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Timestamp: 2020-01-26 23:24:53+00:00
Document Index: 76051322

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 77', 'art. 111', 'art. 6', 'art. 112', 'art. 3', 'art. 384', 'art. 572', 'art. 572']

Appello dei Costituzionalisti contro la norma blocca processi
Di Admin (del 10/07/2008 @ 22:23:06, in Giuristi, linkato 85 volte)
I sottoscritti professori ordinari di diritto costituzionale e di discipline equivalenti, vivamente preoccupati per le recenti iniziative legislative intese: 1) a bloccare per un anno i procedimenti penali in corso per fatti commessi prima del 30 giugno 2002, con esclusione dei reati puniti con la pena della reclusione superiore a dieci anni; 2) a reintrodurre nel nostro ordinamento l'immunità temporanea per reati comuni commessi dal Presidente della Repubblica, dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dai Presidenti di Camera e Senato anche prima dell'assunzione della carica, già prevista dall'art. 1 comma 2 della legge n. 140 del 2003, dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 24 del 2004,
premesso che l'art. 1, comma 2 Cost., nell'affermare che «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione», esclude che il popolo possa, col suo voto, rendere giudiziariamente immuni i titolari di cariche elettive e che questi, per il solo fatto di ricoprire cariche istituzionali, siano esentati dal doveroso rispetto della Carta costituzionale,
rilevano, con riferimento alla legge di conversione del decreto legge n. 92 del 2008, che gli artt. 2 bis e 2 ter introdotti con emendamento a tale decreto, sollevano insuperabili perplessità di legittimità costituzionale perchè: a) essendo del tutto estranei alla logica del c.d decreto-sicurezza, difettano dei requisiti di straordinaria necessità ed urgenza richiesti dall'art. 77, comma 2 Cost. (Corte cost., sentenze n. 171 del 2007 e n. 128 del 2008); b) violano il principio della ragionevole durata dei processi (art. 111, comma 1 Cost., art. 6 Conv. europea dei diritti dell'uomo); c) pregiudicano l'obbligatorietà dell'azione penale (art. 112 Cost.), in conseguenza della quale il legislatore non ha il potere di sospendere il corso dei processi, ma solo, e tutt'al più, di prevedere criteri - flessibili - cui gli uffici giudiziari debbano ispirarsi nella formazione dei ruoli d'udienza; d) la data del 30 giugno 2002 non presenta alcuna giustificazione obiettiva e razionale; e) non sussiste alcuna ragionevole giustificazione per una così generalizzata sospensione che, alla sua scadenza, produrrebbe ulteriori devastanti effetti di disfunzione della giustizia venendosi a sommare il carico dei processi sospesi a quello dei processi nel frattempo sopravvenuti;
rilevano, con riferimento al c.d. lodo Alfano, che la sospensione temporanea ivi prevista, concernendo genericamente i reati comuni commessi dai titolari delle sopra indicate quattro alte cariche, viola, oltre alla ragionevole durata dei processi e all'obbligatorietà dell'azione penale, anche e soprattutto l'art. 3, comma 1 Cost., secondo il quale tutti i cittadini «sono eguali davanti alla legge». Osservano, a tal proposito, che le vigenti deroghe a tale principio in favore di titolari di cariche istituzionali, tutte previste da norme di rango costituzionale o fondate su precisi obblighi costituzionali, riguardano sempre ed esclusivamente atti o fatti compiuti nell'esercizio delle proprie funzioni. Per contro, nel c.d. lodo Alfano la titolarità della carica istituzionale viene assunta non già come fondamento e limite dell'immunità «funzionale», bensì come mero pretesto per sospendere l'ordinario corso della giustizia con riferimento a reati «comuni».
ANM Ispettori a Verona
Di Admin (del 10/07/2008 @ 22:10:03, in Magistratura, linkato 64 volte)
Ispettori a Verona
Nei giorni scorsi il Giudice per le indagini preliminari di Verona non ha convalidato il fermo disposto dalla Procura della Repubblica nei confronti di alcune persone di nazionalità straniera accusate di sfruttare i propri figli nella esecuzione di furti in appartamento.
La decisione del giudice è stata oggetto di aspre critiche da parte di autorevoli esponenti istituzionali. Il Ministro dell'Interno ha detto che era stata "vanificata una operazione di polizia", mentre il sindaco di Verona ha dichiarato: "I tecnicismi della giustizia, anche se supportati da norme di garanzia costituzionale, lasciano sconcertati". Immancabile arriva oggi la notizia dell'invio da parte del Ministro della Giustizia degli Ispettori, in linea con una prassi ormai consolidata da parte di tutti i Governi.
