Source: http://e-lex.it/category/copyright-2/
Timestamp: 2019-07-23 04:58:50+00:00
Document Index: 130934145

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 180', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 416', 'art. 530', 'art. 5', 'art. 32', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 31']

Al via il primo seminario di E-Lex e Fabrique du Cinéma
Al via a Roma il primo seminario Fabrique du Cinéma dedicato ad attori, autori e produttori per districarsi nella giungla dei contratti cinematografici, a cura di E-Lex. Special guest:Francesca Valtorta
La firma del primo contratto per tanti giovani autori, attori e persino produttori è un momento estremamente delicato: tante sono le incognite e districarsi tra postille, cavilli e rescissioni a volte può rivelarsi un’impresa ardua. Non è una coincidenza che numerosi personaggi del mondo dello spettacolo si affidino a professionisti del settore per la tutela del loro lavoro e della loro immagine.
Indubbiamente per un artista alle prime armi una tale consulenza può risultare troppo onerosa, ed è per questo che Fabrique du Cinéma ha organizzato il primo seminario gratuito su Cinema e Contratti in collaborazione con i legali dello studio E-Lex.
Tenuto dall’avvocato Giovanni Maria Riccio, il convegno verterà su alcuni temi-cardine quando si parla di accordi legali: le clausole di esclusiva, i diritti di immagine, di opzione e di prelazione, il pay-or-play e il right of first refusal, il deposito e la tutela dal plagio e tanto altro.
L’incontro si terrà venerdì 3 marzo 2017 alle ore 17.30 presso la sede di E-Lex di via dei Barbieri 6 a Roma, e avrà come ospite speciale Francesca Valtorta (Baciami ancora, Immaturi-il viaggio, Braccialetti rossi, Squadra antimafia).
Al termine del seminario è previsto un buffet a cura di Alchimia Foodlab.
Cinema e contratti. Seminario di E-Lex e Fabrique du Cinéma
“Ecco, finalmente è arrivato il mio contratto! E adesso?”
Ti senti come Cenerentola con il lupo cattivo? E allora noi di Fabrique du Cinéma saremo il tuo cacciatore e ti difenderemo dai lupi! Prepara il panierino, riempilo con le torte di mele e scappa al seminario che abbiamo organizzato con le nostre nonnine, gli avvocati dello studio legale E-Lex, che sapranno darti tanti consigli utili per non farti mangiare!
Si parlerà di contratti, di clausole di esclusiva, di diritti di immagine, diritti di opzione e di prelazione, di pay-or-play e right of first refusal, deposito e tutela dal plagio e di tanto altro.
Sei un attore? Un autore? Allora questo seminario è per te! Ti aspettiamo! Gli avvocati di E-Lex saranno anche a tua disposizione per chiarire i tuoi dubbi.
Il contratto cinematografico – Seminario
A chi è rivolto: Attori, autori, produttori
Quando: 3 marzo 2017 alle 17,30
Dove: Studio Legale E-Lex, via dei Barbieri 6, 00186
Costo: La partecipazione è gratuita, con prenotazione online
Il contratto cinematografico
Diritti di immagine, diritti di opzione e diritti di prelazione
Pay-or-play e right of first refusal
Deposito e tutela dal plagio
Corte di Giustizia e opere fuori commercio
La sentenza della Corte di Giustizia sulle opere fuori commercio (causa C‑301/15, Soulier e Doke) è senza dubbio destinata ad avere un impatto significativo e non solo sull’ordinamento francese, direttamente investito dal caso.
Il Conseil d’État, con decisione del 6 maggio 2015, ha rimesso alla Corte di Giustizia la domanda di pronuncia pregiudiziale sull’interpretazione degli artt. 2 e 5 della direttiva 2001/29/CE (direttiva c.d. InfoSoc) in relazione al Decreto n. 2013-182, del 27 febbraio 2013, recante applicazione degli articoli da L. 134-1 a L. 134-9 del Codice della proprietà intellettuale. Gli articoli in questione, introdotti in Francia dalla Legge del 1 marzo 2012 sullo sfruttamento digitale dei libri non disponibili del XX secolo, prevedevano la possibilità della digitalizzazione di massa per le opere letterarie fuori commercio e pubblicate prima del 2001.
La legge francese prevede che le collecting society rappresentative possano autorizzare le biblioteche a digitalizzare tali opere e a metterle a disposizione del pubblico per mezzo di una banca dati pubblica. È appena il caso di ricordare che tali opere, pur essendo fuori commercio, sono ancora coperte da diritti d’autore: la legge, quindi, in caso di disaccordo, riconosce all’autore o all’editore, in caso di disaccordo, la facoltà di notificare alla collecting society la propria volontà di escludere dalla banca dati anzidetta le opere di cui detengono i diritti. Tale comunicazione deve avvenire entro sei mesi dall’inserimento dell’opera nella predetta banca dati.
Il quesito affrontato dalla Corte di Giustizia è essenzialmente questo: una legge che consenta alle collecting society la facoltà di autorizzare la riproduzione e la comunicazione al pubblico delle opere è in contrasto con gli artt. 2 e 5 della direttiva InfoSoc, che concedono invece detta facoltà agli autori e non agli organismi che gestiscono collettivamente i loro diritti?
La risposta della Corte, in linea con l’opinione dell’Avvocato Generale del luglio scorso, è affermativa. È necessario, quindi, il consenso del titolare del diritto (autore o editore) per l’inserimento dell’opera nella banca dati.
