Source: http://marcoliguori.blogspot.com/2010/04/
Timestamp: 2018-05-28 05:23:29+00:00
Document Index: 123936085

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 51', 'art. 23', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2423']

il pallone in confusione: aprile 2010
Corte di giustizia Figc: Moggi è radiato
Luciano Moggi è radiato da ogni ruolo nel calcio italiano: lo ha stabilito la Corte di giustizia della Federcalcio precisando, in risposta al quesito interpretativo del presidente federale Giancarlo Abete, che "la preclusione da ogni rango o categoria debba ritenersi implicita come effetto ex lege" dopo la condanna per i fatti di Calciopoli.
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Calciopoli: i Pm acquisiscono un memoriale di Facchetti
Il "memoriale" di Giacinto Facchetti negli studi dei pm di Napoli Giuseppe Narducci e Stefano Capuano che indagano sul caso Calciopoli. A consegnare la serie di appunti agli inquirenti è stato nei giorni scorsi il figlio dell'ex presidente dell'Inter, scomparso nel 2006, Gianfelice Facchetti.
Tra i nuovi atti dei pm vi sono anche dichiarazioni fatte nei giorni scorsi proprio
da Gianfelice Facchetti. I risultati dell'attività della Procura erano stati resi noti martedì dopo l'udienza del processo, quando il pm Capuano ha annunciato il deposito di nuovi atti investigativi.
In aula, oltre alla deposizione in aula del magistrato Cosimo Ferri e di un investigatori, ci sono state le dichiarazioni spontanee rese dall'ex dg della Juventus Luciano Moggi e dall'ex designatore Pierluigi Pairetto. Inoltre c'è stato l'annuncio di nuove telefonate trascritte dai consulenti di Moggi. Esse riguardano chiamate perlopiù fatte dai centralini di alcune società.
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Nella foto, tratta da englishfootballpost.com, lo stadio Stamford Bridge del Chelsea
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Moggi e Pairetto contestano testimonianza ispettore Salvagno
Udienza sospesa alla IX sezione penale per attendere l'arrivo del testimone Cosimo Ferri, componente del Csm, atteso nel primo pomeriggio a deporre nell'ambito del processo Calciopoli. Questa mattina per oltre due ore l'ispettore di polizia Claudio Salvagno ha riferito sull'indagine avviata dalla procura di Torino nel 2004 sulla Juventus, riferendo sulle intercettazioni telefoniche che furono poi trasmesse a Napoli. La rete dei rapporti tra Luciano Moggi e la Federazione, la nazionale, gli arbitri. Attraverso le telefonate ascoltate, l'investigatore ha citato i vari episodi finiti poi nell'inchiesta napoletana, come la cena tra Moggi, Pairetto, Giraudo e Bergamo, alla vigilia di una partita nel settembre 2004, o la conversazione del 14 settembre 2004 tra Antonio Giraudo e il responsabile della commissione disciplinare Ghirelli, dove il primo chiedeva all'altro una punizione esemplare per il tecnico del Lecce Zednek Zeman. C'e', nella testimonianza dell'ispettore Salvagno, anche la ricostruzione dei rapporti tra Luciano Moggi e la stampa. In particolare, viene citata una telefonata tra l'ex direttore generale della Juventus e Giorgio Tosatti, che chiedeva a Moggi di far leva sulle sue conoscenze al ministero dell'Interno per recuperare la registrazione di una trasmissione radiofonica in cui il giornalista veniva diffamato e aveva intenzione di querelare. Nella stessa conversazione Moggi chiede a Tosatti chi lo avesse attaccato e Tosatti replica: "Tu li paghi (i giornalisti), perché dovrebbero attaccarti".
Prima della sospensione, decisa dal presidente Teresa Casoria, Moggi ha reso delle dichiarazioni spontanee, nelle quali ha voluto chiarire alcuni aspetti della testimonianza resa, in una precedente udienza, dal colonnello dei carabinieri Attilio Auricchio sul metodo investigativo, che prevedeva la consultazione dei quotidiani sportivi. Esibendo i giornali, l'ex dg della Juventus ha tentato di dimostrare come i tabellini siano soggettivi e spesso distanti, da testata a testata e non potevano essere strumento di verifica rispetto alle conversazioni intercettate. Rispetto alle accuse di interessamenti sulla nazionale, Moggi spiega che parlare con il ct Marcello Lippi era cosa naturale. "Se la nazionale - dice - prende giocatori miei, Cannavaro nella fattispecie, so io in che condizioni fisiche sono, non li conosce certamente Lippi". E infine sul potere di Innocenzo Mazzini, considerato vicino a Moggi - come emergerebbe da intercettazioni riferite da Salvagno - all'interno della nazionale, Moggi e' chiaro. "E' uno che magari parlava tanto - dice - ma era ed e' un uomo che ha la coscienza e non va a raccontare barzellette. In nazionale era sicuramente l'ultima ruota del carro". Dichiarazioni spontanee rese anche dall'ex designatore arbitrale Pierluigi Pairetto, che ha voluto replicare alla testimonianza dell'ispettore Salvagno spiegando le modalita' con cui avvenivano le designazioni internazionali. "C'era una commissione - racconta - composta da un presidente svizzero e da tre vice piu' altri cinque membri. Io ero uno dei tre vice, e ricevevo le indicazioni dal presidente, affinche' poi ciascun vice potesse fare poi le sue osservazioni". Quanto ai rapporti con le societa', "era la Federcalcio a spingerci ad avere contatti e rapporti".
