzione stessa.
Per le aziende stagionali il monte ore di cui sopra e' riproporzionato in relazione alla durata del periodo di apertura e comunque con un minimo di 9 ore annue nelle aziende o unita' produttive da 16 a 30 dipendenti e di 12 ore annue nella aziende o unita' produttive oltre i 30 dipendenti.
Per l'espletamento degli adempimenti previsti dai punti b), c), d), g), i) ed l) dell'art.19 D.Lgs. 626/94 non viene utilizzato il predetto monte ore.
In considerazione delle particolari peculiarita' delle imprese interessate all'applicazione del presente accordo, per i rispettivi ambiti di competenza del settore Terziario e del settore Turismo, il rappresentante per la sicurezza, previo accordo a livello territoriale di competenza, puo' anche essere designato secondo le modalità di cui al punto 6 b.
6. Procedure per la individuazione del rappresentate per la sicurezza
Risulterà eletto il lavoratore che avra' ottenuto il maggior numero di voti espressi, purche' abbia partecipato alla votazione la maggioranza semplice degli aventi diritto .
Prima dell' elezione i lavoratori in servizio nomineranno al loro interno il segretario del seggio elettorale, che dopo lo spoglio delle schede provvedera' a redigere il verbale dell'elezione.
Copia del verbale sara' consegnata dal segretario del seggio alla direzione aziendale e da questa tempestivamente inviata all'Organismo paritetico provinciale che provvederà' ad iscrivere il nominativo in un'apposita lista.
L'esito della votazione sara' comunicato a tutti i lavoratori, a cura del segretario del seggio e del datore di lavoro, mediante affissione in luogo accessibile a tutti.
Il rappresentante per la sicurezza durerà in carica 3 anni ed e' rieleggibile. Scaduto tale periodo, lo stesso manterrà comunque le sue prerogative, in via provvisoria, fino all'entrata in carica del nuovo rappresentante e comunque non oltre sessanta giorni dalla scadenza.
Successivamente l'Organismo paritetico provinciale comunichera' al datore di lavoro, che a sua volta lo comunichera' ai lavoratori, il nominativo del rappresentante per la sicurezza designato.
I rappresentanti della sicurezza designati dovranno partecipare obbligatoriamente ad iniziative formative gestite o indicate dall'Organismo paritetico provinciale.
Il rappresentante della sicurezza designato durera' in carica tre anni ed e' ridesignabile.
In relazione alle peculiarita' dei rischi presenti nei settori del Terziario e del Turismo, per il tempo necessario allo svolgimento della attività propria di rappresentante per la sicurezza dei lavoratori avrà a disposizione:
Per l'espletamento degli adempimenti previsti dai punti b), c), d), g), i) ed l) dell'art.19 D.Lgs. 626/94 non viene utilizzato il predetto monte ore
Con riferimento alle attribuzioni del rappresentante per la sicurezza, la cui disciplina legale è contenuta all'art.19 del D.Lgs 626/94, le Parti concordano sulle seguenti indicazioni.
In applicazione dell'art. 19, comma 1, lettere e) ed f) del D. Lgs. 626/94, il rappresentante ha diritto di ricevere le informazioni e la documentazione aziendale ivi prevista per il più proficuo espletamento dell'incarico.
Il rappresentante può consultare il documento di valutazione dei rischi di cui all' art. 4, comma 2, custodito presso l'azienda, laddove previsto.
Il rappresentante per la sicurezza nell'espletamento delle proprie funzioni e laddove se ne ravvisi la necessita', utilizza gli stessi locali che l'azienda ha destinato alle RSA/RSU.
Lo stesso, durante le visite che effettuerà nei luoghi di lavoro, sara' accompagnato per ragioni organizzative e produttive dal responsabile del servizio o da persona delegata.
Lo stesso, durante le visite che effettuera' nei luoghi di lavoro, sarà di norma accompagnato da un esponente dell'Associazione datoriale competente per territorio.
In presenza del rappresentante designato nell'ambito dell'Organismo paritetico provinciale gli adempimenti in capo ai datori di lavoro, previsti dalle norme vigenti in tema di consultazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, vengono assolti nella sede dell'Organismo paritetico provinciale,. per il tramite dell'Associazione datoriale.
Ai sensi della lettera e), del comma 1 dell'art.19, del D.Lgs 626/94, il rappresentante per la sicurezza ha diritto di ricevere le informazioni e di consultare la documentazione aziendale inerente la valutazione dei rischi e le misure di prevenzione relative, nonchè quelle inerenti le sostanze e i preparati pericolosi, laddove impiegati, le macchine, gli impianti, l'organizzazione e gli ambienti di lavoro, gli infortuni e le malattie professionali.
In tutti i casi in cui un componente la rappresentanza per la sicurezza, per svolgere le sue specifiche funzioni, debba interrompere la propria attività lavorativa, dovrà darne preventivo avviso all'impresa, almeno 2 giorni lavorativi prima, firmando una apposita scheda permessi al fine di consentire il computo delle ore utilizzate.
