Source: http://dirittiuomo.it/corti-italiane
Timestamp: 2019-08-19 14:51:50+00:00
Document Index: 33313693

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 1', 'in fine', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 55', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 3', 'art. 55', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 299', 'art. 299', 'art. 302', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 152', 'art. 291', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 11', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 630', 'sentenza ', 'art. 11', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 47', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 24', 'sentenza ', 'art. 49', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 117', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 314', 'sentenza ', 'art. 630', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 44', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 25', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 630', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 10', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 314', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 24', 'sentenza ', 'art. 124', '§ 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 181', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11']

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Legge Pinto – ragionevole durata del processo, testo aggiornato con le modificazioni apportate dalla Legge di Stabilità 2016 (legge 28/12/2015 n. 208, art. 1 comma 777)
LEGGE 24 marzo 2001, n. 89 Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo (cd. LEGGE PINTO).
(Rimedi all’irragionevole durata del processo)
1. La parte di un processo ha diritto a esperire rimedi preventivi alla violazione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ratificata ai sensi della legge 4 agosto 1955, n. 848, sotto il profilo del mancato rispetto del termine ragionevole di cui all’articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione stessa.
2. Chi, pur avendo esperito i rimedi preventivi di cui all’articolo 1-ter, ha subito un danno patrimoniale o non patrimoniale a causa dell’irragionevole durata del processo ha diritto ad una equa riparazione.
(Rimedi preventivi)
1. Ai fini della presente legge, nei processi civili costituisce rimedio preventivo a norma dell’articolo 1-bis, comma 1, l’introduzione del giudizio nelle forme del procedimento sommario di cognizione di cui agli articoli 702-bis e seguenti del codice di procedura civile. Costituisce altresì rimedio preventivo formulare richiesta di passaggio dal rito ordinario al rito sommario a norma dell’articolo 183-bis del codice di procedura civile, entro l’udienza di trattazione e comunque almeno sei mesi prima che siano trascorsi i termini di cui all’articolo 2, comma 2-bis. Nelle cause in cui non si applica il rito sommario di cognizione, ivi comprese quelle in grado di appello, costituisce rimedio preventivo proporre istanza di decisione a seguito di trattazione orale a norma dell’articolo 281-sexies del codice di procedura civile, almeno sei mesi prima che siano trascorsi i termini di cui all’articolo 2, comma 2-bis. Nelle cause in cui il tribunale giudica in composizione collegiale, il giudice istruttore quando ritiene che la causa può essere decisa a seguito di trattazione orale, a norma dell’articolo 281-sexies del codice di procedura civile, rimette la causa al collegio fissando l’udienza collegiale per la precisazione delle conclusioni e per la discussione orale.
2. L’imputato e le altre parti del processo penale hanno diritto di depositare, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, un’istanza di accelerazione almeno sei mesi prima che siano trascorsi i termini di cui all’articolo 2, comma 2-bis.
3. Nei giudizi dinanzi al giudice amministrativo costituisce rimedio preventivo la presentazione dell’istanza di prelievo di cui all’articolo 71, comma 2, del codice del processo amministrativo, di cui al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, almeno sei mesi prima che siano trascorsi i termini di cui all’articolo 2, comma 2-bis.
4. Nel procedimento contabile davanti alla Corte dei conti il presunto responsabile ha diritto di depositare, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, un’istanza di accelerazione, almeno sei mesi prima che siano trascorsi i termini di cui all’articolo 2, comma 2-bis.
5. La parte dei giudizi di natura pensionistica dinanzi alla Corte dei conti ha diritto di depositare, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, un’istanza di accelerazione, almeno sei mesi prima che siano trascorsi i termini di cui all’articolo 2, comma 2-bis.
6. Nei giudizi davanti alla Corte di cassazione la parte ha diritto a depositare un’istanza di accelerazione almeno due mesi prima che siano trascorsi i termini di cui all’articolo 2, comma 2-bis.
7. Restano ferme le disposizioni che determinano l’ordine di priorità nella trattazione dei procedimenti.
(Diritto all’equa riparazione)
1. È inammissibile la domanda di equa riparazione proposta dal soggetto che non ha esperito i rimedi preventivi all’irragionevole durata del processo di cui all’articolo 1-ter.
2. Nell'accertare la violazione il giudice valuta la complessità del caso, l'oggetto del procedimento, il comportamento delle parti e del giudice durante il procedimento, nonché quello di ogni altro soggetto chiamato a concorrervi o a contribuire alla sua definizione.
2-bis. Si considera rispettato il termine ragionevole di cui al comma 1 se il processo non eccede la durata di tre anni in primo grado, di due anni in secondo grado, di un anno nel giudizio di legittimità. Ai fini del computo della durata il processo si considera iniziato con il deposito del ricorso introduttivo del giudizio ovvero con la notificazione dell'atto di citazione. Si considera rispettato il termine ragionevole se il procedimento di esecuzione forzata si è concluso in tre anni, e se la procedura concorsuale si è conclusa in sei anni. Il processo penale si considera iniziato con l'assunzione della qualità di imputato, di parte civile o di responsabile civile, ovvero quando l'indagato ha avuto legale conoscenza della chiusura delle indagini preliminari.
2-ter. Si considera comunque rispettato il termine ragionevole se il giudizio viene definito in modo irrevocabile in un tempo non superiore a sei anni .
2-quater. Ai fini del computo non si tiene conto del tempo in cui il processo è sospeso e di quello intercorso tra il giorno in cui inizia a decorrere il termine per proporre l'impugnazione e la proposizione della stessa .
a) in favore della parte che ha agito o resistito in giudizio consapevole della infondatezza originaria o sopravvenuta delle proprie domande o difese, anche fuori dai casi di cui all’articolo 96 del codice di procedura civile;
2-sexies. Si presume insussistente il pregiudizio da irragionevole durata del processo, salvo prova contraria, nel caso di:
a) dichiarazione di intervenuta prescrizione del reato, limitatamente all’imputato;
b) contumacia della parte;
c) estinzione del processo per rinuncia o inattività delle parti ai sensi degli articoli 306 e 307 del codice di procedura civile e dell’articolo 84 del codice del processo amministrativo, di cui al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104;
d) perenzione del ricorso ai sensi degli articoli 81 e 82 del codice del processo amministrativo, di cui al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104;
e) mancata presentazione della domanda di riunione nel giudizio amministrativo presupposto, in pendenza di giudizi dalla stessa parte introdotti e ricorrendo le condizioni di cui all’articolo 70 del codice del processo amministrativo, di cui al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104;
f) introduzione di domande nuove, connesse con altre già proposte, con ricorso separato, pur ricorrendo i presupposti per i motivi aggiunti di cui all’articolo 43 del codice del processo amministrativo, di cui al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, salvo che il giudice amministrativo disponga la separazione dei processi;
g) irrisorietà della pretesa o del valore della causa, valutata anche in relazione alle condizioni personali della parte.
2-septies. Si presume parimenti insussistente il danno quando la parte ha conseguito, per effetto della irragionevole durata del processo, vantaggi patrimoniali eguali o maggiori rispetto alla misura dell’indennizzo altrimenti dovuto.
(Misura dell’indennizzo)
1. Il giudice liquida a titolo di equa riparazione, di regola, una somma di denaro non inferiore a euro 400 e non superiore a euro 800 per ciascun anno, o frazione di anno superiore a sei mesi, che eccede il termine ragionevole di durata del processo. La somma liquidata può essere incrementata fino al 20 per cento per gli anni successivi al terzo e fino al 40 per cento per gli anni successivi al settimo.
1-bis. La somma può essere diminuita fino al 20 per cento quando le parti del processo presupposto sono più di dieci e fino al 40 per cento quando le parti del processo sono più di cinquanta.
1-ter. La somma può essere diminuita fino a un terzo in caso di integrale rigetto delle richieste della parte ricorrente nel procedimento cui la domanda di equa riparazione si riferisce.
1-quater. L’indennizzo è riconosciuto una sola volta in caso di riunione di più giudizi presupposti che coinvolgono la stessa parte. La somma liquidata può essere incrementata fino al 20 per cento per ciascun ricorso riunito, quando la riunione è disposta su istanza di parte.
2. L'indennizzo è determinato a norma dell'articolo 2056 del codice civile, tenendo conto:
a) dell'esito del processo nel quale si è verificata la violazione di cui al comma 1 dell'articolo 2;
3. La misura dell'indennizzo, anche in deroga al comma 1, non può in ogni caso essere superiore al valore della causa o, se inferiore, a quello del diritto accertato dal giudice
1. La domanda di equa riparazione si propone con ricorso al presidente della corte d’appello del distretto in cui ha sede il giudice innanzi al quale si è svolto il primo grado del processo presupposto. Si applica l’articolo 125 del codice di procedura civile.
2. Il ricorso è proposto nei confronti del Ministro della giustizia quando si tratta di procedimenti del giudice ordinario, del Ministro della difesa quando si tratta di procedimenti del giudice militare. Negli altri casi è proposto nei confronti del Ministro dell'economia e delle finanze.
