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Timestamp: 2020-08-11 21:55:03+00:00
Document Index: 86798324

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'sentenza ', 'art. 149', 'art. 149', 'sentenza ', 'art. 148', 'art. 168', 'art. 149', 'art. 6', 'art. 11', 'sentenza ']

Provvedimento del 1° febbraio 2018 [8384753] - Garante Privacy
[doc. web n. 8384753]
n. 62 del 1° febbraio 2018
VISTO il ricorso presentato al Garante il 26 ottobre 2017 da XX, con il quale l´interessato, viceprefetto attualmente in servizio presso il Ministero dell´interno, richiamando le istanze avanzate ai sensi dell´art. 7 del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 "Codice in materia di protezione dei dati personali" (di seguito "Codice"), ha chiesto:
- in primo luogo, a Google la deindicizzazione dal motore di ricerca di tutti gli Url reperibili in associazione al proprio nome e cognome riconducibili ad articoli afferenti ad un procedimento giudiziario in cui è rimasto coinvolto (indicati in un elenco riportato nell´Allegato 5 del ricorso);
- in secondo luogo, ai gestori dei siti Internet interessati, la cancellazione delle pagine web sulle quali sono apparsi articoli relativi alla vicenda in questione (indicati in un elenco riportato nell´Allegato 4 del ricorso), nonché l´interdizione alla indicizzazione da parte dei motori di ricerca generalisti;
PRESO ATTO che il ricorrente ha, in particolare, rappresentato che:
la vicenda trae origine dall´inchiesta in cui è rimasto coinvolto nel 2014, avviata dalla Procura della Repubblica di Napoli nei confronti di alcuni ristoratori accusati di riciclare denaro proveniente da un´organizzazione criminale napoletana, ai quali egli prestava attività di consulenza legale, giusta autorizzazione dello stesso Ministero dell´interno;
il procedimento giudiziario si è concluso con sentenza di assoluzione con formula piena perché il fatto non sussiste pronunciata nei propri confronti e di tutti gli altri imputati coinvolti e divenuta irrevocabile il 28 luglio 2016;
nonostante gli organi di informazione avessero dato al tempo ampio spazio ai fatti tanto da sottoporlo, dal gennaio al luglio 2014, ad una vera e propria "gogna mediatica", anche a seguito di un´interrogazione parlamentare presentata in merito alla vicenda, soltanto quattro testate, e solo dopo il lancio della notizia sull´agenzia di stampa Ansa, hanno ripreso la notizia della risoluzione della vicenda in senso a lui favorevole;
CONSIDERATO, inoltre, che il ricorrente ha invocato il "diritto all´oblio" lamentando il pregiudizio derivante alla propria reputazione e riservatezza dalla perdurante reperibilità sul web di notizie obsolete, ritenute inesatte e non suffragate dalle risultanze processuali, avendo il G.U.P. statuito che i servizi professionali da lui resi in favore dei predetti ristoratori "non attengono alla realizzazione di fattispecie di reato", e comunque non aggiornate, essendo nel frattempo intervenuta la sua assoluzione con formula piena;
DATO ATTO che il ricorso è stato messo in istruttoria solo nei riguardi di Google, considerando che il ricorrente non ha provveduto a fornire gli estremi identificativi dei titolari del trattamento riconducibili ai siti sui quali sono stati pubblicati gli articoli relativi alla vicenda individuati nell´elenco riportato nell´Allegato 4 del ricorso;
VISTI gli ulteriori atti d´ufficio e, in particolare, la nota del 29 novembre 2017 con la quale questa Autorità, ai sensi dell´art. 149, comma 1, del Codice, ha invitato Google a fornire riscontro alle richieste dell´interessato, nonché la nota del 19 dicembre 2017 con la quale è stata disposta, ai sensi dell´art. 149, comma 7, del Codice, la proroga del termine per la decisione sul ricorso;
VISTE la nota del 12 dicembre 2017 e le successive memorie del 15 dicembre 2017 e 24 gennaio 2018 con le quali Google, rappresentata e difesa dagli avv.ti Marco Berliri e Massimiliano Masnada, in relazione gli Url oggetto di ricorso, dopo aver provveduto a numerarli nell´Allegato 11 dalla stessa prodotto in atti, ha dichiarato preliminarmente:
di aver accolto la richiesta di deindicizzazione con riferimento agli Url nn. 41 42 precisando che gli Url nn. 11-14, 16-23, 25, 27, 30, 32-36, 38-39, 43-53, 55-66 e 68-70, 72-76, 78-79, 81-83, 87, 90, 94, che rimandano per lo più a pagine vuote o in cui non è presente il nome dell´interessato, non risultano allo stato indicizzati sul motore di ricerca Google digitando il nome del ricorrente;
di ritenere inammissibile del ricorso con riferimento agli Url nn. 1-9, 24, 28, 29, 31, 37, 40, 54, 67, 71, 97 perché non avrebbero formato oggetto di interpello preventivo pur dando atto che quelli sub nn. 1, 3-9, 24, 28, 29, 31, 37, 40, 54, 67, 71, 97 non risultano comunque indicizzati sul motore di ricerca Google digitando il nome del ricorrente;;
DATO ATTO che Google, nei citati scritti difensivi, con riferimento ai restanti Url nn. 10, 15, 26, 77, 80, 84- 86, 88-89, 91-93, 95-96, ha affermato l´insussistenza, nel caso di specie, dei presupposti enucleati come indicativi del diritto all´oblio nella nota sentenza della Corte di Giustizia dell´Unione Europea pronunciata il 13 maggio 2014 nella causa C-131/12 e ulteriormente precisati nelle Linee Guida adottate in merito dal Gruppo Articolo 29 in data 26 novembre 2014, considerato in particolare:
la non apprezzabilità, nel caso in esame, dell´elemento temporale, tenuto conto del fatto che le notizie di cui si chiede genericamente la rimozione risalgono al 2014 e la rilevanza del "ruolo nella vita pubblica" ricoperto dal ricorrente che è attualmente viceprefetto in servizio presso il Ministero dell´interno;
l´esistenza di un persistente interesse pubblico alla conoscibilità delle informazioni oggetto di esame nel presente ricorso che sono rappresentate da "contenuti giornalistici o di dibattito politico pubblicati su organi di stampa nazionali (…) o connessi a importanti partiti nazionali" o, nel caso di un articolo pubblicato sul sito web della Camera dei deputati, di informazioni pubbliche la cui diffusione risponde all´interesse della collettività ad essere informata sullo svolgimento dell´attività parlamentare;
l´irrilevanza del presunto carattere diffamatorio dei contenuti in questione atteso che, ove un soggetto ritenga leso il proprio diritto all´onore e alla reputazione, può agire in sede giudiziaria nei confronti dell´autore del post o del gestore del sito che ha pubblicato le informazioni asseritamente diffamatorie, ma non è legittimato a rivolgersi al motore di ricerca che, stante la logica sottesa al funzionamento dello stesso, non ha alcun controllo sul contenuto delle informazioni in esso reperite, né è in grado di valutarne la portata offensiva;
che il mancato aggiornamento delle notizie indicizzate dal motore di ricerca non può legittimare l´esercizio del diritto all´oblio, rientrando nel diritto del ricorrente agire nei confronti dei gestori dei siti sui quali è stata originariamente pubblicata la notizia allo scopo di ottenere l´aggiornamento, la rettificazione e l´integrazione dei dati riportati nell´articolo;
VISTA la nota del 29 dicembre 2017 con la quale il ricorrente ha precisato di ricoprire "un ruolo estremamente marginale" all´interno del Ministero dell´interno, "nelle more di accedere al beneficio pensionistico";
RITENUTO, in primo luogo, di dover dichiarare inammissibile il ricorso in ordine alle richieste di cancellazione/deindicizzazione delle pagine web indicate nell´elenco riportato all´Allegato 4 dell´atto introduttivo a causa della mancata indicazione da parte del ricorrente dei dati identificativi dei titolari del trattamento riconducibili ai siti interessati;
RILEVATO che le richieste di rimozione degli Url nn. 1-9, 24, 28, 29, 31, 37, 40, 54, 67, 71, 97 dell´Allegato 11 prodotto da Google risultano proposti per la prima volta nell´atto introduttivo e ritenuto, pertanto, di dover dichiarare, in ordine ad essi, inammissibile il ricorso, ai sensi dell´art. 148, comma 1, lett. b), del Codice, pur dando atto che quelli sub nn. 1, 3-9, 24, 28, 29, 31, 37, 40, 54, 67, 71, 97 non risultano comunque indicizzati sul motore di ricerca Google digitando il nome del ricorrente;
RILEVATO che con riferimento agli Url nn. 11-14, 16-23, 25, 27, 30, 32-36, 38-39, 41-53, 55-66 e 68-70, 72-76, 78-79, 81-83, 87, 90, 94 la resistente ha dichiarato (con attestazione della cui veridicità l´autore risponde ai sensi dell´art. 168 del Codice "Falsità nelle dichiarazioni e notificazioni al Garante") di aver provveduto alla loro rimozione o che gli stessi non sono comunque indicizzati sul proprio motore di ricerca e ritenuto, pertanto, di dover dichiarare, con riguardo ad essi, non luogo a provvedere sul ricorso ai sensi dell´art. 149, comma 2, del Codice;