Riteniamo doveroso sottolineare che la Costituzione assegna al giudice il delicatissimo compito di tutelare il fondamentale diritto di libertà delle persone accusate di un reato.
I "tecnicismi della giustizia", evocati in questo caso, altro non sono che i fondamentali principi costituzionali dell'habeas corpus consacrati nella nostra Carta Costituzionale.
La funzione del giudice, allorquando non sussistano i presupposti per la limitazione della libertà personale, è anche quella di "vanificare" una operazione di polizia o un indagine del pubblico ministero (sul quale spesso i giudici sono impropriamente accusati di adagiarsi supinamente).
Esprimiamo solidarietà al collega di Verona, colpevole solo di avere esercitato in maniera indipendente il ruolo che la Costituzione gli assegna.
Il Presidente - Luca Palamara
Il Segretario - Giuseppe Cascini
Gli eventi precedenti ...
COMUNICATO DEL 3 LUGLIO 2008
In relazione alla vicenda giudiziaria avente ad oggetto il fermo eseguito a Verona nei confronti di quattro nomadi e il successivo provvedimento del GIP del Tribunale di Verona di non convalida, come magistrati veneti intendiamo manifestare allarme e disagio di fronte ad alcune prese di posizione apparse negli organi di informazione, volte a rappresentare la decisione del giudice come frutto di una stravagante interpretazione delle norme, idonea a frustrare gli sforzi di tutela della sicurezza sociale e ad alimentare reazioni di tipo razzista.
Va ribadito come il provvedimento del GIP di Verona costituisce l'esito di un momento ineludibile e necessario di controllo giurisdizionale su una misura di limitazione della libertà personale e sui suoi presupposti: nella delicatezza e clamore mediatico della vicenda in cui si inserisce, la decisione può essere oggetto di valutazioni di diverso segno ma è inaccettabile che diventi pretesto per delegittimare l'attività di un magistrato che ha semplicemente svolto, in modo rigoroso e approfondito, la funzione di controllo e tutela che gli viene assegnata ed assurga strumentalmente ad "ennesimo riscontro" delle disfunzioni del sistema giudiziario e della necessità di riformarlo.
La Giunta Sezionale del Veneto della Associazione Nazionale Magistrati
vista la richiesta del pubblico ministero volta ad ottenere la convalida del fermo di DORDEVIC VESNA nata il 08.07.1969
RADULOVIC VESELINKA nata il 15.10.1980
SULIC MISO nato il 29.12.1968
SULIC ZORO nato il 24.04.1980 , nonché l'applicazione della misura cautelare della custodia in carcere in relazione ai fatti già letti agli indagati e di cui al fermo;
1. In merito al fermo questo si presenta all'evidenza del tutto e gravemente illegittimo.
L'istituto del fermo, infatti, per la specifica natura di atto limitativo della libertà personale adottabile da parte di organi diversi dall'unico che vi è legittimato, è sottoposto a limiti vincolanti precisi e puntuali.
L'istituto non può essere utilizzato né dagli organi di Pg né dal Pubblico ministero per finalità diverse da quelle sue proprie, che consistono esclusivamente nell'intervento d'urgenza motivato da un concreto e comprovato pericolo di fuga.
L'assenza nel caso di specie di ogni reale pericolo di fuga si apprezza nel fatto che un fermato è addirittura già ristretto in carcere, che gli indagati Sulic Miso e Dordevic Vesana avevano appena fatto ritorno in Italia, che per nessuno degli altri fermati oggetto del presente procedimento risulta una reale e concreta volontà di allontanarsi dal territorio nazionale per non farvi ritorno, mentre anzi, in dato negativo è semmai proprio la stabilizzazione illegale nel territorio. Le addotte telefonate in cui risulta che gli indagati potevano aver avuto notizia della pendenza dell'indagine risalgono ai primi giorni di maggio, mentre le riferite telefonate in cui sarebbero programmati trasferimenti all'estero non sono indicate né reperite, fermo il fatto che negli indagati la mobilità in uscita ma anche in entrata dalla Croazia all'Italia era del tutto ordinaria e non sintomatica di alcuna volontà di fuga.
