Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-penale/art-98-codice-penale-minore-degli-anni-diciotto
Timestamp: 2018-09-20 23:10:51+00:00
Document Index: 100334901

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 98', 'art. 89', 'art. 98', 'art. 146', 'art. 93', 'art. 34', 'art. 19', 'art. 9', 'art. 582', 'art. 62', 'art. 98', 'art. 98']

Codice penale Art. 98 codice penale: Minore degli anni diciotto
È imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, aveva compiuto i quattordici anni, ma non ancora i diciotto, se aveva capacità d’intendere e di volere (1); ma la pena è diminuita (2).
Quando la pena detentiva inflitta è inferiore a cinque anni, o si tratta di pena pecuniaria, alla condanna non conseguono pene accessorie. Se si tratta di pena più grave, la condanna importa soltanto l’interdizione dai pubblici uffici per una durata non superiore a cinque anni, e, nei casi stabiliti dalla legge, la sospensione dall’esercizio dall’esercizio della responsabilità genitoriale (3) (4).
(1) Ai fini dell’accertamento della imputabilità del minore, in giurisprudenza si è escluso che l’indagine sulla personalità debba necessariamente essere espletata su tutte le condizioni previste dall’art. 9 d.P.R. 22 settembre 1988 n. 448 (norma che, a tali fini, attribuisce rilievo alle condizioni e le risorse personali, familiari, sociali e ambientali del minorenne) qualora l’imputabilità sia dimostrata da altri elementi risultanti dagli atti processuali (in tal senso Cass. 16-3-2005, n. 10233).
L’incapacità d’intendere e di volere del minore infradiciottenne ha carattere relativo, nel senso che va valutata con riferimento alla natura dell’illecito, al bene giuridico offeso e alla struttura della fattispecie criminosa, con la conseguenza che l’imputabilità di uno stesso soggetto può essere ritenuta esistente per alcuni reati ed esclusa per altri in considerazione della maggiore o minore avvertibilità del disvalore etico-sociale del reato.
Discusso è il problema del trattamento penale da riservare al minore ultraquattordicenne affetto da infermità parziale di mente [v. 89].
Secondo una parte della dottrina tale situazione determinerebbe senz’altro un caso di inimputabilità ex art. 98.
La giurisprudenza, invece, seguita da altra parte della dottrina, ritiene compatibile il vizio parziale di mente con la minore età quando tale vizio venga ad innestarsi su un soggetto normalmente evoluto, con la conseguenza che il minore infraquattordicenne è sottoposto alla disciplina di cui all’art. 89; solo nel caso in cui l’infermità mentale abbia determinato un ritardo nello sviluppo naturale del minore questi dovrà essere dichiarato inimputabile ai sensi dell’art. 98.
Si ritiene, infine, che la capacità di intendere e di volere del minore che abbia compiuto gli anni quattordici e non ancora i diciotto non sia presunta ma debba essere accertata in concreto, ma che ai fini di siffatta indagine non sia necessario l’esperimento di apposita perizia, in quanto l’accertamento delle predette capacità non è necessariamente vincolato a particolari accertamenti tecnico-specialistici, ma ben può essere affidato alla diretta valutazione del giudice, con ogni mezzo a sua disposizione e con riferimento al caso concreto (Cass. 3-2-2011, n. 4104).
(2) La diminuente della minore età è ritenuta inapplicabile nei casi in cui il reo abbia iniziato la sua attività delittuosa prima del compimento del diciottesimo anno di età e l’abbia poi reiterata successivamente.
(3) Per la sostituzione della espressioni «patria potestà» con «potestà dei genitori», a seguito del nuovo diritto di famiglia, cfr. art. 146, l. 24-11-1981, n. 689. Da ultimo, le parole «responsabilità genitoriale» hanno sostituito le parole «potestà dei genitori» ex art. 93, c. 1, lett. d), d.lgs. 28-12-2013, n. 154 (Riforma filiazione), in vigore dal 7-2-2014. Per un cenno al fondamento della segnalata evoluzione normativa, nonché alla nozione di responsabilità genitoriale, oggetto di tale pena accessoria, si rinvia a quanto detto sub art. 34 c.p.
(4) Cfr. nota (3) sub art. 19.
La norma in esame, riferendosi al minore ultraquattordicenne, non introduce alcuna presunzione, né di incapacità né di capacità, ma rimette al giudice l’accertamento della imputabilità del soggetto. Tale accertamento deve essere fondato non soltanto su elementi biopsichici, ma anche su fattori socio-ambientali (di disagio o privazione sociale).
