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Timestamp: 2018-06-19 18:21:01+00:00
Document Index: 61833422

Matched Legal Cases: ['art. 490', 'art. 490', 'art. 477', 'art. 490', 'art. 490', 'art. 476', 'sentenza ', 'art. 490', 'art. 361', 'art. 490', 'art. 490', 'art. 408', 'art. 490', 'art. 648']

Art. 490 codice penale: Soppressione, distruzione e occultamento di atti veri
Codice penale Art. 490 codice penale: Soppressione, distruzione e occultamento di atti veri
Soppressione, distruzione, occultamento di atto pubblico
Il delitto di falso per soppressione non richiede il dolo specifico, ossia l'intenzione di frustrare o eliminare, in tutto o in parte, l'efficacia probatoria dell'atto, o il fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno - richiesto, invece, quando si tratti di scritture private - essendo sufficiente la consapevolezza che, in conseguenza della condotta illecita, l'atto soppresso, distrutto od occultato non sarà in condizione di adempiere alla funzione di prova che gli è propria ovvero la consapevolezza di creare, con la propria condotta, una situazione di pericolo per il normale svolgimento del traffico giuridico. (Nella specie un biologo, in servizio presso il laboratorio di un ospedale, aveva strappato la richiesta - inoltrata da un medico - di esami di laboratorio per una paziente; la S.C. ha, sul punto, ritenuto immune da censure la decisione del giudice di merito che aveva ritenuto integrato il reato di falso per soppressione). (Annulla in parte senza rinvio, App. Ancona, 06/04/2012 )
Cassazione penale sez. V 26 marzo 2014 n. 18842
In tema di furto di documenti, non sussiste il concorso tra il reato di furto e quello di falso per soppressione qualora vi sia contestualità cronologica tra sottrazione e distruzione e l'azione sia stata compiuta all'unico scopo di eliminare la prova del diritto, in quanto, in tal caso, la sottrazione deve essere considerata come un antefatto non punibile, destinato ad essere assorbito nella condotta unitaria finalisticamente individuata dallo scopo unico che anima "ab initio" la volontà e coscienza dell'agente, e che caratterizza la fattispecie criminosa di cui all'art. 490 c.p. (Annulla in parte senza rinvio, App. Milano, 25/06/2012 )
Cassazione penale sez. V 11 dicembre 2013 n. 13836
L'elaborato scritto redatto in occasione di una prova di esame universitario ha natura di atto pubblico perché è funzionale ad individuare i candidati da ammettere alla prova orale e ad orientare l'esaminatore nell'attribuzione del voto definitivo. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto integrato il delitto di cui all'art. 490 c.p. con riferimento alla soppressione di elaborati scritti di una prova di esame e di sostituzione con altri, redatti giorni dopo). Rigetta, App. Bari, 23/05/2012
Cassazione penale sez. V 25 giugno 2013 n. 32789
Integra il delitto di falso per soppressione di certificati commesso da privato (art. 477, 482 e 490 c.p.), la condotta di colui che, disponendo di animali bovini regolarmente muniti di marchio identificativo auricolare e del corrispondente passaporto cartaceo - attestante l'avvenuta sottoposizione ai prescritti controlli sanitari - abbini abusivamente tali documenti ad altri animali destinati alla macellazione ed al successivo impiego alimentare, non sottoposti ai summenzionati controlli. Annulla in parte con rinvio, App. Reggio Calabria, 15/12/2011
Integra il reato di falso per occultamento (art. 490 cod. pen.) la condotta dell'avvocato che - consegnato al notaio, per la pubblicazione, l'ultimo testamento olografo del "de cuius" - trattenga presso il proprio studio il precedente testamento, ancorché implicitamente revocato, considerato che, ai fini della configurabilità del reato in questione, è penalmente rilevante ogni condotta illecita diretta ad occultare il documento in modo da renderne impossibile l'utilizzazione e, quindi, ad impedire che esso adempia alla funzione per cui è predisposto, evenienza che si verifica quando sia temporaneamente celato o altrimenti reso irreperibile nella sua materialità. Né, ai fini della configurabilità del reato, rileva la necessità di disporre del documento o il proposito di restituire l'atto occultato o l'effettiva restituzione di esso dopo un certo tempo. Rigetta, App. Bologna, 21/09/2010
Cassazione penale sez. V 11 aprile 2012 n. 25269
Il presupposto del reato di cui all'art. 490 c.p., in relazione all'art. 476 c.p., è l'esistenza di un atto pubblico, indebitamente distrutto o, comunque, soppresso dal soggetto attivo. Tale non è però la scrittura (pur) predisposta dal pubblico ufficiale, che non sia da lui sottoscritta, perché è la sottoscrizione che ne garantisce la provenienza dal pubblico ufficiale e la genuinità. (Da queste premesse, è stato rigettato il ricorso del procuratore generale avverso la sentenza che aveva mandato assolto dal reato di soppressione di atto pubblico un giudice di pace, il quale - ritenendo che ogni scritto delle parti dovesse essere apposto su moduli prestampati - aveva strappato fogli recanti annotazioni manoscritte dalle parti di un procedimento civile che si svolgeva davanti a lui: la Corte condivideva la decisione liberatoria evidenziando che il documento distrutto non recava la sottoscrizione del cancelliere o di altro pubblico ufficiale rogante).
