Source: https://it.scribd.com/document/79077219/auto-da-fe-1618-p
Timestamp: 2019-09-16 10:02:49+00:00
Document Index: 51949180

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'arta 75', 'arta 81']

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Un Auto-da-f in Bologna il 5 novembre 1618
QUESTO E-BOOK: TITOLO: Un Auto-da-f in Bologna il 5 novembre 1618 AUTORE: Anonimo TRADUTTORE: CURATORE: NOTE: Copia in formato immagine del testo disponibile in book.google.it/, mancante della prima pagina che stata integrata da altra copia grazie alla cortesia della Biblioteca delle facolt di Giurisprudenza e Lettere e filosofia dell'Universit degli studi di Milano. DIRITTI D'AUTORE: no LICENZA: questo testo distribuito con la licenza specificata al seguente indirizzo Internet: http://www.liberliber.it/biblioteca/licenze/ TRATTO DA: "Un Auto-da-f in Bologna il 5 novembre 1618", Documento originale pubblicato con commentario e note da M.G.; Bologna : [s. n.], 1860 CODICE ISBN: informazione non disponibile 1a EDIZIONE ELETTRONICA DEL: 16 aprile 2007 INDICE DI AFFIDABILITA': 1 0: affidabilit bassa 1: affidabilit media 2: affidabilit buona 3: affidabilit ottima ALLA EDIZIONE ELETTRONICA HANNO CONTRIBUITO: Roberto Derossi, derossir@activenetwork.it REVISIONE: Claudio Paganelli, paganelli@mclink.it PUBBLICATO DA: Claudio Paganelli, paganelli@mclink.it Informazioni sul "progetto Manuzio" Il "progetto Manuzio" una iniziativa dell'associazione culturale Liber Liber. Aperto a chiunque voglia collaborare, si pone come scopo la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito Internet: http://www.liberliber.it/ Aiuta anche tu il "progetto Manuzio" Se questo "libro elettronico" stato di tuo gradimento, o se condividi le finalit del "progetto Manuzio", invia una donazione a Liber Liber. Il tuo sostegno ci aiuter a far crescere ulteriormente la nostra biblioteca. Qui le istruzioni: http://www.liberliber.it/sostieni/
AUTO--DA--F
IL 5 NOVEMBRE 1618
DOCUMENTO ORIGINALE PUBBLICATO
COMMENTARIO E NOTE
(A cura del Redattore del Progetto Manuzio)
PREMESSA Allinizio del 1566 fu eletto Papa, con il nome di Pio V, uno dei pi risoluti e intolleranti inquisitori che abbia mai prodotto la Chiesa Cattolica. Si trattava del Cardinale domenicano Antonio Michele Ghislieri, un personaggio da anni ossessionato nemico degli eretici e convinto partigiano della linea dura e intransigente da adottarsi nei confronti di qualsiasi dissidente (leretico!) sia che fosse allinterno della Chiesa Cattolica sia che lavesse abbandonata. Pio V si considerava la suprema ed infallibile espressione di una Istituzione che doveva essere difesa e salvaguardata con ogni mezzo, al di sopra di ogni cosa, persona o ragione. La politica repressiva e intollerante espressa da questo Papa si sarebbe attuata attraverso la Congregazione della Santa Romana ed Universale Inquisizione, da lui personalmente diretta, nei confronti di qualsiasi dissenziente e senza alcun rispetto umano: (1) Cardinali, Vescovi o Principi e Re, compresi . Tutto ci senza remore o alcun senso di colpa derivante dalla mitezza richiesta ai discepoli di Ges e, tanto pi, al suo preteso Vicario in terra. LA COSTITUZIONE SUPER GREGEM DOMINICUM DELL8 MARZO 1566 (2) Non deve quindi considerarsi un errore di percorso, ma piena e cosciente consapevolezza ispirata alla condanna del diverso lemanazione, avvenuta poco dopo la sua ascesa al soglio pontificio, della Costituzione Apostolica Super gregem dominicum che regolamentava, con un rigore inaudito e con un totale disprezzo per la vita umana, la cura e lassistenza dei malati. Questa Bolla inaspriva sensibilmente e generalizzava una precedente normativa del 1543 stabilita da Papa Paolo III, anche su sollecitazione di Ignazio di Lojola e per la sola citt di Roma, che inibiva ai medici di prestare qualsiasi cura e assistenza a quel malato che, dopo la prima visita, non si fosse confessato nei tre giorni successivi. I malati che non obbedivano allobbligo della confessione dovevano essere abbandonati al loro drammatico destino e considerati come eretici impenitenti od ostinati, meritevoli di condanna a morte (3).
Cfr.AndreaDelCol,LInquisizioneinItalia,Mondatori,Milano2006,pp.424436 CostituzioneinBull.Rom.Tom.II,pag.177. (3) Cfr. Giovanni Romeo, Ricerche su confessione dei peccati e Inquisizione nellItalia del cinquecento. La CittdelSole,Napoli1997,pp.107114. 4
I medici che non si fossero scrupolosamente attenuti a queste disposizioni della Chiesa, incorrevano nella scomunica riservata al Papa e radiati dallOrdine, con lulteriore pericolo di essere considerati dallInquisizione come fautori (favoreggiatori) deretici (4). La Costituzione Apostolica di Pio V, vergognosamente e incredibilmente reiterata da (5) vari pontefici sino alla vigilia del XIX secolo , talmente indegna, crudele e disumana che pone unaltra indelebile macchia su una Chiesa che vorrebbe apparire paladina nella difesa della vita. IL LIBRO Il libro narra lAuto da f, o Atto pubblico di fede, celebrato a Bologna il 5 novembre 1618, riportando una relazione scritta, allepoca dei fatti, da un fratello della Confraternita di S. Maria della Morte alla quale erano affidati, nellultimo tentativo di conversione, i condannati a morte. Il documento, individuato nellarchivio dellOspedale Maggiore di Bologna, era tra quelli trasferiti dallo Spedale della Morte allatto della sua chiusura e contenuto in uno dei tre volumi che narravano lattivit della Confraternita nel periodo intercorrente tra il 1572 e il 1647. Dopo questa Relazione, il libro prosegue con laggiunta di un breve Commentario predisposto dallautore/editore M.G. (Michelangelo Gualandi), nel quale, tra laltro, vengono richiamate alcune fra le molte esecuzioni deretici avvenute a Bologna (6). IL FATTO Nonostante fossero trascorsi ben cinquantadue anni dalla sua promulgazione, lo sfortunato protagonista del libro dovr sperimentare gli orrendi effetti della Costituzione di Pio V. Non sappiamo perch Asuero Bispinch, questo il nome della vittima protagonista, sia giunto a Bologna. Forse per studio, forse per turismo, forse solamente di passaggio. certo per che egli si ammala e, non potendo contare sullospitalit di una qualche famiglia patrizia, viene trasportato al pubblico Spedale della Morte. Asuero Bispinch (7) un giovane ventisettenne di nazionalit tedesca e di famiglia definita Luterana (8). Al suo ingresso in Ospedale, di fronte alla richiesta di confessarsi, il
