Source: https://it.scribd.com/document/254853259/Brevi-Cenni-Di-Riflessione-Sull-Energia
Timestamp: 2019-11-11 22:10:24+00:00
Document Index: 44916184

Matched Legal Cases: ['art. 43', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 60', 'art. 117', 'sentenza ']

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LR 5.2011
LR 21-98 (Provvidenze ti Regionali)+Procedimento
11. Statuto Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia_finanze - Demanio e Patrimonio Della Regione
Corte Costituzionale n 30 2012
Programma Lega Nord 2013
Documento, 16 Luglio 2012
Cenni sull’ordinamento della Repubblica
Tigor: rivista di scienze della comunicazione - A. III (2011) n.
1 (gennaio-giugno)
issn 2035-584x
Brevi cenni di riflessione sul tema
del diritto dellenergia, sulle sue fonti comunitarie
e sulle recenti riforme legislative
Federica Foschini
Il tema dellenergia al centro di un crescente interesse, sia internazionale sia nazionale. Tuttavia, proprio
la crescita esponenziale della domanda di energia e il
forte interesse pubblico che da sempre le ruota intorno
che fa s che il diritto riesca solamente con difficolt a
seguirne levoluzione. Si cercher qui di fornirne un
breve quadro normativo e di analizzare le principali
problematiche relative al tema.
Diritto dellenergia;
Energia elettrica e gas naturale;
Fonti rinnovabili; Disciplina normativa;
Autorit indipendenti.
alcuni fenomeni, oggi ricompresi nella sfera
dellenergia, come ad esempio lo sfruttamento dei corsi dacqua e del vento per la produzione di energia elettrica con i mulini erano
gi oggetto di diritto speciale, senza per che
si potesse ricondurre il fenomeno ad un comune denominatore in qualche modo legato
al concetto di energia. Sempre nell800 nasce
la corrente elettrica, la cui notevole importanza viene ben presto riconosciuta dal legislatore, che la considera come bene mobile
gi nel codice penale del 19301. Il petrolio invece appare molto pi tardi (XXI secolo) ma
segue un incredibile sviluppo, sorpassando
gi dopo la seconda guerra mondiale il carbone come fonte energetica di maggior utilizzo.
La crescita esponenziale della domanda
di energia e il forte interesse pubblico2 che le
egli ultimi decenni il tema dellenergia si
imposto con sempre pi decisione soprattutto a livello internazionale quale elemento
fondamentale per equilibri politici, economici
e sociali. Allinterno dellordinamento italiano,
le novit rilevanti del settore negli ultimi dieci anni sono state sia di tipo sostanziale, sia di
tipo organizzativo (si pensi alla creazione della
AEEG Autorit dellenergia elettrica e del gas
e alla riforma costituzionale n. 3/2001).
Occorre notare preliminarmente come
il termine energia, ancorch univoco nella
sua accezione generale, comprenda in realt
fenomeni e situazioni eterogenee, difficilmente riconducibili ad un unico concetto o
ad ununica realt: si tenga presente infatti
che fino a qualche secolo fa lunica fonte di
energia disponibile era quella della combustione della legna (oltre naturalmente a quella muscolare animale o umana) ed solo dalla
seconda met dell800 in poi che inizia a farsi
strada lutilizzo del carbone fossile, soprattutto per la produzione del vapore utilizzato nella locomozione meccanica. Allepoca il diritto
trattava tali fonti alla stregua di ogni altro
bene dotato di un valore economico anche se
Brevi cenni di riflessione
1 La prima volta che lenergia elettrica viene definita come merce in una decisione della Corte di
Giustizia Europea nel 1964. Si v. Corte di Giustizia della
Comunit Europea, sent. 15 luglio 1964, F. Costa c. Enel,
in Racc., 1964, p. 1127.
2 La necessit di una rete unica, la sempre maggiore domanda e linteresse pubblico, anche ad evitare diseguaglianze sui prezzi, sono i fattori che hanno giustificato,
nel secondo dopoguerra, la nascita di un regime di mo-
Tigor: rivista di scienze della comunicazione - A. III (2011) n.1 (gennaio-giugno)
ruota intorno, fino al punto da condurre alla
nascita di veri e propri monopoli3 che sono in
parte ancora presenti4, fa s che il diritto riesca
solamente con difficolt a seguirne levoluzione nelle emergenti necessit regolative5.
nopolio conseguente alla nazionalizzazione delle imprese elettriche italiane, come avvenuto per molti altri
servizi di rilevanza pubblica come il trasporto aereo o la
telecomunicazione, sul presupposto che sarebbe sicuramente poco conveniente economicamente la presenza
di una pluralit di reti in concorrenza tra loro.
3 anche a causa della crisi economica dei due dopo guerra, oltre che per il crescente interesse economico rivestito dalla materia, che si ha una successiva concentrazione
della propriet di alcune importanti aziende di produzione elettrica sotto il controllo diretto o indiretto dello
Stato, che porter nel secondo dopo guerra al progressivo
formarsi del monopolio che vedr assumere allo Stato il
ruolo di monopolista unico negli anni 60, in concomitanza della necessit di realizzare una rete unica.
4 Si pensi inoltre alle cosiddette tariffe elettriche presenti dopo la prima guerra mondiale e listituzione del
Comitato Corporativo Centrale nel 1939. Si pensi anche
al T.U. del 1933 inteso a disciplinare le sempre maggiori tensioni sociali presenti tra latifondisti e produttori
5 In questa sede non verr trattata per motivi di sintesi laltra fondamentale fonte energetica costituita
dal gas naturale. Normalmente si trova insieme al petrolio e per consentirne luso viene normalmente trasformato in GNL (gas naturale liquefatto). negli anni
40 che il gas acquisisce sempre maggiore importanza
da un punto di vista economico fino a esser definito
energia nazionale durante il regime fascista. Sempre
in quel periodo viene costituito lEnte Nazionale
Metano e questultimo, insieme a Agip, Regie Terme
di Salsomaggiore e Societ Anonima Utilizzazione
e Ricerca Gas Idrocarburati costituiscono la Snam
(Societ Nazionale Metanodotti) per la costruzione e
lesercizio dei metanodotti e la distribuzione e vendita del gas. Anche lo sviluppo del gas vertiginoso e la
rete di metanodotti che nel 1948 era circa di circa 257
chilometri raggiunge nel 1952 i 2000 chilometri, per
giungere negli anni 80 agli attuali 15.000 km. Sempre
negli anni 80 verr poi realizzato il primo gasdotto
trans-mediterraneo collegante lItalia e lAlgeria. La
crescente diffusione naturalmente contribuisce allaumento anche dellinteresse normativo per la materia.
Gi la legge mineraria del 1927 (R.d. 29 luglio 1927 n.
1443) pone i combustibili solidi liquidi e gassosi quali
il carbone, il petrolio e il gas naturale fra le sostanze ed
energie che necessitano della concessione dello Stato
per la loro ricerca e coltivazione. I giacimenti minerari venivano visti come patrimonio indisponibile dello
Stato e il monopolio dellENI verr interrotto solo con
il processo di liberalizzazione dovuta dalla Legge n. 9
del 1991, con la quale si attua, dopo quasi quarantanni,
Nel dopoguerra la produzione di energia
elettrica per lo pi destinata alle industrie e
disponibile solo per pochissime abitazioni,
mancando ancora una rete di distribuzione
unica ed essendo la produzione localizzata
per l80% nel nord della penisola. proprio in
questo momento che lo Stato si fa promotore
dello sviluppo della produzione termoelettrica, attraverso il piano Marshall, scatenando la
querelle su quale dovesse essere il regime giuridico applicabile. Linteresse sempre crescente
per questo settore, sia da parte dello Stato sia
a livello internazionale si evince anche dalla
menzione, allart. 43 della Costituzione, delle
fonti di energia tra i casi in cui a fini di utilit generale la legge pu riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e
salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a
comunit di lavoratori o di utenti determinate
imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di
carattere di preminente interesse generale6
(cosiddetto esproprio per pubblica utilit).
