Source: https://www.rivista231.it/Legge231/Pagina.asp?Id=523
Timestamp: 2019-05-27 13:42:27+00:00
Document Index: 149009070

Matched Legal Cases: ['art.34', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 491', 'art.21', 'art.38', 'art.71', 'art. 38', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 38', 'art.18']

1.La novità del sistema.
I tempi fisiologicamente lunghi del procedimento penale non hanno ancora consentito di valutare appieno quali siano le concrete problematiche che si ricollegano alla presenza e all'attività dell'ente nella fase dibattimentale nel procedimento per l'accertamento dell'illecito amministrativo. L'emanazione del d.lgs. n.231/2001 è, infatti, ancora troppo recente e la dimestichezza con tale normativa da parte delle Procure ancora troppo limitata perché il numero dei casi in cui sono stati celebrati dibattimenti anche a carico dell'ente sia tale da consentire di valutare compiutamente quali siano le problematiche più numerose e più consistenti originate dalla nuova normativa. Certo è che man mano che aumenterà il numero dei procedimenti a carico degli enti che approdano alla fase dibattimentale verranno ad emergere in modo evidente taluni interrogativi originati dalla scarna disciplina dettata dal d.lgs. n.231/2001 a proposito del dibattimento e dalla concreta impossibilità di mutuare automaticamente e senza dubbi la disciplina delineata dal codice di procedura a proposito del dibattimento a carico dell'imputato.
Pur con l'avvertenza che solo la prassi o gli orientamenti giurisprudenziali che andranno nel tempo maturando (oltre a sempre auspicabili integrazioni normative) potranno in concreto risolvere o quanto meno lumeggiare le questioni alla base degli interrogativi di cui si diceva, si proverà comunque qui di seguito ad analizzare quali siano le disposizioni codicistiche agevolmente applicabili al dibattimento che vede coinvolto l'ente e quali siano le facoltà che le norme (quelle specifiche del d.lgs. n.231/2001 e quelle pertinenti della disciplina codicistica) configurano in capo all'ente che deve affrontare il dibattimento.
Punto di partenza sono, necessariamente, le disposizioni generali che il d.lgs. n.231/2001 (nella sezione I del capo III) dedica al procedimento di accertamento e di applicazione delle sanzioni all'ente; ogni interpretazione ricostruttiva deve infatti passare per le disposizioni cardine di cui agli artt. 34 e 35, secondo le quali nel procedimento relativo agli illeciti dipendenti da reato si osservano, oltre che le norme espressamente dettate, le disposizioni del codice di procedura penale, con il limite della compatibilità (art.34) ed all'ente si applicano, con il medesimo limite, le disposizioni processuali relative all'imputato (art. 35). La partita si gioca peraltro spesso proprio sul limite della compatibilità, posto che l'estensione di cui all'art. 35 mette in relazione imputato ed ente, e non imputato e rappresentante dell'ente, ed essendo evidente che un giudizio pensato e scritto per una persona fisica non sempre potrà adattarsi, se non a prezzo di equilibrismi a volte azzardati, ad un giudizio che vede come protagonista un'entità giuridica, sia pure costretta a vivere, nell'ambito del giudizio, per il tramite del proprio rappresentante. Non si può quindi escludere, in concreto, l'incompatibilità con il procedimento a carico dell'ente di norme codicistiche pur non espressamente derogate dalla disciplina di cui al d.lgs. n.231/2001, e, per converso, anche nei casi in cui singole disposizioni del d.lgs. n.231/2001, contengano il richiamo a specifiche norme codicistiche, non si può escludere anche l'applicabilità di altre norme codicistiche, riferite al medesimo istituto processuale cui ha riguardo al disposizione del d.lgs. n.231/2001, ma da quest'ultima non espressamente menzionate.
