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Timestamp: 2019-10-17 13:43:35+00:00
Document Index: 40836334

Matched Legal Cases: ['art. 40', 'art. 41', 'art. 299', 'art. 28', 'art. 16', 'art. 28', 'sentenza ']

Cassazione Penale, Sez. Unite, 18.09.2014, n. 38343 - Thyssenkrupp, Le posizioni di garanzia
Le posizioni di garanzia (originaria e derivata) in particolare nell’ambito delle organizzazioni complesse: datore di lavoro, dirigente, preposto (anche di fatto) e responsabile del servizio di prevenzione e protezione (punti 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21 in diritto)
PAROLE CHIAVE: Posizioni di garanzia – Datore di lavoro – Dirigente – Preposto – RSPP
Le Sezione Unite sono chiamate ad un approfondimento chiarificatore riguardante la delicata problematica della selettiva individuazione dei garanti nell’ambito delle organizzazioni complesse.
Le Sezioni Unite, chiamate ad un approfondimento chiarificatore in ordine alla delicata problematica della selettiva individuazione dei garanti nell’ambito delle organizzazioni complesse, nel riportarsi a quanto affermato da costante giurisprudenza e confermato dal legislatore, da ultimo, con il d.lgs. n. 81/2008, precisano che il sistema prevenzionistico è tradizionalmente fondato su diverse figure di garanti che incarnano distinte funzioni e diversi livelli di responsabilità organizzativa e gestionale.
La prima e fondamentale figura è quella del datore di lavoro, ovvero del soggetto che ha la responsabilità dell’organizzazione dell’azienda o dell’unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa. La definizione contenuta nel Testo Unico è simile a quella espressa nella normativa degli anni 90 ed a quella fatta propria dalla giurisprudenza e sottolinea il ruolo di dominus di fatto dell’organizzazione ed il concreto esercizio di poteri decisionali e di spesa. L’ampiezza e la natura dei poteri è ora anche indirettamente definita dall’articolo 16 che, con riferimento alla delega di funzioni, si occupa del potere di organizzazione, gestione, controllo e spesa.
Il dirigente costituisce il livello di responsabilità intermedio: è colui che attua le direttive del datore di lavoro, organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa, in virtù di competenze professionali e di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli; e dunque, nell’ambito del suo elevato ruolo nell’organizzazione delle attività, è tenuto a cooperare con il datore di lavoro nell’assicurare l’osservanza della disciplina legale nel suo complesso e, quindi, nell’attuazione degli adempimenti che l’ordinamento demanda al datore di lavoro. Tale ruolo è conformato ai poteri gestionali di cui dispone concretamente; ciò che rileva, quindi, non è solo e non tanto la qualifica astratta, ma anche e soprattutto la funzione assegnata e svolta.
Per ambedue le ultime figure occorre tener conto da un lato dei poteri gerarchici e funzionali che costituiscono base e limite della responsabilità; e dall’altro del ruolo di vigilanza e controllo. Si tratta di soggetti la cui sfera di responsabilità è conformata sui poteri di gestione e controllo di cui concretamente dispongono.
Dette definizioni di carattere generale subiscono specificazioni in relazione a diversi fattori, quali il settore di attività, la conformazione giuridica dell’azienda, la sua concreta organizzazione, le sue dimensioni.
Soprattutto in realtà complesse, nell’ambito dello stesso organismo può riscontrarsi la presenza di molteplici figure di garanti, pertanto l’individuazione della responsabilità penale non di rado passa attraverso un’accurata analisi delle diverse sfere di competenza gestionale ed organizzativa all’interno di ciascuna istituzione.
L’analisi dei ruoli e delle responsabilità viene tematizzata entro la categoria giuridica della posizione di garanzia, espressione che esprime l’obbligo giuridico di impedire l’evento che fonda la responsabilità in ordine ai reati commissivi mediante omissione, ai sensi dell’art. 40 cpv c.p. Questo classico inquadramento deve essere rivisitato; nella prassi, infatti, il termine “garante” viene ampiamente utilizzato in situazioni nelle quali si è in presenza di causalità commissiva e non omissiva; inoltre ha assunto un significato più ampio di quello originario, di cui occorre acquisire consapevolezza.
Il contesto della sicurezza del lavoro fa emergere con particolare chiarezza la centralità dell’idea di rischio: tutto il sistema è conformato per governare l’immane rischio, gli indicibili pericoli, connessi al fatto che l’uomo si fa ingranaggio fragile di un apparato gravido di pericoli. Il rischio categoricamente unico, naturalmente si declina concretamente in diverse guise in relazione alle differenti situazioni lavorative.