Daltronde non si dimentichi come il primo
tentativo di coordinamento a livello europeo,
ovvero il Trattato che istituisce la Comunit
europea del carbone e dellacciaio (CECA) nel
1952, abbia ad oggetto, insieme allacciaio, proprio una fonte energetica come il carbone. Risulta evidente pertanto linteresse, economico
una prima parziale liberalizzazione sullaccesso al sistema di trasporto, soprattutto sulla spinta dei principi comunitari della libera circolazione e in parte anche
a causa della cosiddetta crisi del petrolio. LENI viene
fondato con la L. 10 febbraio 1953 n. 136 cui gli viene
attribuita lesclusiva di ricerca e coltivazione di idrocarburi nella Valle Padana. Pertanto lENI in sostanza
veniva ad essere lunico soggetto ad agire nel settore
con una sua specifica normativa di riferimento, diversa da quella applicabile agli altri, almeno fino al 1996
con lentrata in vigore del d.lgs 25 novembre 1996 n.
625. Si tenga presente infine che la Legge mineraria
ancora tuttoggi in vigore e ha come campo di applicazione, ex art. 1 della stessa la ricerca e la coltivazione di sostanze minerali e delle energie del sottosuolo,
industrialmente utilizzabili, sotto qualsiasi forma o
conduzione fisica. Nata come legge di riordino delle
varie legislazioni minerarie gi presenti, in realt non
le abrog tutte, lasciando in vigore alcuni regimi particolari tra cui ad esempio le cave di marmo.
6 Articolo 43 della Costituzione.
e politico, che le fonti energetiche da sempre
attraggono. Sar poi nel 1957 che, con i noti
Trattati di Roma, verr istituita, oltre che la comunit economica europea (CEE), la Comunit
europea dellenergia atomica (Euratom)7. Tuttavia anche se apparentemente il Trattato CEE
non disciplinava in maniera esplicita il settore
energetico8, sar, a partire dagli anni Ottanta,
proprio la Comunit Europa ad avere un notevole influsso nel settore, emanando direttive
aventi come obiettivo la liberalizzazione del
mercato, oltre che naturalmente larmonizzazione delle discipline normative allinterno
degli Stati membri. Sar poi lAtto Unico Europeo, firmato a Lussemburgo il 17 febbraio 1986
a prevedere un vero e proprio mercato interno
dellenergia da attuare rimuovendo le barriere
nazionali, anche se poi bisogner attendere
fino al Trattato di Maastricht per vedere attribuita formalmente agli organi della UE una
specifica competenza in materia di energia
allinterno dei compiti istituzionali spettanti
alla UE9. Naturalmente proprio lintervento
della UE10 a mettere in luce la necessit di intervenire sulla presenza, non pi accettabile,
dei monopoli, dal momento che, una volta
accertata limportanza economica delle energie sia le imprese, per la produzione di beni
7 Il tema della produzione elettrica mediante scissione
dellatomo (nucleare) oggi al centro di un vivido dibattito politico, sul quale si deve soprassedere in questi
brevi cenni di riflessione ma che sarebbe di notevole interesse poter affrontare.
8 Vi comunque da notare che limportanza del settore
energetico rende evidente che, seppur non menzionate espressamente dal Trattato CEE, le energie investono
trasversalmente tutti i settori economici, essendo per
cos dire prodomiche a tutti gli altri settori.
9 Si veda a tal proposito lart. G., B. par. 3 TUE.
10 Si tenga presente che lItalia, per tramite dellUE,
fa parte anche di altre intese e accordi internazionali
in materia di energia, come tra gli altri il SEE (Spazio
Economico Europeo), la Carta Europea dellEnergia
(1991) e il Trattato sulla Carta dellEnergia (1994). La
Carta Europea dellEnergia mira sostanzialmente a garantire lapprovvigionamento dellenergia per lUE mediante accordi bilaterali tra i paesi produttori e i paesi
consumatori e ha come principi fondanti che ciascuno
Stato abbia sovranit esclusiva in materia di risorse
energetiche, che nessuno Stato venga discriminato, la
formazione di un mercato libero e competitivo e il minor impatto possibile sullambiente.
e servizi, sia i cittadini nelluso diretto di essa
in qualunque parte della Comunit devono
quindi poter contare su sufficienti quantitativi
di energia, al minor prezzo possibile ed a pari
opportunit di accesso11.
Al contrario in Italia nel 1962 si era assistito addirittura alla nazionalizzazione della
produzione dellenergia elettrica, del suo trasporto e della sua distribuzione con la creazione dellEnte Nazionale per lEnergia Elettrica
(ENEL) come ente pubblico economico, assistendo anche allesproprio da parte dello Stato
per pubblica utilit delle aziende del settore.
Come gi notato, molto si deve in questo settore alla Comunit Europea, che dopo un lungo
periodo approda alla Risoluzione del 9 giugno
1980 con il quale vengono precisati gli obiettivi fissati per gli anni novanta: primo segno di
svolta di una sempre crescente volont da parte
anche degli organi comunitari di voler tracciare
una politica, e di conseguenza una normativa,
sempre pi organica e determinata12. La Risoluzione pi importante in tal senso quella del 16
settembre 1986 che, memore dellaumento dei
prezzi del petrolio, pone tra gli obiettivi la riduzione dei rischi di fluttuazione ma soprattutto
pone per la primissima volta come obiettivo
quello dello sviluppo e diffusione delle energie
rinnovabili. In Italia il recepimento delle direttive comunitarie inizia con la legge 24 aprile 199813
11 M. Grippo, F. Manca, Manuale breve di diritto dellenergia, Padova, 2008, p. 45.
12 Le direttive comunitarie nel settore dellenergia sono
diventate sempre pi frequenti e sempre pi vincolanti. Si veda Direttiva 90/377/CEE del Consiglio 29 giugno
1990 in materia di trasparenza dei prezzi del consumatore finale industriale di elettricit e gas al fine di incentivare una pi equa determinazione dei prezzi, alla
Direttiva 90/547/CEE del Consiglio 29 ottobre 1990 in
relazione al transito dellenergia elettrica sulle grandi
reti alta tensione al fine di ridurre i costi dellenergia elettrica, assicurare lapprovvigionamento e la compatibilit
della produzione dellenergia elettrica con lambiente,
la Direttiva 91/296/CEE del Consiglio 31 maggio 1991
sul transito di gas naturale sulle grandi reti, Direttiva
94/49/CEE della Commissione dell11 novembre 1994
sullaggiornamento degli enti della precedente direttiva.
