Source: http://www.assoimprenditori.bz.it/bolzano/notiziario/notiziariovi.nsf/codicewebne/A00219-2020?opendocument&lan=it
Timestamp: 2020-06-02 07:20:22+00:00
Document Index: 32910920

Matched Legal Cases: ['art 24', 'art. 25', 'art. 28', 'art. 50', 'art.119', 'art. 121', 'art.120', 'art. 122', 'art.122', 'art.124', 'art.126', 'art. 147', 'art. 3', 'art. 26']

Unternehmerverband Südtirol - Assoimprenditori Alto Adige - Notizia internet n. A00219-2020 del 05/22/2020
Cod. Notizia: A00219-2020
“Decreto-Legge Rilancio”: Taglio IRAP, Ecobonus al 110 % e le altre disposizioni fiscali
E’ stato pubblicato il Decreto-Legge 19 maggio 2020 n. 34 (“Decreto Rilancio”), contenente misure urgenti in materia di sostegno al lavoro e all’economia connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19 riguardanti, fra l’altro, l’eliminazione del versamento del saldo IRAP relativo al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019 e della prima rata dell’acconto IRAP per l’anno 2020, l’introduzione dell’Ecobonus al 110 %, il credito d’imposta per la sanificazione e il contributo a fondo perduto.
Il Decreto-Legge 19 maggio 2020 n. 34 (“Decreto Rilancio”), pubblicato nel Supplemento ordinario 21/L alla Gazzetta Ufficiale n. 128 del 19 maggio 2020, contiene una serie di misure per il rilancio dell’economia e per sostenere le imprese.
Di seguito si fornisce una prima analisi degli interventi di carattere fiscale di maggior interesse per le imprese contenute nel provvedimento, con riserva di tornare sulle singole misure con ulteriori - più dettagliati - commenti ed osservazioni in apposite notizie di approfondimento.
1. Eliminazione del versamento del saldo IRAP 2019 e della prima rata dell’acconto IRAP 2020 (art 24)
Viene previsto che non è dovuto il versamento del saldo IRAP relativo al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019 e della prima rata dell’acconto IRAP per l’anno 2020. La norma chiarisce con riferimento al periodo d’imposta 2019 che resta fermo il versamento dell’acconto dovuto e che l’importo della prima rata d’acconto per il 2020 non versato è comunque escluso dal calcolo dell’imposta da versare a saldo per lo stesso periodo d’imposta.
I soggetti beneficiari sono quelli con ricavi non superiori a 250 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge e che sono dovuti ai:
- corrispettivi delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi alla cui produzione o al cui scambio è diretta l'attività dell'impresa;
- corrispettivi delle cessioni di materie prime e sussidiarie, di semilavorati e di altri beni mobili, esclusi quelli strumentali, acquistati o prodotti per essere impiegati nella produzione;
- compensi derivanti dall'esercizio di arti e professioni.
Sono escluse dall’agevolazione gli intermediari finanziari e le società di partecipazione, le imprese di assicurazioni e le amministrazioni pubbliche.
2. Contributo a fondo perduto (art. 25)
Ai soggetti esercenti attività d’impresa, di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita IVA, colpiti dall’emergenza epidemiologica “Covid-19”, la cui attività non risulti cessata alla data del 31 marzo 2020, è riconosciuto un contributo a fondo perduto.
Il contributo non spetta agli intermediari finanziari, alle società di partecipazione, agli enti pubblici e ai contribuenti che hanno diritto alla percezione delle indennità (600 euro) previste dagli articoli 27, e 38 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, nonché ai lavoratori dipendenti e ai professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria.
Il contributo a fondo perduto spetta a condizione che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore di almeno un terzo dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019. Al fine di determinare il fatturato, si fa riferimento alla data di effettuazione dell’operazione di cessione di beni o di prestazione dei servizi. Il contributo spetta anche ai soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019.
a) venti per cento per i soggetti con ricavi o compensi non superiori a quattrocentomila euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto;
b) quindici per cento per i soggetti con ricavi o compensi superiori a quattrocentomila euro e fino a un milione di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto;
c) dieci per cento per i soggetti con ricavi o compensi superiori a un milione di euro e fino a cinque milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto.
