Source: https://www.laleggepertutti.it/183135_prescrizione-dei-crediti
Timestamp: 2020-08-08 06:53:32+00:00
Document Index: 180420206

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1 Gennaio 2018 | Autore: Carlos Arija Garcia
Quando scade un credito: tutti i termini di prescrizione per cartelle di pagamento, tasse e tributi; ma anche bollette per utenze di luce, telefono, gas, condominio, affitto, pensioni, stipendio, agenzia immobiliare.
A differenza del diamante, un creditore non è per tutta la vita. I crediti (o i debiti, a seconda del lato della barricata da cui si guarda) hanno una data di scadenza, come il latte o la pasta fresca. Che si tratti di enti pubblici o di privati (un fornitore di utenze, una banca, un’assicurazione, un condominio, la stessa Agenzia delle Entrate) deve stare attento ai tempi di prescrizione dei crediti, se non vuole dire addio per sempre ai soldi. Vediamo, allora quando «scadono» i crediti o, detto in un altro modo, quando il debitore può stappare la bottiglia di champagne.
1 Prescrizione del credito di una cartella di pagamento
2 Come sapere se il credito in cartella è in prescrizione?
3 Se i termini di prescrizione dei crediti in cartella sono scaduti?
4 Quali sono i termini di prescrizione dei crediti
5 L’interruzione della prescrizione dei crediti in cartella
6 I termini di notifica del credito nelle cartelle di pagamento
7 La prescrizione di un credito non contenuto in cartella
8 I termini di prescrizione di un credito
Prescrizione del credito di una cartella di pagamento
Qui bisogna distinguere subito due cose. Non c’è da confondere la cartella di pagamento vera e propria e il credito contenuto nella cartella stessa (una multa per eccesso di velocità, contributi Inps non pagati, Irpef o Iva non versate, ecc.). A seconda del tipo di credito, quindi, ci sono termini di prescrizione del credito diversi. Anzi: ricordiamo che una sola cartella di pagamento può contenere più crediti con tempi di prescrizione diversi (ad esempio, 5 anni per l’Imu, 10 per il canone Rai). In questo caso, c’è la scadenza parziale della cartella, cioè la prescrizione di un credito ma non dell’altro.
Tuttavia, esiste un termine di prescrizione per la cartella di pagamento per intero, vale a dire quando è stata impugnata con ricorso e, quindi, è stata oggetto di causa in Tribunale. Se viene contestata in toto ed il giudice rigetta il ricorso con una sentenza di condanna e la prescrizione è sempre di 10 anni indipendentemente dal contenuto, cioè dal tipo di debito contestato al contribuente. La prescrizione, infatti, non interessa la cartella ma la sentenza che, come tutte le sentenze, «scadono» solo dopo 10 anni. Perché? Lo spiega la giurisprudenza: una cartella di pagamento non è un titolo giudiziale, quindi non ha la stessa natura giuridica di una sentenza. Significa che la prescrizione della cartella fa riferimento al credito, mentre per quella della sentenza si applica il termine dei 10 anni. In altre parole: se il credito dell’Imu contenuto in una cartella ha un termine di prescrizione di 5 anni, valgono i 5 anni. Se contesto la cartella e ho una sentenza che non mi dà ragione, il termine di prescrizione è di 10 anni.
Come sapere se il credito in cartella è in prescrizione?
Ogni cartella di pagamento riporta (o deve riportare) in modo dettagliato quello che c’è da pagare, perché lo si deve pagare e l’anno in cui quell’importo non è stato pagato. Ecco da dove parte il conto alla rovescia: dall’anno a cui si riferiscono causale ed importi.
Può capitare, però, che un contribuente sbadato perda la cartella di pagamento. Se da sbadato diventa sveglio, chiederà all’Agenzia di riscossione la stampa dell’estratto di ruolo. È un semplice documento che contiene gli elementi delle cartelle esattoriali e dei ruoli in essa contenuti. Non è un atto impositivo e non rientra tra i cosiddetti atti impugnabili prescritti dalla legge.