Al fine di consentire ai componenti la rappresentanza dei lavoratori per la sicurezza l'acquisizione delle conoscenze in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, per un corretto esercizio dei compiti loro affidati dal D.Lgs 626/94, si stabilisce quanto segue:
- il rappresentante della sicurezza ha diritto alla formazione prevista all'art.19, comma 1, lett. g) del D.lgs. 626/94;
· conoscenze generali sugli obblighi e diritti previsti dalla normativa
· conoscenze fondamentali sui rischi e sulle relative misure di prevenzione e protezione
· metodologie sulla valutazione del rischio
· metodologie minime di comunicazione
Sono fatti salvi, ai fini del presente articolo, i corsi di formazione organizzati antecedentemente alla stipula del presente accordo, purche' rispondenti ai requisiti su indicati.
Per gli addetti ai videoterminali, l'interruzione, di cui all'art. 54 D.lgs. 626/94, sara' attuata di norma mediante cambiamento di attività nell'ambito delle proprie mansioni.
E' costituita, all'interno dell'Ente Bilaterale Nazionale del Terziario, un' apposita sezione denominata Organismo Paritetico Nazionale per la Sicurezza sul Lavoro formato da 6 rappresentanti della CONFCOMMERCIO e da 6 rappresentanti di FILCAMS, FISASCAT, UILTUCS (due per ciascuna organizzazione), con i rispettivi supplenti.
L' O.P.N. per la Sicurezza sul Lavoro ha i seguenti compiti:
- promuovere formazione diretta, tramite seminari e altre attivita' complementari per i componenti degli O.P.P.
- promuovere la costituzione degli Organismi Paritetici Provinciali, di cui al successivo
- art. 13, ai sensi dell'art. 20 del D. Lgs 626/94, e coordinarne l'attività;
- elaborare le linee guida ed i criteri per la formazione dei lavoratori e deI rappresentanti per la sicurezza, tenendo conto di quanto previsto dai Ministri del Lavoro e della Sanità in applicazione dell'art.22 comma 7 del D.Lgs. 626/94 per la dimensione e la tipologia delle imprese;
- assumere interpretazioni univoche su tematiche in materia di sicurezza in genere. Tali interpretazioni, in quanto unanimemente condivise e formalizzate, costituiranno pareri ufficiali dell'O.P.P. e, in quanto tali, saranno trasmessi all'Organismo Paritetico nazionale. Tali pareri potranno, inoltre, essere trasmessi ad Enti ed Istituzioni, quali le UUSSLL, l'Ispettorato del lavoro, la Magistratura, la Regione ecc. e impegnano le parti a non esprimere opinioni difformi se non, a loro volta, congiuntamente concordate. L' O.P.P. potrà inoltre valutare di volta in volta l'opportunità di divulgare nei modi concordemente ritenuti più opportuni tali pareri;
- individuare eventuali fabbisogni formativi specifici del territorio connessi all'applicazione del D.Lgs. 626/94 e proporli all' O.P.N.;
- elaborare, tenendo conto delle linee guida dell'O.P.N., progetti formativi in materia di salute e sicurezza sul lavoro e promuoverne la realizzazione anche in collaborazione con l'Ente Regione, adoperandosi altresì per il reperimento delle necessarie risorse finanziarie pubbliche, anche a livello comunitario;
Per il settore Turismo le funzioni dell'Organismo paritetico provinciale. sono svolte di norma dall'Ente Bilaterale Territoriale o dal Centro di servizio, o - previe apposite intese tra le Organizzazioni territoriali aderenti alle Organizzazioni Nazionali stipulanti il CCNL Turismo 6.10.1994 - saranno demandate all'Organismo paritetico provinciale di cui al presente articolo.
La parte che ricorre all'O.P.P., ne informa senza ritardo le altre parti interessate:
- in tal caso la parte ricorrente deve inviare all'O.P.P. il ricorso scritto con raccomandata a.r. e la controparte potra' inviare le proprie controdeduzioni entro 30 giorni dal ricevimento del ricorso;
- l'esame del ricorso deve esaurirsi entro i 30 giorni successivi a tale ultimo termine, salvo eventuale proroga unanimemente definita dall'organismo paritetico provinciale ;
- l'O.P.P. assume le proprie decisioni all'unanimita'; la decisione unanime si realizza a condizione che siano rappresentate le organizzazioni stipulanti il presente accordo con almeno un rappresentante per ciascuna;
- trascorsi tali termini, ovvero qualora risulti fallito il tentativo di conciliazione, ciascuna delle parti puo' adire l'Organismo Paritetico Nazionale, preventivamente al ricorso alla Magistratura con ricorso da presentarsi con le stesse modalita' e nei termini di cui sopra.
Per la pratica realizzazione di quanto previsto al punto 13) ed al punto 6 b le parti stabiliranno a livello provinciale la misura del contributo da destinare all'O.P.P., sulla base dei seguenti criteri:
- per i costi legati ai rappresentanti territoriali per la sicurezza designati in base al punto 6 b, concorrono le sole aziende interessate.
Testo unico sulla sicurezza CONCLUSO L’ITER DELLE MODIFICHE
Il DLgs 81/08, quello che abbiamo imparato a considerare il testo di legge cardine della tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, frutto (raro…) di una riforma complessiva attuata dalla precedente maggioranza di centro-sinistra, dal 20 agosto sarà attuato con delle modifiche rispetto al testo originario. Un intervento correttivo era sicuramente attendibile per una serie di motivi riconducibili alla natura del testo unico: l’impianto normativo complesso, ambiti della materia praticamente infiniti, unione di tecnicismi e sofismi giuridici, congiunzione tra uno sforzo innovativo e l’impegno, titanico, di collazione e unificazione di una galassia di provvedimenti sedimentati nel tempo. Sul piano tecnico si sono verificate discrasie lessicali, ripetizioni sovrabbondanti, contraddizioni nei termini, lacune, ambiguità interpretative da risolvere; per questi motivi il Governo si è incaricato di rivedere il testo normativo.
