Source: https://pellegrininellaverita.com/2015/09/08/mitis-iudex-dominus-iesus/
Timestamp: 2020-02-19 14:22:05+00:00
Document Index: 63974815

Matched Legal Cases: ['§ 1', 'art, 14', 'sentenza ', 'art 1321', 'art 94', 'art 159', '§2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'in fine']

MITIS IUDEX DOMINUS IESUS – Croce-Via
Home › Attualità cattolica › MITIS IUDEX DOMINUS IESUS
qui di seguito il link alla lettera apostolica motu proprio Mitis Iudex Dominus Deus di Papa Francesco.
Tra commenti i più interessanti consigliamo tutti di leggere l’articolo di Jacopo Scaramuzzi su Vatican Insider.
Vorrei giusto sottolineare quanto questo documento sia in linea con le speranze che abbiamo sempre espresso su Croce-Via e quindi lo riceviamo con profonda gratitudine.
Da un punto di vista ecclesiale molti commenti leggibili on-line si concentrano sulla rinnovata responsabilizzazione dei vescovi e dei vescovi metropoliti in seconda istanza, il che è perfettamente in linea colla sostanza stessa di quel che la Chiesa è e quel che un Vescovo è in relazione alla propria diocesi. Certamente i soliti noti staranno a piangere perché è praticamente certo che alcuni vescovi saranno super-lassisti, ma questo non deve essere il nostro problema, a meno che tra voi lettori ci siano dei vescovi: costoro risponderanno direttamente a Dio se avranno dichiarato nullo un legame matrimoniale essendo nel dubbio oppure, addirittura, convinti del contrario e non ci sarà per loro nessun ricorso alla misericordia come scusante. Non è il nostro problema.
Quanto alla semplificazione e accelerazione delle procedure e la limitazione dei loro costi è pacifico pensare che tutti concordino circa l’opportunità.
Quel che, secondo me, è il più interessante è l’Art. 14 § 1 al Titolo V delle Regole Procedurali del detto motu proprio circa quando si può consentire ad un processo più breve e che recita: “Tra le circostanze che possono consentire la trattazione della causa di nullità del matrimonio per mezzo del processo più breve secondo i cann. 1683-1687, si annoverano per esempio: quella mancanza di fede che può generare la simulazione del consenso o l’errore che determina la volontà, la brevità della convivenza coniugale, l’aborto procurato per impedire la procreazione, l’ostinata permanenza in una relazione extraconiugale al tempo delle nozze o in un tempo immediatamente successivo, l’occultamento doloso della sterilità o di una grave malattia contagiosa o di figli nati da una precedente relazione o di una carcerazione, la causa del matrimonio del tutto estranea alla vita coniugale o consistente nella gravidanza imprevista della donna, la violenza fisica inferta per estorcere il consenso, la mancanza di uso di ragione comprovata da documenti medici, ecc”
La sottolineatura nostra indica quell’aspetto che abbiamo sempre sostenuto e che è abbastanza difficile da tenere in conto e che è il caso dove non c’è la fede: questa era la “proposta Ratzinger” che ha sempre avuto il nostro consenso per la sua audacia, paragonata ad esempio a quella di Kasper e già allora esprimevano la nostra Speranza nella capacità della Chiesa di profetizzare al soggetto. Questa “Piccola” frase, posta semplicemente nelle regole procedurali, avrà alla lunga moltissime conseguenze positive sulla teologia del matrimonio e siamo quasi certi che queste andranno nel senso da noi auspicato già a febbraio del 2014 . Nel frattempo da un punto di vista pratico si risponde con una misura effettiva a tutte quelle mascherate di matrimonio “celebrate” senza fede dai nubendi per ragioni che nulla hanno a che vedere con il Santo Sacramento del Matrimonio stesso e che sono radicalmente nulle.
Riaffermato il ruolo centrale nel matrimonio della procreazione essendo trattato alla stessa stregua che l’assenza di fede chi abortisca per impedire la procreazione; il nostro plauso va anche al sottolineare che gravidanza improvvisa della donna è limitativa della libertà dei nubendi e quindi può essere causa di nullità.
Molto ancora si potrà dire e discutere e speriamo un’interazione nutrita al soggetto. Intanto per ora, Papa Francesco non ha recepito le folli proposte progressiste come quello di ridurre il tutto ad un atto amministrativo, ma ha sottolineato ancora una volta la dottrina della Chiesa circa questo Santo Sacramento:
“Ho fatto ciò, comunque, seguendo le orme dei miei Predecessori, i quali hanno voluto che le cause di nullità del matrimonio vengano trattate per via giudiziale, e non amministrativa, non perché lo imponga la natura della cosa, ma piuttosto lo esiga la necessità di tutelare in massimo grado la verità del sacro vincolo: e ciò è esattamente assicurato dalle garanzie dell’ordine giudiziario”
‹ Incontro a Gesù. Saggio di apologetica cristiana – Introduzione alla pubblicazione web
Figli e Migranti: Flagelli di Dio ›
8 settembre 2015 • 19:27
Tema delicatissimo questo. I Vescovi valuteranno il propio lavoro. Perche sono loro e i suoi sacerdoti che hanno affermato che il sacramento c´era e dopo diranno che non é mai stato.
Sulla nullitá per mancanza di Fede, come si la valuterá? y matrimoni “misti” non saranno piú ammessi?, visto che la Fede é requisito per il vincolo. Come sará sicuro il celbrante o lo sposo/a che il suo compagno/a ha la Fede “sufficiente”?
Perche qui il problema non é dichiare nulli matrimoni ma fare che molte piú coppie vivano in Grazia di Dio.
9 settembre 2015 • 09:00
I vescovi e i sacerdoti non affermano niente: attestano dello scambio dei consenti a nome della Chiesa. Il fatto di attestare che le forme sono state adempite non presuppone in niente quanto alla materialità di quel che è avvenuto. In effetti, nel quadro di un processo in nullità, non è il vescovo che ne prende l’iniziativa, ma proprio la coppia che trova un difetto nel consento.
Se ben leggi l’art, 14 su citato non è a propriamente parlare la mancanza di fede che di per sé è causa di annullamento, ma solo qualora può generare la simulazione del consenso o l’errore che determina la volontà : quindi è la simulazione del consenso o l’errore indotto a propriamente parlare che dimostrano la nullità.
Quindi effettivamente nuove vie pastorali si aprono in particolare durante la preparazione al matrimonio: ma di questa pastorale, immagino, si occuperà il prossimo Sinodo della famiglia in priorità.
9 settembre 2015 • 17:01
Allora nessuno é sicuro del propio matrimonio. Posso io conoscere la sinceritá delle promesse di mia moglie?
9 settembre 2015 • 18:36
Obiezione non peregrina, blaspas59. Ho l’impressione, ma spero di essere smentito dai fatti, che la Chiesa si stia avviando su un terreno malcerto (quasi un picnic in un campo minato), da cui ricaverà solo piccoli acquisti nel breve termine, come già accaduto in altri ambiti (p. es. quello liturgico).
9 settembre 2015 • 19:06
Che c’entra, blaspas59?
Il testo è chiaro, ci vogliono prove documentali, mica supposizioni.
Il Santo Padre ha chiaramente ribadito la necessità di un percorso giudiziale e non solo amministrativo appunto per meglio salvaguardare la natura del sacramento.
10 settembre 2015 • 13:40
Cosa c´entrano le prove documentali con la validitá di un matrimoni? Le prove serviranno a dimostrare che matrimonio non c´é stato, ma l´assenza di prove di invaliditá non lo fa valido. Tu dici che la maggior parte dei matrimoni sono invalidi ma non hai le prove os si?
Il mio commento si riferisce a
I vescovi e i sacerdoti non affermano niente: attestano dello scambio dei consenti a nome della Chiesa. Il fatto di attestare che le forme sono state adempite non presuppone in niente quanto alla materialità di quel che è avvenuto.
Cioé, la Chiesa mi dice, anzi avrebbe dovuto dirmi. “Siete marito e moglie SE avete risposto sinceramente. Ma quel se a me non l´ha detto. E oggi io antistatalista per luogo di nascita guardo con piu afetto il certificato di matrimonio rilasciato dal comune quando non lo avevo mai tenuto conto.
Almeno lo stato si fará carico delle sue colpe se mia moglie si é sposata con documenti falsi.
10 settembre 2015 • 13:46
Nel diritto canonico, nel dubbio il matrimonio è valido.
Quindi se non c’è nessuna prova della sua invalidità, questo implica che esso sia oggettivamente valido.
Poi, soggettivamente, ognuno può pensare che sia invalido, sono fatti suoi, ma oggettivamente lo è.
10 settembre 2015 • 14:01
@blaspas59, non so se tu sia sposato o meno, se ancora non lo sei, segui pure le tue simpatie e sposati in Comune e non pretendere la chiesa ti dica “quello che ti sarebbe piaciuto”.
La chiesa ti ha chiesto:
N. e N.,
siete venuti a celebrare il Matrimonio
Non hai avete risposto sinceramente? Capperi tuoi…
Anzi si fa sin troppo carico perdonandoti la menzogna e dandoti la possibilità di considerarti mai legato dal vincolo sacramentale.
E questa amico mio si chiama Misericordia… che molti così non chiamano e a molti non va giù ( giacché ritenendo la cosa non li riguardi, andrebbero giù di mazza… hai sbagliato? Adesso paghi pegno e resti vincolato e siccome non lo farai, pagherai pegno doppio e possibilmente dopo, le fiamme dell’Inferno! E nel dirlo e pensarlo ci godono pure 😦 )
10 settembre 2015 • 16:51
Ma allora la affermazione “la maggior parte dei matrimoni non sono validi” é falsa. Sono tutti validi fino a prova contraria.
10 settembre 2015 • 09:22
@blaspast59, se è per questo chi può conoscere le vere intenzioni del cuore dell’Uomo?
Sulla sinmcerità delle promesse forse i fatti dicono qualcosa… ma in ognio caso la donada invece è peregrina: chi ti assicura che domani tua moglie non ti lasci per un altro, promesse o non preomesse (o che tu faccia altrettanto)?
