Source: https://www.periodicimaggioli.it/criticita-consenso-informato-trattamenti-terapeutici/
Timestamp: 2019-07-16 14:58:50+00:00
Document Index: 6475791

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 74', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 19', 'art. 1', 'art. 1']

Aspetti critici del consenso informato nei trattamenti terapeutici
La recente legge 219/2017, entrata in vigore con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il 16 gennaio 2018, ha dettato le disposizioni sul consenso informato nei trattamenti terapeutici, sulle
disposizioni anticipate in ordine agli stessi e sulla pianificazione delle cure, ma, se per un verso ha chiarito i caratteri formali e sostanziali del consenso e sulle manifestazioni di volontà per il futuro, per altro verso ha lasciato una serie di dubbi interpretativi circa i soggetti deputati ad esprimerlo e sulle loro caratteristiche e sulle formalità relative.
Il comma 2 dell’art. 2 promuove e valorizza le relazioni di cura, su base fiduciaria, tra il sanitario o l’équipe medica ed il paziente ed in tale relazione sono coinvolti, solo se il paziente stesso esprime una precisa volontà in tal senso, i suoi familiari o la parte dell’unione civile od il convivente, ovvero ancora una persona di sua fiducia (fiduciario).
In tal modo la legge coinvolge nella relazione, sempreché l’interessato lo assenta formalmente, una serie di terzi ed in particolare uno dei familiari ex art. 74 c.c., ma quel coinvolgimento è circoscritto alle ipotesi in cui le successive norme della legge li abilitino ad intervenire, nei casi in cui il paziente non sia in condizione, per qualsiasi ragione, di esprimere il suo consenso od il rifiuto dei trattamenti sanitari. In secondo luogo, l’art. 1 della legge puntualizza, con precisione disciplinatoria, i caratteri formali del consenso, dopo aver precisato che nessun trattamento sanitario può esser iniziato o proseguito senza l’assenso libero ed informato della persona interessata, tranne nei casi espressamente previsti dalla legge.
Il consenso deve esser documentato in forma scritta o attraverso videoregistrazioni o, per i soggetti disabili, attraverso dispositivi (ad es. lavagnette ecc.) che consentano di comunicare e deve
essere inserito nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico (comma 4, art. 1).
Le strutture pubbliche e private sanitarie (i nosocomi) sono tenute ad assicurare, mediante opportune modalità organizzative, la corretta attuazione di quei principi e l’adeguata formazione, su tale tematica, del personale sanitario (comma 9, art. 19), essendo il tempo in cui è valido il consenso e deve esser proseguita l’adeguata informazione del paziente quello di cura (comma 8, art. 1). In tal modo sono stati, in modo inequivocabile, puntualizzati gli aspetti formali ed operativi del consenso.
Gli aspetti sostanziali dello stesso si ricavano linearmente dalle disposizioni normative in quanto il comma 3 dell’art. 1 stabilisce che i pazienti hanno il diritto di conoscere lo stato delle proprie condizioni di salute e di essere informati, in modo completo, aggiornato, ed in maniera comprensibile da parte degli stessi, della diagnosi, della prognosi, dei benefici e dei rischi propri degli accertamenti diagnostici e dei trattamenti sanitari da praticarsi, nonché delle possibili alternative e delle conseguenze sulla propria salute dell’eventuale rifiuto dei medesimi.
Il consenso deve, ovviamente, esser caratterizzato dai requisiti propri delle manifestazioni di volontà, nel senso che deve esser il risultato di una completa informazione, deve esser espressione di una volontà libera ed esser esente da forme di coartazione, anche psicologica, da inganno od errore.