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Timestamp: 2020-07-05 22:36:51+00:00
Document Index: 55867413

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Il Foglietto della Ricerca - Istat e sanzioni: la Corte dei conti chiude l’appello con quattro condanne, tre assoluzioni e due estinzioni
Istat e sanzioni: la Corte dei conti chiude l’appello con quattro condanne, tre assoluzioni e due estinzioni
Con sentenza n.302/2018, la Corte dei conti - Seconda Sezione giurisdizionale centrale di appello - ha messo la parola fine, una volta per tutte, all’ultradecennale querelle, originata da un esposto di Usi-Ricerca presentato nel 2007, della presunta responsabilità per danno erariale dei vertici dell’Istat, in relazione alla mancata applicazione delle sanzioni previste per la violazione dell’obbligo di fornire le informazioni richieste dall’ente statistico in sede di raccolta dei dati necessari all’elaborazione delle indagini statistiche (art.11 Dlgs. n.322/1989).
La vicenda che, come detto, coinvolse i vertici della statistica ufficiale dell’epoca (dal presidente ai capi dipartimento, dal direttore generale ad alcuni direttori centrali), non solo ebbe notevole risonanza sulla stampa nazionale, che ospitò numerosi interventi di vari intellettuali, tutti in difesa dell’operato dell’Istat, ma determinò anche un discusso intervento del governo - all’epoca guidato da Romano Prodi - passato alle cronache come “indulto statistico”, espunto dalla “finanziaria” ma riesumato nel decreto “milleproroghe” (art. 44, DL 248/2007), duramente contestato in Parlamento, in particolare dall’on. Giorgio Carta, eletto nelle liste dell'Ulvo, e giungendo finanche all’esame della Corte costituzionale che, con la sentenza n. 93/2011, ha ritenuto non fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte dei conti.
Avverso tale sentenza, tutti i condannati proponevano singoli appelli, ritenendo in sostanza, con articolate memorie difensive, di essere esenti da qualsiasi responsabilità amministrativa.
Il collegio di appello (Pres. Calamaro, Rel. Floreani), con la citata sentenza n. 312, depositata il 21 maggio scorso, dopo aver esaminato i predetti ricorsi (tutti riuniti, perché contro la stessa sentenza) proposti dai soggetti interessati avverso la decisione di primo grado (n. 1096/2012):
- ha accolto l’appello di Andrea Mancini, in quanto il danno risarcibile accertato con la sentenza riguarda un periodo di riferimento successivo a quello in cui l’appellante ha ricoperto l’incarico di capo dipartimento;
- ha accolto l’appello dei direttori centrali Roberto Monducci e Linda Laura Sabbadini, stante, per il primo, il mancato raggiungimento della prova circa l’apporto causale e l’imputabilità per colpa grave delle omissioni riscontrate nel settore di riferimento e, per la seconda, la posizione assunta, in una nota documentale di marzo 2006 agli organi sovraordinati, con la quale rilevava l’opportunità di un intervento applicativo delle sanzioni, un carteggio che - ad avviso del collegio giudicante - pur se “confezionato in epoca prossima al termine finale in cui il danno forma oggetto dell’azione risarcitoria (luglio 2006, ndr) … non si può ragionevolmente escludere come ella potesse in precedenza aver preso posizione” sul problema concernente il sistema sanzionatorio.
Infine, appare doveroso aggiungere che, successivamente all’intervento della Corte dei conti, sollecitato, come già detto, dal sindacato Usi-Ricerca, l’Istat si è finalmente attivato per contrastare e sanzionare i non rispondenti ai questionari statistici, anche se il numero delle indagini a risposta obbligatoria per le quali la mancata risposta è soggetta a sanzione è stato ridotto.
Per alcuni, un bel tesoretto; per altri, una eredità lasciata dal sindacato Usi-Ricerca, dopo aver difeso per più di un quarto di secolo i lavoratori dell’ente.