Source: https://www.tidona.com/elenco-obbligazioni-basso-rischio-basso-rendimento-pattichiari-responsabilita-contrattuale/
Timestamp: 2018-07-21 23:16:47+00:00
Document Index: 101836703

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 4', 'art. 4', 'art 21', 'art 28', 'art.21', 'art 190', 'art 23', 'art 30', 'art. 37', 'art 1711', 'art. 2727', 'art.23', 'art 1176', 'sentenza ', 'art. 23', 'sentenza ', 'sentenza ']

Elenco Obbligazioni basso rischio-basso rendimento. Pattichiari: Responsabilità contrattuale? - Studio Legale Tidona e Associati
23 settembre 2009 | By Studio In Diritto bancario
Moltissime banche hanno dovuto e potuto far fronte alla crisi attraverso l’aiuto di stato sia pure in forme diverse, tanto che nel febbraio scorso, un noto settimanale americano intitolava la propria copertina: “We are all socialst now” [1] capovolgendo tra l’altro la celebre frase reganiana secondo cui in tempi di crisi il governo non è la soluzione ma il problema. Il Global financial stability report dell’Fmi dell’aprile 2009, ha calcolato che complessivamente gli aiuti al sistema finanziario da parte dei governi e delle banche centrali di Stati Uniti, Eurozona e Regno Unito hanno raggiunto gli 8.955 miliardi di dollari (6.132 miliardi di euro), 1.950 dei quali in sostegni alla liquidità, 2.525 per l’acquisto di asset e 4.480 in garanzie: una piccola puntualizzazione trattasi di soldi pubblici, ergo dei contribuenti.
Il Consorzio Pattichiari ai sensi dell’art. 1.1. dello statuto ante modifica , afferma di essere un consorzio con attività esterna (ex 2615 c,c.) ed oggetto sociale dello stesso, ai sensi dell’art. 4 (statuto in vigore alla data del 15 settembre 2008) “… la gestione di un insieme di regole di chiarezza, semplicità, comparabilità e mobilità (“Impegni per la Qualità” di cui al documento allegato sotto la lettera “B” del presente Statuto), diretto a favorire la realizzazione di un mercato retail efficiente e competitivo…la promozione di iniziative volte a sviluppare un positivo e moderno sistema di relazione tra l’industria bancaria e le varie componenti della società….anche attraverso piani di comunicazione ed educazione finanziaria della collettività”. Continuando a leggere lo statuto : “A tal fine, il Consorzio provvederà, in particolare: a) alla gestione, in qualità di licenziatario, del Marchio “PattiChiari” (di seguito il “Marchio”), ad esso concesso in uso dal titolare Associazione Bancaria Italiana, con facoltà di sub-licenza ai Consorziati, nel rispetto delle previsioni del presente Statuto; b) alla verifica e al monitoraggio dell’osservanza degli “Impegni per la Qualità”, cui i Consorziati aderiscono quale presupposto della loro partecipazione al Consorzio (ex art. 4.2).
Ancora, con un comunicato stampa del 28/10/2004[14] il Consorzio informava evidentemente la collettività che “… ad un anno dall’avvio del progetto, le banche che hanno la certificazione di qualità, esporranno il marchio PattiChiari per ciascuna delle iniziative certificate. PattiChiari entra così nel vivo e diventa pienamente operativo dando la possibilità a famiglie e imprese di riconoscere facilmente le banche che hanno aderito alle varie iniziative e che rispettano gli standard di qualità. Ecco come funziona il meccanismo della certificazione esterna. Ciascuna delle 8 iniziative di PattiChiari è disciplinata da appositi protocolli di certificazione che definiscono sia gli aspetti organizzativi e procedurali – cioè le singole fasi di ciascuna attività – sia le modalità di informazione ai clienti. Dal momento dell’adesione al consorzio e alle singole iniziative, le banche hanno 18 mesi di tempo per richiedere la certificazione da parte di uno dei tre organismi esterni accreditati presso il Consorzio (Certiquality, Cisq-Cert e Det Norske Veritas); ogni banca può scegliere a chi rivolgersi secondo modalità standard fissate dal Consorzio); per continuare a partecipare al Consorzio, ogni banca è tenuta ad ottenere la certificazione su almeno una iniziativa entro 18 mesi dall’adesione. I certificatori verificano il rispetto dei protocolli sia presso la sede centrale sia presso gli sportelli. La procedura richiede circa due mesi e coinvolge la direzione, la funzione organizzazione e sistemi informativi e la funzione formazione e comunicazione esterna. Il rapporto di verifica e la relativa certificazione rilasciata su ogni singola iniziativa, viene sottoposta al Comitato di gestione del marchio PattiChiari che decide l’attribuzione o la revoca del diritto d’uso del marchio stesso su ogni singola iniziativa… Le banche potranno utilizzare i marchi anche in tutte le comunicazioni alla clientela che riguardano le singole iniziative per le quali hanno ottenuto la certificazione. Il marchio permetterà a famiglie e imprese di individuare facilmente gli sportelli delle banche che offrono iniziative e rappresenta – grazie alla certificazione da parte di soggetti esterni -una garanzia di rispetto dei principi di chiarezza, comprensibilità e comparabilità che sono alla base dell’intero progetto”.
