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Timestamp: 2018-09-22 21:40:45+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 14', 'art. 25', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 609', 'art. 609', 'art. 186', 'art. 33', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 186', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 186', 'art. 2', 'art. 73', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 73', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 292', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 73']

Codice penale Art. 2 codice penale: Successione di leggi penali
Nessuno può essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato [25 c. 2 Cost.] (1) (2).
Nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali (3) (4).
Se vi è stata condanna a pena detentiva e la legge posteriore prevede esclusivamente la pena pecuniaria, la pena detentiva inflitta si converte immediatamente nella corrispondente pena pecuniaria, ai sensi dell’articolo 135 (5).
Se la legge del tempo in cui fu commesso il reato e le posteriori sono diverse, si applica quella le cui disposizioni sono più favorevoli al reo (6), salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile [c.p.p. 648] (7).
Se si tratta di leggi eccezionali o temporanee, non si applicano le disposizioni dei capoversi precedenti (8).
Le disposizioni di questo articolo si applicano altresì nei casi di decadenza e di mancata ratifica di un decreto-legge (9) e nel caso di un decreto-legge convertito in legge con emendamenti.
Sentenza irrevocabile: è la sentenza passata in giudicato immodificabile, in quanto tutti i mezzi di impugnazione sono stati esperiti, o non sono più proponibili per il decorso dei termini per impugnare.
Leggi eccezionali: sono leggi emanate in situazioni anormali (guerre, epidemie, terremoti).
Leggi temporanee: sono leggi che hanno vigore entro un limite di tempo da esse determinato.
(1) Il primo comma di tale previsione costituisce attuazione legislativa del principio consacrato nell’art. 25, secondo comma, della Costituzione, ai sensi del quale «nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso». Trattasi del cd. principio di irretroattività della norma penale incriminatrice, uno dei principali corollari del principio di legalità, nonché ampiamente accolto nei sistemi penali democratici.
(2) Si tratta della cd. «nuova incriminazione» alla quale si applica il principio della irretroattività della legge penale, espressamente previsto anche dall’art. 25, c. 2, Cost. Vige l’irretroattività sia nell’ipotesi in cui la legge istituisca un nuovo titolo di reato, sia quando il mutamento degli elementi costitutivi di preesistenti fattispecie criminose rende punibili fatti che prima non lo erano.
(3) Si tratta della cd. «abolitio criminis», cui si applica il principio della retroattività della retroattività della legge favorevole; sarebbe infatti illogico continuare a punire l’autore per un fatto che l’ordinamento giuridico non ritiene più antisociale. Per la stessa ragione, in caso di abolitio criminis viene meno, oltre alla stessa condanna (cd. iperetroattività) e alla esecuzione della pena, ogni situazione capace di limitare o precludere facoltà o benefici al condannato.
(4) Cfr. per la depenalizzazione, la l. 24-11- 1981, n. 689, il d.lgs. 30-12-1999, n. 507 ed il d.lgs. 25-1-2016, n. 8.
(5) Comma inserito ex art. 14, l. 24-2-2006, n. 85 (Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione). La modifica si inquadra nel novero di un complesso di correttivi arrecati dal legislatore del 2006, concernenti il corpus dei cd. «reati di opinione», norme di principio del nostro sistema penale.
(6) La disposizione più favorevole non va individuata in astratto, confrontando le norme succedutesi nel tempo, in relazione alla loro astratta previsione legislativa, bensì in concreto, considerando tutte le conseguenze che deriverebbero dalla loro applicazione al caso specifico.
(7) Si tratta della successione di leggi modificative, ove la successione di leggi, anziché creare o abolire, modifica incriminazioni precedenti; la nuova disposizione se è sfavorevole, non si applica retroattivamente al fatto commesso precedentemente (principio di irretroattività); troverà, invece, applicazione nell’ipotesi in cui, dal raffronto con la precedente disposizione, risulti essere più favorevole al reo (principio di retroattività).
