Source: https://www.patronato-inca.eu/it/legislazione-sociale/diritto-del-lavoro-in-germania/promozione-dell-occupazione
Timestamp: 2019-11-21 11:46:43+00:00
Document Index: 177219476

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 38', 'art. 104', 'art. 2', 'art. 26']

Promozione dell'occupazione - Patronato INCA-CGIL e.V. Deutschland
Promozione dell'occupazione - Arbeitsförderung
Tomo III Codice di Previdenza Sociale – Promozione dell'occupazione
Nella Repubblica Federale Tedesca si mira a raggiungere il massimo livello occupazionale.Per questo la normativa per la promozione dell'occupazione (tomo III Codice di Previdenza Sociale) intende migliorare le prospettive lavorative dei disoccupati e raggiungere una situazione di equilibrio sul mercato del lavoro. L'attuazione del terzo tomo del CPS compete all'Agenzia Federale del lavoro di Norimberga, in collaborazione con le Agenzie del lavoro locali.
Compiti e prestazioni
Tra i compiti fondamentali dell'Agenzia Federale del lavoro rientrano:
• la consulenza e l'orientamento professionale,
• il collegamento tra domanda e offerta di posti di lavoro e di formazione professionale,
• gli aiuti per il miglioramento delle prospettive occupazionali,
• altre prestazioni per la promozione dell'inserimento professionale,
• le prestazioni sostitutive della retribuzione,
• la consulenza ai datori di lavoro.
L'Agenzia federale del lavoro fornisce i propri servizi sia ai lavoratori, sia ai datori di lavoro.
Le sue prestazioni sono destinate:
• ai disoccupati e alle persone in cerca di lavoro,
• all'orientamento professionale,
• all'incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro e di formazione professionale,
• al mantenimento e alla creazione di posti di lavoro,
• alla formazione e all'aggiornamento professionale,
• alla facilitazione del collocamento,
• alla partecipazione alla vita lavorativa,
• al contrasto della disoccupazione di lunga durata,
• all'autoimpiego e all'autoimprenditorialità,
• ai casi di insolvenza del datore di lavoro.
Alcune delle prestazioni dell'Agenzia del lavoro, tra cui ad esempio la consulenza e l'orientamento professionale e il collegamento tra domanda e offerta di posti di lavoro e di formazione sono erogate a prescindere dalla contribuzione previa del beneficiario. Altre prestazioni, ad esempio l'indennità di disoccupazione, sono invece concesse solo ai lavoratori che hanno precedentemente svolto un'attività dipendente soggetta all'obbligo assicurativo.
Un orientamento professionale sistematico può incidere positivamente sulla preparazione alla scelta della professione e, quindi, sul percorso professionale di giovani ed adulti. Può inoltre facilitare il processo di consulenza professionale, volto a fornire informazioni esaurienti su questioni legate alla scelta della professione, alle caratteristiche, ai requisiti e alle prospettive delle scelte professionali, alle possibilità di incentivazione della formazione professionale e ai cambiamenti significativi della domanda delle aziende e amministrazioni.
L'orientamento professionale avviene, tra l'altro, nel quadro di conversazioni condotte nelle scuole con gli allievi dell'ultimo – o del penultimo – anno, tramite iniziative di orientamento professionale organizzate nei Centri di informazione professionale (Berufsinformationszentren – BIZ), ma anche grazie alle pubblicazioni digitali o stampate realizzate dall'Agenzia del lavoro. Le Agenzie del lavoro possono inoltre venire in aiuto degli studenti delle scuole secondarie proponendo un orientamento professionale e una preparazione alla scelta della professione ancora più approfonditi.
La consulenza professionale si rivolge sia ai giovani, sia agli adulti e comprende consigli e informazioni riguardanti in particolare la scelta della professione, le diverse professioni e i loro requisiti, le possibilità di incentivazione della formazione professionalizzante, gli sviluppi significativi del mondo delle professioni, la situazione e l'evoluzione del mercato del lavoro e la ricerca di posti di formazione professionale e di lavoro.
Le Agenzie del lavoro propongono ai giovani che desiderano frequentare l'università servizi di consulenza specifica: i consulenti professionali per diplomandi e diplomati delle Agenzie del lavoro forniscono informazioni su tutte le questioni relative alla scelta della facoltà, ai requisiti di ammissione, all'impegno richiesto dai vari indirizzi, alle prospettive occupazionali e al finanziamento, individuando insieme ai giovani interessati i loro possibili obiettivi, le opportunità professionali e le eventuali alternative.
Consulenza sulle tendenze del mercato del lavoro
La consulenza in materia di mercato del lavoro offerta dall'Agenzia del lavoro si rivolge ai datori di lavoro, a cui intende assicurare un supporto nell'assegnazione di posti di lavoro e di formazione professionale. Le informazioni fornite riguardano principalmente la situazione e gli sviluppi del mercato del lavoro, la configurazione delle postazioni di lavoro, le condizioni e l'orario lavorativo, la formazione professionale e continua e l'integrazione di apprendisti e lavoratori che richiedono un sostegno mirato.
Incontro tra la domanda e l'offerta di posti di lavoro e di formazione professionale
Tutte le persone alla ricerca di un posto di lavoro – perché già o presto disoccupate o perché desiderano cambiare attività – possono avvalersi dei servizi di collocamento dell'Agenzia del lavoro, che assiste anche i giovani alla ricerca di un posto di formazione professionale. Il collocamento è il compito principale delle Agenzie del lavoro, che erogano altre prestazioni o aiuti per la promozione dell'occupazione solo a condizione che questi siano indispensabili all'inserimento duraturo nel mondo del lavoro e della formazione professionale. Se questo agevola il raggiungimento dell'obiettivo, le Agenzie del lavoro possono incaricare enti terzi di attuare interventi per l'attivazione e l'inserimento professionale. La legge riconosce il diritto di partecipare a tali interventi ai disoccupati da più di 6 mesi. In presenza di determinate condizioni, inoltre, i disoccupati acquisiscono il diritto di ricevere un "voucher di collocamento", che consente loro di rivolgersi a enti di collocamento privati grazie ad un finanziamento dell'Agenzia del lavoro.
Prestazioni di facilitazione del collocamento
Budget per il collocamento
Il budget per il collocamento può aiutare le persone in cerca di un'occupazione, le persone in cerca di lavoro a rischio di disoccupazione e i disoccupati a preparare e ad intraprendere un'attività a obbligo contributivo.
Le prestazioni del budget per il collocamento intendono rimuovere vari tipi di ostacoli esistenti in modo flessibile, mirato e modulato in funzione della domanda, tenendo conto delle esigenze specifiche degli individui in cerca di un'occupazione o di un posto di formazione professionale. In tal modo il budget per il collocamento offre un ampio margine di manovra all'incentivazione personalizzata e consente di assicurare varie forme di supporto, adeguate ai singoli casi. È questo il motivo per cui il legislatore ha rinunciato a disciplinare dettagliatamente le varie modalità di incentivazione. È ogni singolo beneficiario, insieme ai consulenti e agli operatori specializzati nell'intermediazione, a dover individuare le sue esigenze concrete di supporto e le tipologie di incentivazione individuale da richiedere nel quadro del budget per il collocamento. Le prestazioni sono riconosciute solo se risultano necessarie ad eliminare un ostacolo concreto alla preparazione e all'esercizio di un'attività lavorativa dipendente e se il datore di lavoro non concede prestazioni analoghe. L'incentivazione deve essere proporzionata.
Le prestazioni sono erogate anche per preparare e intraprendere attività a obbligo contributivo in un altro Stato membro dell'Unione Europea, dell'Accordo sullo Spazio Economico Europeo o in Svizzera, a condizione che la nuova occupazione sia esercitata per almeno 15 ore settimanali.
