Source: https://issuu.com/rivistadpc/docs/magazine_06
Timestamp: 2017-07-21 20:53:32+00:00
Document Index: 155020304

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art 4', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 4']

Protezione Civile - Gennaio/Febbraio 2012 by Protezione Civile - issuu
Periodico bimestrale a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento della Protezione Civileanno 2 n. 62PRIMO PIANONaufragio nave Concordia:
primi interventi e attività
2FOCUS2STORIEEmergenza
Etna: l’ultima
e gelo su tutta Italia del XX secolo
DAL DIPARTIMENTO: 2012, LE INIZIATIVE PER L’ANNIVERSARIO DELLA PROTEZIONE CIVILEil rischio sismicotra conoscenza,memoria ed esperienza.
Documenti, foto, strumenti, filmati
si può fare per ridurne gli effetti.“Terremoti d’Italia” ci invita a conoscere da vicino uno dei rischi naturali che più interessa il nostro Paese in termini di diffusione: il rischio sismico. La mostra punta
a stimolare i cittadini a un ruolo attivo nel campo della prevenzione attraverso video didattici, documenti, fotografie, filmati storici, strumenti di misura di epoche diverse, dispositivi antisimici. Due spettacolari tavole vibranti permettono ai visitatori
di vivere in sicurezza l’esperienza del terremoto e di osservarne da vicino gli effetti.Informati su protezionecivile.gov.it
e scrivici su ufficio.vol@protezionecivile.itprotezionecivile.gov.itL’editorialel 2012 èestate
tempoProtezione
Civile. A civile
deldaIL’Dipartimento
dalla legge antincendio
costitutiva del
siapre una
il Serviziofase
e confrontonella
le dei boschi:Componenti
facciamooperative
un puntodel
stagione passata e sugli
ﬂottaha
delloilStato.
Alladella
lottaprotezione
sono gestione
dedicate di
italiano. Su tutte,sul
nave dal
nottescuola
del 13“Anch’io
gennaio,sono
un urto con
delle dai
9 aisi 18
anni, e la
prossimità dell’Isola
Giglio. Il“Non
con il fuoco”
civileinsicollaborazione
è tempestivamente
con attivato
pianiﬁcare l’assistenza ai passeggeri a Porto S. Stefano.
al interventi
14 luglio si
italianadelegato
dell’Annoper
volontariato: le
Concordiadièprotezione
dedicata l’apertura
civile contribuiscono
di questo numero,
400ampio
eventi,approfondimento
esercitazioni e manifestazioni
sulle attività diin
tutto il paesee sulla
di ricerca sono
presenti a Roma nella giornata conclusiva del 13
che,Focus
come–quelli
oltre all’emergenza
ricordati sopra,neve
colpito la Penisola –euna
sulleanalisi
questo Magazine,
e dell’autunno
legatiche
2011ehanno
e sullail Paese.
questo anno così
che ci presentano
civile non può
unamancare
Civile ed in particolare
dedicatounalVolontariato
In vista degli
– cheabbiamo
anchedidue
– ilche
ci riportano,
Civile hae ideato
l’altro per
unalaconsultazione
sua portata storica,
online rivolta
a una agli oltre
sullaalle
di funzionamento del Sistema in emergenza.
un Generali
sul sitoe del
Civile i mentre
dalladella
di Alfredino
ripercorriamo in
Storie quell’avvenimento
online e partecipare
che èimportante
nascita sul
civile in Italia.
anche sul piano per l’accoglienza dei migranti, la sezione dedicata alleP R OT E Z ION E C I V I L EMAGAZINE UFFICIALE DEL DIPARTIMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE
gennaio/febbraio 2012Redazione
Mariacristina GiovanniniDELLA
Director Giovannini
Cristinacollaborato
questo Tretter
Emanuela Campione
Maurilio SilvestriLuca Delli Passeri
Andrea Pieralice
Alexander ToniazzoP R OT E Z ION E C I V I L EPubblicazione bimestrale
al RegistroUFFICIALE
n. 20383 del 6.12.2010
2011Fotografa con il tuo cellulare
il QR Code qui in basso
protezionecivile.gov.itDELEditore
delOperatori
Consigliodella
Ministri-Dipartimento
al n. 20383 del
Frisina Civile
Vianiresponsabile
Barbara AltomontePROTEZIONE CIVILEContatti
info suicon
temiil pubblico
magazine scrivi al Contact Center.
il formVia
magazine@protezionecivile.itPeriodico bimestrale a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento della Protezione Civileanno 2 n. 62PRIMO PIANONaufragio nave Concordia:
e gelo su tutta Italia del XX secolo2 In questo numero
Primo PianoStorie 32
la grande eruzione“Fango sull’obiettivo” 41
Convenzione Regione 41
Veneto e Fir-SerEmergenza 4
nave ConcordiaDal Territorio
La sicurezza 14
di Protezione CivilePrevenzione degli incidenti 40
da valanga: giornata
dal CnsasExpo Emergenze: 42
sulle emergenzeFocus 22 Esercitazione di protezione 40Cesenatico, delegazioni 42
europee studiano la difesa
idraulica della cittàEmergenza maltempo:
gelo e neve su tutta Italia
Autunno di piogge. 26
meteorologici2civile per posti di comando
Sardegna: intesa tra 41
Protezione Civile e Ordine
dei geologiGrandi emergenze e 43
soccorso: un convegno
sul rischio clinicoMassa Lombarda, 43
presentato il piano neve
Puglia, Sesta Provincia: 43
delle associazioni e dei
gruppi di protezione civileDal
2012: le iniziative per 44
lâ&#x20AC;&#x2122;anniversario
Maltempo in Bulgaria: 44
lâ&#x20AC;&#x2122;intervento
del DipartimentoContact Center 45
della Protezione Civile:
Ecosistema Rischio 2011: 45
i dati sul rischio
idrogeologico in Italia
Il Capo Dipartimento 46
in visita a Cerzeto
Riorganizzazione della 46
dei grandi rischi
Riattivati i progetti 46
di servizio civileMeccanismo europeo: 47
I bambini tra le scrivanie: 47
Val dâ&#x20AC;&#x2122;Ayas 2012: 47
del Campionato di sci
della protezione civilec
uNormativa
pag. 522 Primo PianoEmergenza
I primi interventi e le attivitĂ del Commissario delegato2 Primo Pianol 13 gennaio, la nave da crociera Concordia della compagnia Costa con a bordo 4.228 persone comincia a imbarcare acqua a causa di un urto con lo scoglio delle Scole e si inclina in prossimità dell’Isola del
Giglio. Subito dopo l’ordine di evacuazione,
la Capitaneria di Porto - Guardia Costiera di
Livorno assume il coordinamento delle operazioni di ricerca e soccorso in mare in cui
sono impegnati i reparti specializzati di Capitaneria di Porto, Vigili del Fuoco e Forze di
Polizia. Nelle stesse ore, il Sistema di protezione civile si attiva per pianificare l’assistenza
ai passeggeri evacuati all’Isola del Giglio e,
successivamente, trasferiti a Porto S. Stefano. In stretto coordinamento con le squadre
all’opera, partecipano alle operazioni di ricerca e soccorso anche risorse provenienti
dalle strutture operative al di fuori della Regione Toscana, sommozzatori della Marina
Militare e volontari esperti del Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico e della Federazione italiana attività subacquee. Il
Prefetto di Grosseto affida la direzione tecnica dei soccorsi al Comandante dei Vigili del
Fuoco di Grosseto. Le attività di ricerca, rese
complicate anche dalla posizione, dalla stabilità della nave e dalle condizioni meteorologiche, vengono svolte in raccordo con la comunità scientifica, impegnata nel monitoraggio della Concordia.
Il 20 gennaio, con decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri, viene dichiarato lo stato di emergenza per il naufragio della Concordia nel Comune dell’Isola del Giglio fino
al 31 gennaio 2013. Con l’opcm n. 3998, il
Consiglio dei Ministri nomina il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Franco Gabrielli, Commissario delegato per l’emergenza.I6Tra i compiti del Commissario delegato, coordinare gli interventi per superare l’emergenza, controllare l’esecuzione degli interventi
di messa in sicurezza e bonifica da parte dell’armatore, con il potere di sostituirsi al soggetto responsabile in caso di inadempienza,
e verificare che la rimozione del relitto avvenga in sicurezza. Gabrielli si avvale di una
Struttura di missione con personale già in servizio nel Dipartimento della Protezione Civile. A supporto delle attività del Commissario
vengono istituiti un Comitato con funzioni
consultive e un Comitato tecnico-scientifico.
Sin da subito viene affrontato il problema dei
possibili rischi ambientali legati alla fuoriuscita di carburante dalla nave Concordia. I
primi interventi vengono realizzati dalla Capitaneria di Porto - Guardia Costiera, supportata anche dai mezzi specializzati del Ministero dell’Ambiente. Tra le misure di pre-7Emergenza Concordia:
un dettaglio dello scafo
della navevenzione dell’inquinamento in mare, viene collocato attorno alla nave un
sistema di panne anti-inquinamento e avviato
da Arpat - Agenzia regionale per la protezione
ambientale della Regione Toscana, in collaborazione con l’Ispra - Istituto superiore per
la protezione e la ricerca ambientale, un monitoraggio quotidiano dell’acqua del mare.
Per garantire la sicurezza durante le operazioni di ricerca dei dispersi e l’attuazione dei
piani di recupero del carburante e di raccolta
dei materiali sulla nave, viene avviato un monitoraggio costante della posizione e degli
spostamenti della nave.
Il Dipartimento della Protezione Civile attiva
i Centri di competenza e gli altri istituti di ricerca per allestire e coordinare un sistema di
monitoraggio, in tempo reale, con funzione di
early warning, ovvero di allertamento rapido.Il 2 febbraio il Comitato tecnico-scientifico
prende atto delle valutazioni del direttore tecnico dei soccorsi, che evidenzia limiti oggettivi rispetto alle condizioni di sicurezza per le
ricerche nella parte sommersa della nave.
Prosegue la ricerca mirata nei 18 chilometri
quadrati di mare circostanti l’area del naufragio, per verificare se gli obiettivi individuati
possano corrispondere ai corpi delle persone ancora disperse. Il 16 febbraio il direttore tecnico dei soccorsi formalizza la chiusura delle attività di soccorso con una relazione delle attività. Continuano, invece, le operazioni di ricerca e recupero dei corpi condotte, sin dai primi momenti, dalle strutture
pubbliche che hanno operato nella fase di ricerca e soccorso e dalle associazioni di volontariato. Le operazioni sono coordinate dal
Soggetto attuatore Contrammiraglio Ilarione
Dell’Anna. Per queste attività viene anche avviato un confronto con esperti subacquei di
Francia, Inghilterra, Svezia e Svizzera, attivati
nell’ambito del Meccanismo comunitario di
Date le diverse esigenze operative, vengono
ridimensionate le forze in campo. La rimodulazione garantisce la piena funzionalità di
tutte le attività della Struttura commissariale,
e, al tempo stesso, risponde all’esigenza di restituire progressivamente strutture e tratti della banchina alla popolazione del Giglio. 2I NUMERI DELLA NAVE
114.500: le tonnellate della stazza
290: i metri di lunghezza
35,5: i metri di larghezza
52: i metri di altezza2 Primo PianoIl supporto all’attività
Intervista a Fabrizio Curcio, direttore dell’Ufficio Gestione
delle Emergenze - Dipartimento della Protezione Civile
Qual è la funzione della Struttura di missione al Giglio?
L’ordinanza n. 3998 del 20
gennaio 2012 individua le
strutture di supporto alle attività del Commissario delegato per il naufragio della nave
Concordia: tra queste, una
Struttura di missione composta da personale interno al Dipartimento della Protezione
Civile. La Struttura di missione ha il compito di supportare il Commissario da un punto di vista tecnico, operativo,
organizzativo, amministrativo
e logistico per realizzare gli interventi necessari a fronteggiare l’emergenza. Come di
norma avviene nella gestione
delle emergenze, la Struttura
è organizzata in funzioni di
supporto associate a diversi
settori di attività e di intervento: oltre alla Segreteria di coordinamento, ci sono undici
funzioni, alcune operative sull’Isola, altre nella sede di Roma
del Dipartimento. Tra queste,
ha un ruolo di primo piano la
funzione tecnico-scientifica,8perché buona parte dell’azione commissariale è legata all’interpretazione di dati tecnico-scientifici.
Quali sono le altre strutture a
supporto dell’attività del Commissario delegato? La stessa
ordinanza n. 3998 indica che
il Commissario delegato possa avvalersi di un Comitato con
funzioni consultive, composto dal Commissario stesso,
dal Sindaco del Comune dell’Isola del Giglio, dal Prefetto di
Grosseto, da un rappresentante della Regione Toscana,
della Provincia di Grosseto, del
Mare e del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Sono
comprese nel Comitato figure
di rappresentanza politica per
aiutare il Commissario a prendere decisioni strategiche che
possono avere un impatto rilevante sul territorio con possibili effetti sul tessuto economico e sociale dell’isola.
Inoltre, il Commissario si avvale
della collaborazione di un Co-mitato tecnico-scientifico, con
esperti nei settori della tutela
ambientale e del recupero
navi appartenenti a diverse
della Protezione Civile. Il Comitato assicura l’attività di valutazione tecnico-scientifica
per i temi sottoposti all’attenzione del Commissario, quali la
stabilità della nave, il monitoraggio degli spostamenti, la relazione tra la stabilità della
nave e le attività di ricerca e
soccorso e quelle di rimozione
del carburante. Oltre a queste
strutture, sono stati nominati finora due Soggetti attuatori,
che rappresentano il braccio
operativo del Commissario.
Qual è il ruolo del Soggetto
attuatore Ilarione Dell’Anna?
Il Contrammiraglio Ilarione
Dell’Anna, Direttore marittimo
della Toscana del Compartimento marittimo di Livorno, ha
il compito di vigilare sulla predisposizione e verifica dell’attuazione dei piani per la messa in sicurezza, il recupero e la
bonifica della nave. Controlla,
inoltre, che i piani vengano
realizzati in condizioni di sicurezza e nel rispetto dell’ambiente. L’intera filiera commissariale ha comunque compiti di verifica e controllo e,
qualora dovessero verificarsi9inadempienze, può procedere con potere sostitutivo.
Cos’è il piano per il recupero del carburante? Una delle
prime preoccupazioni della
Struttura commissariale è stato il recupero degli idrocarburi presenti sulla nave. Per realizzare questi interventi Costa
ha predisposto un piano, che
è stato approvato dal Comitato tecnico scientifico e dal
Soggetto attuatore Dell’Anna. Il
piano è in esecuzione e prevede che quasi tutto il carburante venga prelevato nell’arco
di 28 giorni, con condizioni
meteo favorevoli. Al 20 febbraio
sono stati aspirati circa 1.300
metri cubi degli oltre 2.000
presenti. Sono stati svuotati i
sei serbatoi esterni che presentano una maggiore facilità
di accesso, mentre rimangono
i nove serbatoi più interni.
attuatore Gianpiero Sammuri? Vista la rilevanza della
problematica ambientale, il
Commissario delegato si avvale anche di un Soggetto attuatore con competenze in
materia ambientale, che è
Giampiero Sammuri, Dirigente dell’area ambiente e conservazione della natura della
Provincia di Grosseto. Sammuri ha il compito di vigilare
sulla predisposizione, verificae attuazione in condizioni di sicurezza del piano di gestione
dei materiali e dei rifiuti presenti nella nave e segue la filiera dei materiali e dei rifiuti
Cosa riguarda il piano rifiuti?
Il progetto per la gestione e lo
smaltimento dei rifiuti che si
trovano all’interno della nave
prevede diversi ambiti d’intervento: la raccolta, lo smaltimento e il trasporto di materiale galleggiante e ingombrante; la raccolta e lo smaltimento delle acque nere e
quello dei prodotti chimici e
degli olii. Al momento è stata
approvata ed è operativa la parte sulla gestione e il recupero
del materiale flottante. Le altre
parti del piano, invece, sono legate ai tempi e alle modalità di
recupero della nave. È stato
inoltre richiesto alla società
Costa un piano per il recupero dei materiali depositati sul
fondo in prossimità della nave.
È stato già definito un piano
di recupero della nave? Costa ha avviato una procedura
per predisporre il piano, invitando dieci società tra le migliori al mondo. Tre i requisiti richiesti: il recupero della
nave deve avvenire in un’unica soluzione, nel massimo rispetto dell’ambiente e con il
minor impatto possibile sullavita ordinaria dei cittadini dell’Isola del Giglio.
Costa ha anche costituito un
board, un gruppo tecnico,
per supportare queste società nell’elaborazione del piano.
Entro gli inizi di marzo le società devono presentare i primi progetti, che Costa visionerà per poi scegliere la società incaricata.
Quali sono le misure adottate per assicurare che le operazioni avvengano nel rispetto dell’ambiente? Inizialmente è scattato il piano antinquinamento locale predisposto
dalla Capitaneria di Porto con
la predisposizione di panne assorbenti che intervenissero in
caso di fuoriuscita di sostanze
inquinanti. A tale piano è subentrato un dispositivo predisposto da Costa che è attualmente operativo. Il Commissario ha predisposto, inoltre,
un monitoraggio ambientale
attraverso l’Arpat-Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, che
controlla quotidianamente la
qualità delle acque in prossimità della nave e del dissalatore. Finora i valori registrati
sono in linea con il bianco, il
valore di confronto, e sono definiti non preoccupanti. Tutti i
risultati delle analisi sono pubblicati sul sito dell’Arpat. 22 Primo PianoIl monitoraggio
degli spostamenti della nave
Messe a disposizione tecnologie e reti di monitoraggio da Centri
di competenza e istituiti di ricerca per rilevare i movimenti dello scafon sistema di strumenti per monitorare la posizione e gli spostamenti
della nave Concordia in tempo reale: questa è l’attività di monitoraggio allestita sull’Isola del Giglio per garantire la sicurezza delle operazioni sulla nave.
Il Dipartimento della Protezione Civile ha attivato Centri di competenza e altri istituti di
ricerca per allestire un sistema di monitoraggio con funzione di early warning, l’allertamento rapido per garantire l’incolumità degli operatori nelle operazioni ricerca dei dispersi e durante le varie fasi del piano di re-U10cupero del carburante e di raccolta dei rifiuti
della nave. Le attività sono coordinate dal Dipartimento di Scienze della terra dell’Università degli Studi di Firenze e i risultati sono
condivisi con il Comitato tecnico-scientifico.
Sono state scelte diverse tecnologie perché
i dati di spostamento siano controllati e affidabili. Il sistema è costituito da tecnologie
e reti di monitoraggio indipendenti che permettono di misurare i movimenti dell’intero
scafo, in tempo reale, ad altissima precisione. Gran parte dei sistemi trasmettono i dati
da remoto via radio o su rete internet.11Questi i Centri di competenza del Dipartimento della Protezione Civile e gli altri enti
di ricerca coinvolti:
Dst-UniFi - Dipartimento di Scienze della
terra dell’Università degli Studi di Firenze.
Ha allestito un sistema di laser scanner long
ranging tridimensionale per fare dei rilievi da
cui viene derivato un modello digitale della
nave: dal confronto dei vari modelli digitali si
elabora una mappa di spostamento della nave.
Cnr Irpi - Geohazard Monitoring Group di
Torino. Ha installato una stazione totale robotizzata TM30 della Leica, automatizzata e
che fornisce da remoto dati ad alta risoluzione. La stazione topografica fa ogni 15 minuti un ciclo di misure su 12 prismi installati in collaborazione con il gruppo Saf - Speleo alpino fluviale dei Vigili del Fuoco in settori significativi della nave. In particolare, i dati
rilevati sono in grado di definire gli spostamenti tridimensionali della parte emersa.
L’impiego di particolari accorgimenti strumentali e di calcolo ha consentito di rendere minimo l’effetto dei fattori atmosferici.
Asi - Agenzia spaziale italiana. Fornisce, dall’inizio dell’emergenza, immagini radar satellitari spotlight ad altissima risoluzione acquisite dal sistema CosmoSky-Med, elaborate da Telerilevamento Europa e dal Politecnico di Milano. Queste acquisizioni sono
di notevole supporto per valutare gli spostamenti della nave e per mappare eventuali
dispersioni durante le operazioni di estrazione
Ogs - Istituto nazionale di oceanografia e di
geofisica sperimentale di Trieste. Utilizza
una tecnica che si basa sull’invio di impulsi di onde acustiche ad alta frequenza che
incidono sul fondale per ricostruire nel det-taglio la morfologia del fondo in tre dimensioni. Questo sistema consente di verificare
la struttura e la resistenza del fondale su cui
è appoggiata la nave e, più in generale, di
tracciare una mappatura del fondo marino.
JRC - Joint Research Centre della Commissione Europea. Ha installato un radar da terra con tecnologia interferometrica Mimo-SAR
per il monitoraggio in continuo e in tempo
reale delle deformazioni attraverso la produzione di immagini radar. Si tratta di un sistema in grado di operare in qualsiasi condizione di visibilità e meteorologica; il modello
è in grado di determinare spostamenti sia in
modalità statica che dinamica.
Fondazione Prato Ricerche e Ingv - Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Ha
installato una rete di monitoraggio di micro
Altre collaborazioni. Si integrano a questi sistemi, una stazione GPS installata nelle prime ore dalla Direzione tecnica dei soccorsi
e un sistema accelerometrico installato da
una società incaricata dall’armatore. È stata data attività di supporto modellistico sulle condizioni meteo marine e modellistica
oceanografica da Gnoo - Gruppo nazionale
di oceanografia operativa dell’Ingv di Bologna e Lamma - Laboratorio di monitoraggio
e modellistica ambientale per lo sviluppo sostenibile Toscana. Attività di supporto delle
attività di monitoraggio, sia per la modellistica
oceanografica e meteo marina operativa sia
per il monitoraggio e la previsione, sono state fornite oltre che dal Dipartimento della Protezione Civile, Ispra e Centro funzionale
della Regione Toscana, anche dal Gnoo - Ingv
Bologna, in base all’intesa operativa con la
22 Primo PianoL’attività di ricerca e soccorso
Intervista al direttore tecnico dei soccorsi per l’emergenza Concordia, Ennio Aquilino Comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di GrossetoUn sopralluogo dei Vigili
del Fuoco nella fase di
ricerca e soccorsoCome è stata organizzata la
ricerca delle persone disperse nella parte immersa e in
quella emersa della nave Concordia? Per prima cosa va sottolineata l’eccezionalità dello
scenario in cui ha operato il
personale, che rappresenta un
caso unico nella storia dei disastri in mare: la nave, di notevoli dimensioni, si presentava semiaffondata, inclinata sul
lato di dritta di un angolo di
circa 80° rispetto al normale
assetto verticale, adagiata a
poca distanza dalla costa su
un fondale a profondità variabile da - 18 metri (lato di pop-12pa), fino a - 40 metri (lato di
prua). Nella primissima fase
delle operazioni di soccorso
sono intervenuti i sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Grosseto, della Guardia Costiera di
Genova e del Gruppo operativo subacquei del Comando
raggruppamento subacquei e
incursori della Marina Militare di La Spezia. Nell’arco delle 48 ore successive al naufragio il dispositivo di soccorso
interforze è stato integrato con
personale dei reparti subacquei della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza e del
Cnsas - Corpo nazionale soc-corso alpino speleologico. La prima preoccupazione è stata quella di comprendere l’assetto e la stabilità dello scafo, nonché le misure della profondità del fondale. Le operazioni hanno riguardato quattro tipologie di
• Interventi nelle prime ore con
tecniche Saf - Speleo alpino fluviali. I Vigili del Fuoco
del Comando di Grosseto,
guidati dal Comandante provinciale sono saliti a bordo
e hanno recuperato 66 persone rimaste intrappolate.13• Attività con tecniche di derivazione alpinistica nella zona emersa attraverso verifiche call-out (chiamata e risposta). È l’unico metodo
che poteva garantire di raggiungere superstiti da soccorrere in tempi rapidi. Questa attività si è esaurita di fatto nelle prime 72 ore, con
una copertura stimata di oltre il 97% della parte emersa e ha permesso di salvare
tre persone rimaste intrappolate all’interno della nave.
• Interventi di ricerca negli
ambienti semi-allagati esterni della nave con maggiore
probabilità di presenza di
superstiti. Al 31 gennaio risultano aperte complessivamente 669 cabine e 57
locali ad uso comune.
• Missioni di soccorso alle
persone intrappolate nello
scafo entrando negli ambienti allagati in assetto speleo-subacqueo.Chi ha coordinato le operazioni di ricerca e soccorso?
Per ottimizzare le operazioni
di ricerca e soccorso è stato
costituito un Ccsi - Centro di coordinamento subacqueo interforze, gestito dal Direttore
tecnico dei soccorsi, del quale hanno fatto parte le componenti dei sommozzatori di:
Vigili del Fuoco, Guardia Costiera, Gruppo operativo subacquei - Marina Militare,
Cnsas, Guardia di Finanza e
Per evitare interferenze e conflitti sulle procedure adottate
da ciascuna componente subacquea è stata suddivisa la
nave in settori di competenza operativa, assegnati ai vari Enti in relazione anche alle
competenze tecniche degli
operatori subacquei. All’interno del Ccsi è stato possibile condividere le esperienze, le tecniche, le strategie e,
soprattutto, le decisioni, cre-ando un raro clima di sinergia e di intesa.
Quanti uomini sono stati impiegati in queste attività? Per
la primissima fase di soccorso
tecnico urgente a bordo nave
sono state impiegate dieci unità Saf e sommozzatori dei Vigili del Fuoco, oltre a due unità SAR - Search and Rescue
della Guardia Costiera. Nella prime 48 ore hanno operato due
squadre da otto unità che si
alternavano nell’arco delle 24
ore con turni da sei ore. Dal
16 gennaio, con l’aumento del
personale disponibile sono state impiegate tre squadre da
12 unità che operavano h24
secondo distinte task operative, con continue rotazioni del
personale ogni 4/6 ore. Dal 31
gennaio opera un’unica squadra di dieci unità nelle ore diurne. Nel prospetto sono riepilogati i dati sull’attività svolta
dai sommozzatori nella fase
di ricerca e soccorso.
2ATTIVITÀ SVOLTA NELLA FASE DI RICERCA E SOCCORSO
Gos Marina Militare
TotaleUNITÀ SOMMOZZATORI
106NUMERO IMMERSIONI
391TEMPI TOTALI IMMERSIONI
94h 39’
71h 39’
55h 15’
43h 10’
26h 50’
3002 Primo PianoLa sicurezza
L’intesa che fornisce
indirizzi comuni alle
organizzazioni completa
l’iter normativorendere in esame i temi relativi alla
sicurezza dei volontari di protezione
civile durante il loro servizio in base
a quanto previsto nel decreto legislativo
81/2008, sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, e nel decreto interministeriale del 13 aprile 2011. Questo
l’obiettivo del gruppo di lavoro composto da
rappresentanti delle Regioni e Province
Autonome, delle principali organizzazioni di
volontariato di protezione civile di rilevanza
nazionale, della Croce rossa italiana e del
Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico, integrato e coordinato dai dirigenti
dell’Ufficio I - Volontariato, Formazione e Comunicazione del Dipartimento della Protezione Civile. Il gruppo di lavoro si è dedicato ai contenuti preliminari dell’intesa tra Ministeri del Lavoro e Politiche Sociali, della Sa-P14lute, dell’Interno e del Dipartimento della Protezione Civile, prevista dal decreto interministeriale del 13 aprile. Il nuovo provvedimento definisce: le attività di sorveglianza sanitaria contenute nell’articolo 41 del decreto legislativo 81 “Sorveglianza sanitaria” (visita medica preventiva, periodica e su particolare richiesta del datore di lavoro) e le relative modalità di svolgimento; le forme organizzative per assicurare l’individuazione dei
medici competenti, con oneri a carico del Dipartimento della Protezione Civile e delle Regioni e Province Autonome. Inoltre il gruppo ha stabilito che l’intesa, formalizzata in
decreto a firma del Capo Dipartimento, si
fonda su: condivisione di indirizzi comuni per
lo svolgimento delle attività di formazione, informazione e addestramento dei volontari per
assicurare il consolidamento di una base di15conoscenze comuni sull’intero territorio nazionale, rimettendo all’autonomia delle Regioni e Province Autonome e delle organizzazioni di volontariato di protezione civile di
rilievo nazionale il compito di disciplinarle nel
dettaglio; condivisione di indirizzi comuni per
l’individuazione degli accertamenti medici
basilari finalizzati all’attività di controllo sanitario dei volontari. L’11 gennaio 2012 la
Autonome riunita in seduta straordinaria ha
approvato l’intesa.
Il provvedimento a firma del Capo Dipartimento della Protezione Civile completa il
quadro normativo sulle disposizioni in materia di sicurezza contenute nel decreto legislativo n. 81/2008 e nel decreto interministeriale del 13 aprile 2011.
Il decreto legislativo n. 81/2008, che tutelala sicurezza dei lavoratori, si applica alle attività svolte dai volontari di protezione civile con modalità specifiche dedicate esclusivamente a loro.
Il legislatore ha ritenuto infatti che un settore
tanto importante per la vita del Paese e caratterizzato da esigenze particolari e non assimilabili ad altri ambiti di attività come è il
volontariato di protezione civile meritasse
In tal senso le disposizioni contenute nel decreto legislativo n. 81/2008 non devono essere applicate alle attività del volontariato di
protezione civile mediante la faticosa ricerca di somiglianze più o meno difficilmente
individuabili all’attività di un’azienda, ad un
datore di lavoro, e così via. È, invece, necessario considerare tutto il percorso dispositivo appositamente predisposto.2 Primo PianoI FONDAMENTI NORMATIVI
Art. 3, comma 3-bis, del d. lgs. 81/2008
Ha stabilito che le disposizioni del Testo Unico
sulla salute e la sicurezza negli luoghi di lavoro
sono applicate – nei riguardi delle organizzazioni
di volontariato della protezione civile, compresi i
volontari della Croce rossa italiana e del Corpo
nazionale soccorso alpino e speleologico, e i
volontari dei Vigili del Fuoco – tenendo conto
delle particolari modalità di svolgimento delle
rispettive attività da individuarsi con un
successivo decreto interministeriale.
Decreto interministeriale del 13 aprile 2011
Il decreto interministeriale di attuazione del 13
aprile 2011, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale
l’11 luglio 2011, ha fissato i principi delle
attività per la tutela della salute e della
sicurezza dei volontari di protezione civile, sui
quali dovrà svilupparsi l’azione concreta delle
organizzazioni di volontariato e delle
Amministrazioni pubbliche che le coordinano.
Decreto del Capo del Dipartimento della
Protezione Civile di prossima emanazione
D’intesa con le Regioni e le Province Autonome
e in condivisione con la Consulta nazionale
delle organizzazioni di volontariato di
protezione civile, con la Croce rossa italiana ed
il Corpo nazionale del soccorso alpino e
speleologico, vengono definite le modalità di
realizzazione della sorveglianza sanitaria per i
volontari di protezione civile e vengono
condivisi indirizzi comuni in materia di scenari
di rischio di protezione civile e dei compiti in
essi svolti dai volontari, di controllo sanitario di
base e di formazione.16U 1. Decreto legislativo n. 81/2008:
il primo caposaldo.
