Source: https://www.laleggepertutti.it/134976_manifestazione-politica-ai-violenti-il-daspo
Timestamp: 2019-02-16 10:31:10+00:00
Document Index: 79233087

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 6']

Manifestazione politica: ai violenti il daspo
Teppisti: divieto di accedere alle manifestazioni sportive non solo nel calcio, ma anche ai cortei e manifestazioni di carattere politico.
Se, durante un corteo o una manifestazione politica ti comporti in modo violento e intollerante puoi subire lo stesso trattamento che, di norma, in questi casi, viene riservato ai tifosi sportivi. Si chiama Daspo (l’acronomio sta per Divieto di accedere alle manifestazioni sportive) ed è una misura riservata a chi, prima, durante o dopo un incontro allo stadio, pone in essere comportamenti pericolosi e aggressivi. Tale provvedimento, che viene adottato dal Questore, consiste nell’obbligo, impartito dalle autorità al soggetto violento, di recarsi presso un ufficio di polizia in concomitanza con le future manifestazioni dello stesso tipo a lui vietate. Si tratta dunque di una misura di prevenzione volta a evitare che lo stesso tipo di condotta possa essere ripetuta in occasione di eventi simili.
Ebbene, secondo una sentenza di ieri della Cassazione [1], il Daspo può essere impartito non solo agli ultrà, ma anche ai manifestanti politici, quelli che nei cortei si rendono protagonisti di comportamenti socialmente pericolosi e di intolleranza. Insomma, si tratta dei teppisti, quelli per i quali la politica è solo una scusa per sfogare il proprio odio e indole facinorosa. Si pensi ai numerosi episodi di lancio di oggetti contundenti come pietre, ai casi in cui vengano bruciate o rotte le proprietà di terzi (le vetrine dei negozi sono, di norma, prese maggiormente di mira). Ma c’è anche chi accende fumogeni, vietati – come risaputo – non solo dentro il campo di calcio, ma anche fuori. Ed ancora, si potrebbe fare l’esempio di chi utilizzi il megafono per inneggiare all’odio (anche raziale) e alla violenza. Insomma, gli esempi possono essere molteplici e tutti ricadono nello stesso tipo di comportamento vietato dalla legge e, quindi, fonte di pericolo per la società.
La legge [2] – sostiene la Corte – prevede che il Daspo possa essere applicato anche nei confronti di chi «…risulta aver tenuto…una condotta, sia singola che di gruppo, evidentemente finalizzata alla partecipazione attiva ad episodi di violenza, di minaccia o di intimidazione, tali da porre in pericolo la sicurezza pubblica o creare turbative per l’ordine pubblico nelle medesime circostanze di cui al primo periodo». Alla luce di ciò è pacifico che i comportamenti di teppismo possano dar luogo alla misura di prevenzione in oggetto, a prescindere dall’occasione (se sportiva o politica) durante la quale sono posti in essere.
Si legge nella sentenza come le novità apportate al Daspo dalla legge del 2001, hanno lo scopo di estendere la portata delle disposizioni a tutti i tipi di comportamento potenzialmente pericolosi per l’ordinario e pacifico svolgimento delle manifestazioni sportive e non. Quindi non più soltanto a coloro che tale pericolosità hanno manifestato direttamente in occasione degli incontri di calcio allo stadio, ma anche a coloro i quali tale pericolosità hanno evidenziato in altro modo, per essere stati denunciati/condannati per determinati reati specificamente indicati e appunto scelti quali indici precisi della pericolosità stessa.
[1] Cass. sent. n. 41501/16 del 4.10.2016.
[2] Dl 336/2001 convertito dalla legge 377/2001; Legge 146/2014.
Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 28 giugno – 4 ottobre 2016, n. 41501
1.Con ordinanza in data 12 settembre 2015 il Gip del Tribunale di Livorno convalidava il provvedimento del Questore di Livorno in data 8 settembre 2015 emesso ex art. 6, L. 401/1989, nella parte in cui si disponeva l’obbligo di presentazione alla P.S..
2. Contro il provvedimento, tramite il difensore fiduciario, ha proposto ricorso per cassazione l’O. deducendo un unico motivo.
2.1 Lamenta il ricorrente violazione di legge in ordine alla applicazione della misura fuori delle previsioni di cui alla fonte normativa evocata, non trattandosi di vicenda inerente una manifestazione sportiva, bensì politica.
