Source: https://www.supportoemergenzepmi.org/igiene-sicurezza
Timestamp: 2020-07-15 10:25:56+00:00
Document Index: 123399925

Matched Legal Cases: ['arte 1', 'arte 2', 'art.26', 'art. 34', 'art 16', 'art. 41', 'arte 1']

igiene sicurezza | API Torino | supportoemergenzepmi | emergenza coronavirus
Archivio igiene e sicurezza
COVID–19, produzione mascherine
Sono state pubblicate il primo luglio scorso le UNI/PdR 90:2020 frutto della collaborazione tra UNI e il Politecnico di Torino per la definizione dei requisiti prestazionali e dei metodi di prova delle mascherine generiche. Ora e molto probabilmente anche nei prossimi mesi, le mascherine di comunità continueranno a ricoprire un ruolo fondamentale nella quotidianità di tutti per il contenimento del COVID-19.
Fino ad oggi non esisteva alcun riferimento utile a valutarne le prestazioni filtranti e la respirabilità, ecco perché UNI insieme all’ateneo torinese hanno messo a punto in tempi brevi le due nuove prassi di riferimento sulle maschere di comunità. Le norme sono divise in due parti:
Parte 1 "Requisiti, classificazione e marcatura”, che fornisce i requisiti prestazionali, inclusi gli elementi utili per una loro classificazione e marcatura e indicazioni relative alla valutazione di conformità;
Parte 2 "Metodi di prova", con le indicazioni per l’uso di un metodo innovativo per misurarne le prestazioni filtranti mediante due prove distinte, ovvero l’efficienza di rimozione delle particelle e la resistenza all’attraversamento dell'aria.
Ad eccezione delle categorie di lavoratori che hanno bisogno di dispositivi medici o di protezione individuale, tutti i cittadini possono utilizzare le mascherine di comunità, così come indicato nel DPCM del 26 aprile 2020, considerate una misura indispensabile per contenere la diffusione del virus, pur non avendo le caratteristiche di dispositivo medico UNI EN 14683 “Maschere facciali ad uso medico - Requisiti e metodi di prova”, né di dispositivo di protezione individuale UNI EN 149 “Dispositivi di protezione delle vie respiratorie - Semi maschere filtranti antipolvere - Requisiti, prove, marcatura”.
I metodi di prova proposti nelle Prassi di Riferimento appena pubblicate sono frutto della nostra esperienza e offrono uno strumento affidabile e flessibile per fare fronte alle esigenze attuali e future per questa importante applicazione” afferma il Rettore del Politecnico di Torino Guido Saracco.
EBM - FONDO SICUREZZA O.P.N.M. - Rimborso acquisto DPI per Emergenza Covid-19
Si ricorda alle aziende versanti ad EBM che, a decorrere dal 1 maggio 2020, è possibile presentare la richiesta di rimborso per l’acquisto di DPI da usare nell’ambito dell’emergenza Covid – 19 alle condizioni che seguono.
Contributo alle aziende del 50% per le spese sostenute per l’acquisto di DPI specifici DPI per emergenza Covid – 19 fino ad un massimo di 300,00 euro (trecento/00), IVA esclusa.
Periodo di riferimento spesa
Il contributo verrà riconosciuto per gli acquisti effettuati nel periodo dal 23/02/2020 al 30/04/2020.
Termine perentorio per la presentazione della domanda
Dal 01/05/2020 al 30/06/2020.
La domanda deve essere presentata dall’azienda, secondo le modalità descritte nel manuale operativo, consultabile nella sezione documenti esclusivamente tramite l’Area Riservata Aziende.
• Modulo di richiesta, scaricabile dalla sezione documenti, compilato e sottoscritto dall’azienda;
• Documentazione attestante (fatture, documenti di spesa).
Per ulteriori informazioni consultare il sito www.entebilateralemetalmeccanici.it
Con la DGR n. 6-1213 del 10 aprile 2020, la Regione Piemonte ha deliberato alcune importanti modifiche al Bando “V-IR Voucher alle imprese per l’acquisizione di servizi qualificati e specialistici per la ricerca e innovazione presso Infrastrutture di Ricerca pubbliche e private (IR)”. Le novità introdotte sono di particolare interesse per tutte le imprese attualmente impegnate nella riconversione delle proprie linee di produzione, per immettere sul mercato dispositivi di protezione individuale (quali ad esempio: mascherine chirurgiche, di protezione individuale ffp2/ffp3, camici e tamponi per test di positività al virus Covid-19).
Al riguardo ricordiamo che la Regione Piemonte ha già pubblicato le istruzioni per le aziende interessate alla produzione (per un approfondimento clicca QUI).
