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Timestamp: 2018-02-20 13:40:44+00:00
Document Index: 142230508

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 30', 'art. 83', 'art. 30', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 31', 'art. 38', 'art. 31', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 35', 'art. 29']

Novità fiscali del 15 dicembre 2011, la valutazione dell'avviamento in caso di cessione d'azienda
Novità fiscali del 15 dicembre 2011, la valutazione dell’avviamento in caso di cessione d’azienda
1) Imposta sostitutiva sui finanziamenti a medio e lungo termine: contratti conclusi per l’estinzione di debiti pregressi
2) Ammissibilità dell’istanza di rimborso dell’Iva sull’acquisto di beni ammortizzabili da parte di Società di leasing
3) Individuazione dell’ufficio tributi competente a trattare le istanze di rimborso in caso di mutato domicilio fiscale del contribuente
4) LUL: Infedele la registrazione difforme dallo stipendio effettivo
5) Cessioni d’azienda: sull’avviamento il giudice può seguire la perizia
6) Casella Pec dedicata ai Grandi Contribuenti: le istruzioni per dialogare con il Fisco
7) Subentro nel c.d. plafond a seguito di operazione straordinaria di conferimento di ramo d’azienda
8) Riduzione contributiva nel settore dell’edilizia
Rientrano nel campo di applicazione dell’imposta sostitutiva sui finanziamenti a medio e lungo termine anche i finanziamenti contratti al fine di estinguere precedenti esposizioni debitorie.
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 121/E del 13 dicembre 2011, si è pronunciata sul corretto trattamento applicabile, ai fini dell’imposta sostitutiva, ai contratti di finanziamento conclusi per estinguere indebitamenti pregressi.
In particolare, ha fornito chiarimenti sull’applicabilità dell’imposta sostitutiva sui finanziamenti nel caso di contratto concluso da una società holding per la riqualificazione di precedenti indebitamenti, propri o di società controllate.
In particolare, in base agli articoli da 15 a 20 del DPR 29 settembre 1973, n. 601, le operazioni di credito a medio e lungo termine (cioè con durata superiore a 18 mesi), sono assoggettate, al ricorrere di determinati requisiti, al
pagamento di un’imposta sostitutiva.
L’applicazione di tale imposta tiene luogo dell’imposta di registro, di bollo, ipotecaria e catastale e della tassa sulle concessioni governative che risulterebbero dovute, in base al regime ordinario, in relazione a tali contratti.
Non rileva, in linea generale, la circostanza che il finanziamento debba essere destinato a finalità specifiche. Il legislatore fiscale non ha, infatti, inteso specificare l’effettivo utilizzo cui devono essere destinate le somme messe a disposizione dall’istituto erogante.
La ratio sottesa al regime dell’imposta sostituiva sui finanziamenti a medio e lungo termine può essere, infatti, individuata nella esigenza di favorire l’accesso al credito, incrementando la possibilità del soggetto richiedente di attingere a nuove risorse finanziarie.
In sostanza, secondo le Entrate, la possibilità di accedere al regime di favore in parola è subordinata alla ricorrenza di due condizioni:
– la prima riguarda la natura del soggetto che può concedere il finanziamento (aziende e istituti di credito, Cassa depositi e prestiti per determinate operazioni ecc.);
– la seconda condizione, di carattere oggettivo, prevede che il finanziamento, capace di conferire una provvista di denaro, abbia una durata contrattuale superiore a 18 mesi, ad eccezione di alcune particolari ipotesi (si veda, ad esempio, quanto previsto dall’art. 16 del DPR n. 601 del 1973).
In presenza di tali condizioni, il contratto di finanziamento stipulato al fine di acquisire una effettiva disponibilità finanziaria rientra nel campo di applicazione dell’imposta sostitutiva in commento.
Il rimborso dell’Iva sull’acquisto di beni ammortizzabili è ammissibile solo nei confronti della società concedente (ciò nella sua qualità di proprietaria del bene oggettivamente ammortizzabile) anche se (adottando i principi contabili internazionali) non ha rilevato l’ammortamento del bene, ma ha utilizzato un diverso criterio di ripartizione dell’investimento per la durata del contratto di leasing.
Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 122/E del 13 dicembre 2011, emanata a seguito delle richieste di chiarimenti in merito alla sussistenza, in capo alle società di leasing che adottano i principi contabili internazionali IAS/IFRS, del presupposto per il rimborso dell’Iva assolta sull’acquisto di beni strumentali concessi in leasing alle imprese utilizzatrici, ai sensi dell’art. 30, comma 2, lett. c), del D.P.R. n. 633/1972.