Il decreto legislativo n. 81/2008 ha aperto la
strada a un approccio specifico e mirato alla sicurezza per le attività di volontariato di
protezione civile, rinviandone l’individuazione precisa a un successivo provvedimento, di
contenuto tecnico, da emanarsi a cura dei
Ministeri del Lavoro e Politiche Sociali, della
Salute, di concerto con il Ministero dell’Interno e il Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri.U 2. Decreto interministeriale del 13
aprile 2011: il secondo caposaldo.
Il decreto interministeriale del 13 aprile
2011, di attuazione del decreto legislativo n.
81/2008, ha fissato i principi delle attività per
la tutela della salute e della sicurezza dei volontari di protezione civile, sui quali dovrà svilupparsi l’azione concreta delle organizzazioni
di volontariato e delle Amministrazioni pubbliche che le coordinano.
• le specifiche esigenze che contraddistinguono
le attività dei volontari di protezione civile e che
hanno reso necessario individuare un percorso dedicato. Le attività si caratterizzano
per la possibilità di intervento immediato anche in assenza di preliminare pianificazione; l’organizzazione di uomini, mezzi e logistica, basata sull’immediatezza operativa;
l’imprevedibilità e l’indeterminatezza del contesto degli scenari emergenziali nei quali il
volontario viene chiamato a operare tempestivamente e la conseguente impossibilità
pratica di valutare tutti i rischi connessi secondo
quanto disposto dagli articoli 28 e 29 del decreto legislativo n. 81/2008 (Sezione II-va-17lutazione dei rischi); la necessità di derogare, prevalentemente per gli aspetti formali,
alle procedure e agli adempimenti riguardanti le scelte in materia di prevenzione e
protezione, pur osservando e adottando sostanziali e concreti criteri operativi in grado di
garantire la tutela dei volontari e delle persone comunque coinvolte;
• l’individuazione preventiva di: scenari di
rischio di protezione civile, nei quali il volontario può essere chiamato a operare; compiti che possono essere svolti dai volontari
negli scenari di rischio individuati;
• l’equiparazione del volontario di protezione
civile al lavoratore esclusivamente per le seguenti attività, elencate all’art. 4 del decreto
e indicate come obbligatorie per le organizzazioni di volontariato di protezione civile: la
formazione, l’informazione e l’addestramento,
con riferimento agli scenari di rischio di pro-tezione civile e ai compiti svolti dal volontario in questi ambiti; il controllo sanitario generale; la sorveglianza sanitaria esclusivamente per quei volontari che nell’ambito delle attività di volontariato risultino esposti agli
agenti di rischio citati nel decreto legislativo
n. 81/2008 in misura superiore a soglie previste e calcolate secondo adeguati procedimenti; la dotazione di dispositivi di protezione individuale idonei per i compiti che il volontario può essere chiamato a svolgere nei
diversi scenari di rischio di protezione civile. Il volontario deve essere preparato all’utilizzo dei dispositivi;
• l’obbligo, per il legale rappresentante delle organizzazioni di volontariato di protezione civile, di assicurare l’osservanza di questi
• la precisazione che le sedi delle organizzazioni di volontariato di protezione civile e i2 Primo Pianoluoghi di intervento e le sedi di attività formative o esercitative non sono considerati
luoghi di lavoro (a meno che al loro interno si
svolgano eventuali attività lavorative);
• la puntualizzazione che l’applicazione delle disposizioni in materia di sicurezza non
può, comunque, comportare l’omissione o
il ritardo nello svolgimento dei compiti di protezione civile.
È responsabilità di ciascuna organizzazione
di volontariato di protezione civile definire un
proprio piano formativo e addestrativo, nel
quale i temi della sicurezza dei volontari abbiano adeguato e primario risalto.
Mentre è responsabilità delle Pubbliche
amministrazioni che, ai vari livelli, dal centro alla periferia, coordinano il Sistema nazionale della protezione civile, supportare in
ogni modo la partecipazione delle organizzazioni di volontariato di protezione civile ad
attività formative e addestrative in materia di
sicurezza. La sicurezza deve essere vissuta
dai volontari di protezione civile come un processo continuo, parallelo allo sviluppo della
propria organizzazione, all’acquisizione di
nuovi mezzi ed attrezzature o di nuove specializzazioni, alla crescita del ruolo che il singolo volontario può essere chiamato a svolgere nel gruppo a cui appartiene. La cura della salute dei volontari merita un’attenzione
particolare: sia dal punto di vista del controllo
sanitario generale e di base, sia da quello,
specifico, della sorveglianza sanitaria, limitata ai casi di superamento delle soglie di
esposizione e negli altri casi previsti nel decreto legislativo n. 81/2008.
Il provvedimento pone attenzione alle azioni e alle disposizioni organizzative piuttosto
che agli adempimenti gestionali o burocra-18tici. Anche in considerazione dei dati disponibili sul ridotto numero di infortuni che
si verificano nell’ambito delle attività di volontariato di protezione civile, si è quindi scelto un approccio concreto e molto pratico, evitando di creare l’esigenza di costruire sovrastrutture o elaborare documenti astratti e
privilegiando l’attività di formazione e addestramento operativo.U 3. Intesa per definire le modalità
di svolgimento della sorveglianza
sanitaria: il terzo caposaldo
Il decreto interministeriale di aprile rinvia a
una successiva intesa tra Dipartimento della Protezione Civile, Regioni e Province Autonome per la definizione delle modalità di
svolgimento della sorveglianza sanitaria,
compatibili con le esigenze connesse al
servizio svolto. Il gruppo di lavoro ha elaborato tre documenti preliminari all’intesa sulla sorveglianza sanitaria contenenti:
• indirizzi comuni per l’individuazione degli
“scenari di rischio di protezione civile” e dei
compiti in essi svolti dai volontari di protezione civile, elencati all’articolo 4, del decreto
interministeriale, allo scopo di assicurare un
livello omogeneo di base di articolazione dei
• indirizzi comuni per lo svolgimento delle
attività di formazione, informazione e addestramento dei volontari di protezione civile
in materia di tutela della propria salute e sicurezza, per consolidare una base di conoscenze comuni in materia sull’intero territorio nazionale;
accertamenti medici basilari finalizzati all’attività di controllo sanitario dei volontari di19protezione civile, per l’organizzazione e lo
svolgimento dell’attività stessa. Viene definita al riguardo la tempistica di aggiornamento degli accertamenti, le modalità di conservazione dei dati relativi e le procedure di controllo sull’adempimento dell’attività.
l’applicazione delle disposizioni sulla tutela
della salute e della sicurezza dei volontari di
Le organizzazioni di volontariato e le autorità pubbliche che le coordinano potranno costruire sulle loro fondamenta i propri percorsi
operativi, anche specifici. Tutti gli indirizzi
contengono misure per la loro attuazione senza aggravio di oneri a carico delle organizzazioni di volontariato e responsabilizzano le
autorità pubbliche di protezione civile per il
supporto allo svolgimento delle attività pre-In questa pagina e nelle
successive, volontari di
protezione civile impegnati
in emergenzaviste e di verifiche e controlli periodici sull’adempimento alle misure stabilite. Nessuna delle misure indicate prevede un adempimento
immediato, in mancanza del quale le organizzazioni di volontariato non possono più
svolgere la propria attività di protezione civile: la sicurezza è un processo continuo che
si sviluppa lungo tutta la vita dell’organizzazione, fatto di attività, in particolare formative, finalizzate a tutelare i volontari nella loro attività di protezione civile preservandone la specificità.
I tre documenti sono parte integrante dell’intesa in materia di sorveglianza sanitaria,
espressamente prevista dal decreto interministeriale del 13 aprile.
Il 12 gennaio il Capo Dipartimento ha sottoscritto il decreto che adotta le nuove dispo-2 Primo Pianosizioni e l’ha trasmesso gli organi di controllo per concludere l’iter di approvazione e
giungere, infine, alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Questo decreto costituirà il terzo caposaldo del sistema di norme per la tutela della salute e della sicurezza dei volontari di protezione civile.
Il provvedimento si applica ai volontari appartenenti alle organizzazioni di volontariato che svolgono attività di protezione civile
iscritte negli elenchi regionali e nell’elenco nazionale, oltre che ai volontari della Croce rossa italiana e del Corpo nazionale del soccorso
Per queste due ultime realtà, il provvedimento
contiene alcune disposizioni specifiche connesse alle loro rispettive particolarità organizzative. Altrettanto particolare, infine, è l’applicazione delle disposizioni contenute nel
provvedimento ai volontari appartenenti ai20Corpi comunali e provinciali dei Vigili del Fuoco volontari delle Province Autonome di Trento e di Bolzano nonché alla componente volontaria del Corpo Valdostano dei Vigili del
Fuoco, tutelati dalle norme specifiche che disciplinano l’autonomia di quelle comunità.
Il testo del decreto e gli importanti documenti
che contiene saranno pubblicati sul sito del
Dipartimento protezionecivile.gov.it non appena disponibili, insieme ad alcune sintetiche note finalizzate a renderne la lettura più
agevole e immediata.
Il biennio 2011-2012 segnerà, in questo
modo, una tappa fondamentale nel percorso della sicurezza del volontariato di protezione civile, consentendo così di dare una
forma maggiormente organizzata a quella
cultura della sicurezza che già permea il
mondo del volontariato di protezione civile
22 FocusEmergenza maltempo:
Oltre 6mila i volontari a supporto delle attività di presidio
e assistenza alla popolazione. 2mila le segnalazioni al Contact CenterOperatori al lavoro
dalla neveal 31 gennaio, intense
colpiscono la Penisola, in particolare le regioni del
centro e del sud Italia. Il maltempo sferza il Paese in due
fasi successive. Nella prima
fase un vortice depressionario, alimentato da aria fredda,
raggiunge le regioni centrosettentrionali con nevicate fino a quote collinari, per poi
spostarsi al centro e al sud.
Nella seconda fase, dal 9 feb-D22braio, un nucleo di aria artica
attraversa nuovamente l’Italia
da nord a sud, generando nevicate fino a quote basse, venti forti e locali rovesci e temporali sul basso tirreno. Il Dipartimento della Protezione
Civile monitora dal 27 gennaio l’evoluzione dello scenario
meteorologico, emana avvisi
di avverse condizioni meteorologiche e segue l’evolversi
degli eventi in contatto con le
prefetture, le regioni e le strut-ture locali
di protezione civile. Attivato da subito anche il volontariato locale e nazionale di protezione civile per
supportare le attività di presidio sul territorio e di assistenza della popolazione, in raccordo con i sistemi regionali.
Sono molte le Regioni colpite
dal maltempo al centro e al
sud della Penisola, in questa
fase. In particolare in EmiliaRomagna, nelle Marche, in23Umbria e in Campania si verificano gravi situazioni di criticità con l’isolamento di interi paesi e la disalimentazione
di energia elettrica, gas e acqua. Consistenti le difficoltà
anche sul fronte della viabilità: viene interrotta per alcuni
giorni la circolazione dei mezzi pesanti e consentita la circolazione degli altri veicoli
esclusivamente con pneumatici da neve o catene. Chiu-si strade statali e tratti autostradali. Quasi 2.300 le chiamate al Contact Center del Dipartimento per segnalare queste e altre criticità. L’8 febbraio
Ministri firma un decreto che
dispone il coinvolgimento delle strutture operative nazionali del Servizio Nazionale della Protezione Civile per fronteggiare l’emergenza. Il Capo
Dipartimento della Protezio-ne Civile, Franco Gabrielli, da
decreto, ha il compito di coordinare a livello nazionale tutti gli interventi necessari. A fine emergenza, saranno oltre
6mila i volontari impiegati sul
campo tra Sistemi regionali di
volontariato di protezione civile, organizzazioni di rilievo
nazionale, Cnsas - Corpo nazionale del soccorso alpino e
speleologico e Cri - Croce rossa italiana.IL CAPO DIPARTIMENTO RINGRAZIA DONNE E UOMINI
Ci vorranno ancora alcuni giorni affinché anche
nelle zone maggiormente colpite dalle copiose
nevicate si possa ritornare a una situazione di vita
ordinaria. Il Comitato operativo – l’organo centrale
del Servizio Nazionale della Protezione Civile che
assicura la direzione unitaria e il coordinamento
delle attività di emergenza, stabilendo gli interventi
di tutte le amministrazioni e degli enti interessati
al soccorso – che era riunito in seduta permanente
dalla sera dell’8 febbraio, è stato sciolto, ma
l’attenzione verso il territorio e il coordinamento tra
i diversi soggetti permangono.
I volontari di protezione civile, oltre 6mila
appartenenti alle associazioni locali e alle
organizzazioni nazionali, insieme a Croce rossa e
Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico,
sono attualmente ancora impegnati in attività di
assistenza alla popolazione, ripristino della
viabilità e supporto alle autorità locali; i quasi
2mila uomini delle Forze Armate stanno lavorando
per superare il contesto emergenziale accanto a
circa 5mila Vigili del Fuoco e 20mila uomini dellestrutture territoriali delle Forze dell’ordine.
Voglio ringraziare tutte queste donne e questi
uomini, gli oltre 25mila tecnici delle aziende
fornitrici dei servizi essenziali, e con loro le migliaia
di amministratori, funzionari, tecnici delle strutture
comunali, provinciali e regionali che, ognuno con i
propri compiti, hanno profuso uno straordinario
impegno. Non penso solo a quanti hanno operato
nelle zone interessate dal maltempo; mi riferisco
anche a coloro che, rimanendo nei propri territori,
non hanno esitato a organizzare l’invio di proprie
squadre e mezzi per concorrere alla gestione
dell’emergenza. Tutto il Servizio Nazionale della
Protezione Civile – nato vent’anni fa con la legge n.
225 del 24 febbraio 1992, oggi così tanto al centro
dell’attenzione – si è coordinato e ha risposto con
uno sforzo corale che ha consentito, in molti casi, di
salvare la vita a persone in difficoltà.
Di questo non posso che essere soddisfatto, pur
nella consapevolezza che la macchina può e deve
essere ancora migliorata.
Franco Gabrielli2 FocusIl distacco
adottata dal Dipartimento
è il metodo DaisyBellpartimento. Il sistema è dotato di una campana trasportabile, appesa al gancio baricentrico di un elicottero, il cui funzionamento
si basa sull’onda dell’esplosione controllata
di una miscela di gas al suo interno. Il fatto
che la struttura possa essere elitrasportata
risponde all’esigenza di coprire un territorio
molto vasto.U Le fasi dell’operazione
l Dipartimento della Protezione Civile a
fronte della intensa perturbazione che
ha colpito l’Italia nei giorni scorsi ha inviato alle Regioni interessate dai fenomeni
una nota per verificare la necessità di concorso nelle attività di valutazione nivologica,
finalizzate alla prevenzione del rischio valanghivo, da conseguire anche con interventi di bonifica dei versanti. Il periodo subito successivo ad una nevicata è infatti il
più pericoloso per quanto riguarda le valanghe e pertanto si rende spesso necessario
provocarne il distacco preventivo, specialmente per quanto riguarda il ripristino della
viabilità e della funzionalità di infrastrutture
di interesse pubblico.IU I metodi
Sono due i più utilizzati: il metodo Vassalle
e il DaisyBell. Il primo prevede l’utilizzo di un
certo quantitativo di esplosivo il cui impiego
necessita di autorizzazioni per l’approvvigionamento e il trasporto, quindi di difficile realizzazione nel caso specifico di più Regioni in
cui intervenire. La seconda soluzione tecnica è stata sperimentata negli ultimi anni con
successo ed è stata la scelta adottata dal Di-24Gli osservatori nivologici di Corpo Forestale dello Stato, Esercito e Aineva - Associazione interregionale neve e valanghe rilevano la consistenza del manto per l’individuazione dei
siti in cui poter realizzare il distacco. Queste
operazioni di monitoraggio vengono seguite
da un esperto del Dipartimento sul posto che
collabora alla pianificazione delle fasi operative. Una volta stabilita la fattibilità dell’intervento, si può dare il via alle operazioni. In
questa emergenza il Dipartimento si è avvalso del sistema DaisyBell e dell’elicottero del
Nucleo elicotteri della Provincia Autonoma
di Trento.U Il sistema
Due bombole, una di idrogeno e una di ossigeno, sono fissate alla campana. L’apparecchio è appeso ad un elicottero ad una distanza di circa 10/20 metri a seconda delle
caratteristiche morfologiche del terreno. In
base al tipo di neve e del suolo, l’esplosione
avviene ad una distanza che può variare tra
i tre e i dieci metri. Può essere necessario
del tempo e diversi tiri per generare la valanga. Inoltre l’operazione viene effettuata in
totale sicurezza e coinvolge diversi soggetti che
garantiscono la successiva percorribilità delle strade o delle piste.
