Source: https://www.pubblicidipendenti.it/anafi/2012/11/dipendenti-pubblici-illegittima-la-trattenuta-tfr-a-carico-del-lavoratore/
Timestamp: 2020-05-31 03:14:27+00:00
Document Index: 34328444

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'sentenza ', 'art. 37', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 37']

Dipendenti pubblici: illegittima la trattenuta TFR a carico del lavoratore « A.N.A.fi
Come noto, dal 1° gennaio 2011, in base a quanto disposto nel comma 10 dell’art. 12 del D.L. 31 maggio 2010 n.78, convertito con modificazioni nella L. 30 luglio 2010 n.122, è stata abrogata la disciplina dell’indennità di buonuscita per i dipendenti pubblici, con passaggio alla regolamentazione civilistica denominata “Trattamento di Fine Rapporto” (TFR), disciplinata dall’articolo 2120 del Codice Civile.
Con il passaggio al nuovo sistema di calcolo l’indennità TFR non viene più calcolata sul 9,6% dell’80% della retribuzione – ripartito tra 7,1% a carico dell’ente e 2,5% a carico del dipendente – ma sul 6,91% interamente a carico del datore di lavoro.
È accaduto però che, il prelievo del 2,5%, a causa della proverbiale inerzia della P.A. nel recepire le nuove disposizioni, favorita anche dall’assenza di un esplicito divieto da parte del legislatore, ha continuato ad essere praticato in diversi casi anche dopo il primo gennaio 2011.
Tale ritenuta spesso si trova all’interno della busta paga nella sezione Ritenute Previdenziali (voce “TFR DIP”) o simili, ed è comunque riconoscibile dalla percentuale applicata del 2,5%.
La Corte Costituzionale è stata pertanto chiamata a pronunciarsi sulla questione e nella sentenza n. 232, depositata l’ 11 ottobre 2012, ha ribadito quanto segue:
“…dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 12, comma 10, del d.l. n. 78 del 2010, nella parte in cui non esclude l’applicazione a carico del dipendente della rivalsa pari al 2,50% della base contributiva, prevista dall’art. 37, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1032 (Approvazione del testo unico delle norme sulle prestazioni previdenziali a favore dei dipendenti civili e militari dello Stato);”
In altre parole l’accantonamento TFR del 2,50% a carico del dipendente (la c.d. rivalsa TFR), per effetto della nuova norma, deve essere escluso dalle trattenute della busta paga.
Ne consegue che sono illegittime tutte le trattenute del 2,50% praticate dalle Amministrazioni Pubbliche a partire dal 1° gennaio 2011 e il dipendente, oltre a pretendere l’immediata cessazione di tale prelievo, può chiedere la restituzione delle somme indebitamente trattenute inoltrando una richiesta o una diffida all’amministrazione di appartenenza.
Queste le motivazioni della consulta sul punto:
“La premessa interpretativa del TAR per l’Umbria è, innanzitutto, corretta in punto di ricostruzione del quadro normativo, poiché la mancata espressa esclusione del permanere della trattenuta a carico del lavoratore non potrebbe indurre a far uso dell’argomento a silentio sia pure per perseguire un’interpretazione costituzionalmente orientata. Il perdurare del prelievo di cui si discute, infatti, oltre a derivare dall’astratta compatibilità fra il nuovo regime e la disciplina contenuta nel DPR n. 1032 del 1973, è avvalorato dal fatto che il citato art. 12, comma 10, non contiene affatto una disciplina organica sulle prestazioni previdenziali in favore dei dipendenti dello Stato, in grado di sostituirsi, in senso novativo, al d.P.R. n. 1032 del 1973, come del resto ritenuto dall’Amministrazione in sede applicativa.
Ciò posto, va osservato che fino al 31 dicembre 2010 la normativa imponeva al datore di lavoro pubblico un accantonamento complessivo del 9,60% sull’80% della retribuzione lorda, con una trattenuta a carico del dipendente pari al 2,50%, calcolato sempre sull’80% della retribuzione. La differente normativa pregressa prevedeva dunque un accantonamento determinato su una base di computo inferiore e, a fronte di un miglior trattamento di fine rapporto, esigeva la rivalsa sul dipendente di cui si discute.
Nel consentire allo Stato una riduzione dell’accantonamento, irragionevole perché non collegata con la qualità e quantità del lavoro prestato e perché – a parità di retribuzione – determina un ingiustificato trattamento deteriore dei dipendenti pubblici rispetto a quelli privati, non sottoposti a rivalsa da parte del datore di lavoro, la disposizione impugnata viola per ciò stesso gli articoli 3 e 36 della Costituzione.
14.1.— Va, quindi, pronunciata l’illegittimità costituzionale dell’art. 12, comma 10, del d.l. n. 78 del 2010, nella parte in cui non esclude l’applicazione a carico del dipendente della rivalsa pari al 2,50% della base contributiva, prevista dall’art. 37, comma 1, del d.P.R. n. 1032 del 1973.”
(FONTE: noiconsumatori.org)