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Timestamp: 2018-02-24 22:47:12+00:00
Document Index: 35099804

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 21', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 56', 'art. 48', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 32', 'art. 42', 'art. 4', 'art. 27', 'art. 5', 'art. 24']

Urban Center: dall informazione sulle alla formazione delle politiche urbanistiche - PDF
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Beniamino Bernasconi
1 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PADOVA Master in Regolazione politica dello sviluppo locale Urban Center: dall informazione sulle alla formazione delle politiche urbanistiche Relatore: dott.ssa Giorgia Nesti Corsista: Zeila Gola Matr. N CN ANNO ACCADEMICO 2006/2007 Dipartimento di Studi storici e politici Via del Santo, Padova Tel. 049/ ; Fax 049/ ;
2 Architecture is the most public of the arts, and it should be, by rights, the most approachable form of our culture. And yet, very few of us are actually taught how to appreciate architecture and understand the importance of the built environment, so most people don t see the connection between the built environment and everyday life. Lynn Osmond Chicago Architecture Foundation 1 1 LYNN OSMOND, intervento al Convegno del promosso dal Centro Culturale Candiani 5 di Venezia, intitolato Urban Center: realtà a confronto.
3 Indice pag. Introduzione 1 1. Premessa teorica Nozione di comunicazione pubblica Evoluzione dell ordinamento italiano verso il 6 riconoscimento del diritto all informazione istituzionale Evoluzione giurisprudenziale: 6 cenni sulla sentenza n. 348/1990 della Corte Costituzionale Evoluzione legislativa: 9 breve excursus sulla normativa in materia 1.3 Distinzione tra le nozioni di e-government e di 12 e-democracy 2. Lo strumento Urban Center What we talk about when we talk about urban 16 center Criteri distintivi tra urban centers Alcune esperienze di urban centers 20 a) I casi statunitensi: il Centro S.P.U.R. ed il Centro P.I.C.C.E.D. b) Il Pavillon de l Arsenal de Paris ed 23 altre esperienze europee c) Le esperienze italiane 27 d) Il caso veronese 37 Conclusioni 43 Bibliografia e Sitografia 45
4 Introduzione Nell ambito del Master in Regolazione Politica dello sviluppo locale dell Università di Padova, il Laboratorio Dire & Fare per lo sviluppo locale 2007 ha fornito l occasione per una riflessione più approfondita sul tema degli strumenti comunicativi posti in essere dalle Pubbliche Amministrazioni. Nel corso del Laboratorio sono state infatti realizzate delle interviste ad attori privilegiati del territorio veneto e ciò ha permesso agli intervistatori di confrontarsi attivamente con la realtà locale. In particolare, uno dei gruppi di lavoro, e cioè quello di cui la scrivente faceva parte, si è imbattuto nelle problematiche connesse alla comunicazione ai cittadini delle politiche urbanistiche adottate dal Comune di Verona. Invero, l Amministrazione comunale veronese - pur essendosi molto attivata in tema di politiche urbanistiche e pur avendo adottato vari strumenti comunicativi, tra i quali una struttura espositiva permanente definita Urban Center - non è riuscita ad instaurare con la cittadinanza quel feeling necessario per ottenere una riconferma in sede elettorale. L Amministrazione Zanotto, che aveva incentrato la propria campagna elettorale specificatamente sulla tematica del rinnovo urbanistico, è risultata clamorosamente sconfitta alle elezioni amministrative di maggio Questo ha fatto sì che la scrivente si interrogasse in merito alla vera ragione di tale sconfitta elettorale. In altri termini la sottoscritta si è chiesta se il mancato consenso della cittadinanza veronese all allora Amministrazione in carica fosse in qualche modo correlato alle scelte adottate da quest ultima in materia di comunicazione pubblica. Fin da subito è apparso evidente che l esame di tale questione investiva direttamente la problematica degli urban centers, posto che proprio tale strumento comunicativo era stato scelto dall Amministrazione veronese
5 quale mezzo privilegiato di diffusione tra la cittadinanza dei progetti urbanistici già adottati. Tali interrogativi hanno quindi spinto la scrivente ad approfondire la tematica generale degli urban centers secondo le seguenti direttrici di ricerca: analisi della nozione di comunicazione pubblica; evoluzione della legislazione italiana in materia; raffronto tra i concetti di e-democracy e di e-government; analisi delle origini e delle caratteristiche proprie dello strumento Urban Center ; raffronto tra alcune esperienze europee di urban centers; raffronto tra alcune esperienze italiane di urban centers; approfondimento sul caso veronese. Il cammino di analisi appena indicato si è dimostrato un percorso obbligato, posto che non è possibile - per i motivi che saranno illustrati a breve - discutere di urban centers senza prima entrare nel vivo delle tematiche inerenti alla comunicazione politica ed alla c.d. e-democracy. La presente tesi non abbraccia un approccio prettamente teorico ma cerca di dare maggior rilievo alle esperienze pratiche, italiane e straniere. Per tale motivo il ricorso alla Rete è risultato, ai fini della presente ricerca, alquanto proficuo: internet ha infatti permesso di accedere agevolmente ad alcuni contributi di esperti pubblicati on line, nonché ad una dose imponente di dati relativi alle esperienze attuali di urban centers. In considerazione dell approccio concreto della ricerca, di estremo interesse sono infine risultati i dati emersi dalle interviste frontali realizzate con un responsabile di comunicazione ed un tecnico in materia urbanistica del Comune di Verona 2 nonché dalle indicazioni e dalla documentazione fornita da un responsabile del Comune di Bologna 3. 2 Per quanto riguarda il Comune di Verona, le interviste sono state realizzate nell ambito del Laboratorio del Master (in data 18 giugno 2007 ad un urbanista della mostra Esperienze e
6 In conclusione va sottolineato che, sebbene esista molta letteratura in materia di urban centers, la maggior parte di essa è relativa a questioni di tipo prettamente architettonico ed urbanistico: minore interesse è stato infatti dimostrato per tali strumenti da parte della scienza politica. Tuttavia, è auspicabile che in futuro la politologia si interessi maggiormente alle problematiche inerenti agli urban centers, posto che tali strumenti offrono l occasione empirica di analizzare le dinamiche inerenti al ruolo dei meccanismi deliberativi in relazione all attuazione delle politiche di sviluppo urbano. Invero, come si avrà modo di dimostrare nel corso del presente elaborato, gli urban centers rappresentano un nodo nevralgico tra i flussi di informazione pubblica e quelli di partecipazione ai processi di formazione delle politiche urbanistiche. visioni di Verona Sud, su cui infra, ed in data 26 giugno 2007 ad un dirigente dell Urban Center). 3 Per quanto riguarda invece il Comune di Bologna, l occasione di contatto con un addetto alla comunicazione dell Amministrazione bolognese è stata fornita dal Convegno di Torreglia (Padova) del settembre 2007, organizzato dall Associazione M.A.S.TER. ed intitolato Reti di impresa e reti di città.
7 1. Premessa Teorica 1.1 NOZIONE DI COMUNICAZIONE PUBBLICA Non è possibile discutere di quei particolari strumenti comunicativi definiti urban centers senza prima procedere alla propedeutica analisi del concetto di comunicazione pubblica. Ciò in quanto gli urban centers rappresentano gli strumenti pratici attraverso i quali gli Enti locali tentano di attuare proprio tale forma di comunicazione. La nozione di comunicazione pubblica deriva dalla locuzione anglosassone public communication, la cui traduzione in lingua italiana ha comportato - similmente a quanto si è verificato in molti altri casi di italianizzazione di vocaboli stranieri - un certo grado di fraintendimento del senso originario dell espressione. La locuzione public communication può essere infatti intesa secondo varie accezioni. In particolare, secondo alcune interpretazioni l accento andrebbe posto sul soggetto della comunicazione pubblica, mentre secondo altre l attenzione andrebbe rivolta all oggetto di essa 4. I. Secondo una prima interpretazione dovrebbe definirsi comunicazione pubblica ogni comunicazione posta in essere dal soggetto Pubblica Amministrazione, inteso quest ultimo sia nell accezione più restrittiva, limitata ai soli enti pubblici, che in quella più estensiva, comprendente anche i vari enti parastatali. Intendere l espressione comunicazione pubblica secondo la suesposta accezione non può però che rivelarsi alquanto limitativo e deve perciò ritenersi preferibile la tesi che verrà di seguito illustrata. II. Secondo un diversa accezione, criterio distintivo della comunicazione pubblica sarebbe l oggetto di essa, tanto che in tal senso sarebbe possibile scorgere tre distinte sottocategorie, ossia: 4 Per un analisi secondo tale duplice accezione si rinvia a MATTIA MIANI (2005) Comunicazione pubblica e nuove tecnologie, Il Mulino, Bologna, p. 14.
