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Timestamp: 2018-08-16 00:33:01+00:00
Document Index: 33801252

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 41', 'art. 1', 'art. 18', 'art. 15', 'art. 41']

DECRETO N. 1697 Del 09/02/2018
Identificativo Atto n. 406
Il Direttore Generale della DG WELFARE
VISTA la legge regionale 30 dicembre 2009, n. 33 “Testo Unico delle leggi regionali in materia di
sanità” così come modificata dalla legge regionale 11 agosto 2015, n. 23 “Evoluzione del sistema
sociosanitario lombardo: modifiche al Titolo I e al Titolo II della legge regionale 30 dicembre 2009, n.
VISTO il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 “Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto
2007,n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”, ed in particolare
il Titolo I, capo III, sezione II “Valutazione dei rischi”;
VISTA la d.g.r. del 20 dicembre 2013, n. X/1104 “Piano regionale 2014-2018 per la tutela della salute
e sicurezza nei luoghi di lavoro” con la quale:
• è stato approvato il Piano regionale 2014-2018, documento precedentemente
condiviso con i rappresentati del partenariato economico-sociale e istituzionale, delle
istituzioni preposte all’attuazione e alla vigilanza della normativa in materia di sicurezza,
attraverso la sottoscrizione dell’Intesa il 30 luglio 2013;
• sono state riconfermate le modalità organizzative individuate nel Piano 2011-2013,
ovvero il ruolo della Cabina di regia quale luogo di confronto delle strategia di salute e
sicurezza sul lavoro tra istituzioni e parti sociali; l’attivazione dei Laboratori di
Approfondimento quale ambito di sviluppo di conoscenze e di elaborazione di soluzioni
pratiche, concrete e applicabili;
• sono state affidate alla Direzione Generale Salute (ora DG Welfare) le funzioni di
coordinamento, monitoraggio e verifica delle azioni previste dal Piano regionale da
realizzare attraverso la conduzione della Cabina di regia;
VISTA la d.g.r. del 20 marzo 2017, n. X/6359 “Determinazioni in relazione alle Unità operative di
Medicina del lavoro (UOOML) ai sensi della legge regionale 11 agosto 2015, n. 23” con la quale, in
coerenza con la L.R. n. 23/2015, sono state aggiornate le funzioni e le prestazioni rese dalle UOOML,
assicurando che l’erogazione dell’attività di prevenzione a tutela del lavoratore avvenga, in
sinergia con i servizi del Dipartimento Igiene e Prevenzione Sanitaria (DIPS) delle ATS, anche in
ambito ospedaliero (ASST), a garanzia del conseguimento degli obiettivi del Piano Regionale della
Prevenzione 2014-2018;
POSTO che le UOOML - in una logica di Rete, come descritta nella d.g.r. del 20 marzo 2017, n.
X/6359 - concorrono attivamente al conseguimento degli obiettivi del Piano Regionale della
Prevenzione (ex dgr X/6105 del 9 gennaio 2017), ed in particolare al programma di tutela negli
CONSIDERATO che la Rete delle UOOML è impegnata nella definizione di indirizzi per la verifica
della qualità, efficacia e appropriatezza degli interventi di tutela della salute nei luoghi di lavoro,
ed in primis della sorveglianza sanitaria nelle aziende del comparto sanità entro cui operano,
peraltro, in taluni casi, nel ruolo di medico competente, così come definito dalla Sezione V del
Titolo I del DLgs 81/08;
STANTE che la Rete delle UOOML è tesa a consolidare la sua integrazione sul territorio per gli aspetti
sia di prevenzione (contrasto dei fattori di rischio, per il lavoratore e per il cittadino) sia di
promozione della salute (sorveglianza sanitaria e stili di vita salubri), sviluppando la capacità di
prendersi cura adeguatamente non solo dei bisogni individuali di salute, ma anche dei contesti
lavorativi, ambientali e sociali, delle malattie o della mancata salute;
PRESO ATTO che il documento “CORE PROTOCOL PER LA SORVEGLIANZA SANITARIA DEGLI ADDETTI
IN SANITA’” (Allegato 1) è stato predisposto dal gruppo di lavoro specifico in seno alla Rete, a
partire dalla più recente letteratura scientifica, quale strumento per uniformare i protocolli di
sorveglianza sanitaria nelle aziende del comparto sanità e per “guidare” la formulazione del
giudizio di idoneità alla mansione specifica;
PRESO ATTO inoltre che il documento “CORE PROTOCOL PER LA SORVEGLIANZA SANITARIA DEGLI
ADDETTI IN SANITA’” è orientato a supportare l’attività dei medici competenti, modulabile sulla
base delle integrazioni e delle variazioni individuali, passibile di revisioni periodiche a recepimento
di successive norme/regolamenti/linee guida in materia;
CONSIDERATO che il documento “CORE PROTOCOL PER LA SORVEGLIANZA SANITARIA DEGLI
ADDETTI IN SANITA’” sarà oggetto di fasi di implementazione in ordine prioritariamente alla
rilevazione della sua applicazione a finalità preventivo-epidemiologiche e alla perfetta
integrazione con i principi della Total Worker Health indicato dal NIOSH, allo scopo di concorrere
alla prevenzione delle patologie cronico degenerative non trasmissibili (Allegato 2);
PRESO ATTO che il contributo della Rete delle UOOML, come definita dalla dgr n. X/6359/2017 e
smi, si realizza coerentemente al modello organizzativo consolidato per lo sviluppo delle strategie e
per il conseguimento degli obiettivi di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori (Comitato di
Coordinamento Regionale ex art. 7, d.lgs. 81/08, Cabina di regia e Laboratori di approfondimento
istituiti ex d.g.r. n. X/1104/2013 «Piano regionale 2014-2018 per la tutela della salute e sicurezza nei
luoghi di lavoro») e che pertanto il documento “CORE PROTOCOL PER LA SORVEGLIANZA
SANITARIA DEGLI ADDETTI IN SANITA’” è stato validato, dopo una sua valutazione nei Laboratori di
approfondimento pertinenti al suo contenuto (Lap “Patologie da sovraccarico biomeccanico; Lap
Stress Lavoro-correlato; Lap Ruolo del servizio di Prevenzione in Sanità), dalla Cabina di regia nella
seduta dello scorso 19 maggio;
RITENUTO quindi di approvare il documento “CORE PROTOCOL PER LA SORVEGLIANZA SANITARIA
DEGLI ADDETTI IN SANITA’”, allegato 1 al presente atto, quale parte integrante e sostanziale;
CONSIDERATO utile, ai fini della promozione del documento, prevederne la pubblicazione sul sito
web della Direzione Generale Welfare;
VISTA la legge regionale 7 luglio 2008, n. 20 “Testo Unico delle Leggi Regionali in materia di
Organizzazione e Personale” nonché i provvedimenti organizzativi della X legislatura;
1. di approvare il documento “CORE PROTOCOL PER LA SORVEGLIANZA SANITARIA DEGLI
ADDETTI IN SANITA’”, Allegato 1 al presente atto quale parte integrante e sostanziale;
2. di approvare le modalità di rilevazione della sua applicazione a finalità preventivoepidemiologiche
ed il percorso per la sua integrazione con i principi della Total Worker
Health indicato dal NIOSH, allo scopo di concorrere alla prevenzione delle patologie
cronico degenerative non trasmissibili, Allegato 2 al presente atto quale parte integrante e
3. di disporre la pubblicazione del presente atto sul sito web della Direzione Generale Welfare.
