Source: http://www.softwareparadiso.it/studio/lex-1775acque.htm
Timestamp: 2017-02-23 00:27:30+00:00
Document Index: 96882603

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 3', 'art. 45', 'art.\n3', 'art. 32', 'art. 114', 'art. 17', 'art. 5', 'art. 42', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 218', 'art. 23', 'art.\n7', 'art. 5', 'art. 51', 'art.\n96', 'art. 23', 'art. 29', 'art. 8', 'art. 273', 'art. 2', 'art.\n21', 'art. 2', 'art. 221', 'art. 143', 'art. 2', 'art.12', 'art. 7', 'art. 25', 'art.28', 'art. 16', 'art.\n71', 'art. 34', 'art.5', 'art. 23', 'art. 32', 'art. 114', 'art. 39', 'art.20', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 59', 'art. 3', 'art. 62', 'art. 39', 'art. 62', 'art. 93', 'art. 95', 'art. 7', 'art. 95', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 120', 'art.\n122', 'art.\n1', 'art. 77', 'art.\n449', 'art. 433', 'art. 54', 'art. 46', 'art. 33', 'art. 2', 'art. 22', 'art. 2', 'art. 22', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.\n214', 'art.33', 'art.49', 'art. 114', 'art. 223', 'art. 5', 'art.222', 'art.97', 'art.98', 'art. 97', 'art. 98', 'art.217']

testo unico su acque e impianti elettrici - regio decreto 1775
Testo unico sulle acque e impianti
(Regio decreto 11 dicembre 1933, n.1775)
Parti e argomenti della scheda: Art. 1 - (abrogato) Art. 2 - Art. 3 - Art. 4 - Art. 5 - Art.
5 bis - Art. 6 - Art. 7 - Art. 8 - Art. 9 - Art.10 - Art.11 - Art.12 - Art.12
bis - Art.13 - Art.14 - Art.15 - Art.16 - Art.17 - Art.18 - Art.19 - Art.20 - Art.21 - Art.22 - Art.23 - Art.24 - Art.25 - Art.26 - Art.27 - Art.28 - Art.29 - Art.30 - Art.31 - Art.32 - Art.33 - Art.34 - Art.35 - Art.36 - Art.37 - Art.
da 38 a 41 - (omissis) Art.42 - Art.43 - Art.44 - Art.45 - Art.46 - Art.47 - Art.48 - Art.49 - Art.da
50 a 53 - (omissis) Art.54 - Art.55 - Art.56 - Art.57
- (omissis) Art.58 - Art.59 - Art.60 - Art.61 - Art.62 - Art.63 - Art.
da 64 a 66 - (omissis) Art.67 - Art.68 - Art.69 - Art.70 - Art.71 - Art.
da 72 a 91 - (omissis) Art.92 - Art.93 - Art.94
- (omissis) Art.95 - Art.96 - Art.97 - Art.98 - Art.99 - Art.100
- Art.102
- Art.103
- Art.104
- (abrogato) Art.105
- Art.106
da 107 a 114 - (omissis) Art.115
- Art.da
116 a 118 - (omissis) Art.119
- Art.120
- Art.121
- Art.122
- Art.123
- Art.125
- Art.126
- Art.127
- Art.128
- Art.129
- Art.130
- Art.131
da 132 a 137 - (omissis) Art.138
- Art.139
- (omissis) Art.140
- Art.141
- Art.142
- Art.143
- Art.144
da 145 a 210 - (omissis) Art.211
- Art.212
- (abrogato) Art.213
- Art.214
- Art.216
- Art.217
- Art.218
- Art.219
- Art.220
- Art.221
- Art.222
- Art.223
- Art.224
da 225 a 229 - (omissis) Art.230
- Art.231
- (omissis) Art.232
- Art.233
- Art.234
- Web www.softwareparadiso.it Regio decreto 11 dicembre 1933, n.1775 Testo unico delle disposizioni di legge sulle acque
1. (Sono pubbliche tutte le acque sorgenti, fluenti
e lacuali, anche se artificialmente estratte dal sottosuolo, sistemate
o incrementate, le quali, considerate sia isolatamente per la loro portata
o per l'ampiezza del rispettivo bacino imbrifero, sia in relazione al sistema
idrografico al quale appartengono, abbiano od acquistino attitudine ad
usi di pubblico generale interesse. Le acque pubbliche sono iscritte, a cura del
ministero dei lavori pubblici, distintamente per province, in elenchi da
approvarsi per decreto reale, su proposta del ministro dei lavori pubblici,
sentito il consiglio superiore dei lavori pubblici, previa la procedura
da esperirsi nei modi indicati dal regolamento. Con le stesse forme, possono essere compilati
e approvati elenchi suppletivi per modificare e integrare gli elenchi principali. Entro il temine perentorio di sei mesi dalla
pubblicazione degli elenchi principali o suppletivi nella Gazzetta Ufficiale
del Regno, gli interessati possono ricorrere ai tribunali delle acque pubbliche
avverso le iscrizioni dei corsi d'acqua negli elenchi stessi) (articolo abrogato dall'art. 2, comma 1, del
d.P.R. 18 febbraio 1999, n.238) 2. Possono derivare e utilizzare acqua pubblica: a) coloro che posseggono un titolo legittimo; b) coloro i quali, per tutto il trentennio anteriore alla pubblicazione
della legge 10 agosto 1884, n. 2644 , hanno derivato e utilizzato acqua
pubblica, limitatamente al quantitativo di acqua e di forza motrice effettivamente
utilizzata durante il trentennio; c) coloro che ne ottengono regolare concessione, a norma della presente
legge. (omissis) 3. Gli utenti di acqua pubblica menzionati alle lettere a) e b) e nell'ultimo
comma dell'articolo precedente, che non abbiano già ottenuto il
riconoscimento all'uso dell'acqua debbono chiederlo, sotto pena di decadenza,
entro un anno dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno dell'elenco
in cui l'acqua è inscritta. Coloro che hanno ottenuto la concessione ai sensi delle leggi 20 marzo
1865, n. 2248, allegato F e 10 agosto 1884, n. 2644, e leggi successive,
non hanno l'obbligo di chiedere il riconoscimento dell'utenza. Sulla domanda di riconoscimento si provvede, a spese dell'interessato,
nel caso di piccole derivazioni in merito alle quali non siano sorte opposizioni,
con decreto dell'ingegnere capo dell'ufficio del Genio civile alla cui
circoscrizione appartengono le opere di presa. Negli altri casi si provvede con decreto del Ministro dei lavori pubblici,
sentito il consiglio superiore. Avverso il decreto dell'ingegnere capo del Genio civile è ammesso
ricorso, entro trenta giorni dalla notifica all'interessato, al ministero
dei lavori pubblici, che provvede sentito il consiglio superiore. Entro sessanta giorni dalla notificazione del provvedimento definitivo,
l'interessato può ricorrere ai tribunali delle acque pubbliche. 4. Per le acque pubbliche, le quali, non comprese in precedenti elenchi,
siano incluse in elenchi suppletivi, gli utenti che non siano in grado
di chiedere il riconoscimento del diritto all'uso dell'acqua ai termini
dell'art. 3, hanno diritto alla concessione limitatamente al quantitativo
di acqua e di forza motrice effettivamente utilizzata, con esclusione di
qualunque concorrente, salvo quanto è disposto dall'art. 45. La domanda deve essere presentata entro i termini stabiliti dall'art.
3 per i riconoscimenti e sarà istruita con la procedura delle concessioni. 5. In ogni provincia è formato e conservato a cura del ministero
delle finanze il catasto delle utenze di acqua pubblica. Per la formazione del catasto tutti gli utenti debbono fare la dichiarazione
delle rispettive utenze. La dichiarazione deve indicare: a) i luoghi in cui trovansi la presa e la restituzione; b) l'uso a cui serve l'acqua; c) la quantità dell'acqua utilizzata; d) la superficie irrigata ed il quantitativo di potenza nominale prodotta; e) il decreto di riconoscimento o di concessione del diritto di derivazione.
Le dichiarazioni di utenze devono essere fatte entro il 31 dicembre 1935
ove si tratti di acqua inscritta in un elenco, la cui pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale del Regno sia avvenuta entro il 31 dicembre 1933 e in
ogni altro caso entro due anni dalla pubblicazione dell'elenco in cui l'acqua
è inscritta. In caso di ritardo, gli utenti sono puniti con la sanzione amministrativa
da lire 20.000 a lire 200.000. (sanzione sostituita dall'art. 32, della legge
n. 689 del 1981 e così elevata dall'art. 114, primo comma, stessa
legge) Sono esonerati dal presentare la dichiarazione gli utenti che abbiano
ottenuto il decreto di riconoscimento o di concessione posteriormente al
1° febbraio 1917. 5-bis. 1. Con d.P.R., emanato ai sensi dell'art. 17, comma 1, della legge 23
agosto 1988, n. 400, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, sono dettati
criteri per uniformare l'acquisizione dei dati statali e regionali, inclusi
quelli concernenti il catasto di cui all'art. 5, relativi alle acque pubbliche
superficiali e sotterranee e alle relative utilizzazioni, nonché
ai prelievi e alle restituzioni sulla base delle misurazioni effettuate
ai sensi dell'art. 42, comma 3, del presente testo unico. Con lo stesso
decreto interministeriale sono fissate modalità per l'accesso ai
sistemi informativi delle amministrazioni e degli enti pubblici e per l'interscambio
dei dati, finalizzati al controllo del sistema delle utilizzazioni e dei
prelievi, nonché per garantire adeguate forme di informazione al
pubblico in ordine agli effetti dei provvedimenti di rilascio, di modificazione
e di rinnovo delle concessioni di derivazione e delle licenze di attingimento
di cui al comma 2. 2. Le amministrazioni dello Stato, le regioni e le province autonome
assicurano lo scambio delle informazioni relative ai provvedimenti di rilascio,
di modificazione e di rinnovo delle concessioni di derivazioni e di licenze
di attingimento, entro trenta giorni dalla data di efficacia del relativo
provvedimento. Gli stessi dati sono inviati, entro il medesimo termine,
alle Autorità di bacino e al Dipartimento per i servizi tecnici
nazionali. (articolo aggiunto dall'art. 2, decreto legislativo
n. 275 del 1993) 6. 1. Le utenze di acqua pubblica hanno per oggetto grandi e piccole derivazioni. 2. Sono considerate grandi derivazioni quelle che eccedono i seguenti
limiti: a) per produzione di forza motrice: potenza nominale media
annua kW 3.000; b) per acqua potabile: litri 100 al minuto secondo; c) per irrigazione: litri 1000 al minuto secondo od anche meno se si
possa irrigare una superficie superiore ai 500 ettari; d) per bonificazione per colmata: litri 5000 al minuto secondo; e) per usi industriali, inteso tale termine con riguardo ad usi diversi
da quelli espressamente indicati nel presente articolo: litri 100 al minuto
secondo; f) per uso ittiogenico: litri 100 al minuto secondo; g) per costituzione di scorte idriche a fini di uso antincendio e sollevamento
a scopo di riqualificazione di energia: litri 100 al minuto secondo.
3. Quando la derivazione sia ad uso promiscuo, si assume quale limite quello
corrispondente allo scopo predominante. 4. Il Ministro dei lavori pubblici, sentito il Consiglio superiore dei
lavori pubblici, stabilisce, con provvedimento di carattere generale, a
quale specie di uso debbano assimilarsi usi diversi da quelli sopra indicati.
