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Timestamp: 2017-11-23 09:00:31+00:00
Document Index: 46641035

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 10']

N. 174 ORDINANZA 6 - 10 maggio 2002: Giudizio di legittimita' costituzionale in via incidentale. Edilizia e urbanistica - Condono edilizio - Successione di leggi di sanatoria - Indifferenziata facolta' concessa dalla norma censurata di chiedere la rideterminazione della precedente domanda di sanatoria a norma delle sopravvenute disposizioni - Asserita lesione dei principi di uguaglianza e di buon andamento della pubblica amministrazione - Ragionevolezza della disciplina censurata | Architetto.info
N. 174 ORDINANZA 6 – 10 maggio 2002: Giudizio di legittimita’ costituzionale in via incidentale. Edilizia e urbanistica – Condono edilizio – Successione di leggi di sanatoria – Indifferenziata facolta’ concessa dalla norma censurata di chiedere la rideterminazione della precedente domanda di sanatoria a norma delle sopravvenute disposizioni – Asserita lesione dei principi di uguaglianza e di buon andamento della pubblica amministrazione – Ragionevolezza della disciplina censurata
N. 174 ORDINANZA 6 - 10 maggio 2002: Giudizio di legittimita' costituzionale in via incidentale. Edilizia e urbanistica - Condono edilizio - Successione di leggi di sanatoria - Indifferenziata facolta' concessa dalla norma censurata di chiedere la rideterminazione della precedente domanda di sanatoria a norma delle sopravvenute disposizioni - Asserita lesione dei principi di uguaglianza e di buon andamento della pubblica amministrazione - Ragionevolezza della disciplina censurata - Manifesta infondatezza..........
N.  174 ORDINANZA 6 – 10 maggio 2002.
Edilizia  e  urbanistica – Condono edilizio – Successione di leggi di
sanatoria – Indifferenziata facolta’ concessa dalla norma censurata
di   chiedere  la  rideterminazione  della  precedente  domanda  di
sanatoria  a  norma  delle  sopravvenute  disposizioni  –  Asserita
lesione  dei  principi  di  uguaglianza  e  di buon andamento della
pubblica   amministrazione   –   Ragionevolezza   della  disciplina
censurata – Manifesta infondatezza della questione.
– Legge 23 dicembre 1996, n. 662, art. 2, comma 38.
– Costituzione, artt. 3 e 97.
Valerio  ONIDA,  Carlo  MEZZANOTTE, Guido NEPPI MODONA, Piero Alberto
nel  giudizio  di  legittimita’ costituzionale dell’art. 2, comma 38,
della  finanza pubblica), promosso con ordinanza emessa il 5 novembre
1999 dal Tribunale amministrativo regionale della Sicilia sul ricorso
proposto  da  Imperiale  Melchiorre  contro  il  Comune  di  Marsala,
iscritta  al  n. 531  del  registro ordinanze 2000 e pubblicata nella
Gazzetta   Ufficiale  della  Repubblica  n. 40,  1a  serie  speciale,
dell’anno 2000.
Visto l’atto di costituzione di Imperiale Melchiorre;
Udito  nell’udienza  pubblica  del  18 dicembre  2001  il giudice
relatore Riccardo Chieppa;
Udito l’avvocato Salvatore Giacalone per Imperiale Melchiorre.