CONSIDERATO, con riferimento agli Url nn. 10, 15, 26, 77, 80, 84- 86, 88-89, 91-93, 95-96, tuttora indicizzati sul motore di ricerca Google, che, in base ai criteri fissati dalla direttiva europea in materia di protezione dei dati personali (cfr. art. 6, lett. d), direttiva 95/46/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio), nonché dall´art. 11 del Codice, i dati personali devono "essere esatti e, se necessario, aggiornati" e che pertanto un trattamento inizialmente lecito di dati possa divenire con il tempo non più compatibile con il rispetto di tali principi;
RILEVATO che, come affermato dalle Linee Guida (cfr. punto 4 della Parte II), le Autorità di Protezione dei Dati (APD) "tenderanno a ritenere idonea la deindicizzazione di un risultato di ricerca se si rilevano inesattezze in termini di circostanze oggettive e se ciò genera un´impressione inesatta, inadeguata o fuorviante rispetto alla persona interessata. Se un interessato si oppone ad un risultato di ricerca a motivo della sua inesattezza, le APD possono trattare il relativo ricorso a condizione che tale interessato fornisca tutte le informazioni necessarie per stabilire la palese inesattezza del dato in questione";
CONSIDERATO inoltre che, come precisato dalle stesse Linee Guida (cfr. punto 7 della Parte II), le Autorità di Protezione dei Dati (APD), in relazione all´aggiornamento del dato, "si porranno l´obiettivo (…) di garantire la deindicizzazione di informazione ragionevolmente non attuali e che siano divenute inesatte poiché obsolete";
CONSIDERATO che il trattamento di dati personali deve essere pertanto sempre conformato al rispetto del principio di esattezza dell´informazione – da intendersi anche quale adeguatezza e completezza della stessa – reperibile attraverso il risultato di ricerca del quale è richiesta la rimozione, come affermato nelle citate Linee Guida;
CONSIDERATO quindi, rispetto al caso in esame, che:
- gli Url oggetto di ricorso tuttora indicizzati da Google riconducono ad articoli relativi ad una vicenda giudiziaria risalente al 2014 che, sulla base della documentazione prodotta dall´interessato, non risulta più corrispondente alla situazione attuale tenuto conto del fatto che il ricorrente, per i fatti riportati negli articoli in questione, è stato assolto con formula piena con sentenza divenuta irrevocabile;
- i contenuti reperiti attraverso tali Url non danno infatti conto della successiva evoluzione della vicenda in senso favorevole all´interessato, rendendo sotto tale profilo incompleti i contenuti in tal modo reperibili, in contrasto il principio di esattezza e di aggiornamento del dato sopra richiamato;
RITENUTO, pertanto, alla luce delle considerazioni sopra esposte, di dover accogliere le richieste del ricorrente con riferimento agli Url nn. 10, 15, 26, 77, 80, 84- 86, 88-89, 91-93, 95-96 dell´Allegato 11 prodotto da Google e, per l´effetto, di doverne ordinare a quest´ultima la rimozione dai risultati di ricerca ottenuti a partire dal nome e cognome dell´interessato, entro venti giorni dalla ricezione del presente provvedimento;
a) accoglie il ricorso e, per l´effetto, ordina alla resistente la rimozione, entro venti giorni dalla ricezione del presente provvedimento, degli Url nn. 10, 15, 26, 77, 80, 84- 86, 88-89, 91-93, 95-96 dell´Allegato 11 prodotto da Google, dai risultati di ricerca ottenuti a partire dal nome e cognome dell´interessato medesimo;
b) dichiara non luogo a provvedere sul ricorso in ordine alla richiesta di rimozione degli Url nn. 11-14, 16-23, 25, 27, 30, 32-36, 38-39, 41-53, 55-66 e 68-70, 72-76, 78-79, 81-83, 87, 90, 94 del ridetto Allegato 11;
c) dichiara inammissibile il ricorso in ordine alla richiesta di deindicizzazione degli Url nn. 1-9, 24, 28, 29, 31, 37, 40, 54, 67, 71, 97 del predetto Allegato 11.
d) dichiara inammissibile il ricorso in ordine alle richieste di cancellazione/deindicizzazione delle pagine web indicate nell´elenco riportato all´Allegato 4 dell´atto introduttivo.