Source: https://annunziataconso.eu/it/category/pills/
Timestamp: 2020-08-06 18:28:48+00:00
Document Index: 109066701

Matched Legal Cases: ['art. 53', 'art. 53', 'art. 136', 'art. 38', 'art. 2391', 'art.2', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 29', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 30', 'art. 27', 'art. 4', 'art 6', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 33', 'art. 47', 'art. 34', 'art. 11', 'art. 83', 'art. 83', 'art. 83', 'art. 84', 'art. 83', 'art. 84', 'art. 7', 'art. 103', 'art. 83', 'art. 2364', 'art. 2478', 'art. 2479', 'art. 135', 'art. 150', 'art. 2539', 'art. 106', 'art. 135', 'art. 106', 'art. 2']

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Attività di rischio e conflitti di interessi nei confronti di soggetti collegati
luglio 2, 2020 /in Pills /da mattiafresia
PILL n. 13 – 2020
Il 24 giugno scorso è stato pubblicato sul sito internet della Banca d’Italia l’aggiornamento n. 33 del 23 giugno 2020 alla Circolare della medesima Banca d’Italia n. 285 del 17 dicembre 2013, “Disposizioni di vigilanza per le banche” (“Circolare 285”), con cui si introduce nella Parte III di detta Circolare il nuovo Capitolo 11.
Tale capitolo riproduce con limitate modifiche la disciplina delle attività di rischio e dei conflitti d’interessi delle banche e dei gruppi bancari nei confronti di soggetti collegati emanata dalla Banca d’Italia in attuazione dell’art. 53, commi 4 e ss., del TUB e in precedenza contenuta nel Capitolo 5 del Titolo V nella Circolare Banca d’Italia n. 263 del 27 dicembre 2006, “Nuove disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche”.
Com’è noto, il citato art. 53 del TUB prevede tra l’altro, che, nell’ambito dei propri poteri di vigilanza regolamentare, la Banca d’Italia disciplini condizioni e limiti per l’assunzione, da parte delle banche o dei gruppi bancari, di attività di rischio nei confronti di coloro che possono esercitare, direttamente o indirettamente, un’influenza sulla gestione della banca o del gruppo bancario nonché dei soggetti a essi collegati, nonché i conflitti di interessi tra le banche e i soggetti sopra indicati in relazione ad altre tipologie di rapporti di natura economica. La norma in questione mira ad assicurare che l’attività delle banche sia mantenuta immune dai condizionamenti che potrebbero derivare, tra gli altri, da rapporti di immedesimazione organica, da legami partecipativi, contrattuali o di altra natura; condizionamenti ritenuti dal legislatore incompatibili con una sana e prudente gestione della banca stessa e con un’ottimale allocazione del risparmio raccolto presso il pubblico.
L’aggiornamento alla Circolare 285 – oltre ad integrare la disciplina secondaria di cui trattasi nelle Disposizioni di vigilanza – ha una duplice finalità: da un lato, adeguare la disciplina stessa alle modifiche apportate al TUB e all’introduzione del Regolamento (UE) n. 575/2013 (“CRR”) e, dall’altro, escludere, a determinate condizioni, le partecipazioni in imprese assicurative dall’applicazione dei limiti prudenziali alle attività di rischio delle banche verso soggetti collegati.
Più precisamente, ai sensi del par. 2 della Sezione II del nuovo Capitolo 11, sono escluse da tali limiti le partecipazioni “detenute [da una banca o da un gruppo bancario] in un’impresa di assicurazione, un’impresa di riassicurazione o società di partecipazione assicurativa in cui la banca o il gruppo bancario hanno un investimento significativo, se la banca (o il gruppo bancario) è stata autorizzata ai sensi dell’articolo 49, par. 1, CRR, a non dedurre gli strumenti di fondi propri detenuti in queste imprese, nonché le partecipazioni detenute in un’impresa di assicurazione, un’impresa di riassicurazione o una società di partecipazione assicurativa, per le quali la banca (o il gruppo bancario) non deduce le partecipazioni detenute in queste imprese ai sensi dell’articolo 471 CRR”.
La modifica tiene conto dell’evoluzione del trattamento prudenziale delle partecipazioni assicurative (c.d. “Danish compromise”) e rende coerenti i limiti prudenziali sopra richiamati con la disciplina delle partecipazioni infragruppo, poiché in entrambi i casi sono previsti gestione e controllo integrati dei rischi da parte della banca partecipante.
Come ben evidenziato dal par. 2 della Sezione I del Capitolo 11 in commento, la disciplina di cui trattasi va letta congiuntamente con le altre norme dell’ordinamento volte a prevenire l’insorgenza e a presidiare adeguatamente i conflitti d’interessi nell’ambito dell’attività bancaria e finanziaria.
In quest’ottica, va anzitutto ricordato l’art. 136 (“Obbligazioni degli esponenti bancari”) del TUB, il quale, riprendendo ed ampliando quanto in precedenza stabilito dall’art. 38 della Legge Bancaria, prevede che – fermo il disposto dell’art. 2391 c.c. – l’esponente bancario non possa contrarre obbligazioni di qualsiasi natura o compiere atti di compravendita, direttamente o indirettamente, con la banca che amministra, dirige o controlla, se non previa unanime deliberazione dell’organo di amministrazione, assunta con l’astensione dell’esponente interessato e con il voto favorevole di tutti i componenti dell’organo di controllo.
Qualora la banca faccia ricorso al mercato del capitale di rischio (ossia, sia quotata o abbia emesso strumenti finanziari diffusi in modo rilevante presso il pubblico), rilevano inoltre ai fini che qui interessano l’articolo 2391-bis c.c. in materia di operazioni con parti correlate e il regolamento Consob n. 17221 del 12 marzo 2010, che vi ha dato attuazione.
A completamento di quanto precede, si segnala che l’aggiornamento della Circolare 285 in commento è entrato in vigore il giorno successivo alla pubblicazione sul sito web della Banca d’Italia (cioè, il 25 giugno 2020) e che dalla stessa data deve ritenersi abrogato il sopra richiamato Capitolo 5 del Titolo V della Circolare n. 263.
Le banche devono applicare le nuove disposizioni al più tardi entro il 31 dicembre 2020. Le banche che intendono applicare le nuove disposizioni successivamente alla segnalazione riferita al 30 giugno 2020 ne devono dare comunicazione alla Banca d’Italia, indicando la data entro la quale intendono adeguarsi al nuovo regime. Fino al pieno adeguamento al nuovo regime, le banche continuano ad applicare quanto previsto dal Capitolo 5 del Titolo V della Circolare n. 263.
Circolare n. 285 del 17 dicembre 2013, Aggiornamento n. 33 del 23 giugno 2020, consultabile qui.
