Source: https://it.scribd.com/document/124938916/A-7-Relazione-Di-Progetto
Timestamp: 2019-11-18 15:57:17+00:00
Document Index: 116928477

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 23', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 117', 'art. 5', 'art. 16', 'art. 5', 'art. 30', 'art. 31', 'art. 32', 'art. 34', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 13', 'art. 50', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 14', 'art. 50', 'art. 48', 'art. 48', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 50', 'art. 41', 'art. 2', 'art. 101', 'art. 40', 'art. 31', 'arto 1', 'arto 1']

A 7 Relazione Di Progetto
A 7 Relazione Di Progetto PATI Quinto Vicentino
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PGT VILLASANTA ngt
DOCUMENTO DI INIDIRIZZO PER LA FASE DI DISCUSSIONE CON LA CITTA’
Comune Melpignano - Pianificazione a Partecipata 2007
Le interrelazioni tra pianificazione territoriale e pianificazione locale provinciale e comunale
osservazioni_nta_2
Regione Emilia-Romagna - Protocollo d'Intesa su Pianificazione e Progettazione Partecipata
d0201_NormeTecniche
Osservazioni Mc Donald's - Comitato Spaccone
PAT_Relazione Paese
PROGRAMMA_GENERALE
LR-ER-2000-20
Lr 002005031100012
Relazione PINNA
Generalità Giunta regionale FVG, 21 gennaio 2009
Norme_Attuazione (PTCP Lecco)
COMUNI DEL MEDIO BRENTA Provincia di Padova
del MEDIO BRENTA
Progettazione: Arch. Giancarlo Ghinello Ing. Stefano Alessi Consulenti specialisti: V.A.S. Ing. Paolo Botton Geologia Dr. Luigi Antonio Stella Sistema am bientale-paesaggistico Dr. Giacomo Gazzin Sistema beni storico-culturali Ing. Arch. Fabio Zecchin Ene rgie rinnovabili Ing. Andrea Dian Arch. Pao la Basso Ufficio coordinamento PATI: Geom. R oberto Anzaldi Arch. Giancarlo Ghinello Coordinatore scientifico: Prof . Arch. Francesco Karrer Coordinatore VAS: D r. Antonio Buggin Or ganizzazione e verifica dati Quadro Conoscitivo : Arch. Giovanna Osti, Land Technology e Services, Ing. Arch. Pasqualino Boschetto, D r. M ario Gallon Service cartografico: Arch. Gian carlo Ghin ello - Studio Giotto Coordinamento raccolta dati e produzione GIS: Arch. Raffaella Massari, Anto nio Vicario SIT U rbanistica - Provincia di Padova Sup porto e Coordinamen to: Settore Pianificazione Territoriale-Urbanistica
Campodoro Carmignano di Brenta Curtarolo Gazzo Grantorto Piazzola sul Brenta San Giorgio in Bosco Villafranca Padovana
U fficio di Pian o: Comune di Grantorto Direzione U rbanistica Regione Veneto: Arch. Claudio Perin Amm inistrazione Provinciale Il Presidente - Dott. Vitt orio Casarin Assessore all'Urbanistica - Dot t. Stefano Peraro Amm inistrazione Regionale Assessore alle polit iche del Terr itor io Dott. R enzo Marangon
Piano di Assetto del Territorio Intercomunale Medio Brenta RELAZIONE DI PROGETTO
INDICE 1 - Premessa 2 - Ruolo della Provincia nella promozione e coordinamento della pianificazione territoriale intercomunale 3 - Il P.A.T.I. nella nuova legge urbanistica regionale 11/04 4 - I principali obiettivi strategici del P.A.T.I. 5 - Gli obiettivi del Documento Preliminare del P.A.T.I. 6 - Il percorso di redazione del P.A.T.I. 7 - Gli strumenti per la redazione del P.A.T.I. 7.1 7.2 7.3 7.4 Il Quadro Conoscitivo Concertazione e consultazione Il Rapporto Ambientale Elaborati del P.A.T.I. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag pag. pag. pag. pag. pag. 11 11 12 13 16 19 19 20 21 23 24 24 25 26 27 28 29 30 31 31 36 38 41 41 41 42 pag. 2
8 - Il progetto del P.A.T.I. 8.1 8.2 8.3 8.4 8.5 8.6 8.7 8.8 Introduzione Metodologia operativa Limite quantitativo massimo di S.A.U. trasformabile Carta dei vincoli e della pianificazione territoriale Carta delle invarianti Carta delle fragilit Carta della trasformabilit I temi e le azioni del P.A.T.I. 8.8.1 Il sistema ambientale 8.8.2 Difesa del suolo 8.8.3 Sistema storico monumentale/turistico-ricettivo 8.8.4 Servizi a scala sovracomunale 8.8.5 Sistema relazionale di interesse sovracomunale 8.8.6 Sistema produttivo 8.8.7 Sistema della sostenibilit ambientale nel settore edilizio
9 - Coerenza del P.A.T.I. con gli strumenti pianificatori sovraordinati (P.T.R.C.-P.T.C.P.) 10 - Verifica del rispetto degli obiettivi del Documento Preliminare 10.1 10.2 10.3a 10.3b 10.4 10.5 10.6 10.7 10.8 Sistema Ambientale Difesa del suolo Paesaggio Agrario Paesaggio di interesse storico Servizi a scala territoriale Settore Turistico-Ricettivo Sistema relazionale, infrastrutturale e della viabilit Attivit Produttive Sviluppo e promozione delle fonti di energia rinnovabile pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag pag. 43 44 44 45 46 47 47 48 49 49 51
1 - PREMESSE Con lentrata in vigore della nuova Legge Urbanistica Regionale (L.U.R.) del 23 aprile 2004, n. 11 dettante Norme per il governo del territorio e relativi atti di indirizzo, si avviato un processo di significativo cambiamento e di innovazione riguardante le modalit, le procedure della pianificazione del territorio, le caratteristiche ed i contenuti delle strumentazioni urbanistiche territoriali. Il processo di innovazione avviato coinvolge direttamente tutte le Amministrazioni degli Enti territoriali del Veneto, in particolare quelle comunali, che dovranno orientarsi, nel breve periodo, ad abbandonare progressivamente il proprio strumento urbanistico generale, a favore di una strumentazione pi snella e flessibile, adatta a regolamentare, con pi efficienza ed efficacia, il governo del territorio. Le profonde modificazioni sociali ed economiche che hanno interessato la societ hanno insieme trasformato il volto degli insediamenti e del contesto al punto che la Regione ha ritenuto opportuno effettuare una ricognizione sullo stato attuale del territorio e sui problemi legati alla sua evoluzione, al fine di poter assumere consapevolmente le determinazioni e le scelte necessarie per uno sviluppo equilibrato e durevole. Il territorio, inteso non solo come spazio fisico sul quale si diffonde lattivit sociale, ma riguardato, al tempo stesso, come una risorsa, materiale e culturale, economica e civile, insieme linfrastruttura di base, cio il supporto degli insediamenti, il luogo della memoria collettiva costituita dallaccumulazione dei segni e degli interventi realizzati nel corso della storia a formare lidentit sociale e la consapevolezza comunitaria dei suoi abitanti. Lattivit di pianificazione territoriale, in quanto tentativo di costruire un quadro di riferimento e di indirizzo per la pianificazione urbanistica capace di dare risposte alla domanda dei cittadini e delle imprese (in termini di insediamenti, attrezzature e reti), preservando al contempo i valori culturali, paesaggistici ed ambientali del territorio, si misura da sempre in modo problematico con il fattore tempo. Il continuo modificarsi delloggetto, cio della realt territoriale a cui il P.T.R.C. riferito, in forme e dimensioni solo in parte previste (o prevedibili), determina lesigenza di adattare nel tempo lazione pubblica alle mutate condizioni dei problemi. Ci richiede, tra laltro, una periodica verifica degli scenari territoriali, la cui variazione, come anche levolversi delle elaborazioni teoriche e del quadro dei valori socialmente condivisi, producono a loro volta lesigenza di rivedere obiettivi e priorit delle politiche di governo del territorio e di aggiornare i contenuti della pianificazione stessa. La verifica nel tempo delle dinamiche evolutive relative alla realt socio-economica rappresenta quindi, in generale, un elemento imprescindibile dei processi di Piano. Il territorio, per attrezzarsi alle nuove sfide competitive ed assicurare alle future generazioni un ambiente di vita adeguato, deve riuscire a passare da una logica legata alla crescita quantitativa ad una logica relativa a fattori qualitativi, prendendo atto della pi recente organizzazione spaziale ovvero dei cosiddetti paesaggi della contemporaneit con i quali ci troviamo a convivere. Perch il Piano possa rivelarsi uno strumento importante, in grado di rispondere alle esigenze derivanti da un contesto territoriale in continua evoluzione e soprattutto di creare i presupposti per uno sviluppo orientato sulle nuove opportunit che le dinamiche socio-economiche, con il mutato quadro di valori, innescano, oltre ad una lettura interpretativa seria del percorso finora svolto dalla pianificazione/gestione della risorsa territoriale, occorre ipotizzare delle strategie generatrici di valore da un punto di vista non solo economico, ma culturale ed etico. In tal senso il Piano non ha come suo compito esclusivo quello di regolare il territorio comunale entro i suoi confini, ma deve dialogare con le aree e con gli spazi contermini sui quali si estende la necessit / opportunit di contributo e di integrazione. Lobbligo di fare rete, continuamente richiamato nel campo delleconomia al fine di accettare e
confrontarsi con la crescente complessit degli sfondi europei e mondiali e delle sfide internazionali, riguarda praticamente i comuni, le citt ed i loro contesti, ove le diverse problematiche si rendono palesi ed emergono in tutta la loro evidenza le insufficienze e le possibili contraddizioni. La comune definizione degli obiettivi, cos come vengono proposti anche dal Programma Regionale di Sviluppo (P.R.S.), costituiscono quindi la fase di avvio per la conferma e levoluzione di quel contratto sociale che lega in ununica comunit le diverse parti della societ veneta. La cultura urbanistica, originariamente basata gerarchicamente sulle prescrizioni e sui vincoli da applicare ai livelli subordinati, punta ora sulla partecipazione, sulla cooperazione e soprattutto sulla capacit gestionale di fare squadra con gli attori istituzionali e sociali che operano sul territorio. Il rapporto tra la pianificazione e la programmazione a tutti i livelli, inoltre, costituisce ora unesigenza culturale ed operativa, da affidare a strumenti normativi e tecnici innovativi e, per loro natura, raffinati e articolati. I concetti di sostenibilit e di sussidiariet, innestati dallUnione Europea sul non sempre omogeneo sistema giuridico nazionale, superate le emergenze del primo avvio, consentono di procedere ad una pi coraggiosa assunzione di responsabilit e di iniziative da parte delle istituzioni locali nellambito di una concorrente e pi penetrante azione di coordinamento regionale. Nel tempo si andato evidenziando sempre pi come uno sviluppo equilibrato e sostenibile del territorio si pu coltivare solo attraverso una politica di alleanze con i soggetti istituzionali e tutti gli operatori interessati per organizzare e attuare progetti orientati da obiettivi condivisi. In particolare emerge la necessit di superare il concetto di gerarchia a favore di quello di cooperazione fra soggetti di pianificazione con competenze istituzionali diverse; gli strumenti della pianificazione di area vasta sono sempre pi in grado di elaborare programmi e puntare su azioni che interagiscono con forza sul disegno dello sviluppo atteso. In tutti i casi si cercato di favorire il riconoscimento delle identit dei sistemi urbani e territoriali e di confrontare tutti gli attori istituzionali in una logica di competitivit equilibrata e di sostenibilit locale e complessiva. La co-pianificazione o amministrazione condivisa esalta il ruolo e la responsabilit delle autonomie locali coinvolte direttamente e pariteticamente nella coalizione decisionale e dallaltro canto porta al superamento del ruolo gerarchico-istituzionale della Regione, chiamata a condividere esigenze e sollecitazioni di realt territoriali, non sempre interpretabili con una visione lontana. In una prospettiva in cui il ruolo dei diversi soggetti istituzionali non rigido, ma flessible e non sempre predeterminato, il governo del territorio richiede nuovi approcci, che affrontino problemi e obiettivi in unottica di mediazione fra globale e locale. La necessit di ridare significato e senso allo spazio in cui viviamo, riappropriandoci della sua identit, impone di recuperare saperi, culture e tradizioni locali, valori che conferiscano al territorio caratteri di specificit e distinzione. La pianificazione territoriale pu quindi essere re-interpretata come strumento per: certificare le vocazioni; far collaborare pubblico e privato; comunicare informazioni; fissare nuovi obiettivi di sviluppo territoriale; definire nuove forme di coinvolgimento e promozione territoriale; stabilire azioni continuamente ispirate a buone pratiche. Il Piano in qualit di strumentoprocesso nel contempo esito di un accordo e strumento per la definizione di accordi successivi.
Il Piano assume cos, allinterno di un quadro strutturato dalla convergenza delle competenze e degli obiettivi, una dimensione aperta legata ai processi decisionali partecipativi, al controllo ed al consuntivo di programmi e politiche in atto, nonch a possibili ri-orientamenti. Ci comporta garanzie date da esplicite procedure quali: lutilizzo di strumenti multimediali, che inneschino rapporti interattivi tra promotore e interlocutore, consentendo di garantire un processo continuo di comunicazione ascolto; la sistematica applicazione della valutazione ambientale strategica (V.A.S.) e di procedure per gestire i processi economicofinanziari implicati nei progetti strategici. Una componente centrale del processo di pianificazione diventa, infine, la responsabilit temporale delle decisioni (riconoscimento in capo al Comune della responsabilit diretta nella gestione del proprio territorio art. 2 L.U.R.): strumenti, competenze, risorse giocano gran parte del loro successo su una corretta ed adeguata valutazione del fattore tempo. Lo strumento di pianificazione deve essere considerato in rapporto alle ricadute temporali delle scelte e dei processi da avviare. La nuova LUR definisce - allart. 2 - i criteri, gli indirizzi, i metodi, i contenuti e le finalit che gli strumenti di pianificazione devono avere per conseguire il raggiungimento dei seguenti obiettivi: promozione e realizzazione di uno sviluppo sostenibile e durevole, nel rispetto delle risorse naturali (principio di sostenibilit); tutela delle identit storico-culturali e della qualit degli insediamenti attraverso operazioni di recupero e riqualificazione; salvaguardia e valorizzazione dei centri storici, del paesaggio rurale e delle aree naturalistiche; utilizzo di nuove risorse territoriali solo quando non esistano alternative alla riorganizzazione e riqualificazione del tessuto insediativo esistente; difesa dai rischi idrogeologici; coordinamento con le Politiche di sviluppo di scala nazionale ed europea. In attuazione dei principi di sussidiariet e concertazione, larticolo 5 della LUR introduce il metodo del confronto e della concertazione, sia con gli Enti pubblici territoriali, al fine di pervenire ad una disciplina condivisa delle risorse economico-territoriali, sia con le associazioni economiche e sociali portatrici di rilevanti interessi sul territorio e di interessi diffusi, nonch con i gestori di servizi pubblici e di uso pubblico invitandoli a concorrere alla definizione degli obiettivi e delle scelte strategiche individuate dagli strumenti di pianificazione. Tale metodo viene attuato attraverso: le procedure di copianificazione per la formazione condivisa e partecipata del Piano urbanistico, finalizzata a migliorare il processo decisionale e la successiva gestione; il riconoscimento della responsabilit diretta dei Comuni relativamente alla gestione del proprio territorio per lo sviluppo della comunit locale, da esercitare con la Provincia e la Regione per le funzioni di salvaguardia, coordinamento e sviluppo territoriale; la semplificazione dei procedimenti amministrativi, garantendo trasparenza e partecipazione; la disponibilit del quadro conoscitivo e laccessibilit al pubblico delle informazioni che lo costituiscono. Nuovi strumenti di sviluppo, gestione e promozione locale sono sorti anche in ambito comunitario, con loro attuazione ed articolazione sia a livello nazionale, sia a livello regionale. Essi sono principalmente caratterizzati da un approccio c.d. dal basso verso lalto (bottom up), con il coinvolgimento di estesi partenariati locali di natura pubblico-privata, nonch da programmi e piani dazione basati su precisi quadri conoscitivi delle dinamiche in atto sulle quali prospettare strategie integrate di sviluppo concretamente sostenibili. Ai sensi dellart. 3 della L.U.R. il governo del Territorio si attua attraverso livelli coordinati di
pianificazione urbanistica e territoriale attuata da: Comune; Provincia; Regione; nel rispetto dei principi di: sussidiariet; coerenza. Ogni Piano indica le direttive per la redazione degli strumenti di pianificazione di livello inferiore e determina le prescrizioni e i vincoli automaticamente prevalenti. La pianificazione territoriale di livello Provinciale regolamentata dal Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (P.T.C.P.). Il progetto di P.T.C.P. della Provincia di Padova stato redatto in un contesto di radicale cambiamento culturale ed istituzionale della pianificazione territoriale ed urbanistica. Ne conseguita la predisposizione dapprima del progetto preliminare del P.T.C.P. (adottata con D.C.P. n. 43 del 13.06.2003) e poi la sua elaborazione definitiva (adottata con D.C.P. n. 25 del 05.04.2004). Con lentrata in vigore della L.R. n. 11/2004 e relativi atti di indirizzo, la Giunta Provinciale ha stabilito, con provvedimento n. 493 del 04.10.2004, di sospendere il procedimento in corso e di riavviare le fasi di adozione e approvazione, in sintonia con le nuove disposizioni regionali, attraverso la preventiva approvazione di un Documento Preliminare (avvenuta con D.G.P. n. 644/2004, ai sensi dellart. 23 L.R. n. 11/2004). IL P.T.C.P., adottato con deliberazione di Consiglio Provinciale n. 46 del 31.07.2006, ora in regime di salvaguardia ai sensi dellart. 10 delle N.T., di fatto da ritenersi innovativo sia per quanto riguarda i contenuti, sia per lo stile di pianificazione e la forma del Piano medesimo. Lart. 1 della L.U.R. da attuazione allart. 117 c. 3 della Costituzione, nel testo modificato dalla legge costituzionale n. 3/2001, nonch alla L.R. 13 aprile 2001, n. 11 che con riferimento alla materia urbanistica ha individuato le funzioni della Regione, delle Province e dei Comuni; il P.T.C.P. definisce e disciplina lassetto e luso del territorio provinciale nel rispetto delle risorse culturali, naturalistiche ed ambientali (favorendo la loro valorizzazione), ispirandosi ai principi di cooperazione e sussidiariet, nonch di partecipazione, flessibilit, adeguatezza, compensazione, efficacia / effettivit, nel rispetto degli obiettivi prefissati tra i quali, in particolare, il riordino e la qualificazione del sistema insediativo al fine di ridurre i costi ambientali, sociali ed economici. La forma di Piano leggera e trova la sua ragione dessere nel superamento della logica autoritativogerarchica della pianificazione tradizionale a vantaggio duna praticabile governance del tipo coordinamento gerarchico ispirata ai principi di decentramento delle competenze, di sussidiariet verticale ed orizzontale e di cooperazione partecipazione, privilegiando cio, lazione di coinvolgimento piuttosto che quella di comando e la verifica di rispondenza e/o coerenza rispetto al vecchio principio della conformit. Il P.T.C.P. proposto costituisce implicitamente una sorta di coordinamento e di inquadramento dei P.A.T.I. / P.A.T. che i comuni dovranno redigere in sintonia con le disposizioni della L.U.R., fornendo gli scenari di riferimento per le pianificazioni comunali, trattandosi di un Piano di indirizzi, incitativo di comportamenti coerenti con questi, di declinazione al territorio locale / intercomunale di politiche sopranazionali, statali e regionali, di coordinamento delle azioni autonomamente promosse dalla Provincia nelle sue diverse articolazioni operative e di quanti altri operano nel territorio della stessa, a partire dai comuni ed i loro Consorzi, gli Enti di settore, ecc.. Lattuazione del Piano avviene mediante un processo pianificatorio condiviso incentrato principalmente su:
concertazione / partecipazione; cooperazione istituzionale; accordi di pianificazione P.A.T.I.; accordi di pianificazione P.A.T.
