Source: http://www.ilcaso.it/famiglia/indice-persfam-tutto.php?id_cont=arch-fam-cass-2007
Timestamp: 2018-07-18 01:04:53+00:00
Document Index: 36113751

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 540', 'sentenza ', 'art.433', 'art. 148', 'art. 433', 'art. 148', 'art. 433', 'sentenza ']

Legittimit� - 2007
Assegno di divorzio – Natura giuridica – Presupposti per il riconoscimento
Ai sensi dell’articolo 5, comma 6, della l. n. 898 del 1970, dopo le modifiche introdotte con la l. n. 74 del 1987, il riconoscimento dell’assegno di divorzio – cui deve attribuirsi una funzione assistenziale e in pari una misura compensativa e perequativa – richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi o comunque dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, attraverso l’applicazione dei criteri di cui alla prima parte della norma i quali costituiscono il parametro di cui si deve tenere conto per la relativa attribuzione e determinazione, ed in particolare, alla luce della valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare e alla formazione del patrimonio comune e personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio e dell’età dell’avente diritto.
All’assegno di divorzio deve attribuirsi una funzione assistenziale e, in pari misura, compensativa e perequativa. Ai fini del riconoscimento dell’assegno si deve adottare un criterio composito che, alla luce della valutazione comparativa delle rispettive condizioni economico-patrimoniali, dia particolare rilievo al contributo fornito dall’ex coniuge richiedente alla formazione del patrimonio comune e personale, in relazione alla durata del matrimonio, alle potenzialità reddituali future ed all’età dell’avente diritto. Il parametro così indicato si fonda sui principi costituzionali di pari dignità e di solidarietà che permeano l’unione matrimoniale anche dopo lo scioglimento del vincolo. Il contributo fornito alla conduzione della vita familiare costituisce il frutto di decisioni comuni di entrambi i coniugi, libere e responsabili, che possono incidere anche profondamente sul profilo economico patrimoniale di ciascuno di essi dopo la fine dell’unione matrimoniale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 11 luglio 2018, n.18287.
Matrimonio tra persone dello stesso sesso conclusi all’estero – Trascrizione nei registri dello Stato Civile – Controversia – Giurisdizione – Giurisdizione ordinaria – Decisioni sullo Status – Riserva di giurisdizione del G.O. – Sussiste
La questione se un matrimonio contratto all’estero da persone dello stesso sesso possa o no essere trascritto nell’ordinamento italiano, è questione che, attenendo allo status delle persone, deve essere sottoposta all’esame del giudice ordinario. Invero, pur venendo in rilievo il provvedimento di annullamento adottato dal prefetto, che le ricorrenti assumono essere lesivo del proprio diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all’estero, l’effetto che esse effettivamente intendono conseguire altro non è che il riconoscimento nell’ordinamento nazionale del matrimonio contratto in altro Stato: riconoscimento che, ovviamente, postula la validità di un tale matrimonio. La domanda, dunque, avrebbe deve essere proposta dinnanzi al giudice ordinario, il quale può esaminare, in via incidentale e ai fini della sua eventuale disapplicazione l’atto amministrativo. In ogni caso, il giudice amministrativo, ove adito, viola l’art. 8, comma 2, cod. proc. amm., ove si pronunci sulla inesistenza, invalidità o inefficacia, nell’ordinamento interno, di matrimoni celebrati all’estero da persone dello stesso sesso (La Corte di Cassazione cassa con rinvio la decisione n. 4897/2015 del Consiglio di Stato). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 27 giugno 2018, n.16957.
Matrimonio concordatario – Convivenza coniugale ultratriennale – Sentenza ecclesiastica di nullità per omosessualità di un coniuge – Domanda di delibazione – Inaccoglibilità – Affermazione
La convivenza “come coniugi”, ove protrattasi per almeno tre anni dalla celebrazione del matrimonio concordatario integra una situazione giuridica di “ordine pubblico italiano” preclusiva alla dichiarazione di efficacia della sentenza di nullità pronunciata dal Tribunale ecclesiastico per qualsiasi vizio genetico del “matrimonio-atto”. [Nella fattispecie, la Corte ha confermato la sentenza di appello che aveva rigettato la domanda volta ad ottenere la declaratoria di efficacia nella Repubblica italiana della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio a motivo dell’omosessualità del marito, venuta alla luce dopo quattordici anni di convivenza coniugale e la nascita di un figlio.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 15 maggio 2018, n.11808.
Divorzio – Assegno di mantenimento – Presupposti per la spettanza – Risorse insufficienti ad assicurare il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio – Affermazione
Ai fini del riconoscimento dell’assegno divorzile è necessario considerare il tenore di vita goduto dai coniugi in costanza di matrimonio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 02 maggio 2018, n.10417.
