Source: http://isoladellefemmineitalcementieambiente.blogspot.com/2014/12/rifiutiamo-i-rifiuti-sicilia-emergenza.html
Timestamp: 2017-09-25 15:01:31+00:00
Document Index: 109528911

Matched Legal Cases: ['art. 191', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Isola delle Femmine Italcementi e Ambiente: Rifiutiamo i Rifiuti: SICILIA, EMERGENZA RIFIUTI. NESSUNA SOLUZIONE A BR...
Rifiutiamo i Rifiuti: SICILIA, EMERGENZA RIFIUTI. NESSUNA SOLUZIONE A BR...
PALERMO - “Rifiuti smaltiti irregolarmente nella discarica di Bellolampo a Palermo”. La denuncia del Movimento 5 stelle da ieri è sui tavoli della commissione europea. A firmarla 5 parlamentari siciliani alla Camera (Claudia Mannino, Loredana Lupo, Chiara Di Benedetto, Riccardo Nuti e Giulia Di Vita), tre all’Ars (Giorgio Ciaccio, Claudia La Rocca e Giampiero Trizzino) e il parlamentare europeo Ignazio Corrao. Nell’impianto palermitano si continuano infatti a smaltire rifiuti tritovagliati in palese violazione delle direttive europee.
“La Corte di Giustizia europea – commenta Claudia Mannino, componente della commissione Ambiente della Camera - ha fatto finalmente chiarezza sul tipo di materiale che può essere conferito in discarica.
Proprio per questo come Movimento 5 Stelle abbiamo inviato una denuncia alla Commissione europea in merito allo smaltimento dei rifiuti a Bellolampo.
Infatti nella discarica di Palermo si continua a conferire spazzatura al massimo tritovagliata, in palese violazione della direttiva discariche. Il principio della preminenza del diritto comunitario su quello interno, rende del tutto inutile l’emanazione da parte del sindaco Leoluca Orlando di ordinanze contingibili ed urgenti (ex art. 191 del D.Lgs 152/2006), promulgate al fine di autorizzare lo smaltimento di rifiuti trattati a mezzo di trituratori muniti di deferrizzatore magnetico.
Quindi, checché ne dica Orlando, questo metodo di smaltimento non deve essere più consentito. In più alla Commissione europea è stata fornita una voluminosa documentazione che, oltre ogni ragionevole dubbio, dimostra come a Bellolampo continui la decennale emergenza percolato.
La presenza di questo liquido, così altamente inquinante, da una parte dimostra l’elevatissima putrescibilità dei rifiuti conferiti nell’invaso e dall’altra comprova l’inefficacia delle politiche messe in campo dai vari attori istituzionali competenti”.
“È una vergogna – commenta Claudia Mannino - perché i cittadini pagano le tasse sui rifiuti e ora pagano nuovamente. Noi abbiamo chiesto al governo con numerosi atti ispettivi e di indirizzo di occuparsi della questione e ora pagheremo tutti l’inettitudine del ministro dell’Ambiente Galletti e di questo governo.
Sono oltre duecento le discariche illegali. È veramente assurdo che un Paese non sappia come gestire i propri rifiuti e dilapidi le sue risorse in multe piuttosto che in bonifiche”. E, alle parole di Galletti, che sostiene che la condanna è dovuta a “vecchie questioni, ora risolte” la deputata risponde:
“Il ministro vaneggia: 30 discariche ad esempio si trovano in Abruzzo dove risultano contaminate anche le falde acquifere. Invece di negare il problema, ci interpelli: noi abbiamo una visione completa della situazione e le soluzioni per affrontare finalmente e risolutivamente questo disastro”.
40 mln più altri 42 per ogni semestre di ritardo per inadempienza alla direttive comunitarie sui rifiuti
La Corte di giustizia dell'Unione europea ha condannato l’Italia a sanzioni pecuniarie per inadempienza alla direttive comunitarie sui rifiuti. Oltre a una somma forfettaria di 40 milioni di euro, la Corte ha inflitto all’Italia, fino al momento in cui avrà dato piena esecuzione a una sentenza della Corte stessa del 2007, una penalità di 42,8 milioni di euro per ogni semestre di ritardo nell’attuazione delle misure necessarie.
