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Timestamp: 2020-01-21 22:53:31+00:00
Document Index: 127066384

Matched Legal Cases: ['art. 449', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 449', 'art. 423', 'art. 430', 'art. 428', 'art. 449', 'art. 449', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 449', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 449', 'art. 449', 'sentenza ', 'art. 449', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 449', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 449', 'art. 450', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 449', 'sentenza ', 'art. 676', 'sentenza ', 'art. 449', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 449', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 449', 'art. 423', 'art. 449', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 449', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 449', 'sentenza ', 'art. 449', 'sentenza ', 'art. 449', 'art. 676', 'sentenza ', 'art. 40', 'sentenza ', 'art. 40', 'sentenza ']

Art. 449 codice penale - Delitti colposi di danno - Brocardi.it
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Articolo 449 Codice penale
Dispositivo dell'art. 449 Codice penale
Chiunque, al di fuori delle ipotesi previste nel secondo comma dell'articolo 423bis (1) cagiona per colpa [43] (2) un incendio, o un altro disastro preveduto dal capo primo di questo titolo, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
(1) La locuzione "al di fuori delle ipotesi previste nel secondo comma dell'articolo 423bis" è stata inserita dall'art. 1, comma 7, del D.L. 4 agosto 2000, n. 220 poi convertito in l. 6 ottobre 2000, n. 275 e riconfermata dall'art. 1, comma 7, della l. 21 novembre 2000, n. 353.
(3) Non possono ritenersi circostanze aggravanti dei delitti colposi in esame, data la diversità strutturale delle condotte incriminate. Si tratta dunque di autonome fattispecie di reato, aggravate nei limiti edittali.
Il legislatore ha qui voluto considerare anche la penalizzazione degli eventi di disatro, commessi a titolo di colpa.
Spiegazione dell'art. 449 Codice penale
I delitti colposi di danno sono destinati a punire le condotte colpose di chi metta in pericolo particolari beni giuridici, in maniera tale da mettere in pericolo la pubblica incolumità.
La norma in esame trova attuazione solo quando venga cagionato un incendio a qualsiasi bene, tranne che a boschi e foreste, per il quale è già espressamente prevista la fattispecie colposa di cui all'art. 423, comma 2.
Per la configurabilita del reato di incendio colposo, il fuoco deve essere caratterizzato dalla vastità delle proporzioni, dalla tendenza a progredire e dalla difficoltà di spegnimento, prescindendosi da un pericolo concreto, in quanto tale elemento viene ritenuto presunto dal legislatore.
Il primo comma prevede inoltre la punibilità per chi colposamente cagioni un disastro tra quelli disciplinati nel capo I (artt. 422-437).
Il secondo comma prevede infine il raddoppio di pena qualora trattasi di disastro ferroviario (art. 430), naufragio o sommersione di nave o di caduta di aereomobile (art. 428, 432). Esse sono considerate autonomi titoli di reato, e non mere circostanze aggravanti.
