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Timestamp: 2017-01-17 11:37:32+00:00
Document Index: 165462489

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 644', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 83', 'art. 429', 'art. 1219', 'art. 1219', 'art. 1815', 'art. 2', 'art. 83', 'art. 429', 'art. 105', 'art. 1224', 'art. 1224', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1382', 'sentenza ', 'art.1372', 'art.1372', 'art. 1372', 'art. 1197', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1418', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

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1 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO SCUOLA DI DOTTORATO IN SCIENZE GIURIDICHE Dipartimento di Diritto privato e Storia del Diritto CORSO DI DOTTORATO DI RICERCA IN DIRITTO CIVILE CICLO XXII IUS/01 LA FORFETIZZAZIONE LEGALE DEL DANNO RISARCIBILE Tutor Chiar.mo Prof. Gianroberto Villa Coordinatrice del dottorato Chiar.ma Prof.ssa Chiara Tenella Sillani A.A Dottoranda Alba Rina Baldieri matr. R069902 INDICE CAP. 1 FATTISPECIE E FUNZIONI 1.1. a) La disciplina degli interessi moratori prevista dal codice civile. p b) La disciplina degli interessi moratori contenuta nel D.Lgs. 231/02 sulla lotta ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. p La forfetizzazione del danno risarcibile nella disciplina del contratto di compravendita contenuta nel codice civile. p La forfetizzazione del danno risarcibile nella disciplina del trasporto. p La forfetizzazione del danno non patrimoniale contenuta nel Codice delle Assicurazioni Private. p La forfetizzazione del danno in caso di licenziamento ingiustificato. p Altre ipotesi di forfetizzazione. p. 723 1.7. Sull'opportunità di utilizzare il concetto di penale legale per ricondurre ad unità le ipotesi legislative di forfetizzazione esaminate. p. 75 CAP. 2 LA FORFETIZZAZIONE E LE FUNZIONI DELLA RESPONSABILITÀ CIVILE 2.1 La forfetizzazione e la funzione compensativa del risarcimento del danno a) La forfetizzazione e la funzione sanzionatoria. Una premessa. Differenza tra funzione deterrente e funzione sanzionatoria della responsabilità civile. p. p b) La forfetizzazione che deroga in eccesso al principio compensativo: a) Il profitto superiore al danno; b) La lesione dei diritti della personalità, la c.d. responsabilità civile senza danno e la c.d. tutela proprietaria dei diritti. p c) La restituzione del profitto illecito nel Codice della Proprietà Industriale e nella legge antiusura. p d) La categoria della riparazione. p. 1244 2.2. e) Le pene private e I c.d. danni punitivi: la funzione sanzionatoria della responsabilità civile. p La forfetizzazione con funzione indennitaria. p. 144 CAP. 3 LA FORFETIZZAZIONE E LA DISCIPLINA DELLA CLAUSOLA PENALE 3.1. L'applicabilità alle c.d. penali legali del potere equitativo del giudice previsto dall'art cod. civ. p Sulla applicabilità alle c.d. penali legali del divieto di anatocismo. p Sulla applicabilità alle c.d. penali legali della regola secondo la quale la clausola penale limita il risarcimento alla prestazione promessa, se non è stata convenuta la risarcibilità del danno ulteriore. p Sull'operatività del principio espresso dall'art cod. civ. con riferimento alle c.d. penali legali Sulla funzione del risarcimento del danno non patrimoniale. p. 190 p Conclusioni. p. 194 INDICE BIBLIOGRAFICO p. 1995 Capitolo primo FATTISPECIE E FUNZIONI Sommario: 1.1 a) La disciplina degli interessi moratori prevista dal codice civile. 1.b. La disciplina degli interessi moratori contenuta nel D.Lgs. 231/02 sulla lotta ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali La forfetizzazione del danno risarcibile nella disciplina del contratto di compravendita contenuta nel codice civile La forfetizzazione del danno risarcibile nella disciplina del trasporto La forfetizzazione del danno non patrimoniale contenuta nel Codice delle Assicurazioni Private La forfetizzazione del danno in caso di licenziamento ingiustificato Altre ipotesi di forfetizzazione Sull'opportunità di utilizzare il concetto di penale legale per ricondurre ad unità le ipotesi legislative