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Timestamp: 2019-02-17 18:56:30+00:00
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In Movimento! - News CSM n.36 del 12 dicembre 2003
News CSM n.36 del 12 dicembre 2003
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Notiziario dal CSM n. 36 del 12 dicembre 2003 Nuova pagina 1
1. LA NOMINA DEL NUOVO SEGRETARIO GENERALE (E DEL SUO VICE) DEL C.S.M.
2. LA CIRCOLARE SULLA FORMAZIONE DELLE TABELLE PER IL BIENNIO 2004-2005
3. FUORI RUOLO
4. ANCORA SULLA NUOVA CIRCOLARE IN MATERIA DI INCOMPATIBILITA' PARENTALI (artt. 18 e 19 O.G.)
5. L'INTEGRAZIONE DELLA SEZIONE DISCPLINARE
7. LA POLEMICA SUGLI INCARICHI EXTRAGIUDIZIARI
Il segretario generale del CSM svolge una funzione centrale nella attività del consiglio per la delicatezza dei compiti riservatigli sia in funzione della diretta collaborazione col vice presidente ed il comitato di presidenza, sia in funzione della organizzazione delle articolazioni consiliari, sia nella gestione del personale e della intera complessiva organizzazione della struttura. A giorni lascerà l'incarico il dott. Pierfelice Pratis, che ha svolto per molti anni questa funzione con grande competenza, equidistanza, disponibilità e rigore, per essere stato chiamato ad analogo, prestigioso, incarico presso la Corte Costituzionale.
Il Consiglio ha provveduto a nominare in sua sostituzione il dott. Luigi Salvato, magistrato con funzioni di legittimità applicato all'ufficio del Massimario della Corte di Cassazione.
E'stata una scelta che, per la prima volta nella storia del consiglio, non è avvenuta all'unanimità ma con l'astensione dei consiglieri del Movimento e di MD ed il voto favorevole di tutte le altre componenti consiliari.
Va ricordato che, secondo la disciplina normativa, la nomina è sempre avvenuta su proposta del comitato di presidenza ed agli inizi di questa consiliatura era stata approvata dal plenum la procedura di nomina del nuovo segretario generale (richiesta nel precedente quadriennio dai consiglieri del Movimento) al fine di rendere chiara e trasparente una scelta che, in precedenza, avveniva senza alcun interpello. Veniva in sostanza valorizzato unicamente l'elemento "fiduciario" riconnesso alle funzioni riservate al segretario generale.
La nuova procedura, pur senza connotati concorsuali, ha previsto però l'acquisizione di disponibilità da parte degli aspiranti in possesso dei requisiti, l'esame da parte del comitato di presidenza delle candidature, la formazione di una rosa di nomi di candidati ritenuti idonei, l'interpello preventivo dei consiglieri per raccogliere le valutazioni ed infine la proposta da parte del Comitato di Presidenza. Tale proposta doveva rappresentare l'esito ragionato della attività del Comitato e quindi avrebbe dovuto essere tale da raccogliere la unanimità dei consensi.
Il dott. Salvato (sulle cui qualità personali e sulla cui idoneità a ricoprire l'incarico, al pari di altri parimenti idonei concorrenti, nulla avevamo da eccepire) era uno dei piu' giovani aspiranti ed è stato fortemente voluto da una ben determinata componete consiliare che non ha considerato, a differenza nostra, alcuna altra diversa e possibile alternativa e che è riuscita ad aggregare sul nome componenti che si erano originariamente espresse in altro modo: il Comitato di Presidenza ha così preso atto dell'orientamento della maggioranza.
L'elemento sul quale si erano fondate le nostre perplessità era principalmente di tipo formale ma, a nostro avviso, di estrema importanza per la stessa credibilità del consiglio.
Infatti per il dott. Salvato non era ancora decorso il quinquennio di funzioni giurisdizionali successivo al rientro in ruolo richiesto dalla normativa secondaria dello stesso CSM per un successivo fuori ruolo. Nella relazione alla circolare del 20 luglio 2000 ("nuova circolare sul collocamento fuori del ruolo organico della magistratura") si afferma infatti espressamente che " i collocamenti fuori ruolo non possono, pertanto, essere autorizzati prima di cinque anni di effettivo esercizio delle funzioni giudiziarie …..". Si tratta di una norma di carattere generale che, a nostro avviso, doveva trovare, principalmente da parte dello stesso consiglio, scrupolosa osservanza.
