Source: https://www.teamartist.com/blog/2015/11/12/le-entrate-commerciali-della-mia-associazione-devono-essere-inferiori-a-quelle-istituzionali/
Timestamp: 2018-01-22 08:28:34+00:00
Document Index: 130188611

Matched Legal Cases: ['art. 149', 'art. 6', 'art. 148', 'art. 148', 'art.149', 'art.149', 'art 149', 'art.149', 'art.6', 'art.149', 'art.149', 'art 149']

Le entrate commerciali della mia Associazione devono essere inferiori a quelle istituzionali? | Servizi e Software per Associazioni
Oggi parliamo di questa bella “Leggenda Metropolitana”, diffusissima nel mondo delle Associazioni.
Questo è un quesito sul tema, arrivato ad esempio nel nostro Gruppo per Super Dirigenti di Associazioni su Facebook (se non ne fai ancora parte… peggio per te!):
“Buongiorno cari super dirigenti. Avrei un quesito che spero non alimenti il mio dubbio.
La mia squadretta di pallavolo, riesce a vivere grazie ai piccoli sponsor che riesce a ricevere dalle ditte della città. Stiamo parlando di circa 5000 euro (entrate commerciali).
I soci invece contribuiscono con le quote ordinarie con 1.000 euro (entrate istituzionali).
L ‘Associazione finanziandosi maggiormente con le entrate commerciali derivanti dalla pubblicità perde lo status di ente non commerciale e quindi perde diritto all’opzione 398/91?”
Quando la tua Associazione con Partita Iva opta per la 398/91 il limite fisso delle entrate commerciali è di 250mila euro l’anno, SENZA ALCUN problema legato alla quota di entrate istituzionali (per paradosso potresti avere 250mila euro di entrate commerciali e mille euro di entrate istituzionali: non importerebbe).
Perchè? Perchè la 398 nasce proprio per permettere alle Associazioni No Profit di trovare soldi per finanziare le attività istituzionali!
Da un altro errore legato alle entrate commerciali “marginali e occasionali” per le Associazioni No Profit col solo codice fiscale: in tanti (sbagliando) pensano che le entrate commerciali marginali e occasionali siano tali fino a che sono inferiori alle entrate istituzionali (quindi, per esempio: si potrebbero avere 5000 euro di entrate istituzionali e 4999 di entrate commerciali).
Questa è una STUPIDAGGINE. Le entrate marginali e occasionali sono tali quando economicamente sono trascurabili (su 5.000 euro potremmo dire fino a 3-400 euro) e capitano raramente.
Il caso tipico è l’Associazione che chiede un contributo ai soci per le proprie attività ed in mezzo ad un centinaio di questi vengono un paio di esterni. Che fai, li mandi a casa? No, li fai pagare ma questa attività è commerciale (non sono soci), marginale (2 contributi da esterni su 100 non sono rilevanti economicamente) ed occasionali (i 2 tipi parteciperanno da esterni solo per questa volta, mica a tutte le occasioni).
-> AGGIORNAMENTO 12 LUGLIO 2016
Una variante della leggenda è questa: “Come la mettiamo con gli artt. 148 e 149 del TUIR (dove tra le cause per la perdita della qualifica di ENC leggo chiaramente: prevalenza dei redditi derivanti da attività commerciali rispetto alle entrate istituzionali, intendendo per queste ultime i contributi, le sovvenzioni, le liberalità e le quote associative)?”
Per rispondere a questo dubbio si deve tener presente che i TUIR è del 1986 mentre la 398 del 1991 (5 anni dopo). La 398 quindi supera il TUIR… da ciò deriva che se hai optato per la 398 valgono le regole della 398, mentre se non hai optato per la 398 rimangono valide le regole del TUIR (l’ho spiegata un po’ grezzamente ma questa è la sostanza).
Tra l’altro questo mi è stato confermato da un interpello fatto all’AdE da un nostro lettore dopo aver letto il nostro post. L’AdE ha risposto che in una associazione no profit in 398 (non asd) dove le entrate commerciali siano superiori a quelle istituzionali questo aspetto può al limite costituire un fatto “INDIZIARIO ” ma non può far perdere in automatico la qualifica di ente non commerciale.
