Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-29996-del-19-11-2019
Timestamp: 2020-08-03 13:06:46+00:00
Document Index: 118494935

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 29996 del 19/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29996 del 19/11/2019
Cassazione civile sez. trib., 19/11/2019, (ud. 12/09/2019, dep. 19/11/2019), n.29996
sul ricorso 14877-2017 proposto da:
IMMOBILIARE SAVONAROLA SRL, elettivamente domiciliato in ROMA VIA
DELLE CARROZZE 3, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO NASTI,
AGENZIA DELLE ENTRATE, QUALE INCORPORANTE DELL’AGENZIA DEL
TERRITORIO, in Persona del Direttore pro tempore, elettivamente
GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e dipende;
avverso la sentenza n. 3135/2016 della COMM. TRIB. REG. DI ROMA,
1. – La Immobiliare Savonarola ha impugnato l’avviso di accertamento emesso dalla Agenzia delle Entrate Ufficio di Roma con il quale sono state riclassate quattro unità immobiliari di proprietà della società, site in Roma, nell’ambito di un procedimento per revisione parziale del classamento del centro storico ai sensi della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335.
2. – La società lamenta il difetto di motivazione. La CTP respinge il ricorso e la CTR del Lazio, adita in appello, conferma la sentenza impugnata sul presupposto che sia sufficiente dare atto dello scostamento tra il valore catastale e quello di mercato medio superiore al 35%.
3. – La società ricorre per cassazione affidandosi ad un unico motivo.
Resiste l’Agenzia con controricorso.
4. – Con l’unico motivo di ricorso la società lamenta la violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 7 e della L. n. 311 del 2001, art. 1, comma 335, deducendo che l’Ufficio avrebbe dovuto evidenziare elementi specifici riferiti alle unità immobiliari in questione e non soltanto fare riferimento allo scostamento dei valori. La CTR invece ha ritenuto legittimo il riclassamento adottato per il solo fatto che l’immobile sia inserito in una microzona che nel tempo ha subito aumento di valore.
La CTR ritiene legittimo l’accertamento in questione argomentando che l’avviso contenga tutto quanto necessario a mettere il contribuente in condizione di difendersi, “atteso che in essi si delimita il campo della pretesa impositiva, con l’indicazione del riclassamento degli immobili e si dà atto dello scostamento previsto della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, tra il valore catastale e quello di mercato medio nella microzona che, in quanto superiore alla soglia di significatività, costituisce il presupposto di legittimità all’operato accertativo, con la precisazione che, nella microzona prati la social di significatività è fissata al 35% e per gli immobili in oggetto è sempre superiore”.
Così argomentando il giudice di secondo grado (a parte l’erroneo riferimento alla zona (OMISSIS), poichè gli immobili in questione sono in (OMISSIS)) ha ritenuto che il mero riferimento alla microzona e al significativo scostamento tra i valori medi di mercato e il valore catastale, contenuto nell’avviso impugnato, sia una motivazione congrua e sufficiente ai fini della revisione del classamento operata in base alla L. n. 311 del 2004.
4.-1 Il motivo è fondato.
La fattispecie di cui si tratta è una specifica ipotesi di revisione del classamento di un immobile urbano su iniziativa dell’amministrazione comunale, prevista dalla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, che così dispone: “La revisione parziale del classamento delle unità immobiliari di proprietà privata site in microzone comunali, per le quali il rapporto tra il valore medio di mercato individuato ai sensi del regolamento di cui al D.P.R. 23 marzo 1998, n. 138, e il corrispondente valore medio catastale ai fini dell’applicazione dell’imposta comunale sugli immobili si discosta significativamente dall’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali, è richiesta dai comuni agli Uffici provinciali dell’Agenzia del territorio. Per i calcoli di cui al precedente periodo, il valore medio di mercato è aggiornato secondo le modalità stabilite con il provvedimento di cui al comma 339. L’Agenzia del territorio, esaminata la richiesta del comune e verificata la sussistenza dei presupposti, attiva il procedimento revisionale con provvedimento del direttore dell’Agenzia medesima”.
In particolare quando si tratta di un mutamento di rendita inquadrabile nella revisione del classamento delle unità immobiliari private site in microzone comunali ai sensi del citato comma 335, la ragione giustificativa non è la mera evoluzione del mercato immobiliare, nè la mera richiesta del Comune, bensì l’accertamento di una modifica nel valore degli immobili presenti nella microzona, attraverso le procedure previste dal successivo comma 339 ed elaborate con la determina direttoriale del 16 febbraio 2005 (G.U. n. 40 del 18 febbraio 2005), cui sono allegate linee guida definite con il concorso delle autonomie locali. Ciò che rileva, ai fini che qui interessano, è il maggior incremento del valore medio di mercato di quella zona rispetto all’incremento del valore medio di mercato degli immobili nell’intero territorio comunale. Per effettuare tale valutazione comparativa degli incrementi di valore, la norma utilizza come termine di partenza il valore della rendita catastale, sulla base dell’implicito presupposto che essa sia stata determinata a suo tempo, per tutti gli immobili, in misura equivalente al rispettivo valore di mercato o comunque ad una pari quota di esso. In tal modo, la revisione di cui al comma 335 è funzionale alla presa in considerazione, a fini di perequazione e riallineamento, degli incrementi di valore di mercato interessanti l’intera microzona – e quindi, indirettamente, le unità immobiliari in essa comprese – e non anche a correggere eventuali errori di valutazione in sede di determinazione originaria della rendita catastale relativa alla singola unità immobiliare e neppure ad aggiornare il classamento di esse in dipendenza di migliorie edilizie ad esse apportate. Ne consegue che se l’amministrazione intende procedere alla revisione del classamento ai sensi dell’art. 1, comma 335, dovrà seguire un iter scomponibile, sul piano funzionale, in due fasi. Nella prima l’amministrazione – su cui grava sempre l’onere di dedurre e provare la causa petendi giustificativa dell’accertamento – ha l’onere di accertare, e preliminarmente, di specificare in modo chiaro, preciso e analitico, e quindi di provare i presupposti di fatto che legittimano nel caso di specie la c.d. riclassificazione di massa. Nella seconda fase l’amministrazione ha l’onere di dedurre e provare i parametri, i fattori determinativi ed i criteri per l’applicazione della riclassificazione alla singola unità immobiliare.
Questa Corte (Cass. n. 10403/2019) ha già affermato che “anche la procedura prevista dal comma 335 cit., pur a fronte del relativo presupposto, non può sottrarsi all’applicazione dei parametri previsti, in via ordinaria, dalla L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 3, comma 154, lett. e), il quale impone che si tenga conto, nel medesimo contesto cronologico, dei caratteri specifici di ciascuna unità immobiliare, del fabbricato e della microzona ove l’unità è sita, siccome tutti incidenti comparativamente e complessivamente alla qualificazione della stessa (Cass. n. 4712 del 09/03/2015). Ne consegue che non può ritenersi congruamente motivato il provvedimento di riclassamento che faccia esclusivamente riferimento al rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale nella microzona considerata rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme delle microzone comunali, e al relativo scostamento ed ai provvedimenti amministrativi a fondamento del rilassamento, allorchè da questi ultimi non risultino gli elementi (come la qualità urbana del contesto nel quale l’immobile è inserito, la qualità ambientale della zona di mercato in cui l’unità è situata, le caratteristiche edilizie del fabbricato) incidenti, in concreto, sul diverso classamento (Cass. n. 3156 del 17/02/2015, Cass. n. 22900 del 29/09/2017)”.
Così fissati i principi, non può dirsi che la CTR abbia fatto buon governo degli stessi e soprattutto non può dirsi che abbia reso una pronuncia conforme alla interpretazione costituzionalmente orientata della norma fornita dalla stessa Consulta.
Le ragioni giustificatrici del riclassamento sono deboli nè può dirsi, diversamente da quanto ha ritenuto il giudice di appello, che sia stato assolto nell’avviso di accertamento in questione, impugnato dalla parte, l’obbligo motivazionale, di cui sopra si è detto.
5. – Ne consegue l’accoglimento del ricorso, la cassazione della sentenza impugnata e decidendo nel merito -non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto – l’accoglimento dell’originario ricorso del contribuente.
Quanto alle spese di giudizio, il contribuente è vittorioso, ma il progressivo consolidamento della giurisprudenza in materia giustifica la integrale compensazione delle spese dei gradi di merito e del grado di legittimità.