Era il 2007 quando la Corte di giustizia dichiarò che l’Italia era venuta meno, "in modo generale e persistente", agli obblighi relativi alla gestione dei rifiuti stabiliti dalle direttive comunitarie relative ai rifiuti, a quelli pericolosi e alle discariche. Sei anni dopo, nel 2013, la Commissione Ue aveva ritenuto che l’Italia non avesse ancora adottato tutte le misure necessarie per rispettare la sentenza del 2007. In particolare 218 discariche situate in 18 delle 20 regioni italiane non erano conformi alla direttiva, 16 discariche su 218 contenevano rifiuti pericolosi in violazione delle regole europee e l’Italia non aveva dimostrato che 5 siti fossero stati oggetto di riassetto o di chiusura.
Nella causa l'esecutivo di Bruxelles aveva affermato lo scorso anno che, secondo le ultime informazioni, 198 discariche non erano a norma e che, di esse, 14 non rispettavano le indicazioni sui rifiuti pericolosi. Nella sentenza di oggi la Corte ricorda che "la mera chiusura di una discarica o la copertura dei rifiuti con terra e detriti non è sufficiente per adempiere agli obblighi derivanti dalla direttiva 'rifiuti'". Quindi i provvedimenti di chiusura e di messa in sicurezza delle discariche "non sono sufficienti per conformarsi alla direttiva". Inoltre gli Stati membri sono tenuti a verificare se sia necessario bonificare le vecchie discariche abusive e, nel caso, sono tenuti a bonificarle. Il sequestro della discarica e l’avvio di un procedimento penale contro il gestore "non costituiscono misure sufficienti".
"La sentenza della Corte di giustizia Europea sanziona una situazione che risale a sette anni fa. In questo tempo l'Italia si è sostanzialmente messa in regola", ha spiegato il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti. "Siamo passati - ha detto il ministro - da 4.866 discariche abusive contestate a 218 nell'aprile 2013. Una cifra che a oggi si è ulteriormente ridotta a 45 discariche. Con la legge di Stabilità 2014 sono stati stanziati 60 milioni di euro per un programma straordinario che consentirà di bonificare 30 delle 45 discariche rimaste, anche attraverso gli accordi di programma sottoscritti in questi giorni con le regioni Abruzzo, Veneto, Puglia e Sicilia. Le restanti 15 discariche abusive saranno bonificate con un ulteriore impegno di 60 milioni di euro". Galletti ha assicurato che "andremo in Europa con la forza delle cose fatte, lavorando in stretta collaborazione con le istituzioni Ue, per non pagare nemmeno un euro di quella multa figlia di un vecchio e pericoloso modo di gestire i rifiuti con cui vogliamo una volta per tutte chiudere
http://www.guidasicilia.it/dallue-una-maxi-multa-allitalia-per-colpa-dei-rifiuti/news/145267
Rifiuti, maximulta all'Italia per non aver rispettato la sentenza della Corte di giustizia europea sulle discariche
SICILIA, EMERGENZA RIFIUTI. NESSUNA
SOLUZIONE A BREVE TERMINE PER CROCETTA
Il piano d’emergenza della Regione, varato da Crocetta con un’ordinanza, prevede il conferimento dell’immondizia destinata a Siculiana e Mazzarà nelle varie discariche oggi disponibili in Sicilia, tra cui quella di Trapani.
Il tutto per un massimo di 30 giorni, altrimenti il sistema va in tilt. Le discariche adesso attive hanno infatti una capacità limitata: sovraccaricarle significherebbe quindi provocare emergenze a catena.
Dice Crocetta: “Il commissariamento è l’unica strada per affrontare l’emergenza. Se la discarica di Bellolampo, a Palermo, è in funzione lo si deve al lavoro svolto dall’allora commissario Marco Lupo. Avevamo chiesto una proroga per continuare a recuperare gli errori del passato, ma ci sono state pressioni da parte di alcune forze politiche come il Movimento Cinque Stelle. Ora c’è la necessità di poteri speciali, in modo da velocizzare ad esempio le gare d’appalto per la realizzazione delle nuove piattaforme pubbliche”. Ne sono previste 4, che sorgeranno a Gela, Enna, Messina e Palermo. “Vanno fatte al più presto -aggiunge Crocetta – ma sappiamo già che non basteranno per risolvere in modo strutturale la questione rifiuti. In passato si è puntato tutto, soprattutto nella Sicilia orientale, su poche discariche private. Il modello dei mega-impianti, come Mazzarà e Motta Sant’Anastasia, è totalmente sbagliato. Bisogna pensare ad un piano diverso da quello precedente, che tra l’altro si basava su una percentuale di raccolta differenziata mai realizzata”.