Interventi per l'attivazione e l'inserimento professionale
Per interventi per l'attivazione e l'inserimento professionale si intendono interventi adeguati ed idonei a migliorare le prospettive di inserimento delle persone in cerca di un posto di formazione professionale, delle persone in cerca di un posto di lavoro minacciate dalla disoccupazione e dei disoccupati. Tali interventi possono inoltre mirare a preparare il beneficiario al mondo della formazione professionale e del lavoro, a individuare, ridurre o eliminare ostacoli al collocamento, a trovare un'attività ad obbligo contributivo, a preparare all'esercizio di un'attività autonoma o a rendere stabile un'attività dipendente.
L'incentivazione comprende l'assunzione dei costi derivanti dalla partecipazione all'intervento di formazione, che devono essere proporzionati. I disoccupati che ricevono o sono intitolati a beneficiare dell'indennità di disoccupazione, continuano a percepirla anche durante la formazione.
Gli interventi di formazione devono avere una durata proporzionata ai loro obiettivi e ai loro contenuti e possono essere realizzati, integralmente o parzialmente, dai datori di lavoro. In tal caso, però, la loro durata è limitata a quattro settimane per datore di lavoro.
La partecipazione avviene su proposta o con il consenso dell'Agenzia del lavoro territorialmente competente.
Strumenti di sostegno dell'autoimprenditorialità
Sussidio di avviamento
I regimi di incentivazione dell'autoimpiego di persone disoccupate hanno subito un riassetto sostanziale. Nell' agosto 2006 i precedenti strumenti di incentivazione – il sussidio all'autoimprenditorialità (la cosiddetta "Ich AG") e l'indennità di avviamento – sono stati infatti sostituiti da un unico strumento, il sussidio all'avviamento di un'attività.
Il sussidio di avviamento è uno strumento volto ad assicurare il primo sostentamento e la protezione sociale di coloro che avviano un'attività autonoma e in questo modo pongono fine ad un periodo di disoccupazione.
Il sussidio di avviamento è riconosciuto ai lavoratori che al momento dell'avviamento dell'attività autonoma godono per almeno altri 90 giorni del diritto di percepire l'indennità di disoccupazione. Per beneficiare di questa forma di incentivazione, i neoimprenditori devono indicare le proprie conoscenze e le proprie capacità di esercitare l'attività autonoma a cui ambiscono. L'Agenzia del lavoro deve inoltre ricevere l'opinione di una istanza competente
che attesti la sostenibilità del futuro progetto imprenditoriale. Tale attestazione può essere rilasciata, tra l'altro, dalle camere di commercio e dell'industria, dalle camere dell'artigianato, dalle istituzioni di categoria e dagli istituti di credito.
Il sussidio di avviamento non può essere riconosciuto fintantoché sussistono o sarebbero sussistiti i requisiti per una sospensione del diritto ai sensi degli artt. 142-144 III CPS. Il diritto di percepire il sussidio di avviamento si estingue a partire dal mese successivo al compimento del sessantacinquesimo anno d'età. Esso non viene altresì riconosciuto quando non sono ancora trascorsi almeno 24 mesi dal termine di un periodo di incentivazione per l'avvio di un'attività autonoma ai sensi del III tomo CPS..
Il versamento del sussidio di avviamento avviene in due fasi distinte. Nei primi nove mesi i neoimprenditori ricevono un sussidio mensile per il sostentamento pari all'ultima indennità di disoccupazione percepita, a cui va ad aggiungersi un importo di 300 euro per la contribuzione ai regimi di protezione sociale. In presenza di una intensa attività dell'impresa e se questa continua a rappresentare l'occupazione principale dell'ex disoccupato, nei sei mesi successivi questi può inoltre percepire 300 euro mensili per la contribuzione previdenziale.
Indennità di accesso
Gli enti territoriali competenti (comunità di lavoro/comune) possono versare la cosiddetta indennità di accesso alle persone indigenti che percepiscono l'indennità di disoccupazione II ai sensi del tomo II CPS e decidono di passare all'autoimpiego, ma anche di intraprendere un'attività retribuita.
L'indennità di accesso può essere concessa per l'inizio di un'attività dipendente o autonoma a titolo di sussidio complementare all'indennità di disoccupazione II. Ai neoimprenditori possono essere versati altri sussidi (a.e. per l'acquisto di materiale necessario all'esercizio dell'attività) considerati necessari alla riuscita della loro integrazione nella vita lavorativa. A condizione che la nuova occupazione dipendente o la nuova attività in proprio siano idonee a porre fine in maniera duratura alla dipendenza dalle prestazioni previdenziali, il consulente personale - in grado di valutare al meglio la situazione specifica della persona alla ricerca di lavoro - può inoltre erogare a sua discrezione sia l'indennità di accesso sotto forma di sussidio flessibile, sia altre prestazioni per l'integrazione nel mondo del lavoro.
Il consulente personale non è vincolato da alcuna disposizione di legge nella fissazione dell'importo dell'indennità di accesso, che è calcolata in funzione della durata del periodo di disoccupazione e delle dimensioni del nucleo familiare della persona alla ricerca di lavoro. La normativa non prevede un diritto acquisito a beneficiare dell'indennità di accesso.
Strumenti di sostegno della formazione professionale
Strumenti di sostegno ai sensi del tomo III del Codice di Previdenza Sociale (III CPS).
In un mercato del lavoro in cui si assiste alla progressiva riduzione della domanda di personale non qualificato o con qualifiche generiche aumenta costantemente l'importanza di una (prima) formazione professionale qualificata. Per questo la normativa volta a promuovere l'occupazione prevede svariati strumenti per incentivare i giovani che mirano ad assolvere una formazione professionale:
Sussidio per la formazione professionale (Berufsausbildungsbeihilfe – BAB)
L'Agenzia del lavoro versa un sussidio agli apprendisti che, durante la formazione all'esercizio di una professione riconosciuta, comprese le formazioni ai sensi della legge sull'assistenza continua agli anziani della Federazione, non possono risiedere presso i genitori a causa della distanza dell'azienda o della struttura di formazione extra-aziendale. Gli apprendisti sposati o divorziati di più di 18 anni con almeno un figlio possono ricevere il
sussidio per la formazione professionale anche se non vivono nello stesso nucleo famigliare dei genitori.
In casi particolari e previa scrupolosa valutazione, il sussidio per la formazione professionale è riconosciuto anche per un secondo percorso formativo. Vi sono infatti singoli casi di giovani che, pur avendo concluso con successo la propria formazione professionale, non trovano prospettive lavorative nel loro settore. In questi casi, una seconda formazione professionale che crei prime prospettive lavorative non può essere impedita dalla mancanza di risorse
finanziarie in una situazione di necessità e, quindi, dall'impossibilità dell'apprendista di assicurare il proprio sostentamento.
Inoltre, a partire dall'1 gennaio 2009, anche gli stranieri tollerati nel territorio Federale e ivi residenti, possono beneficiare dell'incentivazione per la partecipazione a una formazione professionale aziendale a condizione che soggiornino legalmente, regolarmente e senza interruzioni nella Repubblica Federale Tedesca da almeno quattro anni, o che il loro soggiorno vi sia consentito o tollerato.
L'importo del sussidio per la formazione professionale dipende dal tipo di alloggio, dalla retribuzione percepita dall'apprendista durante la formazione e dal reddito annuo dei genitori e del coniuge o, se del caso, del convivente. Il calcolo considera in modo parzialmente forfettizzato le spese per il sostentamento, il trasporto, l'assistenza dei figli, gli strumenti didattici e l'abbigliamento professionale.
Il sussidio per la formazione professionale è inoltre accordato per la partecipazione a interventi formativi di preparazione alla professione. In questo caso l'assunzione delle spese di iscrizione, di trasporto, di assistenza dei figli, degli strumenti didattici e dell'abbigliamento professionale è indipendente dal reddito del beneficiario.
