Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2010/06/novita-fiscali-del-15-giugno-2010-pagamenti-senza-maggiorazione-fino-al-6-luglio-prorogato-anche-il-termine-per-la.html
Timestamp: 2018-02-23 14:42:20+00:00
Document Index: 3589901

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 21', 'art. 110', 'art. 37', 'art.90', 'art.67', 'art. 90', 'art. 90']

Novità fiscali del 15 giugno 2010: pagamenti senza maggiorazione fino al 6 luglio, prorogato anche il termine per la trasmissione telematica del 730; rapporti di lavoro dipendente o autonomo: approvato il regolamento sui limiti delle retribuzioni a carico delle finanze pubbliche; stato passivo fallimentare: niente imposta di registro sull’atto di opposizione; immobili dei professionisti: circolare dell’IRDCEC; niente più risposte alle istanze di interpello generiche e controlli successivi alle istanze di interpello presentate; associazioni sportive dilettanti: solo per le co.co.co. di tipo amministrativo gestionale sussiste obbligo di comunicazione al competente Centro per l’impiego
1) Rapporti di lavoro dipendente o autonomo: Approvato il regolamento sui limiti delle retribuzioni a carico delle finanze pubbliche
2) Commissione europea: pubblicate le relazioni sulle modalità di attuazione delle Raccomandazioni in materia di remunerazioni
3) Pagamenti senza maggiorazione fino al 6 luglio, prorogato anche il termine per la trasmissione telematica del 730
4) Stato passivo fallimentare: Niente imposta di registro sull’atto di opposizione
5) Regione siciliana, 20 milioni di euro per gli esercizi commerciali
6) Immobili dei professionisti: Circolare dell’IRDCEC di giugno 2010
7) Fisco: Niente più risposte alle istanze di interpello generiche e controlli successivi alle istanze di interpello presentate
8) Sportello Unico Imprese: Impresa in un giorno
9) Associazioni sportive dilettanti: Solo per le co.co.co. di tipo amministrativo gestionale sussiste l’obbligo di comunicazione al competente Centro per l’impiego
1) Approvato il regolamento sui limiti delle retribuzioni a carico delle finanze pubbliche
Il Consiglio dei Ministri del 10 giugno 2010 ha approvato il regolamento sui limiti massimi del trattamento economico onnicomprensivo a carico delle pubbliche finanze per i rapporti di lavoro dipendente o autonomo.
Il regolamento è adottato in attuazione dell’art. 3, commi da 44 a 52 bis, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008).
La disciplina si applica alle retribuzioni e agli emolumenti conferiti direttamente o indirettamente da parte delle amministrazioni dello Stato (con eccezione della Banca d’Italia e delle altre autorità indipendenti), delle agenzie, degli enti pubblici economici e non economici, degli enti di ricerca, delle università e delle società non quotate a totale o prevalente partecipazione pubblica nonché delle loro controllate. Il regolamento chiarisce che sono comprese anche le somme percepite per contratti d’opera di natura continuativa, contratti di collaborazione coordinata e continuativa e di collaborazione a progetto. Dall’ambito di applicazione sono invece esclusi gli emolumenti correlati ad attività soggette a tariffa professionale, a prestazioni professionali o a contratti d’opera di natura non continuativa e i compensi per incarichi particolari conferiti ad amministratori delle società non quotate a totale o prevalente partecipazione pubblica e delle loro controllate.
Il limite massimo annuale delle retribuzioni non può superare quello che spetta al Primo Presidente della Corte di Cassazione (attualmente pari a 311.000 euro) ed è comunicato ogni anno dal Ministro di Giustizia al Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione.
Alla verifica del rispetto del limite non concorre né il corrispettivo globale percepito per il rapporto di lavoro o il trattamento pensionistico corrisposto al soggetto destinatario da parte dell’amministrazione o dalla società di appartenenza e dall’ente previdenziale, né la parte del compenso che il soggetto destinatario è obbligato a versare in fondi.
Per gli incarichi di durata pluriennale, il compenso è computato in parti uguali per gli anni di riferimento.
