Source: http://losmemorato-ilblog.blogspot.com/2015/09/back-to-basics-cosa-e-il-jobs-act.html
Timestamp: 2017-09-20 03:48:27+00:00
Document Index: 56274527

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 14', 'art. 1', 'art. 18', 'art. 2103', 'art. 18']

Lo Smemorato: Back to basics: cosa è il Jobs Act
Il Jobs Act (Legge 10 dicembre 2014, n. 183) propriamente detto è una legge-delega, cioè una legge (votata dal Parlamento, che è come dire i nostri rappresentanti) che autorizza il Governo ad emanare altre leggi (queste leggi si chiamano Decreti Legislativi). In sé, nulla di male: il Parlamento fissa i tempi, i principi e i criteri direttivi della delega; le Commissioni parlamentari interessate esprimono pareri, ancorché non vincolanti, sugli schemi di Decreto Legislativo; i Decreti, infine, sono firmati dal Presidente della Repubblica, che li sottopone a un primo vaglio di costituzionalità.
Il Jobs Act, però, mostra tutta una serie di particolarità. Primo: la legge delega è composta da un solo articolo, su cui il Governo ha posto - in Senato - la questione di fiducia. Secondo (lo vedremo meglio): i sullodati "principi e criteri direttivi" sono quasi assenti. In sostanza, il delegato è quasi un auto-delegato, per di più in bianco. Il futuro testo... da accettare a scatola chiusa. Si tratta della prima volta? No. Si tratta della più grave? Attesa la materia, forse sì.
Deleghe fatte approvare a colpi di fiducia, recanti principi e criteri direttivi indeterminati se non addirittura inesistenti, si sono già avute proprio in materia giuslavoristica (cfr. la legge n. 247/2007, Norme di attuazione del Protocollo del 23 luglio 2007 su previdenza, lavoro e competitività per favorire l'equità e la crescita sostenibili, nonché ulteriori norme in materia di lavoro e previdenza sociale). Tuttavia, un conto è operare un «riordino della normativa» in materia di servizi per l’impiego, gli incentivi alla occupazione e apprendistato (art. 1, c. 30, 31 e 32, l. 247/2007), altro conto è costituire ex novo un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato innovando, tra l’altro, al regime delle tutele contro i licenziamenti illegittimi (Andrea Guazzarotti).
Non solo: gli ultimi Decreti sono stati approvati in Consiglio dei Ministri il 4 settembre, sebbene la scadenza della delega sia fissata per il 16 dello stesso mese. Il Presidente della Repubblica, dunque, non ha avuto i 20 giorni previsti dalla legge per l'esercizio del suo controllo prima dell'emanazione (art. 14, c. 2, L. n. 400 del 1988); la scatola deve rimanere chiusa per tutti, fino all'ultimo. Non siamo arrivati alle sostituzioni in commissione, o all'utilizzo di canguri (o similari mezzi di trasporto dei disegni di legge), ma poco ci è mancato.
Pare un pochino arrogante. Ma è tutto assolutamente giustificato:
Non ho idea se il tweet sia stato scritto prima o dopo la rettifica dei dati falsi. Qualcuno, però, il dubbio se lo è posto.
Dopo i dati falsi di Poletti... è davvero la #lafuffabuona https://t.co/6sbypahPCp
— Gaetano Piazza (@gaetanopiazza) 1 Settembre 2015
Anche su questo avrò modo di tornare. Per chi vuole sapere "come va a finire", può comunque leggersi questo splendido commento su Orizzonte48. Per ora, mi limito a dar conto, in breve, degli articoli della legge. Tutta la documentazione, anche preparatoria, la trovate qui.
I commi 1 e 2 riguarda la "razionalizzazione della normativa in materia di integrazione salariale", cioè - in pratica - la riforma della Cassa Integrazione e delle varie forme di sostegno al reddito per chi è licenziato. Si chiamano NAspI e DIS-COLL, e ho detto tutto. A proposito: la NAspI è partita subito alla grande:
Caro Renzi, lei e i suoi Ministri ricevete puntualmente i lauti compensi! I precari scuola non hanno percepito la Naspi!!! Così si riparte?
— Miky (@MikiAdem7064) 7 Settembre 2015
I relativi "criteri direttivi" sono, per dirla in modo un po' vintage, una lenzuolata, anche se poi, a voler stringere, si riducono a pochi cardini:
- gli ammortizzatori intervengono solo dopo "averle provate tutte" in azienda, dal part-time ai contratti di solidarietà (che devono essere rivisti): d'altronde l'importante è sempre e comunque svalutare il lavoro (cioè ridurre stipendi);
- il sussidio di disoccupazione deve essere esteso a tutti i lavoratori, ma soltanto sulla base dei contributi pregressi (perché è noto che solo chi ha lavorato a lungo deve sfamare la famiglia) e con limitazione alle contribuzioni figurative (anche se poi, come di nascosto, l'art. 1, c. 2, lett. b, n. 5 - sì perché le leggi oggi si scrivono così - sembra quasi aprire all'ortotterissimo, © Bagnai, reddito di sudditanza);
- gli ammortizzatori devono spingere a cercare un nuovo impiego (leggi: devono cessare alla prima proposta di riassunzione, quale che sia);
- la schiavitù non è più vietata, ma - come tutte le cose eticamente discutibili - monopolio assoluto di Stato. Riporto i Santommasi di passaggio: "previsione che il coinvolgimento attivo del soggetto beneficiario dei trattamenti... possa consistere anche nello svolgimento di attività a beneficio delle comunità locali, con modalità che non determinino aspettative di accesso agevolato alla Pubblica Amministrazione".
