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Timestamp: 2017-06-27 19:09:55+00:00
Document Index: 47829563

Matched Legal Cases: ['art. 615', 'art. 494', 'art. 600', 'art. 624', 'art. 622', 'art. 622', 'art. 660', 'art. 660', 'art. 266', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'art. 615', 'sentenza ', 'art. 569', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'art. 314', 'art. 323', 'art. 314', 'art. 624', 'art. 314', 'Cass. Sez. ', 'art. 58', 'art. 10', 'Cass. Sez. ', 'art. 314', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art.416', 'art.416', 'art.314', 'art.104', 'Cass. Sez. ', 'art. 6', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 252', 'art. 615']

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Category Archives: Penale – Cass.
Share this:LinkedInGoogleFacebookWhatsAppEmailLike this:Like Loading...	This entry was posted in Computer crime e sicurezza, Controllo lavoratori, Giur. italiana, Penale - Cass., Privacy e dati personali on 15/9/2016 by site admin.	Cass. penale Sezioni unite – Sent. 4694/2012
Integra la fattispecie criminosa di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico protetto, prevista dall’art. 615-ter cod. pen., la condotta di accesso o di mantenimento nel sistema posta in essere da soggetto che, pure essendo abilitato, violi le condizioni ed i limiti risultanti dal complesso delle prescrizioni impartite dal titolare del sistema per delimitarne oggettivamente l’accesso. Non hanno rilievo, invece, per la configurazione del reato, gli scopi e le finalità che soggettivamente hanno motivato l’ingresso al sistema. Continue reading →
Share this:LinkedInGoogleFacebookWhatsAppEmailLike this:Like Loading...	This entry was posted in Accesso abusivo, Computer crime e sicurezza, Giur. italiana, Penale - Cass. on 6/3/2012 by site admin.	Cass. penale Sez. III – Sent. 12479/12
Apertura di account di posta elettronica a nome di terzi ignari del fatto – sostituzione di persona ex art. 494 c.p. – sussisteIntegra il reato di sostituzione di persona la condotta di chi attiva un account di posta elettronica a norme di terzi ignari Continue reading →
Share this:LinkedInGoogleFacebookWhatsAppEmailLike this:Like Loading...	This entry was posted in Computer crime e sicurezza, Penale - Cass., Sost. persona on 15/12/2011 by site admin.	Corte di Cassazione, sez. III Penale Sent. n. 44065/11
L’uso di un programma di file-sharing per scaricare contenuti illeciti non è automaticamente prova della sussistenza del dolo, essendo necessario valutare, caso per caso, la configurabilità del reato di cui all’art. 600 ter c.p. Continue reading →
Share this:LinkedInGoogleFacebookWhatsAppEmailLike this:Like Loading...	This entry was posted in Computer crime e sicurezza, Contenuti illegali, Giur. italiana, Penale - Cass. on 9/11/2011 by site admin.	Cass. penale V sez. Sent. 7155/11
Share this:LinkedInGoogleFacebookWhatsAppEmailLike this:Like Loading...	This entry was posted in Computer crime e sicurezza, Diffamazione, Giur. italiana, Penale - Cass. on 24/2/2011 by site admin.	Cass. pen. Sez. IV – sent.44840/2010
Sottrazione di soli file contententi informazioni riservate – reato di furto ex art. 624 C.p. – carenza della qualità di cosa mobile dei file informatici – configurabilità del reato – non sussisteSottrazione di dati commerciali da parte del dipendente e successivo utilizzo in azioni concorrenziali – configurabilità del reato di rivelazione di segreto professionale ex art. 622 C.p. – sussisteNon sussiste il reato di furto, per carenza di tipicità, quando la condotta riguarda l’appropriazione di file svincolati dal loro supporto. La copia di file appartenenti al proprio datore di lavoro e il loro riutilizzo successivo alle dimissioni da parte del dipendente in attività concorrenziale integra il reato di cui all’art. 622 C.p.
