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Timestamp: 2019-10-15 21:36:21+00:00
Document Index: 21445169

Matched Legal Cases: ['art. 2033', 'sentenza ', 'art. 2697', 'art. 2033', 'art. 119', 'art-210']

RIPETIZIONE DI INDEBITO: è a carico dell'attore l'onere di provare l'inesistenza della causa giustificativa del pagamento - Expartecreditoris
Segnalata dall’Avv. Giovan Battista Casalini di Parma
L’azione di ripetizione è proponibile solo dopo la chiusura del conto o la conclusione del rapporto di apertura di credito.
Chi agisce per la ripetizione di somme che assume indebitamente corrisposte ha l’onere di provare l’inesistenza di una causa giustificativa del pagamento per la parte che si assume non dovuta, essendo tale inesistenza un elemento costitutivo unitamente all’avvenuto pagamento e al collegamento causale della domanda di indebito oggettivo ex art. 2033 c.c..
Esigenze di coerenza logica e di equità giuridica impongono di effettuare il confronto tra il TEG applicato dalla singola banca e il tasso soglia del periodo, utilizzando la stessa metodologia di calcolo, ufficializzata nelle istruzioni della Banca d’Italia, istruzioni che gli istituti di credito sono tenuti a rispettare.
Colui che agisce con l’azione di indebito sul presupposto che la banca avrebbe addebitato importi sulla base di clausole da ritenersi nulle o violando la normativa sull’usura o comunque in forza di un comportamento illegittimo, è tenuta ad indicare, anche solo a campione, specifiche operazioni annotate negli estratti conto dalle quali desumersi in fatto quanto allegato in diritto.
Questi sono i principi espressi dal Tribunale di Monza, dott.ssa Claudia Lojacono, con sentenza del 17.05.2016.
Una correntista conveniva in giudizio il proprio istituto di credito, con cui intratteneva un rapporto di conto corrente, per far dichiarare la nullità dello stesso a causa dell’indebita applicazione di interessi usurari e anatocistici, al fine di ottenere la ripetizione delle somme indebitamente percepite, oltre al risarcimento del danno.
Si costituiva in giudizio la Banca la quale contestava in toto gli assunti attorei eccependo, in particolare, l’infondatezza della domanda attorea per mancanza di prova.
Il Tribunale adito, nel rigettare la domanda proposta dalla società correntista, ha preliminarmente rilevato che il rapporto di conto corrente era ancora in essere e che, pertanto, l’assunto attoreo era da ritenere inammissibile atteso che, secondo consolidata giurisprudenza, l’azione di ripetizione è proponibile soltanto dopo la chiusura del conto o la conclusione del rapporto di apertura di credito, in quanto prima di tale momento ben può parlarsi di un pagamento in senso tecnico-giuridico.
Quanto alla domanda di mero accertamento della nullità del rapporto contrattuale, rilevando che l’attrice non aveva allegato i fatti costitutivi della domanda, la stessa era da considerarsi altrettanto infondata.
Invero, l’onere di provare i fatti costituivi della domanda ex art. 2697 c.c., presuppone, come antecedente logico necessario, l’adeguata e tempestiva allegazione delle circostanze fattuali, che la parte è onerata di provare.
Inoltre, è principio pacifico in giurisprudenza quello secondo il quale chi agisce per la ripetizione di somme che assume indebitamente corrisposte ha l’onere di provare l’inesistenza di una causa giustificativa del pagamento per la parte che si assume non dovuta, essendo tale inesistenza un elemento costitutivo unitamente all’avvenuto pagamento ed al collegamento causale della domanda di indebito oggettivo ex art. 2033 c.c..
Nel caso in disamina, la correntista non aveva prodotto gli estratti conto né il contratto di apertura del conto corrente, ma si era limitata a chiedere al Tribunale che ne ordinasse l’esibizione alla Banca in giudizio.
Ebbene, l’ordine di esibizione non è ammissibile, avendo l’attrice avanzato una richiesta documentale ex art. 119 TUB già in pendenza di giudizio.
Inoltre, la mancata produzione del contratto assume notevole rilevanza in relazione alle doglianze di parte attrice in quanto non dà la possibilità di conoscere il tasso ivi pattuito, né di valutare la sussistenza o meno della usura, posto che, secondo la Cassazione, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui sono “promessi” e comunque convenuti.
Ne consegue che la perizia di parte era stata eseguita senza la necessaria analisi del contratto e degli estratti conto oltre ad aver utilizzato una formula del calcolo del TEG diversa da quella stabilita dalla Banca Italia.
Il Giudice, pertanto, ha ritenuto che, per esigenze di coerenza logica e di equità giuridica, il confronto tra il TEG applicato dalla singola banca e il tasso soglia del periodo va verificato utilizzando la metodologia di calcolo ufficializzata nelle istruzioni della Banca d’Italia, istruzioni che gli istituti di credito sono tenuti a rispettare.
Per lo stesso motivo, la richiesta di espletamento di CTU formulata dall’attrice, non è stata accolta considerato che la correntista non aveva prodotto la documentazione minima indispensabile per lo svolgimento dell’incarico.
Sulla scorta di tali argomentazioni, il Tribunale di Monza ha dichiarato l’inammissibilità della domanda di ripetizione d’indebito, rigettato le altre domande di parte attrice e condannato la stessa al pagamento delle spese di lite.
L’ORDINE DI ESIBIZIONE HA CARATTERE RESIDUALE ED ECCEZIONALE
Ordinanza Cassazione Civile, sez. sesta, Pres. Ragonesi  Rel. Genovese 04-04-2016 n.6511
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Numero Protocolo Interno : 277/2016
Tags : 1410, 17.05.2016, annotate, attore, campione, carico, causa, cliente, conto, Dott.ssa Claudia Lojacono, estratti, giustificativa, indebito, inesistenza, onere, operazioni, pagamento, Ripetizione, solo, specifiche, Tribunale di Monza