Sitengapresentechegliscomunicati,senonottenevanolarevocadellascomunicaentrounanno, eranoconsideratiereticie,cometali,perseguitidalTribunaledellInquisizione. (5)Cfr.GaetanoMoroni(aiutantediCameradiS.S.PioIX),DizionariodierudizioneStoricoEcclesiastica, vol. XLIV, Venezia 1847, pag. 110. Linterdizione ai medici di visitare e curare i malati che non si fosseroconfessatientroilterzogiorno,fusuccessivamenteconfermatadaGregorioXIIIil30marzo 1581,poidaInnocenzoXI,quindirinnovatadaBenedettoXIIInelConcilioRomanodel1725einfine da Pio VI, che laccrebbe di ulteriori pene nei confronti dei medici che mostravano reticenze nellapplicazionediquestanormapontificia. (6)Cfr.GuidoDallOlio,EreticiedinquisitorinellaBolognadel500,ISB,1999. (7)IlnomedifamigliariportatocomerisultanellabiurapredispostadallInquisitore, altroveindicatocomeBusbrachoBusbiachoBisbiach. (8) Allepoca glInquisitori, spesso solo superficialmente istruiti sulle realt e le dottrine dellaRiforma,eranoportatiadattribuireaognisuoaderenteilnomediLuterano. Sedobbiamo,per,prestarfedeeanalizzareledottrineespressenellAbiurapredisposta dallInquisitore, la nostra vittima non certamente n luterana n calvinista, appare invececomeuncristianoanabattista. LadottrinaCheChristoSignorNostrononsianatodellaVergineSantissimamasolamentein Spirito Santo et che forse questa Vergine non fosse mai stata al Mondo esprime un tentativo 5
nostro protagonista declina linvito affermando di non essere cattolico. Nello Stato della Chiesa, dove non ammessa libert religiosa, il malato non solo non pu essere curato, in base alla Costituzione di Pio V ma, come eretico nato, deve essere consegnato allInquisizione che lo trasferisce nelle proprie carceri. Qui Asuero Bispinch subisce il consueto, e da secoli ben sperimentato, trattamento inquisitoriale: interrogatori, pressioni psicologiche, torture fisiche, ossessionanti tentativi di conversione, minacce, false promesse, annullamento della personalit, senza ovviamente alcuna piet per il suo stato dinfermit. La sua permanenza nelle carceri durer per ben tre anni condizionata dalla difficolt, per lInquisizione, di poter ottenere la conversione, almeno formale, della vittima (9). Si tenga presente che, per il SantOfficio, sono da evitare le esecuzioni deglimpenitenti in quanto esprimono un evidente affronto per la Chiesa ed un serio problema di credibilit per lautorit del Santo Tribunale. Alla fine, su ordine di Roma, viene emessa, quale ulteriore strumento di pressione, la sentenza che condanna il coraggioso Asuero ad essere arso vivo come eretico impenitente. Ovviamente lesecuzione sar, di proposito, rimandata per quasi un anno, al fine di consentire un ulteriore indebolimento psicologico della vittima, gi in uno stato fisico menomato, ed ottenere cos la desiderata abiura con continui, assillanti ed impietosi tentativi di conversione. LA RELAZIONE Nella sua estrema stringatezza, la Relazione ben articolata e riesce ad evidenziare compiutamente sia langoscioso e violento metodo del Tribunale dellInquisizione sia quello della feroce esecuzione della sentenza: nel nostro caso avvenuta con il rituale dellAuto da f o Atto pubblico di fede (10). Atti del Tribunale: La carcerazione Il processo. Le istruzioni da Roma. Le torture fisiche e morali. I reiterati tentativi di conversione. Le false promesse. La sentenza, con la condanna ad essere bruciato vivo come eretico ostinato.
piuttosto grossolano dellInquisitore, di comprendere e definire la dottrina della carne celeste di Ges, tipica delle prime comunit anabattistemennonite, presenti in buon numeroproprioneiterritoridacuiprovienelanostravittima. Anche il preteso errore Che gli Apostoli et Evangelisti non fossero stati illustrati (per illuminati) dallo Spirito Santo nel scrivere le sacre e divine Scritture evidenzia lestrema difficolt, da parte dellInquisitore, di capire (tanto da stravolgerne il significato) latteggiamento tenuto dalle comunit bibliche anabattiste in merito alla necessit dellilluminazione dello Spirito Santo, che si riteneva indispensabile per poter comprenderelaBibbiaerenderlaviventeParoladiDio. (9) Ne esempio la preoccupazione di voler attribuire al condannato una Comunione mai avvenuta. (10) Unottima e dettagliata descrizione di un Atto pubblico di fede si pu trovare in www.liberliber.it:AntoninoMongitore,Lattopubblicodifedesolennementecelebratonella CittdiPalermo6aprile1724 6
Lesecuzione della Sentenza: Fissazione della data e del luogo. Ingiunzione a tutte le componenti sociali, mediante laffissione di avvisi nella citt, a partecipare allAuto da f Nuovi, reiterati e assillanti tentativi di conversione del condannato da parte delle varie componenti del clero. Lettura pubblica della Sentenza dal Palco deglInquisitori, costruito per loccasione nella chiesa dei domenicani. Consegna ai secolari per lesecuzione della condanna. Intervento della Confraternita dei confortatori di s. Maria della Morte per nuovi, pressanti e ulteriori tentativi di conversione. Presunta capitolazione del condannato, alla vigilia dellesecuzione, e sua conversione. Sottoscrizione dellabiura gi preparata. Condanna commutata in rogo previa impiccagione al palo. Trasporto del condannato ed esecuzione pubblica. Sepoltura delle ceneri. Il giovane Asuero Bispinch venne strangolato , oltretutto malamente, e arso sulla piazza del Mercato di Bologna il 5 novembre 1618, davanti ad una grande folla delirante ed impietosa, dopo esservi stato trasportato legato sopra una sedia a causa delle sue condizioni di malato grave, rimasto senza cure. CONCLUSIONI Asuero mor certamente da martire, senza una vera abiura. Per le norme inquisitorie la pena di morte era obbligatoria per: - i relapsi, ossia per coloro che gi pentiti e condannati dallInquisizione ricadevano di nuovo in errore, - i dommatizzanti, ossia fondatori o animatori di movimenti in dissenso con le verit affermate dalle autorit ecclesiastiche, - i pertinaci, coloro che non volevano piegarsi allInquisizione e ritrattare, pentendosi dei pretesi errori. Escluso che la nostra vittima fosse un relapso, era nato eretico, o un dommatizzante, non era accusato di propaganda eterodossa, la condanna non poteva che riferirsi alla sua ostinazione e al rifiuto di convertirsi. Una pretesa abiura in extremis, dopo aver eroicamente resistito a ogni tipo di sofferenza per ben tre anni, non credibile. Inoltre se questa ci fosse stata realmente, la condanna al rogo avrebbe dovuto essere sospesa e commutata in altra pena. Pertanto labiura fu strumentalmente estorta per essere propagandata dallInquisizione onde evitare il rischio che i fedeli considerassero il condannato come un martire e si ponessero pericolose domande Daltra parte le descritte condizioni fisiche e psicologiche del nostro coraggioso Asuero non erano pi tali da potergli consentire scelte consapevoli Roberto Derossi
