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Timestamp: 2020-04-04 07:48:42+00:00
Document Index: 61484091

Matched Legal Cases: ['art. 179', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 21', 'art. 21']

Quota parte gravante sull'aggiudicatario - Forum ESECUZIONI - COMPENSO CUSTODE E DELEGATO
Quota parte gravante sull'aggiudicatario
Qual è la disciplina del compenso spettante al professionista delegato sulla base del dm 227/2015, con particolare riferimento alla quota parte gravante sull'aggiudicatario?
RE: Quota parte gravante sull'aggiudicatario
Com'è noto, l'art. 179 bis disp. att. c.p.c. dispone che la misura del compenso dovuta al professionista delegato per le operazioni di vendita è stabilita con decreto del Ministro della giustizia. Il comma secondo di detta disposizione specifica che esso è liquidato dal Giudice dell'esecuzione, che pone a carico della procedura la quota parte relativa "alle operazioni di vendita", mentre il compenso per le attività "successive" grava sull'aggiudicatario.
In applicazione di questa norma era stato emanato il d.m. 25 maggio 1999, n. 313 il quale determinava direttamente alcune voci del compenso, rinviando alle tariffe professionali per le altre.
La materia è stata riscritta dal D.M. 15 ottobre 2015, n. 227, integralmente sostitutivo del d.m. 313/1999, di cui ha disposto l'abrogazione.
In particolare, la disciplina del compenso spettante al professionista delegato alla vendita immobiliare è contenuta nell'art. 2, il quale lo determina con riferimento al prezzo di aggiudicazione, distinguendo 3 scaglioni: sotto i 100.000 euro, tra 100.000 e 500.000 euro, sopra i 500.000 euro.
Il compenso è calcolato poi con riferimento a 4 voci (le quali nella sostanza cercano di ripercorrere le fasi della procedura esecutiva):
1) per tutte le attività comprese tra il conferimento dell'incarico e la redazione dell'avviso di vendita, ivi incluso lo studio della documentazione ipocatastale;
Le prime 3 voci della tariffa possono essere liquidate dal Giudice dell'esecuzione in relazione a ciascun lotto, quando le relative attività abbiano avuto ad oggetto più lotti, in presenza di giusti motivi. Lo stesso aumento è consentito per la liquidazione del compenso relativo alle attività di distribuzione del ricavato, quando la distribuzione ha ad oggetto somme riferibili a più debitori. Inoltre, il compenso può essere aumentato o diminuito dal Giudice dell'esecuzione del 60%, tenuto conto della complessità delle attività svolte.
In caso di estinzione anticipata, ai fini della determinazione del compenso si farà riferimento al prezzo previsto per l'ultimo tentativo di vendita (o in mancanza al valore di stima), tenendosi conto solo delle attività svolte.
Il comma quattro del medesimo art. 2 prevede poi che al delegato spetti un rimborso forfettario delle spese generali in misura pari al 10% del compenso, nonché il rimborso delle spese effettivamente sostenute e documentate, tra le quali devono ritenersi ricompresi i costi degli ausiliari.
Infine, quanto alla determinazione dell'ammontare del compenso, il comma 5 ne stabilisce in ogni caso l'importo massimo (comprensiva del rimborso delle spese generali), nella misura del 40% del prezzo di aggiudicazione o del valore di assegnazione.
L'art. 2 del d.m. in discorso interviene altresì, facendo chiarezza, sulla disciplina della determinazione degli oneri a carico dell'aggiudicatario. Prevede a questo proposito che siano posti a carico dell'aggiudicatario la metà del compenso relativo alla fase di trasferimento della proprietà e delle le relative spese generali, nonché le spese effettivamente sostenute per l'esecuzione delle formalità di registrazione, trascrizione e voltura catastale, ferma restando la possibilità che il ge, in presenza di giustificati motivi, determini in maniera diversa il compenso a carico dell'aggiudicatario o dell'assegnatario.
L'art. 5 del d.m. 313/1999 prevedeva che il Giudice, con l'ordinanza di delega della vendita, determinava l'ammontare del fondo spese che il creditore doveva anticipare al delegato, indicando il termine per il relativo versamento. La norma, come detto, è stata abrogata, ed oggi il sesto comma dell'art. 2 prevede che "In presenza di giustificati motivi sono ammessi acconti sul compenso finale".
Come si vede, oggetto di anticipo non è più il fondo spese, bensì un acconto sul compenso. Questo comporta che dette somme non dovranno transitare sul conto della procedura, bensì su quello delegato, e trattandosi di corrispettivi saranno oggetto di fatturazione. Infatti, il compenso ricevuto dal professionista delegato costituisce il corrispettivo ricevuto per la prestazione di un servizio, e pertanto deve essere oggetto di fatturazione ai sensi dell'art. 21 d.P.R. 26.10.1972, n. 633, a mente del quale "Per ciascuna operazione imponibile il soggetto che effettua la cessione del bene o la prestazione del servizio emette fattura, anche sotto forma di nota, conto, parcella e simili …". Il comma quarto della medesima disposizione prevede inoltre che la fattura deve essere emessa in duplice esemplari, di cui uno consegnato alla parte. Infine, l'ultimo comma dell'art. 21 precisa che "Le spese di emissione della fattura e dei conseguenti adempimenti e formalità non possono formare oggetto di addebito a qualsiasi titolo".