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Timestamp: 2017-10-22 04:35:29+00:00
Document Index: 43249386

Matched Legal Cases: ['art.\n78', 'art.  121', 'art. 79', 'art. 76', 'art.  118', 'art.  76', 'art. 54', 'art. 74', 'art. 9', 'art.  2', 'art. 114', 'art.   76', 'art.   16', 'art. 118', 'art.  2', 'art. 2', 'art.  74', 'art. 1', 'art. 82', 'art. 65', 'art.\n119', 'art. 2', 'art.  103', 'art. 100', 'art.   101', 'art. 99', 'art. 104', 'art. 1', 'art.  116', 'art. 121', 'art.  74', 'art. 2', 'art. 75', 'art.  17', 'art. 74', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 176']

DECRETO LEGISLATIVO 16 marzo 2009, n. 30 - Attuazione della direttiva 2006/118/CE, relativa alla protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento e dal deterioramento. (09G0038) (GU n. 79 del 4-4-2009 | Architetto.info
<AUTORITA’ PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI – DELIBERAZIONE 4 marzo 2009
MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE – COMUNICATO – Approvazione della deliberazione n. 9/2009>
DECRETO LEGISLATIVO 16 marzo 2009, n. 30 – Attuazione della direttiva 2006/118/CE, relativa alla protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento. (09G0038) (GU n. 79 del 4-4-2009
DECRETO LEGISLATIVO 16 marzo 2009, n. 30 - Attuazione della direttiva 2006/118/CE, relativa alla protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento e dal deterioramento. (09G0038) (GU n. 79 del 4-4-2009 )
DECRETO LEGISLATIVO 16 marzo 2009 , n. 30
Attuazione  della  direttiva  2006/118/CE, relativa alla protezione
delle  acque  sotterranee  dall’inquinamento  e  dal  deterioramento.
(09G0038)
Vista la legge 25 febbraio 2008, n. 34, e in particolare l’Allegato
Vista  la  direttiva  2006/118/CE  del  Parlamento  europeo  e  del
Consiglio,  del  12  dicembre  2006,  sulla  protezione  delle  acque
sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento;
Consiglio,  del  16  dicembre  2008,  relativa a standard di qualita’
ambientali nel settore della politica delle acque, recante modifica e
successiva  abrogazione  delle  direttive  del  Consiglio 82/176/CEE,
Visto  il  decreto-legge  30 dicembre 2008, n. 208, convertito, con
8  del  decreto  legislativo  28  agosto 1997, n. 281, espresso nella
seduta del 22 gennaio 2009;
riunione del 13 marzo 2009;
con  i  Ministri dello sviluppo economico, del lavoro, della salute e
delle  politiche  sociali,  delle  politiche  agricole  alimentari  e
forestali,  degli  affari  esteri,  della  giustizia, dell’economia e
delle finanze e per i rapporti con le regioni;
1.  Il  presente  decreto  si  applica  ai corpi idrici sotterranei
identificati sulla base dei criteri tecnici riportati all’Allegato 1.
2.  Ai fini del raggiungimento degli obiettivi di cui agli articoli
76  e  77  del  decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, di seguito
denominato:  «decreto  legislativo  n.  152  del  2006», e successive
modificazioni,   il   presente   decreto,   ad   integrazione   delle
disposizioni di cui alla Parte terza del medesimo decreto legislativo
n.152   del   2006,  definisce  misure  specifiche  per  prevenire  e
controllare   l’inquinamento   ed   il   depauperamento  delle  acque
sotterranee, quali:
a)  criteri per l’identificazione e la caratterizzazione dei corpi
b)  standard  di qualita’ per alcuni parametri e valori soglia per
altri  parametri  necessari  alla valutazione del buono stato chimico
c)   criteri   per   individuare   e  per  invertire  le  tendenze
significative   e   durature   all’aumento  dell’inquinamento  e  per
determinare i punti di partenza per dette inversioni di tendenza;
e)  modalita’  per  la  definizione  dei programmi di monitoraggio
quali-quantitativo.
–  Si  riporta  il testo dell’allegato B, della legge 25
febbraio   2008,   n.   34,   recante:   «Disposizioni  per
aerei    di    cui    all’allegato 16   della   convenzione
–  La direttiva 2006/118/CE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
27 dicembre 2006, n. L 372.
–  La direttiva 2008/105 e’ pubblicata nella G.U.C.E. 24
dicembre 2008, n. L 348.
–  La  direttiva 82/176/CEE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
27 marzo 1982, n. 81.
–  La  direttiva 83/513/CEE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
24 ottobre 1983 , n. L 29.
–  La  direttiva  84/156 e’ pubblicata nella G.U.C.E. 17
marzo 1984, n. L 74.
–  La  direttiva 84/491/CEE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
17 ottobre 1984, n. L 274.
– La direttiva 86/280/CEE e’ pubblicata nella G.U.C.E. 4
luglio 1986, n. L 181.
–  La  direttiva 2000/60/CE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
–  Il  decreto  legislativo,  3  aprile 2006, n. 152, e’
pubblicato  nella Gazzetta Ufficiale 14 aprile 2006, n. 88,
–   Il   decreto-legge   30  dicembre  2008,  n.208,  e’
pubblicato nella 31 dicembre 2008, n. 304.
– Gli articoli 76 e 77, del decreto legislativo 3 aprile
2006, n. 152, citato nelle premesse, cosi’ recitano:
«Art.  76  (Disposizioni  generali).  – 1. Al fine della
tutela   e  del  risanamento  delle  acque  superficiali  e
sotterranee,  la parte terza del presente decreto individua
gli  obiettivi  minimi  di  qualita’ ambientale per i corpi
idrici  significativi  e  gli  obiettivi  di  qualita’  per
specifica  destinazione  per i corpi idrici di cui all’art.
78, da garantirsi su tutto il territorio nazionale.
2.  L’obiettivo  di  qualita’  ambientale e’ definito in
funzione  della  capacita’  dei corpi idrici di mantenere i
processi   naturali  di  autodepurazione  e  di  supportare
comunita’ animali e vegetali ampie e ben diversificate.
3.  L’obiettivo  di  qualita’ per specifica destinazione
individua   lo   stato  dei  corpi  idrici  idoneo  ad  una
particolare utilizzazione da parte dell’uomo, alla vita dei
pesci e dei molluschi.
4.  In attuazione della parte terza del presente decreto
sono  adottate,  mediante il Piano di tutela delle acque di
cui  all’art.  121,  misure atte a conseguire gli obiettivi
seguenti entro il 22 dicembre 2015:
a)  sia  mantenuto  o  raggiunto  per  i  corpi  idrici
significativi  superficiali  e  sotterranei  l’obiettivo di
qualita’ ambientale corrispondente allo stato di “buono”;
b)  sia  mantenuto,  ove  gia’  esistente,  lo stato di
qualita’ ambientale “elevato” come definito nell’Allegato 1
c)  siano  mantenuti  o  raggiunti altresi’ per i corpi
idrici  a  specifica  destinazione  di  cui all’art. 79 gli
obiettivi  di  qualita’  per  specifica destinazione di cui
all’Allegato 2 alla parte terza del presente decreto, salvi
i   termini   di   adempimento   previsti  dalla  normativa
5. Qualora per un corpo idrico siano designati obiettivi
di  qualita’  ambientale  e  per specifica destinazione che
prevedono  per  gli stessi parametri valori limite diversi,
devono  essere  rispettati  quelli  piu’ cautelativi quando
essi  si  riferiscono  al  conseguimento  dell’obiettivo di
qualita’  ambientale;  l’obbligo di rispetto di tali valori
limite decorre dal 22 dicembre 2015.
6.  Il  Piano  di tutela provvede al coordinamento degli
obiettivi di qualita’ ambientale con i diversi obiettivi di
qualita’ per specifica destinazione.
7.  Le  regioni  possono  definire obiettivi di qualita’
ambientale  piu’  elevati,  nonche’  individuare  ulteriori
destinazioni  dei  corpi  idrici  e  relativi  obiettivi di
qualita’.».
«Art.  77 (Individuazione e perseguimento dell’obiettivo
di  qualita’ ambientale). – 1. Entro dodici mesi dalla data
di  entrata  in  vigore  della  parte  terza  del  presente
decreto, sulla base dei dati gia’ acquisiti e dei risultati
del  primo  rilevamento  effettuato ai sensi degli articoli
118  e  120,  le  regioni  che  non  vi  abbiano provveduto
identificano  per  ciascun  corpo  idrico  significativo, o
parte  di esso, la classe di qualita’ corrispondente ad una
di  quelle  indicate  nell’Allegato 1  alla parte terza del
2. In relazione alla classificazione di cui al comma 1 ,
qualita’ ambientale di cui all’art. 76, comma 4, lettere a)
e  b),  tenendo  conto  del carico massimo ammissibile, ove
fissato  sulla  base  delle  indicazioni delle Autorita’ di
bacino, e assicurando in ogni caso per tutti i corpi idrici
l’adozione di misure atte ad impedire un ulteriore degrado.
3.  Al  fine  di assicurare entro il 22 dicembre 2015 il
corrispondente  allo stato di “buono”, entro il 31 dicembre
di  esso  deve conseguire almeno i requisiti dello stato di
“sufficiente”  di  cui  all’Allegato 1 alla parte terza del
4.  Le acque ricadenti nelle aree protette devono essere
conformi agli obiettivi e agli standard di qualita’ fissati
nell’Allegato  i  alla  parte  terza  del presente decreto,
secondo  le scadenze temporali ivi stabilite, salvo diversa
disposizione della normativa di settore a norma della quale
le singole aree sono state istituite.
5.  La  designazione  di  un  corpo idrico artificiale o
fortemente   modificato  e  la  relativa  motivazione  sono
esplicitamente  menzionate  nei  piani  di  bacino  e  sono
riesaminate  ogni  sei anni. Le regioni possono definire un
corpo idrico artificiale o fortemente modificato quando:
a)  le modifiche delle caratteristiche idromorfologiche
di  tale  corpo,  necessarie  al raggiungimento di un buono
stato ecologico, abbiano conseguenze negative rilevanti:
2)   sulla  navigazione,  comprese  le  infrastrutture
portuali, o sul diporto;
3) sulle attivita’ per le quali l’acqua e’ accumulata,
quali  la  fornitura  di  acqua  potabile, la produzione di
energia o l’irrigazione;
4)  sulla regolazione delle acque, la protezione dalle
5)  su  altre  attivita’ sostenibili di sviluppo umano
b)  i  vantaggi cui sono finalizzate le caratteristiche
artificiali  o modificate del corpo idrico non possono, per
motivi   di  fattibilita’  tecnica  o  a  causa  dei  costi
sproporzionati,   essere  raggiunti  con  altri  mezzi  che
rappresentino  un’opzione  significativamente  migliore sul
piano ambientale.