Gli eretici condannati ad essere arsi vivi, potevano ottenere la grazia di essere precedentemente strangolati se, in extremis, avessero fatto atto di sottomissione alla Chiesacattolica! 7
Anno 1618. ( 1 )
1618 S otto di lui (cio del priore Gio. Gabrielo GUIDOTTI per la seconda volta per tutto l'anno suddetto in compagnia di Pompeo ALDROVANDI conte senatore e rettore, e di Lorenzo SPADA camerlengo) fu brugiato per Luterano (12) A SUERO figliolo del gi Gioanni B ISPIACH del loco di Serbandmit Diocese Monastenense sotto l'Arcivescovato di Colonia, il quale successo si andar scrivendo. Essendo capitato del'anno 1615 nel mese di ottobre A SUERO gi di Gio. B ISPIACH nel ospitale della Morte nostro amalato fu secondo il solito esaminato (intorno alli primi fundamenti della nostra fede catholica per essere di luoghi et gente suspetta) FUORI DI CONFESSIONE (13) dal R. don Angiol Michele CASTELARI nostro capelano, il quale lo scoperse luterano, tenendo molte opinioni contro la nostra fedde, del che fattosi pi volte prove di farli conoscere in l'errore in che si trovava, non fu mai ordine; ove fu necessario darne conto al P. R. Inquisitore di s. Domenico il quale venuto a esaminarlo, et trovatolo heretico marzo (14) dopo ALQUANTO guarito lo fece condurre prigione al santo Officio alli 9 di novembre 1615 essendo di ett di anni 27 a quel tempo. Tenutolo prigione molti mesi et fato le debite coretioni et processo d 11 articoli brutti et vituperosi contra Iddio, la B. V., il spirito santo, il Papa, lIndulgenza, i Santi, il digiuno, leucaristia, la messa, tutte principal cose della nostra bona fedde, fu mandato il processo a Roma, et fatone diligente esamine e due, e tre e dieci volte, mai si volle disdire ma come ostinato, andava sostenendo la sua perversa et falsa opinione se ben senza fondamento. Allultimo vedendo non facea profitto alcuno, fu sententiato che fosse brugiato vivo sino del mese di febraro 1618. Non ostante questo fecero li articoli delle sue pazie bestiali, et li fecero sapere che SE VOLEVA ABIURARE CHE LI SAREBBE PERDONATO ET RIMESO, et fatoli sapere questo pi et pi volte, rispondea voler morire Martire (15) . Ultimamente mandatoli dal padre inquisitore l'abiuratione in scritto per vedere se lo potea ridure su la bona strada, tenutala quindici giorni gli rimand indietro, dicendoli essere buono Crisptiano et non volere altrimente abiurare la sua congregazione,
Vedilanota8apagina3.(N.d.R.) CichefraparentesieleparoleFUORIDICONFESSIONE,fuscrittodamanoalienadel Cronista;anziovedettoFUORIDICONFESSIONEeranoaltreparole,oracancellate,eparecerto dicesseroECONFESSATO(Vediapag.8.). (14)Marzoinvernacolobolognesepermarcio. (15)InmarginesileggeFrapaulodeCARISIinquisitore. 8
et con quella prudenza (16) che vien governata la Santa Inquisitione fu risoluto leggere la sentenza, acci fosse esseguita. Et per la esecutione di tutto questo sua P. M. R. fece stampare polize, et affissare per la Citt, invittando il popolo a ritrovarsi a s. Domenico per udir legere la sentenza di questo ciecho delle cose apartenenti alla santa fede catolicha et apostolica Romana; et cos fatto fare un palcho in s. Domenico avanti il Choro, adi 4 di novembre 1618 in Domenica a hore 20 son la rengha (17) a s. Domenico et si ridusse il maggior popolo che mai si sia visto, et dal Notaro del Santo Officio alla presenza del suddetto A SUERO , et con molti Teologhi e Dottori, fu letta la sentenza, qual contenea fosse legato a un pallo (palo) con una cattena, et brugiato vivo per luterano ostinatissimo; finita che fu lo consignorno al foro secolare, dove fu portato da dui PER ESSER MAL ANDATO DALLA INFIRMITA; et data prigionia et questo fu a hore 20 del medesimo giorno. Ale hore 24 fu risoluto da Superiori secolari (2) esseguire la sentenza per il Lundi matina, giorno delli 5 de novembre et cos venuto il Barigello allOspitale disse che si chiamasse li confortatori per costui, linvidadore vene da me Gio. martino, et fu dal signor Priore per consultare il modo ch si avea da tenere in simil caso, qual fu tutto questo che si dir e prima. Si chiam il Rev. don Angiol Michele nostro capelano, et dottore di Teologia, et il signor co. Ridolfo CAMPEGGIO, uno di signori Maestri estratto per la settimana, et ridotti in casa del signor Priore, si cominzi a discorere sopra questo tanto grave et importante negotio, et proposto diversi ragionamenti si concluse che per beneficio di quest'anima si dovesse dal signor Priore andare a pregare il Molto Rev. signor Gio. Batt. ORTO, canonico di s. Petronio et Rettore di S. M. del Carobio, et eminente Teologho delle Scole nostre Pupliche, et poi si chiamasse altri Signori per aiutarsi, persone divote, bone anime che pregasero il Signor Iddio et la B.V. per la revisione di questo infelice. Cos andato il signor Priore, Capelano, et io dal detto signor ORTO, et fatoli la proposta stete molto retroso, et pensoso, per diverse sue occupationi, ma sentendo poi che si tratava per la salute del'anima di uno cos fatto homo, lass ogni suo comodo et promise venire, al'hora (allora) determinata che furno le 5 hore di notte, et perch non fosse fatto ridotto di persone che potessero disturbare questo negotio, riducendoci alhospitale secondo il solito fu risoluto far la raccolta in casa del eccellentissimo signor Francesco CAPELLO procuratore et uno dei nostri fratelli della Scola de Confortatori. In questo tempo fu dal Molto Rev. signor Filippo SCAPPI, Canonico di s. Pietro, Mastro de Confortatori, et Sindico a vita del nostro Ospedale, fatto sapere come avendo inteso che si facea morire questo heretico, che si compiacesse il signor Priore in gratia sua di admetere a questo Officio il Molto Rev. signor don Francesco Zazara Romano omo di vita singolare, religiosa, et Teologho, et persona ritrovatasi accompagnare altri Luterani, et demandatone licenza al signor Priore, molto volentieri la concesse. A hore 5 di notte si raccolse gli sotto scriti Signori quali tutti si vestono del abito nostro PER FARE QUESTOPERA DI CARIT TANTO SEGNALATA et furono: Il Priore don
Angel Michele (CASTELLARI) Capelano
Nonsicapisceincosaconsistaquellaprudenza.(N.d.R.) CiosuonlacampanadellArringo. 9
S.r S.r S.r S.r S.r S.r S.r S.r S.r S.r
Ridolfo CAMPEGGI Maestro Gio. Paolo CASTALDINI Maestro don Franc. ZAZARA Romano Matteo SAGELLI (?) Discepolo Camillo CATTANEO Vice priore Gio. Batt. ORTO Teologho Filippo SCAPPI Maestro dottor ZOPPO (Melchiorre ZOPPI) Discepolo Lamandino ROGAZZI (?) Sacerdote Gio. Franc. ROSSI discepolo et Jo Gio. Martino.