Interventi formativi di preparazione alla professione (Berufsvorbereitende Bildungsmaßnahmen - BvB)
L'Agenzia del lavoro può incentivare i giovani che, per vari motivi, non hanno ancora incominciato la formazione professionale permettendo loro di partecipare a interventi formativi di preparazione alla professione finalizzati all'orientamento professionale, alla ricerca della professione appropriata o alla preparazione mirata ad un percorso di formazione professionale.
Nel quadro del BvB la legge riconosce il diritto a un'incentivazione per la preparazione dell'acquisizione a posteriori del diploma di Hauptschule.
Qualificazione iniziale (Einstiegsqualifizierung)
L'incentivazione delle qualificazioni iniziali completa l'impegno assunto dalle principali associazioni del mondo economico nel quadro del "Patto per la formazione professionale" di rendere possibili 40.000 percorsi di qualificazione iniziale all'anno.
Grazie alle qualificazioni iniziali, i giovani che per motivi personali dispongono di prospettive solo limitate di accesso alla formazione professionale possono partecipare a percorsi di formazione professionale aziendali e acquisire così prime esperienze professionali di natura pratica. Con le qualificazioni iniziali si crea inoltre una via d'accesso alla formazione professionale per i giovani che non vi sono ancora pienamente idonei, con difficoltà di apprendimento o con difficoltà di origine sociale
In aggiunta all'intero importo forfettizzato dei contributi socio-previdenziali, l'Agenzia del lavoro versa fino a 212 euro mensili ai datori di lavoro che offrono a un giovane la possibilità di acquisire una qualificazione iniziale di 6-12 mesi.
Bonus per la formazione professionale
Molti giovani - essenzialmente ragazzi con un diploma di Hauptschule o senza alcun diploma scolastico - non riescono a passare direttamente dalla scuola alla vita professionale nell'anno in cui concludono l'apprendimento scolastico, e cercano invano un posto di formazione professionale. Il bonus per la formazione professionale, introdotto per un periodo limitato, offre a questi giovani prospettive concrete sul mercato del lavoro. Si tratta di un sussidio forfettario una tantum versato alle aziende che creano posti supplementari di formazione professionale destinati a giovani che necessitano di particolare sostegno per l'apprendimento.
I datori di lavoro che destinano un posto di formazione professionale supplementare a un candidato già respinto e senza diploma scolastico, o con un diploma di Sonderschule o di Hauptschule, hanno il diritto a percepire un bonus per la formazione professionale. Tale bonus è versato anche per la formazione aggiuntiva di un giovane con difficoltà di apprendimento o proveniente da un ambiente sociale penalizzante che abbia lasciato la scuola l'anno precedente o anteriormente.
I datori di lavoro possono inoltre ricevere un bonus per la formazione professionale a titolo di prestazione discrezionale se assegnano posti supplementari di formazione professionale aziendale a candidati già respinti che dispongono di un diploma scolastico intermedio. Il bonus può essere erogato anche per apprendisti con diplomi scolastici superiori che abbiano cercato inutilmente un posto di formazione professionale per più di due anni. I datori di lavoro possono poi beneficiare di un bonus di formazione professionale se, a titolo supplementare, formano apprendisti il cui anteriore contratto di formazione è stato rescisso a causa dell'insolvenza o della chiusura della precedente azienda.
In funzione della retribuzione prescritta dal contratto collettivo o abituale nella regione per il primo anno di formazione professionale, il bonus ammonta a 4.000, 5.000 o 6.000 euro. Per promuovere in modo particolare la formazione professionale in azienda dei giovani disabili, Il bonus è maggiorato del 30 percento se i giovani apprendisti sono disabili o gravemente disabili. L'importo è versato in due soluzioni: 50 percento al termine del periodo di prova e 50 percento dopo l'iscrizione dell'apprendista all'esame finale.
Il bonus per la formazione professionale rimane in vigore fino alla fine del 2010.
Interventi di sostegno alla formazione professionale (Ausbildungsbegleitende Hilfen, abH)
A determinate condizioni, durante la formazione professionale gli apprendisti possono beneficiare di un supporto supplementare sotto forma di lezioni di sostegno o di accompagnamento sociopedagogico.
Formazione professionale in strutture extra-aziendali (Berufsausbildung in außerbetrieblichen Einrichtungenm, BaE)
I giovani che, per vari motivi, non sono in grado di seguire una formazione professionale in azienda possono accedere a un corso di formazione ad una professione riconosciuta dallo Stato in una struttura extra-aziendale e, se del caso, continuare a seguirlo fino al raggiungimento della qualifica.
Sostegno di transizione
I giovani che hanno interrotto o completato con successo un corso di formazione professionale possono ricevere un ulteriore supporto pedagogico. A partire dall'1 agosto 2009 questa prestazione confluisce negli interventi a sostegno della formazione professionale.
Sostegno di attivazione
Si tratta dell'incentivazione di interventi di formazione poco impegnativi, preliminari alla formazione professionale, alla qualificazione e all'occupazione e utili a motivare all'acquisizione di una formazione professionale i giovani non sensibili ad altre iniziative.
Assistenza socio-pedagogica e supporto organizzativo
Le piccole e medie imprese possono avvalersi di un supporto amministrativo e organizzativo per la formazione professionale di apprendisti con difficoltà sociali o di apprendimento. La stessa forma di supporto è riconosciuta, insieme ad un'assistenza socio-pedagogica, anche per i giovani formati in azienda nel quadro di una qualificazione iniziale o di interventi di preparazione alla formazione professionale.
Incentivazione della formazione professionale continua
I costi dei corsi di formazione continua a cui partecipano i lavoratori possono essere sostenuti dall'Agenzia del lavoro se
• la formazione continua è resa necessaria per l'integrazione professionale da una situazione di disoccupazione, se è indispensabile per evitare una disoccupazione imminente o se si riconosce la necessità della formazione continua a causa della mancanza di una qualifica professionale,
• il lavoratore si è avvalso della consulenza preliminare dell'Agenzia del lavoro,
• il corso e il suo Ente organizzatore sono ufficialmente riconosciuti.
Le persone che hanno diritto a questa forma di incentivazione ricevono un cosiddetto voucher di formazione, con una determinata validità territoriale e generalmente vincolato ad un obiettivo formativo specifico. In tal modo, chi è interessato a partecipare ad un corso di formazione continua può scegliere liberamente tra l'offerta formativa di tutti gli Enti riconosciuti. La selezione dell'Ente di formazione spetta dunque esclusivamente al titolare del
voucher, mentre l'Agenzia del lavoro si limita a fornire informazioni sulle offerte formative, ad esempio tramite la banca dati KURS, accessibile via internet.
Il voucher va consegnato all'Ente selezionato, che fattura le spese direttamente all'Agenzia del lavoro.
Le spese a carico dell'Agenzia del lavoro per la partecipazione a un corso di formazione continua sono
• costo del corso (spese di iscrizione, compreso il necessario materiale didattico, l'abbigliamento da lavoro, l'iscrizione agli esami preliminari o finali previsti dalla legge o generalmente riconosciuti e il saggio di prova), nonché tutti i costi preliminari alla partecipazione e necessari all'accertamento dell'idoneità (a.e. visita medica).
• spese di vitto e alloggio in un luogo diverso dalla propria residenza e
• spese di assistenza dei figli (130 euro mensili per figlio).
Accanto a queste prestazioni esistono programmi specifici di incentivazione della formazione professionale continua dedicati ai lavoratori dipendenti:
1. Formazione aziendale continua dei lavoratori dipendenti anziani scarsamente qualificati (WeGebAU)
Possono beneficiare di questa forma di incentivazione:
• i lavoratori scarsamente qualificati senza diploma professionale o che dispongono di diploma professionale, ma svolgono da più di quattro anni un'altra attività per cui non sono formati o a cui sono solo stati addestrati, e non esercitano più l'attività originariamente appresa o
• i lavoratori di più di 45 anni che lavorano in uno stabilimento con più di 250 dipendenti.
