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Timestamp: 2018-08-18 18:32:32+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 2215', 'art. 2215', 'art. 90', 'art. 19', 'art. 2', 'art. 19', 'art. 36', 'art. 16', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 54', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Novità fiscali del 17 novembre 2009: tenuta dei libri contabili con modalità informatiche: in arrivo semplificazioni; le società sportive, senza fini di lucro, sono tenute a rispettare la scadenza del prossimo 15 dicembre; omaggi aziendali: l’Iva ha una detassazione minore rispetto alle imposte sui redditi; accertamenti IVA sulle cessioni di immobili: l’abolizione della norma sulla rilevanza del valore normale vale anche per il passato; altre di fisco | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 17 novembre 2009: tenuta dei libri contabili con modalità informatiche: in arrivo semplificazioni; le società sportive, senza fini di lucro, sono tenute a rispettare la scadenza del prossimo 15 dicembre; omaggi aziendali: l’Iva ha una detassazione minore rispetto alle imposte sui redditi; accertamenti IVA sulle cessioni di immobili: l’abolizione della norma sulla rilevanza del valore normale vale anche per il passato; altre di fisco
1) Tenuta dei libri contabili con modalità informatiche: In arrivo semplificazioni
2) Le società sportive, senza fini di lucro, sono tenute a rispettare la scadenza del prossimo 15 dicembre
3) Omaggi aziendali: L’Iva ha una detassazione minore rispetto alle imposte sui redditi
4) Accertamenti IVA sulle cessioni di immobili: L’abolizione della norma sulla rilevanza del valore normale vale anche per il passato
La marcatura temporale e l’apposizione della firma digitale dell’imprenditore sui libri e registri informatici potrà essere apposta una volta l’anno invece che ogni tre mesi.
La corretta tenuta degli stessi, poi, sarà assicurata dalla possibilità di consultazione degli stessi in qualsiasi momento.
Sono queste le principali modifiche proposte da un Disegno di Legge in materia di tenuta informatica dei libri e delle scritture contabili.
Tenuta scritture contabili informatizzate: Semplificazioni
Lo prevede l’art. 2215-bis c.c., rubricato “Documentazione informatica”, aggiunto in sede di conversione del D.L. 185/2008, convertito in Legge n. 2/2009.
Con l’art. 2215-bis c.c. è stata introdotta una nuova sorta di bollatura e vidimazione che, a differenza del passato, non riguarda più i documenti cartacei ma quelli informatici.
Adesso, sulla base del citato Disegno di Legge, la marcatura temporale e l’apposizione della firma digitale dell’imprenditore sui libri e registri informatici potrà essere apposta una volta l’anno invece che ogni tre mesi.
Allo stesso tempo si prevede che la corretta tenuta delle scritture contabili sarà assicurata dalla possibilità di consultazione degli stessi in qualsiasi momento.
Le società sportive, senza fini di lucro, esercenti attività sportive dilettantistiche, devono comunque presentare il modello EAS entro il 15.12.2009.
Infatti, il D.L. n. 185/2008, convertito dalla Legge n. 2/2009 ha previsto l’esonero da tale adempimento solo per gli enti associativi, esercenti esclusivamente attività istituzionali, iscritti nel registro telematico gestito dal CONI.
Come è noto, gli enti associativi che vogliono continuare a fruire dei benefici fiscali per le prestazioni rese nei confronti di soci, iscritti, associati o partecipanti devono presentare, entro il 15.12.2009 il modello EAS.
Anche le società sportive esercenti attività sportive dilettantistiche non lucrative sono interessate a tale scadenza.
Come prevede l’art. 90 della legge n. 289/2002 le società sportive che hanno per oggetto l’esercizio di attività sportive dilettantistiche si possono costituire sotto la forma di:
– Società cooperativa;
– Società di capitali senza scopo di lucro.
Inoltre, la società deve:
– essere iscritta presso la competente Federazione sportiva riconosciuta dal CONI;
– essere iscritta (in alternativa) presso un ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI;
– essere iscritta presso l’apposito registro telematico gestito dal CONI.
