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Timestamp: 2017-08-22 16:33:10+00:00
Document Index: 14434504

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 32', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'sentenza ']

Ordinanza del 12 febbraio 2012 Tribunale di Torino | Tutto Stranieri
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Ordinanza del 12 febbraio 2012 Tribunale di Torino
marzo 5, 2012
Va rilasciato allo straiero il permesso di soggiorno per motivi umanitari nelle situazioni meritevoli di tutela, pur se non previsto dalla normativa.
Tribunale Ordiario di Torino
Sezione IX Civile
Ex artt. 35 del d. lgs. 28.1.2008 n. 25 e 19 del d.lgs 1.9.2011 n. 50
nella causa iscritta al n. 34209/2011 R.V.G. , promossa da: *****
Avente ad oggetto:
l’impugnativa del provvedimento della Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale di Torino, emesso in data 27/9/2011:
MATERIA DEL CONTENDERE E MOTIVI DELLA DECISIONE
1) con ricorso depositato in data 12/12/2011, il ricorrente ha proposto impugnazione presso il provvedimento della commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Torino del 27.9.2011, con il quale la commissione ha deciso di non riconoscere in suo favore alcuna forma di protezione internazionale o umanitaria con la seguente motivazione: “considerato che il richiedente afferma di essere vissuto dall’età di 5 anni presso una nonna materna dopo che, per una questione di possesso di terreni necessari per ingrandire la propria casa, suo padre era stato ucciso e sua madre fuggita con i suoi fratelli. La condizione di miseria vissuta con la nonna lo avrebbe costretto a mendicare per sopravvivere e di vicini di casa che avrebbero dato dei soldi per intraprendere viaggi migratori;
rilevato che quanto reso in sede di audizione non compare nella memoria modello C3, dove si evidenzia unicamente le difficoltà di ordine economico dell’interessato. Il racconto è vago e inattendibile di per sé stesso, ma in ogni caso il richiedente è vissuto presso la nonna dall’età di 5 anni senza che alla sua persona siano state dirette forme di persecuzione o che si siano delineati pericoli gravi per la sua incolumità, se non derivanti dalla sua precaria condizione economica;
ritenuto pertanto che non si ravvisano i presupposti per il riconoscimento di forme di protezione internazionale;…; non si ravvisano inoltre presupposti per la richiesta di rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari…. Anche in considerazione di motivi ostativi al suo rientro”.
Il ricorrente precisa che solo davanti alla CT, con l’assistenza di un interprete bambara, ha potuto esprimere adeguatamente la sua vicenda e lamenta un’errata valutazione del suo caso da parte dell’A.A.
chiede pertanto il riconoscimento della protezione umanitaria, previa annullamento del provvedimento impugnato.
All’udienza del 10/2/2012, presente solo il difensore, il G.D. si è riservato di decidere.
2) il ricorrente – che chiede soltanto il riconoscimento della protezione umanitaria – è arrivato in Italia, proveniente dalla Libia a seguito della recente guerra civile che interessano questo paese.
Nella domanda di protezione 27/5/2011 ha dichiarato: “ho lasciato il mio paese in Mali perché la mia famiglia povera. Sono andato lordo dell’Africa. Ho attraversato l’Algeria e sono entrate in Libia. Ho lavorato lì come operaio ma quando è iniziata la guerra, ho perso il lavoro. Non potevo stare lì nel tornare nel Mali così sono venuto in Italia per cercare un lavoro”.
