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Timestamp: 2020-02-23 01:16:32+00:00
Document Index: 160466256

Matched Legal Cases: ['§ 3', '§ 2', '§ 2', '§ 1', '§ 2', '§ 1', '§ 2', '§ 1', '§ 3', '§ 1', '§ 2']

Lettera circolare 15 agosto 2001 - Olir
Lettera circolare 15 agosto 2001
Archivi, Biblioteche, Santa Sede, Musei, Beni culturali, Vescovi, Evangelizzazione, Patrimonio storico artistico, Pastorale
Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa. LA FUNZIONE PASTORALE DEI MUSEI ECCLESIASTICI Lettera circolare: Ai vescovi diocesani Città del Vaticano, 15 agosto 2001 Eminenza (Eccellenza) Reverendissima, La Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa dopo aver trattato delle biblioteche e degli archivi,(1) oltreché aver ribadito la necessità e l’urgenza dell’inventariazione e della […]
Lettera circolare: Ai vescovi diocesani
Il cristianesimo si connota per l’annuncio del vangelo nell’hic et nunc di ogni generazione e per la fedeltà alla Tradizione. La Chiesa in tutto l’arco della sua storia “si è servita delle differenti culture per diffondere e spiegare il messaggio cristiano”.(3) Di conseguenza “la fede tende per sua natura ad esprimersi in forme artistiche e in testimonianze storiche aventi un’intrinseca forza evangelizzatrice e valenza culturale di fronte alle quali la Chiesa è chiamata a prestare la massima attenzione”.(4) Per questo, specialmente nei paesi di antica, ma già anche in quelli di recente evangelizzazione, si è venuto ad accumulare un abbondante patrimonio di beni culturali caratterizzati da un particolare valore nell’ambito della loro finalità ecclesiale.
1. Conservazione del patrimonio storico-artistico della chiesa
1.1 Importanza del patrimonio storico-artistico
I beni culturali ecclesiali sono patrimonio specifico della comunità cristiana. Nello stesso tempo, in forza della dimensione universale dell’annuncio cristiano, appartengono in qualche modo all’intera umanità. Il loro fine è ordinato alla missione ecclesiale nel duplice e concorrente dinamismo di promozione umana ed evangelizzazione cristiana. Il loro valore mette in risalto l’opera di inculturazione della fede.
1.3 Cenni storici sulla conservazione del patrimonio storico-artistico
È a tutti noto l’impegno della Chiesa, durante l’intero arco della sua storia, nei confronti del proprio patrimonio storico e artistico, come appare evidente dalle deliberazioni dei Sommi Pontefici, dei Concili Ecumenici, dei Sinodi locali e dei singoli Vescovi. Tale cura si è espressa sia nella committenza di opere d’arte, destinate principalmente al culto e al decoro dei luoghi sacri, sia nella loro tutela e conservazione.(11)
1.4 Interventi legislativi della Chiesa in tema di musei ecclesiastici
La legislazione dello Stato Pontificio del primo ottocento, in tema di tutela e di conservazione delle antichità e delle opere d’arte, conferma le disposizioni precedentemente pronunciate dai vari Pontefici a partire dal XV secolo, intese a limitare la distruzione dei monumenti di epoca romana e la dispersione delle opere classiche. Essa inoltre contiene idee moderne e innovative in fatto di musei. Il celebre Chirografo di Pio VII del 1° ottobre 1802 afferma che le istituzioni statali preposte a ciò debbono “procurare che i Monumenti, e le belle opere dell’Antichità […], si conservino quasi i veri Prototipi, ed esemplari del Bello, religiosamente e per istruzione publica, e si aumentino ancora con il discuoprimento di altre rarità”.(12) Anzi è possibile rilevare, alla base del principio di inalienabilità e di inamovibilità dai confini dello Stato dei reperti archeologici e di gran parte delle altre opere d’arte, il concetto della loro pubblica utilità ai fini dell’istruzione. Viene di conseguenza la decisione di utilizzare fondi pubblici – nonostante le ristrettezze dei tempi – per “l’acquisto delle cose interessanti in aumento nei nostri Musei; sicuri che la spesa diretta al fine di promuovere le Belle Arti, è largamente compensata dagli immensi vantaggi, che ne ritraggono i Sudditi, e lo Stato”.(13)
2. Natura, finalità e tipologia del museo ecclesiastico
2.1.1 La conservazione nel contesto ecclesiale
Per comprendere la natura del museo ecclesiastico si deve ribadire il fatto che la fruizione dei beni culturali della Chiesa avviene primariamente e fondamentalmente nel contesto culturale cristiano. Il patrimonio storico-artistico ecclesiale, infatti, non è stato costituito in funzione dei musei, ma per esprimere il culto, la catechesi, la cultura, la carità. Mutando però nel corso del tempo le esigenze pastorali e i gusti delle persone, molti manufatti diventano obsoleti, così che s’impone il problema della loro conservazione, al fine di garantirne la persistenza, dato il loro valore storico e artistico. La conservazione materiale e salvaguardia da interventi illeciti impone talvolta soluzioni drastiche, poiché aumentano i rischi di dispersione, anche per via indiretta. In simili casi è evidente l’urgenza di istituire musei ecclesiastici per raccogliere in sedi adeguate le testimonianze della storia cristiana e delle sue espressioni artistico-culturali, onde poterle esibire al pubblico, dopo averle ordinate secondo specifici criteri.
2.1.2 La valorizzazione nel contesto ecclesiale
Intorno al museo ecclesiastico, che raccoglie soprattutto il patrimonio a rischio di dispersione, si anima un progetto di conoscenza del passato e di riscoperta del vissuto della Chiesa. In quest’ottica il museo ecclesiastico diventa sul territorio punto di aggregazione ecclesiale, culturale, sociale.
La visita al museo ecclesiastico non può quindi intendersi esclusivamente come proposta turistico-culturale, poiché molte delle opere in visione sono espressione di fede degli autori e rimandano al sensus fidei della comunità. Tali opere vanno quindi lette, comprese, fruite nella loro complessità e globalità, onde comprenderne l’autentico, originario e ultimo significato.
2.2.1 La salvaguardia della memoria
Il fine del museo ecclesiastico è collegato al sensus ecclesiae, che vede nella storia della Chiesa il progressivo realizzarsi del popolo di Dio. Perciò il museo ecclesiastico assume finalità specifiche nell’ambito della pastorale della Chiesa locale.
– il confronto con le espressioni culturali del territorio, in quanto la conservazione dei beni culturali deve avere una dimensione “cattolica”, cioè prendere in considerazione tutte le presenze e le manifestazioni di un territorio nel rinnovarsi del suo contesto.
2.2.2 La pastorale attraverso la memoria
Il museo ecclesiastico entra nell’ambito del complesso rapporto tra i christifideles e i beni culturali, con particolare riferimento agli oggetti di culto, che diventano “segni della grazia” assumendo un ruolo “sacramentale”.(25)
“La Chiesa, maestra di vita, non può non assumersi anche il ministero di aiutare l’uomo contemporaneo a ritrovare lo stupore religioso davanti al fascino della bellezza e della sapienza che si sprigiona da quanto ci ha consegnato la storia. Tale compito esige un lavoro diuturno ed assiduo di orientamento, di incoraggiamento e di interscambio”.(26) Il museo ecclesiastico ha quale sua prerogativa quella di essere strumento di crescita nella fede. Si collega dunque all’azione pastorale svolta dalla Chiesa lungo i secoli al fine di riprendere i germi di verità seminati dalle singole generazioni, di lasciarsi illuminare dai bagliori della bellezza incarnata nelle opere sensibili, di riconoscere le tracce del transitus Domini nella storia degli uomini.(27)
2.3.1 Tipologia delle istituzioni museali
Diverse sono le tipologie secondo le quali un museo ecclesiastico può costituirsi. Tali forme museali hanno visto la luce in epoche diverse, spesso per impulso di personalità ecclesiastiche con singolare spirito di iniziativa. Non esiste, tuttavia, un elenco tipologico esauriente dei musei ecclesiastici. Volendone tentare una elencazione sommaria si può fare riferimento all’ente ecclesiastico che ne è proprietario o che vi ha dato origine, oppure si può fare riferimento al patrimonio del museo stesso.
