Source: http://cazzulo.it/a_64_IVA_professionisti.htm
Timestamp: 2017-11-23 11:26:54+00:00
Document Index: 168330324

Matched Legal Cases: ['art. 41', 'art. 58', 'art 27', 'art. 17', 'art. 46', 'art. 17', 'art. 74', 'art. 10', 'art. 74']

LIBERI PROFESSIONISTI – RITENUTE IRPEF e CONTRIBUTI PREVIDENZIALI – CALCOLO nelle FATTURE
Tipologie di fatture che i soggetti titolari di partita Iva possono emettere per l’attività Professionale esercitata, a seconda che abbiano o meno una Cassa di previdenza dell’albo professionale e che siano o meno anche lavoratori dipendenti esonerati dal versamento del contributo soggettivo alla Cassa nazionale di categoria.
RITENUTA d’ACCONTO IRPEF: in generale, sui compensi per prestazioni artistiche e professionali si applica la ritenuta d’acconto ai fini Irpef nella misura del 20% sul 100% dei compensi stessi.
Nel caso particolare dei soggetti che beneficiano del regime fiscale agevolato per le nuove iniziative di lavoro autonomo, il sostituto d’imposta è esonerato dall’obbligo di effettuare la ritenuta d’acconto Irpef.
A tale scopo il contribuente agevolato deve rilasciare al sostituto un’apposita dichiarazione dalla quale risulti che i redditi a cui le somme afferiscono sono soggetti ad imposta sostitutiva deve essere indicata nelle fatture emesse.
BASE IMPONIBILE IRPEF: la base imponibile sulla quale va calcolata la ritenuta d’acconto Irpef si determina in modo differente a seconda che si tratti di un professionista iscritto ad una Cassa nazionale di previdenza di categoria, oppure si tratti di un lavoratore autonomo abituale iscritto alla Gestione Separata Inps.
A) LIBERI PROFESSIONISTI iscritti alla CASSA di PREVIDENZA di CATEGORIA:
nel caso di prestazioni di lavoro autonomo effettuate da liberi professionisti con propria Cassa di previdenza di categoria (ad esempio Cassa di previdenza degli ingegneri, Cassa di previdenza dei dottori commercialisti, ecc.), i compensi sui quali applicare la ritenuta Irpef devono essere considerati al netto dei contributi previdenziali e assistenziali che la normativa pone a carico del cliente.
Pertanto l’ammontare di tali contributi (pari, in genere al 4% del compenso ma in alcuni casi al 2%) non costituisce reddito professionale e, quindi, non è soggetto a ritenuta.
Di conseguenza, la base imponibile su cui applicare la ritenuta d’acconto deve essere determinata al netto dei contributi previdenziali dovuti.
Infatti l’inquadramento fiscale del contributo previdenziale è desumibile dall’articolo 16 del D.L. n. 41/1995, in base al quale il contributo:
non è soggetto ad IRPEF e, pertanto, non costituisce base imponibile ai fini del calcolo della ritenuta d’acconto del 20%.
ESEMPIO di fattura con contributo alla Cassa di categoria del 2%
Rimborso biglietto Autostrada € 30,00
Iva 22% € 343,33 (Iva anche su rivalsa)
Totale € 1.903,63
Ritenuta d’acconto 20% sul compenso tot. € 306,00 (= 20% di € 1.530) solo su compenso
TOTALE NETTO da corrispondere € 1.597,63
NOTA la rivalsa NON costituisce Ricavo
B) PROFESSIONISTI senza una PROPRIA CASSA di CATEGORIA ISCRITTI alla GESTIONE SEPARATA INPS:
per le prestazioni effettuate da lavoratori autonomi abituali sprovvisti di una propria Cassa previdenziale e, quindi obbligati ad iscriversi alla Gestione Separata Inps, i compensi vanno considerati al lordo del contributo previdenziale e assistenziale del 4% addebitato (facoltativamente) dal professionista al cliente.
Si tratta dei compensi erogati soggetti titolari di partita Iva iscritti all’Inps ma non iscritti ad una Cassa di previdenza di categoria in quanto non esercitano professioni in relazione alle quali esiste una Cassa previdenziale di categoria.
