Source: http://www.carraratrepuntozero.it/2017/10/
Timestamp: 2019-07-17 14:53:17+00:00
Document Index: 166194793

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 700', 'art. 669', 'art. 23', 'art. 700', 'art.700', 'art.23']

ottobre 2017 – Carrara Democratica
11/10/2017 wp_115751 Uncategorized
DEL P D MASSA CARRARA
L’assemblea comunale del PD di Carrara, in data 23/11/2016, ha deliberato, ai sensi dell’art. 18 comma 4 dello statuto Nazionale del PD, con maggioranza qualificata superiore ai 3/5 degli aventi diritto, di individuare il candidato a Sindaco del PD per le imminenti elezioni amministrative di Carrara, attraverso una decisione dell’assemblea stessa, evitando il ricorso alle elezioni primarie. Ciò è avvenuto come conseguenza della rottura dell’alleanza politica che stava ancora governando la città.
Il Partito democratico di Carrara da tempo, attraverso i propri organi statutari (segretario,segreteria e direzione comunale) aveva a più riprese espresso la propria indisponibilità a riproporre una politica di continuità con l’amministrazione uscente. La posizione del PD è stata condivisa da SEL, oggi SI, ed alcune realtà civiche. Il resto della coalizione ha sposato la linea della continuità con l’amministrazione Zubbani.
L’assemblea comunale del 23/11/2016 ha scelto di proporre una coalizione elettorale con chi condividesse la linea della discontinuità e, quindi partendo dalla sola SEL, la quale, per la scelta del candidato a sindaco, ha deciso di aderire alla proposta del PD. Nel corso di un’altra assemblea svoltasi il 17/01/2017, veniva votata a larghissima maggioranza, l’unica candidatura proposta, quella di ANDREA VANNUCCI.
Codesta commissione di garanzia territoriale, con provvedimento del 24/01/2017, confermava la regolarità della procedura adottata. Avverso questo provvedimento i ricorrenti , con procedura singolare ed originale anche la segreteria regionale, adivano la commissione regionale di garanzia, la quale ha provveduto, in data 30/01/2017 all’annullamento dell’assemblea comunale del 23/11/2016 appellata e ad abundantiam anche quella del 17/01/2017. Il 01/02/2017 il segretario regionale disponeva il commissariamento del unione comunale del PD di Carrara, nominando tale Gianni Anselmi quale commissario. La motivazione veniva indicata nella necessità di provvedere alla scelta del candidato a Sindaco attraverso le elezioni primarie o con una scelta condivisa dalla coalizione uscente. Se l’indicazione delle primarie avrebbe potuto avere un senso, essendo esse un elemento di grande caratterizzazione del PD, quella della scelta condivisa, appariva residuale, strumentale ed improponibile, in quanto assolutamente lesiva della autonomia federale del partito, garantita da tutti gli atti fondativi; il segretario regionale non può in alcun modo imporre un’alleanza di suo gradimento ad una unione comunale.
Quando è apparso in modo evidente che il mandato del commissario fosse quello di scegliere il candidato a sindaco senza le primarie , Andrea Vannucci ed Argante Mussi, hanno presentato ricorso adendo le vie legali.
Il commissario Anselmi, non solo ha dichiarato pubblicamente agli organi di stampa “il canditato l’ho scelto io”, ma la procedura adottata ha palesemente contraddetto il mandato ricevuto, come è desumibile dalle motivazioni del commissariamento, infatti non solo non ha adottato il metodo delle primarie, ma neppure quello della scelta condivisa. La coalizione, della quale si reclamava la imposizione, in spregio ad ogni regola del partito, non solo non ha condiviso la scelta autoritaria del commissario, ma si è addirittura sfasciata, perdendo non soltanto SEL-SI, ma anche Articolo Primo e producendo una frattura del PSI, che ha comportato come conseguenza la candidatura di Gian Enrico Spediacci, la quale, detto per inciso, ha ottenuto molti più voti del PSI.