Il contributo non concorre alla formazione della base imponibile delle imposte sui redditi e non concorre alla formazione del valore della produzione netta per il calcolo dell’IRAP.
Istanza da presentare all’Agenzia delle entrate
Per ottenere il contributo a fondo perduto, i soggetti interessati devono presentare, esclusivamente in via telematica, una istanza all’Agenzia delle entrate con l’indicazione della sussistenza dei requisiti prescritti.
L’istanza deve essere presentata entro sessanta giorni dalla data di avvio della procedura telematica per la presentazione della stessa, come verrà definita con un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate che dovrà inoltre determinare il contenuto dell’istanza.
Il contributo a fondo perduto verrà corrisposto dall’Agenzia delle entrate mediante accreditamento diretto in conto corrente bancario o postale intestato al soggetto beneficiario.
Per le attività di controllo dei dati dichiarati si applicano le disposizioni previste per gli accertamenti delle dichiarazioni fiscali di cui agli articoli 31 e seguenti del decreto del DPR n. 600/1973.
Qualora il contributo sia in tutto o in parte non spettante, l’Agenzia delle entrate recupera il contributo non spettante, irrogando le sanzioni previste dall’articolo 13, comma 5, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 (sanzione dal 100 al 200 %) e gli interessi dovuti. Inoltre, si applica l’articolo 316-ter del Codice penale per l’indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato.
3. Credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda (art. 28)
L’articolo 28 prevede per i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, un credito d’imposta nella misura del 60 per cento dell'ammontare mensile del canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all'esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo.
In caso di contratti di servizi a prestazioni complesse o di affitto d’azienda, comprensivi di almeno un immobile a uso non abitativo destinato allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all'esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo, il credito d’imposta spetta nella misura del 30 per cento dei relativi canoni.
Ai soggetti locatari esercenti attività economica, il credito d’imposta spetta a condizione che abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di riferimento di almeno il cinquanta per cento rispetto allo stesso mese del periodo d’imposta precedente.
Il credito d'imposta è utilizzabile nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento della spesa ovvero in compensazione, ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, successivamente all'avvenuto pagamento dei canoni.
Il credito d'imposta non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP. Inoltre, non si applicano i limiti di cui all'articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (limite annuale di 250.000 euro), e di cui all'articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (limite di compensazione annuale di 700.000 euro).
Il credito d’imposta non è cumulabile con il credito d’imposta previsto dal Decreto “Cura Italia” in relazione alle medesime spese sostenute.
4. Superammortamento: Proroga del termine di consegna dei beni strumentali (art. 50)
La norma prevede che in considerazione della situazione emergenziale il termine del 30 giugno 2020 per la consegna dei beni strumentali per i quali nell’anno 2020 si applica il “superammortamento” (a condizione che entro la data del 31 dicembre 2019 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione), è prorogato al 31 dicembre 2020.
5. Eco-Bonus - Incentivi per efficientamento energetico, sisma bonus, fotovoltaico e colonnine di ricarica di veicoli elettrici (art.119)
La disposizione stabilisce che la detrazione fiscale per interventi di efficienza energetica di cui all’articolo 14 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, si applica nella misura del 110 per cento, per le spese documentate e rimaste a carico del contribuente, sostenute dal 1° luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2021 nei seguenti casi:
L’aliquota del 110 % si applica anche a tutti gli altri interventi di efficientamento energetico di cui all’articolo 14 del citato decreto-legge n. 63 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 90 del 2013, nei limiti di spesa previsti per ciascun intervento di efficientamento energetico previsti dalla legislazione vigente e a condizione che siano eseguiti congiuntamente ad almeno uno degli interventi di cui sopra.