Casi di deroga
Il limite può essere derogato solo per esigenze di carattere eccezionale e per un periodo di tempo non superiore a tre anni.
Per esigenze eccezionali si intendono quelle che derivano da eventi imprevedibili ai quali non si può far fronte con l’attività dei dipendenti e dei consulenti e che richiedono una prestazione lavorativa straordinaria in termini sia di qualità che di quantità oraria giornaliera.
Il provvedimento di deroga è predisposto dal soggetto conferente, previo parere favorevole del Dipartimento della funzione pubblica, sulla sussistenza delle esigenze di carattere eccezionale; esso deve essere dettagliatamente motivato.
Qualora a uno stesso soggetto siano conferiti più incarichi in deroga al limite massimo, l’atto di conferimento deve motivare circa i requisiti di professionalità e di esperienza del soggetto destinatario in relazione alla tipologia della prestazione e alla misura del compenso attribuito; all’atto di conferimento deve essere allegato il curriculum vitae del destinatario.
Il soggetto che eroga il compenso è tenuto a pubblicare il relativo atto di conferimento sul proprio sito istituzionale, con l’indicazione del soggetto destinatario, del tipo, della durata e dell’ammontare, nonché di tutti gli altri eventuali incarichi e compensi tenuti dal soggetto destinatario.
Quest’ultimo ha l’obbligo di comunicare al soggetto conferente tutti gli altri incarichi in corso rilevanti ai fini del limite retributivo.
Qualora parte del compenso vada riversato in fondi, l’obbligo di pubblicità riguarda solo la parte che è erogata direttamente al destinatario.
L’ispettorato per la funzione pubblica ha il compito di vigilare sul rispetto delle disposizioni relative ai compensi che eccedono il limite.
Il Dipartimento per la funzione pubblica provvede a monitorare gli incarichi di chiunque percepisca retribuzioni o emolumenti a carico delle pubbliche finanze; ogni anno il Ministro per la funzione pubblica e l’innovazione presenta al Parlamento una relazione sugli esiti del monitoraggio.
Le disposizioni si applicano ai contratti stipulati o rinnovati e agli incarichi conferiti dopo l’entrata in vigore del regolamento.
(Assonime, nota del 10 giugno 2010)
Il 2 giugno 2010 la Commissione europea ha pubblicato due relazioni che riportano i risultati dell’analisi condotta sul livello di implementazione dei principi contenuti, rispettivamente, nella Raccomandazione 2009/384/CE (sulle politiche retributive nel settore dei servizi finanziari) e nella Raccomandazione 2009/385/CE (che integra le Raccomandazioni 2004/913/CE e 2005/162/CE riguardo alla remunerazione degli amministratori delle società quotate).
Il termine ultimo entro il quale gli Stati membri erano stati invitati ad adottare le disposizioni necessarie per promuovere l’applicazione delle Raccomandazioni è scaduto il 31 dicembre 2009.
Per quanto riguarda la Relazione sull’attuazione delle Raccomandazioni in merito alla remunerazione degli amministratori di società quotate l’analisi si basa sulle risposte al questionario che la Commissione ha sottoposto agli Stati membri e sull’esame delle disposizioni legislative nazionali e dei codici di comportamento ispirati al principio “comply or explain”.
Pertanto, il Codice di Autodisciplina delle società quotate, al pari dei codici di comportamento adottati negli altri Stati membri, rientra tra le fonti considerate ai fini della valutazione del grado di applicazione delle Raccomandazioni.
Tra gli esiti illustrati nella relazione, vengono sottolineati i seguenti:
– solo una minoranza di Stati membri, tra i quali l’Italia, ha adottato almeno la metà dei principi contenuti nelle Raccomandazioni;
– diciassette sono gli Stati, Italia compresa, che hanno richiesto o raccomandato che la componente variabile della remunerazione sia collegata alla performance realizzata;
– l’Italia rientra nella minoranza che ha raccomandato il differimento della remunerazione variabile;
– sul fronte delle remunerazioni basate su strumenti finanziari, la previsione di un periodo minimo di vesting subordinato al raggiungimento di obiettivi di performance è stata riscontrata, oltre che per l’Italia, in soli altri 6 Stati.
