Source: https://olympus.uniurb.it/index.php?option=com_content&view=article&id=4898:commercio-terziario-coop-ccnl-7-gennaio-1984&catid=60&Itemid=139
Timestamp: 2020-02-17 06:43:56+00:00
Document Index: 22116080

Matched Legal Cases: ['art. 140', 'art. 14', 'art. 37', 'art. 9', 'art. 124', 'art. 74', 'art. 73', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 73', 'art. 28', 'art. 10', 'art. 2119', 'art. 101', 'art. 19', 'art. 74', 'art. 9', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 12', 'art. 411', 'art. 410']

Commercio - Terziario, Coop: CCNL, 7 gennaio 1984
Categoria: 1984
Data firma: 7 gennaio 1984
Validità: 01.02.1983 - 28.02.1986
Parti: Lega nazionale delle cooperative e mutue, Confederazione cooperative italiane, Associazione generale delle cooperative italiane, settore consumo e Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil
Settori: Commercio, Terziario, COOP
Titolo I Validità e sfera di applicazione del Contratto
Titolo II Diritti di informazione, piani di sviluppo, investimenti, politica strutturale e occupazione
Titolo III Classificazione del personale
Titolo IV Assunzione
Titolo V Periodo di prova
Titolo VI Apprendistato
Titolo VII Orario di lavoro
Titolo VIII Lavoro straordinario
Titolo IX Riposo settimanale e festività
Titolo X Ferie
Titolo XI Congedi - Diritto allo studio
Titolo XII Chiamata e richiamo alle armi e servizio civile
Titolo XIII Missioni e trasferimenti
Titolo XIV Malattia ed infortunio
Titolo XV Gravidanza e puerperio
Titolo XVI Sospensione del lavoro
Titolo XVII Anzianità di servizio
Titolo XVIII Anzianità convenzionali
Titolo XIX Passaggi di qualifica
Titolo XX Scatti di anzianità
Art. 72 Titolo XXI Trattamento economico
Titolo XXII Mensilità supplementari (13a e 14a)
Titolo XXIII Risoluzione del rapporto di lavoro
a) Recesso
c) Preavviso
d) Trattamento di fine rapporto
Titolo XXIV Doveri dei lavoratori; Norme disciplinari
Titolo XXV Cauzioni
Titolo XXVI Calo merci e inventario
Titolo XXVII Responsabilità civili e penali
Titolo XXVIII Coabitazione, vitto e alloggio; Concessione crediti ai clienti
Titolo XXIX Divise
Titolo XXX Diritti sindacali
Titolo XXXI Contrattazione integrativa aziendale
Titolo XXXII Mobilità
Titolo XXXIII Lavoro a tempo parziale
Titolo XXXIV Ambiente e salute
Titolo XXXV Appalti
Titolo XXXVI Regolamenti aziendali
Titolo XXXVII Conciliazione delle controversie
Allegato all'art. 140
Titolo XXXVIII Decorrenza e durata
Contratto collettivo nazionale di lavoro per i lavoratori dipendenti dalle cooperative di consumo
L’anno 1984, il giorno 7 del mese di gennaio, in Roma tra l’Associazione nazionale delle cooperative di consumatori (Lega nazionale delle cooperative e mutue), la Federazione nazionale delle cooperative di consumo (Confederazione cooperative italiane), l’Associazione generale delle cooperative italiane, settore consumo e la Federazione italiana lavoratori commercio, alberghi, mensa e servizi (Filcams-Cgil) e la Federazione italiana sindacati addetti servizi commerciali affini e del turismo (Fisascat-Cisl) e l’Unione italiana lavoratori turismo commercio e servizi (Uiltucs-Uil), si è stipulato il presente Contratto collettivo di lavoro.
Il presente Contratto disciplina il rapporto di lavoro del personale di ambo i sessi dipendente dalle cooperative di consumo e dai consorzi da queste costituiti, a qualsiasi settore merceologico appartengano. Esso si applica altresì al personale dei laboratori annessi e al personale dei reparti commerciali delle cooperative con attività promiscua.
Il presente Contratto, che per tutto il periodo della sua validità deve essere considerato un complesso normativo unitario e inscindibile, e che ha efficacia in tutto il territorio nazionale, sostituisce ad ogni effetto le norme di tutti i precedenti Contratti collettivi nazionali, provinciali, aziendali, accordi speciali, usi e consuetudini riferentesi ai medesimi settori e categorie indicati nel precedente comma. Sono fatte salve, per tutti i lavoratori, le relative condizioni di miglior favore comunque acquisite.
Ai fini dell’applicazione del presente Contratto i consorzi vengono considerati, a tutti gli effetti, aziende autonome, in quanto autogestiti, a termine dei singoli Statuti, dalle cooperative delle rispettive zone.