6. Le regioni possono motivatamente prorogare il termine
del  23 dicembre 2015 per poter conseguire gradualmente gli
obiettivi  dei  corpi  idrici  purche’  non si verifichi un
ulteriore  deterioramento  dello  stato  dei corpi idrici e
a)  i miglioramenti necessari per il raggiungimento del
buono  stato  di  qualita’  ambientale  non  possono essere
raggiunti  entro  i  termini  stabiliti  almeno per uno dei
1)  i  miglioramenti  dello  stato  dei  corpi  idrici
possono  essere  conseguiti per motivi tecnici solo in fasi
successive al 23 dicembre 2015;
2)  il completamento dei miglioramenti entro i termini
fissati sarebbe sproporzionalmente costoso;
3)   le   condizioni   naturali   non   consentono  il
miglioramento del corpo idrico nei tempi richiesti;
b)  la  proroga  dei  termini e le relative motivazioni
sono  espressamente indicate nei piani di cui agli articoli
117 e 121;
c)   le   proroghe  non  possono  superare  il  periodo
corrispondente  a  due ulteriori aggiornamenti dei piani di
cui  alla  lettera b), fatta eccezione per i casi in cui le
condizioni   naturali  non  consentano  di  conseguire  gli
obiettivi entro detto periodo;
d)  l’elenco  delle  misure, la necessita’ delle stesse
per il miglioramento progressivo entro il termine previsto,
la  giustificazione di ogni eventuale significativo ritardo
nella   attuazione   delle   misure,  nonche’  il  relativo
calendario   di   attuazione  delle  misure  devono  essere
riportati nei piani di cui alla lettera b). Le informazioni
devono essere aggiornate nel riesame dei piani.
7.   Le   regioni,  per  alcuni  corpi  idrici,  possono
stabilire  di conseguire obiettivi ambientali meno rigorosi
rispetto a quelli di cui al comma 4, qualora, a causa delle
ripercussioni  dell’impatto  antropico  rilevato  ai  sensi
dell’art.  118  o  delle  loro condizioni naturali, non sia
possibile    o   sia   esageratamente   oneroso   il   loro
raggiungimento. Devono, in ogni caso, ricorrere le seguenti
a)   la  situazione  ambientale  e  socioeconomica  non
consente  di  prevedere  altre  opzioni  significativamente
migliori sul piano ambientale ed economico;
1)  per  le  acque  superficiali  venga  conseguito il
migliore  stato ecologico e chimico possibile, tenuto conto
degli  impatti  che  non  potevano  ragionevolmente  essere
evitati    per    la    natura   dell’attivita’   umana   o
2)  per le acque sotterranee siano apportate modifiche
minime  al  loro  stato  di  qualita’,  tenuto  conto degli
impatti che non potevano ragionevolmente essere evitati per
la natura dell’attivita’ umana o dell’inquinamento;
c) per lo stato del corpo idrico non si verifichi alcun
d) gli obiettivi ambientali meno rigorosi e le relative
motivazioni  figurano  espressamente  nel piano di gestione
del  bacino  idrografico  e del piano di tutela di cui agli
articoli  117  e 121 e tali obiettivi sono rivisti ogni sei
anni nell’ambito della revisione di detti piani.
8.  Quando ricorrono le condizioni di cui al comma 7, la
definizione  di obiettivi meno rigorosi econsentita purche’
essi  non comportino l’ulteriore deterioramento dello stato
del corpo idrico e, fatto salvo il caso di cui alla lettera
b)  del  medesimo  comma 7, purche’ non sia pregiudicato il
raggiungimento  degli  obiettivi  fissati dalla parte terza
del  presente  decreto in altri corpi idrici compresi nello
stesso bacino idrografico.
9.  Nei casi previsti dai commi 6 e 7, i Piani di tutela
idrico,   ivi   compresi   i  provvedimenti  integrativi  o
10.  Il  deterioramento temporaneo dello stato del corpo
idrico  dovuto  a  circostanze naturali o di forza maggiore
violente  e  siccita’ prolungate, o conseguente a incidenti
ragionevolmente   imprevedibili,   non   da’  luogo  a  una
violazione   delle   prescrizioni  della  parte  terza  del
a) che siano adottate tutte le misure volte ad impedire
l’ulteriore  deterioramento  dello  stato  di  qualita’ dei
corpi  idrici  e la compromissione del raggiungimento degli
obiettivi  di  cui  all’art.  76 ed al presente articolo in
altri corpi idrici non interessati alla circostanza;
b)  che  il  Piano  di  tutela preveda espressamente le
situazioni  in  cui  detti eventi possono essere dichiarati
ragionevolmente    imprevedibili   o   eccezionali,   anche
c)  che  siano previste ed adottate misure idonee a non
d)   che   gli   effetti  degli  eventi  eccezionali  o
imprevedibili  siano sottoposti a un riesame annuale e, con
venga  fatto  tutto  il possibile er ripristinare nel corpo
idrico,  non  appena cio’ sia ragionevolmente fattibile, lo
e)  che  una sintesi degli effetti degli eventi e delle
misure  adottate  o da adottare sia inserita nel successivo
aggiornamento del Piano di tutela.
10-bis.  Le  regioni  non  violano  le  disposizioni del
presente decreto nei casi in cui:
a) il mancato raggiungimento del buon stato delle acque
sotterranee,   del   buono   stato  ecologico  delle  acque
superficiali   o,   ove  pertinente,  del  buon  potenziale
ecologico    ovvero    l’incapacita’    di    impedire   il
deterioramento  del corpo idrico superficiale e sotterraneo
sono dovuti a nuove modifiche delle caratteristiche fisiche
di   un   corpo   idrico   superficiale  o  ad  alterazioni
b)  l’incapacita’  di impedire il deterioramento da uno
stato  elevato  ad  un  buono  stato  di  un  corpo  idrico
superficiale  sia  dovuto  a nuove attivita’ sostenibili di
sviluppo umano purche’ sussistano le seguenti condizioni:
1)   siano  state  avviate  le  misure  possibili  per
mitigare l’impatto negativo sullo stato del corpo idrico;
2) siano indicate puntualmente ed illustrate nei piani
di  cui  agli  articoli  11  7  e  121 le motivazioni delle
modifiche o delle alterazioni e gli obiettivi siano rivisti
ogni sei anni;
3)  le motivazioni delle modifiche o delle alterazioni
di  cui  alla  lettera  b)  siano  di prioritario interesse
pubblico  ed  i  vantaggi  per  l’ambiente  e  la societa’,
risultanti  dal  conseguimento  degli  obiettivi  di cui al
comma  i  ,  siano inferiori rispetto ai vantaggi derivanti
dalle  modifiche  o  dalle alterazioni per la salute umana,
per il mantenimento della sicurezza umana o per lo sviluppo
4)  per  motivi  di  fattibilita’  tecnica  o di costi
sproporzionati,  i  vantaggi  derivanti  dalle  modifiche o
dalle  alterazioni  del  corpo  idrico  non  possano essere
conseguiti  con  altri  mezzi  che  garantiscono  soluzioni
ambientali migliori.».
1.   Ai  fini  del  presente  decreto,  si  applicano,  oltre  alle
definizioni  di  cui agli articoli 54 e 74 del decreto legislativo n.
152 del 2006, le seguenti definizioni:
a)  standard  di qualita’ delle acque sotterranee: uno standard di
qualita’   ambientale,   definito  a  livello  comunitario,  come  la
concentrazione   di  un  determinato  inquinante,  di  un  gruppo  di
inquinanti  o  un  indicatore di inquinamento nelle acque sotterranee
che  non  dovrebbe  essere  superato  al fine di proteggere la salute
umana e l’ambiente;
b)  valore  soglia: lo standard di qualita’ ambientale delle acque
sotterranee   stabilito   a   livello  nazionale  conformemente  alle
disposizioni  dell’articolo  3, comma 3; valori soglia possono essere
definiti   dalle  regioni  limitatamente  alle  sostanze  di  origine
naturale sulla base del valore di fondo;
c)  buono  stato  chimico:  lo  stato  chimico  di un corpo idrico
sotterraneo  che  risponde alle condizioni di cui agli articoli 3 e 4
ed all’Allegato 3, Parte A;
d)  buono stato quantitativo: stato definito all’Allegato 3, Parte
e)     tendenza     significativa     e    duratura    all’aumento
dell’inquinamento:  qualsiasi  aumento  significativo,  dal  punto di
vista ambientale e statistico, della concentrazione di un inquinante,
di  un  gruppo di inquinanti o di un indicatore di inquinamento delle
acque  sotterranee  per  il  quale  e’  individuata  come  necessaria
l’inversione di tendenza in conformita’ all’articolo 5;
f)   scarico   nelle   acque   sotterranee:  lo  scarico  definito
all’articolo 74, comma 1, lettera ff), del decreto legislativo n. 152
del  2006,  come  modificato  dall’articolo  2,  comma 5, del decreto
g)  immissione  indiretta  nelle  acque sotterranee: l’immissione,
risultante   dall’attivita’   umana,   di   inquinanti   nelle  acque
sotterranee attraverso il suolo o il sottosuolo;
h) concentrazione di fondo: la concentrazione di una sostanza o il
valore di un indicatore in un corpo idrico sotterraneo corrispondente
all’assenza   di   alterazioni  antropogeniche  o  alla  presenza  di
alterazioni estremamente limitate rispetto a condizioni inalterate;
i)  livello  di  base: il valore medio misurato almeno durante gli
anni   di  riferimento  2007  e  2008  sulla  base  di  programmi  di
monitoraggio  attuati  ai  sensi del punto B.4 dell’Allegato 1, della
Parte  Terza  del  decreto  legislativo n. 152 del 2006 o, in caso di
sostanze  individuate  dopo  tali  anni  di  riferimento,  durante un
periodo  rappresentativo  di  due  anni di monitoraggio effettuato in
conformita’ all’Allegato 4;
l)  corpi idrici sotterranei a rischio: sono i corpi idrici le cui
condizioni  qualitative  e/o  quantitative  possono  pregiudicare  il
raggiungimento  ovvero  il mantenimento degli obiettivi ambientali di
cui agli articoli 76 e 77 del decreto legislativo n. 152 del 2006;
m)  acquifero:  uno  o  piu’  strati sotterranei di roccia o altri
strati geologici di permeabilita’ sufficiente da consentire un flusso
significativo  di  acque  sotterranee  o  l’estrazione  di  quantita’
significative di acque sotterranee.
