Source: https://issuu.com/anaao_assomed/docs/dm_05-2019_def
Timestamp: 2019-07-17 19:47:13+00:00
Document Index: 4004531

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DIRIGENZA MEDICA N. 5/2019 by Anaao Assomed - Issuu
Numero 5 - 2019
Dirigenza Medica - Il mensile dell’Anaao Assomed - Anno XVIII - n. 5 - 2019 - Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% - DCB Roma - www.anaao.it
parlano i Segretari Regionali Anaao 8
I medici denunciano stress e disagio ma difendono il sistema pubblico
I RISULTATI OTTENUTI E LE SFIDE CHE CI ATTENDONO Lo stato della sanità pubblica, le novità legislative, il rinnovo del Ccnl 2016-2018
Stampa STRpress, Pomezia (Rm) Registrazione al Tribunale di Milano n.182/2002 del 25.3.2002. Poste Italiane S.p.A. Spedizione in Abbonamento Postale - 70% - DCB Roma Diritto alla riservatezza: “Dirigenza Medica” garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati nel rispetto della legge 675/96 Costo a copia: euro 2,50 Finito di stampare numero 5 - 2019 nel mese di luglio 2019
editoriale CONSIGLIO NAZIONALE ANAAO ASSOMED
I risultati ottenuti e le sﬁde che ci attendono Il Consiglio Nazionale Anaao Assomed riunito a Catania il 21 e 22 giugno 2019 ha approvato l’esaustiva relazione del Segretario nazionale Carlo Palermo sullo stato della sanità pubblica, le novità legislative e il punto sulla trattativa per il rinnovo del Ccnl 2016-2018. Ha espresso soddisfazione per l’attività delle Commissioni di lavoro e per l’operato dell’Anaao nelle organizzazioni dei medici a livello europeo, nonché per l’andamento della campagna di iscrizioni che registra, nel primo semestre del 2019 signiﬁcativi risultati, a testimonianza della forza e della capacità di penetrazione dell’Anaao nonché dell’attivismo dei suoi dirigenti aziendali e regionali. Auspica quindi la chiusura del Ccnl 2016-2018 in tempi ravvicinati per rispondere alle aspettative delle categorie professionali del Ssn. La sanità pubblica continua la sua fase recessiva, alle prese con il solito teatrino di incrementi economici promessi e negati, il mantra pervasivo del secondo pilastro, periodicamente portato alla ribalta da opportunistiche indagini di mercato, carenze di specialisti, spunto per l’ingegneria creativa delle Regioni alla ricerca spasmodica di una riduzione del costo del lavoro medico, riforme delle autonomie somiglianti ad un golpe istituzionale. I medici ed i dirigenti sanitari rappresentano categorie “stanche e povere”, il cui senso di responsabilità nel tenere in piedi quello che resta della sanità pubblica è messo a dura prova. Non basterà il senso etico a garantire da solo la sostenibilità del Ssn attaccato dalle autonomie differenziate e da politiche aziendalistiche, incapaci di valorizzare la risorsa più preziosa delle organizzazioni professionali, cioè il loro capitale umano. La conversione in legge del decreto Calabria segna un importante punto di svolta nella storia travagliata della formazione post laurea in Italia perché realizza a livello legislativo un obiettivo storico dell’Anaao, quale l’incontro tra lavoro e formazione. Ma esso rappresenta un’importante novità anche per l’avvio di politiche assunzionali con un nuovo tetto di spesa che, però, se garantisce il turn over dal 2018 non è in grado di consentire il recupero dei 10mila posti di lavoro persi, specie nelle Regioni meridionali. E ancora, il Consiglio Nanumero 5 - 2019
zionale ha approvato le linee di indirizzo del rinnovo del Ccnl 2016-2018 mirate in primis a ridurre il disagio lavorativo, garantire percorsi di carriere più articolate e meglio retribuite, assicurare relazioni sindacali più corrette a garanzia dell’esigibilità del disposto contrattuale. La rapida chiusura del Ccnl 2016- 2018 è anche requisito inderogabile per discutere a seguire il Ccnl 2019-2021 che, grazie all’iniziativa politica dell’Anaao e delle Organizzazioni sindacali, ha una dote economica che consentirà di continuare il percorso iniziato. A tale proposito si ritiene necessario continuare a perseguire con ogni mezzo l’acquisizione della Ria alle risorse contrattuali a garanzia del futuro contrattuale delle giovani generazioni. La tempesta perfetta in cui è precipitata la sanità pubblica non è certo passata e la bandiera dell’articolo 32 della Costituzione è rimasta ormai solo nelle mani dei medici e dirigenti sanitari. Alle prese con cambiamenti epocali che riguardano i pazienti, le organizzazioni, le tecnologie che rischiano di non essere più controllabili. In questi processi la forza dell’Anaao e la domanda di sindacato, che non è morta, rappresentano un confortante viatico nell’anno in cui celebriamo il 60esimo compleanno. Il Consiglio Nazionale guarda quindi con grande attenzione ai medici e ai dirigenti sanitari che operano nell’ambito dell’ospedalità privata accreditata, settore in cui, come nel pubblico, vi sono problematiche legate ai disagi professionali e ai sovraccarichi lavorativi, con blocco ultradecennale dei contratti di lavoro, diversiﬁcati tra strutture e anche all’interno delle strutture stesse. Auspica perciò il superamento della frammentazione contrattuale nell’applicazione di regole omogenee che permettano la valorizzazione dell’esercizio professionale ed il riconoscimento del merito all’impegno individuale, di fronte ad una controparte datoriale non sempre sensibile alle istanze del personale dipendente e dei professionisti dimenticando di operare in nome e per conto del Ssn. Inﬁne, il Consiglio Nazionale ringrazia la Ministra della salute, on. Giulia Grillo, per l’attenzione dimostrata verso il nostro mondo e la nostra Associazione con la presenza ai suoi lavori. d!rigenza medica
Strutture e personale. La fotografia del Ssn Ben 1.029 strutture per l’assistenza ospedaliera, 8.928 per la specialistica ambulatoriale, 7.324 per quella territoriale residenziale, 3.064 per l’assistenza territoriale semiresidenziale, 5.649 per l’altra assistenza territoriale e 1.109 per l’assistenza riabilitativa (ex. art. 26 L. 833/78). Un universo dove il pubblico fa la parte del leone con il 52,2% delle strutture che erogano assistenza ospedaliera mentre il privato accreditato domina nell’assistenza territoriale residenziale (81,9%) semiresidenziale (68,2%) e riabilitativa ex art.26 L. 833/78 (77,8%). Sono circa 193 mila i posti letto per la degenza ordinaria, di cui il 21,1% nelle strutture private accreditate, 13.863 posti per il Day hospital, quasi totalmente pubblici (89,6%) e 8.545 posti per il Day surgery in grande prevalenza pubblici (78%). Le unità di personale sono 605.192 (il 71,3% ricopre un ruolo sanitario, il 17,6% tecnico, il 10,8% amministrativo e lo 0,2% professionale) di cui 100.702 sono medici e 253.543 infermieri con rapporto di 2,5 infermieri per ogni medico.
Vediamo quali sono i principali dati emersi È questo lo spaccato delle strutture, delle attività e del personale del Servizio sanitario nazionale, sia nel pubblico che nel privato (case di cura e strutture private autorizzate, accreditate e non accreditate con il Ssn) fotografato dall’Annuario statistico del Servizio sanitario nazionale 2016, pubblicato dal ministero della Salute a cui si affianca una pubblicazione dedicata al personale di tutte le tipologie di strutture.
L’assistenza ospedaliera Il quadro generale delle strutture evidenza nel periodo 2013-2016 un andamento decrescente del numero delle strutture di ricovero, per effetto degli interventi di razionalizzazione delle reti ospedaliere che determinano la riconversione e l’accorpamento di molte strutture: il numero di quelle pubbliche diminuisce del 1,4% mentre per le strutture private accreditate si registra un decremento del 1,1%. Una cura dimagrante che ha però colpito in maniera consistente anche l’as-
sistenza specialistica ambulatoriale: ambulatori e laboratori pubblici sono calati dell’1,6%, con una diminuzione meno evidente per le strutture private accreditate (0,7%). Nel 2016 c’erano 1.029 istituti di cura, di cui il 52,18% pubblici e il 47,81% privati accreditati. Il 64,24% delle strutture pubbliche è costituito da ospedali direttamente gestiti dalle aziende sanitarie locali, il 10,24% da Aziende ospedaliere, e il 25,51% dalle altre tipologie di ospedali pubblici.
Numero di strutture per tipologia di assistenza erogata Anno 2016
Posti letto previsti nelle strutture di ricovero pubbliche e posti letto accreditati Anno 2016
Assistenza Pubbliche 537
Assistenza Specialistica Ambulatoriale Assistenza Territoriale Residenziale Assistenza Territoriale Semiresidenziale Altra Assistenza Territoriale
Assistenza Riabilitativa (ex art. 26)
Posti letto pubblici Regione
Degenza a Pagamento
Posti per 1.000 abitanti
Day Hospital 4
VALLE D`AOSTA LOMBARDIA
LAZIO ABRUZZO MOLISE CAMPANIA
SICILIA SARDEGNA ITALIA
Posti letto previsti nelle strutture di ricovero pubbliche e posti letto accreditati distribuzione per acuti/non acuti indicatori per 1.000 abitanti
Natura delle strutture % Private % accreditate 52,2% 492 47,8%
Posti Letto per Acuti Regione
Posti Letto per Non Acuti Totale
I posti letto per acuti afferiscono alle discipline mediche e chirurgiche ad esclusione delle discipline di riabilitazione (28 - Unit spinale; 56-Recupero e riabilitazione funzionale ; 75 - Neuroriabilitazione) e di lungodegenza (60 - Lungodegenti). I posti letto per non acuti sono quelli afferenti alle discipline di riabilitazione e di lungodegenza.
