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Timestamp: 2020-08-03 10:09:51+00:00
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D.Lgs. 28 agosto 2000, n. 274 - art 54 d'lgs 274 - Professione Avvocato
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Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell’articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468.
(G.U. 6 ottobre 2000, n. 234)
Visto l’articolo 14 e seguenti della legge 24 novembre 1999, n. 468, che delega il Governo ad adottare, entro otto mesi dalla sua entrata in vigore, un decreto legislativo concernente la competenza in materia penale del giudice di pace, nonché il relativo procedimento e l’apparato sanzionatorio dei reati ad esso devoluti, unitamente alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie secondo i princìpi e i criteri direttivi previsti dagli articoli 15, 16 e 17;
Acquisiti i pareri delle competenti commissioni permanenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, a norma dell’articolo 21, comma 1, della citata legge 24 novembre 1999, n. 468;
Art. 1. – Organi giudiziari nel procedimento penale davanti al giudice di pace
– 1. Svolgono funzioni giudiziarie nel procedimento penale davanti al giudice di pace:
Art. 2. – Principi generali del procedimento davanti al giudice di pace – 1.
Nel procedimento davanti al giudice di pace, per tutto ciò che non è previsto dal presente decreto, si osservano, in quanto applicabili, le norme contenute nel codice di procedura penale e nei titoli I e II del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, ad eccezione delle disposizioni relative:
Art. 3. – Assunzione della qualità di imputato – 1. Nel procedimento davanti al giudice di pace, assume la qualità di imputato la persona alla quale il reato è attribuito nella citazione a giudizio disposta dalla polizia giudiziaria o nel decreto di convocazione delle parti emesso dal giudice di pace.
Art. 4. – Competenza per materia – 1. Il giudice di pace è competente:
a) per i delitti consumati o tentati previsti dagli articoli 581, 582, limitatamente alle fattispecie di cui al comma 2 perseguibili a querela di parte, 590, limitatamente alle fattispecie perseguibili a querela di parte e ad esclusione delle fattispecie connesse alla colpa professionale e dei fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all’igiene del lavoro o che abbiano determinato una malattia professionale quando, nei casi anzidetti, derivi una malattia di durata superiore a venti giorni, 593 commi 1 e 2, 594, 595 commi 1 e 2, 612 comma 1, 626, 627, 631, salvo che ricorra l’ipotesi di cui all’articolo 639-bis, 632, salvo che ricorra l’ipotesi di cui all’articolo 639-bis, 633 comma 1, salvo che ricorra l’ipotesi di cui all’articolo 639-bis, 635 comma 1, 636, salvo che ricorra l’ipotesi di cui all’articolo 639-bis 637, 638 comma 1, 639 e 647 del codice penale;
b) per le contravvenzioni previste dagli articoli 689, 690, 691, 726, comma 1, e 731 del codice penale.
