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Timestamp: 2019-01-22 05:15:21+00:00
Document Index: 2953047

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 66', 'art. 25', 'art. 186', 'art. 25', 'art. 3', 'art. 707', 'art. 25', 'art. 374', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 133', 'art. 25']

Art. 25 codice penale: Arresto | La Legge per tutti
Art. 25 codice penale: Arresto
La pena dell’arresto si estende da cinque giorni a tre anni, ed è scontata in uno degli istituti a ciò destinati o in sezioni speciali, con l’obbligo del lavoro e con l’isolamento notturno.
Il condannato all’arresto può essere addetto a lavori anche diversi da quelli organizzati nell’istituto, avuto riguardo alle sue attitudini e alle sue precedenti occupazioni.
Arresto: da un punto di vista squisitamente penalistico rientra tra le pene detentive ed è previsto per le contravvenzioni. L’(—) consiste nella privazione della libertà personale per un periodo da cinque giorni a tre anni (art. 25 c.p.): il limite massimo è elevato a 5 anni in caso di concorso di circostanze aggravanti (art. 66 c.p.). Anche per l’(—) valgono gli stessi principi stabiliti per la reclusione, con la sola differenza riguardante la disciplina della semilibertà. L’art. 25 c.p. dispone che la pena dell’arresto è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati o in sezioni speciali stabilimenti di reclusione, con l’obbligo del lavoro e con l’isolamento notturno.
La pena da irrogare per il reato di guida in stato di ebbrezza non può essere mai inferiore ai cinque giorni. Sebbene l'art. 186 commi 2 e 2 bis c. strad. non preveda per il reato contravvenzionale un limite minimo dell'arresto, l'art. 25 comma 1 c.p. prescrive in cinque giorni il minimo edittale assoluto per la pena dell'arresto. Tale limite, proprio perché assoluto, non può essere mai valicato in riduzione, neanche con la concessione delle attenuanti.
Cassazione penale sez. IV 24 giugno 2010 n. 37587
Non è manifestamente infondata, in riferimento agli art. 3 e 27 cost., la q.l.c. dell'art. 707 c.p., nella parte in cui prevede una pena edittale minima superiore a quella prevista dall'art. 25 c.p.
Corte appello Messina 13 novembre 1996
È manifestamente inammissibile, per difetto assoluto di motivazione sulla rilevanza, risultando omessa ogni indicazione circa la fattispecie del giudizio principale, appalesandosi altresì carente la motivazione relativa alla non manifesta infondatezza della questione medesima, è solo apoditticamente affermata, la questione di legittimità costituzionale degli art. 374 l. 20 marzo 1865 n. 2248 all. F e 142 r.d. 8 maggio 1904 n. 368, sollevata in riferimento all'art. 3 cost. dal pretore di Susa con ordinanza del 27 novembre 1984 (r.o. n. 515, 1985; G.U. n. 4 I serie spec. 1986), concernenti contravvenzioni a disposizioni in materia di opere pubbliche e di bonifiche: il primo, in quanto commina "multe" oltre che "pene di polizia" (ora convertito in pene dell'arresto e dell'ammenda, ai sensi dell'art. 1 r.d. 28 maggio 1931 n. 601); il secondo, in quanto prevede, per le contravvenzioni alle disposizioni dell'art. 133 del medesimo decreto, "la pena dell'arresto fino a giorni cinque" (e dell'ammenda non superiore a L. 20.000), laddove ai sensi dell'art. 25 c.p. la pena dell'arresto si estende da cinque giorni a tre anni.
Corte Costituzionale 24 luglio 1986 n. 219