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Timestamp: 2018-07-22 12:38:06+00:00
Document Index: 77882258

Matched Legal Cases: ['art. 341', 'art. 341', 'art. 61', 'art. 341', 'art. 594', 'art. 596', 'art. 596', 'art. 341', 'art. 341', 'sentenza ']

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Corsi e ricorsi nella disciplina del delitto di oltraggio a pubblico ufficiale.
1. La riesumata fattispecie e il prestigio della pubblica amministrazione come oggetto giuridico tutelato dalla stessa
Già in sede di primo commento, in dottrina sono stati espressi seri dubbi circa la compatibilità costituzionale della rediviva fattispecie[1]. Trattasi invero delle stesse perplessità che – vigente il vecchio art. 341 c.p. – indussero il legislatore del 1999 ad espungere il reato dal tessuto codicistico[2]. La sostanza è che l’oggetto giuridico protetto dal nuovo come dal vecchio oltraggio – vale a dire il prestigio della pubblica amministrazione – è bene non in linea con l’attuale prospettiva del modello costituzionale del reato, volta come noto a considerare meritevoli di protezione penale i soli valori espressi dalla Carta fondamentale. Sarebbe qui ultroneo e certo assai arduo cimentarsi nel compito di dar conto dello stato del fondamentale dibattito esistente attorno alla teoria del bene giuridico costituzionalmente orientato. In via di estrema esemplificazione, va solo ricordato che, per la concezione costituzionale dell’illecito penale, la selezione delle oggettività giuridiche meritevoli di protezione penale deve avvenire, in rapporto alla Carta fondamentale, in termini per lo meno di non incompatibilità delle stesse[3].
Il rilievo circa la dubbia legittimità del nuovo oltraggio, per via del bene protetto, non appare certo mitigato dall’attuale ottica legislativa di significativa restrizione della sfera applicativa del reato[4]. E’ ben vero, infatti, che, rispetto alla vecchia figura, sono diverse le aggiunte di nuovi requisiti costitutivi capaci di circoscriverne la tipicità. Il punto però è che tali elementi non sembrano incidere, rispetto al passato, sull’oggettività giuridica, in termini di variazioni qualitative della stessa, la quale era e rimane per l’appunto il prestigio della p.a. La nuova fattispecie dimostra semmai, accentuandola – attraverso l’espresso richiamo al “prestigio”- un’attenzione legislativa verso tale bene che, sia pure ledibile soltanto a certe condizioni, come subito si vedrà, si pone al di fuori della griglia dei valori costituzionali.
2. segue: …e le redivive irrazionalità del delitto
Non si ignorano certo qui i termini generali del complesso dibattito sui controlli di ragionevolezza, e in particolare le difficoltà implicate, sul piano della riserva di legge, dai sindacati involgenti la c.d. legittimazione sostanziale del punire. E non s’ignora come la dottrina più sensibile alle esigenze sottese alla stretta legalità abbia dimostrato invero preoccupazione per il carattere sempre più penetrante assunto, negli ultimi anni, dal sindacato di ragionevolezza delle norme penali[11]. E le perplessità, sul punto, si sono maggiormente accresciute proprio in occasione della pronuncia emessa sulla vecchia fattispecie di oltraggio, con la quale si esprime la punta più avanzata nonché problematica, in termini di valutazioni giudiziali intrinseche delle fattispecie penali, del sindacato in questione[12]. Le rediviva fattispecie, con i dubbi di relativa incostituzionalità, non potrà dunque che dare nuova linfa a tale discussione, spingendo gli interpreti a valutare con grande cautela, proprio per le implicazioni sul terreno del principio della riserva di legge, ogni eventuale censura involgente la norma.
La questione della disparità di trattamento rispetto a tale ultima figura si pone per la verità anche in relazione al nuovo oltraggio. Per la dottrina, il raffronto va fatto anzitutto, per via della nuova formulazione dell’art. 341 bis c.p., con riguardo all’ingiuria pluriaggravata, consumata cioè in presenza di più persone e ai danni dei soggetti indicati dall’art. 61, comma 1, n. 10. Il profilo sanzionatorio delle due fattispecie appare infatti caratterizzato da una forte disparità di trattamento: si consideri infatti che mentre per l’ingiuria, pur pluriaggravata, è prevista la sola pena pecuniaria o un periodo limitato di permanenza domiciliare ovvero il lavoro di pubblica utilità, l’oltraggio, come detto sopra, contempla un trattamento pari fino a tre anni di reclusione nel massimo, destinati a crescere fino a quattro in presenza dell’aggravante di cui al comma 2 dell’art. 341 bis c.p. Il punto è che la severità di simile trattamento risulta razionalmente infondata proprio in considerazione del rilievo, più volte ormai compiuto, che il bene giuridico protetto dall’oltraggio non riesce per così dire a far compiere a quest’ultimo, in termini di disvalore, quel salto di qualità, rispetto all’ingiuria, che consentirebbe un trattamento penale più severo di quello previsto dall’art. 594 c.p. Anche da questo punto di vista dunque possono avanzarsi ulteriori e seri dubbi di illegittimità costituzionale della nuova fattispecie d’oltraggio[18].
