Source: http://www.noveladisalerno.it/crescent-udienza-di-fuoco-i-giudici-del-tar-la-decisione-tra-10-gioni/
Timestamp: 2019-11-20 08:46:12+00:00
Document Index: 95787391

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art.1', 'art. 1', 'art.1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 167', 'art. 151', 'art. 243', 'art. 243', 'art. 227', 'art. 2', 'art. 136', 'art. 161', 'art. 228', 'art. 228', 'art. 3', 'art. 186', 'art. 151', 'art. 243', 'art. 222', 'art. 222', 'art. 195', 'art. 222', 'art. 228', 'art. 151', 'art. 243', 'art. 222', 'art. 228', 'art. 3', 'art.1', 'sentenza ']

Crescent, udienza di fuoco. I giudici del Tar: “La decisione tra dieci giorni” | noVeladiSalerno.it
“Il Cps 1, ovvero il Comparto di Santa Teresa, è inattuabile, inoltre il Pua, per come è stato articolato, di fatto è una Variante sostanziale. E non può aver certo valore di titolo abilitante a costruire. Il Comune ha poi messo al bando un’area che non era ancora tutta in suo possesso”. Chiusura sulle volumetrie e sulle nuove perizie: “Per far tornare i conti sono stati computati circa 2.700 metri di spiaggia e 1.700 di mare. Che altro aggiungere”.
In pieno stile british l’intervento dell’avvocato Brancaccio, che si è fermato più sulla legittimità dei ricorsi e dei ricorrenti, che sul merito delle questioni, calcando molto la mano contro il Comitato No Crescent: “Chi è il Comitato No Crescent? Quattro amici al bar che si riuniscono e decidono di associarsi con il solo fine di combattere il Crescent. Non siete nessuno, non siete legittimati a ricorrere”. Maggior rispetto per Italia Nostra, l’associazione ambientalista viene però accusa di aver ripreso gli stessi ricorsi del Comitato che secondo Brancaccio restano inammissibili. Sull’operato della Sovrintendenza il difensore del Comune sottolinea rapidamente la legittimità dei suoi atti. Infine una sassata contro la Provincia ed il Ptpc: “Il piano territoriale provinciale non esiste, mi ricorda la vecchina che a 90 anni deve ancora aspettare”.
“Sarò breve”, ha esordito l’avvocato Lentini, difensore della Crescent srl, ed ultimo a parlare. Il suo, però, è stato l’intervento più lungo ed estenuante di tutti. Un intervento dove nella sostanza si è convenuti sul fatto che sia stato acquistato anche un po’ di mare, che l’operazione Crescent è un po’ anche progetto di finanza e che i suoi assistiti hanno investito 25 milioni di euro tra diritti edificatori ed oneri di urbanizzazione, rischiando la stessa sopravvivenza imprenditoriale. In realtà la Crescent srl non rischia una lira: il contratto di compravendita approvato dalla giunta comunale il 10 dicembre 2010 (delibera 1347) prevede che se qualche giudizio dovesse dare torto al Comune, quelli della Crescent srl riavranno indietro i soldi versati per i diritti edificatori. Inoltre gli saranno risarciti anche i lavori già effettuati nella realizzazione del mega condominio (leggi). Insomma un contratto a rischio zero, per i privati.
Per fortuna i giudici del Tar hanno già letto tutte le carte: scripta manent, verba volant. E stamattina di parole ne sono volate anche troppe.
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Posted in No Crescent by Redazione 8 Comments
8 Responses to "Crescent, udienza di fuoco. I giudici del Tar: “La decisione tra dieci giorni”"
A CARLEeee leggiti quello che dice la Corte dei Conti e che qualcuno ha tenuto nascosto per evitare una figuraccia. Il Comune è sull’orlo del baratro finanziario ma tanto c’è il Crescent e le Luci degli artisti di Pomigliano
Del/Pronuncia n. 381/2011
Pres. di Sezione Vittorio Lomazzi	Presidente
Cons. Silvano Di Salvo
Cons. Tommaso Viciglione Relatore
Cons. Corradino Corrado
Cons. Francesco Uccello
Cons. Laura Cafasso
ha adottato la seguente deliberazione nell’adunanza del 28 giugno 2011:
Vista la legge costituzionale 18 ottobre 2001 n°3;
Vista la legge 5 giugno 2003 n°131, recante disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001 n°3;
Visto il r.d. 12 luglio 1934, n°1214 e le successive modificazioni ed integrazioni, recante l’approvazione del testo unico delle leggi sulla Corte dei conti;
Vista la legge 14 gennaio 1994 n°20, recante disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti;
Visto il regolamento per l’organizzazione delle funzioni di controllo della Corte dei conti, approvato dalle Sezioni riunite con deliberazione n°14/DEL/2000 del 16 giugno 2000 e successive modificazioni;
Vista, in particolare, la deliberazione n°229 del Consiglio di Presidenza della Corte dei conti, approvata in data 19 giugno 2008 ai sensi dell’art. 3, comma 62, della legge 24 dicembre 2007 n°244;
VISTO il Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, approvato con decreto legislativo 18 agosto 2000 n°267 e successive modifiche e integrazioni;
VISTO l’art.1, commi 166 e seguenti, della legge 23 dicembre 2005 n°266;
VISTA la relazione al rendiconto 2007, trasmessa dall’Organo di revisione economico-finanziaria del Comune di Salerno ed acquisita agli atti col prot. n°229 in data 14/01/2009;
VISTA la relazione al rendiconto 2008, trasmessa dal predetto Organo di revisione eco-nomico-finanziaria, acquisita agli atti col prot. n°8801 in data 30/12/2009;
VISTA la relazione al rendiconto 2009 ed una sua successiva integrazione, trasmesse dal predetto Organo di revisione economico-finanziaria, acquisite agli atti, rispettivamente, col prot. n°208 in data 14/01/2011 e col prot. n°619 in data 03/02/2011;
VISTA la relazione al bilancio di previsione 2009, trasmessa dal predetto Organo di revi-sione economico finanziaria, acquisita agli atti col prot. n°5458 in data 06/08/2009;
VISTA la relazione al bilancio di previsione 2010, trasmessa dal predetto Organo di revi-sione economico finanziaria, acquisita agli atti col prot. n°6942 in data 03/11/2010;
VISTE le richieste formulate dal magistrato p.t. incaricato dell’istruttoria, con le note: n° 7496 in data 11 novembre 2009, n°4414 in data 07 luglio 2010, n°6032 in data 27 settembre 2010, n°7511 in data 24 novembre 2010, n°738 in data 08 febbraio 2011 ed un’ulteriore nota integrativa in data 22 marzo 2011;
VISTI gli atti e la documentazione inviati a riscontro di dette note dal Collegio dei revisori;
VISTA la richiesta di attivazione della procedura ex art. 1, comma 168, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 – corredata da motivata proposta di deferimento, trasmessa all’Ente – formulata dal predetto magistrato incaricato;
VISTA l’ordinanza del Presidente della Sezione regionale di controllo n°30 del 07/06/2011 – trasmessa all’Ente, unitamente alla predetta proposta di deferimento, in data 07/06/2011 – con la quale la Sezione è stata convocata in adunanza ai fini di un’eventuale pronuncia ai sensi dell’art.1, comma 168, della legge 23 dicembre 2005 n. 266;
VISTI gli atti e la documentazione inviati dal Comune di Salerno a riscontro di detta or-dinanza;
UDITI, in particolare, nell’adunanza del 28 giugno 2011, il magistrato relatore, nonché il Sindaco Dott. Vincenzo De Luca, assistito dall’Assessore al Bilancio Dott. Alfonso Buonaiuto, dal Responsabile del Settore economico – finanziario Dott. Luigi Della Greca e accompagnato dai componenti del Collegio dei revisori (Dott. Antonio Sanges, Dott. Matteo Cuomo, Dott. Luigi Marra).
