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Timestamp: 2016-10-21 13:17:28+00:00
Document Index: 105325026

Matched Legal Cases: ['art. 154', 'art. 2381', 'art. 154', 'art. 154', 'art. 2381', 'art. 149', 'art. 2381', 'art. 151', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 154', 'art. 6', 'art. 7']

⭐I controlli interni nelle società quotate
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1 I controlli interni nelle società quotate Gli assetti della disciplina italiana e i problemi aperti G. Gasparri 4 settembre 20132 L attività di ricerca e analisi della Consob intende promuovere la riflessione e stimolare il dibattito su temi relativi all economia e alla regolamentazione del sistema finanziario. I Quaderni di finanza accolgono lavori di ricerca volti a contribuire al dibattito accademico su questioni di economia e finanza. Le opinioni espresse nei lavori sono attribuibili esclusivamente agli autori e non rappresentano posizioni ufficiali della Consob, né impegnano in alcun modo la responsabilità dell Istituto. Nel citare i lavori della collana, non è pertanto corretto attribuire le argomentazioni ivi espresse alla Consob o ai suoi Vertici. I Discussion papers ospitano analisi di carattere generale sulle dinamiche del sistema finanziario rilevanti per l attività istituzionale. I accolgono lavori di ricerca volti a contribuire al dibattito accademico su questioni di diritto. Le opinioni espresse nei lavori sono attribuibili esclusivamente agli autori e non rappresentano posizioni ufficiali della Consob, né impegnano in alcun modo la responsabilità dell Istituto. Nel citare i lavori della collana, non è pertanto corretto attribuire le argomentazioni ivi espresse alla Consob o ai suoi Vertici. I Position papers sono documenti di consultazione su ipotesi di modifiche del quadro regolamentare o degli approcci di vigilanza. Comitato di Redazione Giovanni Siciliano (coordinatore), Francesco Adria, Simone Alvaro, Valeria Caivano, Monica Gentile, Nadia Linciano, Valerio Novembre, Paola Possenti, Isadora Tarola Segreteria di Redazione Eugenia Della Libera Progetto Grafico Studio Ruggieri Poggi Stampa e allestimento Tipografia Revelox s.n.c. (Roma) Consob Roma Via G.B. Martini, 3 t f e ISSN (online) ISSN (stampa)3 I controlli interni nelle società quotate Gli assetti della disciplina italiana e i problemi aperti G. Gasparri* Executive summary Il lavoro affronta il tema dei controlli interni in relazione alle società quotate non finanziarie organizzate secondo il sistema tradizionale, soffermandosi sull evoluzione storica del quadro giuridico di riferimento e passando in rassegna i problemi che in tale quadro fanno da sfondo. In base a una classificazione invalsa in ambito dottrinale, per controlli interni (o endosocietari) si intendono quelle attività di verifica e riscontro che competono ad appositi organi e funzioni aziendali appartenenti all organizzazione dell impresa. Recenti episodi di dissesto di grandi imprese quotate sono stati da più parti attribuiti a specifiche mancanze o inefficienze di tali forme di controllo e a ciò ha fatto seguito l adozione di una serie di disposizioni in materia di corporate governance con significativi riflessi proprio nella delineazione della fisionomia dei controlli interni nelle società quotate. Peraltro, alla sempre più diffusa esigenza di prevenire le irregolarità contabili e le false informazioni al mercato irrobustendo i controlli interni ha fatto eco l opinione di quanti ritengono che la reazione regolatoria rischi talora di sfociare in fenomeni di overshooting, imponendo alla generalità delle imprese vincoli e costi eccessivi. Se regole insufficienti in materia di controlli alterano il corretto funzionamento dei mercati, regole eccessivamente severe rischiano, infatti, di rivelarsi comunque inidonee a impedire qualsivoglia anomalia e, lungi dal contrastare comportamenti opportunistici e fenomeni di carattere elusivo, incidono negativamente sull efficienza delle imprese e sugli incentivi alla quotazione. Inoltre, numerose società non hanno tratto gli auspicati benefìci dalle sinergie organizzative e informative instaurate tra i vari soggetti operanti nell ambito dei controlli interni, ma, all opposto, hanno subìto non pochi intralci e ritardi per via delle sovrapposizioni di ruoli, delle