Source: https://www.leggioggi.it/2017/07/20/la-versione-finale-della-definizione-agevolata-delle-liti-tributarie-con-lagenzia-delle-entrate/
Timestamp: 2019-01-20 05:38:35+00:00
Document Index: 88918117

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 16', 'art. 20', 'art. 30', 'art. 11', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 20', 'art. 15', 'art. 68', 'sentenza ', 'art. 6']

Liti tributarie con le Entrate, la versione finale della definizione agevolata
Home Fisco La versione finale della definizione agevolata delle liti tributarie con l’Agenzia delle...
La versione finale della definizione agevolata delle liti tributarie con l’Agenzia delle Entrate
Con questo contributo vogliamo approfondire la definizione agevolata delle liti tributarie con l’Agenzia delle Entrate, in particolare i lineamenti dell’agevolazione, l’oggetto della definizione, l’istanza di definizione, le somme dovute, le somme versate in pendenza di giudizio, il contenzioso, il diniego, il rinvio. Vediamo questi aspetti nel dettaglio.
L’art. 11 del d.l. 24 aprile 2017, n. 50, disciplina la “definizione agevolata delle controversie tributarie”. La normativa è stata modificata con la l. 21/6/2017, n. 96. L’oggetto della norma sono soltanto le controversie per le quali sussistono le seguenti condizioni:
a) le controversie devono essere oggetto della giurisdizione tributaria di cui al d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546;
b) parte della controversia deve essere l’Agenzia delle entrate, per cui il beneficio è escluso se parte è l’Agenzia delle dogane e dei monopoli, l’ente locale, la CCIAA, il consorzio di bonifica, ecc.; tuttavia, ai sensi del comma 1-bis (introdotto in sede di conversione) ciascun ente territoriale, entro il 31 agosto 2017, può stabilire l’applicazione della normativa alle controversie attribuite alla giurisdizione tributaria in cui esso è parte,
d) il ricorso deve essere stato notificato alla controparte entro la data di entrata in vigore del D.L., cioè entro il 23 aprile 2017; non ha più rilevanza la data della costituzione in giudizio di primo grado del contribuente che nel testo originario doveva essere avvenuta entro il 31 dicembre 2016; di conseguenza rileva la data in cui è stato proposto il ricorso (compresa quella in cui la procedura di reclamo mediazione è stata proposta, ma non la data in cui il fascicolo è stato depositato presso la commissione tributaria di primo grado. Ad esempio, se l’avviso di accertamento è stato notificato il 28 gennaio 2017 e il ricorso il 22 aprile 2017, la definizione agevolata è ammessa, ma sé esclusa se il deposito è avvenuto il 26 aprile 2017;
e) il processo non deve essersi concluso con pronuncia definitiva alla data in cui il contribuente ha presentato la domanda di definizione agevolata; a tale proposito rileva non la data dell’udienza ma quella di pubblicazione della sentenza, da identificare con il giorno in cui la pronuncia è stata depositata. Ad esempio, se l’udienza è di data 15 marzo 2017, la sentenza definitiva è depositata il 26 settembre 2017 e la domanda è stata presentata il 20 settembre 2017, la definizione è ammessa; se, invece, la domanda è stata presentata il 27 settembre 2017, il beneficio è escluso.
controversia nella quale è parte l’Agenzia delle dogane e dei monopoli, l’ente che gestisce il tributo, o l’ente locale che entro il 31 agosto 2017 non ha adottato l’applicazione della normativa;
controversia per la quale il ricorso è stato notificato il giorno 23 aprile 2017;
– le risorse proprie tradizionale previste dall’art. 2, paragrafo 1, lett. a), delle decisioni 2007/436/CE, Euratom del Consiglio, del 17 giugno 2007, e 2014/335/UE, Euratom del Consiglio del 26 maggio 2014;
– l’IVA riscossa sulle importazioni;
– le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato ai sensi dell’art. 16 del regolamento (UE) 2015/1589 del Consiglio, del 13 luglio 2015.
Il contribuente che ha presentato il ricorso introduttivo del giudizio, o chi vi è subentrato ovvero ne ha la legittimazione, può presentare l’istanza di definizione per ciascuna controversia autonoma, intendendo per tale quella relativa a ciascun atto impugnato. Di fatto, la domanda comporta:
– di tutti gli importi indicati nell’atto impugnato che sono stati oggetto di contestazione in primo grado; ovviamente, quelli che non sono stati contestati sono già stati oggetto di recupero da parte dell’Agenzia delle entrate, per cui vanno versate le somme residue ancora dovute;
– degli interessi per ritardata iscrizione a ruolo conteggiati applicando il tasso annuo del 4%, ai sensi dell’art. 20 del d.p.r. 29.9.1973, n. 602, conteggiati, però, fino al 60° giorno successivo alla data in cui l’atto è stato notificato;
– sanzioni collegate al tributo;
– interessi di mora di cui all’art. 30 del d.p.r. 29.9.1973, n. 602.Se la controversia ha per oggetto esclusivamente le sanzioni che non sono collegate al tributo (ad esempio, la mancata restituzione di un questionario, il quadro RW, ecc.), la definizione comporta il pagamento del 40% degli importi contestati.Se la controversia ha per oggetto esclusivamente le sanzioni che sono collegate ai tributi cui si riferiscono (ad esempio, dichiarazione infedele, ecc.), la definizione non è subordinata al pagamento di alcun importo se il contendere relativo al tributo è già stato altrimenti definito anche con modalità diverse da quelle previste dall’art. 11 del d.l. 24.4.2017, n. 50.