22 FocusAutunno
di piogge.
meteo del Centro
Funzionale Centraleli eventi meteorologici che hanno interessato la nostra Penisola durante i mesi di ottobre e novembre del
2011 sono stati molto intensi e ravvicinati.
Prima di analizzarli è bene approfondire l’andamento meteorologico dell’estate e dell’inizio dell’autunno 2011 sul nostro Paese.
Giugno è stato caratterizzato da una spiccata
variabilità e quindi da una alternanza di fasi
stabili e situazioni perturbate, con precipitazioni superiori alla norma sul nord-ovest e
temperature al di sopra delle medie sul nordest. Sul resto della Penisola i valori delle precipitazioni e delle temperature sono risultati in media o poco superiori alla norma; il sistema di allertamento nazionale ha emesso
sei avvisi di avverse condizioni meteo, equamente distribuiti durante tutto il mese.
Luglio, esclusa una breve ondata di calore tra
il 9 e il 12, è stato un mese particolarmen-G26te piovoso, con temperature anche sotto la
media. Le precipitazioni sono risultate ben al
di sopra della media sulle Regioni centrali ed
il sistema di allertamento nazionale ha emesso otto avvisi di avverse condizioni meteo distribuiti nella seconda parte del mese.
La seconda metà di agosto e il mese di settembre sono risultati poco piovosi con temperature – specie le massime – ben al di sopra dei valori medi di riferimento. In questi
due mesi il sistema di allertamento nazionale
ha emesso sette avvisi di avverse condizioni. Anche i consueti temporali pomeridiani
sulle Alpi sono stati poco frequenti.
Dopo un giugno e un luglio caratterizzati da
una spiccata instabilità, le condizioni estive
si sono affermate soltanto in agosto, prolungandosi fino all’inizio dell’autunno su
gran parte del bacino del Mediterraneo
centrale. Questa anomala fase di stabilità ha27versi eventi alluvionali che hanno sferzato
città intere e zone turistiche tra le più importanti del Paese, con vittime, danni e molti disagi per la popolazione e i territori.
I quantitativi di pioggia caduta: i record spettano alla Liguria. Le precipitazioni sullo Spezzino, e quelle successive su Genova, hanno registrato valori in media compresi tra i
400 e 500 mm in un periodo tra le 12 e 24
ore, con rate orari anche superiori ai 100
mm. Si tratta di valori molto intensi, se confrontati con la media climatica delle precipitazioni che a Genova a novembre s’attesta sui 180 mm.U Le alluvioni sullo Spezzino e su Genovapermesso alle acque del mare di disperdere solo una modesta parte del potenziale
energetico, evidenziando valori di temperature più alte rispetto alle medie decennali.U Ottobre e novembre: l’Italia sferzata
Le precipitazioni più significative di ottobre
e novembre hanno interessato Roma il 20
ottobre, la Spezia e le Cinque Terre il 25 e
il 26 Ottobre, Genova, il Piemonte e l’Isola
d’Elba tra il 4 e l’8 novembre, Messina, Barcellona Pozzo di Gotto e la Calabria tra il 21
e il 23 novembre. In questi casi, il sistema
di allertamento nazionale ha emesso avvisi
di avverse condizioni meteo almeno 24-36
ore prima degli eventi alluvionali, in accordo con i Settori meteo dei centri funzionali
decentrati regionali, dove presenti.
Nel giro di un solo mese si sono verificati di-Il 25 ottobre un sistema frontale a carattere
freddo è entrato sul Mediterraneo centro-occidentale, collegato ad una vasta area depressionaria con centro sull’Atlantico settentrionale. Tale fronte freddo è stato preceduto da intense correnti umide ed instabili sud-orientali nei bassi strati, in scorrimento dal Tirreno centrale al Mar Ligure. Un
contestuale flusso in quota con direttrice sudoccidentale, pilotato dal getto polare, ha determinato all’interno della banda nuvolosa la
formazione di una intensa linea temporalesca nell’area dello Spezzino.
La lenta rotazione ciclonica intorno all’area
depressionaria ha reso stazionario il fronte
freddo sulla medesima area per circa 15 ore,
dando luogo a precipitazioni persistenti, a carattere diffuso e continuo, intervallate da impulsi temporaleschi intensi. I fenomeni sono
stati localmente amplificati dalla forzante orografica. Il miglioramento è sopraggiunto soltanto dopo le 23.00, quando il fronte freddo si è spostato sulle Regioni centrali, per la2 Focusspinta del getto polare verso sud-est. Dinamiche meteorologiche simili sono state riscontrate nell’evento alluvionale di Roma di
una settimana prima. Dal 4 all’8 novembre
violente precipitazioni hanno colpito dapprima
Genova e successivamente anche il Piemonte
e la Toscana. Un evento meteorologico degno di nota perché di lunga durata e caratterizzato da diverse dinamiche. Inizialmente la confluenza prefrontale tra area fredda
e area più mite in quota ha preceduto l’ingresso sul Mediterraneo occidentale di una
vasta saccatura di origine atlantica. L’avvicinarsi di un sistema frontale atlantico ha prodotto un corposo afflusso di aria sub-tropicale proveniente dall’Africa, altamente umida ed instabile, trasportata da un flusso sudorientale al suolo, che è andato a contrapporsi ad un flusso sud-occidentale in quota.
La rotazione ciclonica delle masse d’aria sul
Golfo Ligure ed il trasporto di masse d’aria
molto umida e potenzialmente instabile, a ridosso delle aree montuose, ha determinato
la formazione di temporali che per più ore
hanno insistito sulla stessa area della periferia orientale di Genova, in particolare nel
primo pomeriggio di venerdì 4 novembre, con
celle temporalesche auto-rigeneranti, dette
supercelle, con direttrice di spostamento da
sud-ovest a nord-est. Nella giornata di sabato
5 novembre, flussi umidi ed instabili meridionali hanno interessato ancora il nord-ovest,
con precipitazioni diffuse e continue che si
sono estese anche al resto del Nord: è stata diffusa in questo caso la preallerta per una
piena del Po ed è stata attivata l’Autorità di
Bacino. Il continuo approfondirsi dell’area depressionaria sul Mediterraneo centro-occidentale con l’ulteriore formazione di un mi-28nimo barico al suolo ha determinato, anche
in questa giornata, abbondanti precipitazioni sul nord-ovest, specie sui settori alpini, prealpini e pedemontani, con attività temporalesca al centro-sud.U “Rolf”: il ciclone mediterraneo che si
trasforma in simil-tropicale
Tra lunedì 7 e martedì 8 novembre il ciclone
mediterraneo “Rolf”, posizionato tra la Sardegna ed il Golfo del Leone, torna ad approfondirsi. Presente al suo interno un nucleo
di aria più calda come nei cicloni tropicali.
Questa inedita trasformazione da ciclone extra-tropicale a ciclone simil-tropicale (TLC Tropical Like Ciclone) spingerà l’Agenzia federale americana NOAA - National Oceanic
and Atmospheric Administration a classificarlo come “ciclone tropicale 01-M”.
Una probabile causa dell’inedita trasformazione del ciclone da extra-tropicale a similtropicale è da attribuire all’anomalia positiva di temperatura superficiale del mare su
gran parte del bacino centro-occidentale del
Mediterraneo. La temperatura superficiale del
mare risultava essere superiore alla media di
circa 4°C. A seguito di tale profonda depressione, forti venti, anche superiori ai
100 km/h, hanno interessato le coste francesi la sera dell’8 novembre. Il 7 novembre
un violento nubifragio, riconducibile all’area
esterna del ciclone, ha interessato l’Isola d’Elba. Le principali caratteristiche meteorologiche di questo evento sono: la vasta struttura depressionaria atlantica, la forzante
meteorologica, che è entrata sul Mediterraneo centro-occidentale; l’afflusso di aria
sub-tropicale altamente umida ed instabile
che ha preceduto l’ingresso del sistema atlan-29tico; la formazione del minimo barico al suolo; l’orografia complessa che ha amplificato
i fenomeni convettivi, la struttura di alta pressione sull’Europa orientale che ha “bloccato” per più giorni il vortice sul Mediterraneo
centro-occidentale; infine, il successivo ed
inedito approfondimento del minimo al suolo tra il Mar di Sardegna ed il Golfo del Leone: quest’ultimo è un evento raro, causato
probabilmente dall’alta temperatura del
mare. Tutti questi fattori hanno esteso il fenomeno meteorologico a gran parte della Penisola, con una durata di circa 4-5 giorni.U Alluvioni dovute ai cambiamenti
Uno dei quesiti più frequenti giunti al Settore meteo del Centro Funzionale Centrale nelle scorse settimane riguardava gli effetti dei
cambiamenti climatici su questi fenomeni
estremi. Pochi eventi estremi non fanno
statistica e quindi è difficile rilevare una tendenza: è comunque evidente che l’anomalia di temperatura superficiale positiva del Mediterraneo, nei primi giorni di novembre, abbia amplificato le intensità quell’evento. Il costante monitoraggio legato all’esperienza e la
sensibilità meteorologica acquisita in questi
anni, permetteranno in futuro al Settore meteo del Centro Funzionale di fornire risposte
più sistematiche relativamente a questi fenomeni. L’evento meteorologico tra il 21 e il
23 novembre al Sud è stato meno raro: un
ciclone mediterraneo ha convogliato intensi
flussi meridionali sulle due isole maggiori. La
depressione ha prodotto elevata instabilità e
formazione di sistemi temporaleschi organizzati sul settore meridionale della Penisola e sulla Sardegna. La depressione è statacausata anche dal forcing operato da un massimo del getto in quota, in corrispondenza di
un ambiente atmosferico dominato da aria di
origine subtropicale, quindi molto umida
nei bassi strati. Infatti i rovesci temporaleschi
più intensi si sono verificati sulla Sicilia
nord-orientale e poi su tutta la Calabria, a causa di linee di convergenza attivate dal deciso aumento dei venti di scirocco.
La stagione autunnale del 2011 sulla nostra
scena meteorologica si è rivelata molto dinamica. Specie nella seconda parte della stagione, quando gli scambi termici fra le zone
a diverse latitudini del globo hanno assunto
particolare vigore, dando luogo sul Mediterraneo a frequenti e spiccati contrasti fra masse d’aria a differenti caratteristiche termodinamiche, con fenomeni tipicamente impulsivi e concentrati nello spazio e nel tempo,
sotto forma quindi di intense condizioni di instabilità meteorologica.
Ad un autunno così evolutivo ha fatto seguito
una stagione invernale che, fino al mese di
gennaio, ha visto al contrario una prevalenza di condizioni di stabilità sulla scena italiana, confinando il flusso perturbato principale a scorrere prevalentemente a latitudini
più elevate, sulla scena continentale e settentrionale europea, ed affondando solo
episodicamente verso il Mediterraneo centrale e quindi verso la nostra Penisola, senza dar luogo a una fenomenologia particolarmente persistente o severa.
Difficile stabilire se la seconda parte della stagione invernale manterrà una linea di prevalente stabilità intervallata da episodi di debole o moderata instabilità, o vedrà al contrario una nuova fase di scambi meridiani con
conseguente arrivo di frequenti perturbazioni,2 Focusin seno alle quali trovi posto l’innesco di fenomeni meteorologici diffusi, persistenti ed
intensi. A questo quesito è possibile rispondere parzialmente, al momento, optando per
la seconda ipotesi. Anche se per avere dati
più precisi occorrerà aspettare la fine dell’inverno. L’Italia, infatti, è uscita solo a metà
febbraio da una fase molto fredda della durata di circa 15 giorni, in cui fenomeni diffusi nevosi hanno interessato da nord a sud
l’intera Penisola con nevicate fino al livello del
mare. Le nevicate intense hanno riguardato maggiormente il settore adriatico. Ulteriori
dettagli su questo evento saranno approfonditi nel prossimo numero.U Previsioni meteorologiche e attività
del Settore meteo del Centro
Funzionale del Dipartimento
Le previsioni dello stato futuro dell’atmosfera hanno mediamente una buona attendibilità
per quanto riguarda le prime 48 o 72 ore dal
momento dell’elaborazione e possono fornire una tendenza indicativa anche per i successivi due giorni, ma poi perdono rapidamente affidabilità, a causa della natura fortemente caotica del sistema fisico costituito
dell’atmosfera e dalle sue interazioni con il
globo terracqueo. Gli scenari dell’evoluzione
meteorologica, a scadenze superiori ai 5-6
giorni nel futuro hanno una attendibilità
mediamente molto bassa, specie se ci si riferisce a previsioni spinte addirittura oltre il
decimo giorno o quindicesimo giorno nel futuro. Questi scenari non sono inoltre in grado di discriminare la fenomenologia prevista
a livello deterministico e quantitativo, e di dettagliarla a livello di localizzazione e tempistica,
fornendo informazioni utili per decisioni30operative, volte a salvaguardare beni e persone. Nonostante questi fisiologici limiti delle previsioni, il Settore meteo del Centro Funzionale Centrale, operativo 24 ore su 24 e 365
giorni all’anno, segue quotidianamente gli
scenari di tendenza ipotizzati dai modelli numerici a lunga o lunghissima scadenza, al
fine di monitorare giorno dopo giorno i cambiamenti – quasi sempre sostanziali, talvolta
anche drastici – che le successive corse dei
modelli apportano, a mano a mano che ci si
avvicina alla data di un presunto evento avverso, rispetto allo scenario previsto inizialmente. Solo approssimandosi alla data dell’evento, però, si può confermare con ragionevole margine di affidabilità lo scenario evolutivo, inizialmente ipotizzato.
Fare previsioni meteo per fini di protezione
civile significa focalizzarsi sugli eventi rilevanti
dal punto di vista dell’impatto sul territorio,
sulla popolazione o sulle infrastrutture: questo obiettivo così specifico, se da un lato permette di concentrarsi sulle situazioni in cui
i fenomeni possono superare soglie di attenzione o di allarme, dall’altro lato introduce la necessità di dettagliare al massimo gli
eventi meteorologici intensi che si annunciano sul territorio italiano, sia dal punto di
vista della probabile localizzazione dei fenomeni, che da quello della loro tempistica
e, soprattutto, della loro quantificazione numerica. Gli eventuali avvisi sono diramati nell’ambito del Sistema nazionale di protezione
civile, cercando di minimizzare i falsi allarmi ed al tempo stesso fornendo, a chi deve
operare o prendere decisioni sul territorio, gli
elementi necessari ed utili a valutare gli opportuni provvedimenti e garantire l’efficace
risposta del sistema di allertamento.
