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Timestamp: 2020-08-06 10:23:15+00:00
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Violazione del diritto d’autore da parte dell’emittente televisiva: le registrazioni eseguite dalla Polizia giudiziaria e dalla SIAE sono utilizzabili come prova del reato punito dall’art. 171 bis legge 22/04/1941 n.633 – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Violazione del diritto d’autore da parte dell’emittente televisiva: le registrazioni eseguite dalla Polizia giudiziaria e dalla SIAE sono utilizzabili come prova del reato punito dall’art. 171 bis legge 22/04/1941 n.633
Si segnala ai lettori del blog la sentenza 14212.2020, depositata l’11 maggio 2020, resa dalla III Sezione penale della Corte di Cassazione, segnalata dall’Ufficio del massimario per l’importanza dell’arresto giurisprudenziale, con la quale il Collegio del diritto, esprimendosi in merito ad un caso di trasmissione abusiva di opere musicali protette dal diritto d’autore da parte di un’emittente televisiva privata, chiarisce la portata dell’art. 20 della legge 223/1990 di disciplina del sistema radiotelevisivo.
Secondo quanto statuito dalla Suprema corte con la sentenza in commento la norma sopra indicata non introduce limiti o specifiche modalità per l’accertamento di condotte penalmente rilevanti – il quale, dunque, avviene secondo le modalità generali – ma si limita a prevedere per altre finalità di legge l’obbligo di conservazione delle registrazioni dei programmi diffusi da parte dell’emittente televisiva per i tre mesi successivi alla relativa data di trasmissione.
Nel caso di specie, agli imputati, nella veste di amministratori della titolare dell’emittente televisiva, era contestato il reato ex art. 171 comma 1, lett. b) della legge 633/1941, per aver, in periodi diversi, riprodotto o comunque diffuso opere altrui tutelate dal diritto d’autore.
La Corte di appello di Palermo, in parziale riforma della sentenza di condanna degli imputati per i reati loro ascritti inflitta dal Tribunale di Marsala, assolveva un imputato per non aver commesso il fatto e dichiarava di non doversi procedere nei confronti del coimputato per estinzione del reato dovuta a prescrizione, confermando nel resto la decisione di primo grado.
Venivano confermate le statuizioni civili nell’interesse della parte civile SIAE.
La difesa dei prevenuti proponeva ricorso per cassazione avverso al pronuncia della Corte territoriale, articolando plurimi motivi di impugnazione.
Ai fini del presente commento, particolare interesse è rivestito dalla deduzione dell’erronea applicazione dell’art. 20 legge 223/1990, con riguardo all’obbligo di conservazione per tre mesi delle registrazioni dei programmi trasmessi (il quale, secondo la tesi difensiva, costituisce obbligo finalizzato a consentire la sicura riferibilità alle emittenti televisive della programmazione), e dell’illegittimità dell’attività di captazione da parte degli incaricati della SIAE.
La Suprema Corte, nel rigettare il ricorso, premette che l’affermazione della responsabilità penale dei giudicabili è stata fondata dai Giudici di merito sull’acquisizione a campione delle registrazioni dei programmi trasmessi dall’emittente privata, dalla quale risulta la sicura provenienza della diffusione da parte della medesima e chiarisce la legittimità dell’accertamento effettuato, sulla base di quanto stabilito dall’art. 20 legge 223/1990, il quale non prevede limiti o prescrizioni speciali per l’accertamento del reato in contestazione che può essere condotto con le forme e le modalità generali.
Tale disposizione, contemplata dalla legge che ha disciplinato il sistema radiotelevisivo (I. 6 agosto 1990, n. 223), non ha introdotto alcun limite all’accertamento di condotte penalmente rilevanti, né ha stabilito particolari e specifiche forme o modalità per compiere tale accertamento, che continuano quindi a essere quelle generali, ma ha solo previsto, al quarto comma, nel regolare gli obblighi concernenti la programmazione dei concessionari di emittenti locali, l’obbligo di conservazione delle registrazioni dei programmi diffusi per i tre mesi successivi alla data di trasmissione dei programmi stessi, senza, però, prevedere anche che, come sostenuto nel ricorso, solo attraverso tali registrazioni possa essere accertata la consumazione di reati avvenuta in occasione o mediante tali trasmissioni.
L’obbligo di registrazione va, invece, collegato ai plurimi obblighi cui i concessionari sono sottoposti, giacché essi devono: trasmettere programmi per non meno di otto ore giornaliere e per non meno di sessantaquattro ore settimanali, con una percentuale di programmi informativi locali (comma 1); trasmettere per non meno di dodici ore giornaliere e per non meno di novanta ore settimanali (comma 2), con la precisazione che “non si considerano programmi le trasmissioni meramente ripetitive o consistenti in immagini fisse” (comma 3); trasmettere, quotidianamente, telegiornali o giornali radio (comma 6).
Le registrazioni invocate dalla ricorrente come unico strumento di accertamento di condotte penalmente irrilevante hanno, invece, il ben diverso scopo di consentire alle autorità preposte il controllo sugli obblighi posti a carico delle emittenti locali operanti in regime di concessione, onde verificare il rispetto di tali obblighi (anche al fine della eventuale revoca della concessione), cosicché il loro mancato utilizzo (tenendo anche conto della mancanza di certezza in ordine alla loro completezza e genuinità) non comporta alcuna nullità, né inficia gli accertamenti di circostanze penalmente rilevanti condotti, come nel caso di specie, sulla base di indagini svolte dalla polizia giudiziaria e dagli incaricati della S.I.A.E. Ne consegue, in definitiva, l’infondatezza della censura>.
Art. 171 bis Legge 22/04/1941, n.633 – protezione del diritto d’autore
Chiunque, al fine di trarne profitto, su supporti non contrassegnati SIAE riproduce, trasferisce su altro supporto, distribuisce, comunica, presenta o dimostra in pubblico il contenuto di una banca di dati in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 64-quinquies e 64-sexies, ovvero esegue l’estrazione o il reimpiego della banca di dati in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 102-bis e 102-ter, ovvero distribuisce, vende o concede in locazione una banca di dati, è soggetto alla pena della reclusione da sei mesi a tre anni e della multa da lire cinque milioni a lire trenta milioni. La pena non è inferiore nel minimo a due anni di reclusione e la multa a lire trenta milioni se il fatto è di rilevante gravità.
Cassazione penale sez. III, 16/10/2014, n.2515
Integra il delitto di cui all’art. 171, lett. a), della l. 22 aprile 1941, n. 633, la condotta dell’emittente radiofonica che, pur avendo assolto gli obblighi di legge nei confronti degli autori e dei titolari dei diritti connessi, diffonda e riproduca brani musicali in violazione delle disposizioni contrattuali pattuite con l’Associazione cui è demandata la tutela dei diritti dei produttori fonografici (Società Consortile Fonografici), omettendo di munirsi dei supporti originali da cui estrarre la c.d. copia tecnica.
Integra il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte la cartolarizzazione... Sicurezza sul lavoro e omicidio colposo: nessuna rilevanza assume la qualificazione...