Abbiamo già accennato nell’introduzione storica(28) ai “tesori delle cattedrali” come alle più antiche istituzioni museali propriamente ecclesiastiche. Queste istituzioni, in moltissimi casi, sussistono tutt’oggi conservando la loro natura di custodia di oggetti liturgici preziosi, alcuni dei quali, in determinate circostanze, possono essere ancora utilizzati per culto. Nel corso dei secoli, ai “tesori” si sono aggiunti i “musei delle cattedrali” e, in alcune zone, “i musei dell’Opera del Duomo”, con una connessione meno spiccata con il culto, e con la finalità di conservare ed esibire opere d’arte e altri reperti provenienti dalla cattedrale e dalle sue adiacenze.
I musei che abbiamo appena ricordati riguardano un singolo monumento religioso, una particolare circoscrizione ecclesiastica, un determinato istituto religioso. La loro natura è diversa, così come le finalità che essi si propongono. Ad esempio, i musei dei religiosi si propongono d’offrire l’inquadramento storico e geografico della presenza e dello sviluppo di un singolo istituto di vita consacrata o di una società di vita apostolica in un determinato territorio o nell’ambito generale dell’opera svolta in diverse parti del mondo. Altri musei, quali i diocesani e quelli interparrocchiali, riflettono specifiche realtà territoriali con ambiti e giurisdizioni ecclesiastiche ben definite. Quelli missionari invece testimoniano le culture con cui si è confrontata l’opera di evangelizzazione ricoprendo notevole importanza negli studi di antropologia culturale.
2.3.2 Tipologia degli oggetti raccolti
I musei ecclesiastici conservano quanto si riferisce alla storia e alla vita della Chiesa e della comunità, anche ciò che è ritenuto di minore importanza. Essi evitano l’eliminazione, l’accantonamento, l’alienazione, la dispersione di oggetti attualmente non più utilizzati per il servizio liturgico-pastorale. Consentono quindi che tali materiali siano tutelati, conservati e fruiti come documentazione storico-artistica del vissuto ecclesiale nelle sue diverse manifestazioni.
– opere d’arte (pitture, sculture, decorazioni, incisioni, stampe, lavori di ebanisteria ed altro materiale ritenuto minore);
– vasi sacri;
– suppellettili;
– reliquiari ed ex voto;
– parati liturgici, stoffe, pizzi, ricami, abiti ecclesiastici;
– manoscritti e libri liturgici, libri corali, spartiti musicali, ecc.
– progetti architettonici ed artistici (disegni, modelli, bozzetti, carteggi, ecc.);
– materiale documentario connesso ai manufatti (lasciti, testamenti, commesse, atti giuridici, ecc.);
– libri di memorie su opere, documentazioni su raccolte, documentazioni su manifestazioni inerenti il patrimonio storico-artistico, ecc.;
– altri materiali connessi in qualche misura al patrimonio storico-artistico (regole, statuti, registri, ecc.) riguardanti Diocesi e Parrocchie, Istituti di vita Consacrata e Società di vita apostolica, Confraternite e Opere Pie.
2.4 Istituzione
Il compito di coordinare, disciplinare e promuovere quanto attiene ai beni culturali ecclesiastici(29) nelle rispettive Diocesi o Chiese particolari ad esse assimilate,(30) e quindi anche di istituire il museo diocesano ed altri musei ecclesiastici dipendenti dalla diocesi, spetta al Vescovo diocesano,(31) opportunamente coadiuvato dalla Commissione Diocesana e dall’Ufficio per l’arte sacra e i beni culturali. Nello spirito della presente circolare i musei ecclesiastici rientrano tra gli strumenti “posti al servizio della missione della Chiesa”,(32) per cui è doveroso inserirli nel progetto pastorale diocesano.(33)
I Superiori maggiori degli istituti religiosi(36) e delle società di vita apostolica(37) sono i responsabili dei beni culturali di pertinenza della rispettiva istituzione, a norma del diritto proprio. Essi adempiono il loro compito tramite il Superiore locale presso la cui casa è stato fondato e sussiste il museo. Le norme indicate per il coordinamento, l’organizzazione e la gestione dei musei in genere dovranno essere applicate anche ai musei appartenenti a istituti religiosi e società di vita apostolica, fermo restando l’osservanza delle leggi civili al riguardo e quanto attiene alla vita interna dei membri della rispettiva istituzione incaricata del museo.
Conformemente alle indicazioni della lettera circolare su I beni culturali degli Istituti Religiosi indirizzata dalla nostra Pontificia Commissione ai Superiori e Superiore Generali,(38) è auspicabile, per quanto possibile, che si realizzi fra diocesi e comunità una collaborazione e un comune orientamento nell’ambito dei beni culturali in generale e dei musei ecclesiastici in particolare.(39) Se poi l’istituzione museale assume connotazioni pubbliche, occorre rimettersi alle disposizioni e agli orientamenti dell’Ordinario diocesano.
Il museo ecclesiastico va innanzitutto dotato di una propria sede in un edificio auspicabilmente di proprietà ecclesiastica. In molti casi si tratta di un edificio di grande valore storico-architettonico, che da solo individua e connota il museo ecclesiastico stesso.
A titolo esemplificativo, si illustra qui di seguito un possibile schema distributivo di museo ecclesiastico.
3.1.2 Ingresso
L’ingresso del museo ha grande importanza come primo luogo di incontro tra visitatori e museo. Anzitutto deve mettere in evidenza la mens che ha generato il museo e che ne caratterizza l’esistenza. Va situato in posizione facilmente accessibile e riconoscibile. La sua struttura deve essere tale da identificare chiaramente il museo. Le sue linee possono essere sobrie, semplici, evidenti, in accordo con gli attuali criteri museografici. In particolare, mentre deve essere ricco di informazioni stimolanti, deve evitare l’accumulo di materiale informativo. L’atrio di entrata deve esprimere un proprio significato ed essere dotato d’una specifica connotazione architettonica. Attraverso di esso infatti il visitatore deve poter inquadrare i criteri che guidano alla lettura globale del museo. Deve pertanto ispirarsi a quello spazio sacro che esso indirettamente richiama. Nella sua progettazione vanno dunque curate, nella misura del possibile, l’accoglienza delle persone, l’informazione sull’organizzazione e l’impostazione didattica.
L’atrio è il luogo che prepara il visitatore a passare dal clima di distrazione dell’ambiente esterno alla concentrazione personale e, per i credenti, al raccoglimento spirituale, richiesti da quanto si intende ammirare. Si impone quindi un “clima” suggestivo, quasi sacrale, molto discreto, al fine di agevolare la sintonia tra visitatore e realtà museale. Il visitatore non dovrebbe iniziare il percorso museale spinto solo dalla curiosità, ma, piuttosto, perché attratto dalle indicazioni visive, dagli strumenti audiovisivi, dalla competenza della guida, che ambientano la visita. Per questo è opportuno che nell’atrio siano messi a disposizione alcuni sussidi (stampati e audiovisivi) per disporre adeguatamente alle visite, tenendo conto delle diverse tipologie di frequentatori. In proposito non è da trascurare l’opportunità di organizzare visite guidate.
3.1.3 Sale
L’approccio offerto dall’ingresso si sviluppa nelle sale espositive. Queste, attraverso la trama storico-artistico-sociale-religiosa offerta dai manufatti originali, dalle copie, dalla cartografia, dai sussidi stampati e dai supporti multimediali, presentano allo sguardo del visitatore la storia multiforme di una Chiesa particolare, di uno specifico istituto religioso, di un santuario o di altro luogo ecclesiastico. Particolare attenzione va riservata alla impostazione di ciascuna delle sale. Quanto più esse sono ben definite tanto più facilmente il visitatore può seguire il filo logico della storia e può assimilare le tematiche proposte dall’impianto museale.