Davanti alla C.T. ha dichiarato di avere lasciato il Mali delle 2008 e ha riferito: “quando ero piccolo è successo un problema legato alla terra. Da noi, il villaggio dove ero non c’era la delimitazione legale della proprietà dei terreni, mio padre dopo un po’ dalla mia nascita volere ingrandire la casa, o uno dei problemi con il vicino che gli negava l’ingrandimento. Il vicino minaccia di ammazzare tutta la famiglia. Dopo neanche sei mesi è mancato mio padre. Io penso che mio padre sia stato ucciso, anche il vicino ha dato la colpa alla stregoneria…. Secondo me è stato ucciso dai vicini, perché l’ha fatto delle minacce… Io ero piccolo e quindi non so niente di quello, so solo che quando sono cresciuto la terra non c’era più e mia madre e i miei fratelli erano scappati, io sono andata a vivere con mia nonna… Non avevamo altro cibo se non quello che ci procurava, così io sono stato costretto a mendicare e apportare qualcosa a casa. I vicini ci hanno dato un po’ di soldi per poter intraprendere il viaggio e lasciare il paese…. Mia nonna è mancata mentre era in Libia e non sento più nessuno… Non ho niente in Mali e non posso fare niente… Non ho un lavoro e non riesco a mantenermi”.
Ora, a parte l’improbabile richiamo alla “stregoneria” che avrebbe causato la morte del padre, dal racconto del richiedente è evidente che lo stesso ha lasciato il suo paese d’origine esclusivamente per perdere motivi di carattere economico.
3) L’art. 5, comma 6 del d.lgs.1998/286 richiamato per quanto qui interessa dall’art. 32 del d.lgs. del 2008 n. 25, prevede rilascio di un permesso di soggiorno quando ricorrano seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionale dello Stato.
L’uso della disgiutiva evidenzia che i motivi umanitari non devono necessariamente trovare un preciso riscontro in disposizione costituzionale o internazionale, ma possono anche rispondere alle esigenze di tutela dei diritti umani in posta in via generale dall’art. 2 della Costituzione. L’istituto del permesso di soggiorno per motivi umanitari costituisce quindi una sorta di clausola di salvaguardia del sistema che consenta l’autorizzazione soggiorno in tutte quelle fattispecie concrete che non trovano una compiuta corrispondenza in fattispecie astratte previste dalla normativa ma nelle quali ricorrano situazioni meritevoli di tutela per motivi umanitari, eventualmente connesse alla necessità di adeguare la disciplina alle previsioni costituzionali o internazionale rilevanti in materia di diritto dell’uomo.
Nella fattispecie in esame, come si è detto, il ricorrente ha lasciato il Mali del 2008, quando era ancora molto giovane, al caos del contesto di gravissima povertà sopradelineato ed era riuscito a trovare in Libia un nell’equilibrio lavorativo che gli consentiva di provvedere al suo mantenimento.
Ora se il ricorrente facesse ritorno nel Mali, sembra evidente che decide precipiterebbe in un’identica situazione di estrema difficoltà materiale, dalla quale – vivo come e di ogni sostegno familiare, di risorse e di istruzione (il ricorrente non è mai andato a scuola) – non avrebbe alcuna possibilità di uscire.
Ritiene pertanto il Tribunale che la delineata grave situazione generale del richiedente e la sua giovane età integrino le ragioni di carattere umanitario di cui all’art. 5 del d.lgs 1998/286, richiamato dall’art. 32 del d.lgs 2007/251.
Per questi motivi, il provvedimento 27/9/2011 della commissione territoriale per riconoscimento della protezione internazionale di Torino deve essere annullato in parte qua e deve essere ordinata – ex art. 32 comma 3 del d.lgs. 2008/25 – la trasmissione degli atti al Questore per l’eventuale rilascio del permesso di soggiorno ai sensi dell’art. 5, comma 6 del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286.
4) Quanto alle spese, la natura del provvedimento ne rende equa la compensazione.
ANNULLA il provvedimento 27/9/2011 della commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Torino nella parte in cui dispone che “….Non si ravvisano, inoltre, i presupposti per la richiesta di rilascio dei permessi di soggiorno per motivi umanitari, ex art. 5.6 d.lgs 286/98….”;
ORDINA la trasmissione degli atti al Questore per l’eventuale rilascio a *****, del permesso di soggiorno ai sensi dell’art. 5, comma 6 del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286.
DICHIARA integralmente compensate tra le parti;
MANDA alla Cancelleria di notificare alla ricorrente la presenza sentenza e di darne comunicazione alla Commissione Territoriale interessata nonché al Pubblico Ministero presso il Tribunale di Torino.
Torino, 12/2/2012
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