Accingendosi a fare questa opera di revisione l’attuale Governo, che nel frattempo si era adoperato per ritardare alcuni decreti attuativi, prorogare alcune scadenze e dare indicazioni attuative di incerta legittimità (vedi poi) ha espressamente dichiarato il chiaro ed esplicito intento di concentrare l’attenzione sulle tutele sostanziali, introducendo un approccio ai problemi per obiettivi di massima e non per regole vincolanti, superare la presunta logica fomalistico-burocratica degli adempimenti posti a carico delle imprese, rivedere l’impianto sanzionatorio, aggiornandolo in base a una migliore “fattibilità”.
Fin da subito si temette che alcune importanti novità del DLgs 81 potessero essere scardinate e/o alleggerite nel loro impatto sull’obbligo di tutela posto a carico dei datori di lavoro. E tali timori trovarono conferma quando, lo scorso marzo, venne pubblicata la prima formulazione del DDL.
Da questi timori si originò un lavoro di pressing in sede parlamentare e nell’opinione pubblica svolto dalle Organizzazioni Sindacali. La campagna sindacale contro quello che rischiava di essere un disegno di deresponsabilizzazione dei datori di lavoro ha fortunatamente portato a dei risultati. Passi avanti son stati fatti e si sono ottenute alcune migliorie (rispetto al testo originario del correttivo) che emergono dal testo definitivo approvato lo scorso 31 luglio, pubblicato con gli estremi di DLgs 106/09.
Prima di entrare nel merito, andrebbero fatte delle considerazioni su come metodi e contenuti del pressing delle tre confederazioni non sono stati sempre, e in tutto, convergenti. Alcuni temi delicati (visite preassuntive, ruolo della bilateralità, revisione degli obblighi documentali) hanno visto posizionare il giudizio della CGIL, e dunque il loro atteggiamento sul complessivo disegno di legge, su toni certamente più perentori, col rischio che si potessero isolare i tentativi di ottenere migliorie al DDL. La nostra UIL ha percorso una strada più mite… I rapporti unitari, anche su questa partita, non sono stati sempre lineari. L’iniziativa pertanto non ha brillato per trasparenza, né per partecipazione delle strutture di base, né, ahinoi, per spirito unitario. Questo è però argomento da sviscerare in altri momenti…
Nel merito si ritiene cosa utile considerare per capitoli i punti più rilevanti dell’intervento correttivo, puntando l’attenzione anche sull’evoluzione tra il testo originario del DLgs 81/08 e i due diversi testi del DDL correttivo (quello provvisorio di marzo e quello definitivo di luglio)
DE-RESPONSABILIZZAZIONE (artt. 16 e 18)
Il testo di marzo del DDL, nel suo punto più negativo, introduceva una norma che avrebbe stravolto il concetto giuridico di posizione di garanzia, di fatto eliminando la responsabilità del datore di lavoro e dei dirigenti se l’evento era anche in parte imputabile a uno dei soggetti diversi. Tale norma c.d. “salva-manager”, che aveva sollevato le perplessità anche del Presidente della Repubblica, è stata tolta dal testo definitivo del correttivo, con una ripresa parziale in tre punti: la modifica in materia di delega di funzioni che assolve il datore di lavoro da alcuni oneri in caso venga adottato un modello di gestione ex art. 30, attestato da enti bilaterali in possesso di adeguate competenze tecniche; l’introduzione del vincolo di una sola possibilità di subdelega di funzioni da un dirigente a un preposto; un nuovo comma all’art. 18 per puntualizzare, in linea con la giurisprudenza prevalente, la lettura delle responsabilità delle figure aziendali:
 si ribadisce la responsabilità del datore di lavoro e del dirigente di vigilare sul rispetto degli obblighi previsti in capo anche alle altre figure con responsabilità in materia di salute e sicurezza (preposti, lavoratori, progettisti, fabbricanti e fornitori, Medico competente),
 si limita la responsabilità del datore di lavoro solo nel caso che il mancato rispetto dei relativi obblighi sia addebitabile esclusivamente agli altri soggetti obbligati e il datore di lavoro dimostri di aver assolto all’onere di vigilanza sul loro operato
MODELLI DI GESTIONE E PRESUNZIONE DI CONFORMITA’ (art. 30)
Il primo testo di correttivo introduceva una norma controversa che introduceva un principio di non sanzionabilità delle imprese che possono certificare, anche presso gli enti bilaterali, la corretta attuazione di buone prassi e di macchinari certificati. Nel testo definitivo tale novità è stata ritirata. Del ridefinire i caratteri dei modelli di gestione e delle procedure semplificate per le piccole medie imprese, viene dunque incaricata la commissione consultiva permanente. Rispetto al testo di marzo del DDL non si attua dunque il richiamo alle certificazioni di cui alla legge 276 e si soprassiede sull’attribuzione di ruolo certificatore agli enti bilaterali (di fatto derubricandone il ruolo a facoltà di “attestare”)
VALUTAZIONE DEI RISCHI (artt. 6, 28 e 29)
