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Timestamp: 2017-02-25 00:21:55+00:00
Document Index: 181002377

Matched Legal Cases: ['art. 666', 'art. 6', 'art. 111', 'art. 37', 'art. 678', 'art. 38', 'art. 666', 'art. 678', 'art. 71', 'art. 666', 'art. 666']

Art. 678 cod. proc. penale: Procedimento di sorveglianza
HOME Codice proc. penale Articoli Codice proc. penale Agg. il 11 maggio 2015 Codice proc. penale Art. 678 cod. proc. penale: Procedimento di sorveglianza L’AUTORE: Redazione
1. Salvo quanto stabilito dal successivo comma 1-bis, il tribunale di sorveglianza nelle materie di sua competenza, e il magistrato di sorveglianza, nelle materie attinenti ai ricoveri previsti dall’articolo 148 del codice penale, alle misure di sicurezza e alla dichiarazione di abitualità o professionalità nel reato o di tendenza a delinquere procedono, a richiesta del pubblico ministero, dell’interessato, del difensore o di ufficio, a norma dell’articolo 666. Tuttavia, quando vi è motivo di dubitare dell’identità fisica di una persona, procedono a norma dell’articolo 667 comma 4.
1-bis. Il magistrato di sorveglianza, nelle materie attinenti alla rateizzazione e alla conversione delle pene pecuniarie, alla remissione del debito e alla esecuzione della semidetenzione e della libertà controllata, ed il tribunale di sorveglianza, nelle materie relative alle richieste di riabilitazione ed alla valutazione sull’esito dell’affidamento in prova al servizio sociale, anche in casi particolari, procedono a norma dell’articolo 667 comma 4.
3-bis. Il tribunale di sorveglianza e il magistrato di sorveglianza, nelle materie di rispettiva competenza, quando provvedono su richieste di provvedimenti incidenti sulla libertà personale di condannati da Tribunali o Corti penali internazionali, danno immediata comunicazione della data dell’udienza e della pertinente documentazione al Ministro della giustizia, che tempestivamente ne informa il Ministro degli affari esteri e, qualora previsto da accordi internazionali, l’organismo che ha pronunciato la condanna.
Cassazione penale sez. I 09 dicembre 2014 n. 3113 Sono costituzionalmente illegittimi gli art. 666, comma 3, 678, comma 1, e 679, comma 1, c.p.p., nella parte in cui non consentono che, su istanza degli interessati, il procedimento per l'applicazione delle misure di sicurezza si svolga, davanti al magistrato di sorveglianza e al tribunale di sorveglianza, nelle forme dell'udienza pubblica. Le disposizioni censurate, prevedendo che le misure di sicurezza siano applicate in esito ad un procedimento camerale senza la partecipazione del pubblico, violano l'art. 6, par. 1, della Cedu, nonché gli art. 111, comma 1, e 117, comma 1, cost., in quanto, nonostante il giudice sia chiamato ad esprimere un giudizio di merito, idoneo ad incidere in modo diretto, definitivo e sostanziale su un bene primario dell'individuo, costituzionalmente tutelato, quale la libertà personale, non contemplano la possibilità per le persone coinvolte nel procedimento di chiederne lo svolgimento in forma pubblica, così ledendo il principio avente valore costituzionale, anche in assenza di un esplicito richiamo in Costituzione, connaturato ad un ordinamento democratico di pubblicità delle udienze giudiziarie (sent. n. 12 del 1971, 212 del 1986, 50 del 1989, 69 del 1991, 373 del 1992, 348, 349 del 2007, 311 del 2009, 93 del 2010, 80, 113, 236 del 2011, 264 del 2012, 30 del 2014).
L'articolo 666 c.p.p., richiamato dall'articolo 678 c.p.p. (salvi i casi contemplati dal secondo comma del ridetto articolo) prescrive, ai commi 3 e 4, il procedimento camerale partecipato, ai sensi dell'articolo 127 c.p.p., con l'ulteriore requisito dell'intervento necessario del difensore e del Pubblico Ministero. Epperò, se il giudice della sorveglianza provvede de plano, con inosservanza delle forme di rito prescritte, tanto comporta la nullità di ordine generale e di carattere assoluto, rilevabile di ufficio in ogni stato e grado del procedimento, ai sensi degli artt. 178 e 179 c.p.p del procedimento, per effetto della estensiva applicazione delle previsioni della omessa citazione dell'imputato e della assenza del suo difensore nei casi in cui ne è obbligatoria la presenza.
Cassazione penale sez. I 28 settembre 2011 n. 37719 Per l'applicazione delle misure di sicurezza, il rito minorile è caratterizzato da un endoprocedimento in virtù del quale all'applicazione provvisoria della misura da parte del g.u.p. (art. 37 D.P.R. n. 448/1988), segue un giudizio rinnovato sulla pericolosità, nelle forme previste dall'art. 678 c.p.p., da parte del tribunale per i minorenni (art. 38 D.P.R. n. 448/1988). La misura di sicurezza disposta nella prima fase è detta provvisoria, quella successiva definitiva; tali aggettivi hanno un significato proprio all'interno dell'endoprocedimento descritto e non con riferimento alla distinzione del c.p.p. tra applicazione provvisoria e definitiva delle misure di sicurezza.
Corte appello Milano 16 giugno 2011
Il decreto con cui il presidente del tribunale di sorveglianza dichiara inammissibile l'istanza di misure alternative (nella specie la misura della detenzione domiciliare) è suscettibile di ricorso per cassazione e non già di opposizione al tribunale, stante l'applicabilità dell'art. 666 c.p.p. come richiamato dall'art. 678 c.p.p. con conseguente abrogazione della procedura prevista dall'art. 71 sexies ord. penit. Dichiara inammissibile, Trib.sorv. Catania, 16 febbraio 2010
Cassazione penale sez. I 09 dicembre 2010 n. 44572 È inammissibile il ricorso per cassazione proposto nei confronti del provvedimento con cui il tribunale di sorveglianza, ai sensi degli art. 666, comma 7, e 678 c.p.p., rigetta l'istanza di sospensione dell'esecuzione di una propria precedente ordinanza, perché non è prevista dalla legge l'impugnabilità. Dichiara inammissibile, Trib.sorv. Napoli, 02 settembre 2009
Cassazione penale sez. I 17 febbraio 2010 n. 8846 L'opposizione avverso il decreto del magistrato di sorveglianza che dispone l'espulsione a titolo di misura alternativa alla detenzione si svolge, ai sensi del combinato disposto degli artt. 678 e 666 cod. proc. pen., in camera di consiglio con la partecipazione necessaria del difensore; ne consegue che è affetto da nullità assoluta il provvedimento adottato dal tribunale di sorveglianza a seguito di procedimento "de plano" (v. Corte cost. ord. n. 226 del 2004). Annulla con rinvio, Trib.sorv. Brescia, 20 Novembre 2007
Cassazione penale sez. I 04 giugno 2008 n. 24733 Ai fini della concedibilità della riabilitazione, la verifica preliminare dell'esistenza delle condizioni richieste dalla legge, demandata al presidente del tribunale di sorveglianza, ai sensi degli art. 666, comma 2, e 678, comma 1, c.p.p., riguarda unicamente i presupposti minimi indefettibili, in assenza dei quali l'istanza non potrebbe mai trovare accoglimento, ma non può consistere in una valutazione del merito della domanda.
Cassazione penale sez. I 14 maggio 2008 n. 20043 Art. precedente
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