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Timestamp: 2019-07-24 05:04:33+00:00
Document Index: 47719240

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 9', 'art. 2', 'art.64', 'art. 4', 'art. 64', 'art. 2', 'art. 3']

26 | Gennaio | 2013 | Edscuola
Archivi giornalieri: sabato 26 Gennaio 2013
TFA: diploma accademico di secondo livello a indirizzo didattico per la classe di concorso strumento musicale A077
Pubblichiamo la circolare Miur del 25/01/2013 a firma del Capo Dipartimento Lucrezia Stellacci con oggetto: Diploma accademico di secondo livello a indirizzo didattico per la classe di concorso strumento musicale A077.
Nello specifico, viene richiamata la possibilità per i possessori dei diplomi vecchio ordinamento o dei diplomi accademici di secondo livello di non essere obbligati a frequentare i bienni abilitanti in didattica, le cui prove di accesso sono stabilite per il 28 gennaio, in vista della probabile attivazione dei TFA speciali il cui regolamento è in fase di approvazione.
Si rammenta che per l’accesso ai TFA speciali saranno richiesti requisiti di servizio nella specifica classe di concorso.
In attesa di chiarimenti ufficiali si raccomanda a tutti gli interessati di partecipare alle prove previste per il 28 gennaio 2013 presso i vari conservatori.
Per info inviare una mail a strumentomusicale@anief.net oppure ad afam@anief.net.
Violenza appresa e messa in pratica
Un ragazzo e una ragazza identici a tanti altri, con le scarpe slacciate, qualche percing e tattoo di troppo, incarnano la voglia di trasgressione, dove le passioni non sono ”quasi” mai subordinate alle regole, sono passioni imbizzarrite che non conoscono il morso del freno, il rispetto della fermata, dell’accesso consentito dalla ragione.
Arriva il controllore, fa il suo mestiere che poi è il suo dovere, chiede i biglietti, ma non ha riscontro alla sua richiesta, neppure a quella con cui chiede i documenti per redigere la multa, sanzione legittima nei riguardi di chi ha pensato di essere più furbo, e come dice chi sta scrivendo, che non è un saggio cinese: i dazi si pagano sempre, soprattutto quando si pensa di rimanere degli impuniti per sempre.
Accade tutto nella frazione di uno sparo, i toni diventano aspri, le parole come sassi, le mani alzano il tiro, spintonano, urtano le ossa, infrangono i denti, il ragazzo e la ragazza non fanno sconti al malcapitato, al disturbatore di turno, al fastidioso intermezzo, in scena c’è una vera e propria sorta di razzismo al contrario, di ideologia ribaltata, ogni cosa corre sul binario: nel mio territorio non entra nessuno che la pensi diversamente da me, di conseguenza prendi le botte per averci provato.
Quanto è avvenuto su quel treno, qualche volta su un pulman, non sono esternazioni sporadiche, su quel vagone è rappresentato un problema prettamente sociale, uno stile di vita che non è ripetizione delle generazioni precedenti, dei numeri e delle quantità ribelli di tanti anni addietro, non si tratta di giovani che “fanno quello che hanno sempre fatto per reazione all’autorità, alla regola, al comando adulto”. Qui la formulazione sta in un’altra dinamica, sottoscrizione a una identità che non è legata all’età adolescenziale, dove fatti collaterali o eventi critici sono da sempre negatività prevedibili, perciò messe in conto.
Su quel treno, a quelle fermate degli autobus, dentro le classi, fuori dai pub, è in corso da tempo oramai, una appropriazione indebita di atteggiamenti-comportamenti altrui, è farina di un altro sacco, è violenza messa in gioco dopo averla imparata e fatta propria, un apprendimento sociale che pianta una profonda radice sulla disattenzione, sulla conflittualità verbale e fisica di chi invece dovrebbe risultare esempio autorevole per riformulare percorsi educativi comprensibili per crescere insieme.
MILANO: DISTRIBUZIONE DI PROFILATTICI NELLE SCUOLE SUPERIORI
Profilattici a prezzo calmierato nelle scuole, ecco l’ultima novità da parte della Provincia di Milano. Ma cosa pensano i genitori a proposito della mozione approvata dal Consiglio provinciale di mettere distributori automatici di profilattici nelle scuole superiori? Ecco le valutazioni dell’Associazione Italiana Genitori AGe della provincia di Milano:
1) – DISAPPROVA l’iniziativa in quanto contraddice i doveri educativi della scuola, che deve perseguire maturazione affettiva, formazione del carattere e capacità di autocontrollo nei giovani.
