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Timestamp: 2020-04-03 06:50:27+00:00
Document Index: 170958322

Matched Legal Cases: ['art. 444', 'sentenza ', 'art. 444', 'art. 222', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 444', 'art. 222', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 445', 'sentenza ', 'art. 444', 'art. 222', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 186', 'art. 114', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 354', 'art. 114', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'sentenza ', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'sentenza ', 'art. 99', 'art. 69', 'art. 656', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 186', 'art. 186', 'sentenza ', 'art. 616', 'sentenza ', 'art. 186', 'art. 324', 'art. 186', 'art. 322', 'art. 618', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 379', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 186', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 186', 'art. 186', 'sentenza ', 'art. 186', 'art. 186', 'sentenza ', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 175', 'art. 53', 'art. 186', 'art. 379', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 186', 'Cass. Sez. ', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 224', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 186', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'sentenza ', 'art. 444', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 224', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 186', 'sentenza ', 'art. 186', 'art. 192', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'sentenza ', 'art. 186', 'sentenza ', 'art. 186', 'art. 189', 'art. 189', 'art. 189']

Reati del codice della strada Archives - Studio Legale Calvello
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Omicidio colposo stradale: la patente va sospesa anche in caso di patteggiamento (Cass. penale, n. 18810/2017)
Di JabvWaZkZUykQPfluFHe JabvWaZkZUykQPfluFHe In art. 444 c.p.p., omicidio colposo stradale, patteggiamento, sanzione amministrativa, sospensione patente;
Cass. pen. Sez. IV, Sent., (ud. 06-04-2017) 18-04-2017, n. 18810
Il G.U.P. del Tribunale di Mantova, applicava la sanzione concordata tra le parti omettendo, tuttavia, di irrogare la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida. Il Procuratore della Repubblica presso la Corte d’Appello di Brescia ricorre in Cassazione.
IL PRINCIPIO ENUNCIATO DALLA CORTE
Con la sentenza ex art. 444 c.p.p., deve essere disposta la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida prevista dall’art. 222 C.d.S., e ciò perfino se essa sia stata già disposta dal prefetto, posto che una volta stabilita dal giudice la durata della sospensione, da questa dovrà detrarsi il periodo di tempo eventualmente già scontato. Non rileva che nella richiesta di patteggiamento non sia stata fatta menzione della sanzione amministrativa, giacché essa non può formare oggetto dell’accordo delle parti.
PROCURATORE GENERALE PRESSO CORTE D’APPELLO DI BRESCIA;
G.R. N. IL (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 2702/2014 GIP TRIBUNALE di MANTOVA, del 07/07/2016;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. LOREDANA MICCICHE’;
lette le conclusioni del PG Dott. Francesca Loy, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.
Il Procuratore della Repubblica presso la Corte d’Appello di Brescia ricorre avverso la sentenza resa dal G.U.P. del Tribunale di Mantova che, nel definire ex art. 444 c.p.p., il processo a carico di G.R. per il reato di cui agli artt.589, commi 1 e 2, c.p. applicando la sanzione concordata tra le parti, ometteva la irrogazione della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida, così violando la espressa disposizione normativa di cui al D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 222, commi 2 e 2 bis, e succ.modif..
Il P.G. ha concluso per l’annullamento con rinvio della sentenza impugnata limitatamente al punto oggetto di censura.
Con la sentenza di patteggiamento vanno infatti applicate le sanzioni amministrative accessorie, essendo il divieto eccezionale dell’art. 445 c.p.p., limitato alle pene accessorie ed alle misure di sicurezza diverse dalla confisca (Sez. Un., 27 maggio-21 luglio 1998, n.8488, Rv 201982, Bosio).
Ne consegue che con la sentenza ex art. 444 c.p.p., deve essere disposta la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida prevista dall’art. 222 C.d.S., e ciò perfino se essa sia stata già disposta dal prefetto, posto che una volta stabilita dal giudice la durata della sospensione, da questa dovrà detrarsi il periodo di tempo eventualmente già scontato. Non rileva che nella richiesta di patteggiamento non sia stata fatta menzione della sanzione amministrativa, giacchè essa non può formare oggetto dell’accordo delle parti, limitato alla pena, e consegue di diritto alla sollecitata pronuncia. Nè potrebbe opporsi che la sanzione amministrativa verrebbe applicata in difetto di accertamento del reato, in quanto nel patteggiamento, anche se non si fa luogo all’affermazione della responsabilità dell’imputato, si procede comunque all’accertamento del reato, sia pure sui generis, essendo fondato sulla descrizione del fatto reato, nei suoi elementi, soggettivo ed oggettivo, contenuta nel capo di imputazione, e non contestata dalle parti nel formulare la richiesta, perchè stimata rispondente al vero o, quanto meno, non contestabile (Sez. 4, 27.7.2005, n. 27931, Rv. 232015; Sez. 4, 8.10.2007, n. 36868, Rv. 237231; Sez. 6, 29.5.2008, n. 40591, Rv. 241359).