Attualmente la raccolta dei rifiuti è ferma al 13%. Una strategia potrebbe essere quella di diffondere le compostiere domestiche. “Se almeno il 30% dei siciliani riuscisse a dotarsi di questi apparecchi, si diminuirebbe l’umido da portare in discarica. I cittadini avrebbero pure uno sconto sulla tassa dell’immondizia. Serve uno sforzo collettivo: i siciliani devono rivedere i loro comportamenti”, dice il governatore. Ma è dalla politica che viene il cattivo esempio: i quattro impianti di compostaggio in Sicilia, costati oltre 13 milioni di euro, non sono mai entrati in funzione.
Nel 2007 l’Unione Europea aveva individuato in Sicilia 90 discariche non in regola da bonificare. Nel 2001 erano 170. Adesso ne sono rimaste 15, tutte chiuse, ma, appunto, da bonificare. Lo Stato ha già messo sul piatto due milioni di euro. In caso di inattività la Regione potrebbe essere chiamata a pagare parte della multa che l’Unione Europea farà all’Italia.
I lavori di bonifica servono a impermeabilizzare il terreno, evitare il contatto con le falde acquifere, e includono la messa in sicurezza.
Per il resto, la Sicilia può contare su 12 impianti in regola. Ma, non essendoci termovalorizzatori ed essendo minima la raccolta differenziata, ben tre discariche, tra cui Siculiana, sono piene.Nasceranno presto altre quattro discariche, ma ancora bisogna fare l’appalto.
Quindi, cessata l’emergenza, per evitare la bomba ecologica attualmente Crocetta ha una sola soluzione: conferire i rifiuti nelle altre Regioni.
Si è pensato a creare mega-discariche di eccessivo impatto e non a piccoli interventi che avrebbero consentito ai singoli Comuni o a consorzi di Comuni di potere gestire i propri rifiuti. È impensabile che Catania, Messina e la parte orientale della provincia di Palermo debbano dipendere da tre impianti».
Uno degli interventi che il governo Crocetta sottoporrà a Roma per incrementare il livello di raccolta differenziata è quello delle compostiere:
«Potremo ridurre del 50% la produzione di umido. Stiamo ragionando su questo progetto come su altre iniziative, ma abbiamo bisogno di strumenti legislativi eccezionali per accelerare sul nuovo piano dei rifiuti». Critico il presidente regionale di Legambiente Mimmo Fontana: «Nulla di nuovo e che non si potesse attendere. La ricetta a cui si pensa è sempre la stessa: l'inutile e dannosa dichiarazione dell'emergenza. Crocetta provi a fare qualcosa di nuovo rispetto a quanto fatto da Cuffaro, Lombardo e dal suo stesso governo nel 2013. Se oggi ci troviamo in mezzo a un disastro, vuol dire che anche l'emergenza fortemente voluta dall'ex assessore Marino poco più di un anno addietro non è servita a molto. Il vero problema è l'assenza di una strategia complessiva, è l'incapacità di copiare modestamente le migliori esperienze».
Per i Comuni della provincia di Trapani la soluzione adottata è stata quella di far conferire i rifiuti alla discarica di Borranea, gestita dal Comune di Trapani.
La cosa ha mandato su tutte le furie il Sindaco di Trapani, che ha presentato un ricorso al Tar. Tra l'altro a Borranea ci sono in corso dei lavori per la creazione di un nuovo invaso, e adesso la corsa è per finire i lavori prima che le vasche si riempiano.
L'azienda che gestisce la discarica è la muncipalizzata Trapani Servizi: "Dovevamo completare i lavori del nuovo invaso secondo le stime - dice l'amministratore Carta - adesso è cambiato tutto". L'arrivo dei rifiuti degli altri Comuni potrebbe quindi portare in emergenza anche l'unico modello che funziona in Sicilia Occidentale. Il decreto che ordina il conferimento dei rifiuti a Trapani prevede una durata dell'emergenza di dieci giorni, ma è difficile pensare che in dieci giorni tutto venga risolto...
