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Timestamp: 2019-04-21 05:12:19+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 490', 'sentenza ', 'art. 490', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 27', 'art. 97', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'e contrario', 'art 1', 'sentenza ', 'art. 62', 'sentenza ', 'art. 117', 'sentenza ', 'art. 120', 'sentenza ', 'sentenza ']

Tra pareri legali spariti e Mandrakate: questa è Tor di Valle
27 marzo 2019 - Tor di Valle : il parere “ sparito” dell’Avvocatura capitolina. Notizia criminis ?
Nelle mie Note del 25 marzo scorso (vedi di seguito) , al punto numero 4, ho evidenziato come l’occultamento di un parere dell’Avvocatura del Comune, prima della Delibera n. 32/2017 dell’Assemblea Capitolina ( DAC) sull’attribuzione del requisito di pubblico interesse al Progetto Tor di Valle, rivisto e corretto ( in realtà un Progetto nuovo) rispetto a quello approvato nel 2014, comporterebbe, ove confermato , l’illegittimità della suddetta Delibera.
Ciò sia per vizio della volontà dei Consiglieri comunali chiamati a deliberare, essendo venuta meno nel procedimento la correttezza di formazione della loro volontà, sia per vizio di insufficiente istruttoria, essendo la base conoscitiva del procedimento palesemente inadeguata all’importante complessità della scelta da compiere.
Si apprende ora da plurimi organi di informazione che l’Avvocatura comunale, in risposta ad una richiesta di accesso al predetto parere formulata dal Vice Presidente dell’Assemblea Capitolina, il Consigliere Andrea De Priamo, avrebbe precisato che il documento sarebbe stato “ redatto in un unico originale, protocollato ma non scansionato e non inserito nel protocollo web e consegnato a mani in busta chiusa direttamente alla Sindaca e del quale, perciò, la scrivente Avvocatura non è più in possesso”.
Affermazioni che, ove confermate, appaiono, ictu oculi, di una notevole gravità e tali, a mio avviso, da configurare una notizia criminis.
L’art. 490 CP, infatti, punisce la distruzione, la soppressione, l’occultamento di un atto pubblico, tale dovendosi intendere il documento formato da un pubblico ufficiale o da un pubblico impiegato,per uno scopo di diritto pubblico, inerente all’esercizio della propria funzione o del pubblico servizio, al fine di comprovare un fatto giuridico o di attestare fatti da lui compiuti o avvenuti in sua presenza ed aventi rilevanza giuridica ( Cassazione, sentenza n. 10414 del 17 luglio 1990).
Laddove, a mio parere, considerate la qualifica di chi ha redatto il parere, lo scopo di diritto pubblico, l’inerenza all’esercizio della propria funzione, il fine di comprovare un fatto giuridico e/o avente una rilevanza giuridica, sussistono i presupposti per l’eventuale integrazione delle ipotesi di reato di cui all’art. 490 CP.
Quanto sopra, tenuto conto che l’elemento soggettivo del reato consiste nella consapevolezza che la condotta impedisce all’atto di adempiere alla sua funzione e di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare un danno che può essere, oltreché di natura economica, anche soltanto morale ( Cassazione, V Sezione Penale, sentenza n. 31061 del 3 aprile 2008).
Integra, poi, gli estremi del reato la condotta del pubblico ufficiale o del pubblico impiegato che custodisca un atto giuridicamente rilevante in modo tale da renderlo, sia pure temporaneamente, irreperibile ( Cassazione V Sezione Penale, sentenza n. 9611 del 9 febbraio 2006).
Ritengo, quindi, alla luce di tutto quanto precede, che la Magistratura debba aprire una indagine sull’accaduto, onde verificare se siano configurabili ipotesi di reato e, in caso affermativo, a carico di chi.
