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Timestamp: 2018-02-19 09:57:00+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.193', 'sentenza ', 'art.2', 'art.3', 'art.22', 'art. 2', 'art.5']

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Il diritto di accesso alle informazioni ambientali non si applica ai F.i.r.
Da Dott. Osvaldo Busi su	 2 dicembre 2015 0 Commenti
Questo è quanto contenuto nella sentenza n.4636 del 5 ottobre 2015, della III^ sezione del Consiglio di Stato.
Il fatto in sintesi: un ‘impresa ha chiesto all’ASL di… l’accesso a tutte le prime e quarte copie dei formulari riguardanti il servizio di raccolta e trasporto di rifiuti sanitari, emessi dalla data di decorrenza del contratto fra la stessa ASL e una RTI…., basandosi sul fatto che i F.i.r. di cui all’art.193 del D.Lgs. n.152/06, sono documenti ambientali, perché consentono di tracciare i rifiuti e , altresì, verificare il loro corretto smaltimento, e pertanto, a dire dell’impresa, accessibili a chiunque ne faccia richiesta.
I giudici di palazzo Spada nel confermare la sentenza del T.A.R.dell’Abruzzo, Sezione Staccata di Pescara sez.I^,sent.n.56 del 2015, respingono il ricorso proposto dell’imprenditore affermando che i dati contenuti nel formulario di identificazione del rifiuto non costituiscono informazioni ambientali, non avendo gli stessi alcun valore certificativo della natura e della composizione del rifiuto trasportato, e non sono comunque accessibili ai sensi dell’art.2, primo comma, del D.Lgs. n.195/2005.
Al riguardo l’art.3, primo comma, del D.Lgs. n.195/2005, ha previsto un accesso facilitato rispetto a quello più rigido previsto dall’art.22 della legge n.241/1990, per le informazioni ambientali, al fine di assicurare, data l’importanza della materia, la maggiore trasparenza possibile dei relativi dati. Lo stesso articolo introduce un regime di pubblicità integrale delle informazioni ambientali, sia per ciò che riguarda la legittimazione attiva attraverso l’ampliamento dell’accesso dei soggetti alle informazioni ambientali, e sia sotto il profilo oggettivo prevedendo un’area di accessibilità alle informazioni ambientali svincolata dai rigidi presupposti previsti dalla normativa generale dettata degli artt.22 e seguenti della legge n.241/90.
Ricordiamo che ai sensi dell’art. 2 del d. lgs. n. 195 del 2005, per informazione ambientale si intende qualsiasi informazione disponibile in forma scritta, visiva, sonora, elettronica od in qualunque altra forma materiale concernente:
1) lo stato degli elementi dell’ambiente, quali l’aria, l’atmosfera, l’acqua, il suolo, il territorio, i siti naturali, le zone costiere e marine, la diversità biologica ed i suoi elementi costitutivi e le interazioni tra questi elementi;
2) fattori quali le sostanze, l’energia, il rumore, le radiazioni o i rifiuti, anche quelli radioattivi, le emissioni, gli scarichi ed altri rilasci nell’ambiente, che incidono o possono incidere sugli elementi dell’ambiente, individuati al numero 1);
3) le misure, anche amministrative, quali le politiche, le disposizioni legislative, i piani, i programmi, gli accordi ambientali e ogni altro atto, anche di natura amministrativa, nonché le attività che incidono o possono incidere sugli elementi e sui fattori dell’ambiente di cui ai numeri 1) e 2), e le misure o le attività finalizzate a proteggere i suddetti elementi.
Pertanto le informazioni cui fa riferimento la citata normativa riguardante l’accesso riguardano quindi esclusivamente lo stato dell’ambiente (aria, sottosuolo, etc.) ed i fattori che possono incidere sullo stato dell’ambiente (es. rumore, radiazioni, emissioni,etc.), sulla salute e sulla sicurezza umana, con l’esclusione di tutti i fatti ed i documenti che non abbiano un rilievo ambientale.
Tra le ipotesi di esclusione dal diritto di accesso all’informazione ambientale l’art.5 prevede, fra l’altro, che esso può essere negato nei casi di richieste manifestamente irragionevoli avuto riguardo alle finalità di garantire il diritto d’accesso all’informazione ambientale (lett. b del primo comma), ovvero espresse in termini eccessivamente generici.
Sebbene l’istanza di accesso alle informazioni ambientali può essere esercitata da chiunque, continuano i giudici amministrativi, non esime il richiedente dal dimostrare che l’interesse che intende far valere è un interesse ambientale, come qualificato dal d. lgs. n. 195 del 2005, ed è volto quindi alla tutela dell’integrità della matrice ambientale, non potendo l’ordinamento ammettere che di un diritto nato con specifiche determinate finalità si faccia uso per scopi diversi di tipo economico patrimoniale (Consiglio di Stato, Sez. V, 15 ottobre 2009 n. 6339).
Pertanto concludono i giudici del Consiglio di Stato, considerato che nel caso in esame, la domanda di accesso formulata dall’appellante non si fonda su una preoccupazione circa lo stato di matrici ambientali ma è volta all’acquisizione di informazioni che possono essere rilevanti per l’impresa per motivi concorrenziali e per acquisire dati commerciali riguardanti la concorrente, si deve ritenere corretto il diniego, infatti, sebbene i formulari dei quali si è chiesto l’accesso riguardano il trasporto di rifiuti sanitari, che se non correttamente smaltiti possono arrecare pregiudizi all’ambiente, non per questo si può ammettere che il diritto di accesso disciplinato per il perseguimento di finalità ambientali possa essere utilizzato per finalità del tutto diverse (economico-patrimoniali).
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