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Timestamp: 2020-05-27 03:15:49+00:00
Document Index: 113262873

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 16', 'art. 13', 'art. 15', 'art. 97', 'art. 75']

Eccezioni e limitazioni al copyright- BrunoSaetta.it
Se l'autore di un'opera ha, infatti, il diritto esclusivo di utilizzare economicamente l’opera in ogni forma e modo, la normativa europea e nazionale fissa alcuni limiti al contenuto patrimoniale del diritto d’autore per esigenze di pubblica informazione, di libera discussione delle idee, di diffusione della cultura e di studio. Per cui le limitazioni all'esercizio del diritto d'autore sono giustificate dall'interesse generale che prevale sull'interesse personale dell'autore.
Pur essendo diversi, l'approccio americano e quello europeo al copyright si sono nel tempo avvicinati, e anche la Corte Suprema Usa (causa Fox film vs Doyal) ha stabilito che l'unico interesse degli Stati Uniti e obiettivo primario nell'assegnazione del monopolio sul copyright va cercato nei benefici generali derivanti al pubblico dalle opere degli autori. Per la Corte americana promozione del progresso vuol dire apportare benefici alla collettività, agli utenti delle opere protette da copyright.
In realtà l'approccio anglosassone, anche per le pressioni americane al fine di far recepire le norme statunitensi a tutti gli altri Stati, si è progressivamente esteso a tutto il mondo, e trova il suo fulcro nel soggetto imprenditoriale. Quando si parla di tutela del copyright, infatti, si intende principalmente la tutela degli interessi economici degli editori.
In tale quadro sono, quindi, tenuti ai margini non solo i diritti degli utenti, cioè i diritti dei cittadini, ma anche gli stessi artisti.
La normativa sul copyright dovrebbe, in realtà, considerare l'opera dell'artista come un'estensione dell'autore e della sua personalità (dal diritto tedesco), il quale autore dovrebbe avere il controllo dei diritti morali. Alla base della normativa c'è la considerazione che l'autore deve ottenere un beneficio economico dal suo lavoro, in modo che sia incentivato a produrre altre opere. Questo perché esiste un ritorno di valore sociale nella moltiplicazione delle opere e delle opinioni espresse.
A tal fine si accetta un monopolio sulle opere soggette a copyright sperando che gli ovvi svantaggi determinati dall'imposizione del monopolio siano poi compensati dall'incremento della cultura, dell'innovazione e della competizione.
Perché la normativa sul copyright sia efficace in relazione al suo scopo è, però, necessario che consenta all'artista di creare cultura e promuoverla, diffondendola. Se la normativa sul copyright, invece, impedisce la diffusione delle opere ai cittadini ponendo, ad esempio, gli interessi economici degli intermediari delle opere (cioè l'industria del copyright) al di sopra di quelli degli autori, è evidente che la normativa sul copyright fallisce il suo scopo primario.
In tale prospettiva è evidente che il ruolo delle eccezioni o limitazioni al diritto d'autore è fondamentale, perché dall'applicazione di tali eccezioni dipende, appunto, la diffusione delle opere al pubblico.
In realtà già parlare di eccezioni o limitazioni tradisce lo scopo primario, perché è assurdo solo ritenere che la libertà di espressione possa essere un'eccezione a qualcosa, laddove è invece evidente che il diritto primario è la libertà di espressione che di contro trova la sua limitazione nel copyright o diritti d'autore, per i motivi sopra esposti.
Comunque, le eccezioni non si applicano ai diritti morali bensì ai diritti di utilizzazione economica, in particolare al diritto di riproduzione e al diritto di comunicazione al pubblico. Le norme hanno carattere eccezionale e la loro interpretazione è molto restrittiva.
La direttiva europea 2001/29/CE si occupa di regolamentare le eccezioni al copyright. I Considerando della direttiva prevedono quanto segue:
L'art. 5 della direttiva fissa le eccezioni:
Il primo comma prevede l'unica eccezione obbligatoria per tutti gli Stati membri. Si tratta dell'ipotesi della copia temporanea in assenza di rilevanza economica indipendente. Esempi classici sono la copia cache del browser, la copia in RAM del computer, la copia nei proxy e nei routers. Sono tutti casi di copie effettive, anche se temporanee, che in assenza dell'eccezione sarebbero soggette ad autorizzazione del titolare dei diritti. Vengono esentate in quanto atti temporanei e funzionali all'effettivo utilizzo dell'opera.
