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Timestamp: 2020-08-09 08:38:54+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2901', 'art. 2901', 'art. 2901', 'art. 2901', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 91', 'art. 290', 'art. 70', 'art. 51', 'art. 2901', 'art. 45', 'art. 2740', 'art. 67', 'art. 2935', 'art. 67', 'art. 44', 'art. 67', 'art. 1180', 'art. 2901', 'art. 2901', 'art. 2500', 'art. 2615', 'art. 2901', 'art. 2500', 'art. 43']

Azione Revocatoria - Archivio
Revocatoria fallimentare, conoscenza dello stato di insolvenza e valutazione complessiva degli elementi presuntivi.
In tema di revocatoria fallimentare, la conoscenza dello stato di insolvenza da parte del terzo contraente, pur dovendo essere effettiva, può essere provata anche mediante elementi indiziari idonei a dimostrare per presunzioni detta effettività. All'uopo il giudice, prima è tenuto a selezionare analiticamente gli elementi presuntivi provvisti di potenziale efficacia probatoria, successivamente a sottoporre quelli prescelti ad una valutazione complessiva, tesa ad accertarne la concordanza, quindi ad appurare se la loro combinazione sia idonea a rappresentare una valida prova presuntiva. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza d'appello, che si era limitata ad esaminare singolarmente – e non complessivamente – tre soltanto degli elementi presuntivi tra quelli dedotti dalla curatela). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 November 2019, n. 29257.
Revoca del fallimento, nuova dichiarazione di fallimento e momento di riferimento per l'accertamento dello stato di insolvenza.
Nel caso in cui il fallimento venga dichiarato successivamente alla revoca della sentenza che lo aveva aperto in precedenza, l'accertamento dello stato di insolvenza va compiuto con riferimento alla situazione esistente alla data della nuova decisione e non già a quella di presentazione dell'originaria istanza da parte dei creditori o del PM. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 October 2019, n. 27200.
Revocatoria di rimesse bancarie ed effetti della pluralità di domande, una per ogni rimessa in conto corrente.
Nell'azione revocatoria fallimentare, avente ad oggetto la dichiarazione di inefficacia di più rimesse bancarie, non viene proposta una sola domanda, ma tante domande quante sono quelle ritenute revocabili, essendo fondate su fatti costitutivi diversi, sicché, ove nell'atto di citazione sia stata richiesta la revoca di un loro determinato numero, individuato attraverso il rinvio ad una consulenza di parte, costituisce inammissibile domanda nuova, la pretesa di ottenere l'inefficacia di altre rimesse in sede di precisazione delle conclusioni, ancorché nei limiti della somma complessiva di cui si è invocata la condanna con l'atto introduttivo della lite. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 October 2019, n. 25852.
Revocatoria e alienazione al sub-acquirente ‘fatto salvo ex art. 2901 quarto comma c.c.’.
Azione revocatoria – Diritto risarcitorio del creditore nella ipotesi ex art. 2901 quarto comma c.c..
In tema di azione revocatoria, laddove il terzo acquirente abbia a sua volta alienato il bene, e l’acquisto del sub-acquirente sia fatto salvo ex art. 2901 quarto comma c.c., sussiste ciò nondimeno il diritto del creditore a ottenere dal primo acquirente il risarcimento del danno (quantificabile nel del corrispettivo versato al primo acquirente dal sub-acquirente), purché: i) l’atto dispositivo compiuto dal debitore sia revocabile ex art. 2901 c.c.; ii) dopo la sua stipulazione, il terzo acquirente abbia compiuto atti elusivi della garanzia patrimoniale; iii) il fatto del terzo acquirente sia connotato da un’originaria posizione di illiceità concorrente con quella del debitore (consilium fraudis) ovvero da una posizione di illiceità autonoma; iv) sussista in concreto un eventus damni causato dal fatto illecito del primo acquirente (Cass. 4721/2019, 251/1996, 1941/1993). (Mauro Meneghini) (Antonio Restiglian) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 23 September 2019.