1) articoli 25 e 62 comma 3 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 recante “Testo unico in materia di sicurezza”;
2) articoli 1094, 1096 e 1119 del regio decreto 30 marzo 1942, n. 327, recante “Approvazione del testo definitivo del codice della navigazione”;
3) articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 4 agosto 1957, n. 918, recante “Approvazione del testo organico delle norme sulla disciplina dei rifugi alpini”;
4) articoli 102 e 106 del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, recante “Testo unico delle leggi per l’elezione della Camera dei deputati”;
5) articolo 92 del decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, recante “Testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle Amministrazioni comunali”;
6) articolo 15 comma 2 della legge 28 novembre 1965, n. 1329, recante “Provvedimenti per l’acquisto di nuove macchine utensili”;
7) articolo 3 della legge 8 novembre 1991, n. 362, recante “Norme di riordino del settore farmaceutico”;
8) articolo 51 della legge 25 maggio 1970, n. 352, recante “Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo”;
9) articoli 3, commi 3 e 4, 46 comma 4 e 65 comma 3 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 753, recante “Nuove norme in materia di polizia, sicurezza e regolarità dell’esercizio delle ferrovie e di altri servizi di trasporto “;
10) articoli 18 e 20 della legge 2 agosto 1982, n. 528, recante “Ordinamento del gioco del lotto e misure per il personale del lotto”;
11) articolo 17 comma 3 della legge 4 maggio 1990, n. 107, recante “Disciplina per le attività trasfusionali relative al sangue umano ed ai suoi componenti e per la produzione di plasmaderivati”;
12) articolo 15 comma 3 del decreto legislativo 27 settembre 1991, n. 311, recante “Attuazione delle direttive n. 87/404/CEE e n. 90/488/CEE in materia di recipienti semplici a pressione, a norma dell’articolo 56 della legge 29 dicembre 1990, n. 428”;
13) articolo 11 comma 1 del decreto legislativo 27 settembre 1991, n. 313, recante “Attuazione della direttiva 88/378/CEE relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti la sicurezza dei giocattoli, a norma dell’articolo 54 della legge 29 dicembre 1990, n. 428”;
14) articolo 7 comma 9 del decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 74, recante “Attuazione della direttiva 84/450/CEE in materia di pubblicità ingannevole”;
15) articoli 186, commi 2 e 6, 187, commi 4 e 5, e 189 comma 6 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, recante “Nuovo codice della strada”;
16) articolo 10 comma 1 del decreto legislativo 14 dicembre 1992, n. 507, recante “Attuazione della direttiva 90/385/CEE concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai dispositivi medici impiantabili attivi”;
17) articolo 23 comma 2 del decreto legislativo 24 febbraio 1997, n. 46, recante “Attuazione della direttiva 90/385/CEE concernente i dispositivi medici”.
3. La competenza per i reati di cui ai commi 1 e 2 è tuttavia del tribunale se ricorre una o più delle circostanze previste dagli articoli 1 del decreto legge 15 dicembre 1979, n. 625, convertito con modificazioni nella legge 6 febbraio 1980, n. 15, 7 del decreto legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito con modificazioni nella legge 12 luglio 1991, n. 203 e 3 del decreto legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito con modificazioni nella legge 25 giugno 1993, n. 205.
Art. 5. – Competenza per territorio – 1. Per i reati indicati nell’articolo 4, competente per il giudizio è il giudice di pace del luogo in cui il reato è stato consumato.
Art. 6. – Competenza per materia determinata dalla connessione – 1. Tra procedimenti di competenza del giudice di pace e procedimenti di competenza di altro giudice, si ha connessione solo nel caso di persona imputata di più reati commessi con una sola azione od omissione.
Art. 7. – Casi di connessione davanti al giudice di pace – 1. Davanti al giudice di pace si ha connessione di procedimenti:
Art. 8. – Competenza per territorio determinata dalla connessione – 1. Nei casi previsti dall’articolo 7, se i reati sono stati commessi in luoghi diversi, la competenza per territorio appartiene per tutti al giudice di pace del luogo in cui è stato commesso il primo reato. Se non è possibile determinare in tal modo la competenza, questa appartiene al giudice di pace del luogo in cui è iniziato il primo dei procedimenti connessi.
Art. 9. – Riunione e separazione dei processi – 1. Nei casi previsti dall’articolo 7, prima di procedere all’udienza di comparizione, il giudice di pace può ordinare la riunione dei processi, quando questa non pregiudica la rapida definizione degli stessi.
Art. 10. – Astensione e ricusazione del giudice di pace – 1. Sulla dichiarazione di astensione del giudice di pace decide il presidente del tribunale.
Art. 11. – Attività di indagine – 1. Acquisita la notizia di reato, la polizia giudiziaria compie di propria iniziativa tutti gli atti di indagine necessari per la ricostruzione del fatto e per l’individuazione del colpevole e ne riferisce al pubblico ministero, con relazione scritta, entro il termine di quattro mesi.