Stante la violazione di legge in relazione al trattamento sanzionatorio, va disposto di conseguenza l’annullamento con rinvio della sentenza impugnata limitatamente alla omessa sospensione della patente di guida.
annulla la sentenza impugnata limitatamente alla mancata applicazione della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida e rinvia sul punto al Tribunale di Mantova.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 6 aprile 2017.
Depositato in Cancelleria il 18 aprile 2017
Guida in stato di ebbrezza, SS.UU. Penali n. 5396/2015: nullo l’alcol test se manca l’avvertimento dell’assistenza del difensore
Di JabvWaZkZUykQPfluFHe JabvWaZkZUykQPfluFHe In alcol test, alcooltest, art. 186 C.d.S., avvocato claudio calvello ,, avvocato padova, claudio calvello, guida in stato di ebbrezza
Cass. pen. Sez. Unite, Sent., (ud. 29-01-2015) 05-02-2015, n. 5396
Attività di p.g. – alcoltest- mancato avvertimento dell’assistenza difensiva – nullità – rilevabilità
LE SS.UU. DELLA CORTE PENALE DI CASSAZIONE HANNO ENUNCIATO I SEGUENTI PRINCIPI:
– per “parte” sulla quale grava l’onere di eccepire una qualsiasi nullità deve intendersi solo il difensore (o il pubblico ministero), e non l’indagato di persona (nè altra parte privata), che è soggetto che non ha, o potrebbe solo accidentalmente avere, conoscenze tecnico-processuali idonee ad apprezzare una violazione della legge processuale
– la nullità a regime intermedio, derivante dalla violazione dell’art. 114 disp. att. cod. proc. pen. per il mancato avvertimento al conducente di un veicolo da sottoporre ad esame alcolimetrico della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia, può essere tempestivamente dedotta fino al momento della deliberazione della sentenza di primo grado, ai sensi degli artt. 180 e 182, comma 2, cod. proc. pen.;
Dott. SANTACROCE Giorgio – Presidente –
Dott. ESPOSITO Antonio – Consigliere –
Dott. MILO Nicola – Consigliere –
Dott. ROMIS Vincenzo – Consigliere –
Dott. CONTI Giovanni – rel. Consigliere –
Dott. VECCHIO Massimo – Consigliere –
Dott. BRUNO Paolo A. – Consigliere –
Dott. DAVIGO Piercamillo – Consigliere –
Dott. CASSANO Margherita – Consigliere –
Procuratore generale della Repubblica presso la Corte di appello di Venezia;
B.M., nato (OMISSIS);
avverso la sentenza del 11/11/2013 del Tribunale di Treviso;
udita la relazione svolta dal componente Giovanni Conti;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Procuratore generale CIANI Gianfranco, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;
udito per l’imputato l’avv. Aliberti Ernesto, in sostituzione dell’avv. Arcidiacono Vincenzo, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso.
L’art. 354 cod. proc. pen. (“Accertamenti urgenti sui luoghi, sulle cose e sulle persone. Sequestro”), detta disposizioni per la eventualità di un pericolo di ritardo per tali accertamenti, demandati, a specifiche condizioni, alla iniziativa della polizia giudiziaria.
In questo senso va intesa, e può comunque ricevere condivisione, la linea giurisprudenziale secondo cui l’avvertimento ex art. 114 cit.
va dato solo quando l’organo di polizia ritenga di desumere dalle circostanze del fatto un possibile stato di alterazione del conducente sintomatico dello stato di ebbrezza e non quando esso sia svolto in via meramente “esplorativa” (Sez. 4, n. 10850 del 12/02/2008, Rizzi, Rv. 239404; nella stessa linea, Sez. 4, n. 16553 del 26/01/2011, Pasolini, Rv. 250310).
Così deciso in Roma, il 29 gennaio 2015.
Depositato in Cancelleria il 5 febbraio 2015
L’aver provocato l’incidente stradale esclude l’accesso al lavoro di pubblica utilità
Di JabvWaZkZUykQPfluFHe JabvWaZkZUykQPfluFHe In art. 186 C.d.S., Cassazione, cassazione penale, guida in stato di ebbrezza, guida sotto l'influenza dell'alcool, incidente stradale, L.P.U., Lavoro di Pubblica Utilità, revoca della patente, sentenza, sospensione della patente
Cass. pen. Sez. IV, Sent., (ud. 03-02-2015) 16-02-2015, n. 6739
La questione riguarda se via la possibilità o meno di procedere alla sostituzione della pena detentiva e pecuniaria con il lavoro di pubblica utilità ex art. 186 C.d.S., comma 9-bis, allorquando risulti contestata l’aggravante prevista dall’art. 186, comma 1-bis, ossia l’aggravante dell’aver procurato un incidente stradale. Il punto affrontato dalla Corte, pertanto, è, se, in presenza della aggravante speciale, sia comunque e sempre precluso procedere alla sostituzione.
La soluzione adottata dagli Ermellini
Gli Ermellini condividono le argomentazioni già esposte dalla Corte territoriale in sede di replica alla censura mossa nell’atto di gravame. In particolare la S.C. afferma che la subvalenza della circostanza in questione rispetto alle circostanze attenuanti è cosa ben diversa dalla sua esclusione ed ha richiamato il principio affermato nella giurisprudenza di legittimità secondo cui il giudizio di comparazione spiega i suoi effetti soltanto in ordine alla determinazione della pena, lasciando inalterata la valutazione deteriore dell’azione e della personalità dell’imputato.