Inoltre, l’Italia viene annoverata tra gli Stati che stanno tuttora per implementare i principi sinora non adottati, mediante interventi legislativi o a livello autoregolamentare.
Infine, con riferimento al voto degli azionisti sulla politica per le remunerazioni, il rapporto evidenzia come tra gli Stati membri sia diffusa la tendenza ad adottare soluzioni legislative coattive. Permangono, tuttavia, considerevoli differenze riguardo alla disclosure della politica sulle remunerazioni ed ai contenuti del remuneration statement deputato a descriverla, così come sotto il profilo della natura del voto espresso dagli azionisti e dell’oggetto su cui sono chiamati ad esprimersi.
Alla luce delle differenze riscontrate, la Commissione annuncia, in conclusione, di voler considerare l’opportunità di prevedere ulteriori misure in materia.
A tal fine, nel “Commission’s Green Paper on Corporate Governance in Financial Institutions” sono stati inseriti una serie di quesiti, riferiti sia alla remunerazione degli amministratori di società quotate, sia alla struttura ed alla governance delle politiche di remunerazione nel settore finanziario.
(Assonime, nota del 11 giugno 2010)
Venti giorni in più per i contribuenti soggetti agli studi di settore. E’, infatti, passato dal 16 giugno al successivo 6 luglio il termine per i versamenti da Unico 2010, senza applicazione della maggiorazione dello 0,40%, che scatterà per i pagamenti effettuati dal 7 luglio al 5 agosto 2010.
Tutto ciò è ora ufficiale sulla base del D.P.C.M. del 10 giugno 2010, il quale ha differito anche i termini per la trasmissione telematica del modello 730/2010. Per la presentazione ai Caf ed ai professionisti abilitati, la data è, quindi, passata al 12 luglio, in luogo del 30 giugno.
Tutto ciò a causa del ritardo nella consegna, da parte dei sostituti d’imposta, dei Cud/2010.
(Ministero dell’Economia e Finanze, comunicato n. 91 del 11 giugno 2010)
E’ illegittima la norma che vieta il rilascio della copia dell’atto conclusivo della causa di opposizione allo stato passivo fallimentare prima che sia stata pagata l’imposta di registro.
Lo ha stabilito la Corte costituzionale, con la sentenza n. 198, depositata il 10 giugno 2010.
“È stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale della Regione siciliana (Gurs n° 27 – parte prima) il bando che mette a disposizione 20 milioni di euro per gli esercizi commerciali e i piccoli negozi di vicinato, prevedendo un contributo pari al 50% delle spese ritenute ammissibili. Ogni impresa potrà presentare una sola richiesta per investimenti di importo minimo di 5 mila euro a un massimo di 50 mila.
Dal momento della pubblicazione ci sono 90 giorni di tempo per la presentazione dell’istanza. L’erogazione del contributo avverrà a sportello, dunque chi prima riuscirà a far pervenire il plico avrà più possibilità di ottenere il finanziamento. Il bando è rivolto a piccole imprese del commercio a dettaglio in sede fissa, esercizi di vicinato, commercio.
La domanda (con la modulistica richiesta) deve essere inviata, via raccomandata (con timbro e ora di spedizione) al seguente indirizzo: Regione siciliana dipartimento delle attività produttive – servizio ex 3 “Insediamenti produttivi”, via degli Emiri, 45, 90135 Palermo”.
(Da LaSiciliaNews del 13/06/2010)
Si tratta del Decreto 24 maggio 2010 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n. 27 del 11 giugno 2010 disponibile al seguente indirizzo:
http://www.gurs.regione.sicilia.it/Gazzette/g10-27/g10-27.pdf
L’Istituto di Ricerca dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha esaminato, nella circolare n. 19/IR del 4 giugno 2010, la disciplina fiscale degli immobili degli esercenti arti e professioni, approfondendo, in particolare, le questioni interpretative concernenti il regime degli immobili acquisiti a decorrere dal 2010, scaturite dalla mancata emanazione dell’atteso provvedimento normativo al riguardo.