Share this:LinkedInGoogleFacebookWhatsAppEmailLike this:Like Loading...	This entry was posted in Accesso abusivo, Computer crime e sicurezza, Giur. italiana, Penale - Cass. on 26/10/2010 by site admin.	Cass. Procura generale – decreto 262/10
Share this:LinkedInGoogleFacebookWhatsAppEmailLike this:Like Loading...	This entry was posted in Accesso abusivo, Computer crime e sicurezza, Giur. italiana, Penale - Cass. on 3/8/2010 by site admin.	Cass. pen. sez. I – Sent. 24510/2010
Invio di email fastidiose – art. 660 c.p. – asincronicità dell’invio di email – assenza dell’elemento materiale del fastidio – fatto non previsto dalla legge come reato – sussisteLa natura asincrona dell’invio di email esclude il verificarsi dell’evento lesivo di cui all’art. 660 c.p. e pertanto il fatto non è previsto dalla legge come reato
Share this:LinkedInGoogleFacebookWhatsAppEmailLike this:Like Loading...	This entry was posted in Giur. italiana, Penale - Cass., Stalking e molestie on 17/6/2010 by site admin.	Cass. penale sez. V – Sent. 9667/10
La localizzazione mediante it sistema di rilevarnento satellitare (c.d. gps) degli spostamenti di una persona nei cui confronti siano in corso indagini costituisce una forma di pedinamento non assimilabile all’attività d’intercettazione di conversazioni o comunicazioni, per la quale non è necessaria alcuna autorizzazione preventiva da parte del giudice, dovendosi escludere l’applicabilità delle disposizioni di cui agli art. 266 seg. c.p.p.L’acquisizione dei tabulati telefonici può avvenire sulla base della semplice autorizzazione del p.m. Continue reading →
Share this:LinkedInGoogleFacebookWhatsAppEmailLike this:Like Loading...	This entry was posted in Computer crime e sicurezza, Computer forensics, Intercettazioni e acquisizioni di dati, Penale - Cass. on 15/1/2010 by site admin.	Cass. penale sez. III Sent. 49437/09
Share this:LinkedInGoogleFacebookWhatsAppEmailLike this:Like Loading...	This entry was posted in Copyright e IP, Giur. italiana, Legge 633/41, P2P - File Sharing, Penale - Cass. on 23/9/2009 by site admin.	Cass. Sez. III penale Sent. 10535
Un forum online non è assimilabile a una testata giornalistica e non è soggetto agli obblighi e alle tutele previste dalla legge sulla stampa. E’ pertanto legittima l’applicazione di misure cautelari anche preventive, quali il sequestro di messaggi illeciti. Continue reading →
Share this:LinkedInGoogleFacebookWhatsAppEmailLike this:Like Loading...	This entry was posted in Diffamazione, Giur. italiana, Libertà di espressione, Penale - Cass. on 11/12/2008 by site admin.	Cass. Sez. V penale Sent. n. 4667/07
Share this:LinkedInGoogleFacebookWhatsAppEmailLike this:Like Loading...	This entry was posted in Computer crime e sicurezza, Giur. italiana, Penale - Cass. on 14/12/2007 by site admin.	Cass. Sez. III Penale – Sent. n. 33678/06
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Pres. Vitalone – est. LombardiSvolgimento del processo Con la sentenza impugnata la Ca di Torino haconfermato la pronuncia di colpevolezza di Tizio e Caio in ordine ai reati:
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Share this:LinkedInGoogleFacebookWhatsAppEmailLike this:Like Loading...	This entry was posted in Copyright e IP, Legge 633/41, P2P - File Sharing, Penale - Cass. on 13/10/2006 by site admin.	Cass. Sez. V penale – Sent. Ord. 21 giugno 2006