Posti letto. Il Ssn dispone di circa 193 mila posti letto per la degenza ordinaria, di cui il 21,1% nelle strutture private accreditate, 13.863 posti per il Day hospital, quasi totalmente pubblici (89,6%) e 8.545 posti per il Day surgery in grande prevalenza pubblici (78%). A livello nazionale sono disponibili 3,6 posti letto ogni mille abitanti, in particolare quelli dedicati all’attività per acuti sono 3,0 ogni mille abitanti. E con una disomogeneità territoriale: fra le Regioni con la maggiore densità di posti letto ci sono il Molise con 4,6 posti letto ogni mille abitanti, l’Emilia Romagna (4). Al contrario fra le Regioni con numero 5 - 2019
la minor disponibilità di posti letto ci sono la Calabria (3 posti letto), la Campania (3,1) e Puglia (3,1). A livello nazionale i posti letto destinati alla riabilitazione e lungodegenza sono 0,6 ogni mille abitanti e sempre con notevole variabilità regionale. Delle 538 strutture di ricovero pubbliche, il 30% dispone meno di 120 posti letto e il 16% ha meno di 120 posti letto distribuiti su meno di 5 discipline. Il 42% delle strutture di ricovero pubbliche è caratterizzato da un numero di posti letto compreso fra i 120 e i 400 posti letto. Il 13% delle strutture di ricovero pubbliche è caratterizzato da un numero di posti letto compreso fra i 400 e i 600. Inﬁne il 16% dispone di più di
600 posti letto. Per quanto riguarda il numero delle discipline, strutture di dimensioni ridotte (meno di 120 posti letto) hanno al massimo 14 discipline, mentre le strutture di dimensioni signiﬁcative (più di 600 posti letto) presentano un numero di discipline in genere pari a 15. La presenza di apparecchiature tecnico-biomediche (nelle strutture ospedaliere e territoriali) è in aumento nel settore pubblico, ma con una forte variabilità regionale. Esistono circa 101,1 mammograﬁ ogni 1milione di abitanti con valori oltre 140 in due Regioni (Valle d’Aosta, Umbria).
Attività di pronto soccorso delle strutture di ricovero pubbliche e delle case di cura private accreditate
Non ricoverati
157.451 8.403 485.833
1.202.992 35.385 3.099.177
31.884 23.326 233.273 59.076 91.211 244.011 181.565 53.009 58.678 301.060 73.630 18.858 242.672 204.730 35.858 84.711 225.950 75.083 2.890.272
N° Accessi
% di ricoverati
x 1.000 abitanti
2.809 26 5.724
1.363.252 43.814 3.590.734
11,5 19,2 13,5
310 345 358
230.503
168.578 1.574.731 304.572 496.540 1.443.227 1.225.240 279.118 436.969 1.473.851 422.703 78.718 1.565.424 1.017.862 150.436 448.732 1.458.731 338.544 17.452.033
153 1.734 383 718 1.991 2.253 230 916 5.289 402 170 1.445 1.003 122 474 1.514 350 27.784
192.057 1.809.738 364.031 588.469 1.689.229 1.409.058 332.357 496.563 1.780.200 496.735 97.746 1.809.541 1.223.595 186.416 533.917 1.686.195 413.977 20.370.089
12,1 12,9 16,2 15,5 14,4 12,9 15,9 11,8 16,9 14,8 19,3 13,4 16,7 19,2 15,9 13,4 18,1 14,2
356 368 299 376 380 377 374 323 302 376 315 310 301 327 272 333 250 336
Personale del ssn (aziende sanitarie locali, aziende ospedaliere e aziende ospedaliere integrate con l'universita') per ruolo
36.464 1.359 58.996 5.489 5.015 39.453 12.017 10.971 39.990 35.134 8.060 12.984 31.135 10.456 2.180 31.755 25.614 4.763 13.129 30.982 15.715 431661
124 5 209 27 8 94 29 23 165 116 25 24 85 17 2 90 59 19 49 72 50 1.292
di cui Tecnico 10.309 451 17.264 2.034 1.827 12.186 3.915 2.698 10.219 9.008 1.770 3.321 4.187 2.351 497 5.312 5.550 1.184 2.688 6.419 3.464 106.654
Amministrativo 6.942 343 10.719 1.133 947 6.104 1.465 1.715 5.250 4.206 828 1.783 4.634 1.299 219 4.640 3.550 591 2.385 4.454 2.081 65.288
Totale 53.839 2.158 87.188 8.688 7.797 57.837 17.426 15.408 55.624 48.464 10.683 18.116 40.052 14.123 2.898 41.805 34.774 6.557 18.493 41.954 21.310 605.194
Medici e Odontoiatri 8.400 328 12.731 952 1.039 7.961 2.332 2.404 7.996 7.931 1.970 2.808 7.278 2.710 440 8.978 6.219 1.111 3.769 9.023 4.323 100.703
L’area dell’emergenza Il 52% degli ospedali pubblici nel 2016 hanno un dipartimento di emergenza e oltre la metà del totale degli istituti (65%) di un centro di rianimazione. Il pronto soccorso è presente nell’80,6% degli ospedali. Mentre sono dotate di pronto soccorso pediatrico l’16,9% degli ospedali. Dai dati di attività delle strutture con pronto soccorso si evidenzia che nel 2016 ci sono stati circa 3,4 accessi ogni 10 abitanti; di questi quasi il 14,2% è stato in seguito ricoverato. Quest’ultimo indicatore si presenta altamente variabile a livello territoriale: a fronte di una percentuale di ricovero pari al 11,5% registrato in Piemonte si raggiungono valori pari a 19,3% in Molise. Dai dati di attività delle strutture con 4
Personale Infermieristico 21.387 718 34.516 3.178 2.855 24.350 7.301 6.386 24.228 20.907 4.582 7.876 18.766 6.049 1.313 18.279 14.941 2.853 7.262 17.336 8.461 253544 PER_SSN_01
pronto soccorso pediatrico emerge che ci sono stati 1,5 accessi ogni 10 abitanti ﬁno a 18 anni di età; l’8,1% di questi è stato in seguito ricoverato. I reparti direttamente collegati all’area dell’emergenza dispongono per il complesso degli istituti pubblici e privati accreditati di 4.988 posti letto di terapia intensiva (8,23 per 100mila ab.), 1.160 posti letto di terapia intensiva neonatale (2,45 per mille nati vivi), e 2.618 posti letto per unità coronarica (4,32 per 100mila ab.).
Il personale del Ssn Il personale dipendente è costituito dal personale delle aziende sanitarie locali, compreso quello degli istituti di cura a gestione diretta, dal personale delle Aziende ospedaliere, Aziende ospedaliere integrate con il Ssn e dal perso-
nale delle Aziende ospedaliere integrate con l’Università. Nel 2016 tutto il personale ammonta a 605.192 unità e risulta così ripartito: il 71,3% ruolo sanitario, il 17,6% ruolo tecnico, il 10,8% ruolo amministrativo e lo 0,2% ruolo professionale. Nell’ambito del ruolo sanitario, il personale medico è costituito da 100.702 unità e quello infermieristico da 253.543 unità; il rapporto fra infermieri e medici, a livello nazionale, si attesta sul valore di 2,5 infermieri per ogni medico.Nelle strutture di ricovero pubbliche ed equiparate operano 92.326 medici e 232.570 unità di personale infermieristico. In particolare, nelle Asl il personale dipendente è pari a 404.411 unità di cui 66,0% donne e 34,0% uomini. La composizione media per ruolo è così strutturata: il 71,0% ruolo sanitario, il 17,2% ruolo tecnico, il 13,6% ruolo amministrativo e lo 0,2% dal ruolo professionale. Le unità di personale con proﬁlo infermieristico costituiscono il 57,0% del totale del ruolo sanitario, i medici e gli odontoiatri il 23,3% mentre il 19,7% è rappresentato da altre ﬁgure professionali sanitarie (altro personale laureato; dirigente delle professioni sanitarie; personale tecnico-sanitario; personale funzioni riabilitative; personale vigilanza-ispezione). Nelle strutture di ricovero pubbliche ed equiparate il totale del personale era di a 532.561 unità di cui: il 74,7% con un ruolo sanitario, 17,4% con un ruolo tecnico, 7,6% con un ruolo amministrativo e lo 0,3% con un ruolo professionale.Le unità di personale con proﬁlo infermieristico costituiscono il 59,2% del totale del ruolo sanitario, i medici e gli odontoiatri il 25,6% mentre il 15,2% è rappresentato da altre ﬁgure professionali sanitarie (altro personale laureato; dirigente delle professioni sanitarie; personale tecnico – sanitario; personale funzioni riabilitative; personale vigilanza – ispezione). Nelle Aziende ospedaliere c’erano 136.426 unità di personale di cui 68,0% donne e 32,0% uomini. Di questi: il 72,5% è rappresentato dal ruolo sanitario, 18,0% ruolo tecnico, 9,3% ruolo amministrativo e 0,2% ruolo professionale. Le unità di personale con proﬁlo infermieristico costituiscono il 60,8% del totale del ruolo sanitario, i medici e gli odontoiatri il 24,3% mentre il 14,9% è rappresentato dalle altre ﬁgure professionali sanitarie come per le tipologie precedenti. Negli ospedali a diretta gestione delle Asl c’erano 239.543 unità di personale di cui: 78,3% ruolo sanitario, numero 5 - 2019
Personale del ssn (aziende sanitarie locali, aziende ospedaliere e aziende ospedaliere integrate con l'universita') per proﬁlo professionale Anno 2016
100.617 86
Altro Personale Laureato
Operatori I categoria
247.223
Operatori II categoria
Dirigente delle Professioni Sanitarie Tecnico-Sanitario Riabilitazione Vigilanza e Ispezione Ruolo Professionale
343 32.025 19.161 9.374 174
Collaboratori Tecnico-professionali
Operatori Tecnici di Assistenza
Personale con Qualifiche Atipiche
299 605.194 236
TOTALE Restante Personale Specializzandi Personale contrattista o equiparato Personale addetto ai L.S.U.