La qualificazione soggettiva ai fini privacy degli Organismi di Vigilanza: alcune riflessioni alla luce del recente parere reso dal Garante per la protezione dei dati personali.
giugno 9, 2020 /in Pills /da mattiafresia
PILL n. 12 – 2020
Lo scorso 12 maggio, il Garante per la protezione dei dati personali (il “Garante”) ha pubblicato un parere fornendo chiarimenti in merito alla qualificazione soggettiva dell’Organismo di Vigilanza (anche, “OdV”) ai fini privacy. Tale parere, sollecitato dall’Associazione dei Componenti degli Organismi di Vigilanza ex d.lgs. 231/2001 (l’“Associazione”), ha risolto la dibattuta questione che, nel tempo, aveva visto formarsi orientamenti di differente avviso – da un lato, chi individuava l’OdV quale titolare autonomo del trattamento ovvero responsabile, e chi, dall’altro, come sostenuto dall’Associazione stessa, mero soggetto autorizzato.
La disciplina in materia di protezione dei dati personali del Regolamento (UE) 2016/679 (“GDPR”), i cui principi sono stati recepiti nell’ambito ella normativa nazionale dal D.Lgs. 101/2018 che ha modificato il D.Lgs. 196/2003 (il “Codice Privacy”), individua e definisce, in linea di continuità con quanto previsto dalla disciplina precedente, le figure del “titolare del trattamento”1 e del “responsabile del trattamento”2. Il titolare è il soggetto sul quale ricadono le decisioni relative alle finalità e alle modalità del trattamento dei dati personali degli interessati e che, nell’ambito della predisposizione delle misure tecniche e organizzative e sotto il profilo della sicurezza, può ricorrere ad uno o più responsabili, individuati tra soggetti particolarmente qualificati per lo svolgimento di determinate attività di trattamento. Il responsabile, di conseguenza, è il soggetto che, agendo sulla base di finalità eterodeterminate dal titolare, e nell’interesse di quest’ultimo, svolge le attività attinenti al trattamento dei dati seguendo le istruzioni impartite dal titolare del trattamento.
Nel nostro Codice Privacy, oltre a titolare e responsabile del trattamento, era espressamente prevista una terza figura, quella dell’incaricato del trattamento3. Tale figura, ad oggi, non è stata di fatto esclusa dal GDPR, nell’ambito del quale si ritrova un generico riferimento a “persone autorizzate al trattamento dei dati personali sotto l’autorità diretta del titolare o del responsabile”4. In applicazione della nuova impostazione di matrice europea, l’art.2-quaterdecies del Codice Privacy, come di recente modificato, riconosce al titolare, o al responsabile, la facoltà di prevedere “sotto la propria responsabilità e nell’ambito del proprio assetto organizzativo, che specifici compiti e funzioni connessi al trattamento dei dati personali siano attribuiti a persone fisiche, espressamente designate, che operano sotto la loro autorità”.
Nell’ambito del parere reso, il Garante chiarisce che l’Organismo di Vigilanza di una società deve essere individuato quale soggetto autorizzato al trattamento. Tale decisione si basa sulla considerazione secondo cui l’OdV, nel suo complesso, a prescindere dalla circostanza che i membri che lo compongano siano interni o esterni alla società vigilata, deve essere considerato
parte dell’ente titolare del trattamento.
A tale ultima considerazione, il Garante giunge attraverso l’analisi della figura dell’OdV, come definita nell’ambito della normativa di riferimento e la qualificazione ai fini privacy di quest’ultimo.
Come è noto, l’art. 6 del D.Lgs. 231/2001 prevede che le società, ai fini dell’esclusione della responsabilità da reati commessi nel proprio interesse o a proprio vantaggio da soggetti che ricoprono funzioni apicali o da soggetti a questi sottoposti, oltre all’adozione ed efficace applicazione di modelli organizzativi, istituiscano un Organismo di Vigilanza con il precipuo scopo di vigilare sulla corretta applicazione dei protocolli previsti nel predetto modello5. La norma non fornisce specifiche indicazioni con riguardo alle modalità di nomina e alla composizione dell’organo; pertanto, a seconda del modello organizzativo prescelto, ciascuna società potrà prevedere una composizione monocratica o plurisoggettiva, con la presenza di membri sia interni sia esterni all’ente medesimo.
Visto il ruolo ricoperto, l’OdV costituisce un organo che, pur se nominato dal Consiglio di Amministrazione, deve possedere i requisiti di indipendenza al fine di poter espletare i compiti di controllo allo stesso assegnati dalla norma, avendo accesso alle informazioni aziendali necessarie a tal fine. Il modello organizzativo adottato dall’ente vigilato deve, dunque, garantire tale indipendenza ed evitare l’originarsi di situazioni di conflitto di interessi, anche potenziali, con le figure di vertice. Inoltre, con il conferimento dell’incarico, il soggetto o i soggetti che ricoprono il ruolo di Organismo di Vigilanza assumono l’obbligo di, inter alia, (i) analizzare i flussi informativi da
parte dei soggetti destinatari dei protocolli di prevenzione previsti dal modello, nonché (ii) comunicare eventuali distorsioni nell’applicazione dei modelli organizzativi da parte dei destinatari all’organo amministrativo o dirigenziale dell’ente, senza però essere dotati di autonomi poteri disciplinari nei confronti degli autori degli illeciti. A tal fine, è il modello adottato dall’ente a dover prevedere specifici processi di comunicazione che permettano il corretto scambio di flussi informativi tra l’ente e l’OdV stesso.
Dall’analisi della figura e del ruolo dell’Organismo di Vigilanza, il Garante trae le proprie conclusioni in merito alla qualificazione ai fini privacy: nonostante il tratto distintivo della necessaria indipendenza dell’OdV, a parere del Garante, lo stesso non può essere considerato autonomo titolare del trattamento. I compiti di iniziativa e controllo propri dell’OdV non sono, difatti, determinati dall’organismo stesso, bensì, da un lato, dalla legge che ne indica i compiti e, dall’altro, dall’organo dirigente che nell’ambito del modello di organizzazione e gestione si cura di definire gli aspetti relativi al funzionamento, ivi inclusa l’attribuzione delle risorse, dei mezzi e delle misure di
sicurezza da rispettare nello svolgimento delle attività tipiche. Tale posizione si intende ricoperta dall’OdV nella sua collegialità, tuttavia, non si può prescindere dalla necessità di definire anche il ruolo che, in base alla disciplina in materia di protezione dei dati personali, deve essere previsto per i singoli membri che lo compongono, qualora lo stesso sia organo collegiale. Tali soggetti, in relazione al trattamento dei dati degli interessati di cui vengano a conoscenza nello svolgimento dei propri compiti, dovranno attenersi alle istruzioni impartite dal titolare, affinché il trattamento avvenga in conformità ai principi stabiliti dall’art. 5 del GDPR6. Il Titolare dovrà, a tal fine, curarsi di predisporre idonee misure tecniche e organizzative che sì garantiscano la protezione dei dati trattati, ma che, contestualmente, assicurino l’autonomia e l’indipendenza dell’OdV rispetto agli organi di gestione societaria secondo le modalità previste dalla normativa di riferimento.
