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Timestamp: 2017-02-22 01:35:31+00:00
Document Index: 43964249

Matched Legal Cases: ['art. 38', 'art. 3', 'art. 48', 'art. 1', 'art.\n13', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art.\n3', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 11', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 7', 'art. 13', 'art. 18', 'art. 13', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 2', 'in fine', 'art.\n31', 'art. 3', 'art. 65', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 25', 'art. 1', 'art. 2120', 'art. 8', 'art.\n1', 'art.\n2', 'art. 1', 'art. 12', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 13', 'art. 2', 'art. 15', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 12', 'in fine', 'art.\n12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 17', 'art. 1', 'art.\n2', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 18', 'art. 15', 'art. 7', 'art.\n49', 'art. 49', 'art. 36', 'art. 23', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 20', 'art. 37', 'art. 37', 'art. 37', 'in fine', 'art. 9', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art.\n1', 'art. 51', 'art. 8', 'art. 11', 'art. 16', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 9', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 24', 'art. 24', 'art.\n37', 'art.\n22', 'art. 22', 'art. 18', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 7', 'art.\n2', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 6', 'art. 103', 'art. 16', 'art.\n4', 'art. 16', 'art. 3', 'art. 26', 'art. 2', 'in fine', 'art. 2', 'art. 3', 'in fine', 'art. 3', 'in fine', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 13', 'art. 11', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 10', 'in fine', 'art. 16', 'art. 13', 'art. 17', 'art.\n3', 'art. 48', 'art. 3', 'art. 47', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 44', 'art. 47', 'art. 48', 'art. 47', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 2', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 16', 'art. 13', 'art. 17', 'art. 7', 'art. 42', 'in fine', 'art. 14', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 6', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 2117', 'art. 14', 'art.\n13', 'art.\n14', 'art. 16', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 4', 'art. 18', 'art.\n2', 'art. 4', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art.\n6', 'art. 6', 'art.\n6', 'art. 16', 'art. 13', 'art. 16', 'art. 18', 'art. 18', 'in fine', 'art. 18', 'art. 18', 'in fine', 'art. 2117', 'art. 13', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 14', 'art. 12', 'art.\n18', 'art. 14', 'art. 12', 'art. 18', 'art. 4', 'art. 5', 'art.\n16', 'art. 17', 'art.\n2621', 'art. 5', 'art. 17', 'art. 4']

legge 335/95 del 08/08/1995: Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare Legge Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare Segnala a un amico
Pubblicata da: Redazione legge 335/95 del 08/08/1995
LEGGE 8 agosto 1995, n. 335 Riforma
del sistema pensionistico obbligatorio e complementare La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PROMULGA la seguente legge: Art. 1 Princìpi generali; sistema di calcolo dei trattamenti
pensionistici obbligatori e requisiti di accesso; regime dei cumuli. 1 .La presente legge ridefinisce il sistema previdenziale
allo scopo di garantire la tutela prevista dall'art. 38 della Costituzione,
definendo i criteri di calcolo dei trattamenti pensionistici attraverso la
commisurazione dei trattamenti alla contribuzione, le condizioni di accesso
alle prestazioni con affermazione del principio di flessibilità, l'armonizzazione
degli ordinamenti pensionistici nel rispetto della pluralità degli organismi
assicurativi, l'agevolazione delle forme pensionistiche complementari allo
scopo di consentire livelli aggiuntivi di copertura previdenziale, la stabilizzazione
della spesa pensionistica nel rapporto con il prodotto interno lordo e lo sviluppo
del sistema previdenziale medesimo 2 . Le disposizioni della presente legge costituiscono princìpi
fondamentali di riforma economico-sociale della Repubblica. Le successive leggi
della Repubblica non possono introdurre eccezioni o deroghe alla presente legge
se non mediante espresse modificazioni delle sue disposizioni. é fatto
salvo quanto previsto dall'art. 3, lettera h), dello Statuto speciale della
Valle d'Aosta, adottato con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4, e
dalle relative norme di attuazione, la cui armonizzazione con i princìpi
della presente legge segue le procedure di cui all'art. 48-bis dello Statuto
stesso. 3. La presente legge costituisce parte integrante della
manovra di finanza pubblica per gli anni 1995-1997 e di quella per gli anni
1996-1998 e concorre al mantenimento dei limiti massimi del saldo netto da
finanziare e del ricorso al mercato finanziario stabiliti dall'art. 1, commi
1 e 2, della legge 23 dicembre 1994, n. 725 (legge finanziaria 1995). Le successive
disposizioni determinano gli effetti finanziari di contenimento stabiliti dall'art.
13, comma 1, della legge 23 dicembre 1994, n. 724, e realizzano gli obiettivi
quantitativi di cui alla allegata tabella 1, ai sensi dell'art. 11-ter, comma
5, della legge 5 agosto 1978, n. 468 e successive modificazioni. 4. Per gli anni 1996-1997, al fine di integrare gli effetti
finanziari in termini di competenza di cui al comma 3, sono considerate le
maggiori entrate di cui al decreto-legge 23 febbraio 1995,n. 41, convertito,
con modificazioni, dalla legge 22 marzo 1995, n. 85, rispettivamente per lire295
miliardi e per lire 1.880 miliardi. 5. Nel triennio 1996-1998, qualora non siano realizzati
gli obiettivi quantitativi di contenimento della spesa previdenziale di cui
alla allegata tabella 1, il Governo della Repubblica adotta misure di modificazione
dei parametri dell'ordinamento previdenziale necessarie a ripristinare, a decorrere
dall'anno di riferimento della medesima manovra finanziaria, il pieno rispetto
degli obiettivi finanziari di cui alla tabella predetta. Le modifiche dei parametri
devono riguardare i singoli comparti nei quali si sono verificati gli scostamenti.
Ai fini del riequilibrio finanziario del sistema previdenziale non può prevedersi
l'aumento delle entrate se non per il limitato periodo necessario alla produzione
degli effetti derivanti dalla predetta modifica dei parametri e nel comparto
in cui si verifica lo scostamento. A decorrere dal 1998, nel documento di programmazione
economico-finanziaria di cui all'art. 3 della legge 5 agosto 1978, n. 468,
in apposita sezione nella parte dedicata agli andamenti tendenziali, sono analizzate
le proiezioni per il successivo decennio della spesa previdenziale. Ove si
riscontrino scostamenti al percorso di riequilibrio previsto dal comma 3, nella
parte dedicata alla definizione degli obiettivi, ovvero, risulti tendenzialmente
in peggioramento l'equilibrio patrimoniale e finanziario dei singoli fondi
del sistema previdenziale obbligatorio, sono indicate le correzioni da apportare
alla presente legge con apposito provvedimento. Per quanto previsto dal presente
comma il Governo si avvale del Nucleo di valutazione per la spesa previdenziale
di cui al comma 44 che, a tal fine, è tenuto a predisporre una serie
di indicatori idonei a valutare la dinamica dell'equilibrio finanziario relativo
ai flussi previdenziali di ciascuna gestione del sistema previdenziale obbligatorio. 6. L'importo della pensione annua nell'assicurazione generale
obbligatoria e nelle forme sostitutive ed esclusive della stessa, è determinato
secondo il sistema contributivo moltiplicando il montante individuale dei contributi
per il coefficiente di trasformazione di cui all'allegata tabella A relativo
all'età dell'assicurato al momento del pensionamento. Per tener conto
delle frazioni di anno rispetto all'età dell'assicurato al momento del
pensionamento, il coefficiente di trasformazione viene adeguato con un incremento
pari al prodotto tra un dodicesimo della differenza tra il coefficiente di
trasformazione dell'età immediatamente superiore e il coefficiente dell'età inferiore
a quella dell'assicurato ed il numero dei mesi. Ad ogni assicurato è inviato,
con cadenza annuale, un estratto conto che indichi le contribuzioni effettuate,
la progressione del montante contributivo e le notizie relative alla posizione
assicurativa. 7. Per le pensioni liquidate esclusivamente con il sistema
contributivo, nei casi di maturazione di anzianità contributive pari
o superiori a 40 anni si applica il coefficiente di trasformazione relativo
all'età di 57 anni, in presenza di età anagrafica inferiore.
Ai fini del computo delle predette anzianità non concorrono le anzianità derivanti
dal riscatto di periodi di studio e dalla prosecuzione volontaria dei versamenti
contributivi e la contribuzione accreditata per i periodi di lavoro precedenti
il raggiungimento del diciottesimo anno di età è moltiplicata
per 1,5. 8. Ai fini della determinazione del montante contributivo
individuale si applica alla base imponibile l'aliquota di computo nei casi
che danno luogo a versamenti, ad accrediti o ad obblighi contributivi e la
contribuzione così ottenuta si rivaluta su base composta al 31 dicembre
di ciascun anno, con esclusione della contribuzione dello stesso anno, al tasso
di capitalizzazione. 9. . Il tasso annuo di capitalizzazione è dato dalla
variazione media quinquennale del prodotto interno lordo (PIL) nominale, appositamente
calcolata dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT), con riferimento al
quinquennio precedente l'anno da rivalutare. In occasione di eventuali revisioni
della serie storica del PIL operate dall'ISTAT i tassi di variazione da considerare
ai soli fini del calcolo del montante contributivo sono quelli relativi alla
serie preesistente anche per l'anno in cui si verifica la revisione e quelli
relativi alla nuova serie per gli anni successivi. 10. Per gli iscritti all'assicurazione generale obbligatoria
ed alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, l'aliquota per il computo
della pensione è fissata al 33 per cento. Per i lavoratori autonomi
iscritti all'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) detta aliquota è fissata
al 20 per cento. 11. Sulla base delle rilevazioni demografiche e dell'andamento
effettivo del tasso di variazione del PIL di lungo periodo rispetto alle dinamiche
dei redditi soggetti a contribuzione previdenziale, rilevati dall'ISTAT, il
Ministro del lavoro e della previdenza sociale, sentito il Nucleo di valutazione
di cui al comma 44, di concerto con il Ministro del tesoro, sentite le competenti
Commissioni parlamentari e le organizzazioni sindacali dei datori di lavoro
e dei lavoratori maggiormente rappresentative sul piano nazionale, ridetermina,
ogni dieci anni, il coefficiente di trasformazione previsto al comma 6. 12. Per i lavoratori iscritti alle forme di previdenza di
cui al comma 6 che alla data del 31 dicembre 1995 possono far valere un'anzianità contributiva
inferiore a diciotto anni, la pensione è determinata dalla somma: a) della quota di pensione corrispondente alle anzianità acquisite
anteriormente al 31 dicembre 1995 calcolata, con riferimento alla data di
decorrenza della pensione, secondo il sistema retributivo previsto dalla
normativa vigente precedentemente alla predetta data; b) della quota di pensione corrispondente al trattamento pensionistico
relativo alle ulteriori anzianità contributive calcolato secondo il
sistema contributivo. 13. Per i lavoratori già iscritti alle forme di previdenza
di cui al comma 6 che alla data del 31 dicembre 1995 possono far valere un'anzianità contributiva
di almeno diciotto anni, la pensione è interamente liquidata secondo
la normativa vigente in base al sistema retributivo. 14. L'importo dell'assegno di invalidità di cui alla
legge 12 giugno 1984, n. 222, liquidato con il sistema contributivo, ovvero
la quota di esso nei casi di applicazione del comma 12, lettera b), sono determinati
secondo il predetto sistema, assumendo il coefficiente di trasformazione relativo
all'età di 57 anni nel caso in cui l'età dell'assicurato all'atto
dell'attribuzione dell'assegno sia ad essa inferiore. Il predetto coefficiente
di trasformazione è utilizzato per il calcolo delle pensioni ai superstiti
dell'assicurato nel caso di decesso ad un'età inferiore ai 57 anni. 15. Per il calcolo delle pensioni di inabilità secondo
i sistemi di cui ai commi da 6 a 12, le maggiorazioni di cui all'art. 2, comma
3, della legge 12 giugno 1984, n. 222, si computano, secondo il sistema contributivo,
per l'attribuzione di un'anzianità contributiva complessiva non superiore
a 40 anni, aggiungendo al montante individuale, posseduto all'atto dell'ammissione
al trattamento, un'ulteriore quota di contribuzione riferita al periodo mancante
al raggiungimento del sessantesimo anno di età dell'interessato computata
in relazione alla media delle basi annue pensionabili possedute negli ultimi
cinque anni e rivalutate ai sensi dell'art. 3, comma 5, del decreto legislativo
30 dicembre 1992, n. 503. Per la liquidazione del trattamento si assume il
coefficiente di trasformazione di cui al comma 14. 16. Alle pensioni liquidate esclusivamente con il sistema
contributivo non si applicano le disposizioni sull'integrazione al minimo. 17. Con decorrenza dal 1° gennaio 1996, per i casi regolati
dagli articoli 3, comma 3, e 7, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre
1992, n. 503, l'incremento delle settimane di riferimento delle retribuzioni
pensionabili, già previsto nella misura del 50 per cento, è sostituito
dalla misura del 66,6 per cento del numero delle settimane intercorrenti tra
il 1° gennaio 1996 e la data di decorrenza della pensione, con arrotondamento
per difetto. 18. Per i lavoratori autonomi iscritti all'INPS che al 31
dicembre 1992 abbiano avuto un'anzianità contributiva pari o superiore
ai 15 anni, gli incrementi di cui al comma 17 ai fini della determinazione
della base pensionabile trovano applicazione nella stessa misura e con la medesima
decorrenza e modalità di computo ivi previste, entro il limite delle
ultime 780 settimane di contribuzione antecedenti la decorrenza della pensione. 19. Per i lavoratori i cui trattamenti pensionistici sono
liquidati esclusivamente secondo il sistema contributivo, le pensioni di vecchiaia,
di vecchiaia anticipata, di anzianità sono sostituite da un'unica prestazione
denominata <<pensione di vecchiaia>>. 20. Il diritto alla pensione di cui al comma 19, previa
risoluzione del rapporto di lavoro, si consegue al compimento del cinquantasettesimo
anno di età, a condizione che risultino versati e accreditati in favore
dell'assicurato almeno cinque anni di contribuzione effettiva e che l'importo
della pensione risulti essere non inferiore a 1,2 volte l'importo dell'assegno
sociale di cui all'art. 3, commi 6 e 7. Si prescinde dal predetto requisito
anagrafico al raggiungimento della anzianità contributiva non inferiore
a 40 anni, determinata ai sensi del comma 7, secondo periodo, nonchè dal
predetto importo dal sessantacinquesimo anno di età. Qualora non sussistano
i requisiti assicurativi e contributivi per la pensione ai superstiti in caso
di morte dell'assicurato, ai medesimi superstiti, che non abbiano diritto a
rendite per infortunio sul lavoro o malattia professionale in conseguenza del
predetto evento e che si trovino nelle condizioni reddituali di cui all'art.
3, comma 6, compete una indennità una tantum, pari all'ammontare dell'assegno
di cui al citato art. 3, comma 6, moltiplicato per il numero delle annualità di
contribuzione accreditata a favore dell'assicurato, da ripartire fra gli stessi
in base ai criteri operanti per la pensione ai superstiti. Per periodi inferiori
all'anno, la predetta indennità è calcolata in proporzione alle
settimane coperte da contribuzione. Il Ministro del lavoro e della previdenza
sociale, di concerto con il Ministro del tesoro, determina, con decreto, le
modalità e i termini per il conseguimenta dell'indennità. 21. Per i pensionati di età inferiore ai 63 anni
la pensione di vecchiaia di cui al comma 19 non è cumulabile con redditi
da lavoro dipendente nella loro interezza e con quelli da lavoro autonomo nella
misura del 50 per cento per la parte eccedente il trattamento minimo dell'assicurazione
generale obbligatoria e fino a concorrenza con i redditi stessi. 22. Per i pensionati di età pari o superiore ai 63
anni la pensione di vecchiaia di cui al comma 19 non è cumulabile con
redditi da lavoro dipendente ed autonomo nella misura del 50 per cento per
la parte eccedente il trattamento minimo dell'assicurazione generale obbligatoria
e fino a concorrenza dei redditi stessi. 23. Per i lavoratori di cui ai commi 12 e 13 la pensione è conseguibile
a condizione della sussistenza dei requisiti di anzianità contributiva
e anagrafica previsti dalla normativa previgente, che a tal fine resta confermata
in via transitoria come integrata dalla presente legge. Ai medesimi lavoratori è data
facoltà di optare per la liquidazione del trattamento pensionistico
esclusivamente con le regole del sistema contributivo, ivi comprese quelle
relative ai requisiti di accesso alla prestazione di cui al comma 19, a condizione
che abbiano maturato un'anzianità contributiva pari o superiore a quindici
anni di cui almeno cinque nel sistema medesimo. 24. Il Governo della Repubblica è delegato ad emanare,
entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, disposizioni
in materia di criteri di calcolo, di retribuzioni di riferimento, di coefficienti
di rivalutazione e di ogni altro elemento utile alla ricostruzione delle posizioni
assicurative individuali ai fini dell'esercizio dell'opzione di cui al comma
23, avendo presente, ai fini del computo del montante contributivo per i periodi
di contribuzione fino al 31 dicembre 1995, l'andamento delle aliquote vigenti
nei diversi periodi, nel limite massimo della contemporanea aliquota in atto
presso il Fondo pensioni lavoratori dipendenti. 25. Il diritto alla pensione di anzianità dei lavoratori
dipendenti a carico dell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità,
la vecchiaia ed i superstiti e delle forme di essa sostitutive ed esclusive
si consegue: a) al raggiungimento di un'anzianità contributiva pari o
superiore a 35 anni, in concorrenza con almeno 57 anni di età anagrafica; b) al raggiungimento di un'anzianità contributiva non inferiore
a 40 anni; c) al raggiungimento di un'anzianità contributiva non inferiore
a 37 anni, o comunque a quella riportata nella colonna 2 dell'allegata tabella
B, se superiore, nei casi in cui il rapporto di lavoro sia stato trasformato
in rapporto di lavoro a tempo parziale, ai sensi dell'art. 5 del decreto-legge
30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre
1984, n. 863 e successive modificazioni. La pensione maturata è cumulabile
con la retribuzione ed è ridotta in ragione inversamente proporzionale
alla riduzione, non superiore al 50 per cento, dell'orario normale di lavoro;
la somma della pensione e della retribuzione non può comunque superare
l'ammontare della retribuzione spettante al lavoratore che, a parità di
altre condizioni, presti la sua opera a tempo pieno. 26. Per i lavoratori dipendenti iscritti alle forme previdenziali
di cui al comma 25, fermo restando il requisito dell'anzianità contributiva
pari o superiore a 35 anni, nella fase di prima applicazione, il diritto alla
pensione di anzianità si consegue in riferimento agli anni indicati
nell'allegata tabella B, con il requisito anagrafico di cui alla medesima tabella
B, colonna 1, ovvero, a prescindere dall'età anagrafica, al conseguimento
della maggiore anzianità contributiva di cui alla medesima tabella B,
colonna 2. 27. . Il diritto alla pensione anticipata di anzianità per
le forme esclusive dell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità,
la vecchiaia ed i superstiti è conseguibile, nella fase transitoria,
oltre che nei casi previsti dal comma 26, anche: a) ferma restando l'età anagrafica prevista dalla citata
tabella B, in base alla previgente disciplina degli ordinamenti previdenziali
di appartenenza ivi compresa l'applicazione delle riduzioni percentuali sulle
prestazioni di cui all'art. 11, comma 16, della legge 24 dicembre 1993, n.