A laude dell'omnipotente Iddio e della B. Vergine Maria, et ad honore della a Trinit, et edificatione della nostra Arciconfraternita, alle hore sei andassimo S. alla Confortaria. Entrato nella prima stanza si fece preparare foco et da sedere, facendo levare il C ROCIFISSO , che sta sopra la fuga (camino) et poi tutti nella capella ritirati si comenz dal P. don Francesco ZAZARA a far dir delle orationi che furno letanie della B.V. poi cinque pater nostri et cinque ave marie con le brazze (braccia) aperte al Signore con gran fervore. In tanto fu condoto linfelice al loco suo in una sedia dal foco, et poi chiamato il signor O RTO Teologho, vene et fue questo primo ingreso con molta potenza, et buona dottrina, significandoli esser questo il loco ove si riduce quelli che ano a morire come lui et che lui con molti altri Signori sono venuti per aiutarlo, per salvarlo dalle mani del Demonio; et tutto questo ragionamento lo fece latino (!!). Il Paciente non rispondendo, il teologo gli disse due o tre volte, Respondi michi fratres (sic) et lui (ASUERO) pure gli rispose dicendo, che parlasse pur Italiano che benissimo intendea. In questo tempo il Priore Francesco (ZAZARA) ritorn li fratelli in capella, et di novo si fece oratione, et il Teologho da queste orazioni fe tanto che il paciente disse lave maria et poi rispose ora pro nobis ale tanie (litanie) della B.V. recitate dal Teologho; essendo poi andato dietro per bon spatio d'ore, fu chiamato fuori il padre don Francesco il quale li parl di molto efficacia, se li mise a torno, ma costui poco parlava, ma non mai mise in disputa alcuna cosa, anzi disse pi volte Gies Gies. Ora con le parole di questo servo di Dio costui disse voler morire in gratia di Dio, et egli rispose che il segno di buon cristiano, era aver dolori e contricioni di suoi pecati, et poi confesarli al Sacerdote, et esso disse voler fare quando l fosse il Sacerdote, se li disse et mostr essere questo il padre Teologho. Notta. Si fa sapere a tutti che non si adoper in questo caso il nostro capelano, COME QUELLO CHE LHAVEA DENUNCIATO al santo Officio, acio non lo riconoscesse, et si fosse fatto peggio, et per questo si chiam il Teologho (18) . Ora seguitiamo, ogn'uno si ritir in capella et con corone e salmi in genocchione si andava pregando il Signore per la conversione del povero paciente; et in tanto si confess, et chiamato fuori, si dette conto dal Teologho come era confessato, ma che essendo omo nato nella religione a noi contraria che per hora si potea contentare, et andar dietro (19) et con orationi et con essortationi, sino che
Eccoconfermatoquantosiacennanellanota(1)allapaginaprimacio,cheASUEROfu confessatodalcapellanoAngeloMicheleCASTELLARI,lostessochelodenunzialsantOfficio! (19)andardietrodalvernacolobologneseandardriseguitare.AnchequestosignorTeologoin qualchemanierasvelalaconfessionedelmalcapitatoASSUERO. 10
piacesse a Dio benedetto operare secondo la sua santa et imutabile volont. Tutti li altri Signori quando uno et quando laltro andavano facendo ragionamenti spirituali, dove che voltatosi a uno di loro domand se vi era un crocifisso; subito se li dette la tavoletta cui sta un cristo in rilievo, et pigliatolo nelle mani lo comenz a basarli le santissime piaghe, piaghe di tanta posanza che guariscono le piaghe ferite nelanima: Questo segno alquanto ralegr li signori Confortatori, quali subito ritornorno aloratione; in questo mentre egli domand di possare (riposare) alquanto e di rifocilarsi, et bere un poco, et cos pigliato confetture et biscottini, se li detti mangiare et bere, et poi si lasso (lasci) possare per darli forze essendo grandemente debole et aflitto; ma per mostrava in questo punto esser tornato indietro. Il signor Teologho essendo stato per spatio di tre hore domand licenza al signor Priore per tornare a casa per legere la letione della matina, come fece averla il signor Z OPIO doppo, cos licentiatolo, ci parve bene a tutti di far chiamare il Reverendo Don Alessandro GOTTARDI uno de Maestri di Confortaria, Rettore della Parocchia di s. Donato, Mansionario di s. Petronio, et gi capelano del nostro Ospedale, del qual'ordine auto dal signor Priore, linvidadore della Compagnia nostra dando per esso per parte del signor Priore; gionto ricorse aloratione, et poi vestitolo di cotta et stola, se li accosto a lorecchio del paziente (20) , et con parole tali, et con le dita sacrate sopra la testa, facendo segni di santa Croce, induse costui a riconfessarsi, et de questa confortaria cav segno tale, che si conduse in capella in ginocchioni, et si fece recitare le Tanie della Madonna, Miserere, Credo, et domandare perdono a dio benedetto. Intanto vene giorno, et il signor Priore et io andasimo a dar conto al P. Inquisitore del tutto, il quale molto si ralegr ma per sogiunse et disse Signore ogni cosa mi piace, ma vorei che abiurase perche prima (sin qu) non la mai voluto fare, et questa seria la Cupella (sic) di questo poveraccio, per la voglio dare (labiura) a V.S. che li fatte discorrere sopra questi articoli suoi; et cos auta l'abiuratione si port ali signori Confortatori, et da Don Alessandro (Gottardi) lassare (21) queste comenz a dire SI SI SI CHE VOGLIO PERCH VOGLIO MORIRE CATTOLICHO , onde si fece redure tutti li signori Confortatori, et altri che vi erano et data a lui (al paziente) in mano a leggere, la lesse et mentre si andava legendo le sue false opinione, diceva non dico pi questo, che VOGLIO MORIRE CRISTIANO Misericordia Gies Finito di legere, lo fecero ridire, et poi sotto scrivere di sua mano, qual sottoscritione, dicea lo dico con il core et sottoscritta da tutti quelli Signori, il signor Priore la mand per me all'Illustrissimo signor cardinale Capone legato qual vide molto volentieri, et ordin si dovesse prima apicare, et poi abrugiare, et non pi vivo; poi lo portai (lAtto dabiura) al Padre Inquisitore che ne sent molta algrezza con molti altri padri di suoi, ringratiando Dio et questi Signori. In questo tempo ascolt (il paziente) tre Messe dette: una di (intendi da) S CAPPI , L AMANDINI e Z AZARA , che sempre pregavano il Santissimo per la costanza sua, ma per il P. Inquisitore NON VOLSE (volle) SI COMUNICASE. Gionta lora della Iustitia, fu acomodata una sedia ove li fu posto sopra legato e da fachini PORTATO PER LA SUA GRAN DEBOLEZZA , alla volta del Mercato,
liaccostoalorecchio;dunqueilpazienteoriposavaancorao,dalmaletormentatoedalla debolezza,eraassortotuttavia. (21)lassareperlasciare;ciolAttodabiuraavutodals.OfficiopassdalliConfortatoriadonGOTTARDI edaquestivennedatoadASSUERO. 11