Per poter usufruire della detrazione al 110 %, gli interventi effettuati devono rispettare i requisiti minimi previsti dai decreti approvati per le detrazioni per il risparmio energetico, e, nel loro complesso, devono assicurare, anche congiuntamente il miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio, ovvero, se non possibile, il conseguimento della classe energetica più alta, da dimostrare mediante l’attestato di prestazione energetica (A.P.E) ante e post intervento, rilasciato da tecnico abilitato nella forma della dichiarazione asseverata.
La detrazione d’imposta è da ripartire tra gli aventi diritto in cinque quote annuali di pari importo.
Per le misure antisismiche l'aliquota delle detrazioni spettanti è elevata al 110 per cento per le spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021.
Se il credito risultante dall’intervento viene ceduto ad un’impresa di assicurazione e contestualmente stipulata una polizza che copre il rischio di eventi calamitosi, la detrazione del 19 % dalle imposte sui redditi per la polizza viene aumentata al 90 per cento.
Se congiuntamente ad uno degli interventi sopra indicati nei punti a), b) e c) viene installato un impianto fotovoltaico, la detrazione del 36 % di cui all’articolo 16-bis, comma 1 del TUIR per l’installazione di impianti solari fotovoltaici connessi alla rete elettrica su edifici (ai sensi dell’articolo 1, comma 1, lettere a), b), c) e d), del decreto del Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412), spetta, per le spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, nella misura del 110 per cento. L’ammontare complessivo delle stesse spese agevolabili non può essere superiore a euro 48.000 e comunque rimanere nel limite di spesa di euro 2.400 per ogni kW di potenza nominale dell’impianto solare fotovoltaico.
La detrazione è da ripartire tra gli aventi diritto in cinque quote annuali di pari importo.
Se congiuntamente ad uno degli interventi sopra indicati nei punti a), b) e c) vengono installate infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici, la detrazione di cui all’articolo 16-ter del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63 (50 % su un ammontare di 3.000 euro) è riconosciuta nella misura del 110 per cento. La detrazione è da ripartire tra gli aventi diritto in cinque quote annuali di pari importo.
Le agevolazioni previste dalla presente norma si applicano agli interventi effettuati:
b) dalle persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni, su unità immobiliari diverse da edifici unifamiliari non adibiti ad abitazione principale (sono esclusi gli interventi sulle seconde case);
Opzione per la cessione o sconto dell’importo corrispondente alla detrazione
Agli interventi sopra descritti si applicano le disposizioni previste dall’articolo 121 in materia di opzione per la cessione o sconto dell’importo corrispondente alla detrazione.
Ai fini dell’opzione per la cessione o per lo sconto il contribuente deve richiedere il visto di conformità dei dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione d’imposta per gli interventi di cui al presente articolo. Il visto di conformità è rilasciato dai professionisti autorizzati iscritti negli albi e dai responsabili dell'assistenza fiscale.
Inoltre, un tecnico abilitato deve rilasciare una asseverazione riguardante il rispetto dei requisiti previsti dalla normativa e la corrispondente congruità delle spese sostenute in relazione agli interventi agevolati. Una copia dell’asseverazione deve essere trasmessa per via telematica all’ENEA.
Con decreto del Ministro dello sviluppo economico da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabilite le modalità di trasmissione della suddetta asseverazione e le relative modalità attuative.
I dati relativi all’opzione devono essere comunicati in via telematica all’Agenzia delle entrate. Le modalità dovranno essere disposte con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate.
6. Trasformazione delle detrazioni fiscali in sconto sul corrispettivo dovuto e in credito d’imposta cedibile (art. 121)
Per le spese relative agli interventi di:
a) recupero del patrimonio edilizio di cui all'articolo 16-bis, comma 1, lettere a) e b), TUIR (detrazione del 36 - 50 %);
sostenuti negli anni 2020 e 2021 i contribuenti possono optare, in luogo dell'utilizzo diretto della detrazione, alternativamente:
a) per un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto fino a un importo massimo pari al corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e da quest'ultimo recuperato sotto forma di credito d'imposta, con facoltà di successiva cessione del credito ad altri soggetti;
b) per la trasformazione del corrispondente importo in credito d'imposta, con facoltà di successiva cessione ad altri soggetti.
