Source: https://www.museodellamemoriacarceraria.it/news/per-il-carcere-duro-del-41bis-il-garante-dei-diritti-ce/
Timestamp: 2020-07-12 15:29:41+00:00
Document Index: 62098793

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 12', 'art.18', 'art.67', 'art. 2', 'art. 41', 'art.41', 'art. 35']

Per il carcere duro del 41bis il Garante dei diritti c’è - Museo della Memoria Carceraria
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Che la legge penitenziaria del 1975 abbia subito tante e tali restrizioni, modificazioni e distorsioni da renderne necessaria una organica revisione, come previsto dall’art. 1, comma 85 della recente legge 23 giugno 2017, n.103, non è un mistero, ma, in attesa dei Decreti, il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria dovrebbe avere le risorse intellettuali per armonizzare la normativa vigente rispetto alle disposizioni di rango inferiore. Ma così non è stato. Lo statuto del Garante, per l’istituzione nel nostro ordinamento, è stato perfezionato progressivamente nel tempo.
Il D.L. 30 dicembre 2008, n. 207, con l’ art. 12-bis, comma 1, lett. a), ha modificato l’art.18 della legge penitenziaria prevedendo che « I detenuti e gli internati sono ammessi ad avere colloqui e corrispondenza con i congiunti e con altre persone, nonché con il garante dei diritti dei detenuti, anche al fine di compiere atti giuridici»., e, con la lett.b), ha modificato l’art.67,l-bis) attribuendo ai “garanti dei diritti dei detenuti comunque denominati” il potere ispettivo alla pari di altre autorità istituzionali. Ma l’ art. 2, comma 25, lett. a), L. 15 luglio 2009, n. 94 ha modificato l’art. 41 bis, comma 2-quater, prevedendo « b) la determinazione dei colloqui nel numero di uno al mese da svolgersi ad intervalli di tempo regolari ed in locali attrezzati in modo da impedire il passaggio di oggetti», laddove si tratta, all’evidenza, di colloqui con i familiari. Peraltro, il comma 2 dell’art.41 bis chiarisce che sono ammesse solo le restrizioni «necessarie per il soddisfacimento delle esigenze di ordine e di sicurezza e per impedire i collegamenti con l’associazione», ponendo un vincolo funzionale tra prevenzione speciale e restrizioni.
Insomma, ogni altra restrizione è sostanzialmente inutile.
Imperterrito nella linea restrittiva, il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria trascura il Diritto di reclamo previsto dall’art. 35 o.p., modificato dalla legge 10 del 2014 («I detenuti e gli internati possono rivolgere istanze o reclami orali o scritti, anche in busta chiusa: al garante nazionale e ai garanti regionali o locali dei diritti dei detenuti», alla pari di altre autorità istituzionali, come, ad esempio, il magistrato di sorveglianza. È fin troppo ovvio che chi parla con il Garante non effettua un colloquio in senso tecnico, ma espone un reclamo orale.
FONTE: Fancesco Maisto, IL MANIFESTO