La vicenda processuale comincia attraverso un ricorso ex art. 700 c.p.c. con il quale Andrea Vannucci ed Argante Mussi contestavano la decisione della Commissione Regionale di Garanzia del 31/01/2017di annullare le assemblee comunali di Carrara del 23/11/2016 e del 17/01/2017, nonché la nomina del commissario avvenuta il 01/02/2017 da parte del segretario regionale, nonché tutti gli atti conseguenti alla nomina del commissario stesso. Con ordinanza del 09/05/2017, il Tribunale di Massa , nella persona del giudice dott. Alessandro Pellegri, ritenendo infondata la decisione della Commissione Regionale di Garanzia della Toscana, annullava tutti i provvedimenti impugnati, dichiarava valide ed efficaci le decisioni assunte dalle assemblee comnali di Carrara del 23/11/2016 e del 17/01/2017, con la conseguenza della reviviscenza della candidatura del ricorrente Andrea Vannucci a Sindaco del comune di Carrara, quale candidato del PD in coalizione con SEL-SI. Venivano inoltre reintegrati nelle loro funzioni gli organi comunali. Avverso questa ordinanza il PD toscana, avanzava reclamo ex art. 669 ter. Decies., con contestuale richiesta di sospensone dell’efficacia dell’ordinanza emessa dal dott. Pellegri. Il collegio investito del procedimento, sul presupposto che la richiesta di Andrea Vannucci e Argante Mussi andasse introdotta ricorrendo all’impugnativa prevista dall’art. 23 c.c. e non dall’art. 700 c.p.c. dichiarava l’innamissibiltà del predetto ricorso, rilevando che, l’accoglimento del suddetto assorbente motivo, esonerava il collegio dall’esame dei restanti motivi di merito, quindi dichiarava l’inammissibilità del ricorso alla procedura ex.art.700 c.p.c. e revocava l’ordinanza reclamata emessa in data 09/05/17.
Andrea Vannucci ed Argante Mussi quindi presentano una impugnativa ex art.23 c.c. con istanza di sospensione dei provvedimenti. L’udienza sulla impugnativa è stata calendarizzata per il mese di novembre 2017, mentre l’istanza di sospensione è stata rigettata in quanto le liste elettorali erano già state presentate.
Rileva considerare che la richiesta di sospensiva presentata dal PD regionale rispetto all’efficacia dell’ordinanza emessa dal giudice Pellegri, è stata accordata ritenedo rilevante un “fatto nuovo” portato a sostegno di detta richiesta. Tale “fatto nuovo” in realtà è un verbale di una riunione di coalizione tenutasi il 10/05/2017, che riproduce pedissequamente il verbale della riunione del 28/03/2017, annullato con l’ordinanza del dott. Pellegri , in quanto compiuto dal commissario. Ciò che più interessa è che tale “nuovo “ verbale è stato emesso in totale spregio dell’ordinanza del dott. Pellegri e delle norme statutarie del PD. Tale riunione di coalizione è stata presieduta dal segretario regionale del PD Dario Parrini il quale ha, arbitrariamente e senza alcun titolo, rappresentato il PD di Carrara, la cui rappresentanza, a seguito dell’ordinanza pubblicata lo stesso 10/05/2017, era stata restituita al segretario comunale Raffaele Parrini ed all’unione comunale tutta che, era appena stata reintegrata delle sue funzioni. In ragione di ciò, solo ed esclusivamente il segretario comunale, avrebbe potuto firmare il verbale di accordo, a seguito di una riunione di coalizione svoltasi nottetempo, alla quale neppure è stato invitato! Si è verificato un caso emblematico di ingerenza immotivata ed illegittima nell’autonomia politica e programmatica, riconosciuta dalle norme statutarie ai livelli locali.
A seguito di tanti, tali e reiterati soprusi, in pendenza di un giudizio civile, la cui trattazione inizierà a novembre 2017, Andrea Vannucci ha deciso di presentare la propria candidatura a Sindaco, per interpretare la linea politica liberamente scelta dal PD di Carrara, per altro, confermata nella propria assoluta legittimità nell’unico giudizio di merito finora espresso dall’autorità giudiziaria.
