Source: http://demaniocivico.blogspot.it/2013/05/
Timestamp: 2017-04-25 16:19:49+00:00
Document Index: 53607910

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 30', 'art. 2043', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 146', 'art. 30', 'art. 2043']

Coordinamento Regionale per la Basilicata della Consulta Nazionale della Proprietà Collettiva: maggio 2013
Con la sentenza in commento il Consiglio di Stato affronta il tema dei beni di “uso civico”, delineandone la natura e le caratteristiche ed affermando la necessità dell'espletamento di una procedura di evidenza pubblica al fine di derogare all'inalienabilità e all'indisponibilità che li caratterizza. In particolare, il Collegio indica i vari passaggi che il Comune, quale ente rappresentante della collettività, e la Regione, quale organo di controllo e vigilanza, devono compiere affinché l'eliminazione del vincolo di destinazione gravante sul bene sia legittima. Interessante appare poi la ricostruzione svolta dal Consiglio in merito all'istituto del risarcimento del danno ex art. 30 c.p.a. e il rinvio alla disciplina di cui all'art. 2043 c.c. 2. Il fatto
Con un Decreto del Dirigente della competente struttura la Regione Campania autorizzava la costruzione e l'esercizio di un impianto di aerogeneratori su una particella gravata dal vincolo di “uso civico”, subordinando l'autorizzazione stessa alla “positiva conclusione della procedura per il cambio di destinazione d'uso dell'area”. Tale procedura, però, non era andata a buon fine e la Giunta Regionale aveva deliberato di non accogliere la richiesta per il mancato esperimento di una procedura di evidenza pubblica per l'assegnazione dell'area. Le società interessate avevano, pertanto, proposto ricorso avverso detta delibera e, successivamente, avevano impugnato la sentenza di rigetto emanata dal competente T.A.R., lamentando l'erronea applicazione dei principi generali in materia di qualificazione di beni di uso civico e dei beni pubblici demaniali e chiedendo il risarcimento del danno subito.
Il Consiglio di Stato affronta la questione mettendo in luce le peculiarità dei beni di uso civico e, dopo aver delineato con chiarezza e linearità espositiva le norme da applicare al caso concreto, rigetta in toto l'appello, dichiarando infondati tutti i singoli motivi di censura. 3.1. La definizione di “uso civico”
Il Collegio inizia il proprio iter argomentativo affermando che gli “usi civici” sono diritti reali di natura collettiva, volti ad assicurare un'utilità o un beneficio ai singoli appartenenti ad una collettività, disciplinati dalla legge 16 giugno 1927, n. 1766 e dal regolamento di cui al R.D. n. 332/1928. L'art. 12 della legge del 1927 ha sancito l'inalienabilità e l'impossibilità di mutamento di destinazione di tali beni, salva la possibilità di richiedere l'autorizzazione (oggi di competenza delle Regioni) a derogare il vincolo. Alla luce di detta norma il Consiglio di Stato e la Suprema Corte concordano nel ritenere i beni di uso civico riconducibili al regime della demanialità.
Essi, infatti, rappresentano un diritto collettivo di natura reale, la cui ratio è quella di riservare alla pubblica utilità i benefici provenienti dalla terra, dai boschi e dalle acque sulle quali incombe il vincolo di destinazione. Invero, consentire lo svolgimento dell'attività edificatoria comporterebbe la “privatizzazione” a tempo indeterminato di un bene pubblico.
di evidenza pubblica. 3.3. La verifica dei canoni paesaggistici e territoriali
Inoltre, è opportuno ricordare che lo stesso art. 12, D.Lgs. 387/2003, attuativo della direttiva comunitaria 2001/77/CE del 27 settembre 2001, specifica che, anche nella materia oggetto della sentenza in commento, l'autorizzazione al mutamento di destinazione è condizionata al rispetto delle normative vigenti a tutela del paesaggio. Pertanto, si deve ritenere che la disciplina posta dal D.Lgs. n. 42/2004 rappresenti una forma di salvaguardia aggiuntiva, e non sostitutiva, a tutela dei beni di pubblico interesse. Tale affermazione trova ulteriore conferma nella circostanza che l'art. 146, attraverso l'espresso riferimento ai terreni gravati da usi civici, ribadisce la funzione pubblica degli usi civici, in quanto utili alla conservazione dell'ambiente, bene costituzionalmente protetto.
Interessante appare infatti la ricostruzione compiuta dal Collegio, il quale sostiene che l'art. 30 c.p.a., nel disciplinare la risarcibilità degli interessi legittimi, operi in realtà un rinvio all'art. 2043 c.c. e alla relativa disciplina. Alla luce di tale affermazione sarà risarcibile il danno cagionato dalla Pubblica Amministrazione solo in presenza dei requisiti civilistici della colpevolezza, del nesso di causalità e del danno ingiusto. Ne deriva che solo un provvedimento antigiuridico potrà comportare il risarcimento del danno, che dovrà, invece, escludersi ogni qualvolta il Giudice dichiari legittima l'azione amministrativa.
Il 29 maggio 2013 si svolgerà a Roma, presso l'ISTITUTO NAZIONALE DI ECONOMIA AGRARIA (INEA), Via Nomentana n. 41, un workshop su "Le filiere corte nella nuova dinamica città/campagna" organizzato dal Cursa in collaborazione con l'INEA e la Rete rurale nazionale. L'incontro rappresenta un'occasione per presentare i primi risultati di un'indagine condotta dal CURSA nell'ambito di un progetto finanziato dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali finalizzata all'analisi della sostenibilità economica, sociale e ambientale della filiera corta.