Le associazioni delle cooperative, ferma restando l’autonomia dell’attività aziendale e le rispettive distinte responsabilità delle cooperative e delle Organizzazioni sindacali dei lavoratori, riconoscono alla Federazione sindacale unitaria del settore il diritto all’informazione periodica relativamente alle materie e con le modalità specificate nei paragrafi che seguono.
Al fine di consentire una adeguata conoscenza delle problematiche relative a rilevanti fenomeni collegati ai processi di ristrutturazione e di innovazioni tecnico-organizzative nei settori e comparti commerciali, e che abbiano pesanti riflessi modificativi sui livelli occupazionali e su quelli professionali, le relative informazioni saranno fornite in tempi utili per l’esame dei problemi stessi.
In relazione a quanto sopra, ciascuna delle Associazioni cooperative, in piena autonomia, fornirà alla predetta Federazione sindacale informazioni sulle materie indicate ai livelli e con le procedure stabilite nel presente articolo.
In sede aziendale tale diritto è limitato alle cooperative con oltre 50 dipendenti.
Di norma annualmente, entro il primo quadrimestre, saranno fornite, nel corso di un apposito incontro, informazioni globali riferite alle prospettive del settore, ai piani di sviluppo e di ristrutturazione delle cooperative associate e ai riflessi da essi derivanti sugli andamenti occupazionali e sulla struttura della occupazione con particolare riferimento alla occupazione giovanile e femminile.
Saranno altresì fornite informazioni globali in materia di politiche commerciali, con riferimento ai rapporti con la produzione, alla struttura dei consumi e al ruolo della cooperazione per stabilire rapporti funzionali con i programmi agricoli e industriali tali da consentire una politica commerciale e degli assortimenti coerente rispetto alle esigenze dei consumatori e garantire il contenimento dei prezzi - specie dei prodotti di prima necessità - ed apprezzabili livelli qualitativi.
Nel corso degli incontri le parti si confronteranno anche sui problemi inerenti la riforma del settore distributivo - ivi compresa la modifica della vigente legislazione - e le iniziative reciproche verso i pubblici poteri per porre in atto politiche coerenti per il rinnovamento del settore distributivo, nel quadro di una riorganizzazione settoriale e territoriale che consenta alla cooperazione di consumo di svilupparsi nel territorio nazionale attraverso una qualificata presenza strutturale e commerciale.
b) Livello territoriale (Regionale, Provinciale, Comprensoriale)
Di norma annualmente entro il primo quadrimestre, dalle associazioni delle cooperative competenti per territorio saranno fornite, nel corso di un apposito incontro, informazioni globali riferite ai processi di sviluppo e di ristrutturazione delle cooperative associate, con particolare riferimento ai programmi che comportano nuovi insediamenti o processi di mobilità dei lavoratori, nonché informazioni sui programmi di formazione professionale, sugli andamenti occupazionali e sulla struttura della occupazione con particolare riferimento all’occupazione giovanile e femminile.
L’incontro suddetto verterà anche sulla opportunità di raccordare la presenza e lo sviluppo della cooperazione di consumo con i programmi degli Enti pubblici territoriali e con le necessità complessive del settore distributivo nel territorio, in una prospettiva riformatrice, mettendo in atto iniziative reciproche volte a rimuovere gli ostacoli che impediscono tale sviluppo.
In occasione di adozione di provvedimenti legislativi e/o amministrativi relativi agli orari degli esercizi commerciali, le parti concorderanno incontri ad hoc prima dell’adozione dei provvedimenti da parte dell’Autorità competente.
Nel corso dell’incontro saranno fornite informazioni globali sulle politiche commerciali, sulla struttura e sull’andamento complessivo dei prezzi dei prodotti di più largo consumo e sui rapporti con la produzione.
c) Livello aziendale
Saranno fornite alle strutture territoriali delle Organizzazioni firmatarie del presente Contratto, alla RSA e/o al Consiglio dei delegati, nel corso di un apposito incontro da tenersi di norma entro il primo quadrimestre dell’anno e comunque su richiesta di una delle due parti, informazioni riguardanti le prospettive del settore e della cooperativa (o del consorzio), i programmi di sviluppo e di ristrutturazione aziendale, con particolare riferimento ai nuovi insediamenti e alla loro localizzazione, nonché le prevedibili implicazioni dei programmi stessi in materia di occupazione, di mobilità e di modificazioni significative della organizzazione del lavoro.
Durante l’incontro saranno fornite informazioni anche sulla dinamica e sulla struttura dell’occupazione (a tempo pieno, parziale e determinato), suddivisa per livelli e sui programmi formativi.
Saranno date altresì informazioni sugli aspetti generali delle politiche commerciali, dei prezzi e degli assortimenti e sulle iniziative politiche che saranno adottate dalla cooperativa a favore dei consumatori.
Per l’assunzione possono essere richiesti i seguenti documenti:
d) libretto di idoneità sanitaria per il personale da adibire alla preparazione, manipolazione e vendita di sostanze alimentari, di cui all’art. 14 della legge 30 aprile 1962, n. 283 ed all’art. 37 del DPR 26 marzo 1980, n. 327 concernente il regolamento di attuazione della legge stessa.
