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Timestamp: 2014-03-12 19:01:00+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 1434', 'art. 2744', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2744', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 2744', 'sentenza ', 'art. 2744', 'art. 1197', 'art. 2744']

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PATTO COMMISSORIO CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - SENTENZA 30 settembre 2013, n.22314MASSIMAIl divieto del patto commissorio si estende a qualsiasi negozio che venga impiegato per conseguire il risultato concreto, vietato dall'ordinamento, della illecita coercizione del debitore a sottostare alla volont� del creditore, accettando preventivamente il trasferimento della propriet� di un suo bene quale conseguenza della mancata estinzione di un suo debito.CASUS DECISUSCon atto di citazione notificato l'1-7-1992 D.C.S. conveniva in giudizio dinanzi al Tribunale di Roma C.M. chiedendo dichiararsi la nullit� del contratto di vendita in garanzia stipulato il 3-7-1987 a rogito notaio Marano di Roma, ovvero in subordine pronunciarsi l'annullamento ex art. 1434 c.c. del contratto medesimo, con il quale l'attrice quale usufruttuaria e la di lei figlia E..M. quale nuda proprietaria avevano alienato al C. l'appartamento sito in Roma, via Pistoia 26, gi� ipotecato a favore di tale C..Z. , suocera del convenuto, a garanzia degli ingenti crediti vantati da quest'ultimo nei confronti della A. .
La D.C. deduceva che la figlia, in quel periodo, per far fronte ai debiti contratti con il C. , si era vista costretta a vendergli l'intero patrimonio immobiliare del padre, e che era evidente che nella specie si trattava di un contratto in frode alla legge stipulato al fine di eludere il divieto di patto commissorio sancito dall'art. 2744 c.c..
Si costituiva in giudizio il convenuto chiedendo il rigetto della domanda attrice. Successivamente nel processo interveniva l'A. .
Con sentenza del 23-7-2002 il Tribunale adito respingeva le domande di nullit� e di annullamento proposte dalla D.C. , affermando che il C. era titolare di un credito scaduto, e che la vendita era stata effettuata con la volont� di trasferire immediatamente l'immobile a saldo del debito delle venditrici.
Proposto gravame da parte della D.C. cui resisteva il C. mentre l'A. restava contumace la Corte di Appello di Roma con sentenza del 28-9-2006, in riforma dell'impugnata sentenza, ha dichiarato la nullit� della compravendita stipulata il 3-7-1987 ed ha ordinato al Conservatore dei Registri Immobiliari di Roma di provvedere alla trascrizione della sentenza stessa.
Per la cassazione di tale sentenza il C. ha proposto un ricorso articolato in due motivi illustrato successivamente da una memoria cui la D.C. ha resistito con controricorso; l'A. non ha svolto attivit� difensiva in questa sede.
ANNOTAZIONETESTO DELLA SENTENZACORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - SENTENZA 30 settembre 2013, n.22314 - Pres. Oddo � est. Mazzacane
il primo motivo il ricorrente, denunciando erronea e falsa applicazione
dell'art. 2744 c.c., censura la sentenza impugnata per non aver colto
l'effettiva volont� delle parti con riferimento al contratto del 3-7-1987;
infatti, pur nell'apparente contraddittoriet� del contesto contrattuale,
laddove ricorrevano impropriamente locuzioni come 'vendita in
garanzia', si era in presenza di una proposta di vendita accettata
dall'esponente che aveva dato luogo ad una vendita effettiva, come era confermato
dal fatto che l'acquirente aveva restituito alle venditrici i titoli
costitutivi del suo credito, cos� determinando l'estinzione del preesistente
rapporto obbligatorio; in altri termini l'esponente aveva realmente pagato il
corrispettivo della vendita dell'immobile con la consegna dei suddetti titoli;
pertanto restava esclusa una funzione di garanzia dell'atto di vendita in
relazione ad un credito che veniva estinto.
censura � infondata.
giudice di appello, richiamato l'orientamento prevalente di questa Corte secondo
cui il divieto del patto commissorio si estende a qualsiasi negozio che venga
impiegato per conseguire il risultato concreto, vietato dall'ordinamento, della
illecita coercizione del debitore a sottostare alla volont� del creditore,
accettando preventivamente il trasferimento della propriet� di un suo bene
quale conseguenza della mancata estinzione di un suo debito, ha ritenuto
erronea l'esclusione da parte del Tribunale di Roma della violazione del
divieto del patto commissorio sul presupposto dell'immediato trasferimento
della propriet� a saldo del debito delle venditrici, in linea con un indirizzo
giurisprudenziale ormai superato.