Il Collegio dei revisori dei conti del Comune di Salerno (SA) inviava a questa Sezione, in ottemperanza a quanto stabilito dall’art. 1, comma 166, della legge 23 dicembre 2005 n°266, la relazione – questionario sul rendiconto 2007 (assunta al protocollo di questa Sezione in data 14 gennaio 2009, al n° 229), la relazione – questionario sul rendiconto 2008 (assunta al protocollo di questa Sezione in data 30 dicembre 2009, al n° 8801), la relazione – questionario sul rendiconto 2009 ed una sua successiva integrazione (assunte al protocollo di questa Sezione, rispettivamente, in data 14 gennaio 2011, al n° 208 ed in data 03 febbraio 2011, al n° 619), la relazione – questionario sul bilancio di previsione 2009 (assunta al protocollo di questa Sezione in data 06 agosto 2009, al n° 5458) e, successivamente alla Delibera di inottemperanza n° 193 del 21 ottobre 2010, la relazione – questionario sul bilancio di previsione 2010 (assunta al protocollo di questa Sezione in data 03 novembre 2010, al n° 6942).
In sede di esame dei questionari, emergevano elementi critici, in considerazione dei quali venivano trasmesse al Sindaco, al Dirigente del Servizio Economico – Finanziario ed al Presidente dell’Organo di Revisione economico – finanziaria, la nota n° 7496, in data 11 no-vembre 2009 (sul bilancio di previsione 2009), la nota n°4414, in data 07 luglio 2010 e la nota n° 6032, in data 27 settembre 2010 (sul bilancio di previsione 2009, sul rendiconto 2007 e sul rendiconto 2008), la nota n° 7511, in data 24 novembre 2010 (sul bilancio di previsione 2010), la nota n° 738, in data 08 febbraio 2011 (sul rendiconto 2009) ed un’ulteriore nota integrativa in data 22 marzo 2011 (sul bilancio di previsione 2010, sul rendiconto 2007, sul rendiconto 2008 e sul rendiconto 2009), con le quali venivano richiesti chiarimenti, corredati dall’opportuna documentazione, in ordine a vari aspetti della gestione, come emergenti dalle indicazioni contenute nei suindicati questionari.
A riscontro delle citate note istruttorie pervenivano la nota del 3 dicembre 2009 (acquisita al protocollo di questa Sezione con n° 8099 in data 4/12/2009) sul bilancio di previsione 2009, la nota del 7 dicembre 2009 (acquisita al protocollo di questa Sezione con n° 8330 in data 14/12/2009) sul bilancio di previsione 2009, la nota del 3 settembre 2010 (acquisita al protocollo di questa Sezione con n° 5554 in data 9/09/2010) sul bilancio di previsione 2009, sul bilancio di previsione 2008, sul rendiconto 2007 e sul rendiconto 2008, la nota dell’ 11 novembre 2010 (acquisita al protocollo di questa Sezione con n° 7357 e n° 7358 in data 18/11/2010) sul bilancio di previsione 2009, sul bilancio di previsione 2008, sul rendiconto 2007 e sul rendiconto 2008, la nota del 17 dicembre 2010 (acquisita al protocollo di questa Sezione con n° 7966 in data 22/12/2010) sul bilancio di previsione 2010, la nota del 22 dicembre 2010 (acquisita al protocollo di questa Sezione con n° 8166 in data 22/12/2010) sul bilancio di previsione 2010, la nota del 23 febbraio 2011 – acquisita al protocollo di questa Sezione con n° 1262 in data 25/02/2011 (fax) e con n°1318 in data 1/03/2011 (originale) – sul rendiconto 2009, la nota del 29 marzo 2011 (acquisita al protocollo di questa Sezione con n° 1864 in data 30/03/2011) sul bilancio di previsione 2010, sul rendiconto 2007, sul rendiconto 2008 e sul rendiconto 2009, nonché la nota integrativa del 14 aprile 2011 (acquisita al protocollo di questa Sezione con n° 2032 in data 15/04/2011) sul bilancio di previsione 2009, sul bilancio di previsione 2008, sul rendiconto 2007 e sul rendiconto 2008.
Con le predette comunicazioni – con le quali venivano forniti chiarimenti in ordine alle richieste formulate dal magistrato incaricato – si facevano tenere, in particolare, precisazioni, nonché segnalazioni di taluni errori materiali di trascrizione e di compilazione (opportunamente rettifi-cati), le quali consentivano di superare alcuni dei rilievi mossi. Tuttavia, permanevano perples-sità su taluni aspetti gestionali, in ordine alle quali il magistrato incaricato riteneva di dover chiedere l’esame collegiale della Sezione, al fine di verificare, nella pienezza del contraddittorio, le criticità gestionali rilevate, mediante adozione di specifica pronuncia, ai sensi dell’art. 1, comma 168, della legge 23.12.2005, n. 266. Infatti dette criticità apparivano, a detto magi-strato, concretare, nel loro complesso, comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria, suscettibili anche di incidere negativamente sugli equilibri di bilancio dell’Ente.
Con nota n° 2740 del 21/06/2011 l’Ente formulava le proprie controdeduzioni in ordine alle censure di cui al disposto deferimento (nel corpo della presente pronuncia indicate semplice-mente come “controdeduzioni”).
In sede di adunanza pubblica, terminata l’esposizione, da parte del magistrato relatore, delle criticità emerse nella fase istruttoria, prendeva la parola il Ragioniere Capo, Dott. Luigi Della Greca, il quale, in particolare, nel rappresentare che era stato dato avvio al monitoraggio rela-tivo all’accertamento dei residui attivi e passivi ed alle ragioni del loro mantenimento in bilancio, dava atto dei rilievi mossi dalla Corte, dei quali precisava si sarebbe tenuto conto in sede di bilancio di previsione 2011, anche per ciò che concerne il corretto uso dei conti d’ordine. Quanto alla cassa, il Dott. Della Greca precisava che l’Ente aveva incontrato difficoltà sia sotto il profilo degli accreditamenti delle somme relative ai trasferimenti ad opera di Stato e Regione, sia sotto quello della tempistica della riscossione coattiva dei ruoli, affidata alla concessionaria Equitalia, ragioni per le quali, dovendosi far fronte alle spese obbligatorie, l’ Amministrazione aveva dovuto far ricorso allo strumento dell’anticipazione di tesoreria. Al riguardo, il Ragioniere Capo precisava che le anticipazioni ricevute nel 2009 erano state interamente restituite e che risultava in fase di completamento un sistema procedurale informatico che avrebbe dovuto consentire, in futuro, una diversa e migliore gestione della riscossione. Prendeva, poi, la parola il Sindaco Dott. Vincenzo De Luca, il quale, in particolare, nel confermare la disponibilità collaborativa nei confronti della Corte dei Conti, evidenziava il clima di estrema difficoltà in cui l’Amministrazione aveva ad operare e, a fronte del quale, l’Ente aveva inteso proporsi, in via prospettica, tre obiettivi strategici:
-	opere pubbliche competitive per l’economia (circa 102 cantieri);
-	livelli di investimenti elevati su obiettivi di “sicurezza” a ridosso dell’area napoletana;
-	solidarietà a totale carico del bilancio comunale a sostegno di specifiche categorie: an-ziani e fasce minorili disagiate.