Il secondo comma individua altri 5 casi di eccezioni la cui introduzione è lasciata alla discrezionalità del singolo Stato. Alla lettera a) si prevede l'eccezione per fini illustrativi per finalità di insegnamento o ricerca scientifica. Per poter godere dell'eccezione occorre l'indicazione della fonte e del nome dell'autore, oltre ovviamente all'assenza di scopo commerciale. La lettura dl Considerando 42 permette di ricostruire l'eccezione includendo anche l'insegnamento a distanza (e-learning). Altro elemento riguarda lo scopo non commerciale che deve essere ricavato dall'attività stessa e non da fattori ulteriori quali la struttura organizzativa e i mezzi di finanziamento.
Alla lettera c) si prevede la facoltà di introdurre un'eccezione riguardante l'attività di informazione a mezzo stampa, e quindi nei casi di riproduzione, di comunicazione al pubblico o messa a disposizione di articoli di attualità economica, politica o religiosa, o della trasmissione di opere dello stesso carattere, quando tale uso non sia espressamente vietato e con l'obbligo di indicare la fonte e il nome dell'autore.
Alla lettera d) e f) si introduce l'eccezione riguardante il diritto di critica e citazione e la riproduzione di discorsi politici e pubbliche conferenze.
Alle lettere i) e o) sono previste le eccezioni riguardanti l'inclusione accidentale o anche intenzionale di opere protette in altre opere purché la ripercussione sia insignificante sulla vita economica dell'opera.
Decisamente più importante la previsione di cui alla lettera k), che prevede l'eccezione della parodia, critica e satira. Non fornisce altri parametri lasciando ampia discrezionalità.
Di rilievo, anche se minore, l'eccezione relativa all'uso di opere nei casi di riparazione od esposizione di apparecchiature e dispositivi vari, compresi quelli digitali.
Alla lettera n) abbiamo l'ipotesi delle biblioteche ed istituzioni quali musei, enti educativi ed archivi, che operano senza scopi commerciali, di comunicare o mettere a disposizione opere allo scopo di ricerca o studio privato. L'eccezione non ricomprende l'accesso online alle opere, ma ristretta all'accesso nei propri locali.
Si tratta di limitazioni non obbligatorie per gli Stati membri, come del resto quelle di cui al comma successivo.
Ricordiamo che la normativa sulle eccezioni deriva dalle regole dettate dalle convenzioni internazionali, in particolare dal three step test previsto dalla Convenzione di Berna (art. 9 co. 2) e ripreso dai trattati WIPO (art. 10 WCT e art. 16 WPPT) e TRIPs (art. 13), e dal considerando 44 della Direttiva 2001/29/UE. In particolare la direttiva del 2001 nasceva in applicazione dei trattati WIPO del 1996, laddove, però, le eccezioni furono introdotte solo negli ultimi momenti di redazione delle bozze. A differenza degli altri aspetti della normativa sul copyright, le eccezioni non furono, quindi, il risultato di uno studio comparativo né la conseguenza di un preciso intento politico. Per questo motivo la loro implementazione ha sempre creato problemi.
In base al three step test la limitazione richiede che:
1) sia prevista espressamente dalla legge;
2) non sia in conflitto con il normale sfruttamento dell’opera;
3) non arrechi pregiudizio ingiustificato agli interessi legittimi del titolare dei diritti.
La direttiva europea viene recepita dalla normativa italiana con D. Lgs. 68/2003, e le eccezioni sono regolate in ambito nazionale dagli articoli da 65 a 71 decies della legge sul diritto d'autore (per alcune di queste si veda l'articolo “diritto d'autore e libere utilizzazioni in rete”). Ulteriori limitazioni sono previste da: art. 15 commi 2 e 3 (esecuzione), 64-ter, 64-quater (programmi per elaboratore), 64-sexies (banche dati), art. 97 (pubblicazione del ritratto), 102-ter l.d.a. (diritto sui generis del costitutore di banche di dati).