In questo contesto possono essere incentivati i percorsi di formazione professionale continua
• che trasmettano conoscenze e abilità spendibili nel normale mercato del lavoro
• che conducano a un diploma professionale riconosciuto o
• si concludano con una qualificazione parziale certificata o con un certificato intersettoriale.
I lavoratori che possono accedere a questa forma di incentivazione ricevono un voucher formativo e possono scegliere tra vari percorsi formativi riconosciuti.
L'Agenzia del lavoro rimborsa al lavoratore e, se del caso, all'ente di formazione, l'importo integrale delle spese del corso e fornisce un sussidio per gli altri costi necessari. Il datore di lavoro percepisce inoltre un sussidio per la retribuzione e i contributi previdenziali corrispondenti ai periodi di assenza del lavoratore causati dalla sua partecipazione alla formazione continua.
2. Qualificazione durante la cassa integrazione
Queste prestazioni sono riconosciute solo ai lavoratori che percepiscono l'indennità di disoccupazione e assumono forma diversa per i lavoratori scarsamente qualificati e per i lavoratori non scarsamente qualificati. La loro durata non dovrebbe superare quella del periodo di cassa integrazione e la loro entità dipende dal tipo di formazione incentivata, dalle dimensioni dell'azienda e dalla categoria di persone che ne beneficiano.
Gli sportelli di consulenza ai datori di lavoro delle Agenzie del lavoro territoriali forniscono informazioni più specifiche su questi programmi di incentivazione.
Nell'ambito del network federale "IQ-Beratung durch Qualifizierung" gli stranieri e le altre persone con un background di migrazione possono inoltre beneficiare di particolari servizi di consulenza e di informazione. Per ulteriori informazioni rivolgersi all'Agenzia del lavoro competente o visitare il sito internet www.intqua.de.
Incentivazione della partecipazione delle persone disabili alla vita lavorativa
Sono considerati disabili ai sensi del tomo III CPS quelle persone le cui prospettive di partecipare o di continuare a partecipare alla vita lavorativa risultano ridotte in via non solo provvisoria a causa della tipologia o della gravità di una disabilità ai sensi dell'art. 2 c. 1 tomo IX CPS – comprese le difficoltà di apprendimento -, e che necessitano pertanto di un sostegno per partecipare alla vita professionale. Le persone che rischiano di andare incontro a una disabilità con le conseguenze citate sono equiparate alle persone disabili. Ai sensi dell'art. 2 comma 1 IX CPS, una persona è disabile quando è altamente probabile che le sue funzioni fisiche, le sue capacità intellettuali o la sua salute psichica divergano per più di sei mesi dalla situazione tipica di persone della stessa età e pregiudichino pertanto la sua partecipazione alla vita sociale. Quando tale pregiudizio è invece solo prevedibile, la persona è considerata a rischio di disabilità.
Le prestazioni erogate in questi casi comprendono i sussidi per consulenza e collocamento, il miglioramento delle prospettive di integrazione, il sostegno all'occupazione e all'autoimprenditorialità, la promozione della formazione professionale e l'incentivazione della formazione continua. La formazione professionale e la formazione continua sono impartite anche in apposite strutture di riabilitazione professionale. Ai sensi del tomo III CPS anche la formazione iniziale e professionale in laboratori protetti per disabili è ammissibile al finanziamento.
Le prestazioni per l'inserimento di disabili e disabili gravi sono:
• le sovvenzioni all'integrazione (cfr. paragrafo "sovvenzioni all'integrazione") e le sovvenzioni alla retribuzione durante la formazione professionale,
• l' assunzione in prova di disabili,
• gli strumenti di lavoro ausiliari.
La Legge che introduce l'attività lavorativa sovvenzionata, entrata in vigore l'1 gennaio 2009, crea un nuovo strumento per la promozione della partecipazione delle persone disabili e gravemente disabili alla vita lavorativa:L'attività lavorativa sovvenzionata può inserire in un rapporto lavorativo persone che, a causa della loro disabilità, non possono assolvere una formazione professionale neppure avvalendosi di tutti gli aiuti e gli strumenti di compensazione della situazione penalizzante. L'attività lavorativa sovvenzionata permette di creare nuove possibilità occupazionali aziendali rispondenti alle capacità e alle inclinazioni delle persone disabili con una particolare esigenza di sostegno. Seguendo il principio "prima collocare, poi qualificare", queste persone sono addestrate e supportate in vista di una loro assunzione da parte dell'azienda. In tal modo si creano nuove prospettive nel mercato del lavoro ufficiale.
Le prestazioni previste dal nuovo art. 38a IX CPS abbracciano la qualificazione e l'assistenza individuale in azienda. La qualificazione del singolo in azienda è possibile per due anni o, al massimo, tre e consiste principalmente nella trasmissione di contenuti formativi specifici della professione e di qualificazioni fondamentali interprofessionali e in interventi per lo sviluppo della personalità. Chi vi partecipa è affiliato alla sicurezza sociale. Questo tipo di prestazioni rientra nella competenza degli Enti di riabilitazione, generalmente dell'Agenzia del lavoro.
Quando è necessario un ulteriore supporto anche dopo l'inserimento in un'attività lavorativa a contribuzione previdenziale obbligatoria, esso è generalmente fornito dagli Uffici per l'integrazione sotto forma di assistenza individuale.
Prestazioni sostitutive della retribuzione
Non appena acquisisce conoscenza dell'imminente conclusione del rapporto lavorativo, ma al più tardi tre mesi prima della cessazione di tale rapporto, il lavoratore è tenuto a presentarsi personalmente all'Agenzia del lavoro per farsi iscrivere all'anagrafe delle persone in cerca di lavoro; egli deve invece presentarsi all'Agenzia del lavoro entro tre giorni dal momento in cui acquisisce conoscenza della rescissione del contratto lavorativo se essa gli è comunicata meno di tre mesi prima della cessazione effettiva del rapporto. Se la comunicazione avviene per via telefonica, la scadenza si considera rispettata a condizione che si fissi un appuntamento per un successivo colloquio personale.
L'indennità di disoccupazione spetta:
• ai disoccupati
• che si sono fatti iscrivere personalmente alle liste di disoccupazione e
• hanno completato il periodo di maturazione di tale diritto.
Sono considerate disoccupate le persone che svolgono un'attività autonoma o subordinata per meno di 15 ore alla settimana. Il riconoscimento dello stato di disoccupazione presuppone inoltre che la persona in questione cerchi attivamente un'occupazione e non rifiuti di avvalersi dei servizi delle Agenzie del lavoro, accettandone le eventuali proposte di collocamento.
Per farsi iscrivere alle liste di disoccupazione, il disoccupato deve presentarsi personalmente all'Agenzia del lavoro e notificare l'inizio della disoccupazione. Le comunicazioni telefoniche o per iscritto non sono riconosciute.
Il periodo di maturazione del diritto si considera completato se nel biennio precedente la data di iscrizione alle liste di disoccupazione (finestra temporale) i lavoratori possono far valere almeno 12 mesi (360 giorni) di contribuzione obbligatoria all'Agenzia federale del lavoro in forza di un rapporto di lavoro dipendente o per altri motivi (a.e. periodo di indennità di malattia).
Dopo l'1 febbraio 2006 le persone che assistono un congiunto non autosufficiente, esercitano un'attività autonoma per meno di 15 ore alla settimana o svolgono un lavoro dipendente all'estero al di fuori dell'Unione Europea (UE) o degli Stati ad essa associati possono continuare a versare i contributi assicurativi per la disoccupazione a titolo volontario. In tal modo anche queste categorie – che non rientrano per legge nella comunità degli assicurati -
hanno la possibilità di mantenere la copertura assicurativa contro la disoccupazione tramite contributi volontari di modesta entità. Il richiedente deve tuttavia essere già stato precedentemente assicurato.
