Source: https://www.movimentomarianobetania.org/gli-scrutini-di-marzo.html
Timestamp: 2018-08-18 18:29:31+00:00
Document Index: 181858142

Matched Legal Cases: ['art.68', 'art.69', 'art. 68', 'art. 68', 'art. 69', 'art.68', 'art. 69', 'art 68', 'art.69', 'art.68', 'art.68', 'art.68', 'art.68', 'art. 68', 'art.69', 'art.69']

GLI SCRUTINI DI MARZO - MOVIMENTO MARIANO BETANIA
Ci sono aggiornamenti su questo argomento (qui).
“Dobbiamo constatare che si è trattato
di un Conclave condotto male”
“La nullità dell'elezione avvenuta al sesto scrutinio
mi pare evidente”
GLI SCRUTINI DI MARZO
(rispondiamo ad alcune problematiche sollevate dal libro
di Antonio Socci: "Non è Francesco")
Il 13 marzo 2013 è stato eletto al soglio di Pietro Papa Francesco. Si disse alla quinta votazione, ma poi si seppe che la votazione fu la sesta. Il fatto è raccontato da una giornalista argentina, Elisabetta Piqué, e riferito da Antonio Socci nel suo libro inchiesta “Non è Francesco”, edito da Mondadori ed uscito il primo settembre in edicola, nel capitolo “Il papocchio” (vedi pag.109).
Socci sostiene che l'elezione sia invalida perché fatta in violazione della Costituzione Apostolica di Giovanni Paolo II Universi Dominici Gregis (la quale ha anche subito due ritocchi da parte di Benedetto XVI con due Motu Proprio), documento che detta le regole per il funzionamento del Conclave. In particolare Socci sostiene che nel caso in questione, ovvero il ritrovamento nell'urna di una scheda bianca in più attaccata ad un'altra, invece dell'art.68, che prevede l'annullamento e la ripetizione del voto, doveva essere applicato l'art.69.
Leggiamo prima di tutto il racconto della giornalista sull'accaduto:
“Dopo la votazione e prima della lettura dei foglietti, il cardinale scrutatore, che per prima cosa mescola i foglietti deposti nell'urna, si accorge che ce n'è uno in più: sono 116 e non 115 come dovrebbero essere. Sembra che, per errore, un porporato abbia disposto due foglietti nell'urna: uno con il nome del suo prescelto e uno in bianco che era rimasto attaccato al primo. Cose che succedono. Niente da fare, questa votazione viene subito annullata, i foglietti verranno bruciati più tardi senza essere visti, e si procede a una sesta votazione”.
Socci afferma che nel conclave si sia ritenuto erroneamente – e con superficialità ed approssimazione – di applicare a tale caso l'art. 68, invece del 69.
Secondo Socci gli articoli 68 e 69 assumono come criterio di giudizio non il «quando» si è trovata la scheda in più, ma il «come» (vedi pag.117). La motivazione addotta è che se infatti assumessero il «quando» (ovvero la fase in cui viene fatta la scoperta, cioè nel conteggio o nel successivo spoglio), avremmo due articoli che danno due soluzioni opposte per il medesimo problema (quello di una scheda in più). Gli articoli sarebbero, dunque, in totale contraddizione, come se per un incomprensibile capriccio Giovanni Paolo II, senza ragioni, ordinasse di annullare o meno il voto.
Riteniamo che Socci sia in errore e non per una sola, ma per una molteplicità di ragioni:
1. In primo luogo è la stessa costituzione Universi Dominici Gregis che assegna agli articoli 66, 67, 68 e 69 la funzione di regolare precise e conseguenziali fasi dell'elezione, cioè sia il «quando» che il «come». Infatti gli articoli 66 e 67 regolano la deposizione delle schede nell'urna; l'art. 68 regola il mescolamento e conteggio delle schede, il quale inizia «dopo che tutti i cardinali elettori hanno deposto la loro scheda nell'urna»; l'art. 69 regola lo spoglio, che può aver luogo solo dopo aver verificato la corrispondenza esatta fra il numero dei cardinali elettori e i biglietti depositati nell'urna. Vorremmo far notare a Socci che l'art.68 termina con la frase: «se invece corrisponde al numero degli elettori, segue lo spoglio così come appresso (e quindi con l'art. 69 n.d.r.)».
