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Timestamp: 2020-08-14 14:28:39+00:00
Document Index: 145190802

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 325', 'art. 3', 'art. 640', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 125', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 13', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 15735 del 28/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15735 del 28/07/2016
Cassazione civile sez. VI, 28/07/2016, (ud. 26/05/2016, dep. 28/07/2016), n.15735
sul ricorso 9346-2015 proposto da:
C.F., D.B., DO.CA., elettivamente
domiciliati in ROMA, VIA CATTARO 28, presso lo studio dell’avvocato
PAOLA ANGOTTI, rappresentati e difesi dall’avvocato LEONARDO RANIA
avverso il decreto n. 437/2013 V.G. della CORTE D’APPELLO di SALERNO
dell’i /07/2014, depositata il 03/10/2014;
Il consigliere della Corte d’appello di Salerno designato ai sensi della L. n. 89 del 2001, art. 3 dichiarava improponibile la domanda di equa riparazione presentata da C.F., D.B. e Do.Ca., per non essere stata documentata la definitività della sentenza emessa all’esito del giudizio presupposto, svoltosi innanzi al Tribunale di Cosenza. L’opposizione ex art. 5-ter cit. Legge proposta dei ricorrenti era respinta dalla medesima Corte d’appello, in composizione collegiale, con decreto del 3.10.2014. A base della decisione la duplice circostanza che la copia della sentenza con l’annotazione della cancelleria, che ne attestava il passaggio in giudicato alla data dell’11.10.2012, era stata prodotta solo nella fase di opposizione, e che ad ogni modo tale attestazione non dimostrava il passaggio in giudicato, la cui verifica spettava al giudice e non al cancelliere. Nello specifico, rilevava la Corte salernitana, non era dato comprendere a quale data quest’ultimo avesse fatto riferimento nell’attestare il giudicato formale.
Per la cassazione di tale decreto C.F., D.B. e D.C. propongono ricorso, affidato a un solo motivo.
1. – Con l’unico motivo di ricorso i ricorrenti deducono la violazione o falsa applicazione di norme di diritto (ma vedi bene nello svolgimento della censura il richiamo, in particolare, alla L. n. 89 del 2001, art. 3, comma 4) e l’omesso esame di un fatto decisivo, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5.
La Corte d’appello, si sostiene, ha erroneamente respinto l’opposizione sull’inesatto presupposto che non risultasse alcuna attestazione del giudicato formatosi sulla sentenza del Tribunale di Cosenza, ma emergesse soltanto l’annotazione del deposito della sentenza stessa in cancelleria. Al contrario, nel fascicolo di parte erano state prodotte le copie conformi di detta sentenza, così come notificate al difensore della parte odierna ricorrente il 27.7.2012. Pertanto, tale decisione era divenuta definitiva con lo spirare del termine breve di cui all’art. 325 c.p.c., e la certificazione del cancelliere di passaggio in giudicato 1’11.10.2012 era corretta, al netto della sospensione feriale dei termini.
Infine, la Corte d’appello anzichè dichiarare improponibile la domanda avrebbe dovuto invitare la parte ricorrente ad integrare la documentazione, se ritenuta non sufficiente, ai sensi della L. n. 89 del 2001, art. 3, comma 4, che richiama l’applicazione dei primi due commi dell’art. 640 c.p.c. 2. – Il motivo è fondato.
L’esame diretto degli atti (cui questa Corte ha accesso trattandosi di verificare l’esistenza d’un error in procedendo) conferma la produzione della copia notificata della sentenza emessa all’esito del processo presupposto. Questa, insieme con la predetta certificazione di cancelleria, avrebbe consentito alla Corte territoriale di desumere l’avvenuto passaggio in giudicato della decisione.
Non solo, ma deve rimarcarsi, altresì, che soggiace al termine perentorio stabilito dalla L. n. 89 del 2001, art. 4 unicamente il deposito nella cancelleria della Corte d’appello adita di un ricorso avente i requisiti di cui all’art. 125 c.p.c., richiamato dall’art. 3, comma 1 cit. legge, non anche il deposito della relativa documentazione di sostegno, sia essa relativa ai requisiti di ammissibilità o di fondatezza della domanda. Pertanto, tale documentazione ben può essere prodotta per la prima volta nella fase di opposizione L. n. 89 del 2001, ex art. 5-ter indipendentemente dalla concessione di un apposito termine.
3. – Il decreto impugnato va dunque cassato con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Salerno, che provvederà sia a decidere la domanda nel merito sia a regolare le spese di cassazione.
4. – Rilevato che dagli atti il processo risulta esente dal pagamento del contributo unificato, non si applica il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.
La Corte accoglie il ricorso e cassa il decreto impugnato con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Salerno, che provvederà anche sulle spese di cassazione.