Art. 12. – Notizie di reato ricevute dal pubblico ministero – 1. Salvo che ritenga di richiedere l’archiviazione, il pubblico ministero se prende direttamente notizia di un reato di competenza del giudice di pace ovvero la riceve da privati o da pubblici ufficiali o incaricati di un pubblico servizio, la trasmette alla polizia giudiziaria, perché proceda ai sensi dell’articolo 11, impartendo, se necessario, le direttive. Il pubblico ministero, se non ritiene necessari atti di indagine, formula l’imputazione e autorizza la polizia giudiziaria alla citazione a giudizio dell’imputato.
Art. 13. – Autorizzazione del pubblico ministero al compimento di atti – 1. La polizia giudiziaria può richiedere al pubblico ministero l’autorizzazione al compimento di accertamenti tecnici irripetibili ovvero di interrogatori o di confronti cui partecipi la persona sottoposta alle indagini. Il pubblico ministero, se non ritiene di svolgere personalmente le indagini o singoli atti, può autorizzare la polizia giudiziaria al compimento degli atti richiesti. Allo stesso modo provvede se viene richiesta l’autorizzazione al compimento di perquisizioni e sequestri nei casi in cui la polizia giudiziaria non può procedervi di propria iniziativa.
Art. 14. – Iscrizione della notizia di reato – 1. Il pubblico ministero provvede all’iscrizione della notizia di reato a seguito della trasmissione della relazione di cui all’articolo 11 ovvero anche prima di aver ricevuto la relazione fin dal primo atto di indagine svolto personalmente.
Art. 15. – Chiusura delle indagini preliminari – 1. Ricevuta la relazione di cui all’articolo 11, il pubblico ministero, se non richiede l’archiviazione, esercita l’azione penale, formulando l’imputazione e autorizzando la citazione dell’imputato.
Art. 16. – Durata delle indagini preliminari – 1. Il termine per la chiusura delle indagini preliminari è di quattro mesi dall’iscrizione della notizia di reato.
Art. 17. – Archiviazione – 1. Il pubblico ministero presenta al giudice di pace richiesta di archiviazione quando la notizia di reato è infondata, nonché nei casi previsti dagli articoli 411 del codice di procedura penale e 125 del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, nonché dall’articolo 34 commi 1 e 2 del presente decreto. Con la richiesta è trasmesso il fascicolo contenente la notizia di reato, la documentazione relativa alle indagini espletate e i verbali compiuti davanti al giudice.
3. Il pubblico ministero provvede sempre a norma del comma 2, nei casi in cui la richiesta di archiviazione è successiva alla trasmissione del ricorso ai sensi dell’articolo 26 comma 2.
Art. 18. – Assunzione di prove non rinviabili – 1. Fino all’udienza di comparizione, il giudice di pace dispone, a richiesta di parte, l’assunzione delle prove non rinviabili, osservando le forme previste per il dibattimento. Si applicano le disposizioni previste dall’articolo 467 commi 2 e 3 del codice di procedura penale.
Art. 19. – Provvedimenti del giudice nel corso delle indagini – 1. Nel corso delle indagini e fino al deposito dell’atto di citazione a norma dell’articolo 29 comma 1, competente a disporre il sequestro preventivo e conservativo è il giudice di pace indicato nell’articolo 5 comma 2.
2. Il giudice di cui al comma 1 decide anche sulla richiesta di archiviazione, sull’opposizione di cui all’articolo 263 comma 5 del codice di procedura penale, sulla richiesta di sequestro di cui all’articolo 368 del medesimo codice, nonché sulla richiesta di riapertura delle indagini. Lo stesso giudice è altresì competente a decidere sulla richiesta di autorizzazione a disporre le operazioni di intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche, di comunicazioni informatiche o telematiche ovvero di altre forme di telecomunicazione, nonché per i successivi provvedimenti riguardanti l’esecuzione delle operazioni e la conservazione della documentazione.
