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Timestamp: 2020-02-23 14:17:07+00:00
Document Index: 96243957

Matched Legal Cases: ['art. 72', 'art. 13', 'art. 72', 'art. 4', 'art. 72', 'art. 72']

T.A.R. Lazio, 2002 : Autorità di vigilanza
LAVORI PUBBLICI - 083
T.A.R. Lazio, 10 luglio 2002, n. 6241
è inammissibile il ricorso contro una determinazione dell'Autorità di vigilanza sui LL.PP. in quanto si tratta di un atto che, essendo una mera rappresentazione di opinione, non vincolante, è privo di effetti lesivi di posizioni giuridiche soggettive
IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO PER IL LAZIO, SEZIONE III
Angelica Dell'Utri, COMPONENTE, relatore
Antonino Savo Amodio, COMPONENTE
sul ricorso n. 2068/02 Reg. Gen., proposto da ASSOCIAZIONE COSTRUTTORI SALERNITANI, in persona del Presidente e legale rappresentante in carica, rappresentata e difesa dagli Avv.ti M.D.C. e S.N., elettivamente domiciliata presso i medesimi in ...
l’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, in persona del Presidente in carica, rappresentata e difesa dall’Avvocatura generale dello Stato e per legge domiciliata presso la medesima in Roma, via dei Portoghesi n. 12;
della determinazione 20 dicembre 2001 n. 25, nella parte in cui estende il divieto di subappalto, oltre che alle categorie altamente specializzate come espressamente individuate dall’art. 72 del D.P.R. n. 554/99, alle categorie generali ove indicate nel bando di gara come scorporabili; di ogni altro atto presupposto, conseguente, coordinato o comunque connesso, compresi gli eventuali provvedimenti di esclusione o bandi di gara emanati e/o emanandi in esecuzione di tale determinazione dell’Autorità.
Alla pubblica udienza del 5 giugno 2002 data per letta la relazione del consigliere Angelica Dell'Utri e uditi per le parti l’Avv. M.D.C. e l’Avv. St. Corsini;
1.- Violazione dell’art. 13, comma 7, della legge n. 109 del 1994 in combinato disposto con l’art. 72, comma 4, del d.P.R. n. 554 del 1999, eccesso di potere in tutte le sue figure sintomatiche, contraddittorietà manifesta.
a) L’Autorità, senza alcuna sollecitazione, ha fornito la propria interpretazione di disposizione normative, dettando principi di indirizzo e direttive generali; ma ciò non rientra nei poteri di controllo e vigilanza attribuitile dall’art. 4 della legge e dagli artt. 3 e 5 del regolamento.
b) E’ regola generale che il bando indichi la categoria prevalente e le ulteriori lavorazioni qualora l’importo di ciascuna di esse sia superiore al 10% dell’importo dell’appalto o, comunque, a € 150.000; inoltre, dalle categorie di opere generali e di opere speciali vanno tenute distinte le SIOS, che non possono essere subappaltate e devono essere eseguite direttamente dai oggetti affidatari in quanto in possesso di adeguata categoria prevista nel bando (scorporabilità assoluta). Con ciò si pone in contrasto la direttiva impugnata, ove afferma che il divieto di subappalto valga anche per tutte le categorie generali indicate dal bando come scorporabili. L’affermazione muove dall’errato sillogismo logico secondo cui, posto che per tutte le categorie a qualificazione obbligatoria è vietata l’esecuzione diretta da parte dell’affidatario non munito di adeguata qualificazione, e sono a qualificazione obbligatoria le categorie sia generali che super specializzate, ad entrambe si applica il medesimo regime derogatorio al subappalto; regime che, invece, deve ritenersi tassativamente previsto per le sole categorie di cui al cit. art. 72, comma 4, nella concorrenza della condizione del superamento del 15% dell’importo dei lavori.
c) D’altra parte, se fosse corretta l’interpretazione suggerita dall’Autorità, non avrebbe senso l’inclusione nell’elenco del cit. art. 72 della categoria generale OG12. La rilevata illegittimità si riflette sulle imprese associate che, nel caso di lavori edili prevalenti e concomitanti categorie generali ciascuna di importo superiore al 15%, si vedrebbero costrette a costituire un’A.T.I. verticale, con ulteriori riflessi negativi sul mercato delle opere pubbliche. Inoltre, l’interpretazione dell’Autorità produce una sostanziale difformità dai principi comunitari in tema di libertà dell’iniziativa economica e della conseguente eliminazione di ogni limitazione all’autonomia imprenditoriale nell’organizzazione dei mezzi di produzione. Altro riflesso negativo è costituito dalla riduzione delle possibilità di qualificazione delle imprese ai sensi del D.P.R. n. 34 del 2000.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 5 giugno 2002.