“L’Autorità rileva che in un contesto economico caratterizzato da profondi cambiamenti tecnologici la mancata apertura del mercato nazionale della gestione dei diritti limita la libertà d’iniziativa economica degli operatori e la libertà di scelta degli utilizzatori. Il mantenimento del monopolio legale appare, infatti, in contrasto con l’obiettivo di rendere effettiva la libertà dei titolari del diritto di effettuare una scelta tra una pluralità di operatori in grado di competere con l’incumbent senza discriminazioni.
Il regime di riserva delineato dall’articolo 180 LDA, peraltro, esclude la possibilità per organismi alternativi alla SIAE di operare in ambito nazionale, costringendoli a stabilirsi presso altri Stati membri per sfruttare le opportunità offerte dalla Direttiva in parola”.
È quanto ha affermato l’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato, in un parere reso e consegnato al Presidente del Senato, al Presidente della Camera dei Deputati e al Presidente del Consiglio dei Ministri sulla gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali per l’uso online nel mercato interno.
In poche parole, sul famigerato “monopolio” della SIAE e sull’imminente recepimento della Direttiva Barnier, la normativa comunitaria che si occupa delle società di gestione collettiva del diritto d’autore. Un tema di cui si sta discutendo molto nelle ultime settimane, sia per lo “schiaffo” prima di Fedez e poi di Gigi D’Alessio, che hanno abbandonato la monopolista italiana per approdare ad una collecting society inglese, sia, appunto, per l’imminente recepimento della direttiva comunitaria.
Direttiva che dovrebbe essere trasposta nell’ordinamento italiano con la legge delega per il recepimento delle direttive europee del 2015: al momento, il disegno di legge è stato approvato dalla Camera, è in corso di esame in Commissione Cultura al Senato e dovrà poi essere approvato da quest’ultimo. Però, di abolizione del monopolio non se ne parla. Molti parlamentari, appartenenti a contrapposti schieramenti politici, stanno provando a formulare proposte alternative, finalizzate al ripensamento dell’assetto legislativo e ad una radicale riforma di una società che, a troppi e da troppo tempo, appare inefficiente e poco trasparente.
Le conclusioni cui perviene l’Autorità Antitrust sono assolutamente condivisibili e superano la discussione tra difensori del monopolio e antimonopolisti, fotografando correttamente la situazione attuale.
La direttiva – ma già la decisione CISAC della Commissione europea – consentono a società straniere di operare in Italia nel mercato della gestione collettiva del diritto d’autore. Ciò significa che l’unico effetto del diritto di esclusiva – comunemente, ma impropriamente qualificato monopolio – consiste nell’impedire a società italiane di operare in un mercato in cui, invece, sono già attive società straniere. In altri termini, quello che l’Antitrust – tra le altre cose – rimarca è che se un soggetto italiano vuole intermediare i diritti d’autore deve necessariamente stabilirsi all’estero, con un danno evidente per l’economia nazionale.
Un paradosso di cui è stato lungamente scritto nell’oramai lontano 2012, quando la direttiva Barnier era ancora in discussione, e che aveva indotto in tanti a ritenere l’art. 180 della legge sul diritto d’autore, nei fatti, già superato.
La speranza, adesso, è che il Parlamento faccia proprio il monito dell’AGCM. La strada è stata chiaramente indicata: diversamente, perseverando in un’ostinata difesa dell’attuale assetto legislativo, si corre il rischio di rinviare un problema che necessita, obiettivamente, di altra soluzione.
Per trasparenza si avvertono i lettori che lo Studio E-Lex assiste una società concorrente della SIAE.
Mercoledì 30 marzo alle ore 9.30 presso l’Auditorium dell’Ara Pacis di Roma, l’Associazione Civita presenta il suo decimo Rapporto, dal titolo “#SOCIALMUSEUMS. Social media e cultura fra post e tweet”, alla presenza del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini.Curato da Luca De Biase, fondatore e caporedattore di Nòva, e Pietro Antonio Valentino, Vicepresidente del Comitato Scientifico di Civita, ed edito da Silvana Editoriale, il volume prende in esame il rapporto fra social media e mondo della cultura, un tema strategico in un momento di profonda trasformazione che sta investendo i nostri musei anche sul fronte del digitale. (altro…)
SMAU / Startup e diritto: cosa bisogna sapere?
Venerdì mattina alle ore 10, presso lo SMAU di Padova, il prof. Riccio terrà una relazione su “Startup e diritto: cosa bisogna sapere?”.
L’avvio di startup pone una serie di tematiche giuridiche che devono essere affrontate in modo adeguato per definire le scelte strategiche ed impostare le corrette metodologie operative e commerciali. (altro…)
Udienza in Corte di Giustizia per l’equo compenso
Si è tenuta ieri, presso la Corte di Giustizia, l’udienza della controversia Nokia Italia and Others (Case C-110/15) relativa alla conformità al diritto comunitario della legislazione italiana in materia di equo compenso. Nel procedimento in questione, E-Lex ha assistito un’importante associazione di consumatori, che rivendica l’eccessività delle tariffe – almeno rispetto al passato e rispetto a quelle previste in altri Paesi europei – per la c.d. copia privata effettuata attraverso smartphone, tablet, PC, pennette USB ed altri analoghi dispositivi e supporti.
Diritto d’autore e attività teatrali con Giovanni Maria Riccio
Perché esiste un “diritto” d’autore? Come funziona la SIAE in Italia? Esistono forme di tutela alternative? Che impatto hanno le leggi vigenti sul teatro indipendente, sia a livello produttivo che artistico? Cosa sono i diritti connessi? Che cos’è il diritto di equo compenso agli artisti?
Su questo e su molto altro si discuterà durante il primo incontro del “GRA – Gruppo di resilienza artistica”, alla ricerca di una maggiore consapevolezza e di possibili nuove soluzioni.
