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Timestamp: 2017-04-23 21:32:34+00:00
Document Index: 7894079

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Rinnovo permesso di soggiorno, la condanna per reato in materia di prostituzione non è ostativa se non adeguatamente considerati i vincoli familiari e la lunga permanenza | Studio Legale Avv. Michele Spadaro - Il Blog
michelespadaro / 14 novembre 2015	TAR Toscana, sezione seconda, sent. n. 1500/2014 del 25/09/2014
I riferimenti contenuti nel provvedimento impugnato alla lunga permanenza in Italia del ricorrente, al suo inserimento nel tessuto economico/sociale e lavorativo e alla presenza in Italia di familiari (moglie e tre figli minori) risultano generici e, anzi, configurati come aggravanti a carico del predetto, mentre l’art. 5 comma 5 del T.U. n. 286/1998 richiama tali parametri per valorizzarli in senso positivo.
Il giudizio di prevalenza della ritenuta pericolosità sociale dello straniero (in rapporto agli elementi di cui sopra) è comunque falsato, come precedentemente rilevato, dall’erronea qualificazione delle condanne riscontrate a carico del predetto.
Il provvedimento impugnato è, in sostanza, inficiato dalla censurata violazione del citato art. 5 comma 5 che, dopo l’intervento della sentenza della Corte costituzionale n. 202/2013, prescrive all’autorità di P.S. di operare una valutazione della pericolosità sociale dello straniero richiedente il rinnovo del permesso di soggiorno sulla base di dati precisi e attuali, che tengano puntualmente conto “della natura e della effettività dei vincoli familiari dell’interessato e dell’esistenza di legami familiari e sociali con il suo Paese d’origine, nonché, per lo straniero già presente sul territorio nazionale, anche della durata del suo soggiorno nel medesimo territorio nazionale.
sul ricorso numero di registro generale 833 del 2014, proposto dal sig. Ahmed El Guerch, rappresentato e difeso dall’avv. Leonora Rossi, con domicilio eletto presso l’avv. Anna Lisi in Firenze, via delle Carra 22;
del decreto Cat. A.12/2013 – Div. P.A.S. – Imm. Nr. 221/IV Sez. emesso dalla Questura di Pisa in data 29.08.2013 e notificato al ricorrente in data 21.02.2014 con il quale veniva rigettata l’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro.
1) Con decreto del 29/8/2013 il Questore di Pisa ha respinto la domanda con cui il cittadino marocchino sig. El Guerch Ahmed ha chiesto il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato di cui era precedentemente titolare. Tale provvedimento è stato adottato sulla base della ritenuta pericolosità dello straniero, tenuto conto delle condanne e delle pendenze penali rilevate a suo carico, tali da evidenziare una condotta del tutto ingiustificata a fronte della lunga permanenza in Italia del predetto e del suo inserimento nel tessuto economico/sociale e lavorativo; non potendo assumere rilievo decisivo, in senso contrario, il tempo del soggiorno e la presenza di familiari.
2) Contro tale determinazione l’interessato ha proposto il ricorso in epigrafe deducendo:
– che il decreto del Questore è stato adottato in violazione dell’art. 5 comma 5 del T.U. n. 286/1998, che impone all’autorità di P.S. di valutare anche la natura e l’effettività dei vincoli familiari dello straniero, l’esistenza di legami familiari e sociali con il suo Paese d’origine, nonché la durata del suo soggiorno in Italia; nel caso in esame a tali elementi si è fatto riferimento in modo del tutto generico, privilegiando invece i pregiudizi penali rilevati a carico dello straniero, uno dei quali risalente nel tempo; illogicamente il lungo soggiorno in Italia e l’inserimento sociale e lavorativo del richiedente sono stati considerati elementi non a suo favore, bensì rafforzativi del giudizio di pericolosità sociale; l’inadeguata valutazione della situazione socio-familiare e lavorativa del ricorrente evidenzia anche il vizio di difetto di istruttoria che affligge il provvedimento impugnato.
3) Dall’istruttoria svolta da questo Tribunale è emerso che il decreto impugnato contiene un rilevante errore nella parte in cui, a carico del ricorrente, segnala l’esistenza di una sentenza di condanna alla reclusione ad anni 2 emessa il 12/6/2012 dal GIP presso il Tribunale di Pisa per reati in materia di stupefacenti; nonché di una notizia di reato risalente al 24/2/2010 a seguito di un arresto in flagranza del predetto per favoreggiamento della prostituzione.
In realtà la condanna del 2012 consegue alla notizia di reato del 2010 e riguarda reati in materia non di stupefacenti, bensì di prostituzione (artt. 3 e 4 della legge n. 75/1958).
Tale errore – riconosciuto dall’Amministrazione -, benché non enfatizzato nel ricorso, non può tuttavia non rilevare ai fini della decisione della causa; da un lato, infatti, nel provvedimento impugnato risulta decisivo, ai fini dell’affermazione della pericolosità sociale del ricorrente, il rilievo assegnato ai reati in materia di stupefacenti attribuiti al predetto (per i quali, però, egli è stato condannato nel 2007 e non nel 2012); dall’altro, l’errore che inficia il decreto del Questore è indice dell’illogicità denunciata dal ricorrente, visto che tra l’altro il provvedimento finale è stato preceduto da un preavviso di rigetto che correttamente riferiva la condanna del 2012 a reati in materia di prostituzione (e a tale tipo di reato, a sua volta, facevano riferimento le osservazioni successivamente formulate dallo straniero, che evidenziavano altresì la pendenza di un appello contro la decisione di primo grado).
In tale quadro il ricorso merita accoglimento, tenuto conto che:
– i riferimenti contenuti nel provvedimento impugnato alla lunga permanenza in Italia del ricorrente, al suo inserimento nel tessuto economico/sociale e lavorativo e alla presenza in Italia di familiari (moglie e tre figli minori) risultano generici e, anzi, configurati come aggravanti a carico del predetto, mentre l’art. 5 comma 5 del T.U. n. 286/1998 richiama tali parametri per valorizzarli in senso positivo;
– il giudizio di prevalenza della ritenuta pericolosità sociale dello straniero (in rapporto agli elementi di cui sopra) è comunque falsato, come precedentemente rilevato, dall’erronea qualificazione delle condanne riscontrate a carico del predetto;
– il provvedimento impugnato è, in sostanza, inficiato dalla censurata violazione del citato art. 5 comma 5 che, dopo l’intervento della sentenza della Corte costituzionale n. 202/2013, prescrive all’autorità di P.S. di operare una valutazione della pericolosità sociale dello straniero richiedente il rinnovo del permesso di soggiorno sulla base di dati precisi e attuali, che tengano puntualmente conto “della natura e della effettività dei vincoli familiari dell’interessato e dell’esistenza di legami familiari e sociali con il suo Paese d’origine, nonché, per lo straniero già presente sul territorio nazionale, anche della durata del suo soggiorno nel medesimo territorio nazionale“.
4) Il provvedimento impugnato va perciò annullato, fatti salvi gli ulteriori provvedimenti della Questura di Pisa, a cui resta affidato il potere di decidere circa l’accoglimento o meno della domanda di rinnovo del permesso di soggiorno presentata dal ricorrente alla luce delle considerazioni e delle indicazioni di cui sopra.
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