1. La norma non disciplina se è dovuto o meno il pagamento delle somme dovute a titolo di:a) aggio di riscossione;b) spese di notifica dell’atto impositivo;c) contributi INPS liquidati nella cartella di pagamento o accertati.
2. Le spese di giustizia liquidate con la sentenza non sono dovute, non essendo indicate nell’atto impugnato.
3. Non ha alcun effetto la sentenza che è stata emessa dalla commissione tributaria provinciale o dalla commissione tributaria regionale che ha accolto il ricorso, in tutto o in parte, poiché rilevano soltanto le risultanze presenti nell’atto impugnato.
Entro il 30 settembre 2017, a pena di inammissibilità, il contribuente deve presentare all’Agenzia delle entrate la domanda di definizione della controversia pendente.L’atto, redatto in carta semplice, cioè in esenzione dall’imposta di bollo, deve essere presentata in forma autonoma relativamente a ciascun atto impugnato.
Per il versamento vanno osservate le regole indicate all’art. 8 del d.lgs. 19.6.1997, n. 218. Più in particolare. Il versamento delle somme dovute può essere effettuato come segue:a) se l’importo non è superiore a 2.000 euro, la somma dovuta deve essere versata in unica soluzione entro il 30.9.2017;b) se l’importo è superiore a 2.000 euro, è possibile pagare il debito con una delle seguenti modalità:
in tre rate così articolate, senza dover effettuare il calcolo degli interessi:- il 40% entro il 30.9.2017;- il 40% entro 30.11.2017;- il 20% entro 30.6.2018.
Chi ha presentato la domanda per la c.d. “rottamazione dei ruoli” di cui all’art. 6 del d.l. 22 ottobre 2016, n. 193, può usufruire dell’attuale definizione solo unitariamente a quella per la quale ha già richiesto l’applicazione del precedente beneficio.
La definizione si perfeziona con il pagamento degli importi dovuti o della prima rata.Se non risultano somme da versare, la definizione è perfezionata con la sola presentazione della domanda.La definizione agevolata che si è perfezionata esplica i suoi effetti a favore dei coobbligati.
– tributi dovuti all’Agenzia delle entrate, quali risultano dall’atto impugnato;
– interessi per ritardata iscrizione a ruolo conteggiati applicando il tasso annuo del 4% “calcolati fino al 60° giorno successivo alla notifica dell’atto”; va ricordato che l’art. 20 del d.p.r. 29 settembre 1973, n. 602, a differenza, dispone che il conteggio deve considerare l’arco di tempo che va “a partire dal giorno successivo a quello di scadenza del pagamento e fino alla data di consegna al concessionario dei ruoli” per cui il contribuente deve eseguire il calcolo per l’integrazione che va dalla data di consegna del ruolo al 60° giorno successivo alla notifica dell’atto.
– che sono stati versati in pendenza di giudizio, cioè quelli che sono dovuti in base:
• alla cartella di pagamento, poiché il ricorso non sospende la riscossione;
• all’avviso di accertamento cioè in ragione:a) di 1/3 delle imposte e degli interessi dovuti entro il termine di proposizione del ricorso (art. 15 del d.p.r. 29.9.1973, n. 602);b) dell’ammontare deciso dalla commissione tributaria provinciale che respinge il ricorso e comunque non oltre 2/3 delle somme dovute se il ricorso è stato parzialmente accolto (art. 68, comma 1, lett. b), del d.lgs. 31.12.1992, n. 546); c) per il residuo ammontare determinato nella sentenza emessa dalla commissione tributaria regionale;- che sono dovuti in base alla definizione agevolata dei carichi iscritti a ruolo di cui all’art. 6 del d.l. 22 ottobre 2016, n. 193.
La definizione agevolata non dà comunque luogo alla restituzione delle somme che sono già state versate “ancorché eccedenti rispetto a quanto dovuto per la definizione”. Le somme versate per le sanzioni non sono oggetto di restituzione.
Gli effetti della definizione agevolata prevalgono su quelli delle eventuali pronunce giurisdizionali che non sono passate in giudicato. Ad esempio, se il ricorso presentato dal contribuente è stato accolto dalla commissione tributaria provinciale, la definizione comporta l’obbligo di presentare la domanda e di eseguire il pagamento delle somme dovute in base all’atto impositivo, cioè i tributi e gli interessi.Le controversie definibili non sono sospese.
Tuttavia, il contribuente può presentare l’apposita richiesta al giudice nella quale deve dichiarare di volersi avvalere della norma di favore. Soltanto in questa ipotesi il processo è sospeso fino al 10 ottobre 2017. Inoltre, la sospensione permane fino al 31 dicembre 2018 se entro la suddetta data è depositata la copia della domanda e dell’avvenuto versamento delle somme dovute e della prima rata.Per le controversie che possono essere oggetto di definizione sono sospesi i termini di impugnazione, anche incidentale, delle pronunce giurisdizionali e di riassunzione che scadono dal 24 aprile 2017 al 30 settembre 2017.
Il diniego della definizione va notificato entro il 31 luglio 2018 con le modalità previste per gli atti processuali.Il diniego può essere impugnato entro 60 giorni dinanzi all’organo giurisdizionale presso il quale la causa è pendente, cioè avanti la commissione tributaria provinciale o la commissione tributaria regionale nel caso di giudizio in appello ovvero la Corte di cassazione.
Il processo si estingue in mancanza dell’istanza di trattazione presentata entro il termine del 31 dicembre 2018.
Se la controversia è definibile, l’impugnazione della pronuncia giurisdizionale e del diniego costituiscono l’istanza di trattazione.Le spese del processo restano a carico della parte che le ha anticipate.
Articolo precedenteVaccini obbligatori, il Senato approva il decreto
Articolo successivo730 precompilato, cosa controllare prima di inviare