Secondo un primo criterio di natura sostanziale elaborato dalla dottrina tedesca, il problema può essere risolto verificando se tra la norma anteriore e quella successiva esista una «continuità del tipo di illecito» ossia un’identità del bene protetto e delle modalità di aggressione dello stesso: dove si ravvisi una tale continuità dovrà identificarsi un fenomeno di successione di leggi modificative con applicazione della legge più favorevole al reo. Più rigoroso e, dunque, più rispettoso del principio di irretroattività della legge penale incriminatrice, è il criterio di natura formale che fa leva sull’esistenza o meno di un rapporto di continenza. Fra le due fattispecie si ha modificazione quando la nuova legge penale contempla una fattispecie di portata più specifica rispetto a quella precedente, sicché, in mancanza della norma successiva, quel fatto sarebbe rientrato nella norma precedente.
(8) In tali casi si applica esclusivamente la disposizione in vigore al tempo in cui è stato commesso il fatto (tempus regit actum), ciò al fine di evitare che la disciplina introdotta per far fronte ad esigenze eccezionali o contingenti, possa essere elusa, specialmente per fatti commessi nell’imminenza dello scadere del termine o verso la fine della situazione eccezionale quarto (Cass. 1-7-2008, n. 26316).
(9) La Costituzione repubblicana, innovando rispetto all’ordinamento previgente, ha sancito il principio della caducazione retroattiva del decreto-legge [v. Cost. 77] non convertito con la conseguenza di escludere, in tali casi, la configurazione di una successione di leggi penali nel tempo.
Corollario del principio di legalità formale [v. 1] sotto il profilo della validità della legge penale nel tempo è il principio di irretroattività della legge penale. Oltre che a livello codicistico, esso ha ricevuto espresso riconoscimento nel testo costituzionale, il cui art. 25, c. 2, dispone che «nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso». Tale previsione risponde essenzialmente ad un’esigenza di garanzia del cittadino contro gli abusi del potere legislativo.
È nulla, per violazione degli artt. 25 Cost. e 2 cod. pen., la risoluzione del rapporto di lavoro disposta dall'amministrazione scolastica a seguito di sentenza penale di condanna ma in assenza di procedimento disciplinare, quale effetto automatico conseguente a pena accessoria interdittiva, allorché quest'ultima sia stata introdotta da legge successiva alla commissione dei fatti addebitati. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva dichiarato la nullità del licenziamento intimato ad un docente condannato per il reato di cui all'art. 609 quater cod. pen., in quanto la pena accessoria dell'interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole, di cui all'art. 609 nonies cod. pen., era stata introdotta dalla legge 6 febbraio 2006, n. 38, in epoca posteriore alla condotta ascritta). Rigetta, App. Genova, 28/06/2011
In tema di reato di guida sotto l'influenza dell'alcool, la sostituzione della pena detentiva o pecuniaria con quella del lavoro di pubblica utilità prevista dall'art. 186, comma 9 bis, c. strad., introdotto dall'art. 33, comma 1, lett. a), punto 1 l. n. 120 del 2010, è applicabile anche ai fatti, non definiti con sentenza irrevocabile, commessi anteriormente alla predetta novella, in virtù dell'art. 2, comma 4, c.p., trattandosi di disposizione oggettivamente ed in concreto più favorevole rispetto a quella previgente. (Fattispecie relativa all'ipotesi di cui all'art. 186, comma 2, lett. b), c. strad.). (Annulla con rinvio, App. Ancona, 11/10/2013 )
Cassazione penale sez. IV 12 novembre 2014 n. 50053
In materia di illeciti amministrativi, l'adozione dei principi di legalità, di irretroattività e di divieto di applicazione analogica, risultanti dall'art. 1, legge n. 689/1981, determina l'assoggettamento del comportamento considerato alla legge del tempo del suo verificarsi e la conseguente inapplicabilità della disciplina posteriore più favorevole, senza che possano trovare applicazione analogica, stante la differenza qualitativa delle situazioni considerate, gli opposti principi di cui all'art. 2, commi 2 e 3, c.p., in tema di retroattività della norma più favorevole. Ne consegue che l'art. 186, lett. a), del codice della strada, come modificato dalla legge n. 120/2010, non può trovare applicazione a violazioni commesse anteriormente all'entrata in vigore di detta modifica.
