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Timestamp: 2019-03-24 09:04:57+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 444', 'sentenza ', 'art. 444', 'art. 1284', 'art. 130', 'art. 161', 'art. 162', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 148', 'art. 148', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 148', 'art. 148']

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Adottabilità del minori solo dopo verifiche serie e controllate dal Giudice
Il diritto del minore di vivere nella propria famiglia d’origine rappresenta un diritto fondamentale, riconosciuto come tale dalle convenzioni internazionali e dal diritto italiano. Ciò implica che, se la funzione genitoriale non è irrecuperabilmente compromessa, l’adottabilità del minore non può essere pronunciata in assenza della preventiva verifica della possibilità del recupero di tale funzione, da compiere attraverso l’attuazione di un valido progetto programmato e posto in essere dalle autorità pubbliche competenti, progetto che il giudice ha il dovere di valutare e monitorare nella sua esecuzione sino alla decisione finale del procedimento (Cassazione civile, sez. I, sentenza n. 21110 del 7/10/2014).
Tag: adottabilità, famiglia di origine, funzione genitoriale, genitorialità, giudice, minore, progetto, recupero
Salute: il mancato consenso informato provoca due tipi di danno al malato
In materia di consenso informato, la violazione, da parte del medico, del dovere di informare il paziente, può causare due diversi tipi di danni: sia un danno alla salute, sussistente quando sia ragionevole ritenere che il paziente, su cui grava l’onere della prova, se correttamente informato, avrebbe evitato di sottoporsi all’intervento e di subirne le conseguenze invalidanti, sia un danno da lesione del diritto all’autodeterminazione in se stesso, che sussiste quando, a causa della mancata informazione, il paziente ha subito un pregiudizio, patrimoniale o non patrimoniale, diverso dalla lesione del diritto alla salute (Cassazione civile, sez. III, sentenza n. 20547 del 30/9/2014).
Tag: autodeterminazione, consenso informato, danno, malato, paziente, salute, scelta
Condannato dalla Corte dei Conti il Vigile che inventava il sinistro stradale per favorire parenti e amici
Un Vigile attestava falsamente di essere in servizio e di essere giunto sul luogo di un incidente stradale mai avvenuto per permettere a suoi amici e parenti di concorrere a una tentata frode assicurativa. Il Tribunale penale di Pistoia lo ha condannato, dopo il patteggiamento, a due anni di reclusione.
La Procura presso la Corte dei Conti esercitava nei suoi confronti l’azione amministrativo-contabile: la conclusione del processo penale aveva creato nell’opinione pubblica un senso di sfiducia nell’azione dei pubblici dipendenti e, quindi, un danno all’immagine dell’Amministrazione.
Al termine del processo contabile, con sentenza n. 158 del 5 settembre 2014, i giudici della Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per la Regione Toscana, hanno affermato la responsabilità erariale dell’agente di Polizia Municipale.
La condotta del dipendente è stata grave, correlata “alla violazione dei più elementari obblighi di fedeltà e correttezza propri del rapporto di lavoro subordinato dipendente” e costituisce idoneo nesso di causalità tra condotta e danno all’immagine.
E' bastata quale fonte di prova dei fatti la sentenza penale di “patteggiamento” (artt. 444 e segg. del c.p.p.). Secondo i giudici contabili, prevale l’orientamento secondo il quale "il Giudice può ritenere come tacita ammissione di colpevolezza la decisione dell’imputato di chiedere il patteggiamento della pena e che nei giudizi diversi da quello penale, pur non essendo precluso al medesimo Giudice l'accertamento e la valutazione dei fatti difforme da quello contenuto nella sentenza pronunciata ai sensi dell'art. 444 c.p.p., pur tuttavia questa assume un particolare valore probatorio, vincibile solo attraverso specifiche prove contrarie (Corte dei conti, Sezione I app., 23.7.2012, n. 407, 4.5.2012, n. 256 e 7.1.2004, n. 3; Sezione giurisdizionale Abruzzo, 21.6.2004, n. 224)". Decisione corroborata dalla Cassazione laddove afferma che la sentenza penale di applicazione della pena su richiesta delle parti ex art. 444 c.p.p. costituisce indiscutibile elemento di prova per il giudice di merito (v. Cassazione, Sezione tributaria, 30.9.2005, n. 19251).
