Source: http://www.tuttononprofit.com/2013/11/accertamenti-fiscali-ad-associazioni-e-societa-non-profit.html
Timestamp: 2016-12-09 13:28:02+00:00
Document Index: 5690532

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 111', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 2697', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'art. 39']

Tutto sul Non Profit: Accertamenti fiscali ad Associazioni e Società non profit: ulteriori approfondimenti
La tua email: mercoledì 27 novembre 2013
non siamo nuovi a portare alla Vostra attenzione il crescente fenomeno degli accertamenti
fiscali nei confronti delle Associazioni senza finalità di lucro, siano
esse sportive, culturali, di promozione sociale, … o delle Società Sportive
Dilettantistiche. Negli ultimi mesi però gli accessi degli Ufficiali Accertatori
sono andati via via esponenzialmente aumentando e molti soggetti sensibili
all’argomento hanno prodotto articoli come EVASIONE: Accertamenti mirati anche per gli enti non profit, Agenzia delle Entrate: più controlli sul non profit e ancora Associazioni no profit: linea dura dell'Agenzia delle Entrate.
a nostro avviso occorre fare una duplice serie di considerazioni: - è
assolutamente indubitabile che numerosi soggetti abbiano nel corso degli anni abusato
di taluni strumenti agevolati previsti dalla legge al fine di ottenere un
guadagno personale. Ebbene, non solo per etica è giusto che questi soggetti
paghino per gli abusi perpetrati; - è
altrettanto assolutamente indubbio che non si possa “fare di tutta l’erba un
fascio”, condannando in via preventiva tutti gli Enti di tipo associativo quali
“evasori” al solo fine di placare la sete di denaro degli organi accertatori.
Per chi volesse verificare la corretta gestione della Associazione di cui fa parte, riprendiamo queste considerazioni sul fondo con lo stesso colore. Sotto questo profilo, allo scopo di
fornire strumenti utili di ragionamento e valutazione a coloro che operano nel
settore, portiamo alla Vostra attenzione la recentissima sentenza n. 24898 del
6 novembre 2013, con la quale la Corte di Cassazione ha sancito la legittimità
dell’accertamento induttivo nei confronti di una associazione sportiva dilettantistica
che svolga attività di natura commerciale. Con la citata sentenza, la Corte di
Cassazione ha riconosciuto che nell’ipotesi (assolutamente possibile) di svolgimento
di attività di natura commerciale da parte di una associazione sportiva
dilettantistica in difetto della tenuta delle prescritte scritture contabili,
sia legittima una ricostruzione in via induttiva del reddito della stessa, con
conseguente determinazione di una maggiore IRPEG, una maggiore IRAP, una
maggiore IVA ed con la relativa irrogazione di sanzioni. Per maggior chiarezza, allo scopo di
fornire ulteriori spunti di riflessione ed analisi, riportiamo di seguito
alcuni passi della citata sentenza.
enti di tipo associativo possono infatti godere del trattamento agevolato
previsto dal D.P.R. n. 917 del 1986, art. 111 (in materia di IRPEG) e D.P.R. n.
633 del 1972, art. 4 (in materia di IVA) - come modificati, con evidente
finalità antielusiva, dal D. Lgs. n. 460 del 1997, art. 5 - a condizione non
solo dell'inserimento, negli loro atti costitutivi e negli statuti, di tutte le
clausole dettagliatamente indicate nell'art. 5 del D. Lgs. n. 460 cit.,
"ma anche dell'accertamento - effettuato dal giudice di merito con congrua
motivazione - che la loro attività si svolga, in concreto, nel pieno rispetto
delle prescrizioni contenute nelle clausole stesse: in applicazione del
principio, la S.C. ha cassato la sentenza appellata che aveva riconosciuto il
trattamento agevolato ad un associazione sportiva dilettantistica, sulla sola
scorta dell'accertata appartenenza ad una delle categorie previste dalle citate
disposizioni e della conformità dello statuto alle norme stabilite per il
riconoscimento della relativa qualifica" (Cass. n. 11456 del 2010)”.
In altre parole: non è sufficiente
che atto costitutivo e statuto rispettino la norma se nella sostanza le
modalità gestionali sono quelle tipiche di un Ente for profit.
Prosegue poi la sentenza: “Questa Corte ha in passato ripetutamente
affermato che con riguardo all'IRPEG, "gli enti di tipo associativo non
godono di uno "status" di "extrafiscalità", che li esenta,
per definizione, da ogni prelievo fiscale, potendo anche le associazioni senza
fini di lucro - come si evince dal testo unico delle imposte sui redditi, di
cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 111, comma 2 (nel testo
applicabile nella specie, "ratione temporis") - svolgere, di fatto,
attività a carattere commerciale. Il disposto dell'art. 111, comma 1, del
citato testo unico - in forza del quale le attività svolte dagli enti
associativi a favore degli associati non sono considerate commerciali e le
quote associative non concorrono a formare il reddito complessivo - costituisce
d'altro canto una deroga alla disciplina generale, fissata dagli artt. 86 e 87
del testo unico, secondo la quale l'IRPEG si applica a tutti i redditi, in
denaro o in natura, posseduti da soggetti diversi dalle persone fisiche: con la
conseguenza che l'onere di provare la sussistenza dei presupposti di fatto
che giustificano l'esenzione è a carico del soggetto che la invoca, secondo
gli ordinari criteri stabiliti dall'art. 2697 cod. civ.: sulla base degli
enunciati principi, la S.C. ha ritenuto immune da censura la sentenza
impugnata, che aveva considerato recuperabili a tassazione, come redditi di
impresa, i proventi conseguiti da una associazione sportiva, rilevando come, di
fronte all'affermazione - contenuta nella sentenza stessa - secondo cui, alla
stregua delle risultanze dell'accesso diretto dei verbalizzanti, i
"soci" della palestra da essa gestita venivano di fatto trattati come
semplici clienti di un imprenditore, sarebbe spettato all'associazione ricorrente
fornire la prova contraria della natura non commerciale dell'attività svolta,
prova che non poteva essere desunta dal solo statuto sociale, attestante
l'assenza del fine di lucro" (Cass. n. 22598 e n. 16032 del 2005, n. 8623
del 2012)”.