Al seminario è invitato, come relatore, il prof. Giovanni Maria Riccio di e-Lex.
Qui ulteriori informazioni sull’evento.
Venerdì sera E-Lex ospita ‪#‎InstantAdsNight‬
Dopo il successo della prima edizione, venerdì 12 febbraio 30 studenti del Corso triennale in Comunicazione Pubblicitaria di IED Roma, affronteranno uno dei più importanti eventi televisivi italiani, il Festival della Canzone Italiana di Sanremo. (altro…)
YouTube non è responsabile per le violazioni del copyright dei suoi utenti
Il Tribunale di Monaco ha stabilito che YouTube non è responsabile per le violazioni del copyright commesse dai propri utenti. La società americana era stata citata in giudizio dalla GEMA, società di gestione collettiva dei diritti d’autore, la quale aveva osservato che YouTube otterrebbe enormi benefici economici dallo sfruttamento dei video caricati dagli utilizzatori della piattaforma.
Le dichiarazioni rese dalla GEMA all’indomani della decisione sono disponibili qui.
Giovanni Maria Riccio relatore al workshop su arte e crowdfunding
Giovanni Maria Riccio interverrà al workshop “Da Lorenzo il Magnifico al crowdfunding” nel quale si parlerà delle nuove frontiere del crowdfunding per l’arte. Durante il seminario sarà presentata dalla dott.ssa Jessica Tanghetti la piattaforma BeArt, portale londinese di crowdfunding destinato alle attività artistiche. Lo studio e-Lex Belisario, Scorza, Riccio & Partners è da tempo attivo nel crowdfunding, assistendo alcune delle maggiori realtà imprenditoriali del settore. Maggiori informazioni sul seminario qui.
Scipt pubblicitario e diritto d’autore
E’ una decisione importante quella con cui il Tribunale di Torino ha riconosciuto Riccardo Pagani come coautore dello spot pubblicitario “Fiat 500 cult yacht”.
Questi i fatti che hanno dato origine alla controversia. Pagani è stato un art director della Leo Burnett dal 2007 al 2014. Nel 2014, nell’ambito di un procedimento di riduzione del personale, è stato posto in cassa integrazione a zero ore: in altre parole, da questa data, ha smesso di lavorare per la celebre agenzia.
Tra i clienti della Leo Burnett, c’è anche la Fiat. E proprio la Fiat, puntando molto sul rilancio di una sua storica autovettura, decide di affidare all’agenzia milanese la campagna pubblicitaria per la 500. L’idea della campagna è creata dal Pagani, che raccoglie in uno script il percorso narrativo della réclame, descrivendo ambientazione, protagonisti, tono della voce di fondo e messaggio veicolato. Il tutto viene presentato alla Fiat, che, sul momento, decide di non dare seguito alla trattativa.
Solo successivamente l’idea viene sviluppata da altri dipendenti della Leo Burnett, partendo dallo script originario, e diviene una pubblicità, che fa incetta di premi. In particolare, la pubblicità riprende il claim finale ideato dal Pagani: “non importa quanto è grande la tua auto, importa quanto è grande il tuo yacht”.
Perché quest’ordinanza è così importante? Perché sembra riconoscere il diritto d’autore – e, in particolare, il diritto morale di paternità – sullo script. La giurisprudenza, per quanto è dato sapere, non si era mai spinta così in avanti. La Cassazione, in una decisione del 2003, aveva infatti riconosciuto il bozzetto come opera tutelata dal diritto d’autore e, quindi, come creazione originale, scissa dal prodotto industriale (la pubblicità) alla quale è associata economicamente, ma non si era ancora occupata degli script.
Per la verità, l’ordinanza in questione sembra voler sviare dal problema, affermando che “ciò di cui qui si discute non è se lo script realizzato dal Pagani sia autonomamente tutelabile come opera”, salvo poi riconoscere, allo stesso Pagani, un diritto di paternità sull’opera.
In altri termini, l’ordinanza non si preoccupa di ricondurre, in astratto, lo script tra le opere protette dal diritto d’autore ed elencate dall’art. 2 della legge n. 633 del 1941 (sebbene sia noto che l’elenco non abbia carattere tassativo e che sia ammessa una protezione anche di altre opere non previste dalla legge). Tuttavia, ammettendo che il creatore dello script sia autore, eleva lo script stesso a qualcosa di più di una semplice idea (di per sé non tutelata). L’ordinanza, quindi, accorda protezione all’estrinsecazione dell’idea, in linea con il disposto dell’art. 1 della legge sul diritto d’autore, che protegge le opere “qualunque ne sia il modo o la forma di espressione”.
Seguendo le argomentazioni dei giudici, pare possibile concludere che lo script, di per sé, potrebbe non essere un’opera tutelata, ma che la prova dell’ideazione dello script stesso è un elemento decisivo per riconoscere al suo creatore la paternità sulla pubblicità sviluppata da altri partendo dall’idea originaria.
Il problema che si pone, allora, è quello del deposito dell’opera (o, per essere più precisi, dallo script). Nel caso di specie, il pubblicitario è stato bravo a dimostrare il nesso tra i suoi appunti e la réclame: cosa sarebbe avvenuto, tuttavia, se il giudice si fosse trovato a dover decidere tra l’anteriorità di un’idea, esteriorizzata con foglietti e appunti di un’agenda, e una pubblicità, la cui data è invece certa? Quali difficoltà si sarebbero potute incontrare in un’ipotesi del genere?