A noi è parso, così come avevamo già fatto in altri casi di volute "deroghe"al limite, di dover coerentemente affermare l'esigenza di rispetto, da parte del Consiglio, delle regole che il Consiglio stesso si pone.
Va poi considerato che numerosi consiglieri di Cassazione, portatori anche di una di più ampia esperienza amministrativa, erano nel lungo elenco degli aspiranti.
Ai limiti del paradosso va valutata la circostanza per cui, una diversa e più "partecipata" procedura di nomina, che evitasse un'indicazione derivata dal solo Comitato di Presidenza, ha condotto per la prima volta ad una scelta non unanimemente condivisa.
Nel lungo dibattito del plenum dedicato alla nomina, si è espresso ampio rammarico su un metodo di selezione del segretario generale che non ci è parso adeguatamente finalizzato all'obiettivo di una corale condivisione della scelta finale.
Abbiamo comunque formulato al dott. Salvato i migliori auguri di buon lavoro nell'interesse del Consiglio e della intera magistratura italiana.
Unanime invece la scelta per l'incarico di vice segretario generale della dott.ssa Donatella Ferranti (apprezzato magistrato addetto alla segreteria del C.S.M.) che subentra al dott. Francesco Salzano.
E' iniziata in plenum, con l'esposizione introduttiva dei relatori Tenaglia ed Arbasino, la discussione sulla proposta della VII^ Commissione di nuova circolare sulla formazione delle tabelle organizzative degli uffici giudiziari per il biennio 2004-2005.
La proposta è stata formulata all'unanimità salvo che sui punti relativi alla destinazione dei magistrati trasferiti al Tribunale dalla Procura della stessa sede (proposta di minoranza: Di Federico e Schietroma); al limite generalizzato di permanenza ultradecennale (proposta di minoranza: Arbasino); ad alcuni aspetti dell'organizzazione della DDA (proposta minoranza: Marini).
Alcuni degli aspetti di maggior rilievo della proposta sono i seguenti:
·	l'introduzione di una procedura semplificata per i dirigenti degli uffici che riterranno di confermare le tabelle del biennio precedente approvate dal CSM o comunque di apportare ad esse modifiche "non strutturali" (tramutamento interno non accompagnato da modifiche di altri criteri; modifica dei soli criteri di sostituzione salvo che riguardino giudici onorari). Nel caso in cui su tali proposte siano formulate osservazioni (sempre possibili su ogni aspetto del programma organizzativo) verrà seguita la procedura ordinaria ma non è prevista una fase di "interlocuzione" da parte del Consiglio Giudiziario. Gli uffici che potranno fruire di questa procedura semplificata sono indicati in elenco allegato alla proposta. Per gli altri uffici verrà seguita la procedura ordinaria.
·	Nella organizzazione degli uffici si è perseguito l'obiettivo di evitare, per quanto possibile, l'esercizio promiscuo delle funzioni e di valorizzare la specializzazione anche nel settore penale. In relazione alla sezione GIP/GUP si è ribadita l'esigenza della costituzione della sezione in tutti i tribunali organizzati in almeno due sezioni e si è prevista la possibilità che il Presidente del tribunale, con adeguata motivazione, possa destinare un presidente di sezione alla presidenza della sezione se questa ha un organico non inferiore a cinque magistrati.