di forfetizzazione esaminate a) La disciplina degli interessi moratori prevista dal codice civile. L art cod. civ. quantifica il danno da ritardo nelle obbligazioni pecuniarie nella misura degli interessi legali o dei maggiori interessi corrispettivi convenzionalmente pattuiti. La scelta di predeterminare il danno da ritardo in una percentuale del debito pecuniario di base, calcolata per tutta la durata dell'inadempimento, ha una lunga tradizione storica ed è la soluzione generalmente applicata in tutti gli ordinamenti. L'art cod. civ. fissa un limite rigido verso il basso del danno da ritardo nelle obbligazioni pecuniarie, che in ogni caso 16 ed indipendentemente dalla prova del danno, deve essere risarcito almeno nella misura degli interessi legali. L'obbligazione risarcitoria sorge indipendentemente dall'esistenza di un danno effettivo e dalla sua concreta entità. La predeterminazione e standardizzazione del danno ricevono un temperamento solo verso l'alto, dal momento che è data al creditore la possibilità di ottenere il risarcimento del maggior danno 1 con l'onere in tal caso di offrirne la prova attraverso le regole ordinarie. Tale parte dell'obbligazione risarcitoria viene commisurata al danno effettivamente patito, secondo le regole generali (artt e ss. cod. civ.). La possibilità di ottenere il risarcimento del maggior danno è preclusa nell'ipotesi in cui le parti abbiano pattuito interessi convenzionali maggiori di quelli legali, in coerenza con l'effetto limitativo del risarcimento tipico della penale (art cod. civ.). In ogni caso, gli interessi convenzionali devono mantenersi 1 La previsione del maggior danno costituisce una novità della codificazione del 1942, volta a disattendere il contrario indirizzo giurisprudenziale formatosi nel silenzio del codice civile del 1865 e del codice di commercio del R. J. POTHIER (Trattato delle obbligazioni, vol. I, n. 170, p spiegava l'impossibilità di chiedere il risarcimento del danno ulteriore facendo riferimento al carattere transattivo della liquidazione forfetaria effettuata dalla legge. La dottrina formatasi sul codice civile previgente escludeva la risarcibilità del maggior danno sulla base della testuale formulazione dell'art del cod. civ. del7 al di sotto del tasso soglia previsto dalla normativa sull'usura 2, che ha altresì modificato il secondo comma dell'art cod. civ. stabilendo che se nel contratto di mutuo sono convenuti interessi usurari la clausola è nulla e non sono dovuti interessi. La scelta del legislatore di derogare al principio della necessaria 2 L'art. 1 della c.d. legge sull'usura (l. 7 marzo 1996 n. 108, pubblicata nella G.U. 8 marzo 1996 n. 58) ha sostituito il vecchio testo dell'art. 644 c.p. con il seguente: ART (Usura) - Chiunque, fuori dei casi previsti dall'articolo 643, si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da lire sei milioni a lire trenta milioni. Alla stessa pena soggiace chi, fuori del caso di concorso nel delitto previsto dal primo comma, procura a taluno una somma di denaro od altra utilità facendo dare o promettere, a sé o ad altri, per la mediazione, un compenso usurario. La legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari. Sono altresì usurari gli interessi, anche se inferiori a tale limite, e gli altri vantaggi o compensi che, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, risultano comunque sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all'opera di mediazione, quando chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria. Per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito... L'art. 2 ultimo comma della su indicata legge dispone poi che il limite previsto dal terzo comma dell'articolo 644 del codice penale, oltre il quale gli interessi sono sempre usurari, è stabilito nel tasso medio risultante dall'ultima rilevazione pubblicata nella Gazzetta Ufficiale ai sensi del comma 1 relativamente alla categoria di operazioni in cui il credito è compreso, aumentato della metà. Infine, l'art. 4 della l. 108 ha sostituito il secondo comma dell'art cod. civ. con il seguente: se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi. E' innegabile