Source: http://www.avvdellopreite.it/fallimento_15.html
Timestamp: 2018-12-16 11:11:31+00:00
Document Index: 83485234

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 15', 'art. 51', 'art. 2901', 'art. 31', 'art. 33', 'art. 34', 'art. 36', 'art. 38', 'art. 104', 'sentenza ', 'art. 217', 'art. 216', 'art. 218', 'art. 220', 'art. 227']

L’art. 1 della Legge fallimentare, così come recentemente modificata, descrive le imprese soggette al fallimento e al concordato preventivo. La norma testualmente recita:
“Sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori che esercitano un'attività commerciale, esclusi gli enti pubblici ed i piccoli imprenditori.
I limiti di cui alle lettere a) e b) del secondo comma possono essere aggiornati ogni tre anni, con decreto del Ministro della giustizia, sulla base della media delle variazioni degli indici ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati intervenute nel periodo di riferimento”.
È inoltre previsto, all’articolo 15, comma 9, che “Non si fa luogo alla dichiarazione di fallimento se l'ammontare dei debiti scaduti e non pagati risultanti dagli atti dell'istruttoria prefallimentare è complessivamente inferiore a euro venticinquemila.
Tale importo e' periodicamente aggiornato con le modalità di cui al terzo comma dell'articolo 1”.
Tale ultimo importo rappresenta, pertanto, un limite entro il quale nessun tipo di impresa, in qualunque modo organizzata, può essere assoggettata a procedura fallimentare
§ su ricorso di uno o più creditori
§ su richiesta dello stesso debitore in stato di insolvenza
§ su istanza del Pubblico Ministero quando ravvisi e provi un interesse generale di tutti i creditori
Per richiedere il fallimento di un'impresa devono sussistere due condizioni:
§ la natura di imprenditore commerciale (privato e non piccolo imprenditore) del debitore (presupposto soggettivo)
§ lo stato di insolvenza dello stesso debitore (presupposto oggettivo)
§ che l'imprenditore commerciale non sia già soggetto ad una procedura di liquidazione coatta amministrativa
§ che l'imprenditore non abbia fatto domanda di concordato preventivo o di amministrazione controllata
§ che non sussistano i presupposti per assoggettare l'impresa alla procedura di amministrazione straordinaria
A seguito della presentazione del ricorso per la dichiarazione di fallimento viene dato inizio, da parte del tribunale, ad un procedimento definito di istruttoria prefallimentare, nel quale vengono analizzati i presupposti in base ai quali è stata presentato il ricorso e le eventuali opposizioni. La procedura è analiticamente descritta all’interno dell’art. 15 Legge Fallimentare:
Non si fa luogo alla dichiarazione di fallimento se l’ammontare dei debiti scaduti e non pagati risultanti dagli atti dell’istruttoria prefallimentare è complessivamente inferiore a euro venticinquemila. Tale importo è periodicamente aggiornato con le modalità di cui al terzo comma dell’articolo 1.
Quali sono gli effetti della dichiarazione di fallimento per il fallito?
I. NEI CONFRONTI DEL FALLITO
II. NEI CONFRONTI DEI CREDITORI
§ Il fallimento apre il concorso dei creditori
§ I debiti pecuniari e non pecuniari del fallito si considerano scaduti, agli effetti del concorso, alla data di dichiarazione del fallimento
§ Le somme spettanti ai creditori condizionati vengono accantonate
§ La dichiarazione di fallimento sospende il corso degli interessi convenzionali o legali per gli effetti del fallimento
§ I crediti infruttiferi subiscono una decurtazione qualora il riparto avvenga prima della loro scadenza
§ Sono precluse le azioni individuali dei creditori sui beni del fallito (art. 51 L.F.)
§ Gli atti a titolo oneroso (nonché i pagamenti e le garanzie) compiuti dal fallito nei due anni antecedenti alla dichiarazione di fallimento e che presentino delle irregolarità (ad es. la vendita di un bene ad un prezzo sensibilmente inferiore al valore di mercato) sono dichiarati inefficaci e revocati
§ Gli atti a titolo oneroso (nonché i pagamenti e le garanzie) compiuti dal fallito nell'anno antecedente alla dichiarazione di fallimento che non presentino delle irregolarità, quando il curatore provi che l'altra parte era a conoscenza dello stato di insolvenza, sono dichiarati inefficaci e revocati
§ Gli atti che non rientrano nelle categorie precedenti possono essere revocati con l'azione ordinaria di cui all'art. 2901 c.c.
