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Timestamp: 2018-12-11 20:10:21+00:00
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Art. 424 codice penale - Danneggiamento seguito da incendio - Brocardi.it
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Articolo 424 Codice penale
Dispositivo dell'art. 424 Codice penale
Chiunque, al di fuori delle ipotesi previste nell'articolo 423 bis (1) al solo scopo di danneggiare [635] la cosa altrui, appicca il fuoco a una cosa propria (2) o altrui è punito, se dal fatto sorge il pericolo di un incendio (3), con la reclusione da sei mesi a due anni.
Se segue l'incendio(3), si applicano le disposizioni dell'articolo 423, ma la pena è ridotta da un terzo alla metà [425, 449].
Se al fuoco appiccato a boschi, selve e foreste, ovvero vivai forestali destinati al rimboschimento, segue incendio, si applicano le pene previste dall'articolo 423 bis.
(1) Nel caso di incendio boschivo si rimanda a quanto previsto dall'art. 423 bis.
(2) Per cosa propria si intendendono quei beni di cui l'agente è titolare del diritto di proprietà e non quindi di altro diritto reale.
(3) Il pericolo di incendio e il prodursi dell'incendio, previsti rispettivamente ai commi 1 e 2, sono da considerarsi delle condizioni di punibilità (v. 44). Qualora non si verifichino si applicheranno le fattispecie di danneggiamento o tentativo di danneggiamento.
Il legislatore ha voluto qui punire le condotte dirette a danneggiare beni altrui, attuate con un mezzo particolarmente pericoloso come il fuoco.
Spiegazione dell'art. 424 Codice penale
Nella norma in esame l'anticipazione della tutela è ancora più pregnante, dato che viene punita la condotta di chi causi un pericolo di incendio.
Per motivi di politica criminale si vuole dunque evitare che venga usato a scopo di danneggiamento un mezzo altamente insidioso come il fuoco.
La prima condotta disciplinata è rappresentata da chi, al solo scopo di danneggiare la cosa altrui, appicchi un fuoco a cosa propria o altrui, determinando un pericolo di incendio (pericolo da accertare in concreto). Il pericolo di incendio è solo condizione obiettiva di punibilità e pertanto non è necessario che rientri nell'elemento soggettivo dell'agente.
Lo stesso vale per il secondo comma, ovvero nel caso in cui l'incendio si verifichi. In tal caso si applica quanto disposto dall'art. 423, e la diminuzione di pena deriva dal fatto che l'intento del colpevole era quello di danneggiare una cosa altrui e non determinare un pericolo per la pubblica incolumità.
Massime relative all'art. 424 Codice penale
Cass. pen. n. 17558/2017
Non è configurabile il tentativo nel delitto di danneggiamento seguito da incendio, previsto dall'art. 424 cod. pen., trattandosi di fattispecie di pericolo per la cui punibilità è necessario che sia sorto quanto meno il pericolo di un incendio, condizione quest'ultima sufficiente per integrare la consumazione del delitto, in assenza della quale, invece, il fatto è qualificabile come danneggiamento, nella forma consumata o tentata.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 17558 del 6 aprile 2017)
Cass. pen. n. 35769/2010
Ai fini della sussistenza del reato di danneggiamento seguito da incendio è necessario che la condotta dell'agente determini un pericolo di incendio e, cioè, la probabilità che il fuoco evolva in un vero e proprio incendio, la quale deve essere desunta dalla situazione di fatto con riferimento alle dimensioni del fuoco in relazione all'oggetto del danneggiamento.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 35769 del 6 ottobre 2010)
Cass. pen. n. 16295/2010
