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Timestamp: 2020-05-30 22:26:33+00:00
Document Index: 45422871

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 12', 'art. 3', 'art. 12', 'art. 3', 'art. 18', 'e contrario', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 10', 'art. 12', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 9', 'art. 12', 'art. 1', 'sentenza ', 'art.12', 'art. 3', 'art. 348', 'art. 3', 'art. 328']

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Pubblicato Giovedì, 20 Febbraio 2014 17:28
N° 120 ANNO 1973
Nei giudizi riuniti di legittimità costituzionale dell'art. 12 della Legge 4 agosto 1965, n° 1103 (regolamentazione giuridica dell'esercizio dell'arte ausiliaria sanitaria di tecnico di radiologia medica), promossi con le seguenti ordinanze:
ordinanza emessa il 19 gennaio 1971 dal pretore di Modena nel procedimento a carico di Campioli Geminiano, iscritta al n° 65 del registro ordinanze 1971 e pubblicata nella "Gazzetta Ufficiale" della Repubblica n° 99 del 21 aprile 1971;
ordinanza emessa il 16 dicembre 1972 dal tribunale di Roma nel procedimento penale a carico di Salinetti Millerio ed altri, iscritta al n° 70 del registro ordinanze 1973 e pubblicata nella "Gazzetta Ufficiale" della Repubblica n° 95 dell'11 aprile 1973.
Visti l'atto di costituzione del Presidente della Federazione Nazionale dei Collegi dei Tecnici di radiologia medica, parte civile nel procedimento penale a carico di Salinetti Millerio ed altri, nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei Ministri;
udito nell'udienza pubblica del 16 maggio 1973 il Giudice relatore Giuseppe Verzi;
uditi l'Avv. Giuseppe Abbamonte, per il Presidente della Federazione Nazionale dei Collegi dei Tecnici di radiologia medica, ed il sostituto avvocato generale dello Stato Giorgio Azzariti, per il Presidente del Consiglio dei Ministri.
Nel corso del procedimento penale a carico di Campioli Guglielmo, imputato del delitto di cui agli artt. 12, 14 E 16 della Legge 4 agosto 1965, n° 1103, per avere esercitato l'arte ausiliaria sanitaria di tecnico di radiologia medica presso la Casa di Riposo di Modena, senza essere iscritto nell'albo provinciale, il Pretore di detta città, con ordinanza 19 gennaio 1971, accogliendo l'eccezione della difesa, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell'art. 12 della menzionata legge in riferimento agli artt. 3 e 18 della Costituzione.
La stessa questione, ma in riferimento soltanto all'art. 3 della Carta è stata sollevata dal Tribunale di Roma con ordinanza 16 dicembre 1972 emessa nel corso del procedimento penale a carico di Salinetti Millerio.
Nel giudizio conseguito all'ordinanza del Pretore di Modena, il Campioli si è costituito, ma è intervenuto il Presidente del Consiglio dei Ministri chiedendo la dichiarazione di infondatezza della questione.
Nel giudizio determinato dall'ordinanza del Tribunale di Roma, si è costituito il Presidente della Federazione Nazionale dei Collegi dei Tecnici di radiologia medica, concludendo anch'egli per la dichiarazione di infondatezza della questione.
Le ordinanze del Pretore di Modena e del Tribunale di Roma sollevano l'identica questione di legittimità costituzionale, onde i due giudizi vanno riuniti e definiti con unica sentenza.
L'art. 12 della Legge 4 agosto 1965, n° 1103, viene denunziato per violazione dell'art. 3 della Costituzione perché l'obbligo di iscrizione nell'albo provinciale per chi svolge l'arte ausiliaria sanitaria di tecnico di radiologia medica presso enti pubblici, che gli vietino di esercitare la medesima attività fuori degli enti medesimi, crea disparità di trattamento con le altre categorie di esercenti attività sanitaria che versino in analoga situazione; e per violazione altresì dell'art. 18 Cost. in quanto l'obbligatorietà della iscrizione si risolve in una violazione della libertà di associarsi o meno a collegi od associazioni che non presentino alcun vantaggio per il singolo tecnico di radiologia, inquadrato in un diverso apparato pubblicistico.
