Source: http://www.osservatorioaiutidistato.it/notizie/ultime-notizie.html
Timestamp: 2020-07-14 00:41:29+00:00
Document Index: 133633609

Matched Legal Cases: ['art. 107', 'art.108', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 107', 'art. 108', 'art. 16']

In risposta all’emergenza COVID-19, il 19 marzo 2020 è stato approvato dalla Commissione europea il Temporary Framework for State aid measures to support the economy in the current COVID-19 outbreak, (Comunicazione C(2020) 1863).
A questo link il REPORT per l'Osservatorio Europeo sugli Aiuti di Stato, Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'economia nell'attuale emergenza del COVID-19, a cura di Paola Dolfato, pubblicato sulla repository open source dell'UE zenodo.org, nella nuova Community dell'Osservatorio https://zenodo.org/communities/oeas_eosa_eu/
Pubblicato il contributo dell'Osservatorio alla Consultazione sulla revisione delle linee guida sugli aiuti per il sistema ETS (sistema di scambio delle quote di emissioni di gas a effetto serra)
Il giorno 3 marzo 2020 l'Osservatorio europeo per gli aiuti di Stato ha depositato presso la Commissione europea, DG COMP, una presa di posizione sulla Consultazione sulla revisione delle linee guida sugli aiuti per il sistema ETS (sistema di scambio delle quote di emissioni di gas a effetto serra).
La presa di posizione OEAS, che si legge alla sezione Dottrina di questo portale, è depositata presso la open access repository Zenodo - D.O.I. 10.5281/zenodo.3706127 , da dove è liberamente scaricabile (Licenza Creative Commons Attribution 4.0 International)
La presa di posizione si esprime in termini fortemente negativi circa l'approccio della bozza di Orientamenti, che conferma di fondo l'utilizzo dello strumento degli aiuti di Stato come metodo di alleviamento del rischio di carbon leakage. L'OEAS-DiPIC e il Centro studi di economia e tecnica dell'energia Giorgio Levi Cases dell'Università di Padova mettono in evidenza il pesantissimo effetto di perturbazione del mercato interno che un tale approccio determina, tanto più nel contesto di un prevedibile periodo di crisi come quello che si apre a valle dell'emergenza COVID-19
La Commissione ha confermato che lo schema greco di riduzione dei bilanci delle banche dal peso dei prestiti deteriorati (c.d. meccanismo Hercules) non costituisce aiuto di Stato.
Il meccanismo Hercules, un veicolo societario di diritto privato, acquisterà prestiti deteriorati dalle banche, provvedendo alla cartolarizzazione di quei prestiti e alla loro offerta ad investitori privati. Alcune tranches di quei titoli, aventi minore rischio, saranno garantiti dallo Stato greco. Per tale garanzia lo Stato sarà remunerato a condizioni ritenute conformi a normali condizioni di mercato. Inoltre la garanzia sarà attiva solo ove più della metà delle tranches a maggior rischio e senza garanzia saranno collocate sul mercato privato. In tal modo sarà il mercato a confermare la bontà della suddivisione dei titoli secondo tranches di rischio differenziato.
A tali condizioni, la messa a disposizione di risorse statali, pur evidente nella concessione di una garanzia, non dà luogo ad alcun "vantaggio" per gli operatori privati interessati, venendo meno così uno degli elementi essenziali della nozione di aiuto di Stato di cui all'art. 107 TFUE.
Qui il comunicato della Commissione (in inglese)
maggiori informazioni qui Polonia - cogenerazione energetica - meccanismi di capacità - sovrapprezzo
Maggiori informazioni nella nota di Maria Luise Cornelli (Slovacchia - commercio al dettaglio - aiuti potenzialmente discriminatori)
Maggiori informazioni nella nota di Luise Marie Cornelli (Lituania - misure di sostegno alle rinnovabili)
Risale al 2 aprile la decisione con cui la Commissione Europea si è espressa negativamente circa la compatibilità con il Mercato interno delle c.d. “CFC Rules” dell’amministrazione fiscale britannica. Nello specifico, la parte ritenuta non compatibile è quella che riguarda la Group Financing Exemption(GFE), considerata solo parzialmente giustificata. Questo è l’esito della procedura di indagine formale attivata ai sensi dell’art.108 TFUE già nell’ottobre 2017.