In altre parole: se un Ente ritiene
di poter godere di un regime agevolato (previsto dalla legge), spetterà allo
stesso provare la sussistenza ed il rispetto di tutti i requisiti formali e
sostanziali previsti dalla normativa di riferimento al fine di poter
effettivamente usufruire del detto regime.
Ancora la sentenza: “… l'ufficio, ravvisato nella associazione lo
svolgimento di attività commerciale, rilevata la mancata tenuta delle scritture
contabili obbligatorie per le società con fine di lucro, ha proceduto
all'accertamento induttivo ai sensi del D.P.R.
29 settembre 1973, n. 600, art. 39, comma 2, lett. c), che abilita a
determinare "il reddito d'impresa sulla base dei dati e delle notizie
comunque raccolti o venuti a sua conoscenza, con facoltà di prescindere del
tutto o in parte dalle risultanze del bilancio e dalle scritture contabili in
quanto esistenti e di avvalersi di presunzioni prive dei requisiti di cui alla
lettera d) del precedente comma"“.
Conclusione: è per la Corte di
Cassazione lecito il recupero a tassazione, come redditi di impresa, dei
proventi conseguiti da una associazione sportiva dilettantistica sulla base
della rilevazione che i "soci" della stessa vengano di fatto trattati
come semplici “clienti” di un imprenditore. Sul punto infatti, come sopra
precisato, spetta all'associazione sportiva dilettantistica fornire la prova
contraria della natura non commerciale dell'attività svolta, prova che non può
essere desunta solamente dallo statuto sociale attestante l'assenza del fine di
premesso, certi che per operare con la giusta serenità occorra piena
consapevolezza del proprio operato in piena coerenza con le normative di legge, al fine di fornire uno
strumento utile a coloro che credono realmente nel terzo settore ed operano in
esso con il giusto spirito, riteniamo utile proporvi un check-up
dell’impostazione attraverso i seguenti interventi: - analisi
dello Statuto sociale dell’Associazione;
delle risposte fornite ad apposito questionario;
conference su skype (non meno di un paio d’ore) al fine di approfondire
eventuali criticità emergenti dal questionario compilato; - verifica
dell’idoneità delle prassi poste in essere per gestire l’Ente non profit nel rispetto
delle (numerosissime) normative di riferimento; - predisposizione,
nell’arco dei 5 giorni lavorativi successivi alla call, di apposita relazione corredata
dall’indicazione delle corrette modalità gestionali.
Visto il periodo storico particolarmente “caldo”, abbiamo deciso di praticare un costo agevolato a chiunque decida di richiedere questo check-up facendo espresso riferimento al presente articolo. Per qualunque richiesta e/o manifestazione di interesse, Vi invitiamo a scrivere alle mail in calce. © riproduzione riservata
associazioni senza finalità di lucro,
evasione associazioni,
Anonimo27 novembre 2013 16:59Salve, sembra un servizio davvero fantastico! Quanto costerebbe?RispondiEliminaRisposteAprile Gabriele27 novembre 2013 17:32Buona sera e grazie per il commento! Come ha potuto leggere nell'articolo, se invia una mail a Gabriele o a Stefano, riceverà la proposta economica. I migliori saluti,Gabriele AprileEliminaRispondiAnonimo4 febbraio 2014 22:57Buonasera, la nostra associazione (APS) ha la p.iva da due anni, ma non è mai andata a mostrare i bilanci alla SIAE che abbiamo saputo essere l'ente a cui dobbiamo mostrare ogni operazione sulle attività commerciali. Non che ne abbiamo avute molte (qualche centinaia di euro per uso non esclusivo dei nostri spazi), ma adesso abbiamo quasi paura ad andarci :-(Paura questa dovuta anche al fatto che la nostra associazione negli ultimi due anni ha avuto poche entrate e non siamo riusciti a pagare l'iva e le tasse del 2012, abbiamo pensato di mettere le cose apposto non appena avessimo ricevuto le cartelle esattoriali, ma nulla, non sono mai arrivate. Come funziona per l'associazione, come mai non abbiamo ricevuto cartelle esattoriali? A cosa stiamo andando incontro? Insomma si parla tanto di regimi fiscali per il non profit, ma se per disgrazia non riesce a pagare cosa succede?Grazie infinite per le delucidazioni che saprete darmi!RispondiEliminaRisposteAprile Gabriele5 febbraio 2014 11:19Buongiorno.Premesso che la SIAE può prendere visione del registro corrispettivi (pertanto non DEVE, ma PUO'), per quanto riguarda il 2012 temo che non vi sia possibilità di sanare, mentre per il 2013 si. Le consiglio di rivolgersi ad un commercialista al fine di trovare una soluzione. Non avesse un commercialista di fiducia, posso metterVi in contatto con il nostro.I migliori saluti,Gabriele Aprilegabriele@movidastudio.it EliminaRispondiAggiungi commentoCarica altro...