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Timestamp: 2019-04-25 06:14:39+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art 4', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ']

Novità fiscali del 10 maggio 2010: cartelle mute pregresse valide; misuratori fiscali con nuovi sigilli; rappresentanza in giudizio dell’Agenzia delle Entrate: all’Avvocatura richiesta di patrocinio ad hoc; accordi di cooperazione tra concorrenti: consultazione europea sulla riforma della disciplina; decide il giudice tributario sui ruoli con debiti di natura non solo tributaria; altre di fisco | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 10 maggio 2010: cartelle mute pregresse valide; misuratori fiscali con nuovi sigilli; rappresentanza in giudizio dell’Agenzia delle Entrate: all’Avvocatura richiesta di patrocinio ad hoc; accordi di cooperazione tra concorrenti: consultazione europea sulla riforma della disciplina; decide il giudice tributario sui ruoli con debiti di natura non solo tributaria; altre di fisco
1) Misuratori fiscali con nuovi sigilli: Approvata la targhetta autoadesiva
2) Cartelle mute pregresse valide
3) Rappresentanza in giudizio dell’Agenzia delle Entrate: All’Avvocatura richiesta di patrocinio ad hoc
4) Accordi di cooperazione tra concorrenti: consultazione europea sulla riforma della disciplina
5) Decide il giudice tributario sui ruoli con debiti di natura non solo tributaria
La targhetta autoadesiva va utilizzata anche dai laboratori e dai fabbricanti abilitati per le operazioni di verificazione periodica.
Il provvedimento del 06 maggio 2010 ha recepito il parere espresso dalla Commissione per l’approvazione degli apparecchi misuratori fiscali nelle sedute del 10 giugno e 16 luglio e 20 ottobre 2009, approvando la targhetta autoadesiva da utilizzare ai sensi dell’art. 7 del D.M. 23 marzo 1983, nonché da utilizzare da parte dei laboratori abilitati e dai fabbricanti abilitati per le operazioni previste dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate 28 luglio 2003, consentendo agli stessi di apporre il proprio sigillo identificativo sugli apparecchi misuratori fiscali che all’origine erano stati approvati con sigillo fiscale consistente in targhette autoadesive.
I sigilli alternativi al piombo dovranno offrire le stesse garanzie di carattere fiscale, anche sotto l’aspetto della leggibilità, del sigillo identificativo.
Con il D.Lgs. n. 151/2005 è stata recepita nel nostro ordinamento la direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 gennaio 2003 sulla restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche.
In base all’art 4, a decorrere dal 1° luglio 2006, è vietato immettere sul mercato apparecchiature elettriche ed elettroniche nuove contenenti, tra l’altro, il piombo.
In particolare, per i misuratori fiscali, per assicurare l’inaccessibilità e l’inalterabilità dei dati in essi registrati, è previsto l’obbligo di sigillare gli apparecchi con il bollo fiscale, di cui all’art. 7 del Dm 23 marzo 1983, costituito da supporto in piombo.
Con il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate del 6 maggio 2010 viene data attuazione in ogni caso alla direttiva, approvando una speciale targhetta autoadesiva da utilizzare per il sigillo del misuratore fiscale, ai sensi dell’articolo 7 del Dm 23 marzo 1983, nonché da utilizzare da parte dei laboratori abilitati e dai fabbricanti abilitati per le operazioni di verificazione periodica previste dal provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate 28 luglio 2003, consentendo agli stessi di apporre il proprio sigillo identificativo sugli apparecchi misuratori fiscali che all’origine erano stati approvati con sigillo fiscale consistente in targhette autoadesive.
Sono valide le multe c.d. mute, prive cioè del nome e della sottoscrizione del funzionario responsabile, notificate al contribuente prima di giugno 2008.
Precedentemente, la Corte Costituzionale con la sentenza n. 58 depositata il 26 febbraio 2009 ha, infatti, stabilito che le regole sulla nullità delle cartelle per mancata indicazione del responsabile del procedimento non possono essere giudicate incostituzionali nella parte in cui non vengono fatte valere retroattivamente.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 10805 del 05 maggio 2010)
La convenzione tra Agenzia delle Entrate e Avvocatura dello Stato, in quanto avente carattere generale, non é di per se stessa sufficiente a costituire in capo all’Organo legale un generale potere di rappresentare in giudizio l’Agenzia medesima, ma é necessario che quest’ultima, di volta in volta, rilasci all’Avvocatura una richiesta di patrocinio ad hoc
(Corte di cassazione, sentenza n. 8071 del 02 aprile 2010)
La Commissione europea ha pubblicato e sottoposto a consultazione pubblica un pacchetto di proposte per una complessiva revisione della disciplina antitrust in tema di accordi di cooperazione orizzontale, ossia degli accordi tra imprese situate allo stesso livello della catena di produzione o distribuzione.