La disposizione degli oggetti e la loro presentazione al pubblico va pensata secondo un criterio globale, in modo che il contenitore architettonico sia coordinato con la trama espositiva delle opere.(41) La struttura delle sale, il percorso attraverso di queste e quanto esposto in esse devono essere parte di un’unica ed organica proposta i cui criteri generali vanno adattati alla situazione e agli intendimenti particolari. È poi opportuno dotare le sale di appositi punti di sosta per agevolare la contemplazione delle opere esposte, specialmente le più significative.
3.1.4 Vetrine
La vetrina, oltre a conservare in modo adeguato gli oggetti in essa contenuti, deve valorizzarli e renderli pienamente visibili. È pertanto auspicabile che sia adeguatamente illuminata in modo che non deperiscano i colori del manufatto e non se ne distorca la visione.
Alla breve scheda tecnica identificativa che comprende il titolo dell’opera, l’autore, la datazione, la materia, la provenienza, è auspicabile affiancare due diversi tipi di sussidi illustrativi, in supporto informatico o cartaceo. Il primo comprende schede che mettano in relazione ciascuna opera con quelle presenti all’interno del museo e fuori di esso sul territorio. Il secondo comprende schede che approfondiscano la conoscenza delle singole opere indicando la destinazione liturgica o paraliturgica, il significato del nome, il contesto spazio-temporale originario, le simbologie ed eventualmente aggiungendo richiami a oggetti più famosi, spiegazioni iconografiche, note agiografiche e brevi riferimenti bibliografici. Il tutto per favorire e orientare lo studio, contestualizzando globalmente la conoscenza dei manufatti esposti.
3.1.5 Sale per mostre temporanee
Dal momento che il museo ecclesiastico va pensato come un’istituzione culturale, che interagisce con le altre istituzioni esistenti sul territorio ai fini dell’animazione culturale, è opportuno sia dotato almeno di una sala per mostre ed eventi culturali temporanei. Manifestazioni del genere si possono organizzare per sottolineare particolari occasioni (ad esempio: i tempi forti liturgici, le feste titolari e patronali, le circostanze civili, i convegni di studio, le ricerche scolastiche).
Tali attività potranno favorire l’azione evangelizzatrice nell’ambito delle iniziative culturali tanto della Chiesa, quanto di enti pubblici o privati. La loro particolare occasionalità rafforza il collegamento tra il museo ecclesiastico e il territorio; può rendere fruibili opere in deposito tramite un sistema di rotazione espositiva; abitualmente facilita la sponsorizzazione di allestimenti e di restauri.
3.1.6 Sala didattica
In essa il visitatore potrà soffermarsi per avere notizie più ampie riguardanti la storia della comunità o dell’ente, oltreché la contestualizzazione dei materiali esposti e la correlazione tra passato e presente. L’approfondimento potrà essere coadiuvato da grafici, audiovisivi, illustrazioni, sperimentazioni. Non sono da escludere attività didattiche di laboratorio e di ricerca per favorire l’interesse e stimolare la creatività dei giovani nel settore dei beni culturali della Chiesa.
3.1.7 Aula di formazione culturale
Quando gli spazi e le circostanze lo permettono, adoperandosi in caso contrario per soluzioni alternative, è bene prevedere un’aula per la formazione e l’aggiornamento culturale di operatori, volontari, ricercatori, studenti, che sia debitamente attrezzata. Tale aula dà vivacità al museo e sta a dimostrare che nella mens della Chiesa questa istituzione non è mero deposito di reperti, ma è ambiente di riflessione, dialogo, confronto, ricerca.
Avendo a disposizione spazi del genere, è inoltre possibile promuovere iniziative per la formazione di base e permanente degli operatori nel settore dei beni, compresi i volontari.
Nell’insieme dei servizi museali non è trascurabile la presenza di una biblioteca specializzata. È infatti opportuno costituire all’interno del museo una biblioteca aggiornata e debitamente attrezzata nella quale accogliere, nella misura del possibile, anche uno specifico settore di videoteca o di altri supporti multimediali.
La biblioteca assolve al compito di radunare e rendere consultabili almeno le pubblicazioni riguardanti la storia e la cultura locale, spesso promosse e finanziate da istituzioni ecclesiastiche, da enti locali e da privati cittadini.
3.1.9 Archivio corrente e archivio storico
È necessario che l’organizzazione museale debba prevedere un archivio corrente in cui collocare i registri delle acquisizioni e prestiti, gli inventari e cataloghi periodicamente aggiornati, gli atti giuridici e amministrativi, i repertori fotografici e grafici, ecc.
La disciplina di uso per gli addetti ai lavori e di consultazione per gli studiosi, tanto dell’archivio corrente, quanto di quello storico deve essere opportunamente fissata in un regolamento particolare.
3.1.10 Uscita
Il momento conclusivo della visita costituisce l’occasione per offrire al visitatore un preciso messaggio attraverso sussidi (libri, cataloghi, video, cartoline, oggetti, ecc.) in vendita preso appositi book shops, o semplici depliants distribuiti gratuitamente. Tali materiali aiutano infatti a ricordare quanto visto, riproponendo una lettura cristiana dell’itinerario percorso e lasciando un chiaro ricordo dell’esperienza vissuta.
3.1.11 Luoghi di ristoro
In particolari sedi museali di grande importanza ed estensione, si potrebbe anche prevedere l’apertura di luoghi di ristoro onde favorire il prolungamento della permanenza in museo tanto dei visitatori quanto degli studiosi.
3.1.12 Uffici del personale
Accanto alla parte pubblica il museo ecclesiastico deve prevedere idonei spazi per gli operatori museali. È importante, infatti, fare in modo che gli addetti al museo possano fruire di spazi necessari per assolvere ai loro compiti ed ottemperare alle disposizioni civili. Si deve pensare ad una sistemazione congrua e vivibile di quanti operano per dare efficienza al museo.
Nello specifico, è bene prevedere almeno la direzione e la segreteria. Anche l’immagine esterna di questi uffici deve essere in sintonia con quanto sopra esposto. Occorre sottolineare che la presenza di un operatore direttivo si rende necessaria e deve essere possibilmente continuativa.
3.1.13 Sale di deposito
La vita del museo necessita abitualmente anche di altri ambienti di servizio, tra cui le sale di deposito. In questi spazi vengono ospitate le opere non esposte. Tale concetto non va però frainteso. Il deposito di un museo non è, per sua natura, né il luogo delle cose dimenticate, né un ricettacolo di disordine. Esso raccoglie opere altrimenti importanti e significative all’interno del contesto ecclesiale, le quali, per diversi motivi, sono lì ospitate per una loro più prudente tutela e conservazione.
Alcune opere sono collocate in deposito perché versano in condizioni precarie e pertanto necessitano di restauro. Bisogna quindi provvedere con cura alla loro salvaguardia, in quanto si trovano in una fase delicata della loro “esistenza”.
3.1.14 Laboratorio di restauro
Laddove le condizioni lo permettano, è opportuno prevedere, accanto al deposito museale, un piccolo laboratorio di restauro. Ordinariamente deve provvedere alle operazioni di manutenzione e di conservazione. Ha anche il compito di realizzare interventi di prima necessità su manufatti in particolare stato di degrado.
3.2.1 Impianti
Un aspetto da affrontare con attenzione è quello degli impianti necessari al funzionamento del museo. A questo riguardo, sarà doveroso attenersi – quando esistano – alle vigenti leggi civili in riferimento agli impianti elettrici, antincendio, di allarme, di climatizzazione, di condizionamento.