Quali sono le funzioni del curatore fallimentare?
Nell'ambito di una procedura fallimentare, il curatore svolge una pluralità di compiti ad esso assegnati dalla legge.
In tal senso, l’art. 31 comma 1 L.F. dispone che “il curatore ha l’amministrazione del patrimonio fallimentare e compie tutte le operazioni della procedura sotto la vigilanza del giudice delegato e del comitato dei creditori, nell’ambito delle funzioni ad esso attribuite”.
A seguito della propria nomina, a norma dell’art. 33 L.F.:
Inoltre, in ottemperanza all’art. 34 L.F.:
Le somme riscosse a qualunque titolo dal curatore sono depositate entro il termine massimo di dieci giorni dalla corresponsione sul conto corrente intestato alla procedura fallimentare aperto presso un ufficio postale o presso una banca scelti dal curatore.
Il prelievo delle somme è eseguito su copia conforme del mandato di pagamento del giudice delegato”.
Per l’art. 36 L.F.:
Per quanto riguarda le responsabilità del curatore (art. 38 L.F.):
curatore adempie ai doveri del proprio ufficio, imposti dalla legge o derivanti dal piano di liquidazione approvato, con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico. Egli deve tenere un registro preventivamente vidimato da almeno un componente del comitato dei creditori, e annotarvi giorno per giorno le operazioni relative alla sua amministrazione.
L’art. 104 L.F. in merito dispone che “Con la sentenza dichiarativa del fallimento, il tribunale può disporre l'esercizio provvisorio dell'impresa, anche limitatamente a specifici rami dell'azienda, se dalla interruzione può derivare un danno grave, purché non arrechi pregiudizio ai creditori".
I crediti sorti nel corso dell'esercizio provvisorio sono soddisfatti in prededuzione.
Cos'è l'amministrazione straordinaria?
Quali sono i reati del fallito?
Per reati concorsuali, disciplinati dagli artt. 216-237 L.F., si intendono tutti quei fatti costituenti illecito penale che il fallito o terzi possono commettere in pendenza di una procedura concorsuale.
L'esistenza di una procedura concorsuale è elemento caratteristico ed essenziale di questi tipi di reati. Infatti, venuta meno per qualsivoglia motivo l’esistenza della procedura stessa, automaticamente vengono meno anche le ipotesi delittuose.
Fra i principali reati concorsuali si possono menzionare:
La bancarotta semplice (art. 217 L.F.):
È punito con la reclusione da sei mesi a due anni, se è dichiarato fallito, l’imprenditore, che:
La bancarotta fraudolenta (art. 216 L.F.):
Il ricorso abusivo al credito, disciplinato dall’art. 218 L.F., per il quale:Salvo che il fatto costituisca un reato più grave, è punito con la reclusione fino a due anni l’imprenditore esercente un’attività commerciale che, ricorre o continua a ricorrere al credito, dissimulando il proprio dissesto.
Salve le altre pene accessorie di cui al capo III, titolo II, libro I del codice penale, la condanna importa l’inabilitazione all’esercizio di un’impresa commerciale e l’incapacità ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa fino a tre anni”.
Denuncia di creditori inesistenti e altre inosservanze da parte del fallito (art. 220 L.F.): in tal caso: "È punito con la reclusione da sei a diciotto mesi il fallito, il quale, fuori dei casi preveduti all’articolo 216, nell’elenco nominativo dei suoi creditori denuncia creditori inesistenti od omette di dichiarare l’esistenza di altri beni da comprendere nell’inventario, ovvero non osserva gli obblighi imposti dagli articoli 16, nn. 3 e 49.
Se il fatto è avvenuto per colpa, si applica la reclusione fino ad un anno".
I reati concorsuali, come sopra accennato, possono essere commessi anche da persone diverse dal fallito, e precisamente da:
§ Curatore (artt. 228, 229 e 230 L.F.);
§ Amministratori, direttori generali, sindaci, liquidatori di società dichiarate fallite (artt. 223-226 L.F.);
§ Institori (art. 227 L.F.);
§ Creditori (artt. 232, 233 L.F.).