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Timestamp: 2016-10-22 11:48:24+00:00
Document Index: 38119958

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 76', 'art. 100', 'sentenza ', 'art. 90', 'art. 75', 'art. 72', 'art. 74', 'art. 321', 'art. 321', 'art. 8', 'art. 321', 'art. 97', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 321', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 66']

4A_143/2012 (10.09.2012)
contratto di lavoro; responsabilit� del lavoratore,
B.________ � stato alle dipendenze di A.________ come direttore e segretario generale dal 1� ottobre 1999 all'11 dicembre 2006, quando, al termine di una seduta del consiglio di amministrazione, ha sottoscritto una dichiarazione di disdetta immediata. Egli ha in seguito contestato la validit� di tale atto e, non avendo potuto trovare un accordo con il datore di lavoro, il 10 agosto 2007 ha avviato una causa davanti alla Pretura di Lugano, contestando appunto la validit� della disdetta e rivendicando il pagamento del salario fino alla scadenza contrattuale; in sede conclusiva ha quantificato tali pretese in fr. 76'361.10.
La convenuta si � opposta alla petizione e ha proposto un'azione riconvenzionale di fr. 152'000.--: addossava all'attore la responsabilit� della mancata locazione di parte di uno stabile di sua propriet�.
L'attore propone di respingere il ricorso e di confermare la sentenza cantonale con risposta dell'11 maggio 2012. L'autorit� cantonale non ha preso posizione.
Il ricorso � presentato dalla parte soccombente nella sede cantonale (art. 76 cpv. 1 lett. a LTF), � tempestivo (art. 100 cpv. 1 LTF) ed � volto contro una sentenza finale (art. 90 LTF) emanata su ricorso dall'autorit� giudiziaria ticinese di ultima istanza (art. 75 LTF) in una causa civile in materia di diritto del lavoro (art. 72 cpv. 1 LTF) con un valore litigioso superiore a fr. 15'000.-- (art. 74 cpv. 1 lett. a LTF). Esso � pertanto ammissibile.
La Corte cantonale ha ricordato come il Pretore avesse accertato che fu il consiglio direttivo della convenuta a decidere di disdire il contratto di locazione e che "il mancato reperimento immediato di un nuovo conduttore � da qualificare un insuccesso collettivo dell'attore, dell'allora presidente, del comitato direttivo e del CdA della convenuta". Questi organi erano "al corrente del problema, che � stato oggetto di svariate discussioni in seno al comitato direttivo". Il primo giudice - ha soggiunto l'autorit� cantonale - ha costatato anche che "tutte le soluzioni via via proposte sono per� sfumate, per ragioni comunque non riconducibili al solo agire dell'attore" e che negli anni in cui si verificarono le perdite finanziarie in relazione con la mancata locazione "la stessa convenuta ha regolarmente approvato i conti e scaricato il consiglio direttivo".
I giudici ticinesi hanno in seguito riassunto le argomentazioni dell'appellante, osservando ch'essa non ha contestato i predetti accertamenti del Pretore, in particolare quello "in merito alle diverse soluzioni del problema via via prospettatesi, discusse nei consessi sociali ma non concretizzatesi, per ragioni non ascrivibili all'attore". Hanno rilevato che, sebbene il segretario e direttore fosse incaricato della gestione degli immobili, il consiglio direttivo e il consiglio di amministrazione ne sorvegliavano l'operato, mentre all'assemblea dei delegati incombeva l'approvazione del rapporto e dei conti annuali e lo scarico dei membri del consiglio di amministrazione e del consiglio direttivo. La Corte d'appello ha concluso la propria motivazione accertando che la convenuta non ha provato l'inattivit� dell'attore nella ricerca di un inquilino, ricordando anche che prima dell'11 dicembre 2006 non erano stati mossi rimproveri contro di lui a proposito della gestione dell'immobile.
La convenuta argomenta che in forza dell'art. 321e CO la misura della diligenza dovuta dal lavoratore � determinata dalla natura del rapporto di lavoro e che, essendo la funzione dell'attore paragonabile a quella di un chief executive officer, egli aveva "la massima responsabilit� amministrativa e gestionale", per la quale era "unico referente" nei confronti del consiglio di amministrazione. Inoltre, il contratto poneva "l'obbligo di occuparsi della gestione dell'immobile" a carico dell'attore, che "non ha portato alcuna prova a sostegno della sua assenza di colpa"; anzi, avrebbe addirittura ammesso di essere stato negligente. In diritto, conclude la convenuta, l'autorit� cantonale ha violato sia l'art. 321e CO, attribuendo al mancato controllo dell'operato dell'attore da parte degli organi di sorveglianza un effetto interruttivo del nesso di causalit�, sia l'art. 8 CC, sovvertendo l'onere di sostanziare e provare la colpa a carico del dipendente.