Maggiori informazioni nella nota di Alessandro Maria Galizia (Regno Unito - Controlled Foreign Company Rules - Group Financing Exemption)
Il giorno 22 febbraio 2019 la Commissione ha adottato norme rivedute sugli aiuti di Stato nel settore agricolo, stabilendo un aumento del massimale che le autorità nazionali possono utilizzare per il sostegno agli agricoltori senza l’approvazione preventiva della Commissione, nell'ambito del regime c.d. de minimis.
Ulteriori informazioni in questa nota di Federica Stevanato (agricoltura - de minimis - massimali)
Risale allo scorso 7 marzo la notizia dell’apertura di una procedura di indagine formale relativa al possibile vantaggio selettivo che il Lussemburgo avrebbe garantito a Huhtamäki, colosso finlandese del food-packaging, attraverso alcuni tax ruling.
Maggiori informazioni alla nota di Alessandro Maria Galizia (Lussemburgo - tax ruling - Huhtamäki).
Ulteriori spunti di approfondimento in un precedente contributo di Alessandro Maria Galizia ( Lussemburgo - tax ruling- MacDonald).
Lo scorso 22 febbraio la Commissione europea ha accertato che i quattro incentivi previsti dal governo francese per la produzione di energia eolica sono compatibili con le normative europee sugli aiuti di Stato.
Ulteriori informazioni in questa nota di Luise Marie Cornelli (Francia - rinnovabili - eolico)
L'ICI non versato dalla Chiesa Cattolica, dagli altri enti ecclesiastici e associazioni sportive dovrà essere recuperato dallo Stato italiano. Questo è quanto stabilito dalla Corte di giustizia dell'Unione europea nella sentenza del 6 novembre 2018
Per approfondimenti si veda l'articolo di Alessandro Maria Galizia (regimi di aiuto - ricorso di annullamento - legittimazione ad agire - sentenza Montessori)
Lo scorso 8 novembre, la Commissione europea ha adottato una decisione negativa di recupero relativa 60 milioni di euro di aiuti di Stato concessi dalla Romania a CE Hunedoara, impresa produttrice di elettricità e calore.
L’impresa beneficiaria è di proprietà statale e nel Paese gestisce due contrali elettriche e quattro miniere di carbone per alimentare i suoi impianti, tutti derivanti da altre imprese in bancarotta.
Già nell’aprile del 2015, la Commissione europea aveva approvato la concessione in suo favore di 37,7 milioni di euro (corrispondenti circa a 167 milioni di RON), rilevando che il finanziamento integrava un aiuto di compatibile con il mercato interno ai sensi degli Orientamenti per il Salvataggio e la Ristrutturazione di imprese in difficoltà del 2014. La Commissione, in particolare, aveva considerato positivamente l’impegno della Romania a presentare un piano di ristrutturazione che potesse garantire la futura redditività di CE Hunedoara.
A seguito dell’introduzione di una serie di modifiche al piano di ristrutturazione approvato dalla Commissione, nel gennaio 2016 l’impresa beneficiaria era entrata nella procedura di insolvenza formale prevista dalla normativa rumena.
Nonostante la sicura liquidazione di CE Hunedoara, la Romania aveva sempre sostenuto la necessità di mantenere temporaneamente in funzione alcune delle unità di produzione di energia insieme ad alcune miniere di carbone ed ai relativi servizi di preparazione del carbone con una compensazione per i costi di produzione. Nel momento in cui ciascuna di queste compensazioni era stata concessa, pertanto, la Commissione si era sempre pronunciata in senso positivo e, in totale, i finanziamenti erogati dalla Romania a CE Hunedoara nel giugno del 2016 ammontavano a circa 73 milioni di Euro (circa 337 milioni di RON).
La procedura formale di indagine e la decisione negativa della Commissione
Tuttavia, di fronte alla mancata elaborazione di un progetto adeguato e di progressi verso la liquidazione della società, nel marzo 2018, la Commissione ha aperto il procedimento di indagine formale, in esito al quale ha escluso la conformità con il diritto UE degli aiuti di Stato del complesso dei finanziamenti concessi alla beneficiaria dallo Stato romeno (in tutto 5 misure).
Infatti, La valutazione della Commissione ha confermato innanzitutto la qualificazione delle misure in termini di aiuti di Stato, ai sensi dell’art. 107, par. 1, del Trattato. A tal fine, la stessa ha riscontrato la sussistenza delle quattro condizioni cumulative della: (i) imputabilità allo Stato delle risorse impiegate; (ii) del conferimento di un vantaggio economico; (iii) della selettività del vantaggio attribuito e (iv) della distorsione della concorrenza e degli scambi tra gli Stati membri.
