Source: http://www.overlex.com/leggisentenza.asp?id=1289
Timestamp: 2019-12-14 16:37:38+00:00
Document Index: 74915346

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art.41', 'sentenza ']

Convivente o "persona della famiglia" - Corte di cassazione penale - sentenza n. 40727/09 del 22/10/2009
sentenza 40727/09 del 22/10/2009
Cass. II sez. pen. sentenza n. 20790/09 depositata 22 ottobre 2009
Le persone possono intraprendere tra loro una comunione di vita materiale e spirituale anche senza vincolo matrimoniale. La convivenza o unione di fatto si basa sulla libera e continua condivisione di un progetto di vita e sulla capacità di autodeterminare le modalità della relazione e dello scioglimento di essa.
Essa trova riconoscimento dalla Corte Costituzionale come una rilevanza giuridica in quanto si tratta di formazione sociale protetta dall’art. 2 della Costituzione.
Abbiamo diverse tipologie di convivenze:
Genitori e figli;
Coppie eterosessuali;
Coppie omosessuali;
temporanee (es. studenti universitari etc…);
Permanenti (convenienza di due o più amici e/o amiche per dividere le spese).
LA TUTELA GIURIDICA o la non tutela. Non esiste una legge specifica che preveda il fenomeno perché la famiglia di fatto non è stata equiparata, salvo alcuni aspetti legati alla presenza di figli naturali, alla famiglia legittima basata sul matrimonio.
Non si può ignorare che i conviventi fanno ormai parte del nostro tessuto sociale sia per scelta sia perché costretti (si pensi ai separati o coloro che attendono le sentenze del Tribunale). Si parla di patti, quello dei conviventi, che si rinnova giorno per giorno e del quale alcuna legge può regolamentare.
Con la stessa facilità di nascita questo accordo può annullarsi. Mentre una separazione coniugale ha insiti diversi aspetti pratici e psicologici, la fine di una convivenza di fatto, proprio perché non e tutelata giuridicamente, comporta una conflittualità elevata tanto da instaurare battaglie e problemi di adattamento. La legge tutela il coniuge più debole che può avvalersi di una gamma di diritti- mantenimento, assegnazione della casa coniugale, pensione di reversibilità, trattamento di fine rapporto, successione etc..- che nessun marito o moglie, andando via di casa, può sottrargli. Viceversa il convivente non “coniugato”, pur avendo condiviso una intera vita con il proprio compagno, può trovarsi senza niente: mancanza di soldi, supporto affettivo, casa. Solo in presenza di figli generati dall’unione quest’ultimi possono beneficiare degli articoli preposti a loro tutela dal codice civile.
Proprio perché la convivenza non è, di per sé, fonte di diritti e di obblighi reciproci per i conviventi., infatti sono i le parti a decidere i diritti ed i doveri oggetto della loro relazione.
Al fine di poter decidere paritariamente si ricorre ai patti di convivenza, da stipularsi nella forma della scrittura privata, in cui si individua e delimita la forza vincolante dell’intesa tra i conviventi.
La fonte delle regole giuridiche valide per le parti è rappresentata dall’autonomia privata e cioè dalla facoltà di porre da sé regole in funzione del soddisfacimento dei propri interessi patrimoniali riconosciuta dall’art.41 della Costituzione.
Ecco perchè la Corte di Cassazione, ha confermato la condanna a un anno e 8 mesi di reclusione inflitta dalla Corte d'appello di Cagliari - sezione distaccata di Sassari - ad un albanese responsabile di maltrattamenti in famiglia, violenza privata e ricettazione. La II sezione penale della Suprema Corte, con la sentenza n. 40727/2009, ha valutato inammissibile il ricorso dell'imputato, ribadendo che "ai fini della configurabilità del reato di maltrattamenti in famiglia, non assume alcun rilievo la circostanza che l'azione delittuosa sia commessa ai danni di una persona convivente more uxorio", poiché il richiamo contenuto all'articolo 572 c.p. (relativo al caso in questione) alla famiglia "deve intendersi riferito ad ogni consorzio di persone tra le quali, per strette relazioni e consuetudini di vita, siano sorti rapporti di assistenza e solidarietà per un apprezzabile periodo di tempo".