Source: https://renatodisa.com/corte-di-cassazione-sezione-i-sentenza-2-settembre-2015-n-35818-lillecito-amministrativo-addebitabile-allente-ai-sensi-del-d-lgs-n-231-del-2001-non-consiste-in-una-responsabilita-sussidiar/
Timestamp: 2019-01-19 12:13:23+00:00
Document Index: 87717131

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 2 settembre 2015, n. 35818. L'illecito amministrativo addebitabile all'ente ai sensi del d. lgs. n. 231 del 2001 non consiste in una responsabilità sussidiaria del fatto altrui, richiedendo soltanto che il reato risulti espressione di una politica aziendale deviante o, comunque, frutto di una c.d. colpa di organizzazione - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione penale 2015 Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 2 settembre 2015, n. 35818. L’illecito...
– A (OMISSIS) (capo L), la responsabilita’ “dell’illecito amministrativo previsto dall’articolo 5, comma 1, lettera b); articolo 7; Decreto Legislativo n. 231 del 2001, articolo 25 ter, lettera r), per non avere – prima della commissione del fatto ascritto al sottoposto (OMISSIS) e contestato sub capo D) della rubrica … – adottato ed efficacemente attuato modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi, con cio’ traendo dalla condotta delittuosa dei soggetti sottoposti – i quali non hanno agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi – un profitto di rilevante entita'”.
2.1. Piu’ in particolare, in punto di diritto, la sentenza osservava che in base al tenore letterale della norma per la responsabilita’ amministrativa e’ “necessario che venga compiuto un reato da parte del soggetto riconducibile all’ente, ma non e’ anche necessario che tale reato venga accertato con individuazione e condanna del responsabile. La responsabilita’ penale presupposta puo’ essere ritenuta incidenter tantum (ad esempio perche’ non si e’ potuto individuare il soggetto responsabile o perche’ questi e’ non imputabile) e cio’ non ostante puo’ essere sanzionata in via amministrativa la societa'”.
5. Per quanto concerne l’asserita violazione dell’articolo 627 c.p.p., l’analisi delle norma compiuta dalla sentenza di annullamento e il principio consegnato al giudice del rinvio, calati nella situazione fattuale esaminata ed accompagnati dai rilievi gia’ richiamati – che proprio la sentenza del Tribunale “riconducessi la condotta di reato non alla riunione di (OMISSIS) del 21 novembre 2003, ma ad un precedente scambio di mails fra le due societa'” e che, “allora, il fatto che nella predetta riunione non siano emersi comportamenti penalmente rilevanti, a titolo di concorso, non esclude affatto che la condotta di reato possa essersi realizzata con altre modalita’ ed in tempi diversi” -, rendono evidente che il punto di diritto affermato e vincolante consisteva proprio nel potere-dovere di accertare e autonomamente dichiarare la responsabilita’ dell’ente, avuto riguardo (anche) alla condotta costitutiva del reato presupposto realizzata prima e in vista della riunione a seguito della quale il comunicato oggetto della contestazione era stato materialmente licenziato.
Nella sostanza, ai fini della decisione che concerne l’ente non assume alcun rilievo che la sentenza impugnata abbia ritenuto, sulla base di quanto gia’ risultava dai documenti che formavano l’allegato 38 della integrazione della consulenza del P.m. (OMISSIS) (pag. 23 sent. C.d.A.), di dare un nome (neppure si sa se reale) ad uno degli “altri funzionari (OMISSIS)” cui si riferivano, espressamente, la contestazione di aggiotaggio informativo in concorso, costituente il reato presupposto, e, implicitamente, la sentenza di annullamento allorche’ ricordava che sulla scorta della consulenza del P.m. il Tribunale riconduceva la condotta di reato “ad un precedente scambio di mails fra le due societa'” e assegnava al giudice del rinvio il compito di verificare se essa potesse “essersi realizzata con altre modalita’ ed in tempi diversi”. La Corte di appello avrebbe potuto con la stessa efficacia e il medesimo risultato riferirsi al soggetto non meglio identificato che gia’ risultava dalla consulenza del P.m. e che agiva quale “director of Corporate Affairs Citigroup Italy”, firmandosi (OMISSIS).
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 17 giugno 2015, n. 25320....