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Timestamp: 2018-02-22 00:39:13+00:00
Document Index: 101447525

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 45', 'art. 143', 'art. 145', 'art.\n12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12']

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SCIOGLIMENTO CONSIGLIO COMUNALE REGGIO CALABRIA RELAZIONE
COMMISSIONE DI ACCESSO 12 10 2012
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09/10/2012 – IL CASO
Il ministro Cancellieri annuncia lo scioglimento del consiglio comunale della città calabrese: “È la prima volta nella storia d’Italia per un capoluogo di provincia”. Poi precisa: “Non si tratta di infiltrazioni ma di rapporti sospetti”
Il Comune di Reggio Calabria è stato sciolto dal consiglio dei ministri. Ad annunciarlo è stato il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Lo scioglimento è stato disposto per “contiguità e non per infiltrazioni” mafiose, ha precisato Cancellieri, e riguarda “solo questa amministrazione, non quella precedente”. “È stato un atto sofferto”, ha aggiunto, fatto “a favore della città”.
Il ministro ha sottolineato che è “la prima volta nella storia d’Italia che viene sciolto il consiglio comunale di un capoluogo di provincia”, ha parlato di un “atto preventivo” fatto per consentire a Reggio Calabria di “ritrovare la serenità” e “riprendere il suo cammino”, ha assicurato che il governo sarà accanto alla città soprattutto per risolvere la “gravissima situazione finanziaria”.
Alla base della decisione del ministro dell’Interno c’è il resoconto della Commissione d’accesso, nominata nel gennaio scorso dall’allora prefetto di Reggio Luigi Varratta. Il 13 luglio ha concluso i suoi lavori e nelle settimane successive è stata inviata al Viminale una relazione dal nuovo prefetto Luigi Piscitelli. La Commissione ha avuto mandato di “indagare” su due ambiti: le inchieste della Dda sulla società partecipata Multiservizi e su quella che ha portato all’arresto del consigliere comunale Giuseppe Plutino, per stabilire se potessero esserci stati condizionamenti nei confronti dell’attuale amministrazione guidata dal sindaco Demetrio Arena (Pdl), eletto nel maggio del 2011.
Il consigliere Giuseppe Plutino (poi sospeso), prima esponente dell’Udc e poi del Pdl, in carica da tre legislature, è stato arrestato nel dicembre 2011 per concorso esterno in associazione mafiosa perché ritenuto un referente politico della cosca Caridi. Plutino avrebbe fornito alla cosca un “concreto, specifico, consapevole e volontario contributo come referente politico”.
Ma le vicende che hanno lambito il Comune di Reggio Calabria sono state diverse. Per sapere quali siano state prese in considerazione dal titolare del Viminale per proporre lo scioglimento dell’Ente, con “consenso unanime in Cdm”, bisognerà attendere le motivazioni del provvedimento. Il ministro, per adesso, ha parlato di diversi episodi che “toccano gli amministratori o atti che non sono stati posti in essere, come i controlli preventivi per gli appalti, la gestione dei beni confiscati alla mafia, la gestione dei mercati e delle case popolari”.
Reggio Calabria sarà amministrata per i prossimi 18 mesi da tre commissari: il prefetto di Crotone Vincenzo Panico – “un prefetto giovane, capace di incidere fortemente e lavorare con serenità”, ha detto Cancellieri –, il viceprefetto Giuseppe Castaldo e Dante Piazza, dirigente dei servizi ispettivi di finanza della Ragioneria dello Stato. Il primo impegno dei commissari sarà quello di lavorare per evitare che venga dichiarato il dissesto. Secondo gli ispettori del ministero delle Finanze, il buco del Comune si aggirerebbe sui 160 milioni di euro.
Una decisione – ha sottolineato il ministro – dovuta «non al dissesto finanziario, evento che ancora non si è verificato e che “speriamo che il Commissario ponga in essere misure per evitarlo”, ma “per la contiguità con alcuni ambienti” e per “alcune azioni” o omissioni che facevano pensare appunto ad una “contiguità”. Comunque “non a infiltrazioni” mafiose. E soprattutto, dice il ministro rispondendo ad una domanda, “lo scioglimento riguarda questa amministrazione, non quella precedente” ed è “un atto preventivo, non sanzionatorio”.
