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Timestamp: 2019-12-09 11:42:27+00:00
Document Index: 40233064

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Il socio lavoratore deve pagare i contributi Inps anche sugli utili non distribuiti della S.r.l.? | Efficacia Fiscale
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Questa settimana parleremo di un aspetto molto importante per te che stai utilizzando una S.r.l. per svolgere il tuo business e sei un socio lavoratore.
Il socio della S.r.l deve far fronte non solo al pagamento delle imposte ma anche al pagamento dei contributi Inps.
Ciò comporta sicuramente un ulteriore aggravio del carico fiscale complessivo, pertanto quello dei contributi è un aspetto importante da considerare per migliorare l’efficacia fiscale della propria posizione imprenditoriale e, di riflesso, della propria azienda.
In questa nuova circolare scoprirai una nuova arma per difenderti dai contributi Inps che devi pagare tutte le volte che decidi di non distribuire gli utili della S.r.l., ma di trattenerli in azienda.
Fino a qualche mese fa ti avrei detto che avresti dovuto pagare i contributi Inps anche sugli utili della S.r.l trattenuti in azienda, da adesso, invece, hai un’arma a tua disposizione che potrebbe consentirti di pagare meno contributi, cosa che prima era impensabile.
Infatti, per un socio lavoratore è giusto pagare i contributi, ma spesso sorge la seguente domanda:
“Devo pagare i contributi Inps anche sugli utili che la S.r.l. trattiene in azienda?”
La risposta è si, l’Inps vuole che tu versi i contributi anche sugli utili che trattieni in azienda, ma è anche vero che la commissione tributaria di Bologna ha emesso una Sentenza in cui ha dato ragione ad un contribuente che non ha pagato i contributi sugli utili della sua S.r.l. accantonati in azienda con il regime di trasparenza fiscale.
Anche se può sembrarti ingiusto pagare i contributi Inps sugli utili che il socio non percepisce, ti devi rassegnare, in quanto l’Inps ogni anno emana una circolare in cui comunica gli importi da pagare aggiornati e ribadisce che l’imponibile Inps comprende anche gli utili attribuibili dalle quote delle alte S.r.l., quindi indipendentemente dalla loro erogazione ai soci.
Se vuoi evitare problemi e perdite di tempo, sei obbligato a pagare maggiori contributi.
Ma nel caso in cui quei contributi fossero per te troppo onerosi da pagare, puoi anche pensare di evitare il pagamento e tentare di appellarti ad una nuova sentenza a cui puoi far affidamento per difenderti davanti ad un giudice, utilizzando questa sentenza come prova del fatto che tu non debba pagare.
Attenzione, non sto dicendo che tu sia protetto al 100%, ma se non puoi pagare i contributi adesso esiste il parere di un tribunale provinciale che si è espresso a tuo favore, mentre prima non esisteva niente a cui appellarsi.
Avere maggiore efficacia fiscale nella gestione della tua azienda è una tua responsabilità che ha tante altre implicazioni che vanno ben oltre la sfera personale.
Infatti, se tu riuscissi a risparmiare soldi pagando meno imposte e contributi, avresti maggiore liquidità per gestire al meglio la tua S.r.l facendo, ad esempio, maggiori investimenti nell’acquisto di beni strumentali.
Contemporaneamente avere più soldi ti consentirà di essere un miglior partner, un migliori marito, evitare che la tua donna ti abbandoni per scegliere un altro uomo che gli garantisce una migliore sicurezza economica, portandosi dietro i bambini.
Avere più soldi ti consentirà anche di dare ai tuoi figli una migliore istruzione, un migliore accesso alla sanità pubblica, evitando che in futuro possano rinfacciarti il fatto di non avergli dato opportunità che altri loro coetanei hanno ottenuto.
Oltre a questo ricordati che se vuoi risparmiare soldi nella prossima dichiarazione devi prende delle decisioni fiscali già adesso.
Se vuoi conoscere la procedura per poterti difendere per evitare di pagare i contributi Inps sugli utili non distribuiti della S.r.l. prosegui con la lettura.
Prima facciamo un ripasso su quando e quanto bisogna pagare di Inps per poi introdurre l’arma che tu puoi usare per difenderti dai contributi Inps eccedenti il minimale.
Quindi bando alle ciance e let’s go.
Quando devi iscrivermi all’Inps e pagare i contributi?
Nel caso in cui tu sia un socio di una S.r.l. e lavori all’interna di essa svolgendo un lavoro operativo, allora sei obbligato ad iscriverti all’Inps commercianti iniziando a pagare ogni 3 mesi una rata dei contributi fissi Inps.
