Source: https://www.rondinelli.it/interessi-convenzionali-di-mora-e-legge-anti-usura-breve-riflessione-su-cassazione-civile-sez-iii-ordinanza-del-30-ottobre-2018-n-27442/
Timestamp: 2019-05-26 21:02:41+00:00
Document Index: 153602214

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 644', 'art. 644', 'art. 2', 'art. 644', 'art. 644', 'art. 644', 'art. 644', 'art. 644', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 5', 'art. 2']

Interessi convenzionali di mora e legge anti-usura: Breve riflessione su Cassazione Civile Sez. III ordinanza del 30 ottobre 2018 n. 27442 - Studio Legale Rondinelli
Chiamata a pronunciarsi circa l’assoggettabilità degli interessi convenzionali di mora alla normativa anti usura, con l’ordinanza del 30 ottobre 2018 n. 274472 la III Sezione della Corte di Cassazione ha riaffermato, ancora una volta, che gli interessi convenzionali di mora sono assoggettati alle norme contenute nella L. n. 108/96 e, in particolare, alla regola generale secondo cui, se pattuiti ad un tasso superiore rispetto a quello indicato dall’art. 2, comma 4, legge n. 108 del 1996 (c.d. “tasso soglia”), devono essere considerati ipso jure usurari.
Attraverso un’attenta ed approfondita analisi del sistema di tutela disegnato dal legislatore ed una precisa ricostruzione della diversa “funzione causale” che contraddistingue gli interessi convenzionali da quelli moratori (scevra da qualsivoglia indagine di natura ontologica delle due tipologia di interessi), perviene a stabilire in maniera rigorosa il rapporto diretto del costo della mora alla soglia d’usura riportata dai decreti ministeriali per la categoria di credito interessata, escludendo ogni maggiorazione del TEGM o diverso criterio di confronto.
L’analisi compiuta dal Collegio della III Sezione della Suprema Corte prende le mosse da quel filone interpretativo accreditato presso una parte della giurisprudenza di merito che ritiene infondata la tesi secondo cui non sarebbe possibile, ai fini della verifica del superamento del “tasso soglia”, prendere in esame anche gli interessi di mora pattuiti, poiché il TEGM periodicamente rilevato dalla Banca d’Italia non è determinato considerando anche gli interessi di mora praticati dal mercato.
Questa corrente interpretativa osserva che in tema di rilevazione del tasso medio di mercato, la soglia di usura oggettiva, secondo la legge, deve essere stabilita in funzione della natura e della tipologia del credito (non della natura del tasso praticato) ed è costruita sulla fisiologia, non sulla patologia del rapporto.
A questa conclusione si giunge dando risposta negativa alla domanda se l’esclusione dalla rilevazione statistica (TEGM) di costi inerenti a fasi meramente eventuali del rapporto – specificamente mora e penale di estinzione anticipata – implichi anche la loro esclusione dalla verifica di usura ex art. 644 co. 4 c.p..
Nella parte in cui concerne la fattispecie di usura c.d. oggettiva, l’art. 644 co. 4 c.p. è norma penale (quasi) autosufficiente.
La condotta incriminata è descritta in modo tassativo nella norma penale, senza alcun rinvio a fonti secondarie – “farsi dare o promettere interessi o altri vantaggi usurari”.
La norma secondaria non appare autorizzata a escludere dalla verifica di legalità costi inerenti all’erogazione del credito.
L’art. 2 co. 1 della Legge n. 108/96 ripete la medesima formula dell’art. 644 c.p. (tasso medio degli interessi praticati “comprensivo di commissioni, di remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse, ecc.”), senza fare cenno alcuno a un preteso potere ad excludendum della Banca d’Italia e del MEF, né indicarne i criteri di esercizio.
A sua volta, l’art. 644 co. 4 prevede che “per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese” senza fare rinvio a un aggregato di costi predeterminato dalla normazione secondaria.
È indubbio che l’art. 644 c.p. è norma penale in bianco, ma soltanto nel senso che non può operare senza la pubblicazione in d.m. del TEGM da cui ricavare il tasso soglia, per il tramite dello spread (1,5; 1,25 + 4 p.p.).
Del lavoro di elaborazione dei dati, ciò che però l’art. 644 c.p. recupera e recepisce è il risultato di sintesi, il numero finale che esprime il costo medio.
Nel corso di questo lavoro di sintesi perdono rilevanza le singole voci.
Sulla base di questo costo medio, incrementato dello spread, la banca può modulare l’offerta di credito fissando liberamente interessi, commissioni e spese, purché il risultato finale non superi la soglia.
TEGM e TEG sono dunque omogenei, ma soltanto nel senso che unico è il criterio normativamente previsto di rilevanza, ossia l’inerenza alla concessione di credito.
Per smentire questo principio non risulta convincente l’argomento speso da chi dubita che siano misurabili tra loro due grandezze (TEG e tasso soglia ricavato dal TEGM) definite con un aggregato di costi differente, ossia conteggiando nell’una, ma non nell’altra gli interessi di mora e gli altri addebiti cagionati dall’inadempimento o ritardo nell’adempimento.
La questione della “simmetria” tra TEGM e TEG è tuttavia mal posta, visto che nella legge n. 108/96 non esiste comparazione diretta tra queste due grandezze.