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Fabio Turrà: «I divieti di trasferta sono un danno per i veri tifosi»
Il noto esperto di diritto sportivo spiega a "il pallone in confusione" l’inadeguatezza e l’ingiustizia dello stop imposto ai sostenitori delle squadre
La mancata fermezza da parte del Viminale e della giustizia sportiva nell’affrontare gli incidenti accaduti dopo il derby di Roma ha creato sconcerto nell’opinione pubblica e in molte tifoserie. Tra esse quella napoletana e genoana punite entrambe ingiustamente. I sostenitori azzurri furono puniti con il divieto di trasferta per tutto il campionato a causa dei danneggiamenti al treno Napoli-Roma dell’agosto 2008 (rivelatisi non veritieri). Invece quella genoana è stata colpita recentemente dal divieto di trasferta a Parma dopo gli incidenti del derby con la Sampdoria. "il pallone in confusione" ha intervistato l’avvocato Fabio Turrà, noto esperto di diritto sportivo, su queste ultime scottanti vicende.
Avvocato lei ha in carico alcune cause di tifosi del Napoli contro la Figc: a che punto sono?
«Sto procedendo a passo spedito, per quanto la burocrazia me lo possa consentire, con i processi nei confronti della Figc e del Coni per il risarcimento dei danni agli abbonati delle curve dello stadio San Paolo di Napoli, cui fu impedito di assistere a tre incontri nella passata stagione, per un assurdo ed ancora incomprensibile addebito di responsabilità oggettiva al Calcio Napoli, a seguito del primo incontro di campionato del campionato 2008-2009».
Può dirci qualche ulteriore particolare?
«Più di questo non posso dire, perché per personale scelta strategica processuale non voglio dare una particolare rilevanza mediatica agli sviluppi delle procedure in corso, ma sono moderatamente ottimista».
Dopo gli incidenti accaduti prima del derby di Genova il Viminale stabilì il divieto di trasferta per i tifosi genoani a Parma: non le sembra un altro caso di ingiustizia?
«Mi sembra che vietare le trasferte alla totalità dei tifosi di una squadra, in modo indiscriminato, sia eccessivamente punitivo in quanto bisognerebbe prestare maggiore attenzione all’identificazione degli autori di fatti di violenza, riservando eventuali misure coercitive solo a questi ultimi».
Cosa pensa delle ultime decisioni prese dal giudice sportivo per gli incidenti in Lazio-Roma?
«Le ultime decisioni da Giampaolo Tosel, in relazione ai gravissimi incidenti avvenuti domenica sera allo stadio Olimpico per il derby della Capitale, sono difficilmente comprensibili, se rapportate ai provvedimenti presi dallo stesso giudice per i fatti avvenuti un anno e mezzo fa (fine agosto 2008) nello stesso stadio di Roma. Voglio precisare che la gravità degli incidenti avvenuti domenica scorsa tra alcuni tifosi (anche se ho difficoltà a definirli così, per me sono semplicemente dei teppisti), che tutti i telespettatori hanno potuto riscontrare in diretta televisiva, con delle immagini raccapriccianti di scontri ripetuti e prolungati, non è neanche minimamente paragonabile a quella molto minore dei fatti dell’agosto 2008».
I media nazionali non sembrano aver dato rilievo a questi fatti gravissimi…
«Mi meraviglia anche il fatto che domenica scorsa sono trapelate, a mala pena, solo le notizie che inevitabilmente dovevano essere comunicate: tre persone accoltellate, di cui uno molto grave con ferite alla gola, una signora con due bambini che ha fatto appena in tempo a fuggire ed a mettere in salvo i suoi figli, perché la sua auto è stata data alle fiamme, un vero e proprio bollettino di guerra, insomma».
Invece l’anno scorso accadde il contrario, si ricorda?
«Non vorrei ripetermi, ma gli episodi verificatisi l’anno scorso - invece - ai quali fu dato un risalto di prima pagina dai giornali e da prima notizia nei telegiornali (tra l’altro utilizzando filmati di repertorio non riferiti ai fatti stessi) furono molto meno gravi e le indagini della magistratura penale riguardanti i presunti danneggiamenti al treno Napoli-Roma hanno portato all’archiviazione. Per quei fatti dell'agosto 2008 il Calcio Napoli ricevette la squalifica dello stadio San Paolo per ben quattro giornate, poi ridotte a tre con conseguenti danni economici per la società e per i tifosi delle curve. Per i fatti gravissimi di domenica scorsa non è stato preso alcun provvedimento di squalifica dello stadio Olimpico di Roma e nessuna restrizione per le trasferte dei tifosi giallorossi e biancocelesti!».
Sembra quindi che siamo davanti all’ennesimo caso di ingiustizia caratterizzata dal criterio "due pesi e due misure"?
«Gli atteggiamenti vittimistici non sono utili ed io non ne sono favorevole, ma questa volta mi conforta il fatto che la disparità di trattamento stabilita dal giudice sportivo, gravemente punitiva a carico del Calcio Napoli (e dei suoi tifosi), rispetto a quella blanda attuata nei confronti della Roma e della Lazio, sia stata evidenziata da persone sicuramente più autorevoli di me, quali il Dr. Bruno D’Urso Presidente dei Gip di Napoli ed ex Giudice Sportivo e Procuratore Federale, dal Dr. Guido Trombetti, Rettore dell’Università di Napoli, nonché da alcuni parlamentari che finalmente stanno facendo sentire la propria voce anche in luoghi deputati ad altro, ma che probabilmente hanno una influenza anche in ambito calcistico».
Si potrà un giorno eliminare nel diritto sportivo il principio ingiusto della responsabilità oggettiva?