Ecco uno stralcio dell’interpello datato 19/12/2015: “Pur tuttavia si vuole evidenziare che la prevalenza dei ricavi da attività commerciali rispetto al valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti le attività istituzionali, prevalenza che per il comma 2 dell’art. 149 è uno dei sintomi di non commercialità, ha un valore non assoluto ma indiziario. Consente quindi di pervenire alla perdita della qualifica di ente non commerciale solo in presenza di un “giudizio complesso” che si concluda con una valutazione in verso, come precisato dalla circolare 124 del 12/05/1998”
81 risposte a “Le entrate commerciali della mia Associazione devono essere inferiori a quelle istituzionali?”
Purtroppo mi torna sempre indietro il messaggio. Spero ora...
Siamo una costituenda associazione che vorrebbe gestire una libreria altrimenti destinata alla chiusura.
Non siamo sicuri che l'incasso della vendita dei libri ai soci (e anche ai turisti che saltuariamente passano di qui) sia alla fine inferiore a quello relativo alle attività istituzionali (tessere, contributi, corsi ecc.). Diventiamo automaticamente un'attività puramente commerciale, con contabilità ordinaria? Rinunceremmo subito, forse...
03 aprile 2017 alle 16:33
piccola precisazione iniziale: se vendeste i libri ai soci sarebbe comunque attività istituzionale. Detto questo non è necessario che le entrate istituzionali superino quelle commerciali, basta che le cose siano fatte con criterio e che non ci sia una sproporzione esagerata tra le une e le altre.
Un'associazione culturale che svolge attività nell'ambito della musica, occasionalmente effettua delle attività come service audio luci nei confronti di non soci, a pagamento, al fine di reperire dei fondi per il finanziamento delle proprie iniziative.
E' obbligata ad aprire la partita IVA comunque, oppure essendo iniziative sporadiche (una al mese circa) o puo' rilasciare semplici ricevute senza aprire la partita IVA?
No, serve la p. IVA.
raffaella abeniacar
come Presidente di una associazione culturale artistica, le chiedo se i miei soci-artisti possono esporre le opere del proprio ingegno in una sede della stessa e vendere privatamente le loro opere con ricevuta generica. grazie
no e no: possono esporre all'interno dell'associazione ma solo i soci hanno diritto di entrare nelle sedi! per quale motivo poi basterebbe ricevuta e non regolare fattura?
Salve, vorrei costituire un'associazione culturale (con Partita Iva e aderente alla 398/91) che si occupi di cinema e non solo con libri e film a disposizione di soci e non, corsi e altre iniziative simili. Per sostenere gli scopi dell'associazione vorremmo prevedere l'acquisto e la rivendita di gadget, poster e oggettistica varia. Aderendo alla 398/91 possiamo farlo tranquillamente?
E inoltre: possiamo optare per l'affitto di un locale su strada, con vetrina come fossimo un negozio? Più in generale: esistono casi di associazioni culturali che sono anche negozi?
1.Sì, ma sono entrate commerciali
2. Sì, ma occhio a non sembrare un negozio
3. esistono casi di associazioni culturali che fanno anche vendita, ma deve essere una attività accessoria e non la principale
Volevo sapere se le quote di iscrizione , DAI 20 AI 30 EURO, incassate da noi relative alla partecipazione ad una gara sportiva siano esenti oppure assoggettate ad IVA . i PARTECIPANTI non sono nostri associati ma risultano essere tesserati per la federazione di nostra appartenenza, tesserati per altre federazioni spportive, per EPS oppure senza tessera alcuna in quanto ad es. provenienti dall'estero.
02 dicembre 2016 alle 12:44
Sono de-tassate le quote da vostri soci e/o dagli atleti tesserati a FSN/DSA/EPC cui la vostra ASD è affiliata.
Potete però detassare anche le quote di terzi se fate un evento di raccolta fondi, con le regole di questo post.
02 novembre 2016 alle 19:01
Salve, vorrei costituire una piccola casa editrice e inquadrarla come associazione culturale con P.IVA. Dato che la vendita di libri sarebbe rivolta prevalentemente a terzi, vorrei sapere se l'attività di vendita è compatibile con la forma dell'associazione culturale.