Certo il Matrimonio resterebbe valido comunque, salvo che l’abbandonato, non sopportando la croce che dall’abbandono deriva, cerchi la strada della nullità… ma di nuovo (come quasi sempre) rientriamo nelle responsabilità personali (dell’uno e dell’altro), non in altre questioni.
10 settembre 2015 • 10:03
E i figli ? nessuno pensa ai figli? I figli sono un fatto quanto mai reale e se è vero caro Bariom che nessuno può conoscere le “vere intenzioni” del cuore dell’uomo tuttavia tutti possono vedere la realtà. se un matrimonio con dei figli viene dichiarato nullo, cioè mai avvenuto, che se ne farà dei figli? si annulleranno anche loro? Anche loro non sono mai avvenuti?
Voi che vi rifate tanto a San Tommaso, pare che il santo iniziasse presentando agli studenti una mela.
Questa è una mela. siete tutti d’accordo?
Le responsabilità personali, le emozioni, le intenzioni i sentimnti, la poca fede e tutta la “fuffa” modernistia non sono mele.
I figli sì.
10 settembre 2015 • 10:13
Che forse i figli vengono “annullati”, che forse dovrebbe cambiare quello che è il loro rapporto con quelli che RIMANGONO genitori biologici?
Non sto dicendo che la cosa non possa avere dei contraccolpi, ma dipende da caso per caso e ti potrei portare un caso di amico carissimo e di sua sorella che hanno ben compreso, accettato e vivono senza problemi le loro vita (peraltro hanno già le loro rispettive famiglie).
E comunque di “contraccolpi” ce ne sono tanti nella vita di una Famiglia, anche quella apparentemente più felice (che la famiglia del mulino bianco non esiste), tutto sta a vedere qual’è l’ottica e il fondamento dei sentimenti reciproci.
10 settembre 2015 • 11:04
Confondi matrimonio con sacramento e non so se vedi il ridicolo della tua affermazione: secondo te solo chi ha ricevuto il sacramento validamente può avere figli.
Mi spiace ma la “mela” mi mostra qualcosa d’altro…
10 settembre 2015 • 11:26
No caro simon non confondo matrimonio con sacramento. dico solo che se saranno annullati matrimoni con prole, che ne serà di questa prole? mettiamo che un Vescovo dichiari nulla il matrimonio di una coppia con tre figli, per richiesat del marito che vuole risposarsi. OK, per la Chiesa tale coppia non è mai stata sposata il marito può risposarsi inn Chiesa.
Ma che ne sarà dei figli? O pensate che se è il Vescovo che glielo dice che i loro genitori non sono mai stati sposati e possono separsi colla benedizione della Chiesa , allora i figli non soffriranno?
Soprattutto se sono piccoli, se hanno due tre anni e di cose ecclesistiche non ne capiscono? Non doveva la Chiesa di Francesco pensare agli ultimi , ai più indifesi? e i figli non sono forse gli ultimi, gli indifesi, e le vere vittime dei fallimenti matrimoniali?
Annulliamo matrimoni a gogò. e i figli? Chi sene frega? che soffrano pure, cavoli loro, tanto il matrimonio non era valido secondo Chiesa ?
La misericordia è un arma a doppio taglio: chi è misericordioso col colpevole non lo è con la vittima. Chi è misericordioso col malvagio non lo è col buono vittima del malvagio.
La miseriordia a senso unico , con gli annullamenti più “facili e rapidi” rischia di creare altre vittime. altre sofferenze. O credete voi che i vescovi annulleranno solo matrimoni senza figli? Ma l’annullamento di matrimoni senza figli era già rapido fino ad adesso!
10 settembre 2015 • 11:31
Guarda che non hai ben letto il motu proprio: la prima cosa che deve essere constatata è se la separazione è già avvenuta e irrimediabile : quindi i figli già subiscono la conseguenza del fatto che i propri genitori non si erano sposati per le buone ragioni.
L’atto di riconoscimento di nullità avviene a posteriori e non a priori e quindi non può mai essere considerato la causa della situazione dei figli, la quale sola riposa sulle spalle dei genitori naturali.
Sono d´accordo, e non ho problema che sia cosí coi sacramenti “personali” ognuno é responsabile di se stesso di fronte a DIo. Ma nel matrimonio ci vogliono due volonta “sincere”.
Poi per essere coerenti, anche altri sacramenti dovrebbe poter essere dichiarato inesistente. Quei sacerdoti che dopo due anni di usciti del seminario incominciano a chiedere l´abolizione del celibato sono stati ordinati validamente? Conoscevano quel che facevano e prometevano? Erano sinceri?
Magdi Allam (spero si scriva cosi), che dopo qualche mese di battezzato si ribella contro la Chiesa a ricevuto un battesio válido.
8 settembre 2015 • 22:39
L’annullamento rischia di apparire un meccanismo bizantinamente ingegnoso ed elegantemente latino per arrivare all'(infelice) risultato cui altrove si arriva per vie più spicce e grossolane.
Interessante, per collegarci al tema trattato altrove, l’invocazione del sapere scientifico in funzione probatoria, con “la mancanza di uso di ragione comprovata da documenti medici”.
9 settembre 2015 • 09:07
Comunque l’espressione usata “annullamento” è estremamente infelici e conduce a dei slittamenti semantici inappropriati: la Chiesa non annulla un matrimonio, ma riconosce semplicemente che esso non ha avuto luogo. Dovremmo in quanto cattolici invece sempre esprimerci parlando di “riconoscenza di nullità” .
È chiaro da sempre che una persona parzialmente o totalmente impedita dall’uso della ragione non possa contrattare validamente nessun impegno: chi può esprimersi autorevolmente al soggetto? La salute mentale non è oggetto né di fede né di costumi: sembra abbastanza pacifico che debbano essere dei medici psichiatri a doversi esprimere oggi nel 2015.
9 settembre 2015 • 09:19
È vero. Il termine “annullamento” è infelice. “riconoscimento (non riconoscenza, Simon) di nullità” è più appropriato, anche se implica l’esistenza di matrimoni nulli non ancora riconosciuti come tali e quindi di inconsapute convivenze more uxorio.
9 settembre 2015 • 08:14
In campo civile l‘introduzione del “divorzio breve“in Italia ha portato in pochi mesi ad un boom di divorzi sopratutto fra gli ultrasessantenni. Sarebbe interessante valutare nel futuro se questo “annullamento breve“portera‘ad un boom di annullamenti magari anchanche di matrimoni che duravano da anni.
Ancora una volta la Chiesa di Francesco cerca di “imitare“il mondo. Ma non dovrebbe essere la Chiesa diversa e dare insegnamenti anche in contrasto col mondo?
9 settembre 2015 • 09:18
È certo che questo porterà ad un boom di riconoscenze di nullità: che male c’è se questa è la verità e cioè che tante sono le coppie che sono, oggettivamente, invalidamente sposate?
Se tu sottintendi che gente validamente sposata spergiurerà e corromperà per far riconoscere indebitamente il proprio matrimonio come nullo con successo, che ce ne cale? Costoro cercano solamente la carta bollata che li condannerà in eterno. E la gioia nei Cieli per la giustizia di uno solo è infinitamente superiore alla condanna di migliaia che si dannano volontariamente.
Personalmente preferisco vedere persone, mai state validamente sposate, poter ricominciare una vera vita sponsale con la persona giusta ed il sacramento veramente impartito e prendere il rischio, a volte, di dichiarare nullo quel che non lo è obiettivamente. Molti mangeranno e berranno la propria condanna, amen.
Non c’è assolutamente nessun cedimento al “mondo” in questo nuovo testo: per il resto vedremo da dicembre in poi come la giurisprudenza si svilupperà nei casi concreti.
9 settembre 2015 • 12:21
Tuttavia sembra che questa accentuata “brevità” e “facilità” implichi che prima, cioè fino ad adesso si è andati troppo per le lunghe e che la lunghezza e la prudenza siano un male . Implica che fino ad ora la Chiesa ha sbagliato annullando più lentamente e con più prudenza i matrimoni. Implica che rapidità facilità e superficialità sono valori .
Quando al discorso” ma a noi che ci importa se tanti imbroglieranno pur d’aver l’annullamento e si danneranno l’anima” , è esattamente il contrario di quello che dovrebbe essere( ed è sempre stato fino ad ora) lo scopo della Chiesa cioè salvare più anime possibile, e per far questo agire con ponderazione e prudenza, non con la fretta.
L’imitazione del mondo da parte della Chiesa di Francesco è palese a tutti e non solo nel caso dell’annullamento breve fatto per rendere le cose più rapide ( esattamente come il divorzio breve detto anche il divorzio del Viagra.
avremo persone ultra-sessantacinquenni che sposeranno in chiesa
donne di venti e trent’anni più giovani, dopo aver facilmente ottenuto all’annullamento semplicemente invocando che ai tempi del primo matrimonio” non avevano abbastanza fede, o erano momentaneamente incapaci di connettere…saranno gli “annullamenti del Viagra”, con l’aggravante dell’ipocrisia bigotta.
contenti voi, caro Simon!
9 settembre 2015 • 12:28
Eccessiva lungaggine (se c’è) è eccessiva lungaggine.
Abbreviare i tempi eccessivamente lunghi NON significa fare le cose in fretta.
Quello proposto è un sillogismo…
9 settembre 2015 • 13:18
Io ricordo quando, allora da cattolico fervente, mi battei con vigore contro l’introduzione del divorzio nel nostro ordinamento. Difficile non percepire queste nuove misure della Chiesa come un adattamento alle contingenze dei tempi. E ancora più difficile dissipare il sentore sofistico delle argomentazioni addotte a giustificazione del nuovo corso.
9 settembre 2015 • 19:07
Bisognava battersi per l’applicazione di Humanae Vitae.
10 settembre 2015 • 09:23
Il che NON ambia d una virgola la mia obiezione mossa a giacomo..
