Source: http://terpuglia.it/inaugurazione2009.html
Timestamp: 2019-02-16 19:32:19+00:00
Document Index: 96734624

Matched Legal Cases: ['§ 2', '§ 2', '§ 2', '§ 1', '§ 3', 'sentenza ', '§ 2', 'art. 6']

Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese| Inaugurazione2009
Relazione Mons. Moneta
Considerazioni analoghe valgono anche per il dolo, il nuovo vizio del consenso matrimoniale introdotto dal codice al can. 1098. La considerazione del dolo, quale vizio autonomo di nullità rispetto all’errore, è indubbiamente dovuta ad una sua maggiore incidenza sulla effettiva realizzazione del totius vitae consortium. Come infatti fu osservato, essendo il matrimonio una comunità di vita, «questa non si realizza mai nei casi in cui si nasconde una qualità negativa grave, fisica o morale: quando il contraente innocente ne viene a conoscenza (e ciò accade assai spesso) è il crollo». Si può dunque affermare: “Nulla infatti sembra più ripugnare all'incontro delle due persone, considerate nella loro dignità spirituale in un atto che le impegna integralmente per tutta la vita, che l'inganno teso dall'una all'altra... su di una qualità la cui presenza o assenza è decisiva per l'intero consortium vitae»[1].
Va così considerata la stessa dignità sacramentale che Cristo ha conferito al matrimonio dei battezzati. Anche il sacramento è strettamente ricollegato alla prestazione del consenso matrimoniale, essendo gli stessi sposi che, esprimendo tale consenso, si amministrano vicendevolmente il sacramento. Ma è anche vero che il sacramento del matrimonio non si esaurisce in questo momento, ma si prolunga per tutto il corso della vita matrimoniale. Gli sposi – scriveva Pio XI nell’Enciclica Casti connubii - “sono stati santificati e fortificati, nei doveri e nella dignità del loro stato, per mezzo di uno speciale sacramento, la cui efficace virtù, sebbene non imprima un carattere è tuttavia permanente”. E citando Roberto Bellarmino aggiungeva: “Il sacramento del matrimonio si può riguardare in due modi: il primo mentre si celebra; il secondo mentre perdura dopo che è stato celebrato. Giacché è un sacramento simile all’eucaristia, la quale è sacramento non solo mentre si fa, ma anche mentre perdura: perché, fin quando vivono i coniugi, la loro unione è sempre il sacramento di Cristo e della Chiesa”[2]. In proposito è interessante osservare che talora è la stessa vita coniugale che può assurgere alla dignità di sacramento, come avviene nel caso di coniugi che ricevono il battesimo successivamente alla celebrazione del loro matrimonio[3].
Il modo di valutare le dichiarazioni delle parti, il valore probatorio che esse possono assumere hanno subito una notevole evoluzione nel processo matrimoniale canonico. La nuova legislazione, in particolare, seguendo una linea di valorizzazione della posizione delle parti, risulta improntata ad un atteggiamento di maggiore fiducia e disponibilità verso di esse. Viene così espressamente riaffermato che la confessione giudiziale e le altre dichiarazioni delle parti hanno una loro forza probatoria, la cui effettiva consistenza deve essere valutata dal giudice insieme ad ogni altra circostanza della causa. Questa valutazione continua ad incontrare il limite legale della non idoneità delle sole dichiarazioni di parte a costituire una prova piena (“at vis plenae probationis ipsis tribui nequit”): ma questo limite può essere superato quando ad esse si aggiungano altri elementi in grado di “avvalorarle in modo definitivo” (“quae eas omnino corroborent” - can. 1536 § 2). Il legislatore non precisa quale natura o caratteristiche debbano presentare questi ulteriori elementi, ma, con specifico riferimento alle cause matrimoniali, prescrive di utilizzare, per quanto possibile, testimoni sulla credibilità delle parti stesse ed ogni altro indizio o circostanza accessoria (“alia indicia et adminicula” - can. 1679). Rimane, pertanto, al giudice un ampio margine di valutazione che gli consente di conferire alle dichiarazioni delle parti (sia pure valutate nel contesto degli atti processuali) una rilevanza che può risultare in molti casi decisiva ai fini del giudizio.