La Regione ha istituito - tra gli interventi ammissibili al bando- una specifica linea “Emergenza Covid-19” per il finanziamento di progetti finalizzati a fronteggiare l’emergenza sanitaria a copertura dei costi sostenuti per la sperimentazione e la dichiarazione di conformità di dispositivi medici e dispositivi di protezione individuale (DPI) e ogni altro componente a supporto delle esigenze emerse a seguito dell’emergenza sanitaria.
SINTESI DELLE MODIFICHE AL BANDO
La Regione Piemonte mette a disposizione per la Linea “Emergenza COVID-19” l’importo di € 1.000.000,00.
L’agevolazione consiste in un contributo a fondo perduto a copertura del 100% dei costi sostenuti, da un contributo minimo di € 1.500,00 a un massimo di € 10.000,00.
Sono ammissibili i costi sostenuti daI 1° febbraio 2020.
Per accedere al contributo, occorre presentare domanda attraverso l’apposito portale raggiungibile cliccando QUI
La documentazione da allegare alla domanda di contributo:
preventivo dettagliato di spesa reso dal fornitore infrastruttura di ricerca;
attestazione dell’infrastruttura di ricerca del possesso dei requisiti previsti del bando (come da modello di cui all’Allegato C del presente Bando);
dichiarazione “de minimis”.
Per approfondimenti è possibile consultare la sezione dedicata al bando nel sito della Regione Piemonte.
Prezzo fisso per le mascherine chirurgiche
Osservazioni di API Torino all’Ordinanza del Commissario Straordinario per l’emergenza Covid-19
Alla luce della recente Ordinanza a firma del Commissario Straordinario Domenico Arcuri API Torino ha inviato una serie di osservazioni puntuali per richiedere una modifica e/o cancellazione della stessa.
Che cosa ha comunicato il Commissario Straordinario
Nei considerando dell’ordinanza si leggono i compiti del Commissario Straordinario tra cui quello di mettere in campo iniziative quali organizzare, acquisire, sostenere la produzione di ogni genere di bene strumentale utile a contenere e contrastare l’emergenza stessa, programmando e organizzando ogni attività connessa. Partendo da questo presupposto, l’Associazione ha comunicato di ritenere che l’imposizione di un prezzo fisso senza una analisi preventiva sugli impatti della produzione del bene non sia corretta. La definizione del prezzo finale non è avvenuta con una programmazione che abbia tenuto conto del prezzo delle materie prime e dei costi di lavorazione. Il prezzo fisso è stato inoltre erroneamente disposto per mascherine chirurgiche con materiali e caratteristiche prestazionali differenti (tipo I, tipo II e tipo IIR) che non possono pertanto portare ad un prezzo unico.
L’impatto odierno di un prezzo fisso senza un valore minimo e massimo determina per le realtà produttive nazionali che, a fronte della deroga del DL Cura Italia, si stanno riconvertendo, una impossibilità di vendita delle mascherine chirurgiche già prodotte.
API Torino, inoltre, ha evidenziato la tardività dell’ordinanza che “viene imposta senza alternative” a fronte di ingenti acquisti effettuati nelle scorse settimane sia per le imprese aperte alla data odierna sia per quelle che apriranno dal 4 maggio. L’obbligatorietà e l’urgenza degli acquisiti era già per altro prevista fin dal primo Protocollo per il contenimento di Covid-19 negli ambienti di lavoro come siglato dalle Parti Sociali lo scorso 14 marzo.
Le proposte di API Torino
API Torino ha quindi proposto in alternativa di:
prevedere un valore minimo ed un valore massimo del costo finale di acquisto differenziato sulle tipologie di mascherine (tipo I, tipo II e tipo IIR);
prevedere un periodo transitorio di applicazione dei nuovi valori economici per riuscire a smaltire la produzione nazionale già avviata ed immessa in commercio; l’importanza della previsione di un periodo transitorio di almeno 2 mesi è coerente con i tempi medi di rilascio dell’autorizzazione alla produzione e quella successiva alla commercializzazione dall’istituto Superiore della Sanità. Il numero dei soggetti ad oggi autorizzati alla commercializzazione rispetto a quelli richiedenti si aggira ad un percentuale di circa 6 % su un totale di circa 390 richieste;
delegare alle Regioni e agli Enti di Ricerca Regionali un potere in deroga di rilascio di tale autorizzazione alla commercializzazione a fronte di evidenze oggettive di superamento di test di laboratorio.