8 1. la comunicazione dell istituzione pubblica; 2. la comunicazione di solidarietà sociale 5 ; 3. la comunicazione politica 6. Stante la loro estraneità all oggetto della presente ricerca, si tralasceranno di valutare nello specifico le problematiche relative alla comunicazione di solidarietà sociale ed alla comunicazione politica, soffermando invece l attenzione sulla comunicazione posta in essere dall istituzione pubblica. Tale comunicazione implica necessariamente la realizzazione di un interazione, a doppio binario, tra Stato e cittadini: se così non fosse l espressione più adeguata sarebbe infatti quella di propaganda, non di comunicazione. La nozione di comunicazione pubblica richiama quindi inevitabilmente l idea di flussi informativi bi-direzionali tra cittadini e Pubblica Amministrazione. Sebbene la Costituzione del 1948 abbia superato per molti versi la visione ottocentesca di predominio dello Stato sul cittadino, la nostra carta costituzionale non riconosce espressamente l esistenza in capo al cittadino di un diritto all informazione istituzionale. Tale diritto, come si dirà anche in seguito, deve tuttavia ritenersi ricompreso nel più generale diritto di cittadinanza (il cui fondamento va ricercato in particolare negli artt. 2 e 3 della Costituzione), inteso quale diritto ad una partecipazione consapevole ed informata ai processi decisionali pubblici nonché nel diritto alla manifestazione del pensiero (art. 21 della Costituzione), inteso nella sua duplice dimensione, attiva 5 In brevis, per comunicazione sociale deve intendersi la comunicazione che ha come obiettivo quello di sensibilizzare una molteplicità di soggetti intorno a temi di rilevanza sociale (ad esempio l educazione stradale, la prevenzione all uso di sostanze stupefacenti). 6 Per comunicazione politica deve intendesi quella comunicazione posta in essere dall attore politico al fine di creare consenso elettorale. Si tratta di una comunicazione che, specialmente nei periodi di campagna elettorale, in virtù del principio della par condito, deve essere svolta secondo modalità dettagliatamente stabilite dalla legge.
9 (libertà di ricercare l informazione) e passiva (diritto ad essere informati) 7. Il fatto che a livello costituzionale manchi un esplicito riferimento al diritto all informazione istituzionale non significa che il nostro ordinamento non abbia, nel complesso, fornito adeguato riconoscimento a detto diritto. Invero, la normativa intervenuta - specialmente negli ultimi anni - in materia è numerosa, come verrà brevemente illustrato nel prossimo paragrafo. 1.2 EVOLUZIONE DELL ORDINAMENTO ITALIANO VERSO IL RICONOSCIMENTO DEL DIRITTO ALL INFORMAZIONE ISTITUZIONALE Come già anticipato, solo di recente l apparato amministrativo ha iniziato a riconoscere più centralità alla figura del cittadino, attribuendo maggiore rilevanza agli strumenti comunicativi. In Italia la Pubblica Amministrazione cominciò a occuparsi di comunicazione pubblica solo a partire dalla fine degli anni Ottanta, quando si decise di adottare il mezzo televisivo con lo scopo di diffondere le prime campagne pubblicitarie aventi ad oggetto tematiche di tipo sociale EVOLUZIONE GIURISPRUDENZIALE: CENNI SULLA SENTENZA N. 348/1990 DELLA CORTE COSTITUZIONALE Nei primi anni Novanta fu proprio un organo istituzionale quale la Corte Costituzionale a sancire implicitamente un rinnovato assetto nell operare degli organi dell apparato, definendo nuove linee guida per l azione amministrativa. 7 Sul punto si rinvia alla sentenza della Corte Costituzionale n. 348/1990, il cui contenuto verrà illustrato nel prossimo paragrafo.
10 In particolare, nella sentenza Corte Cost. n. 348 di data , il Giudice delle Leggi - pronunciandosi in un ipotesi di conflitto di competenza tra lo Stato e la Regione Piemonte - riconosceva all informazione della Pubblica Amministrazione, attuata attraverso i mezzi di comunicazione di massa, la natura di attività collegata all esercizio di una libertà fondamentale (quale quella di espressione del pensiero) ed alla presenza di un valore essenziale per la democrazia (quale quello del pluralismo) posto che nei suoi risvolti attivi e passivi (libertà di informare e diritto di essere informati) l informazione esprime ( ) una condizione preliminare e non sopprimibile per l attuazione ad ogni livello, centrale o locale, della forma propria dello Stato democratico 9. La Corte, precisando che l impiego dei mezzi di comunicazione deve essere inteso sotto due profili, ossia quello delle informazioni che la Regione è tenuta ad offrire ai cittadini in ordine alle proprie attività e ai propri programmi e quello delle informazioni che la Regione può ricevere dalla società regionale e che concorrono a determinare la partecipazione di tale società ai processi di decision making attraverso cui si esprime l indirizzo politico amministrativo e regionale ha enucleato un principio di comunicazione e di partecipazione pubblica stabilendo che qualsivoglia soggetto od organo rappresentativo, investito di competenze di natura politica, non può ( ) risultare estraneo all impiego dei mezzi di comunicazione di massa 10. La summenzionata sentenza merita un plauso particolare non solo per aver esplicitato il dovere degli enti istituzionali di mettere a disposizione 8 Per un ulteriore approfondimento, si segnala che la summenzionata pronuncia è stata pubblicata nelle seguenti riviste giuridiche: Dir. informatica 1991, 117; Giur. cost. 1990, 2186 (osservaz.); Giur. it. 1991, I,1,854 (nota). 9 Sentenza Corte Cost. n. 348/1990, in massima. 10 Sentenza summenzionata, in massima.
11 della cittadinanza un certo bagaglio di informazioni, ma anche per aver, antesignanamente, riconosciuto la natura bilaterale della comunicazione pubblica. Infine si ricorda che, in conformità a quanto stabilito dalla Corte Costituzionale, quasi tutte le Regioni italiane hanno esplicitato nei propri Statuti il diritto all informazione pubblica 11. In particolare, lo Statuto della Regione Veneto, approvato con la legge del 22 maggio 1971 n. 340, se ne occupa espressamente all art , il quale si contraddistingue per due particolarità. La prima è che il diritto all informazione pubblica è riconosciuto non solo al cittadino in quanto tale ma anche alle varie organizzazioni portatrici di interessi genererai (c.d. stakeholders); la seconda è che la norma stabilisce in modo articolato le modalità di partecipazione di detti soggetti ai processi di determinazione delle scelte legislative e amministrative della Regione EVOLUZIONE LEGISLATIVA: BREVE EXCURSUS SULLA NORMATIVA IN MATERIA 11 Si rinvia alle seguenti norme: artt. 5 e 62 Statuto della Regione Basilicata, art. 56 Statuto della Regione Calabria, art. 48 Statuto della Regione Campania, art. 5 Statuto della Regione Emilia Romagna, art. 4 Statuto della Regione Liguria, artt. 5 e 54 Statuto della Regione Lombardia, art. 32 Statuto della Regione Marche, art. 42 Statuto della Regione Molise, art. 4 Statuto della Regione Toscana. 12 Si riporta qui di seguito il testo completo della norma. Art. 35 della L. n. 340/1971 La Regione promuove la partecipazione democratica alla determinazione delle proprie scelte legislative ed amministrative mediante il concorso dei cittadini e degli enti locali, e gli apporti autonomi dei sindacati, delle organizzazioni sociali, economiche, e professionali. A tale scopo la Regione riconosce il diritto dei cittadini, degli enti locali, delle organizzazioni sindacali, sociali, economiche e professionali alla informazione sulla attività legislativa e amministrativa regionale come condizione indispensabile per una completa partecipazione. Il dovere di informazione è assolto secondo quanto previsto dalla legge regionale, anche mediante l impiego di speciali strumenti di comunicazione e con diretti incontri degli organi regionali con la rappresentanza degli enti e organismi di cui al primo comma. La Regione consulta le predette rappresentanze sulle questioni di interesse generale promuovendo conferenze regionali su specifici problemi e in particolare per quanto attiene la programmazione regionale. Le Province, i Comuni e gli altri enti locali e i direttivi regionali dei sindacati e delle organizzazioni sociali, economiche, e professionali, quando ne facciano richiesta, sono sentiti dalla Giunta e dalle Commissioni Conciliari.