Detto questo, il contribuente dà un’occhiata all’estratto di ruolo. Se in quel documento vengono riportati dei debiti, cioè delle cartelle che non gli sono mai state notificate, non farà altro che portarli sul tavolo di un giudice. Ma solo quelle che non le sono state notificate, perché in tutti gli altri casi, l’estratto di ruolo non è impugnabile. Perché è così importante leggere bene l’estratto di ruolo? Perché se su quel documento sono indicati dei crediti andati in prescrizione, l’unico modo per difendersi è quello di presentare un’istanza in autotutela o attendere il successivo atto dell’Agenzia delle Entrate Riscossione (una diffida, un sollecito di pagamento, un pignoramento, un avviso di fermo o un’ipoteca).
Se i termini di prescrizione dei crediti in cartella sono scaduti?
Quando scatta la prescrizione dei crediti in cartella, qualsiasi contestazione, qualsiasi azione esecutiva o cautelare diventa illegittima. Risponde il tribunale ordinario ad un tentativo di pignoramento.
Quando un credito contenuto in una cartella va in prescrizione, il contribuente «sveglio» lo farà sapere subito all’Agenzia di riscossione e al creditore. Quindi, presenterà un’istanza in autotutela (attraverso raccomandata a.r. o con posta elettronica certificata) indirizzata all’amministrazione titolare del credito (meglio che una copia sia indirizzata, per conoscenza, anche all’Agenzia di riscossione. Si eviterà così un ricorso al giudice ed una parcella all’avvocato, entrambe inutili in questo caso).
Con l’istanza – che può essere presentata in carta semplice, esente da bollo, firmata dallo stesso contribuente senza bisogno di difensore tecnico – si deve chiedere lo sgravio della cartella di pagamento per intervenuta prescrizione del credito.
Quali sono i termini di prescrizione dei crediti
Come detto all’inizio, ogni cartella di pagamento – a seconda del credito che contiene – ha un termine di prescrizione. Nello specifico:
tributi erariali come Irpef, Iva, Ires, Imposta di registro, imposte ipocatastali: prescrizione di 10 anni decorrente dalla scadenza del termine per il pagamento (60 giorni dalla notifica) o – come detto – se la cartella è impugnata, dal passaggio in giudicato della sentenza;
sanzioni (multa per violazione del codice della strada, protesto,ecc.): prescrizione in 5 anni decorrenti dal giorno della violazione. Anche in questo caso, tuttavia, se il titolo alla base del credito azionato è una sentenza passata in giudicato, si applica il termine di dieci anni dal passaggio in giudicato della sentenza [1];
tributi locali periodici (Tasi, Tarsu, Tari, Tosap e Imu): prescrizione in 5 anni. Ma se il titolo è una sentenza passata in giudicato, si applica il termine di 10 anni.
Attenzione, però: in caso di accertamento immediatamente esecutivo, se il contribuente non lo contesta, l’Agenzia di riscossione deve iniziare l’esecuzione con la notifica del pignoramento, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo [2]. Tuttavia, se l’Agenzia procede in base a sentenza, si applica anche in questo caso il termine di prescrizione di 10 anni dal passaggio in giudicato della sentenza per quanto spiegato sopra.
contributi previdenziali dovuti all’Inps o all’Inail: prescrizione dopo 5 anni (se, però, dovuti per periodi antecedenti al 1.01.1996, si prescrivono in 10 anni);
contributi minori (DS, TBC, ENAOLI, SSN, ecc.) e quelli dovuti da artigiani, esercenti attività commerciali e lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata: prescrizione dopo 5 anni;
bollo auto: prescrizione dopo 3 anni decorrenti dal terzo anno successivo a quello a cui si riferisce il pagamento;
canone Rai: prescrizione dopo 10 anni a partire dalla fine di gennaio dell’anno in cui sarebbe dovuto essere corrisposto;
diritti della Camera di Commercio: non esiste una specifica normativa per cui, secondo la tesi maggioritaria, si applica il termine ordinario di 10 anni. Secondo qualche giudice, invece, si applica il termine di 5 anni trattandosi di somme dovute con cadenza periodica [3].
Lo schema dei termini di prescrizione delle cartelle di pagamento lo troverete a fine articolo, nella tabella A.