API Torino continuerà a monitorare la situazione relativa ai DPI ed a mettere in atto tutte le azioni possibili in difesa delle istanze delle PMI.
Aggiornamento del “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”
Premessa al Nuovo Protocollo
Le Parti Sociali Datoriali, tra cui CONFAPI, e quelle Sindacali (Cgil, Cisl e Uil) hanno sottoscritto l’aggiornamento del “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”.
La revisione del Protocollo risponde alle richieste di maggiore sicurezza per i lavoratori alla vigilia della riapertura delle attività dopo il lungo lockdown. La versione aggiornata non modifica in maniera sostanziale o elimina punti di quella precedente, ma aggiunge alcune regole e suggerimenti, più che vere e proprie prescrizioni perentorie per le imprese.
Dopo più di un mese dalla prima stesura il nuovo documento riprende alcuni contenuti dei provvedimenti del Governo e dei Ministeri Competenti sempre nell’ottica di assicurare alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione.
Si esplicita infatti nelle premesse che la mancata attuazione del Protocollo che non assicuri adeguati livelli di protezione determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.
Attenzione alla informazione/formazione
Tra i primi punti dei 13 capitoli che descrivono ancora oggi i contenuti tecnici prescrittivi quello parzialmente integrato riguarda il tema della informazione. Tale attività, ritenuta strategica anche nell’ambito del sistema di gestione della sicurezza normato dal Testo Unico D.Lgs. 81/2008, deve essere attuata insieme a quella di formazione ed addestramento del personale.
Tra le modifiche inserite una precisazione che recita espressamente: “L’azienda fornisce una informazione adeguata sulla base delle mansioni e dei contesti lavorativi, con particolare riferimento al complesso delle misure adottate cui il personale deve attenersi in particolare sul corretto utilizzo dei DPI per contribuire a prevenire ogni possibile forma di diffusione di contagio”.
Come già consolidato per la formazione in materia di salute e sicurezza si sottolinea l’importanza che anche l’informazione sia adeguata alla mansione svolta e relativo contesto (tipo di contratto, organizzazione, lavorazioni svolte). Tra gli argomenti nuovi l’uso corretto dei DPI che se non correttamente adottati rischiano di vanificare il loro beneficio.
Rimangono validi tutti gli altri contenuti dell’informazione sui comportamenti da tenere in azienda.
Nell’ambito delle modalità di ingresso in azienda, rimane una facoltà la misurazione della temperatura che non è quindi un obbligo tassativo, la misurazione eventuale e la sua registrazione va comunque svolta nel pieno rispetto delle privacy del lavoratore.
Reinserimento lavoratori risultati positivi
Con l’evolversi dell’epidemia, si è valutato come necessario precisare meglio le corrette modalità di reinserimento dei lavoratori risultati positivi.
Queste le parti aggiunte al Protocollo.
L’ingresso in azienda di lavoratori già risultati positivi all’infezione da COVID 19 dovrà essere preceduto da una preventiva comunicazione avente ad oggetto la certificazione medica da cui risulti la “avvenuta negativizzazione” del tampone secondo le modalità previste; la certificazione deve essere rilasciata dal dipartimento di prevenzione territoriale di competenza.
Qualora, per prevenire l’attivazione di focolai epidemici, nelle aree maggiormente colpite dal virus, l’autorità sanitaria competente disponga misure aggiuntive specifiche, come ad esempio, l’esecuzione del tampone per i lavoratori, il datore di lavoro fornirà la “massima collaborazione”.
Come indicato nel nuovo Protocollo l’utilizzo del tampone e del suo risultato rappresenta l’unico strumento per dimostrare prima l’eventuale positività del lavoratore e successivamente la sua “negativizzazione”. E’ bene ricordare come in particolare in Piemonte la diffusione dell’utilizzo del tampone anche per lavoratori non delle strutture sanitarie sia ancora troppo raro e solo in parte potenzialmente sostituibile dai test rapidi sierologici che non risulta ancora chiaro se possano fornire al lavoratore prima ed al datore di lavoro dopo adeguata garanzia di negativizzazione.
Accesso in azienda di lavoratori esterni
Sempre nell’ambito dell’accesso in azienda ma da parte di fornitori esterni, il nuovo Protocollo fornisce qualche chiarimento e suggerimento in più. Il tema del coordinamento e collaborazione tra lavoratori terzi anche nell’ambito di regimi di appalto rappresenta sicuramente un argomento di complessa gestione tanto più in questa fase emergenziale. Fondamentale nel pieno rispetto del regime di appalto di cui all’art.26 del D.Lgs. 81/2008 è lo scambio di informazione sui rischi specifici ed in tal senso la puntuale comunicazione di una eventuale positività di un lavoratore esterno. Considerando il Protocollo come parte integrate della valutazione del rischio di cui rappresenta pertanto un aggiornamento, sempre nell’ottica del regime d’appalto, il Protocollo stesso chiede che l’azienda committente ne dia completa e puntuale informazione alle imprese terze appaltatrici perché ne possano conoscere i contenuti e ne attuino le previsioni, sotto l’attenta vigilanza del committente.
