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Timestamp: 2019-08-17 17:39:57+00:00
Document Index: 84673655

Matched Legal Cases: ['art. 50', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 378', 'art.1', 'art. 22', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 50', 'sentenza ', 'art. 50', 'art. 2499', 'art. 102', 'art. 2383', 'art. 50', 'sentenza ', 'art. 2383', 'sentenza ', 'art. 2449', 'art. 50', 'art. 2449', 'art. 2383', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 2449', 'art. 2328', 'art. 3', 'art. 2450', 'art. 50', 'art. 50', 'art. 2449', 'art. 2383', 'art. 50', 'art. 50', 'art. 97', 'art. 50', 'art. 16', 'art. 2449', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 1']

Sulla sussistenza della giurisdizione del g.o. relativamente alla controversia avente ad oggetto la domanda di annullamento di provvedimenti comunali di revoca degli amministratori di una società partecipate
Sentenza 18 giugno 2019, n. 16335<?xml:namespace prefix = "o" ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
(OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) – che il (OMISSIS) erano stati nominati, dall’allora Sindaco di (OMISSIS), componenti per la durata di un triennio del C.d.A. di (OMISSIS) s.p.a. (societa’ che gestisce il servizio mense scolastiche del Comune, il quale ne detiene, in proprio ed attraverso una controllata, l’intero capitale sociale) ed erano poi stati revocati dalla carica con atto del 14.7.011 emanato dal nuovo Sindaco della citta’, eletto nel maggio 2011, in forza dei poteri conferitigli dal D.lgs. n. 267 del 2000, art. 50 – convennero in giudizio dinanzi al tribunale cittadino l’ente territoriale e la societa’ partecipata per sentire dichiarare la nullita’ e/o l’inefficacia e/o l’illegittimita’ dell’atto di revoca, adottato senza le garanzie del procedimento amministrativo, per sentir comunque accertare che la revoca era stata disposta senza giusta causa e per ottenere la condanna dei convenuti al risarcimento dei danni patrimoniali ed all’immagine subiti per effetto del provvedimento.
Il tribunale, con sentenza del 10.2.014: i) dichiarò la propria carenza di giurisdizione sulla sola domanda di annullamento del provvedimento del Sindaco; ii) accertò che gli amministratori erano stati revocati senza giusta causa; iii) dichiarò il difetto di legittimazione passiva di (OMISSIS) s.p.a. rispetto alla domanda di risarcimento del danno all’immagine e respinse la domanda nel merito nei confronti del Comune; iv) dichiarò, per contro, il difetto di legittimazione passiva dell’ente territoriale rispetto alla domanda di risarcimento del danno patrimoniale; v) accolse questa domanda nei confronti di (OMISSIS) e condannò la societa’ a pagare per tale titolo agli attori la residua somma che ciascuno di essi avrebbe dovuto percepire per emolumenti sino alla scadenza del mandato, maggiorata della rivalutazione monetaria e degli interessi.
La decisione è stata appellata in via principale da (OMISSIS) s.p.a. ed in via incidentale dal COMUNE DI (OMISSIS) e dagli originari attori.
La Corte d’appello di Milano, con sentenza del 5.4.2016, ha respinto tutti gli appelli, precisando, a parziale correzione della sentenza di primo grado, che sia il COMUNE DI (OMISSIS) sia (OMISSIS) erano processualmente legittimati a resistere ad entrambe le domande risarcitorie, ma che la società, quale esclusiva titolare, dal lato passivo, del rapporto controverso, era il solo soggetto tenuto a rispondere del danno subito dagli amministratori revocati.
Entro i termini di cui all’art. 378 c.p.c., tutte le parti hanno depositato memoria.
1) Con il primo motivo del ricorso principale, che denuncia violazione dell’artt. 132 c.p.c., n. 4, e 112 c.p.c., 1362 e 1363 c.c., d.lgs. n. 39 del 2013, art.1, comma 2, lettera c), e D.lgs. n. 33 del 2013, art. 22, c. 1, lettera c) (OMISSIS) lamenta che la corte territoriale non abbia ritenuto viziata per ultrapetizione la sentenza di primo grado nella parte in cui aveva escluso che essa appartenga al novero delle societa’ in house ed abbia poi implicitamente confermato l’accertamento del tribunale sul punto. La ricorrente, precisato di condividere l’affermazione del giudice d’appello circa l’irrilevanza della questione ai fini della decisione, ribadisce che il vizio denunciato sussisteva e sostiene che una corretta interpretazione del proprio statuto avrebbe dovuto condurre alla conclusione che essa e’ soggetta al c.d. controllo analogo del COMUNE DI (OMISSIS).