Art. 595 c.p. – pubblicazione di pagine web – consumazione del reato – percezione da parte dei terzi dei contenuti – presunzione – sussiste.La diffamazione, in quanto reato di evento, si consuma nel momento e nel luogo in cui i terzi percepiscono la espressione ingiuriosa e dunque, nel caso in cui frasi o immagini lesive siano state immesse sul web, nel momento in cui il collegamento viene attivato. La diffusione del messaggio pubblicato via internet si presume fino a prova contraria. Continue reading →
Share this:LinkedInGoogleFacebookWhatsAppEmailLike this:Like Loading...	This entry was posted in Computer crime e sicurezza, Contenuti illegali, Diffamazione, Giur. italiana, Penale - Cass. on 21/6/2006 by site admin.	Cass. Sez. III Penale – Sent. n. 6339/04
Cassazione – Sezione terza penale – sentenza 16 dicembre 2004-18 febbraio 2005, n. 6339
Presidente Zumbo – estensore Franco
Ricorrente XXXXXXXXX
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Considerato in fatto e diritto Con la impugnata ordinanza il Tribunale di Milano, in funzione di giudice del riesame, ha annullato l’ordinanza del Gip del Tribunale di Milano in data 22 dicembre 2003, con la quale era stata applicata a M. M. in misura coercitiva della custodia cautelare in carcere, quale indagato dei reati di cui agli articoli 110 Cp, 3 comma 1 n. 4, 5, 7 e 8, 4. n. 7 della legge 75/1958, 600bis e 600ter Cp. Le indagini della polizia giudiziaria hanno avuto ad oggetto un sito internet finalizzato a favorire l’incontro e la conoscenza tra utilizzatori della rete mediante accesso alle chat ed a servizi di videoconferenza. In particolare, secondo quanto emerge dall’ordinanza, le indagini di polizia giudiziaria hanno consentito di accertare, in relazione alle modalità di funzionamento del sito internet, che
«1) all’interno vi era un’area denominata calda;»
«2) tale arca era riservata agli adulti e vietata ai minori;»
«3) all’interno di essa si poteva accedere a materiale pornografico immesso in rete in diretta o registrato da parte dei cosiddetti intrattenitori;»
«4) l’utente, mediante un collegamento diretto, poteva comunicare con gli intrattenitori e stimolare direttamente il compimento da parte loro di comportamenti osceni o di atti sessuali;»
«5) gli intrattenitori, previa stipulazione on line del relativo contratto, venivano retribuiti dalla società che gestiva il sito mediante la corresponsione di una percentuale delle somme ricavate grazie alla loro attività»;
«6) l’odierno ricorrente, seppure non formalmente inserito nelle società coinvolte (la Noago srl, che gestiva il sito, la Mythos Dna srl che riceveva ed effettuava i pagamenti), si occupava attivamente della gestione del sito, curandone i contenuti, rispondendo alle richieste degli interessati quale webmaster (una sorta di portavoce ufficiale del sito) ed eseguendo talvolta i pagamenti agli intrattenitori;»
«7) tutto le intrattenitrici dimostravano uno sviluppo fisico che ne attestava la maturità sessuale, intesa quale raggiungimento della pubertà». Continue reading →
Share this:LinkedInGoogleFacebookWhatsAppEmailLike this:Like Loading...	This entry was posted in Computer crime e sicurezza, Giur. italiana, Penale - Cass. on 8/6/2004 by site admin.	Cass. Sez. III penale Sent. n. 1134/04
ANNO/NUMERO 200430134 SEZ. 3
SENT. 28/05/2004 DEP. 09/07/2004
PRES. Savignano G P.M. Albano A
Udienza pubblica del 28/05/2004
SENTENZA N. 1134
REGISTRO GENERALE N. 22794/2002
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Cassazione – Sezione terza penale (cc) – sentenza 5 maggio-22 settembre 2004 – n. 37074
Presidente Savignano – Estensore Franco
Pm Izzo – ricorrente Gullello
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SENTENZA N.111/04
Reg. Gen. N. 311132/03
udienza in Camera di Consiglio del 26 aprile 2004