Le società di capitali senza scopo di lucro esercenti attività sportive dilettantistiche sono tenute a rispettare l’obbligo, mentre, invece, ne sono esonerate le associazioni sportive dilettanti (riconosciute o meno) iscritte nel registro del CONI se l’attività svolta è esclusivamente di tipo istituzionale
Per gli omaggi aziendali disparità di trattamento tra Iva e reddito. Infatti, ai fini Iva la soglia di detassazione è rimasta ferma ad euro 25,82, mentre ai fini delle imposte dirette, l’importo deducibile è stato di recente elevato a 50 euro.
Questa di seguito è la nuova situazione che si è venuta a creare riguardo il trattamento Iva delle cessioni gratuite, su cui si è avuta l’importante novità in materia di base imponibile.
Gli omaggi detassati
La disposizione della lettera h) dell’art. 19-bisl del dpr 633/72 stabilisce che non è ammessa in detrazione l’Iva sulle spese di rappresentanza come definite ai fini delle imposte sul reddito, eccettuate quelle sostenute per acquistare beni di costo unitario non superiore a 25,82 euro.
In via di principio, quindi, l’Iva per l’acquisto di beni da omaggiare non è detraibile, salvo che il costo sia contenuto nel predetto limite, nel qual caso la detrazione é consentita (gli omaggi siano qualificabili “spese di rappresentanza”).
Non è comunque detraibile l’Iva per l’acquisto di beni da regalare ai dipendenti.
In genere, gli omaggi aziendali hanno per oggetto beni acquistati per tale specifica destinazione, diversi rispetto a quelli ordinariamente prodotti o commercializzati dall’impresa.
Può però verificarsi che l’omaggio sia invece costituito da un bene rientrante nell’oggetto dell’attività propria dell’impresa: si pensi al titolare di un’enoteca che acquista una partita speciale di vini con il preciso scopo di regalarli ai migliori clienti in occasione delle festività natalizie.
In tale caso l’acquisto non può essere trattato come spesa di rappresentanza, per cui occorre considerare indetraibile l’imposta qualora il costo superi il limite di legge; il contribuente dovrà, invece, esercitare il diritto di detrazione, trattandosi di beni oggetto dell’attività propria, ed assoggettare a tassazione la successiva cessione gratuita.
Questa posizione, espressa nella circolare n. 188 del 16/7/1998, ha suscitato delle perplessità, poiché, in dottrina (Franco Ricca in Italia Oggi del 09.11.2009), è parso corretto sostenere che se il contribuente, al momento dell’effettuazione dell’acquisto del bene, sia in grado di prevederne una destinazione diversa rispetto a quella ordinaria e tale da comportare l’indetraibilità dell’imposta, dovrebbe astenersi dall’esercitare la detrazione, mentre la successiva cessione gratuita del bene sarebbe esclusa dalla sfera impositiva ai sensi dell’art. 2, comma 2, n. 4) del D.P.R. n. 633/72.
Tale norma prevede che costituiscono operazioni imponibili anche le cessioni gratuite di beni, eccettuati:
a) quelli la cui produzione o il cui commercio non rientra nell’attività propria dell’impresa, se di costo unitario non superiore a 25,82 euro;
b) quelli per i quali non sia stata operata, al momento dell’acquisto o dell’importazione, la detrazione dell’imposta a norma dell’art. 19, anche se per effetto dell’opzione di cui all’art. 36-bis.
Il regime Iva delle cessioni gratuite è, infatti, regolato dal principio secondo cui se l’imposta è stata detratta “a monte”, l’operazione deve essere tassata “a valle”; viceversa, se non è stato possibile esercitare la detrazione “a monte” (per esempio, perché si tratta di una spesa di rappresentanza di costo eccedente il limite di 25,85 euro), l’operazione non è tassata “a valle”. Un’eccezione a questo principio è costituita dai “piccoli omaggi”, ossia dai beni di costo unitario non superiore a 25,82 euro rientranti nella nozione di spese di rappresentanza.
Sui piccoli omaggi si realizza dunque una detassazione completa, limitatamente però ai beni che non rientrano nell’oggetto dell’attività propria dell’impresa, poiché diversamente la cessione gratuita è imponibile indipendentemente dal costo unitario.