duplicazioni di funzioni e delle frammentazioni e dispersioni di compiti che spesso interessano l attività di controllo interno. Il concetto di controlli interni ha subìto una significativa evoluzione storica nel corso degli anni, soprattutto negli Stati Uniti. Fino agli anni 40, essi rappresentavamo un aspetto incidentale, seppure importante, della revisione contabile. Sul finire degli anni 50 cominciò a essere elaborata una nozione di controllo interno più ampia, che andava al di là degli aspetti meramente contabili. Successivamente, intorno alla metà degli anni 80, in seguito alla proliferazione nel mercato statunitense di procedure * CONSOB, Divisione Studi, Ufficio Studi Giuridici. Le opinioni espresse nel lavoro sono attribuibili esclusivamente all autore e non impegnano in alcun modo la responsabilità dell'istituto. Nel citare il presente lavoro, non è, pertanto, corretto attribuire le argomentazioni ivi espresse alla CONSOB o ai suoi Vertici. Si ringrazia un anonimo referee per gli utili commenti. Errori e imprecisioni sono imputabili esclusivamente all autore. 3 I controlli interni nelle società quotate Gli assetti della disciplina italiana e i problemi aperti4 fallimentari a elevato impatto economico, emerse l esigenza di sopperire alle inefficienze dei controlli interni allora operanti. Si affermò, quindi, una nuova chiave di lettura del fenomeno, incentrata sull adozione di un apposita politica di risk management, diretta alla mappatura dei rischi rilevanti e a rafforzare le aree più deboli, attraverso l introduzione di opportuni aggiustamenti organizzativi, nella forma di protocolli comportamentali. Nei primi anni 90, si procedette alla definizione di un modello di riferimento per il management aziendale e, nel corso degli anni duemila, la nozione di controllo interno è stata, infine, inserita in quella più ampia di gestione dei rischi. Da ultimo, l adozione di un approccio risk-based in sede di progettazione e valutazione dei controlli interni, quanto meno con riferimento agli aspetti amministrativo-contabili, si è diffusa in numerosi scenari teorico-applicativi, influenzando profondamente l impostazione dei codici di autodisciplina delle società quotate. Il tema dei controlli interni ha, pertanto, progressivamente perso la connotazione di mero adempimento per assumere un ruolo di crescente rilievo nelle decisioni di business, in particolare dal momento in cui all insieme di procedure organizzative progettate dal management per raggiungere gli obiettivi di economicità, attendibilità e conformità hanno cominciato a essere associati i processi di risk assessment e di risk management. La definizione di sistema di controllo interno si è, quindi, evoluta verso un accezione, più moderna, di strumento di gestione integrata del rischio d impresa (Enterprise Risk Management), di salvaguardia delle risorse aziendali e di creazione di valore per tutti gli stakeholders, con conseguente riconoscimento al consiglio di amministrazione del compito di curare un adeguata attività di controllo strategico dei rischi, quale parte integrante e qualificante dell attività di alta amministrazione consistente nella pianificazione strategica. Il panorama italiano relativo all assetto del sistema di controllo interno si caratterizza per una ripetuta stratificazione di disposizioni di rango legislativo, cui si aggiunge un assai rilevante apparato di best practices di matrice autodisciplinare. Ne è derivata una costruzione regolatoria particolarmente composita, animata da numerosi e consistenti presìdi di sorveglianza che rischiano spesso di sovrapporsi. Sul piano organizzativo, i soggetti aziendali coinvolti nel sistema di controllo vengono generalmente individuati in coerenza con un articolazione delle responsabilità su vari livelli. L intera architettura dei controlli poggia sui controlli di linea, rivolti ad assicurare il corretto svolgimento delle operazioni. Tali controlli vengono effettuati dalle stesse strutture produttive, vengono incorporati nelle procedure oppure vengono eseguiti nell ambito dell attività di back-office. I livelli di controllo successivi assumono usualmente la qualificazione di indiretti, basandosi sui flussi informativi generati all esito degli accertamenti diretti, i quali vengono poi analizzati e raffinati per dedurne conclusioni in