La Provincia promuove la definizione di Accordi di Pianificazione con i comuni e la Regione, finalizzati a favorire lelaborazione e la gestione in forma associata degli strumenti di pianificazione urbanistica, individuando obiettivi di rilevanza strategica intercomunale, nella consapevolezza della necessit di una maggiore integrazione territoriale delle politiche di governo del territorio e la conseguente ricerca di coerenza delle scelte su una pi vasta scala di riferimento. Gran parte dei comuni hanno sottoscritto, assieme a Regione e Provincia, un Accordo di Pianificazione per ciascun ambito territoriale in cui il territorio provinciale stato suddiviso. Tale accordo prevede lelaborazione di un P.A.T.I. su temi strategici di carattere generale, nel quale verranno declinate le direttive e prescrizioni del P.T.C.P.. Le elaborazioni gi avviate per la formazione dei P.A.T.I. hanno contribuito alla costruzione dello stesso progetto di P.T.C.P., cos la verifica di coerenza rispondenza con i P.A.T.I. / P.A.T. sar immediata: si tratta, in pratica, di un atto endoprocedimentale, poich il P.T.C.P. ha definito gli obiettivi comuni ad ogni territorio. Soprattutto consentir di realizzare il principio di un territorio, un Piano che anche le Amministrazioni comunali auspicano di vedere realizzato. La gestione coordinata della pianificazione territoriale trova fondamento nel concetto di sviluppo sostenibile, ai fini di una pianificazione corretta e compatibile con gli aspetti ambientali territoriali. Per il P.T.C.P. le unit di preferenza rispetto alle quali valutare la performance dei diversi scenari hanno riguardato sostanzialmente due modelli di assetto: 1 quello attuale tendenziale: in quanto estrapolazione delle tendenze in atto nel processo insediativo, anche per effetto dei Piani e dei Programmi territoriali ed urbanistici in essere ed in itinere, quindi sviluppo dellinsediamento urbano produttivo in rapporto alle reti di trasporto, preso atto del permanere di squilibri territoriali rilevanti tra nord, centro e sud della Provincia; 2 quello programmatico, alternativo, in quanto correttivo del primo: fondato sul principio della sostenibilit e del riequilibrio territoriale, si basa sul principio della agglomerazione insediativa, quindi della riduzione della tendenza alla diffusione insediativa, con la conseguenza di una minor occupazione di suolo, della lunghezza degli spostamenti per favorire luso di mezzi di trasporto pi compatibili, per favorire il riequilibrio territoriale provinciale. Questa strategia viene perseguita sia in modo attivo, vale a dire con previsioni di incremento di dotazioni territoriali, sia attraverso la previsione di idonee opportunit insediative (aree urbane / aree per insediamenti produttivi), grazie anche al potenziamento della rete di trasporti e della logistica. Gli scenari hanno in comune, oltre ovviamente allo stato iniziale dellambiente, alcune scelte di assetto infrastrutturale assunte come invarianti in quanto conseguenza di pianificazioni preordinate a quella in questione (ambiente, energia, reti, ecc.). Il Quadro Conoscitivo dovr evidenziare, in particolare, le fragilit, le criticit e il grado di vulnerabilit delle risorse territoriali, attraverso una lettura multidisciplinare finalizzata a definire le condizioni di sostenibilit (ambientale, economica e sociale) delle scelte di Piano. In questo senso il Territorio stato letto attraverso lanalisi delle matrici e tematismi strettamente correlati alle scelte di progetto di Piano. Il loro trasferimento ed utilizzo diretto a livello comunale, necessita di una revisione ed eventuale
approfondimento che dovr avvenire nella fase di redazione degli strumenti intercomunali (P.A.T.I.) e comunali (P.A.T.). Il D. Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 Testo unico delle leggi sullordinamento degli enti locali con lart. 5 regolamenta lattivit di programmazione regionale e locale stabilendo che: la Regione indica gli obiettivi generali della programmazione economico-sociale e su questi ripartisce le risorse destinate al finanziamento del programma di investimenti degli Enti locali; i comuni e le province concorrono alla determinazione degli obiettivi contenuti nei Piani e Pogrammi dello Stato e delle Regioni e provvedono, per quanto di propria competenza, alla loro specificazione ed attuazione.
La L.R. 29 novembre 2001, n. 35 detta Nuove norme sulla programmazione secondo principi di concertazione (tra Enti locali e Parti economiche e sociali), sussidiariet, adeguatezza ed efficienza per tramite degli strumenti e degli atti deputati allattuazione dello stesso processo di programmazione, tra cui il Programma Regionale di Sviluppo (P.R.S.). Il Programma Regionale di Sviluppo, tenendo conto delle risorse fisiche, finanziarie e locali, indica le azioni primarie e gli obiettivi sociali ed economici di sviluppo locale da raggiungere per tramite dellattivit legislativa regionale nel medio e lungo periodo, nonch gli indirizzi e gli obiettivi del Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (P.T.R.C.) e degli altri Piani di Settore. Il P.T.R.C. disciplina il governo del territorio definendo le modalit per una sua utilizzazione equilibrata e sostenibile per tramite di indirizzi ed obiettivi riguardanti principalmente: la tutela del territorio agricolo promuovendo la specializzazione delle produzioni; lorganizzazione razionale delle aree produttive; la localizzazione dei centri direzionali e terziari allesterno dei centri urbani, in prossimit dei grandi nodi di comunicazione; il rilancio delle funzioni commerciali e residenziali dei centri storici e delle aree urbane; la definizione di una Politica di sviluppo territoriale basata sulle infrastrutture esistenti tenendo conto di quelle programmate. I Piani di Settore hanno come quadro di riferimento sovraordinato il P.T.R.C. e definiscono nel campo sociale, economico e territoriale, gli obiettivi e gli strumenti per la realizzazione di opere e servizi da parte dei soggetti pubblici preposti, anche in compartecipazione finanziaria e gestionale con soggetti privati (in merito alla rivisitazione del P.T.R.C. vigente va ricordato che il "Documento preliminare al Piano Territoriale Regionale di Coordinamento" stato adottato con D.G.R. n. 2587 del 7 agosto 2007 e pubblicato nel supplemento al BUR n. 86 del 2.10.2007). Essi trovano applicazione mediante il Piano di Attuazione e Spesa (P.A.S.) le cui linee di azione, raccordandosi con i programmi cofinanziati dallUnione europea (programmazione comunitaria) e con la programmazione nazionale, ripartiscono le risorse tra le priorit strategiche. Il Piano di Attuazione e Spesa pu trovare articolazione, sia in termine di formulazione, sia in termini di gestione, su base territoriale sub-regionale per tramite di specifiche sezioni riguardanti tutti i settori dintervento (programmazione decentrata). La D.G.R.V. n. 3200 del 15 ottobre 2004 stabilisce come, in occasione della stesura del primo P.A.S., si intende dare attuazione al nuovo strumento di sviluppo territoriale denominato Intesa Programmatica dArea (I.P.A.), acquisendo il consenso dellAmministrazione provinciale e della maggioranza dei Comuni interessati. Allinterno delle prospettive finanziarie 2007-2013 proposte dalla Commissione dellUnione Europea (Agenda 2007) in merito allo Sviluppo Sostenibile compreso lobiettivo della competitivit regionale e occupazione il cui campo dazione annovera tra le iniziative previste di priorit territoriale le zone urbane, rurali e con svantaggi geografici e naturali.
La programmazione economica (attuata per tramite della L.R. n. 35/2001) e la pianificazione territoriale (attuata per tramite della L.R. n. 11/2004) necessitano sempre pi della massima integrazione possibile sul Piano della complementariet. Per tramite della sinergia tra Programmazione socio-economica del territorio e Pianificazione territoriale sar possibile pervenire alla formazione di Piani Strategici (I.P.A. P.A.T.I./P.A.T. P.I. bilanci pluriennali programmazione triennale opere pubbliche) allinterno dei quali attuare Politiche di sviluppo delle aree urbane capaci di attingere alle risorse comunitarie, nazionali e regionali. Nella preparazione del P.T.C.P. si guardato alle esperienze di altri Paesi, nonch alla nuova programmazione comunitaria per il periodo 2007/2013, non solo per quanto riguarda laccesso ai fondi dei diversi programmi comunitari, ma anche per lo stile e le forme di pianificazione e di governo del territorio che si ispirano alla logica della governance territoriale. Parallelamente ed in modo complementare al P.T.C.P., la Provincia di Padova ha elaborato il Piano Strategico Territoriale (P.S.T.), documento programmatico di lungo periodo che delinea le Politiche e le strategie di sviluppo delle diverse linee strategiche conseguenti. I due documenti (P.T.C.P. P.S.T.), che hanno in comune proprio il territorio, vanno considerati integrati ed interdipendenti: luno che alimenta ed attua quanto previsto dallaltro (Il P.S.T. ha allegerito il tradizionale apparato conoscitivo in particolare per gli aspetti socio-economici del P.T.C.P. che si conferma, in questo modo, come un Piano quasi esclusivamente fisico). Allo scopo di realizzare il migliore collegamento possibile con il P.S.T., con la logica dellazione comunitaria di cui ai documenti fondamentali in materia di assetto complessivo del Territorio dellUnione, dellAmbiente e delle Reti Transeuropee, nella proposta di Piano si adottata la logica degli assi e/o sub-sistemi componenti il sistema / assetto complessivo del territorio ambiente provincia. Larticolazione che ne risultata la seguente (sub-sistemi): 1. sistema ambientale - fisico: aree ambientali, sensibilit del suolo, risorse naturalistiche, tutela e valorizzazione del sistema ambientale e delle aree naturalistiche, tutela e valorizzazione del paesaggio e dello spazio rurale, tutela e valorizzazione dei beni architettonici e ambientali; inteso sia come deposito dei valoririsorse, sia di rischi potenziali e/o criticit pi o meno rilevanti; 2. sistema insediativo (urbano produttivo): cio la rete e/o armatura urbana nella quale incardinata leconomia urbana e leconomia dei settori produttivi (secondario e terziario), che dialoga con il sistema dello spazio rurale dando luogo a fenomeni di positiva integrazione, ma anche di conflitto (eccesso di occupazione di terreni agricoli, eccesso di sviluppo di reti, criticit per quanto riguarda la previsione dei rischi naturali maggiori, rischi per la conservazione del patrimonio ambientale e culturale, ecc.); 3. sistema relazionale (delle reti: trasporti, logistica, comunicazioni). Per ciascuno dei sub-sistemi elencati sulla base dei risultati delle analisi effettuate sullo stato del territorio, e di specifici obiettivi (conservazione, gestione, sviluppo, valorizzazione), stato ipotizzato uno specifico assetto e specifiche forme di disciplina che disegnano uno scenario voluto di lungo periodo, tenuto conto che le proposte di P.T.C.P. sono coordinate con le azioni che la Provincia conduce nei diversi settori di propria competenza (ambiente, viabilit, istruzione, ecc.). Anche alla luce della nuova disciplina normativa regionale, la predisposizione del nuovo strumento generale, nelle due articolazioni del P.A.T.I. / P.A.T. e del P.I. che rappresentano la norma fondamentale dellEnte locale, corrisponde ad una necessit istituzionale primaria dellEnte comunale. La separazione in due momenti il piano di assetto del territorio (P.A.T.) ed il piano degli interventi
(P.I.) del vecchio piano regolatore generale (P.R.G.), ora piano regolatore comunale (P.R.C.) e lincentivazione della formazione di piani di assetto territoriale intercomunali (P.A.T.I.), anche in forma parziale (ossia per singoli tematismi), costituiscono le maggiori novit per quanto riguarda la logica del processo di pianificazione Nella nuova L.U.R. compaiono inoltre, a livello comunale, strumenti giuridici innovativi (la perequazione, i crediti edilizi, la compensazione urbanistica, ecc.) che consentono di pianificare nellottica della equit, della collaborazione, nonch sui processi di riqualificazione del territorio. Con il suggerimento di intraprendere intese intercomunali (P.A.T.I.), la nuova legge urbanistica regionale concretizza la possibilit di attivare collaborazioni orizzontali tra i Comuni, finalizzate a supportare attraverso politiche territoriali coordinate il raggiungimento di un modello di sviluppo capace di preservare le risorse, di tutelare e dare identit ai luoghi, di offrire servizi di qualit ad imprese e abitanti, di garantire una buona accessibilit, nellottica anche della massimizzazione della spesa pubblica e nellelevazione del rendimento dei servizi pubblici. Tutto ci con laumento della domanda ed il coinvolgimento di un pi elevato numero di cittadini. Tra i Comuni di: 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. Campodoro; Carmignano di Brenta; Curtarolo; Gazzo; Grantorto; Piazzola sul Brenta; San Giorgio in Bosco; Villafranca Padovana (*);
affrontando e disciplinando i seguenti tematismi: 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9.
sistema delle interrelazioni funzionali di area vasta; sistema ambientale; difesa del suolo; paesaggio agrario e paesaggio di interesse storico; servizi a scala territoriale; settore turistico ricettivo; sistema relazionale, infrastrutturale e della mobilit; attivit produttive; sviluppo e promozione delle fonti di energia rinnovabile.
Il Comune di Villafranca Padovana condivide con il P.A.T.I. del Medio Brenta i temi 4 (paesaggio agrario) e 7 (sistema relazionale, infrastrutturale e della mobilit) pur esercitando lazione pianificatoria, a livello intercomunale, nellambito territoriale di appartenenza del P.A.T.I. della Comunit Metropolitana di Padova.
ha preso avvio la redazione del P.A.T.I. che rappresenta, relativamente ai temi sopracitati, il nuovo strumento di pianificazione intercomunale finalizzato a pianificare in modo coordinato scelte strategiche e tematiche relative al territorio del Medio Brenta. Forma di governance adottata La forma di governance prescelta per il Medio Brenta quella dellaccordo interistituzionale (ex L. n 142/1190 D. Lgs. n 267/2000 e s.m.i.). Con la stipula di questo accordo non si conclude la ricerca di un ulteriore progressivo rafforzamento della collaborazione intercomunale, al fine di realizzare al meglio gli obiettivi di coesione e sviluppo, e quindi di convergenza attraverso forme istituzionali adeguate allo scopo. Sostanzialmente si tratta di un accordo di pianificazione territoriale ed urbanistica, centrato sullo
strumento del P.A.T.I. come previsto dallart. 16 della L.U.R.. Con questo accordo si realizza sia lobiettivo della sussidiariet orizzontale tra i comuni che partecipano allaccordo, sia quello della sussidiariet verticale, per tramite del coordinamento operato dalla Provincia di Padova e con la partecipazione della Regione Veneto. Laccordo, strettamente interistituzionale, stato concepito dai sottoscrittori in forma aperta; ci allo scopo di coinvolgere in prospettiva anche altri soggetti/attori del territorio al fine di allargare la sussidiariet orizzontale. Lart. 5 della L.R. 11/2004 prevede la concertazione e la partecipazione con gli altri enti pubblici territoriali e con le altre amministrazioni preposte alla cura degli interessi pubblici coinvolti; prevede inoltre il confronto con le associazioni economiche e sociali portatrici di rilevanti interessi sul territorio e di interessi diffusi, nonch con i gestori di servizi pubblici e di uso pubblico, invitandoli a concorrere alla definizione degli obiettivi e delle scelte strategiche individuate dal presente P.A.T.I.. Lutilizzo di nuove tecnologie che consentano la formazione delle basi informatiche che costituiscono il quadro conoscitivo, cio il sistema integrato delle informazioni e dei dati necessari alla comprensione delle tematiche svolte dagli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica; la possibilit di concludere accordi con soggetti privati per assumere nella pianificazione proposte di progetti ed iniziative di rilevante interesse pubblico; gli accordi di programma finalizzati allazione integrata e coordinata tra amministrazioni, altri soggetti pubblici o privati; listituto della perequazione, del credito edilizio e della compensazione, rafforzano il cambiamento da un modello impositivo ad un modello incentrato sul dialogo sul confronto, fatto salvo il riconoscimento in capo ai comuni della responsabilit diretta nella gestione del proprio territorio. Tali finalit e contenuti del P.A.T.I. sono esplicitati nella presente relazione di progetto che costituisce una sorta di guida, a disposizione delle Amministrazioni comunali e dei cittadini, che chiarisce le motivazioni e gli obiettivi delle scelte progettuali strategiche, supportate dalla verifica operata per tramite della Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.).
Confronti con altre forme di governance di area vasta La legislazione in materia di collaborazione tra Comuni, mette a disposizione varie forme istituzionali ed
organizzative. Si va, come noto, dalla cabina di regia, al protocollo dintesa, alle convenzioni (ex art. 30 T.U.E.L.), ai consorzi (ex art. 31 T.U.E.L.), alla unione dei Comuni (ex art. 32 T.U.E.L.), allaccordo di programma (ex art. 34 T.U.E.L.), alle associazioni, sino alle societ miste. Allestero si ritrovano altre forme di collaborazione e cooperazione intercomunale sia di tipo istituzionale, sia di tipo volontario. Quella alla quale si maggiormente guardato nella concezione e nella progettazione dellaccordo di cui sopra, la c.d. agglomeration francese. Va ricordato che con laccordo di pianificazione per la formazione del P.A.T.I. del Medio Brenta, sottoscritto in data 23.05.2008, ripreso il percorso introdotto con la prima regolamentazione urbanistica veneta, per tramite della pianificazione intercomunale e comprensoriale, probabilmente finalizzata alla collaborazione intercomunale in materia di ambiente, difesa del suolo, mobilit e relative infrastrutture, servizi alla popolazione ed alle attivit produttive. Oggi, di fronte alle medesime problematiche in materia ambientale, territoriale, urbanistica, della mobilit e della difficile fiscalit degli enti locali, si tratta probabilmente non solo di una opportunit, ma di una necessit.
2 - RUOLO DELLA PROVINCIA NELLATTIVITA DI PROMOZIONE E DI COORDINAMENTO DELLA PIANIFICAZIONE TERRITORIALE INTERCOMUNALE A seguito dellentrata in vigore della nuova Legge Urbanistica Regionale, la Provincia di Padova come sopra accennato si dotata del proprio Strumento di Pianificazione, adottato con deliberazione di Consiglio Provinciale n. 46 del 31 luglio 2006. Detto strumento, nellintento di integrare i procedimenti pianificatori dei comuni con la visione strategica provinciale, prevede in tutto il territorio, suddiviso in nove ambiti omogenei, la redazione di P.A.T.I. tematici, recependo, di fatto, i contenuti degli Accordi di Pianificazione gi sottoscritti con i comuni e la Regione per sette dei nove ambiti omogenei (Medio Brenta, Camposampierese, Comunit Metropolitana di Padova, Conselvano, Monselicense, Estense, Montagnaese), finalizzati alla redazione di strumenti di pianificazione del territorio su materie di interesse intercomunale. Nellambito del Medio Brenta lindividuazione dei temi da sviluppare allinterno dello strumento di pianificazione intercomunale stata effettuata dagli stessi comuni in occasione degli incontri promossi dallAmministrazione Provinciale e che si sono conclusi con la redazione, da parte della stessa Provincia, di un Documento Preliminare che poi stato condiviso da ogni singolo comune. La Provincia poi ha provveduto ad attivare e gestire la fase di confronto e concertazione prevista dallart. 5 della L.U.R. e meglio descritta nei paragrafi successivi. Punto fondamentale di partenza per la costruzione del Quadro Conoscitivo del P.A.T.I. del Medio Brenta sono state le banche dati derivanti da tutte le analisi e le progettazioni gi utilizzate nel P.T.C.P. adottato nel 2004 e adeguato nel 2006, nonch lattivit di progettazione, di indirizzo e coordinamento effettuata dal Settore Urbanistica della Provincia. 3 - IL P.A.T.I. NELLA NUOVA LEGGE URBANISTICA REGIONALE Il governo del territorio si attua attraverso la pianificazione, urbanistica e territoriale dei comuni, della provincia e della Regione, in maniera coordinata rispetto ai principi di sussidiariet e di coerenza. In merito alla pianificazione intercomunale: il Piano di Assetto del Territorio Intercomunale (P.A.T.I.) del Medio Brenta rappresenta lo strumento finalizzato a pianificare in modo coordinato scelte strategiche relative ai temi elencati nelle premesse; in merito alla pianificazione comunale (P.R.C.): il Piano di Assetto del Territorio comunale (P.A.T.) lo strumento di pianificazione comunale complementare al P.A.T.I. per la pianificazione strutturale delle scelte strategiche relative ai temiatismi residuali rispetto a quelli affrontati dal P.A.T.I. che, in ogni caso, vengono compresi; il Piano degli Interventi (P.I.) lo strumento urbanistico che, in coerenza con il P.A.T.I./P.A.T., contiene disposizioni operative. Il P.A.T.I. un piano a medio termine, redatto sulla base di previsioni decennali, volto a definire, per i temi di pertinenza, gli obiettivi generali e lassetto urbanistico del territorio, senza per produrre effetti conformativi sul regime giuridico degli immobili, se non per quanto consegue allattivit ricognitiva e di recepimento di vincoli gi preordinati, cio senza apporre alcun ulteriore vincolo espropriativo e senza assegnare diritti edificatori. E uno scenario innovativo che impone nuovi sistemi di pianificazione, una nuova cultura in grado di interpretare le dinamiche in atto e di progettare il futuro valutando la compatibilit degli interventi rispetto alla risorse urbanistico-ambientali del territorio. Il Piano definisce, in particolare, le norme generali di governo del territorio e le azioni progettuali strategiche tali da favorire lo sviluppo sostenibile, in coerenza con gli strumenti di pianificazione sovraordinati, cogliendo le aspettative di sviluppo espresse dalle comunit locali.