04 novembre 2016 alle 18:26
Si, ma non dovete costituirla con lo scopo di fare attività commerciale.
Ti consiglio di scaricare e leggere questa quida
Buonasera, abbiamo costituito un'associazione di promozione sociale con Partita Iva e abbiamo optato per la 398/91.
Dall'articolo si evince che essendo il limite delle entrate commerciali stabiito in € 250.000 all'anno, non si ponga il problema della prevalenza delle entrate commerciali rispetto a quelle istituzionali.
Da dove si deduce tale affermazione?
Dal fatto che non viene specificato il contrario
Siamo un'associazione culturale che realizza spettacoli teatrali. Il numero di tali spettacoli è di 5 o 7 all'anno. Possiamo far pagare un biglietto d'ingresso agli spettatori rilasciando loro una ricevuta non fiscale?
Se sono soci, si
02 giugno 2016 alle 10:03
Un'ulteriore precisazione: in quanto associazione culturale senza Partita IVA, chiediamo se e come possiamo far pagare un biglietto ai non soci.
08 giugno 2016 alle 11:58
Trattatelo come evento di raccolta fondi. Legga questo nostro post
31 agosto 2016 alle 06:53
Siamo un'associazione culturale che realizza spettacoli teatrali e laboratori. Vorremmo organizzare un laboratorio teatrale a pagamento aperto a tutti. Chiediamo se a fronte della quota di iscrizione (di soci e non soci) può essere sufficiente consegnare una ricevuta non fiscale con timbro dell'associazione.
01 settembre 2016 alle 07:41
A mio parere no, ciò vale solo per i soci. Ti consiglio la lettura di questo nostro post per capire quali sono le entrate istituzionali e quali commerciali in una Associazione: http://www.teamartist.com/blog/2016/05/02/quali-sono-le-entrate-istituzionali-e-quali-commerciali-in-una-associazione/
un coro (attività istituzionale di una APS) che vince un concorso corale e riceve un premio dalla propria associazione regionale (organizzatrice del concorso):
1. In quale voce di entrata rientra tale premio? Mi riferisco alla 383 quando elenca le risorse economiche delle APS.
A me viene in mente "altre entrate compatibili con le finalità sociali dell’associazionismo di promozione sociale" (beh così vale tutto?!) oppure "erogazioni liberale di terzi" anche se non so quanto possa essere considerata "liberalità" l'erogazione di un premio...
Direi istituzionale
salve volevo sapere se è giusto fare 2 libretti delle ricevute uno per le quote sociali e uno per gli abbonamenti(mensili, trimestrali,ecc) per le attività svolte per i soci.
03 gennaio 2016 alle 17:25
Direi che non è né giusto né sbagliato. Sicuramente è molto comodo e farei anche io così 😉
09 dicembre 2015 alle 23:12
Buongiorno, scrivo per avere un'informazione sulla
Nascita di una associazione culturale. La promotrice dell'idea È un'intraprendente neolaureata in lingue. Varie collaborazioni con istituti privati e scuole di lingua inglese, un anno a londra e diverse esperienze educative con bambini e ragazzi. Ora segue diversi bambini di scuola elementare e scuola media con attività di doposcuola e dà ripetizioni di inglese anche a liceali. Come strutturare in associazione questa attività ? I ragazzi devono essere tutti associati? Come potrà lei, socio dell'associazione, poter essere remunerata per l'attività svolta? Ci sarà bisogno di un contratto? Sarà considerata tutta attività istituzionale?
Mi sembra una questione molto lunga, e le domande molte.
Perchè non affrontare il tutto in una consulenza? http://www.teamartist.com/consulting-appointment/
08 dicembre 2015 alle 05:42
leggendo questo post e tutte le domande e risposte mi sorgono alcuni dubbi:
1- Un'associazione culturale no-profit con solo codice fiscale può accettare donazioni? ci sono limiti? le donazioni devono essere inferiori alle entrate istituzionali?
2- L'ottenimento dello status di ONLUS cambia le cose? o è l'avere partita iva che fa la differenza?
