Source: https://www.ateneoweb.com/approfondimenti-fiscali/no-alla-cessione-di-quote-finalizzata-ad-aggirare-le-norme-fiscali.html
Timestamp: 2017-09-20 13:17:40+00:00
Document Index: 178732340

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 21', 'art. 2', 'art. 37', 'art. 2', 'art. 37']

NO ALLA CESSIONE DI QUOTE FINALIZZATA AD AGGIRARE LE NORME FISCALI
Articolo di Antonina Giordano pubblicato da www.fiscooggi.it
Un'operazione di cessione delle quote di partecipazione al capitale sociale, pur motivata da valide ragioni economiche, può essere qualificata come elusiva se strumentalmente posta in essere per aggirare obblighi o divieti previsti dall'ordinamento fiscale.
E' questa la conclusione ormai "canonica" che è alla base delle valutazioni formulate dal Comitato Consultivo in tema di scissione (vedi in calce Parere n. 23/2004 deliberato il 29 settembre 2004).
La pronuncia resa per il caso in commento rappresenta un autorevole corollario del principio ormai consolidato.
Le argomentazioni che precedono la pronuncia di reiezione della richiesta sono più comprensibili se si ripercorre la descrizione dei fatti, così come rappresentati dall'interpellante.
I proponenti sono fratelli germani e sono per un terzo soci di una società avente per oggetto la gestione (anche in affitto o altro titolo), la compravendita, la costruzione di beni immobili di qualsiasi tipo e destinazione.
L'attuale assetto societario sarebbe la risultante di una precedente scissione parziale posta in essere nell'agosto 1999 al fine di superare i problemi legati al passaggio generazionale e consentire, con il trasferimento di parte del patrimonio, a tre società di nuova costituzione, la prosecuzione autonoma dell'attività economica dei tre nuclei familiari esponenziali dei tre fratelli.
Le varie "conseguenze" della detta operazione sono, con dovizia diaristica, descritte nell'istanza e sinteticamente esposte nel preambolo del parere al quale si rimanda.
Al momento i soci - che sono titolari di un immobile a uso industriale e di alcuni crediti verso l'erario - hanno avviato contatti per la vendita delle quote sociali di pertinenza e intendono rideterminarne il valore di acquisto ai sensi dell'articolo 2, comma 2, del decreto legge n. 282 (norma con la quale sono stati riaperti i termini, successivamente prorogati con il decreto legge n. 355/2003, per la riqualificazione dei valori di acquisto delle partecipazioni previste dagli articoli 5 e 7 della legge n. 448/2001). Tale "riapertura dei termini" ha offerto la possibilità di estendere la ridefinizione dei valori di acquisto alle partecipazioni possedute al 1° luglio 2003, nonché il differimento dei termini per il versamento dell'imposta sostitutiva e per la redazione della perizia giurata di stima, fissati al 30 settembre 2004.
In altre parole, i soci vorrebbero vendere le proprie quote di partecipazione al capitale sociale ad altri soggetti, persone e/o società, per spogliarsene completamente.
Dal momento che la cessione di partecipazioni rientra tra le operazioni contemplate al comma 3, lettera f, dell'articolo 37-bis del Dpr n. 600/73 come potenzialmente elusive, e dunque inopponibili all'Amministrazione finanziaria, nel caso in cui siano prive di valide ragioni economiche e finalizzate al conseguimento di vantaggi fiscali indebiti, il contribuente, a conforto della liceità del proprio operato, invoca ad alcune tesi a proprio favore nella fiducia che vengano valutate dal Comitato nel senso auspicato.
Viene precisato, infatti, che la scissione precedentemente posta in essere non era in alcun modo preordinata alla successiva rivendita di quote da parte dei soci della società beneficiaria poiché l'intervallo temporale trascorso esclude qualsiasi collegamento con la cessione delle partecipazioni e ogni ipotesi di ricondurle nell'ambito di un'unica operazione più complessa, anche perché le motivazioni che ne integrano la "causa" negoziale, non presentando alcune affinità, non sarebbero espressione alcuna di preterintenzionalità.