13 Prima di questa erano gi intervenute la L. n. 9 del 9
gennaio 1991, Norme per lattuazione del nuovo Piano
energetico nazionale: aspetti istituzionali, centrali idroelettriche ed elettrodotti, idrocarburi e geotermia, autoproduzione e disposizioni fiscali cercando di snellire le
(Disposizioni per ladempimento di obblighi
derivanti dallappartenenza dellItalia alla Comunit Europea) in cui nellarticolo 36 (Norme
per il mercato dellenergia elettrica) veniva conferita al Governo la delega per lattuazione della
Direttiva Elettricit del 9614. il decreto Bersani15
che, in base a tale delega, inizia a dare attuazione
alla Direttiva in Italia ridefinendo le competenze
dellAEEG e istituendo altri organismi ausiliari,
per la precisione S.p.A con funzioni pubbliche16,
seguito poi dal decreto Bersani in attuazione delprocedure amministrative per la realizzazione di centrali
ed elettrodotti e la L. n. 10 del 9 gennaio 1991 Norme per
lattuazione del Piano energetico nazionale in materia
di uso razionale dellenergia, di risparmio energetico e
di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia ponendo
come obiettivi luso razionale dellenergia, il contenimento dei consumi di energia nella produzione e nellutilizzo dei manufatti, lutilizzazione delle fonti rinnovabili
di energia, la riduzione dei consumi specifici di energia
nei processi produttivi, una pi rapida sostituzione degli
impianti, in particolare nei settori a pi elevata intensit
energetica anche attraverso il coordinamento tra le fasi di
ricerca applicata, di sviluppo dimostrativo e di produzione industriale. Ma soprattutto la politica di uso razionale dellenergia e di uso razionale delle materie prime
energetiche definisce un complesso di azioni organiche
dirette alla promozione del risparmio energetico, alluso
appropriato delle fonti di energia, anche convenzionali,
al miglioramento dei processi tecnologici che utilizzano
o trasformano energia, allo sviluppo delle fonti rinnovabili di energia, alla sostituzione delle materie prime
energetiche di importazione definendo come fonti rinnovabili il sole, il vento, lenergia idraulica, le risorse geotermiche, le maree, il moto ondoso e la trasformazione
dei rifiuti organici o di prodotti vegetali.
14 Si v. articolo 36 l. 24 aprile 1998.
15 Lobiettivo del decreto Bersani , in ottemperanza
alla direttiva CE, quello di liberalizzazione del mercato
dellenergia elettrica in Italia, allo scopo di migliorarne lefficienza e la qualit del servizio, assicurare lapprovvigionamento e contenere i prezzi. La norma prevede che la produzione, limportazione, lesportazione,
lacquisto e la vendita di energia elettrica sono libere,
mentre la trasmissione e il dispacciamento rimangono
riservante allo Stato e attribuite in concessione al gestore della rete di trasmissione nazionale.
16 Si pensi al GRTN (Gestore della Rete di Trasmissione
Nazionale dellElettricit), che nel 2006 ha cambiato il
proprio nome in GSE-Gestore servizi elettrici, a cui affidata lorganizzazione e la gestione economica del mercato elettrico secondo criteri di neutralit, trasparenza
e obiettivit, al fine di promuovere la concorrenza tra
produttori, al GME (Gestore del Mercato Elettrico) e all
AU (Acquirente Unico).
la Direttiva Gas. Emerge sempre pi la necessit
di contemperare le necessit della produzione di
energie con lugualmente importante valore della tutela dellambiente, soprattutto in relazione
alla riduzione dei gas nocivi produttivi di anidride carbonica e responsabili del surriscaldamento dellatmosfera terrestre (effetto serra). in
questa direzione che si muove anche la Comunit Europea, si pensi ai Libri Verdi della Commissione del 29 novembre 2000 e dell8 marzo 2006,
in cui in entrambi viene incoraggiato il cambiamento delle abitudini da parte dei consumatori
tramite gli incentivi fiscali per cercare di contenere laumento della domanda e promuovere
lo sviluppo delle energie nuove e rinnovabili. Il
cambiamento di prospettiva lungo e lento e involve anche una diversa visione17 dello Stato da
fornitore a garante di un servizio, necessario
e fondamentale per tutti i cittadini: non pi il
fornitore, addirittura come monopolista, di un
bene ma colui che deve assicurare, nel senso di
regolare e garantire, che il mercato si svolga in
maniera libera e concorrenziale e che le energie
siano accessibili a tutti a un prezzo accessibile e a
prescindere dallubicazione territoriale.
Sulla stessa linea si pone anche listituzione di autorit indipendenti18 dal potere
esecutivo, con il quale tuttavia condividono
alcuni poteri, soprattutto quello di controllo
e il potere sanzionatorio, contrapposte sia ai
poteri dello Stato che agli interessi dei privati
operanti nei settori sensibili degli interessi
collettivi diffusi19. Tra queste un ruolo fonda17 Si pensi allENEA che, sfuggito alla privatizzazione
che ha investito ENI ed ENEL, con la L. n. 10 del 9 gennaio 1991 viene profondamente trasformato cambiando in
maniera drastica le sue competenze: dalla ricerca nucleare a Ente per le Nuove tecnologie lEnergia e lAmbiente, ovvero dalla ricerca dellenergia nucleare alla promozione dellenergie rinnovabili e alla tutela dellambiente
mediante il cosiddetto sviluppo sostenibile.
18 Per quanto riguarda le autorit indipendenti si v. F.
Cuocolo, Istituzioni di diritto pubblico, Milano, 2003.
19 Per citarne alcune CONSOB (Commissione nazionale per la societ e la borsa), la Commissione di garanzia
sullesercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici
essenziali, il Garante per la radiodiffusione e leditoria,
e lAntitrust (Autorit garante della concorrenza e del
mercato). Sar proprio questultima a giocare un ruolo
fondamentale per lattuazione del processo di privatizzazione dellENI e dellENEL.
mentale sar giocato proprio dallAntitrust
per lattuazione del processo di privatizzazione dellENI e dellENEL, ma ancora pi
dallAEEG - Autorit per lEnergia Elettrica ed il
Gas -20, anche se il Governo, non in ultimo con
la legge Marzano sul riordino del settore
energetico, cercher in pi riprese di limitare lindipendenza dellAEEG, riducendo la sua
funzione a quella di tecnico - consulente
gerarchicamente sottoposto al potere esecutivo. La legge Marzano Riordino del settore
energetico aveva delegato al Governo il riassetto delle disposizioni vigenti in materia
di energia, sia per quanto riguarda la ripartizione delle competenze Stato/Regioni ed Enti
locali (poi attuata con la riforma del titolo V
della Costituzione) sia sul rapporto Governo/
AEEG. Il disegno di legge n. 691 del 2006 ha
previsto poi la delega in generale al Governo
di adottare uno o pi decreti finalizzati a una
revisione generale della materia, in attuazione delle direttive comunitarie. Tra gli obiettivi il risparmio energetico, la tutela dellambiente, la promozione delle fonti energetiche
rinnovabili e anche un impegno per aumentare linformazione presso i cittadini incentivando la riduzione dei consumi domestici.
fonti del diritto dellenergia
Non si pu non muovere dalle disposizione contenute nella Costituzione, in cui loriginario articolo 43 stata la norma fondante
della nazionalizzazione e del monopolio sta20 LAEEG ha come obiettivo quello di garantire la promozione della concorrenza e dellefficienza nel settore
dei servizi di pubblica utilit, () nonch adeguati livelli di qualit nei servizi medesimi in condizioni di
economicit e di redditivit, assicurando la fruibilit e
la diffusione in modo omogeneo sullintero territorio
nazionale, definendo un sistema tariffario certo, trasparente e basato su criteri predefiniti, promuovendo
la tutela degli interessi di utenti e consumatori, tenuto
conto della normativa comunitaria in materia e degli
indirizzi di politica generale formulati dal Governo.