L’interruzione della prescrizione dei crediti in cartella
L’Agenzia delle Entrate Riscossione può sospendere il decorso del termine di prescrizione notificando al contribuente uno dei seguenti atti con raccomandata a.r. o con posta certificata (ci deve essere la prova del ricevimento):
la medesima cartella di pagamento;
un’intimazione di pagamento;
il preavviso di iscrizione di fermo del veicolo o di ipoteca sull’immobile: sul punto non vi è uniformità di vedute; il nostro personale convincimento, tuttavia, è che il preavviso di fermo/ipoteca interrompa la prescrizione laddove contenga una precisa indicazione della causa del credito, dell’importo dovuto e intimi espressamente il pagamento.
Morale? Il termine di prescrizione inizia a decorrere nuovamente da capo dal giorno successivo alla notifica dell’atto stesso.
I termini di notifica del credito nelle cartelle di pagamento
Le cartelle di pagamento relative al debito dei contribuenti per imposte sui redditi (l’ Irpef, ad esempio) e Iva devono essere notificate, a pena di decadenza, nei termini esposti nella tabella B riportata in fondo all’articolo. La data di esecutività del ruolo e quella della sua consegna all’agente della riscossione sono privi di rilevanza per il contribuente. L’onere di provare il rispetto dei termini grava sull’Amministrazione finanziaria.
Per i tributi diversi da imposte sui redditi e Iva, si applicano i termini di decadenza previsti dalle singole normative. Facciamo un esempio: per la riscossione delle imposte indirette diverse dall’Iva – imposta di registro, di successione, ipotecarie e catastali, Invim – si applica solo il termine di prescrizione di 10 anni. Secondo una parte della giurisprudenza, invece, si applica anche in questo caso il termine del 31 dicembre del secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo.
Comunque, ed in ogni caso, se la notifica non avviene entro i termini citati, l’Ufficio perde definitivamente il diritto a richiedere il pagamento dei tributi dovuti. E chi si è visto si è visto.
La prescrizione di un credito non contenuto in cartella
Non tutti i crediti sono contenuti in una cartella esattoriale. Quelli vantati da una banca, da un’azienda o da un artigiano, dalla compagnia di assicurazioni o da un commerciante non arriveranno mai al debitore dall’Agenzia delle Entrate Riscossione, ma gli arriveranno eccome.
Il punto è che anche quelli vanno in prescrizione a seconda del tipo di debito. E quando scadono, il creditore non può più pretendere nulla, nemmeno se si rivolge a un giudice. Non ci sarà un pignoramento, una causa. Purché non ci sia un atto interruttivo della prescrizione. In questo caso, come per le cartelle di pagamento, la prescrizione del credito può essere interrotta. E la decorrenza della prescrizione ripartirà da capo. Meglio fare un esempio.
Firmo con una finanziaria un contratto la cui prescrizione scade nel 2027. Ma nel 2020, la finanziaria mi sollecita – con raccomandata a.r. – il pagamento. A questo punto, la prescrizione di 10 anni scadrà nel 2030. Se sono ancora vivo. E, per una volta, non è una battuta: se muore il debitore prima che scada il debito, a risponderne sono i suoi eredi, a meno che abbiano rifiutato l’eredità.
Attenzione, però: se interviene un atto interruttivo della prescrizione il termine potrebbe essere così lungo da non arrivare mai a prescriversi.
Che cosa può interrompere la prescrizione di un credito?
un atto inviato dal creditore: la diffida, il sollecito di pagamento, la notifica di un atto di citazione o di un precetto. Sappiate, comunque, che la richiesta di pagamento deve indicare con esattezza l’entità del credito e la sua causa;
un atto proveniente dal debitore: l’ammissione del debito, la richiesta di dilazione del pagamento, la richiesta di saldo e stralcio o di qualsiasi altro sconto o transazione, ecc.
I termini di prescrizione di un credito
Troverete, comunque, schematizzati nella tabella C a fondo articolo i tempi di prescrizione dei crediti, ma partiamo da due regole di principio:
per i crediti derivanti da contratti o atti leciti (salvo i casi speciali che diremo in seguito), la prescrizione è di 10 anni;
per i crediti derivanti da atti illeciti (il danneggiamento di un balcone per via dei calcinacci caduti sul piano di sotto o la ferita provocata durante una rissa), la prescrizione è di 5 anni.