Massime relative all'art. 449 Codice penale
Cass. pen. n. 45836/2017
Ai fini della configurabilità del delitto di disastro colposo, previsto dall'art. 449 cod. pen., è necessario che si verifichi un accadimento macroscopico, dirompente e quindi caratterizzato per il fatto di recare con sé una rilevante possibilità di danno alla vita o all'incolumità di un numero collettivamente non individuabile di persone, anche se appartenenti a categorie diverse, in un modo non precisamente definibile o calcolabile e, altresì, che l'eccezionalità della dimensione dell'evento desti un senso di allarme per la effettiva capacità diffusiva del nocumento. (In applicazione del principio la S.C. ha ritenuto immune da vizi la sentenza che aveva accertato il disastro colposo in un caso di rilascio di un ingente quantitativo di prodotti petroliferi e di scarico di acque reflue industriali in pubblica fognatura, poi confluiti in un fiume e, quindi, in mare, con gravi danni alla fauna ittica, alle comunità ornitiche del fiume e alla vegetazione spondale).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 45836 del 5 ottobre 2017)
Cass. pen. n. 14859/2015
Ai fini della configurabilità del delitto di disastro colposo, previsto dall'art. 449 cod. pen., è necessario e sufficiente che si verifichi un accadimento macroscopico, dirompente e quindi caratterizzato, nella comune esperienza, per il fatto di recare con sé una rilevante possibilità di danno alla vita o all'incolumità di numerose persone, in un modo che non è precisamente definibile o calcolabile. (In applicazione del principio la S.C. ha confermato la sentenza di merito, la quale, con motivazione esaustiva e non illogica, aveva escluso il reato di disastro colposo nel caso di una cabina della funivia che, procedendo troppo velocemente, non si era arrestata automaticamente all'arrivo alla stazione ma era andata a cozzare contro il respingente di fine corsa, così determinandosi il ferimento delle diciassette persone a bordo).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 14859 del 10 aprile 2015)
Cass. pen. n. 36639/2012
La disposizione di cui all'art. 449, comma secondo, c.p. - per la quale la pena è raddoppiata, tra l'altro, se si tratta di caduta di un aeromobile adibito a trasporto di persone - prevede un reato autonomo e non una circostanza aggravante dell'ipotesi prevista nell'art. 449, comma primo, c.p., e richiede una stabile correlazione tra un soggetto o un bene ed un determinato utilizzo, con la conseguenza che il trattamento sanzionatorio più grave non è circoscritto ai soli aeromobili che abbiano in corso un trasporto di persone ma all'ordinaria destinazione del veicolo e alla connessa maggiore probabilità che dalla caduta derivi un danno di particolare gravità. Ne consegue che detta previsione è applicabile al velivolo adibito al servizio 118 di elisoccorso regionale ancorché la caduta di quest'ultimo avvenga nel corso di un volo di posizionamento.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 36639 del 21 settembre 2012)
Cass. pen. n. 15444/2012
Ai fini della configurabilità del delitto di disastro colposo, previsto dall'art. 449 c.p., è necessario e sufficiente che si verifichi un accadimento macroscopico, dirompente e quindi caratterizzato, nella comune esperienza, per il fatto di recare con sé una rilevante possibilità di danno alla vita o all'incolumità di numerose persone, in un modo che non è precisamente definibile o calcolabile. (La Corte ha ritenuto sussistente il reato di disastro colposo nel caso di un convoglio ferroviario, fermo sui binari, che si era mosso senza governo, acquisendo progressiva velocità a causa della pendenza dei binari verso valle, sino a raggiungere 80 Km orari, immettendosi su un binario destinato al traffico ordinario e invadendo, infine, due carreggiate stradali).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 15444 del 20 aprile 2012)
Cass. pen. n. 31680/2010
In tema di incendio, la circostanza che il fuoco sia sorto per causa accidentale o sia stato appiccato da altri non esclude la responsabilità di chi, colposamente, venendo meno alla sua posizione di garanzia, abbia creato le condizioni per il suo ulteriore propagarsi. (Fattispecie relativa all'incendio della motonave "Achille Lauro", in cui detta posizione di garanzia è stata riconosciuta al comandante, al direttore ed al primo ufficiale di macchina).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 31680 del 11 agosto 2010)
Cass. pen. n. 24732/2010
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 24732 del 1 luglio 2010)
Cass. pen. n. 18977/2009
In tema di delitti contro l'incolumità pubblica, le condotte colpose integranti pericolo di crollo di una costruzione non configurano il delitto di cui all'art. 449 c.p., che richiede il verificarsi di un disastro inteso come disfacimento dell'opera. (Nella specie, la Corte ha escluso che il grave, genetico disastro statico di un edificio, tanto rilevante da determinare pericolo di collasso, configurasse la fattispecie di disastro innominato colposo).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 18977 del 6 maggio 2009)
Cass. pen. n. 13893/2009
Per la sussistenza del delitto di naufragio colposo di natante di proprietà dell'autore del reato è necessario che dall'evento disastroso discenda un concreto pericolo per l'incolumità pubblica, il quale consiste nella concreta esposizione anche solo delle persone presenti sull'imbarcazione all'imponderabile forza distruttiva dell'evento medesimo.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 13893 del 30 marzo 2009)
Cass. pen. n. 43126/2008
Per la configurazione del reato di incendio colposo di cosa altrui non è necessaria la prova del pericolo effettivo per la pubblica incolumità, poichè, quando il fuoco si sviluppa su cose che non siano di proprietà dell'agente, tale pericolo si presume "iuris et de iure".