Inoltre il sistema tariffario deve altres armonizzare
gli obiettivi economici-finanziari dei soggetti esercenti il servizio con gli obiettivi di carattere generale di carattere sociale, di tutela ambientale e di uso efficiente
delle risorse (Articolo 1 co. 1 L. n. 481 del 24 novembre
1995 istitutiva dellAEEG).
tale, prima dellormai noto processo di liberalizzazione. La legge di riforma costituzionale
n. 3 del 18 ottobre 2001 intervenuta anche
sullarticolo 117 che, cos come riformato, attribuisce potest legislativa concorrente alle
Regioni in materia di produzione, trasporto e
distribuzione nazionale dellenergia21ovvero
21 Articolo 117 Costituzione: La potest legislativa
esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della
Costituzione, nonch dei vincoli derivanti dallordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. Lo
Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: a)
politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con lUnione europea; diritto di asilo e
condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti allUnione europea; b) immigrazione; c) rapporti
tra la Repubblica e le confessioni religiose; d) difesa e
Forze armate; sicurezza dello Stato; armi, munizioni ed
esplosivi; e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; perequazione delle
risorse finanziarie; f) organi dello Stato e relative leggi
elettorali; referendum statali; elezione del Parlamento
europeo; g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali; h) ordine
pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale; i) cittadinanza, stato civile e anagrafi; l)
giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile
e penale; giustizia amministrativa; m) determinazione
dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il
territorio nazionale; n) norme generali sullistruzione;
o) previdenza sociale; p) legislazione elettorale, organi di
governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e
Citt metropolitane; q) dogane, protezione dei confini
nazionali e profilassi internazionale; r) pesi, misure e
determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dellamministrazione statale, regionale e locale; opere dellingegno; s) tutela dellambiente, dellecosistema e dei beni culturali.
a: rapporti internazionali e con lUnione europea delle
Regioni; commercio con lestero; tutela e sicurezza del
lavoro; istruzione, salva lautonomia delle istituzioni
scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e
tecnologica e sostegno allinnovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento
sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti
e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dellenergia; previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei
bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica
e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attivit culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di
in tali materie allo Stato rimane il compito
di dettare i principi generali e di indirizzo22
mentre alle Regioni viene demandato la normativa di dettaglio23, anche se questo naturalmente pu comportare con s differenze
credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e
agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potest legislativa,
salvo che per la determinazione dei princpi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato. Spetta alle
Regioni la potest legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello
Stato. Le Regioni e le Province autonome di Trento e di
Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano
alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono allattuazione e allesecuzione degli accordi internazionali e degli atti dellUnione
europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite
da legge dello Stato, che disciplina le modalit di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza. La
potest regolamentare spetta allo Stato nelle materie
di legislazione esclusiva, salva delega alle Regioni. La
potest regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra
materia. I Comuni, le Province e le Citt metropolitane
hanno potest regolamentare in ordine alla disciplina
dellorganizzazione e dello svolgimento delle funzioni
loro attribuite. Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parit degli uomini e delle
donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parit di accesso tra donne e uomini alle
cariche elettive. La legge regionale ratifica le intese della
Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle
proprie funzioni, anche con individuazione di organi
comuni. Nelle materie di sua competenza la Regione
pu concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato, nei casi e con le forme disciplinati da leggi dello Stato. Articolo che a sua volta trova
fondamento nellarticolo 144 Costituzione che recita:
La Repubblica costituita dai Comuni, dalle Province,
dalle Citt metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I
Comuni, le Province, le Citt metropolitane e le Regioni
sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni
secondo i princpi fissati dalla Costituzione ().
22 Allo Stato sono riservate le materie di interesse nazionale e comunemente la dottrina ritiene che tra queste vi rientrino la sicurezza nazionale, la concorrenza,
linterconnessione delle reti e la gestione unificata dei
problemi dellambiente.
23 Apparentemente sembra che la riforma costituzionale non abroghi la precedente disciplina, tuttavia non
pu non considerarsi che con la riforma costituzionale le Regioni siano ora investite del potere di legiferare nelle materie di loro competenza in via originaria.
Sicuramente questo fa nascere problemi di eventuali
contrasti con il D.lgs n. 112/98, che pu mantenere efficacia solo laddove non sia in contrasto con le norme di
rango costituzionale.
di disciplina tra una Regione e unaltra, generando differenze di trattamento solo territorialmente giustificabili e dunque non sempre
del tutto comprensibili24, che mal si conciliano, agli occhi di chi scrive, con un settore
cos strategicamente rilevante, che necessita
di un governo unitario, come gi evidenziato
anche dalla Corte Costituzionale25.
Trattando delle fonti del diritto dellenergia una notevole importanza costituita dalla legislazione comunitaria. Si ha gi avuto
modo di notare come il processo di privatizzazione sia stato incentivato proprio dalle
direttive comunitarie incentrate sui principi di libera circolazione e concorrenza e sulla creazione di un mercato unico, anche nel
campo delle energie. Infatti anche se non
vi sono n nel Trattato istituivo della CEE n
nel Trattato di Maastricht norme espresse a
riguardo, non si dimentichi che uno dei motivi che spinse nel 1951 la costituzione di un
libero mercato fu proprio lenergia oltre che
lacciaio. Inoltre il settore dellenergia riveste unimportanza notevole per leconomia
in generale, investendo trasversalmente tutto il settore della produzione e dei servizi. Ci
si rende conto subito pertanto come pur non
espressamente menzionato esso dovesse essere considerato sostanzialmente implicito,
rivelandosi la sua importanza sia nellessere
fine sia nellessere mezzo.
Un ruolo fondamentale per la legislazione
comunitaria viene svolto dalla Commissione
con i suoi Libri Verdi. Un primo Libro Verde, emesso nel 2000, aveva fornito le linee
per lemanazione poi della Seconda Direttiva
Elettricit e della Seconda Direttiva Gas. Un
altro Libro Verde, quello dell8 marzo 2006,
elencava alcuni principi fondamentali come
la competitivit allinterno del mercato, la
24 Il settore era poi stato oggetto anche di un Progetto di
Riforma Costituzionale, nel 2005, che prevedeva, tra le
altre cose, il ritorno alla competenza esclusiva dello Stato
della produzione strategica, del trasporto e la distribuzione nazionali dellenergia (alla legislazione concorrente
sarebbero rimasti la produzione, il trasporto e la distribuzione dellenergia di rilevanza non nazionale). Tuttavia il
referendum popolare ha respinto il Progetto di Riforma.
25 Si v. tra le altre le sentenze della Corte Costituzionale n.
493 del 1991, n. 307 del 2003, n. 6 del 2004, e n. 7 del 2004.
diversificazione del mix energetico, la solidariet e linnovazione tecnologica. Viene anche
elaborato un piano di azione diretto a ridurre
del 20% entro il 2020 il consumo energetico
per far fronte al riscaldamento globale anche
attraverso ladozione di misure incentivanti
luso di energie rinnovabili.
