Source: https://www.scribd.com/doc/76291070/Noi-Che-i-Diritti-Umani-Rivista-Semestrale
Timestamp: 2016-10-28 13:33:43+00:00
Document Index: 75647126

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 28', 'art. 31', 'art. 32', 'art. 34', 'art. 35', 'art. 36', 'art. 1', 'art 39', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 12', 'art. 24', 'art. 26', 'art. 27', 'art. 41']

Noi Che i Diritti Umani_Rivista Semestrale
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A nno 0 ­ N um e r o 1 ­ I I S e m e s t r e 20 11
Dichiarazione delle Nazioni Unite sull'Educazione e la Formazione ai Diritti Umani
28 luglio 2011 Il 23 marzo 2011 il Consiglio dei Diritti Umani ha adottato la Dichiarazione sulla Educazione e la Formazione ai Diritti Umani. Il primo articolo sancisce: "Ognuno ha il diritto di conoscere, cercare e ricevere informazioni su tutti i diritti umani e le libertà fondamentali e di avere accesso all'educazione e alla formazione ai diritti umani. L'educazione e la formazione ai diritti umani è essenziale per la promozione dell'universale rispetto e osservanza di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali, conformemente ai principi di universalità, indivisibilità e interdipendenza dei diritti umani. L'effettivo godimento di tutti i diritti umani, in particolare del diritto all'educazione e l'accesso all'informazione, rende possibile l'accesso all'educazione e alla formazione ai diritti umani". Ogni essere umano ha quindi il diritto all'educazione ai diritti umani ma spetta altresì ad ognuno di noi promuovere il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
La 49°sessione del Comitato CEDAW
24 agosto 2011 Dall'11 al 29 luglio si è svolta a New York la 49°sessione del Comitato ONU per l'Eliminazione di Ogni Forma di Discriminazione nei Confronti delle Donne, organo di monitoraggio per l'implementazione della Convenzione CEDAW. Il Comitato ha analizzato il VI Rapporto presentato dall'Italia nel 2009 oltre ai tre Rapporti Ombra: quello sulla tossico­ dipendenza e la sieropositività, quello sul sistema di giustizia penale e quello elaborato dalla Piattaforma "Lavori in corsa: 30 anni CEDAW", volto ad evidenziare gli aspetti critici del sistema di tutela contro le discriminazioni di genere nel nostro Paese. Gli elementi principali di quest'ultimo rapporto sono: • il crescente fenomeno della violenza domestica che spesso culmina in femminicidio e la debole risposta da parte del nostro Governo; • l'accesso al lavoro; • la diminuzione dei fondi pubblici previsti per il sistema sociale; • i diritti relativi alla salute riproduttiva; • il radicamento degli stereotipi sessisti. Il 3 agosto il Comitato CEDAW ha pubblicato le raccomandazioni che rivolge al Governo italiano: una delle principali critiche è che in Italia le donne continuano ad essere rappresentate come oggetti sessuali e gli stereotipi radicati nel nostro Paese le pongono in una situazione di svantaggio. Le dichiarazioni pubbliche dei politici, inoltre, non fanno che incrementare questa diseguaglianza di genere. Il Comitato ha poi mostrato una forte preoccupazione per il fenomeno della violenza contro donne e bambine, per la mancanza di dati sulla violenza contro le donne immigrate, Rom e Sinti e per la violenza domestica. Per quanto riguarda il settore del lavoro il Comitato ONU sottolinea la disparità salariale tra i due sessi, nonché le scarse misure introdotte dall'Italia per conciliare la vita privata con il lavoro: cresce sempre di più il numero delle madri costrette ad abbandonare il lavoro dopo la nascita di un figlio.
Segnalibro creato in occasione della Campagna "Lavori in Corsa" per il 30° Anniversario della CEDAW
Gendercide: omicidio di genere
7 agosto 2011 Il fenomeno della violenza di genere è una piaga sociale che dilaga in ogni angolo del pianeta e che sfocia sempre più spesso in omicidi perpetrati a danno di giovani donne da parte di mariti, fidanzati, amanti, amici, ex. Negli ultimi anni l'alto tasso di morti femminili ha portato a coniare il termine gendercide, omicidio di genere, proprio per indicare che l'assassinio viene effettuato sulle donne in quanto tali, per opprimerle, umiliarle, e per impedirne ogni pari dignità. Ciò che accomuna i femminicidi è quindi una forte dose di machismo che si manifesta nella mancanza di valore nonché nel disprezzo per la vita delle donne, le quali vengono torturate, stuprate, mutilate, uccise. Il tema dell'eguaglianza di genere è ormai un argomento centrale in molti Paesi mentre in alcuni altri le donne sembrano non avere neanche il diritto alla vita. Quando tale fenomeno è la conseguenza, spesso involontaria, delle politiche di alcuni Paesi, è legittimo parlare di femminicidio di Stato: è il caso ad esempio della Cina, dove ogni anno spariscono circa 2 milioni di bambine a causa della legge del 1979 che proibisce ai cinesi di avere più di un figlio. Il maschilismo, fortemente radicato nella cultura cinese, per molti anni ha spinto le coppie a ricorrere all'aborto selettivo pur di avere un figlio maschio e ciò, a lungo andare, ha portato alla scomparsa di milioni di bambine. Nel 1995 il Governo cinese ha proibito i medici di rivelare con le ecografie il sesso del nascituro ma i pregiudizi, le discriminazioni, nonché la mancanza di una evoluzione culturale, sono sfociati in un agghiacciante e vergognoso infanticidio di bambine. Se si paragonano i tassi di mortalità infantile tra i due sessi, infatti, noteremo tristemente che quello femminile supera del 28% quello maschile: secondo uno studio dell'Accademia Cinese di Scienze Sociali nel 2020 in Cina si avranno 30/40 milioni di ragazzi in più rispetto alle loro coetanee. Parlando di femminicidi non si può non pensare a Ciudad Juarez, una cittadina messicana al confine con gli USA conosciuta a causa dei numerosissimi omicidi a danno di giovani ragazze, generalmente di bassa estrazione sociale, che lavorano nelle maquiladoras, delle fabbriche di assemblaggio di proprietà straniera. Dal 1993 circa una ragazza a settimana viene rapita, violentata, mutilata, uccisa. Sicuramente una delle cause di questi femminicidi è la discriminazione delle donne dentro e fuori dalle istituzioni, nonché la coltre di omertà che coinvolge poliziotti, giudici, politici e magistrati, molti dei quali legati al narcotraffico. In questo contesto assume particolare importanza la sentenza del 2009 della Corte Interamericana dei Diritti Umani che ha condannato il Messico per i femminicidi di Ciudad Juarez, in quanto responsabile della violazione del diritto alla vita, dell'integrità personale e della libertà personale nei confronti delle vittime, nonché colpevole di non aver adottato delle misure efficaci ed immediate dopo la denuncia della sparizione di queste donne. La sentenza crea un precedente sul tema del femminicidio in America Latina poiché riconosce per la prima volta la violazione sistematica dei diritti delle donne.
Episodi di violenza contro le donne non sono estranei neanche alla realtà italiana, dove donne e ragazze vengono frequentemente uccise in nome della passione, della gelosia e spesso proprio in ambito domestico. Il fenomeno della violenza di genere è un male che va combattuto cominciando dall'educazione al rispetto dei diritti umani delle donne e delle pari opportunità e se i Governi non riescono a garantire la sicurezza alle loro cittadine, adottando tutte le misure giuridiche, politiche ed educative necessarie, essi si rendono inevitabilmente complici di tali violenze. Le mamme dell'Associazione Nuestras Hijas de Regreso a Casa
Le croci rosa dei femminicidi di Ciudad Juarez 5 / 30
Pochi giorni fa è stato celebrato il 60°anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite sullo Status dei Rifugiati mentre il mondo assiste alla "più grande carestia planetaria", come la definisce l'Unhcr, che ha già causato migliaia di rifugiati e sfollati. La grave e prolungata siccità, la peggiore degli ultimi 60 anni, l'aumento del prezzo dei generi alimentari, nonché una guerra che dura da ormai troppi anni, hanno provocato una crisi alimentare senza precedenti, con oltre 13 milioni di persone colpite dalla fame e disseminate tra Somalia, Etiopia, Eritrea e Kenya. Sono circa 1400 i rifugiati somali che ogni giorno arrivano nel campo di Dadaab, in Kenya, divenuto tristemente famoso per
essere il più affollato al mondo, circa 400000 ospiti. Intere famiglie camminano a piedi per settimane con la speranza di trovare un posto sicuro, persone stremate dalla fame, dalla sete, spesso attaccate da animali feroci, e molte delle quali non raggiungeranno mai il campo profughi. L'Unicef parla di "una carestia di bambini", oltre 2 milioni di minori sono infatti in stato di malnutrizione acuta, mentre negli ultimi 90 giorni solo in Somalia ne sono morti a causa della fame circa 29000, tutti al di sotto dei 5 anni. Numerose le agenzie delle Nazioni Unite e le Ong attive per prestare soccorso alle popolazioni colpite da questa tragedia umanitaria ma la situazione continua a peggiorare ogni giorno: migliaia i morti, milioni le persone a rischio e aiuti ancora insufficienti.