·	Sui trasferimenti interni si è cercato di rendere piu' snella la procedura ritenendo la legittimazione alla partecipazione al concorso a seguito della sola delibera di trasferimento del CSM (e quindi non piu' dalla pubblicazione nel bollettino ufficiale); prevedendo cadenze periodiche ai tramutamenti interni ordinari (gennaio, maggio, settembre), definendo meglio i criteri di valutazione con una piu' specifica puntualizzazione della rilevanza del criterio attitudinale per le sezioni specializzate in materia di proprietà industriale ed intellettuale;
·	Sulla destinazione all'interno del tribunale dei magistrati provenienti dalla locale procura della repubblica si è previsto (nella proposta di maggioranza) la esclusione da funzione di giudice delle indagini preliminari e del riesame, la possibilità di destinazione, ove l'assetto organizzativo lo consenta, a trattare materie diverse rispetto a quelle prevalentemente trattate presso la procura. Negli altri casi viene escluso l'esercizio di funzioni penale salvo che ricorrano imprescindibili e prevalenti esigenze di servizio ed in questo caso è consentita la destinazione a funzioni collegiali. La limitazione ha la durata di un biennio. La proposta di minoranza tende ad escludere la clausola derogatoria di cui sopra ed a subordinare la destinazione al penale, nel caso di trattazione di materia specialistica "diversa", alla mancanza di posti vacanti nel settore civile.
·	Sul limite di permanenza decennale la proposta di maggioranza conserva la precedente disciplina estendendo il divieto assoluto di proroga anche alla trattazione della materia del riesame e rimodula la disciplina relativa alla destinazione ad altro posto mentre si è prevista la possibilità di proroga per un ulteriore biennio per i magistrati che acquisiscono funzioni semidirettive e vengono destinati alla stessa sezione senza soluzione di continuità. Per le sezioni distaccate si è prevista la possibilità di permanenza se la sezione è composta da almeno quattro magistrati ed è possibile realizzare il mutamento di settore nell'ambito della sezione stessa.
La proposta di minoranza si fonda sulla constatazione, anche all'esito dell'incontro con i dirigenti degli uffici giudiziari avvenuta nel luglio scorso, della constatata disfunzionalità del sistema e della scarsa efficacia in tema di arricchimento delle esperienze professionali e tende alla abolizione del limite generalizzato (peraltro non contemplato per la Cassazione dalla stessa proposta di maggioranza) mantenendolo solo con riferimento a specifiche materie (fallimentare, societario esecuzioni immobiliari) o funzioni (riesame e GIP) o particolari situazioni (sezioni distaccate) in relazione alle quali sussistono distinte e specifiche ragioni per mantenere una esigenza di rotazione.
Per i magistrati addetti all'ufficio GIP ed interessati al limite di permanenza decennale nonché comunque scadenti alla data del 1 gennaio 2006 secondo la previsione di legge, si è prevista una articolata e complessa procedura di destinazione ad altri posti. Và rilevato che a tale "trasmigrazione" sono interessati almeno il 50% dei magistrati che attualmente svolgono funzioni di GIP/GUP sul territorio Nazionale. Al fine di favorire una ragionata soddisfazione di questa esigenza si è previsto che tra la fine del 2004 e l'estate del 2005 i dirigenti dovranno attuare i trasferimenti dei magistrati che hanno una permanenza all'Ufficio di almeno dieci anni. Entro la fine del 2005 dovranno inderogabilmente essere trasferiti (con procedura definita ad hoc) anche coloro che matureranno a quella data il termine di legge dei sei anni, termine che proprio perché imposto dalla legge non è in alcun modo derogabile.
·	Per i magistrati onorari si è provveduto, in assenza di certezza sulla effettività della scadenza del termine del 2 giugno 2004, a dare disposizione ai dirigenti degli uffici affinché provvedano ad assicurare la prosecuzione dei servizi cui gli stessi sono addetti. Si è ritenuto comunque di ridefinire la disciplina del loro impiego individuando le materie per le quali è consentito il loro utilizzo (esecuzioni mobiliari, affari ex Pretura ancora pendenti, assunzione prove delegate, cause di locazione ad uso abitativo, limitatamente alle controversie aventi ad oggetto la determinazione dell'equo canone e le accessorie richieste di pagamento e restituzione somme, la materia del condominio, gli affari ex pretura ancora pendenti semprechè non si tratti di procedimenti relativi a reati per i quali la legge stabilisce una pena detentiva superiore a quatto anni di reclusione). Quanto alle funzioni di supplenza si è precisato che le stesse sono relative a funzioni monocratiche e possono riguardare anche ruoli "vacanti": si sono indicate espressamente le materie delle quali non è comunque consentita la trattazione mentre è stata esclusa la possibilità di utilizzo dei giudici onorari nei collegi e cio' in ragione della maggiore ampiezza delle funzioni collaborative attribuite (e quindi del "recupero" di spazi di utilizzo dei giudici ordinari) nonché della avvenuta introduzione (ed imminente esercizio delle funzioni) dei magistrati distrettuali.