10 settembre 2015 • 09:35
Scusate questo commento appare disarticolato… fa lo stesso, non ha molta importanza 😉
9 settembre 2015 • 17:03
Pensare che non molto tempo fa eravamo contenti con il contrario:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2010/01/sacra-rota-papa.shtml?uuid=01a80170-0ce3-11df-a8e3-e5834f89f27d&DocRulesView=Libero&refresh_ce=1
9 settembre 2015 • 19:08
Eppure è una suggestione dell’allora Papa Benedetto XVI quella di tener conto della fede dei nubendi.
10 settembre 2015 • 10:07
Se si deve tener conto, per la validità si un Sacramento, della fede provata al momento del Sacramento, allora si potrebbe applicare anche al Battesimo, alla Cresima, all’Ordinazione Sacerdotale. Un prete potrebbe spretarsi invocando che al momento dell’ordinazione non sapeva quel che faceva, aveva poca fede, non era in se’ , le sue vere intenzioni non erano quelle e così via.
a maggior ragione uno che ha ricevuto il Battesimo a due mesi di vita, potrebbe obbiettare che non aveva alcuna fede a quell’epoca e chiedere di annullare il Sacramento.
ma vi rendete conto di tutto questo o come al solito state alla “superficie” delle cose?
10 settembre 2015 • 10:31
Insisti con i tuoi sillogismi a mettere insieme di tutto e a ipotizzare casi (limite) che hanno eventualmente le loro specifiche prassi…
Quale sarebbe poi la tua preoccupazzione? Che liberi tutti, tutti d’ora in avanti agiranno senza il giogo di una legge o di una norma che li inchiodava alla loro responsabilità. Ammesso che questa cosa dovesse avvenire (??) io preferisco persone che mantengono le loro responsabilità in piena coscienza e felici di farlo, piuttosto che gente piegata obtorto collo che finisce per mantenere ipocritamente gli apetti formali e sia un sepolcro imbiancato…
Io piuttosto che preoccuparmi di eventuali rifiuti del Battesimo in età adulta, mi preoccuperei del fato che per la maggior parte dei battezzati la prassi è vivere come non lo fossero (che era anche la mi condizione).
Cmq caro Giacomo, dalle tue affermazioni qui censurate si comprende (ma s’era già capito da un pezzo), la tua ultima ratio è essere “contro”.
Contro nello specifico a tutto ciò che proviene da questo Pontefice, quindi le tue eventuali “analisi” (se così le si volesse chiamare), sono bacate alla radice, giacché mirano non ad una eventuale critica che porta ad una maggiore comprensione, ma solo ad una opera di divisione (e chi è che mira a dividere?).
Quindi ti lascio alle tue elucubrazioni.
10 settembre 2015 • 10:40
Pare anche a me, giacomo. Ma in sillogizar e bizantineggiar si sarà già trovata la risposta del caso: eccezion fatta per il matrimonio, per tutti gli altri sacramenti la fede provata (eventualmente anche per delega automatica, come nel caso del battesimo) al momento della ricezione degli stessi non ne inficia la validità, perché, per esempio, il ministro del sacramento non è colui che lo riceve, mentre nel caso del matrimonio i ministri sono gli sposi.
10 settembre 2015 • 10:43
e tu ti rendi con che non si può paragonare il battesimo con il matrimonio?
Il battesimo è un sacramento di iniziazione, (anzi, è IL sacramento dell’iniziazione), il matrimonio non è un sacramento di iniziazione, ma è un sacramento “a servizio della comunione e della missione”, così come il sacerdozio. Ecco perchè per matrimoni e ordinazioni la Chiesa da sempre prevede una disciplina di nullità che invece non è prevista per il battesimo.
10 settembre 2015 • 10:56
Ai due commenti di Bariom, Franceschiello e e Navigare… vorrei fare sommessamente notare a giacomo che se avesse letto (1) l’articolo 14 in questione, (2) i commenti qui sopra fatto al soggetto, (3) cercare di recepire invece che proiettare le proprie idee, vederebbe che non si chiede da nessuna parte una fede provata, ma che quella mancanza di fede che può generare la simulazione del consenso o l’errore che determina la volontà.
La constatazione della nullità di un contratto matrimoniale proviene quindi dalla simulazione del consenso che non è espressione di vero consenso o dall’indurre in errore la controparte, la quale, indotta in errore, non potrà esprimere un consenso sensato, quindi non dal fatto di avere fede provata oppure no.
In altre parole, nel primo caso, quello della simulazione, abbiamo tutti i casi di gente che non ha la fede ma che simula averla celebrando un matrimonio in chiesa perché più carino che al municipio o giusto per far contenti i genitori, o tante altre ragioni salvo l’unica valida. Due battezzati che si ingaggiano in chiesa, anche se la loro fede è vacillante, ma intendono onestamente fare quel che la Chiesa vuole sia fatto sul piano naturale (generazione di figli e aiuto mutuale) ricevono validamente il sacramento: su questo non ci piove.
Quindi i tuoi paragoni con gli altri sacramenti ci stanno come dei capelli nella zuppa…
10 settembre 2015 • 11:35
Cmq caro Giacomo, dalle tue affermazioni qui censurate si comprende (ma s’era già capito da un pezzo), la tua ultima ratio è essere “contro”. Contro nello specifico a tutto ciò che proviene da questo Pontefice
Foss’anche, se non si trascende in plateali mancanze di rispetto, non è interessante avere interlocutori di opinioni diverse? Altrimenti si finirebbe per dare vinta all’ennesima brigatina di sonatori e cantanti autocompiaciuti, incapaci di sopportare manifestazioni di dissenso (esistono non pochi blog e siti del genere, e mi esimo dal farne i nomi per carità cristiana).
A me sembra che giacomo esprima un disagio. Poi tutti noi abbiamo la tendenza ad arroccarci nei nostri disagi, ma nondimeno il disagio è disagio e ha una causa che non va di necessità cercata nel setup della mente, ma che può forse essere individuata nella situazione esterna: non si può escludere (non si faceva, poco dianzi, professione di realismo?).
E al di là di questo, cerchiamo di comprendere chi di fronte a improvvisi o rapidi mutamenti, che avvengono, magari, dopo decenni in cui si è molto insistito in altra direzione, ha qualche malumore. Ho fatto l’esempio della campagna contro la legge sul divorzio (e la risposta che mi ha dato Simon è pertinente sono se si aggiunge un “anche”: bisognava battersi anche per l’applicazione della Humanae Vitae). Potremmo fare quello della rivoluzione liturgica. E potremmo evocare questioni apparentemente minori o minime. Il fatto è che questi mutamenti di linea creano appunto disagio e che il tentativo di mostrare con sottigliezze da azzeccagarbugli e contro ogni evidenza che il mutamento di linea non c’è stato, che tutto prosegue come sempre, che si tratta solo dell’esplicitazione di contenuti impliciti, e via sofisteggiando, quel tentativo, dicevo, non fa che approfondire il disagio e la perplessità.
Tutto questo ha una sua ragion d’essere e io direi persino una sua dignità. A patto, ribadisco, di non trasporre il disagio nella chiave dell’insulto (come fece, a suo tempo, un certo canonico agostiniano nei pressi di Wittemberg).
10 settembre 2015 • 11:58
Il disagio di giacomo non va da essere censurato, e concordo con te Franceschiello, quello che va censurato sono turpiloqui anti-cattolici come quelli che, purtroppo, sono stati espressi: personalmente ho sempre trovato poco virili le persone che passano la loro vita piagnucolare e a dare la colpa sempiternalmente agli altri, al governo, alla Chiesa, etc etc.
Ad esempio, se fosse possibile, in materia di immigrazione lascerei la parola solo a chi , negli ultimi quarant’anni ha mandato avanti famiglie con tre o più figli (fatta eccezione coloro che avrebbero voluto ma non hanno potuto per ragioni di salute e di sterilità) : perché solo questi non hanno lasciato andare la situazione demografica alla situazione attuale. Gli altri stiano zitti e che vadano occuparsi di tali migranti, flagello di Dio, come non si sono mai occupati dei propri figli che non hanno voluto avere.
Vorrei sottolineare ancora una volta che questa di Croce-Via vuole essere una palestra, dove confrontiamo le nostre idee e ci “ripuliamo” a vicenda, ma come ogni palestra abbiamo il desiderio di uscirne più adattati, più forti e più atletici nella ricerca della verità e la sua propagazione: uno sforzo virtuoso sempre richiesto è di utilizzare sistematicamente, e a fortiori con i vari pronunciamenti del Magistero e del Legislatore, il “Principle of Charity”, cioè usare sempre dello sguardo il più favorevole e il più cattolico possibile, quando c’è la possibilità di scegliere tra più interpretazioni possibili.
10 settembre 2015 • 12:50
Mi pare Gaicomo abbia espresso qualcosa di ben più grave di un “disagio” che quindi getta particolare luce su tutto il resto del suo ragionare…
Quindi il punto per me rimane tale
Strano poi questo chiedere rispetto e difendere altri, quando non si chiede stessa moneta per chi non rispetta – con frasi molto vicine all’insulto – la figura del Santo Padre.
Sul resto si può ragionare (e infatti mi pare lo si stia facendo)
10 settembre 2015 • 13:48
Puo essere, ma la sua soluzione non era accellerare le nullitá. Poi nemmeno Francesco aggiunge la mancanza di fede come causa di nullitá ma come ragione per accedere al processo abreviato. Abbiamo letto male il motu propio.
10 settembre 2015 • 13:56
“Francesco aggiunge la mancanza di fede come causa di nullitá ma come ragione per accedere al processo abreviato”: esatto! Ma non è neanche la mancanza di fede se è per questo che permette di accedere al un processo abbreviato, ma quella mancanza di fede che vuole simulare un consenso o indurre in errore!
N.B.: Nessuno parla di “accelerare” una nullità, la nullità “esiste” (sic) da sempre, o più precisamente non c’è mai stato sacramento. Quel che si accellera, casomai, è la procedura per riconoscere che non c’è mai stato sacramento e cioè che quel matrimonio è invalido e quindi nullo e mai avvenuto
10 settembre 2015 • 14:03
Eggià… faglielo capire 😐
10 settembre 2015 • 16:52
Come vuoi Simon, ma la soluzione Francesco non é quella di Ratzinger.