Il contributo previdenziale Inps del 4%, previsto per i lavoratori autonomi abituali senza Cassa di categoria, costituisce per essi un reddito.
Pertanto la ritenuta d’acconto del 20% va calcolata anche su questo contributo, come indicato nell’esempio di seguito.
Infatti, come precisato dall’Inps nella Circolare 25 maggio 1996, n. 112, l’obbligo di pagare il contributo del 4% e il diritto da parte del professionista di pretenderla restano nell’ambito dei rapporti fra cliente e professionista, che è l’unico obbligato al pagamento dei contributi nei confronti dell’Inps.
Pertanto il professionista può autonomamente decidere se applicare la rivalsa del 4% al cliente o se, invece, emettere una fattura senza addebito del contributo.
Tenuto conto della natura facoltativa di tale maggiorazione, che costituisce parte integrante del compenso, nella Risoluzione 11 luglio 1996, n. 109/E, il Ministero delle Finanze ha precisato che tale maggiorazione:
costituisce base imponibile ai fini IVA;
a differenza del contributo applicato dai professionisti muniti di propria cassa previdenziale, risulta imponibile ai fini IRPEF e va pertanto assoggettata alla ritenuta d’acconto del 20%.
ESEMPIO di fattura con contributo Inps del 4%
Compenso per prestazione professionale € 850,00
Rimborso biglietto del treno € 25,00
Totale compenso € 875,00
Contributo Inps 4% € 35,00
Imponibile Iva € 910,00
Iva 22% € 200,20 (Iva anche su rivalsa)
Totale € 1.110,20
Rit. d’acconto 20% su compenso + Inps € 182,00 (= 20% di € 910,00) ritenuta anche su rivalsa
TOTALE NETTO da corrispondere € 928,20
NOTA la rivalsa COSTITUISCE Ricavo Tassato
PROFESSIONISTA con CASSA di CATEGORIA e ISCRITTO alla GESTIONE SEPARATA INPS:
oltre alle ipotesi a) e b) descritte prima, può sussistere anche il caso particolare di una prestazione di lavoro autonomo effettuata da un soggetto titolare di partita Iva che esercita una professione per la quale esiste la relativa Cassa di previdenza di categoria (ad esempio, un architetto, un ingegnere, un geometra) che, però, si è avvalso della possibilità di richiedere l’esonero dal versamento a tale Cassa dei contributi previdenziali soggettivi (e, quindi, versa solo il contributo integrativo del 2%) in quanto è anche un lavoratore dipendente di un ente pubblico (di un Comune, della Provincia, ecc.) ovvero di un’azienda privata e, conseguentemente, è iscritto ad Inps, ecc.
In questa ipotesi, il libero professionista applica il contributo del 2% per la Cassa nazionale di previdenza di categoria, ma ha anche la facoltà (non l’obbligo) di applicare, oltre al 2%, anche la rivalsa del 4% del contributo Inps previsto dall’articolo 2, comma 26, della L. 335/1995.
Pertanto il professionista può emettere una fattura recante entrambi i contributi previdenziali (2% alla Cassa Nazionale e 4% all’Inps).
Contributo Inps 4% su € 670,00 € 26,80
Contributo Cassa previdenza 2% su € 696,80 € 13,94
Iva 22% € 156,36
Totale € 867,10
Ritenuta d’acconto 20% su compenso + Inps € 139,36 (= 20% di € 696,80)
TOTALE NETTO da corrispondere € 727,74
LIBERO PROFESSIONISTA: COSTI E DEDUCIBILITA' LIMITATA DAL 2013
L’imposta di bollo è un tributo alternativo all’IVA.
Pertanto va applicata esclusivamente per i documenti emessi senza addebito o applicazione dell’IVA.