605.430 PER_SSN_02
17,0% ruolo tecnico, 4,5% ruolo amministrativo e 0,2% ruolo professionale. Le unità di personale con proﬁlo infermieristico costituiscono il 61,0% del totale del ruolo sanitario, i medici e gli odontoiatri il 25,0% mentre il 14,0% è rappresentato da altre ﬁgure professionali sanitarie. Nelle Aziende ospedaliero universitarie e nei Policlinici universitari privati c’erano 80.746 unità di personale. Di questi il 71,7% è rappresentato dal ruolo sanitario, il 17,9%, dal ruolo tecnico, il 9,8% dal ruolo amministrativo e lo 0,2% dal ruolo professionale. Anche in questo caso il personale con proﬁlo infermieristico è la maggioranza, il 58,1% del totale del ruolo sanitario, seguiti dai medici e gli odontoiatri con il 27,4% mentre il 14,5% è rapprenumero 5 - 2019
Il personale dipendente degli Irccs privati e degli Irccs fondazioni private era di 24.327 unità. Di questi il 70,0% è rappresentato dal ruolo sanitario, il 15,0%, dal ruolo tecnico, il 14,6% dal ruolo amministrativo e il restante 0,4% dal ruolo professionale. Le unità di personale con proﬁlo infermieristico costituiscono il 46,1% del totale del ruolo sanitario, i medici e gli odontoiatri il 28,3% mentre il 25,6% è rappresentato da altre ﬁgure professionali sanitarie,
Irccs pubblici.
Irccs privati.
sentato da altre ﬁgure professionali sanitarie. Le strutture di ricovero equiparate alle pubbliche: comprendono i Policlinici Universitari privati, gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientiﬁco privati e pubblici, gli ospedali classiﬁcati, gli Istituti privati qualiﬁcati presidio Asl e gli Enti di ricerca. Nel 2016 il personale dipendente ammonta a 73.180 unità, di cui: 70,9% ruolo sanitario, 16,8% ruolo tecnico,12,0% ruolo amministrativo, 0,3% ruolo professionale. Le unità di personale con profilo infermieristico costituiscono il 52,0% del totale del ruolo sanitario, i medici e gli odontoiatri il 28,1% mentre il 19,9% è rappresentato da altre figure professionali sanitarie.
Il personale di quelli pubblici e degli Irccs fondazioni pubbliche era di 22.386 unità, di cui: 70,5% ruolo sanitario, 18,9% ruolo tecnico, 10,3% ruolo amministrativo, 0,3% ruolo professionale. Gli infermieri sono il 56,1% del totale del ruolo sanitario, i medici e gli odontoiatri il 25,9% mentre il 18,0% è rappresentato dalle altre ﬁgure professionali sanitarie. Ospedali classiﬁcati. Le unità di personale erano 14.712. Di queste il 74,3% è rappresentato dal ruolo sanitario, il 16,4%, dal ruolo tecnico, il 9,1% dal ruolo amministrativo e il restante 0,2% dal ruolo professionale. Gli infermieri sono il 54,3% del totale del ruolo sanitario, i medici e gli odontoiatri il 30,6% mentre il 15,1% è rappresentato dalle altre ﬁgure professionali sanitarie.
Istituti qualificati presidi di Asl. Nel 2016 il personale dipendente degli Istituti di cura privati qualiﬁcati presidio dell’Asl era di 5.574 unità. Il 68,8% è rappresentato dal ruolo sanitario, il 19,5%, dal ruolo tecnico, l’11,4% dal ruolo amministrativo e il restante 0,3% dal ruolo professionale. Le unità di personale con proﬁlo infermieristico costituiscono il 50,9% del totale del ruolo sanitario, i medici e gli odontoiatri il 28,3% mentre il 20,8% è rappresentato dalle altre ﬁgure professionali sanitarie.,
Enti di ricerca. Solo 976 unità di personale, ma anche in questo caso il 78,8% è nel ruolo sanitario, il 9,9% nel ruolo tecnico, il 11,2% nel ruolo amministrativo e lo 0,1% nel ruolo professionale. Gli infermieri sono sempre la maggioranza con il 62,5% del totale del ruolo sanitario, i medici e gli odontoiatri il 21,5% mentre il 16,0% è rappresentato da altre ﬁgure professionali sanitarie.
Da Nord a Sud d’Italia è allarme rosso Non c’è Regione risparmiata dalla gravissima criticità che si chiama “carenza di medici”. Mancano medici di Emergenza urgenza, ostetrici e ginecologi, anestesisti, ma anche chirurghi e pediatri. Una sofferenza testimoniata dai segretari regionali dell’Anaao Assomed di sette regioni italiane. Secondo le stime del sindacato da qui al 2025 gli scenari saranno a tinte fosche, in Toscana e Piemonte, solo per fare un esempio, mancheranno per ognuna di queste realtà regionalicirca 2mila medici. Soluzioni? Poche e spesso fantasiose. E con l’arrivo dell’estate nelle corsie ospedaliere la situazione è destinata a complicarsi, con medici che avranno difﬁcoltà a programmare le ferie estive.
Da Nord a Sud è vera emergenza. Parlano i Segretari regionali Anaao Assomed.
Flavio Civitelli Segretario regionale Toscana “In Toscana già da oggi ci si confronta con criticità determinate dalla carenza di medici soprattutto per alcune discipline e in alcune realtà periferiche. Nell’area dell’emergenza urgenza mancano circa 150 medici. Una carenza che non consente di programmare le ferie estive e crea una situazione di bornout. La Regione si è mossa con una delibera autonoma premiando economicamente il disagio e mettendo in campo la possibilità di proporre, a chi è in graduatoria per le discipline equipollenti, l’assunzione per il primo biennio in Ps. Sono stati formati 150 medici con corsi on the job riservati ai giovani professionisti non specialisti. Ci sono state molte polemiche su questa soluzione che non garantisce l’assunzione, ma ci auguriamo che la Regione consentirà di accedere in sovrannumero alle scuole di specializzazione. Anche in ginecologia e ostetricia ci sono importanti criticità. Non si possono prendere giovani medici e molti colleghi specialisti hanno difficoltà a lavorare in sala parto a causa di un’attività che espone a contenziosi. In particolare le criticità sono emerse nell’area Nord Ovest dove insistono tre punti nascita al di sotto degli standard previsti. A Piombino è rimasto un solo medico e gli altri punti nascita sono in carenza di organico. Garantire un’assistenza di qualità con un solo ginecologo non è fattibile. Una situazione che ci preoccupa”. numero 5 - 2019
Chiara Rivetti Segretario regionale Piemonte “Le stime Anaao per il Piemonte da qui al 2025 parlano di carenze importanti soprattutto nelle aree della pediatria, della medicina di urgenza, dell’anestesia e nell’area chirurgica e se il futuro è fosco il presente è tutt’altro che luminoso. Da un anno Anaao Piemonte sta denunciato la grave carenza soprattutto di pediatri e urgentisti in particolare negli ospedali di provincia. Non sono stati ﬁn ora presi provvedimenti. A un anno di distanza è molto complicato affrontare l’estate e garantire ai colleghi le ferie. I turni vengono coperti ricorrendo alle cooperative le quali iniziano a scarseggiare, con gettoni mal pagati e con ordini di servizio. E si è arrivati alla chiusura di servizi e alla riduzione dei medici attivi per quelli aperti”.
Toni Palermo Segretario regionale Sicilia “Da anni viviamo una situazione drammatica e in questo contesto l’emergenza urgenza sta pagando un prezzo molto alto, in particolate nei pronto soccorso delle città periferiche come Caltanissetta, Enna, Agrigento, Siracusa o nei grandi paesi come Caltagirone. Un esempio su tutti il Ps di Caltanissetta con 35mila accessi: ci lavorano solo 6 medici sui 16 necessari. Non si riesce a trovare una soluzione, si stanno aspettando i concorsi di bacino. In Sicilia occidentale avevano messo a concorso 70 posti, ma si sono presentati solo 46 medici di cui 6 erano vincitori di mobilità. Quindi appena 40 medici che andranno a coprire le grandi città lasciando Caltanissetta scoperta. I medici sono sotto stress, demotivati, spaventati e sono sempre di più oggetto di aggressione. Sempre a Caltanissetta mancano chirurghi e anestesisti. Stiamo aspettando che vengano messi a bando tutti i concorsi, ma anche che vengano approvati gli atti aziendali. In questo contesto pagano i cittadini che aspettano ﬁno a 12 ore in Ps per essere vistati. Insomma una situazione drammatica soprattutto nelle periferie. Possiamo solo essere ﬁduciosi che il governo regionale trovi una soluzione”.