9 settembre 2015 • 18:28
Occorre che il Sinodo detti norme chiare per chi intende contrarre il matrimonio religioso. Per chi è lontano dalla chiesa, salvo Natale e Pasqua e riti della gioventù ha senso il matrimonio religioso? Basta un corso di preparazione al matrimonio? Non credo. Il problema sta a monte. Se nelle parrocchie non vi è una costante catechesi a partire dai 18 anni al cinquanta non si avrà mai fedeli informati e responsabili. Alla S.Messa vi sono quasi solo i cinquantenni e oltre. Questi col tempo scompaiono e le chiese saranno vuote. I pochi preti sono subissati di lavoro con più parrocchie e diventano amministratori di chiese e sacramenti, A quando la riscossa?
9 settembre 2015 • 18:59
È una questione complessa e dolorosa, vincenzodatorino. Ciò che non deve impedirci, naturalmente, di provare ad affrontarla (senza la presunzione di ammaestrare papi e cardinali, sia chiaro, ma solo con l’umile intento di porsi in onestà di fronte al problema e partecipare ai nostri interlocutori il nostro particolare punto di vista).
Conoscete la barzelletta gesuitica sui piccioni che infestano il tetto della parrocchiale, vero? Ecco, a mio modesto avviso il problema è in buona parte generato dall’incapacità di tenere vivo il contatto catechetico con i fedeli quando questi ultimi si avviano alla prima maturazione e oltre. Per farlo, io penso (ma potrei anche sbagliare) è necessario tenere aperte le “portanti” del messaggio religioso. Andare incontro alla dimensione mondana è, al di là del breve termine, un clamoroso autogol. L’uomo resta vicino alla religione se questa lo aiuta a dare voce (e risposta) al suo profondo senso del mistero, alla sua sete di sacralità, di trascendenza. Se in chiesa o a catechismo finisco per imbattermi in una variante di quanto dicono e/o fanno le istituzioni e le forze del mondo profano (se, per esempio, la “preghiera dei fedeli” diventa il controcanto alle litanie dell’UNHCR, se i canti liturgici diventano la versione in saccarosio dello Zecchino d’oro, ecc.), finirò per concludere che tanto vale rivolgersi all’originale.
10 settembre 2015 • 11:55
Sono d’accordo con Navigare Necesse est quando dice”andare incontro alla dimensione mondana è al di là del breve termine un clamoroso autogol” Abbiamo l’esempio delle Chiesa protestanti, della Chiesa anglicana. L’aver accondisceso a tutte le richieste “liberal”, a tutte le mode politicamente corrette, non ha portato a queste chiese più fedeli anzi, i loro fedeli si sono sempre più assottigliati.
La Chiesa poi non può in alcun modo competere per quando riguarda una strategia di “marketing” col mondo. Il mondo cambia in continuazione, è per definizione il perpetuo divenire.
Stargli dietro vuol dire non solo cambiare in continuazione ma addirittura bisognerebbe precederne le mode. La Chiesa cattolica è sempre in affanno, sembra sempre che arrivi per ultima a una moda che nel frattempo è già tramontata. come disse il filosofo ( ex-Azione cattolica) Gianni Vattimo la Chiesa cattolica è arrivati a patti con la modernità un attimo dopo che questa era già finita e archiviata e si era gia nella post-modernità.
10 settembre 2015 • 12:16
In realtà è molto più mondano l’atteggiamento di quei preti che non negano il matrimonio in Chiesa a nessuno, e che pur di competere con il mondo, alla fine si riducono a ufficiali dello stato civile.
Ho come l’impressione, giacomo, che pur di dar contro a Papa Francesco,tu non voglia minimamente prendere in considerazione la ratio che sta sotto all’intero motu proprio in questione: molti, troppi matrimoni celebrati in Chiesa in realtà sono nulli.
A tal proposito, vorrei riportare questo vecchio ma gustosissimo articolo del Mastino e don Ariel
http://www.papalepapale.com/develop/e-sulle-spose-stendiamo-un-velo-pietoso/
Non so voi, ma io trovo agghiacciante che un arcivescovo, per giunta canonista, liquidi i seri e gravi dubbi di un prete circa la validità di un matrimonio dicendo che bisogna essere più “flessibili”, e che bisogna capire certe situazioni “popolari”.
Possiamo discutere quanto vogliamo dell’ultimo motu proprio di Papa Francesco, ma rendiamoci conto che la realtà è questa…
9 settembre 2015 • 19:09
d´accordissimo!
Qualche anno fa ho fatto una specie di inchiesta tra i parroci amici: dicevano che tra il 50 e il 70% dei matrimoni celebrati erano probabilmente nulli. Non sto a dire come si giustificavano questi….
9 settembre 2015 • 19:14
Penso che questo motu proprio aiuterà a rincentrare la discussione del prossimo Sinodo esattamente dove dovrebbe essere e cioè esattamente i tuoi punti da un punto di vista pastorale.
Interessante l’articolo al soggetto di oggi su http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/francesco-francis-francisco-nullita-matrimoniale-sinodo-43241/
Lì dove non concordo al 100% con il Dr Tornielli è quando afferma che questo dovrebbe scompiglaire i “conservatori”: invece secondo me il messaggio è chiarissimo per i progressisti che il Santo Padre non si è allineato sulle loro pretese.
Quanto al Sinodo per i divorziati risposati penso che si arriverà alla conclusione per la quale siamo stati in favore e cioè per la messa a posto di cammini penitenziali, per aiutare i fedeli in situazioni difficili a uscire dalla situazione viziosa nella quale si trovano (separandosi , oppure vivendo la castità) e così poter accedere ai sacramenti. Di certo una gran calmata.
9 settembre 2015 • 19:44
Invece in questo caso Tornielli, che come si sa ha il filo diretto col Pontefice e quindi ne rivela gli intenti, ha proprio ragione. questa mossa è per scompigliare i conservatori.
Questa mossa di Bergoglio è stata dettata dall’impasse in cui si trovava: non dimentichiamo che sia il Card. Muller dalla parte “ortodossa” sia il Card.Marx, dalla parte “eterodossa” hanno esplicitamente parlato di SCISMA.Se ci si fosse accaniti sulla diatriba comunione ai divorziati -risposati certamente si sarebbe avuto rischio di scisma. Come se ne sarebbe tirato fuori Bergoglio?
invece così, con l’introduzione dell'”annulamento breve” simile al divorzio breve, si è buttato acqua sul fuoco, o”bagnate le polveri”come icasticamente ha detto Marco Tosatti.
http://www.lastampa.it/2015/09/08/blogs/san-pietro-e-dintorni/sinodo-bagnate-le-polveri-4SGp1ONY5VnyPpPN1cJvqL/pagina.html
una mossa di Bergoglio che si trovava nell’impasse. Una mossa furba. quantooltre che furba sia cattolica, è cosa da discutere, come quanto cattolico sia questo pontefice.
10 settembre 2015 • 02:54
Capito. Francesco non ti va, ragion per cui…
10 settembre 2015 • 05:11
@Giacomo. ” come quanto cattolico sia questo pontefice.” Cosa è questo . Una furbata o una cavolata? Scommetto che mi dice che è la Tradizione che definisce chi è Cattolico, pontefice e fedele!
10 settembre 2015 • 08:47
Giacomo, concordo con la reazione di vincenzodatorino.
Questo tipo di commento non ha posto su questo blog: ci sono siti frequentati da mentecatti e disadattati che si specializzano in questo tipo di offese contro il Santo Padre e la Chiesa cattolica, va in quei posti per questo tipo di esternazioni!
Su Croce-Via cerchiamo di essere pellegrini nella verità cioè nella Chiesa cattolica e cioè con il Papa: la prossima volta che ti lasci andare a questo tipo di sproloquio ti metto in moderaziine. Lo stesso vale per gli altri utenti.
10 settembre 2015 • 11:03
Personalmente, si sarà capito, non sono fra coloro che si stracciano le vesti ad ogni esternazione, atto, provvedimento di papa Francesco. Trovo, anzi, insensato che un cattolico, tanto più un cattolico “tradizionale/ista” si comporti in tal modo. Più conseguente sarebbe allora il sedevacantismo, che tuttavia finisce per privare di qualsiasi valore il cattolicesimo stesso, minandone uno degli elementi fondativi e imprescindibili (lo sanno bene tutti quelli che fanno carte false per distinguere – ça va sans dire, a loro talento – tra il papa come istituto e il papa come persona: cfr. lefebvriani e dintorni).
Devo altresì confessare che molte mosse di questo (ma non solo di questo) papa destano in me non poche perplessità. Né credo che il papa sia infallibile in tutto e per tutto (solo in materia di fede e di morale, dice più o meno la formula: ma a ben vedere, tutto può – anche qui a talento – essere ricondotto alla sfera della morale, se non a quella della fede). Indirizzare osservazioni critiche alle singole prese di posizione di un pontefice o all’impostazione generale del suo pontificato mi pare cosa lecita. Non lecito mi sembra invece metterne in questione la cattolicità. Piaccia o non piaccia, il cattolicesimo è questo, e in questa precisa fase storica ha posto a capo della Chiesa questo pontefice. Il papa, non come generico istituto, ma nella concreta unità di istituzione perenne e persona chiamata ad incarnarla, fa struttura con il cattolicesimo e come tale deve essere dai cattolici considerato.
P.S. Ai tempi di Giovanni Paolo II un mio caro amico che non poteva accordare tale considerazione ha scelto la strada delle Chiese ortodosse, di una delle quali è oggi sacerdote… …ma questa è un’altra storia.
10 settembre 2015 • 11:27
Di certo un Papa può sbagliarsi nella propria pastorale e questo di solito solo il tempo lo può dirimere.
Procedure canoniche possono anche essere sballate e andranno ad incontrarsi con la realtà dei fatti e la futura giurisprudenza apporterà le modiche necessarie e altri motu proprio le correzioni o i nuovi codici.
Che si abbia una preferenza per un Papa piuttosto che per un altro, come per un Santo piuttosto che un altro, questo è sempre lecito.
