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Timestamp: 2020-04-10 13:54:45+00:00
Document Index: 106160351

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 375', 'art. 380', 'art. 76', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 54', 'art. 2697', 'art. 360', 'art. 54', 'art. 21', 'art. 41', 'art. 54', 'art. 360', 'art. 1', 'art. 36', 'art. 132', 'art. 118', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 54', 'art. 39', 'art. 12', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 12650 del 19/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12650 del 19/05/2017
Cassazione civile, sez. trib., 19/05/2017, (ud. 20/04/2017, dep.19/05/2017), n. 12650
sul ricorso 6642-2011 proposto da:
GEYMONAT SPA;
GEYMONAT SPA, elettivamente domiciliato in ROMA V.LE GIUSEPPE MAZZINI
avverso la sentenza n. 102/2010 della COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST. di
LATINA, depositata il 21/01/2010;
20/04/2017 dal Consigliere Dott. LAURA TRICOMI.
1. L’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione fondato su quattro motivi avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio, sezione distaccata di Latina, n.102/39/10, depositata il 21.01.2010 e non notificata, che ha confermato la decisione di primo grado con la quale era stato accolto il ricorso proposto dalla società Geymonat SPA (di seguito la società) avverso l’avviso di accertamento n. (OMISSIS) emesso per il recupero a tassazione di costi relativi ad operazioni soggettivamente inesistenti per l’anno di imposta 1999, negandone la detrazione ai fini IVA.
3. Il giudice di appello ha affermato che la pretesa erariale avrebbe dovuto fondare su elementi e prove certe che, nel caso in esame, non sussistevano, chiarendo di non condividere l’assunto dell’Ufficio in ordine alla inesistenza delle fatturazioni fatte dalla AMTOR PHARMA in favore della società e di non ritenere provata la inesistenza della società AMTOR PHARMA.
Ha affermato che non era censurabile l’operato della contribuente, relativo all’emissione di autofattura che, senza effettivo movimento finanziario per l’IVA, aveva contabilizzato l’IVA dell’autofattura nel registro IVA/vendite, maturando il diritto alla detrazione dell’imposta con registrazione nel registro acquisti, poichè si sostanziava in una partita di giro.
4. Il ricorso è stato fissato dinanzi all’adunanza in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c., e art. 380 bis 1 c.p.c. il primo come modificato ed il secondo introdotto dal D.L. 31 agosto 2016, n.168, conv. in L. 25 ottobre 2016, n. 197.
1.1. La ripresa a tassazione ha riguardato i costi relativi ad un contratto stipulato dalla contribuente con la società austriaca AMTOR in data 08.03.1999 avente ad oggetto: a) la cessione da AMTOR alla società del marchio e del know how per la produzione della sostanza diosmina e del prodotto farmaceutico contenente diosmina e registrato come “(OMISSIS)”, per il corrispettivo di Euro 2.500.000 (da pagarsi quanto ad Euro 500.000 alla data del 01.01.1999 ed altre cinque rate costanti di Euro 400.000 a partire dal 01.05.2000); b) l’obbligo della società di acquistare per cinque anni da AMTOR o da altra società da questa nominata, il 50% della diosmina necessaria per produrre il farmaco, con un minimo di due tonnellate all’anno, al prezzo di Euro.129,10 al kg.
1.3. Con il rilievo A), concernente i costi relativi al marchio (OMISSIS) ed al know how di produzione, l’Ufficio ha dato conto di avere accertato, con la collaborazione degli organi austriaci collaterali, che la AMTOR: a) era società che non svolgeva alcuna attività in Austria; b) era interamente posseduta dalla società THORNBRIDGE CORPORATIONS, residente nelle (OMISSIS), paese incluso nella lista dei cd. paradisi fiscali; c) risultava avere cessato la sua attività dopo l’intervento delle autorità austriache connesso all’indagine.
1.3. Con il rilievo B), concernente il prezzo per l’acquisto della diosmina, di molto superiore al prezzo di mercato, che si attestava su Euro 67,14 al kg. in libera contrattazione, l’Ufficio ha ritenuto che il maggior costo a favore della AMTOR fosse imputabile a corrispettivo occulto della transazione principale relativa all’acquisto del marchio e del know how ed ha negato la deducibilità dal reddito ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 76, comma 7, nonchè la relativa detrazione IVA, trattandosi di costo afferente ad operazione soggettivamente inesistente.
2.2. Con il primo motivo, riferito al rilievo A), si denuncia la motivazione insufficiente in ordine ad un fatto decisivo e controverso per il giudizio (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), costituito dalla natura fittizia della AMTOR PHARMA (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), sulla considerazione che la CTR avrebbe obliterato numerosi fatti emersi in sede di verifica all’esito delle indagini svolte dall’Autorità austriaca e trasfusi nell’accertamento, limitandosi ad esprimere la non condivisione dell’assunto dell’Ufficio, ad affermare che la società AMTOR PHARMA “esiste ed ha una precisa sede e collocazione” (così testualmente in sentenza) e non vi era prova certa della sua inesistenza e, da ultimo, a richiamare la decisione di primo grado senza illustrare – sia pure sinteticamente le ragioni della condivisione.
2.3. Con il secondo motivo, sempre riferito al rilievo A), si denuncia la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 e degli artt. 2727 e 2729 c.c., nonchè dell’art. 2697 c.c. (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) da parte della CTR laddove ha affermato che la pretesa erariale si deve fondare su elementi e prove certe, sia in merito alla inesistenza della società AMTOR PHARMA che delle fatturazioni oggetto di contestazione, escludendone la ricorrenza nel caso di specie. A parere della ricorrente, nel caso di contestazione di operazioni soggettivamente inesistenti, l’Amministrazione non deve fornire la prova piena dell’inesistenza, ma può limitarsi a fornire un supporto probatorio costituito da presunzioni gravi, precise e concordanti ai sensi del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, con inversione dell’onere della prova a carico del contribuente circa la effettiva esecuzione delle operazioni esposte in fattura.
2.4. Con il terzo motivo, sempre in relazione al rilievo A), si denuncia la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 533 del 1972, artt. 17 e 19, art. 21, comma 7, art. 41, commi 4 e 6, e art. 54 (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), laddove la CTR ha affermato che l’autofatturazione costituiva una partita di giro e rendeva infondate le doglianze. Secondo la ricorrente tale affermazione è errata in quanto l’emissione di autofattura non garantisce affatto il diritto di contabilizzare la fattura in detrazione, poichè ciò è possibile solo se gli obblighi sostanziali siano stati soddisfatti, con la conseguenza che se l’autofattura è riferita ad un’operazione soggettivamente inesistente non può essere riconosciuta la detrazione del relativo costo.
2.5. Con il quarto motivo, in relazione al rilievo B) si denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 1, comma 2, e art. 36, comma 2, n. 4, dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e art. 118 disp. att. c.p.c. (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), lamentando che su detto rilievo la CTR si sia espressa con una motivazione inesistente o apparente, avendo semplicemente affermato “… le doglianze dell’appellante sono infondate e devono essere respinte anche per quanto concerne il punto B) dell’accertamento” (così in sentenza), in modo apodittico, inidoneo a dare contezza delle ragioni della decisione.
3.3. La sentenza della CTR non può nemmeno ritenersi legittimamente motivata per relationem, secondo i condivisi canoni esplicati da questa Corte con la sentenza n. 14786/2016, per avere il giudice d’appello, fatto propria la pronuncia di primo grado, con la affermazione “L’appellante in questa sede ripropone le stesse affermazioni già disattese dai primi giudici con ampia e diffusa motivazione, sicchè la decisione e la motivazione di 1^ grado non meritano censure e vanno confermate, mentre l’appello va respinto” (fol. 4 della sent. imp.).
4.1. Il secondo ed il terzo motivo possono essere trattati congiuntamente per connessione, poichè si riferiscono alla medesima ripresa per operazioni soggettivamente inesistenti; sono fondati e vanno accolti.
4.2.1. Osserva la Corte che, qualora l’Amministrazione finanziaria contesti al contribuente l’indebita detrazione di fatture ai fini IVA ed IRPEG, in quanto relative ad operazioni inesistenti, spetta all’Ufficio fornire la prova che l’operazione commerciale, oggetto della fattura, non è mai stata posta in essere, ovvero non è stata posta in essere tra i soggetti indicati nella fattura, indicando gli elementi anche indiziari sui quali si fonda la contestazione anche in merito alla conoscenza ovvero alla conoscibilità della fittizietà delle operazioni da parte del cessionario/committente che richiede la detrazione, mentre è onere del contribuente dimostrare la fonte legittima della detrazione o del costo altrimenti indeducibili e la sua mancanza di consapevolezza di partecipare ad un’operazione fraudolenta, non essendo sufficiente, a tal fine, la regolarità formale delle scritture o le evidenze contabili dei pagamenti, in quanto si tratta di dati e circostanze facilmente falsificabili (cfr. Cass. sent. n. 428/2015, n. 28683/2015, n.12802/2011).
