Source: https://chiediloalalla.orizzontescuola.it/2013/09/23/permessi-legge-10492-assistenza-al-disabile-parente-o-affine-entro-i-terzo-grado-e-fruizione-dei-permessi-ad-ore/
Timestamp: 2018-06-25 06:06:43+00:00
Document Index: 129514805

Matched Legal Cases: ['art. 74', 'art. 78', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 33', 'art. 15']

Permessi Legge 104/92: assistenza al disabile parente o affine entro il terzo grado e fruizione dei permessi ad ore | Chiedilo a Lalla - OrizzonteScuola
Permessi Legge 104/92: assistenza al disabile parente o affine entro il terzo grado e fruizione dei permessi ad ore
Segreteria – Colui che assiste una persona con handicap in situazione di gravità parente o affine, entro il terzo grado ha diritto a tre giorni mensili . Invece dei tre giorni mensili può frazionare le 18 ore spettanti al mese? es: può usufruire di due ore al bisogno per assistenza a persona con handicap? ringrazio.
Il punto 2 della Circolare della Funzione Pubblica n. 13/2010 chiarisce la questione dei parenti di terzo grado:
“La novità più rilevante rispetto al regime previgente è rappresentata dalla restrizione della categoria di famigliari che possono fruire dei permessi, poiché con la nuova norma si passa dal terzo al secondo grado di parentela, salvo la ricorrenza delle situazioni eccezionali dell’assenza, dell’età anagrafica o delle patologie.
Per comodità, si rammenta che il rapporto di parentela e quello di affinità sono definiti dal codice civile (art. 74 c.c.: “La parentela è il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite”; art. 78 c.c.: “L’affinità è il vincolo tra un coniuge e i parenti dell’altro coniuge”). In base alla legge, sono parenti di primo grado: genitori, figli; sono parenti di secondo grado: nonni, fratelli, sorelle, nipoti (figli dei figli); sono parenti di terzo grado: bisnonni, zii, nipoti (figli di fratelli e/o sorelle), pronipoti in linea retta. Sono affini di primo grado: suocero/a, nuora, genero; sono affini di secondo grado: cognati; sono affini di terzo grado: zii acquisiti, nipoti acquisiti.
La legge non ha definito la nozione di “patologie invalidanti”. In mancanza di un’espressa scelta sul punto, sentito il Ministero della salute, un utile punto di riferimento per l’individuazione di queste patologie è rappresentato dall’art. 2, comma 1, let. d), del decreto interministeriale – Ministero per la solidarietà sociale, Ministero del lavoro e della previdenza sociale, Ministero per le pari opportunità 21 luglio 2000, n. 278 (Regolamento recante disposizioni di attuazione dell’articolo 4 della L. 8 marzo 2000, n. 53, concernente congedi per eventi e cause particolari), che disciplina le ipotesi in cui è possibile accordare il congedo per gravi motivi di cui all’art. 4, comma 2, della l. n. 53 del 2000. In particolare, si tratta delle: “1) patologie acute o croniche che determinano temporanea o permanente riduzione o perdita dell’autonomia personale, ivi incluse le affezioni croniche di natura congenita, reumatica, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica, derivanti da dipendenze, a carattere evolutivo o soggette a riacutizzazioni periodiche; 2) patologie acute o croniche che richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali; 3) patologie acute o croniche che richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario;”.
Pertanto, nel caso in cui il coniuge o i genitori della persona in situazione di handicap grave siano affetti dalle patologie rientranti in questo elenco, l’assistenza potrà essere prestata anche da parenti o affini entro il terzo grado. Come detto, si può passare dal secondo al terzo grado di parentela anche nel caso di decesso o assenza del coniuge o del genitore della persona in situazione di handicap grave. Ai fini della disciplina in esame, si ritiene corretto ricondurre al concetto di assenza, oltre alle situazioni di assenza naturale e giuridica in senso stretto (celibato o stato di figlio naturale non riconosciuto), le situazioni giuridiche ad esse assimilabili, che abbiano carattere stabile e certo, quali il divorzio, la separazione legale e l’abbandono, risultanti da documentazione dell’autorità giudiziaria o di altra pubblica autorità. E’ opportuno evidenziare che la possibilità di passare dal secondo al terzo grado di assistenza si verifica anche nel caso in cui uno solo dei soggetti menzionati (coniuge, genitore) si trovi nelle descritte situazioni (assenza, decesso, patologie invalidanti), poiché nella disposizione normativa è utilizzata la congiunzione disgiuntiva (“qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti”).”
I permessi di cui all’oggetto oltre che retribuiti sono coperti da contributi figurativi. Vengono conteggiati ai fini dell’anzianità utile a raggiungere il diritto alla pensione.
Per il secondo quesito, invece, si rileva che non è possibile la fruizione ad ore dei permessi per l’assistenza al parente/affine disabile, ma solo a giorni.
Invece, per l’assistenza al disabile in situazione di gravità ovvero in riferimento all’art. 33, comma 3 (richiamato anche dall’art. 15/6 del CCNL/2007), non è possibile la fruizione ad ore.
Posted on 23 settembre 2013 by paolopizzo nella categoria Permessi e aspettative