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Timestamp: 2020-06-04 21:54:13+00:00
Document Index: 65325254

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 101', 'art. 212', 'art. 75']

Sentenza Cassazione Civile n. 7905 del 28/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7905 del 28/03/2017
Cassazione civile, sez. III, 28/03/2017, (ud. 02/03/2017, dep.28/03/2017), n. 7905
sul ricorso iscritto al n. 11535/2015 R.G. proposto da:
P.F., (cod. fisc. (OMISSIS)), elettivamente domiciliata in
Roma, viale delle Milizie n. 38, presso lo studio dell’avvocato
Giovanni Angelozzi che la rappresenta e difende unitamente
all’avvocato Giovanni Marcangeli;
D.L.A.I., (cod. fisc. (OMISSIS)), elettivamente domiciliata
in Roma, via Montesanto n. 25, presso lo studio dell’avvocato
Giovanni Merla che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato
Mario Petrella;
avverso la sentenza della Corte d’appello di L’Aquila depositata il
letta la sentenza impugnata che, accogliendo l’appello proposto dalla De Luca, ha riformato la sentenza del Tribunale di Avezzano n. 263/2013 e ha revocato il decreto ingiuntivo ottenuto dalla P. per il pagamento dell’importo di Euro 14.279,40 a titolo di indennità di occupazione di un immobile ad uso commerciale, condannando l’appellata al pagamento delle spese del doppio grado di giudizio;
ritenuto che con i due motivi di ricorso, che possono essere trattati congiuntamente, si deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 112, 132 c.p.c. e art. 101c.p.c., comma 2, nonchè degli artt. 1216, 1220 e 1591 c.c. e la nullità del procedimento ex art. 212 c.p.c.;
considerato che, a prescindere dall’elenco delle norme che si assumono violate, la censura si risolve nella contestazione del fatto che la corte d’appello avrebbe illegittimamente escluso dal thema decidendi le domande della locatrice, invece pronunziando ultra petita in favore della conduttrice;
che, in realtà, la corte d’appello ha ritenuto infondate le domande della P. osservando che la causa petendi dalla stessa dedotta con la domanda monitoria era costituita dalla richiesta dei canoni per mancato rilascio dell’immobile ad uso non abitativo condotto dalla D.L.; che quest’ultima aveva giustificato il proprio ritardo opponendo di non aver ricevuto la corresponsione dell’indennità di avviamento commerciale (per la cui determinazione è pendente altro giudizio); che, in fatto, risulta che la D.L. abbia offerto la riconsegna delle chiavi, non accettata dalla P. in considerazione dello stato di degrado in cui si trovava l’immobile; che tale rifiuto non era legittimo in quanto al degrado dell’immobile avrebbe potuto far seguito una richiesta di risarcimento danni, ma non già il rifiuto da parte della locatrice di riceversi le chiavi e di pretendere, contestualmente, la corresponsione dei canoni maturandi;
che tale ragionamento si sottrae a tutte le censure svolte dalla ricorrente, che risultano, in parte, non pertinenti alle ragioni della decisione impugnata e, in parte, inammissibili o infondate;
che, in particolare, non risultano pertinenti le questioni relative alla litispendenza o all’integrazione del contraddittorio, che nulla hanno a che vedere con la ratio decidendi adottata dalla corte d’appello, specie ove si consideri che l’esistenza di un separato giudizio per la determinazione dell’indennità di avviamento commerciale è citata come mero fatto storico, volto a perimetrare la vicenda, e non per l’interferenza che i due giudizi potrebbero avere fra loro;
che le censure relative al preteso vizio di difetto di corrispondenza fra chiesto e pronunciato sono manifestamente infondate, in quanto la corte d’appello ha correttamente deciso sulla domanda della P. e sui motivi di gravame proposti dalla D.L.; nè, d’altro canto, la ricorrente ha chiarito esattamente quali sarebbero le sue domande su cui la corte territoriale avrebbe omesso di pronunciarsi;
che la dedotta violazione dell’art. 75 disp. att. c.c., risulta carente del requisito dell’autosufficienza in quanto, a dimostrazione dell’incompletezza della procedura di mora credendi, viene indicato il “doc. 4 del fascicolo di parte appellante”, di cui non sono specificati la natura nè il contenuto;
che, per il resto, le censure sono generiche e aspecifiche;
dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 4.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge.