Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-24216-del-13-10-2017
Timestamp: 2020-08-15 13:55:59+00:00
Document Index: 122245290

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 410', 'art. 1969', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 360', 'art. 97', 'art. 2113', 'art. 360', 'art. 1969', 'art. 2113', 'art. 66', 'art. 21', 'art. 1969']

Sentenza Cassazione Civile n. 24216 del 13/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24216 del 13/10/2017
Cassazione civile, sez. lav., 13/10/2017, (ud. 14/06/2017, dep.13/10/2017), n. 24216
sul ricorso 20207-2013 proposto da:
CIABATTINI, rappresentato e difeso dall’avvocato PAOLO TOSI, giusta
V.E., domiciliata in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA
difesa dall’avvocato ANDREA GIUNTI, giusta delega in atti;
avverso lo sentenza n. 308/2073 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
depositata il 13/03/2013 R.G.N. 899/2012;
1. La Corte di Appello di Torino ha respinto l’appello proposto dall’Office Regional du Tourism, subentrata alla Azienda Informazione e Accoglienza Turistica Monte Cervino, avverso la sentenza del Tribunale di Aosta che aveva ritenuto illegittimo l’atto di annullamento in autotutela della transazione sottoscritta dinanzi alla Direzione Regionale del Lavoro, con la quale l’AIAT si era impegnata a riconoscere con decorrenza dal 1 giugno 2009 a V.E. l’inquadramento nella categoria C, posizione economica C2, e il relativo trattamento giuridico e retributivo.
2. La Corte territoriale, riassunti i termini della vicenda e le posizioni delle parti, ha evidenziato che, a prescindere da ogni considerazione sul titolo della pretesa che la lavoratrice aveva fatto valere in sede conciliativa (diritto all’inquadramento per effetto dello svolgimento di mansioni superiori, come sostenuto dall’Office Regional; diritto alla corretta applicazione del CCRL che aveva istituito il comparto unico della regione e degli enti locali della Valle d’Aosta, come asserito dall’originaria ricorrente) non poteva la Pubblica Amministrazione procedere all’unilaterale annullamento del verbale di conciliazione sottoscritto nel rispetto delle procedure e delle garanzie previste dall’art. 410 cod. proc. civ., perchè nel sistema dell’impiego pubblico contrattualizzato il datore di lavoro pubblico agisce con i poteri e le capacità del privato e, quindi, non può esercitare l’autotutela che presuppone un potere amministrativo autoritativo.
3. Il giudice di appello ha aggiunto che l’appellante non poteva invocare il principio in forza del quale nell’impiego pubblico contrattualizzato l’esercizio di mansioni superiori non legittima l’acquisizione definitiva del diverso inquadramento, perchè ai sensi dell’art. 1969 cod. civ. l’errore di diritto rileva solo se cade sulla situazione costituente il presupposto della res controversa, non già nelle ipotesi in cui riguardi proprio l’oggetto della transazione.
4. Esclusa la annullabilità unilaterale della conciliazione, la Corte ha ritenuto assorbita la questione dell’individuazione del titolo che aveva portato al riconoscimento del diverso inquadramento e, quindi, anche la domanda subordinata volta ad ottenere il pagamento delle differenze retributive conseguenti allo svolgimento di fatto di mansioni superiori.
5. Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso l’Office Regional du Tourism sulla base di due motivi, illustrati da memoria ex art. 378 cod. proc. civ.. V.E. ha resistito con controricorso.
