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Timestamp: 2016-06-25 23:02:38+00:00
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12 Febbraio 2016La Corte d'Appello di Milano sulla responsabilità dell'ente in materia di sicurezza sul lavoro
Nota a Corte d'Appello di Milano, Sez. V, sent. 24 novembre 2015, Pres. Carfagna[Carlo Ferrucci] 1. La V Sezione della Corte d'Appello di Milano ha confermato la sentenza assolutoria pronunciata dal Tribunale di Milano nei confronti di tutti gli imputati e di tutti gli enti coinvolti in un processo che è già stato oggetto di commento in questa Rivista[1].
- se la suddetta prova non viene data o fallisce, l'ente, anche se non ha adottato alcun modello di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati, non può essere ritenuto responsabile di alcunché; - se la suddetta prova, invece, viene fornita, l'unico modo per l'ente di sfuggire alla declaratoria di responsabilità per il reato presupposto, è quello di dimostrare di avere adottato un idoneo modello di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati".
3. Quanto invece al criterio della c.d. "imputazione oggettiva", la sentenza in parola aderisce alle conclusioni tracciate dalla nota sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione c.d. ThyssenKrupp[4] e confermate da una più recente pronuncia sempre della Suprema Corte[5]. I giudici d'appello chiamati ad affrontare il tema della compatibilità logica tra la non volontà dell'evento, tipica degli illeciti colposi, e il finalismo sotteso alla nozione di interesse dell'ente, hanno precisato come i concetti di interesse o vantaggio nei reati colposi d'evento "devono essere riferiti alla condotta e non all'evento". A tal proposito la Corte di Appello conclude affermando come il quadro seguito dal Pubblico Ministero, secondo il quale l'interesse o il vantaggio dell'ente sarebbero da individuarsi nella presunta "scelta volontaria" degli enti "di risparmiare in mezzi e strumenti, risorse umane a scapito della salute e sicurezza dei lavoratori", si sia dimostrato "privo di prova", ponendosi, anche sotto questo aspetto, in continuità con l'approdo delle Sezioni Unite che in tema di onere della prova avevano affermato che "grava sull'accusa l'onere di dimostrare l'esistenza dell'illecito penale in capo alla persona fisica inserita nella compagine organizzativa della societas e che abbia agito nell'interesse di questa"[6]. [1] P. De Martino, Una sentenza assolutoria in tema di sicurezza sul lavoro e responsabilità degli enti ex D.Lgs. 231/01, in questa Rivista, 14 novembre 2014. [2] Cass. pen., SS.UU., n. 30328, 11 settembre 2002, in Cass. pen. 2002, 3643.
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