Source: https://iusletter.com/archivio/inopponibilita-della-compensazione-giudice-puo-ammettere-lintero-credito/
Timestamp: 2019-08-17 23:16:20+00:00
Document Index: 52505070

Matched Legal Cases: ['art. 56', 'art. 169', 'sentenza ', 'art. 70', 'art. 56', 'art. 169', 'art. 112', 'art. 70']

Inopponibilità della compensazione | IusLetter
In caso di ammissione del debitore al concordato preventivo, la compensazione tra i suoi debiti ed i crediti da lui vantati nei confronti dei creditori postula, ai sensi dell’art. 56 l.fall. (richiamato dall’art. 169 l.fall.), che i rispettivi crediti siano preesistenti all’apertura della procedura concorsuale; essa, pertanto, non può operare nell’ipotesi in cui il debitore abbia conferito ad una banca, anche di fatto, un mandato all’incasso di un proprio credito, e la banca abbia ritenuto di compensare il relativo importo con crediti da essa vantati. A differenza della cessione di credito, infatti, il mandato all’incasso non determina il trasferimento del credito in favore del mandatario, bensì l’obbligo di quest’ultimo di restituire al mandante la somma riscossa, e tale obbligo non sorge al momento del conferimento del mandato, ma soltanto all’atto della riscossione del credito, con la conseguenza che, qualora quest’ultima abbia avuto luogo dopo la presentazione della domanda di ammissione al concordato preventivo, non sussistono i presupposti per la compensazione.
Con la sentenza in commento, la Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso proposto dalla Curatela di un Fallimento avverso il decreto con cui il Tribunale di Firenze aveva da un lato sancito l’inopponibilità alla Curatela della compensazione effettuata dalla Banca con riferimento a crediti da essa incassati, in virtù di un rapporto di mandato all’incasso con la società fallita, dopo il deposito della domanda concordataria e, dall’altro, stabilito che il credito della Banca dovesse essere ammesso al passivo nella sua interezza, al lordo delle compensazioni effettuate.
Il Tribunale di Firenze, decidendo l’opposizione proposta dalla Banca, aveva riformato il provvedimento del Giudice delegato in sede di verificazione dello stato passivo, ammettendo la Banca al passivo della Procedura per l’importo del credito originario, come desumibile dagli atti. Ciò in quanto gli incassi effettuati dalla Banca non potevano giustificarsi, come sostenuto dall’Istituto di credito, come effetti di cessioni di crediti ex lege, ma dovevano ritenersi avvenuti in forza di un rapporto di mancato all’incasso e, quindi, con valutazione dell’operazione al momento del singolo incasso. Ne discende l’inopponibilità alla Curatela della compensazione effettuata dalla Banca fra i crediti derivanti da tali incassi e il maggior credito vantato dall’Istituto.
La Curatela istante, con quattro motivi di ricorso, denunciava la violazione e falsa applicazione degli artt. 93, 98 l.f. e 360 c.p.c., in quanto la decisione impugnata aveva ammesso al passivo il credito della Banca al netto della compensazione, senza che quest’ultima avesse mai avanzato richiesta di ammissione per l’intero credito in sede di domanda di insinuazione allo stato passivo. Inoltre, il Tribunale, ammettendo la Banca per l’intero credito, aveva agito in violazione dell’art. 70 l.f., che consente l’ammissione al passivo dell’intero credito solo al soggetto che, subita una revoca della compensazione, abbia già restituito quanto trattenuto.