la funzione afflittiva della norma che penalizza il creditore sacrificando il suo diritto agli interessi. Così B. MEOLI, Squilibrio sopravvenuto ed usura nei contratti con prestazioni monetarie, in NGCC, 2003, p Il rimedio influisce sullo schema causale del contratto, che da oneroso diventa gratuito. Così F. VOLPE, La giustizia contrattuale tra autonomia e mercato, Ed. scientifiche italiane, 2004, p. 69. Cfr. anche P. PARDOLESI, Rimedi all'inadempimento contrattuale: un ruolo per il disgorgement?, in Riv. dir. civ., 2003, 38 corrispondenza tra danno e risarcimento, garantendo al creditore pecuniario un ristoro minimo nella misura degli interessi legali viene tradizionalmente giustificata con la necessità, avvertita in tutti gli ordinamenti, di agevolare il creditore nella prova del danno da mancata disponibilità del denaro, pregiudizio che pur di intuitiva evidenza non è semplice da provare nella sua concreta entità 3, per la preponderanza della componente di lucro cessante rispetto al danno emergente 4. Se si adottassero le regole ordinarie di ripartizione del carico probatorio, il creditore, per ottenere il risarcimento del danno da ritardo, dovrebbe dimostrare l'impiego che nel singolo caso avrebbe fatto del denaro ed il risultato utile che avrebbe conseguito 5. Invece, la I, p. 758, il quale ravvisa alcuni punti di contatto di tale disposizione con il c.d. disgorgement, traducibile con l'espressione restituzione coattiva di quanto guadagnato illecitamente, identificati nella funzione dissuasiva della disposizione e nell'assordimento, da parte della vittima della quota lecita del profitto del mutuante. Una voce isolata ritiene che in caso di tasso usurario debbano applicarsi gli interessi legali M. GRONDONA, in A.M. BENEDETTI - M. GRONDONA - P. CANEPA, I ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. Profili sostanziali e processuali, Torino, 2003, p R. J. POTHIER, op. cit., p spiegava la scelta legislativa di predeterminarne legislativamente la misura con la difficoltà di definire tale tipo di danno. Inoltre fondava l'impossibilità di chiedere il risarcimento del danno ulteriore sul carattere transattivo della liquidazione forfetaria operata dalla legge. 4 B. INZITARI, I danni nelle obbligazioni pecuniarie, in Risarcimento del danno contrattuale ed extracontrattuale, (a cura di) G. VISINTINI, Milano, Giuffrè, 1984, p A. DE CUPIS, Il danno Teoria generale della responsabilità civile, Milano, Giuffrè, 1970, vol. I, cap. III, p. 427 ss. 49 forfetizzazione consente, da un lato, di agevolare il soggetto che il diritto intende tutelare e, dall'altro, di semplificare il meccanismo di calcolo di tale voce di danno così diffusa, con beneficio per i traffici giuridici e la riduzione dei tempi processuali per ottenere giustizia. E' ravvisabile dunque, una duplice utilità, soggettiva ed oggettiva 6 nella liquidazione 7 del danno ad opera del legislatore. Se non ci fosse la forfetizzazione, la difficoltà probatoria del creditore gioverebbe al debitore moroso che verrebbe indirettamente incentivato a persistere nella morosità. In questo senso, la forfetizzazione realizza una funzione lato sensu deterrente dell'inadempimento. La possibilità di ottenere il risarcimento del maggior danno, d'altro canto, garantisce che l'approssimazione insita nella forfetizzazione non nuoccia al diritto del creditore di ottenere l'integrale riparazione del danno. La disciplina codicistica del danno da ritardo nelle obbligazioni pecuniarie 8 riflette una precisa concezione del risarcimento e del 6 A. DE CUPIS, op. cit., p In questi termini A. DE CUPIS, op. cit., p. 428 ss. 8 Tale disciplina generale non esaurisce la regolamentazione delle obbligazioni pecuniarie relativamente alle quali esistono una serie di disposizioni speciali al di fuori del codice civile. Tra quelle di maggior rilievo, l'art. 83 della Convenzione dell'aja sulla vendita internazionale di beni mobili (ratificata dall'italia con la l. 21 giugno 1971, n. 816, in G.U. n. 258 Suppl. Ord. del 13 ottobre 1971), che recita: se 510 danno. Nella stesura dell'art cod. civ. ha giocato un ruolo determinante l'idea che il