3. Unitamente al ricorso deve essere depositata copia autentica dei seguenti atti:
a) l'atto di citazione, il ricorso, le comparse e le memorie relativi al procedimento nel cui ambito la violazione si assume verificata;
b) i verbali di causa e i provvedimenti del giudice;
c) il provvedimento che ha definito il giudizio, ove questo si sia concluso con sentenza od ordinanza irrevocabili.
4. Il presidente della corte d’appello, o un magistrato della corte a tal fine designato, provvede sulla domanda di equa riparazione con decreto motivato da emettere entro trenta giorni dal deposito del ricorso. Non può essere designato il giudice del processo presupposto. Si applicano i primi due commi dell’articolo 640 del codice di procedura civile.
5. Se accoglie il ricorso, il giudice ingiunge all'amministrazione contro cui è stata proposta la domanda di pagare senza dilazione la somma liquidata a titolo di equa riparazione, autorizzando in mancanza la provvisoria esecuzione. Nel decreto il giudice liquida le spese del procedimento e ne ingiunge il pagamento.
6. Se il ricorso è in tutto o in parte respinto la domanda non può essere riproposta, ma la parte può fare opposizione a norma dell'articolo 5-ter.
7. L’erogazione degli indennizzi agli aventi diritto avviene nei limiti delle risorse disponibili nel relativo capitolo, fatto salvo il ricorso al conto sospeso.
4. Termine di proponibilità.
1. La domanda di riparazione può essere proposta, a pena di decadenza, entro sei mesi dal momento in cui la decisione che conclude il procedimento è divenuta definitiva
5. Notificazioni e comunicazioni..
1. Il ricorso, unitamente al decreto che accoglie la domanda di equa riparazione, è notificato per copia autentica al soggetto nei cui confronti la domanda è proposta.
2. Il decreto diventa inefficace qualora la notificazione non sia eseguita nel termine di trenta giorni dal deposito in cancelleria del provvedimento e la domanda di equa riparazione non può essere più proposta.
4. Il decreto che accoglie la domanda è altresì comunicato al procuratore generale della Corte dei conti, ai fini dell'eventuale avvio del procedimento di responsabilità, nonché ai titolari dell'azione disciplinare dei dipendenti pubblici comunque interessati dal procedimento.
Art. 5-bis Gratuità del procedimento.
Articolo abrogato (Ma vedi art-. 10 D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, 1. Non è soggetto al contributo unificato il processo …… di cui all’art. 3 della legge 24/03/2001 n. 89).
5-ter. Opposizione..
3. La corte d'appello provvede ai sensi degli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile. Del collegio non può far parte il giudice che ha emanato il provvedimento impugnato.
4. L'opposizione non sospende l'esecuzione del provvedimento. Il collegio, tuttavia, quando ricorrono gravi motivi, può, con ordinanza non impugnabile, sospendere l'efficacia esecutiva del decreto opposto.
5. La corte pronuncia, entro quattro mesi dal deposito del ricorso, decreto impugnabile per cassazione. Il decreto è immediatamente esecutivo.
5-quater. Sanzioni processuali.
1. Con il decreto di cui all'articolo 3, comma 4, ovvero con il provvedimento che definisce il giudizio di opposizione, il giudice, quando la domanda per equa riparazione è dichiarata inammissibile ovvero manifestamente infondata, può condannare il ricorrente al pagamento in favore della cassa delle ammende di una somma di denaro non inferiore ad euro 1.000 e non superiore ad euro10.000.
5-quinquies. Esecuzione forzata (17).
1. Al fine di assicurare un'ordinata programmazione dei pagamenti dei creditori di somme liquidate a norma della presente legge, non sono ammessi, a pena di nullità rilevabile d'ufficio, atti di sequestro o di pignoramento presso la Tesoreria centrale e presso le Tesorerie provinciali dello Stato per la riscossione coattiva di somme liquidate a norma della presente legge.
2. Ferma restando l'impignorabilità prevista dall'articolo 1, commi 294-bis e 294-ter, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e successive modificazioni, anche relativamente ai fondi, alle aperture di credito e alle contabilità speciali destinati al pagamento di somme liquidate a norma della presente legge, i creditori di dette somme, a pena di nullità rilevabile d'ufficio, eseguono i pignoramenti e i sequestri esclusivamente secondo le disposizioni del libro III, titolo II, capo II del codice di procedura civile, con atto notificato ai Ministeri di cui all'articolo 3, comma 2, ovvero al funzionario delegato del distretto in cui è stato emesso il provvedimento giurisdizionale posto in esecuzione, con l'effetto di sospendere ogni emissione di ordinativi di pagamento relativamente alle somme pignorate. L'ufficio competente presso i Ministeri di cui all'articolo 3, comma 2, a cui sia stato notificato atto di pignoramento o di sequestro, ovvero il funzionario delegato sono tenuti a vincolare l'ammontare per cui si procede, sempreché esistano in contabilità fondi soggetti ad esecuzione forzata; la notifica rimane priva di effetti riguardo agli ordini di pagamento che risultino già emessi.
3. Gli atti di pignoramento o di sequestro devono indicare a pena di nullità rilevabile d'ufficio il provvedimento giurisdizionale posto in esecuzione.
4. Gli atti di sequestro o di pignoramento eventualmente notificati alla Tesoreria centrale e alle Tesorerie provinciali dello Stato non determinano obblighi di accantonamento da parte delle Tesorerie medesime, nè sospendono l'accreditamento di somme a favore delle Amministrazioni interessate. Le Tesorerie in tali casi rendono dichiarazione negativa, richiamando gli estremi della presente disposizione di legge.
5. L'articolo 1 del decreto-legge 25 maggio 1994, n. 313, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 luglio 1994, n. 460, si applica anche ai fondi destinati al pagamento di somme liquidate a norma della presente legge, ivi compresi quelli accreditati mediante aperture di credito in favore dei funzionari delegati degli uffici centrali e periferici delle amministrazioni interessate.
Art. 5-sexies
(Modalità di pagamento)
1. Al fine di ricevere il pagamento delle somme liquidate a norma della presente legge, il creditore rilascia all’amministrazione debitrice una dichiarazione, ai sensi degli articoli 46 e 47 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, attestante la mancata riscossione di somme per il medesimo titolo, l’esercizio di azioni giudiziarie per lo stesso credito, l’ammontare degli importi che l’amministrazione è ancora tenuta a corrispondere, la modalità di riscossione prescelta ai sensi del comma 9 del presente articolo, nonché a trasmettere la documentazione necessaria a norma dei decreti di cui al comma 3.
2. La dichiarazione di cui al comma 1 ha validità semestrale e deve essere rinnovata a richiesta della pubblica amministrazione.
3. Con decreti del Ministero dell’economia e delle finanze e del Ministero della giustizia, da emanare entro il 30 ottobre 2016, sono approvati i modelli di dichiarazione di cui al comma 1 ed è individuata la documentazione da trasmettere all’amministrazione debitrice ai sensi del predetto comma 1. Le amministrazioni pubblicano nei propri siti istituzionali la modulistica di cui al periodo precedente.
4. Nel caso di mancata, incompleta o irregolare trasmissione della dichiarazione o della documentazione di cui ai commi precedenti, l’ordine di pagamento non può essere emesso.
5. L’amministrazione effettua il pagamento entro sei mesi dalla data in cui sono integralmente assolti gli obblighi previsti ai commi precedenti. Il termine di cui al periodo precedente non inizia a decorrere in caso di mancata, incompleta o irregolare trasmissione della dichiarazione ovvero della documentazione di cui ai commi precedenti.
6. L’amministrazione esegue, ove possibile, i provvedimenti per intero. L’erogazione degli indennizzi agli aventi diritto avviene nei limiti delle risorse disponibili sui pertinenti capitoli di bilancio, fatto salvo il ricorso ad anticipazioni di tesoreria mediante pagamento in conto sospeso, la cui regolarizzazione avviene a carico del fondo di riserva per le spese obbligatorie, di cui all’articolo 26 della legge 31 dicembre 2009, n. 196.
7. Prima che sia decorso il termine di cui al comma 5, i creditori non possono procedere all’esecuzione forzata, alla notifica dell’atto di precetto, né proporre ricorso per l’ottemperanza del provvedimento.
8. Qualora i creditori di somme liquidate a norma della presente legge propongano l’azione di ottemperanza di cui al titolo I del libro quarto del codice del processo amministrativo, di cui al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, il giudice amministrativo nomina, ove occorra, commissario ad acta un dirigente dell’amministrazione soccombente, con esclusione dei titolari di incarichi di Governo, dei capi dipartimento e di coloro che ricoprono incarichi dirigenziali generali. I compensi riconosciuti al commissario ad acta rientrano nell’onnicomprensività della retribuzione dei dirigenti.
9. Le operazioni di pagamento delle somme dovute a norma della presente legge si effettuano mediante accreditamento sui conti correnti o di pagamento dei creditori. I pagamenti per cassa o per vaglia cambiario non trasferibile sono possibili solo se di importo non superiore a 1.000 euro.
