Source: http://www.ildirittoamministrativo.net/cassazione-ss.uu.-n.-500-del-1999.htm
Timestamp: 2019-10-17 20:13:48+00:00
Document Index: 117708142

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 2043']

Cassazione Civile SS.UU. n. 500 del 1999
La sentenza n. 500 del 1999 delle SS.UU. della Suprema Corte di Cassazione ha una portata storica in quanto ammette definitivamente ed in via generale la risarcibilità degli interessi legittimi attraverso una generale rimeditazione della portata dell'illecito aquiliano di cui all'art. 2043 cc ed, in particolare, attraverso l'ampliamento della nozione di danno ingiusto originariamente limitata alla violazione di diritti soggettivi.
Dott. Ferdinando ZUCCONI GALLI FONSECA Primo Presidente
Dott. Franco BILE Presidente di Sezione
Dott. Francesco AMIRANTE Presidente di Sezione
Dott. Rafaele CORONA Consigliere
Dott. Giovanni OLLA Consigliere
Dott. Alfio FINOCCHIARO Consigliere
COMUNE DI FIESOLE, in persona del Sindaco pro-tempore elettivamente domiciliato in Roma, Lungotevere Michelangelo 9, presso lo studio dell'avvocato Gian Marco Grez, rappresentato e difeso dall'avvocato Fausto Falorni, giusta delega in calce al ricorso;
VITALI GIORGIO, elettivamente domiciliato in Roma, Lungotevere Mellini 39, presso lo studio dell'avvocato Maurizio Marucchi, rappresentato e difeso dall'avvocato Giuseppe Feri, giusta delega a margine del controricorso;
per regolamento preventivo di giurisdizione in relazione al giudizio pendente n. 2186-96 del Tribunale di Firenze;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 26-03-99 dal Consigliere Dott. Roberto PREDEN;
Ciè è stato possibile focalizzando l'attenzione sull'interesse materiale sotteso (o correlato) all'interesse legittimo. L'interesse legittimo non rileva infatti come situazione meramente processuale, quale titolo di legittimazione per la proposizione del ricorso al giudice amministrativo, del quale non sarebbe quindi neppure ipotizzabile lesione produttiva di danno patrimoniale, ma ha anche natura sostanziale, nel senso che si correla ad un interesse materiale del titolare ad un bene della vita, la cui lesione (in termini di sacrificio o di insoddisfazione) può concretizzare danno.
Qualora sia stata dedotta davanti al giudice ordinario una domanda risarcitoria ex art. 2043 c.c. nei confronti della P.A. per illegittimo esercizio della funzione pubblica, il detto giudice, onde stabilire se la fattispecie concreta sia o meno riconducibile nello schema normativo delineato dall'art. 2043 c.c., dovrà procedere, in ordine successivo, a svolgere le seguenti indagini: a) in primo luogo, dovrà accertare la sussistenza di un evento dannoso; b) procederà quindi a stabilire se l'accertato danno sia qualificabile come danno ingiusto, in relazione alla sua incidenza su un interesse rilevante per l'ordinamento, che può essere indifferentemente un interesse tutelato nelle forme del diritto soggettivo (assoluto o relativo), ovvero nelle forme dell'interesse legittimo (quando, cioè, questo risulti funzionale alla protezione di un determinato bene della vita, poichè è la lesione dell'interesse al bene che rileva ai fini in esame, o altro interesse (non elevato ad oggetto di immediata tutela, ma) giuridicamente rilevante (in quanto preso in considerazione dall'ordinamento a fini diversi da quelli risarcitori, e quindi non riconducibile a mero interesse di fatto); c) dovrà inoltre accertare, sotto il profilo causale, facendo applicazione dei noti criteri generali, se l'evento dannoso sia riferibile ad una condotta (positiva o omissiva) della P.A.; d) provvederà, infine, a stabilire se il detto evento dannoso sia imputabile a dolo o colpa della P.A.; la colpa (unitamente al dolo) costituisce infatti componente essenziale della fattispecie della responsabilità aquiliana ex art. 2043 c.c.; e non sarà invocabile, ai fini dell'accertamento della colpa, il principio secondo il quale la colpa della struttura pubblica sarebbe in re ipsa nel caso di esecuzione volontaria di atto amministrativo illegittimo, poiché tale principio, enunciato dalla giurisprudenza di questa S.C. con riferimento all'ipotesi di attività illecita, per lesione di un diritto soggettivo, secondo la tradizionale interpretazione dell'art. 2043 c.c. (sent. n. 884-61; n. 814-67; n. 16-78; n. 5361-84; n. 3293-94; n. 6542-95), non è conciliabile con la più ampia lettura della suindicata disposizione, svincolata dalla lesione di un diritto soggettivo; l'imputazione non potrà quindi avvenire sulla base del mero dato obiettivo della illegittimità dell'azione amministrativa, ma il giudice ordinario dovrà svolgere una più penetrante indagine, non limitata al solo accertamento dell'illegittimità del provvedimento in relazione alla normativa ad esso applicabile, bensì estesa anche alla valutazione della colpa, non del funzionario agente (da riferire ai parametri nella negligenza o imperizia), ma della P.A. intesa come apparato (in tal senso, v. sent. n. 5883-91) che sarà configurabile nel caso in cui l'adozione e l'esecuzione dell'atto illegittimo (lesivo dell'interesse del danneggiato) sia avvenuta in violazione delle regole di imparzialità, di correttezza e di buona amministrazione alle quali l'esercizio della funzione amministrativa deve ispirarsi e che il giudice ordinario può valutare, in quanto si pongono come limiti esterni alla discrezionalità.