Il reato di danneggiamento seguito da incendio richiede, come elemento costitutivo, il sorgere di un pericolo di incendio, sicché non è ravvisabile qualora il fuoco appiccato abbia caratteristiche tali che da esso non possa sorgere detto pericolo; in questa eventualità o in quella nella quale chi, nell'appiccare il fuoco alla cosa altrui al solo scopo di danneggiarla, raggiunge l'intento senza cagionare né un incendio né il pericolo di un incendio, è configurabile il reato di danneggiamento. Se, per contro, detto pericolo sorge o se segue l'incendio, il delitto contro il patrimonio diventa più propriamente un delitto contro la pubblica incolumità, e trovano applicazione, rispettivamente, gli articoli 423 e 424 c.p. (Nella specie, in cui l'agente aveva dato fuoco a sterpaglie e a una tenda da sole posta sul balcone di casa altrui e risultava dai verbali d'intervento dei VV.FF., che le fiamme avevano dato luogo a modeste bruciature e che l'evento non rientrava tra quelli soggetti al controllo del Corpo, la Corte ha qualificato il fatto come danneggiamento).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 16295 del 27 aprile 2010)
Cass. pen. n. 2252/1996
Ai fini dell'applicazione dell'art. 424, comma 1, c.p., è richiesto non il verificarsi di un incendio, ma soltanto il pericolo, inteso come rilevante probabilità che l'evento in questione si verifichi.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2252 del 31 maggio 1996)
Cass. pen. n. 2098/1994
Per incendio deve intendersi un fuoco distruggitore in atto di notevoli proporzioni e virulenza, che tende a diffondersi e non è agevole estinguere. Allorché tali condizioni ricorrano e l'incendio riguardi la cosa altrui, il pericolo per l'incolumità pubblica è presunto juris et de jure. (Fattispecie in tema di danneggiamento seguito da incendio).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2098 del 7 luglio 1994)
Cass. pen. n. 11648/1989
Il concorso formale tra il delitto di danneggiamento, di cui all'art. 635 c.p., e quello di danneggiamento seguito da incendio, di cui all'art. 424 stesso codice, è giuridicamente impossibile, elidendo quest'ultimo reato il primo, qualora il danneggiamento mediante accensione del fuoco si trasformi in pericolo di incendio o in incendio vero e proprio.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 11648 del 7 settembre 1989)
Cass. pen. n. 11688/1986
Il primo comma dell'art. 424 c.p. prevede, rispetto al capoverso, un'ipotesi meno grave che esclude l'evento incendio, cioè esclude l'evento in cui il fuoco assuma i caratteri propri dell'incendio per le proporzioni, la diffusività, la difficoltà di estinzione, ecc., sì da costituire motivo di pericolo per la sicurezza e per l'integrità fisica delle persone.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 11688 del 23 ottobre 1986)
Cass. pen. n. 11960/1985
Commette il reato di danneggiamento previsto e punito dall'art. 635 c.p. colui che, nell'appiccare il fuoco alla cosa altrui al solo scopo di danneggiarla, raggiunge l'intento senza cagionare un incendio od il pericolo d'incendio, mentre se tale pericolo sorge o se segue l'incendio, il delitto contro il patrimonio diventa più propriamente un delitto contro la pubblica incolumità, secondo le ipotesi di cui all'art. 424 c.p. Ne consegue che se l'agente, infiammando un carburante, appicca il fuoco ad un locale e determini all'interno della serranda metallica, con cui era chiuso, delle fiamme, risponde di danneggiamento seguito da incendio e non già di mero danneggiamento della cosa altrui.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 11960 del 13 dicembre 1985)
Cass. pen. n. 6313/1984
Perché si realizzi il pericolo per la pubblica incolumità, tutelato dai delitti di incendio doloso o colposo, necessita un incendio di vaste proporzioni che abbia tendenze a diffondersi e sia difficile a spegnersi. Ne consegue che un fuoco che venga domato sul nascere o quando non ha ancora assunto le caratteristiche anzidette può solo dar luogo, se poteva progredire o diffondersi, a reato tentato, configurabile per l'ipotesi dolosa.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6313 del 7 luglio 1984)
Cass. pen. n. 4232/1980
In caso di incendio, sia doloso sia colposo, il pericolo per la pubblica incolumità è presunto quando il fuoco venga a svilupparsi su cosa che non sia di esclusiva proprietà dell'agente. Tale presunzione sussiste anche quando l'autore del fatto agisca in cooperazione con il proprietario del bene rispetto al quale si sia sviluppato l'incendio.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 4232 del 27 marzo 1980)