Dunque, esistono diverse aree di rischio e, parallelamente, distinte sfere di responsabilità che quel rischio sono chiamate a governare. Soprattutto nei contesti lavorativi più complessi, si è frequentemente in presenza di differenziate figure di soggetti investiti di ruoli gestionali autonomi a diversi livelli degli apparati ed anche con riguardo alle diverse manifestazioni del rischio; ne consegue che l’imputazione penale dell’evento va limitata al soggetto che viene ritenuto “gestore” del rischio. Pertanto, garante è il soggetto che gestisce il rischio.
Questa esigenza di delimitazione delle sfere di responsabilità va coordinata con il principio enunciato dall’art. 41 cpv c.p., in virtù del quale, così come confermato da giurisprudenza prevalente, il datore di lavoro è esonerato da responsabilità in caso di condotta abnorme del lavoratore, quando cioè il comportamento del dipendente presenti i caratteri dell’eccezionalità, dell’abnormità, dell’esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive organizzative ricevute, collocandosi in qualche guisa al di fuori dell’area di rischio definita dalla lavorazione in corso. Tale comportamento è “interruttivo” e, pertanto, giustifica l’esclusione dell’imputazione oggettiva dell’evento, non perché “eccezionale”, ma perché eccentrico rispetto al rischio lavorativo che il garante è chiamato a governare.
Riconosciuta la sfera di rischio come area che designa l’ambito in cui si esplica l’obbligo di governare le situazioni pericolose che conformano l’obbligo del garante, ne discende altresì la necessità di individuare concretamente la figura istituzionale che può essere razionalmente chiamata a governare il rischio medesimo e la persona fisica che incarna concretamente quel ruolo.
Le considerazioni sopra esposte trovano fondamento in alcune norme del d.lgs. n. 81/2008 che, sebbene contenute in un testo normativo successivo ai fatti, ripercorrono arresti della giurisprudenza e aiutano a capire come nasce e si conforma la posizione di garanzia, id est la responsabilità gestoria che, in caso di condotte colpose, può fondare la responsabilità penale.
Di grande interesse è l’art. 299 del Testo Unico, in base al quale l’acquisizione della veste di garante può aver luogo per effetto di una formale investitura, ma anche a seguito dell’esercizio in concreto di poteri giuridici riferiti alle diverse figure.
Un’ulteriore indicazione normativa per individuare in concreto i diversi ruoli deriva dall’art. 28 del Testo Unico, relativo alla valutazione dei rischi ed al documento sulla sicurezza, che costituisce una sorta di statuto della sicurezza aziendale: la valutazione riguarda “tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori”; il documento deve contenere la valutazione dei rischi, l’individuazione delle misure di prevenzione e protezione, l’individuazione delle procedure, nonché i ruoli che vi debbono provvedere, affidati a soggetti muniti di adeguate competenze e poteri.
Ne consegue che ruoli, competenze e poteri segnano le diverse sfere di responsabilità gestionale ed al contempo definiscono la concreta conformazione, la latitudine delle posizioni di garanzia, la sfera di rischio che deve essere governata.
Si tratta di una responsabilità originaria, generata dall’investitura formale o dall’esercizio di fatto delle funzioni tipiche delle diverse figure di garanti. Nell’individuazione del garante, soprattutto nelle istituzioni complesse, occorre partire dalla identificazione del rischio che si è concretizzato, del settore, in orizzontale, e del livello, in verticale, in cui si colloca il soggetto che era deputato al governo del rischio stesso, in relazione al ruolo che questi rivestiva.
L’investitura del garante, tuttavia, può essere non solo originaria, ma anche derivata, ovvero conferita mediante delega, istituto disciplinato dall’art. 16 del Testo Unico, in base al quale la delega – che per essere pienamente valida ed efficace deve essere specifica e conferire poteri di organizzazione, gestione, controllo e spesa ben definiti, ad un soggetto qualificato per professionalità ed esperienza –, nei limiti in cui è consentita dalla legge, opera la traslazione di poteri e responsabilità dal delegante, che se ne libera, al delegato che li assume a titolo derivativo.