I regolamenti comunitari trovano applicazione, ex articolo 11 della Costituzione26, nel
nostro ordinamento e ogni giudice, in caso di
contrasto tra le disposizioni, ha lobbligo di applicare il diritto comunitario, disapplicando
quello interno27. Ma vi di pi: la Corte di Cassazione giunta a riconoscere carattere preminente anche alle direttive qualora esse abbiano
un grado di precisione tale da poter essere applicate28. Questo ci serve per capire come la Direttiva Gas29 e la Direttiva Elettrica30, sostituite
poi con la Seconda Direttiva Gas31 e la Seconda
Direttiva Elettrica32, siano di fondamentale importanza, e contemporaneamente, da limite
per la legislazione interna. Mentre le prime due
avevano come contenuto solo norme di contenuto generale per la creazione di un mercato
interno comune, rimandando agli Stati membri la determinazione dei modi e dei tempi di
applicazione dei suddetti principi, concedendo
loro oltretutto molta flessibilit nellattuazione
degli obiettivi, concedendo spesso deroghe se
non addirittura alcuni esoneri, le Seconde Direttive rivestono una natura normativa senza
dubbio molto pi di dettaglio.
Tra lemanazione della prima tranches di
Direttive e la seconda, vi sono stati comunque numerosi altri interventi, sia a livello di
Decisioni, sia a livello di Direttive, tutte in26 Si v. F. Pocar, Diritto dellUnione Europea, Milano, 2010.
27 Sent. Corte di Giustizia UE del 9 marzo 1978, causa
106/77, Simmenthal e sentenza Granital della Corte
Costituzionale dell8 giugno 1984 n. 170 con la quale la Corte si allineata a quanto gi sostenuto dalla
28 Si v. F. Pocar, Diritto dellUnione Europea, Milano, 2010.
29 98/30/CE del 22 giugno 1998.
30 96/92/CE del 19 dicembre 1996.
31 Direttiva 2003/55/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio del 26 giugno 2003.
32 Direttiva 2003/54/CE del Parlamento europeo e del
dirizzate alla promozione delle fonti rinnovabili e dello sviluppo sostenibile. Per prima
va ricordata la Decisione n. 646/2000/CE
del Parlamento Europeo e del Consiglio del
28 febbraio 2000, la quale aveva stanziato
uningente somma per la promozione delle fonti energetiche rinnovabili, stabilendo
requisiti e procedure per attrarre gli investimenti sia pubblici che privati verso le fonti
rinnovabili grazie a un sistema notoriamente premiale quale quello degli incentivi.
A questa seguita poi la Direttiva 2001/77/
CE per la promozione dellenergia elettrica
prodotta dalle fonti rinnovabili, in ottemperanza agli impegni assunti con il Protocollo
di Kyoto, che com noto, un trattato internazionale, firmato a Kyoto l11 dicembre del
1997, in occasione della COP3, da pi di 160
Paesi e riguardante il riscaldamento globale,
in cui i Paesi aderenti si impegnavano a ridurre le loro emissioni33.
Successivamente, anche gli altri interventi
comunitari, hanno sempre mirato a promuovere in generale le fonti rinnovabili e i principi dello sviluppo sostenibile, mediante un
sistema premiale, mettendo a disposizione
ingenti cifre che fossero in grado di costituire incentivi alla scelta delle fonti alternative,
anche mediante i cosiddetti sgravi fiscali. Si
pensi alla Decisione n. 1230/2003/CE del Parlamento e del Consiglio del 9 aprile 2002 che
ha adottato il programma Energia Intelligente per lEuropa, che ha stanziato 200 milioni
di Euro per il periodo 2002-2003 per favorire
le iniziative locali, regionali e nazionali34. C
33 Il problema fondamentale che ha riguardato il
Protocollo di Kyoto stato che molti dei Paesi aderenti
non lo hanno poi ratificato, venendo cos meno agli impegni internazionalmente assunti.
34 A queste sono seguite molte altre direttive, disciplinanti vari settori dalla sicurezza dellapprovvigionamento alla
reti di trasporto. Si v. Direttiva 94/22/CE del Parlamento
Europeo e del Consiglio del 30 maggio 1994 in G.U.C.E.
n. L 164 del 30 giugno 1994, pp. 3-8; Direttiva 98/93/CE
del Consiglio del 14 dicembre 1998 in G.U.C.E. n. L 358
del 31 dicembre 1998, pp. 100-104; Direttiva 98/75/CE
della Commissione del 1 ottobre 1998 in G.U.C.E. n. L 276
del 13 ottobre 1998, pp. 9-10; Direttiva 2003/54/CE del
Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 giugno 2003
in G.U.C.E. n. L 176 del 15 luglio 2003, pp. 37-56; Direttiva
2003/55/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26
da notare anche che il settore delle energie
rinnovabili inizia, con le direttive di seconda
generazione35 ovvero con la Seconda Direttiva Gas per la precisione, a riguardare anche il
capo del biogas e gas da biomasse (ovvero dei
gas prodotti da fonti rinnovabili). Nel 2004,
dopo undici mesi di lavoro legislativo, stato
anche approvato dal Parlamento Europeo il
pacchetto clima-energia, denominato Pacchetto 20-20-20, indicante gli obiettivi fissati dallUE da realizzare entro il 2020, ovvero
ridurre del 20% le emissioni di gas a effetto
serra, portare al 20% il risparmio energetico
e aumentare del 20% il consumo di fonti rinnovabili. Come si vede anche in questultimo
vengono in risalto i temi del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili36.
La direzione verso cui la legislazione comunitaria si mossa in questi anni la nascita
di un vero e proprio diritto alla prestazione
energetica, ovvero gli Stati membri, oltre a
poter imporre alle imprese che operano nel
settore veri e propri obblighi di servizio pubblico, devono garantire che tutti i clienti civili, nonch le imprese, possano usufruire del
servizio universale nel loro rispettivo territorio. Viene dunque affermato una sorta di
diritto alla fornitura dellenergia elettrica di
una determinata qualit e a prezzi accessibili,
comparabili e trasparenti37. Per far questo un
giugno 2003 in G.U.C.E. n. L 176 del 15 luglio 2003, pp. 5778; Direttiva 2004/67/CE del Consiglio del 26 aprile 2004
in G.U.C.E. n. L 127 del 29 aprile 2004, pp. 92-96; Direttiva
2004/8/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio dell11
febbraio 2004 in G.U.C.E. n. L 052 del 21 febbraio 2004,
pp. 50-60; Direttiva 2004/17/CE del Parlamento Europeo
e del Consiglio del 31 marzo 2004 in G.U.C.E. n. L 134
del 30 aprile 2004, pp. 1-42; Direttiva 2005/89/CE del
Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 gennaio 2006
in G.U.C.E. n. L 033 del 4 febbraio 2006, pp. 0022-0026 e la
Decisione n. 1364/2006/CE del Parlamento Europeo e del
Consiglio del 6 settembre 2006.
35 M. Grippo, F. Manca, Manuale breve di diritto dellenergia, Padova, 2008, p. 102.
36 La direttiva, inoltre, detta norme relative a progetti
comuni tra Stati membri, alle garanzie di origine, alle
procedure amministrative, allinformazione e alla formazione, nonch alle connessioni alla rete elettrica relative allenergia da fonti rinnovabili.
