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Timestamp: 2019-06-26 18:54:09+00:00
Document Index: 20162432

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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 20 agosto 2015, n. 17020. Le clausole di polizza che delimitino il rischio assicurato, ove inserite in condizioni generali su modulo predisposto dall’assicuratore, sono soggette al criterio ermeneutico posto dall’art. 1370 cod. civ.; e pertanto, nel dubbio, devono essere intese in senso sfavorevole ali’assicuratore medesimo - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 20 agosto 2015, n. 17020. Le clausole di polizza che delimitino il rischio assicurato, ove inserite in condizioni generali su modulo predisposto dall’assicuratore, sono soggette al criterio ermeneutico posto dall’art. 1370 cod. civ.; e pertanto, nel dubbio, devono essere intese in senso sfavorevole ali’assicuratore medesimo
Sentenza 20 agosto 2015, n. 17020
Nel maggio 2005 l’avvocato V. V. conveniva in giudizio Assicurazioni Generali S.p.A., chiedendone la condanna al pagamento dell’ indennizzo dovutogli in forza di polizza assicurativa stipulata per suo conto nel 2001 dalla Cassa Nazionale Forense; ed avente ad oggetto le spese mediche da lui sopportate in occasione di vari interventi chirurgici ai quali si era sottoposto all’estero, tra il 2002 ed il 2005, per adenocarcinoma al fegato ed alla prostata.
Nella costituzione in giudizio della compagnia di assicurazioni, veniva emessa sentenza n. 651/09 con la quale il tribunale di Verona, in accoglimento della domanda, condannava Assicurazioni Generali al pagamento dell’indennizzo assicurativo di 450.551,00 US $, da convertirsi in euro al cambio della data della sentenza.
Interposto appello da Assicurazioni Generali spa, veniva emessa sentenza n. 370/13 con la quale la corte di appello di Venezia, in riforma della prima decisione, rigettava la domanda proposta dal V., che condannava al pagamento delle spese di lite dei due gradi di giudizio.
Avverso questa sentenza viene dal V. proposto ricorso pe, cassazione sulla base di tre motivi, ai quali resiste con controricorso la Generali Italia S.p.A. (già Assicurazioni Generali spa), a mezzo della propria mandataria Generali Business Solutions spa. Il V. ha depositato memoria ex art.378 cod.proc.civ..
§ 1.1 Con il primo motivo di ricorso il V. lamenta – ex art.360, 1A co. n. 4 cod.proc.civ. – violazione dell’articolo 112 cod.proc.civ.;
dalla interdipendenza delle clausole (che prevedevano casi di indennizzo anche per interventi endoscopici di minor invasività rispetto a quelli chirurgici tradizionali, nonché il rimborso delle spese di espianto d’organo);
dallo scopo perseguito dalle parti, volto a far fronte anche a gravi interventi chirurgici eseguiti con le tecniche operatorie più avanzate;
dalla necessità di interpretare le clausole dubbie in senso più favorevole ali’assicurato.
§ 1.2 Sono fondati, con effetto assorbente della prima censura, il secondo ed il terzo motivo di ricorso.
§ 1.3 Sul piano della contestata violazione normativa in ordine ai canoni legali di interpretazione del contratto ex articoli 1362 seguenti codice civile, la sentenza in esame si limita ad affermare la non pertinenza del richiamo operato dal tribunale all’articolo 1370 cod.civ., posto che il criterio interpretativo’ previsto da quest’ultima disposizione non potrebbe trovare applicazione a fronte di una regolamentazione contrattuale che, come quella di specie, doveva reputarsi chiara ed indubbia (sent. pag.6).
In tale mancato rilievo si pone, ancor prima del criterio suppletivo di cui all’articolo 1370 cod.civ., la violazione di altri e preminenti parametri interpretativi, quali: a. quello per cui l’indagine sulla effettiva intenzione dei contraenti non può limitarsi, ex art.1362 c.c., al senso letterale delle parole, dovendo considerare anche le finalità concretamente perseguite dalle parti; ciò perché il dato testuale, pur assumendo un rilievo interpretativo fondamentale, non può essere ritenuto dì per sé dirimente ai fini della ricostruzione del contenuto dell’accordo, posto che il significato delle dichiarazioni negoziali può ritenersi definitivamente acquisito solo al termine del processo ermeneutico, il quale deve estendersi alla considerazione di tutti gli ulteriori elementi, testuali ed extratestuali, indicati dal legislatore; e ciò anche quando le espressioni possano apparire di per sé chiare e non bisognose di approfondimenti interpretativi, dal momento che un’espressione prima facie chiara può non risultare più tale, se collegata ad altre espressioni contenute nella stessa dichiarazione ovvero se posta in relazione al comportamento complessivo delle parti (così, Cass. n. 12120 del 09/06/2005); b. quello dell’ interpretazione complessiva delle clausole ex articolo 1363 codice civile, non avendo la corte territoriale dato conto del fatto che, sebbene con riguardo a diversi apparati e patologie, la copertura assicurativa in oggetto veniva espressamente accordata anche nel caso di interventi chirurgici non rispondenti alla tecnica tradizionale; né del fatto che, per altro verso, nessun elemento di esenzione dal rischio assicurato era desumibile dall’apposita clausola di limitazione della copertura, osservandosi anzi, in proposito, come la clausola n.2 Sez.Al di polizza prevedesse espressamente, quanto a “grande intervento chirurgico” , il rimborso altresì delle spese “di prelievo di organi o parte di essi”; ricovero relativo al donatore ed accertamenti diagnostici, assistenza medica ed infermieristica, intervento chirurgico di espianto (…)”, così da rendersi applicabile anche all’intervento di trapianto; c. quello, ex art.1369 ce, in base al quale le espressioni che possono avere più sensi (nella specie: “grande intervento chirurgico”) devono, nel dubbio, essere intese nel senso più conveniente alla natura e all’oggetto del contratto; tanto più che si verteva nella specie di un contratto concluso tramite la cassa nazionale di previdenza forense, ed espressamente presentato dalla compagnia assicuratrice come di “impostazione assistenziale ad elevata mutualità”, così d non giustificare, specie in connessione con la pacifica sussistenza di un grave evento morboso necessitante di intervento operatorio, esclusioni di copertura dettate da una troppo stretta interpretazione lessicale; d. quello (l’unico, come anticipato, preso in esame dalla corte di appello, peraltro al solo fine di ritenerlo ininfluente ai fini di causa) di cui all’articolo 1370 codice civile, secondo cui le clausole inserite nelle condizioni generali di contratto o in moduli o formulari predisposti da uno dei contraenti s’interpretano, nel dubbio, a favore dell’altro; si verte, nel caso di specie, di condizioni generali dettate dalla compagnia assicuratrice, alle quali si attaglia il principio secondo cui: “le clausole di polizza che delimitino il rischio assicurato, ove inserite in condizioni generali su modulo predisposto dall’assicuratore, sono soggette al criterio ermeneutico posto dall’art. 1370 cod. civ.; e pertanto, nel dubbio, devono essere intese in senso sfavorevole ali’assicuratore medesimo” (Cass. n. 866 del 17/01/2008).
Così deciso nella camera di consiglio della terza sezione civile in data 20 maggio 2015.
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 27 novembre 2015, n. 24205....
renatodisa - 4 Dicembre 2015