Peraltro, il suddetto trattamento è apparso in linea di massima conforme con la normativa comunitaria.
L’art. 16 della direttiva 112 del 2006, infatti, stabilisce al primo comma che sono assimilati alle cessioni onerose i beni prelevati dall’impresa per l’uso privato, oppure per trasferirli gratuitamente o, più in generale, per destinarli a finalità estranee all’esercizio dell’impresa (professionisti compresi).
Tuttavia, il comma 2, esclude l’assimilazione in relazione ai beni prelevati ad uso dell’impresa per regali di scarso valore e campioni.
Un elemento che differenzia la norma nazionale da quella comunitaria è che questa, diversamente da quella, non distingue tra beni che formano e che non formano oggetto dell’attività propria dell’impresa, per cui la direttiva, contrariamente alla legge interna, consente di detassare completamente anche i piccoli omaggi di beni oggetto dell’attività propria dell’impresa.
Infine, medesima dottrina ha precisato che la detrazione dell’iva sui “piccoli omaggi” spetta anche se si tratti di prodotti alimentari o bevande, ossia di beni per il cui acquisto o importazione il diritto alla detrazione, in via di principio, nonostante le recenti modifiche in tema di spese di ristorazione, continua ad essere precluso dalla lettera 1) dell’art. 19-bis1.
Infatti, la circolare n. 4 del 19/6/2002, ha precisato che nel caso di specie i prodotti in esame assumono la veste di “spese di rappresentanza”, per cui si applica in tale ipotesi la disposizione della lettera h), che ammette la détrazione se il costo unitario che è contenuto nella suddetta soglia di 25,82 euro.
E’ stata depositata la sentenza n. 292 del 08.10.2009 con la quale <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />la Commissione Tributaria provinciale di Milano ha conferma le precisazioni fornite da Assonime nella circolare n. 42 del 2009, relative all’efficacia nel tempo dell’abolizione della norma sulla rilevanza del valore normale sugli accertamenti relativi a cessioni di immobili.
La norma consentiva da parte dell’ufficio competente, in presenza di cessioni di immobili, di provare l’infedeltà della dichiarazione anche nel caso in cui l’esistenza di operazioni imponibili per un ammontare superiore a quello dichiarato fosse desunta sulla base del valore normale degli immobili ceduti (art. 54, terzo comma, del D.P.R. n. 633/1972 abolito per effetto dell’entrata in vigore della legge n. 88 del 2009 – legge comunitaria per il 2008).
In particolare, la sentenza riconosce che la misura disposta dalla legge comunitaria è diretta a eliminare dall’ordinamento nazionale un norma incompatibile con il sistema comune dell’IVA e che quindi essa deve operare retroattivamente, con la conseguenza che la norma soppressa si deve considerare come non più applicabile anche per gli accertamenti effettuati prima della soppressione.
(Assonime nota del 13.11.2009)
– Rimborsi Irap: Si parte con gli invii scaglionati
Partenza “scaglionata” per le istanze di rimborso delle imposte dirette che si possono recuperare per effetto della deducibilità “a posteriori” del 10% dell’Irap versata dal 2004 al 2007.
La velocità del “click” non incide sul diritto del credito del contribuente e sulla misura della sua soddisfazione, ma solo sui tempi di recupero.
Con l’art. 6 del D.L. n. 185/08 e con il provvedimento direttoriale del 28.10.2009, è stato previsto uno scaglionamento regionale dei termini a partire dai quali si può procedere a presentare l’istanza.
Da considerare non il domicilio fiscale dell’anno per cui si chiede il rimborso, ma quello risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi presentata, ossia ordinariamente Unico 2009.
Si parte dal Molise, Basilicata e Calabria e chiude la Lombardia l’11 dicembre 2009.
– Per la società consorziata la spesa è indeducibile: il “patto” crea obblighi interni, resta l’autonomia tributaria
Le spese sostenute da una società appartenente a un consorzio in virtù del patto consortile non sono automaticamente deducibili dal reddito, ma lo sono solamente se i costi in questione sono inerenti alla propria attività di impresa. Sia il consorzio che le singole imprese consorziate sono autonomi centri di imputazione giuridico-tributaria e soggette alle imposte dirette secondo le regole del Tuir.
