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Timestamp: 2018-11-16 23:23:24+00:00
Document Index: 7200400

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Art. 73 codice penale: Concorso di reati che importano pene detentive temporanee o pene pecuniarie della stessa specie
Se più reati importano pene temporanee detentive della stessa specie, si applica una pena unica, per un tempo eguale alla durata complessiva delle pene che si dovrebbero infliggere per i singoli reati (1).
Quando concorrono più delitti, per ciascuno dei quali deve infliggersi la pena della reclusione non inferiore a ventiquattro anni, si applica l’ergastolo (1) (2) (3).
Le pene pecuniarie della stessa specie si applicano tutte per intero (4).
(1)La Corte costituzionale, con sentenza 28 aprile 1994, n. 168, ha dichiarato, in applicazione dell’art. 27, L. 11 marzo 1953, n. 87, l’illegittimità costituzionale del presente comma nella parte in cui, in caso di concorso di più delitti commessi da minore imputabile, per ciascuno dei quali deve infliggersi la pena della reclusione non inferiore a ventiquattro anni, prevede la pena dell’ergastolo.
(1) Ad esempio se si viene condannati per un reato a tre anni di reclusione e per un altro a sei anni e quattro mesi di reclusione, la pena unica da espiare sarà di anni nove e mesi quattro di reclusione, ciò in applicazione del principio del cumulo materiale [v. Libro I, Titolo III , Capo III ].
L’applicazione della «pena unica» comporta, ad esempio, che nel caso di concessione di indulto [v. 174] il condono della pena viene concesso una sola volta dopo cumulate le pene e non è possibile la sua reiterata e distinta applicazione alle singole condanne ricomprese nel cumulo dal provvedimento di unificazione.
(2) La previsione in tal caso dell’applicazione dell’ergastolo non è in contrasto con il principio di legalità [v. Cost. 252]. Infatti la pena legale non è solo quella prevista per le singole fattispecie penali, bensì anche quella risultante dall’applicazione di altre disposizioni di legge (come quella sul cumulo) che incidono sul trattamento sanzionatorio.
(3) La Corte cost. con sent. 28-4-1994, n. 168 ha dichiarato, in applicazione dell’art. 27, l. 11-3-1953, n. 87, l’illegittimità costituzionale del secondo comma di tale articolo nella parte in cui in caso di concorso di più delitti commessi da minore imputabile, per ciascuno dei quali deve infliggersi la pena della reclusione non inferiore a 24 anni, prevede la pena dell’ergastolo.
(4) Come si vedrà in seguito, la rigidità del sistema del cumulo materiale è temperata dalla previsione di limiti agli aumenti delle pene [v. 78].
Concorso di reati che importano pene detentive della stessa specie
In base al combinato degli art. 73, 76 e 80 c.p. e 663 c.p.p. il p.m. è obbligato a disporre sempre il cumulo delle pene pecuniarie, sussistendo sia l'interesse del condannato a conoscere con esattezza e completezza la propria situazione esecutiva, sia quello dell'ordinamento all'instaurazione di un ordinato rapporto esecutivo unitario. (Nella specie la Corte ha ritenuto che tale attività doverosa non potesse essere omessa sol perché ad alcune pecuniarie proporzionali, in particolare per reati di contrabbando, non era applicabile il criterio moderatore dell'art. 78 c.p.) Annulla senza rinvio, Trib. Rovereto, 19 novembre 2010
Il limite massimo di trenta anni di reclusione, previsto per il caso di concorso di reati che importano pene detentive temporanee, non si applica nella ipotesi in cui concorrano più delitti per ciascuno dei quali deve infliggersi la pena della reclusione non inferiore a ventiquattro anni, valendo nella specie la regola dell'applicazione dell'ergastolo.
Cassazione penale sez. I 18 gennaio 2011 n. 6560
È manifestamente infondata la q.l.c. dell'art. 78 c.p. per contrasto con gli art. 27 e 3 cost. Infatti, il criterio moderatore previsto dalla suddetta disposizione, essendo diretto a temperare il principio del cumulo materiale delle pene, costituisce un'espressione della finalità rieducativa della pena ed è conforme al principio di uguaglianza, in quanto limite del quintuplo della più grave delle pene concorrenti si applica in tutti i casi di concorso di reati ex art. 73 c.p., nei quali debba trovare attuazione la disciplina di cui agli art. 78 e 80 c.p. Infine, l'irrogazione per un solo grave reato di un'unica pena severa costituisce oggettivamente una situazione diversa rispetto alla sommatoria di plurime pene meno consistenti, inflitte per differenti ipotesi di reato con distinte sentenze.
