Source: https://www.insiemeperlaterra.it/limu-agricola-perde-pezzi-ecco-la-sentenza/
Timestamp: 2019-01-23 10:22:34+00:00
Document Index: 41107303

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L’#IMU agricola perde pezzi, ecco la #sentenza
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Gen 17, 2016 Nicola GozzoliAspal Lazio, Corte Costituzionale, Forconi, imu agricola, Lazio, sentenza, Tar
Pubblichiamo la sentenza che ha permesso la “demolizione” dell’IMU agricola. Un nostro particolare ringraziamento va al lavoro straordinario realizzato dalle no profit Aspal Lazio, Forconi di Mariano Ferro e al Comitato NO IMU Viterbo.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio sul ricorso numero di registro generale 1968 del 2015, proposto da:
Comune di Moricone, Comune di Sezze, Comune di Bagnoregio, Comune di Ischia di Castro, Comune di Genazzano, Comune di Rignano Flaminio, Comune di Magliano Romano, Comune di Torrice, Comune di Carbognano, Comune di Sgurgola, Comune di Arpino, Comune di Rocca Priora, Comune di Cori, Comune di Bassano Romano, Comune di Lariano, Comune di Fondi, Comune di Paliano, Comune di Aquino, Comune di Piedimonte San Germano, Comune di Montelibretti, Comune di Capranica, Comune di San Lorenzo Nuovo, Comune di Tessennano, Comune di Tuscania, Comune di Gavignano, Comune di Anguillara Sabazia, Comune di Casalvieri, Comune di Nazzano, Comune di Rocca di Papa, Comune di San Vito Romano, Comune di Posta Fibreno, Comune di Morlupo, Comune di Castelliri, Anci Lazio, Comune di Olevano Romano, Comune di Priverno, Comune di Castelnuovo Cilento, in persona dei legali rappesesentanti pro tempore, rappresentati e difesi dall’avv. Enrico Michetti, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, Via Giovanni Nicotera, 29;
Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero dell’Interno, Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Istat – Istituto Nazionale di Statistica, in persona dei legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliati in Roma, Via dei Portoghesi, 12;
Comune di Bellegra, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Emanuele Riccardi, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, Via Giovanni Nicotera, 29;
Comune di Anagni, Comune di Farnese, Comune di Gallicano nel Lazio, Comune di Calcata, Comune di Genzano di Roma, Comune di Manziana, Comune di Sezze, Comune di Sermoneta, Comune di Montefiascone, Comune di Serrone, Comune di Ponzano Romano, Comune di Ferentino, Comune di Vejano, Comune di Arlena di Castro, Comune di Sant’Oreste, Comune di Boville Ernica, Comune di Velletri, in persona dei Sindaci pro tempore, rappresentati e difesi dall’avv. Enrico Michetti, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, Via Giovanni Nicotera, 29;
Comune di Minervino Murge, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Tommaso Di Gioia, con domicilio eletto presso lo studio legale Assumma in Roma, Via Giovanni Nicotera, 29;
Comune di Ginosa, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Massimiliano Di Cuia, con domicilio eletto presso lo Studio Legale Placidi in Roma, Via Cosseria, 2;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 4 novembre 2015 il dott. Roberto Caponigro e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
– inammissibilità del ricorso per carenza di legittimazione ad agire di ANCI, avendo l’Associazione agito in carenza di un interesse proprio ed in assenza di rappresentanza di tutti i comuni della Regione;
– inammissibilità del ricorso collettivo in quanto non si riscontrerebbe un interesse univoco che accomuna le posizioni di tutti i ricorrenti. In particolare, non si comprenderebbe quale interesse al ricorso possa avere un comune i cui terreni, esenti sulla base dei vecchi criteri, continuano ad essere esenti;
– mancata integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti gli altri enti territoriali tra i quali è ripartito l’onere determinato dal vincolo di bilancio statale previsto dal comma 5 bis dell’art. 4 del d.l. n. 16 del 2012. Nella denegata ipotesi di accoglimento del ricorso, infatti, la somma portata in riduzione per comuni incisi dalle norme dovrebbe essere necessariamente riversata sugli altri enti locali;
– inammissibilità del ricorso in quanto l’elenco dei comuni italiani pubblicato sulla pagina web dell’Istat non potrebbe essere configurato come un provvedimento amministrativo e comunque non sarebbe autonomamente impugnabile, atteso che, oltre ad essere privo delle caratteristiche e dei requisiti tipici del provvedimento amministrativo, costituirebbe il risultato di una raccolta di dati ed informazioni, riportati in una tabella per ciascun comune italiano, in virtù dell’attività di cui all’art. 15 d.lgs. n. 322 del 1989;
– carenza di legittimazione passiva dell’Istat che non avrebbe elaborato la classificazione censurata né avrebbe concorso ad adottare gli atti impugnati, sicché dovrebbe essere estromesso dal giudizio; l’Istat, per quanto concerne la classificazione dei comuni in montani/parzialmente montani/non montani, si sarebbe limitato a raccogliere e diffondere sul proprio sito istituzionale informazioni derivanti da fonti diverse;
– assenza di qualunque doglianza volta a contestare presunti vizi di legittimità del D.M. 28 novembre 2014;
– inammissibilità del ricorso per carenza di interesse in quanto il ricorso sarebbe principalmente rivolto avverso un atto ex se non impugnabile e privo dei presupposti tipici del provvedimento amministrativo ed in quanto, inoltre, non si evincerebbe che parte ricorrente abbia subito un pregiudizio diretto ed immediato dall’elenco impugnato;
– inammissibilità della richiesta di rimessione della questione di legittimità costituzionale del d.l. n. 4 del 2015, atteso che la proposizione, in via incidentale, della questione di legittimità costituzionale di una norma sarebbe da ritenersi ammissibile solo quando il ricorrente abbia impugnato il provvedimento amministrativo facendo valere, mediante la formulazione di censure, la sua illegittimità per contrasto con la norma.
– ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da ANCI Lazio;
– ha respinto l’eccezione di inammissibilità dell’azione di annullamento proposta avverso l’elenco dei comuni italiani predisposto dall’Istat;
– ha respinto la richiesta di estromissione dal giudizio dell’Istat;
– ha dichiarato inammissibile l’azione di annullamento del decreto interministeriale del 28 novembre 2014;
– ha dichiarato inammissibili le censure con cui è stata proposta la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 4, d.l. n. 1 del 2015 e la relativa azione di annullamento della norma di legge;
– ha disposto che la parte ricorrente depositi in giudizio, entro trenta giorni dalla comunicazione in via amministrativa o notificazione, se anteriore, della sentenza non definitiva, una tabella indicante la classificazione di ogni singolo Comune ricorrente, ai fini dell’applicazione dell’IMU agricola, prima della emanazione del d.l. n. 66 del 2014 ed a seguito dell’emanazione del d.l. n. 1 del 2015;
– ha disposto che le amministrazioni resistenti depositino entro trenta giorni dalla comunicazione in via amministrativa o notificazione, se anteriore, della sentenza non definitiva una dettagliata relazione al fine di chiarire, a prescindere ed in aggiunta a quanto già rappresentato circa le pregresse competenze della Commissione censuaria centrale e dell’UNCEM, quali sono stati in concreto i criteri in base ai quali la classificazione è stata effettuata e, quindi, è stato predisposto l’impugnato elenco dei comuni italiani, con particolare riferimento alla classificazione dei Comuni ricorrenti.
– i terreni agricoli dei comuni ubicati a un’altitudine di 601 metri e oltre, individuati sulla base dell’Elenco comuni italiani, pubblicato sul sito internet dell’Istat, tenendo conto dell’altezza riportata nella colonna “Altitudine del centro (metri)”;
– i terreni agricoli posseduti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali di cui all’art. 1 del decreto legislativo n. 99 del 2004, iscritti nella previdenza agricola, dei comuni ubicati a un’altitudine compresa fra 281 metri e 600 metri, individuati sulla base dell’Elenco comuni italiani, pubblicato sul sito internet dell’Istat, tenendo conto dell’altezza riportata nella colonna “Altitudine del centro (metri)”,
– i terreni di cui al precedente alinea nel caso di concessione degli stessi in comodato o in affitto a coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali di cui all’art. 1 del decreto legislativo n. 99 del 2004 iscritti nella previdenza agricola.
– ai sensi del comma 7 dell’art. 1 del decreto legge n. 4 del 2015, a decorrere dall’anno 2015, le variazioni compensative di risorse conseguenti dall’attuazione delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2, sono operate nelle misure riportate nell’allegato A al provvedimento, per i comuni delle Regioni a statuto ordinario e delle Regioni Sicilia e Sardegna, nell’ambito del fondo di solidarietà comunale e con la procedura prevista dai commi 128 e 129 dell’art. 1 della legge n. 228 del 2012 e, per i comuni del Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta, in sede di attuazione del comma 17 dell’art. 13 del decreto legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011;
– ai sensi del comma 9 quinquies, al fine di assicurare la più precisa ripartizione delle variazioni compensative di risorse di cui agli allegati A, B e C al decreto, fermo restando l’ammontare complessivo delle suddette variazioni, pari, complessivamente, a 230.691.885,23 euro per l’anno 2014 e 268.652.847,44 euro per l’anno 2015, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, sulla base di una metodologia condivisa con l’Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI) e adottata sentita la Conferenza Stato-città e autonomie locali, provvede, entro il 30 giugno 2015, alla verifica del gettito per l’anno 2014, derivante dalle disposizioni di cui allo stesso art. 1, sulla base anche dell’andamento del gettito effettivo.