Share this:LinkedInGoogleFacebookWhatsAppEmailLike this:Like Loading...	This entry was posted in Computer crime e sicurezza, E-business e TLC, Penale - Cass. on 26/4/2004 by site admin.	Cass. Sez. III – Sent. n. 28680
Share this:LinkedInGoogleFacebookWhatsAppEmailLike this:Like Loading...	This entry was posted in Computer crime e sicurezza, Penale - Cass., Privacy e dati personali on 26/3/2004 by site admin.	Cass. Sez V Sent. n.15092
Dott. Franco MARRONE – Presidente
Dott. Giorgio LATTANZI – Consigliere
Dott. Andrea COLONNESE – Consigliere
Dott. Alfonso AMATO – Consigliere
Dott. Paolo Antonio BRUNO – Consigliere
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ANNO/NUMERO 200303983 SEZ. 3
SENT. 18/11/2003 DEP. 03/02/2004
PRES. Zumbo A
Camera di Consiglio 18/11/2003
SENTENZA N. 1778
REGISTRO GENERALE N. 030920/2003
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ANNO/NUMERO 200403449 SEZ. 4
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Leave a reply	Presidente Sirena
D.L. è stato tratto a giudizio del Tribunale di Torino per rispondere di detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici e telematici, codici contenuti nelle carte di credito telefoniche della società Omnitel (articolo 615quater Cp) e di frode informatica (articolo 640ter Cp), commessi in due tempi, in data anteriore e prossima al 30 ottobre 1999, in concorso con tale A.M., e in data anteriore e prossima al 12 novembre 1999. La società Vodafone Omnitel spa gìà Omnitel Pronto Italia spa – si costituiva parte civile. Era emerso dall’attività istruttoria che il L. aveva ricevuto da parte di persona a lui sconosciuta offerta di ricaricare il cellulare proprio e di altri dietro il versamento di somma inferiore a quella necessaria per l’acquisto della carta telefonica e, dopo aver acquisito e usato dei numeri di codice che gli erano stati segnalati, aveva fatto analogo favore a un suo collega di lavoro, tale A.M., di poi separatamente giudicato.
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Leave a reply	(Presidente F. Marrone – Relatore P.A. Bruno)
Con sentenza del 7 novembre 2000, il G.I.P. del Tribunale di Palermo, pronunciando con le forme del rito abbreviato, dichiarava G. N. , l’avv. S. D. M., Q. D., I. S. e C. C. responsabili dei delitti loro rispettivamente ascritti e li condannava alle pene di seguito indicate.
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Leave a reply	(Presidente B. Foscarini – Relatore P.F. Marini)
Richiesto della emissione di decreto penale di condanna nei confronti di C. S. ed E. F. in ordine al reato di cui all’art. 615 bis cod. pen. , il Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Termini Imerese pronunciava viceversa sentenza di proscioglimento di entrambi ex art. 569 cod. proc. pen.. Continue reading →
Share this:LinkedInGoogleFacebookWhatsAppEmailLike this:Like Loading...	This entry was posted in Giur. italiana, Penale - Cass., Privacy e dati personali on 16/4/2003 by site admin.	Cass. Sez. IV penale Sent. 30751/02
(Presidente R. Acquarone – Relatore I. S. Martella)
Con sentenza emessa il giorno 16.1.2001 il G.U.P. del Tribunale di Campobasso dichiarava non luogo a procedere perché il fatto non sussiste nei confronti di C. R. in ordine al reato di cui agli artt. 81, co. 2° e 314 co. 2° c.p., per essersi, in qualità di dipendente del (omissis) di Campobasso, con più azioni esecutive nel medesimo disegno criminoso, appropriato momentaneamente del telefono attivatogli in ragione del suo ufficio, effettuando sessantaquattro chiamate per motivi personali dal 31 marzo al 3 giugno 1998.