– L’art. 54 del decreto legislativo n. 152, citato nelle
premesse, cosi’ recita:
«Art.  54  (Definizioni).  –  1.  Ai fini della presente
a)  suolo:  il territorio, il suolo, il sottosuolo, gli
b) acque: le acque meteoriche e le acque superficiali e
sotterranee come di seguito specificate;
c)  acque  superficiali: le acque interne, ad eccezione
delle  sole acque sotterranee, le acque di transizione e le
acque   costiere,  tranne  per  quanto  riguarda  lo  stato
chimico,  in relazione al quale sono incluse anche le acque
d)  acque  sotterranee:  tutte  le acque che si trovano
e)  acque interne: tutte le acque superficiali correnti
o  stagnanti e tutte le acque sotterranee all’interno della
linea  di  base  che  serve  da riferimento per definire il
limite delle acque territoriali;
f)   fiume:   un   corpo   idrico  interno  che  scorre
prevalentemente   in   superficie,   ma   che  puo’  essere
h) acque di transizione: i corpi idrici superficiali in
prossimita’  della  foce di un fiume, che sono parzialmente
di  natura  salma  a  causa della loro vicinanza alle acque
costiere,  ma  sostanzialmente  influenzati  dai  flussi di
acqua dolce;
i)   acque  costiere:  le  acque  superficiali  situate
all’interno  rispetto  a una retta immaginaria distante, in
ogni  suo  punto,  un  miglio  nautico sul lato esterno dal
riferimento    per   definire   il   limite   delle   acque
territoriali,  e  che  si  estendono  eventualmente fino al
l)  corpo  idrico  superficiale: un elemento distinto e
significativo  di  acque  superficiali,  quale  un lago, un
bacino  artificiale,  un torrente, un fiume o canale, parte
di  un  torrente,  fiume  o  canale,  nonche’  di  acque di
m)   corpo   idrico   artificiale:   un   corpo  idrico
n)  corpo idrico fortemente modificato: un corpo idrico
superficiale  la  cui  natura,  a  seguito  di  alterazioni
fisiche  dovute  a  un’attivita’  umana, e’ sostanzialmente
o)  corpo  idrico  sotterraneo:  un  volume distinto di
p)  falda  acquifera:  uno o piu’ strati sotterranei di
roccia   o   altri   strati   geologici   di   porosita’  e
significativo   di  acque  sotterranee  o  l’estrazione  di
q)  reticolo  idrografico: l’insieme degli elementi che
costituiscono   il  sistema  drenante  alveato  del  bacino
r) bacino idrografico: il territorio nel quale scorrono
tutte   le  acque  superficiali  attraverso  una  serie  di
torrenti, fiumi ed eventualmente laghi per sfociare al mare
in un’unica foce, a estuario o delta;
s)  sottobacino  o  sub-bacino: il territorio nel quale
scorrono  tutte  le acque superficiali attraverso una serie
di  torrenti,  fiumi ed eventualmente laghi per sfociare in
t)  distretto  idrografico:  area  di  terra e di mare,
costituita  da  uno  o  piu’ bacini idrografici limitrofi e
dalle   rispettive   acque   sotterranee   e  costiere  che
u)  difesa  del  suolo:  il  complesso  delle azioni ed
attivita’   riferibili   alla  tutela  e  salvaguardia  del
territorio,  dei  fiumi,  dei  canali  e  collettori, degli
acque   sotterranee,   nonche’   del  territorio  a  questi
connessi,   aventi  le  finalita’  di  ridurre  il  rischio
idraulico,  stabilizzare  i fenomeni di dissesto geologico,
ottimizzare  l’uso  e  la  gestione  del patrimonio idrico,
valorizzare  le caratteristiche ambientali e paesaggistiche
v)    dissesto   idrogeologico:   la   condizione   che
caratterizza   aree  ove  processi  naturali  o  antropici,
relativi  alla  dinamica  dei corpi idrici, del suolo o dei
z)   opera  idraulica:  l’insieme  degli  elementi  che
idrografico.».
– Il testo vigente dell’art. 74, del decreto legislativo
n.  152,  del  2006,  citato  nelle  premesse,  cosi’  come
modificato dal presente decreto (v. art. 9), cosi’ recita:
«Art.  74  (Definizioni).  –  1.  Ai fini della presente
a)    abitante    equivalente:   il   carico   organico
biodegradabile  avente una richiesta biochimica di ossigeno
b)  acque ciprinicole: le acque in cui vivono o possono
vivere  pesci  appartenenti  ai  ciprinidi (Cyprinidae) o a
specie come i lucci, i pesci persici e le anguille;
c)   acque  costiere:  le  acque  superficiali  situate
e  che  si  estendono  eventualmente fino al limite esterno
d)  acque salmonicole: le acque in cui vivono o possono
vivere  pesci appartenenti a specie come le trote, i temoli
e i coregoni;
e) estuario: l’area di transizione tra le acque dolci e
le  acque  costiere  alla  foce  di  un fiume, i cui limiti
Ministro  dell’ambiente  e  della tutela del territorio; in
via  transitoria  tali  limiti  sono  fissati a cinquecento
f)  acque  dolci:  le acque che si presentano in natura
con  una  concentrazione di sali tale da essere considerate
appropriate  per  l’estrazione  e il trattamento al fine di
g) acque reflue domestiche: acque reflue provenienti da
insediamenti  di tipo residenziale e da servizi e derivanti
prevalentemente   dal  metabolismo  umano  e  da  attivita’
h)  “acque reflue industriali”: qualsiasi tipo di acque
reflue  scaricate da edifici od impianti in cui si svolgono
attivita’  commerciali  o  di  produzione  di beni, diverse
dalle  acque  reflue domestiche e dalle acque meteoriche di
dilavamento;
“i)  acquifero: uno o piu’ strati sotterranei di roccia
o  altri  strati  geologici di permeabilita’ sufficiente da
consentire  un  flusso significativo di acque sotterranee o
l’estrazione    di   quantita’   significative   di   acque
sotterranee”;
l)  acque sotterranee: tutte le acque che si trovano al
di   sotto  della  superficie  del  suolo,  nella  zona  di
saturazione  e  in  diretto  contatto  con  il  suolo  e il
m)  acque  termali:  le  acque minerali naturali di cui
all’art.  2,  comma  1,  lettera a), della legge 24 ottobre
2000,  n. 323, utilizzate per le finalita’ consentite dalla
n) agglomerato: l’area in cui la popolazione, ovvero le
attivita’  produttive,  sono  concentrate in misura tale da
rapporto  anche  ai  benefici  ambientali  conseguibili, la
raccolta  e  il  convogliamento  delle  acque reflue urbane
verso  un  sistema  di  trattamento  o  verso  un  punto di
recapito finale;
o)  applicazione  al terreno: l’apporto di materiale al
p)  utilizzazione  agronomica: la gestione di effluenti
di   allevamento,  acque  di  vegetazione  residuate  dalla
lavorazione   delle  olive,  acque  reflue  provenienti  da
aziende  agricole  e piccole aziende agro-alimentari, dalla
loro  produzione fino all’applicazione al terreno ovvero al
loro    utilizzo   irriguo   o   fertirriguo,   finalizzati
all’utilizzo  delle  sostanze  nutritive  e  ammendanti nei
q)  autorita’  d’ambito:  la  forma di cooperazione tra
comuni  e province per l’organizzazione del servizio idrico
r)  gestore  del servizio idrico integrato: il soggetto
che  gestisce  il  servizio  idrico  integrato in un ambito
servizio pubblico soltanto fino alla piena operativita’ del
s)  bestiame:  tutti  gli  animali  allevati  per uso o
t)  composto  azotato:  qualsiasi  sostanza  contenente
u)  concimi  chimici:  qualsiasi fertilizzante prodotto
v)  effluente di allevamento: le deiezioni del bestiame
o una miscela di lettiera e di deiezione di bestiame, anche
sotto  forma di prodotto trasformato, ivi compresi i reflui
provenienti da attivita’ di piscicoltura;
z)   eutrofizzazione:   arricchimento  delle  acque  di
nutrienti,  in  particolare modo di composti dell’azoto e/o
del  fosforo,  che  provoca  una  abnorme proliferazione di
alghe  e/o  di forme superiori di vita vegetale, producendo
la  perturbazione  dell’equilibrio degli organismi presenti
nell’acqua e della qualita’ delle acque interessate;
aa) fertilizzante: fermo restando quanto disposto dalla
legge 19 ottobre 1984, n. 748, le sostanze contenenti uno o
piu’   composti   azotati,   compresi   gli   effluenti  di
sparse   sul   terreno  per  stimolare  la  crescita  della
bb)  fanghi: i fanghi residui, trattati o non trattati,
provenienti  dagli  impianti  di  trattamento  delle  acque
cc) inquinamento: l’introduzione diretta o indiretta, a
seguito  di  attivita’  umana,  di  sostanze  o  di  calore
nell’aria,  nell’acqua  o  nel  terreno che possono nuocere
alla   salute   umana  o  alla  qualita’  degli  ecosistemi
acquatici   o  degli  ecosistemi  terrestri  che  dipendono
direttamente    da   ecosistemi   acquatici,   perturbando,
deturpando  o  deteriorando  i  valori  ricreativi  o altri
legittimi usi dell’ambiente;
dd)  “rete  fognaria”:  un  sistema  di condotte per la
ee)  fognatura separata: la rete fognaria costituita da
due  canalizzazioni,  la  prima  delle  quali  adibita alla
raccolta  ed  al convogliamento delle sole acque meteoriche
di  dilavamento,  e  dotata  o  meno  di dispositivi per la
raccolta  e  la separazione delle acque di prima pioggia, e
acque  reflue  urbane  unitamente  alle  eventuali acque di
ff)    scarico:    qualsiasi    immissione   effettuata
esclusivamente  tramite un sistema stabile di collettamento
che  collega  senza  soluzione  di  continuita’ il ciclo di
