Source: https://www.psicologiagiuridica.com/index.php?sz=archivio&tp=news&r=31
Timestamp: 2020-07-14 02:19:24+00:00
Document Index: 176595964

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 20', 'art. 143', 'art. 342', 'art. 2118', 'art. 2120']

Archivio > Anno XVII n.2 > News
Il 1° giugno è entrata in vigore la Direttiva UE 2016/800 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’11.5.2016 sulle garanzie procedurali per i minori indagati o imputati nei procedimenti penali; tale direttiva dovrà essere recepita entro maggio 2019. L’obiettivo è “stabilire garanzie procedurali affinchè i minori indagati o imputati nei procedimenti penali siano in grado di comprendere e seguire il procedimento, esercitare il loro diritto a un equo processo, evitare la recidiva e promuovere il loro reinserimento sociale”, considerato che “i minori indagati o imputati in procedimenti penali dovrebbero ricevere un’attenzione particolare che ne preservi le potenzialità di sviluppo e il reinserimento sociale”. Si tratta di una direttiva di notevole importanza, che mira a superare le difformità esistenti tra gli Stati membri in tema di disciplina processuale minorile. Gli articoli tutelano il diritto del minore ad essere informato (art. 4), il diritto a che sia informato il titolare della responsabilità genitoriale (art. 5), il diritto all’assistenza di un difensore (art. 6), il diritto a una valutazione individuale, tenendo conto “della personalità e maturità del minore, della sua situazione economica, sociale e familiare, nonché di eventuali vulnerabilità specifiche del minore” affinchè vengano considerate le “specifiche esigenze del minore in materia di protezione, istruzione, formazione e reinserimento sociale” (art. 7), il diritto all’esame medico (art. 8), il diritto alla protezione della vita privata (art. 14), il diritto di essere accompagnato dal titolare della responsabilità genitoriale durante il procedimento (art. 15). Si sottolinea l’importanza di procedere alla registrazione audiovisiva dell’interrogatorio (art. 9). La direttiva invita a ricorrere alla privazione della libertà personale del minore “solo come misura di ultima istanza” (art. 10) e, nel caso in cui non sia evitabile, che sia “limitata al più breve tempo possibile” e che venga gestita con modalità specifiche. Importante è la precisazione relativa al fatto che “il personale delle autorità di contrasto e delle strutture di detenzione che si occupano di casi riguardanti i minori ricevano una formazione specifica, di livello appropriato al tipo di contatto che intrattengono con i minori, sui diritti del minore, sulle tecniche appropriate di interrogatorio, sulla psicologia minorile e sulla comunicazione in un linguaggio adatto al minore” (art. 20).
Il 5 giugno è entrata in vigore la legge n. 76/2016, detta “legge Cirinnà” che riguarda la “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze” e che introduce, di fatto, due nuove formazioni familiari nel nostro ordinamento giuridico. Si tratta di un unico articolo che detta due distinte discpline. Per quanto riguarda la prima, la regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, è previsto che due persone maggiorenni dello stesso sesso hanno il diritto di costituire una unione civile, mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni. I diritti e i doveri che caratterizzano la coppia sono previsti ispirandosi all’art. 143 del codice civile che disciplina il matrimonio, ad eccezione dell’obbligo di fedeltà: le parti acquisiscono gli stessi diritti e assumono gli stessi doveri, sussiste l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale, alla coabitazione, al contributo ai bisogni comuni in base alle proprie sostanze e alla propria capacità, l’indirizzo e la residenza sono concordati tra le parti, il regime patrimoniale ordinario è la comunione dei beni, con la possibilità di predisporre una convenzione matrimoniale o di optare per la separazione dei beni. È prevista altresì la possibilità che il giudice, su istanza delle parti, applichi uno o più ordini di protezione (art. 342-ter c.c.) in caso di grave pregiudizio per l’integrità fisica o morale di una delle due parti. In caso di decesso di una delle parti, il partner riceverà sia l’indennità dovuta dal datore di lavoro (ex art. 2118 c.c.), sia quella relativa al trattamento di fine rapporto (ex art. 2120 c.c.); per quanto riguarda la successione, viene estesa parte della disciplina contenuta nel libro secondo del codice civile. Sono previste cause impeditive per la costituzione di un’unione civile, tra cui la sussistenza di un vincolo matrimoniale o di un’unione civile tra persone dello stesso sesso. Relativamente allo scioglimento dell’unione civile, si estende alle unioni civili gran parte della disciplina della legge sul divorzio (tra cui l’obbligo dell’assegno di mantenimento). Per quanto riguarda, invece, l’altra disciplina, quella relativa alle convivenze di fatto, essa può riguardare sia coppie omosessuali, sia coppie eterosessuali, composte da partner che siano maggiorenni, non vincolati da rapporti di parentela, affinità, adozione, matrimonio e o unione civile, che siano uniti stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale e che siano coabitanti e aventi dimora abituale nello stesso comune. Ai conviventi sono estesi alcuni diritti dei coniugi, tra cui il reciproco diritto di visita, assistenza e accesso alle informazioni personali in ambito sanitario e il diritto di conferire al partner poteri di rappresentanza nelle scelte mediche. Si segnala che la convivenza di fatto viene equiparata al rapporto coniugale ai fini del risarcimento del danno da fatto illecito. Sono previste anche in questo caso specifiche per quanto riguarda le condizioni di nullità e le modalità di risoluzione.
Il DM n. 23 del 4 febbraio 2015, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 50, ha istituito il “Regolamento recante norme di attuazione dell’articolo 4, comma 2, della legge 31 dicembre 2012, n. 247, per l’individuazione delle categorie di liberi professionisti che possono partecipare alle associazioni tra avvocati”. Il provvedimento è entrato in vigore il 16 marzo e ha individuato le categorie di liberi professionisti che possono partecipare alle associazioni tra avvocati. I liberi professionisti, non iscritti all’albo forense, che intendono partecipare a un’associazione multidisciplinare devono essere rientrare in una delle seguenti categorie organizzate in ordini e collegi professionali: ordine dei dottori agronomi e dottori forestali; ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori; ordine degli assistenti sociali; ordine degli attuari; ordine nazionale dei biologi; ordine dei chimici; ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili; ordine dei geologi; ordine degli ingegneri; ordine dei tecnologi alimentari; ordine dei consulenti del lavoro; ordine dei medici chirurghi e odontoiatri; ordine dei medici veterinari; ordine degli psicologi; ordine degli spedizionieri doganali; collegio dei periti agrari e dei periti agrari laureati; collegio egli agrotecnici e agrotecnici laureati; collegio dei periti industriali e dei periti industriali laureati; collegio dei geometri e dei geometri laureati.