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Timestamp: 2020-08-15 11:38:57+00:00
Document Index: 38813256

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Sentenza Cassazione Civile n. 215 del 05/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 215 del 05/01/2011
Cassazione civile sez. III, 05/01/2011, (ud. 02/12/2010, dep. 05/01/2011), n.215
P.P. (OMISSIS) (e per esso il suo procuratore
speciale T.S.), elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA
DI VILLA CARPEGNA 42, presso lo studio dell’avvocato ENRICO PETRUCCI,
rappresentato e difeso dall’avvocato D’ERME GIOVANNI, giusta delega a
ALLIANZ SPA (OMISSIS) (già Riunione Adriatica di Sicurtà SpA)
rappresenta e difende, giusta mandato speciale in calce al
PI.LU., PI.EM.;
avverso la sentenza n. 2854/2008 della CORTE D’APPELLO di MILANO del
21.10.08, depositata il 24/10/2008;
udito per la controricorrente l’Avvocato Antonio Manganiello (per
delega avv. Giorgio Spadafora) che si riporta agli scritti;
1 – Con ricorso notificato il 2 dicembre 2009 P.P., rappresentato dal suo procuratore speciale T.S., ha chiesto la cassazione della sentenza, non notificata, depositata in data 24 ottobre 2008 dalla Corte d’Appello di Milano, confermativa della sentenza del Tribunale, che aveva accolto parzialmente (non liquidava il richiesto danno patrimoniale) la domanda di risarcimento danni da sinistro stradale proposta contro la R.A.S. S.p.A., Pi.Em. e Pi.Lu..
La Allianz S.p.A. (già R.A.S. S.p.A.) ha resistito con controricorso, mentre i Pi. non hanno espletato attività difensiva.
2 – Il ricorso è inammissibile per due ordini di ragioni. In primo luogo per “difetto di rappresentanza. Infatti la procura apposta a margine del ricorso risulta rilasciata da T.S., il quale asserisce di agire in qualità di procuratore speciale del P. in virtù di procura speciale notarile che tuttavia non viene allegata al ricorso, in tal modo impedendo alla Corte di verificare che essa autorizzasse il T. ad agire anche in questa sede.
3. – In secondo luogo la formulazione dei due motivi di ricorso non soddisfa i requisiti stabiliti dall’art. 366-bis c.p.c..
Per quanto riguarda, in particolare, il quesito di diritto, è ormai jus receptum (Cass. n. 19892 del 2007) che è inammissibile, per violazione dell’art. 366 bis c.p.c., introdotto dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 6 il ricorso per cassazione nel quale esso si risolva in una generica istanza di decisione sull’esistenza della violazione di legge denunziata nel motivo. Infatti la novella del 2006 ha lo scopo di innestare un circolo selettivo e “virtuoso” nella preparazione delle impugnazioni in sede di legittimità, imponendo al patrocinante in cassazione l’obbligo di sottoporre alla Corte la propria finale, conclusiva, valutazione della avvenuta violazione della legge processuale o sostanziale, riconducendo ad una sintesi logico – giuridica le precedenti affermazioni della lamentata violazione.
Il primo motivo denuncia omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio;
omessa liquidazione del danno patrimoniale.
La censura poggia sulla C.T.U. in relazione alla quale non è stato rispettato l’art. 366 c.p.c., n. 6. Infatti è orientamento costante (confronta, tra le altre, le recenti Cass. Sez. Un. n. 28547 del 2008; Cass. Sez. 3^ n. 22302 del 2008) che, in tema di ricorso per cassazione, a seguito della riforma ad opera del D.Lgs. n. 40 del 2006, il novellato art. 366 c.p.c., comma 6, oltre a richiedere la “specifica” indicazione degli atti e documenti posti a fondamento del ricorso, esige che sia specificato in quale sede processuale il documento, pur individuato in ricorso, risulti prodotto. Tale specifica indicazione, quando riguardi un documento prodotto in giudizio, postula che si individui dove sia stato prodotto nelle fasi di merito, e, in ragione dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, anche che esso sia prodotto in sede di legittimità.
Inoltre le argomentazioni a sostegno implicano valutazioni di merito.
Inoltre il momento di sintesi finale prescinde dall’affermazione – di per sè decisiva – della Corte territoriale, secondo cui difettava la prova del rapporto di causalità tra la riduzione della capacità lavorativa specifica ritenuta dal C.T.U. e la concreta attività lavorativa svolta.
Il secondo motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1226, 2056 e 2729 c.c.; omessa liquidazione del danno patrimoniale in via presuntiva ed equitativa.
La censura è sostanzialmente ripetitiva della precedente. Inoltre non indica quali elementi presuntivi la Corte territoriale avrebbe dovuto considerare ed ha invece ignorato. Infine il quesito finale si rivela astratto proprio perchè non enuncia le ragioni che avrebbero dovuto indurre la sentenza impugnata ad una statuizione diversa.
La resistente ha presentato memoria adesiva alla relazione ed ha chiesto d’essere ascoltata in camera di consiglio;
che il ricorso deve perciò essere dichiarato inammissibile; le spese seguono la soccombenza;
Dichiara il ricorso inammissibile. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 3.200,00, di cui Euro 3.000,00 per onorari, oltre spese generali e accessori di legge.