produzione   del   refluo  con  il  corpo  ricettore  acque
indipendentemente   dalla  loro  natura  inquinante,  anche
sottoposte  a  preventivo  trattamento di depurazione. Sono
esclusi i rilasci di acque previsti all’art. 114;
gg) acque di scarico: tutte le acque reflue provenienti
da uno scarico;
hh)  scarichi  esistenti:  gli scarichi di acque reflue
urbane  che alla data del 13 giugno 1999 erano in esercizio
e   conformi  al  regime  autorizzativo  previgente  e  gli
scarichi  di impianti di trattamento di acque reflue urbane
per  i  quali  alla stessa data erano gia’ state completate
tutte   le  procedure  relative  alle  gare  di  appalto  e
all’affidamento  dei  lavori, nonche’ gli scarichi di acque
esercizio  e  conformi al previgente regime autorizzativo e
gli  scarichi di acque reflue industriali che alla data del
13 giugno 1999 erano in esercizio e gia’ autorizzati;
ii) trattamento appropriato: il trattamento delle acque
reflue  urbane  mediante  un  processo ovvero un sistema di
smaltimento che, dopo lo scarico, garantisca la conformita’
dei   corpi  idrici  recettori  ai  relativi  obiettivi  di
qualita’  ovvero sia conforme alle disposizioni della parte
ll)  trattamento  primario:  il trattamento delle acque
reflue  che  comporti  la sedimentazione dei solidi sospesi
mediante  processi  fisici  e/o chimico-fisici e/o altri, a
seguito  dei  quali prima dello scarico il BOD5 delle acque
in  trattamento  sia  ridotto  almeno del 20 per cento ed i
mm)  trattamento secondario: il trattamento delle acque
reflue  mediante  un  processo  che  in  genere comporta il
mediante  altro processo in cui vengano comunque rispettati
i  requisiti  di  cui  alla  tabella 1 dell’Allegato 5 alla
nn)   stabilimento   industriale,  stabilimento:  tutta
l’area  sottoposta  al controllo di un unico gestore, nella
quale  si  svolgono attivita’ commerciali o industriali che
comportano    la    produzione,   la   trasformazione   e/o
l’utilizzazione  delle  sostanze di cui all’Allegato 8 alla
parte  terza  del  presente decreto, ovvero qualsiasi altro
oo)    valore    limite   di   emissione:   limite   di
accettabilita’ di una sostanza inquinante con tenuta in uno
scarico,  misurata  in  concentrazione, oppure in massa per
unita’  di prodotto o di materia prima lavorata, o in massa
per  unita’  di tempo; i valori limite di emissione possono
essere  fissati  anche  per  determinati gruppi, famiglie o
categorie  di  sostanze. I valori limite di emissione delle
sostanze  si  applicano  di  norma nel punto di fuoriuscita
delle    emissioni   dall’impianto,   senza   tener   conto
dell’eventuale  diluizione;  l’effetto  di  una stazione di
depurazione   di   acque   reflue   puo’  essere  preso  in
considerazione  nella  determinazione  dei valori limite di
emissione  dell’impianto,  a  condizione  di  garantire  un
livello  equivalente  di  protezione  dell’ambiente nel suo
pp)  zone vulnerabili: zone di territorio che scaricano
direttamente  o  indirettamente composti azotati di origine
agricola  o  zootecnica  in  acque  gia’  inquinate  o  che
2.  Ai  fini  della  presente sezione si intende inoltre
a) acque superficiali: le acque interne ad eccezione di
quelle  sotterranee,  le  acque  di  transizione e le acque
costiere,  tranne  per quanto riguarda lo stato chimico, in
relazione   al   quale   sono   incluse   anche   le  acque
b)  acque interne: tutte le acque superficiali correnti
o stagnanti, e tutte le acque sotterranee all’interno della
c)   fiume:   un   corpo   idrico  interno  che  scorre
prevalentemente   in   superficie   ma   che   puo’  essere
e) acque di transizione: i corpi idrici superficiali in
costiere,  ma  sostanzialmente  influenzate  dai  flussi di
f)   corpo   idrico   artificiale:   un   corpo  idrico
g)  corpo idrico fortemente modificato: un corpo idrico
modificata,   come   risulta   dalla  designazione  fattane
dall’autorita’  competente  in base alle disposizioni degli
h)  corpo  idrico  superficiale: un elemento distinto e
bacino  artificiale,  un torrente, fiume o canale, parte di
un  torrente,  fiume  o  canale,  acque di transizione o un
i)  falda  acquifera:  uno o piu’ strati sotterranei di
l)  corpo  idrico  sotterraneo:  un  volume distinto di
m) bacino idrografico: il territorio nel quale scorrono
n)  sotto-bacino  idrografico:  il territorio nel quale
di  torrenti,  fiumi  e  laghi  per  sfociare  in  un punto
specifico  di  un  corso  d’acqua,  di  solito un lago o la
o)  distretto  idrografico:  l’area di terra e di mare,
p)   stato   delle  acque  superficiali:  l’espressione
complessiva  dello  stato  di un corpo idrico superficiale,
determinato dal valore piu’ basso del suo stato ecologico e
q)  buono  stato  delle  acque  superficiali:  lo stato
raggiunto  da  un  corpo idrico superficiale qualora il suo
chimico, possa essere definito almeno “buono”;
r)   stato   delle   acque  sotterranee:  l’espressione
complessiva  dello  stato  di  un corpo idrico sotterraneo,
determinato   dal   valore   piu’   basso   del  suo  stato
s)  buono  stato  delle  acque  sotterranee:  lo  stato
raggiunto  da  un  corpo  idrico sotterraneo qualora il suo
stato,  tanto  sotto  il  profilo quantitativo quanto sotto
quello chimico, possa essere definito almeno “buono”;
t)  stato ecologico: l’espressione della qualita’ della
struttura  e  del  funzionamento degli ecosistemi acquatici
associati  alle  acque  superficiali,  classificato a norma
dell’Allegato 1 alla parte terza del presente decreto;
u)  buono  stato ecologico: lo stato di un corpo idrico
superficiale classificato in base all’Allegato 1 alla parte
v)  buon  potenziale  ecologico:  lo  stato di un corpo
idrico   artificiale   o   fortemente   modificato,   cosi’
z)  buono  stato  chimico  delle acque superficiali: lo
stato   chimico  richiesto  per  conseguire  gli  obiettivi
ambientali   per   le  acque  superficiali  o  fissati  dal
presento,  ossia  lo  stallo  raggiunto  da un corpo idrico
superficiale  nel  quale la concentrazione degli inquinanti
noti  supera  gli  standard  di qualita’ ambientali fissati
dall’Allegato  1  alla  parte  terza  del presente decreto,
Tabella  1/A  ed  ai  sensi  della parte terza del presente
aa)  buono  stato  chimico  delle acque sotterranee: lo
stato chimico di un corpo idrico sotterraneo che risponde a
tutte le condizioni di cui alla tabella B.3.2 dell’Allegato
1 alla parte terza del presente decreto;
bb)  stato quantitativo: l’espressione del grado in cui
un  corpo  idrico  sotterraneo  e’ modificato da estrazioni
cc)   risorse   idriche   sotterranee  disponibili:  il
risultato  della  velocita’  annua  media  di  ravvenamento
globale  a  lungo termine del corpo idrico sotterraneo meno
la  velocita’  annua  media  a  lungo  termine  del  flusso
necessario   per  raggiungere  gli  obiettivi  di  qualita’
all’art.   76,   al   fine   di  evitare  un  impoverimento
significativo  dello stato ecologico di tali acque, nonche’
dd)  buono  stato  quantitativo:  stato  definito nella
tabella B.1.2 dell’Allegato 1 alla parte terza del presente
ee)  sostanze  pericolose:  le  sostanze  o  gruppi  di
sostanze  tossiche,  persistenti e bio-accumulabili e altre
sostanze   o   gruppi   di   sostanze  che  danno  adito  a
ff)   sostanze   prioritarie   e   sostanze  pericolose
prioritarie:   le  sostanze  individuate  con  disposizioni
comunitarie   ai   sensi   dell’art.   16  della  direttiva
gg) inquinante: qualsiasi sostanza che possa inquinare,
in  particolare  quelle elencate nell’Allegato 8 alla parte
hh)   immissione   diretta   nelle  acque  sotterranee:
l’immissione  di  inquinanti  nelle acque sotterranee senza
ii)  obiettivi  ambientali:  gli  obiettivi fissati dal
ll)  standard di qualita’ ambientale: la concentrazione
di  un  particolare inquinante o gruppo di inquinanti nelle
acque,  nei  sedimenti  e  nel  biota  che  non deve essere
superata per tutelare la salute umana e l’ambiente;
mm)  approccio  combinato:  l’insieme dei controlli, da
istituire  o  realizzare,  salvo  diversa indicazione delle
normative  di  seguito  citate,  entro il 22 dicembre 2012,
riguardanti  tutti  gli  scarichi nelle acque superficiali,
limite  di  emissione e, in caso di impatti diffusi, quelli
1)  nel  decreto  legislativo 18 febbraio 2005, n. 59,
sulla     prevenzione     e    la    riduzione    integrate
2)  nella  parte terza del presente decreto in materia
di  acque  reflue  urbane,  nitrati  provenienti  da  fonti
agricole,  sostanze che presentano rischi significativi per
l’ambiente  acquatico  o  attraverso  l’ambiente acquatico,
inclusi  i rischi per le acque destinate alla produzione di
acqua  potabile  e  di  scarichi  di Hg, Cd, HCH, DDT, PCP,
aldrin,   dieldrin,   endrin,   HCB,   HCBD,   cloroformio,
tetracloruro  di  carbonio,  EDC,  tricloroetilene,  TCB  e
percloroetilene;
nn)   acque   destinate  al  consumo  umano:  le  acque
disciplinate  dal  decreto  legislativo 2 febbraio 2001, n.
oo) servizi idrici: tutti i servizi che forniscono alle
famiglie,  agli  enti  pubblici  o  a  qualsiasi  attivita’
1)  estrazione, arginamento, stoccaggio, trattamento e
distribuzione di acque superficiali o sotterranee;
2)  strutture  per  la raccolta e il trattamento delle
acque  reflue,  che  successivamente  scaricano nelle acque
pp)  utilizzo  delle acque: i servizi idrici unitamente
agli altri usi risultanti dall’attivita’ conoscitiva di cui
all’art. 118 che incidono in modo significativo sullo stato
delle  acque.  Tale nozione si applica ai fini dell’analisi
economica  di  cui  all’Allegato  10  alla  parte terza del
qq)  [valori  limite di emissione: la massa espressa in
rapporto    a    determinati    parametri   specifici,   la
concentrazione  e/o  il  livello  di  un’emissione  che non
devono  essere  superati  in uno o piu’ periodi di tempo. I
valori limite di emissione possono essere fissati anche per
determinati  gruppi,  famiglie  o  categorie di sostanze. I
valori  limite  di emissione delle sostanze si applicano di
norma    nel   punto   di   fuoriuscita   delle   emissioni
dall’impianto, senza tener conto dell’eventuale diluizione;
per  gli  scarichi  indiretti  nell’acqua, l’effetto di una
stazione  di  depurazione di acque reflue puo’ essere preso
in considerazione nella determinazione dei valori limite di
insieme  e  di  non  portare  a carichi inquinanti maggiori
nell’ambiente].  Lettera  abrogata  dall’art.  2,  comma 7,
decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4;
rr)   controlli   delle   emissioni:  i  controlli  che
comportano  una  limitazione  specifica delle emissioni, ad
definiscono  altrimenti  limiti o condizioni in merito agli
effetti,   alla   natura  o  ad  altre  caratteristiche  di
un’emissione  o  condizioni operative che influiscono sulle
ss)  costi  ambientali:  i  costi  legati  ai danni che
l’utilizzo stesso delle risorse idriche causa all’ambiente,
agli ecosistemi e a coloro che usano l’ambiente;
tt)   costi   della  risorsa:  i  costi  delle  mancate
opportunita’  imposte  ad altri utenti in conseguenza dello
sfruttamento  intensivo  delle  risorse  al di la’ del loro
uu)  impianto:  l’unita’ tecnica permanente in cui sono
svolte  una  o  piu’  attivita’  di  cui all’Allegato I del
decreto  legislativo  18  febbraio 2005, n. 59, e qualsiasi
altra attivita’ accessoria, che siano tecnicamente connesse
con  le  attivita’  svolte  in  uno  stabilimento e possono
influire  sulle  emissioni e sull’inquinamento; nel caso di
attivita’  non  rientranti  nel  campo  di applicazione del
decreto legislativo i 8 febbraio 2005, n. 59, l’impianto si
identifica nello stabilimento. Nel caso di attivita’ di cui
all’Allegato   I   del   predetto  decreto,  l’impianto  si
identifica  con  il  complesso assoggettato alla disciplina
della prevenzione e controllo integrati dell’inquinamento.
–  L’art. 2, comma 5, del decreto legislativo l6 gennaio
2008,  n. 4, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 29 gennaio
2008, n. 24, S.O., cosi’ recita:
«Art. 2 (Modifiche alle Parti terza e quarta del decreto
legis1ativo 3 aprile 2006, n. 152). – Omissis.
5.   All’art.  74,  comma 1,  lettera  ff),  le  parole:
“qualsiasi  immissione  di acque reflue in” sono sostituite
dalle    seguenti:    “qualsiasi    immissione   effettuata
produzione del refluo con il corpo ricettore”.
– L’allegato 1, Parte Terza B.4, del decreto legislativo
n. 152 del 2006, citato nella premesse, reca:
Monitoraggio  e  classificazione delle acque in funzione
degli obiettivi di qualita’ ambientale.
B.4.   Monitoraggio  dello  stato  chimico  delle  acque
–  Per  gli articoli 76 e 77, del decreto legislativo n.
152 del 2006, vedi note all’art. 1.
1.  Ai  fini della valutazione dello stato chimico di un corpo o di
un  gruppo  di  corpi  idrici  sotterranei,  le  regioni adottano gli
standard   di   qualita’  ambientale  ed  i  valori  soglia  indicati
rispettivamente dalle tabelle 2 e 3 della Parte A dell’Allegato 3.
2.  I valori soglia e gli standard di qualita’ di cui al comma 1 si
applicano  limitatamente alle sostanze, ai gruppi di sostanze ed agli
indicatori   di   inquinamento   che,  a  seguito  dell’attivita’  di
caratterizzazione  effettuata  ai  sensi  dell’Allegato  1,  Parte B,
risultino   determinare   il  rischio  di  non  raggiungimento  degli
obiettivi  ambientali  di  cui  agli  articoli  76  e  77 del decreto
3.  I valori soglia di cui all’Allegato 3, Parte A, Tabella 3, sono
definiti  a livello nazionale secondo i criteri riportati allo stesso
Allegato  3,  Parte  A.2.  La  fissazione di detti valori, necessaria
all’identificazione  del  buono  stato  chimico  per alcune sostanze,
tiene   conto  della  protezione  del  corpo  idrico  sotterraneo  in
relazione  all’impatto  e  al  rapporto tra acque sotterranee e acque
superficiali,  acque sotterranee ed ecosistemi terrestri ed acquatici
ad    esse    connessi   e   delle   conoscenze   tossicologiche   ed
4.   Qualora   un   corpo  idrico  sotterraneo  sia  designato  per
l’estrazione  di  acqua destinata al consumo umano, restano valide le
disposizioni di cui all’articolo 82, comma 3, del decreto legislativo
n. 152 del 2006.
5.  Per  i  corpi idrici sotterranei condivisi tra l’Italia e uno o
piu’  Stati  membri  della Unione europea ovvero uno o piu’ Paesi non
appartenenti  all’Unione  europea, la fissazione dei valori soglia e’
soggetta  a  un  coordinamento tra il Ministero dell’ambiente e della
tutela  del territorio e del mare, le Regioni interessate e gli Stati
6.  Le autorita’ competenti ai sensi del decreto legislativo n. 152
del  2006 riportano nei piani di gestione di bacino idrografico e nei
piani  di  tutela  di  cui  agli  articoli  117  e  121  del  decreto
legislativo  n.  152  del  2006  gli standard di qualita’ ed i valori
soglia  di  cui all’Allegato 3 come obiettivo da raggiungere entro il
22  dicembre 2015, nonche’ l’elenco delle sostanze rilevate nei corpi
idrici sotterranei ricadenti nel territorio di competenza.
7.  Le  regioni,  per  le sostanze presenti nelle acque sotterranee
ricadenti   nel  territorio  di  propria  competenza  non  ricomprese
nell’Allegato  3, richiedono la fissazione dei relativi valori soglia
che   li   definisce  sulla  base  delle  conoscenze  scientifiche  e
tecnologiche disponibili, avvalendosi, senza nuovi o maggiori oneri a
carico   della  finanza  pubblica,  dell’Istituto  superiore  per  la
protezione  e  la ricerca ambientale (ISPRA), dell’Istituto superiore
di sanita’ (ISS) e del Consiglio nazionale delle ricerche-Istituto di
ricerca sulle acque (CNR-IRSA).
– L’art. 82, comma 3, del decreto legislativo n. 152 del
2006, citato nelle premesse, cosi’ recita:
«Art.  82  (Acque  utilizzate  per l’estrazione di acqua
potabile). – Omissis.
3.  Per  i  corpi  idrici  di cui al comma i deve essere
conseguito l’obiettivo ambientale di cui agli articoli 76 e
seguenti.».
–  Gli  articoli  117 e 121 , del decreto legislativo n.
152 del 2006, cosi’ recitano:
«Art.  117  (Piani  di  gestione  e  registro delle aree
adottato    un   Piano   di   gestione,   che   rappresenta
articolazione  interna  del Piano di bacino distrettuale di
cui  all’art. 65. Il Piano di gestione costituisce pertanto
piano  stralcio  del  Piano  di  bacino  e viene adottato e
approvato  secondo  le procedure stabilite per quest’ultimo
predisposizione  dei Piani di gestione, devono garantire la
2.  Il  Piano  di  gestione  e’  composto dagli elementi
3.  L’Autorita’ di bacino, sentite le Autorita’ d’ambito
del  servizio  idrico  integrato, istituisce entro sei mesi
dall’entrata  in  vigore  della  presente norma, sulla base
delle  informazioni  trasmesse  dalle  regioni, un registro
delle  aree protette di cui all’Allegato 9 alla parte terza
del  presente decreto, designate dalle autorita’ competenti
ai sensi della normativa vigente.».
«Art.  121  (Piani di tutela della acque). – 1. Il Piano
di  tutela  delle  acque costituisce uno specifico piano di
settore  ed  e’ articolato secondo i contenuti elencati nel
presente  articolo,  nonche’ secondo le specifiche indicate
nella parte B dell’Allegato 4 alla parte terza del presente
2. Entro il 31 dicembre 2006 le Autorita’ di bacino, nel
contesto  delle  attivita’  di  pianificazione  o  mediante
appositi  atti  di  indirizzo  e  coordinamento, sentite le
province e le Autorita’ d’ambito, definiscono gli obiettivi
su  scala  di  distretto  cui  devono  attenersi i piani di
tutela  delle acque, nonche’ le priorita’ degli interventi.
Entro  il 31 dicembre 2007, le regioni, sentite le province
e  previa  adozione delle eventuali misure di salvaguardia,
adottano  il Piano di tutela delle acquee lo trasmettono al
nonche’   alle  competenti  Autorita’  di  bacino,  per  le
3.  Il  Piano  di tutela contiene, oltre agli interventi
volti a garantire il raggiungimento o il mantenimento degli
obiettivi  di cui alla parte terza del presente decreto, le
misure  necessarie  alla  tutela qualitativa e quantitativa
4. Per le finalita’ di cui al comma 1 il Piano di tutela
a) i risultati dell’attivita’ conoscitiva;
b)   l’individuazione   degli   obiettivi  di  qualita’
ambientale e per specifica destinazione;
c) l’elenco dei corpi idrici a specifica destinazione e
delle  aree  richiedenti  specifiche  misure di prevenzione
dall’inquinamento e di risanamento;
d)  le  misure di tutela qualitative e quantitative tra
loro integrate e coordinate per bacino idrografico;
e)   l’indicazione   della   cadenza   temporale  degli
interventi e delle relative priorita’;
f)   il  programma  di  verifica  dell’efficacia  degli
interventi previsti;
g-bis)  i  dati  in  possesso delle autorita’ e agenzie
competenti  rispetto  al  monitoraggio delle acque di falda
delle  aree  interessate  e delle acque potabili dei comuni
interessati, rilevati e periodicamente aggiornati presso la
rete  di  monitoraggio  esistente, da pubblicare in modo da
renderli disponibili per i cittadini;
h)  l’analisi  economica  di  cui  all’Allegato 10 alla
parte  terza  del  presente decreto e le misure previste al
fine  di  dare attuazione alle disposizioni di cui all’art.