537; b) a prescindere dall'età anagrafica di cui alla lettera
a), in presenza dei requisiti di anzianità contributiva indicati nell'allegata
tabella C, con applicazione delle riduzioni percentuali sulle prestazioni
di cui all'allegata tabella D che operano altresì per i casi di anzianità contributiva
ricompresa tra i 29 e i 37 anni alla data del 31 dicembre 1995. I lavoratori,
ai quali si applica la predetta tabella D, possono accedere al pensionamento
al 1° gennaio dell'anno successivo a quello di maturazione del requisito
contributivo prescritto. 28. Per i lavoratori autonomi iscritti all'assicurazione
generale obbligatoria, oltre che nell'ipotesi di cui al comma 25, lettera b),
il diritto alla pensione di anzianità si consegue al raggiungimento
di un'anzianità contributiva non inferiore a 35 anni ed al compimento
del cinquantasettesimo anno di età. Per il biennio 1996-1997 il predetto
requisito di età anagrafica è fissato al compimento del cinquantaseiesimo
anno di età. 29. I lavoratori, che risultano essere in possesso dei requisiti
di cui ai commi 25, 26, 27, lettera a), e 28: entro il primo trimestre dell'anno,
possono accedere al pensionamento di anzianità al 1° luglio dello
stesso anno, se di età pari o superiore a 57 anni; entro il secondo
trimestre, possono accedere al pensionamento al 1° ottobre dello stesso
anno, se di età pari o superiore a 57 anni; entro il terzo trimestre,
possono accedere al pensionamento al 1° gennaio dell'anno successivo; entro
il quarto trimestre, possono accedere al pensionamento al 1° aprile dell'anno
successivo. In fase di prima applicazione, la decorrenza delle pensioni è fissata
con riferimento ai requisiti di cui alla allegata tabella E per i lavoratori
dipendenti e autonomi, secondo le decorrenze ivi indicate. Per i lavoratori
iscritti ai regimi esclusivi dell'assicurazione generale obbligatoria, che
accedono al pensionamento secondo quanto previsto dal comma 27, lettera b),
la decorrenza della pensione è fissata al 1° gennaio dell'anno successivo
a quello di maturazione del requisito di anzianità contributiva. 30. All'art. 13, comma 5, lettera c), della legge 23 dicembre
1994, n. 724, le parole: <<fino a 30 anni>> sono sostituite dalle
seguenti: <<inferiore a 31 anni>>. Per i lavoratori dipendenti
privati e pubblici in possesso alla data del 31 dicembre 1993 del requisito
dei 35 anni di contribuzione di cui all'art. 13, comma 10, della legge 23 dicembre
1994, n. 724, la decorrenza della pensione, ove non già stabilita con
decreto ministeriale emanato ai sensi del medesimo comma, è fissata
al 1° settembre 1995. I lavoratori autonomi iscritti all'INPS, in possesso
del requisito contributivo di cui al predetto art. 13, alla data del 31 dicembre
1993 ivi indicata, possono accedere al pensionamento al 1° gennaio 1996. 31. Per il personale del comparto scuola, ai fini dell'accesso
al trattamento di pensione, la cessazione dal servizio ha effetto dalla data
di inizio dell'anno scolastico e il relativo trattamento economico decorre
dalla stessa data, fermo restando quanto disposto dall'art. 13, comma 5, della
legge 23 dicembre 1994, n. 724. Coloro che abbiano presentato domanda di pensionamento
anticipato in data successiva al 28 settembre 1994 possono revocare la domanda
stessa entro 20 giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della presente legge. Non sono disponibili, per le operazioni di trasferimento
e passaggio relative all'anno scolastico 1995-1996, i posti del personale del
comparto scuola che ha presentato domanda di pensionamento anticipato in data
successiva al 28 settembre 1994. Al personale del comparto scuola si applica
l'art. 13, comma 10, della legge 23 dicembre 1994, n. 724. 32. Le previgenti disposizioni in materia di requisiti di
accesso e di decorrenza dei trattamenti pensionistici di anzianità continuano
a trovare applicazione: nei casi di cessazione dal servizio per invalidità derivanti
o meno da cause di servizio; nei casi di trattamenti di mobilità previsti
dall'art. 7, commi 6 e 7, della legge 23 luglio 1991, n. 223; nei casi di pensionamenti
anticipati, previsti da norme specifiche alla data del 30 aprile 1995, in connessione
ad esuberi strutturali di manodopera; per i lavoratori privi di vista. Le predette
disposizioni si applicano altresì: a) per i lavoratori di cui all'art. 13, comma 4, lettera e), della
legge 23 dicembre 1994, n. 724, ove conseguano il requisito contributivo
previsto dai rispettivi ordinamenti durante il periodo di fruizione dell'indennità di
mobilità; b) per i lavoratori che raggiungano nel corso
del 1995 il requisito contributivo previsto dall'art. 18 della legge 30 aprile
1969, n. 153, in base ai benefici di cui all'art. 13, commi 6, 7 e 8, della
legge 27 marzo 1992, n. 257 e successive modificazioni, e nel medesimo anno
presentino domanda di pensionamento. 33. All'art. 11, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre
1992, n. 503, è aggiunto il seguente periodo: <<Con effetto dal
1° gennaio 2009 i predetti aumenti saranno stabiliti nel limite di un punto
percentuale della base imponibile a valere sulle fasce di pensione fino a lire
dieci milioni annui>>. 34. L'art. 3 del decreto legislativo 11 agosto 1993, n.
374, è sostituito dal seguente: <<Art. 3. -- 1. Ai fini dell'ammissione al beneficio di cui all'art. 2 e alla copertura
dei relativi oneri: a) per i lavoratori del settore privato, con decreto del Ministro
del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro,
su proposta congiunta delle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro
e dei lavoratori maggiormente rappresentative sul piano nazionale, sono individuate
per ciascuna categoria le mansioni particolarmente usuranti e sono determinate
le modalità di copertura dei conseguenti oneri attraverso una aliquota
contributiva definita secondo criteri attuariali riferiti all'anticipo dell'età pensionabile; b) per i lavoratori autonomi assicurati presso l'INPS, con decreto
del tesoro, su proposta delle organizzazioni di categoria maggiormente rappresentative
sul piano nazionale, sono definite le mansioni ritenute particolarmente usuranti
e sono determinate le modalità di copertura dei conseguenti oneri
attraverso una aliquota contributiva definita secondo criteri attuariali
riferiti all'anticipo dell'età pensionabile. Con il medesimo decreto
sono stabiliti i termini e le modalità per la verifica e di controllo
in ordine all'espletamento, da parte dei lavoratori medesimi, delle attività particolarmente
usuranti; c) per i lavoratori del settore pubblico, con decreto del Ministro
per la funzione pubblica, di concerto con i Ministri del tesoro e del lavoro
e della previdenza sociale, su proposta delle organizzazioni sindacali maggiormente
rappresentative del settore, sono individuate le mansioni particolarmente
usuranti nei singoli comparti e sono definite le modalità di copertura
dei conseguenti oneri attraverso una aliquota contributiva definita secondo
i criteri attuariali riferiti all'anticipo dell'età pensionabile,
nell'ambito delle risorse finanziarie preordinate ai rinnovi dei rispettivi
contratti di lavoro. 2. Sulle aliquote contributive di cui al comma 1 non operano misure di fiscalizzazione
e di agevolazione comunque denominate. 3. Ove le organizzazioni sindacali non formulino le proposte di cui al comma
1, lettera a), il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto
con il Ministro del tesoro, sentita una commissione tecnico-scientifica istituita
dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro
della sanità, stabilisce le modalità di copertura degli oneri,
determinandone l'entità ed i criteri di ripartizione tra le parti nell'ambito
del settore, consideratene le caratteristiche. 4. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto
con il Ministro del tesoro, sentita la commissione istituita ai sensi del comma
3, sarà riconosciuto un concorso alla copertura degli oneri di cui al
comma 1 relativi a determinate mansioni in ragione delle caratteristiche di
maggiore gravità dell'usura che esse presentano anche sotto il profilo
dell'incidenza della stessa sulle aspettative di vita, dell'esposizione al
rischio professionale di particolare intensità, delle peculiari caratteristiche
dei rispettivi ambiti di attività con riferimento particolare alle componenti
socio-economiche che le connotano. Il concorso non può superare il 20
per cento del corrispondente onere ed è attribuito nell'ambito delle
risorse preordinate a tale scopo, determinate, in fase di prima applicazione,
in 250 miliardi di lire annui a decorrere dal 1996. Le predette risorse possono
essere adeguate in relazione ai dati biostatistici e di esperienza registrati.
Il predetto decreto è emanato entro sei mesi dalla richiesta avanzata
dalle parti nelle proposte formulate ai sensi del comma 1. 5. La commissione di cui al comma 3 si avvale di un Osservatorio istituito
presso il Ministero del lavoro e della previdenza sociale per analisi e indagini
sulle attività usuranti, su quelle nocive, sulle aspettative di vita,
sull'esposizione al rischio professionale. Di tale Osservatorio fanno parte
esperti designati dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale, dal
Ministero della sanità, dall'Istituto superiore per la prevenzione e
la sicurezza del lavoro (ISPESL), dall'ISTAT, dall'Istituto nazionale per l'assicurazione
contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), dall'INPS, dall'Ente nazionale di
previdenza e assistenza per gli impiegati dell'agricoltura (ENPAIA), dall'Istituto
nazionale di previdenza per i dipendenti dell'amministrazione pubblica (INPDAP),
dall'Istituto di previdenza per il settore marittimo (IPSEMA) e da istituti
universitari competenti>>. 35. All'art. 2, comma 1, del decreto legislativo 11 agosto
1993, n. 374, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: <<Per
i lavoratori impegnati in lavori particolarmente usuranti, per le caratteristiche
di maggior gravità dell'usura che questi presentano, anche sotto il
profilo delle aspettative di vita e dell'esposizione al rischio professionale
di particolare intensità, viene, inoltre, ridotto il limite di anzianità contributiva
di un anno ogni dieci di occupazione nelle attività di cui sopra, fino
ad un massimo di ventiquattro mesi complessivamente considerati>>. 36. I limiti di età anagrafica, di cui ai commi 25,
26, 27 e 28, sono ridotti fino ad un anno per i lavoratori nei cui confronti
trovano applicazione le disposizioni di cui al decreto legislativo 11 agosto
1993, n. 374, come modificato ai sensi dei commi 34 e 35. 37. Per le pensioni liquidate esclusivamente con il sistema
contributivo, il lavoratore, nei cui confronti trovano applicazione le disposizioni
di cui al decreto legislativo 11 agosto 1993, n. 374, come modificato ai sensi
dei commi 34 e 35, può optare per l'applicazione del coefficiente di
trasformazione relativo all'età anagrafica all'atto del pensionamento,
aumentato di un anno per ogni sei anni di occupazione nelle attività usuranti
ovvero per l'utilizzazione del predetto periodo di aumento ai fini dell'anticipazione
dell'età pensionabile fino ad un anno rispetto al requisito di accesso
alla pensione di vecchiaia di cui al comma 19. 38. Per l'attuazione dei commi da 34 a 37 è autorizzata
la spesa di lire 250 miliardi annui, a decorrere dal 1996. All'onere per gli
anni 1996 e 1997 si provvede mediante corrispondente utilizzo delle proiezioni
per i medesimi anni: per lire 100 miliardi dell'accantonamento relativo al
Ministero del lavoro e della previdenza sociale e per lire 150 miliardi dell'accantonamento
relativo al Ministero della pubblica istruzione, iscritti, ai fini del bilancio
triennale 1995-1997, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero
del tesoro per l'anno 1995. 39. Con uno o più decreti, da emanare entro dodici
mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo della
Repubblica è delegato ad emanare norme intese a riordinare, armonizzare
e razionalizzare, nell'ambito delle vigenti risorse finanziarie, le discipline
dei diversi regimi previdenziali in materia di contribuzione figurativa, di
ricongiunzione, di riscatto e di prosecuzione volontaria nonchè a conformarle
al sistema contributivo di calcolo, secondo i seguenti princìpi e criteri
direttivi: a) armonizzazione, con riferimento anche ai periodi massimi riconoscibili,
con particolare riferimento alle contribuzioni figurative per i periodi di
malattia, per i periodi di maternità e per aspettativa ai sensi dell'art.
31 della legge 20 maggio 1970, n. 300 e successive modificazioni, e degli
articoli 3, comma 32, e 11, comma 21, della legge 24 dicembre 1993, n. 537.
Per i periodi di maternità, revisione dei criteri di accredito figurativo,
in costanza di rapporto lavorativo, escludendo che l'anzianità contributiva
pregressa ne costituisca requisito essenziale; b) conferma della copertura assicurativa prevista dalla previgente
disciplina per casi di disoccupazione; c) previsione della copertura assicurativa, senza oneri a carico
dello Stato e secondo criteri attuariali, dei periodi di interruzione del
rapporto di lavoro consentiti da specifiche disposizioni per la durata massima
di tre anni; nei casi di formazione professionale, studio e ricerca e per
le tipologie di inserimento nel mercato del lavoro ove non comportanti rapporti
di lavoro assistiti da obblighi assicurativi, nei casi di lavori discontinui,
saltuari, precari e stagionali per i periodi intercorrenti non coperti da
tali obblighi assicurativi. 40. Per i trattamenti pensionistici determinati esclusivamente
secondo il sistema contributivo, sono riconosciuti i seguenti periodi di accredito
figurativo: a) per assenza dal lavoro per periodi di educazione e assistenza
dei figli fino al sesto anno di età in ragione di centosettanta giorni
per ciascun figlio; b) per assenza dal lavoro per assistenza a figli dal sesto anno
di età, al coniuge e al genitore purchè conviventi, nel caso
ricorrano le condizioni previste dall'art. 3 della legge 5 febbraio 1992,
n. 104, per la durata di venticinque giorni complessivi l'anno, nel limite
massimo complessivo di ventiquattro mesi; c) a prescindere dall'assenza o meno dal lavoro al momento del verificarsi
dell'evento maternità, è riconosciuto alla lavoratrice un anticipo
di età rispetto al requisito di accesso alla pensione di vecchiaia
di cui al comma 19 pari a quattro mesi per ogni figlio e nel limite massimo
di dodici mesi. In alternativa al detto anticipo la lavoratrice può optare
per la determinazione del trattamento pensionistico con applicazione del
moltiplicatore di cui all'allegata tabella A, relativo all'età di
accesso al trattamento pensionistico, maggiorato di un anno in caso di uno
o due figli, e maggiorato di due anni in caso di tre o più figli. 41. La disciplina del trattamento pensionistico a favore
dei superstiti di assicurato e pensionato vigente nell'ambito del regime dell'assicurazione
generale obbligatoria è estesa a tutte le forme esclusive o sostitutive
di detto regime. In caso di presenza di soli figli di minore età, studenti,
ovvero inabili, l'aliquota percentuale della pensione è elevata al 70
per cento limitatamente alle pensioni ai superstiti aventi decorrenza dalla
data di entrata in vigore della presente legge. Gli importi dei trattamenti
pensionistici ai superstiti sono cumulabili con i redditi del beneficiario,
nei limiti di cui all'allegata tabella F. Il trattamento derivante dal cumulo
dei redditi di cui al presente comma con la pensione ai superstiti ridotta
non può essere comunque inferiore a quello che spetterebbe allo stesso
soggetto qualora il reddito risultasse pari al limite massimo delle fasce immediatamente
precedenti quella nella quale il reddito posseduto si colloca. I limiti di
cumulabilità non si applicano qualora il beneficiario faccia parte di
un nucleo familiare con figli di minore età, studenti ovvero inabili,
individuati secondo la disciplina di cui al primo periodo del presente comma.