L'assoluta assenza di un reale e concreto pericolo di fuga fa emergere come il delicato istituto sia stato piegato ad altri fini, che non sono di interesse di questo giudice, ma che si individuano sullo sfondo di questa scelta e che sono tutti gravemente lesivi delle regole, anche costituzionali, che presiedono la libertà personale.
Il Pubblico ministero e gli organi di Polizia (significativo che nella nota di Pg del 18.6.2008, v. pag. 10 già si preconizzi che vi sarà un successivo provvedimento di "fermo"), infatti, in questo modo scelgono i tempi dell'intervento giurisdizionale (con il rischio che vi sia l'attenzione a finalità diverse da quello del mero corretto esercizio della giurisdizione, del quale è presidio il giudice: e proprio nel caso di specie non sfugge come l'intervento cada in concomitanza con un generalizzato interesse pubblico proprio per vicende come la presente), scelgono il giudice competente per la misura (nel giudice di turno invece che in quello già incarico del procedimento), costringono il giudice della misura a compiere le complesse e ampie valutazioni connesse alla posizione di sette persone per 25 capi di imputazione nel termine massimo 48 ore (in realtà più breve proprio per l'illegittimità del fermo, che, quindi, non può essere protratto ulteriormente).
Ma l'ulteriore profilò di illegittimità del fermo si apprezza anche con riferimento al limite edittale previsto dall'art. 384 c.p.p. Infatti, per gli indagati ai quali è attribuito un mero ruolo di partecipi all'associazione di cui al capo a) (qui di interesse Sulic Miso e Dordevic Vesna) il fermo per il capo a) non era legittimo. Parimenti per nessuno degli indagati il fermo era legittimo per il fatto sub b). Infine, come si dirà oltre, per Sulic Miso e Dordevic Vesna neppure vi era un quadro indiziario grave.
2. In relazione all'intervento cautelare occorre confermare che le attività di intercettazione effettuate in combinazione con specifici interventi effettuati sul territorio, confermano che numerosi minori nomadi commettono in serie reati contro il patrimonio e che nella commissione di questi reati sono parti attive i genitori o altri soggetti a loro legati da vincoli di parentela, che seguono costantemente l'andamento dei colpi, nella consapevolezza che l'intervento delle Autorità si riduce nell'accompagnamento dei minori presso strutture di accoglienza dalle quali i minori regolarmente fuggono per ricongiungersi con i familiari.
Oltre alla sequenza di fatti in cui si è accertata la commissione di reati contro il patrimonio o il tentativo di commissione da parte delle cugine Radulovic Manuela e Sulic Visnia (che è già conferma di una stabile dedizione in coppia a quelle attività), decisivi sono alcuni colloqui intercettati dai quali risulta in modo indubbio che alla commissione dei furti le minori siano indotte dai genitori.
Su Zoro:
la conversazione del 22.3.2008 al progressivo n. 932, nel corso della quale il fermato Sulic Zoro conversa con Visnia e le chiede "siete entrate in qualche casa?", sollecitandola a farlo;
la conversazione del 25.3.2008 al progressivo n. 1139, nel corso della quale il fermato Sulic Zoro conversa con Visnia e questa gli dice "siamo scappate via perché nel momento quando abbiamo voluto entrare ci ha visto un bambino" (e poco dopo parlando dello stesso fatto con Manuela -progr. 1140- questa gli riferisce che il bambino ha iniziato ad urlare quando hanno spaccato la finestra) e nel corso della stessa conversazione la ragazzina, intendendo che l'uomo le avrebbe detto di entrare in una autovettura parcheggiata, gli dice sorpresa "tu hai detto di entrare in casa";
le conversazioni del 28.3.2008 ai progressivi n. 1326/1327/1330/1331 nel corso della quale il fermato Sulic Zoro discute con Visnia delle modalità operative per entrare in abitazioni altrui;
la conversazione del 1.4.2008 al progressivo n. 1826, nel corso della quale il fermato Sulic Zoro conversa con Visnia e questa le dice "sono appena entrata in una casa grande dove c'era una vecchia" e alla sollecitazione di lui "va bene saltate allora" le rispode "non c'è bisogno di saltare";
la conversazione del 1.4.2008 al progressivo n. 1831, nel corso della quale Visnia informa il fermato Sulic Zoro che Manuela ha spaccato una porta e un italiano non la lascia entrare;