Una cosa è certa, come la sottolinei tu, essere cattolici non vuol dire fedeltà e ossequio al papato in quanto concetto o istituzione, in quanto concetti e istituzioni sono costruzioni umane e essere loro fedeli e ossequiosi equivale ad essere idolatri; essere cattolici vuol dire fedeltà e ossequio al questo Papa e a questi vescovi in unione formale e materiale con il Papa.
Questa fedeltà si esprime concretamente su due piani: quello della verità e quello della carità, cioè dell’intelligenza e della volontà di ogni cattolico.
Cioè il cattolico si sottomette al Magistero Autentico nelle materie relative alla fede e ai costumi con il pieno ossequio dell’intelligenza e della volontà. Questo sul piano della Verità.
Al contempo, sul piano della Carità, il cattolico fa del suo meglio per obbedire alle direttive pastorali emanate dal Papa e/o dal Vescovo. In questo caso bisogna tener conto di due considerazioni: (a) una vera pastorale, insegna Papa Francesco, non può essere disconnessa dalla Dottrina, (b) una pastorale, anche se conforme alla dottrina, può essere errata nella pratica. Qui il cattolico valuta se la pastorale proposta è conforme alla dottrina e ha il diritto/dovere di non praticarla o di opporsi se non vede tale conformità. Mentre nel secondo caso, anche se si pensa che la pastorale è sbagliata, ma pur sempre conforme alla dottrina, allora la carità vuole che volontariamente ci si sottomette, in quanto l’obbedienza è l’atto di carità il più perfetto che sia, obbedendo nel modo il più intelligente possibile, cioè cercando del meglio che si può di realizzare la volontà di chi è in carica della Chiesa ovviando alle più o meno patenti imperfezioni.
Comunque in questo motu proprio il Santo Padre riafferma la dottrina cattolica, e niente nelle procedure verte a diminuire il valore sacramentale del matrimonio, anzi!, il fatto di dire chiaramente che tanti matrimoni sono nulli da un punto di vista sacramentale, mette in risalto quanto “unico” e “speciale” sia il Matrimonio Cattolico e quanto esso sia una chiamata particolare ad una missione specifica nel Corpo di Cristo e nella società.
10 settembre 2015 • 11:14
Trovo questo provvedimento giusto e necessario. Non è pensabile per la Chiesa del XXI secolo usare procedure per la nullità matrimoniale risalenti a tre secoli fa, quando il divorzio non era previsto neppure dalle leggi dello Stato, e quindi le cause di nullità matrimoniale erano un’autentica rarità.
Per molti oggi sposarsi in chiesa o in municipio è indifferente, e se si sposano in chiesa lo fanno perchè magari la basilica del XVI secolo è una location molto più bella della grigia sala consiliare del municipio, e/o per far contenta la nonna, e/o perchè “è tradizione”. Non hanno la minima idea del fatto che in Chiesa non si conclude un negozio giuridico, ma si celebra un Sacramento.
Ecco perchè non dubito del fatto che oggi molti matrimoni (secondo me almeno la metà) celebrati secondo la forma canonica, sono in realtà nulli.
E molte di queste persone, poi, non ci pensano neanche a ricorrere al tribunale ecclesiastico, perchè non so se lo sapete, ma il procedimento canonico non gode di buona fama presso la gente. A detta di molti si tratta di un procedimento molto lungo, farraginoso, e soprattutto costoso, al punto che preferiscono rivolgersi ai tribunali della Repubblica Italiana (e ho detto tutto).
E tutto questo si ricollega alla grave ed amara problematica dei divorziati risposati. Perchè, personalmente, sono convinto che moltissimi dei divorziati risposati oggi non sarebbero tali, se prima di procedere a nuove nozze avessero intentato la causa di nullità matrimoniale.
10 settembre 2015 • 11:24
Inoltre, con questo motu proprio si approfondisce la disciplina della nullità matrimoniale, allontanandola ulteriormente dalla analoga disciplina prevista dagli ordinamenti giuridici secolari.
Allora mi domando: una Corte d’Appello della Repubblica Italiana può rinoscere l’exequatur ad una sentenza di nullità matrimoniale emessa da un tribunale ecclesiastico per mancanza di fede?
Non mi stancherò mai di ripeterlo: laddove ancora sussistono, bisogna finalmente sciogliere i concordati.
10 settembre 2015 • 11:36
Sulla situazione italiana non mi posso esprimere, ma di certo concordo con te la nozione stessa di concordato dove lo Stato detta alla Chiesa come comportarsi con i suoi fedeli mi sembra sorpassata al XXI secolo ed in particolare nei paesi europei. Ad esempio quando in Francia uno stato da una definizione di matrimonio come quella attuale, cioè slegata dal sesso dei contraenti e dalla sua funzione procreativa, non si capisce perché per ricevere il sacramento del matrimonio in Chiesa si debba aver stabilito tale contratto civile prima: non c’è più nessuna corrispondenza!
10 settembre 2015 • 11:59
Simon, una precisazione: non so se in Svizzera il matrimonio è definito come contratto civile, ma ti assicuro che se in Italia ad un esame di Diritto Privato te ne esci dicendo che “il matrimonio è un contratto”, il professore ti boccia all’istante 😉
Il Codice Civile Italiano dice infatti:
“Il contratto è l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico PATRIMONIALE” (art 1321).
Non avendo il matrimonio natura patrimoniale, è quindi scorretto chiamarlo come contratto. Molto meglio chiamarlo atto o negozio giuridico.
10 settembre 2015 • 12:21
In Isvizzera si “contratta matrimonio” (e.g art 94 del Codice Civile) , tra gli effetti generali del matrimonio c’è una dimensione patrimoniale in quanto vi è l’obbligo di assicurare la prosperità comune (art 159 §2) e il regime matrimoniale (cioè il rapporto giuridico patrimoniale) vi è descritto in dettaglio e ne è parte assolutamente integrante.
Quindi sì, da queste parti la natura patrimoniale del matrimonio ne è parte integrale.
10 settembre 2015 • 14:00
la natura patrimoniale del matrimonio ne è parte integrale
Nella Confederazione elvetica lo davo per scontato. 🙂
10 settembre 2015 • 11:34
Certo caro Franceschiello , se ti sposi in Chiesa e poi ottieni l’allullamento questo equivale anche ad un divorzio civile.
Quindi non capisci la “furbata2? da adesso in poi converrà datutti i punti di vista sposarsi in Chiesa, se l’annullamento ecclesistico diventa ancora più rapido e low-cost di quello civile!
Inoltre la differenza è che il divorzio comunque non dice che il primo matrimonio era invalido e infatti il coniuge generalmente maschio deve provvedere spesso economicamente alla ex-moglie.
coll’annullamento la ex- moglie non può chieder nulla , perchè l’annullamento ecclesistico vuol dire che il matrimonio non c’è mai stato. Che pacchia, dunque! Si può sposare un giovincella in chiesa. Dieci anni dopo , non più giovincella, si chiede l’annullamento rapido alla Chiesa. Con quale scusa? la mancanza di fede, limmaturità, il non aver ben capito ai tempi cosa era il matrimonio ecc. ecc. , di scuse se nepossono trovare tante. E ottenuto l’annullamento ci si risposa in Chiesa con una di dieci anni più giovane della prima. La quale , poveraccia, avrà la consolazione di sentirsi dire dal Vescovo che il suo matrimonio ènulla, nonè mai esistito! Dunque neppure può richieder gli alimenti.
Avete capitio adesso la portata veramente”rivoluzionaria” di questa riforma’
prevedo un boom di matrimoni in Chiesa…
10 settembre 2015 • 11:43
Non so come funzioni in Italia, comunque in Isvizzera, devi mostrare che sei civilmente divorziato prima di cominciare una causa in nullità: ciò corrisponde a quella nozione di situazione irrimediabile di cui si parlava più sopra.
Quanto alla tua ipotesi che i giudici pronuncino l’annullamento e che doppo puoi fare quel che vuoi , questo è una cosa inventata da te di sana piana e non ti fa onore: il testo è molto chiaro al proposito e cioè gli obblighi verso la tua prole e il tuo primo congiunto vanno da essere soddisfatti, pena essere in verissimo peccato!
Ti lascio ritrovare la citazione da te così sarai obbligato a leggerti il testo per intero e non avrai scuse per continuare queste sparate da quattro soldi.
10 settembre 2015 • 11:50
In realtà una sentenza di nullità matrimoniale emessa da un tribunale ecclesiastico non viene immediatamente ed automaticamente accolta dal tribunale secolare. Il tribunale secolare (più precisamente, la Corte d’Appello) deve valutare che la sentenza di nullità emessa dal tribunale straniero (ecclesiastico, in questo caso) se sia compatibile con l’ordinamento italiano.
Ora, per fare un esempio, se i nubendi si promettono di non avere figli, per la Chiesa il loro matrimonio è nullo, mentre non è nullo per lo Stato. L’apertura alla fecondità è infatti essenziale per il matrimonio canonico, non lo è invece per il matrimonio civile.
Questo è un esempio di una sentenza canonica di nullità matrimoniale che non è stata accettata dal tribunale statale
http://news.avvocatoandreani.it/news-giuridiche/notizia.php?cassazione-annullamento-matrimonio-no-alla-delibazione-in-caso-di-convivenza-prolungata=
10 settembre 2015 • 12:40
Fa molto senso: non si parla della stessa cosa: il semplice fatto che, sembrerebbe, da voi il matrimonio non è visto come essendo in funzione della futura prole ma solo in quanto aiuto mutuale, mostrerebbe che si utilizzano un stesso vocabolo per significare due realtà giuridiche differenti: il contratto nella Chiesa e un semplice “negozio giuridico” (giusto?) in Italia?
Che senso fa chiedere a dei sacerdoti di celebrare matrimoni, che sono contratti, per equipararli a “negozi giuridici” questo non lo capisco bene
10 settembre 2015 • 14:02
Eh, caro Simon, per avventurarsi nei ritortissimi meandri del legislatore italiano bisogna esuberare in fantasia! Beati voi lassù oltre le Alpi.