«Vorrei sottolineare che l’annoso e dibattuto "muro" rappresentato dalla responsabilità oggettiva delle società di calcio, sul quale ho intenzione di organizzare degli incontri di studio dedicati agli addetti del settore giuridico-sportivo, mal vista dalla quasi totalità dei presidenti e particolarmente avversata dal Presidente Aurelio De Laurentiis, comincia a sgretolarsi: lo stesso Ministro dell’Interno Roberto Maroni ha affermato nella riunione dell’Osservatorio di ieri che "non bisogna sparare nel mucchio punendo le intere tifoserie" e per questo lo stadio di Roma non è stato squalificato. Possiamo sperare che diventerà un principio valido per tutti?».
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Si arresta il Caso
Sono scattate stamattina le manette per Gian Gaetano Caso, ex editore di Dieci, e suo figlio Fabio
Sette arresti (di cui cinque ai domiciliari) e 14 denunce. E' il bilancio dell'operazione "Capital Watering" con la quale il Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza ha smantellato il castello societario del Gruppo Hopit. Abusivismo bancario per oltre 200 milioni di euro, 9 milioni di euro di fatture false, 80 milioni di euro di fittizi aumenti di capitale sociale, bancarotta fraudolenta per Hopit Spa, Net.Tel. Spa, Editoriale Dieci Srl e Segem Spa, tentata truffa aggravata nei confronti della Regione Abruzzo per l'ottenimento illecito di fondi pubblici, falsita', calunnia aggravata e resistenza a pubblico ufficiale per il patron del gruppo Gian Gaetano Caso, suo figlio Fabio ed altri collaboratori e professionisti.
Fonte Agi http://www.agi.it/rubriche/ultime-notizie-page/201004201335-cro-rom0061-abusivismo_bancario_arrestato_caso_ex_editore_dieci
Leggi anche questo materiale d'archivio sulla famiglia Caso e la visura della Hopit spa http://marcoliguori.blogspot.com/2008/03/ritorna-il-caso-unit.html
Etichette: arresto, editori per caso, gian gaetano caso, hopit
ESCLUSIVO/La semifinale dei bilanci: Barcellona batte Inter 11-0
"il pallone in confusione" pubblica lo studio del professor Josè Maria Gay sulla gara economico-finanziaria tra le due sfidanti di Champions League: ne risulta una schiacciante vittoria del club azulgrana
In occasione della semifinale di Champions League, che vede contrapposte il Barcellona e l’Inter, il professor José Maria Gay de Liébana y Saludas dell’Univeristà di Barcellona ha provato a giocare, in esclusiva per "il pallone in confusione", una partita virtuale basata sui dati economici, patrimoniali e finanziari dei due club. Ne è uscito decisamente vincente il club azulgrana. Nello studio intitolato "FC INTERNAZIONALE MILANO S.P.A vs FC BARCELONA - UEFA Champions League - El perfil económico de la semifinal de la Liga de Campeones 2009-2010" è stata analizzata la situazione economico-finanziaria delle due società calcistiche in base ai dati al 30 giugno 2009.
Sono stati considerati: l’evoluzione storica del fatturato; il confronto delle strutture degli stati patrimoniali, con le varie poste e i relativi indici; il confronto delle strutture del conto economico, con i relativi indici. Per l’evoluzione storica del fatturato ha considerato i dati dello studio che la Deloitte pubblica annualmente: "Football Money League", che riclassifica i fatturati dei club di calcio escludendo alcune voci di ricavo, come il "football trading" (plusvalenze da cessioni giocatori), mentre per gli altri confronti ha riclassificato i bilanci delle squadre per renderli comparabili.
PRIMA SFIDA: L’EVOLUZIONE DEL FATTURATO
Il confronto dei fatturati, dalla stagione 2002/2003 alla stagione 2008/2009, vede vincente il Barcellona per 6 a 1. Infatti, in base ai dati "Football Money League" di Deloitte, solo nella stagione 2002-2003 l’Inter batte il Barcellona con un fatturato di 162 milioni di euro contro 123 milioni del Barcellona. Dalla stagione successiva è un crescendo continuo del fatturato del club catalano, che raggiunge i 366 milioni di euro il 30 giugno 2009, sovrastando nettamente i 197 milioni dell’Inter. Un salto significativo nel fatturato di FC Barcelona è avvenuto nella stagione 2005/2006, anche a causa del successo in Champions League.
Il professore riporta anche la classifica per fatturati dei club europei, stipulata annualmente da Deloitte: "Football Money League", in tale classifica il Barcellona precede l’Inter, infatti il club catalano è al secondo posto dietro il Real Madrid, mentre l’Inter è nona, preceduta dalla Juventus. Inoltre ritiene che l’ingaggio di Mourinho segni un cambio nella strategia dello sviluppo del fatturato dell’Inter, confermato dal raggiungimento delle semifinali di Champions.
Dalla stagione 2002/2003 alla stagione 2008/2009 il fatturato del Barcellona è aumentato di 243 milioni di euro con un tasso di crescita del 197% in 6 anni. Nel medesimo periodo, per l’Inter l’evoluzione del fatturato non è stata caratterizzata da un continuo crescendo, ma da un alternarsi di incrementi e decrementi. Solo nella stagione 2005/2006, l’Inter ha superato la barriera dei 200 milioni di fatturato, raggiungendo la cifra di 206,6 milioni.
La tendenza regressiva del fatturato dell’Inter si constata con cali del 5,6% nella stagione 2006/2007 e dell’11,3% nella stagione 2007/2008. L’inversione è avvenuta nel 2008/09, ossia la stagione dello scudetto di Mourinho, con un incremento del 13,6%. Il professore considera che l’ingaggio di Eto’o potrà costituire una leva fondamentale per le aspirazioni del club, completando il modello firmato Mourinho. Gay individua subito un "vulnus" nella composizione percentuale del fatturato nerazzurro: la dipendenza da diritti TV. In effetti il fatturato derivante dai diritti Tv costituisce, con un incidenza storica del 60% circa sul totale, la voce più importante del fatturato dell’Inter, mentre quello derivante da attività commerciali e biglietteria costituiscono il punto debole.