Un altro episodio che, in aggiunta a molti altri, conferma, più in generale, la permanente attualità del giudizio dell’illustre Urbanista, Italo Insolera, il quale, nel suo libro “ Roma moderna. Un secolo di storia urbanistica”, edito (Piccola Biblioteca Einaudi) nell’ormai lontano 1962, alle pagg. 271-272, così si esprimeva: “ Roma, in cento anni, non ha mai visto operanti dei piani che fossero veramente atti di civiltà e di amore;i piani sono nati sempre dalla fretta della politica e dalla presunzione di un disegno, preceduti ed accompagnati dalla lotta- e dall’accordo- degli speculatori. E’ tempo che il piano di Roma, la politica urbanistica dei responsabili della cosa pubblica, l’espansione e la trasformazione della città muovano invece da una riconosciuta posizione culturale, da una raggiunta completezza di studi e di conoscenze, da una efficiente legislazione sulle aree che tuteli il bene della collettività anzichè trasformare l’interesse del singolo in diritti feudali…. E’ tempo ormai di riconoscere che in cento anni la classe dirigente romana ha avuto sempre la fede e la volontà opposte: e che la città in cui oggi viviamo è la conseguenza e la conclusione di questa genesi consumata senza amore né civiltà”.
25 marzo 2019 -Tor di Valle : “ Rinascimento”, “ Congiunzione astrale” o “MANDRAKATA bis” ?
Ciò che è stato disvelato dall’Ordinanza di applicazione di misure cautelari in data 11 giungo 2018 del Tribunale di Roma, indagine così detta “ Rinascimento” e ciò che viene ora disvelato da una nuova analoga Ordinanza in data 18 marzo scorso dello stesso Tribunale, indagine così detta “ Congiunzione astrale”, sembra riecheggiare la sceneggiatura di un film che potrebbe essere titolato “ La Mandrakata bis”.
Come, infatti, non raffigurare in certi protagonisti delle indagini personaggi quali, per l’appunto, “ Mandrake”, “ Er Pomata”, “Manzotin”, “ Il Cozzaro nero”, resi celebri dal film “La Mandrakata” ?
Con la differenza che, quelli, immaginari, del suddetto film erano dei simpatici e maldestri “ poveracci”, mentre quelli, reali, delle indagini sono persone che occupano posizioni di rilievo, anche pubblico, nella società e non appaiono affatto “ simpatici” nei loro comportamenti.
Quanto sopra, sul piano del costume, fatto doverosamente salvo il principio di presunzione di innocenza fino ad eventuale condanna definitiva ( art. 27 Costituzione).
Quello che mi preme è ribadire in questa sede, alla luce di quanto già emerso e sta emergendo dalle indagini, alcuni punti fermi di carattere tecnico-giuridico, peraltro, già da me trattati in miei precedenti scritti, anche perché vedo che da parte dei “ soliti noti”, nonostante tutto, si insiste nel mettere in campo tesi infondate e tendenziose.
Tesi, in particolare, quale l’asserita certificazione di legittimità in sede penale dei provvedimenti e degli atti amministrativi finora intervenuti nell’ambito dell’esame del Progetto Tor di Valle e quale l’esistenza di un preteso “ diritto acquisito” della AS Roma spa alla realizzazione del Progetto.
Asserita certificazione in sede penale della legittimità dei provvedimenti e degli atti.
Qualcuno continua ad ignorare o fingere di ignorare che nel nostro ordinamento la competenza funzionale ed esclusiva ad accertare la legittimità/illegittimità di provvedimenti ed atti amministrativi compete al giudice amministrativo.
Pertanto, voler attribuire a parole di un magistrato penale, per giunta inquirente, il significato di legittimazione di tali provvedimenti ed atti è un’operazione scorretta, falsa e tendenziosa.
Laddove una cosa è ritenere che tali atti non risultino alterati e ben altra cosa è che questi ultimi debbano, perciò, ritenersi legittimi.
Un atto amministrativo che non presenti alcuna alterazione ( per es. falsità materiali o ideologiche) e che, quindi, sia formalmente ineccepibile, ben può essere, però, illegittimo.
Illegittimità dovuta al fatto che, sebbene, lo ripeto, formalmente ed apparentemente legittimo,l’atto sia sostanzialmente illegittimo perché adottato in violazione di legge o per eccesso di potere.