Ne consegue che – con l’espressa abrogazione dell’art. 4, comma 5 bis, del decreto legge n. 16 del 2012, in attuazione del quale è stato adottato il decreto del 28 novembre 2014 – costituisce un dato inconfutabile che i criteri per l’esenzione dall’IMU agricola, allo stato, sono stabiliti esclusivamente dalle norme sopravvenute, di cui all’art. 1 del decreto legge n. 4 del 2015.
Diversamente, infatti, il ricorso si rivelerebbe inammissibile per carenza di interesse in quanto l’ente territoriale, in astratto, avrebbe un evidente interesse ad ottenere un maggior gettito derivante dall’assoggettamento ad IMU di terreni agricoli in precedenza esclusi, sicché il reale interesse, come detto, sembra individuabile – sempre che effettivamente sia questa la posizione dei Comuni ricorrenti, vale a dire esentati con il precedente regime ed assoggettati in base al nuovo regime – nel mantenimento dello status quo ante, vale a dire nella conservazione dell’esenzione dall’imposta al fine di evitare i tagli al fondo di solidarietà comunale che l’estensione dell’imposta con il conseguente maggior gettito comporta.
La stessa differenza tra rinvio materiale e rinvio formale è stata recepita anche dalla giurisprudenza costituzionale, la quale ha ulteriormente precisato che l’effetto di incorporazione si produce soltanto quando la volontà del legislatore di recepire mediante rinvio sia espressa oppure sia desumibile da elementi univoci e concludenti, operando altrimenti, come nel caso di specie, una presunzione di rinvio formale agli atti amministrativi (ex multis: Corte Costituzionale 7 novembre 2014, n. 250).
3.4 L’eccezione di inammissibilità dell’impugnazione del decreto interministeriale del 28 novembre 2014, invece, deve essere condivisa in quanto – rilevato peraltro che con l’entrata in vigore dell’art. 1 del d.l. n. 4 del 2015 la relativa azione di annullamento sarebbe comunque improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse – nessuna specifica doglianza è stata rivolta avverso lo stesso.
4. In conclusione, il Collegio – decidendo in maniera non definitiva sulla presente controversia e riservando al definitivo ogni ulteriore decisione in rito, nel merito e sulle spese – così provvede:
– dichiara inammissibile il ricorso proposto da ANCI Lazio;
– respinge l’eccezione di inammissibilità dell’azione dia annullamento proposta avverso l’elenco dei comuni italiani predisposto dall’Istat;
– respinge la richiesta di estromissione dal giudizio dell’Istat;
– dichiara inammissibile l’azione di annullamento del decreto interministeriale del 28 novembre 2014;
– dichiara inammissibili le censure con cui è stata proposta la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 4, d.l. n. 1 del 2015 e la relativa azione di annullamento della norma di legge;
– dispone che la parte ricorrente depositi in giudizio, entro trenta giorni dalla comunicazione in via amministrativa o notificazione, se anteriore, della presente sentenza non definitiva, una tabella indicante la classificazione di ogni singolo Comune ricorrente, ai fini dell’applicazione dell’IMU agricola, prima della emanazione del d.l. n. 66 del 2014 ed a seguito dell’emanazione del d.l. n. 1 del 2015;
– dispone che le amministrazioni resistenti depositino entro trenta giorni dalla comunicazione in via amministrativa o notificazione, se anteriore, della presente sentenza non definitiva una dettagliata relazione al fine di chiarire, a prescindere ed in aggiunta a quanto già rappresentato circa le pregresse competenze della Commissione censuaria centrale e dell’UNCEM, quali sono stati in concreto i criteri in base ai quali la classificazione è stata effettuata e, quindi, è stato predisposto l’impugnato elenco dei comuni italiani, con particolare riferimento alla classificazione dei Comuni ricorrenti”.
5.1 Nel caso di specie, non viene in rilievo il canone di ragionevolezza di cui all’art. 3 Cost., assurto nella giurisprudenza costituzionale a clausola generale, anche quale limite immanente all’esercizio della discrezionalità del legislatore, in quanto la questione di compatibilità costituzionale della norma riguarda proprio l’assenza di criteri utili a definire il grado di montanità – che in una materia coperta da riserva relativa di legge dovrebbero essere necessariamente presenti – e non già la presenza di criteri che possano essere reputati irragionevoli o lesivi del principio di uguaglianza.