Source: https://ricorsi.net/approfondimenti/multe/multa-126bis-omessa-comunicazione-dati/
Timestamp: 2019-08-20 13:58:41+00:00
Document Index: 82608894

Matched Legal Cases: ['art. 126', 'art. 126', 'art. 126', 'art. 126', 'e contrario', 'art. 1366', 'art. 1362', 'art. 22', 'sentenza ', 'art. 180', 'art. 126', 'art. 180', 'art 126']

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La multa per la comunicazione dei dati
Ricevi un verbale, paghi la multa e pensi di aver dolorosamente estinto il tuo debito con la giustizia. Invece no: passa qualche mese e di verbale ne ricevi un secondo, perché avresti dovuto comunicare i dati del conducente.
Così, il sistema della patente a punti, fa la fortuna dei Comuni che traggono profitto redigendo verbali non adeguatamente comprensibili e di chi può permettersi il lusso di perseverare nella violazione de divieti senza mettere mai a rischio la propria patente.
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Nella maggior parte dei casi, infatti, chi riceve un verbale omette di effettuare la comunicazione. Tale omissione quasi mai deriva dal consapevole intento di trasgredire alla norma in questione (l’art. 126bis del Codice della Strada), ma deriva piuttosto da una incomprensione sia del precetto legale che dell’invito contenuto a verbale.
Chi riceve un verbale è infatti portato generalmente a pensare che:
se fa opposizione, non deve effettuare la comunicazione, nell’attesa che il ricorso venga in decisione;
se non fa opposizione, non deve effettuare alcuna comunicazione poichè il pagamento della sanzione pecuniaria comporta un’implicita ammissione di colpa.
L’interpretazione della norma
Come già accennato l’art. 126bis del Codice della Strada è una norma “ambigua”: nella sua formulazione non prevede, infatti, esattamente cosa il conducente sia tenuto a fare nelle diverse circostanze che gli si possono presentare, né chiarisce come si debba comportare l’automobilista che si trovi nella oggettiva impossibilità di ricordare chi fosse alla guida del proprio veicolo in un dato giorno ed in una data ora. Tale ambiguità è ulteriormente aggravata dalla circostanza che in passato l’art. 126bis è stato oggetto di una censura di incostituzionalità e quindi di una nuova riformulazione da parte del legislatore.
A questa materia abbiamo dedicato uno specifico approfondimento e ci siamo soffermati in modo particolare su quelle motivazioni che il più delle volte hanno incontrato il favore dei Giudici e ci hanno consentito di ottenere l’accoglimento dei nostri ricorsi.
La nullità della multa
Al fine di giustificare l’omessa comunicazione dei dati del conducente da parte del destinatario della sanzione, occorre in primo luogo valutare il lungo tempo presumibilmente intercorso tra la presunta violazione e la contestazione del verbale, per desumerne che, nelle more, l’ingiunto non fosse ormai più in grado di offrire una ricostruzione puntuale a precisa di fatti e circostanze avvenute a distanza di mesi, e versasse, quindi, nella materiale impossibilità di indicare chi fosse alla guida del veicolo nel giorno e all’ora della presunta trasgressione.
Tale condizione di oggettiva impossibilità di ricordare, pare non essere stata trascurata dallo stesso legislatore che, al comma II dell’art. 126 bis del Codice della Strada, ha espressamente previsto che la comunicazione possa non avvenire se supportata da un “giustificato e documentato motivo”:
«Il proprietario del veicolo, ovvero altro obbligato in solido ai sensi dell’articolo 196, sia esso persona fisica o giuridica, che omette, senza giustificato e documentato motivo, di fornirli è soggetto alla sanzione amministrativa».
La prova documentale di tale giustificato motivo, cui la normativa appena citata fa riferimento, è insita nello stesso verbale teso a comminare la sanzione, poiché da esso emerge il dato temporale su cui si fonda la presente doglianza. Diversamente, a fronte di una avversa interpretazione del precetto normativo, sarebbe legittimo chiedersi a distanza di quale tempo ciascun cittadino possa considerarsi esonerato dall’obbligo (giuridicamente insistente) di ricordare per ciascun giorno dell’anno chi abbia fatto uso del proprio veicolo.
