Source: http://www.ilnaturalista.it/la-valutazione-di-incidenza-ambientale.html
Timestamp: 2019-09-22 10:19:53+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'art.5', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 10', 'art 5', 'art. 5', 'art. 20']

la valutazione di incidenza ambientale - ilnaturalista.it
La Valutazione di Incidenza Ambientale: principi e procedure
ultima modifica 28 dicembre 2014
E’ bene sottolineare che la valutazione d’incidenza si applica sia agli interventi che ricadono all’interno delle aree Natura 2000 (o in siti proposti per diventarlo), sia a quelli che pur sviluppandosi all’esterno, possono comportare ripercussioni sullo stato di conservazione dei valori naturali tutelati nel sito. Ad esempio l'Ente Competente può richiedere una VINCA per un progetto di parco eolico per la produzione di energia elettrica anche se posto ad alcuni chilometri di distanza da una ZPS in cui nidifichino specie di uccelli che potenzialmente potrebbero frequentare l'area di progetto.
La valutazione d’incidenza rappresenta quindi uno strumento di prevenzione che analizza gli effetti di interventi che, seppur localizzati, vanno collocati in un contesto ecologico dinamico. Ciò in considerazione delle correlazioni esistenti tra i vari siti e del contributo che portano alla coerenza complessiva e alla funzionalità della rete Natura 2000, sia a livello nazionale che comunitario. Pertanto, la valutazione d’incidenza si qualifica come strumento di salvaguardia, che si cala nel particolare contesto di ciascun sito, ma che lo inquadra nella funzionalità dell’intera rete.
Per l’interpretazione dei termini e dei concetti di seguito utilizzati in relazione alla valutazione di incidenza, si fa riferimento a quanto precisato dalla Direzione Generale (DG) Ambiente della Commissione Europea nel documento tecnico “Guida all'interpretazione dell'art. 6 della Direttiva Habitat.
In ambito nazionale, la valutazione d’incidenza viene disciplinata dall’art. 6 del DPR 120/2003 (G.U. n. 124 del 30 maggio 2003) che ha sostituito l’art.5 del DPR 357/1997 che trasferiva nella normativa italiana i paragrafi 3 e 4 della direttiva “Habitat”. Il DPR 357/97 è stato, infatti, oggetto di una procedura di infrazione da parte della Commissione Europeaed è stato quindi modificato ed integrato con il DPR 120/2003.
L’art. 6 della direttiva Habitat introduce, per le aree che costituiscono la Rete Natura 2000, la valutazione d’incidenza, ovvero una particolare procedura di valutazione preventiva, riferita agli habitat e alle specie per i quali i siti in questione sono stati individuati e non a particolari categorie di opere come nel caso della VIA. La valutazione d’incidenza rappresenta uno strumento di prevenzione che analizza gli effetti di interventi che, seppur localizzati, vanno collocati in un contesto ecologico dinamico. Ciò in considerazione delle correlazioni esistenti tra i vari siti e del contributo che portano alla coerenza complessiva e alla funzionalità della rete Natura 2000, sia a livello nazionale che comunitario.
In base all’art. 6 del nuovo DPR 120/2003, comma 1, nella pianificazione e programmazione territoriale si deve tenere conto della valenza naturalistico-ambientale dei proposti siti di importanza comunitaria, dei siti di importanza comunitaria e delle zone speciali di conservazione. Si tratta di un principio di carattere generale tendente ad evitare che vengano approvati strumenti di gestione territoriale in conflitto con le esigenze di conservazione degli habitat e delle specie di interesse comunitario. Il comma 2 dello stesso art. 6 stabilisce che, vanno sottoposti a valutazione di incidenza tutti i piani territoriali, urbanistici e di settore, ivi compresi i piani agricoli e faunistico-venatori e le loro varianti.
Sono altresì da sottoporre a valutazione di incidenza (comma 3), tutti gli interventi non direttamente connessi e necessari al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente delle specie e degli habitat presenti in un sito Natura 2000, ma che possono avere incidenze significative sul sito stesso, singolarmente o congiuntamente ad altri interventi.
