Source: http://www.ristretti.it/giornale/numeri/52004/lavoro.htm
Timestamp: 2018-01-23 23:59:53+00:00
Document Index: 34611619

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 21', 'art. 48', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 13', 'art. 23', 'art. 14']

Misure alternative e nuova legislazione del lavoro
La Legge Biagi e le ricadute nell’ambito del lavoro penitenziario
di Monica Vitali, Giudice del lavoro
Autrice del libro "Il lavoro penitenziario"
Riprendo il filo della riflessione mai interrotta sulle ricadute della riforma governativa del mercato del lavoro nell’ambito del lavoro penitenziario, con una particolare attenzione al sistema dell’area penale esterna: il punto di partenza deve essere il contenuto necessario della misura alternativa, che rappresenta, utilizzando le parole di un maestro come Sandro Margara, "un processo, lo sviluppo di un percorso di riacquisizione di un ruolo sociale, fatto del recupero di relazioni e condizioni, responsabilità familiari, risorse formative, intellettuali e pratiche, lavoro, con processi adattativi a ritmi e modalità di rapporti", che la qualifica come un sistema di prova controllata ed assistita, orientata alla ricostruzione del ruolo sociale della persona non attraverso una modificazione morale e puramente soggettiva, bensì attraverso l’intervento assistito sulle sue relazioni e le sue condizioni, dunque fortemente oggettiva.
Questa lettura della misura alternativa, vale la pena ribadirlo ancora una volta in questo clima istituzionale in cui i principi della nostra Carta Costituzionale sono messi in discussione, talora dimenticando, come ricorda ogni intervento della Corte Costituzionale, che nel nostro sistema esiste una gerarchia delle fonti alla cui sommità stanno appunto le norme di rango costituzionale, è diretta conseguenza del principio costituzionale dell’art. 27 III Cost.: il fine ultimo della pena è tendere al recupero sociale del condannato, così che quest’ultimo è titolare del diritto soggettivo a veder valutato durante l’esecuzione della pena, con le modalità e i tempi fissati dall’Ordinamento Penitenziario e dalle altre leggi ordinarie, se la parte di pena già espiata abbia raggiunto o meno il suo fine rieducativo.
Quest’ultima affermazione potrebbe indurre ad una prospettiva ottimistica, dato che detenuti ed ex detenuti sono un tipico esempio di soggetto svantaggiato: la realtà, tuttavia, e mi riferisco alla realtà normativa, non certo a quella fattuale, non induce a rosee previsioni e cercherò di chiarire il perché in questo intervento.
Per i detenuti si prevede un abbattimento delle tutele economiche e normative rispetto al contratto di lavoro standard
In primo luogo, l’art. 2 che esplicita, dopo la definizione di "lavoratore: qualsiasi persona che lavora o è in cerca di lavoro", quella di "lavoratore svantaggiato" identificato in due tipologie, e cioè qualsiasi persona appartenente a una categoria che abbia difficoltà a entrare senza assistenza nel mercato del lavoro ai sensi di una norma del regolamento (CE) 2204/2002, nonché "ai sensi dell’art. 4 comma 1 della legge 8 novembre 1991 nr. 381".
Questi sono i soggetti elencati nella legge che disciplina le cooperative sociali, e cioè sia le persone svantaggiate "originarie", cioè quelle che erano previste originariamente nella L. 8 novembre 1991 nr. 381, gli invalidi fisici, psichici, sensoriali, gli ex degenti di ospedali psichiatrici non giudiziari, i soggetti in trattamento psichiatrico, i tossicodipendenti, gli alcooldipendenti, i minori a rischio in età lavorativa, i condannati e internati ammessi alle misure alternative alla detenzione di cui agli artt. 47, 47 bis, 47 ter e 48 L. 354/75, sia i soggetti che sono stati aggiunti al catalogo della L. nr. 381/91 dalla Legge Smuraglia, e quindi gli ex degenti degli ospedali psichiatrici giudiziari, i detenuti negli istituti penitenziari, gli internati in esecuzione delle misure di sicurezza detentive, i detenuti e gli internati ammessi al lavoro all’esterno ex art. 21 O.P. nonchè a tutte le misure alternative alla detenzione che, nel frattempo, si sono aggiunte a quelle originariamente previste dalla L. nr. 381/91, e cioè gli affidati in prova al servizio sociale e gli affidati tossicodipendenti, gli ammessi alla detenzione domiciliare e alla semilibertà ex art. 48 O.P.
La definizione rileva per le altre norme del decreto legislativo da esaminare, e cioè l’art. 13 sulla somministrazione di lavoro per l’inserimento di soggetti svantaggiati e l’art. 14 sulle cooperative sociali e l’inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati. Gli artt. 70/74 invece si riferiscono alle prestazioni occasionali di lavoro accessorio, che possono essere rese solo da soggetti a rischio di esclusione sociale, categoria nella quale, tra gli altri, rientrano i soggetti in comunità di recupero e i disoccupati da oltre un anno.
Ora, l’art. 13 prevede al I comma che, al fine di garantire l’inserimento nel mercato del lavoro dei soggetti svantaggiati, come sopra definiti, attraverso politiche attive e di workfare, alle agenzie autorizzate alla somministrazione di lavoro, cioè a quelle che forniscono professionalmente manodopera a tempo indeterminato o a termine, sia consentito: "a) operare in deroga al regime generale della somministrazione di lavoro ai sensi dell’art. 23 II comma, ma solo in presenza di un piano individuale di inserimento o reinserimento nel mercato del lavoro, con interventi formativi idonei e il coinvolgimento di un tutore con adeguate competenze e professionalità, e a fronte della assunzione del lavoratore da parte delle agenzie autorizzate alla somministrazione, con contratto di durata non inferiore a sei mesi; b) determinare, altresì, per un periodo massimo di dodici mesi e solo in caso di contratti di durata non inferiore a nove mesi, il trattamento retributivo del lavoratore, detraendo dal compenso dovuto quanto eventualmente percepito dal lavoratore medesimo a titolo di indennità di mobilità, indennità di disoccupazione ordinaria o speciale, o altra indennità o sussidio la cui corresponsione è collegata allo stato di discoccupazione o inoccupazione, e detraendo dai contributi dovuti per l’attività lavorativa l’ammontare dei contributi figurativi nel caso di trattamenti di mobilità e di indennità di disoccupazione ordinaria o speciale". Ciò significa per l’agenzia di somministrazione poter superare il principio della parità di trattamento economico e normativo rispetto ai dipendenti di pari livello dell’utilizzatore, a parità di mansioni svolte, e godere di una riduzione delle aliquote contributive. Analoga deroga alla parità di trattamento retributivo è assicurata nel caso di contratti di somministrazione conclusi da soggetti privati autorizzati nell’ambito di specifici programmi di formazione, inserimento e riqualificazione professionale erogati, naturalmente sempre in favore dei soggetti svantaggiati, in concorso con regioni, province ed enti locali.
Dal canto suo, l’art. 14 prevede l’inserimento nel mercato del lavoro dei soggetti svantaggiati attraverso un meccanismo che postula la loro adesione alle cooperative sociali. La norma consente, infatti, la stipulazione di convenzioni quadro su base territoriale che coinvolgano le associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative nonché le associazioni di rappresentanza, assistenza e tutela delle cooperative sociali, convenzioni il cui oggetto è il conferimento di commesse di lavoro alle cooperative sociali da parte delle imprese associate o aderenti.