Source: http://comitat-friul.blogspot.com/2015/12/
Timestamp: 2017-06-28 19:08:34+00:00
Document Index: 182674444

Matched Legal Cases: ['art. 118', 'art. 118', 'art.118', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 114', 'art. 118', 'art. 118', 'art. 11', 'art. 114', 'art. 11', 'art.\n11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11']

Comitât pe Autonomie e pal Rilanç dal Friûl: dicembre 2015
E' IL GIORNALINO
1 – 12)
una e indivisibile, riconosce
attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio
decentramento amministrativo; adegua
i principi ed i metodi della sua legislazione alle
esigenze dell’autonomia e del decentramento.
REGIONI, LE PROVINCIE, I COMUNI
è costituita dai Comuni,
dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo
le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono
con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati
funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni
che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a
Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei
di sussidiarietà, differenziazione
adeguatezza. I
Comuni, le Province e le Città
metropolitane sono titolari
di funzioni amministrative proprie e di quelle
conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive
legge statale disciplina forme di coordinamento fra Stato e Regioni
nelle materie di cui alle lettere b) e
h) del secondo comma
dell’articolo 117, e disciplina inoltre forme di intesa e
l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo
SVUOTAMENTO DEI COMUNI
FAVORE DELL'UTI
(Unioni
Intercomunali):
la Giunta regionale del Friuli-Vg, i Comuni regionali (TUTTI!!)
in applicazione del principio della adeguatezza e della differenziazione (art. 118) sono INADEGUATI
(sic!!)
a svolgere le funzioni comunali loro spettanti ai sensi dell'art. 118 della Costituzione italiana, primo e seconda comma.
SOSTITUIRLI con le Unioni
Intercomunali assegnando a queste Unioni di secondo livello - non elencate e dunque "non costituzionalizzate" negli articoli 114 e 118, e neppure elette dal popolo - le competenze dei Comuni svuotando così un ente che costituisce la Repubblica italiana e a cui la Costituzione affida "di norma" le funzioni amministrative in quanto è l'ente più vicino al cittadino!
•Principi
fondamentali del progetto di riforma dell’associazionismo locale
sono quelli di adeguatezza
(art.118 Cost.)
sensi del quale l’ente titolare di una potestà amministrativa deve
essere strutturalmente idoneo a garantirne l’esercizio efficace ed
efficiente e
di differenziazione,
per cui non tutti gli enti locali dispongono delle stesse prerogative
All'art. 5, tra
i "principi
fondamentali"
troviamo "le
esigenze dell’autonomia e del decentramento."
importante articolo eleva il "principio autonomistico" a
principio fondamentale dell'ordinamento costituzionale italiano.
autonomistico evidentemente "pochissimo
amato" e "totalmente disatteso"
sia a Roma che a Trieste, considerata l'accelerazione che sta subendo
l'asfissiante centralismo sia regionale (Friuli - Vg) che del Governo
di Matteo Renzi....
114 della Costituzione italiana
viene nuovamente ribadito e riconfermato il fondamentale
principio autonomistico (art. 5).
All'art. 114 viene infatti ribadita l'autonomia
degli enti che costituiscono la Repubblica italiana: e tra
questi enti costitutivi, ci sono anche i COMUNI!
questo articolo si afferma che di
norma "Le
funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni".
sensi dell'art. 118 della Costituzione italiana,
dunque essere assolte - di norma - dall'entità territoriale amministrativa
più vicina ai cittadini, ossia dai Comuni.
Le funzioni amministrative - "salvo che" recita l'art. 118 - sono trasferite a
livelli amministrativi territoriali superiori solo se i Comuni si
dimostrano "inadeguati" sul piano organizzativo e il servizio può essere svolto in
maniera più efficace ed efficiente da "Province,
Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi
adeguatezza."
quanto riguarda il "principio
della adeguatezza",
risulta essere il CARDINE
della riforma degli enti locali nella regione
Friuli-vg (L.r.26/2014),
è tutto da verificare e da dimostrare che i Comuni regionali (216 in
tutto!) siano - improvvisamente - INIDONEI sul piano organizzativo a svolgere le funzioni comunali fino ad oggi loro attribuite. Fermo restando che è possibile creare - e molti Comuni regionali lo hanno già fatto - libere associazioni di Comuni per la gestione associata di funzioni comunali. Talmente INIDONEI per l'attuale Giunta Regionale Serracchiani, che tutte le più importanti funzioni comunali per legge saranno ora gestite dall'UTI svuotando i Comuni delle loro funzioni.