Le detrazioni trasformati in crediti d’imposta possono essere utilizzati anche in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, sulla base delle rate residue di detrazione non fruite. Il credito d'imposta è usufruito con la stessa ripartizione in quote annuali con la quale sarebbe stata utilizzata la detrazione. La quota di credito d’imposta non utilizzata nell'anno non può essere usufruita negli anni successivi, e non può essere richiesta a rimborso.
I fornitori e i soggetti cessionari rispondono solo per l’eventuale utilizzo del credito d’imposta in modo irregolare o in misura maggiore rispetto allo sconto praticato o al credito ricevuto. In caso della mancanza, anche parziale, dei requisiti che danno diritto alla detrazione d’imposta, l’Agenzia delle entrate provvede al recupero dell’importo corrispondente alla detrazione non spettante nei confronti dei contribuenti.
Con un provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate dovranno essere definite le modalità attuative comprese quelle relative all'esercizio delle opzioni, da effettuarsi in via telematica.
7. Credito d'imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro (art.120)
Ai soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione in luoghi aperti al pubblico indicati nell’allegato 1 del Decreto (es. alberghi, ristoranti, ecc.), alle associazioni, alle fondazioni e agli altri enti privati, compresi gli enti del Terzo del settore, è riconosciuto un credito d'imposta in misura pari al 60 per cento delle spese sostenute nel 2020, per un massimo di 80.000 euro, in relazione agli interventi necessari per far rispettare le prescrizioni sanitarie e le misure di contenimento contro la diffusione del virus COVID-19.
Sono compresi anche gli interventi edilizi necessari per il rifacimento di spogliatoi e mense, per la realizzazione di spazi medici, ingressi e spazi comuni, per l’acquisto di arredi di sicurezza. Ai fini dell’agevolazione rilevano anche gli investimenti in attività innovative, ivi compresi quelli necessari ad investimenti di carattere innovativo quali lo sviluppo o l’acquisto di strumenti e tecnologie necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa e per l’acquisto di apparecchiature per il controllo della temperatura dei dipendenti e degli utenti.
Il credito d'imposta è cumulabile con altre agevolazioni per le medesime spese, comunque nel limite dei costi sostenuti ed è utilizzabile nell’anno 2021 esclusivamente in compensazione, ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 ovvero può essere ceduto in base all’art. 122 del Decreto ad altri soggetti, compresi istituti di credito.
Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate devono essere stabilite le modalità per il monitoraggio degli utilizzi del credito d'imposta.
8. Cessione dei crediti d’imposta riconosciuti da provvedimenti emanati per fronteggiare l’emergenza da COVID-19 (art.122)
Dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 31 dicembre 2021, i soggetti beneficiari dei crediti d’imposta riconosciuti per far fronte all’emergenza COVID 19, in luogo dell'utilizzo diretto, possono optare per la cessione, anche parziale, degli stessi ad altri soggetti.
La cessione è applicabile ai seguenti crediti d’imposta:
a) credito d’imposta per botteghe e negozi (articolo 65 DL 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge 27/2020;
b) credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili ad uso non abitativo e di affitto d’azienda di cui all’articolo 28 del DL 34/2020;
c) credito d’imposta per sanificazione degli ambienti di lavoro e l’acquisto di dispositivi di protezione di cui all’articolo 125 del DL 34/2020;
d) credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro di cui all’articolo 120 del DL34/2020.
I cessionari possono utilizzare il credito anche in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Il credito d'imposta è usufruito dal cessionario con le stesse modalità con le quali sarebbe stato utilizzato dal soggetto cedente. La quota di credito non utilizzata nell'anno non può essere utilizzata negli anni successivi, e non può essere richiesta a rimborso.
Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate devono essere definite le modalità attuative, comprese quelle relative all'esercizio dell’opzione, da effettuarsi in via telematica.