Per quanto concerne la sicurezza delle opere, occorre garantire sia la conservazione del bene in quanto tale sia la sua tutela dagli illeciti e dai furti.(43)
In merito alla tutela delle opere, occorrono misure preventive di sicurezza degli ambienti, con particolare attenzione alla robustezza del sistema murario esterno e alla protezione delle aperture (porte blindate, inferriate a finestre e lucernari, ecc.). È ovviamente opportuno un buon sistema di allarme, eventualmente collegato con le forze di polizia. È poi indispensabile la scheda fotografica di ogni bene per poter facilitare le indagini in caso di furto.
3.2.2 Custodia
Anche la custodia del museo riveste un ruolo fondamentale. Non solo va curata la custodia in senso generale dell’ambiente museale, delle opere esistenti nei percorsi museali e nei depositi, ma va pure posta ogni cautela nella circolazione delle opere all’interno del museo stesso e all’esterno.
3.3 Gestione
Perché il museo ecclesiastico possa svolgere adeguatamente le proprie attività risulta necessaria una ben strutturata gestione amministrativa.
3.4 Personale
– è necessario un direttore responsabile di particolare competenza e dedizione;
– sono opportune guide preparate ad accompagnare le varie tipologie di visitatori.
3.5 Norme
Il regolare andamento dell’attività museale nel contesto dei beni culturali di ciascuna Chiesa particolare esige il rispetto delle norme vigenti. A questo riguardo si possono sottolineare i seguenti punti:
Anche le procedure di restauro devono essere accuratamente regolamentate con precisi atti formali.
3.6 Rapporti con altre istituzioni
Nell’organizzazione gestionale del museo ecclesiastico occorre prevedere e sollecitare rapporti con altre istituzioni culturali, in particolare con musei pubblici e privati.
4. Fruizione del museo ecclesiastico
4.1 Pubblica fruibilità
Il museo ecclesiastico è luogo di pubblica fruizione, poiché i beni culturali sono al servizio della missione della Chiesa. Esso educa al senso della storia, della bellezza e del sacro mediante il patrimonio culturale realizzato dalla comunità cristiana. La fruizione è dunque intimamente connessa, anche se distinta, al valore formativo che deve avere l’istituzione museale. Distinguere per unire il momento formativo a quello fruitivo è sottolineare l’importanza della complementarità tra aspetto conoscitivo e aspetto emotivo, specie per quanto concerne il vissuto religioso, i cui atti, che si qualificano come espressioni di amore a Dio e ai fratelli, necessitano del concorso dell’intelligenza, del sentimento e della volontà.
Una intelligente organizzazione delle prenotazioni e delle visite permette di rendere un miglior servizio non solo al fruitore, ma anche all’operatore. Sarà cura dei singoli musei di organizzare, oltre ai percorsi espositivi, anche le attività culturali complementari.
4.2 Fruibilità in senso ecclesiale
4.2.1 La fruibilità nella mens ecclesiale
Per rendere adeguatamente fruibili i musei ecclesiastici occorre evidenziare l’intima connessione dell’elemento estetico con quello religioso. È inoltre necessario che appaia il legame indissolubile tra il patrimonio in esposizione e l’oggi della Chiesa e del mondo: infatti, l’accostamento alle opere promosse dal cristianesimo non è pari a quello dei reperti di civiltà estinte, poiché molto di ciò che cade sotto lo sguardo dei visitatori ha uno stretto legame con l’attualità ecclesiale.
Su ciascuna di tali coordinate si è intessuto un fitto intreccio di segni sensibili che si evolvono e si sviluppano nel tempo. La loro permanenza costituisce il deposito della memoria che può essere tutelata e valorizzata dai musei ecclesiastici. Attraverso questa concezione, si va quindi oltre l’aspetto meramente estetico e storico, raggiungendo il senso e significato più intimo e profondo nell’ambito della civitas christiana.
4.2.2 La fruibilità nel contesto ecclesiale
Attraverso le iniziative che fanno capo alla didattica museale si può ricostruire sul territorio la microstoria delle singole realtà. Giornate di studio, itinerari guidati, mostre temporanee ed altre iniziative possono utilmente favorire la riscoperta dei valori essenziali del cristianesimo in un determinato territorio. Le vicende di pastori e di santi della Chiesa locale si riscoprono nelle forme della pietà e della devozione popolare, che hanno lasciato un abbondante repertorio storico-artistico. Altre vestigia affidate ai musei evidenziano il ruolo importante dell’associazionismo e delle confraternite.
Il museo ecclesiastico assolve ad un’importante funzione di animazione delle generazioni contemporanee ed in particolare dei giovani, poiché, presentando le memorie del passato, evidenzia la prospettiva storica della comunità cristiana. In quest’ottica diventa fondamentale il rapporto tra scuola, territorio e Chiesa particolare. Infatti, le sinergie istituzionali che ne derivano incrementano la consapevolezza del contesto ecclesiale, che trova riscontro nel patrimonio storico-artistico della Chiesa. La scoperta degli eventi attraverso i reperti diventa in tal senso rievocazione di una memoria anche familiare e quindi maggiormente sentita. Inoltre è elemento di comune interesse verso i valori della fede trasmessa.
4.2.3 La fruibilità nel vissuto ecclesiale
Nella mentalità comune la parola museo richiama alla mente un luogo separato dalla vita presente, immutabile, statico, freddo, silenzioso. Il museo ecclesiastico invece si qualifica come autentico “vivaio”, centro vivo di elaborazione culturale in grado di sviluppare e diffondere la coscienza della conservazione e valorizzazione dei beni culturali della Chiesa. La peculiarità del museo ecclesiastico è quella di conservare e mettere in evidenza le memorie storiche del vissuto ecclesiale, così come esso si è sviluppato in un determinato territorio attraverso le molteplici espressioni artistiche.
– conferenze in periodi fissi dell’anno secondo cicli tematici;
4.3 Fruibilità nel complesso del territorio
Attraverso il museo ecclesiastico si possono avviare iniziative per promuovere la ricognizione dei beni culturali presenti nel territorio. Al riguardo è opportuno:
Il museo diocesano può diventare il luogo di sensibilizzazione della comunità ecclesiale e di dialogo tra le varie forze culturali presenti sul territorio. Perché ciò avvenga si deve arrivare al collegamento con inventari e cataloghi; sollecitare la documentazione topografica e fotografica della zona di provenienza delle opere e dell’intero territorio; promuovere stand illustrativi, esposizioni d’attualità, studi storico-artistici, campagne di restauro; organizzare visite guidate che partendo dal museo si allarghino verso gli altri complessi monumentali della zona. Questo insieme coordinato di manifestazioni renderà evidente l’opera compiuta dalla Chiesa in una determinata regione e favorirà la tutela dei beni culturali nel loro contesto originario.
5. Formazione degli operatori per i musei ecclesiastici
5.1 Progetto formativo
5.1.1 Importanza della formazione
Il museo, come polo artistico-storico, può assumere un significativo ruolo culturale se sviluppa un’attività di informazione storica e di educazione estetica nell’ambito del progetto pastorale. Per raggiungere tale finalità si deve procedere ad un’opera di formazione del clero, degli artisti, degli operatori museali, delle guide, dei custodi e dei visitatori stessi, facendo comprendere la natura specifica dei beni culturali della Chiesa, con rinnovata professionalità, profonda umiltà, dialogo attento, apertura disponibile e rispetto delle tradizioni locali.
Il progetto formativo è orientato alla valorizzazione delle opere del passato e alla promozione di nuove produzioni. Data la crisi del sacro ed il conseguente impoverimento delle espressioni cultuali – in ambito architettonico, iconografico e dell’arredo – è urgente sia ricollegarsi alla tradizione, per evidenziare il contributo delle varie epoche, sia inserirsi nel dibattito contemporaneo, per ispirare una nuova stagione dell’arte e della cultura di ispirazione cristiana. La Chiesa infatti è stata sempre committente delle arti, poiché ha visto in esse uno strumento esemplare per adempiere alla propria missione. Nel corso dei secoli essa ha tradizionalmente avvertito “come parte integrante del suo ministero la promozione, la custodia e la valorizzazione delle più alte espressioni dello spirito umano in campo artistico e storico”.(47) Un’operazione culturale del genere richiede capacità critica e notevole preparazione. È pertanto necessario un adeguato progetto di formazione del personale, oltreché la mutua collaborazione delle istituzioni ordinate alla cura del patrimonio storico-artistico della Chiesa.