Friuli anche i piccoli Comuni seppero dimostrarsi IDONEI a superare i
molteplici problemi organizzativi durante la ricostruzione del Friuli
distrutto dal sisma nel 1976 e di cui il prossimo anno si ricorderà
il 40 esimo: "(…)
Fu l´allora presidente del Friuli Venezia Giulia, Antonio Comelli,
ad intuire che per ricostruire "com´era e dov´era "bisognava
avere la collaborazione dei sindaci. E fu questa impostazione che
alla fine vinse, con la collaborazione del Commissario straordinario
Giuseppe Zamberletti e del governo guidato da Aldo Moro.
Comuni infatti vennero concessi i contributi stanziati dalla leggi
nazionali e furono i sindaci a "gestire" la ricostruzione
che venne ultimata in poco più di 15 anni.
Non ci fu un
solo caso di corruzione o malversazione e ancora oggi l´associazione
che raggruppa gli ex sindaci del terremoto va fiera di quella scelta.
"E´ nel 1976 che l´Italia
scoprì il federalismo - sostiene il presidente, Franceschino
Barazzutti ed è grazie a quella scelta che si poté
ricostruire".(...)"
differenza della legge statale (che limita l'obbligo di
associazione ai Comuni fino a 5.000 o 3.000 abitanti, perché i
Comuni con un numero di abitanti maggiore sono ritenuti dal
Parlamento italiano evidentemente "ADEGUATI" a svolgere le
"funzioni loro delegate" e comunque offre l'alternativa
della stipula di una "CONVENZIONE TRA COMUNI"...) la legge
regionale nr. 26/2014 OBBLIGA tutti
(grandi e piccoli) ad associarsi in un'UTI decisa
dalla regione stessa, pena
il commissariamento del Comune.
vero che il diritto costituzionale è materia spesso complessa e
ostica, che si studia solo all'Università e in pochi corsi di
laurea, ma ci si aspetterebbe che la classe politica regionale
chiamata ad approvare le leggi regionali avesse le idee chiare in
materia e sapesse che la
Costituzione italiana non è il giornalino Topolino....
"LE 18 UTI E L'IMPASSE ISTITUZIONALE" di Prof. Sandro Fabbro
Di seguito pubblichiamo l'articolo apparso sul quotidiano IL
MESSAGGERO VENETO (Ud) lunedì 21 dicembre 2015 - prima pagina e
“continua” a pagina 9 - con il titolo “Con le Uti scompare il
Friuli. A trarne vantaggio è Trieste” a firma del Prof. Sandro Fabbro.
Blog ringrazia il Prof. Sandro Fabbro per averci concesso la
pubblicazione dell'articolo a sua firma. Le
18 UTI
l’impasse istituzionale
che in Consiglio Regionale si sia riaperto uno spiraglio per
discutere come migliorare la legge sull’ordinamento delle autonomie
locali, meglio conosciuta come “legge Panontin” o legge delle “18
Unioni intercomunali” (o UTI). Questa riforma, infatti,
coraggiosa negli intenti (altri tentativi precedenti erano comunque
falliti), si è incartata nel percorso attuativo forse perché ha
accumulato troppe criticità di fondo. Ma prima di discutere di
miglioramenti è opportuno ripercorrere il dibattito su obiettivi ed
esiti di una riforma che, nell’interesse di tutti, va comunque
fatta. Per
il riordino dell’amministrazione del territorio regionale, quasi
tutte le forze politiche, quale più quale meno, hanno puntato, negli
ultimi dieci anni, su un modello
duale puro: Regione e Comuni senza Province. Con una visione forse un
po’ miope, perché limitata ai soli aspetti di risparmio di spesa
pubblica, volevano avere, cioè, solo due livelli amministrativi
invece di tre. Ma siccome i comuni sono troppi e spesso troppo
piccoli e per governare validamente il territorio si devono
raggiungere dimensioni comunali maggiori, per realizzare il modello
duale in maniera coerente c’era davanti solo una strada: promuovere
forti aggregazioni comunali dal basso, ovvero arrivare a 60/70
macro-comuni aggregati con vere e proprie “fusioni” (è,
peraltro, anche la proposta della Società Geografica Italiana nel
suo rapporto 2014). Si tratta comunque di una strada lunga e
difficile e che implica anche i referendum comunali sulle fusioni
(dall’esito sempre incerto).
la legge 26 del 2014 si è perseguito invece un modello “dall’alto”
e “non puro”, chiamiamolo «2 e ½ o 2 e 3/4» e cioè Regione +
Comuni + 18 unioni comunali (le UTI). E’ il risultato che ci si
poteva aspettare?
