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Timestamp: 2020-03-28 21:14:18+00:00
Document Index: 137980543

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10']

Applicazione dell'art. 10-bis della legge n. 241 del 1990
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Creato Mercoledì, 01 Marzo 2006 21:10
Circ. 24-2-2006 n. 5/2006
Applicazione dell'art. 10-bis della legge n. 241 del 1990 ai procedimenti anagrafici.
Emanata dal Ministero dell'interno, Dipartimento per gli affari interni e territoriali, Direzione centrale per i servizi demografici.
Circ. 24 febbraio 2006, n. 5/2006
Al Commissario del Governo per la provincia di
Al Gabinetto dell'on.le sig. Ministro
All' Ispettorato generale di amministrazione
All' Istituto nazionale di statistica
Via Cesare Balbo n. 16
All' Associazione nazionale comuni italiani
All' Associazione nazionale ufficiali di stato civile ed anagrafe
Via dei Mille n. 35 E/F
Alla DE.A. - Demografici Associati
c/o Amministrazione Comunale
Al Servizio documentazione della Direzione centrale per i servizi demografici
- per gli adempimenti di competenza -
Dall'esame dei ricorsi giurisdizionali ed amministrativi prodotti, in seguito a provvedimenti di diniego della richiesta di iscrizione anagrafica, è emerso che uno dei motivi di impugnativa più frequenti è rappresentato dall'omessa comunicazione prevista dall'art. 10-bis della legge n. 241 del 1990, il quale introduce l'obbligo per le Amministrazioni, nei procedimenti ad istanza di parte, di dare comunicazione all'interessato dei motivi sui quali si fonda la proposta di provvedimento negativo.
In proposito, questa Amministrazione, come già anticipato nelle risposte ai singoli quesiti (cfr. sito web http://www.servizidemografici.interno.it), ha ritenuto siffatta disposizione applicabile ai procedimenti anagrafici, tenuto conto del tenore dello stesso art. 10bis, che individua le fattispecie per le quali non opera la previsione in parola ed in cui il legislatore ha considerato prevalenti le esigenze di celerità.
La norma in parola non indica analiticamente il contenuto del cosiddetto "preavviso di rigetto", ma si limita a prevedere che lo stesso deve riportare i motivi che ostano all'accoglimento della domanda, sicché il provvedimento di preavviso dovrà dare contezza degli elementi di fatto e di diritto che impediscono di definire positivamente il procedimento anagrafico ad istanza di parte.
È da precisare, altresì, che nonostante la formulazione estensiva dell'art. 3, comma quarto, delle legge n. 241 del 1990, il quale prevede che «In ogni atto notificato al destinatario devono essere indicati il termine e l'autorità cui è possibile ricorrere» il preavviso di rigetto, da portare, comunque, necessariamente a conoscenza del richiedente, non deve contenere tali indicazioni, potendo l'interessato impugnare l'eventuale provvedimento finale di diniego.
In base al contenuto del citato art. 10-bis, il provvedimento finale da parte dell'ufficiale d'anagrafe non potrà essere adottato prima di dieci giorni dal ricevimento della comunicazione, potendo il richiedente, in tale arco temporale, presentare per iscritto le proprie osservazioni.
Pertanto, una volta pervenute le osservazioni, o, in mancanza, decorso inutilmente il termine concesso per la produzione dei documenti, l'ufficiale d'anagrafe dovrà definire il relativo procedimento, indicando, in caso di mancato accoglimento delle osservazioni pervenute, le ragioni nel provvedimento finale (ultima parte art. 10bis).
È da rilevare, in proposito, che il terzo inciso dell'art. 10-bis prevede che «La comunicazione di cui al primo periodo interrompe i termini per concludere il procedimento che iniziano nuovamente a decorrere dalla data di presentazione delle osservazioni o, in mancanza, dalla scadenza del termine di cui al secondo periodo».