risarcimento del danno abbia una funzione prettamente compensativa 9, ovvero miri a reintegrare il creditore nella posizione patrimoniale in cui si sarebbe trovato se l'illecito non fosse stato commesso, senza però attribuirgli un ristoro superiore al danno effettivamente subito 10. L'equivalenza economica del risarcimento al pregiudizio sofferto dal danneggiato tradizionalmente distingue il risarcimento dalla pena privata 11. Un primo indice della funzione compensativa del risarcimento è costituito dal fatto che, nella determinazione del saggio degli interessi moratori è richiamato il tasso previsto dall'art cod. civ., disposizione cui tradizionalmente si riconducono i c.d. l'inadempimento consiste in un ritardo nel pagamento del prezzo il venditore avrà diritto, in ogni caso, ad ottenere gli interessi moratori sulle somme non pagate al tasso ufficiale di sconto del luogo in cui trovasi il centro dei suoi affari, o, in mancanza di questo, la sua residenza abituale, maggiorato dell'1% ; l'art. 429 comma 3 cod. proc. civ. in materia di crediti da lavoro, la legge n. 192 del 1998 sulla subfornitura, il D.Lgs. 231 del 2002 sulla lotta ai ritardi nei pagamenti nelle transazioni commerciali, dei quali si dirà più oltre. 9 Così R. NICOLO', Gli effetti della svalutazione della moneta nei rapporti di obbligazione, in Foro it., e in Raccolta di scritti, III, Giuffrè, 1993, p Sulla Differenztheorie cfr. M. FRANZONI, Il danno risarcibile, in Trattato della responsabilità civile, diretto da M. FRANZONI, Milano, Giuffrè, 2004, p. 103 ss. 11 Così A. DE CUPIS, Il danno cit. vol. II, p11 interessi corrispettivi 12. Il saggio legale degli interessi non è utilizzato dal legislatore solo come parametro di riferimento per la liquidazione legislativa del danno da ritardo nelle obbligazioni pecuniarie, bensì viene richiamato indifferentemente in tutti i casi in cui il debitore detenga con 13 o senza titolo 14 una somma di denaro altrui, venendo così a rappresentare il costo legale del godimento del denaro 15. Sottesa alla disciplina legislativa è dunque la presunzione che il danno da ritardo corrisponda grossomodo al costo legale della disponibilità del denaro, in ragione del fatto che l'art cod. civ. è considerato espressione del principio della 12 Osserva che gli interessi corrispettivi vengono intesi dalla giurisprudenza come corrispettivo di un uso T. ASCARELLI, Obbligazioni pecuniarie, in Commentario del codice civile, (a cura di) A. SCIALOJA e G. BRANCA, Zanichelli, 1960, p. 581 nota Cfr. artt cod. civ., 1825 cod. civ. 14 Art cod. civ., art cod. civ., art cod. civ. La migliore dottrina ha evidenziato come gli interessi previsti da entrambe queste norme abbiano natura risarcitoria, in quanto l'obbligo della corresponsione sorge dalla mora che, stante il carattere portable dei debiti pecuniari si verifica automaticamente alla scadenza del termine, secondo il principio dies interpellat pro homine sancito dall'art. 1219, comma 2, n. 3 cod. civ. Così M. GIORGIANNI, L'inadempimento, Giuffrè, 1975, p. 146 ss., O.T. SCOZZAFAVA, Gli interessi dei capitali, Milano, Giuffrè, 2001, p. 83 ss.; M. DELLA CASA, I danni nelle obbligazioni pecuniarie, in Risarcimento del danno contrattuale ed extracontrattuale, (a cura di) G. VISINTINI, Milano, Giuffrè, 1999, p Descrive l'interesse moratorio come il corrispettivo del risparmio forzato G. VALCAVI, La stima del danno nel tempo, con riguardo all'inflazione, alla variazione dei prezzi e all'interesse monetario, in Riv. dir. civ., 1981, II, p. 332 ss. e in L'espressione monetaria nella responsabilità civile e altri saggi, Cedam, 1994, p12 naturale fecondità del denaro 16. Il saggio legale di interesse, determinato annualmente con Decreto Ministeriale 17, negli ultimi 10 anni assestatosi intorno al 2,5-3%, sceso nel 2010 all'1% ed ora all'1,5% 18. Negli anni '90/'00 il tasso legale è risultato per lo più superiore al 16 La dottrina (M. GIORGIANNI, op. cit., p. 146 e soprattutto p. 159; M. DELLA CASA, I danni nelle obbligazioni pecuniarie cit., p. 163; O. SCOZZAFAVA, op. cit., p. 83 ss.) ha rilevato come, in verità, anche l'art cod. civ., almeno nella maggioranza dei