Sono fatti salvi i trattamenti previdenziali più favorevoli in godimento
alla data di entrata in vigore della presente legge con riassorbimento sui
futuri miglioramenti. 42. All'assegno di invalidità nei casi di cumulo
con redditi da lavoro dipendente, autonomo o di impresa si applicano le riduzioni
di cui all'allegata tabella G. Il trattamento derivante dal cumulo dei redditi
con l'assegno di invalidità ridotto non può essere comunque inferiore
a quello che spetterebbe allo stesso soggetto qualora il reddito risultasse
pari al limite massimo della fascia immediatamente precedente quella nella
quale il reddito posseduto si colloca. Le misure più favorevoli per
i trattamenti in essere alla data di entrata in vigore della presente legge
sono conservate fino al riassorbimento con i futuri miglioramenti. 43. Le pensioni di inabilità, di reversibilità o
l'assegno ordinario di invalidità a carico dell'assicurazione generale
obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, liquidati
in conseguenza di infortunio sul lavoro o malattia professionale, non sono
cumulabili con la rendita vitalizia liquidata per lo stesso evento invalidante,
a norma del testo unico delle disposizioni per l'assicurazione contro gli infortuni
sul lavoro e le malattie professionali, approvato con decreto del Presidente
della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, fino a concorrenza della rendita
stessa. Sono fatti salvi i trattamenti previdenziali più favorevoli
in godimento alla data di entrata in vigore della presente legge con riassorbimento
sui futuri miglioramenti. 44. é istituito, alle dirette dipendenze del Ministro
del lavoro e della previdenza sociale, un Nucleo di valutazione della spesa
previdenziale con compiti di osservazione e di controllo dei singoli regimi
assicurativi, degli andamenti economico-finanziari del sistema previdenziale
obbligatorio, delle dinamiche di correlazione tra attivi e pensionati, e dei
flussi di finanziamento e di spesa, anche con riferimento alle singole gestioni,
nonchè compiti di propulsione e verifica in funzione della stabilizzazione
della spesa previdenziale. A tal fine il Nucleo, tra l'altro, provvede: a) ad informare il Ministro del lavoro e della previdenza sociale
sulle vicende gestionali che possono interessare l'esercizio di poteri di
intervento e vigilanza; b) a riferire periodicamente al predetto Ministro sugli andamenti
gestionali formulando, se del caso, proposte di modificazioni normative; c) a programmare ed organizzare ricerche e rilevazioni anche mediante
acquisizione di dati e informazioni presso ciascuna delle gestioni; d) a predisporre per gli adempimenti di cui al comma 46 relazioni
in ordine agli aspetti economico-finanziari e gestionali inerenti al sistema
pensionistico pubblico; e) a collaborare con il Ministro del tesoro per la definizione del
conto della previdenza di cui all'art. 65, comma 1, del decreto legislativo
3 febbraio 1993, n. 29 e successive modificazioni e integrazioni; f) a svolgere le attività di cui ai commi 5 e 11. 45. Il Nucleo di valutazione di cui al comma 44 è composto
da non più di quindici membri che abbiano particolare competenza e specifica
esperienza in materia previdenziale nei diversi profili giuridico ed economico-statistico-attuariale,
nominati per un periodo non superiore a quattro anni, rinnovabile una sola
volta, dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con
il Ministro del tesoro. Il Nucleo è composto da magistrati amministrativi
e contabili di cui uno in veste di coordinatore, da personale appartenente
ai ruoli dei professori universitari, da personale appartenente ai ruoli di
Amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, e di enti pubblici
anche economici, nonchè da esperti, in numero non superiore a cinque,
non appartenenti alle categorie predette; i componenti del Nucleo sono collocati,
ove ne venga fatta richiesta dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale,
fuori ruolo conservando il trattamento delle amministrazioni di provenienza,
senza avere diritto ad ulteriori compensi. Con decreto del Ministro del lavoro
e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro, sono determinati
le modalità organizzative e di funzionamento del Nucleo di valutazione,
la remunerazione dei membri medesimi in armonia con i criteri correnti per
la determinazione dei compensi per attività di pari qualificazione professionale,
il numero e le professionalità dei dipendenti appartenenti al Ministero
del lavoro e della previdenza sociale o di altre Amministrazioni dello Stato
da impiegare presso il Nucleo medesimo anche attraverso l'istituto del distacco.
Per il funzionamento del Nucleo, ivi compreso il compenso ai componenti, è autorizzata
la spesa di lire 1.500 milioni annue a decorrere dal 1996. Al relativo onere,
per gli anni 1996 e 1997, si provvede mediante corrispondente utilizzo delle
proiezioni per i medesimi anni dell'accantonamento relativo al Ministero del
lavoro e della previdenza sociale, iscritto ai fini del bilancio triennale
1995-1997 al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro
per l'anno 1995. 46. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale riferisce,
con periodicità biennale, al Parlamento sugli aspetti economico-finanziari
ed attuativi inerenti alla riforma previdenziale recata dalla presente legge. Art. 2. Armonizzazione. 1. Con effetto dal 1° gennaio 1996 è istituita
presso l'INPDAP la gestione separata dei trattamenti pensionistici ai dipendenti
dello Stato, nonchè alle altre categorie di personale i cui trattamenti
di pensione sono a carico del bilancio dello Stato di cui all'art. 4, comma
4, del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 479. 2. Le Amministrazioni statali sono tenute al versamento
di una contribuzione, rapportata alla base imponibile, per un'aliquota di finanziamento,
al netto degli incrementi contributivi di cui all'art. 3, comma 24, complessivamente
pari a 32 punti percentuali, di cui 8,20 punti a carico del dipendente. Trovano
applicazione le disposizioni di cui all'art. 3-ter del decreto-legge 19 settembre
1992, n. 384, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 novembre 1992,
n. 438. Per le categorie di personale non statale i cui trattamenti sono a
carico del bilancio dello Stato, in attesa dell'attuazione della delega di
cui ai commi 22 e 23, restano ferme le attuali aliquote di contribuzione. Ai
fini della determinazione dell'aliquota del contributo di solidarietà di
cui all'art. 25 della legge 28 febbraio 1986, n. 41, si prescinde dall'ammontare
della retribuzione imponibile inerente all'assicurazione di cui al comma 1. 3. Le Amministrazioni centrali e periferiche, in attesa
della definizione dell'assetto organizzatorio per far fronte ai compiti di
cui ai commi 1 e 2, continuano ad espletare in regime convenzionale le attività connesse
alla liquidazione dei trattamenti di quiescenza dei dipendenti dello Stato.
Restano conseguentemente demandate alle Direzioni provinciali del Tesoro le
competenze attinenti alle funzioni di ordinazione primaria e secondaria della
spesa relativa ai trattamenti pensionistici dei dipendenti statali già attribuite
in applicazione del testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei
dipendenti civili e militari dello Stato, approvato con decreto del Presidente
della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092, e del decreto del Presidente della
Repubblica 19 aprile 1986, n. 138. Restano altresì attribuite alle predette
Amministrazioni, ove previsto dalla vigente normativa, le competenze in ordine
alla corresponsione dei trattamenti provvisori di pensione, alla liquidazione
delle indennità in luogo di pensione e per la costituzione delle posizioni
assicurative presso altre gestioni pensionistiche. Al fine di garantire il
pagamento dei trattamenti pensionistici è stabilito un apporto dello
Stato a favore della gestione di cui al comma 1, valutato in lire 14.550 miliardi
per l'anno 1996 e in lire 16.205 miliardi per l'anno 1997. 4. L'onere derivante dalle disposizioni recate dai commi
1, 2 e 3, complessivamente valutato in lire 39.550 miliardi per l'anno 1996
ed in lire 41.955 miliardi per l'anno 1997, è così ripartito:
a) quanto a lire 6.400 miliardi per l'anno 1996 ed a lire 6.600 miliardi per
l'anno 1997 per minori entrate contributive dovute dal dipendente ed a lire
18.600 miliardi per l'anno 1996 ed a lire 19.150 miliardi per l'anno 1997 per
contribuzione a carico delle Amministrazioni statali di cui al comma 2; b)
quanto a lire e 14.550 miliardi per l'anno 1996 ed a lire 16.205 miliardi per
l'anno l997, quale apporto a carico dello Stato in favore della gestione di
cui al comma 1. A tale onere si provvede mediante corrispondente riduzione
delle proiezioni dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale
1995-1997, al capitolo 4351 dello stato di previsione del Ministero del tesoro
per l'anno 1995 e corrispondenti capitoli per gli anni successivi. 5. Per i lavoratori assunti dal 1° gennaio 1996 alle
dipendenze delle Amministrazioni pubbliche di cui all'art. 1 del decreto legislativo
3 febbraio 1993, n. 29, i trattamenti di fine servizio, comunque denominati,
sono regolati in base a quanto previsto dall'art. 2120 del codice civile in
materia di trattamento di fine rapporto. 6. La contrattazione collettiva nazionale in conformità alle
disposizioni del titolo III del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29
e successive modificazioni ed integrazioni, definisce, nell'ambito dei singoli
comparti, entro il 30 novembre 1995, le modalità di attuazione di quanto
previsto dal comma 5, con riferimento ai conseguenti adeguamenti della struttura
retributiva e contributiva del personale di cui al medesimo comma, anche ai
fini di cui all'art. 8, comma 4, del decreto legislativo 21 aprile 1993, n.
124 e successive modificazioni ed integrazioni, disciplinante le forme pensionistiche
complementari. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta
del Ministro per la funzione pubblica, di concerto con il Ministro del tesoro
e con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, entro trenta giorni
si provvede a dettare norme di esecuzione di quanto definito ai sensi del primo
periodo del presente comma. 7. La contrattazione collettiva nazionale, nell'ambito dei
singoli comparti, definisce, altresì, ai sensi del comma 6, le modalità per
l'applicazione, nei confronti dei lavoratori già occupati alla data
del 31 dicembre 1995, della disciplina in materia di trattamento di fine rapporto.
Trova applicazione quanto previsto dal secondo periodo del comma 6 in materia
di disposizioni di esecuzione. 8. Il trattamento di fine rapporto, come disciplinato dall'art.
1 della legge 29 maggio 1982, n. 297, viene corrisposto dalle amministrazioni
ovvero dagli enti che già provvedono al pagamento dei trattamenti di
fine servizio di cui al comma 5. Non trovano applicazione le disposizioni sul <<Fondo
di garanzia per il trattamento di fine rapporto>> istituito con l'art.
2 della citata legge n. 297 del 1982. 9. Con effetto dal 1° gennaio 1996, per i dipendenti
delle Amministrazioni pubbliche di cui all'art. 1 del decreto legislativo 3
febbraio 1993, n. 29, iscritti alle forme di previdenza esclusive dell'assicurazione
generale obbligatoria, nonchè per le altre categorie di dipendenti iscritti
alle predette forme di previdenza, si applica, ai fini della determinazione
della base contributiva e pensionabile, l'art. 12 della legge 30 aprile 1969,
n. 153 e successive modificazioni ed integrazioni. Con decreto del Ministro
del tesoro sono definiti i criteri per l'inclusione nelle predette basi delle
indennità e assegni comunque denominati corrisposti ai dipendenti in
servizio all'estero. 10. Nei casi di applicazione dei commi 1 e 2 dell'art. 15
della legge 23 dicembre 1994, n. 724, in materia di assoggettamento alla ritenuta
in conto entrate del Ministero del tesoro della quota di maggiorazione della
base pensionabile, la disposizione di cui al comma 9 opera per la parte eccedente
l'incremento della base pensionabile previsto dagli articoli l5, 16 e 22 della
legge 29 aprile 1976, n. 177, rispettivamente, per il personale civile, militare,
ferroviario e per quello previsto dall'art. 15, comma 2, della citata legge
n. 724 del 1994. 11. La retribuzione definita dalle disposizioni di cui ai
commi 9 e 10 concorre alla determinazione delle sole quote di pensione previste
dall'art. 13, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 30 dicembre 1992,
n. 503. 12. Con effetto dal 1° gennaio 1996, per i dipendenti
alle predette forme di previdenza, cessati dal servizio per infermità non
dipendenti da causa di servizio per le quali gli interessati si trovino nell'assoluta
e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa,
la pensione è calcolata in misura pari a quella che sarebbe spettata
all'atto del compimento dei limiti di età previsti per il collocamento
a riposo. In ogni caso non potrà essere computata un'anzianità utile
ai fini del trattamento di pensione superiore a 40 anni e l'importo del trattamento
stesso non potrà superare l'80 per cento della base pensionabile, nè quello
spettante nel caso che l'inabilità sia dipendente da causa di servizio.
Ai fini del riconoscimento del diritto alla pensione di cui al presente comma è richiesto
il possesso dei requisiti di contribuzione previsti per il conseguimento della
pensione di inabilità di cui all'art. 2 della legge 12 giugno 1984,
n. 222. Con decreto dei Ministri del tesoro, per la funzione pubblica e del
lavoro e della previdenza sociale saranno determinate le modalità applicative
delle disposizioni del presente comma, in linea con i princìpi di cui
alla legge 12 giugno 1984, n. 222, come modificata dalla presente legge. Per
gli accertamenti ed i controlli dello stato di inabilità operano le
competenze previste dalle vigenti disposizioni in materia di inabilità dipendente
da causa di servizio. 13. Con effetto dal 1° gennaio 1995, alle pensioni di
cui al comma 3 dell'art. 15 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, spettanti
per i casi di cessazione dal servizio per raggiungimento dei limiti di età previsti
dall'ordinamento di appartenenza, per infermità, per morte e alle pensioni
di reversibilità si applica la disciplina prevista per il trattamento
minimo delle pensioni a carico dell'assicurazione generale obbligatoria per
l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti. 14. All'art. 6, comma 1, lettera b), del decreto-legge 12
settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre
1983, n. 638, come modificato dall'art. 4, comma 1, del decreto legislativo
30 dicembre 1992, n. 503, le parole: <<tre volte>> sono sostituite
dalle seguenti: <<quattro volte>>. 15. All'art. 12 della legge 30 aprile 1969, n. 153 e successive
modificazioni e integrazioni, è aggiunto, in fine, il seguente comma: <<Sono altresì esclusi dalla retribuzione imponibile di cui al presente
articolo: a) le spese sostenute dal datore di lavoro per le colonie climatiche
in favore dei figli dei dipendenti; b) le borse di studio erogate dal datore di lavoro ai figli dei
dipendenti che abbiano superato con profitto l'anno scolastico, compresi
i figli maggiorenni qualora frequentino l'università e siano in regola
con gli esami dell'anno accademico; c) le spese sostenute dal datore di lavoro per il funzionamento
di asili nido aziendali; d) le spese sostenute dal datore di lavoro per il finanziamento
di circoli aziendali con finalità sportive, ricreative e culturali,
nonchè quelle per il funzionamento di spacci e bar aziendali; e) la differenza fra il prezzo di mercato e quello agevolato praticato
per l'assegnazione ai dipendenti, secondo le vigenti disposizioni, di azioni
della società datrice di lavoro ovvero di società controllanti
o controllate; f) il valore dei generi in natura prodotti dall'azienda e ceduti
ai dipendenti, limitatamente all'importo eccedente il 50 per cento del prezzo
praticato al grossista>>. 16. L'indennità di servizio all'estero corrisposta
al personale dell'Istituto nazionale per il commercio estero è esclusa
dalla contribuzione di previdenza ed assistenza sociale ai sensi dell'art.
12 della legge 30 aprile 1969, n. 153 e successive modificazioni ed integrazioni,
per la parte eccedente la misura dell'indennità integrativa speciale. 17. Le disposizioni di cui alle lettere c), d) ed e) dell'ultimo
comma dell'art. 12 della legge 30 aprile 1969, n. 153, introdotto dal comma
15, nonchè quella di cui al comma 16, si applicano anche ai periodi
precedenti la data di entrata in vigore della presente legge. Restano comunque
validi e conservano la loro efficacia i versamenti già effettuati e
le prestazioni previdenziali ed assistenziali erogate. 18. A decorrere dal periodo di paga in corso alla data di
entrata in vigore della presente legge rientra nella retribuzione imponibile
ai sensi dell'art. 12 della legge 30 aprile 1969, n. 153 e successive modificazioni
e integrazioni, il 50 per cento della differenza tra il costo aziendale della
provvista relativa ai mutui e prestiti concessi dal datore di lavoro ai dipendenti
ed il tasso agevolato, se inferiore al predetto costo, applicato ai dipendenti
stessi. Per i lavoratori, privi di anzianità contributiva, che si iscrivono
a far data dal 1° gennaio 1996 a forme pensionistiche obbligatorie e per
coloro che esercitano l'opzione per il sistema contributivo, ai sensi del comma
23 dell'art. 1, è stabilito un massimale annuo della base contributiva
e pensionabile di lire 132 milioni, con effetto sui periodi contributivi e
sulle quote di pensione successivi alla data di prima assunzione, ovvero successivi
alla data di esercizio dell'opzione. Detta misura è annualmente rivalutata
sulla base dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati,
così come calcolata dall'ISTAT. Il Governo della Repubblica è delegato
ad emanare, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente
legge, norme relative al trattamento fiscale e contributivo della parte di
reddito eccedente l'importo del tetto in vigore, ove destinata al finanziamento
dei Fondi pensione di cui al decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124 e successive
modificazioni ed integrazioni, seguendo criteri di coerenza rispetto ai princìpi
già previsti nel predetto decreto e successive modificazioni ed integrazioni. 19. L'applicazione delle disposizioni in materia di aliquote
di rendimento previste dal comma 1 dell'art. 17 della legge 23 dicembre 1994,
n. 724, non può comportare un trattamento superiore a quello che sarebbe
spettato in base all'applicazione delle aliquote di rendimento previste dalla
normativa vigente. 20. Per i dipendenti delle Amministrazioni pubbliche di
cui all'art. 1 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, iscritti alle
forme di previdenza esclusive dell'assicurazione generale obbligatoria, nonchè per
le altre categorie di dipendenti iscritti alle predette forme di previdenza,
che anteriormente alla data del 1° gennaio 1995 avevano esercitato la facoltà di
trattenimento in servizio, prevista da specifiche disposizioni di legge, o
che avevano in corso, alla predetta data del 1° gennaio 1995, il procedimento
di dispensa dal servizio per invalidità, continuano a trovare applicazione
le disposizioni sull'indennità integrativa speciale di cui all'art.
