Source: http://sicurezzapubblica.wikidot.com/detenzione-di-armi
Timestamp: 2014-07-31 17:33:06+00:00
Document Index: 61598130

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 10', 'art. 13', 'art. 6', 'art. 52', 'art. 703', 'art. 39', 'art. 6', 'art. 21']

Detenzione di armi - Sicurezza Pubblica
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questa pagina wiki è tratta dal volume G. Calesini - Leggi di pubbblica sicurezza ed illeciti amministrativi - Ediz. Laurus Robuffo - 22 ediz.
Concetto di detenzione
Detenzione, raccolta, cessione e vendita di armi da guerra
La detenzione di armi comuni
Obbligo di denunciare la detenzione di armi
Uso delle armi detenute
E) E il c.d. ritiro cautelare da parte degli Ufficiali ed Agenti di P.S.?
La detenzione consiste in una relazione di fatto tra il soggetto e l’arma, in modo che si verifichi la disponibilità dell’arma, indipendentemente da un collegamento materiale e spaziale tra l’agente e l’arma detenuta.
Perché sussista la detenzione, non occorre che un soggetto abbia sempre presso di sé l’arma, ma è sufficiente che la custodisca o la possegga in un luogo dal quale possa liberamente prelevarla e disporne.
Dall’entrata in vigore della legge 110/75 non possono essere rilasciate nuove licenze per la raccolta di armi da guerra o di parti di esse. Neppure è più consentita ai privati la detenzione di tali armi (art. 10 legge 110/75).
La raccolta di armi da guerra è permessa solo:
– allo Stato e agli enti pubblici nell’esercizio di attività di carattere storico e culturale;
– a chi sia autorizzato alla fabbricazione, per esigenze di studio, esperimento o collaudo.
Ha diritto a mantenere la licenza chi, prima dell’entrata in vigore della legge 110/75, era autorizzato alla detenzione o alla raccolta di armi da guerra.
L’erede, il privato o l’ente pubblico cui pervengano le armi da guerra, deve darne immediato avviso al Ministero dell’Interno e chiedere l’apposita autorizzazione.
Per detenere legittimamente armi comuni da sparo non occorre alcuna preventiva autorizzazione dell’autorità di P.S.. Salvo l’obbligo di denuncia, il principio generale è dunque quello della libera detenzione di armi (nei limiti di legge)
Poiché la denuncia di detenzione ha uno scopo diverso dalla licenza di porto d’armi, anche chi è munito di quest’ultima licenza è tenuto alla denuncia.
Chiunque detiene armi, parti di esse, munizioni finite o materie esplodenti di qualsiasi genere, deve farne denuncia entro le 72 ore successive alla acquisizione della loro materiale disponibilita', all'ufficio locale di pubblica sicurezza o, quando questo manchi, al locale comando dell'Arma dei carabinieri(art. 38 T.U.L.P.S.).
Il d. lgs. n. 204 del 2010 ha modificato l' art. 38 T.U.L.P.S. ed ha introdotto l’obbligo di denunzia anche per la detenzione di parti indispensabili al funzionamento dell’arma ( la canna, il fusto o la carcassa, il carrello o il tamburo, l'otturatore o il blocco di culatta,) nonchè dei silenziatori per arma da fuoco.
Peraltro la giurisprudenza di legittimità ha sempre ritenuto obbligatoria la denunzia di parti d’arma (Cass. Pen. Sez. I, 22 settembre 1989 n. 17105, ; Sez. I , 29 settembre 1988 n. 12451,;Sez. I ,8 novembre 2007 , n. 42291).
Le denunce di armi vengono annotate in un apposito registro, e viene compilato un modulo rilevazione armi, per l’inserimento e la memorizzazione al CED (Centro Elaborazione Dati) della pubblica sicurezza.
Infine viene imposto al detentore di armi (ma non anche a quello di munizioni o materie esplodenti) che non sia anche titolare della licenza per il porto delle medesime l’inedito obbligo di presentare ogni sei anni la medesima certificazione medica richiesta per il rilascio del nulla osta all’acquisto di armi
Limiti numerici alla detenzione di armi
Attualmente, per fini diversi dalla fabbricazione, esportazione, commercio, industria e vendita, le armi possono essere detenute con semplice denuncia, nei seguenti limiti (art. 10 legge 110/75) (1):
Per detenere un numero maggiore di armi occorre la licenza di collezione. Nel numero non rientrano le armi antiche, artistiche o rare.
