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Timestamp: 2020-04-06 10:58:37+00:00
Document Index: 131593947

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 168', 'art. 550', 'art. 458', 'sentenza ', 'art. 464', 'sentenza ', 'art. 464']

Messa alla prova non più menzionabile nei certificati penali - Smart Focus
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Normative Privati	di Michela Dessì 06/08/2019
I provvedimenti sulla messa alla prova possono essere menzionati nel certificato penale richiesto dall’interessato? Vediamo come funziona quest’istituto e quanto ha stabilito la Corte Costituzionale con la Sentenza n. 231/2018.
Quando chiedere la messa alla prova
La messa alla prova è stata introdotta dall’art. 3, c. 11, della legge 28 aprile 2014, n. 67, attraverso l’inserimento dell‘art. 168 bis del Codice penale. Inizialmente prevista soltanto per il procedimento penale minorile, essa consente, su richiesta dell’imputato, la sospensione del procedimento penale nella fase decisoria di primo grado per reati di minore allarme sociale.
Questa misura non può essere concessa se l’imputato è stato dichiarato dal giudice delinquente abituale o per tendenza, ai sensi degli artt. 102, 103, 104, 105 e 108 c.p.. È ammissibile, invece, per coloro che hanno commesso
reati puniti con la sola pena pecuniaria o con la pena edittale detentiva non superiore nel massimo a quattro anni, sola, congiunta o alternativa alla pena pecuniaria, nonché per i delitti indicati dal c. 2 dell’art. 550 del c.p.p..
Come funziona l’istituto della messa alla prova
L’accesso all’istituto della messa alla prova avviene, come anticipato, su richiesta dell’imputato. Questa richiesta può essere proposta, personalmente o attraverso il suo procuratore speciale, a patto che non siano state ancora formulate le conclusioni o non sia ancora avvenuta la dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, nel giudizio direttissimo e nel procedimento di citazione diretta a giudizio.
Nel caso in cui sia stato, invece, notificato il decreto di giudizio immediato, la richiesta è formulata entro il termine e con le forme stabilite dal c. 1 dell’art. 458 del c.p.p.. Nel procedimento per decreto, la richiesta è presentata con l’atto di opposizione.
Il programma di trattamento è un elemento indispensabile per accedere alla misura. L’imputato deve, infatti, richiedere all’ufficio di esecuzione penale esterna (UEPE) competente per territorio il rilascio di un programma di trattamento da allegare alla domanda di sospensione del processo e ammissione alla prova.
Si tratta di un importante elemento del quale il giudice terrà conto nella decisione, congiuntamente ad eventuali altre informazioni acquisite tramite la polizia giudiziaria.
Messa alla prova: quali attività deve svolgere l’imputato
L’imputato, in seguito alla sospensione del procedimento, viene affidato all’UEPE per lo svolgimento del programma di trattamento. Quest’ultimo prevede l’esecuzione di un lavoro di pubblica utilità, consistente in una prestazione obbligatoria e gratuita in favore della collettività. Può essere svolto, ad esempio, presso istituzioni pubbliche, enti e organizzazioni di assistenza sociale, sanitaria e di volontariato.
È prevista, inoltre, l’attuazione di attività riparative, al fine di eliminare le conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato, nonché di attività di risarcimento del danno cagionato e, quando possibile, di attività di mediazione con la vittima del reato.
Durante la fase di esecuzione della prova, l’UEPE comunica al giudice informazioni sull’andamento del programma. Il giudice può stabilire eventuali modifiche e, se necessario, provvedimenti di revoca per grave inosservanza delle prescrizioni o per commissione di nuovi reati non colposi.
Al termine della durata della misura, non inferiore a dieci giorni, il giudice valuta in udienza l’esito della prova. Se questo è positivo segue la dichiarazione di estinzione del reato.
In presenza, invece, di un esito negativo per grave e reiterata trasgressione del programma di trattamento o delle prescrizioni, per il rifiuto opposto alla prestazione del lavoro di pubblica utilità, per la commissione durante il periodo di prova di un nuovo delitto non colposo o di un reato della stessa indole di quello per cui si procede, il giudice dispone con ordinanza la revoca e la ripresa del procedimento.
La messa alla prova risulta nel certificato penale?
La Corte Costituzionale, con la sentenza 231/2018, ha dichiarato: “l’illegittimità costituzionale degli artt. 24, c. 1, e 25, c. 1, del Dpr n. 313/2002 […], nella parte in cui non prevedono che nel certificato generale e nel certificato penale del casellario giudiziale richiesti dall’interessato non siano riportate le iscrizioni dell’ordinanza di sospensione del processo con messa alla prova dell’imputato ai sensi dell’art. 464-quater, del codice di procedura penale e della sentenza che dichiara l’estinzione del reato ai sensi dell’art. 464-septies, cod. proc. pen.“.
La menzione della messa alla prova nel certificato penale del casellario richiesto dalla persona interessata è da considerasi contraria al principio costituzionale della finalità rieducativa della pena. Questa rappresenta, infatti, un ostacolo al reinserimento sociale del soggetto, in quanto potrebbe creare delle difficoltà nell’accesso a nuove opportunità lavorative.
Fonte: Ministero della Giustizia, Corte Costituzionale.