Source: http://blstudio.it/17632009.htm
Timestamp: 2018-01-19 05:05:01+00:00
Document Index: 12864515

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 6', 'art. 13', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3']

A questi ultimi veniva addebitato di aver omesso di effettuare un'adeguata valutazione del rischio connesso all'esecuzione dei lavori "de quibus" e quindi di aver omesso di individuare la corretta metodologia di scavo e di fare applicare le misure necessarie ad evitare il rischio di frana o di crollo del terreno, non impartendo al M.G.. le necessarie istruzioni perchè i lavori fossero eseguiti in conformità di quanto previsto dal D.P.R. n. 164 del 1956, artt. 12, 13 e 77; al M. G. veniva contestato di avere iniziato e continuato i lavori senza applicare le armature necessarie ad evitare il franamento del terreno, e di avere impropriamente utilizzato, per la posa degli anelli in cemento in fondo allo scavo, un macchinario inadeguato.
a) il mancato rispetto delle previsioni del D.P.R. n. 164 del 1956, aveva creato una situazione di pericolo anche per coloro che necessariamente operavano sul bordo dello scavo o vi si recavano per controllarne l'andamento: proprio come il D.I., amico del G. che assisteva con lui alle operazioni;
Ad avviso del giudice di secondo grado, macroscopica appariva poi la colpevolezza del M.G., per aver questi, in palese violazione del D.P.R. n. 164 del 1956, art. 13, effettuato lo scavo senza adottare alcuna misura di sicurezza, a nulla rilevando che egli non rivestisse la qualifica di preposto; nè poteva dirsi che egli non avesse alcuna autonomia decisionale, posto che il G., pensionato e privo di qualsiasi competenza in materia di movimento terra e scavi, non gli aveva dato alcuna indicazione circa le modalità di effettuazione dello scavo; comunque il M.G. aveva violato anche "gli ordinari precetti di diligenza e perizia essendo evidente l'assoluta pericolosità di uno scavo con quelle caratteristiche" (così testualmente a pag. 6 della sentenza d'appello).
Di tal che appare evidente la colpa del M., anche a voler considerare il contratto come "nolo a caldo", avendo egli posto a disposizione del G. un macchinario ed un autista rivelatisi inidonei, al punto che l'incidente si verificò proprio perchè il D.I., presente sul posto di lavoro presumibilmente anche per coadiuvare il G. di cui era amico, si calò nello scavo, peraltro eseguito senza la predisposizione di alcuna armatura (in violazione di quanto stabilito dal D.P.R. n. 164 del 1956, art. 13), dopo che in precedenza vi era sceso lo stesso M.G.: dal punto di vista civilistico ci si troverebbe in presenza di un evidente inadempimento contrattuale da parte del M..
Ed invero va ricordato che in forza del D.P.R. n. 547 del 1955, art. 6, i lavoratori devono "segnalare immediatamente al datore di lavoro, al dirigente o ai preposti le deficienze dei dispositivi e dei mezzi di sicurezza e di protezione, nonchè le altre eventuali condizioni di pericolo di cui venissero a conoscenza, adoperandosi direttamente, in caso di urgenza e nell'ambito delle loro competenze e possibilità, per eliminare o ridurre dette deficienze o pericoli"; orbene, il M.G., dopo avere iniziato le operazioni di scavo senza la predisposizione delle armature necessarie per evitare il pericolo di frana del terreno, e ciò (come già prima ricordato) in violazione del D.P.R. n. 164 del 1956, art. 13, proseguì nel lavoro nonostante la evidente inidoneità della macchina escavatrice (come poi accertato anche dalla ASL), mentre avrebbe ben potuto (e dovuto, proprio in forza del citato D.P.R. n. 547 del 1956, art. 6) sospendere il lavoro (cfr., in proposito, Sez. 4, n. 1861 del 10/06/1969, dep. 30/08/1969, Rv. 112804, imp. Fiatti, secondo cui il D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547, art. 6, nel sancire i doveri dei lavoratori, "impone loro l'obbligo non solo di segnalare immediatamente al datore di lavoro o ai suoi preposti le deficienze dei dispositivi e dei mezzi di sicurezza e di protezione, nonchè le altre condizioni di pericolo di cui venissero a conoscenza, ma anche di adoperarsi direttamente, nell'ambito delle loro competenze e possibilità, per eliminare o ridurre dette deficienze o pericoli".
Specifica fonte normativa della responsabilità (anche) del lavoratore è ravvisabile nel D.P.R. n. 164 del 1956, art. 3, secondo cui all'osservanza delle norme del decreto stesso "sono tenuti coloro che esercitano le attività indicate nell'art. 1, e, per quanto loro spetti e competa, i dirigenti, i preposti ed i lavoratori in conformità al D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547, artt. 4, 5 e 6".
E' stato infatti enunciato, e più volte ribadito, da questa Corte il seguente principio di diritto: "In materia di prevenzione infortuni, ilD.P.R. 27 aprile 1955, n. 547, art. 1, espressamente richiamato dal D.P.R. 7 gennaio 1956 n. 164, capo 1, allorquando parla di "lavoratori subordinati e ad essi equiparati" non intende individuare in costoro i soli beneficiari della normativa antinfortunistica, ma ha la finalità di definire l'ambito di applicazione di detta normativa, ossia di stabilire in via generale quali siano le attività assoggettate all'osservanza di essa, salvo, poi, nel successivo art. 2, escluderne talune in ragione del loro oggetto, perchè disciplinate da appositi provvedimenti.
Pertanto, qualora sia accertato che ad una determinata attività siano addetti lavoratori subordinati o soggetti a questi equiparati, dello stesso D.P.R. n. 547 del 1955, ex art. 3, comma 2, non occorre altro per ritenere obbligato chi esercita, dirige o sovrintende all'attività medesima ad attuare le misure di sicurezza previste dal citato D.P.R. n. 547 del 1955 e citato D.P.R. n. 164 del 1956; obbligo che prescinde completamente dalla individuazione di coloro nei cui confronti si rivolge la tutela approntata dal legislatore.