Source: http://www.agispettacolo.it/agi/assicurazione-spettacolo/
Timestamp: 2018-05-26 15:41:07+00:00
Document Index: 83600827

Matched Legal Cases: ['art. 2087', 'art. 2087', 'sentenza ', 'art. 2222', 'art. 2087', 'art. 43', 'art. 589', 'art. 2087', 'art. 185', 'art. 2087']

AGI Spettacolo | ASSICURAZIONE SPETTACOLO
angelo 05/02/2009 Nessun commento
Quali sono i lavoratori dello spettacolo per cui è obbligatoria l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e per le malattie contratte sul lavoro? Chi gestisce tale assicurazione?
Nel novero delle persone assicurate contro gli infortuni sul lavoro rientrano le maestranze e i tecnici addetti alla produzione cinematografica (attrezzisti, gruppisti, macchinisti, elettricisti,. operatori della macchina, fonici, montatori, ecc.); nel campo teatrale sono compresi nell’assicurazione i tecnici (direttori di scena, elettricisti, macchinisti e attrezzisti. ecc.); per gli enti lirici e sinfonici, il personale operaio (specializzati. qualificati, manovali. ecc.); nonché, per le aziende che gestiscono teatri di posa, gli operai e gli intermedi; per le imprese di doppiaggio di films, gli operai (sincronizzatori, autisti meccanici, operatori. aiuto tecnici, preparatrici, ecc.).
Esistono diverse categorie di lavoratori con qualifiche artistiche che prestano la propria opera nella realizzazione di spettacoli che possono comportare l’esposizione a probabili rischi, non minori di quelli cui sono sottoposti altri lavoratori tutelati, per i quali però non è prevista l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, perché la legge non prevede affatto l’attività di dette categorie (attori, generici, capigruppo, comparse, artisti lirici, attori di prosa, ecc.). Si pensi, ad esempio, ai rischi che possono presentarsi, in special modo nella produzione cinematografica, per scene che rappresentano incendi, scontri di veicoli, cavalcate, cadute di acrobati e così via. È noto che il datore di lavoro deve garantire, nell’esercizio dell’impresa, le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro, ai sensi dell’art. 2087 cod. civ. Per assolvere a tale obbligo derivante dal codice civile gli imprenditori cinematografici sono stati indotti a stipulare con carattere consuetudinario talune polizze assicurative per gli attori cinematografici, in modo da essere sollevati dalle conseguenze di possibili incidenti che dovessero occorrere all’attore, durante e in connessione con la lavorazione del film. Pur in presenza di una assicurazione privata per infortunio del lavoratore, la magistratura ha ribadito che, nel caso si verifichi 1′infortunio, l’imprenditore risponde illimitatamente delle conseguenze dannose dell’evento. Ciò in quanto ogni pattuizione contrattuale intesa a trasferire ad altri o a limitare preventivamente gli obblighi antinfortunistici ovvero ad escludere o limitare la relativa responsabilità, deve ritenersi nulla perché in contrasto con il principio fondamentale del neninem laedere e con i precetti antinfortunistici specifici posti a carico dell’imprenditore e costituenti altrettante norme imperative inderogabili. La polizza assicurativa garantisce prestazioni in caso di morte, d’invalidità permanente o temporanea, entro limiti di massimali. Per quanto riguarda i generici cinematografici (il Contratto Collettivo 20 maggio 1940 definisce i generici quelli che, oltre a possedere un normale corredo di vestiario moderno, da giorno e da sera, partecipano in gruppo o isolatamente alle azioni cinematografiche, pronunciando eventualmente brevi battute e sottoponendosi normalmente a regolare trucco) il collettivo nazionale del 1951 (recepito nel D.P.R. 2 gennaio 1962, n. 609) impone ai produttori l’obbligo di garantire gli scritturati con una polizza privata che surroghi e sollevi l’imprenditore al verificarsi di eventuali infortuni sia sul lavoro sia in itinere, cioè per recarsi dall’abitazione al posto di lavoro e viceversa. Il disposto dell’accordo collettivo in esame risolve sul piano contrattuale il problema del rischio professionale inerente al lavoro e lo trasferisce, così come avviene per legge per tutti i lavoratori in caso d’impossibilità della prestazione di lavoro, dal lavoratore colpito all’imprenditore (c.d. traslazione del rischio). Nel predetto accordo è prevista solo l’invalidità temporanea assoluta di durata non superiore ai novanta giorni, per la quale la misura dell’indennizzo a carico della compagnia di assicurazioni è precisata nell’80% della retribuzione complessiva giornaliera stabilita dal contratto, per ogni giorno di invalidità. In favore dei capigruppo non esistono forme di tutela contro gli infortuni, neppure di origine sindacale come per i generici. I capigruppo (ora denominati aiuti per l’organizzazione delle scene di massa) hanno il compito di assumere le comparse, di regolare la loro prestazione e di provvedere alla retribuzione per conto dell’imprenditore. Il contratto collettivo del 1951, con validità obbligatoria, ha imposto alle case di produzione l’obbligo di assumere un capogruppo quando il numero delle comparse superi le cinque unità e non oltrepassi le venti. Il successivo contratto collettivo del 1955 ha esteso ai capigruppo il trattamento economico dei generici extra, ma, nessuna disposizione ha disciplinato l’assicurazione contro gli infortuni, alla quale di regola le produzioni provvedono volontariamente presso compagnie di assicurazioni. Il citato accordo del 1951 per i generici non prevede tra i casi verificabili né la morte, né la invalidità permanente a seguito dell’infortunio. Deve ritenersi tuttavia che valgano i principi del diritto comune in materia di danni, in dipendenza della traslazione del rischio a carico dell’imprenditore e in applicazione dell’art. 2087 del codice civile. L’accordo citato abolito la franchigia ha o carenza, che, come clausola limitativa dell’erogazione indennitaria, escludeva la copertura del rischio per invalidità inferiori a tre giorni. I ballerini e i tersicorei addetti all’allestimento, alla prova o all’esecuzione di pubblici spettacoli sono compresi nell’obbligo assicurativo contro gli infortuni sul lavoro. Il principio è stato affermato dalla Corte costituzionale con sentenza n. 137 del 21 marzo 1989.
