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Timestamp: 2020-08-08 00:38:22+00:00
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Liberalizzazione Cannabis bocciata: quando scatta il reato - deQuo
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Liberalizzazione Cannabis bocciata: quando scatta il reato
La cannabis in Italia non è legale: ecco qual è la norma esistente a proposito del possesso e della coltivazione di sostanze stupefacenti nel nostro Paese.
Nonostante di tanto in tanto ritorni ad essere un argomento che infiamma gli animi e accende il dibattito, la cannabis in Italia non è stata ancora liberalizzata. Soprattutto negli ultimi anni sono stati fatti mossi tanti passi in tal senso, soprattutto con l’ultima sentenza della Cassazione del 2019 a proposito della coltivazione per uso personale.
In queste righe sarà presentata l’attuale situazione normativa sulla legalizzazione della cannabis, con un focus sulle novità introdotte e un accenno su dove è legale l’erba in Europa e nel resto del mondo.
Liberalizzazione della cannabis in Italia: Indice
Liberalizzazione cannabis bocciata in Italia
Liberalizzazione cannabis: fumare marijuana per uso
personale è reato?
Liberalizzazione cannabis: coltivare cannabis in casa è reato?
Liberalizzazione cannabis: la differenza fra i casi
di illecito e quelli di reato
Coltivazione cannabis uso personale: la novità del
Dove è legale coltivare canapa
La liberalizzazione della cannabis light era stata proposta nel nostro Paese sotto forma di emendamento nel dicembre del 2019: è stata inserita dal decreto legge Milleproroghe nella lista dei circa 900 emendamenti considerati inammissibili.
L’emendamento sulla liberalizzazione della cannabis light:
contemplava la libera vendita di preparati contenenti quantità ridotte di THC, che è il principio attivo che caratterizza i prodotti che derivano dalla cannabis sativa;
l’obiettivo era quello di ottenere la legalizzazione della coltivazione, della trasformazione e della successiva commercializzazione dei prodotti a base di cannabis, il cui contenuto di THC fosse nei limiti dello 0,5% consentito dalla Legge.
Posto che la cannabis, in Italia, non è legale, qual è il quadro normativo quando si parla di coltivazione in casa ad uso personale? Coltivare cannabis per uso personale è reato, anche se il numero di piantine è esiguo e il principio attivo presente nella droga è ridotto? Nel corso degli anni si sono susseguite diverse sentenze da parte della Giurisprudenza, che hanno delineato una dopo l’altra quella che rappresenta la situazione attuale.
La legge italiana stabilisce che il possesso di droghe leggere in quantità ridotte sia destinato all’uso personale: in questo caso non si può parlare di reato, ma di illecito amministrativo. È proprio dalla valutazione della quantità posseduta che sussiste l’ipotesi di reato, oppure no.
Volendo fare un esempio, se una persona che viene trovata con una dose superiore all’uso personale riesce a dimostrare che voleva semplicemente condividerla con gli amici, senza venderla, allora si potrà rientrare nell’illecito amministrativo, a patto che ci siano le tre condizioni seguenti:
la persona che ha comprato la droga leggera, ne farà poi uso con i suoi amici;
l’acquisto deriva dalla volontà da parte di tutti di incaricare qualcuno per comprare la droga, condividendo anche la spesa dell’acquisto;
l’identità delle persone che hanno partecipato all’acquisto deve essere nota.
Quanto esposto finora vale a proposito dell’utilizzo di droghe leggere: cosa cambia se si parla, invece, di coltivazione di cannabis in casa per uso personale? Cosa dice la legge? Nel Testo Unico delle sostanze stupefacenti viene stabilito che la coltivazione di piante di marijuana in casa senza autorizzazione è reato, anche se avviene per uso personale.
Cosa succede nel caso in cui si tratti di poche piante e il principio attivo sia comunque molto basso? In base a quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, la coltivazione di cannabis è reato a prescindere dal numero di piantine e dal principio attivo ritrovato nel momento in cui si viene fermati dalle autorità.
Il motivo è molto semplice: basta anche un piccolo seme per far scattare il reato in quanto “la condotta di coltivazione di piante da cui sono estraibili i principi attivi di sostanze stupefacenti ben può valutarsi come “pericolosa”, ossia idonea ad attentare al bene della salute dei singoli per il solo fatto di arricchire la provvista esistente di materia prima e quindi di creare potenzialmente più occasioni di spaccio di droga”.
A questo punto è lecito notare l’esistenza di una discriminazione molto forte nel modo in cui la legge tratta l’utilizzo e la coltivazione di cannabis, considerando il primo caso illecito amministrativo, mentre il secondo reato.
Una spiegazione alla base della norma in vigore è stata data dalla Consulta, che ha cercato di dimostrare che nella pratica non esiste alcuna disparità. Infatti:
nel momento in cui si viene fermati in possesso di sostanze stupefacenti, si conosce in modo certo il quantitativo posseduto dalla persona in questione, che permette di effettuare una valutazione relativa alla non pericolosità della condotta;
nel secondo caso, invece, non è possibile stabilire quanta droga sarà prodotta in seguito alla coltivazione, quindi il reato per la coltivazione di cannabis sussiste sempre, almeno in potenza.