18 UTI della legge regionale 26/2014 non sono né aggregazioni dal
basso (anche se la maggioranza dei Comuni vi ha aderito senza
particolari resistenze) né «aree vaste strutturate per politiche di
sviluppo territoriale». Sono troppe e, escluso Trieste, sono
senza polarità forti: Udine, Pordenone e Gorizia sono depotenziate
ed «amputate» di parti significative dei loro tradizionali
hinterland. Non possono essere, quindi, «motori di sviluppo»
territoriale. Alcune unioni, inoltre, includono comuni “esterni”
al sistema locale; altre escludono comuni da sempre “interni” al
sistema locale. I Comuni si sentono
“espropriati” di loro competenze, a vantaggio delle Unioni,
mentre la Regione, di suo, ci ha messo molto poco. L’idea
di territorio che emerge da queste UTI è, quindi, quella di un
territorio fatto di comunità locali un po’ artificiali destinate a
gestire servizi comunali in riduzione e senza alcuna capacità di
incidere sul futuro dei territori. Il Friuli, nel
frattempo, con una sorta di rimozione freudiana -di cui nessuno
sembra essersi accorto-, come istituzione è scomparso (ridotto solo
ad una «assemblea di comunità linguistica»).
18 UTI, valide a tavolino, nella verifica pratica si sono dimostrate
un “tertium non datur” perché non perseguono efficacemente né
la coesione dal basso né la competitività territoriale promossa
emergere, invece, tre criticità serie:
le UTI riaggregano solo poteri comunali;
solo Trieste, come area vasta, si rafforza (e giustamente ambisce ad
essere “città metropolitana”) mentre Udine, Gorizia e Pordenone
si indeboliscono (basta guardare i dati degli abitanti delle relative
unioni).
il Friuli, spacchettato in numerose UTI, sparisce dalle carte della
geografia istituzionale.
riforma Regione-autonomie locali, coraggiosa negli intenti,
alla fine si è impantanata in
soluzioni sostanzialmente burocratiche ed autoritarie: priva
di un progetto di territorio, fa pagare la riforma solo ai comuni e
la impone anche con la forza. E’ chiaro che la somma di queste
criticità produce lo stallo nel quale siamo finiti e il Friuli,
intanto, non ha più alcuna rappresentanza istituzionale (con buona
pace degli autonomisti alla Tessitori, Pasolini, D’Aronco ecc.)! Ma
una riforma delle istituzioni del territorio riguarda tutti e per
lungo tempo e, quindi, ricercare un più ampio consenso non è un
optional ma un dovere.
può quindi fare qualcosa per correre ai ripari anche se in extremis?
La politica regionale, nel suo complesso, dovrebbe esprimere una
mossa coraggiosa, capace di superare l’impasse, di modificare
giochi contrapposti e di allargare il consenso alla riforma. Ma come?
Torniamo alle alternative che abbiamo discusso all’inizio. O dal
territorio, dai sindaci sostanzialmente, nasce la proposta di un
percorso per arrivare in poco tempo ad un certo numero di fusioni che
porti a 60-70 macro-comuni (ma questa, temo, sia una soluzione un po’
complessa e che richiederebbe una riforma completamente diversa). O
si deve cambiare approccio ed immettere «risorse» nuove (non
necessariamente finanziarie) nella riforma in essere. Prima
di tutto andrebbe rimosso l’approccio burocratico ed autoritario
per sostituirlo con un
approccio che ricrei fiducia reciproca tra Regione e territori.
Bisogna, cioè, dare un senso a queste Unioni! Ci vorrebbe un
progetto strategico che, per me, non può che essere di
“rigenerazione del capitale territoriale” (come spiegherò in un
prossimo libro).
base di un progetto strategico condiviso (e non di operazioni a
tavolino) si devono poi assicurare ai territori:
più garanzie sulle grandi invarianti identitarie e
storico-culturali;
più «diritti» territoriali (riconoscimento di particolari
valenze strategiche o criticità ambientali);
più poteri, più strumenti amministrativi, più personale
(trasferendoli dalla Regione!) per promuovere nelle Unioni “piani
di rigenerazione territoriale”.
un progetto strategico, allora, potrebbe riequilibrare la forza
coercitiva dell’alto e far uscire le Unioni (magari riviste un po’
nei confini e ridotte di numero) dallo stallo in cui le ha cacciate
una visione troppo burocratica. Ma c’è tempo e c’è,
soprattutto volontà politica per una operazione di questo genere? A
questa domanda non spetta certo a me rispondere.
comunque aperto il problema istituzionale del Friuli che merita una
soluzione sua propria ma che ormai non può certo darsi nel contesto
di questa riforma amministrativa.