3- E' corretto avere nello statuto la frase: "potrà svolgere attività di tipo commerciale nel rispetto delle vigenti normative fiscali e amministrative e a patto che siano espressamente ammesse ai sensi del D. lgs. 460/97" ?
09 dicembre 2015 alle 10:21
1. Si, senza limiti
2. No. Legga questo nostro post
asd a monterenzio
21 novembre 2015 alle 23:39
come asd gestiamo su regolare vincita bando del comune un complesso sportivo con bar e spazio multifunzionale.
Svolgiamo per i soci attività quali affitto campi tennis e calcetto, lezioni tennis e calcetto, varie attività sociali e ricreative quali spazio per bambini e famiglie (gratuito), attività per anziani in collaborazione con Auser (gratuito, gli anziani sono tesserati solo auser ma abbiamo convenzione per lasciare al gruppo una sala un giorno a settimana).
Abbiamo un bar interno alla struttura con somministrazione alimenti e bevande solo ai soci
1. pensavamo di organizzare eventi e concerti: alcuni riservati ai soci altri come eventi aperti anche ai non soci in prevalenza gratuiti ma con possibilità di consumazione al bar. Si può fare? Quali limiti dobbiamo rispettare nella proporzione fra attività riservate ai soci e attività commerciali?
2. inoltre abbiamo una pagina facebook dove abbiamo messo alcuni post relativi alla ditta di caffè a cui ci appoggiamo e che nel pacchetto commerciale ci fornisce l'acua nelle bocce per gli atleti da mettere nei campi a uso gratuito per i soci. Possiamo citare la marca di caffè o violiamo qualche normativa inerente la pubblicità?
1. NI. La consumazione al bar vale solo per i soci. Quanto alla proporzione, legga bene il nostro post.
2. Se la citate, pubblicando anche immagini del logo/marchio si tratta di sponsorizzazione
01 dicembre 2015 alle 22:48
Se l'asd ha anche qualifica di aps potrebbe teoricamente svolgere attività anche a non soci. Legge 383/2000
Tipo? Faccia un esempio.
21 novembre 2015 alle 13:50
spiegamelo anche alla agenzia delle entrate allora
1. Quindi, se non c'è un vincolo tra il rapporto dei diversi tipi di entrate, nel rendiconto annuale risulta superfluo suddividere le voci a seconda della tipologia istituzionale / commerciale.
2. L'articolo 111 bis (perdita della qualifica di ente non commerciale) del DPR 22 12 1986 numero 917 al quarto comma esclude espressamente da questa previsione gli enti ecclesiastici e le associazioni sportive dilettantistiche. non si fa riferimento ad altre associazioni. Esiste una norma successiva che equipara le associazioni di promozione sociale alle associazioni sportive sotto il punto di vista del trattamento fiscale?
3. A nostro parere il limite dei 250.000 € di entrate commerciali previsto dalla 398/91 è un paletto fiscale fissato per non ricadere nel regime ordinario. Non pare possa salvaguardare dalla perdita della qualifica di ente non commerciale a patto che si abbiano entrate istituzionali per 250.001 €.
Penso che questo argomento interessi veramente tutti coloro iscritti alla 398/91
1. Non che non è superfluo! DEVI dimostrare di non aver superato la soglia dei 250mila euro di entrate commerciali!!!
2. Leggi gli altri commenti e le risposte. Abbiamo trito e ritrito questo aspetto.
1. No che non è superfluo! DEVI dimostrare di non aver superato la soglia dei 250mila euro di entrate commerciali!!!
luigi selis
Ad un colloboratore CO.Co.CO. per prestazioni sportive dilettantistiche si può corrispondere, oltre ai compensi, una certa somma a titolo di rimborso spese forfetario (esente da imposta) ed in caso affermativo quali sono i presupposti?
salve, le entrate istituzionali (quota iscrizione) e quelle decommercializzate (pagamento x attività di corsi) hanno un limite annuo? perchè leggo che le entrate commerciali non possono superare i 250.000€ l'anno ma per le entrate non commerciali non c'è scritto nulla ... grazie mille!