merito all attività dell impresa e alle strategie di intervento più adeguate. Le funzioni aziendali alle quali sono affidati i cosiddetti controlli di secondo livello svolgono compiti di monitoraggio e gestione dei tipici rischi aziendali (risk management). Tali controlli concorrono alla definizione delle metodologie di misurazione dei rischi, verificano il rispetto dei limiti assegnati alle varie funzioni operative (compliance) e monitorano la coerenza dell operatività delle singole aree produttive con gli obiettivi di rischio-rendimento prestabiliti. Una posizione centrale viene, poi, riconosciuta alla funzione di internal audit, investita dell attività di controllo di terzo livello. Si tratta di un attività, indipendente e obiettiva, di assurance e di consulenza, finalizzata al miglioramento dell efficacia e dell efficienza dell organizzazione. Essa assiste l organizzazione aziendale nel perseguimento dei relativi obiettivi tramite un approccio professionale sistematico, volto a generare valore aggiunto, in quanto diretto a valutare e migliorare i processi di con- 4 N. 4 settembre 20135 trollo, di gestione dei rischi e di corporate governance. Scopo dell attività è individuare andamenti anomali, violazioni delle procedure e della regolamentazione, nonché valutare la funzionalità del complessivo sistema dei controlli interni. Il quadro degli attori del sistema di controllo è completato dagli organi posti in posizione apicale nell ambito della società. Nel dettaglio, si tratta del collegio sindacale, che rappresenta il vertice del sistema di vigilanza; del consiglio di amministrazione, quale organo di supervisione strategica, che si avvale dell attività istruttoria svolta dal comitato controllo e rischi e di uno o più amministratori, incaricati dell istituzione e del mantenimento di un efficace sistema di controllo interno e di gestione dei rischi; nonché dell organismo di vigilanza e controllo di cui al d.lgs. n. 231/01 (OdV), chiamato a vigilare sulla reale efficacia dei modelli organizzativi in concreto adottati al fine di prevenire i rischi di reato. La lettura diacronica delle riforme intervenute, svolta nell ambito del lavoro, ha permesso di individuare taluni punti di tensione e nodi critici nell ambito del sistema di controllo interno delle società quotate. L indagine si è, quindi, fatta carico di approfondire la concreta articolazione organizzativa dei controlli, quale risultante dalla tessitura di una trama di princìpi e raccomandazioni autodisciplinari su un ordito normativo estremamente composito, prestando particolare attenzione ai tratti salienti degli organi di vertice delle società quotate e alle correlate strutture operative. Si sono, pertanto, presi in considerazione i lineamenti funzionali e le connotazioni strutturali del consiglio di amministrazione, quale articolazione fondamentale del complesso sistema di controllo interno e di gestione dei rischi. La concreta esplicazione del suo ruolo si sostanzia, in primo luogo, nella definizione delle linee di indirizzo del sistema di controllo interno e di gestione dei rischi, in modo che i principali rischi afferenti alla società e alle sue controllate risultino correttamente identificati, adeguatamente misurati, gestiti e monitorati; in secondo luogo, nella determinazione del grado di compatibilità di tali rischi con gli obiettivi strategici preventivamente individuati. L attività del consiglio si declina altresì nell individuazione al suo interno di specifiche figure che possano supportarlo nell esercizio di tale funzione. Tra queste ricorre, anzitutto, l amministratore incaricato del sistema di controllo interno e di gestione dei rischi, tenuto a identificare i principali rischi aziendali e a sottoporli all attenzione del consiglio. Un ruolo di ausilio al consiglio è pure svolto dal comitato controllo e rischi, istituito all interno del plenum, cui è affidato il compito di supportare, con adeguata attività istruttoria, le valutazioni e le decisioni del board in merito al sistema di controllo interno e di gestione dei rischi. La lettura complessiva e sistematica della disciplina di riferimento ha confortato l opinione dominante, secondo cui il board, in quanto organo deputato alla direzione aziendale in posizione sovraordinata, partecipa alla gestione della società definendo le