Si tratta dei testi di due nuovi regolamenti di esenzione per categoria di accordi di specializzazione e di accordi di ricerca e sviluppo, destinati a sostituire gli attuali regolamenti (CE) n. 2658/2000 e n. 2659/2000 (che scadranno il prossimo 31 dicembre), e di nuove Linee guida sull’applicabilità dell’articolo 101 del Trattato agli accordi di cooperazione orizzontale.
La consultazione terminerà il 25 giugno 2010. I testi delle proposte sono disponibili sul sito internet della Commissione europea, sezione Concorrenza, dove sono anche indicate le modalità per partecipare alla consultazione.
Le principali modifiche che la Commissione propone di introdurre sono di seguito sintetizzate.
Regolamento di esenzione per gli accordi di specializzazione e produzione congiunta
Nella nozione di “concorrente potenziale” viene inserito un preciso riferimento temporale: per concorrente potenziale si intende un’impresa che, nell’ipotesi di un incremento modesto ma permanente dei prezzi relativi, sarebbe disposta, in base a considerazioni realistiche e non a una semplice possibilità teorica, a realizzare entro un periodo non superiore a tre anni gli investimenti supplementari o a sostenere altri costi di conversione necessari per penetrare sul mercato rilevante.
L’esenzione continua ad applicarsi a condizione che la quota di mercato detenuta congiuntamente dalle parti non superi la soglia del 20% del mercato rilevante. Quando l’accordo ha ad oggetto prodotti intermedi, che una o più parti sono obbligate a utilizzare nella fabbricazione di prodotti a valle da esse venduti sul mercato, per l’applicazione dell’esenzione occorre che la soglia del 20% sia rispettata non solo sul mercato dei prodotti intermedi, ma anche in quello dei prodotti a valle.
La Commissione vuole escludere in questo modo il rischio di restrizioni della concorrenza sul mercato dei prodotti intermedi.
Viene chiarito che possono beneficiare dell’esenzione anche gli accordi in cui una delle parti acconsente a cessare solo in parte la fabbricazione di determinati prodotti.
Ciò consentirà di applicare il regolamento di esenzione anche quando, in base all’accordo di specializzazione, un’impresa si impegni a chiudere solo uno dei propri stabilimenti di produzione.
Regolamento di esenzione per gli accordi di ricerca e sviluppo
Anche in questo contesto, la nozione di “concorrente potenziale” viene collegata a un orizzonte temporale di tre anni.
Per ottenere il beneficio dell’esenzione, prima di avviare l’attività di ricerca e sviluppo in comune, le parti devono impegnarsi a rendere reciprocamente noti, in modo aperto e trasparente, i diritti di proprietà intellettuale, esistenti o in via di riconoscimento, di cui dispongono, che possano avere rilevanza per lo sfruttamento dei risultati da parte delle altre imprese che partecipano all’accordo.
La lista delle restrizioni hardcore include le restrizioni alle vendite passive dei prodotti contrattuali formulate in termini di clienti, oltre che quelle basate sul territorio, e le restrizioni alle vendite attive nei territori o verso clienti che non sono stati assegnati esclusivamente a una delle parti sulla base di una specializzazione nello sfruttamento.
Linee guida sulla valutazione degli accordi di cooperazione orizzontale
Il nuovo progetto di linee guida sugli accordi di cooperazione orizzontale continua a fornire, come il testo oggi in vigore, un quadro analitico per valutare la compatibilità con l’articolo 101 degli accordi di cooperazione tra concorrenti, attuali o potenziali, anche per le tipologie di intese per le quali non è prevista un’esenzione per categoria.
Le linee guida, oltre ad indicare i criteri generali di valutazione seguiti dalla Commissione, si soffermano su alcune tipologie di accordi particolarmente diffuse.
Nel nuovo testo sono trattati: gli accordi di ricerca e sviluppo; gli accordi relativi alla produzione (compresi quelli di specializzazione); gli accordi di acquisto; gli accordi di commercializzazione; gli accordi di standardizzazione.
E’ stata eliminata la sezione dedicata agli accordi in materia di tutela ambientale, considerata superflua in quanto a questi accordi si applicano i criteri di valutazione relativi ai diversi profili trattati nelle altre sezioni (ricerca e sviluppo, standardizzazione ecc.).
Un’importante novità è l’introduzione di un capitolo sui principi generali per la valutazione dello scambio di informazioni tra imprese.