A fine luglio la commissione d’accesso ha consegnato la relazione al nuovo prefetto della città dello Stretto Vittorio Piscitelli, che con le sue valutazioni le ha trasmesse a Roma al ministero dell’Interno. Al Viminale sono state analizzate passo dopo passo da funzionari e consiglieri del ministro Cancellieri, un’analisi che oggi ha portato il Consiglio dei ministri a sciogliere il Comune. La relazione del Viminale con la proposta di scioglimento approvata oggi in cdm sarà quindi oggetto di un decreto del presidente della Repubblica che scioglierà tutti gli organi elettivi di Reggio Calabria: sindaco, consiglio e giunta, ai sensi dell’articolo 143 del decreto legislativo 267 del 2000, che prevede lo scioglimento per condizionamenti esterni della criminalità organizzata. Per il Viminale – a quanto si apprende – ci sono condizionamenti esterni alla gestione del comune che possono recare pregiudizio agli interessi collettivi.
Il ministro Cancellieri: “Un atto sofferto, fatto a favore della città”. La pesantissima relazione del Prefetto
Reggio Calabria, Cancellieri: ”Una scelta sofferta”
REGGIO CALABRIA – Il Viminale ha sciolto per mafia il Comune di Reggio Calabria. E’ la prima volta in 21 anni, da quando esiste la legge, che viene presa una decisione del genere. Una decisione che mette politicamente nei guai l’ex sindaco – ed attuale governatore della Calabria – Giuseppe Scopelliti, già rinviato a giudizio 1per reati connessi alla sua gestione. Lo scioglimento del comune di Reggio Calabria “è stato un atto sofferto fatto a favore della città” ha dichiarato il ministro. Già nominato Commissario Vincenzo Perico, attuale Prefetto di Crotone.Il consenso nel Cdm è stato unanime: il Comune di REggio è in pieno dissesto finanziario “ma speriamo che il Commissario riesca ad aveitare il crac” ha detto la Cancellieri. Lo scioglimento è stato decretato “per la contiguità con alcuni ambienti” e per “alcune azioni” o omissioni che facevano pensare appunto ad una “contiguità”. “Lo scioglimento riguarda questa amministrazione, non quella precedente ed è un atto preventivo, non sanzionatorio”.
L’INCHIESTA DI REPUBBLICA 2La relazione. Il prefetto di Reggio Calabria, Vittorio Piscitelli era stato piuttosto
chiaro. Sul tavolo del ministro Anna Maria Cancellieri era arrivato l’invito a valutare le scelte da adottare per “rimuovere le cause del rischio di infiltrazioni mafiose”. Rischio evidente. La relazione della commissione guidata dal prefetto Valerio Valenti è particolarmente pesante. Contiene infatti tutta una serie di elementi già noti, ma anche alcuni particolari scottanti e del tutto inediti. Insomma i commissari ed i tre componenti tecnici che con loro hanno collaborato per quasi sei mesi alla stesura del documento hanno portato a compimento un lavoro capillare. Reggio, è questa la conclusione cui giunge la relazione, non è solo a rischio infiltrazioni mafiose, ma sarebbe “almeno in alcuni settori” ormai nelle mani di personaggi più o meno ricollegabili a esponenti della ‘ndrangheta. Ma quel che è più grave, o almeno questo sembra, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Demetrio Arena non avrebbe attivato “le misure necessarie” ad arginare il rischio mafia.Ad Arena, la relazione concede una sola attenuante. Ossia lo scioglimento della Multiservizi, società infiltratta dalla cosca Tegano. Passaggio che tuttavia è stato imposto dal fatto che la Prefettura non aveva più rilasciato il certificato antimafia alla componente privata dell’azienda a maggioranza pubblica. In altri termini se qualcosa è stato fatto, non sembra essere stato il frutto di valutazioni dell’attuale governo cittadino.
