Source: https://iusletter.com/archivio/emanabilita-dufficio-del-provvedimento-di-liberazione-dellimmobile-da-parte-del-debitore/
Timestamp: 2020-07-10 01:06:57+00:00
Document Index: 12497980

Matched Legal Cases: ['art. 112', 'art. 2912', 'art. 65', 'art. 617', 'art. 560', 'art. 2']

Emanabilità d’ufficio del provvedimento di liberazione dell’immobile da parte del debitore. - Iusletter
Nell’espropriazione forzata promossa da B, Istituto Bancario, in danno ad A, parte debitrice, il Giudice dell’Esecuzione disponeva la vendita dell’immobile pignorato ordinando al debitore esecutato di liberarlo e di consegnarlo al custode che aveva nominato.
A, proponeva opposizione dell’ordinanza sopra indicata sostenendo che il provvedimento era illegittimo e che mancavano i presupposti per la liberazione dell’immobile.
Il Giudice de quo, dichiarava inammissibile l’opposizione con la motivazione che l’ordine di liberazione dell’immobile non è autonomamente impugnabile, trattandosi di atto di attuazione del pignoramento, e che la nomina del custode non era stata tempestivamente impugnata.
A proponeva ricorso in Cassazione, articolato in quattro motivi:
1) la liberazione anticipata dell’immobile da lui occupato non poteva essere disposta in assenza di domanda ex art. 112, 484 e 486 c.p.c.
2) l’effetto del pignoramento è di rendere inefficace verso i creditori gli atti di disposizione del bene compiuti del debitore esecutato, ma non lo priva della disponibilità del bene; da tale affermazione si ricava che lo spossessamento del debitore operato con l’ordinanza impugnata è illegittimo in quanto disposto in violazione dell’art. 2912 c.c.
3) l’ordine di liberazione non può essere disposto come effetto del nomina del custode del bene pignorato ex art. 65 c.p.c.
4) Il provvedimento di sostituzione del custode è sempre impugnabile ai sensi dell’art. 617 c.p.c.
La Suprema Corte, ha ritenuto i motivi esposti da A come infondati ed ha pertanto rigettato l’opposizione sulla base dl principio espresso dall’art. 560 c.p.c. ( nella versione sostituita dal D.L.14 marzo 2005, n. 35 art. 2 comma 3 lett. e), n. 21 e successiva conversione e modificazioni, applicabile al caso di specie per le ragioni di diritto transitorio)
Secondo la Corte di Cassazione, infatti, la suddetta norma consente al Giudice dell’esecuzione di disporre la liberazione dell’immobile espropriato, tra l’altro, quando il debitore esecutato che occupava l’immobile non è autorizzato ad abitarlo in tutto o in parte ovvero quando l’autorizzazione sia stata revocata. Il fondamento della norma è che la continuazione dell’uso della cosa pignorata da parte del debitore è sempre soggetta ad autorizzazione del Giudice dell’Esecuzione.
L’emanazione del provvedimento di liberazione dell’immobile non presuppone formalità di sorta né richiesta di parte, tanto è vero che può essere disposta dal Giudice dell’esecuzione anche d’ufficio.
La forma del provvedimento è l’ordinanza non revocabile, né modificabile, perché dichiarata non impugnabile anche se naturalmente il procedimento deve assicurare il contraddittorio, come richiesto per tutti i provvedimenti di nomina o revoca del custode.