In chiave critica, quindi, la disamina dell’IRDCEC la situazione che si prospetta per i professionisti dal 2010 in relazione al regime fiscale degli immobili.
Come è noto, infatti, da tale data i professionisti che acquisiscono uno studio da adibire solo ad attività professionale non possono scaricarne gli ammortamenti.
Problematiche anche rilevate in merito alla situazione pregressa per la possibile insorgenza di minusvalenze e plusvalenze.
Infine, tale circolare ha ribadito che per gli immobili acquistati a partire dal 2010 anche le spese incrementative seguono la regola del plafond del 5%.
Pertanto, le spese relative all’ammodernamento, ristrutturazione e manutenzione che, per le loro caratteristiche, sono imputabili ad incremento del costo dei beni ai quali si riferiscono, sostenute in relazione ad immobili adibiti promiscuamente all’uso professionale e a quello personale o familiare, l’Istituto di ricerca aveva sostenuto, nella circolare n. 1/IR del 2008, la deducibilità delle stesse nel limite complessivo del 5% del costo complessivo dei beni ammortizzabili e, per l’eccedenza, in quote costanti nei cinque periodi d’imposta successivi.
Adesso, tali conclusioni sono state ribadite nella circolare n. 19/IR del 2010.
L’Agenzia delle Entrate non fornirà più risposte alle istanze di interpello generiche o inammissibili.
Linea dura dell’Amministrazione Finanziaria nei confronti dei contribuenti imprecisi che tende a tagliare in maniera drastica i propri interventi chiarificatori sulla disciplina fiscale, affinché il proprio personale possa essere destinato ad altre attività tra cui quelle dell’accertamento nei confronti degli stessi contribuenti.
E’ questo uno dei tanti aspetti che si rilevano dalla lettura della neo circolare (n. 32/E del 14 giugno 2010) dedicata alla materia delle istanze di interpello.
Riguardo alle imprese di più rilevante dimensione, la circolare ricorda che per tali soggetti l’Agenzia verifica il rispetto della soluzione interpretativa, oggetto della risposta all’interpello, nell’ambito di piani di controlli da effettuare entro l’anno successivo a quello della presentazione delle dichiarazioni in materia di imposte sui redditi e dell’imposta sul valore aggiunto.
Per tutti gli altri soggetti (compresi i piccoli contribuenti) gli uffici competenti potranno comunque verificare se gli istanti si siano o meno uniformati al parere reso dall’Agenzia in sede di risposta all’interpello.
Altra questione si verifica nel caso in cui il contribuente abbia provveduto autonomamente alla disapplicazione delle norme di legge per le quali è prevista l’obbligatorietà della presentazione dell’istanza di interpello.
In tale ipotesi, sarà irrogata la sanzione “piena” prevista dall’art. 11, comma 1, lettera a), del D.Lgs. n. 471/1997.
Inoltre, in fase di accertamento, l’analisi condotta dagli uffici non si limiterà alla mera constatazione del mancato rispetto di parametri quantitativi o di condizioni formali posti dal legislatore, ma dovrà verificare se gli elementi sostanziali addotti dal contribuente siano idonei a dimostrare l’effettiva sussistenza delle circostanze esimenti previste dalla norma.
In assenza di tale dimostrazione, gli uffici applicheranno, in linea di principio, le sanzioni nella misura massima prevista dalla legge.
In ogni caso, sarà sempre consentito ai contribuenti impugnare l’avviso di accertamento emesso, al fine di dimostrare in sede contenziosa la sussistenza delle condizioni che giustificano la disapplicazione della disciplina normativa. Non sarà, invece, autonomamente impugnabile il parere reso in sede di interpello, ivi compreso quello disapplicativo, non essendo in alcun modo lesivo della posizione del contribuente. E’ stata, quindi, superata l’indicazione, contenuta nella circolare n. 7/2009.
L’interpello deve essere presentato in tempo utile rispetto all’adempimento.
In altre parole, viene considerato preventivo quando è presentato prima che il contribuente ponga in essere il comportamento oggetto dell’istanza.