Per quanto riguarda la tutela autoriale, l’art. 6 della legge sul diritto d’autore stabilisce che “Il titolo originario dell’acquisto del diritto di autore è costituito dalla creazione dell’opera, quale particolare espressione del lavoro intellettuale”. Ciò significa che è necessario che vi sia concretizzazione, estrinsecazione o esteriorizzazione dell’opera ossia che l’idea venga, per dir così, portata all’esterno e non rimanga nel foro interiore del suo creatore.
La legge, a differenza di quanto spesso si creda, non obbliga però al deposito dell’opera. È sufficiente avere un mezzo di prova – ossia un modo di dimostrare l’anteriorità della propria creazione – per essere riconosciuto autore dell’opera stessa: esattamente quello che ha fatto Riccardo Pagani nel caso in questione. Né, tanto meno, è obbligatorio che il deposito sia effettuato presso la SIAE.
Un tempo c’era la prassi – soprattutto per gli autori di opere letterarie – di inviarsi il proprio manoscritto in una busta chiusa, in modo da dimostrare l’anteriorità dell’opera per mezzo del timbro postale. Oggi, per fortuna, esistono strumenti molto più sofisticati che consentono di attribuire una data certa alle opere, anche se non ancora definitive.
Strumenti ai quali i pubblicitari dovrebbero ricorrere con maggiore frequenza, anche per tutelarsi da plagi e da altre forme di appropriazione, già nelle varie fasi antecedenti l’ultimazione dell’opera. Insomma, per mettere nero su bianco le proprie idee, fissandole nel tempo.
La Commissione europea sul diritto d’autore: cambia tutto o non cambia nulla?
La Commissione europea ha pubblicato il Work Programme 2015, annunciando una radicale riforma del copyright. Quali sono i punti da riformare e quale sarà il ruolo degli stakeholder?
La Commissione europea ha pubblicato il Work Programme 2015, tra i cui obiettivi, per il Mercato interno, spicca quello di assicurare ai consumatori un accesso transfrontaliero ai servizi digitali, creando condizioni di parità per le imprese e presupposti per incentivare l’economia digitale. Tra le varie proposte legislative, il Work Programme menziona espressamente la modernizzazione del copyright.
Una modernizzazione di cui si è discusso molto, recentemente, anche a seguito della chiusura della consultazione pubblica sulla revisione delle regole del diritto d’autore, lanciata a dicembre 2013 e chiusa lo scorso marzo. La consultazione ha prodotto un’alluvione di risposte – oltre diecimila, sebbene molte di quelle presentate dagli stakeholder siano in “fotocopia” – che porteranno alla pubblicazione di un White Paper che dovrebbe indirizzare i prossimi passi della Commissione.
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Opere orfane: al via l’utilizzo in digitale e online
Con il decreto legislativo 10 novembre 2014, n. 163 – pubblicato in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 261 – è stata recepita la Direttiva 2012/28/UE sugli usi consentiti di opere orfane, ovvero di quelle opere creative protette dal diritto d’autore in relazione alle quali non è nota la paternità, ovvero non sono noti i titolari dei diritti di proprietà intellettuale.
La Direttiva trae origine dalla Raccomandazione del 2006 sulla digitalizzazione online, il cui principale obiettivo era quello di preservare il patrimonio culturale esistente, consentendogli la massima accessibilità da parte dei cittadini europei.
La discrasia tra la durata dei diritti d’autore (settant’anni dopo la morte dell’autore dell’opera) e la vita commerciale delle opere è nota: la maggior parte delle opere letterarie e scientifiche, che arricchiscono il patrimonio delle biblioteche, dopo qualche anno (in media cinque) sono fuori commercio. Opere, quindi, che sono difficilmente reperibili dagli utenti e che non determinano alcun ritorno economico per gli autori e per gli altri titolari dei diritti sulle opere stesse.
Corte di Giustizia UE: l’embedding non viola il copyright
Dopo il caso Swenson , la Corte di Giustizia torna sul tema della diffusione mediante linking o embedding di un contenuto già condiviso in rete su piattaforme come YouTube, e lo fa ribadendo il principio per cui l’embedding non costituisce una violazione del copyright.
La questione pregiudiziale sottoposta alla Corte di Giustizia nasce in Germania da un’azione intentata da un’azienda produttrice di filtri per l’acqua, la BestWater, nei confronti di due agenti di vendita concorrenti, i quali avevano consentito ai visitatori del proprio sito internetdi visualizzare mediante embedding un video realizzato dalla BestWater e disponibile sull’account YouTube di quest’ultima.
Come noto, l’embedding consistenell’incorporazione all’interno di un sito di un video originariamente diffuso su un’altra piattaforma (per esempio, YouTube), in modo tale che, a differenza di quanto accade con il linking, la visualizzazione dell’opera è possibile senza la necessità di abbandonare il sito che ha effettuato l’embedding; in altri termini, l’utente ha l’impressione che il contenuto appartenga al sito su cui sta navigando, mentre in realtà proviene da un‘altra piattaforma; peraltro, sono le stesse piattaforme di streaming, come YouTube, a consentire tale pratica attraverso il rilascio di appositi codici per l’embedding dei loro contenuti su altri siti internet.
Il ragionamento seguito dalla CorteUE per arrivare alla conclusione secondo cui l’embeddingda YouTubenon viola il diritto d’autore, è che tale pratica non comporta una nuova e diversa forma di utilizzazione del contenuto “embeddato” nella misura in cui l’opera è comunicata allo stesso pubblico già preso in considerazione dai titolari dei diritti al momento di autorizzare la diffusione dell’opera sul sito di partenza (in questo caso, YouTube). In altri termini,se la comunicazione al pubblico sul sito originario deve considerarsi legittima in quanto autorizzata dai titolari dei diritti, allora non è necessario chiedere una nuova autorizzazione per “embeddare” ovvero “linkare” il medesimo contenuto su un altro sito internet; ciò in quanto una volta caricata su piattaforme come YouTube, l’opera è già disponibile senza limitazioni per la generalità degli utenti con l’espressa autorizzazione dei titolari dei diritti, i quali, quindi,hanno preso in considerazione l’intera platea di Internet come pubblico potenziale a cui l’opera può essere comunicata.
