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Timestamp: 2019-10-15 06:07:20+00:00
Document Index: 80572923

Matched Legal Cases: ['art. 551', 'art. 763', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 542', 'art. 537', 'art. 551', 'sentenza ']

Cassazione, sent. 5 gennaio 2018, n. 168: il legittimario leso nella legittima può tutelare la propria posizione anche in caso di acquisto, e godimento, di legato
Interessi protetti - Successioni, donazioni - Francesca Zanasi - 07/06/2018
Il ricorrente, SL, aveva convenuto in giudizio ML, StL, LL ed EM (i nipoti e la cognata), in qualità di eredi del di lui fratello GL, allo scopo di ottenere una dichiarazione di nullità, o accertamento della rescissione per lesione, delle disposizioni del testamento pubblico della madre, BL. Erano infatti sorti dei contrasti in relazione all’interpretazione delle volontà di BL, ed in particolare rispetto ai lasciti immobiliari, comprendenti singoli beni immobili e terreni.
Nello specifico, i convenuti sostenevano che la de cuius avesse inteso assegnare i singoli immobili dell’asse ereditario ai legittimari in forma di legato, lasciando alla ripartizione in quote eguali dei soli terreni. Al contrario, l’attore interpretava il testamento ritenendo che il relictum, nella sua interezza, fosse stato dalla defunta destinato ad un’equa divisione tra i fratelli SL e GL.
Focus on: legatario ed erede legittimo.
D’uopo una precisazione: il codice civile definisce il legato come una disposizione testamentaria specifica, a titolo particolare, in base alla quale un soggetto (c.d. “legatario”) succede al de cuius in uno o più rapporti determinati.
L’acquisizione di legato è caratterizzata da due elementi fondamentali: i) non è necessario un elemento volitivo, in quanto il legato si acquista automaticamente; ii) il legatario è beneficiario delle disposizioni testamentarie del defunto senza tuttavia acquisire necessariamente la qualifica di erede.
Il codice civile prevede numerosi istituti di “connessione” tra la figura del legatario e quella dell’erede legittimo. Oltre al legato “semplice” con cui il defunto destina uno o più beni ad un beneficiario, infatti, è ben possibile che il testatore scelga di destinare al proprio legittimario la quota a lui spettante in forma di legato.
Vengono in rilievo, in questa ipotesi, le figure disciplinate dall’art. 551 c.c. del a) legato con diritto al supplemento, mediante il quale al legittimario è attribuito, in forma di legato, il bene oggetto del lascito testamentario, salva la possibilità di richiedere l’attribuzione del residuo valore dell’eredità fino a soddisfacimento della propria quota di riserva; e del b) legato sostitutivo di legittima, mediante il quale il legatario che voglia accettare il bene a lui destinato, deve operare una scelta tra l’accettazione del legato, o il rifiuto e susseguente azione di riduzione per ottenere la propria quota di legittima. Essenziale, in quest’ultima ipotesi, è l’accettazione da parte del beneficiario: secondo il codice civile, infatti, “se a un legittimario è lasciato un legato in sostituzione della legittima, egli può rinunziare al legato e chiedere la legittima”.
Ne deriva che il legato destinato al legittimario, pur entrando ex lege nella sfera di disponibilità del suddetto senza la necessità di una specifica accettazione, non ne pregiudica il diritto a far valere la propria posizione giuridica, particolarmente nella ipotesi, si direbbe scolastica, per cui il legato sia inferiore alla quota di legittima spettante all’erede.
Nel caso che ci occupa, SL lamentava proprio una presunta violazione della propria quota ereditaria ad opera delle disposizioni testamentarie, che assegnavano all’attore beni per un valore inferiore alla propria quota di riserva. In tali ipotesi, lo strumento che il Legislatore mette a disposizione del legittimario leso nella propria quota è la c.d. rescissione, disciplinata all’art. 763 c.c.. L’istituto della rescissione consiste nella possibilità di chiedere l’annullamento di dette disposizioni al verificarsi del solo requisito oggettivo della lesione della quota di riserva in capo al legittimato attivo.
