Source: http://iusletter.com/utilizzo-delle-informazioni-antiriciclaggio-ai-fini-fiscali/
Timestamp: 2018-10-18 22:07:17+00:00
Document Index: 132384706

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 37', 'art. 73', 'art. 12', 'art. 51', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 50']

Utilizzo delle informazioni antiriciclaggio ai fini fiscali - Iusletter
Utilizzo delle informazioni antiriciclaggio ai fini fiscali
Con la Circolare n. 1/2018, il Comando Generale della Guardia di Finanza ha pubblicato il documento recante “Manuale operativo in materia di contrasto all’evasione e alle frodi fiscali”.
Con il predetto documento, la Guardia di Finanza mira ad arricchire il patrimonio di dati e informazioni che la stessa potrà utilizzare nell’attività di ispezione ai fini fiscali, quali, ad esempio, le informazioni acquisite nel corso di ispezione e controlli antiriciclaggio, nonché delle segnalazioni di operazioni sospette trasmesse alla UIF.
La frequente interferenza tra i fenomeni di evasione fiscale e il riciclaggio di denaro di provenienza illecita ha indotto il legislatore all’introduzione dell’art. 9, comma 9 D.lgs. 231/2007 in base al quale “i dati e le informazioni acquisite nell’ambito delle attività svolte ai sensi [delle disposizioni antiriciclaggio] sono utilizzabili ai fini fiscali, secondo le disposizioni vigenti”, al quale la Guardia di Finanza ha dato seguito con la Circolare 1/2018.
Ancorché le segnalazioni di operazioni sospette siano un elemento suscettibile di essere preso in considerazione, particolare attenzione va posta alle ispezioni e i controlli antiriciclaggio. Infatti, nell’ambito delle attività ispettive, possono assumere rilievo:
– i dati identificativi del cliente e del titolare effettivo di un rapporto continuativo che potrebbero far emergere casi di “interposizione fittizia” (art. 37 del D.P.R. n. 600/1973) o corroborare ipotesi di esterovestizione (art. 73 del TUIR);
– le informazioni relative allo scopo e alla natura di un rapporto/prestazione professionale, acquisite nell’ambito dell’adeguata verifica della clientela, che offrono la possibilità di “disvelare” operazioni elusive;
– le operazioni di natura immobiliare/societaria che non trovano giustificazione nei redditi ufficiali presenti in Anagrafe Tributaria;
– i trasferimenti di natura finanziaria in “Paradisi Fiscali/Societari”, sintomatici del processo di attività o beni detenuti all’estero in violazione della legislazione sul monitoraggio fiscale, rispetto ai quali può trovare applicazione la presunzione di cui all’art. 12 del D.L. n. 78/2009, in materia di redditi sottratti a tassazione;
– le operazioni in contanti, sistematicamente frazionate nel tempo, registrate negli appositi archivi/registri, che possono essere rivelatrici di una operatività “in nero” dei soggetti economici.
Ulteriori, rilevanti, elementi ai fini fiscali possono derivare dalle comunicazioni, che ai sensi dell’art. 51, comma 1, D.lgs. 231/2007, i destinatari della normativa antiriciclaggio hanno l’obbligo di effettuare al Ministero dell’Economia e delle Finanze, nel caso in cui abbiano notizia, in relazione ai loro compiti di servizio, delle infrazioni di cui all’art. 49 D.lgs. 231/2007, concernente “limitazioni all’uso del contante e dei titoli al portatore”.
Per effetto del D.L. 2 marzo 2012, n. 6, convertito dalla Legge 26 aprile 2012, n. 44, la comunicazione della infrazione va trasmessa anche alla Guardia di Finanza, che ne deve dare immediata comunicazione all’Agenzia delle Entrate.
Ne consegue che quando i soggetti obbligati hanno conoscenza di un trasferimento di denaro contante, libretti di deposito bancari o postali al portatore, titoli al portatore in euro o in valuta estera, per un importo pari o superiore a euro 3.000, non effettuato per il tramite di una banca, un ufficio postale o un istituto di moneta elettronica, devono darne comunicazione alla Guardia di Finanza ai fini dell’eventuale contestazione della violazione.
L’obbligo sussiste, altresì, per le ipotesi di violazione:
– dell’obbligo di indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e dell’apposizione della clausola di non trasferibilità sugli assegni, i vaglia postali e cambiari emessi per importi pari o superiori a euro 1.000 (art. 49, commi 5 e 7);
– dell’obbligo di girare per l’incasso unicamente a una banca o a Poste italiane s.p.a gli assegni bancari o postali emessi all’ordine del traente (art. 49, comma 6);
– del divieto di trasferimento di libretti di deposito bancari o postali al portatore che devono essere estinti entro il 31 dicembre 2018 (art. 49, comma 12);
– dei divieti di apertura o utilizzo di conti e libretti di risparmio anonimi o con intestazione fittizia (art. 50).