Source: http://www.iurisprudentia-corsi.it/assegno-per-il-giorno-13-febbraio-2020/
Timestamp: 2020-08-10 19:04:20+00:00
Document Index: 149157314

Matched Legal Cases: ['art. 612', 'art 1353', 'art 1418', 'art 1425', 'art 23', 'art 67', 'art 13', 'art. 1325', 'art 1343', 'art. 1345', 'artt 1429', 'art. 1441', 'art. 1442', 'art. 1444', 'sentenza ', 'art 2033', 'art 1443', 'artt 1445', 'art. 1423', 'art. 1424', 'art. 1422', 'art. 1441', 'art. 1421', 'art 128', 'art. 1147', 'art. 1337', 'art. 1366', 'art 2']

Assegno per il giorno 13 Febbraio 2020 - Iurisprudentia
Articoli - Assegno - Breaking News
Assegno per il giorno 13 Febbraio 2020
DIRITTO CIVILE: i tipi di obbligazioni. Le obbligazioni solidali e le obbligazioni parziarie (fino a questo punto per i non concorsisti), le obbligazioni pecuniarie e le obbligazioni di interessi.
DIRITTO PENALE: il concorso di reati e concorso apparente di norme.
DIRITTO AMMINISTRATIVO: ripetizione
Materia del giorno 06 Febbraio 2020
Premessi cenni sulle differenze tra il consenso dell’avente diritto come scriminante e il consenso che incide, invece, sulla tipicità del fatto illecito, analizzi il candidato la fattispecie di cui all’art. 612 ter cp (reato di revenge porn), soffermandosi, in particolare, sull’ipotesi di pubblicazione di immagini o video pornografici autonomamente realizzati da un minorenne e da questi, poi, volontariamente trasmessi all’autore della successiva diffusione.
schema correzione 30.1.20
Invalidità del contratto, legittimazione ad agire e rilevanza della buona fede, con particolare riguardo ai contratti di investimento disciplinati dal d.lgs. 5871998.
L'invalidità è una patologia che colpisce il contratto contrastante con una norma di legge.
Essa si distingue dall'inefficacia: mentre il contratto invalido è, al contempo, inefficace (o produttivo di effetti sin quando non sia dichiarata l'invalidità); un contratto inefficace ben può essere valido e, tuttavia, improduttivo di effetti in quanto, ad esempio, sottoposto a condizione sospensiva (art 1353 cc).
Dunque, l'una, riferita all'atto, ha rilievo esterno; l'altra, attinente al rapporto, assume rilevanza interna.
Il codice civile disciplina due tipologie di invalidità: la nullità (art 1418 e ss cc) e l'annullabilità (art 1425 e ss cc).
Originariamente distinte dal punto di vista quantitativo (nullità come sanzione più grave), le due patologie sono state poi differenziate sotto il profilo qualitativo: la prima, posta a tutela di interessi generali, colpisce il negozio caratterizzato da un vizio “genetico” che impedisce alla collettività di fare affidamento sullo stesso; la seconda, invece, è predisposta nell'interesse del singolo paciscente la cui volontà non si è correttamente formata.
Nell'annullamento ciò che viene in rilievo è la violazione della buona fede da parte del contraente che ha approfittato dello stato di incapacità o dell'errore della controparte, ovvero ha utilizzato violenza o dolo per indurre l'altro a contrarre.
Dalla differente “ratio” consegue un diverso regime disciplinare delle due invalidità: la nullità è imprescrittibile, insanabile e a legittimazione assoluta; l'annullabilità è prescrittibile, convalidabile e a legittimazione relativa.
Tuttavia, la distinzione tra le due patologie contrattuali, apparentemente netta, tende ad affievolirsi negli ultimi tempi, a seguito dell'attività legislativa volta a prestare maggiore tutela alla “parte debole” del contratto.
Trattasi di nullità derivanti da un difetto extragenetico attinente ad elementi estrinseci e successivi rispetto alla formazione del contratto.