La piena e più sicura prevenzione dell’AIDS è quella di carattere educativo e morale e non certo quella che autorizza implicitamente comportamenti a grave rischio.
2) – DENUNCIA il pericolo che la lotta all’AIDS sia in questo modo ridotta ad espediente tecnico per evitare il peggio, inducendo nei ragazzi, nei docenti e nei genitori atteggiamenti deresponsabilizzati e ponendo i ragazzi in situazioni ambigue di imbarazzo e di disagio.
Al contrario i genitori si aspettano che la scuola sia loro alleata nell’educare i figli nella maturazione psico – affettiva e che sia rispettosa delle diverse convinzioni morali e religiose delle famiglie.
3) – RITIENE che il distributore automatico sia sconveniente e fuori luogo per un ambiente destinato alla formazione, dove i comportamenti devono essere eticamente corretti e promozionali per i ragazzi. Quello scolastico non può essere un ambiente paragonabile ad una stazione ferroviaria o altro luogo anonimo, non protetto né deputato a compiti educativi.
4) – CHIEDE che , nel rispetto del pluralismo culturale e morale esistente in ordine ai comportamenti sessuali, che toccano i valori fondamentali della persona come il senso della vita, dell’amore e delle relazioni umane:
sia il Consiglio di Istituto della scuola, con il consenso dei rappresentanti dei genitori, a prendere la decisione in ordine all’istallazione dei distributori automatici
si faccia una consultazione rivolta a tutti i genitori della scuola per verificare consensi e dissensi, in coerenza con il principi che non è possibile prevaricare la famiglia nel suo diritto-dovere di decidere l’indirizzo educativo dei figli, specie in un campo importante e delicato come quello sessuale;
ogni scuola ponga in evidenza, anche tramite INTERNET , la propria scelta in ordine al profilattico, in modo che le famiglie ne siano informate prima di iscrivere i figli a quella determinata scuola, in piena consapevolezza dell’indirizzo educativo perseguito da quell’istituto.
L’A.Ge. in coerenza con i propri principi, si sta attivando per mobilitare i genitori attraverso momenti di formazione e di riflessione per una consapevolezza educativa e civica che li porti ad essere a fianco delle scuole nell’educazione psico-affettiva dei giovani. Il primo passo è stato intanto quello di sensibilizzare la Giunta provinciale affinché blocchi l’iniziativa dettando dei criteri stringenti per l’applicazione o meglio ancora bocciando addirittura la proposta.
GdL Verona: giustizia sul pettine
GdL Verona: l’ANIEF ottiene giustizia sul pettine
Anche il Tribunale di Verona, per la prima volta interessato dal contenzioso Pettine instaurato dall’ANIEF nei tribunali di tutta Italia, dà pieno accoglimento alle richieste dei nostri legali Fabio Ganci e Walter Miceli e, richiamando l’ormai univoca giurisprudenza da loro ottenuta sul tema, dichiara il diritto all’inserimento a pettine della ricorrente nelle graduatorie 2009/2011.
L’Avv. Maria Maniscalco, che con serietà e determinazione ha patrocinato sul territorio gli interessi della nostra iscritta, ci trasmette una prima soddisfacente sentenza ottenuta presso il tribunale di Verona che conferma nuovamente la validità delle tesi portate avanti dall’ANIEF. Il Giudice del Lavoro, dott.ssa Gerola, dopo un’articolata e attenta ricostruzione dell’annosa vicenda giudiziaria che ha visto impegnato il nostro sindacato contro la collocazione “in coda” dei docenti nelle graduatorie 2009/2011, non dimentica di considerare che esiste già numerosa e univoca giurisprudenza sul tema, le cui argomentazioni ritiene “esaustive e del tutto convincenti e condivisibili”.
Concludendo che “l’effettuato inserimento in coda e non a pettine è contrario alle disposizioni primarie ed il D.M. 42/09 non deve essere applicato sul punto per gli ovvi principi in materia di gerarchia delle fonti”, condanna il MIUR – così come richiesto dai legali ANIEF – a inserire a pettine la ricorrente “ed alla assunzione con effetti giuridici ed economici dalla data di utile collocazione in graduatoria”. MIUR condannato, di conseguenza, anche al pagamento di 3.000 Euro per le spese di lite.
Nuova e completa vittoria per l’ANIEF, dunque, che grazie all’azione mirata e professionale dei propri legali ha ottenuto una solida e inequivocabile giurisprudenza a pieno soddisfacimento di quei diritti che il MIUR, per troppi anni, ha voluto ingiustamente e pervicacemente negare.
Stop alla contrattazione di istituto
Nulla di fatto nel corso dell’incontro del 24 gennaio fra Miur e sindacati. Il Miur propone di erogare alle scuole un primo acconto ma i sindacati non ci stanno. Tutto è rinviato al 30 gennaio.
Sulla questione delle risorse destinate al fondo di istituto è ancora fumata nera: dall’incontro del 24 gennaio fra Miur e sindacati non è arrivata la soluzione che si sperava.
D’altronde le risorse per il fondo sono legate al CCNL del 12 dicembre in materia di scatti stipendiali che però non è ancora stato registrato dagli organi di controllo.
Per questo motivo il Ministero ha proposto che, in attesa che il CCNL venga perfezionato, venga erogato alle scuole un primo acconto.
I sindacati hanno opposto un netto rifiuto e anzi hanno chiesto che il taglio previsto sul fondo venga ripartito su due annualità.
Il Miur ha assicurato che sul problema verrà chiesto il parere del MEF.
Resta il fatto che siamo alla fine di gennaio e la contrattazione di istituto è ferma dovunque.
Conoscendo i tempi necessari alla registrazione dei contratti nazionali è molto probabile che la situazione non si sbloccherà prima della fine di febbraio.
Bisogna comunque tenere conto fin da ora che le risorse per i contratti di scuola saranno inferiori di un buon 35% nei circoli didattici e nei comprensivi e di almeno il 10% nelle secondarie di secondo grado.
La discussione fra le parti riprenderà il 30 gennaio, data per la quale è stato calendarizzato un nuovo incontro.
Sarebbe del tutto indolore un anno in meno? E quale beneficio porterebbe ai ragazzi?
Il risparmio previsto sarebbe di circa 1.380milioni di euro se si portasse il percorso di studio da 13 a 12 anni, se cioè la secondaria superiore passasse da 5 a 4 anni con il modello 2+2 invece, come è l’attuale, del 2+2+1. Ma quali sarebbero le conseguenze? Cerchiamo di capirlo.
Gli esperti del ministro dell’istruzione, Francesco Profumo, portano questi conti per tagliare ancora sulle spese del suo, ormai ex, ministero, ma non si dilungano, per quanto ci è dato capire, sul problema degli esuberi che immancabilmente si verrebbero a creare.
Loro sostengono che gli insegnanti eccedenti al taglio di un anno andrebbero a formare quell’organico funzionale (di cui si parla ma di cui manca perfino l’ectoplasma), col compito di supporto alla didattica, ma fino a quando questi docenti non verrebbero col tempo collocati in pensione: e poi?
Tutto, pare di capire, tornerebbe gradatamente alla normalità e le scuole, che avessero intrapreso questa sorta di sperimentazione forrzata, si troverebbero lentamente all’asciutto, privi cioè di un pool di docenti con funzione sicuramente positiva per un andamento più appropriato delle didattica e del supporto alle iniziative culturali.
Ma non finisce qui la perplessità.
Se i tecnici di Profumo hanno tanto elaborato, dovrebbero pure dire che fine farebbe la riforma“epocale” di Gelmini che, non solo ha ridotto strumentalmente le ore presso tutti gli ordini di scuola, ma ha anche imposto nuovi programmi, le cosiddette indicazioni nazionali, spalmati nei 5 anni delle superiori e che, con questa nuova uscita del taglio di un anno, dovrebbero essere ripresi.
Un problema non di poco conto e che impegnerebbe un iter parlamentare lungo e tormentato, dai risvolti tutti da definire e probabilmente con un consequenziale aumento di ore settimanali, se si vuole dare un tantino in più di dignità formativa ai nostri ragazzi o quantomeno salvare la poca credibilità rimasta.
E togliere il monte ore di un anno significa pure spalmare quelle ore dell’ultimo anno all’interno dei quattro sopravvissuti, per cui gli Istituti tecnici, per esempio, dovrebbero ritornare a ben oltre le precedenti 36 ore, sfiorando perfino le 40;
tranne che la questione della preparazione degli alunni, il loro futuro lavorativo e il loro diritto alla cittadinanza attiva non interessi, nella convinzione che la classe dirigente si può formare altrove e in modo particolare presso scuole private esclusive sia in Italia e sia all’estero.
