Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2017/10/100180.html
Timestamp: 2018-12-13 15:51:34+00:00
Document Index: 177222687

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 32', 'art. 51', 'art. 7', 'art. 32', 'sentenza ']

Provare i beneficiari dei prelevamenti: la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19810 depositata il 9 agosto 2017, ha confermato la necessità (in caso di indagini finanziarie) per i titolari di reddito d’impresa di dover provare, con riferimento ai prelevamenti, i beneficiari di tali somme, così da far venire meno la presunzione di maggiori ricavi.
Nel caso di specie non è stata accolta la giustificazione addotta dal contribuente, secondo cui i prelevamenti erano stati utilizzati per il pagamento per contanti di fatture ricevute, non essendovi, fra l’altro, nessuna corrispondenza tra le somme prelevate e quelle presuntivamente utilizzate per il pagamento delle fatture dei fornitori che risultavano essere di importo notevolmente superiore.
Brevi note in tema di indagini finanziarie
Come è noto, ai fini delle imposte sui redditi, ai sensi dell’art. 32, comma 2, del D.P.R. n. 600/1973, i dati ed elementi attinenti ai rapporti ed alle operazioni bancarie/finanziarie sono posti a base delle rettifiche e degli accertamenti previsti dagli artt. 38, 39, 40 e 41 se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto per la determinazione del reddito soggetto ad imposta o che non hanno rilevanza allo stesso fine; alle stesse condizioni sono altresì posti come ricavi a base delle stesse rettifiche ed accertamenti, se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario e sempreché non risultino dalle scritture contabili, i prelevamenti o gli importi riscossi nell’ambito dei predetti rapporti od operazioni.
Ai fini, Iva, l’art. 51, comma 2, n. 2, del D.P.R. n. 633/72, dispone che i dati ed elementi attinenti ai rapporti ed alle operazioni bancarie/finanziarie sono posti a base delle rettifiche e degli accertamenti previsti dagli artt. 54 e 55 se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto nelle dichiarazioni o che non si riferiscono ad operazioni imponibili. Rileviamo che, in sede di conversione in legge del D.L. n. 193/2016, attraverso l’art. 7-quater, c. 1, all’art. 32, c. 1, n.2, del D.P.R. n. 600/73, dopo le parole “rapporti od operazioni” sono state inserite le seguenti: “per importi superiori a euro 1.000 giornalieri e, comunque, a euro 5.000 mensili”, fissando così dei limiti quantitativi alla trasformazione dei prelievi in ricavi per le imprese.
La norma introdotta, quindi, sui prelievi delle imprese fissa dei paletti quantitativi: solo i prelievi non giustificati superiori a 1.000 euro giornalieri e comunque superiori a 5.000 euro mensili possono essere valorizzati.
Le Entrate, nella C.M. n. 8/2017, nel rilevare che “La presunzione relativa ai prelevamenti, per le imprese, si applica agli importi superiori a 1.000 euro giornalieri e 5.000 euro mensili mentre è inapplicabile nei riguardi degli esercenti arti e professioni”, hanno chiarito che “a partire dal 3/12/2016 (data di entrata in vigore della Legge di conversione n. 225 del 2016), a base delle rettifiche ed accertamenti, saranno considerati ricavi i prelevamenti o gli importi riscossi nei limiti previsti dalla nuova disposizione”.
E nell’ipotesi delineata dalla Corte, se il contribuente non fornisce valide giustificazioni sui prelevamenti, l’ufficio può presumere che i prelievi siano serviti per scopi diversi. Quindi, non basta limitarsi ad affermare il beneficiario ma ciò va giustificato.
Sul punto specifico dei prelievi degli imprenditori, ricordiamo che, con la sentenza n. 22920 del 29 ottobre 2014 (ud. 10 luglio 2014), la Corte di Cassazione ha ribadito che non è arbitrario “ipotizzare che i…