L'art. 321e cpv. 1 CO rende il lavoratore responsabile del danno che cagiona al datore di lavoro intenzionalmente o per negligenza. Il cpv. 2 precisa che la misura della diligenza dovuta dal lavoratore si determina secondo la natura del singolo rapporto di lavoro, avuto riguardo al rischio professionale, al grado dell'istruzione o alle cognizioni tecniche che il lavoro richiede, nonch� alle capacit� e attitudini del lavoratore che il datore di lavoro conosceva o avrebbe dovuto conoscere.
Le condizioni della responsabilit� sono quelle usuali dell'art. 97 cpv. 1 CO, come asserisce correttamente la ricorrente. Il datore di lavoro deve provare la violazione del contratto, il danno e il nesso di causalit� naturale e adeguato. La colpa � invece presunta; tocca al lavoratore dimostrare di esserne esente (sentenza 4C.195/2004 del 7 settembre 2004 consid. 2.1, in RtiD 2005 I pag. 820).
Le critiche ricorsuali sono incentrate sui requisiti della colpa e del nesso causale. Alla ricorrente sfugge tuttavia che la sua azione riconvenzionale � stata respinta dalle due istanze cantonali principalmente perch� non � stata provata la prima condizione della responsabilit�: la violazione del contratto.
La Corte cantonale, come detto (sopra, consid. 3), d'un canto ha fatto suoi gli accertamenti del Pretore, rimasti incontestati, secondo cui il contratto di locazione preesistente era stato disdetto per decisione del consiglio direttivo e le diverse proposte di rilocazione discusse in seno a tale organo erano sfumate per ragioni non imputabili all'attore; dall'altro essa ha accertato a sua volta che la convenuta non aveva mai rimproverato il dipendente prima dello scioglimento del contratto e "non ha comunque portato alcuna prova atta a dimostrare l'inattivit� del suo segretario nel reperimento di nuovi inquilini". Con tali considerazioni la Corte ticinese ha voluto chiarire anzitutto che la convenuta non ha dimostrato che l'attore avesse contravvenuto ai propri obblighi contrattuali, ovvero che fosse stato inadempiente; nel contempo essa ha respinto la tesi della convenuta, per la quale il solo fatto che i locali locativi rimasero vuoti durante quaranta mesi attesta la violazione del contratto da parte del direttore, dal momento che la gestione degli immobili era uno dei suoi compiti specifici. Non essendo provato l'inadempimento, la questione del nesso causale e della colpa non si poneva nemmeno. Il mancato intervento degli organi di sorveglianza della convenuta � stato menzionato non come fattore interruttivo della causalit�, ma semplicemente per rafforzare la conclusione che l'attore non aveva violato il contratto o, perlomeno, che la prova di una violazione non era stata fornita.
La convenuta non censura d'arbitrio i predetti accertamenti di fatto, che sono perci� vincolanti. Il Tribunale federale non pu� neppure considerare fatti che non risultano dal giudizio cantonale (sopra, consid. 2), quali, ad esempio, le asserite ammissioni di responsabilit� che l'attore avrebbe rilasciato.
Ne viene che la sentenza impugnata ha applicato correttamente il diritto federale. La convenuta portava l'onere di provare l'inadempimento del lavoratore in forza dell'art. 321e CO, per cui la Corte d'appello, dopo avere costatato che tale prova non � stata fornita, ha respinto con ragione l'azione riconvenzionale come vuole l'art. 8 CC. Il passaggio della sentenza nel quale afferma che "la convenuta non ha per nulla sostanziato la pretesa colpa o intenzionalit� addebitata al lavoratore nell'averle causato un danno" � certamente infelice ma, per i motivi anzidetti, non ha influito sul giudizio, imperniato sulla mancata prova della violazione del contratto, non della colpa.
Il ricorso va perci� respinto e gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 66 cpv. 1 e 68 cpv. 1 LTF).
Le spese giudiziarie di fr. 5'500.-- sono poste a carico della ricorrente, la quale rifonder� all'opponente fr. 6'500.-- a titolo di ripetibili della procedura innanzi al Tribunale federale.