37 Questo quanto viene previsto dal co. 3 dellart. 3
della Seconda Direttiva Elettriva che recita: Gli Stati
membri provvedono affinch tutti i clienti civili e, se
altro dei principi fondamentali che sono stati
affermati, oltre alla necessaria diversit dei gestori dei sistemi di distribuzione e di trasmissione e di trasporto e distribuzione, al fine di
evitare prassi discriminatorie, quello della
completa apertura del mercato a tutti i clienti, sia per quanto riguarda lelettricit che per
quanto riguarda il gas38. Lenergie sono state
classificate, dopo lunga querelle, tra le merci
e non tra i servizi nel Trattato CEE dalla Corte
di Giustizia Europea39 che ha posto fine alla discussione collocando lenergie nella disciplina
gli Stati membri lo ritengono necessario, le piccole imprese (vale a dire aventi meno di 50 dipendenti e un fatturato annuo o un totale di bilancio non superiore a 10
milioni di euro) usufruiscano nel rispettivo territorio
del servizio universale, cio del diritto alla fornitura di
energia elettrica di una qualit specifica a prezzi ragionevoli, facilmente e chiaramente comparabili e trasparenti. Per garantire la fornitura del servizio universale,
gli Stati membri possono designare un fornitore di ultima istanza. Gli Stati membri impongono alle societ
di distribuzione lobbligo di collegare i clienti alla rete
alle condizioni e tariffe stabilite secondo la procedura
di cui allarticolo 23, paragrafo 2. Le disposizioni della
presente direttiva non ostano a che gli Stati membri rafforzino la posizione di mercato dei clienti civili e della
piccola e media utenza promuovendo la possibilit di
associazione su base volontaria ai fini della rappresentanza di tale categoria di utenti. Le disposizioni di cui al
primo comma vengono attuate in maniera trasparente
e non discriminatoria e non ostacolano lapertura del
mercato prevista dallarticolo 21 [].
38 Articolo 21 Seconda Direttiva Elettrica: Gli Stati
membri prendono le misure necessarie a consentire
che: a) tutti i produttori e le imprese fornitrici di energia elettrica stabiliti nel loro territorio riforniscano
mediante una linea diretta i propri impianti, le societ
controllate e i clienti idonei; b) qualsiasi cliente idoneo
nel loro territorio sia rifornito mediante una linea diretta da un produttore e da imprese fornitrici []. Mentre
la Seconda Direttiva Gas riprende lo stesso principio
allarticolo 24: Gli Stati membri prendono le misure
necessarie a consentire che: a) le imprese di gas naturale stabilite nel loro territorio riforniscano mediante una
linea diretta i clienti idonei; b) qualsiasi cliente idoneo
nel loro territorio sia rifornito mediante una linea diretta dalle imprese di gas naturale [].
39 In ogni caso linfluenza per cos dire della Comunit
Europea in questi anni stata fondamentale, anche grazie allopera della Corte di Giustizia Europea. In primis
non bisogna dimenticare la sentenza che dichiar illegittimo in Italia il monopolio di Stato dellenergia elettrica. V. sent. Corte di Giustizia Europea del 15 luglio 1964:
Costa c. Enel, causa 6/64, in Foro it., 1964, IV, pp. 137 e ss.
del titolo I del Trattato CE e non nel titolo III
capo 2 della parte seconda e questo nonostante invece la fornitura continuativa di energia
elettrica sia stata qualificata dalla stessa Corte
di Giustizia del 199440 come un servizio, rientrante dunque nellarticolo 60 del Trattato
CEE41. Probabilmente la scelta stata mossa
anche da valutazioni di opportunit dal momento che per le merci prevista la creazione
di un mercato unico privo di frontiere mentre
il settore dei servizi sottoposto a un regime
di concorrenza meno rigoroso, dove non viene
imposta la creazione di un mercato unico ma
semplicemente vengono vietate restrizioni a
livello nazionale alla libera erogazione dei servizi da parte degli Stati membri. In ogni caso
a ben vedere anche se al gas e allenergia elettrica pu esser riconosciuta la natura giuridica
di bene mobile, ci non toglie che queste due
merci siano poi suscettibili di essere oggetto
a loro volta di un servizio, un servizio che oltretutto ben rientra nella categoria di servizio
dinteresse economico generale ex art. 60 Trattato CE. Inoltre si ricordi che la Costituzione
europea ha attribuito allenergia una propria
autonoma rilevanza, annoverandola fra le
materie di competenza concorrente (art. I-14)
e dedicandovi una sezione specifica (la n. 10)
nellambito della parte III, titolo III, capo III.
In tal modo la materia dellenergia sarebbe oggetto di competenza concorrente tra lUnione
e gli Stati membri42. A prima vista sembrerebbe che gli Stati membri e lUnione si trovino in
una posizione sostanzialmente paritaria per
quanto riguarda lelaborazione delle politiche
nel campo dellenergia, in realt pi corretto
interpretare la ripartizione nel senso che gli
Stati membri possono esercitare la loro competenza nella misura in cui questo non sia gi
stato fatto dallUnione Europea43.
40 Sent. Corte di Giustizia del 27 aprile 1994: Comune
di Almelo e altri c. Energiebedrijf Ijsselmij NV, causa
C-393/92 in Rassegna, 1994, pp. 786 e ss.
41 Art. 60 Trattato CEE.
42 Per quanto riguarda la Costituzione Europea, firmata
a Roma il 29 ottobre 2004 si v. tra gli altri F. Bassanini, P.
Tiberi, La Costituzione europea, Bologna, 2005.
43 Costituzione Europea, sez. 5, Ambiente, Art. III-233:
La politica dellUnione in materia ambientale contribuisce a perseguire i seguenti obiettivi: a) salvaguardia
tutela e miglioramento della qualit dellambiente; b)
protezione della salute umana; c) utilizzazione accorta
e razionale delle risorse naturali; d) promozione, sul
piano internazionale, di misure destinate a risolvere i
problemi dellambiente a livello regionale o mondiale.
La politica dellUnione in materia ambientale mira a
un elevato livello di tutela tenendo conto della diversit delle situazioni nelle varie regioni dellUnione. Essa
fondata sui principi della precauzione e dellazione
preventiva sul principio della correzione in via prioritaria alla fonte dei danni causati allambiente e sul
principio chi inquina paga. In tale contesto le misure
di armonizzazione rispondenti ad esigenze di protezione dellambiente comportano nei casi opportuni una
clausola di salvaguardia che autorizza gli Stati membri
a prendere per motivi ambientali di natura non economica disposizioni provvisorie soggette ad una procedura di controllo dellUnione. Nel predisporre la politica in materia ambientale lUnione tiene conto: a) dei
dati scientifici e tecnici disponibili; b) delle condizioni
dellambiente nelle varie regioni dellUnione; c) dei vantaggi e degli oneri che possono derivare dallazione o
dallassenza di azione; d) dello sviluppo socioeconomico
dellUnione nel suo insieme e dello sviluppo equilibrato
delle singole regioni. Nel quadro delle rispettive competenze lUnione e gli Stati membri cooperano con i paesi
terzi e le organizzazioni internazionali competenti. Le
modalit della cooperazione dellUnione possono formare oggetto di accordi tra questa e i terzi interessati. Il
primo comma non pregiudica la competenza degli Stati
membri a negoziare nelle sedi internazionali e a concludere accordi internazionali. Costituzione Europea, sez.