La Procura aveva richiesto la condanna del vigile a 7.000,00 euro, ma i giudici hanno ridotto la sanzione a € 4000 in considerazione del lungo tempo trascorso fra i fatti delittuosi e l’applicazione della sanzione disciplinare. Ma almeno il principio è stato dettato.
Tag: agente Polizia Municipale, azione contabile, danno immagine, obbligo correttezza, obbligo fedeltà, Procura Corte dei Conti, verbali falsi, vigile
Gli interessi legali scendono allo 0,5% annuo
Il saggio di interesse legale scende allo 0,5% annuo a partire dal 1° gennaio 2015.
Lo stabilisce dal decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze 11 dicembre 2014, pubblicato in Gazzetta Ufficiale 15 dicembre 2014, n. 290, che modifica la misura del saggio degli interessi legali di cui all’art. 1284 del codice civile.
16/12/1990 31/12/1996 10,00% L. 353/90 e L.408/90
01/01/1997 31/12/1998 5,00% L. 662/96
01/01/1999 31/12/2000 2,50% Dm Tesoro 10/12/1998
01/01/2001 31/12/2001 3,50% Dm Tesoro 11/12/2000
01/01/2002 31/12/2003 3,00% Dm Economia 11/12/2001
01/01/2004 31/12/2007 2,50% Dm Economia 01/12/2003
01/01/2008 31/12/2009 3,00% Dm Economia 12/12/2007
01/01/2010 31/12/2010 1,00% Dm Economia 04/12/2009
01/01/2011 31/12/2011 1,50% Dm Economia 07/12/2010
01/01/2012 31/12/2013 2,50% Dm Economia 12/12/2011
01/01/2014 31/12/2014 1,00% Dm Economia 12/12/2013
01/01/2015 --- 0,50% Dm Economia 11/12/2014
Tag: interessi legali, Ministero Economia e Finanze, saggio, tasso
No ai fax pubblicitari "spam"
L'invio di un fax va assimilato ad una chiamata telefonica automatica senza l'intervento di un operatore e, quindi, ai sensi dell'art. 130 del codice per la protezione dei dati personali e' necessario il consenso preventivo dell'interessato.
Una società aveva inviato tre messaggi pubblicitari ad un numero ottenuto dalle "Pagine Gialle" senza aver dimostrato di aver inviato l'informativa e di aver raccolto un esplicito consenso; il Garante privacy le aveva ingiunto di pagare € 10.400,00 a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria per le violazioni previste dall'art. 161 (omessa o inidonea informativa all'interessato) e art. 162, comma 2-bis (altre fattispecie) del codice in materia di dati personali; la Cassazione ha confermato l'ingiunzione.
Integra duplice illecito amministrativo - per omessa informativa sul trattamento del dato personale e per non assentita comunicazione automatizzata - la condotta dell’impresa che invii un fax promozionale ad un numero estratto dalle "Pagine gialle", senza aver previamente informato il titolare e senza averne acquisito il consenso. Questo in sintesi il principio sancito dalla Suprema Corte di Cassazione nella sentenza n. 14326/2014 che ha rigettato il ricorso presentato dall'impresa.
Tag: consenso informativa, consenso preventivo, dati personali, fax spam, Garante privacy, informativa trattamento, riservatezza
Sempre vietato il saluto romano fascista
Con la sentenza n. 37577, pubblicata il 12 settembre, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due simpatizzanti di Casapound per avere - durante un incontro pubblico tenutosi a Bolzano il 10 febbraio 2009 in memoria delle vittime delle Foibe - compiuto manifestazioni usuali del disciolto partito fascista, consistenti nel gridare in coro “presente” e nel fare il “saluto romano”.
La Corte ha ribadito che questi comportamenti integrano gli estremi del reato di cui all’art. 5 della legge Scelba (legge n. 645 del 20 giugno 1952), ai sensi della quale “chiunque, partecipando a pubbliche riunioni, compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista ovvero di organizzazioni naziste è punito con la pena della reclusione fino a tre anni e con la multa da lire 400.000 a 1.000.000”.
