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Timestamp: 2018-06-25 15:31:45+00:00
Document Index: 89633628

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 39', 'art. 40', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 2']

FANPAGE: Il caso dei forestali inglobati nell’Arma | Sapaf
Date: 17-11-2016 / Author: sapaf	/
Il caso dei forestali inglobati nell’Arma:
“Non vogliamo diventare militari per legge”
Con la militarizzazione del Corpo Forestale il governo Renzi compie uno dei passi più inquietanti della storia repubblicana facendo carta straccia della Costituzione: settemila persone costrette a diventare militari, perdita di competenze e professionalità sulla tutela dell'ambiente. Altro che snellimento della pubblica amministrazione.
Dal gennaio 2017 il Corpo Forestale entrerà dunque nell'Arma dei Carabinieri. Un buffo effetto della riorganizzazione dell'Amministrazione Pubblica, che però calpesta diritti e libertà degli individui e destinato a creare perdite economiche e complicazioni a non finire. Primo fra tutti la giustizia amministrativa appunto che sarà intasata da valanghe di ricorsi da parte dei forestali costretti, per legge, ad abbandonare abiti civili, libertà e convinzioni personali per indossare di forza quelli militari, proprio come succederebbe in una dittatura sudamericana.
Osserva Marco Moroni segretario generale del sindacato autonomo Sapaf : “ci siamo battuti – senza essere ascoltati – sostenendo che nell'ambito della riforma delle forze di polizia, la collocazione naturale di specialità di polizia ambientale, fosse la polizia di stato che ha appunto prerogative civilistiche”. Per sublime paradosso, al di là delle migliaia di ricorsi che ciascuno sta facendo a titolo personale, spicca quello del sindacato Sapaf davanti alla Corte di Giustizia Europea: se dovesse venire accolto avrebbe come effetto quello della sindacalizzazione dell'Arma.Il che sarebbe un caso davvero clamoroso. I forestali sono una forza di polizia specializzata, con compiti investigativi, ad ordinamento civile, aventi – all'occorrenza – funzioni di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza, dipendenti, fino a questo immenso pasticcio, dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. Da non confondere con gli “operai forestali” (che non sempre hanno dato lustro alla categoria alla quale appartengono), essi operano in particolare nelle aree rurali e montane, sono specializzati nella difesa del patrimonio agro-forestale italiano, nella tutela dell'ambiente, della biodiversità, del paesaggio e nel controllo sulla sicurezza della filiera agroalimentare. Contano ad oggi circa 8500 dipendenti. 7000 di loro finiranno di imperio nell'Arma dei Carabinieri che per l'occasione si sono dotati di un nuovo nucleo “Comando unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare”.
Ma col piccolo trascurabile dettaglio che la maggior parte di coloro che vi entreranno per legge a farne parte non vuole diventare militare. I restanti, che non saranno inglobati nell'Arma, saranno invece spalmati tra Ministero delle Politiche Agricole, Polizia di Stato, Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco. Anche in questo caso, sembra tutto fatto a posta per farsi fare ricorso: nessun forestale avrà le competenze adatte per quelle nuove destinazioni, dovrà dismettere il patrimonio delle proprie, accumulato negli anni, trovandosi improvvisamente a fare tutt'altro. E magari ci sarebbero nuovi investimenti in formazione. Quindi, nessun risparmio. Le conseguenze della militarizzazione del personale forestale (che dal 1948 è civile) sono gravissime, non solo per quelle migliaia di persone direttamente interessate ma per tutto il paese. Con questa frase “il personale del Corpo forestale dello Stato transitato nell’Arma dei carabinieri assume lo stato giuridico di militare” dei civili passeranno alle dipendenze del Ministero della Difesa diventando carabinieri senza aver fatto mai questa scelta esistenziale, averne la vocazione, soprattutto senza voler essere militari, fare cose da militari, pensare in termini militari.
Verrà imposta a tutti la divisa (gli ufficiali e molto personale tecnico e amministrativo non ne erano costretti), non avranno più diritto di sciopero, non potranno essere rappresentati da sindacati (di qui il ricorso fatto dal Sapaf di cui sopra), riceveranno al posto di incarichi degli ordini che come tali non si discutono né si negoziano né se ne contesta la validità o l'opportunità come suggerirebbero le proprie competenze. Non si rivolgeranno al magistrato per una notizia di reato ma ai superiori. Sul piano personale dovranno, ad esempio, avere un'autorizzazione se vogliono andare all'estero, avranno le loro esistenze private monitorate secondo un'etica e anche un'estetica dell'Arma: dalle convivenze fuori dal matrimonio, all'orientamento sessuale, oltre alle limitazioni cui – giustamente – devono assoggettarsi i carabinieri (che però hanno scelto di esserlo) come ad esempio non avere un familiare che abbia un commercio nella stessa città in cui opera.
