Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-32034-del-11-12-2018
Timestamp: 2020-05-25 03:06:01+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 35', 'art. 5', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 25', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 32034 del 11/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32034 del 11/12/2018
Cassazione civile sez. VI, 11/12/2018, (ud. 13/11/2018, dep. 11/12/2018), n.32034
sul ricorso 9169-2018 proposto da:
K.F., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR
difeso dall’avvocato CLEMENTINA DI ROSA;
avverso il decreto n. R.G. 2019/2018 del TRIBUNALE di NAPOLI,
depositato il 13/02/2018;
1. – Con ricorso depositato il 25 gennaio 2018 K.F., cittadino della Costa d’Avorio, impugnava il provvedimento, a lui sfavorevole, emesso dalla competente Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale.
Il Ministero dell’interno si costituiva in giudizio, mentre il pubblico ministero depositava conclusioni scritte con cui chiedeva il rigetto del ricorso.
Il Tribunale di Napoli, avanti al quale era trattato giudizio, pronunciava decreto con cui respingeva il ricorso.
2. – Il provvedimento è stato impugnato per cassazione da K.F. con un ricorso basato su quattro motivi. Il Ministero dell’interno non ha svolto difese.
1. – Il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 11, modificato dal D.L. n. 13 del 2017: la censura investe la mancata fissazione della richiesta udienza di comparizione da parte del giudice di prima istanza nonostante la mancata acquisizione della videoregistrazione dell’audizione innanzi alla competente Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale.
Il secondo mezzo lamenta violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3,5,6,7,8 e 14, e concerne il mancato riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria.
Col terzo motivo, rubricato come violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, l’istante si duole del rigetto della propria domanda di protezione umanitaria.
Il quarto motivo censura il decreto impugnato per contraddittorietà e illogicità, nonchè per omesso esame di un fatto storico decisivo. Il ricorrente lamenta, in sintesi, che il Tribunale abbia mancato di apprezzare compiutamente la situazione del proprio paese di origine, senza svolgere quel ruolo attivo, sul piano istruttorio, che la disciplina vigente assegna al giudice investito della domanda di protezione internazionale.
Di recente questa S.C. ha affermato il principio per cui in materia di protezione internazionale, ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, introdotto dal D.L. n. 13 del 2017, convertito con modificazioni dalla L. n. 46 del 2017, ove non sia disponibile la videoregistrazione con mezzi audiovisivi dell’audizione del richiedente la protezione dinanzi alla Commissione territoriale, il tribunale, chiamato a decidere del ricorso avverso la decisione adottata dalla Commissione, è tenuto a fissare l’udienza di comparizione delle parti a pena di nullità del suo provvedimento decisorio, salvo il caso dell’accoglimento dell’istanza del richiedente asilo di non avvalersi del supporto contenente la registrazione del colloquio: nè rileva la circostanza addotta nel provvedimento impugnato, secondo cui la videoregistrazione sarebbe stata al momento non disponibile per motivi tecnici, in mancanza di apposito decreto volto a fissare le specifiche tecniche delle operazioni di videoregistrazione (Cass. 5 luglio 2018, n. 17717).
In sintesi, è da considerare dirimente il dato della mancata fissazione dell’udienza nella fattispecie prevista dall’art. 35 bis, comma 11, lett. a), per cui deve farsi luogo alla fissazione dell’udienza tutte quelle volte in cui non sia disponibile la videoregistrazione. In tal modo la riproduzione audiovisiva del colloquio del richiedente asilo, prevista obbligatoriamente dal D.L. n. 13 del 2017, ma contemplata, come modalità alternativa alla verbalizzazione già dal D.Lgs. n. 142 del 2015 -segnatamente dall’art. 25, comma 1, lettera n), dello stesso – costituisce lo spartiacque tra l’udienza pubblica e la trattazione camerale.
L’accoglimento del primo motivo determina l’assorbimento restanti tre.
3. – Il decreto impugnato va in conclusione cassato, con rinvio della causa al Tribunale di Napoli, cui è demandato di statuire sulle spese del presente giudizio di legittimità.
accoglie il primo motivo e dichiara assorbiti i restanti; cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa al Tribunale di Napoli, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.