Zara, sfruttamento lavorativo dei minori
Pesanti accuse per Zara, il marchio di abbigliamento spagnolo che fa parte del gruppo Inditex, finito sotto inchiesta in Brasile per aver costretto i propri dipendenti a lavorare in condizioni di schiavitù: 16 persone, molti dei quali ragazzi boliviani e peruviani di 14 anni, hanno accusato di lavorare 12 ore al giorno senza pausa né ferie.
"Abbiamo trovato bambini esposti a rischio, macchine senza protezione, fili elettrici a vista, locali insalubri con molta polvere e senza circolazione d'aria né luce solare", queste le parole di Luis Alexandre de Faria, funzionario del Ministero del Lavoro presente nei due bliz fatti nella fabbrica sotto indagine. Ad oggi sono circa 218 milioni i minori lavoratori nel mondo e di questi almeno 179 milioni sono esposti alle peggiori forme di lavoro minorile, dannose per la loro salute fisica, mentale e morale. 6 / 30
La Convenzione dell'ILO contro le peggiori forme di lavoro minorile vieta tutte le forme di schiavitù nonché qualsiasi tipo di lavoro che, per sua natura o per le circostanze in cui viene svolto, rischi di compromettere la salute, la sicurezza o la moralità del minore. Le Nazioni Unite hanno adottato una serie di Convenzioni che completano le norme dell'ILO e lo strumento più importante a riguardo è la Convenzione sui Diritti del Minore. Le norme delle due Convenzioni sono complementari le une con le altre, un esempio è dato dall'articolo 32 della Convenzione sui Diritti del Minore che prevede "il diritto del fanciullo di essere protetto contro lo sfruttamento economico e di non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale".
Questo articolo esige inoltre che gli Stati che hanno ratificato la Convenzione "adottino misure legislative, amministrative, sociali ed educative per garantire l'applicazione del presente articolo".
Siria, il Consiglio dei Diritti Umani forma una Commissione d'Inchiesta
E' stata adottata ieri dal Consiglio dei Diritti Secondo il Rapporto dell'Alto Commissario Umani dell'ONU la Risoluzione per la dell'ONU per i Diritti Umani, Navi Pillay, il costituzione di una Commissione d'Inchiesta numero delle vittime causate dalla repressione internazionale con il compito di indagare sulle del Governo ammonta a 2200, mentre violazioni commesse negli ultimi 5 mesi in numerosi sono gli abusi, le sparizioni forzate, le Siria. La Risoluzione, che condanna "le detenzioni arbitrarie e l'utilizzo della tortura, violazioni gravi e sistematiche dei diritti anche contro i minori. umani commesse dalle autorità siriane, quali l'uso eccessivo della forza, la morte e la Il Presidente siriano, Bashar Al Assad, persecuzione dei manifestanti e dei difensori denuncia una strumentalizzazione della dei diritti umani", prevede l'invio di una protesta, mentre l'ambasciatore siriano presso Commissione che dovrà esaminare "tutte le l'ONU di Ginevra ha criticato la Risoluzione accuse di violazione del diritto internazionale poiché condanna politicamente la Siria relative ai diritti umani a partire dal marzo ignorando i tentativi di riforma. 2011, stabilire i fatti e le circostanze che potrebbero costituire tali violazioni e identificare gli autori per ritenerli responsabili". 7 / 30
Crimini d'onore, una vergogna senza confini
Con "The Acid Control And Acid Crime Prevention Bill 2010" il Parlamento pakistano condanna con pene che vanno dai 14 anni di reclusione fino all'ergastolo gli attacchi con acido, mentre per la vittima è previsto un risarcimento per le cure mediche e la riabilitazione. Lo scorso maggio la Corte Suprema Indiana ha indicato per la prima volta i crimini d'onore come una nefasta pratica medievale, da includersi nella lista dei crimini più gravi in quanto fonte di vergogna per il Paese. Un paio di mesi fa il ritrovamento del corpo di una giovane donna palestinese, uccisa dallo zio per motivi d'onore, ha spinto l'Autorità Nazionale Palestinese a modificare l'articolo del Codice Penale Giordano relativo ai crimini d'onore, in vigore in Cisgiordania dal 1960, che prevedeva l'impunità agli assassini responsabili dei diritti d'onore. Oggi l'articolo in questione "non include l'uccisione di donne per questioni di onore familiare". Sono segni, questi, del risveglio di una coscienza collettiva, anche maschile, volta a rispettare la dignità femminile contro abusi e violazioni, merito soprattutto dell'attività svolta dalle Organizzazioni per la difesa dei diritti umani e delle loro pressioni sui Governi. Non dimentichiamo che in Italia, solo fino al 1981, il crimine d'onore veniva sanzionato con pene attenuate poiché l'articolo 587 del Codice Penale consentiva che fosse ridotta la pena nel caso di omicidio del coniuge, di una sorella o di una figlia "al fine di difenderne il suo onore o quello della famiglia". I crimini d'onore, che causano più di 5000 vittime all'anno, vanno ad incrementare il drammatico quadro della situazione delle donne nel mondo, ancora oggi vittime di atroci violazioni dei diritti umani.
Rifiutare una proposta di matrimonio, non indossare il velo, camminare in pubblico senza essere accompagnate da un uomo, essere sospettate di adulterio, sono solo alcuni dei motivi per i quali in Pakistan, in Afghanistan, in Giordania, in Bangladesh, in India, una donna rischia di essere sfigurata con l'acido se non addirittura uccisa. I crimini d'onore, diffusi soprattutto nei Paesi a maggioranza musulmana, si verificano sempre più spesso anche nelle comunità cristiane o indù e negli ultimi anni sono aumentati anche in Occidente. Mogli, figlie, madri, sorelle, vengono punite dai propri parenti perché il loro comportamento rischia di compromettere la reputazione della famiglia: in seguito ad uno stupro, ad esempio, vengono uccise perché considerate un disonore ed i responsabili restano impuniti a fronte del rifiuto della polizia di intervenire, in quanto fatti privati. Queste donne oltre a subire una violenza non possono neanche contare sull'appoggio della propria famiglia e della propria comunità. Se la vittima sopravvive, gli effetti dell'acido cambieranno per sempre la sua vita: queste sostanze bruciano gli occhi, la pelle, spesso penetrano fino alle ossa compromettendo i muscoli. Solitamente le vittime rimangono cieche e sfigurate e le conseguenze psicologiche, come ansia e depressione, sono talmente forti da spingerle al suicidio. Gli attacchi con l'acido sono devastanti per gli individui ma gli effetti sulle comunità e sulle società paralizzano tutte le donne; come possono queste ultime avviare delle attività se camminare per strada senza essere accompagnate può autorizzare un attacco? Come possono sostenere l'eguaglianza dei diritti o la protezione dalla violenza domestica se ognuno può farle tacere con la violenza?
Parità nel lavoro, un traguardo ancora lontano?
Secondo il Rapporto Annuale dell'ISTAT l'Italia sta uscendo con lentezza dalla crisi e cresce il divario con gli altri Paesi europei, “una situazione di persistente deterioramento del mercato del lavoro che penalizza soprattutto donne e giovani”. Nel 2010 è anche peggiorata la qualità del lavoro femminile, scendendo di 170.000 unità nell'occupazione qualificata, aumentando di 108.000 unità in quella non qualificata, come badanti e colf, e si è aggravata la “disparità salariale di genere”: la retribuzione netta mensile delle dipendenti è di 1.077 euro contro i 1.377 dei colleghi uomini. Una ricercatrice del CNR, Rossella Palomba, ha realizzato uno studio statistico secondo cui per la parità tra i sessi nel mondo del lavoro bisognerà attendere il 2601! La studiosa ha calcolato una data entro cui si raggiungerà la tanto attesa parità di genere ai vertici di vari settori lavorativi ma i dati non sono affatto confortanti: per i professori ordinari l'eguaglianza tra donne e uomini si avrà nel 2063, per gli ingegneri nel 2094, per i primari in medicina nel 2095, mentre per la magistratura si deve aspettare il 2601!