L'importo dell'indennità di disoccupazione dipende dalla retribuzione media assicurata del disoccupato nell'anno precedente il momento in cui subentra il diritto alla prestazione (periodo di riferimento).
Dalla retribuzione lorda calcolata in base a questa formula (retribuzione di riferimento) si detraggono poi alcuni importi forfetari: il forfait previdenziale pari al 21 percento della retribuzione di riferimento, l'imposta sul reddito e la soprattassa di solidarietà.
I disoccupati con almeno un figlio riconosciuto ai sensi della legislazione fiscale ricevono un'indennità di disoccupazione pari al 67 percento della retribuzione netta forfetaria così calcolata (retribuzione delle prestazioni), gli altri disoccupati il 60 percento.
Per tutta la durata dell'indennità di disoccupazione, che è regolarmente accreditata alla fine di ogni mese sul conto corrente indicato dal disoccupato, l'Agenzia del lavoro versa anche i contributi pensionistici e i contributi obbligatori del disoccupato all'assicurazione malattie, all'assicurazione contro le infermità e all'assicurazione pensionistica.
Indennità di cassa integrazione
A norma di legge, l'indennità di cassa integrazione è corrisposta dall'Agenzia del lavoro quando un'azienda riduce provvisoriamente l'orario di lavoro e ne effettua debita notifica. La condizione fondamentale per l'erogazione della prestazione è che essa consenta di mantenere i posti di lavoro dei lavoratori che ne beneficiano.
L'indennità di cassa integrazione è versata se
• i lavoratori percepiscono una retribuzione ridotta o non percepiscono più alcuna retribuzione a causa di una riduzione o sospensione temporanea dell'attività lavorativa
• la riduzione dell'attività lavorativa è considerevole,
• sono soddisfatti i requisiti aziendali e individuali e
• il datore di lavoro o il comitato aziendale hanno notificato la riduzione dell'attività lavorativa all'Agenzia del lavoro.
La riduzione dell'attività lavorativa è ritenuta considerevole quando in un mese la retribuzione di almeno un terzo dei dipendenti dell'unità produttiva registra una riduzione provvisoria e inevitabile pari ad almeno il 10 percento della normale retribuzione mensile.
Tale soglia è stata abbassata in previsione delle ricadute della crisi dei mercati finanziari sull'economia: fino al 2010 la riduzione dell'attività lavorativa è reputata considerevole anche se nel mese in questione meno di un terzo dei dipendenti ha subito una riduzione della retribuzione, a condizione che questa ammonti a più del 10 percento della loro rispettiva retribuzione mensile lorda.
L'indennità di cassa integrazione è generalmente versata dall'azienda e rimborsata dall'Agenzia del lavoro competente su richiesta del datore di lavoro o del comitato aziendale.
L'indennità di cassa integrazione si calcola in base alla cosiddetta differenza retributiva netta, ottenuta sottraendo dalla retribuzione lorda abituale la retribuzione lorda dei periodi di riduzione o di sospensione dell'attività lavorativa.
Essa ammonta:
• al 67 percento per i lavoratori con almeno un figlio riconosciuto ai sensi della legislazione fiscale e
• al 60 percento per gli altri lavoratori.
Fino al 31 dicembre 2010, su loro richiesta i datori di lavoro ricevono il rimborso della metà dei contributi previdenziali totalmente a loro carico per i periodi di cassa integrazione. Su richiesta si rimborsano integralmente i contributi previdenziali corrispondenti ai periodi di qualificazione durante la cassa integrazione.
Indennità di insolvenza
L'indennità di insolvenza è versata al lavoratore che non riceve la retribuzione che gli spetta perché il datore di lavoro non è solvibile. In questi casi il lavoratore riceve un'indennità di insolvenza per i tre mesi precedenti l'apertura della procedura di insolvenza o la reiezione di una tale richiesta per mancanza della massa sufficiente o per cessazione definitiva dell'attività; l'indennità è tuttavia corrisposta anche se non è stata presentata richiesta di
apertura di una procedura di insolvenza o se essa non è ipotizzabile perché la massa è insufficiente.
I lavoratori con un reddito lordo inferiore al massimale di riferimento per il calcolo dei contributi (5.400 euro per i Länder occidentali e 4.550 euro per i Länder orientali nel 2009) percepiscono un'indennità di insolvenza pari all'importo delle retribuzioni nette arretrate.
Sono a carico dell'Agenzia del lavoro competente anche gli arretrati dovuti all'assicurazione malattie e contro le infermità, all'Ente pensionistico e all'Agenzia Federale del lavoro.
L'indennità di insolvenza deve essere richiesta entro due mesi dall'apertura della procedura di insolvenza, dalla reiezione della domanda di insolvenza per mancanza di massa sufficiente o dalla cessazione dell'attività aziendale.
Indennità di cassa integrazione stagionale
Nelle aziende edilizie, di copertura tetti, di giardinaggio e di architettura paesaggistica le mancate retribuzioni dovute alla sospensione dell'attività lavorativa nella stagione del maltempo (dall'1 dicembre al 31 marzo) possono essere compensate grazie all'indennità di
cassa integrazione stagionale, finanziata dall'assicurazione contro la disoccupazione.
L'importo dell'indennità di cassa integrazione stagionale equivale all'indennità ordinaria di cassa integrazione.
Il prelievo per l'occupazione invernale, versato congiuntamente dai lavoratori e dai datori di lavoro del settore, può consentire il riconoscimento delle seguenti prestazioni integrative:
• indennità per i disagi supplementari invernali, versata ai lavoratori e pari a 1,00 euro (netto) per ogni ora effettivamente lavorata tra il 15 dicembre e l'ultimo giorno di febbraio.
• indennità di maggiorazione invernale, versata ai lavoratori e pari a 2,50 euro (netti) per ogni ora di mancato lavoro compensata nel quadro del conto-ore personale.
• rimborso dei contributi ai regimi di previdenza sociale anticipati dai datori di lavoro per i beneficiari dell'indennità di cassa integrazione stagionale.
I datori di lavoro sono così sgravati da buona parte dei costi derivanti dal mantenimento del rapporto di lavoro con i loro dipendenti durante i mesi invernali.
L'indennità di cassa integrazione stagionale e le prestazioni integrative sono generalmente versate dall'azienda e rimborsate dall'Agenzia del lavoro competente su richiesta del datore di lavoro o del comitato aziendale.
Nel quadro di una norma transitoria, fino al 31 marzo 2010 ai ponteggiatori continuano ad applicarsi i precedenti regimi di sostegno all'attività edilizia invernale.
Prestazioni transitorie
Indennità transitoria di cassa integrazione
Hanno diritto a percepire l'indennità transitoria di cassa integrazione i lavoratori che, a causa di modifiche aziendali, sono colpiti da un'inevitabile e duratura sospensione del lavoro con conseguenti perdite retributive se nel loro sito produttivo le modifiche aziendali comportano la necessità di un adeguamento degli organici, la confluenza organizzativa di tutti i lavoratori interessati in una unità aziendale indipendente (generalmente una cosiddetta società di trasferimento) e la loro esclusione dai processi di produzione. L'indennità transitoria di cassa integrazione è versata in presenza dei requisiti individuali previsti e a condizione che il datore di lavoro o il comitato aziendale abbiano notificato la mancanza prolungata di lavoro all'Agenzia del lavoro. Questa prestazione mira a permettere al lavoratore di passare direttamente dal rapporto di lavoro in atto ad un rapporto di lavoro successivo senza fasi di disoccupazione.
L'indennità transitoria di cassa integrazione, di importo equivalente a quello dell'indennità ordinaria di cassa integrazione, è versata per un periodo massimo di dodici mesi. Durante questo periodo il datore di lavoro è tenuto a proporre al lavoratore posti di lavoro alternativi e, in caso di qualifiche deficitarie, a consentire la sua partecipazione ad interventi formativi che ne migliorino le prospettive di integrazione. Nella misura delle disponibilità, le Agenzie del lavoro possono sovvenzionare tali interventi di riqualificazione attingendo alle risorse economiche del Fondo Sociale Europeo.