I consiglieri inquisiti. La relazione passa allo scanner degli esperti, ad esempio, i consiglieri comunali e i componenti della giunta eletti nel 2011, di cui analizza rapporti di parentela e frequentazioni. Ci sono intere pagine dedicate ad esempio a Giuseppe Plutino, il consigliere del Pdl detenuto con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, e alle amicizie discutibili di Pasquale Morisani (assessore al Lavori pubblici) con il boss Pasquale Crucitti. Senza dimenticare della vicenda dell’allora assessore all’Urbanistica Luigi Tuccio, genero (anche se non formalmente sposato) di Giuseppa Santa Cotroneo, madre di Giampiera Nocera. La Cotroneo, è finita mano e piedi nell’inchiesta “Lancio” del Ros dei carabinieri per avere offerto riparo alla latitanza del boss Domenico Condello. Tra l’altro la compagna di Tuccio è sorella di Bruna Nocera sposata da 20 anni a Pasquale Condello, fratello del latitante, cugino e omonimo de ‘U Supremu’, fondacapo storico della cosca. C’è poi l’episodio dei funerali del boss Domenico Serraino, morto nel 2010. A quelle esequie, benché vietate in forma pubblica dal Questore, c’era l’attuale presidente del Consiglio Comunale (tra l’altro poliziotto in aspettativa) Sebi Vecchio.
Fin qui quanto si sapeva già, a cui va aggiunto che nella relazione vengono segnalate “posizioni a rischio”, per altri componenti della maggioranza di centrodestra che sostiene Arena e per un componente dell’opposizione coinvolto per i guai giudiziari del padre.
I dipendenti e l’influenza dei clan.I commissari dell’Interno chiamati a svolgere il compito guidati da Valerio Valenti, (Antonio Giaccari e Michele Donega) e i tre tecnici che li hanno coadiuvati (Carlo Pieroni, tenente colonnello dei Carabinieri di Reggio; il tenente colonnello della Guardia di Finanza, Gerlando Mastrodomenico e il funzionario di polizia Enrico Palermo), non si sono fermati e continuando a scavare hanno messo assieme le schede personali di una quarantina di dipendente del Comune di Reggio (ovviamente si tratta di persone che occupano posti di responsabilità) legati a vario titolo ad esponenti della criminalità organizzata reggina. Tra essi, moltissimi funzionari ed alcuni dirigenti. C’è poi la partita vera, ossia quella degli appalti. Gran parte della relazione infatti disegna la mappa delle aziende in odore di ‘ndrangheta che si sarebbero accaparrate decine e decine di commesse pubbliche affidate, anche in via diretta, da Palazzo San Giorgio. Ed è questa, secondo la relazione, la dimostrazione che i clan non solo hanno la possibilità di fare affari con il comune, ma che li hanno già fatti. Naturalmente non si tratta di aziende spuntate dal nulla con l’elezione di Arena, ma di società che anche durante l’amministrazione di Giuseppe Scopelliti (attuale governatore della Calabria) allungavano le mani sulle commesse del comune. Non solo appalti edili, le cosche infatti avrebbero addentella menti anche nelle stanze dei Servizi sociali con proprie aziende che operano con la benedizione del centrodestra anche nel terzo settore.Le reazioni. Per il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, “Lo scioglimento del consiglio comunale di Reggio Calabria per contiguità mafiosa deve farci riflettere sulla gravità alla quale è arrivata la situazione nel nostro Paese. Non è possibile che una larga parte del territorio nazionale debba fare i conti con una così forte infiltrazione delle organizzazioni criminali”. Critico, invece, il presidente della Regiona Calabria, Giuseppe Scopelliti: “Se la scelta sarà politica assumeremo le nostre decisioni, chiedendoci se questa sia democrazia. Perchè – si è chiesto – in comuni limitrofi a quello di Reggio in cui sono state dimostrate evidenti commistioni tra amministratori e appartenenti al crimine organizzato, non si è proceduto con lo scioglimento?”. Per Nichi Vendola, segretario del Sel, “ora i reggini hanno l’occasione e la possibilità di riscatto e di rinascita. La città che vuole cambiare può mettersi alle spalle questa indegna e triste stagione”. Secondo il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro questa contiguità rilevata nel comune di Reggio, “non è solo in Calabria, ma anche in amministrazioni del nord Italia”.