Ovviamente il principio affermato dalla Corte non è applicabile nel caso in cui l’opera sia stata messa a disposizione del pubblico con delle limitazioni: per esempio accesso a pagamento ovvero restrizioni territoriali; in questo caso, la comunicazione a un pubblico diverso da quello originariamente preso in considerazione (negli esempi fatti, il pubblico pagante ovvero quello residente in un determinato territorio), comporta una nuova e diversa forma di utilizzazione che deve essereautorizzata dai titolari dei diritti.
La posizione assunta dalla Corte di Giustizia è destinata a produrre i propri effetti anche in Italia dove la SIAE ha raggiunto un accordo con Google per lo streaming di opere musicali eaudiovisive del repertorio SIAE nei video presenti sulla piattaforma YouTube, e dove in passato la giurisprudenza si è in alcuni casi mostrata incline a considerare illecita la pratica del linking o dell’embeddingin assenza di una nuova autorizzazione da parte dei titolari dei diritti.
Il rapporto tra identità personale ed identità digitale in materia di computer crimes
In materia di diritto delle nuove tecnologie, è tema di grande attualità ed interesse la relazione che intercorre tra la cd. identità digitale e l’identità personale.
Ci si è più volte chiesto, infatti, se in materia penale possa essere contestato un fatto di reato nei confronti di un individuo, quando gli unici elementi che consentono un’implicazione nella vicenda sono da ricondursi ad una password ed uno username.
Tale quesito è stato recentemente affrontato da una sentenza del Tribunale di Napoli, chiamato a pronunciarsi su diverse condotte di accesso abusivo a sistema informatico, compiute da una pluralità di soggetti tra loro riuniti ex art. 416 comma 2 e 5 c.p. Il caso di cui si tratta era relativo alla condotta di un dipendente pubblico, che avrebbe consultato la banca dati del proprio istituto, per finalità diverse da quelle connesse alla propria attività lavorativa, e per avere poi ceduto le informazioni acquisite a dei presunti complici esterni, che si sarebbero sostituiti agli effettivi beneficiari dei mandati di pagamento, procedendo, in loro vece, ad incassare pensioni, rimborsi, emolumenti e quant’altro.
Il Tribunale, al termine dell’istruttoria dibattimentale, ha affermato il principio che l’acquisizione dei dati informatici deve avvenire nel rispetto di procedure idonee a salvaguardarne la genuinità, in quanto, la successiva utilizzazione degli stessi in chiave probatoria e la possibilità di ritenerne sicura l’attendibilità, presuppone che la loro acquisizione sia avvenuta in modo da preservarli dal rischio, connesso inevitabilmente alla loro particolare natura, di manipolazioni, volontarie o accidentali.
Infatti, gli unici elementi a carico del dipendente erano costituiti da un elenco di file forniti, mediante consegna manuale agli inquirenti, dalle stesse persone offese: tale elenco era stato salvato su un supporto cd-rom, il quale conteneva a sua volta un file excel, all’interno del quale si sarebbero rinvenuti gli indizi – presunti – in relazione agli accessi abusivi al sistema informatico.
Il Tribunale ha di conseguenza evidenziato che, data la lacunosità degli accertamenti probatori compiuti, non poteva affermarsi pienamente provata la penale responsabilità dell’imputato, affermando di conseguenza che, anche in tema di reati informatici e di indagini che coinvolgono supporti digitali, la prova deve essere certa ed inequivocabile.
Da qui, la pronuncia assolutoria nei confronti dell’imputato, ai sensi dell’art. 530 comma 2 c.p.p.
AGCOM: sul Regolamento deciderà la Corte Costituzionale
Con Ordinanza n. 10016/2014, depositata in Cancelleria poche ore fa, la Prima Sezione del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, ha disposto la sospensione, con immediato rinvio alla Corte Costituzionale, del giudizio promosso da ANSO, FEMI e Open Media Coalition contro l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ed avente ad oggetto la legittimità del “Regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica”.
Gli avvocati Guido Scorza, Ernesto Belisario e Maria Laura Salvati, firmatari del ricorso, avevano infatti sollevato la questione di legittimità costituzionale, evidentemente condivisa dai giudici del Tar Lazio.
A termine di una lunga ed articolata motivazione, il Tribunale ha dichiarato “rilevante e non manifestamente infondata la questone di legittimità costituzionale dell’art. 5 comma1, e degli artt. 14, comma 3, 15, comma 2, e 16, comma 3, del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, nonché del comma 3 dell’art. 32 bis del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, come introdotto dall’art. 6 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 44, in relazione agli articoli 2, 21, I e IV comma, 24 e 41 della Costituzione”. Ha dichiarato “altresì rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale delle medesime disposizioni in relazione agli articoli 21, II, III e IV comma, 24 e 25, I comma, della Costituzione”.
La parola, pertanto, passa alla Suprema Corte, chiamata a pronunciarsi sul contrasto tra la normativa che avrebbe legittimato AGCOM ad emanare il Regolamento impugnato e le disposizioni della nostra Costituzione.
