Source: https://www.gobbiepartners.it/newsletter-n-14-del-15-07-2013-professione-intelletuale/
Timestamp: 2020-07-04 21:49:25+00:00
Document Index: 155117845

Matched Legal Cases: ['art. 2229', 'art. 117', 'art. 2229', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4']

Newsletter n. 14 del 15-07-2013 - Professione intelletuale | Gobbi e Partners SpA
Newsletter n. 14 del 15-07-2013 – Professione intelletuale
Newsletter n. 14 del 15-07-2013…
ancora una volta ricevo un quesito da un abbonato che ritengo di particolare interesse per tutta la categoria.
Avrei bisogno di una precisazione riguardante l’obbligo di iscrizione dell’investigatore privato alla CCIAA . Dopo varie vicissitudini e per quanto mi riguarda , attualmente mi sarebbe più conveniente cancellarmi dalla CCIAA ed operare come professionista iscrivendomi alla gestione separata INPS ( essendo già stato a suo tempo iscritto ) . E’ possibile fare questo, quando il vigente DM parla di gestione dell’investigatore in forma di impresa ?? Se è possibile, ci sono controindicazioni evidenti per la categoria ?
Caro Collega, purtroppo la materia è giuridicamente controversa, inoltre alcune prefettura accettano che l’investigatore privato, costituitosi in forma di ditta individuale, sia considerato professionista, mentre altre, più correttamente a mio avviso, non lo permettono. Non è quindi particolarmente importante quello che la tua Prefettura preferisca, ma quanto invece la legge prevede. L’art. 2229 c.c. prevede appunto al suo primo comma che “La legge determina le professioni intellettuali per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi o elenchi.” Continua poi con il secondo comma “L’accertamento dei requisiti per l’iscrizione negli albi o negli elenchi, la tenuta dei medesimi e il potere disciplinare sugli iscritti sono demandati alle associazioni professionali, sotto la vigilanza dello Stato, salvo che la legge disponga diversamente”. Conclude con il terzo comma affermando che “Contro il rifiuto dell’iscrizione o la cancellazione dagli albi o elenchi, e contro i provvedimenti disciplinari che importano la perdita o la sospensione del diritto all’esercizio della professione è ammesso ricorso in via giurisdizionale nei modi e nei termini stabiliti dalle leggi speciali.” Dal che si capisce che è la legge che definisce se una professione è intellettuale o meno, attraverso appunto l’istituzione di appositi albi o elenchi. Un esempio; la professione forense, che esercito, è regolata da leggi dello stato, vi sono degli esami da superare, devi avere dei titoli oltre ai requisiti soggettivi, il tutto per poter essere inserito nell’elenco tenuto dallo stesso Consiglio dell’Ordine. Come tu ben puoi capire nessuna legge prevede la nostra “professione” come intellettuale, nessun albo è stato istituito, nessun Organismo ha poteri di tenuta dello stesso albo ecc… In conclusione e per estrema ratio, la nostra non è una professione intellettuale. Ma noi Italiani siamo bravi nel mescolare le carte in tavola e quindi è stata promulgata la Legge 14 gennaio 2013, n. 4 recante le Disposizioni in materia di professioni non organizzate. (13G00021) la quale al suo Art. 1 titolato Oggetto e definizioni, prevede al comma 1. La presente legge, in attuazione dell’art. 117, terzo comma, della Costituzione e nel rispetto dei principi dell’Unione europea in materia di concorrenza e di libertà di circolazione, disciplina le professioni non organizzate in ordini o collegi (da leggersi appunto come ad esempio nel nostro caso, gli investigatori privati) 2. Ai fini della presente legge, per «professione non organizzata in ordini o collegi», di seguito denominata «professione», si intende l’attività’ economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’art. 2229 del codice civile, delle professioni sanitarie e delle attività e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifiche normative (e qui sembra fatta apposta per l’investigatore privato atteso che quanto recita in questo secondo comma si attaglia generalmente e precisamente alla nostra attività). 3. Omissis…. 4.
L’esercizio della professione e’ libero e fondato sull’autonomia, sulle competenze e sull’indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica, nel rispetto dei principi di buona fede, dell’affidamento del pubblico e della clientela, della correttezza, dell’ampliamento e della specializzazione dell’offerta dei servizi, della responsabilità del professionista. 5. La professione e’ esercitata in forma individuale, in forma associata, societaria, cooperativa o nella forma del lavoro dipendente. Il bello arriva all’art. 2 comma 7 il quale prevede: “L’elenco delle associazioni professionali di cui al presente articolo e delle forme aggregative di cui all’art. 3 che dichiarano, con assunzione di responsabilità dei rispettivi rappresentanti legali, di essere in possesso dei requisiti ivi previsti e di rispettare, per quanto applicabili, le prescrizioni di cui agli articoli 5, 6 e 7 e’ pubblicato dal Ministero dello sviluppo economico nel proprio sito internet, unitamente agli elementi concernenti le notizie comunicate al medesimo Ministero ai sensi dell’art. 4, comma 1, della presente legge.”
Tradotto in termini più comprensibili, le associazioni rappresentative (vedi Federpol) chiedono al Ministero dello Sviluppo l’inserimento della categoria professionale, nel nostro caso degli investigatori privati, il quale verificatone i requisiti lo inserisce nell’elenco pubblicato sul sito internet dello stesso ministero e da quel momento la nostra diventa una professione intellettuale non organizzata in ordini o collegi e soggetta ai dispositivi di cui alla legge 4/2013. Tutto ciò non è ancora avvenuto quantomeno per la FEDERPOL, che è l’unica associazione rappresentativa della categoria, e pertanto in questo momento la nostra “professione”, a mio modo di vedere, è ancora condizionata dall’iscrizione camerale per la forma societaria, non essendo assolutamente ammissibile la forma di prestazione professionale intellettuale stante la mancanza dei requisiti di cui sopra. Ciò non toglie che nella pratica, e contro le normative vigenti, tu possa istituire una ditta individuale e con quella, essere autorizzato dalla tua Prefettura allo svolgimento di attività investigativa nella forma di professione intellettuale, in barba a tutte le norme del caso, perché è così che molto spesso gira l’Italia. Spero di essere stato chiaro in caso contrario rimango a tua disposizione.
PreviousPrevious post:Newsletter n. 13 del 02-07-2013 – CauzioneNextNext post:Newsletter n.15 del 23-07-2013 – Indagini difensive all’estero