12 A partire dagli anni Novanta anche la legislazione italiana cominciò a subire una svolta. Alcuni fattori quali: il consolidamento del mercato pubblicitario, specialmente in relazione al mezzo televisivo, la diffusione delle utenze internet domestiche, la promulgazione di una legge disciplinante il sistema radiotelevisivo pubblico e privato (L. n. 223/ ) e la successiva creazione dell Autorithy per le Comunicazioni (l n. 249/ ) hanno contribuito ad avvicinare la Pubblica Amministrazione alla c.d. tecnologia mediatica. Nel percorso delle pubbliche amministrazioni verso il cambiamento, l apporto più significativo è stato però fornito dalle leggi nn e del Tali leggi hanno effettuato una radicale trasformazione del modo di intendere il rapporto cittadino-stato, stabilendo il dovere, per la Pubblica Amministrazione, di conformarsi ad alcuni principi già in precedenza enunciati ma fino a quel momento disattesi. In particolare, la L. n. 142/1990 ha delineato i primi istituti di partecipazione 17 e di programmazione negoziata 18 mentre la L. n. 241/1990 va qui ricordata per aver dato piena attuazione al diritto di accesso ai documenti amministrativi, stabilendo nuovi principi a guida dell azione amministrativa (legalità, efficienza, pubblicità, efficacia) e 13 Si tratta della c.d. Legge Mammì, approvata in data 6 agosto Legge 31 luglio 1997, n. 249 (in Suppl. ordinario n. 154/L, alla Gazz. Uff. n. 177, del 31 luglio) - Istituzione dell'autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo. 15 Legge 8 giugno 1990, n. 142 (in Suppl. ordinario alla Gazz. Uff. n. 135, del 12 giugno) - Ordinamento delle autonomie locali. 16 Legge 7 agosto 1990, n. 241 (in Gazz. Uff., 18 agosto, n. 192) - Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi. 17 Si vedano in particolare gli artt della summenzionata legge, i quali trattano rispettivamente della partecipazione popolare, del diritto di accesso e di informazione del cittadino e del difensore civico. 18 Si veda in particolare l art. 27 relativo agli accordi di programma.
13 fissando nel dettaglio nuove norme relative al procedimento amministrativo. Per quanto attiene più specificatamente alla comunicazione pubblica, il D.R.P. n. 352/ ha introdotto all art. 5 la figura dell Ufficio Relazioni con il Pubblico (acronimo: U.R.P.), inizialmente previsto solo come strumento di attuazione del diritto d accesso. Infine, la L. n. 150/ e la successiva Direttiva della Funzione pubblica del , hanno delineato gli obiettivi e le strutture preposte alla comunicazione degli enti pubblici. In conclusione di questa rapida rassegna normativa, va sottolineato quanto segue. In questo elaborato non è possibile soffermarsi oltre sulle norme qui richiamate, stante la specificità degli istituti in esse contenuti, ma è opportuno sottolineare il senso della svolta intrapresa dall apparato amministrativo. In passato l azione amministrativa si basava indiscutibilmente sul principio d autorità, sempre più negli ultimi anni invece essa ha tentato di abbandonare logiche autoritative e di svolgere una funzione di stimolo e di coordinamento di iniziative private. In altri termini la Pubblica Amministrazione oggi si sforza di porre in essere dei processi decisionali inclusivi, caratterizzati dallo scopo di includere più soggetti interessati da un problema nelle scelte relative allo stesso. 19 Decreto del Presidente della Repubblica 27 giugno 1992, n. 352 (in Gazz. Uff., 29 luglio, n. 177). -- Regolamento per la disciplina delle modalità di esercizio e dei casi di esclusione del diritto di accesso ai documenti amministrativi, in attuazione dell'art. 24, comma 2, della legge 7 agosto 1990, n. 241, recante nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi. 20 Legge 7 giugno 2000, n. 150 (in Gazz. Uff., 13 giugno, n. 136). - Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni. 21 Direttiva della Presidenza del Cons. Ministri, Dipartimento della Funzione Pubblica 7 febbraio 2002 (in Gazz. Uff., 28 marzo, n. 74) - Attività di comunicazione delle pubbliche amministrazioni.
14 Ciò anche al fine di evitare il crearsi di situazione di conflitto e di fenomeni di opposizione da sindrome N.I.M.B.Y 22 (acronimo inglese per Not In My Back Yard, lett. "Non nel mio cortile"). L importanza dell adozione di progetti partecipativi è scontata: la realizzazione del bene pubblico passa necessariamente attraverso la definizione condivisa dei bisogni del cittadino. Tale affermazione è esatta con riferimento a qualsiasi campo d azione della Pubblica Amministrazione e lo è soprattutto con riferimento alle scelte urbanistiche, posto che i cittadini, diretti fruitori delle opere edilizie, devono essere considerati veri committenti delle stesse. Dopo aver brevemente qui riassunto le tappe, giurisprudenziali e legislative, più significative del cammino verso la comunicazione pubblica, è necessario soffermarsi brevemente sui concetti di e- government e di e-democracy (o e-governance). Ciò in quanto l esatta comprensione di tali nozioni consente di distinguere due diversi modi di intendere la mission della comunicazione pubblica. Invero, come verrà in prosieguo illustrato, esistono due contrapposte visioni relative alla comunicazione pubblica: una è quella che si prefigge come scopo un efficace comunicazione delle politiche urbanistiche già adottate (e-government); l altra mira invece ad instaurare un rapporto bilaterale con l elettorato, affinché le politiche adottate nelle sedi istituzionali corrispondano alle effettive esigenze manifestate dalla cittadinanza (e-democracy). 1.3 DISTINZIONE TRA LE NOZIONI DI E-GOVERNMENT E DI E-DEMOCRACY 22 Con l espressione NIMBY si indicano gli atteggiamenti di protesta contro le opere di interesse pubblico che hanno, o che si teme possano avere, effetti negativi sui territori in cui devono essere costruite: da un lato si riconosce la necessità di tali opere ma, contemporaneamente, non si accetta la loro presenza sul territorio a causa delle eventuali controindicazioni sull'ambiente locale.