Gli Apple store sono un marchio
Lo stile, il layout, i colori, l’impostazione e l’organizzazione di servizi e personale degli Apple Store, i bellissimi negozi della Apple, rapidamente diventati luogo di culto degli appassionati di tecnologia – che siano interessati o meno all’acquisto dei prodotti della mela morsicata – rappresentano un segno distintivo capace non solo di contraddistinguere i prodotti di Cupertino ma, più in generale, un’attività commerciale nella quale vengano erogati servizi di vendita analoghi a quelli caratteristici degli Apple store.
E’ questo il principio stabilito dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea in una recentissima decisione dello scorso 10 luglio con la quale ha, in sostanza, riconosciuto alla Apple il diritto – che l’ufficio marchi tedesco le aveva negato – a registrare il “layout” dei propri negozi come marchio per contraddistinguere, così come richiesto dalla società di Cupertino «servizi di vendita al dettaglio relativi a computer, software, periferiche, telefoni portatili, elettronica di consumo e accessori, nonché dimostrazioni di prodotti correlati».
La Corte di Giustizia, dopo aver ricordato, anzitutto, che, per poter costituire un marchio, l’oggetto della domanda di registrazione deve, ai sensi della direttiva sui marchi, soddisfare tre condizioni, ossia deve in primo luogo costituire un segno, in secondo luogo poter essere riprodotto graficamente e in terzo luogo essere atto a distinguere i «prodotti» o i «servizi» di un’impresa da quelli di altre imprese, ha stabilito che “la rappresentazione, con un semplice disegno privo di qualsiasi indicazione delle dimensioni e delle proporzioni, dell’allestimento di uno spazio di vendita può essere registrata come marchio per servizi che, pur riguardando prodotti, non costituiscono parte integrante della messa in vendita dei medesimi, a condizione che tale rappresentazione sia atta a distinguere i servizi di chi richiede la registrazione da quelli di altre imprese e che non vi osti alcun altro impedimento alla registrazione”.
I concorrenti della creatura di Steve Jobs sono avvisati: provare ad imitare i negozi-bandiera della società della mela morsicata può costare molto caro perché grandi vetrine in cristallo, tavoli rettangolari con in esposizione piccoli e grandi gioielli tecnologici e simpatici ragazzi in maglietta colorata pronti ad accogliere i clienti e dare suggerimento sono elementi essenziali del marchio di casa Apple.
Firmato il decreto attuativo di Valore Cultura: credito di imposta per web-series e fiction
Il Ministro per la cultura, Dario Franceschini, ha firmato il decreto attuativo della legge “Valore Cultura”.
La nuova legge contiene misure per il rilancio del cinema, delle attività musicali e degli spettacoli dal vivo. Innanzi tutto, la nuova legge rende permanente la tax credit per le produzioni cinematografiche, introdotte originariamente con la L. 244/2007 e poi rinnovata più volte.
Agevolazioni sono previste anche per i produttori indipendenti di opere audiovisive, ossia per i produttori non collegati o controllati da emittenti e che detengano i diritti sulle opere per cui è richiesto il beneficio.
Le misure legislative interesseranno anche le produzioni via web (alcune delle quali, come The Pills, hanno ottenuto un enorme successo di pubblico) e le fiction, nel cui settore, nel corso dell’ultimo biennio, si è registrata una sensibile flessione delle produzioni.
Un credito di imposta è riconosciuto anche per i giovani musicisti, autori di per opere prime o seconde, con esclusione delle demo autoprodotte. Il credito di imposta sarà pari a 110 milioni di euro per l’anno in corso e a 115 milioni per il 2015.
Biblioteche libere di digitalizzare le opere in catalogo?
Le biblioteche possono digitalizzare i libri che hanno in catalogo e porli a disposizione degli utenti, in versione digitale, attraverso appositi terminali, consentendo, peraltro, a questi ultimi di stamparne copie negli stessi limiti ed alle stesse condizioni, nel rispetto dei quali, è già possibile fotocopiare le edizioni cartacee.
E’ questa la sintesi delle conclusioni dell’Avvocato Generale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea in un procedimento di straordinario rilievo al quale, infatti, stanno partecipando – oltre alle parti del giudizio all’origine della controversia – numerosi Governi, tra i quali quello italiano e, soprattutto, le associazioni europee più rappresentative di biblioteche e editori.
La “pietra europea dello scandalo” è rappresentata dalla decisione di una biblioteca tedesca di porre a disposizione dei suoi utenti, previa digitalizzazione, la copia di un testo scientifico, autorizzando, addirittura, i propri utenti ad estrarne copie su una pennetta USB.
La casa editrice del testo in questione ha reagito citando in giudizio la biblioteca e contestandole la violazione dei propri diritti d’autore specie in ragione del fatto che la stessa biblioteca aveva rifiutato di accettare una proposta formulatale dall’editore di acquisto di licenze per la versione digitale del testo in questione.
Si è arrivati così davanti ai Giudici della Corte di Giustizia ai quali, nei giorni scorsi, l’Avvocato Generale ha suggerito di considerare il diritto di riproduzione in digitale – ovvero di digitalizzazione – esercitato al fine di rendere fruibile un’opera cartacea attraverso i terminali della biblioteca come parte integrante del diritto di comunicazione al pubblico e, dunque, della libera utilizzazione – rispetto a tale ultimo diritto – espressamente prevista per le biblioteche.
Continua a leggere su L’Espresso | Avvocato del diavolo di Guido Scorza
This Week in Italy No. 9 – E-Lex assists ANSO, FEMI and Open Media Coalition against the AGCom’s regulation on on-line copyright enforcement
Several Italian associations (including the Association of Online Press (Anso), the Federation of Independent Digital Media (Femi) and Open Media Coalition), assisted by e-Lex law firm, have taken legal action, before the Administrative Court of Lazio, against the new Communications Authority AGCom regulation on copyright on copyright enforcement.
