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Timestamp: 2017-12-14 22:42:05+00:00
Document Index: 122432442

Matched Legal Cases: ['art. 2051', 'art. 2059', 'art. 8', 'art. 120', 'art. 5', 'art.185', 'art. 2059', 'art. 1917', 'art. 1341', 'art. 96']

Non vale l’eccezione di inoperatività della polizza del medico, stipulata in eccesso a quella della struttura sanitaria (e...
11.12.2017 | di Cinzia Altomare
Prova liberatoria e bilanciamento fra doveri di precauzione e di cautela
10 Luglio 2014 | di Ombretta Salvetti
"Ai sensi dell'art. 2051 c.c., allorché venga accertato, anche in relazione alla mancanza di intrinseca pericolosità della cosa oggetto di custodia, che la situazione di possibile pericolo, comunque ingeneratasi, sarebbe stata superabile mediante l'adozione di un comportamento originariamente cauto da parte dello stesso danneggiato, deve escludersi che il danno sia stato cagionato dalla cosa, ridotta al rango di mera occasione dell'evento, e ritenersi, per contro, integrato il caso fortuito”.
Un illecito civile determina la morte non immediata della vittima: qualificazione, quantificazione e prova del “danno catastrofale”
03 Luglio 2014 | di Lorenzo Vismara
In caso di illecito civile che abbia determinato la morte della vittima, il danno cosiddetto "catastrofale", conseguente alla sofferenza dalla stessa patita - a causa delle lesioni riportate - nell'assistere, nel lasso di tempo compreso tra l'evento che le ha provocate e la morte, alla perdita della propria vita (danno diverso sia da quello cosiddetto "tanatologico", ovvero connesso alla perdita della vita come massima espressione del bene salute, sia da quello rivendicabile "iure hereditatis" dagli eredi della vittima dell'illecito, poi rivelatosi mortale, per avere il medesimo sofferto, per un considerevole lasso di tempo, una lesione della propria integrità psico-fisica costituente un autonomo danno "biologico", accertabile con valutazione medico legale) deve comunque includersi, al pari di essi, nella categoria del danno non patrimoniale ex art. 2059 c.c., ed è autonomamente risarcibile in favore degli eredi del defunto. (Rigetta, App. Genova, 29 novembre 2011).
Il dies a quo del danno biologico temporaneo e permanente e decorrenza degli interessi compensativi
25 Giugno 2014 | di Damiano Spera
"Nella liquidazione del danno biologico permanente occorre fare riferimento all'età della vittima non al momento del sinistro, ma a quello di cessazione dell'invalidità temporanea, perché solo a partire da tale momento, con il consolidamento dei postumi, quel danno può dirsi venuto ad esistenza".
Onere della prova sul danno da diminuzione della capacità lavorativa specifica
19 Giugno 2014 | di Damiano Spera
In tema di risarcimento del danno da invalidità personale, l'accertamento di postumi, incidenti con una certa entità sulla capacità lavorativa specifica, non comporta automaticamente l'obbligo del danneggiante di risarcire il pregiudizio patrimoniale conseguente alla riduzione della capacità di guadagno derivante dalla diminuzione della predetta capacità e, quindi, di produzione di reddito, occorrendo, invece, ai fini della risarcibilità di un siffatto danno patrimoniale, la concreta dimostrazione che la riduzione della capacità lavorativa si sia tradotta in un effettivo pregiudizio economico.
18 Giugno 2014 | di Ivan Dimitri Calaprice
La responsabilità da prodotto difettoso ha natura presunta, e non oggettiva, poiché prescinde dall'accertamento della colpevolezza del produttore, ma non anche dalla dimostrazione dell'esistenza di un difetto del prodotto. Incombe, pertanto, sul soggetto danneggiato - ai sensi dell'art. 8 d.P.R. 24 maggio 1988, n. 224 (trasfuso nell'art. 120 Cod. Cons.) - la prova del collegamento causale non già tra prodotto e danno, bensì tra difetto e danno.