I giudici di legittimità, nel ritenere fondati i detti motivi di ricorso, hanno ribadito il consolidato orientamento della stessa Corte di Cassazione, secondo cui, in caso di ammissione del debitore al concordato preventivo, la compensazione tra i suoi debiti ed i crediti da lui vantati nei confronti dei creditori postula, ai sensi dell’art. 56 della legge fall. (richiamato dall’art. 169 della medesima legge), che i rispettivi crediti siano preesistenti all’apertura della procedura concorsuale; essa, pertanto, non può operare nell’ipotesi in cui il debitore abbia conferito ad una banca un mandato all’incasso di un proprio credito, attribuendole la facoltà di compensare il relativo importo con lo scoperto di un conto corrente da lui intrattenuto con la medesima banca; a differenza della cessione di credito, infatti, il mandato all’incasso non determina il trasferimento del credito in favore del mandatario, ma l’obbligo di quest’ultimo di restituire al mandante la somma riscossa, e tale obbligo non sorge al momento del conferimento del mandato, ma soltanto all’atto della riscossione del credito, con la conseguenza che, qualora quest’ultima debba aver luogo dopo la presentazione della domanda di ammissione al concordato preventivo, non sussistono i presupposti per la compensazione (orientamento condiviso e precisato da Cass. n. 10548 del 2009).
La Corte ha inoltre affermato che la presentazione di una domanda di insinuazione al passivo con «scomputo della compensazione» fatta in proprio dal creditore sottende l’intento di quest’ultimo di sottrarre titolo e misura della compensazione stessa alla verifica ed al controllo degli organi della procedura fallimentare. Infatti, secondo quanto ritenuto dalla giurisprudenza della stessa Cassazione (cfr. Cass., S.U, 14 luglio 2010, n. 16508), l’eventuale «provvedimento di ammissione del credito residuo nei termini richiesti comporta implicitamente il riconoscimento della compensazione quale causa parzialmente estintiva della pretesa, riconoscimento che determina una preclusione endofallimentare, che opera in ogni eventuale giudizio promosso per impugnare (…) il titolo dal quale deriva il credito opposto in compensazione». Proprio per questo, del resto, nella struttura stessa del procedimento di verifica del passivo è prevista la possibilità di effettuare un esame della compensazione, tanto che al giudice delegato sono attribuiti ampi poteri, sconosciuti al giudice del processo ordinario, tra cui quello di escludere un credito in forza di un’eccezione normalmente riservata alle parti o opporre un controcredito del fallito in compensazione.
Il Tribunale di Firenze, dunque, dopo aver ritenuto illegittima la compensazione effettuata dalla Banca, ha dunque errato nell’ammettere poi l’Istituto al passivo del fallimento per il suo complessivo credito al lordo delle compensazioni effettuate, poiché ciò costituisce violazione sia dell’art. 112 cod. proc. civ., essendo l’originaria istanza della Banca riferita a un minore importo, sia dell’art. 70, comma 2, l.f. che non consente la compensazione con i crediti nascenti da revocatoria non ancora accolta. In altri termini, ammettendo la Banca per l’intero credito, il Tribunale ha erroneamente equiparato quest’ultima al creditore che abbia effettivamente restituito gli importi a suo tempo percepiti, per effetto di condanna ottenuta dalla Curatela in un separato giudizio, avente ad oggetto un’azione revocatoria della compensazione.
Ne consegue che, in considerazione dell’inopponibilità alla Curatela di tale compensazione e del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, l’ammissione al passivo della Banca sarebbe dovuta avvenire per la sola somma fin dall’origine richiesta da quest’ultima, posto che, una volta esclusa l’operatività della compensazione suddetta, l’eventuale differenza rispetto al suo maggior credito avrebbe richiesto la dimostrazione della già avvenuta restituzione della corrispondente somma.
Pertanto, nella fattispecie in esame i Giudici di legittimità hanno accolto il ricorso principale, cassando il decreto impugnato con decisione nel merito, e ammesso la Banca al passivo del Fallimento per la somma originariamente oggetto di domanda di insinuazione al passivo, esclusa la compensazione. La Corte ha altresì dichiarato inammissibile il ricorso incidentale proposto dalla Banca, perché non preceduto da una sufficiente esposizione sommaria dei fatti di causa.
Cass., Sez. I Civ., 25 settembre 2017, n. 22277