Ebbene siamo in presenza di “ un rapporto cornice dal quale nascono per l’intermediario finanziario obblighi di informazione nei confronti del cliente”[29] la cui fonte non sono solo le regole pattizie costituite dal master agreement (contratto – quadro) ma anche da norme inderogabili di legge.
Ed ancora rileva parte della giurisprudenza favorevole ad una autonomia negoziale “assistita” che la disciplina prevista dall’art 21 1° co. Lett) b, “trova esplicitazione nell’art 28 3° co. del Reg.to Intermediari n. 11522 del 1998, laddove si impone che gli intermediari informino prontamente e per iscritto l’investitore appena l’investimento in strumenti derivati da lui disposti…abbiano generato una perdita effettiva o potenziale …” così come si ritiene che “… gli obblighi informativi dell’intermediario possono dirsi concretamente adempiuti solo quando l’investitore abbia pienamente compreso le caratteristiche dell’operazione, atteso che la conoscenza deve essere una conoscenza effettiva” [38].
Giova ribadire quindi, che non vi è dubbio che le prescrizioni contenute nel Tuif e nei regolamenti attuativi Consob superino la sfera di interesse del singolo contraente, sicché “ il rafforzamento degli obblighi di condotta imposti in nome delle regole di correttezza, ordinariamente dettate dal diritto comune con riferimento alla fase di esecuzione del contratto, – proiettato in subiecta materia già alla fase prodromica alla conclusione del contratto – appare diretto non solo a realizzare una riduzione del gap informativo che connota i rapporti tra investitore ed intermediario ma anche (per il tramite della prima) a garantire la realizzazione di un interesse della collettività quale quello della razionalità e integrità dei mercati espressamente richiamato dall’art.21 del Tuf. Né ancora si vuol mettere in discussione la natura imperativa peraltro confermata dall’art 190 del Tuf ) dei precetti in esame che, come più volte affermato in dottrina e giurisprudenza costituiscono canoni comportamentali immediatamente conformanti il regolamento negoziale a prescindere da una esplicita sussunzione delle dette regole nelle specifiche ipotesi di contratto all’uopo stipulate”.[41]
Fin qui le prescrizioni disciplinanti la condotta dell’intermediario, per quel che al presente lavoro interessa, prevista dalle norme legislative e regolamentari e che trovano la esplicazione di forma-contenuto (art 23 Tuif ed art 30 Reg.to Intermediari n. 115922/1998 trasfuso nel nuovo art. 37 Reg.to Intermediari n. 11690/2007) nel contratto – quadro (master agreement) per la prestazione dei servizi di investimento .
Come evidenziato dalla Corte Suprema di Cassazione[46], la giurisprudenza individua due orientamenti in merito al rapporto contratto normativo e singolo ordine di acquisto: il primo evidenzia come fonte contrattuale sia unicamente il cosiddetto contratto – quadro che disciplina i vari servizi di investimento obbligatoriamente redatto in forma scritta mentre i singoli ordini non avrebbero natura negoziale ma sarebbero assimilabili ad istruzioni date dal mandante al mandatario (ex art 1711 c.c.)[47]. Il secondo invece permette al singolo ordine di assume natura negoziale assurgendo ad autonoma fattispecie negoziale configurante in alcuni casi un contratto di mandato/commissione (in caso di negoziazione per conto terzi), in altri di compravendita qualora la banca negozi in contropartita diretta (rectius negoziazione per conto proprio)[48] .
