Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-9063-del-02-04-2019
Timestamp: 2020-04-09 00:26:52+00:00
Document Index: 164311958

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 97', 'art. 360', 'art. 97', 'art. 92', 'art. 360', 'art. 366', 'sentenza ', 'art. 97', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 360']

Sentenza Cassazione Civile n. 9063 del 02/04/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9063 del 02/04/2019
Cassazione civile sez. VI, 02/04/2019, (ud. 17/07/2018, dep. 02/04/2019), n.9063
sul ricorso 21484-2017 proposto da:
F.S., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLA
MERCEDE 11, presso lo studio dell’avvocato MARIO SAVINI, che la
G.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA NICOLO’
PICCINNI 87, presso lo studio dell’avvocato LUIGI GIUSTI, che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato LUCIA GIUSTI;
avverso la sentenza n. 2231/2017 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
Con sentenza del 5/4/2017 la Corte d’Appello di Roma -per quanto in questa sede ancora d’interesse- ha sostanzialmente rigettato il gravame interposto dal sig. G.P. in relazione alla pronunzia Trib. Roma n. 10699/11, di parziale accoglimento della domanda proposta nei confronti della sig. F.S. di risarcimento dei danni subiti dal proprio immobile a causa di infiltrazioni d’acqua provenienti dal sovrastante appartamento di quest’ultima, tranne che in punto spese, condannando in via solidale con la medesima anche il Fallimento della società (OMISSIS) s.r.l. al pagamento delle spese del giudizio di 1 grado.
Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito la F. propone ora ricorso per cassazione, affidato a 2 motivi. Resiste con controricorso il G..
Con il 1 motivo la ricorrente denunzia “violazione e falsa applicazione” dell’art. 97 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Si duole che la corte di merito abbia “erroneamente applicato il principio della solidarietà delle parti soccombenti nella refusione delle spese di lite ex art. 97 c.p.c…. non avvedendosi dell’insussistenza, nel caso di specie, dell’univocità del titolo posto a fondamento delle domande avanzate nei confronti delle due convenute (OMISSIS) e Sig.ra F., in carenza della quale non potrà ammettersi l’esistenza dell’obbligo solidaristico”.
Con il 2 motivo denunzia violazione dell’art. 92 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Va anzitutto osservato che i motivi risultano infatti formulati in violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, atteso che la ricorrente fa riferimento ad atti e documenti del giudizio di merito (es., all'”atto di citazione notificato in data 09.11.2007″, alla “integrazione del contraddittorio nei confronti del (OMISSIS)”, alla chiamata in causa della “(OMISSIS) s.r.l., ditta appaltatrice dei lavori di rifacimento della terrazza condominiale”, alla sentenza del giudice di prime cure, al “secondo fenomeno infiltrativo, avvenuto nel novembre 2006”, alle “precedenti infiltrazioni dell’aprile 2006”) limitandosi a meramente richiamarli, senza invero debitamente (per la parte strettamente d’interesse in questa sede) riprodurli nel ricorso ovvero, laddove riprodotti, senza fornire puntuali indicazioni necessarie ai fini della relativa individuazione con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte di Cassazione, al fine di renderne possibile l’esame (v., da ultimo, Cass., 16/3/2012, n. 4220), con precisazione (anche) dell’esatta collocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte, e se essi siano stati rispettivamente acquisiti o prodotti (anche) in sede di giudizio di legittimità (v. Cass., 23/3/2010, n. 6937; Cass., 12/6/2008, n. 15808; Cass., 25/5/2007, n. 12239, e, da ultimo, Cass., 6/11/2012, n. 19157), la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rendendo il ricorso inammissibile (cfr., da ultimo, Cass., Sez. Un., 19/4/2016, n. 7701).
Va per altro verso posto in rilievo come risponda a principio consolidato che ai sensi dell’art. 97 c.p.c., al fine della condanna in solido di più soccombenti alle spese di giudizio il requisito dell’interesse comune non postula la loro qualità di parti in un rapporto sostanziale indivisibile o solidale, ma può anche discendere da una mera comunanza di interessi, che può desumersi anche dalla semplice identità delle questioni sollevate e dibattute ovvero dalla convergenza di atteggiamenti difensivi diretti a contrastare la pretesa avversaria (v. Cass., 20/4/2018, n. 9876; Cass., 29/07/2015, n. 16056; Cass., 20/12/2011, n. 27562; Cass., 12/8/2011, n. 17281; Cass., 28/11/2007, n. 24757; Cass., 31/03/2005, n. 6761. E già Cass., 19/05/1969, n. 1722; Cass., 22/11/1968, n. 1791; Cass., 10/10/1963, n. 2698), e la condanna in solido è consentita anche quando i vari soccombenti abbiano proposto domanda di valore notevolmente diverso, purchè accomunate dall’interesse al riconoscimento di un fatto costitutivo comune, rispetto al quale vi sia stata convergenza di questioni di fatto e di diritto (cfr. Cass., 17/10/2016, n. 20916).
Orbene, nell’impugnata sentenza la corte di merito ha fatto sostanzialmente corretta applicazione di tale principio là dove ha affermato che “le spese vanno… poste a carico solidale delle parti convenute e si liquidano tenuto conto degli importi liquidati”.
E’ infine appena il caso di osservare che giusta principio del pari consolidato nella giurisprudenza di legittimità in tema di spese processuali, il sindacato della Corte Suprema di Cassazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 è limitato ad accertare che non risulti violato il principio secondo il quale le stesse non possono essere poste a carico della parte totalmente vittoriosa, per cui vi esula, rientrando nel potere discrezionale del giudice di merito, la valutazione dell’opportunità di compensarle in tutto o in parte, sia nell’ipotesi di soccombenza reciproca che in quella di concorso di altri giusti motivi (v., da ultimo, Cass., 17/10/2017, n. 24502).
Orbene, avuto riguardo ai detti profili il ricorso è invero inammissibile ex art. 360 bis c.p.c..
La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 4.000,00, di cui Euro 3.800,00 per onorari, oltre a spese generali ed accessori come per legge, in favore dei contro ricorrenti.