In particolare, nel valutare la sussistenza di un vantaggio economico, la Commissione ha fatto applicazione del c.d. criterio dell’investitore nell’economia di mercato.
Tale criterio è definito dalla Commissione stessa, nell’ambito della Comunicazione sulla Nozione di aiuto di Stato del 2016, nei termini seguenti: “al fine di stabilire se l'investimento di un ente pubblico costituisca un aiuto di Stato, è necessario valutare se, in circostanze analoghe, un investitore privato di dimensioni paragonabili che opera alle normali condizioni di un'economia di mercato avrebbe realizzato l'investimento in questione. Analogamente, al fine di esaminare se la rinegoziazione del debito da parte di creditori pubblici comporti aiuti di Stato, gli organi giurisdizionali dell'Unione hanno elaborato il «criterio del creditore privato», confrontando il comportamento del creditore pubblico a quello di un ipotetico creditore privato che si trovi in situazione analoga. Infine, per valutare se una vendita effettuata da un ente pubblico comporti un aiuto di Stato, gli organi giurisdizionali dell'Unione hanno elaborato il «criterio del venditore privato», che considera se un venditore privato operante in condizioni normali di mercato avrebbe potuto ottenere lo stesso prezzo o un prezzo migliore”.
A fronte della sottoposizione della società beneficiaria a procedure di insolvenza e alle evidenti continue perdite, oltre che all’assenza di credito emersa già dal 2012-2013, la Commissione ha pertanto concluso che è evidente che CE Hunedoara non sarebbe stata in grado di ottenere tali fondi erogati dalla Romania in normali condizioni di mercato.
Verificata la natura di aiuto della misura, la Commissione ne ha poi appurato la compatibilità con il mercato interno alla luce degli Orientamenti per il Salvataggio e la Ristrutturazione del 2014. Al riguardo, si nota che i nuovi principi guida introdotti in sede di modifica dei precedenti Orientamenti sono: il periodo massimo di sei mesi per la concessione di aiuti di salvataggio; la notifica di un eventuale piano di ristrutturazione alla Commissione perché gli aiuti possano essere protratti; e la possibilità di concedere l’aiuto solo una volta nel periodo di 10 anni. Inoltre, il piano di ristrutturazione deve garantire che a lungo termine la reddittività sia ripristinata senza che sia ancora necessario l’intervento statale, che le distorsioni della concorrenza indotte dal sostegno statale siano affrontate da misure specifiche e che la società contribuisca ai costi della ristrutturazione.
In applicazione dei menzionati criteri, la Commissione ha riscontrato che, nel corso del tempo, il piano di ristrutturazione di CE Hunedoara non si è posto in linea con tali requisiti e l’impresa beneficiaria ha continuato in effetti a vendere elettricità e calore in Romania a danno degli altri produttori.
La procedura di recupero degli aiuti
L’art. 108, comma 2, primo periodo, TFUE stabilisce che qualora la Commissione constati che l’aiuto concesso da uno Stato non è compatibile con il mercato interno, lo Stato erogante è tenuto a sopprimerlo o modificarlo nel termine dalla stessa precisato.
La Commissione ha ricevuto assicurazioni da parte della Romania che, di fronte all’eventuale liquidazione e vendita delle attività di CE Hunedoara, la legislazione nazionale interverrà per evitare interruzioni di elettricità o riscaldamento.
Per quanto riguarda in generale quelli che sono gli effetti del recupero degli aiuti incompatibili con il mercato interno, essi consistono nel venir meno del vantaggio che il beneficiario aveva conseguito sul mercato rispetto ai concorrenti e, così, nel ripristino dell’assetto concorrenziale preesistente. Questo è confermato dall’art. 16 del Regolamento 1589/2015 (c.d. Regolamento di Procedura), che impone allo Stato membro interessato di adottare tutte le misure necessarie per recuperare l’aiuto dal beneficiario. Il comma 3 della norma citata, impone inoltre che il recupero venga effettuato senza indugio. In ossequio al principio di autonomia procedurale degli Stati membri, la Corte di giustizia riconosce pertanto la discrezionalità di questi ultimi nella scelta dei mezzi da utilizzare per adempiere a tale obbligo, a condizione che venga assicurata l’esecuzione immediata ed effettiva della decisione della Commissione. L’obbligazione di recupero, si precisa, vertendo sullo Stato membro nella usa integralità, risulta rivolto tanto alle amministrazioni dello Stato quanto ai giudici nazionali coinvolti nei contenziosi sulle misure di esecuzione della decisione della Commissione.
Per maggiori informazioni sulla procedura di recupero, si rinvia anche alla lettura della Comunicazione della Commissione Verso l'esecuzione effettiva delle decisioni della Commissione che ingiungono agli Stati membri di recuperare gli aiuti di Stato illegali e incompatibili del 2007 (c.d. Recovery Notice) e della Comunicazione della Commissione relativa all'applicazione della normativa in materia di aiuti di Stato da parte dei giudici nazionali del 2009.
Lo scorso 31 ottobre la Commissione europea ha confermato la compatibilità con il mercato interno delle nuove misure adottate dallo Stato lituano nell’ambito di un preesistente schema di aiuti, approvato nel novembre 2013, per la costruzione ed il funzionamento del terminal di lavorazione di gas liquefatto (o rigassificatore) nella città di Klaipėda
In particolare, la Commissione ha ritenuto conforme alla vigente disciplina sugli aiuti di Stato la previsione, ora introdotta, del pagamento di un corrispettivo statale alla società LITGAS, incaricata della fornitura di gas naturale al terminale.
Come affermato nel 2013 dall’allora commissario alla concorrenza, Joaquín Almunia, l’approvazione dello schema di sostegno pubblico per il rigassificatore di Klaipéda ha perseguito l’obbiettivo di ridurre la dipendenza di forniture dalla Lettonia, ed ha al contempo assicurato la certezza dell’approvvigionamento di gas e stimolato la concorrenza a vantaggio dei consumatori. Tali molteplici finalità hanno fatto sì che il terminale di Klaipėda assumesse un’importanza cruciale nel mercato della fornitura di gas in Lituania.
Inoltre, considerato che l’obiettivo della messa in sicurezza del fabbisogno di gas richiede che gli impianti di lavorazione di gas liquefatto siano mantenuti costantemente in funzione, al fine di assicurare la continua operatività del terminal di Klaipeda, nel 2016 la Lituania ha deciso di affidare la fornitura di liquified natural gas (LNG) all’impresa LITGAS. Come corrispettivo dell’adempimento di tale obbligazione di servizio pubblico, la nuova disciplina ha previsto che LITGAS riceverà un pagamento dallo Stato lituano, finanziato tramite una imposta sugli utilizzatori della rete di trasmissione del gas.
La menzionata modifica dello schema di aiuti del 2013 è stata comunicata dal governo lituano alla Commissione, assieme all’ulteriore progetto di rimuovere dallo schema la clausola secondo la quale tutti i fornitori di riscaldamento ed elettricità operanti nel mercato lituano avrebbero l’obbligo di acquistare una certa quantità di gas dalla compagnia LITGAS.
Il nuovo schema, ora approvato dalla Commissione, opererà tra le parti dal 2019 fino al 2024.
La realizzazione e il mantenimento del rigassificatore del porto lituano di Klaipėda, dal punto di vista comunitario, è ritenuta un’opera infrastrutturale dall’alto valore strategico.
Beneficiari della stessa saranno in primis i consumatori lituani, cui il governo potrà garantire una diversificazione nell’approvvigionamento di gas. Tale diversificazione potrà a sua volta contribuire al ripristino dell’assetto concorrenziale del mercato lituano del gas, oggi fortemente compromesso dalla società russa Gazprom, che vi opera quasi come monopolista.
Secondo uno studio condotto da Pöyry Management Consulting, riferimento globale per le consulenze riguardanti il settore energetico, il terminal di rigassificazione di Klaipėda riuscirà a garantire un risparmio compreso tra i 20 e i 60 milioni di euro annui, fin da subito e anche successivamente al 2024, data entro cui si estinguerà il contratto d’affitto della “Independence”, la nave terminal LNG, e il governo dovrà decidere se acquistare il terminal o prolungarne l’affitto.
Klaipėda, in sintesi, rappresenta sia per gli obiettivi comunitari sia per le esigenze della regione baltica uno snodo cruciale per le politiche energetiche future e risulta inoltre in linea con la disciplina UE in materia di aiuti di Stato.
Sempre nello stesso quadro strategico si inserisce poi il sostegno della Commissione europea al sistema di gasdotti tra Finlandia ed Estonia e tra Polonia e Lituania, progetti da realizzarsi tramite una cooperazione regionale al fine di garantire una rete energetica collegata a livello europeo che assicuri un accesso più sostenibile e vantaggioso alle fonti energetiche nell’Unione.
Per maggiori informazioni e per la consultazione della press release si rinvia al seguente link