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Timestamp: 2020-06-01 09:01:50+00:00
Document Index: 60808794

Matched Legal Cases: ['art. 729', 'art. 729', 'sentenza ', 'art. 729', 'sentenza ', 'art. 1100', 'art. 713']

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Sul criterio di assegnazione per sorteggio delle quote
Si anticipa un estratto dell’Approfondimento di diritto Civile che sarà inserito nel fascicolo di Ottobre della Rivista cartacea NelDiritto
Corte di Cassazione, Sez. II Civile, 30 agosto 2012, n. 14713
Successione legittima – divisioni – quote uguali – assegnazione - criterio – sorteggio.
In caso di non contestazione della valutazione della consistenza delle quote ereditarie, il metodo di assegnazione per sorteggio sancito dall'art. 729 c.c., pur non potendosi ritenere tassativo, costituisce certamente l'opzione normale che può essere disattesa solo in presenza di valide ragioni, delle quali il giudice deve dare puntualmente conto.
Nel caso in esame, introdotto il giudizio di a visione ereditaria dalla germana B.N., domanda cui aderiva la sorella S. il giudice di prime cure dichiarava sciolta la comunione e procedeva alle operazioni di sorteggio delle porzioni oggetto del progetto di divisione su indicazione delle stesse parti, pur avendo affermato essere preferibile la divisione secondo il progetto dalla stessa S. chiesto nelle conclusioni di primo grado.
Orbene, in ipotesi di quote uguali, il metodo di assegnazione per sorteggio sancito dall'art. 729 c.c., pur non potendosi ritenere tassativo, costituisce certamente l'opzione normale che può essere disattesa solo in presenza di valide ragioni, delle quali il giudice deve dare puntualmente conto (cfr Cass. 9 dicembre 1995 n. 12630 Cass 22 agosto 2003 n. 12333). Nel caso di specie, non essendo state ritenute sussistenti esigenze che consigliassero l'attribuzione diretta di una o di entrambe le quote, non essendo impegnativa in tal senso la preferenza espressa dal giudice istruttore nella iniziale proposta di divisione il punto rilevante era solo quello di accertare se le quote dei singoli condividenti dovessero considerarsi uguali.
La vicenda portata all’attenzione della Suprema Corte prende le mosse dalla domanda, proposta da una delle eredi, di scioglimento della comunione ereditaria relativa ai beni del padre, devoluti per successione legittima in nuda proprietà alle sorelle ed in usufrutto alla moglie del de cuius, madre delle parti in causa. L’asse ereditario era costituito da un fabbricato di due piani e da due terreni, precisandosi che il fabbricato era stato adibito, in parte, a residenza della famiglia della convenuta, per altra parte, a studio professionale del marito di quest'ultima e, per altra parte ancora, concesso il godimento a terzi ad uso ufficio per cui oltre all'assegnazione a ciascuna condividente di porzioni delle rispettive quote, si chiedeva la condanna della convenuto al versamento del corrispettivo dalla stessa dovuto per l'avvenuto godimento di una delle porzioni immobiliari comuni.
Il giudice di primo grado dichiara lo scioglimento della comunione, approvando un progetto divisionale predisposto dal C.T.U. e procedendo successivamente all'assegnazione delle quote mediante sorteggio.
Contro la decisione del Tribunale viene interposto appello, contestandosi, in particolare, l'illegittimità della procedura di sorteggio svoltasi prima del passaggio in giudicato della sentenza che aveva pronunciato lo scioglimento della comunione ereditaria, nonchè la erroneità della medesima decisione quanto all'assegnazione dei lotti, per non avere il giudice di prime cure valutato la prova dell'accordo intercorso tra le sorelle.
Nel riformare, in parte, la pronuncia di primo grado, la Corte di Appello evidenzia che non essendo assoluto il principio posto dall'art. 729 c.c., secondo cui l'assegnazione delle porzioni uguali può essere fatta mediante estrazione a sorte, diversamente da quanto disposto dal giudice di prime cure, deve essere preferito quello della diretta assegnazione dei lotti alle due condividenti, soluzione che consente di tenere conto della concreta specifica situazione degli immobili ricompresi in ciascun lotto.
Contro questa decisione viene proposto ricorso per Cassazione, il cui giudizio si conclude con la sentenza in rassegna.
Passando ad esaminare quest’ultima pronuncia, giova preliminarmente ricordare come la comunione ereditaria costituisca una forma tipizzata di comunione, che presenta alcune peculiarità rispetto al genus normato dall’art. 1100 c.c., ma non sovverte il regime da quest’ultimo previsto, rendendone possibile l’applicazione della relativa disciplina generale[1].
La species comunione ereditaria non prevede, d’altronde, una norma generale che ne definisca la natura né la durata, ma il Legislatore si è maggiormente interessato al profilo dello scioglimento della stessa.
Al riguardo, merita di essere richiamato il disposto dell’art. 713 c.c., che riconosce ad ogni singolo coerede il diritto di chiedere lo scioglimento della comunione in qualsiasi momento, stabilendo che i coeredi possono sempre domandare la divisione. Da ciò risulta evidente la transitorietà, che viene fortemente a connotare questa forma di comunione.
Allo stesso tempo merita di essere evidenziata la natura del potere attribuito al coerede di richiedere la divisione: la parte maggioritaria della dottrina ne afferma la natura di diritto potestativo, potendo il coerede modificare la sfera giuridica altrui mediante una propria dichiarazione di volontà[2], mentre altra parte della dottrina rileva come tale modificazione, più che alla volontà del coerede, dovrebbe essere più correttamente ricondotta al provvedimento giudiziale[3].
[1] Busnelli, voce «Comunione ereditaria», in Enc. dir., VIII, Milano, 1961, 276 ss.
[2] Da ultimo, cfr. Barela, La durata della comunione ereditaria, in Fam. Pers. Succ., 2012, 3, 214, a cui si rinvia, senz’altro, per i necessari approfondimenti anche bibliografici sul punto.
[3] Dogliotti, Comunione e condominio, in Tratt. dir. civ., dir. da R. Sacco, Torino, 2006, 122