Schema di base della procedura di VINCA
La procedura di VINCA
È bene sottolineare che la valutazione d’incidenza si applica sia agli interventi che ricadono all’interno delle aree Natura 2000 (o in siti proposti per diventarlo), sia a quelli che pur sviluppandosi all’esterno, possono comportare ripercussioni sullo stato di conservazione dei valori naturali tutelati nel sito.
Pertanto anche la VINCA così come la strategia gestionale, dovrà individuare relazioni che tengano conto delle esigenze degli habitat e delle specie presenti nel sito considerato, in riferimento anche alla loro collocazione nella rete natura 2000 e nel paesaggio circostante.
Ai fini della valutazione di incidenza, i proponenti di piani e interventi non finalizzati unicamente alla conservazione di specie e habitat di un Sito Natura 2000, presentano uno “studio di incidenza” (ex relazione di incidenza) volto ad individuare e valutare i principali effetti che il piano o l’intervento può avere sul sito interessato.
La procedura della valutazione di incidenza deve fornire una documentazione utile a individuare e valutare i principali effetti che il piano/progetto (o intervento) può avere sul sito Natura 2000, tenuto conto degli obiettivi di conservazione del medesimo. Infatti, "la valutazione è un passaggio che precede altri passaggi, cui fornisce una base: in particolare, l'autorizzazione o il rifiuto del piano o progetto. La valutazione va quindi considerata come un documento che comprende soltanto quanto figura nella documentazione delle precedenti analisi.
Il percorso logico della valutazione d'incidenza è delineato nella guida metodologica "Assessment of plans and projects affecting Natura 2000 sites" redatto dalla Oxford Brookes University per conto della Commissione Europea DG Ambiente. Il documento è disponibile in una traduzione italiana, non ufficiale, a cura dell'Ufficio Stampa e della Direzione regionale dell'ambiente Servizio VIA - Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, Guida metodologica VINCA (2002).
Lo studio per la valutazione di incidenza è una relazione tecnica, firmata da un tecnico competente, che analizza le interferenze del piano/progetto su specie e habitat della Rete Natura 2000. Lo Studio deve essere redatto secondo gli indirizzi dell’allegato G al DPR 357/97. Tale allegato, che non è stato modificato dal nuovo decreto (DPR 120/2003), prevede che lo studio per la valutazione di incidenza debba contenere:
Nell’analisi delle interferenze, occorre prendere in considerazione la qualità, la capacità di rigenerazione delle risorse naturali e la capacità di carico dell’ambiente. Il dettaglio minimo di riferimento è quello del progetto CORINE Land Cover, che presenta una copertura del suolo in scala 1:100.000, fermo restando che la scala da adottare dovrà essere connessa con la dimensione del Sito, la tipologia di habitat e la eventuale popolazione da conservare.
Le fasi della VINCA e la struttura dello Studio di Incidenza
Fase 1 verifica (screening)
Fase 2 valutazione appropriata
Fase 3 analisi di soluzioni alternative
Fase 4 definizione di misure di compensazione
Individuazione di misure di compensazione: le misure di compensazione rappresentano l'ultima risorsa per limitare al massimo l'incidenza negativa sull'integrità del sito derivante dal progetto o piano, 'giustificato da motivi rilevanti di interesse pubblico'.
L'art. 6 della direttiva (recepito dall'art. 6, comma 9 del DPR 120/2003) prevede che 'lo Stato membro' ovvero l'amministrazione competente 'adotta ogni misura compensativa necessaria per garantire che la coerenza globale della rete Natura 2000 sia tutelata.'
Incidenza negativa e motivi di interesse pubblico
Qualora, a seguito della valutazione di incidenza, un piano o un progetto risulti avere conseguenze negative sull’integrità di un sito (valutazione di incidenza negativa), si deve procedere a valutare le possibili alternative. In mancanza di soluzioni alternative, il piano o l’intervento può essere realizzato solo:
per motivi di rilevante interesse pubblico e con l’adozione di opportune misure compensative dandone comunicazione al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio (DPR 120/2003, art. 6, comma 9).
se nel sito interessato ricadono habitat naturali e specie prioritari, l’intervento può essere realizzato solo per esigenze connesse alla salute dell’uomo e alla sicurezza pubblica, o per esigenze di primaria importanza per l’ambiente, oppure, previo parere della Commissione Europea, per altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico (DPR 120/2003, art. 6, comma 10). In tutti gli altri casi (motivi interesse privato o pubblico non rilevante), si esclude l’approvazione.