Più precisamente, come ipotizza l’impianto accusatorio penale, in violazione del precetto costituzionale ( art. 97 Costituzione) di imparzialità dell’amministrazione e con eccesso di potere da parte di quest’ultima, volendosi perseguire, in concreto, un fine diverso da quello per cui il potere è conferito.
Così come avviene quando si verifica che l’interesse pubblico sia stato asservito a quello privato.
Come detto prima, giustizia penale e giustizia amministrativa hanno funzioni diverse.
Può verificarsi, tuttavia, una intersezione del processo penale in quello amministrativo, allorchè, come nella fattispecie, si determini un caso di sospensione necessaria del processo amministrativo quando l’accertamento della legittimità di provvedimenti e atti amministrativi sia necessariamente presupposta e strettamente dipendente dall’accertamento di fatti- reato in sede di processo penale.
“ In estrema sintesi, il nesso di pregiudizialità-dipendenza intercorre tra distinti rapporti giuridici quando l’esistenza dell’uno dipende dall’esistenza-inesistenza dell’altro ed in base a ciò il fondamentale principio di unità dell’ordinamento giuridico impone la conformità tra giudizi” ( Consiglio di Stato, sentenza n. 640 del 17 febbraio 2016).
Ed è proprio nel caso in esame che ricorre quel nesso di pregiudizialità-dipendenza tra eventuali reati di corruzione e di traffico illecito di influenze ed eventuali illegittimità di provvedimenti o atti amministrativi, pur formalmente ineccepibili.
A questo proposito, la Cassazione, Sezione VI Penale, con sentenza n. 18707 del 9 febbraio 2016, nonché con sentenza n. 30762 del 14 maggio 2009, entrambe richiamate a pag. 26 dell’Ordinanza del Tribunale di Roma del 18 marzo scorso, ha sancito che : “In tema di corruzione propria, costituiscono atti contrari ai doveri d’ufficio non soltanto quelli illeciti ( perché vietati da atti imperativi) o illegittimi ( perché dettati da norme giuridiche riguardanti la loro validità ed efficacia ), ma anche quelli che, pur formalmente regolari, prescindono, per consapevole volontà del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio, dall’osservanza dei doveri istituzionali espressi in norme di qualsiasi livello, ivi compresi quelli di correttezza ed imparzialità”.
Il provvedimento e l’atto amministrativo è, dunque, sempre contrario ai doveri d’ufficio e, perciò, illegittimo, quando esso è frutto di un potere discrezionale asservito alla finalità di soddisfare l’interesse del privato a scapito dell’interesse pubblico.
A meno che tale provvedimento e atto abbia identico contenuto a quello che avrebbe avuto in caso di corretto esercizio dell’attività amministrativa.
Identità che, però, deve essere interpretata in senso restrittivo: cioè a dire dovendo essa risultare certa ed inequivoca ( leggasi a pag. 29 della citata Ordinanza).
Ed è proprio per questa ragione che da parte di Federsupporter ed altri sono stati chiesti, quantomeno, provvedimenti cautelari in autotutela di sospensione temporanea dell’efficacia dei provvedimenti e degli atti amministrativi finora assunti nell’ambito del procedimento relativo all’esame del Progetto Tor di Valle, in attesa degli sviluppi e degli esiti dell’indagine e dei processi penale, già in corso o di prossima celebrazione, in modo che così venga garantito il rispetto del fondamentale principio di unità dell’ordinamento giuridico
Ipotesi di revoca in autotutela.
Si parla, d’altro canto, in queste ore, dell’esame da parte del Comune di Roma dell’ipotesi di revoca in autotutela della Delibera dell’Assemblea Capitolina ( DAC) n. 32 del 14 giugno 2017, con la quale venne deliberato l’interesse pubblico del Progetto riveduto e corretto, in realtà un nuovo Progetto, rispetto a quello deliberato con DAC n. 132 /2014
La revoca in questione, prevista dalla Legge n. 241/1990 sul procedimento amministrativo, può essere adottata dall’Organo che ha emanato il provvedimento per sopravvenuti motivi di pubblico interesse o nel caso di mutamento della situazione di fatto o di nuova valutazione dell’interesse pubblico originario.
