Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2013/09/la-valutazione-del-transfer-pricing-interno.html
Timestamp: 2018-11-16 22:54:23+00:00
Document Index: 119860573

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 360', 'art. 76', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9']

La valutazione del transfer pricing interno | Commercialista Telematico
La valutazione del transfer pricing interno
Con sentenza n.17955 del 24 luglio 2013, la Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza del transfer pricing domestico (interno).
La CTR della Lombardia ha rigettato l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate nei confronti della Società M., confermando il parziale annullamento dell’avviso di accertamento per maggiori imposte (IRPEG, ILOR, IVA) relative all’esercizio chiuso in data 31 dicembre 1999.
Per quanto qui interessa, a fronte del rilievo dell’antieconomicità del ricarico del 4% (in luogo di quello del 10,09%) applicato alle cessioni effettuate dalla contribuente alla controllata Società MS, il giudice d’appello ha motivato la sua decisione sotto tre profili:
a) la controllata godeva si di agevolazioni per il Mezzogiorno, ma ciò non escludeva la legittimità di politiche aziendali dirette ad agevolare ulteriormente l’espansione dell’attività nel meridione d’Italia;
b) il ricarico minimo applicato dalla controllante alla controllata bene poteva rappresentare “strumento di incremento anche occupazionale e sociale oltreché aziendale”, con esclusione di qualsivoglia intento elusivo;
c) l’intero gruppo nulla aveva evaso, avendo effettuato legittime scelte “per il decollo dell’attività in zona svantaggiata”.
Ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle entrate, denunciando difetto di motivazione (art. 360 n.5 c.p.c.).
Afferma la Corte che fondatamente “il meccanismo elusivo, contestato dall’Ufficio nei rapporti tra società italiane, è nei fatti simile a quello previsto dal TUIR, art. 76 (ora 111), per i rapporti di controllo tra società residenti nello Stato e società non residenti, secondo il generale principio del valore normale di mercato (art. 9), quale spia dell’intento elusivo dinanzi a comportamenti antieconomici del contribuente”. Nella specie, “ gli snodi probatori, addotti sul piano logico e circostanziale a giustificazione della ripresa a tassazione, sono stati effettivamente del tutto trascurati dal giudice d’appello nello scarno apparato argomentativo della decisione di secondo grado”.
In particolare, osserva la Corte, “si riscontrano sia l’omesso esame dell’ andamento degli utili della controllante e della controllata negli anni 1998/2001, sia l’omessa valutazione del ricarico del 6,57% che, riconosciuto nel ricorso introduttivo come il minimo economicamente gratificante, era si inferiore a quello indicato dall’Ufficio ma comunque superiore a quello (4%) concretamente applicato dalla Soc, M. alla Soc. M.S. (controllata al 100%), prima della sua incorporazione nel 2002”.
E dunque, “mancando finanche graficamente qualsivoglia esame motivazionale dei rilievi del Fisco, il primo motivo va accolto”.
Con il secondo motivo, denunciando la violazione dell’art. 9 c. 3 TUIR, la ricorrente fondatamente sostiene che, con la laconica affermazione “l’intero gruppo nulla ha evaso”, la CTR “non ha tenuto conto che il criterio legale del valore normale delle operazioni infragruppo rileva non solo nei rapporti internazionali di controllo, ma anche in analoghi rapporti di diritto interno, ogniqualvolta con la fissazione di un prezzo fuori mercato si miri a far emergere utili presso la società del gruppo che sconta, anche per agevolazioni territoriali, la più bassa tassazione”.
Siamo in presenza, nel caso di specie, di manovre sui prezzi di trasferimento interni, vere e proprie operazioni elusive, “motivate dalla convenienza, in ambito nazionale di trasferire la materia imponibile, agendo sui prezzi negoziati per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi ‘intercompany’. Si tratta del fenomeno del cd. ‘transfer pricing domestico’”.
Lo strumento, osserva ancora la Corte di Cassazione, “é normalmente utilizzato da società controllanti o collegate, con sede nei territori del Centro-Nord, che cedono merci o beni immateriali alle controllate o consociate aventi sede nel Mezzogiorno ad un prezzo inferiore al valore normale così come definito dall’art. 9 cit. Tali manovre,…