In relazione ai valori ambientali ed alle dinamiche di trasformazione del territorio, il P.A.T.I. stabilisce prescrizioni immediatamente efficaci, nonch indirizzi nei confronti della pianificazione di settore sottordinata e dei Piano degli Interventi (P.I.). In particolare il P.A.T.I. del Medio Brenta provvede: a) alla tutela dei valori paesaggistici e ambientali, nelle componenti ecologico-naturalistiche, storico-culturali e geologiche; b) allorganizzazione generale del territorio e alla sua articolazione per gli ambiti produttivi che assicurino una equilibrata distribuzione delle previsioni di trasformazione e delle dotazioni necessarie allo sviluppo territoriale sostenibile; c) alla definizione dei criteri per la verifica di compatibilit dei Piani degli Interventi (P.I.), ai sensi della L.R. 11/2004, previsti per lattuazione dello strumento medesimo; d) al coordinamento delle politiche comunali, favorendo la revisione dei P.I. attraverso strategie di sviluppo tra loro coerenti. Tali temi vengono sviluppati, da una parte in coerenza con le direttive dei piani gerarchicamente preordinati, in particolare del P.T.C.P. adottato, dallaltra dettando prescrizioni rivolte al successivo livello programmatorio dei P.I., coerentemente con le finalit dellart. 2 della L.U.R.. Nella sostanza il P.A.T.I. rappresenta una sorta di contenitore delle grandi scelte strategiche, mentre con i singoli P.I. si dettaglieranno tali scelte, dal punto di vista della forma dellinsediamento. Questa ottica rappresenta, quindi, la chiave di lettura e di interpretazione degli elaborati di Piano. 4 - I PRINCIPALI OBIETTIVI STRATEGICI DEL P.A.T.I. Il progetto di P.T.C.P. adottato disegna un assetto dello spazio provinciale rispetto al quale larticolazione in territori progetto parte essenziale. La definizione di questi territori problema di sempre nella pianificazione maturata progressivamente. Dapprima in via empirico-intuitiva, con lo scopo di promuovere una riflessione sul tema: significati, disponibilit a far parte di un territorio progetto, ecc.. Quindi, quando si dato avvio alla progettazione degli accordi di copianificazione per la formazione dei P.A.T.I., si operata la definizione precisa dellambito e quindi dei comuni facenti parte di ogni territorio progetto. Questi ambiti territoriali sono stati individuati sulla base sia dei caratteri comuni (concetto di omogeneit territoriale, culturale, sociale, ecc.), sia dei caratteri programmatici, vale a dire in quanto aree programma. Per il territorio del Medio Brenta, coerentemente con quanto previsto dal P.T.C.P., gli obiettivi da perseguire sono i seguenti: elaborazione di una politica territoriale in base alle infrastrutture esistenti ed a quelle programmate; promozione di unorganizzazione razionale delle zone industriali; localizzazione dei centri direzionali e del terziario allesterno dei centri storici urbani, in prossimit dei grandi nodi di comunicazione, eventualmente prevedendo uno sviluppo ad alta densit insediativa; rilancio e sostegno delle funzioni commerciali e residenziali dei centri storici e delle aree urbane; salvaguardia dellambiente naturale, culturale e dei paesaggi, valorizzando contestualmente le risorse umane, naturali e culturali;
sviluppo equilibrato delle opportunit insediative, con particolare riguardo alle attivit produttive; garantire a tutti singoli, famiglie ed imprese laccesso alle dotazioni territoriali, in specie a quelle di valenza provinciale; perseguire la qualit dellinsediamento urbanoproduttivo, sia dellintera rete urbana, sia delle singole realt, sul piano funzionale, morfologico e paesaggistico, con lobiettivo ulteriore di ridurre loccupazione di suolo, grazie allazione di rinnovo e recupero delle aree urbane e delle aree per insediamenti produttivi; elevare la mobilit, di persone, cose e informazioni per le esigenze economicofinanziarie in modo sostenibile per lambiente, perseguendo gli obiettivi di integrazione e riequilibrio modale, privilegiando i trasporti collettivi su ferro; tutelare il territorio agricolo e favorire la specializzazione delle produzioni. 5 - GLI OBIETTIVI DEL DOCUMENTO PRELIMINARE DEL PATI Il Documento Preliminare, sottoscritto da tutti i Comuni aderenti al PATI del Medio Brenta, individua i seguenti tematismi, che sono stati analizzati ed affrontati puntualmente in sede di progetto: Tema 1: sistema delle interrelazioni funzionali di area vasta Con specifico riferimento ai processi di periferizzazione indotti dallarea metropolitana di Padova, il P.A.T.I. provvede a: definire politiche territoriali di tutela e valorizzazione dellidentit ambientali e socio-economiche locali; regolamentare i sistemi di sviluppo urbano. Tama 2: sistema ambientale Gli obiettivi per la tutela delle risorse naturalistiche e ambientali, e per lintegrit del paesaggio naturale sono: a. individuazione e disciplina delle aree di valore naturale e ambientale; b. definizione degli obiettivi generali di valorizzazione in coerenza con le indicazioni della pianificazione sovraordinata, in particolare: 1. tutela e miglioramento delle reti ecologiche; 2. tutela del paesaggio fluviale; 3. salvaguardia dei corsi dacqua e connessione reciproca e con gli altri elementi ambientali di interesse ecologico (reti ecologiche) e delle aree umide; 4. gestione delle emergenze naturalistiche di carattere idrogeologico e geomorfologico in particolare dei fiumi Brenta, Ceresone e Tergola, di tutto il fitto sistema di rogge e cave dismesse ora diventate aree umide; 5. tutela delle aree di valore naturalistico e mantenimento delle biodiversit; 6. salvaguardia delle emergenze culturali; tutela delle aree con formazioni vegetali rilevanti, portatrici di valori ecologici, quali aree golenali, in particolare lungo il Brenta, ed ex cave rinaturalizzate, aree umide: Bacino Giaretta, Palude di Onara, Golena di Palazzina, Cava Valente, Cava Trentumozzo, Bacino Zanon. c. individuazione delle possibili fonti di inquinamento o alterazione delle falde acquifere in relazione al particolare equilibrio idrogeologico dellambito del Medio Brenta; d. salvaguardia dellacquifero libero, di grande potenzialit ai fini idropotabili, in modo da prevenire il potenziale rischio di inquinamento a causa della presenza importante degli allevamenti zootecnici; e. controllo a riguardo dellattivit estrattiva in tutta la zona delle risorgive; f. razionalizzazione dello sfruttamento idrico al fine di evitare lattuale depressurizzazione degli acquiferi.
Tema 3: difesa del suolo Gli obiettivi per la localizzazione e la valutazione della vulnerabilit delle risorse naturali, e la disciplina generale per la loro salvaguardia sono: a. definizione delle aree a maggiore rischio di dissesto idrogeologico e delle aree esondabili; b. individuazione degli interventi di miglioramento e riequilibrio ambientale da prevedere; c. definizione di indirizzi e prescrizioni generali per gli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia nelle zone sottoposte a vincolo idrogeologico nelle aree urbanizzate o da urbanizzare; d. definizione delle strategie per il miglioramento degli interventi di gestione del territorio per quanto attiene alla difesa del suolo e dellequilibrio idrogeologico dei Comuni ricadenti nellambito del bacino scolante e controllo dello smaltimento delle risulte zootecniche. Tema 4: paesaggio agrario e paesaggio di interesse storico Per il paesaggio agrario, gli obiettivi del P.A.T.I. sono: a. salvaguardia delle attivit e sistemazioni agrarie ambientalmente sostenibili, dei valori archeologici, storici e architettonici presenti nel territorio; b. conservazione o ricostituzione del paesaggio agrario e del relativo patrimonio di biodiversit, delle singole specie animali o vegetali, dei relativi habitat e delle associazioni vegetali e forestali; c. salvaguardia o ricostituzione dei processi naturali, degli equilibri idraulici e idrogeologici e degli equilibri ecologici; d. individuazione di: 1. aree con tipologie di paesaggio rurale prevalente; 2. aree con produzione specializzate; 3. aree con produzione a rischio di impatto ambientale; e. aree con sistemi ed elementi ambientali di valore naturalistico e paesaggistico da non trattare come entit isolate ma con particolare attenzione alle relazioni tra di esse ed ai margini, nonch al contesto in cui si trovano. Per il paesaggio di interesse storico, gli obiettivi del P.A.T.I. sono relativi alla tutela, al recupero e alla valorizzaione di: f. edifici di valore storico-architettonico, culturale e testimoniale, Ville Venete, contesti figurativi, ecc.; g. centri storici di pregio e di particolare rilievo; h. parchi, giardini monumentali di interesse storico-architettonico; i. documenti della civilt industriale; j. grandi percorsi extraurbani e itinerari di interesse storico-ambientale; k. sistemazioni agrarie tradizionali delle praterie del Brenta, zone e beni archeologici, musei etnografici; l. manufatti di archeologia industriale. Tema 5: servizi a scala territoriale Obiettivi: a. individuazione delle parti del territorio ad elevata specializzazione funzionale, con concentrazione di una o pi funzioni strategiche, o di servizi ad alta specificazione economica, scientifica, culturale, sportiva, ricreativa e della mobilit, definite Poli Funzionali; b. ricognizione dei Poli Funzionali esistenti da consolidare, ampliare e riqualificare; c. individuazione degli eventuali ambiti preferenziali idonei per la localizzazione dei nuovi Poli funzionali; d. definizione dei criteri per lindividuazione delle caratteristiche morfologiche dei Poli Funzionali di nuova previsione; e. individuazione degli interventi di trasformazione e qualificazione funzionale, urbanistica ed edilizia dei Poli esistenti.
Tema 6: settore turistico ricettivo Obiettivi: a. valutazione della consistenza e dellassetto delle attivit esistenti e promozione dellevoluzione delle attivit turistiche; b. individuazione di aree e strutture idonee vocate al turismo di visitazione, allagriturismo, allattivit sportiva; c. studio sulla dotazione di servizi e rafforzamento delle attrezzature esistenti, secondo modelli culturalmente avanzati (Piano dei Servizi); d. previsione dellestensione della rete dei percorsi ciclabili di interesse intercomunale (Piano Provinciale delle Piste Ciclabili); e. promozione e regolamentazione della navigabilit dei corsi dacqua di rilievo provinciale inserendoli nei circuiti turistici principali (studio provinciale della carta nautica); f. definizione disciplinare di particolari siti e strade panoramiche e previsione di nuovi percorsi per la scoperta e la valorizzazione delle ricchezze naturali e storiche del territorio; g. recupero e salvaguardia dei prodotti tipici locali, promozione dei vari settori agro-alimentari. Tema 7: sistema relazionale, infrastrutturale e della mobilit di interesse sovracomunale Gli obiettivi del P.A.T.I. sono di raccordo con la pianificazione di settore sovraordinata, provvedendo alla: a. definizione della rete di infrastrutture e di servizi per la mobilit di maggiore rilevanza; b. definizione della opere necessarie per assicurarne la sostenibilit ambientale e paesaggistica e la funzionalit rispetto al sistema insediativo ed al sistema produttivo individuando, ove necessario, fasce di ambientazione al fine di mitigare o compensare gli impatti sul territorio circostante e sullambiente; c. definizione della dotazione di standard e servizi alla viabilit sovracomunale; d. definizione del sistema della viabilit, della mobilit ciclabile e pedonale di livello sovracomunale (ex ferrovia Ostiglia); e. individuazione dei criteri relativi agli impianti di telefonia; f. individuazione di politiche per la diffusione delle innovazioni tecnologiche. Tema 8: attivit produttive Obiettivi: a. valutare la consistenza e lassetto del settore secondario e terziario, definendo le opportunit di sviluppo anche in relazione allimpiego di risorse naturali nei processi produttivi in coerenza con il principio dello sviluppo sostenibile; b. individuare le parti del territorio caratterizzate dalla concentrazione di attivit economiche, commerciali e produttive; c. definire lassetto fisico funzionale degli ambiti specializzati per le attivit produttive di rilievo sovracomunale, da confermare e/o potenziare (caratterizzati da effetti sociali, territoriali, ambientali, relazionati con altri comprensori produttivi di livello provinciale, regionale, interregionale); d. individuare, nelle more dei criteri dettati dal P.T.R.C. ed in coerenza con i contenuti del P.T.C.P., gli ambiti preferenziali idonei alla pianificazione dei nuovi insediamenti produttivi, commerciali e direzionali di rango intercomunale, con riferimento alle caratteristiche locali ed alle previsioni infrastrutturali a scala territoriale, indicando i criteri applicativi della perequazione territoriale; e. definire, in coerenza con il P.T.C.P.: 1. gli ambiti preferenziali di localizzazione delle medie e grandi strutture di vendita configurabili quale bacino di utenza degli ambiti di programmazione regionale, sulla base della superficie complessiva assegnata dalla L.R. 15/2004; 2. le aree idonee da destinare alla logistica e alla direzione, organizzazione e promozione delle attivit di interscambio di tipo commerciale; 3. i poli per linnovazione tecnologica e per i servizi alle imprese destinate ad attrarre, concentrare
e potenziare attivit ad alto grado innovativo; gli specifici indirizzi e prescrizioni per la valorizzazione dei distretti produttivi (L.R. 8/2003), precisando gli standard di qualit dei servizi che si intendono perseguire per ottimizzare il rapporto tra attivit di produzione, servizi tecnologici, qualit ambientale, qualit del luogo di lavoro, sistema relazionale infrastrutturale e della mobilit (viabilit); 5. precisa gli standard di qualit dei servizi che si intendono perseguire per ottimizzare il rapporto tra attivit di produzione, servizi tecnologici, qualit dellambiente e del luogo di lavoro, anche sulla base delle linee guida provinciali per la progettazione ambientale delle aree destinate a insediamenti produttivi. 4. Tema 9: sviluppo e promozione delle fonti di energia rinnovabile Obiettivi: 1) recepimento e approfondimento delle linee guida progettuali e costruttive elaborate dalla Provincia attraverso una politica di: 1. pianificazione e gestione pi ecologica del territorio; 2. integrazione delle tematiche ambientali nelle proprie programmazioni al fine di ridurre i consumi di energia nel settore edilizio, terziario e industriale; 3. promozione dellapplicazione di tecnologie costruttive sostenibili; 4. promozione della certificazione energetica degli edifici; 5. partecipazione dei cittadini a modifiche comportamentali a favore dellambiente. 6 - IL PERCORSO DI REDAZIONE DEL P.A.T.I. Il percorso che ha portato alla redazione del P.A.T.I. del Medio Brenta strutturato su quattro componenti principali tra loro sinergiche e sempre interconnesse: la relazione ambientale; la costruzione del Quadro Conoscitivo; il processo partecipativo e la concertazione; la Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.); la cartografia di progetto e le relative norme tecniche. Tale percorso stato costruito sviluppando una approfondita conoscenza dello stato dei luoghi, in tutte le sue componenti e nelle loro reciproche interrelazioni, con un metodo di analisi spiccatamente interdisciplinare e con lattivazione di un Sistema Informativo Territoriale che raccoglie, mettendo a sistema, sia il quadro conoscitivo, sia le tavole progettuali. Con il P.A.T.I., elaborato mediante luso di applicazioni informatiche di tipo G.I.S., utilizzando esclusivamente la base della Carta Tecnica Regionale Numerica (C.T.R.N.), i Comuni del Medio Brenta hanno inteso operare precise scelte strutturali di natura strategica di sviluppo del territorio, in merito ai temi produttivo e infrastrutturale, nonch in merito alla definizione delle invarianti di natura geologica, geomorfologica, idrogeologica, paesaggistica, ambientale, storico-monumentale e architettonica, in coerenza e conformit con gli obiettivi e gli indirizzi contenuti nella pianificazione di livello superiore (P.T.R.C. e P.T.C.P.) e nel documento preliminare del P.A.T.I.. In questo quadro le scelte strategiche di assetto e di sviluppo per il governo del territorio del P.A.T.I. del Medio Brenta, si ispirano, coerentemente con le scelte progettuali del P.T.C.P. adottato, ai seguenti principi che ne costituiscono il quadro di riferimento: a) sostenibilit, intesa come attenzione particolare alle risorse fisiche, ambientali, energetiche e tecnologiche, ripensando i processi pianificatori e costruttivi in modo che questi provochino il minor impatto possibile sullambiente; b) sussidiariet, adeguatezza ed efficienza, mediante: - garanzia di trasparenza e partecipazione; - ladozione di un sistema informativo territoriale unificato ed accessibile, al fine di disporre di
elementi conoscitivi raffrontabili; coinvolgimento delle rappresentanze economico sociali e delle associazioni a concorrere alla definizione degli obiettivi e delle scelte strategiche individuate dal P.A.T.I.; copianificazione, che influenza il carattere processuale della pianificazione e la natura cooperativa e consensuale delle relazioni con la pianificazione sovracomunale; perequazione urbanistica, che persegue lequa distribuzione dei diritti edificatori tra i proprietari degli immobili interessati dagli interventi, contemperando un giusto equilibrio tra linteresse pubblico e quello privato; legata al livello dintervento Comunale e viene assunta a parametro di correttezza nelle scelte incisive del pianificatore sul diritto di propriet dei suoli, con tutta la tematica dei vincoli urbanistici (indifferenza della propriet rispetto alle scelte pianificatorie), nonch a parametro della congruit delle indennit di espropriazione (eguaglianza tra i proprietari espropriati e quelli non espropriati); perequazione territoriale e ambientale, che perseguono lequa ripartizione tra i comuni dei vantaggi dellinsediamento di attivit e degli oneri derivanti dalla realizzazione delle infrastrutture di interesse generale; sono legata al livello dintervento intercomunale ed hanno lo scopo di rendere indifferente, per quanto riguarda gli effetti sulla finanza dei comuni, la localizzazione degli insediamenti stessi in determinati comuni piuttosto che in altri e, in particolare, di evitare le sperequazioni derivanti dalla tendenziale concentrazione dei nuovi insediamenti produttivi, commerciali e terziari negli ambiti specializzati per attivit produttive di rilievo sovracomunale specificatamente previsti dal P.T.C.P.. compensazione e credito edilizio, come ipotesi privilegiate per lindennizzo di vincoli espropriativi e per favorire interventi di riqualificazione ambientale ed urbana; qualit architettonica, intesa come esito di un coerente sviluppo progettuale che recepisca le esigenze di carattere funzionale (comfort, flessibilit, fruibilit, sicurezza, durata) ed estetico posto a base della progettazione e della realizzazione delle opere e che garantisca il loro armonico inserimento nel paesaggio e nellambiente circostante.
Il percorso di redazione del P.A.T.I. si articolato nelle seguenti fasi: 1a fase Sottoscrizione del Documento di Adesione Il Documento di Adesione stato siglato tra i Comuni dellambito territoriale omogeneo del Medio Brenta, la Provincia di Padova e la Regione Veneto. Con il Protocollo stata manifestata la volont di procedere alla elaborazione del P.A.T.I., definendo, in linea generale, lambito territoriale, le peculiarit locali e soprattutto i temi di interesse generale che rendono opportuna e significativa la pianificazione intercomunale. 2a fase Approvazione del Documento Preliminare e dellAccordo di Pianificazione da parte: a) dei comuni di Campodoro, Carmignano di Brenta, Curtarolo, Gazzo, Grantorto, Piazzola sul Brenta, San Giorgio in Bosco, Villafranca Padovana, quali Enti competenti al governo del territorio e alla gestione della pianificazione comunale; b) della Provincia di Padova, quale Ente di coordinamento del Piano; c) della Regione Veneto quale Ente competente allapprovazione del Piano; Lelaborazione del P.A.T.I. ha avuto inizio con la predisposizione e la condivisione con i Comuni dellambito Medio Brenta e la Provincia di Padova, con funzioni di coordinamento, dapprima di uno schema di Documento Preliminare, approvato da tutte le Giunte comunali e provinciali, poi confermato nel successivo Documento Preliminare contenente, in particolare, gli obiettivi generali del P.A.T.I. e le scelte strategiche di assetto del territorio, per i temi pertinenziali, anche in relazione alle previsioni degli strumenti di pianificazione di livello sovraordinato (P.T.R.C. e P.T.C.P.). Il Documento Preliminare stato approvato con deliberazioni delle Giunte Comunali del Medio Brenta e della Giunta Provinciale rispettivamente:
Comune di Campodoro: deliberazione Giunta Comunale n 76 in data 01.07.2006; Comune di Carmignano di Brenta: deliberazione Giunta Comunale n 105 in data 18.07.2006; Comune di Curtarolo: deliberazione Giunta Comunale n 64 in data 04.07.2006; Comune di Gazzo: deliberazione Giunta Comunale n 93 in data 25.07.2006; Comune di Grantorto: deliberazione Giunta Comunale n 49 in data 04.07.2006; Comune di Piazzola sul Brenta: deliberazione Giunta Comunale n 67 in data 28.06.2006; Comune di San Giorgio in Bosco: deliberazione Giunta Comunale n 97 in data 11.07.2006; Comune di Villafranca Padovana: deliberazione Giunta Comunale n 81 in data 20.06.2006. Provincia di Padova: deliberazione Giunta Provinciale n 370 in data 26.06.2006.