Il Sindaco faceva, inoltre, presente che l’Ente aveva subito un taglio di risorse di circa 10 milioni di euro, con ricadute in termini di dinamiche di bilancio e di incertezza circa la tenuta della società amministrata e la sua governabilità; precisava poi, sul fronte interventi, che risultano programmate operazioni di alienazione del patrimonio strategico immobiliare; confermava il progressivo rallentamento del flusso dei trasferimenti da parte dello Stato e l’inevitabilità del ri-corso alle anticipazioni di tesoreria, al fine di scongiurare il rischio di perdita dei finanziamenti europei, di ottemperare ai decreti ingiuntivi notificati e di impedire l’interruzione di servizi.
Il Sindaco, infine, prefigurava un consolidamento strutturale delle entrate permanenti, in virtù di una serie di investimenti effettuati, menzionando, in particolare, quelli per la realizzazione dell’impianto Parco fotovoltaico per la produzione di energia rinnovabile, di un parcheggio pub-blico, del completamento della “cittadella giudiziaria” e richiamando altri interventi sotto il ver-sante dei tributi pubblicitari.
Tutto quanto sopra premesso, si passa ora all’esposizione delle rilevate criticità, con riferimento alle singole Relazioni-questionario oggetto d’esame.
In merito alla Relazione sul bilancio di previsione 2009
In particolare, al riguardo, va osservato che, dalla consultazione della documentazione, qui tra-smessa in seguito alla formulazione dei rilievi istruttori, emergeva la permanenza delle irregola-rità contabili appresso evidenziate.
In sede istruttoria si rilevava la mancata adozione del piano triennale previsto dall’art. 2, comma 594, della legge n° 244/2007.
A tal riguardo, l’Organo di revisione (cfr. risposta n° 8099 del 4 dicembre 2009) confermava tale inadempienza, precisando che “…l’Ente ha già posto in essere e continua ad attuare interventi finalizzati alla riduzione dei costi in questione…”.
In sede di controdeduzioni l’Ente precisava che “…la Giunta Comunale nella seduta del 17 giugno decorso ha deliberato i piani in questione con gli atti deliberativi nn. 588, 589 e 590 che si allegano in copia…” .
Tale risposta non consente, tuttavia, di superare il rilievo mosso, in quanto l’adozione del sud-detto piano triennale da parte dell’Ente, previsto per il triennio 2011/2013, è avvenuta in un’epoca successiva al periodo preso in esame. E’ di immediata evidenza come tale comporta-mento non risulti in linea con la ratio della norma de qua. Infatti, la surriportata disposizione impone, a tutte le pubbliche amministrazioni, la tempestiva adozione di piani triennali finalizzati alla riorganizzazione interna ed al conseguimento di risparmi gestionali da conseguire raziona-lizzando l’utilizzo:
b) delle autovetture di servizio, attraverso il ricorso, previa verifica di fattibilità, a mezzi alter-nativi di trasporto, anche cumulativo;
c) dei beni immobili ad uso abitativo o di servizio, con esclusione dei beni infrastrutturali;
d) delle apparecchiature di telefonia mobile, circoscrivendone l’assegnazione ai soli casi previsti dall’art. 2 c. 595 legge n° 244/2007, nel rispetto degli ulteriori limiti e delle modalità di cui alla norma medesima.
In definitiva, il ritardato adempimento contravviene ad un obbligo particolarmente rilevante, at-teso che l’adozione di detto piano implica la tempestiva valutazione della consistenza qualitativa e quantitativa dei beni strumentali in questione, anche ai fini dell’accertamento della reale necessità dei beni stessi.
In sede istruttoria veniva rilevata la presenza di società partecipate dall’Ente, che presentavano perdite in almeno uno degli ultimi tre bilanci approvati. Si chiedeva, inoltre, di far conoscere le iniziative assunte dall’Ente ai fini dell’ottimizzazione dell’attività di controllo sulla gestione di dette società, nonché ai fini dell’eliminazione o del massimo contenimento delle perdite di esercizio dei soggetti partecipati, avendo, altresì, cura di trasmettere copia della delibera di ricognizione delle società partecipate ai fini dell’attuazione del disposto di cui all’art. 3, commi 27-28-29, della Legge n° 244/2007.
Al riguardo, nella risposta n° 7357 del 18/11/2010, l’Organo di revisione poneva in evidenza, con riferimento alla “Salerno Sviluppo società consortile”, la volontà dell’Ente di porre in liquidazione la società e di cedere la propria quota di partecipazione: ad oggi, tuttavia, si sconosce se tale operazione sia stata portata a termine.
In sede di controdeduzioni l’Ente precisava, tra l’altro, che “…in data 07.01.2011, con nota in-viata al Presidente del Consiglio di Amministrazione della società Salerno Sviluppo scarl, il Co-mune di Salerno ha formalizzato la propria volontà di cedere l’intera partecipazione offrendola in opzione agli altri soci…Con successiva nota…i soci detentori del capitale sociale della Salerno Sviluppo scarl sono stati invitati ad esercitare il relativo diritto di opzione. Considerato che non sono pervenute richieste in tal senso, …sono in corso di predisposizione gli atti per porre in es-sere la procedura ad evidenza pubblica finalizzata all’alienazione del pacchetto azionario…” .
diconto 2008) 2
In merito alla Relazione sul bilancio di previsione 2010
In particolare, al riguardo, va osservato che, dalla consultazione della documentazione, qui trasmessa in seguito alla formulazione dei rilievi istruttori, emergeva la permanenza delle irre-golarità contabili appresso indicate.
PLUSVALENZA DA ALIENAZIONE DI BENI
In sede istruttoria si richiedeva un dettagliato quadro informativo (con corredo di copia di tutti i relativi atti) in ordine alle modalità di calcolo della plusvalenza da alienazione di beni, il cui importo è stato utilizzato dall’Ente per il finanziamento del rimborso delle quote di capitale della rate di ammortamento dei mutui, ai sensi dell’art. 1, comma 66 della L.n° 311/2004.
A tal riguardo, l’Ente (cfr. risposta n° 1864 del 30 aprile 2011) non forniva alcun riscontro, limi-tandosi ad affermare che “… il risultato è sensibilmente inferiore a quello che si sarebbe ottenuto dalla differenza tra l’entrata derivante dalla cessione del bene patrimoniale e la spesa sostenuta al momento dell’acquisto, al netto degli ammortamenti contabilizzati secondo le modalità previste dall’art. 167 del T.U.E.L., così come rilevasi dalla Pronuncia n.50/2009 della Sezione Regionale di Controllo per la Liguria della Corte dei Conti…” .
In sede di controdeduzioni l’Ente precisava, tra l’altro, che “…Per quanto attiene il punto in que-stione la relazione non evidenzia una irregolarità ma semplicemente non ha ritenuto sufficiente il riscontro dato per quanto attiene le modalità di calcolo della plusvalenza da alienazione …” .