Ma non finisce qui la perplessità: che fine faranno i precari?
Tagliando ancora cattedre, perché di questo si tratta, come collocare i circa 160mila docenti che bussano e bussano alle porte della scuola? Come e dove e con quali prospettive si intenderebbe collocarli?
Quale moralità avrebbe infatti uno Stato, e quindi un Governo, che prima chiama schiere onuste di persone per fare funzionare le proprie strutture scolastiche e poi li pianta in asso, in nome di una ragion di stato economica? Ragion di Stato economica che però (come gli scandali e i mancati tagli alle provincie e al numero dei parlamentari e alle prebende dei deputati con auto blu e agevolazioni) tocca sempre i più deboli e i meno rappresentati perfino nei dibattiti pubblici in occasione della campagna elettorale. Si sta vedendo infatti che di scuola nei talk show televisivi non si accenna minimamente, anche per capire che intenzioni hanno i candidati a dirigerci e a stabilire il nostro futuro.
Ma non finisce nemmeno qui la perplessità: porterebbe questo decurtamento di un anno beneficio serio per migliorare i livelli di apprendimento dei ragazzi? Perché alla fine dei conti, di tutti i conti, questo è l’interrogativo più importante e basilare: quali competenze e conoscenze, capacità e preparazione avrebbero gli alunni a conclusione del ciclo di studi?
Attendiamo che qualcuno ce lo illustri.
Blocco scatti di anzianità: qualcuno ha finito di scontare i due anni di purgatorio
Per qualche docente che avrebbe dovuto ricevere l’aumento tabellare stipendiale, perché maturava lo scatto di anzianità nel gennaio 2011, è finalmente finito il purgatorio biennale previsto dalla legge n. 122/2010.
Adesso per costoro, espiata questa ingiusta pena biennale, è giunto il momento dell’incasso dello scatto di anzianità, che, a prescindere dalla legge 122/2010, avrebbero dovuto incassare 24 mesi or sono.
Ricordiamo infatti che questo ritardo biennale è stato provocato dall’art. 9 comma 23 della legge n. 122/2010, emanata dal governo Berlusconi, che cancellava l’utilità degli anni solari 2010, 2011 e 2012, ai fini della maturazione degli scatti stipendiali e dei relativi incrementi economici previsti dalle disposizioni contrattuali vigenti, a tutto quanto il personale scolastico.
Questa legge ha cancellato con un tratto di penna, tre anni solari di servizio, creando un buco nella carriera degli insegnanti, sia dal punto di vista economico che da quello giuridico. Per porre rimedio ad una così brutta norma legislativa, incalzato dai sindacati e dall’indignazione di un’intera categoria, il 19 gennaio 2010, il governo Berlusconi intervenne con un Decreto Interministeriale che stabiliva alcune dinamiche per il ripristino degli scatti di anzianità maturati dal personale della scuola nel 2010, e lanciava le basi per l’eventuale ripristino dei medesimi scatti per il 2011 e 2012. L’art. 2 del decreto interministeriale n. 3 del 14 gennaio 2011, disponeva che le risorse finanziarie ricavate dall’art.64 della legge n. 133 /2008, per una somma di euro 320 milioni venivano destinate al recupero dell’utilità dell’anno 2010 ai fini della maturazione delle posizioni di carriera e stipendiali e dei relativi incrementi economici del personale docente, educativo ed Ata.
Nello stesso decreto interministeriale si provvedeva all’art. 4 di indicare che le risorse di cui all’art. 64, comma 9, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, relative agli esercizi finanziari successivi al 2010, sono prioritariamente dedicate alle medesime finalità di cui all’art. 2, entro il limite di quanto effettivamente reso disponibile ai sensi dell’ultimo periodo del medesimo articolo 64 comma 9. Per gli esercizi finanziari 2011 e 2012, queste risorse sono risultate totalmente insufficienti e poco significative per determinare lo sblocco degli scatti di anzianità maturati per il 2011 e per il 2012.
