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Timestamp: 2019-11-14 09:09:31+00:00
Document Index: 182685687

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 7', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Licenziamento disciplinare Dirigente
05/04/2016, 11:02
Cassazione sez. lav. 2553 del 10/02/2015
Ennesima, ma recente, sentenza della Suprema Corte di Cassazione in tema di licenziamento disciplinare del Dirigente.
Il quesito, che coinvolge Giurisprudenza e Dottrina da decenni, è sempre lo stesso: si applica al licenziamento disciplinare del Dirigente, che è una soprta di alter ego dell’imprenditore, il sistema di garanzie procedimentali e sostanziali previste dall’Art. 7 dello Statuto dei lavoratori?
Ecco il principio espresso dalla Cassazione sez lav n. 2553 del 10/02/2015: " "Ferma l’insussistenza di una piena coincidenza tra le ragioni di licenziamento di un dirigente e di un licenziamento disciplinare, per la peculiare posizione del predetto e il relativo vincolo fiduciario, anche a prescindere dalla specifica individuazione di suoi comportamenti soggettivi e potendo il recesso dipendere da obiettive esigenze di organizzazione interna) l’indipendentemente dalle previsioni di un contratto di lavoro individuale, quand’anche esso escluda il ricorso alla normativa disciplinare collettiva, le garanzie procedimentali (di previa contestazione e di tutela del diritto di ndifesa, nel contraddittorio) dettate dalla Legge 300 del 1970 art. 7 , commi 2 e 3 in quanto espressione di un principio di generale garanzia fondamentale, a tutela di tutte le ipotesi di licenziamento disciplinare, trovano applicazione nell’ipotesi di licenziamento di un dirigente, a prescindere dalla sua specifica collocazione nell’impresa, sia se il datore di lavoro gli addebiti un comportamento negligente, o colpevole in senso lato, sia se a base del recesso ponga condotte comunque suscettibili di pregiudicare il rapporto di fiducia tra le parti, con la conseguenza che la violazione di dette garanzie esclude la possibilita’ di valutare le condotte causative del recesso".
Quindi, l’art. 7 Statuto Lavoratori si applica se alla base del recesso vi sono negligenze che andavano contestate.
Mobbing, riesame non consentito in Cassazione
05/04/2016, 02:17
mobbing, cassazione, avvocato
Corte di Cassazione sez. lav. n. 20445 del 12/10/2015
La sentenza in esame, Cass. n. 20445 del 12/10/2015 si è occupata di mobbing, e della possbilità , negata dai Giudici Ermellini, di dare una diversa lettura, nel merito, del materiale probatorio acquisito nei precedenti gradi di giudizio.
A dire della Corte, In particolare, i giudici di merito hanno accertato che vi sono statin tre soli episodi (verificatisi il primo nel (OMISSIS)) di aggressioni verbali da parte del datore di lavoro - accompagnate da invito a dimettersi - socialmente censurabili; hanno altresi’ dato atto che non vi e’ stato il denunciato demansionamento, giacche’ le superiori mansioni di (OMISSIS) erano state espletate soltanto in sostituzione di altri dipendenti aventi diritto alla conservazione del posto di lavoro, sicche’ il ritorno alle originarie inferiori mansioni non poteva considerarsi lesivo dell’articolo 2103 cc
Sempre con motivazione immune da censure la Corte territoriale ha, poi, escluso ogni carattere persecutorio o comunque eccessivo delle sei visite fiscali disposte dalla societa’ controricorrente fra il (OMISSIS) a fronte delle numerose assenze dalla (OMISSIS).
In breve, il ricorso cerca di rimettere in discussione l’accertamenton in punto di fatto operato dai giudici di merito riguardo alle denunciate condotte mobbizzanti o comunque vessatorie, sollecitando una terza lettura del materiale istruttorio (operazione non consentita in sede di legittimita’).
Quindi la Cassazione rigetta il ricorso.
Cassazione, errori e inammissibilita
Corte di Cassazione sent. n. 20468 del 12.10.2015
Lo Studio Legale ha trovato questa sentenza che di fatto riepiloga una serie di errori commessi dai patrocinanti, che hanno comportato la inammissibilità del ricorso per Cassazione.