Dal 26 giugno 2013 la misura dell’imposta di bollo dovuta sulle fatture, ove ne ricorrano i requisiti, è nella misura di Euro 2,00
AI SENSI DELLA NORMATIVA
SOGGETTE - ESENTI
(nella misura di Euro 2,00) per importi superiori a Euro 77,47
Operazioni effettuate, escluse da IVA per mancanza del presupposto soggettivo ed oggettivo
Artt. 2, 3, 4 e 5, D.P.R. 633/1972
Operazioni effettuate, escluse da IVA per mancanza del presupposto territoriale
Artt. da 7 a 7-septies, D.P.FAR. 633/1972
NB: a decorrere dal 1° gennaio 2010, essendo cambiata la territorialità IVA, le prestazioni di cui agli artt. 7-ter, quater, quinquies, sexies e setpies del DPR 633/72 (prestazioni di servizi a committenti soggetti passivi non residenti; servizi relativi a immobili ubicati all’estero, ecc.) sono soggette ad imposta di bollo.
Operazioni escluse dall’IVA (riaddebiti in nome e per conto della controparte, penalità per inadempimenti, ecc.)
Art. 15, D.P.R. 633/1972
Note di rimborso spese di trasferta, rappresentanza, ecc.
Nota Agenzia Entrate 26/1/2001, n. 6/E e Nota Ministero Finanze 7/12/1974, n. 432130
Sono SOGGETTE ad imposta di bollo se presentate da:
prestatori attività lavorative a progetto;
parasubordinati in genere;
NB: sono, invece, ESENTI da bollo le note di rimborso spese di trasferta, rappresentanza, ecc. presentate al datore di lavoro dai propri dipendenti.
Art. 8, lett. a) e b), D.P.R. 633/1972, Art. 15, co. 3, Tariffa D.P.R. n. 642/1972, R.M. 6/6/1978, n. 290586
le esportazioni dirette;
le esportazioni indirette;
le esportazioni triangolari.
Cessioni ad esportatori abituali che rilasciano dichiarazione d’intento
Art. 8 lett. c) del D.P.R.633/72
Sono SOGGETTE ad imposta di bollo.
NB: sono ESENTI dall’imposta di bollo le cessioni di beni (con esclusione delle prestazioni di servizio) certamente destinati a successiva esportazione a cura dell’acquirente, sempreché ne sia data indicazione all’interno della fattura (C.M. 1/8/1973, n. 415755).
Artt. 41, 42 e 58, D.L. n. 331/1993
le cessioni intracomunitarie di cui all’art. 41, D.L. n. 331/1993
le triangolazioni comunitarie di cui all’art. 58, D.L. n. 331/1993.
Operazioni assimilate alle cessioni all’esportazione
Art. 8 bis, D.P.R. n. 633/72, Nota Ministero Finanze 1/8/1973, n. 415755, Nota Ministero Finanze 4/10/1984, n. 311654, Circolare Direzione Dogane 11/4/1973, n. 233- 316/30819/8
Art. 9, D.P.R. 633/1972, Nota Ministero Finanze 6/6/1978, n. 290586
In linea generale sono SOGGETTE ad imposta di bollo.
NB: sono esenti dall’imposta di bollo i servizi internazionali diretti a realizzare esclusivamente l’esportazione di merci.
Copie conformi di fatture
C.M. 1/08/1973, n. 415755
Medesimo trattamento riservato alla fattura originale, ne consegue che:
se ESENTI da imposta di bollo (in quanto ad esempio è soggetta ad IVA) sarà esente anche la copia conforme;
se soggetta ad imposta di bollo (in quanto la fattura originale è esclusa da IVA) sarà SOGGETTA anche la copia.
NB: nel caso di copia fattura per utilizzo esclusivo ai fini contabili ed amministrativi interni dalle imprese emittenti, affinché non torni applicabile l’imposta di bollo si dovrà riportare sulla copia/duplicato che "trattasi di copia per uso interno amministrativo o contabile, il bollo è stato applicato sull’originale" (Note Ministero Finanze: 1/2/1973, n. 415051 e 24/4/1973, n. 415195).
Art. 8, lett. c), D.P.R. 633/1972
NB: sono ESENTI le fatture per cessioni di beni (mai le prestazioni di servizio): nel caso in cui i beni siano destinati a successiva esportazione a cura dell’acquirente, previa espressa menzione in fattura (C.M. 1/8/1973, n. 415755). In assenza di certezza di tale condizione si APPLICA il bollo (R.M. 10/8/1978, n. 411861).