15 Negli ultimi decenni un fattore in particolare ha contribuito a stravolgere sostanzialmente il modo di concepire il rapporto cittadino-stato. Ci si riferisce, com è ovvio, all avvento delle nuove tecnologie, prima tra tutte la diffusione della rete internet. A tale fenomeno sono correlate due espressioni ormai entrate nel linguaggio comune, spesso usate in modo improprio ed interscambiabile, ossia e-government e e-democracy. Con l espressione e-government viene identificata l applicazione delle nuove tecnologie alle transazioni tra cittadini e pubbliche amministrazioni con il fine di renderle, in primo luogo, più rapide ed efficienti 23. Le nuove tecnologie e la rete in particolare sono quindi viste come uno strumento di modernizzazione della Pubblica Amministrazione, al fine di porre rimedio alla burocratizzazione ed all inefficienza degli enti. Tale applicazione della tecnologia all apparato amministrativo dovrebbe fornire la creazione di nuovi spazi di interazione on line, favorendo quindi l animazione sociale 24 nonché nuove e più ampie occasioni di partecipazione democratica, la nascita di una e-democracy appunto. In un ottica di l e-government la rete informatica è vista come strumento per l erogazione di servizi ai cittadini, mentre secondo l e-democracy le nuove tecnologie forniscono l opportunità di creare nuovi spazi di partecipazione politica. In letteratura non manca chi accomuna i due concetti ritenendo che 23 MIANI MATTIA, op. cit., p Con il termine animazione territoriale (o animazione sociale) si intende comunemente tutto ciò che va ad incrementare il grado di sensibilizzazione e di partecipazione degli attori locali intorno a problemi comuni e strategie che interessano l area di appartenenza. È altresì una modalità per giungere ad un buon grado di lettura e analisi del contesto locale secondo una logica di tipo bottom up LUIGI BOBBIO (2004) A più voci - Amministrazioni pubbliche, imprese, associazioni e cittadini nei processi decisionali inclusivi, Edizioni Scientifiche Italiane s.p.a., disponibile all indirizzo: p. 68.
16 E-government e e-democracy sono termini di una stessa equazione che vede l applicazione delle nuove tecnologie alla sfera pubblica 25. Ciò in quanto, in astratto, entrambe mirerebbero a migliorare il rapporto cittadino-stato: la prima tramite il miglioramento del funzionamento della macchina amministrativa, la seconda tramite un accrescimento della partecipazione dei singoli ai processi deliberativi. Tale concezione si basa sull idea che trasparenza, efficienza e partecipazione siano strettamente connesse. Se è ciò è senza dubbio vero in linea teorica, nella realtà dei fatti non sempre è così. Deve perciò preferirsi la tesi secondo la quale i due concetti non debbano essere confusi, in quanto le problematiche relative all edemocracy sono alquanto differenti da quelle relative all e-government. a. In particolare, la nozione di e-democracy solleva la problematica del c.d. digital divide 26, ossia il divario digitale tra chi ha i mezzi per accedere alla rete e chi invece non li possiede. L espressione rappresenta una situazione di fatto non trascurabile, ossia l impossibilità, per una fetta considerevole della cittadinanza di accedere alla rete informatica, a causa di fattori quali l età e le condizioni socio-economiche. Pensare ad internet come ad un mezzo agevolatore della partecipazione della cittadinanza ai processi democratici, comporta necessariamente l errore di non considerare che esso può agevolare, semmai, la partecipazione di quella parte (limitata) di cittadinanza in grado di accedere al mezzo informatico. Invero, 25 MATTIA MIANI, op. cit., p le molte possibilità aperte dall uso di Internet per la comunicazione in area urbanistica non deve far dimenticare le condizioni materiali del suo impiego, vale a dire i limiti sia di reddito che di abilità che ne confinano ancora l uso ad una cerchia comunque ristretta VINCENZO ANDRIELLO, op. cit., p. 19.
17 Laddove approntare una comunicazione basata sulle tecnologie informatiche certamente premia l immagine di una PA moderna e aggiornata, altrettanto certamente dà luogo ad una selezione preventiva degli utenti in base alla loro maggiore o minore capacità di accesso e comprensione del messaggio (il cosiddetto digital divide), diminuendo in partenza la potenziale efficacia dell iniziativa 27. b. Ciò premesso, va ricordato che anche una visione incentrata sull e-government porta con sé una pericolosa insidia. Il rischio è infatti quello di incappare nell errore di considerare il rapporto cittadino-stato alla stregua del rapporto aziendaconsumatore. Invero, l applicazione al settore pubblico di soluzioni emerse nel settore privato può portare ad alcune considerevoli distorsioni, in quanto il fine di lucro che regola l attività del privato non è - e non dovrà mai essere - lo stesso fine che regola l azione amministrativa, la quale è regolata da logiche di interesse generale. Una volta chiarita in via preliminare la distinzione, spesso confusa, tra i due termini, è il momento di occuparsi degli urban centers, strumenti - come verrà sviluppato in seguito - di e-democracy, e non semplicemente di e-government. 27 MARIA CECILIA BIZZARRI, intervento al Convegno del promosso dal Centro Culturale Candiani 5 di Venezia, intitolato Urban Center: realtà a confronto.
18 2. Lo strumento Urban Center 2.1 WHAT WE TALK ABOUT WHEN WE TALK ABOUT URBAN CENTER Nel giugno 2007 si è svolto a Torino un convegno intitolato What we talk about when we talk about urban center 28. Nessun altro incipit può risultare più appropriato, posto che - prima di discutere di alcune esperienze di urban centers e dei risultati di esse - va preliminarmente stabilito a cosa si ci riferisce usando tale espressione. Invero, con l appellativo Urban Center o Open House vengono spesso designate realtà alquanto differenti tra loro. In via preliminare, è possibile definire gli urban centers come quei luoghi fisici e virtuali, adibiti - principalmente dagli Enti pubblici locali - alla comunicazione delle politiche relative allo sviluppo del territorio e del tessuto urbano. Sebbene il tratto comune a tutti gli urban centers sia quello di essere necessariamente focalizzati intorno ad un esperienza architettonica ed urbanistica locale (e ciò in quanto essi hanno un legame imprescindibile con il territorio in cui si trovano), tuttavia tali mezzi di comunicazione presentano anche molti tratti distintivi, sui quali ci si soffermerà a breve. E necessario in primo luogo analizzare le caratteristiche generali degli strumenti in parola, soffermando l attenzione su alcune esperienze anglosassoni, europee ed italiane CRITERI DISTINTIVI TRA URBAN CENTERS Prima di procedere a delineare i tratti più marcati di differenziazione tra la famiglia anglosassone e quella europea di urban centers,vanno proposti alcuni criteri distintivi tra i vari centri esistenti. Vanno cioè indicati quegli indici, quegli elementi che permettono di comprendere l esatta natura dello strumento esaminato. 28 Ulteriori informazioni sull iniziativa si possono reperire al sito
19 In particolare, tutte le strutture attive sia sul territorio italiano che su quello internazionale, vanno valutate sotto il profilo: 1. strutturale, 2. metodologico, 3. teleologico. 1. Quanto alla STRUTTURA, va detto che gli urban centers sono di norma costituiti direttamente dall ente pubblico che governa il territorio di riferimento degli stessi. - In Europa essi sono, nella generalità dei casi, sorretti quasi interamente da finanziamenti pubblici, salvo rare ipotesi di cofinanziamenti pubblici-privati. Ne deriva che gli urban centers europei rispondono necessariamente a logiche di tipo top down e restano strettamente vincolati alle vicende dell ente pubblico locale da cui dipendono. - Come già anticipato, nei Paesi anglosassoni gli urban centers sono invece di norma istituti da privati e sopravvivono grazie a finanziamenti di società, enti privati e singoli cittadini. Essi corrispondono quindi a vere e proprie esperienze di tipo bottom up. La distinzione tra gli urban centers in base al profilo strutturale è di grande rilievo. Invero, Ai diversi modelli gestionali si associano funzioni e ruoli diversi. Spesso gli urban centers emanazione di una pubblica amministrazione tendono a svolgere il ruolo di vetrina ed informazione sulle politiche che le loro amministrazioni stanno mettendo in atto, mentre quelli che si rifanno a modelli gestionali di natura privatistica più facilmente assumono il ruolo più neutrale