5, Ambiente, Art. III-234: La legge o legge quadro europea stabilisce le azioni che devono essere intraprese per
realizzare gli obiettivi dellarticolo III-233. Essa adottata previa consultazione del Comitato delle regioni e del
Comitato economico e sociale. In deroga al paragrafo 1
e fatto salvo larticolo III-172 il Consiglio adotta allunanimit leggi o leggi quadro europee che prevedono: a)
disposizioni aventi principalmente natura fiscale; b)
misure aventi incidenza: i) sullassetto territoriale; ii)
sulla gestione quantitativa delle risorse idriche o aventi rapporto diretto o indiretto con la disponibilit delle stesse; iii) sulla destinazione dei suoli, ad eccezione
della gestione dei residui; c) misure aventi una sensibile
incidenza sulla scelta di uno Stato membro tra diverse
fonti di energia e sulla struttura generale dellapprovvigionamento energetico del medesimo. Il Consiglio su
proposta della Commissione, pu adottare allunanimit una decisione europea per rendere applicabile la procedura legislativa ordinaria alle materie di cui al primo
comma. In ogni caso il Consiglio delibera previa consultazione del Parlamento europeo, del Comitato delle regioni e del Comitato economico e sociale. La legge europea stabilisce programmi generali dazione che fissano
gli obiettivi prioritari da raggiungere. adottata previa
consultazione del Comitato delle regioni e del Comitato
economico e sociale. Le misure necessarie allattuazio-
A livello nazionale il tema dellenergia
trattato principalmente da norme speciali o da
regolamenti. Sicuramente bisogna mettere in
luce che larticolo 8 del Decreto Bersani aveva
previsto che, a decorrere dal 1 gennaio 2003,
nessun soggetto potesse produrre pi del 50%
del totale dellenergia prodotta ed importata in
Italia, prevedendo poi, nellarticolo seguente,
lobbligo, per le imprese distributrici, di connettere alle loro reti tutti i soggetti che ne avessero fatto richiesta. Larticolo 11 aveva previsto
inoltre lobbligo per i produttori e gli importatori di energia elettrica da fonti non rinnovabili di immettere nel mercato una percentuale
di energia prodotta da fonti rinnovabili. Inoltre, in vista del progetto di apertura del mercato, larticolo 14, abbassava gradualmente le
soglie per determinare la qualifica di cliente
idoneo, fino alla previsione della stessa, a partire dal 1 luglio 2007, per tutti i clienti.
Sulla stessa scia di apertura e liberalizzazione si muove il decreto Letta44, anche se lattenzione veniva concentrata maggiormente nel
settore del gas. La legge Marzano45 prosegue il
compito delle precedenti leggi, auspicandosi
tuttavia un compito assai arduo come quello
del riordino dellintero settore e allindomani
della riforma del titolo V della Costituzione ha
come scopo anche il definitivo riparto delle
competenze tra Stato e Regioni46, continuanne di tali programmi sono adottate conformemente alle
condizioni previste al paragrafo 1 o 2, a seconda dei casi.
Fatte salve talune misure adottate dallUnione gli Stati
membri provvedono al finanziamento e allesecuzione
della politica in materia ambientale. Fatto salvo il principio chi inquina paga qualora una misura basata sul
paragrafo 1 implichi costi ritenuti sproporzionati per
le pubbliche autorit di uno Stato membro tale misura
prevede in forma appropriata: a) deroghe temporanee
e/o b) un sostegno finanziario del Fondo di coesione. Le
misure di protezione adottate in virt del presente articolo non impediscono ai singoli Stati membri di mantenere e di prendere misure per una protezione ancora
maggiore. Tali misure devono essere compatibili con la
Costituzione. Esse sono notificate alla Commissione.
44 L. n. 164 del 23 maggio 2000.
45 L. n. 239 del 23 agosto 2004 rubricata Riordino del settore energetico, nonch delega al Governo per il riassetto delle
46 Per quanto riguarda la riforma costituzionale del
Titolo V si v. S. Bartole, R. Bin, G. Falcon, R. Tosi, Diritto
regionale. Dopo le riforme, Bologna, 2003.
do il processo di liberalizzazione e in generale
il riordino dellintero settore, con particolare
riguardo ai rapporti tra il Governo e lAEEG e il
fine di assicurare su tutto il territorio nazionale i livelli essenziali delle prestazioni concernenti lenergia in condizioni di omogeneit
sia con riguardo alle modalit di fruizione che
con riferimento ai criteri di formazione delle
tariffe e dei prezzi. La delega al Governo47 viene data soprattutto nellottica di un riordino
dellintero settore che sfoci, finalmente, in una
disciplina unitaria con la formazione di un codice dellenergia, in ottemperanza ai principi
comunitari della tutela dellambiente, dellefficienza energetica e di un piano nazionale di
educazione ed informazione sul risparmio e
sulluso efficiente dellenergia.
La necessit di una semplificazione della
normativa in questo settore evidente e da
realizzarsi possibilmente attraverso la realizzazione di un testo unico della materia che ad
oggi confusa e di difficile interpretazione,
soprattutto a causa delle pluralit delle fonti
di normazione presenti: in questa prospettiva
la recente legge n. 11 del 2005, che prevede il
coinvolgimento delle Regioni e degli Enti locali con organi collegiali di natura mista, prevedendo anche meccanismi di snellimento delle
procedure decisionali48.
In questi giorni, il Consiglio dei Ministri
ha approvato un decreto legislativo, ancora in
corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale,
di attuazione della Direttiva 2009/28/CE relativa alla promozione delluso dellenergia elettrica da fonti rinnovabili (direttiva che andava
a sostituire le precedenti direttiva 2001/77/CE
e 2003/30/CE). Il decreto legislativo ha suscitato molto clamore, soprattutto nelle associa47 Lampiezza di tale delega ha dato vita ad un ampio dibattito dottrinale circa la presunta incostituzionalit di
una delega a cos ampio respiro, che si spinto fino alla
presentazione di una questione pregiudiziale di costituzionalit dellarticolo 121 della norma in quanto lesivo
dellarticolo 76 della Costituzione, poi respinta.
48 In ogni caso gi larticolo 120 della Costituzione e la legge n. 131 del 2003 (legge La Loggia), prevedevano la possibilit di intervento del Governo in caso di inadempienze o
ritardi di Regioni ed Enti locali nel caso in cui questo pregiudichi losservanza degli obblighi comunitari e lunit
dellordinamento giuridico ed economico dello Stato.
zioni ambientaliste, a causa del tetto-limite
stabilito per gli impianti fotovoltaici. Il decreto infatti non prevederebbe pi incentivi
per gli impianti fotovoltaici oltre gli 8.000
megawatt totali di potenza, oltre a prevedere
un taglio rilevante anche per leolico. Questo
naturalmente rischia di bloccare lo sviluppo
dellenergie rinnovabili, ponendosi in aperto
contrasto con la previsione del raggiungimento dellobiettivo del 20 per cento della produzione energetica da fonti rinnovabili entro il
2020. Il decreto del ministro Romani rientra
nella politica adottata in questi anni dal Governo, di rivalutazione dellenergia nucleare come
fonte di produzione principe dellenergia. Parallelamente infatti ai tagli degli incentivi sulle energie rinnovabili si unisce la volont da
parte del Governo di dotare il territorio di centrali nucleari, questione che verr sottoposta,
per la seconda volta, a referendum popolare49.