La revoca, se legittima per i motivi di cui sopra, determina il diritto a ricevere un indennizzo da parte del soggetto o dei soggetti direttamente interessati.
Un indennizzo però, in questo caso, limitato al solo danno emergente ( spese sostenute per l’ottenimento dell’atto), con esclusione del lucro cessante ( mancati guadagni a seguito della revoca).
L’indennizzo, non è dovuto, neppure limitatamente al danno emergente, qualora l’interessato o gli interessati avessero avuto conoscenza o avessero potuto avere la conoscibilità della contrarietà all’interesse pubblico del provvedimento e dell’atto revocato.
Va, altresì, escluso qualsiasi diritto di indennizzo in caso di revoca, non dipendente da valutazioni di opportunità, ma quando essa è la conseguenza di condotte in violazione di norme di legge degli interessati al provvedimento e all’atto revocato.
Al riguardo, occorre sempre tenere a mente che reati, come quelli di cui trattasi, commessi da esponenti apicali o dipendenti o collaboratori di una società, nell’interesse di quest’ultima, determinano la responsabilità amministrativa della società stessa, ai sensi e per gli effetti del Decreto Legislativo n. 231/2001.
Reati, nella specie, per i quali sono indagati sia il Presidente del Consiglio di amministrazione, sia funzionari apicali di Eurnova srl: cioè del soggetto proponente sia il Progetto di cui alla DAC n. 132/2014 sia del Progetto di cui alla DAC n. 32/2017.
Il preteso diritto acquisito
Circa, poi, il preteso “diritto acquisito” alla realizzazione del Progetto da parte della AS Roma spa, osservo quanto segue.
Innanzitutto, la AS Roma spa non è né il soggetto proponente dei Progetti di cui sopra, né la futura proprietaria del nuovo stadio.
Ne deriva che, ammesso e non concesso che possa sussistere un diritto acquisito a tale realizzazione, questo diritto non sarebbe, comunque e pur sempre, della stessa AS Roma spa, bensì , caso mai, della proponente Eurnova srl.
Tanto è vero che, in base alla normativa che disciplina la Conferenza di servizi, la AS Roma spa non ha partecipato a tale Conferenza, avendovi partecipato, senza , peraltro, diritto di voto, Eurnova srl, in qualità, per l’appunto, di soggetto proponente.
Né l’eventuale subingresso di AS Roma spa a Eurnova quale soggetto proponente potrebbe sanare gli eventuali vizi di illegittimità di provvedimenti e di atti assunti nell’ambito delprocedimento, posto che il subentrante subentrerebbe nello stato di fatto e di diritto in cui si trovano i provvedimenti e gli atti stessi.
Senza, inoltre, considerare che il cambiamento del soggetto proponente, in aggiunta alla radicale trasformazione, a seguito delle prescrizioni e condizioni imposte ( ben 46), del Progetto scaturito dalla DAC n. 32 del 14 giugno 2017, conformemente ai dettami di costante giurisprudenza amministrativa, avrebbe reso necessaria la rinnovazione/ripetizione, dall’inizio e per intero, del procedimento, ex art 1, comma 304, della Legge n. 147/2013 sull’impiantistica sportiva.
Cito, ex plurimis, quanto stabilito dalla sentenza n. 1036 del Consiglio di Stato in data 5 marzo 2014, secondo cui bisogna “ porre in essere un procedimento omologo, anche per quel che concerne le finalità pubblicitarie, di quello a suo tempo seguito per l’adozione dell’atto modificato, richiedendosi una speculare, quanto pedissequa, modalità dello svolgimento procedimentale”.
