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Timestamp: 2019-09-20 09:35:36+00:00
Document Index: 10683163

Matched Legal Cases: ['art. 41', 'art. 41', 'art. 184', 'art.41', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 41', 'art.71', 'art. 71', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 5', 'art. 41', 'art. 41']

ARPAC: modulistica per il riutilizzo di terre e rocce da scavo - Ance Avellino
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ARPAC: modulistica per il riutilizzo di terre e rocce da scavo
16 Ottobre 2015 by webmaster 0 comments
UTILIZZO DEI MATERIALI DA SCAVO – ILLUSTRAZIONE DELLA TEMATICA E ISTRUZIONI
PER LA COMPILAZIONE DELLA MODULISTICA
di cui agli adempimenti previsti dall’art. 41 bis della L.98/2013- FONTE ARPAC CAMPANIA
La possibilità di gestire le terre e rocce da scavo, ora più correttamente materiali da scavo, come sottoprodotti e non più come rifiuti, ha trovato la sua compiuta regolamentazione con i nuovi dettami normativi introdotti dal Decreto del Fare (artt. 41 e 41 bis del D.L. n. 69/2013 convertito in L. 98/2013). In pratica attualmente possono essere gestiti come sottoprodotti:
– i materiali da scavo derivanti da attività o opere soggette a Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) o ad Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), indipendentemente dal volume di scavo da riutilizzare, per i quali si applica il Regolamento di cui al D.M. 161/2012, in virtù di quanto disposto dall’art. 41 comma 2 della L. 98/2013, che ha aggiunto all’art. 184 bis del D.Lgs. 152/2006 il comma 2 bis;
– i materiali da scavo che derivano da attività o opere non sottoposte a VIA o ad AIA, sempre indipendentemente dalle volumetrie scavate, per i quali si applicano le prescrizioni disposte dall’art.41 bis.
Proprio sulla base delle procedure semplificate introdotte dall’art. 41 bis, i materiali da scavo provenienti da opere non soggette a VIA/AIA, prodotti nel corso di attività e interventi autorizzati in base alle norme vigenti, possono essere gestiti come sottoprodotti, e non come rifiuti, se vengono rispettate le quattro condizioni previste dal citato art. 41 bis comma 1- lettere a), b), c) e d).
Il rispetto di queste condizioni va attestato con una autodichiarazione resa ai sensi del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445.
SOGGETTI DICHIARANTI
L’art. 41 bis riconosce come soggetti titolati a sottoscrivere la autodichiarazione il proponente, inteso come soggetto che propone l’opera, o il produttore, cioè la persona fisica o legale rappresentante della ditta che operativamente esegue l’opera o i lavori, da cui si producono i materiali da scavo. Nello specifico, la norma contiene esattamente i seguenti passaggi:
1. “ … i materiali da scavo … sono sottoposti al regime (di sottoprodotti e non rifiuti) … se il produttore dimostra … (le quattro condizioni dei sottoprodotti) .. “ (comma 1);
2. “ il proponente o il produttore attesta il rispetto delle (quattro) condizioni … tramite dichiarazione resa …ai sensi e per gli effetti del … (DPR n. 445/2000) … La modifica dei requisiti e delle condizioni …. è comunicata entro 30 giorni … ” (comma 2);
3. “ Il produttore deve, in ogni caso, confermare … che i materiali da scavo sono stati completamente utilizzati secondo le previsioni comunicate” (comma 3).
E’ necessario rilevare che se la norma concede pari facoltà ai due soggetti, proponente e produttore,nella sottoscrizione di quello che può essere considerato l’atto centrale dell’intera procedura semplificata, ancorchè non l’unico, poi, però, pone in capo al solo produttore l’obbligo di dimostrare l’esistenza dei quattro requisiti, che i materiali devono possedere per essere gestiti come sottoprodotti. Da questa prima responsabilità del produttore, ne discende anche l’obbligo, sempre del produttore, di confermare l’avvenuto e completo utilizzo secondo le previsioni comunicate.
CONTENUTO DELLA DICHIARAZIONE DI ATTESTAZIONE
Il rispetto delle quattro condizioni, che permettono di considerare i materiali da scavo come sottoprodotti e non rifiuti), va attestato tramite una dichiarazione resa ai sensi e per gli effetti del T.U. di cui al D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445.