Si arriva così a piccole tappe all’accordo del 12 dicembre 2012, che per ripristinare gli scatti maturati nel 2011 propone il taglio del 25% a regime dei fondi contrattuali che diventerà del 50% per sbloccare gli scatti del 2012. Adesso il Governo si trova nella posizione dell’”Asino di Buridano”, che per l’indecisione di scegliere quale cumulo di fieno mangiare tra due posti ad uguale distanza morì di fame. Non comprendiamo questa indecisione governativa sulla scelta da attuare, tra il taglio al fondo d’istituto e lo sblocco degli scatti, non vorremmo che alla fine i lavoratori della scuola si ritrovino senza scatti e con il taglio dei fondi contrattuali compiuto. Nel frattempo una cosa è sicuramente certa chi ha scontato il castigo biennale del blocco degli scatti, si è trovato finalmente nel proprio cedolino di gennaio 2013, l’aumento tabellare stipendiale, come regolarmente è previsto dal contratto.
Istat: un insegnate di sostegno ogni 2 alunni, ma al sud il maggior numero di ore
Secondo il Report dell’Istat per l’anno 2011-2012 gli insegnanti di sostegno rilevati dal Miur sono circa 65 mila, ma soltanto il 60,4% nella scuola primaria (la percentuale più alta in Piemonte) e il 65,9% nella secondaria di primo grado (la percentuale più elevata si riscontra in Friuli Venezia Giulia) è impiegato a tempo pieno all’interno dello stesso plesso scolastico
Nella scuola primaria la percentuale più alta di insegnanti di sostegno a tempo pieno si registra in Piemonte, con il 67,8%, quella più bassa nella Provincia autonoma di Bolzano, con il 33,4%.
Nella scuola secondaria di primo grado la percentuale più elevata si riscontra in Friuli Venezia Giulia con il 72,3% degli insegnanti di sostegno, quella più bassa in Valle d’Aosta con il 56,3%.
Il numero medio di alunni con disabilità per insegnante è molto vicino, a livello nazionale, a quello previsto dalla Legge 244/2007 e cioè un insegnante di sostegno ogni due alunni con disabilità.
Si contano infatti 1,8 alunni con disabilità ogni insegnante di sostegno nella scuola primaria e 2,0 nella scuola secondaria di primo grado. Le differenze territoriali sono molto marcate: la Provincia autonoma di Bolzano, per entrambi gli ordini scolastici, ha un numero maggiore di alunni per insegnante di sostegno e cioè 3,7 alunni nella scuola primaria, 5,0 alunni nella scuola secondaria di primo grado.
Il rapporto più basso si riscontra in Molise per la scuola primaria con 1,3 alunni per insegnante di sostegno e in Sardegna per la scuola secondaria di primo grado con 1,5 alunni.
L’elevato rapporto alunni con disabilità/docente di sostegno di Bolzano è dovuto a una diversa modalità di presa in carico dell’alunno con disabilità da parte della Provincia autonoma.
Qui, infatti, a causa del bilinguismo, sono assegnati a ciascuna classe più docenti curriculari e in caso di alunno non autonomo è prevista la figura dell’assistente ad personam.
Gli insegnanti di sostegno, in entrambi gli ordini scolastici, svolgono prevalentemente attività di tipo didattico con l’80% degli alunni con disabilità, anche se con una quota di alunni che varia tra l’8,2% nella scuola primaria e il 7,2% in quella secondaria l’insegnante di sostegno svolge soprattutto attività di tipo assistenziale, nonostante le medesime attività siano di pertinenza di figure professionali quali l’assistente educativo culturale o l’assistente ad personam
Tuttavia, con riferimento alle ore settimanali di sostegno assegnate in media all’alunno con disabilità, si evidenzia un gradiente territoriale per entrambi gli ordini scolastici, con un numero di ore maggiore nelle scuole del mezzogiorno dove 13,3 ore medie settimanali sono appannaggio nella scuola primaria e 10,7 ore medie settimanali nella scuola secondaria di primo grado.
Più basso nelle scuole primarie e secondarie di primo grado del centro, dove le ore sono rispettivamente 10,1 e 8,0 ore medie settimanali.
Il nord si attesta in una posizione intermedia con 10,3 ore medie settimanali nella scuola primaria e 8,3 ore nella scuola secondaria di primo grado.
Dalla rilevazione sulle scuole è emerso anche che una quota di famiglie, nel corso dell’anno, ha ritenuto che l’assegnazione delle ore di sostegno non fosse idonea a soddisfare i bisogni di supporto dell’alunno.
Circa il 9% delle famiglie ha presentato ricorso al Tribunale civile o al Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) per ottenere un aumento delle ore. Per entrambi gli ordini scolastici nelle regioni del mezzogiorno la quota delle famiglie che ha fatto un ricorso è circa il doppio rispetto a quella delle regioni del nord.