Adriano Benazzato Segretario regionale Veneto “Le specialità più carenti in Veneto sono soprattutto quelle chirurgiche, mancano in particolare gli ortopedici. Non abbiamo medici di pronto soccorso, pediatri ospedalieri, ginecologi e ostetrici. Consideriamo poi che in Veneto abbiamo una situazione oro geograﬁca difficile. E così nell’azienda polesana abbiamo avuto moltissimi abbandoni, sono andati via ﬁno a 80 medici. Le Aziende hanno utilizzato in modo illecito cooperative e medici gettonisti e hanno pensato di reclutare i medici in pensione. Tutte azioni verso le quali abbiamo presentato ricorso. Fortunatamente grazie all’azione dell’Anaao Assomed nella legge di Bilancio è stato possibile l’utilizzo dei medici specializzandi dell’ultimo anno di corso, e ora con il decreto Calabria anche quelli del penultimo anno. Un’opportunità già utilizzata da Azienda Zero”.
Massimo Peccianti Segretario regionale Molise “In Molise già nel 2009 mancava almeno il 40% degli organici, in particolare ginecologi, ortopedici e medici di pronto soccorso. La Regione ha pensato a soluzioni fantasiose come quelle dei medici militari o dei medici in pensione, ma anche a medici in convenzione con altre Regioni, cosa che ci lascia perplessi considerando che tutte le regioni sono in sofferenza. Dalla Puglia dovrebbero arrivare in convenzione ortopedici, ma al momento non abbiamo nulla. E con l’avvento delle ferie si presume che questa carenza sarà ancora più evidente a tutto danno dell’utenza e della qualità del lavoro”.
Bruno Zuccarelli Segretario regionale Campania “In Campania stiamo vivendo una situazione drammatica. Nei pronto soccorso la carenza è gravissima e ci sono almeno mille specialisti in meno rispetto al reale fabbisogno. I Ps del Cardarelli, del Santobono, del San Paolo, del San Giovanni Bosco, dell’Ospedale del Mare, oltre a quelli delle aziende della provincia, sono in grandissima difficoltà e non riescono a reggere l’impatto con l’utenza. Questo signiﬁca una sanità poco sicura per il paziente e per i medici. Dalla Regione solo un silenzio assordante. C’è stata una circolare molto formale e poco sostanziale con la quale si invitavano i Dg a spostare i medici dai reparti nei Ps in virtù di una equipollenza delle discipline. Tradotto: si manda in Pronto soccorso un cardiologo che non fa emergenza da 20 anni con un aumento del rischio. Il confronto con la Regione è quindi serrato e aspro, ma ad oggi non possiamo dire che la sanità in Campania sia sicura. Forse bisognerà chiedere gli interventi dei Prefetti per dare risposte”.
Filippo Maria Larussa Segretario regionale Calabria “La carenza dei medici specialisti in Calabria riguarda un po’ tutte le realtà assistenziali ospedaliere. I noti provvedimenti legislativi dovranno ora collimare con la riorganizzazione della rete ospedaliera punto essenziale del programma operativo chiesto al commissario ad acta. Si dovrà riconfermare l’attuale classiﬁcazione in tre Hub con 9 ospedali Spoke e quelli di base e di montagna. In questo scenario da qui al 2025 si determinerà una carenza di 250 medici di urgenza, 150 pediatri e 90 medici di chirurgia generale e psichiatri, ma anche ostetrici e ginecologi. Il problema è che quasi tutte queste specialità risultato disaccreditate e mai attivate presso l’Università Magna Grecia di Catanzaro. La specializzazione di Medicina di Urgenza non è mai stata attivata e sono state disaccreditate le scuole di pediatra e quelle di ostetricia e ginecologia. Quella di psichiatria opera da anni presso altre scuole dell’Italia meridionale. Questo determinerà l’ovvia conseguenza che gli specialisti non saranno formati in Calabria e dovranno essere reclutati in altre realtà regionali”.
Il sondaggio dell’Anaao Piemonte
I medici denunciano stress e disagio ma difendono il sistema pubblico Il 76% dei medici boccia il privato e l’87% le cooperative. Il 70% denuncia livelli di disagio molto alti, causati prevalentemente dalla carenza di personale (48,5%) e dalla burocrazia (40%). Molti segnalano il distacco tra le scelte dell’azienda e le reali necessità dei medici. Sono tentati dalla pensione, ma solo il 17,5% migrerebbe nel privato ed il 10,6% nella medicina di famiglia. Per il 76,5% il privato offre minore appropriatezza diagnostico/prescrittiva e oltre l’87% ritiene che con il ricorso alle agenzie di somministrazione di lavoro medico la qualità dell’assistenza peggiori. Sono questi i principali risultati di un sondaggio realizzato dall’Anaao Piemonte al quale hanno risposto 405 medici iscritti al sindacato.
Liste d’attesa Secondo un’indagine di Cittadinanzattiva, oltre il 70% dei pazienti considera le liste di attesa la principale criticità del nostro Servizio sanitario. Quindi, che sia o meno la principale criticità, l’abbattimento delle liste d’attesa molto probabilmente sarà nell’agenda della nuova Giunta Regionale, come lo era della precedente. Il 56.08% dei nostri iscritti ritiene che il problema delle lunghe attese per l’erogazione di prestazioni sanitarie possa essere superato con l’assunzione di personale (ricordiamo che sono 500 i medici ospedalieri in meno dal 2010 in Piemonte). Per il 30% dei responders, migliorare l’appropriatezza prescrittiva sarebbe la soluzione per ridurre le attese e combattere il consumismo sanitario.
il rischio aggressioni, il contratto fermo da 10 anni, l’età media avanzata, la burocrazia, i medici piemontesi danno un buon giudizio alla qualità dei servizi che offrono: 8. Un otto che si regge sulla loro abnegazione e passione.
Peso del disagio lavorativo Purtroppo anche la valutazione del disagio medico è elevata: su una scala da 0 a 10 (0 disagio minimo, 10 massimo) i colleghi hanno espresso una media di 7. L’impostazione del sondaggio non permette di disaggregare i dati per ambito lavorativo, ma sicuramente la valutazione del disagio da parte di chi deve sostenere numerosi turni notturni e
Dai un voto alla qualità dell’assistenza sanitaria che i medici degli ospedali piemontesi (quindi tu) prestano quotidianamente (1 pessima - 10 ottima) 100%
Nonostante la carenza di personale, il taglio dei poti letto, il rischio denunce,
Credi che il problema delle liste d’attesa si possa risolvere: 56.08%
festivi è superiore a 7. Infatti ben il 44% ha dato un voto al proprio disagio compreso tra 8 e 10, mentre il 26,8% ha votato 9 -10.
Cause del disagio lavorativo La causa del disagio è prevalentemente individuata nella carenza di personale (48.5%). Laddove gli organici sono ridotti al minimo, vi sono necessariamente maggiori carichi di lavoro, maggiori turni disagevoli, maggiore surplus orario e ferie non godute. Ma la burocrazia è avvertita da molti come un importante fattore che determina stress lavorativo: ben il 40% dei responders a ritiene responsabile del proprio disagio lavorativo. I nostri risultati sono in linea con un sondaggio realizzato nel 2014 negli USA (Mayo Clinic Proceedings) ove emerge come il 54% dei medici lamenti almeno uno dei sintomi tipici di burnout. Tra i maggiori driver di questa situazione sembra esserci l’aumento delle ore che i clinici sono costretti a passare svolgendo mansioni di tipo burocratico
Ritieni che il tuo disagio lavorativo sia maggiormente conseguente
Su una scala da 1 a 10 gradua il tuo disagio lavorativo (considerando stress, insoddisfazione, carico di lavoro ecc) 100%
Migliorando l’appropriat...
al rischio aggressioni
0.25% (1) al rischio denunce 11.25% (45)
umentando le convenzioni ...
Prolungando l’orario di...
alla carenza di personale
48.50% (194)
al carico di lavoro burocratico 40.00% (160)
del lavoro in equipe, della progettualità sul professionista, della continuità assistenziale. Oltre l’87% dei responders ritiene infatti che la qualità dell’assistenza peggiori con l’affidamento dei servizi alle cooperative.
Alternative al lavoro ospedaliero Il progressivo aumento del disagio e l’assenza da 10 anni del rinnovo contrattuale stanno determinando l’abbandono del lavoro ospedaliero di molti medici, attratti da alternative con migliore remunerazione e con turni meno disagevoli. Anche l’opzione Quota cento, soprattutto per chi non esercita attività libero professionale, è attrattiva. Infatti, solo il 38.9% dei responders non ha mai pensato di lasciare il proprio lavoro, mentre il 32,8% agogna la pensione, il 17.5% ha pensato di migrare nel privato ed il 10.6% nella medicina di famiglia.
