Source: http://www.scalia2001.it/atti2005/index_htm_files/05ODG008.html
Timestamp: 2019-03-21 12:20:06+00:00
Document Index: 131692130

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2', 'art.2', 'art. 34', 'art. 35', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 21', 'art. 23', 'art. 3']

A sostegno della campagna di Amnesty International. Mai più violenza sulle donne.
La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, approvata nel 1948 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite afferma che tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti (art. 1) e che ad ogni individuo spettano tutti i diritti e le libertà enunciate nella presente dichiarazione senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione (art. 2).
La Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell'Infanzia impegna gli Stati a rispettare i diritti che sono enunciati nella Convenzione medesima ed a garantirli ad ogni fanciullo () senza distinzioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, del fanciullo o dei suoi genitori o tutori (). (art.2) Gli Stati, inoltre, s'impegnano a proteggere il fanciullo o la fanciulla contro ogni forma di sfruttamento e violenza sessuale (art. 34) e devono prendere ogni misura appropriata () per prevenire il rapimento, la vendita o il traffico di fanciulli e fanciulle (art. 35)
Che la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne gli Stati parte condannano la discriminazione nei confronti della donna in ogni sua forma, convengono di perseguire con ogni mezzo appropriato e senza indugio, una politica tendente ad eliminare la discriminazione nei confronti della donna (art. 2) Inoltre Gli Stati parti prendono ogni misura adeguata () per reprimere, in ogni sua forma, il traffico e lo sfruttamento della prostituzione delle donne (art. 6)
La Dichiarazione sull'eliminazione della violenza contro le donne (1994) afferma che gli Stati dovrebbero condannare la violenza contro le donne e non dovrebbero appellarsi ad alcuna consuetudine, tradizione o considerazione religiosa al fine di non ottemperare alle loro obbligazioni quanto alla sua eliminazione. Gli Stati dovrebbero perseguire con tutti i mezzi appropriati e senza indugio una politica di eliminazione della violenza contro le donne (art. 4)
Il Protocollo ONU sottoscritto a Palermo per la prevenzione, la repressione e la criminalizzazione del traffico di persone in particolare donne e bambini definisce il traffico di persone come il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l'ospitalità o l'accoglienza di persone mediante l'uso di minaccia, di violenza o di altre forme di costrizione, di rapimento, di inganno, di frode, l'abuso di potere o di una situazione di vulnerabilità, l'offerta o l'accettazione di denaro o altri benefici per ottenere il consenso di una persona che ha il controllo su un'altra a scopo di sfruttamento. Lo sfruttamento include lo sfruttamento della prostituzione altrui o altre forme di sfruttamento sessuale, lavoro forzato, schiavitù o condizioni analoghe alla schiavitù e impegna gli Stati ad adottare misure legislative necessarie a consentire alle vittime del traffico di soggiornare temporaneamente o permanentemente, nel territorio dello Stato di destinazione.
La Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione Europea, sancisce che è vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, le religioni o le convinzioni personali, le opinioni pubbliche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l'età o l'orientamento sessuale (art. 21). Inoltre la parità tra uomini e donne deve essere assicurata in tutti i campi, compreso in materia di occupazione, di lavoro e di retribuzione. Il principio della parità non osta al mantenimento o all'adozione di misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato. (art. 23)
La Costituzione della Repubblica Italiana recita all'art. 3 che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
La Legge 10 aprile 1991 n. 125 definisce la discriminazione come qualsiasi atto o comportamento che produca un effetto pregiudizievole discriminando, anche in via indiretta, i lavoratori in base al sesso e la discriminazione indiretta come ogni trattamento pregiudizievole conseguente all'adozione di criteri che svantaggino in modo proporzionalmente maggiore i lavoratori dell'uno e dell'altro sesso e riguardino i requisiti non essenziali allo svolgimento dell'attività lavorativa e prevede l'adozione di misure denominate azioni positive per le donne al fine di rimuovere gli ostacoli che di fatto impediscono la realizzazione di pari opportunità.
