Source: http://www.incittagiovinazzo.it/politica/19-news/politica/804-l-affaire-marmeria-barbone-testa-di-ponte-per-nuovi-insediamenti-sulla-litoranea
Timestamp: 2020-07-10 09:33:37+00:00
Document Index: 106527293

Matched Legal Cases: ['art.8', 'art.8', 'art. 8', 'art.8', 'art.8', 'art.8', 'art.8', 'art.5']

InCittà Giovinazzo - L’AFFAIRE MARMERIA BARBONE, TESTA DI PONTE PER NUOVI INSEDIAMENTI SULLA LITORANEA?
Il quotidiano “la Repubblica” del 4 dicembre scorso, a pag. 21, riporta un interessante articolo di Sergio Rizzo, dal titolo “Lo scempio infinito delle coste, il Paese dove il mare non si vede più”, che mostra, anche con una accurata documentazione fotografica di alcune località marittime, l’invasione della edificazione su tutta la linea costiera del territorio nazionale, anche dopo la vigenza della legge Galasso dell’agosto del 1985. Naturalmente l’autore, basandosi su fattori ed elementi tratti dal rapporto “Vista mare” di Legambiente, annota che dal 1988 al 2012, nonostante la legge Galasso, sono stati cementificati altri 302 chilometri di coste, al punto che è ormai urbanizzato il 51% della fascia costiera della nostra penisola. E ciò nonostante siano intervenuti piani paesaggistici, regolamenti regionali e locali circa la tutela paesistica del territorio costiero e tante altre prescrizioni urbanistiche. In un modo o in un altro ci si arriva, comunque, allo sfruttamento, alla riconversione o al riutilizzo edilizio della fascia litoranea, specie in quei luoghi d’interesse turistico, ove prendono sempre più campo quelle strutture di accoglienza per il soggiorno e il relax dei vacanzieri estivi. Leggendo quel resoconto giornalistico, che analizza come l’assetto paesaggistico-ambientale del litorale abbia subito un massacrante stravolgimento in questi ultimi decenni, mi ha richiamato la recente severa censura che l’Assessore all’Urbanistica ha rivolto, nel corso dell’ultimo Consiglio comunale del 30 novembre, al Consigliere de Gennaro, riguardo all’asserita “trasformazione dell’ex marmeria Barbone a struttura turistico-ricettiva”. Dall’esposizione dell’Assessore, dal tono di vera e propria reprimenda, si è capito che si trattava della risposta all’interrogazione, in precedenza presentata, dal Consigliere d’Opposizione, de Gennaro, al fine di conoscere se, e in che termini, l’Ufficio Urbanistico comunale sia stato funzionalmente interessato per una variante agli strumenti urbanistici mediante l’attivazione della procedura dell’art.8 del D.P.R. n.160/2010, finalizzata alla riattivazione dell’ex opificio “Marmeria Barbone” per ricavarne un complesso per la ricettività turistica.
Prima ancora di ogni considerazione per il modo con cui si è redarguito l’interrogante e, ancor più, a proposito della motivazione addotta a riscontro dell’interrogazione, ritenuta dall’Assessore pretestuosa e, perfino, irrituale per essere posta da un professionista in materia legale, credo sia necessario dare qualche cenno al lettore su cosa sia il procedimento di -Variante urbanistica accelerata-, da poco introdotto con l’art.8 del D.P.R. 160/2010. Questa norma, a dire il vero, poco ordinata e chiara, consente un percorso amministrativo di trasformazione del territorio mediante l’intervento approvativo di un progetto specifico di variazione e/o di trasformazione di un impianto produttivo di beni o servizi che, naturalmente, richiede un raccordo coerente con gli strumenti urbanistici locali e con le prescrizioni generali che disciplinano la compatibilità urbanistica delle varianti ai piani vigenti. Il procedimento, in parola, certamente fuori dall’ordinario, prende il via a richiesta di un’impresa che intende ottenere la riconversione edilizia di uno stabilimento o la modificazione e/o estensione di un insediamento produttivo già in essere. Tuttavia, la relativa procedura, che è istruita, a rischiesta dell’impresa interessata, presso lo sportello SUAP, fa salva l’applicazione della relativa disciplina regionale (art. 8, c.1). Il che significa, che tale inciso normativo lascia ampio spazio al potere della Regione di valutare il caso, dopo l’avvenuta verifica di compatibilità urbanistica di competenza dell’Ufficio comunale, e, quindi, di decidere se disciplinare la prospettazione progettuale del nuovo insediamento o di escludere la possibilità del procedimento stesso, archiviando il tutto. Dunque, tornando alla risposta che l’Assessore all’Urbanistica ha dato nell’assise consiliare, riguardo alla interrogazione di de Gennaro, è di tutta evidenza che la stessa è imperniata sull’assunto che non si possa avere cognizione della pratica in argomento, dal momento che questa riveste carattere prettamente privatistico.