Il decreto ministeriale è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica. (articolo sostituito dall'art. 1, decreto
legislativo n. 275 del 1993) 7. Le domande per nuove concessioni e utilizzazioni corredate dei progetti
di massima delle opere da eseguire per la raccolta, regolazione, estrazione,
derivazione, condotta, uso, restituzione e scolo delle acque sono dirette
al Ministro dei lavori pubblici e presentate all'ufficio del Genio civile
alla cui circoscrizione appartengono le opere di presa. Le domande di cui al primo comma relative sia alle grandi sia alle piccole
derivazioni sono altresì trasmesse alle Autorità di bacino
territorialmente interessate che, nel termine massimo di quaranta giorni
dalla ricezione, comunicano il proprio parere all’ufficio istruttore in
ordine alla compatibilità della utilizzazione con le previsioni
del piano di tutela e, anche in attesa di approvazione dello stesso, ai
fini del controllo sull’equilibrio del bilancio idrico o idrologico. Decorso
il predetto termine senza che sia intervenuta alcuna pronuncia, il parere
si intende espresso in senso favorevole. (comma così sostituito dall'articolo
23, comma 1, del decreto legislativo n. 152 del 1999) Ogni richiedente di nuove concessioni deve depositare, con la domanda,
una somma pari ad un quarantesimo del canone annuo e in ogni caso non inferiore
a lire cinquanta. Le somme così raccolte sono versate in tesoreria
in conto entrate dello Stato. L'Ufficio del Genio civile ordina la pubblicazione della domanda mediante
avviso nel Foglio degli annunzi legali delle province nel cui territorio
ricadono le opere di presa e di restituzione delle acque. Nell'avviso sono indicati il nome del richiedente e i dati principali
della richiesta derivazione, e cioè: luogo di presa, quantità
di acqua, luogo di restituzione ed uso della derivazione. L'avviso è pubblicato anche nella Gazzetta Ufficiale del Regno. Nei territori che ricadono nella circoscrizione del Magistrato alle
acque per le province venete e di Mantova, questo deve essere sentito sull'ammissibilità
delle istanze prima della loro istruttoria. Se il ministro ritiene senz'altro inammissibile una domanda perché
inattuabile o contraria al buon regime delle acque o ad altri interessi
generali, la respinge con suo decreto sentito il parere del consiglio superiore
dei lavori pubblici. Le domande che riguardano derivazioni tecnicamente incompatibili con
quelle previste da una o più domande anteriori, sono accettate e
dichiarate concorrenti con queste, se presentate non oltre trenta giorni
dall'avviso nella Gazzetta Ufficiale relativo alla prima delle domande
pubblicate incompatibili con la nuova. Di tutte le domande accettate si
dà pubblico avviso nei modi sopra indicati. Dopo trenta giorni dall'avviso, la domanda viene pubblicata, col relativo
progetto, mediante ordinanza del Genio civile. In ogni caso l'ordinanza stabilisce il termine, non inferiore a quindici
e non superiore a trenta giorni, entro il quale possono presentarsi le
osservazioni e le opposizioni scritte avverso la derivazione richiesta. Se le opere di derivazione interessano la circoscrizione di più
uffici del Genio civile, l'ordinanza di istruttoria è emessa dal
Ministro dei lavori pubbici. Nel caso di domande concorrenti la istruttoria è estesa a tutte
le domande se esse sono tutte incompatibili con la prima; se invece alcune
furono accettate al di là dei termini relativi alla prima, per essere
compatibili con questa e non con le successive, l'istruttoria è
intanto limitata a quelle che sono state presentate ed accettate entro
novanta giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell'avviso
relativo alla prima domanda. 8. L'Ufficio del Genio civile, alla cui circoscrizione appartengono le
opere di presa, raccoglie le opposizioni, procede alla visita dei luoghi,
alla quale possono intervenire il richiedente e gli interessati, e redige
una relazione dettagliata su tutta la istruttoria, mettendo in evidenza
le qualità caratteristiche delle varie domande in rapporto alla
più razionale utilizzazione del corso di acqua, agli interessi pubblici
connessi, alla natura ed attendibilità delle opposizioni. Alla visita di istruttoria, per domande di grande derivazione, comprendano
o no la costruzione di serbatoi idrici, sono invitati ad intervenire altresì
un funzionario del competente ufficio idrografico, i rappresentanti dei
ministeri militari interessati, per le opportune constatazioni, osservazioni
e proposte di condizioni da inserire a verbale. Sarà altresì
invitato il rappresentante del Ministero delle comunicazioni quando questo
vi possa essere interessato. Quando la derivazione sia chiesta a scopo di bonifica integrale, alla
visita di istruttoria è invitato ad intervenire un delegato del
Ministero dell'agricoltura e delle foreste. Nei casi previsti all'ultimo comma dell'art. 218, concernente acquedotti
a uso potabile, alla visita d'istruttoria è invitato a intervenire
un delegato del Ministero dell'interno. Dove esistono uffici regionali del Ministero dei lavori pubblici aventi
giurisdizione in materia di acque pubbliche, questi danno parere sui risultati
dell'istruttoria. Sulle condizioni interessanti la difesa territoriale, il Genio civile
promuove il benestare del ministero militare competente per il tramite
del comando di corpo d'armata territorialmente interessato. 9. 1. Tra più domande concorrenti, completata
l’istruttoria di cui agli articoli 7 e 8, è preferita quella che
da sola o in connessione con altre utenze concesse o richieste presenti
la più razionale utilizzazione delle risorse idriche in relazione
ai seguenti criteri: a) l’attuale livello di soddisfacimento delle esigenze
essenziali dei concorrenti anche da parte dei servizi pubblici di acquedotto
o di irrigazione, evitando ogni spreco e destinando preferenzialmente le
risorse qualificate all’uso potabile;
b) le effettive possibilità di migliore utilizzo delle fonti
in relazione all’uso; c) le caratteristiche quantitative e qualitative del corpo idrico; d) la quantità e la qualità dell’acqua restituita rispetto
a quella prelevata.
1-bis. È preferita la domanda che, per lo
stesso tipo di uso, garantisce la maggior restituzione d’acqua in rapporto
agli obiettivi di qualità dei corpi idrici. In caso di più
domande concorrenti per usi industriali è altresì preferita
quella del richiedente che aderisce al sistema ISO 14001 ovvero al sistema
di cui al regolamento CEE n. 1836/93 del Consiglio del 29 giugno 1993 sull’adesione
volontaria delle imprese del settore industriale a un sistema comunitario
di ecogestione e audit.
(i commi 1 e 1-bis hanno così sostituito
il comma 1, ad opera dell'art. 23, comma 2, del decreto legislativo n.
152 del 1999) A parità di tali condizioni è prescelta quella che offra
maggiori ed accertate garanzie tecnico-finanziarie ed economiche d'immediata
esecuzione ed utilizzazione. In mancanza di altre condizioni di preferenza,
vale il criterio della priorità di presentazione. Qualora tra più domande concorrenti si riscontri che i progetti
sono sostanzialmente equivalenti, quantunque in alcuna di quelle posteriormente
presentate la utilizzazione sia più vasta, è di regola preferita
la prima domanda quando non ostino motivi prevalenti d'interesse pubblico
e il primo richiedente si obblighi ad attuare la più vasta utilizzazione. Sulla preferenza da darsi all'una od all'altra domanda decide definitivamente
il Ministro dei lavori pubblici sentito il consiglio superiore. Il consiglio
indica, per la domanda prescelta, gli elementi essenziali che devono essere
contenuti nel disciplinare. Nelle concessioni a prevalente scopo irriguo, a parità di utilizzazione,
è preferita fra più concorrenti la domanda di chi abbia la
proprietà dei terreni da irrigare o del relativo consorzio dei proprietari. 10. Qualora una nuova domanda incompatibile con le preesistenti sia presentata
al di là dei termini di cui all'ottavo ed all'ultimo comma dell'art.
7, ma prima che il consiglio superiore si sia pronunziato definitivamente
sulle domande già istruite, la domanda potrà, in via eccezionale,
e con ordinanza ministeriale, essere ammessa ad istruttoria e dichiarata
concorrente con le altre, se soddisfi ad uno speciale e prevalente motivo
di interesse pubblico, riconosciuto dal Ministro dei lavori pubblici, sentito
il consiglio superiore. In tal caso viene sospesa ogni decisione su tutte
le domande fino a che per la nuova ammessa sia completata la istruttoria. 11. Per la domanda prescelta l'ufficio del Genio civile redige il disciplinare
e invita il richiedente a firmarlo. Il richiedente deve depositare presso la cassa dei depositi e prestiti
una cauzione non inferiore alla metà di un'annata del canone demaniale
e in ogni caso non minore di lire cento. La cauzione può essere incamerata nei casi di rinunzia e di dichiarazione
di decadenza. Lo stesso art. 5 ha disposto, al secondo comma, che la cauzione non
può essere inferiore a lire 20.000. 12. Per conseguire la più razionale utilizzazione del corso d'acqua
o per rendere tra loro compatibili alcune delle domande concorrenti, o
per assicurare, nell'utilizzazione per forza motrice, la restituzione dell'acqua
a quota utile per l'irrigazione il Ministero dei lavori pubblici, sentito
il consiglio superiore, può invitare i richiedenti a modificare
i rispettivi progetti. Occorrendo opere in comune, il Ministro, sentito il consiglio superiore,
può imporre ai concessionari l'obbligo di consorziarsi per quanto
si riferisce a dette opere. Le domande modificate a termine del primo comma sono sottoposte, ove
occorra, a breve istruttoria, limitata alle varianti introdotte. Non possono però, fino alla decisione definitiva, accettarsi
per nessun motivo altre domande incompatibili con quelle in esame. Fra più concorrenti, le cui domande tendano a soddisfare notevoli
interessi pubblici, si può in ogni caso, sentito il consiglio superiore,
far luogo alla concessione a chi richiede la migliore e più vasta
derivazione, con l'obbligo di fornire agli altri richiedenti, con le modalità
indicate dal consiglio stesso, acqua o energia elettrica al prezzo di costo,
tenuto conto delle caratteristiche della fornitura occorrente, limitatamente
alle quantità indispensabili per gli usi di essi richiedenti. 12-bis. 1. Il provvedimento di concessione è rilasciato
se non pregiudica il mantenimento o il raggiungimento degli obiettivi di
qualità definiti per il corso d’acqua interessato e se è
garantito il minimo deflusso vitale, tenuto conto delle possibilità
di utilizzo di acque reflue depurate o di quelle provenienti dalla raccolta
di acque piovane, sempre che ciò risulti economicamente sostenibile.
Nelle condizioni del disciplinare sono fissate, ove tecnicamente possibile,
la quantità e le caratteristiche qualitative dell’acqua restituita.
Analogamente, nei casi di prelievo da falda si tiene conto della necessità
di assicurare l’equilibrio complessivo tra i prelievi e le capacità
di ricarica dell’acquifero, anche al fine di evitare fenomeni di intrusione
di acque salate o inquinate, e quant’altro sia utile in funzione del controllo
del miglior regime delle acque. 2. L’utilizzo di risorse qualificate con riferimento
a quelle prelevate da sorgenti o falde o comunque riservate al consumo
umano, può essere assentito per usi diversi da quello potabile sempre
che non vi sia possibilità di riutilizzo di acque reflue depurate
o provenienti dalla raccolta di acque piovane, ovvero se il riutilizzo
sia economicamente insostenibile, solo nei casi di ampia disponibilità
delle risorse predette, di accertata carenza qualitativa e quantitativa
di fonti alternative di approvvigionamento; in tal caso, il canone di utenza
per uso diverso da quello potabile è triplicato. 3. Sono escluse le concessioni a uso idroelettrico
i cui impianti sono posti in serie con gli impianti di acquedotto. (articolo così sostituito
dall'articolo 23, comma 3, del decreto legislativo n. 152 del 1999) 13. Nei casi di accertata urgenza, il Ministro dei lavori pubblici, sentito
il Consiglio superiore, può permettere che siano iniziate subito
le opere, purché il richiedente la concessione si obblighi, con
congrua cauzione, da depositare alla Cassa dei depositi e prestiti, ad
eseguire le prescrizioni e condizioni che saranno stabilite nell'atto di
concessione, oppure a demolire le opere in caso di negata concessione.