Esenzioni da revocatoria fallimentare per pagamenti di corrispettivi per prestazioni eseguite da lavoratori autonomi.
Revocatoria fallimentare ex art. 67 co. 2 l.f. – Pagamenti di corrispettivi per prestazioni eseguite da lavoratori autonomi – Esenzione ex art. 67 co. 3 lett. f) l.f. – Applicabilità.
Rientrano nell’ipotesi di esenzione ex art. 67 co. 3 lett. f) l.f., e non sono pertanto revocabili ai sensi dell’art. 67 co. 2 l.f., anche i pagamenti dei corrispettivi per prestazioni di lavoro effettuate da lavoratori autonomi (anche occasionali), posto che il fine ultimo dell’esenzione in parola non è solamente più quello di proteggere i lavoratori più deboli, bensì di tutelare il lavoro in ogni sua forma. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino, 16 September 2019.
Revocatoria di rimesse bancarie e distinzione tra rimesse solutorie e ripristinatorie.
Revocatoria di rimesse bancarie – Valutazione della “durevolezza” della riduzione dell’esposizione debitoria – Criterio assoluto – Esclusione.
Nell’apprezzamento del carattere della “durevolezza” occorre aver riferimento a un criterio non assoluto, bensì relativo, che tenga in considerazione l’andamento del conto corrente per individuare quelle rimesse che non siano riconducibili a un funzionamento fisiologico di un rapporto attivo, caratterizzato da continue movimentazioni, ma siano di fatto funzionali a soddisfare il credito della banca nell’ambito di un c.d. rientro. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 03 September 2019.
Revocatoria nei confronti di procedure concorsuali: la questione di nuovo alle Sezioni Unite.
Revocatoria nei confronti di procedure concorsuali – Rimessione alle Sezioni Unite Civili della Cassazione.
4.12 Va aggiunto, sotto il profilo sistematico (e come già sopra accennato), che vi è anche la norma dettata del D.Lgs. n. 270 del 1999, art. 91, dedicato alla regolamentazione della procedura di amministrazione straordinaria, ad ammettere la c.d. revocatoria aggravata nei confronti degli appartenenti al medesimo gruppo di quella dichiarata insolvente, parallelamente a quanto ora disposto dal D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14, art. 290, comma 3. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 July 2019, n. 19881.
Revocatoria ordinaria: onere della prova a carico del curatore.
In materia di azione revocatoria ordinaria di un atto di disposizione patrimoniale compiuto da società di capitali successivamente dichiarata fallita, il curatore, al fine di dimostrare la sussistenza dell'"eventus damni", ha l'onere di provare la consistenza dei crediti vantati dai creditori ammessi al passivo fallimentare; la sussistenza, al tempo del compimento del negozio, di una situazione patrimoniale della società che mettesse a rischio la realizzazione dei crediti sociali ed il mutamento qualitativo o quantitativo della garanzia patrimoniale generica, rappresentata dal patrimonio sociale, determinato dall'atto dispositivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 July 2019, n. 19515.
Il creditore pignoratizio condannato a retrocedere alla curatela l'importo incamerato deve essere ammesso al passivo in via privilegiata pignoratizia.
Qualora, a seguito del positivo esperimento di un'azione revocatoria fallimentare, il creditore pignoratizio che abbia escusso la garanzia sia condannato a retrocedere alla curatela l'importo incamerato, lo stesso ha diritto ad insinuarsi al passivo, ai sensi dell’art. 70, secondo comma, l. fall., in via privilegiata pignoratizia sulla somma versata per effetto della revoca. (Edoardo Staunovo-Polacco) (riproduzione riservata) Tribunale Ascoli Piceno, 05 July 2019.
Azione revocatoria fallimentare proposta da società in amministrazione straordinaria per pagamenti di forniture di prodotti nei sei mesi antecedenti l'apertura della procedura.
