Source: http://www.talassemicipiemonte.it/it/la-legge-10492/
Timestamp: 2019-02-20 08:25:35+00:00
Document Index: 2368078

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 33', 'art.4', 'art.19', 'art.33', 'art. 10', 'art. 33', 'art. 20']

La legge 104/92 - Associazione Talassemici Piemonte
Nell’art. 3 si definiscono i soggetti a cui si rivolge la legge: “È persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione.
– Lavoratori portatori di handicap
– Genitori di figli minorenni
– Genitori di figli minorenni entrambi lavoratori
– Genitori, parenti o affini (entro il 3°grado) delle persone con handicap maggiorenni
– Nucleo familiare con uno dei genitori lavoratore autonomo
Il comma 6 dell’art. 33 della legge 104/92 prevede che il lavoratore disabile cui sia stato riconosciuto lo stato di gravità (comma 1 art.4 legge 104/92), possa usufruire alternativamente (art.19 lettera c della legge 53/2000), di due ore di permesso giornaliero o tre giorni ogni mese. Ricordiamo che, è possibile passare dai permessi orari a quelli mensili, a seconda dell’esigenza del lavoratore. Cambiamento che, in linea di massima, potrà avvenire da un mese all’altro. Da evidenziare, infine, che la quantità dei permessi orari e mensili sono di 2 ore giornaliere, solo nel caso in cui l’orario di lavoro sia pari o superiore a 6 ore giornaliere. Nel caso di lavoratore a part-time verticale (ad orario pieno o ad orario ridotto) limitata ad alcuni giorni del mese, il numero dei giorni di permesso sono ridotti proporzionalmente.
Il comma 1 dell’art.33, stabilisce ……..la lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre, anche adottivi, di minore con handicap in situazione di gravità accertata ai sensi dell’artico 4 comma 1, hanno diritto al prolungamento fino a tre anni del periodo d’astensione facoltativa dal lavoro …………………purché non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati”
Nel caso in cui, entrambi i genitori siano lavoratori dipendenti, i permessi (orari o mensili) continuano a spettare ad entrambi ma non con fruizione contemporanea. Possono quindi, essere utilizzati, alternativamente, dai due coniugi. In particolare per i genitori di disabile con un’età superiore ai 3 sino ai 18 anni i giorni di permesso mensile possono essere usufruiti da entrambi ( ad esempio, madre 2gg. padre 1 g., anche coincidente con un giorno della madre). L’alternativa si riferisce solo al numero totale dei giorni (3 al mese).
– fino ad un anno d’età del bambino i riposi non sono quelli alternativi all’astensione facoltativa, ma quelli concessi per l’allattamento (come stabilito dal nuovo art. 10 della legge 1204 e chiarito dalla circolare INPS 109/2000).
– che in presenza, nella stessa famiglia, di altri figli disabili in stato di gravità, i permessi si cumulano (per un lavoratore con due figli disabili i permessi saranno di 6 giorni al mese)
Genitori, parenti o affini (entro il 3° grado) delle persone con handicap maggiorenni
Il comma 3 dell’art. 33 , così come modificato dalla legge 53/2000 – art. 20, concede la possibilità, al lavoratore che assiste un disabile, in situazione di gravità, di usufruire di tre giorni di permesso ogni mese (per lavoratori occupati a tempo pieno). Dette agevolazioni spettano anche nel caso in cui il disabile assistito non sia convivente. La condizione indispensabile è che l’assistenza sia continua ed esclusiva. Anche nel caso di genitori e parenti di disabili maggiorenni valgono le stesse modalità (diritto ad essere occupato presso una sede o stabilimento vicino al domicilio del disabile da assistere, diritto, trasferimento solo in caso di consenso da parte del lavoratore che usufruisce dei permessi, ecc – comma 5).
Si deve precisare, infine, che in caso di convivenza con la persona da assistere, la concessione dei permessi è subordinata all’inesistenza nel nucleo familiare , di soggetti non lavoratori in grado di assistere la persona disabile, questo alla luce dei criteri enunciati dal Consiglio di Stato con suo parere n° 784 del 1995. Le circolari INPS 80/95 , successivamente la circolare 37/99, infine con delibera del Comitato amministratore, sono elencati una serie di casi in cui il lavoratore viene riconosciuto unico soggetto in grado di prestare assistenza nonostante la presenza, nel nucleo familiare, di persona non lavoratore.
Altre infermità temporanee, debitamente documentate, o più in generale i motivi di carattere sanitario, anch’essi debitamente documentati, del familiare non lavoratore dovranno essere valutati dal medico della sede dell’INPS al fine di stabilire se e per quale periodo, in relazione alla natura dell’handicap del disabile nonché al tipo di affezione del familiare non lavoratore sussista una impossibilità, per quest’ultimo, di prestare assistenza