Lo scopo della legge Scelba è quello di mirare a rendere effettiva la XII Disposizione transitoria della Costituzione che prevede - quale corollario dell’approdo al sistema democratico di rappresentanza politica– il divieto di ricostituzione del partito fascista.
La Corte non accolto la difesa dei due imputati che sostenevano che il decorso di ormai molti anni dall’entrata in vigore della Costituzione renda anacronistico il mantenimento di tale norma: per i giudici sussisterebbe ancora il rischio di ricostituzione di organismi politico-ideologici aventi comune patrimonio ideale con il disciolto partito fascista, come dimostrerebbero le cronache attuali non solo in Italia ma in tutta Europa.
La Corte ha, quindi, respinto le difese degli imputati che sostenevano l’assenza di lesività dei comportamenti da loro tenuti e la necessità di ‘depenalizzare’ i retaggi del reato di opinione per via del “mutato clima politico” e delle norme internazionali sulla libera manifestazione delle opinioni, posto che la richiamata libertà di manifestazione del pensiero, deve sempre essere bilanciata e, nel caso limitata, dalla primaria esigenza di tutela dell’ordine democratico; e ciò anche sulla scorta della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea del 2000, scritta a tutela dei “valori fondanti” della UE, in cui la preoccupazione per nuove derive assolutiste o antidemocratiche è ben presente.
Tag: legge Scelba, ricostituzione partito fascista, saluto romano fascista
Contributo fino a 600 euro alle mamme lavoratrici
E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 287 del 11.12.2014 il decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che stabilisce i criteri e le modalità di accesso al contributo riconosciuto al termine del periodo di congedo di maternità e negli undici mesi successivi, alla mamma lavoratrice, dipendente di amministrazioni pubbliche, di privati datori di lavoro, nonché la madre lavoratrice iscritta alla gestione separata di cui all'art. 2, legge n.335/1995.
Il contributo - d'importo pari ad un massimo di 600 euro mensili, per un periodo complessivo non superiore a sei mesi - può essere richiesto in luogo del congedo parentale e può essere utilizzato alternativamente per il servizio di baby sitting o per far fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l'infanzia o dei servizi privati accreditati.
La richiesta - che deve essere inoltrata per via telematica - può essere presentata anche dalla lavoratrice che abbia usufruito in parte del congedo parentale.
Per gli anni 2014 e 2015 le domande possono essere presentate entro il 31 dicembre di ciascun anno.
Qui il link al provvedimento http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2014-12-11&atto.codiceRedazionale=14A09598&elenco30giorni=true
Tag: contributo 600 euro, dipendenti private, dipendenti pubbliche, madre lavoratrice gestione separata, mamme lavoratrici
Le ricette mediche possono essere lasciate presso le farmacie e gli studi medici per il ritiro da parte dei pazienti, purché siano messe in busta chiusa. Lasciare ricette e certificati alla portata di chiunque o perfino incustodite, in vaschette poste sui banconi delle farmacie o sulle scrivanie degli studi medici, viola la privacy dei pazienti.
Con una lettera inviata al Presidente della federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), il Presidente del Garante per la privacy, Antonello Soro, è intervenuto per sgombrare il campo da allarmi ingiustificati su presunti divieti dell'Autorità, che si sono diffusi nei giorni scorsi a seguito di articoli e lettere dei lettori apparsi su alcuni quotidiani.
Il Garante ha dunque precisato che le procedure, in vigore già da tempo, consentono ai medici di lasciare ai pazienti ricette e i certificati presso le sale d'attesa dei propri studi o presso le farmacie, senza doverglieli necessariamente consegnare di persona. Per impedire la conoscibilità da parte di estranei di dati delicati, come quelli sanitari, è però indispensabile che ricette e certificati vengano consegnati in busta chiusa. La busta chiusa è tanto più necessaria nel caso in cui non sia il paziente a ritirare i documenti, ma una persona da questi appositamente delegata.