Il problema della discriminazione femminile è ancora diffuso in tutto il mondo e il concetto di parità di diritti tra uomo e donna non è ancora radicato nella società, ma soltanto affermato in linea di principio. Il più importante strumento internazionale in materia è la Convenzione delle Nazioni Unite sull’Eliminazione di ogni Forma di Discriminazione nei Confronti delle Donne, comunemente nota con l’acronimo CEDAW, che proibisce la discriminazione basata sul sesso in tutti i campi inerenti la vita femminile, incluso il lavoro e l’impiego. Nel corso dei decenni, la comunità internazionale ha portato avanti la lotta alla discriminazione, anche attraverso le Conferenze Mondiali sulle Donne. Tuttavia si può affermare che l’obiettivo dell’eguaglianza di genere è ancora lontano da una piena realizzazione. Le donne infatti soffrono gravi discriminazioni in tutti gli aspetti della vita e sono colpite in maniera percentualmente maggiore rispetto agli uomini dai grandi problemi che affliggono il nostro pianeta, come la fame, la povertà, la disoccupazione o l’analfabetismo. Dal 2008 la crisi economica e l’aumento dei prezzi delle materie prime hanno indebolito il mercato del lavoro in tutto il mondo causando ripercussioni negative sulla questione delle pari opportunità nell’occupazione e producendo una battuta d’arresto per tutti i progressi raggiunti fino a quel momento. Nella fase iniziale della crisi il tasso di disoccupazione maschile è cresciuto con ritmi più veloci rispetto a quello femminile ma poi questa tendenza si è invertita sul lungo periodo ed il secondo sta ora avanzando molto più velocemente del primo.
Vari studi affermano che l'istruzione può determinare il progresso economico e sociale di un Paese, eppure: ­ al mondo, un adulto su quattro è analfabeta; ­ più di 100 milioni di bambini sono esclusi dalle istituzioni scolastiche; ­ 140 milioni di bambini e ragazzi tra 7 e 18 anni non hanno mai frequentato un giorno di scuola; ­ il 46% delle bambine nei PVS non ha accesso all'istruzione primaria; ­ l'universalizzazione dell'educazione primaria avrebbe evitato 700.000 casi di HIV ogni anno. La parità di accesso all'istruzione è il fondamento per tutti gli altri Obiettivi del Millennio.
Nella Giornata Mondiale per l'Alfabetizzazione, celebrata oggi su iniziativa dell'UNESCO, la pace e le donne rappresentano i temi centrali: sono circa 800 milioni gli adulti nel mondo incapaci di leggere e scrivere e più della metà sono donne. Finché la percentuale delle ragazze iscritte a scuola rimarrà bassa sarà impossibile sviluppare la conoscenza necessaria per sradicare la povertà e la fame, combattere le malattie ed assicurare la sostenibilità ambientale. Le donne non istruite, infatti, sono più a rischio di essere emarginate ed esposte allo sfruttamento ed hanno maggiori probabilità di contrarre l'HIV. L'esclusione delle bambine dalla scolarizzazione rappresenta una grave ipoteca per il futuro di una società. Nonostante il secondo Obiettivo di Sviluppo del Millennio "Achieve universal primary education" miri ad assicurare che entro il 2015 tutti i ragazzi, sia maschi che femmine, possano terminare un ciclo completo di scuola primaria, a meno di 4 anni dalla data prefissata, sono 11 i Paesi il cui tasso di alfabetizzazione è inferiore al 50%: Benin, Burkina Faso, Etiopia, Gambia, Guinea, Haiti, Mali, Niger, Senegal, Sierra Leone e Ciad. "Il mondo ha bisogno di un maggior impegno a favore dell'alfabetizzazione accompagnato dalla mobilitazione di risorse finanziarie sufficienti, al fine di sviluppare dei programmi che hanno già dato prova di efficienza" ha affermato Irina Bokova, Direttrice Generale dell'UNESCO, rivolgendosi a Governi, Organizzazioni Internazionali e società civile affinché si possano "costruire società più giuste e pacifiche".
La minaccia indiretta del terrorismo
udienza e l'eguaglianza dinanzi ai Tribunali e alle Corti, previsti dall'articolo suddetto, siano un elemento chiave per la tutela dei diritti umani e per salvaguardare la legge da vizi procedurali, anche nei casi riguardanti il terrorismo. L'articolo 14 prevede inoltre, per un individuo accusato di un reato, il diritto di essere considerato presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia provata per legge; il diritto di essere informato della natura e dei motivi dell'accusa; il tempo e i mezzi necessari alla preparazione della difesa; il diritto di comunicare con il suo difensore; la possibilità di riesame da parte di un Tribunale di seconda istanza; il diritto di essere indennizzati se condannati da una sentenza definitiva successivamente annullata. Nel suo commento generale il Comitato ha preso atto che alcuni Paesi ricorrono a Tribunali Militari per processare individui iscritti nelle black list causando un serio impatto sul diritto ad un giusto ed equo processo per i seguenti motivi: l'identità e la condizione dei giudici non è resa nota alle persone processate; il pubblico o persino l'accusato e i suoi rappresentanti sono esclusi dagli atti; vi sono delle severe limitazioni nel comunicare con il proprio avvocato; il tempo per la preparazione del caso è inadeguato; esistono restrizioni nel convocare ed esaminare i testimoni. Tribunali del genere non garantiscono i principi base del giusto processo e della condizione di indipendenza e imparzialità previsti dall'articolo 14 del Patto.
Il terrorismo pone una doppia minaccia ai diritti umani: una minaccia diretta, proveniente dagli atti di terrorismo, e una minaccia indiretta, proveniente dal fatto che le stesse misure di lotta contro il terrorismo rischiano di violare i diritti umani. A partire dal settembre 2001 molti Stati hanno adottato nuove misure antiterrorismo, spesso in contrasto con il rispetto degli obblighi internazionali. L'iscrizione alle black list del Consiglio di Sicurezza di soggetti presunti finanziatori di attività terroristiche comporta, ad esempio, il congelamento dei fondi e l'impossibilità di disporne fino a che non avvenga la cancellazione dall'elenco, radiazione che non è semplice in termini di procedura e che crea delle incertezze sia rispetto alla normativa comunitaria e nazionale di lotta al terrorismo, sia di quella avente per oggetto la tutela dei diritti umani. Secondo il Comitato per i Diritti Umani, organo di monitoraggio del Patto delle Nazioni Unite sui Diritti Civili e Politici, dovrebbero essere prese delle misure atte a garantire una trasparente lista ed un procedimento di delisting basato su un criterio chiaro e un efficiente, accessibile ed indipendente meccanismo di riesame per gli individui coinvolti. L'utilizzo di strumenti e prassi illegali, come le extraordinary renditions, sequestri di persona di sospetti terroristi, con il trasferimento in prigioni segrete per consentirne la tortura è stato oggetto di indagini da parte del Parlamento Europeo e del Consiglio d'Europa, concluse con dure condanne ai Governi che vi hanno partecipato. Il Comitato per i Diritti Umani, con il commento generale n°32 sull'articolo 14 del medesimo Patto ha evidenziato come il diritto ad un equo e giusto processo, una pubblica
Nello sviluppo e applicazione delle misure antiterrorismo, secondo il Comitato per i Diritti Umani, gli Stati hanno l'obbligo di garantire l'indipendenza del potere giudiziario e del suo compito di controllare la condotta dello Stato. 11 / 30
Nel giudicare gli individui accusati di atti di terrorismo i giudici dovrebbero assicurare una corretta amministrazione della giustizia e che le leggi nazionali ed i provvedimenti dell'esecutivo sull'antiterrorismo siano conformi alle norme internazionali sui diritti umani, anche attraverso il sollevamento di questioni di legittimità e costituzionalità di tali leggi e provvedimenti. I Governi non dovrebbero interferire con
l'andamento dei processi giudiziari, né minarne l'integrità delle decisioni, alle quali dovrebbero conformarsi. Gli Stati dovrebbero strettamente attenersi al principio di legalità, ai principi fondamentali della legge penale e della legge internazionale, nonché rispettarne le norme e gli obblighi della legge sui diritti umani. Questi principi, norme e obblighi definiscono i limiti di intervento di uno Stato contro il terrorismo.
