Source: https://avvocatostefanostefano.com/2018/12/07/diritto-e-tutela-del-lavoro-artt-4-e-35-cost-jobs-act-sentenza-corte-costituzionale-n-194-2018-o-delle-tutele-crescenti-che-non-tutelano-il-lavoro-parte-1/
Timestamp: 2019-09-23 09:24:47+00:00
Document Index: 137037655

Matched Legal Cases: ['arte 1', 'arte 1', 'arte 2', 'arte 3', 'art. 2', 'art. 3', 'art.2', 'art.4', 'art.3', 'art.4', 'art.2', 'art.3', 'arte 2', 'arte 2']

Diritto e Tutela del Lavoro (artt. 4 e 35 Cost.) – (parte 1). – Avvocato Stefano Stefàno
7Dic 2018 23 Dic 2018
Articolo 4 Costituzione – Cenni Storici Assemblea Costituente – Architettura Costituzionale (parte 1)
Il Diritto al Lavoro delineato dalle Sentenze della Corte Costituzionale – In particolare, Sentenza n. 194/2018 della Corte – Conclusione: Jobs Act; Truffa semantica e inganno vero; Tutele Crescenti che non tutelano il Lavoro ma realizzano una delle condizionalità imposte dalla Unione Europea per aggredire le politiche sociali: la riduzione delle tutele contro i licenziamenti illegittimi, come in Grecia; direttive comunitarie contro i principi fondamentali della Nostra Carta Costituzionale (parte 2)
Per approfondire e per gli addetti ai lavori (parte 3)
Il progetto di legge dell’articolo 4, proposto dalla Commissione dei 75 presieduta dall’ On. Ruini, fu discusso ed approvato nelle sedute del 8 e 9 maggio 1947 dell’Assemblea Costituente [8 maggio, e poi 13 maggio, in cui venne esaminato anche l’articolo 35 (tutela del lavoro), primo articolo di quel Titolo III, dei Rapporti Economici, ove in origine si pensava di collocare l’articolo 4].
Sul I°comma. Nella Relazione curata dallo stesso Presidente Ruini si precisò che “l’affermazione del DIRITTO AL LAVORO significava riconoscere una occupazione piena per tutti” specificando come si trattasse di un diritto potenziale, indicato nella Carta affinché il legislatore ne promuovesse l’attuazione: in virtù di tale funzione programmatica e di indirizzo, l’articolo fu elevato a PRINCIPIO FONDAMENTALE ed inserito pertanto nei primi 12 articoli. La cifra di tale indirizzo programmatico risiede proprio nell’inciso promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto, con una politica tendente alla piena occupazione, in sintonia con il disposto dell’articolo 3, 2°co., rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale: perché lo stato di disoccupazione è un ostacolo evidente alla libertà ed alla eguaglianza dei cittadini per il pieno sviluppo della persona umana.
Sul II°comma. Affermato il diritto al lavoro nel I°co., qui si affermò il correlativo dovere di “lavorare” (meglio: svolgere un’attività o una funzione), sempre in via potenziale e tendenziale. Ci fu infatti ampio dibattito sull’inciso e la propria scelta, che taluni Costituenti proposero di togliere, nell’intento di trasformare il dovere in un obbligo giuridico. Furono presentati vari emendamenti, ma alla fine prevalse la volontà di mantenere quell’inciso, precisando anche qui come l’Assemblea volesse fare una “affermazione morale e politica”, che non comportasse vincoli o coazioni per il cittadino. In perfetto equilibrio sinallagmatico con il diritto al lavoro, sancito dal I°co.: come lì non si arrivava a trattare il diritto come già assicurato e provvisto di azione giudiziaria, qui non si è arrivati ad indicare il dovere come un obbligo giuridico, sanzionabile in caso di trasgressione.
Sia il primo che il secondo comma furono approvati, sia pur dopo ampia discussione, nel testo proposto dalla Commissione.
ARCHITETTURA COSTITUZIONALE
L’articolo 4 (Diritto al Lavoro) della Costituzione è dunque inserito nei Principi Fondamentali della Carta …e viene dopo il 2 ed il 3, non a caso!
Alcuni elementi che legano quest’articolo a quelli che lo precedono si sono già intravisti, ma è bene soffermarsi ulteriormente sulla connessione tra questi tre principi fondamentali, per cogliere appieno e godere della splendida architettura costituzionale, che viene così disegnata.
Intanto, il sinallagma diritto al lavoro/dovere di lavorare è la trasposizione particolare della più ampia ma identica corrispondenza fissata con l’articolo 2, ove si stabilisce che ai diritti inviolabili dell’uomo, riconosciuti e garantiti dalla Repubblica, fa da contraltare l’adempimento dei richiesti doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale, “mettendo così insieme, come lati inscindibili, due aspetti, i diritti ed i doveri, dei quali uno non può sceverare dall’altro: concetto tipicamente mazziniano, che si era già affacciato con la rivoluzione francese e ormai accolto da tutti“, come disse Ruini, in sede di discussione dell’art. 2.
Inoltre, l’inciso promuove le condizioni per rendere effettivo questo diritto, costituisce il primo compito specifico imposto alla Repubblica, nel più generale ambito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, al fine di realizzazione quella eguaglianza sostanziale richiesta dall’art. 3, 2°co. [cosicché il diritto al lavoro, già assurto a Principio Fondamentale, diviene anche un Diritto Sociale, rientrando a pieno titolo tra quei diritti che la Repubblica non può limitarsi a riconoscere, ma deve anche attivarsi per garantire (art.2) e promuovere (art.4), come? rimuovendone gli ostacoli (art.3)].
Infine, la connessione che lega insieme questi tre articoli, risiede nel fatto che il dovere “morale e politico” di svolgere un “lavoro” affinché si concorra al progresso materiale o spirituale della società (art.4), consente di adempiere ai doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale (art.2) e rende effettiva la partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese (art.3).
Avv. Stefano Stefàno
[…..segue, parte 2]
Tag: DIRITTO AL LAVORO; SENTENZA CORTE COSTITUZIONALE 194/2018; JOBS ACT
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