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 43126 del 18 novembre 2008)
Cass. pen. n. 40799/2008
In tema di disastro ferroviario colposo, sussiste il delitto di cui all'art. 449 c.p. solo quando effettivamente si verifichi un evento di gravità, complessità ed estensione straordinari, dal quale la legge penale presume il pericolo per la pubblica incolumità. (Fattispecie relativa alla collisione tra due convogli ferroviari, avvenuta a velocità non elevata, cui erano conseguiti danni non rilevantissimi alle cose e alle persone, in riferimento alla quale la Corte ha escluso la consumazione del disastro, riconoscendo la sussistenza esclusivamente del pericolo dello stesso ai fini della configurabilità del diverso delitto di cui all'art. 450 c.p. ).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 40799 del 31 ottobre 2008)
Cass. pen. n. 40785/2008
Risponde del delitto di incendio colposo il sindaco il quale, a conoscenza delle gravi ed insistenti perdite verificatesi nella rete di distribuzione comunale del metano, abbia omesso di adottare un provvedimento urgente di sospensione dell'erogazione del gas nella zona dove si era registrato il pericolo, consentendo così che si verificasse un'esplosione a cui seguiva l'incendio di uno stabile.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 40785 del 31 ottobre 2008)
Cass. pen. n. 18445/2008
Il direttore dei lavori è responsabile a titolo di colpa del crollo di costruzioni anche nell'ipotesi di sua assenza dal cantiere, dovendo egli esercitare un'oculata attività di vigilanza sulla regolare esecuzione delle opere edilizie ed in caso di necessità adottare le necessarie precauzioni d'ordine tecnico, ovvero scindere immediatamente la propria posizione di garanzia da quella dell'assuntore dei lavori, rinunciando all'incarico ricevuto.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 18445 del 8 maggio 2008)
Cass. pen. n. 19342/2007
Per la configurabilità del reato di disastro innominato colposo di cui agli articoli 449 e 434 c.p. è necessaria una concreta situazione di pericolo per la pubblica incolumità, nel senso della ricorrenza di un giudizio di probabilità relativo all'attitudine di un certo fatto a ledere o a mettere in pericolo un numero non individuabile di persone, anche se appartenenti a categorie determinate di soggetti. A tal fine, l'effettività della capacità diffusiva del nocumento (cosiddetto pericolo comune) deve essere, con valutazione « ex ante» accertata in concreto, ma la qualificazione di grave pericolosità non viene meno allorché, eventualmente, l'evento dannoso non si è verificato: ciò perché si tratta pur sempre di un delitto colposo di comune pericolo, il quale richiede, per la sua sussistenza, soltanto la prova che dal fatto derivi un pericolo per l'incolumità pubblica e non necessariamente anche la prova che derivi un danno.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 19342 del 18 maggio 2007)
Cass. pen. n. 3458/2005
In tema di incendio colposo, il legale rappresentante della ditta incaricata dello spettacolo pirotecnico assume una posizione di garanzia che si sostanzia nell'obbligo di assicurarsi, con uno sforzo di diligenza e di attenzione maggiore, trattandosi dello svolgimento di un'attività pericolosa, che lo spettacolo si svolga in presenza di condizioni di sicurezza idonee a prevenire rischi nei confronti dei terzi e ad assolvere al precetto del neminem ledere (Nella specie, l'imputato aveva eseguito uno spettacolo pirotecnico in una giornata particolarmente calda e in prossimità di un'area boschiva, cagionando colposamente un incendio di circa 20.0000 ettari di terreno boschivo).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 3458 del 2 febbraio 2005)
Cass. pen. n. 37452/2004
Risponde del delitto di incendio colposo — cagionato dalla perdita di gas dalla conduttura di una stufa alimentata da gas di petrolio per uso domestico liquefatto in bombole — il venditore che consegna all'utente finale recipienti contenenti gas non confezionati a norma dell'art. 6 L. 1 ottobre 1985, n. 539, ed in particolare non accompagnati dalle istruzioni per l'uso e dalle avvertenze relative ai rischi connessi, non consentendo così a colui che ne viene in possesso di porre in essere le manovre di sicurezza necessarie o diversamente di evitare quelle che possono costituire causa di grave pericolo per il detentore e per i terzi.