10. Nei casi di riscossione per cassa o tramite vaglia cambiario il creditore può delegare all’incasso un legale rappresentante con il rilascio di procura speciale.
11. Nel processo di esecuzione forzata, anche in corso, non può essere disposto il pagamento di somme o l’assegnazione di crediti in favore dei creditori di somme liquidate a norma della presente legge in caso di mancato, incompleto o irregolare adempimento degli obblighi di comunicazione. La disposizione di cui al presente comma si applica anche al pagamento compiuto dal commissario ad acta.
12. I creditori di provvedimenti notificati anteriormente all’emanazione dei decreti di cui al comma 3 trasmettono la dichiarazione e la documentazione di cui ai commi precedenti avvalendosi della modulistica presente nei siti istituzionali delle amministrazioni. Le dichiarazioni complete e regolari, già trasmesse alla data di entrata in vigore del presente articolo, conservano validità anche in deroga al disposto dei commi 9 e 10.
6. Norma transitoria.
1. Nel termine di sei mesi (18) dalla data di entrata in vigore della presente legge, coloro i quali abbiano già tempestivamente presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo, sotto il profilo del mancato rispetto del termine ragionevole di cui all'articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, ratificata ai sensi della legge 4 agosto 1955, n. 848, possono presentare la domanda di cui all'articolo 3 della presente legge qualora non sia intervenuta una decisione sulla ricevibilità da parte della predetta Corte europea. In tal caso, il ricorso alla corte d'appello deve contenere l'indicazione della data di presentazione del ricorso alla predetta Corte europea.
2. La cancelleria del giudice adìto informa senza ritardo il Ministero degli affari esteri di tutte le domande presentate ai sensi dell'articolo 3 nel termine di cui al comma 1 del presente articolo.
2-bis. Nei processi la cui durata al 31 ottobre 2016 ecceda i termini ragionevoli di cui all’articolo 2, comma 2-bis, e in quelli assunti in decisione alla stessa data non si applica il comma 1 dell’articolo 2.
2-ter. Il comma 2 dell’articolo 54 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’articolo 3, comma 23, dell’allegato 4 al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, si applica solo nei processi amministrativi la cui durata al 31 ottobre 2016 ecceda i termini di cui all’articolo 2, comma 2-bis.
7. Disposizioni finanziarie.
1. All'onere derivante dall'attuazione della presente legge, valutato in lire 12.705 milioni a decorrere dall'anno 2002, si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2001-2003, nell'àmbito dell'unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per l'anno 2001, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero.
Vedi anche Legge di Stabilità 2016 (legge 28/12/2015 n. 285, art. 1 comma 781 )
781. Al codice del processo amministrativo, di cui al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 114, comma 4, lettera e), sono aggiunte , in fine, le seguenti parole: «. Nei giudizi di ottemperanza aventi ad oggetto il pagamento di somme di denaro, la penalita' di mora di cui al primo periodo decorre dal giorno della comunicazione o notificazione dell'ordine di pagamento disposto nella sentenza di ottemperanza; detta penalita' non puo' considerarsi manifestamente iniqua quando e' stabilita in misura pari agli interessi legali»;
b) dopo l'articolo 71 e' inserito il seguente: «Art. 71-bis. -(Effetti dell'istanza di prelievo).
-1. A seguito dell'istanza di cui al comma 2 dell'articolo 71, il giudice, accertata la completezza del contraddittorio e dell'istruttoria, sentite sul punto le parti costituite, puo' definire, in camera di consiglio, il giudizio con sentenza in forma semplificata».
Sono evidenziate in nerettto le modificazioni apportate dalla Legge di Stabilità 2016
Corte Costituzionale italiana, sentenza n.135/2014 del 19 maggio 2014, pubblicità delle udienze : dichiara l’illegittimità costituzionale degli artt. 666, comma 3, 678, comma 1, e 679, comma 1, cod. proc. pen., nella parte in cui non consentono che, su istanza degli interessati, il procedimento per l’applicazione delle misure di sicurezza si svolga, davanti al magistrato di sorveglianza e al tribunale di sorveglianza, nelle forme dell’udienza pubblica. http://www.cortecostituzionale.it/
Corte Costituzionale italiana, sentenza n.279/2013 del 9 ottobre 2013, sovraffollamento delle carceri:dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell’articolo 147 del codice penale, sollevate, in riferimento agli articoli 2, 3, 27, terzo comma, e 117, primo comma, della Costituzione, quest’ultimo in relazione all’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.http://www.cortecostituzionale.it/
Corte Costituzionale italiana, sentenza n. 30/2014 del 25 febbraio 2014 : dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 55, comma 1, lettera d), del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 7 agosto 2012, n. 134, in riferimento agli artt. 3, 111, secondo comma, e 117, primo comma, della Costituzione, quest’ultimo in relazione all’art. 6, paragrafo 1, della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo . (legge Pinto).http://www.cortecostituzionale.it/
legge Pinto (2012) LEGGE 24 marzo 2001, n. 89(1).
Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell' articolo 375 del codice di procedura civile (2).
(1) Pubblicata nella Gazz. Uff. 3 aprile 2001, n. 78.
(2) La presente legge era stata modificata dal Capo I (artt. 1, 2 e 3) del D.L. 11 settembre 2002, n. 201 con l'aggiunta dell'articolo 2-bis, del comma 6-bis all'art. 3 e dei commi 1-bis e 1-terall'art. 5, con la sostituzione del comma 3 dell'art. 3 e con la modifica del comma 6 dell'art. 3. Successivamente, il suddetto Capo I è stato soppresso dalla legge di conversione 14 novembre 2002, n. 259.
ORDINAMENTO GIUDIZIARIO (GENERALITA')
2. Diritto all'equa riparazione.
1. Chi ha subìto un danno patrimoniale o non patrimoniale per effetto di violazione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, ratificata ai sensi dellalegge 4 agosto 1955, n. 848, sotto il profilo del mancato rispetto del termine ragionevole di cui all'articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione, ha diritto ad una equa riparazione.
2. Nell'accertare la violazione il giudice valuta la complessità del caso, l'oggetto del procedimento, il comportamento delle parti e del giudice durante il procedimento, nonché quello di ogni altro soggetto chiamato a concorrervi o a contribuire alla sua definizione (4).
2-bis. Si considera rispettato il termine ragionevole di cui al comma 1 se il processo non eccede la durata di tre anni in primo grado, di due anni in secondo grado, di un anno nel giudizio di legittimità. Ai fini del computo della durata il processo si considera iniziato con il deposito del ricorso introduttivo del giudizio ovvero con la notificazione dell'atto di citazione. Si considera rispettato il termine ragionevole se il procedimento di esecuzione forzata si è concluso in tre anni, e se la procedura concorsuale si è conclusa in sei anni. Il processo penale si considera iniziato con l'assunzione della qualità di imputato, di parte civile o di responsabile civile, ovvero quando l'indagato ha avuto legale conoscenza della chiusura delle indagini preliminari (5).
2-ter. Si considera comunque rispettato il termine ragionevole se il giudizio viene definito in modo irrevocabile in un tempo non superiore a sei anni (6).
2-quater. Ai fini del computo non si tiene conto del tempo in cui il processo è sospeso e di quello intercorso tra il giorno in cui inizia a decorrere il termine per proporre l'impugnazione e la proposizione della stessa (7).
c) nel caso di cui all'articolo 13, primo comma, primo periodo, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28;
e) quando l'imputato non ha depositato istanza di accelerazione del processo penale nei trenta giorni successivi al superamento dei termini cui all'articolo 2-bis;
f) in ogni altro caso di abuso dei poteri processuali che abbia determinato una ingiustificata dilazione dei tempi del procedimento (8).
3. [Il giudice determina la riparazione a norma dell' articolo 2056 del codice civile, osservando le disposizioni seguenti:
b) il danno non patrimoniale è riparato, oltre che con il pagamento di una somma di denaro, anche attraverso adeguate forme di pubblicità della dichiarazione dell'avvenuta violazione] (9).
(4) Comma così sostituito dal numero 1) della lettera a) del comma 1 dell’art. 55, D.L. 22 giugno 2012, n. 83. Vedi, anche, il comma 2 dello stesso articolo 55.
(5) Comma aggiunto dal numero 2) della lettera a) del comma 1 dell’art. 55, D.L. 22 giugno 2012, n. 83. Vedi, anche, il comma 2 dello stesso articolo 55.
(6) Comma aggiunto dal numero 2) della lettera a) del comma 1 dell’art. 55, D.L. 22 giugno 2012, n. 83. Vedi, anche, il comma 2 dello stesso articolo 55.
(7) Comma aggiunto dal numero 2) della lettera a) del comma 1 dell’art. 55, D.L. 22 giugno 2012, n. 83. Vedi, anche, il comma 2 dello stesso articolo 55.
(8) Comma aggiunto dal numero 2) della lettera a) del comma 1 dell’art. 55, D.L. 22 giugno 2012, n. 83. Vedi, anche, il comma 2 dello stesso articolo 55.