Non è facile precisare in cosa consistano questi indicia et adminicula. Un primo punto sicuro è che non si tratta di elementi che, in se stessi, possono costituire delle prove, perché in tal caso la disposizione legislativa risulterebbe inutile: è, infatti, evidente che le dichiarazioni delle parti, corroborate da altre prove, sono normalmente alla base della certezza morale necessaria per definire la controversia[5]. Si deve quindi trattare di circostanze che non possono essere ritenute delle prove in senso proprio, ma che, per la loro natura, sono tali da rendere pienamente credibile (e quindi tali da costituire una prova piena) quanto affermato dalle parti. Facendo riferimento al merito della causa, ossia al fatto specifico che deve essere provato per decidere su di essa (nelle cause matrimoniali il motivo di nullità addotto) è stato proposto di considerare come indicia quelle circostanze che più direttamente si riconnettono ad esso; come adminicula quelle circostanze che si ricollegano in modo indiretto e più esterno al factum probandum [6]. Secondo una prospettiva in parte diversa si è ritenuto di qualificare come indizi quei “fatti certi che consentono l’induzione di altri fatti peraltro non altrimenti provati”, come amminicoli “quelle circostanze, soprattutto personali (quali la religiosità, la cultura, il modus vivendi di un soggetto) che servono a corroborare in via logica la solidità di una prova, senza essere prova in se stesse del fatto che concorrono a dimostrare”[7].
Anche la valutazione degli altri mezzi di prova - testimonianze, prove documentali, le stesse perizie - trarrà indubbiamente giovamento se essi verranno esaminati dal giudice alla luce del concreto svolgersi dalla vita coniugale.
Per quanto riguarda le prove testimoniali si possono riproporre le considerazioni ora fatte in ordine all’interpretazione di quanto viene affermato nelle loro deposizioni, alla verifica della loro attendibilità, specialmente quando vi siano - come spesso avviene quando i due coniugi assumono posizioni contrastanti – divergenze nelle circostanze da essi riferite. Un caso particolare è quello della deposizione di un solo teste, per la quale il legislatore ha stabilito un criterio di prova legale negativo, disponendo che “plenam fidem facere non potest”( can. 1573). Ma anche qui, come per la dichiarazione delle parti, viene prevista una deroga (oltre che per il caso del teste qualificatus) allorché “rerum et personarum adiuncta aliud suadeant”. Ed ancora una volta, tra questi elementi o circostanze (adiuncta) meritano di ricevere particolare considerazione quelli ricavabili dal concreto svolgersi della vita coniugale.
In verità, a voler essere più precisi riguardo al regime giuridico previsto dal vigente codice, la convivenza può, in taluni casi, avere un qualche rilievo ai fini della convalidazione del matrimonio. Essa può infatti costituire un modo di manifestazione tacita, per fatti concludenti, del rinnovamento del consenso. Ma questo tipo di manifestazione è ammesso soltanto quando la nullità deriva da un impedimento o da un vizio di consenso che “non può essere provato” (can. 1158 § 2, 1159 § 2). In questi casi la renovatio consensus può avvenire“privatim et secreto” e pertanto (come almeno ritiene la più comune dottrina) anche tacitamente, attraverso una chiara manifestazione diaffectio coniugalis. Quando invece l’impedimento è pubblico (ossia, in base al disposto del can. 1074, quando “può essere provato in foro esterno”) o il difetto di consenso può essere provato, la nuova prestazione del consenso deve essere fatta secondo la “forma canonica”: “Si impedimentum sit publicum, consensus ab utraque parte renovandus est in forma canonica…”, “ Si defectus consesus probari potest, necesse est ut consensus forma canonica praestetur” (can. 1158 § 1, 1159 § 3) [14].
Va però precisato che giudicare con equità non significa assumere un atteggiamento di superficiale benevolenza, tale da portare ad un’applicazione rilassata, edulcorata della legge o addirittura ad una sua sostanziale disapplicazione, in nome di un interesse umano che si crede di individuare nel singolo caso concreto. Non significa far scivolare il giudizio da un piano giuridico ad un piano meramente pastorale, in cui tende a prevalere una malintesa compassione, un sentimentalismo, una visione pietista della carità evangelica. Giudicare con equità significa prendere piena consapevolezza che la giustizia e lo stretto diritto - come ha sottolineato Giovanni Paolo II - sono “realtà intrinsecamente pastorali”, che l’attività giuridico-canonica è per sua natura pastorale”[19].
[6] ] Questa, anche se con ulteriori precisazioni, sembra essere sostanzialmente la posizione di G. P. WEISHAUPT, De necessitate cridibilitatis partium intrinsecae ad certitudinem moralem in causis matrimonialibus adipiscendam, in Periodica 2006, 647 ss.
[9] Come bene è stato osservato, alla base delle nuove norme sulle dichiarazioni delle parti c’è “l’esigenza di rispettare la dignità della persona che include la presunzione di veridicità”. Cfr. M. J. ARROBA CONDE, La dichiarazione delle parti, cit., 230, che si riporta alla sentenza rotale 27 gennaio 1984 c. Serrano (Dec. seu sent., 1984, 58). Il tema è stato ulteriormente approfondito dallo stesso autore nel saggio La dichiarazione delle parti come valorizzazione della dimensione personalista del Processo matrimoniale canonico, in Apollinaris 2007, 687 ss..
[18] GIOVANNI PAOLO II, Allocuzione alla Rota Romana del 18 gennaio 1990.
Esprimo il mio più cordiale benvenuto a voi, graditissimi ospiti, che avete voluto accogliere l’invito a partecipare all’annuale cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario del Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese. Un particolare saluto al Prof. Paolo Moneta, Professore Ordinario di Diritto Canonico ed Ecclesiastico presso l’Università di Pisa. A lui va il più vivo ringraziamento per aver accolto l’invito a tenere la Prolusione per questo tradizionale appuntamento annuale.
Saluto con deferenza le Autorità presenti, che hanno voluto onorare con la loro partecipazione questo appuntamento significativo per la vita del Tribunale e per l’intera Comunità ecclesiale pugliese. La loro presenza è segno evidente di una costruttiva interazione e collaborazione tra Istituzioni poste, nello stesso territorio, ad operare in modo unanime al servizio del bene comune.
Con viva cordialità porgo il mio benvenuto ai rappresentanti del Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese di Appello di Benevento, chiamati con il loro impegno solerte e puntuale a collaborare con il nostro Tribunale.
Nella recente sessione della Conferenza Episcopale Pugliese del 9 dicembre scorso, i Vescovi hanno provveduto alle nuove nomine relative all’organico del Tribunale, ormai in scadenza da alcuni mesi. In quella sede i Presuli pugliesi hanno confermato nell’ufficio di Vicario Giudiziale Mons. Luca Murolo. Ciò non fa che ribadire i sentimenti di stima e di apprezzamento dell’episcopato pugliese per la sua persona, sempre prudente nel suo ministero di governo e zelante nel suo servizio al Tribunale. Nello stesso tempo sono stati confermati i precedenti Vicari aggiunti ai quali è stato affiancato un terzo Vicario nella persona di don Filippo Salvo, dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie. Così come sono stati confermati negli uffici i giudici, il difensore del vincolo e i patroni stabili precedentemente operanti. Don Antonio Neri, della diocesi di Molfetta, don Michele Di Nunzio, dell’Arcidiocesi di Foggia, e don Antonio Magnocavallo, della diocesi di Lungro, per motivi diversi hanno lasciato il loro ufficio di giudici. A loro giunga, a nome della Conferenza Episcopale Pugliese il più vivo ringraziamento per l’opera svolta in questa sede, in tanti anni di prezioso servizio.
La circostanza dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese regionale è certamente un momento privilegiato per leggere la situazione della cause di dichiarazione di nullità del matrimonio, così come fra poco farà il Vicario giudiziale, ma è, altresì, l’occasione per riflettere sulla bellezza e la profonda verità del matrimonio cristiano. A tal proposito, mi piace riportare quanto affermato dal Santo Padre nel suo recente discorso alla Rota Romana, il 29 gennaio scorso. «Occorre anzitutto riscoprire in positivo – afferma il Papa – la capacità che in principio ogni persona umana ha di sposarsi in virtù della sua stessa natura di uomo o di donna. Corriamo infatti il rischio di cadere in un pessimismo antropologico che, alla luce dell’odierna situazione culturale, considera quasi impossibile sposarsi … Non si possono confondere – continua Benedetto XVI – con la vera incapacità consensuale le reali difficoltà in cui versano molti, specialmente i giovani, giungendo a ritenere che l’unione matrimoniale sia normalmente impensabile e impraticabile. Anzi, la riaffermazione della innata capacità umana al matrimonio è proprio il punto di partenza per aiutare le coppie a scoprire la realtà naturale del matrimonio e il rilievo che ha sul piano della salvezza. Ciò che in definitiva è in gioco è la stessa verità sul matrimonio e sulla sua intrinseca natura giuridica». Questo è tanto più importante ribadirlo in un contesto culturale come il nostro che non aiuta le coppie ad apprezzare e a vivere in profondità la bellezza e la ricchezza della donazione reciproca e della comunione di vita, scelte “per sempre”.