(Cassazione penale, Sez. Feriale, sentenza n. 37452 del 23 settembre 2004)
Cass. pen. n. 34371/2004
In tema di incendio colposo, la posizione di garanzia dell'installatore di un impianto di qualsiasi genere non è limitata al mero accertamento della sua funzionalità ma si estende ad una verifica complessiva della struttura in cui l'impianto è inserito con obbligo di controllo sia del funzionamento del medesimo sia dell'assenza di situazioni di pericolo ricollegabili comunque al suo funzionamento; a meno che questa verifica complessiva del sistema non sia stata affidata a terzi. (Fattispecie relativa all'installazione di un caminetto causa di incendio di un'abitazione).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 34371 del 11 agosto 2004)
Cass. pen. n. 27851/2004
La disposizione di cui al secondo comma dell'art. 449 c.p. (delitti colposi di danno), relativa al raddoppio della pena in determinate ipotesi, prevede un titolo autonomo di reato e non una circostanza aggravante dell'ipotesi prevista nel primo comma dello stesso articolo. Ne consegue che non è ipotizzabile un giudizio di comparazione con le circostanze attenuanti.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 27851 del 21 giugno 2004)
Per la configurabilità del reato di incendio colposo, il fuoco, causato dalla condotta imprudente e negligente dell'agente, deve essere caratterizzato dalla vastità delle proporzioni, dalla tendenza a progredire e dalla difficoltà di spegnimento, restando irrilevante che resti circoscritto entro un limite oltre il quale non possa estendersi; in presenza di tali caratteristiche il giudice, il cui accertamento di fatto non è sindacabile in sede di legittimità se condotto con criteri non illogici, deve prescindere dall'accertamento di un pericolo concreto, in quanto nel reato in questione il pericolo per la pubblica incolumità è presunto. (Nel caso di specie l'incendio si era sviluppato all'interno di una camera iperbarica, entro cui si trovavano alcuni pazienti sottoposti al trattamento di ossigenoterapia, e la Corte ha ritenuto sussistente il reato di incendio colposo in presenza di un fuoco che si era propagato in maniera particolarmente rapida e aggressiva e che si era spento in pochi minuti, senza che avesse la possibilità di estendersi ulteriormente).
Cass. pen. n. 47475/2003
Per la configurabilità del delitto di crollo colposo occorre che il fatto dia luogo a concreto pericolo, da valutarsi ex ante, per la vita o l'incolumità di un numero indeterminato di persone, anche se appartenenti tutte a determinate categorie, restando irrilevante il mancato verificarsi del danno e differenziandosi la detta ipotesi di reato da quella contravvenzionale di cui all'art. 676, comma secondo, c.p. proprio per la presenza, in essa, del pericolo per la pubblica incolumità, derivante dal diffondersi del crollo nello spazio circostante.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 47475 del 11 dicembre 2003)
Cass. pen. n. 36612/2003
Ai fini della sussistenza della fattispecie legale dell'incendio colposo previsto dall'art. 449 c.p., o la mera accensione del fuoco, dovuta o meno a fatto del soggetto cui si addebita l'incendio o a qualsiasi altra causa, non ha giuridico rilievo. Ciò che rileva, invece, sono le cause (azioni od omissioni) che hanno reso possibile al fuoco di divampare in incendio, assumendo le caratteristiche della vastità, diffusibilità e difficoltà di estinzione. (Nella fattispece, all'imputato, sorvegliante di una discarica di rifiuti, era contestato di aver favorito il propagarsi dell'incendio, non avendo egli provveduto ad adottare tutte quelle precauzioni — realizzazione di spazio parafuoco, compattamento del terreno, ecc. — necessarie a prevenire il pericolo).