2. In secondo luogo il controllo che si fa nel conteggio è sostanzialmente diverso da quello che si fa nello spoglio e produce risultati diversi per motivi ben fondati e non per un incomprensibile capriccio di Giovanni Paolo II. Infatti lo svolgimento del voto prevede che ogni cardinale, dopo aver scritto e piegato in quattro la scheda, la porti all'altare in modo ben visibile, tenendola sollevata in alto, e la ponga su di un piatto e con questo la deponga nel recipiente. Tutto questo è fatto per garantire che ogni cardinale possa inserire nell'urna una scheda piegata ed inoltre che tutti i cardinali possano seguire con i loro occhi lo svolgimento del voto. La procedura è così rigida che se in fase di conteggio venisse trovato un numero di schede diverso dal numero dei cardinali allora sarebbe evidente la presenza di irregolarità, ad esempio: l'urna all'inizio non era vuota; qualcuno ha introdotto indebitamente nell'urna, in qualche momento, una scheda non dovuta; una scheda manca perché dal piatto non è andata nell'urna ma è caduta in terra (l'art 68 prevede infatti che ci possano anche essere schede in meno); un cardinale non ha votato e nessuno se ne è accorto, e via dicendo. Qualora dunque il numero di schede piegate trovate nell'urna non corrisponda esattamente al numero dei cardinali, sia in positivo che in negativo, allora qualcosa non ha funzionato bene e questo rende invalida tutta la votazione, la quale va ripetuta «subito», perché deve ragionevolmente portare allo stesso risultato che non è stato possibile raggiungere per errore o per dolo di qualcuno.
È anche naturale che in questo caso tutte le schede vadano bruciate senza spoglio perché non sorgano poi illazioni o recriminazioni di alcun tipo: l'esito della votazione annullata non sarà mai noto.
Qualora invece il numero delle schede conteggiate corrisponda al numero dei cardinali, allora ragionevolmente la procedura è stata rispettata e si avvia lo spoglio, regolato dall'art.69. È ovvio che iniziato lo spoglio la votazione non potrà più essere annullata; è un punto di non ritorno. Sarebbe pericolosissimo invalidare una votazione mentre è già disponibile un risultato parziale dove in teoria un candidato potrebbe anche aver già raggiunto la soglia per l'eleggibilità. Non si può più fare! Socci sembra non tener conto di questo aspetto.
Esiste purtroppo il caso in cui un singolo cardinale per distrazione o per dolo abbia messo due schede sovrapposte e le abbia piegate in quattro assieme, dando l'impressione che fosse una sola scheda sia quando viene posta nel piatto e poi nell'urna sia quando viene conteggiata.
Giovanni Paolo II ha regolato anche questo caso prevedendo che, qualora l'irregolarità venga scoperta durante lo spoglio, le conseguenze ricadano solo sul cardinale distratto o doloso: se i nomi sulle due schede sono uguali allora il voto può essere conteggiato fra gli altri, altrimenti è come se quel cardinale non avesse votato. Ma la votazione viene completata.
Come si vede il «quando» una irregolarità viene scoperta ha grande importanza ed è ovvio che produca due risultati ben diversi nel caso in cui sia noto oppure non sia noto il risultato parziale del voto; anche se si tratti della stessa irregolarità. L'obiezione di Socci sul «come» e sul «quando» a pag.117 del suo libro non ci sembra dunque ben fondata.
3. In terzo luogo è ragionevole pensare che i cardinali abbiano convenuto che l'articolo da applicare fosse l'art.68 e questo è conforme all'articolo 6 in cui è stabilito che: «quando vi è un problema che, secondo la maggior parte dei cardinali riuniti, non può essere differito ad altro tempo (e questo era il caso perché l'art.68, se ritenuto applicabile, avrebbe richiesto una nuova votazione “subito”, n.d.r.), il Collegio dei cardinali disponga secondo il parere della maggioranza». Evidentemente, se non ci sono state recriminazioni in tal senso, la maggioranza dei cardinali è stata d'accordo a procedere come si è proceduto e questo legittima la scelta fatta di annullare il voto.