Laccordo di pianificazione stato sottoscritto in data 23.05.2008. Tale accordo persegue, coerentemente con il Documento Preliminare, i seguenti obiettivi: finalizzare le scelte del P.A.T.I. ad una trasformazione urbanistica funzionalmente equilibrata, armonica e policentrica e ad uno sviluppo adeguato a soddisfare le esigenze socio-economiche del territorio, senza compromettere la conservazione e lutilizzo futuro delle risorse, in particolare di quelle non riproducibili; la salvaguardia delle qualit ambientali, culturali ed insediative del territorio al fine della conservazione, tutela e valorizzazione dei beni naturali, culturali e architettonici; la tutela delle identit storico-culturali, della qualit e differenziazione dei paesaggi urbani ed extraurbani al fine della riqualificazione degli insediamenti storici e del territorio non urbanizzato; la prevenzione e riduzione dei rischi connessi alluso del territorio e delle sue risorse, al fine di garantire la sicurezza degli abitanti e la difesa idrogeologica dei suoli; la tutela e valorizzazione dei valori paesistici riconosciuti, nonch la riqualificazione delle parti compromesse o degradate e lattestazione di eventuali nuovi valori paesistici coerenti con quelli riconosciuti ed integrati con lo sviluppo economico e sociale sostenibile; la promozione di una gestione del territorio pi ecologica che favorisca luso di fonti rinnovabili di energia (solare termica, fotovoltaica, geotermica, luso delle biomasse, ecc.), incentivando lattuazione della normativa vigente in materia al fine di ridurre i consumi di energia, nonch ladozione di buone prassi per la riqualificazione urbana. 3a fase Compilazione del Quadro Conoscitivo e confronto con Enti / Amministrazioni / Associazioni economiche e sociali (concertazione) A seguito della sottoscrizione del Documento Preliminare e dellAccordo di Pianificazione, si proceduto ad una approfondita analisi dello stato di fatto, finalizzata alla formazione del Quadro Conoscitivo con le relative basi informative contenenti dati e informazioni finalizzati alla conoscenza sistematica degli aspetti fisici e socio-economici del territorio, della pianificazione territoriale e della programmazione locale. Contestualmente allattivit di formazione del Quadro Conoscitivo stato avviato il confronto e la concertazione con gli altri Enti pubblici territoriali e Amministrazioni preposte alla cura degli interessi pubblici coinvolti. I Comuni dellambito Medio Brenta hanno altres assicurato il confronto con le Associazioni economiche e sociali portatrici di rilevanti interessi sul territorio e di interessi diffusi, nonch con i gestori di servizi pubblici e di uso pubblico, invitando tutti a concorrere alla definizione degli obiettivi e delle scelte strategiche, relativamente ai temi del P.A.T.I.. A tale scopo sono stati organizzati n 2 incontri plenari, oltre a numerosi incontri specifici con i gestori dei servizi pubblici e di uso pubblico. 4a fase Elaborazione del P.A.T.I. Lelaborazione del P.A.T.I. stata effettuata tenendo conto:
dello stato di fatto, non solo sotto il profilo meramente conoscitivo, ma, soprattutto, quale elemento propedeutico per una corretta programmazione urbanistica strutturale; dei contributi dei rappresentanti tecnico-politici dei comuni del Medio Brenta, espressi durante i numerosi incontri; dei contributi pervenuti da parte di Enti e Associazioni tutti verificate e valutati; dellarticolato ed innovativo quadro normativo. 5a fase Adozione e approvazione del P.A.T.I. Il P.A.T.I. costituito, per i temi di competenza, dai medesimi elaborati di cui allart. 13 della L.U.R. viene adottato dai Comuni del Medio Brenta ed depositato presso la sede di ciascun Comune a disposizione del pubblico per trenta giorni consecutivi, decorsi i quali chiunque potr formulare osservazioni entro i successivi trenta. Trascorsi i termini per la formulazione delle osservazioni viene convocata una conferenza dei servizi alla quale partecipano un rappresentante autorizzato da rispettivo organo competente di ciascuno dei comuni partecipanti, un rappresentante della Provincia di Padova ed uno della Regione, che si esprimono sul Piano e sulle osservazioni pervenute. Qualora si riscontri il consenso unanime dei Comuni, della Provincia e della Regione, il Piano si intende approvato ed ratificato dalla Giunta Regionale. 7 - GLI STRUMENTI PER LA REDAZIONE DEL P.A.T.I. 7.1 Il Quadro Conoscitivo
La condizione di partenza, indispensabile per una corretta programmazione urbanistica, la disponibilit di un Quadro Conoscitivo certo, aggiornato e aggiornabile. La L. R. n 11/2004 ha introdotto nuove impostazioni metodologiche nella formazione ed acquisizione di elementi conoscitivi necessari allelaborazione delle scelte in materia di pianificazione urbanistica e territoriale. In particolare prevede la propedeutica elaborazione delle basi informative, le quali, in rapporto allo strumento di pianificazione, vengono opportunamente organizzate e sistematizzate determinando cos il Quadro Conoscitivo necessario ad una corretta definizione delle scelte del P.A.T.I.. Infatti il Quadro Conoscitivo si compone attraverso lorganizzazione coordinata di: dati ed informazioni gi in possesso delle Amministrazioni Comunali; nuovi dati ed informazioni acquisite ed elaborate nella fase di formazione del P.A.T.I.; dati ed informazioni in possesso di altri Enti. Larticolazione del Quadro Conoscitivo stata strutturata per garantire, in relazione ai temi del P.A.T.I., un quadro esaustivo delle informazioni in merito alle condizioni naturali ed ambientali del territorio, del sistema produttivo ed infrastrutturale, delle valenze storico-culturali e paesaggistiche e delle problematiche economiche e sociali attraverso una lettura multidisciplinare che consenta di pervenire ad una valutazione critica dellimpiego dei dati, finalizzata a definire le condizioni di sostenibilit degli interventi e delle trasformazioni pianificabili e le condizioni di fragilit ambientale. La formazione del Quadro Conoscitivo, come previsto nello specifico atto di indirizzo regionale, stata sviluppata non solo come la costruzione di un catalogo delle informazioni al fine di documentare il complesso delle conoscenze territoriali disponibili ai diversi livelli, ma anche per costituire una parte integrante e non separata del percorso di redazione del quadro strutturale e operativo del progetto di Piano. La formazione del Quadro Conoscitivo si esplicitata nelle forme e nei contenuti, secondo le caratteristiche di ogni singolo ambito, proponendo una lettura del territorio e delle sue componenti,
attraverso lanalisi relativamente ai temi del P.A.T.I., delle seguente matrici: 01 informazioni territoriali di base; 02 aria; 03 clima; 04 acqua; 05 suolo e sottosuolo; 06 biodiversit; 07 paesaggio; 08 patrimonio culturale, architettonico, archeologico; 09 inquinanti fisici; 10 economia e societ; 11 pianificazione e vincoli. Assieme al Documento Preliminare ed alla Relazione Ambientale, il Quadro Conoscitivo ha costituito la documentazione di base per la progettazione del P.A.T.I. e per lelaborazione del Rapporto Ambientale. 7.2 Concertazione e consultazione
Oltre alla concertazione tra i Comuni del Medio Brenta, concretizzatasi in diversi incontri (tavolo tecnico e tavolo politico), sono stati effettuati due incontri con Enti ed Associazioni, rispettivamente in data 12.06.2008 (presso il Comune di Grantorto) e 18.06.2008 (presso il Comune di Villafranca Padovana). A tali incontri sono stati invitati: gli Enti locali, gli Enti pubblici territoriali, gli Enti preposti alla cura di interessi pubblici, gli Enti gestori di servizi, le Associazioni economiche e sociali, le Associazioni ambientalistiche. Ulteriori, specialistici incontri, sono stati effettuati in pi riprese con i tre Consorzi di Bonifica, competenti per larea del Medio Brenta, con vari dipartimenti regionali (agronomico, geologico, Segreteria Regionale alle Infrastrutture e Mobilit Direzione Valutazione Progetti e Investimenti), oltre al Dipartimento di Urbanistica, sempre invitato alle riunioni del P.A.T.I., con i consorzi di competenza, con il Genio Civile, con gli assessorati provinciali della viabilit, mobilit, edilizia scolastica, commercio, ecc.. Obiettivo della fase partecipativa, oltre alla ricerca di un consapevole consenso sui contenuti di un importante strumento strutturale innovativo, quale il P.A.T.I., stato quello di far emergere eventuali criticit e problemi, nonch di favorire lo scambio di materiali e informazioni. Il percorso di partecipazione si svolto sostanzialmente in sei fasi: 1. individuazione dei soggetti da coinvolgere e comunicazione di avvio della concertazione e consultazione; 2. illustrazione del Documento Preliminare, nonch del Quadro Conoscitivo; 3. accessibilit a tutti gli Enti e Associazioni, mediante il sito della Provincia di Padova www.pianionline.it alle informazioni del Quadro Conoscitivo; 4. fase di ascolto e di raccolta dei contributi; 5. fase di sintesi tecnico-politica delle proposte-richieste formulate; 6. delibera di chiusura della fase consultivo-concertativa. Tenuto conto delladozione da parte della Giunta Regionale degli atti di indirizzo di cui allart. 50 della L.R. n. 11/2004 e considerato che, a seguito delle azioni di informazione e divulgazione che hanno accompagnato il periodo della concertazione, sono pervenute alla segreteria dellUfficio di Piano ed alla Provincia di Padova, le seguenti osservazioni/contributi o comunicazioni delle quali si terr in debita considerazione nellattivit di progettazione: 1. Corpo Forestale dello Stato Comando Regionale, Padova - prot. n. 9290 del 03.06.2008; 2. Autorit di Bacino dei Fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave, Brenta-Bacchiglione, prot.
1144/B.5.5/4 del 10.06.2008; 3. Istituto Regionale Ville Venete, prot. 2148 del 03.06.2008; 4. Regione Veneto, Unit Periferica Genio Civile di Padova, prot 322731 del 19.06.2008; 5. Consorzio di Bonifica Sinistra Medio Brenta Mirano, Ve, prot. 6027 del 30.07.2008 6. Telecom Italia, prot. 20270 del 23.06.2008 7. Gruppo Consiliare La meridiana, prot. 6570 del 08.07.2008. A seguito di ci, si ritenuta espletata la fase di concertazione relativa al Documento Preliminare prevista dallart. 5. Sono stati confermati, pertanto, gli obiettivi e le strategie del documento preliminare potendo ritenere gli interventi degli Enti ed Associazioni durante le suddette riunioni, nonch i suddetti documenti scritti pervenuti, quali contributi migliorativi per le modalit di costruzione del Piano. Come sopra accennato stato attivato, presso la Provincia, a supporto della suddetta procedura, un sito di e-democracy denominato Pianionline, che si colloca allinterno di un pi ampio progetto, che prevede lutilizzo di tecnologie di rete per lincentivazione della partecipazione dei cittadini ai processi decisionali, in modo interattivo. Il progetto prevede: a) lattivazione di uno strumento informatico (portale web) per la realizzazione di processi di informazione e di comunicazione interattiva (forum, newsletter, sondaggi, format per le osservazioni, ecc.) tra i soggetti sociali e le istituzioni che partecipano alla concertazione; b) la realizzazione di azioni di comunicazione per promuovere lo strumento di e-democracy e il suo utilizzo presso i cittadini e i soggetti sociali; c) lapplicazione di procedure e di analisi per la verifica della funzionalit e dellefficacia dello strumento utilizzato. Lesito delle su richiamate fasi di concertazione, nei vari incontri, stato quindi sostanzialmente positivo: gli Enti e le Associazioni hanno partecipato numerosi agli incontri, intervenendo con interesse alle tematiche oggetto di valutazione; in particolare, i primi, data la rilevanza intercomunale dellattivit di pianificazione, hanno subito colto lopportunit di partecipare attivamente alle fasi successive di elaborazione dei Piani, manifestando tale loro disponibilit; i secondi, soprattutto le Associazioni ambientaliste sono intervenuti a difesa e tutela dellecosistema naturale e storico artistico presente nei luoghi con lobbiettivo comune di favorire eventuali nuovi sviluppi antropici, purch sostenibili dal punto di vista ambientale; molta attenzione viene data quindi alla procedura di V.A.S. che ogni piano deve espletare in linea con la normativa vigente in materia. Anche le Associazioni economiche e sociali, presenti a tutte le riunioni, hanno sostanzialmente condiviso il percorso intrapreso dai Comuni con il coordinamento della Provincia, e i contenuti dati alla pianificazione soprattutto intercomunale, con particolare riferimento al sistema produttivo in generale. Le proposte sopradescritte sono state tutte analizzate, e quelle giudicate pertinenti con i temi del documento preliminare sono state recepite dal P.A.T.I.. Con successive deliberazioni di Giunta Comunale, le Amministrazioni hanno dichiarato conclusa la procedura di concertazione di cui allart. 5 della L.R. 11/04. 7.3 La Valutazione Ambientale Strategica
La Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.), introdotta nellordinamento europeo dalla Direttiva 2001/42/CE, si prefigura quale processo finalizzato a garantire lintegrazione della variabile ambientale nei processi di pianificazione, attraverso linterazione tra la pianificazione e la valutazione durante tutto il processo di impostazione e redazione del piano o programma.
Il processo di V.A.S. finalizzato ad evidenziare la congruit delle scelte degli strumenti di pianificazione rispetto agli obbiettivi di sostenibilit ambientale, individuando gli impatti potenziali e le misure di mitigazione e di compensazione da inserire nel Piano. Con la L.U.R. sono stati formalmente introdotti i principi della concertazione e della partecipazione nellambito della legislazione urbanistica regionale, rendendo obbligatorio il confronto e la concertazione da parte dei comune con i soggetti pubblici e privati sulle scelte strategiche dellassetto del territorio. Come noto allart. 4 della stessa legge regionale previsto che per il P.A.T.I./P.A.T. sia applicata la Valutazione Ambientale Strategica di cui alla Direttiva 2001/42/CE; essa infatti integra le decisioni strategiche, i pareri, le opinioni, gli interessi settoriali e locali in modo organico, attraverso un processo strutturato per individuare le alternative possibili, nonch lo scenario tendenziale (cosiddetta opzione zero) ai fini di poterle sottoporre ai vari soggetti interessati. Nella V.A.S., allegata al P.A.T.I., sono descritte le informazioni sullo stato attuale dellambiente mettendo in evidenza le criticit ambientali e le azioni da intraprendere per migliorare la condizione attuale; la valutazione descrive le varie alternative di piano e propone lo scenario che assicura uno sviluppo sostenibile; sono valutati gli effetti ambientali per ogni scenario considerato, garantendo opportune mitigazioni e compensazioni ambientali. Si prevede un Piano di Monitoraggio con lobiettivo di individuare gli effetti negativi imprevisti e consentire alle autorit di adottare azioni correttive. La metodologia applicata conforme alle Direttiva Comunitaria Europea 42/01, agli artt. 4 e 46 della L.R. 11/04 e relativo atto di indirizzo, tuttora allattenzione dellapposita Commissione regionale per i dovuti adeguamenti alla legge nazionale. Viene espressamente richiamato quanto previsto dallart. 14 della legge regionale 26 giugno 2008, n. 4 in merito alle disposizioni transitorie in materia di Valutazione ambientale strategica (VAS). Le fasi del processo, descritte nella V.A.S. e nei suoi allegati, possono essere riassunte secondo quanto segue: 1) analisi della situazione ambientale: elaborazione dei dati delle matrici del quadro conoscitivo in riferimento allart. 50 della L.U.R., specificati negli atti di indirizzo. Le componenti ambientali affrontate dal rapporto ambientale sono: aria; clima; acque (superficiali e sotterranee); suolo e sottosuolo (geomorfologia, idrogeologia, rischi naturali, uso del suolo, ecc.); biodiversit (flora, fauna e rete ecologica); paesaggio; patrimonio culturale, artistico e architettonico; inquinanti fisici e salute umana (inquinamento luminoso, acustico, elettromagnetico e rischio industriale); economia e societ (dinamiche della popolazione, consumi energetici; mobilit; rifiuti, beni materiali; ecc.); pianificazione e vincoli. caratterizzazione dello stato dellambiente con lapplicazione del metodo DPSIR e dellImpronta Ecologica.
2) obiettivi, finalit e priorit di sviluppo: individuazione degli obiettivi, finalit e priorit in materia di ambiente e sviluppo sostenibile. Si prendono a riferimento i dieci obiettivi di sostenibilit elencati da Agenda 21. garanzia che gli obiettivi e le priorit ambientali siano integrati a pieno titolo nel progetto del P.A.T.I..
3) identificazione degli scenari alternativi: valutazione delle implicazioni, dal punto di vista ambientale, delle priorit di sviluppo previste dal P.A.T.I. ed il grado di integrazione delle problematiche ambientali nei rispettivi obiettivi, priorit, finalit e indicatori.
4) analisi degli effetti ambientali per ogni scenario alternativo: determinazione dei possibili effetti significativi sullambiente; individuazione dei criteri e applicazioni di forme di mitigazioni e compensazioni ambientali.
5) indicatori obiettivo in campo ambientale e confronto tra scenari alternativi: individuazione di indicatori ambientali e di sviluppo sostenibile intesi a quantificare e semplificare le informazioni in modo da agevolare la comprensione delle interazioni tra lambiente ed i problemi chiave del settore e facilitare il monitoraggio del Piano.
6) integrazione dei risultati della valutazione nella decisione definitiva in merito al P.A.T.I. al fine di: contribuire allo sviluppo della versione definitiva del P.A.T.I., tenendo conto dei risultati della valutazione e delle alternative.
7) integrazione nel rapporto ambientale degli esiti della consultazione: recepire gli esiti della consultazione allinterno delle scelte di Piano.
8) predisposizione delle misure di mitigazione, di compensazione e di un piano di monitoraggio coerente con la lista degli indicatori ambientali di cui al punto 5) in modo tale da: verificare e sorvegliare lo stato dellambiente e la conformit delle scelte di pianificazione territoriale e ambientale.
9) predisposizione di una sintesi non tecnica della V.A.S. per una maggiore diffusione dellinformazione e delle decisioni assunte: 7.4 individundo in modo sintetico i punti chiave di metodologia e di analisi della V.A.S. e dei risultati ottenuti. Elaborati del P.A.T.I.
Gli elaborati del P.A.T.I., quale risultato della copianificazione tra i soggetti dellaccordo, sono i seguenti: A Tav. Tav. Tav. Tav. Tav. Tav. Elab. Elab. Elab. Elab. Elab. Elab. Elab. Elab. B B.1 Elaborati di progetto: A.1 A.2 A.3 A.4 A.4.1 A.5 A.6 A.7 A.8 A.9 A.10 A.11 A.12 A.13 Carta dei vincoli e della pianificazione territoriale Carta delle invarianti Carta delle fragilit Carta della trasformabilit Individuazione ATO produttive Coerenza azioni strategiche - PRG Norme Tecniche Relazione di progetto Relazione tecnica Rapporto Ambientale (VAS) Relazione sintetica (VAS) Valutazione di compatibilit idraulica con allegati V.Inc.A Risparmio energetico Progetto CLIPAD Banca dati (Quadro Conoscitivo) 1 : 20.000 1 : 20.000 1 : 20.000 1 : 20.000 1 : 20.000 1 : 20.000
Elaborati di analisi: Analisi urbanistica Direttrici viabilit Interventi di progetto - Sistema viabilit 1:100.000 1 : 50.000
Tav. B.1.1 Tav. B.1.2
Tav. Tav. Tav. Tav. Elab. Elab. Elab. Tav. B.2 Tav. Tav. Tav. Tav. Tav. Elab. B.3 Tav. Tav. Tav. Elab. B.4 Tav. Elab. Elab. Elab. Elab.
B.1.3 B.1.4 B.1.5.a B.1.5.b B.1.6 B.1.7 B.1.8 B.1.9
Sistema viabilit produttivo Uso del suolo programmato Mosaico dei PRG Sistema dei servizi e della viabilit: azioni strategiche Sistema dei servizi e della viabilit: elenco azioni strategiche Atlante delle zone produttive Atlante delle attivit produttive in zona impropria Atlante dei servizi di interesse comune Superficie Agricola Utilizzata
1 : 20.000 1 : 20.000 1 : 20.000 1 : 20.000
Analisi geologica B.2.1 B.2.2 B.2.3.a B.2.3.b B.2.4 B.2.5 Carta litologica Carta geomorfologica Carta idrogeologica parte A Carta idrogeologica parte B Carta del microrilievo (D.T.M.) Relazione geologica, geomorfologia ed idrogeologica 1 : 20.000 1 : 20.000 1 : 20.000 1 : 20.000 1 : 20.000
Analisi Ambientale-Paesaggistica B.3.1 B.3.2 B.3.3 B.3.4 Carta dellassetto ambientale e naturale Carta dellassetto paesaggistico Sistema ambientale metaprogetto Relazione specialistica sistema ambientale e del paesaggio 1 : 20.000 1 : 20.000 1 : 20.000
Analisi storico-monumentale B.4.1 B.4.2 B.4.3 B.4.4 B.4.5 Sistema storico-monumentale insediativo e del paesaggio Atlante dei contesti figurativi dei complessi monumentali Atlante delle pertinenze scoperte da tutelare Repertorio dei decreti di vincolo monumentale Relazione specialistica - sistema beni storico-culturali Analisi della zonizzazione 1 : 20.000
Elab. B.5.1
Tra gli elaborati costitutivi del P.A.T.I. hanno valore prescrittivo i seguenti: Tav. Tav. Tav. Tav. Elab. Elab. Elab. Elab. A.1 A.2 A.3 A.4 A.6 A.8 B.4.2 B.4.3 Carta dei vincoli e della pianificazione territoriale Carta delle invarianti Carta delle fragilit Carta della trasformabilit Norme Tecniche Relazione tecnica Rapporto Ambientale (VAS) Atlante dei contesti figurativi dei complessi monumentali Atlante delle pertinenze scoperte da tutelare 1 : 20.000 1 : 20.000 1 : 20.000 1 : 20.000
Nel caso di contrasto tra il testo delle norme e gli elaborati grafici prevale il testo normativo. In caso di contrasto tra norme diverse, prevale quella avente maggior grado di tutela nei confronti degli obiettivi di sostenibilit del P.A.T.I. evidenziati nella V.A.S. e, in ogni caso, quelle disciplinanti i vincoli, le invarianti e le limitazioni della trasformabilit. 8 - IL PROGETTO DEL P.A.T.I. 8.1 Introduzione
Il progetto del P.A.T.I., per i temi di competenza dello stesso, nato e si sviluppato, a partire dallanalisi di attuazione dei P.R.G. vigenti e relative varianti generali e parziali in fase di definitiva
approvazione, tenuto conto che ai sensi dellart. 48, comma 5 della L.R. n. 11/2004, a seguito dellapprovazione del P.A.T.I. i P.R.G. vigenti acquistano il valore e lefficacia dei P.I. per le sole parti compatibili con il P.A.T.I., nella logica dei pi generali indirizzi della nuova legge urbanistica regionale e della pianificazione sovraordinata (P.T.R.C. e P.T.C.P.). Le previsioni del P.A.T.I. tematico, relativamente ai temi di interesse pubblico o di pubblica utilit, sono recepite dai P.R.G. vigenti con le procedure di cui al comma 1 ter dellart. 48 della L.U.R., cos come modificato dallart. 7 della L.R. n. 04/2008. La sfida del Piano quella di supportare, attraverso politiche territoriali coordinate, il raggiungimento di un modello di sviluppo capace di promuovere una efficace riorganizzazione del sistema produttivo e di quello commerciale e direzionale, finalizzata al progressivo consolidamento di fulcri insediativi selezionati secondo requisiti di abbattimento degli impatti strutturali e infrastrutturali connessi e al controllo della dispersione degli insediamenti produttivi, sia di singoli manufatti, sia di agglomerati industriali e del relativo appesantimento della domanda infrastrutturale, di preservare le risorse, di tutelare e dare identit e qualit allambiente, di offrire servizi di qualit ad imprese e abitanti e di garantire una buona accessibilit, favorendo la qualit architettonica in ogni investimento pubblico e privato, anche con il ricorso, per le opere pi significative, al concorso di progettazione. A tale scopo la normativa del P.A.T.I., in conformit agli articoli 35 e seguenti della L.U.R., introduce sistemi di regole e di incentivi per liniziativa privata, affinch anchessa contribuisca a determinare quella complessit funzionale, spaziale e sociale che costituisce la qualit urbana. E compito delloperatore pubblico, infatti, orientare attraverso regole ed incentivi i nuovi investimenti privati, non pi basati sulla semplice integrazione tra funzioni che incontrano immediata e facile rispondenza sul mercato, accompagnata dalla dotazione di qualche spazio accessorio di valenza collettiva, bens finalizzati alla creazione di elementi di nuova centralit, capaci di dare forma ed identit allesistente, di garantire una maggiore qualit progettuale e ricchezza funzionale, partendo da unanalisi della domanda pi attenta ai bisogni dellambito territoriale del Medio Brenta. 8.2 Metodologia operativa
La base da cui ha preso avvio il progetto del P.A.T.I. sta nella conoscenza del quadro conoscitivo relativo al territorio da pianificare con particolare riguardo: alla situazione socio-economica; alla composizione demografica; alla struttura e distribuzione delledificato storico vincolato e di interesse sovracomunale; alla localizzazione, verifica e consistenza delle Z.T.O. di tipo D esistenti e programmate; alla verifica della consistenza e criticit del sistema relazionale, infrastrutturale e della mobilit; alle valutazioni ambientali, paesaggistiche e storiche ed agli aspetti geomorfologici. Al fine di poter disporre delle numerose informazioni necessarie per formare, per la prima volta, un Quadro Conoscitivo unitario, completo delle informazioni richieste dalla L.R. n. 11/2004 e relativi atti di indirizzo, indispensabili per una corretta progettazione del P.A.T.I., stato necessario compiere specifiche analisi e ricerche sullo stato di fatto in merito ai temi oggetto del P.A.T.I., in particolare: 1. analisi urbanistica: direttrici viabilit; interventi di progetto - Sistema viabilit; sistema viabilit produttivo; uso del suolo programmato Mosaico dei PRG; sistema dei servizi e della viabilit: azioni strategiche; sistema dei servizi e della viabilit: elenco azioni strategiche; che hanno consentito la produzione dei seguenti atlanti: delle zone produttive; delle attivit produttive in zona impropria; dei servizi di interesse comune;
2. analisi geologica: carta litologica; carta geomorfologica; carta idrogeologica parte A e parte B; carta del microrilievo (D.T.M.); relazione geologica, geomorfologia ed idrogeologica;
3. analisi ambientale-paesaggistica: carta dellassetto ambientale e naturale; carta dellassetto paesaggistico; sistema ambientale metaprogetto; relazione specialistica sistema ambientale e del paesaggio;
4. analisi storico-monumentale: sistema storico-monumentale insediativo e del paesaggio; atlante dei contesti figurativi dei complessi monumentali; atlante delle pertinenze scoperte da tutelare; repertorio dei decreti di vincolo monumentale; relazione specialistica - sistema beni storico-culturali;
5. analisi della zonizzazione. Il progetto del P.A.T.I., quindi, il risultato di un processo complesso, ampiamente dibattuto, concertato e mediato nel corso di diversi incontri tra i tredici Comuni del Medio Brenta, la Provincia di Padova e la Regione Veneto, sintetizzato nelle tavole progettuali in scala 1:20.000 di seguito elencate: Tav. Tav. Tav. Tav. Tav. Tav. Elab. Elab. Elab. Elab. Elab. Elab. Elab. Elab. 8.3 A.1 A.2 A.3 A.4 A.4.1 A.5 A.6 A.7 A.8 A.9 A.10 A.11 A.12 A.13 Carta dei vincoli e della pianificazione territoriale; Carta delle invarianti; Carta delle fragilit; Carta della trasformabilit; Individuazione ATO produttive; Coerenza azioni strategiche PRG; Norme Tecniche; Relazione di progetto; Relazione tecnica Rapporto Ambientale (VAS); Relazione sintetica (VAS); Valutazione di compatibilit idraulica con allegati; V.Inc.A; Risparmio energetico Progetto CLIPAD; Banca dati (Quadro Conoscitivo).