L'indennità transitoria di cassa integrazione è generalmente corrisposta dalle aziende, che sono rimborsate dall'Agenzia del lavoro su richiesta del datore di lavoro o del comitato aziendale.
Interventi di trasferimento
I lavoratori minacciati dalla disoccupazione a causa di un riassetto aziendale o al termine di un rapporto di formazione professionale hanno il diritto a beneficiare dell'incentivazione per la partecipazione ad interventi di trasferimento a condizione che
- tali interventi siano realizzati da parti terze,
- il datore di lavoro fornisca un contributo economico adeguato,
- gli interventi previsti siano finalizzati all'inserimento dei lavoratori nel mercato del lavoro e
- agli interventi si applichi un sistema di controllo della qualità.
Gli interventi di trasferimento mirano a incentivare i datori di lavoro a contribuire economicamente a iniziative di inserimento utili durante il periodo di preavviso che precede il licenziamento effettivo.
L'Agenzia del lavoro fornisce un contributo pari al 50 percento delle spese di partecipazione fino ad un massimo di 2.500 euro per lavoratore incentivato.
Inserimento dei lavoratori
Per agevolarne l'inserimento, la retribuzione dei lavoratori con difficoltà di collocamento dovute a condizioni personali può essere sovvenzionata tramite contributi versati ai datori di lavoro. L'entità della sovvenzione dipende dal grado di riduzione del rendimento del lavoratore e dalle sue esigenze di inserimento.
Le sovvenzioni all'inserimento sono riconosciute per i salari contrattuali o localmente consueti versati regolarmente dal datore di lavoro e per la sua quota contributiva forfetizzata, ma non per i pagamenti straordinari. Le sovvenzioni all'inserimento possono essere versate anche ai datori di lavoro che assumono persone con cui intrattengono un rapporto lavorativo da non più di tre mesi o non ancora soggetto agli obblighi contributivi.
Le sovvenzioni all'inserimento non possono superare il 50 percento della retribuzione lavorativa di riferimento, ivi compresa la quota contributiva datoriale, e sono versate per un massimo di dodici mesi.
• Le sovvenzioni per lavoratori gravemente disabili o altrimenti disabili possono raggiungere il 70 percento della retribuzione lavorativa di riferimento, ivi compresa la quota contributiva datoriale, e possono essere riconosciute per un massimo di 24 mesi.
Se l'incentivazione è prorogata, dopo 12 mesi il suo importo è ridotto di almeno 10 punti percentuali in funzione dell'aumento del rendimento del lavoratore.
• I lavoratori ultracinquantenni possono fruire di sovvenzioni all'inserimento per un massimo di 36 mesi, esse sono però soggette a una riduzione annua del 10 percento al termine dei primi dodici mesi. Nel caso di questi lavoratori non sussiste l'obbligo del prolungamento del rapporto di lavoro e di rimborso alla scadenza del periodo di incentivazione.
La regolamentazione a beneficio dei lavoratori più anziani rimane in vigore fino al 31 dicembre 2009.
Sovvenzioni all'inserimento delle persone gravemente disabili e particolarmente svantaggiate
I datori di lavoro possono ricevere delle sovvenzioni per l'assunzione di persone gravemente disabili e particolarmente svantaggiate ai sensi dell'art. 104 c. 1 n. 3 IX CPS o di individui ad esse equiparati dalle Agenzie del lavoro ai sensi dell'art. 2 c. 3 IX CPS.
Tali sovvenzioni possono essere concesse anche dopo un rapporto lavorativo incentivato a tempo determinato (a.e. iniziativa ABM) con lo stesso datore di lavoro.
L'incentivazione non può superare il 70 percento della retribuzione di riferimento e si protrae per un massimo di 36 mesi. La durata dell'incentivazione può raggiungere i 60 mesi per le persone ultracinquantenni gravemente disabili e particolarmente svantaggiate e si estende fino a un massimo di 96 mesi per gli ultracinquantacinquenni.
La durata dell'incentivazione è determinata tenendo in debito conto i precedenti rapporti lavorativi a tempo determinato con lo stesso datore di lavoro che hanno già beneficiato di incentivazione. La definizione dell'entità e della durata dell'incentivazione avviene inoltre considerando se la persona gravemente disabile è assunta e occupata per libera scelta o indipendentemente dall'obbligo di assunzione derivante dalla sezione 2 IX CPS. Alla scadenza dei primi 12 mesi di incentivazione (o dei primi 24 mesi nel caso di anziani disabili gravi e particolarmente svantaggiati) le sovvenzioni all'inserimento sono soggette a una riduzione annua calcolata in base al prevedibile aumento del rendimento del lavoratore e pari almeno a 10 punti percentuali. Se i lavoratori incentivati hanno più di 50 anni decade l'obbligo imposto al datore di lavoro di rimborsare le sovvenzioni ricevute e di mantenere il rapporto di lavoro anche dopo il periodo di incentivazione.
Sovvenzioni all'inserimento dei lavoratori più giovani
I lavoratori che non hanno ancora compiuto il venticinquesimo anno e sono in possesso di una qualifica professionale possono ricevere per un massimo di dodici mesi una sovvenzione all'inserimento di importo non inferiore al venticinque percento e non superiore al cinquanta percento della retribuzione lavorativa considerabile ai fini del calcolo. La retribuzione lavorativa considerabile è limitata ad un massimo di 1.000 euro.
La sovvenzione alla qualificazione dei lavoratori più giovani è una prestazione destinata ai lavoratori che assumono giovani lavoratori di meno di venticinque anni che non possiedono una qualifica professionale e sono disoccupati da più di sei mesi. La sovvenzione ammonta al 50 percento della retribuzione lavorativa considerabile ai fini del calcolo, il cui importo massimo - anche in questo caso - non può superare i 1.000 euro. La sovvenzione è costituita da una quota di contribuzione alla retribuzione e di una quota di partecipazione ai costi di qualificazione del lavoratore, che deve costituire almeno il 15 percento del totale. La durata della prestazione dipende dalle esigenze di integrazione del lavoratore, ma non può comunque superare i dodici mesi. A questo proposito va considerato che le prestazioni ai sensi del tomo III CPS miranti al conseguimento di una qualifica professionale sono considerate prioritarie rispetto alla sovvenzione alla qualificazione. Quest'ultima consente di associare l'attività lavorativa quotidiana in azienda ad un percorso di qualificazione.
L'incentivazione dei giovani lavoratori tramite le sovvenzioni all'inserimento e le sovvenzioni alla qualificazione si applica a tutti i rapporti di lavoro iniziati prima del 31 dicembre 2010.
Voucher per l'inserimento dei lavoratori anziani
L'1 gennaio 2008 è stato introdotto il voucher per l'inserimento dei lavoratori anziani. Esso può essere erogato a lavoratori di più di 50 anni aventi diritto ad almeno 12 mesi di indennità di disoccupazione (volume dell'incentivazione del 30-50 percento per 12 mesi). Se sono disoccupati da più di un hanno, la legge riconosce loro il diritto a questa prestazione (volume dell'incentivazione del 50 percento per 12 mesi).
Incentivazione degli interventi per la creazione di occupazione (Arbeitsbeschaffungsmaßnahmen, ABM)
L'Agenzia Federale del lavoro può incentivare chi crea nuovi posti di lavoro per dare un'occupazione a lavoratori specificamente designati, che esercitino attività aggiuntive, socialmente utili e non nocive alla libera attività economica.