Buongiorno Team Artist, seguo da tempo il blog, ricco di informazioni utili per la gestione della tuttora piccola associazione di cui sono rappresentante legale. Vi scrivo con riferimento all'articolo relativo alle entrate commerciali delle associazioni, dal momento che trovo una contrapposizione fra quello che riportate voi e quanto leggo in un riferimento di legge. Ciò potrebbe tuttavia essere dovuto alla contabilità 398/91 cui fate riferimento, che potrebbe "eludere" i vincoli normativi da me individuati. In particolare, mi riferisco a quanto riportato all'art. 6, c. 2 del D. Lgs. 460/1997.
"2. Ai fini della qualificazione commerciale dell'ente si tiene conto anche dei seguenti
d) prevalenza delle componenti negative inerenti all'attività commerciale rispetto alle restanti spese."
1. Mi confermate che ciò è legato alla diversa contabilità prevista con la 398/91?
2. In tal caso, non è secondo voi un "vantaggio" eccessivo quello concesso alle associazioni che adottano tale forma di contabilità semplificata rispetto a chi non la utilizza?
2. Assolutamente no. Il legislatore ha pensato ad una ottima formula per aiutare il noprofit.
Scusatemi, con riferimento alla mail di ieri, nutro ancora delle perplessità in merito alla rispondenza del limite dei 250'000 euro con il limite fissato per l'identificazione delle attività dell'ente come quelle di una non profit.
Infatti a mio avviso la L. 398/91 non lo specifica questo, ma si concentra sugli aspetti relativi alle agevolazioni di tipo fiscale e tributario. Potreste chiarirmi questo mio dubbio? Grazie. Davide
19 novembre 2015 alle 09:01
Non capisco la domanda, davvero. La 398/1991 stabilisce chiaramente, e al di là di ogni dubbio, che le Associazioni no profit che vi aderiscono hanno diritto ad avere fino ad un massimo di 250mila euro l'anno di entrate commerciali. Cosa non ti torna?
Non torna che.... La 398 non abroga il fatto che le Entrate commerciali debbano essere inferiori alle entrate istituzionali. Paletto che permane in virtù di altra disposizione normativa. La 398 ti dice che puoi fatturare sino a 250.000 ma sempre rispettando il vincolo
Mai detto che la 398 abroghi altre disposizione normativa. E' la 398 ad essere in sè una precisa ad a sè stante disposizione normativa! La 398 non dice ASSOLUTAMENTE che si possono fatturare 250mila euro "rispettando il vincolo" come scrivi tu...
16 novembre 2015 alle 02:14
Buongiorno, vorrei sapere se un associazione onlus (con solo codice fiscale) di circa 15 soci che versano una quota di 50 euro l'anno e che trova fondi attraverso offerte volontarie e donazioni private per specifici progetti all estero:
1. può fare attività commerciali cosiddette marginali?
2. o per meglio dire può superare le 3/4 attività tipo fare mercato dell'usato e nuovo ricevuto in regalo da privati?
3. ci sono limiti d'entrate?
1. Si (se sono davvero occasionali e marginali: ha letto il post di questa pagina?)
2. No. Ma leggi questo post, potrebbe essere una alternativa-
Buongiorno, l'A.s.d. (solo codice fiscale, no 398) della quale sono Presidente, ha acquistato 50 magliette per venderle ai propri soci e anche a non soci per incrementare le entrate. L'uscita per l'acquisto è stata di 500 euro. Ne sono state vendute 30 incassando 600 euro. Le restanti 20 saranno vendute nell'anno 2016 Le entrate istituzionali derivanti da corsi sportivi e noleggio attrezzature ammontano a 10.000 euro.
1. Quali sono le dichiarazioni fiscali da effettuare?
2. Occorre effettuare dichiarazioni in merito considerando che per il 2015 l'attività commerciale ha comportato una maggiore entrata "netta" di soli 100 euro?
Chi ti ha detto che col solo codice fiscale puoi noleggiare attrezzature e vendere magliette a chi ti pare? Chi ti ha detto che sono "entrate istituzionali?
1. Senza partita iva non hai molte dichiarazioni fiscali da poter effettuare. Il problema è che non sai come va gestita una ASD...