Pertanto, come risulta anche nella Guida all'interpretazione dell'art. 6 della Direttiva Habitat, in assenza di soluzioni alternative (o in presenza di soluzioni che presentano effetti ambientali ancora più negativi sul sito in questione, con riferimento agli obiettivi di conservazione sopra menzionati della direttiva) le autorità competenti devono esaminare l’esistenza di motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, inclusi motivi di natura sociale o economica che impongono la realizzazione del piano o progetto in questione.
Se i suddetti principi sono relativamente semplici da comprendere, più difficile è attribuire con certezza se determinato piano/progetto all'interno di una procedura di VINCA è di rilevante interesse pubblico. Questo è ancora più vero se si considera che nei progetti proposti dal privato che possono avere un interesse pubblico (viabilità, energia, rifiuti, ecc.) è sempre il responsabile dello Studio di Incidenza Ambientale che deve motivare l'interesse pubblico.
Il concetto di «motivi imperativi di rilevante interesse pubblico» non è definito nella direttiva. L’articolo 6, paragrafo 4, secondo comma, menziona come esempi la salute umana, la sicurezza pubblica e le conseguenze positive di primaria importanza per l’ambiente. Per gli «altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico» di natura sociale o economica è chiaro, in base alla formulazione, che soltanto l’interesse pubblico promosso da organismi pubblici o privati può essere soppesato rispetto agli obiettivi di conservazione della direttiva. I progetti che rientrano nella sfera di interessi di individui non sono quindi contemplati.
Per il momento la Corte di giustizia non ha fornito indicazioni precise circa l’interpretazione di questo concetto specifico. Può essere utile quindi far riferimento ad altri campi del diritto comunitario dove si hanno concetti simili. Il concetto di «motivo imperativo» è stato elaborato dalla Corte di giustizia come un’eccezione al principio della libera circolazione delle merci. Tra i motivi imperativi che possono giustificare misure nazionali a restrizione della libera circolazione, la Corte ha riconosciuto la salute pubblica e la protezione ambientale, nonché il perseguimento di legittime finalità della politica economica e sociale.
Nel diritto comunitario figura anche il concetto di «servizi di interesse economico generale» evocato all’articolo 86, paragrafo 2 (ex articolo 90, paragrafo 2) del trattato, nel quadro dell’eccezione alle regole di concorrenza per le imprese incaricate della gestione di questi servizi. Nella comunicazione sui servizi di interesse economico generale in Europa (COM (96) 443 del 11/9/96), la Commissione, tenendo conto della giurisprudenza in materia, ha dato la seguente definizione di servizi di interesse economico generale: «servizi forniti dietro retribuzione, che assolvono missioni di interesse generale e sono quindi assoggettati dagli Stati membri a specifici obblighi di servizio pubblico. Gli obblighi di servizio pubblico sono a loro volta caratterizzati dall’osservanza di alcuni principi operativi essenziali, quali continuità, parità di accesso, universalità e trasparenza, ma possono variare da uno Stato membro all’altro a seconda delle diverse situazioni, ad esempio limitazioni geografiche o tecniche, organizzazione politica ed amministrativa, storia e tradizioni. È questo in particolare il caso dei servizi resi dalle reti di trasporto, di energia e di comunicazione».
In relazione alla struttura della prestazione, nei casi specifici le autorità nazionali competenti devono dare il loro accordo ai piani e progetti in questione, a condizione che l’equilibrio di interessi tra gli obiettivi di conservazione del sito influenzato da queste iniziative ed i motivi operativi sopra menzionati sia a favore di questi ultimi. Ciò va determinato in base al fatto che l’interesse pubblico deve essere rilevante. Infatti non tutti i tipi di interesse pubblico, di natura sociale o economica, sono sufficienti, in particolare se contrapposti al peso particolare degli interessi tutelati dalla direttiva (cfr. ad esempio il considerando n. 4, dove si parla di «patrimonio naturale della Comunità», cfr. anche l’importanza conferita dalla Corte di giustizia alle responsabilità comuni degli Stati membri nel contesto della direttiva «Uccelli» nelle cause C-252/85 e C-262/85, rispettivamente Commissione contro Francia, Racc. 1988, pag. 2243 e Commissione contro Italia, Racc. 1987, pag. 3073.