La commissione consultiva permanente viene investita di nuove funzioni rispetto a quelle previste dal decreto: innanzitutto qualificare i formatori in materia di sicurezza, elaborare le procedure semplificate per la redazione del DVR e del DUVRI per specifiche attività (valendo il riferimento alle sole “attività a rischio irrilevante”). e fornire indicazioni circa la valutazione dello stress lavoro correlato (funzione questa devoluta solo con il testo definitivo del correttivo). A tal proposito si è dunque anche rivista le modalità di entrata in vigore dell’obbligo di valutazione del rischio stress: 1 agosto 2010, attesi i pareri della commissione e un decreto attuativo. Con il testo definitivo del correttivo si introduce tra i rischi di cui tenere conto nella valutazione dei rischi anche quelli connessi alla specifica tipologia contrattuale. Riformato anche il testo in materia di evoluzione dinamica del processo di valutazione: introdotto il termine “immediatamente” per la rielaborazione della valutazione dei rischi e per l’aggiornamento delle misure di prevenzione in caso di modifiche tecnico organizzative al processo produttivo, mentre per la rielaborazione formale del documento si prevede un termine di trenta giorni. In parallelo, per le aziende di nuova costituzione si introduce un lasso di tempo di 90 giorni (già previsto dal 626 ma eliminato dall’81) per la redazione del documento ribadendo tuttavia che il processo di valutazione deve essere avviato immediatamente. In ultimo, novità non emersa nel testo del DDL correttivo di marzo, il correttivo abroga la norma che vietava l’uso delle procedure standardizzate di valutazione alle aziende del titolo IV (cantieri temporanei e mobili) indicando che per tale comparto le procedure semplificate saranno adottate comunque nel rispetto delle disposizioni generali sulla valutazione dei rischi.
DVR, DUVRI, REGISTRO INFORTUNI (artt. 18 e 28)
In applicazione di quanto già previsto dall’art. 53 comma 5, viene riscritta la norma sulla consegna della documentazione al RLS. Riprendendo il contenuto di un famoso interpello contro cui la nostra organizzazione aveva preso una chiara posizione di contrarietà, si stabilisce che la consegna possa essere fatta anche su supporto informatico, prevedendo la possibilità per il datore di lavoro di conservare tutta la documentazione in materia di salute e sicurezza anche su supporto informatico. Si precisa inoltre che il Rls, cui viene consegnato il documento di valutazione dei rischi, lo consulta esclusivamente in azienda. Analogamente al Dvr anche per il Duvri si prevede la consultazione su supporto informatico ed esclusivamente in azienda. Per quanto riguarda la questione operativa, che parecchia confusione ha generato, della data certa, sulla scorta di quanto previsto dall’Avviso Comune, si prevede, oltre all’opzione data certificata (notaio o posta certificata) la data attestata da una firma congiunta da parte delle figure del sistema aziendale di prevenzione. Sono stati esplicitati i criteri di redazione dei documenti Dvr e Duvri, individuati nella “semplicità, brevità e comprensibilità “ senza tuttavia trascurare la completezza e idoneità dello strumento. Anche per i dati relativi agli infortuni a seguito dell’abolizione del Registro infortuni aziendali e della creazione del Registro nazionale degli infortuni presso il sistema informativo gestito dall’INAIL, vale l’indicazione del supporto informatico, per l’accesso al quale anche gli Rls dovranno ricevere una password.
RLS, RLST, ORGANISMI PARITETICI e FONDO INAIL (artt. 47, 48, 50, 51 e 52)
Il testo definitivo non vede alcuna riforma alla normativa in materia di Rls: sono state cassate dal testo del DDL proposto a marzo sia la norma che limitava le attribuzioni delle Organizzazioni Sindacali, derogando all’art. 9 dello Statuto dei lavoratori, sia la norma che subordinava, nelle piccole imprese, la identificazione di un Rls e la comunicazione all’INAIL del nominativo a una dichiarazione di mancata elezione fatta dai lavoratori. Con il correttivo di luglio si sancisce invece l’alternatività per le aziende tra l’adesione al Fondo INAIL (pagamento delle due ore di retribuzione) e ai sistemi di rappresentanza o di pariteticità adeguati, in materia di salute e sicurezza, da individuarsi con uno o più accordi interconfederali nazionali. Si riconosce inoltre esplicitamente il comparto dell’edilizia come rispondente a detti requisiti. In materia di Organismi Paritetici, ne sono state ampliate le competenze prevedendo che questi svolgano direttamente o promuovano attività di formazione, anche con i Fondi dello 0,30 e con quello del 4% per la somministrazione, che possano rilasciare attestazione dello svolgimento delle attività e dei servizi di supporto al sistema delle imprese. A tal proposito si chiarisce, in linea con il revirement in materia di attribuzione di potere certificatorio alla bilateralità, che gli organismi paritetici attestino (non certifichino…) l’adozione e l’efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione della sicurezza di cui all’art. 30 del decreto, e non vincolino l’attività di vigilanza sul territorio. Nella nuova formulazione gli organi di vigilanza, infatti, “possono tenerne conto” ai fini della programmazione delle proprie attività. Non c’è quindi una attività esimente dalla vigilanza. In accoglimento delle critiche sollevatesi dopo l’uscita del DDL di marzo si prevede che tali funzioni di attestazione sono attribuite agli organismi paritetici solo qualora si dotino di specifiche commissioni tecnicamente competenti. Infine gli organismi paritetici è previsto che svolgano un ruolo importante di monitoraggio sulla presenza degli Rlst e di messa in relazione tra questi, il sistema delle imprese, le istituzioni territoriali e l’Inail quale soggetto che ha competenze per la verifica della presenza dei Rls / Rlst, nonché un ruolo nella gestione del Fondo INAIL.