I nuovi capoversi sul tema sono i seguenti:
Ulteriore precisazione riguarda l’attività strategica di sanificazione, anch’essa oggetto di numerosi dubbi interpretativi sulla reale natura, frequenza e modalità di esecuzione da parte di personale qualificato.
Il dubbio riguardava in particolare il periodismo per tutte le imprese che non avevano registrato casi di positività e spesso erano state chiuse subito dal 22 marzo in poi. Il nuovo paragrafo precisa, seppur nell’indeterminatezza della corretta individuazione di aree geografiche a maggiore endemia o nei casi di positività, che vige un obbligo alla riapertura di sanificazione straordinaria degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni come definito nella circolare 5443 del 22 febbraio 2020.
Altro paragrafo ed argomento con maggiori dettagli operativi è quello relativo ai dispositivi di protezione.
La nuova prescrizione, come di seguito riportata torna sul tema dell’obbligo di utilizzo dei dispositivi solo in determinate condizioni sulla base della valutazione dei rischi che deve tenere quindi conto delle mansioni e delle relative attività svolte.
Quando esiste condivisione di spazi comuni, senza più distinguere i casi di distanziamento inferiore ad 1 metro, prevede l’uso di una mascherina chirurgica ritenuta equivalente ai DPI, con caratteristiche di marcatura CE o equivalente con produzione in deroga ed autorizzata da ISS. Questo il livello minimo di mascherina a cui può sostituirsi un DPI marcato o prodotto in deroga come autorizzato da INAIL.
Nello specifico il nuovo paragrafo cita:
“nella declinazione delle misure del Protocollo all’interno dei luoghi di lavoro sulla base del complesso dei rischi valutati e, a partire dalla mappatura delle diverse attività dell’azienda, si adotteranno i DPI idonei. È previsto, per tutti i lavoratori che condividono spazi comuni, l’utilizzo di una mascherina chirurgica, come del resto normato dal DL n. 9 (art. 34) in combinato con il DL n. 18 (art 16 c. 1)”.
Altro punto del nuovo protocollo oggetto di modifiche è quello relativo all’organizzazione aziendale (turnazione, trasferte e smart work, rimodulazione dei livelli produttivi).
Dopo la riconferma delle varie indicazioni che riguardano la rimodulazione dei livelli produttivi, la diminuzione dei contatti si rafforza l’invito per un ricorrente utilizzo dello smart working, nel rispetto di adeguate condizioni di supporto al lavoratore.
Il nuovo paragrafo è
“il lavoro a distanza continua ad essere favorito anche nella fase di progressiva riattivazione del lavoro in quanto utile e modulabile strumento di prevenzione, ferma la necessità che il datore di lavoro garantisca adeguate condizioni di supporto al lavoratore e alla sua attività (assistenza nell’uso delle apparecchiature, modulazione dei tempi di lavoro e delle pause)”.
Nuove prescrizioni riguardano la riprogettazione di spazi di lavoro per garantire il distanziamento sociale, anche attraverso l’utilizzo di spazi non appositamente pensati per essere destinati a luoghi di lavoro ad esempio sale riunioni.
I nuovi paragrafi sono i seguenti:
“è necessario il rispetto del distanziamento sociale, anche attraverso una rimodulazione degli spazi di lavoro, compatibilmente con la natura dei processi produttivi e degli spazi aziendali. Nel caso di lavoratori che non necessitano di particolari strumenti e/o attrezzature di lavoro e che possono lavorare da soli, gli stessi potrebbero, per il periodo transitorio, essere posizionati in spazi ricavati ad esempio da uffici inutilizzati, sale riunioni;
Centrale il concetto di distanziamento sociale e quindi la necessità di garantire la prevenzione degli assembramenti in ogni occasione e situazione tra cui le stesse fasi di ingresso ed uscita. Tale modifiche organizzative, apparentemente di più facile attuazione per le grandi imprese anche per la presenza di diversi luoghi di accesso rappresenta una maggiore criticità organizzativa per le PMI; l’eventuale differenziazione di orari di ingresso, uscita e della gestione delle paure riduce potenzialmente le ore lavorative e ha ripercussioni giuslavoristiche che andranno regolamentate caso di per caso.