22 StorieUna sezione dedicata
di protezione civile.Uno sguardo al passato che
efficacemente alle emergenze.Emergenza Etna 1991-1992
la grande eruzione
L’obiettivo delle operazioni
è salvare il centro abitato
di Zafferana Etnea dalla lava
Mi colpì la differenza tra le due facce dell’Etna. Quella che mostra
nelle zone sommitali lo splendido spettacolo della lava rossa che
scorre frusciando con quel caratteristico profumo. E quella dell’eruzione a
valle, che si mangia case e coltivazioni. In questi casi mi scoprii fratello di
questa gente testarda e dignitosissima che continuava a coltivare la terra
dei padri anche quando la colata era a un metro dalle piante, e mi
veniva voglia, come loro, di fermare la lava con le mani1.“”ella notte tra il 13 e il 14 dicembre 1991 – preannunciata da un rigonﬁamento dell’ediﬁcio vulcanico e da una breve crisi sismica, con
l’apertura di una frattura eruttiva alla base del Cratere di sud-est –
ha inizio l’ultima grande eruzione dell’Etna del XX secolo.
Il Dipartimento della Protezione Civile, con il concorso del Gnv - Gruppo nazionale di vulcanologia del Consiglio nazionale delle ricerche, attiva sin dalle prime ore un sistema di
controllo dell’eruzione.
Le bocche eruttive si trovano sulla ripida parete Valle del Bove, un territorio impervio
e privo di insediamenti, che si apre sul ﬁanco orientale del vulcano. La difﬁcile posizione
delle bocche, inaccessibile soprattutto nei mesi invernali, rende necessaria per il monitoraggio anche la costante presenza di un elicottero. Alle colate laviche bastano tuttavia pochi giorni per raggiungere il Salto della Giumenta ed affacciarsi in Val Calanna, proprio
sopra all’abitato di Zafferana Etnea, esattamente come previsto dalle simulazioni al cal-N3233colatore effettuate dagli esperti, che peraltro annunciano un’eruzione di lunga durata. Il
rischio è che la lava travolga il paese, portando via con sé le case, le coltivazioni, il frutto
del lavoro e il futuro di una intera collettività.
Dai primi giorni di gennaio e sino al 27 maggio 1992, il Dipartimento della Protezione Civile, con il supporto scientiﬁco del Gnv e della Commissione Grandi Rischi, e grazie
al contributo di diverse strutture operative del Sistema di protezione civile, avvia una serie di interventi diversiﬁcati e complessi, alcuni dei quali mai tentati prima su di un vulcano in eruzione.
Il 1° gennaio, quando la colata è ormai a soli due chilometri da Zafferana, il Dipartimento – di concerto con il Genio dell’Esercito – decide il primo intervento, che consiste nella costruzione di un terrapieno di sbarramento a Portella Calanna, all’estremità della Valle. Il terrapieno viene realizzato dall’Esercito e dai Vigili del Fuoco, con il supporto di mezzi meccanici privati, in due settimane di lavoro ininterrotto.
La barriera, eretta perpendicolarmente al percorso della colata, è alta 21 metri e lunga 234. Per circa un mese il terrapieno contiene la lava, impedendone l’avanzata e costringendola a disperdersi a monte. Alla ﬁne, sebbene non sarà in grado di arrestarla del
tutto, riuscirà comunque a rallentarne il corso quel tanto che occorre per consentire la messa in opera di altre misure.
L’8 aprile, dopo una fase di relativa tranquillità, la lava tracima cominciando a scendere verso Zafferana. Tra il 10 e il 14 aprile sono realizzati altri tre terrapieni tra Portella Calanna e Piano dell’Acqua: neanche queste opere minori riescono però ad arrestare la
lava, che prosegue il suo cammino, travolgendo alcune abitazioni e frutteti.
Il 10 aprile la Commissione Grandi Rischi decide di ricorrere alla sperimentazione di
tecniche innovative per tentare di interrompere il ﬂusso lavico nella parte alta del canale
di alimentazione. Il Governo dichiara lo stato di emergenza e un Com - Centro operativo
misto interforze si insedia a Zafferana per la gestione degli interventi. Il fronte della colata si arresta comunque il 16 aprile, a meno di un chilometro dal paese.
Nel mese di maggio un nuovo ﬂusso lavico ben alimentato si sovrappone al precedente. Il 27 maggio – per la seconda volta dopo l’eruzione del 1983 – viene dunque scavato
con le ruspe un canale artiﬁciale e l’argine di lava che lo separa dal canale naturale è fatto saltare con 7mila chili di esplosivo.
Il corso naturale è al contempo ostruito con blocchi di cemento lanciati dall’elicottero.
(1)Dichiarazione di Franco Barberi , 3 maggio 1992, «L’Indipendente». Il vulcanologo Franco Barberi ha ricoperto numerosi incarichiscientifici in Italia e in organismi internazionali quali la presidenza del Gruppo nazionale per la vulcanologia (1983-1995), la Commissione Grandi Rischi della Protezione Civile – settori rischio sismico e rischio vulcanico, il Volcanology Network dell’European Science Foundation, il Comitato tecnico-scientifico dell’ONU per la riduzione dei rischi naturali, la vice-presidenza dell’International Association of Volcanology (IAVCEI), il Comitè Superieur pour la Reductiondes Risques Volcaniques (Francia, 2003-2007), nonché l’incarico di Sottosegretario
di Stato del Ministero degli Interni con delega alla Protezione Civile.Foto tratta dal volume “Leruzione 1991-1992 dell’Etna e gli interventi per fermare o ritardare l’avanzata della lava” (vedi fonti)2 Storie12 maggio 1992,
punto più avanzato
del fronte lavico
della zona di Piano
dell’AcquaNei giorni successivi il ﬂusso di lava originato dalla deviazione scorre nel Piano del Trifoglietto e l’alimentazione a valle viene meno. Tra il 31 maggio e il
1 giugno diminuisce l’emissione di lava anche alla bocca principale.
Zafferana Etnea è salva. Alla ﬁne l’eruzione sarà durata per 473 giorni e avrà prodotto un
volume di lava attorno ai 400 milioni di metri cubi.
L’Emergenza Etna del 1992 si chiude, dunque, con un successo, nonostante le operazioni si siano svolte in un acceso clima di polemica. Sono molti, infatti, i detrattori di questa iniziativa di “difesa attiva”, ritenuta potenzialmente dannosa per la tutela dell’ecosistema, ma il successo immediato delle operazioni ha un impatto favorevole sull’opinione
pubblica e, in particolare, sulla popolazione di Zafferana Etnea.U 2001: L’ERUZIONE ESTIVA
Nell’estate del 2001 si veriﬁca una nuova breve ma intensa eruzione. L’attività si sviluppa successivamente da più bocche, che si aprono a diverse quote lungo il versante sud.
La simulazione del percorso dei ﬂussi lavici mostra una possibile minaccia per gli abitati
di Nicolosi e Belpasso, ma soprattutto per le infrastrutture turistiche nella zona dello storico Rifugio Sapienza. Per proteggere questa zona vengono costruite a più riprese e a quote via via inferiori, 13 barriere di terra. L’esperienza maturata nel ‘92 si rivela preziosa:3435le barriere stavolta non vengono disposte ortogonalmente al percorso della lava, nel vano
tentativo di arrestarne il decorso, ma obliquamente, allo scopo di indirizzarlo verso zone
non ediﬁcate. Questa soluzione tecnica, oltre a rivelarsi più efﬁcace, viene vista anche meno
sfavorevolmente dagli strenui sostenitori del libero evolvere della natura, e viene attuata
con la concertazione e il placet dell’Ente Parco, ponendo attenzione anche alla preservazione di alcune specie vegetali endemiche.U 2002-2003
Appena un anno dopo, il 26 ottobre 2002, uno sciame sismico interessa il versante nordorientale; stavolta è il rift di nord-est a riattivarsi formando una “bottoniera”: una serie
di bocche eruttive allineate, dalle quali si innalzano spettacolari fontane di lava. Le colate laviche che si originano, in breve tempo distruggono l’area turistica di Piano Provenzana e si dirigono verso l’abitato di Linguaglossa.
Il 29 ottobre un terremoto di magnitudo 4.4, seguito da numerose repliche, colpisce S.
Venerina e altri 13 comuni, causando numerosi crolli agli ediﬁci.
Per la gestione di questa emergenza complessa, sismica e vulcanica, vengono attivati
3 Com (due per il sisma e uno per l’eruzione), per la prima volta coordinati da una Dicomac - Direzione di Comando e Controllo e sono tempestivamente attivate le funzioni di supporto. Le squadre di veriﬁca svolgono 8.400 sopralluoghi – riscontrando l’inagibilità di oltre 3.000 stabili– e avviano le attività di messa in sicurezza degli ediﬁci.
Il 31 ottobre l’attenzione mediatica viene drammaticamente distolta dal terremoto del
Molise, nel quale 27 bambini e una maestra rimangono uccisi dal crollo di una scuola elementare. Sebbene sicuramente meno grave e senza vittime, il terremoto di S. Venerina ha
lasciato comunque 1100 persone senzatetto che necessitano di assistenza. Il Sistema di protezione civile si trova quindi fortemente messo alla prova da una molteplicità di eventi di
vario tipo in diverse zone del territorio nazionale.
Il 13 novembre 2002 si veriﬁca l’apertura di una bocca anche sul versante sud del vulcano, con lo sviluppo di una nuova colata che ben presto giunge a minacciare la zona del
Rifugio Sapienza. Per fronteggiare le colate su questo versante, viene attivato un ulteriore Com a Ragalna e, a quota 1.900 metri, il prototipo di quello che poi, nei modelli di intervento, prenderà il nome di Coa - Centro operativo avanzato.
Il 21 novembre si apre una nuova bocca a 2.750 metri, più in basso rispetto alla precedente, e la minaccia per il Sapienza si fa sempre più concreta. Per questo motivo si richiede da Palermo l’intervento del IV Reggimento Genio Guastatori dell’Esercito che co(2)Il 1983 è stato effettuato il primo tentativo al mondo di deviazione di una colata lavica attraverso esplosivi. Quell’anno l’eruzioneminacciava i Comuni di Ragalna, Belpasso e Nicolosi. Il 14 maggio 1983, dopo aver scavato un nuovo alveo, è fatto saltare con l’esplosivo l’argine naturale, così da deviare la lava lungo il canale artificiale. L’esperienza del 1983, significativa ai fini di protezione civile, ebbe
però un successo parziale: l’esplosione provocò una distruzione parziale degli argini e solo parte del flusso fu effettivamente deviato.Foto concesse da Domenico Mangione2 StorieIn questa pagina,
dell’Etna del 2002struisce, insieme ad aziende private, argini in terra per la deviazione delle colata di lava. Nonostante tutto, il 16 dicembre 2002 un notevole incremento
del tasso effusivo fornisce nuova alimentazione alla colata e, in un limitato settore, riesce
a sospingerla oltre l’argine.
La lava distrugge l’ediﬁcio che ospita il Centro Servizi del Comune di Nicolosi. Sebbene
la zona sia stata preventivamente boniﬁcata, l’interazione della lava con il liquido residuo
di un serbatoio, determina un’improvvisa esplosione, con lancio di proietti incandescenti,
provocando 32 feriti fra i tecnici e gli operatori di protezione civile. Mentre ad alta quota
si combatte un’impari lotta con la lava, ai piedi del vulcano si gestisce la crisi sismica. 1.120
persone vengono ospitate nelle strutture di accoglienza: dapprima alberghi e tende, sostituite presto dalle roulottes, poi, grazie all’introduzione in un’ordinanza di un contributo
per l’autonoma sistemazione, dal 18 dicembre il numero degli sfollati decresce drasticamente e molte persone possono trascorrere il Natale in un luogo più confortevole. In totale, oltre 1.500 uomini e 500 mezzi sono impiegati per la gestione di questa emergenza.
La terza tipologia di evento che caratterizza questa emergenza complessa è l’emissione di una grande quantità di ceneri vulcaniche. Questa eruzione infatti sembra rappresentare
un momento di svolta nello stile eruttivo del vulcano, con una migrazione verso termini
in cui l’attività esplosiva diventa via via più importante.3637Nei primi 3 giorni di eruzione vengono emessi ben 37 milioni di tonnellate di cenere,
che determinano accumuli variabili dai 38 kg/mq in zona Sapienza ﬁno ai 2,5 kg/mq di
Catania. La cenere, caduta a più riprese da ottobre a gennaio, per complessivi 58 giorni,
provoca irritazioni alle mucose, agli occhi e problemi alla respirazione, danni all’agricoltura e alle attività produttive, notevoli disagi alla circolazione stradale e al trafﬁco aereo,
comportando la ripetuta chiusura dell’aeroporto di Catania.
Vengono diramate norme di comportamento alla popolazione e distribuiti, grazie all’impiego delle associazioni di volontariato, mascherine e occhiali protettivi.
Nel contempo, a ﬁne dicembre, anche lo Stromboli fa sentire la sua voce e richiede la
massima attenzione e l’intervento del Dipartimento: un’effusione lavica e un inatteso maremoto interessano l’isola, avviando anche lì la realizzazione di un sistema integrato di protezione civile. Fortunatamente l’attività dell’Etna va lentamente diminuendo e termina il
29 gennaio 2003.U LE SUCCESSIVE ERUZIONI
Sebbene con manifestazioni meno eclatanti, l’Etna ha continuato a dare eruzioni quasi costantemente nell’ultimo decennio.
Nel 2004 l’attività eruttiva inizia a settembre, con lo sviluppo di campi lavici all’interno
della Valle del Bove e fasi intermittenti di emissioni di cenere, per terminare a marzo del 2005.
Nel 2006 l’Etna dà una prima avvisaglia a luglio, con un’eruzione di soli 10 giorni, per
poi riprendere con maggiore vigore da settembre ﬁno a metà dicembre. Durante l’eruzione si susseguono fasi di attività effusiva ed esplosiva.
Le emissioni di ceneri ripresentano i problemi già visti nel 2002, soprattutto in riferimento al trafﬁco aereo. Anche stavolta l’esperienza fatta e gli avanzamenti scientiﬁci e tecnologici conseguiti si rivelano preziosi: il Dipartimento della Protezione Civile, grazie alla
collaborazione dei suoi Centri di competenza nei settori della meteorologia e della vulcanologia, attiva una procedura per l’elaborazione di mappe previsionali delle aree interessate dalla dispersione di ceneri in atmosfera, a supporto degli enti preposti alla gestione
del trafﬁco aereo, che consente di ridurre drasticamente i tempi di inattività dell’aeroporto.
Nel 2007 l’Etna si manifesta in un modo ancora nuovo. Fra marzo a novembre si veriﬁcano sei eventi esplosivi, ciascuno della durata di circa 12 ore, con formazione di colonne sostenute di ceneri di alcuni chilometri di altezza .
Il 13 maggio 2008 i sismometri mostrano una sequenza di 230 eventi sismici molto superﬁciali e ravvicinati nell’area sommitale del vulcano: segno evidente dell’apertura di una
nuova frattura eruttiva. La ﬁtta copertura nuvolosa tuttavia non permette di identiﬁcarne l’esatta posizione e si teme che il ﬂusso lavico, certamente prodottosi, possa essere diretto verso zone ediﬁcate. Per la prima volta viene fatto ricorso a Cosmo-SkyMed, una costellazione di satelliti con sensori radar ad alta risoluzione dell’Agenzia Spaziale Italiana,
messa in orbita solo pochi mesi prima, che il giorno seguente permette di identiﬁcare conFoto concesse da Domenico Mangione2 StorieIn questa pagina,
del 2006certezza la posizione della nuova frattura, a monte della Valle del Bove, e rassicurare circa lo sviluppo della colata in zone disabitate. L’eruzione, attraverso
fasi alterne, si protrae per oltre un anno e termina nel luglio del 2009. Lo sviluppo a più
riprese di ﬂussi lavici, permette di applicare i nuovi modelli di simulazione del loro percorso, elaborati nell’ambito di progetti di ricerca dell’Istituto nazionale di geoﬁsica e vulcanologia ﬁnanziati dal Dipartimento.
