Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-15398-del-21-06-2017
Timestamp: 2020-01-28 03:04:42+00:00
Document Index: 13907262

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 38', 'art. 9', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 2', 'art. 43', 'art. 38', 'Cass. Sez. ', 'art. 13', 'Cass. Sez. ']

Sentenza Cassazione Civile n. 15398 del 21/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15398 del 21/06/2017
Cassazione civile, sez. VI, 21/06/2017, (ud. 01/03/2017, dep.21/06/2017), n. 15398
sul ricorso 19602-2015 proposto da:
C.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA BALDO DELGI
UBALDI 43, presso lo studio dell’avvocato MARCO BRUNELLI,
rappresentato e difeso dagli avvocati PATRIZIA MELONI, MICHELE
avverso la sentenza n. 262/25/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di PALERMO, depositata il 26/01/2015;
1. la C.TR. ha accolto l’appello del contribuente relativo ad un avviso di accertamento sulla plusvalenza realizzata con una cessione di azienda intervenuta nel 2004, ritenendo emendabile in sede giudiziaria il duplice errore commesso dal contribuente, quello di diritto relativo all’assoggettamento al regime di tassazione separata anzichè ordinaria (non essendo trascorsi cinque anni dal proprio acquisto) e quello di fatto per l’indicazione nel quadro RM di una plusvalenza superiore a quella effettiva (non avendo tenuto conto del valore dell’avviamento, ancora da ammortizzare);
2. l’amministrazione ricorrente fonda entrambi i motivi di ricorso – “violazione e/o falsa applicazione”: 1) del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38, e D.P.R. n. 600 del 1973, art. 9, (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3); 2) degli artt. 115 e 116 c.p.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4) – sull’unico rilievo per cui non si tratterebbe di “un errore meramente formale”, ma della “omissione da parte del contribuente della dichiarazione della plusvalenza a tassazione ordinaria e della deduzione del costo non ammortizzato”, che aveva “di fatto comportato l’indicazione di un maggior reddito imponibile ed un conseguente maggior debito d’imposta”;
4. i motivi, che in quanto connessi possono essere esaminati congiuntamente, risultano infondati alla luce del recente indirizzo elaborato dalle Sezioni Unite di questa Corte, in base al quale, indipendentemente dai termini previsti per la dichiarazione integrativa (segnatamente: il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo, ai sensi del D.P.R. n. 322 del 1998, art. 2, comma 8bis, per emendare errori od omissioni che abbiano determinato l’indicazione di un maggior reddito o, comunque, di un maggior debito d’imposta o di un minor credito; i termini stabiliti dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43, per emendare errori od omissioni in grado di determinare un danno per l’amministrazione; il termine di decadenza di quarantotto mesi di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38, per il rimborso dei versamenti non dovuti), “il contribuente, in sede contenziosa, può sempre opporsi alla maggiore pretesa tributaria dell’amministrazione finanziaria, allegando errori, di fatto o di diritto, commessi nella redazione della dichiarazione, incidenti sull’obbligazione tributaria” (Cass. Sez. U. 30/06/2016, n. 13378), e ciò anche a fronte di pretese azionate “con diretta iscrizione a ruolo a seguito di mero controllo automativato”, purchè sia fornita la prova delle circostanze allegate (conf. Cass. nn. 21740/15, 10775/15, 26198/14, 3754/14, 2226/11);
5. la rilevanza del recente intervento nomofilattico giustifica l’integrale compensazione delle spese processuali tra le parti;
6. risultando soccombente una parte ammessa alla prenotazione a debito del contributo unificato, in quanto amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, non si applica il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (Cass. Sez. U. sent. n. 9338/14; conf. Cass. sez. 6-L, ord. n. 1778/16 e Cass. 6-T, ord. n. 18893/16).