Esempio di un socio che lavora dentro una S.r.l.: hai una quota di una S.r.l. commerciale per svolgere un’attività di commercio al dettaglio, esempio commercio di ortofrutta, svolgendo un lavoro operativo all’interno dell’attività, in questo caso sei obbligato ad aprire una posizione Inps commercianti e iniziare a pagare, come minimo, le rate fisse Inps.
Esempio di socio finanziatore di S.r.l.: hai una quota di una S.r.l., ma non lavori all’interno dell’azienda, esempio hai messo del capitale per far funzionare correttamente il negozio di ortofrutta per tuo figlio, tu non lavori all’interno, quindi non devi aprire una posizione Inps commercianti e non devi pagare i contributi fissi Inps.
Esempio di amministratore di S.r.l. che non è socio: può anche capitare che tu sia solo un amministratore della S.r.l. senza possedere quote nella società. In questo caso non devi iscriverti alla gestione Inps commercianti. Dovrai pagare i contributi Inps della gestione separata solo se ricevi un compenso per l’attività di amministratore. In questa situazione, anche se volessi pagare i contributi fissi Inps non potresti, in quanto non essendo socio non puoi pagare i contributi fissi Inps. Questo ultimo caso non è oggetto specifico della circolare.
n.b. per quanto riguarda una S.r.l. propriamente artigiana, ci sono delle peculiarità che affronteremo insieme in sede di consulenza.
Quanti contributi paga un imprenditore iscritto alla gestione Inps commercianti?
Un socio che lavora in una S.r.l. è obbligato ad iscriversi all’Inps commercianti e quindi a pagare due tipologie di contributi.
I contributi “entro il minimale” (contributi fissi) ed i contributi “eccedenti il minimale” (contributi variabili).
In altre parole, quando ti iscrivi ad una posizione Inps dovrai pagare un totale di contributi fissi Inps per euro € 3.832,45 (anno 2019) in rate trimestrale.
Dovrai pagare questo sia che la tua S.r.l. sia in perdita, sia che abbia un utile di euro € 15.878,00 (anno 2019). In quel caso tu dovrai pagare sempre questi contributi che si chiamano, appunto, contributi fissi Inps perché li paghi sicuramente come minimo ogni anno, salvo un conguaglio per gli utili più alti rispetto ad € 15.878,00 da individuare in sede di dichiarazione dei redditi.
Esempio di socio lavoratore con S.r.l. utile basso: socio lavoratore di S.r.l. con utile a lui attribuibile di euro € 15.878,00 allora paga € 3.832,45 di contributi fissi inps in 4 rate di identico importo in queste date, 16 maggio, 16 agosto, 16 novembre e 16 febbraio dell’anno successivo.
Oltre a questi contributi, un socio lavoratore ogni anno, in sede di dichiarazione dei redditi, deve pagare, eventualmente, ulteriori contributi per la quota di utile della propria di S.r.l. che eccedono la soglia di euro € 15.878,00 pagandoci un’aliquota del 24,09% di contributi in più.
Se la quota dell’utile arriva fino a € 47.143,00 bisogna pagare il 24,09% sulla parte di utile che eccede euro 15.878,00.
Come se non bastasse, per la quota di utile superiore ad € 47.143,00, fino ad € 78.572,00, l’aliquota contributiva su cui calcolare i contributi è il 25,09%.
I contributi variabili, quelli pari al 24,09% per la quota di utile della S.r.l. superiore ad euro 15.878, si pagano a saldo, nel mese di giugno, insieme al saldo delle imposte sui redditi presenti nella dichiarazione dei redditi.
Esempio di socio lavoratore con S.r.l. con utile alto: il socio lavoratore di S.r.l. con utile di euro 25.878,00 paga due tipologie di contributi. Paga i contributi fissi di euro € 3.832,45 in 4 rate durante l’anno per coprire la quota di utile di euro 15.878,00. Siccome la società ha un utile di euro 28.878,00 significa che ci sono ancora euro 10.000 che eccedono rispetto al minimale e sul quale si devono pagare i contributi variabili del 24,09%. In questo caso sui contributi eccedenti il minimale pari ad euro 10.000 e questo significa che bisogna pagare contributi per euro 2.409,00 a saldo a giugno dell’anno successivo in sede di dichiarazione dei redditi, insieme al pagamento delle imposte.
Infatti i contributi Inps non si pagano solo sulla quota di utile della S.r.l. in cui lavori.
Ogni anno l’Inps emana una circolare in cui delinea gli importi rivalutati e segnala che la base imponibile Inps per il calcolo dei contributi variabili eccedenti il minimale comprende anche la quota di utili delle altre S.r.l. in cui tu non lavori, questo tutte le volte in cui tu hai una posizione Inps aperta.