In particolare, per tutti i comportamenti che trovano attuazione nella dichiarazione, il contribuente deve inviare l’istanza entro il termine ordinario di
presentazione del modello.
Analogo discorso per le istanze di disapplicazione della disciplina Cfc e antielusiva, che devono essere presentate in tempo utile, cioè 120 giorni o 90 a seconda dei casi, prima delle ordinarie scadenze previste per la dichiarazione.
Entrano in gioco elementi diversi, invece, per gli interpelli che non rilevano ai fini della presentazione di una dichiarazione ma riguardano, ad esempio, l’imposta di registro.
In questo caso, infatti, si riterrà preventivo l’interpello presentato entro i termini ordinari per la registrazione dell’atto.
Il contribuente deve esporre in modo chiaro e documentare in maniera esaustiva tutti gli elementi utili a ricostruire il caso concreto in relazione al quale l’Agenzia è chiamata a esprimere il proprio parere.
L’interpello viene inteso concreto solo se indica il tipo di istanza, i dati identificativi del contribuente e degli eventuali diretti interessati, la descrizione puntuale della situazione concreta che ha generato il dubbio.
Non sono più ammesse indicazioni sommarie, approssimative e senza il valore economico del caso in questione qualora rilevabile.
A tal fine il contribuente deve evidenziare, in dettaglio, l’eventuale beneficio fiscale di cui ritiene di potersi avvalere secondo la propria soluzione.
Saranno sufficienti valori di massima, invece, nel caso di interpelli che riguardano casi particolarmente complessi, come ad esempio le operazioni di riorganizzazione aziendale.
Controlli fiscali sui piccoli contribuenti
Non solo i grandi contribuenti, per i quali il rispetto del parere fornito in sede d’interpello è già oggetto di un piano di controlli da parte dell’Amministrazione finanziaria nell’ambito del c.d. “tutoraggio”, ma anche tutti gli altri potranno finire sotto la lente gli Uffici.
Gli agenti del fisco, infatti, potranno comunque riservarsi di verificare, nel corso degli eventuali accertamenti ordinari, se chi ha “interpellato” l’Agenzia, si sia uniformato alla risposta data.
Verranno, infine, sanzionati quei contribuenti che, pur tenuti, non hanno presentato interpello obbligatorio nel caso in cui, in fase di accertamento, l’Agenzia dovesse rilevare l’insussistenza delle condizioni che legittimano la disapplicazione della disciplina.
Tre tipologie di interpello
La circolare ribadisce le tre tipologie di istanze di interpello presentate dai contribuenti all’Agenzia delle Entrate:
a – L’interpello ordinario disciplinato dall’art. 11 dello Statuto dei diritti del contribuente, la cui procedura ricomprende le istanze per la continuazione del consolidato nazionale, per l’opzione per il consolidato mondiale, in materia di recupero dei crediti bancari e in materia di ricerca e sviluppo. Una sub-categoria autonoma è costituita dalle istanze di disapplicazione della disciplina sulle controlled foreign companies presentate ai sensi degli artt. 167 e 168 del Tuir, nell’ambito della quale rientrano gli interpelli concernenti gli utili, i dividendi e le plusvalenze da partecipazioni, allorché siano coinvolti paesi della black list
– l’interpello antielusivo di cui all’art. 21 della legge 413/1991, la cui procedura include anche le istanze presentate ai sensi dell’art. 110, comma 10 del Tuir, in tema di costi sopportati nei confronti di soggetti ubicati in paesi black list
– l’interpello disapplicativo previsto dall’art. 37-bis, comma 8, del Dpr 600/1973, la cui procedura ammette anche le istanze presentate dalle società
Gli effetti dell’interpello ordinario non si producono se in sede di controllo emerge una difformità dei fatti constatati con quelli contenuti nell’istanza di interpello.
Tra le novità del nuovo intervento di prassi viene segnalato che i soggetti non residenti, dalla data di pubblicazione della circolare, devono presentare le istanze di interpello alla direzione centrale Normativa.
L’istanza di interpello antielusivo deve contenere l’esposizione dettagliata del caso concreto, nonché la soluzione interpretativa prospettata dal contribuente.
