Source: https://www.edotto.com/redattore/rossella-schiavone/476
Timestamp: 2020-05-25 23:57:09+00:00
Document Index: 22969237

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 14', 'art. 2082']

Le modifiche apportate al Testo Unico dell’apprendistato dall’art. 2, D.L. n. 34 del 20 marzo 2014, hanno ricadute di rilievo sui profili sanzionatori.
La scomparsa del PFI
La prima riforma da analizzare è relativa alla lett. a) del comma 1, art. 2, D.Lgs. n. 167/2011, che richiedeva l’obbligo di forma scritta del contratto, del patto di prova e del Piano Formativo Individuale (PFI) che poteva essere definito anche sulla base di moduli e formulari stabiliti dalla contrattazione collettiva o dagli enti bilaterali, entro trenta giorni dalla stipula del contratto di apprendistato.
Proprio sul PFI erano intervenute di recente anche le Linee Guida sull’apprendistato professionalizzante, che avevano confermato la semplificazione già in vigore dall’1 ottobre 2013, ovvero l’obbligo del Piano esclusivamente in relazione alla formazione per l’acquisizione delle competenze tecnico-professionali e specialistiche.
L’art. 2, del D.L. n. 34/2014, ha eliminato l’obbligo della forma scritta del Piano Formativo Individuale che, logicamente, vale solo per i contratti di apprendistato stipulati dal 21 marzo 2014, data di entrata in vigore del decreto.
Dal 18 marzo 2014 è entrato in vigore il decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e del Ministro della Salute del 6 marzo 2013 che individua i criteri per definire la figura del formatore in materia di salute e sicurezza sul lavoro. In base a detto decreto, i docenti per i corsi di formazione per preposti, dirigenti, lavoratori e datori di lavoro che svolgono direttamente i compiti di prevenzione e protezione di cui al Testo Unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, devono avere un livello base di formazione costituito da un “prerequisito” e da almeno uno dei sei criteri che saranno di seguito analizzati.
Ai sensi dell’art. 4, comma 1, Legge n. 53 dell’8.3.2000, i lavoratori dipendenti hanno diritto ad un permesso retribuito di tre giorni lavorativi all'anno in caso di decesso o di documentata grave infermità:
• del coniuge;
• di un parente entro il secondo grado;
• del convivente, purché la stabile convivenza risulti da certificazione anagrafica.
La disciplina di dettaglio relativa ai suddetti permessi è regolamentata dal D.M. n. 278 del 21.7.2000 (Regolamento recante disposizioni di attuazione dell'articolo 4 della Legge 8 marzo 2000, n. 53).
La sospensione dell’attività imprenditoriale dopo la L. n. 9/2014
La sospensione dell’attività imprenditoriale è un istituto disciplinato dall’art. 14 del D.Lgs. n. 81/2008 (c.d. Testo Unico sulla sicurezza), finalizzato a contrastare il fenomeno del lavoro sommerso ed irregolare nonché a far cessare il pericolo per la salute e sicurezza dei lavoratori. In merito è essenziale specificare che deve intendersi per attività imprenditoriale ogni unità produttiva dotata di una sua individualità e rientrante nella definizione d'imprenditore ex art. 2082 c.c. Il D.L. n. 145/2013, convertito dalla Legge. n. 9/2014, ha aumentato le somme aggiuntive per la revoca del provvedimento di sospensione. La circolare n. 5 – ministero del Lavoro – apporta chiarimenti sull'applicabilità della maggiorazione.