Blitz contro il clan Fontana. Arrestato il direttore
della municipalizzata di Reggio
pentiti parlarono di attentati alla Leonia
Fontana da anni 70 nel mirino investigatori
di questa mattina è in corso una operazione volta all’arresto di otto soggetti appartenenti alla cosca di ‘ndrangheta deiFontana, considerata egemone nel quartiere Archi di
Reggio Calabria e federata al potentissimo cartello del clan Condello. Contemporaneamente sono in corso i sequestri di tutti i beni mobili, immobili e società
commerciali riconducibili alla cosca, per un valore di oltre 30 milioni di euro, nonché perquisizioni a Reggio Calabria, Roma ed in Toscana.
Ad eseguire
l’ordinanza di applicazione di misura cautelare in carcere è il Gico del Nucleo
di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Reggio e la Squadra Mobile
della Polizia, con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia.
IN MANETTE sono finiti anche il presunto capo cosca Giovanni Fontana e Bruno De
Caria, 62 anni, direttore operativo
della municipalizzata “Leonia
Spa”, la società mista per la raccolta di rifiuti partecipata al 51% dal
Comune di Reggio Calabria, sciolto
ieri dal Consiglio dei Ministri per mafia. De Caria è accusato di
associazione di tipo mafioso, turbata libertà del procedimento di scelta del
contraente e abuso d’ufficio, aggravati dal fine di agevolare l’attività
dell’associazione mafiosa. Nell’estate scorsa fu sciolta anche un’altra società
mista, la Multiservizi che,
secondo gli inquirenti, sarebbe stata “gestita” dal clan Tegano.
TUTTI GLI ARRESTATI | Giovanni Fontana, 67 anni,
ritenuto capo indiscusso della omonima cosca; suo figlio Antonino Fontana, 41enne, ritenuto esecutore delle
direttive impartite dal padre nel mantenere i rapporti con il direttore
operativo della Leonia; Francesco Carmelo
Fontana, di 43 anni; Giuseppe
Carmelo Fontana, di 35 anni; Giandomenico Fontana di 38 anni; Eufemia Maria Sinicropi di 35 anni; Giuseppina Maria Grazia Surace di 35 anni.
sono accusati di associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni aggravata
dalle modalità mafiose, le due donne invece sono accusate di intestazione
fittizia di beni aggravata dalle finalità di agevolare l’attività
dell’associazione mafiosa, la Sinicropi, moglie di Antonino Fontana, quale
titolare formale della società Se.Mac. srl, Italservice srl, Si.Ce. srl; la
Surace quale titolare formale della società Si.Ce. srl.
h 09:09 |
“Incapacita’ del socio di maggioranza di controllare cosa accadesse in seno alla
societa’ mista”. Lo scrive il gip del Tribunale di Reggio Calabria che ha
emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per le 8 persone coinvolte
nell’operazione condotta questa mattina dalla Squadra Mobile e dal Gico della
Guardia di Finanza e che ha portato all’arresto del direttore della Leonia,
la societa’ partecipata del Comune di Reggio Calabria, sciolto ieri per
contiguita’ con la ‘ndrangheta, che appunto e’ il socio di maggioranza della
Leonia. “Si puo’ ritenere, senza tema di smentite – scrive il gip
nell’ordinanza – come le societa’ miste hanno rappresentato uno dei poli di
attenzione della ‘ndrangheta, finendo con il rivelarsi strumento (l’ennesimo)
mediante il quale la criminalita’ organizzata ha infiltrato (sarebbe meglio,
forse, dire l’ha fatta propria) l’economia cittadina”. “Con la prima aggravante
– prosegue il magistrato – che cio’ e’ avvenuto in un settore, come
quello dei servizi pubblici, destinato alla collettivita’ e con l’ulteriore
rappresentata dall’incapacita’ (a voler essere ottimisti) del socio di maggioranza di
controllare, nel corso degli anni, cosa accadesse in seno alla societa’ mista”.
Il “socio di maggioranza” e’ il Comune di Reggio Calabria, detentore del 51%
delle azioni della Leonia Spa.
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA: Scioglimento del Consiglio comunale di Samo (RC), a norma dell’articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
Piccolo comune calabrese in provincia di Reggio Calabria con circa novecentoventi abitanti. E’ situato su un ripiano arenaceo, alla sinistra del profondo vallone di Santa Caterina. Fa parte del Parco dell’Aspromonte.
