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Timestamp: 2018-12-14 10:05:18+00:00
Document Index: 156026587

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 34', 'art. 1460', 'sentenza ', 'art. 1460', 'art. 4', 'art. 2087', 'art. 1460']

Cassazione sentenza n. 25392 del 12 novembre 2013 - Licenziamento per inadempimento delle prescrizione datoriali in materia di sicurezza sul lavoro - Studio Cerbone
Cassazione sentenza n. 25392 del 12 novembre 2013 – Licenziamento per inadempimento delle prescrizione datoriali in materia di sicurezza sul lavoro
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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 12 novembre 2013, n. 25392
Lavoro subordinato – Licenziamento – Sicurezza sul posto di lavoro – Inadempimento delle prescrizione datoriali – Obbligo di indossare gli occhiali di protezione
2. – Con i primi due motivi si denuncia violazione dell’art. 23 del d.lgs. n. 626/94, nonché vizio di motivazione, chiedendo a questa Corte di stabilire se nella predisposizione e nell’interpretazione del documento di valutazione dei rischi il datore di lavoro è soggetto o meno alla vigilanza e alle direttive del servizio di protezione prevenzione costituito presso le ASL o altre strutture pubbliche ex art. 34 d.lgs. n. 626/94.
3. – Con il terzo e il quarto motivo si denuncia violazione degli artt. 17, 19 e 20 del d.lgs. n. 626/94, nonché vizio di motivazione, chiedendo a questa Corte di stabilire se l’indicazione di misure di protezione possa avvenire da parte del datore di lavoro in difformità dal documento di valutazione dei rischi, senza il preventivo assenso del medico competente e seguendo unicamente l’indicazione di altri professionisti, sempre in difformità di quanto previsto dal documento di valutazione dei rischi, tenendo conto che l’interpretazione data dalla Corte d’appello al documento di valutazione dei rischi, coincidente con quella del datore di lavoro, è solo una delle possibili interpretazioni di tale documento (diversa e opposta sarebbe, infatti, l’interpretazione datane dal servizio di prevenzione AUSL).
A – Con il quinto e il sesto motivo si denuncia violazione dell’art. 1460 c.c., nonché vizio di motivazione, censurando la sentenza impugnata nella parte in cui la Corte territoriale, affermando che l’eccezione di inadempimento sarebbe possibile solo per la tutela di “immediate esigenze vitali”, non avrebbe considerato che l’insubordinazione è configurabile solo in relazione ad un comportamento che può essere legittimamente preteso e, nel caso all’esame, doveva invece essere esclusa per il solo fatto che il ricorrente si era adeguato alle prescrizioni del servizio di medicina preventiva della competente AUSL.
5. – Le censure formulate da parte ricorrente – articolate in diversi motivi che, per la loro stretta connessione, possono essere esaminati congiuntamente – sono infondate.
La Corte territoriale, ricordato l’orientamento giurisprudenziale secondo cui una parte può rendersi inadempiente ed invocare l’art. 1460 c.c., soltanto se è totalmente inadempiente l’altra parte e non, invece, se l’asserito inadempimento sia fatto dipendere da una non condivisa scelta organizzativa aziendale – che, come tale, non può essere sindacata dal lavoratore ove non incida sulle sue immediate esigenze vitali -, ha richiamato le disposizioni di cui all’art. 4 del d.lgs n. 626 del 1994, applicabile alla fattispecie, secondo cui il datore di lavoro è tenuto a valutare tutti i rischi per la sicurezza e per la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze od ei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro.
Alla valutazione dei rischi il datore di lavoro deve provvedere “in collaborazione con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e con il medico competente nei casi in cui sia obbligatoria la sorveglianza sanitaria, previa consultazione del rappresentante per la sicurezza”.