Cooperative La carenza di organico e la difficoltà ad assumere, legata alla penuria di specialisti, ha portato molte Asl del Piemonte ad appoggiarsi ad agenzie di somministrazione di lavoro medico per coprire i turni in ospedale. In quasi tutte le pediatrie della regione lavorano medici delle cooperative, come in molti Pronto Soccorso. Questo a discapito
Il sovraffollamento dei PS ha sicuramente una genesi polifattoriale. Le prestazioni inappropriate, che hanno un importante valore percepito, incidono per il 25% degli accessi ma occupano il 15% del tempo medico. Sugli accessi impropri può avere un ruolo l’ambulatorio dei codici bianchi gestito dai Mmg, che ha un intento educativo nei confronti del paziente poiché viene riprodotta nei PS l’attività eseguibile dai Mmg negli studi sul territorio. Tuttavia, per la maggior parte dei responders (46.7%) la soluzione per ridurre gli accessi in PS è l’ottimizzazione dell’offerta territoriale, con l’apertura di case della salute gestite h12 dai Mmg. Inﬁne il taglio dei posti letto, in assenza di un’adeguata ristrutturazione della rete territoriale e con il contestuale aumento della popolazione anziana, causa il cosiddetto “effetto imbuto”, ovvero la difficoltà a ricoverare per ritardi nelle dimissioni dai reparti. Dunque anche l’aumento dei PL nella long term care è una strada da percorrere per ridurre il sovraffollamento dei PS.
Piccoli ospedali La chiusura dei piccoli ospedali continua ad essere argomento spinoso, anche se la maggioranza dei colleghi (57,2%) è a favore della loro chiusura (riconversione) soprattutto in previsione della costruzione di nuovi centri di riferimento.
Credi che afﬁdare i servizi di pediatria/pronto soccorso alle cooperative, inﬂuisca sulla qualità dell’assistenza ai pazienti? pp No , la qualità dell...
Privato/privato accreditato Il 23 maggio 2019 con una sentenza storica, il Tar ha dato ragione all’Anaao ed ha bloccato la Delibera Regionale che consentiva al privato accreditato di prescrivere visite ed accertamenti a carico del SSR. Il timore dell’Anaao, che per questo ha impugnato la DGR, era che alcuni centri privati accreditati potessero così aumentare la prescrizione di esami inappropriati ma remunerativi, incrementando vertiginosamente la spesa sanitaria. Questa posizione non intende affatto metter in dubbio la professionalità e la deontologia dei colleghi che lavorano nell’ accreditato, che anzi devono essere difesi dal rischio di inopportune pressioni per ﬁnalità economiche. La sentenza del Tar è supportata anche dall’opinione dei nostri iscritti, che ritengono che le strutture private/private accreditate offrano una minore appropriatezza diagnostico/prescrittiva rispetto al pubblico (76.5%).
Domanda aperta: ci sono ulteriori criticità? Alla domanda aperta su eventuali ulteriori criticità della sanità Piemontese, molti colleghi hanno segnalato il distacco tra le scelte dell’azienda e le reali necessità dei medici: l’eccessiva aziendalizzazione, gli obiettivi di budget e non clinici, la mancanza di confronto con i dipendenti. Problematiche sentite sono anche l’interferenza politica nella nomina delle Direzioni Aziendali e i criteri per la scelta dei Direttori di SC. Segnalata la difficoltà per le madri-medico di conciliare i tempi di vita e lavoro. Inﬁne, la mancanza da 10 anni di un rinnovo contrattuale è sottolineata ripetutamente. Condividi un’eventuale strategia politica di chiusura dei piccoli ospedali, in alcuni speciﬁci casi sostituiti dalla costruzione di Ospedale unico (ASL TO5, Osp. Novara, Osp. Verbania, asl CN2)?
no Migliora
Hai mai pensato di:
Credi che il sovraffollamento dei Pronto Soccorso si possa risolvere:
32.82% 32.82% Aumentando i Pl in lungodegenza
Passare al privato
17.56% 17.56%
Credi che l’appropriatezza diagnostico/terapeutica del privato/privato accreditato sia uguale a quella del pubblico ?
21.75% (87)
sì Passare alla medicina di...
Aprendo le Case della Salute con medici di Mmg H 12
10.69% 10.69%
46.75% (187)
Non ho mai pensato di...
38.93% 38.93% Aprendo ambulatori dei codici bianchi gestiti dai mmg
no, è peggiore
Assemblea Anaao Giovani – Als
Dai banchi alla corsia, la formazione post laurea dei medici italiani Specializzandi considerati alla stregua di super-studenti, all’occorrenza medici, quando devono coprire le carenze di personale nelle Università. Talvolta considerati senza titolo, mentre invece dovrebbero avere legittima possibilità di operare. Il tutto in assenza di ferie, orario di lavoro, maternità. Dall’altra parte, 10mila giovani medici che in specializzazione non riescono proprio ad entrarci, bloccati nel cosiddetto ‘imbuto formativo’ dovuto alla mancanza di posti nelle scuole di specializzazione dopo la laurea.
Questo il quadro disegnato nell’assemblea Anaao Giovani - Als (Associazione liberi specializzandi) che si è svolta a giugno scorso al ministero della Salute, in cui i giovani medici hanno chiesto dignità professionale e una formazione pratica di eccellenza. Pierino Di Silverio (Responsabile nazionale Anaao Giovani) nell’introdurre i lavori ha sottolineato come una formazione conseguita soltanto nelle Università abbia il limite di essere povera di una reale applicazione pratica. Ne viene fuori un Medico Ibrido, un Super Studente i cui diritti vengono riconosciuti saltuariamente, ma i cui doveri spesso coincidono con lo svolgere attività sostitutiva del medico di ruolo. Questo paradosso produce Specialisti le cui competenze ﬁniscono per essere ﬁglie della discrezionalità e del buon senso dei Direttori di Scuola piuttosto che di un vero percorso formativo capace di garantire l’acquisizione di skills professionali validate e certiﬁcate.
michele voglino Responsabile Anaao Giovani Regione Toscana
In questo scenario poter constatare che il Learning Hospital è una scelta su cui il Governo punta rappresenta più di un sogno che si realizza. Gian Maria Luizzi (Direttivo ALS) ha evidenziato come la mancata programmazione nel tempo e la scarsa acquisizione di capacità professionali durante il percorso formativo del Medico siano stati i reali problemi che hanno generato un sistema carente numericamente in ﬁgure qualiﬁcate. Bisognerebbe tendere idealmente alla proporzione di 1 borsa di formazione per 1 medico che accede alla facoltà mentre oggi questo rapporto è di 1 a 3. Nel tempo l’imbuto formativo è stato perciò inevitabile. Allo stato attuale la conferenza Stato-Regione dichiara un fabbisogno di circa 8mila borse, ma è utile fare di più. Liuzzi si è soffermato sullo scarso appeal che alcune Scuole di Specializzazione generano e che si ripercuote in 900 abbandoni circa in poco meno di 2 anni. “Non bisogna disperdere questi ﬁnanziamenti riassegnando precocemente le borse quando perse”. In conclusione l’auspicio di una riforma delle Scuole di Specializzazione da attuare in tempi brevi e che punti soprattutto alla formazione, quella reale sul campo. Massimo Minerva (presidente ALS) ha proposto una disamina delle carenze del percorso formativo insite nelle Scuole di Specializzazione ribadendo come il decreto 13 giungo 17 che stabilisce le norme di Accreditamento per ogni singola Scuola molto spesso sia stanumero 5 - 2019
anaao giovani to eluso dalle Università che di fatto, essendo Organo controllato e controllante, utilizza numeri e dati non veriﬁcabili. Porta l’esempio delle scuole di Chirurgia dove vengono dichiarati numeri di intervento da primo operatore che il Medico Specializzando non ha mai eseguito di fatto. Ha poi lanciato un appello alle Università affinché i dati dell’accreditamento che queste forniscono possano essere veriﬁcati da un Ente terzo o comunque da un sistema oggettivamente misurabile. Minerva ha chiesto di fare una riﬂessione anche sul dato Enpam del 30% dei Medici Laureati che non supererebbero l’Esame di Stato dopo la riforma del Decreto Fedeli così da generale altro “tempo perso” nel percorso formativo del Medico che si aggiungerebbe al famoso “imbuto formativo”. Ha accusato Sigm di non fornire dati concreti e veriﬁcabili ritenendo la proposta di aumentare il numero di accessi alla facoltà di Medicina una chimera non produttiva per il sistema, una “non urgenza”. Il discorso si è quindi spostato sulla necessità invece di recuperare quelle borse di specializzazione che vanno perse procedendo celermente alla loro riassegnazione. Ha affidato la conclusione del suo intervento alla constatazione che Università, Politica e Ssn sono elementi non dialoganti che hanno in mano il percorso formativo del giovane Medico e lo indirizzano inevitabilmente nel bene e male; pertanto ha proposto un tavolo di confronto costruttivo tra le parti.
Specialistica non si è ancora insediato; la legge 161.2014 che legifera sull’orario lavorativo viene sistematicamente disattesa per la certezza dell’impunità di cui gode il Sistema Università e gli Specializzandi vengono costretti a ﬁrmare l’eccesso orario come atto volontario dedicato all’approfondimento o allo studio. Conte ha insinuato e smontato la tesi e allora diviene più chiaro: questa squadra non è vincente, quindi il pallino del gioco non può essere lasciato soltanto all’Università. La proposta è quella di un biennio lasciato all’Università per poi permettere allo Specializ-
Alessandro Conte (Vice-Responsabile Nazionale Anaao Giovani) ha puntato il dito contro le Università partendo dall’assioma calcistico “squadra che vince non si cambia” e ha sviluppato il suo intervento fornendo numeri e dati per scardinare questo concetto. Riferendosi ad un campione di poco meno di 600 Specializzandi ai quali sono stati somministrati questionari sull’indice di gradimento della Scuola. Ne viene fuori che 1 su 3 dichiara di ricevere una formazione pessima o insufficiente, il 71% avrebbe imparato di più in rete formativa, per il 74% dei casi il governo della Specialità dovrebbe essere spostato ed il 42% propone di farlo gestire al SSN. Intanto, ha dichiarato Conte, l’università continua a non fornire alcun dato di gradimento, forte dell’autoreferenzialità di cui gode e di un sistema per cui è Organo giudicante e giudicato. Ha poi ribadito come a distanza di 11 anni dalla legge 368.99 in Friuli l’Osservatorio nazionale per la Formazione
zando di formarsi anche in Strutture Ospedaliere Altamente Performanti individuate sulla numerosità della casistica e sulla qualiﬁca riconosciuta da Organi Stato-Regione.
