Source: http://www.edscuola.it/archivio/norme/varie/autuniv.html
Timestamp: 2019-02-22 07:44:32+00:00
Document Index: 107887246

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 126', 'art. 17', 'art. 15', 'art.15', 'art. 16']

Nota di Indirizzo sull'Autonomia Universitaria
"Nota di indirizzo"
sull'Autonomia Didattica delle Università
Testo definitivo - 16 Giugno 1998
Oggetto: Legge 15 maggio 1997, n. 127 - Autonomia Didattica
Le disposizioni in materia universitaria della legge 15 maggio 1997, n.127 (art. 17, commi 95 e ss.) sono finalizzate  com'è noto - al compimento dell'autonomia delle università, con specifico riferimento alla loro primaria funzione formativa (autonomia didattica), nel quadro della più generale azione del Governo per il riassetto autonomistico dell'intera organizzazione dello Stato. Obiettivo della riforma è il miglioramento qualitativo dell'istruzione universitaria e delle condizioni complessive di funzionamento dell'università italiana.
Nell'indicata prospettiva, già da alcuni mesi questo Ministero ha diffuso il rapporto finale del gruppo di lavoro ministeriale su "Autonomia didattica e innovazione dei corsi di studio a livello universitario e post-universitario" sul quale si è aperto un ampio confronto, cui hanno partecipato tutte le componenti del mondo universitario, arricchendolo con molteplici osservazioni e suggerimenti.
E' ora necessario intraprendere operativamente la ristrutturazione dei corsi di studio. A tal fine il Ministro invia a tutti gli atenei la presente nota di indirizzo, che segna l'avvio del processo.
Con tale nota si intende consolidare la prassi dell' "avviso preventivo di interpretazione", già utilizzata in altri casi, fornendo informazioni sintetiche sugli obiettivi dei provvedimenti in corso e indicazioni sulle innovazioni immediatamente percorribili.
1.  Gli obiettivi della riforma: indicazioni sintetiche
attuazione di un sistema articolato su più cicli, che consenta  attraverso la flessibilità dei corsi degli studi - l'utilizzazione dei segmenti formativi positivamente percorsi;
Il perseguimento degli indicati obiettivi dovrà anche avvenire nel quadro della progressiva armonizzazione del nostro sistema universitario, dei percorsi degli studi e dei relativi titoli con gli indirizzi che vanno emergendo in ambito internazionale - e, segnatamente, comunitario - in relazione sia alla Convenzione di Lisbona, sul riconoscimento dei titoli di studio, sia all'attuazione dell'art. 126 del Trattato di Maastricht e alla connessa costruzione di uno "spazio educativo europeo", previsto dal progetto dell' "Agenda 2000" nel documento "Per un'Europa della conoscenza".
Il processo di riforma trova oggi un nuovo riferimento, coerente con gli enunciati obiettivi, nella dichiarazione congiunta su "L'armonizzazione dell'architettura dei sistemi di istruzione superiore in Europa", sottoscritta a Parigi il 25 maggio scorso dai ministri per l'università di Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia, che peraltro imprime un'accelerazione alle iniziative in corso.
La definizione dell'architettura generale del nostro sistema universitario, all'interno del nuovo quadro europeo, costituisce la premessa dei decreti attuativi della legge 127/1997 e sarà oggetto di un'apposita nota di indirizzo, che sarà emanata nei prossimi mesi.
2.  I provvedimenti attuativi della riforma: i "decreti di area"
Sulla base del principio cardine dell'autonomia, assunto a fondamento della riforma dalla legge 127/1997, il quadro normativo esistente già offre ampi spazi per procedere al perseguimento degli indicati obiettivi. Tale quadro normativo sarà comunque completato con l'emanazione  entro l'anno  dei decreti attuativi previsti dall'art. 17, comma 95, della citata legge n. 127, che determineranno  sotto forma di "criteri generali"  la durata ed i contenuti minimi qualificanti dei diversi corsi di studio e forniranno la base per la definizione, da parte delle università, degli ordinamenti didattici sostitutivi delle attuali "tabelle".
