Source: https://indebitati.it/soci-illimitatamente-responsabili-obbligati-in-solido-per-i-debiti-tributari/
Timestamp: 2019-05-21 16:57:34+00:00
Document Index: 1832114

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L'obbligo di corrispondere i tributi dovuti dalla società, si estende automaticamente ai soci illimitatamente e solidalmente responsabili?
Il problema riguarda essenzialmente le società di persone, specie in rapporto alle società in nome collettivo e ai soci accomandatari delle società in accomandita semplice.
La Cassazione, con sentenza numero 18012/2005, ha stabilito che l'Agente della riscossione non può procedere in via esecutiva nei confronti del coobbligato (ad esempio il socio illimitatamente responsabile), ove questi non abbia ricevuto la notifica dell'avviso di accertamento presupposto.
Va segnalato, tuttavia, che tale pronuncia si pone in contrasto con altre sentenze della Cassazione, che affermano invece la piena validità degli atti di esecuzione (nonchè della cartella esattoriale) rivolti al coobbligato che non sia stato preventivamente raggiunto dall'avviso di accertamento (Cassazione, sentenza numero 10093/03; Cassazione, sentenza numero 12022/06; Cassazione, sentenza numero 11228/2007).
Questo al fine di garantire anche al socio il diritto di difesa, previsto dall'articolo 24 della Costituzione.
La Cassazione, quindi, è ormai concorde nel ritenere che il socio coobbligato non sia pregiudicato dalla definitività degli atti impositivi in capo alla società, con la possibilità, quindi, di contestare, in sede di impugnazione degli atti esecutivi, anche l'esistenza o l'entità del debito principale, anche se ormai cristallizzato nei confronti del titolare passivo (Cassazione, sentenza del 3 dicembre 2003, numero 12000; Cassazione, sentenza del 17 febbraio 2005, numero 3231; Cassazione, sentenza del 26 giugno 2003, numero 10202; Cassazione, sentenza del 7 settembre 2005, numero 18025; Cassazione, sentenza del 10 giugno 2005, numero 12367; Cassazione, sentenza del 3 agosto 2005 numero 16332; Cassazione, sentenza del 9 settembre 2005, numero 18014).
Va aggiunto inoltre che anche nei confronti del Fisco opera il cosiddetto beneficium excussionis, previsto dall'articolo 2268 del Codice civile, con l'obbligo, pertanto, di un preventivo tentativo di esecuzione nei confronti della società.
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Stai leggendo L'obbligo di corrispondere i tributi dovuti dalla società, si estende automaticamente ai soci illimitatamente e solidalmente responsabili?	• Autore Marzia Ciunfrini • Articolo pubblicato il giorno 7 luglio 2013 • Ultima modifica effettuata il giorno 1 maggio 2017 • Classificato nella categoria impresa e debiti tributari • Inserito nella sezione debiti ed imprese.
beppe666 21 novembre 2013 at 10:56
Scusate l’ignoranza la denuncia a chi presentarla e in quali modi è necessario l’ assistenza di un legale?
Giorgio Valli 21 novembre 2013 at 11:04
Non è necessario un legale. Un esposto si può presentare in qualsiasi commissariato di polizia.
beppe666 21 novembre 2013 at 09:52
Le liquidazioni delle dipendenti di circa 20000 euro utenze gas luce telefono 2000 , aquisto dell’ attività 50000 euro affitto del locale(500,00 euro mensili) attività aperta da circa 6mesi.
Giorgio Valli 21 novembre 2013 at 10:02
Quindi non le resta che denunciare chi la molesta, se se la sente. Altro non c’è da fare.
beppe666 20 novembre 2013 at 10:19
Quindi? cosa puo’ fare mia moglie chiudere l’attività e aspettarsi delle azioni ingiuntive da parte delle sue dipendenti e dallo stato e se cosi’ fosse ha un costo chiudere p.i e cessazione attivita’?
Perfavore un consiglio per evitare il male peggiore
Simone di Saintjust 20 novembre 2013 at 10:25
I decreti ingiuntivi (da fornitori e ex dipendenti) arriveranno comunque, con o senza fallimento. La chiusura della partita IVA e la cessazione dell’attività hanno costi marginali, che, comunque, non giustificherebbero la prosecuzione dell’attività stessa solo per non farsene carico.
La durata dell’attività non è rilevante.
Mi spiace non poterle dare consigli utili, anche perché non conosco la sua situazione passata e presente.
beppe666 19 novembre 2013 at 10:49
Buon giorno mia moglie a fronte di spese non più sostenibili ha deciso di chiudere l’attività ha due dipendenti fornitori utenze delle due dipendenti una si è licenziata l’altra si è messa in malattia in questo modo non può tenere aperta l’attivita’ siamo nulla tenenti conto cointestato regime di comunione dei beni io ho un lavoro precario abbiamo pensato che l’unica soluzione sia il chiedere fallimento quali sono le procedure e a cosa si va incontro ?
E sopratutto è necessario l’assistenza di un avvocato ?E ancora si paga la richiesta di fallimento?
Ludmilla Karadzic 19 novembre 2013 at 15:53
Se, per l’attività di sua moglie, si è verificata almeno una delle seguenti condizioni:
1) c’è stato, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di fallimento o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila;