Source: http://ilmetrochevorrei.it/News.asp?ID=163
Timestamp: 2018-04-21 02:02:42+00:00
Document Index: 59649634

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 4', 'art. 2447', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 2449', 'art. 17', 'art. 113', 'art. 8', 'art. 113', 'art. 113', 'art 7', 'art. 9', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 13', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 13', 'art. 113', 'art. 7', 'art. 13', 'sentenza ']

L’Associazione Il Metrò che Vorrei oltre un anno fa preparò un dossier che dimostrava come il Comune di Bologna, attraverso la gestione della sosta, finanziasse in maniera impropria l’ATC.
Il dossier evidenziava anche grandi elementi di inefficienza nella stessa gestione del servizio.
Il Presidente dell’Associazione, Ing. Daniele Corticelli, presentò il dossier
LO SCANDALO DELLA SOSTA
in conferenza stampa presso la Sala Savonuzzi del Comune di Bologna, Martedì 20 Febbraio 2007
Il dossier è sempre disponibile per i cittadini bolognesi sul sito www.ilmetrochevorrei.it cliccando qui: DOSSIER
è anche possibile scaricarlo per consultarlo con comodo cliccando qui: dossier zippato
Pochi giorni dopo il Presidente ing. Corticelli presentò un esposto alla Corte dei Conti sullo scandalo stesso, di cui qui di seguito potete leggere il testo integrale:
Ecc. ma PROCURA DELLA CORTE DEI CONTI DELL’EMILIA ROMAGNA <?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Daniele Corticelli nato a Bologna il 24.10.1973 nella sua veste e qualità di Consigliere Comunale elettivamente domiciliato in Piazza Maggiore 6, Bologna c/o Comune di Bologna - Gruppo Consiliare La Tua Bologna,
Enzo Raisi, nato a Bologna il 23.09.1961 nella sua veste e qualità di Deputato e di Consigliere Comunale, elettivamente domiciliato in Piazza Maggiore 6, Bologna c/o Comune di Bologna - Gruppo Consiliare Alleanza Nazionale,
Gianluca Galletti, nato a Bologna il 15.07.1961 nella sua veste e qualità di Deputato e Consigliere Comunale, elettivamente domiciliato in Piazza Maggiore 6, Bologna c/o Comune di Bologna - Gruppo Consiliare La Tua Bologna
Daniele Carella, nato a Firenze il 20.01.1957 nella sua veste e qualità di Consigliere Comunale,
Paolo Foschini, nato a Alfonsine (RA) il 21.02.1965 nella sua veste e qualità di Consigliere Comunale,
Valentina Castaldini, nato a Bologna il 28.05.1977 nella sua veste e qualità di Consigliere Comunale,
Lorenzo Tomassini, nato a Bologna il 08.06.1968 nella sua veste e qualità di Consigliere Comunale,
elettivamente domiciliati in Piazza Maggiore 6, Bologna c/o Comune di Bologna - Gruppo Consiliare Forza Italia
Giovanni Salizzoni, nato a S. Pietro in Casale (BO) il 23.02.1944 nella sua veste e qualità di Consigliere Comunale,
Elisabetta Brunelli Monzani, nata a Modena il 09.01.1969 nella sua veste e qualità di Consigliere Comunale,
Carlo Monaco, nato a S. Giovanni Lipioni (CH) il 25.08.1942 nella sua veste e qualità di Consigliere Comunale,
Maria Cristina Marri, nata a Bologna il 21.12.1948 nella sua veste e qualità di Consigliere Comunale,
Alberto Vannini, nato a Bologna il 18.10.1942 nella sua veste e qualità di Consigliere Comunale,
Silvia Noè, nata a Bologna il 08.10.1961 nella sua veste e qualità di Consigliere Comunale,
elettivamente domiciliati in Piazza Maggiore 6, Bologna c/o Comune di Bologna - Gruppo Consiliare La Tua Bologna
1. Nell’ambito dell’ampliamento delle attività dell’azienda municipale di trasporto pubblico, con convenzione rep. 199905 in data 11/04/2005 il Comune di Bologna affidava a titolo oneroso ad ATC S.P.A. e fino a tutto il 31.12.2009:
a) il servizio di gestione della sosta a pagamento nel territorio del Comune di Bologna e delle relative attività accessorie;
b) il servizio di gestione della sosta a pagamento in strutture adibite all’uso di parcheggio e delle relative attività accessorie;
c) il servizio di Depositeria dei veicoli rimossi ai sensi del Codice della Strada;
d) le attività accessorie alla gestione della sosta, compresa attività di prevenzione e di accertamento delle violazioni in materia di sosta medianti i cd “ausiliari del traffico”;
e) ogni altra attività complementare e/o di supporto allo sviluppo della mobilità come sarà specificato in seguito da appositi atti della Giunta Comunale.