Riguardo al Fondo INAIL, l’abolizione delle lettere b), c) e d) comporta che il suo finanziamento avverrà solo con i contributi da parte delle aziende, venendo quindi meno ogni forma di contributo pubblico; si precisa la data del 31 dicembre 2009 per l’emanazione del decreto che regolamenterà il Fondo, stabilendo che avrà una sua articolazione settoriale e territoriale. In fase di prima attuazione al Fondo vanno i residui delle leggi precedenti, circa 20 mil di euro una tantum, ed è stata ripristinata la riserva del 50% per gli RLST che la prima bozza di correttivo avrebbe escluso.
COMUNICAZIONE OBBLIGATORIA NOMINATIVI RLS (art. 18)
La comunicazione all’Inail del nominativo del Rls si prevede non venga fatta più annualmente ma solo in caso di nuova elezione o designazione. Di fronte alle critiche riguardanti la possibilità che tale restrizione dell’obbligo si prestasse a favorire elusioni, nel testo definitivo si è aggiunta una norma di dettaglio ove si precisa che in fase di prima applicazione l’obbligo riguarda anche i nominativi dei rappresentanti dei lavoratori già eletti o designati in passato consentendo quindi una anagrafe completa. Non è stata quindi accettata la richiesta di parte datoriale di eliminare l’obbligo di comunicare la presenza del Rls aziendale o territoriale (art.18 comma 1 lettera aa) ed è stata reintrodotta la relativa sanzione che era stata cancellata nella prima versione del correttivo.
COMUNICAZIONE OBBLIGATORIA INFORTUNI (art. 18)
Per la comunicazione di interesse statistico relativa agli infortuni che comportano l’assenza di almeno un giorno è previsto il termine di 48 ore dalla ricezione del certificato medico. Tale obbligo decorrerà però dopo 6 mesi dall’adozione del decreto interministeriale istitutivo del Sinp. Inoltre per l’obbligo di comunicazione degli infortuni che comportino un’assenza al lavoro superiore a tre giorni tale onere è stato chiarito che si identifica con l’obbligo di denuncia di cui DPR 1124/1965.
CARTELLA SANITARIA (art. 25)
Per quanto riguarda le cartelle sanitarie e di rischio è stata eliminata la possibilità di accesso alla cartella presso l’Ispels, in quanto è stato abrogato l’obbligo di inviarla a tale Istituto: di fatto si impedisce che si possa ricostruire la storia sanitaria di ogni lavoratore. Nel testo definitivo del correttivo si introduce la previsione che in tutte le aziende, indipendentemente dalla dimensione, si concordi un luogo di custodia al momento della nomina del Medico Competente, e che la conservazione duri almeno 10 anni.
NORME DI CONTRASTO (art. 14)
Nel riscrivere le norme riguardanti la possibilità di chiudere cantieri e sospendere le attività imprenditoriali è stata data maggiore discrezionalità agli ispettori rispetto alle previsioni originarie dell’81 (utilizzo dell’espressione “possono adottare” invece del termine “adottano”). Si prevede che la sospensione sia solo per la parte dell’attività imprenditoriale interessata dalla violazione. Per quanto riguarda la documentazione attestante la regolarità dei rapporti di lavoro si è eliminato il generico riferimento a “scritture” ripristinando il riferimento a “personale non risultante dalla documentazione obbligatoria”. Sulle cause che potranno dar luogo alla sospensione dell’attività è stata eliminato il superamento dei tempi di lavoro e introdotta la dizione “gravi e reiterate violazioni”, superando la previsione del primo testo di DDL che invece richiamava violazioni plurime, dando luogo a interpretazioni assai riduttive contestate da parte sindacale. In tal senso, data la delicatezza tecnica della materia, si rimanda a un decreto per individuare tali violazioni e si chiarisce il concetto di reiterazione prevedendo che essa si abbia quando, nei cinque anni successivi alla commissione di una violazione lo stesso soggetto commette più violazioni (quindi almeno due) della stessa indole. Si considerano della stessa indole le violazioni della medesima disposizione ovvero quelle di disposizioni diverse individuabili, in attesa della adozione del decreto di cui al precedente periodo, nell’Allegato I. La durata dell’interdizione era prevista per tutti originariamente per il doppio della sospensione, ora viene graduata, prevedendo che per i casi di salute e sicurezza, o di superamento del 50% dei lavoratori irregolari, sia “incrementata di un ulteriore periodo” del doppio della durata della sospensione. L’incremento viene invece ridotto se si utilizzino lavoratori irregolari per meno del 50% del complesso dei lavoratori. Se poi non si ha la revoca del provvedimento entro 4 mesi a seguito di quanto previsto al comma 4, cioè la regolarizzazione dei lavoratori o il ripristino delle regolari condizioni di sicurezza, l’interdizione viene fissata in 2 anni. Si introduce la competenza specifica dei vigili del fuoco per la sospensione di attività in caso di violazione della normativa di prevenzione incendi. Il pagamento della somma aggiuntiva è stato articolato. L’arresto (fino a sei mesi) come forma esclusiva di sanzione, che nel testo di correttivo presentato nel DDL di marzo veniva abrogato, nel testo definitivo è previsto per il datore di lavoro che non ottemperi al provvedimento di sospensione per le violazioni in materia di salute e sicurezza, mentre nelle ipotesi di sanzione per lavoro irregolare è prevista una pena alternativa. Infine, in materia di vigilanza, è stata ripresa nel decreto la Direttiva Sacconi sul lavoro irregolare, per la quale la sospensione per lavoro irregolare (e non quella per sicurezza) non viene applicata nel caso dell’unico lavoratore occupato dall’impresa che non abbia mai avuto dipendenti.