Altro passo fondamentale nell’applicazione di tecnologie innovative avviene agli inizi
del 2010, quando il Dipartimento, nell’ambito dello sviluppo della rete radar meteorologica nazionale, installa presso l’aeroporto di Catania un radar in banda X, in grado di rilevare non solo le nubi atmosferiche, ma anche particelle di diverse dimensioni. L’applicazione di questa tecnologia alle ceneri vulcaniche è un settore di assoluta avanguardia mondiale che promette sviluppi interessanti.
Il 2011 e l’inizio del 2012 sembrano ripercorrere la tipologia di eventi del 2007. Stavolta però gli episodi esplosivi hanno una durata minore e si presentano più frequentemente.
Sono ben 19 durante l’anno gli eventi che producono la formazione di colonne di ceneri,
con una frequenza che, durante l’estate, arriva ad essere di una alla settimana.
Negli ultimi decenni l’Etna, con le sue eruzioni, ha posto sempre nuove sﬁde, accompagnando e stimolando la crescita del Sistema di protezione civile.3839Qui sono stati ideati e applicati per la prima volta modelli di intervento che sono poi
divenuti un modus operandi (Dicomac e Coa); sono state introdotte nuove misure legislative
(contributo per l’autonoma sistemazione); qui sono state attuate per la prima volta al mondo ardite tecniche di intervento per la deviazione delle colate laviche (dal lancio di blocchi di cemento nei canali lavici, all’uso di esplosivi, all’impiego di ruspe in condizioni estreme per la costruzione di argini); sono stati sviluppati, applicati e perfezionati diversi modelli di simulazione del percorso dei ﬂussi lavici, da quelli più speditivi a quelli più soﬁsticati, che tengono conto anche della variabile tempo; sono stati elaborati e applicati modelli matematici di simulazione della dispersione delle ceneri vulcaniche in atmosfera e al
suolo, integrando dati e conoscenze meteorologiche e vulcanologiche; sono stati impiegati per la prima volta nuovi satelliti, nonché radar da terra con nuove sperimentali funzionalità; sono state elaborate nuove procedure per la gestione del trafﬁco aereo, integrando
le massime conoscenze scientiﬁche e tecnologiche e cercando di recepirle all’interno di rigorose norme e standard operativi, al ﬁne di renderle fruibili a beneﬁcio della collettività
Ma tutto questo è stato possibile solo grazie a un’efﬁcace azione di coordinamento, che
ha potuto far lavorare insieme le massime componenti della ricerca scientiﬁca e tecnologica (pubblica e privata), con le strutture operative di protezione civile e con gli enti e amministrazioni locali e statali.
A monte di qualsiasi intervento è però sempre indispensabile sviluppare e consolidare
azioni di prevenzione e di corretta pianiﬁcazione territoriale, strumenti insostituibili per
una reale mitigazione del rischio vulcanico. Fortunatamente l’Etna, con la sua frequente
attività eruttiva nei secoli, ha impresso nel territorio e nella coscienza popolare, la consapevolezza del rischio, tanto che i centri abitati più elevati, mediamente si sono sviluppati
ai margini delle colate laviche storiche e questo, insieme alla tipologia delle manifestazioni eruttive, ha sicuramente agevolato molto il compito della protezione civile.
È fondamentale infatti essere coscienti che, per quanti passi enormi siano stati fatti, nessuna tecnologia permetterà mai di fermare le energie coinvolte in processi geodinamici di
tale portata e che il rispetto per il territorio non può essere sostituito in alcun modo da un
sistema di sola emergenza, per quanto efﬁcace.
• L’eruzione 1991-1992 dell’Etna e gli interventi per fermare o ritardare l’avanzata della lava, F. Barberi, M. L. Carapezza, M. Valenza,
L. Villari, Cnr – Gruppo nazionale per la vulcanologia, Giardini 1992
• «La Repubblica», archivio storico
• «Il Messaggero», archivio storico
• «L’Indipendente», archivio storico
• «Corriere della Sera», archivio storico
• «Il Giornale», archivio storico
• «L’Avvenire», archivio storico2 Dal TerritorioPrevenzione degli incidenti da valanga:
giornata nazionale organizzata dal Cnsas
li incidenti che si verificano ogni anno in montagna in seguito a distacchi di valanghe, rivelano spesso un’inadeguata valutazione del pericolo da parte di sciatori ed escursionisti. Il 15 gennaio si svolge in tutta Italia la giornata “Sicuri con la neve”, dedicata alla prevenzione degli incidenti da valanga. L’iniziativa è organizzata dal Cnsas - Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico, ed è rivolta a quanti desiderano ricevere
informazioni sulle corrette norme di comportamento da adottare sulla neve. L’evento, che rientra nel progetto
“Sicuri in montagna”, è realizzato in collaborazione con le Scuole d’alpinismo e scialpinismo, le Commissioni e Scuole centrali di escursionismo, alpinismo giovanile e fondo escursionismo, il Servizio valanghe italiano del Cai - Club alpino italiano e la società alpinistica Falc.
Tra le diverse iniziative, si segnalano le attività previste in Abruzzo e Campania. Ad Avellino, sono tre le stazioni
didattiche predisposte dal Cai e dal Cnsas sull’altopiano del Laceno. Gli argomenti affrontati riguarderanno:
la prevenzione dei rischi, l’allertamento dei soccorsi e l’auto-soccorso in caso di valanga. Gli istruttori illustreranno anche i comportamenti da tenere in pista e il corretto utilizzo di piccozza e ramponi. Il Cnsas d’Abruzzo, invece, organizza campi neve sulla Maielletta e a Campo Felice, Passo Godi, Passo San Leonardo e Colle Rotondo. I tecnici volontari del Soccorso alpino spiegheranno i comportamenti da assumere in caso di valanghe
e le norme da rispettare per affrontare la montagna in sicurezza. Verranno simulati anche interventi di ricerca
e soccorso con l’impiego di sonde e degli apparecchi Artva - Apparecchio per la ricerca dei travolti in valanga.G3 INFO
segreteria@cnsas.itEsercitazione di protezione civile
per posti di comando in Costiera Amalfitana
l 26 gennaio Positano ospita la
prima esercitazione di
protezione civile per posti di
comando (table-top) in Costiera
“Positano 2012”, questo il nome
dell’evento, è un’occasione per
testare la macchina organizzativa
dei soccorsi e il piano di
emergenza comunale. La
simulazione prevede, nella prima
fase, la dichiarazione dello stato
di “attenzione” sul territorio
per avverse condizioni meteo,
con precipitazioni insistenti che
daranno luogo a dissestiI40idrogeologici in via Corvo e nel
vallone Fornillo. Alle ore 8.00 è
previsto l’inizio della fase
esercitativa vera e propria, con
l’attivazione delle procedure di
evacuazione della popolazione e
la chiusura delle vie d’ingresso al
paese. Nel contempo verrà
allestito il Coc - Centro operativo
comunale nella sala consiliare del
Comune, da dove il Sindaco avrà
il compito di coordinare i soccorsi.
all’Ufficio di protezione civile
della Provincia di Salerno e alla
Soru - Sala operativa regionaleunificata, il compito di monitorare
Allertati anche tutti i soggetti che
gestiscono funzioni necessarie in
situazioni di emergenza: trasporti
locali, servizi telefonici, energia
Superata la fase di allarme, il
Sindaco disporrà la chiusura del
Coc e la fine delle attività.
Il briefing finale, servirà a tutti i
partecipanti per confrontarsi sulle
procedure eseguite e sulle
eventuali criticità emerse.
segreteria.sindaco@comune.positano.sa.it41Sardegna: intesa tra Protezione Convenzione Regione
Civile e Ordine dei geologi
Veneto e Fir-Ser
ottoscritto a Cagliari il 16 gennaio – in presenza dell’assessore regionale all’Ambiente Giorgio
Oppi e dei firmatari, Giorgio Onorato Cicalò, direttore generale della
Protezione Civile e Davide Boneddu
presidente regionale dell’Ordine dei
geologi – il protocollo di intesa tra
l’Ordine dei geologi della Regione
Sardegna e la Direzione generale della protezione civile regionale.
L’accordo è finalizzato all’impiego dei
geologi nell’intero territorio regionale
per sostenere le attività di protezione
civile in emergenza.
Il contributo, gratuito e su base volontaria, è prestato al fine di collaborare con la Direzione generale del-Sla protezione civile nella gestione delle emergenze, per fornire alle autorità preposte le competenze tecnicoscientifiche necessarie alla risoluzione delle problematiche di ordine
geologico, geomorfologico e geotecnico. Tra i compiti richiesti, l’individuazione di criticità ambientali potenzialmente pericolose per la
popolazione, le attività di messa in
sicurezza, anche temporanea, di
persone e beni esposti alle calamità, il censimento e la catalogazione dei danni a seguito di un evento. L’accordo avrà durata biennale
e potrà essere prorogato.
geologi.sardegna@tiscali.it“Fango sull’obiettivo”
da gennaio in mostra a Genova
naugurata il 31 gennaio a Genova, nella Sala Incontri del Palazzo della Regione, la mostra fotografica “Fango sull’obiettivo” dedicata ai
giovani che si sono mossi da tutta Italia e dall’estero per aiutare la popolazione ligure colpita dall’alluvione del 4 novembre 2011.
L’esposizione, organizzata dall’Associazione dei gruppi di volontariato
Vincenziano e dalla Regione Liguria, contiene oltre 100 testimonianze
foto-video amatoriali che documentano l’attività dei ragazzi che attraverso
il passaparola su facebook hanno organizzato la mobilitazione spontanea. Presenti all’inaugurazione gli assessori regionali alla protezione civile e al volontariato Briano e Rambaudi.
“L’esempio di solidarietà fornito dagli angeli del fango – hanno detto –
non va disperso e ci auguriamo possa essere aggregato al Sistema della protezione civile che sempre più deve rinnovarsi utilizzando anche i
nuovi mezzi di comunicazione per diffondere le misure di auto protezione”. La mostra, a ingresso libero, resterà
aperta al pubblico fino al 10 febbraio.Ipprovata il 13 gennaio dalla
Giunta regionale del Veneto, su
proposta dell’assessore Daniele Stival, una delibera che consente la
sottoscrizione di un protocollo d’intesa tra Regione e la Fir-Ser - Federazione italiana ricetrasmissioni servizio emergenza radio. Sono circa
300 i radioamatori che entreranno
così a pieno titolo nel Sistema regionale di protezione civile.
Deciso anche lo stanziamento di
15mila euro per il potenziamento
delle scorte di attrezzature e
l’acquisto di equipaggiamenti,
L’accordo prevede che la Fir-Ser si
impegni a realizzare, gestire,
sviluppare e mantenere operative
le reti radio di comunicazione in
bande 27 Mhz, 43 Mhz, Vhf e Uhf,
analogiche e digitali, per la
copertura radio dell’intero
della Regione, inoltre, la Fir-Ser
metterà a disposizione gli
operatori radio in possesso delle
relative autorizzazioni per
supportare le attività di
radiocomunicazione in emergenza
dalla sala Radio del Co.Rem e per
garantire le radiocomunicazioni
tra la sala radio regionale e le
aree colpite da calamità.A3 INFO
protezione.civile@regione.veneto.it
segreteria@fircb.org2 Dal TerritorioExpo Emergenze: a Bastia Umbra
la prima fiera nazionale sulle emergenze
astia Umbra, in provincia di Perugia, ospita dal 9 al 12 febbraio Expo Emergenze, fiera biennale dell’emergenza. Expo Emergenze è la prima iniziativa nel 2012 che, promuovendo convegni e attività su sicurezza, prevenzione e tutela dai rischi, consente una riflessione nell’ambito del trentennale del Dipartimento della Protezione Civile e del ventennale della legge n. 225 che istituisce il Servizio Nazionale della Protezione Civile. L’evento, organizzato da Epta-Confcommercio e Umbria Fiere, ha il patrocinio della Regione Umbria
e si sviluppa in aree espositive interne ed esterne con 450 stand, tre sale convegni, sei sale per i workshop. Numerosi gli spazi adibiti a prove pratiche e dimostrative. Le tematiche principali della fiera sono primo soccorso ed emergenza sanitaria, disabilità motoria, protezione civile, pratiche antincendio, sicurezza sul lavoro,
protezione ambientale e rischio industriale. La rassegna si apre con il convegno “Emergenze nei territori fragili: mitigazione del rischio idrogeologico-idraulico”. Ogni tematica in programma è approfondita da un’ampia serie di seminari e dimostrazioni pratiche. Ad alcuni incontri partecipano rappresentanti del Dipartimento. L’area espositiva riservata alla protezione civile è dedicata alla salvaguardia del territorio, a programmi di
prevenzione dell’inquinamento in rapporto a catastrofi naturali e alla gestione dei rischi in caso di eventi accidentali. Gli stand ospitano mezzi e attrezzature dedicate alla tutela dell’ambiente, alla salvaguardia dell’integrità della vita e degli insediamenti e dei beni del cittadino. Sono esposte attrezzature tecniche per tutte le diverse fasi di assistenza post-calamità.B3 INFO
www.expoemergenze.org
info@eptaeventi.itCesenatico, delegazioni europee
studiano la difesa idraulica della città
febbraio sei delegazioni del progetto europeo MiSRaR sulla mitigazione dei rischi ambientali nelle città
e regioni d’Europa, provenienti dall’Olanda, dall’Estonia, dal Portogallo, dalla Bulgaria e dalla Grecia,
visitano Cesenatico. La difesa idraulica della città della Riviera Adriatica rappresenta un buon esempio di
politiche per il miglioramento della gestione dei rischi ambientali. La Provincia di Forlì-Cesena è l’unica
provincia italiana membro del progetto triennale MiSRaR, finanziato dal Programma Europeo Interregional
Cooperation Programme. Obiettivi della visita: lo scambio di conoscenze e best practice tra le istituzioni
europee che adottano strategie di mitigazione del rischio, la definizione di migliori procedure di mitigazione
dei rischi ambientali. Altri partner del progetto sono le città di Mirandela e Aveiro in Portogallo, Tallinn in
Estonia, la regione olandese South Holland, la Euro Perspective Foundation bulgara e la prefettura greca di
Thesprotia. Il sindaco di Cesenatico e alcuni ingegneri del Consorzio di Bonifica della Romagna illustrano le
opere già realizzate, quelle cantierizzate e da realizzarsi per rispondere alla criticità idraulica di Cesenatico
e dei territori limitrofi. In particolare i tecnici stranieri visitano il cantiere per la realizzazione delle paratoie
di acciaio sul Canale Vena, per difendere il litorale dal rischio esondazione, e il by-pass per la messa in
sicurezza del bacino idrografico di Cervia e Cesenatico.A3 INFO
www.provincia.fc.it/europa
relin@provincia.fc.it4243Grandi emergenze e soccorso:
un convegno sul rischio clinicoMassa Lombarda, presentato
il piano neve comunaleal 26 al 28 gennaio il Centro di formazione “Il
Fuligno” dell’Azienda Sanitaria di Firenze, ospita il convegno “Il soccorso integrato nelle grandi emergenze: il ruolo dell’high-tech - 2^ Edizione. Update
2012”. L’evento è organizzato dall’Azienda sanitaria
di Firenze, dall’Agenzia regionale di sanità della Toscana
e da Uso Sicuro Srl, Spin-off dell’Università degli Studi di Firenze, per discutere e confrontarsi sul tema del
soccorso alla popolazione nelle grandi emergenze.
