Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-28783-del-09-11-2018
Timestamp: 2020-05-26 07:06:09+00:00
Document Index: 66132423

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 374', 'art. 380', 'art. 372', 'art. 360', 'art. 366', 'art. 136', 'art. 112', 'art. 83', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 136']

Sentenza Cassazione Civile n. 28783 del 09/11/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28783 del 09/11/2018
Cassazione civile sez. II, 09/11/2018, (ud. 18/06/2018, dep. 09/11/2018), n.28783
sul ricorso 28761/2017 proposto da:
avverso la sentenza n. 7353/2017 del TRIBUNALE di NAPOLI, depositata
il 26/06/2017;
Q.B. ha proposto ricorso per cassazione articolato in quattro motivi avverso la sentenza del Tribunale di Napoli n. 7353/2017 depositata il 26.6.2017, la quale, in riforma della sentenza del Giudice di pace di Napoli, ha respinto la domanda avanzata dal medesimo Q. nei confronti della Fondiaria Sai S.p.A. (oggi UnipolSai Assicurazioni S.p.A.), per il pagamento di una somma a titolo di competenze professionali relative all’incarico di perito assicurativo svolto per conto della società in riferimento ad un sinistro stradale.
2. – In via preliminare, deve affermarsi che non sussistono le ragioni di cui all’art. 374 c.p.c., per la rimessione della causa alle sezioni unite, come invece auspicato dal ricorrente. Invero, la questione di diritto su cui si incentra il ricorso è stata, di recente, già decisa in senso uniforme in tutte le ordinanze rese da questa Corte tra le medesime parti all’esito dell’adunanza ex art. 380 bis.1 c.p.c., del 18 ottobre 2017, peraltro condividendo il principio enunciato da Cass. sez. un. n. 4090 del 2017.
5.2. – Il quarto motivo di ricorso è inammissibile, in quanto fonda su documenti prodotti, come premesso, in violazione dei limiti di cui all’art. 372 c.p.c. ed invoca, agli effetti dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, un nuovo e più favorevole esame del fatto dell’accettazione, da parte del Q., del compenso offerto in importo inferiore a quello delle tariffe, fatto preso in considerazione dal Tribunale di Napoli. Il ricorrente assume che l’avvenuta accettazione di tale compenso costituisse circostanza contestata, ma non osserva l’onere, prescritto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, di indicare specificamente il contenuto saliente dei propri atti difensivi, da cui dedurre l’erronea applicazione del principio di non contestazione. Il Tribunale di Napoli ha ravvisato l’esistenza di un patto in deroga ai minimi delle tariffe professionali, risultante per facta concludentia, sulla base di accertamento riservato al giudice del merito ed incensurabile in sede di legittimità, ove, come nella specie, sorretto da motivazione congrua ed immune da vizi.
7. – Non deve qui provvedersi sull’istanza di revoca dell’ammissione provvisoria al patrocinio a spese dello Stato avanzata dal Pubblico Ministero. Del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 136 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia) indica quali siano i presupposti legittimanti la revoca del provvedimento di ammissione al patrocino, specificando, peraltro, che se l’interessato abbia agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, la revoca ha effetto retroattivo. L’art. 112, comma 3, del T.U. Spese, nell’ambito delle disposizioni particolari sul patrocinio a spese dello Stato nel processo penale, chiarisce, a proposito della revoca del decreto di ammissione, che “competente a provvedere è il magistrato che procede al momento della scadenza dei termini suddetti ovvero al momento in cui la comunicazione è effettuata o, se procede la Corte di Cassazione, il magistrato che ha emesso il provvedimento impugnato”. Un’identica esplicita previsione di competenza in ordine alla revoca non è stabilita per i processi civili davanti alla Corte di cassazione. Peraltro, l’art. 83, comma 2, T.U. Spese, per il giudizio di cassazione, affida anche la liquidazione dell’onorario e delle spese spettanti al difensore al giudice di rinvio, ovvero a quello che ha pronunciato la sentenza passata in giudicato. Deve quindi ritenersi che competente a provvedere sulla revoca dell’ammissione al patrocinio per il giudizio di cassazione, come nella specie provvisoriamente disposta dal consiglio dell’ordine degli avvocati, sia comunque il giudice di rinvio, ovvero quello che ha pronunciato la sentenza passata in giudicato. Avendo, peraltro, efficacia retroattiva, nelle ipotesi indicate del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 136, dai commi 2 e 3, il provvedimento di revoca ripristina l’obbligo della parte assistita in giudizio di sopportare personalmente le spese della sua difesa (Cass. n. 5364 del 2010), e determina perciò le conseguenti restituzioni sulla base di accertamenti di fatto esulanti dai poteri cognitori della Corte di Cassazione.