Source: https://www.psicologi-a-roma.com/linee-guida-psiforense1/
Timestamp: 2019-07-21 02:26:18+00:00
Document Index: 138770051

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 24', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 33', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 5', 'art. 36', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 7', 'art.26', 'art. 10']

linee guida psiforense1 - PSIR - Psicologi a Roma
Qualora il mandato gli sia stato conferito da persona diversa dal soggetto esaminato o trattato, per esempio da un magistrato, lo psicologo chiarisce al soggetto le caratteristiche del proprio operato. L’esperto in psicologia giuridica è tenuto al segreto professionale (art. 11 C.D.) ma è altresì tenuto a comunicare al soggetto valutato o trattato i limiti della segretezza qualora il mandante sia un magistrato o egli adempia ad un dovere (per es. trattamento psicoterapeutico in carcere) (art. 24 C.D.).
Nell’ambito penale, nelle perizie in caso di ipotesi di abuso e/o maltrattamento di minore, egli ricorre, ove possibile, alla videoregistrazione o alla audioregistrazione delle attività svolte. Tale materiale deve essere posto a disposizione delle parti e del magistrato (art. 4 C.N.; art. 3 L.G.A.M.).
Lo psicologo giuridico che opera nel processo, proprio per la natura conflittuale delle parti in esso, è particolarmente tenuto ad ispirare la propria condotta al principio del rispetto e della lealtà (art. 33 C.D.). Nei rapporti con i colleghi, durante le operazioni peritali o comunque collegiali, lo psicologo è tenuto ad osservare un comportamento leale, mantenendo la propria autonomia scientifica, culturale e professionale (art. 6/1 C.D.) pur prendendo in considerazione interpretazioni dei dati diverse dalle proprie (art. 7 C.D.; art. 5 C.N.), anche per il confronto con i consulenti di parte. Ove previsto dalla legge, concerta insieme ai colleghi tempi e metodi per il lavoro comune, manifesta con lealtà il proprio dissenso, critica, ove lo ritenga necessario, i giudizi elaborati degli altri colleghi, nel rispetto della loro dignità e fondandosi soltanto su argomentazioni di carattere scientifico e professionale evitando nel modo più assoluto critiche rivolte alla persona (art. 36 C.D.).
Lo psicologo giuridico rende espliciti al minore gli scopi del colloquio curando che ciò non influenzi le sue risposte, tenendo conto della sua età e della sua capacità di comprensione, evitando per quanto possibile di attribuirsi la responsabilità per ciò che riguarda il procedimento e gli eventuali sviluppi (art. 8 C.N.). Nella comunicazione col minore garantisce che l’incontro avvenga in tempi, modi e luoghi tali da assicurare la serenità del minore e la spontaneità della comunicazione (art. 2 L.G.A.M.); evitando, in particolare, il ricorso a domande suggestive o implicative che diano per scontata la sussistenza del fatto reato oggetto delle indagini (art. 6 C.N.; art. 3 L.G.A.M.).
I colloqui col minore devono tener conto che egli è già sottoposto allo stress che ha causato la vertenza giudiziaria. Nel caso di pluralità di esperti, è opportuno favorire la concentrazione dei colloqui in modo da minimizzare lo stress che la ripetizione dei colloqui può causare al minore (art. 7 C.N.; artt. 2, 3 L.G.A.M.).
I ruoli dell’esperto nel procedimento penale e dello psicoterapeuta sono incompatibili (art.26 C.D.; art. 10 C.N.; Cap. 5 L.G.A.M.).
Nelle valutazioni riguardanti l’affidamento dei figli, lo psicologo giuridico valuta non solo il bambino, i genitori e i contributi che questi psicologicamente possono offrire ai figli, ma anche il gruppo sociale e l’ambiente in cui eventualmente si troverebbe a vivere.
Sono indicati i riferimenti al "Codice Deontologico degli Psicologi" (C.D.), alle “Linee Guida per le perizie in caso di abuso sui minori” dell'Ordine degli Psicologi del Lazio (L.G.A.M.), alle “Linee Guida per l’utilizzo dei test psicologici in ambito forense” dell'Ordine degli Psicologi del Lazio (L.G.T.) e alla "Carta di Noto" (C.N.).