Con l’aiuto di istituzioni ed esperti la Chiesa potrà sviluppare ulteriormente l’attuale interesse per i beni culturali ripensando al lavoro svolto in due millenni di storia ed elaborando proposte per il futuro. Di conseguenza è opportuno ridare all’umanità il senso della storia intessuta di quotidianità e di grandi gesta; evidenziare l’influsso del cristianesimo lungo i secoli nei diversi contesti socio-culturali; ricordare le catastrofi naturali o gli eventi conflittuali che hanno portato, in taluni casi, alla distruzione di insigni capolavori; insegnare, attraverso un congruo progetto di educazione scolare e di formazione permanente, che i beni culturali della Chiesa sono particolarmente significativi per l’intera collettività; ricordare che lo specifico ecclesiale di tali beni è l’annuncio del Vangelo e la promozione umana; superare le discriminazioni fra ricchi e poveri, fra diverse culture ed etnie, fra varie confessioni religiose e molteplici religioni.
5.1.2 Urgenze formative
Nel complesso è urgente superare un certo disinteresse ecclesiastico nella conservazione e valorizzazione dei beni culturali; superare l’impreparazione nel settore giuridico e amministrativo; superare la mancanza di una committenza adeguatamente preparata.
– Superamento della mancanza di un’adeguata committenza dedita all’incremento dei beni culturali. La Chiesa nel passato è stata in molti casi committente illuminata introducendo artisti di ogni genere nel cuore della spiritualità cristiana. La testimonianza del passato, conservata nelle istituzioni ecclesiastiche, deve ispirare l’attuale committenza, affinché si possano incrementare i beni culturali attraverso un impegno interdisciplinare, in modo che gli artisti possano comprendere il variegato background ecclesiale per la maggiore riuscita delle loro opere. È importante avere persone preparate ad un lavoro di équipe e all’incontro con gli artisti contemporanei.(48) In questo impegno il museo può assolvere la funzione di catalizzatore per l’animazione degli artisti e per la loro preparazione ai temi religiosi.
5.1.3 Criteri formativi
– educare alla dimensione pastorale per utilizzare il patrimonio storico-artistico secondo una mens ecclesiale e in riferimento alle diverse tipologie di pubblico.
5.1.4 Contenuti della formazione
Le iniziative di formazione devono prevedere insegnamenti diversificati, con particolare attenzione alle seguenti materie: storia della Chiesa in generale e locale; storia delle tradizioni popolari; agiografia e spiritualità; iconografia e iconologia; storia dell’arte e dell’architettura religiosa; storia delle istituzione di vita consacrata e della loro presenza sul territorio; storia delle istituzioni ecclesiastiche laicali, dell’associazionismo cattolico, delle confraternite, dei movimenti assistenziali, delle istituzioni culturali. Al riguardo si potranno organizzare corsi, seminari di studio, convegni, dibattiti, serie di conferenze al fine di permettere una prima formazione, specializzazione, aggiornamento, formazione permanente. Suddette iniziative di formazione giovano anche a riunire persone di molteplice estrazione ideologica, così da tentare un dialogo pastoralmente proficuo.
Per gli operatori e i responsabili del museo ecclesiastico occorre una formazione particolare. Nelle sue iniziative, oltre le tematiche sopra accennate, dovrà prevedere insegnamenti specifici sull’organizzazione museale, gestione amministrativa, impostazione didattica, custodia dei beni, conservazione dei manufatti, legislazione vigente (in materia di tutela, di fisco, di rapporti istituzionali). Gli eventuali bollettini diocesani o altre pubblicazioni potranno invece curare il normale aggiornamento informativo.
5.1.5 Luoghi per la formazione
La formazione si svolge con iniziative molteplici organizzate nei vari luoghi istituzionali ad essa deputati (locali, diocesane, regionali, nazionali, internazionali). Nel complesso è necessario avviare un dialogo costruttivo tra sacerdoti e laici, tra professionisti e docenti, coinvolgendo sulle problematiche di tutela, conservazione, valorizzazione dei beni culturali tutte le risorse intellettuali, umane, spirituali che possono concorrere ad un lavoro di équipe e alla collaborazione interistituzionale.
5.1.6 Collaborazione interistituzionale
L’impostazione del museo ecclesiastico integrato con il territorio porta a coinvolgere molteplici istituzioni e ad attivare diverse iniziative formative. È dunque di primaria importanza aprirsi alla collaborazione interistituzionale.
5.2 Formazione degli operatori
5.2.1 Principi per la formazione del clero
Nel progetto di formazione è di primaria importanza la preparazione dei candidati al sacerdozio e del clero. Coloro che si avviano al sacerdozio e alla vita religiosa devono infatti formarsi ad apprezzare il valore dei beni culturali della Chiesa in vista della promozione culturale e dell’evangelizzazione. Abitualmente i sacerdoti in cura d’anime hanno infatti anche la responsabilità di custodire la fabrica ecclesiae nella sua realtà architettonica e in tutti manufatti che concretamente la costituiscono.
È pertanto opportuno che vengano istituiti appositi corsi di aggiornamento per i sacerdoti onde sensibilizzarli in merito all’organizzazione e gestione dei musei ecclesiastici e alla salvaguardia sul territorio del patrimonio culturale.
5.2.2 Principi per la formazione degli operatori e delle guide
Nel progetto di formazione ci si deve interessare degli operatori e delle guide. Non si tratta di preparare solo professionalmente gli esperti dei vari settori implicati nell’organizzazione di un museo (o di verificarne la preparazione), ma piuttosto di introdurli allo specifico ecclesiale. Questi devono essere in grado di contestualizzare il patrimonio storico-artistico della Chiesa nell’ambito catechetico, cultuale, culturale, caritativo, affinché la fruizione di tali beni non si riduca al mero dato estetico, ma diventi strumento pastorale attraverso il linguaggio universale dell’arte cristiana.
L’adeguata formazione dei responsabili e degli operatori, in campo tanto ecclesiastico quanto civile, conduce ad una maggiore collaborazione nel campo dei beni culturali della Chiesa; incrementa infatti un confronto maturo tra persone e istituzioni (esperti dei vari settori, istituzione preposte alla tutela dei beni culturali, scuole di ogni ordine e grado, centri culturali e turistici).
5.2.3 Iniziative per la formazione degli operatori
La preparazione del clero e degli operatori va attuata anzitutto nei luoghi abituali della formazione intervenendo sui programmi ordinari. È poi auspicabile attivare corsi speciali di approfondimento e di specializzazione istituiti per diversi livelli. Sono quanto mai utili brevi corsi di aggiornamento organizzati a scadenza periodica su tematiche particolari. Per dare continuità al sistema formativo può essere d’aiuto la pubblicazione di bollettini o di circolari in cui si indicano esperienze, si danno informazioni amministrative, si elencano i documenti ecclesiastici e civili del settore, si fornisce una bibliografia ragionata.
– per i laici operatori, che dovranno assumere ruoli specifici, è bene garantire una preparazione generale presso i centri di studio ecclesiastici (università, atenei, facoltà pontificie; istituti superiori di scienze religiose; istituti di scienze religiose), oltreché una preparazione specifica con appositi corsi. Ci sono al riguardo lodevoli esempi di corsi per operatori dei beni culturali e per guide turistiche organizzati dagli Istituti di scienze religiose.
