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Timestamp: 2017-09-26 12:49:24+00:00
Document Index: 151358303

Matched Legal Cases: ['art. 39', 'art. 164', 'art. 1708', 'art. 111', 'art. 477', 'art. 479', 'art. 480', 'art. 615', 'art. 2702', 'art. 2702', 'e contrario', 'art. 615']

Recupero crediti ed esecuzioni - Roma - Prati - Centro - Studio legale Avv. Pasquale Leteo
Lo studio si occupa anche di recupero del credito tanto in fase stragiudiziale, quanto in sede giudiziale con la proposizione di azioni esecutive mobiliari, presso terzi o immobiliari.
Nello svolgimento di tale attività, per la quale è di fondamentale importanza prima di procedere conoscere la situazione patrimoniale del debitore, lo studio si avvale delle Banche dati delle Camere di Commercio, delle Conservatorie dei Registri Immobiliari, del Catasto dei Fabbricati e dei Terreni e del Pubblico Registro Automobilistico.
Tale attività viene svolta in favore di privati e di imprese.
Dal 9 febbraio 2015, data di entrata in vigore della Legge 10 novembre 2014 n. 162, di conversione, con modificazioni, del Decreto Legge 12 settembre 2014 n. 132 è stato introdotto il procedimento di negoziazione obbligatoria, assistita da avvocati, che costituisce una condizione di procedibilità per chi intenda proporre in giudizio una domanda di pagamento a qualsiasi titolo di somme fino a euro 50.000,00, escluse le materie in cui è obbligatorio esperire il procedimento di mediazione.
L’esperimento della negoziazione assistita obbligatoria non è necessario nei procedimenti per ingiunzione, inclusa l’opposizione, nei procedimenti di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, nei procedimenti di opposizione o incidentali di cognizione relativi all’esecuzione forzata, nei procedimenti in camera di consiglio e nell’azione civile esercitata nel processo penale.
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NORMATIVA, GIURISPRUDENZA E DOTTRINA IN MATERIA
Con la Legge 10 novembre 2014 n. 162, di conversione, con modificazioni, del Decreto Legge 12 settembre 2014 n. 132, viene elevata la misura degli interessi legali sui crediti litigiosi, che viene parificato a quello vigente in materia di ritardo nel pagamento delle transazioni commerciali, stabilendo la decorrenza dal momento dell’introduzione della domanda giudiziale, ovvero dalla pendenza della lite come individuata dall’art. 39 c.p.c..
In tal modo si è voluto evitare, attesa la misura degli interessi legali e la durata delle cause, che i debitori traggano un vantaggio, finanziandosi, a causa delle lungaggini processuali.
Inoltre, sempre in materia di esecuzione mobiliare, è stato introdotto l’art. 164 –bis Disp. Att. c.p.c., in base al quale viene disposta l’anticipata chiusura del processo esecutivo, quando risulta che non è più possibile conseguire un ragionevole soddisfacimento delle pretese dei creditori, tenuto anche conto dei costi della procedura.
Come sopra già detto, la citata Legge n. 162/2014 prevede che la negoziazione assistita costituisca condizione di procedibilità per tutte le domande di pagamento a qualsiasi titolo di somme non eccedenti euro 50.000,00, fatta eccezione per le materie in cui è obbligatoria la mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civile e commerciali di cui al D.Lgs. 4 marzo 2010 n. 28 e successive modifiche ed integrazioni, con la precisazione che l'esperimento della negoziazione assistita non è altresì necessario nei procedimenti per ingiunzione, compresa l'opposizione, nei procedimenti di consulenza tecnica preventiva finalizzati alla composizione della lite, nei procedimenti di opposizione o incidentali di congizione relativi all'esecuzione forzata, nei procedimenti in camera di consiglio e nell'azione civile eservitata in sede penale.
Il mandato per la riscossione di un credito non si estende alla transazione col debitore, la quale, ai sensi dell'art. 1708 cod. civ., è atto meramente eventuale, ulteriore rispetto all'attività espressamente consentita. Cassazione civile, sez. II, 31/01/2014, n. 2153
La prova dell'insolvenza dell'imprenditore può emergere da molteplici elementi e non richiede il preventivo, infruttuoso esperimento di azioni coattive di recupero del credito (peraltro, nella specie, la creditrice istante non avrebbe neppure potuto tentare tali azioni, attese la chiusura della sede legale della debitrice e l'irreperibilità del suo amministratore). Cassazione civile, sez. VI, 12/06/2013, n. 14768
Il creditore che agisce per il recupero del suo credito è tenuto unicamente a provare il rapporto o il titolo dal quale deriva il suo diritto e, non anche, il mancato pagamento poiché il pagamento integra un fatto estintivo il cui onere probatorio incombe sul debitore che lo abbia eccepito. Tribunale Roma, sez. VI, 12/05/2013, n. 15499
In tema di ripartizione delle spese condominiali, è passivamente legittimato rispetto all’azione giudiziaria per il recupero della quota di competenza, il vero proprietario della porzione immobiliare e non anche colui che si sia comportato nei rapporti con i terzi come condomino senza esserlo e, dunque, non anche chi possa apparire tale. Infatti, in primis difettano nei rapporti tra il condominio, che è un ente di gestione, e i singoli partecipanti ad esso le condizioni per l’operatività del “principio dell’apparenza del diritto”, strumentale essenzialmente all’esigenza di tutela dei terzi in buona fede. In secondo luogo, il collegamento della legittimazione passiva all’effettiva titolarità della proprietà è funzionale al rafforzamento e al soddisfacimento del credito della gestione condominiale. Tribunale Torino, sez. III, 21/11/2012, n. 6755
