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Timestamp: 2017-02-23 14:30:30+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 173', 'art. 28', 'art. 1', 'art. 31', 'art. 173', 'art. 7', 'art. 31']

Abuso edilizio: l’ordine di demolizione non scade mai
Lo sai che? Pubblicato il 20 agosto 2016 Articolo di Redazione Lo sai che? Abuso edilizio: l’ordine di demolizione non scade mai L’AUTORE: Redazione
Non va mai in prescrizione l’ordine del giudice penale di demolire una costruzione abusiva; il reato di abuso edilizio, invece, si può prescrivere.
Se il reato di abuso edilizio si prescrive dopo il decorso di quattro anni (cinque, se c’è stato un atto interruttivo della prescrizione [1]), l’ordine di demolire il manufatto invece non scade mai. È quanto ha chiarito la Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [2].
Il colpevole dell’abuso edilizio può scampare al processo penale, e quindi alla sanzione che da esso discende, se la causa non si chiude nei tempi appena detti, ma l’opera contraria alla legge va comunque eliminata, anche se è passato diverso tempo senza che nessuna autorità ne abbia materialmente intimato la demolizione. Difatti l’ordine di demolizione, anche se disposto dal giudice penale, resta una sanzione amministrativa e non si prescrive mai. Non si può, dunque, applicare per analogia, al provvedimento di demolizione, la norma del codice penale che sancisce la prescrizione dei reati [3].
La giurisprudenza non è nuova a questa interpretazione; già in passato la stessa Suprema Corte aveva offerto lo stesso orientamento. Con la sentenza in commento viene precisato un ulteriore aspetto: sia che l’ordine di demolizione provenga da un’autorità amministrativa, sia che provenga dal giudice del processo penale esso non scade mai (in termini tecnici si dice che è imprescrittibile). Essa infatti non cambia la sua natura di “sanzione amministrativa” a seconda dell’organo (amministrativo o giudiziale) che la impartisce. Si tratta della stessa sanzione amministrativa, la cui emissione è demandata anche al giudice penale all’esito del processo, per garantire l’immediatezza dell’esecuzione del provvedimento.
Anche la Corte Europea dei diritti dell’Uomo (Cedu) ha stabilito [4] che la demolizione è in linea con la Convenzione, e quindi legittima, in quanto rivolta a ristabilire lo stato dei luoghi anteriori all’illecito penale.
[1] Come il decreto di citazione a giudizio. Altri atti interruttivi della prescrizione sono la sentenza di condanna, il decreto di condanna, l’ordinanza che applica le misure cautelari personali e quella di convalida del fermo o dell’arresto, l’interrogatorio reso davanti al pubblico ministero o al giudice, l’invito a presentarsi al pubblico ministero per rendere l’interrogatorio, il provvedimento del giudice di fissazione dell’udienza in camera di consiglio per la decisione sulla richiesta di archiviazione, la richiesta di rinvio a giudizio, il decreto di fissazione della udienza preliminare, l’ordinanza che dispone il giudizio abbreviato, il decreto di fissazione della udienza per la decisione sulla richiesta di applicazione della pena, la presentazione o la citazione per il giudizio direttissimo, il decreto che dispone il giudizio immediato, il decreto che dispone il giudizio e il decreto di citazione a giudizio.
[2] Cass. sent. n. 35052/16 del 19.08.2016.
[3] Art. 173 cod. pen.
[4] Cedu, sent. Ivanova, aprile 2016.
Sentenza Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 10 marzo – 19 agosto 2016, n. 35052
Presidente Rosi – Relatore Riccardi
Viene, dunque, esclusa una natura punitiva della demolizione, che non può conseguire automaticamente dall’incidenza della misura sul bene. In tal senso, non sembra ricorrere neppure l’ulteriore “indice diagnostico” della natura penale, ovvero la finalità repressiva, essendo pacifico che ciò che viene in rilievo è la salvaguardia dell’assetto del territorio, mediante il ripristino dello status quo ante (Sez. 3, n. 36387 del 07/07/2015, Formisano, Rv. 264736: “In materia di reati concernenti le violazioni edilizie, l’ordine di demolizione del manufatto abusivo, avendo natura di sanzione amministrativa di carattere ripristinatorio, non è soggetto alla prescrizione stabilita dall’art. 173 cod. pen. per le sanzioni penali, né alla prescrizione stabilita dall’art. 28 legge n. 689 del 1981 che riguarda unicamente le sanzioni pecuniarie con finalità punitiva“); che non ricorra una finalità repressiva, del resto, è confermato altresì dalla possibilità di revoca della demolizione, allorquando gli interessi pubblici sottesi alla tutela del territorio siano diversamente ponderati dall’autorità amministrativa, divenendo incompatibili con l’esecuzione della misura ripristinatoria. L’attitudine di un interesse pubblico a paralizzare l’esecuzione della sanzione, dunque, sembra escluderne la asserita finalità repressiva.