119 concernenti il recupero dei costi dei servizi idrici;
i)  le  risorse  finanziarie  previste  a  legislazione
5.  Entro centoventi giorni dalla trasmissione del Piano
di  tutela le Autorita’ di bacino verificano la conformita’
del  piano  agli  atti  di  pianificazione  o  agli atti di
indirizzo  e  coordinamento  di  cui al comma 2, esprimendo
parere  vincolante.  Il  Piano di tutela e’ approvato dalle
regioni entro i successivi sei mesi e comunque non oltre il
31   dicembre   2008.   Le   successive   revisioni  e  gli
aggiornamenti devono essere effettuati ogni sei anni.».
1.  Le regioni, ai fini della valutazione dello stato chimico delle
acque  sotterranee, adottano la procedura di cui al comma 2 e possono
prevedere,   nell’ambito   delle   attivita’   di   monitoraggio,  il
raggruppamento  dei  corpi  idrici  sotterranei  secondo le modalita’
riportate all’Allegato 4, punto 4.1.
2.   Un  corpo  o  un  gruppo  di  corpi  idrici  sotterranei  sono
considerati  in buono stato chimico quando ricorra una delle seguenti
a)  sono  rispettate le condizioni riportate all’Allegato 3, Parte
A, tabella 1;
b)   sono  rispettati,  per  ciascuna  sostanza  controllata,  gli
standard  di qualita’ ed i valori soglia di cui all’Allegato 3, Parte
A,  tabelle 2 e 3, in ognuno dei siti individuati per il monitoraggio
del   corpo   idrico   sotterraneo  o  dei  gruppi  di  corpi  idrici
c)  lo  standard  di  qualita’ delle acque sotterranee o il valore
soglia  e’  superato in uno o piu’ siti di monitoraggio, che comunque
rappresentino non oltre il 20 per cento dell’area totale o del volume
del  corpo idrico, per una o piu’ sostanze ed un’appropriata indagine
svolta in conformita’ all’Allegato 5 conferma che:
1) sulla scorta della valutazione di cui all’Allegato 5, punto 3,
non  si  ritiene che le concentrazioni di inquinanti che superano gli
standard  di  qualita’  o  i  valori  soglia  delle acque sotterranee
definiti  rappresentino  un rischio ambientale significativo, tenendo
conto dell’estensione del corpo idrico sotterraneo interessato;
2) le altre condizioni per la valutazione del buono stato chimico
delle acque sotterranee riportate all’Allegato 3, Parte A, Tabella 1,
sono soddisfatte in conformita’ al punto 4 dell’Allegato 5;
3) i corpi idrici sotterranei utilizzati o che saranno utilizzati
per  l’estrazione di acque destinate al consumo umano, che forniscono
in  media  oltre  10  m3/giorno  o  servono  piu’ di 50 persone, sono
assoggettati  ad  una  protezione tale che impedisca il peggioramento
della  loro  qualita’  o un aumento del livello di trattamento per la
potabilizzazione  necessaria  a  garantire i requisiti di qualita’ di
cui al decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31;
4)  la  capacita’  del corpo idrico sotterraneo o di ogni singolo
corpo  del  gruppo  di  corpi idrici sotterranei di sostenere gli usi
umani   non   e’   stata   danneggiata   in   maniera   significativa
3.  I corpi idrici sotterranei sono assoggettati al monitoraggio da
effettuare  secondo  i  criteri  riportati all’Allegato 4, al fine di
acquisire  i  dati di monitoraggio rappresentativi per una conoscenza
corretta e complessiva dello stato chimico delle acque sotterranee.
4.  Le autorita’ competenti ai sensi del decreto legislativo n. 152
piani  di  tutela,  la  classificazione  dei corpi idrici sotterranei
effettuata  secondo  la procedura di cui al comma 2, nonche’, qualora
ricorrano  le condizioni di cui alla lettera c) del medesimo comma 2,
la sintesi della valutazione dello stato chimico contenente anche una
descrizione   del   metodo   seguito  nella  valutazione  finale,  in
considerazione  dei  superamenti  degli  standard  di  qualita’ o dei
valori   soglia   per  le  acque  sotterranee  nei  singoli  siti  di
5.  Qualora  un  corpo idrico sotterraneo sia classificato in buono
stato  chimico  in  conformita’  al  comma  2, lettera c), al fine di
proteggere  gli  ecosistemi  acquatici, terrestri e gli usi legittimi
delle  acque  sotterranee  dipendenti  dalla  parte  del corpo idrico
sotterraneo  rappresentata dal sito o dai siti di monitoraggio in cui
e’  stato  superato  lo  standard  di qualita’ o il valore soglia, le
regioni attuano programmi di misure contenenti almeno quelle indicate
alla  Parte  Terza  del  decreto  legislativo n.152 del 2006, nonche’
altre  misure  derivanti  da  specifiche normative che possono essere
messe in relazione alla tutela delle acque sotterranee.
–  Il  decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, reca:
«Attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualita’
delle  acque  destinate  al consumo umano. Pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 3 marzo 2001, n. 52, S.O.».
–  Per  il  decreto  legislativo  n. 152 del 2006, Parte
Terza, vedi note all’art. 2.
Individuazione di tendenze significative e durature all’aumento delle
concentrazioni  di  inquinanti e determinazione dei punti di partenza
per le inversioni di tendenza
1.  Le  autorita’  di  Bacino, le regioni e le province autonome di
Trento  e di Bolzano, sulla base dei dati derivati dalle attivita’ di
monitoraggio,  individuano, conformemente all’Allegato 6, Parte A, le
tendenze significative e durature all’aumento delle concentrazioni di
inquinanti,  di  gruppi di inquinanti e di indicatori di inquinamento
rilevate  nei corpi o nei gruppi di corpi idrici sotterranei che sono
stati identificati a rischio e determinano:
a)  i  punti  di  partenza  per le inversioni di tendenza come una
percentuale  del  livello  degli  standard  di  qualita’ e dei valori
soglia  delle acque sotterranee indicati all’Allegato 3, in base alla
tendenza  individuata  e  al  rischio  ambientale  ad essa associato,
conformemente all’Allegato 6, Parte B, punto 1;
b) le priorita’ di intervento.
2.  Sulla  base degli atti emanati in attuazione delle disposizioni
di  cui  al  comma 1, le regioni, al fine di ridurre progressivamente
l’inquinamento,   di   prevenire   il   deterioramento   delle  acque
sotterranee  e  di  invertire  le  tendenze che presentano un rischio
significativo  di  danno per la qualita’ degli ecosistemi acquatici o
degli  ecosistemi  terrestri,  per  la  salute  umana  o  per gli usi
legittimi,  reali  o potenziali, dell’ambiente acquatico, individuano
ed  applicano,  ove  necessario,  misure  piu’  restrittive di quelle
indicate alla Parte Terza del decreto legislativo n.152 del 2006.
3.  Le autorita’ competenti ai sensi del decreto legislativo n. 152
piani  di tutela, nell’ambito della revisione periodica degli stessi,
le  misure  adottate,  indicando  altresi’  una  sintesi  in  cui  si
a)  la  metodologia  utilizzata per la valutazione di tendenza nei
singoli  siti  di  monitoraggio  di un corpo idrico o di un gruppo di
corpi  idrici  sotterranei  sulla  base  della quale gli stessi corpi
idrici  sono  soggetti  ad  una  tendenza  significativa  e  duratura
all’aumento  della concentrazione di un inquinante o ad un’inversione
di tale tendenza;
b)  i  criteri  su cui si e’ basata la determinazione dei punti di
partenza di cui al comma 1.
4.  Le  regioni,  qualora  necessario per determinare l’impatto dei
pennacchi  di  inquinamento  riscontrati nei corpi idrici sotterranei
che   possono  compromettere  il  conseguimento  degli  obiettivi  di
qualita’  di cui agli articoli 76 e 77 del decreto legislativo n. 152
del  2006 e, in particolare, i pennacchi risultanti da fonti puntuali
e   da   aree   contaminate,   svolgono  controlli  supplementari  di
valutazioni  di  tendenza  per gli inquinanti individuati, al fine di
verificare  che  i  pennacchi  non  si  espandano,  non provochino un
deterioramento  dello  stato  chimico del corpo o del gruppo di corpi
idrici sotterranei e non rappresentino un rischio per la salute umana
e  per  l’ambiente. I risultati di tali valutazioni sono sintetizzati
nei piani di gestione dei bacini idrografici e nei piani di tutela.
–  Per  gli  articoli 76 e 77 del decreto legislativo n.
1.  Ai  fini  della  valutazione del buono stato quantitativo di un
corpo  idrico sotterraneo o di un gruppo di corpi idrici sotterranei,
le  regioni  si  attengono ai criteri di cui all’Allegato 3, Parte B,
2.  Per  i  corpi idrici sotterranei condivisi tra l’Italia e uno o
piu’  Stati  membri  dell’Unione  europea ovvero uno o piu’ Paesi non
appartenenti  all’Unione  europea, il Ministero dell’ambiente e della
tutela  del territorio e del mare e le regioni interessate avviano un
coordinamento  con  gli  Stati  confinanti  ai fini della valutazione
dello   stato   quantitativo   dei   corpi   idrici   sotterranei   e
dell’individuazione  delle misure necessarie alla tutela quantitativa
effettuare  secondo i criteri riportati all’Allegato 4, punto 4.3, al
fine  di  acquisire  i  dati  di monitoraggio rappresentativi per una
conoscenza  corretta  e  complessiva  dello  stato quantitativo delle
piani  di  tutela,  la  classe  di  qualita’ dello stato quantitativo
nonche’  le  misure  individuate  ai  fini  del  raggiungimento o del
mantenimento   del  buono  stato  quantitativo  per  i  corpi  idrici
sotterranei ricadenti nel territorio di competenza.