Prof. Sandro Fabbro è docente di Tecnica e Pianificazione
Urbanistica presso il Dipartimento di Ingegneria Civile e
Architettura dell'Università degli Studi di Udine.
Paolo Panontin,
IN POLITICA LA TESTARDAGGINE E L'ARROGANZA, SONO UNA QUALITA' O UN GRAVE DIFETTO?
UNA QUALITA'
UN GRAVE DIFETTO?
I CITTADINI NON CONTANO
PIU' NULLA?
sito del settimanale
VITA CATTOLICA (Ud)
nemmeno sulle avviate riforme degli Enti locali e della Sanità
in regione, le più contestate:
"andranno
avanti comunque".
Serracchiani ha
ricordato che "le riforme sono in primo luogo un fatto
culturale. Avremmo potuto tergiversare, invece ci
siamo buttati a capofitto. Quando si cambia - ha aggiunto - non
tutti comprendono e capiscono.
Ma sulla riforma degli Enti locali accanto ad alcune decine di
sindaci che protestano e ricorrono ci sono tantissimi altri che
lavorano in silenzio per la riforma. Per questi noi intendiamo
andare avanti". Serracchiani
non ha escluso contrasti e difficoltà sui territori per l'avvio
di queste riforme, "ma noi la nostra strada l'abbiamo
imboccata. Abbiamo preso anche alcune precauzioni e quindi, ad
esempio, vogliamo che il Tar si esprima sul ricorso di alcuni
sindaci a proposito della riforma degli Enti locali. Se servirà
porteremo dei correttivi, ascolteremo ancora i sindaci - ha
concluso - ma la
strada e' tracciata. Noi andiamo avanti"
http://www.lavitacattolica.it/stories/regione/9522_serracchiani_promuove_il_2015_della_sua_giunta_allavanguardia_in_italia/#.Vno7muTSncs
Unioni Territoriali Intercomunali. Sono 57 i Comuni
che hanno fatto ricorso, e sono ben 85 i Comuni che non hanno approvato lo
Statuto e l'Atto Costitutivo dell'UTI a cui la regione li aveva assegnati in "maniera coercitiva": tutti Comuni (57 + 85) da commissariare ai sensi della legge regionale 26/2014!!!. Cinquantasette + ottantacinque, ci pare siano più
di “qualche decina”...;
Con la riforma degli Enti
locali "targata Debora Serracchiani" (l'assessore Panontin con grande
probabilità è solo un fedelissimo e maldestro
esecutore...) i Comuni
sono stati SVUOTATI
di autonomia, competenze e potere in palese violazione dell'articolo 114
UTI sono “solo” delle istituzioni di secondo livello
(dunque non votate dai cittadini!) che
si sostituiscono ai Comuni ( ente "costituzionalmente" autonomo e che
costituisce la Repubblica italiana assieme alle Provincie, Stato e
Regioni!) nella gestione della quasi totalità (per non dire tutte!!!) delle attuali competenze comunali senza per altro essere soggette - a differenza dei Comuni!!! - a una verifica elettorale da parte dei cittadini;
Tutte le competenze delle
Province sono/saranno trasferite alla Regione che con questa
"spaventosa e incostituzionale" operazione di ACCENTRAMENTO
AMMINISTRATIVO "completerà" la sua trasformazione da ente di "INDIRIZZO DI ALTA PROGRAMMAZIONE" (come stabilito dall'attuale art. 11 dello Statuto di autonomia speciale), a MOSTRO
AMMINISTRATIVO (in futuro non si muoverà foglia che Trieste non voglia!!!);
posto di 4 Provincie avremo 18 provinciette calate dall'alto e
imposte ai Comuni a forza di "commissariamenti" e "ricatti finanziari": dove sono le economie di scala? Dove la
semplificazione amministrativa? Dove il rispetto dell'art. 114 della
Costituzione italiana? Dove il rispetto delle minoranze linguistiche (maggioranza in regione)? Dove il riconoscimento istituzionale della plurilingue regione storica e geografica Friuli (il 90% del territorio regionale!) che risulta frantumata e distrutta dalla legge regionale 26/2014? E'
questa la grande riforma degli Enti Locali che l'Italia intera ci
invidierà?
E perchè mai SOLO l'Avv. Debora Serracchiani sa cos'è "IL
MEGLIO" per i cittadini della nostra regione? Sicura che
tutti comprendono e capiscono”?
Debora Serracchiani, ancora una domanda.
Perchè è stato stravolto l'articolo 11 del nostro Statuto di
autonomia speciale eleminando il fondamentale principio costituzionale del “decentramento
amministrativo” e
inserendo una norma – che diventerà di rango costituzionale – che
permetterà all'ente regione con una semplice e ordinaria legge regionale di IMPORRE ai
Comuni qualsiasi
“ideona”
piaccia all'ente regione?
VERGOGNA! STRAVOLTO L'ART.11 DELLO STATUTO DI AUTONOMIA DELLA NOSTRA REGIONE!
Senza informare e/o consultare
i cittadini friulani e triestini,
"stravolto"
Statuto di autonomia!!
sostanziale silenzio della politica e dei media (e dell'ANCI
regionale) sta passando in Parlamento la modifica dello Statuto
in altre occasioni vi sono punti ampiamente
sbandierati come l'abolizione delle province, punti
inseriti con colpi di mano e sbandierati solo in
una parte della Regione, senza una verifica reale della volontà
politica dei cittadini, come la città metropolitana, e
punti nascosti come quello che appare nella modifica prevista
all'art. 11, punto 2, dove si legge che “la
regionale disciplina le forme,
esercizio associato delle funzioni comunali.
attua cioè uno stravolgimento “costituzionale” dell'attuale art.
11 che oggi afferma l'importante principio del “decentramento
amministrativo” regionale.
recita l'attuale art. 11, primo comma, del nostro statuto di
Regione esercita normalmente le sue funzioni amministrative
delegandole
Province ed ai Comuni, ai loro consorzi ed agli altri enti locali, o
avvalendosi dei loro uffici.".
questo importante principio del
decentramento amministrativo viene ora cancellato nel nuovo testo
dell'art. 11. E
c'è di peggio nella nuova stesura dell'art. 11 in approvazione al
Senato!
questo Comitato questo
articolo è incostituzionale
la Regione diventa arbitro dei poteri e funzioni dei Comuni che di
fatto diventano subordinati alla Regione che può decidere “motu
proprio” di obbligarli – e con una semplice legge regionale! - ad
associarsi come meglio essa vuole o secondo convenienza politica o
personale del momento!
che è un blitz per imporre le UTI è il minimo,
in realtà è un emendamento portatore di altri gravi problemi;
poichè sovverte il principio della pari dignità tra Stato, Regioni
e Comuni!
ATTUALE ART. 11
STATUTO DI AUTONOMIA SPECIALE http://www.consiglio.regione.fvg.it/pagine/istituzione/allegati/Statuto_testo_coordinato_Feb2014.pdf
delegandole alle Province ed ai Comuni, ai
loro consorzi ed agli altri enti locali, o avvalendosi dei loro
provvedimenti adottati nelle materie delegate sono soggetti al
controllo stabilito nell’articolo 58. Le
spese sostenute dalle Province, dai Comuni e da altri enti per le
funzioni delegate sono a carico della Regione.
dal testo della modifica dello Statuto regionale
in discussione in Parlamento:
NUOVO ART. 11
STATUTO DI AUTONOMIA SPECIALE:
N. 3224
DI LEGGE COSTITUZIONALE
IN PRIMA DELIBERAZIONE,
7 luglio 2015 (v. stampato Senato n. 1289)
allo Statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia, di cui
costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1,
in materia di enti locali, di elettorato passivo alle elezioni
regionali e di iniziativa legislativa popolare
dal Presidente del Senato della Repubblica l'8 luglio 2015
(Sostituzione
11 della legge costituzionale n. 1 del 1963).
11 della legge costituzionale n. 1 del 1963
è sostituito dal seguente: «Art.
11. – 1.
I Comuni, anche nella forma di Città metropolitane, sono titolari di
funzioni amministrative proprie e
di quelle conferite
statale o regionale,
secondo le rispettive competenze. 2.
attuazione dei princìpi di adeguatezza, sussidiarietà e
differenziazione, la
legge regionale disciplina le forme, anche
di esercizio associato delle funzioni comunali.
Regione assicura i finanziamenti per l'esercizio delle funzioni
conferite».