Art. 20. – Citazione a giudizio disposta dalla polizia giudiziaria – 1. La polizia giudiziaria, sulla base dell’imputazione formulata dal pubblico ministero, cita l’imputato dinanzi al giudice di pace.
3. La citazione è notificata, a cura della polizia giudiziaria, all’imputato, al suo difensore e alla parte offesa almeno trenta giorni prima dell’udienza.
Art. 21. – Ricorso immediato al giudice – 1. Per i reati procedibili a querela è ammessa la citazione a giudizio dinanzi al giudice di pace della persona alla quale il reato è attribuito su ricorso della persona offesa.
f) la descrizione, in forma chiara e precisa, del fatto che si addebita alla persona citata a giudizio, con l’indicazione degli articoli di legge che si assumono violati;
i) la richiesta di fissazione dell’udienza per procedere nei confronti delle persone citate a giudizio.
Art. 22. – Presentazione del ricorso – 1. Il ricorso, previamente comunicato al pubblico ministero mediante deposito di copia presso la sua segreteria, è presentato, a cura del ricorrente, con la prova dell’avvenuta comunicazione, nella cancelleria del giudice di pace competente per territorio nel termine di tre mesi dalla notizia del fatto che costituisce reato.
Art. 23. – Costituzione di parte civile – 1. La costituzione di parte civile deve avvenire, a pena di decadenza, con la presentazione del ricorso. La richiesta motivata di restituzione o di risarcimento del danno contenuta nel ricorso è equiparata a tutti gli effetti alla costituzione di parte civile.
Art. 24. – Inammissibilità del ricorso – 1. Il ricorso è inammissibile:
a) se è presentato oltre il termine indicato dall’articolo 22 comma 1;
c) se non contiene i requisiti indicati nell’articolo 21 comma 2 ovvero non risulta sottoscritto a norma dei commi 3 e 4 del medesimo articolo;
Art. 25. – Richieste del pubblico ministero – 1. Entro dieci giorni dalla comunicazione del ricorso il pubblico ministero presenta le sue richieste nella cancelleria del giudice di pace.
Art. 26. – Provvedimenti del giudice di pace – 1. Decorso il termine indicato nell’articolo 25, il giudice di pace, anche se il pubblico ministero non ha presentato richieste, provvede a norma dei commi seguenti.
Art. 27. – Decreto di convocazione delle parti – 1. Se non deve provvedere ai sensi dell’articolo 26, il giudice di pace, entro venti giorni dal deposito del ricorso, convoca le parti in udienza con decreto.
d) la trascrizione dell’imputazione formulata dal pubblico ministero;
5. La convocazione è nulla se l’imputato non è identificato in modo certo ovvero se manca o è insufficiente l’indicazione di uno dei requisiti previsti dal comma 3 lettere a),b), c), d).
Art. 28. – Pluralità di persone offese – 1. Il ricorso presentato da una fra più persone offese non impedisce alle altre di intervenire nel processo, con l’assistenza di un difensore e con gli stessi diritti che spettano al ricorrente principale.
3. La mancata comparizione delle persone offese, alle quali il decreto sia stato regolarmente notificato ai sensi dell’articolo 27 comma 4, equivale a rinuncia al diritto di querela ovvero alla remissione della querela, qualora sia stata già presentata.
Art. 29. – Udienza di comparizione – 1. Almeno sette giorni prima della data fissata per l’udienza di comparizione, il pubblico ministero o la persona offesa nel caso previsto dall’articolo 21, depositano nella cancelleria del giudice di pace l’atto di citazione a giudizio con le relative notifiche.
