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Timestamp: 2019-06-18 21:57:27+00:00
Document Index: 131106702

Matched Legal Cases: ['art. 1910', 'art. 1910', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1910', 'art. 2', 'art. 1910', 'art. 2', 'art. 1910', 'art. 1910', 'art. 14', 'art. 1910', 'art. 1910', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1910', 'art. 1341', 'art. 1910', 'art. 1910', 'art. 1910', 'art. 2', 'art. 1910', 'art. 1916']

Art. 1910 codice civile - Assicurazione presso diversi assicuratori - Brocardi.it
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Articolo 1910 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1910 Codice civile
Se per il medesimo rischio sono contratte separatamente più assicurazioni presso diversi assicuratori (1), l'assicurato deve dare avviso di tutte le assicurazioni a ciascun assicuratore [1911].
Nel caso di sinistro, l'assicurato deve darne avviso a tutti gli assicuratori a norma dell'articolo 1913, indicando a ciascuno il nome degli altri. L'assicurato può chiedere a ciascun assicuratore l'indennità dovuta secondo il rispettivo contratto, purché le somme complessivamente riscosse non superino l'ammontare del danno [1908] (2).
L'assicuratore che ha pagato ha diritto di regresso contro gli altri per la ripartizione proporzionale in ragione delle indennità dovute secondo i rispettivi contratti. Se un assicuratore è insolvente [5 l.f.], la sua quota viene ripartita fra gli altri assicuratori [1299].
(1) Si tratta della c.d. assicurazione cumulativa o plurima: vengono stipulate dall'assicurato più assicurazioni a copertura dello stesso rischio senza che le compagnie di assicurazione siano d'accordo tra di loro, nel qual caso si parla, invece, di coassicurazione (1911 c.c.). Nella prima ipotesi, a differenza di quest'ultima, si è in presenza di una obbligazione solidale (1292 c.c.).
(2) Ciò presuppone che l'assicurato abbia dato avviso a tutti gli assicuratori, oltre che del sinistro, anche delle varie stipule a norma del comma uno.
La norma è espressione del principio indennitario: l'assicurato non può ottenere un indennizzo che superi il valore del bene assicurato (v. 1905 c.c.).
La natura solidale dell'obbligazione che sorge a carico dei vari assicuratori, invece, spiega le regole dettate nell'ultimo comma.
Massime relative all'art. 1910 Codice civile
Cass. civ. n. 12691/2008
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 12691 del 19 maggio 2008)
Cass. civ. n. 15372/2006
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 15372 del 6 luglio 2006)
Cass. civ. n. 5119/2002
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 5119 del 10 aprile 2002)
Cass. civ. n. 8826/1999
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 8826 del 23 agosto 1999)
Cass. civ. n. 9786/1998
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 9786 del 2 ottobre 1998)
Cass. civ. n. 8947/1995
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8947 del 19 agosto 1995)
Cass. civ. n. 12763/1993
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 12763 del 23 dicembre 1993)
Cass. civ. n. 3846/1988
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3846 del 7 giugno 1988)
relative all'articolo 1910 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 1910 Codice civile - Assicurazione presso diversi assicuratori | Quesito Q201922942
T. W. chiede
lunedì 11/03/2019 - Emilia-Romagna
“Un mio Cliente ha sottoscritto il 12/12/2014 un polizza infortuni “A”.
Il 31/12/2015 si associa all’associazione “Alfa”, e con la tessera sottoscrive anche una polizza cumulativa con la società di assicurazioni “B”.
Il 22/5/2016 partecipa ad un'escursione in bicicletta organizzata dall’associazione “Alfa” e subisce un infortunio piuttosto importante.
Per farla breve, “B” gli ha riconosciuto 17 punti di I.P. e gli ha rimborsato le spese legali fino al massimale liquidando per l'IP € 9.600,00.
“A” ha riconosciuto 15 punti per dovuto indennizzo di € 15.000,00, ma riconosce solamente € 5.400,00, differenza fra i valutati da “A” e l'indennizzo di “B” pari a 9.600,00. appellandosi al divieto di cumulo stabilito dalla Corte di Cassazione (sentenze 12565 e 12566 e 12567 del 22/05/2018.
In un primo momento la giustificazione di tale indennizzo fu che l'assicurato non aveva dichiarato al medico legale della Compagnia che aveva un'altra polizza, il medico non gli ha fatto tale domanda.
Posso inviarvi le condizioni di entrambe le polizze ?
L’esame della fitta corrispondenza avvenuta via mail è risultato fondamentale per capire i vari passaggi della vicenda e inquadrare correttamente la questione sotto il profilo giuridico.
Il fulcro di essa sta essenzialmente nella esatta interpretazione ed applicazione dell’art. 1910 c.c., di cui i contratti assicurativi in esame sembrano (almeno in apparenza) fare diversa applicazione.
Indichiamo con assicurazione “A” quella sottoscritta in data 12.12. 2014 e con assicurazione “B” quella sottoscritta in data 31.12.2015 e connessa all’associazione a cui l’assicurato si è iscritto.
Nell’una (assicurazione “B”) all’art. 2 viene usata un’espressione che, in effetti, non può negarsi essere estremamente contraddittoria e confusa, in quanto:
- da un lato viene richiesto che l’assicurato in caso di sinistro dia comunicazione dell’esistenza di altre coperture assicurative nonché dell’avvenuto sinistro a tutti gli altri assicuratori, riservandosi l’assicurazione B il diritto di recuperare da questi ultimi, in forza del comma 4 dell’art. 1910 c.c. una quota parte dell’indennità corrisposta;
- dall’altro lato, nel corpo dello stesso art. 2, si stabilisce che non si farà luogo all’applicazione del disposto dell’art. 1910 c.c. “per tutte quelle garanzie che non rappresentino un rimborso di spese sostenute”, espressione assolutamente poco chiara, in quanto non si riesce a comprendere a quali garanzie ci si possa riferire se non a quelle indennitarie.