Il contenuto di tale risposta, non essendo condivisibile, non consente di superare il rilievo mosso, in quanto, nella fattispecie, risulta non rispettato il corretto procedimento descritto dalla succitata Pronuncia della Sezione Regionale di Controllo della Corte dei Conti per la Liguria n. 50/2009, cui si fa rinvio.
In merito alla Relazione sul rendiconto per l’esercizio 2007
In particolare, al riguardo, va osservato che, dalla consultazione della documentazione, qui tra-smessa in seguito alla formulazione dei rilievi istruttori, emergeva la permanenza delle irregola-rità contabili appresso esposte.
APPROVAZIONE RENDICONTO 2007
Dall’esame della relazione – questionario relativa al rendiconto 2007 emergeva che quest’ultimo era stato approvato il 30 luglio 2008, con Delibera consiliare n°34, e, quindi, ben oltre il termine fissato dall’art. 151, comma 7 del D.Lgs. n°267/2000. Il Comune de quo doveva, dunque, essere assimilato agli enti strutturalmente deficitari, ai sensi dell’art. 243, comma 6, lettera b) del D.Lgs. n°267/2000 e, di conseguenza, sottoposto al controllo centrale in materia di copertura del costo di alcuni servizi pubblici gestiti direttamente.
Al riguardo, in sede istruttoria, veniva posta in evidenza l’esistenza di un disavanzo nella gestione dei servizi a domanda individuale e del servizio smaltimento rifiuti e si chiedeva di far conoscere quali fossero state le fonti di copertura di tali disavanzi. L’Organo di revisione, nella risposta n° 5554 del 9/09/2010, precisava, tra l’altro, che “…La norma prevede che per gli Enti strutturalmente deficitari vi è l’obbligo di copertura minimo dei costi dei servizi a domanda individuale pari al 36% e del 50% del servizio smaltimento rifiuti. Questo Ente, avendo rispettato 7 degli 8 parametri previsti dal D.M. 217/2003, non ha l’obbligo di copertura minima dei servizi di che trattasi…”. Tale risposta, in prima istanza, non appariva appagante in considerazione del chiaro disposto del succitato art. 243, comma 6, lettera b) del D.Lgs. n°267/2000.
Tuttavia, in sede di controdeduzioni l’Ente precisava, tra l’altro, di aver garantito la copertura minima dei costi di gestione di alcuni servizi pubblici, così come previsto dalla norma.
Tale risposta consente di superare parzialmente il rilievo mosso, restando ferma la criticità rela-tiva all’intempestiva approvazione del rendiconto de quo (verificatasi anche con riferimento al rendiconto 2008, nonché al rendiconto 2009), atteso che la sua mancata approvazione, da parte dell’Ente locale, entro il termine previsto dall’art. 227 del d. lgs. 18 agosto 2000 n° 267 – nel testo modificato dalla lett. c) del comma 6 dell’art. 2-quater del decreto-legge 7 ottobre 2008 n° 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008 n° 189 (nella specie: 30 aprile 2010) – costituisce violazione di una disposizione di legge relativa al compimento di un atto urgente ed improrogabile, la quale, nella fattispecie, anche in considerazione della gravità del ritardo consumatosi, appare, di per se stessa, suscettibile di integrare un’ipotesi di grave irre-golarità contabile. Va, al riguardo, rilevato che questa Sezione, con la deliberazione n. 171 /2011, ha sottolineato come sia stato, da questo Consesso, già affermato ““che l’approvazione del rendiconto oltre i termini di legge reca pregiudizio al buon andamento della gestione dell’ente e alla trasparenza dell’azione amministrativa nel suo complesso (Sezione regionale di controllo per la Campania, 1° luglio 2008, n° 8/2008), atteso peraltro che “…attraverso il rendiconto della gestione viene rappresentata la concreta realizzazione dei programmi e degli indirizzi politici, valutando, tra l’altro, gli scostamenti rispetto alla programmazione. Ciò consente anche di estrarre informazioni comparative tra i risultati attesi e quelli conseguiti per effetto della gestione, al fine di analizzarne le ragioni e di ricavarne elementi utili per una migliore pro-grammazione nel nuovo esercizio finanziario…” (Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per il Lazio, 30 dicembre 2008, n°80/g/2008; vedasi anche Sezione regionale di controllo per il Molise, 23 novembre 2007, n°51) ””.
La predetta deliberazione, sotto il più specifico profilo delle conseguenze dirette ed indirette derivanti dal ritardo nell’approvazione del rendiconto, richiamava la puntuale e condivisibile pronuncia della Sezione regionale di controllo per il Molise n° 18/2010 del 9.2.2010, sottolineando come in quest’ultima venissero ““diffusamente illustrate le ricadute sulla funzionalità dell’Ente della non tempestiva approvazione del rendiconto della gestione, cioè della tardiva esecuzione di un adempimento la cui centralità gestionale è stata peraltro ampiamente messa in rilievo dall’Osservatorio per la finanza e la contabilità degli enti locali istituito presso il Ministero dell’interno nel “Principio contabile n°3 – Il rendiconto degli enti locali” (vedansi in particolare punti nn. 1-23) ””, e segnalando come, ““Più specificamente, con la suddetta pronuncia n°18/2010, oltre a essere rimarcato come in caso di perdurante inerzia o ritardo nell’approvazione del rendiconto da parte dell’ente ben possa avere luogo l’attivazione della procedura prevista dall’art. 136 del d. lgs. 18 agosto 2000 n° 267 (rubricato “Poteri sostitutivi per omissione o ritardo di atti obbligatori”), vengono evidenziate ulteriori conseguenze pregiu-dizievoli contemplate nel predetto d. lgs. n° 267 del 2000, tra le quali possono qui essere ri-chiamate: la ricaduta del ritardo stesso in termini di possibilità di pieno utilizzo dell’eventuale avanzo di amministrazione (artt. 186 e 187); il maturare della condizione (sia pur provvisoria) di ente strutturalmente deficitario (cfr. artt. 242-243, nonché punto n° 18 del “Principio conta-bile n° 3 – Il rendiconto degli enti locali” cit.); la sospensione dell’erogazione di rate del contri-buto ordinario (cfr. art. 161), ecc. (vedasi anche, in terminis, Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Puglia, 2 maggio 2007, n° 19/FIN/2007) ””.
Per tutto quanto innanzi esposto non ci si può esimere dall’affermare che, nella fattispecie, il cospicuo ritardo nell’approvazione del rendiconto de quo integra, già di per se stesso, gli estremi della grave irregolarità contabile idonea a compromettere il perseguimento delle finalità di una sana gestione finanziaria e, in particolare, gli equilibri di bilancio; sicché, così come sottolineato dalla citata pronuncia di questa Sezione n. 171/2011, “vanno posti in essere tempestivamente tutti i rimedi atti a ricondurre la contabilità dell’Ente, sulla scorta del contenuto del rendiconto tardivamente approvato, nell’alveo delle cogenti prescrizioni normative”, avendo, altresì, cura di assicurare, per il futuro – anche in forza della razionalizzazione delle strutture – “il rispetto dei termini per l’esecuzione dell’adempimento in questione, onde evitare sia l’esercizio di poteri sostitutivi, sia, comunque, ulteriori violazioni di obblighi di legge suscettibili di arrecare pregiudizio all’Ente e alla comunità amministrata”.