·	Per gli uffici del pubblico ministero si è prevista, anche per loro, una procedura semplificata e si è attribuita efficacia immediata ai provvedimenti di modificazione dei criteri di organizzazione. E' stata poi rivisitata la circolare del 1993 sulla DDA il cui testo verrà inserito nella circolare. Riguardo alla sua organizzazione si è ribadito il mantenimento in capo al procuratore Distrettuale dei poteri previsti dagli artt. 70 e 70 bis O.G. (salvo facoltà di delega integrale ad un aggiunto o ad altro magistrato dell'ufficio), si è prevista la possibilità di inserimento degli aggiunti in DDA attraverso procedure concorsuali apposite; la possibilità di articolazione della DDA in unità di lavoro in relazione a particolari esigenze di contrasto della criminalità organizzata, l'attribuzione agli aggiunti di poteri di collaborazione con il Procuratore distrettuale, la durata massima di otto bienni per i sostituti e per gli aggiunti, la necessità di interruzione di almeno un triennio per essere nuovamente inserito in DDA con nuova decorrenza del termine. La proposta di minoranza riguarda solo alcuni aspetti relativi alla attribuzione di funzioni di "coordinamento" (e non di sola collaborazione) agli aggiunti inseriti in DDA, alla necessità che anche la designazione in DDA sia sottoposta al parere del consiglio giudiziario (e non al solo assenso del PNA), alla necessità di prevedere una protrazione del termine di permanenza sino a dodici anni per il magistrato che assuma funzioni semidirettive e venga destinato, senza soluzione di continuità come aggiunto, alla DDA ove aveva prestato le funzioni di sostituto.
Ancora due "esodi" di colleghi dalla giurisdizione:
MARIA GIULIA COSENTINO (Trib. La Spezia) è stata destinata al Consiglio dei Ministri in qualità di esperto dell' Ufficio per l'attività normativa e amministrativa di semplificazione delle norme e delle procedure del Dipartimento della Funzione Pubblica;
FAUSTO ZUCCARELLI (Direzione Nazionale Antimafia) è stato designato quale coordinatore del progetto "Criminal law and criminal justice capacity building" con sede in Kabul per la durata di un anno su designazione del Ministro della Giustizia previa richiesta del Direttore della Divisione dei trattati presso le Nazioni Unite con sede in Vienna.
Completiamo la esposizione fornito sull'argomento nel numero scorso fornendo alcune informazioni sulla dichiarazione di incompatibilità e sulla procedura attraverso la quale si giungerà alla decisione del CSM.
Nella casella personale di ogni magistrato in Cosmag saranno inserite due "schede" distinte: l'una relativa alle incompatibilità con esercenti la professione forense e l'altra con magistrati. Per adempiere al censimento che è stato bandito tutti i magistrati che esercitano funzioni giudiziarie dovranno procedere alla compilazione tra il 1 febbraio 2004 ed il 31 marzo 2004 (quindi anche in caso di dichiarazione negativa). La scheda relativa alle dichiarazioni delle potenziali situazioni di incompatibilità con esercenti la professione forense è concepita in modo da acquisire una serie progressiva di informazioni utili ed aprirà campi successivi man mano che si concretizzano situazioni rilevanti.
E' possibile stampare anche un modulo di dichiarazione da compilare manualmente e far inserire dal personale della segreteria magistrati.
