Source: http://www.treccani.it/enciclopedia/senatori-a-vita_(Il-Libro-dell'anno-del-Diritto)/
Timestamp: 2017-10-17 04:15:51+00:00
Document Index: 63174614

Matched Legal Cases: ['art. 59', 'art. 59', 'art. 59', 'art. 59', 'art. 87', 'art. 5', 'art. 92']

Senatori a vita in "Il Libro dell'anno del Diritto"
Quella dei senatori a vita è una carica peculiare cui accedono i Presidenti della Repubblica al termine del mandato o cittadini nominati dal Capo dello Stato per avere illustrato la Patria per altissimi meriti. La delimitazione del potere presidenziale di nomina è stata differente nella prassi dei singoli Presidenti così come diverse sono le opinioni registratesi in merito alla determinazione dello status di senatore a vita ed in particolare con riguardo alla partecipazione dei senatori a vita a votazioni politicamente significative. In questo quadro le nomine poste in essere dal Presidente Napolitano si intersecano con il peculiare momento politico-istituzionale del Paese e, in questo ambito, particolare significato ha avuto la nomina a Presidente del Consiglio di un neo senatore a vita, il quale, nelle successive elezioni politiche, si è canditato quale leader di una neonata forza politica.
1. La ricognizione. Le prassi presidenziali
2. La focalizzazione. La prassi del Presidente Napolitano
3. I profili problematici. Le ragioni dell’attualità dell’istituto
L’art. 59 Cost., dopo aver riconosciuto la qualità di «senatore di diritto e a vita» («salvo rinunzia») a chi sia stato Presidente della Repubblica, assegna (co. 2) al Capo dello Stato il potere di nominare senatori a vita «cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario». Due sono dunque le tipologie di “senatore a vita”: quella degli ex Presidenti della Repubblica e quella dei senatori di nomina presidenziale. Con riguardo a questi ultimi, l’espressione utilizzata dall’art. 59, co. 2, Cost. è stata interpretata inizialmente nel senso che cinque è il numero massimo di seggi senatoriali di nomina presidenziale. Secondo questa impostazione, tale potere presidenziale va riferito all’organo e non al singolo Presidente, sicché può darsi che un singolo Presidente possa aver esercitato anche più di cinque volte tale potere (ad esempio in caso di morte di un senatore a vita nominato in precedenza) o anche non poterlo esercitare affatto (essendo in Senato già presenti cinque senatori a vita di nomina presidenziale). E così Einaudi esercitò il diritto di nomina per otto volte (per sostituire Toscanini, che aveva rinunciato, Trilussa e Castelnuovo, nel frattempo deceduti). Da tale prassi si distaccò Pertini il quale, previa acquisizione del parere favorevole della Giunta per il regolamento del Senato, aggiunse ulteriori cinque ai già presenti due senatori di nomina presidenziale sostenendo che l’art. 59, co. 2, Cost. consentirebbe a ciascun Presidente (inteso come persona fisica) di nominare fino a cinque senatori. Medesima interpretazione venne seguita da Cossiga che nominò ulteriori cinque senatori, con il risultato di una crescita del numero degli stessi che nel 1992 toccò il massimo di undici (nove di nomina presidenziale e due ex presidenti). Tutti i Presidenti della Repubblica eletti dopo il 1992 hanno preferito tornare alla iniziale interpretazione: Scalfaro non ha nominato nessun senatore; Ciampi ne ha nominati cinque; Napolitano nel primo mandato ha nominato un solo senatore a vita e ne ha nominati altri quattro ad inizio del secondo (v. infra), sicché attualmente sono in carica sei senatori a vita, di cui cinque di nomina presidenziale e un ex presidente (Ciampi).
La dottrina è unanime nel riconoscere che quello della nomina dei senatori a vita sia un atto presidenziale in senso stretto in cui la controfirma del Presidente del Consiglio svolge la funzione di attestazione di mera regolarità formale del decreto presidenziale di nomina nei confronti del quale la Giunta delle elezioni del Senato esercita un controllo di legittimità verificandone la regolarità formale e la sussistenza, nel nominato, dei requisiti di legge. Oggetto di discussione è il diritto di rinunzia. La Costituzione espressamente prevede tale possibilità per gli ex Presidenti della Repubblica, ma deve ricordarsi che Cossiga per ben due volte (nel 2002 e nel 2006) si vide respingere (dall’Aula) le dimissioni dalla carica di senatore a vita. Situazione particolare si venne a determinare per Enrico De Nicola il quale, senatore a vita quale ex Presidente della Repubblica dal 1948, in seguito alla nomina nel 1955 a giudice costituzionale, venne (per decisione del Presidente del Senato) “sospeso” dalle funzioni di senatore (in ragione dell’incompatibilità tra le due cariche) fino al 26.3.1957 (data delle dimissioni da giudice costituzionale).