In sede istruttoria, veniva posta in evidenza la presenza di un consistente importo di residui attivi e passivi (soprattutto per quelli relativi agli esercizi precedenti il 2003), in costante aumento negli anni, e veniva richiesta copia della documentazione giustificativa del mantenimento e/o cancellazione dei residui attivi e passivi riaccertati ai sensi dell’art. 228, comma 3 del D.Lgs. n°267/2000.
Al riguardo, l’Organo di revisione (cfr. risposta n° 7357 del 18 novembre 2010) forniva copia delle determine dirigenziali di riaccertamento dei residui, le quali, però, non contenevano alcuna adeguata motivazione in ordine al mantenimento e/o cancellazione dei residui attivi e passivi riaccertati. Tale rilievo non poteva essere superato neppure a seguito dell’intervenuto invio, da parte dell’Ente (cfr. risposta n° 1864 del 30 marzo 2011), di un dettagliato elenco di tutti i residui attivi e passivi riaccertati e, da parte dell’Organo di revisione, di una nota esplicativa, corredata da evidenze documentali, in ordine alle ragioni del mantenimento e/o cancellazione dal bilancio dei residui riaccertati (cfr. risposta n° 2032 del 15/04/2011). E invero – in disparte la considerazione che la succitata nota dell’Organo di revisione appariva afferire ai soli residui attivi, con esclusione, peraltro, di “alcuni giustificativi relativamente ad alcuni residui attivi” – è ben evidente come non corrisponderebbe, comunque, alla ratio legis una integrazione ex post, nella presente sede di controllo, della motivazione che doveva assistere, ab origine, le determine di-rigenziali di riaccertamento dei residui (le quali costituiscono provvedimenti amministrativi a tutti gli effetti). Solo in tal modo, infatti, si potrebbe disporre di sicuri ed attendibili elementi di valutazione idonei a ricostruire “le ragioni del mantenimento in tutto od in parte dei residui” (cfr. art. 228, comma 3 del D.Lgs. n°267/2000). Sul punto, peraltro, cfr. anche Principio Conta-bile n° 2, punti da 29 a 33 e da 75 a 79; Principio Contabile n° 3, punti 45,52 e 56.
In sede di controdeduzioni l’Ente precisava, tra l’altro, che “…La mancata indicazione a fianco di ciascun residuo della ragione della conservazione o della cancellazione non rappresenta una cri-ticità che incide negativamente sugli equilibri di bilancio. …”. Tale risposta, che peraltro attiene anche all’operazione di riaccertamento dei residui effettuata alla fine dell’esercizio 2008 e dell’esercizio 2009, non essendo condivisibile, non consente di superare le ragioni del rilievo mosso, atteso che la mancata articolazione di motivazioni in ordine al mantenimento delle sud-dette poste nel rendiconto oggetto di analisi e/o alla cancellazione delle medesime da quest’ultimo, oltre a contrastare con l’art. 3 della legge 241/1990 e succ. modificazioni, finisce per incidere, in modo rilevante, sull’attendibilità del risultato di amministrazione (alla cui de-terminazione, come è ovvio, concorrono anche gli importi dei residui attivi e passivi, ai sensi dell’art. 186 del D.Lgs.n° 267/2000), con possibili conseguenze anche sulle gestioni degli esercizi futuri. Inoltre, non può non rilevarsi come ospitare in bilancio residui attivi del Titolo IV (a-lienazioni e trasferimenti di parte capitale) e del Titolo V (accensione di prestiti), aventi anzianità anteriore al 2005, possa pregiudicare il mantenimento dell’equilibrio economico – finanziario dell’Ente. In particolare, si osserva che, per quanto attiene ai trasferimenti di parte capitale, aventi tale anzianità, è necessario che essi vengano sottoposti ad un’attenta valutazione, prima di confermarne l’iscrizione in bilancio. Infatti, può verificarsi che i crediti vantati per opere pub-bliche, nei confronti dello Stato o della Regione, non siano più effettivamente riscuotibili, anche in considerazione del fenomeno della perenzione, istituto che spesso risulta ancora presente nell’ordinamento degli Enti finanziatori. Da tutto quanto fin qui evidenziato emerge chiaramente come tale situazione di criticità, in ordine al grado di realizzazione dei residui attivi ed al grado di smaltimento di quelli passivi, costituisca un indice della difficoltosa gestione finanziaria dell’Ente e come essa incida (come è già stato detto) anche sull’attendibilità del risultato di amministrazione. Verrebbero così a prodursi fenomeni di marcata alterazione della corretta attività gestionale dell’Ente, cui farebbe, fra l’altro, riscontro una rappresentazione contabile non attendibile.
In merito alla Relazione sul rendiconto per l’esercizio 2008
APPROVAZIONE RENDICONTO 2008
Dall’esame della relazione – questionario relativa al rendiconto 2008 emergeva che quest’ultimo era stato approvato il 9 luglio 2009, con Delibera consiliare n°14, e, quindi, ben oltre il termine (30 aprile 2009) fissato dall’art. 151, comma 7 del D.Lgs. n°267/2000. Il Comune de quo dove-va, dunque, essere assimilato agli enti strutturalmente deficitari, ai sensi dell’art. 243, comma 6 lettera b) del D.Lgs. n°267/2000 e, di conseguenza, sottoposto al controllo centrale in materia di copertura del costo di alcuni servizi pubblici gestiti direttamente.
In ordine a tale argomento valgono le medesime considerazioni di cui all’analogo rilievo afferente all’approvazione del rendiconto 2007.
ANTICIPAZIONI DI TESORERIA E FONDI A DESTINAZIONI VINCOLATA
In sede istruttoria si rilevava l’intervenuto ricorso ad anticipazioni di tesoreria – sia pur contenute nei limiti previsti dall’art. 222 del D.Lgs. n° 267/2000 – per 104 giorni nel corso dell’esercizio 2008 e con uno scoperto, a fine esercizio, di € 9.111.332,24. Si chiedeva, quindi, all’Ente, tra l’altro, di specificare le ragioni giustificative di tale comportamento che, peraltro, si ripeteva anche nel cor-so del 2009.
La risposta fornita dall’Organo di revisione confermava la fondatezza del rilievo formulato (cfr. risposta n° 5554 del 9 settembre 2010) e attribuiva alla carenza di entrate, la ragione del man-cato rimborso, entro l’anno, delle somme anticipate dal Tesoriere.
Inoltre, nella medesima sede, veniva rilevato l’utilizzo, per cassa, al 31/12/2008, di fondi aventi specifica destinazione, per impieghi di parte corrente. Pertanto, si chiedeva di far conoscere se, e con quali introiti non vincolati, fossero stati successivamente ricostituiti i suddetti fondi. L’Organo di revisione, al riguardo, precisava che, al 31/12/2008, tali fondi non erano stati rico-stituiti (cfr. risposta n° 7358 del 18/11/2010).
In sede di controdeduzioni l’Ente precisava, tra l’altro, che bisognava far riferimento a quanto argomentato a proposito del risultato di cassa al 31/12/2008. Tale risposta, non essendo esau-stiva, non consente di superare le ragioni del rilievo mosso.
Al riguardo, va osservato che il ricorso continuativo alle anticipazioni di tesoreria, pur in pre-senza del rispetto dei limiti fissati dall’art. 222 del D.Lgs.n°267/2000, costituisce un evidente sintomo di irregolarità nella gestione finanziaria, atteso che esse rappresentano una forma di finanziamento a breve termine (che prevede, tra l’altro, il pagamento di interessi passivi sulla somma richiesta e, quindi, un maggiore onere finanziario per l’Amministrazione), cui l’Ente può ricorrere nel caso in cui si verifichi una “momentanea” carenza di liquidità, prevedendo la resti-tuzione della somma anticipata prima della chiusura dell’esercizio finanziario. Pertanto, si rende necessario, nel caso in esame, un attento monitoraggio dell’andamento dei flussi finanziari, al fine di rimuovere le cause che ne hanno determinato uno sfasamento temporale tale da ge-nerare una condizione cronica di deficitarietà di cassa.
E’ di immediata evidenza, altresì, che l’intervenuto utilizzo di fondi a destinazione vincolata ai fini del finanziamento, per cassa, della spesa corrente, viola il combinato disposto dei commi 2 e 3 dell’art. 195 del D.Lgs. n°267/2000, secondo i quali ”L’utilizzo di somme a specifica destinazione presuppone l’adozione della deliberazione della giunta relativa all’anticipazione di tesoreria di cui all’art. 222, comma 1, e viene deliberato in termini generali all’inizio di ciascun esercizio ed è attivato dal tesoriere su specifiche richieste del servizio finanziario dell’Ente. Il ricorso all’utilizzo delle somme a specifica destinazione, secondo le modalità di cui ai commi 1 e 2, vincola una quota corrispondente dell’anticipazione di tesoreria. Con i primi introiti non soggetti a vincolo di destinazione viene ricostituita la consistenza delle somme vincolate che sono state utilizzate per il pagamento di spese correnti”.
Peraltro, tale operazione può rivelarsi elemento di forte criticità ai fini del buon andamento della gestione. Infatti, un uso non corretto dei fondi a destinazione vincolata diviene fonte di situazioni critiche allorché si debbano remunerare gli investimenti che dovevano essere finanziati con le risorse medesime, già erogate.
Si rileva, infine, che tale patologia costituisce un chiaro segnale di precarietà rispetto al raggiungimento dell’obiettivo dell’equilibrio di bilancio, poiché, dal fatto che l’Ente non sia in grado di reintegrare con regolarità le disponibilità vincolate, potrebbe derivare la formazione di un di-savanzo, non manifesto, in un’altra sezione del bilancio.
RISULTATO DI CASSA
In sede istruttoria si poneva in evidenza un fondo cassa pari a zero al 31/12/2008, peraltro, a fronte di un ripetuto ricorso ad anticipazioni di Tesoreria nel corso dell’esercizio.
Al riguardo, nella citata risposta n° 5554 del 9 settembre 2010, l’Organo di revisione precisava che “…E’ del tutto evidente che il ricorso all’anticipazione di cassa è dettata dalla carenza di li-quidità dovuta alla somma dei pagamenti eseguiti pari alle disponibilità di cassa dell’Ente ad una certa data, con il risultato che il fondo di cassa è pari a zero….Poichè l’importo dei paga-menti eseguiti è pari all’importo dell’anticipazione attivata, si ha come risultato che il fondo di cassa è pari a zero…”. Tale risposta confermava, dunque, la fondatezza del rilievo.
In sede di controdeduzioni l’Ente precisava, tra l’altro, che “…Poiché tutte le carte contabili e-messe in automatico dalla Tesoreria comunale sono state regolarizzate mediante l’emissione di reversale d’incasso o mandato di pagamento il fondo di cassa al 31-12-2008 presenta un saldo pari a zero…”. Dette deduzioni, però, non consentono di superare le ragioni del rilievo mosso: infatti, la rappresentata situazione costituisce un ulteriore sintomo della difficoltà, incontrata dall’Ente, nella gestione dei flussi finanziari, rispetto alla quale si ripropongono le riflessioni svolte in tema di anticipazioni di tesoreria.
In sede istruttoria veniva posta in evidenza, per quanto concerne la composizione dell’avanzo di amministrazione al 31/12/2008, una netta prevalenza del saldo della gestione residui sul saldo della gestione di competenza.
Al riguardo, l’Organo di revisione precisava che “…La differenza tra il saldo della gestione dei residui e quella di competenza nell’esercizio 2008 non appare così elevata (gestione di compe-tenza € 27.267,33 – gestione residui € 392.889,64) atteso che, tale differenza appare rilevante in quanto è influenzata dalla non utilizzazione dell’avanzo di amministrazione degli esercizi pre-cedenti pari ad € 3.992.613,78…” (cfr. risposta n°5554 del 9/09/2010). Tale risposta – il cui senso non appare chiaro- non è idonea a superare le ragioni del rilievo, che hanno afferenza anche all’attendibilità del risultato di amministrazione (vedi, amplius, supra “gestione residui”).
In sede di controdeduzioni l’Ente precisava che “…Per quanto riguarda il risultato dell’esercizio 2008 pari ad € 4.412.770,75 esso è così diviso:
1. per € 27.267,33 dalla gestione della competenza 2008;
2. per € 3.992.613,78 dal conto consuntivo 2007;
3. per € 392.889,64 dal saldo del riaccertamento dei residui passivi e passivi
Pertanto, rispetto al risultato dell’esercizio 2007 si registra un incremento complessivo di € 420.156,97 rispetto al risultato dell’esercizio finanziario 2007. Ovviamente l’incremento è dovu-to al non utilizzo nemmeno parzialmente dell’avanzo di amministrazione risultante dall’approvazione del conto consuntivo 2007. …” .
Tale risposta, alla luce anche di quanto evidenziato in ordine alla “Gestione residui”, non è idonea a superare le ragioni del rilievo mosso. E’ appena il caso di porre in evidenza, infatti, che, stante la composizione di detto avanzo, esso non appare attendibile, vista la notevole prevalenza della componente relativa alla gestione dei residui, con conseguente possibile configurabilità di un fittizio incremento della consistenza dell’avanzo medesimo.
In sede istruttoria, veniva posta in evidenza la presenza di un consistente importo di residui attivi e passivi, in costante aumento negli anni (ad eccezione del 2006), soprattutto per quanto concerne quelli relativi agli esercizi precedenti il 2004 e veniva richiesta copia della documenta-zione giustificativa del mantenimento e/o cancellazione dei residui attivi e passivi riaccertati ai sensi dell’art. 228, comma 3 del D.Lgs. n°267/2000.
Al riguardo, vedi supra “gestione residui”, con riferimento al rendiconto 2007.
In merito alla Relazione sul rendiconto per l’esercizio 2009
In particolare, al riguardo, va osservato che, dalla consultazione della documentazione qui tra-smessa, in seguito alla formulazione dei rilievi istruttori, emergeva la permanenza delle irrego-larità contabili appresso indicate.
Dall’esame della relazione – questionario relativa al rendiconto 2009 emergeva che quest’ultimo era stato approvato il 30 giugno 2010, con Delibera consiliare n°20, e, quindi, ben oltre il termine (30 aprile 2010) fissato dall’art. 151, comma 7 del D.Lgs. n°267/2000. Il Comune de quo andava, dunque, assimilato agli enti strutturalmente deficitari, ai sensi dell’art. 243, comma 6 lettera b) del D.Lgs. n°267/2000 e, di conseguenza, sottoposto al controllo centrale in materia di copertura del costo di alcuni servizi pubblici gestiti direttamente, quali la gestione dei servizi a domanda individuale, quella del servizio smaltimento rifiuti e quella della gestione del servizio idrico integrato.
