Source: http://www.urp.ufficigiudiziarigenova.it/comefare.aspx?id_ufficio_giudiziario=458&cfp_id_scheda=1759
Timestamp: 2020-06-04 22:44:05+00:00
Document Index: 152718269

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 111', 'art. 1', 'art. 281', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art 2', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ']

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equa riparazione processi lunghi - Ricorsi Legge Pinto
A Genova per il deposito: Corte Appello- Volontaria Giurisdizione – piano 12° stanza 45
Orario: lunedì - venerdì ore 9,00 - 12,00
La domanda di equa riparazione si propone con ricorso al Presidente della Corte d' Appello del distretto in cui ha sede il giudice innanzi al quale si è svolto il primo grado del processo presupposto. (novità introdotta dalla Legge di Stabilità 2016 con effetto dal 1° gennaio 2016).
I decreti presidenziali sono raccolti presso la Sezione Volontaria Giurisdizione – piano 12° stanza 45
E’ una procedura che prevede la possibilità di chiedere un’equa riparazione a chi abbia subito un danno patrimoniale o non patrimoniale a causa dell’eccessiva durata di un processo, ossia per il mancato rispetto del termine ragionevole di cui all’art. 6, paragrafo1 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali ratificata con Legge n. 848 del 4/8/55. Art. 6, paragrafo 1
A decorrere dal 31.10.2016, per poter attivare la procedura, sarà necessario aver esperito i rimedi preventivi previsti dall' art. 1-ter della legge n. 89/2001 (nuovo art. 6 co. 2-bis) per i processi che, a quella data, non avranno ancora raggiunto una durata irragionevole, né saranno stati assunti in decisione: l’esperimento dei rimedi condizionerà l’ammissibilità della domanda di indennizzo.
Il giudice per accertare la violazione valuta la complessità del caso, l'oggetto del procedimento, il comportamento delle parti e del giudice durante il procedimento e quello di ogni altro soggetto chiamato a concorrervi o a contribuire alla sua definizione.
Legge 24/03/2001 n.89 (Legge Pinto) come modificata dal D.L. 83/2012, convertito in legge 7/08/2012 n. 134 e dalla Legge di Stabilità 2016 (legge 208 del 28/12/2015)
Convenzione salvaguardia diritti uomo e libertà fondamentali; art. 111 Cost. Art 111 Costituzione
La persona che ha subito un danno a causa dell’eccessiva durata del processo.
E' obbligatoria l’assistenza di un legale munito di procura speciale.
La parte che si trovi nelle condizioni di reddito previste dalla legge può chiedere l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato.
Si propone con ricorso al Presidente della Corte d' Appello del Distretto in cui ha sede il giudice innanzi al quale si è svolto il primo grado del processo presupposto.
La domanda di equa riparazione si propone con ricorso sottoscritto dal difensore munito di procura speciale.
del Ministro della Giustizia per i procedimenti ordinari
del Ministro della Difesa per i procedimenti militari
del Ministro Economia e Finanze negli altri casi
La domanda di equa riparazione richiede, a pena di inammissibilità, che la parte abbia esperito i rimedi preventivi all'irragionevole durata del processo (descritti nell’art. 1 bis come “diritti”).
Tale disposizione non si applica ai processi la cui durata ecceda i termini di ragionevolezza al 31 ottobre 2016 e in quelli assunti in decisione alla stessa data.
A) per il processo civile è rimedio preventivo la proposizione del giudizio con rito sommario o la richiesta di passaggio dal rito ordinario al rito sommario entro l’udienza di trattazione e, comunque, almeno 6 mesi prima che siano trascorsi 3 anni in primo grado.
Nelle cause in cui non si applica il rito sommario di cognizione, ivi comprese quelle in grado di appello, costituisce rimedio preventivo la richiesta di decisione a seguito di trattazione orale ai sensi dell’art. 281-sexies c.p.c., possibile anche se vi è competenza collegiale del Tribunale, sempre almeno 6 mesi prima del termine ragionevole (che in appello è di 2 anni).
B) per il processo penale è rimedio preventivo un’istanza di accelerazione almeno 6 mesi prima della scadenza del termine ragionevole.
C) per il processo amministrativo è rimedio preventivo l’istanza di prelievo con la quale la parte segnala l’urgenza del ricorso.
D) per il processo contabile e pensionistico davanti alla Corte dei Conti e di Cassazione è rimedio preventivo l’istanza di accelerazione presentata, rispettivamente, almeno 6 e 2 mesi prima della scadenza del termine di ragionevole durata ( un anno per il giudizio di Cassazione).
E’ necessario depositare copia autentica dei seguenti atti:
l'atto di citazione, il ricorso, le comparse e le memorie relativi al procedimento nel cui ambito la violazione si assume verificata;
il provvedimento che ha definito il giudizio, ove questo si sia concluso con sentenza od ordinanza irrevocabili.
La domanda di riparazione può essere proposta, a pena di decadenza, entro sei mesi dal momento in cui la decisione che conclude il procedimento è divenuta definitiva.