2) Col secondo motivo, che denuncia violazione del d.l.n. 95 del 2012, art. 4, c. 13, 2499 e 2909 c.c., D.lgs. n. 267 del 2000, art. 50, commi 8 e 9, (OMISSIS) si duole del rigetto dell’eccezione di difetto di giurisdizione del giudice ordinario a decidere della domanda di accertamento dell’insussistenza di una giusta causa di revoca e delle conseguenti domande risarcitorie, nonche’ del rigetto dell’eccezione di giudicato costituito dalla sentenza del TAR che ha respinto il ricorso proposto dagli amministratori revocati per ottenere l’annullamento del provvedimento adottato dal neo-eletto primo cittadino. La ricorrente rileva al riguardo che le disposizioni di cui all’art. 50, c. 8 e 9, TUEL, che consentono al Sindaco di revocare gli amministratori della societa’ partecipata dal Comune entro il termine di 45 giorni dal suo insediamento, rappresentano una chiara ed evidente deroga al regime privatistico dettato dall’art. 2499 c.c.. Assume, pertanto, che, una volta che il Sindaco abbia esercitato i poteri speciali conferitigli da tali norme, l’atto, emanato iure imperii, non potrebbe essere imputato alla volonta’ del Comune, uti socius, con la conseguenza che la societa’ non potrebbe essere chiamata a risponderne; osserva, per altro verso, che il provvedimento, ove riconosciuto pienamente legittimo sul piano amministrativo (secondo quanto nella specie accertato dal TAR) non potrebbe essere ritenuto antigiuridico e foriero di danni sotto il profilo civilistico.
3) Analoghe censure sono illustrate nel terzo motivo del ricorso principale, con il quale (OMISSIS), denunciando ulteriori violazioni delle norme gia’ indicate nel precedente mezzo, nonche’ violazione dell’art. 102 c.p.c., artt. 119 e 128 Cost., e art. 2383 c.c., c. 3, contesta di essere passivamente legittimata alle domande. Ribadisce che la revoca e’ stata disposta iure imperii dal Sindaco nell’esercizio dei poteri speciali conferitigli dall’art. 50, commi 8 e 9, TUEL ed assume che l’atto, integrante ex se giusta causa (di revoca), non poteva che essere recepito in sede assembleare, non avendo essa alcun potere di respingerlo. Ad ulteriore sostegno dell’assunto la ricorrente rileva che la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 220 del 2014, ha ritenuto che il TUEL fornisca fondamento legislativo a tale potere, che gode di un particolare rilievo costituzionale, spettando al Sindaco il diritto-dovere di esercitarlo al fine di svolgere compiutamente le funzioni che gli sono attribuite dalla Costituzione; deduce pertanto che se il provvedimento di revoca dovesse ritenersi soggetto al disposto dell’art. 2383 c.c., c. 3, si porrebbe un limite non previsto al potere in questione, e si adotterebbe un’interpretazione delle norme non conforme al dettato costituzionale.
4) Con il quarto motivo (OMISSIS) denuncia il vizio di motivazione della sentenza impugnata, lamentando che la corte d’appello abbia omesso di esaminare il fatto decisivo costituito dall’essersi essa limitata a recepire l’atto sindacale, che dunque non poteva esserle imputato ai sensi dell’art. 2449 c.c..
Il potere attribuito al Sindaco dall’art. 50, commi 8 e 9, TUEL, di nomina, di designazione e di revoca dei rappresentanti del Comune presso le aziende (oltre che presso enti ed istituzioni) non e’ infatti limitato alle sole ipotesi in cui queste siano soggette al controllo analogo dell’ente territoriale: come riconosciuto dalla stessa ricorrente, stabilire se ad essa possa, o meno, essere attribuita natura di societa’ in house e’ dunque del tutto irrilevante ai fini del decidere.