In sede di controdeduzioni l’Ente precisava, tra l’altro, di aver garantito la copertura minima dei costi di gestione di alcuni servizi pubblici, così come previsto dalla norma.
Al riguardo, vedi supra “approvazione rendiconto 2007”.
In sede istruttoria si poneva in evidenza che il fondo cassa, al 31/12/2009, era pari a zero, così come al 31/12/2008, peraltro a fronte di un costante ricorso ad anticipazioni di cassa, nel corso del medesimo esercizio.
Al riguardo, nella citata risposta n° 1318 del 1° marzo 2011, l’Organo di revisione precisava che “…il fondo cassa non può presentare un dato negativo, ma può assumere soltanto valori pari a zero o positivi. Tale cifra è dovuta alla presenza del residuo passivo per la restituzione dell’anticipazione di tesoreria residuale al 31/12/2009…”. Tale risposta conferma, dunque, la fondatezza del rilievo.
In sede di controdeduzioni l’Ente precisava, tra l’altro, che “…Poiché tutte le carte contabili e-messe in automatico dalla Tesoreria comunale sono state regolarizzate mediante l’emissione di reversale d’incasso o mandato di pagamento il fondo di cassa al 31-12-2008 presenta un saldo pari a zero…”.
Tale risposta, non essendo esaustiva e, peraltro, non riferita all’esercizio 2009, non consente di superare il rilievo mosso.
In sede istruttoria si rilevava l’intervenuto ricorso ad anticipazioni di tesoreria – sia pur contenute nei limiti previsti dall’art. 222 del D.Lgs. n°267/2000 – per tutto l’esercizio 2009 e con uno scoperto, a fine esercizio, di € 20.794.194,22. Pertanto, si chiedeva all’Ente, tra l’altro, di speci-ficare le ragioni giustificative di tale comportamento
La risposta fornita dall’Organo di revisione confermava la fondatezza del rilievo formulato, chia-rendo che “…il Comune ha anticipato somme a carico di altri Enti non accreditate per l’espletamento dei servizi di che trattasi nel campo delle Politiche sociali, realizzazione di opere finanziate con fondi europei- Por Campania- e spese per gli uffici Giudiziari…” (cfr. risposta n° 1318 dell’ 1 marzo 2011).
In sede di controdeduzioni l’Ente precisava, tra l’altro, che bisognava far riferimento a quanto argomentato a proposito del risultato di cassa al 31/12/2009.
Al riguardo, vedi supra “anticipazioni di tesoreria”, con riferimento al rendiconto 2008.
Al riguardo, vedi supra quanto argomentato sotto la rubrica “plusvalenza da alienazione di beni”, con riferimento al bilancio di previsione 2010.
In sede istruttoria, veniva posta in evidenza la presenza di un consistente importo di residui attivi e passivi relativi agli esercizi precedenti il 2005 e veniva richiesta copia della documentazione giustificativa del mantenimento e/o cancellazione dei residui attivi e passivi riaccertati ai sensi dell’art. 228, comma 3 del D.Lgs. n°267/2000.
Al riguardo, vedi supra : “gestione residui”.
Si poneva, inoltre, in evidenza, la mancata coincidenza tra gli importi dei residui attivi da ri-scuotere al 31/12/2009 – relativi al titolo I, III e VI (esclusi depositi cauzionali) – inseriti nel prospetto 1.8.1 e quelli omologhi inseriti nel prospetto 1.8.3 della sezione seconda della relazione – questionario in esame. Al riguardo, la risposta fornita dall’Ente (cfr. risposta n° 1864 del 30 marzo 2011) non consentiva di superare il rilievo, sollevando, peraltro, ulteriori perplessità in ordine all’attendibilità di entrambi i prospetti considerati.
In sede di controdeduzioni l’Ente allegava alla relativa nota i suddetti prospetti, correttamente compilati, senza fornire, però, alcun chiarimento in merito alla rilevata discrasia, per cui non si ritiene di poter superare il rilievo mosso.
In sede istruttoria veniva, inoltre, posta in evidenza la mancata coincidenza tra il totale dei crediti ed il totale dei residui attivi al 31/12/2009. Al riguardo, l’Organo di revisione precisava che “…La differenza…è dovuta allo stralcio dal conto del patrimonio della somma di € 20.279.629,60 trattandosi di beni in corso di alienazione ed appostata tra i conti d’ordine in attesa del comple-tamento della fase di vendita e successiva rettifica del conto del patrimonio…” (cfr. risposta n° 1318 dell’ 1 marzo 2011). Tale risposta, peraltro incomprensibile, non consentiva di superare il rilievo mosso. Come è noto, infatti, i conti d’ordine costituiscono scritture di memoria rispetto alla situazione patrimoniale – finanziaria esposta nello stato patrimoniale, ma non costituiscono attività e passività in senso stretto. Pertanto, al loro interno, devono accogliere tutti quegli eventi di gestione che, durante l’esercizio, non hanno generato effetti immediati e diretti, finanziari ed economici, sulla struttura patrimoniale dell’Ente (cfr. Principio Contabile n° 3, punti da 125 a 129 e 140).
In sede istruttoria veniva rilevata la presenza di società partecipate dall’Ente, che presentavano perdite in almeno uno degli ultimi tre bilanci approvati.
Pertanto, si provvedeva a chiedere un elenco, aggiornato, di tutti gli organismi partecipati dall’Ente , nel quale venissero indicati, per ciascuno di essi, la rispettiva quota di partecipazione dell’Ente medesimo, il risultato di esercizio relativo all’ultimo rendiconto approvato, il tipo di at-tività svolta, il patrimonio netto, nonché l’importo e la tipologia delle spese, eventualmente so-stenuta dal Comune, a favore dell’ organismo partecipato. Si chiedeva, inoltre, di far conoscere le iniziative assunte dall’Ente ai fini dell’ottimizzazione dell’attività di controllo sulla gestione delle società partecipate, nonché ai fini dell’eliminazione o del massimo contenimento delle perdite di esercizio dei soggetti partecipati, avendo, altresì, cura di trasmettere copia della delibera di ricognizione delle società partecipate ai fini dell’attuazione del disposto di cui all’art. 3, commi 27-28-29, della Legge n. 244/2007.
Al riguardo, l’Organo di revisione allegava alla risposta n° 1318 dell’ 1/3/2011 la Delibera Con-siliare n°10 del 27/09/2010, relativa alla ricognizione degli organismi partecipati dall’Ente, la quale, però, non era assistita da alcuna motivazione in ordine alle ragioni del mantenimento di tali partecipazioni. Nella successiva risposta n° 1864 del 30/3/2011 l’Ente confermava l’esistenza, a proprio carico, di spese per il finanziamento delle perdite di quattro società partecipate (Consorzio Aeroporto Salerno – Pontecagnano, Consorzio Comuni Bacino Salerno 2, CSTP Azienda della Mobilità Spa, Salerno Solidale) e precisava che “…si fa presente che l’intera problematica sarà sottoposta all’attenzione del nuovo Consiglio Comunale che sarà eletto nelle prossime consultazioni elettorali del 15-16 maggio 2011 unitamente alle determinazioni che dovrà adottare per le Società con affidamenti in house…”.
