Source: https://nobilioredonna.it/newsvaccinazioni/
Timestamp: 2020-04-06 00:13:07+00:00
Document Index: 44136188

Matched Legal Cases: ['art. 32', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2043', 'sentenza ', 'sentenza ']

Vaccinazioni – Nobiliore Donna – la Diagnostica al Femminile
Non mi andava assolutamente di tornare a scrivere di vaccini. Ma ora, a vicenda parlamentare conclusa e con una eco del provvedimento che si sta via via smorzando sotto i colpi del solleone estivo, penso sia doveroso verso i nostri lettori chiarire almeno un punto: noi della redazione di Quotidiano Sanità come la pensiamo, al di là dei diversi contributi “esterni” ospitati in questi ultimi mesi?
Fin dall’inizio della vicenda la nostra piccola comunità si è riconosciuta favorevole al ritorno all’obbligo vaccinale per l’iscrizione ai servizi educativi (rispetto a quello in vigore fino al 1999 stavolta il certificato vaccinale è necessario per l’iscrizione ai soli asili nido e servizi per l’infanzia e non anche per le scuole dell’obbligo, requisito abolito nel 1999) e anche all’ampliamento del numero di vaccinazioni obbligatorie in considerazione della oggettiva maggiore e collaudata offerta vaccinale.
“…la legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l’art. 32 della Costituzione:
a) “se il trattamento sia diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri, giacché è proprio tale ulteriore scopo, attinente alla salute come interesse della collettività, a giustificare la compressione di quella autodeterminazione dell’uomo che inerisce al diritto di ciascuno alla salute in quanto diritto fondamentale (cfr. sentenza 1990 n. 307);
b) se vi sia “la previsione che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che vi è assoggettato, salvo che per quelle sole conseguenze, che, per la loro temporaneità e scarsa entità, appaiano normali di ogni intervento sanitario e, pertanto, tollerabili” (ivi);
c) se nell’ipotesi di danno ulteriore alla salute del soggetto sottoposto al trattamento obbligatorio – ivi compresa la malattia contratta per contagio causato da vaccinazione profilattica – sia prevista comunque la corresponsione di una “equa indennità” in favore del danneggiato (cfr. sentenza 307 cit. e v. ora legge n. 210/1992). E ciò a prescindere dalla parallela tutela risarcitoria, la quale “trova applicazione tutte le volte che le concrete forme di attuazione della legge impositiva del trattamento o di esecuzione materiale di esso non siano accompagnate dalle cautele o condotte secondo le modalità che lo stato delle conoscenze scientifiche e l’arte prescrivono in relazione alla sua natura” (sulla base dei titoli soggettivi di imputazione e con gli effetti risarcitori pieni previsti dall’art. 2043 c.c.: sentenza n. 307/1990 cit.)….”.
Così scriveva appunto la Corte nel 1994, nella sentenza sui giudizi di legittimità costituzionale della legge 27 maggio 1951, n. 165 (Sulla vaccinazione obbligatoria contro l’epatite virale B), della legge 4 febbraio 1966, n. 51, della legge 6 giugno 1939, n. 891 e della legge 5 marzo 1963, n. 292, 20 marzo 1968 n. 419 (Modificazioni alla legge 5 marzo 1963, n. 292, recante provvedimenti per la vaccinazione antitetanica obbligatoria), promossi da alcune ordinanze del Pretore di Bassano del Grappa.
Quindi anche questa seconda domanda ha una risposta chiara e facile: l’obbligo era necessario per risalire la china della copertura vaccinale e riportarla alla soglia di sicurezza a tutela della salute collettiva ed era un dovere del Governo e del Parlamento fare qualcosa proprio a difesa e tutela dell’articolo 32 della Costituzione.
Alla fine di tutto questo “gran” dibattito dai toni spesso allucinanti (vedi il bell’articolo di Rodriquez sul dibattito “scientifico” in Parlamento) resta alla fine ben poco che sia degno da ricordare, se non il fatto che, resistendo a un’ondata di scempiaggini con pochi precedenti, la maggioranza del Parlamento ha tenuto botta e ha fatto il suo dovere senza seguire, per una volta, la facile scorciatoia del “libera tutti”.
– tiene ferma la barra della tutela della salute pubblica mettendo a disposizione di tutti, gratuitamente, le armi più efficaci (i vaccini) per prevenire malattie e possibili epidemie;
– dà attenzione all’indispensabile opera di informazione verso le famiglie e le comunità con specifiche azioni di comunicazione che vanno ben al di là di pochi spot televisi (come teme il nostro Luca Benci);
– prevede sanzioni di entità ragionevole salvaguardando in ogni caso il diritto all’istruzione dell’obbligo;
– rafforza l’azione di vaccinovigilanza con l’inserimento di esperti indipendenti nella Commissione tecnico-scientifica dell’Aifa e con la previsione di una relazione annuale sugli eventi avversi da trasmettere al Parlamento;
– istituisce l’anagrafe vaccinale nazionale al fine di monitorare l’attuazione dei programmi vaccinali e raccogliere i dati sugli eventuali eventi avversi in modo omogeno e coordinato sul territorio nazionale.