La dichiarazione deve altresì contenere le indicazioni che permettono la verifica di tutti gli altri requisiti previsti dalla norma e precisamente:
· quantità e qualità del materiale da scavo destinato al riutilizzo;
· dati identificativi del sito di produzione, di eventuale deposito intermedio e del sito di riutilizzo;
· provvedimenti autorizzativi, rilasciati in conformità della vigente disciplina urbanistica e igienico-sanitaria, degli interventi nel cui ambito vengono prodotti e riutilizzati i materiali da scavo;
· tempistica prevista per il riutilizzo, che non può comunque superare un anno dalla data di produzione, salvo il caso in cui l’opera, nella quale il materiale è destinato ad essere utilizzato, preveda un termine di esecuzione superiore.
Qualora, in accordo al comma 3 dell’art.71 del DPR 445/2000, l’Ente procedente rilevi nelle dichiarazioni ricevute per gli aspetti ambientali di competenza “… delle irregolarità o delle omissioni rilevabili d’ufficio, non costituenti falsità, dà notizia all’interessato di tale irregolarità.
Questi è tenuto alla regolarizzazione o al completamento della dichiarazione; in mancanza il procedimento non ha seguito” e , conseguentemente i materiali da scavo devono essere considerati rifiuti.
L’attestazione resa ai sensi del DPR 445/2000 costituisce una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, la cui sottoscrizione implica per il dichiarante l’assunzione delle responsabilità, anche penali, nel caso di falsa o inesatta dichiarazione. Pertanto, nell’eventualità che venissero accertati casi di false o inesatte dichiarazioni, ciò comporta la perdita dei benefici previsti e l’obbligo di considerare i materiali di scavo oggetto della dichiarazione mendace non più sottoprodotti ma rifiuti.
Il comma 1 dell’art. 71 del DPR 445/2000, stabilisce che l’Ente procedente, destinatario dell’ autodichiarazione, è tenuto ad effettuare, per gli aspetti ambientali di competenza, “..idonei controlli, anche a campione e, in tutti i casi in cui sorgono fondati dubbi, sulla veridicità delle dichiarazioni …”.
Per la tipologia di dichiarazione, che è una autocertificazione, non è necessario allegare attestazioni e certificazioni analitiche rilasciate da laboratori terzi sulla natura dei terreni da scavo.
ULTERIORI DICHIARAZIONI E TEMPISTICA
Successivamente alla trasmissione della dichiarazione iniziale, qualora si verifichino variazioni dei requisiti comunicati, così come previsto dal comma 2 dell’art. 41 bis, il proponente, o il produttore, deve attestare le mutate condizioni mediante l’invio di una nuova dichiarazione di modifica dei requisiti e delle condizioni.
Successivamente il produttore (e non più il proponente) dovrà confermare agli Enti “territorialmente competenti con riferimento al luogo di produzione e di utilizzo, che i materiali da scavo sono stati completamente utilizzati secondo le previsioni comunicate”, così come specificato al comma 3
dell’art. 41 bis.
Per quanto concerne la tempistica da rispettare, da parte del dichiarante, per l’invio delle diverse tipologie di dichiarazioni, corre l’obbligo di segnalare che essa risulta abbastanza varia.
La comunicazione iniziale, cioè quella con la quale si manifesta l’intenzione di gestire i materiali da scavo come sottoprodotti, attestandone i requisiti, è certamente preventiva; pur prevista come una procedura semplificata dettata per snellire l’iter burocratico relativo alle autorizzazioni, si ritiene che debba essere effettuata comunque prima dell’inizio della esecuzione delle opere o dei lavori autorizzati previsti.
La dichiarazione di variazione dei requisiti e delle condizioni, invece, va trasmessa entro i trenta giorni successivi al momento in cui vengono a porsi in essere le variazioni.
Infine, per l’invio della comunicazione di avvenuto utilizzo non sono previsti limiti temporali, pur vigendone l’obbligo (“.. il produttore … deve, in ogni caso, confermare alle autorità …”, comma 3 art. 41 bis). Per l’importanza, comunque, di tale dichiarazione, che in definitiva attesta la conclusione “regolare” dell’intera procedura di riutilizzo dei materiali da scavo, si ritiene che essa debba comunque essere resa ai sensi del DPR 445/2000 ed inviata in tempi ragionevoli e comunque non oltre il termine temporale previsto per il riutilizzo dei materiali da scavo; trascorso anche questo termine, si può giustamente ritenere non conclusa in modo legittimo la procedura, per cui si concretizza la necessità di opportune verifiche.
ENTE PROCEDENTE CUI VA PRESENTATA LA AUTODICHIARAZIONE
* Il comma 2 dell’art. 41 bis indica come unico destinatario della autodichiarazione l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale; A.R.P.A. Campania ha individuato nei propri Dipartimenti Provinciali, singolarmente competenti per il territorio al cui interno ricade il sito di produzione dei materiali di scavo, come gli uffici cui va inviata la dichiarazione.