Stupri di guerra, crimini contro l'umanità
Solo recentemente, nel 2008, i 15 membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno approvato la Risoluzione n. 1820, appoggiata da 30 Paesi tra cui l’Italia, nella quale si condanna ufficialmente l’uso dello stupro come arma di guerra, minacciando dure e reali azioni verso i responsabili di violenze sessuali contro le donne.
Nonostante le donne non combattano le guerre in prima linea, sono proprio loro ad affrontarne spesso le conseguenze più dure. Le donne vengono riconosciute come veri e propri bersagli nel combattimento, quando anche la violenza sessuale viene deliberatamente usata come strumento di guerra. Lo stupro di massa durante le guerre è stato utilizzato come vero strumento di pulizia etnica, basti pensare alla Bosnia o al Ruanda, ma la violenza sessuale contro le donne in periodo di conflitti è stata scarsamente regolamentata e le poche norme non sono state quasi mai fatte valere.
Il Libia le truppe del colonnello Gheddafi hanno utilizzato le violenze sessuali come strumenti di guerra: il procuratore della Corte Penale Internazionale, Luis Moreno­Ocampo, ha affermato che gli inquirenti hanno prove che Gheddafi ha ordinato stupri di massa ed ha Nel 1949 con l’articolo 27 della Quarta fatto distribuire stimolanti chimici ai suoi Convenzione di Ginevra è stato fatto il primo soldati. Il Cnt sarebbe in possesso di tentativo per mettere al bando lo stupro, documentazione video di tali violenze. considerato reato solo perché offesa all’onore delle donne e non come vero e proprio crimine Ad oggi sono solo qualche decina gli individui di guerra. Si comprende bene che le norme condannati dai Tribunali Internazionali per i considerate ingiuste in tempo di guerra erano crimini di guerra e incarcerati dopo aver dettate dall’esperienza maschile e hanno commesso o intimato atti di violenza sessuale. riportato inevitabilmente una visione di parte del problema.
La tutela del diritto al cibo durante i conflitti armati
Il Diritto Internazionale Umanitario tratta il diritto al cibo attraverso le disposizioni stabilite nelle Convenzioni di Ginevra nel 1949 e nel Protocollo Opzionale. Anche se il Diritto Internazionale Umanitario non proclama il diritto al cibo in quanto tale, esso stabilisce leggi che tutelino l’accesso al cibo e ne proibiscano la negazione come funzione preventiva, cosi come altre leggi relative all’assistenza umanitaria per la popolazione civile. Stando a quanto stabilito dallo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale del 1998, “nel corso dei conflitti armati internazionali, ridurre dei civili alla fame come risultato di una strategia di guerra, privandoli di elementi indispensabili alla loro sopravvivenza, tra cui i soccorsi umanitari previsti dalle Convenzioni di Ginevra, è un crimine”. La Dichiarazione sulla Protezione delle Donne e dei Bambini in Situazioni di Emergenza e nei Conflitti Armati si riferisce in modo particolare alle donne, dichiarando nell’Articolo 6: “donne e bambini facenti parte della popolazione civile, trovandosi in situazioni di emergenza nonché di conflitto armato, o residenti in territori occupati, lottando per la pace, l’autodeterminazione, la liberazione nazionale e l’indipendenza, non devono essere privati di rifugio, cibo, assistenza medica o altri diritti inalienabili, secondo quanto stabilito dalle disposizioni della Dichiarazione Universale, dei Patti delle Nazioni Unite, della Convenzione sui Diritti del Minore e da altri strumenti legislativi internazionali”.
Il diritto al cibo è un diritto umano fondamentale che le Nazioni Unite hanno sancito fin dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani per poi ribadirlo nei successivi strumenti internazionali: senza la possibilità di alimentarsi viene meno lo stesso diritto alla vita. Nonostante i vari impegni internazionali il numero degli affamati è in continuo aumento a causa soprattutto dei disequilibri del commercio internazionale e delle politiche agricole scelte negli ultimi anni. Gli individui più vulnerabili alla fame e alla malnutrizione sono donne e bambini. La diseguaglianza di genere resta infatti una delle più importanti cause di fame e povertà: è stato stimato che il 60% delle persone che nel mondo soffrono la fame sono donne e ragazze; il 20% sono invece bambini di età inferiore ai 5 anni. Una particolare dimensione da prendere in considerazione sono i contesti dei conflitti armati. Il conflitto armato, infatti, viola il diritto al cibo distruggendo raccolti, stock alimentari, bestiame e attrezzature agricole. La FAO ha calcolato che negli ultimi tre decenni la guerra ha avuto un costo di 4300 milioni di dollari all’anno – quanto basta per tirar fuori 330 milioni di persone dall’elenco dei sottoalimentati: In Rwanda la guerra ha disperso tre agricoltori su quattro e dimezzato i raccolti; In Afghanistan circa 700 km quadrati del Paese sono minati, riducendo così drasticamente la coltivazione e uccidendo o ferendo 300 persone ogni mese.
United Nations "secondo la FAO, più di cento milioni di persone potrebbero uscire da una situazione di povertà se le donne che lavorano nel settore agricolo avessero lo stesso accesso degli uomini alle risorse produttive; il numero delle persone affamate scenderebbe del 17% ed i loro figli avrebbero un miglior accesso ai servizi sanitari, all'istruzione e alla nutrizione", ha affermato oggi il Segretario Generale delle Nazioni Unite. "Per ottenere questi risultati è necessario quindi investire nell'empowerment femminile, eliminare le discriminazioni di genere, sia nelle leggi che nelle pratiche, garantire delle politiche che rispondano ai bisogni delle donne, assicurare pari accesso alle risorse, e riconoscere loro maggior potere decisionale" ha detto Ban Ki­moon.
Il ruolo delle donne è fondamentale per il raggiungimento della sicurezza alimentare in quanto capisaldi nella produzione agricola e una maggiore equità nella distribuzione dei beni, del credito, delle informazioni e tecnologie, potrebbe aumentare il rendimento economico. Per vincere la povertà, devono essere eliminate quindi tutte quelle limitazioni legali che la perpetuano, come il divieto di possedere, ereditare o acquisire la terra oppure i limiti all'accesso del microcredito. Domani si celebra la Giornata Mondiale delle Donne in Agricoltura che quest'anno vuole ricordare l'importantissimo contributo femminile al progresso sociale ed economico nella lotta contro la povertà, la fame e la malnutrizione.