Dall’11 settembre 2012 non è possibile chiedere l’indennizzo se il giudizio non si è concluso con sentenza definitiva.
Si considera rispettato il termine ragionevole se il processo non eccede la durata di:
tre anni in primo grado,
due anni in secondo grado,
un anno nel giudizio di legittimità (Cassazione)
Si considera rispettato il termine ragionevole se il procedimento di esecuzione forzata si è concluso in tre anni, e se la procedura concorsuale si è conclusa in sei anni.
Ai fini del computo della durata, il processo civile si considera iniziato con il deposito del ricorso introduttivo del giudizio ovvero con la notificazione dell'atto di citazione.
Il processo penale si considera iniziato da quando l’indagato, in seguito a un atto dell’autorità giudiziaria, ha avuto conoscenza del procedimento penale a suo carico. [ANTE " con l'assunzione della qualità di imputato, di parte civile o di responsabile civile, ovvero quando l'indagato ha avuto legale conoscenza della chiusura delle indagini preliminari"].
Vedi sentenza Corte Costituzionale n. 184 del 23 luglio 2015 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 2, comma 2-bis, della legge 24 marzo 2001, n. 89, nella parte in cui prevede che il processo penale si considera iniziato con l’assunzione della qualità di imputato, o quando l’indagato ha avuto legale conoscenza della chiusura delle indagini preliminari, anziché quando l’indagato, in seguito a un atto dell’autorità giudiziaria, ha avuto conoscenza del procedimento penale a suo carico.
Si considera comunque rispettato il termine ragionevole se il giudizio viene definito in modo irrevocabile in un tempo non superiore a sei anni.
La legge di stabilità 2016 ha introdotto ipotesi di esclusione di indennizzo (ad esempio per la parte condannata ai danni per lite temeraria nel processo presupposto e per la parte che, pur in assenza di tale condanna, risulti consapevole dell’infondatezza “originaria o sopravvenuta” della sua posizione) e ipotesi di presunzione di insussistenza del danno, che obbligano la parte che ha subito un processo irragionevolmente lungo a dimostrare il pregiudizio subito (ad esempio “irrisorietà della pretesa o del valore della causa, valutata anche in relazione alla condizione personale della parte”). [vedi art 2 commi 2-quinquies e 2-sexies]
Il giudice liquida a titolo di equa riparazione una somma di denaro, non inferiore a 400 euro e non superiore a 800 euro, per ciascun anno, o frazione di anno superiore a sei mesi, che eccede il termine ragionevole di durata del processo.
L’art. 2 bis prevede criteri di flessibilità e, quindi, incrementi o diminuzioni dell’importo in fattispecie particolari.
La misura dell'indennizzo non può in ogni caso essere superiore al valore della causa o, se inferiore, a quello del diritto accertato dal giudice.
Il presidente della Corte d' Appello, o un magistrato della Corte a tal fine designato, provvede sulla domanda di equa riparazione con decreto esecutivo motivato da emettere entro trenta giorni dal deposito del ricorso (giudizio monocratico senza udienza)
Se accoglie il ricorso, il giudice ingiunge al Ministero convenuto di pagare senza dilazione la somma liquidata a titolo di equa riparazione, autorizzando in mancanza la provvisoria esecuzione. Nel decreto il giudice liquida le spese del procedimento e ne ingiunge il pagamento.
Successivamente la parte deve notificare al Ministero della Giustizia ricorso e decreto entro 30 giorni dal deposito in cancelleria del provvedimento, altrimenti il decreto diventa inefficace e la domanda di equa riparazione non può essere più proposta.
Se il ricorso è in tutto o in parte respinto la domanda non può essere riproposta, ma la parte può proporre opposizione davanti alla stessa Corte d’Appello - rito del procedimento in camera di consiglio (artt. 737 sgg. c.p.c.). L’opposizione deve essere proposta nel termine perentorio di trenta giorni dalla comunicazione del provvedimento ovvero dalla sua notificazione.
L'opposizione non sospende l'esecuzione del provvedimento. Il collegio, tuttavia, quando ricorrono gravi motivi, può, con ordinanza non impugnabile, sospendere l'efficacia esecutiva del decreto opposto.
Sono previste sanzioni processuali per il ricorrente nel caso in cui la domanda di indennizzo sia dichiarata inammissibile o manifestamente infondata. (da 1000 a 10000 euro - cfr. art. 5 quater che vengono riscosse con cartella nella quale il codice tributo è 1E02 e la dicitura Cassa depositi e Prestiti )
PAGAMENTO - DICHIARAZIONE
Le modalità di pagamento dei decreti Pinto prevedono che il creditore debba rilasciare all’Amministrazione una dichiarazione di autocertificazione e sostitutiva di notorietà che attesti la mancata riscossione del dovuto e altri dati, avente validità semestrale e rinnovabile a richiesta.