C.5/03513 nel campo della gestione dei rifiuti, l'Italia, al pari degli altri Stati membri, è tenuta a dare attuazione alle disposizioni contenute nelle seguenti direttive dell'Unione europea che...
Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-03513presentato da MANNINO Claudia testo di Mercoledì 10 settembre 2014, seduta n. 287
MANNINO, BUSTO, DAGA, DE ROSA, MICILLO, SEGONI, TERZONI e ZOLEZZI.
nel campo della gestione dei rifiuti, l'Italia, al pari degli altri Stati membri, è tenuta a dare attuazione alle disposizioni contenute nelle seguenti direttive dell'Unione europea che regolano alcune parti della materia: la n. 75/442/CEE e successive modifiche, la n. 91/689/CE relativa alla gestione controllata dei rifiuti pericolosi, e la n. 1999/31/CE concernente la gestione delle discariche;
il Corpo forestale dello Stato, negli anni, ha condotto tre censimenti delle discariche abusive. Il primo è stato effettuato nel 1986, e ha riguardato 6.890 comuni italiani, evidenziando l'esistenza di 5.978 discariche abusive. Il secondo è stato redatto nel 1996, ha riguardato 6.802 comuni ed ha evidenziato l'esistenza di 5.422 discariche abusive. Il terzo, pubblicato il 22 ottobre del 2002 – a seguito della riforma della regolamentazione in materia di gestione dei rifiuti (decreto legislativo n. 22 del 1997) – ha identificato 4.866 discariche abusive, per una superficie totale di 19.017.157 metri quadrati, ed ha inoltre evidenziato l'esistenza di 1.765 discariche che non risultavano nei censimenti precedenti. L'ultimo rapporto del Corpo forestale dello Stato, inoltre, ha chiarito come 1.654 discariche abusive erano ancora in attività, e 3.212 sembravano essere invece non essere più utilizzate. Pur tuttavia, come sottolinea il suindicato studio, l'impatto ambientale delle discariche abusive non più utilizzate è ugualmente significativo, spesso perfino più impattante, di quello delle discariche in attività. Secondo tale rapporto, i risultati erano sicuramente sottostimati in quanto le competenze del Corpo forestale dello Stato coprono essenzialmente il territorio extra urbano, il che esclude le numerose discariche abusive localizzate in aree urbane; v’è da segnalare, infine, come 705 discariche riguardano rifiuti pericolosi;
la Commissione europea è venuta a conoscenza – in particolare attraverso il 3o censimento delle discariche abusive, tramite reclami, interrogazioni di parlamentari europei ed articoli di stampa – del funzionamento di un vasto numero di discariche abusive ed incontrollate in Italia. Motivi per cui la stessa Commissione, in data 11 luglio 2003, ha inviato all'Italia una costituzione di messa in mora, aprendo così una procedura di infrazione (2003-2077) contro il nostro Paese per la cattiva applicazione degli articoli 4, 8 e 9 della direttiva 75/442/CEE, modificata dalla direttiva 91/156/CEE, dell'articolo 2, paragrafo 1, della direttiva 91/689/CEE e dell'articolo 14, lettere a)-c), della direttiva 1999/31/CE;
ad esito del ricorso proposto dalla Commissione Europea, la Corte di giustizia delle Comunità europee (causa C-135/05), il 26 aprile 2007, ha condannato la Repubblica italiana per non aver adottato tutti i provvedimenti necessari ad adempiere agli obblighi ad essa incombenti: per assicurare che i rifiuti siano recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente e per vietare l'abbandono, lo scarico e lo smaltimento incontrollato dei rifiuti; affinché ogni detentore di rifiuti li consegni ad un raccoglitore privato o pubblico, o ad un'impresa che effettua le operazioni di smaltimento o di recupero, oppure provveda egli stesso al recupero o allo smaltimento conformandosi alle disposizioni della direttiva in materia di rifiuti; affinché tutti gli stabilimenti o imprese che effettuano operazioni di smaltimento siano soggetti ad autorizzazione dell'autorità competente; affinché in ogni luogo in cui siano depositati (messi in discarica) rifiuti pericolosi, questi ultimi siano catalogati e identificati; affinché, in relazione alle discariche che hanno ottenuto un'autorizzazione o erano già in funzione alla data del 16 luglio 2001, il gestore della discarica elabori e presenti per l'approvazione dell'autorità competente, entro il 16 luglio