In sede di controdeduzioni l’Ente precisava, tra l’altro, che soltanto relativamente alla società “Salerno Solidale SpA” il medesimo, in qualità di socio unico, aveva sostenuto una spesa pari a € 850.000, ripartita in tre esercizi a decorrere dal 2008, per la ricapitalizzazione della società in conseguenza delle perdite, che era stato avviato un processo di riorganizzazione e razionalizza-zione dell’attività societaria e che “…il giudizio complessivo sull’andamento economico della so-cietà deve ritenersi senza dubbio positivo…” . Relativamente alle altre tre società citate (Con-sorzio Aeroporto Salerno – Pontecagnano, Consorzio Comuni Bacino Salerno 2, CSTP Azienda della Mobilità Spa), invece, l’Ente precisava che le somme erogate nel corso del 2009 non erano finalizzate al ripiano di perdite societarie. La risposta fornita dall’Ente consente, dunque, di su-perare il rilievo mosso, anche se va sottolineata la necessità di tenere costantemente sotto con-trollo l’attività svolta dalle suddette società, al fine di rimuovere la cause che hanno determinato la realizzazione di un risultato di gestione negativo.
Tutto quanto sopra premesso, questa Sezione – se, da una parte, ritiene doveroso rimarcare la sensibilità istituzionale manifestata dagli Organi di vertice dell’Ente, nonché la leale disponibilità collaborativa dimostrata dai Funzionari Comunali e dall’Organo di revisione, con riferimento alle fasi sintomatiche del procedimento di controllo de quo, e se deve prendere atto delle situazioni di difficoltà operative e dei prefigurati intenti correttivi come palesati sia dal Ragioniere Capo, sia dal Primo Cittadino innanzi al Collegio e supra ampiamente riportati, così come delle realizzazioni e dei programmi come dal medesimo Sindaco resi noti nella stessa sede e di cui si è fatta supra parimenti articolata menzione, circostanze queste ultime da valutarsi in sede prospettica, sotto il profilo della manifestazione di apprezzabili intenti, la cui concreta realizzazione, tuttavia, dovrà trovare conferma in sede di futura analisi dei competenti documenti contabili – dall’altra, non può non rilevare che le deduzioni fornite dall’Amministrazione, in massima parte, non contengono argomentazioni idonee a porre in discussione la fondatezza dei rilievi mossi in ordine alle criticità gestionali oggetto del presente esame.
Infatti, fenomeni quali la compromissione dei principi che presiedono alla redazione di documenti contabili fondamentali, quale il rendiconto di gestione (con una non sufficiente attenzione ai principi di chiarezza, attendibilità e comprensibilità del bilancio), il costante ricorso alle anti-cipazioni di tesoreria ed a fondi aventi destinazione vincolata (peraltro non ricostituiti), la pre-senza di un fondo di cassa (alla fine degli esercizi 2008 e 2009) costantemente pari a zero, la conservazione di un consistente ammontare di residui passivi e di residui attivi di dubbia esigibilità (che inficia l’attendibilità del risultato di amministrazione), le reiterate perdite di esercizio relative alle società ed agli organismi partecipati costituiscono, nel loro complesso ed in sinergia con tutte le altre irregolarità rilevate, indici sintomatici di grave irregolarità contabile e finanziaria e, comunque, di precario ed instabile equilibrio di bilancio.
Deve, peraltro, richiamarsi l’attenzione dell’Ente sull’esigenza del rispetto del principio di legalità e dei principi di efficienza, di efficacia e di economicità della gestione, alla cui osservanza sono tenuti, in particolare, tutti i responsabili degli uffici e servizi, i quali, fra l’altro, rispondono direttamente della correttezza amministrativa, dei risultati della gestione e del raggiungimento degli obiettivi formulati negli atti di programmazione afferenti al sistema di bilancio.
la Sezione Regionale di controllo per la Campania, ai sensi dell’art.1, comma 168, della legge 23 dicembre 2005 n°266, segnala al Presidente del Consiglio comunale di Salerno quanto innanzi rappresentato, affinché lo stesso ne dia sollecita comunicazione al predetto Consiglio per l’adozione delle necessarie misure correttive, come previsto dalla summenzionata norma.
Dispone, altresì, che copia della presente pronuncia venga trasmessa al Sindaco e, per conoscenza, al Presidente del Collegio dei Revisori di detto Comune.
Le determinazioni che saranno assunte dal Consiglio comunale dovranno essere tempe-stivamente comunicate a questa Sezione per quanto di ulteriore competenza.
Così deliberato in Napoli, nella camera di consiglio del 28 giugno 2011.
f.to Cons. Tommaso VICIGLIONE f.to Pres. Sez. Vittorio Lomazzi
Depositata in Segreteria in data 26 luglio 2011
la variazione di bilancio è stata fatta in data 17/10/2011 … le polemiche sono state già fatte in assise…il pdl già ha fatto baldoria… evita di entrare in questo teatrino…
21 ottobre 2011 alle 11:42
Vi siete venduti anche il mare…e per affari vi vendereste anche le mamme, fate schifo
Grazie a tutti quelli che si sono battuti contro questa speculazione indegna, grazie a chi si è impegnato per salvare la dignità di questa città di zombi, grazie a chi ci tiene costantemente informati su quello che la stampa servile di Salerno tace. Il resto è devastazione allo stato puro
21 ottobre 2011 alle 16:25
“Sarò breve”: vergognatevi!
Bicienzo I Lo Straordinario says:
21 ottobre 2011 alle 17:50
La sentenza è già scritta, l’ho scritta io, naturalmente: poi mi hanno chiesto di aspettare almeno 10 giorni per creare un po’ di attesa…e non fare vedere che eseguono le mie volontà!
22 ottobre 2011 alle 00:05
La vera devastazione ambientale la create voi! Perchè se accadrà come auspicate (e spero vivamente di no) il blocco dei lavori farà restare tutto come è ora, degradando ancora di più l’area in quanto credo che i lavori di riqualificazione e demolizione delle strutture fatte avrebbero dei costi altamente proibitivi per il comune il quale non sborserà una lira. Ma a voi cosa importa, tanto avrete ottenuto il vostro obiettivo di cui potrete parlare tra voi 4 al bar e se l’area rimarrà degradata per i decenni successivi…chissenefega.
Intervista di Ugo De Pace a Sergio Stella (giornalista del Corriere e scrittore del famoso libro “La casta”).
Concludiamo ora con uno sguardo sulla città delle grandi architetture: Salerno. «Io penso che i salernitani meritino di meglio. È un posto talmente bello, per esempio guardiamoci intorno ora, nessuno ha queste meraviglie. Ecco, noi che abbiamo tutto ciò non possiamo permetterci di fare quello che ho visto oggi sul litorale, gli alberghi che sembrano fatti a Las Vagas, oppure scheletri di cemento, i palazzoni di Salerno, allucinanti. A un certo punto uscendo dall’autostrada c’è sulla destra la collina che stanno cementificando completamente, e io mi domando a cosa serva tutto questo, chi ci andrà ad abitare? Case a destra e sinistra con la scritta “vendesi”, che però sono vuote, nessuno se le compra».Caro Carlo Parente di De Luca e Curioso , potete rispondere alle critiche che un giornalista vero fa a De Luca (non i tanti di tv e giornali locali ,che sembrano l’ufficio stampa di De Luca)