4.2.3. Di recente la Corte europea ha ulteriormente approfondito tali temi ed ha affermato che “Le disposizioni della sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari – Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, come modificata dalla direttiva 2002/38/CE del Consiglio, del 7 maggio 2002, devono essere interpretate nel senso che esse ostano a una normativa nazionale, quale quella di cui al procedimento principale, che neghi a un soggetto passivo il diritto di detrarre l’imposta del valore aggiunto dovuta o assolta per beni che gli sono stati ceduti sulla base dei rilievi che la fattura è stata emessa da un soggetto che deve essere considerato, con riferimento ai criteri previsti da tale normativa, un soggetto inesistente e che è impossibile identificare il vero fornitore dei beni, tranne nel caso in cui si dimostri, alla luce di elementi oggettivi e senza esigere dal soggetto passivo verifiche che non gli incombono, che tale soggetto passivo sapeva o avrebbe dovuto sapere che detta cessione si iscriveva in un’evasione dell’imposta sul valore aggiunto, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare.” (Corte Giust. 22.10.2015, C-277/14).
4.2.4. Ciò premesso, non può revocarsi in dubbio che l’Amministrazione possa assolvere al suo onere probatorio anche mediante presunzioni, come espressamente prevede, per l’IVA, il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, comma 2 (analoga previsione è contenuta, per le imposte dirette, nel D.P.R. n. 917 del 1986, art. 39, comma 1, lett. d), e mediante elementi indiziari (cfr. Cass. 21953/07; Cass. 9108/12; 15741/12, in motivazione; 23560/12; 27718/13; 20059/2014; nello stesso senso C. Giust. 6.7.06, C- 439/04, C. Giust., 21.2.06, C-255/02; C. Giust. 21.6.12, C -80/11; C. Giust. 6.12.12, C285/11; C. Giust. 31.1.13, C-642/11).
4.3.1. Per quanto riguarda l’esercizio del diritto a detrazione va, inoltre, ribadito – secondo una giurisprudenza costante della Corte di Giustizia – che il principio fondamentale della neutralità dell’IVA esige che la detrazione dell’IVA pagata a monte venga riconosciuta se sono soddisfatti i requisiti sostanziali, quand’anche taluni requisiti formali siano stati disattesi dal soggetto passivo, e che i requisiti sostanziali del diritto a detrazione sono quelli che stabiliscono il fondamento stesso e l’estensione di tale diritto, come quelli previsti nel capo 1 del titolo 10^ della direttiva IVA, intitolato “Origine e portata del diritto a detrazione”, mentre i requisiti formali del suddetto diritto disciplinano le modalità e il controllo dell’esercizio del diritto medesimo nonchè il corretto funzionamento del sistema dell’IVA, come nel caso degli obblighi di contabilità, di fatturazione e di dichiarazione (C. Giust. 28.07.2016, C-332/15, punto 45 e 47 e la giurisprudenza ivi cit.)
4.3.2. Tali principi trovano necessariamente applicazione anche in caso di autofatturazione, giacchè le relative registrazioni, anche nel caso di “reverse charge”, assolvono una funzione sostanziale, in quanto, compensandosi a vicenda, con l’assunzione del debito avente ad oggetto l’IVA a monte e la successiva detrazione dell’IVA a valle, comportano che non permanga alcun debito nei confronti dell’Amministrazione, e consentono i controlli e gli accertamenti fiscali sulle cessione successive (cfr. Cass. n. 24022/2013).
7.2. Con l’unico motivo di ricorso incidentale condizionato si denuncia la omessa pronuncia in merito alla denuncia, proposta sia in primo che secondo grado, di violazione della L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, per essere stato notificato l’avviso di accertamento, a seguito della notifica del pvc, prima che fosse decorso il termine dilatorio di sessanta giorni previsto dalla indicata normativa, senza che ricorressero ragioni di particolare urgenza del termine (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4).
7.3. Il motivo è fondato e va accolto, poichè sul punto non si ravvisa alcuna pronuncia da parte della CTR.
8.1. In conclusione, il ricorso principale va accolto su tutti i motivi ed anche il ricorso incidentale va accolto; la sentenza impugnata va cassata e, non potendo decidersi nel merito, la causa va rinviata alla CTR del Lazio in diversa composizione per il riesame alla luce dei principi espressi e la compiuta motivazione, nonchè per la statuizione sulle spese del giudizio di legittimità.
– accoglie il ricorso principale su tutti i motivi ed il ricorso incidentale; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR del Lazio in diversa composizione per il riesame alla luce dei principi espressi e la compiuta motivazione, nonchè per la statuizione sulle spese del giudizio di legittimità.