La esecuzione è sempre fatta a rischio e pericolo del richiedente. Per le piccole derivazioni, quando non vi siano domande concorrenti
né opposizione, l'autorizzazione all'inizio delle opere può
essere data, in casi di accertata urgenza, con le condizioni suddette,
dall'ufficio del Genio civile competente, che ne riferisce immediatamente
al Ministero dei lavori pubblici. 14. Le domande per derivazioni da corsi d'acqua riservati ai sensi del successivo
art. 51 sono ammesse ad istruttoria dopo esame preliminare del consiglio
superiore ai fini indicati dal quarto comma di detto articolo. Le domande per utilizzazioni su corsi d'acqua riservati occorrenti alle
amministrazioni dello Stato sono presentate al Ministero dei lavori pubblici
che provvede alla concessione, sentito il consiglio superiore, senza bisogno
di formare istruttoria. 15. Le concessioni di acqua pubblica per le grandi derivazioni sono fatte
con decreto del Ministro per i lavori pubblici, di concerto col Ministro
per le finanze. Per le piccole derivazioni la concessione è fatta con decreto
del provveditore alle opere pubbliche, sentito l'intendente di finanza
competente per territorio, salvo che siano state presentate opposizioni
o domande concorrenti, nei quali casi la concessione è fatta con
decreto del Ministro per i lavori pubblici, sentito il Consiglio superiore
dei lavori pubblici e di intesa col Ministro per le finanze. 16. Alle acque derivate nei canali patrimoniali dello Stato e alle relative
utilizzazioni si applicano le norme speciali che le riguardano. Le norme riguardanti i canali patrimoniali dello Stato saranno osservate,
in quanto applicabili ed in quanto compatibili con le disposizioni contenute
nella presente legge, anche per le opere e gli impianti che comunque passino
in proprietà dello Stato ai sensi di questa legge. 17. 1. Salvo quanto previsto dall’articolo 93 e dall’articolo 28, commi
3 e 4, della legge 5 gennaio 1994, n. 36, è vietato derivare o utilizzare
acqua pubblica senza un provvedimento autorizzativo o concessorio dell’autorità
competente. Nel caso di violazione del disposto del comma 1, l’amministrazione
competente dispone la cessazione dell’utenza abusiva e il contravventore,
fatti salvi ogni altro adempimento o comminatoria previsti dalle leggi
vigenti, è tenuto al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria
da 5 a 50 milioni di lire. Nei casi di particolare tenuità si applica
la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 mil lire 3 milioni. Alla sanzione
prevista dal presente articolo non si applica il pagamento in misura ridotta
di cui all’articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689. E’ in ogni
caso dovuta una somma pari ai canoni non corrisposti. L’autorità
competente, con espresso provvedimento nel quale sono stabilite le necessarie
cautele, può eccezionalmente consentire la continuazione provvisoria
del prelievo in presenza di particolari ragioni di interesse pubblico generale,
purché l’utilizzazione non risulti in palese contrasto con i diritti
di terzi e con il buon regime delle acque. (articolo così sostituito dall'articolo
23, comma 4, del decreto legislativo n. 152 del 1999) 18. I ricorsi aventi per oggetto diritti o interessi, che si pretendono
lesi dall'avvenuta concessione, devono essere proposti, secondo le rispettive
competenze, ai tribunali delle acque territoriali o al Tribunale superiore
delle acque pubbliche e notificati entro il termine perentorio di sessanta
giorni dalla pubblicazione del decreto di concessione nella Gazzetta Ufficiale
del Regno, al concessionario ed al Ministro dei lavori pubblici. 19. La concessione si intende fatta entro i limiti di disponibilità
dell'acqua. Il concessionario non può mai invocare la concessione come titolo
per chiedere indennizzo dallo Stato ed è esclusivamente responsabile
di qualsiasi lesione che in conseguenza di essa possa essere arrecata ai
diritti di terzi. 20. Le utenze non possono essere cedute, né in tutto né in
parte, senza il nulla osta del Ministero dei lavori pubblici, sentito il
Ministero delle finanze, e il cessionario non sarà riconosciuto
come il titolare dell'utenza, se non quando abbia prodotto l'atto traslativo. La richiesta di nulla osta deve essere accompagnata dalla illustrazione
dei motivi che determinano la cessione e dalla indicazione delle condizioni
e patti in base ai quali si deve effettuare. Le utenze d'acqua ad uso irriguo, di cui siano titolari i proprietari
dei terreni da irrigare, in caso di trapasso del fondo, si trasferiscono
al nuovo proprietario, limitatamente alla competenza del fondo stesso,
nonostante qualunque patto in contrario. Le utenze passano da un titolare all'altro con l'onere dei canoni rimasti
eventualmente insoluti. Le società commerciali utenti di derivazioni debbono comunicare
al Ministero dei lavori pubblici, entro trenta giorni dall'omologazione,
ogni trasformazione o modifica della loro costituzione, a norma dell'art.
96 del Codice di commercio. 21. Tutte le concessioni di derivazione sono temporanee. La durata delle
concessioni, salvo quanto disposto al secondo comma, non può eccedere
i 30 anni ovvero 40 per uso irriguo. Resta ferma la disciplina di cui all’articolo
12 commi 6, 7 e 8 del d.lgs. 16 marzo 1999, n. 79. (comma così modificato dall'art. 23,
comma 7, del decreto legislativo n. 152 del 1999) Le concessioni di grandi derivazioni ad uso industriale sono stipulate
per una durata non superiore ad anni quindici e possono essere condizionate
alla attuazione di risparmio idrico mediante il riciclo o il riuso dell'acqua,
nei termini quantitativi e temporali che dovranno essere stabiliti in sede
di concessione, tenuto conto delle migliori tecnologie applicabili al caso
specifico . (comma introdotto dall'art. 29 della legge
n. 36 del 1994) Il Ministro dei lavori pubblici, sentito il Consiglio superiore, tenuto
conto dello scopo prevalente, determina la specie e la durata di ciascuna
concessione. Le concessioni di derivazioni per uso irriguo devono tener conto delle
tipologie delle colture in funzione della disponibilità della risorsa
idrica, della quantità minima necessaria alla coltura stessa, prevedendo
se necessario specifiche modalità di irrigazione; le stesse sono
assentite o rinnovate solo qualora non risulti possibile soddisfare la
domanda d’acqua attraverso le strutture consortili già operanti
sul territorio. (comma così introdotto dall'articolo
23, comma 9, del decreto legislativo n. 152 del 1999) Giusta il disposto dell'art. 8 del testo unico sulle ferrovie concesse
alla industria privata, approvato con R.D. 9 maggio 1912, n. 1447; le derivazioni
posteriori alla legge 12 luglio 1908, n. 444, accordate ad un concessionario
di ferrovia pubblica per la applicazione della trazione elettrica, conservano
la durata della concessione della ferrovia e ne costituiscono parte integrante. La stessa disposizione è applicabile alle tramvie a trazione
meccanica in virtù dell'art. 273 del citato testo unico e alle derivazioni
concesse per trazione elettrica di funicolari, funivie, filovie ed ascensori
in servizio pubblico. 22. La durata delle concessioni temporanee accordate o rinnovate in base
alla legge 10 agosto 1884, n. 2644 , ove gli interessati lo richiedano
almeno due anni prima della scadenza, ed ove non ostino motivi di decadenza
o di pubblico interesse, sarà, sentito il Consiglio superiore dei
lavori pubblici, prorogata fino al 31 gennaio 1977, ove si tratti di grande
derivazione per forza motrice, e fino al 31 gennaio 1987, ove si tratti
di grande derivazione per ogni altro uso. Alle concessioni prorogate sono applicabili tutte le disposizioni della
presente legge . 23. (primo comma abrogato) Per le piccole derivazioni concesse in base al predetto D.Lgt. 20 novembre
1916, n. 1664, resta immutato il termine fissato nel decreto di concessione. 24. Le utenze riconosciute o da riconoscere ai sensi delle lettere a) e
b) dell'art. 2 della presente legge hanno la durata massima stabilita nell'art.
21 per le varie specie di concessioni, con la decorrenza dal 1° febbraio
1917. La stessa norma si applica alle utenze concesse in base alla legge
20 marzo 1865, n. 2248, allegato F. Alle predette utenze sono applicabili le disposizioni dei seguenti artt.
25, 26, 28, 30, 31 e 32 ultimo comma. Nei casi previsti all'ultimo comma dell'art. 2, si applicano le disposizioni
del presente articolo, con decorrenza dalla data di entrata in vigore della
legislazione italiana sulle opere pubbliche nei territori annessi in dipendenza
delle legge 26 settembre 1920, n. 1322, e legge 19 dicembre 1920, n. 1778. Le utenze concesse in base a leggi speciali posteriori alla promulgazione
della legge 10 agosto 1884, n. 2644, mantengono la durata loro assegnata. 25. Al termine dell'utenza e nei casi di decadenza o rinuncia, nelle grandi
derivazioni per forza motrice, passano in proprietà dello Stato,
senza compenso, tutte le opere di raccolta, di regolazione e di condotte
forzate ed i canali di scarico, il tutto in stato di regolare funzionamento. Lo Stato ha anche facoltà di immettersi nell'immediato possesso
di ogni altro edificio, macchinario, impianto di utilizzazione, di trasformazione
e di distribuzione inerente alla concessione, corrispondendo agli aventi
diritto un prezzo uguale al valore di stima del materiale in opera, calcolato
al momento dell'immissione in possesso, astraendo da qualsiasi valutazione
del reddito da esso ricavabile. In mancanza di accordo la controversia
è deferita ad un collegio arbitrale costituito di tre membri, di
cui uno nominato dal Ministro dei lavori pubblici, uno dall'interessato,
il terzo d'accordo tra le parti, o in mancanza di accordo, dal presidente
del Tribunale delle acque. Per esercitare la facoltà di cui al precedente comma, lo Stato
deve preavvisare gli interessati tre anni prima del termine dell'utenza. Nel caso di decadenza o rinuncia non occorre tale preavviso. Agli effetti del secondo comma del presente articolo, per impianti di
trasformazione e distribuzione inerenti alla concessione si intendono quelli
che trasportano prevalentemente energia prodotta dall'impianto cui si riferisce
la concessione. 26. Nell'ultimo quinquennio di durata delle utenze di grandi derivazioni
per forza motrice, il Ministro dei lavori pubblici, sentito il Consiglio
superiore e di concerto col Ministro delle finanze, può ordinare,
sotto comminatoria della esecuzione di ufficio a termini dell'art. 221
della presente legge, la esecuzione di quanto è necessario per la
piena efficienza e per il normale sviluppo degli impianti, stabilendo l'onere
eccedente l'ordinaria manutenzione che debba essere sostenuto dallo Stato
in quanto non ammortizzabile nell'ultimo quinquennio. Avverso il provvedimento col quale il Ministro stabilisce la misura
di tale onere, il concessionario può ricorrere al Tribunale superiore
delle acque costituito ai sensi dell'art. 143, il quale decide in merito. (terzo e quarto comma abrogati) Per quanto riguarda le concessioni accordate all'amministrazione delle
ferrovie dello Stato per trazione elettrica, illuminazione ed altri usi
inerenti al servizio ferroviario, l'esercizio dei relativi impianti sarà
lasciato all'amministrazione stessa. Nell'ultimo decennio della concessione il concessionario deve comunicare
al Ministro dei lavori pubblici gli schemi di contratti per forniture di
energia elettrica, i quali non saranno eseguibili senza la sua approvazione. 27. Con le norme stabilite dal R.D. 30 dicembre 1923, n. 3267, relativo
al riordinamento ed alla riforma della legislazione in materia di boschi
e di terreni montani e dal R.D. 13 febbraio 1933, numero 215, concernente
la bonifica integrale, potrà essere affidata ai concessionari della
costruzione di serbatoi e laghi artificiali la esecuzione delle opere di
rimboschimento, di correzione dei tronchi montani dei corsi d'acqua e altre
dal R.D. 30 dicembre 1923, n. 3267, e nell'art. 2, lettera a) del R.D.