La Commissione ritiene che lo scambio di informazioni sulle future condotte in tema di prezzi e di quantità costituisca una restrizione per oggetto ai sensi dell’articolo 101, paragrafo 1, del Trattato.
Per le tipologie di scambio di informazioni che non costituiscono restrizioni per oggetto, la Commissione afferma che occorre una valutazione caso per caso, in cui assumono rilievo la natura delle informazioni scambiate, la parte di mercato complessiva interessata, le caratteristiche del mercato e quelle dello scambio di informazioni (quali, ad esempio, la pubblicità o meno dello scambio e la sua frequenza).
Il progetto di linee guida si sofferma sui criteri di valutazione degli accordi che includono più di un tipo di cooperazione (ad esempio, R&S e produzione), attenuando l’importanza del criterio del “centro di gravità” dell’accordo.
Esso fornisce inoltre chiarimenti sulle condizioni necessarie perché le imprese madri e l’impresa comune siano considerate un’unica impresa ai sensi del diritto antitrust.
La Commissione propone una nuova versione più ampia del capitolo delle linee guida dedicato agli accordi di standardizzazione, affrontando anche i problemi che possono sorgere a causa dell’assenza di trasparenza riguardo ai diritti di proprietà intellettuale detenuti dalle parti.
La Commissione si sofferma in particolare su alcune condizioni sufficienti (anche se non necessarie) perché gli accordi di standardizzazione non rientrino nel divieto di cui all’articolo 101, paragrafo 1, del Trattato.
Essa fornisce inoltre indicazioni sui metodi utilizzabili per valutare se le condizioni di licenza di un diritto di proprietà intellettuale siano FRAND (fair, reasonable and non discriminatory).
Infine, il capitolo sugli accordi di standardizzazione tratta ora anche il tema dell’utilizzo di clausole e condizioni standard di acquisto o di vendita, di particolare rilievo in alcuni settori tra cui quello finanziario e quello dell’energia.
(Assonime, nota del 06 maggio 2010)
Il diniego di rateizzazione, relativamente ai rapporti con il fisco, può essere impugnato dinnanzi al giudice tributario.
“In ipotesi di mancato accoglimento di proposta di rateizzazione del debito tributario, Equitalia da sempre ha sostenuto che il giudice competente a giudicare sulla impugnativa del contribuente sarebbe quello amministrativo.
Viceversa, non pochi contribuenti (ed i loro avvocati) propendevano per le commissioni tributarie, a mente della previsione dell’art. 2 del decreto legislativo 546/1992 che attribuisce alla giurisdizionale tributaria tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie comunemente denominati.
L’interesse pratico non è di poco momento: come noto, qualsivoglia ricorso al tribunale amministrativo sconta un costo di accesso al giudizio che parte da 500,00 euro (il riferimento è ovviamente al contributo unificato). Ben si può comprendere – a prescindere dalle altre argomentazioni più propriamente giuridiche – che un cittadino che chiede la rateizzazione del proprio debito tributario avrà di certo qualche difficoltà ad anticipare somme importanti al fine di impugnare il diniego alla rateizzazione del debito opposto da Equitalia. La commissione tributaria è infatti, da questo punto di vista, decisamente più economica (e tendenzialmente più economiche sono le parcelle dei professionisti che possono accedere al patrocinio innanzi a dette giurisdizioni).
Le Sezioni Unite, con questa lapidaria quanto succinta ordinanza, ribadiscono la “giurisdizione del giudice tributario”, nonostante la presenza di taluni crediti di natura non tributaria alle volte inseriti assieme al calderone delle pretese squisitamente erariali.
Per comprendere le argomentazioni spesa da Equitalia, bisogna tenere a mente che i ruoli spesso contengono, come noto, anche debiti non prettamente tributari. Dunque, secondo Equitalia, il contribuente dovrebbe impugnare i singoli debiti (ancorché tutti contenuti in un’unica cartella esattoriale) a seconda della natura specifica di ciascun debito (e dunque, per ipotesi, commissione tributaria, giudice ordinario, TAR contemporaneamente). Se ciò non è fatto, se dunque si impugna solamente la cartella esattoriale, afferma Equitalia, significa che la si impugna non avendo come bersaglio la natura del debito che incorpora, ma la forma esteriore dell’atto (amministrativo) incorporante (o che, in ogni caso, il giudice tributario non avrebbe competenza in merito a debiti non tributari).
Ciò porterebbe, da un lato, alla competenza del giudice amministrativo che, dall’altra, potrebbe giudicare solo per vizzi dell’atto amministrativo in sé considerati.