Con decreto del Ministero Giustizia del 28 ottobre 2016 [“Approvazione dei modelli di dichiarazione da rilasciare da parte del creditore alla amministrazione debitrice di somme liquidate a titolo di equa riparazione per la violazione del termine ragionevole del processo ai sensi dell'articolo 5-sexies, legge 24 marzo 2001, n. 89 e successive modificazioni.” - GU n.258 del 4-11-2016] sono stati approvati, ai sensi dell'art. 5-sexies, comma 3, della legge 24 marzo 2001, n. 89, i modelli di dichiarazione che il creditore rilascia all'amministrazione debitrice, al fine di ricevere il pagamento delle somme liquidate a titolo di indennizzo per la irragionevole durata del processo.
I modelli sono cosi' denominati:
allegato A) mod. Pinto persona fisica;
allegato B) mod. Pinto persona giuridica;
allegato C) mod. Pinto antistatario;
allegato D) mod. Pinto eredi.
Tali modelli - disponibili nella sezione moduli - sostituiscono integralmente il modello in precedenza pubblicato.
I creditori di provvedimenti notificati successivamente all'adozione del decreto trasmettono la dichiarazione e la documentazione avvalendosi esclusivamente della nuova modulistica approvata
L’ordine di pagamento non può essere emesso, in caso di dichiarazione mancante, irregolare; nelle more della dichiarazione è precluso ogni atto esecutivo.
La dichiarazione deve essere trasmessa per posta certificata all’indirizzo ragioneria.ca.genova@giustiziacert.it
La Corte d’Appello si occupa dei pagamenti relativi a decreti antecedenti il 31/08/2015.
I pagamenti vengono effettuati nell’ordine delle dichiarazioni.
Viene data la precedenza ai giudizi di ottemperanza (ossia i casi nei quali la parte ha chiesto ed ottenuto dal TAR la dichiarazione dell’obbligo del Ministero dell’Economia e delle Finanze di adottare le determinazioni amministrative e contabili necessarie per dare integrale esecuzione al giudicato nascente dal decreto Legge Pinto ).
Il Ministero della Giustizia provvede direttamente ai pagamenti relativamente ad alcuni Distretti di Corte d’Appello, tra cui Genova, per i soli decreti depositati dopo il 1° settembre 2015(sia con il “vecchio” che il “nuovo” rito), a condizione che siano stati notificati al Ministero presso l'Avvocatura ; i pagamenti vengono effettuati in ordine cronologico, salvo i casi in cui il decreto sia oggetto di ricorso in ottemperanza.Per i decreti emessi con il “nuovo” rito, la notifica del ricorso, unitamente al decreto che accoglie la domanda di equa riparazione, deve essere effettuata entro 30 giorni dal deposito in cancelleria del provvedimento
L'ufficio Dipartimento per gli affari di giustizia > Direzione affari giuridici e legali >Ufficio I risponde alle richieste degli avvocati o delle parti (esclusivamente per le pratiche per le quali abbiano mandato o delega espressa del difensore titolare) inoltrate:
- via mail al seguente indirizzo: prot.dag@giustiziacert.it
- via telefono al numero 06/68852870 nei giorni: martedì e giovedì dalle 10 alle 13
Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito del Ministero della Giustizia
In data 18 maggio 2015 è stato sottoscritto un accordo tra Ministero della Giustizia e Banca d’Italia, in forza del quale - per le liquidazioni dal 2015 in poi - la Banca d’Italia presta collaborazione temporanea al Ministero della Giustizia nelle attività preparatorie del pagamento delle somme riconosciute agli aventi diritto dalle competenti corti d’appello a titolo di indennizzo previsto dalla legge Pinto, sveltendo notevolmente i tempi dei pagamenti.
La sentenza 21651 del 27/09= 08/11/2005 ha stabilito che l’equa riparazione non è riferibile all’eventuale eccessiva durata di controversie fiscali che coinvolgono la potestà impositiva dello Stato. (vedi anche cassazione - sentenza 19367 del 15/07/2008
Sentenza Corte Cassazione Sezioni Unite 1134/04 ha stabilito che la quantificazione del danno non patrimoniale effettuata dalla Corte d’Appello, benché fondata sull’equità, deve adeguarsi a quanto liquidato in casi analoghi dalla Corte Europea.
Sentenze Cassazione Sezioni Unite n. 1338- 1339 – 1340/04 hanno stabilito che prima di poter ricorrere alla Corte di Giustizia occorre aver esaurito tutti i rimedi interni (ricorso Corte Appello Legge Pinto e ricorso Cassazione)
La Corte Europea ha, con varie pronunce, fissato il principio che il risarcimento deve intervenire entro sei mesi e la parte non deve essere costretta ad intraprendere un’esecuzione forzata e non sopportare oneri aggiuntivi di spese processuali.
Prima della legge Pinto, le domande di risarcimento si proponevano alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo.
La giurisprudenza formatasi presso la sede comunitaria aveva individuato il termine di ragionevole durata del processo in:
tre anni per il processo di 1° grado;
sei anni per tutti i gradi di giudizio compresa la Cassazione