5.2.4 Iniziative per la formazione dei fruitori
Anche il pubblico deve essere formato alla fruizione dei beni culturali della Chiesa con iniziative idonee. Tale formazione può svolgersi attraverso l’organizzazione stessa dei percorsi espositivi, le eventuali iniziative collaterali, il sistema scolare, i mass media, i convegni di studio, le politiche culturali del territorio, ecc. Il pubblico si può dividere in due categorie: coloro che appartengono alla comunità ecclesiale e coloro che provengono da altri contesti. Per raggiungere un maggior numero di persone è opportuno avviare iniziative a carattere diocesano ed iniziative a carattere locale. Inoltre occorre diversificare gli interventi in base alla tipologia dei destinatari: individui in età scolare, pubblico adulto, turisti, pellegrini, ecc.
Iniziative a carattere diocesano. Presentiamo in modo esemplificativo alcune possibili iniziative:
Si deve fare in modo che le varie manifestazioni non si risolvano in forme puramente culturali, ma siano impostate su coordinate ecclesiali al fine di sensibilizzare i visitatori al valore non solo storico-artistico, ma religioso-pastorale dei beni culturali della Chiesa.
Iniziative a carattere locale. Sono poi utili iniziative formative per le singole comunità o i singoli luoghi al fine di evidenziare l’intimo legame tra beni in uso e quelli dismessi, di collegare le opere fornendo la dovuta prospettiva storica, di far emergere il rapporto tra passato e presente. Presentiamo in modo esemplificativo alcune possibili iniziative:
– integrare le finalità di antiche confraternite rendendole operanti anche nel campo dei beni culturali della Chiesa.
Iniziative per turisti e pellegrini. Presentiamo in modo esemplificativo alcune possibili iniziative:
– per i pellegrini occorre valorizzare le raccolte museali in un contesto religioso, facendo emergere il cammino di fede della comunità cristiana, dei committenti, degli artisti, oltreché le forme di pietà popolare e le tradizioni locali.
Iniziative parascolastiche. Per quanto riguarda la scuola di ogni ordine e grado, l’impegno principale è quello di interessare i ragazzi non soltanto alle opere esposte nei musei ecclesiastici o alla loro storia, ma alla progressiva scoperta del territorio. Oltre le istituzioni scolastiche per giovani, particolare interesse ai beni culturali della Chiesa possono avere le “università della terza età”, o attività assimilate, poiché stimolano conoscenza e creatività. Nel contesto scolastico o para-accademico sono possibili le seguenti iniziative:
– impegnare fattivamente gli studenti, al fine di interessarli al patrimonio storico-artistico della Chiesa.
5.3 Ruolo del volontariato
Nel contesto della distribuzione degli impegni ecclesiali emerge l’importanza e l’utilità di corresponsabilizzare volontari laici opportunamente preparati nei vari aspetti organizzativi di un museo. Del resto, in molti casi, i musei ecclesiastici, specialmente se piccoli, sono abitualmente retti da persone che svolgono a titolo gratuito e volontario questo servizio in spirito di fede e di testimonianza.
Nell’organizzazione del volontariato è però indispensabile, da parte dei responsabili dell’ente, una particolare attenzione agli aspetti giuridico-fiscali che la legislazione civile prevede nei singoli stati. Bisogna pertanto adoperarsi perché tale servizio – al di là della generosa disponibilità – possa essere reso nelle modalità dovute e con la professionalità necessaria. Anche l’operatore volontario dovrà quindi seguire adeguati corsi di formazione e dovrà essere messo nella condizione di interagire, là dove è necessario, con il personale di ruolo.
– Consultori. A questo riguardo si può, ad esempio, istituire una commissione di consultori del museo, i cui membri, nominati dall’Ordinario per un tempo determinato reiterabile, siano in grado di offrire a titolo gratuito le prestazioni loro richieste e di promuovere determinate ricerche sul campo. Queste possono diventare un valido contributo per stabilire criteri ed attuare proposte in ordine ai compiti di custodia, organizzazione, gestione, reperimento delle risorse, animazione.
I beni culturali della Chiesa sono un patrimonio da conservare materialmente, tutelare giuridicamente, valorizzare pastoralmente nell’ambito di ciascuna comunità cristiana, per coltivare la memoria del passato e continuare ad esprimere nel presente quanto ordinato alla missione della Chiesa. La lezione della storia, attraverso la contemplazione dell’arte, si apre alla profezia, così che “la Chiesa, maestra di vita, non può non assumersi anche il ministero di aiutare l’uomo contemporaneo a ritrovare lo stupore religioso davanti al fascino della bellezza e della sapienza che si sprigiona da quanto ci ha consegnato la storia. Tale compito esige un lavoro diuturno ed assiduo di orientamento, di incoraggiamento e di interscambio”.(52)
I musei ecclesiastici, come luogo di animazione dei fedeli e di valorizzazione del patrimonio storico-artistico, riuniscono il valore della memoria con quello della profezia salvaguardando i segni tangibili della Traditio ecclesiae. Attraverso il patrimonio storico-artistico essi presentano il compiersi della storia della salvezza in Cristo; ripropongono l’opera di evangelizzazione cristiana; indicano nella bellezza dell’arte “i nuovi cieli e la nuova terra”; sono segno della ricapitolazione di tutte le cose in Cristo. Quanto costituisce i musei ecclesiastici permette di crescere in umanità e spiritualità, per cui entra a buon titolo nel progetto pastorale delle Chiese particolari. L’attenzione a tale patrimonio può diventare un nuovo ed efficace strumento di evangelizzazione cristiana e di promozione culturale.
Dalle considerazioni sviluppate nella presente circolare emergono alcune istanze conclusive che possono guidare le strategie connesse alla cura dei beni culturali della Chiesa:
– occorre impostare adeguatamente il museo diocesano curando l’inventariazione e la catalogazione di quanto in esso ospitato (in collegamento con l’inventario-catalogo della Diocesi), promuovendo all’occorrenza didattiche multimediali, impostando l’amministrazione, regolamentando il movimento delle opere, progettando i percorsi di visita, stimolando il concorso interistituzionale.
Data l’attuale volontà della Chiesa di recupero delle proprie radici, occorre potenziare, a livello tanto ecclesiale quanto civile, le strategie museali per legare tra loro le varie manifestazioni e per rendere percepibile lo specifico ecclesiale.
– bisogna riportare l’interesse al vissuto, facendo ritrovare in esso quanto si è visto in modo esemplificativo nella visione museale: è la terza dinamica, che “porta-fuori” il museo, reinserendo l’individuo nella propria cultura e attivandogli il desiderio di salvaguardare i beni storico-artistici di cui è circondato.
In questo senso il museo ecclesiastico diventa luogo di umanità e luogo religioso. Nella misura in cui l’uomo contemporaneo usufruisce del passato, prospetta il futuro. Nella misura in cui il credente ritrova la propria storia, fruisce dell’arte, vive santamente, annuncia il “Deus omnia in omnibus”.
Nella speranza che le riflessioni proposte possano risultare un utile punto di riferimento per le singole Chiese particolari, favorendo orientamenti e regolamentazioni particolari, beneauguro per il Suo ministero pastorale e per la Sua opera di promozione culturale attraverso i beni culturali della Chiesa, mentre mi è cara l’occasione per esprimerLe il mio deferente e cordiale saluto con cui mi confermo
dell’Eminenza (Eccellenza) Vostra Reverendissima
(1) Cfr Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, Lettera circolare Biblioteche ecclesiastiche nella missione della Chiesa, 19 marzo 1994, Prot. N. 179/91/35 (Enchiridion Vaticanum 14/610-649); Ead., Lettera circolare La funzione pastorale degli archivi ecclesiastici, 2 febbraio 1997, Prot. N. 274/92/118 (opuscolo, Città del Vaticano 1997).
(2) Cfr Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, Lettera circolare Necessità e urgenza dell’inventariazione e catalogazione dei beni culturali della Chiesa, 8 dicembre 1999, Prot. N. 140/97/162 (opuscolo, Città del Vaticano 1999).
(3) Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione pastorale Gaudium et Spes, 7 dicembre 1965, n. 58. Tale magistero conciliare espresso anche in altri passi (Ad Gentes n. 21), è stato ripreso – tra l’altro – da Giovanni Paolo II nella Lettera Enciclica Slavorum Apostoli, 2 giugno 1985, n. 21 (Enchiridion Vaticanum 2/1554-1614).