A seguito delle modifiche normative apportate dal D.L. n. 185/2008, decorsi 120 giorni dalla presentazione dell’istanza, il contribuente può diffidare l’amministrazione.
Se poi trascorrono ulteriori 60 giorni dalla diffida e l’Amministrazione persiste nel silenzio, si forma il silenzio assenso sulla soluzione interpretativa prospettata dal contribuente.
Da evidenziare, il chiarimento relativo all’istanza di interpello di cui all’articolo 11, comma 13, della legge 413/1991, in materia di costi derivanti da operazioni con soggetti ubicati in Paesi e territori black list: le esimenti tra loro alternative possono essere fornite dal contribuente in sede di controllo, o in via preventiva, inoltrando all’Agenzia delle Entrate l’istanza di interpello.
In riferimento all’interpello disapplicativo, l’istanza preventiva (ossia da inoltrare prima della presentazione della dichiarazione dei redditi che accoglie gli effetti del comportamento oggetto della richiesta di disapplicazione) deve riguardare fattispecie concrete, compiutamente descritte, in relazione alle quali specifiche norme di legge antielusive, limitano deduzioni, detrazioni, crediti d’imposta o altre situazioni soggettive altrimenti ammesse dall’ordinamento.
Le imprese di più rilevante dimensione, cioè i soggetti che conseguono ricavi o un volume d’affari non inferiori a 200 milioni di euro, rivolgono le istanze di interpello (ordinario, Cfc, antielusivo e disapplicativo) alla direzione centrale Normativa per il tramite della direzione regionale delle Entrate competente in relazione al domicilio fiscale del contribuente.
Ne consegue che è la direzione centrale Normativa a comunicare la risposta dell’Agenzia a questi soggetti.
Le finalità comune a tutte le istanze di interpello è di far conoscere il parere dell’Agenzia in ordine all’interpretazione/applicazione di una norma tributaria a una fattispecie concreta, riferibile alla posizione del contribuente istante.
Tale principio vale anche per l’interpello sulle Cfc e per quello disapplicativo, i quali si differenziano dalle altre tipologie di interpello per l’obbligatorietà della presentazione della relativa istanza ai fini dell’ottenimento di un parere favorevole all’accesso a un regime derogatorio rispetto a quello legale, normalmente applicabile.
La ratio di tale obbligo è consentire all’amministrazione finanziaria un monitoraggio preventivo in merito a particolari situazioni considerate dal legislatore potenzialmente elusive.
La circolare precisa, inoltre, che l’obbligatorietà dell’istanza non muta il carattere non vincolante della risposta, quale atto avente natura di parere, né tanto meno preclude all’istante la possibilità di dimostrare, anche successivamente, la sussistenza delle condizioni che legittimano l’accesso al regime derogatorio.
Sono considerate inammissibili in via assoluta (cioè senza fornire alcuna consulenza giuridica) le seguenti ipotesi: istanze mancanti dei dati identificativi dell’interpellante e della sottoscrizione; istanze presentate da professionisti privi di procura o presentate dai consulenti su questioni generali e astratte; istanze meramente reiterative di altre precedenti ovvero richieste di riesame e istanze che interferiscono con l’esercizio dei poteri istruttori.
Superando una prassi finora seguita, saranno da considerarsi inammissibili in via assoluta e non più in via relativa (cioè fornendo comunque la consulenza giuridica), le istanze di interpello ordinario, qualora sulle norme invocate siano stati già forniti chiarimenti dall’amministrazione; quelle di interpello disapplicativo, non aventi per oggetto norme a contenuto antielusivo speciale e quelle presentate da società non operative, che beneficerebbero di una causa di esclusione automatica; le istanze non sufficientemente circostanziate e non preventive.
Inammissibili anche gli interpelli presentati dalle società non operative prive del “contenuto minimo necessario”, in quanto l’assenza di tale contenuto rileva sul piano della mancata “concretezza”.