Il contratto di “A” Assicurazioni, invece, è abbastanza chiaro e diretto in ordine all’applicazione dell’art. 1910 c.c., in quanto all’art. 14, dopo aver esonerato il contraente dal dare comunicazione di eventuali altre assicurazioni stipulate ed in corso per i medesimi rischi assicurati, impone all’assicurato, per il caso di sinistro, di darne avviso a tutti gli assicuratori, richiamando il predetto art. 1910 c.c.
In realtà, un esame coordinato dei due testi contrattuali induce a dove concludere che in entrambi i casi viene richiesto di rispettare la regola generale dettata dall’art. 1910 c.c., sulla quale a questo punto si ritiene sia indispensabile soffermarsi, al fine di analizzarne compiutamente l’esatta portata giuridica.
Tale disposizione consente a chiunque di stipulare una pluralità di assicurazioni per lo stesso interesse, contro lo stesso rischio e per lo stesso periodo di tempo, con il preciso limite che in ogni caso l’assicurato non potrà pretendere di ottenere un risarcimento superiore all’effettività del danno patito.
Ciò comporta, come è stato espressamente sostenuto dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 14962/2006, che ciascun assicuratore sarà tenuto a corrispondere l’indennità fino al limite della somma assicurata e complessivamente fino all’ammontare totale del danno, salvo il diritto di regresso nei confronti degli altri coobbligati.
Trattasi di una disposizione a cui è stata riconosciuta natura di norma di ordine pubblico, in quanto con essa il legislatore ha voluto evitare che la predisposizione di obbligazioni autonome e distinte, aventi il medesimo oggetto, possa costituire un agevole strumento per aggirare, violandolo, il principio indennitario, immanente nel sistema delle assicurazioni, le quali non possono costituire fonte e strumento di lucro per l’assicurato, consentendogli di conseguire un indebito arricchimento.
Ha precisato la Corte di Cassazione Sez. III (sentenza n. 14993/2016) che, anche se l’assicuratore si decidesse a pagare, volontariamente o per mero errore, un indennizzo all’assicurato, il quale a sua volta sia stato già esaustivamente indennizzato da altra compagnia, la somma pagata dal secondo assicuratore sarebbe da qualificare come un indebito, soggetto in quanto tale a ripetizione.
Va anche aggiunto che, sempre secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione, la clausola del contratto assicurativo disciplinante una riduzione proporzionale dell’indennizzo per il caso di mancata comunicazione da parte dell’interessato dell’esistenza di analoghi contratti assicurativi, costituendo applicazione della regola dettata dall’art. 1910 c.c., non è soggetta alla specifica approvazione per iscritto richiesta dall’art. 1341 del c.c., seppure risultasse inserita tra le condizioni generali predisposte dall’assicuratore.
Ritornando adesso al caso di specie, e applicando ad esso i principi sopra illustrati, possiamo dedurne che la “A” Assicurazioni ha in realtà fatto corretta applicazione del disposto di cui all’art. 1910 c.c. in quanto, al termine delle lunghe trattative intercorse a mezzo posta elettronica tra le diverse parti interessate, sembra essersi giustamente decisa a liquidare la differenza tra la somma già corrisposta da “B” (euro 9.600) e l’importo massimo liquidabile secondo i propri massimali, pari ad euro 15.000.
Null’altro si ritiene che potrebbe pretendersi, rischiandosi altrimenti di ricadere nel divieto posto dall’art. 1910 c.c., con obbligo eventualmente per l’assicurato di restituire quanto indebitamente locupletato.
Peraltro, si tenga anche conto del chiaro disposto di cui al secondo comma dell’art. 1910 c.c., il quale riconosce agli assicuratori il diritto di rifiutare il pagamento dell’indennità qualora l’assicurato ometta dolosamente di dare l’avviso.
Probabilmente la soluzione a cui alla fine è giunta la “A” assicurazioni (ossia pagare la differenza di indennizzo, dopo un suo iniziale rifiuto) è stata dettata proprio dall’essersi resa conto che difficilmente sarebbe riuscita a provare la sussistenza di un intento doloso nella reticenza dell’assicurato.
Per quanto concerne, infine, la formulazione poco chiara dell’art. 2 del contratto che lega l’assicurato a “B” Assicurazioni, va detto che, qualunque sia la formulazione di tale articolo, in ogni caso il suo contenuto non potrà mai contrastare con quanto previsto dall’art. 1910 c.c., in particolar modo nella parte in cui dispone che le somme complessivamente riscosse non possono superare l’ammontare del danno (ove per ammontare del danno deve intendersi la liquidazione massima che dalle assicurazioni coinvolte ne viene fatta e che in questo caso corrisponde alla liquidazione di “A”, determinata in euro 15.000).
Sono queste le motivazioni che rendono legittima ed incontestabile la decisione di “A” di procedere alla liquidazione per la sola differenza di euro 5.400,00, ritenendosi invece del tutto fuorviante il richiamo alle sentenze della Corte di Cassazione nn. 12565, 12566 e 12567 del 2018.
Dalla loro lettura, infatti, si desume che la Corte si riferisce ad una diversa ipotesi di divieto di cumulo, ossia quella tra indennizzo assicurativo e risarcimento conseguito da parte di colui che ha causato il danno, divieto desumibile dal disposto dell’art. 1916 del c.c., a cui qui non viene minimamente fatto cenno.