casi (debiti c.d. portables da pagarsi al domicilio del creditore la cui esecuzione non richieda una attiva collaborazione del creditore all'adempimento del debitore), disciplini un'ipotesi di interessi moratori, in quanto, nei debiti liquidi ed esigibili, sono dovuti gli interessi legali dal giorno della scadenza, ovvero dal giorno della mora, essendo oramai pacifico che, in virtù dell'art. 1219, comma 2, n. 3) cod. civ., in siffatto tipo di obbligazioni la mora si verifichi automaticamente dal giorno di scadenza del debito. L'unica differenza tra l'art cod. civ. e l'art cod. civ. atterrebbe al requisito della liquidità del credito, che deve ritenersi più che altro un refuso, dato che nel progetto di codice civile del 1940 era scomparso per poi improvvisamente riapparire nel testo definitivo di codice civile senza una comprensibile ragione (così M. GIORGIANNI, op. cit., p. 163 il quale rileva che al punto 34 della Relazione accompagnatoria al Progetto Ministeriale del Libro delle Obbligazioni del 1940 l'eliminazione del requisito della liquidità veniva motivato con la necessità di risolvere la disputa in merito ai debiti da fatto illecito. Nel progetto definitivo, invece, ricompare il presupposto della liquidità senza che nella Relazione sia rintracciabile una spiegazione). La sostanziale coincidenza del campo di applicazione delle due norme non priva di fondamento quanto detto a proposito della concezione meramente compensativa del risarcimento che si desume dalla disciplina della mora nelle obbligazioni pecuniarie. Ciò in ragione del fatto che esistono altre disposizioni di legge che prevedono interessi corrispettivi in misura del saggio legale richiamato dall'art cod. civ.. Sono, per esempio, interessi corrispettivi determinati ai sensi dell'art cod. civ., quelli dovuti al mutuante dal mutuatario ex art. 1815, comma 1, cod. civ. Analogamente per gli interessi dovuti sulle rimesse ex art cod. civ. Inoltre, il comma 2 dell'art cod. civ. dispone che qualora le parti abbiano pattuito interessi corrispettivi superiori al tasso legale, dal giorno della mora essi continueranno ad essere dovuti a titolo di interessi moratori. 17 L'art. 2 della l 662 del 1996 ha modificato l'art cod. civ. prevedendo che il 813 tasso di inflazione, ma su livelli notevolmente inferiori a quelli dei tassi di interesse espressi dal mercato finanziario. Il maggior rendimento, corrisposto negli ordinari impieghi di denaro, è venuto così a costituire un incentivo economico all'inadempimento contrattuale. A tale stato di cose non pone rimedio nemmeno la possibilità di domandare il risarcimento del maggior danno secondo le regole probatorie ordinarie, stante l'attualità di quanto sostenuto dalla dottrina 19, ovvero l'inefficienza della norma che prevede la saggio legale venga fissato annualmente con Decreto del Ministero del Tesoro (ora Ministero dell'economia e delle Finanze), utilizzando come parametri di riferimento il rendimento annuo lordo dei titoli di Stato di durata non superiore ai 12 mesi ed il tasso di inflazione registrato nell'anno. Negli ultimi 10 anni è oscillato tra il 2,5 e il 3,5 %. 18 Decreto del Ministro dell'economia e delle Finanze, pubblicato in G.U. n. 292 del Cfr. P. TRIMARCHI, Il danno da svalutazione monetaria nell'inadempimento di obbligazioni pecuniarie, in Studi in onore di Cesare Grassetti, vol. III, Milano, Giuffrè, 1980, p ss., il quale evidenzia che, quando il tasso di inflazione è elevato, la regola che imponga al debitore la prova di aver concretamente predisposto un investimento in beni reali, per il caso che la somma fosse puntualmente pagata alla scadenza, è inefficiente. Questo perché tale prova è quasi sempre impossibile, con la conseguenza di limitare il risarcimento del danno patito dal creditore al saggio legale degli interessi. Ciò realizza un finanziamento coattivo in favore di soggetti selezionati non già secondo i normali criteri in base ai quali si suole attribuire credito, bensì in base alla disinvoltura nell'inadempimento degli impegni contrattuali. Inoltre tale finanziamento coattivo viene così concesso ad un tasso agevolato. Per tali ragioni, l'autore