2002, un piano di riassetto della discarica comprendente le informazioni relative alle condizioni per l'autorizzazione e le misure correttive che ritenga eventualmente necessarie; affinché, in seguito alla presentazione del piano di riassetto, le autorità competenti adottino una decisione definitiva sull'eventuale proseguimento delle operazioni, facendo chiudere al più presto le discariche che non ottengano l'autorizzazione a continuare a funzionare, o autorizzando i necessari lavori e stabilendo un periodo di transizione per l'attuazione del piano;
il 16 aprile 2013, la Commissione europea ha presentato un nuovo ricorso contro l'Italia (causa C-196/13) per non aver adottato tutte le misure necessarie per conformarsi alla sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 26 aprile 2007, nella causa C-135/05. La Commissione ha chiesto alla Corte di ordinare alla Repubblica italiana di: a) versare alla Commissione una penalità giornaliera pari a euro 256.819,2 per il ritardo nell'esecuzione della sentenza nella causa C-135/05 dal giorno in cui sarà pronunciata la sentenza nella presente causa fino al giorno in cui sarà stata eseguita la sentenza nella causa C-135/05; b) versare alla Commissione una somma forfettaria il cui importo risulta dalla moltiplicazione di un importo giornaliero pari a euro 28.089,6 per il numero di giorni di persistenza dell'infrazione dal giorno della pronunzia della sentenza nella causa C-135/05 alla data alla quale sarà pronunziata la sentenza nella presente causa;
il 3 giugno del 2014, si è svolta la prima udienza della Corte di giustizia dell'Unione europea in merito alla causa C-196/13 per la pronuncia sulle discariche abusive;
nel corso della seconda udienza, tenutasi lo scorso 4 settembre, l'avvocato generale della Corte, Juliane Kokott – richiamando la sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250) del 26 aprile 2007 con la quale la Corte ha condannato il nostro Paese per violazioni delle direttive in materia di trattamento dei rifiuti – ha individuato tre tipi di violazioni:
a) l'utilizzazione di discariche illegali di rifiuti, in parte con l'abbandono di rifiuti pericolosi;
b) la mancata bonifica delle discariche illegali di rifiuti chiuse, contenenti in parte rifiuti pericolosi;
c) la mancanza di una nuova autorizzazione per le discariche di rifiuti rimaste in funzione ai sensi della direttiva discariche;
in merito alla prima violazione contestata (l'utilizzazione delle discariche illegali) l'Avvocato Generale ha precisato quanto segue:
1) in base agli elementi acquisiti dalla Corte, non è escluso il fatto che le discariche fossero ancora utilizzate, al momento della pronuncia della prima sentenza;
2) l'Italia si rifiuta espressamente di presentare osservazioni sul grado di esecuzione della stessa sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250) alla data indicata;
3) l'Italia ha anche omesso di contestare l'utilizzazione delle discariche alla scadenza del termine, e per quanto concerne le discariche Matera/Altamura Sgarrone e Reggio Calabria/Malderiti, è fondata l'accusa della Commissione, secondo la quale le stesse discariche illegali erano ancora utilizzate alla scadenza del termine impartito dalla Commissione;
per quanto concerne la seconda violazione (la mancata bonifica delle discariche illegali), l'Avvocato Generale ha precisato quanto segue:
1) la condanna dell'Italia per violazione dell'articolo 4, paragrafo 1, e dell'articolo 8 della vecchia direttiva in materia di rifiuti – con la richiamata sentenza del 2007 – fa sorgere l'obbligo a carico dell'Italia di verificare la necessità di bonificare le discariche illegali di rifiuti e di realizzare le necessarie operazioni di bonifica;
2) la condanna per violazione dell'articolo 2, paragrafo 1, della direttiva relativa ai rifiuti pericolosi – con la richiamata sentenza del 2007 – impone all'Italia degli obblighi aggiuntivi connessi alla presenza nei siti da bonificare degli stessi rifiuti pericolosi;