Rilevante novità è data dal fatto che, ancorché l’amministrazione attraverso tale richiesta non eserciti i poteri di accertamento, ai sensi degli artt. 32 del Dpr 600/1973 e 51 del Dpr 633/1972, la richiesta, rivolta esclusivamente nei confronti del contribuente istante, può avere ad oggetto i medesimi atti e documenti che possono essere acquisiti dai verificatori in sede di accertamento.
Aliquote Iva, le Entrate non chiedono più l’accertamento tecnico alle Dogane
Gli interpelli riguardanti l’individuazione dell’aliquota Iva applicabile alla cessione di beni ricompresi nella tabella A allegata al Dpr 633/1972 saranno inammissibili.
Per l’Agenzia, infatti, la procedura preliminare dell’accertamento tecnico del prodotto, a cura delle Dogane, esula dalle proprie competenze.
I contribuenti potranno continuare a presentare interpello soltanto nei casi in cui l’istanza non presupponga l’espletamento dell’accertamento tecnico, oppure la stessa risulti essere già corredata del parere reso dall’Agenzia delle Dogane.
Il Consiglio dei Ministri, nei giorni scorsi, ha approvato lo sportello unico informatizzato.
In particolare, il governo ha approvato due regolamenti in materia di aiuti all’avvio dell’attività di impresa.
Il primo riguarda la semplificazione ed il riordino della disciplina relativa allo Sportello unico della attività produttive, completamente rinnovata la disciplina con la previsione dell’esclusivo utilizzo di strumenti telematici, sia per quanto riguarda l’iniziativa d’impresa che come metodo di comunicazione tra enti ed amministrazioni.
Risulterà fondamentale il portale web “impresa in un giorno”, tramite il quale verranno esaurite tutte le fasi del procedimento.
Il secondo regolamento riguarda i requisiti e le modalità di accreditamento delle Agenzie per le imprese.
Questi nuovi soggetti svolgeranno funzioni di natura istruttoria e di asseverazione nei procedimenti amministrativi riguardanti l’accertamento dei requisiti e dei presupposti di legge per la realizzazione, trasformazione, trasferimento e cessazione delle attività di produzione di beni e servizi da esercitare in forma di impresa.
Se i Comuni non saranno in grado di dotarsi di uno sportello telematico effettivamente funzionante sopperirà la locale Camera di commercio tramite il suo sistema informatico.
Mentre per i casi più complessi, dopo 30 giorni dalla richiesta, il Comune andrà a rilasciare l’autorizzazione.
Co.co.co. sportivi: niente comunicazione al centro per l’impiego.
Associazioni sportive dilettanti: Solo per le collaborazioni coordinate e continuative a carattere amministrativo gestionali sussiste l’obbligo di comunicazione al competente Centro per l’impiego.
Ciò poiché le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa, i premi e i compensi erogati nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche non sono riconducibili ad alcuna fattispecie di “rapporto di lavoro” in senso stretto e per questo non rientrano nella previsione dell’obbligo introdotto con la legge Finanziaria 2007.
E’ questo il parere espresso in dottrina (Avv. G. Martinelli) sulla risposta fatta dal Ministero del lavoro, n. 22 del 09 giugno 2010, ad un formale interpello, proposto dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, incentrata sulle collaborazioni coordinate e continuative instaurate, ai sensi dell’art.90 della L. 289/2002, nell’ambito delle associazioni e società sportive dilettantistiche.
Il Ministero ha, quindi, ribadito la questione su cui ormai si era creata una comunione di pensiero è cioè che per i compensi di cui all’art.67, comma 1, lett. m), tra cui quelli per le collaborazioni coordinate e continuative di carattere amministrativo gestionali disciplinate all’art. 90 comma 3 della L.289/2002, non sussiste l’obbligo di contribuzione previdenziale e, quindi, di iscrizione all’ENPALS.
Il Ministero ha, infine, chiarito che “le associazioni e società sportive dilettantistiche che stipulano contratti di collaborazione di cui all’art. 90 della L.289/2002 sono tenute all’obbligo della preventiva comunicazione dell’attivazione del rapporto al competente Centro per l’impiego”.
I controlli fiscali del 2018 nella circolare della Guardia di Finanza – Diario quotidiano del 25 gennaio 2018