Revocatoria fallimentare – Scientia decoctionis – Insufficienza della prova circa lo stato di insolvenza.
Ai fini della prova della conoscenza dello stato di insolvenza, i ritardi nei pagamenti delle fatture sono irrilevanti quando questi possono essere giustificati dall’importanza economica della committente per la ditta fornitrice e dalla tolleranza (implicitamente richiesta e concessa) che ne è conseguita. Allo stesso modo è irrilevante la circostanza che il fornitore abbia proseguito i rapporti con la società sino alla dichiarazione d’insolvenza, circostanza che anzi può valere solo a confermare che il fornitore fosse ignaro della situazione economica della cliente e perciò abbia continuato a fornire le proprie merci con il rischio di non essere pagato. (Daniela Giampieri) (riproduzione riservata) Appello Ancona, 13 June 2019.
Effetti della revocatoria ordinaria trascritta prima del fallimento dell'acquirente.
Il divieto di azioni esecutive individuali posto dall'art. 51 l.fall. non osta alla procedibilità dell'azione revocatoria ordinaria già promossa dal creditore dell'alienante, ove la domanda ex art. 2901 c.c. sia stata trascritta anteriormente alla dichiarazione di fallimento dell'acquirente perché altrimenti il creditore dell'alienante, pur trovandosi nella condizione di poter opporre l'azione proposta alla massa, ai sensi dell'art. 45 l.fall., resterebbe privo della garanzia patrimoniale ex art. 2740 c.c. e l'atto fraudolento gioverebbe ai creditori dell'acquirente fallito per il sol fatto che a questi si è sostituito il curatore; il vittorioso esperimento dell'azione revocatoria ordinaria, trascritta anteriormente alla data di fallimento dell'acquirente, non abilita, tuttavia, il creditore dell'alienante non fallito a promuovere l'esecuzione sui beni compravenduti ma lo colloca in posizione analoga a quella del titolare di un diritto di prelazione e gli consente di conseguire, in sede di ricavato della vendita del bene, la separazione della somma corrispondente al suo credito verso l'alienante, per esserne soddisfatto in via prioritaria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 31 May 2019, n. 14892.
Revocatoria fallimentare di pagamenti di beni e servizi ed eccezione di esenzione.
L’esenzione da revocatoria è eccezione in senso proprio perché determina un’estensione del thema decidendum alla verifica di circostanze di fatto non esaminabili d’ufficio poiché non inerenti alla sussistenza degli elementi costitutivi del diritto azionato e non costituenti mere difese; l’eccezione consiste infatti nell’allegazione di fatti modificativi, impeditivi o estintivi delle altrui pretese. Ciò comporta che l’esenzione di cui all’art. 67, co. III, lettera a, L.F., debba essere tempestivamente e specificamente allegata e provata da chi voglia avvalersene. (Marco Mariano) (riproduzione riservata) Appello Salerno, 29 May 2019.
Revocatoria del trasferimento immobiliare eseguito in sede di separazione dei coniugi.
Azione revocatoria – Trasferimento immobiliare eseguito in adempimento di accordi di separazione – A titolo di mantenimento – Natura onerosa – Affermazione – Scientia damni – Presumibile dal legame parentale con il terzo cessionario – Affermazione.
La prova della scientia damni del terzo può essere ricavata anche dalla sussistenza di un vincolo parentale tra il debitore e il terzo, quando tale vincolo renda estremamente inverosimile che il terzo non fosse a conoscenza della situazione debitoria gravante sul disponente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 28 May 2019.
Prescrizione dell'azione revocatoria nell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi.