10 settembre 2015 • 12:08
Premesso che non ho una conoscenza tanto approfondita del diritto canonico perciò è una riforma nella quale non posso più di tanto entrare nel merito e che concordo anch’io con
@Franceschiello
quando dice che sarebbe ora di separare il matrimonio concordatario, vorrei però dire, come è già stato scritto e da quello che capisco, che non è la mancanza di Fede in sé a permettere di dichiarare la nullità ma “quella mancanza di fede che può generare la simulazione del consenso o l’errore che determina la volontà”. Aggiungo pure, e lo dico senza imbarazzo, che io personalmente non capisco cosa significhi questa espressione, cioè in che senso dovrebbe essere la mancanza di Fede a creare una simulazione di consenso o errore, ma appunto, non son granché ferrato di diritto canonico.
Il punto è importante perché noi cattolici abbiamo sempre preteso che il matrimonio fosse (anche) un istituto di diritto naturale e perciò la sua indissolubilità prescindesse dalla fede. Sarebbe interessante approfondire questo aspetto. Fino a che punto due acattolici che fanno, sotto il mero aspetto del diritto naturale, quello che la Chiesa vuole sia fatto, cioè contrarre un matrimonio che venga riconosciuto con le due caratteristiche dell’indissolubilità e dell’apertura alla vita, contraggono un matrimonio che anche la Chiesa riconosce come tale, seppur non sotto l’aspetto Sacramentale, ma invece sotto l’aspetto del diritto?
Capisco che in pratica in Europa sarà bene difficile trovare due acattolici così ipotizzati, particolarmente se parliamo di apertura alla vita come da Humanae Vitae, però questo può essere un dilemma che fa difficoltà.
10 settembre 2015 • 12:26
Hai toccato il nodo cruciale dell’intera questione del matrimonio, e in generale dei principi non negoziabili: il rapporto tra diritto naturale e diritto positivo.
La Chiesa ha sempre detto che quello del matrimonio è un istituto di diritto naturale, ma sta di fatto che gli Stati negli ultimi decenni hanno abbandonato questa visione, riducendo il matrimonio a un giocattolo nelle mani del legistratore, che continuamente lo modifica secondo i suoi capricci (da qui il divorzio, da qui il matrimonio omosessuale, etcetera etcetera).
Nel momento in cui lo Stato ha introdotto il divorzio, il matrimonio ha cessato di essere un istituto del diritto naturale, e si è quindi irrimediabilmente persa la compatibilità tra matrimonio civile e matrimonio canonico che giustificava il Concordato.
In Italia il Concordato doveva essere sciolto già 40 anni fa…
10 settembre 2015 • 12:32
Due battezzati cattolici, anche non “davvero “credenti/praticanti, ma che accettano di sposarsi in Chiesa secondo il diritto naturale, cioè per avere prole e per aiutarsi mutualmente, ricevono ipso facto anche la grazia del sacramento.
Detto questo il matrimonio di due protestanti, o due ortodossi, per quanto esprimano questa stessa accettazione è anch’esso sacramentale e non può essere rotto da nessuno. Cioè un divorziato protestante che vorrebbe risposarsi con una cattolica non lo può fare a priori, il suo primo matrimonio essendo sempre valido, salvo fatte le situazioni con vizi formali e materiali etc.
La mancanza di fede espressa qui si riferisce dunque a chi, non avendo la fede, indipendentemente dal fatto di essere battezzato, in realtà non ha l’intenzione di fare quel che la Chiesa vuole che sia fatto: ma lasciamo la giurisprudenza ancora tutta da farsi esprimersi nei prossimi anni.
Secondo me, accettare esplicitamente gli insegnamenti di Humanae Vitae dovrebbe essere una condizione esplicita prima della celebrazione del matrimonio religioso.
E una battezzata e un non battezato?
10 settembre 2015 • 14:08
Invece pure, se il Vescovo ci sta e che il non battezzato si commette per la durata della sua vita alla fedeltà, all’aiuto mutuale, e all’apertura alla vita.
10 settembre 2015 • 14:12
10 settembre 2015 • 14:15
Quanto alla mancanza di fede che può generare la simulazione del consenso, un esempio concreto tratto dalla mia personale esperienza: nei lontani anni ’80 ero impegnata in una, definiamola così, affettuosa frequentazione con un simpatico giovanotto, battezzato e cresimato come la maggior parte degli italiani ma poco o nulla credente. Il quale dichiarava tranquillamente di essere straconvinto che sposarsi non vuol dire impegnarsi per tutta la vita perché se non funziona ci si lascia (sottinteso, ma nemmeno troppo, ci si lascia e liberi tutti). Ci siamo poi reciprocamente stufati di frequentarci. Mi risulta si sia poi sposato in chiesa. Avrà cambiato idea sul sacramento del matrimonio? Lo sa Iddio e presumibilmente la consorte. L’ho perso di vista.
Mi risulta però che sposarsi con la riserva mentale (questo è) che vi ho descritto, dichiarando davanti al sacerdote il falso (simulazione del consenso), cioè che si intende impegnarsi per sempre (perché questo fanno gli sposi nel martimonio cattolico) quando invece che “per sempre” si pensa “finché dura”, sia sempre stata una causa di nullità da manuale e non qualcosa che per la prima volta viene proposto oggi.
Casi come quello che vi ho descritto erano, per quel che ho potuto constatare, non infrequenti trent’anni fa. Oggi presumibilmente va molto peggio, quanto a disponibilità al “per sempre” e a tutto il resto che davanti a Dio ci si dovrebbe promettere.
10 settembre 2015 • 14:22
Già: hai tutto giusto, cara Dernhelm.
A ben guardare, in fine e nel fondo del fondo, nel motu proprio, non c’è niente di davvero nuovo nel senso di rivoluzionario: solo l’accento è differente e le procedure. Ma le cause di nullità riconosciute sono sempre le stesse, anche se più dettagliate in certi casi.
Niente di veramente nuovo sotto il sole nei Campi di Pelennor…
10 settembre 2015 • 15:01
Poi diciamocela tutta uscendo dalle sabbie mobili (per alcuni) delle leggi e degli “articoli”…
Solo umanamente parlando, io sarò un romanticone, ma se mi sposo (e sposato sono), desidero passare con quella donna il resto della mia vita… non FINCHE’ DURA (!!) che eventualmente fa rima con AVVENTURA.
Quindi riserve o meno sul “per sempre” (o meglio finché morte non ci separi) insito nel Sacramento, io fidanzato/a avrei invece riserve sulla fidanzata/o che avesse riserve in tal senso (scusate i giochi di parole).
10 settembre 2015 • 15:18
E infatti riserve reciproche avevamo…per cui ciao bella/ciao bello 🙂
10 settembre 2015 • 15:23
Più che un romanticone sei uno che ragiona “secondo natura” (del cuore umano, pascalianamente inteso). Il che è oggi infrequente essendo in atto da tempo un processo di avvelenamento delle coscienze.
10 settembre 2015 • 13:21
Pure a me non fa problemi questo Motu proprio.
Non cambia nulla dottrinalmente, anzi viene ribadita la “VOCAZIONE” matrimoniale: il matrimonio non è per tutti. Chissà se al Sinodo si avrà il virile coraggio di chiamarlo così, o si insisterà che solo il sacerdozio è “vocazione”, quasi fosse una chiamata più alta e più sacra (DA UN PUNTO DI VISTA DI DIO!) di qualsiasi altra “chiamata” divina a compiere quel che si è chiamati in vita a fare. Umanamente è certamente una vocazione più alta, perché vivi la vita paradisiaca in anticipo, ma chi è l’uomo per stabilire quale chiamata divina è più santa per l’intelletto di Dio? Semplicemente possiamo prendere atto delle varie chiamate e, a mio avviso, il matrimonio cristiano è tale.
Non mi fa problemi anche perché non sono io chiamato a dirimere le dispute che nasceranno. Certo, personalmente pensavo che gli atti di nullità derivavano solamente dall’inesistenza di rapporti carnali o quanto meno di figli o quanto meno di mentalità sempre contraccettiva e i figli sono “sbagli”. Evidentemente avevo una visione molto ridotta, e del problema e del diritto canonico al riguardo.
Diciamo che – per fortuna – non mi è mai interessato come tema.
Quanto al discorso: quanti si sono sposati in Chiesa non credendo? Si, molti, soprattutto ai miei tempi (tipo 15 -20 anni fa).
Ma i tempi cambiano e propongo due fatti.
Su 3 matrimoni che ho avuto quest’anno 2 erano civili e sono stati celebrati in villone da paura, le cui sale non sfigurano (architettonicamente) di fronte ad una Chiesa di provincia.
Il terzo era in Chiesa. Lui non credente, in ricerca diciamo. Lei credente.
In questo caso? Dovesse finir male, per assurdo e non succederà, è annullabile per motu proprio? Anche in presenza di bambini?
E così ne ho visti a bizzeffe! Gente atea durante la cerimonia, in ricerca durante la vita insieme da sposati. Che si fa? Come di gente che si è sposata CREDENDO di avere una fede che in realtà era più che altro superstizione. E questa?
Conosco un’altro caso del tutto uguale e paragonabile. Sposato lui agnostico e critico, lei credendo. SOlo che che con il tempo lui è cambiato, per grazia di Dio certamente, forse anche grazie alla fede di lei o forse perché ha smesso di essere un’inguaribile egoista (con ovvi cedimenti umani…)… non lo so. E ora si chiede: ma il mio matrimonio era valido in quel momento, nonostante l’assenza di fede mia, oppure lo è diventato strada facendo? Perché in qualsiasi caso la risposta non è priva di difficoltà.
Certo, non se lo chiede perché vuole divorziare; se lo chiede perché è abituato a chiedersi queste cose.
Figuratevi che ha pure aperto un blog con degli amici per dibattere su questioni cattoliche. Se volete visitarlo non è affatto male. Lui si fa chiamare “minstrel” e scrive qui:
http://pellegrininellaverita.com
10 settembre 2015 • 13:43
Il bello nella Chiesa cattolico è che siamo nel Regno dell’Oggettività (e non dell’assoluto o del del relativo). Questa oggettività si esprime nel diritto canonico quando applicato nelle circostanze reali: e non possiamo avere dubbi sui sacramenti ricevuti nella misura che non hanno mai niente di soggettivo.
