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Timestamp: 2019-08-18 01:09:37+00:00
Document Index: 108138286

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 45', 'art. 93', 'art. 93', 'art. 52', 'art. 62', 'art. 10', 'art. 27', 'art. 1', 'art. 2948', 'art. 27', 'art. 27']

La rivalutazione ISTAT dei canoni per concessioni demaniali marittime, sia con finalità turistico - ricreative e sia per la realizzazione e la gestione di strutture dedicate alla nautica da diporto, stabilita dall'art. 1, comma 251, L. 296/2006, va fatta decorrere dal 1° gennaio 1998. Infatti pur non precisando la norma suddetta la data dalla quale decorre la rivalutazione, un utile elemento interpretativo lo offre la constatazione che essa opera in sostituzione dell'art. 3, comma 1, della 1. n. 494/1993, e che l'art. 10, comma 1, della 1. n. 449/1997 ne prevede l'applicazione alle concessioni aventi decorrenza successiva al 31/12/1997.
L'interpretazione costituzionalmente corretta del comma 251 dell'art. 1 della l. n. 296 del 2006 impone di considerare la natura e le caratteristiche dei beni oggetto di concessione demaniale marittima, escludendo l'applicabilità dei nuovi criteri di calcolo del canone alle concessioni non ancora scadute che prevedano la realizzazione di impianti e di infrastrutture da parte dal concessionario, ivi incluse quelle rilasciate prima del 2007.
L'attraversamento del demanio idrico gestito dalle Regioni, ai sensi del D.Lgs. n. 31 marzo 1998, n. 112, artt. 86 e 89, da parte di infrastrutture di comunicazione elettronica, non è soggetto al pagamento di oneri o canoni che non siano previsti dal D.Lgs. 1 agosto 2003, n. 259, o da legge statale ad esso successiva; ne consegue che sono illegittimi, e vanno disapplicati, gli atti amministrativi regionali che prevedano il pagamento di canoni per l'attraversamento del demanio idrico da parte di infrastrutture di telecomunicazione.
L'atto endoprocedimentale non prevale sulla valutazione di amovibilita' del manufatto accertata con sentenza passata in giudicato
E' plausibile e non illegittima la manifestazione di volontà espressa dal Comune che ha ritenuto di individuare il criterio di determinazione del canone concessorio tenendo conto della non facile amovibilità del manufatto dichiarata in sentenza passata in giudicato. In seguito ad una sentenza passata in giudicato, l'atto endoprocedimentale è inidoneo a costituire un nuovo e definitivo acclaramento della natura amovibile o meno del manufatto costruito nell'area demaniale dal concessionario.
In base all'articolo 1, comma 251, lett. c), n. 1) della legge n. 296 del 2006, che prevede la riduzione dei canoni per concessione di demanio marittimo con finalità turistico-ricreative, nella misura del 50% del relativo ammontare, “in presenza di eventi dannosi di eccezionale gravità che comportino una minore utilizzazione dei beni oggetto della concessione, previo accertamento da parte delle competenti autorità marittime di zona”; nonché in base all'art. 45 cod. nav.: “Quando, per cause naturali, i beni del demanio marittimo concessi subiscono modificazioni tali da restringere l'utilizzazione della concessione, il concessionario ha diritto ad una adeguata riduzione del canone”, si ricava che, in presenza di erosione che incide concretamente sull'area di demanio marittimo oggetto di concessione, deve adeguarsi il relativo canone.
Il divieto ex art. 93 dlgs 259/2003 di imporre ulteriori canoni per infrastrutture di telecomunicazioni non viene meno allo scadere della concessione
Lo scadere della concessione di aree su cui insistono infrastrutture di rete di telecomunicazioni non comporta in alcun modo il venire meno del radicale divieto contenuto nel D.Lgs. n. 259/2003 , art. 93, di assoggettare a canoni - o comunque a qualsiasi altro onere la occupazione di aree con infrastrutture di telecomunicazione ancora utilizzabili. E ciò conformemente alla ratio della disposizione che è intesa - in recepimento del diritto UE - ad eliminare ogni possibile tipo di interferenza sulla libera concorrenza nel settore di mercato delle telecomunicazioni che possa derivare dalla sottoposizione all'interno del territorio dello Stato a canoni o oneri geograficamente differenziati.
La riforma fiscale del 1997 ha legittimamente autorizzato i comuni ad incrementare i canoni per l'utilizzo di beni demaniali
L'incremento del canone per l'utilizzo di beni demaniali autorizzato in via generale dall'art. 52 D.Lgs. n. 446 del 1997 non può essere considerato frutto di irragionevole arbitrio del legislatore, tale da indurre a sindacare una scelta di indirizzo politico-economico, che sfugge, in via generale, ad una valutazione di legittimità costituzionale. Si tratta infatti di una linea di valorizzazione dei beni pubblici, che mira ad una loro maggiore redditività per lo Stato, vale a dire per la generalità dei cittadini, diminuendo proporzionalmente i vantaggi dei soggetti particolari che assumono la veste di concessionari.