Di conseguenza, gli Organismi di Vigilanza, e i membri che li compongono, devono ricevere, per l’esercizio del proprio incarico, le istruzioni operative ai sensi dell’art. 29 GDPR, e 2-quaterdecies del Codice Privacy come da ultimo modificato, affinché i dati di cui lo stesso venga a conoscenza nello svolgimento del proprio incarico – e qui si fa particolare riferimento al costante e necessario scambio di informazioni che intercorre tra Organismo di Vigilanza ed ente e viceversa – vengano trattati in conformità ai principi stabiliti dalla normativa privacy e alle politiche definite all’interno dell’ente. L’onere di fornire le suddette istruzioni nei confronti di ciascun componente dell’Organo di Vigilanza è quindi posto sull’ente, in qualità di titolare del trattamento.
Come esplicitamente riferito dallo stesso, il parere del Garante ha esclusivamente ad oggetto il ruolo assunto dagli Organismi di Vigilanza con riguardo alla gestione dei flussi informativi scambiati nell’ambito del ruolo di controllo interno svolto nei confronti dell’ente che lo ha nominato, e finalizzati al riconoscimento e alla gestione tempestiva dei rischi di reato a cui lo stesso risulta esposta.
Il Garante ha così posto al centro della propria analisi una sola delle funzioni che un Organismo di Vigilanza può essere chiamato a svolgere.
Ciò che non è stato analizzato nell’ambito del parere del Garante è la qualificazione a fini privacy del ruolo dell’OdV con riferimento alle segnalazioni di condotte illecite rilevanti o di violazioni del modello organizzativo adottato, del codice etico e delle procedure aziendali, in materia di whistleblowing7. Anche se la gestione delle segnalazioni in questione non è attribuita necessariamente all’OdV, ma la normativa rimette alla discrezionalità dell’ente la scelta di individuare in un soggetto diverso il destinatario di tali segnalazioni che avrà il compito di istruirle e adottare ogni conseguente provvedimento, la prassi di mercato mostra come le società che hanno nominato un Organismo di Vigilanza tendano in larga misura a coinvolgere l’OdV nella gestione o quantomeno nel processo informativo che deriva dalle segnalazioni.
Sul punto, in mancanza di un chiarimento esplicito, restano, ad oggi, ancora validi i diversi orientamenti interpretativi menzionati nel primo paragrafo.
L’art. 4, n. 7 del GDPR definisce titolare del trattamento “la persona fisica o giuridica, l’autorità pubblica, il servizio o altro organismo che, singolarmente o insieme ad altri, determina le finalità e i mezzi del trattamento di dati personali”.
L’art. 4, n. 8 del GDPR definisce responsabile del trattamento “la persona fisica o giuridica, l’autorità pubblica, il servizio o altro organismo che tratta dati personali per conto del titolare del trattamento”.
L’art. 30 del Codice Privacy, abrogato dall’art. 27, comma 1 lett. a) n.2 del D.Lgs. 101/2018, prevedeva “1. Le operazioni di trattamento possono essere effettuate solo da incaricati che operano sotto la diretta autorità del titolare o del responsabile, attenendosi alle istruzioni impartite La designazione è effettuata per iscritto e individua puntualmente l’ambito del trattamento consentito. 2. Si considera tale anche la documentata preposizione della persona fisica ad una unità per la quale è individuato, per iscritto, l’ambito del trattamento consentito agli addetti all’unità medesima.”
Così si legge all’art. 4, n. 10 del GDPR, nell’ambito della definizione di “terzo: la persona fisica o giuridica, l’autorità pubblica, il servizio o altro organismo che non sia l’interessato, il titolare del trattamento, il responsabile del trattamento e le persone autorizzate al trattamento dei dati personali sotto l’autorità diretta del titolare o del responsabile”.
L’art 6, comma 1, lett. a) e b) del D.Lgs. 231/2001 prevede “Se il reato è stato commesso dalle persone indicate nell’articolo 5, comma 1, lettera a), l’ente non risponde se prova che:
b) il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli di curare il loro aggiornamento è stato affidato a un organismo dell’ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo; […]”.
L’art. 5 del GDPR elenca i principi applicabili al trattamento dei dati personali e specifica che è il titolare del trattamento competente a garantire il rispetto degli stessi.
Così come previsto dall’art. 2-bis, 2-ter e 2-quater del D.Lgs. n. 231/2001, inseriti dalla legge 30 novembre 2017 n. 179.
Comunicazione dell’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia in relazione alla prevenzione dei fenomeni di criminalità finanziaria connessi all’emergenza COVID-19
aprile 24, 2020 /in Pills /da mattiafresia
PILL n. 9 – 2020
L’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (“UIF”) ha emanato, in data 16 aprile 2020, una comunicazione finalizzata a richiamare l’attenzione dei soggetti obbligati all’adempimento della normativa antiriciclaggio con riferimento ai rischi di comportamenti illeciti connessi con l’emergenza da COVID-191. Tale comunicazione deriva dalla crescita dell’esposizione del sistema-economico finanziario a rilevanti rischi afferenti, inter alia: al pericolo di truffe, fenomeni corruttivi e possibili manovre speculative; all’indebolimento economico di famiglie e imprese che accresce il rischio di usura ed aumenta la pervasività delle organizzazioni criminali; a possibili casi di sviamento ed appropriazione degli interventi pubblici a sostegno della liquidità; nonché all’abuso degli strumenti tecnologici per la realizzazione di azioni illegali.
Alla luce di tali aspetti problematici, la UIF rileva, sulla scorta delle preoccupazioni già sollevate da istituzioni nazionali ed internazionali2, la necessità di prevenire possibili effetti distorsivi dell’economia legale mediante il corretto ed attento utilizzo dell’apparato di prevenzione del riciclaggio. In proposito, viene richiesto un impegno particolare alla parte attiva del sistema di prevenzione – composta da intermediari, professionisti, operatori qualificati e Pubbliche amministrazioni – mediante l’intercettazione e la comunicazione tempestiva alla UIF di tutte le situazioni sospette.
2.1. I settori delle forniture e dei servizi collegati alla gestione dell’emergenza.
La UIF segnala nella Comunicazione determinati profili comportamentali a rischio, relativi, in particolare alle possibili truffe nei settori delle forniture e dei servizi collegati alla gestione dell’emergenza. In proposito, assumono certamente rilievo l’offerta e la commercializzazione di prodotti presentati come funzionali al contrasto del COVID-19, ma in realtà non esistenti, contraffatti o con caratteristiche e qualità non conformi agli standard, ciò, a maggior ragione, laddove tale attività sia svolta da operatori privi di esperienza in tali settori o comunque mediante manovre speculative. In tale ottica, la UIF evidenzia l’importanza, quali campanelli d’allarme, di eventuali motivi di incompatibilità o incoerenza tra l’operatività corrente e il profilo dei soggetti coinvolti ovvero le carenze di informazione fornire al cliente.