La circostanza, poi, che il patrimonio della società sia prevalentemente costituito dall'immobile non configurerebbe - sempre secondo gli istanti - alcun comportamento elusivo nell'"uso" della cessione di quote in quanto:
a. il patrimonio immobiliare, restando all'intero della società, conserverebbe il valore contabile e vi sarebbe, dunque, una perfetta continuità dei valori fiscali, senza sottrazioni di plusvalenze alla tassazione
b. la continuità dell'attività imprenditoriale non verrebbe compromessa con la cessione delle quote in quanto l'immobile continuerebbe a essere utilizzato come bene strumentale
c. gli attuali soci dismetterebbero il proprio investimento. Tale obiettivo sarebbe realizzato mediante la cessione del patrimonio immobiliare e la successiva liquidazione della società oppure attraverso la cessione delle quote, addivenendo, in tale ipotesi, alla immediata realizzazione delle partecipazioni detenute. Gli acquirenti si troverebbero ad avere una struttura societaria già esistente nella quale poter svolgere la propria attività diretta allo sfruttamento del patrimonio immobiliare, anziché ripiegare sulla costituzione di una società ad hoc per la gestione del patrimonio immobiliare (e in ciò si concretizzerebbero le "valide ragioni economiche", in quanto verrebbe soddisfatto l'interesse dei cedenti a vedere liquidato il proprio investimento finanziario nella maniera più semplice e veloce, nonché l'interesse dell'acquirente, che può usufruire di una struttura societaria già esistente)
d. la scissione precedente non era preordinata alla successiva cessione delle quote in quanto le dette operazioni rispondono a finalità diverse.
La tesi sostenuta dal Comitato prende le mosse da una precisazione preliminare che è di per sé sufficiente a riempire di contenuto il segno (negativo) della risposta resa al contribuente.
La funzione del Comitato è, per espressa previsione normativa, di natura consultiva e dunque esula da tale perimetrazione ogni possibilità di verificare la concretezza della condotta posta in essere dal contribuente, a maggior ragione quando quest'ultima venga di fatto segmentata in una pluralità di atti o fatti che, solo in sede accertativa, possono rivelarsi come parti di una unica volontà realizzativa.
Ogni valutazione effettuata secondo parametri diversi si rivelerebbe aprioristica e esporrebbe l'operato dell'organo alla censura di illegittimità.
Ciò premesso il Comitato non si esime, anche in questa circostanza, dal ribadire che, dal momento che rientra nella autonomia negoziale dei soggetti la scelta degli strumenti più idonei a realizzare i propri interessi, non è sindacabile - in termini rigorosamente economici - la decisione assunta dai soci di effettuare un disinvestimento patrimoniale, cedendo le quote di partecipazione.
Per tale ragione, il Comitato si astiene dall'accedere al legittimo dubbio circa la possibilità di utilizzo di strumenti alternativi offerti dal sistema, come, ad esempio, quello della cessione d'azienda, che sarebbe più coerente e funzionale con l'obiettivo perseguito dalle parti, e, pur ritenendo condivisibili le addotte motivazioni di rilancio dell'attività con maggiore autonomia approfittando della favorevole occasione offerta dal passaggio generazionale, si sofferma su talune circostanze che conducono a concludere che la proponente sembrerebbe priva di vitalità.
Le argomentazioni fornite dall'interpellante, innanzitutto, non sono comprovate da alcun supporto documentale (statuto, dichiarazioni dei redditi, bilanci) idoneo ad assolvere l'operato dei soci da un giudizio di non elusività ex articolo 37-bis Dpr n. 600/73.
Sembrerebbe, infatti, assente nella società una vera e propria attività imprenditoriale mentre, alla luce dei minimi elementi circostanziali, si ravvisa nel vincolo societario, una comunione di godimento del fabbricato in proprietà, del quale, peraltro, a fronte degli urgenti e impegnativi lavori di manutenzione, vogliono liberarsi (avvalorando così la legittima supposizione che le potenzialità operative siano fittizie).
