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Timestamp: 2020-04-01 10:02:57+00:00
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Cassazione sentenza 5720/2016: deducibili spese di pubblicita per enti sportivi.
La Corte di cassazione con la sentenza 5720/2016 ha ribadito che le somme corrisposte per spese di pubblicità agli enti sportivi dilettantistici sono interamente deducibili nell'esercizio a nulla rilevando l'effettivo ritorno in termini di ricavi da parte dell'impresa in quanto è la norma a prevedere tale qualificazione.
La questione nasce da un avviso di accertamento, notificato dall’Agenzia delle Entrate ad una società, con il quale veniva disconosciuta la deduzione di costi di sponsorizzazione. Nel caso di specie si trattava di somme erogate a un ente sportivo dilettantistico affinché esponesse il marchio dell'impresa sulle proprie divise e in occasione di eventi.
II provvedimento veniva impugnato lamentando un'errata interpretazione della norma. Il Giudice di primo grado confermava la tesi della parte mentre iI collegio di appello, in riforma della sentenza di primo grado, confermava la legittimità della pretesa affermando, sul punto, che tali costi non avevano portato rilevanti e significativi incrementi nelle vendite della contribuente.
La Cassazione, invece con la sentenza in commento, ha precisato che in base all'articolo 90 della legge 289/2002, il corrispettivo in denaro o in natura in favore di società, associazioni sportive dilettantistiche e fondazioni che svolgono attività nei settori giovanili riconosciute dalle federazioni sportive o da enti di promozione sportiva, costituisce per il soggetto erogante una spesa di pubblicità, nel limite annuo di 200 mila euro. Ai fini della deducibilità è fatto rinvio all'articolo 108 del Tuir secondo cui sono spese di rappresentanza, quindi deducibili con la ripartizione in quote annuali entro i limiti previsti, gli oneri sostenuti per iniziative volte ad accrescere il prestigio e l'immagine dell'impresa e a potenziarne le possibilità di sviluppo; sono spese pubblicitarie, quindi deducibili interamente nell'esercizio, le somme corrisposte per la realizzazione di iniziative tendenti, prevalentemente anche se non esclusivamente, alla pubblicizzazione di prodotti, marchi e servizi o comunque dell'attività svolta. In sintesi, dunque, in assenza di un nesso tra l'attività sponsorizzata e quella svolta dallo sponsor non si tratta di spese di pubblicità e pertanto non possono dedursi interamente. Tuttavia la Corte rileva che in dottrina è stato chiarito che la previsione contenuta nell'articolo 90 della legge finanziaria 2003 rappresenta una "esimente", in quanto specifica che le somme erogate a enti sportivi dilettantistici debbano considerarsi spese di pubblicità. L'Agenzia delle Entrate già con la circolare 21/2003, peraltro, aveva affermato che la norma ha introdotto una presunzione assoluta circa la natura di tali spese. In sintesi, quindi, è la legge a prevederne l'integrale deducibilità nell'anno e a tal fine occorre verificare che:
i corrispettivi erogati siano destinati alla promozione dell'immagine/prodotto dell'impresa;
il soggetto ricevente sia una "compagine sportiva dilettantistica" che si impegni a promuovere il marchio/prodotto;
vi sia concretamente stata l'attività promozionale (ad es. apposizione del marchio sulle divise).
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