Perimenti rilevano, secondo la UIF, i rischi legati ad ipotesi corruttive negli affidamenti per l’approvvigionamento di forniture e servizi di assistenza e ricerca, i quali possono essere mitigati da approfondimenti rafforzati nel caso di coinvolgimento di persone politicamente esposte (PEP) ovvero in presenza di importi rilevanti o non coerenti. In proposito, è necessario, secondo la UIF, che i soggetti obbligati, in particolare i professionisti, valutino l’operatività delle imprese clienti che si trovano in condizione di difficoltà finanziaria, al fine di intercettare ipotesi di abusi delle possibilità offerte dalle disposizioni dirette ad agevolarne la continuità operativa3.
Il corretto adempimento degli obblighi di prevenzione, anche in materia di adeguata verifica, e la valutazione di tutti gli elementi informativi disponibili sui soggetti che richiedono i finanziamenti, risultano utili ad arginare il rischio di abusi tanto nella fase di accesso alle misure economiche adottate dal governo, quanto in quella di utilizzo delle risorse disponibili. Possono assumere rilievo, in proposito, condotte fraudolente poste in essere mediante l’alterazione o la falsificazione della documentazione necessaria ovvero in violazione delle norme che ne disciplinano l’erogazione – quali ipotesi di mendacio, reati di falso, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e indebite percezioni ai danni dello Stato – o la destinazione, quali la malversazione ai danni dello Stato o altre attività distrattive collegate anche ai reati societari e che presentano elevanti rischi di riciclaggio.
Altrettanto importante, sempre in ottica di mitigazione del rischio, risulta anche il monitoraggio dei rapporti sui quali confluiscono le raccolte di fondi, anche on-line mediante piattaforme di crowdfunding4, a favore di fittizie organizzazioni non profit.
2.2. Il rischio di infiltrazione criminale.
L’emergenza sanitaria in corso ha comportato l’adozione di un periodo di lockdown che ha determinato situazioni di difficoltà finanziaria con una crescita del rischio di infiltrazione criminale da parte di organizzazioni che in tale situazione trovano un terreno fertile per svolgere attività usurarie e per rilevare o infiltrare imprese in crisi con finalità di riciclaggio. In tale ambito, assumono centralità, ai fini di una corretta valutazione delle situazioni sintomatiche, le informazioni sugli assetti proprietari e sulle operazioni aziendali e societarie (i.e. anomali trasferimenti di partecipazioni, garanzie rilasciate o ricevute, lo smobilizzo di beni aziendali a condizioni non di mercato), nonché sull’origine dei fondi e sulle effettive finalità economico-finanziarie sottostanti alle transazioni5.
2.3. Le attività a distanza.
Una volta illustrati i profili di rischio, la UIF richiama l’attenzione dei soggetti obbligati al monitoraggio delle attività a distanza poste in essere attraverso strumenti di pagamento elettronici, il cui utilizzo risulta, ad oggi e nei prossimi mesi, molto elevato.
Viene in particolare evidenziato il rischio che detti strumenti possano essere impiegati per le truffe on-line6, mediante il sistema della compravendita di beni inesistenti o contraffatti, ovvero a prezzi sproporzionati.
Il maggior utilizzo di servizi on-line accresce, inoltre, l’esposizione al rischio di reati informatici a danno di singoli utenti ovvero di imprese o enti. Si fa riferimento ai fenomeni di phishing, di cd. Business email compromise ovvero agli altri attacchi informatici connessi a richieste di riscatto in valuta virtuale7.
La Comunicazione in commento fornisce i predetti elementi informativi di carattere esemplificativo, ma richiama espressamente l’attenzione dei soggetti obbligati al persistente rispetto degli obblighi di comunicazione o segnalazione alla UIF ai sensi degli artt. 10 e 35 del d.lgs. 231/2007, i quali comportano una costante ed attenta valutazione anche di ulteriori comportamenti e caratteristiche delle operatività sintomatiche di rischi di infiltrazione criminale connessi con l’emergenza epidemiologica da COVID-19. Inoltre, in un’ottica di coesione e collaborazione, la UIF evidenzia la necessità, in presenza di attività che interessino più soggetti obbligati, di assicurare la condivisione delle informazioni, in linea con le previsioni dell’articolo 39 del d.lgs. 231/2007.
Al fine di agevolare una pronta individuazione dei contesti attinenti alle casistiche oggetto della Comunicazione, la UIF sottolinea l’opportunità di indicare, nei campi descrittivi della segnalazione/comunicazione, la connessione con l’emergenza COVID-19, richiedendo ai soggetti destinatari – sempre in virtù degli obblighi di collaborazione attiva e nell’ambito della propria autonomia organizzativa e con le modalità ritenute più idonee – a portare la Comunicazione a conoscenza del personale e dei collaboratori incaricati della valutazione delle operazioni, avendo cura di porre in essere interventi di sensibilizzazione con idonee iniziative.
La Comunicazione è disponibile al seguente link: https://uif.bancaditalia.it/normativa/norm-indicatori-anomalia/Comunicazione-UIF-16.04.2020.pdf.
Si vedano in particolare le posizioni espresse da Europol nel report del 27 marzo 2020 “Pandemic profiteering: how criminals exploit the COVID-19 crisis” (https://www.europol.europa.eu/publications-documents/pandemic-profiteering-how-criminals-exploit-covid-19-crisis), dal GAFI il 1° aprile 2020, in occasione dello “Statement by the FATF President: COVID-19 and measures to combat illicit financing” (https://www.fatf-gafi.org/publications/fatfgeneral/documents/statement-covid-19.html), nonché da Interpol lo scorso 6 aprile sul tema “Preventing crime and protecting police: INTERPOL’s COVID-19 global threat assessment” (https://www.interpol.int/News-and-Events/News/2020/Preventing-crime-and-protecting-police-INTERPOL-s-COVID-19-global-threat-assessment).
Cfr. artt. da 5 a 11 del d.l. 8 aprile 2020, n. 23.
Merita particolare attenzione anche la ricezione di fondi che possono essere ricondotti a sospette attività fraudolente poste in essere nei confronti di soggetti inconsapevoli o particolarmente deboli, spesso anziani, ai quali vengono richiesti contributi per finte attività legate al contrasto del COVID-19 (es. di sanificazione o di somministrazione di tamponi) o per il sostegno economico di familiari lontani.
Rilevano, in proposito, la Comunicazione della UIF del 9 agosto 2011 recante schemi comportamentali anomali riconducibili all’usura (https://uif.bancaditalia.it/normativa/norm-indicatori-anomalia/COMUNICAZIONE-090811.pdf), nonché la precedente Comunicazione del 24 settembre 2009 (https://uif.bancaditalia.it/normativa/norm-indicatori-anomalia/sogg_diff_econ.pdf).