Esempio socio lavoratore in una S.r.l. e anche socio finanziatore in seconda S.r.l.: riprendendo l’esempio precedente, quello in cui il socio lavoratore ha una S.r.l. in cui l’utile complessivo della società in cui lavora è di euro 28.878,00, aggiungiamo che lui è contemporaneamente socio finanziatore al 50% di un’altra S.r.l. dove non sta lavorando, che ha prodotto un utile totale di euro 20.000.
Siccome la quota del socio è del 50%, il socio finanziatore deve calcolare la base imponibile Inps su un ulteriore 10.000 euro.
In questo caso il socio lavoratore dovrà calcolare l’Inps su una base imponibile di euro 28.878,00 per la quota di utile che gli genera la sua S.r.l. + euro 10.000 per la quota di utili del 50% della S.r.l. dove è socio finanziatore in cui non lavora.
Questo, in sintesi, significa che il nostro socio lavoratore dovrà pagare ulteriormente euro 2.409 di contributi per gli utili della S.r.l. dove non lavora.
Esempio socio finanziatore senza lavorare nella S.r.l.: se un dipendente avesse due quote in due diverse S.r.l. e non lavorasse in nessuna delle due società, magari perché ha quelle 2 quote solo come socio finanziatore, allora non pagherebbe né i contributi fissi Inps, in quanto non è un socio lavoratore in nessuna delle due società e di conseguenze non pagherebbe neanche i contributi eccedenti il minimale, appunto perché non è iscritto alla gestione commercianti.
So che può sembrare strato, ma le istruzioni dell’Inps sono categoriche, si pagano i contributi Inps anche sulle quote di utili delle S.r.l. nelle società in cui non lavori tutte le volte che hai una posizione Inps commercianti aperta.
Ma, c’è un altro ma, è intervenuta una sentenza del tribunale di Bologna favorevole al contribuente relativamente ai contributi pagati sulla quota di utili della S.r.l. non distribuiti.
Questa sentenza ti darà un’arma che puoi utilizzare per avere ragione in caso di possibili contestazioni.
Quale arma puoi utilizzare per difenderti dagli attacchi dell’Inps quando ti richiede i contributi Inps sugli utili non distribuiti della S.r.l.?
Ogniqualvolta tu leggi una sentenza, devi essere sempre consapevole che ogni caso può fare storia a se, ma che le varie sentenze possono influenzare le decisioni delle sentenza successive.
Quindi è anche importante capire come nascono le specifiche decisioni che prendono i giudici.
Così, di seguito, ti riporto un estratto della sentenza del Tribunale di Bologna – Sezione Lavoro – sentenza n. 210 del 02-04-2019.
Descrive il caso di un contribuente che ha una S.r.l. con il regime di trasparenza fiscale ed ha dichiarato ai fini Inps solo gli utili distribuiti, omettendo di calcolare i contributi sugli utili che sono stati accantonati nella S.r.l. (ossia che non sono stati distribuiti ai soci).
Così ha ricevuto un avviso di addebito da parte dell’Inps in cui gli chiedevano i contributi sulla quota di utili non distribuiti dalla società.
Ciò posto in fatto, osserva il Tribunale che la domanda del ricorrente è fondata, poiché l’imputazione di reddito per trasparenza, è una mera fictio giuridica, cui non corrisponde un reddito reale della persona fisica cui tale reddito è imputato “per trasparenza”, nei casi, come il presente, in cui la somma in questione sia rimasta nella sfera giuridica di un soggetto giuridico distinto e diverso dal ricorrente medesimo, nel caso in esame xxxx (nome della società).
Ne consegue che applicando correttamente i principi di cui all’art.1 della Legge n°233/1990, tale reddito, almeno fino al momento della sua effettiva distribuzione, non può generare obblighi contributivi, in quanto è reddito di impresa, la cui disponibilità rimane in capo alla S.r.l. fino al momento della distribuzione ai soci, con la conseguenza che tale reddito potrebbe anche, astrattamente, essere distribuito ad un socio diverso dal ricorrente, come nel caso di cessione in futuro, delle quote sociali senza assegnazioni precedenti”
In poche parole, l’Inps, all’origine, ha richiesto i soldi al socio lavoratore considerando tutto il reddito attribuito dalla S.r.l. con il regime di trasparenza. L’Inps gli ha inviato un avviso di addebito, il socio lo ha impugnato e il tribunale di Bologna ha dato ragione al socio perché gli utili accantonati nella S.r.l. non sono nel possesso del socio, quindi egli non deve pagare i contributi sulla quota di utili della S.r.l. non distribuiti al socio.
A mio parere questa sentenza ha riflesso anche sulla quota di utili di una S.r.l in cui io sia solo un socio finanziatore. Fino a che la mia società trattiene i soldi, l’Inps non potrebbe richiedere i soldi su questi utili.
