Source: http://www.e-brei.net/articoli/info/tesi1/g04.htm
Timestamp: 2014-09-02 17:27:45+00:00
Document Index: 125081973

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 19', 'art. 22']

Il riposo sabbatico e le festivita' religiose ebraiche. Il rispetto delle prescrizioni religiose come garanzia della liberta' di essere ebrei.
4.4.	Il riposo sabbatico e le festivita' religiose ebraiche. Il rispetto delle prescrizioni religiose come garanzia della liberta' di essere ebrei.
Come abbiamo gia' visto, il primo comma dell'art. 2 della legge 101/1989 garantisce nel modo piu' ampio il diritto di professare e praticare liberamente e in qualsiasi forma la religione ebraica, e di esercitarne in privato o in pubblico il culto e i riti. Tale diritto non solo e' stato affermato, ma, come stiamo per vedere, ha avuto finalmente modo di tradursi in norme specifiche all'interno dell'intesa ebraica, che, per il loro riferimento agli aspetti piu' propriamente storico-religiosi dell'ebraismo, sono state definite dalla dottrina come norme di "identita' confessionale"1, proprio perche' poste a garanzia di quella "esplicazione concreta delle liberta' religiose individuali e collettive nella societa' italiana in relazione alle specifiche esigenze dell'ebraismo e del suo culto"2, e quindi volte, in ultimo, ad assicurare a tutti gli appartenenti alla confessione ebraica la piena valorizzazione delle proprie radici e della propria identita' storica, culturale e religiosa, come manifestazione finalmente riconosciuta della liberta' di essere ebrei3 "senza paura e senza discriminazioni, recepita come valore a prescindere dalla valutazione del merito"4.
Se - come e' stato sottolineato da parte ebraica5 -, l'istituto delle intese con lo Stato comporta la recezione, all'interno dell'ordinamento statale, della normativa giuridica di ogni singola confessione in materia di atti di culto con il solo limite dei riti contrari al buon costume, tale recezione assume, per l'ebraismo, una importanza ancora maggiore se si pone mente al fatto, piu' volte ribadito, che esso si presenta come un complesso di norme - un vero e proprio ordinamento giuridico6 -, cosi' che l'intesa ebraica appare, piu' che mai, come un incontro fra due ordinamenti. Su questa linea - continua la dottrina de qua -, se nella legge del 1930 il "diritto religioso" ebraico aveva finito per vedere limitata la propria rilevanza alla sola definizione di chi fosse da considerare ebreo ai fini dell'appartenenza alla comunita', e del pagamento del relativo contributo obbligatorio7, l'intesa viene invece a dare nuova rilevanza nell'ordinamento dello Stato alle norme di comportamento imposte dall'ordinamento religioso che, nella misura in cui non impongano comportamenti in contrasto con il limite del buon costume, "si traducono in effettivi e non comprimibili diritti di liberta'"8.
Un primo esempio, importantissimo, e' dato dalla norma dell'art. 4 della legge 101/1989, che, con una disposizione di assoluta novita', riconosce agli ebrei, su loro richiesta - seppure "nel quadro della flessibilita' dell'organizzazione del lavoro", e "salve le imprescindibili esigenze dei servizi essenziali previsti dall'ordinamento giuridico" (comma 2) -, il diritto di osservare il riposo sabbatico, esercitabile, secondo il primo comma, "da mezz'ora prima del tramonto del sole del venerdi' ad un'ora dopo il tramonto del sabato", mentre il terzo comma aggiunge che le autorita' competenti terranno conto delle esigenze del rispetto del riposo sabbatico nel fissare il diario di prove dei concorsi, e che, per quanto riguarda gli esami scolastici, sara' consentito ai candidati della confessione ebraica che ne facciano richiesta di sostenere in altro giorno le prove d'esame fissate di sabato. Sempre nell'ambito scolastico, il quarto comma aggiunge che si considereranno giustificate le assenze degli alunni ebrei nel giorno di sabato "su richiesta dei genitori o dell'alunno se maggiorenne".
Inoltre, proprio in considerazione della peculiarita' della tradizione religiosa ebraica, il successivo e non meno importante art. 5 viene a riconoscere l'applicabilita' delle disposizioni sul riposo sabbatico ad una serie di festivita' mobili appositamente elencate9 - la piu' rilevante delle quali e' certamente la Pasqua ebraica (Pesach) -, il cui calendario, previa comunicazione da parte dell'Unione delle comunita' ebraiche, e' fissato ogni anno con decreto del Ministero dell'Interno, e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale10.
Con riferimento al testo della bozza d'intesa del 1982, la dottrina piu' sensibile ai problemi della coscienza religiosamente orientata11 aveva avuto modo di stigmatizzare la norma12 sul riposo sabbatico per la troppo riduttiva disciplina che allora veniva a proporre dell'istituto, non solo con la limitazione dello stesso a determinate istituzioni e situazioni - cioe' scuole, forze armate, pubbliche votazioni, esami e concorsi pubblici -, ma anche perche', per quanto riguarda le prestazioni lavorative, non contemplava i dipendenti che fossero legati da un rapporto di impiego privato tra i beneficiari del diritto in parola - con una palese discriminazione rispetto ai dipendenti dello Stato o degli altri enti pubblici -, inducendo cosi' a sospettare che, nell'ambito dell'impiego privato, fosse prevalsa la preoccupazione di possibili discriminazioni di tipo economico tra lavoratore ebreo e non ebreo, "che invece dovrebbero trovare occasione dalla intesa per essere vigorosamente combattute"13. Forse proprio in forza di quest'auspicio, la discriminazione e' scomparsa nel testo poi giunto all'approvazione definitiva, ora secondo comma dell'art. 4 della legge 101/1989, che identifica i soggetti attivi del diritto in parola nei "dipendenti dallo Stato, da enti pubblici o da privati o che esercitano attivita' autonoma o commerciale, i militari e coloro che siano assegnati al servizio civile sostitutivo", anche se pare evidente che, rispetto alle imprese ed agli enti gestiti da privati, lo Stato non potra' certo garantire l'attuazione pratica del diritto in questione, dovendo invece limitarsi unicamente a dare disposizioni affinche' esso non sia ostacolato14.
E' scomparsa, per contro, l'assicurazione, che era invece propria della bozza del 1982, secondo cui "sara' evitato di tenere pubbliche votazioni [...] di sabato e nelle festivita' religiose ebraiche", non certo, riteniamo, a causa di un improvviso revirement dei compilatori, ma, piu' probabilmente, perche' si e' ritenuta sufficiente, allo scopo, la norma di principio contenuta nel primo comma dell'art. 4 della legge 101/1989 ("La Repubblica italiana riconosce agli ebrei il diritto di osservare il riposo sabbatico..."), che enuncia il diritto nel modo piu' generale15, lasciando ai commi successivi il compito di dettare norme specifiche per i soli casi in cui l'osservanza del sabato avrebbe potuto, piu' facilmente, provocare situazioni di conflitto16; inoltre se, come si e' detto supra, in accordo alla dottrina ebraica, tramite il combinato disposto degli artt. 4 e 5 l'ordinamento religioso ebraico viene ad essere recepito in quello dello Stato, e' chiaro che il contenuto del diritto al riposo sabbatico per gli ebrei dovra' essere desunto dai dettami della religione ebraica stessa17, secondo cui anche quelle attivita' che non sono da ricondurre nell'alveo delle attivita' lavorative stricto sensu - come, appunto, il partecipare ad una votazione -, contrastano con quelle prescrizioni relative al sabato che occupano un posto di particolare importanza nell'ebraismo, imponendo l'astensione del fedele tanto da ogni attivita' mondana, cosi' come dallo scrivere, dall'utilizzare mezzi di trasporto, e addirittura, secondo un'antica prescrizione biblica18 ora attualizzata, dall'uso dell'elettricita'19.