20 di struttura di collegamento tra la cittadinanza ed i soggetti che lavorano alle trasformazioni urbane Per quanto riguarda le METODOLOGIE OPERATIVE, gli urban centers si distinguono per l utilizzo delle più moderne tecnologie. I più tecnologici supporti audiovisivi vengono utilizzati per presentare le mostre e le esposizioni dei centri. Nella generalità dei casi vengono creati siti internet ad hoc, che presentano varie modalità di interattività: blog, newsletter, forum di discussione (c.d. focus group), L applicazione delle tecnologie informatiche agli urban centers richiederebbe un approfondimento in dettaglio, che in questa sede non viene neppure tentato, in quanto esso porterebbe il lettore a distogliere la propria attenzione dalla specifica problematica qui analizzata. 3. Per quanto riguarda infine gli OBIETTIVI, gli urban centers si propongono lo scopo di agevolare la conoscenza delle politiche urbanistiche da parte della cittadinanza locale, anche utilizzando le nuove tecnologie in un ottica di e-government. Al fine di agevolare la diffusione della conoscenza della città e del territorio locale, gli urban centers predispongono mostre permanenti e temporanee, fungono da archivio (storico od attuale) della pianificazione locale, gestiscono la cartografia tecnica locale anche in modo telematico e promuovono ricerche sul territorio (tanto che si è parlato di urban centers come di incubatori di iniziative di auto-conoscenza del territorio ), Molti urban centers dichiarano di voler andare al di là della mera informazione sulle opere urbanistiche, proclamando di voler agevolare una maggiore partecipazione dei cittadini ai processi deliberativi riguardanti gli interventi pubblici in atto. 29 Atti del Convegno Urban Center: realtà a confronto tenutosi in data presso il Centro Culturale Candiani 5 di Venezia. Gli atti sono disponibili sul sito
21 Sebbene questa sia in molti casi la volontà dichiarata, è necessario verificare caso per caso se l obiettivo partecipativo sia effettivamente perseguito dalla struttura. Invero, il carattere interattivo ed attivizzante di una discussione di piano non è garantito dalla semplice affermazione di essere favorevoli alla partecipazione, né - come basterebbe in un approccio giuridicista - se è definita istituzionalmente una sede di decisionediscussione, supponendo con ciò che essa sia ipso facto praticata o praticabile. La democrazia del piano dipende piuttosto dalle forme concrete della politica, della informazione, della conversazione sociale, che vanno attentamente praticate e, laddove è possibile, ristrutturate 30. Dal punto di vista teleologico è quindi possibile suddividere gli urban centers in due categorie: a. la prima è quella dei Centri che si ripropongono esclusivamente di illustrare le politiche urbanistiche in corso di elaborazione da parte dell ente locale, senza promuove alcun mezzo di partecipazione della cittadinanza ai processi deliberativi (e-government); b. la seconda è invece quella dei Centri che si prefiggono, oltre che di portare a conoscenza della cittadinanza varie tematiche urbanistiche, di dar vita ad un immagine condivisa della città, ponendo in essere strumenti partecipativi effettivi (e-government + e- democracy). Il divario che intercorre tra le due posizioni summenzionate, ossia tra una logica limitata all e-government (a) ed una invece che associa l egovernment all e-democracy (b), è alquanto considerevole. Invero, tale divario consiste nella differenza che intercorre tra l informazione sulle e la formazione delle politiche urbanistiche. 30 VINCENZO ANDRIELLO, op. cit., pag. 3.
22 Il mezzo (l informazione) non va infatti confuso con il fine (la partecipazione). Vero è che non può esservi partecipazione senza informazione, dato che quest ultima rappresenta un logico presupposto della prima. Invero, L amministrazione che propone e guida un processo di tipo inclusivo deve aver cura di mettere a disposizione del pubblico tutti gli elementi conoscitivi in suo possesso e rendere trasparenti agli occhi dei partecipanti lo svolgimento del processo stesso 31. Tuttavia, non sempre dove vi è informazione vi è anche partecipazione, posto che l informazione può vertere anche intorno a decisioni già intraprese dalle amministrazioni locali, le quali spesse volte pongono il cittadino di fronte al fatto compiuto. Tenendo sempre a mente che non intercorre necessariamente un rapporto di connessione a doppio senso tra informazione e partecipazione, va ribadito l auspicio è che ogni urban centers si realizzi come il ( ) luogo di convergenza, e in alcuni casi anche la struttura di appoggio logistico, per iniziative che uniscano la dimensione dell ascolto a quella del forum e a quella del supporto tecnico facilitante ALCUNE ESPERIENZE DI URBAN CENTERS A) I CASI STATUNITENSI: IL CENTRO S.P.U.R. ED IL CENTRO P.I.C.C.E.D. L espressione letterale Urban Center, spesso tradotta nella lingua italiana con la locuzione (piuttosto fuorviante, a parere della scrivente), di Casa della Città, si riferisce ad esperienze nate oltre Oceano e successivamente sviluppatesi nei Paesi anglosassoni e negli altri Paesi europei. 31 LUIGI BOBBIO, op. cit., p VINCENZO ANDRIELLO, op. cit., p. 21.
23 Negli Stati Uniti l espressione Urban Center è sorta per identificare organizzazioni di promozione della cultura urbana, le quali svolgevano un attività di servizio nei confronti degli attori mobilitati (o potenzialmente mobilitati) nei processi decisionali della pianificazione urbanistica, con lo scopo di migliorare l efficacia (o l efficienza) di tali processi 33. Tali organizzazioni erano, nella generalità dei casi, enti non-profit. In particolare, è doveroso un breve accenno a due delle tante organizzazioni sorte in territorio statunitense, ossia le organizzazioni denominate S.P.U.R. e P.I.C.C.E.D.. 1. Il Centro S.P.U.R. 34 ( San Francisco Planning and Urban Research Association ) di San Francisco, è stato efficacemente definito qualcosa di mezzo tra il centro studi di un pool di aziende, una lobby civica, un associazione protezionistica 35. Invero, il Centro - attivo fin dal 1958 esamina e promuove politiche pubbliche sostenibili per la città e rappresenta un felice connubio tra imprese, professionisti e attivisti civici, posto che vi fanno parte, oltre a singoli cittadini, più di 200 società commerciali. 2. Il Centro P.I.C.C.E.D. 36 ( Pratt Institute Center for Community and Environmental Development ) di Brooklyn, New York City, si occupa invece di tematiche ben più ampie di quelle 33 PAOLO FARERI (1995) La costruzione dell Urban Center nella prospettiva della pianificazione strategica, IRS. 34 Si rinvia al sito 35 VINCENZO ANDRIELLO, op. cit., p Si rinvia al sito
24 relative alla pianificazione urbanistica, posto che lo scopo del Centro è quello di sviluppare politiche che permettano alle fasce a medio-basso reddito di superare i problemi derivanti dal degrado dei quartieri, dalla disoccupazione, dalla mancanza di alloggi, dalla scarsità del verde pubblico. Nato già negli anni Sessanta all interno di un Dipartimento universitario, il Centro successivamente è stato finanziato sia da attori pubblici che da importanti fondazioni, come quella Rockefeller e Ford. Una particolare e rilevante funzione del Centro è anche quella di fornire attività di formazione ai quadri dell Amministrazione statunitense, secondo i modelli di sviluppo economico elaborati dal Centro. Sul modello di questi due Centri, gli urban centers si sono sviluppati uniformemente su tutto il territorio degli Stati Uniti, rispecchiando generalmente le medesime caratteristiche, ossia quelle di essere centri: 1) nati dall attivazione spontanea di cittadini, società private e associazioni di rappresentanza, 2) finalizzati non solo all elaborazione di politiche urbanistiche ma più in generale di politiche per il miglioramento della qualità di vita nella città, 3) strutturati in forma di enti non-profit e finanziati in prevalenza da privati. Com è stato correttamente rilevato, secondo il modello americano, ripreso anche nei Paesi anglosassoni, gli urban centers rappresentano Centers of public education that serve as forums for dialogue about the built environment LYNN OSMOND, intervento al Convegno del promosso dal Centro Culturale Candiani 5 di Venezia, intitolato Urban Center: realtà a confronto.
