Source: http://www.privacy.it/archivio/garanterisp200210165.html
Timestamp: 2018-03-19 04:48:20+00:00
Document Index: 113682837

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 29', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 31', 'art. 13', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 20']

L'utilizzo da parte del titolare del trattamento dell'indirizzo di posta elettronica e del fax del ricorrente, ove sia volto a rispondere alle richieste da questi avanzate, non integra un trattamento illecito di dati personali, in quanto la normativa in materia di privacy obbliga i titolari a semplificare per quanto possibile le modalità per il riscontro e a ridurre i relativi tempi.
nei confronti di Movenda S.p.A.;
Il ricorrente evidenzia di non aver ricevuto idoneo riscontro da parte di Movenda S.p.A. ad un'istanza formulata ai sensi dell'art. 13 della legge n. 675/1996, con la quale, nel contestare l'invio di messaggi di posta elettronica aventi contenuto promozionale, aveva chiesto di conoscere gli estremi identificativi del "responsabile legale del trattamento", nonché la documentazione del consenso al trattamento dei dati che lo riguardano.
Nel ricorso proposto al Garante ai sensi dell'art. 29 della legge n. 675/1996 l'interessato ha ribadito le proprie richieste, chiedendo il ristoro delle spese sostenute per il procedimento, nonché di verificare l'eventuale commissione di illeciti penali da parte del titolare del trattamento.
All'invito ad aderire formulato da questa Autorità in data 26 settembre 2002, ai sensi dell'art. 20 del d.P.R. n. 501/1998, la società resistente ha risposto con due note anticipate via fax rispettivamente in data 1 e 8 ottobre 2002, fornendo gli estremi identificativi del responsabile del trattamento e sostenendo:
- che "le due mail inviate ..." all'indirizzo di posta elettronica del ricorrente "hanno finalità ..." commerciali e pubblicitarie "evidenziate nella informativa ..." contenuta nella pagina di registrazione al sito www.Wappi.com;
- che "l'opzione "disattiva" ... consente la cancellazione dai servizi forniti ..." dal predetto sito;
- che l'indirizzo e-mail in questione è stato fornito direttamente dall'interessato ai gestori del servizio Wappi.com onde ottenere i servizi promozionali offerti, "accettando contestualmente l'invio al proprio indirizzo di messaggi per finalità di promozione e marketing";
- di "astenersi da ogni ulteriore utilizzazione dei dati ... per finalità commerciali e pubblicitarie ()";
- di "procedere alla tempestiva cancellazione dei dati personali" del ricorrente.
L'interessato, con nota inviata via fax in data 4 ottobre 2002, ha espresso le proprie perplessità in ordine all'effettiva espressione del consenso asseritamente necessario per la ricezione dei messaggi in questione.
Dalla documentazione in atti è emerso che le richieste del ricorrente hanno trovato riscontro con la menzionata nota datata 1° ottobre 2002.
La società resistente ha infatti fornito all'interessato la richiesta indicazione degli estremi identificativi del responsabile del trattamento ed ha altresì chiarito l'origine e la logica del trattamento, precisando di aver provveduto alla loro cancellazione.
In relazione a tali dichiarazioni, va quindi dichiarato non luogo a provvedere sul ricorso ai sensi dell'art. 20, comma 2, del d.P.R. n. 501/1998.
Per quanto riguarda la violazione di disposizioni penali che sarebbe stata commessa dal titolare del trattamento, dalla documentazione in atti non emergono profili che giustifichino una denuncia alla competente autorità giudiziaria per fatti configurabili come reato perseguibile d'ufficio (art. 31, comma 1, lett. g), legge n. 675/1996).
In ordine all'utilizzo dell'indirizzo di posta elettronica e del fax del ricorrente per fornire risposta allo stesso, l'utilizzo di tali mezzi non integra, poi, un trattamento illecito di dati personali, essendo appunto volto a rispondere alle richieste del ricorrente secondo quanto previsto dall'art. 13 della legge n. 675 e dall'art. 17 del d.P.R. n. 501/1998. Il comma 8 del citato art. 17 obbliga infatti i titolari del trattamento a "semplificare per quanto possibile le modalità per il riscontro al richiedente e a ridurre i relativi tempi".
Per quanto concerne le spese, va posto a carico di Movenda S.p.A. un quinto dell'ammontare delle spese sostenute dal ricorrente, determinato nella misura forfettaria di euro 250 (di cui euro 25,82 per diritti di segreteria), tenuto conto degli adempimenti connessi alla redazione e presentazione del ricorso, stante la ritenuta necessità di disporre una parziale compensazione delle spese per giusti motivi legati al tenore del riscontro inviato, come sopra descritto.
b) determina, ai sensi dell'art. 20, commi 2 e 9, del d.P.R. n. 501/1998, nella misura forfettaria di euro 250, di cui 25,82 per diritti di segreteria, l'ammontare delle spese e dei diritti del presente procedimento, posto in misura pari ad un quinto, previa parziale compensazione delle spese per giusti motivi, a carico di Movenda S.p.A., la quale dovrà liquidarli direttamente a favore del ricorrente.