Allegato 1 al dds n.1697 del 09/02/2018
DEGLI ADDETTI IN SANITA’
1. Definizione e finalità della sorveglianza sanitaria aziendale
2. Definizione di protocolli sanitari in funzione dei rischi
2.1 Rischi chimici
2.2 Rischi biologici
2.3 Rischi biomeccanici
2.4 Lavoro notturno
2.5 Normativa alcool e stupefacenti
3. Altri aspetti da sviluppare
4. Bibliografia e normativa di riferimento
Allegato I. Core protocol per la sorveglianza sanitaria degli addetti in strutture
sanitarie in relazione ai singoli fattori di rischio
Allegato II. Esempi di applicazione del core protocol per la sorveglianza sanitaria di
figure professionali di strutture sanitarie
Il gruppo di lavoro incaricato della redazione di un “Core protocol per la sorveglianza sanitaria
degli addetti in sanità” ha predisposto, sulla base della letteratura scientifica più recente, una
proposta di documento condiviso in seno alla Rete UOOML.
Il presente documento, dopo valutazione nei Laboratori di approfondimento pertinenti al suo
contenuto (Patologie da sovraccarico biomeccanico; Stress Lavoro-correlato; Ruolo del servizio di
Prevenzione in Sanità), è stato presentato alla Cabina di regia che lo ha validato nella seduta del
19 maggio 2017, coerentemente al modello organizzativo consolidato per lo sviluppo delle
strategie e per il conseguimento degli obiettivi di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori (ex
d.g.r. n. X/1104/2013 «Piano regionale 2014-2018 per la tutela della salute e sicurezza nei luoghi
di lavoro»)
Il protocollo si configura quale supporto per l’attività dei medici competenti, modulabile sulla base
di integrazioni e di variazioni individuali, determinate anche dagli esiti della valutazione dei rischi di
ciascuna azienda sanitaria e socio-sanitaria, nonché di specifiche successive normative,
regolamenti e linee guida.
Il protocollo sarà oggetto:
 di integrazioni e revisioni periodiche, in modo da poter rappresentare nel tempo un punto di
riferimento sempre aggiornato;
 di fasi di implementazione in ordine prioritariamente alla rilevazione della sua applicazione
a finalità preventivo-epidemiologiche e alla perfetta integrazione con i principi della Total
Worker Health indicato dal NIOSH, allo scopo di concorrere alla prevenzione delle
patologie cronico degenerative non trasmissibili.
Tema ritenuto particolarmente rilevante è lo sviluppo di una cartella sanitaria informatizzata
La sorveglianza sanitaria può essere definita come “l’insieme di atti medici finalizzati alla tutela
della salute e alla sicurezza (nella sua componente sanitaria) dei lavoratori, in relazione ai fattori di
rischio professionali, alle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa ed alla formulazione del
giudizio di idoneità alla mansione specifica” (Linee Guida per la Sorveglianza Sanitaria della
SIMLII).
Nella pratica essa si realizza attraverso:
 la conoscenza della valutazione dei rischi lavorativi propri della mansione;
 l’identificazione di eventuali condizioni di salute che possono controindicare mansioni che
comportano rischi particolari;
 la valutazione di eventuali condizioni di salute suscettibili di aggravamento in seguito
all’espletamento della mansione assegnata.
La sorveglianza sanitaria mira, dunque, ad identificare precocemente eventuali alterazioni dello
stato di salute lavoro-correlate e questo si realizza mediante lo studio della funzionalità degli
organi ed apparati che possono essere bersaglio di fattori di rischio presenti nell’ambiente di
Inoltre, essa è rivolta ad evidenziare anche quelle alterazioni delle condizioni di salute che, pur
non essendo conseguenti all'esposizione a fattori di rischio professionali, possono venire
aggravate dalla specifica attività lavorativa o rappresentare un fattore di ipersuscettibilità per lo
sviluppo di altre patologie o per il rischio infortunistico. Come espresso nella definizione iniziale,
scopo della sorveglianza sanitaria, in particolare della sorveglianza medica preventiva e periodica,
è giungere alla formulazione del giudizio di idoneità alla mansione specifica per ogni singolo
lavoratore, obbligo previsto dalla normativa vigente.
Il protocollo di sorveglianza sanitaria viene definito in base ai rischi indicati nel Documento di
valutazione dei rischi; d’altra parte i risultati della sorveglianza sanitaria costituiscono un elemento
di verifica/approfondimento fondamentale per la valutazione dei rischi a livello sia individuale sia di
È importante richiamare che la sorveglianza sanitaria del lavoratore agisce a livello di prevenzione
contribuendo al contrasto dei fattori di rischio e a livello di promozione della salute sviluppando stili
di vita salubri in risposta a bisogni di salute individuali ma anche dei contesti lavorativi, ambientali
e sociali. Peraltro in taluni settori di attività gli scorretti stili di vita, oltre ad incidere negativamente
sulla salute dei lavoratori, possono avere ripercussioni anche sul fenomeno infortunistico.
La sorveglianza sanitaria per il singolo lavoratore si articola in una visita ed accertamenti
preventivi (prima visita), seguiti da visite ed accertamenti periodici. Sono altresì possibili visite
aggiuntive a richiesta del lavoratore e visite di fine rapporto per coloro che sono stati esposti a
rischio chimico classificato come non irrilevante per la salute.
La visita preventiva è effettuata prima dell’inizio di ogni attività che comporta rischi per la salute (è
possibile realizzarla anche in fase pre-assuntiva) e prevede indagini di tipo clinico, strumentale e/o
di laboratorio volte ad evidenziare eventuali alterazioni, congenite o acquisite, degli organi ed
apparati “bersaglio” dei fattori di rischio professionali e/o alterazioni che possono rappresentare
una condizione clinica di maggiore suscettibilità. Lo scopo è valutare l’idoneità psicofisica del
soggetto alla mansione specifica, alla luce dei rischi, compreso quello infortunistico, che questa
comporta. Analoga finalità deve avere la visita per il cambio mansione.
La visita e gli accertamenti periodici sono finalizzati ad individuare l’insorgenza di eventuali
variazioni precoci e reversibili dello stato di salute del lavoratore causate dall’esposizione a
specifici fattori professionali di rischio o insorte per ragioni non connesse all’attività lavorativa, ma
in grado di determinare controindicazioni allo svolgimento della mansione specifica.
Gli esami integrativi - sia alla visita preventiva che periodica - devono essere mirati
all'individuazione il più possibile precoce dei danni a carico degli organi bersaglio. Devono essere
di elevata sensibilità e specificità, di semplice e rapida esecuzione e ben accetti dai lavoratori.
Le visite a richiesta del lavoratore sono finalizzate ad approfondire eventuali disturbi o patologie
che i lavoratori ritengano correlate alla propria attività lavorativa o che possano limitarne la
capacità lavorativa, insorti nel periodo che intercorre fra un accertamento programmato ed il
successivo. Ogni lavoratore soggetto a sorveglianza sanitaria può chiedere una valutazione al di
fuori della normale cadenza delle visite mediche periodiche, che verrà realizzata “qualora sia
ritenuta dal Medico Competente correlata ai rischi professionali o alle sue condizioni di salute,
suscettibili di peggioramento a causa dell’attività lavorativa svolta, al fine di esprimere il giudizio di
idoneità alla mansione specifica”, così come previsto dall'art. 41, comma 1, lettera (b) e comma 2,
lettera (c) del D.Lgs. 81/2008.
La visita prima del rientro al lavoro è obbligatoria per disposto di norma dopo assenze per motivi
sanitari superiori ai 60 giorni lavorativi ed è finalizzata a verificare che l’idoneità alla mansione
specifica non abbia subito variazioni in ragione delle recenti problematiche di salute.
La visita di fine rapporto è da effettuare solo nel caso di rischio chimico classificato come non
irrilevante per la salute, a seguito di licenziamento o pensionamento del lavoratore, per valutare le
condizioni di salute e fornire informazioni su quelli che potranno essere eventuali effetti a lungo
termine della pregressa esposizione ad agenti chimici. Nel corso della visita, che idealmente
dovrebbe coincidere con l’ultimo giorno di lavoro presso la ditta, potrà essere verificata la
presenza/assenza di effetti biologici avversi già in atto o, al limite, in esordio; potranno inoltre
essere impartite eventuali istruzioni e indicazioni circa l’opportunità di mantenere un regime di
controllo sanitario per possibili futuri effetti a distanza. È compito del Datore di Lavoro avvisare
tempestivamente il Medico Competente della fine di un rapporto di lavoro, perchè possa essere
organizzata la visita.
Un aspetto particolare da considerare è l’obbligo che, nei casi ed alle condizioni previste
dall'ordinamento, le visite siano altresì finalizzate alla verifica di assenza di condizioni di alcol
dipendenza e di assunzione di sostanze psicotrope e stupefacenti.
Per ogni mansione specifica (gruppo omogeneo per attività svolta e rischi correlati) e, più in
particolare, per ogni lavoratore il Medico Competente definisce il protocollo di sorveglianza
sanitaria preventiva e periodica da applicare in funzione dei rischi, compresi quelli di natura
La complessità delle strutture ospedaliere, dove figure sanitarie tra loro apparentemente
omogenee per inquadramento contrattuale svolgono in realtà compiti assai diversificati, comporta
la presenza di numerose mansioni specifiche con profili di rischio sovente non del tutto
Si rende quindi necessario, prima di stendere un protocollo di sorveglianza sanitaria specifico per
ogni mansione di ogni unità operativa, definire protocolli da applicare in funzione dei differenti
profili di rischio individuati. In questo modo per ogni mansione, una volta definito il profilo di
rischio, sarà possibile applicare un protocollo specifico, condiviso.
Il protocollo di sorveglianza sanitaria proposto, definito in base ai rischi, è teso altresì a valutare lo
stato generale di salute del lavoratore; prevede, infatti, oltre agli accertamenti mirati ai rischi
specifici, indagini di laboratorio indirizzate a valutare lo stato di salute generale del lavoratore ed a
evidenziare eventuali alterazioni che, pur non essendo dipendenti dall’esposizione a rischi
professionali, possono controindicare parzialmente/totalmente alcune attività lavorative specifiche.
Si citano ad esempio le patologie cardiovascolari o le alterazioni metaboliche in rapporto alla
tolleranza dei turni notturni.
Di seguito sono riportati i criteri di riferimento utilizzati per la stesura del protocollo, e
segnatamente, ove presente è stato utilizzato il riferimento normativo; ove assente, è stato
utilizzato il relativo obbligo di legge (sia per visite che per accertamenti).
Sulla base dell’esperienza e anche per motivi legati ad aspetti gestionali, si propone una
periodicità a 3 anni per lavoratori di età > 45 anni e 6 anni per quelli di età < di 45 anni, come base
per tutte le situazioni in cui vi sia un rischio efficacemente gestito.
Il criterio dei 45 anni è stato introdotto come espressione di età avanzata, facendo riferimento alle
indicazioni della Organizzazione Mondiale della Sanità, riprese anche dalle linee guida SIMLII in
tema di movimentazione dei pazienti, in considerazione del fatto che sono prevalenti situazioni in
cui vi è un rischio efficacemente gestito ed una facilità di accesso dei lavoratori al Servizio
Sanitario Aziendale (visite a richiesta), con garanzia di tempestiva segnalazione di eventuali
situazioni particolari/complesse. Periodicità più ravvicinate (ad es. biennali o annuali) sono da
prevedere qualora vi siano condizioni di rischio più elevate o suscettibilità individuali significative.
Nelle tabelle riportate in Allegato I sono riassunti i potenziali fattori di rischio per la salute
identificati ed identificabili per le attività svolte dai lavoratori all’interno delle strutture sanitarie. Per
ogni fattore di rischio, in funzione anche della sua possibile magnitudo, viene proposto il protocollo
di visite ed accertamenti che dovranno essere programmati. Salvo dove specificatamente indicato,
gli accertamenti previsti in occasione della visita preventiva e per cambio mansione sono simili a
quelli previsti per le visite periodiche.
In Allegato II sono presentati esempi di applicazione del core protocol per la sorveglianza sanitaria
di alcune delle più frequenti figure professionali presenti nelle strutture sanitarie. Detta tabella
propone una categorizzazione del rischio per profilo alto/medio/basso.
In casi selezionati, oltre alle visite previste nel piano di sorveglianza sanitaria per tutti i dipendenti,
alcuni lavoratori potranno essere sottoposti ad accertamenti di II° livello differenziati, finalizzati alla
definizione dei quadri clinici, alla diagnosi di malattie professionali ed alla formulazione del giudizio
di idoneità alla mansione specifica.
Effettuazione, modalità e periodicità della sorveglianza sanitaria discendono dalla valutazione del
rischio, avvalendosi/non avvalendosi di monitoraggi ambientali/personali. In presenza di un rischio
che, sulla base delle caratteristiche dell’agente e delle modalità di esposizione, risulti comunque
significativo ma controllato, l’indicazione è quella di una periodicità della sorveglianza sanitaria
triennale; ogni 6 anni se l’età lavoratore è < 45 anni. Periodicità più ravvicinate (es. annuale)
saranno definite dal MC in relazione agli esiti della valutazione dei rischi. In presenza di un rischio
valutato irrilevante per la salute non sarà attivata nessuna sorveglianza sanitaria specifica.
Al momento della visita preventiva e durante gli accertamenti periodici sono da valutare situazioni
parafisiologiche e patologiche che potrebbero costituire condizioni di particolare suscettibilità.
Particolare attenzione deve essere rivolta all’esame dell’apparato respiratorio, delle congiuntive,
della cute. Data l’elevata variabilità delle condizioni di esposizione, l’accertamento spirometrico
non può essere definito come accertamento di base, pertanto l’eventuale esecuzione dell’esame
sarà valutata caso per caso, anche in occasione della visita medica. Analoga è l’indicazione per
l’effettuazione di eventuali accertamenti in ambito allergologico.
Le tabelle allegate riportano le indicazioni per la sorveglianza sanitaria dei lavoratori occupati nei
laboratori e nelle officine. Di seguito sono approfonditi alcuni agenti di rischio chimico cui possono
essere esposti gli operatori sanitari.
2.1.1. Anestetici volatili e gassosi
L’impiego attuale di anestetici volatili e gassosi in sala operatoria si è molto ridotto a seguito
dell’introduzione di nuove tecniche anestesiologiche adottate e della ristrutturazione/ricostruzione
ex novo (rispettando tutti i parametri di ricambi d’aria) della maggior parte delle sale operatorie. Gli
anestetici volatili attualmente in uso non hanno evidenza di un effetto epatotossico e di un
possibile effetto sulla capacità riproduttiva sugli operatori, mentre esistono dati di letteratura che
rilevano un possibile effetto sul sistema immunitario.
Alla luce di queste considerazioni, la sorveglianza sanitaria è triennale (o ogni 6 anni se età
lavoratore < 45 anni) per il personale che opera in sale operatorie nuove o ristrutturate, nelle quali
sono previste procedure per il monitoraggio del protossido d’azoto - qualora ancora utilizzato - e
degli alogenati, con livelli di esposizione inferiori ai valori di 25 e 0,5 ppm rispettivamente. La
periodicità dei controlli dovrebbe essere annuale con livelli di esposizione superiori ai valori sopra
riportati o in assenza di monitoraggio ambientale e/o personale dell’esposizione ad anestetici.