6. – La Corte territoriale ha inoltre osservato che, nel caso di specie, non era contestato che il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, il rappresentante per la sicurezza e il medico competente fossero stati coinvolti nel processo di valutazione e gestione dei rischi, avessero partecipato alle riunioni periodiche sulla prevenzione protezione e fossero stati informati delle decisioni adottate in materia di sicurezza e salute, ed ha rimarcato che, oltre ad essere stato oggetto di “presa d’atto” nel verbale del 15.7.2004, l’obbligo di indossare gli occhiali di protezione in tutte le aree di produzione era stato specificamente previsto nel documento di valutazione dei rischi in ragione della costante presenza di un “rischio di proiezione di corpi estranei negli occhi”, rischio correlato all’impiego di aria compressa nell’esecuzione di una serie di operazioni (di pulizia della zona di lavoro delle macchine) non circoscritte a determinate lavorazioni o postazioni di lavoro e distribuite lungo l’intero arco di durata della prestazione lavorativa, oltre che all’impiego di altri utensili o ad altre cause di dispersione dei residui di lavorazione nell’ambiente di lavoro.
7. – Sulla scorta di tali considerazioni, i giudici di merito – tenuto conto che il datore di lavoro è chiamato a rispondere non solo per l’omissione di misure di sicurezza espressamente e specificamente definite dalla legge, ma anche per l’omissione di quelle che siano suggerite da conoscenze sperimentali e tecniche e che in concreto si rendano necessarie per la tutela della sicurezza del lavoro (art. 2087 c.c.), e che il datore di lavoro è altresì responsabile non solo quando ometta di adottare idonee misure protettive, ma anche quando ometta di vigilare che di tali misura sia fatto effettivamente uso – hanno ritenuto che fosse legittima la prescrizione datoriale relativa all’obbligo di adoperare gli occhiali di protezione in tutte le aree di produzione e che, correlativamente, fossero inadempienti i lavoratori che, come il ricorrente, si erano rifiutati reiteratamente di osservare quell’obbligo.
8. – Il ricorrente ha censurato la decisione della Corte territoriale osservando, tra l’altro, che i giudici di merito non avrebbero tenuto conto che nella predisposizione del documento di valutazione dei rischi il datore di lavoro è soggetto alla vigilanza del servizio di protezione prevenzione della ASL e che l’indicazione delle misure di protezione non può essere fatta dal datore di lavoro in difformità dal documento di valutazione dei rischi, senza il preventivo assenso del medico di fabbrica e seguendo unicamente le indicazioni di altri professionisti.
9. – La Corte d’appello, come già sopra accennato, ha infatti accertato che tutti gli organi competenti erano stati coinvolti nel processo di valutazione di gestione dei rischi e che l’obbligo di servirsi degli occhiali di protezione in tutta l’area di produzione – già oggetto di “presa d’atto” in una riunione alla quale avevano partecipato sia il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, sia il rappresentante per la sicurezza che il medico competente – era stato fatto oggetto di specifica previsione nel documento di valutazione dei rischi. E ne ha correttamente ricavato la legittimità della prescrizione datoriale e l’esistenza dell’inadempimento da parte del lavoratore, che non aveva osservato tale prescrizione.
10. – Alla stregua delle considerazioni espresse, e tenendo conto, in particolare, da un lato, della ritenuta legittimità della prescrizione datoriale e, dall’altro, della reiterazione del comportamento inadempiente del lavoratore, devono respingersi anche le censure svolte con il quinto ed il sesto motivo; dovendo rimarcarsi, al riguardo, che la decisione della Corte di merito risulta pienamente conforme ai principi enunciati da questa Corte (cfr. ex plurimis Cass. n. 19689/2003) secondo cui, all’interno del rapporto di lavoro subordinato, non è legittimo il rifiuto del lavoratore di eseguire la prestazione lavorativa nei modi e nei termini precisati dal datore di lavoro in forza del suo potere direttivo (in quel caso, a causa di una ritenuta dequalificazione delle mansioni), quando il datore di lavoro da parte sua adempia a tutti gli obblighi derivantigli dal contratto (pagamento della retribuzione, copertura previdenziale ed assicurativa etc.), essendo giustificato il rifiuto di adempiere alla propria prestazione, ex art. 1460 c.c., solo se l’altra parte sia totalmente inadempiente, e non se via sia una potenziale controversia su una non condivisa scelta organizzativa aziendale, che non può essere sindacata dal lavoratore, ovvero sull’adempimento di una sola obbligazione, soprattutto ove essa non incida (come avviene per il pagamento della retribuzione) sulle sue immediate esigenze vitali.
11. – In conclusione, il ricorso deve essere rigettato.