Secondo la Guida all'interpretazione dell'art. 6 della Direttiva Habitat è ragionevole considerare che i «motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, inclusi i motivi di natura sociale o economica» si riferiscono a situazioni dove i piani o i progetti previsti risultano essere indispensabili:
Rapporti tra procedure di VINCA e VIA
Spesso non risulta abbastanza chiaro che, sebbene possano utilizzare le stesse metodologie di analisi, la finalità e la filosofia delle suddette procedure sono completamente diverse e spesso vengono valutate da Enti Competenti diversi.
Non a caso il DPR 357/97 fu oggetto di una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea ed è stato quindi modificato ed integrato con il DPR 120/2003. Nella prima formulazione, l'art. 5 comma 3 del DPR 357 recitava "I proponenti di progetti riferibili alle tipologie progettuali di cui [... norme sulla VIA ...], nel caso in cui tali progetti si riferiscono ad interventi ai quali non si applica la procedura di valutazione di impatto ambientale, presentano all'autorità competente allo svolgimento di tale procedura una relazione documentata per individuare e valutare i principali effetti che il progetto può avere sul sito di importanza comunitaria, tenuto conto degli obiettivi di conservazione del medesimo".
Risulta evidente il profondo errore del legislatore che da un lato faceva entrare in procedura di VINCA solo i progetti all'interno dell'elenco di quelli da sottoporre a VIA e dall'altro non riteneva necessaria la VINCA qualora il progetto fosse già sottoposto a VIA. Con l'emanazione del correttivo DPR 120 la nuova formulazione dell'art. 5 comma 3 prevede che "I proponenti di interventi non direttamente connessi e necessari al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente delle specie e degli habitat presenti nel sito, ma che possono avere incidenze significative sul sito stesso, singolarmente o congiuntamente ad altri interventi, presentano, ai fini della valutazione di incidenza, uno studio volto ad individuare e valutare, secondo gli indirizzi espressi nell'allegato G, i principali effetti che detti interventi possono avere sul proposto sito di importanza comunitaria, sul sito di importanza comunitaria o sulla zona speciale di conservazione, tenuto conto degli obiettivi di conservazione dei medesimi".
La nuova versione evidenzia quindi la profonda differenza tra le due procedure di valutazione (VIA e VINCA) e il nuovo comma 4, al fine di una mera semplificazione amministrativa e non con l'intento di porre una gerarchia tra le due procedure, sottolinea che la VINCA sia una endoprocedura della VIA "Per i progetti assoggettati a procedura di valutazione di impatto ambientale [...], la valutazione di incidenza e' ricompresa nell'ambito della predetta procedura che, in tal caso, considera anche gli effetti diretti ed indiretti dei progetti sugli habitat e sulle specie per i quali detti siti e zone sono stati individuati.".
Risulta quindi evidente che se l'esito della procedura di Valutazione di Incidenza è negativo dovrà per forza esserlo quello della VIA.
Sebbene è dagli anni '70 che si discute di valutazione di piani è solo con la Direttiva 2001/42/CE che viene introdotta a livello legislativo l'obbligo in Europa. Non va dimenticato però che già la Direttiva Habitat e in Italia il DPR 357/1997 di attuazione della direttiva habitat, sostiene che: “Nella pianificazione e programmazione territoriale si deve tenere conto della valenza naturalistico-ambientale dei SIC; I proponenti di piani territoriali, urbanistici e di settore, ivi compresi i piani agricoli e faunistici venatori, presentano una relazione documentata per individuare e valutare i principali effetti che il piano può avere sul SIC, tenuto conto degli obiettivi di conservazione del medesimo."
Sappiamo che la VINCA non ha la finalità di verificare gli impatti strategici che un determinato piano (generale o di settore) può avere sull'ambiente (inteso in senso lato e quindi comprensivo degli aspetti socio economici), ciononostante la VINCA è la prima procedura normata che obbliga la valutazione degli effetti di un piano sull'ambiente. Ricordiamo che in questo caso il concetto "effetti sull'ambiente" non va inteso in senso lato, ma in senso stretto come "verifica di eventuali incidenze su habitat e specie di interesse comunitario".
Il D.lgs 152/2006, comma 3 dell’art. 10 indica che le procedure di valutazione d’incidenza di cui all’art 5 del DPR 357/1997 sono ricomprese nella VIA (e nella VAS). A tal fine “lo studio preliminare ambientale o lo studio d’impatto ambientale contengono gli elementi di cui all’Allegato G dello stesso decreto n. 357 del 1997 e la valutazione del l’Autorità competente si estende alle finalità di conservazione proprie della valutazione d’incidenza oppure dovrà dare atto degli esiti della valutazione d’incidenza”.
Il D.lgs 152/2006 ha il merito di aver mantenuto all’interno della normativa generale sulla VIA, le regole procedurali alla base del rapporto con la valutazione d’incidenza, confluenza già prevista dal DPR 357/1997, che all’art. 5, prevedendo possibili sovrapposizioni tra valutazioni, sostiene che, per il caso di “progetti assoggettati a procedura di valutazione di impatto ambientale ... che interessano proposti sui di importanza comunitaria, siti di importanza comunitaria e zone speciali di conservazione ... la valutazione di incidenza è ricompresa nell’ambito della predetta procedura che, in tal caso, considera anche gli effetti diretti ed indiretti dei progetti sugli habitat e sulle specie per i quali detti siti e zone sono stati individuati. A tale fine lo studio di impatto ambientale predisposto dal proponente deve contenere gli elementi relativi alla compatibilità del progetto con le finalità conservative previste dal presente regolamento, facendo riferimento agli indirizzi di cui all’Allegato G”.
Ne consegue che il SIA o lo studio preliminare, devono essere integrati da ulteriori informazioni, che possono essere prese seguendo gli indirizzi dell'allegato G (Contenuti della relazione per la valutazione di incidenza di piani e progetti) al DPR 357/1997 (e smi).
Quindi nelle procedure di Verifica di Assoggettabilità di VIA, il lo Studio prliminare o il SIA devono contenere un apposito studio teso a dimostrare quale può essere l’incidenza del progetto da approvare sulle specie animali e vegetali che possono essere potenzialmente interferite. Il progetto non deve essere necessariamente all'interno di un sito Natura 2000, in quanto, a seconda dela tipologia del progetto ci potrebbero essere interferenze anche ad elevate distanze.
Il rapporto tra VINCA e Verifica di Assoggettabilità ai sensi del D.lgs 157/2006, viene ulteriormente spcecificato si trova anche all’art. 20 del DLgs 152/2006 il quale prevede che i criteri che la PA deve seguire (riportati nell’Allegato V), rientra quello di assicurare nella localizzazione dei progetti, la considerazione della sensibilità ambientale delle aree geografiche che possono risentire dell’impatto dei progetti, tenendo conto, in particolare, della capacità di carico dell’ambiente naturale, con particolare attenzione alle zone classificate o protette dalla legislazione degli Stati membri e alle “zone protette speciali designate dagli Stati in base alle direttive 79/409/CEE e 92/43/GE”, che sono, per l’appunto, le direttive comunitarie che hanno istituito le aree protette sottoposte alla valutazione di cui al citato DPR n. 357 del 1997.
In conclusione, al pari di quanto avviene nelle ipotesi di sottoposizione del medesimo progetto a VIA e ad AIA, qualora un determinato progetto sia sottoposto a VIA e a Valutazione di Incidenza vi sarà un provvedimento unitario di VIA, il quale dovrà tener conto dell’incidenza del progetto sulle zone oggetto di tutela delle direttive uccelli e habitat (SIC, pSIC, ZSC, ZPS).