Si deve premettere che mentre le parti in causa hanno a lungo discusso sulla interpretazione da dare alla norma impugnata in merito all'ambito di applicazione dell'obbligo di iscrizione all'albo provinciale, la Corte ritiene che, ai fini della soluzione della proposta questione di legittimità costituzionale, non è necessario accertare se coloro i quali esercitano l'arte ausiliaria sanitaria di tecnico di radiologia medica alle dipendenze di enti pubblici con espresso divieto di svolgere la stessa attività per conto di altri, siano, o non siano, obbligati alla iscrizione nell'albo provinciale.
infatti, nell'un caso e nell'altro la proposta questione non ha fondamento, come è avvalorato anche dalle tesi sostenute dall'Avvocatura dello Stato e dal difensore del Presidente della Federazione Nazionale dei Collegi dei Tecnici di radiologia medica, i quali, pur essendo di parere nettamente contrario sulla interpretazione dell'art. 12 (il primo ritiene che i tecnici in parola non sono obbligati alla iscrizione, ed il secondo, invece, conformemente alla ordinanza di rimessione, sostiene che tale obbligo sussiste), pervengono poi, entrambi, alla conclusione che la questione di legittimità costituzionale non è fondata.
L'art. 12 in esame non viola il principio di uguaglianza.
Pur a voler supporre che l'esercizio dell'arte sanitaria di tecnico di radiologia medica sia subordinato alla iscrizione nell'albo provinciale anche per i dipendenti di enti pubblici, i quali vietino loro l'esercizio della libera professione (art. 10 del D.L.C.P.S. 13 settembre 1946, n° 233, le cui norme sono estese dalla Legge 29 ottobre 1954, n° 1049, alle infermiere professionali, alle assistenti sanitarie ed alle vigilatrici d'infanzia), il supposto trattamento differenziato sarebbe pienamente giustificato dalla particolare delicatezza dei compiti affidati ai tecnici di radiologia.
Infatti, l'esercizio dell'arte sanitaria di radiologia è soggetto alla vigilanza del Ministero della Sanità; e sono di spettanza dei ripetuti tecnici la manutenzione degli apparecchi di radiologia, di radio isotopi, di cobalto betatrone, e di altre radiazioni ad alta energia, la prefissione dei dati radiografici, le centrature del tubo radiogeno sull'organo da esaminare, la decontaminazione ed il controllo della vetreria e degli oggetti od ambienti contaminati. Inoltre, costoro debbono essere assicurati contro le malattie e le lesioni conseguenti alla azione dei raggi X e delle sostanze radioattive (legge 20 febbraio 1958, n° 93; Legge 4 agosto 1965, n° 1103, e D.P.R. 6 marzo 1968, n° 680).
Tutto ciò dà spiegazione delle apprezzabili ragioni che hanno indotto il legislatore ad emanare per questi tecnici norme particolari che si discostano in alcuni punti dalla normativa per i sanitari in genere.
L'art. 12 non è neppure in contrasto con il principio della libertà di associazione, garantita dall'art. 18 della Costituzione.
La legittimità dell'obbligo dell'iscrizione negli albi professionali è stata già dichiarata dalle sentenze di questa Corte n. 69 del 1962 e nn. 11 e 98 del 1968. Dopo avere riconosciuto che l'art. 18 garantisce la libertà di associazione sotto l'aspetto positivo e sotto l'aspetto negativo, come libertà di non associarsi, la Corte ha affermato che, tuttavia, in questa seconda ipotesi, non può disconoscersi il potere dello Stato di creare enti a struttura associativa per il raggiungimento e la tutela di fini pubblici; onde l'obbligo imposto della iscrizione a siffatti enti si pone come limite alla libertà di non associarsi, limite ammesso a tutela di altri interessi costituzionalmente garantiti.
Orbene, non può mettersi in dubbio che il legale riconoscimento delle associazioni di liberi esercenti un'arte od una professione mira alla tutela, sia dei privati che si avvalgono dell'opera dei professionisti, sia delle stesse classi professionali. E la disciplina giuridica delle libere professioni si basa sulla iscrizione negli albi, che importa la sussistenza di determinati titoli e di altri requisiti, l'uso del potere disciplinare nei confronti degli iscritti, e la salvaguardia degli interessi della categoria.
Pertanto, come si è statuito in merito alla obbligatorietà della iscrizione nell'albo dei giornalisti, parimenti deve affermarsi anche nei confronti dei tecnici di radiologia sanitaria, che l'iscrizione obbligatoria nell'albo professionale non viola l'art. 18 della Costituzione.
dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 12 della Legge 4 agosto 1965, n° 1103 (regolamentazione giuridica dell'esercizio dell'arte ausiliaria sanitaria di tecnico di radiologia medica), sollevata in riferimento agli artt. 3 e 18 della Costituzione dalle ordinanze del Pretore di Modena e del Tribunale di Roma, indicate in epigrafe.