Nella scuola primaria rispettivamente 12,7% e 6,0%; nella scuola secondaria di primo grado rispettivamente 11,5% e 4,3%.
E’ importante, al fine della realizzazione del progetto individuale, che ci sia una continuità del rapporto docente di sostegno-alunno con disabilità, non solo nel corso dell’anno scolastico ma anche per l’intero ciclo scolastico.
Questo però non sempre avviene: sono, infatti, il 14,8% gli alunni con disabilità della scuola primaria che hanno cambiato insegnante di sostegno nel corso dell’anno scolastico, tale percentuale scende al 10,0% per gli alunni con disabilità della scuola secondaria di primo grado.
La percentuale maggiore di alunni che hanno cambiato insegnante di sostegno nel corso dell’anno scolastico si riscontra nelle regioni del nord per entrambi gli ordini scolastici: 17,6% di alunni della scuola primaria e 13,4% degli alunni della scuola secondaria; quella più bassa nel mezzogiorno dove si hanno 11,0% di alunni della scuola primaria e 8,3% degli alunni della scuola secondaria.
Le percentuali aumentano drasticamente se si analizzano i cambiamenti di insegnante di sostegno rispetto all’anno scolastico precedente: il 41,7% degli alunni della scuola primaria e il 39,3% di quelli della scuola secondaria di primo grado.
In ogni caso dal Report dell’Istat viene fuori che per entrambi gli ordini scolastici la percentuale maggiore di alunni con diagnosi funzionale e con profilo dinamico funzionale risiede nelle regioni del mezzogiorno, mentre si trova al nord la percentuale maggiore di alunni con un programma educativo individualizzato.
Diploma a 18 anni: la proposta della commissione tecnica
Sembra che sia ormai agli sgoccioli la presentazione del documento della commissione tecnica, insediata dal ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, con le proposte per anticipare a 18 anni il conseguimento del diploma
A dare la notizia è l’agenzia Dire che ha potuto visionare il documento. Il motivo della riduzione di un anno delle superiori sarebbe il solito, quello cioè del risparmio, ma anche l’adeguamento alle tabelle formative europee.
Da quanto è dato capire, gli esperti, chiamati da Profumo lo scorso settembre, si erano dati come obiettivo ultimo per rispondere alle sue richieste il mese di dicembre, ma la caduta del governo e le successive vicende ne hanno impedito la pubblicazione o comunque la sua conoscenza e divulgazione.
In ogni caso gli esperti-tecnici del ministro Profumo sarebbero andati avanti e completato il proprio lavoro, per cui ora il documento con le proposte è praticamente pronto per essere consegnato al ministro.
Il documento elaborato dai tecnici sarebbe diviso in due parti: una con le argomentazioni che spiegano perchè sia opportuno arrivare al diploma a 18 anni, la seconda con le proposte operative.
Si parte da un enunciato strategico: “Fissare a 18 anni l’età del completamento del ciclo di istruzione scolastica lasciando invariate le risorse umane e materiali attuali e mantenendo l’impegno generale al miglioramento degli esiti di apprendimento”.
Poi le proposte per diplomare prima i giovani italiani, in linea con quanto accade anche in altri paesi europei.
Il punto centrale della riduzione di un anno per il conseguimento del diploma, ci pare di capire, è sempre quello di portare nelle casse dello Stato un buon margine di ulteriore risparmio, visto che ormai non c’è proprio più dove e cosa tagliare nella scuola.
E per anticipare di un anno il ciclo di istruzione c’è bisogno di capire come fare e da qui anche il tentativo di iniziare partendo dal basso e cioè dalla scuola primaria a 5 anni, ma la scelta, spiegano i tecnici, ha diverse “controindicazioni” pedagogiche.
Superata questa soglia, rimane comunque in piedi la riduzione degli anni totali di scuola da 13 a 12 con la “quadriennalizzazione” delle superiori che sembra essere la soluzione più caldeggiata e quella che fra l’altro si allinea con quanto già l’ex ministro Luigi Berlinguer aveva ventilato durante il suo mandato.
Infatti anticipare le elementari a 5 anni consentirebbe di lasciare immutato il sistema, valutano i tecnici. E sarebbe anche “una soluzione poco invasiva” e “in apparenza” più agibile. Ma “ciò è vero solo ad uno sguardo superficiale”. Questa soluzione, infatti, presenta controindicazioni pedagogiche e libera meno risorse, sottolineano i tecnici.