Si veda, da ultimo, la Raccomandazione della Banca d’Italia del 10 aprile 2020 su tematiche afferenti alle misure di sostegno economico predisposte dal Governo (https://www.bancaditalia.it/compiti/vigilanza/normativa/orientamenti-vigilanza/Comunicazione-intermediari-aprile.pdf?pk_campaign=EmailAlertBdi&pk_kwd=it).
In argomento si vedano la Comunicazione della UIF del 5 febbraio 2010 (https://uif.bancaditalia.it/normativa/norm-indicatori-anomalia/phising.pdf) recante schemi rappresentativi di comportamenti anomali relativi a frodi informatiche e la Comunicazione della UIF del 28 maggio 2019 sull’utilizzo di valute virtuali (https://uif.bancaditalia.it/normativa/norm-indicatori-anomalia/Comunicazione_VV_2019.pdf).
Misure temporanee e avvertenze per mitigare l’impatto dell’emergenza da COVID-19 sui soggetti tenuti alla trasmissione di dati e informazioni all’Unità di Informazione Finanziaria
marzo 28, 2020 /in Pills /da mattiafresia
PILL n. 7 – 2020
Con comunicato del 27 marzo scorso, l’Unità di Informazione Finanziaria – tenuto conto dell’emergenza epidemiologica in corso – ha concesso ai soggetti tenuti alla trasmissione di dati e informazioni una dilazione di 30 giorni rispetto alle ordinarie scadenze mensili per:
l’invio dei dati aggregati previsti dall’art. 33 del d.lgs. n. 231/2007 e dal provvedimento della UIF del 23 dicembre 2013;
la trasmissione delle “comunicazioni oggettive” disciplinate dall’art. 47 del d.lgs. n. 231/2007 e dalle Istruzioni emanate dalla UIF con provvedimento del 28 marzo 2019;
le dichiarazioni delle operazioni in oro, ai sensi della legge n. 7/2000 e delle disposizioni attuative di cui alla Comunicazione della UIF del 1° agosto 2014.
La UIF ha precisato, inoltre, che “ai procedimenti amministrativi riguardanti le violazioni di obblighi normativi accertate dall’Unità e a quelli in cui la UIF è titolare di poteri istruttori si applicano la sospensione dei termini prevista dall’articolo 103 del d.l. 17 marzo 2020 n. 18 (dal 23 febbraio al 15 aprile 2020) e le modalità di svolgimento dei servizi di notificazione a mezzo posta stabilite dall’articolo 108 del medesimo decreto”.
Con il citato comunicato, l’Unità di Informazione Finanziaria ha, infine, rappresentato ai soggetti obbligati di reputare essenziale che questi ultimi, nell’ambito della propria autonomia organizzativa, valorizzino le procedure informatiche di cui dispongono al fine di individuare e valutare efficacemente le operazioni da segnalare alla UIF come sospette.
Le misure adottate dalla UIF si aggiungono a quelle della Banca di Italia e della Consob di cui abbiamo dato notizia nelle nostre PILL n. 4 e 5 – 2020.
Riportiamo a seguire la tabella che riepiloga le proroghe dei termini degli adempimenti regolamentari, aggiornata con le misure adottate dalla UIF di cui sopra si è detto.
Le nuove disposizioni della Banca d’Italia in materia di adempimento degli obblighi di conservazione ai fini antiriciclaggio
PILL n. 6 – 2020
Il 25 marzo scorso, la Banca d’Italia ha pubblicato sul proprio sito le nuove “Disposizioni per la conservazione e la messa a disposizione dei documenti, dei dati e delle informazioni per il contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo” emanate il giorno precedente.
Le Disposizioni, che costituiscono l’ultimo dei provvedimenti attuativi del Decreto Antiriciclaggio (d.lgs. n. 231/2007) di competenza della Banca d’Italia, vanno ad aggiungersi a quelle emanate lo scorso anno in materia di adeguata verifica della clientela e assetti organizzativi, procedure e controlli interni.
Dando attuazione all’art. 34 del Decreto Antiriciclaggio, le Disposizioni disciplinano le modalità di adempimento degli obblighi di conservazione dei documenti, dei dati e delle informazioni utili a prevenire, individuare o accertare eventuali attività di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo con il dichiarato obiettivo – come si legge nell’atto di emanazione – di non generare “significativi costi addizionali per i destinatari o, comunque, […] impatti significativi sui destinatari o sul sistema economico e finanziario nel suo complesso”.
Le Disposizioni entreranno in vigore decorsi 15 giorni dalla loro pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e prevedono (all’art. 11) che i destinatari si adeguino a quanto dalle stesse previsto entro il 31 dicembre 2020.
L’emanazione delle Disposizioni è stata preceduta da una consultazione pubblica avviata dalla Banca d’Italia nel luglio 2018, il cui Resoconto è pure stato pubblicato sul sito dell’autorità il 25 marzo.
Si ricava da tale Resoconto che, giudizio della Banca d’Italia, “un termine congruo per consentire un agevole adeguamento alle nuove disposizioni poteva essere individuato nel 30 settembre 2020; il termine del 31 dicembre 2020 è stato poi fissato per tener conto della particolare situazione di emergenza sanitaria” (v. pag. 5). Deve conseguentemente escludersi, almeno per il momento, un rinvio di tale termine motivato sulla base dell’attuale emergenza.
Emergenza COVID-19: sospensione e proroga dei termini
marzo 23, 2020 /in Pills /da mattiafresia
PILL n. 4 – 2020
Con il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (meglio noto come “Decreto Cura Italia”) pubblicato nella G.U., Serie Generale, n. 70 del 17 marzo 2020, il Governo ha dettato misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19.
Il Titolo V del Decreto, rubricato Ulteriori disposizioni, contiene misure per le imprese e la giustizia che integrano o sostituiscono quelle contenute nel decreto-legge, 8 marzo 2020, n. 11, recante Misure straordinarie ed urgenti per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 e contenere gli effetti negativi sullo svolgimento dell’attività giudiziaria.
Agli interventi del Governo si sono affiancati quelli della Consob, volti a sospendere i termini dei procedimenti sanzionatori e pendenti davanti all’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF), e della Banca d’Italia, che, in un primo momento ha sospeso i termini dei procedimenti avanti all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) e che in data 20 marzo ha prorogato i termini di alcuni adempimenti regolamentari nonché adottato altre
misure temporanee.
Di seguito una sintesi degli impatti di tali misure riepilogati nella tabella che compare nell’ultimo paragrafo.
Misure relative ai procedimenti giudiziari civili.
Sul fronte dei procedimenti giudiziari civili rileva l’art. 83 del Decreto, rubricato Nuove misure urgenti per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID – 19 e contenerne gli effetti in materia di giustizia civile, penale, tributaria e militare, che integra o sostituisce quanto previsto dal decreto-legge n. 11/2020.
