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Timestamp: 2020-08-15 11:37:38+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 533 del 11/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 533 del 11/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 11/01/2017, (ud. 23/11/2016, dep.11/01/2017), n. 533
sul ricorso 27656/2015 proposto da:
F.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MARCELLO
PRESTINARI 13, presso l’Avvocato RAMADORI PAOLA, rappresentata e
difesa dall’Avvocato D’ARRIGO DOMENICO, giusta procura in calce al
avverso la sentenza n. 5941/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE SEZIONE DISTACCATA di BRESCIA del 23/10/2014, depositata
il 13/11/2014;
L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia, che aveva respinto il suo appello contro la decisione della Commissione tributaria provinciale di Brescia. Quest’ultima, a sua volta, aveva accolto l’impugnazione di F.A., ragioniere commercialista, avverso il silenzio rigetto sull’istanza di rimborso dell’IRAP, dalla contribuente versata per gli anni 2003 – 2007.
Nella decisione impugnata, la CTR ha negato i presupposti impositivi, sulla scorta della “documentazione prodotta dalla ricorrente ed in particolare le dichiarazioni dei redditi allegate, da cui risulta che per i periodi d’imposta dal 2003 al 2007 la ricorrente ha potuto contare su attrezzature limitate e che ha versato somme per prestazioni di lavoro dipendente ed assimilati o per compensi corrisposti a terzi per prestazioni direttamente afferenti l’attività professionale tali da non far presumere un’attività ed un apparato organizzativo e che la partecipazione a ditte erano di modesta entità dal punto di vista della percentuale”.
Col primo, si sostiene la nullità della sentenza e violazione o falsa applicazione del D.L. n. 564 del 1992, art. 36, comma 2, n. 4, ex art. 360 c.p.c., n. 3. La sentenza della CTR avrebbe riportato in modo erroneo i fatti (nome e professione del contribuente, importo oggetto del rimborso, numero e data della sentenza impugnata, commissione adita e numero della sezione), sarebbe stata erronea nei presupposti oltre che apparente nella motivazione, limitandosi a rigettare le censure della ricorrente senza esplicitare il percorso logico-giuridico seguito nel decidere e le ragioni del rigetto.
Col secondo, si denuncia violazione del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, comma 1 e art. 3, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3.
Sostiene la ricorrente che, nella specie, la stessa contribuente avrebbe ammesso di disporre di uno spazio specificamente adibito a studio. Inoltre, la partecipazione della F. alla società Brescia dati s.r.l. sarebbe stato sicuro indice della sussistenza di un’autonoma organizzazione.
L’intimata si è costituita, concludendo per il rigetto del ricorso.
La prima doglianza è fondata.
Tutta la parte narrativa della sentenza impugnata fa riferimento ad un diverso contribuente, con una diversa attività, ed ad una diversa decisione di primo grado, emessa da altra Commissione Provinciale. In tal senso, non può postularsi un mero lapsus calami – come pretenderebbe la controricorrente – giacchè nel prosieguo la motivazione è talmente lacunosa e generica da rendere impossibile l’identificazione sicura con la stessa F.. Non viene minimamente citato il tipo di attrezzature nè vengono specificate le somme corrisposte che dovrebbero dare ragione dell’insussistenza di un’autonoma organizzazione, specie a fronte delle analitiche contestazioni dell’Ufficio.
In tal modo si può correttamente sostenere una violazione della norma denunciata (D.L. n. 564 del 1992, art. 36, comma 2, n. 4), oltre che la nullità della sentenza.
Pertanto, in accoglimento del ricorso, la sentenza va cassata ed il giudizio rinviato alla CTR Lombardia, in diversa composizione, per un nuovo giudizio.
Accoglie il primo motivo, assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR Lombardia, in diversa composizione, anche per le spese.