3. Nuovi aspetti di disciplina
Subito di seguito è invece prevista una causa di giustificazione che scrimina il comportamento dell’agente ove “la verità del fatto [attribuito] [sia] provata o se per esso l’ufficiale cui il fatto è attribuito è condannato dopo l’attribuzione del medesimo”. In tal modo, il legislatore del 2009 ha esteso, anche sulla scorta dell’opinione dottrinale, per vero non pacifica, al reato di oltraggio la disciplina dellaexceptio veritatis contemplata dall’art. 596 comma 3 per i reati di ingiuria e diffamazione[23]. Per quest’ultima disposizione, il fatto attribuito al p.u., e del quale va provata la verità, deve riferirsi all’esercizio delle funzioni dello stesso (art. 596 comma 3 n. 1). La necessità di tale riferimento non compare tuttavia nell’art. 341 bis comma 2, onde la scriminante potrebbe operare anche in rapporto a fatti certo veri ma estranei all’esercizio della funzione dell’ufficiale[24]. Per altra opinione, però, la rilevanza della verità dei soli fatti relativi all’esercizio delle funzioni discende dalla lettera del comma 1 della disposizione, il cui dettato (necessità che il fatto avvenga in “luogo pubblico” e “mentre il p.u. compie atti del suo ufficio” e per “causa e nell’esercizio delle sue funzioni”) svolge la funzione di filtro selettivo anche per i fatti suscettibili di rientrare nell’area dell’esimente. Tale filtro postula per implicito che il fatto vero attribuito si riferisca all’esercizio della funzione. Tale fatto poi (341 bis comma 2 secondo alinea) è lo stesso “fatto determinato” menzionato dall’aggravante (art. 341 bis comma 2 primo alinea). Diversamente, ove si consideri il fatto in questione come riferito a quello generico dell’oltraggio si avrebbe, nella maggioranza delle ipotesi, un termine in sé non predicabile di verità o falsità[25].
(di Federico Martella)
[2] Il legislatore del 1999, con legge n. 205 del giugno 1999, eliminò dal codice la figura del vecchio oltraggio. E ciò sulla base delle opinioni prima espresse da larga parte degli interpreti. Cfr., per i dubbi di incostituzionalità della vecchia disciplina, G. Flora, Il problema della costituzionalità del reato di oltraggio a pubblico ufficiale, Arch. Giur. Serafini, 1976, p. 21 ss. nonché F.C. Palazzo, Questioni di costituzionalità in tema di oltraggio a pubblico ufficiale,Giur. Cost., 1980, p. 1309 ss.
[3] Per una introduzione a tale essenziale discussione, v. F. Mantovani,Diritto penale, Cedam 2001, p. 192 ss.; G. Fiandaca – E. Musco, Diritto penale, 2009, p. 3 ss.; N. Mazzacuva, Modello costituzionale di reato. Le definizioni del reato e la struttura dell’illecito penale, in AA.VV, Introduzione al sistema penale, vol. I, Giappichelli, Torino, 2007, p. 83 ss. Per un approfondimento della questione, v. tra gli altri V. Manes, Il principio di offensività nel diritto penale –Canone di politica criminale, criterio ermeneutico, parametro di ragionevolezza, Torino, Giappichelli, 2005.
[17] Cfr. supra, nota n. 9.
[26] Sul punto si confrontino anche i rilievi di T. Padovani, L’ennesimo intervento legislativo eterogeneo che non è in grado di risolvere i problemi, inGuida dir., 2009, fasc. 33, p. 16; G. Bricchetti – L. Pistorelli, Ritorna l’oltraggio a pubblico ufficiale, in Guida dir., 2009, fasc. 33, p. 51; G. Amato, Danno riparato se l’offesa viene risarcita, in Guida dir., 2009, fasc. 33, p. 60.
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