Art. 30. – Udienza di comparizione a seguito di ricorso al giudice da parte della persona offesa – 1. La mancata comparizione all’udienza del ricorrente o del suo procuratore speciale non dovuta ad impossibilità a comparire per caso fortuito o forza maggiore determina l’improcedibilità del ricorso, salvo che l’imputato o la persona offesa intervenuta e che abbia presentato querela chieda che si proceda al giudizio.
Art. 31. – Fissazione di nuova udienza a seguito di impossibilità a comparire – 1. In caso di dichiarazione di improcedibilità ai sensi dell’articolo 30 comma 1, il ricorrente può presentare istanza di fissazione di nuova udienza se prova che la mancata comparizione è stata dovuta a caso fortuito o a forza maggiore.
Art. 32. – Dibattimento – 1. Sull’accordo delle parti, l’esame dei testimoni, dei periti, dei consulenti tecnici e delle parti private può essere condotto dal giudice sulla base delle domande e delle contestazioni proposte dal pubblico ministero e dai difensori.
2. Terminata l’acquisizione delle prove, il giudice, se risulta assolutamente necessario, può disporre anche d’ufficio l’assunzione di nuovi mezzi di prova, compresi quelli relativi agli atti acquisiti a norma dell’articolo 29 comma 7.
Art. 33. – Sentenza di condanna alla pena della permanenza domiciliare – 1. Subito dopo la pronuncia della sentenza di condanna alla pena della permanenza domiciliare, l’imputato o il difensore munito di procura speciale, possono chiedere l’esecuzione continuativa della pena.
Art. 34. – Esclusione della procedibilità nei casi di particolare tenuità del fatto – 1. Il fatto è di particolare tenuità quando, rispetto all’interesse tutelato, l’esiguità del danno o del pericolo che ne è derivato nonché la sua occasionalità e il grado della colpevolezza non giustificano l’esercizio dell’azione penale, tenuto conto altresì del pregiudizio che l’ulteriore corso del procedimento può recare alle esigenze di lavoro, di studio, di famiglia o di salute della persona sottoposta ad indagini o dell’imputato.
Art. 35. – Estinzione del reato conseguente a condotte riparatorie – 1. Il giudice di pace, sentite le parti e l’eventuale persona offesa, dichiara con sentenza estinto il reato, enunciandone la causa nel dispositivo, quando l’imputato dimostra di aver proceduto, prima dell’udienza di comparizione, alla riparazione del danno cagionato dal reato, mediante le restituzioni o il risarcimento, e di aver eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato.
2. Il giudice di pace pronuncia la sentenza di estinzione del reato di cui al precedente comma solo se ritiene le attività risarcitorie e riparatorie idonee a soddisfare le esigenze di riprovazione del reato e quelle di prevenzione.
Art. 36. – Impugnazione del pubblico ministero – 1. Il pubblico ministero può proporre appello contro le sentenze di condanna del giudice di pace che applicano una pena diversa da quella pecuniaria e contro le sentenze di proscioglimento per reati puniti con pena alternativa.
Art. 37. – Impugnazione dell’imputato – 1. L’imputato può proporre appello contro le sentenze di condanna del giudice di pace che applicano una pena diversa da quella pecuniaria; può proporre appello anche contro le sentenze che applicano la pena pecuniaria se impugna il capo relativo alla condanna, anche generica, al risarcimento del danno.
Art. 38. – Impugnazione del ricorrente che ha chiesto la citazione a giudizio dell’imputato – 1. Il ricorrente che ha chiesto la citazione a giudizio dell’imputato a norma dell’articolo 21 può proporre impugnazione, anche agli effetti penali, contro la sentenza di proscioglimento del giudice di pace negli stessi casi in cui è ammessa l’impugnazione da parte del pubblico ministero.
Art. 39. – Giudizio di appello – 1. Competente per il giudizio di appello è il tribunale del circondario in cui ha sede il giudice di pace che ha pronunciato la sentenza impugnata. Il tribunale giudica in composizione monocratica.