suggerisce l'adozione legislativa di un criterio forfetario anche per il maggior danno, collegato al tasso di svalutazione della moneta, come avviene in tema di crediti da lavoro oppure con il tasso di sconto, come previsto dalla Convenzione dell'aja sulla vendita internazionale di beni mobili. Concorda sulla scarsa funzionalità dell'utilizzo giurisprudenziale delle presunzioni al fine della prova del maggior danno 914 risarcibilità del maggior danno che, oltre ad onerare il creditore di una prova presuntiva che spesso non potrà fornire, riduce i vantaggi della forfetizzazione disattendendone le ragioni giustificatrici. Sarebbero, invece, più funzionali sistemi che predeterminano l'ammontare anche del maggior danno da svalutazione monetaria, come quelli contemplati dall'art. 83 della Convenzione dell'aja del 1 luglio 1964 attinente alla legge uniforme sulla formazione dei contratti di vendita internazionale di beni mobili, ratificata con l. 21 giugno 1971 n che, giova precisare, ratificata da solo 9 Stati ha avuto scarso successo. Essa cede attualmente il passo alle disposizioni della Convenzione di Vienna del , che però non disciplina il tasso di mora 21 e non contiene un'analoga disposizione riguardo alla anche B. INZITARI, I danni nelle obbligazioni pecuniarie cit., p. 77 ss. 20 Secondo la dottrina maggioritaria, poiché la Convenzione di Vienna detta delle norme di diritto materiale uniforme, prevale, per la sua specialità, su qualsiasi norma di diritto internazionale privato. La specialità consiste nel fatto che la Convenzione di Vienna si applica solo ai contratti di vendita la cui internazionalità dipende dalla diversa ubicazione statale della sede d'affari delle parti contraenti, mentre la Convenzione dell'aja contempla ogni tipo di contratto di vendita "internazionale". La Convenzione dell'aja potrà applicarsi solo a quei casi, residuali, cui non può applicarsi la Convenzione di Vienna per ragioni temporali, spaziali o ratione materiae (es. questione della validità dei contratti). Sul punto, vd. F. FERRARI, Diritto applicabile alla vendita internazionale, tasso degli interessi sulle somme non pagate e questioni affini, nt. a Tribunale di Pavia , in Corriere giur., 2000, 7, p. 932 ss. 21 Così Tribunale di Roma, sez. III, 14 luglio 2009, in banca dati Le leggi d'italia. 1015 svalutazione - o dall'art. 429 comma 3 cod. proc. civ., in combinato disposto con l'art. 105 disp. att. cod. proc. civ. Se nel diritto comune, in un clima di totale sfavore nei confronti delle usurae 22, la necessità di contenere l'interesse legale entro limiti piuttosto rigorosi rispondeva ai valori etico-sociali accolti dalla società del tempo, nell'economia moderna si è più critici verso la previsione di un tasso legale inferiore alla reddittività della più prudente forma di investimento del denaro ed al costo di mercato del denaro, che funge da incentivo all'inadempimento 23. Di tale stato di cose si è mostrata pienamente consapevole la Suprema Corte, la quale, in una recente pronuncia resa a Sezioni Unite - S.U. 16 luglio 2008 n , ha suggerito un criterio uniforme per la liquidazione forfetaria minima del maggior danno 22 Cfr. per una sintetica ricostruzione storica G.B. FERRI, Interessi usurari e criterio di normalità, in Saggi di diritto civile, Maggioli, Rimini, 1996 rist., p. 231 ss.; T. ASCARELLI, op. cit., p. 559 ss. Specificamente, la funzione risarcitoria assegnata agli interessi moratori ed il loro contenimento in limiti rigorosi predeterminati dal legislatore e la correlazione all'attività mercantile del creditore furono le caratteristiche che legittimarono gli interessi di mora in un clima ostile alle usurae. 23 Cass., S.U., 16 luglio 2008, n cit. osserva: "la più comune e prudente forma di investimento del denaro ha una reddittività superiore al tasso dell'interesse legale, con la conseguenza che, per il debitore di un'obbligazione pecuniaria, in linea di massima continua ad essere economicamente conveniente non adempiere tempestivamente, così lucrando la differenza tra quello che è agevolmente in grado di ricavare dal denaro non versato al creditore durante la mora debendi e quello che dovrà versare al creditore quando adempierà la propria obbligazione". 