La gestione del comune di Samo (Reggio Calabria) e’ affidata alla commissione straordinaria composta da: dr.ssa Maria Stefania Caracciolo – viceprefetto; dr. Alfredo Minieri – viceprefetto aggiunto; dr.ssa Agata Polizzi – funzionario economico finanziario.
Il comune di Samo (Reggio Calabria), i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 6 e 7 giugno 2009, presenta forme di ingerenza da parte della criminalita’ organizzata che compromettono la libera determinazione e l’imparzialita’ degli organi elettivi, il buon andamento dell’amministrazione ed il funzionamento dei servizi, con grave pregiudizio per lo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica.
A seguito di accertamenti avviati dagli organi di polizia, in considerazione del contesto ambientale, nonche’ del monitoraggio dell’attivita’ dell’amministrazione comunale e della vicenda giudiziaria relativa all’assessore ai lavori pubblici, personale, bilancio e sport, sono emersi elementi significativi su possibili collegamenti degli amministratori dell’ente locale con esponenti delle cosche attive sul territorio.
Gli accertamenti svolti hanno evidenziato una fitta trama di relazioni parentali e frequentazioni di alcuni amministratori e dipendenti con soggetti controindicati, nonche’ una gestione dell’ente, da parte dell’apparato politico amministrativo, clientelare e poco trasparente connessa ai rapporti di parentela tra alcuni amministratori e dipendenti dell’ente.
In relazione a tale circostanza ed al fine di verificare la sussistenza di forme di condizionamento e di infiltrazione delle locali consorterie nei confronti dell’amministrazione comunale, il Prefetto di Reggio Calabria, con decreto del 14 marzo 2011, ha disposto l’accesso presso il suddetto comune ai sensi dell’art. 1, comma 4, del decreto legge 6 settembre 1982, n. 629, convertito dalla legge 12 ottobre 1982, n. 726, per gli accertamenti di rito.
Al termine delle indagini effettuate la commissione incaricata dell’accesso ha depositato le proprie conclusioni, ed il Prefetto di Reggio Calabria, come unanimemente ritenuto nella riunione di coordinamento delle forze di polizia svoltasi alla presenza del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, ha formulato la proposta di scioglimento del consiglio comunale di Samo con l’allegata relazione in data 27 ottobre 2011, che costituisce parte integrante della presente proposta, in cui si da’ atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali con la criminalita’ organizzata locale.
La commissione di indagine ha preso in esame oltre all’intero andamento gestionale dell’amministrazione comunale, la cornice criminale ed il contesto ambientale ove si colloca l’ente locale, con particolare riguardo al profilo di alcuni amministratori e dipendenti comunali connotati da precedenti di polizia e da rapporti di parentela e frequentazioni con soggetti controindicati o contigui alle cosche mafiose operanti nel territorio samese e nelle zone limitrofe.
In particolare, e’ rilevante la posizione dell’organo di vertice, che risulta coinvolto in procedimenti penali per reati di particolare gravita’ ed e’ stato notato e controllato con soggetti controindicati.
Anche molti componenti dell’attuale consiglio comunale e della giunta sono gravati da pregiudizi di polizia e sono stati notati con elementi di spicco della locale consorteria mafiosa o con soggetti che risultano vicini alle organizzazioni criminali.
Assume una posizione di rilievo l’assessore con delega ai lavori pubblici, personale, bilancio e sport che, coinvolto in vicende giudiziarie di particolare significativita’, e’ ritenuto elemento sensibile all’influenza criminale esercitata da una delle cosche mafiose piu’ pericolose che operano sul territorio ed e’ considerato personalita’ cardine attorno al quale ruota l’intero sistema dei lavori pubblici.
E’ stato riscontrato, infatti, che alcuni appalti sono stati aggiudicati a ditte riconducibili a congiunti del detto assessore, nonche’ ad una ditta il cui titolare e’ coinvolto, unitamente all’amministratore in questione, in un procedimento penale per i reati di associazione per delinquere e turbata liberta’ degli incanti; procedimento questo che ha sgominato un pericoloso cartello di imprese associatesi al fine di spartirsi, a mezzo di turbativa d’asta, gli appalti sul territorio.
Le irregolarita’ ed illegittimita’ che sono state riscontrate nella attuale consiliatura riguardano anche alcuni atti che trovano il loro presupposto in provvedimenti emanati dall’amministrazione precedente, nella quale compaiono l’attuale sindaco ed alcuni amministratori .