–  Per il decreto legislativo n. 152 del 2006, vedi note
Misure  per  prevenire  o  limitare le immissioni di inquinanti nelle
1.  Ferme  restando  le disposizioni di cui agli articoli 103 e 104
del  decreto  legislativo  n. 152 del 2006, al fine di prevenire o di
limitare  le  immissioni  di  inquinanti nelle acque sotterranee e di
perseguire  gli  obiettivi  di  cui agli articoli 76 e 77 del decreto
legislativo n.152 del 2006, le regioni assicurano che il programma di
misure  stabilito conformemente all’articolo 116 del medesimo decreto
legislativo comprenda:
a)  tutte  le misure necessarie a prevenire scarichi ed immissioni
indirette  nelle  acque  sotterranee  di  sostanze  pericolose di cui
articolo 74, comma 2, lettera ee), del decreto legislativo n. 152 del
2006. Le regioni individuano le sostanze pericolose tenendo conto, in
particolare,  di  quelle  appartenenti  alle  famiglie o ai gruppi di
inquinanti tra quelle dell’Allegato 8, alla Parte Terza, punti da 1 a
9, del decreto legislativo n. 152 del 2006;
b)  tutte  le  misure  necessarie  per  limitare gli scarichi e le
immissioni   indirette   nelle  acque  sotterranee  di  sostanze  non
considerate  pericolose  di  cui  al  citato  Allegato  8 del decreto
legislativo  n. 152 del 2006 e di altri inquinanti non pericolosi, al
fine  di  evitare  un  deterioramento ed una significativa e duratura
tendenza  all’aumento  della concentrazione di inquinanti nelle acque
sotterranee.  Nell’individuazione  delle  misure si tiene conto delle
migliori pratiche ambientali e delle migliori tecniche disponibili.
2.  Ai  fini dell’attuazione delle disposizioni di cui alle lettere
a) e b) del comma 1, e’ riportato all’Allegato 2 del presente decreto
un elenco indicativo minimo di sostanze pericolose.
3.  Fatti  salvi  eventuali  requisiti  piu’ rigorosi fissati dalla
normativa  nazionale  o  regionale  di  settore,  le  regioni possono
escludere dalle misure di cui al comma 1 gli scarichi e le immissioni
indirette di inquinanti che sono:
a)  considerate essere in quantita’ e concentrazioni cosi’ piccole
da  precludere  qualsiasi attuale o futuro pericolo di deterioramento
della qualita’ delle acque sotterranee riceventi;
b)   le   conseguenze  di  incidenti  o  di  circostanze  naturali
eccezionali  che non possano ragionevolmente essere previsti, evitati
o attenuati;
c)  considerate  come  tecnicamente  impossibili  da  prevenire  o
limitare  senza ricorrere a misure che aumenterebbero i rischi per la
salute umana o la qualita’ dell’ambiente nel suo complesso o a misure
sproporzionatamente  onerose per rimuovere quantita’ di inquinanti da
terreni  o  sottosuoli  contaminati  o altrimenti controllare la loro
percolazione negli stessi;
d)  il risultato degli interventi nelle acque superficiali intesi,
tra  l’altro,  a  mitigare gli effetti di inondazioni e siccita’ e ai
fini  della  gestione  delle  acque  e  delle vie navigabili, anche a
livello  internazionale;  tali attivita’, che comprendono ad esempio,
le  escavazioni,  il  dragaggio,  il  trasferimento ed il deposito di
sedimenti  in  acqua  superficiale, sono condotte in conformita’ alla
normativa  vigente,  purche’  dette  immissioni  non compromettano il
raggiungimento  degli  obiettivi ambientali di cui agli articoli 76 e
77 del decreto legislativo n. 152 del 2006.
4.  Le regioni possono ricorrere alle esenzioni di cui alle lettere
a), b) e c) del comma 3 solo se e’ in atto un efficiente monitoraggio
delle acque sotterranee ai sensi dell’Allegato 4.
5.  Le regioni, qualora ricorrano alle esenzioni di cui al comma 3,
informano  tempestivamente  il Ministero dell’ambiente e della tutela
6.  Il comma 3 dell’articolo 104 del decreto legislativo n. 152 del
2006 e’ sostituito dal seguente:
«3.  In  deroga  a  quanto  previsto al comma 1, per i giacimenti a
mare,  il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare,  d’intesa  con  il  Ministero dello sviluppo economico e, per i
giacimenti  a terra, ferme restando le competenze del Ministero dello
sviluppo   economico   in   materia  di  ricerca  e  coltivazione  di
idrocarburi  liquidi  e  gassosi,  le  regioni possono autorizzare lo
scarico  di  acque  risultanti  dall’estrazione  di idrocarburi nelle
unita’  geologiche  profonde da cui gli stessi idrocarburi sono stati
estratti  ovvero  in  unita’  dotate delle stesse caratteristiche che
contengano,  o abbiano contenuto, idrocarburi, indicando le modalita’
dello scarico. Lo scarico non deve contenere altre acque di scarico o
altre  sostanze  pericolose  diverse,  per  qualita’  e quantita’, da
quelle  derivanti  dalla  separazione  degli idrocarburi. Le relative
autorizzazioni  sono rilasciate con la prescrizione delle precauzioni
tecniche  necessarie  a garantire che le acque di scarico non possano
raggiungere altri sistemi idrici o nuocere ad altri ecosistemi.».
–  L’art.  103  del decreto legislativo n. 152 del 2006,
citato nelle premesse, cosi’ recita:
«Art.  103  (Scarichi  sul  suolo).  – 1 . E’ vietato lo
scarico   sul   suolo   o  negli  strati  superficiali  del
sottosuolo, fatta eccezione:
a) per i casi previsti dall’art. 100, comma 3;
b)  per  gli scaricatori di piena a servizio delle reti
fognarie;
c)   per   gli   scarichi  di  acque  reflue  urbane  e
industriali  per  i  quali  sia  accertata l’impossibilita’
tecnica  o  l’eccessiva  onerosita’,  a fronte dei benefici
ambientali  conseguibili,  a  recapitare  in  corpi  idrici
superficiali,  purche’ gli stessi siano conformi ai criteri
ed  ai  valori-limite di emissione fissati a tal fine dalle
regioni   ai   sensi   dell’art.   101,   comma   2.   Sino
all’emanazione  di  nuove  norme  regionali  si applicano i
valori  limite di emissione della Tabella 4 dell’Allegato 5
d)   per   gli  scarichi  di  acque  provenienti  dalla
lavorazione  di  rocce  naturali  nonche’ dagli impianti di
lavaggio delle sostanze minerali, purche’ i relativi fanghi
siano  costituiti esclusivamente da acqua e inerti naturali
e  non  comportino  danneggiamento  delle falde acquifere o
instabilita’ dei suoli;
e)  per gli scarichi di acque meteoriche convogliate in
reti fognarie separate;
f)  per  le  acque  derivanti dallo sfioro dei serbatoi
idrici,   dalle   operazioni  di  manutenzione  delle  reti
idropotabili e dalla manutenzione dei pozzi di acquedotto.
2.  Al  di  fuori delle ipotesi previste al comma 1, gli
scarichi  sul  suolo esistenti devono essere convogliati in
corpi   idrici   superficiali,   in  reti  fognarie  ovvero
destinati  al  riutilizzo  in conformita’ alle prescrizioni
fissate con il decreto di cui all’art. 99, comma 1. In caso
di    mancata    ottemperanza   agli   obblighi   indicati,
l’autorizzazione  allo  scarico  si  considera  a tutti gli
effetti revocata.
3.  Gli  scarichi  di  cui  alla  lettera c) del comma 1
devono   essere   conformi   ai   limiti  della  Tabella  4
dell’Allegato  5  alla  parte  terza  del presente decreto.
Resta  comunque fermo il divieto di scarico sul suolo delle
sostanze  indicate  al punto 2.1 dell’Allegato 5 alla parte
terza del presente decreto.».
– Il testo vigente dell’art. 104 del decreto legislativo
n.   152  del  2006,  citato  nelle  premesse,  cosi’  come
«Art.   104  (Scarichi  nel  sottosuolo  e  nelle  acque
sotterranee).  –  1  .  E’ vietato lo scarico diretto nelle
acque sotterranee e nel sottosuolo.
2.  In  deroga a quanto previsto al comma 1, l’autorita’
competente,  dopo indagine preventiva, puo’ autorizzare gli
scarichi  nella  stessa  falda  delle  acque utilizzate per
scopi geotermici, delle acque di infiltrazione di miniere o
cave  o delle acque pompate nel corso di determinati lavori
di ingegneria civile, ivi comprese quelle degli impianti di
“3.  In  deroga  a  quanto  previsto  al  comma 1, per i
giacimenti  a  mare,  il  Ministero  dell’ambiente  e della
dello  sviluppo economico e per i giacimenti a terra, ferme
restando   le   competenze  del  Ministero  dello  sviluppo
economico   in   materia   di  ricerca  e  coltivazione  di
idrocarburi   liquidi   e   gassosi,   le  Regioni  possono
autorizzare  lo scarico di acque risultanti dall’estrazione
di  idrocarburi nelle unita’ geologiche profonde da cui gli
stessi  idrocarburi  sono  stati  estratti ovvero in unita’
dotate   delle  stesse  caratteristiche  che  contengano  o
abbiano contenuto idrocarburi, indicando le modalita’ dello
scarico.  Lo  scarico  non  deve  contenere  altre acque di
scarico  o altre sostanzepericolose diverse, per qualita’ e
quantita’,  da  quelle  derivanti  dalla  separazione degli
idrocarburi. Le relative autorizzazioni sono rilasciate con
la  prescrizione  delle  precauzioni  tecniche necessarie a
garantire  che  le acque di scarico non possono raggiungere
altri sistemi idrici o nuocere ad altri ecosistemi”.
