Source: http://dirittocivilecontemporaneo.com/2015/01/le-sezioni-unite-sanciscono-il-definitivo-declino-delloccupazione-appropriativa-anche-per-le-vicende-espropriative-anteriori-al-2001-e-statuiscono-che-il-termine-di-prescrizione-per-il-risarciment/
Timestamp: 2019-04-23 12:44:04+00:00
Document Index: 185497916

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 43', 'art. 42', 'sentenza ', 'sentenza ']

Le Sezioni Unite sanciscono il definitivo declino dell’occupazione appropriativa (anche per le vicende espropriative anteriori al 2001) e statuiscono che il termine di prescrizione per il risarcimento non decorre dalla irreversibile trasformazione del fondo | Diritto Civile Contemporaneo
Le Sezioni Unite sanciscono il definitivo declino dell’occupazione appropriativa (anche per le vicende espropriative anteriori al 2001) e statuiscono che il termine di prescrizione per il risarcimento non decorre dalla irreversibile trasformazione del fondo
La vicenda ha origine in tempi assai risalenti. Il Tribunale di Palmi in data 9 novembre 1995 rigettava, infatti, la domanda di risarcimento da occupazione appropriativa ritenendo prescritto il termine per l’esercizio della relativa azione. La sentenza veniva confermata dalla Corte di appello di Reggio Calabria in data 22 febbraio 2007, in ragione della decorrenza del termine quinquennale dalla irreversibile trasformazione del fondo verificatasi nel 1960.
La Prima sezione, con ordinanza 15 maggio 2013 rimetteva gli atti al Primo Presidente affinché valutasse l’opportunità di sottoporre alle Sezioni Unite il contrasto registratosi tra le sezioni semplici: secondo alcuni giudici, infatti, per le occupazioni realizzatesi prima del TU 327/2001 sarebbe stato ancora possibile applicare l’istituto dell’occupazione espropriativa (illecito istantaneo con effetti permanenti e diritto al valore del bene espropriato); secondo altro orientamento invece, ciò non sarebbe stato possibile sia perché l’istituto è ormai in contrasto con le norme della CEDU, sia perché il nuovo istituto dell’occupazione sanante (art. 42-bis TU 327/2001) sarebbe applicabile retroattivamente anche alle occupazioni in discorso.
Quest’ultimo argomento non convince le Sezioni unite, che escludono che la sopravvivenza o meno dell’istituto dell’occupazione appropriativa, per le vicende espropriative antecedenti l’entrata in vigore del Testo Unico, possa argomentarsi in ragione della retroattività dell’art. 42- bis (che ha sostituito l’art. 43 dichiarato costituzionalmente illegittimo).
Piuttosto, il definitivo declino dell’istituto dell’espropriazione indiretta avrebbe come unico argomento il suo inequivocabile contrasto con le norme CEDU, come già affermato dalle ordinanze delle sezioni unite 441 e 442 del 13 gennaio 2014, che hanno sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 42-bis.
Più in particolare, le sezioni unite escludono che il proprietario perda il proprio diritto al controvalore del bene, poiché in alternativa alla restituzione è sempre possibile la rinuncia abdicativa (e non traslativa), implicita nella richiesta del risarcimento per equivalente, che, appunto in quanto abdicativa, non comporta l’automatica acquisizione del bene da parte della p.a.
Il privato inoltre ha diritto al risarcimento dei danni per il periodo, non coperto dall’eventuale occupazione legittima, durante il quale ha subito la perdita delle utilità derivanti dal terreno, e ciò, trattandosi di illecito permanente, sino al momento della restituzione, o al momento in cui ha chiesto il risarcimento del danno per equivalente, con implicita rinuncia abdicativa alla proprietà.
Ne consegue che la prescrizione quinquennale per il diritto al risarcimento dei danni non decorre dalla irreversibile trasformazione del fondo (nel caso di specie avvenuta nel 1960) ma dalle singole annualità, quanto al danno per la perdita del godimento, e dalla data della domanda implicitamente abdicativa quanto alla reintegrazione per equivalente.
Per tali ragioni, le Sezioni Unite cassano la sentenza impugnata e rinviano alla Corte di appello di Reggio calabria che dovrà attenersi al principio di diritto esposto.
Questo articolo è stato pubblicato in DIRITTI FONDAMENTALI, DIRITTI REALI, PRESCRIZIONE E DECADENZA, RESPONSABILITA' CIVILE, TUTELA DEI DIRITTI il 21 gennaio 2015 da diritto civile contemporaneo.
← La trascrizione del certificato di nascita del figlio di coniugi “same sex”. Filiazione omogenitoriale, ordine pubblico internazionale e interesse del minore nella recente giurisprudenza torinese La successione di contratti a termine nel settore scolastico che superi (al 13 maggio 2011) i 36 mesi, indipendentemente dai periodi di interruzione e dal tipo di supplenza, determina la costituzione “ex nunc” di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato: il Tribunale di Napoli in “fase discendente” dopo la sentenza Mascolo della Corte di giustizia UE →