La nuova norma dispone anzitutto la sospensione delle udienze civili dal 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020 e il loro rinvio d’ufficio a data successiva al 15 aprile 2020.
La norma stabilisce inoltre che, sempre dal 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020, sia sospeso il decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto processuale e che, ove il decorso del termine abbia inizio durante il periodo di sospensione, l’inizio stesso sia differito alla fine di detto periodo.
Il comma 2 dell’art. 83 chiarisce che la sospensione dei termini di cui si è detto si applica anche ai termini per (i) l’adozione di provvedimenti giudiziari e per il deposito della loro motivazione, (ii) la proposizione degli atti introduttivi del giudizio e del procedimento esecutivo, (iii) le impugnazioni e, in genere, (iv) tutti i termini procedurali (quindi anche dei procedimenti esecutivi e concorsuali).
La sospensione dei termini e delle udienze non si applica invece a
cause di competenza del tribunale per i minorenni relative alle dichiarazioni di adottabilità̀, ai minori stranieri non accompagnati, ai minori allontanati dalla famiglia ed alle situazioni di grave pregiudizio;
cause relative ad alimenti o ad obbligazioni alimentari derivanti da rapporti di famiglia, di parentela, di matrimonio o di affinità̀;
procedimenti di cui agli articoli 283, 351 e 373 c.p.c. e
“i procedimenti la cui ritardata trattazione può̀ produrre grave pregiudizio alle parti”.
Il Decreto Cura Italia conferma inoltre l’obbligo – già previsto dal d.l. 11/2020 – di deposito telematico degli atti processuali in tutti gli uffici a ciò attrezzati, con ciò lasciando senza soluzione il problema dei depositi presso le Cancellerie della Corte di Cassazione e dei Giudici di Pace, ancora non abilitate a ricevere atti in forma elettronica.
Da ultimo, si segnala che, ai sensi del comma 6 dell’art. 83 in esame, nel periodo compreso tra il 16 aprile e il 30 giugno 2020 i capi degli uffici giudiziari, sentiti l’autorità sanitaria regionale, per il tramite del Presidente della Giunta della Regione, e il Consiglio dell’ordine degli avvocati, potranno adottare misure organizzative, anche relative alla trattazione degli affari giudiziari ed ivi incluso il rinvio delle udienze a data successiva al 30 giugno 2020, necessarie per consentire il rispetto delle indicazioni igienico-sanitarie fornite dal Ministero della salute, al fine di evitare assembramenti all’interno dell’ufficio giudiziario e contatti ravvicinati tra le persone.
Per il periodo di efficacia dei provvedimenti adottati ai sensi del citato comma 6 e che precludano la presentazione della domanda giudiziale è inoltre sospesa “la decorrenza dei termini di prescrizione e decadenza dei diritti che possono essere esercitati esclusivamente mediante il compimento delle attività precluse dai provvedimenti medesimi”.
Misure relative ai procedimenti amministrativi.
L’art. 84, rubricato Nuove misure urgenti per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 e contenerne gli effetti in materia di giustizia amministrativa, del Decreto prevede misure analoghe a quelle dettate dall’art. 83 per i procedimenti giudiziari civili ed esaminate nel paragrafo che precede.
In particolare, il comma 1 dell’art. 84 sospende i termini relativi al processo amministrativo che scadono dal 8 marzo 2020 al 15 aprile 2020, inclusi i procedimenti cautelari.
Per tali procedimenti, se promossi o pendenti nel medesimo lasso temporale, ciascuna delle parti può chiedere di disporre misure cautelari provvisorie, fermo restando che la trattazione della domanda cautelare da parte del collegio deve essere fissata in data immediatamente successiva al 15 aprile 2020.
Il comma 2 prevede che dal 6 aprile al 15 aprile 2020 le controversie fissate per la trattazione, sia in udienza camerale sia in udienza pubblica, passano in decisione, senza discussione orale, sulla base degli atti depositati, se ne fanno congiuntamente richiesta tutte le parti costituite. La richiesta è depositata entro il termine perentorio di due giorni liberi prima dell’udienza e, in tal caso, entro lo stesso termine le parti hanno facoltà di depositare brevi note.
Il comma 3 demanda poi ai presidenti titolari delle sezioni del Consiglio di Stato, al presidente del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana e ai presidenti dei tribunali amministrativi regionali e delle relative sezioni staccate l’adozione di misure organizzative volte a consentire la trattazione degli affari giudiziari e consultivi nel rispetto delle indicazioni igienico-sanitarie dettate per prevenire la diffusione del virus.
Per quanto riguarda gli effetti prodotti dai provvedimenti adottati ai sensi dei commi 2 e 3 di cui sopra si è detto, è prevista la rimessione in termini delle parti, qualora abbiano determinato la decadenza da facoltà processuali, e la sospensione dei termini di prescrizione e decadenza, qualora ne sia derivato impedimento per l’esercizio di diritti.
Inoltre, con riguardo ai procedimenti che sono stati rinviati per effetto delle norme sopra illustrate, non si terrà conto del periodo compreso tra l’8 marzo (data di entrata in vigore del decreto-legge in esame) e il 30 giugno 2020 ai fini del computo del termine di durata ragionevole del processo.
Il comma 10 reca infine una modifica all’art. 7, comma 4, del decreto-legge n. 168/2016, convertito, con modificazioni, dalla legge 197/2016, prevedendo che, per i giudizi introdotti con ricorsi depositati in modalità telematica, il prescritto deposito di almeno una copia cartacea del ricorso e degli scritti difensivi possa avvenire anche tramite l’invio a mezzo del servizio postale. L’obbligo di deposito cartaceo di copia del ricorso è in ogni caso sospeso dall’8 marzo al 31 maggio 2020.
Misure relative ai procedimenti amministrativi su istanza di parte o d’ufficio.
L’art. 103 dispone con un’ampia formulazione la sospensione sino al 15 aprile 2020 di qualsiasi termine (anche ordinatorio) relativo ai procedimenti amministrativi pendenti alla data del 23 febbraio 2020 o iniziati successivamente a tale data, esclusi quelli per il pagamento di stipendi, emolumenti, retribuzioni, indennità di disoccupazione e altre indennità da ammortizzatori sociali o da prestazioni assistenziali o sociali, nonché di contributi, sovvenzioni e agevolazioni alle imprese comunque denominati.
Misure relative ai procedimenti sanzionatori della CONSOB.
Con delibera n. 21300 del 12 marzo, Consob ha disposto la sospensione fino al 3 aprile 2020 di tutti i termini dei procedimenti sanzionatori previsti dal Regolamento generale sui procedimenti sanzionatori adottato con delibera n. 18750 del 19 dicembre 2013.
La sospensione riguarda sia i procedimenti già avviati, sia quelli che saranno avviati successivamente.