Peraltro, ai fini del rimborso, occorre che il bene sia “ammortizzabile” cioè suscettibile di essere sottoposto ad ammortamento.
Affinché l’imposta possa essere chiesta a rimborso, inoltre, occorre che si sia verificato l’effetto traslativo della proprietà del bene in capo al cessionario legittimato al rimborso.
Secondo gli standard internazionali (IAS 17), le operazioni di leasing finanziario devono essere contabilizzate tenendo conto della loro natura sostanziale e finanziaria e non semplicemente della loro forma giuridica.
Nel rispetto di tale principio di prevalenza della sostanza sulla forma, contabilmente, il locatore, sebbene continui a mantenere la proprietà del bene locato, rileva nello stato patrimoniale il bene oggetto di leasing finanziario come credito e non come immobilizzazione materiale da ammortizzare (IAS 17.36).
L’utilizzatore, invece, ancorché non ne abbia acquisito la proprietà, imputa il valore ammortizzabile del bene in locazione in ciascun esercizio del periodo di durata dell’utilizzazione, “con un criterio sistematico coerente con il criterio di ammortamento che (…) impiega per i beni di proprietà” (IAS 17.28).
In tale contesto, é stato, quindi, posto il problema se sia possibile per una società di leasing, che non iscrive più il bene locato tra le attività dello stato patrimoniale e conseguentemente non rileva alcuna quota di ammortamento, chiedere il rimborso dell’Iva assolta al momento del relativo acquisto.
A tal fine, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che la contabilizzazione di un leasing finanziario in conformità agli IAS/IFRS prevede l’iscrizione di un credito e la rilevazione dei canoni derivanti dal leasing a titolo di rimborso del capitale e di provento finanziario, sulla base del relativo piano di ammortamento, di norma, correlato alla vita utile del bene stesso.
Si tratta di una tecnica contabile che consente di ripartire l’investimento del locatore lungo la durata della fornitura del servizio avente, nella sostanza, la medesima funzione economica del processo di ammortamento previsto dalle regole domestiche.
Il riconoscimento, ai fini Ires, della rappresentazione contabile prevista dagli IAS/IFRS, a seguito delle modifiche apportate all’art. 83 del Tuir, non influenza però la disciplina Iva poiché ai fini dell’applicazione delle disposizioni di cui al citato art. 30, secondo comma, lettera c), del D.P.R. n. 633 del 1972, ciò che rileva è soltanto la proprietà giuridica del bene e la sua teorica ammortizzabilità.
Pertanto, secondo le Entrate, il suddetto rimborso è ammesso esclusivamente in capo alla società concedente, giacché giuridicamente proprietaria del bene oggettivamente ammortizzabile, ancorché la stessa, adottando i principi contabili internazionali, non rilevi l’ammortamento del bene, ma utilizzi un diverso criterio di ripartizione dell’investimento per la durata del contratto di leasing.
Una diversa interpretazione, che impedisse il rimborso, non si presenterebbe conforme ai principi generali dell’Iva.
Su come individuare l’ufficio tributi competente a trattare le istanze di rimborso dei versamenti diretti in caso di mutato domicilio fiscale del contribuente è intervenuta l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 123/E del 13 dicembre 2011.
In materia di rimborso dei versamenti diretti, l’art. 38 del D.P.R. n. 602/1973, stabilisce che l’ufficio al quale presentare la relativa istanza, entro 48 mesi dalla data del pagamento, è “l’intendente di finanza nella cui circoscrizione ha sede il concessionario presso il quale è stato eseguito il versamento”.
In seguito alla soppressione dei centri di servizio delle imposte dirette ed indirette la competenza a trattare le istanze di rimborso di cui all’art. 38 del DPR n. 602 del 1973 spetta “all’ufficio locale territorialmente competente sulla base del domicilio fiscale del contribuente al momento della presentazione dell’istanza stessa”.
Si tratta dell’interpretazione dell’art. 38 del DPR n. 602 del 1973 che muove dal presupposto che il domicilio fiscale del contribuente al momento della presentazione dell’istanza di rimborso coincida con il domicilio fiscale dello stesso alla data di presentazione della dichiarazione dei redditi cui si riferisce il versamento effettuato.
In sostanza, l’ufficio competente a gestire l’accertamento ed il controllo sull’annualità in causa, individuato dall’art. 31 del DPR n. 600 del 1973, è lo stesso che, in base dall’art. 38 del DPR n. 602 del 1973, è competente anche a ricevere e vagliare l’istanza di rimborso.