A seguito della dichiarazione il dirigente dell'ufficio dovrà procedere ad una verifica dei dati indicati dal magistrato sulla base degli elementi in suo possesso e quindi formulare sue osservazioni.. Al Consiglio Giudiziario saranno sottoposte solo le dichiarazioni rilevanti ed il parere dovrà essere espresso entro novanta giorni con facoltà di richiedere chiarimenti al magistrato o al dirigente dell'ufficio. IL CSM ove non ritenga di disporre la archiviazione potrà richiedere accertamenti presso gli uffici o informazioni al locale Consiglio dell'Ordine e potrà anche instaurare una diretta interlocuzione preliminare con il magistrato o il dirigente l'ufficio. A seguito di questa attività, ove non ritenga di proporre la archiviazione la competente commissione aprirà una formale procedura di trasferimento avvertendo il magistrato e procedendo alla sua audizione. L'apertura della procedura facoltizzerà il magistrato a richiedere trasferimento in prevenzione con il concorso "virtuale". Ove ciò non avvenga la commissione procederà al deposito degli atti ed alla decisione formulando proposta al plenum.
Nel caso di incompatibilità tra magistrati se nessuno di essi ha proposto domanda di trasferimento nel corso della procedura il magistrato da trasferire verrà individuato in quello che per ultimo ha assunto le funzioni presso la sede o l'ufficio o, se ciò è avvenuto in pari data, in quello con minore anzianità di ruolo. Questo criterio trova temperamento nel caso di rapporti di coniugio o stabile convivenza nei quali la scelta terrà conto delle esigenze del nucleo familiare.
Il Plenum ha approvato una proposta della seconda commissione (rel. Arbasino) volta a risolvere un delicato problema di funzionalità della sezione disciplinare conseguente alla sentenza della Corte Costituzionale n. 262 del 22 luglio 2003.
La Corte Costituzionale con la decisione sopra richiamata ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell'art. 4 comma terzo della legge 24 marzo 1958 n. 195 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura) nel testo modificato dall'art. 2 della legge 28 marzo 2002 n.44 "nella parte in cui non prevede l'elezione da parte del Consiglio Superiore della Magistratura di ulteriori membri supplenti della Sezione Disciplinare".
Il significato del dispositivo risulta chiarito dall' ultima parte della motivazione laddove si afferma che la incostituzionalità riguarda la mancata previsione legislativa di nomina di ulteriori componenti della sezione disciplinare "in modo da consentire la costituzione, per numero e categoria di appartenenza, di un collegio giudicante diverso da quello che abbia pronunciato una decisione successivamente annullata con rinvio dalle Sezioni Unite della Cassazione".
La questione di costituzionalità era stata posta dalle Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione nell'ambito di giudizio di legittimità proposto da un magistrato avverso una decisione della Sezione Disciplinare del CSM, pronunciata a seguito di annullamento con rinvio della Suprema Corte, composta dagli stessi membri che avevano deliberato la decisione annullata. La irregolare costituzione del collegio conseguente alla incompatibilità dei suoi componenti a pronunciarsi due volte sullo stesso caso e la impossibilità di formare un collegio completamente diverso secondo le norme di legge che disciplinano la composizione della sezione determinava, ad avviso delle Sezioni Unite, il dubbio di costituzionalità degli artt. 4 e 6 della legge 24 marzo 1958 n. 195 con riferimento agli artt. 3, 24, 111 della Costituzione.
Va, infatti, precisato che la sezione disciplinare è composta, secondo la citata norma, da sei membri effettivi ( vice presidente del CSM, con funzioni di presidente, un componente laico, col compito di sostituire il presidente, un magistrato con funzioni di legittimità, un magistrato con funzioni requirenti e due magistrati con funzioni di merito) e da quattro membri supplenti (uno per ognuna delle categorie indicate). Ne consegue che in caso di annullamento con rinvio mancava la possibilità di formale un collegio composto da membri diversi da quelli che già si erano pronunziati sul caso.
La Corte, dopo aver chiaramente affermato che la Sezione Disciplinare è "espressione diretta - - del Consiglio Superiore della Magistratura" < con la conseguenza che "sussiste un interesse costituzionalmente protetto a che il procedimento stesso, comunque configurato dal legislatore ordinario, si svolga in modo tale da non ostacolare l'indefettibilità e la continuità della funzione disciplinare attribuita dalla Costituzione direttamente al Consiglio Superiore"> ha rilevato il valore costituzionale del principio della imparzialità e terzietà della giurisdizione ai sensi degli artt. 21 e 111 della Costituzione e quindi la sua riferibilità anche al procedimento disciplinare, La Corte ha quindi osservato che le disposizioni legislative attuative di questo principio pur nella diversità dei modelli procedimentali debbono prevedere "regole sull'esercizio delle funzioni giudicanti valide a proteggere in ogni caso il valore fondamentale dell'imparzialità del giudice, in particolare impedendo che quest'ultimo possa pronunciarsi due volte sulla medesima res iudicanda".