Misure relative ai procedimenti di risoluzione stragiudiziale delle controversie.
Il Decreto Cura Italia interviene anche sui procedimenti di risoluzione stragiudiziale delle controversie.
L’art. 83, comma 20, sospende i termini per il compimento degli atti relativi a tali procedimenti nel medesimo periodo di sospensione dell’attività giudiziaria civile (dal 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020).
Più precisamente, la norma prevede la sospensione di tutti i termini dei procedimenti di mediazione e di negoziazione assistita, nonché in tutti gli altri procedimenti di risoluzione alternativa delle controversie che costituiscono condizione di procedibilità della domanda giudiziale già proposti alla data del 9 marzo 2020.
Come sopra accennato, i termini relativi ai procedimenti davanti all’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) e all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) sono stati sospesi già prima dell’entrata in vigore del Decreto Cura Italia con separati provvedimenti della Consob e della Banca d’Italia.
la delibera Consob n. 21299 del 12 marzo ha sospeso fino al 22 marzo i termini dei procedimenti ACF ;
il provvedimento del Governatore della Banca d’Italia n. 144 del 17 marzo 2020 ha sospeso fino al 3 aprile 2020 i termini dei procedimenti ABF e quelli per la risposta ai reclami.
Trattandosi di procedimenti di risoluzione alternativa delle controversie che possono soddisfare la condizione di procedibilità della domanda giudiziale, i termini contenuti nelle delibere di cui si è appena detto dovrebbero intendersi superati dal termine previsto nel Decreto Cura Italia.
Misure relative agli adempimenti societari.
Il Decreto Cura Italia, detta anche misure relative ai termini di approvazione dei bilanci 2019 e alle modalità di svolgimento delle assemblee societarie.
Come si ricava dalla Relazione illustrativa, l’intervento normativo è finalizzato a consentire alle società di convocare l’assemblea ordinaria entro un termine più ampio rispetto a quello ordinario, nonché a facilitare lo svolgimento delle assemblee nel rispetto delle disposizioni volte a ridurre il rischio di contagio.
In questa prospettiva il Decreto prevede che, in deroga a quanto previsto dall’art. 2364, comma 2 e dall’art. 2478-bis c.c., sia consentito a tutte le società di convocare l’assemblea ordinaria entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale.
Il Decreto stabilisce poi che, per tutte le società di capitali (S.p.A., S.a.p.A., S.r.l. e società cooperative) sia possibile consentire, anche in deroga alle diverse disposizioni statutarie, l’espressione del voto elettronico o per corrispondenza e l’intervento all’assemblea mediante mezzi di telecomunicazione.
Tutte le società di capitali potranno, inoltre, prevedere che l’assemblea si svolga, anche esclusivamente, mediante mezzi di telecomunicazione che garantiscano l’identificazione dei partecipanti, la loro partecipazione e l’esercizio del diritto di voto, senza, in ogni caso, la necessità che si trovino nel medesimo luogo, ove previsti, il presidente, il segretario o il notaio.
Con riferimento alle S.r.l., inoltre, è ammessa l’espressione del voto mediante consultazione scritta o per consenso espresso per iscritto, anche in deroga a quanto previsto dall’art. 2479-bis, comma 4 c.c. e alle diverse disposizioni statutarie.
Per quanto riguarda le S.p.A. quotate, si consente il ricorso all’istituto del rappresentante designato, previsto dall’art. 135-undecies del d.lgs. n. 58/1998, per l’esercizio del diritto di voto nelle assemblee ordinarie e straordinarie, anche ove lo statuto disponga diversamente. Le stesse società potranno inoltre prevedere nell’avviso di convocazione che l’intervento in assemblea si svolga esclusivamente tramite il predetto rappresentante, al quale si potranno conferire deleghe o subdeleghe. Previsioni analoghe potranno essere applicate anche alle società ammesse alla negoziazione su un sistema multilaterale di negoziazione e alle società con azioni diffuse fra il pubblico in misura rilevante.
Disposizioni simili sono dettate anche per le banche popolari e le banche di credito cooperativo, anche in deroga all’art. 150-bis, comma 2-bis, del d.lgs. n. 385/1993 nonché all’art. 2539, comma 1, c.c. nonché alle le società cooperative e le mutue assicuratrici.
Le deroghe di cui sopra si applicano alle assemblee convocate entro il 31 luglio 2020 o comunque, se successiva, entro la data fino alla quale sarà in vigore lo stato di emergenza.
Le misure annunciate da Banca di Italia con comunicato del 20 marzo 2020.
A completamento di quanto sopra esposto, si deve evidenziare che il Decreto non contiene alcuna sospensione dei termini per l’invio delle segnalazioni di vigilanza basate sui dati di bilancio delle banche e degli altri intermediari finanziari e degli altri adempimenti regolamentari di prossima scadenza.
Su tale aspetto è intervenuta Banca d’Italia con un comunicato stampa diffuso il 20 marzo scorso con il quale ha annunciato una serie di misure miranti ad agevolare lo svolgimento delle attività delle banche e degli intermediari non bancari vigilati.
Nello specifico, Banca di Italia ha deciso di prorogare i termini di alcuni adempimenti regolamentari.
60 giorni per gli adempimenti in materia di:
– ICAAP/ILAAP per banche e SIM e ICAAP per intermediari finanziari ex art. 106 TUB;
– Piani di risanamento,
– Relazioni sulle funzioni esternalizzate per banche e intermediari finanziari; Relazioni sulla struttura organizzativa per SIM, SGR, SICAF, SICAV, IP e IMEL (ove dovuta per interventi organizzativi rilevanti);
– Autovalutazione della permanenza dei requisiti di idoneità del depositario;
– Relazione della funzione antiriciclaggio (che include l’esercizio di autovalutazione dei rischi relativa al 2019);
– Adeguata verifica (recupero dei dati della clientela già acquisita per fini antiriciclaggio);
– Relazione sul rispetto degli obblighi in materia di deposito e sub deposito degli strumenti della clientela e adempimenti previsti dalla disciplina transitoria del Regolamento del 5.12.2019 di attuazione del TUF da parte degli intermediari che prestano servizi di investimento;
In aggiunta a quanto precede, Banca di Italia ha:
posticipato al 30 giugno il termine per l’invio dell’aggiornamento dei piani di riduzione dei crediti deteriorati da parte delle banche meno significative tenute al relativo invio;
previsto la possibilità per le banche meno significative e gli intermediari non bancari di operare temporaneamente al di sotto del livello della componente target assegnata all’ esito del processo SREP (Pillar 2 Guidance – P2G), del buffer di Conservazione del capitale (CCB) e del Coefficiente di copertura della liquidità (LCR), precisando che al verificarsi di queste circostanze valuterà i piani di riallineamento che saranno presentati dagli intermediari tenendo conto delle condizioni eccezionali che hanno portato i coefficienti di capitale e della liquidità a livelli inferiori a quelli richiesti.