(9) Comma abrogato dal numero 3) della lettera a) del comma 1 dell’art. 55, D.L. 22 giugno 2012, n. 83. Vedi, anche, il comma 2 dello stesso articolo 55.
2-bis. Misura dell'indennizzo (10).
3. La misura dell'indennizzo, anche in deroga al comma 1, non può in ogni caso essere superiore al valore della causa o, se inferiore, a quello del diritto accertato dal giudice.
(10) Articolo aggiunto dalla lettera b) del comma 1 dell’art. 55, D.L. 22 giugno 2012, n. 83. Vedi, anche, il comma 2 dello stesso articolo 55.
3. Procedimento (11).
1. La domanda di equa riparazione si propone con ricorso al presidente della corte d'appello del distretto in cui ha sede il giudice competente ai sensi dell'articolo 11 del codice di procedura penale a giudicare nei procedimenti riguardanti i magistrati nel cui distretto è concluso o estinto relativamente ai gradi di merito il procedimento nel cui ambito la violazione si assume verificata. Si applica l'articolo 125 del codice di procedura civile.
7. L'erogazione degli indennizzi agli aventi diritto avviene nei limiti delle risorse disponibili.
(11) Il presente articolo, già modificato prima dall'art. 2, D.L. 11 settembre 2002, n. 201- soppresso dalla legge di conversione 14 novembre 2002, n. 259 - e poi dal comma 1224 dell'art. 1, L. 27 dicembre 2006, n. 296, è stato così sostituito dalla lettera c) del comma 1 dell’art. 55, D.L. 22 giugno 2012, n. 83. Vedi, anche, il comma 2 dello stesso articolo 55, D.L. n. 83/2012.
1. La domanda di riparazione può essere proposta, a pena di decadenza, entro sei mesi dal momento in cui la decisione che conclude il procedimento è divenuta definitiva (12).
(12) Articolo così sostituito dalla lettera d) del comma 1 dell’art. 55, D.L. 22 giugno 2012, n. 83, come modificato dalla legge di conversione 7 agosto 2012, n. 134. Vedi, anche, il comma 2 dello stesso articolo 55.
5. Notificazioni e comunicazioni (13).
(13) Il presente articolo già modificato dall'art. 3, D.L. 11 settembre 2002, n. 201- soppresso dalla legge di conversione 14 novembre 2002, n. 259 - è stato così sostituito dalla lettera e) del comma 1 dell’art. 55, D.L. 22 giugno 2012, n. 83. Vedi, anche, il comma 2 dello stesso articolo 55, D.L. n. 83/2012.
5-bis. Gratuità del procedimento.
[1. Il procedimento di cui all'articolo 3 è esente dal pagamento del contributo unificato di cui all'articolo 9 della legge 23 dicembre 1999, n. 488. Il procedimento iscritto prima del 13 marzo 2002 è esente dalla imposta di bollo, dai diritti di cancelleria e dai diritti di chiamata di causa dell'ufficiale giudiziario] (14).
(14) Articolo aggiunto dall'art. 2, D.L. 11 marzo 2002, n. 28 nel testo integrato dalla relativa legge di conversione. Vedi, anche, l'art. 4 dello stesso decreto. Successivamente, il presente articolo è stato abrogato dall'art. 299, D.Lgs. 30 maggio 2002, n. 113 e dall'art. 299, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, con la decorrenza indicata nell'art. 302 dello stesso decreto. Vedi, ora, gli artt. 10 e265 del citato D.P.R. n. 115 del 2002.
5-ter. Opposizione (15).
(15) Articolo aggiunto dalla lettera f) del comma 1 dell’art. 55, D.L. 22 giugno 2012, n. 83. Vedi, anche, il comma 2 dello stesso articolo 55.
5-quater. Sanzioni processuali (16).
(16) Articolo aggiunto dalla lettera f) del comma 1 dell’art. 55, D.L. 22 giugno 2012, n. 83. Vedi, anche, il comma 2 dello stesso articolo 55.
(17) Articolo aggiunto dal comma 6 dell’art. 6, D.L. 8 aprile 2013, n. 35, come modificato dalla legge di conversione 6 giugno 2013, n. 64.
1. Nel termine di sei mesi (18) dalla data di entrata in vigore della presente legge, coloro i quali abbiano già tempestivamente presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo, sotto il profilo del mancato rispetto del termine ragionevole di cui all'articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, ratificata ai sensi dellalegge 4 agosto 1955, n. 848, possono presentare la domanda di cui all'articolo 3 della presente legge qualora non sia intervenuta una decisione sulla ricevibilità da parte della predetta Corte europea. In tal caso, il ricorso alla corte d'appello deve contenere l'indicazione della data di presentazione del ricorso alla predetta Corte europea.
(18) Termine prorogato al 18 aprile 2002 dall'art. 1, D.L. 12 ottobre 2001, n. 370 (Gazz. Uff. 15 ottobre 2001, n. 240), convertito in legge dall'art. 1, L. 14 dicembre 2001, n. 432 (Gazz. Uff. 14 dicembre 2001, n. 290), entrata in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.
1. All'onere derivante dall'attuazione della presente legge, valutato in lire 12.705 milioni a decorrere dall'anno 2002, si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2001-2003, nell'àmbito dell'unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per l'anno 2001, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero (19).
(19) Vedi, anche, il Decr. 5 maggio 2003.
TABELLA DELLA COMPETENZA TERRITORIALE IN ITALIA DOVE PRESENTARE I RICORSI PER DENUNCIARE LA LENTEZZA DEI PROCESSI
Cassazione italiana, prima sezione civile, sentenza n. 6.892 del 07 maggio 2012, PresidenteSalmé, Relatore Scaldaferri. Procedimento ex lege Pinto n.89/2001. Il termine per la notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza alla controparte non è perentorio, per cui è possibile la concessione di un nuovo termine per consentire la difesa del convenuto. L’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 3 della legge n. 89/2001, dell’art. 152 comma 1 c.p.c. e dell’art. 291 c.p.c. , deve tener conto dei principi elaborati dalla giurisprudenza della Corte europea dei Diritti dell’Uomo secondo cui una interpretazione troppo formalistica delle regole di procedura impedisce il diritto di accesso ai Tribunali garantito dall’art. 6 primo comma della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Corte Costituzionale italiana, sentenza dell’ 11 novembre 2011 n. 303, Presidente: Quaranta, Redattore, Mazzella: Anche dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, nelle materie regolate dalla sola normativa nazionale, dalla qualificazione dei diritti fondamentali oggetto di disposizioni della Convenzione europea dei diritti dell’uomo come princìpi generali del diritto comunitario non può farsi discendere la riferibilità alla stessa Convenzione europea dei diritti dell’uomo del parametro di cui all’art. 11 Costituzione, né, correlativamente, la spettanza al giudice comune del potere-dovere di non applicare le norme interne contrastanti con la predetta Convenzione. Pertanto, dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, i princìpi della Convenzione europea dei diritti dell’uomo come princìpi generali del diritto comunitario rilevano unicamente in rapporto alle fattispecie cui il diritto comunitario (oggi, il diritto dell’Unione) è applicabile.
Cassazione italiana, prima sezione civile, sentenza n. 20.689 del 07 ottobre 2011, PresidenteSalmé, Relatore Schirò. Legge Pinto n.89/2001, Durata non ragionevole, del processo. Il quantum del danno morale va computato in euro 750,00 per ciascuno de i primi tre anni successivi alla soglia della durata ritenuta ragionevole ed in euro 1.000,00 per ciascuno degli anni di ulteriore ritardo. Non sussiste pertanto contrasto con la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che consente a livello nazionale una riduzione fino al 45% dei parametri adottati dalla stessa Corte europea.
Corte Costituzionale italiana, sentenza del 10 giugno 2011 n. 181, Presidente: MADDALENA, Redattore: CRISCUOLO.
Oggetto: Espropriazione per pubblica utilità - Aree esterne ed interne ai centri edificati, di cui all'art. 18 - Aree agricole ed aree non classificabili come edificabili - Indennità di espropriazione - Determinazione con riferimento rispettivamente al valore agricolo medio e al valore agricolo medio della coltura più redditizia tra quelle che, nella regione agraria in cui ricade l'area da espropriare, coprono una superficie superiore al 5 per cento di quella coltivata della regione agraria stessa - Conseguente determinazione dell'indennità stessa in misura irrisoria o comunque molto inferiore al valore di mercato del bene. Illegittimità costituzionale per contrasto con l’art. 1 del Protocollo n. 1 alla Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo.
Corte Costituzionale italiana, sentenza 07 aprile 2011 n. 113, Presidente: De Siervo, Redattore: Frigo: Processo penale - Casi di revisione - Rinnovazione del processo allorché la sentenza o il decreto penale di condanna siano in contrasto con la sentenza definitiva della Corte europea dei diritti dell'uomo che abbia accertato l'assenza di equità del processo, ai sensi della Convenzione europea dei diritti dell'uomo - Mancata previsione. Illegittimità costituzionale parziale dell’art. 630 del codice di procedura penale.
Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, (Roma, sez. II bis), sentenza del 18 maggio 2010 n. 1716, Presidente Pugliese, Relatore Sestini, (Corsi altri c. Comune di Segni) Con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, il riconoscimento dei diritti fondamentali sanciti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo come principi interni al diritto dell'Unione, ha immediate conseguenze di assoluto rilievo, in quanto le norme della Convenzione divengono immediatamente operanti negli ordinamenti nazionali degli Stati membri dell’Unione, e quindi nel nostro ordinamento nazionale, in forza del diritto comunitario, e quindi in Italia ai sensi dell’art. 11 della Costituzione, venendo in tal modo in rilievo l’ampia e decennale evoluzione giurisprudenziale che ha, infine, portato all’obbligo, per il giudice nazionale, di interpretare le norme nazionali in conformità al diritto comunitario, ovvero di procedere in via immediata e diretta alla loro disapplicazione in favore del diritto comunitario, previa eventuale pronuncia del giudice comunitario ma senza dover transitare per il filtro dell’accertamento della loro incostituzionalità sul piano interno.
Corte di Cassazione italiana, sezione quinta penale, sentenza dell' 11 febbraio / 28 aprile 2010 n. 16507/2010, Presidente Calabrese Relatore Bevere, (imputato Scoppola) -Rivoluzionaria sentenza della Cassazione italiana sul " caso Scoppola " che si adegua alla sentenza della Corte europea dei Diritti dell'Uomo che a sua volta già aveva fatto un enorme passo avanti nel ridurre la pena dell’ergastolo dell'imputato in una pena di trenta anni.
Corte Costituzionale italiana, sentenza del 12 marzo 2010 n. 93, Presidente Amirante, Relatore Frigo. Oggetto mancata pubblicità dell’udienza camerale nel procedimento per l’applicazione delle misure di prevenzione. Nel caso in cui si profili un eventuale contrasto tra una norma interna e una norma della CEDU, il giudice nazionale comune deve, quindi, preventivamente verificare la praticabilità di una interpretazione della prima conforme alla norma convenzionale, ricorrendo a tutti i normali strumenti di ermeneutica giuridica (sentenza n. 239 del 2009), e, ove tale soluzione risulti impercorribile (non potendo egli disapplicare la norma interna contrastante), deve denunciare la rilevata incompatibilità proponendo questione di legittimità costituzionale in riferimento al parametro dianzi indicato.
A sua volta, nel procedere al relativo scrutinio, la Corte costituzionale, pur non potendo sindacare l’interpretazione della CEDU data dalla Corte di Strasburgo, resta legittimata a verificare se la norma della Convenzione, come da quella Corte interpretata – norma che si colloca pur sempre ad un livello sub-costituzionale – si ponga eventualmente in conflitto con altre norme della Costituzione: ipotesi eccezionale nella quale dovrà essere esclusa la idoneità della norma convenzionale a integrare il parametro considerato (sentenze n. 311 del 2009, n. 349 e n. 348 del 2007).
L’assenza di un esplicito richiamo in Costituzione non scalfisce, in effetti, il valore costituzionale del principio di pubblicità delle udienze giudiziarie: principio che – consacrato anche in altri strumenti internazionali, quale, in particolare, il Patto internazionale di New York relativo ai diritti civili e politici, adottato il 16 dicembre 1966 e reso esecutivo con legge 25 ottobre 1977, n. 881 (art. 14) – trova oggi ulteriore conferma nell’art. 47, paragrafo 2, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (cosiddetta Carta di Nizza), recepita dall’art. 6, paragrafo 1, del Trattato sull’Unione europea, nella versione consolidata derivante dalle modifiche ad esso apportate dal Trattato di Lisbona del 13 dicembre 2007 ed entrata in vigore il 1° dicembre 2009.
Consiglio di Stato italiano, in sede giurisdizionale, sezione quarta, sentenza del 2 marzo 2010 n. 1220, Presidente Cossu. Estensore Maruotti. (Comune di Merano c. M.T. A. P., ricorso n. 6173/2009) Gli articoli 6 e 13 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo sono divenuti direttamente applicabili nel sistema nazionale, a seguito della modifica dell’art. 6 del Trattato, disposta dal Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1° dicembre 2009. In base ad un principio applicabile già prima dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, il giudice nazionale deve prevenire la violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Corte di Cassazione italiana, sezione prima civile, sentenza del 28 gennaio 2010 n. 1886, Presidente P. Vittoria, Relatore R. Bernabat, (Carbone c. Ministero Giustizia) EQUA RIPARAZIONE – TERMINE DI PROPONIBILITA’ DELL’AZIONE – PRESCRIZIONE – ESCLUSIONE. La previsione normativa del termine di decadenza di sei mesi per la proponibilità della domanda è incompatibile con l'ordinaria disciplina della prescrizione in riferimento al medesimo atto processuale. Rigetta l’eccezione di prescrizione estintiva quinquennale del credito risarcitorio decorrente dal momento iniziale del ritardo irragionevole in corso di giudizio.
Corte Costituzionale italiana, sentenza del 26 febbraio 2010 n. 80, Presidente Amirante, Relatore Saulle. Oggetto: Istruzione pubblica - Insegnanti di sostegno per disabili - Riduzione del numero dei posti e conseguentemente delle ore di insegnamento settimanali - Abolizione della deroga prevista dalla normativa precedente per le forme di disabilità particolarmente gravi. Il diritto del disabile all’istruzione si configura come un diritto fondamentale anche ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006, entrata in vigore sul piano internazionale il 3 maggio 2008 e ratificata e resa esecutiva dall’Italia con legge 3 marzo 2009, n. 18, il cui art. 24 statuisce che gli Stati Parti «riconoscono il diritto delle persone con disabilità all’istruzione».
Corte Costituzionale italiana, sentenza del 28 gennaio 2010 n. 28, Presidente Amirante, Relatore Silvestri, La legge penale più mite retroagisce, secondo il principio del favor rei, che caratterizza l’ordinamento italiano e che oggi trova conferma e copertura europea nell’art. 49 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (cosiddetta Carta di Nizza), recepita dal Trattato di Lisbona, modificativo del Trattato sull’Unione europea e del Trattato che istituisce la Comunità europea, entrato in vigore il 1° dicembre 2009.
Corte di Cassazione italiana, sezione terza civile, sentenza del 02 febbraio 2010 n. 2352,Presidente Di Nanni, Relatore Petti, (Banci ed altri c. Azzolina) Con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona la Carta di Nizza ha lo " stesso valore del Trattato sull'Unione".
Corte Costituzionale italiana, sentenza del 26 novembre 2009 n. 311, Presidente Amirante, Relatore Tesauro. Dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 218, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge finanziaria 2006), sollevate, in riferimento all’art. 117, primo comma, della Costituzione, ed all’art. 6 della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo.
Osservatorio della recente giurisprudenza della Cassazione italiana, sulla LEGGE PINTO, N. 89 del 24/03/2001. A cura dell’avv. Maurizio de Stefano (del foro di Roma)
Cassazione italiana, Prima Sezione Civile, sentenza n. 1732 del 23 gennaio 2009 , PresidenteVitrone, Relatore Bernabai. Legge Pinto n.89/2001, Durata non ragionevole, del processo amministrativo in relazione al successivo giudizio di ottemperanza. Il dies a quo resta quello della sentenza di cognizione.
Cassazione italiana, Prima Sezione Civile, sentenza n. 8968 del 15 aprile 2009, Presidente Adamo, Relatore Salmé. Legge Pinto n.89/2001, Durata non ragionevole del processo civile. La corte territoriale deve motivare se sussiste o meno la giustificazione del rinvio dell’udienza con un termine superiore ai 15 (quindici) giorni di cui all’articolo 81 disposizioni attuazione del codice di procedura civile e deve indicare le ragioni dello scostamento dai criteri normalmente seguiti dalla Corte di Strasburgo.
Cassazione italiana, Prima Sezione Civile, sentenza n. 21508 del 12 ottobre 2007 ,Presidente Adamo, Relatore Spagna Musso. Legge Pinto n.89/2001, Durata non ragionevole, rilevanza anche per la parte rimasta contumace – Sussistenza.
CORTE COSTITUZIONALE Italiana- ORDINANZA N. 358 del 31 ottobre 2008 (sulla q.l.c. dell’art. 5-bis del D.L. n. 333 del 1992 nella parte in cui prevede la decurtazione del 40% dell’indennità di espropriazione nel caso di mancata accettazione dell’indennità).
Corte Costituzionale sentenza 20 giugno 2008 n. 219, dichiara la illegittimità costituzionale dell’art. 314 del codice di procedura penale, nella parte in cui, nell’ipotesi di detenzione cautelare sofferta, condiziona in ogni caso il diritto all’equa riparazione al proscioglimento nel merito dalle imputazioni.