A questo proposito il Pontefice annota: «Ovviamente alcune correnti antropologiche umanistiche, orientate all’autorealizzazione e all’autotrascendenza egocentrica, idealizzano talmente la persona umana e il matrimonio che finiscono per negare la capacità psichica di tante persone, fondandola su elementi che non corrispondono alle esigenze essenziali del vincolo coniugale. Dinanzi a queste concezioni, i cultori del diritto ecclesiale non possono non tener conto del sano realismo a cui faceva riferimento il mio venerato Predecessore (cfr Giovanni Paolo II, Allocuzione alla Rota Romana, 27.1.1997, n. 4, AAS 89 [1997], p. 488), perché la capacità fa riferimento al minimo necessario affinché i nubendi possano donare il loro essere di persona maschile e di persona femminile per fondare quel vincolo al quale è chiamata la stragrande maggioranza degli esseri umani».
Con questi auspici che faccio miei e che affido alla riflessione di tutti, rinnovo il mio ringraziamento per la vostra qualificata presenza.
+Francesco Cacucci
Presidente della C.E.P.
Relazione dell’attività dell’anno 2008
In occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2009
Cordialmente saluto e ringrazio tutti voi che, accogliendo l’invito, avete voluto partecipare a questa cerimonia di inaugurazione ufficiale dell’anno giudiziario del nostro Tribunale Regionale.
Saluto in modo particolare S. E. Mons. Francesco Cacucci, Presidente della Conferenza Episcopale Pugliese e Moderatore del Tribunale che rappresenta tutti i Vescovi della nostra Regione. Sento il bisogno e il dovere di esprimere a Lui e, tramite Lui a tutti i Vescovi la più viva gratitudine per l’apprezzamento del lavoro che si svolge nel Tribunale e la fiducia che hanno dimostrato nella conferma degli incarichi
Porgo il benvenuto tra noi al Reverendissimo Don Kemal Giovanni Kokona, Vicario giudiziale del Tribunale Interdiocesano (Nazionale) di Albania che ha sede in Scutari di cui il nostro Tribunale Pugliese, già dal 2004 con Decreto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, fu designato come sede di Appello. A don Giovanni Kokona affidiamo l’incarico di salutare S. E. Mons. Angelo Massafra, Arcivescovo di Scutari, il quale non ha potuto partecipare a questa cerimonia perché impegnato nella visita pastorale in diocesi.
Do il benvenuto all’Illustrissimo Prof. Avv. Paolo Moneta, Docente di Diritto Ecclesiastico e Canonico presso l’Università di Pisa e Presidente dell’Associazione Canonistica Italiana, il quale terrà la prolusione sul tema: “Valutazione delle prove, vicenda matrimoniale e giudizio di nullità”. Sin da ora gli esprimo il ringraziamento più cordiale.
Presento ora l’attività svolta dal nostro Tribunale Regionale durante l’anno 2007, con le cifre che riguardano il numero delle cause, i motivi per cui i fedeli della nostra regione hanno chiesto la dichiarazione di nullità del loro matrimonio e la durata delle convivenze coniugali. Lo faccio non per soddisfare la curiosità, ma per offrire ai responsabili pastorali e a coloro che hanno a cuore la famiglia motivi di riflessione in ordine agli orientamenti concreti da assumere.
2) Propongo alla vostra attenzione l’attività svolta dal nostro Tribunale Regionale durante l’anno 2008, con le cifre che riguardano il numero delle cause, i motivi per cui i fedeli della nostra regione hanno chiesto la dichiarazione di nullità del loro matrimonio e la durata delle convivenze coniugali. In tal modo intendo offrire ai responsabili pastorali e a coloro che a vario titolo sono impegnati per la famiglia nelle diocesi, nei consultori familiari e nella società civile. motivi di riflessione.