CORSIA LA FORMAZIONE ALLA
POSMTELDAICURI EA DEI
Manuel Tuzi (componente Commissione Cultura Camera dei deputati) ha ribadito la sensibilità del Governo per il problema formativo dei Medici italiani e ha sottolineato come loro stessi abbiano messo sul piatto della bilancia 1800 borse di Specializzazione in più in 1 anno e 1000 per la Medicina Generale, cosa che il precedente Governo PD non aveva fatto in 5 anni. Il Decreto Calabria signiﬁca anche aver voluto recepire ed attuare quella che è un’esigenza formativa diversa, più attuale ed al passo con l’Europa. Signiﬁca voler superare il decreto Fedeli e rendere più smart il percorso tagliando i tempi morti fra laurea abilitazione e specializzazione con possibilità di accedere ai concorsi già dal V anno. Nel programma di Ri-
forme Tuzi ribadisce il concetto della differenza tra selezionare un numero e selezionare le eccellenze lasciando anche aperto uno spiraglio per l’accesso libero alla facoltà di Medicina. Posta l’estensione della rete Ospedaliera nel percorso formativo, propone un Contratto Unitario di Formazione Lavoro per i Medici in Formazione Specialistica che accedano al Ssn ed un controllo qualitativo dei Tutor. Ha preannuncia che il decreto può arrivare a luglio in aula per il voto. Il Ministro della Salute Giulia Grillo è intervenuta auspicando una Riforma che annulli i tempi morti nel percorso formativo, che rispetti il ruolo delle Università garantendo allo stesso tempo qualità ed elementi di novità. Il decreto Calabria ha prodotto norme emergenziali che potrebbe non essere l’ideale, ma che sono una chiara manifestazione di intenti sulla programmaticità e l’innovazione del percorso formativo ideato dal Governo. Gli Ostacoli burocratici ed Amministrativi sono e saranno tanti ma ogni sforzo verrà garantito per il cambiamento. “Il Ssn ha già fatto la sua parte e non c’è intenzione di cedere un centesimo né di assecondare clausole economiche”. Si congeda dall’auditorium ringraziando i giovani Medici che si applicano con passione ed ardore sul tema formativo perché “il dialogo ed il confronto è importante per la crescita di un sistema democratico”. Carlo Palermo (Segretario nazionale Anaao Assomed) ha chiuso i lavori tracciando la linea da seguire per la sopravvivenza del Ssn: imprescindibilità di un ﬁnanziamento congruo e di una ottimizzazione delle risorse evitando gli sprechi. Palermo ha riconosciuto al governo il merito di aver equiparato per la prima volta il numero dei contratti di formazione (specializzazioni + Mmg) con il numero degli accessi alla facoltà ma per lo sblocco del Turn-over è necessario un ﬁnanziamento aggiuntivo per le assunzioni. Il Decreto Calabria è un buon punto di partenza. La formazione garantita unicamente dalle Università deve essere rivista ed è imprescindibile che il Ssn svolga un suo ruolo nel processo di formazione dei Medici perché il saper fare ed il saper essere si impara nelle corsie degli Ospedali Italiani. “La riforma è difficile da farsi ma impossibile da non farsi. Bisogna andare avanti”, è l’ultima e deﬁnitiva esortazione che ha rivolto al Ministro Grillo. d!rigenza medica
Assemblea Generale Ejd
La formazione post laurea in Europa La formazione post laurea in Europa è stato il tema centrale discusso all’Assemblea Generale Ejd che si è svolta a Edimburgo il 10 e 11 Maggio 2019. Approvata la nostra candidatura per ospitare lo Spring Meeting dell’EJD a Maggio 2020 in Italia
nunzia verde Delegata Anaao Assomed all’Ejd
Il report dei lavori. L’Assemblea Generale è iniziata con la presentazione della candidatura della Danimarca come “full member” di EJD, la richiesta è stata accolta all’unanimità. Alcune perplessità sono state sollevate in relazione alla precedente autoesclusione della stessa, svariati anni fa, per scelte operate dalla precedente delegazione, coordinata da un differente direttivo dell’associazione nazionale di riferimento.
NATIONAL INTERIM Francia Come anticipato nella scorsa GA, il governo francese sta valutando di apportare delle modiﬁche relative al percorso formativo del medico. In particolare, la durata della Scuola di Medicina dovrebbe essere di 6 anni, la durata della Specializzazione dovrebbe variare tra i 3 e i 6 anni, in base alla speciﬁca disciplina. Per alcune specializzazioni, come ad esempio cardiologia dovrebbe essere previsto un aumento della durata di specializzazione da 4 a 5 anni. È 12
possibile effettuare un periodo di extratraining opzionale o un FST ovvero un accesso a più specialità. La parte teorica prevede corsi nazionali online, mentre per la parte pratica sarà prevista l’introduzione di un logbook personale al ﬁne di monitorare il progresso dello specializzando, mediante l’acquisizione delle skills speciﬁche. Il titolo effettivo di medico viene conseguito solo al termine di tutto il percorso formativo post-laurea. C’è l’ipotesi di una possibile abrogazione dell’esame nazionale a partire dal 2022. Tali modiﬁche si stanno attuando nell’ottica di garantire al giovane medico la reale scelta della specializzazione per sopperire all’accontentarsi di una specializzazione non voluta in base alla sua posizione in graduatoria. Tuttavia non è ancora chiaro in che modo verranno sostituiti i test attualmente esistenti, sia per l’accesso a medicina sia per le Scuole di Specializzazione, è ipotizzabile che si propenda verso un sistema di prove in più tempi lungo tutto il percorso formativo, dando quindi peso al curriculum.
Grecia È in corso l’ampliamento del numero di specializzazioni mediche, come ad esempio sono state inserite come nuove specializzazioni genetica medica e pediatria, considerate precedentemente parte integrante di altre specializzazioni e non singole specialità. In tal processo l’associazione dei giovani medici della Grecia non è coinvolta nei processi decisionali, ma solo come organo consultivo.È stato presentato l’evento giunto alla sua terza edizione “internationalization of the ceremony of reciting the Hippocratic oath”, ossia la cerimonia in cui si pronuncia il giuramento di Ippocrate, in lingua originale, nella suggestiva cornice del tempio di Aclepio sull’isola di Kos, terra natia di Ippocrate stesso. Tale cerimonia si svolge in seno ad un congresso annuale che, tra gli altri temi, affronta anche argomenti di sensibilizzazione etica dei giovani medici.
Estonia È stata riportata la mancanza di un sistema efficace di supervisione del percorso post-laurea. Come Associazione hanno richiesto di migliorare i programmi formativi e di introdurre la possibilità di un part-time training, della durata di un solo anno, per evitare il burnout.
Germania È stata organizzata una manifestazione, che ha visto la partecipazione di oltre 5000 medici, per denunciare lo scontento comune per l’attuale condizione lavorativa medica in termini di effettivo orario di lavoro, non c’è alcuna normativa nazionale che regolamenti le modalità di timbratura, spesso alterate per mano dei primari; nonché della inadeguata retribuzione delnumero 5 - 2019
TOPIC TRATTATI Digital Health e E-medicin Si è discusso circa la possibile importanza ed utilità della digitalizzazione della medicina e di come dovrebbe attuarsi la sua diffusione e in che tematiche speciﬁche potrebbe trovare un valido ausilio (ad es. nel rapporto medicopaziente, nella digitalizzazione dei dati clinici europei di tutti i pazienti). Verrà preparato uno statement poiché è necessario il coinvolgimento dei medici per lo sviluppo dei tools. È emerso come tale conoscenza sia importante non solo per i pazienti ma per gli stessi medici.
Approvate le seguenti mozioni
le reperibilità. N.B. In Germania non esiste la specializzazione in Emergenza ed Urgenza, ma una parte viene fatta nell’ambito della Medicina Interna e una parte viene fatta con dei corsi simile al corso di emergenza territoriale.
Portogallo Da ottobre ci sarà un nuovo test di accesso per la specializzazione e standardizzazione della Scuola Nazionale di Medicina. Il precedente test era basato sui Principi di Medicina Interna di Harrison, pertanto si è reso necessario un nuovo modello di esame che verterà su: Medicina (50%), Chirurgia (15%), Pediatria (15%), Ginecologia (10%) e Psichiatria (10%). L’esame avrà 150 domande, una durata di 240 minuti e ha una bibliograﬁa di riferimento di 6 libri. Inoltre, la successiva procedura di accesso alla specializzazione includerà il voto ottenuto nella scuola di medicina (25% per il voto ﬁnale della scuola di medicina, 75% per l’esame di accesso nazionale alla specializzazione). Per rendere il voto relativo al curriculum più equo, i voti di tutti i candidati verranno adeguati secondo un coefficiente dipendente dalla media del proprio Ateneo. Tutti i candidati verranno chiamati in ordine di graduatoria, secondo scaglioni di circa 100 persone, per effettuare la propria scelta in base ai posti disponibili. L’intera procedura richiederà circa 2 settimane (http://www.acss.minsaude.pt//2016/09/26/acesso-a-areade-especializacao/).