Altro tema richiamato nell’ambito delle necessità di riorganizzazione del lavoro quello degli spostamenti casa/lavoro. Il comparto del trasporto pubblico sicuramente dovrà pensare ad un radicale cambiamento dei flussi e delle modalità di organizzazione dei trasferimenti (bus, metro, treni) per garantire adeguatamente un distanziamento sociale con certa riduzione della capienza dei mezzi. Tema quello dei trasporti quanto mai delicato soprattutto nell’ottica di una corretta valutazione dei rischi COVID 19 intesa come rischio “esterno” di natura biologica e pertanto normalmente esterno a molte realtà lavorative.
Tra gli altri argomenti molto dibattuti in queste prime settimane di apertura ridotta vi era quello dell’effettivo ruolo del medico competente nell’ambito della sorveglianza sanitaria. Nel ribadire infatti la necessità che la sorveglianza prosegua nel rispetto delle indicazioni del Ministero della Salute e delle Autorità Sanitarie locali, si sottolinea la sua funzione nell’ambito della valutazione dei rischi.
Il medico competente potrà infatti, perché nei suoi compiti e doveri anche disciplinati dal D.Lgs. 81/2008 suggerire l’eventuale utilizzo di strumenti di diagnostica come tamponi e/o test rapidi sierologici seppur ancora oggetto di approfondimento sull’efficacia da pare della comunità scientifica internazionale.
Altro tema particolare già citato in precedenza è quello del coinvolgimento del medico competente nell’analisi dei lavoratori a fronte di reinserimento lavorativo dopo infezione COVID 19 con particolare attenzione ai soggetti potenzialmente più fragili che ovviamente sono i lavoratori più anziani. Per maggior dettagli le novità sono così riportate:
“il medico competente applicherà le indicazioni delle Autorità Sanitarie. Il medico competente, in considerazione del suo ruolo nella valutazione dei rischi e nella sorveglia sanitaria, potrà suggerire l’adozione di eventuali mezzi diagnostici qualora ritenuti utili al fine del contenimento della diffusione del virus e della salute dei lavoratori” (ad esempio tamponi);
“alla ripresa delle attività, è opportuno che sia coinvolto il medico competente per le identificazioni dei soggetti con particolari situazioni di fragilità e per il reinserimento lavorativo di soggetti con pregressa infezione da COVID 19”;
“E’ raccomandabile che la sorveglianza sanitaria ponga particolare attenzione ai soggetti fragili anche in relazione all’età”.
Il tema del reintegro dei lavoratori positivi è ribadito in relazione all’ottenimento di una evidenza di negatività al tampone associato anche alla eventuale visita di sorveglianza sanitaria come per l’assenza per motivi di salute superiori ai 60 giorni per la valutazione di profili specifici di rischiosità e per una verifica di effettiva nuova idoneità lavorativa.
Il nuovo paragrafo cita infatti
“Per il reintegro progressivo di lavoratori dopo l’infezione da COVID19, il medico competente, previa presentazione di certificazione di avvenuta negativizzazione del tampone secondo le modalità previste e rilasciata dal dipartimento di prevenzione territoriale di competenza, effettua la visita medica precedente alla ripresa del lavoro, a seguito di assenza per motivi di salute di durata superiore ai sessanta giorni continuativi, al fine di verificare l’idoneità alla mansione”. (D.Lgs 81/08 e s.m.i, art. 41, c. 2 lett. e-ter), anche per valutare profili specifici di rischiosità e comunque indipendentemente dalla durata dell’assenza per malattia”.
Aggiornamento e vigilanza sull’applicazione del Protocollo
Punto conclusivo come nella precedente versione del Protocollo è quello dell’aggiornamento del protocollo di regolamentazione. Il punto finale ma strategico è quello legato proprio al ruolo delle parti sociali in particolare di provenienza sindacale. Nella precedente versione infatti la costituzione del comitato aziendale per l’applicazione prima e della verifica di corretta attuazione poi veniva attribuita singolarmente oltre che chiaramente al datore di lavoro anche alle rappresentanze sindacali (RSU) oppure agli RLS aziendali.
La ricorrente situazione, in particolare nelle PMI di difficoltà di individuare un RLS e la rara presenza di rappresentanze sindacali hanno portato alla previsione di stipula di accordi territoriali con il coinvolgimento degli Organismi Paritetici per la salute e sicurezza.