Tagliare la scuola dell’infanzia sarebbe un errore per gli esperti e non ci sono molti paesi in cui la scuola dell’obbligo comincia a 5 anni.
Ci sono poi ragioni “politiche” per dire no a questa soluzione: già ai tempi di Berlinguer ministro dell’Istruzione famiglie e sindacati si erano opposti.
E, comunque, con la primaria che comincia a 5 anni anche le medie finirebbero prima, obbligando i ragazzi a scegliere la scuola superiore con ulteriore anticipo e mettendoli a rischio di una selezione precoce su cosa fare nel loro futuro.
Più facile dunque a parere dei tecnici la strada della riduzione del ciclo scolastico totale da 13 a 12 anni ritoccando, in particolare, le superiori con una sorta di 2+2 invece dell’attuale 2+3 (biennio e triennio).
I tecnici ipotizzano anche un primo ciclo di 7 anni (primaria più medie) anzichè di 8, ma il ‘taglio’ sul secondo ciclo resta il più fattibile anche perchè già nelle scuole italiane all’estero esiste questo modello per motivi di omogeneità con l’età del diploma nel paese ospitante. Si dovrebbe operare riducendo ad un anno il biennio iniziale e impostare il modello complessivo su un 2+2, su due bienni.
Riducendo da 13 a 12 anni il percorso, ad un primo calcolo, si risparmierebbero 1.380 milioni di euro. Ma solo dopo alcuni anni, specificano i tecnici.
Rimane in piedi il problema dei docenti in esubero che però andrebbero ricollocati “virtuosamente” dentro il sistema per migliorare l’offerta formativa e il sostegno didattico.
In altre parole si porrebbe la questione dell’organico funzionale ma fino a quando questi docenti non uscirebbero dalla scuola dopo di che si rientrerebbe nella normalità di organico che sarebbe in ogni caso ridotto rispetto a quello oggi esistente.
Come si vede, continua senza interruzioni la ricerca, fra i meandri dei fondi da destinare all’istruzione, dei luoghi dove attingere risorse da destinare altrove e dopo il tentativo dell’aumento dell’orario di lavoro a parità di stipendio per i professori altre strade vengono tentate.
Bisognerà vedere ora, col nuovo governo, cosa succederà e se questo studio tecnico avrà un seguito e una sua implementazione nell’ordinamento scolastico futuro, benché ormai esso resterà di fatto come una sorta di ‘memorandum’ per il ministro che verrà.
Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 22
n. 22 del 26-1-2013
(GU n.22 del 26-1-2013
Attuazione della direttiva 2009/119/CE che stabilisce l’obbligo per
gli Stati membri di mantenere un livello minimo di scorte di petrolio
greggio e/o di prodotti petroliferi. (13G00026)
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 10 gennaio 2013
Scioglimento del consiglio comunale di Castellammare di Stabia e
nomina del commissario straordinario. (13A00523)
Scioglimento del consiglio comunale di Molfetta e nomina del
commissario straordinario. (13A00524)
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 14 gennaio 2013
Sostituzione del commissario straordinario per la gestione del comune
di Isernia. (13A00522)
Rettifica della delibera 28 dicembre 2012 relativa alle procedure
applicabili per il periodo 2013 – 2020 all’assegnazione di quote
gratuite ai nuovi entranti nonche’ alla modifica dei quantitativi
assegnati a titolo gratuito in caso di modifica sostanziale della
capacita’, cessazione e parziale cessazione delle attivita’ di un
impianto, in applicazione della decisione 2011/278/UE ed ai sensi
della direttiva 2003/87/CE. (Deliberazione n. 1/2013). (13A00545)
Attuazione della direttiva 2012/15/UE della Commissione dell’8 maggio
2012 recante modifica della direttiva 98/8/CE del Parlamento europeo
e del Consiglio al fine di iscrivere l’estratto di margosa come
principio attivo nell’allegato I della direttiva. (13A00540)
Attuazione della direttiva 2012/3/UE della Commissione del 9 febbraio
e del Consiglio al fine di iscrivere il bendiocarb come principio
attivo nell’allegato I della direttiva. (13A00542)
Attuazione della direttiva del Consiglio 2011/84/UE del 20 settembre