Con sentenza del 10.5.2007, il Tribunale di Lucca rigettava integralmente la richiesta di SL, e precisamente:
- riteneva valida l’interpretazione delle ultime volontà fornita dai convenuti, poiché il testamento era stato predisposto da un notaio e quindi la terminologia era da considerarsi propriamente utilizzata;
- riteneva non meritevole di accoglimento la domanda di rescissione, avendo l’attore tenuto comportamenti concludenti in accettazione dei legati configurati nella lettera del testamento, finanche godendo dei frutti dei lasciti suddetti, in questo modo inequivocabilmente rinunciando alla azione di riduzione.
La sentenza veniva successivamente impugnata da DL e LR in qualità di eredi dell’originale attore SL dinanzi alla Corte d’Appello di Firenze, la quale rigettava l’impugnazione confermando la decisione del Tribunale di merito il 31.1.2012.
Contro la sentenza fiorentina gli eredi di SL proponevano ricorso in Cassazione, adducendo primariamente la violazione e falsa applicazione degli artt. 537 e 542 c.c., nonché vizio di motivazione in relazione all’art. 360, n. 5, c.p.c.
Il primo motivo di ricorso inerisce un errore in diritto compiuto dal Giudice di merito nella determinazione delle quote ereditarie. All’esito della riunione fittizia dell’asse ereditario, infatti, l’estensore aveva calcolato la quota di legittima spettante a ciascun erede secondo la disciplina dell’art. 542 c. 2, c.c., presupponendo quindi che i due figli concorressero alla successione della BL insieme al di lei coniuge. In realtà, era stato ampiamente dimostrato già in sede di merito che il marito della de cuius era già defunto al momento dell’apertura della successione contestata; ne deriva quindi che, nel determinare le quote di legittima, il ben poco accorto Giudice avrebbe dovuto piuttosto seguire la previsione dell’art. 537 c. 2, c.c., che statuisce la riserva di eredità a favore dei figli.
Il secondo motivo di doglianza è rappresentato dalla violazione e falsa applicazione degli artt. 547 e 590 c.c., nonché la carenza di motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio.
Sosteneva infatti la Corte d’Appello di Firenze che il rigetto della domanda di gravame, relativamente all’azione di riduzione, fosse da imputarsi precipuamente a comportamenti di SL, inequivocabilmente tesi alla rinuncia a far valere la lesione del proprio diritto - nello specifico, la presunta accettazione dei legati asseritamente disposti in favore di questi in sostituzione di legittima.
Denunciano i ricorrenti, che il dante causa SL aveva sempre tenuto comportamenti manifestamente contrari alla volontà testamentaria della madre BL. Tale contraria volontà era desumibile già in sede di un accordo transattivo, relativo al rilascio di un immobile dell’asse ereditario legato ai controricorrenti ma nella disponibilità di SL; circostanza nella quale quest’ultimo riconsegnava il bene facendo però salvi diritti, ragioni ed eventuali azioni, che evidentemente costituivano la base del procedimento di cui è causa.
Gli ermellini ritengono incongrua la valutazione fornita dal Tribunale di prime cure, che aveva posto alla base della propria decisione esclusivamente la condotta di SL, immessosi nel godimento dei beni ad egli legati oltre che dei frutti. Ciò in quanto non può considerarsi alla stregua di una rinuncia tacita alla tutela dei propri diritti successori il solo utilizzo, e godimento, da parte dell’erede di quei beni che, ex lege, comporrebbero comunque la quota di riserva ad egli destinata.
La Suprema Corte, escludendo la ricorrenza nel caso concreto del legato in sostituzione di legittima, respinge inoltre la deduzione dei controricorrenti, secondo cui l’azionabilità del proprio diritto alla legittima è necessariamente subordinato alla rinuncia, da parte del legittimario, ai legati, statuendo che “tale regola opera per espressa previsione legislativa solo nel caso di legato disposto ex art. 551 c.c. (fattispecie che non ricorre nella vicenda in esame, in quanto i legati disposti in favore dell’attore non avevano carattere tacitativo, accompagnandosi anche alla istituzione di erede per quanto concerneva le attribuzioni dei terreni)”.
Conclude la Cassazione, specificando che il legittimario, per agire correttamente a tutela della propria quota di riserva, non debba rinunciare preventivamente ai legati, ma ben possa trattenerli per sé, agendo per il solo conseguimento della differenza tra quanto già ottenuto per testamento e quanto a lui/lei concesso dalle norme codicistiche.
La Corte ha annullato la sentenza impugnata con rinvio per nuovo esame ad altra sezione della Corte d’Appello di Firenze.