Source: http://www.studiolegalebonafede.it/assegno-divorzile/
Timestamp: 2019-04-24 13:57:46+00:00
Document Index: 66905513

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﻿ Assegno di divorzio: cosa cambia? - Studio Legale Bonafede & Partners
Assegno Divorzile: riflessioni sull’assegno di divorzio alla luce della recente sentenza della Corte di Cassazione
Con la sentenza n. 11504/2017 la prima sezione della Cassazione ha deciso di mutare il proprio orientamento in materia di assegno divorzile e, con una svolta epocale, ha deciso di ancorare il diritto al mantenimento nel divorzio al presupposto della non autosufficienza economica del coniuge più debole.
Con una sentenza di poco successiva, però, la stessa prima sezione ribadisce che il riferimento al pregresso tenore di vita continua a valere per l’assegno di separazione (Cass. Civ. sez. I, 16.05.2017 n. 12196).
Innanzitutto, deve essere chiarito che, soprattutto nel settore della famiglia (dove le variabili sono tantissime), è scorretto fare generalizzazioni: ogni singolo caso deve essere esaminato in maniera approfondita per capire in quale misura viene influenzato dai nuovi orientamenti della Corte di Cassazione.
Occorre chiarire alcuni punti, ricordando che qualsiasi Giudice, anche alla luce dei nuovi orientamenti, cercherà di raggiungere un “giusto” equilibrio tra le parti.
Per quanto riguarda la separazione, l’art. 156 c.c. prevede che il coniuge al quale la separazione non è addebitata ha “diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri”. La norma, l’unica che disciplina gli effetti della separazione nei rapporti patrimoniali tra coniugi, prosegue stabilendo che “l’entità di tale somministrazione è determinata in relazione alle circostanze e ai redditi dell’obbligato”.
L’obbligazione di mantenimento in sede di separazione, quindi, ha sostanzialmente la stessa natura di quella che ai sensi dell’art. 143 c.c. costituisce la regola contributiva primaria del vincolo matrimoniale. L’obbligo di contribuzione, pertanto, permane trasformandosi in obbligo di somministrazione del mantenimento, in presenza dei presupposti indicati nell’art. 156 c.c.
L’assegno di mantenimento di separazione, secondo l’elaborazione giurisprudenziale, ha la funzione di continuare a garantire al coniuge debole dopo la separazione lo stesso tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale.
Infatti, non si può pretendere che un coniuge possa essere privato da un giorno all’altro del sostegno di chi nel corso del matrimonio aveva, fino al giorno prima, garantito il suo sostentamento.
Per quanto concerne la quantificazione del mantenimento, nel nostro ordinamento giuridico non esiste alcun criterio di quantificazione, solo la vaga indicazione normativa che “l’entità di tale somministrazione è determinata in relazione alle circostanze e ai redditi dell’obbligato”, (art. 156 secondo comma c.c.).
Con riferimento all’assegno di divorzio l’art. 5, comma 6, della legge n. 898/1970 e succ. mod., prevede che “con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive”.
Fin dal 1990 è prevalso in giurisprudenza l’orientamento che, proponendo una continuità tra assegno di separazione e assegno di divorzio, rapporta il giudizio di adeguatezza dei redditi al pregresso tenore di vita della vita coniugale.
Ricordiamo, tuttavia, che la Corte Costituzionale, con sentenza n. 11/2015, ha precisato che “il parametro del tenore di vita rileva soltanto per determinare in astratto il tetto massimo della misura della prestazione assistenziale, da determinare poi in concreto, caso per caso, con gli altri criteri di diminuzione indicati nell’art. 5 della legge sul divorzio (condizione e reddito dei coniugi, contributo personale ed economico dato da ciascuno alla formazione del patrimonio comune, durata del matrimonio, ragioni della decisione) sino al loro eventuale azzeramento”.
Le condizioni e il tenore di vita che due coniugi hanno avuto nel matrimonio sono strettamente dipendenti dal “contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno i di quello comune”.
Perciò il riferimento al pregresso tenore di vita quale presupposto per l’attribuzione dell’assegno contiene in sé oggettivamente la carica compensativa che non può essere eliminata, e che infatti la stessa prima sezione della Cassazione dichiara di voler confermare per la separazione.
Pertanto, il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio rileva per determinare la misura dell’assegno in sede di separazione, ma da oggi, il nuovo parametro per la determinazione dell’assegno in sede di divorzio è costituito dall’indipendenza economica del richiedente e dall’impossibilità oggettiva di esserlo; ricordando che il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio costituiva comunque il tetto massimo della misura dell’assegno, da bilanciarsi con tutti gli altri criteri indicati nell’art. 5 legge divorzio.
L’orientamento espresso dalla prima sezione della Cassazione con le due sentenze richiamate (11504/2017 e 12196/2017) è prima di tutto contraddittorio perché fa leva su una distinzione tipica del nostro ordinamento tra separazione e divorzio. Separazione e divorzio sono espressioni di una medesima condizione post-matrimoniale che nella maggior parte degli Stati confluiscono nella sola condizione divorzile.
Tuttavia, permanendo nel nostro ordinamento tale distinzione, ogni singolo caso dovrà essere attentamente valutato al fine di dare la giusta determinazione all’assegno post-matrimoniale.
Avv. Maria Petrini