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Timestamp: 2017-08-19 03:21:29+00:00
Document Index: 137713430

Matched Legal Cases: ['art. 88', 'art. 66', 'art 88', 'art. 88', 'art. 88', 'art 6', 'art. 73', 'art. 2195', 'art. 55', 'art. 143', 'art. 143', 'art. 4']

Aspetti contabili e fiscali nel Crowdfunding • ItalianCrowdfunding
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Aspetti contabili e fiscali nel Crowdfunding
20/01/2016 01/04/2016 Lucia Michela Daniele 7 Commenti Aspetti fiscali, Campagna, Contabilità
Il Report sul mercato del Crowdfunding in Italia pubblicato in questi giorni rileva un incremento pari al 67% in termini di campagne lanciate rispetto al 2014, corrispondente a 56,8 milioni di euro raccolti. Eppure, nonostante il fenomeno stia maturando nel contesto nazionale e le piattaforme siano in continua crescita e sviluppo, il legislatore non è ancora intervenuto con specifiche disposizioni dirette a regolare gli aspetti contabili e fiscali nel crowdfunding.
Considerato lo sviluppo del fenomeno e il suo ricorrente utilizzo da parte di imprese profit e no-profit oriented nella costruzione e pianificazione di una campagna di crowdfunding, le implicazioni contabili e fiscali non possono essere certamente considerate di second’ordine.
Appurato che non esiste una disciplina ad hoc, è necessario interrogare la disciplina ordinaria e cercare di costruire un quadro univoco per far luce sul trattamento e sulla configurazione degli obblighi contabili e fiscali gravanti sui proponenti.
Ancor prima di ritrovarci imbrigliati nelle diverse disposizioni normative si rende necessaria una premessa. Ogni campagna di crowdfunding può sottendere specifiche caratteristiche e peculiarità. I profili contabili e fiscali varieranno a seconda del modello di raccolta utilizzato e del soggetto promotore della campagna.
Quali aspetti contabili e fiscali nel crowdfunding hanno rilievo?
Probabilmente l’esplosione del fenomeno crowdfunding, in Italia e nel resto del mondo, è dovuto, tra i diversi fattori, alla democraticità assoluta dello strumento. Chiunque, persona fisica o giuridica, può rivolgersi alle folle per chiedere il sostegno economico necessario alla realizzazione di un progetto.
Se il soggetto promotore della campagna è una persona fisica, è chiaro che non ci si dovrà preoccupare di nessun aspetto contabile. Diversamente, se il soggetto proponente è qualificabile come persona giuridica, si dovrà valutare la tipologia di soggetto giuridico ed il modello di raccolta utilizzato.
1. L’Equity Crowdfunding per le Startup e PMI innovative
Il modello equity consente la raccolta di capitali di rischio da parte di Startup e PMI innovative così come introdotte e definite dal Decreto Crescita 2.0 e successive integrazioni. In tal caso la fattispecie contabile non pone complicazioni, l’apporto di risorse finanziarie trova contropartita nell’aumento del capitale sociale e sarà contabilizzato alla sezione A del passivo patrimoniale “Patrimonio Netto”, voce Capitale Sociale.
Il finanziamento ricevuto qualifica una precisa operazione sociale: si tratta di un allargamento della compagine sociale, all’apporto di risorse finanziarie vi sarà come contropartita l’emissione di azioni o quote partecipative al capitale d’impresa.
2. Imprese Profit oriented
Numerosi sono i casi di neo-imprese che decidono di lanciare una campagna di Crowdfunding in modalità reward, magari anche con la possibilità di pre-ordine, al fine di lanciare un nuovo prodotto e/o servizio sul mercato di riferimento. In tal caso siamo sicuramente dinanzi a soggetti giuridici tenutari di contabilità ordinaria o semplificata, a seconda della veste giuridica prescelta e del volume dei ricavi realizzato.
I proventi derivanti dalla campagna non potranno essere considerati passività a breve o lungo termine, perché non vi è alcun obbligo di restituzione dei contributi ricevuti. Essi non potranno essere considerati nemmeno proventi in senso stretto, in quanto non imputabili alla attività principale e caratteristica dell’impresa. Andranno, dunque, considerati come sopravvenienze attive straordinarie e contabilizzate, in regime di contabilità ordinaria, alla voce E.20 “Proventi straordinari” del Conto Economico civilistico.
In gergo contabile, con il supporto del Doc. n. 29 dell’Organismo Italiano di Contabilità, si distinguono due tipologie di sopravvenienze attive: ordinarie e straordinarie.
Le sopravvenienze attive ordinarie sono elementi reddituali positivi causati dal normale aggiornamento di stime compiute in precedenti esercizi, essendo attinenti comunque alla gestione caratteristica dell’impresa andranno contabilizzate alla voce A.5 “altri ricavi e proventi” del CE;
Le sopravvenienze attive straordinarie, invece, derivano da eventi naturali o da fatti estranei alla gestione dell’impresa o alla sua attività principale, tali eventi dovranno essere casuali e infrequenti.
I contributi ricevuti nell’ambito di una campagna di Crowdfunding attengono alla fattispecie delle sopravvenienze attive di natura straordinaria, in quanto derivanti da eventi che, teoricamente, non si ripeteranno nel tempo e che non attengono alla gestione ordinaria e caratteristica dell’impresa e possono essere assimilati ai proventi in denaro o in natura conseguiti a titolo di contributo o di liberalità citati dall’art. 88 del TUIR. Se il proponente opera in regime di contabilità semplificata, i contributi costituiranno comunque sopravvenienze attive, ma, essendo le imprese operanti in regime di contabilità ordinaria obbligate alla sola tenuta dei registri IVA, tali componenti andranno annotati in tali registri in quanto rilevanti per effetto dell’espresso rinvio dell’art. 66 del TUIR all’art 88.
Qualora l’impresa con scopo di lucro ricorresse ad una raccolta fondi in modalità donation, trattandosi di atti di pura liberalità e pienamente rientranti nelle fattispecie citate dall’art. 88, andranno anche in tal caso a costituire sopravvenienze attive di natura straordinaria.
3. Imprese no-profit
Se nelle imprese profit-oriented la donazione costituisce un evento straordinario, negli enti o nelle imprese no-profit le donazioni in denaro e le erogazioni liberali rappresentano il “mezzo” ordinario attraverso il quale realizzare la mission e raggiungere lo scopo istituzionale che l’ente no-profit si è posto.
L’accumulo di risorse finanziarie tramite operazioni di raccolta fondi è destinato a generare proventi di natura ordinaria. Ai fini di una corretta valutazione, contabilizzazione e rilevazione delle erogazioni liberali nel settore no-profit, il Consiglio Nazionale dei Ragionieri ed Economisti d’Impresa ha emanato una specifica raccomandazione. Tra le diverse fattispecie citate all’interno del documento, le risorse ottenute tramite una raccolta fondi on-line in modalità donation, vanno considerate come donazioni in denaro.
Per donazioni in denaro si intendono tutte le dazioni in valuta effettuate da persone fisiche o giuridiche in favore dell’ente e caratterizzate da assenza di corrispettive cessioni di beni o prestazioni di servizi.
Tali donazioni andranno considerate acquisite a pieno titolo nella sfera patrimoniale dell’ente no profit, costituenti risorse proprie che pertanto andranno imputate a conto economico, salvo che le stesse rappresentino un aumento permanente del patrimonio. I proventi andranno riportati all’area gestionale cui si riferiscono, e nel rispetto del principio di competenza economica, andranno riportati nello stesso esercizio contabile anche tutti gli oneri sostenuti dall’ente no profit per la campagna di raccolta.
Nel documento non è specificamente considerata la fattispecie relativa a donazioni in denaro che prevedano corrispettive cessioni di beni o prestazioni di servizi, dunque nel caso in cui l’ente no profit utilizzasse come modalità di raccolta il modello con ricompensa, probabilmente tali donazioni andrebbero comunque contabilizzate alla stregua della prima fattispecie citata.
La qualificazione del soggetto proponente come persona fisica non dovrebbe produrre effetti rilevanti dal punto di vista fiscale. Quando gli effetti dell’iniziativa si esauriscono in un dato momento storico e si traducono una operazione di modico valore l’attività è considerata non professionale ai fini dell’imposta sul valore aggiunto. Ai fini IRPEF, tra le diverse tipologie di redditi tassabili, potrebbe essere interessata la categoria dei redditi da lavoro autonomo, derivanti dall’esercizio abituale (anche se non esclusivo) di arti e professioni e dall’utilizzazione economica di opere di ingegno e di brevetti industriali se non conseguiti nell’esercizio d’impresa.
Nel caso di un aumento di capitale sociale tramite Equity Crowdfunding, quindi non gratuito ma a pagamento, è previsto il pagamento regolare di un’imposta di registro fissa nella misura di 200 euro.
Se il caso è quello di una impresa profit che utilizza come modello di raccolta il reward o il donation crowdfunding, è bene ricordare che le sopravvenienze attive straordinarie concorrono a formare il reddito nell’esercizio in cui siano state incassate. Ai fini delle imposte sul reddito delle società esse produrranno quindi un aumento del reddito ante imposte, di conseguenza una maggiore tassazione.
Inoltre, sempre ai fini della determinazione del reddito fiscale, essendo le sopravvenienze riconducibili alle fattispecie normate dall’art. 88 del TUIR, dovrebbe essere consentita la loro rateizzazione ai fini fiscali per il criterio di cassa nell’esercizio in cui sono state incassate e nei successivi, non oltre il quarto. La rateizzazione delle sopravvenienze in un arco temporale massimo di 5 esercizi permette dunque di spalmare l’incidenza degli oneri tributari su cinque anni, comportando la registrazione in contabilità di imposte differite. Le imposte da pagare sulla sopravvenienza sono civilisticamente di competenza dell’esercizio, ma fiscalmente la loro tassazione avviene per quote costanti nell’esercizio in cui sono rilevate e nei quattro successivi.
Oltre gli adempimenti fiscali riguardanti l’IRES, qualora l’impresa abbia raccolto risorse finanziarie con il meccanismo del pre order, dovrà essere considerato anche l’incidenza dell’imposta sul valore aggiunto.
Interrogando il D.P.R. 633/72 che regola la soggezione delle operazioni commerciali alla disciplina dell’imposta sul valore aggiunto, in caso di attività organizzata e continua che abbia valore consistente, dovrà considerarsi sussistente il requisito della professionalità con la conseguente soggezione al regime dell’imposta sul valore aggiunto nella cessione di beni o servizi. L’impresa dovrà emettere regolare fattura per i beni o servizi ceduti, contabilizzando e versando la corrispondente IVA al Fisco.
Nell’ambito delle campagne con il meccanismo del pre order normalmente il prodotto o servizio che i fondi richiesti sono destinati a realizzare non è ancora venuto ad esistenza, si tratta di un contratto di compravendita futura. L’art 6 del D.P.R. 633/72 stabilisce che le cessioni di beni o servizi si considerano effettuate nel momento della consegna o spedizione del bene se riguardano beni mobili, nel caso dei servizi l’operazione diviene effettiva, e quindi imponibile, all’atto del pagamento del corrispettivo. La fatturazione per i beni mobili dovrà dunque avvenire al momento di effettiva cessione della proprietà del bene, cioè alla sua spedizione o consegna.
Radicalmente differente è la rilevanza fiscale di una campagna di crowdfunding per gli enti no-profit.
E’ opportuno precisare che gli enti no profit sotto il profilo fiscale possono assumere sia la qualifica di enti commerciali che non commerciali, ai sensi dell’art. 73, comma 1, del TUIR. L’elemento distintivo è la commercialità delle attività svolte, qualora l’ente non lucrativo svolga prevalentemente un’attività di natura commerciale rientrante tra quelle definite dall’art. 2195 del c.c., così come stabilito dall’art. 55 del TUIR, allora l’ente sarà considerato commerciale benché dichiari finalità non lucrative.
La prevalenza dell’attività commerciale rispetto a quella istituzionale va dedotta dall’atto costitutivo o dallo Statuto se esistenti in forma di scrittura pubblica o da scritture private autenticate. In mancanza di tali documenti andrà verificata l’effettiva attività svolta dell’ente. Inoltre, indipendentemente dalle previsioni statutarie, l’ente no-profit che per un intero periodo d’imposta esercita prevalentemente attività commerciale, perde la qualifica di ente non commerciale.
Per gli enti non commerciali il reddito imponibile deve essere determinato sulla base degli artt. 143 e seguenti del TUIR, mentre per gli enti commerciali dovrà essere determinato sulla base degli artt. 81 e seguenti del TUIR.
Se l’ente si qualifica come commerciale, il reddito, qualsiasi sia la sua provenienza, dovrà essere considerato reddito d’impresa. Le sovvenzioni ottenute dalla campagna di crowdfunding subiranno lo stesso trattamento previsto per le imprese profit oriented, simmetricamente sarà considerata l’imponibilità ai fini IVA delle operazioni di cessioni di beni e/o servizi effettuate dall’ente.
Se l’ente si qualifica come non commerciale, a norma dell’art. 143 del TUIR non sono tassabili “i fondi pervenuti ai predetti enti a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione”. La raccolta di fondi costituisce, da sempre una la principale fonte di finanziamento dell’attività degli enti non commerciali. La disposizione del comma 3 dell’art. 143 mira quindi ad incentivare tale forma di finanziamento, sottraendola all’imposizione ai fini delle imposte sui redditi e da qualsiasi altro tributo erariale o locale, purché siano concomitanti le seguenti circostanze:
dovrà trattarsi di iniziative occasionali;
la raccolta fondi deve avvenire in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione;
i beni ceduti eventualmente nell’ambito della raccolta devono essere di modico valore.
Gli enti commerciali non sono considerati soggetti passivi dell’imposta sul valore aggiunto per l’esercizio delle attività istituzionali, ma solamente per le attività commerciali eventualmente esercitate in via secondaria in base all’art. 4, comma 4, del D.P.R. n. 633 del 1972.
Tuttavia la categoria degli enti non commerciali è fortemente variegata, tali enti possono essere strutturati in diverse forme giuridiche, alcune delle quali, come le associazioni e le ONLUS, godono di ulteriori agevolazioni fiscali che andranno verificate.
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7 pensieri riguardo “Aspetti contabili e fiscali nel Crowdfunding”
adolfo pastore
07/08/2016 in 6:54 pm
Non ancora capito mi scusi , se una azienda grande o piccola che sia , fa una donazione di un certo importo ad una persona fisica per la realizzazione di un progetto , è detraibile parzialmente l’importo donato ?
lina reali
05/03/2017 in 6:19 pm
Se come persona fisica chiedo il crowfunding per realizzare un evento artistico legato al territorio, in quale percentuale il ricavato sarà tassato?
Lucia Michela DanieleAutore articolo
06/03/2017 in 12:47 pm
Salve, qualora sia soggetto a tassazione avverrà per la percentuale prevista dalla normativa IRPEF in relazione allo scaglione di reddito in cui Lei rientra.
Pingback: Crowdfunding & Fumetti... e "Lumina" fu: il fenomeno social e spunti dal web - I Pirati
04/06/2017 in 10:55 am
Complimenti per l’articolo! Credo che sia davvero molto utile! Grazie
05/06/2017 in 12:36 pm
Grazie a Lei Luigi! Speriamo di esserle stati d’aiuto!
11/08/2017 in 11:59 am
Buongiorno. Voglio organizzare una raccolta fondi, tramite una piattaforma telematica internazionale, da destinare a due ospedali in Italia. Una volta terminata la raccolta posso farmi accreditare la somma (100%) sul mio conto corrente bancario e poi a mia volta effettuare due bonifici (50% + 50%) ai due ospedali come donazione ? La somma che ricevo è soggetta a tassazione anche se poi viene rigirata completamente in donazione ? Devo dichiarare qualcosa a qualcuno o informare qualche ufficio ? Grazie.