L’apprendistato ha lo scopo di consentire ai giovani lavoratori di apprendere quelle mansioni per le quali occorra un certo tirocinio.
Ciò premesso le parti contraenti esprimono concordemente l’esigenza di svolgere, anche nei confronti degli organi competenti, tutte le azioni necessarie affinché l’istituto dell’apprendistato sia tenuto nella massima considerazione, particolarmente ai fini dell’apprendistato professionale.
Le Organizzazioni contraenti s’impegnano altresì a partecipare attivamente alla formulazione dei programmi rivolti alla preparazione professionale dei lavoratori, in collaborazione con i Ministeri e con gli Enti competenti. Tale partecipazione e collaborazione potrà essere oggetto di particolari determinazioni ed iniziative ai vari livelli.
Viene confermato l’interesse e l’impegno delle parti per la realizzazione di adeguate politiche per l’addestramento professionale nel settore.
L’apprendistato è ammesso per tutte le qualifiche e mansioni comprese nel IV livello, con le seguenti eccezioni:
a) lavori di scrittura, archivio e protocollo (corrispondenti alle qualifiche di "archivista" e "protocollista");
b) lavori di dattilografia (corrispondenti alla qualifica di "dattilografo"), purché il relativo personale risulti in possesso di specifico diploma di scuola professionale di dattilografia, legalmente riconosciuta;
c) mansioni per le quali è richiesta la patente di abilitazione.
L’apprendistato non è ammesso per i giovani in possesso di diploma di qualifica rilasciato dagli Istituti professionali di Stato istituiti con decreti presidenziali in applicazione dell’art. 9 del RDL 21 settembre 1938, n. 2038, convertito nella legge 2 giugno 1939, n. 739, e dagli Istituti legalmente riconosciuti (parificati) ai sensi della legge 18 gennaio 1942, n. 86, limitatamente alle mansioni corrispondenti al diploma.
Il numero degli apprendisti nei singoli spacci o negozi non potrà superare la proporzione di un apprendista per ogni tre lavoratori non apprendisti, comprendendo in tale numero anche quelli che appartengono a categorie per le quali l’apprendistato non è ammesso.
È tuttavia consentita la assunzione di un apprendista anche nelle cooperative che abbiano soltanto uno o due lavoratori alle proprie dipendenze.
Possono essere assunti come apprendisti i giovani di età non inferiore a 15 anni e non superiore a 20, salvo i divieti e le limitazioni previste dalla legge 17 ottobre 1967, n. 977, sulla tutela del lavoro dei fanciulli ed adolescenti.
La durata massima dell’apprendistato è stabilita in 18 mesi a partire dal 1 gennaio 1974.
Trascorso tale periodo, l’apprendista, indipendentemente dall’età raggiunta e dalle mansioni effettivamente svolte, sarà assegnato alla qualifica per la quale ha compiuto l’apprendistato.
Il periodo di apprendistato effettuato in precedenza presso altre aziende dello stesso settore merceologico e per le stesse mansioni sarà computato ai fini del completamento del periodo prescritto dal presente Contratto, purché non vi sia stata una interruzione superiore ad un anno.
Per l’assunzione di apprendisti il datore di lavoro deve ottenere l’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro territorialmente competente, cui dovrà precisare le condizioni della prestazione richiesta agli apprendisti, il genere di addestramento al quale saranno adibiti e la qualifica che essi potranno conseguire al termine del rapporto.
La cooperativa ha l’obbligo:
a) di impartire o di fare impartire nell’azienda all’apprendista l’insegnamento necessario perché possa conseguire la capacità di diventare lavoratore qualificato;
b) di non sottoporre l’apprendista a lavorazioni retribuite a cottimo e ad incentivo, se non per il tempo strettamente necessario all’addestramento e previa comunicazione all’Ispettorato del lavoro;
c) di non adibire l’apprendista a lavori di manovalanza e a non sottoporlo comunque a lavori superiori alle sue forze fisiche;
d) di accordare all’apprendista, senza operare trattenuta alcuna sulla retribuzione, i permessi occorrenti per la frequenza obbligatoria dei corsi di insegnamento complementare e per i relativi esami nei limiti di tre ore settimanali per non più di otto mesi all’anno;
Agli effetti di quanto richiamato alla precedente lettera c) non sono considerati lavori di manovalanza quelli attinenti alle attività nelle quali l’addestramento si effettua in aiuto ad un lavoratore qualificato sotto la cui guida l’apprendista è addestrato, quelli di riordino del posto di lavoro, sempre che lo svolgimento di tale attività non sia prevalente e, in ogni caso, rilevante in rapporto ai compiti affidati all’apprendista.
Oltre all’osservanza delle norme disciplinari generali previste dal presente Contratto e dalle norme contenute negli eventuali regolamenti interni di azienda, l’apprendista ha l’obbligo:
a) di attenersi alle istruzioni dei dirigenti delle cooperative o delle persone da questi incaricate della sua formazione professionale e di seguire con il massimo impegno gli insegnamenti che gli vengono impartiti;
c) di frequentare con la massima assiduità e diligenza i corsi di insegnamento complementare.
L’apprendista ha diritto, durante il periodo di apprendistato, allo stesso trattamento normativo previsto dal presente Contratto per i lavoratori della qualifica per cui egli compie il tirocinio.
Le ore di insegnamento complementare sono comprese nell’orario normale di lavoro.
Per quanto non disciplinato dal presente Contratto in materia di apprendistato o di istruzione professionale, le parti fanno espresso riferimento alle disposizioni di legge e regolamenti vigenti in materia.
L’orario di lavoro effettivo è di 40 ore settimanali. Per lavoro effettivo s’intende ogni lavoro che richieda un’applicazione assidua e continuativa; non sono considerati come lavoro effettivo il tempo per recarsi al posto di lavoro, i riposi intermedi presi sia all’interno che all’esterno delle aziende, le soste comprese tra l’inizio e la fine dell’orario giornaliero.
L’orario di lavoro dei fanciulli e degli adolescenti non può durare senza interruzione più di quattro ore e mezza.
La distribuzione dell’orario di lavoro sarà concordata in sede aziendale, sulla base di quanto previsto dall’art. 124, al fine di realizzare, nella sua articolazione, e tenendo conto degli orari di apertura, i seguenti obiettivi:
- la migliore utilizzazione dei fattori produttivi e della forza lavoro, per incrementare la produttività aziendale;
- il miglioramento del servizio ai consumatori;
- il miglioramento delle condizioni complessive di lavoro dei dipendenti, da conseguire anche attraverso il tendenziale restringimento del nastro orario.
Per il raggiungimento di questi obiettivi potranno essere attuate in via sperimentale forme diversificate di orario di lavoro anche per gruppi di dipendenti (orario spezzato, turni di lavoro, fasce orarie differenziate ecc.), variamente articolate, in modo da far fronte più efficacemente anche ai periodi e agli orari di maggiore concentrazione delle vendite.
Il consolidamento di tale sperimentazioni e della conseguente organizzazione del lavoro resta condizionato dal raggiungimento degli obiettivi prefissati e verrà definito dalle parti, previa relativa verifica.
Si darà luogo alla distribuzione dell’orario settimanale su cinque giornate, là ove non sussistano obiettivi impedimenti di carattere tecnico-organizzativo.
Il lavoratore deve prestare la sua opera nelle ore e nei turni concordati anche se questi siano predisposti soltanto per determinati reparti od uffici.
Nel caso in cui il lavoro sia organizzato in turni, questi devono risultare da apposita tabella collocata in posizione ben visibile a tutto il personale interessato.
Per il lavoro effettuato nelle ore notturne dalle ore 22 alle ore 6 del mattino dovrà essere corrisposta, oltre alla quota oraria della retribuzione di fatto di cui all’art. 74, una maggiorazione del 20 per cento calcolata sulla retribuzione normale di cui all’art. 73.
Là ove non diversamente concordato, l’orario di lavoro settimanale di 40 ore si realizzerà mediante la concessione di una mezza giornata di riposo in coincidenza con la chiusura infrasettimanale prevista dalle norme locali in vigore e, per le restanti quattro ore, mediante la concessione di una ulteriore mezza giornata settimanale.
Sempre nei limiti dell’orario settimanale si potranno concordare prestazioni giornaliere eccedenti le 8 ore.
L’orario normale settimanale di lavoro per gli addetti ai lavori discontinui e di semplice attesa e custodia è fissato in 44 ore.
Non sono considerati addetti a lavori discontinui e di semplice attesa e custodia, di cui alla tabella approvata con RD 6 dicembre 1923, n. 2657, i lavoratori aventi le qualifiche e le attribuzioni sotto elencate:
- i magazzinieri;
- gli addetti ai centralini telefonici;
- gli autisti che compiono anche operazioni di carico e scarico;
- i fattorini;
- i commessi di negozio o spaccio nei comuni con più di 5 mila abitanti (in caso di contestazione si farà ricorso ai dati forniti dal sindaco dei rispettivi comuni).
Nelle cooperative che abbiano in prevalenza negozi e spacci ove non è applicabile il comma precedente del presente articolo, potranno essere esaminate in sede aziendale eventuali soluzioni atte a eliminare ingiustificate sperequazioni.
L’orario di lavoro non potrà comunque superare le sette ore giornaliere e le trentacinque ore settimanali per i minori che non abbiano compiuto i quindici anni; le otto ore giornaliere e le quaranta ore settimanali, per i minori tra i quindici ed i diciotto anni compiuti.
Restano ferme le condizioni di miglior favore in atto.