accompagnato dalla compagnia nostra, et mentre si andava per la strada, egli (il paziente) diceva il credo, il miserere, il Tedeum, et molte volte Gies misericordia accompagnato sempre da don Alessandro (GOTTARDI) et Z AZARA . Gionto al patibolo gli fu dal Maestro dela Iustitia atacato il capestro al colo, et trato gi; ma era basso che toc terra et STENTO UN POCO A MORIRE ma con bon segni. Piacia al Spirito Santo a Dio ben. alla Madre Santissima che lintrischo (sic) accompagni lestrinsecho, per che FU DA TUTTI IUDICATO ESSERE MORTO BENE IN GRATIA DI DlO , ma questi sono suoi segretti iudicare il cor delli homini Requiescat in pace Amen Notta che non si mise mai fuori la croce nostra al loco solito nel Pilastro sino che non si vede segno di pentimento. -----------------------------------------------------Abiuratione fatta da Assuero qui sottoscritto, nella stanza di Confortaria in capella alla presenza delli sotto scritti Signori Testimonj il di 5 d' novembre 1618 in luned a hore 15 avendo prima odito tre messe. (in margine) Copia, essendo loriginale in mani del P.R. Inquisitore (22)
FORMA ABIURATIONIS
Io Assuero figliuolo del q. Giovanni Bispinch (sic) del luo (luogo) de Serbardmit, et di Maria de etsfalia (Vestfalia) giurisditione dell'Arcivescovato di Colonia della Diocesi Monasteriense dell'et mia d'anni 30 constituito personalmente in giudizio, et inginocchiato avanti di voi R. signori Giudici sopranominati, havendo avanti gli occhi miei posti li Sacrosanti Evangeli quali tocco con le proprie mani. Conoscendo che nessuno si pu salvare fuori di quella fede qual tiene, crede, pratica et insegna la Santa Catolica et Apostolica Romana Chiesa con la quale confesso et mi dolgo d'haver gravemente errato, per che essendo io nato et allevato da Padre e Madre e Parenti heretici e fra essi et altri conversato e praticato, per molto spacio di tempo nel modo che hor hora s' letto nella sentenza contro di me promulgata, sono miserabilmente caduto in molti errori et heresie, et ho tenuto e creduto in particolare: Che Christo Signor Nostro non sia nato della Vergine Santissima ma solamente in Spirito Santo et che forse questa Vergine non fosse mai stata al Mondo. Che i Santi non si dovessero adorare, ne chiamarsi Santi ma solo amici e diletti di Dio. Che non ci fosse Purgatorio nellaltra vita dovendo lhuomo purgare lanima sua in questa. Che il Sommo Pontefice non potesse dare indulgenze. Che lImagini dei Santi non si dovessero adorare. Che il Sacerdote non havesse auttorit dassolvere dalli peccati ma solamente di ammonire il peccatore.
Vedipiavantiunapartedelloriginaledatadallostessop.InquisitorealnostroCronista. 12
Che la Santa Chiesa non potesse ordinare e commandare il digiuno sotto peccato mortale, ne il pagar le decime, et che niuno da Christo in poi potesse osservare compitamente il digiuno quadragesimale. Che nell'ostia consecrata non vi fosse n vi si contenesse il vero Corpo e Sangue del Signor Nostro Giesu Christo, Et che non fossimo tenuti ad ascoltare la Santa Messa. Che gli Apostoli et Evangelisti non fossero stati illustrati (sic per illuminati) dallo Spirito Santo nel scrivere le sacre e divine Scritture. Che la Chiesa Romana alle volte dice delle cose che non hanno del probabile. Che la Chiesa potesse errare, et che nella Sacra Scrittura si pu trovare qualche errore si come in altre. Et ho dubitato intorno allosservanza delle Feste, il martirio de Santi, et similmente che Christo non havesse patito sotto di Pontio e Pilato. Et ho mangiato Carne nelli miei paesi nelli giorni di Venerd et altri prohibiti. Et non sapevo chi havesse santificata la festa. Che la Madonna non sia stata Vergine ne di stirpe e progenie nobile e Regale, ma si Donna vile et infame. Che il Papa e Pontefice Romano non abbia authorit sopra di me ne li miei Paesi Et Che sia suddito all'Imperatore et altri Principi secolari e che un Antechristo. Per sicuro al presente della verit della fede catolica e certo della falsit dell'heresia, dolente e pentito della mia grave colpa, abiuro, detesto e maledico tutti li suddetti errori et heresie, che tenuto et creduto et generalmente ogni e qualunque altro errore, heresia e setta contraria alla detta Santa Chiesa Catolica, Et giuro e prometto che vedo adesso et con laiuto di Dio, creder per lavvenire (23) tutto quello che tiene, vede, predica et insegna la detta Santa Chiesa Catolica; ne mai pi per lavenire creder o dir simili o altre heresie, ne meno haver conversatione o pratica con heretici, o vero che siano sospetti d'heresia, anzi se conoscer alcun heretico, o vero che sij sospetto d'heresia lo denonciar all'Inquisitione overo ordinario del luogo dove mi trovar. Giuro anco e prometto dadempiere intieramente et osservare tutte le pene e penitenze che mi sono state o che mi saranno imposte da questo Santo Officio, et contravenendo io ad alcuna delle suddette mie promesse o giuramenti (che Dio non voglia) mi sottopongo a tutte quelle pene e castighi che sono da Sacri Canoni et altre Constitutioni generali et particolari cord. e (sic) simili dellinquenti imposte e promulgate. Cos Dio m'aiuti e questi suoi Sacrosanti Evangeli che tocco con le proprie mani. Io A SSUERO affermo et Juro quanto di sopra e letto (sic) e credo con il core. Io A SSUERO detestor con la bocca et con il core quanto di sopra. -------------------------------------
DaquisinoallafinesiricavacheperlasecondavoltafupromessoadASSUEROsalvalavitaseabiurava. Abiurevennepergraziaspecialeapiccatopoibruciatopocheoredopolasolenneabiura! 13
Io D. Aless. G OTTARDI fui presente et vidi legere al sud. Assuero et sottoscritta di sua mano. Io Gio. Gabriel G UIDOTT i Priore fui presente a quanto di sopra. Io Camillo C ATTANI sotto Priore fui presente a quanto di sopra. Io Francesco C APELLI uno de' Confortatori fui presente a quanto di sopra. Io Ruffino A LAMANDIN i uno de' Confortatori fui presente a quanto di sopra. -----------------------------------Notta che il P. Inquisitore per autenticare la presente scritura mi fece un presente della presente poliza (3) cavata dal Processo essendo ancor questa scritta dal Notaro del s. Officio et sottoscritta dalli medemi che era laltra come si vede, et questo o fatto a perpetua memoria sino che durer il presente libro; Frate Iacinto Mazza di S. Dom. co Not. o del s. to Officio ----------------------------------------------------
Altro Estratto dall'Archivio suddetto.