24 Cass. civ., S.U., , n in Resp. civ., 2009, 2, p. 132 ss. con nota di R. PARTISANI, Il maggior danno da mora debendi nelle obbligazioni pecuniarie. 1116 da svalutazione monetaria, sul rilievo che, diversamente, verrebbe pregiudicata la funzione deterrente della responsabilità civile. Giova, al riguardo, ripercorrere le tappe più rilevanti delle argomentazioni della Corte. Oggetto del conflitto giurisprudenziale tra le sezioni semplici, il contenuto dell'onere della prova gravante sul creditore per ottenere il risarcimento del maggior danno ex art. 1224, comma 2, cod. civ. che, secondo un primo orientamento avrebbe dovuto essere assolto mediante la semplice deduzione della categoria economica di appartenenza ("imprenditore", "risparmiatore abituale", "creditore occasionale", "modesto consumatore") 25, mentre secondo un altro, alla categoria soggettiva di appartenenza si sarebbe dovuto sommare un onere, quantomeno di allegazione, delle qualità personali e dell'attività in concreto esercitata dal creditore, onde consentire 25 Ci si riferisce al c.d. criterio delle presunzioni personalizzate. Per l'enucleazione delle categorie economiche rilevanti ai fini dell'operatività della presunzione di impiego del denaro vd. Cass., S.U., , n. 2368, in Giur. It.,1986, I, 1, 1160 con nt. di M. EROLI, Maggior danno risarcibile e interessi legali, p ss.; in Giust. civ., 1986, I, 1595 con nt. di P. TARTAGLIA, Il risarcimento non automatico del danno da svalutazione e le categorie creditorie; in NGC, 1986, I, p. 640 ss.; in Foro It., 1986, I, p con nt. di R. PARDOLESI, Le Sezioni Unite su debiti di valuta e inflazione: orgoglio (teorico) e pregiudizio economico e di A. AMATUCCI, Svalutazione monetaria, preoccupazioni della Cassazione e principi non ancora enunciati in materia di computo di interessi e p con nt. di G. VALCAVI, Ancora sul risarcimento del maggior danno da mora nelle obbligazioni pecuniarie: interessi di mercato rivalutazione monetaria, p nt. di E. QUADRI, Danni nelle obbligazioni pecuniarie: la via all'ulteriore risarcimento. 1217 al Giudice la verifica che il danno lamentato si sia verosimilmente prodotto. Le Sezioni Unite, dopo un excursus storico della giurisprudenza, rilevano che "se il denaro è l'unico bene intrinsecamente insuscettibile di offrire qualunque utilitas diretta è anche il solo che consente, mediante lo scambio, di procurare immediatamente quelle ricavabili da qualsiasi altro bene, sicché è del tutto contraria ai dati di comune esperienza l'ipotesi della mera conservazione improduttiva da parte del creditore di un bene ontologicamente destinato allo scambio o all'investimento... La più comune e prudente forma di investimento del denaro ha una redditività superiore al tasso d'interesse legale, con la conseguenza che, per il debitore di un'obbligazione pecuniaria, in linea di massima continua a poter essere economicamente conveniente non adempiere tempestivamente, così lucrando la differenza tra quello che è agevolmente in grado di ricavare dal denaro non versato al creditore durante la mora debendi e quello che dovrà al creditore quando adempirà la propria obbligazione". La Corte conclude che lo scopo della norma, ovvero la disincentivazione dell'inadempimento, legittima l'adozione di un'interpretazione "che si risolva nel riconoscere al creditore di somme di denaro non corrisposte dal debitore in mora, un 1318 maggior danno ex art. 1224, comma 2, cod. civ., corrispondente alla differenza tra il tasso di rendimento netto (dedotta l'imposta) dei titoli di Stato di durata non superiore ai dodici mesi (o tra il tasso d'inflazione se superiore) e quello degli interessi legali (se inferiore)" 26. Le Sezioni Unite suggeriscono quindi una forfetizzazione minima del maggior danno, al fine di evitare che le difficoltà probatorie e i tempi processuali ostacolino lo scopo della norma, con pregiudizio per il principio costituzionale della ragionevole durata del processo. Giova precisare che le considerazioni in tema di inadeguatezza del saggio di interesse legale che hanno ispirato la