Risponde del reato di incendio colposo ai sensi degli artt. 449 e 423 c.p., anche chi, pur non avendo dato materialmente origine al fuoco, tuttavia abbia dato causa colposamente all'incendio verificatosi, per aver posto le condizioni necessarie non già a far sviluppare il fuoco, ma a cagionare l'incendio, che è manifestazione del divampare delle fiamme, con pericolo per la pubblica incolumità. (Nella fattispecie, relativa ad incendio divampato in una discarica di rifiuti, al ricorrente, gestore della discarica, era stato addebitato di non aver provveduto ad adottare le cautele necessarie ad evitare il pericolo).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 36612 del 24 settembre 2003)
Cass. pen. n. 43464/2002
I reati di incendio doloso e di incendio colposo possono concorrere quando le imputazioni si riferiscono a persone diverse, ma non in relazione ad uno stesso imputato, dovendo escludersi che il medesimo evento possa essere attribuito alla stessa persona sia a titolo di colpa che di dolo (la Corte ha precisato che il reato di incendio colposo, soprattutto nella sua forma omissiva, è del tutto diverso dal reato di incendio doloso, sia in relazione all'elemento psicologico, che alla condotta, negando che l'uno sia specificazione dell'altro e che possa farsi ricorso ai criteri della continenza e della specialità).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 43464 del 20 dicembre 2002)
In tema di delitti colposi di danno, il titolare della posizione di garanzia nei confronti della collettività in caso di calamità o disastri naturali che si verifichino in aree più vaste di quelle comunali è il prefetto della provincia, al quale spetta l'organizzazione e il coordinamento della protezione civile, l'iniziativa di raccogliere le informazioni e valutare lo stato di allarme, la dislocazione sul territorio delle forze a disposizione, la gestione di tutti gli interventi, preventivi e successivi, volti a scongiurare o a ridurre i danni, attraverso l'impiego di poteri straordinari che egli può esercitare in deroga ad ogni disposizione di legge e nel solo rispetto dei principi generali dell'ordinamento.
Cass. pen. n. 5820/2000
Il delitto di disastro colposo di cui all'art. 449 c.p. richiede un avvenimento grave e complesso con conseguente pericolo per la vita o l'incolumità delle persone indeterminatamente considerata al riguardo; è necessaria una concreta situazione di pericolo per la pubblica incolumità nel senso della ricorrenza di un giudizio di probabilità relativo all'attitudine di un certo fatto a ledere o a mettere in pericolo un numero non individuabile di persone, anche se appartenenti a categorie determinate di soggetti; ed, inoltre, l'effettività della capacità diffusiva del nocumento (c.d. pericolo comune) deve essere accertata in concreto, ma la qualificazione di grave pericolosità non viene meno allorché, casualmente, l'evento dannoso non si è verificato.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 5820 del 19 maggio 2000)
Cass. pen. n. 10162/1994
Poiché il concetto di crollo, totale o parziale, di una costruzione implica la disintegrazione delle strutture essenziali di essa in modo che la forza di coesione tra i singoli elementi costruttivi venga superata e vinta dalla forza di gravità, non è sufficiente ad integrare il reato di cui agli artt. 434, 449 c.p. il pericolo di un qualsiasi distacco con conseguente caduta al suolo di singoli elementi costruttivi, ancorché stabilmente inserito nella costruzione, qualora non sia possibile che le strutture essenziali di essa risultino definitivamente compromesse. (Nella fattispecie, a seguito di un'esplosione causata dall'accensione del motore di un veicolo, custodito nell'autorimessa di un edificio, da cui era fuoriuscito g.p.l., erano stati gravemente danneggiati alcuni garages vicini, le cui porte erano state divelte verso l'esterno, e l'appartamento sovrastante. La Corte di cassazione ha escluso che ricorressero gli estremi del crollo).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 10162 del 27 settembre 1994)
Cass. pen. n. 10388/1991