Le mansioni di ciascun lavoratore debbono essere svolte durante il normale orario di lavoro fissato dal presente Contratto. Il ricorso al lavoro straordinario deve avere carattere eccezionale e deve trovare obiettiva giustificazione in necessità di ordine tecnico-organizzativo.
Il ricorso al lavoro straordinario sarà preventivamente esaminato fra la Direzione della cooperativa e la Rappresentanza sindacale, quando non sia causato da necessità impreviste e/o indifferibili. Tale prestazione sarà comunque contenuta nei limiti di 170 ore annue riferite al singolo dipendente.
Le ore di lavoro straordinario saranno cronologicamente annotate, a cura dell’azienda su apposito registro, la cui tenuta è obbligatoria, e che dovrà essere esibito in visione, a richiesta delle Organizzazioni sindacali territoriali e/o dai Consigli d’azienda, presso la sede della cooperativa. Il registro di cui al precedente capoverso può essere sostituito da altra idonea documentazione nelle aziende che abbiano la contabilità meccanizzata autorizzata.
Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale nei modi previsti dalle vigenti disposizioni di legge.
Qualora le cooperative siano autorizzate all’apertura domenicale dei negozi o degli spacci - limitatamente alla vendita al minuto di generi alimentari - ai sensi dell’art. 7 della legge 22 febbraio 1934, n. 370, esse sono tenute a dare il riposo settimanale ai propri dipendenti addetti a tale vendita in conformità dell’ultimo comma del suddetto art. 7 senza corresponsione di maggiorazione straordinaria per le ore normali di lavoro prestate la domenica.
Le ore di lavoro prestate nei giorni di riposo settimanale di cui alla legge 22 febbraio 1934, n. 370, dovranno essere retribuite con la sola maggiorazione del 30 per cento sulla quota oraria normale della retribuzione di cui all’art. 73, fermo restando il diritto del lavoratore di godere il riposo compensativo nel giorno successivo, avuto riguardo alle disposizioni di legge vigenti in materia.
Le ferie sono irrinunciabili, e pertanto nessuna indennità è dovuta al lavoratore che spontaneamente si presenti in servizio durante il turno di ferie assegnategli.
Per le ferie verrà istituito, presso le aziende, apposito registro con le stesse garanzie e modalità previste dal precedente art. 28 per il lavoro straordinario.
Il registro di cui al precedente capoverso può essere sostituito da altra idonea documentazione nelle aziende che abbiano la contabilità meccanizzata autorizzata.
I lavoratori affetti da tubercolosi, che siano ricoverati in Istituti sanitari o Case di cura a carico dell’assicurazione obbligatoria TBC o dello Stato, delle Province e dei Comuni, o a proprie spese, hanno diritto alla conservazione del posto fino a diciotto mesi dalla data di sospensione del lavoro a causa della malattia tubercolare; oppure, in caso di ricovero, fino a sei mesi dopo la data di dimissione dal luogo di cura per avvenuta guarigione o stabilizzazione.
Il diritto alla conservazione del posto cessa comunque ove sia dichiarata l’inidoneità fisica permanente al posto occupato prima della malattia; in caso di contestazione in merito alla inidoneità stessa decide in via definitiva il direttore del Consorzio provinciale antitubercolare assistito, a richiesta, da sanitari indicati dalle parti interessate, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 10 della legge 28 febbraio 1953, n. 86.
Le aziende sono tenute ad assicurare presso l’Inail contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali il personale dipendente soggetto all’obbligo assicurativo secondo le vigenti norme legislative e regolamentari.
Il lavoratore deve dare immediata notizia di qualsiasi infortunio anche di lieve entità, alla propria cooperativa; quando il lavoratore abbia trascurato di ottemperare all’obbligo predetto e la cooperativa, non essendo venuta altrimenti a conoscenza dell’infortunio, non abbia potuto inoltrare la prescritta denuncia all’Inail, la cooperativa medesima resta esonerata da ogni e qualsiasi responsabilità derivante dal ritardo stesso.
Il lavoratore addetto alla preparazione, manipolazione e vendita di sostanze alimentari di cui alla legge 30 aprile 1062, n. 283, ha l’obbligo, in caso di malattia di durata superiore a 5 giorni, di presentare all’azienda, al rientro in servizio, il certificato medico dal quale risulta che il lavoratore non presenta pericolo di contagio dipendente dalla malattia medesima.
Per quanto non previsto dal presente Contratto in materia di malattia e infortuni valgono le norme di legge e regolamenti vigenti.
Restano ferme le norme previste dagli ordinamenti speciali regionali.
a) per i due mesi precedenti la data presunta del parto indicata nel certificato medico di gravidanza;
b) per il periodo intercorrente tra la data presunta del parto ed il parto stesso;
c) per i tre mesi dopo il parto;
d) per un ulteriore periodo di sei mesi dopo il periodo di cui alla lettera c).