2. Oltre che nei casi previsti dall’articolo 604 del codice di procedura penale, il giudice d’appello dispone l’annullamento della sentenza impugnata, disponendo la trasmissione degli atti al giudice di pace, anche quando l’imputato, contumace in primo grado, prova di non essere potuto comparire per caso fortuito o per forza maggiore o per non avere avuto conoscenza del provvedimento di citazione a giudizio, sempre che in tal caso il fatto non sia dovuto a sua colpa, ovvero, quando l’atto di citazione per il giudizio di primo grado è stato notificato mediante consegna al difensore nei casi previsti dagli articoli 159, 161 comma 4 e 169 del codice di procedura penale, non si sia sottratto volontariamente alla conoscenza degli atti del procedimento.
DISPOSIZIONI SULL’ESECUZIONE
Art. 40. – Giudice dell’esecuzione – 1. Salvo diversa disposizione di legge, competente a conoscere dell’esecuzione di un provvedimento è il giudice di pace che l’ha emesso.
5. Il giudice indicato nei commi precedenti è competente anche se il provvedimento da eseguire è stato comunque riformato.
Art. 41. – Procedimento di esecuzione – 1. Salvo quanto previsto nel comma 2, nel procedimento di esecuzione davanti al giudice di pace si osservano le disposizioni di cui all’articolo 666 del codice di procedura penale.
Art. 42. – Esecuzione delle pene pecuniarie – 1. Le condanne a pena pecuniaria si eseguono a norma dell’articolo 660 del codice di procedura penale, ma l’accertamento della effettiva insolvibilità del condannato è svolto dal giudice di pace competente per l’esecuzione che adotta altresì i provvedimenti in ordine alla rateizzazione, ovvero alla conversione della pena pecuniaria.
Art. 43. – Esecuzione della pena della permanenza domiciliare e del lavoro di pubblica utilità – 1. La sentenza penale irrevocabile è trasmessa per estratto a cura della cancelleria al pubblico ministero del circondario ove ha sede l’ufficio del giudice individuato in base all’articolo 40.
Art. 44. – Modifica delle modalità di esecuzione della permanenza domiciliare e del lavoro di pubblica utilità – 1. Le modalità di esecuzione della permanenza domiciliare e del divieto di cui all’articolo 53, comma 3, eventualmente imposto nonché del lavoro di pubblica utilità stabilite nella sentenza emessa dal giudice possono essere modificate per motivi di assoluta necessità dal giudice osservando le disposizioni dell’articolo 666 del codice di procedura penale.
Art. 45. – Certificati del casellario giudiziale richiesti dal privato – 1. Nei certificati del casellario giudiziale rilasciati a norma dell’articolo 689 del codice di procedura penale non sono riportate le iscrizioni relative alle sentenze emesse dal giudice di pace.
Art. 46. – Eliminazione dal casellario giudiziale delle iscrizioni relative a sentenze del giudice di pace in materia penale – 1. Fermo quanto previsto dall’articolo 687 del codice di procedura penale, sono altresì eliminate le iscrizioni relative:
Art. 47. – Modifica all’articolo 6 del codice di procedura penale – 1. Nell’articolo 6 del codice di procedura penale, dopo le parole: “alla competenza della corte di assise” sono aggiunte le seguenti: “o del giudice di pace.”.
Art. 48. – Competenza del giudice di pace dichiarata da altro giudice – 1. In ogni stato e grado del processo, se il giudice ritiene che il reato appartiene alla competenza del giudice di pace, lo dichiara con sentenza e ordina la trasmissione degli atti al pubblico ministero. Le prove acquisite dal giudice incompetente sono utilizzabili nel processo davanti al giudice di pace.
Art. 49. – Citazione a giudizio disposta dalla polizia giudiziaria – 1. Ai fini dell’emissione della citazione a giudizio di cui all’articolo 20, il pubblico ministero richiede al giudice di pace di indicare il giorno e l’ora della comparizione.