Con riferimento specifico alle norme che regolano la composizione della sezione disciplinare ha ritenuto che "le disposizioni denunciate non assicurano affatto quel minimo di tutela costituito dalla necessaria applicazione di tutti gli strumenti processuali indispensabili a garantire il diritto fondamentale dell'incolpato ad un giudizio equo ed imparziale ferme restando l'indefettibilità e la continuità del potere disciplinare attribuito, per dettato costituzionale, al Consiglio superiore della magistratura."
La questione di costituzionalità è quindi stata ritenuta fondata con riferimento al solo art. 4 comma terzo della legge n. 195 del 1958 ed in particolare alla mancata previsione di una "soluzione organizzativa che impedisca, nell'ipotesi di annullamento con rinvio di una decisione della sezione disciplinare da parte delle Sezioni Unite della Cassazione, che lo stesso collegio giudicante si pronunci due volte sulla medesima res iudicanda".
La delibera del Consiglio prende le mosse dalla natura "additiva" della sentenza il cui effetto è quindi quello di integrare la norma nella parte della norma ritenuta mancante e dal rilievo che lo stessa Corte, per la formula usata, ha quindi ritenuto che la lacuna della norma di legge potesse essere subito colmata per diretta applicazione del principio costituzionale. Ha ritenuto poi la propria competenza ad adottare la disciplina integrativa e la necessità di inserire apposita norma nel regolamento interno.
Si è quindi prevista la integrazione dei componenti supplenti in modo da corrispondere alla formazione dei componenti effettivi ( quindi un laico ed un magistrato con funzioni di merito), si è ritenuto che gli stessi divengono supplenti a tutti gli effetti ( e non solo per integrare i collegi nei casi di annullamento con rinvio) e si è anche previsto il criterio per la individuazione dell'eventuale presidente della sezione ( di fatto, generalmente sia il vice presidente che il membro laico incaricato di sostituirlo fanno parte dello stesso collegio).
Art 3 bis (Elezione di componenti e funzionamento della Sezione Disciplinare)
Subito dopo l'elezione del vicepresidente il Consiglio procede all'elezione dei sei componenti effettivi e dei sei componenti supplenti della sezione disciplinare ai sensi dell'art. 4, comma 4 della legge 24 marzo 1958, n. 195 e successive modificazioni, come risulta a seguito della pronuncia della sentenza della corte costituzionale 22 luglio 2003 n. 262.
Nel caso in cui il vicepresidente e il componente eletto dal Parlamento che lo sostituisce non possano per qualsiasi causa presiedere la sezione disciplinare la presidenza è assunta dal componente eletto dal Parlamento più anziano per data di elezione e, a parità di data, per voti riportati e, a parità di voti, dal più anziano di età.
Il presidente della sezione disciplinare, con proprio decreto, determina i criteri oggettivi e predeterminati per l'individuazione dei componenti supplenti in caso di assenza o impedimento per qualsiasi causa dei componenti effettivi.
Approvate in settimana le tabelle dei seguenti uffici giudiziari: Corte d'Apello di Trento; Tribunale per i minori di Bari; Tribunale di sorveglianza di Reggio Calabria; Procura di Cremona.
Approvate con richiesta di ovviare nel prossimo biennio ad una serie di rilievi, le tabelle del: Tribunale di Verbania; Tribunale di Gorizia; Procura di Napoli.
Non approvate le tabelle della Procura di Torre Annunziata e della Procura Generale presso la Corte d'Appello di Firenze.
L'A.I.G.A. ha organizzato a Roma un convegno dal titolo: "Autonomia e indipendenza della magistratura. Attività e incarichi extragiudiziari: un problema irrisolto".