2. Più precisamente detta convenzione prevedeva, per quanto qui interessa:
· l’attribuzione ad ATC dei proventi derivanti dalla riscossione delle tariffe della sosta su strada nonché nei parcheggi ad essa affidati, e l’attribuzione all’amministrazione comunale dei proventi derivanti dall’attività sanzionatoria svolta dagli agenti ATC secondo quanto previsto dai commi 132 e 133 dell’art. 17 della Legge 127/97 e successive modifiche e integrazioni (art. 6);
· la previsione di un corrispettivo (canone) annuo a favore del Comune per l’affidamento del servizio di gestione della sosta e dei parcheggi determinato provvisoriamente in misura fissa - sulla base dei ricavi e costi inerenti la gestione dell’anno precedente - salvo rettifica a consuntivo (art. 8);
· la previsione di un sistema di conguaglio del corrispettivo in caso di variazioni a consuntivo delle cifre rappresentate nel budget di massima, ai sensi del quale - qualora emergano in corso di esercizio eventuali maggiori entrate (cd sovraricavi) - le stesse andranno divise fra le parti al 50% ciascuna, mentre le eventuali minori entrate (conseguenti a maggiori costi o minori ricavi rispetto al budget concordato a preventivo) restano comunque a carico di ATC (art. 8);
· la predisposizione di un preciso meccanismo contabile di controllo patrimoniale della gestione dei servizi affidati, ai sensi del quale ATC deve presentare entro il 30 settembre di ogni anno il conto preconsuntivo di esercizio dell’anno in corso ed entro il 31 ottobre il budget di massima per l’esercizio futuro (art. 7), mentre l’Amministrazione comunale deve unilateralmente determinare – sulla base del budget presentato e concordato – l’ammontare del corrispettivo provvisorio (canone) per l’esercizio successivo (art. 8);
· l’obbligo infine di ATC – stante il vincolo di reimpiego previsto dall’art. 7 del codice della strada sui proventi in parola e la facoltà del Comune di concordare anche in corso di esercizio le modalità di utilizzo delle risorse conseguite - di contabilizzare tali attività separatamente, su apposito centro di costo (art. 8).
3. Occorre poi dare atto che ATC s.p.a. è una società partecipata al 61,62% dal Comune di Bologna ed al 38,38% dalla Provincia di Bologna ed è dotata di uno statuto sociale che prevede:
a) l’esercizio delle attività inerenti alla organizzazione e gestione di sistemi di trasporto nelle aree urbane ed extraurbane, quale oggetto sociale principale (art. 4)
b) la possibilità di costituzione di patrimoni destinati ad uno specifico affare, ai sensi dell’art. 2447 bis C.C. (art. 9), da costituirsi tuttavia esclusivamente mediante deliberazione condivisa da entrambi i soci, ai sensi dell’art. 1 dei patti parasociali;
c) la riserva ex art. 2449 C.C. di tre consiglieri su cinque al Comune di Bologna (art. 17).
In virtù dell’assetto statutario che ne fa sostanzialmente una controllata del Comune di Bologna, ATC si rendeva affidataria dei servizi di cui sopra in via diretta ed in assenza di qualunque procedura di gara ad evidenza pubblica, senza (apparente) violazione del disposto di cui all’art. 113 T.U.E.L. (D. lgs 267/2000), come meglio si dirà in appresso.
4. In data 5.7.2006, nell’ambito delle nuove iniziative adottate dal Comune di Bologna per la gestione degli accessi alla ZTL, veniva poi affidato alla medesima ATC s.p.a. anche l’(asserito) servizio di:
f) gestione completa del cd. servizio di rilascio dei permessi di accesso alla ZTL e dei titoli di sosta nelle aree regolamentate dal Piano sosta e dell’attività relativa alla riscossione delle somme dovute per l’accesso alla ZTL.
Con riferimento a tale (asserito) servizio aggiuntivo – sempre affidato a titolo oneroso e fino al 31.12.2009 - la convenzione integrativa prevedeva quindi:
· la redazione di una contabilità separata per l’attività di cui alla lett. f) e la determinazione del corrispettivo (canone) provvisorio annuo per l’affidamento del servizio nella misura fissa di €. 108.000,00 per l’esercizio fino al 31.12.2006 (art. 8 bis);
· l’adozione per gli esercizi a venire delle medesime modalità di determinazione del corrispettivo (canone) provvisorio annuale previsto per i servizi di cui alle lett. a) e b) della convenzione 199905;
· l’adozione del medesimo meccanismo contabile di cui agli artt. 7) e 8) per la determinazione dell’eventuale conguaglio a fine esercizio, con l’unica differenza che il sovraricavo accertato deve essere ripartito all’85% a favore del Comune di Bologna ed al 15% a favore di ATC.