Come più volte precisato dalla Corte di Cassazione, l’opposizione all’ordinanza-ingiunzione irrogativa di una sanzione amministrativa può consistere anche nella semplice contestazione della pretesa della P.A. Nel susseguente rapporto processuale che si instaura, le parti di attore e convenuto sono, pertanto, formalmente invertite, gravando esclusivamente sull’amministrazione (parte attrice in senso sostanziale) l’onere di dimostrare il fondamento della propria pretesa di credito. Non potrebbe, in effetti, essere altrimenti: sarebbe contrario ai più elementari principi giuridici attribuire all’ingiunto l’onere di offrire prova negativa che dimostri la propria estraneità ai fatti contestatigli. Sulla scorta di tali brevi osservazioni, si precisa che la prova di cui l’Amministrazione dovrà render conto dovrà riguardare i fatti non al momento attuale, ma a quello in cui si assumerebbe essere stata commessa la presunta infrazione. Come ha avuto modo di chiarire la Suprema Corte: «la mancata produzione da parte dell’autorità opposta (delle produzioni richieste) non può non costituire un decisivo elemento di giudizio, idoneo a suffragare la sussistenza del fatto sul quale l’opponente ha fondato l’eccezione»; e ancora: «la contestazione della idoneità della fonte di prova in tema di sanzione amministrative per eccesso di velocità sottopone la P.A. all’onere di integrare la documentazione sul punto».
Ciò premesso, in sede di opposizione di verbale per la mancata comunicazione dei dati del conducente, nell’assolvimento dei propri oneri probatori, sarà utile invitare l’amministrazione opposta a voler offrire prova di aver correttamente notificato il verbale in cui sarebbe stato contenuto l’ordine alla comunicazione dei dati, affinché il giudicante possa, inoltre, valutare che il detto avviso sia stato espresso in termini sufficientemente chiari in modo da non lasciare alcun dubbio in ordine alla comunicazione da effettuare. Ciò comporterà, quindi, per l’amministrazione l’onere di dover offrire in esibizione il verbale (in originale o copia conforme).
Può oggettivamente prospettarsi che, interpretando in buona fede il verbale, l’intimato non ne abbia incolpevolmente colto in pieno il significato, per quel che riguarda l’invito a fornire informazioni. Il principio di buona fede cui ci si richiama è esattamente quello di cui all’art. 1366 c.c., che trova riscontro nella costante interpretazione dell’art. 1362 c.c. che abilita a ritenere che le norme dettate per la interpretazione dei contratti siano applicabili anche agli atti amministrativi e quindi ai verbali contravvenzionali. Alla luce delle osservazioni che hanno preceduto, pertanto, ove sussistente, la responsabilità dell’intimato sarebbe, in ogni caso, sollevata dall’esimente della buona fede. La norma in questione è stata oggetto di diverse formulazioni, che ad oggi ne rendono in parte ambigua l’interpretazione, lasciando il ricorrente nella falsa convinzione di dover effettuare la comunicazione sono nell’ipotesi in cui essa sia tesa a fornire le generalità di persona diversa da sé. Può quindi prospettarsi che, verosimilmente, il ricorrente in assoluta buona fede, immaginasse che non ottemperando all’invito di comunicare i dati del conducente, i punti sarebbero stati detratti dalla propria patente, ed ignorasse, quindi, che, conseguenza di tale omissione, sarebbe stata l’applicazione della pena pecuniaria comminata con il verbale oggetto della contestazione.
Il ricorso contro la multa
Un particolare approfondimento merita la questione della individuazione del giudice o della prefettura territorialmente competenti per la contestazione dei verbali relativi all’omessa comunicazione dei dati del conducente. La norma generale in materia di competenza territoriale è l’art. 22 della legge 689/1981, la quale prevede che, il Giudice di Pace o il Prefetto competenti siano individuati in riferimento al luogo in cui sarebbe stata commessa la presunta infrazione. È evidente che la norma non potrà mai trovare letterale applicazione in tutti quei casi in cui l’illecito contestato sia un illecito omissivo, frutto di una condotta passiva, e, quindi, inevitabilmente non riferibile né ad un tempo né ad un luogo in cui sarebbe stato commesso. Così è, appunto, per il caso che ci riguarda: il fatto contestato consiste, infatti, nell’omessa comunicazione dei dati del conducente, per cui non è dato rilevare un effettivo “locus commissi delicti“, se non con esclusivo riferimento al luogo di residenza del presunto contravventore, inteso come luogo presso il quale il contravventore imputa i propri interessi giuridici e, pertanto, come luogo presso cui, questi, avrebbe dovuto adempiere all’obbligo di effettuare la comunicazione.
