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Timestamp: 2019-01-22 16:22:00+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1997', 'art. 3', 'art. 1997', 'art. 3']

Il pignoramento di azioni non dematerializzate: Cassazione 20 gennaio 2017, n. 1588
Il pignoramento di azioni non dematerial...
11 maggio 2018 Pietro La Fortezza Articoli, Diritto civile, Diritto processuale
Con la sentenza n. 1588 del 20 gennaio 2017, la Corte di Cassazione chiarisce quali siano i presupposti formali del pignoramento di titoli azionari.
Le vicende dalle quali origina la pronuncia in oggetto sono le seguenti. Le azioni di Tizio, socio di Gamma S.p.A., venivano sottoposte a pignoramento, cui seguiva l’annotazione nel libro soci ma non anche lo spossessamento dei titoli né l’annotazione del vincolo su quest’ultimi. Un mese dopo, Tizio, anziché consegnare i titoli azionari alla società, nonostante l’esplicita richiesta, li girava a Caio, che a sua volta, cinque anni dopo, li girava a Sempronia.
Medio tempore, il procedimento esecutivo si concludeva con l’aggiudicazione dei titoli a Mevio, cui venivano consegnate azioni di nuova emissione, dal momento che i titoli oggetto di pignoramento non erano stati depositati dal socio esecutato presso la società.
Sempronia domandava quindi al Tribunale di Livorno l’accertamento del legittimo possesso di titoli azionari in virtù di una serie continua di girate e chiedeva la condanna della società ad annotare nel libro soci il proprio nominativo per una partecipazione corrispondente al numero di azioni a lei girate.
Il Tribunale di Livorno respingeva però la domanda, ritenendo che, in data anteriore alla prima girata in favore di Caio, fosse intervenuto un pignoramento valido ed efficace e che dunque le azioni pignorate erano state sostituite con quelle di nuova emissione consegnate all’aggiudicatario, con regolare annotazione nel libro soci. Sicché, i titoli girati a Sempronia da Caio non incorporavano alcun diritto di partecipazione, trasferito invece all’aggiudicatario Mevio tramite l’emissione di nuove azioni e relativa iscrizione nel libro soci.
La sentenza del Tribunale di Livorno veniva confermata dalla Corte di Appello di Firenze.
Sempronia ricorreva allora per Cassazione, deducendo l’inefficacia del pignoramento perché non attuato sui titoli e, di conseguenza, l’illegittimità dell’emissione delle nuove azioni.
La questione che la Suprema Corte si trova preliminarmente ad affrontare è quella relativa ai presupposti di efficacia e validità del pignoramento di azioni, quale base della duplicazione dei titoli e della asserita mancanza di legittimazione della girataria.
La Corte di Cassazione afferma che per la costituzione del vincolo, oltre allo spossessamento, non è sufficiente la scritturazione nel libro soci, ma è necessaria anche l’annotazione sul titolo.
Le disposizioni che disciplinano la costituzione di vincoli su azioni sono da rintracciarsi in parte nel Codice Civile (artt. 1992 ss.) e in parte nella legislazione speciale, segnatamente il r.d. n. 239/1942 ( “norme interpretative, integrative, complementari del R.D.L. 25 ottobre 1941, n. 1148, convertito nella L. 9 febbraio 1942, n. 96, riguardante la nominatività obbligatoria dei titoli azionari”).
La prima norma cui occorre rivolgere l’attenzione è l’art. 1997 c.c., ai sensi del quale “il pegno, il sequestro, il pignoramento e ogni altro vincolo sul diritto menzionato in un titolo di credito o sulle merci da esso rappresentate non hanno effetto se non si attuano sul titolo”. Regola che trova conferma nella legislazione speciale, posto che l’art. 3 del r.d. n. 239/1942 dispone: “i pignoramenti, i sequestri ed altre opposizioni debbono essere eseguiti sul titolo”. Entrambe le norme, come sottolinea la Suprema Corte, costituiscono un riflesso del principio generale di incorporazione: non è dato sottoporre a vincolo consensuale o giudiziale il diritto cartolare se non attuando il vincolo sulla cosa materiale in cui il diritto è incorporato. A nulla invece rileva la condizione soggettiva di buona o mala fede del portatore del titolo, giacché l’art. 1997 c.c., con la sua formulazione radicale, ne trascende del tutto.
Con riferimento all’annotazione del libro soci, la Corte di Cassazione chiarisce che la necessità di tale annotazione, sebbene non possa evincersi dall’art. 3 del r.d. n. 239/1942, si desume invece con nettezza dal combinato disposto degli artt. 1997 e 2024 c.c.
Nel caso concreto, la Corte di Cassazione rileva che, essendo mancata sia l’apprensione sia l’annotazione sul titolo, il pignoramento non poteva considerarsi efficacemente costituito, e dunque la duplicazione dei titoli non avrebbe potuto essere effettuata. Pertanto, in mancanza di detta annotazione, Sempronia aveva acquistato i titoli azionari liberi dal pignoramento e, in quanto legittimata in base ad una serie continua di girate, ha diritto a veder iscritto nel libro soci il proprio nominativo.
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