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Timestamp: 2017-02-19 23:19:04+00:00
Document Index: 41373984

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 56', 'art. 42', 'art. 17', 'art. 3', 'art. 360', 'art. 360']

Lo sai che? Pubblicato il 20 dicembre 2016 Articolo di Redazione Lo sai che? Accertamento fiscale Irpef: come contestare la nullità L’AUTORE: Redazione
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Imposte sui redditi, come impugnare l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate per il mancato pagamento di tasse e imposte se la delega del capo ufficio è generica.
Secondo l’ordinanza odierna, non spetta al contribuente procurarsi la delega del capo ufficio per dimostrare la nullità dell’accertamento fiscale. È quanto va sotto il nome di «principio della vicinanza della prova»: trattandosi di documenti interni all’Agenzia delle Entrate è il fisco a doverli esibire (essendo per il contribuente altrimenti impossibile); e, anzi, se non lo fa o se questi non corrispondono ai requisiti appena visti, l’accertamento è nullo.
[1] Cass. ord. n. 26295/16 del 20.12.16.
Sentenza Corte di Cassazione, sez. VI Civile – T, sentenza 13 ottobre – 20 dicembre 2016, n. 26295
Presidente Schirò – Relatore Crucitti
L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato ad un motivo, nei confronti di R. I., avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, indicata in epigrafe, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di un avviso di accertamento, per IRPEF, IRAP, addizionali, relative all’anno d’imposta 2007 – è stata parzialmente riformata la decisione di primo grado di parziale accoglimento del ricorso del contribuente.
In particolare, i giudici d’appello, accogliendo il gravame del contribuente e respingendo quello dell’Agenzia delle Entrate, hanno dichiarato nullo l’atto impositivo, perché recante la firma di impiegato della carriera direttiva e non del Direttore dell’Agenzia delle Entrate di Milano II, Capo dell’Ufficio, non avendo l’Agenzia delle Entrate dimostrato l’esercizio del potere sostitutivo da parte del sottoscrittore o la presenza della delega del titolare dell’Ufficio.
Il contribuente resiste con controricorso e propone, a sua volta, ricorso incidentale condizionato.
1. L’Agenzia delle Entrate lamenta, con unico motivo ex art. 360 n. 3 c.p.c., la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 42 DPR n. 600/1973, assumendo di avere prodotto, sin dalle controdeduzioni in primo grado, stralci degli atti dispositivi sulla delega di firma (all. 3, il cui contenuto è ritrascritto in ricorso), anche al Dr. B., sottoscrittore dell’avviso di accertamento oggetto di impugnazione.
2. La censura è infondata. Di recente questa Corte (Cass. n. 22800/2015) ha affermato il seguente principio di diritto: “In tema d’imposte sui redditi e sul valore aggiunto, l’avviso di accertamento, a norma dell’art. 42 del d.P.R. n. 600 del 1973 e dell’art. 56 del d.P.R. n. 633 del 1972, (che, nel rinviare alla disciplina sulle imposte dei redditi, richiama implicitamente il citato art. 42), deve essere sottoscritto, a pena di nullità, dal capo dell’ufficio o da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato e, cioè, secondo la classificazione prevista dall’art. 17 del c.c.n.l. comparto “agenzie fiscali” per il quadriennio 2002-2005, applicabile “ratione temporis”, da un funzionario di terza area, di cui non è richiesta la qualifica di dirigente; ove, peraltro, il contribuente contesti, anche genericamente, la legittimazione del funzionario che ha sottoscritto l’avviso di accertamento, l’Amministrazione finanziaria, in ragione dell’immediato e facile accesso ai propri dati, ha l’onere di dimostrare il possesso dei requisiti soggettivi, nonché l’esistenza della delega”.
Trattasi di principio, in punto di onere della prova, da tempo consolidato (cfr. Cass. n. 14626/2000). Solo in diversi contesti fiscali – quali ad esempio la cartella esattoriale (Cass. n. 13461/12), il diniego di condono (Cass. n.ri 11458/12 e 220/14), l’avviso di mora (Cass. n. 4283/10), l’attribuzione di rendita (Cass. n. 8248/06) – e in mancanza di una sanzione espressa, opera la presunzione generale di riferibilità dell’atto all’organo amministrativo titolare del potere nel cui esercizio esso è adottato; mentre, per i tributi locali, è stata ritenuta valida anche la mera firma stampata, ex L. n. 549 del 1995, art. 3, comma 87 (Cass. n. 9627/12).
Nella specie, la C.T.R. ha fatto applicazione dei suddetti principi di diritto ed ha affermato espressamente che, “alla luce degli atti di causa” l’Agenzia delle Entrate non ha dimostrato l’esercizio del potere sostitutivo da parte del sottoscrittore dell’avviso di accertamento o “la presenza della delega del titolare dell’Ufficio”.
La ricorrente – pur allegando di avere prodotto, in una con le controdeduzioni di primo grado, stralci del provvedimento contenente la delega al menzionato funzionario – non denuncia, nel presente ricorso, l’omesso esame di un fatto decisivo, ai sensi dell’art. 360 n.5 c.p.c., quanto l’erronea valutazione del materiale probatorio prodotto ed esaminato dal giudice, sotto il profilo della violazione e/o falsa applicazione di norma di diritto, ex art. 360 n. 3 c.p.c., profilo infondato per quanto sopra esposto. La ricorrente avrebbe dovuto, semmai, dedurre un errore revocatorio del giudice, laddove sussistenti i presupposti di legge.
3. Il ricorso incidentale condizionato (sulle questioni rimaste assorbite in appello) è, di conseguenza, assorbito.
4. Conclusivamente il ricorso principale va rigettato e quello incidentale condizionato dichiarato assorbito.
5. Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.
Condanna la ricorrente alla refusione in favore del controricorrente – ricorrente incidentale delle spese processuali che liquida in complessivi euro 2.000,00 oltre rimborso forfetario nella misura del 15% ed accessori di legge.
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