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Timestamp: 2019-08-19 04:45:46+00:00
Document Index: 116032780

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 120']

Spetta all’Amministrazione, in sede di formazione del provvedimento sanzionatorio, stabilire il rapporto tra l’infrazione e il fatto, il quale assume rilevanza disciplinare in base ad un apprezzamento di larga discrezionalità (Consiglio di Stato, Sezione III, Sentenza 23 aprile 2019, n. 2611). – Noi Radiomobile™
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Spetta all’Amministrazione, in sede di formazione del provvedimento sanzionatorio, stabilire il rapporto tra l’infrazione e il fatto, il quale assume rilevanza disciplinare in base ad un apprezzamento di larga discrezionalità (Consiglio di Stato, Sezione III, Sentenza 23 aprile 2019, n. 2611).
per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio Sezione Prima n. -OMISSIS-, resa tra le parti, concernente il procedimento disciplinare a carico del ricorrente con applicazione della destituzione dal servizio.
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 28 marzo 2019 il Consigliere Dott. Umberto Maiello;
Uditi per le parti l’avvocato Ma. As. Gi. e l’avvocato dello Stato At. Ba.;
In particolare, nel corso di perquisizioni eseguite in data 2.10.2001 dalla Squadra Mobile di Milano presso le abitazioni di -OMISSIS- e di suo figlio -OMISSIS- si rinvenivano quattro chilogrammi di manufatti in oro, parte del bottino di una truffa.
Tuttavia, dalle intercettazioni telefoniche emergeva che non tutta la merce era stata recuperata e che, pertanto, quella non rinvenuta era stata trasportata e nascosta presso l’abitazione del -OMISSIS-.
Tant’è che, nel corso di una successiva perquisizione, effettuata in data 5.10.2001 presso la sua abitazione, venivano trovati oggetti d’oro, segnatamente una collana a maglie lavorate ed un braccialetto a maglie lavorate, ambedue riconosciuti come oggetti di proprietà di uno degli orafi che erano stati truffati, contenuti in sacchetti di velluto, e 200 banconote da lire 100.000 cadauna, per un totale di lire 20.000.000, tutti occultati dietro lo zoccolo della cucina.
Per tali fatti, con sentenza del Tribunale di Milano n. -OMISSIS-, depositata il 29.3.2007, il Sig. -OMISSIS- veniva condannato alla pena di anni uno e mesi dieci di reclusione per i delitti di cui agli artt. 378, 379 e 61, n. 9, c.p.
La Corte di Appello di Milano, con sentenza n. -OMISSIS- del 2.12.2008, in parziale riforma della citata sentenza di primo grado, lo assolveva dal delitto di cui all’art. 378 c.p. (favoreggiamento personale), condannandolo alla pena di anni uno e mesi due di reclusione per il reato di favoreggiamento reale aggravato.
3. Sul versante del procedimento disciplinare mette conto evidenziare che il relativo iter aveva inizio già in data 20.5.2003 e si procedeva alla formale contestazione degli addebiti con atto del 29.5.2003 notificato il 31.5.2003.
Nel frattempo, per effetto dell’ordinanza del GIP presso il Tribunale di Milano del 10.4.2003, divenuta esecutiva in data 14.5.2004 a seguito del rigetto del ricorso con pronuncia della Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione, il ricorrente veniva tratto in arresto (arresti domiciliari) ed in pari data sospeso cautelarmente dal servizio.
Con decreto del Capo della Polizia n. -OMISSIS- del 5.11.2009, il procedimento disciplinare veniva annullato con coeva attivazione di un nuovo procedimento disciplinare.
A conclusione del procedimento così rinnovato, con decreto del Capo della Polizia n. -OMISSIS- del 7.4.2010, e notificato il 23.4.2010, il ricorrente veniva destituito dal servizio, a decorrere dalla data della sua notifica.
2) il giudice di prime cure avrebbe omesso di valutare le doglianze riportate al paragrafo 1.3. del ricorso introduttivo con cui l’odierno appellante deduceva la contraddittorietà e l’incoerenza del complessivo comportamento dell’Amministrazione che, sebbene a conoscenza dei fatti fin dal 2001, avrebbe iniziato l’azione disciplinare solo nel 2003, senza tener conto del servizio medio tempore prestato dall’appellante.
Segnatamente, il TAR avrebbe considerato solo il periodo successivo alla sospensione cautelare del maggio 2004, omettendo di considerare il periodo precedente.
Sul punto, il corrispondente capo della decisione qui gravata va, viceversa, confermato, ancorchè sulla scorta della diversa motivazione di seguito esposta.
Ed, invero, pur dovendo rilevarsi che, a mente del disposto di cui al comma 2 del citato art. 120, “Il procedimento disciplinare estinto non può essere rinnovato”, ciò che qui va revocata in dubbio è proprio, in apice, la configurabilità di una fattispecie di perenzione del procedimento disciplinare per decorso del termine di riferimento.
Com’è noto, tale norma, nel disporre che il procedimento disciplinare si estingue quando sono decorsi novanta giorni dall’ultimo atto senza che nessun ulteriore atto sia stato compiuto, intende sanzionare con l’estinzione la completa inattività dell’Amministrazione a tutela dell’interessato, per evitare che questi resti sottoposto ad un procedimento disciplinare pendente per un tempo indeterminato.
Il suddetto istituto è, dunque, finalizzato a bilanciare l’interesse dell’Amministrazione alla repressione di condotte lesive del proprio ordinamento interno in rapporto all’interesse del dipendente ad una rapida definizione della propria posizione, in termini positivi o, se negativi, eventualmente suscettibili di tutela in sede giurisdizionale.
6. Né miglior sorte è possibile riservare agli ulteriori motivi di gravame che involgono la coerenza intrinseca dell’azione dell’Amministrazione.
Nella prospettazione dell’appellante il giudice di prime cure avrebbe omesso di valutare le doglianze riportate al paragrafo 1.3. del ricorso introduttivo incentrate sulla pretesa contraddittorietà del complessivo comportamento dell’Amministrazione che, sebbene a conoscenza dei fatti fin dal 2001, avrebbe iniziato l’azione disciplinare solo nel 2003, senza tener conto del servizio medio tempore prestato dall’Assistente -OMISSIS-.
Più in particolare, la valutazione in ordine alla gravità dei fatti addebitati ad un appartenente alla Polizia di Stato in relazione all’applicazione di una sanzione disciplinare, costituisce espressione di discrezionalità amministrativa, non sindacabile in via generale dal giudice della legittimità, salvo che in ipotesi di eccesso di potere, nelle sue varie forme sintomatiche, quali la manifesta illogicità, la manifesta irragionevolezza, l’evidente sproporzionalità e il travisamento.
In particolare, le norme relative al procedimento disciplinare sono necessariamente comprensive di diverse ipotesi e, pertanto, spetta all’Amministrazione, in sede di formazione del provvedimento sanzionatorio, stabilire il rapporto tra l’infrazione e il fatto, il quale assume rilevanza disciplinare in base ad un apprezzamento di larga discrezionalità (cfr.Consiglio di Stato sez. IV, 22/08/2018, n. 5005; Cons. Stato, sez. VI, 20 aprile 2017, n. 1858; conf. id., sez. III, 5 giugno 2015, n. 2791; sez. VI 16 aprile 2015 n. 1968; sez. III 20 marzo 2015 n. 1537).
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 28 marzo 2019.
Depositata in Cancelleria il giorno 23 aprile 2019.
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