2. Con il motivo dedotto il ricorrente lamenta che il provvedimento impugnato sia viziato da violazione di legge, poiché sostiene che nei suoi confronti sia stata erroneamente applicata la misura del DASPO e quella correlata dell’obbligo di presentazione all’Autorità di PS al di fuori delle ipotesi di cui all’art. 6, comma 1, L. 401/1989. In particolare afferma che tale disposizione possa essere utilizzata soltanto per i comportamenti posti in essere nell’ambito delle manifestazioni sportive e non di quelle politiche, quali quella in cui si sono verificati i fatti che gli vengono ascritti.
Anzitutto vi è da osservare che non vi è alcun argomento letterale che induca all’interpretazione della norma de qua patrocinata dalla difesa dell’O. .
La disposizione infatti, come interpolata nel 2001 (d.l. n. 336 convertito con modificazioni in L. n. 377 e da ultimo nel 2014 con il d.l. n. 119 convertito con modificazioni in L. n. 146), prevede che il DASPO possa essere applicato anche nei confronti di chi “.. risulta aver tenuto.. una condotta, sia singola che di gruppo, evidentemente finalizzata alla partecipazione attiva ad episodi di violenza, di minaccia o di intimidazione, tali da porre in pericolo la sicurezza pubblica o creare turbative per l’ordine pubblico nelle medesime circostanze di cui al primo periodo“.
Orbene, essendo pacifici i fatti ascritti al ricorrente ossia che egli abbia minacciato, provocato lesioni personali e portato un oggetto atto ad offendere senza giustificato motivo nell’occasione ed a causa di una manifestazione di natura politica in Livorno il 14 luglio 2015, come correttamente rilevato dal Gip del Tribunale di Livorno, integrando la terza di tali condotte il reato di cui all’art. 4, L. 110/1975, per il quale l’O. è stato denunciato e sottoposto ad indagini preliminari, deve perciò ritenersi concretizzata una delle ipotesi previste dall’art. 6, comma 1, L. 401/1989 al fine dell’emissione del DASPO e della misura accessoria rafforzativa di cui al comma 2 della disposizione stessa.
Il ricorrente peraltro evoca il criterio della “volontà del legislatore”, citando le dichiarazioni fatte in sede di conversione di detto decreto legge dal relatore, che indurrebbero ad un’interpretazione restrittiva delle nuove disposizioni, limitandone la sfera applicativa alle sole manifestazioni di tipo sportivo.
A parte che dai resoconti parlamentari richiamati testualmente nel ricorso ciò non sembra proprio essere stato espressamente detto da chi è intervenuto nell’ iter legislativo, comunque il testo della legge non è questo, posto che viene usata la disgiunzione “ovvero” e quindi ciò univocamente significa che si tratta di previsioni normative tra loro alternative.
D’altro canto configurare in questi termini la sfera applicativa della disposizione legislativa ha una logica stringente che la fa rientrare pienamente nella ratio della scelta del legislatore. È infatti evidente che con la novella del 2001 si è inteso estendere la portata della disposizione medesima estendendone ex novo l’efficacia a tutte le persone potenzialmente pericolose per l’ordinario e pacifico svolgimento delle manifestazioni sportive. Quindi non più soltanto a coloro che tale pericolosità hanno manifestato direttamente in occasione delle stesse, ma anche a coloro i quali tale pericolosità hanno evidenziato aliunde, per essere stati denunciati/condannati per determinati reati specificamente indicati ed appunto scelti quali indici precisi della pericolosità stessa (cfr. in senso analogo, ancorché su fattispecie concreta diversa, Sez. 3 n. 27284 del 2010).
Sicché l’inserimento del reato di cui all’art. 6 bis, stessa legge n. 401/1989 nel “catalogo” di questi “indici di pericolosità” non fa che rafforzare l’interpretazione che si afferma e comunque, al contrario di quanto deduce il ricorrente, non la smentisce affatto, essendo peraltro evidente il più stretto collegamento tra le condotte sanzionate da questa norma incriminatrice con gli eventi sportivi.
In ogni caso non si ravvede alcuna controindicazione costituzionale all’orientamento ermeneutico espresso dal Gip del Tribunale di Livorno e che questa Corte condivide, particolarmente rispetto ai principi di uguaglianza/ragionevolezza, trattandosi di una scelta discrezionale che ben può essere fatta dal legislatore, onde rafforzare la tutela pubblica di fenomeni sociali, quali quelli sportivi, di amplissima fruizione da parte della collettività nazionale e per questa ragione evidentemente considerati dal legislatore stesso di preminente interesse pubblico.