Proprio per l'importanza della questione, il Il alcune zone del mondo le donne prossimo anno il tema centrale della rappresentano circa il 70% della forza lavoro Commission on the Status of Women si agricola, eppure, nonostante i loro sforzi, incentrerà sull'empowermen delle donne in agricoltura. continuano a subire discriminazioni: 14 / 30
La Tutela del diritto al cibo nella CEDAW
possono dirsi particolarmente vulnerabili, quali Lo strumento più completo e dettagliato sui la gravidanza e il sostentamento nelle aree diritti delle donne è la Convenzione rurali. sull’Eliminazione di Ogni Forma di le norme che condannano la Discriminazione nei Confronti delle Donne Tra discriminazione all’interno della Convenzione, (CEDAW). Essa crea delle obbligazioni vincolanti al fine di perseguire una politica che questi due articoli costituiscono un punto di metta fine ad ogni forma di discriminazione riferimento per proteggere le donne e garantire grazie all’attuazione dei “mezzi più adeguati” loro il diritto al cibo. Tuttavia, sembra che (articolo 2). La CEDAW costituisce inoltre un manchi qualcosa. Nella violazione dei diritti importante mezzo per sensibilizzare riguardo femminili riguardo al cibo, giocano un ruolo alla causa femminile, nonché informare le molto importante le abitudini alimentari legate donne sui diritti e i mezzi a loro disposizione alla cultura, che in molti Paesi ostacolano il per rivendicarne il rispetto. Sebbene la pieno godimento femminile del cibo. Basti Convenzione non si riferisca specificatamente pensare alle situazioni in cui le donne devono al diritto al cibo, essa intende garantire alle mangiare per ultime o ai casi in cui viene loro donne il diritto a possedere terre e risorse vietato di consumare alcuni cibi riservati finanziarie, elementi indispensabili per avere esclusivamente agli uomini. di fatto accesso al cibo. In questo contesto è importante notare che Gli Articoli più importanti in questo contesto, alcuni Governi hanno posto alcune restrizioni che fanno quindi riferimento alla sfera alla CEDAW, al fine di rispettare usi e costumi alimentare, sono l’articolo 12 e l’articolo 14. locali ma venendo meno a quanto previsto L’articolo 12 afferma che “gli Stati Parti dalla Convenzione. È sicuramente necessario devono assicurare alle donne servizi proteggere le diverse culture e le differenze appropriati durante la gravidanza, il parto ed il esistenti tra esse, ma questo non può e non in nessun modo portare alla periodo post natale, ed offrire qualora deve necessario servizi gratuiti, nonché un’adeguata perpetuazione delle discriminazioni esistenti, nutrizione durante il periodo della gravidanza né alla violazione dei diritti umani e dell’allattamento”. L’articolo 14.2 ribadisce fondamentali che, in quanto universali, vanno che “gli Stati Parti devono adottare tutte le al di là di ogni relativismo culturale. misure necessarie per eliminare le discriminazioni di genere nelle aree rurali, al Inoltre, il diritto all’uguaglianza di genere e alla fine di assicurare alle donne di trarre benefici non discriminazione – riconosciuto dalla dalla loro stessa partecipazione allo sviluppo Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, dal rurale; in particolare gli Stati Parti devono Patto Internazionale sui Diritti Economici, assicurare loro il diritto: […] di godere di Sociali e Culturali e dal Patto Internazionale sui condizioni di vita adeguate, in particolare per Diritti Civili e Politici, è riconosciuto nel quanto riguarda la sfera domestica, la sanità, contesto legislativo internazionale come norma l’elettricità, l’alimentazione idraulica, i jus cogens, come spiegato esplicitamente nel trasporti e le comunicazioni”. Questi due Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, articoli prendono in considerazione due il cui Articolo 4 afferma che “anche quando la situazioni particolari durante le quali le donne Nazione viene minacciata da un’emergenza pubblica, gli Stati Parti devono garantire il 15 / 30
rispetto delle obbligazioni previste dalla può ostacolare la realizzazione del diritto al Convenzione e quindi l’assenza di cibo. discriminazioni in base a etnia, colore, sesso, lingua, religione o origine sociale”. Al di là degli strumenti introdotti a livello internazionale, sono molte le Costituzioni La protezione del diritto al cibo delle donne a nazionali che tutelano il diritto al cibo, sia livello nazionale è spesso interpretata come il attraverso riferimenti diretti (riconoscimento diritto di protezione della madre e del esplicito) sia includendo l’alimentazione in un bambino; tale interpretazione ignora il ruolo contesto più ampio, quale il diritto alla salute, fondamentale dovuto ad ogni donna in quanto ad uno standard di vita dignitoso, alla sicurezza essere umano. Per accrescere questo diritto le sociale o ad un salario minimo (riconoscimento donne devono avere un eguale accesso alle implicito). A livello nazionale, a partire risorse economiche, al diritto di eredità, alla dall’adozione della CEDAW si sono compiuti proprietà della terra, al credito, alle risorse progressi significativi per quanto concerne il naturali, alle tecnologie, alle misure atte a riconoscimento dei diritti femminili e rispettare e proteggere il proprio lavoro e ad l’implementazione dei diritti umani, tra cui un impiego che offra un salario dignitoso per appunto il diritto al cibo. In molti Paesi il la propria vita e per quella della propria quadro giuridico e regolamentare è stato famiglia. rafforzato, al fine di garantire alle donne un’effettiva parità dei diritti. La proibizione di Le Costituzioni e le Legislazioni qualsiasi forma di discriminazione in base al sull’eguaglianza di genere, così come le genere, con particolare riferimento al mondo sentenze che dichiarano la discriminazione del lavoro, è diventata una componente illegale hanno migliorato lo status giuridico standard delle norme legislative. Molti Paesi delle donne. L’implementazione in alcuni hanno abrogato disposizioni discriminatorie nei Paesi, tuttavia, è ostacolata da tradizioni codici civili e penali per rendersi conformi a culturali, dalla mancanza di una conoscenza quanto previsto dalla Convezione, mentre sono legale, dal limitato accesso ai Tribunali e dalla state adottate nuove leggi a tutela della figura scarsità di risorse. Colmare la lacuna fra la femminile. Sono molteplici le leggi che legislazione e la prassi è ancora più difficile condannano le discriminazioni e mirano al nelle zone rurali: in alcuni Paesi, infatti, la raggiungimento di una piena parità dei diritti, discriminazione è causata dalla legge stessa. leggi in base alle quali gli Stati si impegnano a Dovrebbero essere fatti maggiori sforzi a prevenire, investigare e punire ogni forma di livello nazionale per aumentare la capacità discriminazione e violenza di genere commessa degli individui incaricati a soddisfare questi dal singolo cittadino o dallo Stato stesso. impegni. Molti Paesi hanno adottato programmi d’azione Il cibo è essenziale per la salute e la nazionali e meccanismi istituzionali per sopravvivenza, ed una nutrizione inadeguata applicare quanto stabilito dalla Piattaforma può compromettere seriamente la condizione d’Azione di Pechino. Tuttavia, in molti Paesi fisica. Dato che le donne giocano un ruolo l’implementazione della legge viene ostacolata fondamentale nella sicurezza alimentare, è proprio dalle tradizioni locali, dalla mancata largamente riconosciuto che la salute delle conoscenza delle norme legali e dall’accesso donne è cruciale per la salute della società limitato alle Corti. Questi problemi di intera. Migliorare l’educazione può essere un implementazione sono generalmente più forti modo concreto per ridurre la fame e la nelle aree rurali. In questi casi, gli interventi malnutrizione che diminuiscono con effettivi per migliorare la condizione legale l’aumentare del tasso di alfabetizzazione, della donna specialmente con l’aumento dell’istruzione femminile. La discriminazione nell’istruzione 16 / 30
devono andare al di là delle riforme legislative e contemplare delle misure appositamente concepite per far fronte alle differenze vigenti tra legge e pratica. Spesso sono proprio le pratiche socio­culturali a minacciare la corretta applicazione delle leggi. In alcuni Paesi, la discriminazione è intrinseca alla legge nazionale e in altri l’esistenza di un sistema pluralista costituisce una vera e propria sfida per le donne e il loro accesso al cibo.
Tuttavia, anche nei casi in cui l’uguaglianza di genere diviene una norma costituzionale, le donne continuano a subire discriminazioni: la legge non trova sempre un’effettiva applicazione nella vita reale.
La partecipazione delle donne nei processi di costruzione della pace
Oggi ricorre l'11° anniversario della Risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU ­ Donne, Pace e Sicurezza. L’approvazione di questa Risoluzione è stata innovativa: per la prima volta il Consiglio di Sicurezza prendeva in considerazione le diverse esperienze e i contributi delle donne nel contesto della pace e della sicurezza. La Risoluzione 1325 chiede infatti una partecipazione piena e paritaria delle donne e l’integrazione della prospettiva di genere in tutte le aree tematiche della protezione, della prevenzione, del soccorso e dell’assistenza, prima, durante e dopo i conflitti armati. Le Risoluzioni 1820, 1888 e 1889 rafforzano e integrano la 1325. L’attuazione di tali impegni è una preoccupazione comune e responsabilità di ciascuno Stato Membro delle Nazioni Unite – che si tratti di un Paese sconvolto da un conflitto, un donatore o altro. La guerra ha sempre avuto un impatto differente su uomini e donne ma mai così tanto come nei conflitti contemporanei, dove il 90% delle vittime sono civili, la maggior parte delle quali donne e bambini. Quest'anno il tema centrale del dibattito è stato Il Ruolo e la Partecipazione delle Donne
nella Mediazione e Risoluzione dei Conflitti, e, alla luce dei Premi Nobel per la Pace assegnati a tre donne, Ellen Johnson­Sirleaf, Leymah Gbowee, Tawakkul Karman, tutto ciò assume ancora più importanza. Questo anniversario, se da una parte vuole festeggiare i progressi compiuti nell'ultimo anno, dall'altra intende sottolineare le sfide che permangono, nonché le aspettative di milioni di donne e ragazze, spesso costrette ad affrontare le conseguenze più dure durante i conflitti e nel periodo successivo, come stupri, gravidanze, aborti forzati, minacce, violenze, ecc. Sono molte le lacune che ancora oggi permangono a livello di partecipazione nei processi di peacebuilding, nei quali solo il 10% delle donne ha accesso. Tale esclusione porta ad una incapacità di affrontare in maniera adeguata le preoccupazioni femminili, come la violenza sessuale, i diritti delle donne e le responsabilità post­conflitto. Tuttavia si può parlare anche di progresso: nelle Filippine le donne rappresentano il 50% dei componenti delle delegazioni di mediazione; nel processo di pace per il Darfur, invece, le donne rappresentavano il 30% dei delegati. Sono piccoli segnali che qualcosa può e deve cambiare!
