Source: https://www.alfonsomariafusco.org/santo/voto-ii/
Timestamp: 2019-01-22 14:35:51+00:00
Document Index: 79624991

Matched Legal Cases: ['§ 3', '§ 39', '§ 47', '§ 28', '§ 42', '§50']

voto II – Sant'Alfonso Maria Fusco
Il Servo di Dio Alfonso Maria Fusco, sacerdote diocesano e Fondatore delle Suore di S. Giovanni Battista, è nato ad Angri (prov. di Salerno, dioc. di Nocera Inferiore-Sarno) il 23 marzo 1839 e morto ad Angri il 6 febbraio 1910. Con Decreto del 12 febbraio 1976, Paolo VI ne ha proclamato l’eroicità delle virtù.
Per la sua beatificazione gli Attori hanno presentato la
«guarigione repentina, completa e duratura del piccolo Gershom Chizuma da “malaria cerebrale infantile”, con coma prolungato e stato di male epilettico, con polmonite e setticimia; con grave parassitemia malarica ematica, persistente».
La guarigione repentina, avvenuta a Kitwe (Zambia) nella notte tra il 2 e il 3 febbraio 1998, è ritenuta soprannaturale e attribuita inequivocabilmente al Servo di Dio Alfonso Maria Fusco.
La Consulta Medica, che ha esaminato il caso nel Congresso del 20
ottobre 1999, ha concluso che la guarigione repentina, completa e duratura del piccolo Gershom Chizuma è scientificamente inspiegabile.
Ai Consultori Teologi ora si chiede di pronunziarsi se la guarigione del piccolo Gershom Chizuma è un vero miracolo e se lo stesso è da attribuirsi con certezza al Servo di Dio Alfonso Maria Fusco.
Lo studio di questo caso di guarigione è condotto sulla Positio super miraculo (Roma 1999), presentata in data 25 novembre 1999 dalla Postulatrice Sr. Immacolata M. Vicidomini.
Il bambino Gershom Chizuma, nato a Mumbwa (Zambia) il 19 maggio 1994, si ammalò il 18 gennaio 1998. La febbre molto alta venne interpretata come febbre malarica. Iniziata la terapia appropriata alla diagnosi, comparvero convulsioni e perdita di coscienza. Il bambino fu ricoverato in ospedale nella notte del 21 gennaio 1998. Il medico riscontrò un coma di 3° grado e uno stato di male epilettico. Sulla base degli accertamenti clinici venne formulata la seguente diagnosi: “malaria cerebrale”. La puntura lombare ha escluso la presenza di meningite (Summ., pp. 8-9, §§ 3-6; Doc. a. 1, p. 55).
La prognosi per questo tipo di malattie è letale: porta alla morte i bambini in 2-3 giorni (II Perito ex officio, Dr. L. Tarani,p.4).
La particolareggiata cronistoria giornaliera del decorso della malattia di Gershom Chizuma, fatta all’ospedale di Kitwe, come risulta dalla cartella clinica: visita, diagnosi, terapia (Doc. a. 1, pp. 53-61), evidenzia non solo la gravità del caso, ma anche che le terapie idonee e tempestive non sortirono effetto. Infatti la parassitemia malarica rimase inalterata (I Perito ex officio, Prof. P. De Rosa, p. 3).
La guarigione repentina, completa e duratura avvenne nella notte tra il 2 e il 3 febbraio 1998. Secondo quanto dichiarato dal medico curante, per sentito dire, ad un certo momento della notte il bambino si mise a cantare. Aveva ripreso la conoscenza e si mise a sedere. La mattina gli dettero latte da bere e poi da mangiare. La temperatura da 40° era scesa ed era normale (Summ., p. 10, € 12). La madre ricorda che il mattino del 3 febbraio intorno alla ore 6.00, vide il bambino che muoveva le gambe e che la chiamò “mamma”. Lei stessa, sorpresa, disse: “Questo è un miracolo” (Summ., p. 21, §§ 39-40).
Come ricorda il medico curante (Teste I) la prognosi del 2 febbraio 1998 era molto grave. Era certo che il bambino sarebbe morto. Sia lui che la mamma avevano perso ogni speranza (Summ., p. 10, § II).
