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Timestamp: 2019-07-16 00:20:10+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 186', 'art. 2', 'art. 186', 'art. 54', 'sentenza ', 'art. 186', 'art. 321', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186']

di Avv. Daniele Pomata
A cura dell'avv. Daniele Pomata del foro di Genova
A quasi due anni dall’introduzione, avvenuta ad opera della L. n. 120 del 2010, della possibilità di far luogo, anche per i reati - di competenza del tribunale - di cui agli artt. 186 ss. D.lgs. n. 285 del 1992, all’istituto del lavoro di pubblica utilità, la recentissima sentenza della Sez. IV, 7 giugno 2012, n. 22048, resa dalla Suprema Corte, nonché i numerosi problemi posti dalla prassi applicativa e le differenti soluzioni adottate dagli operatori del diritto sollecitano riflessioni quanto mai opportune.
La rilevanza pratica della prima questione è evidente: poiché, a mente dell’art. 186, comma 9-bis, D.lgs. n. 285 del 1992, al positivo esperimento del periodo determinato di lavoro di pubblica utilità (istituto, peraltro, come vedremo in seguito, tutt’altro che sconosciuto al nostro ordinamento penale) consegue, oltre a quello della revoca della confisca e a quello, rilevantissimo - trattandosi non di rado di soggetti incensurati - dell’estinzione del reato, l’effetto di dimidiare la durata della (sanzione accessoria della) sospensione della patente di guida, tanto più quest’ultima conseguenza premiale risulterà efficace, quanto prima il programma di lavoro di pubblica utilità verrà iniziato (e terminato).
Peraltro, ma su ciò torneremo in seguito, non mancano interpretazioni giurisprudenziali (1) più “garantiste” e, a sommesso avviso di chi scrive, maggiormente conformi al tenore letterale della disposizione richiamata da ultimo e dell’art. 2 L. n. 241 del 1990, che ritengono applicabile la sospensione cautelare disposta dalla Prefettura solo nel caso di violazioni dell’art. 186 costituenti reato (quindi, con esclusione della “fascia” fino a 0,8 g/l) e/o in presenza di motivi concreti a sostegno di una misura che, giova ricordarlo, rivestendo natura (puramente) cautelare deve necessariamente riposare non solo su un fumus (commissi delicti) ma altresì su un periculum in mora rappresentato dal concreto pericolo che la disponibilità della patente di guida potrebbe costituire per il trasgressore/ indagato (2).
Ciò, come rilevato da alcuni Autori, in analogia a quanto avviene in materia di sequestro del mezzo, ove si richiede un «… nesso strumentale tra la res e la perpetrazione del reato …»(3)
Ebbene, la logica - e un criterio in grado di coniugare favor rei e comune buon senso- suggerirebbero di iniziare proprio in questa prima fase di sospensione cautelare della patente di guida il programma di lavoro di pubblica utilità, con molteplici e rilevantissimi benefici.
Attenzione, però; occorre considerare fin dalle prime battute che il programma deve necessariamente svolgersi, ex art. 54 D.lgs. n. 274 del 2000, nella provincia di residenza e che esso ha da essere sufficientemente dettagliato, recando, oltre ai dati imprescindibili (l’indicazione dell’Ente, gli estremi dell’indagato, ecc…) l’indicazione del soggetto incaricato di vigilare sull’osservanza del programma stesso, le mansioni che saranno svolte dall’indagato- istante, nonché, per rendere più agevole al Pubblico Ministero prestarvi il consenso, l’indicazione di un numero di ore presuntivo che andranno scontate (è prudente eccedere leggermente rispetto al minimo della sanzione irrogabile, attesochè in questa fase preliminare non conosciamo ancora la richiesta del Pubblico Ministero), con l’apposizione della “clausola di salvaguardia” “… ovvero il diverso numero di ore che la S.V. Ill.ma Vorrà disporre …”.
Si badi, non si tratta di cosa di poco conto, poiché la disposizione citata da ultima riserva “… al giudice…” l’autorizzazione del programma.
Il tenore letterale della norma richiamata, infatti, riserva, alternativamente “… al giudice dell’esecuzione …” o al “…giudice che procede…” il potere di revocare, in caso di violazione delle prescrizioni del programma di lavoro, la misura sostitutiva.