Art. 50. – Delegati del procuratore della Repubblica nel procedimento penale davanti al giudice di pace – 1. Nei procedimenti penali davanti al giudice di pace, le funzioni del pubblico ministero possono essere svolte, per delega del procuratore della Repubblica presso il tribunale ordinario:
a) nell’udienza dibattimentale, da uditori giudiziari, da vice procuratori onorari addetti all’ufficio, da ufficiali di polizia giudiziaria diversi da coloro che hanno preso parte alle indagini preliminari, o da laureati in giurisprudenza che frequentano il secondo anno della scuola biennale di specializzazione per le professioni legali di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398;
b) per gli atti del pubblico ministero previsti dagli articoli 14 e 25, da vice procuratori onorari addetti all’ufficio;
c) nei procedimenti in camera di consiglio di cui all’articolo 127 del codice di procedura penale, nei procedimenti di esecuzione ai fini dell’intervento di cui all’articolo 655, comma 2, del medesimo codice, e nei procedimenti di opposizione al decreto del pubblico ministero di liquidazione del compenso ai periti, consulenti tecnici e traduttori ai sensi dell’articolo 11 della legge 8 luglio 1980, n. 319, da vice procuratori onorari addetti all’ufficio.
4. Si osservano le disposizioni di cui all’articolo 162, commi 1, 3 e 4, del decreto legislativo 25 luglio 1989, n. 271.
Art 51. – Disposizioni regolamentari e sulla tenuta dei registri – 1. Con regolamento emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro centocinquanta giorni dalla pubblicazione del presente decreto legislativo, il ministro della giustizia adotta le disposizioni regolamentari relative ai procedimenti penali davanti al giudice di pace, che concernono:
b) il rilascio da parte degli uffici dei giudici di pace dei certificati del casellario giudiziale di cui all’articolo 689 del codice di procedura penale;
Art. 52. – Sanzioni – 1. Ai reati attribuiti alla competenza del giudice di pace per i quali è prevista la sola pena della multa o dell’ammenda continuano ad applicarsi le pene pecuniarie vigenti.
Art. 53. – Obbligo di permanenza domiciliare – 1. La pena della permanenza domiciliare comporta l’obbligo di rimanere presso la propria abitazione o in altro luogo di privata dimora ovvero in un luogo di cura, assistenza o accoglienza nei giorni di sabato e domenica; il giudice, avuto riguardo alle esigenze familiari, di lavoro, di studio o di salute del condannato, può disporre che la pena venga eseguita in giorni diversi della settimana ovvero, a richiesta del condannato, continuativamente.
Art. 54. – Lavoro di pubblica utilità – 1. Il giudice di pace può applicare la pena del lavoro di pubblica utilità solo su richiesta dell’imputato.
6. Fermo quanto previsto dai commi precedenti, le modalità di svolgimento del lavoro di pubblica utilità sono determinate dal Ministro della giustizia con decreto d’intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 28.
Art. 55. – Conversione delle pene pecuniarie – 1. Per i reati di competenza del giudice di pace, la pena pecuniaria non eseguita per insolvibilità del condannato si converte, a richiesta del condannato, in lavoro sostitutivo da svolgere per un periodo non inferiore ad un mese e non superiore a sei mesi con le modalità indicate nell’articolo 54.
5. Se il condannato non richiede di svolgere il lavoro sostitutivo, le pene pecuniarie non eseguite per insolvibilità si convertono nell’obbligo di permanenza domiciliare con le forme e nei modi previsti dall’articolo 53, comma 1; in questo caso non è applicabile al condannato il divieto di cui all’articolo 53, comma 3.
Art. 56. – Violazione degli obblighi – 1. Il condannato che senza giusto motivo si allontana dai luoghi in cui è obbligato a permanere o che non si reca nel luogo in cui deve svolgere il lavoro di pubblica utilità o che lo abbandona è punito con la reclusione fino ad un anno.