UN Women 18 / 30
Vent'anni di cambiamenti ambientali, da Rio a Rio + 20
United Nations 2 novembre 2011 "E' necessaria un'azione urgente per frenare l'esaurimento delle risorse e salvaguardare l'ambiente, sempre più minacciato dalle attività umane" è quanto sostiene il Rapporto presentato ieri alle Nazioni Unite, Keeping Track of our Changing Environment: from Rio to Rio + 20, che raccoglie dati statistici sulla popolazione, sui cambiamenti climatici, sulla sicurezza energetica ed alimentare. Secondo Achim Steiner, Direttore Esecutivo dell'UNEP, il Programma Ambientale delle Nazioni Unite, il Rapporto è un monito ai leader mondiali per le aree che hanno bisogno di una particolare attenzione a causa del rapido accumulo di gas serra, dell'erosione delle biodiversità o dell'uso scriteriato delle risorse umane, che dal 1992 al 2005 è aumentato del 40%, con un ritmo molto più veloce rispetto alla crescita della popolazione. Altri importanti temi messi in evidenza dal Rapporto sono la deforestazione che in Africa, America Latina e Caraibi, a partire dal 1990, ha causato una diminuzione di 300 milioni di ettari di foreste, e lo scioglimento dei ghiacciai che, provocando l'innalzamento dei mari, minaccia il benessere di circa 1/6 della popolazione mondiale. Il Rapporto evidenzia anche le aree in cui sono stati compiuti dei progressi e sottolinea che "quando il Mondo decide di agire si può modificare la traiettoria di tendenze pericolose che minacciano il benessere umano". Questo studio sottolinea inoltre come molte questioni emergenti nel 1992 durante il Summit di Rio de Janeiro, fanno ora parte delle decisioni politiche di molti Paesi, come ad esempio l'attuazione di pratiche di riciclaggio, la commercializzazione delle energie rinnovabili, l'aumento delle vendite di prodotti biologici, ecc. Molto importante è stato inoltre il sostegno allo sviluppo della green economy. Achim Steiner sostiene che la prossima Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile Rio + 20, che si terrà a giugno, potrebbe aiutare ad affrontare gli effetti negativi menzionati nel Rapporto. Due saranno i temi centrali del Summit: green economy nel contesto dello sviluppo sostenibile ed eliminazione della povertà.
Mortalità materna, conseguenza della diseguaglianza di genere
4 novembre 2011 Ogni minuto una donna al mondo muore per problemi legati alla gravidanza o al parto, a causa della negligenza e della sanità inadeguata. La vita di queste donne poteva essere salvata. Nonostante la mortalità materna sia diminuita di 1/3 rispetto al 1990, sono necessari ulteriori progressi. Durante la riunione del Consiglio per i Diritti Umani avvenuta lo scorso settembre, Navi Pilly, l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, ha affermato che "la mortalità materna è una conseguenza della diseguaglianza di genere, della discriminazione, nonché del fallimento dei diritti umani delle donne perpetrato dalle leggi, politiche, norme sociali e pratiche dannose". Il 5° Obiettivo di Sviluppo del Millennio mira a Migliorare la Salute Materna ­ Diminuire di 3/4, tra il 1990 e il 2015, il tasso di mortalità materna. Sono importanti i miglioramenti avuti in questo campo, ma come ricorda l'Organizzazione Mondiale della Sanità sono circa 358.000 le donne che ancora muoiono ogni anno a causa del parto o della gravidanza e la maggior parte di queste muore perché non ha accesso a cure d'emergenza. Nell'Africa Sub Sahariana il rischio di morire durante o dopo una gravidanza è 1 su 31, a differenza del mondo sviluppato dove tale rapporto è di 1 su 4300. I Paesi più pericolosi per le madri sono la Sierra Leone, l'Afghanistan e il Niger. In questa ottica si rendono indispensabili interventi atti a rafforzare i sistemi sanitari,
strategie volte a migliorare le politiche sanitarie, investimenti sulla salute materna e neonatale e il riconoscimento dell'impatto che la salute femminile ha sul benessere della società e sullo sviluppo socio­economico di un Paese. E' inoltre fondamentale diffondere tra le donne la conoscenza dei loro diritti umani nonché una maggiore istruzione. E' ormai risaputo come donne più istruite abbiano minori probabilità di contrarre l'HIV/AIDS e altre infezioni pericolose per la loro salute e quella del nascituro.
Iran, cresce la preoccupazione per i diritti umani
ritenga che un altro Stato non applichi le disposizioni del Patto, o attraverso le comunicazioni individuali da parte di soggetti vittime di violazioni di uno dei diritti elencati nel Patto.
Il Comitato per i Diritti Umani, l'Organismo che ha il compito di osservare l'implementazione da parte degli Stati Membri del Patto Internazionale delle Nazioni Unite sui Diritti Civili e Politici, ratificato dall'Iran nel 1976, alcuni giorni fa ha espresso grande preoccupazione per la mancata tutela delle minoranze religiose ed etniche in questo Paese, nonché per le numerose esecuzioni che avvengono continuamente.
Christine Chanet, membro del Comitato, ha dichiarato che la delegazione iraniana non è riuscita ad impegnarsi come avrebbe dovuto. "Alcune domande imbarazzavano i delegati iraniani i quali non hanno risposto quando ho Il Comitato accusa le continue discriminazioni, sollevato la questione della pena di morte o i numerosi arresti di minoranze etniche e della lapidazione", ha detto. religiose e di omosessuali, e il frequente ricorso alla pena di morte inflitta ai minori, Alcune settimane fa il Relatore Speciale sulla esprimendo rammarico per la vasta gamma di situazione dei diritti umani in Iran, Ahmed Shaheed, aveva espresso preoccupazione reati per i quali viene commisurata. soprattutto per le presunte violazioni nel Questo Organo è composto da un gruppo di 18 sistema giudiziario, citando pratiche come la esperti indipendenti che ha lo scopo di tortura, trattamenti crudeli e degradanti contro monitorare l'attuazione del Patto mediante il detenuti, nonché arresti e perseguimenti di sistema dei rapporti periodici presentati dagli almeno 42 avvocati per il loro tentativo di Stati circa l'attività svolta, tramite le fornire assistenza legale. comunicazioni interstatali, qualora uno Stato
ILO, profonda recessione dell'occupazione
UN Women prossimi 2 anni per ritornare a quei livelli. Secondo il Rapporto quindi non sarà facile uscire dalla Grande Recessione, a meno che le diseguaglianze sociali verranno affrontate mediante l'attuazione di politiche concrete. Il Rapporto presenta due possibili scenari per i prossimi 5 anni: ­ un'economia mondiale che rimarrà instabile, minando quindi le prospettive di lavoro; ­ una strategia che ridurrà le diseguaglianze sociali, sosterrà l'occupazione e sosterrà la crescita economica. La seconda strategia, più auspicabile, presenta tuttavia degli ostacoli di attuazione a causa dell'ostilità di alcuni gruppi che desistono dal cambiamento, perché rischiano di perdere i vantaggi ottenuti dalla crisi. Il Rapporto vuole mostrare che, nonostante ciò, il cambiamento può essere raggiunto.