Nel medesimo comunicato, l’Autorità di vigilanza ha infine invitato le banche meno significative e gli altri intermediari vigilati a rivedere i propri piani di continuità operativa e a considerare quali azioni possono essere intraprese in modo di minimizzare i potenziali effetti avversi della diffusione del COVID-19.
Quanto, invece, all’introduzione di margini di flessibilità relativi ai termini di invio delle segnalazioni di vigilanza e Centrale dei rischi, Banca d’Italia si è riservata di fornire indicazioni.
Procedimenti giudiziari civili
Sospensione dei termini per il compimento di qualsiasi atto processuale 9 marzo – 15 aprile
procedimenti di cui agli articoli 283, 351 e 373 c.p.c.;
procedimenti la cui ritardata trattazione può̀ produrre grave pregiudizio alle parti
Adozione da parte dei Capi degli uffici giudiziari di misure organizzative necessarie per consentire il rispetto delle indicazioni igienico-sanitarie fornite dal Ministero della salute, incluso il rinvio delle udienze a data successiva al 30 giugno 2020 16 aprile – 30 giugno
Sospensione della decorrenza dei termini di prescrizione e decadenza, per i soli diritti che possono essere esercitati esclusivamente mediante il compimento di attività precluse da eventuali misure organizzative adottate dai capi degli uffici giudiziari Per il periodo di durata della misura organizzativa stessa
Sospensione delle udienze pubbliche e camerali 9 marzo – 15 aprile
Sospensione dei termini inclusi i procedimenti cautelari 9 marzo – 15 aprile
Solo su richiesta congiunta delle parti, passaggio in decisione delle controversie fissate per la trattazione, senza discussione orale e sulla base degli atti depositati 6 aprile – 15 aprile
Adozione da parte dai titolari delle sezioni del Consiglio di Stato di misure organizzative necessarie per consentire il rispetto delle indicazioni igienico-sanitarie fornite dal Ministero della salute, incluso il rinvio delle udienze a data successiva al 30 giugno 2020 8 marzo – 30 giugno
Rimessione in termini Solo qualora le misure organizzative adottate dai titolari delle sezioni del Consiglio di Stato determinino la decadenza delle parti da facoltà processuali
Sospensione della decorrenza dei termini di prescrizione e decadenza Per i soli diritti che possono essere esercitati esclusivamente mediante il compimento di attività precluse da eventuali misure organizzative adottate dai titolari delle sezioni del Consiglio di Stato e per il solo periodo di durata della misura organizzativa stessa
Esclusione del computo del termine di durata ragionevole del processo Per i procedimenti rinviati nel periodo compreso tra l’8 marzo e il 30 giugno 2020
Procedimenti amministrativi su istanza di parte o d’ufficio
Sospensione dei termini dei procedimenti pendenti alla data del 23 febbraio 2020 o iniziati successivamente a tale data sino al 15 aprile Procedimenti relativi a:
pagamento di stipendi, emolumenti, retribuzioni
indennità di disoccupazione e altre indennità da ammortizzatori sociali o da prestazioni assistenziali o sociali
contributi, sovvenzioni e agevolazioni alle imprese comunque denominati
Procedimenti sanzionatori della CONSOB
Sospensione dei termini relativi a tutti i procedimenti sanzionatori Sino al 3 aprile 2020
Procedimenti di risoluzione stragiudiziale delle controversie, inclusi i procedimenti dinanzi ad ACF e ABF
Sospensione dei termini per il compimento di qualsiasi atto 9 marzo – 15 aprile
Rinvio del termine di convocazione dell’assemblea per l’approvazione del bilancio Entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio
Espressione del voto in assemblea in via elettronica o per corrispondenza e, per le sole S.r.l., anche mediante consultazione scritta o per consenso espresso per iscritto
Intervento in assemblea mediante mezzi di telecomunicazione
Ricorso all’istituto del rappresentante designato, previsto dall’art. 135-undecies del d.lgs. n. 58/1998, per l’esercizio del diritto di voto nelle assemblee ordinarie e straordinarie di:
S.p.A. quotate;
società ammesse alla negoziazione su un sistema multilaterale di negoziazione;
società con azioni diffuse fra il pubblico in misura rilevante;
banche popolari;
società̀ cooperative;
Per le assemblee convocate entro il 31 luglio 2020 o comunque, se successiva, entro la data fino alla quale sarà in vigore lo stato di emergenza
Adempimenti regolamentari
ICAAP/ILAAP per banche e SIM e ICAAP per intermediari finanziari ex art. 106 TUB Rinvio del termine di 60 giorni che decorrono dalla scadenza originariamente prevista del 30 aprile
Piano di risanamento Rinvio del termine di 60 giorni che dalla scadenza originariamente prevista del 30 aprile
Relazioni sulle funzioni esternalizzate per banche e intermediari finanziari Rinvio del termine di 60 giorni che decorrono dalla scadenza originariamente prevista del 30 aprile
Relazioni sulla struttura organizzativa IP e IMEL (ove dovuta per interventi organizzativi rilevanti) Rinvio del termine di 60 giorni che decorrono dalla scadenza originariamente prevista del 30 aprile
Relazioni sulla struttura organizzativa per SIM, SGR, SICAF, SICAV Rinvio del termine di 60 giorni che decorrono dalla scadenza originariamente prevista del 31 marzo
Autovalutazione della permanenza dei requisiti di idoneità del depositario Rinvio del termine di 60 giorni che decorrono dalla scadenza originariamente prevista del 31 marzo
Relazione della funzione antiriciclaggio (che include l’esercizio di autovalutazione dei rischi relativa al 2019) Rinvio del termine di 60 giorni che decorrono dalla scadenza originariamente prevista del 30 aprile
Adeguata verifica (recupero dei dati della clientela già acquisita per fini antiriciclaggio) Rinvio del termine di 60 giorni che decorrono dalla scadenza originariamente prevista del 30 giugno
Relazione sul rispetto degli obblighi in materia di deposito e sub deposito degli strumenti della clientela e adempimenti previsti dalla disciplina transitoria del Regolamento del 5.12.2019 di attuazione del TUF (cfr. art. 2, comma 2 e atto di emanazione del Regolamento) da parte degli intermediari che prestano servizi di investimento Rinvio del termine di 60 giorni che decorrono dalla scadenza originariamente prevista del 30 giugno
Trasmissione della prima relazione sui rischi operativi e di sicurezza per le banche Rinvio del termine di 150 giorni che decorrono dalla scadenza originariamente prevista del 30 aprile
Risposte alle consultazioni normative in corso Rinvio del termine di 60 giorni che decorrono dalla scadenza originariamente fissata in ciascuna consultazione
Invio dell’aggiornamento dei piani di riduzione dei crediti deteriorati da parte delle banche meno significative Entro il 30 giugno