2 della legge 27 maggio 1959, n. 324 e successive modificazioni ed integrazioni. 21. Con effetto dal 1° gennaio 1996, le lavoratrici
iscritte alle forme esclusive dell'assicurazione generale obbligatoria per
l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti al compimento del sessantesimo
anno di età, possono conseguire il trattamento pensionistico secondo
le regole previste dai singoli ordinamenti di appartenenza per il pensionamento
di vecchiaia ovvero per il collocamento a riposo per raggiunti limiti di età. 22. Il Governo della Repubblica è delegato ad emanare,
entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentite
le organizzazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale, uno o più decreti
legislativi intesi all'armonizzazione dei regimi pensionistici sostitutivi
dell'assicurazione generale obbligatoria operanti presso l'INPS, l'INPDAP nonchè dei
regimi pensionistici operanti presso l'Ente nazionale di previdenza ed assistenza
per i lavoratori dello spettacolo (ENPALS) ed altresì con riferimento
alle forme pensionistiche a carico del bilancio dello Stato per le categorie
di personale non statale di cui al comma 2, terzo periodo, con l'osservanza
dei seguenti princìpi e criteri direttivi: a) determinazione delle basi contributive e pensionabili con riferimento
all'art. 12 della legge 30 aprile 1969, n. 153 e successive modificazioni
ed integrazioni, con contestuale ridefinizione delle aliquote contributive
tenendo conto, anche in attuazione di quanto previsto nella lettera b), delle
esigenze di equilibrio delle gestioni previdenziali, di commisurazione delle
prestazioni pensionistiche agli oneri contributivi sostenuti e alla salvaguardia
delle prestazioni previdenziali in rapporto con quelle assicurate in applicazione
dei commi da 6 a 16 dell'art. 1; b) revisione del sistema di calcolo delle prestazioni secondo i
princìpi di cui ai citati commi da 6 a 16 dell'art. 1; c) revisione dei requisiti di accesso alle prestazioni secondo criteri
di flessibilità omogenei rispetto a quelli fissati dai commi da 19
a 23 dell'art. 1; d) armonizzazione dell'insieme delle prestazioni con riferimento
alle discipline vigenti nell'assicurazione generale obbligatoria, salvaguardando
le normative speciali motivate da effettive e rilevanti peculiarità professionali
e lavorative presenti nei settori interessati. 23. Il Governo della Repubblica è delegato ad emanare,
entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, norme
intese a: a) prevedere, per i lavoratori di cui all'art. 5, commi 2 e 3, del
decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, requisiti di accesso ai trattamenti
pensionistici, nel rispetto del principio di flessibilità come affermato
dalla presente legge, secondo criteri coerenti e funzionali alle obiettive
peculiarità ed esigenze dei rispettivi settori di attività dei
lavoratori medesimi, con applicazione della disciplina in materia di computo
dei trattamenti pensionistici secondo il sistema contributivo in modo da
determinare effetti compatibili con le specificità dei settori delle
attività; b) armonizzare ai princìpi ispiratori della presente legge
i trattamenti pensionistici del personale di cui all'art. 2, commi 4 e 5,
del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 e successive modificazioni
e integrazioni, tenendo conto, a tal fine, in particolare, della peculiarità dei
rispettivi rapporti di impiego, dei differenti limiti di età previsti
per il collocamento a riposo, con riferimento al criterio della residua speranza
di vita anche in funzione di valorizzazione della conseguente determinazione
dei trattamenti medesimi. Fino all'emanazione delle norme delegate l'accesso
alle prestazioni per anzianità e vecchiaia previste da siffatti trattamenti è regolato
secondo quanto previsto dall'art. 18, comma 8-quinquies, del decreto legislativo
21 aprile 1993, n. 124, introdotto dall'art. 15, comma 5, della presente
legge. 24. Il Governo, avuto riguardo alle specificità che
caratterizzano il settore produttivo agricolo e le connesse attività lavorative,
subordinate e autonome, è delegato ad emanare, entro dodici mesi dalla
data di entrata in vigore della presente legge, norme intese a rendere compatibili
con tali specificità i criteri generali in materia di calcolo delle
pensioni e di corrispondenza tra misura degli importi contributivi e importi
pensionistici. Nell'esercizio della delega il Governo si atterrà ai
seguenti princìpi e criteri direttivi: a) rimodulazione delle fasce di reddito convenzionale di cui al
comma 2 dell'art. 7 della legge 2 agosto 1990, n. 233, in funzione dell'effettiva
capacità contributiva e del complessivo aumento delle entrate; b) razionalizzazione delle agevolazioni contributive al fine di
tutelare le zone agricole effettivamente svantaggiate; c) graduale adeguamento, in relazione al fabbisogno gestionale,
delle aliquote contributive a carico dei datori di lavoro e dei lavoratori
autonomi ed a carico dei lavoratori dipendenti ai fini dell'equiparazione
con la contribuzione dei lavoratori degli altri settori produttivi; per le
aziende con processi produttivi di tipo industriale l'adeguamento dovrà essere
stabilito con carattere di priorità e con un meccanismo di maggiore
rapidità; d) fiscalizzazione degli oneri sociali in favore dei datori di lavoro,
in coerenza con quella prevista per gli altri settori produttivi, nella considerazione
della specificità delle aziende a più alta densità occupazionale
site nelle zone di cui agli obiettivi 1 e 5b del regolamento (CEE)n. 2052/88
del Consiglio del 24 giugno 1988; e) previsione di appositi coefficienti di rendimento e di riparametrazione
ai fini del calcolo del trattamento pensionistico, che per i lavoratori dipendenti
siano idonei a garantire rendimenti pari a quelli dei lavoratori subordinati
degli altri settori produttivi; f) considerazione della continuazione dell'attività lavorativa
dopo il pensionamento ai fini della determinazione del trattamento medesimo; g) corrispondentemente alla generalizzazione della disciplina dei
trattamenti di disoccupazione, armonizzazione della disciplina dell'accreditamento
figurativo connessa ai periodi di disoccupazione in relazione all'attività lavorativa
prestata, ai fini dell'ottenimento dei requisiti contributivi utili per la
pensione di anzianità; h) revisione, ai fini della determinazione del diritto e della
misura della pensione di anzianità degli operai agricoli dipendenti,
del numero dei contributi giornalieri utili per la determinazione della contribuzione
giornaliera ai fini dell'anno di contribuzione, in ragione della peculiarità dell'attività del
settore. 25. Il Governo della Repubblica è delegato ad emanare,
entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, norme
volte ad assicurare, a decorrere dal 1° gennaio 1996, la tutela previdenziale
in favore dei soggetti che svolgono attività autonoma di libera professione,
senza vincolo di subordinazione, il cui esercizio è subordinato all'iscrizione
ad appositi albi o elenchi, in conformità ai seguenti princìpi
e criteri direttivi: a) previsione, avuto riguardo all'entità numerica degli interessati,
della costituzione di forme autonome di previdenza obbligatoria, con riferimento
al modello delineato dal decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509 e successive
modificazioni ed integrazioni; b) definizione del regime previdenziale in analogia a quelli degli
enti per i liberi professionisti di cui al predetto decreto legislativo,
sentito l'Ordine o l'Albo, con determinazione del sistema di calcolo delle
prestazioni secondo il sistema contributivo ovvero l'inclusione, previa delibera
dei competenti enti, in forme obbligatorie di previdenza già esistenti
per categorie similari; c) previsione, comunque, di meccanismi di finanziamento idonei
a garantire l'equilibrio gestionale, anche con la partecipazione dei soggetti
che si avvalgono delle predette attività; d) assicurazione dei soggetti appartenenti a categorie per i quali
non sia possibile procedere ai sensi della lettera a) alla gestione di cui
ai commi 26 e seguenti. 26. A decorrere dal 1° gennaio 1996, sono tenuti all'iscrizione
presso una apposita Gestione separata, presso l'INPS, e finalizzata all'estensione
dell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia
ed i superstiti, i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorchè non
esclusiva, attività di lavoro autonomo, di cui al comma 1 dell'art.
49 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 e successive modificazioni ed integrazioni,
nonchè i titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa,
di cui al comma 2, lettera a), dell'art. 49 del medesimo testo unico e gli
incaricati alla vendita a domicilio di cui all'art. 36 della legge 11 giugno
1971, n. 426. Sono esclusi dall'obbligo i soggetti assegnatari di borse di
studio, limitatamente alla relativa attività. 27. I soggetti tenuti all'iscrizione prevista dal comma
26 comunicano all'INPS, entro il 31 gennaio 1996, ovvero dalla data di inizio
dell'attività lavorativa, se posteriore, la tipologia dell'attività medesima,
i propri dati anagrafici, il numero di codice fiscale e il proprio domicilio. 28. I soggetti indicati nel primo comma dell'art. 23 del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, che corrispondono
compensi comunque denominati anche sotto forma di partecipazione agli utili
per prestazioni di lavoro autonomo di cui al comma 26 sono tenuti ad inoltrare
all'INPS, nei termini stabiliti nel quarto comma dell'art. 9 del decreto del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, una copia del modello
770-D, con esclusione dei dati relativi ai percettori dei redditi di lavoro
autonomo indicati nel comma 2, lettere da b) a f), e nel comma 3 dell'art.
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 e successive modificazioni ed integrazioni. 29. Il contributo alla Gestione separata di cui al comma
26 è dovuto nella misura percentuale del 10 per cento ed è applicato
sul reddito delle attività determinato con gli stessi criteri stabiliti
ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, quale risulta dalla
relativa dichiarazione annuale dei redditi e dagli accertamenti definitivi.
Hanno diritto all'accreditamento di tutti i contributi mensili relativi a ciascun
anno solare cui si riferisce il versamento i soggetti che abbiano corrisposto
un contributo di importo non inferiore a quello calcolato sul minimale di reddito
stabilito dall'art. 1, comma 3, della legge 2 agosto 1990, n. 233 e successive
modificazioni ed integrazioni. In caso di contribuzione annua inferiore a detto
importo, i mesi di assicurazione da accreditare sono ridotti in proporzione
alla somma versata. I contributi come sopra determinati sono attribuiti temporalmente
dall'inizio dell'anno solare fino a concorrenza di dodici mesi nell'anno. Il
contributo è adeguato con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza
sociale di concerto con il Ministro del tesoro, sentito l'organo di gestione
come definito ai sensi del comma 32. 30. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza
sociale, di concerto con i Ministri delle finanze e del tesoro, da emanare
entro il 31 ottobre 1995, sono definiti le modalità ed i termini per
il versamento del contributo stesso, prevedendo, ove coerente con la natura
dell'attività soggetta al contributo, il riparto del medesimo nella
misura di un terzo a carico dell'iscritto e di due terzi a carico del committente
dell'attività espletata ai sensi del comma 26. Se l'ammontare dell'acconto
versato risulta superiore a quello del contributo dovuto per l'anno di riferimento,
l'eccedenza è computata in diminuzione dei versamenti, anche di acconto,
dovuti per il contributo relativo all'anno successivo, ferma restando la facoltà dell'interessato
di chiederne il rimborso entro il medesimo termine previsto per il pagamento
del saldo relativo all'anno cui il credito si riferisce. Per i soggetti che
non provvedono entro i termini stabiliti al pagamento dei contributi ovvero
vi provvedono in misura inferiore a quella dovuta, si applicano, a titolo di
sanzione, le somme aggiuntive previste per la gestione previdenziale degli
esercenti attività commerciali. 31. Ai soggetti tenuti all'obbligo contributivo di cui ai
commi 26 e seguenti si applicano esclusivamente le disposizioni in materia
di requisiti di accesso e calcolo del trattamento pensionistico previsti dalla
presente legge per i lavoratori iscritti per la prima volta alle forme di previdenza
successivamente al 31 dicembre 1995. 32. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza
sociale di concerto con il Ministro del tesoro, l'assetto organizzativo e funzionale
della Gestione e del rapporto assicurativo di cui ai commi 26 e seguenti è definito,
per quanto non diversamente disposto dai medesimi commi, in base alla legge
9 marzo 1989, n. 88, al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 479, e alla
legge 2 agosto 1990, n. 233 e successive modificazioni ed integrazioni, secondo
criteri di adeguamento alla specifica disciplina, anche in riferimento alla
fase di prima applicazione. Sono abrogate, a decorrere dal 1° gennaio 1994,
le disposizioni di cui ai commi 11, 12, 13, 14 e 15 dell'art. 11 della legge
24 dicembre 1993, n. 537. 33. Il Governo della Repubblica è delegato ad emanare,
volte ad armonizzare la disciplina della gestione <<Mutualità pensioni>>,
istituita in seno all'INPS dalla legge 5 marzo 1963, n. 389, con le disposizioni
recate dalla presente legge avuto riguardo alle peculiarità della specifica
forma di assicurazione sulla base dei seguenti princìpi: a) conferma della volontarietà dell'accesso; b) applicazione del sistema contributivo; c) adeguamento della normativa a quella prevista ai sensi dei commi
26 e seguenti, ivi compreso l'assetto autonoma della gestione con partecipazione
dei soggetti iscritti all'organo di amministrazione. Art. 3. Disposizioni diverse in materia assistenziale e previdenziale. 1. All'art. 20, comma 4, della legge 9 marzo 1989, n. 88,
dopo il primo periodo è aggiunto il seguente: <<Al fine di consentire
un immediato riscontro dell'incidenza delle risultanze finali della gestione
degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali, l'Istituto è inoltre
tenuto a compilare uno stato patrimoniale ed un conto economico generale al
netto della Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni
previdenziali di cui all'art. 37>>. 2. Per l'anno 1996 l'importo globale di cui all'art. 37,
comma 3, lettera c), della legge 9 marzo 1989, n. 88, è determinato
in lire 23 mila miliardi incrementato, per gli anni successivi, ai sensi della
predetta lettera c). Alla lettera c) del comma 3 dell'art. 37 della citata
legge n. 88 del 1989, sono aggiunte, in fine, le parole: <<incrementato
di un punto percentuale>>. Entro il 31 dicembre 1999, il Governo procede
alla ridefinizione della ripartizione dell'importo globale delle somme di cui
al primo periodo del presente comma in riferimento alle effettive esigenze
di apporto del contributo dello Stato alle diverse gestioni previdenziali secondo
i seguenti criteri in concorso tra loro: a) rapporto tra lavoratori attivi e pensionati inferiore alla media; b) risultanze gestionali negative; c) rapporto tra contribuzione e prestazioni con l'applicazione di
aliquote contributive non inferiori alla media, ponderata agli iscritti,
delle aliquote vigenti nei regimi interessati. 3. Il Governo della Repubblica è delegato ad emanare
uno o più decreti, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore
della presente legge, recanti norme volte a riordinare il sistema delle prestazioni
previdenziali ed assistenziali di invalidità e inabilità. Tali
norme dovranno ispirarsi ai seguenti princìpi e criteri direttivi: a) armonizzazione dei requisiti medico-sanitari e dei relativi
criteri di riconoscimento con riferimento alla definizione di persona handicappata
introdotta dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104; b) armonizzazione dei procedimenti di erogazione e di revisione
delle prestazioni, fermo comunque rimanendo per il settore dell'invalidità civile,
della cecità civile e del sordomutismo il principio della separazione
tra la fase dell'accertamento sanitario e quella della concessione dei benefici
economici, come disciplinato dal decreto del Presidente della Repubblica
21 settembre 1994, n. 698; c) graduazione degli interventi in rapporto alla specificità delle
differenti tutele con riferimento anche alla disciplina delle incompatibilità e
cumulabilità delle diverse prestazioni assistenziali e previdenziali; d) potenziamento dell'azione di verifica e di controllo sulle diverse
forme di tutela previdenziale ed assistenziale anche mediante forme di raccordo
tra le diverse competenze delle amministrazioni e degli enti previdenziali
quali la costituzione, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, di
una apposita commissione tecnico-amministrativa con funzioni di coordinamento.
Decorsi due anni dalla data di entrata in vigore dei decreti legislativi
di cui al presente comma, il Governo procede ad una verifica dei risultati
conseguiti con l'attuazione delle norme delegate anche al fine di valutare
l'opportunità di pervenire all'individuazione di una unica istituzione
competente per l'accertamento delle condizioni di invalidità civile,
di lavoro o di servizio. 4. Ai fini di cui all'art. 9 del decreto-legge 30 dicembre
1987, n. 536, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1988,
n. 48, in materia di effettuazione degli incroci automatizzati dei dati, l'Autorità per
l'informatica nella pubblica amministrazione detta le norme tecniche ed i criteri
per la pianificazione, progettazione, realizzazione, gestione e manutenzione
di sistemi informativi automatizzati, nonchè per la loro integrazione
o connessione o, eventualmente, per altre forme di raccordo, garantendo in
ogni caso la riservatezza e la sicurezza dei dati. 5. Gli elenchi dei beneficiari di prestazioni previdenziali
o assistenziali, il cui importo è condizionato al reddito del soggetto
o del nucleo familiare cui il soggetto appartiene, sono comunicati quadrimestralmente
da parte degli organismi erogatori, all'Amministrazione finanziaria che provvederà a
verifica dei redditi stessi. 6. Con effetto dal 1° gennaio 1996, in luogo della pensione
sociale e delle relative maggiorazioni, ai cittadini italiani, residenti in
Italia, che abbiano compiuto 65 anni e si trovino nelle condizioni reddituali
di cui al presente comma è corrisposto un assegno di base non reversibile
fino ad un ammontare annuo netto da imposta pari, per il 1996, a lire 6.240.000,
denominato <<assegno sociale>>. Se il soggetto possiede redditi
propri l'assegno è attribuito in misura ridotta fino a concorrenza dell'importo
predetto, se non coniugato, ovvero fino al doppio del predetto importo, se
coniugato, ivi computando il reddito del coniuge comprensivo dell'eventuale
assegno sociale di cui il medesimo sia titolare. I successivi incrementi del
reddito oltre il limite massimo danno luogo alla sospensione dell'assegno sociale.