(4) Giovanni Paolo II, Motu Proprio Inde a Pontificatus Nostri initio, 25 marzo 1993, Proemio (L’Osservatore Romano, 5 maggio 1993, p. 1 e 5).
(5) I “beni culturali” comprendono “innanzitutto, i patrimoni artistici della pittura, della scultura, dell’architettura, del mosaico e della musica, posti al servizio della missione della Chiesa. A questi vanno poi aggiunti i beni librari contenuti nelle biblioteche ecclesiastiche e i documenti storici custoditi negli archivi delle comunità ecclesiali. Rientrano, infine, in questo ambito le opere letterarie, teatrali, cinematografiche, prodotte dai mezzi di comunicazione di massa”: Giovanni Paolo II, Allocuzione ai partecipanti alla I Assemblea Plenaria della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, 12 ottobre 1995, n. 3 (L’Osservatore Romano, 13 ottobre 1995, p. 5).
(6) Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, Lettera circolare La funzione pastorale degli archivi ecclesiastici, cit. n. 1.1.
(7) Giovanni Paolo II, Allocuzione 12 ottobre 1995, cit. n. 4.
(9) Cfr Sacra Congregazione per il Clero, Lettera circolare Opera Artis de cura patrimonii historico-artistici Ecclesiae, ad Praesides Conferentiarum Episcopalium, 11 aprile 1971 (AAS 63 [1971] p. 315-317); Codex Iuris Canonici (1983), can. 1283 nn. 2-3; Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, Lettera circolare Necessità e urgenza dell’inventariazione e catalogazione dei beni culturali della Chiesa, cit.
(10) Segreteria di Stato, Lettera circolare ai Vescovi d’Italia per la conservazione, custodia e uso degli archivi e delle biblioteche ecclesiastiche, 15 aprile 1923, Prot. N. 16605 (M. Vismara Missiroli, Codice dei Beni Culturali di interesse religioso. I. Normativa Canonica, Milano 1993, p. 188-196). Ead., Lettera circolare agli Ordinari d’Italia, 1 settembre 1924, Prot. N. 34215 (ibid., p. 196-198).
(11) Un’ampia rassegna dei principali interventi del Magistero a favore dei beni culturali fin dall’antichità è offerta dal capitolo 1. dell’ultima lettera circolare di questa Pontificia Commissione, Necessità e urgenza dell’inventariazione e catalogazione dei beni culturali della Chiesa, cit.
(12) Pio VII, Chirografo sulla conservazione dei monumenti e sulla produzione di belle arti, 1 ottobre 1802, contenuto nell’Editto del Camerlengo di S.R.C. Cardinal Doria Pamphilj (A. Emiliani, Leggi, bandi e provvedimenti per la tutela dei beni artistici e culturali negli antichi stati italiani, 1571-1860, Bologna 1978, p. 110-125).
(13) Ibid., n. 10. I principi contenuti nel Chirografo stanno alla base del celebre Editto del Cardinale Camerlengo Bartolomeo Pacca, sopra le antichità e scavi, 7 aprile 1820 (A. Emiliani, Leggi, bandi e provvedimenti, cit., p. 130-145), che, con le sue disposizioni in materia di scavi, di conservazione e di circolazione delle opere d’arte antiche e moderne, è considerato uno dei fondamenti della legislazione moderna in tema di beni culturali.
(14) Segreteria di Stato, Lettera circolare ai vescovi d’Italia per la conservazione, custodia ed uso degli archivi e delle biblioteche ecclesiastiche, 15 aprile 1923, cit.
(15) Segreteria di Stato, Lettera circolare agli ordinari d’Italia, 1 settembre 1924, cit.
(16) Sacra Congregazione del Concilio, Disposizioni per la custodia e conservazione degli oggetti di storia ed arte sacra in Italia, 24 maggio 1939 (AAS 31 [1939] p. 266-268).
(17) Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Sacra in Italia, Schema di regolamento per i Musei diocesani (G. Fallani, Tutela e conservazione del patrimonio storico e artistico della Chiesa in Italia, Brescia 1974, p. 225-229); Ead., Schema di verbale di deposito in Musei statali (ibid, p. 229-230); Ead., Schema di verbale di deposito in Musei non statali (ibid., p. 230-232); Ead., Norme relative al prestito di opere d’arte di proprietà di Enti ecclesiastici (ibid., p. 232-235).
(18) Sacra Congregazione per il Clero, Lettera circolare Opera Artis, cit., n. 6.
(19) Codex Iuris Canonici (1983), can. 638 § 3, 1269, 1270, 1292, 1377 (donazioni, acquisti e alienazioni); can. 1189 (restauro di immagini); can. 1220 § 2 e 1234 § 2 (sicurezza e visibilità dei beni sacri e preziosi); can. 1222 (riduzione ad uso profano di una chiesa non più adibita al culto); can. 1283 e 1284 (doveri degli amministratori; inventario).
(20) Giovanni Paolo II, Costituzione Apostolica Pastor Bonus, 28 giugno 1988 (AAS 80 [1988] p. 885-886) Art. 102.
(21) Giovanni Paolo II, Messaggio ai partecipanti alla II Assemblea Plenaria della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, 25 settembre 1997, n. 2 (L’Osservatore Romano, 28 settembre 1997, p. 7).
(22) Giovanni Paolo II, Allocuzione 12 ottobre 1995, cit., n. 3.
(23) Id., Messaggio 25 settembre 1997, cit., n. 3.
(24) Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, Lettera circolare La funzione pastorale degli archivi ecclesiastici, cit., n. 1.1.
(25) Paolo VI, Allocuzione Per la festa della dedicazione del Maggior Tempio, 17 novembre 1965 (Insegnamenti di Paolo VI, III, Città del Vaticano 1965, p. 1101-1104).
(26) Giovanni Paolo II, Messaggio 25 settembre 1997, cit. n. 4.
(27) Cfr Paolo VI, Discorso ai partecipanti al V Convegno degli Archivisti Ecclesiastici, 26 settembre 1963 (Archiva Ecclesiae 5-6 [1962-1963] p. 173-175).
(28) Cfr la presente Circolare al n. 1.3: Cenni storici sulla conservazione del patrimonio storico-artistico.
(29) Codex Iuris Canonici (1983), can. 1257 – § 1. Bona temporalia omnia quae ad Ecclesiam universam, Apostolicam Sedem aliasve in Ecclesia personas iuridicas publicas pertinent, sunt bona ecclesiastica et reguntur canonibus qui sequuntur, necnon propriis statutis. Cfr. CCEO, can 1009-§ 2.
(30) Codex Iuris Canonici (1983), can. 368 – Ecclesiae particulares, in quibus et ex quibus una et unica Ecclesia catholica exsistit, sunt imprimis dioeceses, quibus, nisi aliud constet, assimilantur praelatura territorialis et abbatia territorialis, vicariatus apostolicus et praefectura apostolica necnon administratio apostolica stabiliter erecta.
(31) Codex Iuris Canonici (1983), can. 381 – § 1. Episcopo dioecesano in dioecesi ipsi commissa omnis competit potestas ordinaria, propria et immediata, quae ad exercitium eius muneris pastoralis requiritur, exceptis causis quae iure aut Summi Pontificis decreto supremae aut alii auctoritati ecclesiasticae reserventur. § 2. Qui praesunt aliis communitatibus fidelium, de quibus in can. 368, Episcopo dioecesano in iure aequiparantur, nisi ex rei natura aut iuris praescripto aliud appareat. Cfr. CCEO, can. 178
(32) Giovanni Paolo II, Allocuzione 12 ottobre 1995, cit., n. 3.