Questa iniziativa è stata preceduta da una serie di articoli, incentrati su dati e commenti forniti dal cons. Di Federico, che hanno arbitrariamente enfatizzato la portata del fenomeno degli incarichi extragiudiziari, con un'analisi oltremodo imprecisa di numeri, durata degli incarichi e relativi
Il risultato che ne è derivato è di rilevante gravità. Sicuramente al di là delle intenzioni degli organizzatori, poichè l'A.I.G.A. si è sempre caratterizzata come associazione di avvocati particolarmente attenta ad un corretto approccio ai problemi della giustizia e della magistratura in
particolare, la comunicazione mediatica della vicenda è stata fuorviante e distorsiva.
Basti pensare ai titoli degli articoli apparsi sui giornali: "Processi lenti, ma i giudici hanno cinquemila incarichi extra"; "Come può funzionare il sistema giudiziario quando ci sono molti magistrati che si occupano anche d'altro?"; "I doppi-lavori dei magistrati"; "Bisogna abolirli tutti".
Si è fornita un'analisi di quello che allo stato è un non-problema, e sicuramente ben lontano dai pericoli che si addensano sull'autonomia e l'indipendenza della magistratura, diretta ad ingenerare la convinzione nei cittadini che la lunghezza dei tempi della giustizia è addebitabile al tempo sottratto da un larghissimo numero di magistrati al lavoro giudiziario per dedicarsi a lucrose (??) attività, espletate prevalentemente durante l'orario di lavoro (!!!), per una durata incontrollata dal C.S.M. (che invece come è noto è ormai particolarmente rigoroso sul punto, avendo fissato tetti invalicabili in considerazione dei diversi tipi di incarico).
Si è operata un'arbitraria commistione tra incarichi imposti dalla legge e quelli richiesti dai magistrati, tra mere prese d'atto ed autorizzazioni consiliari, tra magistratura ordinaria e magistratura amministrativa al cui interno, in base alla lettura dei dati, la fenomenologia degli incarichi presenta aspetti di ben diversa rilevanza.
Soprattutto si è elusa la considerazione che la quasi totalità degli di incarichi (1021 su 1025 da agosto 2002) riguarda incarichi di insegnamento, ed oltre la metà presso le Scuole Superiori per le Professioni Legali, dove la presenza di magistrati nel consiglio di amministrazione e nel corpo
docente è doverosa e ontologicamente funzionale agli obiettivi formativi che dette scuole si prefiggono.
Nel corso del convegno si è dato ampiamente conto della realtà delle cose, chiarendo tra l'altro l'esistenza marginale di situazioni particolari (la possibilità dei magistrati di comporre commissioni parlamentari, di essere esonerati dal servizio per attività di ricerca universitaria, di svolgere
l'incarico di giudice tributario), che impongono però diverse previsioni legislative. Si è ricordato anche del caso dei supercompensi liquidati ai direttori generali del Ministero della Giustizia.
Non è inutile poi ricordare come forse nell'unico caso di conferimento da parte del C.S.M. di un incarico forse non autorizzabile ad un magistrato (la presidenza della commissione di garanzia per lo sciopero nei servizi pubblici essenziali), la maggioranza consiliare si è avvalsa anche del contributo dei consiglieri della Casa della Libertà (ma non per la verità del cons. Di Federico).
Resta la profonda amarezza per l'ennesima amplificazione mediatica di notizie utilizzate in modo strumentale e distorsivo, cui si è inteso replicare (ma naturalmente in modo prevedibilmente inadeguato) mediante la diffusione di un comunicato stampa che si riporta qui di seguito, e con una
lettera aperta del vicepresidente Rognoni al Corriere della Sera.
Siamo convinti che, pur senza sottovalutare l'importanza della materia degli incarichi extragiudiziari, abbisognevoli ancora di una rivisitazione diretta ad assicurare una maggiore trasparenza ed un più accurato controllo del rispetto dei limiti imposti dal CSM, nonchè di un'esatta valutazione che non determini incongrui privilegi in sede di progressione in carriera, anche alla luce dell'immanente controriforma dell'ordinamento giudiziario, in quest'ultimo disegno di legge (che di incarichi - almeno di questi… - non si occupa) risiedono i principali problemi per l'autonomia e l'indipendenza della magistratura.