linee di indirizzo strategico, impartendo direttive e delegando proprie competenze, mentre il day-by-day management spetta, in linea di massima, alla componente delegata del plenum, nonché ai dipendenti con funzioni dirigenziali. La componente non esecutiva del consiglio di amministrazione, quindi, oltre a provvedere alla designazione degli amministratori esecutivi e alla formulazione delle direttive e delle deleghe, vigila sulla gestione, attraverso il presidio dei rischi aziendali, nonché tramite il monitoraggio degli organi delegati e delle relative performances. Nel lavoro particolare attenzione è dedicata alla figura degli amministratori indipendenti, recepita nel nostro ordinamento al fine di meglio rispondere alle esigenze di monitoraggio sull operato della componente esecutiva e dei controlli interni e al bisogno di garantire una più variegata composizione dell organo consiliare, onde contribuire a garantire la correttezza sostanziale e procedurale di operazioni particolarmente delicate, spesso causa di inefficienze e conflitti di interessi. 5 I controlli interni nelle società quotate Gli assetti della disciplina italiana e i problemi aperti6 Organo cruciale nell attività di controllo sulla gestione sociale è il collegio sindacale. L impostazione di fondo delle relative competenze è sostanzialmente incentrata sulle funzioni di vigilanza inerenti l osservanza della legge e dell atto costitutivo, il rispetto dei princìpi di corretta amministrazione e l adeguatezza della struttura organizzativa, del sistema di controllo interno e del sistema amministrativocontabile della società. Nella sua qualità di comitato per il controllo interno e la revisione contabile, tra gli oggetti della relativa vigilanza figurano altresì il processo di informativa finanziaria; l efficacia dei sistemi di controllo interno, di internal audit e di risk management; la revisione legale dei conti; l indipendenza della società di revisione legale. Nel lavoro vengono, inoltre, passati in rassegna gli altri attori del complesso sistema dei controlli endosocietari, rappresentati dal dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari, dall internal audit e dall OdV. Delle singole figure illustrate vengono posti in evidenza sia gli aspetti strutturali sia i profili inerenti alla loro funzionalità, affrontando le complesse questioni emergenti dalla descrizione dei rapporti interorganici e dei flussi informativi endosocietari. La ricostruzione sviluppata, arricchita dall analisi delle indicazioni offerte dalla riflessione scientifica, ha messo in evidenza che l architettura del sistema dei controlli e l assetto delle competenze delle relative funzioni, quand anche strutturati dalle società quotate in coerenza col disegno tracciato dalle disposizioni normative e dagli standards di best practice dell autodisciplina, presentano inevitabili ridondanze e duplicazioni, che potrebbero finire col pregiudicare la funzionalità stessa del sistema, in termini di efficienza ed efficacia. I numerosi fattori di ambiguità e incertezza di cui risente il complessivo disegno dell internal governance tracciato ai vari livelli di regolazione determinano l insorgere di delicate questioni interpretative e applicative, che hanno alimentato, negli ultimi anni, un ampio dibattito dottrinale. In particolare, la predisposizione di adeguati assetti organizzativi e amministrativi può presentare una serie di competenze concorrenti: oltre agli organi delegati, ai quali spetta il compito di curare l adeguatezza degli assetti, anche il dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari è coinvolto in tale funzione. Tale figura deve, infatti, predisporre adeguate procedure amministrative e contabili per la formazione del bilancio di esercizio, che concorrono, poi, a formare il complessivo assetto amministrativo-contabile (art. 154-bis, co. 3, TUF), la cui adeguatezza è, infine, curata dagli organi delegati (art. 2381, co. 5, c.c.). A riprova della sussistenza di indici di convergenza si pone l obbligo congiunto di attestazione da parte del dirigente preposto e degli amministratori esecutivi circa l adeguatezza e l effettiva applicazione delle procedure amministrative e contabili (art. 154-bis, co. 5, lett. a, TUF), sul cui rispetto effettivo è, poi, tenuto a vigilare il plenum consiliare (art. 