According to these associations, Agcom would have not been empowered to adopt this regulation as its power should be limited to certain copyright works (audiovisual works) and to certain operators (providers of audiovisual media services). On the contrary, the Regulation approved is applicable to almost all the copyright infringements committed via internet and therefore should fall beyond the boundaries set by the Legislative decree No. 177 of 2005.
Furthermore it is complained the violation of the right to defense: the Regulation grant a too short period between the notification to ISPs and their reply, which jeopardizes constitutional rights and does not provide a balance between the opposite interests of intermediary operators and IPRs holders.
The new copyright enforcement regulation also holds an obligation on ISPs to disable access to contested websites, even if the application of this measure could inhibit the access to contents other than those reported by the copyright holder.
This provision seems to conflict with the views expressed in the opinion of the Advocate General of the Court of Justice in Case C-314/12, Deutsche Wikom Telekabel, according to which it is incompatible with the weighing of the fundamental rights of the parties to prohibit an internet service provider generally and without ordering specific measures from allowing its customers to access a particular website that infringes copyright.
The above mentioned associations also stated that they are willing to take a legal action also before the European Court of Justice as well as before the European Court of Human Rights.
Impugnato il nuovo regolamento AGCOM dinanzi al TAR Lazio
Di seguito si riporta il testo del comunicato stampa di ANSO:
E’ questa la posizione delle tre associazioni.
“Qualcuno scriverà certamente che siamo dalla parte dei pirati” – dicono i rappresentanti delle tre associazioni – “ma non è vero. Siamo semplicemente convinti che non si possa tutelare una categoria di diritti, calpestandone altri. La libertà di informazione, il diritto al giudice naturale, il diritto ad un giusto processo ed ad un giusto procedimento sono, tutti principi che, sfortunatamente, AGCOM ha scelto di ignorare. Che lo abbia fatto per una buona causa non vale a rendere meno grave quanto accaduto e, soprattutto, a rendere legittimo il Regolamento”.
La parola passa ora ai Giudici amministrativi e potrebbe, poi, passare ai Giudici dellaCorte di Giustizia dell’Unione Europea e, forse, anche a quelli della Corte Europea dei diritti dell’uomo.
“Credo sia solo un fatto di democrazia – dice l’Avv. Scorza che con i colleghi Belisario e Salvati assiste le tre associazioni – In un Paese normale se non si condivide la decisione di un’Autorità, prima si cerca il confronto ed il dialogo e, poi ci si rivolge ad un Giudice perché stabilisca chi ha ragione e chi ha torto e, eventualmente, ristabilisca la legalità”.
Fonte | Associazione Nazionale della Stampa Online
Collecting societies: più vicino il varo della nuova direttiva europea
Prosegue l’iter di approvazione della proposta di direttiva sulla gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali per l’uso online nel mercato interno.
Lo scorso 4 febbraio infatti, il Parlamento europeo ha adottato in prima lettura il testo della direttiva, non senza modifiche rispetto all’originaria proposta avanzata dalla Commissione. Spetterà ora al Consiglio pronunciarsi sulle disposizioni, sempre che la Commissione non ritenga necessario apportare nuove modifiche o presentare un nuovo testo.
Come si legge nei “considerando” della posizione del Parlamento europea, la direttiva “è volta a stabilite i requisiti applicabili agli organismi di gestione collettiva, al fine di garantire standard elevati in materia di governante, gestione finanziaria, trasparenza e comunicazione”, ed è applicabile agli organismi e alle entità di gestione indipendente che siano stabiliti nell’Unione, così come definiti dall’art. 3 comma 1, lettere a) e b)[1].
Ed infatti l’attuazione dei principi di trasparenza e comunicazione sembra essere stata il primo obiettivo della Commissione la quale ha dedicato un intero capo (artt. da 18 a 22) alle informazioni che ogni organismo di gestione collettiva deve mettere a disposizione di ciascun titolare di diritti o che devono essere rese pubbliche, anche sui siti internet. Prevista poi la pubblicazione, entro otto mesi dalla chiusura dell’esercizio, di una relazione di trasparenza annuale che dovrà rimanere disponibile sul sito internet dell’organismo di gestione collettiva per almeno cinque anni. Tale relazione deve contenete anche la relazione speciale, ossia la dettagliata illustrazione dell’utilizzo che è stato fatto degli importi detratti ai fini della prestazione di servizi sociali, culturali ed educativi.
Molte altre le disposizioni degne di nota.
L’articolo 5, ad esempio, stabilisce che i titolari dei diritti d’autore e dei diritti connessi dovranno essere liberi di scegliere l’organismo di gestione collettiva a cui rivolgersi e di conferire incarico per determinati territori, indipendentemente dallo Stato membro di nazionalità, di residenza o di stabilimento dell’organismo stesso. L’autorizzazione, inoltre, potrà essere ritirata in qualsiasi momento con un ragionevole preavviso che non potrà essere superiore ai sei mesi. È palese che tale disposizione sia volta a garantire una gestione dei diritti più semplice e, soprattutto, più consona agli attuali mezzi di diffusione e fruizione dei contenuti protetti.
Per lo stesso motivo, ossia “creare condizioni atte a favorire prassi più efficaci di concessione delle licenze da parte di organismi di gestione collettiva in un contesto sempre più transfrontaliero” sono state individuate una serie di norme (artt. da 23 a 32) che andranno a regolare la concessione di licenze multiterritoriali pensate per i diritti d’autore su opere musicali per l’uso online. In particolare, sono tassativamente indicate le condizioni che gli organismi di gestione collettiva dovranno avere per poter concedere questa tipologia di licenze, ossia “capacità sufficienti per trattare per via elettronica, in modo efficiente e trasparente, i dati necessari per la gestione di tali licenze, anche ai fini di identificare il repertorio e controllarne l’uso, per fatturare agli utilizzatori, per riscuotere i proventi dei diritti e per distribuire gli importi dovuti ai titolari dei diritti”.