Nel confronto tra le composizioni percentuali dell’ultimo fatturato dei due club, il Barcellona ne esce con una migliore distribuzione percentuale. Infatti il club catalano può vantare la seguente composizione percentuale del fatturato: 31% ricavi commerciali; 26% ricavi da biglietteria; 43% ricavi da diritti TV. L’Inter, invece, mostra la seguente composizione: 59% diritti TV; 14% ricavi da biglietteria e 27% ricavi commerciali.
SECONDA SFIDA: LA STRUTTURA DELLO STATO PATRIMONIALE
Il primo elemento che balza in evidenza è il patrimonio netto: quello dell’Inter risulta negativo per circa 50 milioni al 30 giugno 2009. Su questo patrimonio netto negativo incide la perdita di 154 milioni di euro, che è in linea con quella dell’esercizio precedente di 148 milioni.
Secondo il professor Gay in condizioni normali, "è difficile per una squadra di calcio di primo livello mantenere una struttura patrimoniale così fortemente deficitaria", tuttavia ciò è stato reso possibile per il continuo impegno a supportare finanziariamente l’Inter, da parte del suo socio di riferimento.
Per quanto riguarda il Barça, il patrimonio netto è positivo per 21 milioni, pari al 4,1% delle fonti di finanziamento. Anche se trattasi di cifre di debole consistenza, in ogni caso sono molto più solide di quelle del club di Milano.
La struttura dell’attivo dell’Inter è tipica di una squadra di calcio, in quanto le attività non correnti rappresentano il 78,9% del capitale investito, mentre le attività correnti incidono per il 21,1% del totale dell’attivo. In ogni caso il totale delle attività dell’Inter pari 412,8 milioni è inferiore a quelle del Barcellona pari a 510,1 milioni. Anche l’attivo non corrente del Barcellona supera quello dell’Inter: 350,1 milioni contro 326 milioni. In termini percentuali l’attivo non corrente del Barcellona incide meno sul capitale investito 68,6% contro il 78,9% dell’Inter. Anche per le attività correnti FC Barcelona supera l’Inter: 160,1 milioni contro 87 milioni. Per il club catalano le attività correnti rappresentano il 31,4% delle attività totali.
Le immobilizzazioni immateriali nette sportive dell’Inter sono superiori a quelle del Barcellona: 158,4 milioni contro 122,9 milioni. In termini lordi, per l’Inter, l'investimento totale in giocatori al 30 giugno 2009 è stato 276,5 milioni, con un ammortamento cumulativo di 118 milioni. Le immobilizzazioni immateriali lorde sportive del Barça risultano pari a 226,6 milioni, con ammortamento di quasi 104 milioni. In base a tale dato, il professor Gay deduce che il club milanese, è più aggressivo e potente rispetto al club catalano sul mercato dei giocatori. A questa "defaillance" il Barcellona sopperisce con l’ottimo lavoro del settore giovanile. Il Barça dispone però di immobilizzazioni materiali più consistenti rispetto all’Inter, a causa dello stadio di proprietà.
L’ammontare complessivo delle passività dell’Inter, correnti e non correnti, pari a 462,5 milioni, supera il totale delle attività (413 milioni). Il giudizio su questa struttura di passivo patrimoniale, da parte del professore, è allarmante e preoccupante in modo grave. La struttura del passivo del Barça vede un’incidenza del 25,4% per le passività non correnti pari a 129 milioni, mentre le passività correnti ammontanti a 360 milioni di euro rappresentano il 70,5% del capitale investito. Nell’eccessiva mole delle passività correnti, Gay individua il problema del Barcellona.
Ritornando all’Inter, le passività non correnti pari a 126,8 milioni, rappresentano il 30,7% delle attività totali, mentre le passività correnti ammontanti a 335,7 milioni di euro rappresentano l’80,3% delle attività totali, come si nota si supera il 100% a causa del deficit che determina un patrimonio netto negativo.
Il rapporto tra passivo non esigibile (patrimonio netto) e debiti totali determina l’indice di indebitamento. Il valore ideale secondo il professore deve muoversi all’intorno di 1. Per il Barcellona tale indice è pari a 23,5, mentre per l’Inter è addirittura negativo per 9,3. Sebbene non ottimale è migliore la situazione del Barcellona.
Secondo il professor il club catalano deve affrontare la sfida dell’aumento della capitalizzazione con mezzi propri con una certa urgenza per raggiungere un miglior equilibrio finanziario.
Anche per tale indice vince il Barcellona segnando un indice pari a 1,04 contro un valore inferiore all’unità dell’Inter pari a 0,89.
Il rapporto tra attività correnti e passività correnti determina l’indice di solvibilità corrente. Tale indice serve a verificare se l’attivo circolante è in grado di pagare i debiti a breve. Per entrambi i club è l’attivo circolante non basta per pagare i debiti a breve. Tuttavia anche per tale indice vince il Barcellona segnando un indice pari a 0,44 contro 0,26 segnato dall’Inter. Per il professore, entrambe le squadre, ma maggiormente la società italiana, devono cercare di migliorare gli indici di solvibilità nel futuro, onde evitare seri rischi.
TERZA SFIDA: LA STRUTTURA DEL CONTO ECONOMICO
Il conto economico dell’Inter è stato riclassificato per renderlo comparibile a quello del Barcellona. Per quanto riguarda i ricavi operativi il Barcellona vince con 366 milioni, superando l’Inter che può vantare solo 222 milioni. L’Inter supera il Barcellona per quanto riguarda i costi operativi, esponendo costi per un valore di 376 milioni contro 361 milioni di euro del club catalano. Come conseguenza l’Inter registra una perdita operativa di 154 milioni, mentre il Barcellona espone un risultato operativo positivo per 5 milioni di euro.