9. Riduzione aliquota IVA per le cessioni di beni necessari per il contenimento e la gestione dell'emergenza epidemiologica da Covid-19 (art.124)
Per le cessioni di mascherine Ffp2 e Ffp3, di articoli di abbigliamento protettivo per finalità sanitarie (es. guanti, tute di protezione, calzari e soprascarpe, cuffie copricapo, camici impermeabili), termometri, detergenti disinfettanti per mani ed una serie di altri prodotti elencati dalla norma viene prevista:
- fino al 31 dicembre 2020, l’esenzione da IVA (con diritto alla detrazione dell’imposta pagata sugli acquisti)
- dal 1. gennaio 2021, l’applicazione dell’aliquota IVA ridotta al 5 %.
10. Credito d'imposta per la sanificazione degli ambienti di lavoro e l’acquisto di dispositivi di protezione (Art.125)
Ai soggetti esercenti attività d’impresa, arti e professioni, agli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo del settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, spetta un credito d'imposta in misura pari al 60 per cento delle spese sostenute nel 2020 per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati, nonché per l'acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti.
Il credito d’imposta spetta per le spese sostenute per:
Il credito d'imposta è utilizzabile nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento della spesa ovvero in compensazione, ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.
Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate devono essere stabiliti i criteri e le modalità di applicazione e di fruizione del credito d'imposta.
11. Proroga dei termini di ripresa della riscossione dei versamenti sospesi (art.126)
I versamenti sospesi dai Decreti “Cura Italia” e “Liquidità” devono essere effettuati senza applicazione di sanzioni e interessi, in un'unica soluzione entro il 16 settembre 2020 o mediante rateizzazione, fino ad un massimo di quattro rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata entro il 16 settembre 2020. Non si fa luogo al rimborso di quanto già versato. Si rinvia alla nostra notizia n. A00214-2020 del 20 maggio 2020.
12. Incremento del limite annuo dei crediti compensabili tramite modello F24 (art. 147)
L’articolo 147 ha elevato dagli originari 700.000 euro a un milione di euro il limite massimo dei crediti d’imposta utilizzabili in compensazione orizzontale con il modello F24 o rimborsabili in via semplificata agli intestatari di conto fiscale.
L’aumento del tetto per la compensazione o per il rimborso semplificato è limitato al solo anno 2020 ed è esteso a tutti i contribuenti.
Ricordiamo che la compensazione orizzontale - vale a dire con tributi o contributi di diversa natura – di un credito d’imposta, per un importo superiore a euro 5.000 annui, può essere effettuato solo dal decimo giorno successivo a quello di presentazione della dichiarazione dei redditi, IRAP e IVA da cui emerge, munita del visto di conformità rilasciato dai soggetti abilitati o della sottoscrizione dell’organo di controllo (art. 3, comma 1 del D.L. n. 50/2017).
13. Soppressione delle clausole di salvaguardia in materia di IVA e accisa (Art.123)
Vengono abolite definitivamente, a partire al 1. gennaio 2021, le c.d. “clausole di salvaguardia” contenute nelle ultime leggi di Bilancio che prevedono automatiche variazioni in aumento delle aliquote IVA del 22 % e del 10 % e di quelle delle accise sui carburati.
14. Rafforzamento patrimoniale delle PMI con ricavi superiori a 5 milioni e fino a 50 milioni (art. 26)
Le imprese con sede in Italia, con ricavi tra i 5 e i 50 milioni di euro, con meno di 250 dipendenti e che hanno subito a marzo ed aprile una riduzione dei ricavi di un terzo a causa della pandemia e che investono nel capitale sociale di una società, hanno diritto alla detraibilità/deducibilità per l’anno 2020, del 20% della somma investita.
Gli aumenti di capitale dovranno essere di almeno 250.000 euro per società con ricavi di almeno 10 milioni di euro e numero di occupati inferiore a 250 persone.
Inoltre, alle società oggetto di aumento di capitale viene riconosciuto anche un credito d’imposta pari al 50% delle perdite eccedenti il 10% del patrimonio netto fino a concorrenza del 30% dell’aumento di capitale e comunque nei limiti previsti dal decreto (con un tetto massimo di 800.000 euro) per il 2020.
I benefici si perdono nel caso in cui avvenga una distribuzione di riserve prima del 1° gennaio 2024.