Detto questo, ci sono molti casi in cui la prescrizione del credito può essere inferiore, pur restando il termine massimo fissato in 10 anni:
crediti da banche e finanziarie: 10 anni [4];
rate di mutuo: 10 anni [4];
debiti per bollette e, in particolare quelle del telefono: 5 anni a partire dalla data di scadenza della bolletta [5]. Se però l’utente fa causa e perde, il debito si prescrive in 10 anni. Invece per le bollette della luce, acqua e gas la prescrizione è di 2 anni (termine introdotto dalla legge di bilancio 2018).
spese condominiali: 5 anni [5];
diritto al risarcimento in caso di incidenti stradali: 2 anni [6];
singole annualità di rendite vitalizie: 5 anni [5];
le singole annualità delle pensioni alimentari: 5 anni [5];
canone di affitto di un appartamento, sia ad uso abitativo sia commerciale: 5 anni [5];
pagamento, da parte dell’inquilino, degli oneri di condominio in un appartamento preso in affitto: 5 anni [5];
affitti dei beni rustici: 5 anni [5];
interessi dovuti alla banca: 5 anni [5];
interessi dovuti a qualsiasi altro creditore: 5 anni [5];
tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi: 5 anni [5];
diritto al pagamento dello stipendio per il lavoratore dipendente: 5 anni [5];
diritto al pagamento del Tfr e di tutte le altre indennità spettanti per la cessazione del rapporto di lavoro: 5 anni [5];
pagamento degli utili da parte di una società: 5 anni [7];
possibilità dei soci di agire contro gli amministratori della società, per responsabilità nella gestione: 5 anni [7];
diritto del mediatore a vedersi pagata la propria provvigione: 1 anno [8];
diritto dell’agente immobiliare al compenso per una vendita o un affitto: 1 anno [8];
diritti derivanti dal contratto di spedizione e dal contratto di trasporto: 1 anno [9];
pagamento del premio da pagare all’assicurazione per la polizza (di qualsiasi polizza si tratti): 1 anno dalle singole scadenze, siano esse mensilità, semestralità o annualità (a seconda del contratto) [10];
diritto al pagamento del risarcimento in caso di assicurazione sulla vita: 10 anni [10];
altri diritti derivanti dal contratto di assicurazione e dal contratto di riassicurazione: 2 anni dal giorno in cui si è verificato il fatto su cui il diritto si fonda [10];
pagamento per il pernottamento in un hotel, albergo, ostello, affittacamere, bed & breakfast: 6 mesi [11];
pagamento delle lezioni private a insegnanti che impartiscono però le lezioni entro i limiti prestabiliti, a giorni o a singole ore, e comunque non oltre un mese: 1 anno [12];
pagamento delle retribuzioni per prestazioni di lavoro non superiori a un mese: 1 anno [12];
pagamento di convitti: 1 anno [12];
pagamento dei commercianti, per il prezzo delle merci vendute a chi non ne fa commercio; 1 anno [12];
pagamento dei farmacisti per le medicine acquistate presso la farmacia: 1 anno [12];
pagamento dei corsi di lingua inglese o altre lingue ad insegnanti privati: 3 anni [13];
pagamento delle lezioni private a insegnanti che impartiscono però le lezioni a termini più lunghi di un mese: 3 anni [13];
pagamento dei prestatori di lavoro, per le retribuzioni corrisposte a periodi superiori al mese: 3 anni [13];
pagamento dei compensi dei professionisti, per l’opera prestata e per il rimborso delle spese vive sostenute: 3 anni [13]. Se però il professionista ha fatto firmare al cliente un contratto, vale il termine generale di 10 anni;
pagamento del notaio: 3 anni [13];
risarcimento o restituzione del prezzo, da parte del negoziante, per aver acquistato un oggetto difettoso: per contestare il difetto ci sono 60 giorni; per agire in causa 26 mesi dalla scoperta del difetto; ciò vale solo se l’acquirente è un consumatore. Se invece si tratta di un soggetto che ha acquistato con partita Iva, la contestazione va fatta entro 8 giorni dalla scoperta del vizio e la prescrizione dell’azione è di 1 anno dall’acquisto;