(33) In senso generale quanto concerne la valorizzazione dei beni culturali entra a far parte dell’azione apostolica della Chiesa curata e promossa dall’Ordinario diocesano. Cfr Codex Iuris Canonici (1983), can. 394 – § 1. Varias apostolatus rationes in dioecesi foveat Episcopus, atque curet ut in universa dioecesi, vel in eiusdem particularibus districtibus, omnia apostolatus opera, servata uniuscuiusque propria indole, sub suo moderamine coordinentur.
(34) Sacra Congregazione per il Clero, Lettera circolare Opera Artis, cit., n. 6.
(35) Nella redazione di Statuti e Regolamenti indicativamente si possono tenere presenti alcuni aspetti che elenchiamo qui di seguito.
(36) Cfr Codex Iuris Canonici (1983), can. 620 – Superiores maiores sunt, qui totum regunt institutum, vel eius provinciam, vel partem eidem aequiparatam, vel domum sui iuris, itemque eorum vicarii. His accedunt Abbas Primas et Superior congregationis monasticae, qui tamen non habent omnem potestatem, quam ius universale Superioribus maioribus tribuit. Cfr. CCEO, can. 418.
(37) Cfr Codex Iuris Canonici (1983), can. 734 – Regimen societatis a constitutionibus determinatur, servatis, iuxta naturam uniuscuiusque societatis, cann. 617-633. Cfr. CCEO, can. 557.
(38) Cfr Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, Lettera circolare I Beni Culturali degli Istituti Religiosi, 10 aprile 1994, Prot. N. 275/92/12 (Enchiridion Vaticanum 14/918-947).
(39) Cfr Codex Iuris Canonici (1983), can. 678 – § 3. In operibus apostolatus religiosorum ordinandis Episcopi dioecesani et Superiores religiosi collatis consiliis procedant oportet. Cfr. CCEO, can. 416.
(40) Cfr Codex Iuris Canonici (1983), can. 681 – § 1. Opera quae ab Episcopo dioecesano committuntur religiosis, eiusdem Episcopi auctoritati et directioni subsunt, firmo iure Superiorum religiosorum ad normam can. 678, §§ 2 et 3.
(41) Per quanto concerne i criteri operativi per l’esposizione e la manutenzione dei manufatti si può far riferimento alle direttive emanate da Enti e Associazioni Nazionali (ad es. in Irlanda è stato pubblicato il volume dall’Heritage Council, Caring for Collections. A Manual of Preventive Conservation, Dublino 2000).
(42) Per un’adeguata impostazione degli spazi didattici è possibile contattare Enti o Associazioni, nazionali e internazionali, che hanno elaborato programmi specifici di pedagogia museale. Si ricordano al riguardo i programmi elaborati ed avviati dai centri nazionali dell’ICOM (International Council of Museums). Inoltre in vari Paesi sono stati avviati specifici programmi didattici relativi alla fruizione dei beni culturali e all’approccio interattivo degli impianti museali (ad es. negli U.S.A. si sono realizzati il programma MUSE Educational Media e il progetto The Museum Educational Side Licensing Project (MESL) promosso dal Getty Information Institute in cooperazione con l’Association of Art Museum Directors, l’American Association of Museums, la Coalition for Networked Information.
(43) Esistono precise disposizioni internazionali sull’esposizione di opere d’arte intese a facilitarne la conservazione e il mantenimento. In proposito si possono ricordare alcuni documenti emanati da Organismi internazionali: ICOM, Code de Déontologie Professionnelle de l’ICOM, Paris 1990; ICOM, Documentation Committee CIDOC Working Standard for Museum Objects, 1995; Consiglio d’Europa, Convenzione riveduta sulla Protezione del Patrimonio Archeologico, Malta 1992; ICOMOS (International Council of Monuments and Sitis), International Cultural Turism Charter, 1998, artt. 2.4, 6.1, 3.1, 5.4.
(44) Cfr nota 35.
(45) Paolo VI, Omelia Negli splendori dell’Immacolata. Saluto ed augurio di Pietro a tutte le anime, 8 dicembre 1965 (Insegnamenti di Paolo VI, III, cit., p. 742-747).
(46) Mt 6, 28-29.
(47) Cfr Pontificia Commissione per la Conservazione del Patrimonio Artistico e Storico della Chiesa (attualmente Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa), Lettera circolare agli Ordinari diocesani sulla formazione dei candidati al sacerdozio circa i beni culturali, 15 ottobre 1992, Prot. N. 121/90/18 (Notitiae 28 [1992] p. 714-731) n. 1.
(48) Giovanni Paolo II, Allocuzione ai partecipanti al Convegno Nazionale Italiano di Arte Sacra L’artista è mediatore tra il Vangelo e la vita, 27 aprile 1981 (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, IV/1, Città del Vaticano 1981, p. 1052-1956); Id., Lettera agli artisti, 4 aprile 1999 (opuscolo, Città del Vaticano 1999).
(49) In relazione al problema della formazione, la Pontificia Commissione ritenne opportuno indirizzare una prima una Circolare (15 ottobre 1992) a tutti i Vescovi del mondo sulla necessità di preparare i futuri sacerdoti alla cura dei beni culturali della Chiesa (Pontificia Commissione per la Conservazione del Patrimonio Artistico e Storico della Chiesa [attualmente Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa], Lettera circolare agli Ordinari diocesani sulla formazione dei candidati al sacerdozio circa i beni culturali, cit.). Dal momento che si tratta di un aspetto fondamentale, tre anni dopo la Commissione si rivolse ancora con una Circolare a tutte le Conferenze Episcopali (3 febbraio 1995) per chiedere quali iniziative fossero state prese nel suddetto periodo per la formazione del clero ai beni culturali (Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, Lettera circolare, 3 febbraio 1995, Prot. N. 15/95/2). Altrettanta considerazione è stata rivolta al lavoro svolto dalle Università Cattoliche per i beni culturali della Chiesa. In merito venne indirizzata una Circolare (31 gennaio 1992) a tutte le sedi universitarie cattoliche del mondo a seguito della quale si raccolsero dati di notevole importanza per il futuro lavoro della Commissione stessa (Pontificia Commissione per la Conservazione del Patrimonio Artistico e Storico della Chiesa [attualmente Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa], Lettera circolare ai Rettori delle Università cattoliche, 31 gennaio 1992 e Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, Lettera ai Rettori della Università cattoliche per l’invio della “Relazione sulle risposte delle Università cattoliche circa le attività promosse riguardo ai beni culturali della Chiesa”, 10 settembre 1994, Prot. N. 239/89/18). La Congregazione per l’Educazione Cattolica chiese alla Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa di curare un numero doppio della rivista Seminarium sul tema La Formazione dei Seminaristi alla Valorizzazione Pastorale dei Beni Culturali ecclesiastici [cfr. Seminarium N.S. 39/2-3 (1999)]. Tale volume è stato inviato a tutte le Conferenze Episcopali del mondo.
(50) Cfr Pontificia Commissione per la Conservazione del Patrimonio Artistico e Storico della Chiesa (attualmente Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa), Lettera circolare agli Ordinari diocesani sulla formazione dei candidati al sacerdozio circa i beni culturali, cit., n. 22. Il documento ricorda altresì la responsabilità della Chiesa nei riguardi del patrimonio artistico “come parte integrante del suo ministero la promozione, la custodia e la valorizzazione delle più alte espressioni dello spirito umano in campo artistico e storico”.
(51) A questo proposito la Pontificia Università Gregoriana in Roma, a partire dal 1991, ha avviato un “Corso Superiore per i Beni Culturali della Chiesa”. L’esempio è stato ripreso con iniziative analoghe a Parigi, Lisbona, Messico, Brescia (Italia), ecc. Nei centri accademici statali di molte Nazioni si sono anche costituiti specifici curricoli di museologia che potrebbero costituire un valido supporto per la preparazione generale degli operatori dei musei ecclesiastici.
(52) Cfr Giovanni Paolo II, Messaggio 25 settembre 1997, cit. n. 4.
(53) Giovanni Paolo II, Allocuzione ai partecipanti al Convegno Nazionale Italiano di Arte Sacra, 27 aprile 1981, cit.