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Timestamp: 2018-03-23 03:15:48+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 3', 'art.9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 873', 'sentenza ']

9 - PIANO CASA O PIANO CASINO? OVVERO, LE CONTRADDIZIONI NORMATIVE DEL PIANO CAS
Con riferimento a quanto riportato nei vari organi di stampa, riguardo il mancato decollo e i risultati negativi o positivi del “Piano Casa del Veneto” L.R. 14/2009, mi sembra si possa dire ”de hoc multi multa, omnes aliquid, nemo satis” (su questo molti hanno detto molto, tutti qualcosa, nessuno abbastanza).
Sull’applicazione pratica della Legge, nessuno infatti affronta le problematiche civilistiche occultate nel testo, per esempio all’art. 2, comma 1. ripetuto anche all’art. 3, comma 2., gli interventi sono consentiti: “… in deroga alle previsioni dei regolamenti comunali e degli strumenti urbanistici e territoriali, comunali, provinciali e regionali …”, mentre all’ art.9, comma 8.: “Sono fatte salve le disposizioni in materia di distanze previste dalla normativa statale vigente” e sempre all’art. 9, comma 5., è stata data facoltà ai singoli comuni di deliberare su: “specifiche valutazioni di carattere urbanistico, edilizio, ecc…”
Dove sta il problema? Alcuni comuni, allo scopo di evitare che si inneschino contenziosi tra vicinanti, relativi alle distanze tra i fabbricati e tra i confini, hanno saggiamente deliberato di mantenere la norma che prevede una distanza di 5 metri dai confini, norma che deriva dal D.M. 1444/68, art. 9, comma 2), sulle distanze per nuovi edifici ricadenti in zone diverse da A, dove prevede in tutti i casi la distanza minima assoluta di m 10 tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti.
Altri comuni, uno a caso,Vittorio Veneto, nelle zone B2 (zone edificate sature) non prevede il rispetto di specifiche distanze tra costruzioni e dai confini, fatte salve le distanze imposte dall’art. 873 del Codice Civile e dal citato D.M. 1444/68, che si ricorda, per tutte le zone diverse da A (e quindi inclusa la B2), prevede la distanza minima assoluta di m 10.
Alla richiesta di come potrà essere tutelato il diritto del mantenimento della distanza di 5 metri dai confini (cioè la metà della minima prevista dal D.M. 1444/68), il suddetto comune risponde che ciò “… non è rilevante ai fini dei procedimenti edilizi…”, cioè il comune potrà autorizzare interventi anche alla distanza di metri 1,5 dal confine, purché sia verificata la distanza complessiva di metri 10 dal fabbricato antistante.
Facciamo un esempio: se il cittadino potrà farsi autorizzare un intervento a soli metri 1,5 dal confine di proprietà, il cittadino che prevedeva di ampliare la sua abitazione fino metri 5 dal confine, sarà costretto ad arretrare fino a metri 8,5 e probabilmente l’arretramento non gli consentirà di realizzare l’ampliamento programmato.
Siccome al comune non interessa il problema civilistico ma solo l’applicazione delle norme urbanistico-edilizie, ne consegue che il cittadino , per rivendicare i suoi diritti a fronte di una evidente sperequazione, non potrà rivolgersi all’Amministrazione comunale ma dovrà intentare una azione legale contro il cittadino , sulla base di una sentenza (Cass. 29 giugno 1981 n. 4246) dove viene stabilito che le norme sono dirette non tanto alla tutela degli interessi privati quanto alla tutela degli interessi generali in materia urbanistica e la prevista assolutezza della distanza minima di 10 metri tra le pareti finestrate è da ritenere comprensiva di un implicito riferimento al confine, dal quale chi costruisce per primo deve osservare una distanza non inferiore alla metà di quella prescritta (metri 5), diversamente si finirebbe per favorire alcuni a scapito di altri.