Cassazione penale sez. I 16 marzo 2005 n. 16461
È configurabile il concorso fra i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso e associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti quando si sia in presenza, da una parte, di un organismo (quello di stampo mafioso), a carattere federalistico verticistico, raggruppante l'intera massa degli associati, sia pure con suddivisione in articolazioni territoriali; dall'altra, di organismi che, operando nello specifico campo del traffico degli stupefacenti, fruiscano, pur sotto la sorveglianza e con il contributo logistico dell'organizzazione di tipo mafioso, di una certa libertà operativa e siano soggettivamente differenziati dallo schema strutturale di detta ultima organizzazione, in quanto comprendano persone ad essa non aderenti e lascino esclusi, per converso, molti degli associati mafiosi.
Cassazione penale sez. I 22 dicembre 1997 n. 1988
È costituzionalmente illegittimo, in applicazione della l. 11 marzo 1953 n. 87, l'art. 73 comma 2 c.p., nella parte in cui, in caso di concorso di più delitti per ciascuno dei quali deve infliggersi la pena della reclusione non inferiore a 24 anni, prevede la pena dell'ergastolo anche nel caso in cui i reati siano commessi dal minore imputabile.
Corte Costituzionale 28 aprile 1994 n. 168
Sono costituzionalmente illegittimi gli artt. 17 e 22 c.p. nella parte in cui non escludono l'applicazione della pena dell'ergastolo al minore imputabile in quanto l'obbligo di diversificare il più possibile il trattamento del minore dalla disciplina punitiva generale, imposto dall'art. 31 Cost., fa assumere all'art. 27 comma 3 Cost. un significato distinto da quello che è riferibile alla generalità dei soggetti quanto alla funzione rieducativa della pena.Va dichiarata l'illegittimità conseguenziale: a) dell'art. 69 comma 4 c.p., nella parte in cui prevede che nei confronti del minore imputabile sia applicabile la disposizione del comma 1 dello stesso art. 69 in caso di concorso tra la circostanza attenuante di cui all'art. 98 c.p. e una o più circostanze aggravanti che comportano la pena dell'ergastolo, nonché nella parte in cui prevede che nei confronti del minore stesso siano applicabili le disposizioni dei commi 1 e 2 del citato art. 69, in caso di concorso tra la circostanza attenuante di cui all'art. 98 e una o più circostanze aggravanti che accedono ad un reato per il quale è prevista la pena base dell'ergastolo; b) dell'art. 73 comma 2 c.p., nella parte in cui, in caso di concorso di più delitti commessi da minore imputabile, per ciascuno dei quali deve infliggersi la pena della reclusione non inferiore a ventiquattro anni, prevede la pena dell'ergastolo (la Corte ha precisato che resta affidato al giudice di determinare la pena sostitutiva da applicarsi in luogo dell'ergastolo, nel caso in cui si sia in presenza del concorso di più delitti, commessi dal minore, per ciascuno dei quali deve infliggersi la pena della reclusione non inferiore a ventiquattro anni).
In tema di cumulo di pene concorrenti, nel caso in cui debba farsi luogo ad applicazione della disciplina della continuazione in sede esecutiva ex art. 671 c.p.p. con riferimento ad alcune delle pene detentive temporanee concorrenti, la riduzione di pena che ne deriva deve essere operata con riguardo al cumulo materiale ex art. 73 c.p. e non al cumulo giuridico previsto dall'art. 78 stesso codice; invero il cumulo materiale, derivante dalla somma aritmetica delle pene da espiare, comprende anche le pene unificate ex art. 81 cpv c.p. e, come tale precede necessariamente il cumulo giuridico ex art. 78 cit., e, dunque, il limite massimo di pena previsto da tale ultimo articolo è operante solo se il cumulo materiale prevede una pena unica superiore a trenta anni di reclusione. (Fattispecie relativa alla richiesta di un condannato volta ad ottenere la riduzione di pena, risultante dall'applicazione della continuazione ex art. 671 c.p.p., dal tetto massimo di trenta anni ex art. 78 c.p. anziché dalla somma aritmetica delle pene).
Cassazione penale sez. I 07 aprile 1994
Le pene della stessa specie, concorrenti a norma dell'art. 73 c.p., si considerano pena unica ad ogni effetto giuridico. Ne consegue che non è consentita l'imputazione della parziale detenzione sofferta a quello, tra i reati concorrenti, che sia ostativo alla concessione dei benefici penitenziari, in quanto l'espiazione è modalità esecutiva, e non causa di estinzione della pena, e l'unico suo effetto è la riduzione della pena ancora da espiare.
Cassazione penale sez. I 27 ottobre 1993
Il reato di omessa dichiarazione ai fini dell'imposta sui redditi è autonomo e può concorrere con quello di omessa dichiarazione ai fini dell'Iva. In tale ipotesi si applicano le norme sul cumulo ex art. 73 c.p., se non ricorrono le condizioni per il ricorso all'istituto della continuazione ex art. 81 c.p.
Cassazione penale sez. III 01 marzo 1993