Il tutto, come detto, senza alcuna procedura di gara ad evidenza pubblica, con semplice atto integrativo della predetta convenzione rep. 199905.
5. In base all’art. 113 comma 5 lett. c) del ricordato d. lgs. 267/2000, la gestione di servizi di rilevanza economica può essere affidata senza gara a società a capitale interamente pubblico ma ciò “a condizione che l’ente o gli enti pubblici titolari del capitale sociale esercitino sulla società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi”.
La norma costituisce una deroga di carattere eccezionale alla disciplina generale in materia, che prevede invece l’obbligo di affidare pubblici servizi aventi rilevanza economica a terzi soggetti solo ricorrendo alle procedure di evidenza pubblica.
Come noto infatti, in sede di affidamento di un pubblico servizio non può derogarsi ai principi generali di trasparenza, economicità, efficacia e non discriminazione che presiedono il settore, con la conseguenza che il servizio non può, a norma, essere operato al di fuori di procedure concorrenziale, se non sulla base di espresse deroghe previste dal legislatore.
In tale ottica la facoltà di cui all’art. 113 comma 5 lett. c) del ricordato d. lgs. 267/2000 si giustifica pienamente considerando che il controllo totale, giuridico e finanziario della società affidataria serve ad attribuire a quest’ultima il ruolo di mero braccio secolare dell’ente pubblico, che per i servizi affidati senza gara opera ed agisce con criteri di economicità ma sempre nell’esclusivo interesse dell’Ente medesimo, come se fosse una sorta di organo di questo.
In altre parole, la regola generale è che il Comune deve determinare in maniera oggettiva (i.e. in base alle offerte di mercato formulate attraverso una gara pubblica) la congruità del corrispettivo (canone) che percepisce per i servizi affidati a terzi.
Solo quando il “terzo” non sia realmente tale, cioè non sia portatore di alcun interesse proprio ma – per effetto dei penetranti controlli dell’ente - sia assimilabile ad un organo operativo di questo può procedersi all’affidamento senza gara.
In questo caso, infatti, non ha senso nemmeno parlare di oggettiva congruità del corrispettivo, semplicemente perché il riconoscimento di un compenso per la gestione svolta come braccio operativo del Comune sarebbe totalmente privo di causa.
Quanto sopra esposto ha scarso (o punto) rilievo pratico quando non vi sono specifici obblighi di destinazione delle somme ricavate dalla gestione dei servizi affidati senza gara, dato che l’Ente può destinare allo scopo che preferisce le somme trattenute dalla partecipata (p. e. a copertura perdite).
Le cose però cambiano se esiste, come nel caso di specie, un inderogabile obbligo di reimpiego delle somma ricavate dalla gestione dei servizi, perché questo costringe la partecipata non solo alla tenuta di separate contabilità, ma anche a rinunciare ad ogni utile, trattenendo per sé solo le spese di gestione del servizio.
In sintesi, per lo svolgimento dei servizi di cui alle lett. a) e b) il Comune aveva due scelte:
- affidare la gestione del servizio a terzi mediante gara, con la conseguenza che l’obbligo di reimpiego sarebbe rimasto limitato al corrispettivo (canone) annuo percepito che risulterà congruo sulla base degli oggettivi criteri di mercato;
- affidare la gestione senza gara alla società controllata, ed allora il vincolo di destinazione non poteva che investire tutti “i proventi dei parcheggi a pagamento, in quanto spettanti agli enti proprietari della strada” (cfr. art 7 comma 7 del codice della strada).
In tale ottica il riconoscimento di un “sovraricavo” a favore di ATC può giustificarsi solo in presenza di una rigorosa autonomia patrimoniale contabile, che consenta al Comune di individuare e destinare comunque tale sovraricavo agli scopi previsti dalla legge.
6. In considerazione di quanto sopra, nonché per effetto delle stesse clausole contenute nella convenzione e delle previsioni statutarie di ATC, risultava quindi opportuna e necessaria, nel caso di specie la tenuta di contabilità separate e la formazione di patrimoni autonomi di destinazione in seno ad ATC medesima.
Sul punto va detto che le dichiarazioni pubbliche rese dall’assessore ai trasporti del Comune di Bologna e dal legale rappresentante di ATC sono diametralmente opposte (v. infra, punto d1), cosicchè si chiede che sulla circostanza venga fatta in questa sede piena luce.