13 febbraio 1933, n. 215. 28. Nelle grandi derivazioni ad uso potabile, d'irrigazione o bonifica,
qualora al termine della concessione persistano i fini della derivazione
e non ostino superiori ragioni di pubblico interesse, al concessionario
è rinnovata la concessione, con quelle modificazioni che, per le
variate condizioni dei luoghi e del corso d'acqua si rendessero necessarie. In sede di rinnovo di concessioni di grandi e piccole derivazioni d'acqua
ad uso irriguo, fatti salvi i criteri indicati dall'art.12-bis,
comma 2, il competente ufficio istruttore verifica l'effettivo fabbisogno
idrico in funzione delle modifiche dell'estensione della superficie da
irrigare, dei tipi di colture praticate anche a rotazione, dei relativi
consumi medi e dei metodi di irrigazione adottati . (Aggiunto dall'art. 7, D.Lgs. 275/1993) In mancanza di rinnovazione, come nei casi di decadenza o rinuncia,
passano in proprietà dello Stato, senza compenso, tutte le opere
di raccolta, di regolazione e di derivazione principali ed accessorie,
i canali adduttori dell'acqua, gli impianti di sollevamento e di depurazione,
le condotte principali dell'acqua potabile fino alla camera di carico o
di distribuzione compresa, i canali principali di irrigazione e i canali
e le condotte di scarico. 29. Al termine dell'utenza tutte le opere e gli impianti che devono passare
allo Stato senza compenso, a norma degli articoli 25, comma
primo, e 28, comma secondo, restano franchi e liberi di ogni privilegio,
ipoteca od altro diritto reale. Per le opere e gli impianti nei quali lo Stato ha facoltà d'immettersi
in possesso a norma del secondo comma del citato art. 25, i diritti derivanti
da ipoteche o da altre garanzie reali si esercitano sulle somme dovute
dallo Stato. Nel caso di decadenza o rinunzia restano salve, limitatamente alle somme
somministrate, le ipoteche e le altre garanzie reali a favore dei creditori
che abbiano ottenuto per il contratto di mutuo il nulla osta dei Ministeri
dei lavori pubblici e delle finanze. Per i mutui stipulati anteriormente all'entrata in vigore della presente
legge, restano salve, nei limiti di cui sopra, le ipoteche e le garanzie
reali regolarmente costituite prima della entrata in vigore della legge
stessa. 30. Le concessioni di piccole derivazioni, al loro termine, sono rinnovate
in conformità dell'art.28 e, in mancanza di rinnovazione,
lo Stato ha il diritto o di ritenere senza compenso le opere costruite
nell'alveo, sulle sponde e sulle arginature del corso d'acqua o di obbligare
il concessionario a rimuoverle e ad eseguire a proprie spese i lavori necessari
per il ripristino dell'alveo, delle sponde e delle arginature nelle condizioni
richieste dal pubblico interesse. 31. Alla scadenza degli usi irrigui a qualsiasi titolo esercitati, può
essere negato il rinnovo della concessione d'acqua a chi non abbia la proprietà
dei terreni da irrigare, qualora la derivazione sia chiesta in concessione
dai proprietari stessi o dal consorzio dei proprietari dei terreni da irrigare. Per l'uso delle opere che ai sensi dei precedenti aricoli 28 e 30 passano
senza compenso allo Stato, il nuovo concessionario deve uno speciale corrispettivo
che sarà fissato nel disciplinare di concessione. 32. Per le grandi derivazioni che possono riguardare rilevanti interessi
pubblici, potrà, sentito il Consiglio superiore, essere inclusa
nel disciplinare la facoltà di riscatto con le condizioni e modalità
da determinare nel disciplinare stesso. Alla facoltà del riscatto sono condizionate le concessioni di
derivazione a scopo irriguo che saranno accordate a chi non è proprietario
dei terreni da irrigare. Il riscatto viene esercitato con decreto del Ministro dei lavori pubblici
di concerto con quello delle finanze. Qualora utenti di acque pubbliche a scopo irriguo abbiano in passato
alienato a terzi, in tutto o in parte, i terreni cui l'acqua era destinata,
riservandosi la disponibilità di essa, i proprietari subingrediti
in detti terreni, cui l'acqua serve, hanno diritto, singolarmente e riuniti
in consorzio, di riscattare il diritto d'uso, qualora questo non sia venuto
meno per altre disposizioni della presente legge. 33. Per le grandi derivazioni e per le opere di raccolta e regolazione delle
acque, il decreto di concessione ha efficacia di dichiarazione di pubblica
utilità per tutti i lavori e impianti occorrenti così alla
costruzione che all'esercizio, compresi i canali primari e secondari di
irrigazione, i collettori di bonifica, le condotte principali di acqua
potabile e le linee di trasmissione dell'energia elettrica. L'approvazione del progetto esecutivo, che deve soddisfare alle condizioni
stabilite dall'art. 16 della legge 25 giugno 1865, n. 2359, equivale all'approvazione
del piano particolareggiato agli effetti dell'articolo 17 della legge stessa. Il Genio civile compila, previo avviso agli interessati, lo stato di
consistenza dei fondi, i cui proprietari non accettarono la indennità
offerta o non conchiusero alcun amichevole accordo con l'espropriante,
e determina la somma da depositarsi a titolo di indennità di espropriazione,
a seguito di che si provvede dal prefetto a norma degli artt. 48 e seguenti
della legge 25 giugno 1865, n. 2359. Se i lavori debbono eseguirsi da un'amministrazione
dello Stato avente un proprio ufficio tecnico, questo stesso ufficio, previo
avviso agli interessati, compilerà lo stato di consistenza. Per tutto il resto si osservano le disposizioni della predetta legge. Il Ministro dei lavori pubblici, sentito il Consiglio superiore, può
dichiarare urgente ed indifferibile l'esecuzione dei lavori, anche prima
della concessione, agli effetti degli artt. 71 e seguenti della legge 25
giugno 1865, n. 2359, modificata dalla legge 18 dicembre 1879, n. 5188
(serie seconda). In tal caso lo stato di consistenza di cui al detto art.
71 è compilato dal Genio civile, previo avviso agli interessati,
ed ha valore di perizia giudiziale a norma dell'art. 34 della legge suddetta. Occorrendo rendere definitive le occupazioni temporanee, si provvederà
a norma dei capoversi precedenti. 34. Col decreto di concessione possono essere dichiarate applicabili, a
tutti gli effetti, sentito il Consiglio superiore, le disposizioni dell'articolo
precedente alle piccole derivazioni a scopo irriguo, di bonifica o per
provvista di acqua potabile che presentino uno speciale interesse pubblico. La dichiarazione di pubblica utilità deve essere chiesta con
la domanda di concessione. 35. Le utenze di acqua pubblica sono sottoposte al pagamento di un annuo
canone, secondo le norme seguenti: per ogni modulo (litri cento al minuto secondo) di acqua potabile o
di irrigazione, senza obbligo di restituire le colature o residui d'acque,
annue lire duecento; se con obbligo di restituire le colature o residui di acqua, annue
lire cento; per l'irrigazione di terreni con derivazione non suscettibili di essere
fatta a bocca tassata, per ogni ettaro, annue lire due; per ogni cavallo dinamico nominale di forza motrice, annue lire dodici. La forza motrice nominale è calcolata in base alla differenza
di livello fra i due peli morti dei canali a monte ed a valle del meccanismo
motore. Il canone è regolato sulla media della forza motrice nominale
disponibile nell'anno. In nessun caso il canone è inferiore a lire dodici. 36. Per le concessioni di derivazioni d'acqua a uso promiscuo di irrigazione
e di bonificazione, il canone è ridotto alla metà di quello
stabilito per la irrigazione senza obbligo di restituzione delle colature
o residui di acqua, ed al quinto per quelle aventi per unico scopo la bonificazione
per colmata. Alle concessioni di derivazione ad uso promiscuo di irrigazione e di
forza motrice si applica il canone più elevato. Se l'uso promiscuo
riguarda una parte dell'acqua derivata, il canone più elevato si
applica a questa parte soltanto e all'altra il canone normale. Per le concessioni a scopo di irrigazione delle acque jemali, il cui
uso è limitato dall'equinozio di autunno a quello di primavera,
il canone è ridotto alla metà . 37. Il pagamento del canone decorre improrogabilmente dalla data del decreto
di concessione o da quella di autorizzazione provvisoria all'inizio dei
lavori, se anteriore. Tuttavia per le grandi derivazioni tale pagamento decorre improrogabilmente
dalla scadenza del termine originariamente assegnato per l'ultimazione
dei lavori. Qualora l'utilizzazione dell'acqua avvenga prima della scadenza
di detto termine, il canone decorre da quando l'acqua è utilizzata. Ai comuni ed alle istituzioni pubbliche di beneficenza nonché
ai consorzi di bonifica si accorderà, sentito il Consiglio superiore
dei lavori pubblici, la esenzione dal canone per la concessione dell'acqua
potabile che venga distribuita gratuitamente. da 38 a 41 (omissis) 42. Tutti gli utenti di acqua pubblica sono obbligati a mantenere in regolare
stato di funzionamento le opere di raccolta, derivazione e restituzione,
le chiuse stabili o instabili, fisse o mobili costruite nel corso d'acqua
per la derivazione e mantenere le imboccature delle derivazioni munite
degli opportuni manufatti ed a conservarle in buono stato. Essi sono responsabili
dei danni che possono avvenire a pregiudizio dei fondi vicini, escluso
il caso di forza maggiore. Gli stessi utenti debbono regolare le derivazioni in modo che non si
introducano acque eccedenti la portata dei rispettivi canali, nei limiti
dei quantitativi legittimamente utilizzabili, e che in ogni evento, col
mezzo degli opportuni scaricatori, siano smaltite le acque sovrabbondanti. A cura e a spese del concessionario delle derivazioni
d'acque pubbliche, su prescrizione dell'ufficio compartimentale del Servizio
idrografico e mareografico nazionale interessato per territorio, sono installati
e mantenuti in regolare stato di funzionamento idonei dispositivi per la
misurazione delle portate e dei volumi in corrispondenza dei punti di prelievo
e di restituzione, ove presente. In sistemi di distribuzione complessa,
i misuratori sono installati anche a monte e a valle dei partitori. I risultati
delle misurazioni sono trasmessi con le modalità definite ai sensi
dell'art.5-bis e con frequenza almeno semestrale
all'autorità concedente e all'ufficio compartimentale del Servizio
idrografico e mareografico nazionale interessato. (questo comma è stato abrogato dall'articolo
26 del decreto legislativo n.... del 2000) 43. Gli utenti che hanno derivazioni stabilite a bocca libera con chiuse,
sia permanenti che temporanee, stabili ed instabili, fisse o mobili, sono
obbligati a provvedere perché si mantengano innocue al pubblico
ed al privato interesse seguendo le consuetudini locali. Il Ministro dei lavori pubblici può imporre, con comminatoria
di esecuzione di ufficio in caso di inadempimento, che le bocche libere
siano munite degli opportuni manufatti regolatori e moderatori della introduzione
delle acque. Quando fra due o più utenti debba farsi luogo al riparto delle
disponibilità idriche di un corso d'acqua sulla base di singoli
diritti o concessioni, potrà essere istituito un regolatore di nomina
governativa, il quale, a spesa di detti utenti, provvederà a tale
riparto, esclusi qualsiasi responsabilità ed onere per l'amministrazione
dei lavori pubblici. Il Ministro dei lavori pubblici può imporre temporanee limitazioni
all'uso della derivazione che siano ritenute necessarie per speciali motivi
di pubblico interesse o quando si verificassero eccezionali deficienze
dell'acqua disponibile, in guisa da conciliare nel modo più opportuno
le legittime esigenze delle diverse utenze. 44. E' in facoltà del Ministro dei lavori pubblici, sentito il Consiglio
superiore, di sostituire in ogni tempo, in tutto od in parte, alla quantità
di acqua o di energia idraulica utilizzata una corrispondente quantità
di acqua o di energia idraulica od elettrica, ugualmente utilizzabile,
senza aggravio o pregiudizio dell'utente, restando ferma ogni altra condizione
dell'utenza in quanto compatibile colla modificazione apportata. 45. Quando una domanda di concessione per un'importante utilizzazione di
acqua risulti tecnicamente incompatibile con meno importanti utilizzazioni
legittimamente costituite o concesse, si può ugualmente, sentito
il Consiglio superiore, sentiti gli interessati, far luogo alla concessione. In tal caso il concessionario è tenuto a indennizzare gli utenti
preesistenti, fornendo loro, a propria cura e spese, una corrispondente
quantità di acqua, e nel caso di impianti per forza motrice, una
quantità di energia corrispondente a quella effettivamente utilizzata,
provvedendo alle trasformazioni tecniche necessarie in guisa da non aggravare
o pregiudicare gli interessi degli utenti preesistenti. Questi sono tenuti
a corrispondere annualmente al nuovo concessionario il canone che dovevano
allo Stato, ai comuni ed alle province, e, qualora, per effetto delle presenti
disposizioni, siano esonerati da spese di esercizio, una quota delle spese
di esercizio sopportate dal nuovo concessionario, in nessun caso maggiore
di quella di cui risultano esonerati. Tuttavia, quando, a giudizio insindacabile del Ministro dei lavori pubblici,
sentito il Consiglio superiore, la fornitura di acqua o di energia sia
eccessivamente gravosa, in rapporto al valore economico della preesistente
utenza, il titolare di quest'ultima è indennizzato dal nuovo concessionario
a termini della legge sulle espropriazioni. Nel caso in cui la minore incompatibile utilizzazione sia stata concessa
ma non ancora attuata, il Ministro dei lavori pubblici, sentito il Consiglio
superiore, stabilisce insindacabilmente, in base ai criteri enunciati nel
presente articolo e tenuto conto degli scopi a cui l'utenza è destinata,
in qual modo questa debba essere compensata. 46. L'obbligo imposto al nuovo concessionario dall'articolo precedente di
fornire ad utenti preesistenti una corrispondente quantità di acqua
o di energia avrà la seguente durata: a) fino al 31 gennaio 1977, se l'utenza preesistente consisteva
in una grande derivazione per forza motrice, concessa in base alle legge
20 marzo 1865, n. 2248, allegge F, e legge 10 agosto 1884, n. 2644, e fino
al 19 maggio 1983 per le grandi derivazioni per forza motrice legittimamente
esistenti nei territori annessi al Regno, all'entrata in vigore della legislazione
italiana sulle opere pubbliche; b) fino alla scadenza delle rispettive concessioni se la preesistente
utenza consisteva in una grande derivazione per forza motrice assentita
in base al D.legge 20 novembre 1916, n. 1664, o al R.D. 9 ottobre 1919,
n. 2161, o alla presente legge; c) per trenta anni dall'inizio della nuova concessione se la utenza
preesistente consisteva in una piccola derivazione per forza motrice, salvo
il disposto del precedente art. 23, comma secondo; d) fino a che duri la nuova concessione, anche per effetto di proroghe
o rinnovazioni concesse ai sensi degli articoli 22, 28 e 30 della presente
legge, se l'utenza preesistente consisteva in una derivazione per qualsiasi
uso diverso dalla forza motrice.