Rilevava il G.U.P. che la sporadicità e l’importo esiguo delle telefonate escludevano il configurarsi di quel comportamento “uti dominus” che vede caratterizzare anche la condotta “appropriativa” di cui alla nuova ipotesi del peculato d’uso prevista dal co. 2° dell’art. 314 c.p.
Propone ricorso il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Campobasso, deducendo che il giudicante ha arbitrariamente introdotto una sorta di “soglia di punibilità” che, in alcun modo, risulta contemplata nel disposto contenuto nella fattispecie punitiva.
Peraltro, anche il rilievo secondo cui l’art. 323 bis c.p. contempla una specifica circostanza attenuante per i casi di “particolare tenuità” del reato attesta come, in subiecta materia, il legislatore ha ritenuto meritevoli di sanzioni penali anche le condotte del pubblico ufficiale che risultano prive di peculiari connotazioni di gravità, antisocialità e riprorevolezza. Peraltro, osserva ancora il P.M. ricorrente, nel caso in esame anche i dedotti “margini di tolleranza” sono stati ampiamente travalicati; l’ imputato, infatti,non si è affatto avvalso del telefono dell’ufficio in maniera episodica, effettuando, per così dire, una telefonata ogni tanto, ma lo ha usato, al contrario, in modo sistematico, effettuando ben sessantaquattro chiamate (anche non urbane) nell’arco di circa due mesi.
Il ricorso merita accoglimento nei termini di seguito precisati.
Deve rilevarsi che a seguito della novella del ’90, il delitto di peculato é previsto solo in relazione alla condotta di “appropriazione”, consistente, come noto, nel comportarsi nei confronti della cosa altrui, di cui si abbia il possesso o la disponibilità per ragioni di ufficio o servizio, “uti dominus”, attuando un’i8~ersione del titolo del possesso (cfr:, fra le altre, Cass. 10.06.1993, PM c. Ferolla).
L’introduzione, poi, della ipotesi del peculato d’uso, di ci al comma 2 del nuovo art. 314 c.p., ha identificato una condotta nella quale l’uso della cosa è affermativo di un agire “uti dominus ” senza il carattere della definitività.
In tale fattispecie viene inquadrato, nel capo di imputazione contestato al C., l’utilizzo per chiamate private dell’apparecchio telefonico fisso in dotazione all’ufficio.
Posto che la condotta del C. è consistita nella ripetuta utilizzazione della utenza telefonica del (omissis) di Campobasso, va precisato che, in questo caso, si è verificata una vera e definitiva appropriazione degli impulsi elettronici attraverso i quali si trasmette la voce, atteso che l’art. 624, 2° co., c.p. dispone che “agli effetti della legge penale, si considera cosa mobile anche l’energia elettrica ed ogni altra energia che abbia valore economico”.
Se, quindi, il pubblico ufficiale e l’incaricato di pubblico servizio, disponendo, per ragione dell’ufficio o del servizio, dell’utenza telefonica intestata alla pubblica amministrazione, la utilizza per effettuare chiamate di interesse personale, il fatto lesivo si sostanzia non nell’uso dell’apparecchio telefonico quale oggetto fisico, come ritenuto in sede di merito, bensì nell’appropriazione, che attraverso tale uso si consegue, delle energie, entrate a far parte della sfera di disponibilità della pubblica amministrazione, occorrenti per le conversazioni telefoniche.
Ciò porta ad inquadrare l’ ipotesi in esame nel peculato ordinario di cui al 1 ° co. dell’art. 314 c.p., considerato che non sono immediatamente restituibili, dopo l’uso, le energie utilizzate (e lo stesso eventuale rimborso delle somme corrispondenti all’entità dell’utilizzo non potrebbe che valere come ristoro del danno arrecato) (cfr.: Cass. Sez. VI 14 novembre 2001, Chirico).