25 Ciò premesso, va immediatamente precisato che gli urban centers presenti nel resto dell Europa si differenziano in alcuni tratti fondamentali dai Centri statunitensi e anglosassoni, in quanto essi si rifanno, nella generalità dei casi, al modello francese del Pavillon de l Arsenal. B) IL PAVILLON DE L ARSENAL DE PARIS ED ALTRE ESPERIENZE EUROPEE Inaugurato nel 1988 in un edificio nel cuore storico di Parigi, il Pavillon de l Arsenal 38 merita di essere brevemente descritto in quanto, come già anticipato, sul suo modello si sono sviluppati molti degli odierni urban centers, europei in generale ed italiani in particolare. L Arsenal fu fortemente voluto dall allora Sindaco di Parigi, nonché futuro Presidente della Repubblica, François Chirac, il quale dispose il recupero dell edificio storico un tempo adibito a funzioni commerciali. L attività del Centro è stata fin dall origine di tipo prettamente espositivo. Ciò significa che l attenzione del Centro è indirizzata non verso la formazione di politiche urbanistiche, bensì prevalentemente verso la comunicazione al pubblico di progetti urbanistici. La struttura del Centro è la seguente: - A piano terra un esposizione permanente di circa 800 mq, intitolata Paris la ville et ses projets, è accompagnata da un plastico della città in scala 1/2000 che si illumina in base alle aree selezionate dal visitatore su uno schermo. - Al primo piano una superficie di circa 600 mq è adibita ad esposizione di mostre temporanee, della durata di tre mesi, relative 38 Si rinvia a
26 a diverse tematiche inerenti al territorio locale (dall utilizzo di materiali da costruzione alla riscoperta delle tradizioni locali, ). - Al secondo piano una superficie di circa 200 mq è adibita ad esposizione dei risultati dei concorsi indetti per la progettazione di opere pubbliche ed un altra area è adibita ad archivio fotografico (oltre foto della città, dal 1930 in poi). E importante sottolineare che L Arsenal, progettato in stretta collaborazione con il mondo dell architettura, è stato ideato come un vero e proprio strumento di propaganda della politica architettonica e urbana della città da parte dell Amministrazione parigina, la quale provvede in via pressoché esclusiva al suo finanziamento. Il Centro si contraddistingue quindi per essere un luogo di esposizione quasi pedagogico, il cui obiettivo è quello di comunicare alla cittadinanza le scelte urbanistiche intraprese dalla classe politica e non di implementare i processi democratici tramite l adozione di strumenti partecipativi. Un tanto premesso sull urban center parigino, va sottolineato che nel panorama europeo molti sono gli spazi, espositivi e non solo, dedicati alle politiche urbanistiche. Tra questi si segnalano i seguenti Centri. 1. Il Cube di Manchester 39 è un centro per l architettura ed il design, il quale si occupa di promuovere il dibattito intorno alla costruzione di edifici e di spazi pubblici negli Regno Unito. Il Centro ha sede a Manchester, in Portland Street, ed occupa una superficie di circa 500 mq. Il Cube programma circa 8 mostre all anno, oltre a svolgere un ruolo 39 Si rinvia al sito
27 attivo nell organizzazione di events, debates, educational projects and publications. Il Centro rappresenta un felice connubio tra iniziativa privata e iniziativa pubblica. Esso è infatti supportato da organismi pubblici nazionali (come l Arts Council of England, ente per lo sviluppo delle arti che si occupa di distribuire i fondi provenienti dal Governo inglese e dalla Lotteria Nazionale, la CABE, Commission for Architecture and the Built Environment e la RIBA, Royal Institute of British Architects) o locali (come il Manchester City Council), associazioni categoria (come la Manchester Society of Architects e Institution of Civil Engineers North West) o enti di studio e ricerca (come l Università di Salford). 2. L ARCAM Architectuurcentrum Amsterdam 40 è stato creato da una Fondazione istituita nel 1986 con lo scopo di cercare di risolvere i problemi architettonici e di sviluppo della città di Amsterdam. Il Centro informa attivamente la cittadinanza sulle trasformazioni che avvengono nel tessuto urbano e svolge un ruolo attivo nel coordinamento tra le istituzioni, partecipando alla realizzazione di vari progetti. Presso il Centro ARCAM è attivo un information point al quale i cittadini possono rivolgersi per ottenere informazioni sulle trasformazioni urbane, nonché per consultare libri, riviste del settore, mappe. Il Centro ospita una mostra permanente denominata ARCAM Panorama, la quale si occupa di illustrare il 40 Si rinvia al sito
28 cambiamento architettonico che ha interessato la città di Amsterdam a partire dall Ottocento, ed organizza in media cinque mostre temporanee all anno in materia di sviluppo urbano, edilizia, architettura. Molti progetti sono realizzati in cooperazione con le autorità municipali e nazionali, nonché con le Water Authorities, che rivestono un importanza peculiare nella regione. Nel sito del Centro è pubblicata una vasta scelta di materiale cartografico relativo al territorio della città olandese. 3. L AZW Architekturzentrum Wien 41 è un Centro espositivo di grande rilievo e svolge altresì un ruolo attivo nell incentivazione dei dibattiti in materia urbanistica. Il Centro offre vari servizi tra i quali l accesso ad una libreria specializzata ed agli Architektur Archiv Austria. L archivio del Centro è permanentemente accessibile on line ed è aggiornato annualmente di circa 200 nuovi progetti. Gli eventi e le mostre del Centro sono sempre accompagnati da serate, di norma quelle del mercoledì, in cui si svolgono letture e dibattiti sui temi trattati. Dal 1997 il Centro AZW organizza, di domenica, delle escursioni guidate sui luoghi più interessanti per l architettura austriaca, sui luoghi di sviluppo della città e sulle aree di maggiore interesse storico di Vienna. 41 Si rinvia al sito
29 In conclusione, il Pavillon de l Arsenal de Paris, nonché tutti gli urban centers europei ed italiani che si rifanno a tale modello, si distinguono dai Centri statunitensi ed anglosassoni per essere: 1) nati dalla volontà univoca dell Amministrazione Pubblica locale; 2) finalizzati a comunicare alla cittadinanza le politiche urbanistiche intraprese dall ente locale e non a favorire la partecipazione effettiva della cittadinanza alla formazione di esse; 3) finanziati dall amministrazione politica territoriale, alle cui vicende restano quindi strettamente vincolati. Come si dirà anche in seguito, gli urban centers presenti in Italia, essendo stati in prevalenza costruiti sul modello francese, ne rispecchiano inesorabilmente tutti i limiti. C) LE ESPERIENZE ITALIANE Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, gli urban centers sono soggetti relativamente nuovi nel panorama internazionale, in quanto la loro creazione è avvenuta principalmente nell ultimo decennio. Tuttavia, anche in Italia il fermento intorno a tale fenomeno è alto. Ogni grande città italiana è oggi dotata di urban center, anche se va precisato che anche nel territorio italiano si rispecchia la diversità strutturale tra Centri che è già stata illustrata quando si è esaminato il panorama internazionale. I Centri presenti sul territorio italiano sono notevolmente eterogenei, in quanto vi sono: - strutture promosse e gestite da Pubbliche Amministrazioni (Candiani 5 di Venezia, Casa della Città di Napoli o Urban Center di Milano); - strutture che hanno un modello gestionale dalla forte connotazione privatistica (Casa del Municipio di Roma);