Il datore di lavoro deve consentire alle lavoratrici madri, durante il primo anno di vita del bambino, due periodi di riposo, anche cumulabili, durante la giornata. Il riposo è uno solo quando l’orario giornaliero di lavoro è inferiore alle 6 ore.
I periodi di riposo di cui al precedente comma hanno la durata di un’ora ciascuno e sono considerati ore lavorative agli effetti della durata del lavoro e della retribuzione; essi comportano il diritto della lavoratrice ad uscire dall’azienda.
I riposi di cui ai precedenti commi sono indipendenti da quelli previsti dagli artt. 18 e 19 della legge 26 aprile 1934, n. 653, sulla tutela del lavoro delle donne.
Ai sensi dell’art. 2119 del Codice civile, ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto di lavoro prima della scadenza del termine se il contratto è a tempo determinato, o senza preavviso se il contratto è a tempo indeterminato, qualora si verifichi una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto (giusta causa).
A titolo esemplificativo, rientrano fra le cause di cui al primo comma del presente articolo:
a) l’irregolare, grave e dolosa scritturazione o timbratura di schede di controllo delle presenze di lavoro;
c) il danneggiamento volontario di beni dell’azienda e/o di terzi;
d) l’esecuzione, senza permesso, di lavoro nell’azienda per conto proprio o di terzi.
I rapporti tra i lavoratori e i rappresentanti legali ed i dirigenti della cooperativa saranno improntati ai sensi di reciproca correttezza, nello spirito di una comune costante collaborazione, al buon andamento della cooperativa e allo sviluppo del movimento cooperativo.
Il lavoratore, nello svolgimento della sua attività nella cooperativa, deve compiere il suo dovere ed osservare le disposizioni impartite dalla Direzione e le norme contrattuali specificatamente per quanto riguarda: la presenza, l’orario di lavoro, la diligente conservazione del materiale e della merce affidatagli, l’esecuzione in genere delle proprie mansioni.
La inosservanza dei doveri da parte del personale comporta i seguenti provvedimenti che saranno deliberati dalla cooperativa in relazione alla entità delle mancanze e alle circostanze che le accompagnano:
1) biasimo inflitto verbalmente per le mancanze più lievi;
2) biasimo inflitto per iscritto nei casi di recidiva;
3) multa nella misura non eccedente l’importo di quattro ore di retribuzione;
4) sospensione della retribuzione e dal servizio per un massimo di 10 giorni;
5) licenziamento disciplinare, con esclusione del preavviso e con le altre conseguenze di ragione e di legge (licenziamento in tronco).
Il provvedimento della multa si applica nei confronti del lavoratore che:
b) esegua con negligenza il lavoro affidatogli;
e) non osservi le norme sulla prevenzione antinfortunistica;
f) commetta recidiva nelle mancanze più lievi che hanno comportato biasimo scritto.
Il provvedimento della sospensione dalla retribuzione e dal servizio si applica nei confronti del lavoratore che:
a) arrechi danno alle cose ricevute in dotazione ed uso, con dimostrata responsabilità;
b) si presenti in servizio in stato di manifesta ubriachezza;
d) commetta recidiva oltre la terza volta nell’anno solare in qualunque delle mancanze che prevedono o hanno comportato la multa, salvo i casi dell’assenza ingiustificata.
Salva ogni altra azione legale, il provvedimento di cui al punto 5 (licenziamento disciplinare) si applica per le seguenti mancanze:
b) grave mancanza degli obblighi di cui all’art. 101;
c) recidiva nei ritardi oltre la terza volta nell’anno solare dopo formale diffida per iscritto;
e) infrazione alle norme di legge circa la sicurezza per la lavorazione, depositi, vendite e trasporti;
È parimenti a carico della cooperativa la spesa relativa agli indumenti che i lavoratori sono tenuti ad usare per ragioni di carattere igienico-sanitario o per particolari lavorazioni.
La cooperativa è tenuta a fornire, salvo ulteriori necessità relative agli addetti ai reparti particolari, almeno due divise l’anno al personale dipendente. Il dipendente avrà buona cura degli indumenti stessi messi a sua disposizione.
Le Rappresentanze sindacali aziendali hanno diritto ad affiggere, su appositi spazi, che la cooperativa ha l’obbligo di predisporre in luoghi accessibili a tutti i lavoratori all’interno dell’unità aziendale, pubblicazioni, testi e comunicati inerenti a materie di interesse sindacale e del lavoro.
Nelle cooperative con più di otto dipendenti, la Filcams-Cgil, la Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, possono costituire, in sostituzione delle Rappresentanze sindacali aziendali, Consigli di delegati alle seguenti condizioni:
1) che il Consiglio sia unitariamente costituito;
2) che la sua costituzione, i suoi componenti ed i suoi dirigenti siano notificati agli organi dirigenti della cooperativa, congiuntamente, dalle Organizzazioni sindacali stipulanti.
