Source: http://www.italianostrataranto.it/Archivio/2017/Ai%20Presidenti%20Mattarella.html
Timestamp: 2018-12-19 16:31:25+00:00
Document Index: 130344399

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 5', 'art. 216', 'art. 9', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 4']

AI PRESIDENTI MATTARELLA, GENTILONI, EMILIANO E AL SINDACO DI TARANTO MELUCCI
“Per evitare che a Taranto succeda ancora quello che è capitato giorni fa con una coltre di polveri nere che ricopriva la città, il Mise, d’intesa con l’Amministrazione Straordinaria, sta valutando la possibilità di anticipare i tempi per la copertura dei parchi principali, ancor prima dei tempi previsti dal Dpcm ambientale”.
Questa notizia ha riacceso la polemica sulla copertura dei parchi principali dello stabilimento Ilva di Taranto, tanto sugli aspetti ambiental-industriali quanto su quelli paesaggistici. La sezione di Taranto di Italia Nostra intende ribadire la propria posizione in merito, già espressa nelle “Osservazioni” sulla proposta di modifica dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) del 5 settembre 2017. Tali “Osservazioni”, come tutte le altre inviate a Minambiente da istituzioni, forze sociali e associazioni, sono state completamente ignorate, quindi anche quelle connesse alla copertura dei parchi principali che qui ripetiamo.
“Sono tantissime le incognite e le incertezze relative alla copertura dei parchi primari che insistono su un’area di circa 60 ettari. Nella documentazione non c’è, inoltre, alcun accenno alla enorme depolverazione secondaria che necessiterebbe installare per rendere possibile la vita lavorativa all’interno di un capannone dove si fa movimento di materiale polveroso.
La copertura dei parchi primari ha assunto ormai un valore simbolico, ma si è sicuri che la più valida soluzione impiantistica sia il mostruoso capannone ipotizzato, paesaggisticamente indigeribile e dai costi di realizzazione e gestione verosimilmente enormi? Si è sicuri che all’Ilva futura servano ancora 60 ettari di parchi primari?
A Brindisi, per la centrale di Cerano che aveva l’analogo problema dell’Ilva di Taranto, l’ENEL ha coperto il parco carbone con "Dome" (Cupole). E' un impianto modulare, completamente coperto e automatizzato, dalla banchina del porto alla centrale, innovativo ed efficiente come quelli realizzati in Corea ed altre parti del mondo. I "Dome" realizzati a Brindisi sono il tipo di provvedimenti impiantistici idonei per un'Ilva che duri e funzioni bene per i prossimi 30/50 anni, senza far morire le persone. Il loro presupposto ineludibile, però, è che ci sia una “Ilva di domani", quella in cui il rischio sanitario residuo, preventivamente valutato con la VIIAS (di cui si parlerà compiutamente nei punti successivi) sia accettabile ed accettato: non fare la VIIAS preventiva ed andare avanti con i lavori comunque, si rischia uno spreco enorme di risorse e di tempi, senza certezza di effettivi benefici ambientali e sanitari.”
“Prima di spendere tempo e risorse per realizzare prescrizioni AIA per un insediamento complesso come l’Ilva di Taranto, Italia Nostra chiede che si stimi e si sappia subito con la VIIAS preventiva quale potrà essere il rischio sanitario residuo, anche in varie ipotesi di assetto impiantistico”.
“La richiesta di “VIIAS preventiva” nella procedura AIA è stata avanzata timidamente anche da qualche rappresentanza locale. I sindacati invece, e la FIOM CGIL in particolare, continuano a parlarne con decisione. La possibilità che ad essa si dia una risposta positiva dipende in gran parte dalla condotta effettiva dei sindacati in sede AIA e, soprattutto, in sede di trattativa al MISE”.
“Italia Nostra ha formulato la “osservazione dirimente” sulla proposta di modifica dell’AIA, cioè effettuare comunque la VIIAS preventiva, trascurando le “osservazioni” sui dettagli tecnici e impiantistici delle varie modifiche proposte, copertura parchi inclusa. Di esse ci si potrebbe occupare solo se l’“assetto finale” dello stabilimento prospettato da AM InvestCo Italy superasse la VIIAS “preventiva”. Tale valutazione ha l’obiettivo di “integrare la considerazione degli effetti sulla salute nelle attività di valutazione degli impatti di un intervento. È uno strumento a supporto dei processi decisionali riguardanti piani, programmi e progetti e interviene di regola prima che questi siano realizzati.”