A) Nel 2008 sono stati introdotti 232 nuovi libelli(8 in più);
sono state concluse 254 cause( 9 in più del 2007);
ne sono state archiviate 32;
al 31 Dicembre 2008 risultano pendenti 633 cause
(al 31 Dicembre 2007 risultavano pendenti 687 cause)
179 si sono concluse affermativamente , cioè con la dichiarazione di nullità del matrimonio
75 si sono concluse negativamente , cioè con il riconoscimento della validità del matrimonio
- 77 per esclusione della indissolubilità;
- 50 per esclusione della prole;
- 49 per mancanza di usi di ragione, per difetto di discrezione di giudizio e per incapacità ad assumere gli obblighi coniugali, (iuxta can. 1095,n. 2 e n. 3);
- 12 per esclusione della fedeltà;
- 10 per timore;
- 4 per dolo;
- 2 per errore di qualità (iuxta can. 1097 § 2);
- 1 per difetto di forma canonica;
dai 232 libelli presentati nel 2008 risulta che 199 unioni matrimoniali sono durate tra 2 mesi e 10 anni.
Propongo una riflessione sui dati di questo ultimo decennio 1998 – 2008.
Il 1998 fu l’anno in cui da parte della Conferenza Episcopale Italiana fu data una nuova impostazione all’attività dei Tribunali ecclesiastici regionali in Italia con nuove Norme circa il regime amministrativo del Tribunali stessi e fu l’anno in cui mi fu affidato l’ufficio di Vicario giudiziale del Tribunale della nostra regione.
+ In questo decennio si è registrato un crescendo di introduzioni di libelli
Nel 1998: 300;
nel 1999: 267;
nel 2000: 284;
nel 2001: 311;
nel 2002: 266;
nel 2003: 275;
nel 2004: 244;
nel 2005: 251;
nel 2006: 264;
nel 2007: 224;
nel 2008: 232.
Si è passati da un picco di 311 del 2001 ad una flessione in assestamento intorno ai 220-230.
Alcune spiegazioni possono essere le seguenti:
1) la fiducia dei fedeli nella Chiesa;
2) la facilità di accesso al Tribunale per i fedeli intenzionati ad iniziare una causa di nullità poiché la CEI nel 1998 fissò il contributo (esiguo e quasi simbolico) dei fedeli per le spese processuali che attualmente è in Euro 500,00, e determinò l’onorario per gli avvocati, che attualmente è tra un minimo di Euro 1500,00 e un massimo di Euro 2850,00.
3) la presenza dei Patroni stabili che svolgono la consulenza e l’assistenza gratuitamente;
4) il senso di temerarietà di tanti nell’introdurre alcuni libelli ….a rischio.
+ Inoltre in questo decennio si è constatato che nel nostro Tribunale sono state emesse
1178 sentenze di nullità per la esclusione della indissolubilità,
412 per esclusione della prole,
319 per simulazione totale del consenso,
76 per esclusione della fedeltà.
Se a queste si sommano le sentenze negative: 499 per esclusione della indissolubilità, 367 per esclusione della prole, 316 per simulazione totale del consenso e 182 per esclusione della fedeltà, risulta con evidenza che certamente sono ancora tanti i giovani che si accostano al sacramento del matrimonio con superficialità, senza la volontà di assumere gli impegni duraturi con la volontà di impostare la vita su criteri di comodo, senza un progetto e una prospettiva procreativa.
+ In aumento sono anche i casi di immaturità e di incapacità psicologica che non ha reso tanti giovani capaci di valutare criticamente i diritti e i doveri coniugali e pertanto non sono stati messi in grado di essere responsabili negli impegni assunti col matrimonio.
Pertanto è opportuno che nella fase di preparazione dei giovani al matrimonio, che lodevolmente in tantissime parrocchie si svolge, si insista molto a rendere quei cosidetti “corsi per fidanzati” veri e propri itinerari in cui non soltanto siano date delle nozioni, ma ci sia una verifica di un cammino di evangelizzazione del matrimonio sacramento con l’accettazione “cordiale” dell’unità, della indissolubilità e della fedelt6agrave;.
E da parte dei parroci l’incontro previo, cioè il “processetto prematrimoniale” dovrebbe essere una preziosa occasione pastorale da valorizzare per conoscere le vere intenzioni dei nubendi, per chiarire, comprendere e perfezionare la preparazione.
Anche gli Operatori del Tribunale sono disponibili ad offrire alle Diocesi e ai Consultori familiari la possibilità di una collaborazione.