Ciò chiarito in via generale, deve osservarsi che, nel concreto assetto dell’organizzazione pubblica, viene in rilievo una sfera di utilizzo della linea telefonica dell’ufficio per l’effettuazione di chiamate personali, che non può considerarsi esulante dai fini istituzionali, e nella quale, quindi, non si realizza l’evento appropriativo suddescritto. Si tratta delle situazioni in cui il pubblico dipendente, sollecitato, durante l’espletamento del servizio, da impellenti esigenze di comunicazione privata, finirebbe, ove non potesse farvi rapidamente fronte tramite l’utenza dell’ufficio, per creare maggior disagio all’amministrazione sul piano della continuità e/o della qualità del servizio. In questi casi, verificandosi una convergenza fra il rispetto di importanti esigenze umane e il più proficuo perseguimento dei fini pubblici, la stessa amministrazione ha interesse a consentire al dipendente l’utilizzo privato della linea dell’ufficio.
Di tale realtà si rinviene un preciso riscontro formale nel Decreto del Ministro per la Funzione Pubblica del 31 marzo 1994 (in G.U. 28.06.1994, n. 149), che, nel definire (in ossequio al disposto dell’art. 58 bis del D.Lgs. n. 3 febbraio 1993, n. 29) il codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, ha specificatamente previsto che in “casi eccezionali” il dipendente può effettuare chiamate personali dalle linee telefoniche dell’ufficio. Recita, infatti, testualmente la prima parte del comma quinto dell’art. 10 del cit. D.M.: “Salvo casi eccezionali, dei quali informa il dirigente dell’Ufficio, il dipendente non utilizza le linee telefoniche dell’ufficio per effettuare chiamate personali”. Statuizione nella quale, chiaramente, l’informativa al dirigente dell’Ufficio riveste natura di mero adempimento formale, che, al di là delle conseguenze disciplinari che possono derivare dalla sua violazione, non condiziona l’ autonoma e sostanziale rilevanza “derogatoria”, ai fini del discorso che qui interessa, del “caso eccezionale” (cfr.: Cass. Sez. VI, 23.10.2000, Di Maggio).
Applicando i principi illustrati al caso in esame, non può escludersene la rilevanza penale, sia pure nell’ambito della fattispecie contestata ex art. 314 2° co. c.p., non essendo stato accertato in fatto dal giudice di merito se le telefonate (che per il loro numero – sessantaquattro – in verità non sembrano rivestire né il carattere della episodicità né tantomeno quello della sporadicità), siano state fatte eccezionalmente dal prevenuto, in quanto effettivamente “compulsato da rilevanti e contingenti esigenze personali”.
Per quanto sopra va disposto l’annullamento della sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Campobasso.
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Avverso l’ordinanza in data 23-30 agosto 2001 del Tribunale di Roma
Visti gli atti, l’ordinanza denunziata e il ricorso;
Udito per il ricorrente l’avv. Titta Madia, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.
Con ordinanza in data 23-30 agosto 2001, il Tribunale di Roma, adito ex articolo 309 c.p.p., riformava in parte, attraverso l’applicazione degli arresti domiciliari, l’ordinanza in data 6 agosto 2001 del Giudice per le indagini preliminari del medesimo Tribunale, con la quale era stata applicata a C. V., funzionario del Ministero dell’Economia, la misura della custodia cautelare in carcere in ordine ai reati di cui agli articoli 81 cpv., 110, 615-ter, commi primo, secondo n.2, e terzo, e 61 n.2 c.p. (capo 2: commesso in Roma dal 18 dicembre 2000 al febbraio 2001) e di cui agli articoli 110, 351 c.p. (capo 3: commesso in Roma in data successiva e prossima al 18 dicembre 2000).