E’ emblematica la vicenda relativa alla realizzazione di una strada di collegamento del centro abitato di Samo all’importante localita’ sciistica di Gambarie. Dall’esame della documentazione relativa a tale opera e’ emerso che l’appalto concernente i lavori di un tronco di quella strada di collegamento e’ stato aggiudicato nel 2006 alla ditta di cui era titolare il fratello dell’attuale assessore ai lavori pubblici che, al tempo della citata aggiudicazione, era presidente del consiglio comunale.
Nel prosieguo l’amministrazione comunale ha consentito che nell’esecuzione dei suddetti lavori subentrasse altra ditta che, pur titolare di partita I.V.A., non risulta iscritta alla Camera di Commercio, pertanto e’ sprovvista dei requisiti tecnici e giuridici previsti dalla normativa vigente in materia.
Anche altri lavori riguardanti il completamento della strada di collegamento di cui si e’ detto sono stati aggiudicati alla ditta il cui titolare e’ legato da rapporti di parentela all’assessore ai lavori pubblici.
Sintomatico del condizionamento dell’amministrazione locale e’ l’atteggiamento di resistenza o addirittura di rifiuto tenuto nei confronti della commissione di indagine alla richiesta di documentazione relativa agli appalti pubblici. Tale atteggiamento era gia’ stato segnalato dalle forze di polizia nel corso dell’attivita’ di monitoraggio svolta sull’ente.
Le criticita’ riscontrate in materia di affidamento dei lavori pubblici sono da imputare ad un’azione amministrativa che ha sovente disatteso le normative di settore.
Infatti, non e’ stato istituito l’albo dei fornitori e delle ditte distinto per tipologie dei lavori e per i diversi criteri di classificazione, previsto dall’art. 45 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n.163; per la scelta del contraente non sono stati osservati criteri di rotazione tra le ditte in possesso di documentata capacita’ tecnica; sono state altresi’ riscontrate omissioni nelle procedure di aggiudicazione dei lavori, per le quali non sono stati predefiniti i relativi criteri.
Alcune gare, che sono state aggiudicate ad una ditta la cui titolare e’ affine dell’assessore ai lavori pubblici, presentano sempre le stesse irregolarita’, quali la partecipazione di una sola ditta alla gara, la consegna dei lavori in via d’urgenza senza giustificato motivo, la sottoscrizione del contratto in data successiva all’ultimazione dei lavori, la rimodulazione del quadro economico effettuata dopo l’approvazione e la liquidazione degli atti contabili.
Un’assenza di trasparenza connota i bandi relativi agli incarichi professionali da conferire per la progettazione di alcune opere, in quanto carenti dei criteri di scelta.
Criticita’ sono state riscontrate anche nel settore tributi.
Infatti l’attivita’ di accesso svolta ha evidenziato consistenti ritardi nella riscossione dei canoni idrici e della TARSU.
In particolare, per quanto riguarda il canone dell’acqua, l’ultimo ruolo emesso risale al 2006 con percentuale di riscossione inferiore al 50% e solo nell’anno 2010, per far fronte ad una situazione tributaria deficitaria, sono stati predisposti i ruoli relativi ai canoni non riscossi, vicenda che ha determinato una situazione di malessere nella popolazione ed ha fatto registrare numerose richieste di distacco della fornitura idrica.
Relativamente alla tassa rifiuti solidi urbani l’amministrazione, per recuperare il consenso della popolazione, ha disposto lo sgravio o la restituzione della quarta rata della detta tassa, cio’ ha comportato la necessita’ di effettuare una serie di assestamenti di bilancio, mirati essenzialmente al riequilibrio proprio dei dati contabili conseguenti alla decisione assunta dall’amministrazione.
Fra i cittadini morosi per canone acqua e TARSU vi sono anche alcuni amministratori e dipendenti comunali, la maggior parte dei quali risulta abbiano vincoli di parentela o rapporti di stretta contiguita’ con soggetti affiliati o vicini alle organizzazioni malavitose operanti nel contesto socio economico-territoriale di riferimento.
E’ particolarmente censurabile che l’inadempienza sia stata posta in essere da soggetti titolari di munus publicum tenuti in quanto tali a garantire il rispetto della legalita’.