la conversazione del 1.4.2008 al progressivo n. 1870, nel corso della quale il fermato Sulic Zoro rimprovera Visnia di aver presoselo 5 grammi, mentre vi erano 5 chili, che la ragazza non ha potuto prendere perché "è arrivata la signora e chi ha corso dietro";
la conversazione del 1.4.2008 al progressivo n. 1873, nel corso della quale Visnia riferisce al fermato di aver preso una catena e un braccetto, dicendo "non potevo di più" e chiedendo "non mi picchierai?";
le conversazioni del 10.4.2008 ai progressivi n. 2878/2880, nel corso della quale il fermato Sulic Zoro sollecita Visnia e un'altra minore di nome Cristina ad entrare in qualche casa;
le conversazioni del 10.4.2008 al progressivo n. 2919, nel corso della quale il fermato Sulic Zoro viene informato dalla minore di nome Cristina che "ci hanno gli italiani mentre rompevamo la finestra";
le conversazioni del 23.4.2008 ai progressivi n. 3729/3730/3731 nel corso delle quali Sulic Zoro sollecita Visnia ad entrare in molte case e viene avvisato da lei che ha preso una lettera con all'interno un grammo, mentre l'uomo le chiede se ha trovato due o tre catene;
le conversazioni del 1.5.2008 ai progressivi n. 4309/4311 nel corso delle quali Visnia informa l'uomo che le hanno ripreso una collana grande che aveva rubato in una casa con due anziani;
ad entrare in molte case e viene avvisato da lei che ha preso una lettera con all'interno un grammo, mentre l'uomo le chiede se ha trovato due o tre catene;
Sulla Veselinka:
la conversazione del 25.3.2008 al progressivo n. 657, nel corso della quale la fermata conversa con una bambina di nome Monica, che si trova con Cristian e la bambina le dice che è "entrata in casa", al che la donna chiede "avete trovato qualcosa?";
la conversazione dello stesso 25.3.2008 al progressivo n. 661, nel corso della quale la fermata chiede a Cristian "cosa avete fatto" e il minore risponde "siamo dentro ad una casa", con la donna che chiede ancora "avete trovato qualcosa?";
la conversazione dello stesso 25.3.2008 al progressivo n. 671, allorché la donna torna a chiedere a Cristian "ha i preso qualcosa?", ricevendo in risposta "due da 5 grammi" nel corso della quale la fermata chiede a Cristian "cosa avete fatto" e il minore risponde "siamo dentro ad una casa", con la donna che chiede ancora "avete trovato qualcosa?";
la conversazione del 7.5.2008 al progressivo n. 3400, allorché la donna chiede a Manuela "cosa hai fatto?" e questa risponde "ho preso 20 grammi" in "anelli e catenine".
Le conversazioni, peraltro, confermano (nei termini indiziari qui rilevanti) anche il dato per cui è effettivamente ravvisabile un sodalizio criminale organizzato e stabile, che si muove utilizzando vari minori nella commissione di reati contro il patrimonio. Il sodalizio si radica, indubbiamente, su base familiare, ma appare come una realtà diversa dalle semplici aggregazioni familiari facenti capo ai singoli indagati.
Detto altrimenti, non si è in presenza solo dell'avvio da parte di ogni singolo genitore dei propri figli, ma vi è una struttura più organizzata in cui tutti i minori facenti capo alla famiglia allargata sono utilizzati congiuntamente e nella quale, almeno Sulic Zoro e Sulic Dragan, ma anche la Veselinka, operano congiuntamente con una finalità comune.
Significative di ciò le conversazioni del 14.4.2008 al progressivo n. 3168, nel corso della quale il fermato Sulic Dragan chiede al correo Sulic Zoro "ti dico per telefono cosa hanno fatti i bambini?" e alla risposta positiva gli dice "nulla sono entrati in una casa e lì c'erano due gagei" ; del 20.4.2008 progressivo 1556 con Zoro che avverte Dragan che hanno arrestato le bambine; del 4.5.2005 ai progressivi da 2972 a 2992 nel corso delle quali Zoro e Dragan si comunicano la situazione in merito all'arresto delle minori.
Non si apprezzano invece negli atti elementi indiziari del peso necessario per ritenere che della medesima associazione facciano parte anche Sulic Miso e Dordevic Vesna, rispetto ai quali, peraltro, neppure vi sono elementi indiziari del peso necessario ad affermare che siano coinvolti nell'unica ipotesi di reato contro il patrimonio (tentata) loro qui contestata (si veda su ciò l'unica conversazione che coinvolge i due indagati del 12.5.2008 al progressivo 79). Mentre assolutamente inesistente è ogni elemento a loro carico in relazione alla violazione dell'art. 572 c.p.