Certo, qualcuno dirà: "sai che novità!". Ma lo dice perché è fascista.
#LePen: "La #Merkel vuole nuovi schiavi" http://t.co/CU318ZzU28 pic.twitter.com/qqZ5rkBEVl
— ilGiornale (@ilgiornale) 7 Settembre 2015
Siriani in Germania? E' la solita fornitura di manodopera sottocosto ai tedeschi da parte del fedele alleato turco https://t.co/kYGO0FQZKe
— Minuteman - Italy (@MinutemanItaly) 7 Settembre 2015
I commi 3 e 4 riguardano il "riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive". Siccome il blog è il mio, chi è interessato ai relativi "principi e criteri direttivi" se li legge da solo, perché io non ce la faccio (perché?, ve ne riporto uno: "p) introduzione di principi di politica attiva del lavoro che prevedano un collegamento tra misure di sostegno al reddito e misure di inserimento occupazionale “anche attraverso la conclusione di accordi per la ricollocazione che vedano come parte le agenzie per il lavoro o altri operatori accreditati, con obbligo di presa in carico, e la previsione di adeguati strumenti e forme di remunerazione, proporzionate alla difficoltà di collocamento, a fronte dell’effettivo inserimento almeno per un congruo periodo, a carico dei fondi regionali a ciò destinati ").
Il punto fondamentale, comunque, è sempre il solito: "attivazione del soggetto che cerca lavoro... al fine di incentivarne la ricerca attiva di una nuova occupazione...", cui si aggiunge qui il concetto, un po' dadaista, di "auto-occupazione".
I commi 5 e 6 riguardano "uno o più decreti legislativi contenenti disposizioni di semplificazione e razionalizzazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese". In particolare, il comma 6 è tutto un tripudio di telematica, integrazione, snellimento. I commi 8 e 9, invece, attengono ai congedi parentali e rappresentano il poco di buono della legge.
E poi c'è lui, la guest star, il comma 7. Lo riporto per vostra edificazione, con qualche breve commento qua e là. L'analisi puntuale, nei prossimi post.
Allo scopo di rafforzare le opportunità di ingresso nel mondo del lavoro da parte di coloro che sono in cerca di occupazione,
cioè: rendo più flessibile l'uscita dal mondo del lavoro, in altri termini vi faccio licenziare come e quando pare al vostro datore di lavoro, e solo per questo i suddetti datori di lavoro vi assumeranno di più (indipendentemente dalla situazione economica generale, dai movimenti della domanda aggregata, ecc. ecc.). Non fa una grinza (oppure sì?).
nonché di riordinare i contratti di lavoro vigenti per renderli maggiormente coerenti con le attuali esigenze del contesto occupazionale e produttivo e di rendere più efficiente l'attività ispettiva, il Governo è delegato ad adottare, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi, di cui uno recante un testo organico semplificato delle discipline delle tipologie contrattuali e dei rapporti di lavoro, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi, in coerenza con la regolazione dell'Unione europea e le convenzioni internazionali:
cioè: non è che lo Stato si pone come obiettivo quello di estendere le tutele a chi non ce le ha, attraverso un sistema legislativo che sia coerente con le indicazioni della Costituzione Repubblicana (articolo 1, articolo 4, articolo 36), ma di disarticolare l'attuale tipologia contrattuale a tempo indeterminato al fine di renderla "più conveniente", o per meglio dire "meno onerosa" (indovinate a svantaggio di chi).
cioè: abrogazione dell'art. 18, peraltro già semi-abrogato dalla sempre martire Fornero.
cioè: c'era una volta, e ora non c'è più, il divieto di demansionamento, previsto dall'art. 2103 c.c.. Futuro post certo sull'argomento.
Lascio la parola a chi ha grande dono di sintesi.
Approvati i decreti attuativi del Jobs Act: i datori di lavoro potranno accedere ai dispositivi dei dipendenti. Buon week end, #piddioti
— Alessandro Greco (@GrecOfficial) 5 Settembre 2015
h) previsione... della possibilità di estendere, secondo linee coerenti con quanto disposto dalla lettera a) del presente comma, il ricorso a prestazioni di lavoro accessorio per le attività lavorative discontinue e occasionali nei diversi settori produttivi, fatta salva la piena tracciabilità dei buoni lavoro acquistati...;
i) abrogazione di tutte le disposizioni che disciplinano le singole forme contrattuali, incompatibili con le disposizioni del testo organico semplificato....;
l) razionalizzazione e semplificazione dell'attività ispettiva....
Ovviamente, tutto a pro nostro...
Pubblicato da Luca Fantuzzi a 10:22
Etichette: art. 18, contratto a tutele crescenti, demansionamento, Jobs Act, legge delega, NAspI