Source: http://assidal.com/home/news/editoriale_assidal/criteri_e_metodologie_per_la_valutazione_del_rischio_in_ottica_ohsas_18001
Timestamp: 2019-09-16 00:37:20+00:00
Document Index: 177525656

Matched Legal Cases: ['§ 4', 'art.17', 'art.28', '§ 4', '§ 4', 'art.28']

A cura dell'Ing. FRANCHI Sandro - Lead Auditor Sistemi di Gestione Sicurezza e Consigliere Nazionale AS.SI.DA.L.
La grande variabilità che si riscontra tra le diverse Organizzazioni[1] nell’approccio alla valutazione del rischio, con le relative risultanze in termini di efficacia, è legata a diversi fattori, tra loro collegati, tra i quali citiamo:
a) “il mercato”: ci riferiamo alla presenza di consulenti, esterni o interni, di diversa capacità e costo;
b) “la cultura”: tiene conto dell’approccio dell’Organizzazione stessa al Risk Management, che la porta ad assegnare il livello di importanza alla valutazione del rischio, e più in generale alle tematiche della sicurezza, determinando tra l’altro risvolti anche sui fattori di mercato;
c) “il contesto”: è il fattore che tiene conto del diverso atteggiamento tra aziende che agiscono in un contesto “locale” ed aziende inserite in contesti multinazionali che approcciano le tematiche di sicurezza e salute tenendo conto di benchmark interni e di confronto tra le diversi sedi con risvolti competitivi; evidenti i collegamenti con i fattori culturali e di mercato.
In Italia l’imprenditore assegna spesso un basso valore alla gestione degli aspetti di sicurezza e salute in generale, e più in particolare alla valutazione del rischio, scontando in tal senso il retaggio dei decenni scorsi nei quali sovente i consulenti legali dell’Organizzazione, erroneamente, consigliavano al Datore di Lavoro di non esplicitare nel Documento di Valutazione del Rischio le carenze identificate in maniera tale che, a fronte di eventi tali da configurare un reato penale, non venisse oltrepassato il confine tra colpa e dolo; d’altra parte l’atteggiamento di una rilevante parte della magistratura su questo fronte non ha aiutato i Datori di Lavoro pubblici e privati ad assumere visioni diverse e maggiormente attuali.
Sono molteplici naturalmente gli aspetti che andrebbero considerati, ma non oggetto di questa nota, riguardo la genesi di questi atteggiamenti riduttivi circa la validità di uno strumento che nasce e si pone come una “autodiagnosi” che dovrebbe consentire al Datore di Lavoro di individuare e pianificare il miglioramento (continuo) del livello di sicurezza e salute con tutti i benefici ed i vantaggi, non solo sul piano etico, che questo comporta.
In tal senso basterà ricordare due fatti:
nell’anno 2015 in Italia sono stati denunciati ad INAIL circa 630000 infortuni sul lavoro, un numero che non può lasciare indifferenti se analizzato unitamente agli oltre 1000 eventi mortali; per dare la dimensione del fenomeno dobbiamo considerare che il numero di infortuni in Italia in un anno è confrontabile con quello dei feriti militari che l’Italia ha riportato in 5 anni di conflitto bellico della Seconda Guerra mondiale.
INAIL stima il costo degli infortuni in circa il 3% del PIL e dunque circa 45 milioni di euro.
In questo quadro generale si inseriscono positivamente i Sistemi di Gestione della Sicurezza che vedono 4600 aziende certificate in Italia sotto accreditamento Accredia. L’adesione volontaria alla Norma BS-OHSAS18001:07 richiede alle Organizzazioni un diverso approccio alla valutazione del rischio (cfr § 4.3.1 Identificazione dei Pericoli e Valutazione del Rischio 4.3.2 Requisiti Legali) richiedendo sia un’attento monitoraggio del proprio livello di conformità legislativa (inclusi dunque gli art.17 e 28 del Dlgs81/08) che la definizione di metodologia e requisiti per la conduzione del processo di identificazione dei pericoli / valutazione del rischio: ciò traghetta la valutazione del rischio da un documento di natura ed impostazione tipicamente legale, ad un processo con approccio di tipo tecnico-ingegneristico.