Tale collaborazione potrebbe essere realizzata non solo nella preparazione dei giovani al matrimonio, ma anche nel sostenere e promuovere le iniziative delle Commissioni diocesane per la Pastorale Familiare e dei Consultori familiari di ispirazione cristiana, in favore delle famiglie in difficoltà e delle persone separate o divorziate. Purtroppo gli sposi in crisi si allontanano dalla vita della comunità cristiana, per timore di essere rifiutati o comunque giudicati. Ad essi, invece, è necessario far percepire che la Chiesa si sente chiamata non ad esprimere un giudizio severo e distaccato, ma piuttosto ad immettere nelle pieghe di tanti drammi la luce della Parola di Dio, esigente, ma sempre vivificante, accompagnata dalla testimonianza della Sua misericordia. Tutti devono sentirsi, a loro volta, membra vive di una Chiesa dal volto materno.
I nubendi che manifestano dei problemi nella sfera psichica vanno particolarmente aiutati, specialmente con l’aiuto degli operatori specializzati dei consultori familiari a fare chiarezza, perché se si tratta di semplici difficoltà vanno sostenuti, ma se si tratta di vera incapacità il sacramento viene messo a rischio.
Il Papa Benedetto XVI nel Discorso, che ha tenuto il 29 Gennaio u.s. al Tribunale della Rota Romana in occasione dell’inaugurazione dell’ anno giudiziario, dopo aver richiamato l’attenzione sulla esigenza di trattare le cause con doverosa profondità richiesta dal ministero di verità e di carità, ricordando quanto già in passato aveva detto Giovanni Paolo II, ha ribadito in primo luogo la distinzione tra una maturità psichica, che sarebbe il punto di arrivo dello sviluppo umano e la maturità canonica, che è invece il punto minimo di partenza per la validità del matrimonio.
In secondo luogo, tra incapacità e difficoltà, in quanto solo l’incapacità, e non già la difficoltà a prestare il consenso e a realizzare una vera comunità di vita e di amore, rende nullo il matrimonio.
In terzo luogo, tra la dimensione canonistica della normalità, che ispirandosi alla visione integrale della persona umana, comprende anche moderate forme di difficoltà psicologica, e la dimensione clinica che esclude dal concetto di essa ogni forma di maturità e ogni forma di psicopatologia.
In fine, tra la capacità minima sufficiente per un valido consenso e la capacità idealizzata di una piena maturità in ordine ad una vita coniugale felice.
Il Papa ha ricordato che l’avverarsi di una incapacità psichica richiede, già al tempo del matrimonio, la presenza di una particolare anomalia psichica che perturbi gravemente l’uso di ragione, o la facoltà critica ed elettiva in relazione a gravi decisioni, particolarmente per quanto attiene la libera scelta dello stato di vita o che provochi nel contraente non solo una grave difficoltà, ma anche la impossibilità di far fronte ai compiti inerenti agli obblighi essenziali del matrimonio.
A tal proposito il Papa sottolinea il compito importante dei periti, che sono di aiuto ai giudici per accertare l’esistenza di una vera incapacità che è sempre una eccezione al principio naturale della capacità necessaria per comprendere, decidere e realizzare la donazione di se stessi dalla quale nasce il vincolo coniugale.
Nell’anno 2008 sono state decise 254 cause. E le cause pendenti che negli anni precedenti sono state:743 a fine 2006 e 687 a fine 2007, al 31 Dicembre del 2008 erano 633.
Ciò dimostra il generoso impegno dei giudici e degli uditori. Si sarebbe ottenuto un maggior risultato se avessero potuto dare il loro contributo di collaborazione piena i giudici don Michele Di Nunzio dell’Arcidiocesi di Foggia – Bovino e don Antonio Neri, della diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, entrambi chiamati a rendere un servizio presso la Santa Sede, come officiali, il primo presso la Congregazione per la Dottrina della Fede, il secondo presso la Congregazione per il Clero. Da settembre 2008 ha cessato la collaborazione come giudice Mons. Leonardo Erriquenz della Diocesi di Conversano Monopoli che ha presentato le dimissioni. Così pure il 2 Dicembre 2008 il Sac.Antonio Magnocavallo, della Diocesi di Lungro, parroco della Parrocchia S.Giovanni Crisostomo in Bari, dopo aver servito il nostro Tribunale per 33 anni, prima come Difensore del Vincolo e poi come Giudice (a tempo pieno), ha rassegnato le dimissioni per motivi di salute. A don Antonio Neri, a don Michele Di Nunzio, a Mons. Leonardo Erriquenz e a don Antonio Magnocavallo esprimo la cordiale gratitudine di tutti gli operatori del nostro Tribunale per il competente impegno e l’esempio di passione pastorale dimostrata in tanti anni di servizio.