Ritenuto  che,  nel  corso  di  un  giudizio  volto  ad  ottenere
l’annullamento  del  provvedimento  del  sindaco  di  un comune della
Sicilia,  con  il  quale  era  stata ingiunta la demolizione di opere
ritenute   abusive,   il  Tribunale  amministrativo  regionale  della
Sicilia,  sede  di  Palermo, con ordinanza decisa il 5 novembre 1999,
depositata  il 23 marzo 2000 e pervenuta alla Corte costituzionale il
26 luglio 2000, ha sollevato questione di legittimita’ costituzionale
dell’art. 2,  comma  38, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure
di  razionalizzazione  della  finanza  pubblica),  nella parte in cui
prevede  che  la  richiesta di riesame delle domande di concessione o
autorizzazione   in   sanatoria,   per  le  quali  vi  sia  stato  un
provvedimento di diniego da parte del sindaco (art. 39, comma 10-bis,
della   legge   23 dicembre   1994,   n. 724,   recante   “Misure  di
razionalizzazione  della  finanza pubblica”), debba essere presentata
entro  il  termine di sessanta giorni dalla data di entrata in vigore
della  legge  stessa,  anche qualora la notifica del provvedimento di
rigetto intervenga successivamente;
che  il  giudice  rimettente premette che il ricorrente aveva
impugnato,   con  ricorsi  pendenti  presso  la  stessa  sezione  del
Tribunale amministrativo regionale, due provvedimenti amministrativi,
che  costituirebbero  il  presupposto  dell’ordine  di  demolizione e
a)  l’atto  di  rigetto  della  domanda  di  concessione in
sanatoria (per l’assunta realizzazione dell’opera in epoca successiva
al  1 ottobre 1983) presentata al Comune di Marsala in data 15 giungo
1987  (in  riferimento  ad  un corpo di fabbrica adibito ad attivita’
artigianale e realizzato in assenza di concessione edilizia);
b)  l’atto  con  il  quale  era stata respinta l’istanza di
riesame ex art. 39, comma 10-bis della legge 23 dicembre 1994, n. 724
sul presupposto della tardivita’ della stessa;
che,  in  punto  di  rilevanza  della questione sollevata, il
giudice  a quo osserva come la disposizione censurata sia stata posta
dall’amministrazione  a fondamento del diniego di rideterminazione ex
art. 39,  comma 10-bis della legge citata, provvedimento – in realta’
–  richiamato  e  presupposto nell’ordine di demolizione, a sua volta
impugnato, tra l’altro, per illegittimita’ derivata;
che  per  quanto  attiene  alla non manifesta infondatezza il
Tribunale  amministrativo  regionale  sostiene che la norma impugnata
violerebbe gli artt. 3 e 97 della Costituzione;
che,  sotto il primo profilo, si sottolinea che sarebbe stato
previsto lo stesso incombente (onere di presentazione dell’istanza di
riesame  entro  il  termine di sessanta giorni dall’entrata in vigore
della  legge)  per  due situazioni diverse; tale incombente dovrebbe,
infatti,  essere  assolto  sia  dal  soggetto al quale sia stato gia’
notificato  il  diniego  di  concessione  edilizia  in sanatoria (che
sarebbe,  quindi,  consapevole  dell’abusivismo  delle  opere oggetto
dell’istanza  stessa),  sia  dal  soggetto per il quale la domanda di
concessione in sanatoria e’ ancora pendente alla data di scadenza del
termine  per  la  presentazione della domanda (che avrebbe, pertanto,
ancora   una   legittima   aspettativa   al  conseguimento  dell’atto
favorevole richiesto);
che  – sempre secondo il Tribunale amministrativo regionale –
sotto  il secondo profilo la disposizione censurata sarebbe contraria
al  principio  del buon andamento della pubblica amministrazione “per
aver  imposto  un  adempimento  del  quale  non consti la necessita’,
attesa  la  perdurante  possibilita’  di accoglimento dell’originaria
istanza ex legge 28 febbraio 1985, n. 47”;
che si e’ costituita in giudizio la parte privata, ricorrente
nel   procedimento   a  quo,  riprendendo  le  argomentazioni  svolte
nell’ordinanza   di   rimessione  e  chiedendo  l’accoglimento  della
questione sollevata.
