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Timestamp: 2018-09-19 21:31:55+00:00
Document Index: 10363537

Matched Legal Cases: ['art. 659', 'sentenza ', 'art. 659', 'art. 659', 'art. 162', 'sentenza ', 'art. 3']

CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. 3^ 24/08/2018, Sentenza n.38901 | AmbienteDiritto.it
Configura l'art. 659 cod. pen., la detenzione presso la propria abitazione di alcuni cani che abbaiano continuamente nottetempo, impedendo il riposo e le occupazioni delle persone residenti nelle adiacenze. Sicché, il dovere d'impedimento di strepiti di animali deriva dal mero possesso degli animali medesimi, a prescindere dal formale titolo di proprietà, essendo l'obbligo di impedimento collegato all'effettiva signoria sugli animali, i cui strepiti non sono impediti. Inoltre, la verifica del superamento della soglia della normale tollerabilità non deve essere necessariamente effettuato mediante perizia o consulenza tecnica, ben potendo il giudice fondare il suo convincimento in ordine alla sussistenza di un fenomeno in grado di arrecare oggettivamente disturbo della pubblica quiete su elementi probatori di diversa natura, quali le dichiarazioni di coloro che sono in grado di riferire le caratteristiche e gli effetti dei rumori percepiti, occorrendo, ciò nondimeno accertare la diffusa capacità offensiva del rumore in relazione al caso concreto.
(dich. inammissibile i ricorsi avverso sentenza del 12/09/2017 - TRIBUNALE DI LUCCA) Pres. SAVANI, Rel. CORBETTA, Ric. Vanelli ed altro
Vanelli Gualtiero, nato a Carrara il 02/02/1975;
Kozior Natalia, nata in Polonia il 03/04/1989;
udito il difensore, avv. Luigi Velani, del foro di Firenze, in sostituzione dell'avv. Sandro Guerra, del foro di Firenze, che ha concluso chiedendo l'accoglimento dei ricorsi.
1. Con l'impugnata sentenza, il Tribunale di Lucca condannava Gualtiero Vanelli e Natalia Kozior alla pena di euro 300 di ammenda ciascuno, condizionalmente sospesa per entrambi, perché ritenuti responsabili del reato previsto dagli artt. 110, 659 cod. pen., per avere detenuto, in concorso tra loro, presso la propria abitazione alcuni cani che abbaiavano continuamente nottetempo, impedendo il riposo e le occupazioni delle persone residenti nelle adiacenze. Fatto commesso dal giugno 2013 fino all'aprile 2015.
2.3. Con il terzo motivo si lamenta violazione della legge penale in relazione all'art. 659 cod. pen. e correlativo vizio motivazionale. Ad avviso dei ricorrenti, il tribunale avrebbe errato nel ritenere l'idoneità delle emissioni rumorose a disturbare un elevato numero di persone, avendo invece raggiunto una cerchia limitata di soggetti, ossia i testi Castelli e Leonardi.
Orbene, nel caso in esame la prova del superamento della soglia della normale tollerabilità delle fonti sonore è stata desunta dalle deposizioni testimoniali di tre vicini di casa (i testi Castelli, Leonardi, Castagnini), nonché dell'agente di polizia municipale che effettuò il sopralluogo il 16 dicembre 2014, e del teste di p.g. Capitanini, in forza presso il commissariato di P.S. di Forte dei Marmi, il quale pure si recò sui luoghi, su indicazione del collega Castagnini, accertando non solo che gli animali abbaiavano e che in casa non vi era nessuno, ma che sul cancello dell'abitazione di era un cartello con la scritta "sono una mamma, i cani abbaiano da molto tempo". La circostanza che fosse stato presentato un esposto rileva, perciò, come mero dato di conferma del compendio probatorio di cui si è dato conto, e da esso può unicamente trarsi, a livello probatorio, il dato che il 18 luglio 2013 era stato, appunto, presentato un esposto da trentuno persone che lamentavano l'abbaiare dei cani, proveniente dall'abitazione dove abitavano gli imputati.
Invero, la circostanza che l'abitazione, dove vi erano casi, fosse nell'esclusiva disponibilità degli imputati è risultata provata dagli stessi testi introdotti dalla difesa, Bardini e Simonelli, che, quali frequentatori della casa, hanno dichiarato che, nell'abitazione degli imputati, vi erano due cani.
Va, infatti, osservato che, poiché l'art. 659 cod. pen. delinea una contravvenzione punita con pena alternativa, per la quale, quindi, è ammessa l'oblazione cd. facoltativa ex art. 162 bis cod. pen., la sentenza di condanna a carico dei ricorrenti viene comunque iscritta nel certificato del casellario giudiziale, ai sensi dell'art. 3, comma 2, lett. d) d.P.R. n. 313 del 2012, che, appunto, prevede l'iscrizione dei "provvedimenti giudiziari penali di condanna definitivi ( ... ) salvo quelli concernenti contravvenzioni per le quali la legge ammette la definizione in via amministrativa, o l'oblazione limitatamente alleipotesi di cui all'articolo 162, del codice penale ( ... )".
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