Gli effetti del sacramento nella propria vita saranno soggettivi, ma l’operare del sacramento stesso rimane oggettivo.
Prendiamo come esempio quello da te citato nel tuo ultimo paragrafo: oggettivamente, secondo il diritto canonico e non secondo i feelings e le opinioni soggettive di chi è agnostico e critico ma pur sempre un battezzato, il matrimonio è questione è valido, anche perché questo signore, quando si sposò religiosamente non lo fece per “generare una simulazione del consenso o indurre in errore la volontà la volontà della sua futura”. Il matrimonio era operante find da quel momento: eppure gli effetti del sacramento si sono dispiegati soggettivamente facendogli percorrere, ad esempio, quel specifico cammino di fede che gli ha fatto capire cosa sia il matrimonio, ed avere una famiglia (numerosa) come Dio comanda 😀
Concordo con te per dire che una maggioranza di matrimoni non dovrebbero essere neanche celebrati a prescindere: il grande numero di riconoscimenti di nullità, non sarà quindi indice di una Chiesa lassista, ma al contrario di una Chiesa che cerca la verità per le pecorelle di cui è in carica. Questo mostrerà quanto la Pastorale del matrimonio è inadatta ai bisogni delle circostanze storiche attuali accettando tanti matrimoni de facto in validi, spesso semplicemente per assenza di coraggio e chiarezza da parte dei sacerdoti in carica.
E anch’io mi rallegro di questa nozione di Vocazione: qui spunta la testa un desiderio nostro di Croce-Via espresso da due anni: sviluppare la teologia del matrimonio esplicitamente nella direzione di cammino vocazionale, specificamente centrato sul Dono di Dio alla Sua Chiesa sulla Croce.
Grazie Minstrel.
10 settembre 2015 • 13:55
il grande numero di riconoscimenti di nullità, non sarà quindi indice di una Chiesa lassista, ma al contrario di una Chiesa che cerca la verità per le pecorelle di cui è in carica.
semplicemente per assenza di coraggio e chiarezza da parte dei sacerdoti in carica.
Queste due affermazione sono una contraddizione nei termini, a meno che tu mi dica che i sacerdoti in carica non sono la Chiesa.
10 settembre 2015 • 13:59
hmmm concordo che l’ellisse possa portare a confusione: “Lassista” si riferiva al riconoscimento delle nullità sacramentali,
mentre, effettivamente, quei sacerdoti che sposano senza aver il coraggio di prendersi le proprie responsabilità sono davvero lassisti.
10 settembre 2015 • 14:07
Ecco Simon, questo è in effetti altro discorso e ben fondato:
2. UFFICI E MINISTERI
20. Nello svolgimento della preparazione, considerata la mentalità del popolo circa il Matrimonio e la famiglia, i pastori si impegnino ad annunciare alla luce della fede il significato evangelico del vicendevole amore dei futuri sposi. Anche i requisiti giuridici riguardanti la celebrazione valida e lecita del Matrimonio possono essere utili a promuovere tra i fidanzati una fede viva e un amore fecondo per costituire una famiglia cristiana.
21. Se però, risultato vano ogni sforzo, i fidanzati apertamente ed espressamente affermano di respingere ciò che la Chiesa intende quando si celebra il Matrimonio di battezzati, non è lecito al pastore d’anime ammetterli alla celebrazione. Sebbene a malincuore, deve prendere atto della realtà e spiegare agli interessati che non la Chiesa, ma loro stessi, in tali circostanze, rendono impossibile quella celebrazione che peraltro chiedono.
10 settembre 2015 • 16:57
Cioé, un grande número di nullitá matrimoniali sara indicazione di una Chiesa lassista sará a monte o alla fine ma lassismo sará.
10 settembre 2015 • 14:14
Grazie a te Simon per la risposta!
Ne approfitto: discorrendo con un mio amico proprio sulla “vocazione matrimoniale” (ed è stato lui, in un impeto di mancanza di fede, a dire che i Vescovi non la concederanno mai a motivo d’elezione sacedotale… bah, chi vivrà vedrà), mi ha riferito di un fatto di diritto canonico di cui non ero a conoscenza.
E’ vero che un prete incardinato può spretarsi e quindi sposarsi dopo 10 anni? Ora faccio domande in stile tradizionalista lefevbriano (senza disturbare il Papa ovvio): possibile? Ma non si dice “sacerdote per sempre?” E se invece è possibile, lo è in quali casi? E se è per “mancanza di vocazione” non possono essere paragonati queste a “nullità” per (APPUNTO!) mancanza di vocazione al matrimonio?
Mi scuso per le cretinate che avrò di sicuro sparato. Nonostante abbia studiato diritto per tre anni, non son proprio le mie cose. 🙂
10 settembre 2015 • 14:41
Uno rimane sacerdote in eterno: anche dopo la morte. Il sacramento dell’ordine imprime un carattere indelebile.
“Spretarsi” è un’orribile espressione (come “annullamento” nel caso del sacarmento del matrimonio): viene usato solo rispetto a chi ha abbandonato di testa sua i propri obblighi clericali. Chi si spreta commette quindi in un oggettivo peccato mortale.
In tutte le Chiese cristiane, se a volte è possibile ad una persona già sposata accedere al sacramento dell’ordine in quanto diacono o in quanto sacerdote, non è mai stato possibile sposarsi una volta già ordinato diacono o sacerdote. Uno che si è spretato non può quindi mai sposarsi in Chiesa neanche 50 anni dopo.
A volte però un sacerdote può chiedere di essere dimesso dallo stato clericale (cf cann 290-293) e alla fine della procedura sarà sottomesso agli stessi diritti e doveri che qualunque laico e ovviamente non potrà più celebrare messa, etc. salvo dare l’assoluzione validamente in caso di pericolo imminente di morte di un terzo.
Visto però che, anche se ridotto allo statico laico, rimane un sacerdote per sempre, e visto che in quanto sacerdote non può sposarsi, questa dimissione allo stato laico non implica una dispensa automatica per poter sposarsi. Questa deve essere richiesta esplicitamente al Papa, il solo il quale può condonarla, in virtù del suo potere di legare e slegare.
Questa procedura può essere applicata a richiesta del sacerdote o può essere una pena inflitta in caso di delitti gravi.
Questa procedura di dimissione dallo stato clericale è però differente della constatazione della nullità di ordinazione sacerdotale, la quale implica un giudizio di riconoscimento di nullità in seguito alla quale, ovviamente, ci si può sposare senza addizionale dispensa.
10 settembre 2015 • 14:57
N.B.: Noto solo adesso la tua domanda di assenza di vocazione: Qui devi considerare due livelli quello soggettivo, cioè quello della persona che crede essere chiamato (avere la vocazione) o quello oggettivo che è quello dove la Chiesa chiama. E nel percorso detto vocazionale, aldilà di tutto il processo di discernimento “vocazionale” con le sue dimensioni soggettive, c’è un momento, precedente l’ordinazione diaconale, durante il quale il Vescovo formalmente “chiama” il postulante al sacerdozio durante una cerimonia ad hoc. Quando questo avviene, si può affermare che c’è un appello oggettivo della Chiesa alla persona in questione: si esce dal soggettivo e si entra nell’oggettivo e non si potrà mai più dire che quella persona non aveva la vocazione.
La problematica è invece la seguente: non c’è obbligo a rispondere positivamente alla vocazione e questa risposta deve essere libera e cosciente, in tutto analoga alla libertà e coscienza che si richiede nel caso del consenso matrimoniale.
Spero che ciò risponda alle tue domande
11 settembre 2015 • 11:38
persisto a dire che nel matrimonio non ci sono solo i due sposi, non è un egoismo a due. ci sono anche i figli. Ci sono i genitori degli spiosi. Il matrimonio è la cellula base della società umana. si può anche sfasciare questa cellula e il vescovo può anche dire che tale cellula non è mai esistita. ma non si può far sì che ciò che è stata sia annullato i figli di tutti questi matrimonui che varranno annullati si sentiranno dire che il rapporto fra i loro genitori era nulla. non è una bella cosa , da qualsiasi parte la si guardi.
L’aumento degli annullamenti per la brevità e il low-cost non è comunque una bella cosa.
mi viene in mente Gesù che disse ai farisei “per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha concesso l’atto di ripudio”. oggi , come allora, per la durezza del cuore degli uomini si viene loro incontro…, come dire l’ideale è una cosa, la triste realtà è un altra.
non è una bella cosa e non c’è nulla da rallegrarsi.
11 settembre 2015 • 15:34
Nessuno nella Chiesa annulla matrimoni, caro giacomo.
10 settembre 2015 • 13:45
Grande Minstrel… 😉
Certo anche il tiuo caso è emblematico… forse dovresti ri-celebrare il Matrimonio, a scanso di equivoci… ahahahah 😀 .-D
“Come di gente che si è sposata CREDENDO di avere una fede che in realtà era più che altro superstizione..”
Verissimo … chiamasi “religiosità naturale” e credo che siano un numero enorme di casi .-|
11 settembre 2015 • 12:45
Ieri mi toccò di cenare con una celebre scrittrice italiana (sia decoroso tacerne il nome, povera nostra letteratura), la quale mi raccontava di come siasi separata dal marito, di conserva con lui dichiarando il loro matrimonio defunto per inedia. L’uomo, a quanto sembra, le chiese di avviare causa di annullamento (o meglio riconoscimento di nullità), non avendo la coppia mai avuto intenzione di procreare, ecc. ecc. Richiesta cui la donna ha opposto un assoluto diniego (io credo per femminile ritorsione, ma certe intuizioni a cena è educato non esternarle), adducendo a giustificazione il fatto che chiedere l’annullamento significherebbe riconoscere che quel matrimonio non c’è mai stato, mentre in realtà ella si ritiene consapevole del contrario. “Io so”, dice, “che quei lunghi anni trascorsi insieme sono stati un matrimonio e che il mio (sic) matrimonio c’è stato”. Mi chiedo: l’uomo, che invece si ritiene consapevole che quel matrimonio non c’è mai stato può, ai sensi delle vigenti disposizione del diritto ecclesiastico, inoltrare richiesta di riconoscimento di nullità in solitaria, cioè senza il consenso della moglie?