E’ convinzione dell’Assessore che il contesto in parola, di cui si tenta di avere ricognizione, sia privo d’interesse di utilità pubblica, nel senso che il caso afferisce alla sfera privata di una azienda che si muove per ottenere l’autorizzazione a una ristrutturazione edilizia il cui fascicolo è coperto da segreto d’ufficio, quindi, fuori dalla comprensione di terzi, anche se riveste la carica di consigliere comunale. L’Assessore poi termina il suo velenoso pronunciamento confermando che è al vaglio dell’Ufficio Urbanistico comunale un procedimento di specie per la trasformazione dell’ex marmeria e che lo stesso è, tuttora, in itinere, per cui consiglia de Gennaro di fare le sue congetture sulla base delle conoscenze acquisite in sede di ufficio, avvalendosi della prassi prevista per l’accesso agli atti amministrativi. Ha consigliato, per giunta, il consigliere a ripresentare l’interrogazione, a tempo debito, ad avvenuta definizione positiva della procedura, quando la pratica andrà all’esame del Consiglio Comunale per i riverberi di valenza pubblica che la stessa comporterà.
A me pare che l’asserzione dell’Assessore circa il fatto che, allo stato dell’arte, il caso non rivesta alcun riflesso d’interesse pubblico, al punto da fornire una risposta stizzita e, oltremodo, evasiva all’interrogante, sia del tutto fuori luogo e, comunque, deludente. E’ ben noto, infatti, che l’iniziativa a riconvertire la dismessa marmeria Barbone, come pure l’ex calcificio di via Molfetta rientra, nell’ambito delle opzioni urbanistiche da tempo formulate dall’Amministrazione Depalma per la valorizzazione di strutture impiantistiche e di aree industriali degradate nella prospettiva di configurarne nuovi paesaggi per il rilancio dell’economia locale. Ne è prova un’indiscussa Delibera di Giunta del 15 febbraio 2016 con cui si formulò l’indirizzo politico a rivalutare dette realtà immobiliari. Con tale dispositivo la precedente Giunta decideva di impegnare l’Ufficio Urbanistico a valersi, appunto, della norma dell’art.8 del D.P.R. 160/2010 per addivenire alla riconversione di aree in degrado e immobili in dismissione per un loro reimpiego con altre strategie produttive. E non sono neppure mancate prefigurazioni progettuali di riutilizzo e di ristrutturazione di detti immobili industriali, sia pure in forma di preliminare progettazione di riconversione del bene. Tant’è che il Comune, contribuì all’iniziativa della Facoltà di Architettura del Politecnico di Bari che organizzò il seminario internazionale dal titolo “Reinhabiliting The brownfields” (riqualificazione di siti degradati), conclusosi il 25 settembre 2016, presentando le due sue proposte di riutilizzo ad altro scopo produttivo sia del sito dell’ex calcificio che dell’immobile della marmeria, entrambi abbandonti.
L’area costiera su cui insiste l’ex marmeria Barbone, lungo la strada via Bari, in località Belluogo, Zona E1 del P.R.G.C.