Corte Costituzionale sentenza 30 aprile 2008 n. 129, dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 630, comma 1, lettera a), del codice di procedura penale, nella parte in cui esclude dai casi di revisione l'impossibilità di conciliare i fatti stabiliti a fondamento della sentenza (o del decreto penale di condanna) con la decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo che abbia accertato l'assenza di equità del processo, ai sensi dell'art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.
Corte appello di Bari, prima sez. penale, ordinanza del 9 aprile 2008 (procedimento penale n. 203/2002 R.G. (Amante ed altri): Vista la decisione sulla ricevibilità del ricorso 75909/01 adottata il 30.08.2007 dalla Corte europea dei Diritti Umani, dichiara la non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 44, comma 2, del dpr 06.06.2001, n. 380 nella parte in cui impone al giudice penale, in presenza di accertata lottizzazione abusiva, di disporre la confisca dei terreni e delle opere abusivamente costruite anche a prescindere dal giudizio di responsabilità e nei confronti di persone estranee ai fatti, per asserito contrasto con gli artt. 3, 25, comma 2, e 27, comma 1, della Costituzione.
Cassazione italiana . Sezione prima civile, - sentenza 03 gennaio 2008, n. 14 - (Presidente C. Carnevale, Relatore F. M. Fioretti) Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. CRITERI DI LIQUIDAZIONE. Difformità tra le norme interne e la giurisprudenza della CEDU. Prevalenza delle norme interne.
Ai fini della liquidazione dell’indennizzo per durata eccessiva dei processi non deve aversi riguardo ad ogni anno di durata del processo presupposto ma solo al periodo eccedente il termine ragionevole di durata, essendo il giudice nazionale tenuto ad applicare la legge dello Stato (art. 2 legge n. 89 del 2001) e non potendo darsi alla diversa giurisprudenza CEDU diretta applicazione nell’ordinamento giuridico italiano disapplicando la normativa interna in quanto, come chiarito dalla Corte costituzionale con le sentenze n. 348 e 349 del 2007, la convenzione CEDU è configurabile come un trattato internazionale multilaterale e non produce pertanto norme direttamente applicabili negli Stati contraenti.
CORTE COSTITUZIONALE ITALIANA, sentenza 24 ottobre 2007 n. 349. Dichiara l’incostituzionalità delle norme italiane non conformi alla giurisprudenza della Corte europea dei Diritti dell’Uomo in materia di occupazione acquisitiva nelle espropriazioni per pubblica utilità
CORTE COSTITUZIONALE ITALIANA, sentenza 24 ottobre 2007 n. 348. Dichiara l’incostituzionalità delle norme italiane non conformi alla giurisprudenza della Corte europea dei Diritti dell’Uomo in materia di espropriazione per pubblica utilità
CORTE COSTITUZIONALE ITALIANA sentenza n. 287 del 17 luglio 2007 (la norma che prevede la competenza territoriale nei giudizi per l’equa riparazione dell’irragionevole durata dei processi non può essere estesa in via additiva ai ricorsi per ritardi verificatisi nei processi celebrati davanti alla Corte dei Conti ed alle altre giurisdizioni speciali) nel caso in cui il giudizio si sia svolto innanzi a giudici non ordinari – siano essi il TAR o una sezione giurisdizionale della Corte dei conti, i cui magistrati non fanno parte di alcun distretto di corte d’appello il giudice competente va individuato secondo gli ordinari criteri dettati dal codice di procedura civile e, in particolare, essendo convenuta una amministrazione dello Stato, dall’art. 25 cod. proc. civ.
Cassazione italiana, Prima Sezione Penale, sentenza n. 2800 del 01 dicembre 2006, depositata il 25 gennaio 2007 (caso Dorigo), Presidente E. Fazzioli, Relatore G. Silvestri. Esecuzione - condanna giudicata non equa dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo - mancanza di un mezzo processuale per la rinnovazione del giudizio - eseguibilita' del giudicato – esclusione.
Massima Motivazione
Penali, ordinanza del 19 luglio 2006 (Pellegrino), Presidente Gemelli. Rinvio alla Corte Costituzionale
Corte Costituzionale italiana, sentenza 23 novembre 2006, n. 393: Le norme sui diritti fondamentali sancite dal diritto internazionale convenzionale e dal diritto comunitario costituiscono norme di grande importanza nella stessa interpretazione delle corrispondenti, ma non sempre coincidenti, norme contenute nella Costituzione.
Cassazione italiana . Sezione prima civile, - sentenza 27 ottobre 2006, n. 23263 - (Presidente G. Losavio, Relatore M.R. San Giorgio) Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. riflessi negativi dello "ius superveniens" nel corso del processo presupposto, in tema di occupazione appropriativa: Irrilevanza.
Cassazione italiana . Sezione prima civile, - sentenza 09 novembre 2006, n. 23939 - (Presidente V. Proto, Relatore U. Vitrone) Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. LEGITTIMAZIONE DELL’EREDE.
Link: http://www.cortedicassazione.it/Documenti/23939.pdf
Spetta agli eredi la legittimazione alla proposizione della domanda di equa riparazione per la non ragionevole durata del processo promosso dal loro dante causa prima dell’entrata in vigore della legge n. 89 del 2001 e, conseguentemente, va riconosciuto agli eredi, pro quota, l’equo indennizzo che sarebbe stato liquidato al loro dante causa per l’eccessiva durata del processo da lui promosso sino alla data della sua morte, al quale va aggiunto l’indennizzo, eventualmente spettante, per intero a ciascuno degli eredi per l’eccessiva durata della fase del processo successiva alla sua riassunzione.
Cassazione Italiana, Sezione Prima Penale, Sentenza n. 32678 del 12 luglio 2006 - depositata il 3 ottobre 2006(Presidente G. Silvestri, Relatore G. C. Turone) giudizio contumaciale - sentenze della Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo - efficacia nell’ ordinamento italiano. Il giudizio in contumacia e la restituzione nel termine dopo la legge n. 60 del 2005.
Link: http://www.cortedicassazione.it/Notizie/GiurisprudenzaPenale/SezioniSemplici/SchedaNews.asp?ID=605
Link: http://www.cortedicassazione.it/Documenti/32678.pdf
Corte d’appello di Bologna, ordinanza del 15/21 marzo 2006, caso Dorigo : solleva la questione di legittimità costituzionale dell’art. 630 c.p.p. nella parte in cui non prevede, tra i casi di revisione, quello in cui i fatti stabiliti a fondamento della sentenza o del decreto penale di condanna non si concilino con la sentenza emessa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che abbia accertato l’assenza d’equità del processo.
Cassazione italiana, Sezione Prima Civile, ordinanza n. 12810 del 29 maggio 2006,Presidente De Musis, Relatore Benini) Rinvio alla Corte Costituzionale italiana per delibare il contrasto tra l’art. 5-bis, comma 7-bis, del decreto-legge n. 333 del 1992, convertito nella legge n. 359 del 1992, introdotto dalla legge n. 662 del 1996, e la consolidata giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo interpretativa dell’art. 1 del Primo Protocollo addizionale della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo.
Cassazione italiana, Sezione Prima Civile, ordinanza n. 11887 del 20 maggio 2006,Presidente D. Plenteda, Relatore S. Salvago) Rinvio alla Corte Costituzionale italiana per delibare il contrasto tra l’art. 5-bis, comma 7-bis, del decreto-legge n. 333 del 1992, convertito nella legge n. 359 del 1992, introdotto dalla legge n. 662 del 1996, e la consolidata giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo interpretativa dell’art. 1 del Primo Protocollo addizionale della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo
Cassazione italiana . Sezione prima civile, - sentenza 09 novembre 2005, n. 21723 - Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. Termine semestrale di proponibilitá dell'azione risarcitoria - Decorrenza - Definitivitá della decisione – Nozione
Cassazione italiana . Sezioni UNITE civili, - sentenza 23 dicembre 2005, n. 28508. Presidente V. Carbone, Relatore U. Vitrone - Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. ragionevole durata del processo –spese sostenute per adire la Corte di Strasburgo .
Cassazione italiana . Sezione prima civile, - sentenza 17 gennaio 2006, n. 789 Presidente G. Graziadei, Relatore S. Del Core - Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. ragionevole durata del processo – incidenza della durata del giudizio di costituzionalità.
Cassazione italiana . Sezione Prima, - sentenza 16 dicembre 2005, n. 27817. Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. Danno morale. Onere della prova della sua insussistenza in capo all’amministrazione convenuta.
Cassazione italiana . Sezione Prima, - sentenza 28 ottobre 2005, n. 21093. Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. Onere della allegazione degli atti processuali mediante l’istanza di acquisizione d’ufficio ex art. 3, quinto comma, della stessa legge. Sufficienza.
Cassazione italiana . Sezione Prima, - sentenza 21 ottobre 2005, n. 20467. Venturelli c. Ministero Giustizia, Presidente Criscuolo Relatore Piccininni Giudizio di equa riparazione.Legge Pinto n. 89/2001. – rilevanza del solo ritardo – cogenza sia pure non assoluta dei criteri di quantificazione indicati dalla Corte europea in euro 1000/1500 per anno di intera durata del processo.