diritto di recesso in caso di acquisto di un prodotto fuori dal negozio (vendite su internet, su corrispondenza, televendite, telemarketing, ecc.): 14 giorni;
diritto di recesso su pacchetti viaggio acquistati su internet: 14 giorni;
diritto di recesso su contratti bancari o assicurazioni acquistati su Internet: 14 giorni;
diritto di recesso su finanziamenti stipulati via Internet: 14 giorni;
diritto di recesso da una polizza vita: 30 giorni;
iscrizione a scuole e palestre private: 1 anno [12];
contestazioni per lavori affidati a ditte di riparazione, manutenzione: la contestazione va inviata entro 8 giorni dalla scoperta del vizio; la causa va avviata entro 1 anno;
contestazioni al costruttore del palazzo per gravi difetti strutturali: la garanzia opera per 10 anni; la contestazione va inviata entro 1 anno dalla scoperta del vizio; la causa va avviata entro l’anno successivo;
vacanza rovinata per pacchetto viaggi non conforme alle promesse: presentazione reclamo: 10 giorni dal rientro; prescrizione in caso di danni alla persona: 3 anni dal rientro; prescrizione in caso di danni alla persona dovuti al trasporto: 1 anno dal rientro (18 mesi se il trasporto parte o arriva fuori Europa); prescrizione in caso di altri danni: 1 anno dal rientro;
contestazione danni e vizi su contratti di appalto: denuncia entro 60 giorni dalla scoperta; la prescrizione della causa è di 2 anni. La prescrizione decorre dalla consegna dell’opera;
contestazione danno da prodotti difettosi: 3 anni dalla scoperta;
assegni: 6 mesi. Dopo tale termine non sono più titoli esecutivi (e quindi non legittimano l’immediato pignoramento) ma comunque restano prove scritte del credito e consentono l’emissione di un decreto ingiuntivo;
cambiali: 3 anni. Dopo tale termine non sono più titoli esecutivi (e quindi non legittimano l’immediato pignoramento) ma comunque restano prove scritte del credito e consentono l’emissione di un decreto ingiuntivo;
riconoscimento della qualifica superiore per il lavoratore dipendente: 10 anni;
il pagamento dei contributi da parte del datore di lavoro: 5 anni;
demansionamento da parte del datore di lavoro: 10 anni;
pagamento della retribuzione (busta paga) del lavoratore dipendente part time o full time, sia nel pubblico che nel privato: 5 anni;
pagamento del prezzo per acquisti in genere: 10 anni.
TIPOLOGIA DEL CREDITO TERMINE DI PRESCRIONE COMPETENZA
TABELLA B: I TERMINI DI NOTIFICA DEL CREDITO
TIPO DI CREDITO TERMINE PER LA NOTIFICA DELLA CARTELLA DI PAGAMENTO
TABELLA C: I TERMINI DI PRESCRIZIONE DEL CREDITO NON IN CARTELLA
TIPO DI CREDITO CON PRESCRIZIONE DI 10 ANNI
crediti derivanti da contratti o atti leciti
crediti con banche e finanziarie e rate di mutuo
TIPO DI CREDITO CON PRESCRIZIONE DI 5 ANNI
crediti derivanti da atti illeciti
crediti per bollette della luce, acqua e gas (se si perde la causa, prescrizione di 10 anni): 2 anni. Per tutte le altre bollette (ivi compreso il telefono): 5 anni. Se però si fa causa e si perde, la prescrizione è di 10 anni
TIPO DI CREDITO CON PRESCRIZIONE DI 3 ANNI
TIPO DI CREDITO CON PRESCRIZIONE DI 2 ANNI
TIPO DI CREDITO CON PRESCRIZIONE DI 1 ANNO
TIPO DI CREDITO CON PRESCRIZIONE INFERIORE A 1 ANNO
CASI PARTICOLARI DI PRESCRIZIONE DEL CREDITO
[1] Art. 2953 cod. civ., Cass. S.U. sent. n. 25790/2009.
[2] Art. 29 c. 1 lett. e) DL 78/2010 conv. in L. 122/2010.
[3] CTR Roma sent. n. 544/1/2010 e CTR Ferrara sent. n. 523/2013.
[4] Art. 2946 cod. civ.
[5] Art. 2948 cod. civ.
[6] Art. 2947 cod. civ.
[7] Art. 2949 cod. civ.
[8] Art. 2950 cod. civ.
[9] Art. 2951 cod. civ.
[10] Art. 2952 cod. civ.
[11] Art. 2954 cod. civ.
[12] Art. 2955 cod. civ.
[13] Art. 2956 cod. civ.
31/07/2019 alle 18:55