Altro che iniziativa privata! La riconversione e il riutilizzo produttivo dell’opificio Barbone è una decisione politica e di interesse generale se prelude, come appunto previsionato dallo stesso Esecutivo, ad una significativa variante al Piano Regolatore. Questo dato porta a ritenere che l’intera operazione in discussione sia da ascriversi a una specifica scelta urbanistica del Comune, non solo in ragione del provvedimento di indirizzo politico appena menzionato, ma soprattutto per essere oggetto della riformulazione del Documento Programmatico di Rigenerazione Urbana, appena approvato dal Consiglio nella seduta del 26 settembre 2017, ove appare di preminente interesse dell’Amministrazione civica il proposito di ristrutturazione edilizia per nuove attività produttive dell’ex marmeria. Chiaramente la visione delineata da quel programma di rigenerazione urbana è funzionale anche all’obiettivo di poter ottenere pure per detti interventi, a iniziativa privata, i finanziamenti messi a disposizione dalla Regione, a tale scopo, con un regolare bando.
Ci sarà pure un investitore che, invogliato a trasformare quell’immobile in struttura turistico-ricettiva, ha innescato il procedimento di variante urbanistica accelerata di cui all’art.8 del D.P.R. n.160/2017, ma sostenere che la questione non rivesta un certo interesse pubblico, come sostiene l’Assessore, è del tutto insignificante e fuori luogo.
Non credo che senza il supporto politico e, in assenza di una qualche predisposizione pianificatoria dell’Amministrazione comunale, un investitore si sarebbe azzardato ad aprire un procedimento di variante urbanistica accelerata presso lo sportello SUAP con riferimento all’art.8 del D.P.R. n.160/2010. Se veramente l’interesse di quell’anonimo investitore fosse concreto e di un certo rilievo, si sarebbe spinto a sollecitare il SUAP per avere entro 30 giorni un pronunciamento sullo stato degli atti della sua pratica. Infatti, il comma 2 del richiamato art.8 consente di poter conoscere quale sia l’avviso dell’Ufficio Urbanistico sulla conformità del suo progetto preliminare con i vigenti strumenti di pianificazione paesaggistica, territoriale e urbanistica, senza che lo stesso pregiudichi la definizione dell’eventuale seguito del procedimento.
Ebbene, è proprio, questo l’oggetto dell’interrogazione del consigliere de Gennaro: conoscere l’esito della verifica di compatibilità urbanistica da parte dell’Ufficio competente comunale e, quindi, se esista o no la raccordabilità con il vigente strumento di pianificazione urbana della trasformazione ipotizzata per l’ex marmeria Barbone che il Sindaco Depalma vuole, manifestamente, che si realizzi, ad ogni costo. Ricorre, ancora una volta, un serrato confronto a proposito di scelte politiche a livello urbanistico tra l’organo di governo comunale che con atti dispositivi tende a che si realizzi, in via anomala, un intervento di modificazione e variante urbanistica e la Direzione tecnica, chiamata in causa, per legge, a svolgere il suo responsabile adempimento a esprimere il giudizio di compatibilità urbanistica dell’opera in contesto.
Il problema è tutto qui! E così che si spiega il procastinarsi di questa procedura del tutto straordinaria e complessa che sembra di difficile applicazione per la realizzazione che si è presupposta politicamente di poter conseguire. L’Assessore è ben consapevole che non si potrà procedere alla convocazione della conferenza di Servizi, né tanto meno a chiamare in causa l’organismo regionale competente, se il Dirigente non certifichi la compatibilità di quella trasformazione urbanistica dell’ex marmeria o, comunque, non suggerisca all’interessato un apporto integrativo di documentazione per il riesame dell’intervento da lui proposto (v. art.5, c.9 del D.P.R.)
Avrebbe fatto bene l’Assessore a tenere un tono più cauto e ragionevole con le espressioni del suo pronunciamento che, di fatto, hanno dato ad intendere, ancora una voltà, che è in atto una posizione valutativa della Direzione tecnica del Comune distante con le scelte di ordine politico imposte da chi governa la città.
Non si può certo nascondere che il caso ora dibattuto non sia ascrivibile proprio in quel quadro di aggressione delle coste di cui dà ampia illustrazione il giornale dé la Republica, spesso determinato con la compromissione della autorità politiche locali.