Il reddito è costituito dall'ammontare dei redditi coniugali, conseguibili
nell'anno solare di riferimento. L'assegno è erogato con carattere di
provvisorietà sulla base della dichiarazione rilasciata dal richiedente
ed è conguagliato, entro il mese di luglio dell'anno successivo, sulla
base della dichiarazione dei redditi effettivamente percepiti. Alla formazione
del reddito concorrono i redditi, al netto dell'imposizione fiscale e contributiva,
di qualsiasi natura, ivi compresi quelli esenti da imposte e quelli soggetti
a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva, nonchè gli
assegni alimentari corrisposti a norma del codice civile. Non si computano
nel reddito i trattamenti di fine rapporto comunque denominati, le anticipazioni
sui trattamenti stessi, le competenze arretrate soggette a tassazione separata,
nonchè il proprio assegno e il reddito della casa di abitazione. Agli
effetti del conferimento dell'assegno non concorre a formare reddito la pensione
liquidata secondo il sistema contribuivo ai sensi dell'art. 1, comma 6, a carico
di gestioni ed enti previdenziali pubblici e privati che gestiscono forme pensionistiche
obbligatorie in misura corrispondente ad un terzo della pensione medesima e
comunque non oltre un terzo dell'assegno sociale. 7. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza
sociale, di concerto con il Ministro del tesoro, sono determinati le modalità e
i termini di presentazione delle domande per il conseguimento dell'assegno
sociale di cui al comma 6, gli obblighi di comunicazione dell'interessato circa
le proprie condizioni familiari e reddituali, la misura della riduzione dell'assegno,
fino ad un massimo del 50 per cento nel caso in cui l'interessato sia ricoverato
in istituti o comunità con retta a carico di enti pubblici. Per quanto
non diversamente disposto dal presente comma e dal comma 6 si applicano all'assegno
sociale le disposizioni in materia di pensione sociale di cui alla legge 30
aprile 1969, n. 153 e successive modificazioni e integrazioni. 8. I provvedimenti adottati d'ufficio dall'INPS di variazione
della classificazione dei datori di lavoro ai fini previdenziali, con il conseguente
trasferimento nel settore economico corrispondente alla effettiva attività svolta
producono effetti dal periodo di paga in corso alla data di notifica del provvedimento
di variazione, con esclusione dei casi in cui l'inquadramento iniziale sia
stato determinato da inesatte dichiarazioni del datore di lavoro. In caso di
variazione disposta a seguito di richiesta dell'azienda, gli effetti del provvedimento
decorrono dal periodo di paga in corso alla data della richiesta stessa. Le
variazioni di inquadramento adottate con provvedimenti aventi efficacia generale
riguardanti intere categorie di datori di lavoro producono effetti, nel rispetto
del principio della non retroattività, dalla data fissata dall'INPS.
Le disposizioni di cui al primo e secondo periodo del presente comma si applicano
anche ai rapporti per i quali, alla data di entrata in vigore della presente
legge, pendano controversie non definite con sentenza passata in giudicato. 9. Le contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale
obbligatoria si prescrivono e non possono essere versate con il decorso dei
termini di seguito indicati: a) dieci anni per le contribuzioni di pertinenza del Fondo pensioni
lavoratori dipendenti e delle altre gestioni pensionistiche obbligatorie,
compreso il contributo di solidarietà previsto dall'art. 9-bis, comma
2, del decreto-legge 29 marzo 1991, n. 103, convertito, con modificazioni,
dalla legge 1° giugno 1991, n. 166, ed esclusa ogni aliquota di contribuzione
aggiuntiva non devoluta alle gestioni pensionistiche. A decorrere dal 1° gennaio
1996 tale termine è ridotto a cinque anni salvi i casi di denuncia
del lavoratore o dei suoi superstiti; b) cinque anni per tutte le altre contribuzioni di previdenza e
di assistenza sociale obbligatoria. 10. I termini di prescrizione di cui al comma 9 si applicano
anche alle contribuzioni relative a periodi precedenti la data di entrata in
vigore della presente legge, fatta eccezione per i casi di atti interruttivi
già compiuti o di procedure iniziate nel rispetto della normativa preesistente.
Agli effetti del computo dei termini prescrizionali non si tiene conto della
sospensione prevista dall'art. 2, comma 19, del decreto-legge 12 settembre
1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983,
n. 638, fatti salvi gli atti interruttivi compiuti e le procedure in corso. 11. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza
sociale di concerto con i Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato
e del tesoro, su proposta del competente comitato amministratore, quale organo
dell'INPS, le misure dei contributi di cui all'art. 1 della legge 2 agosto
1990, n. 233 e successive modificazioni ed integrazioni, sono variate, per
ciascuna delle gestioni di cui agli articoli 31 e 34 della legge 9 marzo 1989,
n. 88, in relazione all'andamento e al fabbisogno gestionale, in coerenza alle
indicazioni risultanti dal bilancio tecnico approvato dal competente comitato
con periodicità almeno triennale. Nei casi di deliberazione del consiglio
di amministrazione dell'INPS, per l'utilizzazione degli avanzi delle predette
gestioni, alla determinazione della misura degli interessi da corrispondersi
si provvede con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale
di concerto con il Ministro del tesoro, in relazione al tasso medio del rendimento
annuale dei titoli di Stato. 12. Nel rispetto dei princìpi di autonomia affermati
dal decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, relativo agli enti previdenziali
privatizzati, allo scopo di assicurare l'equilibrio di bilancio in attuazione
di quanto previsto dall'art. 2, comma 2, del predetto decreto legislativo,
la stabilità delle rispettive gestioni è da ricondursi ad un
arco temporale non inferiore a 15 anni. In esito alle risultanze e in attuazione
di quanto disposto dall'art. 2, comma 2, del predetto decreto, sono adottati
dagli enti medesimi provvedimenti di variazione delle aliquote contributive,
di riparametrazione dei coefficienti di rendimento o di ogni altro criterio
di determinazione del trattamento pensionistico nel rispetto del principio
del pro rata in relazione alle anzianità già maturate rispetto
alla introduzione delle modifiche derivanti dai provvedimenti suddetti. Nei
regimi pensionistici gestiti dai predetti enti, il periodo di riferimento per
la determinazione della base pensionabile è definito, ove inferiore,
secondo i criteri fissati all'art. 1, comma 17, per gli enti che gestiscono
forme di previdenza sostitutive e al medesimo art. 1, comma 18, per gli altri
enti. Ai fini dell'accesso ai pensionamenti anticipati di anzianità,
trovano applicazione le disposizioni di cui all'art. 1, commi 25 e 26, per
gli enti che gestiscono forme di previdenza sostitutive, e al medesimo art.
1, comma 28, per gli altri enti. Gli enti possono optare per l'adozione del
sistema contributivo definito ai sensi della presente legge. 13. I datori di lavoro che, entro centoventi giorni dalla
data di entrata in vigore della presente legge, denunciano per la prima volta
rapporti di lavoro pregressi o in atto alla anzidetta data con cittadini extracomunitari,
possono regolarizzare, nello stesso termine, la loro posizione debitoria nei
confronti degli enti previdenziali ed assistenziali, attraverso il versamento
dei contributi dovuti maggiorati del 5 per cento annuo. La regolarizzazione
estingue i reati previsti da leggi speciali in materia di versamento di contributi
e di premi e le obbligazioni per sanzioni amministrative e per ogni altro onere
accessorio, connessi con le violazioni delle norme sul collocamento nonchè con
la denuncia e con il versamento dei contributi o dei premi medesimi, ivi compresi
quelli di cui all'art. 51 del testo unico delle disposizioni per l'assicurazione
obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, approvato
con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124. I lavoratori
extracomunitari che abbiano cessato l'attività lavorativa in Italia
e lascino il territorio nazionale hanno facoltà di richiedere, nei casi
in cui la materia non sia regolata da convenzioni internazionali, la liquidazione
dei contributi che risultino versati in loro favore presso forme di previdenza
obbligatoria maggiorati del 5 per cento annuo. Le questure forniscono all'INPS,
tramite collegamenti telematici, le informazioni anagrafiche relative ai lavoratori
extracomunitari ai quali è concesso il permesso di soggiorno; l'INPS,
sulla base delle informazioni ricevute, costituisce un <<Archivio anagrafico
dei lavoratori extracomunitari>>, da condividere con tutte le altre Amministrazioni
pubbliche; lo scambio delle informazioni avverrà sulla base di apposita
convenzione da stipularsi tra le Amministrazioni interessate, entro sessanta
giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. 14. Il terzo comma dell'art. 8 della legge 30 aprile 1969,
n. 153 è sostituito dal seguente: <<Ai fini dell'integrazione ai suddetti trattamenti minimi si tiene conto
dell'eventuale trattamento pensionistico corrisposto a carico di organismi assicuratori
di Paesi legati all'Italia da accordi o convenzioni internazionali di sicurezza
sociale; a decorrere dal 1° gennaio 1996 detta integrazione viene annualmente
ricalcolata in funzione delle variazioni di importo dei predetti trattamenti
pensionistici esteri intervenute al 1° gennaio di ciascun anno; qualora le
operazioni di adeguamento periodico delle pensioni abbiano comportato il pagamento
di somme eccedenti il dovuto, il relativo recupero sarà effettuato in
conformità all'art. 11 della legge 23 aprile 1981, n. 155. Le integrazioni
al trattamento minimo che, al 1° gennaio 1996, risultino eccedenti l'importo
effettivamente dovuto per effetto delle disposizioni di cui al comma precedente,
restano confermate nella misura erogata al 31 dicembre 1995 fino a quando il
relativo importo non venga assorbito dalle perequazioni della pensione base.
Le modalità di accertamento delle variazioni degli importi pensionistici
esteri ed il tasso di cambio da utilizzare per la conversione in lire italiane
di tali importi saranno stabiliti con decreto del Ministro del lavoro e della
previdenza sociale di concerto con i Ministri degli affari esteri e del tesoro>>. 15. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente
legge, l'importo mensile in pagamento delle pensioni, il cui diritto sia o
sia stato acquisito in virtù del cumulo dei periodi assicurativi e contributivi
previsto da accordi o convenzioni internazionali in materia di sicurezza sociale,
non può essere inferiore, per ogni anno di contribuzione, ad un quarantesimo
del trattamento minimo vigente alla data di entrata in vigore della presente
legge, ovvero alla data di decorrenza della pensione stessa, se successiva
a tale epoca. Il suddetto importo, per le anzianità contributive inferiori
all'anno, non può essere inferiore a lire 6.000 mensili. 16. L'importo in pagamento di cui ai commi 14 e 15 è al
netto delle somme dovute per applicazione degli articoli 1 e 6 della legge
15 aprile 1985, n. 140 e successive modificazioni ed integrazioni, e degli
articoli 1 e 6 della legge 29 dicembre 1988, n. 544, nonchè delle somme
dovute per prestazioni familiari. 17. Ai fini dell'applicazione dell'art. 16, comma 6, della
legge 30 dicembre 1991, n. 412, il termine previsto per l'adozione del provvedimento
sulle domande presentate presso enti previdenziali di Stati legati all'Italia
da una regolamentazione internazionale di sicurezza sociale decorre, ai sensi
dell'art. 2, comma 2, della legge 7 agosto 1990, n. 241, dal ricevimento della
domanda completa dei dati e documenti richiesti da parte del competente ente
gestore della forma di previdenza obbligatoria. 18. Al fine di assicurare la migliore funzionalità ed
efficienza dell'azione di vigilanza in relazione alla concreta attuazione degli
obiettivi di cui alla presente legge enunciati nell'art. 1, comma 1, e per
approntare mezzi idonei a perseguire l'inadempimento degli obblighi di contribuzione
previdenziale inerenti alle prestazioni lavorative, sarà previsto, con
successivo provvedimento di legge, l'incremento della dotazione organica dell'Ispettorato
del lavoro. Al medesimo fine potrà essere prevista, con decreto del
Ministro del lavoro e della previdenza sociale di concerto con il Ministro
delle finanze, l'istituzione del Nucleo speciale della Guardia di finanza per
la repressione dell'evasione contributiva, fiscale, previdenziale ed assicurativa,
nei limiti degli stanziamenti iscritti nello stato di previsione del Ministero
delle finanze -- rubrica 2 - Guardia di finanza -- per l'anno 1995 e successivi
e dei contingenti previsti dagli organici. 19. Alla gestione speciale e ai regimi aziendali integrativi
di cui al decreto legislativo 20 novembre 1990, n. 357, già rientranti
nel campo di applicazione delle disposizioni di cui all'art. 9 del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, per i lavoratori e pensionati, quale
che sia il momento del pensionamento, si applicano le disposizioni di cui alla
presente legge in materia di previdenza obbligatoria riferite ai lavoratori
dipendenti e pensionati dell'assicurazione generale obbligatoria, con riflessi
sul trattamento complessivo di cui all'art. 4 del citato decreto legislativo
n. 357 del 1990, salvo che non venga diversamente disposto in sede di contrattazione
collettiva. 20. Gli accertamenti ispettivi in materia previdenziale
e assicurativa esperiti nei confronti dei datori di lavoro debbono risultare
da appositi verbali, da notificare anche nei casi di constatata regolarità. 21. Nel rispetto dei princìpi che presiedono alla
legislazione previdenziale, con particolare riferimento al regime pensionistico
obbligatorio introdotto dalla presente legge, il Governo della Repubblica è delegato
ad emanare, entro venti mesi dalla data di entrata in vigore della presente
legge, norme con cui, anche per quanto attiene alle modalità di applicazione
delle disposizioni relative alla contribuzione e di erogazione, all'attività amministrativa
e finanziaria degli enti preposti alle assicurazioni obbligatorie per l'invalidità,
la vecchiaia e i superstiti, si stabiliscano, in funzione di una più precisa
determinazione dei campi di applicazione delle diverse competenze, di una maggiore
speditezza e semplificazione delle procedure amministrative anche con riferimento
alle correlazioni esistenti tra le diverse gestioni, modifiche, correzioni,
ampliamenti e, ove occorra, soppressioni di norme vigenti riordinandole, coordinandole
e riunendole in un solo provvedimento legislativo. 22. Gli schemi dei decreti legislativi di cui alla presente
legge sono trasmessi alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica,
almeno 60 giorni prima della scadenza prevista per l'esercizio della delega.
Le Commissioni parlamentari competenti per la materia si esprimono entro 30
giorni dalla data di trasmissione. Per lo schema di cui al comma 21 i predetti
termini sono, rispettivamente, stabiliti in 90 e 40 giorni. I termini medesimi
sono, rispettivamente, stabiliti in 30 e 15 giorni per lo schema di cui al
comma 27 del presente articolo, nonchè per quello di cui all'art. 2,
comma 18. Disposizioni correttive nell'ambito dei decreti legislativi potranno
essere emanate, nel rispetto dei predetti termini e modalità, con uno
o più decreti legislativi, entro un anno dalla data di entrata in vigore
dei decreti legislativi medesimi. 23. Con effetto dal 1° gennaio 1996, l'aliquota contributiva
di finanziamento dovuta a favore del Fondo pensioni lavoratori dipendenti è elevata
al 32 per cento con contestuale riduzione delle aliquote contributive di finanziamento
per le prestazioni temporanee a carico della gestione di cui all'art. 24 della
legge 9 marzo 1989, n. 88, procedendo prioritariamente alla riduzione delle
aliquote diverse da quelle di finanziamento dell'assegno per il nucleo familiare,
fino a concorrenza dell'importo finanziario conseguente alla predetta elevazione.
La riduzione delle aliquote contributive di finanziamento dell'assegno per
il nucleo familiare, di cui al decreto-legge 13 marzo 1988, n. 69, convertito,
con modificazioni, dalla legge 13 maggio 1988, n. 153 e successive modificazioni
ed integrazioni, ha carattere straordinario fino alla revisione dell'istituto
dell'assegno stesso con adeguate misure di equilibrio finanziario del sistema
previdenziale. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale
di concerto con il Ministro del tesoro saranno adottate le necessarie misure
di adeguamento. Con la medesima decorrenza, gli oneri per la corresponsione
dell'assegno per il nucleo familiare, sono posti integralmente a carico della
predetta gestione di cui all'art. 24 della citata legge n. 88 del 1989 e, contestualmente,
il concorso dello Stato per i trattamenti di famiglia previsto dalla vigente
normativa è riassegnato per le altre finalità previste dall'art.
37 della medesima legge n. 88 del 1989. 24. In attesa dell'entrata a regime della riforma della
previdenza obbligatoria disposta dalla presente legge e dei corrispondenti
effetti finanziari, a decorrere dal periodo di paga in corso al 1° gennaio
1996, le aliquote contributive dovute all'assicurazione generale obbligatoria
per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti dei lavoratori dipendenti
e alle forme di previdenza esclusive, sostitutive ed esonerative della medesima
sono elevate di 0,35 punti percentuali a carico del dipendente e 0,35 punti
a carico dei datori di lavoro già obbligati al contributo di cui all'art.
22 della legge 11 marzo 1988, n. 67. Con la stessa decorrenza e fino al 31
dicembre 1998, è prorogato il contributo di cui all'art. 22 della citata
legge n. 67 del 1988, per la parte a carico del datore di lavoro nella misura
di 0,35 punti percentuali. 25. Le forme pensionistiche complementari di cui al comma
1 dell'art. 18 del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124 e successive
modificazioni ed integrazioni, possono continuare a prevedere forme di contribuzione
in cifra fissa, fermi restando i limiti alle agevolazioni fiscali previsti
da predetto decreto legislativo n. 124 del 1993 e dalle successive modificazioni
ed integrazioni del medesimo decreto. 26. I commi 1, 2, 3 e 4 dell'art. 6 del decreto legislativo
21 aprile 1993, n. 124 e successive modificazioni ed integrazioni sono sostituiti
dai seguenti: <<1. I fondi pensione gestiscono le risorse mediante: a) convenzioni con soggetti autorizzati all'esercizio dell'attività di
cui all'art. 1, comma 1, lettera c), della legge 2 gennaio 1991, n. 1, ovvero
soggetti che svolgono la medesima attività, con sede statutaria in uno
dei Paesi aderenti all'Unione europea, che abbiano ottenuto il mutuo riconoscimento; b) convenzioni con imprese assicurative di cui all'art. 2 del decreto
legislativo 17 marzo 1995, n. 174, mediante ricorso alle gestioni di cui
al ramo VI del punto A) della tabella allegata allo stesso decreto legislativo,
ovvero con imprese svolgenti la medesima attività, con sede in uno
dei Paesi aderenti all'Unione europea, che abbiano ottenuto il mutuo riconoscimento; c) convenzioni con società di gestione dei fondi comuni
di investimento mobiliare di cui al titolo I della legge 23 marzo 1983, n.