Adesso è importante comprendere come utilizzare questa sentenza.
Non vuol dire che da oggi l’Inps non faccia più questo tipo di accertamenti.
Non puoi pensare di evitare il pagamento di contributi di qualsiasi genere.
Non puoi credere che questa sentenza sia applicabile in tutte le province.
Non credere che questo episodio sia definitivo, in quanto l’Inps può ancora ricorrere in appello presso la commissione regionale e in ultimo presso la cassazione.
Ma ciò non toglie che questa è una ottima sentenza a tuo favore che puoi utilizzare in sede di contenzioso con l’Inps in tribunale (cosa che prima non avevi).
Come utilizzare la sentenza vista in precedenza ed a cosa devi stare attento…
Per poter comprendere come utilizzare correttamente la sentenza del tribunale di Bologna che hai visto in precedenza, ci sono ancora dei meccanismi che devi conoscere.
Il primo è che ci sono 3 livelli di contenzioso in ambito fiscale, la commissione tributaria provinciale, la commissione tributaria regionale e la cassazione.
Ad ogni livello sia il contribuente che l’ente impositore si possono fermare, ma solo con la sentenza della cassazione diventa un qualcosa di “certo”.
Il secondo concetto che devi comprendere è che ogni sentenza può avere un esito diverso in funzione del tribunale che la emana e della situazione specifica del contenzioso.
L’unica cosa che possono fare le sentenze precedenti è di influenzare il parere delle sentenze successive, oppure che ci siano già più sentenze della cassazione che ripetono lo stesso esito per più volte in casi simili.
Quindi a cosa devi stare attento?
1) ricordati che questa è la commissione tributaria provinciale, quindi può ancora esserci un intervento della commissione regionale e in ultimo una sentenza della cassazione (in genere gli enti proseguono fino alla fine, un po’ perché i funzionari non pagano le conseguenze di tasca loro, un po’ perché devono dimostrare di aver fatto bene il loro lavoro facendo di tutto per incassare l’importo contestato);
2) la sentenza parla di S.r.l. con il regime di trasparenza fiscale, ma a mio parere si può applicare lo stesso principio anche alle S.r.l. normali, ma l’esito dipende sempre dal tribunale di competenza;
3) dovrai comunque pagare una quota di contributi prima che esca la sentenza definitiva del tribunale (in caso di tua vittoria dovrai chiedere il rimborso);
4) ti assorbirà tempo e denaro, questo comporta che ti conviene far valere la tua difesa a maggior ragione quando gli importi contestati sono alti;
5) se stai pensando di non pagare i contributi Inps sugli utili non distribuiti fai male, ricordati che potresti benissimo ricevere un accertamento dell’Inps, fino a che l’ente non decida che sia definitivo l’orientamento della cassazione. Quindi dovrai sempre ricorrere in tribunale fino a che l’Inps non prenda atto del cambio di orientamento della cassazione;
6) la sentenza la mostrerai in giudizio al tuo tribunale di competenza, segnalando ai giudici locali che già un giudice si è espresso in merito su quella specifica materia a tuo favore;
7) ricordati che si parla di contributi che eccedono il minimale, ossia per gli utili che eccedono euro 15.878,00, mentre i contributi fissi dovrai sempre pagarli. Quindi se la tua S.r.l. genera un utile uguale o inferiore alla soglia di euro 15.878,00, di fatto pagheresti gli stessi contributi anche se la tua S.r.l. decidesse di non distribuire gli utili;
8) nel caso in cui tu sia socio non lavoratore di altre S.r.l (al di fuori di quella in cui lavori) e queste ultime non procedessero alla distribuzione degli utili, potresti trovare utile questa sentenza, che ti fornisce uno strumento di difesa nel caso in cui l’Inps ti richieda il versamento dei contributi sugli utili non distribuiti.
Grazie alle informazioni che hai ottenuto in questa circolare, ora hai uno strumento in più che puoi utilizzare per difenderti dalle pretese dell’Inps quando ti notifica un accertamento per i contributi calcolato sugli utili non distribuiti.
Non è detto che sia sempre sicuro al 100%, ma è sicuramente un ottimo alleato alla tua efficacia fiscale rispetto agli anni precedenti in cui avevi poco e niente a prova della tua difesa.
Infatti, devi anche verificare di: produrre utili in abbondanza, avere sempre la liquidità necessaria per far funzionare l’azienda regolarmente e utilizzare il più possibile strumenti di pianificazione fiscale nella tua società per ridurre la imposte della S.r.l..
Mentre, dal lato opposto, con una gestione fiscale efficace della S.r.l., le imposte minime che puoi pagare sono del 28%.
In questo modo crei sempre più ricchezza per te ed ottieni tutto il successo che ti meriti insieme alle persone a te care.
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