Le Sezioni Unite risolvono gli argomenti sollevati da Equitalia riducendo le rimostranze a mero rischio del mestiere che il riscossore deve sopportare: l’accorpamento di crediti di natura differente, oltre a quelli tributari, sono per pragmatica sintesi della Corte di Cassazione un “inconveniente” della riscossione mediante ruoli”.
(Corte di Cassazione, a sezioni unite, ordinanza 16 – 30 marzo 2010, n. 7612, nota di Paolo Fortina in www.altalex.it)
– I negozianti dovranno ritirare i prodotti dismessi da consumatori
A seguito della pubblicazione nella G.U. n. 102 del 04 maggio 2010 del nuovo regolamento (Decreto n. 65 del 08 marzo 2010) per la gestione dei RAEE (rifiuti elettrici ed elettronici), dal 18 giugno 2010 i negozianti di elettrodomestici e di apparecchiature elettriche ed elettroniche dovranno garantire il ritiro dei prodotti dismessi dai consumatori. Il bene acquistato e quello restituito devono essere di tipo equivalente (posti cioè sul mercato per svolgere la medesima funzione) ma non delle medesima marca.
I negozianti si devono iscriver, mediante comunicazione, ad una nuova sezione dell’Albo gestori ambientali.
– Bar e ristoranti: Chiarimenti dal Ministero dello Sviluppo
Il Ministero dello Sviluppo Economico, con la circolare n. 3635/C del 06 maggio 2010, ha approfondito le principali innovazioni introdotte nei settori di competenza dal D.Lgs. n. 59/2010 di recepimento della Direttiva comunitaria servizi a carico di Regioni, Comuni, Camere di Commercio, Associazioni imprenditoriali.
Per quanto riguarda i provvedimenti di programmazione delle aperture di pubblici esercizi, la circolare ha precisato che una limitazione fondata su presupposti vietati dalla Direttiva comunitaria, non è più ammissibile.
La circolare ha trattato anche della soppressione dei ruoli degli agenti di affari in mediazione, degli agenti e rappresentanti di commercio, dei mediatori marittimi e dell’elenco degli spedizionieri; commercio al dettaglio su aree pubbliche.
– E’ nulla l’iscrizione d’ipoteca se manca l’allegato
L’iscrizione ipotecaria è nulla in difetto dell’allegazione della nota di iscrizione presso l’Agenzia del Territorio e delle cartelle di pagamento che ne costituiscono atti presupposti.
Lo ha stabilito dalla Commissione Tributaria provinciale di Parma, la quale, con la sentenza n. 16/2010, ha accolto il ricorso di un contribuente contro l’iscrizione di ipoteca su immobili effettuata da Equitalia.
– Comunicazione Consob sulle modalità di trasmissione dei dati informativi finanziari
La Consob ha pubblicato sul suo sito la Comunicazione n. DEM/10036807 del 26 aprile 2010 con la quale invita gli emittenti quotati a trasmettere, in via telematica ed in formato elaborabile, una serie di dati informativi e finanziari (DIF) contenuti nelle relazioni finanziarie annuali.
Per consentire un avvio sperimentale del sistema di trasmissione, viene richiesto agli emittenti quotati di inviare i dati informativi e finanziari entro il 20 maggio p.v. mediante il sistema della Teleraccolta.
Sul sito internet della Consob, infatti, è ora disponibile la sezione “Dati informativi finanziari” del sistema di Teleraccolta, che include informazioni e voci contabili del bilancio consolidato (o del bilancio individuale, per gli emittenti che non redigono il bilancio consolidato) compreso nell’ultima relazione finanziaria annuale che risulterà approvata alla data del 20 maggio p.v.
Nella sezione vengono, inoltre, messi a disposizione degli utenti le “Linee guida per la compilazione” ed il “Manuale utente”, che illustrano, rispettivamente, le istruzioni operative da seguire per la compilazione dei dati informativi e finanziari e per la relativa trasmissione tramite il sistema della Teleraccolta.
– Insolvenze transfrontaliere: ecco il vademecum per i curatori europei
Il Consiglio nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, il Consiglio Nazionale Forense e il Conseil National des administrateurs judiciaires et des mandataires judiciaires hanno firmato il 07 maggio 2010 a Roma un Protocollo per rafforzare la collaborazione tra i professionisti impegnati in procedure di insolvenza pendenti contestualmente nella Ue.
Per i commercialisti, oltre al presidente, Claudio Siciliotti, era presente anche Giulia Pusterla, consigliere nazionale con delega al diritto fallimentare.
(CNDCEC, nota del 07/05/2010)