Source: http://www.prontoprofessionista.it/articoli/7878/responsabilit%E0-per-inadempimento/
Timestamp: 2018-07-16 12:26:03+00:00
Document Index: 52505694

Matched Legal Cases: ['art. 1218', 'art. 1176', 'art. 1218', 'art. 1176', 'art. 1223', 'art. 1223', 'art. 1226']

Responsabilità per inadempimento - Avv. St. Simona Loprieno
- l'articolo 1176 c.c. "diligenza nell'adempimento": nell'adempiere l'obbligazione il debitore deve usare la diligenza del "buon padre di famiglia".
Premettiamo che parliamo, per l’art. 1218 c.c., di casi in cui si è già verificato un inadempimento: non aver eseguito o non aver adempiuto esattamente la prestazione, oppure ritardo nell’adempimento.
Il debitore, ossia la parte passiva, per non essere ritenuti responsabili deve provare di essere stato diligente, secondo l'art. 1176 c. c., o dovrà provare il fatto a lui non imputabile alla luce dell'art. 1218 c.c.?
Ai fini di una risposta chiara, è necessario distinguere tra obbligazioni di mezzi, ossia adempimento della prestazione secondo diligenza a prescindere dal raggiungimento del risultato, e obbligazioni di risultato: l'adempimento della prestazione diretto al perseguimento del risultato promesso.
Nelle obbligazioni di mezzi il debitore, ossia la parte passiva, è comunque liberato nel momento in cui dimostri che ha usato la diligenza richiesta dall'art. 1176 c.c.
Nelle obbligazioni di risultato si ha invece un’inversione dell’onere della prova e si applicano sia il 1176 c.c. che il 1218 c.c..
In questi casi il creditore (ovvero l'acquirente per esempio) che cita in giudizio il debitore (il venditore per esempio) basta che provi di non aver ottenuto il risultato promesso.
Il debitore, ossia la parte passiva, se vuole essere esonerato da responsabilità per inadempimento, indubbiamente dovrà provare di essere stato diligente, ma che, nonostante questo, non è riuscito a raggiungere il risultato promesso per fatto a lui non imputabile.
Se invece sussiste responsabilità, incorrerà l’obbligo del risarcimento del danno così come previsto e disciplinato dall'art. 1223 c.c.
Soffermandoci sulla quantificazione del risarcimento del danno, l'art. 1223 c.c. dispone che deve comprendere sia la perdita subita che il mancato guadagno.
Cosa s'intende per perdita subita e mancato guadagno?
I due concetti vengono anche indicati come danno emergente e lucro cessante.
Danno emergente e lucro cessante individuano, quindi, due nozioni diverse anche dal punto di vista temporale in quanto il primo si è già prodotto mentre il secondo, cioè il lucro cessante, deve ancora prodursi o meglio indica un guadagno che si sarebbe prodotto se non vi fosse stato l'inadempimento. Possiamo parlare di lucro cessante quando, ad esempio, il cliente non riesca a ottenere la sua fornitura. In questo caso il debitore, ossia la parte passiva, dovrà risarcire anche il mancato guadagno che il creditore, ossia la parte attiva, avrebbe realizzato se la merce fosse stata fornita e utilizzata per la sua attività.
Nel lucro cessante invece si è soliti includere la perdita di chance, cioè la perdita di opportunità, la perdita di un occasione favorevole in seguito al danno subito.
Si comprende pertanto, come non sia facile dimostrare un danno del genere perché la chance, l’opportunità, non significa che il danneggiato ha sicuramente perso un guadagno futuro o una futura posizione favorevole, ma che probabilmente ha subito tale perdita.
In ultima analisi, si osserva che, qualora il danno non possa essere provato nel suo preciso ammontare, è liquidato dal giudice con valutazione equitativa alla luce dell'art. 1226 c.c.
articolo del 11/01/2018 alle 16:53
Avv. St. Simona Loprieno - Milano (MI)