1) Manifesta illogicità della motivazione in punto di sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, posto che il Tribunale, trascurando le puntuali deduzioni difensive, si è basato su una mera presunzione (l’interesse del C. a conoscere il contenuto dell’interrogatorio del D. F.) per desumerne una sua condotta di istigazione nei confronti di coloro che materialmente appresero copia della trascrizione del predetto atto difensivo; essendo invece da ritenere che il semplice movente costituisce un mero indizio, non idoneo a sorreggere una misura cautelare, in mancanza di altri elementi indiziari. In particolare il Tribunale ha trascurato di considerare che il C. poteva legittimamente ottenere copia delle trascrizioni dell’interrogatorio reso dal D. F.; che tale atto riguardava una moltitudine di persone potenzialmente interessate a ottenerne copia; che coloro che materialmente si procurarono abusivamente copia dell’interrogatorio non necessariamente erano stati istigati da chi aveva interessa a conoscerne il contenuto, potendo ben avere agito a sua insaputa, per compiacerlo o addirittura per scopo intimidatorio.
2) Erronea applicazione dell’articolo 351 c.p., atteso che l’acquisizione di una mera copia di un atto (nella specie, attraverso la stampa del relativo documento informatico) non determina la sottrazione o la dispersione di questo, che rimane comunque nella disponibilità del pubblico ufficio.
3) Mancanza di motivazione in ordine alle esigenze cautelari, essendosi omesso di esporre quali specifiche esigenze imponessero l’adozione della misura custodiale, sia pure nella forma domiciliare.
Il primo motivo di ricorso, al limite dell’ammissibilità, appare infondato. Contrariamente a quanto dedotto, il Tribunale non ha tratto gli indizi di colpevolezza in ordine al reato di cui al capo 2 da mere presunzioni, avendo fondato il suo convincimento non solo sul movente rappresentato dall’evidente interesse dell’indagato a conoscere il contenuto dell’interrogatorio del D. F. ma sulle specifiche ed obiettive risultanze delle intercettazioni di comunicazioni intercorse tra il C., il S. e il D., in ordine alle quali il ricorrente non spende parola.
La fattispecie incriminatrice di cui all’articolo 351 c.p. prevede la condotta di chi “sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora corpi di reato, documenti ovvero un’altra cosa mobile particolarmente custodita in un pubblico ufficio, o presso un pubblico ufficiale o un impiegato che presti un pubblico servizio”.
Tale condotta sarebbe stata realizzata attraverso l’ottenimento della stampa dell’atto predetto versato sull’archivio informatico del ROS.
Ora, benché la condotta presa in esame dalla norma incriminatrice non esclude che essa possa riguardare non solo l’originale di un atto, ma anche una copia di esso, che rilevi per la sua individualità (Cass., sez. VI, 16 marzo 1993, Chirico), il concetto stesso di sottrazione implica che una determinata res fuoriesca dalla sfera di disponibilità del legittimo detentore, che ne venga conseguentemente privato; il che nella specie non si è verificato, in quanto l’ufficio del ROS non è stato affatto privato dell’atto e nemmeno di una sua copia, trattandosi di una riproduzione su carta, teoricamente illimitata, di un file esistente su supporto informatico, rimasto intatto. In altri termini, la “copia” dell’atto non preesisteva fisicamente alla condotta di impossessamento, ma è stata ottenuta proprio tramite l’abusiva stampa del file, sicché non può dirsi che l’atto sia stato “sottratto” al pubblico ufficio, ferma restando la configurabilità del distinto reato di cui all’articolo 615-ter c.p.
L’ordinanza impugnata va pertanto annullata senza rinvio, limitatamente al reato di cui all’articolo 351 c.p., mentre il ricorso va rigettato nel resto.
Annulla senza rinvio l’impugnata ordinanza limitatamente al reato di cui all’articolo 351 c.p.