Le Agenzie del lavoro adottano in piena autonomia le decisioni relative all'incentivazione e alla designazione dei lavoratori. Tramite sovvenzioni forfetarie ai costi salariali e alle altre spese del datore di lavoro le Agenzie promuovono i rapporti lavorativi ad obbligo contributivo (ma esentati dall'obbligo di adesione all'assicurazione contro la disoccupazione) tra creatori di nuovi posti di lavoro e lavoratori. Possono essere collocati nel quadro di un
intervento per la creazione di occupazione i disoccupati per cui la promozione dell'iniziativa rappresenta l'unica possibilità di accedere a un'attività e che soddisfano i requisiti richiesti per beneficiare delle prestazioni sostitutive della retribuzione per disoccupati o delle prestazioni per la partecipazione alla vita lavorativa.
A determinate condizioni possono essere incentivati anche lavoratori che non rientrano nei requisiti di menzionati, ad esempio i disoccupati di meno di 25 anni che non hanno ultimato la formazione professionale, gli istruttori e i tutor necessari all'attuazione degli interventi ABM, ma anche i disabili gravi la cui professionalità può essere stabilizzata o qualificata solo con la partecipazione all'intervento ABM.
Esiste inoltre la cosiddetta quota del 10 percento, che consente di selezionare liberamente un numero supplementare di lavoratori assegnati ogni anno all'iniziativa ABM pari al 10 percento del totale.
Sono promosse in via prioritaria le iniziative da cui ci si attende un netto miglioramento delle prospettive occupazionali dei partecipanti.
I gestori delle iniziative ABM percepiscono sovvenzioni forfetarie per i costi salariali dei lavoratori a loro assegnati, il cui importo è calcolato in base alle mansioni a cui sono adibiti i partecipanti incentivati.
La sovvenzione mensile ammonta a:
• 1.300 euro massimi per le mansioni che richiedono generalmente una formazione universitaria,
• 1.200 euro massimi per le mansioni che richiedono un diploma scolastico,
• 1.100 euro massimi per le mansioni che richiedono una formazione professionale nel quadro di una professione regolamentata,
• 900 euro massimi per le attività che non richiedono alcuna qualificazione.
L'Agenzia del lavoro può incrementare la sovvenzione forfetaria fino a un massimo del 10 percento per compensare situazioni regionali particolari o caratteristiche peculiari del lavoro svolto.
Se non è possibile reperire altre fonti di finanziamento dell'iniziativa e se essa presenta un particolare interesse per il mercato occupazionale, i suoi costi materiali, i contributi forfetari o le quote contributive del datore di lavoro e la qualificazione dei lavoratori assegnati all'iniziativa possono ottenere finanziamenti fino ad un massimo di 300 euro mensili pro capite.
La durata del finanziamento è generalmente limitata a 12 mesi, ma può essere estesa fino a un massimo di 24 mesi se l'esecuzione delle attività presenta un particolare interesse per il mercato del lavoro o se i gestori si impegnano a contrattualizzare il rapporto di lavoro con i
lavoratori partecipanti. Il finanziamento può essere prolungato fino a 36 mesi nel caso di lavoratori di più di 55 anni.
Strumenti di sostegno di interventi infrastrutturali che creano occupazione
L'Agenzia del lavoro può versare agli Enti pubblici una congrua sovvenzione ai costi delle opere di riqualificazione strutturale e ambientale eseguite da un imprese private se queste si sono impegnate ad assumere un determinato numero di disoccupati identificati dalla stessa Agenzia del lavoro per un periodo stabilito da quest'ultima e dall'Ente pubblico committente.
Oltre al personale storico le aziende devono occupare fino a un massimo del 35 percento di disoccupati. Le sovvenzioni devono essere considerate entrate addizionali e non possono superare il 25 percento delle spese totali delle opere.
Con questo strumento si mira a:
• finanziare nuovi interventi strutturali,
• promuovere la conservazione e la riqualificazione dell'ambiente,
• collocare i disoccupati incentivati in un'azienda privata alle condizioni del mercato del lavoro convenzionale,
• agevolare l'assegnazione di nuovi appalti, in particolare a vantaggio del settore edilizio e dei lavoratori edili bisognosi di sostegno.
Salvaguardia della retribuzione dei lavoratori anziani
Grazie alla salvaguardia della retribuzione dei lavoratori anziani, gli ultracinquantenni possono beneficiare di un incentivo supplementare per ritrovare – in tempi possibilmente brevi – un'occupazione non sovvenzionata dopo un periodo di disoccupazione o per evitare di perdere il posto di lavoro.
Se la nuova occupazione di un lavoratore anziano comporta un pregiudizio economico rispetto alla retribuzione dell'attività precedente, la differenza retributiva netta è parzialmente compensata da un sussidio limitato nel tempo. Contemporaneamente, per mitigare gli effetti della nuova occupazione sulla maturazione dei diritti previdenziali, si elevano i contributi pensionistici.
Per accedere alle prestazioni di salvaguardia della retribuzione è necessario presentare tempestiva domanda all'Agenzia del lavoro prima dell'inizio di una nuova occupazione.
Hanno diritto alle prestazioni di salvaguardia della retribuzione i lavoratori anziani
• che hanno compiuto il cinquantesimo anno d'età,
• che hanno ancora diritto all'indennità di disoccupazione per almeno 180 giorni perché disoccupati o che vi avrebbero diritto almeno per lo stesso periodo in quanto lavoratori minacciati dalla disoccupazione (licenziamento già pronunciato o scadenza imminente di un contratto di lavoro a tempo determinato),
• che hanno diritto per la nuova occupazione alla retribuzione contrattuale o abituale nel territorio.
La nuova occupazione non può essere un'attività marginale con retribuzione mensile inferiore ai 400 euro (minijob), ma deve essere soggetta all'obbligo contributivo in tutti gli ambiti della previdenza sociale. L'incentivazione è esclusa nel caso di riassunzione da parte di datori di lavoro con cui i lavoratori anziani abbiano già intrattenuto un rapporto di lavoro ad obbligo contributivo della durata di almeno tre mesi nel quadriennio precedente. L'esclusione in caso di occupazione precedente non si applica tuttavia ai disabili gravi e alle persone ad essi equiparate.
Le prestazioni di salvaguardia delle retribuzioni non possono inoltre essere concesse quando la nuova occupazione rientra nel quadro di un'iniziativa ABM o è assicurata al lavoratore anziano da un'agenzia di lavoro interinale, in quanto questa tipologia di rapporti lavorativi è già incentivata da altri strumenti di promozione dell'occupazione.
Il sussidio ammonta alla metà della differenza retributiva netta tra l'occupazione precedente e la nuova occupazione e non viene riconosciuto se tale differenza è inferiore ai 50 euro. Il suo importo è calcolato in base alla forfetizzazione delle retribuzioni nette considerate determinanti per la quantificazione dell'indennità di disoccupazione derivante dalle due attività lavorative. L'importo forfetizzato delle retribuzioni nette è fissato ai sensi del Regolamento sulla retribuzione delle prestazioni lavorative del tomo III CPS considerando anche i versamenti straordinari, l'indennità natalizia e l'indennità di ferie. Il sussidio alla retribuzione è esentasse ed è versato alla fine di ogni mese.
Il contributo pensionistico supplementare va ad integrare i contributi dovuti per la nuova occupazione ed eleva pertanto il livello dei diritti pensionistici maturati fino al 90 percento circa della retribuzione lorda percepita prima della disoccupazione. Il contributo pensionistico supplementare è calcolato in base alla differenza tra il 90 percento della retribuzione di riferimento considerata per il riconoscimento dell'indennità di disoccupazione e la
retribuzione lorda della nuova attività lavorativa ed è versato (quota lavoratore e quota datore di lavoro) all'Ente pensionistico competente dall'Agenzia Federale del lavoro.
Ai fini della quantificazione delle prestazioni di salvaguardia delle retribuzioni si considerano anche le differenze tra gli orari di lavoro della vecchia e della nuova occupazione.