Successione legittima – Diritto di abitazione del coniuge del defunto sulla casa coniugale – Determinazione del valore del diritto di abitazione attingendo ai criteri usati per la quantificazione economica del diritto di usufrutto
Sebbene la disciplina del diritto di usufrutto e quella del diritto di abitazione divergano in parte, vantando l’usufruttuario facoltà maggiori rispetto a quelle assegnate al titolare del diritto di abitazione, nel determinare la divergenza di valore tra i due non potrà non tenersi conto delle peculiarità del bene sul quale viene a costituirsi il diritto.
Nel caso di immobile ad uso abitativo come la casa coniugale, le utilità ritraibili dall’usufruttuario appaiono identiche a quelle che può trarre il coniuge abitatore ai sensi dell’art. 540 c.c.- Le pur sussistenti differenze di disciplina tra i due diritti non sono tali da indurre a ravvisare anche una differente valutazione economica, risultando, quindi, non irrazionale e non contestabile la scelta del giudice di merito di avvalersi dei criteri usati per determinare il valore dell’usufrutto, per pervenire al valore del diritto di abitazione attribuito al coniuge superstite a titolo di prelegato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 05 giugno 2018, n.14406.
Divorzio – Congiunto – Rinuncia di uno dei coniugi alla domanda – Inammissibilità
Appello avverso la sentenza di divorzio – Mancata comparizione di uno degli ex coniugi – Tacita adesione alla richiesta di annullamento del divorzio – Esclusione
Richiamandosi la domanda congiunta di divorzio ad una iniziativa processuale comune e paritetica, che non corrisponde né alla somma di due distinte domande di divorzio, né alla adesione di una parte alla domanda avanzata dall’altra, deve reputarsi inammissibile una rinuncia unilaterale, poiché alla domanda congiunta possono rinunciare congiuntamente soltanto entrambe le parti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Neppure può annettersi alla mancata costituzione dell’appellata nel giudizio di secondo grado il significato di un’adesione implicita alla riforma della decisione di prime cure, non equivalendo la contumacia ad ammissione dei fatti dedotti dall’attore o dall’appellante. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 02 maggio 2018, n.10463.
Famiglia – Obbligo di mantenimento dei figli – Genitore inadempiente – Sufficienti risorse dell’altro genitore – Obbligo dell’ascendente del genitore inadempiente – Non sussiste
L’obbligo degli ascendenti di fornire ai genitori i mezzi necessari affinché possano adempiere ai loro doveri nei confronti dei figli va inteso non solo nel senso che l’obbligazione degli ascendenti è subordinata, e quindi sussidiaria, rispetto a quella, primaria, dei genitori, ma anche nel senso che agli ascendenti non ci si possa rivolgere per un aiuto economico per il solo fatto che uno dei due genitori non dia il proprio contributo al mantenimento dei figli, se l’altro genitore è in grado di mantenerli; il diritto agli alimenti ex art.433 c.c. sorge solo qualora i genitori non siano in grado di adempiere al loro diretto e personale obbligo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 02 maggio 2018, n.10419.
Divorzio – Sentenza – Determinazione dell’importo del mantenimento – In modifica di provvedimento definitivo emesso in diverso giudizio – Efficacia retroattiva dalla data della domanda – Sussiste
Gli effetti della sentenza, emessa in sede di definizione delle questioni economiche relative al divorzio, modificativa dell’ammontare – già determinato con precedente provvedimento definitivo emesso in sede di separazione o di modifica delle condizioni economiche della separazione – del contributo di uno degli ex coniugi per il mantenimento dei figli collocati presso l’altro ex coniuge, retroagiscono alla data della domanda o comunque alla data, se successiva, del verificarsi delle ragioni giustificative della modifica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 maggio 2018, n.10788.
Separazione dei coniugi – Diritto al rimborso delle spese domestiche sostenute dal coniuge ante separazione – Non sussiste
Nel periodo di convivenza matrimoniale, entrambi i coniugi contribuiscono alle esigenze della famiglia in una misura che verosimilmente corrisponde alle possibilità di ciascuno. Con riguardo alle spese per le utenze domestiche nella fase precedente alla separazione, non sussiste il diritto al rimborso delle spese sostenute da un coniuge nei confronti dell’altro coniuge, in quanto effettuate per i bisogni della famiglia e riconducibili alla logica della solidarietà coniugale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 07 maggio 2018, n.10927.