Questo il COMUNICATO STAMPA emesso dal Consiglio:
In riferimento al contenuto di articoli apparsi sulla stampa e relativi agli incarichi extragiudiziari svolti dai magistrati e autorizzati dal CSM va precisato che essi si basano su dati eterogenei e fuorvianti. Da molti anni il CSM non autorizza incarichi arbitrali.
A titolo esemplificativo della gravissima confusione nella presentazione dei dati, occorre poi precisare i dati reali degli incarichi extragiudiziari relativi al periodo 1° agosto 2002 31 luglio 2003:
Autorizzazioni concesse 1205, di cui: 1021 riguardano insegnamento e in particolare:
· 649 presso le scuole di specializzazione forense (previste per legge)
-127 presso gli Istituti delle Forze dell'Ordine
-24 presso Istituti diversi (lezioni presso Scuole superiori, Aziende sanitarie ecc.)
- 221 presso Università
Nella maggior parte dei casi queste autorizzazioni concernono lo svolgimento di lezioni per poche ore.
Le restanti autorizzazioni riguardano la partecipazione a commissioni di studio ministeriali (commissione riforma c.p. ecc.) o la consulenza a commissioni parlamentari; la partecipazione a commissioni di concorso (ad esempio per l'accesso all'avvocatura) o previste da leggi regionali (per
molti di questi incarichi, obbligatori, è spesso necessario inviare i magistrati d'ufficio, non essendovi richieste).
A queste autorizzazioni, sempre per il periodo in esame, si aggiungono 555 prese d' atto per attività che sono previste per legge e per le quali è obbligatoria la presenza dei magistrati ( come per l'esame per giornalisti professionisti, avvocati ecc. ecc. ) o che comportano un impegno di poche ore soltanto, per esempio per partecipare a seminari o convegni. In ogni caso il CSM valuta attentamente che l'incarico non comporti pregiudizio per l'ordinario svolgimento del lavoro del magistrato e non sia incompatibile con la sua necessaria indipendenza, dopo una istruttoria
particolarmente attenta.
In conclusione, proprio l'estremo rigore del CSM nel richiedere la preventiva valutazione di ogni attività del magistrato porta al numero apparente di incarichi. Una conoscenza corretta dei dati e una loro lettura appena attenta consentono però di eliminare ogni equivoco
a) per l'incarico di Presidente di sezione della Corte d'Appello di Trento è stata proposto con voto unanime il dott. FRANCO ASILI (cons. app. Venezia);
b) per l'incarico di Presidente di sezione del Tribunale di Messina il collega SALVATORE MASTROENI (Pres. sez. del Tribunale di Palmi) con due voti (Primicerio e Stabile), e con un voto (Aghina) la dott.ssa MARINA MOLETI (cons. appello Messina), astenuto Menditto;
c) per l'incarico di Presidente della sez. lavoro del Tribunale di Roma sono stati proposti con voto unanime i colleghi GUIDO CATENACCI (Pres. sez. Trib. Roma) e ERNESTO RAFFAELE CALIENTO (Pres. sez. Trib. Roma);
d) per l'incarico di Presidente di sezione del Tribunale di Bergamo è stato proposto il dott. LUCIANO ALFANI (Trib. Bergamo) con i voti di Primicerio, Stabile, Buccico e Schietroma, ed il dott. BATTISTA PALESTRA (Presidente del Tribunale di Trento) con i voti di Aghina e Menditto;
e) per l'incarico di Presidente di sezione del Tribunale di Livorno è stato proposto il dott. VINCENZO MARTORANO (Trib. Livorno) con i voti di Primicerio, Stabile, Buccico e Schietroma, ed il dott. CLAUDIO LO CURTO (Presidente del Tribunale di Lanusei) con i voti di Aghina e Menditto.
Per questi ultime due proposte abbiamo dovuto con rammarico ancora una volta registrare un'applicazione incomprensibile della circolare. Ci chiediamo infatti come si siano potuti preferire, a parità di punteggio per anzianità tra i candidati, rispetto a magistrati in possesso di positiva pluriennale esperienza in incarichi di presidente di Tribunale, colleghi con attitudini specifiche in tutta evidenza inferiori.