Il sistema di CONFAPI e API Torino da molti anni ha sottoscritto accordi con la parte sindacale per la costituzione di questi organismi di livello provinciale e/o regionale che saranno chiamati ad un nuovo ruolo anche di “arbitri” e garanti esterni di una corretta applicazione dei protocolli azienda per azienda.
Le nuove previsioni in materia sono state così descritte:
“Laddove, per la particolare tipologia di impresa e per il sistema delle relazioni sindacali, non si desse luogo alla costituzione di comitati aziendali, verrà istituito “un Comitato Territoriale composto dagli Organismi Paritetici per la salute e la sicurezza, laddove costituiti, con il coinvolgimento degli RLST e dei rappresentanti delle parti sociali”.
“Potranno essere costituiti, a livello territoriale o settoriale, ad iniziativa dei soggetti firmatari del Protocollo, comitati per le finalità del Protocollo, anche con il coinvolgimento delle autorità sanitaria locali e degli altri soggetti istituzionali coinvolti nelle iniziative per il contrasto della diffusione del COVID19”.
E’ già scaricabile il modulo di richiesta che va presentato però dal 1 maggio 2020
EBM (Ente Bilaterale Metalmeccanici) ha deciso di destinare un milione di euro per sostenere le aziende nell’acquisto di DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) come da protocollo di protezione del 14/03/2020.
L’importo messo a disposizione rappresenta circa il 10% del totale dei contributi ricevuti nell’esercizio 2019. EBM, infatti, nel 2019 ha erogato prestazioni per un importo complessivo di oltre 12 milioni di euro per il sostegno del reddito dei lavoratori, a sostegno del reddito delle aziende e per la sicurezza dei lavoratori metalmeccanici.
Il modulo di richiesta, già scaricabile dalla sezione Documenti>Modulistica, andrà compilato, sottoscritto dall’azienda e caricato a partire dal 01/05/2020 unitamente alla documentazione attestante l’acquisto (fatture, documenti di spesa). Tutti i dettagli saranno pubblicati a breve sul sito nella nuova sezione delle Prestazioni>Fondo Sicurezza OPNM.
Inoltre, il Comitato Esecutivo EBM, alla luce delle difficoltà causate dalla emergenza, ha deciso di riaprire i termini per la presentazione delle domande relative a tutte le prestazioni di EBM per le quali sono decorsi o decorrono i termini di presentazione a partire dal 23 febbraio.
I nuovi termini saranno comunicati non appena sarà nota la fine delle restrizioni ai movimenti della cittadinanza.
La Regione Piemonte ha pubblicato le istruzioni per le aziende interessate alla produzione di mascherine e camici.
Per velocizzare le procedure necessarie per garantire la conformità tecnica dei dispositivi di protezione individuale, la cui domanda è in continua crescita, e dare una risposta alle aziende che vorrebbero riconvertire gli impianti, la Regione Piemonte ha annunciato che la produzione potrà essere certificata grazie alla collaborazione, alle competenze, alle conoscenze e alle strumentazioni messe a disposizione da Politecnico e Università di Torino e Università del Piemonte orientale.
Chiediamo alle aziende interessate all’invio della candidatura di mettere in copia l’associazione attraverso il seguente indirizzo sertec@apito.it così da poter fornire un ulteriore supporto tecnico se si ravvisasse la necessità.
L’Istituto Superiore della Sanità ha reso disponibili sul proprio portale i modelli per la domanda di valutazione in deroga per la produzione di mascherine e il modello per autocertificare il rispetto dei requisiti stabiliti dalla circolare del Ministero della Salute del 13 marzo 2020 e superata dalla circolare del 18 marzo 2020.
È inoltre possibile richiedere direttamente informazioni al gruppo di lavoro utilizzando il seguente indirizzo: mascherinecovid-19@iss.it.
Modello di autocertificazione e Domanda di valutazione in deroga
Le domande e l’autocertificazione dovranno essere inviate tramite PEC all’indirizzo:
Pubblicate le linee guida per i cantieri con le quali vengono fornite indicazioni operative finalizzate a incrementare l’efficacia delle misure precauzionali di contenimento adottate per contrastare l’epidemia di Covid-19.
Si tratta di misure che riguardano i titolari del cantiere, tutti i subappaltatori e i subfornitori presenti in cantiere e che sono coerenti con il Protocollo sulla sicurezza per la continuità delle attività produttive, sottoscritto anche da CONFAPI il 14 marzo 2020.
Per le Linee guida dedicate ai ANAS spa ed Rfi clicca QUI.
Per le Linee guida dedicate ad altri cantieri clicca QUI.
L’Area Tecnica di API Torino e la Segreteria del Collegio Edile API Torino, sono comunque a disposizione per ogni approfondimento. Per informazioni – sertec@apito.it oppure Tel 4513.262.