“Fare la VIIAS “preventiva” subito è il provvedimento fondamentale e ineludibile, per evitare un possibile spreco di tempo e di risorse con un’AIA inefficace e per progettare e realizzare, invece, uno stabilimento duraturo e sostenibile sanitariamente, socialmente ed economicamente.”
Dobbiamo constatare che le nostre negative previsioni sull’evolversi della vicenda AIA si sono avverate. Sono oltre venti anni che il Ministero dell’ambiente si rifiuta di includere la tematica sanitaria nelle faccende ambientali, disattendendo il fondamento fissato dalla Comunità Europea alla fine del secolo scorso con la Direttiva CEE 85/337 e seguente D.Lgs 59 del febbraio 2005, trascurando, inoltre, la tematica paesaggistica.
Il DPCM del 29 settembre 2017 (che modifica l’AIA tuttora vigente), per assecondare l’inaccettabile posizione di MATTM, condivisa da MISE, presenta i seguenti profili di illegittimità, figli della volontà di ignorare di fatto la questione sanitaria.
Il D.Lgs 59 del 18 febbraio 2005, in vigore con le successive modifiche ed integrazioni, definisce l’inquinamento come “l’introduzione diretta o indiretta di sostanze (omissis) che potrebbero nuocere alla salute umana o alla qualità dell’ambiente” (Art. 2, comma 1, lettera b)
Il titolo del DPCM recita: “Approvazione delle modifiche al Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria di cui ecc. ecc. “. Di fatto la tematica sanitaria è stata esclusa del tutto arrivando persino all’assurdo che il Ministro della salute non ha proposto né firmato il DPCM come era stabilito PER LEGGE dall’ art. 1, comma 8 del D.L. 191/15 del 4/12/2015 convertito nella legge 1 febbraio 2016 n. 13, espressamente citato come primo VISTO del DPCM.
Il D.Lgs 59 del 18 febbraio 2005, art. 5, comma 10 stabilisce che “L'autorità competente, ai fini del rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, convoca apposita conferenza dei servizi ai sensi degli articoli 14, 14-ter, commi da 1 a 3 e da 6 a 9, e 14-quater della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, alla quale invita le amministrazioni competenti in materia ambientale e comunque, nel caso di impianti di competenza statale, i Ministeri dell'interno, della salute e delle attività produttive. La Conferenza dei Servizi non è stata convocata e si è utilizzato il parere di esperti nominati solo dal Ministro dell’ambiente.
All’interno delle procedure di rilascio delle AIA è obbligatorio il parere sanitario di esclusiva competenza del Sindaco, comma 11 dell’articolo 5 del Dl.gs 59 del 18 febbraio 2005, risalente agli art. 216 e 217 del regio 27 luglio 1934, n. 1265, mai modificati. Il sindaco può chiedere la revisione dell’AIA autorizzata senza il suo benestare ai sensi dell’art. 9, comma 4 del D.lgs 59/2005, possibilità esplicitamente fissata nel comma 11 dell’art. 5 del D.Lgs 59/2005. Non risulta che il sindaco di Taranto abbia dato il suo benestare, come avvenne in occasione dell’AIA del 2011 e di quella del 2012.
In conclusione, escludendo la tematica sanitaria da tutta la procedura di vendita dell’Ilva, nuova AIA inclusa, si è fatto strame del fondamento di tutte le sentenze della Corte Costituzionale sul caso Ilva di Taranto (ultima la sentenza n. 182 del 4.7.2017 sul ricorso della Regione Puglia), cioè “realizzare un ragionevole bilanciamento tra diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione, in particolare alla salute (art. 32 Cost.) e al lavoro (art. 4 Cost.)”.
Tali profili di illegittimità giustificherebbero il preannunciato ricorso al TAR da parte del Comune di Taranto, che in qualche modo Italia Nostra ha ispirato nell’incontro con il vice sindaco di Taranto De Franchi nella tarda mattinata di mercoledì 11 ottobre 2017.
Sarebbe preferibile, ovviamente, uno straordinario intervento politico istituzionale che mettesse fine e rimediasse all’incredibile coacervo di errori commessi in questi anni e riportasse le situazioni decisionali poggiando sui poteri locali, riportando democrazia e reale ed efficace partecipazione. Perché occorre che, in futuro, l’interesse a un bassissimo inquinamento della nuova Ilva sia rappresentato anche socio-politicamente nella maggior forza possibile.
Taranto 9 novembre 2017
Il presidente di ITALIA NOSTRA ONLUS sezione di Taranto
(Arch. Giuseppe Todaro)