Nei libri dei Condannati alla morte dall'anno 1540 in avanti leggesi: 1618 al cinque di Novembre in Lunedi Assuero di Gio. B USBRACH (o B USBIACH , o B ISBIACH ) inglese (sic) del luogo di Serbardmit Diocesi Monastenense sotto l'arcivescovado di Colonia d'anni 30 fu appiccato sul Mercato ad un palo, e poi fu abbrucciato per luterano. Si convert in conforteria, e lasci di se stesso una morale sicurezza del suo delitto. Fu confessato, comunicato (24) , e confortato dal sig. co: Ridolfo C AMPEGGI Maestro e dal signor Dott. Alessandro G OTTARDI discepolo, et in loro compagnia furono chiamati per parte delli signori della Confraternita il sig. Dott. Gio. Batt. DALL' O RTO canonico di s. Petronio ed il Rev. P. Francesco Zazzera Romano Prete della Congregazione dell'Oratorio, e ci per assisterli nella conversione, che si credeva impercettibile (sic). E sepolto le ceneri a s. Giovanni del Mercato.
Anni 1615-1618 regnante in Roma il papa Paolo V.
--------------------------------------A questi tempi l'Italia, cosa non nuova, con varia fortuna era travagliata da guerre spesso non sue. Savoia osteggiava con Spagna, coll'Austria i Veneziani. Fra
Comunicatonedilperchloleggemmoinaddietro.Intornoagliequivocidinomeedipatriadellinfelice ASSUEROvediilCommentariochesegue. 14
quelli che a procurar pace perderono olio e sapone, come scrive il M URATORI , trovossi Alessandro L ODOVISI arcivescovo di Bologna, poi cardinale, poi papa col nome di G REGORIO XV. Diransi ancora beati tempi gli antichi dopo avere letto lorrido processo e la pi orrida carnificina avvenuta in Bologna? E pure v'ha chi agogna fare rivivere o perpetuare il regime del terrore e della barbarie! Tempi furono quelli in cui i cittadini erano chiamati con pari ardore l'assistere ad un Torneo ed allo spettacolo di un Autodaf! Per quale fatalit l'infelice giovane Giovanni (25) B ISBIACH capitasse in Bologna mal sapremmo indovinarla; certo ch'egli vi giunse amalato, ed ebbe ricovero nello Spedale della Morte (titolo bene adattato!) dove soffr, non che nelle carceri di quell'orrendo Tribunale che ha il nome di Santo, torture fisiche e morali; poscia n'esc per essere bruciato vivo quale eretico nato, ad onta di replicate promesse che abiurando, come poi fece, andrebbe libero dal supplicio. V'ha errore e confusione, senza dubbio, nel nome della patria dA SSUERO qui distinta per Serbardmit, o Serbardm o Serbemit, come leggesi in altri libri, nella diocesi di Monastenense, o Monasteriense (forse da Munster) sotto larcivescovado di Colonia, oggi soggetta al regno di Prussia. Prima di parlare d'alcuni personaggi citati nel processo non sar fuori di proposito laccennare alcune (fra le tante) esecuzioni avvenute in Bologna del genere di quella per noi riferita; ci che raccogliesi dai diversi Libri originali Mss. dei Giustiziati (4). 1468. Frate Giovanni F AVELLI veronese dell'ordine dei Servi, priore di s. Ansano nella montagna di Bologna, comune di Brento, incantatore di Demoni ed eretico, fu carcerato e condannato (chi pretende al fuoco, chi alla forca) dalla Santa Inquisizione. Costui aveva composto un certo libro intitolato Fiore novello pieno di molte enormit ed errori. Faceva che i Cittadini Bolognesi avessero carnale commercio con li demni in figura di fanciulle, e venerava essi dmoni e faceva loro oblazioni! 1481. 26 Giugno. Giorgio da Monferrato in Piemonte, essendo scolaro in Bologna e trovato eretico ostinato, fu abbruciato vivo nel mezzo della Piazza, mostrando una indicibile fermezza e costanza; e mentre era nel mezzo delle fiamme si sent gridare: Eloi Eloi Si disse che teneva trenta articoli contro la fede. 1567. 18 Gennaio. Bernardo o Bernardino B ERSCAGLIA , B RESCAGLIA o B IZZASCAGLIA da Modena: M. Baldassare, o Baldiserra o Valdiserra N. veneziano pittore (5): M. Martino F ANI , o F ORNI o F ORNO ciavattino (sic) Francese, furono abbruciati per luterani ostinatissimi E a d 18 detto (Gennaio) per la iustitia di 5 giustitiati cio 3 lutterani abrusati quali sandorno a tore (togliere) a s. Domenico (cio al s. Officio) e dai altri che s'impicorno, cera, ec. E pi avanti E per fare levare de piazza le reliquie delli 3 lutterani che furno abrusati sino adi 18 del passato che per scordanza non serano (si erano) poste, libre 6 once 8 cera 1567. 22 Marzo. Maestro Bernardo o Bernardino (in altro Libro detto Mastro Martino N.) Milanese detto DALLE A GOCCHIE fu abruciato per luterano 1567. 5 Settembre. Pellegrino R IGHETTI e Pietro Antonio C ERVIA (in altro
Unasvistadellautore.SitrattaevidentementediAsueroenondelpadre,Giovanni.(N.d.R.) 15
libro da Cervia citt) Pittore (6) furono appiccati e poi abbruciati per luterani, ec. ec. Furono sepolte le ceneri a s. Giovanni del Mercato 1568. 9 Ottobre. Silvio Lanzoni Mantovano, Pietro Paolo M ASTRINI (meglio M ARTINI come in altro libro) Senese, e Bastiano de P ARIS (o P ARISI ) Ferrarese; il primo fu bruciato vivo per luterano ostinatissimo, e gli altri due impiccati per abigeati (ladri di bestiami) e poscia sepolti in s. Giovanni del Mercato. Nella Cronica mss. di Valerio R INIERI leggesi: che Silvio L ANZONI da Mantova era cugino di quel Duca e del Signore della Mirandola. S potenti parentadi non bastarono a scamparlo dalle grinfe del Tribunale che chiamavasi Santo! 1572. 