47. Quando per l'attuazione di una nuova utenza sia necessario, per ragioni
tecniche ed economiche, di avvalersi delle opere di presa o di derivazione
di altre utenze preesistenti, si può, sentito il Consiglio superiore,
accordare la nuova concessione, stabilendo le cautele per la loro coesistenza
e il compenso che il nuovo utente deve corrispondere a quelle preesistenti. Con le stesse norme e condizioni si può accordare la concessione
di derivare e di utilizzare parte di acqua spettante ad altro utente, quando
manchi il modo di soddisfare altrimenti il nuovo richiedente e la nuova
concessione non alteri l'economia e la finalità di quelle preesistenti. 48. Qualora il regime di un corso di acqua o di un bacino di acqua pubblica
sia modificato per cause naturali, lo Stato non è tenuto ad alcuna
indennità verso qualunque utente, salvo la riduzione o la cessazione
del canone in caso di diminuita o soppressa utilizzazione dell'acqua. Gli utenti, se le innovate condizioni locali lo consentono, sono autorizzati
ad eseguire, a loro spese, le opere necessarie per ristabilire le derivazioni. Quando il regime di un corso d'acqua o di un bacino di acqua pubblica
sia modificato permanentemente per esecuzione da parte dello Stato di opere
rese necessarie da ragioni di pubblico interesse, l'utente, oltre all'eventuale
riduzione o cessazione del canone, ha diritto ad una indennità,
qualora non gli sia possibile senza spese eccessive di adattare la derivazione
al corso di acqua modificato. L'apprezzamento di tale possibilità è fatto con decreto
del Ministro dei lavori pubblici, sentito il consiglio superiore. La misura dell'indennità, quando sia dovuta, è determinata
col decreto stesso, salvo ricorso ai Tribunali delle acque pubbliche. 49. Qualunque utente di acqua pubblica, che intenda variare sostanzialmente
le opere di raccolta, regolazione, presa e restituzione, la loro ubicazione
e l'uso dell'acqua, è soggetto a tutte le formalità e condizioni
richieste per le nuove concessioni, compreso il pagamento del canone. Quando le variazioni, pure aumentando la quantità d'acqua o di
forza motrice utilizzata, lascino sostanzialmente invariate le opere di
raccolta, regolazione, presa o restituzione dell'acqua, la loro ubicazione
e l'uso dell'acqua, il Ministro dei lavori pubblici, sentito il Consiglio
superiore, può, previa breve istruttoria limitatamente alle varianti
introdotte, accordare la concessione senza le condizioni e formalità
stabilite al comma precedente, salvo il pagamento del canone per la maggiore
utilizzazione. In questo caso resta ferma la scadenza originaria dell'utenza. Per le variazioni contemplate all'articolo 217 della
presente legge che non rientrino nell'applicazione dei precedenti comma
del presente articolo, valgono le norme ivi stabilite. Ogni altra variazione nelle opere e nei meccanismi destinati alla produzione
o nell'uso della forza motrice deve essere previamente notificata al Ministero
dei lavori pubblici. Per la mancata notificazione l'utente incorre nella sanzione amministrativa
da lire 100.000 a lire 1.000.000, salvo il diritto dell'amministrazione
di ordinare la riduzione in pristino stato a spese del contravventore. (sanzione sostituita con la sanzione amministrativa
dall'art. 32 della legge n. 689 del 1981, il cui importo è stato
così elevato dall'art. 114, primo comma della stessa legge) da 50 a 53
(omissis) 54. Nelle grandi derivazioni che riguardino rilevanti interessi pubblici,
qualora si verifichino interruzioni o sospensioni ingiustificate, il Ministro
dei lavori pubblici, sentito il Consiglio superiore, fatti eseguire i controlli
e le contestazioni del caso, diffida l'utente ad eseguire, entro congruo
termine, le riparazioni necessarie. Ove l'utente non provveda entro il
termine prefisso, il Ministro dei lavori pubblici, sentito il Consiglio
superiore e di concerto col Ministro delle finanze, può disporre
l'esercizio di ufficio a spese dell'utente, previa presa di possesso delle
opere principali ed accessorie, ricadenti entro e fuori l'ambito demaniale. (Lo stesso provvedimento può essere
applicato nel caso di derivazioni esercitate abusivamente o in contravvenzione
alle norme della presente legge) (questo comma è stato soppresso dall'articolo
23, comma 5, del decreto legislativo n.152 del 1999) L'utente è obbligato a porre a disposizione del Ministero dei
lavori pubblici il personale addetto al funzionamento dell'impianto. Prima che sia iniziato l'esercizio di ufficio, il Genio civile redige,
in contraddittorio con l'interessato, o, in mancanza, con l'assistenza
di due testimoni, l'inventario dell'impianto. Il rendiconto dell'esercizio di ufficio è approvato dal Ministro
dei lavori pubblici, che dispone il pagamento all'utente dei proventi netti
quando la gestione sia stata attiva. Quando invece la gestione sia stata
passiva, il rendiconto è approvato dal Ministro dei lavori pubblici
di concerto con quello delle finanze, il quale ultimo dispone la riscossione,
a carico dell'utente, delle maggiori spese occorse, con le norme indicate
nell'art. 39 della presente legge. Nel caso previsto al secondo comma del presente articolo, i proventi
netti sono depositati alla Cassa depositi e prestiti, fino al definitivo
regolamento dei rapporti tra l'amministrazione e colui che ha esercitato
irregolarmente o abusivamente la derivazione. Quando trattisi di impianti in servizio delle ferrovie dello Stato,
l'esercizio degli impianti stessi può essere affidato al Ministero
delle comunicazioni ed in tal caso esso provvede a quanto è disposto
nei comma quarto, quinto e sesto. Contro i provvedimenti emanati a termini del presente articolo non è
ammesso altro ricorso che quello per legittimità dinanzi al Tribunale
superiore delle acque pubbliche. 55. E' in facoltà del Ministro per i lavori pubblici e, nel caso
contemplato dalla successiva lettera e) del Ministro per le finanze, di
dichiarare la decadenza dal diritto di derivare ed utilizzare l'acqua pubblica: a) per non uso durante un triennio consecutivo; b) per cattivo uso in relazione ai fini della utilizzazione dell'acqua
pubblica; c) per inadempimento delle condizioni essenziali della derivazione
ed utilizzazione; d) per abituale negligenza ed inosservanza delle disposizioni legislative
e regolamentari in vigore; e) per mancato pagamento di tre annualità del canone; f) per il decorso dei termini stabiliti nel decreto e nel disciplinare,
entro i quali il nuovo concessionario deve derivare e utilizzare l'acqua
concessa; g) per cessione effettuata senza il nulla osta di cui all'art.20.
Il Ministro per i lavori pubblici, sentito per le grandi derivazioni il
Consiglio superiore, ha facoltà di prorogare i termini di cui alla
lettera f), qualora riconosca un giustificato ritardo nella esecuzione
delle opere. La proroga può essere subordinata, sentito il Consiglio
superiore, alla revisione della concessione per armonizzarla con sopravvenute
esigenze. Previa contestazione all'interessato nel caso indicato alla lettera
a), e previa diffida, nei casi di cui alle lettere b), c), d), da parte
del Ministero delle finanze, la decadenza è pronunciata con decreto
motivato del Ministro per i lavori pubblici, che, nei casi contemplati
nelle lettere a), b), c), d), deve essere preceduto da parere del Consiglio
superiore. Tale decreto è emanato di concerto col Ministro per le finanze,
allorché trattisi d'impianti che passano allo Stato. Il decreto è notificato all'utente decaduto e comunicato al Ministro
per le finanze. Nei casi di decadenza o rinuncia l'obbligo del pagamento del canone
cessa allo spirare dell'annualità, che trovasi in corso alla data
del decreto che pronuncia la decadenza, o alla data della notifica della
rinuncia . Le utenze non ancora riconosciute, che risultino abbandonate per oltre
dieci anni, decadono di diritto. 56. Compete all'ingegnere capo del Genio civile la facoltà di concedere
licenze per l'attingimento di acqua pubblica a mezzo di pompe mobili o
semifisse, di altri congegni elevatori o di sifoni, posti sulle sponde
ed a cavaliere degli argini, purché: 1° - la portata dell'acqua attinta non superi i 100 litri a minuto
secondo; 2° - non siano intaccati gli argini, né pregiudicate le
difese del corso d'acqua; 3° - non siano alterate le condizioni del corso d'acqua con pericolo
per le utenze esistenti e sia salvaguardato il minimo deflusso costante
vitale del corso d'acqua, ove definito. (Così modificato dall'art. 9, D.Lgs.
275/1993) Per le derivazioni a scopo di piscicoltura che non eccedano il quantitativo
di litri dieci a minuto secondo, la licenza può essere accordata
anche quando la presa d'acqua si effettui con modalità diverse da
quelle indicate nella prima parte del presente articolo, ferme restando
le condizioni di cui ai nn. 2 e 3. La licenza è in tutti i casi accordata, salvo rinnovazione per
non più di cinque volte per la durata non maggiore di un anno, e
può essere revocata per motivi di pubblico interesse . (Così modificato dall'art. 9, D.Lgs.
275/1993) Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano esclusivamente
ai corpi idrici superficiali . (Aggiunto dall'art. 9, D.Lgs. 275/1993) 57. (omissis) 58. A tutti gli effetti della presente legge le derivazioni ad uso agricolo,
che abbiano in comune la presa dal corso d'acqua pubblica, anche se godute
da diversi utenti, costituiscono una utenza unica complessiva e sono rappresentate
secondo le norme regolanti il consorzio, se questo esiste, o la comunione
degli utenti. 59. Per assicurare la più razionale e proficua utilizzazione delle
acque ed il migliore esercizio delle utenze, il Governo del Re ha facoltà
di riunire obbligatoriamente in consorzio, con l'intervento di rappresentanti
dell'amministrazione dello Stato, tutti o parte degli utenti di un corso
o bacino d'acqua nonché coloro sulle cui richieste di concessione
d'acqua il Consiglio superiore dei lavori pubblici siasi favorevolmente
pronunziato in via definitiva. La costituzione del consorzio obbligatorio può essere promossa
da uno o più interessati o aver luogo d'ufficio. Qualora si tratti di sole utenze irrigue, la costituzione del consorzio
avverrà nei modi previsti dalle leggi sulla bonifica integrale. 60. I proponenti la costituzione di un consorzio obbligatorio debbono allegare
alla relativa istanza: a) il piano tecnico indicante i limiti del bacino idrografico
e le opere da costruire o da esercitarvi; b) l'elenco delle utenze da consorziare; c) il progetto del reparto provvisorio delle spese; d) il piano finanziario per l'ammortamento della spesa a carico del
consorzio; e) lo schema di statuto del consorzio.
61. Il Ministro dei lavori pubblici può nominare commissari straordinari
con l'incarico di predisporre i documenti necessari per la costituzione
di ufficio dei consorzi obbligatori. 62. Il Ministro dei lavori pubblici ordina la pubblicazione, a mezzo del
Genio civile e secondo le norme da stabilire nel regolamento, dell'elenco
di coloro che debbono essere consorziati a termini dell'art. 59, del piano
tecnico delle opere, nonché del piano finanziario e del riparto
provvisorio delle spese, con lo schema dello statuto del consorzio, fissando
un termine di sessanta giorni per la presentazione di osservazioni o reclami
da parte degli interessati. Sentito il Consiglio superiore, il Ministro dei lavori pubblici promuove
il decreto reale per la costituzione del consorzio obbligatorio. Quando del consorzio debba far parte il Demanio dello Stato, il decreto
è emanato di concerto col Ministro delle finanze. 63. Il decreto costitutivo del consorzio obbligatorio ne fissa gli scopi
specifici ed i limiti di azione, approvando lo statuto. Contro tale decreto è ammesso ricorso, anche per il merito, al
Tribunale Superiore delle acque pubbliche. da 64 a 66 (omissis) 67. La partecipazione al consorzio obbligatorio di utenti di acqua per antico
uso si intende condizionata al riconoscimento dei rispettivi diritti a
termini dell'art. 3 della presente legge. 68. Le deliberazioni del consorzio sono obbligatorie anche per i dissenzienti. Il consorzio provvede al riparto provvisorio e definitivo delle spese
fra gli utenti consorziati secondo le norme che saranno stabilite nel regolamento.
Tali riparti, dopo l'approvazione del Ministro dei lavori pubblici, devono
essere pubblicati nei Fogli annunzi legali delle province interessate.