Tag: dati, Garante privacy, medici, pazienti, privacy, ricette
Sport: l'invasione di campo giustifica l'arresto anche a partita finita
Con la sentenza n. 47258 pubblicata il 17 novembre, la Corte di Cassazione, 3° sezione, ha sancito il principio in tema di scavalcamento ed invasione di campo in occasione di manifestazioni sportive.
Il punto di partenza è l’art. 6 bis comma 2 della legge 401/89 (come modificato dalla legge 41/07) stabilisce che “salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, nei luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive, supera indebitamente una recinzione o separazione dell’impianto ovvero, nel corso delle manifestazioni medesime, invade il terreno di gioco, è punito con l’arresto fino ad un anno e con l’ammenda da 1.000 a 5.000 euro. La pena è della reclusione da sei mesi a quattro ani se dal fatto deriva un ritardo rilevante dell’inizio, l’interruzione o la sospensione definitiva della competizione calcistica”.
Il punto è stabilire cosa si intenda per “nel corso delle manifestazioni sportive”: solo nel bel mezzo della partita? E quando la partita si considera finita o non ancora iniziata?
Proprio sul punto è intervenuta la Cassazione che ha stabilito che non importa quando è stata superata la recinzione o si è entrati in campo: “l’espressione “nel corso delle manifestazioni sportive” non va riferita alla durata della gara secondo le norme federali sportive, ma estesa allo svolgimento della manifestazione sportiva nella sua interezza che, ovviamente comprende, anche lo spazio temporale successivo al fischio finale da parte del direttore di gara, essendo in ogni caso precluso agli estranei non addetti l’ingresso nel terreno di gioco anche dopo il termine della gara. In altre parole, il momento di cessazione della manifestazione coincide esclusivamente con la fine della manifestazione nella sua interezza comprensiva dell’uscita dei giocatori e della terna arbitrale dall’impianto sportivo”.
Fonte: Corte di Cassazione - Quotidiano della P.A. Italian Open Data
Tag: arresto, invasione di campo, manifestazioni sportive, reato, sport
Se il padre non paga gli alimenti tocca ai nonni mantenere i nipoti
Il Tribunale di Catania ha stabilito l'obbligo dei alimentare dei nonni con una pronuncia che ha suscitato un certo scalpore sui media, per la verità non molto giustificato, dato che esistono vari precedenti.
Il Tribunale ha utilizzato una norma da sempre presente nel codice civile, l'art. 148, primo comma, che testualmente dispone: "“quando i genitori non hanno mezzi sufficienti, gli altri ascendenti legittimi o naturali, sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli”.
La vicenda è quella di un venditore ambulante disoccupato, padre di una 16enne e di un 12enne che non riusciva più a mantenerli. Davanti all'impossibilità di ricavare qualcosa dall'uomo, l’avvocato dell’ex moglie ha presentato un ricorso (in base all’ex art. 148 del codice civile) chiedendo che i nonni subentrassero per provvedere ai bisogni dei nipoti.
Il giudice, lo ha accolto, applicando il principio giuridico che “il non avere mezzi sufficienti” equivale ad un inadempimento e se, come dice la legge, il concorso degli ascendenti (in questo caso dei nonni) deve intervenire solo se entrambi i genitori non riescono a provvedere ai figli questo principio deve trovare anche un correttivo sulla base della situazione concreta.
Come si è detto, la sentenza ha diversi precedenti, ad esempio del Tribunale di Roma (del 7 aprile 2004), del Tribunale di Milano (30 giugno 2000), del Tribunale di Reggio Calabria dell’11/05/2007, n. 678, interessante perché esamina a fondo la fattispecie e delinea i limiti dell'applicazione della norma.
Va detto che la Corte Costituzionale è intervenuta più volte per chiarire la natura della norma in commento e, in particolare, con la sentenza del 30 settembre 2010, n. 20509 ha sottolineato che l’obbligo degli ascendenti disposto dall’art. 148 c.c. ha natura sussidiaria ed eccezionale rispetto a quello dei genitori.
Tag: art. 148 cod. civ., disoccupato, mantenimento, mezzi di sussistenza, minore, nonni, padre