Source: http://neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp?id=16466
Timestamp: 2019-01-18 09:39:15+00:00
Document Index: 149267154

Matched Legal Cases: ['art. 479', 'art. 2699', 'art. 240', 'art. 321', 'art. 1', 'art. 537']

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. V PENALE - SENTENZA 18 dicembre 2018, n.57118
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | VENERDÌ 18 GENNAIO AGGIORNATO ALLE 10:39
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. V PENALE - SENTENZA 18 dicembre 2018, n.57118MASSIMA
Integra il delitto di cui agli artt. 48 e 479 c.p. la condotta del titolare di una concessionaria di automobili il quale, ai fini dell'immatricolazione di autoveicoli oggetto di acquisito intracomunitario a titolo oneroso, per evadere il pagamento dell'I.V.A., attesti falsamente che detti autoveicoli siano stati venduti da soggetti privati residenti nell'Unione Europea e ciò in quanto la falsità ha ad oggetto un presupposto di fatto, giuridicamente rilevante ai fini del rilascio del libretto di circolazione da parte della Motorizzazione civile, con la conseguenza che il reato sussiste anche se i falsi dati non compaiono nell'atto pubblico rilasciato.
Con l'ordinanza impugnata, il Tribunale di Roma, rigettava l'istanza di riesame proposta da Porsche Services Italia s.p.a e da Stazione di Servizio IP avverso il provvedimento di sequestro preventivo di targhe e libretti di circolazione di veicoli di proprietà delle medesime, disposto nell'ambito di un procedimento penale per più reati di falso in atto pubblico per induzione. Nello specifico, oggetto di contestazione è l'acquisto di numerosi veicoli di provenienza comunitaria effettuato da società interposte, ma simulatamente imputato a privati residenti nell'Unione Europea che, al momento dell'immatricolazione in Italia delle vetture, presentavano in tal senso false autocertificazioni, inducendo così in errore i funzionari della Motorizzazione civile in merito alla loro esenzione dall'obbligo di pagare l'IVA sull'importazione intracomunitaria. Avverso l'ordinanza ricorrono entrambe le società sopra rubricate nella loro qualità di terze interessate in quanto attuali proprietarie dei veicoli cui si riferiscono i documenti sequestrati.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. V PENALE - SENTENZA 18 dicembre 2018, n.57118 - Pres. Settembre – est. Pistorelli
1. Con l'ordinanza impugnata, il Tribunale di Roma, rigettava l'istanza di riesame proposta da Porsche Services Italia s.p.a e da Stazione di Servizio IP avverso il provvedimento di sequestro preventivo di targhe e libretti di circolazione di veicoli di proprietà delle medesime, disposto nell'ambito di un procedimento penale per più reati di falso in atto pubblico per induzione. Nello specifico, oggetto di contestazione è l'acquisto di numerosi veicoli di provenienza comunitaria effettuato da società interposte, ma simulatamente imputato a privati residenti nell'Unione Europea che, al momento dell'immatricolazione in Italia delle vetture, presentavano in tal senso false autocertificazioni, inducendo così in errore i funzionari della Motorizzazione civile in merito alla loro esenzione dall'obbligo di pagare l'IVA sull'importazione intracomunitaria.
2. Avverso l'ordinanza ricorrono entrambe le società sopra rubricate nella loro qualità di terze interessate in quanto attuali proprietarie dei veicoli cui si riferiscono i documenti sequestrati.
2.1 Il ricorso proposto da Porsche Financial Services Italia, per il tramite del proprio difensore e procuratore speciale, articola due motivi. Con il primo viene dedotta violazione di legge, in relazione all'art. 479 c.p. e agli art. 2699 e 2700 c.c. Contrariamente a quanto ritenuto dal giudice del riesame, secondo la ricorrente il pubblico ufficiale non avrebbe attestato circostanze false, nè gli atti pubblici formati avrebbero recato informazioni non veritiere, ragion per cui non potrebbero ravvisarsi i profili di falsità ideologica contestati. Inoltre, un mero inadempimento contabile, non destinato ad essere attestato dall'atto pubblico, non potrebbe impedire la circolazione di un veicolo, ove quest'ultimo sia stato ceduto a soggetti completamente estranei rispetto alle dichiarazioni mendaci ed alla connessa evasione fiscale. Sarebbe infatti paradossale che, in nome della tutela della fede pubblica, possa pregiudicarsi l'affidamento riposto da terzi incolpevoli nelle risultanze del pubblico registro automobilistico. Con il secondo motivo la ricorrente lamenta violazione di legge in relazione all'art. 240 c.p., comma 2. In tal senso di sottolinea come tale disposizione escluda la possibilità di confiscare beni appartenenti a persone estranee al reato e per di più privi di pericolosità e formati secondo un iter amministrativo. Pertanto, il mantenimento del sequestro fino all'esito del procedimento penale pregiudicherebbe ingiustamente i diritti dei terzi proprietari delle autovetture, totalmente estranei al reato ed in buona fede. In data 15 ottobre 2018 il difensore della ricorrente ha depositato memoria con la quale ha ribadito i motivi di ricorso, ponendo l'accento sul principio di tutela dell'affidamento del terzo di buona fede.