2.1.2 Farmaci antiblastici
Per la sorveglianza degli esposti a farmaci antiblastici si propone il seguente protocollo:
a. Accertamenti sanitari preventivi
Al momento della visita preventiva sono da valutare situazioni fisiologiche e patologiche che
potrebbero costituire condizioni di particolare suscettibilità o che potrebbero essere aggravate
dall’esposizione professionale ad antiblastici. In presenza di queste situazioni si valuterà con
particolare attenzione se esprimere un’eventuale idoneità con limitazione/non idoneità
(temporanea, definitiva) allo svolgimento di mansioni.
b) Accertamenti sanitari periodici
Si propone una periodicità annuale per i lavoratori da iscrivere nel Registro degli esposti ai sensi
del Decreto Direzione Generale Sanità n. 31139 del 11.12.2001, e triennale per i lavoratori
potenzialmente esposti. Oltre all’anamnesi lavorativa, fisiologica con valutazione delle abitudini di
vita, in particolare: fumo, consumo di alcolici, uso di farmaci, e patologica remota e prossima, gli
operatori professionalmente esposti sono da sottoporre ad un esame obiettivo, con particolare
valutazione della cute e degli annessi. Per gli accertamenti integrativi si rimanda agli allegati. Ove
ne ricorra la possibilità, è auspicabile un monitoraggio sia biologico che ambientale con farmaci
antiblastici “traccianti” in grado di fornire una precisa stima dell’esposizione diretta e indiretta degli
2.1.3 Formaldeide ed altri agenti cancerogeni
La valutazione e gestione dei rischi da esposizione a formaldeide è condotta secondo la “Linea
guida regionale sulla stima e gestione del rischio da esposizione a formaldeide: razionalizzazione
del problema e proposta operativa” (decreto Direttore Generale Welfare n. 11665 del 15/11/2016).
Per gli aspetti di sorveglianza sanitaria, in analogia a quanto proposto per la sorveglianza degli
esposti a farmaci antiblastici, si propone il seguente protocollo:
dalla specifica esposizione professionale.
b. Accertamenti sanitari periodici
Si propone una periodicità annuale per i lavoratori da iscrivere nel Registro degli esposti e
triennale per i lavoratori potenzialmente esposti.
Per gli accertamenti integrativi si rimanda all’Allegato I.
Nella gestione sanitaria dei lavoratori esposti a rischio biologico sono essenziali tutte le attività
mirate ad assicurare i lavoratori alla segnalazione di eventi infortunistici/di contatto con
pazienti/materiali a rischio biologico per l’attuazione del conseguente follow-up. I lavoratori sono
sensibilizzati a informare il medico competente, attraverso la visita a richiesta, quando ritengono di
aver acquisito condizioni che potrebbero averli esposti ad un indebito rischio infettivo e/o ad averli
indotti a ritenere di essere fonte di rischio per terzi.
L’entità del rischio biologico appare correlata, come molti altri rischi ma forse più di altri, alle
condizioni di salute del singolo lavoratore. La valutazione di questo rischio non richiede frequenze
particolarmente ravvicinate.
2.2.1. Rischio Biologico da agenti emotrasmessi
Il rischio da agenti a trasmissione ematogena è strettamente correlato all’esecuzione di attività
invasive sul paziente portatore. In questo senso attività a rischio devono essere considerate quelle
indicate nell’elenco “Shea Guideline” (David K. Henderson et al. SHEA Guideline for Management
of Healthcare Workers Who Are Infected with Hepatitis B Virus, Hepatitis C Virus, and/or Human
Immunodeficiency Virus Infection Control and Hospital Epidemiology March 2010, vol. 31, no.3) di
Procedure per le quali è accertato il rischio di trasmissione di virus per via ematica o che sono state
precedentemente classificate come “procedure a rischio di esposizione” (EPP) - Categoria 3 Shea Guideline:
• Chirurgia generale, inclusa la nefrectomia, resezione dell’intestino tenue, colecistectomia, tiroidectomia
subtotale non elettiva e la chirurgia ad addome aperto
• Chirurgia generale del cavo orale, incluse le estrazioni dentarie chirurgiche
, la biopsia dei tessuti molli e duri (se
estesa e/o presenta difficoltà di accesso per la suturazione), apicectomia, amputazione della radice,
gengivectomia, curettage paraodontale, chirurgia mucogengivale e ossea, alveoloplastica o alveolectomia e
impianti chirurgici endoossei.
• Chirurgia cardiotoracica, inclusa la sostituzione valvolare, il bypass aortocoronarico, altri tipi di bypass
chirurgico, il trapianto di cuore, la riparazione chirurgica dei difetti cardiaci congeniti, la timectomia e la biopsia
polmonare a cielo aperto
• Chirurgia in campo aperto di collo e testa con coinvolgimento di parti ossee, inclusi gli intervento oncologici
• Neurochirurgia, inclusa la craniotomia, altri interventi intracranici e la chirurgia a cielo aperto del midollo spinale
• Procedure non elettive eseguite in emergenza, incluse le manovre rianimatorie, la sutura profonda per arrestare
un’emorragia e il massaggio cardiaco interno
• Chirurgia ostetrica/ginecologica, compresi il parto cesareo, l’isterectomia, il parto con forcipe, l’episiotomia, la
conizzazione con biopsia, l’asportazione di cisti ovariche, e le altre procedure ostetriche e ginecologiche che
richiedono l’uso manuale di strumenti taglienti
• Procedure ortopediche, compresa l’artroplastica completa del ginocchio, l’artroplastica totale dell’anca, la
sostituzione chirurgica delle articolazioni maggiori, la chirurgia a campo aperto della colonna vertebrale e
• Ampi interventi di chirurgia plastica, comprendenti gli interventi di medicina estetica (Es. addominoplastica e
toracoplastica)
• Chirurgia dei trapianti (tranne trapianti di pelle e cornea)
• Chirurgia traumatologica, inclusi il trattamento di lesioni aperte della testa, la riduzione di fratture facciali e
mascellari, i traumi estesi dei tessuti molli e i traumi dell’occhio
• Interazione con pazienti in situazioni nelle quali esiste un rischio significativo che il paziente morda il medico;
per esempio assistenza a pazienti violenti o a pazienti in corso di crisi epilettica
• Qualsiasi tipo di chirurgia a cielo aperto con durata superiore a 3 ore, che probabilmente richiede il cambio di
a. Visita Medica Preventiva
La visita medica preventiva accerta che l’operatore non sia collocato in attività lavorative che
potrebbero esporlo ad un indebito rischio infettivo e/o essere fonte di rischio per terzi.
Componente essenziale della visita preventiva è l’accertamento dello stato di salute generale
dell’operatore. Tale accertamento comprende, di norma, una definizione standard dello stato
immunitario, dello stato di immunizzazione rispetto a specifici rischi lavorativi e l’accertamento di
condizioni in grado di favorire l’acquisizione o la trasmissione di malattie trasmissibili. Per la
valutazione complessiva dello stato sierologico di base è opportuno eseguire anche il controllo dei
marker HBV, HCV e proporre altresì, previo consenso informato, il controllo dell’HIV. Per quanto
riguarda il rischio HIV si ritiene opportuno, in fase di visita preventiva, raccomandare/proporre
questo accertamento, spiegandone il motivo ed eseguendolo solo previa raccolta di idoneo
I marker HBV e HCV sono proposti o raccomandati in base alla futura esecuzione di manovre
invasive, a seguito di infortunio o altra motivazione del medico.
Ai fini medico legali e di valutazione dell'idoneità lavorativa specifica è opportuno il controllo
sierologico per HBsAg, se i soggetti non risultano già vaccinati, e AntiHBs all’inizio dell'attività
degli operatori sanitari; il controllo sierologico per AntiHBs per dimostrare l'avvenuta
immunizzazione deve essere effettuato ad uno-due mesi dalla fine del ciclo vaccinale.
b. Visita Medica Periodica
Posto che l’entità del rischio biologico appare correlata, più di altri, alle condizioni individuali di
salute del singolo lavoratore, la periodicità della visita medica per il rischio biologico è dettata dalla
necessità di controllare nel tempo la permanenza di idonee condizioni fisiche e psicologiche che
permettono al lavoratore di essere esposto al rischio nelle migliori condizioni possibili.
Ove si verifichi l’esposizione accidentale a sangue e liquidi biologici potenzialmente infetti, devono
essere adottate specifiche procedure aziendali per infortuni a rischio biologico.
In coerenza con le linee guida nazionali e internazionali, il controllo periodico dei marcatori
biologici dei principali virus a trasmissione ematica, non è necessario neppure nelle popolazioni
considerate a rischio. In merito, eventuali dubbi o timori individuali possono trovare accoglienza
nella visita a domanda richiesta del lavoratore.