Per la configurazione del reato di incendio colposo (art. 449 c.p.) di cosa altrui, non è necessaria la prova del pericolo effettivo per la pubblica incolumità, in quanto, come si evince dall'art. 423, primo comma, c.p. (cui l'art. 449 c.p. si ricollega), tale pericolo è presunto iuris et de iure quando il fuoco venga a svilupparsi su cosa che non sia di proprietà dell'agente. (Nella specie è stato ritenuto configurabile il reato in un caso di incendio, derivato dalla accensione di fuoco per bruciare foglie e ricci di castagne, protrattosi per alcune ore, estesosi progressivamente ad alberi e cespugli di altrui proprietà per circa un ettaro e tale da impegnare nell'opera di spegnimento guardie forestali e vigili del fuoco).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 10388 del 12 ottobre 1991)
Cass. pen. n. 4082/1991
Per accertare la sussistenza del reato di incendio colposo è sufficiente accertare la vastità, diffusibilità e difficoltà di estinzione del fuoco. Non occorre necessariamente stabilire anche che vi sia stato pericolo per la pubblica incolumità.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 4082 del 12 aprile 1991)
Cass. pen. n. 14209/1989
In tema di incendio colposo, la mancata individuazione del fattore innescante la combustione risulta irrilevante ai fini della affermazione di penale responsabilità di colui che pose e mantenne le condizioni per il verificarsi dell'evento, cioè per l'appiccarsi e lo svilupparsi del fuoco sino a raggiungere le caratteristiche e le proporzioni di un incendio, assumendo esse l'aspetto di occasione o, al massimo, di concause nella produzione dell'evento medesimo. (Fattispecie di incendio sviluppatosi in un locale sottostante uno stabile, con soffittature e tramezzature in legno, nel quale era stata ammassata una consistente quantità di masserizie di facile infiammabilità, senza adeguate cautele. Non essendo state individuate le circostanze in presenza delle quali il fuoco prese avvio, si discuteva sulla portata di tale mancato accertamento ai fini della responsabilità penale dell'usuario-custode del locale in questione. La corte, esprimendo la massima sopra sunteggiata, ne ha affermato la ininfluenza ai fini della responsabilità per colpa).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 14209 del 25 ottobre 1989)
Cass. pen. n. 1258/1989
L'elemento soggettivo del delitto di incendio, nell'ipotesi prevista dall'art. 449 c.p. è costituito dalla colpa, ossia da un comportamento contrario alle norme di perizia, prudenza e diligenza cui debbono conformarsi le azioni umane e dalla violazione di specifiche prescrizioni di leggi, regolamenti, ordini e discipline.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1258 del 31 gennaio 1989)
Cass. pen. n. 8891/1987
Risponde del reato di incendio colposo ai sensi degli artt. 449 e 423 c.p., anche chi, pur non avendo dato materialmente origine al fuoco, tuttavia abbia dato causa colposamente all'incendio verificatosi, per aver posto le condizioni necessarie non già a far sviluppare il fuoco, ma a cagionare l'incendio, che è manifestazione del divampare delle fiamme, con pericolo per la pubblica incolumità. (Nella specie è stato ritenuto che l'aver accatastato circa seimila traverse in legno impermeabilizzate con sostanze oleose in due sale comunali, la mancanza di zone di protezione, la vicinanza a case d'abitazione, avevano favorito il propagarsi del fuoco - appiccato dolosamente da terzi - e quindi il verificarsi dell'incendio).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 8891 del 10 agosto 1987)
Quando, per un delitto doloso, il pericolo per la pubblica incolumità è presunto dalla legge, tale presunzione (sia essa iuris tantum oppure iuris et de iure) vale anche per il corrispondente delitto colposo, salvo che la legge non disponga altrimenti. Se, invece, per la sussistenza di un delitto doloso, sia richiesta la insorgenza concreta di un pericolo per la pubblica incolumità, se ne deve accertare la presenza anche nel corrispondente delitto colposo. (In base a tale principio è stato ritenuto presunto il pericolo per la pubblica incolumità nel reato di inondazione sia dolosa che colposa).