Sintetizziamo dunque i criteri derivanti da questa nuova e diversa impostazione:
1. Completezza.
In aggiunta all’art.28 del T.U. che richiede al Datore di Lavoro di valutare TUTTI i rischi correlati alle attività dei propri lavoratori, il § 4.3.2 della norma OHSAS richiede di considerare nella valutazione attività routinarie e non routinarie, dai transitori degli impianti, alle attività di riparazione o manutentive straordinarie, e quelle di tutti coloro che accedono ai luoghi di lavoro estendendo in tal modo il processo di valutazione agli appaltatori, ai visitatori, ai trasportatori etc che, a vario titolo, entrano nelle sedi dell’Organizzazione.
In quest’ottica non esistono “rischi da valutare”, lasciando intendere che altri possono essere trascurati, ma un’analisi che porta, a partire dall’osservazione delle attività dell’organizzazione condotte da tutti in tutte le condizioni, ad identificare i pericoli ed associare i relativi livelli di rischio.
Detta completezza è assicurata partendo dalla “mansione”: solo una accurata Job Description, che identifichi operativamente cosa si fa ed in quali condizioni al contorno (es. ambiente di lavoro) può assicurare il successo dell’operazione.
2. Oggettività.
La BS-OHSAS 18002:08 (Linee Guida per l’implementazione del Sistema di Gestione della Sicurezza) indica chiaramente lo “sforzo” di oggettività che l’Organizzazione deve compiere nella valutazione del rischio, relegando valutazioni semplificate di stima al ruolo di valutazione preliminare.
Sempre nel parallelo della diagnosi medica infatti, chi esegue la valutazione del rischio ha, come il medico, diversi strumenti a disposizione per la diagnostica:
le misure / rilievi strumentali (es. rumore, vibrazioni);
gli algoritimi di calcolo (es. ergonomia);
metodi “probabilistici”.
Proprio questi ultimi, con l’eliminazione della componente matematica, e relegata a semplice stima di probabilità e gravità hanno avuto, favorite dal basso costo per l’impresa e dall’ignoranza dei consulenti, il sopravvento sugli altri anche laddove inappropriato. In effetti gli strumenti di valutazione del rischio andrebbero utilizzati secondo l’ordine sopra indicato ovvero quello della misura oggettiva (strumentale/analitica) qualore il pericolo lo consente, dell’algoritmo di calcolo laddove sono disponibili Norme Tecniche (es. UNI11228) o Linee Guida riconosciute (es. MO.VA. RISCH) e solo infine il criterio di stima, avendo l’accortezza di definire accuratamente la base dei dati per l’assegnazione di probabilità e gravità. Esiste naturalmente la possibilità di utilizzare il metodo “probabilistico” in senso proprio, ovvero secondo modelli affidabilistici (FMEA/FMECA) utilizzando robuste basi statistiche ed altrettanto robuste competenze di chi la valutazione la conduce.
3. Classificazione/assegnazione di priorità.
Qualunque sia il metodo, BS-OHSAS richiede che questo sia in grado di assegnare una priorità dei rischi associati ad un’attività e cioè di identificare quelli che presentano, nella specifica condizione, un maggior potenziale negativo nei confronti della sicurezza o della salute del lavoratore.
4. Controllo/riduzione.
Come ogni diagnosi, anche la valutazione del rischio è finalizzata alla determinazione della terapia consistente nelle misure di controllo e/o di riduzione del rischio. La Norma OHSAS al § 4.3.1 richiede esplicitamente ciò che nel DLgs81/08 è talvolta implicito e cioè che detta definizione delle misure, in virtù dell’art.28 parte integrante del processo di valutazione dei rischi, deve essere stabilita in accordo alla seguente gerarchia:
a) eliminazione del rischio;
b) sostituzione del rischio;
e) adozione di misure tecnologiche;
d) adozione di segnaletica e controlli procedurali/amministrativi;
e) adozione di dispositivi di protezione del personale;
Personalmente mi occupo di queste tematiche dal 1995 e mi chiedo spesso se tutto questo serva realmente a migliorare le condizioni dei lavoratori in termini di sicurezza e salute dei luoghi di lavoro.
Un fatto: in Italia negli ultimi 10 anni gli infortuni sul lavoro con esito mortale si sono dimezzati.
[1][1] Organizzazione: Società, attività , società commerciale, impresa , istituzione od associazione o parte di esse, collegata o meno. pubblica o privata, che disponga di proprie funzioni ed amministrazione.