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Timestamp: 2017-08-23 10:12:32+00:00
Document Index: 20371990

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', 'art. 23', 'art. 97', 'sentenza ', 'art. 97', 'art. 1', 'art. 97', 'art. 97', 'art. 97', 'sentenza ', 'art. 97', 'art. 97', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 23', 'art. 7', 'art. 97']

La Corte Costituzionale ha salvato le c.d. “cartelle mute”
Villani Maurizio, 5 marzo 2009
La Corte Costituzionale, con l’allegata sentenza n. 58/2009 depositata oggi 27 febbraio 2009 (Presidente Amirante – Relatore Cassese), ha dichiarato manifestamente inammissibile nonché non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 36, comma 4 ter, del D.L. 31 dicembre 2007 n. 248 (proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla Legge 28 febbraio 2008 n. 31 sollevata con riferimento agli artt. 2, 3, 23, 24, 97 e 111 della Costituzione.
La suddetta normativa, come a tutti noto, ha ritenuto nulle tutte le cartelle esattoriali prive del responsabile del procedimento successive al 1° giugno 2008, salvando in tal modo tutte le cartelle notificate in precedenza.
– l’art. 3 della Costituzione, perché non è manifestamente irragionevole prevedere, a partire da un certo momento, un effetto più grave, rispetto alla disciplina previgente, per la violazione di una norma;
– l’art. 23 della Costituzione, perché non viene imposta una nuova prestazione e, comunque, come più volte affermato dalla stessa Corte Costituzionale, non esiste un principio di irretroattività della legge tributaria fondato sull’evocato parametro, né hanno rango costituzionale, neppure come norme interposte, le previsioni dello Statuto del Contribuente;
– gli artt. 24 e 111 della Costituzione, in quanto la disposizione impugnata non incide sulla posizione di chi abbia ricevuto una cartella di pagamento anteriormente al termine da essa indicato;
– l’art. 97 della Costituzione, il quale non impone la scelta di un particolare regime di invalidità per gli atti privi dell’indicazione del responsabile del procedimento.
Tutte le suddette considerazioni della Corte Costituzionale, indubbiamente, richiedono un’approfondita riflessione e meditazione, tenuto conto che la sentenza è stata depositata oggi 27 febbraio 2009, per cui si rinvia a successivi scritti per approfondire ed analizzare meglio le motivazioni costituzionali.
In ogni caso, seppur con la brevità del tempo a disposizione, non ritengo accoglibili le tesi della Corte Costituzionale, basate sostanzialmente sul fatto che la norma dello Statuto del Contribuente non prevede tassativamente la nullità della mancata indicazione del responsabile del procedimento.
A tal proposito, mi preme rammentare che la stessa Corte Costituzionale, con l’ordinanza n. 377 del 09 novembre 2007 (relatore lo stesso Prof. Sabino Cassese), aveva stabilito e precisato “che l’obbligo imposto ai concessionari di indicare nelle cartelle di pagamento il responsabile del procedimento, lungi dall’essere un inutile adempimento, ha lo scopo di assicurare la trasparenza dell’attività amministrativa, la piena informazione del cittadino (anche ai fini di eventuali azioni nei confronti del responsabile) e la garanzia del diritto di difesa, che sono altrettanti aspetti del buon andamento e dell’imparzialità della pubblica amministrazione predicati dall’art. 97, primo comma, Costituzione (si veda, ora, l’art. 1, comma 1, della legge n. 241, del 1990, come modificato dalla Legge 11 febbraio 2005, n. 15 recante “Modifiche ed integrazioni alla Legge 7 agosto 1990 n. 241 concernenti norme generali sull’azione amministrativa”); che, del resto, fin da epoca precedente l’entrata in vigore della legge n. 212 del 2000 recante lo Statuto dei diritti del contribuente, la Corte ha ritenuto l’applicabilità ai procedimenti tributari della legge generale sul procedimento amministrativo n. 241 del 1990 (ordinanza n. 117 del 2000, relativa all’obbligo di motivazione della cartella di pagamento)”.
Alla luce delle suddette chiare e significative frasi era logico dedurre che la nullità era insita nella disposizione dello Statuto del Contribuente, tanto è vero che la stessa Corte non lo ha ritenuto “un inutile adempimento”, per cui sembra strano che oggi si rigettino tutte le eccezioni di incostituzionalità, ben prospettate dai giudici di merito rimettenti, sulla base di un generico formalismo che è contrario allo spirito della norma.
In sostanza, non si riesce a comprendere le recondite motivazioni giuridiche che hanno spinto la Corte a rigettare tutte le succitate eccezioni di incostituzionalità, se non forse la preoccupazione di creare un serio e grave danno erariale allo Stato, il quale, in ogni caso, deve rispettare le norme così come le deve rispettare il cittadino-contribuente.
Se lo scopo di indicare il responsabile del procedimento era quello di assicurare la trasparenza dell’attività amministrativa, la piena informazione del cittadino e la garanzia del diritto di difesa, che sono altrettanti aspetti del buon andamento e dell’imparzialità della pubblica amministrazione predicati dall’art. 97, primo comma, della Costituzione, non si riesce a comprendere come, oggi, a distanza di oltre un anno dalla prima ordinanza della stessa Corte n. 377/2007, lo stesso art. 97 non sarebbe stato più violato in quanto non imporrebbe la scelta di un particolare regime di invalidità per gli atti privi dell’indicazione del responsabile del procedimento.