Si e’ precisato al riguardo: che il rapporto fra societa’ ed ente pubblico e’ di assoluta autonomia, non essendo consentito all’ente di incidere unilateralmente sul suo svolgimento e sull’attivita’ della societa’ mediante l’esercizio di poteri autoritativi o discrezionali, ma solo avvalendosi degli strumenti previsti dal diritto societario, da esercitare a mezzo dei membri di nomina pubblica presenti negli organi della societa’ (Cass. S.U. n. 7799 del 2005); che l’ente pubblico, quando nomina e revoca gli amministratori della societa’, non esercita un potere a titolo proprio ma esercita l’ordinario potere dell’assemblea, ad essa surrogandosi, quale organo della societa’, per autorizzazione della legge o dello statuto; che l’amministratore di designazione pubblica non e’ soggetto agli ordini dell’ente nominante ed anzi, per testuale previsione del codice civile (art. 2449 c.c.), ha i medesimi diritti ed i medesimi obblighi dell’amministratore di nomina assembleare (Cass. n. 23381 del 2013); che, se e’ vero che la giurisdizione ordinaria somministra unicamente la tutela obbligatoria o generica (risarcimento del danno per revoca ingiustificata), mentre il giudice amministrativo potrebbe erogare anche la tutela reale (reintegrazione nella carica per illegittimita’ dell’atto), tale delimitazione consegue al principio di eguaglianza tra amministratore di nomina pubblica e amministratore di nomina assembleare, sicche’ entrambi, a norma dell’art. 2383 c.c., null’altro possono ottenere se non la monetizzazione della funzione (Cass. S.U. n. 1237 del 2015); che l’inquadramento privatistico delle societa’ in mano pubblica, col relativo assoggettamento alla giurisdizione ordinaria, emerge dalla L. n. 145 del 2002, art. 6 (che ha tipizzato il sistema dello spoil system), dal D.lgs. n. 6 del 2003, art. 1, (che ammette il riconoscimento statutario del potere di nomina e revoca anche in capo a soggetti privati) e (pur se con disposizioni entrate in vigore in data successiva all’adozione del provvedimento di cui si discute) dal Decreto Legge n. 95 del 2012, art. 4, c. 13, convertito dalla L. n. 135 del 2012 (che, individuando nella distorsione pubblicistica una causa di distorsione di pubbliche risorse, fissa, in sede di spending review, una regola ermeneutica di chiusura, orientata al diritto societario comune) e dal D.lgs. n. 175 del 2016, art. 1, c. 3, (a tenore del quale, per tutto quanto non espressamente derogato, le societa’ a partecipazione pubblica sono disciplinate dalle norme sulle societa’ contenute nel codice civile). (Cass. SS.UU. nn. 1237 del 2015 e 24591 del 2016).
Ad ulteriore conforto dell’orientamento consolidato che riconduce alla giurisdizione ordinaria le controversie in tema di nomina e revoca degli amministratori di societa’ a partecipazione pubblica puo’ aggiungersi che, ai sensi dell’art. 2449 c.c., c. 1, la facolta’ di compimento di tali atti deve essere conferita al socio pubblico dallo statuto, cioe’ da un atto fondamentale di natura negoziale (art. 2328 c.c., c. 3) e che, con l’abrogazione (ad opera del Decreto Legge n. 10 del 2007, art. 3, c. 1, convertito con modificazioni dalla L. n. 46 del 2007) dell’art. 2450 c.c. – a norma del quale la legge o lo statuto potevano attribuire la nomina e la revoca ad un ente pubblico estraneo al capitale sociale – e’ stato posto in chiaro che gli atti in questione competono all’ente pubblico uti socius, e dunque iure privatorum e non iure imperii.
In definitiva, secondo quanto gia’ ripetutamente affermato da U1 questa Corte (Cass. SS.UU. nn. 1534 del 2009, 1237 del 2015, 24591 del 2016) la linea che segna, in materia, il confine fra giurisdizione del giudice amministrativo e giurisdizione del giudice ordinario va tracciata attribuendo al primo le controversie aventi ad oggetto i provvedimenti unilaterali di natura autoritativa – preliminari rispetto alle successive deliberazioni societarie – con i quali l’ente pubblico delibera di costituire la societa’ o di parteciparvi o di procedere ad un atto modificativo o estintivo della stessa o di interferire, nei casi previsti dalla legge, nella vita della medesima, ed al secondo quelle aventi ad oggetto gli atti societari “a valle” della scelta di fondo dell’utilizzazione del modello societario, aventi ad oggetto l’attivita’ della compagine societaria partecipata con cui l’ente esercita le facolta’ proprie del socio, fra le quali rientrano quelle volte da accertare l’intera gamma delle patologie e delle inefficacie negoziali inerenti la struttura del contratto sociale, ancorche’ ad essa estranee e/o sopravvenute e derivanti da irregolarita’- illegittimita’ della procedura amministrativa a monte (Cass. S.U. n. 30167 del 2011). 6.2) Se cosi’ e’, non v’e’ ragione per ritenere che il giudizio nel quale si dibatte della legittimita’ dell’atto emesso dal Sindaco ai sensi del D.lgs. n. 267 del 2000, art. 50, commi 8 e 9, di revoca degli amministratori di una societa’ partecipata dal Comune, non debba essere devoluto alla giurisdizione del giudice ordinario.