L’art. 31, salvo non intervengano modifiche, indicherà una data entro la quale, se un organismo non sarà in grado di offrire licenze multiterritoriali, i titolari potranno ritirare i diritti su opere musicali online ai fini della concessione di licenze multiterritoriali per tutti i territori, senza per questo dover ritirare i diritti per la concessione di licenze monoterritoriali.
Da ultimo, considerate anche le recenti vicende che hanno interessato alcuni organismi di gestione collettiva dei diritti, di grande interesse anche l’articolo 13 sulla distribuzione degli importi dovuti ai titolari dei diritti. Dopo aver posto l’accento sulla necessità di diligenza e precisione nella gestione dell’incarico, la proposta di direttiva precisa che i pagamenti dovranno avvenire “quanto prima e non oltre nove mesi a decorrere dalla fine dell’esercizio finanziario nel corso del quale sono stati riscossi i proventi dei diritti” salvo impossibilità per ragioni oggettive.
Non resta che attendere l’approvazione definitiva e il recepimento da parte degli Stati membri, che dovrà avvenire entro 24 mesi dall’entrata in vigore della direttiva.
[1] Articolo 3 – Definizioni
a) «organismo di gestione collettiva»: un organismo autorizzato , per legge o in base a una cessione dei diritti, una licenza o qualsiasi altro accordo contrattuale, a gestire i diritti d’autore o i diritti connessi ai diritti d’autore per conto di più di un titolare dei diritti, a vantaggio collettivo di tali titolari come finalità unica o principale e che soddisfa uno o entrambi i seguenti criteri :
i) non è né detenuto né controllato, direttamente o indirettamente, integralmente o in parte, dai titolari dei diritti;
This week in Italy No. 6 – Another Negative Year for SIAE?
According to the budget estimates for 2014 of SIAE, the Italian copyright collecting society plans to spend around 179 million EUR and to earn around 152 million EUR, which would mean producing losses of more than 26 million euro. The situation is even worse than in 2013, where losses were 24 million EUR.
But, in spite of all logical consequences, SIAE’s accounts will not be negative. Its inefficiency will be covered by its inefficiency: in fact, interest and investment earned by royalties due to authors and publishers will be around 34 and a half million EUR.
Furthermore, SIAE’s accounts are “doped” by the extraordinary financial income (more than 34 and a half million EUR) and approximately 48 million euro that the SIAE perceive from the so-called “services agreements”, i.e. activities not directly related with the management of copyright and that the company carries out on behalf of the Italian Revenue Service, the Monopolies of the State Agency and other public subjects.
Without such extraordinary sources of revenue, the budget of SIAE, in 2014, would close with a catastrophic net loss equal to 74,184,674 EUR, excluding taxes.
This week in Italy n. 5 – The Court of Rome on the Distribution of Royalties of Related Rights
The Article 39, paragraph 2 of the Law No. 29 of 2012 has liberalized the market for the collective management of related rights, allowing the creation of new operators, competitors of the previous monopolist (New Imaie). The liberalization process was then completed by the Ministerial Decree of 19 December 2012, which set out the requirements that must meet by the new collecting societies.
However the liberalization is still incomplete, since it has not yet been passed a regulation concerning the distribution of royalties by users to the different collecting societies.
The issue was recently dealt with by the Court of Rome. New Imaie has taken legal action demanding the nullity of the agreement entered into by the association of record producers (SCF) and one of the new collecting societies (Itsright). In its decision, dated December 21 and published on January 13, the Court of Rome – while acknowledging the confusion in the sector of related rights – considered valid the agreement, enabling the distribution of amounts collected by Itsright among its artists.
The judicial demand of New Imaie was rejected mainly on procedural grounds, since there would be no prerequisites for an injunction. Thus, it is very likely that the first instance decision will be appealed.
Regolamento AGCOM sul copyright: cosa c’è da sapere
Tra meno di tre mesi, e precisamente il 31 marzo del 2014, entrerà in vigore il Regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica, approvato il 13 dicembre scorso.
Nonostante le numerose critiche sollevate dai più nel corso della consultazione pubblica, prima fra tutte la legittimazione in capo ad AGCOM ad emettere un siffatto regolamento, il testo non è stato di molto modificato rispetto alla prima stesura, lasciando aperte diverse questioni problematiche.
Rinviando alla rassegna stampa curata da E-Lex per una visione di insieme sulle opinioni in merito, mettiamo in evidenza alcune delle maggiori criticità del provvedimento.
Diritto di difesa, giusto processo e principio del contraddittorio
In primo luogo, ciò che da più parti è stato sottolineato è che il nobile obiettivo di tutelare i diritti degli autori si voglia raggiungere attraverso un procedimento sommario che non rispetterebbe i diritti di difesa e ad un giusto processo.
Eppure l’Autorità, con il comunicato stampa con cui ha annunciato di aver approvato il Regolamento, ha difeso il proprio operato affermando che “il procedimento è caratterizzato dal pieno rispetto del principio del contraddittorio”.
È però evidente che la regolarità del contraddittorio rischia di rivelarsi inutile se l’interessato, seppur regolarmente reso edotto del procedimento a suo carico, non viene messo nella reale condizione di difendere i propri diritti ed è posto di fatto in una ingiustificata posizione impari rispetto a chiunque decida di proporre un’istanza all’AGCOM, piuttosto che rivolgersi al preposto giudice togato. (altro…)