Non questa la sede per trattare questioni
politiche, tuttavia non si pu non riconoscere la rilevanza di un tema di cos scottante attualit, soprattutto per il ricordo ancora caldo di quanto appena accaduto in Giappone
dove un terremoto di intensit devastante,
seguito poi da uno tsunami, ha messo a dura
prova la centrale di Fukushima. Anche se il
peggio stato evitato dal lavoro dei tecnici le
fuoriuscite dovute alle fessure negli impianti di contenimento in cemento provocate dal
terremoto e le conseguenti scorie radioattive rimarranno nel territorio giapponese per
molto tempo, essendo necessari migliaia di
anni per poter definitivamente arginare questo devastante impatto ambientale.
Ma vi un altro aspetto da sottolineare. La politica comunitaria si ispira, nel tema dellenergia,
49 In Italia il tema del nucleare gi stato oggetto di un
referendum popolare. L8 novembre 1987 gli Italiani furono chiamati a esprimere il loro voto su cinque referendum, di cui tre riguardavano lenergia nucleare. I votanti
furono il 65,1% della popolazione. Con il primo quesito veniva chiesta labolizione dellintervento statale nel caso in
cui un Comune non avesse concesso un sito per lapertura
di una centrale nucleare nel suo territorio (80,6% di s), il
secondo chiedeva labrogazione dei contributi statali per
gli enti locali per la presenza nel loro territorio di centrali
nucleari (79,7 di s), mentre il terzo chiedeva infine labrogazione della possibilit per lEnel di partecipare allestero
per la costruzione di centrali nucleari (71,9% di s).
ai principi di tutela dellambiente e della libera
circolazione delle merci (in cui vi rientrano le
energie). Rimane quindi da capire se la direzione
in cui si sta muovendo il Governo rispetti le direttive comunitarie. Non questa la sede per poter
approfondire con laccuratezza che il problema
meriterebbe, tuttavia occorre far qualche breve
rilievo e porre in essere qualche riflessione.
La creazione di centrali nucleari porta
come conseguenza immanente il fatto che
vi sia un processo di nuova avocazione della
materia dellenergia nelle mani dello Stato,
sia dal punto di vista della produzione e della gestione, sia dal punto di vista normativo,
rimanendo di difficile attuazione, finanche
pratica, una normazione seppur residuale in
capo alle Regioni, sulla scia dei rilievi gi posti in essere nel progetto di riforma costituzionale denominato devolution.
Questo per mette in luce un duplice ordine di problemi. Innanzitutto si pone in contrasto con lattuale art. 117 della Costituzione
per quanto riguarda il problema del riparto
delle competenze, ma ancor pi si pone il problema del principio di sussidiariet, recepito
nel nostro ordinamento allarticolo 118 della
Costituzione50, che recita Stato, Regioni, Citt metropolitane, Province e Comuni favoriscono lautonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attivit
di interesse generale, sulla base del principio
di sussidiariet. Infatti lo Stato si troverebbe nuovamente a gestire, praticamente in via
esclusiva, la produzione di energia, unendosi
50 Articolo 118 Costituzione: Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne lesercizio unitario, siano conferite a Province, Citt
metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiariet, differenziazione ed adeguatezza. I
Comuni, le Province e le Citt metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive
competenze. La legge statale disciplina forme di coordinamento fra Stato e Regioni nelle materie di cui alle
lettere b) e h) del secondo comma dellarticolo 117, e disciplina inoltre forme di intesa e coordinamento nella
materia della tutela dei beni culturali. Stato, Regioni,
Citt metropolitane, Province e Comuni favoriscono
lautonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati,
per lo svolgimento di attivit di interesse generale, sulla
base del principio di sussidiariet.
a ci il fatto che la produzione della stessa da
parte dei privati viene disincentivata dai tagli
agli incentivi fiscali, in aperto contrasto con il
summenzionato principio di sussidiariet.
Sembrano pertanto ritornare quanto mai
attuali le vecchie tematiche del monopolio di
Enel, conclusosi poi con la sentenza della Corte di Giustizia Europea Costa c. Enel, che aveva
sancito la contrariet del monopolio ai principi comunitari, ed in particolare alla libera circolazione delle merci. Inoltre la Comunit europea ha espresso a chiare lettere il principio
chi inquina paga e in tal senso si sono sviluppati i meccanismi di compensazione, come le
norme che prevedono il pagamento di crediti
compensativi per il mancato uso alternativo
del territorio e per limpatto ambientale provocato dalle immissioni di agenti inquinanti
da parte dei proprietari di impianti51 e come
la nascita dei mercati volontari che rispondono sempre a questa ratio di compensazione. E
ci perch la tutela della salute e dellambiente
sono entrambi diritti universalmente riconosciuti e strettamente interconnessi tra di loro
51 La Legge Marzano prevede infatti che i proprietari
di nuovi impianti di produzione di energia elettrica di
potenza termica non inferiore a 300 MW corrispondano alla Regione, dove si trovano, a titolo di contributo
compensativo per il mancato uso alternativo del territorio e per limpatto dei cantieri un importo di 0,20
Euro per ogni MWh di energia elettrica prodotta per i
primi sette anni di esercizio degli impianti. E questo
vale anche per il caso di potenziamento di impianti gi
esistenti. Il contributo pu essere sostituito da accordi
volontari, sicuramente riconosciuti dalla dottrina se in
pejus. Senza contare che nel caso gli impianti di produzione energetica abbiano impatti su zone costituite da
parchi nazionali il contributo dovr essere calcolato
in base a criteri determinati con apposito decreto del
Ministro dellAmbiente e della Tutela del Territorio.
Alla stessa ratio degli accordi volontari risponde anche la creazione dei cosiddetti mercati volontari che
si occupano, in generale, della transazione di quote
relativamente alla riduzione dellimpatto ambientale.
Per esempio le Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia
hanno avviato un progetto in collaborazione con le
Universit degli Studi di Padova e di Udine per la creazione di un mercato volontario di crediti di carbonio
(CarboMark) che ha come scopo proprio la riduzione
delle emissioni di gas serra, obiettivo raggiungibile
mediante lacquisto di una quota non preponderante
di crediti da compensazione derivanti da attivit agroforestali (www.carbomark.org).
e che rivestono nellepoca attuale, di totalizzante industrializzazione, una rilevanza sconosciuta ad altre epoche. In tal senso si mossa ad esempio la Germania che, nonostante i
limiti climatici, prevede di riuscire a coprire
con le fonti rinnovabili l80% del fabbisogno
di energia. Come messo in luce da recenti studi, infatti, non ci sarebbero barriere tecniche
insormontabili per far funzionare il pianeta solo con le fonti green, finanche in tempi
molto brevi (le previsioni si aggirano intorno
al 2030), gli ostacoli alla realizzazione di una
innovazione cos importante sarebbero solo di
tipo sociale e politico52.
Federica Foschini si laureata in Giurisprudenza
presso lUniversit degli Studi di Padova.
Attualmente sta svolgendo il Dottorato di Ricerca
in Filosofia del Diritto presso la stessa Universit
52 Questa la conclusione di uno studio pubblicato su
Energy Policy dai ricercatori Mark Delucchi e Mark
Jacboson. In particolare, in questi studi, si legge che
il 90% dellenergia dovrebbe arrivare dalleolico e dal
solare, il 4% dalle fonti geotermali, il 2% dallo sfruttamento di onde e maree e un altro 4% dallidroelettrico.
M. A. Delucchi, M. Z. Jacbson, Providing all global energy
with wind, water , and solar power, Part I: Technologies, energy resources, quantities and areas of infrastructure, and
materials, Energy Policy.
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