2. Cosa intendi per "maggiore entrata netta"?
Buonasera Damiano. Il noleggio delle attrezzature viene effettuato esclusivamente nei confronti dei soci. Ciò premesso:
1) Se due sportivi non soci dovessero richiedermi un ora di noleggio di attrezzatura (tavola da surf) in via del tutto occasionale non sarebbe considerata attività commerciale marginale?
2)Ho acquistato 50 magliette pagandole 500 euro iva compresa. Ne ho vendute 25 a soci e non soci incassando 600 euro. L'associazione ha solo il codice fiscale. Non stiamo parlando di un caso di attività commerciale marginale? (visto che le entrate istituzionali ammontano a circa 10.000 euro?). Sbaglio se affermo che un'associazione sportiva con solo codice fiscale può effettuare attività commerciale marginale come nel nostro caso anche se sprovvista di partita IVA?
01 dicembre 2015 alle 15:43
1. Se capita una volta in un anno? Si, senz'altro.
2. E' molto borderline... io l'accetterei ma un ispettore pignolo potrebbe dirle il contrario. A lei decidere se correre il rischio o meno.
15 novembre 2015 alle 06:59
Buon giorno, sono presidente di un associazione culturale con partita iva, non in legge 398.
A. Abbiamo prodotto dei CD e l'acquisto è riservato ai soci, quindi entrata decommercializzata.
1-Un socio che non ha mai rinnovato la tessera dal 2013, può acquiestare i nostri prodotti senza avere la tessera in regola?
Io direi nettamente di no, anche per una questione morale ma so che sarebbe possibile trattarlo come entrata commerciale.
2-Quanto è il tetto massimo delle entrate commerciali e come vanno tassate?
A. Chi te lo ha detto?
1. Si (tu per prima scrivi che è socio)
2. Non essendo in 398 hai dei problemi a parere mio. Non dovresti superare le entrate istituzionali.
Sono presidente di una associazione culturale no profit (numero le domande per comodità)
1. come faccio ad aprire la partita iva?
Perché vorremmo inserire dei banner pubblicitari (non con google ads) sul sito per racimolare un po' di fondi, soprattutto per pagare l'hosting.
Inoltre vorremmo vendere degli ebook creati da noi sempre sul sito per finanziarci.
2. Inoltre la PI quanto costa aprirla?
3. Ha dei costi annuali?
4. Insomma quanto costa tutto in totale?
5. Si sta avvicinando la fine dell'anno e abbiamo aperto da due mesi, praticamente nessuna entrata meno quelle dei soci, già speso quasi tutto per sito ecc. - Va bene chiudere il conto di fine anno con pochi euro o a zero?
5. Le ultime due non c'entrano con le precedenti: esistono dei bandi particolari (stiamo a Roma) per la sede di un'associazione?
6. Possiamo fare un'assemblea in videoconferenza?
Vi ringrazio molto, attendo con ansia una risposta.
1. Possiamo farglielo noi, oppure qualsiasi professionista abilitato. In linea teorica è possibile anche farlo da sè con la presentazione di un modulo cartaceo ma molti uffici dell'AdE si rifiutano.
2. Noi chiediamo circa 200 euro ma ci sono anche altri costi connessi. Se vuole possiamo farti un preventivo.
3. Ha dei costi indotti: presentazione del modello unico ENC, delle dichiarazioni IVA, tenuta del registro iva minori, compilazione e invio dello spesometro etc etc. Hai mai pensato ad uno dei nostri pacchetti fiscali? http://www.teamartist.com/fiscal-services/
4. Dipende. Ma diciamo che se pensi di fatturare meno di 3000 euro all'anno non ne vale la pena.
5. Deve chiedere al suo Municipio. Credo di si, in particolare nelle biblioteche pubbliche.
6. Se il vostro statuto non lo esclude, si.
1. Ricapitolando, dunque se voglio ospitare dei banner sul sito ed emetto fattura è necessaria la P.I., e se anche se vendiamo qualche ebook?
Per entrambe, una delle due o nessuna.