9 Decembre. Antenore GHERLINZANO (7) fu abruggiato vivo per lutterano et era Pittore. Confessato e comunicato, fu confortato da M. Cristoforo PENSABENE Maestro, e da M. Gio. Francesco BALDELLA discepolo. Furono sepolte le ceneri in s. Giovanni decollato del Mercato (8). 1579. 30 Aprile. M. Giacomo SALICATI, alias CATTANEO, fu impiccato poscia abrucciato come eretico, e le ceneri sepolte nella chiesa suddetta. Altri pretendono venisse giustiziato cos per avere sforzata e violata una sua serva e poscia uccisa 1579. 13 Giugno. Dalla Cronaca RINIERI si rileva, che in tal giorno fu abbruciato in Roma per eretico Pompeo gi di Ascanio LOIANI da Bologna. Poniamo per ultimo 1587. 28 Novembre. Ercole N. dal Toll (comune del contado Bolognese) fu impiccato per avere tenuto in casa secretamente un eretico! Sepolto in s. Giovanni del Mercato Torniamo al processo BISBIACH nel quale leggemmo i nomi di vari personaggi fra cui: Il m. r. p. maestro fr. Paolo VICARIJ da Garressio inquisitore in Bologna. Lo ricorda il conte Ridolfo CAMPEGGI in uno strano, e non comune, libretto intitolato Gli Heretici Iconomiasti di cui parleremo da ultimo, e lo chiama padre di vita esemplare, di conosciuto valore, e di esperimentata prudenza Filippo, figlio di Mario senatore, SCAPPI fu nominato canonico di s. Pietro alli 11 decembre 1615 in luogo del dottore Gio. Luigi di Pier-Maria suo zio paterno per rinunzia a quel benefizio di due giorni prima. Gio. Batt. DALL'ORTO era dottore in Teologa, e venne creato canonico di s. Petronio lanno 1589. Il dott. Melchiorre ZOPPI filosofo moralista, letterato e poeta nacque in Bologna e vi mor ottuagenario lanno 1634. Fra li suoi scritti in prosa, citansi li Tre Ragionamenti Spirituali da esso recitati nella Scuola della Conforteria, di cui era uno dei dodici Maestri. Bologna per Sebastiano Bonomi 1622 in 4. Il co: Ridolfo CAMPEGGI nacque in Bologna lanno 1565; vi mor del 1624. Pass per magistrato integro e di valore, per uomo di lettere, e per poeta. A dare un saggio della sua religione, citeremo un'operetta singolarissima intitolata Racconto de gli heretici iconomiasti giustiziati in Bologna a gloria di Dio e della B. Vergine et per honore della patria. Bologna ad instanza di Pelegrino Golfarini Segue la dedica all'Arcivescovo LODOVISIO, del quale tenemmo parola, in data delli 21 decembre 1622, mese ed anno in cui vennero condannati alla morte prima di fune et poi di foco quattro imbrattatori d'immagini. Ecco in succinto la storia: Vedevansi (di quell'anno 1622) sparsi scritti abominevoli contro la
religione e le sacre imagini le quali pi e pi volte trovavansi con la pi schifa immondizia della terra empiamente bruttate Alla scoperta degli scellerati non bastando orazioni, prediche e processioni, si ricorse al premio di una forte taglia alla quale aggiunse il Pontefice limpunit della pena et l'assoluzione della colpa d'ogni eccesso (ancorch enormissimo ed incogitabile) al complice, mentre gli altri delinquenti manifestasse, ed al principale istesso; mentre che essendo solo, da se medesimo si scoprisse, sicuramente concesse: cosa insolita, et non pi praticata (almeno in Bologna) ne' delitti della Santa Inquisizione Nel frattanto cadde in sospetto e fu catturato dal s. Officio certo Costantino SACARDINO Romano che alla Corte di Toscana, poi ai banchetti degli eccelsi Anziani di Bologna con la chitarriglia cantando, cianciando, improvisando, formalmente et palesemente il mestiero del buffone esercit Invano per liberarlo, mostrava Bernardino di lui figlio, natogli in Bologna un testificato irrefragabile dell'innocenza del padre quando un Francesco QUILICI Lucchese condusse al s. Uffizio certo Colombino Toscano suo amico e che lo aveva chiesto di consiglio, ed a cui il QUILICI con una naturale ma efficace eloquenza i pericoli della fuga, et la poca sicurezza della sua vita.fatto conoscere.... l'utile grande ch'alla povera famigliola arrecar poteva, la salute del corpo. nella prima fatta deliberazione il convince il persuade, e nel medesimo istante con molta prudenza al sacro Tribunale della Inquisizione egli stesso il conduce Il quale Colombino accusava al s. Officio non solo il gi preso SACARDINO ma anche il figliuol suo, non che Pellegrino e Girolamo fratelli DEI TEDESCHI (cos detti perch d'origine Germanica) occupanti pubblici impieghi. E questi altri tre vennero tosto catturati. Compiuto celeremente con una inviolabile secretezza il processo, mandato a Roma per la sanzione e ricevutala, venne letta ai condannati la terribile sentenza nella basilica di s. Petronio presente affollatissimo popolo. Furono tutti e quattro condannati alla forca poi ad essere arsi; di pi Pellegrino ad avere mozza in antecedenza la destra mano. Pellegrino con la costanza d'un altro Muzio Scevola, egli stesso la mano perch tagliata gli fosse, porse e senza essere tenuto, salda sempre la tenne, fin che con pi colpi et stentatamente alfine gli fu troncata Prima del supplicio furono questi quattro disgraziati condotti processionalmente davanti tutte quelle immagini e quegli altari che avevano profanati. Non detto nella relazione del CAMPEGGI se Colombino, del quale pi non si parla, venisse posto in libert e pagata a lui la taglia, o vero al QUILICI che lautore chiama persona honoratissima, da bene et divota mirabilmente di Maria Vergine, e dallo Spirito consolatore ispirato E chiama questa azione del QUILICI altro (sic) tanto honorata, quanto christiana, degna non meno di lode, che meritevole di memoria.
