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La Cassazione ribadisce il divieto nell’utilizzo del collare elettronico
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Ottobre 25, 2013 alle 8:27 pm #42789
L’utilizzo del collare anti-abbaio costituisce la condizione di detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, nonché di maltrattamento di animali. E’ quanto emerge dalla sentenza 17 settembre 2013, n. 38034 della Terza Sezione Penale della Cassazione.
Secondo gli ermellini, il collare elettronico è certamente incompatibile con la natura del cane, fondandosi sulla produzione di scosse o altri impulsi elettrici che, tramite un comando a distanza, si trasmettono all’animale provocando reazioni varie.
Trattasi, infatti, “di un addestramento basato esclusivamente sul dolore, lieve o forte che sia, e che incide sull’integrità psicofisica del cane poiché la somministrazione di scariche elettriche per condizionarne i riflessi ed indurlo tramite stimoli dolorosi ai comportamenti desiderati produce effetti collaterali quali paura, ansia, depressione ed anche aggressività”.
Come precisato sempre dalla Terza Sezione Penale della Cassazione, nella sentenza 15 aprile 2007, n. 15061, l’uso del collare anti-abbaio rientra nella previsione del codice penale che vieta il maltrattamento di animali, ai sensi dell’art. 544-ter c.p. Tale strumento costituisce, inoltre, incrudelimento senza necessità, nei confronti di animali, suscettibile di dare luogo al reato di cui all’art. 727 c.p., in quanto comportamento che produce nell’animale sofferenze che non sono giustificate dall’esigenza di tutelare terze persone.
In tale sede i giudici di legittimità precisarono come l’uso del collare anti-abbaio non potesse trovare giustificazione nel caso in cui eventuali comportamenti molesti dell’animale potessero essere corretti con trattamenti educativi privi di ogni forma di violenza ed accanimento.
Nella fattispecie, il cane dell’imputato, al momento del rinvenimento, mentre vagava incustodito sulla pubblica via, era provvisto di collare con dispositivo elettrico, l’utilizzo del quale, come relazionato dal veterinario, era in grado di produrre effetti difficilmente valutabili sul comportamento dell’animale, talvolta reversibili, altre volte permanenti, ma comunque considerabili maltrattamento.
Sentenza 20 giugno – 17 settembre 2013, n. 38034
Dott. LOMBARDI Alfredo – Consigliere –
T.I. N. IL (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 1089/2011 GIP TRIBUNALE di ROVERETO, del 24/05/2012;
udita in PUBBLICA UDIENZA del 20/06/2013 la relazione fatta dal Consigliere Dott. LORENZO ORILIA;
udito il difensore avv. (Ndr: testo originale non comprensibile) Paolo (sost. proc.).
1. Con sentenza 24.5.2012 il giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Rovereto ha ritenuto T.I. colpevole della contravvenzione di cui all’art. 727 c.p., comma 2 perchè deteneva un cane in condizioni incompatibili con la sua natura e produttive di gravi sofferenze, utilizzando un collare elettrico al fine di reprimere comportamenti molesti.
Il giudice di merito ha fondato il proprio convincimento sulla base della documentazione acquisita richiamando in particolare il contenuto della relazione eseguita dal veterinario che aveva visitato l’animale dopo il suo rinvenimento nonchè un’ordinanza del Ministero della Salute. Ha rilevato altresì che non sussisteva alcuna ragione che imponesse l’uso di tale dispositivo, ritenuto uno strumento invasivo e doloroso nonchè contrario alla natura del cane.
2.1 violazione della legge penale, perchè sussisterebbe il reato di cui all’art. 544 ter (e non la contravvenzione cointestata) ma solo in caso di abuso nell’utilizzo del collare, nel caso di specie non riscontrato. Contesta il richiamo all’ordinanza ministeriale e fornisce una interpretazione della pronuncia di questa Corte pure menzionata nella decisione impugnata.
2.2 Contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione in relazione alla ritenuta afflittività del collare elettrico rilevando che, se utilizzato correttamente, esso si rivela necessario per un utile addestramento dell’animale provocandogli solo una lieve molestia. Richiama una pronuncia di merito a lui favorevole e rileva l’assenza di sofferenza riscontrata nell’animale.