Altrettanto importante appare l’affermazione della Corte e.d.u. laddove esclude che l’ordine di demolizione contrasti con l’art. 1 del protocollo n.1 (protezione della proprietà), con la precisazione che l’ordine, emesso dopo un ragionevole lasso di tempo dopo la sua edificazione (per un precedente, cfr. il caso Hamer c. Belgio, deciso il 27 novembre 2007, n. 21861/03), ha l’obiettivo di garantire il ripristino dello “status quo ante“, così ristabilendo l’ordine giuridico violato dal comportamento dell’autore dell’abuso edilizio, e di scoraggiare altri potenziali trasgressori (75).
6. Va dunque riaffermato il principio di diritto (Sez. 3, n. 49331 del 10/11/2015, Delorier, 265540; analogamente, Sez. 3, n. 9949 del 20/01/2016, Di Scala, non ancora massimata) secondo cui “la demolizione del manufatto abusivo, anche se disposta dal giudice penale ai sensi dell’art. 31, comma 9, qualora non sia stata altrimenti eseguita, ha natura di sanzione amministrativa, che assolve ad un’autonoma funzione ripristinatoria del bene giuridico leso, configura un obbligo di fare, imposto per ragioni di tutela del territorio, non ha finalità punitive ed ha carattere reale, producendo effetti sul soggetto che è in rapporto con il bene, indipendentemente dall’essere stato o meno quest’ultimo l’autore dell’abuso. Per tali sue caratteristiche la demolizione non può ritenersi una pena nel senso individuato dalla giurisprudenza della Corte EDU e non è soggetta alla prescrizione stabilita dall’art. 173 cod. pen.“.
Tar Roma, sent. n. 13449/15
La repressione degli abusi edilizi costituisce attività vincolata non soggetta a termini di decadenza o di prescrizione, cosicché la natura repressiva può intervenire in ogni tempo, anche a notevole distanza dall’epoca della commissione dell’abuso. L’illecito edilizio ha carattere permanente e conserva nel tempo la sua natura, cosicché l’interesse del privato al mantenimento dell’opera abusiva è necessariamente recessivo rispetto all’interesse pubblico all’osservanza della normativa urbanistico – edilizia e al corretto governo del territorio. L’affidamento è tutelato dall’ordinamento solo quando esso sia incolpevole, mentre la realizzazione di un’opera abusiva concretizza una volontaria attività del costruttore di agire contra legem ; consentire una sostanziale estinzione dell’abuso per il decorso del tempo integrerebbe una inammissibile sanatoria extra ordinem, che opererebbe anche allorquando l’interessato non avesse ritenuto di avvalersi dell’istituto del condono edilizio che prevede anche il pagamento di somme, con ciò concretandosi disparità di trattamento tra soggetti parimenti abusivi.
Tar Reggio Calabria, sent. n. 866/2015
L’esercizio dei poteri di controllo e sanzionatori da parte delle amministrazioni competenti in materia urbanistico edilizia e paesistica non è soggetta a prescrizione, pertanto sia l’accertamento dell’illecito amministrativo urbanistico edilizio e paesaggistico che l’applicazione delle relative sanzioni, nonché l’accertamento in sede di condono dell’esistenza di eventuali profili preclusivi di incompatibilità, possono compiersi anche qualora sia trascorso un lasso di tempo rilevante rispetto alla commissione dell’abuso.
Cons. St. sent. n. 1650/2014
L’ordinamento non assoggetta ad un regime di prescrizione l’esercizio dei poteri di controllo e di sanzione da parte delle amministrazioni competenti in materia urbanistico-edilizia e paesistica: dimodochè l’accertamento dell’illecito amministrativo urbanistico-edilizio e paesaggistico, nonché applicazione delle relative sanzioni, come pure la verifica in sede di condono della sussistenza di eventuali profili preclusivi di incompatibilità, possono intervenire anche dopo il decorso di un rilevante lasso temporale dalla consumazione dell’abuso, al quale deve riconoscersi natura permanente, con la conseguenza che esso cessa soltanto dopo la materiale esecuzione della sanzione.
Cass. sent. n. 18823/2012
La disposizione dell’art. 7 l. 28 febbraio 1985 n. 47 (ora, art. 31 del d.P.R. n. 380 del 2001), in base alla quale l’esecuzione di interventi edilizi in assenza, totale difformità o variazione essenziale della concessione (ora, permesso) importa l’ordine di demolizione da parte dell’autorità comunale, opera ai fini della repressione dell’illecito e, quindi, esclusivamente nel rapporto pubblicistico tra proprietario e responsabile dell’abuso, da un lato, ed amministrazione deputata al controllo del territorio, dall’altro, mentre non attribuisce al comproprietario dell’immobile un credito al ripristino del bene nei confronti di altro comproprietario.
Tar Catanzaro, sent. n. 1024/2012
L’interesse pubblico ad emanare il provvedimento sanzionatorio di un abuso edilizio è “in re ipsa”, in quanto inerisce al potere di reprimere abusi edilizi, non soggetto a prescrizione né a decadenza, stante il carattere di illecito permanente dell’abuso medesimo, per carenza “ab imis” di alcun titolo edilizio. In relazione all’interesse pubblico al ripristino della legalità violata, appare recessivo e non meritevole di tutela l’affidamento del privato, determinatosi in conseguenza del lungo tempo trascorso dal momento della realizzazione dell’opera.
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