154-bis, co. 4, TUF). Le difficoltà nella definizione dei confini fra i diversi ruoli e i distinti piani di attività aumentano sol che si ponga mente al compito di certificazione attribuito al dirigente preposto, unitamente agli amministratori esecutivi, rispetto, da un lato, al ruolo del board di valutare l adeguatezza del sistema amministrativo-contabile (art. 2381, co. 3, c.c.) e, dall altro lato, a quello del collegio sindacale di vigilare sull adeguatezza e l affidabilità del sistema stesso (art. 149, co. 1, lett. c, TUF). Anche nell ambito della vigilanza sull adeguatezza degli assetti societari possono cogliersi alcune smagliature e sovrapposizioni del tessuto normativo. Non risulta agevole, in effetti, profilare un equilibrata linea di demarcazione tra le attività di verifica spettanti all organo gestorio e all organo di controllo, posto che entrambe le strutture sono chiamate a vagliare la sussistenza di un organizzazione interna adeguata alle caratteristiche dell impresa e di modelli e procedure efficaci ed efficienti. La soluzione più lineare consiste probabilmente nel concentrare l attenzione sul differente contenuto dei poteri-doveri attribuiti 6 N. 4 settembre 20137 dalla legge ai due organi: il plenum consiliare «può sempre impartire direttive agli organi delegati» e, pertanto, contribuisce attivamente alla costruzione degli assetti interni, facendo affidamento sulla veridicità dei dati informativi forniti dagli organi delegati (art. 2381, co. 3, c.c.); i sindaci, invece, onde assolvere al generale dovere di sorveglianza su di loro gravante, «possono, anche individualmente, procedere in qualsiasi momento ad atti di ispezione e di controllo» (art. 151, co. 1, TUF). Ne viene che l attività valutativa dell organo amministrativo è orientata soprattutto alla determinazione e al perseguimento di obiettivi di supervisione strategica, in vista del costante miglioramento dell assetto organizzativo e operativo delle società, mentre le competenze dei sindaci, chiamati espressamente a vigilare sul concreto funzionamento degli assetti, si rivolgono prevalentemente alla verifica dell efficacia e dell efficienza di strutture già definite e operanti. Inoltre, sul piano temporale, la valutazione sembra essere discontinua: il compito di controllo affidato agli amministratori non esecutivi comporta un giudizio complessivo episodico, destinato a svolgersi sulla base delle informazioni volta per volta ricevute dagli amministratori muniti di deleghe, nonché ex post, ossia in relazione a procedure già predisposte, mentre la vigilanza pare riferirsi a un attività di monitoraggio ininterrotta, da esercitarsi senza soluzione di continuità. Nelle società quotate che aderiscono al Codice di Autodisciplina anche il comitato controllo e rischi interviene nell ambito del controllo degli assetti delineati dagli organi delegati e la sua attività sembra poter interferire con quella del collegio sindacale. In particolare, il comitato deve riferire periodicamente al consiglio di amministrazione sull adeguatezza del complessivo sistema di controllo interno e di gestione dei rischi (art. 7.C.2, lett. f, del Codice di Autodisciplina), il quale costituisce parte integrante e inscindibile della struttura organizzativa della società, sulla cui adeguatezza vigila, per l appunto, il collegio sindacale. Inoltre, il Codice di Autodisciplina raccomanda al comitato endoconsiliare di valutare il corretto utilizzo dei princìpi contabili per il bilancio d esercizio e consolidato (art. 7.C.2, lett. a), attività che presenta indubbie connessioni con i ricordati doveri di vigilanza sull adeguatezza del sistema amministrativo-contabile e sull affidabilità di quest ultimo nel rappresentare correttamente i fatti di gestione. Peraltro, a stemperare l apparente interferenza ha contribuito l ultima revisione del Codice di Autodisciplina, nella quale al dirigente contabile viene attribuito il ruolo di affiancare il comitato nella citata attività di valutazione, con l aggiunta, in funzione di ulteriore coordinamento, del parere obbligatorio del revisore legale e del collegio sindacale (art. 7.C.2). Anche le funzioni dell OdV quale struttura chiamata a vigilare sul funzionamento e sull osservanza dei modelli organizzativi idonei alla prevenzione di determinati reati, nonché a curarne l aggiornamento