77 e successive modificazioni, che a tal fine sono abilitate a gestire le
risorse dei fondi pensione secondo i criteri e le modalità stabiliti
dal Ministro del tesoro con proprio decreto, tenuto anche conto dei princìpi
fissati dalla legge 2 gennaio 1991, n. 1, per l'attività di gestione
di patrimoni mediante operazioni aventi ad oggetto valori mobiliari; d) sottoscrizione o acquisizione di azioni o quote di società immobiliari
nelle qualiil fondo pensione può detenere partecipazioni anche superiori
ai limiti di cui al comma 5, lettera a), nonchè di quote di fondi
comuni di investimento immobiliare chiusi nei limiti di cui alla lettera
e); e) sottoscrizione e acquisizione di quote di fondi comuni di investimento
mobiliare chiusi secondo le disposizioni contenute nel decreto del Ministro
del tesoro di cui al comma 4-quinquies, ma comunque non superiori al 20 per
cento del proprio patrimonio e al 25 per cento del capitale del fondo chiuso. 1-bis. Gli enti gestori di forme pensionistiche obbligatorie ai fini della
gestione delle risorse raccolte dai fondi pensione acquisiscono partecipazioni
nei soggetti abilitati di cui al comma 1. Gli enti gestori di forme pensionistiche
obbligatorie, sentita l'Autorità garante della concorrenza e del mercato,
possono stipulare con i fondi pensione convenzioni per l'utilizzazione del
servizio di raccolta dei contributi da versare ai fondi pensione e di erogazione
delle prestazioni; detto servizio deve essere organizzato secondo criteri di
separatezza contabile dalle attività istituzionali del medesimo ente. 2. Alle prestazioni di cui all'art. 7 erogate sotto forma di rendita i fondi
pensione provvedono mediante convenzioni con imprese assicurative di cui all'art.
2 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 174. 2-bis. I fondi pensione possono essere autorizzati dalla commissione di vigilanza
di cui all'art. 16 ad erogare direttamente le rendite, affidandone la gestione
finanziaria ai soggetti di cui al comma 1 nell'ambito di apposite convenzioni
in base a criteri generali determinati con decreto del Ministro del tesoro,
sentita la commissione di vigilanza di cui all'art. 16. L'autorizzazione è subordinata
alla sussistenza di requisiti e condizioni fissati con decreto del Ministro
del tesoro, su proposta della commissione di vigilanza di cui all'art. 16,
con riferimento alla dimensione minima dei fondi per numero di iscritti, alla
costituzione e alla composizione delle riserve tecniche, alle basi demografiche
e finanziarie da utilizzare per la conversione dei montanti contributivi in
rendita, e alle convenzioni di assicurazione contro il rischio di sopravvivenza
in relazione alla speranza di vita oltre la media. I fondi autorizzati all'erogazione
delle rendite presentano alla commissione, con cadenza almeno triennale, un
bilancio tecnico contenente proiezioni riferite ad un arco temporale non inferiore
a quindici anni. 3. Per le forme pensionistiche in regime di prestazione definita e per le eventuali
prestazioni per invalidità e premorienza, sono in ogni caso stipulate
apposite convenzioni con imprese assicurative. Nell'esecuzione di tali convenzioni
non si applica l'art. 6-bis del presente decreto legislativo. 4. Con deliberazione delle rispettive autorità di vigilanza sui soggetti
gestori, che conservano tutti i poteri di controllo su di essi, sono determinati
i requisiti patrimoniali minimi, differenziati per tipologia di prestazione
offerta, richiesti ai soggetti di cui al comma 1 ai fini della stipula delle
convenzioni previste nei precedenti commi. 4-bis. Per la stipula delle convenzioni, i competenti organismi di amministrazione
dei fondi richiedono offerte contrattuali, per ogni tipologia di servizio offerto,
ad almeno tre diversi soggetti abilitati che non appartengono ad identici gruppi
societari e comunque non sono legati, direttamente o indirettamente, da rapporti
di controllo. Le offerte contrattuali rivolte ai fondi sono formulate per singolo
prodotto in maniera da consentire il raffronto dell'insieme delle condizioni
contrattuali con riferimento alle diverse tipologie di servizio offerte. Le
convenzioni possono essere stipulate, nell'ambito dei rispettivi regimi, anche
congiuntamente fra loro e devono in ogni caso: a) contenere le linee di indirizzo dell'attività dei soggetti
convenzionati nell'ambito dei criteri di individuazione e di ripartizione
del rischio di cui al comma 4-quinquies e le modalità con le quali
possono essere modificate le linee di indirizzo medesime; b) prevedere i termini e le modalità attraverso cui i fondi
pensione esercitano la facoltà di recesso, contemplando anche la possibilità per
il fondo pensione di rientrare in possesso del proprio patrimonio attraverso
la restituzione delle attività finanziarie nelle quali risultano investite
le risorse del fondo all'atto della comunicazione al gestore della volontà di
recesso dalla convenzione; c) prevedere l'attribuzione in ogni caso al fondo pensione della
titolarità dei diritti di voto inerenti ai valori mobiliari nei quali
risultano investite le disponibilità del fondo medesimo. 4-ter. I fondi pensione sono titolari dei valori e delle disponibilità conferiti
in gestione, restando peraltro in facoltà degli stessi di concludere,
in tema di titolarità, diversi accordi con i gestori a ciò abilitati
nel caso di gestione accompagnata dalla garanzia di restituzione del capitale.
I valori e le disponibilità affidati ai gestori di cui al comma 1 secondo
le modalità ed i criteri stabiliti nelle convenzioni costituiscono in
ogni caso patrimonio separato ed autonomo, devono essere contabilizzati a valori
correnti e non possono essere distratti dal fine al quale sono stati destinati
nè formare oggetto di esecuzione sia da parte dei creditori dei soggetti
gestori, sia da parte di rappresentanti dei creditori stessi, nè possono
essere coinvolti nelle procedure concorsuali che riguardano il gestore. Il
fondo pensione è legittimato a proporre la domanda di rivendicazione
di cui all'art. 103 delle disposizioni approvate con regio decreto 16 marzo
1942, n. 267. Possono essere rivendicati tutti i valori conferiti in gestione,
anche se non individualmente determinati o individuati ed anche se depositati
presso terzi, diversi dal soggetto gestore. Per l'accertamento dei valori oggetto
della domanda è ammessa ogni prova documentale, ivi compresi i rendiconti
redatti dal soggetto gestore o dai terzi depositari. 4-quater. Con delibera della commissione di vigilanza di cui all'art. 16, assunta
previo parere dell'autorità di vigilanza sui soggetti convenzionati,
sono fissati criteri e modalità omogenee per la comunicazione ai fondi
dei risultati conseguiti nell'esecuzione delle convenzioni in modo da assicurare
la piena comparabilità delle diverse convenzioni. 4-quinquies. I criteri di individuazione e di ripartizione del rischio, nella
scelta degli investimenti, devono essere indicati nello statuto di cui all'art.
4, comma 3, lettera b). Con decreto del Ministro del tesoro, sentita la commissione
di cui all'art. 16, sono individuati: a) le attività nelle quali i fondi pensione possono investire
le proprie disponibilità, con i rispettivi limiti massimi di investimento,
avendo particolare attenzione per il finanziamento delle piccole e medie
imprese; b) i criteri di investimento nelle varie categorie di valori mobiliari; c) le regole da osservare in materia di conflitti di interesse
compresi quelli eventuali attinenti alla partecipazione dei soggetti sottoscrittori
delle fonti istitutive dei fondi pensione ai soggetti gestori di cui al presente
articolo. 4-sexies. I fondi pensione, costituiti nell'ambito delle autorità di
vigilanza sui soggetti gestori a favore dei dipendenti delle stesse, possono
gestire direttamente le proprie risorse>>. 27. All'art. 3, comma 5, del decreto legislativo 30 giugno
1994, n. 479, le parole: <<sei esperti per l'INPS, l'INAIL e l'INPDAP>> sono
sostituite dalle seguenti: <<otto esperti per l'INPS, sei esperti per
l'INAIL e sei per l'INPDAP>>. Con apposite convenzioni gli enti previdenziali
pubblici regoleranno l'utilizzo in comune delle reti telematiche delle banche
dati e dei servizi di sportello e di informazione all'utenza. Entro sei mesi
dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo della Repubblica è delegato
ad emanare uno o più decreti legislativi recanti norme volte a regolamentare
le dismissioni del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali pubblici
e gli investimenti degli stessi in campo immobiliare nonchè la loro
gestione, sulla base dei seguenti princìpi e criteri direttivi: a) cessione del patrimonio immobiliare non adibito ad uso strumentale
di ciascun ente entro cinque anni dall'emanazione delle norme delegate, procedendo
in base a percentuali annue delle cessioni determinate dalle medesime norme; b) definizione delle forme di cessione e gestione del patrimonio
tramite alienazioni, conferimenti a società immobiliari, affidamenti
a società specializzate, secondo princìpi di trasparenza, economicità e
congruità di valutazione economica; c) effettuazione di nuovi investimenti immobiliari -- fatti salvi
i piani di investimento in atto e gli acquisti di immobili adibiti ad uso
strumentale -- esclusivamente in via indiretta, in particolare tramite sottoscrizione
di quote di fondi immobiliari e partecipazioni minoritarie in società immobiliari,
individuate in base a caratteristiche di solidità finanziaria, specializzazione
e professionalità; in ogni caso, dovranno essere adottate tutte le
misure necessarie per salvaguardare l'obbligo delle riserve legali previste
dalle vigenti normative; d) attuazione degli investimenti in relazione alle necessità di
bilancio di ciascun ente, secondo criteri di diversificazione delle partecipazioni
e della detenzione di quote in singole società idonee a minimizzare
il rischio e ad escludere forme di gestione anche indiretta del patrimonio
immobiliare; e) verifica annua da parte del Ministero del lavoro e della previdenza
sociale sull'andamento delle dismissioni e sul rispetto dei criteri per i
nuovi investimenti degli enti, con comunicazione dei risultati attraverso
apposita relazione da presentare ogni anno alle competenti Commissioni parlamentari; f) soppressione delle società già costituite per la
gestione e l'alienazione del patrimonio immobiliare dei predetti enti. 28. A far data dal 1° gennaio 1996 saranno soggette
all'assicurazione obbligatoria per la tubercolosi le Istituzioni pubbliche
di assistenza e beneficenza (IPAB) o loro reparti convenzionati con il Servizio
sanitario nazionale ai sensi dell'art. 26 della legge 23 dicembre 1978, n.
833, competendo soltanto ad esse la qualifica di istituzione pubblica sanitaria. Art. 4. Destinatari. 1. Al comma 1 dell'art. 2 del decreto legislativo 21 aprile
1993, n. 124 e successive modificazioni ed integrazioni, è aggiunta,
in fine, la seguente lettera: <<b-bis) per raggruppamenti di soci lavoratori di cooperative di produzione
e lavoro, anche unitamente ai lavoratori dipendenti dalle cooperative interessate>>. 2. La lettera a) del comma 2 dell'art. 2 del decreto legislativo
21 aprile 1993, n. 124 e successive modificazioni ed integrazioni, è sostituita
dalla seguente: <<a) per i soggetti di cui al comma 1, lettere a) e b-bis), esclusivamente
forme pensionistiche complementari in regime di contribuzione definita;>>.. 3. Alla lettera a) del comma 1 dell'art. 3 del decreto legislativo
21 aprile 1993, n. 124 e successive modificazioni ed integrazioni, sono aggiunte,
in fine, le parole: <<accordi, anche interaziendali per gli appartenenti
alla categoria dei quadri, promossi dalle organizzazioni sindacali nazionali
rappresentative della categoria membri del Consiglio nazionale dell'economia
e del lavoro;>>.. 4. Al comma 1 dell'art. 3 del decreto legislativo 21 aprile
in fine, la seguente lettera: <<c-bis) accordi fra soci lavoratori di cooperative di produzione e lavoro,
promossi da associazioni nazionali di rappresentanza del movimento cooperativo
legalmente riconosciute>>. Art. 5. Costituzione dei fondi pensione ed autorizzazione all'esercizio. 1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente
legge, l'autorizzazione all'esercizio dell'attività ai sensi del comma
3 dell'art. 4 del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124 e successive modificazioni
ed integrazioni, è concessa esclusivamente ai fondi pensione costituiti
nelle forme previste dal comma 1 dell'art. 4 del medesimo decreto legislativo. Art. 6. Decadenza dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività dei
fondi pensione. 1. Al comma 7 dell'art. 4 del decreto legislativo 21 aprile
1993, n. 124 e successive modificazioni ed integrazioni, le parole: <<ventiquattro
mesi>> sono sostituite dalle seguenti: <<dodici mesi>>. Art. 7. Banca depositaria. 1. Dopo l'art. 6 del decreto legislativo 21 aprile 1993,
n. 124 e successive modificazioni ed integrazioni, è inserito il seguente: <<Art. 6-bis (Banca depositaria). -- 1. Le risorse dei fondi, affidate
in gestione, sono depositate presso una banca distinta dal gestore che presenti
i requisiti di cui all'art. 2-bis della legge 23 marzo 1983, n. 77 introdotto
dall'art. 3 del decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 83. 2. La banca depositaria esegue le istruzioni impartite dal
soggetto gestore del patrimonio del fondo, se non siano contrarie alla legge,
allo statuto del fondo stesso e ai criteri stabiliti nel decreto ministeriale
di cui all'art. 6, comma 4-quinquies. 3. Si applicano, per quanto compatibili, le disposizioni
di cui al citato art. 2-bis della legge n. 77 del 1983>>. Art. 8. Finanziamento. 1. Il primo periodo del comma 2 dell'art. 8 del decreto
legislativo 21 aprile 1993, n. 124 e successive modificazioni ed integrazioni, è sostituito
dai seguenti: <<Le fonti istitutive fissano il contributo complessivo
da destinare al fondo pensione, stabilito in percentuale della retribuzione
assunta a base della determinazione del TFR, che può ricadere anche
su elementi particolari della retribuzione stessa o essere individuato mediante
destinazione integrale di alcuni di questi al fondo. Nel caso dei lavoratori
autonomi e dei liberi professionisti, il contributo è definito in percentuale
del reddito d'impresa o di lavoro autonomo dichiarato ai fini IRPEF, relativo
al periodo d'imposta precedente; nel caso dei soci lavoratori di società cooperative
il contributo è definito in percentuale degli imponibili considerati
ai fini dei contributi previdenziali obbligatori>>. 2. Per le imprese con un numero di dipendenti non superiore
a 25 la destinazione al finanziamento dei fondi pensione dell'accantonamento
annuale del TFR eccedente la quota di cui all'art. 13, comma 3, lettera a),
del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, come sostituito dall'art. 11
della presente legge, per i lavoratori di prima occupazione, successiva alla
data di entrata in vigore della presente legge, è sospesa per i quattro
anni successivi alla stessa data. Art. 9. Fondi pensione aperti. 1. Al comma 2 dell'art. 9 del decreto legislativo 21 aprile
1993, n. 124 e successive modificazioni ed integrazioni, sono aggiunte, in
fine, le parole: <<; ove non sussistano o non operino diverse previsioni
in merito alla costituzione di fondi pensione ai sensi dei precedenti articoli,
la facoltà di adesione ai fondi aperti può essere prevista anche
dalle fonti istitutive su base contrattuale collettiva>>. 2. Le disposizioni di cui all'art. 9 del decreto legislativo
21 aprile 1993, n. 124 e successive modificazioni ed integrazioni, trovano
applicazione, nei diversi settori, decorsi sei mesi dal rinnovo del primo contratto
nazionale di categoria successivamente all'entrata in vigore della presente
legge ovvero decorsi sei mesi dalla stipula di diversi accordi collettivi nazionali
istitutivi di forme pensionistiche complementari. Art. 10. Permanenza nel fondo pensione e cessazione dei requisiti
di partecipazione. 1. All'art. 10 del decreto legislativo 21 aprile 1993, n.
124 e successive modificazioni ed integrazioni, sono aggiunti, in fine, i seguenti
commi: <<3-bis. Le fonti istitutive prevedono per ogni singolo iscritto, anche
in mancanza delle condizioni di cui ai commi precedenti, la facoltà di
trasferimento dell'intera posizione individuale dell'iscritto stesso presso altro
fondo pensione, di cui agli articoli 3 e 9, non prima di cinque anni di permanenza
presso il fondo da cui si intende trasferire limitatamente ai primi cinque anni
di vita del fondo stesso, e successivamente a tale termine non prima di tre anni.
La commissione di vigilanza di cui all'art. 16 emanerà norme per regolare
le offerte commerciali proposte dai vari fondi pensione al fine di eliminare
distorsioni nell'offerta che possano creare nocumento agli iscritti ai fondi. 3-ter. In caso di morte del lavoratore iscritto al fondo pensione prima del
pensionamento per vecchiaia la posizione individuale dello stesso, determinata
ai sensi del comma 1, è riscattata dal coniuge ovvero dai figli ovvero,
se già viventi a carico dell'iscritto, dai genitori. In mancanza di
tali soggetti la posizione resta acquisita al fondo pensione>>. Art. 11. Trattamento tributario dei contributi e delle prestazioni. 1. L'art. 13 del decreto legislativo 21 aprile 1993, n.