Cassazione italiana . Sezioni UNITE civili, - sentenza 23 dicembre 2005, n. 28507. (Presidente V. Carbone, Relatore U. Vitrone) Giudizio di equa riparazione.
Legge Pinto n. 89/2001.
1) LEGITTIMAZIONE DEGLI EREDI DELLA PARTE
2) ISTANZA DI PRELIEVO NEL PROCESSO AMMINISTRATIVO
Cassazione italiana, sezione prima civile, ordinanza 23 marzo 2005 n. 6324/2005 (Gizzi c. Comune di Ceprano R.G. 18211/2001 e 22490/2001); rinvio a nuovo ruolo della deliberazione di una causa, in materia di espropriazione per pubblica utilità, nell’attesa della pronuncia della Grande Chambre della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo sulla stessa materia, con la testuale motivazione <<onde evitare possibili contrasti di giudicato>>
Consiglio di Stato italiano (sezione sesta) ordinanza del 19 luglio 2005, sul caso EUROPA 7, contro MINISTERO DELLE COMUNICAZIONI e l’AUTORITA' PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI, rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia delle Comunità Europee sull’interpretazione, tra gli altri, dell’art. 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che garantisce il pluralismo informativo esterno nel settore radiotelevisivo, con ciò obbligando gli Stati membri a garantire un pluralismo effettivo ed una concorrenza effettiva.
Cassazione italiana . sezione prima civile - sentenza 16 febbraio 2005, n. 3118. Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. Processo civile di durata non ragionevole. Prova del pregiudizio non patrimoniale subito. Necessità. Esclusione. Limiti. Giudizio di cui sia parte una società. Danno non patrimoniale dell'amministratore o del socio. Configurabilità. Esclusione. Riferibilità del danno unicamente alla società. Necessità.
Cassazione italiana . sezione prima civile - sentenza 15 aprile 2005, n. 7923. Ingiusta detenzione Diritto alla riparazione del danno ex art. 314 c.p.c.. Correlazione con l’ art. 5 della Convenzione Europea dei diritti dell'uomo. Natura delle norme della Convenzione. Norme precettive. Configurabilità. Presupposti.
Cassazione italiana . sezione prima civile - sentenza 07 aprile 2005, n. 7297. Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. Processo civile di durata non ragionevole. Riferimento alla singola vicenda processuale nelle sue specifiche caratteristiche. Necessità
Cassazione italiana . sezione prima civile - sentenza 30 marzo 2005, n. 6714. Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. Processo civile di durata non ragionevole. Danno non patrimoniale. "In re ipsa". Esclusione. Onere di allegazione. Necessità.
Cassazione italiana . sezione prima civile - sentenza 30 marzo 2005, n. 6713. Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. Processo penale. Accertamento della ragionevole durata da parte del giudice di merito. Criteri. Comportamento della parte. Richiesta di rinvio dell'udienza. Imputabilità al comportamento della parte di tutto il periodo intercorso tra un'udienza e quella successiva. Esclusione
Cassazione italiana . sezione prima civile - sentenza 23 aprile 2005, n. 8568. Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. Diversità del sistema di computo della durata del processo in base alla legge n. 89/2001rispetto alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Influenza del solo danno riferibile al periodo eccedente il termine ragionevole. Sussistenza. Ragioni.
Cassazione italiana . sezione prima civile - sentenza 08 giugno 2005, n. 12015. Antares Costruzioni s.n.c. c. Ministro Giustizia. Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. Società in nome collettivo. Sussistenza del danno morale. Configurabilità.
Cassazione italiana . sezione prima civile - sentenza 12 agosto 2005, n. 16884, Melegari ed altro c. Ministro Giustizia. Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. Determinazione del periodo di durata irragionevole . Necessità.
Cassazione italiana . sezione prima civile - sentenza 12 agosto 2005, n. 16885. Ministro Giustizia c. Riccitelli ed altri. Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. Presunzione di sussistenza del danno morale. Configurabilità.
Cassazione italiana . sezione prima civile - sentenza 22 luglio 2005, n. 15489. Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. Applicabilità della legge anche alle fattispecie di ritardo verificatesi anteriormente alla data di sua entrata in vigore. Configurabilità.
Corte di Appello di Firenze, Sezione I civile, sentenza 27 febbraio 2005 / marzo 2005, n. 570 (relatore dott. Valentino Pezzuti) (Squadrelli c. Ente Nazionale Strade). In conformità alla giurisprudenza della Corte europea dei Diritti Umani di Strasburgo, cogente per ogni giudice italiano, nel caso di occupazione acquisitiva spetta al proprietario l’integrale risarcimento del danno, corrispondente ad una effettiva restitutio in integrum.
Tabella della giurisprudenza (febbraio/ ottobre 2004) della Cassazione italiana sulla Legge Pinto (elaborata dall'avv. Maurizio de Stefano)
Corte Costituzionale italiana– ordinanza 11 febbraio 2005, n. 74. Processo equo. Termine ragionevole Inammissibilità della questione di legittimità dell’art. 4 della Legge n. 89 del 2001, sollevata con riferimento all’art. 24 e 101 della Costituzione, per la presunta impossibilità di verificare il passaggio in giudicato della sentenza che conclude il procedimento, senza aver tenuto conto dell’art. 124 disposizioni di attuazione del codice di procedura civile.
Revirement della Corte di Strasburgo sulla ricevibilità dei ricorsi per la eccessiva durata dei processi dopo il revirement della Cassazione italiana. (Avv. Maurizio de Stefano -Segretario emerito della Consulta per la Giustizia Europea dei Diritti dell’Uomo)
Corte Europea dei Diritti dell’Uomo CASO DI SANTE contro ITALIA. DECISIONE del 24 giugno 2004 SULLA RICEVIBILITA’ del Ricorso n° 56079/00. Un decreto della Corte d’appello italiana emesso in base alla legge Pinto (n. 89/2001 sull’equa riparazione per la durata non ragionevole del processo), non può essere impugnato direttamente davanti alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo a Strasburgo, se alla data del 26 luglio 2004 era ancora pendente il termine per la impugnazione dello stesso decreto, mediante notifica del ricorso ex articolo 360 codice procedura civile, davanti alla Cassazione italiana. Tale ricorso per cassazione diviene obbligatorio ai sensi dell’articolo 35 § 1 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. (avv. Maurizio de Stefano)
Cassazione - sezione prima civile - sentenza 17 giugno 2004, n. 11350. Presidente Olla - Relatore Morelli - - - ricorrente Ministero Economia e Finanze – controricorrente Di Caprio - PM Sorrentino (conforme). Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo. Processo equo. Termine ragionevole, in materia tributaria. Legge n. 89 del 2001. Ambito applicativo. Controversie tra cittadino e Fisco avente ad oggetto provvedimenti impositivi. Esclusione.
Tabella della giurisprudenza (febbraio / aprile 2004) della Cassazione Italiana sulla Legge Pinto. elaborata dall’avv. Maurizio de Stefano
Cassazione italiana . SEZIONI UNITE CIVILI - sentenza 26 gennaio 2004, n. 1341. Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001.
Cassazione italiana . SEZIONI UNITE CIVILI - sentenza 26 gennaio 2004, n. 1338. Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001.
CASSAZIONE ITALIANA . SEZIONE PRIMA - sentenza 20 febbraio 2004, n. 3388. Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. Mancata comparizione delle parti all'udienza innanzi alla Corte d'appello. Cancellazione della causa dal ruolo ex art. 181, primo comma, c.p.c. Possibilità della riassunzione del procedimento.
CASSAZIONE ITALIANA . SEZIONE PRIMA - sentenza 18 febbraio 2004, n. 3143. Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. VIOLAZIONE DEL TERMINE RAGIONEVOLE DEL PROCESSO DEL LAVORO– CRITERI DI CALCOLO DELLA DURATA NON RAGIONEVOLE.
CASSAZIONE ITALIANA . SEZIONI UNITE CIVILI - sentenza 26 gennaio 2004, n. 1340. Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. VIOLAZIONE DEL TERMINE RAGIONEVOLE DEL PROCESSO - PRINCIPI STABILITI DALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO. VINCOLATIVITA’ PER IL GIUDICE ITALIANO.
MASSIME DELLE SEZIONI UNITE CIVILI DELLA CORTE di CASSAZIONE ITALIANA DEL 26 GENNAIO 2004 SULLA LEGGE PINTO n.89/2001.
CASSAZIONE ITALIANA . SEZIONI UNITE CIVILI - sentenza 26 gennaio 2004, n. 1339. Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. DANNO DA VIOLAZIONE DEL TERMINE RAGIONEVOLE DEL PROCESSO - PRINCIPI STABILITI DALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO IN TEMA DI DANNO NON RAGIONEVOLE . VINCOLATIVITA’ PER IL GIUDICE ITALIANO.