Minore di anni diciotto
In tema di imputabilità del minore ultraquattordicenne, non è stabilita dalla legge alcuna presunzione, né di capacità né di incapacità, spettando all'accusa l'onere della prova della capacità, sia cognitiva che volitiva, dello stesso alla stregua di quanto previsto per tutti gli altri elementi del reato. Rigetta, Gip Trib. Torino, 11/02/2010
Cassazione penale sez. I 05 maggio 2011 n. 33750
L'esame volto ad accertare la capacità d'intendere e di volere del minore che abbia compiuto i quattordici anni e non ancora i diciotto va compiuto, da un lato, con stretto riferimento al reato commesso e, dall'altro, con immediatezza rispetto a quest'ultimo, incidendo inevitabilmente il decorso del tempo sul processo di maturazione della persona. Rigetta, Gup Trib. Torino, 11/02/2010
Ai fini dell'accertamento dell'imputabilità derivante da immaturità, l'indagine sulla personalità del minore non richiede necessariamente l'audizione di esperti o di soggetti che abbiano avuto rapporti con l'imputato - attività indicate dall'art. 9, comma secondo, d.P.R. n. 448 del 1988 solo quali strumenti eventuali ai quali si consente il ricorso ove necessario a tali fini - ma può essere condotta in base a tutti gli elementi desumibili dagli atti e, tra questi, alle modalità del fatto, esaminate anche in considerazione dell'età del minorenne. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha censurato la decisione con cui il giudice di merito ha dichiarato non luogo a procedere, in ordine al reato di cui all'art. 582 cod. pen., nei confronti di un imputato diciassettenne, ritenendo la carenza di prova in ordine alla capacità di intendere e di volere dell'imputato per l'impossibilità di acquisire, a causa del tempo trascorso dai fatti, una relazione sociopsicologica o altri elementi idonei). Annulla con rinvio, G.u.p. Trib. Min.Torino, 21/09/2010
Cassazione penale sez. V 28 aprile 2011 n. 27243
Per i soggetti di età compresa tra i quattordici ed i diciotto anni il giudice penale è tenuto ad accertare, di volta in volta, con riferimento al singolo episodio criminoso, la capacità di intendere e di volere, e tale valutazione può dirsi compatibile con il contestuale accertamento dell'attenuante di cui all'art. 62, n. 3, c.p.; ciò in quanto l'incidenza di fattori ambientali nella capacità a delinquere e nella determinazione a commettere il reato, come una folla in tumulto, si attagliano perfettamente al concetto di incapacità sub specie di immaturità di cui all'art. 98 c.p., poiché nella personalità di un soggetto ancora in evoluzione ben può tale circostanza comportare un insufficiente controllo degli impulsi, momentaneo e confinato in circostanze di tempo e di luogo del tutto peculiari e dunque a prescindere dalla sua generica attitudine ad attenersi alle regola ed alla sua sufficiente socializzazione ed adeguato sviluppo.
Tribunale minorenni Milano 17 febbraio 2011
Per dimostrare l'eventuale immaturità del minore infradiciottenne rispetto allo specifico tipo di condotta posta in essere, l'indagine deve essere volta all'accertamento della maturità psichica raggiunta dal minore. Qualora lo sviluppo morale e intellettuale del giovane sia tale da fargli comprendere la portata e le conseguenze del proprio comportamento, allora il minore può essere ritenuto imputabile, anche se con la diminuente della pena ex art. 98 c.p.
Cassazione penale sez. V 19 novembre 2010 n. 1498
L'imputabilità del minore ultraquattordicenne non può essere esclusa, specie quando si riconosca la immediata percepibilità del disvalore del fatto a lui addebitato (nella specie, un furto aggravato), per il solo fatto che si tratti di soggetto irreperibile del quale, pertanto, non sia stato possibile accertare in positivo il grado di maturità.
Cassazione penale sez. V 12 novembre 2010 n. 4104
La capacità di intendere e di volere del minore che abbia compiuto gli anni quattordici e non ancora i diciotto non è presunta ma deve essere accertata in concreto; ai fini di siffatta indagine non è necessario l'esperimento di apposita perizia, in quanto l'accertamento delle predette capacità non è necessariamente vincolato a particolari accertamenti tecnico-specialistici, ma ben può essere affidato alla diretta valutazione del giudice, con ogni mezzo a sua disposizione e con riferimento al caso concreto. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha censurato la decisione di declaratoria di non luogo a procedere fondata sulla mancanza di prova della capacità di intendere e di volere facendo assurgere un dato negativo (difetto di prova di capacità) ad elemento di prova positiva (rilievo di immaturità). Annulla con rinvio, Gip Trib. Torino, 04/02/2010
Ai fini dell'accertamento della capacità di intendere e di volere del minore infradiciottenne, non è necessaria una specifica indagine peritale, ben potendo il giudice desumere la capacità del minore anche dalla diretta osservazione della sua personalità e del suo comportamento, purché la relativa decisione sia congruamente motivata. Rigetta, App. Genova, sez. min., 04 giugno 2009
Cassazione penale sez. V 29 aprile 2010 n. 24004
Ai fini dell'accertamento della capacità di intendere e di volere del minore imputabile, valore preminente deve riconoscersi alla natura del fatto criminoso ed alle sue modalità esecutive. Per riconoscere, infatti, l'immoralità di alcuni fatti che si contrappongono alle regole più elementari di condotta è sufficiente uno sviluppo individuale anche limitato, sul quale non possono aver influenza specifiche condizioni socio-ambientali e familiari nelle quali il minore sia eventualmente vissuto. (Nella specie, in relazione ad una misura cautelare personale, la Corte ha ritenuto sufficientemente motivata l'ordinanza del Tribunale del riesame quanto alla sussistenza della capacità di intendere dell'indagato, poiché era stata evidenziata la gravità dei fatti ascritti - detenzione a fini di spaccio di ovuli di cocaina - in considerazione delle circostanze di luogo e di tempo). Rigetta, Trib. lib. Roma, 05 novembre 2009
Cassazione penale sez. IV 15 aprile 2010 n. 17661