2.2 Anche il ricorso proposto nell'interesse di Stazione di servizio IP di B.A. e M. articola due motivi. Con il primo viene dedotta violazione dell'art. 321 c.p.p., comma 1, nonchè difetto di motivazione in ordine alla sussistenza del periculum in mora in presenza dell'acquisto del bene da parte di un terzo di buona fede. I medesimi vizi vengono prospettati con il secondo motivo in relazione alla sussistenza della buona fede in capo alla società ricorrente.
1. Preliminarmente deve darsi atto che il 23 luglio 2018 è pervenuta rinunzia al ricorso a firma del difensore di Stazione di servizio IP di B.A. e M. nell'esercizio del potere in tal senso conferitogli dal legale rappresentante della società a mezzo di procura speciale. Il ricorso della suddetta società deve ritenersi pertanto inammissibile per sopravvenuta rinunzia e la ricorrente deve essere condannata al pagamento delle spese del procedimento e della somma di Euro 500 in favore della Cassa delle Ammende.
2. Il ricorso di Porsche Financial Services Italia è invece infondato e deve pertanto essere rigettato.
2.1 Con riferimento all'eccepita insussistenza del falso per cui si procede, va ricordato come questa Corte si sia nel recente passato occupata di una fattispecie in tutto sovrapponibile a quella oggetto dell'odierna contestazione, stabilendo che integra il delitto di cui agli artt. 48 e 479 c.p. la condotta del titolare di una concessionaria di automobili il quale, ai fini dell'immatricolazione di autoveicoli oggetto di acquisito intracomunitario a titolo oneroso, per evadere il pagamento dell'I.V.A., attesti falsamente che detti autoveicoli siano stati venduti da soggetti privati residenti nell'Unione Europea e ciò in quanto la falsità ha ad oggetto un presupposto di fatto, giuridicamente rilevante ai fini del rilascio del libretto di circolazione da parte della Motorizzazione civile, con la conseguenza che il reato sussiste anche se i falsi dati non compaiono nell'atto pubblico rilasciato (Sez. 5, n. 9950/18 del 06/12/2017, Marangoni, Rv. 272710).
2.2 Principio questo che il Collegio ritiene di condividere e che intende ribadire, risultando in linea con il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità in tema di falso c.d. implicito, per cui l'accertamento circa la falsità del contenuto della attestazione non riguarda solo la formulazione espressa dell'atto, ma anche i suoi presupposti necessari (e cioè e per l'appunto le c.d. attestazioni implicite), quando un determinato fatto, non menzionato nell'atto medesimo, costituisce indefettibile presupposto o condizione normativa dell'attestazione stessa (ex multis Sez. 5, n. 28594 del 28/03/2018, Buonocunto e altro, Rv. 273638). In tal senso va rilevato come, ai sensi della L. n. 282 del 2006, art. 1, comma 9, la certificazione del pagamento dell'IVA assolta in occasione della prima cessione interna costituisca condizione necessaria per l'immatricolazione o la successiva voltura di veicoli oggetto di acquisto intracomunitario, talchè l'aver attestato falsamente nella richiesta che l'imposta non è dovuta, in quanto tale acquisto sarebbe avvenuto da privato integra, gli estremi del falso per induzione in riferimento al successivo rilascio del libretto di circolazione e della targa. Infatti, tali atti sono falsi nella misura in cui incorporano implicitamente la dichiarazione del privato che ne costituisce il presupposto e si inserisce funzionalmente nel procedimento amministrativo che culmina nel loro rilascio, cui il pubblico ufficiale ha proceduto solo perchè ingannato. L'intrinseca falsità degli atti di cui si discute determina un pericolo per la pubblica fede in riferimento alla legittimità dell'immatricolazione del veicolo. Pericolo che permane fino a che gli stessi non vengono eliminati dal circuito giuridico nei modi previsti dall'art. 537 c.p.p. e che giustifica il loro sequestro ai fini impeditivi, anche a prescindere dalla buona fede del terzo che li abbia acquisiti facendo affidamento sulla loro formale autenticità.
Dichiara inammissibile il ricorso di Stazione di servizio IP di B.A. e M. s.n.c. che condanna al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 500 (cinquecento) a favore della Cassa delle Ammende.
Rigetta il ricorso di Porsche Financial Services Italia S.p.A. che condanna al pagamento delle spese processuali.