Limite quantitativo massimo di S.A.U. trasformabile
Lart. 2 della L.R. 11/04 individua, tra le finalit della legge, lutilizzo di nuove risorse territoriali solo quando non esistano alternative alla riorganizzazione e riqualificazione del tessuto insediativo esistente, coerentemente quindi anche con quanto enunciato dal Piano di Sviluppo Rurale 2007/2013 che, prefiggendosi quale obiettivo il consolidamento, la razionalizzazione e lo sviluppo delle attivit rurali nel contesto economico, sociale e territoriale del Veneto, articola tre assi prioritari di sviluppo, tra i quali la multifunzionalit dellagricoltura, lazione di salvaguardia e tutela dellambiente e del paesaggio rurale. Coerentemente con tali finalit la L.R. n. 11/2004, con specifico atto di indirizzo ai sensi dellart. 50, ha stabilito il limite quantitativo massimo della zona agricola trasformabile in zone con destinazioni diverse da quella agricola definendo, con riferimento ai singoli contesti territoriali, la media regionale del
rapporto tra la superficie agricola utilizzata S.A.U. e la superficie territoriale comunale. La determinazione della SAU stata eseguita sulla base di una procedura operativa semplificata; il dato di partenza stato la carta Uso del Suolo, dalla quale sono poi state eliminate le categorie antropiche (aree urbane, strade, etc.) e naturali (foreste, aree umide, etc.). Sono perci rimaste le categorie: seminativi, colture permanenti, aree agricole eterogenee. A tali aree sono state sottratte le zone ad urbanizzazione consolidata, (esclusa lurbanizzazione programmata), le zone boscate, gli edifici con un buffer di 20 metri per ogni oggetto. Ogni singolo Comune, in sede di redazione del proprio P.A.T., determiner in via definitiva la SAU trasformabile nel decennio sulla base delluso reale del suolo che; i valori riportati nella tabella seguente sono, comunque, da ritenersi cautelativi rispetto a quelli definitivi.
Carta dei vincoli e della pianificazione territoriale
Nella Tav. A.1 Carta dei vincoli e della pianificazione territoriale sono evidenziati, relativamente ai temi del P.A.T.I., vincoli derivanti da norme nazionali e dalla pianificazione di livello superiore, in particolare del P.T.R.C., P.T.C.P. e P.A.I.. Allo scopo di perseguire la sostenibilit ed avere un quadro di riferimento unitario delle disposizioni legislative in materia, sono rappresentati in ununica tavola: a) vincolo paesaggistico aree di notevole interesse pubblico (D. Lgs. n. 42/2004) (rif.: Art. 8.2.1 delle N.T.); corsi dacqua (ex R.D. n. 1775/1933) (rif.: Art. 8.2.3 delle N.T.); zone boscate (rif.: Art. 8.2.4 delle N.T.); zone umide (rif.: Art. 8.2.5 delle N.T.); zone di interesse archeologico (rif.: Art. 8.2.6 delle N.T.);
b) vincolo monumentale (D. Lgs. n. 42/2004) (rif.: Art. 8.1 delle N.T.); c) vincolo sismico (O.P.C.M. n. 3274/2003 zona 3) (rif.: Art. 7.1 delle N.T.); d) Rete Natura 2000 Siti di Importanza Comunitaria (rif.: Art. 6.1.1 delle N.T.); Zone di Protezione Speciale (rif.: Art. 6.1.1 delle N.T.);
e) pianificazione di livello superiore ambiti per listituzione di Parchi e Riserve naturali regionali (rif.: Art. 8.2.2 delle N.T.); ambiti naturalistici di livello regionale (rif.: Art.li 6.1.2 e 8.2.2 delle N.T.);
centro storico (rif.: Art. 8.2.7 delle N.T.); agro-centuriato (rif.: Art.li 8.2.8 e 8.2.9 delle N.T.);
f) area a pericolosit idraulica e idrogeologica in riferimento al P.A.I. (rif.: Art. 7.2); Nella Tav. A.1 sono riportati anche altri elementi quali: cave; depuratori; cimiteri; impianti di comunicazione elettronica di uso pubblico; radio faro; gasdotti; elettrodotti; oleodotti; linee ferroviarie; arterie viabilistiche; sistema idrografico;
che trovano specifico riferimento nelle N.T. Allegato 1 Ricognizione dei vincoli: zone di tutela, fasce di rispetto e servit. 8.5 Carta delle invarianti
La Tav. A.2 Carta delle invarianti, raggruppa le risorse territoriali di interesse sovracomunale morfologiche, idrogeologiche, paesaggistiche, ambientali, storico-monumentali ed architettoniche, vale a dire le risorse territoriali ed ambientali che costituiscono i cardini della pianificazione territoriale, per le quali non opera il principio della temporaneit e della indennizzabilit. Le Invarianti identificano le fattispecie materiali e immateriali da sottoporre a tutela al fine di garantire la sostenibilit delle trasformazioni con i caratteri peculiari del territorio. Quanto il P.A.T.I. identifica come invarianti prefigura una forte carica programmatica e di indirizzo progettuale, considerando irrinunciabili, a meno di onerose alterazioni nel senso stesso della pianificazione, specifici modi di essere del territorio. La tavola individua le seguenti classi: a) le invarianti di natura geologica aree di risorgiva (ambiti) (rif.: Art. 7.4.1 delle N.T.); limite superiore delle risorgive (elementi lineari) (rif.: Art. 7.4 delle N.T.); limite inferiore delle risorgive (elementi lineari) (rif.: Art. 7.4 delle N.T.); risorgive e fontanili (elementi puntuali) (rif.: Art. 7.4.2 delle N.T.);
b) le invarianti di natura paesaggistico-ambientale ambiti (rif.: Art.li 8.3 e 6.1.3 delle N.T.); elementi lineari (rif.: Art.li 8.3 e 6.1.3 delle N.T.);
elementi puntuali (rif.: Art.li 8.3, 6.1.3, 8.3.1.4 delle N.T.);
c) le invarianti di natura storico-monumentale ambiti (rif.: Art. 8.3.2 delle N.T.); elementi puntuali (rif.: Art. 8.3.2 delle N.T.).
Per tutte le invarianti le N.T. del P.A.T.I. prevedono delle azioni, da attuarsi mediante il P.I., finalizzate alla tutela e valorizzazione di tali risorse. 8.6 Carta delle fragilit
La Tav. A.3 Carta delle fragilit costituisce la sintesi di tutti quegli elementi che pongono dei limiti alluso del territorio relativamente alla qualit dei terreni, alla vulnerabilit intrinseca degli acquiferi, al rischio di dissesti idrogeologici, ovvero tutti quei componenti che rendono bassa o a condizione la trasformabilit del territorio ai fini urbanistici e dello sviluppo di infrastrutture. Sulla scorta delle analisi riportate nel Quadro Conoscitivo e nella relazione specialistica geologica, geomorfologica ed idrogeologica del P.A.T.I., parte integrante della presente relazione ed alla quale si demanda per gli opportuni approfondimenti, la classificazione del territorio per fini urbanistici (aree idonee, aree idonee a condizione, aree non idonee) fondata su indici relativi di qualit dei terreni con riferimento alle possibili problematiche relative alle loro caratteristiche geotecniche, a problemi di tipo idrogeologico (bassa permeabilit legata alla litologia del substrato, soggiacenza compresa tra 0 e 1 m da p.c.), alle condizioni idrauliche (deflussi difficoltosi, esondazioni) e ad aspetti morfologici o di tutela. Allinterno della tavola A.3 sono evidenziati anche gli elementi ambientali vulnerabili e perci tutelati ai sensi dell'art. 41 della L.R. n. 11/2004, quali golene, corsi d'acqua e specchi lacuali, le aree boschive o destinate a rimboschimento; altre aree per il rispetto dell'ambiente naturale, della flora e della fauna; inoltre, in coerenza con il P.T.C.P., si persegue la salvaguardia della rete idrografica superficiale e sub superficiale non solo come risorsa idrica, ma anche come identit di paesaggio fluviale (Paesaggio da rigenerare), portatore di valori e/o fragilit naturalistica. La risorsa idrica viene tutelata anche in relazione allattivit agricola e zootecnica (controllo e trattamento delle deiezioni), soprattutto attraverso il controllo del bacino idrico che sversa nella Laguna di Venezia segue quanto previsto dalla Direttiva Nitrati (riferita alla Direttiva 91/676/CEE-Direttiva Nitrati, cui seguito a livello nazionale il Decreto Ministeriale Ministero Politiche Agricole e Forestali 07/04/2006 e successivi atti regionali). In sintesi, la tavola individua le seguenti classi: a) per la compatibilit geologica aree idonee (rif.: Art. 7.5.1 delle N.T.); aree idonee a condizione (rif.: Art.li 7.5.2, 7.5.2.1, 7.5.2.2, 7.5.2.3 delle N.T.); aree non idonee (rif.: Art.li 7.5.3, 7.5.3.1, 7.5.3.2 delle N.T.);
b) per le aree soggette a dissesto idrogeologico area esondabile od a ristagno idrico (rif.: Art.li 7.5.2.2, 7.6.1 delle N.T.); area di risorgiva (rif.: Art. 7.6.2 delle N.T.); aree a rischio idraulico e idrogeologico in riferimento al P.A.I. (rif.: Art.li 7.2, 7.6.3 delle N.T.); terreni poco permeabili (rif.: Art. 7.6.4 delle N.T.); area con profondit della falda freatica compresa tra 0 e 1 m da p.c. (rif.: Art. 7.6.5);
c) per le altre componenti (zone di tutela)
golene (rif.: Art. 7.7.1 delle N.T.); corsi dacqua e specchi lacuali (rif.: Art.li 7.7.2, 8.3.1.3 delle N.T.); aree umide (rif.: Art. 7.7.3 delle N.T.); aree boschive o destinate a rimboschimento (rif.: Art. 8.3.1.1 delle N.T.); aree di interesse storico-ambientale e artistico; aree per il rispetto dellambiente naturale, della flora e della fauna (rif.: Art. 7.7.5 delle N.T.). Carta della trasformabilit
La Carta della trasformabilit rappresenta, tra le quattro tavole progettuali, quella che contiene, con riferimento ai temi del P.A.T.I., le strategie e le azioni specifiche previste dal Piano attraverso le quali orientare le principali trasformazioni, stabilire i livelli di tutela e le modalit di valorizzazione. Il progetto del P.A.T.I., che rappresentato nella Tav. A.4 Carta della trasformabilit, considerata la sua valenza intercomunale limitata alla disciplina di alcuni temi di interesse dellintero P.A.T.I., consente la definizione di A.T.O. di tipo produttivo (individuate specificatamente nella Tav. A.4.1), demandando a ciascun P.A.T. la suddivisione e lindividuazione delle altre A.T.O. per il territorio dei singoli Comuni. La Tav. A.4 identifica, inoltre, oltre ai Beni vincolati, le Ville non vincolate individuate nella pubblicazione dellIstituto Regionale per le Ville Venete Catalogo ed Atlante del Veneto le relative pertinenze scoperte e contesti figurativi da tutelare, nonch gli immobili che, ancorch non compresi tra quelli di cui sopra, sono comunque di interesse storico-architettonico-culturale e di rilevanza sovracomunale; per tali beni culturali le N.T. del P.A.T.I. determinano alcune diverse categorie cui far corrispondere appropriate tutele e interventi di recupero e valorizzazione, demandando ad ogni singolo P.I. lindividuazione di ulteriori immobili, di specifico interesse comunale, ritenuti meritevoli di tutela e/o valorizzazione. In essa trovano rappresentazione grafica: - lindividuazione dei principali interventi previsti per il sistema della viabilit; - i corridoi ecologici, le arre nucleo, stepping stones, ecc.; - gli itinerari storico-ambientali; - gli itinerari navigabili; - i percorsi di interesse turistico; - gli ambiti territoriali cui attribuire i corrispondenti obiettivi di tutela, riqualificazione e valorizzazione; - i servizi e le attrezzature di interesse comune di maggiore rilevanza (distinte tra i singoli Comuni che partecipano al P.A.T.I.). Complessivamente la tavola individua le seguenti classi: a) azioni strategiche servizi di interesse comune di maggiore rilevanza (rif.: Art. 9.1 delle N.T.); linee preferenziali di sviluppo insediativo ambito produttivo di rilievo comunale da ampliare sino al 5% (rif.: Art. 12.4 delle N.T.); linee preferenziali di sviluppo insediativo produttivo programmato (rif.: Art. 12.1 delle N.T.); aree di urbanizzazione consolidata (rif.: Art. 12.3.1 delle N.T.); aree di urbanizzazione programmata (produttivo) (rif.: Art. 12.3.1 delle N.T.); viabilit di progetto (ampliamento nuove strade) (rif.: Art. 11.1.2 delle N.T.);
b) valori e tutele culturali ambiti territoriali cui attribuire i corrispondenti obiettivi di tutela, riqualificazione e valorizzazione (rif.: Art. 8.3.4.7 delle N.T.);
c) edifici e complessi di valore monumentale testimoniale 8.8 8.8.1 vincolo monumentale (ex D. Lgs. n. 42/2004) (rif.: Art. 8.3.4.1 delle N.T.); grado di protezione (rif.: Art. 8.3.4.1 delle N.T.); archeologia industriale (rif.: Art. 8.3.4.1 delle N.T.); ville venete (rif.: Art. 8.3.4.1 delle N.T.); pertinenze scoperte da tutelare (rif.: Art. 8.3.4.2 delle N.T.); contesti figurativi dei complessi monumentali (rif.: Art. 8.3.4.3 delle N.T.); itinerari storico-ambientali (rif.: Art. 8.3.3 delle N.T.); percorsi di interesse turistico (rif.: Art. 10.1.2 delle N.T.); itinerari navigabili (rif.: Art. 8.3.3 delle N.T.);
d) valori e tutele naturali area nucleo (core area) (rif.: Art. 6.1.4.1 delle N.T.); area di connessione naturalistica (1 grado) (rif.: Art. 6.1.4.2 delle N.T.); area di connessione naturalistica (2 grado) (rif.: Art. 6.1.4.2 delle N.T.); isole ad elevata naturalit (stepping stones) (rif.: Art. 6.1.4.5 delle N.T.); corridoio principale (blueway) elemento fisico esistente (rif.: Art. 6.1.4.3 delle N.T.); corridoio principale (greenway) elemento fisico esistente (rif.: Art. 6.1.4.3 delle N.T.); corridoio principale linee preferenziali di connessione (progetto) (rif.: Art. 6.1.4.3 delle N.T.); corridoio secondario (blueway) (rif.: Art. 6.1.4.4 delle N.T.); corridoio secondario linee preferenziali di connessione (progetto) (rif.: 6.1.4.4 delle N.T.); barriere infrastrutturali di 1 grado (linea) (rif.: Art.li 6.1.4.6, 12.5 delle N.T.); barriere infrastrutturali di 2 grado (linee) (rif.: Art.li 6.1.4.6, 12.5 delle N.T.); barriere infrastrutturali di 1 grado (punto) (rif.: Art. 6.1.4.6 delle N.T.);
e) ambiti di pianificazione coordinata (ex Tav. 05 del P.T.C.P.) fascia di ricarica delle risorgive (rif.: Art. 6.1.5 delle N.T.). I Temi e le azioni del P.A.T.I. Il sistema ambientale
La tutela delle risorse naturalistiche, paesaggistiche, ambientali e culturali il primo obiettivo che la pianificazione territoriale si pone. La stessa L.R. n. 11/2004 fissa nei suoi contenuti e finalit (art. 2) obiettivi di: - realizzare uno sviluppo sostenibile e durevole nel rispetto delle risorse naturali; - tutela delle identit storico-culturali e della qualit degli insediamenti urbani ed extraurbani;
tutela del paesaggio rurale e delle aree di importanza naturalistica; riduzione del consumo di territorio, anche attraverso la riqualificazione e riorganizzazione degil insediamenti produttivi esistenti.
Il territorio del P.A.T.I. del Medio Brenta sotto il profilo ambientale, si caratterizza soprattutto per la sua collocazione nella fascia di ricarica delle risorgive e per essere attraversato dal fiume Brenta. Le componenti ambientali di maggior rilievo sono, di conseguenza, correlate alla formazione di aree umide legate al paesaggio fluviale, oltre ad alcuni parchi legati a tenute storiche o di ville padronali. Come si evince dalla specifica relazione specialistica paesaggistico-ambientale, parte integrante della presente relazione e alla quale si demanda per gli opportuni approfondimenti, dalle analisi del sistema ambientale emerge la necessit di un politica di tutela e valorizzazione degli assetti naturalisticoambientali e dei paesaggi agrari: lincentivazione di forme di governo del territorio ecologicamente sostenibili deve rispondere anche allacuirsi di fenomeni di fragilit, di emungimento delle risorse idriche e di inquinamento ambientale (sistema idrografico instabile, inquinamento generale della Laguna di Venezia, quantit eccessiva delle emissioni dei carburanti fossili, elevato carico azotato derivante in alcune zone da deiezioni zootecniche Direttiva nitrati ecc.). Il territorio del Medio Brenta si presenta, allo stato attuale, ancora discretamente ricco dal punto di vista ambientale e della biodiversit, a causa soprattutto delle sistemazioni agrarie dei prati stabili (e qualche residua risaia): gli elementi naturalistici principali risultano essere il fitto sistema idrografico, strettamente interconnesso fra il Brenta e gli altri corsi dacqua di risorgiva, nonch rogge, canali, altri fiumi. Gli elementi sopra descritti individuano un sistema di potenziale connessione ecologica tra macro-aree (Aree nucleo) che sono le aree tutelate come SIC/ZPS e le Oasi di Protezione faunistici. Il PATI del Medio Brenta si colloca nella fascia di ricarica delle risorgive, con una valenza non solo provinciale ma anche interprovinciale-regionale. Appare quindi necessaria una strategia progettuale di tutela e potenziamento della ricchezza naturalistica e delle possibilit di connessioni ecologiche nel territorio anche in senso est-ovest, trasversale al senso di scorrimento della maggior parte dei corsi dacqua, e quindi interessando porzioni di territorio agricolo che, in base alle analisi effettuate sugli strumenti urbanistici comunali, non prevedono previsioni di insediamenti antropici di notevole portata, ma dove anzi risultano ancora conservate sistemazioni paesaggistiche agrarie tradizionali e aree di tutela del proposto Piano di Settore per il Medio Brenta: vengono cos individuate le aree di connessione naturalistica, che rappresentano le potenzialit, le vocazioni del territorio agricolo ad ospitare interventi di riforestazione (attraverso siepi campestri, boschetti, colture legnose, ecc.) che accrescano la biodiversit. Data limpossibilit a questo livello di pianificazione di delimitare esattamente le aree di connessione naturalistica, dette aree sono state individuate con un certo margine di discrezionalit, nel senso che esse possono essere meglio precisate in sede di P.I. ed anche ampliate: la condizione che viene posta il mantenimento della connettivit, rappresentata da quelle dorsali che sono i corridoi ecologici terrestri (greenways), e che in prima ipotesi poggiano su elementi di pregio del territorio, quali parchi e giardini, stepping stones, corsi dacqua ecc.. Pur essendo il territorio dellAlta padovana connotato da una discreta complessit del paesaggio, per contro appare molto urbanizzato (anche come insediamenti produttivi) e attraversato da infrastrutture lineari, che ostacolano la connettivit ecologica possibile attraverso il reticolo idrografico e lOstiglia. Si possono comunque individuare gi alcune componenti in grado di strutturare la Rete ecologica, articolandola in elementi lineari di connessione tra aree ancora portatrici di valori ecologico-naturalistici. Allobiettivo principale delle connessioni principali tra aree aventi queste caratteristiche, si accompagna anche quello di recuperare aree relitte e valorizzare luoghi dispersi che possano recuperare un certo ruolo naturalistico.