2011, che modifica la direttiva 76/768/CEE relativa ai prodotti
cosmetici. (13A00541)
Ri-registrazione di prodotti fitosanitari, a base di tiofanato di
metile, sulla base del dossier ENOVIT METIL WG 700 g/Kg di All. III
alla luce dei principi uniformi per la valutazione e l’autorizzazione
dei prodotti fitosanitari. (13A00521)
Sostituzione di alcuni componenti della Commissione provinciale del
lavoro di Napoli. (13A00547)
Sostituzione di alcuni componenti della commissione provinciale per i
miglioramenti ai trattamenti previdenziali ed assistenziali in favore
dei lavoratori agricoli di Foggia. (13A00456)
Approvazione della stazione di revisione Navigation’s S.r.l., in
Civitavecchia ai fini della revisione di dispositivi quali di zattere
di salvataggio autogonfiabili. (13A00577)
Variazione della denominazione dei laboratori e servizi chimici
dell’«Agenzia delle Dogane» autorizzati al rilascio dei certificati
di analisi nel settore vitivinicolo in «Agenzia delle Dogane e dei
Monopoli». (13A00546)
Rettifica dell’estratto della determinazione V & A/1676/2012 del 5
novembre 2012 relativo al medicinale «Biomunil». (13A00554)
Rettifica dell’estratto della determinazione V & A/1665/2012 del 30
ottobre 2012 relativo al medicinale «Immucytal». (13A00555)
Rettifica dell’estratto della determinazione V & A/1662/2012 del 30
ottobre 2012 relativo al medicinale «Immucytal». (13A00556)
Rettifica della determinazione V & A/1664 del 30 ottobre 2012
relativo al medicinale «Immucytal». (13A00572)
Rettifica dell’estratto della determinazione V & A/1677/2012 del 5
novembre 2012 relativo al medicinale «Biomunil». (13A00573)
Rettifica dell’estratto della determinazione V & A/1666/2012 del 30
ottobre 2012 relativo al medicinale «Biomunil». (13A00574)
Rettifica dell’estratto della determinazione V & A/1663/2012 del 30
ottobre 2012 relativo al medicinale «Immucytal». (13A00575)
Rettifica dell’estratto della determinazione V & A/1668/2012 del 30
ottobre 2012 relativo al medicinale «Immucytal». (13A00576)
Comunicato relativo alla determina V & A PC IP n. 628 dell’11
novembre 2011, riguardante il medicinale «Congescor». (13A00578)
Comunicato relativo alla determina V & A PC IP n. 627 dell’11
novembre 2011, riguardante il medicinale «Congescor». (13A00579)
CAMERA DI COMMERCIO, INDUSTRIA, ARTIGIANATO, E AGRICOLTURA DI ASCOLI PICENO
preziosi (13A00525)
preziosi (13A00520)
Sostituzione del commissario liquidatore dell’istituto di patronato
ed assistenza sociale «Informafamiglia». (13A00539)
Ripartizione della quota pari all’otto per mille dell’Irpef a diretta
gestione statale, prevista dagli articoli 47 e 48 della legge 20
maggio 1985, n. 222 – Impossibilita’ di ammettere a contributo i
progetti presentati con scadenza 15 marzo 2012 ai sensi del d.P.R. 10
marzo 1998, n.76. (13A00707)
Avviso di pubblicazione del piano di estinzione delle passivita’ ai
sensi art. 3, comma 4 del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195,
(13A00706)
Approvazione della variante di Taranto (D.C.C. n. 65 del 14 settembre
2009) (13A00560)
Attestazione di compatibilita’ del PUG nel comune di San Pietro in
Lama. (13A00580)
Approvazione definitiva della variante al PRG nel comune di Gravina
in Puglia. (13A00581)
Rinvio della variante al P.R.G. nel comune di Cerignola (13A00582)
Approvazione definitiva della variante al P.R.G. nel comune di
Torremaggiore (13A00583)
Approvazione della variante nel Comune di Melendugno (13A00584)
Approvazione della variante nel Comune di Melendugno (13A00585)
Approvazione della variante nel Comune di Melendugno (13A00586)
Approvazione del cambio di destinazione d’uso in struttura ricettiva
di un complesso rurale nel Comune di Castellana Grotte. (13A00587)
Approvazione definitiva della variante al P.R.G. nel comune di San
Cassiano (13A00588)
Approvazione dell’ordinanza n. 131 del 29 novembre 2012 (13A00526)
Approvazione dell’ordinanza n. 132 del 29 novembre 2012 (13A00527)