E' stato pubblicato nei giorni scorsi dall'International Institute for Labour Studies, istituto di ricerca dell'OIL, il World of Work Report 2011: Making Markets Work for Jobs. "I prossimi mesi saranno cruciali per evitare un ulteriore peggioramento della situazione lavorativa ed una nuova tensione sociale. L'economia mondiale, che si stava risollevando dopo la crisi, è entrata in una nuova fase di ristagno economico". Cresce la disoccupazione giovanile, le diseguaglianze nei redditi e le altre ingiustizie sociali. Tutti questi fattori contribuiscono al rischio di conflitti sociali che si sono manifestati nella Regione Araba, in alcuni Paesi asiatici e nella zona euro.
L'economia stagnante ha cominciato ad avere un effetto drammatico sui mercati del lavoro e, nelle economie avanzate, ci vorranno ben 5 anni per riportare l'occupazione ai livelli precedenti la crisi. Dovranno però essere creati 80 milioni di posti di lavoro nei 22 / 30
Convenzione ONU sui Diritti del Bambino
La Convenzione sui Diritti del Bambino si caratterizza non solo per la sua specificità, ma anche per il valore vincolante delle sue norme tra gli Stati che l'hanno ratificata o vi hanno aderito e che attualmente si identificano con tutti gli Stati del mondo ad eccezione di Stati Uniti e Somalia. L'elaborazione del progetto di Convenzione è iniziata nel 1978 da parte di un gruppo di lavoro “ad hoc” nell'ambito della, allora, Commissione per i Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite, e si è conclusa nel dicembre del 1988.
il diritto all'istruzione (art. 28); quello al riposo e allo svago (art. 31). Importante è inoltre l'art. 32 della Convenzione concernente il divieto dello sfruttamento del minore: detto articolo prevede anche che gli Stati riconoscano il diritto del fanciullo ad essere protetto contro lo sfruttamento economico e vieta qualsiasi tipo di lavoro rischioso o che interferisca con la sua educazione o che sia nocivo per la salute o per il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale. Inoltre essi devono prendere misure di natura legislativa, amministrativa, sociale ed educativa, finalizzate allo scopo suddetto.
Altrettanto importanti sono: il divieto di sfruttamento sessuale (art. 34), di vendita e di tratta dei bambini (art. 35), il divieto esteso verso ogni forma di sfruttamento (art. 36); l'obbligo per gli Stati parti di adottare ogni adeguato provvedimento per agevolare il recupero fisico e psicologico e il reinserimento In questa Convenzione colpisce la definizione sociale di ogni fanciullo vittima di ogni forma di di “bambino” che nell'art. 1 è individuato come negligenza, di sfruttamento o di maltrattamenti tale “fino al 18° anno di età a meno che, (art 39). secondo le leggi del suo Stato, non abbia raggiunto prima la maggiore età”; questa Proseguendosi nella disamina degli articoli definizione aveva suggerito di sostituire il della Convenzione, deve rilevarsi che gli articoli termine di “minore” a quello di “bambino”; 43 ss. prevedono l'istituzione e il proposta che non aveva avuto seguito. funzionamento di un organo di controllo, il Comitato per i Diritti del Bambino, il quale Quanto ai diritti assicurati dalla Convenzione, deve sovrintendere all'applicazione della si ricordano: il diritto alla vita, alla Convenzione, ed al quale gli Stati devono sopravvivenza e allo sviluppo (art. 6); il diritto indirizzare periodici rapporti. a non essere discriminato (art. 2); il diritto al nome e alla nazionalità (art. 7); il diritto di Alla suddetta Convenzione sono stati allegati godere delle cure dei genitori (art. 9); il diritto due Protocolli Opzionali adottati dei bambini ad essere ascoltati in tutti i dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il processi decisionali che li riguarda (art. 12); il 25 maggio del 2000, che sono entrati in vigore diritto alla salute, nel cui ambito è stato rispettivamente il 18/1/2002 e il 12/2/2002, affermato il divieto di pratiche in qualsiasi concernenti: 1) la vendita dei minori, modo lesive della salute (art. 24); il diritto alla prostituzione infantile e pornografia infantile; sicurezza sociale (art. 26); il diritto ad un 2) il coinvolgimento di minori in conflitti livello di vita adeguato (art. 27); armati. Il testo, composto da 54 articoli, è stato approvato dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 ed è entrato in vigore nel dicembre dello stesso anno. 23 / 30
Il contenuto della Convenzione non è perfetto, esistono altri atti internazionali, a livello regionale, che forse prevedono uno “standard” giuridico più favorevole al minore. Al riguardo, da un lato, si può rilevare che il testo della Convenzione in parola rappresenta il frutto di concessioni reciproche tra gli Stati, e pertanto può non essere risultato del tutto soddisfacente sotto il profilo dei contenuti; dall'altro che la stessa Convenzione contiene all'art. 41 una clausola di salvaguardia,
in base alla quale il superiore interesse del minore, al presente o nel futuro, prevale sul contenuto della Convenzione. Questo consente a qualunque Stato, compresa l'Italia, di produrre norme che siano più favorevoli al minore. Tratto da Lezioni di Diritto Internazionale, M.R. Saulle.
25 novembre 2011 La Giornata Internazionale contro la Violenza di Genere e i 16 giorni di attivismo che cominciano il 25 novembre e terminano il 10 dicembre, in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti Umani, sono commemorati ogni anno in tutto il mondo per aumentare la consapevolezza su questa orrenda violazione dei diritti umani. "La violenza contro le donne e le bambine assume diverse forme, come lo stupro, la violenza domestica, le molestie sul lavoro, gli abusi a scuola, le mutilazioni genitali femminili, la violenza sessuale durante i conflitti armati, quasi sempre inflitte da uomini" ha detto in questi giorni il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki­moon. La Direttrice Esecutiva di UN Women, Michelle Bachelet, ha delineato un'agenda globale volta a porre fine alla violenza contro le donne, che si basa sui tre pilastri fondamentali di prevenzione, protezione e prestazione di servizi. I punti principali incoraggiano a: essenziali come l'accoglienza per vittime di violenza e per i loro figli, la consulenza ed il supporto psico­sociale; ­ Assicurare servizi di prima linea da parte di polizia, avvocati, giudici, assistenti sociali e personale sanitario per le donne che hanno subito violenza; ­ Fornire adeguate risorse per l'attuazione delle leggi e delle politiche esistenti; ­ Raccogliere, analizzare e diffondere i dati nazionali sulle cause e conseguenze della violenza di genere e sulle lacune nell'implementazione delle politiche nazionali; Investire sulla parità di genere e l'empowerment femminile puntando sull'istruzione delle ragazze, sullo studio di connessioni tra HIV/AIDS e violenza di genere nonché sull'aumento della partecipazione politica ed economica femminile. ­ La parità di genere e la fine della violenza contro le donne devono essere poste al centro del raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio; ­ Favorire l'empowerment economico delle donne garantendo loro i diritti di proprietà e di possedere ed ereditare la terra, un salario uguale agli uomini, un lavoro dignitoso. Le diseguaglianze economiche e lavorative delle donne sono una delle cause della violenza, dello sfruttamento e dell'abuso; ­ Sensibilizzare l'opinione pubblica e la mobilitazione sociale per fermare la violenza contro donne e ragazze e far sì che rompano il silenzio e chiedano giustizia; ­ Coinvolgere i mass media nel sensibilizzare l'opinione pubblica; ­ Lavorare con i giovani e puntare su un cambio di mentalità; ­ Mobilitare uomini e ragazzi di tutte le età e ceti sociali nel prendere una posizione contro la violenza di genere, promuovendo solidarietà ed eguaglianza.