Date queste premesse, ha suscitato non poche perplessita', pur concludendosi positivamente, l'episoD-o verificatosi in occasione delle elezioni politiche del 1994 - che in un primo tempo vennero fissate nella sola giornata del 27 marzo, in coincidenza con la Pasqua ebraica (Pesach) -, in cui, per la prima volta, fu concretamente messo sul banco di prova il carattere pluralistico della odierna societa' italiana, proponendo all'attenzione generale la questione, non solo giuridica, del rispetto dei diritti della minoranza ebraica in Italia.
La vicenda e' ben nota, per cui, con brevi cenni, bastera' ricordare, per quanto interessa in questa sede, la lettura troppo restrittiva che fu inizialmente data circa la portata del combinato disposto degli artt. 4 e 5 della legge 101/1989 - oltre alla dimostrazione della mancata conoscenza specifica della particolare valenza religiosa del sabato ebraico20 -, in conseguenza della quale, secondo la tesi sostenuta dall'allora Presidente del Consiglio dei Ministri on. Carlo Azeglio Ciampi, il riposo sabbatico sarebbe stato un "concetto connesso solo a una prestazione di lavoro o d'analoga natura"21, per cui la fissazione della data delle consultazioni elettorali nel giorno del 27 marzo, in concomitanza con la Pesach, non avrebbe integrato gli estremi di una violazione dell'intesa ebraica22.
In realta', e' stato osservato che con il porre gli ebrei osservanti dinanzi all'alternativa di rinunciare al diritto costituzionale di voto, ovvero contravvenire al precetto della loro religione che impone l'osservanza del sabato, si sarebbero violati non solo la legge 101/1989, ma finanche l'art. 19 della Costituzione, il cui dettato e' chiaro nel prescrivere che tutti hanno diritto di professare liberamente la propria religione, "liberi cioe' da impedimenti materiali ma anche da oneri e conseguenze pregiudizievoli non giustificati, come la perdita del diritto di voto"23. Inoltre, non va dimenticato che si sarebbe integrato anche un caso di discriminazione per motivi religiosi, secondo quanto abbiamo gia' visto con riguardo al dettato della legge 654/1975 e successive modificazioni e integrazioni, se e' vero che, come dispone l'art. 22 della Dichiarazione dell'Assemblea generale dell'ONU n. 36/55 del 25 novembre 1981 - richiamata nel preambolo all'intesa del 1987 -, la discriminazione consiste in ogni "distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla religione o la credenza che [abbiano] lo scopo o l'effetto di annullare o pregiudicare il riconoscimento, il godimento o l'esercizio, su un piede di parita', di diritti umani e liberta' fondamentali nella vita politica, economica, sociale, culturale o in qualunque altro campo della vita pubblica".
La protrazione del periodo utile per votare a tutto il giorno del lunedi' seguente, dimostra come tali argomenti siano stati infine recepiti dall'apparato statuale, anche se in extremis ed in via di accomodamento politico, cosi' che il nostro Paese, alfine, ha potuto dimostrare per la prima volta nel concreto la propria natura di Stato moderno e di diritto, che rivolge una particolare attenzione alle minoranze - non solamente religiose -, proprio a causa delle maggiori difficolta' che queste possono incontrare nella vita sociale (e politica) della comunita' nazionale.
Indubbiamente, sulla vicenda non poco ha influito, come abbiamo appena visto, la mancata conoscenza della particolare valenza religiosa del sabato ebraico, a sua volta addebitabile alla difficolta' di capire ab intus, per chi non le viva in prima persona, le molteplici sfumature culturali e religiose dell'essere ebrei; del resto, va ricordato come la maggioranza della dottrina stessa si sia limitata a prendere in considerazione e ad analizzare unicamente la norma che riconosce le