APPALTI (artt. 26 e 27)
Nella definizione delle attività per cui è obbligatorio in caso di appalto ottemperare agli obblighi di cui all’articolo stesso (verifica idoneità aziende, trasmettere informazioni sui rischi, coordinamento e cooperazione, elaborazione Duvri) non si parla più solo di “lavori” ma di “di lavori, servizi e forniture”, specificando ila condizione che il datore di lavoro abbia la disponibilità giuridica dei luoghi. Se da un lato viene introdotta una specificazione importante e positiva relativa all’obbligo di adeguamento della valutazione dei rischi da interferenza in relazione all’evoluzione dei lavori, dall’altro si introducono delle limitazioni all’obbligo di redazione del Duvri, escludendo dall’obbligo i servizi di natura intellettuale e le mere forniture di materiali o attrezzature, nonché i lavori o servizi la cui durata non sia superiore ai due giorni, sempre che essi non comportino rischi derivanti dalla presenza di agenti cancerogeni, biologici, atmosfere esplosive o dalla presenza dei rischi particolari di cui all’allegato XI. In tale materia il testo definitivo, diversamente dal testo di marzo, riprende i contenuti dell’Avviso comune per stabilire che è la Commissione consultiva ad individuare le tipologie di lavori, servizi o forniture in cui le interferenze sono irrilevanti a tal punto da escludere a priori l’obbligo del Duvri. Nel punto più critico, circa la nullità dell’appalto, tale massima sanzione è stata ristretta al solo caso di mancata evidenziazione dei costi per la sicurezza, intesi come “costi delle misure per eliminare i rischi derivanti dalle interferenze”. Rispetto alla prima versione del correttivo, ove veniva estinta del tutto, viene mantenuta tale forma di sanzione e, nonostante la ulteriore precisazione che i costi (per la sicurezza da rischio interferenza) non possono essere ribassati, pare meno forte il sistema complessivo di tutela degli appalti. Per quanto riguarda gli appalti pubblici si chiarisce che il Duvri è redatto dal soggetto titolare del potere decisionale e di spesa relativo allo specifico appalto, identificato nelle “Centrali di Committenza” di cui alla 163 degli appalti pubblici. Si ridefinisce inoltre la apposita procedura.
Nel governo del sistema degli appalti si rivedono i principi cui dovrà fare riferimento la Commissione consultiva nel definire i criteri per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi. Tale previsione è ripresa dall’Avviso comune, salvo il riferimento alla applicazione di standard contrattuali certificati sulla base delle nuove previsioni inserite all’art. 30 con il comma 5 bis (attestazione dell’adozione di modelli organizzativi). Il testo di marzo del DDL avvalorava anche la certificazione svolta sulla base delle commissioni di cui al DLgs 276/03, ma il riferimento è stato soppresso per evitare confusioni di ruoli e competenze tra le varie commissioni. Si è infine introdotto lo strumento della cosiddetta “patente a punti”, da tempo ideata e discussa e oggetto di proposta da parte del sindacato nel comparto dell’edilizia ed ora finalmente introdotta come positivo strumento di qualificazione, di formazione e selezione delle imprese. Si prevede di estendere lo strumento della patente a punti anche ad altri settori a seguito di accordi tra le parti a livello interconfederale nazionale. In ultimo, il testo mantiene la criticatissima introduzione, già prevista nel DDL di marzo, del concetto di “preferenziale” anziché “vincolante”, come prevedeva invece l’81, riguardo al possesso dei requisiti necessari per ottenere la qualificazione ai fini della partecipazione a gare e per l’accesso ad agevolazioni, finanziamenti e contributi.
VISITE MEDICHE (art. 41)
Nel testo definitivo del decreto, diversamente dalla bozza di marzo, non si estende la sorveglianza sanitaria ai casi previsti dalla valutazione dei rischi, mentre si realizza l’introduzione delle visite mediche preventive in fase preassuntiva e la visita medica precedente la ripresa del lavoro a seguito di assenze per motivi di salute per più di 60 giorni al fine di verificare l’idoneità alla mansione. Solo nel secondo caso si specifica che questa visita è finalizzata alla verifica dell’idoneità alla mansione, ma anche nella prima fattispecie introdotta considerando che si tratta di visita preventiva vale la definizione di cui alla lettera a) dello stesso comma, in cui si stabilisce che la visita medica preventiva è intesa a constatare l'assenza di controindicazioni al lavoro cui il lavoratore è destinato. Così come concordato nell’ambito dell’Avviso comune si prevede la possibilità che le visite mediche preventive (quindi quelle finalizzate a verificare l’idoneità alla mansione) in fase preassuntiva possano essere svolte oltre che dal medico competente anche dai dipartimenti di prevenzione delle ASL, si lasciano invariate le disposizioni di cui all’art. 5 della Legge 300, relative alla visite preassuntive finalizzate a verificare la complessiva idoneità fisica del lavoratore, mentre si individua la possibilità di effettuare in fase preassuntiva le visite preventive relative alla idoneità del lavoratore alla mansione, si stabilisce la garanzia per il ricorso anche in fase preassuntiva.