Note credito (variazioni in diminuzione)
Sono SOGGETTE ad imposta di bollo le note di credito:
senza indicazione dell’IVA;
riferite ad operazioni originariamente non assoggettate ad IVA.
Note debito (variazioni in aumento)
Costituiscono delle fatture integrative, conseguentemente seguiranno le regole generali per l’applicazione o meno dell’imposta di bollo.
R.M. 3/7/2001, n. 98
Le fatture emesse a fronte di più operazioni, i cui corrispettivi in parte non sono assoggettati ad IVA, sono SOGGETTE ad imposta di bollo se la somma di uno o più componenti dell’intero corrispettivo fatturato non assoggettato ad IVA supera Euro 77,47.
C.M. 28/1/2008, n. 7 e R.M. 3/10/2008, n. 365
Applicazione dell’imposta di bollo.
Contribuenti nel regime Fiscale di Vantaggio;
art 27 comma 1 e 2 DL 98/2011
provvedimento Direzione Agenzia Entrate 22/12/2011 n. 185820 (punto 5.2)
C.M. 29/12/2006, n. 37, art. 17 del D.P.R. 633/1972 e art. 46
del DL n. 331/1993
Gli acquisti (di beni o servizi) soggetti a reverse charge sono ESENTI dall’imposta di
bollo in considerazione del fatto che risultano comunque "assoggettati" ad IVA (ancorché debitore dell’imposta sia il cessionario/committente).
NB: rientrano in tale fattispecie anche i casi di reverse charge c.d. "interno" previsti dall’art. 17, comma 6 del D.P.R. 633/1972 (ad es. subappalto in edilizia, cessioni di fabbricati con opzione per l’assoggettamento ad IVA effettuate nei confronti di soggetti passivi IVA, ecc.); nonché le cessioni di rottami di cui all’art. 74, co. 7 e 8, D.P.R. 633/1972).
Art. 17, co. 2, D.P.R. 633/1972
Le autofatture emesse ai fini della regolarizzazione di operazioni soggette ad IVA sono ESENTI dall’imposta di bollo;
le autofatture emesse senza addebito di IVA (ad esempio non imponibili, esenti, escluse o fuori campo, ecc.), che non sono state emesse in relazione ad esportazioni di merci, sono SOGGETTE ad imposta di bollo.
Cessioni a Repubblica di San Marino, Città del Vaticano o organismi aventi trattati ed
Artt. 71 e 72, D.P.R. n. 633/72
Fatture emesse dagli agenti di assicurazione per le provvigioni spettanti
L. 29/10/1961, n. 1216
Ancorché le stesse siano emesse in esenzione di IVA, ai sensi dell’art. 10, D.P.R. 633/1972, sono ESENTI da imposta di bollo in considerazione del fatto che vi è l’alternatività con le imposte sulle assicurazioni.
Regimi speciali c.d. "base da base"
Art. 74-ter, D.P.R. 633/1972 e D.L. 23/2/1995 n. 41
Non sono SOGGETTE ad imposta di bollo (in considerazione del fatto che il "margine" è soggetto ad IVA – a nulla rilevando l’eventuale margine negativo):
il regime dei beni usati;
Il regime delle agenzie di viaggio (NB: sono però soggetti ad imposta di bollo i pacchetti turistici con destinazione extra-UE).
Regimi monofasici
Artt. 2 e 74, D.P.R. 633/1972
Sono ESENTI dall’imposta di bollo (in considerazione del fatto che l’IVA si considera "assolta all’origine"):
la vendita di tabacchi, sali e fiammiferi;
le cessioni di prodotti editoriali (NB: a condizione che sul documento sia indicata la menzione che l’IVA viene assolta in base alla normativa contenuta nell’art. 74, D.P.R. n. 633/72, Note Ministero Finanze 11/4/1990, n. 390206 e 28/12/1994, n. 64/E);
la cessione o ricariche di schede telefoniche;
la rivendita di documenti di trasporto pubblico e di sosta;
la cessione di valori bollati;
le cessioni di biglietti dei concorsi a premio nazionali