P.S. Naturalmente l’area di appartenenza della signora è politicamente connotato a sinistra: trattasi, per espresso riconoscimento della medesima, di (ex) catto-comunista. Con tutto il carico di confusione, invidia sociale, intolleranza e ipocrisia che, l’esperienza negli anni mi ha insegnato, ne consegue.
11 settembre 2015 • 12:49
E’ poi da verificare se il marito della suddetta signora ritiene il loro matrimonio non sia mai “esistito” o se fa richiesta di vagliare la possibile nullità per atre vadie e diverse questioni di “comodo”…
11 settembre 2015 • 15:23
Bah, se è vero che sempre, da prima di sposarsi, i due (ma penso anche uno solo basti) avevano deciso di non avere figli, anche questo è un caso di nullità da manuale. Se la signora non accetta perché “sente” (?!?!?) che non è così, può fischiar l’Aida. Lui può chiedere di accertare la nullità, deve produrre prove e testimoni, lei sarà costretta a portare prove e testimoni a proprio favore (?!?!?), niente procedura breve né vescovo giudice unico, potrà fare appello se dannno ragione a lui. Io l’ho capita così.
Come ci veniva ricordato più sopra il matrimonio rimarrebbe valido per la legge italiana.
E siamo sempre allo stesso punto. Quanta gente ha in realtà soltanto simulato un matrimonio cattolico?
e non facciamoci troppe illusioni, chi decide di simulare può farlo (e lo fanno!) anche col prete deputato ad accertare le reali intenzioni degli aspiranti sposi. Se la vedranno col Padreterno…
11 settembre 2015 • 15:30
Concordo in tutto, virgole comprese.
11 settembre 2015 • 15:29
Assumendo, per ipotesi, che sia un fatto oggettivo che questa coppia non aveva mai avuto occasione di procreare, possiamo con assoluta certezza affermare che il sacramento del matrimonio che hanno celebrato era nullo. E certo l’uomo può inoltrare la sua richiesta by any means.
Quel che quella signora ha espresso è interessante però, perché soggettivamente è convinta di essere stata sposata immagino nel senso di essere sacramentalmente unita a quel signore: però il semplice fatto di dire che quel matrimonio c’è stato, implica al contempo che per lei il matrimonio non è indissolubile e, quindi, si rinforza l’ipotesi che il suo matrimonio (sic) è sempre stato nullo.
Caso divertente a causa della confusione nella capoccia di tale signora: mi dirai che più confuso di un catto-comunista…..
11 settembre 2015 • 19:37
Se la signora non accetta perché “sente” (?!?!?) che non è così, può fischiar l’Aida.
Parrebbe anche a me (povero Verdi, però). Il marito comunque può procedere in ogni caso: grazie per la dilucidazione, Simon. Una richiesta di precisazione: con “questa coppia non aveva mai avuto occasione di procreare” facciamo riferimento all’atto senza intenzione o all’atto con intenzione?
il semplice fatto di dire che quel matrimonio c’è stato, implica al contempo che per lei il matrimonio non è indissolubile e, quindi, si rinforza l’ipotesi che il suo matrimonio (sic) è sempre stato nullo
C’è però sempre la possibilità che al momento delle nozze la signora non la pensasse in questo modo, fosse cioè convinta della indissolubilità del matrimonio… Eh sì, caro Simon, nel cranio del cattocomunista mi sembra che vi sia persino più confusione che in quello, già molto confuso, del comunista semplice.
11 settembre 2015 • 20:31
Oops non so perché ho scritto “occasione” che non c’entra un tubo: beninteso va da essere letto, al posto, “intenzione”.
11 settembre 2015 • 21:35
Pareami strano. Era comunque un simpatico lapsus (“sentite, amici, se per caso vi capita l’occasione di procreare, approfittatene…” :-))
12 settembre 2015 • 10:53
A tutti quelli che in buona fede e con una buona dose di ingenuità credono ancora che “il Sinodo non cambierà la dottrina” consiglio questa lettura:
la mossa dei novatori è furba: fatta fuori l’Humanae vitae non ci sarà più diga e le cateratte della licenza sessuale e procreativa spacciata per libertà si riverseranno ANCHE sui cristiani o almeno su ciò che rimane di loro.
In una prospettiva a-storica le forze del male “Non prevarrano”, si sa, abbiamo la promessa di Gesù, ma intanto, qui e ora
mi sembra che stiano prevalendo eccome…
12 settembre 2015 • 11:22
Se.. e poi se… e poi se…
12 settembre 2015 • 11:35
(1) che ci siano eretici de facto tra i padri sinodali non fa una piega ed è normale che chi non è dei loro vuole minimizzare la loro influenza e ne combattano le idee con ogni mezzo legittimo e cristiano.
(2) Il Sinodo in quanto tale non produce e non può teologicamente proprio, per sua propria natura, produrre Magistero Autentico: solo il documento che il Papa produrrà, asseconda della nota teologica che gli darà (grado di assenso che sarà richiesto ai cattolici) potrà essere considerato Magistero Autentico e di certo non potrà essere in contraddizione con l’Humanae Vitae, in quanto il Magistero non può errare e, quindi, non errò allora come non può errare ora.
(3) Il paragrafo 137 è l’espressione di un punto portato alla discussione: non rappresenta nessun insegnamento. A poco serve eccitarsi al soggetto.
(4) Humanae Vitae indica quale la via della santità per le coppie cristiane: nessuno potrà mai impedire ai cattolici di vivere il comandamento di Dio sul matrimonio e santificarsi.
Però, intanto, , caro giacomo, la tua affermazione “In una prospettiva a-storica le forze del male “Non prevarrano” “ è sicuramente eretica in quanto è proprio della Chiesa di oggi, concreta , con questo Papa e con questi (troppo spesso malaugurati) vescovi, che il “non praevalebunt” vale.
Al tuo posto, ancor prima di preoccuparti di quel che la Chiesa insegnerà autorevolmente, che è il compito dello Spirito Santo, mi preoccuperei della strana teologia a-cattolica che tu sembri professare e che è alla radice di tanti tuoi problemi e dubbi che mostri avere. Il tuo è un problema di Fede e di Speranza concrete.
14 settembre 2015 • 19:59
Segnalo un ESEMPLARE intervento di don Ariel in merito alla questione (e agli sproloqui del solito De Mattei): http://isoladipatmos.com/il-santo-padre-francesco-arreca-una-ferita-al-matrimonio-cristiano-suvvia-cerchiamo-di-non-essere-ridicoli/
14 settembre 2015 • 20:18
Concordo con te dire che quest’articolo di Don Ariel è semplicemente eccellente!
16 settembre 2015 • 19:25
Confesso che stavo aspettando al varco don Ariel. Se don Ariel fosse stato coerente con quanto scriveva anni fa collaborando col Mastino, oggi avrebbe dovuto gioire dell’ultimo motu proprio di Papa Francesco, al di là delle critiche mossegli di recente. E così è stato.
Possiamo essere d’accordo o in disaccordo con quanto don Ariel scrive, ma bisogna riconoscergli una dote oggi assai rara: l’onestà intellettuale.
19 settembre 2015 • 10:51
Caro Simon ti consiglio di ripassare la parabola del buon grano e della zizzania.
Il male sarà distinto dal bene non qui e subito ma alla fine dei tempi. nel tempo presente viviamo la confusione del grano-zizzania mischiati. Questo almeno è quello che ci dice Gesù quando i discepoli gli chiedono la spiegazione della parabola :
http://www.culturacattolica.it/?id=17&id_n=37739
“Allora Gesù, lasciate le folle, tornò a casa; e i suoi discepoli gli si avvicinarono, dicendo: «Spiegaci la parabola delle zizzanie nel campo». 37 Egli rispose loro: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo; 38 il campo è il mondo; il buon seme sono i figli del regno; le zizzanie sono i figli del maligno; 39 il nemico che le ha seminate, è il diavolo; la mietitura è la fine dell’età presente; i mietitori sono angeli. 40 Come dunque si raccolgono le zizzanie e si bruciano con il fuoco, così avverrà alla fine dell’età presente. 41 Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli che raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono l’iniquità, 42 e li getteranno nella fornace ardente. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti. 43 Allora i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi oda”
Sei tu caro Simon, che secondo me non hai capito: la promessa che le forze del male non prevarranno non vuol dire che nella sTORIA sia tutto e sempre bene, che il male non trionfi mai.
del resto chi sostenesse una cosa simile sarebbe uno stolto, dopo eventi come la SHOAH, oppure adesso il martirio dei cristiani. Purtroppo noi viviamo in quella che il vangelo definisce “età presente” cioè in un determinato periodo storico in cui grano e zizzania sono mischiati , solo alla fine dei tempi ci sarà il Giudizio.
e grano e zizzania sono mischiani anche dentro la chiesa cattolica, e non possiamo dire che TUTTi i preti i vescovi e anche i papi siano stati buon grano, alcuni di loro sono stati zizzania.
Certo non compete a noi giudicare. Giudicherà Dio. Anche l’attuale Pontefice sarà giudicato danostro Signore.
Questa è fede cattolica caro Simon, la fede che proclamiamo la domenica alla Messa :
Venturus est iudicare vivos et mortuos cuis regnum non erit finae”
Questa è la mia fede, non sono certo obbligato, per essere cristiano, a credere che sia tutto bene quello che accade ogg, in questo tempoi o che sia tutto oro quello che luccica.
Mi bastacredere che le forze del male non prevarranno: appunto alla fine dei tempi, o se vuoi in una dimensione a-temporale o spirituale.
19 settembre 2015 • 12:03
Io credo il Credo in intero compresa questa sentenza: “Credo et unam, sanctam, catholicam et apostolicam Ecclesiam”. Quel che ci annuncia una Chiesa bella viva e vegeta, non una cosa che non esiste più: una Chiesa con Papa e Vescovi uniti a lui e un popolo di Dio unito a loro.
Questa è la nostra fede cattolica:
“Quicúmque vult salvus esse, ante ómnia opus est, ut téneat cathólicam fidem: Quam nisi quisque íntegram inviolatámque serváverit, absque dúbio in aetérnum períbit.”