Source: http://ilposticipo.it/opinioni/higuain-sfida-delaurentiis-tribunale-motivi/
Timestamp: 2017-07-20 14:34:59+00:00
Document Index: 51942304

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 21', 'art. 810', 'art. 21']

Higuain sfida ADL sui diritti d'immagine: cosa ha fatto arrabbiare il Pipita? - Il Posticipo
Opinioni	Higuain sfida ADL sui diritti d’immagine: cosa ha fatto arrabbiare il Pipita?
Dopo la vittoria sul campo, nuovo scontro tra Higuain e il suo ex presidente. Stavolta in Tribunale.
Finita la doppia sfida di campionato e Tim Cup rimangono i veleni. Il Pipita Higuain non contento di aver infilzato per ben due volte il Napoli nella notte di Coppa, rovinando così le speranze napoletane di ribaltare il 3 a 1 subito a Torino, annuncia ancora battaglia. Che cosa ha suscitato le ire del Bomber argentino? Higuain lamenta il mancato pagamento da parte del presidente partenopeo di circa 600 mila euro che gli sarebbero dovuti non già per le sue prestazioni sportive, bensì per la cessione dei diritti di immagine. Chiamato a comporre la controversia sarà un Collegio arbitrale. Ciascuna della parti ha nominato il proprio arbitro, si attende il nome del Presidente.
Le leggi che regolano i diritti d’immagine
Due spunti interessanti per un commento. Il primo riguardante il merito: non parliamo di stipendio, ingaggio o somme dovute per le prestazioni sportive dell’asso argentino dalla Società Sportiva Napoli per il periodo in cui quest’ultimo era tesserato per i colori partenopei. Non parliamo quindi di inadempimento del contratto di lavoro sportivo in virtù del quale il giocatore si era impegnato a svolgere una prestazione lavorativa a favore del club, così come disciplinato dalla legge 91 del 1981 e dall’art. 10 dell’Accordo collettivo fra FIGC (nella veste di mediatore), la Lega Nazionale Professionisti di A (poi replicato dalle altre Leghe) e l’Associazione Italiana Calciatori. Non parliamo quindi di prestazioni svolte in applicazione dell’art. 10 di questo Accordo secondo il quale “il calciatore deve adempiere la propria prestazione sportiva nell’ambito dell’organizzazione predisposta dalla società e con l’osservanza delle istruzioni tecniche e delle altre prescrizioni impartite per il conseguimento degli scopi agonistici”. Non parliamo del vincolo di subordinazione e di fedeltà che sorge dalla sottoscrizione di un contratto-tipo predisposto dalla stessa Lega. Parliamo del diritto di sfruttamento dell’immagine, ossia del diritto di ogni calciatore di concedere la propria immagine per prestazioni di carattere promozionale, pubblicitario o di testimonial. E ciò al di fuori del rapporto di lavoro subordinato con la società, in virtù di una Convenzione stipulata nel 1981 fra l’Associazione calciatori e le Leghe calcistiche, il cui art. 1 afferma che “i calciatori hanno la facoltà di utilizzare in qualsiasi forma lecita e decorosa la propria immagine anche a scopo di lucro, purché non associata a nomi, colori, maglie, simboli o contrassegni della Società di appartenenza o di altre Società e purché non in occasione di attività ufficiale”. Quindi il calciatore può prestare la propria immagine per pubblicità o fare il testimonial purché non sia vestito con i colori della propria squadra (e quelli azzurri della nazionale), senza il consenso della propria squadra.
IMMAGINE E INGAGGIO A VOLTE NON VANNO D’ACCORDO
Allo stesso modo, però, la società calcistica non può disporre, senza il consenso dell’atleta, della sua immagine, anche se essa è ripresa durante lo svolgimento delle prestazioni di lavoro a favore del club. Quest’ultimo può solamente disporre (e cede a terzi a fini pubblicitari) delle foto in cui il giocatore svolge, in divisa, attività sportive in gruppo con altri compagni di squadra. Proprio per questi limiti, lo stesso Accordo collettivo prevede all’art. 4.5 che, accanto al contratto di cessione delle prestazioni sportive che li lega, la società ed il singolo giocatore possano anche stipulare contratti con i quali il calciatore ceda alla società la licenza dei diritti di immagine: quindi con un contratto, stabilire che la società diventa, in cambio di denaro per il calciatore, proprietaria dei diritti di immagine di quest’ultimo. La società (o chi per lei, non è necessario che sia lo stesso club ma può essere anche una società commerciale ad hoc), diventa libera di cedere ad altre società commerciali l’immagine pubblicitaria del giocatore. E ci sono molti club che hanno così l’abitudine di concludere con i propri calciatori anche accordi di questo tipo. Uno di questi è il Napoli, il cui presidente appare assai attento alle varie forme di comunicazione pubblicitaria, tanto che, in più occasioni la mancata stipulazione di un accordo di questo tipo ha fatto saltare quello per il tesseramento di un calciatore con il quale si era già raggiunta l’intesa economica sull’ingaggio. Ed è di somme di denaro provenienti da un accordo di questo tipo che, a quanto pare, rivendica il pagamento il campione argentino. In che modo? Qui un secondo spunto. L’Accordo collettivo prevede all’art. 21 l’obbligo di inserire nel contratto individuale una cd. clausola compromissoria, che devolve la soluzione di tutte le controversie aventi a oggetto “l’interpretazione, l’esecuzione o la risoluzione di ogni controversia avente ad oggetto” quel contratto “ovvero vicende riconducibili al rapporto di lavoro da esso nascente” ad un Collegio Arbitrale regolato da un ulteriore Regolamento richiamato nell’Accordo stesso. Quindi chi ha pretese in relazione all’esecuzione del contratto di lavoro sportivo ha l’obbligo di attivare l’Arbitrato nominando un arbitro e lasciando che la controparte nomini il suo. Poi i due arbitri provvederanno a nominare il Presidente del Collegio. In caso di mancato accordo, il Presidente sarà nominato dall’Autorità giudiziaria ai sensi dell’art. 810 del Codice di procedura civile. La questione però mi sembra un’altra. L’art. 21 dell’accordo collettivo prevede l’obbligo di inserire nel contratto individuale la clausola compromissoria per le vicende relative al contratto di cessione delle prestazioni sportive. E per questo la procedura è quella prevista dall’apposito Regolamento. Ma per quanto riguarda quello di cessione dei diritti di immagine? Può assimilarsi alle “vicende riconducibili al rapporto di lavoro da esso nascente”, richiamato nella norma appena richiamata? Non pare proprio. Allora è necessario verificare che quest’ultimo contratto, quello di cessione dei diritti di immagine, contenga effettivamente una simile clausola e quale sia il suo contenuto. Solo dopo queste operazioni si saprà come potrà essere trattata la vicenda. Con buona pace del Pipita e del suo ex Presidente.
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