Il Presidente Napolitano, dopo aver nominato, nel primo mandato, un solo senatore a vita (Mario Monti), il 30.8.2013 ne ha nominati altri quattro (Claudio Abbado, Elena Cattaneo, Renzo Piano e Carlo Rubbia) ed ha definito tali nomine «un segno di ... continuità istituzionale» ritenuto necessario quale conseguenza dei «vuoti» venutisi a determinare «nelle fila dei senatori a vita di nomina presidenziale». Napolitano dunque ribadisce l’interpretazione dell’art. 59, co. 2, Cost. secondo cui cinque sono i seggi dei senatori di nomina presidenziale ed aggiunge un elemento di “doverosità” nell’operato del Capo dello Stato («ho ritenuto di dover colmare i vuoti tristemente determinatisi»), difendendo la validità dell’istituto dei senatori a vita e l’attribuzione del relativo potere al Capo dello Stato («Sempre convinto delle ragioni che indussero i padri costituenti a prevedere quella speciale presenza nel Senato ... e ad attribuire quella facoltà al Presidente della Repubblica») ed indicando i criteri di massima che hanno ispirato le sue scelte («ho questa volta teso in modo particolare a compiere scelte che riprendessero i criteri ispiratori delle nomine effettuate ... dal Presidente Einaudi. Le mie scelte sono così cadute su personalità rappresentative del mondo della cultura e della scienza»). In controluce può forse leggersi, in tale motivazione, il distacco dalla decisione che condusse (9.11.2011) alla nomina di Mario Monti che pochi giorni dopo avrebbe ricevuto l’incarico di formare un "governo tecnico" chiamato ad affrontare la grave crisi economico-finanziaria del Paese1. Perplessità ha fatto sorgere la successiva decisione del senatore a vita Mario Monti di dar vita ad una formazione politica e di candidarsi alle successiove elezioni politiche ponendosi così in contrasto con i caratteri generalmente riconosciuti alla figura del senatore a vita, ritenuta invece estranea all'agone politico.
3. I profili problematici. L’attualità dell’istituto
Nella XV legislatura (2006-2008) l’istituto dei senatori a vita si è posto all’attenzione degli osservatori e della dottrina giacché la situazione di sostanziale parità fra i due schieramenti politici rese decisivo il voto dei senatori a vita (in gran parte favorevoli al Governo Prodi). In quell’occasione si sostenne che l’assenza di una diretta legittimazione democratica imporrebbe ai senatori a vita di astenersi dalla partecipazione a votazioni politicamente significative (quale in primis la fiducia al Governo). A queste argomentazioni sembra rispondere sottotraccia la nota di Napolitano quando difende l’istituto proprio in occasione della nomina di quattro senatori in un momento politico peculiare (quale quello dell’estate 2013) e con la possibilità che al Senato il Governo in carica possa avere bisogno di uno specifico sostegno.
Deve aggiungersi che tale ruolo dei senatori a vita è conseguenza di una legge elettorale che, proprio con riguardo alla composizione del Senato, è (volutamente) sì mal congegnata da rendere non improbabile l’assenza di una maggioranza politica. La possibilità che le scelte presidenziali in materia possano incidere sulle dinamiche politiche (e sulla tenuta del Governo) dimostra quanto il sistema politico-istituzionale si sia allontanato dal modello costituzionale.
1 Al riguardo v. Politi, F., Governo tecnico, in Il libro dell’anno del diritto 2013, Treccani, Roma, 2013.
sistemi elettorali Per sistemi elettorali elettorale si intende la modalità mediante la quale viene operata la scelta dei titolari di un mandato rappresentativo dai singoli componenti di un corpo elettorale. Tali sistemi elettorali sono molto numerosi, ma si possono ricondurre essenzialmente a due tipologie: il sistemi ... Francesco Cossiga Uomo politico e giurista italiano (Sassari 1928 - Roma 2010). Deputato e senatore della DC, nelle cui vesti fu ministro, presidente del Consiglio e presidente del Senato, nel 1985 venne eletto presidente della Repubblica. L'ultima fase del suo settennato fu caratterizzata da una marcata accentuazione ... Presidente della Repubblica Nell’ordinamento costituzionale italiano, Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale (art. 87, co. 1, Cost.; Repubblica). È opinione comune tra gli studiosi che il Presidente della Repubblica, a differenza dell’esperienza statutaria (art. 5 Statuto albertino), ... Governo Diritto Il Governo è un organo complesso posto al vertice dell’intero apparato amministrativo dello Stato ed è composto, secondo l’art. 92 Cost., dal Presidente del Consiglio dei ministri e dai Ministri (Ministri. Diritto costituzionale), che, a loro volta, costituiscono insieme il Consiglio dei ministri. ...
1 La ricognizione. Le prassi presidenziali
2 La focalizzazione. La prassi del Presidente Napolitano
3 I profili problematici. L’attualità dell’istituto
senatorato
senatorato senatorato m. [der. di senatore], non com. – Carica, ufficio di senatore: aspirare al senatorato.