In conseguenza del fatto che gli infortuni per esposizione a rischio biologico risultano ancora
diffusamente sotto segnalati, è previsto che il controllo periodico (in occasione della visita di
sorveglianza sanitaria periodica) dei marcatori HCV, HBV (se l’operatore non è
immunocompetente) e HIV (con espressione del consenso informato) va raccomandato/previsto e
la sua periodicità va differenziata in base alla esecuzione o meno di manovre invasive.
Delicato è il rischio vs terzi cui espongono gli operatori sanitari che eseguono procedure invasive
a rischio. Il Medico Competente che nel corso delle proprie funzioni viene a conoscenza di una
eventuale infezione dell’operatore sanitario, a tutela del possibile rischio per terzi, è tenuto a
gestirlo, adottando provvedimenti quali la limitazione all’esecuzione delle procedure invasive a
rischio e, come riportato in letteratura, si attiva affinché la Direzione Generale istituisca una
commissione plurispecialistica che preveda la presenza almeno di un infettivologo, di un igienista,
del medico del lavoro, del medico legale e di un medico della Direzione Sanitaria.
In analogia si rammenta il problema degli operatori che rifiutano la profilassi vaccinale e che
svolgono la propria attività in reparti con presenza di soggetti particolarmente fragili.
2.2.2. Rischio Biologico da agenti aerotrasmessi
La periodicità delle visite ricalca quanto previsto per la sorveglianza degli agenti emotrasmessi
(paragrafo precedente). Di seguito le integrazioni specifiche per le malattie esantematiche e la
2.2.2.1 Varicella, morbillo, parotite e rosolia
In premessa si richiama l’obiettivo dell’OMS di eliminazione di morbillo e rosolia congenita da cui
discendono i piani nazionali.
Chi opera nelle strutture sanitarie, a qualunque titolo, e in particolare chi lavora nei reparti ad alto
rischio (quali: ostetricia, neonatologia, pediatria, chirurgia pediatrica, malattie infettive, pronto
soccorso, oncologia, centro trapianti, ematologia) o con pazienti immunodepressi deve essere
protetto dai rischi ma ha anche la responsabilità di evitare rischi infettivi nei riguardi di terzi,
ovvero, in particolare, di pazienti immunodepressi o in condizioni cliniche critiche.
E’ opportuno che il MC delle aziende sanitarie, oltre alla valutazione dello stato immunitario in fase
di visita preventiva e periodica, svolga ricerca attiva dello stato sierologico per morbillo, varicella e
rosolia, a partire dagli operatori sanitari, impiegati presso i reparti a maggior rischio, e proponga, ai
lavoratori suscettibili, la relativa vaccinazione, fermo restando che l’effettuazione di vaccinazione
nei soggetti già convertiti opera come booster al titolo anticorpale; la vaccinazione MPR è gratuita.
2.2.2.2 Tubercolosi (TB)
Si richiama la DGR 6855/2017 “Revisione ed aggiornamento degli interventi di sorveglianza,
prevenzione, profilassi e controllo della tubercolosi in Regione Lombardia”, ed in particolare il
paragrafo Prevenzione, controllo e sorveglianza dell’infezione tubercolare negli operatori sanitari.
Lo screening per TB deve essere effettuato a favore di:
 tutti gli operatori sanitari al momento dell’assunzione
 tutte le persone ammesse a frequentare le strutture sanitarie a rischio
a) anamnesi personale e familiare e valutazione di segni e sintomi compatibili con TB o malattie
che rendano il lavoratore suscettibile alla malattia;
b) la valutazione della documentazione sanitaria dei risultati dei test TST e/o dei test IGRA e
della pregressa vaccinazione con BCG o, in assenza di quest’ultima, ricerca della presenza
della cicatrice vaccinale.
Poiché, momento fondamentale nella prevenzione del rischio tubercolare è la possibilità di rilevare
una infezione tubercolare latente in fase recente, si suggerisce un controllo biennale (rischio
intermedio) o annuale (rischio elevato) dei test TST/IGRA.
Il trattamento dell’infezione tubercolare latente è raccomandato per tutti gli operatori ai quali è
stata posta diagnosi di infezione tubercolare recente ed esclusa una TB attiva.
Per quanto riguarda i giudizi di idoneità non esistono limitazioni connesse né con la diagnosi di
infezione tubercolare latente, né con la pregressa malattia tubercolare.
Il rifiuto di sottoporsi alla vaccinazione anti tubercolare nei casi sotto-indicati può comportare la
non idoneità allo svolgimento di attività a rischio e/o presso strutture ove sono ricoverati pazienti
con TB MDR.
E’ ovviamente da prevedere l’astensione temporanea dal lavoro degli operatori ammalati di
tubercolosi polmonare contagiosa.
I lavoratori affetti da condizioni temporanee e permanenti di immuno-depressione non devono
essere adibiti ad attività presso strutture di assistenza di pazienti con TB MDR.
Al momento attuale si può ritenere indicata la vaccinazione anti tubercolare solo per gli operatori
sanitari che operino in ambienti sanitari ad alto rischio di micobatteri MDR e/o che non possano, in
caso di cuticonversione, essere sottoposti a terapia preventiva perché presentano
controindicazioni cliniche all’uso di farmaci specifici (DPR 465/2001).
Per quanto riguarda sia il protocollo di controllo - a seguito di contatto con sospetto caso di
tubercolosi - che l’uso dei test TST/IGRA per la sorveglianza sanitaria dell’infezione tubercolare
latente, si rimanda alle specifiche procedure in tema di infortuni a rischio biologico.
2.3 Rischio Biomeccanico
Se la valutazione del rischio è rassicurante e non emergono situazioni particolari di rischio e se gli
accertamenti sanitari condotti sulla popolazione l’hanno ben caratterizzata, senza evidenziare
particolari problemi di salute nè identificare fattori predittivi, la periodicità per la sorveglianza
sanitaria di lavoratori esposti a rischio biomeccanico può essere triennale (ogni 6 anni se età < 45
anni). Periodicità più ravvicinate (ad es. biennali o annuali) sono da prevedere qualora vi siano
condizioni di rischio più elevate o suscettibilità individuali significative. Detta indicazione trova
supporto nell’analisi condotta dall’osservatorio epidemiologico che non ha rilevato problemi di
salute ed identificato fattori predittivi particolari.
Per approfondire i rischi connessi con movimenti e sforzi ripetuti degli arti superiori in ambito
sanitario si fa riferimento ai seguenti documenti:
a) “Linee guida regionali per la prevenzione delle patologie muscoloscheletriche connesse con
movimenti e sforzi ripetuti degli arti superiori” (Regione Lombardia, aggiornamento Decreto
Direttore Generale Sanità n. 3958 del 22/04/2009);
b) “Indirizzi per la Sorveglianza Sanitaria dei soggetti esposti al rischio da sovraccarico
biomeccanico” - anno 2015; a cura del Laboratorio Patologie da sovraccarico biomeccanico,
istituito dal Piano regionale 2014-2018 per la tutela della salute e sicurezza sul lavoro (ex dgr
X/1104/2013)
c) “Linee Guida per la Prevenzione delle Patologie correlate alla movimentazione manuale dei
pazienti” – anno 2008, a cura della Società Italiana di Medicina del Lavoro e Igiene Industriale.
2.4 Lavoro notturno e a turni
Il lavoratore notturno è individuato da specifiche norme (D.L. 532/1999, D.L. 66/2003, L.
133/2008), che prevedono una periodicità biennale.
Tale periodicità si riferisce ai “lavoratori notturni” definiti nell’art. 1, comma 2, lettera e) del D.Lgs.