Così il cittadino , dovrà affrontare spese legali non indifferenti con previsione di attendere per anni prima che l’intasato sistema giudiziario, possa riconoscere tutelato il diritto di pari opportunità tra tutti i cittadini
Pubblicato il 31.10.2010 su “il Quindicinale” e il 13.11.2010 su L’Azione
Il Piano Casa del Veneto (L.R. 14/2009) è una legge varata frettolosamente, incurante delle situazioni di disparità che si vengono a creare tra i cittadini e quindi dei contenziosi, nondimeno è stata prorogata per altri 2 anni, fino a luglio 2013, “per consentire la ripresa economica”… (e per incrementare l’attività di avvocati, tribunali, consulenti, periti, ecc.)
8 - FIERA DI FERRARA Edizione 2009
Da mercoledì 25 a sabato 28 marzo 2009 si è tenuta, presso il quartiere fieristico di Ferrara, la XVI edizione di “Restauro – Salone dell’Arte del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali ed Ambientali”, rassegna internazionale interamente dedicata al Restauro, alla Conservazione e alla Tutela del patrimonio storico - artistico, architettonico e paesaggistico.
Un apposito stand è stato dedicato al restauro della chiesa longobarda della SS. Trinità, dove sono state illustrate le tecnologie e le metodologie applicate che hanno prodotto un risultato, apprezzato anche dallo stesso Ministro per i Beni e le Attività Culturali.
Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha concesso, nello stesso anno, un contributo di € 200.000,00 a fondo perduto per il completamento del restauro degli affreschi.
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7 - IL PAESAGGIO NON È ANCORA MORTO, MA…
Interessante l’apertura de L’Azione, n. 17 del 13 aprile 2008, sul problema dell’eccessiva edificazione dettata a volte non per necessità ma solo per impegnare i capitali, il cui risultato è l’alterazione incontrollata del territorio e la distruzione del paesaggio.
Non è che tale attività sia abusiva, in realtà viene effettuata con il placet dei Piani Regolatori, il più delle volte solamente piani di fabbricazione con scarse o vaghe enunciazioni (appunto) sulla salvaguardia del territorio. Ogni comune, per quanto piccolo, ha un PRG continuamente sottoposto a varianti, deroghe e modifiche, con norme tecniche ed interpretazioni sull’estetica dell’architettura diverse dagli altri: dove finisce l’area industriale/artigianale di un comune, inizia l’area agricola vincolata dell’altro e viceversa.
La Commissione Edilizia di un comune si riunisce e discute accanitamente sull’altezza e forma dei muri di recinzione, sommersa dal rumore delle ruspe che stanno sbancando la collina del comune accanto. Un comune abolisce la Commissione Edilizia e il comune limitrofo la mantiene (con relativi costi) perché deve avvalersi del parere di “esperti” esterni, nominati “a rotazione” e con i rappresentanti di maggioranza/minoranza, quasi che gli Uffici Tecnici comunali siano composti da emeriti imbecilli non in grado di interpretare e applicare le normative vigenti da soli.
Anche dove viene abolita la Commissione Edilizia, rimane in carica la “Commissione Integrata”, formata da “esperti in beni ambientali” (visti i risultati è ancora da verificare da cosa derivi tale qualifica) non scelti tra i luminari riconosciuti della materia, ma sempre e solo “a rotazione” da un elenco di iscritti.
Si dovrebbe porre un qualche rimedio con i Piani di Assetto Territoriale (PAT) ma ogni comune è geloso della propria identità, delle prerogative concesse e salvo comunque la “compatibilità” politica delle varie Amministrazioni.
Essendo del mestiere sembra quasi che mi sto tirando la zappa sui piedi, ma non è così; l’uscita del settimanale diocesano, in controtendenza rispetto ad altra stampa dove si continua ad elogiare le case garage, case bunker e case loculo sparse in luoghi improbabili, può essere un utile stimolo al torpore che impedisce di osservare la lenta, impercettibile ma inesorabile distruzione delle tracce del passato che compongono l’unicum paesaggistico del territorio Veneto e non solo.
Ma la salvaguardia del territorio riguarda anche e soprattutto le questioni legate alla sopravvivenza di alcuni edifici al servizio del culto, caratterizzanti in maniera emblematica e determinante il profilo paesaggistico e culturale.
È il caso per esempio del campanile di Valdobbiadene, per il quale vi è stato il recente appello del sindaco di tale località, inteso a sensibilizzare cittadini e sponsores per il reperimento dei fondi necessari per il restauro, ventilando l’ipotesi della sua trasformazione in minareto.
Quella che può sembrare solo una utile provocazione, introduce la problematica dei restauri che, per quegli impercettibili e lenti mutamenti di cui si è detto, carenza di sensibilità per ciò che non è globalizzato e, non ultimo, carenza di risorse, deve indurre un ripensamento sul destino degli edifici religiosi che necessitano di notevoli oneri di manutenzione, in particolare quando sono di rilevanza storico-architettonica.
Nella società occidentale esistono inequivocabili segnali; a parte forse la Germania, nel resto dell’Europa la situazione sta rapidamente evolvendo: se in Francia alcuni campanili sono stati effettivamente trasformati in minareti, la situazione in Inghilterra è anche peggiore: lo scorso anno (maggio 2007) nella cripta della Cattedrale di S. Paolo a Londra ho seguito una conferenza “The Beauty of Holiness and its perils or what is to happen to 10,000 parish churches?” incentrata sul tema della imminente “sparizione” dal territorio del Regno Unito di 10.000 (diecimila!) chiese parrocchiali, in prevalenza di rito Anglicano, per mancanza di risorse da destinare alla loro manutenzione, tanto che nella città di Londra, solo nel 2006, sono state dismesse ben 27 tra chiese e cappelle, trasformate in attività commerciali oppure in luoghi di culto delle comunità Hindu, Sikh e Mussulmane.
In Inghilterra, se gli Anglicani piangono, i Cattolici non ridono; sebbene recenti sondaggi abbiano accertato che la frequenza al rito domenicale dei Cattolici ha oramai superato quella degli Anglicani, nel gennaio di quest’anno il vescovo cattolico di Lancaster ha ipotizzato la chiusura per carenza di manutenzione di St Walburge’s a Preston, una tra le più belle chiese con campanile a guglia di 94 metri di altezza, la più alta fra tutte le chiese parrocchiali (non cattedrali) Inglesi e con struttura lignea del tetto di dimensioni inferiori solo a quella di Westminster Hall.
Sempre a Preston, la chiesa di St. Augustine’s, nonostante il vincolo della locale soprintendenza (Grade II listing) è già stata trasformata in palestra e naturalmente il problema non affligge solo la diocesi di Lancaster ma, come per gli Anglicani, tale tendenza negativa si riscontra in tutto il territorio, in particolare nella diocesi di Brighton.
Sembrerebbe che nelle nostre zone non sia stato ancora raggiunto un analogo stato di degrado, ma la nota questione del Monastero di S. Giacomo è dietro l’angolo e dovrebbe essere comunque motivo di preoccupazione, magari di ripensamento se, per esempio, accanto alla costruzione di nuove chiese (talune di dubbio significato architettonico), non sia forse opportuno o conveniente impiegare le risorse disponibili nel restauro e mantenimento dei pregevoli edifici storici costruiti nel corso dei secoli, che oltre l’aspetto religioso che ne ha determinato la loro edificazione, sono appunto una delle principali caratteristiche del paesaggio.
Una versione ridotta è stata pubblicata su L’Azione del 27.04.2008
Nel 2003 il progetto del restauro del Palazzo Reale (Raja’s Palace Rawala Gogunda - India) dello studio Serafin è risultato 1° classificato nella sezione restauro nel concorso “Case History Technical cup 2003” di TechData.
Il progetto è stato pubblicato nel libro: "METAMORPHOSIS - Architettura in digitale”, di Autodesk (www.autodesk.it) ed oggetto di esposizione nelle maggiori città italiane (eventi Autodesk 2004);
5 - CONTRIBUTI PER LA STORIA DI CAPPELLA MAGGIORE
Autori Vari: “Contributi per la storia di Cappella Maggiore” (2004)
Il titolo del libro è azzeccato in quanto si tratta di un repertorio di notizie varie dove ogni autore sembra seguire un suo personale itinerario con il risultato che viene a mancare una visione organica e complessiva.
L’Architetto Remo Serafin ha concesso la pubblicazione di una tessera del difficile mosaico storico del paese, che egli sta lentamente componendo da tempo.