Dalla semplice lettura del bilancio 2005 di ATC, non sembra tuttavia che sia stata realmente attuata la separazione delle attività diverse dall’originaria attività di trasporto pubblico, con conseguente danno erariale per le casse municipali, a vantaggio sia della Provincia di Bologna che dell’amministrazione di ATC.
7. In particolare, è evidente che se nel bilancio ATC sono confluiti indistintamente i proventi delle nuove e diverse attività di cui si è detto, tutte pertinenti al solo Comune di Bologna, si è venuta a creare un indebito vantaggio economico per la Provincia di Bologna, dal momento:
· che gli incassi del servizio di trasporto pubblico, per effetto delle tradizionali politiche tariffarie del Comune e della Provincia, sono di gran lunga inferiori (circa due terzi) rispetto ai costi, con la conseguenza che il ripianamento dell’intera perdita maturata annualmente per il servizio di trasporto pubblico deve fare carico ai due soci in proporzione alle rispettive inalienabili competenze di gestione che a loro volta riflettono le rispettive partecipazioni all’interno della società ATC s.p.a.;
· che il Comune non può utilizzare gli utili ricavati dai servizi di cui alle lett. a) e b) della convenzione neppure per ripianare le proprie perdite maturate nella gestione dei trasporti pubblici, ed a maggior ragione non può a nessun titolo condividere detti utili con la Provincia, in considerazione del vincolo legislativo di destinazione disposto del comma 7 dell’art. 9 del D. lgs. 30.4.1992 n. 285 che prescrive “i proventi dei parcheggi a pagamento, in quanto spettanti agli enti proprietari della strada, sono destinati alla installazione, costruzione e gestione di parcheggi in superficie, sopraelevati o sotterranei, e al loro miglioramento e le somme eventualmente eccedenti a opere di viabilità”;
· che il Comune non può nemmeno condividere con la Provincia le somme incassate dall’affidamento del cd servizio di cui alla lettera f) dell’art. 3 della convenzione, dato che il comma 9 del medesimo art. 7 del D. lgs. 30.4.1992 n. 285 istitutivo della facoltà per i Comuni di “subordinare l'ingresso o la circolazione dei veicoli a motore, all'interno delle zone a traffico limitato, anche al pagamento di una somma. … ” ne ha indiscutibilmente sancito la natura di entrata derivante da imposizione fiscale (tassazione) di esclusiva spettanza dell’ente municipale e non di corrispettivo conseguito attraverso la gestione in forma societaria di un servizio.
Sembra poi emergere dalla documentazione contabile fornita dallo stesso Comune di Bologna che solo grazie ai proventi dei servizi di cui alle lettere a) e b) dell’art. 3 della convenzione - ammontanti ad oltre 2 milioni di euro - le perdite di bilancio dell’esercizio 2005 ATC sono state contenute circa a 4,3 milioni di euro.
8. La mancata preventiva formazione di patrimoni autonomi (possibile solo con il consenso di entrambi i soci, in base ai patti parasociali) comportava poi, in tesi, un indebito vantaggio economico a favore dell’amministrazione di ATC riscontrabile nella manifesta non congruità del canone annuo per gli esercizio 2005 – 2006, e in proiezione 2007.
Come detto, a mente della moderna giurisprudenza (C. Stato 30.8.2006 n. 5072) ciò che consente l’affidamento diretto e senza gara di servizi municipali a società partecipate dal Comune è il requisito del controllo totale, giuridico e finanziario, sulla gestione.
Dato e non concesso che nel caso di specie il Comune avesse la facoltà di effettuare l’affidamento senza gara alla partecipata, quel che conta in questa sede è che la scelta effettuata ha finito per ampliare - e non ridurre – l’ammontare delle somme da destinare agli scopi di cui all’art. 7 del codice della strada, rendendo indisponibile anche l’utile astrattamente riconoscibile alle attività di ATC, che non può più esser considerato “terzo”.
Se il servizio fosse stato affidato con pubblica gara, invece, i concorrenti avrebbero formulato un’offerta di corrispettivo (canone) al Comune rappresentato dalla differenza fra i costi e ricavi di gestione, detratto l’utile trattenuto per se stessi.
L’aggiudicazione al migliore offerente avrebbe garantito il rispetto oggettivo della congruità della somma ricavata dal Comune, da sottoporre al vincolo di legge.
Poiché la scelta è stata quella di non sottoporre a verifica oggettiva la congruità del canone, è evidente che ogni strumentale riduzione di questo – che per definizione è inversamente proporzionale alla quota di utile da gestire tramite la controllata - finisce per rappresentare una pratica elusiva del vincolo di cui all’art. 7 del codice della strada.
Il tutto sempre nell’ipotesi (si ripete, da acclarare in questa sede) che la rigorosa separazione patrimoniale e contabile fra i servizi affidati alla partecipata non sia effettivamente stata realizzata.
9. Certo è comunque che nel corso degli anni, l’interesse del Comune a mantenere alto il corrispettivo dei servizi di parcheggio e sosta è scemato in maniera assai vistosa, come oggettivamente risulta:
a) da interpretazioni distorsive e contrarie a correttezza dei meccanismi determinativi del canone previsti in convenzione;
b) dalla progressiva introduzione di artifici contabili in sede di presentazione del budget di massima volti a mascherare l’utile conseguito;
c) dalla marcata riduzione, quoad effectum, della congruità del canone medesimo;
d) dalle pubbliche dichiarazioni del legale rappresentante di ATC che rivendicava apertis verbis ed a più riprese, sui giornali cittadini, il diritto della municipalizzata alla ricerca del massimo profitto d’impresa.
a1) fin dall’approvazione del consuntivo 2005 si registrano interpretazioni distorsive della convenzione volte a ridurre il canone annuo.
Inizialmente, a norma dell’art. 8 della convenzione, il canone provvisorio era stato fissato in €. 1.058.000 a fronte di ricavi presunti per €. 7.330.000, e costi presunti per €. 6.271.204.
A fronte di risultati migliori del previsto registrati a consuntivo (ricavi pari a €. 7.622.843 e costi pari a €. 5.538.163, incluso il canone definitivo rideterminato in 989.253 euro), pertanto, occorreva quindi procedere alla ripartizione al 50% degli extraricavi secondo l’art. 8 della convenzione.
Come si vede, il preventivo 2005 era risultato erroneo sia per i costi (stimati troppo alti) sia per le entrate (stimate troppo basse) cosicché il canone presunto aveva finito per essere del tutto incongruo in danno del Comune.
In sede di determinazione del conguaglio si potevano formulare due ipotesi: la prima, più rigorosa, che – in aderenza al vincolo di destinazione previsto dal codice della strada sui proventi di cui alle lett. a) e b) della convenzione ed alla natura di ATC di società controllata dal Comune (che aveva consentito l’affidamento “in house” e senza gara dei servizi) - interpretava la convenzione nel senso che il canone annuale dovesse corrispondere a tutti gli utili effettivamente conseguiti da ATC, che aveva diritto a trattenere solo l’importo dei costi realmente sostenuti.
A norma del terz’ultimo comma dell’art. 8, difatti, il 50% delle maggiori somme deve essere corrisposto al Comune, mentre il residuo 50 %, pure rimanendo nelle casse di ATC, deve essere contabilizzato in un apposito centro di costo ai fini del reimpiego previsto dall’art. 7 del codice della strada.
Solo in tal modo è possibile infatti, ripristinare oggettivamente la congruità del canone in presenza di errori di budget preventivo ed in mancanza di obiettivi riscontri di mercato (dovuti all’assenza di concorrenti).
In concreto secondo tale ipotesi, che si rifà al testo dell’art. 13 della precedente convenzione 1997 fra Comune e ATC, quest’ultima società avrebbe dovuto corrispondere o comunque destinare al Comune un importo ulteriore rispetto al canone provvisorio pari a (7.622.843 - 5.538.163 =) €. 2.084.680.
E’ stata invece seguita la seconda interpretazione, basata tutta sul tenore letterale dell’art. 8 riteneva invece riconoscibile al Comune solo il 50% del “sovraricavo”, con libera attribuzione ad ATC della restante quota del maggior introito conseguito.
A tale seconda interpretazione si deve rimproverare la assoluta non congruità del risultato pratico ottenuto, dato che, in mancanza di patrimoni separati in seno ad ATC, l’omessa destinazione al Comune anche solo di un euro dell’utile netto ricavato dalla gestione dei parcheggi porta come detto alla violazione sia dell’art. 7 del codice della strada che delle regole disciplinanti l’affidamento in house di servizi pubblici.
Ciononostante, con delibera 31.8.2006 il direttore della mobilità approvava tuttavia un extraricavo (i.e. conguaglio) per il Comune di Bologna di soli €. 139.253,00.
Si noti a riguardo che le somme riconosciute al Comune non corrispondeva nemmeno al conteggio conseguente all’interpretazione qui avversata dell’art. 8 della convenzione ((7.622.843 - 7.330.000 / 2) = €. 146.421,5, ma è addirittura inferiore.
Ciò, perché ATC nel consuntivo del 2005 ha illegittimamente sommato i ricavi sosta di €. 7.622.843 (sottoposti a vincolo di legge) ai ricavi di depositeria € 335.663 (non sottoposti al vincolo ed esclusi dalla previsione di sovraricavi a norma di convenzione), a fronte di un budget preventivato di €. 7.330.000 per sosta e €. 350.000 per depositeria (in tutto €. 7.680.000).