Ulteriori criticita’ sono emerse nelle procedure relative al servizio di mensa scolastica affidato in via diretta, successivamente alle indizioni di gare andate deserte per non esserne stata data intenzionalmente adeguata pubblicita’, ad una ditta intestata alla sorella di un assessore. Nell’aggiudicazione del servizio e’ stato fatto riferimento al tipo di abilitazione e di licenza richiesti, ma nessun richiamo alla documentazione obbligatoria prevista dalle norme di legge in materia.
Sintomatico di una cattiva gestione dell’ente e’ anche il mancato inserimento nel registro dei beni del comune di 32 alloggi risultanti dal catasto fabbricati, per i quali l’ente non si e’ attivato per porre in essere gli adempimenti di competenza, ivi compresa la riscossione dei canoni di affitto.
Nell’ultimo triennio non risultano effettuate le necessarie attivita’ di controllo del territorio e di contrasto all’abusivismo edilizio da parte degli organi a cio’ preposti, sebbene il fenomeno sia largamente diffuso ed evidente, limitandosi tali controlli alla compilazione di rapporti mensili sulle opere di lottizzazioni abusive ai sensi della legge 28 febbraio 1985, n.47, tutti negativi e non supportati da alcuna relazione di servizio che attesti lo svolgimento di operazioni sul territorio.
E’ emblematico dello sviamento dell’attivita’ amministrativa anche il coinvolgimento di alcuni esponenti politici, compreso il sindaco, e di tecnici dell’ente in procedimenti penali per violazioni in materia edilizia.
Soprattutto la mancata repressione dell’abusivismo costituisce l’ambito in cui meglio si puo’ apprezzare il pericolo oggettivo di commistione tra i poteri pubblici e gli interessi mafiosi.
Segnali indicativi di un condizionamento dell’attivita’ amministrativa sono stati riscontrati nell’ambito della raccolta dei rifiuti solidi urbani ove, nel periodo in cui l’automezzo comunale era in avaria, l’ente ha affidato il relativo servizio, mediante la procedura della somma urgenza, ad un societa’ la cui titolare e’ parente del gia’ citato assessore ai lavori pubblici. Alla suddetta ditta e sempre con la stessa procedura di somma urgenza era stato affidato, a far data dal 2008, il servizio di raccolta trasporto di rifiuti ingombranti. Non e’ di poco conto che la ditta sia stata destinataria, nell’anno 2007, di provvedimento interdittivo emesso dalla Prefettura di Reggio Calabria.
Elementi significativi dell’intreccio di interessi tra apparato amministrativo ed ambienti controindicati emergono anche relativamente alle concessioni di pascolo rilasciate nel corso del 2009 e 2010 dall’ente locale proprietario: molti beneficiari di tali concessioni non sono residenti nel comune di Samo, risultano alcuni imparentati con esponenti delle cosche locali, altri soliti accompagnarsi a persone controindicate.
Le suddette gravi anomalie si inseriscono in una situazione di disorganizzazione e disservizio del settore in cui e’ stata riscontrata la mancata predisposizione della graduatoria per l’assegnazione dei terreni, la durata delle concessioni superiore a quella prevista dal regolamento, la mancata registrazione al protocollo delle concessioni stesse, molte rilasciate in difformita’ alle norme regolamentari, peraltro non adeguate alla legge quadro in materia di incendi boschivi.
L’attivita’ di accesso ha riscontrato, quindi, all’interno dell’ente, un contesto generale di diffusa illegalita’, elemento che costituisce una delle condizioni tipiche per il determinarsi del condizionamento mafioso, essendo evidente che di fronte ad un sistema rigoroso e rispettoso delle norme, l’infiltrazione mafiosa si manifesta con il ricorso a sistemi coercitivi, mentre la penetrazione risulta piu’ agevole in condizioni di disordine organizzativo, di sviamento dell’attivita’ di gestione, di mancanza di rispetto generalizzata delle procedure amministrative, consentendo tali circostanze che l’illegalita’ faccia da schermo all’infiltrazione delle cosche locali.