Riconoscimento delle qualiﬁche professionali in caso di Brexit, al ﬁne di: facilitare la registrazione tempestiva di medici qualiﬁcati del Regno Unito, cittadini dell’UE, che cercano di esercitare nell’Europa continentale in caso di un “no deal” Brexit: sostenere gli studenti, cittadini del SEE o del Regno Unito, che frequentano le scuole di medicina britanniche prima della Brexit, che non meritano di essere penalizzati a causa delle azioni dei politici. Supporto all’associazione tedesca, Marburger Bund, nelle richieste incentrate sul miglioramento delle condizioni di lavoro, in particolare sulle seguenti esigenze: registrazione temporale corretta che non può essere manipolata. La registrazione del tempo deve iniziare e ﬁnire alla porta dell’ospedale; almeno due ﬁne settimana liberi (da venerdì 6:00 a lunedì 7:00) in un mese; preventivo annuncio dei registri (sei settimane prima) e compenso ﬁnanziario per i medici, nel caso in cui elenchi vengono modiﬁcati dal datore di lavoro con preavviso breve; limite superiore per i servizi di guardia in loco (entro una settimana di calendario, entro un mese di calendario e all’interno di un trimestre di calendario); regolare smonto lavoro dopo un servizio di guardia in loco; supplemento di pagamento per i servizi di guardia. Autumn General Assembly 2019 È stato presentato il planning dell’Autumn General Assembly che si terrà a Berlino il 1 e 2 Novembre 2019.
Lituania È stata riportata una marcata eterogeneità inter ed intra-specializzazione nell’acquisizione delle skills durante il percorso formativo post-laurea. numero 5 - 2019
Spring General Assembly 2020 È stata approvata la nostra candidatura per ospitare lo Spring Meeting dell’EJD a Maggio 2020.
Brexit e modifica dello statuto Si è tenuta un’ampia discussione relativa all’approvazione delle eventuali modiﬁche dello Statuto circa la questione della Brexit, nello speciﬁco se l’assemblea riteneva opportuno che la Gran Bretagna dovesse rimanere in EJD, essendo stata accettata la loro presenza come stato membro antecedentemente alla Brexit. Dal dibattito sono emerse molte perplessità, in quanto nessuna delle modiﬁche statutarie proposte ha avuto esito favorevole da parte dei legali, per cui si è deciso, tramite votazione, di rimandare tale problematica alla prossima GA sperando che per quel momento il quadro politico possa essere maggiormente deﬁnito. Nonostante il dibattito in UK sia ancora molto aperto, per i prossimi due anni non cambierà nulla per i giovani medici UK. Elezioni per la Candidatura EJD UEMS Representatives Vaccinazioni Si è discusso su questo topic molto dibattuto anche in Europa, in termini di obbligatorietà e di come trasmettere una corretta informazione alla popolazione. Ci siamo interrogati su come può EJD essere coinvolto in merito. Inoltre, WHO ha elaborato un report che aiuta il medico a rispondere in pubblico a tutte le domande e i dubbi in merito al tema delle vaccinazioni. Cambiamenti climatici È stata esposta un’interessante presentazione delle ripercussioni che si hanno sulla salute delle persone a causa dei cambiamenti climatici degli ultimi anni; Sono state stimate circa 250mila morti aggiuntive per anno. Si rende, quindi, necessario migliorare i sistemi di trasporto utilizzando trasporti sostenibili, stressare il concetto di un’alimentazione sana con sistemi sostenibili per la produzione di cibo. In Germania, circa 50 ospedali hanno ridotto l’utilizzo di CO2 (all’incirca 30.000 tonnellate di co2) risparmiando, in 3 anni, 3 milioni di euro. Progetto sulle risorse rinnovabili e sullo smaltimento dei rifiuti ospedalieri Si è discusso circa l’importanza delle risorse rinnovabili anche in ambito sanitario e di un corretto processo di smaltimento dei riﬁuti. Dato l’interesse del tema verrà presentato un progetto alla prossima GA EJD. World Federation for Medical Education Presentazione degli standard relativi alla medical education previsti dalla WFME, che si pone come obiettivo quello di provvedere al miglioramento della qualità dell’educazione medica. Violenza vs i medici Si è discusso sulla tematica delle aggressioni contro il personale sanitario e delle diverse esperienza nei paesi europei. Il dato interessante emerso è che in Estonia, i medici possono compilare un assessment, in cui viene dichiarata la potenziale violenza percepita da parte del paziente nei confronti del medico, il quale in tal modo può riﬁutarsi di visitarlo. È stato chiesto di presentare in maniera più completa tale procedura alla prossima GA. Altra informazione di interesse generale è stata la recente legge Croata che ha introdotto pene molto pesanti per i casi di violenza nei confronti dei medici e personale sanitario. Association for Medical Education in Europe ha accettato le survey sul percorso post-laurea, sul burn-out e sull’orario di lavoro presentate dall’EJD. Mutual Recognition of Professional Qualification Directive Si è discusso sulla necessità di attuare delle modiﬁche sui minimal standard dei post-training, al ﬁne di rendere omogenea la formazione post-laurea in Europa
È ﬁnito l’incubo ebola? Da 9 mesi è in corso un’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (DRC), che ad oggi annovera quasi 1.500 casi, di cui quasi mille fatali, con un tasso di letalità che è fra i più alti ﬁnora registrati. Si tratta della decima epidemia che ha colpito il paese, e della seconda epidemia più importante della storia, dopo quella che nel 2014-2016 ha colpito 3 paesi dell’Africa Occidentale (Sierra Leone, Liberia, Guinea), con 28.652 casi e più di 11mila decessi
maria capobianchi Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “L. Spallanzani”, Roma
Il virus Ebola è stato scoperto nella DRC nel 1976 in una località vicino al ﬁume Ebola, in quello che all’epoca era chiamata Zaire. Da allora il virus si è presentato periodicamente con epidemie di entità molto variabile. I ceppi principali coinvolti sono 3: Zaire ebola virus, Bundibugyo ebolavirus, e Sudan ebolavirus; Zaire è il ceppo coinvolti nell’epidemia del 2014-2016 e in quella attuale della DRC, ma si tratta di ceppi diversi con una storia evolutiva distinta. Il virus circola in qualche reservoir animale selvatico non ancora precisamente identiﬁcato, anche se scimmie e pipistrelli sono fra i principali sospettati, e periodicamente si riaffaccia nella popolazione umana, dove viene introdotto a causa di contatti stretti con la fauna selvatica, spesso a causa della caccia a scopo alimentare. I fattori che determinano se l’epidemia sia di dimensioni limitate, o si allarghi a macchia d’olio, coinvolgendo ﬁno a migliaia di persone, sono ancora non tutti identiﬁcati. Certo è che l’instabilità politica e sociale, la mobilità delle popolazioni, la riluttanza a palesare il proprio stato
di malattia per paura dello stigma e dell’emarginazione che spesso toccano anche i membri della famiglia, il timore di essere forzati a rinunciare alle radicate tradizioni e ai rituali di sepoltura, la sﬁducia nella medicina hanno avuto un ruolo nella maggiore epidemia dell’Africa Occidentale e in quella che oggi sta interessando la DRC. Nell’epidemia attuale, più che nelle passate epidemie, uno sconcertante ruolo è sostenuto dalla violenza contro gli operatori sanitari, tanto che le organizzazioni internazionali hanno non poche difficoltà ad organizzare missioni di sostegno sanitario alle popolazioni colpite. Nell’epidemia dell’Africa Occidentale la cooperazione internazionale ha avuto un ruolo chiave nella strategia di controllo, giovandosi dell’opportunità di allestire una efficace e ﬂessibile rete di laboratori che ha permesso il tempestivo censimento dei casi e l’adozione di misure di contenimento dei focolai. Purtroppo nella attuale epidemia della DRC la situazione è ben diversa: i centri di trattamento sono regolarmente fatti bersaglio di irruzioni da parte di bande armate che sparano e appiccano incendi, ferendo ricoverati e personale sanitario. Oltre agli attacchi dei gruppi violenti, un’altra grande difficoltà è che le persone non si ﬁdano dell’apparato sanitario, e preferiscono rimanere nelle proprie case anziché recarsi nei centri di assistenza, facendo così aumentare il rischio di contagio degli altri membri della famiglia. Inﬁne notizie false di matrice complottista fomentano il sospetto di utilizzo intenzionale del virus per compiere fai-
de politiche, diffuso da fazioni antigovernative che trovano fertile terreno nel clima di odio e disinformazione generale, ed acuiscono ancora di più il clima sﬁducia che accompagna questa epidemia. Questa epidemia è la prima nella quale si è offerta l’opportunità di sperimentare sul campo l’efficacia del vaccino allestito in risposta all’epidemia dell’Africa Occidentale. Si tratta del vaccino basato su un virus ricombinante che esprime la glicoproteina di Ebola (rVSV-ZEBOV-GP), prodotto da Merck, e ad oggi somministrato a più di 100mila persone, con un modello di intervento detto “ad anello”. I risultati preliminari dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, appena resi noti, riferiscono un’efficacia del 97%, ma i vaccinati sono solo una piccola frazione delle persone a rischio di contrarre l’infezione. Nel complesso la situazione nella DRC permane difficile, e per molti aspetti, fuori controllo, con un potenziale rischio che l’epidemia si diffonda anche in stati limitroﬁ. Quale signiﬁcato può assumere per i paesi occidentali una storia di malattia, guerra, uccisioni e povertà che avviene oggi in un angolo della terra da sempre funestato da simili piaghe? Epidemie da agenti poco conosciuti e purtroppo altamente letali sono una realtà che serpeggia e minaccia tuttora la comunità internazionale. Le strategie di contrasto non possono quindi basarsi solo sugli avanzamenti tecnologici: occorre riﬂettere sulla vanità degli atteggiamenti trionfalistici basati sui successi della medicina moderna, e fare i conti con situazioni che non riusciamo a controllare a causa di fattori umani, politici ed economici. Non basta quindi pensare di avere un vaccino efficace per contrastare una simile piaga, ma occorre un approccio intersettoriale per far si che siano comprese le dinamiche sottostanti la diffusione dell’epidemia e che queste siano affrontate nella loro globalità. numero 5 - 2019