Nell’ambito delle organizzazioni complesse, il ruolo di datore di lavoro compete a chi, nell’ambito dell’assetto gestionale della società (amministratore delegato, intero consiglio di amministrazione o singoli consiglieri di amministrazione delegati, anche in concorso tra loro), eserciti effettivamente i poteri decisionali, di organizzazione, gestione, controllo e spesa.
Ruolo di garanzia va altresì riconosciuto al dirigente, anche di fatto, laddove, dalle risultanze probatorie, emerga che questi, al di là della formale qualifica di dirigente, attui le direttive del datore di lavoro, organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa, in virtù di competenze professionali e di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, cooperando con il datore di lavoro nell’assicurare l’osservanza della disciplina legale nel suo complesso e, quindi, nell’attuazione degli adempimenti che l’ordinamento demanda al datore di lavoro.
Titolare di posizione di garanzia è anche il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, qualora si accerti che la mancata adozione di una misura precauzionale da parte del datore di lavoro è il frutto dell’omissione colposa di un suo compito professionale. Come noto il servizio di prevenzione e protezione ed il suo responsabile – scelti tra persone munite tutte di specifiche qualità e requisiti professionali adeguati ai bisogni dell’organizzazione –, seppur privi di autonomia decisionale, svolgono una delicata funzione di supporto informativo, valutativo e programmatico, collaborando con il datore di lavoro nell’individuazione e valutazione dei rischi, nonché nel proporre le misure preventive e protettive di cui all’art. 28 d.lgs. n. 81/2008. Sebbene i componenti del servizio di prevenzione e protezione non siano destinatari in prima persona di obblighi sanzionati penalmente e non svolgano un ruolo operativo, gestionale e decisionale, ma solo una funzione di mera consulenza, di supporto alle determinazioni del datore di lavoro, tuttavia l’assenza di sanzioni penali non è risolutiva per escludere il ruolo di garante, ciò che importa, infatti, è che i componenti del SPP siano destinatari di obblighi giuridici; e non può esservi dubbio che, con l’assunzione dell’incarico, essi assumano l’obbligo giuridico di svolgere diligentemente le funzioni assegnategli. D'altra parte, il ruolo svolto da costoro è parte inscindibile di una procedura complessa che sfocia nelle scelte operative sulla sicurezza compiute dal datore di lavoro. La loro attività può ben rilevare ai fini della spiegazione causale dell'evento illecito. Si pensi al caso del SPP che manchi di informare il datore di lavoro di un rischio la cui conoscenza derivi da competenze specialistiche. In situazioni del genere pare ragionevole pensare di attribuire, in presenza di tutti i presupposti di legge ed in particolare di una condotta colposa, la responsabilità dell'evento ai soggetti di cui parliamo. Una diversa soluzione rischierebbe di far gravare sul datore di lavoro una responsabilità che esula dalla sfera della sua competenza tecnico-scientifica. Ne consegue, in capo al RSPP, l'obbligo di svolgere in autonomia, nel rispetto del sapere scientifico e tecnologico, il compito di informare il datore di lavoro e di dissuaderlo da scelte magari economicamente seducenti ma esiziali per la sicurezza.
- sulle posizioni di garanzia: Cass. pen., sez. IV, del 06.02.2004, n. 4981 (sentenza “Galeazzi”), del 08.05.2012, n. 17074, del 23.11.2012, n. 49821, del 13.09.2013, n. 37738;
- sulla condotta abnorme: Cass. pen., sez. IV, del 13.11.1984, n. 2172, del 13.03.1986, n. 12381;
- sulla responsabilità del RSPP: Cass. pen., sez. IV, del 20.06.2008 n. 25288, del 26.04.2010 n. 16134, del 20.08.2010 n. 32195, del 27.01.2011 n. 2814, del 21.12.2012, n. 49821.
- R. Dubini, L’individuazione del datore di lavoro “effettivo”, in http://www.puntosicuro.it, 23.03.2012, n. 2822
- A. Guardavilla, L’RSPP che organizza la manutenzione e le emergenze è dirigente di fatto, in http://www.puntosicuro.it, 28.10.2014
- M. Prosseda, La responsabilità penale del RSPP, in Ambiente e sicurezza sul lavoro, 2014, n. 10, pp. 96-97
- A. Scarcella, Se più sono i “garanti”, tutti rispondono penalmente delle lesioni subite dall’infortunato, in Quotidiano ambiente e sicurezza, 2014, 7/8
- G. Porreca, L’individuazione del datore di lavoro nelle società di capitali, in http://www.puntosicuro.it, 23.06.2014