Questo il principio sancito dalla Cassazione nella sentenza n. 22790/09, con cui i giudici hanno affrontato e risolto una controversia sorta tra amministrazione finanziaria e un consorzio di imprese costituito nella forma di società di capitali, e più precisamente, come società a responsabilità limitata.
Secondo la Suprema corte la questione andava affrontata sul piano della riferibilità del costo alla società consorziata, se cioè sul piano della deducibilità fiscale e del rispetto dei postulati di esistenza e inerenza del costo sanciti dal Tuir, una spesa possa ritenersi ex per il solo fatto di essere sostenuta nel quadro di un rapporto consortile.
– Accertamenti su redditometro: La prova contraria spetta sempre al contribuente
Il redditometro si bassa su elementi e circostanze di fatto certi che fanno presumere una capacità di spesa correlata a esborsi di somme di denaro e a spese di gestione.
L’accertamento sintetico scatta in presenza di uno scostamento significativo, superiore al quarto rispetto al reddito dichiarato nel biennio, tra quanto emerge sulla base degli indici di spesa e il reddito imponibile dichiarato.
Con un provvedimento del direttore delle Entrate sono individuati, per ogni biennio, gli elementi indicativi di capacità contributiva.
Incombe sul contribuente l’onere di dimostrare che non è come accertato dall’amministrazione finanziaria e sarà necessario fornire all’ufficio idonea documentazione di quanto asserito.
(Il Sole 24 Ore del 16.11.2009)
– Dipendenti: Presunzioni bancarie non sufficienti per l’accertamento del reddito
Movimentazione sui c/c bancari: Per il dipendente non valgono le presunzioni automatiche previste, invece, per imprenditori e professionisti.
Meno vincoli nei movimenti finanziari per i lavoratori subordinati.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23852 del 11.11.2009, ha, infatti, stabilito che è pur vero che le presunzioni bancarie (consentono la prova contraria da parte del soggetto passivo), permettono di individuare tutti i movimenti di un conto corrente riconducibili al contribuente.
Tuttavia, i versamenti in banca da parte di un lavoratore dipendente non possono essere considerati automaticamente come fonte di reddito da lavoro autonomo, dal momento che i movimenti bancari non possono essere sufficienti a giustificare da soli l’accertamento a carico del contribuente: E’, quindi, onere dell’Amministrazione finanziaria fornire ulteriori elementi a sostegno della propria tesi.
– Voucher dal tabaccaio
L’INPS, con un comunicato stampa, ha comunicato la sperimentazione di vendita dei buoni lavoro anche presso i tabaccai associati alla Fir.
Il nuovo canale di distribuzione garantirà l’obiettivo di assicurare una maggiore fruibilità del servizio a seguito del forte aumento delle richieste di voucher.
– Certificato fine lavori all’ufficio sbagliato: La detrazione del 36% spetta sempre
Il contribuente non decade dal beneficio fiscale: la detrazione del 36% per spese di ristrutturazione edilizia spetta anche quando la comunicazione di esecuzione dei lavori sia stata spedita per errore ad un ufficio non competente a riceverla.
Nel caso di specie, la certificazione era stata spedita per mera svista materiale al Comune invece che al Centro operativo di Pescara.
Secondo la Commissione tributaria provinciale di Milano (sentenza, Sez. XVI, n. 287 del 11.11.2009), tuttavia, l’invio della comunicazione, sia pure ad ufficio non competente, ma comunque nei termini di legge, non può essere considerata come un’omessa trasmissione.
– Per l’accertamento induttivo Iva basta il brogliaccio presso clienti
Il contribuente è costretto a fornire spiegazioni attendibili sui dati rinvenuti anche nelle verifiche a terzi.
Il brogliaccio trovato presso i clienti rende superflua l’ispezione sulle scritture contabili, giacché l’Amministrazione finanziaria può accertare induttivamente l’Iva anche se la Guardia di finanza, nella fase del controllo, non ha ispezionato la contabilità del fornitore.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 23585 del 06.11.2009)