Si tratta di principi largamente consolidati nella giurisprudenza penale, che sono stati ultimamente ribaditi anche da una recente sentenza del Giudice di Pace di Montecorvino Rovella, che così testualmente recita: «é evidente, senza particolari sforzi interpretativi, ritenere che la sede della contravvenzione dell’art. 180-8 cds – relativa alla omessa comunicazione dell’effettivo trasgressore – vada individuata nel domicilio dell’asserito trasgressore».
Tale interpretazione trova ulteriore autorevole conferma, anche sul piano dispositivo, nella nota promanata dal Ministero dell’Interno a tutte le prefetture con la quale si puntualizza che «[…] al fine di fondare la competenza del Prefetto e/o del Giudice di Pace cui proporre ricorso avverso la condotta omissiva tenuta successivamente alla violazione contestata, il luogo della commissione di quest’ultima non possa assumere alcun rilievo e che debba, piuttosto, farsi riferimento al luogo di residenza dell’interessato […] rilevando, nel concreto che […] la mancata comunicazione delle generalità del trasgressore, di cui al combinato disposto dell’art. 126 bis comma 2 e dell’art. 180, comma 8 cds concretizza, senza dubbio alcuno, una condotta illecita di natura omissiva, che può essere realizzata, come tale, [… nella] località [in cui gli verrà] notificata la richiesta di informazioni […]».
Nel caso in cui, quindi, il ricorrente ritenga preferibile adire le autorità individuate secondo il criterio della propria residenza e non in base a quello del luogo di commissione dell’infrazione, potrà richiamarsi ai principi appena esposti. Ciò potrà rivelarsi di grande utilità, specie nel caso in cui raggiungere materialmente il luogo di commissione dell’infrazione, può costituire un disagio o comportare delle spese ulteriori.
Ma non è tutto qui. Abbracciare questa tesi consentirà al ricorrente di richiedere l’annullamento del verbale anche invocando l’errata indicazione del giudice di pace e del prefetto competenti. I verbali sono, infatti, sempre redatti impiegando dei moduli prestampati, utilizzati per contestare qualsiasi tipo di infrazione e mai contemplano l’ipotesi che l’autorità competente per il ricorso sia diversa da quella del luogo in cui l’infrazione sarebbe stata commessa.
Tutto ciò premesso, per offrire un quadro più completo della questione, ci preme sottolineare, tuttavia, che questi principi sono stati contraddetti da una più recente ordinanza della Corte di Cassazione, che in sede di regolamento di competenza, si è espressa nel senso della competenza del luogo ove è stata commessa l’infrazione originaria, pur senza addurre alcuna convincente motivazione al riguardo: «È territorialmente competente a decidere l’opposizione avverso il verbale di contestazione della violazione dell’articolo 126 bis, comma secondo, cod. strada – sanzionante il proprietario del veicolo che senza giustificato motivo non comunichi nel termine previsto le generalità del conducente al momento della commessa infrazione – il giudice del luogo dove ha sede l’organo di polizia procedente, giacché l’infrazione si consuma nel luogo in cui avrebbe dovuto pervenire la comunicazione che è stata omessa».
Pertanto, presentando il ricorso innanzi al Giudice di Pace del luogo di residenza del trasgressore, è possibile che questi si dichiari incompetente e ordini la riassunzione del giudizio innanzi al giudice del luogo in cui l’infrazione sarebbe stata commessa.
Nella risposta ti indicheremo se riteniamo sussistere o meno validi motivi per fare opposizione ed il costo che avrebbe affidare direttamente a noi la redazione del ricorso. Se deciderai di avvalerti del servizio, dopo circa sette giorni dal pagamento, ti invieremo il ricorso completo in tutti i suoi elementi, pronto per essere stampato, firmato ed inviato al Giudice di Pace competente.
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Stefano 18 Luglio 2019 at 10:49
Buongiorno, è possibile presentare ricorso alla multa per omessa comunicazione dei dati del conducente (art 126 b) se si è stati impossibilitati ad inviare i dati in quanto non a conoscenza dell’atto giudiziario e del suo contenuto (multa per limite dì velocità) in quanto la notifica è stata consegnata ed effettuata ad un familiare?