Il Consiglio dei delegati così costituito conserva le prerogative ed i compiti delle Rappresentanze sindacali secondo le disposizioni di cui all’art. 19 della legge 20 maggio 1970, n. 300.
Nelle cooperative con più di cinque dipendenti, in luogo del Consiglio dei delegati, le predette Organizzazioni sindacali possono istituire il delegato aziendale con le stesse modalità e con gli stessi diritti e tutele riconosciuti al Consiglio dei delegati.
Nelle unità nelle quali siano occupati normalmente più di due dipendenti, i lavoratori in forza all’unità medesima hanno diritto di riunirsi per la trattazione di problemi di interesse sindacale e del lavoro.
Le riunioni potranno essere tenute fuori dell’orario di lavoro e anche durante l’orario di lavoro, entro un limite massimo di dodici ore annue, per le quali verrà corrisposta la normale retribuzione di fatto di cui all’art. 74.
Lo svolgimento delle riunioni durante l’orario di lavoro dovrà avere luogo comunque con modalità che tengano conto dell’esigenza di garantire la sicurezza delle persone, la salvaguardia dei beni e degli impianti e il servizio di vendita al pubblico; tali modalità saranno concordate aziendalmente con l’intervento delle Organizzazioni sindacali locali aderenti o facenti capo alle Associazioni nazionali stipulanti.
Per quanto non previsto espressamente dal presente Contratto in materia di esercizio dell’attività sindacale e di tutela dei dirigenti sindacali, si rinvia alla legge 20 maggio 1970, n. 300.
Le parti convengono che la contrattazione viene effettuata esclusivamente a livello nazionale e aziendale.
La contrattazione aziendale unica integrativa a quella nazionale, tratta gli aspetti tipici del rapporto di lavoro nell’azienda come ad esempio: problemi relativi alla organizzazione del lavoro, organici, trasferimenti per motivi di ristrutturazione e concentrazione, qualifiche non esemplificate nella classificazione, distribuzione dell’orario di lavoro, turni, nastri orari, ambiente di lavoro, nonché gli aspetti retributivi limitatamente ai premi ed indennità speciali di ogni tipo e denominazione […]
Ai sensi dell’art. 9 della legge 20 maggio 1970, n. 300, i Consigli aziendali dei delegati hanno diritto a controllare l’applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l’elaborazione e l’attuazione di misure idonee a tutelare l’integrità fisica dei lavoratori.
Quando di comune accordo si riconosca la necessità di promuovere le relative rilevazioni o indagini di cui al precedente comma, attraverso i preposti Istituti sanitari pubblici e adottare i provvedimenti di conseguenza, in caso di eventuale temporanea carenza di predetti Istituti sanitari pubblici, le spese relative faranno carico alla cooperativa interessata.
Fermo restando quanto previsto dall’art. 12 della legge 20 maggio 1970, n. 300, si conviene che gli Istituti di patronato potranno svolgere i compiti previsti dall’art. 1 del DLgsCPS 29 luglio 1947, n. 804, mediante propri rappresentanti i cui nominativi dovranno essere portati preventivamente a conoscenza delle cooperative.
I rappresentanti dei patronati concorderanno con le singole aziende le modalità per lo svolgimento della loro attività.
Per quanto riguarda l’istituzione e tenuta dei registri dei dati ambientali e biostatistici le parti si danno atto che tale incombenza, in base alle norme di legge vigenti, è delle Unità Sanitarie Locali.
Le Associazioni cooperative consapevoli della rilevanza economica e sociale che assume il problema degli appalti anche in rapporto alle prospettive di un diverso sviluppo produttivo del Paese, convengono sulla necessità di addivenire ad una migliore disciplina degli eventuali contratti di appalto di opere e/o servizi che saranno stipulati da parte delle cooperative, in modo da contemperare sempre più efficacemente le esigenze delle cooperative stesse con i legittimi interessi dei lavoratori.
In base a questa premessa - ferme restando le norme che disciplinano la materia di cui alla legge 23 ottobre 1960, n. 1369, in base alla quale sono esclusi dagli appalti i lavori che sono strettamente pertinenti alla attività propria dell’azienda - le parti si danno reciprocamente atto che la materia degli appalti debba trovare il suo fondamento in un principio di correttezza nei rapporti. A tale proposito, le Direzioni delle cooperative appaltanti informeranno preventivamente i Consigli aziendali sulla natura delle attività da conferire in appalto e sulle caratteristiche delle relative imprese appaltatrici.
Ove possibile, le imprese appaltatrici devono essere scelte fra le cooperative di servizi.
Le concessioni di opere e/o servizi in appalto, con organizzazione propria dell’impresa appaltatrice, saranno limitate ai casi imposti da esigenze tecniche, organizzative, di gestione ed economiche, che potranno essere oggetto di verifica in sede aziendale.