2. Inoltre (per l'ebook se qualcuno se lo compra!) posso dare un rimborso a chi l'ha scritto?
Ultima cosa, nella domanda avevo messo due numero 5! L'abbiamo saltata, è questa:
Ps. Sul pacchetto fiscale vi faccio sapere
1. Si, per entrambi.
2. Si ma si tratterebbe di una vera e propria retribuzione e come tale dovrebbe essere trattata.
5. Nulla lo impedisce.
14 novembre 2015 alle 00:01
un'ASD iscritta ad un Registro Comunale delle Associazioni, laddove il Comune emetta un bando per contributi ordinari o straordinari legati all'attività istituzionale dell'associazione o ad eventi sporadici da essa organizzati:
1. può fare domanda ed usufruirne pur non avendo partita IVA?
2. Cioè, la concessione da parte di un Ente come il Comune di un contributo ad un'associazione, è legato al possesso di partita iva o no?
3. Lo si deve mettere a bilancio come elargizione o come?
3. Come contributo pubblico
13 novembre 2015 alle 21:18
Buongiorno, a seguito controllo della Siae, ci chiedono perché:
1. non è stata applicata l'Iva sulla vendita di un bene ad altra ASD;
2. inoltre perché le quote socio non sono soggette Iva. Chiedo: qual'è l'articolo di riferimento che permette alle ASD tale esenzione?
16 novembre 2015 alle 09:13
1. Dipende dal singolo caso, ma non è assolutamente detto che sia davvero così... in ogni caso l'unico riferimento che può dare è questo: comma 3 art. 148 del TUIR
2. comma 1 art. 148 del TUIR
se voglio vendere UNA TANTUM dei MIEI vestiti
nella sede della mia associazione
per raccogliere fondi da devolvere in beneficenza
posso farlo o devo prendere la partita IVA?
Ciao premetto che già uso il vs software ma volevo sapere che differenza c'è tra Asd no profit con cod fiscale è partita Iva e poi se può esistere una Asd senza affiliazione ad un ente
Avere partita IVA vi permetterebbe di avere entrate commerciali (ad es. sponsorizzazioni).
L'affiliazione a un ente o federazione è necessaria
13 novembre 2015 alle 08:57
Mi perdoni forse non sono stato molto chiaro nel porre il quesito, intendevo dire se attività istituzionali nel settore culturale producono un ammontare che, fra contributi soci e spese per attività connesse siano superiore alle 250 mila €, può ritenersi in regola o c'è un limite in tal senso? Grazie
Molto strano, sono cifre molto alte per un'associazione. Ma se sono attività istituzionali il problema non si pone.
Siete sicuri piuttosto che la vostra attività possa essere svolta da un'associazione e non sia semplicemente un camuffamento per pagare meno tasse?
quindi se un'asd con solo codivce fiscale riceve uno sponsor, poche centinaia di euro, fiscalmente che deve fare
Non può, in quel caso deve per forza aprire P.IVA.
Io sapevo che l'unica deroga espressamente prevista dal legislatore era quella al quarto comma dell'art.149 del TUIR (per asd e enti ecclesiastici).
Per tutte le altre associazioni (indipendentemente dal fatto che aderiscano o meno alla 398) è chiaro e ampliamente condiviso che i parametri previsti dai primi commi dell'art.149 sono sempre da valutare complessivamente. L'art 149 non va applicato letteralmente ma tenendo conto di tutto un insieme di elementi caratterizzanti la singola associazione. Però parliamo di dottrina e giurisprudenza (che come sappiamo si evolve).
Avete un riferimento normativo che espressamente salvaguardia tutte le aderenti alla 398, come mi pare di capire dall'articolo?
grazie per l'eventuale risposta e complimenti per il blog!
A nostro parere, l'art.149 del TUIR si riferisce all'ipotesi in cui l'Associazione non sia in 398 ma in regime ordinario (tant'è che al comma 2, ad esempio, si parla di immobilizzazioni e ammortamenti, aspetti contabili che non esistono in contabilità semplificata).
Se la 398/1991 non fosse poi stata estesa a tutte le Associazioni no profit e non più soltanto alle ASD sarei d'accordo con te. Il legislatore con la 398 infatti si pose questo problema: come fanno le Associazioni no profit a trovare le risorse per vivere se non possono avere una parte commerciale? E se posso far fare loro una parte commerciale, come posso fare perchè non sia troppo onerosa?