Il riferimento è alle nullità di protezione ex art 23 e 24 D.Lgs 58/1998; art 67 septiesdecies dlg. 206/2005; artt. 46 e 47 dpr 380/2001 e art 13 l. 431/98 previste, non già a salvaguardia di interessi superindividuali, bensì a vantaggio di un solo contraente, normalmente sfavorito da un rapporto contrattuale asimmetrico.
Tali nullità, inoltre, hanno dell'annullamento l'ulteriore caratteristica della legittimazione relativa, potendo essere fatte valere solo dal cliente.
Nondimeno, se da un lato, nell'ottica di un riequilibrio contrattuale, si riconosce una forma di protezione aggiuntiva; dall'altro, si ravvisa l'esigenza di evitare che tale tutela venga utilizzata in modo distorto dal soggetto legittimato, sfociando nell'abuso del diritto.
In particolare, mentre è suscettibile di annullamento il contratto stipulato in stato di incapacità legale (artt. 1425 -1426 cc) o per vizi del consenso (errore, violenza o dolo ex artt. 1427 e ss cc), è nullo il contratto contrario a norme imperative (nullità virtuale); mancante di un elemento essenziale ex art. 1325 cc o per illeceità della causa (art 1343 cc) o dei motivi (art. 1345 cc) ovvero per mancanza nell'oggetto di uno dei requisiti dell'articolo 1346 cc (nullità strutturale); nonché negli altri casi stabiliti dalla legge (nullità testuale).
La nullità, inoltre, può invalidare l'intero negozio (nullità totale) o solo una parte di esso (nullità parziale ex artt 1429-1420 cc).
Il contratto annullabile produce i suoi effetti tipici; tuttavia, gli stessi possono essere invalidati dal soggetto legittimato ex art. 1441 cc, oppure potranno consolidarsi a causa della prescrizione dell'azione di annullamento (art. 1442 cc), ovvero in virtù di convalida espressa o tacita (art. 1444 cc).
La sentenza di annullamento (costitutiva) obbliga le parti alle restituzione alla restituzione dell'indebito (art 2033 cc), salvo quanto disposto dall'art 1443 cc a tutela dell'incapace.
Sono, inoltre, fatti salvi i diritti acquistati dai terzi in buona fede, eccetto che l'annullamento sia dipeso da incapacità legale e purché gli stessi non abbiano trascritto il loro acquisto prima della trascrizione della domanda di annullamento (artt 1445, 2652 n. 6 cc).
Al contrario, il contratto nullo si considera come mai esistito, né lo stesso può produrre alcun effetto in virtù di convalida, salva diversa disposizione di legge (art. 1423 cc).
Al più, potrà essere convertito in un contratto diverso del quale contenga i requisiti di sostanza e di forma, avuto riguardo alla volontà delle parti (art. 1424 cc).
In quanto posta a tutela di interessi superindividuali, l'azione di nullità è imprescrittibile, salvi gli effetti dell'usucapione e della prescrizione delle azioni di ripetizione (art. 1422 cc).
Coerentemente con la diversità di “ratio”, mentre l'annullamento può essere domandato dalla sola parte nel cui interesse è stabilito (art. 1441 cc), la quale può valutare l'opportunità di far valere o meno il vizio invalidante; l'azione di nullità è a legittimazione assoluta, potendo essere eccepita da chiunque vi abbia interesse, ed è rilevata officiosamente dal giudice (art. 1421 cc).
Ciò che emerge dalla disciplina dell'annullabilità è, infatti, la violazione del criterio di buona fede ad opera del contraente che ha approfittato dello stato di incapacità o dell'errore in cui è incorsa la controparte o ne ha carpito il consenso mediante violenza o raggiri.