Le scelte progettuali di trasformabilit del territorio perseguono lobiettivo della sostenibilit ambientale, in particolare prevedendo interventi di mitigazione nel caso di nuove infrastrutture ed insediamenti antropici (di natura produttiva) strutturando la rete ecologica, al fine di tutelare e valorizzare gli aspetti ambientali e naturalistici. La presente stesura della rete ecologica, al livello di pianificazione del P.A.T.I., si prefigge allora soprattutto di individuare siti sorgente e di connessione che presentino potenzialmente la capacit di favorire ed accrescere la biodiversit e di creare delle connessioni, attraverso interventi di costruzione della rete (creazione di boschi e siepi, aree umide, ecodotti, mantenimento di varchi, ecc.). La Rete ecologica del P.A.T.I. individua le aree vocate alla localizzazione dei progetti, al fine di coordinare a sistema gli interventi, secondo principi di coerenza con la pianificazione superiore e con la normativa vigente, ma soprattutto con un disegno di Rete provinciale che coordina i principali elementi strutturanti della Rete provinciale e delle Reti degli altri P.A.T.I.. I parametri per la scelta delle aree vocate agli interventi hanno individuato in particolare: - corsi dacqua; - porzioni del territorio agricolo libero da previsioni infrastrutturali e/o insediative; - condizioni di fragilit ambientale sotto il profilo idrogeologico e geomorfologico. I Comuni, in sede di pianificazione comunale (P.I.) potranno approfondire, attraverso rilievi sul campo della flora e della fauna ed eventualmente potenziare la rete ecologica del P.A.T.I., definendo localizzazione e tipologia degli interventi. Dove prevista la realizzazione di interventi per la costruzione della Rete ecologica, le amministrazioni pianificanti valutano la possibilit di utilizzare adeguati strumenti compensativi. I possibili strumenti finanziari possono essere ricercati, attraverso sinergie con gli Enti territoriali (Consorzi di Bonifica) e le Associazioni agricole e produttive riconosciute, attraverso Progetti Integrati dArea o progetti singoli, programmi LIFE Natura, Programmi Operativi Regionali (POR), Documenti Unici di Programmazione (Docup) e Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013 (lasse 2 del Programma di Sviluppo Rurale per il Veneto 2007-2013) che prevedono una serie di misure importanti per lo sviluppo dellambiente e dello spazio rurale quali soprattutto le Misure 214/a, b, d, g,e le misure 216 e 221 dei fondi comunitari). Ulteriori fonti di finanziamento sono rappresentate dai programmi di iniziativa comunitaria INTERREG III, finalizzato alla cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale, e LEADER (ASSE 4 del PSR 2007-2013) finalizzato allo sviluppo integrato, endogeno e sostenibile delle aree rurali. Si definiscono Aree nucleo (core areas) ampie aree naturali in grado di costituire sorgente di diffusione per elementi di interesse ai fini della diversit biologica: in esse lambiente naturale ha caratteristiche di sufficiente estensione, di differenziazione degli habitat presenti. Tali aree coincidono con quelle individuate come SIC e ZPS e con le Oasi di Protezione Faunistica, cos come individuate dal Piano Faunistico Venatorio Provinciale ed approvato dal Piano Faunistico Venatorio Regionale. Si definiscono Aree di connessione naturalistica ampie porzioni del territorio, generalmente a destinazione agricola, specie nelle immediate adiacenze delle Aree nucleo, dei Corridoi, delle Stepping stones: ci al fine appunto di connettere tali elementi della Rete; esse possiedono un grado di naturalit ancora sufficientemente significativo, anche se poste spesso a margine ad insediamenti antropici, infrastrutture, ecc.. Su tali aree corrono le linee preferenziali di connessione terrestre (Corridoi ecologici terrestri greenways): allo scopo si individuano fattori ed elementi (vuoti e varchi urbani, territori agricoli di pregio e/o tutelati, invarianti naturalistiche, idrogeologiche, fragilit ambientali, ecc.) che concorrono alla loro definizione.
Esse svolgono il ruolo di base di appoggio per la transizione lungo i corridoi ecologici, ma anche per la possibile ricolonizzazione del territorio antropizzato. Le aree di connessione naturalistica sono state differenziate secondo gradi di diversa importanza, correlati al diverso grado di naturalit attuale o di potenzialit ecologica, conseguibile in seguito ad opportune azioni di valorizzazione. Nelle aree di grado 1 si individuano come criterio generale: - alcune fasce adiacenti ai corsi dacqua gi tutelati da vincolo paesaggistico; - le aree ove sussistano le condizioni di naturalit o lesigenza di garantire la connettivit e la continuit dei flussi faunistici; - le aree dove le infrastrutture o gli insediamenti antropici (civili e produttivi) sia esistenti che di progetto richiedano azioni forti di mitigazione. Le aree di grado 2 si individuano come criterio generale in aree dove non sussistano previsioni di nuove infrastrutture/insediamenti antropici rilevanti gi approvati secondo gli strumenti urbanistici vigenti. Le direttive sono volte a promuovere diversi gradi di premialit, piuttosto che di vincolo, attraverso lintroduzione di incentivi, misure di compensazione ecc. Isole ad elevata naturalit (stepping stones): sono aree in grado di costituire dei nodi locali, per la cui dimensione non possono assumere il ruolo di aree nucleo, ma che rivestono ugualmente una funzione ecosistemica, soprattutto se poste in prossimit di altri nodi o di altri elementi della rete; se localizzate a sistema (areale o lineare) possono costituire un appoggio per i trasferimenti faunistici. Concorrono a formare il sistema delle stepping stones le aree naturalistiche minori di interesse regionale (censimento Regione ARPAV - WWF, 2004); le aree umide di origine antropica (cave dismesse, censite dalla Provincia di Padova); ambiti di golena fluviale originati da paleoalvei, localizzati a livello cartografico; aree ad alta naturalit gi sottoposte o da sottoporre a regime di protezione (censite dalla Provincia di Padova); parchi e giardini di rilevante dimensione (censiti dalla Provincia di Padova); altre aree di rilevanza ambientale segnalate della documentazione pervenuta dai Comuni. Nel PATI del Medio Brenta sono individuate le seguenti Stepping stones: - S1- Cava Valente (Carmignano); - S2 - Bacino Zanon (Fontaniva-Grantorto); - S3 Bacino Trentumozzo (Grantorto). I corridoi ecologici si definiscono come in generale come i collegamenti lineari tra le parti costituenti la Rete ecologica. Si distinguono in Principali (connettono Core areas, Stepping stones, gli stessi Corridoi principali, e hanno generalmente valenza sovracomunale), generalmente privi di soluzioni di continuit, o per lo meno costituiti da un sistema lineare di singoli elementi naturali ravvicinati; e Secondari (collegano le Aree di connessione naturalistica, e garantiscono il mantenimento di varchi a livello anche Comunale), caratterizzati da capacit di connessione intercomunale esistente o potenziale, ove cio siano presenti pochi ostacoli alla transitabilit della fauna e dove possano essere aumentati i valori di biodiversit attraverso specifiche progettazioni a scala locale (nel P.I anche in concerto con gli Enti interessati), quali risezionamento degli alvei, accentuazione dellandamento meandriforme del corso. Unulteriore distinzione precisa i corridoi che si localizzano prevalentemente lungo il sistema idrografico (blueways), sia di origine naturale (vincolati ai sensi della ex. L. n. 431/1985 e succ. D. Lgs. n. 42/2004) che artificiale; e i corridoi principali terrestri (greenways) di nuova progettazione, che costituiscono le dorsali delle Aree di connessione naturalistica. Nel territorio del Medio Brenta, i corridoi principali terrestri (greenways) individuano connessioni potenziali di progetto attraverso le aree di connessione naturalistica, non ripercorrono elementi lineari
naturalistici esistenti ma intendono collegare, ove esistenti, spazi agricoli integri ad elevata conservazione, corsi dacqua e parchi storici: lunica eccezione rappresentata dallex Ferrovia Ostiglia, che di fatto per buoni tratti ricoperta di fitta vegetazione colonizzatrice e disegna un tunnel verde che attraversa in senso est-ovest il territorio provinciale, intercettando i principali corridoi rappresentati dai corsi dacqua. In questo caso, nella progettazione a scala locale, andranno studiate le maggiori opportunit di connessione o dove invece tali intersezioni delle vie dacqua rappresentino delle barriere naturali, specie per la fauna terrestre. I corridoi principali fluviali (blueways), invece, vengono individuati lungo i principali corsi dacqua, ed assumono particolare rilievo i seguenti sistemi idrografici: c1: Fiume Brenta; c2: Roggia Porella - Roggia Grimana - Roggia Ometto Grimanella - Roggia Ca Brusa Roggia Rezzonico Scolo Limenella; c3: Fiume Ceresone; c4: Roggia del Mulino; c5: Roggia Cognarola Brentella Cognarola; c6: Roggia Brentella Munara; c7: Roggia Chioro Canaletta Campagnolo Scolo Riale; c8: Ghebbo di S. Girolamo; c9: Fiume Tergola. La posizione e lampiezza della fascia del corridoio ecologico vengono precisate sulla base di rilievi floristici e faunistici (in generale i corridoi fluviali vengono individuati spazialmente in dimensione minima da unghia esterna ad unghia esterna). Le barriere che si frappongono alla continuit della Rete possono essere di natura sia infrastrutturale che naturale. Nel P.A.T.I. vengono trattate soltanto le barriere infrastrutturali, in quanto per definire puntualmente le barriere naturali (che cosa ostacola chi) sono necessari approfonditi rilievi faunistici. Le Barriere infrastrutturali sono aree o punti di discontinuit e/o conflitto per le vie di transizione della fauna, a causa di infrastrutture viarie o strutture e/o insediamenti produttivi. Esse vengono distinte in 1 grado: quando la barriera infrastrutturale o linsediamento produttivo si interfacciano direttamente con elementi della Rete ecologica, o quando le infrastrutture viarie sono di primaria importanza; 2 grado: quando la barriera infrastrutturale o linsediamento produttivo si interfacciano con suoli agrari ancora integri o ambiti non ancora edificati in generale.
Il P.A.T.I. prescrive lobbligatoriet di realizzare, da parte dei soggetti attuatori, interventi di mitigazione da un lato (creazione di boschetti, siepi e fasce tampone) e misure per garantire il mantenimento delle connessioni (la realizzazione di varchi, passaggi ed ecodotti per il transito faunistico diventa imprescindibile). Per la sostenibilit ambientale, altre forme di compensazione ambientale degli effetti negativi, dovuti alla realizzazione delle nuove opere, possono essere trovate e localizzate anche in luoghi non immediatamente adiacenti allopera stessa, ma preferibilmente nelle aree individuate dalla Rete, sempre per perseguire un metodo di coerenza di costruzione della Rete medesima. Lindividuazione nel territorio agricolo di ampie Aree di connessione naturalistica, sulla base dei criteri sopra descritti di valore/fragilit ambientale, suggerisce di associare gli interventi volti alla rinaturalizzazione e allarricchimento della biodiversit alle azioni di presidio e di tutela del territorio che in primo luogo gli operatori agricoli possono svolgere, contrastando labbandono e la conversione dei terreni ad altre attivit speculative. La sostenibilit ambientale deve quindi conciliarsi e trarre beneficio anche dallattivit agroforestale e
dellagricoltura specializzata, che possono in primo luogo rappresentare la sostenibilit economica degli interventi di valorizzazione ambientale. Per lo stesso principio diventa fondamentale, allinterno della Rete ecologica, da un lato salvaguardare integralmente alcuni luoghi da disturbi ed interferenze antropiche le specie vegetali e animali (specie nei periodi della riproduzione), ma dallaltro pi in generale affiancare altre funzioni per la fruizione a scopo didattico e ricreativo di alcune aree. A questo scopo, si dovr favorire la creazione di itinerari ciclabili storico-ambientali e del turismo rurale, la tutela e valorizzazione del paesaggio agrario (considerato nei diversi aspetti della morfologia, sistemazioni agrarie, assetto fondiario, produzione ecc.) con particolare attenzione alle interazioni con i valori ambientali e con gli impatti antropici, la tutela e valorizzazzione delle attivit agricole esistenti, in particolare delle produzioni ecocompatibili e specializzate,la promozione di attivit connesse al tempo libero (agriturismo e turismo rurale), di informazione e divulgazione per una corretta gestione del patrimonio ambiente da parte degli operatori agricoli. Le direttive sono quindi volte alla tutela e valorizzazione di tali attivit, e alla loro promozione e divulgazione. In particolare, incentivando le colture arboree, si promuove anche un ruolo di produzione di energia pulita attraverso le biomasse, unica fonte energetica combustibile con un rapporto equilibrato energia-emissioni atmosferiche prodotte. Quanto sopra esposto trova opportuna graficizzazione nella Tav. A.4 Carta della trasformabilit. In merito alla congruenza con gli Atti di indirizzo regionali, sono stati arricchiti alcuni tematismi nella Rete ecologica, per poter inserire le opportune misure di mitigazione alle opere previste e che possano essere considerate per valutare la sostenibilit del Piano. In particolare, allindividuazione delle Barriere Infrastrutturali, generate dalla realizzazione di nuove Infrastrutture o insediamenti produttivi, sono state collegate in forma prescrittiva le opere di mitigazione da realizzarsi. Sono stati introdotti inoltre, in quanto previsti dal P.T.C.P. (anche se non contemplati con tema specifico dagli Atti di Indirizzo) gli Ambiti di Pianificazione Coordinata, che individuano ambiti territoriali su cui attuare una progettazione condivisa fra i vari Enti coinvolti in diversa forma nella tutela e valorizzazione delle risorse naturali (in particolare idrica), soprattutto a livello normativo, per i quali si rimanda allo specifico documento guida per la valorizzazione delle parti del territorio interessate. 8.8.2 Difesa del suolo
La recente proposta di direttiva quadro per la protezione del suolo adottata dalla Commissione Europea (COM/2006/232) per la prima volta ha chiaramente stabilito che il suolo una risorsa vitale ed in larga misura non rinnovabile, sottoposta a crescenti pressioni. Limportanza della protezione del suolo riconosciuta a livello internazionale e nellUnione Europea. Affinch il suolo possa svolgere le sue diverse funzioni, necessario preservare le condizioni. Esistono prove di minacce crescenti esercitate da varie attivit umane che possono degradare il suolo. In particolare, a livello di P.A.T.I., le minacce pi significative dal punto di vista idrogeologico sono quelle legate allutilizzo del suolo in unarea dal delicato equilibrio idrogelogico dovuto al passaggio dalla zona di ricarica degli acquiferi al sistema multi falda presente poco a sud, oltre ai rischi generati dalla impermeabilizzazione del suolo e dallinsufficienza della rete di drenaggio, a fronte di uno scenario di eventi meteorologici in preoccupante evoluzione per effetti del mutamento delle condizioni climatiche comportanti diffuse condizioni di rischio in cui lacqua, anzich costituire una risorsa, rappresenta una seria minaccia. A questo si aggiunge la necessit di una buona gestione di un territorio ricco di risorse come il Medio Brenta, in particolare per labbondante presenza di alluvioni grossolane, come dimostrano le numerose cave di inerti presenti nel territorio. E quindi fondamentale, per gli aspetti riguardanti i tematismi geologici, la conoscenza approfondita
delle dinamiche ambientali che hanno diretta influenza sullevoluzione del territorio e sulla sua sicurezza. Da questa esigenza nasce la necessit di una raccolta ed elaborazione dei dati territoriali esistenti ed una loro riorganizzazione in sistemi informativi organizzati e strutturati. La sintesi di questi dati costituisce il Quadro Conoscitivo, il quale formato dal ... complesso di informazioni necessarie che consentono una organica rappresentazione e valutazione dello stato del territorio e dei processi evolutivi che lo caratterizzano e costituisce il riferimento indispensabile per la definizione degli obbiettivi e dei contenuti di piano per la valutazione della sostenibilit. Il Quadro Conoscitivo, i cui dati raccolti sono stati strutturati in maniera organica in quattro tavole (Tav. B.2.1, B.2.2, B.2.3 a e b, B.2.4), prende in considerazione la litologia, la geomorfologia, lidrogeologia ed il micro rilievo dellambito territoriale del Medio Brenta. Per quanto riguarda i fenomeni geodinamici e di modellamento del territorio, assume una fondamentale importanza la presenza del fiume Brenta, che ha caratterizzato in modo molto marcato questa parte della pianura veneta, rendendola per molti aspetti unica nel suo genere. Si pensi a questo proposito alla ricchezza di acque sotterranee, alla presenza delle risorgive, alla disponibilit di ghiaie e sabbie usate come materiali da costruzioni ed a tutte quelle emergenze geomorfologiche come terrazzi fluviali e paleoalvei. Dal punto di vista idrogeologico, larea si inserisce nel contesto di passaggio tra il sistema indifferenziato a nord e il sistema multifalda, cio di falde sovrapposte suddivise da strati pressoch impermeabili. Il passaggio tra i due sistemi caratterizzato dalla venuta a giorno della prima, fenomeno questo delle risorgive (indicate nella carta idrogeologica e nella tavola A.2 come invarianti geologiche puntuali). La prima falda, quella freatica, di norma prossima al piano campagna. Per quanto riguarda il rischio idraulico, in collaborazione con i Consorzi di Bonifica, Protezione Civile, Genio Civile e le singole amministrazioni Comunali sono state cartografate le aree esondabili o a ristagno idrico che nel tempo sono state interessate da fenomeni ricorrenti di esondazione dei corsi dacqua e di allagamento. Questi dati sono stati raccolti e cartografati nella carta idrogeologica B.2.3b e successivamente ripresi nella tavola A.3 Carta delle fragilit. Il rischio idraulico relativo al fiume Brenta ed individuato nel P.A.I. viene invece cartografato nella tavola A.1 dei Vincoli e suddiviso secondo tre classi di pericolosit (moderato-medio-elevato), oltre ad individuare le aree di competenza fluviale. Unanalisi pi accurata del rischio idraulico, soprattutto in termini quantitativi, viene affrontata nella valutazione di Compatibilit Idraulica del P.A.T.I.. Le condizioni idrauliche, in particolare della rete minore e di bonifica, comportano la necessit di adeguate misure di manutenzione e di salvaguardia del reticolo idrografico, evitando e comunque dimensionando adeguatamente, gli interventi che potrebbero causare ostacolo al deflusso delle acque superficiali. Tali norme, in buona parte recepite dai Consorzi di Bonifica e dal Genio Civile, vengono riprese nellapparato normativo del Piano. La conoscenza del territorio e delle sue dinamiche permette lo sviluppo di elaborati progettuali di supporto alla pianificazione, con particolare riferimento allindividuazione delle diverse attitudini del territorio e relativi vincoli. Questa fase di studio, che costituisce il vero e proprio progetto, si conclude con la redazione di diversi tematismi tra cui il Sistema dei Vincoli, le Invarianti e le Fragilit. Tra le tavole di progetto, quella che maggiormente recepisce i temi riguardanti la difesa del suolo, la tavola A.3 denominata Carta delle fragilit. In questa tavola viene espressa la compatibilit geologica del territorio tenendo in considerazione gli obbiettivi progettuali del Piano. Il territorio del Medio Brenta viene cos suddiviso in aree idonee, idonee a condizione e non idonee, sulla base degli elementi raccolti nel Quadro Conoscitivo. In particolare sono stati presi in considerazione la soggiacenza della falda rispetto al p.c., la permeabilit dei terreni, il richio idraulico ed altri elementi riguardanti la salvaguardia di elementi geologici particolari (ad es. aree di risorgiva).