Cassazione civile sez. II 12 novembre 2014 n. 24111
In ipotesi di successione di leggi nel tempo, l'individuazione del regime di maggior favore per il reo ai sensi dell'art. 2 c.p. deve essere operata in concreto, comparando le diverse discipline sostanziali succedutesi nel tempo. (In motivazione la Corte ha rilevato come, in materia di stupefacenti, in relazione alla fattispecie di lieve entità di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, trasformata da circostanza attenuante a reato autonomo dall'art. 2 d.l. 23 dicembre 2013 n. 146, conv. con modificazioni dalla l. 21 febbraio 2014 n. 10, novellato con riguardo al trattamento sanzionatorio dal d.l. 20 marzo 2014 n. 36, conv. con modificazioni dalla l. 16 maggio 2014 n. 79, per le droghe pesanti risulta di maggior favore la disciplina da ultimo introdotta, laddove la circostanza attenuante di cui al citato comma quinto sia giudicata prevalente rispetto alla ritenuta recidiva reiterata). (Annulla in parte con rinvio, App. Venezia, 15/10/2013 )
Cassazione penale sez. IV 24 ottobre 2014 n. 50047
In ipotesi di successione di leggi nel tempo, l'individuazione del regime di maggior favore per il reo ai sensi dell'art. 2 c.p. deve essere operata in concreto, comparando le diverse discipline sostanziali succedutesi nel tempo. (In motivazione la Corte ha rilevato come, in materia di stupefacenti, in relazione alla fattispecie di lieve entità di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, trasformata da circostanza attenuante a reato autonomo dall'art. 2 d.l. 23 dicembre 2013 n. 146, conv. con modificazioni dalla l. 21 febbraio 2014 n. 10, novellato con riguardo al trattamento sanzionatorio dal d.l. 20 marzo 2014 n. 36, conv. con modificazioni dalla l. 16 maggio 2014 n. 79, per le sole droghe cosiddette "leggere" potrebbe rivelarsi di maggior favore l'originaria previsione della circostanza attenuante ad effetto speciale, laddove questa sia giudicata prevalente rispetto alla ritenuta recidiva reiterata aggravata). (Annulla in parte con rinvio, App. Catania, 04/07/2013 )
Cassazione penale sez. IV 26 settembre 2014 n. 44119
In tema di successioni di leggi penali nel tempo la norma eccezionale e temporanea si applica per fatti pregressi anche se non più favorevole al reo. (Nel caso di specie si trattava della normativa emergenziale in tema di rifiuti ed in particolare dell’art. 6 Legge 210/2008 successivamente abrogato dall’art. 1, comma 7 ter della legge 1/2011 che ne prevedeva l’applicazione solo fino al 31 dicembre 2011. Il giudice applicava la normativa speciale in data 27 maggio 2014 per i fatti commessi in data 20 giugno 2011 nonostante la normativa più favorevole al tempo della sentenza fosse quella diversa dettata dal d.lg. n. 152/2006).
Tribunale S.Maria Capua V. sez. I 06 agosto 2014 n. 2567
In tema di successione di leggi penali, la configurabilità del reato di cui all'art. 292 d.P.R. n. 43 del 1973 non è esclusa dalla sopravvenienza di regolamenti comunitari che, modificando il regime doganale vigente all'epoca della condotta, sottraggano determinate attività economiche all'obbligo di corresponsione dei diritti di confine, in quanto le fonti normative sovranazionali non contribuiscono a definire il precetto penale, attraverso il meccanismo della "norma penale in bianco", alla stregua degli atti sottordinati nella gerarchia delle fonti, ma costituiscono solo un requisito del fatto descritto nel precetto penale, che non rientra nell'ambito di applicazione dell'art. 2 c.p. (Fattispecie relativa ad importazione di banane, per la quale il regolamento comunitario n. 1964/2005 ha introdotto un sistema tariffario fisso eliminando i diritti di confine). (Rigetta, Gip Trib. Salerno, 07/06/2012 )
Cassazione penale sez. III 25 giugno 2014 n. 40551
Nel giudizio di cassazione è rilevabile di ufficio, anche in caso di inammissibilità ovvero di rinuncia al ricorso, l'illegalità sopravvenuta della pena inflitta, determinata da una modifica normativa incidente in maniera rilevante sui limiti sanzionatori edittali sia minimi sia massimi. (In applicazione del principio la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di patteggiamento impugnata, in ragione della novella legislativa dell'art. 73, comma quinto, d.P.R. 309 del 1990). (Annulla senza rinvio, Trib. Cosenza, 25/11/2013 )
Cassazione penale sez. IV 01 luglio 2014 n. 34274