Le due prestazioni di salvaguardia delle retribuzioni sono concesse fintantoché il diritto (residuo) all'indennità di disoccupazione dei beneficiari ammonta ad almeno 180 giorni e spettano anche ai lavoratori minacciati di disoccupazione per il periodo in cui avrebbero diritto all'indennità di disoccupazione.
Il diritto all'indennità di disoccupazione consente di beneficiare solo una volta delle prestazioni di salvaguardia della retribuzione delle persone anziane, si può tuttavia fruire nuovamente di tali prestazioni per la durata residuale del diritto acquisito anche dopo l'interruzione della nuova occupazione per motivi quali a.e. il cambio di datore di lavoro, la scadenza di un rapporto di lavoro a tempo determinato o altro.
Basi finanziarie
Il finanziamento dell'attività dell'Agenzia Federale del lavoro è assicurato principalmente dai contributi. L'altra fonte di entrata sono i prelievi raccolti dai datori di lavoro o dalle associazioni mutualistiche di categoria. Sono soggetti all'obbligo contributivo sia i lavoratori subordinati (impiegati, operai, persone occupate nel quadro di una formazione professionale, lavoratori a domicilio), sia i datori di lavoro; essi si dividono l'onere contributivo in base alle aliquote vigenti (2,8 percento del salario o dello stipendio lordi nel 2009). L'importo dei contributi è tuttavia limitato dal raggiungimento del massimale contributivo, pari per il 2009 a 5.400 euro mensili nei Länder occidentali e a 4.550 euro mensili nei Länder orientali.
I fondamenti giuridici si trovano nel tomo III CPS.
L'Agenzia Federale del lavoro di Norimberga si fa carico dell'attuazione della normativa in collaborazione con le direzioni regionali competenti, con le Agenzie del lavoro locali e altri uffici. L'Agenzia Federale è un Ente di diritto pubblico ad amministrazione autonoma.
Per ulteriori informazioni, si prega di rivolgersi all'Agenzia del lavoro competente.
Informazioni dettagliate si trovano anche sul sito internet http://www.arbeitsagentur.de.
Legge sul part-time di vecchiaia
Il part-time di vecchiaia mira a consentire una transizione graduale dalla vita lavorativa al pensionamento applicando il principio dei liberi accordi. Sono cioè il lavoratore ed il datore di lavoro a decidere insieme se stipulare un accordo di part-time di vecchiaia. Il diritto dei lavoratori ad accordi di questo tipo è però sancito da alcuni accordi collettivi.
Chi sceglie il part-time di vecchiaia mette una parte del proprio posto di lavoro a disposizione di un lavoratore altrimenti disoccupato. L'Agenzia del lavoro rimborsa ai datori di lavoro una parte delle spese sostenute per finanziare il part-time di vecchiaia se questi coprono i posti divenuti vacanti assumendo disoccupati o apprendisti che hanno ultimato la formazione professionale. Le piccole imprese possono invece assumere anche un apprendista.
L'incentivazione da parte dell'Agenzia del lavoro si limita ai part-time di vecchiaia iniziati al più tardi il 31 dicembre 2009.
Il part-time di vecchiaia comporta il dimezzamento dell'orario di lavoro abituale, che può avvenire tramite la riduzione dell'orario lavorativo giornaliero o tramite la ripartizione delle ore di lavoro rimanenti fino al pensionamento in fasi lavorative e fasi di riposo della durata massima di diciotto mesi. Se il contratto collettivo lo prevede, tali fasi possono estendersi per periodi prolungati.
L'anzianità di servizio non è intaccata. Il datore di lavoro è tenuto per legge a versare contributi pensionistici supplementari, calcolati in base ad almeno il 90 percento della retribuzione precedentemente versata, e deve corrispondere al lavoratore per tutta la durata del part-time di vecchiaia una maggiorazione pari ad almeno il 20 percento della retribuzione regolarmente spettantegli per il part-time (retribuzione di riferimento). Gli aumenti salariali comportano un adeguamento di tali importi, che possono comunque risultare più elevati a
I lavoratori che desiderano fruire del part-time di vecchiaia devono soddisfare alcuni requisiti essenziali:
- aver compiuto il cinquantacinquesimo anno di età,
- disporre di un contratto di part-time di vecchiaia valido almeno fino al momento in cui possono rivendicare il diritto a una pensione di vecchiaia,
- dimezzare il proprio orario di lavoro abituale (vedi sopra),
- poter far valere nel quinquennio precedente almeno tre anni di rapporto di lavoro ad obbligo contributivo o un periodo (di contribuzione) analogo
equiparato all'occupazione ad obbligo contributivo,
- non avere inoltre diritto all'importo integrale di una pensione di vecchiaia.
La riduzione dell'orario di lavoro non può essere imposta da nessuno: i lavoratori scelgono liberamente di passare al part-time di vecchiaia o di continuare a lavorare con l'orario di sempre. Chi opta per il part-time di vecchiaia è tenuto a firmare con il datore di lavoro il contratto indispensabile per l'ottenimento di questa forma di part-time.
Il datore di lavoro è obbligato a firmare i contratti di part-time di vecchiaia se ciò è previsto da un contratto collettivo, da un accordo aziendale o da una norma analoga di diritto ecclesiale.
Il lavoratore che sceglie il part-time di vecchiaia è tutelato da tutta una serie di regolamentazioni, in particolare in campo sociale: non può ad esempio essere licenziato solo perché ha il diritto di fruire di questa forma di part-time. Il godimento di questo diritto non può inoltre essere utilizzato a suo svantaggio come criterio di selezione sociale nel quadro di una procedura di licenziamento.
In caso di perdita del lavoro chi opta per il part-time di vecchiaia percepisce fino al
raggiungimento dell'età pensionabile un'indennità di disoccupazione. Tale prestazione è proporzionale al reddito lavorativo che avrebbe percepito se non avesse scelto di ridurre l'orario di lavoro.
(Vedi anche la sezione "Pensione di vecchiaia dopo part-time di vecchiaia" del capitolo "Assicurazione pensionistica").
I fondamenti giuridici del part-time di vecchiaia si trovano nella Legge sul part-time di vecchiaia (Altersteilzeitgesetz) del 23 luglio 1996 (Gazzetta Ufficiale I p. 1078), il cui ultimo emendamento è avvenuto con l'art. 26 a della Legge del 20 dicembre 2007 (Gazzetta Ufficiale I p. 3150). Ulteriori disposizioni sono contenute tra l'altro nei tomi I, III, IV, V e VI CPS.
Per una consulenza approfondita sulle possibilità di part-time di vecchiaia si prega di rivolgersi alla propria Agenzia del lavoro o al proprio Ente pensionistico. In molti settori esistono accordi contrattuali per il passaggio graduale al pensionamento definiti dalle parti nel rispetto delle norme vigenti
L'opuscolo "ALTERSTEILZEIT ab 55" del settembre 2005, che può essere ordinato gratuitamente presso il Ministero Federale del Lavoro e degli Affari sociali, contiene informazioni dettagliate sul part-time di vecchiaia. Il Ministero fornisce inoltre un DVD gratuito con un programma di calcolo del part-time di vecchiaia.
[Tabelle S. 32 der deutschen Fassung]
Il periodo in cui si ha diritto all'indennità di disoccupazione dipende di norma dalla durata dei rapporti lavorativi ad obbligo contributivo nell'arco del termine ampliato di tre anni e dall'età dell'interessato al momento della concretizzazione del diritto.
Si ha diritto all'indennità di disoccupazione per un periodo di
dopo un rapporto lavorativo ad obbligo contributivo di almeno …. mesi dopo il compimento del… anno di età …mesi
Il diritto a percepire l'indennità di disoccupazione si estingue quando il disoccupato ha nuovamente soddisfatto i periodi di attesa. I diritti residui sono sommati ai diritti attuali fino rispettivo limite massimo in funzione dell'età.