La Legge 5 aprile 2001 n. 154  Misure contro la violenza nelle relazioni familiari  prevede l'allontanamento immediato dalla casa di famiglia del coniuge accusato di violenza e consente altresì alle persone conviventi che, per effetto dell'allontanamento rimangano senza mezzi economici, di ottenere dal giudice il riconoscimento di un assegno periodico.
La violenza sulle donne è una delle forme di violazione dei diritti umani più diffusa ed occulta nel mondo, che colpisce donne di paesi e di continenti diversi, di religioni, culture e retroterra sociali differenti, istruite o analfabete, ricche o povere, sia che vivano in tempo di guerra o in tempo di pace;
La causa alla base della violenza è la discriminazione che nega i pari diritti a uomini e donne;
Secondo uno studio basato su cinquanta ricerche svolte in tutto il mondo, almeno una donna su tre nella vita è stata picchiata, costretta al sesso o ha subito altri tipi di abusi: Solitamente questi abusi sono perpetrati da un familiare o da un conoscente;
Il Consiglio d'Europa ha dichiarato che la violenza domestica è la principale causa di morte e invalidità per le donne in età compresa tra i 16 e i 44 anni, con un'incidenza maggiore di quella provocata dal cancro o dagli incidenti automobilistici;
I diritti umani sono universali: la violenza sulle donne è un abuso dei diritti umani su scala universale
Le Amministrazioni locali possono avere un ruolo importante nel promuovere politiche, servizi ed iniziative per prevenire ed eliminare la discriminazione e la violenza nei confronti delle donne
Avendo avuto conoscenza che
Amnesty International, movimento internazionale per la difesa e la promozione dei diritti umani, promuove la campagna Mai più violenza sulle donne che si propone di:
Portare solidarietà e aiuto alle donne e alle bambine vittime di violenza e alle numerose donne e uomini che in ogni parte del mondo le difendono, nonostante le minacce, il dileggio e le intimidazioni;
Occuparsi di concreti casi di violazione dei diritti umani delle donne, attraverso differenti modalità d'azione diretta per ogni singolo caso;
Promuovere un programma di educazione e formazione ai diritti umani per tutti gli ordini di scuole;
Fare pressione affinché l'Italia eserciti un ruolo importante per l'attuazione del diritto internazionale e per la piena conformità agli standard previsti dalla Convenzione contro la discriminazione nei confronti delle donne (CEDAW) e dal relativo protocollo opzionale, oltre che dalla dichiarazione contro la violenza nei confronti delle donne;
Collaborare con le Associazioni e le organizzazioni impegnate contro la violenza sulle donne e che credono nei diritti umani;
Sollecitare gli Enti Locali affinché sostengano la Campagna tramite accordi di cooperazione per l'attuazione di azioni in favore di donne e bambine, per una piena e reale parità, senza discriminazioni di genere;
Lanciare giorno dopo giorno iniziative pubbliche di sensibilizzazione, e raccogliere migliaia di firme a sostegno dei diritti delle donne e delle bambine;
Condanna ogni forma di discriminazione e di violazione dei diritti umani delle donne e chiede al Presidente e alla Giunta di sostenere la campagna Mai più violenza sulle donne attraverso:
La collaborazione con le istituzioni di parità dell'Ente stesso;
L'organizzazione congiunta di iniziative volte a promuovere la più ampia consapevolezza sulle violazioni dei diritti fondamentali delle donne e a diffondere la cultura dei diritti umani e della non discriminazione;
L'adesione all'Accordo di cooperazione per promuovere una cultura del rispetto e della conoscenza dei diritti delle donne e delle bambine.
Approvato all'unanimità con 6 Astenuti (Curi Gaetano, Ippoliti Tommaso, Vinzi Lorena, Di Matteo Paolo, Mercuri Aldo, Flamini Patrizio).