In tema di opposizione all'esecuzione, qualora il titolo esecutivo, di formazione giudiziale, sia stato emesso nei confronti di soggetto diverso da colui che è intimato, e non sia in contestazione siffatta diversità, spetta all'opposto, creditore procedente, allegare e dimostrare che si verte in un'ipotesi di estensione dell'efficacia soggettiva del titolo esecutivo in quanto l'esecuzione è stata intrapresa nei confronti di colui che è succeduto nella situazione sostanziale "ex latere debitoris", per essersi verificato, prima della formazione del titolo giudiziale, uno dei fatti presupposti dall'art. 111 cod. proc. civ. ovvero, dopo la formazione del titolo stesso, dall'art. 477 cod. proc. civ. Cassazione civile, sez. III, 30/05/2014, n. 12286
La nullità della notificazione del titolo esecutivo, quand'anche costituito da provvedimento giudiziale, fatta al procuratore costituito nel processo, anziché alla parte personalmente, ai sensi dell'art. 479, secondo comma, cod. proc. civ., è sanabile in dipendenza del raggiungimento dello scopo, allorché l'intimato abbia comunque sviluppato difese ulteriori rispetto al profilo della mancata notifica di persona, così rivelando un'idonea conoscenza dell'atto, mentre ove non siano addotte contestazioni diverse da quella della nullità della notificazione, la stessa può rilevare soltanto in caso di allegazione, e di eventuale prova, delle specifiche limitazioni o compressioni del diritto di difesa che, anche in rapporto alle peculiarità del caso di specie, ne siano derivate. Cassazione civile, sez. III, 13/05/2014, n. 10327
Non può essere qualificato come atto di precetto ai sensi dell'art. 480 c.p.c. il semplice invito al pagamento rivolto dal creditore al proprio debitore qualora, per la carenza dei requisiti richiesti da detta norma (in specie, l'intestazione, l'intimazione ad adempiere l'obbligo risultante dal titolo esecutivo, l'indicazione delle parti, la sottoscrizione del creditore e/o del suo difensore, l'elezione di domicilio o la dichiarazione di residenza), non sia riconoscibile come atto di precetto, pur se fatto notificare unitamente al titolo esecutivo. Conseguentemente, non è ammessa l'opposizione all'esecuzione ai sensi dell'art. 615, comma 1, c.p.c. avverso un mero invito al pagamento che sia irriconoscibile come atto di precetto. Cassazione civile, sez. VI, 31/01/2014, n. 2109
Nel giudizio di opposizione ad un’esecuzione fondata su un assegno bancario, ove l’opponente deduca che il titolo, di cui appare traente e del quale non disconosca la sottoscrizione relativa al rapporto di emissione, è stato alterato con l’indicazione di un terzo prenditore in luogo dello stesso emittente, la deduzione è priva di rilevanza se non accompagnata dalla proposizione della querela di falso, attesa l’efficacia conseguita ai sensi dell’art. 2702 c.c. dall’assegno, quale scrittura privata che si ha legalmente per riconosciuta. Tale principio vale anche in relazione al riempimento delle altre parti dell’assegno, che in mancanza di querela di falso devono essere intese come provenienti dal traente, in virtù del principio sancito dall’art. 2702 c.c. Tribunale Foggia, 22/10/2013
La ricognizione di debito ha effetto confermativo di un preesistente rapporto fondamentale, determinando l’astrazione processuale della “causa debenda”, con la conseguenza che il destinatario è dispensato dall’onere di provare l’esistenza e la validità del predetto rapporto, che si presume, fino a prova contraria; essa, però, non costituisce autonoma fonte di obbligazione, presupponendo pur sempre l’esistenza e la validità del rapporto fondamentale, con la conseguenza che la sua efficacia vincolante viene meno qualora sia giudizialmente provato che tale rapporto non è mai sorto, o è invalido, o si è estinto, ovvero che esista una condizione o un altro elemento relativo al rapporto fondamentale, che possa comunque incidere sull’obbligazione oggetto del riconoscimento. Pertanto, nel giudizio di opposizione all’esecuzione promossa in virtù di un titolo esecutivo che comporta una ricognizione di debito (nella specie, un assegno bancario), incombe all’opponente l’onere di provare i motivi che tolgono valore al riconoscimento, compreso l’inadempimento del creditore procedente, qualora mediante l’opposizione sia stata proposta domanda di risoluzione per inadempimento del rapporto fondamentale. Tribunale Parma, sez. I, 23/07/2013, n. 1028
Il pagamento con un sistema diverso dalla moneta avente corso legale nello Stato, ma che assicuri al creditore la disponibilità della somma dovuta, può essere rifiutato dal creditore soltanto per un giustificato motivo, dovendosi altrimenti intendere il rifiuto come contrario al principio di correttezza e buona fede (nella specie, una compagnia assicurativa aveva inviato all'avente diritto un assegno per saldare il proprio debito. Il creditore, però, ometteva di comunicare alla debitrice le proprie determinazioni in merito alla non accettazione del pagamento con assegno e, dopo alcuni mesi, aveva intimato il precetto ed iniziato l'esecuzione, per poi portare l'assegno all'incasso dopo la scadenza dei termini per la presentazione). Cassazione civile, sez. III, 10/06/2013, n. 14531
In sede di esecuzione forzata la cambiale non ha rilevanza in quanto scrittura privata, ma come titolo esecutivo. Perciò, ove il debitore eccepisca la falsità della sottoscrizione non può limitarsi al mero disconoscimento della firma unitamente all'opposizione ex art. 615 c.p.c., ma è necessaria la proposizione della querela di falso. Infatti, è necessario privare la cambiale non dell'efficacia probante della scrittura privata, ma dell'efficacia esecutiva del titolo. Tribunale Terni, 22/09/2011