2. La riunione dei processi come principio base.
In via generale vengono poi innanzi tutto in rilievo le disposizioni di cui agli artt.36 e 38 del d.lgs. n.231/2001, applicabili al procedimento in genere e quindi anche alla fase dibattimentale. La prima di tali disposizioni fissa in modo chiaro il principio per cui la competenza a conoscere dell'illecito dell'ente si radica in ragione della competenza a decidere del reato cui accede la responsabilità dell'ente e specifica, nel secondo comma, che anche con riguardo alle questioni in tema di individuazione della composizione del Tribunale (collegiale o monocratica) il procedimento a carico dell'ente segue il destino di quello che ha ad oggetto il reato da cui dipende la responsabilità dell'ente stesso. Una volta instaurato il dibattimento, l'ente, tramite il suo difensore (anche d'ufficio ed anche nel caso in cui l'ente decida di rimanere contumace) potrà quindi eccepire, nei limiti delle questioni preliminari di cui all'art. 491 cpp, ogni questione inerente la competenza per territorio o per connessione riferita al reato, mentre l'eccezione dell'incompetenza per materia potrà essere posta, o rilevata d'ufficio, in ogni stato e grado del processo (art.21, 1° comma, cpp). Risultano poi senz'altro applicabili le disposizioni di cui agli artt.33 quater e seguenti cpp, in tema di composizione collegiale o monocratica del Tribunale.
L'art.38 scolpisce, invece, il principio, assolutamente opportuno e condivisibile stante l'accessorietà dell'accertamento della responsabilità dell'ente a quello della responsabilità dell'imputato (ovvero la pregiudizialità di quest'ultima), della riunione necessaria, quale ipotesi ordinaria, tra il procedimento a carico dell'ente e quello a carico dell'autore del reato, delineando le sole eccezioni costituite dalla sospensione del secondo procedimento per incapacità dell'imputato (art.71 cpp) dalla definizione del medesimo procedimento con giudizio abbreviato, patteggiamento o decreto penale di condanna e dalla necessità di separazione originata da esigenze processuali, che possono riguardare sia il procedimento a carico dell'imputato che quello a carico dell'ente. Quanto all'ipotesi che ha riguardo ai procedimenti speciali va segnalato che mentre la sola emissione del decreto penale comporta la necessità di separazione, in base alla formulazione della norma in tema di patteggiamento e di giudizio abbreviato potrebbe ritenersi che solo la definizione del procedimento comporti la necessità di separazione del procedimento per l'illecito. Pertanto, una volta scelto dall'imputato il rito speciale, potrebbe essere opportuno sospendere il procedimento per l'illecito, in attesa della definizione dell'altro procedimento, allo scopo di evitare possibili giudicati confliggenti. Qualora, invece, si ritenga che con l'utilizzo del termine "definizione" il legislatore abbia in realtà avuto riguardo alla mera scelta del rito speciale, si dovrebbe far luogo alla separazione dei procedimenti non appena l'imputato opti per il giudizio abbreviato o il patteggiamento.
Tornando ora alla regola generale, va osservato che in ogni caso il principio della riunione necessaria va temperato con l'accertamento della sussistenza dei presupposti processuali per far luogo alla riunione, e cioè della identità della fase e del grado in cui si trovano i due procedimenti, non essendo certamente possibile, ad esempio, riunire il procedimento contro l'ente che sia iniziato più tardi e che si trovi in fase di indagini preliminari a quello contro l'imputato, già in fase dibattimentale.
In linea di massima, però, la diversa formulazione dell'art. 38 (in punto di necessità del simultaneus processus) rispetto all'art. 17 cpp (in punto di possibilità di riunione, qualora la stessa non determini un ritardo nella definizione dei processi) induce a ritenere che la prima norma prevalga sulla seconda e che quindi non siano applicabili le disposizioni dell'art. 18 lett. c), d), e) cpp, che prevedono, come regola, la separazione in caso di nullità, difetto di notifica o legittimo impedimento che riguardino solo un imputato o un difensore, ovvero nel caso in cui sia necessario proseguire l'istruttoria dibattimentale per alcuni imputati. Così pure appare incompatibile con la disposizione dell'art. 38 quella di cui all'ultimo comma dell'art.18, che prevede la possibilità di separazione, sull'accordo delle parti, per fini di speditezza processuale. Tale ultimo interesse deve quindi cedere, nel giudizio a carico dell'ente, a quello rappresentato dall'unitarietà d.....