124 e successive modificazioni ed integrazioni, è sostituito dal seguente: <<Art. 13 (Trattamento tributario dei contributi e delle prestazioni).
-- 1. In deroga al comma 4 dell'art. 17 del testo unico delle imposte sui redditi,
non è imponibile la quota di accantonamento annuale del TFR destinato
a forme pensionistiche complementari. 2. I contributi versati dal datore di lavoro alle forme pensionistiche
complementari, diversi dalle quote del TFR destinate al medesimo fine, sono
deducibili ai sensi e agli effetti del titolo I, capo VI, del testo unico delle
imposte sui redditi di cui al comma 1 per un importo non superiore, per ciascun
dipendente, al 2 per cento della retribuzione annua complessiva assunta come
base per la determinazione del TFR e comunque a lire 2 milioni e 500 mila.
La deduzione è ammessa a condizione che le fonti istitutive di cui all'art.
3 prevedano la destinazione alle forme pensionistiche complementari di quote
del TFR almeno per un importo pari all'ammontare del contributo erogato. 3 . All'art. 48 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato
con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 e successive
modificazioni ed integrazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: a) nel comma 2, la lettera a) è sostituita dalla seguente: "a) i contributi versati dal datore di lavoro o dal lavoratore
ad enti o casse aventi esclusivamente fine assistenziale in conformità a
disposizioni di legge, di contratto o di accordo o regolamento aziendale;
i contributi versati dal datore di lavoro o dal lavoratore ad enti o casse
aventi esclusivamente fine previdenziale in conformità a disposizioni
di legge; i contributi versati dal datore di lavoro alle forme pensionistiche
complementari di cui al decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124 e successive
modificazioni e integrazioni; i contributi, diversi dalle quote del TFR destinate
ai medesimi fini, versati dal lavoratore alle medesime forme pensionistiche
complementari per un importo non superiore al 2 per cento della retribuzione
annua complessiva assunta come base per la determinazione del TFR e comunque
a lire 2 milioni e 500 mila, a condizione che le fonti istitutive di cui
all'art. 3 del citato decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124 e successive
modificazioni ed integrazioni, prevedano la destinazione alle forme pensionistiche
complementari di quote del TFR almeno per un importo pari all'ammontare del
contributo versato; la suddetta condizione non si applica nel caso di cui
la fonte istitutiva sia costituita unicamente da accordi tra lavoratori;";TO} b) dopo il comma 8, è aggiunto il seguente: "8-bis. Dai compensi di cui alla lettera a) del comma 1 dell'art. 47 sono
deducibili i contributi versati alle forme pensionistiche complementari previste
dal decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124 e successive modificazioni ed
integrazioni, dai lavoratori soci o dalle cooperative di produzione e lavoro
per un importo non superiore al 6 per cento, e comunque a lire 5 milioni, dell'imponibile
rilevante ai fini della contribuzione previdenziale obbligatoria". 4. All'art. 10, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.
917 e successive modificazioni ed integrazioni, dopo la lettera e) è inserita
la seguente: "e-bis) i contributi versati alle forme pensionistiche complementari previste
integrazioni dai soggetti di cui all'art. 2, comma 1, lettera b), del medesimo
decreto, per un importo non superiore al 6 per cento, e comunque a lire 5 milioni,
del reddito di lavoro autonomo o d'impresa dichiarato". 5. Con legge finanziaria possono essere annualmente adeguati gli
importi dei contributi di cui ai commi 2, 3 e 4. 6. Ai sensi e agli effetti del titolo I, capo VI, del testo unico
delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica
22 dicembre 1986, n. 917 e successive modificazioni ed integrazioni, è deducibile
un importo non superiore al 3 per cento delle quote di accantonamento annuale
del TFR destinate a forme pensionistiche complementari. Tale importo deve essere
accantonato in una speciale riserva designata con riferimento al presente decreto
legislativo, che concorre a formare il reddito nell'esercizio e nella misura
in cui sia utilizzata per scopi diversi dalla copertura di perdite dell'esercizio.
Nel caso di passaggio a capitale della riserva si applica l'art. 44, comma
2, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. Nel caso di esercizio in perdita
la deduzione può essere effettuata negli esercizi successivi ma non
oltre il quinto, fino a concorrenza dell'ammontare complessivamente maturato. 7. All'art. 47, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi,
917 e successive modificazioni ed integrazioni, dopo la lettera h) è inserita
la seguente: "h-bis) le prestazioni comunque erogate in forma di trattamento periodico
ai sensi del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124 e successive modificazioni
ed integrazioni;". 8. All'art. 48 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato
modificazioni ed integrazioni, dopo il comma 7 è inserito il seguente: "7-bis. Le prestazioni periodiche indicate alla lettera h-bis)
del comma 1 dell'art. 47 costituiscono reddito per l'87,5 per cento dell'ammontare
corrisposto". 9. Le prestazioni in forma di capitale, per la parte consentita,
e i riscatti di cui all'art. 10, comma 1, lettera c), erogati ai soggetti di
cui all'art. 2, comma 1, lettere a) e b-bis), sono comunque soggetti a tassazione
separata ai sensi dell'art. 16, comma 1, lettera a), del testo unico delle
imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica
22 dicembre 1986, n. 917 e successive modificazioni ed integrazioni. Si applica
il comma 3 del medesimo art. 16 e le prestazioni stesse sono imponibili per
il loro ammontare netto complessivo con l'aliquota determinata con i criteri
di cui al comma 1 dell'art. 17 del medesimo testo unico e successive modificazioni
ed integrazioni, applicando la riduzione annuale ivi prevista proporzionalmente
alle quote di accantonamento annuale del TFR destinato alla forma pensionistica
complementare e l'ammontare della riduzione stessa applicabile al TFR è diminuito
proporzionalmente al rapporto fra quota destinata alla forma pensionistica
complementare e quota di accantonamento. Si applicano i commi 2, 5 e 6 del
citato art. 17 e successive modifiicazioni ed integrazioni. 10. Le prestazioni in forma di capitale, per la parte consentita,
cui all'art. 2, comma 1, lettera b), sono comunque soggetti a tassazione separata
ai sensi dell'art. 16, comma 1, lettera c), del citato testo unico delle imposte
sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre
1986,n. 917 e successive modificazioni ed integrazioni. Si applicano il comma
3 dell'art. 16 e il comma 2 dell'art. 17 del medesimo testo unico, e successive
modificazioni ed integrazioni. 11. Sui premi per le assicurazioni sulla vita corrisposti dai fondi
pensione al momento della conversione in rendita del montante dei contributi
versati, l'imposta di cui all'art. 1 della tariffa di cui all'allegato A alla
legge 29 ottobre 1961, n. 1216 e successive modificazioni ed integrazioni, è dovuta
nella misura dello 0,1 per cento. 12. Le convenzioni con le imprese assicurative di cui all'art. 6,
comma 1, lettera b), non sono soggette all'imposta di cui alla legge 29 ottobre
1961, n. 1216. 13. Le operazioni di trasferimento delle posizioni pensionistiche
complementari sono esenti da ogni onere fiscale, a condizione che avvengano
a favore di forme pensionistiche complementari disciplinate dal presente decreto
legislativo. 14. I fondi pensione comunicano annualmente alla commissione di
vigilanza di cui all'art. 16 l'ammontare della contribuzione ad essi affluita,
con distinzione delle quote di contribuzione a carico dei datori di lavoro,
a carico dei lavoratori nonchè delle quote a titolo di TFR. Le risultanze
di tali elementi informativi sono, con la stessa cadenza, trasmesse alle Amministrazioni
delle finanze, del tesoro e del lavoro e della previdenza sociale>>. 2. Agli effetti del comma 10 dell'art. 13 del decreto legislativo
21 aprile 1993, n. 124, come sostituito dal comma 1 del presente articolo,
il riferimento all'art. 17, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi,
917 e successive modificazioni ed integrazioni, va inteso nel senso che nell'importo
dei contributi a carico del lavoratore non sono computate le quote del TFR
destinate alle forme pensionistiche complementari e che sono comunque consentite
le anticipazioni previste dall'art. 7 del citato decreto legislativo. 3. All'art. 42, comma 4, del testo unico delle imposte sui
redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre
1986, n. 917, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: <<La predetta
disposizione non si applica in ogni caso alle prestazioni erogate in forma
di capitale ai sensi del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124 e successive
modificazioni ed integrazioni>>. Art. 12. Regime tributario dei fondi pensione. 1. L'art. 14 del decreto legislativo 21 aprile 1993, n.
124 e successive modificazioni ed integrazioni, è sostituito dal seguente: <<Art. 14 (Regime tributario dei fondi pensione). -- 1. I fondi pensione
di cui all'art. 1 sono soggetti ad imposta sostitutiva delle imposte sui redditi
nella misura fissa di lire 10 milioni, ridotta a lire 5 milioni per i primi cinque
periodi d'imposta dalla data di costituzione del fondo. Le ritenute operate sui
redditi di capitale e sui redditi diversi percepiti dai fondi pensione sono a
titolo d'imposta. Sono parimenti a titolo di imposta le ritenute operate sui
redditi di capitale e sui redditi diversi percepiti dalle imprese assicurative
nella gestione, anche con garanzia assicurativa, delle risorse dei fondi pensione
mediante le convenzioni di cui all'art. 6, comma 1, lettera b). 2. L'imposta sostitutiva deve essere versata alla sezione di tesoreria
provinciale dello Stato entro il 31 gennaio di ciascun anno. Si applicano,
in quanto compatibili, le disposizioni dell'art. 9, comma 4, della legge 23
marzo 1983, n. 77 e successive modificazioni ed integrazioni. 3. Ai fondi pensione il cui patrimonio, alla data del 28 aprile
1993, sia direttamente investito in beni immobili, l'imposta sostitutiva di
cui al comma 1 si applica, fino a quando non si saranno adeguati alle disposizioni
di cui all'art. 6, nella misura dello 0,50 per cento del loro valore corrente,
determinato secondo i criteri di cui alla legge 25 gennaio 1994, n. 86, calcolato
come media dei valori risultanti dai prospetti periodici previsti dalla legge
citata. 4. Per il versamento dell'imposta sostitutiva dovuta dai fondi pensione
di cui al comma 3, si applicano le disposizioni del comma 2. 5. Le operazioni di costituzione, trasformazione, scorporo e concentrazione
tra fondi pensione sono soggette all'imposta di registro nella misura fissa
di lire un milione e, ove dovute, alle imposte ipotecaria e catastale nella
misura fissa di lire un milione per ciascuna imposta>>. 2. Per gli anni 1993 e 1994 il versamento dell'imposta sostitutiva
prevista dall'art. 14 del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, come
sostituito dal comma 1 del presente articolo, è eseguito, in due rate
di eguale importo, entro il secondo e l'ottavo mese successivi a quello dientrata
in vigore della presente legge, con una maggiorazione a titolo di interessi,
calcolata in base al tasso annuo del 9 per cento, decorrente dal termine previsto
dal comma 2 del citato art. 14 del decreto legislativo n. 124 del 1993. Il
fondo può comunque optare per il versamento in unica soluzione dell'imposta
dovuta entro il termine previsto per il versamento della prima rata. 3. I versamenti d'acconto dell'imposta sui redditi delle
persone giuridiche e dell'imposta locale sui redditi effettuati negli anni
1993 e 1994 da parte dei fondi pensione si scomputano dai versamenti dell'imposta
sostitutiva dovuta ai sensi dell'art. 14 del decreto legislativo 21 aprile
1993, n. 124, come sostituito dal comma 1 del presente articolo, fino a compensazione. 4. Nel caso di fondi pensione costituiti come patrimonio
di destinazione, separato e autonomo, ai sensi dell'art. 2117 del codice civile,
l'imposta sostitutiva per il fondo di cui all'art. 14 del decreto legislativo
21 aprile 1993, n. 124, come sostituito dal comma 1 del presente articolo, è corrisposta
dalla società o ente nell'ambito del cui patrimonio il fondo è costituito. 5. L'imposta del 15 per cento di cui al comma 5 dell'art.
13 del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, nel testo previgente alle
modificazioni apportate dalla presente legge, se già versata, può portarsi
in compensazione dell'imposta sostitutiva dovuta a norma del comma 1 dell'art.
14 del suddetto decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, come sostituito
dal comma 1 del presente articolo. Con decreto del Ministro delle finanze sono
stabilite le relative modalità. Art. 13. Vigilanza sui fondi pensione. 1. L'art. 16 del decreto legislativo 21 aprile 1993, n.
124 e successive modificazioni ed integrazioni, è sostituito dal seguente: <<Art. 16 (Vigilanza sui fondi pensione). -- 1. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale emana le
direttive generali in materia di vigilanza sui fondi pensione, di concerto
con il Ministro del tesoro, e vigila sulla commissione di cui al comma 2. 2. é istituita la commissione di vigilanza sui fondi pensione
con lo scopo di perseguire la corretta e trasparente amministrazione e gestione
dei fondi per la funzionalità del sistema di previdenza complementare.
La commissione ha personalità giuridica di diritto pubblico. 3. La commissione è composta da un presidente e da quattro
membri, scelti tra persone dotate di riconosciuta competenza e specifica professionalità nelle
materie di pertinenza della stessa e di indiscussa moralità e indipendenza,
nominati ai sensi della legge 24 gennaio 1978,n. 14, con la procedura di cui
all'art. 3 della legge 23 agosto 1988, n. 400; la deliberazione del Consiglio
dei Ministri è adottata su proposta del Ministro del lavoro e della
previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro. Il presidente e
i membri della commissione durano in carica quattro anni e possono essere confermati
una sola volta; in sede di prima applicazione il decreto di nomina indicherà i
due membri della commissione il cui mandato scadrà dopo sei anni. Al
presidente e ai componenti della commissione si applicano le disposizioni di
incompatibilità, a pena di decadenza, di cui all'art. 1, quinto comma,
del decreto-legge 8 aprile 1974, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla
legge 7 giugno 1974 n. 216. Al presidente e ai componenti della commissione
competono le indennità di carica fissate con decreto del Presidente
del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro del lavoro e della previdenza
sociale di concerto con il Ministro del tesoro. La commissione delibera con
apposito regolamento in ordine al proprio funzionamento e alla propria organizzazione
sulla base dei princìpi di trasparenza e celerità dell'attività,
del contraddittorio e dei criteri di organizzazione e di gestione delle risorse
umane di cui alla legge 7 agosto 1990 n. 241, e al decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29 e successive modificazioni ed integrazioni. La commissione può avvalersi
di esperti nelle materie di competenza; essi sono collocati fuori ruolo ove
ne sia fatta richiesta. 4. Le deliberazioni della commissione sono adottate collegialmente,
salvo casi di urgenza previsti dalla legge o dal regolamento di cui al comma
3. Il presidente sovraintende all'attività istruttoria e cura l'esecuzione
delle deliberazioni. Il presidente della commissione tiene informato il Ministro
del lavoro e della previdenza sociale sugli atti e sugli eventi di maggiore
rilievo e gli trasmette le notizie ed i dati di volta in volta richiesti. Le
deliberazioni concernenti l'organizzazione e il funzionamento, quelle concernenti
il trattamento giuridico ed economico del personale e l'ordinamento delle carriere,
nonchè quelle dirette a disciplinare la gestione delle spese e la composizione
dei bilanci preventivo e consuntivo, che devono osservare i princìpi
del regolamento di cui all'art. 1, settimo comma, del citato decreto-legge
n. 95 del 1974, convertito, con modificazioni, dalla citata legge n. 216 del
1974, sono sottoposte al Ministro del lavoro e della previdenza sociale, il
quale, di concerto con il Ministro del tesoro, ne verifica la legittimità e
le rende esecutive con proprio decreto, da emanare entro venti giorni dal ricevimento
ove non formuli, entro il termine suddetto, proprie osservazioni. Trascorso
il termine di venti giorni dal ricevimento senza che siano state formulate
osservazioni, le deliberazioni divengono esecutive. La Corte dei conti esercita
il controllo generale sulla commissione per assicurare la legalità e
l'efficacia del suo funzionamento e riferisce annualmente al Parlamento. 5. é istituito un apposito ruolo del personale dipendente
dalla commissione. Il numero dei posti previsti dalla pianta organica non può eccedere
per il primo triennio le 30 unità. I requisiti di accesso e le modalità di
assunzione sono determinati dal regolamento di cui al comma 3 in conformità ai
princìpi fissati dal decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 e successive
modificazioni ed integrazioni, con richiesta di rigorosi requisiti di competenza
ed esperienza nei settori delle attività istituzionali della commissione.
L'ordinamento delle carriere e il trattamento giuridico ed economico del personale
sono stabiliti dal predetto regolamento. Tale regolamento detta altresì norme
per l'adeguamento alle modificazioni del trattamento giuridico ed economico.
Il regolamento prevede, per il coordinamento degli uffici, la qualifica di
direttore generale determinandone le funzioni. Il direttore generale risponde
del proprio operato alla commissione. La deliberazione relativa alla sua nomina è adottata
con non meno di quattro voti favorevoli. Con la stessa maggioranza la commissione
attribuisce, anche in sede di inquadramento, gli incarichi e le qualifiche
dirigenziali>>. 2. Per il funzionamento della commissione di vigilanza prevista
dall'art. 16 del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, come sostituito
dal comma 1 del presente articolo, è autorizzata la spesa di lire 5.000
milioni a decorrere dall'anno 1996. All'onere per gli anni 1996 e 1997 si provvede
mediante corrispondente utilizzo delle proiezioni per i medesimi anni: per
lire 3.500 milioni dell'accantonamento relativo al Ministero del lavoro e della
previdenza sociale e per lire 1.500 milioni dell'accantonamento relativo al
Ministero della pubblica istruzione, iscritti, ai fini del bilancio triennale
1995-1997, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro
per l'anno 1995. 3. Il finanziamento della commissione può essere
integrato, nella misura massima del 50 per cento dell'autorizzazione di spesa
di cui al comma 2, mediante il versamenta annuale da parte dei fondi pensione
di una quota non superiore allo 0,5 per mille dei flussi annuali dei contributi
incassati. Gli importi e le modalità dei versamenti sono definiti, sentita
la commissione di vigilanza, con apposito decreto del Ministro del tesoro,
di concerto con il Ministro del lavora e della previdenza sociale. Art. 14. Compiti della commissione di vigilanza. 1. L'art. 17 del decreto legislativo 21 aprile 1993, n.
124 e successive modificazioni ed integrazioni, è sostituito dal seguente: <<Art. 17 (Compiti della commissione di vigilanza). -- 1. I fondi pensione autorizzati ai sensi dell'art. 4, comma 6, nonchè quelli
di cui all'art. 18, commi 1, 3 e 8-bis, ivi compresi i fondi di cui all'art.
2 del decreto legislativo 20 novembre 1990, n. 357, nonchè i fondi che
assicurano ai dipendenti pubblici prestazioni complementari al trattamento
di base e al trattamento di fine rapporto, comunque risultino gli stessi configurati
nei bilanci di società o enti ovvero determinate le modalità di
erogazione, ad eccezione delle forme istituite all'interno di enti pubblici,
anche economici, che esercitano i controlli in materia di tutela del risparmio,
in materia valutaria o in materia assicurativa, sono iscritti nell'albo di
cui all'art. 4, comma 6, tenuto a cura della commissione di cui all'art. 16. 2. In conformità agli indirizzi generali del Ministero del
lavoro e della previdenza sociale, la commissione di cui all'art. 16 esercita
la vigilanza sui fondi pensione, ed in particolare: a) tiene l'albo di cui all'art. 4; b) approva gli statuti ed i regolamento dei fondi pensione, verificando
la ricorrenza dei requisiti di cui al comma 3 dell'art. 4 e delle altre condizioni
richieste dal presente decreto; c) svolge l'attività istruttoria per il rilascio delle autorizzazioni
di cui agli articoli 4, 6, comma 2-bis, e 9, comma 3, verifica la ricorrenza
dei requisiti richiesti in attuazione del comma 3 dell'art. 4; d) verifica il rispetto dei criteri di individuazione e ripartizione
del rischio come individuati ai sensi dei commi 4-quinquies e 5 dell'art.
6; e) definisce, d'intesa con le autorità di vigilanza dei soggetti
abilitati a gestire le risorse dei fondi, schemi-tipo di contratti tra i
fondi e i gestori; f) autorizza preventivamente le convenzioni sulla base della corrispondenza
ai criteri di cui all'art. 6 nonchè alla lettera e) del presente comma; g) indica criteri omogenei per la determinazione del valore del
patrimonio dei fondi e della loro redditività; fornisce disposizioni
per la tenuta delle scritture contabili, prevedendo: il modello di libro
giornale, nel quale annotare cronologicamente le operazioni di incasso dei
contributi e di pagamento delle prestazioni, nonchè ogni altra operazione,
gli eventuali altri libri contabili, il prospetto della composizione e del
valore del patrimonio del fondo pensione, attraverso la contabilizzazione
secondo i criteri previsti dalla legge 23 marzo 1983, n. 77, evidenziando
le posizioni individuali degli iscritti e il rendiconto annuale del fondo
pensione; h) valuta l'attuazione dei princìpi di trasparenza nei rapporti
con i partecipanti mediante l'elaborazione di schemi, criteri e modalità di
verifica, nonchè in ordine alla comunicazione periodica agli iscritti
circa l'andamento amministrativo e finanziario del fondo e alle modalità di
pubblicità; i) esercita il controllo sulla gestione tecnica, finanziaria, patrimoniale,
contabile dei fondi anche mediante ispezioni presso gli stessi, richiedendo
l'esibizione dei documenti e degli atti che ritenga necessari; l) riferisce periodicamente al Ministro del lavoro e della previdenza
sociale formulando anche proposte di modifiche legislative in materia di
previdenza complementare; m) programma ed organizza ricerche e rilevazioni nel settore della
previdenza complementare anche in rapporto alla previdenza di base; a tal
fine, i fondi sono tenuti a fornire i dati e le informazioni richiesti, per
la cui acquisizione la commissione può avvalersi anche dell'Ispettorato
del lavoro; n) pubblica e diffonde informazioni utili alla conoscenza dei problemi
previdenziali. 3. Per l'esercizio della vigilanza, la commissione può disporre
che le siano fatti pervenire, con le modalità e nei termini da essa
stessa stabiliti: a) le segnalazioni periodiche nonchè ogni altro dato e documento
richiesti; b) i verbali delle riunioni e degli accertamenti degli
organi interni di controllo dei fondi. 4. La commissione può altresì: a) convocare presso di sè gli organi di amministrazione e
di controllo dei fondi pensione; b) richiedere la convocazione degli organi di amministrazione dei
fondi pensione fissandone l'ordine del giorno. 5. Nell'esercizio della vigilanza, la commissione ha diritto di ottenere
le notizie e le informazioni richieste alle pubbliche amministrazioni. I dati,
le notizie, le informazioni acquisiti dalla commissione nell'esercizio delle
proprie attribuzioni sono tutelati dal segreto d'ufficio anche nei riguardi
delle pubbliche amministrazioni ad eccezione del Ministro del lavoro e della
previdenza sociale e fatto salvo quanto previsto dal codice di procedura penale
sugli atti coperti dal segreto. I dipendenti e gli esperti addetti alla commissione
nell'esercizio della vigilanza sono incaricati di un pubblico servizio. Essi
sono vincolati al segreto d'uffico e hanno l'obbligo di riferire alla commissione
tutte le irregolarità constatate, anche quando configurino fattispecie
di reato. 6. Accordi di collaborazione possono intervenire tra la commissione,
le autorità preposte alla vigilanza sui soggetti gestori di cui all'art.
6 e l'Autorità garante della concorrenza e del mercato al fine di favorire
lo scambio di informazioni e di accrescere l'efficacia dell'azione di controllo. 7. Entro il 31 marzo di ciascun anno la commissione trasmette al
Ministro del lavoro e della previdenza sociale una relazione sull'attività svolta,
sulle questioni in corso di maggiore rilievo e sugli indirizzi e le linee programmatiche
che intende seguire. Entro il 31 maggio successivo il Ministro del lavoro e
della previdenza sociale trasmette detta relazione al Parlamento con le proprie
eventuali osservazioni>>. 2. Al fine di garantire la continuità dell'attività di
vigilanza, la commissione di vigilanza già istituita presso il Ministero
del lavoro e della previdenza sociale e operante alla data di entrata in vigore
della presente legge continua ad espletare le sue funzioni fino all'insediamento
della nuova commissione prevista dall'art. 16 del decreto legislativo 21 aprile
1993, n. 124, come sostituito dal comma 1 dell'art. 13. Successivamente e per
la residua durata dell'originario incarico, i componenti della predetta commissione
assumono la qualifica di esperti, ai sensi e per gli effetti previsti da citato
art. 16, comma 3, del decreto legislativo n. 124 del 1993. Art. 15. Regime transitorio. 1. All'art. 18, comma 1, del decreto legislativo 21 aprile
1993, n. 124 e successive modificazioni ed integrazioni, le parole: <<due
anni>> sono sostituite dalle seguenti: <<quattro anni>> 2. All'art. 18, comma 3, lettera b), del decreto legislativo
21 aprile 1993, n. 124 e successive modificazioni ed integrazioni sono aggiunte,
in fine, le parole: <<e assicurativa>>. 3. All'art. 18, comma 3, del decreto legislativo 21 aprile
1993, n. 124 e successive modificazioni ed integrazioni, le parole: <<Alle
forme di cui alla lettera a) non si applicano gli articoli 16 e 17;>> sono
sostituite dalle seguenti: <<Alle forme di cui alla lettera a) non si
applicano gli articoli 6, 16 e 17;>>. 4. All'art. 18, comma 7, del decreto legislativo 21 aprile
1993, n. 124 e successive modificazioni ed integrazioni, sono apportate le
seguenti modificazioni: a) nell'ultimo periodo le parole <<commi 1, 2 e 3>> sono
sostituite dalle seguenti: <<commi 2 e 3>>; b) è aggiunto, in fine, il seguente periodo: <<Al
trasferimento, a favore di forme pensionistiche complementari disciplinate
dal presente decreto legislativo, di posizioni previdenziali in essere alla
data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, costituite da
fondi accantonati per fini previdenziali anche ai sensi dell'art. 2117 del
codice civile, si applica il comma 13 dell'art. 13>>. 5. All'art. 18 del decreto legislativo 21 aprile 1993, n.
124 e successive modificazioni ed integrazioni, dopo il comma 8-ter sono aggiunti
i seguenti: <<8-quater. Ai contributi versati ai fondi di previdenza
complementare che abbiano presentato istanza al Ministero del lavoro e della
previdenza sociale per l'applicazione del periodo transitorio di cui al comma
8-bis continua ad applicarsi, fino al termine di tale periodo, anche per
gli iscritti successivamente alla data di entrata in vigore del presente
decreto, il trattamento tributario previsto dalle norme vigenti alla stessa
data. 8-quinquies. L'accesso alle prestazioni per anzianità e
vecchiaia assicurate dalle forme pensionistiche di cui al comma 1, che garantiscono
prestazioni definite ad integrazione del trattamento pensionistico obbligatorio, è subordinato
alla liquidazione del predetto trattamento>>. 6. Per i fondi pensione che abbiano presentato istanza al
Ministero del lavoro e della previdenza sociale per l'applicazione del periodo
transitorio di cui all'art. 18, comma 8-bis, del decreto legislativo 21 aprile
1993, n. 124 e successive modificazioni ed integrazioni, all'imposta sostitutiva
di cui ai commi 1 e 3 dell'art. 14 dello stesso decreto legislativo n. 124
del 1993, come sostituito dall'art. 12 della presente legge, si applica, a
decorrere dal 1995 e fino al termine del periodo transitorio, una addizionale
nella misura dell'1 per cento calcolata sul patrimonio netto contabile risultante
dall'ultimo bilancio approvato dal fondo. 7. I fondi di cui al comma 6 presentano ai Ministeri delle
finanze e del lavoro e della previdenza sociale, entro il 30 giugno di ogni
anno a decorrere dal 1996, un prospetto da cui risulti l'ammontare dei contributi
versati per gli iscritti successivamente alla data di entrata in vigore del
decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, e quello dell'addizionale all'imposta
sostitutiva di cui al comma 6. Il Ministro delle finanze, con proprio decreto,
di concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, può modificare,
sulla base dei dati risultanti nel prospetto e per ciascuno dei fondi, la misura
dell'addizionale prevista al fine di eliminare eventuali perdite di gettito
derivanti dall'applicazione del regime tributario transitorio di cui all'art.
18, comma 8-quater, del citato decreto legislativo n. 124 del 1993, introdotto
dal comma 5 del presente articolo. L'integrazione dell'addizionale all'imposta
sostitutiva dovrà essere versata entro trenta giorni dalla data di entrata
in vigore del decreto del Ministro delle finanze di cui al precedente periodo,
con le modalità di cui all'art. 14, comma 2, dello stesso decreto legislativo
n. 124 del 1993, come sostituito dall'art. 12 della presente legge. 8. I contributi versati dal datore di lavora e dal lavoratore
a fondi costituiti ai sensi del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124
e successive modificazioni ed integrazioni, definiti da accordi collettivi
antecedenti la data di entrata in vigore della presente legge, mantengono limitatamente
agli iscritti al 31 maggio 1993, il trattamento fiscale previsto dallo stesso
decreto legislativo n. 124 del 1993 e successive modificazioni ed integrazioni,
fino al rinnova degli accordi stessi e comunque per un periodo massimo di quattro
anni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Art. 16. Sanzioni. 1. Dopo l'art. 18 del decreto legislativo 21 aprile 1993,
n. 124 e successive modificazioni ed integrazioni, è inserito il seguente: <<Art. 18-bis (Sanzioni penali e amministrative). -- 1. Chiunque esercita l'attività di cui all'art. 4 senza l'autorizzazione
del Ministro del lavoro e della previdenza sociale è punito con la reclusione
da sei mesi a tre anni e con la multa da lire dieci milioni a lire cinquanta
milioni. é sempre ordinata la confisca delle cose che sono servite o
sono state destinate a commettere il reato o che ne sono il prodotto o il profitto,
salvo che appartengano a persona estranea al reato. 2. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, i componenti
degli organi di amministrazione e di controllo di cui all'art. 5, comma 1,
e i responsabili del fondo che forniscono alla commissione di cui all'art.
16 segnalazioni, dati o documenti falsi sono puniti con l'arresto da sei mesi
a tre anni. 3. Il rendiconto e il prospetto di cui all'art. 17, comma 2, lettera
g), sono considerati quali comunicazioni sociali agli effetti di cui all'art.
2621 del codice civile. 4. I componenti degli organi di cui all'art. 5, comma 1, e i responsabili
del fondo che nel termine prescritto non ottemperano, anche in parte, alle
richieste della commissione di cui all'art. 17, sono puniti con la sanzione
amministrativa del pagamento di una somma da lire cinque milioni a lire trenta
milioni. 5. I soggetti di cui al comma 4 che non effettuano le comunicazioni
relative alla sopravvenuta variazione della condizione di onorabilità di
cui all'art. 4, comma 3, lettera c), nel termine di quindici giorni dal momento
in cui sono venuti a conoscenza degli eventi e delle situazioni relative, sono
puniti con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire cinque
milioni a lire trenta milioni>>. Art. 17. Entrata in vigore. 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo
a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Tabella 1 (v. articolo 1, comma 3) QUADRO RIASSUNTIVO EFFETTI FINANZIARI SUL FABBISOGNO DERIVANTI
DALLE MODIFICHE ALLA NORMATIVA IN MATERIA PREVIDENZIALE (Omissis) Tabella A (v. articolo 1, comma 6) COEFFICIENTI DI TRASFORMAZIONE Divisori Età 21,1869 57 20,5769 58 19,9769 59 19,3669 60 18,7469 61 18,1369 62 17,5269 63 16,9169 64 16,2969 65 tasso di sconto = 1,5 % Tabella B (v. articolo 1, comma 26) Anno Età anagrafica Anzianità contributiva 1996 52 36 1997 52 36 1998 53 36 1999 53 37 2000 54 37 2001 54 37 2002 55 37 2003 55 37 2004 56 38 2005 56 38 2006 57 39 2007 57 39 2008 in poi 57 40 Tabella C (v. articolo 1, comma 27) Anzianità al 31 dicembre 1995 Anzianità necessaria al pensionamento da 19 a 21 32 da 22 a 25 31 da 26 a 29 30 Tabella D (v. articolo 1, comma 27) RIDUZIONI PERCENTUALI DEI TRATTAMENTI PENSIONISTICI Anni mancanti a 37 1 2 3 4 5 6 7 Penalizzazioni 1% 3% 5% 7% 9% 11% 13% Tabella E (v. articolo 1, comma 29) Data entro la quale si matura il requisito contributivo Data di decorrenza del trattamento Lavoratori dipendenti pubblici
e privati 31 dicembre 1994 1° gennaio 1996 per i soggetti che hanno un'età pari
o superiore a 57 anni. 1° aprile 1996 per i rimanenti soggetti. 31 dicembre 1995 1° luglio 1996 per i soggetti che hanno un'età pari
o superiore a 57 anni. 1° ottobre 1996 per i rimanenti soggetti. 30 giugno 1996 1° ottobre 1996 per i soggetti che hanno un'età pari
o superiore a 57 anni. 31 dicembre 1996 1° gennaio 1997 per i rimanenti soggetti. 30 giugno 1997 1° luglio 1997 per i soggetti che hanno un'età pari
o superiore a 57 anni. 31 dicembre 1997 1° gennaio 1998 per i rimanenti soggetti. Lavoratori autonomi iscritti
all'INPS 31 dicembre 1994 1° gennaio 1996 per i soggetti che hanno un'età pari
o superiore a 57 anni. 1° ottobre 1996 per i soggetti che hanno più di 55 anni. 1° gennaio 1997 per i rimanenti soggetti. 31 dicembre 1996 1° gennaio 1997 per i soggetti che hanno un'età pari
o superiore a 57 anni. 1° luglio 1997 per i rimanenti soggetti. Tabella F (v. articolo 1, comma 41) TABELLA RELATIVA AI CUMULI TRA TRATTAMENTI PENSIONISTICI AI
SUPERSTITI E REDDITI DEL BENEFICIARIO Reddito superiore a 3 volte il trattamento minimo annuo
del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, calcolato in misura pari a
13 volte l'importo in vigore al 1° gennaio. Percentuale di cumulabilità: 75 per cento del trattamento
di reversibilità. Reddito superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo
13 volte l'importo in vigore al 1° gennaio. Percentuale di cumulabilità: 60 per cento del trattamento
di reversibilità. Reddito superiore a 5 volte il trattamento minimo annuo
13 volte l'importo in vigore al 1° gennaio. Percentuale di cumulabilità: 50 per cento del trattamento
di reversibilità. Tabella G (v. articolo 1, comma 42) TABELLA RELATIVA AI CUMULI TRA ASSEGNO DI INVALIDITA' E REDDITI
DA LAVORO Reddito superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo
13 volte l'importo in vigore al 1° gennaio. 25 per cento dell'importo dell'assegno Reddito superiore a 5 volte il trattamento minimo annuo
del Fondo pensioni lavoratori di pendenti, calcolato in misura pari a
13 volte l'importo in vigore al 1° gennaio. 50 per cento dell'importo dell'assegno Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X Home