Source: https://www.diritto.it/caratteri-e-funzione-della-datio-in-solutum-art-1197-c-c-e-rapporto-con-altri-mezzi-di-pagamento-alternativi-al-denaro/
Timestamp: 2018-06-20 01:31:35+00:00
Document Index: 138001636

Matched Legal Cases: ['art. 1197', 'art. 1197', 'art. 1182', 'e contrario', 'art. 1275', 'art. 1182', 'art. 1277', 'art. 1277']

Caratteri e funzione della datio in solutum (art. 1197 c.c.) e rapporto con altri mezzi di pagamento alternativi al denaro
Pertanto, la datio in solutum consente al soggetto obbligato di liberarsi nel caso in cui, con il consenso dell’altro, esegua una prestazione “diversa” rispetto a quella pattuita. Tale istituto, che è disciplinato dall’art. 1197 c.c. costituisce una eccezione rispetto al principio per cui la liberazione del debitore consegue solo ed esclusivamente all’esatto adempimento, cioè all’esecuzione della prestazione pattuita. Ne consegue che una prestazione differente rispetto a quanto convenuto non estingue il rapporto obbligatorio perché non realizza l’interesse del creditore.
Pertanto, si è lontani dall’ambito di applicazione della norma, quando l’accordo sia diretto non all’estinzione dell’obbligazione, bensì soltanto all’assunzione di un’obbligazione nuova con oggetto diverso da quello dell’obbligazione originaria, che resta estinta per effetto della sostituzione[1].
Tale carattere distingue la datio in solutum anche dalla cessione di un credito in luogo dell’adempimento, poiché, se è vero che essa determini ugualmente l’estinzione dell’obbligazione originaria, se ne distingue nettamente in quanto, tale istituto, per il combinato disposto degli artt. 1198 e 1260 c.c., non prevede il necessario accordo tra creditore e debitore, potendo tale trasferimento avvenire anche senza il consenso del creditore. Quindi, dal punto di vista del perfezionamento la datio in solutum è un contratto a titolo oneroso perché comporta l’estinzione dell’obbligazione[2].
Alla luce di tale orientamento, a nulla rileva che i titoli di credito siano assistiti da particolari garanzie di solvibilità dell’emittente. Inoltre, con il pagamento a mezzo assegni, verrebbe violato l’art. 1182 c.c. (l’obbligazione avente ad oggetto denaro deve essere adempiuta al domicilio del creditore) in quanto l’adempimento verrebbe posto in essere presso la sede dell’istituto bancario[3].
Secondo un orientamento minoritario il pagamento mediante assegno circolare, pur non equivalendo a pagamento a mezzo somme di denaro, estingue l’obbligazione “quando il rifiuto del creditore appare contrario alle regole di correttezza che impongono a quest’ultimo l’obbligo di prestare la sua collaborazione all’adempimento dell’obbligazione a norma dell’art. 1275 c.c.”[4]. Tale orientamento si basa sul principio per cui gli assegni circolari, in ragione delle modalità di emissione, assicurano al portatore la somma indicata.
Poi, la presunta violazione dell’art. 1182 c.c. viene superata con il riferimento alla crescente considerazione sociale degli assegni circolari e con il fatto che normalmente il creditore ha un conto bancario sul quale deposita denaro e titoli[5]. Tutto ciò nella prospettiva di adeguare il dato normativo ad una realtà dove la circolazione del denaro a mezzo assegni circolari garantisce maggiore sicurezza e celerità, svincolandola dalla dazione materiale di moneta.
Infine, tale contrasto è stato risolto dallaSentenza a Sezioni Unite del 18 dicembre 2007, n. 26617, la quale, per un fenomeno di progressiva “smaterializzazione del denaro”, accoglie le esigenze di sicurezza e di velocizzazione dei rapporti e dunque privilegia i sistemi alternativi di pagamento. Tutto ciò impone, ad avviso dei Supremi Giudici, “un’interpretazione evolutiva, costituzionalmente orientata, dell’art. 1277 c.c. che superi il dato letterale e, cogliendone l’autentico senso, lo adegui alla mutata realtà”. Essi rilevano che l’oggetto del pagamento ex art. 1277 c.c. non è la moneta nel suo substrato materiale, ma il suo “valore monetario o quantità di denaro”.
c) se, invece, il pagamento avviene con assegno circolare o con altro sistema che assicuri la disponibilità della somma dovuta, il creditore può rifiutare il pagamento, solo per giustificato motivo, da provare all’occorrenza e la valutazione del comportamento del creditore va fatta in base alla regola della correttezza e della buona fede oggettiva. Tuttavia, continua a sussistere una differenza tra le due forme di pagamento: nell’ipotesi di pagamento in denaro, l’obbligazione si estingue con la consegna del denaro. Con l’assegno, invece, la liberazione del debitore si consegue solo quando il creditore acquista la disponibilità giuridica della somma di denaro considerata.
[1] Cass. 21-3-69, n. 913
[2] Cass. 5748/1987
[3] Cass. Civ. Sent. 2200 del 1973; Cass. Civ. Sent. 12324 del 2005
[4] cfr. Cass., 10 febbraio 1998, n. 1351 e 7 luglio 2003, n. 10695
[5] Cass. Civ. Sent. 1351 del 1998 e Cass. Civ. Sent. 10695 del 2003