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Timestamp: 2020-08-12 09:57:46+00:00
Document Index: 141257320

Matched Legal Cases: ['art. 112', 'art. 2598', 'art. 2598', 'art. 2598', 'art. 102', 'art. 171', 'art. 97', 'art. 96', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 171', 'art. 2226', 'art. 171', 'art. 52', 'art. 171', 'art. 16', 'art. 171', 'art. 171', 'art. 16']

Merito Archives - Pagina 30 di 34 - Dirittodautore.it
Pretura di Milano, Sentenza del 9 febbraio 1983
Giovanni d'Ammassa 9 Febbraio 1983
Nella determinazione dell'uso preventivo o preuso di una testata rileva non tanto la data di deposito della domanda di marchio o la registrazione presso la cancelleria dell'ufficio stampa, ma la pubblicizzazione effettiva nel senso visto sopra. Per uso della denominazione "testata" deve intendersi la pubblicizzazione della denominazione da parte dell'utente editore verso la clientela, la quale clientela nelle edizioni di periodici a stampa si individua sia in quella del committente di pubblicità, sia in quella degli acquirenti lettori delle riviste.
Tribunale di Milano, Sentenza del 7 febbraio 1983
Giovanni d'Ammassa 7 Febbraio 1983
Venendo poi a considerare se nella specie ricorre anche, oppure no, confondibilità di imprese e cioè di fonte produttiva (di editori, trattandosi di opere dell'ingegno edite) è del tutto ragionevole ritenere che il lettore medio del genere di periodici in esame possa collegare l'eguaglianza di aspetto formale (testata) dei due periodici alla unicità, tratto in inganno dal notorio fenomeno della creazione da parte dell'imprenditore (= editore) moderno di un comune denominatore formale per i diversi prodotti oggetto delle sue attività di impresa; né può essere trascurata la malizia posta dall'attrice nella imitazione dell'aspetto formale della testata del periodico della convenuta, la cui gravità è denunciata dalle aperte evidenze dell'imitazione e la cui preordinazione è denunciata dal progressivo avvicinamento (si veda la testata de "La Domenica del Corriere" dell'1 agosto 1981 dove il fondo è di colore argento e non oro); orbene, di un grave e preordinato piano di tal genere, non può certo essere data la giustificazione di cui sopra si è detto (volontà di manifestare il cambiamento di genere del periodico): l'unico ed evidente motivo è, infatti, quello di ingannare i lettori, al fine di sviamento dal concorrente imitato di quella fascia di pubblico che è determinato dall'acquisto del periodico dall'erroneo (provocato) convincimento che trattasi per l'appunto di pubblicazione edita dall'imprenditore concorrente imitato. Orbene, in base ai noti meccanismi della percezione e della memoria (non sembra nella specie che possa essere utile il richiamo ai caratteri strutturali e funzionali del mercato dei periodici) va affermata la sicura prevalenza della capacità distintiva degli elementi formali comuni, cioè di tutte le testate, con esclusione soltanto degli elementi formali della dicitura del "Corriere" (oltreché, con esclusione dell'elemento concettuale presente nelle due testate); infatti l'attenzione e la memoria del lettore sono colpiti dal colore del fondo nel quale il titolo si colloca, dalla dimensione dei caratteri di stampa della espressione "La Domenica" molto maggiore della dimensione dei caratteri della espressione "del Corriere", dal maggior spazio della testata (conseguentemente) occupato, dalla vivacità e dal risalto conferito all'espressione "La Domenica" (già dominante per la sua dimensione), dal contrasto dei colori rosso-bianco e dall'impressione tridimensionale; non può quindi dubitarsi che l'aspetto formale dell'espressione "del Corriere" non ha alcuna efficacia distintiva e, comunque, che esso è del tutto subordinato all'efficacia distintiva degli altri elementi formali della testata; deve, pertanto, affermarsi alla stregua del condotto esame analitico-sintetico la assoluta confondibilità dell'aspetto formale delle testate del periodico "Gente" e del periodico "La Domenica del Corriere". Nel caso di domande di accertamento della responsabilità per concorrenza sleale, si deve ritenere che possa e debba il giudice, in applicazione dell'art. 112 c. p. c., accertare l'illiceità del fatto lamentato alla stregua della previsione di quella di cui all'art. 2598 c. c. che meglio ritenga adattarsi alla fattispecie; per vero in ordine alla individuazione del fatto costitutivo della fattispecie di concorrenza sleale confusoria ex art. 2598 n. 1 c. c., costituisce