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Timestamp: 2019-01-24 02:15:40+00:00
Document Index: 102264240

Matched Legal Cases: ['art. 73', 'art. 91', 'art. 91', 'art. 92', 'art. 92', 'art. 1', 'art. 52']

N. 07646/2017 REG.PROV.COLL.
-OMISSIS-, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Roberto Zazza, Eleonora Zazza, con domicilio eletto presso lo studio Roberto Zazza in Roma, viale Giuseppe Mazzini 73;
Ministero dell'Interno e Ufficio Territoriale del Governo Roma, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura dello Stato, con domicilio eletto in Roma, via dei Portoghesi, 12;
dell'illegittimità del silenzio serbato dal Ministero dell'Interno - Prefettura della Provincia di Roma - Ufficio territoriale del Governo di Roma sull'istanza di aggiornamento/revisione della informativa antimafia e contestuale richiesta di iscrizione alla White List provinciale D.P.C.M. 18.04.2013 (rif. 179/GA/ss15/CdA) presentata dalla ricorrente alla Prefettura di Roma in data 11.12.2015 ed integrata con nota 11.05.2016;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell'Interno e dell’Ufficio Territoriale del Governo Roma;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 4 aprile 2017 la dott.ssa Francesca Romano e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
1. Il ricorrente Consorzio è stato attinto da informativa interdittiva antimafia con provvedimento del Prefetto di Roma prot. n. 310387/Area I Bis OSP del 4 novembre 2015, impugnato innanzi a questa stessa sezione con ricorso n. R.G. 15692/2015.
Il ricorso avverso il provvedimento interdittivo, per il quale è stata respinta l’istanza cautelare con ordinanza n. 234 del 20 gennaio 2016, è attualmente in attesa della trattazione nel merito.
In data 11 dicembre 2015 il Consorzio ha comunicato all’amministrazione, a mezzo Pec, l’intervenuto rinnovo degli organi amministrativi e contabili ai fini del riesame del provvedimento interdittivo e della contestuale richiesta di iscrizione alla White List.
L’amministrazione, con nota interlocutoria prot. n. 8509/2016 del 13 gennaio 2016, ha reso noto di aver ricevuto l’istanza di aggiornamento e di aver avviato il relativo procedimento.
Successivamente, con nota dell’11 maggio 2016, il Consorzio, ad integrazione della precedente istanza, ha comunicato di aver proceduto, altresì, alla sostituzione del revisore contabile.
Nonostante gli atti di sollecito poi inviati, l’amministrazione non ha ancora concluso il procedimento di riesame.
2. La resistente amministrazione si è costituita in giudizio e ha prodotto, in data 15 marzo 2017, memorie e documenti, tardivamente rispetto ai termini dimidiati di cui all’art. 73 c.p.a.
3. Con il presente ricorso, il -OMISSIS-chiede l’accertamento dell’illegittimità del silenzio serbato dall’amministrazione sull’istanza di aggiornamento dell’informativa antimafia e contestuale richiesta di iscrizione alla White List provinciale presentata dal ricorrente in data 11 dicembre 2015 ed integrata con nota dell’11 maggio 2015.
L’art. 91, comma 5, d. lgs. n. 159/2011 statuisce che “Il prefetto, anche sulla documentata richiesta dell'interessato, aggiorna l'esito dell'informazione al venir meno delle circostanze rilevanti ai fini dell'accertamento dei tentativi di infiltrazione mafiosa”.
La norma impone, dunque, al Prefetto, in presenza di documentate sopravvenienze da parte del soggetto interessato, l’avvio del procedimento di riesame del provvedimento interdittivo che potrà condurre, ad un provvedimento di contenuto liberatorio, ove siano ritenuti rilevanti a tali fini i nuovi fatti rappresentati, ovvero ad un nuovo provvedimento interdittivo, laddove alla luce della nuova istruttoria compiuta sia ritenuto comunque sussistere il pericolo di infiltrazione mafiosa.
La previsione dell’obbligo di aggiornamento dell’informativa di cui all’art. 91, comma 5, d. lgs. n. 159/2011, rappresenta, infatti, come da ultimo affermato dallo stesso giudice di ultima istanza (cfr. Cons. St., sez. III, 5 ottobre 2016, n. 4121; 9 febbraio 2017, n. 565), nel bilanciamento di valori costituzionalmente tutelati quali, l’esigenza di preservare i rapporti economici tra lo Stato e i privati dalle infiltrazioni mafiose, da un lato, e la libertà d’impresa, dall’altro, “un punto di equilibrio fondamentale, sia in senso favorevole che sfavorevole all’impresa, poiché impone all’autorità prefettizia di considerare i fatti nuovi, laddove sopravvenuti, o anche precedenti – se non noti – e consente all’interessato di rappresentarli all’autorità stessa, laddove da questa non conosciuti.”(Cons. St. n. 4121/2016 cit.).