Orbene, va da sé che in tanto detto potere può spettare al giudice che procede in quanto lo svolgimento dell’attività abbia luogo prima del passaggio in giudicato della sentenza o del decreto penale, diversamente essendo la questione rimessa al giudice dell’esecuzione. Detta impostazione rinviene un condivisibile avvallo giurisprudenziale in numerose pronunce di merito (4).
Giova segnalare come l’opportunità di riservare al Pubblico Ministero, nonostante l’infelice formulazione dell’art. 186, comma 9-bis, un potere di autorizzazione “provvisoria” del programma di lavoro, analogamente a quanto avviene, d’altronde, in materia di ricorso contro il sequestro ex art. 321, comma 3, c.p.p., era stata fin da subito colta dalla prassi e dalla dottrina più attenta (5).
Essa ha, però, finalmente ricevuto un autorevole avvallo ad opera del Tribunale di Torino (6).
Non foss’altro per l’evidente ricorrenza statistica della categoria mediana, è (anche) ad essa che dobbiamo necessariamente riferirci in materia di lavori di pubblica utilità ed inizio “anticipato” degli stessi, nonostante l’argomento sia già stato oggetto di attenzione da parte della più attenta dottrina (7).
Esclusione, peraltro, resa ancor meno attuale e giustificabile dalla recentissima pronuncia della Corte Costituzionale (8) che ha dichiarato infondata, con percorso argomentativo invero ispirato a mirabile pragmatismo, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 186-bis, comma 6, D.lgs. n. 285 del 1992 (che, ricordiamolo, contempla sanzioni più severe per conducenti neopatentati, infraventunenni e conducenti professionali) sollevata dal Gip del Tribunale di Bolzano con riferimento agli artt. 3, 27, comma 3, Cost.
Ora, se nel primo caso citato, ovvero quello dell’ipotesi costituente semplice illecito amministrativo, l’esclusione è in re ipsa, atteso che l’art. 186, comma 9 bis, limita il suo ambito applicativo a “… la pena detentiva e pecuniaria …”, mentre l’ipotesi di guida con tasso compreso tra 0,5 e 0,8 g/l integra, appunto, proprio a seguito della novella operata dalla L. 120/2010, solamente una violazione di natura amministrativa, pare, invece, francamente incomprensibile l’esclusione della sostituzione della pena in tutte le ipotesi in cui vi sia stato un incidente.
Ciò vieppiù ove si consideri la concezione latissima che la giurisprudenza, pressochè univocamente, adotta dell’espressione “… provoca un incidente stradale …” richiamata dall’art. 186, comma 9-bis, sì da ricomprendervi, (e dunque escludere l’applicabilità della sostituzione della pena con il lavoro di pubblica utilità) anche i piccoli urti in cui nessuno sia rimasto ferito, ovvero addirittura alla “..mera fuoriuscita del veicolo dalla sede stradale…” (9).
Di minore impatto pratico ma di non inferiore rilevanza teorica, invece, è il quesito cui ha cercato di fornire adeguata soluzione la recentissima pronuncia della Sez. IV Penale della Suprema Corte, Sent. n. 22048 del 2012, ovvero se la sostituzione della pena con il lavoro di pubblica utilità possa essere disposta anche dal Giudice dell’impugnazione e, in caso affermativo, se questi possa provvedere in questo senso anche d’ufficio.
Va da sé, l’interrogativo, che pure riveste un’incidenza pratica piuttosto limitata, si intreccia inevitabilmente con quello dell’applicazione retroattiva della norma più favorevole per fatti, ancora sub judice, antecedenti al 29 luglio 2010; tuttavia, non risulta agevole individuare, in concreto, quale sia la normativa più favorevole, atteso che ove si abbia riguardo alla sola cornice edittale, le uniche ipotesi che hanno subìto ad opera della L. n. 120 del 2010 un aggravamento della cornice edittale sono quelle di cui agli artt. 186, lett. c e 187 D.lgs. n. 285 del 1992; in tal senso, dunque, si sarebbe portati a ritenere che la lex mitior sia la precedente. Così, peraltro, ha ritenuto una parte della giurisprudenza di merito (10) e della dottrina più attenti (11).
In quest’ottica, pertanto, si comprende come a favore della tesi che individua la nuova normativa come la più favorevole si sia schierata altra parte della (più recente) giurisprudenza di merito (12).