L’esito delle elezioni è sotto gli occhi di tutti. Al primo turno il PD raccoglie 3.800 voti, i socialisti 1.800, le liste di Spediacci 2.500 e quelle di Vannucci 4.600. La famigerata coalizione è stata travolta precipitando dal 65% al 25%. In vista del ballottaggio il candidato del PD, il giorno immediatamente successivo alle elezioni del 1° turno, chiude inesorabilmente le porte ad ogni ipotesi di accordo dichiarando di essere in grado di raccogliere da solo il consenso necessario a vincere le elezioni. I risultati del ballottaggio consegnano la rappresentazione di una disfatta assoluta, a conferma che la linea politica imposta dal PD regionale e dal commissario, interpretata localmente da quella che è sempre stata una minoranza del partito, fosse un suicidio politico, determinato da una scelta di boriosa arroganza, figlia della più assoluta ignoranza della situazione locale, che neppure ci si è preoccupati di voler conoscere davvero, essendo l’unico vero motivo ispiratore dell’azione del segretario regionale e del commissario, la distruzione della classe dirigente locale, anche a costo di disintegrare il partito e lasciare in balia dell’avventura un’intera città. Il PD è stato costruito sul modello federale per consentire ai territori di interpretare e definire le linee amministrative più adatte a soddisfare le esigenze dei cittadini. La deriva autoritaria che sempre più chiaramente sta assumendo il nostro partito, lo sta trasformando in un sistema di potere, non soltanto verticistico, ma assolutamente leaderistico, con la tendenza a scivolare verso l’egocentrismo, che è l’anticamera dell’egoismo.
Il segretario regionale ha governato questa vicenda calpestando ogni regola di convivenza civile, volendo dimostrare ad ogni passaggio che nel PD o si ubbidisce o si viene estromessi dalla possibilità di candidarsi a cariche elettive . Il risultato elettorale è stato emblematico, ma è stato rubricato facendo spallucce, con l’atteggiamento borioso di chi non ha altro obbiettivo da raggiungere, se non quello di asfaltare gli avversari politici e non manifesta alcun interesse rispetto alle sorti dei territori. L’unica finalità dell’agire del segretario regionale, sembra risiedere nel far perdurare un blocco di potere, di tipo feudale, che serva acriticamente il signore di turno, per poi pretendere servitù dagli inferiori .
Indigna considerare come ciò avvenga nel silenzio più assordante di tutti i dirigenti di partito, che sembrano orientati esclusivamente a dimostrare la loro cieca e colpevole fedeltà, girando sempre altrove lo sguardo, per garantirsi spazi di rappresentanza personalistica, elargita dalla munificenza del capo. Se questo partito è democratico, come devono essere quelli autoritari?
Stride più il silenzio del sopruso. Se quest’ultimo è figlio della boriosa volontà di predominio personalistico, quello discende dalla vocazione al servilismo, tipico delle classi dirigenti mediocri e cooptate, ben consapevoli dei loro limiti e tese esclusivamente ad omaggiare, con cieca e fedele obbedienza il signore di turno, elargitore di favori ed unico in grado di reiterare le cooptazioni di coloro che mai avrebbero la possibilità di emergere in una libera competizione.
Se questo partito processa chi ha scelto la linea politica che i cittadini hanno confermato in modo così evidente, se mette alla gogna chi pretende il rispetto delle regole democratiche, se si violenta la libertà e si acquisiscono classi dirigenti cooptate da altri partiti perché ciechi e fedeli esecutori di ordini, se i principi di libertà, autonomia territoriale, ed autodeterminazione, vengono calpestati in questo modo, non solo contro i prezzolati prevaricatori, deve muoversi la rivolta, ma è soprattutto contro i silenti e gli ignavi, che deve crescere lo sdegno e l’esecrazione.
Quali provvedimenti dovrebbero prendere le commissioni di garanzia, nei confronti di un segretario regionale, che si sostituisce a quello comunale in modo assolutamente arbitrario, per fare alleanze nei comuni, guidandoli verso una Waterloo? Quali verso una direzione regionale che avvalla decisioni, gravi come il commissariamento, senza nemmeno aver svolto un dibattimento? Quali verso una commissione regionale di garanzia che inventa infrazioni inesistenti e non esecra il comportamento di un vicesegretario, che impugna un provvedimento di un organo di garanzia senza averne alcun potere? Quali nei confronti di tale vicesegretario? Quali verso il commissario del “il sindaco lo scelgo io!”, che viola manifestamente lo statuto a più riprese? Quali verso parlamentari transfughi e consiglieri regionali, che contestano pubblicamente, i legittimi e liberamente eletti rappresentanti del partito, invitando a disertare le direzioni provinciali?
Se tutto ciò avrà un esito, allora anche la vicenda che ci riguarda, sarà meritevole di trattazione, altrimenti soltanto il ridicolo sommergerà un provvedimento, che spinge a vedere le pagliuzze in un occhio martoriato da travi di dimensioni gigantesche!
Riccardo Valdettari