Per quanto attiene alle caratteristiche di tali decreti, si anticipa fin d'ora che, per preminenti ragioni di semplificazione procedurale e di operatività, si procederà all'accorpamento dei corsi di studio in alcune macro-aree (in analogia e coerenza con quanto già decretato in materia di preiscrizioni), con la conseguente emanazione di cinque "decreti di area", corrispondenti  di massima  ai sottoindicati raggruppamenti (con la precisazione che, stante la finalità pratica degli stessi, non ne può derivare alcuna implicazione in ordine all'autonomia scientifica delle diverse discipline e dei relativi corsi, anche al confine tra più macro-aree):
Anche in attuazione della precitata norma della legge 59/1997, è altresì in corso la definizione di un sistema nazionale di valutazione che, sulla base dell'esperienza dell'Osservatorio per la valutazione del sistema universitario, consenta di intervenire  secondo criteri e procedure predeterminate  per correggere situazioni di squilibrio nell'offerta formativa tra gli atenei e per favorire l'innovazione didattica basandosi sulla valutazione dei risultati effettivamente raggiunti.
3.  Innovazioni immediatamente attivabili
Attivazione dei crediti didattici
Sarà molto importante, ai fini del raggiungimento degli indicati obiettivi, prevedere una maggiore flessibilità nell'utilizzazione dei docenti, anche mediante l'assegnazione di compiti differenziati nell'ambito della programmazione didattica. Peraltro va ricordata l'equivalenza, dal punto di vista dell'assolvimento dei doveri didattici, dell'attività svolta nei corsi di diploma e di laurea nonché nei corsi post-laurea. A tal fine si sottolinea che, per favorire la mobilità interna dei docenti in relazione al più ampio ventaglio di potenzialità formative, va superata la rigidità dello stretto legame del docente alla specifica materia di insegnamento, tenendo conto che l'articolo 12 della legge 341/1990 affida alle strutture didattiche il compito di assicurare "la piena utilizzazione dei professori e dei ricercatori" nei corsi di studio e in tutte le attività integrative previste dalla stessa legge. Poiché la norma in questione non identifica specificamente le "strutture didattiche" richiamate - e ciò proprio al fine di promuovere una maggiore flessibilità organizzativa - si deve intendere che sia pertanto consentita alla potestà statuaria dei singoli atenei l'individuazione o la creazione ex novo di organi di gestione didattica, anche sostitutivi di quelli esistenti, con potere programmatorio e decisionale, che operino concretamente per l'ottimizzazione delle risorse docenti di cui l'ateneo dispone.
Ai sensi dei commi 1 e 2 dell'art. 15 della legge 341/90, i compiti didattici sono assegnati ad ogni professore o ricercatore dalla competente struttura didattica, sentito l'interessato, nel rispetto del settore scientifico-disciplinare di inquadramento, della libertà d'insegnamento e delle specifiche competenze scientifiche. In base al comma 3 dell'art.15 della legge 341/90, esclusivamente per i professori in servizio alla data di entrata in vigore della legge, è necessario il consenso dell'interessato qualora tra i compiti didattici non sia ricompresa la responsabilità didattica del corso impartito alla medesima data di entrata in vigore della legge.
Particolare importanza assume la facoltà  riconosciuta agli atenei dall'art. 16, comma 6, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80  di destinare apposite risorse "per l'incentivazione dell'impegno didattico dei professori e ricercatori universitari, con particolare riferimento al sostegno dell'innovazione didattica, delle attività di orientamento e tutorato, della diversificazione dell'offerta formativa".
4.  Sperimentazione di corsi di nuovo tipo
Sono autorizzate le proposte modificative degli ordinamenti degli studi, nel quadro dell'ordinamento didattico vigente, a suo tempo presentate dalle università e per le quali non sia tuttora pervenuto l'assenso ministeriale.
Si autorizza la prosecuzione della sperimentazione per i corsi per i quali non sussistano ordinamenti didattici vigenti, ove attivati per l'anno accademico 1997/98 per effetto ed in conformità della nota di indirizzo ministeriale prot. n. 2079 del 5 agosto 1997.
In attesa degli ulteriori provvedimenti attuativi dell'autonomia didattica è eccezionalmente autorizzata, limitatamente all'anno accademico 1998-99, l'attivazione - con riserva di successiva verifica e adeguamento in base agli emanandi "decreti di area" - di corsi di nuova istituzione per i quali non sussistano ordinamenti didattici vigenti, purché risulti acquisito il parere favorevole del Comitato universitario regionale di coordinamento, di cui all'articolo 3 del DPR 27 gennaio 1998, n. 25.