66/2003 (modificato da D. Lgs. 213/2004, n. 213 e da L. 133 del 6.8.2008) in base a 2 criteri:
1) qualsiasi lavoratore che durante il periodo notturno svolga almeno tre ore del suo tempo di
lavoro giornaliero impiegato in modo normale;
2) qualsiasi lavoratore che svolga durante il periodo notturno almeno una parte del suo orario
di lavoro secondo le norme definite dai contratti collettivi di lavoro.
In difetto di disciplina collettiva é considerato lavoratore notturno qualsiasi lavoratore che
svolga, per almeno 3 ore, lavoro notturno per un minimo di ottanta giorni lavorativi all'anno;
il suddetto limite minimo é riproporzionato in caso di lavoro a tempo parziale.
Il criterio delle 80 notti/anno si applica solo ove non siano applicabili i due precedenti; anche
perché il rischio connesso al lavoro a turni - comprendente il lavoro notturno - è associato non
solamente al numero di notti lavorate all’anno, ma anche alla loro distribuzione oraria.
In particolare, il rischio aumenta:
- quanto maggiore è il numero di notti consecutive (per lo sfasamento dei ritmi biologici e del
sonno),
- in caso di rotazione in senso antiorario (per la riduzione dei tempi di riposo),
- in caso di turnazione continua (per le interferenze con la vita familiare e sociale),
- se i periodi di riposo tra i turni e/o tra i cicli di turnazione non consentano un adeguato
Appare tuttavia necessario rilevare che: il criterio delle 80 notti/anno non ha evidenza scientifica
che dimostri l’assenza di rischio sotto tale “soglia”; le Direttive Europee 93/104/CE, 2000/34/CE e
2003/88/CE non lo menzionano; Italia, Croazia, Slovenia ed Estonia lo hanno inserito nella propria
legislazione nazionale, invece, Austria e Germania hanno previsto un livello minimo di 48
notti/anno, Francia ha fissato la soglia di 270 ore di lavoro notturno nell’arco di 12 mesi,
equivalenti a 34 notti/anno. Inoltre la normativa italiana si contraddice quando, nel D. Lgs. 67/2011
sui “lavori usuranti”, fissa il limite a 64 notti/anno.
In considerazione di tutto ciò si ritiene ragionevole proporre la sorveglianza sanitaria preventiva e
periodica per coloro che effettuano almeno un turno notturno al mese. La periodicità andrà
valutata caso per caso dal medico competente alla luce della presenza di fattori sfavorevoli
inerenti le modalità organizzative sopra richiamate e le condizioni psico-fisiche e sociali dei
lavoratori in grado di influenzare la tolleranza al lavoro notturno, in particolare: l’età, il genere e la
presenza di disturbi e/o patologie.
In linea generale, si propone una periodicità della visita almeno ogni sei anni per i lavoratori con
meno di 45 anni e triennale per gli ultraquarantacinquenni.
La periodicità biennale prevista dalla normativa vigente va rispettata per coloro che effettuano
almeno 64 notti in un anno.
Molteplici sono le condizioni cliniche (in particolare metaboliche, cardiovascolari, ormonali, oltre
che severi disturbi del sonno) che potrebbero comportare un giudizio di idoneità con limitazione o
di non idoneità (temporanea o permanente) allo svolgimento del lavoro in orario notturno, e che
pertanto andranno attentamente valutate in occasione delle visite mediche.
La visita medica può essere quindi integrata da esami di laboratorio e/o strumentali, nonché visite
specialistiche, per meglio definire le specifiche condizioni del lavoratore in base al tipo e alla
gravità di patologie in atto. Ad esempio: ECG di base e/o dinamico/da sforzo e visita cardiologia,
nel caso di lavoratori con cardiopatia ischemica o di reinserimento lavorativo dopo infarto del
miocardio; accertamenti neurofisiologici per approfondire la genesi e l‘eventuale trattamento di
disturbi primari o secondari del sonno; assetto lipidico e curva da carico glicemico e/o dosaggio di
Hb glicata per valutare il controllo dell’equilibrio metabolico; cortisolo, melatonina, estrogeni, per
valutare l’equilibrio ormonale.
Il lavoro a turni, che non include i turni notturni, non rientra nella predetta norma. Tuttavia,
dovrebbe essere preso in considerazione, in riferimento all’orario di inizio anticipato del turno del
mattino (che impatta su sonno e sonnolenza diurna), nell’ambito della valutazione “delle capacità
e delle condizioni degli operatori in rapporto alla loro salute e sicurezza” (art. 18 comma 1, lettera
c, D.Lgs. 81/08) con conseguente espressione del MC nell’ambito del processo di valutazione del
rischio (Cassazione Penale Sez. III Sentenza n. 26539 del 2 luglio 2008) nel quale, agendo il ruolo
di collaboratore del datore di lavoro, può intervenire o su specifica richiesta del datore di lavoro o
Si segnala, infine, che gli aspetti relativi alla valutazione del rischio e alla sorveglianza sanitaria
dei lavoratori con lavoro a turni e notturno è anche oggetto di una specifica Linea Guida della
Società Italiana di Medicina del Lavoro e Igiene Industriale.
In attesa di norme specifiche per gli operatori sanitari, in discussione presso gli enti competenti, ci
si attiene alle disposizioni vigenti in materia.
a) Riferimenti normativi per alcool:
- Art 15 legge 125/01 (Legge quadro in materia di alcol e di problemi alcool correlati).
- Provvedimento 16 marzo 2006 (GU n. 75 del 30/03/2006) della Conferenza
Permanente per i Rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Provincie Autonome (Intesa in
materia di individuazione delle attività lavorative che comportano un elevato rischio di
infortuni sul lavoro ovvero per la sicurezza, l'incolumità o la salute dei terzi, ai fini del
divieto di assunzione e di somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche, ai
sensi dell'art. 15 della Legge 125/01).
b) Riferimenti normativi per sostanze stupefacenti:
- Provvedimento del 30 Ottobre 2007 (Gazzetta Ufficiale n. 266 del 15/11/2007) (Intesa,
ai sensi dell'articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, in materia di
accertamento di assenza di tossicodipendenza).
- Provvedimento del 18/09/2008 (G.U. n. 236 del 08-10-08) (Accordo, ai sensi
dell'articolo 8, comma 2 dell'Intesa in materia di accertamento di assenza di
tossicodipendenza, perfezionata nella seduta della Conferenza Unificata del 30 ottobre
2007 (Rep. Atti n. 99/CU), sul documento recante "Procedure per gli accertamenti
sanitari di assenza di tossicodipendenza o di assunzione di sostanze stupefacenti o
psicotrope in lavoratori addetti a mansioni che comportano particolari rischi per la
sicurezza, l'incolumità e la salute di terzi").
Sia per alcool che per sostanze stupefacenti valgono inoltre l’art. 41 comma 4, D.Lgs. 81/08 e il
2.6 Addetti ad attività di gestione antincendio/emergenza
Per gli addetti antincendio di compartimento/reparto è sufficiente la visita medica con gli eventuali
accertamenti integrativi previsti dalla sorveglianza sanitaria in essere.
La sorveglianza sanitaria degli operatori AREU andrà definita tenuto conto delle attività svolte (es.
elisoccorso) e dei relativi rischi.
 AA VV. Aggiornamento in tema di tutela della salute occupazionale dei lavoratori della
sanità. G Ital Med Lav Erg 2008; 30:3, 227-235.
 AA VV. Atti Convegno Nazionale Rischio Biologico, psicosociale e biomeccanico per i
lavoratori della Sanità. Pavia, 3-5 marzo 2010. G Ital Med Lav Erg 2010.
 Accordo nella Conferenza Stato-Regioni-Province Autonome del 7 febbraio 2013. Circolare
Ministeriale Prevenzione della tubercolosi negli operatori sanitari e soggetti ad essi
 Decreto Legislativo del Governo 17 marzo 1995, n. 230 modificato dal D.Lgs. 26 maggio
2000, n. 187, dal D.Lgs. 26 maggio 2000, n. 241, dal D.Lgs. 9 maggio 2001, n. 257, dal
D.Lgs. 26 marzo 2001, n.151 e dalla Legge 1 marzo 2002, n. 39 "Attuazione delle direttive
89/618/Euratom, 90/641/Euratom, 92/3/Euratom e 96/29/Euratom in materia di radiazioni
ionizzanti".