In queste condizioni l'operazione è inquadrabile in un più vasto disegno nel quale attrarre anche la scissione in precedenza effettuata per giungere alla conclusione che l'operazione, preordinata all'attribuzione degli immobili a una società neo-costituita, pur non comportando, in linea di principio, la sottrazione al regime d'impresa dei beni stessi - in quanto la separazione dei patrimoni non fa venir meno la latenza dell'imposta sui relativi plusvalori - nel caso di mancanza di operatività della beneficiaria, è da considerare elusiva.
L'elusività si concretizza, infatti, per le ragioni più volte esposte in occasione di altri casi analoghi commentati in questa rubrica, nel sottrarre al regime proprio l'assegnazione di beni ai soci e nell'utilizzo della newco come mero "contenitore" destinato ad attrarre beni da far circolare in un momento successivo sotto forma di partecipazioni.
In tal caso viene spostata la tassazione dai beni di primo grado (immobile) a quelli di secondo grado (partecipazioni), eludendo le norme poste dal sistema in materia di tassazione delle plusvalenze sulle cessioni dei beni.
Parere n. 23/2004 deliberato il 29 settembre 2004
L'operazione di cessione delle quote di partecipazione al capitale sociale è elusiva se, alla luce della documentazione allegata all'istanza, risulta preordinata unicamente a conseguire un indebito risparmio d'imposta.
COMITATO CONSULTIVO PER L'APPLICAZIONE DELLE NORME ANTIELUSIVE
Richiesta di parere ai sensi dell'art. 21 della legge n. 413 del 1991
i sig.ri A, B e C, quali soci, per un terzo ciascuno, della X s.n.c. di X & C., con sede in --------- (di seguito, "X") si sono ritualmente rivolti a questo Comitato per un interpello ai sensi dell'art. 21 della l. n. 413 del 1991;
- gli stessi hanno riferito:
a) della originaria esistenza della Y s.a.s. di Y & C. (di seguito, "Y"), costituita da ----, ----, ----, ----, ----, ----, ----, ----;
b) di una deliberazione di scissione parziale, in data ------------, della Y, preordinata a trasferire parte del suo patrimonio a società di nuova costituzione: K s.a.s. di ----, ---- & C., X e H s.n.c. di ---- & C.;
c) della redazione effettiva dell'atto di scissione in data ----------, con contestuale costituzione delle società sub b);
d) della giustificazione dell'intera operazione nell'obiettivo di un passaggio generazionale, ossia nell'intento di far sì che tre nuclei familiari, da uno originario, proseguissero autonomamente l'attività economica di famiglia;
e) in particolare, dell'oggetto sociale della X, consistente, in breve, nella gestione, diretta o indiretta, nella compravendita e nella costruzione di immobili, di qualsiasi tipo e destinazione;
f) alla X essere stato assegnato, in occasione della sua costituzione, a seguito della predetta scissione, una porzione di fabbricato in ------, dal piano terra al dodicesimo, ad uso opificio industriale; gli altri immobili di proprietà della Y essendo stati attribuiti alle altre società costituite in occasione della medesima scissione, con scioglimento anticipato della originaria società, deliberato il -------;
g) che parte dell'immobile sub f) è stato locato alla J s.n.c. di --------- ed altra parte alla W s.p.a.;
h) essere parte del patrimonio della X, oltre all'indicato immobile, solo alcuni crediti verso l'erario, in assenza di debiti sociali, fatta eccezione per quello relativo ad un modesto finanziamento infruttifero dei soci;
- gli esponenti hanno aggiunto di avere avviato contatti per una vendita delle rispettive quote sociali, intendendo nel mentre rideterminare il valore di acquisto delle medesime quote ai sensi dell'art. 2, co. 2, del d.l. n. 282 del 2002 nonché degli artt. 5 e 7 della l n. 448 del 2001, e di voler acquisire preventivamente il parere di questo Comitato in ordine alla non elusività della futura operazione di cessione di quote, avuto riguardo al contenuto dell'art. 37-bis del d.PR. n. 600 del 1973;