Intanto sono venute a mancare delle unità nell’organico dei giudici e pertanto ho rivolto ai nostri Vescovi, che sono molto attenti alle esigenze del Tribunale, l’appello perché l’organico dei giudici sia integrato con altri sacerdoti competenti e disponibili.
Infatti dodici Giudici, un Uditore, un Patrono Stabile e otto Avvocati hanno partecipato il 24 e 25 Gennaio 2008 al Convegno di studio promosso dal Pontificio Consiglio per i testi legislativi in occasione del XXV anniversario della promulgazione del Codice.
Due giudici e un uditore hanno partecipato al III Corso residenziale di Diritto canonico applicato (Cause matrimoniali) che si è tenuto dal 26 al 29 agosto 2008 a Perugia, organizzato dalla Redazione di “Quaderni di Diritto Ecclesiale”.
Dieci Giudici, un Patrono Stabile, un Notaio e dieci Avvocati hanno partecipato al Congresso Nazionale di Diritto Canonico sul tema “La giurisprudenza della Rota Romana sul consenso matrimoniale (1908 – 2008)”, svoltosi a Loreto dal 9 al 12 Settembre 2008, organizzato dall’Associazione Canonistica Italiana.
Un Giudice e due addetti alla Cancelleria hanno partecipato al Convegno di studio sul tema: “La natura missionaria della Chiesa e la sua ricezione nel Codice di Diritto Canonico”, organizzato a Roma dalla Pontificia Università Urbaniana”, il 27 Novembre 2008.
L’ ATTIVITA’ DEL NOSTRO TRIBUNALE COME SEDE DI APPELLO PER IL TRIBUNALE NAZIONALE DI ALBANIA
Come già accennato, con Decreto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica del 23 Gennaio 2004 il nostro Tribunale Regionale fu designato come Tribunale di seconda istanza per le cause trattate in primo grado dal Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano (nazionale) di Scutari (Albania). Nel mese di Giugno 2008 il Vicario Giudiziale di quel Tribunale Sac. Giovanni Kemal Kokona ha trascorso una settimana a Bari per prendere contatti con gli Operatori di questo Tribunale e per uno scambio di idee. Nel mese di Novembre e di Dicembre del 2008 sono pervenute le prime due cause che sono in fase di studio e di esame per essere definite.
Anche per questo ulteriore lavoro che è già iniziato e che secondo gli accordi tra gli Ecc.mi Moderatori Mons. Cacucci, Arcivescovo di Bari e Mons. Angelo Massafra, Arcivescovo di Scutari, vuol essere una collaborazione di servizio tra Chiese sorelle, si rende necessaria la presenza di altre unità nell’organico dei giudici del nostro Tribunale.
Il titolare dell’Ufficio di Difensore del Vincolo è Mons. Felice Posa. Con lui hanno collaborato come difensori del Vincolo sostituti 2 sacerdoti e 6 laici. Tutti hanno svolto il loro compito con impegno e competenza.
In questo nuovo anno svolgerà l’ufficio di Difensore del Vincolo anche il dott. Giuseppe Albanese.
Anche nell’anno 2008 l’Ufficio di Promotore di Giustizia è stato svolto da Mons. Felice Posa e quando ciò è risultato incompatibile perché impegnato come “Difensore del Vincolo”, l’incarico di Promotore di Giustizia è stato svolto dal Sac. Ignazio Pansini.
I Patroni Stabili del nostro Tribunale sono stati l’avv. Franca Maria Lorusso e l’avvocato rotale Concetta Farinato. Poiché il numero dei fedeli che chiedono le consulenze e l’assistenza tecnica dei Patroni Stabili è abbastanza considerevole, il nostro Tribunale ha chiesto alla CEI la possibilità di nominare un terzo patrono stabile.
Voglio ancora ricordare, perché sia noto ai fedeli, che secondo il can. 1490 del Codice di Diritto Canonico e dell’art. 6 delle Norme della CEI “circa il regime amministrativo dei Tribunali Ecclesiastici Regionali Italiani e l’attività di patrocinio svolta presso gli stessi”, i Patroni Stabili fanno parte dell’organico del Tribunale.
Secondo le suddette Norme, ai Patroni Stabili i fedeli possono rivolgersi per ottenere la consulenza canonica circa la propria situazione matrimoniale e per avvalersi del loro patrocinio.
Il Patrono Stabile non riceve alcun compenso dai fedeli né per la consulenza, né per il patrocinio o la rappresentanza in giudizio perché alla retribuzione dei Patroni Stabili provvede il Tribunale, attingendo dalle risorse messe a disposizione dalla CEI.