Considerato  che  l’ordinanza contiene una motivazione plausibile
della  rilevanza  della  questione, tenuto conto dei motivi proposti,
che  comprendono  la  illegittimita’  derivata  ed investono la norma
denunciata  in  questa  sede,  nella  ragionevole  prospettiva di una
decisione unitaria dell’intera controversia;
che  la  questione  e’  manifestamente infondata in quanto e’
basata,  innanzitutto,  sull’implicito  ed erroneo presupposto che la
domanda  di condono edilizio ex art. 39 della legge 23 dicembre 1994,
n. 724 possa essere presentata solo dopo la definizione di precedente
e  pendente  domanda  di  condono  ex artt. 31 e seguenti della legge
28 febbraio 1985, n. 47;
che  la  richiesta di condono-sanatoria edilizio, sia in base
alla legge n. 47 del 1985, sia alla successiva legge n. 724 del 1994,
puo’  rinvenire  la  propria  giustificazione  anche  in  un semplice
interesse alla regolarizzazione o alla certezza dei rapporti da parte
di   chiunque  sia  interessato  al  conseguimento  della  sanatoria,
indipendentemente  dalla  presenza  o  dalla possibilita’ di avere un
diverso  titolo abilitativo dell’opera, anche per escludere rischi di
procedimenti in corso o futuri;
che,  inoltre,  il  condono  ex  legge  n. 724  del  1994 (da
valutarsi  in  connessione  indissolubile  con  le altre disposizioni
dettate,  in epoca immediatamente successiva, in materia di sanatoria
edilizia)  introduce nuovi ed ulteriori limiti, obblighi, restrizioni
soggettive  ed  oggettive  e  differenti  presupposti, comportanti la
riapertura  dei  termini,  riferiti  soprattutto  allo spostamento in
avanti  del  limite  temporale  dell’abuso  commesso, esteso anche al
periodo  successivo  al  1  ottobre 1983 fino al 31 dicembre 1993 (v.
sentenze n. 416 del 1995; n. 427 del 1995);
che,  pertanto,  proprio  per  evitare  rischi  connessi alle
difficolta’  di  fornire  la  prova  che  la  costruzione fosse stata
ultimata entro la data del 1 ottobre 1983 (requisito tassativo per il
condono  della legge n. 47 del 1985), ben sussisteva un interesse del
soggetto  che  aveva  posto  in  essere l’illecito ad avvalersi della
nuova  procedura,  che allargava il limite temporale dell’abuso entro
il termine previsto, a pena di decadenza, del 31 dicembre 1993;
che  il  legislatore  del  1996,  per  sciogliere i dubbi che
potevano  sorgere  al  riguardo e all’evidente scopo di dare un’altra
possibilita’  di sanatoria (accompagnata da aumento di entrate che si
volevano  tempestive, per esigenze anche finanziarie di bilancio), ha
concesso  un’ulteriore indifferenziata facolta’, consentendo – per le
domande  di  concessione  in sanatoria presentate entro i termini del
precedente  condono  –  di chiederne la rideterminazione, ove l’abuso
risultasse sanabile a norma delle sopravvenute disposizioni;
che,  in  tal  modo,  si accordava a tutti gli interessati la
possibilita’   di  superare  il  nuovo  termine  per  la  definizione
agevolata  delle violazioni edilizie, previsto dall’art. 39, comma 4,
della legge n. 724 del 1994, mediante l’aggiunta del comma 10-bis nel
medesimo  art. 39  (introdotto  con  l’art. 2,  comma 37, della legge
23 dicembre 1996, n. 662);
che,   tuttavia,   il  beneficio  della  sanatoria  e’  stato
accompagnato  da  una  precisa  –  e  non irragionevole – volonta’ di
circoscrivere  ulteriormente il termine decadenziale della domanda di
concessione  in  sanatoria  “entro 60 giorni dalla data di entrata in
vigore”  della legge (art. 2, comma 38, della legge 23 dicembre 1996,
n. 662),  con  una  immediata integrazione (art. 10, comma 5-bis, del
decreto-legge  31 dicembre 1996, n. 669 recante “Disposizioni urgenti
in  materia  tributaria, finanziara e contabile a completamento della
manovra  di finanza pubblica per l’anno 1997”, modificato dalla legge
di  conversione 28 febbraio 1997, n. 30) con la quale si e’ stabilito
che  il  termine  di  sessanta  giorni  per  presentare,  a  pena  di
decadenza,  la  domanda  di  rideterminazione  sulla base delle nuove
norme,  era  indipendente dalla notifica del provvedimento di diniego
ex  legge  n. 47  del  1985, decorrendo dalla…
N. 174 ORDINANZA 6 – 10 maggio 2002: Giudizio di legittimita’ costituzionale in via incidentale. Edilizia e urbanistica – Condono edilizio – Successione di leggi di sanatoria – Indifferenziata facolta’ concessa dalla norma censurata di chiedere la rideterminazione della precedente domanda di sanatoria a norma delle sopravvenute disposizioni – Asserita lesione dei principi di uguaglianza e di buon andamento della pubblica amministrazione – Ragionevolezza della disciplina censurata redazione redazione 2015-05-06T09:58:07+00:00