Source: http://www.sistriforum.com/t13104-tessuto-non-tessuto-codice-cer
Timestamp: 2020-04-01 01:12:11+00:00
Document Index: 33925498

Matched Legal Cases: ['art. 184', 'in fine', 'art. 190', 'art. 179', 'art. 4', 'art. 188']

tessuto non tessuto - codice CER
gipeto il Mar Apr 02, 2019 11:18 am
Buongiorno dopo aver effettuato una ricerca apro un nuovo argomento perchè avrei bisogno dei vostri pareri circa l'attibuzione del corretto codice al materiale in oggetto che nel caso che mi interessa è il materiale con cui vengono realizzate tovaglie, teloni di copertura che poi sono conferiti al centro di raccolta come urbani assimilabili.
Re: tessuto non tessuto - codice CER
Aurora Brancia il Mar Apr 02, 2019 5:28 pm
gipeto ha scritto: [...] è il materiale con cui vengono realizzate tovaglie, teloni di copertura che poi sono conferiti al centro di raccolta come urbani assimilabili.
Urbani assimilabili... a che ? O sono "urbani" o sono "assimilabili" cioè non urbani e quindi, a monte, speciali ex art. 184 c.3.
Se invece ci stai chiedendo di quale codice CER possiamo parlare per rifiuti "assimilabili agli urbani" - che è cosa diversa, e il tutto dipende da cosa abbia dichiarato assimilabile il Comune al quale fare riferimento, immagino come luogo di produzione - allora possiamo spaziare.
Cioè, alla fin fine non tantissimo: i tessuti non tessuti sono prodotti genericamente tessili, che siano naturali o meno conta poco, cui come rifiuti urbani "doc" spetta i Codice CER 20 01 11; mentre, come rifiuti speciali, se sono gli scarti di produzione delle tovaglie e teloni di copertura di cui dici dovrebbero avere, PER L'ORIGINE DEL RIFIUTO che è e resta l'unico modo valido di assegnare un CER, rifiuti con codici della famiglia 04 02 xx, con xx che può essere 09 nel caso di rifiuti da materiali compositi (fibre impregnate, elastomeri, plastomeri), che però a me pare più consono ai teloni (sto pensando a quelli che si usano come base impermeabile alle tende da campeggio o come teloni di copertura per gli automezzi pesanti), ma anche xx = 22 meglio applicabile per residui di tessuto in fibre lavorate cioè gli "sfridi" del taglio a misura previsto per le ulteriori lavorazioni sino alla commercializzazione, atteso che la tessitura è già in sé una lavorazione delle fibre tessili (apposta si chiamano tessili !).
A parere mio, infatti, il CER 04 02 21 è attribuibile solo ai rifiuti di fibre grezze, nel senso non ancora lavorate.
Che poi siano lavorate a tessitura, con ordito e trama come le "stoffe", o per azione meccanica con additivi o meno come il panno-lenci e appunto i TNT, conta anche questo poco.
Ci dici che il loro destino, o almeno quello che il produttore dei rifiuti stessi desidera sia, è il conferimento al centro comunale di raccolta: e qui ritorniamo all'inizio, cioè alla dichiarazione di quali rifiuti quel certo comune ha comunicato siano da trattarsi come "assimilabili agli urbani" e in virtù di detta assimilabilità gestionale venga corrisposta la dovuta tariffa.
Nel caso stessimo invece parlando di rifiuti in materiali TNT altrimenti originati, esempio su tutti le tute o le mascherine oronasali o gli stracci monouso usati in altre lavorazioni, allora saremmo davanti a Codici CER di evidente famiglia 15 02 xx, come ti è certamente noto.
La domanda che poni, però, secondo me un "bug" bello grosso ce l'ha: non si compilano FIR per il conferimento ai centri comunali di raccolta, semmai è il centro di raccolta che fa uscire il raccolto/conferito con gli appropriati FIR (cfr. art. 190 c. 9) dunque a che ti serve sapere che Codici CER assegnare ?
gipeto il Mer Apr 03, 2019 8:56 am
ho invertito le due parole ma evidentemente intendo ciò che hai correttamente definito: rifiuti assimilabili agli urbani; detto ciò lo scopo è quello di capire se questo tipo di materiale che un attività intende conferire ha un cer che rientra tra quelli che il nostro regolamento assimila agli urbani e che verrà utilizzato in uscita dal cd r
Non sono scarti della lavorazione che non potrebbero essere assimilabili agli urbani ma tovaglie tovaglioli e coperture di strutture usate, tutte in tnt.
Ieri tra le varie opzioni ho visto che il tnt realizzato in polipropilene nel caso sia un rifiuto speciale viene fatto rintrare nella categoria 020104 ed in un Comune tovaglie e tovaglioli in tnt sono definiti come "rifiuti non riciclabili".
Spero di aver chiarito ciò che vorrei capire e anche di aver usato termini e definizioni corrette rispetto all'argomento.
Aurora Brancia il Mer Apr 03, 2019 11:30 am
beh, mi pare di avere indicato quali siano i codici da scarti di produzione, e di aver capito che però non a quello ti riferivi.