­ Ratificare i trattati internazionali e regionali che proteggono i diritti di donne e bambine e assicurare che le leggi nazionali e i servizi soddisfino gli standard internazionali sui diritti umani; ­ Adottare e far rispettare le leggi per porre fine alle impunità e portare i responsabili difronte la giustizia; ­ Elaborare piani d'azione nazionali e locali per porre fine alla violenza di genere, mediante il coordinamento del Governo, delle donne, delle organizzazioni della società civile, del settore privato e dei mass media; ­ Rendere giustizia a donne e ragazze fornendo loro servizi legali gratuiti; ­ Porre fine alle impunità nei confronti degli autori di violenze durante i conflitti armati; ­ Garantire l'accesso universale ai servizi 25 / 30
1 Dicembre ­ Giornata Mondiale Contro l'HIV/AIDS
Qui la probabilità per le bambine e le giovani, in tutto il Mondo le più esposte al rischio di Sono oltre 33 milioni le persone al Mondo contagio, di contrarre il virus è superiore che in affette da HIV/AIDS e le donne ne altre regioni del globo. Più di due terzi dei rappresentano circa il 60%. giovani sieropositivi sono donne" sostiene il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia e Le diseguaglianze di genere e le violazioni dei l'Adolescenza. diritti umani rendono donne e ragazze particolarmente vulnerabili al virus, mentre la Il 6° Obiettivo di Sviluppo del Millennio mira ad violenza sessuale aumenta il rischio di arrestare, entro il 2015, la diffusione trasmissione. Spesso donne e ragazze hanno dell'HIV/AIDS. A tal fine si rende necessario un minori informazioni sull'HIV e poche risorse maggior numero di risorse, strategie e volte ad adottare misure preventive. programmi. L'accesso ai medicinali è migliorato negli ultimi anni, basti pensare che nel 2009 nei Le donne sieropositive subiscono PVS circa 5,2 milioni di persone affette da HIV quotidianamente discriminazioni e violenze, hanno avuto accesso al trattamento antivirale, sia nelle loro case, da partner e familiari, sia tuttavia, secondo i dati dell'Organizzazione sul posto di lavoro, nelle scuole come nelle Mondiale della Sanità, quasi 10 milioni di strutture sanitarie e tutte queste forme di persone non hanno accesso alle cure di cui esclusione hanno un impatto negativo sulla necessitano. possibilità di accesso ai servizi di cura e trattamento. Da quest'anno, fino al 2015, le Giornate Mondiali Contro l'HIV/AIDS avranno come Secondo l'UNICEF sono oltre 2 milioni i tema Getting to zero: zero new HIV infections, bambini al di sotto dei 15 anni e 5 milioni i zero discrimination, zero AIDS related deaths, giovani tra i 15 e 24 anni sieropositivi. Obiettivo zero: zero nuove infezioni da HIV, "L'Africa meridionale, dove vive oltre l'80% zero discriminazioni, zero decessi legati dei giovani infetti, continua ad essere il all'AIDS. principale focolare dell'epidemia. 26 / 30
10 Dicembre ­ Human Rights Day
Hanno ricordato ai Governi e alle Istituzioni Internazionali che l'assistenza sanitaria, l'istruzione, l'alloggio, l'accesso alla giustizia, non sono per i pochi che riescono a comprarli, ma si tratta di diritti garantiti a tutti, ovunque e senza alcuna discriminazione. In Medio Oriente e Nord Africa, ricorda l'Alto Commissario, migliaia di persone hanno pagato con la propria vita: donne, uomini e bambini sono stati feriti, torturati, detenuti, minacciati, perché non erano più disposti ad accettare ingiustizie. Il messaggio di questo inaspettato risveglio globale, continua Navi Pillay, si è diffuso "grazie all'impulso dinamico ed irrefrenabile dei Social Media". Oggi, come nel passato, la finanza e la politica decidono quali proteste e repressioni trasmettere in televisione o pubblicare sui quotidiani, ma grazie a Twitter, Facebook, YouTube, i Governi non hanno più la possibilità di monopolizzare la diffusione delle informazioni. Nella Giornata Mondiale per i Diritti Umani un ringraziamento speciale va a tutti coloro che danno il loro piccolo grande contributo nel raccontare quanto accade nel mondo, spesso dimenticato, nascosto, lasciato ai margini dai grandi mezzi di comunicazione. Grazie!
United Nations 10 dicembre 2011 "Il 2011 è stato un anno straordinario per i diritti umani". Così ha esordito Navi Pillay, l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, all'apertura dei lavori per lo Human Rights Day. A Tunisi, al Cairo, a Bengasi, a Dara'a, ma anche a Madrid, a New York, a Londra, a Santiago, milioni di persone di ogni ceto sociale si sono mobilitate a favore della dignità umana! Hanno rispolverato la premessa della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il documento più tradotto al mondo (382 lingue), chiedendo "libertà dalla paura e libertà dal bisogno".
La femminilizzazione delle migrazioni nell'Unione Europea
A causa della cosiddetta “femminilizzazione” delle migrazioni nell’Unione Europea, l’attenzione politica in questi anni si è rivolta anzitutto alle donne migranti, enfatizzando due aspetti negativi: lo sfruttamento lavorativo e il crescente fenomeno della tratta femminile. Entrando a far parte delle ondate di lavoratori migranti, le donne che si spostano da sole diventano la principale fonte di reddito delle loro famiglie. La percentuale delle donne che emigra per lavorare, piuttosto che per motivi familiari, è cresciuta con il passare del tempo; la maggioranza di loro si sposta volontariamente, anche se alcune sono costrette ad emigrare per fuggire da conflitti, persecuzioni, degrado ambientale, disastri naturali o altre situazioni che incidono sulla loro sicurezza, sui loro mezzi di sussistenza o sul loro habitat. Donne e ragazze rifugiate o profughe sono particolarmente vulnerabili quando si trovano in situazioni in cui la loro sicurezza non è garantita o in cui possono essere soggette a violenza sessuale o sfruttamento.
Provengono da tutto il mondo, ma principalmente dai Paesi dell’Europa dell’est. La Turchia e i Balcani sono diventati i mercati più grandi per la tratta delle donne provenienti dagli stati dell’ex Unione Sovietica. La tratta al fine di sfruttamento della prostituzione incide per il 79% sull’intero fenomeno del traffico di esseri umani e coinvolge ragazze sempre più giovani. In Italia è particolarmente diffuso tale problema e ciò è attribuibile alla posizione geografica del nostro Paese. In questo contesto assume particolare importanza la ratifica da parte del Governo Italiano alla Convenzione di Varsavia del Consiglio d’Europa contro la Tratta degli Esseri Umani, avvenuta nel giugno 2010. La Convenzione non riguarda unicamente la tratta a fini di sfruttamento sessuale, ma anche il lavoro forzato e altre pratiche di traffico illecito delle persone. Il Dipartimento dell’Economia e degli Affari Sociali dell’ONU (UNDESA), che monitora il quadro delle migrazioni in tutto il mondo, sostiene che, dal 1990, il numero delle donne che emigra ha superato quello degli uomini in nove Paesi dell’area balcanica: Albania, Bosnia­ Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Kosovo, Macedonia, Montenegro, Romania e Serbia. Il rapporto dell’UNDESA mostra che le donne rappresentano il 49,6% delle statistiche dell’emigrazione mondiale, ma nei Balcani la percentuale sale al 54%. Questo fenomeno è più evidente in Macedonia e in Bulgaria, dove le donne costituiscono il 59% dei migranti.
Le tendenze migratorie in Europa sono state inoltre influenzate dalla migrazione finalizzata al matrimonio, tra cui rientrano i matrimoni combinati e il fenomeno crescente delle mogli ordinate su internet o via mail. In Russia esistono all’incirca 1.000 agenzie matrimoniali che aiutano le donne a trovare un marito straniero, alcune delle quali Generalmente, le professioni riservate agiscono come trafficanti di donne. Dato che tradizionalmente alle donne immigrate gli immigrati irregolari non hanno status afferiscono a settori dell’economia sottopagati e legale, non ci sono statistiche ufficiali circa il poco allettanti, per i quali c’è carenza di numero di coloro che vive nei Paesi dell’UE. manodopera locale. Nello specifico, queste Secondo le stime, ci sono tra le 200.000 e le donne solitamente trovano lavoro nelle pulizie, 500.000 donne vittime della tratta che come cameriere in bar e ristoranti, cameriere ai lavorano nel mercato del sesso nell’Unione Europea. 28 / 30
piani negli alberghi e badanti per i malati e gli L’esilio prolungato costituisce una seria anziani. preoccupazione, specialmente poiché molti rifugiati e sfollati vivono in condizioni disperate Secondo l’Appello Globale dell’UNHCR, nei centri collettivi. l’eredità dei conflitti degli anni Novanta continua a ripercuotersi sullo sviluppo del Purtroppo impegni finanziari inadeguati e Sud­est europeo. I profughi, il cui più grande insufficienti capacità evidenziano una numero si trova in Bosnia­Erzegovina e in mancanza di volontà politica e contribuiscono Serbia, stanno ancora aspettando soluzioni ad un’inefficienza prolungata nel campo della durature. promozione e della protezione dei diritti umani.
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