Facciamo un caso pratico. Un associazione no profit che si occupa di 118 deve acquistare una ambulanza, il cui costo è proibitivo per le casse dell'Associazione le cui entrate istituzionali sono ridotte a poche migliaia di euro l'anno. Decide quindi di trovare degli sponsor, cui fatturerà in 398/1991 dopo aver aperto partita iva. In quell'anno fiscale è ovvio che la prevalenza sarà commerciale e non istituzionale. Ora, se leggessimo questo caso dal tuo punto di vista ciò non dovrebbe essere possibile. Invece lo è perchè quelle entrate sono si commerciali ma FUNZIONALI al raggiungimento degli scopi istituzionali.
La domanda che mi poni infine è concettualmente sbagliata: come si potrà mai trovare un riferimento normativo che dica... cosa salvaguarda un'altra norma? Le norme si leggono per quello che sono. La 398 su questo punto è chiarissima e non si capisce che dubbi ci possano essere al riguardo. Se non quelli che, appunto, nascono dalle leggende metropolitane. La tua domanda è come chiederci di dimostrarci che il mostro di Loch Ness non esiste... mentre sei tu che dovresti dimostrarci della sua esistenza.
Non sono d'accordo. La legge 460/97 che e' successiva alla 398 prevede la distinzione tra entrate commerciali e quelle istituzionali, dove le prime devono essere inferiori alle seconde.
Tale obbligo non si applica per le sole Asd iscritte nell'apposito registro ( legge 289/02) ma non mi pare ciò sia esteso alle Aps.
Il rischio sarebbe la perdita di qualifica di ente non commerciale.
Scusate l'intrusione;
Saluti e complimenti per il lavoro che svolgete.
13 novembre 2015 alle 08:39
Osservazione corretta. Ma, a nostro parere, l'art.6 della 460/97 si riferisce all'ipotesi in cui l'Associazione non sia in 398 ma in regime ordinario (tant'è che al comma 2, ad esempio, si parla di immobilizzazioni e ammortamenti, aspetti contabili che non esistono in contabilità semplificata). Se la 398/1991 non fosse poi stata estesa a tutte le Associazioni no profit e non più soltanto alle ASD sarei d'accordo con te.
14 novembre 2015 alle 03:14
Io continuo a non essere d'accordo..la 398 è del 91. L'art.149 è stato aggiornato nel 2002 al quarto comma per non far perdere alle sole asd e agli enti ecclesiastici la qualifica di ente non commerciale. Poi nel 2003 si è estesa la 398 a tante tipologie di associazioni. Ciò però, a mio parere, non deve trarre in inganno. La disciplina per stabilire se un ente associativo è o non è commerciale, è quella prevista dal tuir all'art.149. La 398 è un regime OPZIONALE e quindi è solo un sottoinsieme della più ampia disciplina degli Enti non commerciali. Quindi non si può affermare che "visto che applico la 398, posso avere fino a 250k euro di entrate commerciali e stare sereno". Il limite dei 250000 euro stabilisce se posso continuare ad usufruire della 398, non se sono ente commerciale o non commerciale. Se non sono una asd o un ente ecclesiastico, l'unica ancora di salvezza per non essere qualificato come enc è che l'art 149 non va applicato alla lettera per i commi precedenti al quarto (c'è tanta dottrina e giurisprudenza in merito). Ed è per questo che L associazione del 118 rimane un enc in ogni caso. Non perché applica la 398. Secondo voi, se l'associazione del 118 non applicasse la 398, diventerebbe automaticamente un ente commerciale? Grazie sin da ora se vorrete proseguire il ragionamento!
No, anche perchè gli "automatismi" non esistono.
Ma stiamo parlando di casi di scuola, anche perchè non ho mai visto casi di contestazioni di questo tipo.
Per un'associazione di promozione sociale,
1. il bar all'interno della sede riservato solo ai soci è da considerarsi complementare alle attività istituzionali per il raggiungimento degli scopi istituzionali o è sempre e comunque attività commerciale?
Stiamo valutando se riusciamo ad inserirci nel Vs. calendario per organizzare un calendario una giornata con Voi a Verbania.
1. Si, ovviamente solo se l'APS è in un registro pubblico delle APS (provinciale, regionale o nazionale).
Esiste un limite alle entrate non commerciali?