Quest’ultima ipotesi costituisce l’approdo finale di un indirizzo giurisprudenziale ormai consolidato che è andato, con argomentazioni non sempre convincenti, progressivamente sminuendo la valenza della volontà dell’interessato- istante al fine dell’attivazione del lavoro di pubblica utilità, arrivando a teorizzare - facendo uso di un’argomentazione letterale- la sufficienza ai fini della concessione della sanzione sostitutiva de qua, della mera “… non opposizione …” da parte dell’interessato (13).
Se sulla concessione da parte del Giudice dell’impugnazione nulla quaestio - anche in adesione ad esigenze “garantistiche” di tutela dell’imputato- pare molto meno condivisibile, invece, riconoscere al giudice il potere di applicare anche di ufficio la predetta sostituzione.
Ciò quantomeno sulla scorta di un’interpretazione letterale (e sistematica) della L. n. 274 del 2000 istitutiva del lavoro di pubblica utilità che, a differenza di quanto avviene, ad esempio, per la concessione della sospensione condizionale della pena ex artt. 163 ss. c.p., condiziona la possibilità di disporre la sostituzione della pena con il lavoro di pubblica utilità al consenso dall’indagato/imputato; detta soluzione, infatti, se da un lato può sanare - analogamente, appunto, a quanto previsto per la sospensione condizionale - errori o (gravi) dimenticanze defensionali consumati davanti al Giudice di prime cure, dall’altro, alla luce del tenore letterale (e concettuale) della L. n. 274 del 2000, non può che destare più di una perplessità.
1) In questa direzione, ribadendo la natura cautelare del provvedimento prefettizio: Cass., Sez. II, n. 21447/10 www.cortedicassazione.it; nonché, nella medesima direzione: Giudice di Pace di Monopoli 10 ottobre 2011, n. 329 R.G., Utet Pluris Archivio
2) Evidenzia l’imprescindibilità di tali caratteristiche della misura cautelare L. Tramontano, Guida in stato di ebbrezza, Giuffrè, 2010, 153-154; cfr. anche Cass. n. 19646 del 30 aprile 2010.
3) Così L. Tramontano, cit., 143.
4) Così Trib. Massa, Sent. 22 febbraio 2011, proc. n. 591/10 R.G.; nonché, nella medesima direzione: Gip Trib. Chiavari 6 luglio 2011, proc. n. 2318/10 R.G., Utet Pluris Archivio
5) Così F. Cozzi e R. Navarra in Nuova Giurisprudenza Ligure, 2011, III, 81 ss.
6) Trib. Torino 20 gennaio 2011, in Corr. mer., 2011, 7, 716; nonché, nella medesima direzione, Trib. Monza, Dott.ssa Renda, 17 gennaio 2011, Utet Pluris Archivio, ; contra, però: Trib. Milano, 17 febbraio 11, in Corr. Mer. 2011, 7, 714.
7) Per una disamina schematica e mirabilmente lineare delle opzioni processuali conseguenti alla notifica del decreto penale di condanna cfr. Benedetta Bocchini Nuovo Codice della Strada e processo penale, Experta, 2010, 309-332.
8) Corte cost., Sent. 27 giugno 2012, n. 167, Pres. Quaranta in www.cortecostituzionale.it
9) Emblematica di quest’orientamento (forse eccessivamente) rigoroso è Cass., Sez. IV, 16 febbraio 2012 (ud. 21 dicembre 2011), n. 6381, Utet Pluris Archivio.
10) Tra le altre: Gip Trib. Genova, proc. n. 7352/10 R.G., in cui, peraltro, si ribadisce la necessità di applicare integralmente la disciplina (quale che sia) ritenuta più favorevole, senza la possibilità di praticare discutibili frammentazioni di disciplina applicando gli istituti più favorevoli al reo della nuova disciplina al trattamento sanzionatorio contemplato dalla vecchia; nella medesima direzione: Trib. Sanremo 30 settembre 2011, n. 1183; Trib. Monza 17 gennaio 2011 in Info Utet, mass. Red.
11) Così B. Bocchini, Nuovo Codice della Strada e processo penale, Experta, 2010, 7 ss. e 122- 126.
12) Così Trib. Torino 20 gennaio 2011, cit.; Gip Genova, 20 dicembre 2010, n. 1449/10 R.G., nonché, per quanto concerne l’intervenuta abolitio criminis, Cass., Sez. IV, n. 38692 del 2010, in Utet Pluris Archivio.
13) Così Cass. n. 4927 del 2012 in Utet Pluris Archivio; tuttavia, contra: Cass. n. 31145 del 7 luglio 2011, ivi.