normativa comunitaria, sono almeno in parte mutate in conseguenza della crisi economica e finanziaria che recentemente affligge il mercato. La crisi che dal 2008 ha colpito il mercato finanziario internazionale ha fatto sì che negli anni 2008 e 2009 il tasso legale d'interesse fosse più remunerativo del tasso di interesse erogato dalle banche ai correntisti e non così distante dalla 26 Il riferimento è estrapolato dal dato legislativo, ovvero dalla l , n. 662, art. 2 comma 185 che ha stabilito che il tasso legale di interesse può essere annualmente modificato dal Ministro del tesoro (ora Ministero dell'economia e delle Finanze) "sulla base del rendimento medio annuo lordo dei titoli di Stato di durata non superiore ai dodici mesi e tenuto conto del tasso di inflazione registrato nell'anno". 1419 reddittività dei titoli di Stato trimestrali, i quali hanno recentemente rischiato un rendimento negativo nel caso di applicazione di elevati importi di commissioni da parte degli intermediari, tanto che il Ministero del Tesoro, con un decreto dell'ottobre 2009, ha imposto un limite agli importi dovuti a titolo di commissione 27. Con decreto del 4 dicembre 2009 (G.U. n. 291 del 15 dicembre 2009) il Ministro dell'economia ha fissato il tasso degli interessi legali a partire dal 1 gennaio 2010 fino alla fine del 2010, è previsto al 1% in ragione d'anno, che rappresenta il minimo storico dal 1942 ad oggi (nel 2011 il saggio legale è dell'1,5%, come si è detto 28 ). 27 Si legge in un comunicato apparso sul sito del Ministero dell'economia e delle Finanze (n. 5 del 12 gennaio 2010) e anche sul sito del Governo (www.governo.it) il 13 gennaio 2010: "nel caso in cui il prezzo totale di vendita dei BOT - comprensivo dell'importo della ritenuta fiscale e della commissione applicata dagli intermediari finanziari alla clientela che sottoscrive i buoni in asta - risulti superiore a 100, l'importo massimo di tale commissione viene ridotto di conseguenza. Al fine di tutelare i risparmiatori che investono sui titoli di Stato, considerato che l'attuale contesto di mercato è caratterizzato da tassi a breve termine particolarmente bassi, il ministro dell'economia e delle finanze ha diramato nell'ottobre scorso un apposito decreto. Con le nuove norme per la trasparenza nelle operazioni di collocamento dei titoli di Stato sono state apportate modifiche che garantiscono dunque un rendimento non negativo ai sottoscrittori dei BOT in asta". Il provvedimento in questione è il Decreto del Ministro dell'economia e delle Finanze del 19 ottobre 2009, pubblicato in G.U. n. 246 del 22 ottobre Cfr. nota20 1.1. b) La disciplina degli interessi moratori contenuta nel D.Lgs. 231/02 sulla lotta ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. Un saggio legale di interesse inferiore alla reddittività della più comune e prudente forma di investimento del denaro ed al costo di mercato del denaro, come si è detto, può costituire un incentivo, seppur indiretto, all'inadempimento. Tale disfunzione può rilevarsi fatale soprattutto per le piccole imprese e per i liberi professionisti anche in ragione dei tempi non sempre brevissimi necessari per il recupero forzoso del credito 29. Di ciò si era reso conto già il legislatore nel 1990 quando, nella legge di riforma del processo civile (l. 353 del 1990), aveva raddoppiato il saggio legale di interesse (dal 5% al 10%), con l'obiettivo di scoraggiare strategie processuali dilatorie 30. Con tale provvedimento si è indiscutibilmente cercato di 29 Nel Considerando n. 7 della Direttiva riguardante la lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, pubblicata in G.U.C.E. n. C 168 del , approvata il , di cui si dirà più oltre, il ritardo nei pagamenti e gli oneri conseguenti per porvi rimedio costituiscono una delle principali cause di insolvenza e conseguente fallimento delle imprese e di perdita di posti di lavoro. 30 Cfr. M. DELLA CASA, I danni nelle obbligazioni pecuniarie cit., p. 195 ss.; V. CUFFARO, Esecuzione della prestazione pecuniaria e tutela del contraente creditore, in Riv. dir. priv., n. 1/08, p Vedere altro
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