Di conseguenza, il sovraricavo erroneamente conteggiato è pari a (7.958.506-7.680.000) = €. 278.506 e la quota del Comune (1/2) è pari a 139.253.
L’errore contabile, in questo caso, ha una doppia valenza, perché rappresenta comunque un ulteriore prova della mancanza di un rigoroso rispetto di quella autonomia patrimoniale e contabile in seno alla partecipata.
b1) L’introduzione di artifici contabili nel meccanismo di determinazione del canone annuo è ricavabile documentalmente dai dati forniti dallo stesso Comune di Bologna sull’esercizio 2005.
Il consuntivo 2005 accertava come detto un complessivo costo di gestione per €. 5.538.163, a fronte di incassi pari a €. 7.622.843.
Il preconsuntivo della gestione 2006 indica costi di gestioni di €. 7.696.021 con un incremento del 38,9% non giustificato dalla variazione degli incassi pari a €. 9.000.000 (+ 18 %).
Difatti, l’aumento delle entrate è stato causato semplicemente dall’aggiornamento delle tariffe di parcheggio (+ 31 % media) e non da un congruo incremento degli stalli o delle attività di ATC. (solo + 5%).
A riprova, esaminando le voci di spesa fornite da ATC per il preconsuntivo 2006 (riproposte in sede di Budget di massima 2007) l’incremento dei costi è dovuto in gran parte ad aumento del personale (il cui onere complessivo annuale è passato da €. 2.174.000 nel 2005 a 3.442.000 nel 2006). L’incremento supera il 50% e non è affatto giustificato, come detto, da nuove e diverse mansioni relative alla gestione dei parcheggi e degli stalli.
b2) nel budget di massima ATC 2007 compare inoltre fra i costi una nuova voce denominata “canone gestione sosta e sovraricavi” pari ad €. 1.300.000.
In pratica, nel 2006 ATC ha inserito fra gli elementi che dovrebbero servire al Comune per verificare la congruità del corrispettivo annuale a norma dell’art. 8 della convenzione (ricavi e costi di gestione) una voce di costo rappresentata dalla sua unilaterale previsione di canone annuo (€. 1.060.000 + più conguaglio presunto).
Il che è un elemento del tutto estraneo alla logica della convenzione, la quale tende invece ad oggettivizzare il più possibile l’utile effettivo ricavato dalla gestione ed il canone annuo, basandolo esclusivamente sul rapporto fra costi di produzione e ricavi.
L’introduzione di un elemento del tutto soggettivo e spurio come il presunto corrispettivo dell’anno successivo, non fa altro che gonfiare artificialmente i costi per ridurre proporzionalmente il canone.
Il che accredita la tesi che la partecipata ha finito nel tempo per svolgere il ruolo di (illegittima) camera di compensazione anziché di braccio operativo dell’Ente.
- se, come detto dovesse risultare omessa la separazione patrimoniale e contabile in seno alla municipalizzata - renderebbe l’operazione del tutto strumentale e illegittima.
b3) nel preconsuntivo 2006 vi è inoltre una voce di costo (lavorazioni, consulenze, prestazioni varie e servizi) dell’ammontare complessivo di €. 1.378.607,58 che ingloba senza giustificativi analitici voci di costo e capitoli di spesa del tutto disomogenei e non trasparenti.
Anche in questo caso la tecnica contabile non appare conforme alla lettera ed allo spirito della convenzione, che esige invece – come detto – la precisa individuazione delle somme ricavate dalla gestione dei servizi di parcheggio e sosta.
c1) quanto sopra ha portato come immediata e diretta conseguenza, una marcata riduzione progressiva della congruità del canone medesimo, che negli anni è rimasto ancorato ad una cifra intorno al milione di euro, mentre il volume d’affari per la gestione dei parcheggi aumenta con progressione costante, a tutto vantaggio di ATC.
Il confronto fra gli esercizi dal 2005 ad oggi è quantomai eloquente:
(dati ufficiali a consuntivo forniti dal Comune Bologna)
ricavi €. 4.700.000 canone effettivo €. 460.000
(ma il canone provvisorio deliberato in origine era pari a €. 1.104.000.; v. infra, punto c2)
ricavi €. 7.623.000 canone effettivo €. 850.000
(dati ufficiali a preconsuntivo forniti dal Comune di Bologna)
ricavi €. 9.000.000 canone preventivo €. 1.083.187;
(dati ufficiali budget di massima forniti dal Comune di Bologna)
ricavi 9.500.000 canone proposto €. 1.200.000.
c2) Con riferimento al canone per il 2004, si deve poi registrare un’ulteriore anomalia, che qui si riporta – pur riguardando la precedente convenzione 1997 – perché paradigmatica dell’intento evidente di ridurre il più possibile il canone, con contestuale incremento delle somme trattenute da ATC.