Risarcimento del danno non patrimoniale ed autonomia del danno morale
18 Giugno 2014 | di Ombretta Salvetti
Il danno morale, pur costituendo un pregiudizio non patrimoniale al pari di quello biologico, non è ricompreso in quest'ultimo e va liquidato autonomamente, non solo in forza di quanto espressamente stabilito - sul piano normativo - dall'art. 5, lettera c), del d.P.R. 3 marzo 2009, n. 37, ma soprattutto in ragione della differenza ontologica esistente tra di essi, corrispondendo, infatti, tali danni a due momenti essenziali della sofferenza dell'individuo, il dolore interiore e la significativa alterazione della vita quotidiana.
La responsabilità del medico di fiducia per omessa informazione ai colleghi
Delle conseguenze dannose di un intervento chirurgico eseguito in modo imperito possono essere chiamati a rispondere non solo i sanitari che l'hanno eseguito, ma anche il medico curante del paziente il quale abbia dapprima prescritto la cura i cui effetti resero necessario l'intervento chirurgico (circostanza che rileva ai fini del nesso di causalità tra condotta e danno), e poi abbia omesso di informare i colleghi chirurghi del particolare tipo di cure cui era stato sottoposto il paziente, e delle peculiarità che tali cure comportavano (circostanza il che rileva sul piano della colpa).
La prova del danno derivante da illegittima segnalazione in una Centrale Rischi
17 Giugno 2014 | di Federico Tanganelli
Il risarcimento del danno non patrimoniale è risarcibile in caso di violazione dei diritti inviolabili della persona. Il danno non patrimoniale, può essere risarcito soltanto nelle ipotesi di reato ex art.185 c.p.c., oltreché, ai sensi dell’art. 2059 c.c. nei casi previsti dalla legge tra i quali vi rientra il diritto all’integrità della reputazione che e’ un diritto inviolabile garantito dagli artt. 2 e 3 Cost. Il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale - prodotto da erronea segnalazione in una Centrale Rischi che abbia la funzione di far conoscere agli istituti bancari la solvibilità dei soggetti che richiedono di accedere al credito- deve essere provato dal danneggiato, anche con il ricorso a presunzioni semplici, ma non può essere ritenuto in re ipsa.
Clausola “claims made”: principi per il vaglio di vessatorietà e “richiesta di risarcimento”
17 Giugno 2014 | di Paolo Donato
Il contratto di assicurazione della responsabilità civile con clausola claims made non rientra nella fattispecie prevista dall’art. 1917 c.c., ma costituisce un contratto atipico. La clausola claims made spuria e cioè senza retroattività o con retroattività limitata, restringendo l’ampiezza del rischio assunto dall’assicuratore e sperequando il sinallagma, costituisce clausola vessatoria ai sensi dell’art. 1341 c.c. Il concetto di richiesta di risarcimento contenuto nella clausola claims made comprende ogni atto con il quale il terzo danneggiato dimostri la decisione di far valere i suoi diritti contro l’assicurato.
Responsabilità processuale aggravata da esecuzione forzata in assenza di titolo esecutivo: la discussa competenza del giudice dell’opposizione agli atti esecutivi
17 Giugno 2014 | di Antonio Salvati
La richiesta di condanna per responsabilità processuale aggravata, ai sensi dell'art. 96, comma 2, c.p.c., per l'inizio o il compimento dell'esecuzione forzata in mancanza di titolo esecutivo, originaria o sopravvenuta, a seguito dell'accertamento dell'inesistenza del diritto di procedere in via esecutiva, può essere proposta soltanto al giudice del giudizio di merito nel quale il titolo esecutivo si è formato, ovvero dinanzi al giudice dell'opposizione all'esecuzione e non davanti al giudice dell'opposizione agli atti esecutivi.