Cass. pen. n. 5008/1984
Per la configurabilità del reato di incendio colposo si richiede un fuoco di vaste proporzioni, con tendenza ad ulteriore diffusione di difficile estinzione e che sia stato causato dalla condotta imprudente e negligente dell'agente, che non ha agito deliberatamente per cagionare l'evento dannoso. Allorché sussistono le predette caratteristiche si prescinde dall'accertamento di un pericolo effettivo e concreto per l'incolumità pubblica, essendo tale pericolo presunto iuris et de iure.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5008 del 30 maggio 1984)
Cass. pen. n. 4300/1984
In tema di disastro aviatorio colposo, l'interruzione del servizio del faro di un aerodromo non può configurarsi come violazione di legge, poiché l'installazione del faro medesimo non costituisce un obbligo giuridico, ma è rimessa alla discrezionalità del direttore dell'aeroporto. Le norme contenute negli allegati ed annessi tecnici della Organizzazione dell'aviazione civile internazionale (O.a.c.i.) son state infatti recepite nel nostro ordinamento giuridico. L'omissione eventuale del servizio predetto può essere pertanto valutata soltanto sotto il profilo della colpa generica, purché sia ravvisabile il nesso di causalità con l'evento integrante il reato.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 4300 del 10 maggio 1984)
Cass. pen. n. 7659/1983
In materia di crollo colposo di costruzione l'avere il comune ingiunto al proprietario l'esecuzione dei lavori necessari per ripristinare la sicurezza di un edificio e l'avere prospettato l'ipotesi di un proprio intervento sostitutivo, non creano i presupposti per la configurazione della responsabilità penale dei funzionari comunali per il crollo dell'edificio stesso, successivamente verificatosi, e non solo non fanno venir meno, ma anzi rafforzano il dovere del proprietario dell'immobile, già esistente in base alle leggi civili, di effettuare i lavori necessari per garantire l'osservanza del neminem laedere.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 7659 del 29 settembre 1983)
Cass. pen. n. 2382/1975
In caso di naufragio colposo di rimorchiatore ricorre l'ipotesi delittuosa di cui al primo comma dell'art. 449 c.p. e non già al secondo comma dello stesso articolo di legge poiché un siffatto veicolo non è equiparabile ad una nave o ad altro natante adibito al trasporto di persone.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 2382 del 3 marzo 1975)
Cass. pen. n. 9950/1974
Tra i disastri previsti dall'art. 449 c.p. devono comprendersi anche quelli automobilistici quando l'entità del danno alle persone sia tanto rilevante da suscitare viva commozione nella pubblica opinione.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 9950 del 14 dicembre 1974)
Cass. pen. n. 151/1973
Il delitto di crollo di costruzione nella ipotesi colposa prevista dall'art. 449 c.p. richiede l'insorgere di un pericolo effettivo per la incolumità pubblica che, per i suoi caratteri di estensione e diffusività, è diverso dal pericolo alle persone previsto nella contravvenzione di rovina di edifici o altre costruzioni (art. 676 c.p.).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 151 del 26 gennaio 1973)
Cass. pen. n. 1490/1972
Esiste il pericolo concreto di disastro ferroviario colposo quando la condotta dell'agente sia idonea, a norma dell'art. 40 c.p. e secondo il principio della causalità adeguata, a determinare il disastro, essendo irrilevante che questo non si sia verificato per l'intervento di una causa esterna o fortuita.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 1490 del 9 novembre 1972)
Cass. pen. n. 1406/1972
Il delitto di disastro ferroviario colposo si perfeziona con l'insorgere del pericolo, che non deve necessariamente identificarsi con la possibilità di deragliamento, poiché il pericolo stesso deve ritenersi sussistente quando la condotta dell'agente risulti idonea, a norma dell'art. 40, c.p. e secondo i principi della causalità adeguata, a determinare il disastro e quando tale rapporto di possibile derivazione causale sia intuibile alla comune esperienza e cioè sia prevedibile dall'agente.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 1406 del 27 ottobre 1972)