Di norma sono esclusi dagli appalti i lavori di manutenzione ordinaria degli impianti, i lavori di pulizia e di facchinaggio, che vengono svolti in via continuativa e che siano tali da consentire la piena utilizzazione, anche in mansioni diverse, delle prestazioni lavorative giornaliere dei lavoratori.
I contratti di appalto di cui sopra, stipulati prima del presente Accordo, restano in vigore fino alla loro scadenza.
Comunque, resta esclusa dalla presente disciplina la manutenzione degli impianti detenuti in locazione e/o impianti di manutenzione esclusiva delle ditte fornitrici.
Per gli altri casi di appalto, ivi compresi i trasporti, si darà luogo ad incontri in sede aziendale per ricercare, ove possibile, adeguate soluzioni. La stipulazione dei contratti di appalto per opere e/o servizi sarà subordinata all’inclusione nei contratti stessi di clausole che prevedano l’obbligo delle imprese appaltatrici al rispetto delle norme contrattuali del settore merceologico a cui esse appartengono, delle norme previdenziali e antinfortunistiche, nonché degli obblighi ad esse derivanti dalla legge 20 maggio 1970, n. 300, e delle altre leggi in materia di lavoro.
I lavoratori delle ditte appaltatrici che svolgono la loro attività con carattere continuativo presso le cooperative appaltanti, possono usufruire, previo accordo, delle mense aziendali e dei locali appositi per lo svolgimento delle assemblee sindacali.
I regolamenti aziendali non possono essere in contrasto con le norme di legge e di contratto e devono essere preventivamente esaminati con la Rappresentanza sindacale aziendale prima della loro applicazione.
Per tutte le controversie individuali relative all’applicazione del presente Contratto e di altri contratti e accordi comunque riguardanti rapporti di lavoro nelle aziende comprese nella sfera di applicazione del presente Contratto potrà essere effettuato il tentativo di conciliazione da esperirsi presso l’Organizzazione delle cooperative di consumo competente per territorio, alla quale aderisce la cooperativa interessata, con l’assistenza:
a) per le cooperative, della stessa Organizzazione delle cooperative;
b) per i prestatori d’opera, dell’organo sindacale di una delle Associazioni nazionali firmatarie del presente Contratto, a cui il lavoratore sia iscritto o abbia conferito mandato.
La parte interessata alla definizione della controversia chiederà il tentativo di conciliazione tramite l’Organizzazione sindacale alla quale sia iscritta o abbia conferito mandato.
L’Organizzazione sindacale che rappresenta la parte interessata deve a sua volta denunciare la controversia all’Organizzazione contrapposta per mezzo di lettera raccomandata con ricevuta di ritorno.
Nel caso in cui il tentativo di conciliazione sia promosso da una cooperativa, l’Organizzazione delle cooperative di consumo ne darà comunicazione con lettera raccomandata con ricevuta di ritorno al prestatore d’opera, invitandolo a designare entro otto giorni l’Organizzazione sindacale dei lavoratori che dovrà assisterlo.
Ricevuta comunicazione, l’Organizzazione delle cooperative di consumo provvede entro 10 giorni alla convocazione delle parti e delle Organizzazioni sindacali, fissando il giorno e l’ora in cui sarà esperito il tentativo di conciliazione. I verbali di conciliazione o di mancato accordo, redatti in cinque copie, dovranno essere sottoscritti dalle parti interessate e dai Rappresentanti delle rispettive Organizzazioni. Copia del verbale sarà inviata dall’Organizzazione delle cooperative di consumo all’Ufficio del lavoro competente per territorio per gli effetti di cui all’art. 12 della legge 22 luglio 1961, n. 628 e dall’art. 411 del Codice di procedura civile. Le altre copie resteranno a disposizione delle parti interessate e delle rispettive Organizzazioni sindacali.
Le parti interessate, o anche una di esse, qualora non intendano avvalersi della procedura di conciliazione di cui agli articoli precedenti, possono promuovere, tramite e con l’assistenza della rispettiva Organizzazione sindacale, il tentativo di conciliazione dinanzi alla competente Commissione di conciliazione presso l’Ufficio Provinciale del Lavoro e della Massima Occupazione di cui all’art. 410 del Codice di procedura civile.
È istituita a Roma, presso le sedi delle Organizzazioni cooperative stipulanti, la Commissione paritetica nazionale che dovrà esaminare tutte le controversie di interpretazioni e di applicazione di interi istituti e di singole clausole contrattuali.
A detta Commissione dovranno rivolgersi, a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno, le Organizzazioni sindacali locali facenti capo alle Associazioni nazionali stipulanti detto Contratto o le cooperative aderenti alle rispettive Organizzazioni tramite le Organizzazioni territoriali di categoria.
Della Commissione paritetica nazionale fanno parte di diritto le parti stipulanti del presente Contratto.
In pendenza di procedura presso la Commissione nazionale, le Organizzazioni sindacali interessate non potranno prendere alcuna altra iniziativa, entro 45 giorni.