Al fine di consentire una corretta valutazione delle informazioni trasmesse (tra cui vanno sottolineate quelle relative ai provvedimenti autorizzativi delle opere/interventi, da cui si originano i materiali da scavo), l’ARPAC ritiene che tale comunicazione vada inviata, per conoscenza, anche, al Comune all’interno del cui territorio ricade il sito di produzione, al Comune nel cui territorio è ubicato il sito di eventuale deposito intermedio e, infine, al Comune nel cui territorio ricade il sito di riutilizzo. Nel caso in cui si prevede che i materiali saranno momentaneamente depositati in più siti, ubicati in due o più Comuni diversi, la comunicazione va inviata, sempre per conoscenza, a tutti i Comuni interessati; inoltre, se i materiali vanno riutilizzati in più siti, la comunicazione, in modo analogo al caso precedente, va inviata ai Comuni interessati. Resta inteso che il Dipartimento Provinciale di ARPAC, competente per sito di produzione, provvederà a trasmettere la dichiarazione e l’eventuale dichiarazione di modifica dei requisiti agli altri Dipartimenti Provinciali competenti per il sito di deposito intermedio e il sito di riutilizzo.
** Per legge, inoltre, la dichiarazione di modifica dei requisiti va inviata (entro trenta giorni) al Comune nel cui territorio è ubicato il sito di produzione; a tal proposito si ritiene che, a prescindere dal tipo di variazione intervenuta, vada comunque inviata dichiarazione di modifica, per conoscenza, anche al Dipartimento Provinciale ARPAC competente e, seguendo lo stesso criterio di individuazione dei destinatari così come nel caso di prima dichiarazione, la stessa comunicazione di variazione vada inviata, sempre per conoscenza, anche ai Comuni competenti per territorio nel caso che la variazione dovesse consistere nella individuazione di nuovi e/o diversi siti di deposito e di riutilizzo.
Per quanto concerne, infine, la comunicazione di avvenuto utilizzo, la legge prevede che essa venga inviata “ … alle autorità competenti con riferimento al luogo di produzione e di utilizzo …” (comma 3 art. 41 bis), intendendosi in questo modo i Dipartimenti provinciali di ARPAC e i Comuni rispettivamente competenti per il sito di produzione e di utilizzo.
MODALITA’ DI PRESENTAZIONE DELLA AUTODICHIARAZIONE
Le modalità di presentazione delle dichiarazioni si differenziano in relazione al soggetto da cui provengono (cittadini o imprese).
In base all’art. 5 bis del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), le cui modalità di attuazione sono state emesse con il DPCM 22/7/2011, dal 1° luglio 2013 la pubblica amministrazione non può accettare o effettuare in forma cartacea le comunicazioni alle imprese (istanze, dichiarazioni, dati e lo scambio di informazioni e documenti, anche a fini statistici). Pertanto le dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà possono essere inviate secondo le seguenti
– l’impresa, nella persona del legale rappresentante, trasmette via PEC la dichiarazione firmata digitalmente, oppure la copia per immagine della dichiarazione, sottoscritta dal dichiarante con firma autografa, completa di allegata copia di un documento di identità, in corso di validità, del dichiarante stesso.
– il privato cittadino, oltre a quanto sopra, può utilizzare tutte le ulteriori forme di trasmissione (email, fax, posta ordinaria e consegna a mano), allegando sempre copia del documento di identità.
MODULISTICA PER LE COMUNICAZIONI
L’ARPAC ha elaborato modulistica idonea per gli adempimenti previsti dall’art. 41 bis, predisponendo i modelli per la “prima” dichiarazione, la dichiarazione di modifica dei requisiti e condizioni e, infine, la dichiarazione di avvenuto utilizzo.
Nello specifico, sia nel caso di comunicazione iniziale, sia di comunicazione di variazione dei requisiti e condizioni, è stato elaborato un solo modello, che è utilizzabile per entrambe le circostanze, previa apposizione di spunta in corrispondenza della relativa casella.
La dichiarazione è stata strutturata in Sezioni, a loro volta suddivise in Paragrafi.
Nel caso di utilizzo della scheda per comunicazione della variazione dei requisiti e condizioni, all’inizio di ogni Sezione è stata predisposta una apposita casella da spuntare per segnalare che quella è la sezione che contiene i dati variati.