Si pongono anche forti dubbi di legittimità costituzionale dell’art. 62, comma 2 bis, della Legge n. 96/2017, per il quale il verbale conclusivo della Conferenza di servizi decisoria che approva il Progetto costituisce variante allo strumento urbanistico comunale da trasmettersi al Sindaco che la sottopone all’approvazione del Consiglio comunale.
Detta norma, palesemente “ ad Stadium” (Tor di Valle), inserita in fretta e furia dal passato Governo nel contesto di un Decreto Legge così detto “ omnibus”, poi convertito nella Legge n. 96/2017, appare, infatti, in netto contrasto con il principio sancito dalla sentenza n. 206/2001 della Corte Costituzionale, per cui la possibilità di approvazione definitiva della variante da parte del Consiglio comunale, senza ulteriore approvazione regionale, “ equivale a consentire che lo strumento urbanistico sia modificato senza il consenso della Regione, con conseguente lesione della competenza regionale in materia urbanistica”.
In materia urbanistica e di ordinamento sportivo sussiste la potestà legislativa concorrente di Stato e Regioni ai sensi dell’art. 117 della Costituzione.
Dell’ordinamento sportivo fa specificamente parte l’impiantistica sportiva.
La così detta “Legge Bassanini” ( Decreto Lgs n. 112 / 1998) ha trasferito alle Regioni la competenza in merito all’approvazione dei progetti relativi alla realizzazione, all’ampliamento ed alla ristrutturazione di impianti sportivi e delle loro pertinenze.
Ne consegue che, in base a consolidata giurisprudenza costituzionale ( vedasi, ex plurimis, la sentenza Corte Costituzionale n. 251 del 9 novembre 2016), norme statali in ordine a materie per le quali esiste la potestà legislativa concorrente Stato-Regioni, sono legittime, solo se non siano di dettaglio e siano rispettose del principio di leale collaborazione ( art. 120, comma 2, ultimo periodo, Costituzione).
Principio che deve informare i rapporti tra lo Stato ed il sistema delle autonomie, dovendo, pertanto, le norme statali essere precedute da una fase di raccordo con le Regioni, idonea a realizzare un confronto sistematico.
Confronto da svolgersi in sede di Conferenza Stato-Regioni o di Conferenza unificata, così da consentire genuine trattative, garantendo un reale coinvolgimento regionale.
Art.62, comma 2 bis, della Legge n . 96/2017 che non risulta essere stato affatto rispettoso di nessuno dei requisiti e di nessuna delle condizioni di legittimità costituzionale sopra esposti.
Eccezioni di illegittimità costituzionali che potrebbero essere sollevate in sede di processo amministrativo avente ad oggetto la legittimità/illegittimità di provvedimenti ed atti concernenti il Progetto de quo .
Non può parlarsi, comunque, a mio avviso, di diritto acquisito alla realizzazione del suddetto Progetto, poiché ci si trova ancora in una fase endoprocedimentale.
In una fase, cioè, in cui si è ancora lontani da una approvazione, mancando il vaglio da parte del Comune della variante urbanistica e fermo restando che la parola conclusiva e definitiva circa tale approvazione compete, non al Comune, bensì alla Regione.
Al massimo, quindi, può parlarsi di una mera aspettativa, ma non certo dell’acquisizione di un diritto che non esiste ed è incerto sia nell’an, sia nel quomodo, sia nel quando.
D’altronde, la gravità di fatti sopravvenuti alla Determinazione della Conferenza di servizi decisoria che ha, formalmente, assentito il Progetto, ma che , nella sostanza, prevedendo ben 46 prescrizioni e condizioni all’assenso, lo ha bocciato, fatti emersi da indagini e processi penali che, se confermati, comporterebbero l’illegittimità dei provvedimenti e degli atti sinora adottati, non permettono di affermare che la Pubblica Amministrazione sia venuta meno ai doveri di correttezza e buona fede nei confronti della parte privata.
