Source: http://www.guidelegali.it/approfondimenti-in-fisco-e-contenzioso-principi-generali/definitiva-presa-di-posizione-della-cassazione-sulla-detraibilit%C3%A0-del-credito-iva-nel-caso-di-omessa-8194.aspx
Timestamp: 2017-03-31 00:28:20+00:00
Document Index: 68763192

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 27', 'art. 28', 'art. 9', 'art. 19', 'art. 30', 'art. 55', 'art. 19', 'art. 5', 'art. 53']

Definitiva (?) presa di posizione della Cassazione sulla detraibilità del credito IVA nel caso di omessa presentazione della dichiarazione.
(6 doc.) Definitiva (?) presa di posizione della Cassazione sulla detraibilità del credito IVA nel caso di omessa presentazione della dichiarazione.
Letto 8 volte dal 17/10/2016
Sommario: 1. Premessa 2. Giurisprudenza 3. Cassazione, SS.UU., sentenza n. 17757/2016: il caso e la soluzione dei giudici di legittimita' 4. Cassazione, SS.UU., sentenza n. 17758/2016: il caso e la soluzione dei giudici di legittimita' 5. Prassi 6. Normativa di riferimento. 1. PREMESSA.
sia alla detraibilità del credito IVA maturato e debitamente registrato nelle liquidazioni periodiche, in ipotesi di omissione delle dichiarazione annuale relativa al periodo di maturazione di detto credito;
sia con riguardo alle procedure utilizzabili dall'Amministrazione Finanziaria ai fini del controllo di tali fattispecie. I principi affermati dalle Sezioni Unite sono i seguenti:
l'omissione della dichiarazione IVA da parte del soggetto passivo non comporta ex se la perdita del credito maturato nella stessa annualità (perdita che si verifica solo in assenza dei requisiti sostanziali del diritto alla detrazione), ma è onere del contribuente, a fronte della contestazione di omissioni o irregolarità, fornire adeguata prova dell'esistenza delle condizioni sostanziali cui la normativa ricollega l'insorgenza del diritto alla detrazione (Cassazione, SS. UU., sentenza n. 17757 del 08/09/2016);
è legittima la contestazione di tale violazione da parte del Fisco, mediante l'utilizzo della procedura automatizzata disciplinata dall'articolo 54-bis del DPR. n. 633/1972, non essendo necessaria l'emissione di un avviso di rettifica; al contribuente è comunque consentito dimostrare la sussistenza e l'effettiva spettanza del credito (Cassazione, SS. UU., sentenza n. 17758 del 08/09/2016). 2. GIURISPRUDENZA.
“se il contribuente si attiene agli obblighi formali-contabili prescritti dalla normativa interna grava sull'Amministrazione fiscale che intenda disconoscere il diritto a detrazione negando la corrispondenza delle realtà effettuale a quella rappresentata nelle scritture contabili l'onere della relativa contestazione e della consequenziale prova”;
“diversamente, se il contribuente non si attiene alle prescrizioni formali e contabili disciplinate dall'ordinamento interno, è onere dello stesso, a fronte della contestazione di omissioni o irregolarità, fornire adeguata prova dell'esistenza delle condizioni sostanziali cui la normativa comunitaria ricollega l'insorgenza del diritto alla detrazione”.
il primo ritiene che “allorquando il credito portato in detrazione non risulti dalla dichiarazione annuale, sia perchè diverso sia, più radicalmente, perchè la stessa non è stata presentata, è pienamente legittimo il ricorso alla procedura de qua” (in tal senso Cassazione, n. 9564 del 22/04/2009, n. 10674 del 04/05/2010 e n. 17754 del 16/10/2012);
il secondo, di contro, ritiene che “la negazione della detrazione nell'anno in verifica di un credito dell'anno precedente, per il quale la dichiarazione è stata omessa, non può essere ricondotta al mero controllo cartolare, in quanto implica verifiche e valutazioni giuridiche, dovendo ritenersi che il disconoscimento dei crediti e l'iscrizione della conseguente maggiore imposta dovevano, pertanto, avvenire previa emissione di motivato avviso di rettifica” (in tal senso Cassazione, n. 5318 del 03/04/2012, n. 3755 del 15/02/2013, con rinvii a: Corte Costituzionale, n. 430 del 07/04/1988; Cassazione, n. 11712 del 27/05/2011, n. 9224 del 21/04/2011, n. 27396 del 23/07/2010 e n. 13591 del 08/05/2007).