oggetto dell'onere di allegazione nella condotta dell'imprenditore concorrente, soltanto il fatto consistente nell'uso di un nome o di un segno nella fabbricazione di un prodotto, nell'adozione di altri mezzi nell'uso dell'attività, mentre può e deve essere accertata d'ufficio la sussistenza della qualità o dell'attributo che ne condiziona la illiceità (efficacia confusoria, screditante di danno); nella fattispecie sotto esame il fatto costitutivo della domanda consiste nella pubblicazione da parte dell'attrice del periodico "La Domenica del Corriere" nella testata avente la veste tipografica attuale, successivamente all'uso da parte della convenuta della testata con cui contraddistingue il proprio periodico "Gente". Tutti gli atti vietati dall'art. 2598, n. 1 c. c. possono definirsi come atti confusori, cioè perturbatori della funzione distintiva, funzione, che da sempre preminente nel rapporto di concorrenza tra imprenditori, è divenuta essenziale per l'impresa moderna non più a contatto diretto con gli acquirenti a causa della "divisione del lavoro"; cosicché la ratio del divieto di atti confusori va ravvisata unicamente nella esigenza di garantire la veridicità della identificazione della fonte produttiva dei beni o servizi immessi sul mercato. Il pericolo di confusione tra prodotti o tra attività va accertato non solo alla stregua di un giudizio sintetico e globale (che sottrarrebbe il giudice all'obbligo della motivazione ed esporrebbe le parti alla pura intuizione del giudice), ma anche alla stregua di un giudizio analitico, momento imprescindibile del giudizio conclusivo, giudizio analitico che si pone con il giudizio sintetico in rapporto non di alternativa, ma di integrazione; facendo applicazione dei principi e criteri enunciati, deve in concreto osservarsi (giudizio analitico) che le due testate dei periodici in esame (intese per testate di periodici la parte superiore della copertina nella quale è incluso il titolo) sono (limitatamente all'aspetto figurativo e con esclusione dell'elemento concettuale-denominativo del titolo) identiche; in entrambe le testate, infatti, si può notare che: a) il titolo è collocato su un fondo di colore oro; b) i colori delle lettere sono rosso (la lettera) e bianco (la c.d. ribattitura, cioè la proiezione che dà l'apparenza del rilievo); c) i caratteri delle lettere (sia quanto alla forma piena che alla impressione tridimensionale) sono uguali; d) il rapporto spaziale tra la testata e il resto della copertina è pressoché uguale; procedendosi poi al giudizio sintetico e nell'ambito di esso, al giudizio di ponderazione, esclusa la confondibilità dei due titoli considerati nella loro consistente concettuale e quindi la confondibilità fra opera (= prodotti), oggetto del confronto nell'accertamento del pericolo di confusione sono unicamente gli elementi formali ("ogni particolarità di forma e di colore nell'oggetto esterno delle opere": art. 102 l. n. 633 del 1941; in altre parole, la "linea", il "cliché") delle due testate.
Corte di Appello di Roma, Sentenza del 24 gennaio 1983
Giovanni d'Ammassa 24 Gennaio 1983
La S.I.A.E. non è investita ex lege del potere di rappresentanza degli autori, né opera a suo favore un monopolio legale per l'incasso dei diritti spettanti agli autori medesimi; la S.I.A.E. svolge al contrario opera di intermediazione e tutela a favore di quegli autori che in base alle norme statutarie e regolamentari gliene abbiano dato espresso incarico; ne consegue che i rapporti tra la S.I.A.E. ed i singoli soci sono necessariamente regolati dalle norme vigenti in tema di mandato e che le situazioni soggettive che ne scaturiscono hanno natura e contenuto di situazioni soggettive perfette. Come mandataria senza rappresentanza la S.I.A.E. agisce in nome proprio e, pertanto, gli iscritti che sono titolari di diritti di autore che alla S.I.A.E. provengono da società di autori estere non sono i soggetti passivi dell'imposta ritenuta alla fonte su quei proventi ad opera dei singoli ordinamenti nazionali.
Pretura di Sanremo, Sentenza del 20 gennaio 1983
Giovanni d'Ammassa 20 Gennaio 1983
La radiodiffusione di opere dell'ingegno dai locali dell'impresa emittente è soggetta al consenso dell'autore dell'opera sia che si tratti di radiodiffusione mediante esecuzione dal vivo che di opera registrata su disco; la violazione del diritto esclusivo di autore di diffusione integra gli estremi del reato previsto dall'art. 171, lett. b) l. 22 aprile 1941, n. 633.