Le armi da caccia sono individuate dall’art. 13 della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), come definite dall'art. 6, comma 6 del D. Lgs. 26 ottobre 2010, n. 204.
Esse sono, tra i fucili ad anima rigata,
Le armi per uso sportivo sono quelle indicate nell’apposito elenco allegato al catalogo nazionale delle armi comuni da sparo.
Ai fini del limite massimo, ha rilievo il numero complessivo di armi detenute da una stessa persona, siano o meno nello stesso luogo.
Il limite non sussiste quando la detenzione avviene per fabbricazione, importazione, esportazione o raccolta per ragioni di commercio o di industria.
Può un’arma lecitamente detenuta essere usata per esplodere colpi o per esercitarsi al tiro?
Finché l’arma non viene portata fuori dell’abitazione o delle appartenenze di essa, può essere impiegata in ogni attività che non sia specificamente vietata.
Il legittimo detentore «potrà ad esempio esercitarsi al bersaglio, sparare ad animali selvatici o randagi che gli invadano il giardino, usare per gioco l’arma caricata a salve» (Cantagalli: Le armi e gli esplosivi nella legislazione vigente, pag. 140).
Ovviamente può servire a fini di legittima difesa, nei casi previsti dall’art. 52 C.P.
Tuttavia l’art. 703 C.P. vieta, senza licenza, gli spari con armi da fuoco e le accensioni o esplosioni pericolose in un luogo abitato e nelle sue adiacenze, o lungo una pubblica via o in direzione di essa, e nei luoghi ove sia adunanza o concorso di persone.
Luogo abitato non significa luogo pubblico, così come arma da fuoco non vuol dire arma da sparo. Perciò lo sparo in luogo abitato con un’arma ad aria compressa può eventualmente costituire il reato di getto pericoloso di cose, non quello di esplosione pericolosa (Cass. pen. sez. VI 13 dicembre 1974, n. 9885).
Con un’arma da fuoco, invece, è possibile sparare solo in luoghi privati e non abitati: ci si può quindi esercitare al bersaglio unicamente nei luoghi a ciò destinati (tiro a segno nazionale) o in quelli assolutamente disabitati.
E' quindi consentito sulla scorta della modifica intervenuta sull'art. 39 del T.U.L.P.S. dal D.Lgs. 121/2013.
Peraltro l'esigenza, in determinati casi di necessità ed urgenza, di consentire agli stessi l'adozione di le misure necessarie per impedire eventuali abusi nell'uso delle armi, é emersa anche dai lavori della commissione Pioletti conclusisi nel 2005.
La proposta Pioletti prevedeva" All'articolo 39 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, sono aggiunti i seguenti commi: "Gli ufficiali di pubblica sicurezza possono adottare, in caso di urgenza, le misure occorrenti per impedire che l'abusi si realizzi, informandone il prefetto". Si veda al riguardo Edoardo Mori http://www.earmi/varie/pioletti.htm (pagina web consultata il 10.1.2011 ore 17.00)
Trattandosi di attività di prevenzione, e non di polizia giudiziaria, si era correttamente pensato di attribuire l'iniziativa agli ufficiali di P.S
A questo prprosito giova ricordare che sono Ufficiali di P.S soltanto i funzionari dirigenti e direttivi della polizia di Stato, gli ufficiali dei Carabinieri e il Sindaco del comune privo di ufficiali di p.s.. La legge, attribuisce altresì la qualifica di Sostituto Ufficiale di Pubblica Sicurezza ai Sostituti Commissari della Polizia di Stato, ai Luogotenenti dell'Arma dei Carabinieri ed ai Vice Questori Aggiunti Forestali del Corpo Forestale dello Stato nonché ai funzionari (ruolo dei Commissari) della Polizia Penitenziaria (art. 6 e art. 21 D.Lgs. 146/2000).
La proposta è ormai giunta ad essere trasformata in legge.
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