Tuttavia, il professor Gay giudica anche molto elevata la tendenza alla spesa del Barcellona, rispetto al volume dei ricavi operativi. Entrambi i club, sono quindi puniti pesantemente con risultati della gestione finanziaria negativi, per 14 milioni di euro per il Barcellona e 4 milioni per l'Inter. Il risultato ordinario risulta comunque positivo per il Barcellona per 9 milioni di euro e negativo per 158 milioni di euro per l’Inter.
Per quanto riguarda la gestione straordinaria (vedasi plusvalenze) il risultato è positivo per entrambi i club, precisamente: 18 milioni per il Barça e 5 milioni di euro per l’Inter. Dopo le imposte il Barcellona espone un risultato positivo per 7 milioni di euro, mentre l’Inter espone una perdita netta di 154 milioni di euro.
IL COSTO DEL LAVORO EFFETTIVO
Il professor Gay determina la misura del costo del lavoro effettivo considerando la somma dei costi del personale più gli ammortamenti dei giocatori.
Il costo del lavoro effettivo dell’Inter ammonta a 251,1 milioni di euro, mentre per il Barcellona risulta pari a 270,8 milioni di euro (considerando anche i diritti di immagine pari a 15,6 milioni di euro).
L’incidenza di tale costo sui ricavi operativi vede vincente il Barcellona. Per il Barcellona l’incidenza del costo del lavoro effettivo sui ricavi operativi è del 74% per l’Inter è del 113%.
LA SFIDA DEL CASH FLOW
La sfida del cash è vinta dal Barcellona. Infatti, per quanto riguarda il cash flow (utile netto più ammortamenti), il Barça genera un importo positivo di 69 milioni di euro; mentre per l’Inter, a causa dell’elevatissima perdita d’esercizio, il cash flow resta negativo per 103 milioni di euro, determinando una cattiva situazione finanziaria.
Il professor José Mª Gay rapporta i cash flow ai debiti totali. Da questo rapporto emerge che il Barcellona è in grado, a parità di cash flow, di pagare i suoi debiti in 7 anni, infatti il tasso di copertura rilevato è del 14,1%, mentre per l’Inter è indefinito il tempo di copertura.
RAPPORTO TRA RICAVI OPERATIVI E DEBITI TOTALI
Per il Barcellona il rapporto tra ricavi operativi e debiti totali è del 75%, mentre per l’Inter è del 48%. Questo indicatore serve per verificare la correlazione tra debiti e ricavi e il professore giudica che per il Barcellona vi sia un adeguato rapporto tra reddito e debito totale.
Anche per il rapporto tra ricavi operativi e attività totali vince il Barcellona. Questo indice risponde ad una semplice ma fondamentale domanda: quanto è investito e quanto si fattura? Nel club azulgrana, ogni 100 euro investiti si incassano 72 euro, segnando una rotazione molto buona degli investimenti effettuati. Per l’Inter, i ricavi operativi rappresentano solo il 54% del totale delle attività.
Secondo il professore questo indicatore è la chiave per calibrare il buon funzionamento di un club calcio. Se si ottiene un ritorno economico adeguato, vuol dire che le attività sono gestite in modo efficiente, i ricavi operativi e le spese operative risultano ben dimensionati. Per il Barcellona risulta che per ogni 100 euro investiti si guadagnano 0,92 euro. Per l’Inter ogni 100 euro investiti si perdono 37,4 euro.
Il rapporto tra risultato netto d’esercizio e mezzi propri risulta ovviamente a favore del Barcellona che ha un utile di esercizio ed un patrimonio netto positivo, al contrario dell’Inter. Anche se il professor Gay auspica un incremento dei mezzi propri del Barcellona.
Il professore conclude affermando che siamo di fronte ad una sfida tra due modelli organizzativi diversi della stessa attività, che non hanno risparmiato sforzi e risorse nel perseguimento dell’obiettivo della vittoria in Champions League.
Foto tratta da http://www.occidens.it/
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Commissione tributaria di Roma: il compenso del procuratore è reddito imponibile per il calciatore
Lo scorso gennaio è stata emessa dai giudici tributari una sentenza devastante per il mondo del calcio riguardante le triangolazioni tra agenti, giocatori e società
La sentenza n. 1/01/10, depositata il 18 gennaio 2010, della sezione prima della Commissione Tributaria Provinciale di Roma segna un…goal importante infavore del Fisco nelle controversie tributarie inerenti alle triangolazioni tra procuratori, calciatori e società di calcio, spesso più perverse di quelle cantate da Renato Zero. La questione è stata recentemente oggetto di svariati rilievi che l’Agenzia delle Entrate ha effettuato nei confronti di società di calcio (ci risultano in particolare i casi della Lazio e della Juventus, peraltro già apparsi sulla stampa).
L’Agenzia delle Entrate ha sostenuto in tali contestazioni che i compensi dovuti al procuratore del giocatore, trattandosi di prestazioni effettuate dallo stesso nell’interesse del calciatore, se pagati dalla società da cui il giocatore dipende, costituiscono compensi in natura e quindi, in quanto tali, concorrono a formare il reddito imponibile del calciatore e sono assoggettabili (o, meglio, avrebbero dovuto essere assoggettati) a ritenuta d’acconto IRPEF.