L’uso della modulistica predisposta da ARPAC non è obbligatoria; tuttavia se ne suggerisce l’uso, in quanto l’uniformità di trasmissione di tutti dati e delle informazioni, comunque previste dalla legge, permette all’Ente di controllo di predisporre adeguato database delle pratiche inoltrate e di eseguire verifiche più agevoli e rapide a tutto vantaggio degli stessi interessati.
Di seguito vengono riportate le istruzioni per una corretta compilazione della modulistica predisposta da ARPAC.
Sezione A – Dati del Soggetto dichiarante
A1 – Dati anagrafici del soggetto dichiarante
In questo paragrafo vanno inseriti i dati che permettono l’identificazione del soggetto dichiarante, indicando, mediante l’aggiunta di una spunta in corrispondenza delle relative caselle, il ruolo di Proponente dell’opera e/o di produttore dei Materiali da scavo. Vanno pertanto introdotti:
o i dati anagrafici del soggetto dichiarante (Cognome, Nome, Codice Fiscale, Luogo e data di nascita);
o l’indirizzo di residenza (Comune, CAP, Via/Piazza, n. civico e località);
o i contatti telefonici (telefono e fax);
o l’indirizzo di posta elettronica e, eventualmente posseduto, di posta certificata (PEC).
Si chiede infine di specificare la qualità del soggetto che dichiara, effettuando una spunta sulla casella dell’opzione scelta (se è Proprietario/titolare del sito di produzione, se è il Legale rappresentante della ditta esecutrice dei lavori/delle opere; è presente, infine, un’ulteriore opzione, per qualifiche eventualmente diverse dalle due
A2 – Dati anagrafici della Ditta esecutrice
In questo paragrafo vanno inseriti i dati che permettono l’individuazione della ditta esecutrice delle opere o lavori da cui si producono i materiali da scavo; devono pertanto essere forniti:
o i dati anagrafici della Ditta esecutrice (Nome Ditta/ Ragione sociale e Partita IVA);
o l’indirizzo completo della sede della Ditta (Comune, CAP, Via/Piazza, n. civico e località);
o l’indirizzo di posta certificata (PEC).
La sezione A si chiude con il primo corpo dichiarativo attestante le quattro condizioni per gestire i materiali da scavo come sottoprodotti.
Sezione B – Dati del sito di produzione
B1 – Localizzazione del sito di produzione
La compilazione di questa sezione è necessaria per consentire la precisa individuazione del luogo di produzione; vanno inserite le informazioni inerenti:
o l’ubicazione ( Comune, CAP, Provincia, Via/Piazza, n. civico, località);
o le coordinate piane (espresse in UTM 33N WGS 84), inserendo le coordinate centroidi per le opere puntuali, le coordinate dei vertici per le opere lineari.
B2 – Dati catastali e destinazione urbanistica del sito di produzione
In tale paragrafo vanno inseriti:
o i dati catastali della/e particella/e interessata/e (foglio, particella ed eventuale sub);
o la destinazione d’uso urbanistica ai sensi del vigente strumento di pianificazione territoriale della/e particella/e (area a verde pubblico, residenziale, agricola, commerciale/industriale, altro).
B3 – Dati sull’intervento autorizzato a farsi sul sito di produzione
Nello specifico vanno forniti i seguenti dati:
o l’Ente o l’Autorità competente che ha autorizzato l’opera e/o i lavori da cui si
originano i materiali da scavo;
o la tipologia di provvedimento autorizzativo rilasciato, relativo all’opera/ai lavori da cui si originano i materiali da scavo;
o gli estremi del provvedimento autorizzativo (protocollo e data);
o il periodo di validità del provvedimento autorizzativo;
o una breve descrizione del tipo di intervento e della relazione esistente tra
provvedimento autorizzativo rilasciato e produzione del materiale da scavo.
B4 – Dati planovolumetrici dei materiali prodotti
In questa sezione vanno indicati i diversi parametri di superficie e di volumetria:
o Superficie totale dell’area interessata all’intervento da realizzarsi, in metri quadrati;
o Quantità dei Materiali da scavo prodotti, in metri cubi;
o Tipologia materiale (terreno vegetale, terreno misto a riporto, etc.)
o Quantità dei Materiali da scavo prodotti, da riutilizzare sul sito di produzione, in
o Quantità dei Materiali da scavo prodotti, da riutilizzare fuori dal sito, in metri cubi.