Ecco un fac-simile da utilizzare [clicca qui per scaricare]
Il Protocollo sulla sicurezza per la continuità delle attività produttive, sottoscritto anche da CONFAPI, deve essere recepito nelle diverse realtà aziendali.
Per facilitare questo passaggio è possibile utilizzare uno modello di accordo che recepisce integralmente in azienda le indicazioni del Protocollo stesso.
L’azienda potrà personalizzare il testo adottando i controlli e le procedure ed istruzioni interne che saranno ritenute più attinenti alla propria realtà produttiva.
Il documento, insieme alla formale costituzione del Comitato Interno, costituirà integrazione delle informative già rese ai lavoratori nel corso del tempo, sia agli esterni sottoposti ai controlli (es. fornitori, trasportatori, visitatori).
Si sottolinea che tale documento rappresenta una buona prassi ma non è vincolante e non è pertanto l’unica modalità con cui l’azienda potrà recepire il Protocollo Nazionale.
Covid-19, liberamente scaricabili le norme UNI per combattere il contagio
API Torino informa le aziende interessate alla produzione di mascherine e DPI che l’UNI ha messo a disposizione delle imprese, a titolo gratuito, le norme tecniche che definiscono i requisiti di sicurezza, di qualità e i metodi di prova dei prodotti indispensabili per la prevenzione del contagio da Covid-19.
Scarica il documento [clicca qui]
Per affrontare l’emergenza Covid-19, è stato reso possibile produrre mascherine chirurgiche seguendo un iter di notificazione rapido. Ecco qui di seguito come fare.
Le imprese interessate alla produzione di mascherine chirurgiche devono inviare una PEC all’indirizzo:
mascherinecovid-19@pec.iss.it (all’attenzione della Dott.ssa Marcoaldi Roberta) e con il seguente oggetto: DOMANDA PER AUTORIZZAZIONE ALLA PRODUZIONE IN DEROGA DI MASCHERINE (NOME E MODELLO)
Nel testo della mail deve essere autocertificato il rispetto dei requisiti stabiliti dalla circolare del Ministero della Salute del 13 marzo 2020 ovvero, che i prodotti soddisfano i requisiti delle norme:
UNI EN ISO 14683:2019 - Maschere facciali ad uso medico - Requisiti e metodi di prova
UNI EN ISO 10993 - Valutazione biologica dei dispositivi medici - Parte 1: Valutazione e prove all'interno di un processo di gestione del rischio
Avere un sistema qualità certificato ISO 9001.
Le stesse norme sono SCARICABILI GRATUITAMENTE DAL SITO UNI CHE LE HA RESE DISPONIBILI IN QUESTA FASE EMERGENZIALE.
All’autocertificazione devono comunque essere allegati, o inviati entro 3 giorni dall’invio della PEC, pena annullamento della richiesta, schede tecniche dei materiali, i report dei test effettuati ai sensi delle norme citate e l’attestato di certificazione del sistema qualità ISO 9001.
Le mascherine non dovranno essere marcate CE.
Si ricorda che la produzione di mascherine in deroga potrebbe cessare il giorno stesso in cui verrà dichiarata cessata l’emergenza Covid-19, con la conseguente impossibilità di continuare a commercializzare le mascherine prodotte e/o presenti in magazzino.
L’Area Tecnica di API Torino è comunque a disposizione per ogni approfondimento
Per informazioni – sertec@apito.it oppure Tel 4513.262.
Covid-19, le misure che riguardano la sicurezza nei luoghi di lavoro
IL DECRETO n. 18 DEL 17 MARZO 2020 PUBBLICATO NELL’EDIZIONE STRAORDINARIA N. 70 DELLA GAZZETTA UFFICIALE DEL 17 MARZO 2020 PREVEDE ALCUNE MISURE INERENTI L’IGIENE E LA SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO E DEL PERSONALE.
Allo scopo di incentivare la sanificazione degli ambienti di lavoro, quale misura di contenimento del contagio del virus COVID-19, alle imprese è riconosciuto, per il periodo d'imposta 2020, un credito d'imposta nella misura del 50 per cento delle spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro fino ad un massimo di 20.000 euro. Il credito d'imposta è riconosciuto fino all'esaurimento dell'importo massimo di 50 milioni di euro per l'anno 2020.
Questa l’indicazione del Decreto Legge sugli aiuti economici alle imprese Decreto “Cura Italia” per il contenimento del Coronavirus.