Entro sei mesi dalla pubblicazione ne è ammessa la impugnativa dinanzi
ai Tribunali regionali delle acque pubbliche. Il ricorso non sospende la
esecutorietà dei ruoli di contribuenza. Il riparto può essere modificato quando l'interessenza di una
o più utenze, a giudizio del Ministero dei lavori pubblici, sempre
con l'osservanza del disposto dell'ultimo comma dell'art. 62, si trovi
notevolmente variata in confronto delle condizioni in base alle quali il
riparto fu precedentemente stabilito. Le quote consorziali sono assistite da privilegio che prende grado dopo
quello stabilito dal precedente art. 39 e sono riscosse con le norme e
le forme stabilite per la esazione delle imposte dirette. 69. Per le acque distribuite mediante canali demaniali, unico utente di
fronte al consorzio è il Demanio dello Stato, ed il catasto degli
immobili serviti dai canali demaniali viene approvato e pubblicato a cura
del Ministero delle finanze. Al Demanio stesso spetta sugli immobili dei propri utenti il diritto
reale stabilito in favore del consorzio. 70. I consorzi obbligatori sono soggetti alla vigilanza del Ministero dei
lavori pubblici, che su ricorso degli interessati o anche d'ufficio può
annullarne le deliberazioni illegittime. Con decreto reale, su proposta del Ministro dei lavori pubblici, sentito
il Consiglio Superiore e con l'osservanza dell'ultimo comma dell'art. 62,
possono essere sciolte le amministrazioni dei consorzi che per negligenza
nell'esecuzione, esercizio e manutenzione delle opere, ovvero per inosservanza
delle norme di legge, di regolamento o di statuto, comunque compromettano
il conseguimento dei propri fini istituzionali. Al commissario straordinario, al quale è affidata l'amministrazione
dell'ente e, ove occorra, l'esecuzione delle opere, spettano i poteri della
assemblea e degli organi consorziali. 71. Per la coordinazione dell'attività dei consorzi finitimi può
essere costituito, anche d'ufficio, con decreto reale, su proposta del
Ministro dei lavori pubblici, un consorzio di secondo grado con lo scopo
d'armonizzare l'opera dei singoli consorzi di primo grado. Il consorzio di secondo grado è amministrato dai rappresentanti
dei consorzi di primo grado, a ciascuno dei quali spetta una rappresentanza
proporzionale al rispettivo interesse. da 72 a 91
(omissis) 92. Per la ricerca, l'estrazione e l'utilizzazione delle acque sotterranee,
escluse quelle termali minerali e radioattive o comunque regolate da leggi
speciali, si osservano le disposizioni seguenti in quanto non siano applicabili
le norme della presente legge. 93. Il proprietario di un fondo, anche nelle zone soggette a tutela della
pubblica amministrazione, a norma degli articoli seguenti, ha facoltà,
per gli usi domestici, di estrarre ed utilizzare liberamente, anche con
mezzi meccanici, le acque sotterranee nel suo fondo, purché osservi
le distanze e le cautele prescritte dalla legge. Sono compresi negli usi domestici l'innaffiamento di giardini ed orti
inservienti direttamente al proprietario ed alla sua famiglia e l'abbeveraggio
del bestiame. 94.
(omissis) 95. Salva la facoltà attribuita al proprietario nell'art. 93, chi,
nei comprensori soggetti a tutela, voglia provvedere a ricerche di acque
sotterranee o a scavo di pozzi nei fondi propri o altrui, deve chiederne
l'autorizzazione all'ufficio del Genio civile, corredando la domanda del
piano di massima dell'estrazione e dell'utilizzazione che si propone di
eseguire. L'ufficio del Genio civile dà comunicazione della domanda al
proprietario del fondo in cui devono eseguirsi le ricerche e le opere,
quando non risulti che ne sia già a conoscenza, e ne dispone l'affissione
per quindici giorni all'albo del comune nel cui territorio devono eseguirsi
le opere e degli altri comuni eventualmente interessati, con l'invito a
chiunque abbia interesse a presentare opposizione. Previa visita sul luogo, l'ufficio del Genio civile, sentito l'ufficio
distrettuale delle miniere, provvede sulla domanda, ove non vi siano opposizioni,
rilasciando l'autorizzazione se non ostino motivi di pubblico interesse.
Se l'ufficio del Genio civile nega l'autorizzazione, l'interessato può
reclamare al Ministro dei lavori pubblici, che provvede definitivamente
sentito il Consiglio superiore. Parimenti il Ministro stesso provvede sulla domanda, nel caso in cui
vi siano opposizioni. Il provvedimento di autorizzazione stabilisce le cautele, le modalità,
i termini da osservarsi, la cauzione da versarsi dal richiedente e la indennità
da corrispondersi anticipatamente al proprietario del suolo. Sulle contestazioni per la misura di tale indennità è
fatta salva agli interessati l'azione innanzi all'autorità giudiziaria. 96. Qualora l'ufficio del Genio civile riconosca inammissibile una domanda
perché inattuabile o contraria al buon regime delle acque o ad altri
interessi generali, ne riferisce, prima di disporre l'istruttoria, al Ministro
dei lavori pubblici che può senz'altro respingerla. 97. Chi è autorizzato ad eseguire le opere per ricerche di acque
sotterranee ai sensi dell'art. 95, ha diritto di introdursi nelle proprietà
private, osservate le norme stabilite dall'art. 7 della legge 25 giugno
1865, n. 2359 , ed eseguirvi le opere e gli impianti previsti nella domanda,
adottando tutte le cautele necessarie perché i lavori riescano quanto
meno pregiudizievoli al possessore del fondo, ed è obbligato a risarcirlo
di qualunque danno arrecatogli. Il possessore del fondo può chiedere che, a mezzo dell'ufficio
del Genio civile, si accerti l'entità dei danni che con i lavori
si producono, al fine di ottenere una speciale indennità oltre quella
di cui al precedente art. 95. Per assicurare il risarcimento degli eventuali danni può essere
prescritto all'esecutore dell'opera il preventivo deposito di una somma
adeguata. 98. L'ingegnere capo dell'ufficio del Genio civile competente per territorio
può autorizzare la esecuzione di rilievi ed assaggi, compilazione
di progetti e ogni altro lavoro preliminare alla ricerca di acque sotterranee,
anche nelle zone non soggette a tutela. In tal caso sono applicabili gli
artt. 7 e 8 della legge 25 giugno 1865, n. 2359, sulla espropriazione per
pubblica utilità e gli articoli 64 e seguenti della legge citata
per le eventuali occupazioni temporanee dei terreni. 99. Quando la ricerca e l'estrazione delle acque sotterranee siano dirette
alla soddisfazione di pubblici generali interessi, le opere e gli impianti
relativi possono essere dichiarati di pubblica utilità con decreto
reale da emanarsi su proposta del Ministro dei lavori pubblici, sentito
il Consiglio superiore. 100. L'autorizzazione a fare assaggi e ricerche di acque sotterranee non
può essere data per un tempo superiore ad un anno e può essere
prorogata una o più volte per ulteriori periodi di sei mesi, previa
constatazione dei lavori eseguiti. Essa non può essere comunque ceduta senza previo nulla osta dell'autorità
che l'ha accordata. 101. L'autorizzazione può essere revocata senza che il ricercatore
abbia diritto a compenso od indennità: 1° - quando non siasi dato principio a lavori entro due mesi dal
giorno in cui essa fu notificata; 2° - quando i lavori siano rimasti sospesi oltre sei mesi; 3° - nel caso di inosservanza delle prescrizioni stabilite nel
decreto che l'accorda; 4° - per contravvenzione al 2° comma del precedente articolo. 102. Nel caso in cui lo Stato intenda riservarsi la esecuzione di assaggi
o ricerche di acque sotterranee, la zona riservata di esplorazione sarà
determinata con decreto del Ministro dei lavori pubblici, sentito il Consiglio
superiore dei lavori pubblici ed il Consiglio superiore delle miniere. Questa disposizione può essere applicata anche nel caso in cui
lo Stato creda di agevolare ai comuni ed alle province la ricerca di acque
per l'approvvigionamento di acque potabili. 103. Quando in seguito a ricerche siano state scoperte acque sotterranee,
anche in comprensori non soggetti a tutela, deve essere avvisato l'ufficio
del Genio civile, il quale provvede ad accertare la quantità di
acqua scoperta. Lo scopritore avrà titolo di preferenza alla concessione, per
l'utilizzazione indicata nel piano di massima allegato alla domanda di
autorizzazione ai sensi dell'articolo 95. (comma così modificato dall'art. 2,
comma 1, del d.P.R. 18 febbraio 1999, n. 238) Qualora lo scopritore non ottenga la concessione, ha diritto al rimborso,
da parte del concessionario, delle spese sostenute, ad un adeguato compenso
dell'opera da lui prestata e ad un premio che sarà determinato nell'atto
di concessione in base alla importanza della scoperta. In ogni caso è riservata al proprietario del fondo una congrua
quantità di acqua, a prezzo di costo, per i bisogni del fondo stesso. 104.(abrogato
dall'art. 2, comma 1, del d.P.R. 18 febbraio 1999, n. 238) 105. Nelle zone soggette a tutela l'ufficio del Genio civile esercita la
vigilanza sulle eduzioni ed utilizzazioni di tutte le acque sotterranee,
siano o no iscritte negli elenchi delle acque pubbliche. Nelle dette zone spetta esclusivamente all'autorità amministrativa
lo statuire, anche in caso di contestazioni, se gli scavi, le trivellazioni
e in genere le opere di eduzione e di utilizzazione delle acque sotterranee
rispondano ai fini cui sono destinate, se siano dannose al regime delle
acque pubbliche, se turbino interessi di carattere generale e conseguentemente
sospendere l'esecuzione delle ricerche, dell'estrazione, delle utilizzazioni,
revocare le autorizzazioni e concessioni accordate, ordinare la chiusura
dei pozzi ed emettere tutti i provvedimenti che siano ritenuti idonei alla
tutela degli interessi generali e del regime idraulico della regione. L'esercizio di tali potestà compete all'ufficio del Genio civile,
salvo ricorso gerarchico al Ministro dei lavori pubblici, ma alla revoca
delle autorizzazioni e concessioni di competenza ministeriale provvede
il Ministro dei lavori pubblici. 106. L'ufficio del Genio civile anche nelle zone non soggette a tutela può
disporre che sia regolata la erogazione dei pozzi salienti a getto continuo
e può adottare, altresì, le disposizioni di cui all'articolo
precedente, qualora ricorrano attuali o prevedibili situazioni di subsidenza,
ovvero di inquinamento o pregiudizio al regime delle acque pubbliche. La
stessa autorità può disporre, a spese dei responsabili, la
chiusura dei pozzi dei quali sia cessata l'utilizzazione. (comma così modificato dall'art. 10,
del decreto legislativo n.275 del 1993) da 107 a 114.(omissis) 115. Col decreto di autorizzazione possono essere dichiarate di pubblica
utilità le opere e gli impianti occorrenti alla costruzione delle
linee, cabine, stazioni e sottostazioni di trasformazione e di quanto altro
serva all'impianto ed all'esercizio della trasmissione e richieda una occupazione
definitiva delle zone interessate dall'impianto. da 116 a 118(omissis) 119. Ogni proprietario è tenuto a dar passaggio per i suoi fondi alle
condutture elettriche aeree o sotterranee che esegua chi ne abbia ottenuto
permanentemente o temporaneamente l'autorizzazione dall'autorità
competente. 120. Le condutture elettriche che debbono attraversare zone dichiarate militarmente
importanti, fiumi, torrenti, canali, miniere e foreste demaniali, zone
demaniali marittime e lacuali, strade pubbliche, ferrovie, tramvie, funicolari,
teleferiche, linee telegrafiche o telefoniche di pubblico servizio o militari,
linee elettriche costruite dall'amministrazione delle ferrovie dello Stato
in servizio delle linee ferroviarie da essa esercitate, o che debbono avvicinarsi
a tali linee o ad impianti radio-telegrafici o radio-telefonici di Stato,
o che debbono attraversare zone adiacenti agli aeroporti o campi di fortuna
ad una distanza inferiore ad un chilometro dal punto più vicino
del perimetro dei medesimi, o quelle che debbono passare su monumenti pubblici
o appoggiarsi ai medesimi e quelle che debbono attraversare beni di pertinenza
dell'autorità militare o appoggiarsi ad essa non possono essere
autorizzate in nessun caso se non si siano pronunciate in merito le autorità
interessate. Per le modalità di esecuzione e di esercizio delle linee e degli
impianti autorizzati, l'interessato deve stipulare appositi atti di sottomissione
con le competenti autorità. 121. La servitù di elettrodotto conferisce all'utente la facoltà
di: a) collocare ed usare condutture sotterranee od appoggi per
conduttori aerei e far passare conduttori elettrici su terreni privati
e su vie e piazze pubbliche, ed impiantare ivi le cabine di trasformazione
o di manovra necessarie all'esercizio delle condutture; b) infiggere supporti o ancoraggi per conduttori aerei all'esterno
dei muri o facciate delle case rivolte verso le vie e piazze pubbliche,
a condizione che vi si acceda dall'esterno e che i lavori siano eseguiti
con tutte le precauzioni necessarie sia per garantire la sicurezza e l'incolumità,
sia per arrecare il minimo disturbo agli abitanti.