Si prevede entro il dicembre 2009 una rivisitazione delle condizioni e delle modalità per l’accertamento della tossicodipendenza e della alcool dipendenza tramite Accordo in conferenza Stato Regioni. Tale revisione, non prevista nel primo testo del DDL, è richiesta anche dalle Organizzazioni Sindacali.
INIDONEITA’ ALLE MANSIONI (art. 42)
Viene eliminata la previsione che il lavoratore giudicato inidoneo sia adibito a “altra mansione compatibile con il suo stato di salute”; la nuova formulazione non garantisce che in teoria possano essere cambiate le mansioni con altre altrettanto nocive. Si privilegia che sia adibito a mansioni equivalenti ma non si prevede che possa essere adibito a mansioni superiori. Si parla di garanzia del “trattamento” (art.4 L. 68/1999) ma scompare il mantenimento della qualifica che poteva consentire di conservare il livello di provenienza con gli eventuali aumenti corrispondenti.
VOLONTARI (artt. 2 e 3; nuovo art. 3bis)
Il testo originario del decreto equiparava i volontari in genere ai lavoratori come soggetti destinatari delle tutele. Nel rivedere tale equiparazione il correttivo l’ha circoscritta ai volontari dei Vigili del Fuoco e della protezione Civile eliminando, rispetto alla prima versione del correttivo, i volontari della Croce Rossa e del Soccorso Alpino e i volontari del Servizio Civile. Per le organizzazioni del volontariato sia per quelle i cui addetti sono assimilati a lavoratori (volontari del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile) sia per quelle i cui addetti sono stati assimilati ai lavoratori autonomi (in particolare ad es. i volontari della Croce Rossa Italiana e del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico) si prevede l’emanazione di decreti che ne contemplino le specificità applicative da individuare entro il 31 dicembre 2010, sentita la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro. Nel testo di luglio del correttivo è emersa poi la novità che analogo percorso di attuazione interesserà le cooperative sociali.
Ai volontari si applicherà pertanto solo l’obbligo di informazione, mentre per la formazione e l’uso dei DPI si rimanda a specifici accordi coinvolgendo le associazioni del Volontariato, mentre nel testo di marzo del correttivo si demandava addirittura a intese individuali con i singoli volontari.
PICCOLE AZIENDE (artt. 3 e 21)
Commercianti, artigiani, professionisti che operano solo con i componenti della propria famiglia sono stati esplicitamente esclusi dagli obblighi generali e assoggettati a disciplina specifica
TIROCINANTI (art. 4)
In extremis è stato introdotto dal correttivo un comma teso a eliminare dal computo numerico degli organici aziendali – non a escludere dalle tutele…– i tirocinanti e i lavoratori in prova
FLUSSI INFORMATIVI (artt. 8, 18, 32 e 40)
Il funzionamento del SINP è stato integrato accogliendo alcune indicazioni delle parti sociali, specificando che i dati siano raccolti anche per genere e introducendo la raccolta dei dati circa gli infortuni non indennizzati dall’INAIL (di breve durata). L’obbligo di comunicazione degli infortuni che comportano l’assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell’evento si farà però decorrere dopo 6 mesi dall’adozione del decreto interministeriale istitutivo del Sinp. Depotenziato, tramite la limitazione dell’obbligo di comunicazione, il sistema di certificazione delle competenze attraverso la registrazione del libretto formativo per i preposti e gli addetti ai servizi di emergenza. Con il testo di luglio, rispetto alla prima bozza di DDL, è stato mantenuto invece (nonostante le pressioni per l’eliminazione da parte dei Medici competenti) l’obbligo di trasmette ai servizi territoriali delle Asl le informazioni relative ai dati aggregati sanitari e di rischio dei lavoratori sottoposti a sorveglianza sanitaria, informazioni importantissime che arricchiranno di un flusso significativo il SINP. Entro il 31 dicembre 2009 verranno definiti i criteri per tali comunicazioni mediante decreto.
FONDI PUBBLICI (artt. 9 e 11)
Dopo una serie di revisioni e proposte sono state riformate le competenze e le risorse di INAIL (e IPSEMA). I fondi per le famiglie delle vittime saranno riversati di anno in anno. Sono state sostituite, con specifica del nessun onere aggiuntivo, le risorse dei fondi per progetti di formazione e per le cure ambulatoriali con quelle per l’assistenza ospedaliera riabilitativa. E’stato specificato che le attività promozionali finalizzate all’adozione di buone prassi e tecnologie da cui si originano riduzioni dei premi sono di competenza INAIL ma finanziate di anno in anno dal Ministero, e che, sempre senza oneri aggiuntivi, l’INAIL investa anche per mezzo della bilateralità, e che possa impiegare tali risorse per le cure agli infortunati e ai tecnopatici.
Il testo di marzo del DDL attribuiva all’interpello potere vincolante sulla vigilanza degli ispettori ASL. Nel testo definitivo di luglio tale riforma scompare, per cui resta l’espressione di “forma di indirizzo” sancito dall’81.