 Decreto Legislativo 26 novembre 1999, n. 532 Disposizioni in materia di lavoro notturno, a
norma dell'articolo 17, comma 2, della legge 5 febbraio 1999, n. 25.
 Decreto Legislativo 8 aprile 2003, n. 66 Attuazione delle direttive 93/104/CE e 2000/34/CE
concernenti taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro.
 Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e smi. Attuazione dell’articolo 1 della Legge 3
agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza dei luoghi di lavoro.
 Legge 6 agosto 2008, n. 133 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25
giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la
semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione
 Legge 31 luglio 2017, n. 119, “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, di
malattie infettive e di controversie relative alla somministrazione di farmaci”.
 Puro V. et al. Raccomandazioni per la gestione delle esposizioni occupazionali a virus
dell’epatite B e C negli operatori sanitari. Giornale delle Infezioni Ospedaliere vol. 10 n. 3
Luglio-settembre 2003.
 Regione Emilia-Romagna. Linee di indirizzo per la sorveglianza sanitaria degli operatori
delle aziende sanitarie della Regione Emilia-Romagna, 2014.
 Regione Lombardia, D.G.R. n. 7/18853 del 30 settembre 2004. Bollettino Ufficiale della
Regione Lombardia 1° suppl. straordinario al n. 43 del 19 ottobre 2004. Sorveglianza,
notifica, controllo delle malattie infettive: revisione e riordino degli interventi di prevenzione
 Regione Lombardia, D.G.R. n. 7/19767 del 10 dicembre 2004 Attuazione della D.C.R. 13
marzo 2002, n. VII/462 Piano Socio Sanitario Regionale 2002-2004: Prevenzione,
sorveglianza e controllo della malattia tubercolareRegione Lombardia. Deliberazione Giunta
Regionale 22 dicembre 2005, n. 8/1587. Determinazioni in ordine alle vaccinazioni dell’età
infantile e dell’adulto in Regione Lombardia e smi.
 Regione Lombardia. Deliberazione Giunta Regionale 5 dicembre 2012, n. IX/ 4475
Determinazione in ordine alle vaccinazioni dell’età infantile e dell’adulto in Regione
Lombardia: aggiornamenti alla luce del piano nazionale prevenzione vaccinale 2012-2014
(intesa Stato Regioni 22 febbraio 2012).
 Regione Lombardia. Deliberazione Giunta Regionale 13 dicembre 2012 - n. IX/4489.
Revisione ed aggiornamento degli interventi di sorveglianza, prevenzione, profilassi e
controllo delle malattie infettive.
 Regione Lombardia. Deliberazione Giunta Regionale 23 dicembre 2014 – n. X / 2989.
Determinazioni in ordine alla gestione del servizio socio sanitario regionale per l'esercizio
2015. Attuazione del D. Lgs 19 febbraio 2014, n. 19 recepimento della Direttiva Europea
2010/32/UE in materia di prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore
ospedaliero e sanitario. Regione Lombardia (p. 44).
 Regione Lombardia. Deliberazione Giunta Regionale 26 febbraio 2015 – n. X/3190.
Revisione ed aggiornamento degli interventi di sorveglianza, prevenzione, profilassi e controllo delle
malattie infettive con ottimizzazione della lettura dei "segnali" in vista di EXPO 2015.
 Regione Lombardia. Deliberazione Giunta Regionale 12 luglio 2017 – n. X/6855. Revisione
ed aggiornamento degli interventi di sorveglianza, prevenzione, profilassi e controllo della
tubercolosi in Regione Lombardia.
 Regione Lombardia. Direzione Generale Welfare, Decreto n. 7661 del 23/09/2015.
Aggiornamento Decreto Direttore Generale Sanità n. 3958 del 22/04/2009. Linee guida
regionali per la prevenzione delle patologie muscoloscheletriche connesse con movimenti e
sforzi ripetuti degli arti superiori.
 Regione Lombardia - Direzione Generale Welfare, Decreto n. 11665 del 15/11/2016. Linea
guida regionale sulla stima e gestione del rischio da esposizione a formaldeide:
razionalizzazione del problema e proposta operativa.
 Regione Lombardia. Laboratorio patologie da sovraccarico biomeccanico. Indirizzi per la
Sorveglianza Sanitaria dei soggetti esposti al rischio da sovraccarico biomeccanico. 2015.
 SIMLII. Linee guida per la sorveglianza sanitaria dei lavoratori della sanità esposti a rischio
biologico Alessio L. et al., SIMLII, Serie “Linee guida per la formazione continua e
l’accreditamento del Medico del Lavoro”, vol. 17, PiMe Ed, Pavia, dicembre 2005.
 SIMLII. Linee Guida per la prevenzione delle patologie correlate alla movimentazione
manuale dei pazienti. Violante F. et al. SIMLII, Serie “Linee guida per la formazione
continua e l’accreditamento del Medico del Lavoro”, vol. 23, PiMe Ed, Pavia 2008.
ALLEGATO I. CORE PROTOCOL PER LA SORVEGLIANZA SANITARIA DI ADDETTI IN
AGENTE DI RISCHIO: AGENTI CHIMICI - prodotti di laboratorio
PERIODICITA’ DELLE
Superiore a popolazione generale e ritenuto sotto
< 45 anni - Ogni 6 anni
Ematochimici e strumentali specifici in base alle sostanze in
> 45 anni - Ogni 3 anni
Alto Superiore a popolazione generale e continuativo Annuale
- Esami Ematochimici di routine indicativi: Emocromocitrometrico completo, Creatinina, Azotemia, AST, ALT, GT, Bilirubina tot. e frazionata, Glicemia, Esame urine,
- Monitoraggio biologico da definire nell’ambito del protocollo di valutazione dell’esposizione
AGENTE DI RISCHIO: AGENTI CHIMICI - sostanze utilizzate nelle officine
Superiore a popolazione generale ma occasionale e
ritenuto sotto controllo
Agente di rischio: GAS E VAPORI ANESTETICI
N2O < 25 ppm*
N2O urinario < 13 μg/l*
- Ematochimici di routine (Biennale)
N2O > 25 ppm
N2O urinario > 13 μg/l
Annuale - Ematochimici di routine (Annuale)
1 - Basso Sino a 0,5 ppm
2 – Alto
> 0,5 ppm Annuale - Ematochimici di routine (Annuale)
- Monitoraggio biologico come
Agente di rischio: FARMACI ANTIBLASTICI
(DECRETO DIREZIONE GENERALE SANITA’
N. 31139 DEL 11.12.2001)
1 – Esposti senza obbligo di
- Addetti occasionali alla preparazione
/somministrazione dei farmaci antiblastici (< 5/die o
15/settimana) in ambienti e con procedure idonee
- Addetti alla pulizia dei locali di preparazione e
somministrazione dei farmaci antiblastici mediante
procedure idonee e in sicurezza.
- Addetti allo smaltimento mediante procedure
idonee e in sicurezza
Esame Obbiettivo con valutazione della cute e degli annessi
Ematochimici di routine
2 - Esposti con obbligo di Registro - Addetti abituali alla preparazione/somministrazione
dei farmaci antiblastici (> 5/die o 15/sett.), in ambienti
e con procedure idonee.
- Addetti alla manipolazione anche occasionale dei
farmaci in situazioni da ritenersi transitorie o di
emergenza, in assenza di cappa o di adeguati DPI.
- Addetti alla pulizia e manutenzione delle cappe.