Cassazione penale sez. V 28 settembre 2011 n. 40350
Il verbale di udienza - il più delle volte redatto direttamente dalle parti - non è un atto pubblico, almeno fino a quando il giudice, in qualità di pubblico ufficiale, non lo sottoscrive (esclusa, nella specie, la responsabilità per il reato di soppressione di atto vero nei confronti di un giudice di pace che aveva strappato dei fogli recanti annotazioni manoscritte dalle parti di un procedimento civile che si svolgeva davanti a lui, in quanto riteneva che ogni scritto dovesse essere apposto su moduli prestampati).
Il delitto di falso per soppressione, distruzione e occultamento di atti veri (art. 490 - 476 c.p.) può concorrere con quello di omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale (art. 361 c.p.), non sussistendo alcun rapporto di consunzione o sussidiarietà tra gli stessi, attesa la diversità dei beni giuridici tutelati dalle rispettive norme incriminatrici. (Fattispecie relativa alla distruzione di una denuncia di furto ad opera dell'ufficiale di polizia giudiziaria che l'aveva formalmente ricevuta dal privato, seguita dall'omissione dell'atto di denuncia relativo al corrispondente reato). Dichiara inammissibile, App. Trento, 25/03/2009
Cassazione penale sez. VI 05 maggio 2011 n. 21351
Integra l'elemento soggettivo del delitto di soppressione, distruzione e occultamento di atti veri (art. 490 cod. pen.), la consapevolezza che la condotta - nella specie, taglio della parte superiore, in cui sia indicata la data, di alcune bolle di accompagnamento utilizzate successivamente in giudizio per ottenere il pagamento delle relative forniture - impedisce all'atto di adempiere alla funzione di prova con la specifica intenzione, nel caso in cui l'atto sia una scrittura privata, di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, che può consistere in un vantaggio qualsiasi, di natura economica o anche soltanto morale e persino legittimo e giuridicamente lecito, sicchè non è affatto necessaria a tal fine la prova di un profitto ingiusto. Rigetta, App. Lecce, 22 Giugno 2007
Cassazione penale sez. V 03 aprile 2008 n. 31061
Cassazione penale sez. V 09 febbraio 2006 n. 9611
In tema di delitti contro la fede pubblica, persona offesa del delitto di cui all'art. 490 c.p. (soppressione, distruzione e occultamento di atti veri) è (anche) il soggetto in danno del quale il documento è stato soppresso, distrutto o danneggiato; ne consegue che al suddetto compete l'eventuale avviso ex art. 408 comma 2 c.p.p., nel caso il p.m. abbia avanzato richiesta di archiviazione.
Cassazione penale sez. V 19 settembre 2005 n. 41751
Il reato di falso per soppressione, previsto dall'art. 490 c.p., (nella specie avente ad oggetto le targhe e la carta di circolazione di un autoveicolo), non è assorbito da quello di riciclaggio, previsto dall'art. 648 bis c.p., ma può concorrere con esso, atteso che la relativa condotta non rientra in quella descritta in detta ultima norma.
Cassazione penale sez. II 04 novembre 2003 n. 47684