Source: https://www.diritto.it/i-mezzi-di-prova-del-sottoprodotto-di-cui-al-d-m-264-2016-non-sono-vincolanti/
Timestamp: 2020-08-13 05:39:57+00:00
Document Index: 112744261

Matched Legal Cases: ['art.184', 'art.183', 'art.1', 'art.184', 'art.1', 'art.1', 'art. 184', 'art.184']

I mezzi di prova del sottoprodotto di cui al d.m. 264/2016 non sono vincolanti
se le prove documentali della sussistenza dei requisiti del sottoprodotto debbano accompagnare il trasporto di tali sottoprodotti all’ interno del territorio nazionale ed all’estero (come allegati alla documentazione obbligatoria prevista per le varie modalità di trasporto).
Lo studio in oggetto prende ovviamente le mosse dalla disciplina di cui all’articolo 184-bis, del Dlgs 152 del 2006 e s.m. (come sostituito dal Dlgs n.205 del 2010 ), relativo alla nozione di “Sottoprodotto”, , che definisce tale nozione elencando, come già nel testo previgente, una serie di requisiti specifici:
Le condizioni previste dalla norma devono sussistere in maniera concorrente, sicché la mancanza di anche una sola di esse comporta inevitabilmente l’assoggettamento del materiale alla disciplina sui rifiuti[1] .
Si deve evidenziare che, essendo quella di cui all’art.184-bis una normativa “in deroga” alla nozione di rifiuto, tutte le condizioni costitutive elencate in tale articolo dovranno essere provate, con onere della prova a carico del produttore che invoca l’esistenza del sottoprodotto anziché del rifiuto. In tal senso si veda la Sentenza Corte di Giustizia 3 ottobre 2013, causa C-113/12, che afferma: “di regola, quanto alla dimostrazione di un’intenzione, solo il detentore dei prodotti può provare che la propria intenzione non è quella di disfarsi di tali prodotti, bensì di permetterne il riutilizzo in condizioni idonee a conferire loro la qualifica di sottoprodotto ai sensi della giurisprudenza della Corte ” .
Tale definizione si limita a rinviare a quella di cui al Dlgs 152, che definisce, all’ art.183, lett. qq) : “sottoprodotto”: “ qualsiasi sostanza od oggetto che soddisfa le condizioni di cui all’articolo 184-bis, comma 1, o che rispetta i criteri stabiliti in base all’articolo 184-bis, comma 2.”
Si deve fin d’ora rilevare come il Decreto del Ministero dell’Ambiente 13 ottobre 2016, n. 264 non sia affatto un decreto attraverso il quale siano state “adottate misure per stabilire criteri qualitativi o quantitativi da soddisfare affinché specifiche tipologie di sostanze o oggetti siano considerati sottoprodotti e non rifiuti”, come è affermato in primo luogo dal decreto stesso, contrariamente a quanto avvenuto, ad es., con l’entrata in vigore del Decreto 10 agosto 2012 , n. 161 “Regolamento recante la disciplina dell’utilizzazione delle terre e rocce da scavo”, che invece è effettivamente applicativo del comma secondo dell’articolo 184-bis, in quanto, come affermato dal primo comma dell’art.1 di tale Regolamento:
“ …il presente Regolamento stabilisce, sulla base delle condizioni previste al comma 1, dell’articolo 184-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive modificazioni, i criteri qualitativi da soddisfare affinchè i materiali di scavo, come definiti all’articolo 1, comma 1, lettera b) del presente regolamento, siano considerati sottoprodotti e non rifiuti ai sensi dell’articolo 183, comma 1, lettera qq) del decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive modificazioni.”
Che il DM 264/2016 non sia applicativo del comma 2 dell’art.184-bis è confermato dal primo comma dell’art.1 del Decreto, che dispone testualmente:
Ciò è inoltre immediatamente confermato dal successivo comma secondo, ai sensi del quale: “ 2. I requisiti e le condizioni richiesti per escludere un residuo di produzione dal campo di applicazione della normativa sui rifiuti sono valutati ed accertati alla luce del complesso delle circostanze e devono essere soddisfatti in tutte le fasi della gestione dei residui, dalla produzione all’impiego nello stesso processo o in uno successivo.”
“3. Fatte salve le disposizioni di carattere generale di cui al presente decreto ed il rispetto dei requisiti di impiego e di qualità previsti dalle pertinenti normative di settore, nell’ allegato 1 è riportato, per specifiche categorie di residui produttivi, un elenco delle principali norme che regolamentano l’impiego dei residui medesimi, nonchè una serie di operazioni e di attività che possono costituire normali pratiche industriali, alle condizioni previste dall’articolo 6.”
Il dm 264 non è innovativo nè integrativo dei requisiti costitutivi del sottoprodotto
Tale interpretazione della norma è non solo confermata dal richiamato comma secondo dell’art.1 (“I requisiti e le condizioni richiesti per escludere un residuodi produzione dal campo di applicazione della normativa sui rifiuti sono valutati ed accertati alla luce del complesso delle circostanze”, e non già ai sensi di criteri o requisiti integrativi stabiliti dal Decreto ), ma altresì, sotto tale profilo, dal Ministero dell’Ambiente che, con propria Circolare Prot.0007619 del 30-05-2017 , afferma esplicitamente quale sia lo “Scopo del decreto”:
Il Regolamento n. 264 del 2016 non innova in alcun modo la disciplina sostanziale generale del settore[2].
