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Timestamp: 2020-07-02 20:08:49+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 3616 del 10/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3616 del 10/02/2017
Cassazione civile, sez. I, 10/02/2017, (ud. 22/11/2016, dep.10/02/2017), n. 3616
sul ricorso 1333-2012 proposto da:
COMUNE DI CENTRACHE (CZ), in persona del Sindaco pro tempore,
elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI LEVII 29, presso
l’avvocato ADRIANO CARMELO FRANCO, rappresentato e difeso
dall’avvocato RAFFAELE FIORESTA, giusta procura in calce al ricorso;
CEDIL S.R.L. IN LIQUIDAZIONE, in persona del Liquidatore pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ANGELO SECCHI 9, presso
l’avvocato VALERIO ZIMATORE, che la rappresenta e difende, giusta
avverso la sentenza n. 1131/2010 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,
udito, per il ricorrente, l’Avvocato RAFFAELE FIORESTA che ha chiesto
udito, per la controricorrente, l’Avvocato ZIMATORE VALERIO che ha
PEPE ALESSANDRO che ha concluso per l’accoglimento del terzo motivo;
secondo infondatezza.
Il Tribunale di Catanzaro, con sentenza del 14/10/2003, n. 1274, condannava il Comune di Centrache alla corresponsione a favore della s.r.l. Cedil in liquidazione della somma di Euro 43.630,00, oltre interessi e rivalutazione dal 1/12/1994 al saldo, a titolo di revisione dei prezzi sul secondo e terzo Sal relativo all’appalto dei lavori di costruzione del secondo stralcio della rete fognaria urbana, di cui al contratto del 4/4/1980.
La sentenza veniva appellata dal Comune; la Corte d’appello di Catanzaro, con sentenza del 4/11-27/12/2010, ha parzialmente accolto il gravame e riconosciuto sull’importo della condanna di Euro 28898,37 i soli interessi dal 1/12/94 al saldo.
Nello specifico, la Corte del merito ha respinto l’eccezione di prescrizione riproposta dal Comune, rilevando che nell’appalto pubblico l’atto che pone fine al rapporto è di regola il collaudo, o in alternativa e per determinati casi il certificato di regolare esecuzione dei lavori, con ciò venendo in essere il diritto di credito dell’appaltatore, da cui la maturazione del diritto alla revisione prezzi, che si calcola in ragione di una percentuale dell’importo complessivo dei lavori, con il collaudo dell’opera e la redazione del certificato di collaudo ovvero di regolare esecuzione L. n. 741 del 1981, ex art. 5, quale emesso nel caso in data 23/1/1984.
Ha respinto l’eccezione di improponibilità per l’intervenuto giudicato in forza della sentenza del Tribunale di Catanzaro del 26/10/1991, avendo detto giudizio avuto riguardo alla richiesta della rata di saldo e di Lire 3.354.072 quale revisione prezzi, importo corrispondente al compenso revisionale relativo al primo Sal, come da relativo elaborato esibito in atti.
Ha accolto la censura relativa alla condanna alla rivalutazione monetaria ritenendo l’ultrapetizione e rilevando che nel caso si applica la disciplina speciale degli interessi di cui al D.P.R. n. 1063 del 1962, artt. 35 e 36.
Ricorre avverso detta pronuncia il Comune, con ricorso affidato a tre motivi.
Si difende con controricorso la Cedil in liquidazione.
1.1.- Col primo motivo, il Comune denuncia la violazione dell’art. 2909 c.c., ed il difetto di motivazione, sostenendo che la Corte del merito ha omesso di esaminare approfonditamente sia la sentenza 961/91 sia il certificato di regolare esecuzione dei lavori del 23/1/1984, e che nel precedente giudizio la Coedil, dei cui crediti era cessionaria la Cedil, aveva proprio richiesto la revisione prezzi sul 2 e 3 Sal.
2.1.- Il primo motivo è fondato, con ciò restando assorbiti gli ulteriori motivi.
Il vizio denunciato è di chiara natura processuale, e come tale va scrutinato, al di là dell’intestazione del motivo, secondo il dictum delle S.U. di cui alla pronuncia 17931 del 2013, stante il precipuo riferimento alla preclusione da giudicato, come tale impeditiva della pronuncia di merito.
Quanto alla natura del giudicato ed alla cognizione spettante a riguardo a questa Corte, va richiamato quanto già affermato dalla S.U. nella sentenza 24664/2004 e ribadito nella pronuncia resa a sezione semplice, 21200/2009, ovvero che il giudicato va assimilato agli elementi normativi, cosicchè la sua interpretazione deve essere effettuata alla stregua dell’esegesi delle norme e non già degli atti e dei negozi giuridici, rimanendo sindacabili gli eventuali errori interpretativi sotto il profilo della violazione di legge; e il giudice di legittimità può direttamente accertare l’esistenza e la portata del giudicato esterno, con cognizione piena, che si estende al diretto riesame degli atti del processo ed alla diretta valutazione ed interpretazione degli atti processuali, mediante indagini ed accertamenti, anche di fatto, indipendentemente dall’interpretazione data al riguardo dal giudice di merito.
Ciò posto, ed applicando il principio alla fattispecie, va rilevato che, come risulta dalla sentenza 961/91, la Coedil in detto giudizio aveva chiesto, oltre alle rate di saldo, la “revisione prezzi pari a Lire 3.354.072 e Iva sulla revisione pari a Lire 67.081”, senza alcuna limitazione, e tale domanda era fondata sulle risultanze del certificato di regolare esecuzione, prevedente per la revisione, nessuna somma per il primo Sal, e per il 2 e 3, dedotti gli acconti, la somma di Lire 3.354.072.
E d’altra parte, anche ove la Coedil avesse richiesto nel primo giudizio somme inferiori per la revisione prezzi, non sarebbe certamente sfuggita alla preclusione da giudicato la richiesta di un ulteriore importo, stante la consumazione del diritto in relazione al titolo azionato con la domanda accolta nel giudizio definito nel 1991.
Nè, infine, potrebbe ricostruirsi l’ambito della preclusione ex post, sulla base della coincidenza degli importi successivamente richiesti con il non meglio precisato “elaborato in atti” a cui ha fatto riferimento la Corte del merito, perchè la preclusione non si verifica alla stregua del quantum, ma del titolo azionato.
3.1. – Conclusivamente, accolto il primo motivo, assorbiti gli altri, va cassata la pronuncia impugnata e, non occorrendo ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito, con la dichiarazione di inammissibilità della domanda della Cedil in liquidazione.
Le spese dell’intero giudizio, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.
La Corte accoglie il primo motivo, assorbiti gli altri; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, dichiara l’inammissibilità della domanda della Cedil s.r.l. in liquidazione; condanna la Cedil alle spese dell’intero giudizio, liquidate per il primo grado, in Euro 750,00 per diritti, Euro 850,00 per onorari, Euro 100,00 per esborsi, oltre spese generali ed accessori; per il secondo grado, in Euro 650,00 per diritti Euro 1250,00 per onorari, oltre euro 150,00 per esborsi, oltre spese generali ed accessori di legge; e per il presente giudizio, in Euro 5200,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie ed accessori di legge.