Essendo stato denunziato anche il vizio motivazionale, va richiamato il principio secondo cui il controllo del giudice di legittimità sui vizi della motivazione attiene alla coerenza strutturale della decisione di cui si saggia la oggettiva tenuta sotto il profilo logico argomentativo, restando preclusa la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione e l’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti (tra le varie, cfr. cass. sez. terza 19.3.2009 n. 12110; cass. 6.6.06 n. 23528). Ancora, la giurisprudenza ha affermato che l’illogicità della motivazione per essere apprezzabile come vizio denunciabile, deve essere evidente, cioè di spessore tale da risultare percepibile ictu oculi, dovendo il sindacato di legittimità al riguardo essere limitato a rilievi di macroscopica evidenza, restando ininfluenti le minime incongruenze e considerandosi disattese le deduzioni difensive che, anche se non espressamente confutate, siano logicamente incompatibili con la decisione adottata, purchè siano spiegate in modo logico e adeguato le ragioni del convincimento (cass. Sez. 3, Sentenza n. 35397 del 20/06/2007 Ud. dep. 24/09/2007; Cassazione Sezioni Unite n. 24/1999, 24.11.1999, Spina, RV. 214794).
Ciò premesso, va osservato in diritto che l’attuale art. 727 c.p. prevede due ipotesi di contravvenzioni: l’abbandono di animali (che corrisponde al nuovo titoletto della norma) e la detenzione di essi “in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze”.
Questa Corte ha già avuto modo di affermare che l’uso del collare antiabbaio, a prescindere dalla specifica ordinanza ministeriale e dalla sua efficacia, rientra nella previsione del codice penale che vieta il maltrattamento degli animali (cfr. Sez. 3, Sentenza n. 15061 del 24/01/2007 Cc. dep. 13/04/2007 Rv. 236335 in motivazione). Con la predetta pronuncia resa in sede cautelare la Corte non era stata però investita direttamente della esatta qualificazione giuridica del fatto ritenendo che tale aspetto dovesse demandarsi al successivo giudizio di merito, come si evince chiaramente dalla motivazione e pertanto si rivela inesatta l’affermazione del ricorrente – basata evidentemente soltanto su una sommaria lettura della massima – secondo cui tale pronuncia si riferisse all’ipotesi di cui all’art. 544 ter c.p..
Trattasi in sostanza di un addestramento basato esclusivamente sul dolore, lieve o forte che sia, e che incide sull’integrità psicofisica del cane poichè la somministrazione di scariche elettriche per condizionarne i riflessi ed indurlo tramite stimoli dolorosi ai comportamenti desiderati produce effetti collaterali quali paura, ansia, depressione ed anche aggressività.
Così deciso in Roma, il 20 giugno 2013.
Depositato in Cancelleria il 17 settembre 2013.
Ottobre 25, 2013 alle 8:30 pm #42790
Preciso che nel caso di specie la Corte ha condannato il proprietario del cane sul rilievo che il cane “aveva un indole dolce e remissiva”.
Nulla dice la suddetta sentenza nell’ipotesi in cui il collare fosse utilizzato come ultima spiaggia per l’addestramento di un cane ritenuto “pericolosamente aggressivo”.
Ottobre 26, 2013 alle 12:32 am #42817
rileva anche il fatto che l’ANTIABBAIO fosse permanentemente operante?
il “teletak” da addestramento mi risulta che venga applicato solo pochissime volte, per finalizzare una lavorazione che si compone anche di altro
Dicembre 5, 2016 alle 6:48 pm #127671
Ho motivo di sospettare fortemente che ad una coppia di cani (una meticcia di circa 10kg e una PT) che vive poco distanti da casa mia sia stato applicato il collare elettrico. Entrambi i cani infatti indossano questi collari con un dispositivo nero e, da quando gli è stato messo non si avvicinano più alla recinzione quando passò davanti durante le mie passeggiate, ma abbaiano stando ben distanti. È possibile o sto pensando male io?
Dicembre 5, 2016 alle 11:17 pm #127685
È possibile o sto pensando male io?
è possibile, ma non è necessariamente un male… ci sono mali peggiori per un cane, ad esempio essere avvelenato o finire sotto una macchina…
in determinati casi il collare elettrico gli salva la vita (magari non è il caso di quelli che vivono vicino a te) e se usato con intensità non eccessiva provoca solo un fastidio.
tutto sta alla scienza e coscienza di chi lo applica, ma poi la legge mette sullo stesso piano il violento maltrattatore e l’esperto che lo applica al minimo indispensabile