Compito invece del risparmiatore è provare che il danno patito è conseguenza immediata e diretta della condotta colposa del’intermediario, dimostrare cioè l’esistenza del nesso eziologico tra la violazione dell’obbligo informativo ed il danno non potendo trovare applicazione l’art . 23 del Tuif se non con riguardo all’onere della prova gravante sull’intermediario. In sostanza nei giudizi risarcitori l’intermediario dovrà provare di aver agito con la specifica diligenza richiesta; un onere che “opera esclusivamente sul piano probatorio, nel senso che introduce (o, ad avviso di una dottrina, rafforza) la regola (già presente ai sensi degli artt. 1218 e 1176 c.c.) secondo cui l’onere della prova dell’esatto e corretto adempimento (ovvero della causa non imputabile dell’inadempimento) è a carico del debitore (l’intermediario) a vantaggio del creditore (cliente)”[66]. L’onere tuttavia di provare il nesso causale tra l’inadempimento ed il danno – perdita del capitale investito- rimane comunque a carico del risparmiatore sebbene lo stesso possa essere assolta come ritiene la giurisprudenza mediante presunzioni a norma dell’art. 2727 c.c. e ss[67].
E’ evidente che al di là di qualunque riforma, semmai ve ne sarà una, vi dovrà essere uno sforzo collettivo da parte degli operatori professionali per recuperare quel clima di fiducia vitale per gli operatori di qualunque mercato, a fortiori di quello finanziario, posto che è venuta a mancare persino tra gli intermediari – indice di una raggiunta pericolosa instabilità del sistema il cui punto critico probabilmente è stata superato.
Dopo i tanti “fallimenti del mercato” che nell’arco di quasi un decennio si sono susseguiti, non è possibile non riconoscere all’ informazione uno dei motivi che la rendono più importante di quanto non sia in altri mercati: la tipicità dei beni scambiati, i prodotti finanziari. Sono prodotti la cui definizione ed il cui contenuto si esauriscono in una serie di situazioni giuridiche in quanto chi vende o acquista uno strumento finanziario/prodotto finanziario, “non negozia un bene dotato di una utilità finale di un valore d’uso e la cui definizione sia garantita sulla base di altre fonti di conoscenza. Le caratteristiche del bene sono interamente determinate dal contratto e non dalla realtà merceologica del bene stesso”[89] .
[12] G. Volpe Putzolu: Diritto Commerciale – Consorzi per il coordinamento della produzione e degli scambi, MONDUZZI, 1999
Sempre dalla Guida dell’Elenco Obbligazioni basso rischio-basso rendimento: “ Dopo aver individuato le sottoclassi sulla base delle caratteristiche dei titoli (tipo di tasso, rating, cedola, durata residua, settore, Paese …), per ciascuna sottoclasse si astrae un titolo “teorico” e ne viene determinato il VaR. Il Processor associa poi i VaR teorici alle singole obbligazioni. Si verifica quindi il comportamento dei singoli titoli rispetto a quello “teorico” (procedura di backtesting. Il Processor applica le regole per la selezione dei titoli “a basso rischio”, produce l’Elenco e lo diffonde alle banche e al pubblico mediante il sito www.pattichiari.it. Un ente di certificazione controlla e certifica il processo in ogni sua fase.”
Questa regola – nell’assoggettare la prestazione dei servizi di investimento ad una disciplina diversa e più intensa rispetto a quella discendente dall’applicazione delle regole di correttezza previste dal c.c., impone all’operatore il dovere sia di farsi parte attiva nella richiesta all’investitore di notizie circa la sua esperienza e la sua situazione finanziaria, gli obiettivi di investimento e la propensione al rischio, sia di informare adeguatamente il cliente, al fine di porre il risparmiatore nella condizione di effettuare consapevoli e ragionate scelte di investimento o disinvestimento. Il duplice riferimento alle informazioni adeguate e necessaria e la direzione dell’obbligo nei confronti del cliente inducono a ritenere che le informazioni debbano essere modellate alla luce della particolarità del rapporto con l’investitore, in modo da soddisfare le specifiche esigenze proprie di quel singolo rapporto” Corte di Cassazione sez I, 25 giugno 2008, n. 17340
[40] “La violazione dei doveri d’informazione del cliente e di corretta esecuzione delle operazioni che la legge pone a carico dei soggetti autorizzati alla prestazione dei servizi d’investimento finanziario può dar luogo a responsabilità precontrattuale, con conseguente obbligo di risarcimento dei danni, ove tali violazioni avvengano nella fase precedente o coincidente con la stipulazione del contratto d’intermediazione destinato a regolare i successivi rapporti tra le parti; può invece dar luogo a responsabilità contrattuale, ed eventualmente condurre alla risoluzione del predetto contratto, ove si tratti di violazioni riguardanti le operazioni d’investimento o disinvestimento compiute in esecuzione del contratto d’intermediazione finanziaria in questione Corte di Cassazione.” S.U. n. 26724/07; Corte di Cassazione S.U. n. 26725/07
[42] Tra le motivazioni che si producono per sostenere tale tesi, vi è l’esegesi dell’art.23, 6°co. del Tuif che nel disciplinare l’onere della prova inerente il grado di diligenza richiesta alla banca (professionale ex art 1176, 2° co.) specifica che “ Nei giudizi di risarcimento dei danni cagionati al cliente nello svolgimento dei servizi di investimento e di quelli accessori, spetta ai soggetti abilitati l’onere della prova di aver agito con la specifica diligenza richiesta”.