Punto cardine del “Protocollo sulla sicurezza condiviso tra le associazioni datoriali e sindacali” che sta creando qualche dubbio alle imprese, è quello sia della frequenza di effettuazione sia delle modalità di effettuazione della sanificazione. Sulla frequenza il protocollo cita il termine “periodicamente” che pertanto potrebbe essere intesa come una scadenza differenziata sulla base delle specifiche necessità o scelte del datore di lavoro. Una tempistica media corretta riteniamo possa essere settimanale. Si consiglia alle imprese di ottenere nell’ambito della sanificazione effettuata, oltre alla stipula preliminare di un contratto tra le parti, una dichiarazione e certificazione di corretta esecuzione del lavoro svolto che possa chiaramente identificare il prodotto/i utilizzati, le modalità di intervento ed i luoghi dell’intervento stesso.
Si ricorda però che nel caso di registrazione di un caso di positività al COVID 19 l’intervento deve essere immediato e le modalità come definite dal Ministero della Salute in base alla Circolare 5443 del 22 febbraio 2020.
DISPOSIZIONI STRAORDINARIE PER L’AUTORIZZAZIONE ALLA PRODUZIONE DI MASCHERINE CHIRURGICHE, DPI E ULTERIORI MISURE DI PROTEZIONE DEI LAVORATORI E DELLA COLLETTIVITA’
In relazione invece al tema della produzione di mascherine chirurgiche e DPI (Mascherine FFP1, FFP2 e FFP3) fortemente richieste in questo periodo di emergenza, il Decreto “Cura Italia” deroga al rispetto delle normali prescrizioni vigenti in materia, consentendo la produzione in regime di estrema semplificazione.
Tale deroga sarà in vigore per tutto il periodo dell’emergenza.
Le aziende produttrici di mascherine chirurgiche che intendono avvalersi della deroga devono però inviare all’Istituto superiore di sanità autocertificazione nella quale, sotto la propria esclusiva responsabilità, dichiarano quali sono le caratteristiche tecniche delle mascherine e che le stesse rispettano tutti i requisiti di sicurezza di cui alla vigente normativa.
Entro e non oltre 3 giorni dalla citata autocertificazione le aziende produttrici devono altresì trasmettere all’Istituto superiore di sanità ogni elemento utile alla validazione delle mascherine oggetto della stessa.
L’istituto superiore di sanità, nel termine di 2 giorni dalla ricezione delle informazioni da parte del produttore, si pronuncia circa la rispondenza delle mascherine alle norme vigenti.
I produttori, gli importatori dei dispositivi di protezione individuale (mascherine FFP1, FFP2 e FFP3) e coloro che li immettono in commercio, che intendono avvalersi della deroga ivi prevista, inviano all’INAIL una autocertificazione nella quale, sotto la propria esclusiva responsabilità, attestano le caratteristiche tecniche dei citati dispositivi e dichiarano che gli stessi rispettano tutti i requisiti di sicurezza di cui alla vigente normativa.
Entro e non oltre 3 giorni dalla citata autocertificazione le aziende produttrici e gli importatori devono altresì trasmettere all’INAIL ogni elemento utile alla validazione dei dispositivi di protezione individuale oggetto della stessa. L’INAIL, nel termine di 3 giorni dalla ricezione di quanto indicato nel presente comma, si pronuncia circa la rispondenza dei dispositivi di protezione individuale alle norme vigenti.
Qualora all’esito della valutazione le mascherine risultassero non conformi alle vigenti norme il produttore cessa immediatamente la produzione. Seppur nel regime della deroga non vige pertanto un principio assoluto di libertà nella produzione delle mascherine chirurgiche soprattutto ai fini dell’immissione in commercio, ne tanto meno un principio di silenzio assenso a fronte dell’eventuale mancata risposta da parte dell’Istituto Superiore di Sanità o dell’INAIL.
Da informazioni dirette da parte del Ministero della Salute all'interno dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dell’INAIL è stato creato il “Gruppo di lavoro dispositivi medici e DPI COVID-19” incaricato di effettuare una valutazione per l’utilizzo in deroga, limitatamente a questo periodo di emergenza, di maschere facciali ad uso medico o DPI anche prive del marchio CE.
Il Gruppo di lavoro, già attivamente operativo mantenendo contatti con il Ministero della Salute, la Protezione Civile, soggetti Istituzionali ed Associazioni Datoriali fornisce informazioni a tutti i richiedenti delle varie Aziende sia via mail che telefonicamente.
Tali indicazioni operative dovrebbero supportare le imprese nell’individuazione delle norme vigenti in materia e le caratteristiche tecniche e prestazionali minime (materiali, spessori, cuciture, ecc).