Tutto ciò non può essere, invece, riferito ai diversi casi in cui il domicilio fiscale del contribuente alla data di presentazione dell’istanza di rimborso sia diverso dal domicilio fiscale alla data di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’annualità cui si riferisce il versamento.
In tal caso, infatti, l’Agenzia delle Entrate ritiene che l’ufficio competente a ricevere l’istanza di rimborso debba essere individuato in ragione del domicilio fiscale del contribuente alla data di presentazione della dichiarazione dei redditi in relazione ai quali genera il rimborso, così come previsto dall’art. 31 del DPR n. 600 del 1973.
Viene, comunque, confermato che se il contribuente dovesse inoltrare l’istanza di rimborso ad un ufficio non competente a riceverla, sarà cura di quest’ultimo provvedere alla trasmissione della richiesta alla struttura avente competenza in base alle suddette indicazioni.
Il Ministero del Lavoro, con l’interpello n. 47 del 13 dicembre 2011, ha precisato che nel LUL (Libro Unico del Lavoro) devono essere indicate le ore e la retribuzione effettivamente lavorate e percepita dal lavoratore; in caso contrario le dichiarazioni riportate devono ritenersi infedeli e si deve applicare la relativa sanzione pecuniaria (da 150 a 1.500 euro, che aumenta da 500 a 3mila euro se ci si riferisce a più di dieci lavoratori).
L’ipotesi più ricorrente è quella che si verifica quando il datore corrisponde al lavoratore il cd. “fuori busta” oppure registra sul L.U.L. ore lavorative diverse da quelle effettivamente prestate dal lavoratore.
In particolare, il Ministero ha precisato che sono da considerarsi infedeli le annotazioni di dati che si riflettono immediatamente sugli aspetti legati alla retribuzione o al trattamento fiscale o previdenziale del rapporto di lavoro; risultano non veritiere.
Pertanto l’infedeltà (rispetto al contratto collettivo di riferimento e alle somme effettivamente percepite dal dipendente) si configura “ogni qualvolta la quantificazione della durata della prestazione o la retribuzione effettivamente erogata non corrisponda a quella formalizzata nel libro unico.”
In definitiva, l’omissione è riferibile alle scritture complessivamente omesse e non a ciascun singolo dato di cui manchi la registrazione. L’infedeltà delle registrazioni è legata alla registrazione di un dato che risulta gravemente non veritiero (infedele rispetto all’effettiva consistenza).
Ciò secondo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26550del 12 dicembre 2011 che trae origine dal maggiore valore contestato dalle Entrate a seguito della cessione di un ramo d’azienda tra due imprese.
L’utilizzazione del servizio richiede la registrazione della casella PEC che si intende utilizzare per comunicare con l’Ufficio regionale dell’Amministrazione competente per gli accertamenti e i rimborsi.
I contribuenti che nei prossimi giorni riceveranno, tramite Entratel o Postel, l’invito a comunicare, possibilmente entro 30 giorni, l’indirizzo di posta elettronica, dovranno accedere al link “Documentazione – Attività di controllo –
Grandi contribuenti/tutoraggio
Canale di comunicazione dedicato: Posta elettronica certificata” per trovare le istruzioni utili ad eseguire correttamente questo primo invio e per i dettagli tecnici sul formato standard dei modelli da utilizzare per le successive comunicazioni.
(Agenzia delle Entrate, comunicato del 14 dicembre 2011)
Con il conferimento di ramo d’azienda le società acquisiscono lo status di esportatore abituale che consente loro di effettuare acquisti senza il pagamento dell’Iva.
In particolare, nell’operazione straordinaria di conferimento del ramo d’azienda, se la conferente (per il ramo d’azienda non conferito) e la conferitaria (in relazione al ramo d’azienda in cui subentra) prevedono di effettuare operazioni che attribuiscono lo status di esportatore abituale, il plafond maturato dalla sola conferente prima della operazione straordinaria può essere suddiviso con la conferitaria.
Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 124/E del 14 dicembre 2011, secondo cui il trasferimento del plafond non è condizionato al trasferimento di tutti i rapporti con la clientela non residente o, più in generale, di tutte le posizioni creditorie e debitorie relative al ramo d’azienda conferito.
Il diritto a fruire dello speciale trattamento fiscale previsto dalla norma nasce, infatti, dalla situazione obiettiva, ovverosia dall’essere esportatore abituale nei limiti quantitativi previsti dalla relativa disciplina. Situazione nella quale il conferitario subentra per effetto del conferimento del ramo aziendale dedito all’attività di esportazione.