I giudici tributari ritengono, infatti, che a beneficiare dell’attività del procuratore sia esclusivamente il calciatore e, per tale ragione, poiché è la società a sostenere la spesa, il compenso dei procuratori deve considerarsi come un vero e proprio fringe benefit (compenso in natura) pagato dalla società a favore del giocatore che concorre alla formazione del reddito di lavoro dipendente dello stesso, come statuisce l’art. 51, comma 3, del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (Testo Unico delle Imposte sul Reddito).
In realtà, la Commissione ha precisato che, in via astratta, non può ritenersi che un procuratore non possa esercitare la propria attività in favore di una società sportiva, ma ciò non può avvenire contestualmente alla prestazione di un’attività di “mediazione” (o, meglio, di assistenza contrattuale nel momento della stipula di un contratto di lavoro presso una società sportiva) in quanto ciò contrasterebbe con il Regolamento dell’esercizio dell’attività di agente dei calciatori che, all’articolo 3, vieta che l’agente possa svolgere attività di consulenza alla società, qualora determini una situazione di conflitto di interessi con l’attività di agente di calciatore.
La Commissione ha rilevato che la circostanza secondo cui il procuratore abbia effettuato prestazioni in favore della società risulta nel caso di specie contraddetta dai fatti e quindi non provata, lasciando implicitamente desumere, da un lato, che tale prova debba essere fornita dalla società sportiva, dall’altro che se invece fosse stata raggiunta la prova di tale attività in favore della società, la conclusione avrebbe potuto essere diversa.
Va peraltro rilevato che la Commissione non affronta il tema di “quale attività” poi il procuratore avrebbe nel caso di specie svolto in favore della società. Trattandosi di stipula o rinnovo di un contratto di lavoro, tale attività consisterebbe verosimilmente nella mediazione inerente ad un rapporto di lavoro (dipendente, come è il rapporto di lavoro dei giocatori di calcio) e quindi in un’attività vietata dalla legge o, meglio, consentita, a determinate condizioni, solo a specifici operatori tra i quali, in linea generale, i procuratori non rientrano.
La società calcistica, pertanto, avrebbe dovuto effettuare la ritenuta a titolo di acconto sul compenso in natura, ritenuta che ovviamente graverebbe sui compensi monetari spettanti al calciatore, come prescrive l’art. 23 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600.
Nel caso esaminato dai giudici tributari, come presumibilmente negli altri casi “sotto tiro” da parte dell’Amministrazione Finanziaria infatti, il calciatore professionista aveva dichiarato solo il suo compenso, senza considerare anche il compenso del procuratore. I giudici inoltre rammentano che, qualora il datore di lavoro non effettui la ritenuta o la effettui, ma non la versi all’Erario, l’Ente impositore può chiedere l’adempimento dell’obbligazione tributaria anche al lavoratore. La Commissione, riprendendo le statuizioni in merito della Corte di Cassazione, ha rammentato che, in applicazione del principio di solidarietà nell’obbligazione tributaria tra datore di lavoro e lavoratore (sostituto e sostituito d’imposta), la mancata effettuazione della ritenuta da parte della società datore di lavoro non esime il lavoratore dal dover dichiarare il reddito in natura e pagare le relative imposte. Il caso esaminato dalla sentenza commentata, a desumere da quanto emerge dalla sua lettura, non è isolato, ma costituisce un comportamento reiterato posto in essere dalla società in questione (la A.S. Roma s.p.a.) per cui è opportuno restare in attesa della trattazione in sede giudiziaria di altri casi, magari riferiti a nomi più eclatanti di quello oggetto della controversia e, conseguentemente, ad importi ben più significativi.
Pur rilevando che una singola sentenza, pur tecnicamente ben strutturata a parere di chi scrive e riccamente motivata ed articolata sotto il profilo di diritto, non può di per sé fare stato e ritenersi come un orientamento consolidato in giurisprudenza, c’è da chiedersi ora come si comporteranno la società interessata e le altre società che sono state già raggiunte da verifiche fiscali o avvisi di accertamento, visto che il baldanzoso convincimento di “avere ragione” sulla fondatezza dei propri comportamenti manifestato, ad esempio, dalla S.S. Lazio nella relazione del Consiglio di Sorveglianza all’esercizio chiuso al 30 giugno 2009, dovrebbe essere, quanto meno, rimeditato.
Infatti, la circostanza che ora gli organi di giustizia tributaria confermano la validità degli accertamenti effettuati dall’Agenzia delle Entrate comporta:
• una possibile passività fiscale da imputare al bilancio delle società sotto forma di accantonamento, pari, quanto meno, alle sanzioni irrogabili per la mancata effettuazione delle ritenute IRPEF; infatti, se è vero che l’obbligo d’imposta, secondo quanto affermato dalla giurisprudenza, grava anche sul giocatore, è altrettanto vero che la mancata effettuazione delle ritenute costituisce violazione autonomamente sanzionabile in capo alla società, anche, ricorrendone i limiti quantitativi, sotto l’aspetto penale;
• il pagamento dei contributi previdenziali sugli importi erogati “in natura”;
• una falsa rappresentazione in bilancio, in quanto i compensi pagati ai procuratori verosimilmente non sono affluiti sotto la voce “costo del lavoro” (con conseguenze anche ai fini IRAP);
• problematiche anche in materia di IVA, sostanziali e sanzionatorie (non affrontate dalla Commissione Tributaria nella sentenza commentata, verosimilmente in quanto l’accertamento impugnato riguardava solo l’IRPEF), conseguenti alla indetraibilità dell’imposta pagata dalla società al procuratore sulle fatture da questo emesse nei confronti della società stessa.
Tutto ciò aggravato dalla pluralità e dalla reiterazione nel tempo di questi comportamenti e, di conseguenza, dagli importi coinvolti che saranno probabilmente, in molti casi, tutt’altro che indifferenti.
