Source: https://www.studiocerbone.com/corte-cassazione-sentenza-n-1966-del-2-febbraio-2016/
Timestamp: 2017-10-23 22:43:29+00:00
Document Index: 52353440

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 327', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 369']

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CORTE DI CASSAZIONE sentenza n. 1966 del 2 febbraio 2016
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LAVORO – INFORTUNIO SUL LAVORO – RAPPORTO DI LAVORO – DIRITTO ALLA REVERSIBILITA’ DELLA RENDITA – NESSO CAUSALE TRA DECESSO E MALATTIA PROFESSIONALE – PERIZIA CTU
Qualora il giudice di merito fondi la sua decisione (nel caso di specie, si chiede il riconoscimento del diritto alla reversibilità della rendita Inail goduta in vita dal coniuge del lavoratore, il quale, secondo l’assunto della moglie-ricorrente, era deceduto per patologie dipendenti dalla malattia professionale per effetto della quale era stato titolare della suddetta prestazione), sulle conclusioni del consulente tecnico d’ufficio, facendole proprie, affinché i lamentati errori e le lacune della consulenza determinino un vizio di motivazione della sentenza è necessario che essi si traducano in carenze o deficienze diagnostiche, o in affermazioni illogiche e scientificamente errate , o nella omissione degli accertamenti strumentali dai quali non possa prescindersi per la formulazione di una corretta diagnosi, non essendo sufficiente la mera prospettazione di una semplice difformità tra le valutazioni del consulente e quella della parte circa l’entità e l’incidenza del dato patologico; al di fuori di tale ambito, la censura di difetto di motivazione costituisce un mero dissenso diagnostico non attinente a vizi del processo logico, che si traduce in una inammissibile richiesta di revisione del merito del convincimento del giudice.
Trova infatti applicazione il principio affermato dalle Sezioni Unite, secondo il quale: «Nell’ipotesi in cui il ricorrente per cassazione non alleghi che la sentenza impugnata gli è stata notificata, la Corte di cassazione deve ritenere che lo stesso ricorrente abbia esercitato il diritto di impugnazione entro il c.d. termine lungo di cui all’art. 327 cod. proc. civ., procedendo all’accertamento della sua osservanza. Tuttavia, qualora o per eccezione del controricorrente o per le emergenze del diretto esame delle produzioni delle parti o del fascicolo d’ufficio emerga che la sentenza impugnata era stata notificata ai fini del decorso del termine di impugnazione, la S.C., indipendentemente dal riscontro della tempestività o meno del rispetto del termine breve, deve accertare se la parte ricorrente abbia ottemperato all’onere del deposito della copia della sentenza impugnata entro il termine di cui al primo comma dell’art. 369 cod. proc. civ. e, in mancanza, deve dichiarare improcedibile il ricorso, atteso che il riscontro della improcedibilità precede quello dell’eventuale inammissibilità.» ( Cass. n. n. 9004 del 2009 ) .