Ciò posto, a fronte della documentata istanza di aggiornamento con la quale il ricorrente consorzio ha rappresentato il mutamento degli organi societari, il Prefetto non può legittimamente sottrarsi all'obbligo di riesaminare il quadro indiziario esistente alla luce dei nuovi dati segnalatigli e di ripronunciarsi, quindi, in via espressa su di esso, ferma restando, naturalmente, la piena discrezionalità del suo potere valutativo (cfr. Cons. Stato, sez. III, 13 maggio 2015, n. 2410; 3 maggio 2016, n. 1743) in merito al perdurare del rischio di infiltrazione mafiosa.
5. Quanto all’individuazione del termine di conclusione del procedimento, richiamando i precedenti di questa Sezione (ex multis, Tar lazio I ter, 5 settembre 2016, n. 9548; 15 marzo 2017, n. 3527), il collegio ritiene applicabile, in via analogica, il medesimo termine stabilito dall’art. 92 del codice delle leggi antimafia per il rilascio delle informazioni antimafia (45 giorni con possibilità di estensione a successivi 30 giorni in caso di verifiche di particolare complessità), tenuto conto che, in seguito all’istanza di aggiornamento, la Prefettura deve svolgere un’istruttoria analoga a quella necessaria per il rilascio della prima informazione (cfr., sul punto, TAR Lazio, Sez. I Ter, 20 giugno 2014, n. 6559).
Nel caso di specie, considerando che l’istanza è stata presentata in data 11 dicembre 2015 ed integrata con ulteriori elementi in data 11 maggio 2016, il termine sopradetto è ampiamente decorso.
Deve dunque affermarsi l’illegittimità del silenzio serbato dalla Prefettura di Roma sulla motivata istanza di aggiornamento dell’informativa antimafia, proposta dal consorzio ricorrente, per un periodo eccedente il termine previsto dall’art. 92 del d.lgs. n. 159/2011.
6. Il gravame deve essere poi accolto anche nella parte in cui è stato censurato il silenzio sulla richiesta di iscrizione alla c.d. White list dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa, di cui all’art. 1, comma 52, l. 190/2012, atteso che, secondo tale disposizione, “L'iscrizione nell'elenco è disposta dalla prefettura della provincia in cui il soggetto richiedente ha la propria sede. Si applica l'articolo 92, commi 2 e 3, del citato decreto legislativo n. 159 del 2011. La prefettura effettua verifiche periodiche circa la perdurante insussistenza dei tentativi di infiltrazione mafiosa e, in caso di esito negativo, dispone la cancellazione dell'impresa dall'elenco”.
L’iscrizione è quindi ricollegata ad attività istruttorie della medesima tipologia e contenuto di quelle previste ai fini della redazione delle informative antimafia e, anche in questo caso, è prevista la necessità di un aggiornamento periodico degli elementi che evidenziano tentativi di infiltrazione mafiosa, con conseguente sussistenza di un obbligo di provvedere, in capo all’Amministrazione, in ordine alla revisione di tali procedimenti (in tal senso, Tar Lazio, Iter, 5 settembre 2016, n. 9548).
7. Conclusivamente, il ricorso deve essere accolto, con conseguente declaratoria:
- dell’illegittimità del silenzio della Prefettura di Roma sull’istanza di aggiornamento dell’informativa antimafia e sull’istanza di iscrizione alla cd. White List provinciale, proposte dalla società ricorrente, da ultimo, in data 11 maggio 2016;
- dell’obbligo della Prefettura di Roma di provvedere sulle suddette istanze nel termine di giorni trenta dalla comunicazione o notificazione della presente sentenza, essendo ormai trascorso ormai 1 anno dalla data di presentazione delle istanze.
Per l’ipotesi di ulteriore inadempienza, su richiesta di parte, si provvederà alla nomina del Commissario ad acta.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Ter), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto ordina alla Prefettura di Roma di adottare una determinazione esplicita e conclusiva in ordine alle istanze in questione, entro il termine massimo di giorni 30 dalla comunicazione o notificazione della presente sentenza.
Condanna l’Amministrazione resistente al pagamento, nei confronti della parte ricorrente, delle spese processuali, liquidate in complessivi € 1.500,00 (euro millecinquecento/00), oltre oneri e accessori di legge.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, comma 1 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare la parte ricorrente.
Francesca Petrucciani,	Primo Referendario
Francesca Romano,	Referendario, Estensore