Source: http://regoledelgioco.gazzetta.it/2019/06/04/la-nuova-recompra-e-il-trasferimento-in-prestito-e-ancora-possibile/
Timestamp: 2020-01-27 05:45:49+00:00
Document Index: 142057935

Matched Legal Cases: ['art. 102', 'art. 102', 'art. 102', 'art. 10', 'art. 95', 'art. 103', 'art. 102']

LA NUOVA RECOMPRA E IL TRASFERIMENTO “IN PRESTITO”: È ANCORA POSSIBILE? | Le Regole del Gioco
LA NUOVA RECOMPRA E IL TRASFERIMENTO “IN PRESTITO”: È ANCORA POSSIBILE?
Ad un anno dall’introduzione della c.d. recompra nello scenario calcistico italiano, con il Comunicato Ufficiale n. 98/A, il Consiglio Federale della FIGC ha ridefinito alcuni profili applicativi dell’istituto.
In particolare, la modifica delle disposizioni contenute nell’art. 102, comma 4, NOIF ha introdotto significative novità in relazione al termine entro il quale il diritto di opzione può essere esercitato o rinunciato, ha abrogato la disposizione nella parte in cui prevedeva la possibilità di trasferire il calciatore ad un club terzo durante tutto il periodo di recompra e, infine, ha posticipato la decorrenza degli effetti contabili delle eventuali plusvalenze/minusvalenze originate dalla recompra.
Cos’è il diritto di recompra?
Come abbiamo avuto modo di analizzare in passato, da un punto di vista giuridico, la recompra è la clausola contrattuale, inserita nel contratto di cessione definitiva di un calciatore, che prevede un diritto di opzione in favore del club cedente al fine di attribuire a quest’ultimo la facoltà di riacquistare il diritto alle prestazioni sportive del giocatore ceduto.
Nella pratica, l’operazione si concretizza come segue: la società titolare del cartellino del giocatore – che solitamente è un giovane promettente – lo cede a titolo definitivo ad un altro club, riservandosi il diritto di riacquistarlo, previo versamento di una somma di denaro predeterminata all’atto del trasferimento, entro un periodo di tempo prestabilito.
Il termine per la rinuncia o l’esercizio del diritto di recompra
Nella versione antecedente la modifica regolamentare, l’art. 102, comma 4, NOIF prevedeva che il diritto di opzione potesse essere esercitato dalla società di origine con effetto dalla prima o dalla seconda stagione sportiva successiva a quella del trasferimento a titolo definitivo.
Con la riforma, invece, è stato stabilito un termine perentorio entro il quale formalizzare l’operazione inerente l’eventuale riacquisto del cartellino del calciatore ceduto con diritto di recompra, limitando ulteriormente la discrezionalità dei club. Più specificamente, infatti, l’esercizio o la rinuncia alla recompra potranno essere esplicitati solo ed esclusivamente nel primo giorno del periodo estivo di trasferimenti della seconda stagione sportiva successiva a quella nel corso della quale è avvenuta la cessione definitiva del giocatore.
La riforma del diritto di recompra e la lotta al doping contabile
Altra rilevante novità è quella che la recompra non produrrà effetti sul piano fiscale, se non quando sarà effettivamente maturata. Infatti, è stato previsto che gli effetti contabili delle eventuali plusvalenze/minusvalenze derivanti dalla recompra, decorrano solo a partire dal momento dell’esercizio o della rinuncia del diritto di opzione. Pertanto, l’eventuale minusvalenza o plusvalenza generata dalla cessione del contratto dovrà essere contabilizzata nel bilancio di esercizio relativo alla seconda stagione sportiva successiva a quella in cui è avvenuto il trasferimento a titolo definitivo del giocatore.
L’eliminazione della facoltà di cedere il contratto ad un club terzo durante il periodo di recompra
Indubbiamente, la modifica che ha creato maggiori dubbi interpretativi (e non pochi problemi) è quella relativa all’abrogazione del comma 4 dell’art. 102 NOIF nella parte in cui consentiva al club cessionario di trasferire il calciatore, a titolo definitivo o temporaneo, ad una società terza a fronte del consenso del calciatore e del club titolare del diritto di recompra.
La nuova formulazione della norma, infatti, si espone ad una duplice interpretazione. Se, da un lato, l’aver eliminato dalla disposizione il riferimento espresso a tale facoltà potrebbe indurre a ritenere che il legislatore sportivo abbia voluto eliminare la possibilità di trasferire i giocatori durante tutto il periodo della recompra, dall’altro una siffatta eliminazione comporterebbe l’abrogazione di un diritto dei club sancito in via generale dalle stesse norme federali, ponendosi come una stringente eccezione di cui, tuttavia, la ratio a livello sportivo risulta difficilmente immaginabile o comunque oscura, dato che questa non è stata sinora in qualche modo esplicitata dagli organi federali.
Infatti, anche a fronte di tale eliminazione, il legislatore sportivo non ha previsto espressamente un divieto a quello che, norme alla mano, risulta essere un istituto cardine del calciomercato, avvalorando in questo senso la tesi secondo cui, in realtà, la modifica in questione non avrebbe abrogato un istituto “speciale” creato mediante la modifica regolamentare dello scorso anno ma, trattandosi di una fattispecie già contemplata e lecita ai sensi della disciplina federale vigente (come si dirà in seguito), sembrerebbe aver voluto eliminare un’inutile e ridondante specificazione.
Innanzitutto, il problema ha una portata ben più ampia di quella relativa al solo ordinamento sportivo italiano, posto che a livello internazionale è la FIFA stessa, nel Regulations on the Status and Transfer of Players, oltre a prevedere in via generale che i calciatori possano essere trasferiti solo in periodi prestabiliti e limitati nel tempo – le c.d. sessioni di mercato – a stabilire all’art. 10 l’istituto del trasferimento “in prestito”.
In secondo luogo, una limitazione del tenore di quella in commento potrebbe ipoteticamente venirsi a configurare come una restrizione alla libera circolazione del lavoratore, considerato che per un periodo di tempo considerevole (circa due anni) verrebbe impedito ad un calciatore di trasferirsi, seppure a titolo temporaneo, ad altra società.
Si consideri, poi, che a livello FIGC, l’art. 95 NOIF, nel porre quelle che sono le norme generali sul trasferimento e sulle cessioni di contratto dei calciatori, dispone che nella stessa stagione sportiva un giocatore possa essere tesserato, sia a titolo definitivo che temporaneo, per un massimo di tre diverse società e che possa giocare in gare ufficiali solo per due dei suddetti club. Inoltre, l’art. 103 NOIF, più nello specifico, detta tutte quelle che sono le regole sulla cessione temporanea di contratto la quale – lo si ricorda – ha una durata minima pari a quella che intercorre tra i due periodi dei trasferimenti e una massima mai eccedente quella del contratto economico e mai superiore a due stagioni sportive. Infine, deve osservarsi che al comma 5 della medesima disposizione si prevede che le Leghe possano limitare il numero dei calciatori che ogni società può tesserare per cessione temporanea di contratto e ne possano disciplinare modalità d’impiego e limiti di età, nulla prevedendosi circa la possibilità di introdurre eventuali divieti in ipotesi particolari come quella della recompra.
Pertanto, prima dell’apertura del calciomercato, fermo restando che la lettera della disposizione parrebbe ancora consentire il trasferimento a titolo temporaneo durante il periodo di recompra (fatta salva un’interpretazione abnorme della norma), sarebbe comunque necessario un intervento chiarificatore del Consiglio Federale volto a fornire l’interpretazione autentica dell’art. 102, comma 4, NOIF.
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