L’indubitabile connotazione societaria “interna” dell’atto, attraverso il quale il Sindaco si fa portatore della volonta’ del Comune di procedere alla sostituzione degli amministratori della partecipata, conduce dunque a interpretare i richiamati commi 8 e 9. dell’art. 50 TUEL quali norme etero – integrative dell’art. 2449 c.c., che, nei limiti temporali previsti, consentono all’ente pubblico, in deroga alla previsione statutaria di durata minima dell’incarico, di revocare i componenti dell’organo di gestione in precedenza nominati.
7) Il terzo motivo, nella parte (non assorbita dal rigetto del precedente mezzo) in cui attiene specificamente alla questione dibattuta nel merito fra le parti, concernente il diritto dei cessati amministratori della partecipata ad essere risarciti, ai sensi dell’art. 2383 c.c., c. 3, per essere stati revocati senza giusta causa, e’ fondato nei termini che di seguito si precisano.
Il giudice d’appello ha ritenuto che l’atto di revoca esercitato dal Sindaco, pur nell’ambito della potesta’ riconosciutagli dai piu’ volte richiamati commi 8 e 9, dell’art. 50 TUEL, non puo’ giungere a comprimere, per cause politiche ed estranee alla sfera soggettiva dei componenti dell’organo di gestione, l’aspettativa di costoro di portare a termine, nel tempo stabilito dalla legge, le funzioni loro conferite nell’interesse della societa’ e di effettuare scelte organizzative nell’interesse dell’impresa, orientate pur sempre nel rispetto dei principi di concorrenzialita’ ed efficienza; con la conseguenza che l’atto, se, come nel caso di specie, non motivato da ragioni che esplicitino le eventuali carenze dimostrate dagli amministratori nell’espletamento dei loro compiti o la loro incapacita’ di mutare indirizzo secondo le nuove linee indicate dall’ente, non risulta sorretto da giusta causa.
Il collegio ritiene, in contrario, che la previsione di cui all’art. 50, commi 8 e 9 TUEL, integri ex se una giusta causa oggettiva di revoca degli amministratori.
Il c.d. sistema dello spoil system, di cui le norme in questione costituiscono estrinsecazione, ha, d’altro canto, ricevuto l’avallo della Corte Costituzionale, che (sia pur scrutinando questioni di legittimita’ costituzionale di artt. di leggi regionali che lo prevedono) l’ha ritenuto compatibile con l’art. 97 Cost., qualora riferito a soggetti che: a) siano titolari di organi di vertice dell’amministrazione; b) debbano essere nominati intuitu personae, cioe’ sulla base di valutazioni personali coerenti all’indirizzo politico (regionale). (Corte Costituzionale, nn. 233 del 2006, 34 del 2010).
Va ancora precisato, sotto il profilo di fatto, che nella specie e’ pacifico che gli amministratori revocati fossero stati nominati dal precedente Sindaco intuitu personae, senza alcun procedimento di evidenza pubblica, concorso o gara. Va escluso, inoltre, che l’esercizio da parte del nuovo primo cittadino della facolta’ di cui all’art. 50, commi 8 e 9, TUEL si ponesse in contrasto con lo statuto di (OMISSIS) che, all’art. 16, commi 2 e 3, prevede, rispettivamente, che “il COMUNE DI (OMISSIS), ai sensi dell’art. 2449 c.c., ha diritto di procedere alla nomina diretta di un numero di amministratori proporzionale all’entita’ della propria partecipazione” e che “la cessazione, decadenza revoca e sostituzione degli amministratori sono regolate a norma di legge e del presente statuto”.
10) All’accoglimento, nei termini di cui si e’ detto, del terzo motivo del ricorso principale consegue la cassazione d
ella sentenza impugnata.
Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, art. 13, c. 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, c. 17, da’ atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente incidentale di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.