Source: http://www.complianceaziendale.com/2007/10/art-25-septies-lesioni-colpose-gravi-o.html
Timestamp: 2017-11-19 14:12:48+00:00
Document Index: 16682426

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 583', 'art. 583', 'art. 589', 'art. 43', 'art. 582', 'art. 583', 'art. 583', 'art. 586', 'art 25']

Art. 25 septies: lesioni colpose gravi o gravissime
Pubblicato da Giovanni Battisti ottobre 22, 2007
L'art. 25-septies introduce nella disciplina del D.Lgs. 231/2001 i reati di "Omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell'igiene e della salute sul lavoro".
La lesione è considerata grave (art. 583 c.p., co. 1) nei seguenti casi:
"1) se dal fatto deriva una malattia che metta in pericolo la vita della persona offesa, ovvero una malattia o un’incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai quaranta giorni;
2) se il fatto produce l’indebolimento permanente di un senso o di un organo."
La lesione è considerata invece gravissima se dal fatto deriva (art. 583 c.p., co. 2):
"1) una malattia certamente o probabilmente insanabile;
4) la deformazione, ovvero lo sfregio permanente del viso."
Il reato di omicidio colposo è previsto infine dall'art. 589 del Codice Penale: "Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. [...]"
L'elemento comune alle tre fattispecie di reato è la colpa, così definita dall'art. 43 del c.p.:
"Il delitto:
In tema, riporto anche questo estratto:
"La fattispecie (il delitto di lesioni, ndr) si articola in quattro tipi, a seconda della gravità delle lesioni: l’art. 582 prevede le lesioni lievissime (fino a venti giorni, in assenza di circostanze aggravanti), punibili a querela; l’art. 583 descrive invece, al primo comma, le lesioni gravi (in caso di pericolo per la vita della vittima, ovvero di "malattia o di incapacità ad attendere alle ordinarie occupazioni" per più di quaranta giorni – periodo che comprende anche la convalescenza -, ovvero di indebolimento permanente di un senso o di un organo),e , al secondo comma, le lesioni gravissime (caratterizzate per lo più dalla permanenza del danno). L’art. 583 pone delle circostanze aggravanti ad effetto speciale (così la quasi unanimità di dottrina e giurisprudenza; contra Antolisei, che le considera titoli autonomi di reato): non è richiesto dunque un dolo specifico (l’agente ne risponde a titolo di responsabilità oggettiva, mentre per Antolisei in assenza di dolo specifico risponderebbe di lesioni lievi - oggetto del dolo - e, quale conseguenza non voluta, di lesioni colpose ex art. 586 e 583), ed è possibile il bilanciamento con le eventuali circostanze attenuanti. Le diverse ricostruzioni comportano differenze anche per il tentativo: quanto alle lesioni lievi e lievissime, difficile è ricostruire la volontà dell’agente (attraverso elementi oggettivi -es. dove ha colpito- ed elementi soggettivi -es. rancore nei confronti della vittima); il tentativo di lesioni lievissime veniva ritenuto dalla giurisprudenza punibile d’ufficio, ma la dottrina ha evidenziato che occorre verificare se la condotta sia idonea a cagionare lesioni lievi o lievissime, e in quest’ultimo caso, come nel caso di impossibilità di determinare le lesioni, ritiene necessaria la querela; se si considerano, come fa Antolisei, reati autonomi le lesioni gravi e gravissime, tali sono anche per le ipotesi di tentativo. Il momento della consumazione varia a seconda che le si consideri circostanze, ché il reato si consuma con la condotta, a cui possono accedere successivamente le aggravanti, ovvero reati autonomi, e allora la consumazione delle lesioni gravi avviene, per esempio, al quarantunesimo giorno, e quella delle lesioni gravissime alla perdita dell’arto o del senso."
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