Da tale servitù sono esenti le case, salvo le facciate verso le
vie e piazze pubbliche, i cortili, i giardini, i frutteti e le aie delle
case attinenti: c) tagliare i rami di alberi, che trovandosi in prossimità
dei conduttori aerei, possano, con movimento, con la caduta od altrimenti,
causare corti circuiti od arrecare inconvenienti al servizio o danni alle
condutture ed agli impianti; d) fare accedere lungo il tracciato delle condutture il personale addetto
alla sorveglianza e manutenzione degli impianti e compiere i lavori necessari.
L'impianto e l'esercizio di condutture elettriche debbono essere eseguiti
in modo da rispettare le esigenze e l'estetica delle vie e piazze pubbliche
e da riuscire il meno pregiudizievole possibile al fondo servente, avuto
anche riguardo all'esistenza di altri utenti di analoga servitù
sul medesimo fondo, nonché alle condizioni dei fondi vicini e all'importanza
dell'impianto stesso. Debbono inoltre essere rispettate le speciali prescrizioni che sono
o saranno stabilite per il regolare esercizio delle comunicazioni telegrafiche
e telefoniche. 122. L'imposizione della servitù di elettrodotto non determina alcuna
perdita di proprietà o di possesso del fondo servente. Le imposte prediali e gli altri pesi inerenti al fondo rimangono in
tutto a carico del proprietario di esso. Il proprietario non può in alcun modo diminuire l'uso della servitù
o renderlo più incomodo. Del pari l'utente non può fare cosa
alcuna che aggravi la servitù. Tuttavia, salvo le diverse pattuizioni che si siano stipulate all'atto
della costituzione della servitù, il proprietario ha facoltà
di eseguire sul suo fondo qualunque innovazione, costruzione o impianto,
ancorché essi obblighino l'esercente dell'elettrodotto a rimuovere
o collocare diversamente le condutture e gli appoggi, senza che per ciò
sia tenuto ad alcun indennizzo o rimborso a favore dell'esercente medesimo. In tali casi il proprietario, deve offrire all'esercente, in quanto
sia possibile, altro luogo adatto all'esercizio della servitù. Il cambiamento di luogo per l'esercizio della servitù può
essere parimenti richiesto dall'utente, se questo provi che esso riesce
per lui di notevole vantaggio e non di danno al fondo. 123. Al proprietario del fondo servente è dovuta una indennità
la quale deve essere determinata tenendo conto della diminuzione di valore
che per la servitù subiscono il suolo e il fabbricato in tutto od
in parte. Tale indennità è corrisposta prima che siano intrapresi
i lavori d'imposizione della servitù. L'aggravio causato dalla servitù
va considerato nelle condizioni di massimo sviluppo previsto per l'impianto. Il valore dell'immobile gravato dalla servitù è computato
nello stato in cui esso trovasi all'atto dell'occupazione e senza detrazione
per qualsiasi carico che lo colpisca e col soprappiù del quinto. (comma dichiarato parzialmente illegittimo
dalla Corte costituzionale, con sentenza 16-30 aprile 1973, n.46 nella
parte in cui prevede l'aggiunta del «soprappiù del quinto»
alla indennità per servitù di elettrodotto) In ogni caso, per l'area su cui si proiettano i conduttori, viene corrisposto
un quarto del valore della parte strettamente necessaria al transito per
il servizio delle condutture, e per le aree occupate dai basamenti dei
sostegni delle condutture aeree o da cabine o costruzioni di qualsiasi
genere, aumentate, ove occorra, da un'adeguata zona di rispetto, deve essere
corrisposto il valore totale. Cessando l'uso per il quale fu imposta la servitù, tali aree
ritorneranno gratuitamente nella piena disponibilità del proprietario. Al proprietario debbono inoltre essere risarciti i danni prodotti durante
la costruzione della linea, anche per le necessarie occupazioni temporanee. Del pari debbono essere risarciti i danni prodotti col servizio della
conduttura elettrica, esclusi quelli derivanti dal normale e regolare esercizio
della conduttura stessa. Nell'atto col quale si fissa l'indennità prevista al presente
articolo debbono essere determinati l'area delle zone soggette a servitù
d'elettrodotto e il numero degli appoggi e dei conduttori 124. Ove l'imposizione della servitù sia fatta per un tempo minore
di nove anni, l'indennità ragguagliata alla diminuzione del valore
del suolo è ridotta alla metà, ma scaduto il termine, il
fondo deve essere ridotto in pristino a cura e spese dell'utente delle
condutture. Chi ha ottenuto il diritto di servitù temporanea può,
prima della scadenza del termine, renderlo perpetuo pagando l'altra metà
con gli interessi legali dal giorno in cui il passaggio fu praticato. Scaduto il primo termine, non gli sarà più tenuto conto
di ciò che ha pagato per la concessione temporanea. 125. Per gli oneri costituiti sui beni indicati nell'art. 120 ed in genere
su tutti i beni dello Stato, delle province e dei comuni, che siano d'uso
pubblico o destinato ad un pubblico servizio, la corresponsione dell'indennità
è sostituita dal pagamento di un canone annuo. Anche per i beni patrimoniali di diritto comune è in facoltà
delle amministrazioni dello Stato, delle province e dei comuni di chiedere
il canone annuo anziché l'indennità. La misura dell'indennità e dei canoni dovuti alle amministrazioni
dello Stato, delle province e dei comuni è determinata con decreto
reale da emanarsi su proposta del Ministro dei lavori pubblici, sentiti
le amministrazioni interessate ed il Consiglio superiore dei lavori pubblici. Il pagamento delle indennità e dei canoni non pregiudica il diritto
alla rivalsa dei danni prodotti dalla costruzione degli impianti. 126. Su richiesta delle autorità interessate il Ministro dei lavori
pubblici può, per ragioni di pubblico interesse, ordinare lo spostamento
delle condutture elettriche e l'utente, ove non siano intervenute speciali
pattuizioni, ha diritto ad una congrua indennità se lo spostamento
non può essere eseguito senza spese eccessive. In caso di contestazione l'apprezzamento di tale possibilità
è demandato al Ministro dei lavori pubblici, che provvede con decreto,
sentito il Consiglio superiore. La misura dell'indennità, quando sia dovuta, è determinata
col decreto stesso, salvo ricorso all'autorità giudiziaria. 127. Quando sul percorso di una conduttura elettrica esistano altre condutture
elettriche o linee telefoniche o telegrafiche, debbono essere accettate,
per la tutela del regolare esercizio di ciascuna conduttura o linea, le
prescrizioni della parte che ha titolo di preminenza per motivi di pubblico
servizio, oppure, a parità di titoli, per ragioni di preesistenza. Se tali prescrizioni esigano lo spostamento o la modificazione delle
linee o condutture, il Ministro dei lavori pubblici, in caso di contestazione,
dà le opportune disposizioni. Le spese all'uopo occorrenti sono a carico della parte che rende necessario
lo spostamento o la modificazione, salvo quanto è disposto nell'art.
122. 128. L'esistenza di vestigia di opere delle condutture elettriche non è
di ostacolo alla prescrizione della servitù. Per impedire la prescrizione
occorrono l'esistenza e la conservazione dell'impianto in istato di esercizio. 129. Le disposizioni ad eccezione di quelle contenute negli artt. 109, 114,
120, 125 e 127, non si applicano agli impianti di linee elettriche costruiti
dall'amministrazione delle ferrovie dello Stato in servizio delle linee
ferroviarie da essa esercitate. La costruzione di tali impianti è approvata in lirica tecnica
e finanziaria dai competenti organi dell'amministrazione ferroviaria ed
agli effetti della dichiarazione di pubblica utilità o di urgenza
ed indifferibilità dal Ministro delle comunicazioni ai sensi dell'art.
1 del R.D. 24 settembre 1923, n. 2119. Alle espropriazioni ed agli asservimenti occorrenti per la esecuzione
degli impianti medesimi sono applicabili le disposizioni della legge 25
giugno 1865, n. 2359, dell'art. 77 della legge 7 luglio 1907, n. 429 nonché
quelle del R.D. 24 settembre 1923, n. 2119. 130. E' proibito a chiunque non sia autorizzato per ragioni di servizio: a) di collocare oggetti sugli appoggi, sui conduttori e su
qualsiasi apparecchio degli impianti di produzione, trasformazione, trasmissione
e distribuzione dell'energia elettrica, di toccarli o lanciare contro di
essi cose che possano danneggiarli o comunque alterare il regolare funzionamento
degli impianti, di tagliare od in altro modo manomettere le condutture
elettriche; b) di introdursi o lasciare introdurre persone o animali senza speciale
autorizzazione nei recinti chiusi destinati alla produzione, trasformazione,
trasmissione e distribuzione dell'energia elettrica; c) di manovrare od alterare comunque per qualsiasi motivo gli apparecchi
e dispositivi che servono alla produzione, trasformazione e distribuzione
Chiunque, compiendo uno dei fatti vietati dal presente articolo o in altro
modo, cagiona per colpa un disastro, è punito a termini dell'art.
449 del Codice penale. Se abbia soltanto fatto sorgere il pericolo del
disastro è soggetto alle pene dell'articolo 450 del Codice predetto.
Qualora il fatto sia doloso si applicano le pene previste dall'art. 433
dello stesso Codice. 131. Nel caso di frequenti interruzioni o sospensioni nell'esercizio delle
linee elettriche destinate ai servizi pubblici o di linee esercitate senza
autorizzazione od in contravvenzione alle norme della presente legge si
applicano le disposizioni dell'art. 54. da 132 a 137
(omissis) 138. Presso ciascuna delle sottoindicate sedi di Corte di Appello è
istituito un Tribunale regionale delle acque pubbliche: 1 - Torino: per le circoscrizioni delle Corti di Appello di
Torino e Genova; 2 - Milano: per le circoscrizioni delle Corti di Appello di Milano
e Brescia; 3 - Venezia: per le circoscrizioni delle Corti di Appello di Venezia
e Trieste; 4 - Firenze: per le circoscrizioni delle Corti di Appello di Bologna
e Firenze; 5 - Roma: per le circoscrizioni delle Corti di Appello di Roma, Aquila
ed Ancona; 6 - Napoli: per le circoscrizioni delle Corti di Appello di Napoli,
Bari e Catanzaro; 7 - Palermo: per le circoscrizioni delle Corti di Appello di Palermo,
Catania e Messina; 8 - Cagliari: per la circoscrizione della Corte di Appello di Cagliari.
Il Tribunale è costituito da una sezione della Corte di Appello
designata dal primo presidente, alla quale sono aggregati tre funzionari
del Genio civile designati dal presidente del Consiglio superiore dei lavori
pubblici e nominati con decreto reale, su proposta del Ministro Guardasigilli. Essi durano in carica cinque anni e possono essere riconfermati. (comma abrogato) I Tribunali delle acque pubbliche decidono con intervento di tre votanti,
uno dei quali deve essere funzionario del Genio civile. 139. (omissis) 140. Appartengono in primo grado alla cognizione dei Tribunali delle acque
pubbliche: a) le controversie intorno alla demanialità delle acque; b) le controversie circa i limiti dei corsi o bacini, loro alvei e
sponde: c) le controversie, aventi ad oggetto qualunque diritto relativo alle
derivazioni e utilizzazioni di acqua pubblica: d) le controversie di qualunque natura, riguardanti la occupazione
totale o parziale, permanente o temporanea di fondi e le indennità
previste dall'art. 46 della legge 25 giugno 1865, n. 2359, in conseguenza
dell'esecuzione o manutenzione di opere idrauliche, di bonifica e derivazione
utilizzazione delle acque. Per quanto riguarda la determinazione peritale
dell'indennità prima dell'emissione del decreto della espropriazione
resta fermo il disposto dell'art. 33 della presente legge; e) le controversie per risarcimenti di danni dipendenti da qualunque
opera eseguita dalla pubblica amministrazione e da qualunque provvedimento
emesso dall'autorità amministrativa a termini dell'art. 2 del T.U.
25 luglio 1904, n. 523, modificato con l'art. 22 della legge 13 luglio
1911, n. 774; f) i ricorsi previsti dagli artt. 25 e 29 del testo unico delle leggi
sulla pesca approvato con R.D. 8 ottobre 1931, n. 1604.