Il riferimento è alla buona fede in senso oggettivo che, diversamente da quella soggettiva, intesa come erronea convinzione di agire in conformità al diritto (es. art 128 cc) o ignoranza di ledere l'altrui diritto (es. art. 1147 cc), impone alle parti reciproci doveri di correttezza nella fase delle trattative (art. 1337 cc), in quella esecutiva (artt. 1175-1375 cc), nonché nella interpretazione del contratto (art. 1366 cc).
La buona fede oggettiva è stata tradizionalmente concepita come regola di condotta, espressione di solidarietà sociale (art 2 Cost.) che prescrive a carico dei contraenti doveri atipici, ulteriori rispetto a quelli espressamente previsti dal contratto (ad es. informativi, di non aggravamento dell'altrui posizione giuridica ecc...).
Secondo quanto statuito dal Supremo Consesso (sent. Rordorf) la violazione delle regole di comportamento, differentemente da quelle di validità, è idonea a generare responsabilità precontrattuale o contrattuale del contraente in mala fede e può essere causa di risoluzione del contratto, ma non può determinarne la nullità, non incidendo sulla genesi dell’atto negoziale.
Nondimeno, tale orientamento deve essere rivisitato alla luce delle pronunce giurisprudenziali più recenti, volte ad attribuire alla buona fede la valenza di un vero e proprio canone imperativo per il tramite del combinato disposto degli artt. 2 Cost, 1175 e 1418 co 3 cc.
Invero, come anticipato, la netta contrapposizione tra nullità e annullabilità del contratto, viene ad affievolirsi in relazione alle cd. nullità di protezione, introdotte al fine di riequilibrare taluni negozi connaturati da asimmetria informativa e dalle diverse economico tra i contraenti.
Ne sono esempio gli artt. 23 e 24 del tuf che impongono la forma scritta “ab substantiam” per i contratti di investimento; la necessità di consegnare una copia al cliente; il divieto di riferirsi ad usi negoziali per la determinazione del corrispettivo e di ogni altro onere.
Sono, inoltre, predisposte specifiche regole in relazione alla gestione di portafogli.
Tali prescrizioni sono previste appena di nullità, la quale può essere fatta valere solo dall'investitore.
L'esigenza, dunque, è quella di proteggere il cliente, normalmente parte debole del rapporto contrattuale, sfornita delle medesime conoscenze e competenze degli intermediari finanziari.
In mancanza di una norma espressa, la giurisprudenza si è interrogata circa la possibilità per il cliente di selezionare, a fronte dell'invalidità del contratto quadro, le singole operazioni da dichiarare invalide.
Secondo un orientamento la risposta al quesito deve senz'altro ritenersi positiva, trattandosi di nullità predisposte nell'interesse del solo investitore, il quale ben potrebbe scegliere di limitare la sanzione solo ad alcuni ordini di acquisto.
A parere di altri invece, una tale facoltà significherebbe attribuire al cliente il potere di invalidare solo le operazioni di investimento per lui vantaggiose, a discapito dell'investitore.
La questione è stata recentemente risolta dalle Sezioni Unite, le quali hanno attribuito alla buona fede una connotazione trasversale, idonea a limitare la proposizione della nullità selettiva allorquando l’esercizio di tale diritto, ritenuto ammissibile, sfoci in un abuso a danno della controparte.
Valorizzando la portata applicativa del canone di buona fede, la Cassazione ritiene di doversi procedere ad un esame in concreto degli investimenti complessivamente eseguiti, verificando se dal "petitum" azionato dall'investitore permane un pregiudizio per l'intermediario: in tale ipotesi, questi può, attraverso l’eccezione di buona fede, impedire il verificarsi di un ingiustificato sacrificio economico.
La sentenza, dunque, si colloca sulla scia di quel filone giurisprudenziale volto a considerare la buona fede vera e propria regola di condotta precettiva, idonea ad invalidare il contratto.
Sembra, al contempo, tornare alla luce la distinzione tra nullità e annullabilità, non già sulla base di un criterio qualitativo, essendo le nullità precettive poste a salvaguardia dell'interesse individuale, quanto piuttosto di tipo quantitativo.