Magari, se specifichi che attività svolge il "produttore" di questi rifiuti ci possiamo arrivare.
Così come li descrivi oggi, mi viene da pensare ad una mensa più o meno pubblica, ad una azienda di catering, persino alla charitas. E in questo caso mi sentirei di assegnare allo stesso modo tanto un compiuto 15 02 03 (se hanno assorbito qualcosa non è certamente qualcosa di pericoloso, e dopo utilizzati sono decisamente degli stracci) quanto un più generico 20 01 11: che appunto parla di prodotti tessili, ma NON ABBIGLIAMENTO, che invece ha il codice 20 01 10. Alle volte, mi capita di andare in pizzeria (vivendo a napoli, anche spesso...) e spesso ci trovo le "tovaglie" di TNT, che personalmente non userei mai e poi mai ma c'è chi le gradisce anche a casa. E almeno qui a Napoli i TNT sono "assimilati agli urbani" sin dal 2006 ma, a quanto mi risulti, non vengono messi né nell'organico né nella carta ma nell'indifferenziato: che appunto finisce al termovalorizzatore di Acerra. C'è da dire che hanno un eccellente pCi, quindi "è la morte loro".
Sono cosciente che portare giusto Napoli come esempio positivo di gestione di rifiuti possa sembrare un ossimoro, però ci terrei a sottolineare che -a fronte di una normativa piuttosto chiara e tutto sommato bene articolata sino al regolamento comunale- non abbiamo mai realmente risolto il problema delle infrastrutture di servizio necessarie ad attuare ciò che sulla carta era già stato detto anni e anni fa.
Soprattutto, non concordo nemmeno per un momento piccolo-piccolo sul codice 02 01 04, che è da riservarsi ai "rifiuti plastici esclusi gli imballaggi derivanti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti", tipicamente le reti per la raccolta delle olive ma anche quelle in nylon & C utilizzate per la pesca o per il confezionamento distributivo, ma anche i teli per pacciamatura orticola.
Sul loro destino, in ogni caso concordo sul fatto che non siano "riciclabili" inteso come recupero almeno di materia (di fatto ce ne sono troppe e non univoche né separabili), e tanto meno conferibili in discarica perché sia che siano con alto tenore di plastificanti/impermeabilizzanti sia che derivino da materiali a base cartacea avrebbero un tenore di organico eccessivo; dunque il loro destino preferenziale è ragionevolmente il trattamento in recupero di energia.
gipeto il Mer Apr 03, 2019 12:04 pm
....la nebbia si sta diradando; direi che il 200111 mi sembra più centrato visto che oltre a tovaglioli e tovaglie magari imbrattate di residui alimentari e quindi riconducibili nel cer specifico, la parte prevalente sono le coperture e gli addobbi di quella che dovrebbe essere un'azienda che fa allestimenti e addobbi.
Riguardo ciò che viene fatto nella tua città, non credo ai luoghi comuni, e direi che ci sono esempi virtuosi anche in posti dove non ti aspetti ...e viceversa!!!!
Ma, e questa è l'ultima cosa che non mi è ancora chiara per definire compiutamente cosa farne di questo materiale, è perchè il tnt delle utenze domestiche viene gestito come indifferenziato mentre se venisse conferito al cdr (ammesso che il regolamento lo contempli come cer) può essere gestito come recuperabile.
Aurora Brancia il Mer Apr 03, 2019 2:24 pm
L'indifferenziato "da noi" finisce al termovalorizzatore di acerra: in prevalenza... Non dimenticare che gli impianti di produzione di CDR, che come Combustibile Derivato da Rifiuti è un EoW sostanzialmente, solo qui in campania qualcuno nel 2008 ha ben deciso di chiamarli "STIR" che è l'acronico di "Stabilimento di tritovagliatura e imballaggio": cioè i generatori/genitori delle ecoballe ufficiali, succedute a quelle decisamente un po'meno ufficiali e anteriori al 2008 sul cui destino preferirei, per campanilismo spinto, non pronunciarmi.
Ma soprattutto non confondere il "recupero di energia" con il riciclo/recupero di materia. riguardati con cura non solo e non tanto l'art. 179 del 152/06 e s.m.i., ma soprattutto la versione originale della Dir. CE 98/2008 ed in particolare l'art. 4.
gipeto il Ven Apr 05, 2019 7:49 am
quindi, posto che comunque il loro destino finale sta al penultimo gradino della scala della gestione finale di un rifiuto, :
o vengono gestiti come indifferenziati quindi non accoglibili nel Centro di raccolta
o accolti al cdr con 200111.
Admin il Ven Apr 05, 2019 2:09 pm
Il punto è che se i rifiuti sono conferiti al servizio pubblico (a valle di una verifica che li assimili per qualità e quantità ai rifiuti urbani, ma che non richiede l'attribuzione di un codice CER) il produttore è deresponsabilizzato ai sensi dell'art. 188 TUA.
Non è tenuto a codificarli né a preoccuparsi di dove, come e se saranno effettivamente smaltiti (che è la regola/dovere di carattere generale).
La responsabilità è immediatamente trasferita al gestore pubblico.