Corte territoriale ha quindi disatteso l'interpretazione del suddetto atto di
compravendita operata dal giudice di primo grado; a tal riguardo ha evidenziato
che nella premessa dell'atto, intitolato 'vendita in garanzia', era
espressamente dichiarato che le venditrici erano debitrici del C. della somma
di lire 50.000.000, e che la vendita era voluta per assicurare al creditore la
garanzia del credito; l'art. 3 poi stabiliva espressamente che il prezzo era
stato concordato in lire 50.000.000, corrispondente al preesistente credito del
compratore verso le venditrici, che veniva cos� a compensarsi con il credito
stesso; pertanto dall'atto emergeva che nessun prezzo era stato versato
dall'acquirente; l'art. 4 prevedeva un patto di retrovendita in base al quale
le venditrici avrebbero potuto entro due anni riacquistare la propriet�
dell'appartamento versando al venditore il prezzo senza alcuna maggiorazione
'mediante stipulazione di un ulteriore contratto di retrovendita' che
il C. si obbligava a stipulare.
giudice di appello ha quindi rilevato che, non avendo le venditrici ricevuto
alcun prezzo per la vendita del loro appartamento, era evidente che esse ne
avrebbero potuto riacquistare la propriet� soltanto con il pagamento del loro
debito, ipotesi non verificatasi per concorde ammissione delle parti; pertanto
dal tenore dell'atto emergeva con chiarezza che la vera causa del negozio posto
in essere dalle parti era di garanzia e non la causa di scambio di cosa contro
prezzo propria della compravendita.
Collegio ritiene che il convincimento espresso dalla Corte territoriale
all'esito di una interpretazione letterale e sistematica dell'atto del 3-7-1987
del tutto logica ed esauriente � immune dai profili di censura sollevati dal
� evidente che il contratto in oggetto, espressamente definito 'vendita in
garanzia', ed in s� astrattamente lecito - una volta accertato che il
prezzo di vendita di lire 50.000.000, pari all'importo del credito vantato dal
C. nei confronti delle venditrici, non era stato corrisposto da quest'ultimo, e
che la D.C. e l'A. avrebbero potuto riacquistare l'immobile versando il
suddetto prezzo, quindi estinguendo il loro debito verso l'acquirente - era
stato impiegato per conseguire l'effettivo risultato, vietato dall'ordinamento,
di assoggettare le debitrici all'illecita coercizione del creditore,
sottostando alla volont� del medesimo di ottenere il trasferimento della
propriet� di un loro bene come conseguenza della mancata estinzione del debito,
con la conseguente estensione a tale negozio del divieto del patto commissorio
sancito dall'art. 2744 c.c. (vedi in tal senso Cass. 12-1-2009 n. 437).
tale contesto l'assunto del ricorrente in ordine alla asserita estinzione del
debito delle venditrici verso l'acquirente mediante restituzione da parte del
C. dei titoli costitutivi del suo credito � smentito dal fatto che, nella
ricostruzione della vicenda da parte della sentenza impugnata, la D.C. e l'A.
avrebbero potuto riacquistare la propriet� dell'immobile venduto proprio
versando all'acquirente la somma di lire 50.000.000 corrispondente esattamente
al loro debito, cos� restando confermato che la causa del suddetto negozio non
era lo scambio di cosa contro prezzo, inerente alla compravendita, ma di
garanzia del credito vantato dal C. ; in tal senso deve rilevarsi che una
vendita stipulata con patto di riscatto o di retrovendita (come nella fattispecie)
� nulla se il versamento del denaro da parte del compratore non costituisca il
pagamento del prezzo, ma l'adempimento di un mutuo, ed il trasferimento del
bene serva solo a porre in essere una transitoria situazione di garanzia,
destinata a venir meno, con effetti diversi a seconda che il debitore adempia o
non l'obbligo di restituire le somme ricevute, atteso che una siffatta vendita,
pur non integrando direttamente un patto commissorio, costituisce un mezzo per
eludere il divieto posto dall'art. 2744 c.c., e la sua causa illecita ne
determina l'invalidit� ai sensi degli artt. 1343 e 1418 c.c. (Cass. 8-2-2007 n.
2725).
il secondo motivo il C. , deducendo violazione dell'art. 1197 c.c., assume che
le controparti con il suddetto atto del 3-7-1987 avevano inteso vendere
l'immobile per cui � causa all'esponente al solo fine di liberarsi dai debiti
contratti con quest'ultimo, ponendo cos� in essere una 'datio in
solutum'; infatti con il trasferimento della propriet� dell'immobile
all'esponente il credito vantato da quest'ultimo si era estinto.
la evidenziata natura dell'atto del 3-7-1987, costituente una vendita
finalizzata a garantire l'estinzione del debito delle venditrici nei confronti
dell'acquirente con patto di retrovendita destinato appunto non gi� al
pagamento del prezzo ma all'adempimento della originaria obbligazione nei
confronti del C. , esclude in radice che la vendita dell'immobile sia stata
frutto di una scelta, e che dunque fosse stata concordata quale 'datio in
solutum'; il trasferimento della propriet� del bene da parte delle
venditrici al C. era stato quindi indotto dalla necessit� di soddisfare il
debito sussistente nei confronti di quest'ultimo, con conseguente
assoggettamento del suddetto negozio al divieto sancito dall'art. 2744 c.c..
ricorso deve quindi essere rigettato; le spese seguono la soccombenza e sono
liquidate come in dispositivo.
Corte Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento di Euro 200,00
per esborsi e di Euro 5.000,00 per compensi.
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