C’è da chiedersi ora come si atteggeranno le società, se cioè persisteranno nei loro comportamenti, ritenendosi sempre nel giusto ed aspettando il possibile colpo di mannaia finale della Cassazione, o se li modificheranno radicalmente, con buona pace dei “poveri” calciatori, che si troveranno costretti a pagare i propri consulenti, come tutti i comuni mortali.
C’è da chiedersi poi come si comporteranno gli organi di controllo delle società (Collegi sindacali, Consigli di Sorveglianza, società di revisione, CONSOB per le società quotate) di fronte a tali situazioni ed ai possibili riflessi sui bilanci e sugli interessi degli azionisti e dei terzi.
In definitiva, la sentenza della Commissione Tributaria può rappresentare, diversamente di quanto osservatori distratti potrebbero ritenere, un tizzone lanciato in una polveriera che potrebbe essere in grado di incidere sui comportamenti futuri e, per il passato, creare nuove passività per le società (e per i giocatori) interessati. Osserveremo se si tratta di un fuoco di paglia o di un incendio devastante. I sintomi, oggi, sono tutti per la seconda ipotesi.
Un consiglio poi agli amici giornalisti: quando nelle cronache di calcio mercato cercate di sapere quale è l’ammontare dei contratti sottoscritti dalle stelle del calcio, non esitate a farvi precisare se tali importi comprendono o meno i compensi pagati ai “loro” procuratori.
Un nuovo fronte di contestazioni fiscali riguarda poi le somme pagate dalle società di calcio per lo sfruttamento dei diritti dell’immagine degli sportivi professionisti, magari a società off shore o, comunque, partecipate in modo ambiguo e non trasparente, a seguito di un’altra importante e recentissima sentenza, questa volta emessa dalla Corte di Cassazione nei confronti di una…non meglio precisata società di calcio facente parte del gruppo Fininvest. Ma questo è un altro capitolo di un libro che si sta appena cominciando a scrivere.
A cura dell’avvocato Roberto Betti – consigliere Federsupporter
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Walter Campanile nella qualità di promotore ed ideatore del Progetto Azionariato Popolare per la Roma ed in rappresentanza degli 83 "Costituenti" dello stesso, comunica quanto segue:
"In questo momento in cui la nostra Roma è impegnata su più fronti per il raggiungimento di importanti risultati sportivi, lo spirito di totale collaborazione nei confronti della squadra, dello staff tecnico e del Club e, quindi, il rispetto, fin da ora, dei principi e dei valori su cui si fonda il nostro Progetto, ci ha determinato a far coincidere il giorno dell’Assemblea Costituente con la data del 27 maggio 2010, stabilita per la costituzione ufficiale dell’Associazione.
In questo modo i tempi previsti per la realizzazione del Progetto non subiranno alcun ritardo ed al tempo stesso sarà possibile rimanere al fianco della squadra senza introdurre elementi di distrazione per l’ambiente giallorosso.
Il 21 Aprile 2010,comunque, provvederemo a depositare presso il Notaio Marco Terzi la documentazione relativa alla costituenda Associazione, già oggetto di approfondito confronto e condivisione da parte della Costituente tutta.
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Federsupporter al seminario "Domanda e offerta di sport" a Tor Vergata
Ecco il programma completo del seminario "Domanda e offerta di sport" che si terrà da lunedì 12 a venerdì 16 aprile presso l'Università di Tor Vergata a Roma. Parteciperà il presidente di Federsupporter Alfredo Parisi. Cliccare sopra l'immagine per ingrandire.
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Federsupporter chiede chiarimenti alla Consob sul bilancio della Lazio
Con lettera dell’8 febbraio 2010, la scrivente Associazione, che rappresenta e tutela i diritti e gli interessi dei sostenitori di società sportive ed in particolare dei piccoli azionisti, richiedeva al Consiglio di Sorveglianza della S.S. LAZIO SpA, in nome e per conto dei piccoli azionisti di quest’ultima, chiarimenti in merito ad una appostazione contabile nel bilancio al 30 giugno 2006, così come precisato nella richiamata lettera, che, in copia, si trasmette.
In data 17/3/2010, il predetto Consiglio di Sorveglianza rispondeva alla richiesta con lettera che, pure, si allega.
In tale risposta, vengono forniti elementi esplicativi e giustificativi che non trovano riscontro nella realtà, non convincono, e che tentano di coinvolgere, codesta Autorità.
Ciò premesso, si ritiene opportuno evidenziare gli elementi di cui sopra nella loro erroneità e contraddittorietà, provenienti da un Organo il quale, specie nel sistema dualistico adottato dalla S.S. LAZIO Spa, deve svolgere un particolare ruolo di garanzia verso gli azionisti di minoranza.
La prima osservazione riguarda quanto affermato al secondo capoverso della richiamata lettera, secondo cui “… la tabella a pag. 65 da Voi richiamata, che evidenzia i compensi maturati nel periodo per i componenti degli organi sociali, è espressa in Euro e non in migliaia di Euro” .
Detta affermazione risulta in contrasto con quanto, invece, riportato nella NOTA INTEGRATIVA al bilancio chiuso al 30 giugno 2006, con riguardo al Contenuto e forma del bilancio ( cfr. pag. 33 – allegata), ove è chiaramente detto che “Gli importi indicati negli schemi di Stato Patrimoniale e di Conto Economico sono espressi in Euro ed i valori in nota integrativa sono espressi in migliaia di Euro”.
Ne consegue che la precisazione del Consiglio di Sorveglianza ove afferma che “… quando infatti le tabelle presenti in bilancio sono espresse in migliaia di Euro, è sempre riportata in alto a sinistra delle stesse tabelle, l'espressione importi in Euro migliaia” si appalesa non esatta,mente rispondente alla realtà e pleonastica avuto riguardo a quanto specificato nella Nota Integrativa.