In tema di prescrizione dell'azione revocatoria nell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, disciplinata dal d.lgs. n. 270 del 1999, la regola secondo cui la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere, ai sensi dell'art. 2935 c.c., si riferisce al termine fissato per l'esercizio della detta azione, non anche alla delimitazione del periodo sospetto, di cui all'art. 67 l.fall., e alla conseguente identificazione degli atti revocabili al suo interno, per i quali, nell'ipotesi di consecuzione di procedure concorsuali, il computo a ritroso di tale periodo decorre dalla data di ammissione alla prima procedura. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 May 2019, n. 13838.
Pagamento del fideiussore sottratto all'inefficacia e alla revocatoria.
Il principio di autonomia contrattuale consente al fideiussore di uno scoperto di conto corrente bancario di poter estinguere il proprio debito fideiussorio, oltre che in modo diretto (ossia mediante versamento alla banca personalmente), altresì in modo indiretto (cioè mediante accreditamento della somma sul conto del garantito, perché la banca se ne giovi), di modo che, quando un terzo versi sul conto corrente del debitore, e dopo il fallimento di costui, una somma a riduzione dello scoperto del conto stesso per il quale egli aveva prestato fideiussione, e non risulti la sussistenza di debiti verso il fallito da parte del terzo, deve ritenersi che questi abbia adempiuto il proprio debito fideiussorio, restando pertanto il relativo accreditamento sottratto alla dichiarazione di inefficacia di cui all'art. 44 l.fall. ovvero all'azione revocatoria di cui all'art. 67 l.fall. (Principio affermato con riferimento al versamento diretto sul conto corrente del fallito effettuato, ex art. 1180 c.c., dal genitore del fideiussore del rapporto bancario, ad estinzione del debito fideiussorio del figlio verso la banca, soggetto diverso dal fallito). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 May 2019, n. 13458.
Consorzi con attività esterna: disciplina applicabile, trasformazione eterogenea e rimedi.
Società di capitali – Consorzi con attività esterna – Società consortili – Caratteristiche – Art. 2615 ter, comma 2, cod. civ. – Applicabilità
Società consortili – Bilancio – Obblighi statutari – Sussistenza
Delibera assemblea straordinaria società consortile – Modifica statutaria – Obblighi consorziati – Tutela creditori – Azione ex art. 2901 cod. civ. – Ammissibilità
Tutela creditori – Azione ex art. 2901 cod. civ. – Azione e art. 2500 novies cod. civ. – Differenze.
Nella fattispecie della società consortile, concretizzandosi la commistione tra la struttura organizzativa propria di uno dei tipi societari e la funzione propria dei consorzi con attività esterna, può fondatamente ritenersi che l’obiettivo tipico avuto di mira dai consorziati, attraverso lo svolgimento di una o più fasi delle rispettive imprese, sia quello di trarre un vantaggio mutualistico, ossia un beneficio economico dipendente dalla fase del ciclo produttivo che gli imprenditori consorziati, anzichè svolgere individualmente, affidano alla comune gestione consortile, beneficio che si traduce in una riduzione dei costi o in una maggiorazione dei ricavi. Tuttavia, l’opzione per la forma giuridica di società capitalistica, per azioni come nella specie, implica la sottoposizione alla relativa disciplina, dovendo, quindi, trovare applicazione le regole per essa dettate dal codice civile, in particolare la disposizione dell’art. 2615 ter, comma 2, cod. civ., consentendo l’introduzione di una clausola statutaria che obblighi i soci al versamento di contributi in denaro, rappresentando, in tal modo, un’eccezione rispetto alla disciplina societaria altrimenti applicabile. Per l’effetto se i corrispettivi richiesti ai partecipanti in occasione dello scambio mutualistico dovessero rivelarsi insufficienti ex post si determinerà uno squilibrio per colmare il quale viene introdotto statutariamente l’obbligo contributivo che è finalizzato proprio al ripianamento del deficit della gestione mutualistica. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
