Source: https://iusletter.com/archivio/6-pillola-la-liquidazione-giudiziale-gli-organi-della-procedura/
Timestamp: 2019-10-16 02:01:56+00:00
Document Index: 93137216

Matched Legal Cases: ['art. 142', 'art. 42', 'art. 145', 'art. 45', 'art. 143', 'art. 43', 'art. 143', 'art. 152', 'art. 52', 'art. 153', 'art. 53', 'art. 56']

La liquidazione giudiziale e gli effetti per debitore e creditori
Per la nuova pillola della nostra rubrica settimanale “La nuova crisi d’impresa su Iusletter. In pillole”, a cura di Luciana Cipolla, Partner dello Studio e Responsabile del Team Concorsuale, ci occupiamo della liquidazione giudiziale e degli effetti per il debitore e i creditori.
Prima di tutto, una novità
Prima di entrare nel vivo della Pillola, preciso ai nostri Lettori che è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale (n. 67 del 20 marzo 2019), la l. n. 20/2019 di delega al Governo per l’adozione di disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi adottati in attuazione della delega per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza, di cui alla l. n. 155/2017.
In particolare, il provvedimento delega il Governo ad adottare, entro due anni dalla data di entrata in vigore dell’ultimo dei decreti legislativi adottati in attuazione della delega di cui alla medesima l. n. 155/2017 e nel rispetto dei principi e criteri direttivi da essa fissati, disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi medesimi.
Questo perché in sede di conferimento della delega al Governo il Parlamento aveva omesso di prevedere la possibilità di intervenire con uno o più decreti correttivi una volta emanato il decreto delegato.
Quanto precede pare in linea con quanto avevamo anticipato nella prima Pillola con riguardo ai tempi effettivi di entrata in vigore del Codice atteso che non è escluso che questi possano, in tutto o in parte, ulteriormente slittare.
Gli effetti della liquidazione per il debitore
Sul punto non si registrano cambiamenti significativi rispetto alla vecchia legge fallimentare.
A parte la modifica della rubrica di alcuni articoli (si vedano per esempio l’art. 142, che riproduce l’art. 42 l.f. o l’art. 145 che riproduce l’art. 45 l.f.) l’unica novità, tra le pochissime registrate, che segnaliamo ai Lettori riguarda l’art. 143, rubricato “rapporti processuali”, che ripropone l’art. 43 l.f. ma non l’ultimo inciso di tale norma a mente della quale “le controversie in cui è parte un fallimento sono trattate con priorità. Il capo dell’ufficio trasmette annualmente al presidente della corte d’appello i dati relativi al numero di procedimenti in cui è parte un fallimento e alla loro durata, nonché le disposizioni adottate per la finalità di cui al periodo precedente. Il presidente della corte d’appello ne dà atto nella relazione sull’amministrazione della giustizia”. Secondo i primi commentatori le ragioni di tale “omissione” andrebbero ricercate nella consapevolezza, da parte del legislatore, della concreta inoperatività di tale disposizione non essendo mai stata tale norma adeguatamente coordinata con le norme dell’ordinamento giudiziario. Sempre con riguardo all’art. 143 è stata introdotta la precisazione per la quale, nei giudizi interrotti a seguito dell’apertura della liquidazione giudiziale, il termine per la riassunzione decorre dal momento in cui l’interruzione viene dichiarata da parte del giudice.
Gli effetti della liquidazione per i creditori
Anche con riguardo a questo profilo non si registrano novità di rilievo.
A parte alcune modificazioni nella rubrica delle norme (si vedano per esempio gli artt. 150, 151 e 158 che ripropongono il contenuto degli artt. 51, 59 e 59) le novità sostanziali che meritano di essere segnalate riguardano, innanzitutto, l’art. 152, rubricato “creditori muniti di pegno o privilegio su mobili”, che ripropone l’art. 52 l.f., il quale, al secondo comma, prevede che “il giudice delegato può assegnare i beni al creditore che ne ha fatto istanza. Il giudice delegato provvede acquisita la valutazione dei beni”. Il successivo terzo comma prevede che: “se il ricavato della vendita, al netto delle spese o, in caso di assegnazione, il valore di stima è superiore all’importo del credito ammesso al passivo con prelazione, il creditore ne versa al curatore l’eccedenza”.
Di talchè il creditore, oltre a poter vendere i beni, potrà farsi assegnare gli stessi, depositando una specifica istanza.
Il successivo art. 153, rubricato “diritto dei creditori privilegiati nella ripartizione dell’attivo”, ripropone il testo dell’art. 53 l.f. ma introduce due nuovi commi, il quarto e il quinto, il cui testo si riproduce: “4. Se il credito è garantito da ipoteca, la prelazione si estende anche alle spese della costituzione, dell’iscrizione e della rinnovazione dell’ipoteca. Se il credito è garantito da pegno o assistito da privilegio speciale a norma degli articoli 2756 e 2761 del codice civile, la prelazione si estende anche alle spese della costituzione del pegno e, nel caso previsto dall’articolo 152, commi 1 e 2, alle spese di conservazione e vendita del bene costituito in pegno o oggetto del privilegio, nonché alle spese di individuazione e consegna del bene oggetto di pegno non possessorio”.
Di particolare interesse sono le modifiche, non solo lessicali, apportate al vecchio articolo 55 della legge fallimentare che era rubricato “effetti del fallimento sui debiti pecuniari”. Il nuovo articolo 154 è rubricato “crediti pecuniari” e, come già in passato, prevede il blocco della decorrenza degli interessi dalla data di apertura della liquidazione giudiziale sino alla chiusura di questa “ovvero fino all’archiviazione disposta ai sensi dell’articolo 234, comma 7, a meno che i crediti non siano garantiti da ipoteca, da pegno o privilegio” vale a dire sino a che, eseguito l’ultimo progetto di ripartizione o comunque definiti i giudizi e procedimenti pendenti, il curatore chieda al tribunale di archiviare la procedura di liquidazione giudiziale.
In tema di compensazione, infine, se la vecchia legge fallimentare all’art. 56, secondo comma, prevedeva che “per i crediti non scaduti la compensazione tuttavia non ha luogo se il creditore ha acquistato il credito per atto tra vivi dopo la dichiarazione di fallimento o nell’anno anteriore” il nuovo articolo 155, secondo comma, prevede che “la compensazione non ha luogo se il creditore ha acquistato il credito per atto tra vivi dopo il deposito della domanda cui è seguita l’apertura della liquidazione giudiziale o nell’anno anteriore” senza più fare distinzione tra crediti scaduti e non scaduti.
Nella prossima Pillola vedremo gli effetti dell’apertura della liquidazione sugli atti pregiudizievoli ai creditori e sui rapporti giuridici pendenti.
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