Il canone preventivo dell’esercizio 2004 era stato infatti originariamente fissato in €. 1.104.000, in ossequio al disposto dell’art. 13 della convenzione che recitava “L’ATC corrisponderà al Comune il corrispettivo relativo al s ervizio oggetto della presente convenzione, determinati sulla base dei criteri di cui al successivo comma 2.
Il corrispettivo sarà pari ai proventi del servizio, al netto degli oneri fiscali (IVA) detratti tutti i costi, le spese, gli oneri di ammortamento delle attrezzature e gli oneri finanziarti sostenuti da ATC.
… Il canone non potrà subire alcuna diminuzione al variare dei costi (maggiori) e ricavi (minori) sempre che tali variazioni non siano imputabili all’operato dell’amministrazione comunale”.
Con delibera dirigenziale p.g. 266291/04 del 23/12/2004 il canone veniva invece ridotto arbitrariamente a soli €. 460.000 e la motivazione faceva esclusivo riferimento a (generici) maggiori costi di ATC, in palese contrasto con la convenzione.
Ancora una volta, l’operazione non sembra trovare altra giustificazione che quella di “liberare” dal vincolo di destinazione la parte maggiore del proventi conseguiti dalla gestione dei parcheggi e sosta, attraverso pratiche sostanzialmente elusive della disciplina cogente più volte evocata.
d1) Come anticipato più sopra, in merito alla effettiva esistenza di contabilità separate, le pubbliche dichiarazioni dell’assessore ai trasporti del Comune di Bologna sono diametralmente opposte a quelle fornite dal legale rappresentante di ATC:
· il primo dichiara la perfetta congruità del canone e la salvaguardia/separazione dei proventi dei parcheggi dagli altri utili conseguiti dalla municipalizzata;
il secondo dichiara esattamente l’opposto, rivendicando il diritto di ATC di ricercare esclusivamente la propria utilità nell’esercizio di tutte le sue attività economiche senza guardare in faccia a nessuno.
Non resta che ribadire che sul punto dovrà essere fatta piena luce, essendo questo il vero e proprio punto nodale del presente esposto.
10. L’accesso a pagamento al centro storico di una città, quale strumento per la gestione della mobilità urbana e di riduzione dell’inquinamento ambientale non è una pratica del tutto nuova, ed anzi in Europa si riscontra già un cospicuo numero di esempi.
In uno studio per l’introduzione del road pricing a Milano commissionato dal Comune si analizzano le esperienze ed i progetti europei di Trondheim, Oslo, Singapore, Hong Kong, Bristol, ROMA, Genova Edimburgo, Leeds e Londra.
In tutti casi le tariffe di entrata applicate dai Comuni sono studiate in funzione del miglior governo della città (la gestione del traffico) e non quale corrispettivo di un servizio.
Difatti, si prevedono tariffe differenziate a seconda degli orari, del livello di inquinamento dell’aria, e del congestionamento del traffico, delle caratteristiche e tipologia del motore di cui è equipaggiato il veicolo.
Anche a Bologna l’accesso a pagamento è strumento di governo della città, dato che la tariffa è stabilita dal Comune unilateralmente, è differenziata per categorie di utenti, è limitabile per quantità di accessi in rapporto all’inquinamento potenzialmente producibile.
In ogni caso, anche se si trattasse di un importo fisso ed invariabile, sarebbe difficile considerare la tariffa per l’entrata nella ZTL alla stregua di un corrispettivo per l’erogazione di un servizio.
In estrema sintesi, il pagamento della tariffa dà il diritto di usufruire temporaneamente delle pubbliche vie del centro storico cittadino: a meno di ipotizzare uno spossessamento del Comune a favore di ATC delle pubbliche vie, non si capisce quale servizio possa erogare quest’ultima che giustifichi il pagamento di un corrispettivo a suo favore.
Del resto il “ticket” per l’accesso al centro storico è troppo simile alla richiesta di un fiorino che Benigni e Troisi si vedevano formulare nel film “non ci resta che piangere” quando entravano o uscivano da un determinato territorio, per lasciare spazio a interpretazioni innovative.
Si trattava (e si tratta) inequivocabilmente di una delle tasse più diffuse del medioevo, l’antico “rotatico”, di cui etimologicamente la locuzione inglese “road Pricing” non è che la letterale traduzione.
Di conseguenza, ATC può svolgere al massimo la funzione di esattore del Comune di Bologna, e non può certo incamerare gli “extra ricavi” derivanti da tale attività, nemmeno in misura ridotta al 15%.