d! Avv. Francesco Maria Mantovani Consulente legale Anaao Assomed
Tempo di vestizione È computabile nell’orario di lavoro il tempo necessario al sanitario per indossare e togliere gli abiti da lavoro Un recente sentenza della Sezione lavoro della Suprema Corte di Cassazione (la n. 17635 del 1-7-2019) ha ribadito la computabilità, nell’orario di lavoro, del tempo necessario al sanitario ad indossare e togliere gli abiti da lavoro. Tale sentenza prende le mosse da un principio già da tempo riconosciuto dalla giurisprudenza. La possibilità di computare del cosiddetto “tempo tuta” nell’orario di lavoro si incentra sulla questione se nella nozione di prestazione lavorativa e, quindi, nel computo dell’orario di servizio vadano incluse anche le operazioni preparatorie e, comunque, propedeutiche allo svolgimento mansioni vere e proprie del lavoratore. Ai sensi dell’art. 1, comma 2, lett. a), del D.lgs. 66/2003 costituisce orario di lavoro “qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni”. Partendo da tale deﬁnizione legislativa, il parametro mediante cui valutare se una determinata attività sia compunumero 5 - 2019
Orario di lavoro: “qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni
tabile, o meno, nell’orario di lavoro va individuato nel vincolo di disponibilità del lavoratore nei confronti del datore di lavoro. Ne consegue che “ove sia data facoltà al lavoratore di scegliere il tempo e il luogo ove indossare la divisa stessa (anche presso la propria abitazione, prima di recarsi al lavoro) la relativa attività fa parte degli atti di diligenza preparatoria allo svolgimento dell’attività lavorativa, e come tale non deve essere retribuita, mentre se tale operazione è diretta dal datore di lavoro, che ne disciplina il tempo ed il luogo di esecuzione, rientra nel lavoro effettivo e di conseguenza il tempo ad essa necessario deve essere retribuito” (cfr., ad esempio, Cass. civ., Sez. lavoro, 31/1/2011 n. 2135). La giurisprudenza ha anche ravvisato la nullità delle clausole della contrattazione collettiva pubblica in contrasto con tale principio, il quale risulta inderogabile, in quanto precipitato di norme imperative di legge (Cass. civ., Sez. lavoro, 8-4-2001 n. 8063). Peraltro, la recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione amplia la portata dell’orientamento in esame, introducendo un concetto di “eterodirezione implicita”, allorché, anche in assenza di speciﬁche direttive da parte del datore di lavoro, l’obbligo di indossare speciﬁci abiti da lavoro è imposto da disposizioni di legge rispondenti ad un
interesse pubblico, come ad esempio quelle in materia di sicurezza del lavoro. In quest’ultima caso, l’attività di vestizione deve ritenersi implicitamente autorizzata dal datore di lavoro ed anzi da esso imposta, “potendo in mancanza l’Azienda riﬁutare di ricevere la prestazione”. In sintesi, l’eterodirezione del lavoratore può derivare sia “dall’esplicita disciplina d’impresa ma anche risultare implicitamente dalla natura degli indumenti - quando gli stessi siano diversi da quelli utilizzati o utilizzabili secondo un criterio di normalità sociale dell’abbigliamento - o dalla speciﬁca funzione che devono assolvere e così dalle superiori esigenze di sicurezza ed igiene riguardanti sia la gestione del servizio pubblico sia la stessa incolumità del personale addetto”. La sentenza in esame ritiene sussistente tale eterodirezione implicita anche nei confronti del personale sanitario, in quanto per essi l’uso di uno speciﬁco abbigliamento da lavoro è “imposto dalle superiori esigenze di sicurezza ed igiene, discendente dall’interesse all’igiene pubblica”, con il corollario che il tempo di vestizione deve essere computata nel debito orario del dipendente.
dibattito parlamentare ha suscitato notevoli perplessità e rilievi del Garante della Privacy, a seguito dei quali sono stati stanziati 35 ml di euro previsti nei commi 5 e 6. Tale norma si applica anche ai dirigenti in modo finalizzato; questi ultimi infatti devono “adeguare la propria prestazione lavorativa nella sede di lavoro alle esigenze dell’organizzazione e dell’incarico dirigenziale svolto”
Legge Concretezza: in vigore dal 7 luglio Soluzioni (concrete) per garantire una Pubblica Amministrazione efficiente
Il 7 luglio è entrata in vigore la legge 19 giugno 2019, n. 56 nota come “Legge Concretezza”. Il titolo completo del provvedimento è “Interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell’assenteismo”. L’obiettivo della nuova legge, voluta dal Ministro per la Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno, è quello di individuare soluzioni concrete per garantire l’efficienza della pubblica amministrazione, il miglioramento immediato dell’organizzazione amministrativa e l’incremento della qualità dei servizi erogati ai cittadini. Il provvedimento è composto da sei articoli. Esaminiamoli. Articolo 1. Prevede l’Istituzione del Nucleo di Concretezza, attraverso l’inserimento di quattro nuovi articoli nel d.lgs. 165/2001 (Testo unico sul Pubblico Impiego): 60bis, 60ter, 60quater, 60quinqueies. Tale disposizione si applica per espressa previsione normativa anche alle Aziende e agli Enti del Servizio Sanitario Nazionale. Questo nuovo organismo agirà nell’ambito dei contenuti del Piano triennale predisposto annualmente dal Dipartimento della Funzione Pubblica. In collaborazione con l’Ispettorato per la Funzione Pubblica di cui all’articolo 60 del d.lgs. 165/2001 effettua sopralluoghi e visite ﬁnalizzati a rilevare lo “sta16
to di attuazione delle disposizioni da parte delle pubbliche amministrazioni, nonché le modalità di organizzazione e di gestione dell’attività amministrativa alla luce dei criteri di efficienza, efficacia ed economicità”. I commi successivi disciplinano in dettaglio la procedura di veriﬁca (sopralluogo e visita), di verbalizzazione, le richieste avanzate, le sanzioni, non previste quest’ultime (insieme ai termini perentori) per le aziende sanitarie. Per lo svolgimento delle attività sono previsti cinquantatré dipendenti di cui trenta di nuova assunzione con onere ﬁnanziario pari a euro 4.153.160 annui a decorrere dal 2019. Articolo 2. Contiene disposizioni in materia di misure per il contrasto dell’assenteismo, introducendo “il controllo della presenza tramite sistemi di veriﬁca biometrica dell’identità e di videosorveglianza degli accessi, in sostituzione dei diversi sistemi di rilevazione automatica, attualmente in uso, nel rispetto dei principi di proporzionalità, non eccedenza e gradualità”, come previsto anche dalle fonti comunitarie. Rispetto al testo originario sono state aggiunte le parole “degli accessi” in modo da non creare conﬂitti con quanto disposto dallo Statuto dei Lavoratori. Da segnalare che quest’ultima norma, nel corso del
Articolo 3. Contiene misure per accelerare le assunzioni mirate e il ricambio generazionale nella pubblica amministrazione. In realtà molti commi dell’articolo hanno come destinatari le “amministrazioni dello stato e gli enti pubblici non economici”. Pertanto non si applicano agli Enti e alle Aziende del Servizio sanitario Nazionale. Nel comma 8 sono contenute disposizioni applicabili anche alla sanità. Nel triennio 2019-2021, le procedure concorsuali bandite dalle amministrazioni e le conseguenti assunzioni possono essere effettuate senza il previo svolgimento delle procedure di mobilità. Il comma 11 contiene novità sulla formazione delle Commissioni esaminatrici dei concorsi (compresi quelli per la sanità) anche con l’utilizzo di personale “in quiescenza da non più di quattro anni alla data di pubblicazione del bando di concorso”. I commi successivi disciplinano i compensi per le commissioni esaminatrici. Al comma 15 è prevista l’istituzione presso il Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dell’Albo Nazionale dei componenti delle commissioni esaminatrici di concorso con durata triennale, rinnovabile una sola volta, cui si potrà accedere sulla base di convenzioni. Articolo 4. Sale a 10 anni il periodo di aspettativa senza assegni per lo svolgimento di attività presso soggetti ed organismi pubblici e privati anche operanti in sede internazionale. Il personale collocato in aspettativa non può essere destinatario, nei successivi due anni, di incarichi né essere impiegato nello svolgimento di attività concorrenziali con quella svolta in aspettativa. Articolo 5. Contiene disposizioni in materia di buoni pasto. Articolo 6. Contiene disposizioni ﬁnali speciﬁcando che le Regioni anche per quanto concerne i propri enti e le amministrazioni del SSN, adeguano i propri ordinamenti alle disposizioni contenute dalla legge. numero 5 - 2019
DIRIGENZA MEDICA N. 5/2019