Infine, per quanto attiene le energie rinnovabili, stata presa in considerazione la vocazione dellambito del Medio Brenta per quanto riguarda lo sfruttamento del sottosuolo per lo sviluppo di impianti geotermici a bassa entalpia. Il territorio in esame sicuramente adatto per caratteristiche litostratigrafiche, tenendo in debita considerazione quanto riportato nelle Norme del Piano, in attesa di una normativa regionale/nazionale ad hoc. Per maggiori approfondimenti si rimanda alla relazione geologica, geomorfologica ed idrogeologica a corredo delle tavole tecniche e parte integrante del P.A.T.I. (Elab. B.2.5). 8.8.3 Sistema storico-monumentale/turistico-ricettivo
Una recente comunicazione della Commissione Europea riconosce che la cultura un elemento essenziale per conseguire gli obiettivi strategici dellUE in materia di prosperit, solidariet e sicurezza, valorizzando le identit degli Stati Membri e delle realt regionali a fronte del processo di globalizzazione in atto. Peraltro il Regolamento CE 1080/2006 relativo al Fondo Europeo di Sviluppo Regionale pone tra le priorit dellObiettivo Competitivit Regionale e occupazione riguardante anche il Veneto, la tutela e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale, a sostegno dello sviluppo socio economico e promozione dei beni naturali e culturali in quanto potenziale lo sviluppo del turismo sostenibile. In accordo con tale orientamento il Programma Regionale di Sviluppo (P.R.S.) del Veneto propone di valorizzare il bene culturale come fattore di ricchezza, capace cio di produrre crescita economica diretta, con lutilizzo ottimale del suo valore in forme di gestione che vedano musei, siti archeologici, chiese ed abbazie, ville e palazzi, biblioteche ed archivi, attivit culturali e spettacolo assumere il ruolo di imprese culturali, capaci di rapportarsi e sostenersi tra loro in sistemi articolati di offerta dei servizi culturali. Si devono ripensare i modelli tradizionali dinvestimento ed necessario sostenere nuove politiche di sviluppo coerenti con la storia ed i valori dellidentit veneta. Per fare ci il P.S.R. individua nel Paesaggio una fondamentale risorsa; una sua valorizzazione ed una tutela innovativa, superante la staticit del concetto di vincolo, potranno assumere un ruolo fondamentale nello sviluppo sostenibile della Regione. La spinta decisiva alla tutela consapevole del Paesaggio veneto e al riconoscimento dello stretto legame tra paesaggio e territorio costituita dal Documento Preliminare del P.T.R.C., con speciale riferimento alla decisione di attribuire a tale strumento valenza paesaggistica; ne consegue che ci si porr il problema di come inserire ci che serve alla modernit in un contesto complesso, sia esso centro storico, campagna o montagna, rispettandone i valori ambientali, identitari e storici. Si riconoscono quali vere risorse del territorio veneto la valutazione dei valori paesaggistici e laccrescimento del patrimonio ambientale. Nellambito di questa premessa indispensabile richiamare alcuni contenuti delle Linee Guida per i Piani di Gestione dei Siti Unesco del nostro MIBAC, veri e propri strumenti di gestione intelligente ed integrata dei siti di eccellenza ma anche, e soprattutto, delle citt e del territorio. Il Piano di Gestione uno strumento flessibile in grado di assicurare la conservazione del valore eccezionale del sito, di analizzare le forze di cambiamento e di modificazione che si manifestano non solo nel contesto culturale ma anche in quello socio-economico ed in grado, attraverso il coinvolgimento di vari soggetti e portatori di interesse, di individuare gli obiettivi e le strategie operative da adottare per assicurare lo sviluppo sostenibile del sito e la tutela e valorizzazione del suo patrimonio culturale e paesaggistico. Il Piano di Gestione, dunque, non vuole limitarsi ad essere un semplice documento di analisi del territorio ma si propone come strumento strategico ed operativo che individua gli obiettivi e provvede alla definizione delle azioni e delle strategie da adottare per il loro conseguimento. Uno strumento orientato a sviluppare sinergie conservative, capace di promuovere progetti di tutela e valorizzazione coordinati e
condivisi dai vari soggetti operanti nel territorio per la salvaguardia del sito ed in grado di favorire lottimizzazione delle risorse e la razionalizzazione degli investimenti economici. Il Piano, pertanto, si propone come strumento dinamico capace di valutare periodicamente lefficacia delle strategie operative selezionate ed in grado di sostituire i progetti inefficaci con nuove azioni adeguate alle particolari esigenze temporali del sito. Come si evince, la Gestione dei Siti di eccellenza costituisce vero e proprio strumento di Gestione del territorio e del suo patrimonio culturale e paesaggistico e si integra perfettamente con gli orientamenti pianificatori della Regione Veneto test citati. E in questo quadro che si colloca il Sistema dei Beni Storico Culturali del P.A.T.I. del Medio Brenta, fatti salvi i riferimenti obbligati al Codice Beni Culturali D. Lgs. n. 42/2004 e gli artt. 16, 40 e 41 della L.R. n. 11/2004. E bene, inoltre, evidenziare che il P.A.T.I. conferma ed applica nel particolare quanto previsto dal vigente P.T.C.P. di Padova, il quale ha inteso estendere le proprie norme di indirizzo dai beni e siti puntuali ai contesti monumentali e di pregio del territorio, tutelandone le caratteristiche di valore storico paesaggistico, promuovendone una idonea valorizzazione sostenibile. La normativa di tutela garantisce la sostenibilit degli interventi mentre la valorizzazione, attuata attraverso i sistemi dei Beni Culturali e Paesaggistici, indirizza i fruitori verso iniziative integrate di rete, programmate in relazione alle infrastrutture principali di collegamento ed ai percorsi viari secondari quali veri e propri itinerari storico ambientali preferibilmente ciclabili. I Sistemi di eccellenza sono naturalmente le Ville Venete ed i Centri Storici di pregio, ma pure sono da valorizzare gli Istituti ed i Luoghi della Cultura, lArcheologia Industriale, i Centri di Spiritualit, i beni Archeologici, i siti fortificati e le Aggregazioni di epoca razionalista. Il Graticolato Romano, di interesse archeologico, insiste su una parte del territorio comunale di Curtarolo ed in piccola parte sul territorio di San Giorgio in Bosco. La consultazione della bibliografia edita ha consentito di individuare alcuni siti di interesse sovracomunale quali ad esempio il sedime dellantico Castello di Carmignano, in localit Borghi. Non si pu prescindere dalla presenza del Fiume Brenta, da cui attingevano le innumerevoli e ramificate rogge artificiali, scavate appositamente per irrigare i terreni, azionare mulini da cereali, muovere pile da riso e alimentare seghe da legno e lungo cui discendevano dalla montagna sino al Bassanello di Padova le zattere cariche di legname di faggio e abete rosso. Altre rogge traevano origine dalle sorgenti disseminate lungo la cosiddetta linea di risorgiva. Rimane la memoria storica del sistema dei mulini per lo pi da grano, appoggiati a rogge o rivi, tratti dal Brenta o formati con acque sorgive, oggi purtroppo in gran parte scomparsi: il Mulino di Grantorto, vero e proprio borgo artigiano ne rimane lunica concreta testimonianaza. Nellambito dellarcheologia industriale costituisce interessante emergenza pure la Fornace Domeniconi di Carmignano e, naturalmente, l Ex Iutificio di Piazzola sul Brenta. Il centro del sistema storico-culturale del Medio Brenta comunque Piazzola sul Brenta, quale Centro Storico di medio interesse, ai sensi del P.T.C.P. adottato dalla Provincia di Padova, ed il complesso di Villa Contarini; trattasi di vero e proprio Luogo della Cultura secondo lart. 101 del Codice dei Beni Culturali ove ubicato pure il Museo delle Mappe Antiche, di interesse non solo sovracomunale ma certamente regionale. Al fine di valorizzare i beni storico culturali e paesaggistici evidenziati, il P.A.T.I. individua le Aree di stretta pertinenza storica ed i contesti figurativi ai sensi dellart. 40 della L.R. n. 11/2004 quali aree di cautela ed attenzione progettuale con precipue finalit di conservazione dei contesti paesaggistici. Il P.A.T.I. detta altres una precisa norma affinch i P.I. comunali individuino esattamente sul territorio, a
scala 1:2000, le perimetrazioni dei vincoli monumentali ed evidenzia unarea, ovvero quella dell antico Castello di Carmignano di Brenta, quale zona da sottoporre ad indagine archeologica preventiva, oltre naturalmente allarea interessata dallAgro Centuriato. Al fine di consentire la valorizzazione turistica dei citati beni culturali in collegamento con i principali luoghi di produzione dei prodotti tipici, il P.A.T.I. traccia itinerari tematici di collegamento tra gli stessi, itinerari a rete per lo pi in estensione dei percorsi ciclabili di interesse provinciale. Tali itinerari conteranno le Ville venete, larcheologia industriale, le latterie di produzione del grana padano, i luoghi di spiritualit e, naturalmente, la Villa Contarini e il suo parco monumentale di Piazzola sul Brenta. Dal punto di vista squisitamente turistico, indispensabile creare una articolata offerta per un sistema di turismo sostenibile. Il target potr essere correlato al turismo culturale ed ambientale ed in ogni caso al turismo rurale. In particolare il turismo culturale non potr che far riferimento alla rilevanza del patrimonio ed in tal caso, lattrazione pi significativa sar senzaltro il complesso monumentale di Villa Contarini a Piazzola sul Brenta. Al fine di rendere attraente il pacchetto turistico, i fattori chiave sono i seguenti: - la formazione degli addetti, quale fattore fondamentale per unaccoglienza pronta ed intelligente del turista; - lunicit dei siti, specie in relazione al citato complesso di Villa Contarini e al sistema delle acque (Brenta e rogge) quale territorio di risorgiva; - la creazione di un marchio e di reti collegato ai beni culturali ed ambientali, ai prodotti tipici, agli oggetti di artigianato, etc.; - laccessibilit ai siti mediante unappropriata presentazione ai fini di unagile ed immediato apprendimento del turista; - la stagionalit; - la pianificazione strategica; - la sostenibilit, quale fattore indispensabile per garantire credibilit al sistema del Medio Brenta. Il P.A.T.I. individua quale percorso di interesse turistico la Strada panoramica del Grana Padano che da nord passa per lArea Archeologica dellAntico Castello di Spessa in Comune di Carmignano di Brenta, per la Latteria di Camazzole, attraversa in direzione sud il territorio dei comuni di Grantorto, Piazzola sul Brenta proseguendo poi per Padova. Tale Strada connessa alla pista ciclabile del Brenta Bassano Padova, che attraversa il territorio del Medio Brenta nei comuni di San Giorgio in Bosco e Piazzola sul Brenta e lambisce i territori comunali di Carmignano di Brenta e Grantorto e la pista ciclabile Treviso - Ostiglia che attraversa i territori comunali di Piazzola sul Brenta e Campodoro. E stato effettuato il censimento delle attivit turistiche e/o agrituristiche esistenti, il quale ha individuato il maggior numero di posti letto negli hotels (325) distribuiti in quasi tutti i comuni del P.A.T.I. eccetto Campodoro e Grantorto; gli agriturismi e le altre strutture extralberghiere raggiungono il 30% del totale, come si evince dalla tabella che segue:
Posti letto attivit ricettiva in ristoraz. country house ospitalit in case religiose agri campeggi unit amm. ad uso turistico affitta camere case per ferie unit ammobiliate agriturismi residence Totale 83 39 97 42 59 ostelli hotels
Campodoro Carmignano di Brenta Curtarolo Gazzo Grantorto Piazzola sul Brenta
63 21 93 11
20 11 7 4 12 29 22 7 8 12
S. Giorgio in Bosco 70 Villafranca Padovana 67 TOTALE 325
70 80 470
Si propone, alla luce delle caratteristiche del territorio del Medio Brenta, di favorire il potenziamento delle strutture extralberghiere quale offerta ottimale per le potenziali caratteristiche del turismo di visitazione collegato allambiente, ai beni culturali ed al tempo libero. Nella sostanza il P.A.T.I. ha raggiunto tutti gli obiettivi di competenza prefissati dal Documento Preliminare ed in particolare: la tutela e la valorizzazione del paesaggio di interesse storico sovracomunale secondo tutti i segmenti di dettaglio del D.P.; la valorizzazione dei manufatti dellarcheologia industriale di interesse sovracomunale; la definizione di un particolare itinerario turistico quale strada panoramica volta a valorizzare gli edifici storico testimoniali, promuovere il recupero dei prodotti tipici locali e stimolare il riutilizzo funzionale dei siti ed edifici di riconosciuta importanza storica. 8.8.4 Servizi a scala sovracomunale
Sono stati individuati i principali servizi presenti nel territorio del Medio Brenta, coerentemente con quanto previsto dal P.T.C.P.. Sulla base delle analisi dello stato di fatto stato prodotto uno specifico atlante dei servizi di interesse comune (Elab. B.1.8) e riportati nella Tav. A.4 Carta della Trasformabilit quelli di maggiore rilevanza (rif.: Art. 9.1 delle N.T.). Le analisi urbanistiche hanno consentito di definire alcune azioni ritenute strategiche dai singoli Comuni per il territorio individuato dal P.A.T.I. del Medio Brenta; dette azioni sono state sistemizzate nella Tav. B.1.5.a delle analisi urbanistiche (sistema dei servizi e della viabilit: azioni strategiche) e rese coerenti come elencazione nella Tav. B.1.5.b (Sistema dei servizi e della viabilit: elenco azioni strategiche). 8.8.5 Sistema relazionale infrastrutturale e della mobilit
Dal punto di vista infrastrutturale il territorio del Medio Brenta dotato di alcune importanti arterie viabilistiche, cos come evidenziate nelle analisi urbanistiche operate: direttrici viabilit (Tav. B.1.1); interventi di progetto sul sistema viabilit (Tav. B.1.2). Partendo da questa analisi, il P.A.T.I. recepisce le previsioni del P.T.C.P. e risulta essere coerente con le previsioni del Piano Provinciale della Viabilit. Per tutte le opere infrastrutturali previste, afferenti al sistema della viabilit posto in relazione anche con il sistema insediativo produttivo (v. Tav. B.1.3 delle analisi urbansitiche), sono state individuate idonee misure di compensazione e di mitigazione ambientale, al fine di renderle sostenibili con il Piano stesso. 8.8.6 Sistema produttivo
Lambito territoriale afferente al P.A.T.I. del Medio Brenta caratterizzato da una molteplicit di zone produttive esistenti distribuite nel territorio. Le analisi urbanistiche operate per il territorio hanno consentito di definire: il sistema viabilit in relazione al sistema insediativo produttivo (Tav. B.1.3); luso del suolo programmato derivante dalla mosaico dei singoli P.R.G. comunali (Tav. B.1.); latlante delle zone produttive, per ogni singolo Comne (Elab. B.1.6); latlante delle attivit produttive in zona impropria, per ogni singolo comune (Elab. B.1.7). Il P.A.T.I. del Medio Brenta intende recepire quanto fissato dallart. 31 delle N.T.A. del P.T.C.P., in merito alla possibilit per ogni Comune di ampliare la propria zona produttiva fino ad un massimo del
5% della superficie D esistente e programmata, secondo le linee preferenziali di sviluppo indicate nella Tav. A.4 Carta della trasformabilit, nonch perseguire lobiettivo del P.T.C.P. di concorrere, allinterno del quadro normativo regionale, a definire una organica programmazione dei vari sistemi del territorio provinciale, coordinando in particolare il sistema produttivo e della grande e media distribuzione commerciale con quello insediativo e delle reti infrastrutturali, favorendo lintegrazione e il collegamento con le altre funzioni di servizio e collettive; ci anche al fine di realizzare condizioni di equilibrio tra le diverse tipologie e formule commerciali. Le linee preferenziali di sviluppo sopradescritte sono compatibili con i vincoli e le tutele ambientali, di difesa del suolo, e storico monumentali. Particolare attenzione stata posta alla riduzione dellimpatto ambientale ed alla coerenza e sostenibilit del piano. Per quanto riguarda la molteplicit degli insediamenti produttivi in zona impropria, viene demandata al Piano degli Interventi lesatta individuazione e regolamentazione degli stessi. Per queste attivit il P.I. stabilir quali ampliare, bloccare o trasferie nelle zone produttive. Leventuale trasferimento in zone produttive non incider sulla percentuale del 5% della nuova superficie produttiva di ogni Comune. Il P.A.T.I. conferma integralmente le previsioni urbanistiche del settore produttivo-commerciale previste dai vigenti P.R.G., pari a circa m2 4.630.943 di cui m2 1.171.949 circa non ancora attuati. Il PATI ammette gli ampliamenti fisiologici delle suddette zone, in armonia con le previsioni ed i limiti stabiliti dal P.T.C.P., come evidenziato nella tabella che segue:
Sistema della sostenibilit ambientale nel settore edilizio
Gli immobili civili e industriali sono considerati la maggior fonte di emissione di anidride carbonica attraverso i loro impianti di riscaldamento e condizionamento, che utilizzo energia proveniente principalmente dalla combustione di risorse energetiche fossili.
Le fonti energetiche fossili derivano da un lentissimo processo di degrado del materiale organico (circa 100 milioni di anni), mentre vengono utilizzate ad un ritmo estremamente pi veloce (in 150 anni si sono consumate circa la met delle risorse disponibili). La combustione, ai fini di produzione energetica di tali risorse, comporta lemissione di grandi quantit di anidride carbonica (CO2) che sta provocando un effetto serra aggiuntivo a quello naturale. Lecosostenibilit la capacit che ha lambiente, che circonda una data attivit umana, di ripristinare lequilibrio che lattivit stessa ha modificato. Il nostro sistema energetico molto lontano dallessere sostenibile, visto che attualmente gran parte dellenergia primaria proviene dalla combustione di risorse energetiche fossili (petrolio, gas naturale e carbone). Obiettivo del P.A.T.I., per tramite del progetto denominato CLIPAD (ClimaPadova), di incentivare, su base volontaria, lefficienza delle prestazioni energetiche e conseguentemente la sostenibilit ambientale del settore edilizio, individuando le modalit di assegnazione di incentivi calibrati, in relazione allimpegno progettuale e di realizzazione previsto, in relazione: alladozione di sistemi di generazione energetica da fonti rinnovabili, ovvero le fonti di energia che si ricostituiscono in un tempo paragonabile con il tempo del loro consumo; il risparmio energetico, ovvero il sesto combustibile ottenibile mediante un migliore isolamento che costituisce potenzialmente il maggior fattore di risparmio in questo senso, in quanto economico, pulito e soprattutto sostenibile. Riscaldamento, raffreddamento e condizionamento sono garantiti molto spesso da tecnologie inefficienti nellutilizzo energetico. Migliorare i rendimenti di conversione dellenergia limita questo spreco di energia. Le N.T. del P.A.T.I. incentivano percorsi per promuovere una edilizia sostenibile invitando i Comuni a programmare, in fase di elaborazione degli strumenti urbanistici, una serie di interventi volti ad ottenere nel territorio: una pianificazione e gestione del territorio pi ecologica, che favorisca luso di fonti rinnovabili di energia (solare termica, fotovoltaica, geotermica, luso delle biomasse, ecc.), incentivi l'attuazione della normativa vigente in materia e ladozione di buone prassi per la riqualificazione urbana; unintegrazione delle tematiche ambientali nelle proprie programmazioni al fine di ridurre i consumi di energia nel settore edilizio, terziario e industriale; la promozione dellapplicazione di tecnologie costruttive sostenibili incentivando il riuso, il riciclo di materiali in edilizia; la promozione della certificazione energetica degli edifici; la partecipazione dei cittadini a modifiche comportamentali a favore dellambiente. 9 Coerenza del P.A.T.I. con gli strumenti pianificatori sovraordinati (P.T.R.C. P.T.C.P.)
Il progetto del P.A.T.I., come visibile a partire dal Documento Preliminare, stato sviluppato in totale coerenza con il P.T.C.P. adottato dalla Provincia di Padova in data 31 luglio 2006 e con il documento preliminare al P.T.R.C. adottato dalla Giunta Regionale con propria deliberazione n 2587 del 7 agosto 2007 (B.U.R.. n. 86 del 02.10.2007). Specificatamente, coerentemente con tali obiettivi in tema di: uso del suolo: il P.A.T.I. condivide lobiettivo di una estesa opera di riordino territoriale, volta a limitare lartificializzazione e limpermeabilizzazione dei suoli, favorendo per i temi di competenza, la riqualificazione e riconversione delle aree dismesse e il superamento dellapproccio contingente di gestione dellemergenza che spesso contraddistingue la difesa e la salvaguardia idraulica, ponendo innanzi tutto a base delle decisioni, la lettura integrata delle diverse componenti del ciclo idrologico e della dinamica delle piene dei corsi dacqua, sia in ambito urbano (rete di fognatura bianca, caditoie,
impermeabilit del territorio) che in ambito rurale (scoli, fossati, canali, tipi di colture); biodiversit: coerentemente con le linee guida del P.T.R.C. e del P.T.C.P., il P.A.T.I. provvede a tutelare e accrescere la diversit biologica attraverso lindividuazione e la definizione di sistemi ecorelazionali (corridoi ecologici) estesi allintero territorio del Medio Brenta; energia, risorse e ambiente: il P.A.T.I. incentiva luso di risorse rinnovabili per la produzione di energia ed il contenimento dei consumi energetici. Sono promossi il risparmio e lefficienza energetica negli insediamenti, il risparmio e la conservazione della risorsa acqua e per la riduzione degli inquinamenti (nitrati, CO2, ecc.). 10 10.1 Verifica del rispetto degli obiettivi del Documento Preliminare Sistema ambientale
Riguardo alla coerenza con il Documento preliminare adottato, stata perseguita la tutela delle Risorse Naturalistiche e Ambientali e allintegrit del Paesaggio naturale, quali componenti fondamentali della Risorsa Territorio, cos come elencate nel Documento medesimo. Tema Obiettivo Individuazione e disciplina delle aree di valore naturale e ambientale Ricognizione e rappresentazione dei vincoli ambientali e paesaggistici del D.Lgs n. 42/2004 e della pianificazione sovraordinata ed individuazione di altre aree di valore. Lobiettivo descritto stato raggiunto completamente per la disponibilit di dati relativamente ad aree vincolate e/o sottoposte a tutela dalla pianificazione sovraordinata; altre aree sono state individuate sulla base di studi e rilievi ARPAV e della Provincia di Padova. Sono pervenuti in alcuni casi dati significativi dai Comuni, che hanno meglio precisato i vincoli discendenti dal P.T.R.C. (Tav. A.1 e A.2). Tutela e miglioramento delle reti ecologiche Approfondire, verificare ed ampliare, in coerenza con il P.T.C.P., la Rete ecologica sulla base cartografica, e disciplinare con un corpus normativo la realizzazione della stessa. A livello cartografico, lobiettivo stato raggiunto in merito alla coerenza con il P.T.C.P., la cui struttura della Rete stata approfondita ed ampliata, ai dati disponibili relativamente agli elementi di valore ambientale esistenti e alle previsioni urbanistiche dei Comuni del P.A.T.I.. La struttura della Rete ecologica soprattutto stata concepita allinterno di un disegno organico complessivo dellintera rete Provinciale in continuit coi P.A.T.I. limitrofi. Non essendo per pervenuti dati significativi dai Comuni e non disponendo di rilievi faunistici e floristici soddisfacenti, necessario a livello di P.I. eseguire studi adeguati per definire e dimensionare con pi precisione gli elementi componenti la Rete. A livello normativo, non essendo la perimetrazione esatta della Rete compito del P.A.T.I., si stabilita la prescrizione di mantenere le connessioni ecologiche e di realizzare opere di mitigazione rispetto a nuovi insediamenti produttivi e nuove infrastrutture (Tav. A.4) Tema Obiettivo Tutela del paesaggio fluviale Individuazione e tutela degli ambiti di pertinenza fluviale come sistema portatore di valore ambientale e paesaggistico, e connotato da carattere di fragilit (Tav. A.3), in particolare del Fiume Brenta.