4. In quarto (ed ultimo) luogo, laddove Socci obietta che la Universi Dominici Gregis prevede un massimo di quattro votazioni al giorno, è ovvio che l'art.68 prevalga su questa limitazione, in quanto impone che la votazione annullata venga ripetuta «subito». In teoria, se un giorno fosse annullata la quarta votazione, ai sensi dell'art.68 essa andrebbe ripetuta subito dopo, e se fosse annullata anche la nuova essa andrebbe ripetuta ancora una volta. Non si tratta di nuove votazioni ma di una ripetizione di quella annullata. E non si tratta di sottoporre gli anziani cardinali ad uno stress non previsto, ma di impedire che una violazione della procedura, colposa o dolosa che sia, possa protrarre indebitamente i tempi del conclave. L'esatto contrario di quanto afferma Socci. È ovvio che il limite di quattro votazioni giornaliere è riferito a quelle valide.
Non riteniamo dunque che in alcun modo ci possano essere problemi nel considerare valida la elezione di Papa Francesco. Le affermazioni di Socci non modificano dunque la nostra fiducia nella legittimità dell'attuale supremo pastore della Chiesa, Papa Francesco.
Lasciateci anche dire però che è stato un bene che la scoperta della scheda doppia sia avvenuta in fase di conteggio (art. 68) e non in quella di spoglio (art.69).
Infatti l'art.69 prevede due casi: che i nomi sulle schede siano uguali oppure che siano diversi. Nulla dice se una scheda è bianca. Sembra un vuoto normativo che avrebbe creato il dubbio fra l'accettare o meno il voto espresso, il che probabilmente avrebbe richiesto una discussione fra i cardinali. È strano che ciò sia accaduto proprio nello scrutinio che stava per dare il mandato a Papa Francesco. Ad ogni modo proprio la scoperta dell'irregolarità nella fase di spoglio ha evitato il problema (ma forse la Santa Sede dovrebbe mettere mano a questo punto della norma).
Concludiamo dunque invitando Antonio Socci a riflettere meglio su quanto ha dichiarato ed eventualmente a farci sapere. Vorremmo anche dire che non abbiamo nulla di pregiudiziale nei confronti di Antonio Socci, il quale riteniamo fra l'altro un bravo scrittore ed un acuto giornalista. Abbiamo apprezzato in passato alcuni suoi lavori. Abbiamo però avuto l'impressione che a volte manchi di imparzialità e utilizzi per soggetti diversi dei diversi metri di misura. La sua propensione per Joseph Ratzinger non gli ha fatto notare che se fosse stato severo con Benedetto XVI quanto lo è stato con Papa Francesco allora anche sul Conclave precedente avrebbe potuto trovare dei motivi per dubitare della regolarità dell'elezione. Allo stesso modo nel libro inchiesta “Il quarto segreto di Fatima”, Socci si mostra severo con Bertone ed indulgente con Ratzinger, sebbene ciò non sia giustificabile in maniera certa, anzi, Bertone era subordinato a Ratzinger sia nella Congregazione della Fede che come Segretario di Stato; a rigor di logica il superiore dovrebbe avere maggiore responsabilità del subalterno. Ad ogni modo sono impressioni e Socci non ce ne voglia.
Alla fine di questa riflessione, molto tecnica e forse un po' stancante, suggeriamo a chi ne avesse bisogno di rilassarsi ascoltando l'intramontabile canzone di Lucio Battisti che ha suggerito il titolo di questo articolo: I giardini di Marzo. Per oggi la preferiamo a Non è Francesca.
Dott. Ing. Giorgio Corvasce
(c) 12 ottobre 2014 – tutti i diritti riservati
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Alleghiamo per i lettori gli articoli n.68 e 69 della Universi Dominici Gregis: