Source: https://news.avvocatoandreani.it/articoli/onere-della-prova-carico-del-contribuente-presunzioni-legali-relative-103670.html
Timestamp: 2019-11-14 14:40:14+00:00
Document Index: 67867934

Matched Legal Cases: ['art. 32', 'art. 38', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 38', 'sentenza ', 'art. 38']

L'Ufficio, avvalendosi della presunzione legale di cui all'art. 32 del D.P.R. n. 600/1973, aveva chiesto al contribuente di giustificare ogni singolo versamento, e il contribuente si era giustificato affermando che le somme versate derivavano da prelevamenti sul conto aziendale, dedotti gli importi che venivano trattenuti per le spese ordinarie personali e familiari.
La Commissione Tributaria Provinciale accoglieva, in primo grado, il ricorso del contribuente; l'Agenzia delle Entrate proponeva appello, che veniva accolto dalla Commissione Tributaria Regionale.
La Suprema Corte inizia dal motivo ritenuto prioritario, quello relativo al vizio del ragionamento presuntivo: «Prioritaria appare la trattazione del quarto motivo di ricorso, attinente alla pretesa violazione di legge, in relazione all'art. 38 del DPR 600/1973 e agli artt. 2727, 2729 e 2697 c.c., per vizio del ragionamento presuntivo, non avendo la Corte territoriale adeguatamente valutato la documentazione offerta dalla parte al fine di escludere la ripresa a tassazione degli importi relativi ai versamenti sul c/c/».
Dapprima ritiene di condividere la giurisprudenza che riconosce l'inversione dell'onere della prova per gli accertamenti fondati su verifiche di conti bancari: «Osserva il Collegio che, alla luce della condivisa giurisprudenza di legittimità, in tema di accertamento delle imposte sui redditi, qualora l'accertamento effettuato dall'ufficio finanziario si fondi su verifiche di conti correnti bancari, l'onere probatorio dell'Amministrazione è soddisfatto, secondo l'art. 32 del d.P.R. n. 600 del 1973, attraverso i dati e gli elementi risultanti dai conti predetti, determinandosi un'inversione dell'onere della prova a carico del contribuente, il quale deve dimostrare, con una prova non generica ma analitica per ogni versamento bancario, che gli elementi desumibili dalla movimentazione bancaria non sono riferibili ad operazioni imponibili (Sez. 5, n. 15857 del 29/07/2016 , Rv. 640618 - 01)».
E precisa la necessità di adeguata giustificazione da parte che il titolare dei conti : «Invero, i dati e gli elementi risultanti dai conti correnti bancari assumono sempre rilievo ai fini della ricostruzione del reddito imponibile, se il titolare di detti conti non fornisca adeguata giustificazione, ai sensi dell'art. 32 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, poiché questa previsione e quella di cui all'art. 38 del medesimo d.P.R. hanno portata generale, riguardando la rettifica delle
dichiarazioni dei redditi di qualsiasi contribuente, quale che sia la natura dell'attività svolta e dalla quale quei redditi provengano (argomentando da Sez. 5, n. 19692 del 27/09/2011, Rv. 619011 - 01).».
Poi la Cassazione ricorda che «a sentenza di appello afferma che, in relazione a tali importi, sulla base degli estratti di conto corrente prodotti dall'interessato "... in effetti gli assegni tratti sul conto corrente della Banca Nazionale del Lavoro che gestisce l'attività professionale dell'A., e che a dire di quest'ultimo sarebbero transitati sul c/c familiare del Banco di Napoli, non trovano riscontro nell'estratto conto del Banco di Napoli depositato in atti, per cui il ricorso all'art. 38 del DPR 600/73 da parte dell'Ufficio trova condivisione. Né il contribuente fornisce ulteriore elemento probatorio per giustificare i versamenti per contanti sul c/c familiare e richiamati a tassazione dall'ufficio"».
E precisa che «La locuzione "non trovano riscontro", all'evidenza, non risulta esplicativa delle ragioni per le quali la CTR non ha ritenuto che il contribuente abbia mancato rispetto alla prova liberatoria che gli compete».
La Suprema Corte, dopo aver premesso che gli uffici sono autorizzati, in presenza dei presupposti richiesti, ad avvalersi della "prova per presunzione", ricorda che il fatto da accertare è se le movimentazioni appaiano con certezza significative di un reddito non dichiarato: «Invero, ribadito che in tema di accertamenti in rettifica ai fini IRPEF, gli uffici competenti sono autorizzati, ai sensi degli artt. 37 e seguenti del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, ad avvalersi della "prova per presunzione", la quale presuppone la possibilità logica di inferire, in modo non assiomatico, da un fatto noto e non controverso, il fatto da accertare (con conseguente onere della prova contraria a carico del contribuente il quale, ove intenda contestare l'efficacia presuntiva dei fatti addotti dall'ufficio a sostegno della propria pretesa, oppure sostenere l'esistenza di circostanze modificative o estintive dei medesimi, deve a sua volta dimostrare gli elementi sui quali le sue eccezioni si fondano), nella fattispecie occorreva verificare se i versamenti giustificati dal contribuente come sostanziali giroconti (rispetto alla provvista tratta dal conto presso la BNL o dalla banca MPS -previa deduzione degli importi spesi per le ordinarie esigenze di vita del nucleo familiare-) non appaiono con certezza significativi di un reddito non dichiarato, fermo restando che l'onere della prova liberatoria, per il contribuente, si commisura alla natura ed alla consistenza degli elementi indiziari contrari impiegati dall'amministrazione».
Per la Suprema Corte, in presenza di una presunzione legale relativa, l'onere della prova contraria e liberatoria a carico del contribuente si commisura alla natura e alla consistenza degli elementi indiziari contrari impiegati dall'ufficio.
In pratica, l'onere della prova contraria liberatoria in capo al contribuente in presenza di una presunzione legale a favore del'Ufficio, deve essere adeguata alla natura e alla consistenza degli elementi indiziari apportati dall'Ufficio: più essi sono consistenti , maggiore è l'onere della prova liberatoria richiesta al contribuente.
Cass. civile Sez. V Sentenza del 22/03/2017 n.7259
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