L'obbligo di iscrizione all'albo professionale di tutti i tecnici di radiologia medica, posto dall'art. 12 della legge 4 agosto 1965 n. 1103, vige sia per i tecnici i quali svolgono la libera professione che per quelli i quali operano nell'ambito di istituzioni pubbliche o private. (Nella specie, la Suprema Corte ha disatteso la tesi relativa alla sussistenza dell'obbligo solo per i liberi professionisti, e non anche per coloro che svolgono l'attività di radiologo come dipendenti di enti pubblici o privati. Ha infatti negato la possibilità di richiamo alla normativa di cui all'art. 10 del D.L. 13 settembre 1946 n. 223, sulle professioni sanitarie, poiché il regime ivi previsto, concernente la non iscrivibilità all'albo del sanitario a tempo pieno, è eccezionale rispetto alla regola della necessità dell'iscrizione e non è estensibile ad altri soggetti, quali i tecnici radiologici, che non sono esercenti una libera professione, ma un'arte ausiliaria non svincolata da un rapporto di dipendenza pubblico o privato).
Sez. III, sent. n. 7895 del 05-10-1983 (ud. del 06-07-1983), Domenicali (rv 160431).
Presupposti dell'inquadramento nel ruolo sanitario.
1. Ai sensi dell'art. 1, secondo comma, del D.P.R. 20 dicembre 1979 n. 761 appartengono al ruolo sanitario i dipendenti iscritti ai rispettivi ordini professionali, ove esistano, che esplicano in modo diretto attività inerenti alla tutela della salute.
Sez. Ad. Gen., par. n. 6 del 16-02-1989, Regione Abruzzo (p.d. 890388).
l'Art. 12 della legge 4 agosto 1965 fa capo al precedente D.Lgs.C.P.S. 13 Settembre 1946, n. 233 che all'art. 9 precisa che:
Per l'iscrizione all'albo é necessario:
aver conseguito il titolo accademico dato o confermato in una università o altro istituto di istruzione superiore a ciò autorizzato ed essere abilitati all'esercizio professionale oppure, per la categoria delle ostetriche, avere ottenuto il diploma rilasciato dalle apposite scuole;
avere la residenza o esercitare la professione nella circoscrizione dell'ordine o collegio.Possono essere anche iscritti all'albo gli stranieri, che abbiano conseguito il titolo di abilitazione in Italia o all'estero, quando siano cittadini di uno Stato con il quale il Governo italiano abbia stipulato, sulla base della reciprocità, un accordo speciale che consenta ad essi l'esercizio della professione in Italia, purché dimostrino di essere di buona condotta e di avere il godimento dei diritti civili.
Non devono, quindi, obbligatoriamente coincidere residenza e provincia in cui si esercita la professione ( sarebbe assurdo poi in una realtà come quella attuale in cui la gente è costretta a trasferirsi per trovare lavoro).
Solamente nel caso di prima iscrizione il TSRM deve obbligatoriamente iscriversi presso il collegio della città dove risiede (poichè logicamente non può ancora esercitare la professione);
In caso di svolgimento della propria attività in provincia diversa dalla quella in cui ha la residenza, il TSRM può scegliere di restare iscritto al collegio di residenza o trasferire detta iscrizione presso il collegio situato nel territorio provinciale di pertinenza del centro dove andrà ad esercitare la sua professione.
Naturalmente il TSRM che risiede e svolge la sua attività professionale nella stessa provincia deve essere iscritto nel collegio della medesima provincia.
Iscrizione albo professionale: obbligatorietà
Provvedo a dare riscontro alla nota di cui al riferimento a mezzo della quale ci è stata fatta pervenire copia fotostatica di lettera inviata al Magnifico Rettore di codesta Università, nonché allo ufficio personale della stessa, al direttore sanitario del locale Policlinico, al segretario generale ed all'ufficio personale del medesimo e da ultimo per conoscenza a codesto Collegio a firma di tale Sig. XXX. Con la suddetta lettera viene fatto presente l'obbligo per il tecnico sanitario di radiologia medica di essere iscritto all'albo al fine di poter esercitare la propria attività professionale. Il sottoscrittore Sig. XXX si firma quale "funzionario tecnico Istituto Radiologia Policlinico Università" e, pertanto, noi siamo indotti a dover ritenere che si tratta di tecnico sanitario di radiologia medica regolarmente iscritto a codesto Collegio.
