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Timestamp: 2020-01-28 04:23:56+00:00
Document Index: 68201973

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Sentenza Cassazione Civile n. 14922 del 15/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14922 del 15/06/2017
Cassazione civile, sez. VI, 15/06/2017, (ud. 06/04/2017, dep.15/06/2017), n. 14922
sul ricorso 25611/2015 proposto da:
LELIO MARITATO, ANTONINO SGROI, CARLA D’ALOISIO, GIUSEPPE MATANO,
L.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA FEDERICO
rappresentata e difesa dall’avvocato GIUSEPPE CIPRIANI;
avverso la sentenza n. 930/2015 del TRIBUNALE di FOGGIA, depositata
1. il Tribunale di Foggia con sentenza del 2009 accoglieva il ricorso proposto da L.A. (insieme ad altri litisconsorti) e ne dichiarava il diritto all’iscrizione negli elenchi annuali degli operai agricoli. Al fine di ottenere l’esecuzione di tale sentenza, la L. intraprendeva la procedura esecutiva notificando all’Inps il 29/11/2012 atto di precetto, seguito poi da ricorso per la fissazione delle modalità dell’esecuzione forzata ex art. 612 c.p.c.. L’Inps si costituiva nel giudizio e dimostrava di avere provveduto ad iscrivere la ricorrente negli elenchi anagrafici con l’accredito di n. 52 giornate di lavoro. Il giudice investito del procedimento di esecuzione dichiarava quindi cessata la materia del contendere e compensava le spese del giudizio. Nei confronti di tale ordinanza L.A. proponeva ricorso ai sensi dell’art. 617 c.p.c., comma 2, innanzi al tribunale di Foggia, che revocava l’ordinanza impugnata e, in applicazione del principio della soccombenza virtuale – argomentando che l’Inps soltanto nel corso del giudizio esecutivo aveva proceduto ad adempiere alla sentenza irrevocabile azionata dalla controparte condannava l’Inps al pagamento delle spese e competenze relative al giudizio esecutivo.
2. Per la cassazione della sentenza del Tribunale l’Inps ha proposto ricorso, con il quale deduce come primo motivo l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio. Lamenta che il giudice del Tribunale di Foggia non abbia considerato che la sentenza del 2009 passata in giudicato era meramente dichiarativa del diritto alla prestazione previdenziale, sicchè l’esecuzione intrapresa in forza dell’art. 612 c.p.c., doveva ritenersi illegittima.
4. L.A. ha resistito con controricorso.
1.1. Il Tribunale, ai fini della richiesta verifica della correttezza dell’ordinanza emessa all’esito del procedimento ex art. 612 c.p.c., sul capo relativo alla liquidazione delle spese processuali, ha correttamente proceduto all’accertamento della soccombenza virtuale, che costituisce il naturale corollario della pronuncia di cessazione della materia del contendere, quando non siano le stesse parti a chiederne congiuntamene la compensazione (Cass. 11/02/2015 n. 2719, 07/05/2009 n. 10553).
1.2. A tal fine, ha rivalutato gli atti processuali, desumendone che la ricorrente aveva introdotto una domanda di condanna al ripristino della posizione assicurativa e che l’Inps non aveva alcuna discrezionalità nel procedere all’iscrizione, essendone i presupposti individuati nell’an e nel quantum nella sentenza del Tribunale di Foggia, del tutto idonea a costituire titolo per procedere ad esecuzione forzata.
1.3. Il primo motivo proposto dall’Inps è quindi infondato laddove addebita al Tribunale l’omessa pronuncia sulla portata del titolo, considerato che tale valutazione è stata compiuta dal giudice di merito. Parimenti infondata è la critica al procedimento logico seguito a tale fine, addebitando di avere considerato anche il contenuto della domanda per valutare la portata del decisum del Tribunale di Foggia del 2009, mentre tale statuizione è conforme a diritto, considerato che, come affermato da ultimo da Cass. ord. 21/12/2016 n. 26567 e Cass. 01/10/2015 n. 19641, sulla scorta di Cass. S.U. 02/07/2012 n. 11066, il titolo esecutivo giudiziale non si identifica, nè si esaurisce, nel documento giudiziario in cui è consacrato l’obbligo da eseguire, essendo consentita l’interpretazione extratestuale del provvedimento, sulla base degli elementi ritualmente acquisiti nel processo in cui esso si è formato.
2. Il secondo dei citati arresti ha aggiunto che la valutazione della rilevanza ed idoneità di tali fonti d’integrazione extratestuale dell’accertamento contenuto nel titolo spetta al giudice di merito. Da ciò consegue che il secondo motivo di ricorso è inammissibile, considerato che la motivazione del giudice di merito, nel rivalutare la soccombenza virtuale dell’Inps al fine di statuire sulle spese di lite del procedimento ex art. 612 c.p.c., come richiestogli dalla L., è stata adeguata ed ha tenuto conto di tutti gli elementi di cui la difesa dell’istituto richiede oggi il riesame, sicchè inammissibilmente l’istituto chiede oggi una diversa valutazione delle medesime circostanze (v., sui limiti al controllo della motivazione, Cass. S.U. 07/04/2014, n. 8053 e 8054).