La sentenza delle Sezioni unite penali della Cassazione, nella Camera di Consiglio del 19 dicembre 2019, ha stabilito che “Non costituiscono reato le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica. Attività di coltivazione che per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante ed il modesto quantitativo di prodotto ricavabile appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore”.
La sentenza deve essere interpretata nel modo corretto in quanto, sebbene si tratti di un grande cambiamento rispetto alle sentenze passate, la legge è rimasta la stessa. Di conseguenza:
ancora oggi, essere beccati a coltivare marijuana in casa fa scattare il rischio di un processo penale.;
in questo momento, dunque, spetta alla legge un’eventuale decisione attraverso la quale sarà possibile cambiare l’attuale quadro normativo.
Analizzando nel
dettaglio l’ultima sentenza si capisce bene come la sua applicabilità a casi
futuri sia comunque legata alla decisione da parte del Giudice in quanto:
il reato di coltivazione di sostanze stupefacenti è sempre configurabile a prescindere dalla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediato;
vengono escluse, però, le coltivazioni svolte in forma domestica, con tecniche rudimentali, caratterizzate da uno scarso numero di piante e per le quali sono assenti indici dai quali si potrebbe ipotizzare un loro futuro inserimento nel mercato;
per tecniche rudimentali si intende che le piante non possono essere fatte crescere con l’utilizzo di lampade artificiali, impianti di irrigazione a doccia o di altri strumenti tradizionalmente adoperati per la coltivazione in spazi chiusi.
L’interpretazione della sentenza rimane comunque molto ampia nella misura in cui si parla di “coltivazioni di minime dimensioni, ma non è stato precisato cosa questa parola voglia dire in termini numerici. In alcune sentenze passate, il quantitativo per poter parlare di uso personale veniva fatto rientrare fra le 2 e le 10 piante.
La situazione relativa alla legalità della cannabis è abbastanza variegata, anche se in linea generale nella maggior parte degli Stati la cannabis non è legale.
Analizzando lo stato delle cose in Europa:
l’unico Paese nel quale la cannabis è legale è l’Olanda, dove può essere coltivata, posseduta, trasportata e venduta nei luoghi autorizzati, i cosiddetti coffee shop;
in Spagna è possibile coltivare o fumare cannabis in casa propria, ma non è possibile trasportarla o fumarla all’aperto;
in Portogallo l’utilizzo di droghe non è più un reato, ma non bisogna superare i limiti stabiliti dalla legge se non si vuole correre il rischio della detenzione;
in Belgio la cannabis è illegale, ma possesso e coltivazione sono stati depenalizzati, a condizione che la pianta sia femmina;
per il resto è illegale, oltre che in Italia, anche in Germania, Francia, Regno Unito, Irlanda, Grecia e Finlandia.
In Svizzera, il possesso di droghe leggere è stato depenalizzato e la coltivazione è consentita in alcuni cantoni, ma la vendita e l’utilizzo sono illegali.
Dall’altra parte del mondo, invece, la situazione è la seguente:
negli Stati Uniti l’uso di droghe leggere non è più reato in 14 Stati: il primo a legalizzare la cannabis è stato il Colorado;
in Canada la cannabis può essere utilizzata per usi farmacologici e industriali;
l’Uruguay è stato il primo Paese dell’America latina a legalizzare l’uso di cannabis, nel 2014; in Colombia e Messico il consumo è stato depenalizzato, mentre in Cile, Bolivia e Paraguay è ancora illegale;
in Cina e in Giappone le droghe leggere sono illegali;
in Iran possono essere coltivate, ma solo per scopi alimentari: i semi di cannabis vengono utilizzati per produrre olio;
in India l’utilizzo della cannabis è consentito solo se autorizzato dal Governo.
Legalizzazione cannabis – Domande frequenti
Coltivare una pianta di maria è reato?
Nonostante una recente sentenza della Cassazione in merito abbia dichiarato che la coltivazione svolta in forma domestica, con tecniche rudimentali, dalla quale siano ricavabile un numero esiguo di piante non sia reato, la legge italiana in merito afferma che la coltivazione di sostanze stupefacenti in casa, anche se destinate all’uso personale, è reato.
Il possesso di marijuana è reato?
Possedere una droga leggera per uso personale non è reato, ma un illecito amministrativo. Il reato scatta quando il quantitativo di sostanze illegali posseduto dalla persona che viene fermata dalle Forze dell’Ordine è tale da far pensare che il possesso sia destinato allo spaccio illegale della sostanza.
Cosa si intende per uso personale?
La legge non ha fissato dei quantitativi sopra i quali non si può più parlare di uso personale. Alcune sentenze passate da parte della Giurisprudenza facevano riferimento a un numero di piante compreso fra le 2 e le 10.