Al di fuori di tali casi, quindi, le utilizzazioni sono riservate esclusivamente all'autore dell'opera.
Delle 21 eccezioni previste dalla direttiva europea solo una (quella relativa agli atti temporanei di riproduzione che non abbiano rilevanza economica indipendente) è obbligatoria e viene trasposta in tutte le legislazioni europee nazionali, mentre per le altre limitazioni si è lasciato alla discrezionalità dei singoli Stati l'onere di implementarle.
Tale tecnica normativa creò perplessità fin dall'inizio, essendo ovvio che non avrebbe affatto favorito una maggiore armonizzazione.
La conseguenza è una notevole diversità di diritti degli utenti tra i vari paesi, laddove ogni paese ha differenti norme e differenti limitazioni.
Ma non solo, quasi nessun paese europeo prevede norme che proteggano l'utente dalla sostituzione contrattuale o tecnologica di tali limitazioni. Cioè i titolari dei diritti sono in grado di elidere le eccezioni, cioè i diritti dei cittadini, attraverso clausole contrattuali o protezioni tecnologiche dei prodotti digitali (DRM). Caso più unico che raro è l'art. 75 del codice dei diritti sul copyright del Portogallo, il quale prevede la nullità di qualsiasi clausola contrattuale che mira ad eliminare o impedire il normale sfruttamento da parte dei beneficiari di usi previsti nel medesimo articolo, fatta salva la possibilità delle parti liberamente accordarsi sulle modalità di esercizio, in particolare per quanto riguarda gli importi di remunerazione equa.
È di solare evidenza che, data la disparità di forza contrattuale tra l'industria del copyright e gli utenti, il cittadino non ha alcuna alternativa se non accettare tali clausole oppure rinunciare al prodotto o servizio.
Il caso classico riguarda l'acquisto di un DVD, sulla cui confezione vi è stampato il divieto di copia in qualsiasi forma. Tale clausola è in contrasto con il diritto di copia privata ammesso senza alcuna autorizzazione del titolare dei diritti. Il contratto tra acquirente e titolare dei diritti determina, perciò, la cancellazione del diritto di copia privata previsto dalla normativa.
Quindi l'attuale previsione di cui alla direttiva Infosoc di fatto permette all'industria di elidere completamente alcuni diritti dei cittadini.
Da ciò l'importanza della riforma sul copyright in discussione, nella quale si prevede che l'esercizio effettivo delle eccezioni o limitazioni e l'accesso ai contenuti non dovrebbe essere sospeso dalle condizioni contrattuali, e rimarca l'importanza di una armonizzazione del diritto comunitario estendendo le eccezioni a tutti gli Stati.
Questo perché allo stato il sistema di eccezioni non è armonizzato, così come invece si pone come obiettivo la direttiva al punto 32. Un'applicazione coerente delle eccezioni sarebbe, invece, vantaggiosa anche per gli stessi detentori dei diritti, e per l'industria del copyright, in quanto consentirebbe un maggiore sfruttamento, lecito, online transfrontaliero, moltiplicando le situazioni di profitto. Nel contempo gli utenti potrebbero beneficiare di regole certe sull'utilizzo dei lavori.
In ogni caso il dibattito dottrinario sull'implementazione delle eccezioni ha rilevato un problema di non poco conto. Il carattere tassativo delle stesse rende difficoltoso adattare tali eccezioni al mutevole quadro tecnologico e ai nuovi modelli di business nascenti in rete. Anche la Corte di Giustizia europea, che raramente si è occupata di eccezioni al diritto d'autore, nel caso C-145/10 (Painer) ha stabilito che gli Stati membri i quali hanno implementato le eccezioni non obbligatorie devono comunque interpretarle in senso restrittivo. E infatti così accade.
Ecco perché molti commentatori rilevano l'utilità di una modifica della regolamentazione delle eccezioni, passando da norme tassative ad una configurazione più vicina al fair use anglosassone (come avvenuto in Israele), che consentirebbe una maggiore adattabilità delle eccezioni.