Tenuto conto del principio generale delle c.d. società di capitali per cui i soci non possono venire obbligati a eseguire nuovi e ulteriori conferimenti, la dottrina e la giurisprudenza prevalenti (cfr. Cass. 122/05; 11081/04) ritengono legittima la clausola statutaria della società consortile che, nella sua previsione commisuri l’entità dell’obbligo contributivo al totale delle perdite della gestione mutualistica in base ad un criterio oggettivo di partecipazione, in genere, e come nella specie avvenuto, sulla base del valore delle quote di partecipazione al capitale sociale, semprechè si tratti di perdite o costi imputabili al bilancio della società dalla cui approvazione si delineerà la sua concreta determinazione. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
E’ ammissibile l’azione revocatoria ex art. 2901 cod. civ. della delibera di modifica statutaria della società consortile che si è effettivamente sostanziata in una rinuncia da parte dell’ente alla posizione creditoria avente ad oggetto gli obblighi dei soci al ripianamento delle perdite, nella concreta misura indicata in bilancio società ai crediti già sorti nel patrimonio sociale fino alla data della modifica statutaria. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
Infatti, se si volesse prefigurare con tale modifica statutaria una trasformazione eterogenea comportante il passaggio da un regime di responsabilità dei soci per le perdite sociali, in proporzione delle rispettive quote sociali, ad un regime di irresponsabilità dei soci per le perdite sociali e, quindi, ad una modifica strutturale da società consortile, avente causa mutualistica, ad una società capitalistica, avente causa lucrativa, non è applicabile il rimedio dell’opposizione ai sensi dell’art. 2500 novies cod. civ. prospettato dagli appellanti in quanto è lo strumento specifico predisposto dall’ordinamento a tutela degli interessi dei creditori per la contestazione della trasformazione societaria in sè considerata. Invece, a seguito della trasformazione i diritti e gli obblighi anteriori alla trasformazione rimangono in capo alla società trasformata, per cui l’unico rimedio finalizzato alla conservazione della garanzia patrimoniale generica del debitore a fronte della sostanziale rinuncia della società creditrice ad un’utilità economica già maturata [al 2009] e quindi, presente nel patrimonio e di evitare, quindi, la fuoriuscita dal patrimonio di detta utilità e il suo depauperamento in danno dei creditori, è quello dell’azione intrapresa dalla Curatela. (Luca Caravella) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 15 May 2019.
Revocatoria fallimentare: presunzione iuris tantum del pregiudizio e prova contraria.
Revocatoria fallimentare - Danno - Mera lesione della "par condicio creditorum" - Sufficienza - Presunzione "iuris tantum" di danno - Conseguenze - Prova contraria a carico del convenuto.
Nell'azione revocatoria fallimentare, a differenza di quella ordinaria, la nozione di danno non è assunta in tutta la sua estensione perché il pregiudizio alla massa - che può consistere anche nella mera lesione della "par condicio creditorum" o, più esattamente, nella violazione delle regole di collocazione dei crediti - è presunto in ragione del solo fatto dell'insolvenza; si tratta, peraltro, di presunzione "iuris tantum" che può essere vinta dal convenuto, sul quale grava l'onere di provare che in concreto il pregiudizio non sussiste. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 May 2019, n. 13002.
Revocatoria ordinaria del fondo patrimoniale e legittimazione processuale del fallito.
Sebbene, ai sensi dell'art. 43 della legge fallimentare, la perdita della legittimazione processuale del fallito coincida con l'ambito dello spossessamento fallimentare, poiché i rapporti relativi alla costituzione di un fondo patrimoniale non sono compresi nel fallimento (trattandosi di beni che, pur appartenendo al fallito, rappresentano un patrimonio separato, destinato al soddisfacimento di specifici scopi che prevalgono sulla funzione di garanzia per la generalità dei creditori), permane rispetto ad essi la legittimazione del debitore-fallito, sicchè sussiste la legittimazione processuale di quest'ultimo nel giudizio avente ad oggetto la revocatoria ordinaria del fondo patrimoniale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 09 May 2019, n. 12264.