Dallo stato delle cose possiamo dedurre quanto segue al fine di illustrare gli aspetti giuridici della questione. Come noto l'art. 12 della legge 4/8/65, n. 1103, al fine dell’esercizio effettivo della professione di tecnico sanitario di radiologia medica richiede la necessaria iscrizione al relativo albo professionale. Il suddetto articolo è stato nel passato oggetto di controversa interpretazione giuridica, in specie con riferimento al sistema di cui si D.L.C.P.S. 13 settembre 1946, n. 233. Di tale decreto venivano presi in particolare considerazione gli articoli 8 e 10, dal sistema dei quali si evince che solo chi. esercita la libera attività professionale è soggetto obbligato alla suddetta obbligatoria iscrizione. Allo stato della più recente normativa, di cui in particolare al 2° comma dell'art. 1 del D.P.R. 20/12/79, n. 761, regolante il personale dipendente delle UUSSLL, tale sistema risulta essere modificato nel senso che l’obbligo di iscrizione sussiste anche a carico dei dipendenti, pubblici o privati, che siano in rapporto di lavoro con il Servizio Sanitario Nazionale. Si viene ad accettare la tesi che la natura del rapporto non assume rilevanza innanzi. al fatto che la ripetuta iscrizione sola fa assumere lo ‘status professionale’ necessario per poter esercitare.
La predetta tesi giuridica era, però, già operante da sempre per i tecnici sanitari di radiologia medica, per i quali la peculiarità della propria attività professionale, estremamente rischiosa, giustificava la volontà legislativa di richiedere dal primo momento della loro istituzione l'iscrizione all’albo professionale. Alle conclusioni che precedono perveniva anche la Corte Costituzionale con la propria sentenza n. 129/73, investita dal Tribunale di Roma su una probabile incostituzionalità dell’art.12 della legge 1103/65, dichiarando per contro per tali motivi la piena costituzionalità di tale disposizione ed implicitamente la esattezza della interpretazione sempre data da questa Federazione.
Alla tesi riportata si uniformava la Corte di Cassazione con una propria decisione del 1976 e da ultimo l’art. 3 del decreto contenente il profilo professionale, pubblicato sulla G.U. del 9 gennaio u.s., ha stabilito che: "Il diploma universitario di tecnico sanitario di radiologia medica conseguito ai sensi dell’articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.502, e successive modificazioni, abilita all'esercizio della professione, previa iscrizione all'Albo professionale".
Pertanto oggi la questione si presenta del tutto positivamente risolta nei confronti di qualsiasi datore di lavoro del tecnico sanitario di radiologia medica, così come nei confronti in primo luogo dello stesso tecnico, nel senso che l’esercizio della corrispondente attività, senza la dovuta iscrizione all’albo si risolve in "abusivo esercizio di professione", quale reato previsto e punito dall'art. 348 del codice penale.
Da quanto abbiamo sostenuto sorge l’obbligo a carico del Collegio, in particolare in ragione delle attribuzioni allo stesso spettanti in forza delle lettere b) ed f) dell’art. 3 del D.L.C.P.S. 233/46, sopra citato, di vigilare alla osservanza delle leggi esistenti ed in specie di non consentire l'esercizio professionale senza la richiesta iscrizione. A noi è dato di dedurre che l'invio per conoscenza della nota da parte dell’Anastasi abbia voluto significare l’intenzione di portare a conoscenza del Collegio lo state di illegittimità. nel quale versano alcuni tecnici di radiologia dipendenti della locale Università, affinché da parte dello stesso si provveda nel caso a porre in essere gli atti dovuti. Ricordiamo a tale proposito che il mancato intervento da parte del Collegio, rispetto alla effettiva sussistenza di tecnici operanti in difetto della voluta iscrizione, può far nascere il reato di omissione di atto di ufficio, di cui all'art. 328 del codice penale e per esso la responsabilità cade a carico del Presidente.
Ne consegue, allora, l'obbligo di intervenire per provvedere a quanto necessario.
Da parte nostra possiamo consigliare di chiamare il Sig. XXX presso la sede del Collegio al fine di conoscere dallo stesso i fatti con massima precisione di circostanze. Infatti tanto è necessario, in quanto qualora il Collegio dovesse passare ad una contestazione giudiziaria, questa dovrebbe essere proposta con tutte le notizie possibili e verosimilmente anche con testimoni. Dopo di tanto sarà possibile sia scrivere al Rettore che prendere contatti personali al fine di trovare soluzione alla questione.