1.1 Con il primo motivo il ricorrente denuncia, ex art. 360 c.p.c., n. 3, “violazione e/o falsa applicazione degli artt. 1344,1418 e 2113 c.c., D.Lgs. n. 165 del 2001, artt. 52 e 66, L.R. n. 45 del 1995, artt. 30 bis e 50 e art. 97 Cost. ” e rileva, in sintesi, che la Corte territoriale avrebbe dovuto dichiarare la nullità del verbale di conciliazione, in quanto sottoscritto in violazione delle norme inderogabili dettate dal D.Lgs. 165 del 2001 e dalla normativa regionale, che impediscono al datore di lavoro pubblico di attribuire un inquadramento diverso da quello stabilito al momento dell’assunzione o successivamente acquisito per effetto di procedure selettive. Aggiunge che nel sistema dell’impiego pubblico contrattualizzato se, da un lato, la P.A. non può esercitare poteri di autotutela, dall’altro proprio la equiparazione con l’impiego privato consente al datore di non osservare il contratto ritenuto affetto da nullità, in quanto improduttivo di effetti giuridici. Precisa, infine, che la inoppugnabilità sancita dall’art. 2113 cod. civ. non si riferisce ai casi di nullità della conciliazione, senza dubbio configurabile nella fattispecie perchè la lavoratrice era stata inquadrata correttamente sulla base delle tabelle di corrispondenza previste dal CCRL del 2000 e la sua pretesa era stata fondata sull’asserito svolgimento di mansioni superiori.
1.2. La seconda censura, formulata ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, lamenta la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1969 cod. civ. non applicabile alla fattispecie nella quale l’Amministrazione non aveva fatto valere un vizio del consenso, bensì aveva eccepito la radicale nullità dell’atto transattivo, derivante dall’insanabile contrasto degli obblighi assunti con norme imperative di legge.
La inoppugnabilità prevista dall’art. 2113 c.c., u.c., non si riferisce alle azioni generali di nullità e di annullabilità dell’atto, perchè, come già chiarito dalla giurisprudenza di questa Corte, l’intervento dell’ufficio provinciale del lavoro è finalizzato a sottrarre il lavoratore alla condizione di soggezione rispetto al datore di lavoro, che potrebbe indurre a sottoscrivere transazioni e rinunce frutto della prevaricazione esercitata dal datore. Rimangono, invece, esperibili i mezzi ordinari di impugnazione concessi ai contraenti per far valere i vizi che possono inficiare il regolamento contrattuale, ossia le cause di nullità o di annullabilità, poichè rispetto a tali azioni l’intervento dell’ufficio provinciale del lavoro non può esplicare alcuna efficacia sanante o impeditiva (fra le più recenti in tal senso Cass. 28.4.2014 n. 9348).
Ad analoghe conclusioni questa Corte è pervenuta in relazione alle conciliazioni stipulate ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 66, rilevando che delle stesse può essere senz’altro fatta valere la nullità qualora in sede conciliativa l’amministrazione abbia, in violazione di norme inderogabili di legge, riconosciuto al dipendente un trattamento giuridico ed economico allo stesso non dovuto (Cass. 18.2.2015 n. 3246).
2.3. Le Sezioni Unite di questa Corte hanno anche evidenziato che “in materia di pubblico impiego contrattualizzato, il datore di lavoro pubblico non ha il potere di attribuire inquadramenti in violazione del contratto collettivo, ma ha solo la possibilità di adattare i profili professionali, indicati a titolo esemplificativo nel contratto collettivo, alle sue esigenze organizzative, senza modificare la posizione giuridica ed economica stabilita dalle norme pattizie, in quanto il rapporto è regolato esclusivamente dai contratti collettivi e dalle leggi sul rapporto di lavoro privato. E’ conseguentemente nullo l’atto in deroga, anche in melius, alle disposizioni del contratto collettivo, sia quale atto negoziale, per violazione di norma imperativa, sia quale atto amministrativo, perchè viziato da difetto assoluto di attribuzione ai sensi della L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 21-septies, dovendosi escludere che la P.A. possa intervenire con atti autoritativi nelle materie demandate alla contrattazione collettiva. ” (Cass. S.U. 14.10.2009 n. 21744).
Resta conseguentemente assorbito il secondo motivo inerente l’inapplicabilità alla fattispecie dell’art. 1969 cod. civ..