possono presentare punti di contatto e momenti di intersezione con i compiti degli organi sociali che, a vario titolo, sovrintendono agli assetti organizzativi. L ambito operativo dei presìdi e delle procedure dirette a garantire la correttezza gestionale si estende, infatti, tendenzialmente sino a comprendere l attitudine a prevenire la più intensa forma di mismanagement aziendale: quella criminosa. Il controllo spettante all OdV in merito al funzionamento del modello penal-preventivo (art. 6, co. 1, lett. b, d.lgs. n. 231/01) può, pertanto, sovrapporsi sia al compito del consiglio di amministrazione di valutare l adeguatezza degli assetti interni, sia al dovere del collegio sindacale di vigilare sull adeguatezza degli assetti stessi. A sua volta, il compito di vigilare sull effettività del modello che si sostanzia nella verifica da parte dell OdV della coerenza tra i comportamenti concreti e il modello istituito presenta margini di confusione con l attività dell internal audit, in punto di controllo sulla conformità delle operazioni con le procedure interne. Infine, anche l ambito contabile non appare completamente immune da rischi di sovrapposizione. In effetti, gli accertamenti svolti dall OdV sul funzionamento e sull osservanza dei modelli diretti alla prevenzione dei reati sono destinati a coincidere parzialmente, benché orientati a finalità diverse, con 7 I controlli interni nelle società quotate Gli assetti della disciplina italiana e i problemi aperti8 quelli sull effettiva applicazione delle procedure amministrative e contabili condotti dal board unitamente al dirigente contabile (art. 154-bis, co. 5, lett. a, TUF). La stessa definizione delle procedure è, d altronde, materia di competenza concorrente, posto che l attività dell OdV, cui spetta la cura dell aggiornamento dei modelli (art. 6, co. 1, lett. b, d.lgs. n. 231/01), è sostanzialmente coincidente con quella del consiglio di amministrazione, cui compete l adozione e l efficace attuazione dei modelli stessi (ai sensi del combinato disposto degli artt. 6, co. 1, lett. a, e 7, co. 4, lett. a, d.lgs. n. 231/01). In conclusione, il quadro che risulta dal vigente assetto normativo presenta indubbi aspetti problematici, connessi, per un verso, al rischio di pregiudicare il tempestivo riscontro delle anomalie e delle irregolarità gestionali e, per altro verso, al disincentivo alla quotazione discendente dai costi elevati dell oneroso apparato organizzativo richiesto, considerata, peraltro, l assenza di disposizioni che permettano di graduare l articolazione del sistema in relazione alle dimensioni della società. Sempre più pressante appare, pertanto, la necessità di rendere coerente e ben integrato l insieme di norme consolidatesi nel corso degli anni attraverso un articolata stratificazione di interventi legislativi non sempre ispirati a esigenze di razionalizzazione, cui ha corrisposto una costante attività di elaborazione, a livello di autodisciplina, di buone prassi e raccomandazioni, tramite le quali si è tentato di dare organicità all intero sistema, pur con i limiti intrinseci all adozione di meccanismi facoltativi. In tale prospettiva, il lavoro ripercorre le proposte di riordino, razionalizzazione e semplificazione della disciplina emerse nell ambito dell intenso dibattito dottrinale formatosi sul tema, in vista della promozione di un modello di controlli interni più adeguato, funzionale e affidabile. Si dà conto, in particolare, delle proposte elaborate dal gruppo di lavoro sui controlli societari promosso da Assonime nel 2011, basate sul rilievo che la coesistenza di più soggetti esercenti attività di controllo determinerebbe inevitabili perdite di efficienza e aggravi di costi per le imprese. Tra le aree di intervento per il riordino della materia vengono richiamate soprattutto le funzioni dell organo di governo societario e i poteri e l organizzazione del collegio sindacale, il quale ultimo dovrebbe divenire l organo unico cui riferire l intera attività di controllo in senso proprio. Vengono altresì ricordate le proposte di riforma suggerite da taluni eminenti studiosi della materia, tra le quali particolare interesse ha suscitato l idea che le procedure e le modalità di coordinamento tra organi e funzioni di controllo siano disciplinate da un apposito regolamento adottato dal consiglio di amministrazione. Da ultimo, si dà conto delle proposte di modificazione legislativa emerse nell ambito di un tavolo tecnico di confronto fra CONSOB, industria e risparmiatori, istituito nel 2011 e avente ad oggetto la semplificazione regolamentare del mercato finanziario italiano, tra le quali l indicazione di consolidare i diversi flussi informativi relativi ai controlli e i reports della funzione di internal audit in un unico documento di sintesi, da predisporre, con cadenza trimestrale, a cura dello stesso collegio sindacale e destinato al consiglio di amministrazione. 8 N. 4 settembre 20139 Abstract Il lavoro affronta il tema dei controlli interni nelle società quotate non finanziarie, analizzando l evoluzione storica del quadro giuridico di riferimento e i problemi aperti, con particolare riferimento alle società organizzate secondo il sistema tradizionale. Dopo una premessa di carattere generale, volta a delimitare l estensione del concetto di controlli interni, l attenzione è rivolta all elaborazione operata sul tema nell esperienza applicativa italiana. Si è, quindi, evidenziato il passaggio da una concezione riduttiva dei controlli interni, appiattita sugli aspetti meramente contabili, a una maggiormente integrata, ispirata al perseguimento dell efficacia e dell efficienza delle operazioni sociali e al presidio dei rischi aziendali. Il sistema di controllo interno è stato, poi, trattato con riferimento al contesto regolatorio italiano, tanto nella sua componente normativa quanto nelle correlate espressioni dell autodisciplina, muovendo, in particolare, da una ricostruzione in chiave storico-critica delle norme primarie che hanno contribuito a determinare l attuale configurazione della materia. Per meglio valutare i punti di tensione e i nodi critici individuati attraverso la lettura diacronica delle riforme intervenute, l indagine si sofferma sulla concreta articolazione organizzativa dei controlli, quale risultante del binomio che vede associate raccomandazioni autodisciplinari e norme imperative. Sono stati, pertanto, analizzati i tratti salienti degli attori del sistema, sia negli aspetti strutturali sia in quelli funzionali, non senza descrivere i rapporti interorganici e i flussi informativi endosocietari. La ricostruzione sviluppata, arricchita dall analisi della dottrina, ha messo in evidenza che l architettura del sistema dei controlli e l assetto delle competenze delle relative funzioni, quand anche strutturati dalle società quotate in coerenza col disegno tracciato dalle disposizioni normative e dagli standards di best practice dell autodisciplina, presentano inevitabili ridondanze e duplicazioni, che potrebbero finire col pregiudicare l efficacia stessa del sistema. Il lavoro ripercorre, in conclusione, le proposte di riordino, razionalizzazione e semplificazione della disciplina emerse nell ambito dell intenso dibattito dottrinale formatosi sul tema. JEL Classification: G30, G34, G38 Parole chiave: corporate governance, internal control systems, internal audit, self-regulatory code 9 I controlli interni nelle società quotate Gli assetti della disciplina italiana e i problemi aperti10 Indice 1 Introduzione e prime linee definitorie e contenutistiche 14 2 L evoluzione storica del concetto di controlli interni : dal financial reporting alla gestione integrata del rischio d impresa 17 3 Il sistema di controllo interno nel contesto regolatorio nazionale L articolazione delle fonti di riferimento La prospettiva storica di evoluzione Caratteristiche strutturali e funzionali 32 4 Gli attori del sistema di controllo interno Il consiglio di amministrazione Lineamenti funzionali Connotazioni strutturali 45 Il comitato controllo e rischi Il circuito informativo endoconsiliare Il collegio sindacale Caratteristiche strutturali Profili funzionali Scambi informativi e rapporti interorganici Il dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari L internal audit L organismo di vigilanza di cui al d.lgs. n. 231/ I rischi di overlapping operativo in un sistema di controllo policentrico a struttura reticolare 87 6 I limiti dell attuale quadro giuridico e le prospettive di riforma 89 7 Considerazioni conclusive 94 Riferimenti bibliografici 97 N. 4 settembre Vedere altro
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