30 - strutture che si sviluppano grazie all interazione tra pubblico e privato (Urban Center di Torino); - strutture che nascono dall iniziativa di un dipartimento universitario (Casacittà a Catania). Per quanto riguarda i modelli di finanziamento, la maggioranza degli urban centers che si trovano sul territorio nazionale è finanziata da fondi pubblici, provenienti dagli enti locali o da fondi europei, anche se sono in aumento le realtà che fanno ricorso a finanziamenti privati (in particolare da soggetti del ramo bancario) o all autofinanziamento. Il dibattito culturale in materia è senza dubbio assai vivo nel nostro Paese. Lo dimostra l attenzione degli esperti per tale tematica, tanto che al XXIII Congresso mondiale degli Architetti UIA, che si inaugurerà a Torino il prossimo 29 giugno 2008, un apposita sessione, curata dall Urban Center Metropolitano della città, verrà dedicata a tali strumenti 42. Lo dimostrano ancor di più le iniziative spontanee poste in essere da associazioni private. Una tra tutte: a Trieste, città ad oggi sprovvista di urban center, un associazione di privati denominata TriesteIdea 43 ha distribuito nei locali della città un volantino sul tema Cos è un urban center?, cercando in tal modo di sollecitare l Amministrazione e la popolazione locale alla creazione di un apposito spazio dedicato alla comunicazione delle politiche urbanistiche. Volendo brevemente accennare alle realtà più significative sul territorio italiano, si menzionano i seguenti Centri. 42 Ulteriori informazioni sull iniziativa si possono reperire al sito 43 Si rinvia al sito
31 1. La Casa della Città di Napoli 44 è una struttura del Dipartimento di pianificazione urbanistica del Comune di Napoli, ideata e voluta nel 1996 dall allora Sindaco della città, Antonio Bassolino. Lo scopo iniziale della Casa era quello di comunicare ai cittadini la politica urbanistica dell Amministrazione e di costruire il consenso intorno alle scelte della pianificazione che hanno portato all adozione, nel 2004, di un nuovo Piano Regolatore, oggi in corso di attuazione. Il Centro promuove la conoscenza e la discussione intorno alle scelte urbanistiche dell Amministrazione locale. L informazione ai cittadini è svolta anche attraverso uno sportello informativo e tramite le pagine web dedicate al centro, in uno spazio virtuale denominato Urbana. Il Centro ha cercato di incrementare l accessibilità dei documenti urbanistici, anche attraverso la sperimentazione di procedure di certificazione on line. La Casa della Città ha da sempre rivolto un attenzione particolare ad iniziative, anche di progettazione simulata, che coinvolgessero le scuole ed i quartieri. Tra le iniziative rivolte alla valorizzazione del patrimonio urbano, si segnala che la adozione, da parte di scolaresche partenopee, di singoli monumenti della città, presso i quali venivano organizzate visite guidate per tutta la cittadinanza. L iniziativa Maggio della Città viene replicata annualmente ed è un esposizione di studi e progetti presentati da privati cittadini. La Casa ospita anche una mostra permanente sulle trasformazioni intervenute nella città partenopea. Dal 2005 il Centro si occupa di un progetto di programmazione partecipata che ha ad oggetto il restauro della linea ferroviaria 44 Si rinvia al sito
32 costiera, la riqualificazione urbanistica dell area sulla quale sorge la zona industriale storica. 2. L Urban Center Metropolitano di Torino nasce dalla trasformazione di precedenti esperienze. Nel 1998 nasce a Torino il Progetto Speciale Comunicazione, trasformato nel 2002 nel Settore Comunicazione, con lo scopo di diffondere la conoscenza della cittadinanza sui progetti specifici di trasformazione urbana, come quello relativo ad un nuovo passante ferroviario. Nel 2002 nasce il primo urban center della città, denominato O.C.T. 45 (Officina Città di Torino) e gestito dal settore Urbanistica del Comune di Torino. Alla fine del 2002 Carlo Olmo, Preside della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino, viene nominato consulente del Sindaco per la qualità urbana. Nel 2003 vengono allestiti in piazza Solferino due padiglioni denominati Atrium Torino 46 e dedicati alla trasformazioni della città in vista dell importante evento sportivo della XX^ edizione dei Giochi Olimpici Invernali (2006). Il Centro O.C.T. inizia quindi ad occuparsi nello specifico dei progetti relativi alle trasformazioni che interessano gli edifici olimpici. Dal 2002 al 2005 il Centro O.C.T. svolge la funzione di struttura preposta all approfondimento ed all interpretazione della città contemporanea e del paesaggio urbano. 45 Si rinvia al sito 46 Si rinvia al sito
33 Dal luglio 2005 il Centro O.C.T. abbandona la propria funzione di monitoraggio delle trasformazioni urbane in atto e viene sottoposto al coordinamento dei Servizi Museali del Comune di Torino, sotto la gestione dell Assessorato alla Cultura. Nel settembre 2005 nasce - da un accordo tra la città di Torino, la Compagnia San Paolo, tramite l Istituto di Ricerca dei Sistemi Territoriali per l Innovazine (SiTi) e l Associazione Torino Internazionale, che dal 2002 promuove progetti sul Piano Strategico della città - l Urban Center Metropolitano di Torino. Il finanziamento all Urban Center avviene circa per metà da parte del Comune di Torino, per l altra metà da parte della Compagnia di San Paolo: siamo quindi di fronte ad uno dei rari esempi in territorio italiano di co-finanziamento pubblico-privato della struttura, il che garantisce alla stessa un certo di grado di autonomia dal potere politico locale. Il Centro si distingue dagli altri urban centers per essere prevalentemente preposto allo svolgimento di attività di monitoraggio e supporto alla progettazione di quegli interventi che interessano aree di valore storico, architettonico ed urbano, che non alla semplice attività di comunicazione dei interventi urbanistici in atto. Dal 2005 l Assessorato all Urbanistica affida all Urban Center Metropolitano, l accompagnamento del progetto di riconversione delle ex Industrie Lancia, progetto che riguarda un area di circa mq situata nel quartiere San Paolo e costituita da una serie di strutture costruite a partire dal 1910.
34 3. La città di Bologna si contraddistingue per essere, nel panorama italiano, una tra le città più attive nell ambito dei processi di e-government ed e-democracy. Il Comune di Bologna ha promosso infatti molte iniziative destinate alla creazione di un effettiva interazione orizzontale, multilaterale e policentrica tra cittadini, pubbliche amministrazioni e gruppi di interesse. Basta ricordare la presenza della rete civica Iperbole, attiva sin dal 1995 con lo scopo di creare un dialogo costante e paritario con il cittadino. La pratica della consultazione della cittadinanza è alquanto sviluppata; un esempio tra tutti è la consultazione relativa al piano di installazione delle antenne di telefonia mobile. L Amministrazione comunale è avvezza anche alla pratica dei laboratori di quartiere (ad esempio: Laboratorio Mercato, Laboratorio Parco San Donnino, Laboratorio Via Larga, Laboratorio Ripensare l area della Montagnola, Laboratorio Villa Bernaroli, Laboratorio Nord-Ovest). Un tanto premesso, l attenzione va ora soffermata sull urban center della città emiliana. L Urban Center di Bologna 47, collocato a Palazzo Re Enzo, si occupa di comunicare ai cittadini i progetti di rinnovo urbanistico ed il Centro attua tale funzione anche grazie ai prodotti interattivi di alta tecnologia realizzati dal Sistema Informativo Territoriale del Comune di Bologna. Nel 2003 è stato costruito ad opera dell architetto Mario Cucinella il Padiglione espositivo denominato Padiglione ebo". Il progetto ha visto il recupero di un ambente sotterraneo già esistente e la costruzione ex novo in superficie di due padiglioni di circa 200 mq ciascuno. 47 Si rinvia al sito
35 L'urban center di Bologna è gestito da un Comitato promosso dal Comune di Bologna e composto da una moltitudine di enti, tra i quali: Comune di Bologna, Provincia di Bologna, Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, ATC Trasporti Pubblici Bologna, HERA Bologna, Aeroporto G. Marconi di Bologna, Alma Mater Università di Bologna, Bologna Fiere, ACER Bologna, Finanziaria Bologna Metropolitana e PromoBologna. Attualmente il Centro ospita l esposizione Bologna si fa in sette, dedicata al nuovo Piano Strutturale Comunale, il quale riguarda sette percorsi della città e, più precisamente: Città della Ferrovia, Città della Collina, Città del Reno, Città della Tangenziale, Città del Savena, Città della Via Emilia Levante, Città della Via Emilia Ponente. 4. L Urban Center di Milano 48 è sede di confronto, dibattito e approfondimento dei progetti di sviluppo urbano, in relazione ai settori disciplinari che in esso convergono, dall'architettura alla sociologia, dall'economia alle scienze ambientali. Il centro organizza innumerevoli attività, quali workshop e seminari, progetti di ricerca e di sviluppo improntati sulla realtà milanese. L Urban Center di Milano nasce nell ottobre del 2001 sotto la direzione dell Assessorato allo Sviluppo del Territorio. L idea di costruire un tale centro era però già presente - nell ambiente milanese dell università, degli ordini professionali e 48 Si rinvia al sito