L’insieme dei suesposti elementi e’ idoneo a suffragare le rilevate forme di condizionamento del procedimento di formazione della volonta’ degli organi comunali, essendo questo inciso da collegamenti indizianti la compromissione del buon andamento e dell’imparzialita’ dell’amministrazione comunale a causa delle deviazioni nella conduzione di settori cruciali nella gestione dell’ente.
Ritengo pertanto che, sulla base di tali elementi, ricorrano le condizioni per l’adozione del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Samo (Reggio Calabria) ai sensi dell’art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, con l’affidamento della gestione dell’ente locale ad una commissione straordinaria, per rimuovere gli effetti delle predette anomalie, anche in virtu’ degli speciali poteri di cui all’art. 145 del medesimo decreto legislativo.
In relazione alla presenza ed all’estensione dell’influenza criminale, si rende necessario che la durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi.
Il governo scioglie per mafia il Comune di Reggio Calabria.Commissione Accesso Atti Comune Isola delle Femmine, MAFIAADDIO PIZZO 5,
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Salvatore Anzà Italcementi Petcoke Isola Pulita scrive a MPA eassessore Comune Palermo avv Gimmy D’ Azzo 15 ottobre 2007
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(Legge 7 ottobre 1947, n. 1058, art.
12, commi 1° e 2°, e legge 22 gennaio 1966, n. 1, art. 12, commi 1° e 2°). – Il
Consiglio comunale, nella prima seduta, successiva alla elezione del sindaco e
della Giunta municipale, elegge, nel proprio seno, la Commissione elettorale
comunale. La Commissione rimane in carica fino allo insediamento di quella
eletta dal nuovo Consiglio.
Commissione è composta dal sindaco e da quattro componenti effettivi e quattro
supplenti nei comuni al cui consiglio sono assegnati fino a 50 consiglieri, da
otto componenti effettivi ed otto supplenti negli altri comuni.
12, commi 9°, secondo periodo, 10°, 11° e 12°, e legge 22 gennaio 1966, n. 1,
art. 12, commi 7°, 8°, 9° e 10°). – La Commissione elettorale comunale è
presieduta dal sindaco. Qualora il sindaco sia assente, impedito o non in
carica, ne fa le veci l’assessore delegato o l’assessore anziano. Se il sindaco
è sospeso dalle funzioni di ufficiale del Governo, la Commissione è presieduta
dal commissario prefettizio incaricato di esercitare dette funzioni.
funzioni di segretario della Commissione sono esercitate dal segretario
comunale, o da un funzionario da lui delegato.
la validità delle riunioni della Commissione è richiesto l’intervento della
maggioranza dei componenti. In seconda convocazione le riunioni sono valide se
il numero dei presenti non sia inferiore a tre se la Commissione è composta di
sette membri ed a quattro se è composta di nove. Le decisioni sono adottate a
maggioranza di voti; in caso di parità prevale il voto del presidente.
I membri supplenti prendono
parte alle operazioni della Commissione soltanto in mancanza dei componenti
effettivi e in corrispondenza delle votazioni con le quali gli uni e gli altri
sono risultati eletti dal Consiglio comunale.
12, ultimo comma e legge 22 gennaio 1966, n. 1, art. 12, commi 11°, 12°, 13° e
14°). – I membri della Commissione elettorale comunale che senza giustificato
motivo non prendono parte a tre sedute consecutive sono dichiarati decaduti. La
decadenza è pronunciata dal Consiglio comunale nella prima seduta successiva
alla terza assenza e comunque non prima che sia decorso il termine di dieci
giorni dalla notificazione giudiziale all’interessato della proposta di
decadenza. Qualsiasi cittadino del Comune può promuovere la dichiarazione di
per qualunque causa, i membri effettivi e supplenti della Commissione si siano
ridotti in numero inferiore a quello richiesto per la validità delle riunioni,
la Commissione decade ed il Consiglio comunale deve procedere alla sua
rinnovazione con procedura d’urgenza in caso di necessità, e in ogni caso entro
un mese dal verificarsi dell’ultima vacanza.
la Commissione non sarà ricostituita, in caso di necessità le relative funzioni
saranno svolte da un commissario prefettizio.
Nei Comuni retti da
commissario, i componenti della Commissione elettorale comunale restano in
carica sotto la presidenza del commissario stesso; nel caso in cui non si
raggiunga il minimo legale nella riunione di seconda convocazione provvede il
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