Né può dirsi – stante l’affidamento senza gara del “servizio di esattoria” che l’extraricavo rappresenti il congruo corrispettivo dell’esattore.
Per le cose dette, infatti, l’affidamento in deroga all’art. 113 T.U.E.L. del “servizio” rende ATC diverso da un qualsiasi esattore “terzo”, assimilandolo al citato braccio secolare del Comune di Bologna, il che non legittima la trattenuta di alcun compenso.
Nessun diritto spetta perciò ad ATC sulle somme incassate nella gestione dei ticket della ZTL, tranne il recupero dei nudi costi di gestione, e men che meno la partecipata può vantare diritti su fantomatici corrispettivi o “extraricavi” giammai sottoposti a verifica oggettiva di congruità attraverso pubblica gara.
Si annota in proposito che a fronte di un canone iniziale provvisorio di 108.000 per il 2006 gli effettivi ricavi annunciati da ATC in conferenza stampa in gennaio 2007 sono risultati essere di 550.000 cifra superiore di 5 volte il “ canone” pagato.
quindi tutto quanto sopra all’autorità contabile competente, affinché possa accertare:
- se sia stata data corretta ed effettiva attuazione alle convenzioni del 1997 e del 2005 in ordine alle circostanze contestate nel corpo della narrativa che precede;
- se in particolare siano state effettivamente utilizzate le provviste conseguite nel gestione dei servizi di cui alle lett. a), b) e f) della convenzione per la parziale copertura delle perdite maturate da ATC nello svolgimento di altre attività e segnatamente di quelle relative al trasporto pubblico esercitate per conto della Provincia e Comune di Bologna;
- se tale operazione contabile abbia cagionato danni all’erario comunale a fronte del vincolo di destinazione d’uso sulle somme incamerate da ATC per la gestione delle attività di cui alle lett. a) e b) ex art. 7 comma 7 codice della strada, ed in considerazione dell’affidamento “in house” dei relativi servizi;
- se tale operazione contabile abbia cagionati danni all’erario comunale, anche a in considerazione dell’obbligo incombente su ATC di versamento nelle casse comunali delle somme ricavate dalla gestione degli ingressi nella ZTL, trattandosi di riscossione di una tassa municipale e non di corrispettivo per un servizio reso ed in considerazione dell’affidamento “in house” del relativo “servizio”;
in ogni caso accertando se a carico degli uffici comunali e segnatamente dell’Assessorato competente nonché dell’amministrazione di ATC, siano riscontrabili responsabilità e inadempienze nei confronti dell’erario comunale.
Bologna, 02 Marzo 2007
1. bilancio ATC 2004;
2. bilancio ATC 2005;
3. delibera di giunta 14840/97 di approvazione dell’originaria convenzione 1997 e testo allegato;
4. delibera di giunta 107692/98 di modifica dell’art. 13 della convenzione del 1997;
5. delibera dirigenziale del 20.5.2004 di determinazione del canone provvisorio 2004;
6. delibera dirigenziale del 23.12.2004 di riduzione del canone provvisorio 2004;
7. delibera dirigenziale del 20.12.2005 di approvazione dell’extraricavo 2004;
8. delibera di giunta P.G. 30751/05 di approvazione della nuova convenzione con ATC;
9. delibera di giunta 76554/2005 portante approvazione dello statuto di ATC e dei patti parasociali;
10. delibera di giunta P.G. 141289/06 di approvazione delle nuove tariffe di sosta e la concessione per la vendita di titoli di accesso alla ZTL;
11. delibera di giunta 76554/2005 portante approvazione dello statuto di ATC e dei patti parasociali;
12. delibera di Giunta 88482/2006 di approvazione dell’atto integrativo alla convenzione 199905;
13. convenzione rep. 199905 (testo coordinato con il servizio aggiuntivo affidato il 5.7.2006, di gestione degli accessi alla ZTL);
14. consuntivo ATC 2005 e nota di trasmissione ATC del 13.7.2006;
15. bilancio gestione sosta preconsuntivo 2006/ base settembre 2006/ BUDGET 2007;
16. delibera dirigenziale del 25.1.2007 di approvazione del bilancio gestione contrassegno preconsuntivo 2006/ base settembre 2006 BUDGET 2007;
17. statuto e patti parasociali ATC;
18. sentenza C. Stato 30.8.2006 n. 5072;
19. dossier Road Pricing;
20. dossier il metrò che vorrei;
21. raccolta dichiarazioni pubbliche rilasciate dall’assessore comunale ai trasporti e dal legale rappresentante di ATC.
Gli allegati da 1 a 17 hanno come fonte il Comune di Bologna.