Il canone per l'installazione di mezzi pubblicitari sostitutivo dell'imposta comunale sulla pubblicità ne conserva la qualifica di tributo
Il Canone per l'installazione di mezzi pubblicitari (CIMP) previsto dall'art. 62 del d.lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, come modificato dall'art. 10, comma 5, lett. b), della l. 28 dicembre 2001 n. 448, è una mera variante dell'imposta comunale sulla pubblicità che conserva la qualifica di tributo propria di quest'ultima.
In relazione al canone concessorio non ricognitorio di cui all'art. 27, commi 7 ed 8, del d.lgs. 30 aprile 1992 n. 285 (Nuovo Codice della Strada), è possibile per l'amministrazione comunale pretendere un canone di concessione per l'uso o l'occupazione delle strade, anche nell'ipotesi in cui per la stessa occupazione sia già corrisposta la Tosap o la Cosap.
Le somme richieste dal Comune di Venezia per la possibilità di sostare, con i mezzi Gran Turismo, sugli approdi pubblici per il tempo necessario allo sbarco e all'imbarco dei passeggeri, non hanno natura di tassa o canone, pur se come canoni vengono definite impropriamente, bensì si qualificano come corrispettivo a parziale ripianamento, ovvero ristoro o reintegrazione, dei costi sopportati dal comune, costi da imputarsi in parte al canone di concessione dovuto alle autorità marittime e lagunari e in parte alle spese di manutenzione ordinaria e straordinaria delle infrastrutture.
La variazione dei criteri di calcolo dei canoni di beni demaniali marittimi non è una decisione arbitraria e non viola l’attività d'impresa
La variazione dei criteri di calcolo dei canoni dovuti dai concessionari di beni demaniali marittimi non scaturisce da una decisione improvvisa e arbitraria del legislatore, che viola l'affidamento e pregiudica l'assetto economico finanziario dell'attività d'impresa esercita; infatti l'adeguamento dei canoni concessori si inserisce in una linea evolutiva della disciplina dell'uso dei beni demaniali, in quanto si è progressivamente fatta strada la tendenza ad avvicinare i valori di tali beni a quelli di mercato, sulla base delle potenzialità degli stessi di produrre reddito in un contesto specifico.
La concessione di superfici non produttive è soggetta a canone tabellare anche se possono reggere strutture produttive
Diversamente dalla concessione di aree con annessi fabbricati ad uso produttivo di proprietà pubblica, la concessione di sole aree su cui insistano, per diritto di superficie, manufatti di proprietà privata comporta l'applicazione dei canoni tabellari di cui all'art. 1, comma 251, punto 1, lettera b) L. n. 296/06. Quando la pertinenza demaniale marittima non sia di per sé idonea ad avere destinazione produttiva, deve ritenersi che essa - quando è utilizzabile solo come supporto materiale di appoggio - sia assimilabile al suolo, di proprietà pubblica, indipendentemente dal fatto che sullo stesso siano installati immobili ad uso produttivo, il cui utilizzo compete a chi ne sia proprietario.
La circostanza della mancanza di un formale atto di concessione non impedisce la riscossione del relativo canone concessorio, atteso che tale canone ha la sua fonte e, quindi, il suo titolo giuridico, non nell'atto formale provvedimentale di concessione, bensì nell'effettivo utilizzo dello spazio demaniale. Infatti, anche l'occupante abusivo è tenuto al pagamento del canone.
I canoni demaniali costituiscono un'obbligazione da soddisfarsi periodicamente ad anno e, quindi, salvo che si versi nell'ipotesi di persistente utilizzazione di un bene demaniale da parte del concessionario dopo la scadenza della concessione, il termine di prescrizione a cui è assoggettato il relativo credito è quello di cinque anni fissato dall'art. 2948, n. 4, cod. civ.
È illegittimo imporre un canone ex art. 27 del d.lgs. 285/1992 per qualsiasi occupazione del suolo pubblico comunale anche fuori dalla sede stradale
È illegittimo il regolamento comunale che si limita ad imporre un'imposizione patrimoniale ex art. 27 del d.lgs. n. 285/1992 per qualsiasi occupazione del suolo pubblico comunale, anche esterna alle pertinenze della sede stradale, senza alcun'altra specificazione.
L'uomo deve mostrare bontà di cuore verso gli animali, perché chi usa essere crudele verso di essi è altrettanto insensibile verso gli uomini (Immanuel Kant)