In questa situazione drammatica, Sr. Livia Caserio, della congregazione di S. Giovanni Battista, (Teste IV), prese l’iniziativa di invocare l’intercessione del Servo di Dio Alfonso Maria Fusco. Quel giorno 2 febbraio chiese alla mamma di Gershom come stava il bambino. Le rispose che non avevano più speranza. In quel momento ebbe una certa ispirazione, andò a casa, prese una immagine di Alfonso Maria Fusco con la preghiera stampata dietro e tornò all’ospedale. Recitata la preghiera accanto al letto di Gershom, invitò la madre a pregare, invocando l’intercessione di Alfonso Maria Fusco, usando la preghiera dietro l’immaginetta, chiedendo al Signore quello che lei desiderava per il suo figlio e di mettere poi l’immaginetta con la preghiera del Servo di Dio Alfonso Maria Fusco sotto il cuscino di Gershom. Le disse anche che avrebbe visto il suo bambino stare bene già dal giorno dopo. Per la guarigione del bambino pregarono anche le tre Suore della comunità, la madre e la nonna (Summ., pp. 24-25, § 47). C’è da tenere presente che la mamma non è cattolica, ma avventista del Settimo Giorno (Summ., p. 18, § 28).
Secondo tutti i Testi, la guarigione del piccolo Gershom non è da attribuirsi alle cure mediche, risultate tutte inefficaci, ma solo ad un fatto soprannaturale, in seguito alle preghiere rivolte al Servo di Dio Alfonso Maria Fusco (Summ., p.22, § 42; p.26, §50).
I controlli effettuati nei giorni 3-6 febbraio, hanno evidenziato lo stato di completa guarigione del bambino, tanto che dopo la visita del giorno 6 venne dimesso dall’ ospedale, debole, ma perfettamente guarito (Doc. a. 1, pp. 60-61). Tornato a casa, il bambino non ha più avuto problemi di salute: sta molto bene (Doc. c. 2, p. 75). Sr. Livia Caserio, che l’ha potuto seguire anche dopo che era stato dimesso dall’ ospedale, attesta di averlo visto bello, vispo e allegro (Doc. c. 3, p. 79).
Le prove dell’avvenuta guarigione del piccolo Gershom Chizuma si desumono dal Processo super miro, celebrato nella diocesi di Ndola nel 1999. La validità del Processo è stata riconosciuta dalla Congregazione delle Cause dei Santi con Decreto del 24 settembre 1999 a firma del Prefetto, S. E. Mons. Jose Saraiva Martins (Decretum, p. 1).
Al Processo hanno testimoniato otto Testi (nessuno ex officio), tutti bene informati. Tra i Testi figurano il pediatra dell’Ospedale Centrale di Kitwe (Teste I), la mamma del bambino (Teste III), Sr. Livia Caserio (Teste IV), che ha preso l’iniziativa di pregare per la guarigione, due Suore dell’Istituto (Testi VI, Vll) e la caposala del reparto pediatrico dove è stato ricoverato il piccolo Gershom (Teste VIII).
Alle deposizioni dei Testi, si devono aggiungere le relazioni dei due Periti ab inspectione, il Dr. Wynard Mwewa Mumba, medico condotto (Summ., pp. 43-47) e il Dr. Mulanda Kayembe, medico condotto (Summ., pp. 47-50), una serie di Documenti ospedalieri e di testimonianze scritte (Summ., pp. 51-81).
Tra i medici interessati alla guarigione del piccolo Gershom Chizuma c’è un sostanziale accordo. Il giudizio medico legale, espresso con chiarezza dai due Periti ex officio, il Prof. Franco De Rosa (I Perito. pp. 1-3) e il Dr. Luigi Tarani (II Perito, pp. 1-4), è condiviso dalla Consulta Medica, che ha manifestato il suo giudizio nelle Definizioni conclusive:
«Diagnosi: Malaria cerebrale infantile, con coma prolungato e stato di male epilettico, con polmonite e setticemia; con grave parassitemia malarica ematica, persistente nonostante le terapie mediche (5 su 5).
Prognosi: Estremamente riservata quoad valetudinem (5 su 5). Terapia: Idonea e tempestiva, ma non efficace (5 su 5).
Modalità di guarigione: Repentina, completa e duratura; scientificamente inspiegabile il quoad modum (5 su 5)».
Valutazione teologica
La guarigione del piccolo Gershom Chizuma non presenta particolari difficoltà. L’inchiesta diocesana, svolta validamente, e il concorde giudizio della Consulta Medica forniscono gli elementi essenziali che consentono di formulare con certezza morale un giudizio sulla natura preternaturale del fatto accaduto al piccolo Gershom Chizuma.
La sua guarigione, oltre che dalle testimonianze processuali, è attestata dai due Periti ab inspectione, dai due Periti ex officio e dalla Relazione della Consulta Medica del 20 ottobre 1999. Avvenuta nella notte tra il 2 e il 3 febbraio 1998, la guarigione è attribuita al Servo di Dio Alfonso Maria Fusco.
Si può pertanto concludere teologicamente che la guarigione repentina, completa e duratura del piccolo Gershom Chizuma è un vero miracolo di terzo grado o quoad modum, operato da Dio per intercessione del Servo di Dio Alfonso Maria Fusco.
Pertanto al dubbio rispondo: affinnative. s. m. i.
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