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Timestamp: 2018-03-24 23:15:59+00:00
Document Index: 130492727

Matched Legal Cases: ['art. 1668', 'art. 2931', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 31']

Indice normativa regionale n. 6/2003
Indice normativa regionale n. 5/2003
Indice normativa regionale n. 4/2003
Indice normativa regionale n. 3/2003
Indice normativa regionale n. 2/2003
Indice normativa regionale n. 1/2003
Indice normativa regionale n. 12/2002
Indice normativa regionale n. 11/2002
Indice normativa regionale n. 10/2002
Indice normativa regionale n. 9/2002
Indice normativa regionale n. 7-8/2002
Indice normativa regionale n. 6/2002
Indice normativa regionale n. 5/2002
Indice normativa regionale n. 4/2002
Indice normativa regionale n. 3/2002
Indice normativa regionale n. 2/2002
Indice normativa regionale n. 1/2002
Indice normativa regionale n. 12/2001
1. Edilizia e immobili - Abusi e reati edilizi – Reati paesaggistici - Costruzione edilizia - Opera non amovibile e dotata di estesa pavimentazione - Assenza di preventivo permesso a costruire - Configurabilità. 2. Edilizia e immobili - Abusi e reati edilizi - Caratteristiche della pertinenza - Esclusione. 3. Edilizia e immobili - Abusi e reati edilizi - Reati urbanistici – Natura – Reato permanente - Consumazione - Decorrenza - Data ultimazione dei lavori.
1. Anche un basamento in cemento costituisce “costruzione” in senso tecnico-giuridico, trattandosi di un manufatto tridimensionale che comporta una ben definita occupazione del terreno e dello spazio aereo, richiedente per la sua realizzazione (come, del resto, per le opere di estesa pavimentazione) il permesso di costruire e l'autorizzazione paesaggistica, essendo idoneo a determinare una compromissione dell'assetto del territorio e del paesaggio, la cui permanenza non può, dunque, essere considerata irrilevante, con la conseguente corretta esclusione della integralità della demolizione dell'opera.
2. Affinché un manufatto presenti il carattere di pertinenza, tale da non richiedere per la sua realizzazione il permesso di costruire, è necessario che esso sia preordinato a un'oggettiva esigenza funzionale dell'edificio principale, sia sfornito di un autonomo valore di mercato, sia di volume non superiore al 20% di quello dell'edificio cui accede, di guisa da non consentire, rispetto a quest'ultimo e alle sue caratteristiche, una destinazione autonoma e diversa.
3. Il reato urbanistico ha natura di reato permanente, la cui consumazione ha inizio con l'avvio dei lavori di costruzione e perdura fino alla cessazione dell'attività edificatoria abusiva. L'ultimazione dei lavori coincide con la conclusione dei lavori di rifinitura interni ed esterni, quali gli intonaci e gli infissi, sicché è entro tale preciso ambito che deve dunque individuarsi il concetto di "ultimazione", che ha natura oggettiva e non può, pertanto, dipendere da valutazioni soggettive.
FAST FIND : GP16103
1. Appalti e contratti pubblici - Contabilità dei lavori e riserve - Presuppongono l’esistenza di un contratto valido in esecuzione - Conseguenze. 2. Appalti e contratti pubblici - Contabilità dei lavori e riserve - Lavori extracontrattuali Compenso dell'appaltatore - Condizioni - Indifferibilità e indispensabilità dei lavori - Contabilizzazione delle opere da parte del direttore dei lavori - Idoneità - Esclusione - Preventivo consenso o successivo riconoscimento da parte della P.A. - Necessità.
1. In tema di appalto di opere pubbliche, la riserva, attenendo ad una pretesa economica di matrice contrattuale, presuppone l'esistenza di un contratto valido di cui si chiede l'esecuzione, mentre, ogni qualvolta si faccia questione di invalidità del contratto e dei modi della sua estinzione, come nel caso della risoluzione per inadempimento, le pretese derivanti dall'inadempimento della stazione appaltante non vanno valutate in relazione all'istituto delle riserve, ma seguono i principi di cui agli artt. 1453 e 1458 del Codice civile.
2. I lavori addizionali eventualmente effettuati dall'appaltatore, che non siano stati previamente autorizzati e per i quali, quindi, egli non abbia diritto ad aumento di prezzo, possono dare luogo a compenso a condizione che essi formino oggetto di tempestiva riserva ovvero che siano stati, riconosciuti come tali dall'amministrazione committente. La contabilizzazione delle opere extracontrattuali da parte del direttore dei lavori, essendo un’operazione di natura tecnica non può di per sé far sorgere a favore dell'appaltatore alcun diritto al compenso, ove sia mancata una preventiva volontà dell'ente pubblico alla loro realizzazione manifestata dal suo organo, od un riconoscimento, esplicito o implicito, dello stesso sull'indispensabilità ed utilità dei lavori.
- In merito ai presupposti delle riserve ed al compenso dell’appaltatore per lavori extracontrattuali si vedano: Cass. civ. 03/11/2016, n. 22275; Cass. civ. 21/07/2016, n. 15029; Cass. civ. 11/01/2006, n. 388; Cass. civ. 25/11/1996, n. 10428; Cass. civ. 05/10/1992, n. 10897.
Nel contratto di appalto il committente, che lamenti difformità o difetti dell'opera, può richiedere, a norma dell'art. 1668 del Codice civile, comma 1, che le difformità o i difetti siano eliminati a spese dell'appaltatore mediante condanna da eseguirsi nelle forme previste dall'art. 2931 del Codice civile, oppure che il prezzo sia ridotto e, in aggiunta o in alternativa, che gli venga risarcito il danno derivante dalle difformità o dai vizi. La prima domanda, infatti, che postula la colpa dell'appaltatore, è utilizzabile per il ristoro del pregiudizio che non sia eliminabile mediante un nuovo intervento dell'appaltatore stesso (come nel caso di danni a persone o a cose, o di spese di rifacimento che il committente abbia provveduto a fare eseguire direttamente); la seconda, che prescinde dalla colpa dell'appaltatore tenuto comunque alla garanzia, tende a conseguire un "minus" rispetto alla reintegrazione in forma specifica, della quale rappresenta il sostitutivo legale, mediante la prestazione della "eadem res debita", sicché la domanda per il risarcimento dei danni deve ritenersi ricompresa, anche se non esplicitata, nella domanda di eliminazione delle difformità o dei vizi.
1. La natura vincolata del titolo edilizio non costituisce elemento insuperabilmente ostativo al fine di imporre modalità esecutive, di ordine essenzialmente tecnico, per adeguare il progetto a determinate esigenze, anche prettamente estetiche e/o di decoro, poiché il permesso di costruire è da ritenersi strumento idoneo a consentire un equilibrato contemperamento dell’interesse pubblico al pieno rispetto della normativa urbanistica con l’interesse privato alla rapidità ed efficienza della pubblica amministrazione. Pertanto, quando un progetto edilizio presenta elementi ostativi alla sua approvazione di modesta rilevanza e tali da poter essere individuati e corretti o attraverso la modifica del progetto, non bisogna negare il titolo richiesto ma invitare l’interessato a modificare il progetto o rilasciare il permesso di costruire sotto condizione, la cui violazione ha l'effetto di privare di titolo ciò che è stato realizzato sulla base del provvedimento cui era apposta la condizione non rispettata. L’apposizione di condizioni al rilascio di un titolo edilizio è ammissibile soltanto quando si vada ad incidere su aspetti legati alla realizzazione dell'intervento costruttivo, sia da un punto di vista tecnico che strutturale, e ciò trovi un fondamento diretto o indiretto in una norma di legge o regolamento. La preclusione al rilascio di un permesso di costruire recante “prescrizioni” va peraltro invece affermata con riguardo alla formulazione di condizioni “atipiche” rispetto al titolo edilizio, quali quelle che si pongano al di fuori dei casi espressamente previsti dalla legge, ovvero che non riguardino la fase di realizzazione dell’intervento edilizio; o, ancora, che non trovino fondamento in prescrizioni dello strumento urbanistico.
2. È inammissibile l’apposizione di “prescrizioni” al titolo edilizio rilasciato in sanatoria, conseguente cioè all’accertamento di conformità come definito dall’art. 36 del D.P.R. 380/2001. Infatti il presupposto espressamente richiesto dal citato art. 36 del D.P.R. 380/2001, per potersi conseguire il permesso di costruire in sanatoria per opere realizzate senza il previo rilascio del necessario titolo edilizio, è che l’intervento risulti conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della realizzazione dello stesso, sia al momento della presentazione della domanda (c.d. “doppia conformità”). Corollario di tanto è che il permesso di costruire in sanatoria non può contenere alcuna prescrizione, poiché altrimenti, in contrasto appunto con l’art. 36 del D.P.R. 380/2001, postulerebbe non già la “doppia conformità” delle opere abusive richiesta dalla disposizione in parola ma una sorta di conformità ex post, condizionata all’esecuzione delle prescrizioni e quindi non esistente né al momento della realizzazione delle opere, né al tempo della presentazione della domanda di sanatoria, bensì - eventualmente - solo alla data futura e incerta in cui il ricorrente abbia ottemperato a tali prescrizioni. Ne consegue in conclusione che alla luce del vigente ordinamento giuridico, non è ammissibile il rilascio di una concessione in sanatoria subordinata all’esecuzione di opere edilizie, anche se tali interventi sono finalizzati a ricondurre il manufatto nell’alveo della legalità, atteso che ciò contrasterebbe con gli elementi essenziali dell’accertamento di conformità, i quali presuppongono la già avvenuta esecuzione delle opere e la loro integrale conformità alla disciplina urbanistica.
3. Va ribadita la vincolatività degli impegni assunti da parte del richiedente il permesso di costruire in sede di presentazione del progetto, anche con riguardo alla scelta dei materiali. Ne consegue che la mancata osservanza di tali indicazioni viene a configurare una “difformità” rispetto al titolo edificatorio formatosi in relazione ed in conseguenza della configurazione progettuale dell’intervento, cui l’interessato può legittimamente essere chiamato dall’amministrazione comunale a conformarsi. (Nella fattispecie è stata ritenuta legittima la prescrizione imposta dall’amministrazione al richiedente il permesso di costruire in ordine al rispetto di quanto indicato nel progetto, relativamente al fatto che il muro di recinzione e di sostegno oggetto di tale permesso andasse realizzato con rivestimento in pietra rustica.)
- In merito alle condizioni che possono o meno essere imposte al rilascio del permesso di costruire si vedano: TAR. Piemonte 22/05/2013, n. 617; TAR. Puglia Lecce 28/09/2012, n. 1623;
- In merito all’apposizione di prescrizioni in caso di rilascio di titolo abilitativo in sanatoria ai sensi dell’art. 36 del D.P.R. 380/2001 si vedano: TAR. Liguria 15/01/2016, n. 45; TAR. Campania Napoli 28/10/2016, n. 5010.
Ai sensi dell’art. 31 del D.P.R. 380/2001, per gli interventi eseguiti con variazioni essenziali deve essere disposta la demolizione. E, d’altra parte, anche per gli interventi eseguiti in parziale difformità dal permesso di costruire la legge prevede la demolizione, a meno che, non potendo essa avvenire senza pregiudizio della parte eseguita in conformità, debba essere applicata una sanzione pecuniaria. A tal fine non rileva, in senso contrario, che i lavori siano ancora in corso e l’asserito stato provvisorio della costruzione, ove si possa desumere che il manufatto una volta ultimato sia difforme dal progetto assentito. (Nella fattispecie è stato respinto il ricorso per l’annullamento dell’ordinanza di demolizione di un manufatto in zona agricola anche se il ricorrente asseriva la provvisorietà delle opere che costituivano varianti alla concessione rilasciata e i lavori erano ancora in corso).
- In tema di varianti essenziali e difformità dal permesso di costruire vedi C. Stato, sez. VI, sent. 30/03/2017, n. 1484.
La delibera comunale con la quale - ai sensi dell’art. 31 del D.P.R. 380/2001, comma 5 - si dichiara l’esistenza di un interesse pubblico prevalente sul ripristino dell’assetto urbanistico violato, sottraendo di conseguenza un’opera abusiva al suo normale destino di demolizione previsto per legge, non può fondarsi su valutazioni di carattere generale o riguardanti genericamente più edifici, ma deve dare conto delle specifiche esigenze che giustificano la scelta di conservazione del singolo manufatto, precisamente individuato. (Nella fattispecie è stata dunque ritenuta irrilevante a tal proposito la deliberazione consiliare con la quale sono state approvate le linee di indirizzo per l’adozione dei provvedimenti ai sensi dell’art. 31 del D.P.R. 380/2001, comma 5, contenente generiche indicazioni e non invece, come necessario, uno specifico riferimento al manufatto realizzato e di cui era stata disposta la demolizione).
- Conforme a Cass. pen. 15/06/2017, n. 30170. Si veda anche sul tema Cass. pen. 11/03/2013, n. 11419.
FAST FIND : GP16092
Edilizia e urbanistica - Procedimenti edilizi e titoli abilitativo - Riesame del titolo in autotutela - Determinazione negativa - Impugnabilità - Ammissibilità - Limiti del sindacato giurisdizionale su tale impugnativa.
Seppure non sussiste in capo all'amministrazione comunale alcun dovere di riesaminare un titolo abilitativo edilizio in difetto di una impugnativa diretta dello stesso da parte del privato, quando la stessa amministrazione si sia data carico di riesaminare il titolo in autotutela - attenendo l'esercizio dei poteri di autotutela all'apprezzamento di profili più generali d'interesse pubblico alla rimozione di un provvedimento illegittimo nella complessiva ponderazione di tutti gli interessi, ivi compreso e valorizzato quello del destinatario del provvedimento - non può negarsi legittimazione e interesse ad impugnare la determinazione negativa. In tal caso il sindacato del giudice potrà estendersi non già con la pienezza e ampiezza propria della cognizione diretta sulla legittimità del titolo edilizio, bensì nei soli e più stretti ambiti della valutazione della ampiezza e sufficienza della motivazione del diniego di annullamento in autotutela, ed essenzialmente sulla sua logicità e congruenza.
In tema di reato di esecuzione di lavori edilizi in difformità dal permesso di costruire, per individuare la natura e la sussistenza di detta difformità non è necessario attendere il completamento dell’opera ove, da quanto già realizzato, si possa desumere che il manufatto, una volta ultimato, assumerebbe caratteristiche diverse da quelle progettate. Né può essere escluso il pericolo che la libera disponibilità dell’immobile abusivamente realizzato possa aggravare o protrarre le conseguenze dell’illecito ovvero agevolarne la commissione di altri.
FAST FIND : GP16089
Calcolo volumetria lorda e computo volumi interrati