Resta solo da dire che parimenti da escludere è che vi siano elementi indiziari del peso necessario ad affermare che sussista anche in capo agli indagati Sulic Zoro e Radulovic Veselinka il reato di cui all'art. 572 c.p.
Da molte delle conversazioni indicate, infatti, emergono forti elementi di pressione nei confronti dei minori, con tratti assai rudi e sboccati, ma l'impressione che si ricava da quelle conversazioni è che si tratti di mere espressioni linguistiche rudi e volgari (delle imprecazioni per intenderci), utilizzate con funzione aggressiva e intimidatoria, ma senza che si possa dire, in questa fase e con i dati fin qui acquisiti, che siano frasi cui si potevano ritenere seguissero condotte corrispondenti.
A comprovarlo è il fatto che l'azione criminale potrebbe essere subito ripresa, ove non fosse applicata alcuna misura, tornando a sfruttare i minori e, d'altra parte, anche il profilo soggettivo attesta che si è in presenza di soggetti dediti alla commissione di reati contro il patrimonio.
D'altra parte, gli atti attestano che quello oggetto di indagine è un sistema di vita del tutto ordinario (in soggetti clandestini che quindi non possono che vivere di espedienti), per cui solo un intervento cautelare può contenerlo, liberando anche i figli dalla pressione minacciosa dei genitori.
Peraltro, anche rispetto alla scelta della misura più adeguata solo l'intervento detentivo più gravoso è idoneo a contenere il pericolo di reiterazione, perché alla luce delle modalità della condotta essa potrebbe essere posta in essere in pendenza di qualsiasi altra misura.
La misura più gravosa, fra l'altro, non è incompatibile con la pena prevedibile che non potrà essere sospesa.
Vi è solo da rilevare che anche per la Radulovic Veselinka (con figli minori di anni tre e probabilmente in gravidanza) occorre attestare che si è in presenza di esigenze di eccezionale rilevanza, sia perché altri interventi non potrebbero rompere il sodalizio criminale e interrompere la pressione e il controllo sui figli, sia perché l'elenco impressionante di precedenti attesta che si è in presenza di una persona indifferente ad ogni intervento dell'autorità e dedita con professionalità alla commissione di reati contro il patrimonio.
DORDEVIC VESNA nata il 08.07.1969
SULIC ZORO nato il 24.04.1980
l'applicazione della misura cautelare della custodia cautelare in carcere nei confronti di
SULIC ZORO nato il 24.04.1980 in relazione ai capi a), nonché da C) a T) per ambedue e per il secondo anche da u) a y)
DORDEVIC VESNA nata il 08.07.1969 e SULIC MISO nato il 29.12.1968
ANM incontri con i Rappresentanti Istituzionali
Di Admin (del 10/07/2008 @ 22:06:00, in Magistratura, linkato 86 volte)
INCONTRI CON RAPPRESENTANTI ISTITUZIONALI
In data odierna il Presidente, il Segretario generale ed il V. Presidente della GEC hanno incontrato, alle ore 12.00, il Ministro per la semplificazione normativa on. Roberto Calderoli e, alle ore 14.30, l’on. Michele Vietti, responsabile-giustizia dell’UDC.
Durante i colloqui, oltre a riproporre i contenuti precedentemente illustrati presso la Commissione giustizia della Camera l’11 giugno 2008, i rappresentanti della Giunta hanno manifestato preoccupazione e allarme sia per l’imminente entrata in vigore del c.d. “decreto sospendi processi” e per i suoi prevedibili riflessi sulla già precaria efficienza del sistema giudiziario sia per le proposte governative di riforma del sistema retributivo dei magistrati.
Particolare attenzione, inoltre, è stata dedicata alle gravi disfunzioni derivanti dal divieto di destinare magistrati di prima nomina alle funzioni requirenti e alle funzioni monocratiche penali.
I rappresentanti della Giunta hanno, infine, sottolineato altre problematiche prioritarie, quali l’esigenza di revisione delle circoscrizioni giudiziarie, il recupero delle spese di giustizia, il processo civile telematico e la magistratura onoraria.
Il Presidente Il Segretario generale Il V. Presidente
Luca Palamara Giuseppe Cascini Gioacchino Natoli
27/01/2020 @ 00:24:53