36 delle associazioni di categoria - dalla seconda metà degli anni 80, mutuata dalle esperienze maturate in Europa e negli Stati Uniti. Sin dal momento della sua istituzione l Urban Center di Milano ha dedicato ampia attenzione al tema delle mostre temporanee di architettura contemporanea e storica ed ai concorsi di Progettazione. L inaugurazione del Centro ha coinciso con l apertura della mostra dedicata ai risultati del concorso internazionale Arengario Museo del 900, volto alla progettazione di una sede museale ideata per accogliere le collezioni civiche di arte italiana del XX secolo. L Urban Center ha ospitato varie mostre esponendo progetti relativi al nuovo complesso edilizio dell Università Luigi Bocconi, nonché i progetti BEIC, Cinque Piazze per Milano, relativi al Parco Forlanini ed al nuovo polo della Fiera, oltre a varie altre esposizioni e iniziative volte a coinvolgere e sensibilizzare i cittadini verso la valorizzazione di aree poco conosciute della città. L Urban Center ha ospitato e promosso anche dibattiti, convegni e workshop di rilievo nazionale e internazionale come Urban II, il progetto europeo per le periferie, Audis, Nuove leggi urbanistiche e Trasformare i luoghi della produzione, iniziativa quest ultima frutto di una proficua collaborazione fra Milano e New York. 5. L Urban Center Roma XI 49 è un iniziativa voluta dal Comune di Roma e promossa nello specifico dal suo Assessorato alle Politiche dell Urbanistica, dei Lavori Pubblici e della Mobilità, nel quadro delle misure messe in atto per favorire la partecipazione dei cittadini, tra le quali sono comprese anche l adozione dell agenda strategica e del bilancio partecipato. 49 Si rinvia al sito
37 Il Municipio di Roma XI ricomprende il territorio posto oltre le Mura, definito dal Tevere e dal Parco dell'appia Antica. Il Centro, inaugurato nell aprile 2006, è il primo Urban Center della città di Roma e costituisce il "nodo" della rete delle "Case dei Municipi", realizzate anch esse con delibera comunale. L'Urban Center Roma XI si trova in uno storico quartiere popolare di Roma, la Garbatella, e più precisamente nell'ex-garage del mercato rionale di via Passino. Il Centro occupa uno spazio di circa 450 mq., distribuiti in un unico ambiente, ed è articolato in tre sezioni tematiche: Identità e storie, Temi e luoghi del mutamento, Laboratorio. Ogni sezione si avvale di materiali e di strumenti specifici: carte tematiche, fotografie, disegni, filmati, supporti per proiezioni, postazioni video, postazioni per l'accesso al sito internet del Centro e ad altri collegamenti virtuali. Il Centro organizza conferenze, workshop e seminari tematici, tavoli partenariali, presentazione di progetti e di pubblicazioni, esposizioni temporanee, video-proiezioni, e varie altre diverse azioni di comunicazione. 6. Il Centro Candiani 5 di Venezia 50 si trova a piazzale Candiani, nel centro di Mestre, ed è stato voluto dall Amministrazione comunale per dare attuazione alle strategie di sviluppo e di integrazione territoriale relative ad una realtà del tutto peculiare come quella di Venezia-Mestre. Il Centro è nato a seguito della realizzazione della Carta della Trasformazione Urbana, pubblicata su internet e aggiornata per 50 Si rinvia al sito
38 l ultima volta nel febbraio 2007, nella quale sono stati inclusi vari progetti di riqualificazione, tra i quali quelli riguardanti il Porto di Venezia ed il Porto di Marghera, il Canale della Giudecca ed il Parco San Giuliano nonché quelli attinenti alla riqualificazione delle isole della laguna. Attualmente presso il Centro sono esposti i progetti ed i tracciati del nuovo tram di Mestre. Il Candiani 5 ha svolto un ruolo attivo - tramite il progetto MunicipaliPat che ha coinvolto le sei municipalità che compongono il Comune di Venezia - nella formazione del Nuovo Piano di Assetto del Territorio, adottato con delibera di giunta in data D) IL CASO VERONESE La rapida panoramica, appena effettuata, sulle esperienze di urban centers presenti sul territorio italiano non può che concludersi con un breve approfondimento sull Urban Center di Verona, posto che proprio tale struttura ha fornito l imput iniziale al presente scritto. L Urban Center di Verona, nasce nel 2005 dalla scelta del Consiglio comunale di Verona di informare la cittadinanza in relazione al nuovo assetto edilizio previsto dalla Giunta dell allora sindaco avv. Paolo Zanotto. L esigenza concreta era quella di comunicare ai cittadini i progetti contenuti nel P.A.T. (Piano di Assetto Territoriale) e nel Piano Strategico di Verona. A. LA SEDE DI PALAZZO BIROLLI Alla fine del 2005 veniva assegnato all Urban Center uno spazio espositivo fisso, avente una superficie di circa 300 mq: la sala Birolli all'ex Macello.
39 Tale spazio restava aperto al pubblico per quattro pomeriggi alla settimana. La mostra permanente ospitata nella Sala Birolli riguardava principalmente, come già anticipato, i nuovi assetti urbanistici previsti dal P.A.T. e dal Piano Strategico della città. Durante il periodo di apertura della Sala sono stati resi disponibili ai visitatori i dati morfologici relativi alla città ed al territorio veronese, alcune prospettive della città, pannelli e plastici relativi alle nuove aree di progettualità. Sono stati elaborati degli audiovisivi sui temi del P.R.U.S.S.T., della Città offesa e della Variante Gabrielli ; inoltre è stato realizzato un tappeto calpestabile con funzione pedagogica, in quanto composto dalle foto aeree del centro cittadino. B. L URBAN CENTER ITINERANTE Oltre alla predisposizione di uno spazio espositivo fisso, l Urban Center di Verona si è occupato di organizzare, nelle varie circoscrizioni comunali, di norma il venerdì sera, degli incontri-dibattito. In tali incontri, la partecipazione di pubblico era alta e, grazie alla presenza degli amministratori, venivano instaurati dei veri i propri dibattiti intorno alla nuova progettualità che riguardava ogni specifica circoscrizione. Altra iniziativa itinerante è stata quella relativa all attuazione di un progetto di visite guidate, denominato Esperienze e visioni di Verona Sud, sui luoghi dell ex zona Z.A.I. interessati dal piano di riqualificazione urbanistica 51. Le escursioni urbane guidate si sono svolte a partire dal maggio 2007 ed hanno interessato nello specifico le aree degli ex Magazzini Generali e dell ex Marcato Ortofrutticolo di Verona. 51 Tale esperienza ricorda le c.d. camminate di quartiere, tecnica ricompresa tra quelle di c.d. outreach. A pag. 66 del manuale A più voci di LUIGI BOBBIO (op. cit.) è narrata l interessante l esperienza delle camminate di Quartiere volute dal Comune di Venezia e tenutesi nel 2003 sull isola di Pellestrina.
40 52 C. IL DESTINO DEL CENTRO Le esperienze dell Urban Center itinerante hanno riscosso un notevole successo. Non altrettanto è a dirsi per lo spazio espositivo di Palazzo Birolli. A giugno 2007, dopo più di un anno di attività, la sede espositiva ha contato circa visitatori, di cui il 50% circa era rappresentato da scolaresche. La media dei visitatori si è assestata quindi intorno ai 6 visitatori al giorno. L insuccesso dello spazio espositivo permanente è stato presumibilmente determinato dalla dislocazione assai periferica (nei pressi di Ponte Aleardi) del palazzo. Invero, la localizzazione dello spazio espositivo è risultata essere troppo decentrata rispetto alle abituali vie di passaggio (e di passeggio) dei veronesi. Stante l insuccesso dell iniziativa presso la cittadinanza veronese, la Giunta del Sindaco Flavio Tosi, vincitore alle elezioni di amministrative di maggio 2007, ha deliberato in data 27 giugno la chiusura del Centro 53. Mentre nel contesto nazionale e internazionale la creazione di urban centers è fortemente voluta dalle amministrazioni locali e auspicata dalla 52 Volantino dell iniziativa Esperienze e visioni di Verona Sud 53