Source: http://www.directio.it/multimedia/news/2018/09/12-decreto-n-1012018-nuove-norme-chi-tratta-dati.aspx
Timestamp: 2020-05-26 05:20:39+00:00
Document Index: 17862087

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 19', 'art. 2', 'art. 9']

Decreto n. 101/2018: Nuove norme per chi tratta dati per compiti di interesse pubblico o connessi a pubblici poteri | News | Directio - le strade nell'economia
Decreto n. 101/2018: Nuove norme per chi tratta dati per compiti di interesse pubblico o connessi a pubblici poteri
Il GDPR - Regolamento UE n. 679/2016 in materia di trattamento dati personali - all’art. 6 punto 2 consente agli Stati membri di intervenire con disposizioni specifiche per l’applicazione delle norme del regolamento stesso con riguardo ad alcune categorie di trattamento.
Il Regolamento europeo, a tal proposito, fa riferimento a quei trattamenti di dati personali necessari per adempiere ad un obbligo legale al quale è soggetto il titolare del trattamento e a trattamenti necessari per adempiere ad un compito di interesse pubblico o connesso all’esercizio di pubblici poteri di cui è investito il titolare del trattamento.
In tali casi, dunque gli Stati membri con proprie norme interne possono individuare, con maggiore precisione, requisiti specifici per il trattamento e altre misure atte a garantire un trattamento lecito e corretto. Proprio sulla base di tale disposizione, il nostro legislatore è intervenuto fissando diverse norme nel DLgs n.101/2018 che novella il Codice Privacy in merito al trattamento effettuato per l’esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso all’esercizio di pubblici poteri.
L’art. 2-ter del decreto n. 101 ad esempio interviene sui principi del vecchio Codice, individuando la base giuridica per il trattamento di dati personali effettuato per l'esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso all'esercizio di pubblici poteri. Il GDPR, infatti, all’art. 6 paragrafo 3 lettera b. stabilisce che la base giuridica per tale categoria di trattamenti può essere individuata in una norma dell’Unione o dal diritto dello Stato membro cui è soggetto il titolare del trattamento. Ebbene, sulla base di tale disposizione, il decreto 101 stabilisce che la base giuridica interna può essere costituita esclusivamente da una norma di legge o, nei casi previsti dalla legge, di regolamento. Tale articolo, dunque, rivede in sostanza il vecchio art. 19 del Decreto n. 196/2003 che si riferiva al trattamento di dati effettuato da parte di un soggetto pubblico. La nuova veste della disposizione invece estende l’ambito di applicazione anche a soggetti privati, ma che svolgono un compito di natura pubblica. In altri termini, nel GDPR viene cancellata la differenza tra soggetto pubblico e privato, quello che interessa è infatti puramente la finalità pubblica o privata del trattamento. La disposizione quindi si applica anche ai soggetti privati che trattano i dati personali per l'esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso all'esercizio di pubblici poteri, è pertanto indifferente la loro natura soggettiva.
Il decreto 101/2018 prevede inoltre che la comunicazione fra titolari che effettuano trattamenti di dati personali, diversi da quelli ricompresi nelle particolari categorie di cui all'articolo 9 del Regolamento (lo ricordiamo, si tratta di dati relativi ad origine razziale o etnica, opinioni politiche, convinzioni religiose o filosofiche, o appartenenza sindacale, nonché dati genetici, dati biometrici intesi a identificare in modo univoco una persona fisica, dati relativi alla salute o alla vita sessuale o all'orientamento sessuale della persona) e di quelli relativi a condanne penali e reati di cui all'articolo 10 del Regolamento, finalizzati all'esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso all'esercizio di pubblici poteri è ammessa solo se prevista da una norma di legge o di regolamento. In assenza di tale norma, la comunicazione è lecita quando è comunque necessaria per lo svolgimento di compiti di interesse pubblico e lo svolgimento di funzioni istituzionali. In questo caso, però è necessaria una comunicazione preventiva al Garante, tuttavia, decorsi 45 giorni dalla notifica al Garante la comunicazione può essere iniziata se il Garante non abbia adottato una diversa determinazione delle misure da adottarsi a garanzia degli interessati. La diffusione è invece ammessa solo se prevista da una disposizione di legge.comunicazione di dati personali tra titolari che svolgono trattamenti per l'esercizio di un compito di interesse pubblico o connesso a pubblici poteri è ammessa se prevista da una legge; se non c'è la legge è lecita solo la comunicazione necessaria in relazione allo svolgimento di compiti di interesse pubblico (non quindi per l'esercizio di un compito connesso a pubblici poteri), in quest'ultimo caso, è d'obbligo informare previamente il Garante.
La diffusione e la comunicazione di dati personali, trattati per l'esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso all'esercizio di pubblici poteri, a soggetti che intendono trattarli per altre finalità sono ammesse solo se previste da una norma di legge o di regolamento, diversamente sono operazioni vietate.
Un’altra disposizione (art. 2 sexies) si riferisce sempre ai trattamenti effettuati da soggetti che svolgono compiti di interesse pubblico o connessi all’esercizio di pubblici poteri, stabilendo che i trattamenti delle categorie particolari di dati personali di cui all'articolo 9, paragrafo 1, del Regolamento, che siano necessari per motivi di interesse pubblico rilevante, interesse che deve essere proporzionato alla finalità perseguita, rispettare l'essenza del diritto alla protezione dei dati e prevedere misure appropriate e specifiche per tutelare i diritti fondamentali e gli interessi dell'interessato (art. 9 paragrafo 2 lett. g GDPR), sono ammessi sempre qualora siano previsti dal diritto dell'Unione europea ovvero, nell'ordinamento interno, da disposizioni di legge o, nei casi previsti dalla legge, di regolamento che specifichino, come del resto richiesto dal GDPR, i tipi di dati che possono essere trattati, le operazioni eseguibili e il motivo di interesse pubblico rilevante, nonchè le misure appropriate e specifiche per tutelare i diritti fondamentali e gli interessi dell'interessato.
La norma considera rilevante l’interesse pubblico relativo a trattamenti effettuati da soggetti che svolgono compiti di interesse pubblico o connessi all'esercizio di pubblici poteri in determinati ambiti cui anche il precedente codice faceva riferimento, ma in diverse disposizioni, ambiti ora riassunti dal decreto 101 in un elenco non tassativo, dei quali ne menzioniamo solo alcuni, come l’accesso a documenti amministrativi e accesso civico; la tenuta degli atti e dei registri dello stato civile, delle anagrafi della popolazione residenza; l’elettorato attivo e passivo ed esercizio di altri diritti politici; rapporti tra i soggetti pubblici e gli enti del terzo settore; compiti del servizio sanitario nazionale e dei soggetti operanti in ambito sanitario, nonche' compiti di igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro e sicurezza e salute della popolazione, protezione civile, salvaguardia della vita e incolumita' fisica; vigilanza sulle sperimentazioni, farmacovigilanza, autorizzazione all'immissione in commercio e all'importazione di medicinali e di altri prodotti di rilevanza sanitaria.
Il decreto precisa infine che se i trattamenti svolti per l'esecuzione di un compito di interesse pubblico possono presentare rischi elevati ai sensi dell'articolo 35 del Regolamento, il Garante può intervenire con provvedimenti di carattere generale anche d’ufficio e prescrivere misure e accorgimenti a garanzia dell'interessato, che il titolare del trattamento è tenuto ad adottare.
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stampato il 26 maggio 2020