Art. 57. – Competenza – 1. La competenza per il delitto di cui all’articolo 56 è attribuita al tribunale in composizione monocratica.
Art. 58. – Effetti delle sanzioni e criteri di ragguaglio – 1. Per ogni effetto giuridico la pena dell’obbligo di permanenza domiciliare e il lavoro di pubblica utilità si considerano come pena detentiva della specie corrispondente a quella della pena originaria.
3. Un giorno di pena detentiva equivale a lire settantacinquemila di pena pecuniaria irrogata in luogo della pena detentiva a norma dell’articolo 52.
4. In deroga a quanto stabilito nell’articolo 78, primo comma, numero 3 del codice penale, la pena della multa o dell’ammenda non può comunque eccedere la somma di lire quindici milioni, ovvero la somma di lire sessanta milioni se il giudice si vale della facoltà di aumento indicata nel secondo comma dell’articolo 133-bis dello stesso codice.
Art. 59. – Controllo sull’osservanza delle sanzioni dell’obbligo di permanenza domiciliare e del lavoro di pubblica utilità – 1. L’ufficio di pubblica sicurezza del luogo di esecuzione della pena o, in mancanza dell’ufficio di pubblica sicurezza, il comando dell’arma dei Carabinieri territorialmente competente effettua il controllo sull’osservanza degli obblighi connessi alla pena dell’obbligo di permanenza domiciliare o del lavoro di pubblica utilità con le modalità stabilite dall’articolo 65, commi 1 e 2, della legge 24 novembre 1981, n. 689, in quanto applicabile.
Art. 60. – Esclusione della sospensione condizionale della pena – 1. Le disposizioni di cui agli articoli 163 e seguenti del codice penale, relative alla sospensione condizionale della pena, non si applicano alle pene irrogate dal giudice di pace.
Art. 61. – Interruzione della prescrizione – 1. Il corso della prescrizione per i reati attribuiti alla cognizione del giudice di pace è interrotto, oltre che dagli atti indicati nell’articolo 160 del codice penale, dalla citazione a giudizio disposta dalla polizia giudiziaria, dal decreto di convocazione delle parti emesso dal giudice di pace.
Art. 62. – Inapplicabilità delle altre misure sostitutive della detenzione – 1. Le sanzioni sostitutive previste dagli articoli 53 e seguenti della legge 24 novembre 1981, n. 689, non si applicano ai reati di competenza del giudice di pace.
Art. 63. – Norme applicabili da parte di giudici diversi – 1. Nei casi in cui i reati indicati nell’articolo 4, commi 1 e 2, sono giudicati da un giudice diverso dal giudice di pace, si osservano le disposizioni del titolo II del presente decreto legislativo, nonché, in quanto applicabili, le disposizioni di cui agli articoli 33, 34, 35, 43 e 44.
2. Nei certificati del casellario giudiziale rilasciati a norma dell’articolo 689 del codice di procedura penale non sono riportate le iscrizioni relative ai reati di cui al comma 1; si osservano, altresì, le disposizioni dell’articolo 46.
Art 64. – Norma transitoria – 1. Le norme del presente decreto legislativo si applicano ai procedimenti relativi ai reati indicati nell’articolo 4, commi 1 e 2, commessi dopo la sua entrata in vigore.
2. Ferma l’applicabilità dell’articolo 2, comma terzo, del codice penale, nei procedimenti relativi a reati commessi prima dell’entrata in vigore del presente decreto legislativo si osservano le disposizioni dell’articolo 63, commi 1 e 2; quando si tratta di reati commessi dopo la pubblicazione del presente decreto si osservano anche le disposizioni del titolo I se alla data di entrata in vigore non è ancora avvenuta l’iscrizione della notizia di reato.
Art. 65. – Entrata in vigore – 1. Il presente decreto legislativo entra in vigore il centottantesimo giorno successivo alla data della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.