FORMAZIONE (art. 37)
Si introduce un esplicito e specifico obbligo formativo anche nei confronti dei dirigenti, i cui contenuti (anche l’aggiornamento) sono gli stessi già individuati per i preposti, mentre viene eliminato il vincolo di svolgere tale formazione esclusivamente in azienda come prevedeva lo stesso comma, specificando che possa essere effettuata anche presso gli organismi paritetici, le scuole edili, le associazioni datoriali e le organizzazioni sindacali. Sulla collaborazione con gli organismi paritetici è’ stato abolito il “possono” previsto dalla prima bozza di Correttivo, specificando che la collaborazione con gli organismi paritetici per la formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti deve essere attuata se tali organismi sono presenti nel settore e territorio in cui si svolge l’attività del datore di lavoro. Anche in materia di formazione si depotenzia l’obbligo di registrazione della formazione, recuperando il testo convenuto nell’Avviso comune considerando che l’utilizzo del libretto formativo è ancora in fase sperimentale e non ancora attuato in molte Regioni.
CONSULENZE (artt. 13 e 39)
Nel primo disegno di legge il correttivo avrebbe ridotto il campo di applicazione del divieto per il personale delle pubbliche amministrazioni e per i medici competenti di svolgere attività di consulenza. Tali proposte sono state ritirate pertanto rimangono i vincoli sanciti dal testo originario del decreto.
La rivisitazione dell’apparato sanzionatorio, uno dei punti cardine dichiarati dal Governo, è stata indirizzata a: mantenere il meccanismo di aumento delle sanzioni in caso di rischio immanente; riproporzionare le ammende secondo l’adeguamento delle vecchie sanzioni al costo della vita, rivedere il carico sanzionatorio sui lavoratori, intervenire sul meccanismo di sostituzione della pena detentiva con la pena pecuniaria. L’analisi del dettaglio della rivisitazione è, per forza di cose, demandato a raffronti specifici.
Sottoposizione dei lavoratori ad accertamenti predisposti dal medico competente.
Tali accertamenti comprendono esami clinici, biologici ed indagini diagnostiche, anche con l’ausilio di specialisti scelti dal medico competente.
A cosa mira?
Individuare il rischio professionale specifico cui i dipendenti sono sottoposti per soddisfare la finalità di prevenzione dei danni alla salute.
Nei casi in cui il lavoratore sia :
 Adibito alla movimentazione manuale dei carichi (art 48 dlgs 626/94)
 Impiegato nell’utilizzo di videoterminali (art 55 dlgs 626/94)
 Esposto ai rischi di agenti cancerogeni mutageni (art 69 dlgs 626/94)
 Esposto ai rischi di agenti biologici (art 86 dlgs 626/94)
 Esposto a cloruro vinil monomero (dpr 962/82)
 Operante in cassoni ad aria compressa (dpr 321/56)
 Esposto a amine aromatiche (dlgs 77/92)
 Esposto a radiazioni ionizzanti (dlgs 241/00)
 Addetto lavoro notturno
 Lavoratore marittimo
 Operante in miniere a cielo aperte o sotterranee (dlgs 624/69)
 Impiegato in attività tabellate ex dpr 303/1956
 Esposto a piombo, amianto e rumore (dlgs 277/91)
In accertamenti sanitari ai quali conseguono adempimenti incombenti sul datore di lavoro.
Gli accertamenti corrispondono ai giudizi tecnici del medico competente strutturati in tre tipi di valutazione:
1. Idoneità al lavoro, stante la valutazione del medico competente circa la necessità di visite periodiche dirette al controllo della continuità dello stato di idoneità
2. Idoneità con prescrizione, ossia valutazione di idoneità parziale accompagnata dall’indicazione precisa, dettagliata e strutturata, da parte del medico di una limitazione nell’attività lavorativa (es. impiego dei dispositivi di protezione individuale, non impiegabilità in particolari mansioni)
3. Non idoneità al lavoro, cui consegue, se temporanea, una temporanea sospensione, se definitiva la interdizione alle mansioni con conseguente obbligo del datore di lavoro di rinvenire nell’organico aziendale altre mansioni in cui immettere il lavoratore.
Quali le responsabilità del datore?
Il datore può incorrere in responsabilità inerenti l’obbligo di sicurezza o in materia di infortuni, ovvero di tipo risarcitorio ex art. 2087 se non dovesse rispettare le prescrizioni del medico competente e affidasse il lavoratore a mansioni suscettibili di metterne in pericolo la salute.
Quali conseguenze in caso di inidoneità?
Qualora venisse accertata l’inidoneità del lavoratore, prima di procedere al licenziamento per giustificato motivo oggettivo il datore di lavoro deve provare che non sussistano nell’organico aziendale mansioni, anche non equivalenti, che escludano il rischio per la salute evidenziato dal medico, senza essere tenuto a inventarsi nuovi ruoli e modificare l’assetto organizzativo dell’azienda (repechage limitato al reale assetto). Per evitare il licenziamento il lavoratore può essere tenuto ad adeguare il proprio contratto, sottoscrivendo un accordo in cui manifesti la disponibilità ad un reimpiego demansionato (patto di dequalificazione). Resta ferma la legittimità del rifiuto da parte del lavoratore di effettuare le mansioni inferiori richieste senza previo consenso esplicito.