Source: https://www.ambientediritto.it/sentenze/2005/CdS/ago-dic/Cds%202005%20n.6429.htm
Timestamp: 2018-10-21 00:10:30+00:00
Document Index: 107927600

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 8', 'art. 4', 'art. 24', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 128', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 128', 'art. 5', 'art. 10', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 128', 'art. 3', 'art. 128', 'art. 9', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 24']

CONSIGLIO DI STATO 2005 n. 6429 Servizio idrico integrato Legge n. 36/1994 Ambiti territoriali ottimali Salvaguardia delle gestioni esistenti Limiti
N. 6429/05 REG.DEC.
N. 3925 REG.RIC.
sul ricorso n. 3925/2002, proposto dal Comune di Chialamberto, in persona Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avv.ti Riccardo Montanaro e Guido Francesco Romanelli ed elettivamente domiciliato presso lo studio del secondo in Roma, via Cosseria n. 5;
- della dott.ssa Fiorenza Veglia;
della sentenza del Tar Piemonte- Torino, 2^ Sezione del 24 marzo 2001, n. 650, che ha respinto il ricorso del Comune avverso i seguenti provvedimenti:
2) deliberazione n. 1 del commissario ad acta che approva per il Comune di Chialamberto la Convenzione di cooperazione regolante i rapporti fra gli enti locali ricadenti nell'Ambito n. 3 torinese e di sottoscrivere la Convenzione suddetta;
Alla pubblica udienza del 18 marzo 2005, relatore il Consigliere Cesare Lamberti ed uditi, altresì gli avv.ti Romanelli e Pafundi.
Con l.r. n. 13/97, la Regione Piemonte procedeva alla individuazione degli ambiti territoriali ottimali per la gestione del servizio idrico integrato di cui all’art. 8 della legge n. 36/94 ed alla definizione delle forme e dei modi di cooperazione tra gli enti locali ricadenti nei predetti ambiti. L'art. 4 della legge regionale n. 13/97 prevedeva che gli enti locali di ciascun ambito territoriale esercitassero le funzioni di organizzazione del servizio idrico integrato attraverso un organo denominato “Autorità d'Ambito”, consistente in una conferenza di servizi composta dal Presidente della Provincia territorialmente interessata, dai Presidenti delle Comunità Montane e dai Sindaci dei Comuni non facenti parte di queste ultime. Sempre secondo la legge regionale citata, la costituzione dell'Autorità d'Ambito doveva avere luogo entro sei mesi, attraverso la stipula di una convenzione obbligatoria ai sensi dell'art. 24 della l. n. 241/90, decorso inutilmente il quale, era prevista l'attivazione del potere sostitutivo regionale.
Con delibera di Giunta 21.4.1997, n. 36-18438, la Regione Piemonte, ai sensi dell'art. 4, co. 5, l.r. n. 13/97, definiva i criteri di base e gli indirizzi per le modalità di stipulazione della convenzione, secondo un modello elaborato dalla Provincia di Torino. Nel corso della riunione 8.6.1998 per la costituzione della Autorità d'Ambito, il Comune di Chialamberto, unitamente ad altri, adottava formale e motivato atto di dissenso. Con D.P.G.R. n. 12/2000 il Presidente della Regione, superando le ragioni del dissenso dei Comuni e nell’esercizio del potere sostitutivo previsto ex art. 4, co. 4, l.r. n. 13/97, nominava commissario ad acta la dottoressa Fiorenza Veglia della Segreteria del Co.Re.Co., sia con riferimento ai Comuni dissenzienti che a quelli che non avevano espresso alcuna volontà circa l'adesione al modello di convenzione istitutiva e regolativa dell'autorità d'ambito.
Con delibera 16.2.2000 n. 1, il Commissario ad acta, approvava la Convenzione per conto del Comune di Chialamberto, che impugnava il provvedimento innanzi al Tar del Piemonte unitamente al D.P.G.R. n. 12/2000, con cui si era stabilito l'uso del potere sostitutivo, alla nota n. 96361/1999, con cui la Provincia di Torino aveva chiesto alla Regione Piemonte l'attivazione del potere sostitutivo e alla delibera n. 1, con cui è stata approvata la Convenzione da parte del commissario ad acta per conto del Comune ricorrente. Sono stare altresì impugnate la Convenzione medesima istitutiva dell'Autorità d'Ambito, le delibere di Giunta Regionale 21.4.1997 n. 36-18438 e 24.11.1997, n. 31-23277, di fissazione dei criteri e gli indirizzi stipula della convenzione e l'approvazione della convenzione-tipo elaborata dalla Provincia di Torino. Questi i motivi: 1) Violazione dell’art. 128 Cost. e dell’art. 9, l. n. 36/1994: gli artt. 3, co. 10 e 6, co. 1, l.r. n. 13/97, contrastano con l’autonomia degli enti locali, nella parte in cui prevedono forme di rappresentanza di secondo grado per i Comuni facenti parte dell'Autorità d'Ambito al fine di organizzare il servizio idrico integrato. I Comuni appartenenti a comunità montane sono rappresentati dai Presidenti di queste ultime mentre gli altri che non ne fanno parte sono raggruppati secondo forme di rappresentanza unitaria. I Comuni sono privati di competenze ad essi spettanti in misura maggiore rispetto a quanto previsto dall'art. 9 l. n. 36/94, in violazione dell'art. 128 Cost. Consegue l'illegittimità sia dell'art. 5 della Convenzione istitutiva dell'Autorità d'Ambito n. 3 - Torinese, nella parte in cui ha raggruppato i Comuni in 13 sub-ambiti, sia dell'art. 10 della medesima Convenzione, nella parte in cui affida ai Presidenti delle Comunità Montane la rappresentanza dei Comuni che vi appartengono ed al tredici Sindaci dei raggruppamenti la rappresentanza dei Comuni ivi ricompresi. 2) Violazione dell’art. 14, l. n. 241/1990 e della delibera di G.R. 21.4.1997 n. 36-18438: il D.P.G.R. n. 12/2000, con cui è stato attivato il potere sostitutivo regionale nel confronti dei Comuni dissenzienti viola l’art. 14, l. n. 241/90, che attribuisce forza impeditiva nel concludere il procedimento al motivato dissenso di uno dei partecipanti alla conferenza. L’esercizio del potere sostitutivo ha ignorato il dissenso espresso da parte di alcuni Comuni, tra cui quello ricorrente. 3) Violazione dell’art. 128 Cost. e dell'art. 3 l.r. n. 13/97 nonché del par. 11.2 della delibera di G.R. 21.4.1997: sono stati demandati alla Autorità d'Ambito compiti che dovevano essere affidati alla Conferenza istitutiva. 4) Violazione dell’art. 128 Cost. e dell'art. 9, co. 4°, . n. 36/94 e dell'art. 3, co. 1°, lett. e), l.r. n. 13/97: il potere dei Comuni e delle Province di provvedere alla gestione integrata del servizio idrico anche al fine di salvaguardare idonee ed efficaci forme di gestione preesistenti, è stato loro illegittimamente sottratto per essere attribuito all'Autorità d'Ambito. 5) Contraddittorietà con atti amministrativi: la deliberazione del Commissario ad acta n. 1 contrasta con la precedente deliberazione di dissenso del Consiglio Comunale. 6) Violazione del principio di incompatibilità: la deliberazione di nomina del Commissario ad acta e gli atti della regione non hanno stabilito il programma degli interventi, le modalità di attuazione delle infrastrutture e tutti gli altri aspetti previsti dall'art. 3 della l.r. n. 13/97 e richiamati nel paragrafo n. 11 della delibera di Giunta Regionale 21.4.1997 n. 36-18438. Nel giudizio di primo grado si è costituita la regione Piemonte. Con la sentenza impugnata il Tar del Piemonte respingeva il ricorso. Avverso la sentenza è stato proposto appello dal comune di Chialamberto. Nel giudizio si è costituta la Regione chiedendo il rigetto dell’appello. La causa viene in decisione all’udienza del 18 marzo 2005.
1) La decisione in epigrafe ha respinto il ricorso proposto dal comune di Chialamberto nei confronti del D.P.G.R. Piemonte 27.1.2000, n. 12, di nomina del commissario ad acta per il compimento degli atti necessari all'adesione alla convenzione di cooperazione tra Enti Locali dell'A.T.O. n. 3 “Torinese” approvata nella conferenza dei servizi del giorno 8.6.1998, per i comuni di cui all’epigrafe nonché della delibera commissariale che approva la Convenzione di Cooperazione per il Comune di Chialamberto e della Convenzione istitutiva dell'Autorità d'Ambito per l'organizzazione del servizio idrico integrato dell'Ambito Territoriale Ottimale n. 3.
7) La decisione impugnata ha correttamente delimitato la possibilità di salvaguardia delle gestioni esistenti -ammessa dalla legge statale e dalla legge regionale- nella concreta ricognizione infrastrutturale e nella concreta programmazione del servizio. Il mantenimento di gestioni esistenti è quindi un fatto eventuale e derogatorio al criterio generale di unicità gestionale per tutto l'ambito, verificabile solo in concreto e laddove una gestione già operante risponda a parametri di efficacia sul piano della qualità e dell'economicità dei servizi. Diversamente da quanto si sostiene nel quarto motivo, il servizio idrico integrato deve essere di norma gestito mediante un unico soggetto e può essere affidato ad una pluralità di soggetti gestori al solo fine di salvaguardare le forme e le capacità gestionali di organismi esistenti che rispondano a particolari criteri di efficienza ed economicità. Non è pertanto sostenibile che con la costituzione dell’autorità d’ambito, gli enti locali abbiano perduto ogni possibilità di far valere le proprie ragioni.
Così deciso in Roma nella Camera di Consiglio del 18 marzo 2005 con l’intervento dei Sigg.ri:
f.to Cesare Lamberti f.to Sergio Santoro F.to Livia Patroni Griffi
Il 21 novembre 2005
1) Acqua - Servizio idrico integrato - Legge n. 36/1994 - Ambiti territoriali ottimali - obbligatorietà della definizione - Superamento del criterio delle municipalità delle singole gestioni - Inadempimento - Intervento sostitutivo - Legittimità. La L. 5 gennaio 1994, n. 36 (legge Galli), sulla scorta del regime pubblicistico della proprietà delle acque, ha riorganizzato i servizi di acquedotto, fognatura e depurazione, secondo ambiti territoriali ottimali, al cui interno integrare la gestione dei servizi con la separazione delle funzioni pubbliche di organizzazione del servizio dalle attività imprenditoriali di erogazione sulla scorta di un omogeneo regime tariffario. Per il superamento della frammentazione delle gestioni, la legge ha stabilito l'obbligatorietà della definizione di ambiti territoriali ottimali in cui confluiscono tutti i comuni, così superando il criterio delle municipalità delle singole gestioni. Secondo la legge n. 36/1994, le Regioni sono competenti a delimitare gli ambiti territoriali ottimali e disciplinare le forme e i modi della cooperazione tra gli enti locali ricadenti nel medesimo ambito ottimale, per provvedere alla gestione del servizio idrico integrato. Gli adempimenti vengono attuati secondo precise cadenze temporali, il cui decorso comporta l’intervento sostitutivo del Ministero delle Infrastrutture verso le Regioni che non provvedono alla delimitazione degli ambiti territoriali ottimali e delle Regioni verso gli enti locali che non procedano alla stipula delle convenzioni previste dall'art. 24, comma 1 , l. n. 142/1990. Pres. Santoro, Est. Lamberti - Comune di Chialamberto (Avv.ti Montanaro e Romanelli) c. Regione Piemonte (Avv.ti Ciavarra e Pafundi) -(conferma T.A.R. PIEMONTE, Sez. II, n. 650/2001). CONSIGLIO DI STATO, Sez. V - 21 novembre 2005 (C.C. 18 marzo 2005), n. 6429
2) Acqua - Servizio idrico integrato - Legge regione Piemonte n. 13/97 - Organizzazione del servizio idrico integrato - Distinzione tra momento istitutivo dell’autorità d’ambito e momento gestionale. La legge regione Piemonte n. 13/1997 distingue i due momenti di organizzazione del servizio idrico integrato: quello istitutivo dell'Autorità d'ambito mediante una convenzione a cui partecipano tutti gli enti riuniti in una conferenza di servizi e quello della gestione che avviene successivamente. Costituiscono elementi essenziali della fase preordinata alla costituzione dell'Autorità d'ambito, le quote di rappresentatività dei componenti, le modalità di funzionamento, le forme di consultazione degli enti contraenti, le forme di vigilanza e di controllo, i rapporti finanziari, i reciproci obblighi e garanzie, il termine di efficacia della convenzione. Sono di competenza dell'Autorità d'ambito l'approvazione del programma di attuazione delle infrastrutture e di acquisizione delle altre necessarie per l'erogazione del servizio, il piano finanziario, la definizione del modello organizzativo e l'individuazione delle forme di gestione del servizio idrico integrato, compresa la salvaguardia degli organismi esistenti; gli atti di affidamento della gestione del servizi, la determinazione delle tariffe del servizio idrico e della destinazione dei proventi tariffari, il controllo operativo, tecnico e gestionale sull'erogazione del servizio. Pres. Santoro, Est. Lamberti - Comune di Chialamberto (Avv.ti Montanaro e Romanelli) c. Regione Piemonte (Avv.ti Ciavarra e Pafundi) - (conferma T.A.R. PIEMONTE, Sez. II, n. 650/2001). CONSIGLIO DI STATO, Sez. V - 21 novembre 2005 (C.C. 18 marzo 2005), n. 6429
3) Acqua - Servizio idrico integrato - Salvaguardia delle gestioni esistenti - Limiti. In materia di organizzazione del servizio idrico integrato ai sensi della L. 36/1994, la possibilità di salvaguardia delle gestioni esistenti è un fatto eventuale e derogatorio al criterio gestionale per tutto l’ambito verificabile solo in concreto e laddove una gestione già operante risponda a parametri di efficacia sul piano della qualità e dell'economicità dei servizi. Il servizio deve essere pertanto gestito di norma mediante un unico soggetto e può essere affidato ad una pluralità di soggetti gestori al solo fine di salvaguardare le forme e le capacità gestionali di organismi esistenti che rispondano a particolari criteri di efficienza ed economicità. Pres. Santoro, Est. Lamberti - Comune di Chialamberto (Avv.ti Montanaro e Romanelli) c. Regione Piemonte (Avv.ti Ciavarra e Pafundi) - (conferma T.A.R. PIEMONTE, Sez. II, n. 650/2001). CONSIGLIO DI STATO, Sez. V - 21 novembre 2005 (C.C. 18 marzo 2005), n. 6429