141. Le azioni possessorie e quelle di denuncia di nuova opera e di danno
temuto nelle materie di cui all'articolo precedente non sono proponibili
avverso provvedimenti e atti dell'autorità amministrativa. In ogni altro caso esse sono proposte dinanzi al pretore competente
per territorio. Ove sia luogo ad appello, esso è proposto al rispettivo Tribunale
delle acque pubbliche. 142. Al Tribunale superiore delle acque pubbliche appartiene la cognizione
in grado di appello di tutte le cause decise in primo grado dal Tribunale
delle acque pubbliche. Il Tribunale decide con intervento di cinque votanti, dei quali tre
magistrati, un consigliere di Stato ed un tecnico. 143. Appartengono alla cognizione diretta del Tribunale superiore delle acque
pubbliche: a) i ricorsi per incompetenza, per eccesso di potere e per
violazione di legge avverso i provvedimenti (definitivi)
presi dall'amministrazione in materia di acque pubbliche ; b) i ricorsi, anche per il merito, contro i provvedimenti definitivi
dell'autorità amministrativa adottata ai sensi degli artt. 217 e
221 della presente legge; nonché contro i provvedimenti [definitivi]
adottati dall'autorità amministrativa in materia di regime delle
acque pubbliche ai sensi dell'art. 2 del testo unico delle leggi sulle
opere idrauliche approvato con R.D. 25 luglio 1904, n. 523, modificato
con l'art. 22 della legge 13 luglio 1911, n. 774, del R.D. 19 novembre
1921, n. 1688 , e degli artt. 378 e 379 della legge 20 marzo 1865, n. 2248,
allegge F; c) i ricorsi la cui cognizione è attribuita al Tribunale superiore
delle acque dalla presente legge e dagli artt. 23, 24, 26 e 28 del testo
unico delle leggi sulla pesca, approvato con R.D. 8 ottobre 1931, n. 1604. (le lettere a) e b) sono state dichiarate
costituzionalmente illegittime dalla Corte costituzionale, sentenza 17-31
gennaio 1991, n.42, limitatamente alle parole «definitivi»)
Il termine per ricorrere nei casi indicati nel presente articolo è
di giorni sessanta dalla data in cui la decisione amministrativa sia stata
notificata nelle forme e nei modi stabiliti. (comma dichiarato costituzionalmente illegittimo
dalla Corte costituzionale, sentenza 17-31 gennaio 1991, n.42 nella parte
in cui non prevede che il ricorso giurisdizionale possa anche esperirsi
contro il provvedimento amministrativo, impugnato con il ricorso in via
gerarchica, nel termine di 60 giorni dalla scadenza di quello di 90 giorni
decorrenti dalla proposizione del rimedio amministrativo, qualora entro
quest'ultimo termine la pubblica amministrazione non abbia comunicato e
notificato la decisione all'interessato) Nelle materie indicate nel presente articolo, il Tribunale superiore
decide con sette votanti, cioè con tre magistrati, con tre consiglieri
di Stato e con un tecnico. 144. La competenza dei Tribunali delle acque pubbliche determinata dagli
articoli 140 e 143 sussiste altresì per le controversie relative
alle acque pubbliche sotterranee e per quelle concernenti la ricerca, l'estrazione
e l'utilizzazione delle acque sotterranee nei comprensori soggetti a tutela
sempre che le controversie interessino la pubblica amministrazione. da 145 a 210 (omissis) (tratta dell'attività giurisdizionale
dei Tribunali delle acque, delle procedure per i ricorsi) 211. Ai fini della legge 12 gennaio 1933, n. 141, la concessione di grandi
derivazioni per produzione di energia, a norma della presente legge, ha
luogo previo consenso del Ministro delle corporazioni. Sono sottoposti ad autorizzazione governativa i nuovi impianti termici
per la produzione di energia elettrica destinata alla distribuzione, nonché
l'ampliamento degli impianti termici esistenti destinati allo stesso scopo.
L'autorizzazione, per gli impianti la cui potenza sia superiore a 5000
kW è data dal Ministro per l'industria e per il commercio di concerto
col Ministro per i lavori pubblici; negli altri casi è data dal
prefetto, sentito l'ingegnere capo del Genio Civile. L'autorizzazione delle linee di trasmissione e di distribuzione dell'energia
elettrica comunque prodotta è data dalle autorità competenti
a norma della presente legge, previo consenso del Ministro delle corporazioni. 212. (abrogato) 213. L'obbligo del pagamento del canone rivive, durante il periodo di proroga,
per gl'impianti o le parti di essi che entrino in esercizio, anche non
ultimati, in corrispondenza alla attuata utilizzazione. 214. Qualora, all'entrata in vigore della presente legge, i termini originariamente
assegnati per la decorrenza del pagamento del canone siano già scaduti,
le rate di canone pagate saranno imputate ai primi pagamenti da effettuare
se l'impianto verrà attuato entro il nuovo termine e resteranno
acquisite all'Erario se la concessione venga successivamente rinunciata
o dichiarata decaduta, senza pregiudizio delle ulteriori rate eventualmente
dovute dopo decorso il termine di proroga concesso. 215. I concessionari di grandi derivazioni di acque pubbliche per produzione
di energia accordate anteriormente all'entrata in vigore della presente
legge, che intendono iniziare o riprendere, dopo averla sospesa, la esecuzione
delle opere concesse, devono chiederne autorizzazione al Ministro dei lavori
pubblici, il quale provvede di concerto col Ministro delle corporazioni
e sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici. Qualora si disponga di rinviare l'esecuzione delle opere, ferma rimanendo
la scadenza della concessione, restano sospesi tutti i termini assegnati
per l'esecuzione dei lavori, nonché l'obbligo del pagamento del
canone per il corrispondente periodo di tempo. In tal caso il provvedimento
è adottato di concerto anche col Ministro delle finanze. La sospensione del pagamento del canone viene computata come proroga
all'originario termine di decorrenza nei limiti massimi indicati dal precedente
articolo 212 e con gli effetti previsti nell'articolo medesimo e nell'art.
214, senza pregiudizio del diritto del concessionario di rinunciare alla
concessione. 216. E' vietato in modo assoluto lo stabilimento di molini od altri opifici
natanti sulle acque pubbliche. I molini e gli opifici natanti debbono essere gradatamente rimossi per
disposizione del Ministero dei lavori pubblici e del magistrato alle acque
nel territorio di sua competenza. Ove, per quelli legittimamente esistenti, siavi luogo a pagamento di
indennità, questa, in mancanza di bonario accordo, sarà determinata
nei modi previsti nei comma 3 e 4 dell'art.33 della
presente legge. La determinazione definitiva dell'indennità spetta ai Tribunali
delle acque pubbliche. 217. Salvo quanto dispone l'art.49 della presente legge,
sono opere ed atti che non si possono eseguire senza speciale autorizzazione
del competente ufficio del Genio civile e sotto l'osservanza delle condizioni
dal medesimo imposte: a) la conversione delle chiuse temporanee di derivazioni di
acque pubbliche in chiuse permanenti, quantunque instabili e l'alterazione
del modo di loro primitiva costruzione; b) le variazioni della posizione, struttura e dimensioni solite a praticarsi
nelle chiuse instabili; c) gli scavamenti nei ghiaieti dei fiumi e torrenti per canali d'invito
alle derivazioni, eccettuati quelli che per invalsa consuetudine si praticano
senza permesso dell'autorità amministrativa; d) la conversione delle chiuse temporanee e delle chiuse instabili
di derivazioni in chiuse stabili; e) le variazioni nella forma e nella posizione così delle bocche
di derivazione come delle chiuse stabili ed ogni innovazione tendente ad
aumentare l'altezza di queste e le innovazioni intorno alle altre opere
di stabile struttura che servono alle derivazioni d'acque pubbliche od
all'esercizio dei molini od altri opifici su di esse stabiliti; f) la ricostruzione, ancorché senza variazioni di posizione
e forma, delle chiuse stabili ed incili delle derivazioni, di botti sotterranee
od altre opere attinenti alle derivazioni esistenti nelle acque pubbliche; g) le nuove costruzioni nell'alveo dei pubblici corsi e bacini d'acqua
di chiuse ed altre opere stabili per le derivazioni, di botti sotterranee,
nonché le innovazioni intorno alle opere di questo genere già
esistenti; h) le opere alle sponde dei pubblici corsi di acqua che possono alterare
o modificare le condizioni delle derivazioni o della restituzione delle
acque derivate.
218. L'approvazione dei progetti di acquedotti comunali a scopo potabile,
nei quali lo Stato concorre mediante sussidi o contributi negli interessi
equivale a dichiarazione di pubblica utilità nei riguardi delle
espropriazioni. I contributi nelle spese per costruzione di acquedotti a scopo potabile
ed i concorsi nel pagamento dei relativi interessi rimangono disciplinati
dalle disposizioni speciali che li autorizzano. Non possono essere concessi contributi e concorsi per acquedotti da
alimentarsi con acqua pubblica, se non si sia ottenuta la concessione dell'acqua
a norma della presente legge. Quando il contributo o concorso sia richiesto unitamente alla concessione
dell'acqua pubblica, l'esame della domanda di contributo o concorso viene
fatto durante l'istruttoria della domanda di concessione. 219. Le contravvenzioni alle disposizioni della presente legge, ove non sia
altrimenti disposto, sono punite con la sanzione amministrativa da lire
20.000 a lire 1.000.000. (sanzione sostituita con la sanzione amministrativa
così elevato dall'art. 114, primo comma della stessa legge) La stessa pena è comminata per la violazione delle norme del
regolamento per l'esecuzione di questa legge. 220. I verbali di accertamento delle contravvenzioni alle norme della presente
legge, salvo quanto è disposto all'art. 223, possono essere formati,
oltre che dagli organi di polizia giudiziaria, dai funzionari del Genio
civile, dagli ufficiali e guardiani idraulici, da quelli delle bonifiche
che si eseguono per conto dello Stato nonché degli agenti giurati
delle pubbliche amministrazioni e dei comuni, osservate le norme del codice
di procedura penale. I detti verbali sono trasmessi all'ingegnere capo dell'ufficio del Genio
civile agli effetti delle disposizioni degli articoli 221 e 222. 221. Per le contravvenzioni alle norme della presente legge, che alterano
lo stato delle cose, è riservato all'ingegnere capo dell'ufficio
dei Genio civile la facoltà di ordinare la riduzione al primitivo
stato, dopo di aver riconosciuta la regolarità della denuncia. Nei casi di urgenza, l'ingegnere capo fa eseguire immediatamente di
ufficio i lavori per il ripristino. Sentito poi il trasgressore, eventualmente anche a mezzo del podestà
, o di un ufficiale di polizia giudiziaria, l'ingegnere capo provvede a
carico del trasgressore per il rimborso delle spese degli atti e della
esecuzione d'ufficio, rendendone esecutoria la nota e facendone riscuotere
l'importo con le norme e le forme stabilite per la esazione delle imposte
dirette. 222. Per le violazioni alle norme della presente legge punite con la pena
della sanzione amministrativa , l'ingegnere capo dell'ufficio del Genio
civile, prima di trasmettere il verbale di contravvenzione all'autorità
giudiziaria, può ammettere il trasgressore a pagare, a titolo di
oblazione, la somma che sarà da lui determinata entro i limiti del
minimo e del massimo della pena stabilita, prescrivendo il termine entro
il quale il pagamento deve essere effettuato. Trascorso inutilmente tale termine, il verbale di contravvenzione è
inviato all'autorità giudiziaria per il procedimento penale. 223. Le contravvenzioni alle disposizioni dell'art. 5 della presente legge
sono accertate dall'intendente di finanza o da un funzionano da lui delegato. Sono applicabili le disposizioni dell'art.222, sostituito all'ingegnere
capo del Genio civile l'intendente di finanza o il funzionario da lui designato. 224. Contro i provvedimenti emessi dall'ingegnere capo dell'ufficio del Genio
civile a termini delle disposizioni della presente legge è ammesso
ricorso al Ministro dei lavori pubblici entro trenta giorni dalla notificazione
del provvedimento. da 225 a 229 (omissis) 230. Qualora nella esecuzione degli impianti di cui agli articoli precedenti
siano state impiegate dalla ditta concessionaria somme non computate nell'applicazione
delle imposte sui profitti di guerra, la misura della sovvenzione sarà
determinata caso per caso, dal Ministro dei lavori pubblici, sentito il
Consiglio superiore, tenendo conto del contributo indiretto già
concesso dallo Stato col rinunziare alle imposte sulle somme impiegate
negli impianti. 231. (omissis) 232. E' conservato il diritto alle sovvenzioni previste agli artt. 9 e 12
del R.D. 2 ottobre 1919, n. 1995 , per le linee di trasmissione di energia
elettrica costruite entro il 31 dicembre 1930. 233. Fino a quando non siano emanate le norme per la esecuzione della presente
legge continueranno ad applicarsi le norme regolamentari emanate nelle
materie contemplate dalla stessa legge, in quanto compatibili con le disposizioni
della legge medesima. 234. Con l'entrata in vigore della presente legge rimangono abrogati: 1)-18) (omissis) 19) le lettere f), g), h), i), dell'art.97
e le lettere a), b), c) dell'art.98
del testo unico di leggi sulle opere idrauliche approvato con R.D. 25 luglio
1904, n. 523, nonché le lettere k) del citato art. 97 e d) del citato
art. 98 nella parte compresa nell'art.217 della presente
legge; 20) ogni altra disposizione che sia in contrasto con quelle stabilite
nella presente legge.