Modalità di dimostrazione dei requisiti costitutivi del sottoprodotto nel d.m. 264:
“2. Negli articoli seguenti sono indicate alcune modalità con cui provare la sussistenza delle circostanze di cui al comma 1, fatta salva la possibilità di dimostrare, con ogni mezzo ed anche con modalità e con riferimento a sostanze ed oggetti diversi da quelli precisati nel presente decreto, o che soddisfano criteri differenti, che una sostanza o un oggetto derivante da un ciclo di produzione non
è un rifiuto, ma un sottoprodotto. Resta fermo l’obbligo di rispettare i requisiti di impiego e di qualità previsti dalle pertinenti normative di settore.”.
Si rammenta che, invece, nella definizione del sottoprodotto del testo originario del Dlgs 152 del 2006, si definivano modalità di prova documentali obbligatorie. Esso infatti disponeva: “Al fine di garantire un impiego certo del sottoprodotto, deve essere verificata la rispondenza agli standard merceologici, nonchè alle norme tecniche, di sicurezza e di settore e deve essere attestata la destinazione del sottoprodotto ad effettivo utilizzo in base a tali standard e norme tramite una dichiarazione del produttore o detentore, controfirmata dal titolare dell’impianto dove avviene l’effettivo utilizzo”.
“Effetti giuridici. Come già evidenziato, l’intento del provvedimento normativo non è quello di innovare o modificare le condizioni che, ai sensi del comma 1 dell’articolo 184-bis del d.lgs. 152 del 2006, devono essere soddisfatte da una qualsiasi sostanza od oggetto per essere qualificato come sottoprodotto e non come rifiuto. Ciò si desume chiaramente dalle disposizioni del Decreto caratterizzate dalla maggiore vocazione sistemica. A questo riguardo vanno richiamati gli articoli 1, comma 1, e 4, comma 2.
Ai sensi della prima disposizione, infatti, l’atto normativo in esame «definisce alcune modalità con le quali il detentore può dimostrare che sono soddisfatte le condizioni generali di cui all’art. 184-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152», mentre la seconda è chiara nel limitarne gli effetti alla predisposizione di «alcune modalità con cui provare la sussistenza delle circostanze di cui al comma1, fatta salva la possibilità di dimostrare, con ogni mezzo ed anche con modalità e con riferimento a sostanze ed oggetti diversi da quelli precisati nel presente decreto, o che soddisfano criteri differenti, che una sostanza o un oggetto derivante da un ciclo di produzione non è un rifiuto, ma un sottoprodotto».
Sul punto, pare opportuno ribadire che – come del resto si è già avuto modo di notare – la disposizione da ultimo citata non innova il diritto sostanziale vigente circa le condizioni di legge perché un materiale possa venire qualificato sottoprodotto. Essa, infatti, si limita a precisare che, sin dal momento in cui il residuo viene generato, si deve poter fornire la prova che trattasi di un sottoprodotto. Analogamente va inteso l’articolo 5, comma 1, del Decreto, ai sensi del quale «il requisito della certezza dell’utilizzo è dimostrato dal momento della produzione del residuo». …..”.
Punto 2- la documentazione relativa al trasporto dei sottoprodotti
Esiste un solo caso specifico, disciplinato dall’ articolo 11, comma 1, del già richiamato DECRETO 10 agosto 2012, n. 161 “Regolamento recante la disciplina dell’utilizzazione delle terre e rocce da scavo”, che impone una specifica documentazione per tale specifica categoria di sottoprodotto, disponendo che :
“Art. 11 Trasporto .
1. In tutte le fasi successive all’uscita del materiale dal sito di produzione, il trasporto del materiale escavato è accompagnato dalla documentazione di cui all’ allegato 6.
“Allegato 6 documento di trasporto
Preventivamente al trasporto del materiale da scavo, deve essere inviata all’ Autorità competente una comunicazione attestante le generalità della stazione appaltante, della ditta appaltatrice dei lavori di scavo/intervento, della ditta che trasporta il materiale, della ditta che riceve il materiale e/del luogo di destinazione, targa del mezzo utilizzato, sito di provenienza, data e ora del
carico, quantità e tipologia del materiale trasportato.
Dovrà essere inoltre compilato un modulo per ogni automezzo che compie il trasporto dei materiali da scavo a partire da un unico sito di produzione verso un unico sito di utilizzo o di deposito provvisorio previsti da apposito piano di utilizzo. Il documento, che deve viaggiare insieme al materiale, una volta completato il trasporto, deve essere conservato in originale dal responsabile del
sito di utilizzo e in copia dal produttore, dal proponente e responsabile del trasporto.”
La documentazione deve essere presente presso la sede legale dei vari soggetti della filiera del sottoprodotto e deve essere esibita a richiesta delle autorità di controllo.Tale documentazione può consistere: a) nei mezzi di prova delineati dal DM 264/2016 o b) in altra documentazione, comunque idonea a dimostrare la sussistenza dei requisiti del sottoprodotto di cui all’art.184-bis del Dlgs 152/2006 e s.m. .
A prescindere da tale specifica documentazione, la disciplina del trasporto dei sottoprodotti è in tutto e per tutto identica a quella del trasporto delle merci, alla quale si deve uniformare. Ciò vale ovviamente non solo per i traporti nazionali ma anche per il trasporto dei sottoprodotti verso Paesi comunitari e non comunitari, per il quale dovrà essere osservata la specifica disciplina del trasporto delle merci.
[1] Sotto tale profilo si veda nella giurisprudenza della Corte di Cassazione Penale: Sez. III, sent. n. 27085 del 4-07-2008; Sez. III, sent. n. 47085 del 19-12-2008 ; Sez. III, sent. n. 10711 dell’11-03-2009.
[2] Il grassetto è dello scrivente.