- Addetti alla pulizia degli ambienti ed allo
smaltimento rifiuti non In condizioni di sicurezza
- Chemioterapia intraperitoneale ipertermica
AGENTE DI RISCHIO: FORMALDEIDE
(DECRETO DIREZIONE WELFARE’
N. 11665 DEL 15.11.2016)
2 - Esposti con obbligo di Registro Superiore a popolazione generale e continuativo Annuale
Agente di rischio: BIOLOGICO (RB)
CATEGORIA DI RISCHIO * CRITERIO PERIODICITA’ DELLE
BASSO Assistenza diretta a pazienti o manipolazione
HBsAg, AntiHBs, AntiHBc (soggetti non vaccinati) o solo
HbsAg (soggetti non responder): proposti
- Anti HCV: proposto
- Anti HIV (previo consenso informato e scritto
dell’interessato, con garanzia dell’anonimato): proposto
- Verifica copertura vaccinale/sierologia per
esantematiche ed eventuale integrazione vaccinale in
reparti ad alto rischio o con pazienti immunodepressi (es.
di reparti: ostetricia, neonatologia, pediatria, chirurgia
pediatrica, malattie infettive, pronto soccorso, oncologia,
centro trapianti, ematologia)
Esecuzione di Procedure Invasive a Rischio di
HbsAg (soggetti non responder): raccomandati
- Anti HCV: raccomandato
- Anti HIV: raccomandato
* Criteri SHEA
Agente di rischio: TB
Categoria di RISCHIO Biologico Criterio PERIODICITA’ Esami Accertamenti*
1 - Basso Deliberazione n° IX/4489 Regione Lombardia
In preventiva e
caso di contatto
2 - Intermedio Deliberazione n° IX/4489 Regione Lombardia
13/12/2012 Biennale
3 - Elevato Deliberazione n° IX/4489 Regione Lombardia
13/12/2012 Annuale
Agente di rischio: Tetano
- Tetano: verifica copertura vaccinale/sierologia ed eventuale integrazione vaccinale per le categorie stabilite dalla normativa
Agente di rischio: MOVIMENTAZIONE MANUALE DI CARICHI / PAZIENTI
Carichi / pazienti
NIOSH MAPO
IR ≤ 0,85 - -
0,85 < IR ≤ 1 minore di 1,5
< 45 anni - Ogni 6 anni Visita e questionari mirati
> 45 anni - Ogni 3 anni Visita e questionari mirati
1 < IR ≤ 3 compreso tra 1,5 - 5
Triennale Visita e questionari mirati
IR > 3 superiore a 5
Biennale Visita e questionari mirati
* Esempi di possibili criteri
Agente di rischio: Lavoro a Turno Notturno
CATEGORIA DI RISCHIO CRITERIO
EVENTUALI ESAMI INTEGRATIVI
Turni notturni * Almeno un turno notturno/mese
fino a 63 turni notturni in un anno
Questionario mirato per disturbi del sonno
Altri esami (ad es. assetto glico-lipidico, ECG, ormoni) in
base a risultanze della visita
Almeno 64 turni notturni in un anno
* Da valutare se applicabile anche ad altre tipologie di turni e alla reperibilità notturna
Agente di rischio: VIDEOTERMINALE
DL 81.08 Lavoro al VDT > 20/h settimana Ogni 5 anni
Ogni 2 anni per lavoratori > 50
anni o con prescr o limitazioni
Valutazione oculo-visiva eventualmente con test
ortoanalizzore
Agente di rischio: STRESS LAVORO CORRELATO
In occasione di visita già
prevista per altri fattori
Colloquio mirato e, in caso di manifestazione di quadri
patologici psicofisici di rilievo, richiesta da parte del
Medico Competente di supporto specialistico per
eventuale presa in carico all’interno della struttura
sanitaria o verifica della presa in carico presso altre
stutture.
Agente di rischio: RUMORE
0 – ASSENTE Esposizione quotidiana < 80dBA No No
1 – MEDIO Esposizione quotidiana 80-85 dBA A richiesta lavoratore o
a discrezione MC
- Audiometria Tonale in cabina silente
2 – ALTO Esposizione quotidiana > 85 dBA Annuale
Agente di rischio: VIBRAZIONI
CATEGORIA DI RISCHIO CRITERIO PERIODICITA’ DELLE
1 – LIEVE Corpo intero < 0,5 m/sec2
Mano-braccio < 2,5 m/sec2
A discrezione MC - Questionario mirato
- Se Questionario positivo: Cold test con misura temperature
cutanee digitali/pressioni sistoliche digitali / Capillaroscopia
2 – MEDIO Corpo intero tra 0,5 e 1,15 m/sec2
Mano-braccio Tra 2,5 e 5 m/sec2
- Questionario mirato
- Cold test con misura temperature cutanee digitali/pressioni
sistoliche digitali / Capillaroscopia
Agente di rischio: RADIAZIONI IONIZZANTI
Categoria B Annuale - Esami di laboratorio: Emocromo con formula
leucocitaria, + conta piastrinica, Azotemia,
Creatininemia, AST, ALT, GT, Glicemia, Elettroforesi,
Proteine totali, Esame Completo urine
- VISITA OCULISTICA con esame del cristallino
Categoria A Semestrale Definito da Medico Autorizzato
Agente di rischio: RADIAZIONI NON IONIZZANTI
CATEGORIA DI RISCHIO CRITERIO PERIODICITA’
Utilizzatori di apparecchiature
diagnostiche Risonanza magnetica
Sorv. Sanit. Art. 211 – 81/08
Questionario anamnestico per la rilevazioni di
controindicazioni all’esposizioni a campo magnetico
Utilizzo apparecchiature LASER”
Utilizzatori di apparecchiature Laser
Sorv. Sanit. Art. 218 – 81/08
Visita con particolare attenzione anamnestica
all’apparato visivo.
Visita oculistica (da valutare)
LAVORATORI SOGGETTI NORMATIVA ALCOOL
Categorie a rischio individuate dalla
In occasione di visite
- Raccolta anamnestica mirata
- Ematochimici di routine
LAVORATORI SOGGETTI NORMATIVA STUPEFACENTI
- Test tossicologici previsti dalla normativa
Addetti Squadra AZIENDALE EMERGENZA ANTINCENDIO
Addetti Squadra AZIENDALE
- Valutazione clinico-funzionale del rachide
ALLEGATO II. ESEMPI DI APPLICAZIONE DEL CORE PROTOCOL PER LA SORVEGLIANZA
SANITARIA DI FIGURE PROFESSIONALI DI STRUTTURE SANITARIE
R. Chimico – Period.
R. Biologico – Per.
R. Biomeccanico – Per.
Turni notturni – Period.
< 45 aa
> 45 aa
OS Degenza
< 64/a
Chirugica
OS Sala Chirugica
Gas anestetici Basso
Reagenti - Basso
Medico Deg.
Gas anestetici - Basso
Alto (PEP)
Esempi di applicazione del core protocol per la sorveglianza sanitaria di figure professionali di strutture sanitarie, in base ai fattori di rischio e
relativi livelli riportati in tabella.
Allegato 2 al decreto del Direttore Generale Welfare n.1697 del 09/02/2018
L’applicazione del “CORE PROTOCOL PER LA SORVEGLIANZA SANITARIA DEGLI
ADDETTI IN SANITA’” verrà rilevata attraverso la consultazione dei dati ex Allegato
3B dell’articolo 40 del D.Lgs 81/2008 (servizio telematico INAIL) relativi alle strutture
sanitarie pubbliche e private in Lombardia, che ogni anno i medici competenti
trasmettono alle ATS. L’analisi di questi dati – ovvero la verifica dei rischi professionali
per i quali i lavoratori sono visitati – consentirà di esaminare la coerenza al Core
Altresì, nelle ASST in cui le UOOML svolgono il ruolo di medico competente, si
procederà ad integrare la sorveglianza sanitaria con i principi del TWH, prendendo
in considerazione rischi per la salute non strettamente correlati al lavoro. Gli esiti di
questa attività saranno trasmessi, con apposita relazione, alla DG Welfare,
divenendo base per l’aggiornamento dell’attuale protocollo.