3) è nella facoltà della Commissione chiedere alla Corte di Giustizia di condannare uno Stato membro a causa di una generale prassi amministrativa che provoca una violazione ripetuta e prolungata del diritto dell'Unione, e che la stessa Corte – con la richiamata sentenza del 2007 – ha dichiarato espressamente, al punto 45, che l'Italia era venuta meno, in modo generale e persistente, agli obblighi ad essa incombenti ai sensi della normativa in materia di rifiuti, portando a sostegno di questa condanna, a titolo esemplificativo, la situazione riscontrata in determinate regioni;
per quanto concerne la terza violazione, l'Avvocato Generale ha evidenziato che sulle nuove autorizzazioni delle discariche rimaste in funzione ai sensi della direttiva 31/1999/CE, secondo i dati forniti dalla Commissione – che non sono stati contestati dall'Italia – alla scadenza del termine di cui al parere motivato ne erano interessate almeno 93 discariche. Si trattava di 69 discariche, site in nove regioni, che l'Italia ha indicato alla Commissione nella risposta al parere motivato e di altre 24, nella regione Puglia, su cui l'Italia ha fornito indicazioni solo in seguito;
ad esito della disamina degli elementi a disposizione – relativamente alla causa C-196/13 – lo stesso Avvocato Generale ha proposto alla Corte di condannare la Repubblica Italiana a:
a) versare alla Commissione europea, sul conto «Risorse proprie dell'Unione europea», una penalità giornaliera di euro 158.200 fino alla piena esecuzione della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250). Detto importo di base deve essere ridotto rispettivamente di euro 2.100, qualora l'Italia dimostri alla Commissione la bonifica di una discarica illegale chiusa contenente rifiuti pericolosi, di euro 700, ove sia provata la bonifica di un'altra discarica, e di euro 1.400, ove sia certificata la nuova autorizzazione di una discarica rimasta in funzione ai sensi della direttiva 1999/31/CE;
b) versare alla Commissione europea, sul conto «Risorse proprie dell'Unione europea», una somma forfettaria di euro 60 milioni;
con riferimento alla procedura dinanzi alla Corte di Giustizia, è stata presentata un'interrogazione a risposta immediata in Commissione (Atto Camera n. 5-03316), alla quale il Sottosegretario di Stato Ambiente e Tutela del territorio e del mare ha risposto lo scorso 24 luglio 2014, riferendo che, per far fronte all'infrazione comunitaria 2003/2007, con la legge di stabilità 2014 (articolo 1, comma 113), è stato istituito, per gli anni 2014 e 2015 un fondo di 30 milioni di euro per la realizzazione di un piano straordinario di bonifica di 43 discariche
– da adottare con un decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, allora in corso di predisposizione – ma che le risorse stanziate non erano sufficienti e che, quindi, lo stesso decreto avrebbe dovuto selezionare gli interventi ritenuti prioritari;
la probabile condanna – con la conseguente applicazione di sanzione pecuniarie – all'Italia durante lo stesso semestre di presidenza del Consiglio dell'Unione Europea costituisce l'inevitabile conseguenza di una perdurante incapacità dello Stato italiano, e alle amministrazioni a diverso livello e titolo coinvolte, di assicurare il pieno rispetto delle disposizioni comunitarie in materia di gestione dei rifiuti;
tutto ciò, vista la rilevanza delle sanzioni pecuniarie destinate ad aumentare nel tempo, rende necessaria la predisposizione di un apposito piano di azione che individui un serrato crono programma delle attività e delle iniziative necessarie a dare piena esecuzione alla sentenza della Corte di Giustizia europea del 26 aprile 2007
–: con quali modalità e tempistica intenda procedere alla rimozione delle situazioni alla base della imminente nuova condanna da parte della Corte di Giustizia dell'Unione europea, a partire dall'immediato reperimento di tutte le risorse necessarie a finanziare integralmente il piano straordinario di bonifica richiamato nelle premesse, dalla tempestiva bonifica delle discariche illegali chiuse e alla chiusura e alla successiva bonifica di quelle ancora utilizzate oggetto del ricorso della Commissione Europea. (5-03513)
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Pubblicato da isolapulita@gmail.com a 02:20