PACE FATTA TRA ROMA E STRASBURGO SULLA LEGGE PINTO: LA CASSAZIONE ITALIANA SI ADEGUA ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI UMANI. (Avv. Maurizio de Stefano -Segretario emerito della Consulta per la Giustizia Europea dei Diritti dell’Uomo)
ITALIA. ROMA. Inaugurazione anno giudiziario 2004 (duemilaquattro) RELAZIONE SULL'AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA NELL'ANNO 2003 DEL DOTT. FRANCESCO FAVARA, PROCURATORE GENERALE DELLA REPUBBLICA PRESSO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE.
Finanziamento della legge Pinto 24 marzo 2001, n. 89, ( equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo) DECRETO DEL MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE 5 maggio 2003
CONSIGLIO DI STATO ITALIANO. ADUNANZA DELLA SEZIONE PRIMA 9 APRILE 2003.Richiesta di parere in ordine alla procedura da seguire in caso di sentenze di condanna emanate dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in materia di “accessione invertita”.
CONSIGLIO DI STATO, italiano SEZ. IV - sentenza 6 ottobre 2003 n. 5881. Siveri e Chiellini c. Regione Toscana. Norme e statuto regionali che impongono l’obbligo al soggetto designato o nominato ad una pubblica funzione, di comunicare alla Pubblica Amministrazione l’appartenenza o meno ad una loggia massonica – Legittimità. Diversità della fattispecie rispetto alla sentenza della Corte Europea dei Diritti Dell'uomo (02 Agosto 2001 Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani contro Italia) nel caso in cui l'appartenenza alla Massoneria costituiva fattore preclusivo della nomina o designazione a cariche pubbliche regionali.
Cassazione italiana . sezione prima civile - sentenza 28 novembre 2002, n. 16882. Volpe C. Min. giustizia Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. Durata del processo penale .
Cassazione italiana . sezione prima civile - sentenza 29 novembre 2002, n. 16936. Sergi C. Min. giustizia. Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. Norme di procedura e limiti alla sindacabilità delle valutazioni del giudice di merito.
Cassazione italiana . sezione prima civile - sentenza 22 gennaio 2003, n. 920 . Ministero Giustizia c. Battistoli. Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. Proponibilità della domanda in pendenza della causa oggetto del ritardo. Durata del processo, evento di per se' lesivo del diritto della persona alla definizione di un processo a prescindere dalla colpa del giudice.
Cassazione italiana . sezione prima civile - sentenza 14 gennaio 2003, n. 363. Babolin c. Ministero Giustizia. Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. Valutazione dei tempi e della complessita' del caso.
Cassazione italiana . sezione prima civile - sentenza 14 gennaio 2003, n. 362. Ministero Giustizia c. Bottaio. Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. Proponibilità della domanda in pendenza della causa oggetto del ritardo.
Cassazione italiana . sezione prima civile - sentenza 15 gennaio 2003, n. 521. Pres. Consiglio Ministri. C. Soc. gruppo sicurezza. Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. Durata di un processo amministrativo.
Tabella della giurisprudenza (gennaio / agosto 2003) della Cassazione Italiana sulla Legge Pinto. elaborata dall’avv. Maurizio de Stefano
Cassazione Italiana, Sezioni Unite civili (sentenza 14 aprile 2003 n. 5902 /2003) Espropriazione per pubblico interesse (o utilita'). occupazione temporanea e d'urgenza.Risarcimento del danno. Questo istituto deve ritenersi compatibile con il principio sancito dall'art. 1 del Protocollo n. 1 addizionale alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Contrasto con la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo
Cassazione Italiana, Sezioni Unite civili (sentenza 06 maggio 2003 n. 6853) Espropriazione per pubblico interesse (o utilita'). occupazione temporanea e d'urgenza.Risarcimento del danno. Questo istituto deve ritenersi compatibile con il principio sancito dall'art. 1 del Protocollo n. 1 addizionale alla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. Contrasto con la consolidata giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo
Consiglio di Stato italiano (sentenza del 10 ottobre 2002 n. 5443/2002) L’occupazione acquisitiva è un istituto scomparso per effetto della sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, 30 maggio 2000 , Belvedere c. Gov. Italiano.
Corte di Cassazione, Sezione Prima Civile, Ordinanza del 16 maggio 2003 n. 7724 sulla competenza territoriale nell'ipotesi di proposizione della domanda di riconoscimento del diritto ad un'equa riparazione ai sensi della Legge 89/01 conseguente all'eccessiva durata di un procedimento davanti al giudice amministrativo.
LEGGE PINTO n. 89/2001 : COMPETENZA TERRITORIALE NEI GIUDIZI AMMINISTRATIVI. CONTRORDINE DELLA SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE. SI REGOLA SUL DOMICILIO DEL CREDITORE DANNEGGIATO (a cura di Avv. Giovanni Romano e Avv. Margherita Cardona Albini)
LEGGE PINTO: TESTO AGGIORNATO al febbraio 2007. LEGGE 24 marzo 2001, n. 89. Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo
STATISTICHE DEI PROCEDIMENTI RELATIVI AI RICORSI PER L’EQUA RIPARAZIONE AI SENSI DELL'ART.3 L.24.3.2001 n.89 (LEGGE PINTO) NEI CONFRONTI DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Mancata conversione in legge del DECRETO-LEGGE 11 settembre 2002, n. 201 (Gazzetta Ufficiale n. 219 del 18-09-2002) Misure urgenti per razionalizzare l'Amministrazione della giustizia. Per la parte riguardante il capo I (articoli da 1 a 3-bis) : Tentativo obbligatorio di conciliazione prima dell’avvio della procedura contenziosa di cui alla legge Pinto n.89/2001 (equa riparazione per la non ragionevole durata dei processi in Italia)
Confronto (rectius conflitto) tra la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Strasburgo) e quella della Corte di Cassazione (italiana) sul principio di sussidiarietà (a cura dell’avv. Maurizio de Stefano)
BARI 20 dicembre 2002 - ATTI DEL CONVEGNO . LEGGE “PINTO”: “CONFLITTO TRA CASSAZIONE E CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO” *** Premiazione della dott. Annalisa Renzulli vincitrice della quarta edizione del PREMIO alla memoria dell’Avv. Guido CERVATI
per la migliore TESI DI LAUREA SUI DIRITTI DELL’UOMO
LEGGE PINTO- N.89/2001- LE DOMANDE DI EQUA RIPARAZIONE PER LE CONTROVERSIE DAVANTI AI GIUDICI AMMINISTRATIVI SI PROPONGONO TUTTE DAVANTI ALLA CORTE D’APPELLO DI ROMA (a cura dell’avv. Giovanni Romano)
Tabella della giurisprudenza (ottobre 2002/gennaio 2003) della Cassazione Italiana sulla Legge Pinto, elaborata dall'avv. Maurizio de Stefano
Cassazione italiana . sezione prima civile - sentenza 15 novembre 2002, n. 15449. Giudizio di equa riparazione. Legge Pinto n. 89/2001. L’estinzione per prescrizione del reato non esclude il risarcimento del danno per violazione del termine di ragionevole durata del processo
Cassazione Italiana (sentenza 18 novembre 2002 n.16262/2002) Giudizio di equa riparazione - legge Pinto n-89/2001 - Societas patire... potest (decisione conforme alla consolidata giurisprudenza Corte Europea dei Diritti dell’Uomo). La pregressa giurisprudenza elaborata al riguardo dalla Corte europea costituisce la prima e più importante guida nel ricostruire i lineamenti del diritto all'equa riparazione .
Cassazione Italiana .(sentenza 08 agosto 2002 n.11987/2002) Giudizio di equariparazione - legge Pinto n-89/2001- Danno non patrimoniale delle persone fisiche per l’eccessiva durata del processo. Onere della prova, sia pure non rigorosa, a carico del ricorrente. Sussistenza- (decisione in controtendenza rispetto alla consolidata giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo)
Cassazione Italiana .(sentenza 26 luglio 2002 n.11046/2002) Giudizio di equa riparazione - legge Pinto n-89/2001- Eccessiva durata del procedimento esecutivo di sfratto . Sussistenza del diritto all’equa riparazione (decisione conforme alla consolidata giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo)
Cassazione Italiana .(sentenza 02 agosto 2002 n.11573/2002) Giudizio di equa riparazione - legge Pinto n-89/2001- Danno non patrimoniale delle persone giuridiche per l’eccessiva durata del processo avente ad oggetto meri interessi patrimoniali. Insussistenza- (decisione in controtendenza rispetto alla consolidata giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo)
CORTE D’APPELLO DI ROMA - Sez. lavoro - Ordinanza 11 aprile 2002, Pres. Sorace, Rel. Cannella, - Favelli L. (avv. Maurizio de Stefano) contro Condominio Via Brichetti, 23 (avv. Ottavio Marotta). Patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti - Diretta applicabilità della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo e della Carta dei diritti Fondamentali dell’Unione Europea- Sussistenza. Patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti - Disapplicazione da parte del giudice ordinario delle norme del diritto nazionale (art. 11, secondo comma della legge 11 agosto 1973, n.533 ) contrastanti l'ordinamento comunitario o internazionale - Legittimità.