Tale precisazione, metodologica e formale (“l’espressione in importi Euro migliaia è sempre riportata in alto a sinistra delle stesse tabelle”) non si rinviene,infatti, con riferimento alle tabelle del bilancio al 30/6/2006, espresse in migliaia di euro, nei seguenti casi:
a) Rapporti con parti correlate (pag. 36);
b) Imposte anticipate (pag. 47);
c) Patrimonio netto (pag. 50);
d) Debiti verso Società calcistiche per compartecipazioni (pag. 54);
e) Costi per acquisizione temporanea prestazioni calciatori (pag. 64);
f) Tabella calcolo IRAP (pag. 67);
g) Tabella differenze temporanee attive ai fini delle imposte dirette (pag. 68).
La seconda osservazione è riferita alla natura dell'appostazione contabile in esame (Euro 3.841) inserita, con la dizione “Altro” nella tabella relativa a “Compensi e/o bonus ed incentivi maturati nel periodo in esame per i componenti degli Organi sociali” (pag. 65).
Precisa, infatti, il Consiglio di Sorveglianza che la somma percepita dall’Avv. Gentile “... fa riferimento a rimborsi spese vive e contributi sostenuti per i giudizi in corso all’epoca”.
Tale precisazione non è conforme , ad avviso della scrivente , ai principi di chiarezza e precisione che devono informare la redazione del bilancio, così come richiesto dalla normativa civilistica (art. 2423 C.C.).
Infatti, sull’ovvio presupposto della veridicità dell'affermazione, l'appostazione contabile (che avrebbe dovuto essere riportata in tabella quanto meno come Euro 0,35) è errata nel suo nomen juris, in quanto avrebbe dovuto correttamente essere ricompresa tra le Spese amministrative o tra le consulenze.
Ma a tale rilievo, di per sé già importante per quanto riguarda i contenuti monetari e le modalità espositive, devono aggiungersi le seguenti considerazioni.
Se è vero che l’avv. Gentile ha svolto attività professionale in favore della Società – e la circostanza è dichiarata dal Consiglio di Sorveglianza - v’è ulteriormente da domandarsi:
- se non fosse stata esistente una situazione di incompatibilità tra lo svolgimento di attività professionale dell’Avv. Gentile in favore della Società in concomitanza con la sua carica di Presidente del Consiglio di Sorveglianza, quanto meno per il periodo temporale ( 1/12/2004-5/06/2005) in cui i due incarichi si fossero sovrapposti e quali fossero state le eventuali conseguenze che dal verificarsi di tale incompatibilità avessero potuto conseguire nei confronti del predetto professionista; ma, soprattutto, per quanto qui di interesse, in capo alla società;
- se, in particolare, l’avere assunto incarichi professionali in concomitanza con l’esercizio della carica di Presidente del Consiglio di Sorveglianza, indipendentemente dal pagamento contestuale dei compensi che tali incarichi comportavano, non abbia potuto costituire una violazione oltreché di regole di deontologia professionale, soprattutto delle situazioni di incompatibilità in ordine alla acquisizione degli incarichi professionali, per la contestualità della carica di Presidente di un organo di controllo della Società conferente gli incarichi stessi ;
- quali siano le appostazioni contabili, quantomeno sotto la voce fatture da ricevere, attesa la presunzione di onerosità di un incarico professionale, nell’esercizio in cui le prestazioni sono state svolte o, eventualmente, negli esercizi successivi, e quali siano gli importi maturati dall’Avv. Gentile a fronte di incarichi professionali affidatigli o comunque iniziati in costanza della sua carica di Presidente del Consiglio di Sorveglianza, destando, peraltro, perplessità l’affidamento di incarichi professionali all’Avv. Gentile anche in epoca immediatamente successiva alla cessazione dalla sua carica societaria .
Una terza considerazione si impone con riferimento a quanto affermato all'ultima frase del terzo capoverso della citata lettera e che è diretta conseguenza dell'errore in precedenza evidenziato. Infatti, l’importo della misura di 3.841, sia esso espresso in Euro che in Euro/migliaia, non aveva, comunque, titolo per essere ricompreso tra i compensi per i componenti degli Organi sociali, trattandosi, come sopra precisato, dal medesimo Consiglio di Sorveglianza, di somme afferenti all’attività professionale svolta dall’Avv. Gentile, sicuramente non in veste di Presidente del Consiglio di Sorvegl,ianza.
Un'ultima considerazione riguarda il tono della lettera, gratuitamente non rispettoso degli interessi e dei diritti degli azionisti che sottopongono all’attenzione dell' Organo che li dovrebbe tutelare un elemento, quantomeno, di opacità e di confusione del bilancio della Società da essi partecipata, così come strumentale appare il tentativo di coinvolgimento, tra gli altri, di codesta Commissione, chiamata impropriamente in causa come implicitamente avallante le anomalie rilevate dalla scrivente.
Tanto premesso, si chiede a codesta Commissione di valutare, nell’ambito dei propri poteri- doveri, se dai fatti e dai comportamenti sopra esposti possa emergere una qualche violazione delle disposizioni legislative che regolano l’attività della Società in oggetto e dei membri del Consiglio di Sorveglianza: sia in termini generali, sia con particolare riferimento agli interessi giuridici ed economici degli azionisti della Società stessa, i quali, come noto, avendo quest’ultima adottato il sistema dualistico, non hanno altro tutore istituzionale se non la CONSOB, qualora il Consiglio di Sorveglianza fosse eventualmente venuto meno a propri obblighi e compiti istituzionali.
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