- con atto del --------, rivolto a questo Comitato, sono stati sostanzialmente riassunti, in termini conclusivi, i profili della prospettazione di parte, in ordine alla non elusività della operazione descritta, ed è stato altresì chiesto al Comitato di ‘ipotizzare' - in relazione a fattispecie come quella in esame - il ‘periodo temporale minimo' all'interno del quale poter configurare una presunzione assoluta di elusività degli atti e/o dei negozi posti in essere dal contribuente;
Udita la relazione del componente Cons. Italo Volpe
- in via del tutto preliminare, non è dato a questo Comitato, in ragione del suo ruolo e delle sue attribuzioni, configurare in termini astratti ed assoluti, nonché in relazione alle fattispecie legali in ordine alle quali il Comitato stesso è competente ad interloquire, i parametri - anche solo temporali - di una condotta, iuris et de iure, elusiva, onde non può comunque accedersi alla richiesta degli esponenti formulata, da ultimo, con il proprio atto --------;
- nel caso di specie è possibile notare:
a) che certamente non denota, in quanto tale, una condotta elusiva la eventuale rideterminazione del valore di acquisto di quote, ai sensi dell'art. 2 del citato d.l. n. 282 del 2002, come già il Comitato ha avuto modo di sottolineare in occasione del suo parere n. 16 del 20 ottobre 2003;
b) sono piuttosto meritevoli di attenzione le seguenti circostanze:
i) non sono stati allegati all'odierno interpello lo statuto, le dichiarazioni dei redditi ed i bilanci della X, ossia quel materiale documentale minimo idoneo a concorrere nella prova di una piena ed effettiva operatività della società dalla sua data di costituzione ad oggi;
ii) è piuttosto vero che al Comitato la X appare, nei fatti descritti e comprovati, una società praticamente non operativa;
iii) a riscontro di ciò vale, in effetti, non solo l'implicita ammissione fattane dagli esponenti ma soprattutto la circostanza, ex actis, per cui il quadriennio di vita la società risulta aver intrattenuto solo due rapporti di locazione attiva, di cui peraltro uno - quello formalmente più impegnativo sul piano temporale - con altra società del medesimo gruppo familiare; inoltre, tali contratti risultano, per un verso, anche in parte temporalmente sovrapposti, e, per altro, verso, riguardare una stessa porzione dell'immobile di proprietà sociale (i locali uso ufficio rispondenti, in -----, ai civici ---- di Via ---------);
iv) a fronte della necessità di lavori - per quanto impegnativi - di manutenzione dell'immobile sociale, gli esponenti, soci della X, mostrano di voler senz'altro optare per la dismissione della loro proprietà, ad ulteriore conforto, sul piano logico, di un sintomo di ben scarso impegno nel perseguimento del comune oggetto sociale e, dunque, delle effettive potenzialità operative della X;
v) le modalità della dismissione della proprietà, tra l'altro, paiono lungi dall'essere ben individuate ed apprezzate dagli esponenti, vero essendo che gli stessi mostrano di non aver ancora deciso se procedere ad una vendita dell'immobile da parte della società, con successiva liquidazione di quest'ultima, ovvero ad una vendita diretta dell'insieme delle loro quote sociali;
c) l'insieme degli elementi sub b), dunque, non risulta costituire sufficiente supporto argomentativo e probatorio in ordine alla dimostrazione della non elusività delle condotte poste in essere sin qui (e che ancora potranno essere poste in essere) dagli esponenti, fin dalla data di costituzione della X;
d) il paradigma legale dell'art. 37-bis del d.P.R. n. 600 del 1973 è tale per cui l'onere della dimostrazione della non elusività della condotta del contribuente - anche ove parcellizzata in una serie di atti e negozi diversi - è a carico del contribuente medesimo;
- per tutti questi motivi
l'espressione del parere nel senso della elusività della fattispecie sottoposta ad esame.