Quale tipo di tutela ricevono in caso infortunio o malattia a causa di lavoro “i figuranti speciali” e “le comparse”?
La ” figurazione speciale ” è qualifica intermedia fra il generico e la comparsa, distinta da speciali attitudini o caratteristiche somatiche (es. il gigante, il gobbo, il nano, l’acrobata, ecc.). I figuranti sono coloro che sono destinati a completare il quadro di ripresa senza dover apportare un contributo individuale all’azione cinematografica e senza dover pronunciare battute. I contratti post-corporativi e la legge sul collocamento non prevedono espressamente la figurazione speciale. Di frequente sono sorte controversie in sede giudiziaria, in special modo per talune categorie di figurazioni speciali, ad es. acrobati, che venivano ritenute dalle produzioni appartenenti alla qualifica dei generici, mentre gli interessati vantavano la qualifica di attori, anche se di secondo piano o cosiddetti secondari. Nel settore televisivo, alla qualifica di figurazione speciale corrispondono quelle di ” figurante speciale ” e “figurante “: il primo si pone sullo stesso piano dei ” tramagnini” per la complessità delle azioni sceniche affidategli e per il fatto che compare normalmente isolato, nonché, per le particolari esigenze della ripresa televisiva, in primo piano; il figurante o figurante semplice, dà vita, invece, ad alcune caratterizzazioni che, seppure secondarie, sono comunque necessarie per la realizzazione della rappresentazione. Le comparse di solito vengono escluse dalle categorie artistiche perché hanno il compito, una volta assunte, di dare la loro presenza senza pronunziare battute. Le comparse possono essere vestite con gli abiti di scena ma, di regola, non sono sottoposte a trucco né vengono riprese in primo piano. L’accordo economico del maggio 1982 definisce le comparse come “le persone che non svolgono tale attività in forma abituale, bensì forniscono prestazioni non individualizzate di tipo occasionale o saltuario che si esauriscono in una sola giornata o in una sola scena e che non hanno alcun carattere professionale. Esse non sono sottoposte a trucco se non sommario e sono utilizzate per riprese di massa in cui svolgere collettivamente le funzioni di sfondo e dei quadri di insieme “. Dette prestazioni sono qualificate come di collaborazione coordinata e continuativa, nell’ambito delle prestazioni di lavoro autonomo di cui all’art. 2222 cod. civ. Ad esse non si applicano le disposizioni di legge sulle assicurazioni sociali attualmente vigenti per i lavoratori dello spettacolo. I movimenti e le presenze in scena delle comparse saranno coordinati dall’aiuto regista per l’organizzazione delle scene di massa (ex capogruppo) appartenente alla troupe cinematografica. Limitatamente all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro c’è da rilevare che né le comparse né le figurazioni sono per legge o per contratto collettivo tutelate contro questo rischio. Al riguardo osserviamo che per la figurazione speciale è pacificamente riconosciuta l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, sicché nel caso si verifichi un rischio infortunistico dovrebbero trovare applicazione nei confronti del produttore cinematografico l’art. 2087 cod. civ. e se vi è violazione dell’art. 43 cod. pen. l’art. 589 o 590 cod. pen. (delitti colposi contro la vita e l’incolumità individuale). Per le comparse, invece, alle quali è disconosciuta ogni forma di tutela legislativa sul lavoro, è dubbia l’applicazione dell’art. 2087 cod. civ. nei confronti del produttore, ma propendiamo per l’applicazione del citato articolo, perché è tuttora in vigore e dotato di efficacia obbligatoria il contratto collettivo del maggio 1940 che prevede che esso si applichi alle comparse, senza nulla specificamente disporre riguardo ad esse. In tal modo, a favore delle comparse, nell’ipotesi che si verifichi un infortunio e questo sia imputabile a titolo di colpa al produttore, sarebbe applicabile l’art. 185 cod. pen. che prevede il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale, prescindendo dall’origine contrattuale o extracontrattuale della responsabilità. L’applicazione dell’art. 2087 cod. civ. solleverebbe però la comparsa dall’onere della prova che altrimenti dovrebbe fornire a sostegno della sussistenza della responsabilità extracontrattuale del produttore ai sensi dell’an. 2697 cod.