In conclusione la Cassazione ha enunciato il seguente principio di diritto: "In fattispecie di omessa presentazione della dichiarazione annuale IVA, è consentita l'iscrizione a ruolo dell'imposta detratta e la consequenziale emissione di cartella di pagamento, ben potendo il fisco operare, con procedure automatizzate, un controllo formale che non tocchi la posizione sostanziale della parte contribuente e sia scevro da profili valutativi e/o estimativi e da atti d'indagine diversi da mero raffronto con dati ed elementi in possesso dell'anagrafe tributaria, ai sensi del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, artt. 54 bis e 60, (fatta salva, nel successivo giudizio d'impugnazione della cartella, l'eventuale dimostrazione a cura del contribuente che la deduzione d'imposta, eseguita entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto, riguardi acquisti fatti da un soggetto passivo d'imposta, assoggettati a IVA e finalizzati a operazioni imponibili)". Una volta delineato l'importante orientamento espresso dalla Suprema Corte nelle sentenze in commento, si procederà ora a fare dei brevi cenni alla prassi amministrativa e alla normativa in tema di detraibilità del credito IVA nel caso di omessa presentazione della dichiarazione.
l'art. 27, comma 5 è abrogato;
l'art. 28 è sostituito e, in particolare, il comma 3, è modificato radicalmente per poi essere del tutto abrogato dall'art. 9, comma 4, del DPR. n. 322 del 1998;
l'art. 19, comma 1 è modificato nei seguenti termini: “Per la determinazione dell'imposta dovuta a norma del primo comma dell'articolo 17, comma 1, o dell'eccedenza di cui all'articolo 30, comma 2, è detraibile dall'ammontare dell'imposta relativa alle operazioni effettuate, quello dell'imposta assolta o dovuta dal soggetto passivo o a lui addebitata a titolo di rivalsa in relazione ai beni ed ai servizi importati o acquistati nell'esercizio dell'impresa, arte o professione. Il diritto alla detrazione dell'imposta relativa ai beni e servizi acquistati o importati sorge nel momento in cui l'imposta diviene esigibile e può essere esercitato, al più tardi, con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto alla detrazione è sorto ed alle condizioni esistenti al momento della nascita del diritto medesimo”;
non subisce invece modifiche l'art. 30, comma 2 che viene solo aggiornato dal DPR. n. 435 del 2001 come di seguito: “Se dalla dichiarazione annuale risulta che l'ammontare detraibile di cui al n. 3) dell'articolo 28, aumentato delle somme versate mensilmente, è superiore a quello dell'imposta relativa alle operazioni imponibili di cui al n. 1) dello stesso articolo, il contribuente ha diritto di computare l'importo dell'eccedenza in detrazione nell'anno successivo, ovvero di chiedere il rimborso nelle ipotesi di cui ai commi successivi e comunque in caso di cessazione di attività”;
resta, infine, del tutto immodificato l'art. 55 il quale prevede che “Se il contribuente non ha presentato la dichiarazione annuale l'Ufficio dell'imposta sul valore aggiunto può procedere in ogni caso all'accertamento dell'imposta dovuta indipendentemente dalla previa ispezione della contabilità. In tal caso l'ammontare imponibile complessivo e l'aliquota applicabile sono determinati induttivamente sulla base dei dati e delle notizie comunque raccolti o venuti a conoscenza dell'Ufficio e sono computati in detrazione soltanto i versamenti eventualmente eseguiti dal contribuente e le imposte detraibili ai sensi dell'art. 19 risultanti dalle liquidazioni prescritte dagli artt. 27 e 33” da intendersi integrato dalla prescrizione dell'art. 5 del D. lgs. n. 471 del 1997 (“Per determinare l'imposta dovuta sono computati in detrazione tutti i versamenti effettuati relativi al periodo, il credito dell'anno precedente del quale non è stato chiesto il rimborso, nonché le imposte detraibili risultanti dalle liquidazioni regolarmente eseguite”).
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