Parametro di verifica della non usurarietà del TEG contrattuale è infatti il tasso soglia, risultante dall’applicazione al TEGM dello spread normativamente previsto.
In questa prospettiva è necessario ribadire l’assenza di rilevanza autonoma della clausola che stabilisce le conseguenze della mora ai fini della Legge n. 108/96; l’usurarietà dipende dall’intero costo effettivo del credito concesso, compresi gli interessi corrispettivi e quelli moratori.
All’interno di questo quadro interpretativo, delineato da una parte dei giudici di merito, si pone l’indagine ermeneutica della III Sezione della Corte di Cassazione che nel motivare l’ordinanza n. 274472 del 30 ottobre 2018 ricorre a criteri interpretativi di matrice letterale, sistematica, finalistica e storica.
Facendo ricorso ai criteri interpretativi di matrice letterale, la Corte ricorda che la natura di norma penale dell’art. 644 c.p. richiede un’interpretazione strettamente aderente al suo testo.
In secondo luogo ribadisce che nessuna delle norme che vietano la pattuizione di interessi usurari esclude dal suo ambito applicativo gli interessi di mora.
Poiché gli interessi possono essere pattuiti sia a titolo di corrispettivo del capitale dato in prestito, che a titolo di mora nel caso in cui esso non venga restituito alle scadenze pattuite, la formulazione letterale delle norme che sovraintendono la legislazione anti usura rendono palese che ai fini della loro applicabilità è indifferente il titolo dell’obbligazione.
Ricorrendo all’interpretazione sistematica, i Giudici di legittimità hanno preso definitivamente posizione circa la presunta diversità ontologica che esiste tra interessi moratori e interessi corrispettivi.
Nella parte motivata dell’ordinanza, la Cassazione afferma che entrambe le tipologie di interessi costituiscono la remunerazione di un capitale di cui il creditore, volontariamente o involontariamente, non ha goduto.
Da questo assunto deriva per i Giudici di legittimità la medesima identità di “funzione causale” delle due tipologie di interessi, ovvero remunerare il creditore per il differimento nel tempo del godimento del suo capitale.
L’unica differenza che esiste tra queste due tipologie di interessi risiede unicamente nella fonte e nella decorrenza di essi.
La conclusione appena esposta affonda le sue radici nella giurisprudenza della Corte di Cassazione che si è formata sull’articolo 1224 c.c., e nella relazione al vigente codice civile.
L’interpretazione della III Sezione della Corte di Cassazione troverebbe conferma nella tradizione giuridica consolidatasi nei secoli, secondo quanto argomentato in motivazione nella parte dedicata all’interpretazione storica.
La Corte ha quindi chiarito che l’accertamento dell’usurarietà degli interessi convenzionali di mora deve avvenire confrontando il tasso pattuito con il tasso soglia determinato in applicazione della L. n. 108/96 alle singole categorie di credito.
Con la conseguenza che è infondato ritenere che la verifica del rispetto della soglia anti usura degli interessi di mora, debba avvenire verificando questi ultimi con un artificioso tasso soglia della mora ottenuto aumentando di 2,1 punti percentuali il TEGM.
Di fatti nell’ordinanza n. 274472 del 30 ottobre 2018 della III Sezione Civile della Corte di Cassazione è riportato il seguente principio di diritto: “il riscontro dell’usurarietà degli interessi convenzionali moratori va compiuto confrontando puramente e semplicemente il saggio degli interessi pattuito nel contratto col tasso soglia calcolato con riferimento a quel tipo di contratto, senza alcuna maggiorazione od incremento: è infatti impossibile, in assenza di qualsiasi norma di legge in tal senso, pretendere che l’usurarietà degli interessi moratori vada accertata in base a non saggio rilevato ai sensi dell’art. 2 L. 108/96, ma in base ad un fantomatico tasso definito nella prassi “mora-soglia”, ottenuto incrementando arbitrariamente di qualche punto il tasso soglia”.
Inoltre, sempre con l’ordinanza in commento, la Corte di Cassazione ha inteso porre un freno a quel filone giurisprudenziale di merito che è solito argomentare la non assoggettabilità degli interessi di mora alla legge anti usura, facendo leva su quanto disposto dall’art. 5 del d.lgs. 9 ottobre 2002, n. 231 che disciplina gli interessi legali di mora.
Al riguardo, nell’ordinanza si legge che “Anche questo argomento non può essere condiviso. L’art. 5 del d.lgs. 9 ottobre 2002, n. 231 fissa il saggio “legale” di mora nelle transazioni commerciali, ma lascia alle parti la facoltà di derogarvi, alla sola condizione che gli interessi di mora non siano del tutto esclusi, oppure fissati in misura gravemente iniqua per il creditore (art. 7 d.lgs. 231/02). Le parti possono dunque avvalersi o non avvalersi della facoltà di derogare al saggio legale previsto dall’’art. 5 d. lgs. 231/02. Se non vi derogano, il saggio di mora sarà quello previsto da quest’ultima norma. Se vi derogano, il patto di interessi moratori non sarà più disciplinato dal d. lgs. 231/02, ma dalle restanti norme dell’ordinamento: e dunque dall’art. 2 l. 108/96”.
Civile Ord. Sez. 3 Num. 27442 Anno 2018