Source: http://codici.org/comunicati-stampa/controlli-febbre-e-quarantena-ecco-cosa-fare.html
Timestamp: 2020-05-31 10:11:35+00:00
Document Index: 103553259

Matched Legal Cases: ['art. 483', 'art.108', 'art.650', 'art.650', 'art. 260', 'art. 452']

Sì, se si fa una falsa attestazione sulle situazioni che consentono lo spostamento (ad esempio il privato attesta nell’autocertificazione esigenze lavorative che in realtà non esistono) sarà contestabile il reato di cui all’art. 483 del Codice Penale, denominato “Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico” che punisce, con la pena fino a due anni di reclusione, la falsa attestazione a un pubblico
ufficiale dei fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità. La sanzione non verrà applicata direttamente dalle Forze dell’Ordine che procedono alla verifica, con la consegna di un verbale o di un bollettino di pagamento come accade nel caso di una multa per eccesso di velocità. Infatti, i pubblici ufficiali che hanno notizia di un qualunque reato la trasmettono alla Procura della Repubblica che iscrive un procedimento penale a carico del presunto responsabile; la sanzione sarà poi determinata da un giudice al termine di un processo, insieme alla eventuale condanna.
Sì, perché le misure di contenimento in vigore vietano di accedere a parchi, ville, giardini pubblici, inoltre vietano di praticare attività sportiva all’aperto lontano da casa e, se in compagnia, solo con
una persona e comunque mantenendo la distanza di sicurezza di un metro dalla stessa. L’Ordinanza delle Regione Lombardia prevede, in modo ancora più restrittivo, la possibilità di andare a correre
solo vicino a casa e solamente da soli. Il mancato rispetto di tali misure è punito con la sanzione pecuniaria da 400 a 3.000 euro. Il trasgressore entro 60 giorni dalla contestazione della violazione è
ammesso a effettuare il pagamento della misura minima di 400 euro; se poi tale pagamento è effettuato entro 5 giorni dalla contestazione, è prevista la riduzione dell’importo del 30%, con
pagamento della sanzione di 280 euro. Tale termine di 5 giorni, in via eccezionale e transitoria, dal 17 marzo al 31 maggio 2020 è aumentato a 30 giorni in base all’art.108 del DL 18/2020. La somma
dovuta può essere corrisposta presso l’Ufficio dal quale dipende l’agente accertatore, che rilascia apposita quietanza, oppure mediante versamento su conto corrente postale/bancario; laddove
l’agente accertatore sia munito di idonea apparecchiatura, il soggetto può anche effettuare il pagamento immediatamente su strada, mediante strumenti di pagamento elettronico (carta di credito e bancomat), nelle mani dell’agente accertatore, che ne rilascia ricevuta. In caso di mancato pagamento, le sanzioni per le violazioni delle misure che riguardano l’intero territorio nazionale, sono irrogate dal Prefetto, quelle che riguardano le misure di carattere territoriale, dalla Regione. Se la violazione è reiterata, la sanzione pecuniaria è raddoppiata, con pagamento in misura minima pari a 800 euro, e scontata del 30% pari a 560 euro. Si precisa che tale sanzione è stata prevista con il DL n.19/2020, mentre prima del 26 marzo, per la violazione di una qualsiasi misura di contenimento, in fase di accertamento era contestato il reato di cui all’art.650 del Codice Penale. Lo stesso DL ha però stabilito la depenalizzazione della condotta e la sanzione pecuniaria in tal caso sarà ridotta a 200 euro. Qualora sia già stato contestato il reato penale di cui all’art.650 c.p. e sia già stato definito un processo penale oppure sia ancora pendente, saranno prospettabili differenti scenari processuali che data la loro complessità dovranno essere chiariti caso per caso dal legale.
No, è penalmente sanzionata la violazione commessa dal soggetto in quarantena, ai sensi dell’art. 260 R.D. 27/7/1934 n. 1265, il cui assetto punitivo, appositamente modificato, prevede l’arresto da 3
a 18 mesi e l’ammenda da 500 a 5.000 euro. Per quanto poco probabile e difficilmente prospettabile anche solo in astratto, ma che prudentemente si preferisce non escludere dato che è prevista come
ipotesi di reato contestabile dal DL n. 19/2020, è quella di epidemia di cui all’art. 452 del Codice Penale, che punisce chiunque la cagiona mediante la diffusione di germi patogeni. In particolare potrebbe rispondere di epidemia colposa ai sensi degli artt. 438 e 452 del Codice Penale il soggetto affetto da Covid-19 che, pur presentando i sintomi della malattia ed essendo sottoposto alla misura della quarantena, per negligenza esca dalla propria abitazione cagionando la diffusione del virus a causa dei contatti sociali anche involontariamente avuti.