– o l’indicazione del responsabile del procedimento sulle cartelle per assicurare tutte le finalità esposte dalla stessa Corte con l’ordinanza n. 377/2007 era necessaria e, di conseguenza, anche implicitamente, prevedeva un’ipotesi di nullità; altrimenti non si giustificherebbe la necessità dell’indicazione stessa proprio per raggiungere gli scopi più volte ribaditi dalla stessa Corte Costituzionale;
– oppure, se l’art. 97 non impone la scelta di un particolare regime di invalidità degli atti privi del responsabile del procedimento, non si capisce per quale motivo sia stata scritta la precedente ordinanza n. 377/2007.
In conclusione, riservandomi maggiori approfondimenti sulla questione, oggi, la delusione non solo mia ma di tutti i contribuenti mi spingono a dire che le scelte politiche della Corte Costituzionale sono in netta contrapposizione con le scelte giuridiche fatte con la precedente ordinanza n. 377 del 09 novembre 2007 e, forse, in futuro, il tanto declamato rapporto di collaborazione tra fisco e contribuente subirà un notevole pregiudizio.
Di seguito la sentenza n. 58/2009 della Corte Costituzionale depositata il 27 febbraio 2009
1.3. – In punto di non manifesta infondatezza, il giudice rimettente prospetta sia il contrasto diretto della disposizione legislativa censurata con l’art. 97, primo comma, Cost., sia, in via subordinata, il contrasto della medesima disposizione legislativa con alcune norme contenute nella legge n. 212 del 2000 (c.d. Statuto del contribuente), cui andrebbe riconosciuta la natura di fonte interposta fra la Costituzione e le leggi ordinarie.
Sotto il primo profilo, la Commissione tributaria rimettente richiama la citata ordinanza n. 377 del 2007 di
questa Corte, secondo cui l’indicazione del responsabile del procedimento nella cartella di pagamento risponde ai precetti di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione predicati dall’art. 97, primo comma, Cost. La Commissione rimettente esclude che il legislatore possa imporre il rispetto di tali precetti costituzionali solo a partire da una certa data e ritiene, in particolare, illegittima la disposizione legislativa censurata, in quanto nega il rispetto di tali principi «per il periodo compreso fra la data di entrata in vigore della legge n. 212 del 2000 ed il 31 maggio del 2008». Sotto il secondo profilo, la Commissione rimettente muove dall’art. 1, comma 1, della legge n. 212 del 2000, secondo cui «le disposizioni della presente legge, in attuazione degli articoli 3, 23, 53 e 97 della Costituzione, costituiscono princìpi generali dell’ordinamento tributario e possono essere derogate o modificate solo espressamente e mai da leggi speciali». Sulla base di tale norma, nonché di alcune pronunce della Corte di cassazione, che riconoscono fra l’altro alle disposizioni dello Statuto del contribuente il valore di «orientamento ermeneutico ed applicativo vincolante nell’interpretazione del diritto», il collegio rimettente perviene alla conclusione che le norme della legge n. 212 del 2000 hanno natura di norme interposte, che quindi prevalgono su norme di legge ordinaria successive, come la disposizione impugnata. Quest’ultima si porrebbe, pertanto, in contrasto con due previsioni dello Statuto del contribuente: da un lato, in quanto norma retroattiva, essa violerebbe il principio di irretroattività delle leggi fiscali previsto dall’art. 3, comma 1, della legge n. 212 del 2000, il quale a sua volta «si interporrebbe a quello di cui all’art. 23 Cost., nel senso che […] nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta in base ad una legge retroattiva»; d’altro lato, la disposizione censurata violerebbe «il principio relativo alla indicazione del responsabile del procedimento di cui all’art. 7, comma 2, della legge n. 212 del 2000», che «si interporrebbe a quello di cui all’art. 97 Cost., nel senso […] che detta indicazione è necessaria al fine di assicurare il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione».
3.3.1. – La difesa erariale eccepisce preliminarmente l’inammissibilità della questione per difetto di motivazione sulla rilevanza. Osserva infatti l’Avvocatura generale dello Stato che il giudice rimettente non fornisce alcuna indicazione concreta sull’oggetto del giudizio, non potendosi in tal modo comprendere per quale ragione la disposizione denunciata dovrebbe applicarsi al giudizio principale e, prima ancora, se il giudice adito abbia giurisdizione. Inoltre, secondo l’Avvocatura generale dello Stato, il rimettente non ha indicato i motivi posti a base della domanda proposta nella causa principale, non potendosi in tal modo
valutare se siano state sollevate doglianze relative alla omessa indicazione del responsabile del procedimento.
Deve pertanto escludersi che, anteriormente all’emanazione della disposizione impugnata, alla mancata indicazione del responsabile del procedimento conseguisse la nullità della cartella di pagamento. Questa è stata infatti esclusa, a fronte di notevoli incertezze dei giudici di merito, dalla Corte di cassazione. La disposizione impugnata, di conseguenza, non contiene una norma retroattiva. Essa dispone per il futuro,
comminando la nullità per le cartelle di pagamento prive dell’indicazione del responsabile del procedimento. Stabilisce, poi, un termine a partire dal quale opera la nullità e chiarisce che essa non si estende al periodo anteriore. Dunque, la nuova disposizione non contiene neppure una sanatoria di atti già emanati, perché la loro nullità doveva essere esclusa già in base al diritto anteriore.