Oggi, 27 agosto 2002 Continue reading →
Share this:LinkedInGoogleFacebookWhatsAppEmailLike this:Like Loading...	This entry was posted in Computer crime e sicurezza, Giur. italiana, Penale - Cass. on 19/2/2002 by site admin.	Cass. Sez. III Penale Sent. n. 5397/01
Share this:LinkedInGoogleFacebookWhatsAppEmailLike this:Like Loading...	This entry was posted in Computer crime e sicurezza, Giur. italiana, Penale - Cass. on 3/12/2001 by site admin.	Cass. Sez.VI Penale Sent. 21206/01
(Presidente P. Trojano – Relatore G. Ambrosini
Il Tribunale di Bologna con ordinanza 4.12.2000 annullava l’ordinanza 21.10.2000 del G.I.P. del Tribunale di Modena applicativa degli arresti domiciliari a G. R. limitatamente al reato di cui all’art.416 c.p. e la confermava relativamente ai reati di cui agli artt.3 e 4 L.20.2.1958 n.75.
“Medio tempore” – tra l’ordinanza applicativa della misura cautelare (21.10.2000) e la decisione di annullamento parziale relativa al solo reato associativo (4.12.2000) – con ordinanza 20.11.2000 il G.I.P. disponeva la liberazione del G. per tutti i reati contestatigli, essendo venute meno le esigenze cautelari relative all’inquinamento probatorio.
Il G., secondo l’originaria accusa, era indagato:
a) di concorso esterno nell’associazione diretta all’agevolazione all’ingresso clandestino di stranieri nel territorio nazionale, di riduzione in schiavitù, di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e altri reati, per le consulenze prestate (oltre l’attività professionale legale), agli associati ad essa;
b) di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione di C. F., per aver fatto da mediatore per l’acquisto di un immobile che i suoi mandanti (i fratelli G. S. e G. S.), sfruttatori della donna, intendevano destinare all’esercizio del suo meretricio, e per aver consigliato agli stessi sfruttatori di far allontanare temporaneamente la donna dalla città, perché raggiunta da foglio di via obbligatorio (con relativa espulsione dallo Stato).
L’ordinanza impugnata respinge preliminarmente l’eccezione di inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche in quanto estranee all’attività professionale del G. e comunque effettuate sull’utenza del suo interlocutore, l’indagato G. S.
Ricorre il P.M. per manifesta contraddittorietà e illogicità dell’ordinanza e violazione dell’art.416 c.p. per quanto concerne l’elemento soggettivo del reato.
Ricorre la difesa dell’indagato, ai soli fini di cui all’art.314 c.p.p., per violazione di legge essendo stata esclusa dal Tribunale la rilevanza di fatti sopravvenuti e non essendosi valutato, una volta escluso il reato associativo, il permanere di esigenze cautelari; per violazione degli artt.103, c.5, e 271, c.2, c.p.p. in relazione alle intercettazioni telefoniche; per mancanza di motivazione in ordine ai sufficienti indizi di colpevolezza; per violazione dell’art.104, c.4, c.p.p. in relazione al divieto di comunicare con il difensore.
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Corte di Cassazione - Sezione VI Penale,
Sentenza n.2268/2000
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Diffamazione – art. 6 Codice penale – iter criminis iniziato all’estero e conclusosi (con l’evento) in Italia – potestà punitiva dello Stato italiano – sussiste
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Corte di Cassazione – Sezione VI Penale,
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Sentenza n.12732/2000
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Sentenza 4 ottobre – 14 dicembre 1999, n. 3067
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Con decreto di sequestro, conseguente a perquisizione ex art. 252 cpp, emesso dal P.M. presso le Pretura di Torino in data 2.12.1997 ed eseguito il successivo 11.12.1997 venivano sequestrate, nei confronti di Neb***, 14 “Pic-Cards”, utilizzabili per la decrittazione di sistemi protetti, oltre a computer e supporti magnetici, quale corpo di reato ovvero mezza per commettere il reato di cui all’art. 615 quater C.P..
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