Tribunale di Catania, Sentenza del 16 dicembre 1982
Giovanni d'Ammassa 16 Dicembre 1982
Indipendentemente dall'esistenza di un valido consenso da parte dell'interessato ai sensi dell'art. 97, 1° comma l. 22 aprile 1941, n. 633, la pubblicazione, nelle pagine di un giornale dedicate al mondo dello spettacolo, della fotografia di una partecipante ad un concorso di bellezza, scattata nei locali dove si svolge tale manifestazione e nella quale la stessa è ripresa con i seni completamenti nudi, è legittima perché rientra nel diritto di cronaca e non è di per sé lesiva dell'onore, della reputazione e del decoro della persona ritrattata. Il consenso di cui all'art. 96, 1° comma l. 22 aprile 1941, n. 633, a pubblicare la immagine di una minore partecipante ad un concorso di bellezza, può essere dato dal o dai genitori esercenti la potestà che hanno la rappresentanza della minore per l'esercizio dei diritti di natura personale senza l'autorizzazione del giudice tutelare, anche se da tale pubblicazione derivi un indiretto riflesso economico; il consenso così dato può autorizzare la pubblicazione di quell'immagine anche per un periodo di tempo successivo al raggiungimento della maggiore età da parte della minore.
Tribunale di Roma, Sentenza del 30 novembre 1982
Giovanni d'Ammassa 30 Novembre 1982
Pretura di Roma, Sentenza del 10 ottobre 1982
Giovanni d'Ammassa 10 Ottobre 1982
La ratio della disposizione dell'art. 13 legge sul diritto di autore 22 aprile 1941, n. 633 è di apprestare in favore dell'autore la garanzia dell'esclusiva su qualsiasi forma di riproduzione dell'opera, direttamente o indirettamente preordinata all'utilizzazione economica della stessa; pertanto, un'autorizzazione generica data dall'autore alla riproduzione senza la previsione della tipologia e soprattutto della numerazione delle copie (nella specie: l'autorizzazione alla ristampa di disegni data ad un mercante d'arte) non è da considerare valida per quell'eccessiva genericità dell'oggetto che non consente all'autore il controllo delle modalità di diffusione dell'opera che la previsione dell'art. 13 intende tutelare.
Pretura di Bibbiena, Sentenza del 5 ottobre 1982
Giovanni d'Ammassa 5 Ottobre 1982
La diffusione a mezzo radiotelevisione di opere protette dal diritto di autore, effettuata con l'uso di registrazioni preesistenti, è illecita se manca il consenso dell'autore; il reato, previsto dall'art. 171, lett. b) l. diritto di autore del 1941, n. 633, non è depenalizzato dalla l. 24 novembre 1981, n. 689.
Pretura di Milano, Sentenza del 4 ottobre 1982
Giovanni d'Ammassa 4 Ottobre 1982
Il proprietario di un quadro non può opporsi alla riproduzione fotografica dello stesso (nella specie: sulla copertina di un libro) se non fornisce la prova scritta di aver acquistato dall'autore anche i diritti di riproduzione dell'opera. La riproduzione di uno stesso quadro sulla copertina di due libri diversi non integra gli estremi della concorrenza sleale per confusione se i libri sono talmente differenti per impostazione grafica, colore, titolo e nome degli autori, da far escludere ogni pericolo di confondibilità.
Tribunale di Roma, Sentenza del 9 luglio 1982
Giovanni d'Ammassa 9 Luglio 1982
Dal momento in cui l'opera d'arte, nella specie opera lirica, cade in pubblico dominio può essere utilizzata liberamente con proprie esecuzioni e attraverso propri mezzi di diffusione da chiunque vi abbia interesse; tale libertà di utilizzazione non si estende ad una particolare esecuzione dell'opera che per la partecipazione di un complesso di artisti molto significativi diventa qualcosa a sé stante e diversa dall'opera in sé, tale pertanto da non consentire legittime riproduzioni di essa. Il diritto patrimoniale d'autore è assimilabile al diritto di proprietà, per cui, per la ricerca del criterio risolutivo del conflitto tra acquirenti successivi dello stesso diritto patrimoniale d'autore, si deve fare riferimento al diritto comune e quindi privilegiare il principio della buona fede.
Pretura di Milano, Sentenza del 8 luglio 1982
Giovanni d'Ammassa 8 Luglio 1982
L'inclusione di una composizione fotografica nel filmato (videocassetta) di una canzone costituisce violazione del diritto di autore sull'opera fotografica e legittima il sequestro della parte di filmato in cui è riprodotta la composizione fotografica.
Pretura di Roma, Sentenza del 7 luglio 1982
Quando siano stati ceduti tutti i diritti di utilizzazione economica (compreso quello di elaborazione) relativi ad una "sceneggiatura" ed i suoi singoli elementi costitutivi, la cessione si estende anche al "soggetto" (dello stesso autore) sviluppato nella sceneggiatura.
