Source: https://www.studiocataldi.it/articoli/31923-il-patto-leonino.asp
Timestamp: 2018-12-15 11:06:23+00:00
Document Index: 35343329

Matched Legal Cases: ['art 2265', 'art 2265', 'art. 2265', 'art. 2265', 'art 2265', 'art. 2521', 'art. 2265']

Guida al patto leonino, dalla disciplina alla ratio di un istituto antichissimo, applicabile anche alle società tra professionisti
di Annamaria Villafrate - Il patto leonino è un istituto antichissimo, vietato fin dall'epoca romana, perché contrario alla finalità tipica del contratto societario, ossia la distribuzione degli utili e delle perdite tra i soci. Esso può essere contenuto in una clausola del contratto sociale o in un patto para-sociale. In ogni caso la sua presenza non inficia l'intero contratto, ma la sola clausola che lo contiene. Affinché il patto sia nullo deve prevedere la costante e totale esclusione del socio dagli utili e dalle perdite, non essendo sufficiente la previsione di una partecipazione diversa da quella societaria. Per quanto riguarda infine l'applicabilità del patto leonino alle società tra professionisti, non sussistono particolari problemi applicativi, poiché anche in queste è vietato escludere totalmente uno o più soci o categorie di soci dagli utili e dalle perdite.
Patto leonino: disciplina
Patto leonino: definizione
Patto leonino: ratio
Il patto leonino nelle Stp (Società tra professionisti)
Il patto leonino è disciplinato dal codice civile, all'art 2265.
La norma prevede che: "È nullo il patto con il quale uno o più soci sono esclusi da ogni partecipazione agli utili o alle perdite". La sua collocazione all'interno della normativa dedicata alla società semplice, secondo la dottrina prevalente, non ne esclude l'applicabilità a quelle di capitali, considerato che anche in esse, la finalità societaria è la divisione di utili e perdite. Il patto leonino è nullo sia nel momento in cui è inserito nell'atto costitutivo della società che in un patto para-sociale collegato. In ogni caso, la sua previsione determina solo la nullità della clausola, non dell'intero contratto societario.
Dalla lettura dell'art 2265 c.c. si evince pertanto che il patto leonino è l'accordo con il quale si esclude totalmente la partecipazione di un socio sia agli utili che alle perdite della società, o a uno di essi. Non è quindi nulla la clausola che prevede una partecipazione agli utili e alle perdite in misura diversa da quella societaria.
La ratio del patto leonino è stata spiegata molto chiaramente nella recente ordinanza n. 17500 della Corte Cassazione, pubblicata il 04/07/2018 (sotto allegata). A pag. 6 del provvedimento è possibile infatti leggere che: "La ratio del divieto di patto "leonino" risiede nel preservare la purezza della causa societatis, cui vanno ricondotte tutte quelle diffuse opinioni secondo cui una diversa regolamentazione, tale da escludere del tutto un socio dagli utili o dalle perdite, finirebbe per contrastare con il generale interesse alla corretta amministrazione delle società, inducendo il socio a disinteressarsi della proficua gestione (anche intesa con riguardo all'esercizio dei suoi diritti amministrativi) e non "prodigarsi" per l'impresa, quando non, addirittura, a compiere attività «avventate» o «non corrette» (cfr. Cass. 29 ottobre 1994, n. 8927; v. pure Cass. 22 giugno 1963, n. 1686) … L'esclusione dalle perdite o dagli utili, quale «situazione assoluta e costante», deve cioè riverberarsi sullo status del socio. Infatti, «perché il limite all'autonomia statutaria dell'art. 2265 cod. civ. sussista è necessario che l'esclusione dalle perdite o dagli utili costituisca una situazione assoluta e costante. Assoluta, perché il dettato normativo parla di esclusione "da ogni" partecipazione agli utili o alle perdite, per cui una partecipazione condizionata (ed alternativa rispetto all'esclusione in relazione al verificarsi, o non della condizione) esulerebbe dalla fattispecie preclusiva. Costante perché riflette la posizione, lo status, del socio nella compagine sociale, quale delineata nel contratto di società». Dunque, «l'esclusione dalle perdite o dagli utili, in quanto qualificante lo status del socio nei suoi obblighi e nei suoi diritti verso la società e la sua posizione nella compagine sociale, secondo la previsione dell'art. 2265 cod. civ., viene integrata quando il singolo socio venga per patto statutario escluso in toto dall'una o dall'altra situazione o da entrambe» (così Cass. 29 ottobre 1994, n. 8927, cit.)."
Il patto leonino nelle società tra professionisti è stato analizzato dallo studio n. 224/2014 del Consiglio nazionale del Notariato (sotto allegato) soprattutto in riferimento alle Stp multi-professionali. Questo perché tale modello potrebbe presentare la necessità di disporre una disciplina diversificata dei diritti e dei doveri dei soci rientranti nelle varie categorie professionali. Dal punto di vista applicativo, tuttavia, tale diversificazione non legittimerebbe l'adozione del patto leonino di cui all'art 2265. cc. In sostanza non sarebbe comunque possibile lasciare fuori una o più categorie di professionisti dagli utili o dalle perdite della società.
Quindi se la Stp assumesse la forma di una Spa sarebbe legittimo prevedere diverse categorie di azioni da distribuire in base al tipo di attività professionale svolta, così come in una STP cooperativa il regolamento interno potrebbe disciplinare i rapporti tra soci e società per quanto riguarda lo svolgimento dell'attività mutualistica di cui all'art. 2521, comma 5, c.c. Discorso diverso per le Srl, in cui, secondo la dottrina, a parte le start up innovative, non sarebbe possibile prevedere una distinzione per categorie di partecipazioni, a causa del valore che riveste la partecipazione della persona del socio. In conclusione quindi, nel caso delle società multidisciplinari devono ritenersi ammesse, proprio per il tipo di società, diverse categorie di soci, senza che tale scelta comporti la violazione del divieto del patto leonino di cui all'art. 2265 c.c.
Cassazione -ordinanza n.17500- 2018
Studio n. 224-2014.pdf