[54] Un indirizzo di pensiero al quale ha aderito ultimamente anche la Corte di Cassazione S.U. con la sentenza n.26724/2007 in cui afferma: “ … i diversi servizi alla cui prestazione l’intermediario si obbliga verso il cliente debbono essere disciplinati da un contratto scritto (perciò destinato ad assolvere alla funzione di rispetto alla singole successive attività negoziali in cui l’espletamento di quei servizi si esplicherà”.
[57] Tribunale di Firenze, Sez. III 18 ottobre 2005, in Giur. Merito, 2007, I, 49 ; Tribunale di Taranto, 08gennaio 2008, n. 62: “In altri termini, il legislatore richiede obbligatoriamente per i servizi di investimento che questi siano prestati nell’ambito di un regolamento contrattuale di tipo normativo, che disciplina le modalità da osservare nella stipulazione dei singoli contratti collegati al cd Contratto – quadro, derivandone che la nullità di quest’ultimo per la carenza di forma scritta, non può l’invalidità anche delle operazioni di investimento” .
[59] L’art. 23 del Tuif prevede che la “ Consob, sentita la Banca d’Italia, può prevedere con regolamento che, per motivate ragioni o in relazione alla natura professionale dei contraenti, particolari tipi di contratto possano o debbano essere stipulati in altra forma” . Tra l’altro il regolamento Consob 11522/98 così come 16190/07 prevede la possibilità per il cliente di indicare le modalità attraverso cui può impartire ordini e istruzioni.
[74] Tribunale di Roma, Sez. II civ. – Pres. Dr. Rocco Misiti, Est. Dr. Antonio Lamorgese – 25 maggio 2005.
Sull’argomento, il Tribunale di Roma con sentenza 11 ottobre 2007 n. 19718, in www.ilcaso.it statuisce che il danno da lucro cessante è costituito “dalla differenza fra l’ammontare del debito di valore rivalutato secondo gli indici Istat e la somma che sarebbe risultata da un impiego presumibile della somma originariamente dovuta
[80] Tribunale di Mantova 5 febbraio 2009, SEZ. I Giur. 1771/2009 in www.ilcaso.it ; Sull’argomento: Corte di Cassazione Sez. Lavoro – sentenza 12 settembre 2008, n.23563 “In tema di risarcimento del danno da illecito, il principio della “compensatio lucri cum damno”, in forza del quale il risarcimento non deve costituire fonte di lucro per il danneggiato, sicché, se dal fatto dannoso derivi qualche vantaggio, se ne deve tenere conto nella liquidazione del danno, sottraendolo al risarcimento, trova applicazione solo quando tanto il pregiudizio che l’incremento patrimoniale siano conseguenza immediata e diretta del medesimo fatto. Ne consegue che è inapplicabile la compensazione tra il danno subito dal lavoratore a causa di una sospensione cautelare irrogatagli e le retribuzioni percepite nel periodo successivo alla riammissione in cui sarebbe dovuto permanere il regime di sospensione, posto che la retribuzione percepita dopo la riammissione al lavoro trova la sua causa diretta nello svolgimento della prestazione lavorativa, di talchè essa rappresenta un’utilità economica che dipende da fatti giuridici del tutto estranei all’esercizio del potere di sospensione cautelare del datore di lavoro. (Rigetta, App. Roma, 25 febbraio 2005).