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Timestamp: 2018-10-23 21:38:05+00:00
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Appello: omessa indicazione dei motivi e nullità dell'atto
Appello: omessa indicazione dei motivi e nullità dell’atto
> L’esperto Pubblicato il 2 aprile 2017
Impugnazione inammissibile se l’appellante non indica, nell’atto processuale, i punti di censura della sentenza di primo grado.
La mancata specificazione dei motivi dell’appello integra una nullità che determina l’inammissibilità dell’impugnazione, con conseguente effetto del passaggio in giudicato della sentenza di primo grado, senza possibilità di sanatoria dell’atto a seguito di costituzione dell’appellato, in qualunque momento essa avvenga. A salvare dalla nullità l’atto processuale non vale neanche il comportamento dell’appellante che, in corso di causa o già alla prima udienza, specifichi i motivi dell’appello. Lo ha affermato la Cassazione con una recente sentenza [1] che chiarisce quali sono le conseguenze dell’omessa indicazione dei motivi di appello e la conseguente nullità dell’atto. Ma procediamo con ordine e vediamo come si scrive un atto di appello.
Se nell’appello non sono indicati i motivi
La Corte ricorda che, nel giudizio di appello, la cognizione del giudice resta circoscritta alle questioni dedotte dall’appellante attraverso specifici motivi e tale specificità esige che, alle argomentazioni svolte nella sentenza impugnata, vengano contrapposte quelle dell’appellante, volte ad incrinare il fondamento logico-giuridico delle prime (non essendo le statuizioni di una sentenza separabili dalle argomentazioni che le sorreggono). Pertanto, nell’atto di appello, alla parte volitiva deve sempre accompagnarsi una parte argomentativa che confuti e contrasti le ragioni addotte dal primo giudice. Il tutto a pena di inammissibilità dell’appello: inammissibilità rilevabile d’ufficio e non sanabile per effetto dell’attività difensiva della controparte.
Leggi anche Come scrivere l’atto di appello.
Al giudice non basta, per dedurre i motivi dell’appello, che l’atto processuale consenta di individuare le statuizioni concretamente impugnate, ma è altresì necessario, pur quando la sentenza di primo grado sia censurata nella sua interezza, che le ragioni sulle quali si fonda il gravame siano esposte con sufficiente grado di specificità da correlare, peraltro, con la motivazione della sentenza impugnata.
Se nell’appello manca qualche pagina
Sempre la Cassazione, con una più recente sentenza [2], ha chiarito quali sono le conseguenze se, nell’atto di appello, manca qualche pagina e, ciò nonostante, lo stesso viene notificato alla controparte. In tal caso – specifica la Corte – la notifica dell’atto di appello carente di una o più pagine (purché l’originale, depositato nei termini presso la Corte di appello, sia completo), costituisce un vizio del procedimento di notificazione sanabile con effetti retroattivi mediante la rinnovazione della notifica oppure per effetto della costituzione della parte appellata.
[1] Cass. sent. n. 18932/16 del 27.09.2016.
[2] Cass. sent. n. 2041/17 del 27.01.2017: «La notifica dell’atto di appello mancante di una o più pagine (purché l’originale, ritualmente depositato, sia completo), non integra una difformità dell’atto rispetto al modello legale, bensì un vizio del procedimento notificatorio, sanabile “ex tunc” mediante la rinnovazione della notifica ovvero per effetto della costituzione dell’intimato».
Cassazione civile, sez. I, 27/09/2016, (ud. 25/02/2016, dep.27/09/2016), n. 18932
– Il Tribunale di Monza, con sentenza del maggio 2009, ritenuta la esclusiva responsabilità di B.L. e della P.M. Costruzioni s.r.l. per la causazione del sinistro stradale verificatosi il (OMISSIS), accertò che la danneggiata G.E. era stata interamente risarcita dalla Toro Assicurazioni S.p.A., compagnia assicuratrice della anzidetta società, proprietaria del veicolo investitore.
– Avverso tale decisione proponeva impugnazione G.E., che la Corte di appello di Milano, con sentenza resa pubblica il 13 marzo 2012, dichiarava inammissibile ai sensi degli artt. 342 e 164 c.p.c..
– Per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso G.E. sulla base di due motivi.
Con il primo mezzo è dedotta la violazione dell’art. 156 c.p.c., u.c., art. 164 c.p.c., comma 5 e art. 342 c.p.c..
– Con il secondo mezzo è dedotta la violazione dell’art. 137 c.p.c., comma 2.
– Il primo motivo è fondato, con assorbimento dell’esame del secondo motivo.
– Va, dunque, accolto il primo motivo di ricorso e dichiarato assorbito il secondo motivo.