Obiettivo del convegno, la condivisione di percorsi e procedure uniformi da parte degli operatori, la gestione
del rischio clinico attraverso le attività di prevenzione e monitoraggio degli eventi calamitosi e l’attuazione
delle buone pratiche per la messa in sicurezza dei pazienti, degli operatori e delle strutture durante le maxi-emergenze ospedaliere.Dl Comune di Massa Lombarda, in provincia di
Ravenna, ha realizzato un opuscolo informativo
per illustrare il piano neve comunale e per fornire
ai cittadini consigli e norme di comportamento da
adottare in caso di gelo o neve. All’interno del
piano sono elencate le zone della città soggette a
maggiori criticità per cui è previsto l’intervento del
Comune e dei volontari di protezione civile durante
le emergenze. In caso di neve, il piano prevede
l’attivazione, nell’arco di un’ora, delle squadre
comunali e delle quattro imprese private
convenzionate per attuare le operazioni di
sgombero della neve dalle strade. I punti definiti
nell’elenco delle priorità vengono eseguiti dai
volontari della Protezione Civile con la
collaborazione di alcune maestranze del Comune.3 INFO3 INFOwww.unifi.it
l.mugnai@unifi.itwww.comune.massalombarda.ra.it
pg.comune.massalombarda.ra.it@legalmail.itIPuglia, Sesta Provincia: nasce il Coordinamento
delle associazioni e dei gruppi di protezione civile
asce a gennaio nella Sesta
Provincia pugliese di Barletta
Andria Trani l’associazione di
volontariato di secondo livello
denominata “Coordinamento delle
associazioni di volontariato e dei
gruppi comunali di protezione
civile”. Le associazioni di secondo
livello sono sodalizi di
organizzazioni di volontariato. I
compiti del Coordinamento – la
cui recente costituzione è stata
fortemente incentivata dalla
Polizia Provinciale – sono:
contribuire allo sviluppo e al
potenziamento del volontariato diNProtezione Civile, realizzare
interventi comuni delle
organizzazioni coinvolte al fine di
garantire la presenza sinergica
sul territorio provinciale in tutte le
fasi della previsione, prevenzione,
soccorso e informazione in
occasione di ogni evento
La neonata Associazione si
occuperà di promuovere la
formazione, l’aggiornamento e
l’addestramento dei propri
volontari per migliorare
l’operatività della “Colonna
Mobile” e della “Sala operativamultirischi di protezione civile”.
Quest’ultima avrà sede nella
Prefettura a Barletta e sarà
inaugurata a breve. Il
“Coordinamento delle
civile” rappresenta un pezzo
importante della rete di
protezione civile della Sesta
Provincia pugliese e innalza
ulteriormente il livello di sicurezza
dei cittadini dei dieci comuni
della Barletta Andria Trani.
polizia.provinciale@provincia.bt.it2 Dal Dipartimento2012: le iniziative
per l’anniversario della Protezione Civile
l 2012 è un anno speciale per la protezione civile. Venti anni fa, nel 1992, con la legge n. 225 nasce il Servizio Nazionale della Protezione Civile, mentre trenta anni fa, nel 1982, viene istituito il Dipartimento della Protezione Civile di cui si avvale l’allora Ministro per il Coordinamento della Protezione Civile. Un anno di celebrazioni, ma non solo. Il Dipartimento delle Protezione Civile ha scelto di ricordare questi eventi guardando al futuro. L’anniversario offre l’occasione per un punto di situazione su quanto fatto, ma soprattutto vuole rappresentare un momento di dialogo tra tutte le componenti e strutture del Servizio Nazionale. Un confronto che potrà consentire di programmare nuovi obiettivi e attività. Con questo spirito, il Dipartimento invita le amministrazioni
territoriali e le strutture operative a dare vita a iniziative che prevedano momenti di discussione nel campo della protezione civile su aspetti specifici: seminari, convegni, dibattiti. Quanto più le manifestazioni raccoglieranno
il contributo di più voci e di diverse esperienze tanto più risponderanno all’intento di favorire la crescita del nostro sistema. Le iniziative presentate al Dipartimento saranno contraddistinte per il 2012 dall’uso del logo ufficiale. Il logo per le celebrazioni del trentennale e del ventennale è stato presentato dal Capo Dipartimento della Protezione Civile Franco Gabrielli, nell’ambito del convegno conclusivo del decimo Campionato di sci del Sistema della protezione civile. Primo appuntamento 2012 è Expo Emergenze: esposizione biennale sulla sicurezza e le emergenze organizzata dalla Regione Umbria che attraverso convegni e attività su sicurezza, prevenzione e tutela consente una riflessione nell’ambito del trentennale del Dipartimento e ventennale del Sistema.I3 INFO
ufficio.vol@protezionecivile.it (per richiedere il logo dell’anniversario)
ufficio.rei@protezionecivile.it (per richiedere il patrocinio)Maltempo in Bulgaria:
l 7 febbraio la Repubblica di
Bulgaria ha inoltrato una
richiesta di intervento alle
Strutture di Protezione Civile dei
Paesi membri del Meccanismo
Europeo di Protezione Civile –
strumento nato per rispondere alle
emergenze che si verificano in un
territorio esterno all’Unione – in
seguito alla dichiarazione dello
stato di emergenza nelle province
di Hoskovo, Kardjali and Shumen
e in alcuni comuni delle province
di Sofia e Pazardjik. In ragione
dell’accertata criticità della
situazione in Bulgaria – con fortiI44precipitazioni nevose, venti e
piogge con temperature
sensibilmente sotto lo zero –
anche l’Italia ha offerto il suo
contributo, insieme a Belgio,
Polonia, Bulgaria e Ungheria. Il
13 febbraio due esperti del
Dipartimento delle Protezione
Civile hanno consegnato alle
Autorità della Repubblica di
Bulgaria nella città di Sofia 20
tende, della capienza di otto
equipaggiamento elettrico e
riscaldamento invernale, per
ospitare la popolazione colpitadalla straordinaria ondata di
maltempo che ha investito gran
parte del Paese. Il rigido contesto
atmosferico ha infatti provocato il
cedimento di un muro di
contenimento della diga Ivanovo,
nella regione di Haskovo a sudest del Paese, con alluvione dei
villaggi di Biser e Leshnikovo. Le
altre due dighe di Ivaylovgrad e
Studen Kladenets sono invece al
limite della loro capienza. Le
criticità del territorio finora hanno
fatto registrare nove vittime.
www.ec.europa.eu45Contact Center Dipartimento
della Protezione Civile: i dati dei primi otto mesi
al 4 luglio 2011 sono quasi 8mila le richieste dei cittadini arrivate attraverso il numero verde
800 840 840, il modulo online e gli
altri strumenti di contatto a disposizione del pubblico. Di queste, solo il 3% risulta ancora in lavorazione. Il numero di domande chiuse con
risposta immediata o dopo una breve ricerca di informazioni è cresciuto
nel tempo grazie alla formulazione
di Faq sugli argomenti maggiormente richiesti e oggi è pari al 92%.
Il restante 8% ha richiesto un periodo di lavorazione più lungo, poiché ha coinvolto Uffici e Servizi del
Dipartimento. Il numero verde continua ad essere lo strumento più uti-Dlizzato dai cittadini per contattare
il Dipartimento (83%), a cui seguono le richieste per email o Pec - Posta elettronica certificata (9%), modulo online (4%) e i tradizionali fax
o lettera. In linea con gli obiettivi del
servizio, le tipologie di domande più
ricorrenti sono le richieste di informazioni (70%), a cui seguono segnalazioni (17%), offerte di varia
natura (6%), richieste di intervento
(3%), critiche e complimenti. Il 68%
delle domande o segnalazioni ha riguardato eventi di protezione civile, per molti dei quali il servizio è
stato esteso h24. Il picco si è registrato
durante l’emergenza neve che ha interessato dal 31 gennaio al 13 feb-braio scorso le regioni del centrosud Italia, con oltre 2.300 richieste,
pari al 29% del totale. Molto alto
anche il numero delle telefonate per
il rientro sulla Terra del veicolo spaziale UARS: oltre mille in tre giorni.
Per le alluvioni che hanno colpito
Piemonte, Liguria e Toscana nei mesi di ottobre e novembre 2011 sono
arrivate circa 900 chiamate mentre
sono state oltre 500 quelle relative
agli eventi sismici nel Nord Italia
del 25, 26 e 27 gennaio scorso. Ricordiamo che il Contact Center risponde all’800 840 840, dal lunedì
al venerdì dalle 9 alle 18.
urp.protezionecivile@protezionecivile.itEcosistema Rischio 2011:
i dati sul rischio idrogeologico in Italia
cosistema Rischio 2011 monitora ogni anno le attività di prevenzione realizzate dalle amministrazioni comunali italiane classificate a rischio idrogeologico potenziale più elevato.
L’indagine, giunta alla nona edizione, è realizzata da Legambiente con la collaborazione del Dipartimento della Protezione Civile nell’ambito della campagna nazionale “Operazione Fiumi 2011”. Quest’anno sono 1.500 i
comuni intervistati, fra 6.633 amministrazioni a rischio idrogeologico elevato. Di questi, 1.121 (85%) dichiarano abitazioni costruite in aree ad alto rischio, 743 (56%) fabbricati industriali in zone a rischio frana, 403
(31%) interi quartieri, 257 (20%) strutture pubbliche sensibili come scuole e ospedali e 339 (26%) strutture
ricettive turistiche o commerciali. Tre i comuni più virtuosi nella mitigazione del rischio idrogeologico: Peveragno
(Cuneo), Endine Gaiano (Bergamo) e Senigallia (Ancona), dove sono stati realizzati interventi di delocalizzazione ed è stata assicurata un’ordinaria attività di manutenzione. Confortanti i dati sulle attività svolte nell’ambito del Sistema locale di protezione civile: 1.083 comuni intervistati (82%) hanno un piano d’emergenza da mettere in atto in caso di frana o di alluvione, 912 (69%) dichiarano di svolgere regolarmente un’attività di manutenzione delle sponde dei corsi d’acqua e delle opere di difesa idraulica e 926 (70%) di aver realizzato opere per la messa in sicurezza dei corsi d’acqua o di consolidamento dei versanti franosi.E3 INFO
www.protezionecivile.gov.it2 Dal DipartimentoIl Capo Dipartimento
in visita a CerzetoRiattivati i progetti
di servizio civilel Capo Dipartimento della Protezione Civile, Franco Gabrielli, ha
visitato il 19 dicembre scorso la “nuova Cavallerizzo”, la frazione di Cerzeto, in provincia di Cosenza, colpita da una frana il 7 marzo 2005 e ricostruita a poche centinaia di metri dal vecchio paese. Gabrielli, insieme al Prefetto di Cosenza, Raffaele Cannizzaro, al Sindaco di Cerzeto, Giuseppe Rizzo, e al Presidente della Commissione regionale contro la ‘ndrangheta, Salvatore Magarò, ha incontrato la popolazione per
ascoltare direttamente le famiglie
appena entrate nelle nuove case. All’interno dei nuovi locali del CocCentro operativo comunale è stataa Corte di appello di Milano ha
accolto il ricorso presentato il
18 gennaio dall’Ufficio nazionale
del servizio civile. È dunque
sospesa l’efficacia dell’ordinanza
n.15243/11RG emessa dal
Giudice di primo grado del 9
gennaio 2012, che bloccava
temporaneamente l’avvio di tutti
nazionale. L’Unsc ha comunicato
sul proprio sito che sono riprese
le attività relative all’avvio al
servizio dei volontari selezionati.
Riaprono, dunque, anche i lavori
per l’avvio dei progetti di servizio
civile nazionale al Dipartimento
della Protezione Civile: La
Protezione Civile tra memoria e
multimedialità; RIDRISV (La
RIDuzione del RIschio Sismico e
Vulcanico in Italia); La
idrogeologici ed antropici:
Sul sito protezione civile.gov.it
saranno pubblicate le
comunicazioni relative all’avvio
delle selezioni per i progetti del
Dipartimento. Le informazioni
saranno disponibili anche
telefonando al Contact Center del
Civile (800 840 840).Ifirmata la convenzione tra il Dipartimento della Protezione Civile, il
Consiglio notarile dei distretti riuniti di Cosenza, Rossano, Castrovillari e Paola, e il Comune di Cerzeto per
assicurare che il passaggio formale di proprietà degli immobili si svolga nel più breve tempo possibile. I
261 edifici realizzati interamente a carico dello Stato e nel rispetto della
normativa antisismica, a un costo
inferiore rispetto a quello medio previsto per l’edilizia popolare calabrese, si estendono su 48mila metri quadri tra residenze, magazzini, attività commerciali e artigianali.
www.comune.cerzeto.cs.itRiorganizzazione della Commissione
nazionale dei grandi rischi
stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 31 dicembre 2011 il decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri che ha ridefinito l’organizzazione e le funzioni della Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi, istituita con la legge n. 225 del 1992.
La Commissione si articola in un Ufficio di Presidenza e cinque settori di intervento che riguardano il rischio sismico, il rischio vulcanico, il rischio
meteo-idrogeologico, idraulico e di frana, il rischio chimico, nucleare, industriale e trasporti e il rischio ambientale e incendi boschivi. I componenti dell’Ufficio di Presidenza e dei settori sono stati nominati con il dpcm
del 23 dicembre 2011. La funzione principale della Commissione è fornire
pareri di carattere tecnico-scientifico su quesiti del Capo Dipartimento e,
su questi temi, dare eventuali indicazioni su come migliorare la capacità
di valutazione, previsione e prevenzione dei diversi rischi. Si riunisce per i
singoli settori di rischio o a settori congiunti. Si incontra almeno una volta all’anno in sede congiunta per verificare le
grandirischi@protezionecivile.it
attività svolte e programmare le iniziative.È46L3 INFO
www.serviziocivile.it47Meccanismo europeo: corso
per esperti di protezione civileI bambini tra le scrivanie:
un giorno speciale al Dipartimentoal 14 al 19 gennaio si svolge a Roma il Community Mechanism Induction Course, il corso base realizzato nell’ambito del programma della Commissione Europea avviato nel 2004, che organizza corsi di formazione rivolti a esperti di protezione civile dei 32
Paesi partecipanti. Il Programma di formazione è coordinato dal Joint Italian Civil Protection Training Centre, istituito nel 2009 e di cui l’Italia fa parte. La formazione prevede anche l’organizzazione di esercitazioni, tradizionali strumenti di prevenzione per testare l’efficacia dei modelli d’intervento, e lo scambio di
esperti per la condivisione di conoscenze e professionalità diverse. Nell’ambito del programma, il Dipartimento è interlocutore istituzionale della Commissione europea. Le sessioni si svolgono a Roma presso l’Istituto Superiore Antincendi dei Vigili del Fuoco.Dl 29 dicembre scorso il Dipartimento ha accolto circa 60 bambini, tra i due e i dieci anni, figli dei dipendenti. L’iniziativa – degli Uffici Volontariato e Risorse Umane – nasce dal desiderio di far conoscere a
bimbi e ragazzi il luogo di lavoro e i colleghi dei propri genitori.
L’incontro si è svolto presso l’Auditorium di Via
Vitorchiano dove clown volontari hanno intrattenuto
i più piccoli con giochi e piccoli spettacoli. I ragazzi
più grandi hanno visitato la Sala Situazione Italia,
il Coau-Centro operativo aereo unificato e il Centro
Funzionale Centrale. Giovani volontari del Gruppo
PGS Oratorio Don Bosco di Roma hanno organizzato
un gioco di ruolo sul funzionamento del Servizio
Nazionale di Protezione Civile. L’iniziativa è stata
apprezzata da tutti i dipendenti e dai loro bambini.3 INFO3 INFOwww.protezionecivile.gov.it
www.ec.europa.eu/echovolontariato@protezionecivile.it
ufficio.rus@protezionecivile.itIVal d’Ayas 2012: la decima edizione
del Campionato di sci della protezione civile
al 26 al 28 gennaio la Regione Autonoma della Valle d’Aosta ha ospitato il decimo Campionato di sci
del Sistema della protezione civile. Alla manifestazione sportiva hanno partecipato oltre 1.400
operatori e volontari provenienti da tutta Italia.
Il campionato, aperto dalla tradizionale sfilata inaugurale degli atleti, si è svolto nella splendida cornice
della Val d’Ayas, vallata alpina ai piedi del gruppo del Monte Rosa.
L’appuntamento rappresenta ogni anno un’occasione d’incontro per tutti i Sistemi regionali che si
cimentano in gara. Prima in classifica la squadra della Provincia Autonoma di Trento, seguita dalla
squadra della Regione ospitante, la Valle D’Aosta. Terza classificata la Lombardia e a seguire nell’ordine:
Marche, Emilia Romagna, Toscana, Bolzano, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Umbria, Veneto, Abruzzo,
Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, Slovenia, Haute Savoir, Calabria, la squadra della Rivista
della Protezione Civile, Sicilia e Lazio. A chiusura della manifestazione si è tenuto un convegno presieduto
dal Capo Dipartimento della Protezione Civile, Franco Gabrielli. Coordinamento, sussidiarietà, volontariato
e cittadinanza attiva i temi centrali della tavola rotonda, al termine della quale il Capo Dipartimento ha
presentato il logo ufficiale che verrà utilizzato nel corso di quest’anno per le celebrazioni del trentennale e
del ventennale. Appuntamento per la prossima edizione, Pinzolo-Campiglio
www.sciprotezionecivile2012.it
nella Provincia Autonoma di Trento.D2 Normativa[Pubblichiamo in questa sezione alcuni esempi di sintesi di provvedimenti, uno dei nuovi servizi del sito internet del Dipartimento della Protezione Civile. Le sintesi sono strutturate per punti e hanno l’obiettivo di spiegare in modo semplice e chiaro il contenuto di decreti, ordinanze e altri atti. Sono consultabili, insieme ai testi in versione integrale, nella sezione “Provvedimenti” su protezionecivile.gov.itcPROVVEDIMENTI SULL’EMERGENZA NAVE CONCORDIAIn questo numero del magazine la sezione Normativa è dedicata ai provvedimenti sull’emergenza per
il naufragio della nave Concordia.Dpcm del 20 gennaio 2012: dichiarazione dello stato
di emergenza per il naufragio della nave Costa Concordia nel comune dell’Isola del GiglioDecreto n. 83 del Commissario delegato emergenza
nave Concordia del 22 gennaio 2012: nomina del Presidente del Comitato tecnico-scientificoOpcm n. 3998 del 20 gennaio 2012: disposizioni urgenti di protezione civile per il naufragio della nave Costa Concordia all’Isola del GiglioDecreto n. 85 del Commissario delegato emergenza
nave Concordia del 22 gennaio 2012: istituzione della Struttura di missioneDecreto n. 81 del Commissario delegato emergenza
nave Concordia del 20 gennaio 2012: istituzione del
Comitato tecnico-scientificoDecreto n. 84 Commissario delegato emergenza nave
Concordia del 22 gennaio 2012: nomina Soggetto attuatore Contrammiraglio Ilarione Dell’AnnaDecreto n. 82 del Commissario delegato emergenza
Comitato consultivoDecreto n. 215 del Commissario delegato emergenza
nave Concordia del 27 gennaio 2012: nomina del Soggetto attuatore Giampiero Sammuri4849U Opcm n. 3998 del 20 gennaio 2012:
disposizioni urgenti di protezione civile per
il naufragio della nave Costa Concordia,
nel comune dell’Isola del Giglio
Compiti del Commissario delegato. Il Capo
Dipartimento della Protezione Civile è nominato Commissario delegato per:
a) coordinare gli interventi per il superamento dell’emergenza;
b) controllare l’esecuzione degli interventi
di messa in sicurezza e bonifica realizzati
c) provvedere all’intimazione o diffida se i
soggetti responsabili degli interventi di
caratterizzazione, messa in sicurezza e
bonifica sono inadempienti;
d) provvedere alla messa in sicurezza e bonifica delle aree pubbliche o di competenza della pubblica amministrazione;
e) fare ricognizione delle spese sostenute
dalle amministrazioni, enti pubblici e
strutture operative del Servizio Nazionale
f) controllare che il relitto sia rimosso in sicurezza per la tutela dei fattori ambientali.
Struttura di missione. Il Commissario delegato può avvalersi di personale già in servizio nel Dipartimento della Protezione Civile e
costituire una struttura di missione con al
massimo 25 persone. In questa struttura il
Commissario delegato può inserire sei unità
di personale di altre pubbliche amministrazioni ed Enti pubblici, anche locali, in posizione di comando, e quattro unità di personale con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, sulla base di una scelta
di carattere fiduciario. (art. 1)Soggetti a supporto del Commissario delegato. Il Commissario delegato si avvale del
Dipartimento della Protezione Civile e dei
Centri di Competenza. Inoltre può coinvolgere altri Enti e Soggetti con competenza
tecnica, segnalati dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e del Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del
Mare. (art. 2)
Nel provvedimento sono dettagliate le norme che il Commissario delegato o il Soggetto attuatore sono autorizzati a derogare, se ritenuto indispensabile e per finalità specifiche.
Il Commissario delegato acquisisce, se necessario, dall’Arpa Toscana la valutazione
d’incidenza, ovvero lo studio degli effetti sul
territorio degli interventi previsti da questa
ordinanza. (art. 3)
Comitati a supporto del Commissario delegato. È costituito un Comitato con funzioni consultive per supportare il Commissario
delegato nel raccordo con tutti gli Enti e le
Amministrazioni dello Stato interessati nelle attività per il naufragio della nave Concordia. Il Comitato, istituito con decreto del
Commissario delegato, è composto da rappresentanti di enti locali, regione e amministrazioni centrali. Per il recupero della nave
il Commissario delegato si avvale di un Comitato tecnico-scientifico che comprende
rappresentanti di: Ministero dell’Ambiente e
della Tutela del Territorio e del Mare; Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti; Istituto Superiore di Sanità; Ispra; Arpat; Registro italiano navale; Capitaneria di Porto; Dipartimento dei Vigili del Fuoco del soccorso
pubblico e della difesa civile e Dipartimen-2 Normativato della Protezione Civile. Non sono previsti
compensi per i membri dei Comitati. (art. 4)
Copertura oneri. Per coprire le spese derivanti dall’attuazione di quanto previsto dall’ordinanza 3998 – nel limite di cinque milioni di euro – sono disponibili le risorse
finanziare iscritte nello stato di previsione
della spesa del Ministero dell’Ambiente e
della Tutela del Territorio e del Mare del
2012, che saranno trasferite al Dipartimento
della Protezione Civile. (art. 5)U Decreto n. 81 del Commissario delegato
emergenza nave Concordia del 20
gennaio 2012: istituzione
del Comitato tecnico-scientifico
Il Comitato tecnico-scientifico previsto dall’art
4, comma 2, dell’opcm n. 3998 del 20 gennaio 2012 è composto da: il dott. Massimo
Avancini, in rappresentanza del Ministero
del Mare, che è anche il Presidente del Comitato (Decreto del Commissario delegato
n. 83 del 22 gennaio 2012); il Capitano di Vascello Rodolfo Giovannini, in rappresentanza
del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e
delle Capitanerie di Porto; la dott.ssa Loredana Musumeci, in rappresentanza dell’Istituto Superiore della Sanità; il dott. Luigi Alcaro, in rappresentanza dell’Istituto superiore
per la ricerca e la tutela ambientale-Ispra;
l’ing. Marcello Mossa Verre, in rappresentanza dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana-Arpat; l’ing.
Paolo Atanasio, in rappresentanza del Registro italiano navale-Rina; l’ing. Pippo Sergio
Mistretta in rappresentanza del Dipartimento50dei Vigili del Fuoco del soccorso pubblico e
della difesa civile del Ministero dell’Interno;
l’ing. Silvano Meroi, in rappresentanza del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Per la partecipazione ai lavori del Comitato non è
previsto alcun compenso o rimborso spese.U Decreto n. 82 del Commissario
delegato emergenza nave Concordia
del 20 gennaio 2012: istituzione
Il Comitato consultivo, previsto dall’art 4,
comma 1, dell’opcm n. 3998 del 20 gennaio
2012 è composto da: il dott. Sergio Ortelli,
Sindaco del Comune dell’Isola del Giglio; il
dott. Giuseppe Linardi, Prefetto di Grosseto;
la dott.ssa Maria Sargentini, in rappresentanza della Regione Toscana; il dott. Leonardo Marras in rappresentanza della Provincia di Grosseto; il dott. Giuseppe Italiano
in rappresentanza del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del
Mare; l’Ammiraglio ispettore Francesco Lo
Sardo, in rappresentanza del Ministero delle
Infrastrutture e dei Trasporti. Per la partecipazione ai lavori del Comitato non è previsto
alcun compenso o rimborso spese.U Decreto n. 84 Commissario delegato
emergenza nave Concordia del 22 gennaio
2012: nomina del Soggetto attuatore
Contrammiraglio Ilarione Dell’Anna
Il Contrammiraglio Ilarione Dell’Anna, Direttore Marittimo della Toscana e Capo del
Compartimento Marittimo di Livorno, è nominato Soggetto attuatore.51Funzioni. Ha il compito di vigilare sulla predisposizione e verificare l’attuazione dei
piani, preparati dai privati, per la messa in
sicurezza, recupero e bonifica della nave,
controllando che le operazioni avvengano in
condizioni di sicurezza per la tutela dell’ambiente. (artt. 1 e 2)
Il Soggetto attuatore informa il Commissario
delegato su eventuali inadempienze da
parte dei soggetti responsabili per consentirgli di provvedere all’intimazione e alla diffida e all’esercizio del potere sostitutivo per
l’esecuzione degli interventi. Se è necessaria la redazione, da parte delle Amministrazioni pubbliche competenti, di piani per la
messa in sicurezza e la bonifica di aree
pubbliche, il Soggetto attuatore vigila sulla
loro predisposizione e ne verifica l’attuazione. (art. 2)
Raccordo con gli altri soggetti e strutture.
Per altre attività comunque legate alle sue
funzioni opera sulla base di specifiche direttive e indicazioni del Commissario delegato. Mantiene uno stretto accordo operativo
e informativo con la Struttura di missione.
(artt. 4 e 5)
Non sono previsti compensi al Soggetto attuatore per svolgere queste attività. (art. 6)U Decreto n. 215 del Commissario delegato
emergenza nave Concordia del 27
gennaio 2012: nomina del Soggetto
attuatore Giampiero Sammuri
Il dottor Giampiero Sammuri, Dirigente Area
ambiente e conservazione della natura della
Provincia di Grosseto, è nominato Soggetto
attuatore nell’ambito dell’emergenza dellanave Concordia. La sua funzione principale
riguarda la predisposizione, verifica e attuazione in condizioni di sicurezza del piano di
gestione dei materiali e dei rifiuti presenti
nella nave. (art. 1)
Funzioni. In particolare, ha il compito di vigilare sulla predisposizione e verifica del
piano di gestione dello scarico dei materiali
e dei rifiuti, pericolosi e non, provenienti
dalla nave e sulla sua attuazione in sicurezza e rilevare eventuali inadempienze dei
soggetti responsabili alle operazioni.
Inoltre si occupa di coordinare le attività per
la preparazione dei documenti di trasporto
dei materiali e dei rifiuti dal luogo di scarico
sulla terraferma al sito o ai siti di deposito
temporaneo e le attività dei privati per individuare i siti di deposito, per allestirli, gestirli e sorvegliarli.
Il Soggetto attuatore svolge il suo incarico in
raccordo con il Soggetto attuatore Contrammiraglio Ilarione Dell’Anna, che si occupa
delle stesse attività in mare, relative alle fasi
che vanno dal recupero dei materiali di risulta dalla nave e in mare al loro trasporto
fino al porto di destinazione. (art. 2)
funzioni, opera sulla base di specifiche direttive e indicazioni impartite dal Commissario delegato. Mantiene uno stretto accordo
operativo e informativo con la Struttura di
missione. (artt. 5 e 6)
Partecipa alle riunioni del Comitato tecnicoscientifico e del Comitato consultivo. (art. 4)2 LetteraGli Stati Generali del Volontariato
Una consultazione online per i volontari
“Ho sentito che nel 2012 si terranno gli Stati Generali del Volontariato e volevo sapere quando e dove si
terrà la manifestazione. Di cosa si tratterà? Come volontaria iscritta a un’associazione di protezione civile posso partecipare all’evento? Ci sarà modo anche di aderire anche dalla propria sede?” MariaL’EVENTO
Gli Stati Generali del Volontariato si terranno dal
13 al 15 aprile 2012 in occasione del ventesimo
anniversario del Servizio Nazionale di Protezione
Civile, e consentiranno una riflessione generale sul
volontariato di protezione civile in Italia.
L’evento che si terrà ad aprile a Roma sarà
caratterizzato da momenti di studio dei
rappresentanti del volontariato delle Regioni e
appartenenti alle organizzazioni.
Un gruppo sta lavorando ai documenti sui temi da
trattare – i valori, la rappresentanza, il ruolo, le
risorse – che costituiranno la base di discussione
per la tre giorni di Roma.uLA CONSULTAZIONE
Una consultazione degli oltre 800mila iscritti alle
sarebbe stata di difficile attuazione. Per questo il
lavoro verrà svolto solo da un gruppo di delegati
rappresentativo delle organizzazioni e delle realtà
regionali per un totale di circa 300 persone.
Si è scelto di consentire comunque a tutti i singoli
volontari di partecipare al dibattito.
Nelle settimane precedenti l’appuntamento degli
Stati Generali sul sito protezionecivile.gov.it
saranno disponibili i documenti di lavoro sui temi
che verranno affrontati. I volontari potranno dare ilproprio parere – tramite un modulo online – sui
quattro documenti messi a disposizione. La
raccolta dei pareri sarà un importante spunto per i
delegati che parteciperanno all’evento di aprile. In
questo modo verrà assicurata la massima
partecipazione a tutti i volontari che vorranno
aderire alla manifestazione e verrà garantita ai
delegati la disponibilità delle informazioni su
questioni considerate rilevanti dai singoli volontari.
Sarà necessario registrarsi al form online fornendo
il proprio nome, cognome, mail, luogo e data
di nascita, codice fiscale, associazione di
appartenenza, comune dell’associazione
di appartenenza, provincia dell’associazione
di appartenenza. Sarà possibile dare il proprio
contributo per uno o più documenti scegliendo il
tema da un menù solo dopo essersi registrati al
form. Il contributo avrà un limite di battute che
dovrà essere rispettato. Tutti i contributi saranno
pubblicati sul sito del Dipartimento.
Il magazine “Protezione Civile” è anche su facebook. Se appartieni
a un’associazione di volontariato iscritta all’Elenco Nazionale
o al Registro Regionale e desideri inviare contenuti multimediali
o segnalare un evento scrivi a magazine@protezionecivile.it.
La redazione selezionerà i contributi e li pubblicherà nelle apposite
sezioni della pagina.Per inviare contributi, segnalazioni, testimonianze o riflessioni scrivete a magazine@protezionecivile.it52IL CONTACT CENTER DEL DIPARTIMENTO
per prevenirli e mitigarli, per sapere com'è organizzata e quali sono le attività della protezione civile, o per fare segnalazioni al Dipartimento della Protezione Civile. Il numero
verde risponde dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 18.00 e se necessario viene esteso fino ad h24 tutti i giorni della settimana. Per le domande online e per consultare
lo stato di lavorazione delle richieste è disponibile il sito internet del Dipartimento.Telefona all’800 840 840
o scrivici su protezionecivile.gov.itprotezionecivile.gov.itAll pages:123458910111213141516171819202122242526282930313234353637383940414243444546474849505152535456InfoSaveLikeShareDownloadMoreProtezione Civile - Gennaio/Febbraio 2012 Published on Nov 8, 2013 Anno II, numero 6rivistadpcFollowRead moreRead moreSimilar toPopular nowJust for youGo explore