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Timestamp: 2020-08-12 08:14:24+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 23489 del 09/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23489 del 09/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 09/10/2017, (ud. 19/07/2017, dep.09/10/2017), n. 23489
sul ricorso 9451-2014 proposto da:
D.I.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DI PIETRALATA
FRANCESCO ORECCHIONI ed ELISABETTA MERLINO;
avverso la sentenza n. 1135/2013 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,
depositata il 09/10/2013;
1. che la Corte d’appello di L’Aquila ha confermato la sentenza del Tribunale di Vasto che aveva accolto la domanda proposta da D.I.M. – che aveva lavorato per il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca in virtù di una successione di contratti a tempo determinato – e riconosciuto il suo diritto alle differenze retributive in considerazione della progressione stipendiale maturata, con condanna del Ministero convenuto al pagamento della somma a tale titolo dovuta, solo riformandola con l’applicazione della prescrizione quinquennale;
2. che per la cassazione della sentenza il Miur ha proposto ricorso, affidato ad un unico motivo, cui D.I.M. ha resistito con controricorso;
3. che il Ministero ha depositato atto di rinuncia al ricorso, che non è stato notificato alla controparte, argomentando che la sopravvenuta sentenza di questa Corte n. 22558 del 2016, risolvendo la questione controversa, esclude la sussistenza di un interesse dell’Amministrazione scolastica ad una pronuncia in ordine alla fondatezza del ricorso per cassazione;
1. che, non essendo state rispettate le formalità previste dall’art. 390 c.p.c., (rinuncia notificata alla parte costituta o comunicata agli avvocati della stessa) non può farsi luogo alla dichiarazione di estinzione del processo ai sensi di tale norma, in quanto l’atto di rinunzia ha carattere recettizio, esigendo l’art. 390 cod. proc. civ. che esso sia notificato alle parti costituite o comunicata ai loro avvocati che vi appongono il visto (cfr. Cass., Sez. Un., 18 febbraio 2010, n. 3876; Cass. 31 gennaio 2013, n. 2259), e l’accettazione della controparte rileva unicamente quanto alla regolamentazione delle spese, stabilendo l’art. 391 cod. proc. civ., comma 2 che, in assenza di accettazione, la sentenza che dichiara l’estinzione può condannare la parte che vi ha dato causa alle spese;
2. che la rinunzia non notificata, sebbene non idonea a determinare l’estinzione del processo, denota comunque il venire meno di ogni interesse alla decisione e comporta pertanto l’inammissibilità del ricorso (cfr. Cass. n. 2259 del 2013, Cass. n. 11606 del 2011, ss. uu.n. 3876 del 2010, n. 23685 del 2008, n. 3456 del 2007, n. 24514 del 2006, n. 15980 del 2006,n.22806 del 2004, n. 10573 del 2016);
4. che la novità e la complessità della questione trattata in causa, diversamente risolta dalle Corti territoriali e da questa Corte di legittimità soltanto dopo il deposito del ricorso, giustificano la compensazione delle spese del giudizio di legittimità;