Questi gli errori evidenziati dai Giudici Ermellini:
1) se la procura allegata al ricorso per cassazione è conferita contemporaneamente ad un avvocato non abilitato in cassazione e ad uno abilitato, il ricorso è inammissibile;
2) se la procura è firmata per autentica dall’Avvocato non iscritto all’Albo, il ricorso è inammissibile;
3) se il ricorso per cassazione è stato notificato avvalendosi della L. 53/1994 da parte di Avvocato non iscritto all’Albo speciale, il ricorso è inammissibile.
Tutti questi errori sono stati commessi contemporaneamente nel ricorso esaminato dalla Corte di Cassazione, che ne ha dichiarato la inammissibilità.
La sentenza deve essere un monito a diversi soggetti, professionali e non:
1) agli Avvocati , a prestare attenzione e ad accettare incarichi solo se rientrano nella propria competenza e nel patrocinio dell’Albo cui si è iscritti;
2) agli Avvocati iscritti all’Albo dei Cassazionisti, ad occuparsi personalmente dell’incarico ricevuto per materie riguardanti le Magistrature Superiori;
3) ai clienti, a scegliere Avvocato iscritto l’Albo dei Cassazionisti , se richiesto dalla materia e dal grado.
Si riportano stralci della sentenza della Corte di Cassazione n. 20468 del 12 ottobre 2015:
" Il ricorso appare inammissibile, sotto una pluralita’ di profili, giacche’:na) Con riguardo alla procura alle nliti (rilasciata, con atto posto in calce al ricorso, in favore degli navv. (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS)), e considerato che l’avv. n(OMISSIS) (nata nell’anno (OMISSIS)) non risulta esser abilitata al npatrocinio presso questa Corte (non essendo iscritta nel relativo albon tenuto dal CNF), questa Corte ha affermato il principio di diritto nCorte (Sez. 2, Sentenza n. 4691 del 2009), secondo cui, "E’ ninammissibile il ricorso per cassazione nel caso in cui la procura alle liti sia stata, rilasciata in favore di un difensore non iscritto nellâ€ albo speciale dei patrocinanti in Cassazione,n ancorche’ anche altro difensore abilitato sia stato indicato nnell’intestazione del ricorso ed abbia certificato la sottoscrizione deln ricorrente e sottoscritto il ricorso stesso";nb) Quanto alla certificazione dell’autenticita’ della sottoscrizione del ricorrente in calce alla procuran (pure eseguita da parte dell’avv. (OMISSIS), come risulta anche dalle nfirme apposte sulla relata di notifica ed in calce al ricorso)sempre nquesta Corte (Sez. 3, Sentenza n. 16915 del 2009)ha stabilito il nprincipio di diritto secondo cui: "E’ inammissibile il ricorso per cassazione quando la firma della parte nella procura speciale in calce all’atto (o a margine dello stesso) sia certificata autografa da difensore non iscritto nellâ€ apposito albo degli abilitati al patrocinio dinanzi alla Corte di cassazione,n atteso che il potere di effettuare la suddetta certificazione npresuppone l’esistenza dello "ius postulandi" e che l’invalidita’ della ncertificazione stessa implica la divergenza dell’atto di impugnazione ndal modello legale di cui all’articolo 365 c.p.c.,n per difetto del requisito essenziale del mandato avente data certa nanteriore all’atto."; c) Quanto, infine, alla notifica del ricorso per cassazione,n pure compiuta, ai sensi della Legge n. 53 del 1994, come modificata daln Decreto Legge n. 90 del 2014, articolo 46, a mezzo posta certificata, ndalla detta avv. (OMISSIS), non iscritta all’albon per il patrocinio presso le giurisdizioni superiori, va richiamato il nprincipio di diritto (Sez. 2, Sentenza n. 357 del 2011) secondo cui n"Poiche’ - a norma della Legge 21 gennaio 1994, n. 53, articolo 1 - solon lâ€ avvocato munito di procura alle nliti puo’ eseguire direttamente le noti fiche, la notifica eseguita dal nprocuratore semplice domiciliatario e’ da ritenere inesistente anziche’ nulla, con conseguente impossibilita’ di applicare l’istituto della sanatoria per raggiungimento dello scopo, prevista per i soli casi di nnullita’ dall’articolo 156 c.p.c.". Nella specie il difetto del requisito dell’iscrizione all’Albo degli abilitati presso le giurisdizioni superiori non consente alla professionista l’esecuzione della detta notifica.
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