Sezione C – Dati dell’eventuale sito di deposito intermedio
C1 – Localizzazione del sito di deposito intermedio
In questo paragrafo va indicato il sito dove eventualmente i materiali da scavo verranno depositati, quando non direttamente riutilizzati sul sito di destinazione; la scelta, da operare mediante l’apposizione di una spunta in corrispondenza della casella corrispondente, prevede, come opzioni, il sito di produzione, il sito di destinazione e un sito di deposito intermedio diverso dai precedenti. Nel caso di utilizzo di quest’ultima opzione, va completata la restante parte della Sezione C, relativa appunto al sito di deposito intermedio. Vanno pertanto inserite le seguenti informazioni:
o Ubicazione del sito di deposito intermedio (Comune, CAP, Provincia, Via/Piazza, n. civico, località)
o le coordinate piane (espresse in UTM 33N WGS 84), inserendo le coordinate centro di del sito di deposito intermedio.
C2 – Autorizzazione del sito di deposito intermedio
o l’Ente o l’Autorità competente che ha autorizzato il sito di deposito intermedio;
o la proprietà del sito e il responsabile della gestione.
C3 – Dati volumetrici dei materiali da scavo depositati e limiti temporali In questo paragrafo bisogna indicare:
o la quantità dei Materiali da scavo depositata sul sito, specificandone i metri cubi;
o il periodo di deposito, giustificando i motivi se la durata indicata risulta essere
Sezione D – Dati del sito di destinazione
La legge prevede il riutilizzo dei materiali da scavo anche presso più di un sito o più di un ciclo produttivo; in tale circostanza questa sezione va compilata per ogni sito o ciclo produttivo che riceve i materiali da scavo.
D1 – Localizzazione del sito di destinazione
La compilazione di questa sezione è necessaria per consentire la modalità, la tipologia e il luogo di riutilizzo dei materiali da scavo, dei quali è certa la destinazione.
Preliminarmente va operata la scelta, apponendo una spunta in corrispondenza della relativa casella, tra l’avvio presso cicli produttivi determinati, presumibilmente in un impianto, o la destinazione a recuperi, ripristini, rimodellamenti, riempimenti ambientali o altri utilizzi sul suolo; quindi vanno inserite tutte le informazioni per
consentire la localizzazione del sito di destinazione, e precisamente:
o l’ubicazione del sito (Comune, CAP, Provincia, Via/Piazza, n. civico, località)
o le coordinate piane (espresse in UTM 33N WGS 84), inserendo le coordinate centroidi per le opere puntuali, o nel caso di un impianto, e le coordinate dei vertici per le opere lineari.
D2 – Dati catastali e destinazione urbanistica del sito di destinazione In questo paragrafo vanno inseriti:
o la destinazione d’uso urbanistica ai sensi del vigente strumento di pianificazione territoriale della/e particella/e (area a verde pubblico, residenziale, agricola,commerciale/industriale, altro).
D3 – Dati relativi all’autorizzazione delle operazioni a farsi o dell’impianto sul sito di destinazione
Vanno inserite in questo paragrafo le seguenti informazioni:
o l’Ente o l’Autorità competente che ha autorizzato l’opera o l’impianto di destinazione dei materiali da scavo;
o la tipologia del provvedimento autorizzativo rilasciato, relativo all’opera o all’impianto in cui si riutilizzano i materiali da scavo;
o l’indicazione dello specifico tipo di riutilizzo del materiale da scavo.
D4 – Dati planovolumetrici dei materiali da scavo
Va specificata in questo paragrafo:
o la superficie totale dell’area interessata all’intervento di riutilizzo, in metri quadrati;
o la quantità dei Materiali da scavo che si intende utilizzare sul sito, indicandone i metri cubi.
Sezione E – Tempi previsti per l’utilizzo
E1 – Tempistica delle operazioni da effettuarsi
Per la verifica delle tempistiche, vanno inserite nell’ordine le date presunte di:
o inizio dell’attività di scavo;
o ultimazione dell’attività di scavo;
o di inizio dell’attività di riutilizzo;
o ultimazione dell’attività di riutilizzo.
Sezione F – Qualità dei materiali da scavo
Questa ultima sezione contiene il secondo corpo dichiarativo, all’interno del quale è necessario attestare le caratteristiche dei materiali da scavo e il rispetto delle condizioni previste dalla legge, in relazione agli utilizzi, così come previsti alle lettere b), c) e d) del comma 1 dell’art. 41 bis della L. 98/2013.
Documento relativo alla “Illustrazione della tematica e istruzioni per la compilazione della modulistica”;
Format elaborati delle diverse autodichiarazioni-tipo, da utilizzarsi direttamente a cura degli istanti nell’ambito delle previste comunicazioni.
SCHEDA DICHIARAZIONE ARPAC 21.03.14 171 KB
DICHIARAZIONE di Avvenuto utilizzo 21.03.14 71 KB