NOTE ------17
(1) L'originale nell'Archivio dello Spedale Maggiore di Bologna, nel locale di s. Maria della Vita, e precisamente nell'Archivio dello gi Spedale della Morte, ove trovansi anche quelli del gi Spedaletto di s. Francesco, di s. Biagio, dell'eredit Boncompagni, ec. Gio. Martino GALASSI, uno dei fratelli della confraternita di s. Maria della Morte, lasci tre volumi: il 1. comincia dell'anno 1572 e va a tutto il 1. semestre 1604 il 2. dal 2. sem. 1604 a tutto l'anno 1620 il 3. collanno 1621 e termina in Maggio 1647 Il nostro Estratto leggesi nel secondo volume cominciando, per le tre prime linee della carta 75 verso, e terminando coll'intera carta 81 retto. Abbiamo scrupolosamente conservata l'ortografia dell'originale, compiendo per, per maggiore intelligenza, le molte parole abbreviate. (2) Nell'anno 1618, al tempo dell'orribile fatto per noi trascritto e che pubblichiamo, era in Bologna legato per la Corte di Roma un Luigi CAPPONI fiorentino, fatto cardinale diacono nel 1608 e qui venuto nell'anno 1614. La Citt era governata (novembre e decembre) da Alessandro Marsigli Marc' Antonio Lazzari Orsino Orsi dottore Bernardo Pini Alessandro Barbazza Manzoli Ippolito Cattanei Giovanni Legna Paolo Zambeccar Il primo Gonfaloniere, Anziani gli altri. Chi ignorasse il modo con cui procedeva il s. Officio contro quelli che cadevano ne' suoi lacci, legga il SACRO ARSENALE overo prattica dell'Offitio della Santa Inquisizione, ec. In Roma e in Bologna 1716 per il Longhi in 8. Ivi detto alla prima pagina che (il primo) Inquisitore meraviglioso fu Iddio benedetto, ch negli antichi tempi castig Adamo et Eva, il Popolo d'Israele, ec. (3) Il foglio regalato dal p. Inquisitore, (il successore maraviglioso di Dio benedetto) al nostro Cronista comincia colle parole Che la Madonna, ec. e termina colle firme, compresavi quella del Notaro del s. Officio, come al fac-simile presso di noi. Nella Cronica o Relazione di Gio. Martino GALASSI il citato foglio originale, trovasi incollato nel centro della pagina 81.a, a piedi della quale pagina la Notta trascritta. (4) Fra i molti Mss. storico-artistici (de' quali pi volumi sono alle stampe) frutto di pi anni passati negli Archivi per nostra istruzione, abbiamo tuttora inediti due volumi delle Condanne a morte eseguite in Bologna dai primordi del secolo XIII sino ai giorni nostri. La materia tripla di quella che comunemente trovasi nelle copie che corrono pel mondo e tenute per complete. Il numero delle disgraziate femine abbruciate vive quali streghe e fattuchiere non indifferente, cos degli uomini in minor copia per; infinite sono le condanne politiche, barbara la procedura, pi barbari i modi di togliere la vita, e se questa salva, alla mutilazione di una o pi parti del corpo umano! Ai suddetti estratti autentici fanno seguito note e commenti. (5) probabile che questo infelice abbruciato vivo per luterano, appartenesse alla celebre famiglia degli ANNA (mercatanti fiamminghi) stanziata in Venezia, fautrice delle arti belle e per la quale PORDENONE dipingeva la facciata della di lei casa a s. Benedetto, e TIZIANO eseguiva pitture storiche e ritratti. Ed appunto di quel casato ritiensi altro pittore per nome Baldassare o Baldissera, vissuto per quasi un secolo dopo, ed allievo di
Leonardo CORONA; del quale Baldassare vedonsi pi opere in Venezia. La consonanza del nome, della professione, l'origine fiamminga di quella famiglia, l'essere stanziata in Venezia, sono sufficienti appoggi per ritenere probabile la nostra congettura. Intorno la celebre famiglia ANNA o HANNA vedi: VASARI BOSCHINI ZANETTI MORELLI, ec. All'epoca di cui parliamo (1567) era intento il papa Pio V ad estirpare le eresie che progredivano assai in Francia e nei Paesi Bassi, per cui la santa Inquisizione faceva sentire il suo rigore. I duchi di Firenze e di Milano, i Signori Veneziani ed altri potentati prestavansi appunto in quell'anno, secondo ricorda il celebre MURATORI nei suoi Annali, a consegnare al braccio ecclesiastico i Cervelli Forti, O VOGLIOSI DI LIBERT. (6) Di questo casato CERVI, CERVA o CERVIA, il MALVASIA (Felsina Pittrice) cita vari Artefici, ed uno fra gli altri appunto chiamato Pietro Antonio, ma vissuti posteriormente a quello di cui ricordiamo il tragico fine. L'ab. ZANI (Enciclopedia Metodica) citane parecchi, n equivoc quando scrisse chiamarsi Gio. Maria e non Gio. Pietro-Antonio, quello che ebbe il soprannome di BAGOLINO, ma bens quando non aggiunse avere esistito altro pittore portante quei secondi nomi: quindi essere due ben distinti Artefici. Che poi il pittore condannato al fuoco avesse nascita e stanza in Bologna, e fosse di quelle famiglie citate dallo storico Bolognese, non sapremmo n negare n asserire; forse fu da CERVIA citt delle Romagne fra Ravenna ed il porto di Cesena. L'ab. ZANI, per noi citato, rammenta del casato CERVA pi Bolognesi, un Milanese, uno da Modena, uno da Carpi, ec. (7) La terza vttima, col titolo di pittore, condannata al fuoco in questi tempi, fu un Antenore GHERLINZANO, casato che ci ricorda quello dei GRILLENZONI o GHIRLINZONI, ed anche pi stranamente scritto come leggesi nell'Indice del ZANI; famiglia di Carpi nel Modenese, che ebbe un Pietro Giovanni scultore morto dell'anno 1557, il quale lasci un figlio per nome Orazio che esercit con onore l'arte della pittura e della scultura. L'infelice Antenore appartenne a quella famiglia? mancanti affatto di notizie per rispondere alla fattaci dimanda, non anderemo pi oltre nelle congetture. (8) S. Giovanni decollato. Questa Chiesa fu soppressa sul finire del passato secolo, ed affatto distrutta, cogli annessi Cimiteri, quando del luogo detto della Montagnola fecersi (1806) i pubblici Giardini; la posizione precisa delle dette fabbriche ora occupata dal Giuoco del Pallone. Quanto fossero antiche questa Chiesa e la Confraternita di s. Maria della Morte, lo dica l'estratto che segue tolto dal ricordato Archivio, e precisamente da un libro di condannati a morte dall'anno 1540 in poi. Dell'anno 1351 governando Bologna Giovanni VISCONTI per la cessione fatta da Gio. PEPOLI, ed essendo Vescovo di questa citt Gio. NASO (o NARO) Milanese, stante l'attenzione che avevano li Confratelli della Compagnia di s. Maria della Morte di assistere alli condannati a morte dalla giustizia (con giustizia non sempre) ed a riguardo della cura intrapresa dalli suddetti Confratelli di seppellire i cadaveri di detti condannati sino alla medesima data la facolt di consolare i condannati a morte, per la quale concessione e privilegio, e per proseguire a seppellire li cadaveri di questi condannati, nello stesso anno 1351 fabbricarono una Chiesa dedicandola alla Decolazione di s. Giovanni Batista, sul pubblico Mercato, (a piedi della Montagnola ricordata qui sopra), nel qual luogo da tal tempo eseguivasi la pubblica giustizia, continuandosi di farla ivi sino allanno 1507, essendosi poscia in detto anno principiata ad eseguire alla Ringhiera del Palazzo del Podest ove si prosegu a farlo sino all'anno 1604. D'allora in poi si cominci a giustiziare cogli ordegni e scale di legno vulgarmente
nominate le forche, e ci nella Piazza Maggiore avanti, o rincontro la porta (grande) della Basilica d s. Petronio sotto detta Ringhiera (del Podest), ec. ec. Nota di Paolo Ant. SANDELLI assistente. Anno 1758 Chi ritenesse avere il Sant'Uffizio, dopo tre secoli, mutato natura per ci che risguarda soprattutto i cervelli forti e vogliosi di libert tacciati di eresia ec.; legga il documento e quanto al medesimo precede, inserito nel Giornale di Firenze IL RISORGIMENTO N. 8 del 19 corrente mese ed anno. Bologna 22 Gennaio 1860.
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