Tribunale di Milano, Sentenza del 21 giugno 1982
Giovanni d'Ammassa 21 Giugno 1982
Premesso che requisito per la tutela dell'opera dell'ingegno è la sua originalità, frutto di una attività creativa che non attinge necessariamente i fAsti,gi della genialità, nel caso specifico dell'opera di architettura, presupposto per la tutelabilità è anche la sussistenza di una valenza estetica delle forme architettoniche, nel senso che il risultato estetico, formale, non deve essere necessitato dalla soluzione di un problema tecnico-funzionale. Con l'accettazione espressa o tacita da parte del committente dell'opera commessa, viziata in modo immediatamente riconoscibile di plagio da altra precedente opera, il prestatore d'opera è liberato dalla responsabilità in base al principio dell'art. 2226 c.c.
Tribunale di Vicenza, Sentenza del 18 giugno 1982
Giovanni d'Ammassa 18 Giugno 1982
La tutela penale del diritto di autore per l'utilizzazione abusiva di opere da parte di emittenti radiofoniche e televisive è prevista dall'art. 171 l. 22 aprile 1941, n. 633, che alla lett. b) punisce chi "diffonde" un'opera altrui senza averne diritto. Il sacrificio del diritto di autore per le limitate ipotesi di cui all'art. 52 legge dir. autore (ipotesi che non sottopongono al consenso dell'autore le trasmissioni radiofoniche di opere da teatri, sale di concerto e altri luoghi pubblici) trova giustificazione in evidenti motivi di ordine culturale: e cioè quello di offrire al più vasto pubblico di radioascoltatori la possibilità di partecipare ad un avvenimento artistico che si svolge in un teatro o sala di concerto e che altrimenti resterebbe riservato a pochi privilegiati presenti.
Pretura di Riva del Garda Sentenza del 9 giugno 1982
Giovanni d'Ammassa 9 Giugno 1982
Il disposto dell'art. 171 lett. b) l. 22 aprile 1941, n. 633 indica univocamente che tra le condotte sanzionate dalla norma in esame va inclusa la "diffusione", anche se questa avvenga con l'impiego di uno dei mezzi indicati nell'art. 16 stessa l. n. 633, ivi compresa la radiodiffusione, non importa se tecnicamente eseguita con dischi o nastri magnetici.
Pretura di Alba, Sentenza del 8 giugno 1982
Giovanni d'Ammassa 8 Giugno 1982
La radiodiffusione, ad opera di emittente privata locale, di musica in dischi, effettuata senza autorizzazione della S.I.A.E., non è prevista dalla legge come reato.
Pretura di Milano, Sentenza del 1 giugno 1982
Giovanni d'Ammassa 1 Giugno 1982
Nell'ipotesi di imitazione servile di video-giochi, non è dato applicare le sanzioni penali previste dalla legge sul diritto d'autore, non trattandosi di opere dell'ingegno tutelate.
Pretura di Riva del Garda, Sentenza del 25 maggio 1982
Giovanni d'Ammassa 25 Maggio 1982
La radiodiffusione di composizioni musicali protette a norma della legge sul diritto di autore 22 aprile 1941, n. 633 rientra nel diritto esclusivo dell'autore dell'opera, e, pertanto, se effettuato senza il consenso dell'autore o di chi per lui (nella specie: la società italiana degli autori ed editori) è illecita e dà luogo a responsabilità penale a norma dell'art. 171, lett. b) l. cit.
Pretura di Napoli, Barra Sentenza del 22 aprile 1982
Giovanni d'Ammassa 21 Maggio 1982
L'art. 171 lett. b) legge sul diritto di autore prevede come ipotesi di reato non solo il fatto di chi, senza consenso, rappresenta, esegue o recita in pubblico opere tutelate, ma anche la diffusione a distanza di dette opere, mediante radio, televisione o uno degli altri mezzi indicati dall'art. 16 stessa legge.
Pretura di Roma, Sentenza del 18 febbraio 1982
Giovanni d'Ammassa 22 Aprile 1982
Non riveste le caratteristiche di originalità e novità tali da legittimare una tutela della creazione intellettuale in sede di diritto di autore una trasmissione televisiva a carattere pubblicitario, presentata da un personaggio dello spettacolo, durante la quale, con l'assistenza del commerciante interessato, vengono reclamizzati prodotti a prezzi cosiddetti scontati e viene invitato il pubblico a prenotarsi per l'acquisto telefonando all'emittente.