In merito, pur senza voler tenere conto di una giurisprudenza amministrativa che nega qualsiasi pretesa risarcitoria del privato in conseguenza e in presenza di un legittimo esercizio del potere di autotutela, ammesso pure che un indennizzo fosse dovuto, anche ove la revoca in autotutela fosse legittima, tale indennizzo potrebbe consistere, come visto in precedenza, solo nel ristoro del danno emergente, escludendosi il ristoro del lucro cessante, quest’ultimo attinente all’utilità ed ai vantaggi che sarebbero derivati dall’approvazione del Progetto.
D’altra parte, il Consiglio di Stato, con sentenza n. 341 del 27 gennaio 2017, ha chiaramente stabilito che l’interesse pubblico, che legittima e giustifica la rimozione degli effetti di un atto illegittimo, in quanto confliggente, in concreto, con la protezione attuale di specifici valori pubblici, prevale, in esito ad un giudizio ponderato, sulla conservazione dell’utilità per il privato prodotta dall’atto illegittimo e sulla posizione giuridica vantata da quest’ultimo in base allo specifico affidamento ingenerato.
Non solo, ma sempre il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 3940/2018, ha stabilito che la tutela del legittimo affidamento del privato non sussiste quando sia stato proprio il privato a dare corso, con proprie azioni od omissioni, alla illegittimità dell’atto.
Come a dire che nessuna tutela, neppure del legittimo affidamento, potrebbe sussistere nella fattispecie, qualora fosse accertato che il soggetto proponente, Eurnova, ad opera di suoi esponenti apicali, avesse dato corso ad azioni, costituenti fatti-reato di corruzione e di traffico illecito di influenze, alla illegittimità di provvedimenti ed atti concernenti il procedimento relativo al Progetto Tor di Valle.
Occultamento di un parere dell’ Avvocatura del Comune
Un ulteriore vizio di legittimità potrebbe essere rappresentato dal fatto che, secondo recenti affermazioni pubbliche della Consigliera comunale, Cristina Grancio, ai Consiglieri comunali, prima della messa in votazione dell’approvazione del Progetto, rivisto e corretto rispetto a quello approvato nel 2014, sarebbe stato occultato un parere nel merito dell’Avvocatura del Comune.
Fatto che, ove confermato, costituirebbe una grave violazione del diritto di accesso agli atti, in attuazione del principio generale di trasparenza del procedimento amministrativo e, in particolare, del diritto dei Consiglieri comunali, previsto dal TUEL ( Testo Unico degli Enti Locali), di ottenere dagli Uffici comunali, senza limitazioni e senza alcun onere motivazionale, non solo gli atti di tali Uffici, ma anche tutte le informazioni e le notizie in loro possesso utili per l’espletamento del mandato.
La Delibera di approvazione del nuovo Progetto sarebbe, pertanto, viziata di illegittimità per eccesso di potere, sub specie di vizi della volontà espressa dai Consiglieri comunali che hanno approvato la Delibera, essendo venuta meno nel procedimento la correttezza di formazione della loro volontà, nonché sub specie di insufficienza istruttoria, essendo la base conoscitiva del procedimento palesemente inadeguata all’importanza e complessità delle scelte da compiere
E’ presumibile, peraltro, che l’occultamento ai Consiglieri comunali del parere dell’Avvocatura del Comune, sempre ove confermato, sia da attribuire al fatto che, probabilmente, quel parere non fosse favorevole all’approvazione del nuovo Progetto o, comunque, contenesse elementi tali da dissuadere dall’approvazione stess
Infine, mi sia consentito di dubitare fortemente che tutte le argomentazioni qui contenute, frutto , non di generiche e superficiali opinioni, bensì di una meticolosa, puntuale ed approfondita analisi e disamina di carattere tecnico-giuridico, saranno tenute presenti e saranno rese conoscibili da opinion maker, fatte salve alcune eccezioni, costantemente dediti, non ad informare l’opinione pubblica come imporrebbero i loro doveri deontologici, quanto, piuttosto, a seguire il monito, contenuto nel Capitolo XIX de “I Promessi Sposi”, del Conte zio al Padre Provinciale dei Cappuccini : “ Sopire, troncare, troncare, sopire”.