Nel caso di specie, a seguito dell’operazione straordinaria di conferimento di ramo aziendale, la conferitaria subentrerà alla conferente nell’attività di produzione dei macchinari mentre la conferente continuerà ad essere controparte contrattuale della clientela estera nonché ad esercitare l’attività di prestazione dei servizi (montaggio, supervisione al montaggio, manutenzione ecc.) nei confronti della stessa clientela.
In particolare, gli scambi con la clientela estera avverranno tramite operazioni triangolari (Newco cede alla Società istante – promotore della triangolazione – che a sua volta cede al cliente estero con trasporto all’estero a cura della Newco).
Ne consegue che entrambe le società (conferente e conferitaria) continueranno ad effettuare operazioni che attribuiscono lo status di esportatore abituale: la conferente nei limiti dell’attività di promotore della triangolazione, vale a dire per la differenza tra il corrispettivo richiesto al cliente estero ed il corrispettivo addebitatogli da Newco (art. 8, secondo comma, DPR n. 633 del 1972) e la conferitaria nei limiti delle cessioni poste in essere nei confronti della società conferente.
In relazione a tale situazione, l’Agenzia ritiene che il plafond maturato dalla conferente possa essere suddiviso con la conferitaria, subentrante nell’attività dedita all’esportazione.
Ai fini della determinazione del quantum di plafond maturato nell’anno 2011 dalla conferente, trasferibile alla conferitaria, il plafond potrà essere utilizzato da:
– Newco, in funzione di un rapporto che vede al numeratore l’ammontare (stimato) delle operazioni non imponibili che si presume che la stessa porrà in essere nel 2012 e al denominatore la somma di tale ammontare e dell’ammontare (pure stimato) delle operazioni non imponibili che si presume che la Società interpellante porrà in essere nel 2012.
Ai fini di tale calcolo, per le operazioni in cui la Società interpellante assumerà il ruolo di secondo cedente in una “operazione triangolare”, si considererà come ammontare delle operazioni la differenza tra i corrispettivi praticati da ALFA nei confronti dei clienti e i corrispettivi praticati da Newco alla Società interpellante;
– dalla Società interpellante, per la restante parte.
In altri termini, il predetto metodo consentirà di ripartire tra la conferente e la conferitaria il plafond maturato nell’anno 2011 dalla Società interpellante, in base all’entità dell’attività di esportazione che sarà effettuata rispettivamente da Newco e dalla Società interpellante nell’anno 2012.
Sotto il profilo degli adempimenti connessi al trasferimento del plafond, nell’atto di conferimento, ALFA indicherà il passaggio del plafond e i criteri di attribuzione dello stesso in parte alla stessa Società e in parte alla conferitaria. La Società conferitaria, a sua volta, dovrà provvedere all’indicazione dell’operazione nella comunicazione di variazione dati da rendere ai sensi dell’art. 35, comma 3, del DPR n. 633 del 1972, compilando il modello AA7/10, quadro D.
In particolare, la società conferitaria dovrà barrare le caselle (2a e PL) relative al conferimento del ramo d’azienda ed al subentro nella facoltà di acquistare beni e servizi senza pagamento dell’imposta.
Dovrà, altresì, essere indicato negli appositi spazi del predetto modello il codice fiscale del soggetto conferente.
Determinazione per l’anno 2011 della misura della riduzione contributiva per il settore edile.
Il D.M. Lavoro/Economia 13 settembre 2011, pubblicato nella G.U. n. 266 del 15 novembre 2011, ha confermato per l’anno 2011, nella misura dell’11,50%, la riduzione contributiva a favore delle imprese edili, introdotta dall’art. 29 del D.L. n. 244/1995, convertito con modificazioni dalla L. 8 agosto 1995, n. 341.
Adesso l’Inps, con la circolare n. 154 del 14 dicembre 2011, ha fornito le istruzioni per la pratica attuazione di quanto previsto dal suddetto decreto interministeriale.
Inabilità assoluta e permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa dei dipendenti.
L’Inps, con la circolare n. 153 del 14 dicembre 2011, ha delineato gli aspetti relativi all’iter procedurale e alle competenze degli organismi deputati agli accertamenti sanitari per la verifica dello stato di inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa dei dipendenti dell’Istituto, anche con riferimento alle conseguenze che detti accertamenti hanno sul rapporto di lavoro.