I nostri Patroni Stabili durante l’anno 2008 hanno introdotto n. 46 libelli.
n. 118 a Bari, n. 30 a Foggia, n. 5 a Brindisi, n. 57 a Taranto, n.78 a Lecce.
Attualmente, i nostri Patroni Stabili tra le cause introdotte nel 2008 e quelle degli anni precedenti, stanno seguendo n. 77 cause l’avv. Concetta Farinato e n. 98 cause l’avv. Franca Maria Lorusso.
Nell’albo del nostro Tribunale sono iscritti gli avvocati residenti nella Regione Puglia: L’albo è costituito da 19 professionisti che hanno conseguito il titolo di Avvocato Rotale, da 51 Laureati in Diritto Canonico, da 11 Licenziati “vere periti” in Diritto Canonico e da 7 Licenziati in Diritto Canonico, ammessi “ad biennium” al fine di concedere la possibilità di conseguire il dottorato.
Il 13 Giugno 2008 è deceduto l’avv. Prof. Luca Troccoli, che tutti ricordiamo con stima e affetto per la sua competenza professionale e amabilità nel vivere il suo impegno professionale come servizio alla Chiesa.
Durante la celebrazione eucaristica lo abbiamo ricordati nella preghiera raccomandandolo al Signore.
Per quanto riguarda i costi delle cause, torno a ricordare, perché ne siano informati i parroci e tramite loro se ne faccia notizia, che già dal mese di marzo 2007 il contributo delle parti alle spese processuali è il seguente:
la parte attrice, che invoca il ministero del Tribunale, è tenuta a versare Euro 500,00 al momento della presentazione del libello; la parte convenuta non è tenuta
ad alcuna contribuzione, ove partecipi all’istruttoria senza patrocinio. Nel caso in cui nomini un patrono di fiducia o ottenga di usufruire dell’assistenza di un patrono stabile, è tenuta a versare Euro 250,00.
Il Consiglio Episcopale Permanente della CEI, nel mese di marzo 2007, ha stabilito che l’onorario per i Patroni di fiducia è determinato dal Preside del Collegio giudicante (e non dall’avvocato), tra un minimo di Euro 1.500,00 ed un massimo di Euro 2.850,00 (escluso IVA e ulteriori oneri, sostenuti dal Patrono, che non possono essere compresi in tali onorari).
Per quanto riguarda la durata delle cause, devo dire che, stando al numero di esse e alla disponibilità dei giudici, è non meno di due anni.
Certe volte i tempi si allungano quando, dovendo verificare la incapacità psicologica o psichica si rende necessaria la perizia di un perito d’ufficio, psichiatra o psicologo.
La Cancelleria è retta da don Vito Spinelli con la collaborazione di due “addetti alla Cancelleria” e da sette notai-attuari. Il lavoro svolto in cancelleria che consiste nell’assistenza ai giudici e nella attenzione a seguire tutte le pratiche dall’accettazione del libello fino alla spedizione di quanto è necessario alla sede del Tribunale di Benevento, oltre a soddisfare il rapporto con il pubblico e con gli avvocati, è veramente encomiabile.
Il nostro Tribunale ha il sito internet: www terpuglia.it visitando il quale si possono apprendere tutte le notizie utili riguardanti l’indirizzo della sede, l’organico del Personale che opera, l’elenco degli avvocati, il Regolamento del Tribunale e le Norme della CEI “circa il regime amministrativo dei Tribunali Ecclesiastici Regionali Italiani e l’attività di patrocinio svolta presso gli stessi”, le statistiche annuali, e le relazioni dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.
La sede del Tribunale è in Largo S.Sabino 1.
Mediante la funzione giudiziaria esercitata nelle cause di nullità di matrimonio siamo consapevoli di dimostrare l’amore pastorale che la Chiesa, in consonanza col suo ministero di verità, ha verso i fedeli che soffrono a causa di relazioni familiari difficili trovandosi in una situazione matrimoniale irregolare, dissonante col Vangelo, e, di conseguenza, mette a loro disposizione i suoi mezzi di salvezza.
Relazione al 31/12/2008
77 affermative
23 affermative
26 affermative
Esclusione del matrimonio stesso
Diocesi di provenienza delle 232 cause introdotte nell'anno 2008
Durata della convivenza matrimoniale delle coppie che hanno introdotto il libello nell’anno 2008