Danno non patrimoniale – Legge straniera che limita il risarcimento al caso di convivenza – Contrarietà all’ordine pubblico – Sussiste
Una legge straniera che restringa la risarcibilità del danno non patrimoniale da perdita del congiunto esclusivamente al caso in cui costui fosse convivente è da ritenere contraria all’ordine pubblico italiano ai sensi della L. n. 218 del 1995, articolo 16, comma 1 e deve essere disapplicata dal giudice italiano, dovendosi nell’ordinamento italiano dare alla convivenza solo il valore di elemento eventualmente rilevante in concreto sul piano probatorio del danno di tal genere (Nel caso di specie, il tribunale aveva applicato la legge serba che prevedeva il ristoro del danno morale in favore dei fratelli del defunto, solo se vi fosse stato un rapporto di durevole convivenza). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 30 aprile 2018, n.10321.
Matrimonio - Diritti e doveri dei coniugi - Educazione, istruzione e mantenimento della prole - Obbligo al mantenimento ex art. 148 c.c., ovvero agli alimenti ex art. 433 c.c. in capo agli ascendenti - Sussistenza - Condizioni
L'obbligo di mantenimento dei figli minori ex art. 148 c.c. spetta primariamente e integralmente ai loro genitori sicché, se uno dei due non possa o non voglia adempiere al proprio dovere, l'altro, nel preminente interesse dei figli, deve far fronte per intero alle loro esigenze con tutte le sue sostanze patrimoniali e sfruttando tutta la propria capacità di lavoro, salva la possibilità di convenire in giudizio l'inadempiente per ottenere un contributo proporzionale alle condizioni economiche globali di costui. Pertanto, l'obbligo degli ascendenti di fornire ai genitori i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli - che investe contemporaneamente tutti gli ascendenti di pari grado di entrambi i genitori - va inteso non solo nel senso che l'obbligazione degli ascendenti è subordinata e, quindi, sussidiaria rispetto a quella, primaria, dei genitori, ma anche nel senso che agli ascendenti non ci si possa rivolgere per un aiuto economico per il solo fatto che uno dei due genitori non dia il proprio contributo al mantenimento dei figli, se l'altro genitore è in grado di mantenerli; così come il diritto agli alimenti ex art. 433 c.c., legato alla prova dello stato di bisogno e dell'impossibilità di reperire attività lavorativa, sorge solo qualora i genitori non siano in grado di adempiere al loro diretto e personale obbligo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 02 maggio 2018, n.10419.
Mantenimento dei figli minori – Obbligo di contribuzione in capo agli ascendenti
L‘obbligo di mantenimento dei figli minori spetta primariamente e integralmente ai loro genitori sicché’, se uno dei due non possa o non voglia adempiere al proprio dovere, l’altro, nel preminente interesse dei figli, deve far fronte per intero alle loro esigenze con tutte le sue sostanze patrimoniali e sfruttando tutta la propria capacità di lavoro, salva la possibilità di convenire in giudizio l’inadempiente per ottenere un contributo proporzionale alle condizioni economiche globali di cosmi; pertanto l’obbligo degli ascendenti di fornire ai genitori i mezzi necessari affinché’ possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli – che investe contemporaneamente tutti gli ascendenti di pari grado di entrambi i genitori – va inteso non solo nel senso che l’obbligazione degli ascendenti è subordinata e, quindi, sussidiaria rispetto a quella, primaria, dei genitori, ma anche nel senso che agli ascendenti non ci si possa rivolgere per un aiuto economico per il solo fatto che uno dei due genitori non dia il proprio contributo al mantenimento dei figli, se l’altro genitore è in grado di mantenerli; così come il diritto agli alimenti ex articolo 433 c.c., legato alla prova dello stato di bisogno e dell’impossibilità di reperire attività lavorativa, sorge solo qualora i genitori non siano in grado di adempiere al loro diretto e personale obbligo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 02 maggio 2018, n.10419.
Famiglia - Matrimonio - Diritti e doveri dei coniugi - Assistenza morale e materiale e collaborazione Separazione personale - Spese sostenute dai coniugi per i bisogni della famiglia nel corso del matrimonio - Diritto al rimborso - Esclusione - Fattispecie
Poichè durante il matrimonio ciascun coniuge è tenuto a contribuire alle esigenze della famiglia in misura proporzionale alle proprie sostanze, secondo quanto previsto dagli artt. 143 e 316 bis, primo comma, c.c., a seguito della separazione non sussiste il diritto al rimborso di un coniuge nei confronti dell'altro per le spese sostenute in modo indifferenziato per i bisogni della famiglia durante il matrimonio. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza del giudice di merito che aveva dichiarato la compensazione tra quanto versato dall'attore per la Tarsu relativa all'immobile assegnato alla moglie in sede di separazione, con il credito vantato da quest'ultima a titolo di rimborso delle spese per le utenze domestiche sostenute durante il matrimonio). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 maggio 2018, n.10927.