Non sono graditi tatuaggi. Non solo. Risponderanno a un tribunale militare e pertanto i loro saranno reati militari sottoposti al codice militare di pace. Uguale sarà per le cause di lavoro con una giurisprudenza molto meno favorevole al lavoratore. In violazione dei seguenti articoli della Costituzione: il diritto di associarsi liberamente (art. 18), i pieni diritti sindacali (art. 39) il diritto di sciopero (art. 40). Inoltre, la militarizzazione coattiva del personale femminile (circa un quinto del totale) investe il principio di eguaglianza (art. 3) perché contrasta con la norma generale secondo cui le donne possono svolgere il servizio militare esclusivamente su base volontaria (art. 1, legge 20 ottobre 1999, n. 380). La militarizzazione degli eventuali obiettori di coscienza viola il diritto “alle libertà di pensiero, coscienza e religione” riconosciuto, oltre che dalla nostra Costituzione, dalle più importanti carte internazionali dei diritti. Infine incide sul principio fondamentale contenuto nell’art. 2: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Si sono – ipocritamente- offerte delle scappatoie: Ovvero chi non volesse diventare militare per forza potrà cercare di entrare a casaccio in uno dei 600 posti messi a disposizione nella pubblica amministrazione, ovunque in Italia, nelle attività più disparate che nulla hanno a che fare con le competenze forestali. Per cui improvvisamente un forestale si può trovare a dirigere un ufficio che si occupa di patrimonio artistico, o a cambiare regione totalmente. Questo sempre per “razionalizzare la Pubblica Amministrazione”.
La seconda conseguenza riguarda proprio tutti. Se la valanga di ricorsi verranno respinti dal Tar o nessuno decidesse di accogliere la questione di costituzionalità si creerà un precedente pesantissimo, come quello appunto di convertire civili in militari per decreto legge. Tale operazione può essere fatta unicamente dal Presidente della Repubblica in caso di guerra e secondo la Costituzione esclude la polizia civile -come appunto è la forestale – che al contrario, in caso di guerra, dovrebbe badare all'ordine pubblico interno. Inoltre in caso di sconfitta (certa) dell'Italia davanti alla Corte dei Diritti dell'Uomo, poiché l'Italia non paga mai le multe comminate, queste sono state trasformate nella perdita dell'accesso ai fondi comunitari del settore interessato, nel caso di specie, quello agro alimentare e ambientale. Se invece venissero accolti i ricorsi dalla giurisdizione interna si creerebbe un problema che dovrebbe risolvere il legislatore, con perdite economiche e intasamenti appunto della Pubblica Amministrazione.
La terza conseguenza riguarda la tutela dell'ambiente e la salute del territorio e quindi la salute pubblica. Se finora il Corpo Forestale ha lavorato sulla prevenzione, e la tutela queste funzioni, prerogative di un corpo civile, diventeranno prevalentemente repressive, e del resto nello stesso assetto della catena di comando moltissime di queste funzioni andranno perdute. In altre parole prima si deve compiere il reato di avvelenamento di una valle, per esempio, poi si ammalano le persone e quindi si passerebbe al perseguimento del reato. Nel frattempo la valle è inquinata, le persone si sono ammalate, gli animali si sono intossicati e così via nella catena agroalimentare. Sarà tuttavia arrestato il colpevole, fatto molto interessante, ma che però non cancella i danni compiuti. In un altro momento (nel 2014 il procuratore antimafia Franco Roberti) ha fortemente criticato quella che era solo un'eventualità e che è diventata oggi realtà: “noi siamo contrarissimi alla soppressione del Corpo forestale dello Stato” disse in Senato “perché sarebbe come togliere all’autorità giudiziaria l’unico organismo investigativo in materia ambientale che dispone delle conoscenze, delle esperienze, del know-how e anche dei mezzi per poter smascherare i crimini ambientali”.
Inutili sono stati gli appelli a Renzi di don Maurizio Patriciello, in prima linea contro la camorra nella Terra dei Fuochi a non sciogliere il Corpo Forestale dello Stato perché: “Sarebbe una tragedia, in questi anni, nella Terra dei fuochi, tutto quello che è stato possibile fare lo abbiamo fatto grazie alla Forestale”. Il pasticcio all'italiana (altro che rottamazione) prosegue poi con le divise che rimarranno le stesse del corpo forestale, le auto rimarranno le stesse, ma cambieranno, targhe e pochi dettagli irriconoscibili dai cittadini che avranno così un carabiniere travestito da forestale.
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