4.  In  deroga a quanto previsto al comma 1, l’autorita’
competente, dopo indagine preventiva anche finalizzata alla
verifica    dell’assenza   di   sostanze   estranee,   puo’
autorizzare  gli  scarichi  nella  stessa falda delle acque
utilizzate  per  il lavaggio e la lavorazione degli inerti,
purche’  i  relativi fanghi siano costituiti esclusivamente
da acqua ed inerti naturali ed il loro scarico non comporti
danneggiamento  alla falda acquifera. A tal fine, l’Agenzia
regionale per la protezione dell’ambiente (ARPA) competente
per   territorio,   a   spese   del   soggetto  richiedente
l’autorizzazione, accerta le caratteristiche quantitative e
qualitative  dei  fanghi e l’assenza di possibili danni per
la   falda,   esprimendosi   con  parere  vincolante  sulla
richiesta di autorizzazione allo scarico.
5.   Per   le   attivita’   di  prospezione,  ricerca  e
coltivazione  di  idrocarburi liquidi o gassosi in mare, lo
scarico  delle  acque  diretto  in  mare avviene secondo le
modalita’  previste  dal  Ministro  dell’ambiente  e  della
tutela  del  territorio  con  proprio  decreto,  purche’ la
concentrazione di olii minerali sia inferiore a 40 mg/l. Lo
scarico diretto a mare e’ progressivamente sostituito dalla
iniezione  o reiniezione in unita’ geologiche profonde, non
appena  disponibili  pozzi  non  piu’  produttivi ed idonei
all’iniezione  o  reiniezione, e deve avvenire comunque nel
rispetto di quanto previsto dai commi 2 e 3.
6.   Il  Ministero  dell’ambiente  e  della  tutela  del
territorio,  in  sede  di  autorizzazione  allo  scarico in
unita’  geologiche  profonde  di  cui al comma 3, autorizza
anche  lo  scarico  diretto  a  mare,  secondo le modalita’
previste dai commi 5 e 7, per i seguenti casi:
a)  per  la  frazione  di  acqua  eccedente, qualora la
capacita’   del  pozzo  iniettore  o  reiniettore  non  sia
sufficiente  a  garantire  la  ricezione  di  tutta l’acqua
risultante dall’estrazione di idrocarburi;
b)  per  il  tempo  necessario  allo  svolgimento della
manutenzione,  ordinaria e straordinaria, volta a garantire
la   corretta   funzionalita’   e   sicurezza  del  sistema
costituito  dal  pozzo  e  dall’impianto  di iniezione o di
7.  Lo  scarico  diretto  in  mare delle acque di cui ai
commi 5 e 6 e’ autorizzato previa presentazione di un piano
di  monitoraggio  volto  a verificare l’assenza di pericoli
per le acquee per gli ecosistemi acquatici.
8.  Al di fuori delle ipotesi previste dai commi 2, 3, 5
e 7, gli scarichi nel sottosuolo e nelle acque sotterranee,
esistenti   e   debitamente   autorizzati,   devono  essere
convogliati  in corpi idrici superficiali ovvero destinati,
ove    possibile,    al    riciclo,    al    riutilizzo   o
all’utilizzazione    agronomica.   In   caso   di   mancata
ottemperanza  agli obblighi indicati, l’autorizzazione allo
scarico e’ revocata.».
152, vedi note all’art. 1.
–  L’art.  116  del decreto legislativo n. 152 del 2006,
«Art.  116  (Programmi  di  misure).  –  1.  Le regioni,
nell’ambito delle risorse disponibili, integrano i Piani di
tutela  di  cui  all’art. 121  con  i  programmi  di misure
costituiti dalle misure di base di cui all’Allegato 11 alla
parte  terza  del presente decreto e, ove necessarie, dalle
misure  supplementari  di  cui  al  medesimo Allegato; tali
programmi  di  misure  sono  sottoposti  per l’approvazione
all’Autorita’  di  bacino.  Qualora le misure non risultino
sufficienti  a  garantire il raggiungimento degli obiettivi
previsti,  l’Autorita’  di  bacino  ne individua le cause e
indica  alle  regioni  le  modalita’  per  il  riesame  dei
programmi,   invitandole   ad   apportare   le   necessarie
modifiche,   fermo  restando  il  limite  costituito  dalle
risorse  disponibili.  Le  misure  di  base e supplementari
devono essere comunque tali da evitare qualsiasi aumento di
inquinamento delle acque marine e di quelle superficiali. I
programmi  sono  approvati  entro  il 2009 ed attuati dalle
regioni  entro il 2012; il successivo riesame deve avvenire
entro il 2015 e dev’essere aggiornato ogni sei anni.».
–  Per  l’art.  74,  comma  2,  lettera ee), del decreto
legislativo n. 152 del 2006, vedi note all’art. 2.
–  L’Allegato 8, punti da 1 a 9, del decreto legislativo
n. 152 del 2006, citato nelle premesse, cosi’ recitano:
«Allegato 8
1 . Composti organoalogenati e sostanze che possano dare
origine a tali composti nell’ambiente acquatico
4.  Sostanze  e  preparati,  o  i  relativi  prodotti di
decomposizione,  di cui e’ dimostrata la cancerogenicita’ o
mutagenicita’  e  che  possono  avere  ripercussioni  sulle
funzioni  steroidea,  tiroidea,  riproduttiva  o  su  altre
funzioni   endocrine  connesse  nell’ambiente  acquatico  o
5. Idrocarburi persistenti e sostanze organiche tossiche
persistenti e bioaccumulabili
1.  Con  decreto  del  Ministero  dell’ambiente  e della tutela del
territorio  e del mare, sentiti il Ministero dello sviluppo economico
ed  il  Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, si
provvede  alla  modifica  degli  Allegati  tecnici di cui al presente
decreto  al fine di recepire modifiche relative a modalita’ esecutive
e   a   caratteristiche  di  ordine  tecnico  intervenute  a  livello
2.  Con uno o piu’ regolamenti, adottati ai sensi dell’articolo 75,
comma  3,  del  decreto  legislativo n.152 del 2006, si provvede alla
modifica  degli  Allegati tecnici di cui al presente decreto, al fine
di   adeguarli   a  sopravvenute  esigenze  o  a  nuove  acquisizioni
scientifiche  e tecnologiche. Con i medesimi regolamenti si provvede,
sentiti  il  Ministero dello sviluppo economico ed il Ministero delle
politiche   agricole  alimentari  e  forestali,  almeno  con  cadenza
biennale,   alla  revisione  della  tabella  3  dell’Allegato  3  per
adempiere alle finalita’ di cui al comma 7 dell’articolo 3 ovvero per
stralciare  sostanze  individuate  nella medesima tabella nel caso in
cui  le  stesse  non costituiscono piu’ un rischio per i corpi idrici
3.  Le  modifiche  degli  Allegati  tecnici  di cui al comma 2 sono
recepite  dalle autorita’ competenti ai sensi del decreto legislativo
n.  152  del  2006 nei piani di gestione dei bacini idrografici e nei
piani di tutela attraverso la revisione periodica degli stessi.
– L’art. 75, comma 3, del decreto legislativo n. 152 del
«Art. 75(Competenze). – Omissis.
3  .  Le prescrizioni tecniche necessarie all’attuazione
adottati  ai  sensi  dell’art.  17, comma 3, della legge 23
Modifiche  alla Parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152, e successive modificazioni
1.  Alla  Parte  Terza  del  decreto legislativo n. 152 del 2006, e
a)  le  lettere  i),  aa)  e dd) del comma 2 dell’articolo 74 sono
rispettivamente  sostituite dalle lettere m), c) e d) dell’articolo 2
b)  il  punto  1.2  dell’Allegato 1 e’ sostituito dall’Allegato 1,
Parte A, al presente decreto;
c)  la  lettera  B del punto 2 dell’Allegato 1 e’ sostituita dagli
Allegati 3 e 4 al presente decreto;
d)  i  punti 2.1 e 2.3 del punto 2 dell’Allegato 3 sono sostituiti
dall’Allegato 1, Parte B al presente decreto.
–  Per  il punto 1 dell’art. 74, del decreto legislativo
n. 152 del 2006, vedi note all’art. 2.
1.  Nei  casi  di deroga di cui agli articoli 103 e 104 del decreto
legislativo n. 152 del 2006 e nell’esercizio di attivita’ che possono
comportare   immissioni   indirette   nelle   acque   sotterranee  di
inquinanti,  il  rilascio  ed  il  rinnovo  delle autorizzazioni allo
scarico  sul  suolo,  nel  sottosuolo  e nelle acque sotterranee, nel
periodo  compreso  tra  la  data  di  entrata  in vigore del presente
decreto e il 22 dicembre 2013, tengono conto delle disposizioni degli
2.  Le  regioni trasmettono le informazioni relative all’attuazione
del  presente  decreto  e, in particolare, l’elenco delle sostanze di
cui al comma 6 dell’articolo 3, secondo tempi e modalita’ individuati
dalla specifica normativa vigente.
3.  Per  le  regioni  a  statuto speciale e le province autonome di
Trento e di Bolzano, ferme restando per queste ultime le disposizioni
di  cui all’articolo 176, comma 3, del decreto legislativo n. 152 del
2006,  si  applicano le norme dei rispettivi statuti e delle relative
– Per gli articoli 103 e 104, del decreto legislativo n.
152 del 2006, vedi note all’art. 7.
–  L’ art. 176, comma 3 , del decreto legislativo n. 152
del 2006, citato nelle premesse, cosi’ recita:
«Art. 176 (Norma finale). – Omissis.
3  .  Per  le acque appartenenti al demanio idrico delle
province  autonome  di Trento e di Bolzano restano ferme le
competenze   in   materia   di  utilizzazione  delle  acque
pubbliche  ed in materia di opere idrauliche previste dallo
statuto  speciale della regione Trentino-Alto Adige e dalle
Dato a Roma, addi’ 16 marzo 2009
—->  Vedere allegato da pag. 6 a pag. 14   <----
---->  Vedere allegato a pag. 15  <----
---->  Vedere allegato da pag. 16 a pag. 22   <----
---->  Vedere allegato da pag. 23 a pag. 37   <----
---->  Vedere allegato a pag. 38  <----
---->  Vedere allegato alle pagg. 39-40  <----
DECRETO LEGISLATIVO 16 marzo 2009, n. 30 – Attuazione della direttiva 2006/118/CE, relativa alla protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento. (09G0038) (GU n. 79 del 4-4-2009 redazione redazione 2015-05-05T16:54:17+00:00