Tema Obiettivo
Risultato Tema
Lobiettivo stato raggiunto in coerenza con il P.T.C.P.. Salvaguardia dei corsi dacqua e connessione reciproca e con gli altri elementi ambientali di interesse ecologico (reti ecologiche) e delle aree umide, anche di origine antropica Garantire la salvaguardia di tali elementi come riproposizione del vincolo, ove vigente, e proporre la loro tutela e valorizzazione con azioni progettuali, come perseguito dal tavolo tecnico sullAmbito di pianificazione coordinata delle risorgive. Lobiettivo stato raggiunto sia nella riproposizione dei vincoli (Tav. A.1) ma anche tutelando alcuni elementi non vincolati ma considerati invarianti e strutturanti il territorio (Tav. A.2) e spesso connotati da fragilit e vulnerabilit (Tav. A.3): a questo scopo i dati disponibili sono sufficienti soprattutto in merito a corsi dacqua ed aree boscate. La valorizzazione degli elementi medesimi stata oggetto della Rete ecologica (Tav. A.4). Tutela delle aree di valore naturalistico e mantenimento delle biodiversit Individuare aree detentrici di elementi floristici e faunistici da tutelare. Lindividuazione stata raggiunta soprattutto sui dati forniti dalla Rete Natura 2000 e dal Piano Faunistico Venatorio Provinciale: si auspicano approfondimenti e rilevazioni locali anche per la miglior definizione della Rete ecologica. Tutela delle aree con formazioni vegetali rilevanti, portatori di valori ecologici Individuare e tutelare elementi di pregio sotto il profilo ambientale ed ecologico. Lobiettivo stato raggiunto, individuando, come invarianti, alcuni corsi dacqua, le aree censite da ARPAV e i parchi ed i giardini storici. Individuazione delle possibili fonti di inquinamento o alterazione delle falde acquifere. Promuovere, per gli aspetti connessi allattivit agricola e zootecnica, la tutela della risorsa idrica. Lobiettivo stato raggiunto riproponendo la normativa vigente, ma soprattutto ribadendo la tutela degli acquiferi (Tav. A.3) e proponendo una progettazione di aree di connessione naturalistica nella Rete ecologica, con funzione di buffer zone rispetto alle aste fluviali e ai corsi dacqua principali sversanti in Laguna (Tav. A.4).
Tema Obiettivo Risultato
Tema Obiettivo Risultato Tema Obiettivo Risultato
In questo paragrafo sono riassunti gli obiettivi che ci si prefissati nella redazione del Piano, sulla base delle indicazioni espresse dalla normativa regionale (L.R. n. 11/2004). Per ogni obiettivo previsto indicato se questo stato raggiunto e quali approfondimenti futuri opportuno considerare. Tema Obiettivo Risultato Difesa del suolo Definizione delle aree a maggiore rischio di dissesto idrogeologico e delle aree esondabili. Lobiettivo prefissato stato raggiunto prendendo in considerazione il territorio dellintero ambito dal punto di vista della geologia finalizzata alla difesa del suolo. In particolare stata definita compiutamente, in relazione agli obbiettivi progettuali del P.A.T.I., la litologia, la geomorfologia, lidrogeologia dellintero ambito ai fini dellindividuazione delle fragilit del territorio. Sono state inoltre definite le aree a maggior rischio idraulico sulla base dei dati dei consorzi di bonifica e del P.A.I.,
verificati ed affinati con i dati geologici disponibili (ad es. confrontati con il micro rilievo delle aree) e normati adeguatamente con il contributo fornito dai diversi Enti. Tali norme si concentrano principalmente sul principio di non aggravare ulteriormente il rischio attualmente presente. Andranno valutati futuri approfondimenti, soprattutto in merito alla compatibilit idraulica dei singoli interventi programmati ed eventualmente per mettere a punto interventi strutturali per la riduzione del rischio attuale. Obiettivo Risultato Individuazione degli interventi di miglioramento e riequilibrio ambientale da prevedere. Per quanto riguarda la difesa del suolo in sede normativa sono stati individuati e fissati i criteri per un miglioramento a scala sovra comunale delle fragilit riscontrate, con lo scopo di evitare scelte strategiche che possano in qualche modo aggravare la situazione attuale. Per quanto riguarda gli interventi di miglioramento a livello locale, ad es. il recupero di una cava dismessa, oppure la mitigazione del rischio idraulico in una determinata zona, si rimanda a studi di dettaglio concertati con gli Enti preposti. Definizione di indirizzi e prescrizioni generali per gli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia nelle zone sottoposte a vincolo idrogeologico nelle aree urbanizzate o da urbanizzare. Lobiettivo stato raggiunto e definito nella tavola della fragilit e nel quadro normativo considerando gli indirizzi e le scelte progettuali del Piano. Definizione delle strategie per il miglioramento degli interventi di gestione del territorio dei Comuni ricadenti nellambito del bacino scolante e controllo dello smaltimento delle risulte zootecniche. Dal punto di vista della geologia stata considerata la permeabilit dei terreni e la soggiacenza della falda e la sua direzione media di deflusso nellintero ambito del Medio Brenta.
Risultato Obiettivo
10.3a Paesaggio Agrario Riguardo alla coerenza con il Documento Preliminare adottato, stata perseguita la tutela delle Risorse Naturalistiche e Ambientali e allintegrit del Paesaggio naturale, quali componenti fondamentali della Risorsa Territorio, cos come elencate nel Documento medesimo. Tema Conservazione o ricostituzione del paesaggio agrario e del relativo patrimonio di biodiversit, delle singole specie animali o vegetali, dei relativi habitat e delle associazioni vegetali e forestali Valorizzare il paesaggio agrario come componente fondamentale che concorre alla tutela e al presidio ambientale del territorio. Lobiettivo descritto stato raggiunto relativamente allindividuazione di ambiti agricoli segnalati dagli strumenti urbanistici comunali, potenzialmente vocati ad essere valorizzati ed arricchiti in tema di biodiversit con progettazione di impianti arborei e di siepi. Tali ambiti sono stati individuati preferenzialmente per la prossimit ai corsi dacqua; per lassenza di previsioni urbanistiche relativamente ad espansioni insediative e infrastrutturali; per la localizazione nel territorio atta a costituire elemento di connessioe nella Rete ecologica (Tav. A.4). Sono pervenuti dati significativi da parte di alcuni Comuni relativamente al paesaggio agrario e alluso del suolo, in ogni caso si rendono necessari approfondimenti in sede di stesura dei PAT , nonch uno studio e un censimento sui prati stabili in destra Brenta, (v. documentazione a cura della Coldiretti).
Obiettivo Risultato
Salvaguardia o ricostituzione dei processi naturali, degli equilibri idraulici e idrogeologici e degli equilibri ecologici Tutelare gli elementi del territorio agricolo in grado di garantire tali equilibri. Lobiettivo descritto stato raggiunto, relativamente agli elementi ambientali presenti, quali corsi dacqua e formazioni boschive attraverso la tutela (Tav. A.3) e la loro valorizzazione progettuale allinterno della Rete ecologica (Tav. A.4) Sono pervenuti pochi dati significativi da parte dei Comuni. Individuazione di aree con tipologie di paesaggio rurale prevalente; aree con produzione specializzate; aree con produzione a rischio di impatto ambientale Individuazione e tutela degli ambiti agricoli con sistemazioni agrarie identitarie del paesaggio e valorizzazione delle produzioni specializzate, disciplinando le attivit con potenziale impatto ambientale. Non sono state individuate tipologie di sistemazioni agrarie prevalenti, comunque la promozione delle produzioni specializzate, gi individuate nel P.T.C.P., sono disciplinate e promosse da protocolli e strumenti finanziari da parte della Regione; il controllo della contaminazione da parte delle attivit agricole e zootecniche disciplinato dalla Direttiva Nitrati e dalle norme sul trattamento delle deiezioni zootecniche, con particolare tutela nellambito del Bacino Scolante. Aree con sistemi ed elementi ambientali di valore naturalistico e paesaggistico da non trattare come entit isolate ma con particolare attenzione alle relazioni tra di esse ed ai margini, nonch al contesto in cui si trovano Garantire la salvaguardia di tali elementi proporre la loro tutela e valorizzazione con azioni progettuali. Lobiettivo stato raggiunto tutelando alcuni elementi non vincolati ma considerati invarianti e strutturanti il territorio (Tav. A.2) e spesso connotati da fragilit e vulnerabilit (Tav. A.3): a questo scopo i dati disponibili sono sufficienti soprattutto in merito a corsi dacqua ed aree boscate. La valorizzazione degli elementi medesimi stata oggetto della Rete ecologica (Tav. A.4).
10.3b Paesaggio di Interesse Storico Obiettivo stabilire indirizzi, direttive e prescrizioni in merito a: - edifici di valore storico-architettonico, culturale e testimoniale i relativi spazi inedificati di carattere pertinenziale; - parchi, giardini monumentali di interesse storico-architettonico; - documenti della civilt industriale; - viabilit storica extraurbana e gli itinerari di interesse storico-ambientale; - sistemazioni agrarie tradizionali e delle grandi tenute storiche; - zone e beni archeologici; - sistemi culturali. Lobiettivo stato raggiunto con lindividuazione puntuale degli edifici, parchi, viabilit, aree vincolate, ecc. e con la definizione di idonee norme.
Servizi a scala territoriale Individuazione delle parti di territorio ad elevata specializzazione funzionale con concentrazione di una o pi funzioni strategiche, definite Poli Funzionali. Ricognizione dei Poli Funzionali esistenti da consolidare, ampliare e riqualificare.
Obiettivo Obiettivo Obiettivo Risultato a
Individuazione degli eventuali ambiti preferenziali idonei per la localizzazione dei nuovi Poli funzionali. Definizione dei criteri per lindividuazione delle caratteristiche morfologiche dei Poli Funzionali di nuova previsione. Individuazione degli interventi di trasformazione e qualificazione funzionale, urbanistica ed edilizia dei Poli esistenti. Il P.T.C.P. non individua per lambito del Medio Brenta poli funzionali esistenti; con il P.A.T.I. sono stati analizzati e individuati puntualmente nelle tavole di progetto i servizi scala sovrazomunale, e si cos potuto constatare che non vi sono parti di territorio esistenti ad elevata specializzazione, tali da potersi annoverare come poli funzionali esistenti, n emersa lesigenza da parte delle Amministrazioni Comunali di individuare nuovi poli funzionali.
10.5 Tema
Settore Turistico ricettivo Previsione dellestensione della rete dei percorsi ciclabili di interesse intercomunale (Piano Provinciale delle Piste Ciclabili P.P..PC.) Rappresentazione con maggior accuratezza e approfondimento della Rete dei percorsi provinciale. Lobiettivo stato raggiunto riproponendo e verificando i tracciati del P.P.P.C. e proponendo ulteriori itinerari (non solo ciclabili) che favorisca la maggior interconnessione fra i percorsi principali. Promozione e regolamentazione della navigabilit dei corsi dacqua di rilievo provinciale inserendoli nei circuiti turistici principali (studio provinciale della carta nautica) Riproporre la rete navigabile del P.T.C.P.. Lobiettivo stato raggiunto, con una verifica dei corsi dacqua proposti come navigabili dallo studio citato, e riproponendoli allinterno di una rete pi generale di itinerari turistici, anche ciclabili, in Tav. A.4. Previsione di nuovi percorsi per la scoperta e la valorizzazione delle ricchezze naturali e storiche del territorio Individuare ulteriori itinerari che favoriscano il turismo minore. Lobiettivo stato raggiunto, aumentando la connessione con i corsi dacqua navigabili e con quelli ciclabili del P.P.P.C. (Tav. A.4). Recupero e salvaguardia dei prodotti tipici locali, promozione dei vari settori agroalimentari Valorizzazione delle produzioni tipiche e specializzate. La promozione delle produzioni specializzate, gi individuate nel P.T.C.P., sono disciplinate e promosse da protocolli e strumenti finanziari da parte della Regione. Individuazione di aree e strutture idoenee vocate al turismo di visitazione, allagriturismo, allattivit sportiva. Lobiettivo stato perseguito, stato esaminato il tema ai tavoli politici, e si optato per lindividuazione dei beni storici e dei percorsi di interesse storico. Studio sulla dotazione di servizi e rafforzamento delle attrezzature esistenti, secondo
Tema Obiettivo Risultato Tema Obiettivo Risultato Obiettivo Risultato Obiettivo
modelli culturalmente avanzati (Piano dei Servizi). Risultato Obiettivo Risultato Lobiettivo stato analizzato e si constatato che non esistono nellambito del Medio Brenta realt tali da richiedere uno studio sulla dotazione dei servizi. Valutazione della consistenza e dellassetto delle attivit esistenti e promozione dellevoluzione delle attivit turistiche. Lobiettivo stato raggiunto, stata redatta una scheda con la rappresentazione delle attivit turistiche esistenti per ogni comune ed il numero di posti letto disponibili; la promozione dellevoluzione delle attivit turistiche stata perseguita attaverso la individuazione di percorsi per la valorizzazione delle attivit esistenti e di valorizzaizone dei beni storici. Definizione disciplinare di particolari siti e strade panoramiche e previsioni di nuovi percorsi per la scoperta e valorizzazione delle ricchezze naturali e storiche del territorio. Lobiettivo stato raggiunto attraverso lindividuazione di strade esistenti collegati alla identit e tradizioni locali, ed il collegamento di questi con gli itinerari delle piste ciclabili previsti dal Piano Provinciale.
Sistema Relazionale, infrastrutturale e della viabilit Definizione della rete di infastrutture e di servizi per la mobilit di maggiore rilevanza. Lobiettivo stato raggiunto provvedendo alla individuazione e definizione delle rete infrastrutturale, recepedo le previsioni degli strumenti di pianificazine sovraordinata (Piano Provinciale delle Viabilit). Definizione delle opere necessarie per assicurare la sostenibilit ambientale e paesaggistica e la funzionalit rispetto al sistema insediativo ed al sistema produttivo individuando, ove necessario, fasce di ambientazione al fine di mitigare o compensare gli impatti sul territorio circostante e sullambiente. Lobiettivo stato raggiunto, nella Tav. A.4 di progetto sono state individuate, per tutte le opere infrastrutturali previste nel PATI, idonee misure di compensazione e di mitigazione dal punto di vista ambientale, al fine di renderle sostenibili con il Piano stesso. Definizioni della dotazione di standard e servizi alla viabilit sovracomunale. Lobiettivo stato analizzato e si constatato che non esistono incroci intermodali e/o situazioni particolari tali nel Medio Brenta da richiedere una dotazione specifica di standard e servizi di supporto alla viabilit. Definizione del sistema della viabilit, della mobilit ciclabile e pedonale di livello sovracomunale. Lobiettivo stato raggiunto riproponendo e verificando i tracciati del P.P.P.C., e proponendo ulteriori itinerari (non solo ciclabili) che favorisca la maggior interconnessione con i percorsi principali di collegamento tra i Comuni.
Attivit Produttive Effettuare la ricognizione, valutando la consistenza e lassetto del settore secondario e terziario, definendo le opportunit di sviluppo anche in relazione allimpiego di risorse naturali nei processi produttivi in coerenza con il principio dello sviluppo sostenibile. Lobiettivo stato raggiunto, la sostenibilit stata perseguita con la previsione nel
progetto del P.A.T.I. di limitazione dellespansione delle zone produttive al 5% massimo della superficie esistente; sono altres stati eseguiti i calcoli sulle previsioni massime di inquinamento che producono gli ampliamenti delle zone produttive, e sono state individuate delle misure compensative da attuarsi per la riduzione delle emissioni di CO2. Obiettivo Risultato Individua le parti del territorio caratterizzate dalla concentrazione di attivit economiche, commerciali e produttive. Lobiettivo stato raggiunto, sono state individuate le aree caratterizzate dalla concentrazione degli insediamenti produttivi/commerciali, cos come individuate dai P.R.G. vigenti. Definire lassetto fisico funzionale degli ambiti specializzati per le attivit produttive di rilievo sovracomunale, da confermare e/o riqualificare (caratterizzati da effetti sociali, territoriali, ambientali, relazionati con altri comprensori produttivi di livello provinciale, regionale, interregionale). Lobiettivo verr raggiunto con la definizione dellassetto fisico funzionale del Polo produttivo di rilievo sovracomunale (Cittadella - Tobmolo), secondo quanto previsto dagli strumenti pianificatori comunali vigenti in adeguamento alle previsioni del P.T.C.P. Individua, in attesa dei criteri dettati dal P.T.R.C. e in coerenza con i contenuti del P.T.C.P., gli ambiti preferenziali idonei alla pianificazione dei nuovi insediamenti produttivi, commerciali e direzionali di rango intercomunale, con riferimento alle caratteristiche locali ed alle previsioni infrastrutturali a scala territoriale, individuando i criteri applicativi della perequazione territoriale; Lobiettivo stato raggiunto, a seguito di quanto emerso dalle analisi dello stato di fatto del territorio relative alla situazione geologica, agronomica, del paesaggio, storica e della VAS, sono state definite le linee preferenziali di sviluppo delle zone produttive in ambito comunale. Individuazione delle aree produttive di rilievo comunale ed analisi del sistema produttivo individuando lestensione delle aree urbanizzate, edificate, sature, inedificate, ecc.. Lobiettivo stato raggiunto, con lo stesso criterio descritto al punto precedente sono state individuate le linee preferenziali di sviluppo delle aree produttive di ogni singolo Comune, ed stata eseguita la quantificazione della superficie produttiva esistente, nonch la quantificazione dellampliamento del 5 % che ogni comune ha a disposizione allinterno dellambito comunale. Definire, in coerenza con il P.T.C.P.: - gli ambiti preferenziali di localizzazione delle medie e grandi strutture di vendita configurabili quale bacino di utenza degli ambiti di programmazione regionale, sulla base della superficie complessiva assegnata dalla L.R. n. 15/2004; - le aree idonee da destinare alla logistica e alla direzione, organizzazione e promozione delle attivit di interscambio di tipo commerciale; - i poli per linnovazione tecnologica e per i servizi alle imprese destinate ad attrarre, concentrare e potenziare attivit ad alto grado innovativo; - gli specifici indirizzi e prescrizioni per la valorizzazione dei distretti produttivi (L.R. n. 8/2003), precisando gli standard di qualit dei servizi che si intendono perseguire per ottimizzare il rapporto tra attivit di produzione, servizi tecnologici, qualit ambientale, qualit del luogo di lavoro, sistema relazionale infrastrutturale e della mobilit (viabilit);
gli standard di qualit dei servizi che si intendono perseguire per ottimizzare il rapporto tra attivit di produzione, servizi tecnologici, qualit dellambiente e del luogo di lavoro, anche sulla base delle linee guida provinciali per la progettazione ambientale delle aree destinate a insediamenti produttivi.
Lobiettivo stato raggiunto per quanto possibile. Per lambito territoriale di appartenenza del Medi Brenta il P.T.C.P. non individua aree relative alle medie e grandi strutture di vendita, idonee alla logistica, relative a poli per linnovazione tecnologica, ecc., cos come confermato dal presente Piano di assetto del territorio intercomunale.
Sviluppo e promozione delle fonti di energia rinnovabile Recepimento e approfondimento delle linee guida progettuali e costruttive elaborate dalla Provincia attraverso una politica di: - pianificazione e gestione pi ecologica del territorio; - integrazione delle tematiche ambientali nelle proprie programmazioni al fine di ridurre i consumi di energia nel settore edilizio, terziario e industriale; - promozione dellapplicazione di tecnologie costruttive sostenibili; - promozione della certificazione energetica degli edifici; - partecipazione dei cittadini a modifiche comportamentali a favore dellambiente. Riguardo alla coerenza con il Documento Preliminare adottato, lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabile e il risparmio energetico stato perseguito in quanto ladozione delle Linee guida per una progettazione energeticamente ed ambientalmente sostenibile (Quaderno n 4 del P.T.C.P. della Provincia di Padova) permette di promuovere e informare i cittadini, i professionisti, gli imprenditori sulle tecniche di costruzione sostenibile e sullutilizzo delle fonti energetiche rinnovabili. Attraverso il Progetto CLIPAD, invece, i Comuni hanno la possibilit di fissare una percentuale di riduzione della quota di CO2 eq e, attraverso interventi strutturali e di nuova pianificazione che vede lintroduzione di edifici a basso consumo certificati, limplementazione di sistemi centralizzati di riscaldamento, interventi di messa in efficienza dal punto di vista energetico e uso di fonti rinnovabili su grande scala, una concreta possibilit di ridurre le emissioni valorizzando le energie rinnovabili. Dal punto di vista geologico stata valutata la compatibilit dei terreni dellambito del Medio Brenta per lutilizzo di impianti geotermici (geoscambio) a bassa entalpia a circuito chiuso.
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