Source: http://studiolegalepietrolucci.it/notizie/a-chi-spetta-l%E2%80%99onere-della-mediazione-nell%E2%80%99opposizione-al-decreto-ingiuntivo-la-suprema-corte-risolve-il-contrasto-creatosi-nella-giurisprudenza-di-merito
Timestamp: 2020-04-08 08:24:01+00:00
Document Index: 182500393

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 360', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 360', 'art.\n13', 'art. 13', 'art. 13']

La (omissis) ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi avverso la sentenza del 16.5.2013 con la quale la Corte d’Appello di Torino – in un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo emesso “nei suoi confronti su ricorso della (omissis) per il pagamento di canoni di locazione – aveva confermato la sentenza di primo grado che aveva dichiarato improcedibile l’opposizione proposta per il mancato avvio della mediazione obbligatoria ai sensi dell’art. 5 d.lgs n. 28 del 2010. Resiste con controricorso la (omissis)-
Vero è che è ammissibile l’impugnazione con la quale l’appellante si limiti a dedurre soltanto vizi di rito avverso una pronuncia che abbia deciso anche nel merito in senso a lui sfavorevole, solo ove i vizi denunciati comporterebbero, se fondati, una rimessione al primo giudice ai sensi degli artt. 353 e 354 c.p.c. Nelle ipotesi in cui, invece, il vizio denunciato non rientra in uno dei casi tassativamente previsti dai citati artt. 353 e 354 c.p.c, è necessario che l’appellante deduca ritualmente anche le questioni di merito.
Diversamente, l’appello fondato esclusivamente su vizi di rito è inammissibile, oltre che per un difetto di interesse, anche per non rispondenza al modello legale di impugnazione (S.U. 14.12.1998
n. 12541; da ultimo Cass. 29.1.2010 n. 2053; Cass.25.9.2012 n. 16272) .
Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione, falsa applicazione di norma di diritto (art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c): in particolare, violazione dell’art. 5 D.lgs 28/2010. La disposizione di cui all’art. 5 d.lgs. n. 28 del 2010, di non facile lettura, deve essere interpretata conformemente alla sua ratio.
La norma è stata costruita in funzione deflattiva e, pertanto, va interpretata alla luce del princìpio costituzionale del ragionevole processo e, dunque, dell’efficienza processuale. In questa prospettiva la norma, attraverso il meccanismo della mediazione obbligatoria, mira – per così dire – a rendere il processo la extrema ratio: cioè l’ultima possibilità dopo che le altre possibilità sono risultate precluse.
Questo può portare ad un errato automatismo logico per cui si individua nel titolare del rapporto sostanziale (che normalmente è l’attore nel rapporto processuale) la parte sulla quale grava 1’onere.
Con il secondo motivo si denuncia vizio di omessa, insufficiente, e comunque contraddittoria, motivazione circa il fatto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360, comma 1°, n. 5, c.p.c), Il motivo è inammissibile perché aspecifico.
La ricorrente, al di là della crìtica, soltanto enunciata, non specifica, né riporta in ricorso, quali siano le parti della motivazione insufficienti, carenti o contraddittorie, né indica quali siano le ragioni della decisività degli errori motivazionali; vai a dire la loro rilevanza ai fini della decisione.
Sussistono le condizioni per l’applicazione del disposto dell’art.
13 e. 1 quater dpr n. 115/2002 introdotto dalla legge 228 del 2012.
La Corte rigetta il ricorso Compensa le spese.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 guater del d.p.r. n. 115/2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1- bis, dello stesso art. 13.