Peraltro, avendo già sottolineato anche la Consulta (Corte Cost., 24 ottobre 2013, n. 247), che la fattispecie aggravata dal fatto di aver cagionato un incidente stradale è stata dal legislatore costruita come limite all’applicazione della sanzione sostitutiva, ciò consente di escludere che vi siano dubbi interpretativi da risolvere in senso costituzionalmente orientato, in merito all’operatività di tale limite, sol perchè la circostanza aggravante non sia stata in concreto applicata. L’aggravante in parola, infatti, sebbene subvalente rispetto alle circostanze attenuanti generiche, incide comunque ai fini della valutazione della gravità del fatto perché, attiene ad una turbativa delle corrette condizioni di guida, ritenuta potenzialmente idonea a porre in pericolo l’incolumità personale dei soggetti e dei beni coinvolti nella circolazione.
Da tale affermazione può quindi desumersi, secondo gli Ermellini, l’operatività della preclusione indipendentemente dal percorso seguito dal giudice comune per pervenire, nell’ambito di discrezionalità riconosciutogli dal legislatore, alla determinazione della pena in misura adeguata alle peculiarità del caso concreto.
La sentenza intregrale
Dott. ZECCA Gaetanino – Presidente –
Dott. D’ISA Claudio – Consigliere –
Dott. MARINELLI Felicetta – Consigliere –
Dott. CIAMPI Francesco M. – Consigliere –
Dott. SERRAO Eugenia – rel. Consigliere –
M.T. N. IL (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 5784/2012 CORTE APPELLO di MILANO, del 09/12/2013;
udita in PUBBLICA UDIENZA del 03/02/2015 la relazione fatta dal Consigliere Dott. EUGENIA SERRAO;
Uditi i difensori, Avv. Cipollone Giovanni e Avv. Briola Giovanni, che hanno concluso per l’accoglimento del ricorso.
1. La Corte di Appello di Milano, con sentenza del 9/12/2013, ha confermato la pronuncia emessa in data 17/07/2012 dal Tribunale di Milano, che aveva condannato alla pena di mesi quattro di arresto ed Euro 1.400,00,di ammenda, condizionalmente sospesa, M.T., imputato del reato di guida in stato di ebbrezza (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, art. 186, comma 2, lett. c)) aggravato dall’aver causato un incidente stradale (art. 186 C.d.S., comma 1-bis) e dall’essere il fatto avvenuto in ora notturna (art. 186 C.d.S., comma 2-sexies). A tale determinazione della pena i giudici di merito sono pervenuti previo giudizio di prevalenza delle circostanze attenuanti generiche sull’aggravante di cui all’art. 186 C.d.S., comma 1-bis.
2. M.T. ricorre per cassazione censurando la sentenza impugnata con unico, articolato, motivo per erronea applicazione dell’art. 186 C.d.S., comma 9-bis, e per erronea applicazione della sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente di guida. Il ricorrente sostiene che, secondo una lettura costituzionalmente orientata della norma, la condizione ostativa all’applicazione della sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità e l’obbligo di applicare la sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente non sarebbero operanti, pur in caso di contestazione della circostanza aggravante di cui all’art. 186 C.d.S., comma 1-bis, qualora nel giudizio di bilanciamento detta circostanza sia stata ritenuta subvalente o equivalente rispetto alle circostanze attenuanti. In particolare, assume che l’incidenza dell’aggravante sull’individuazione della pena principale, alla quale afferisce anche l’applicazione della sanzione sostitutiva, dovrebbe ritenersi neutralizzata dal giudizio di bilanciamento.
3. Con memoria difensiva depositata il 19/01/2015 il ricorrente ha sviluppato ulteriormente il motivo di censura, evidenziando che la giurisprudenza di legittimità ha ritenuto che, una volta neutralizzata all’esito del giudizio di comparazione la circostanza aggravante di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2-bis, debba escludersi che tale aggravante possa rilevare agli effetti della pena.
2. La questione posta dal ricorso riguarda la possibilità o meno di procedere alla sostituzione della pena detentiva e pecuniaria con il lavoro di pubblica utilità ex art. 186 C.d.S., comma 9-bis, allorquando risulti contestata l’aggravante prevista dall’art. 186, comma 1-bis, ossia l’aggravante dell’aver procurato un incidente stradale. La questione si pone in ragione della formulazione della clausola di riserva contenuta nell’art. 186 C.d.S., comma 9-bis: “Al di fuori dei casi previsti dal comma 2 bis, stesso art., che rimanda senza ulteriori indicazioni al “caso”, ossia al mero fatto, dell’essersi verificato un incidente stradale in concomitanza con l’accertato stato di ebbrezza del conducente del veicolo coinvolto nel sinistro. Il punto da affrontare, pertanto, è, se, in presenza della aggravante speciale, sia comunque e sempre precluso procedere alla sostituzione.
2.1. La Corte territoriale ha replicato alla censura mossa nell’atto di gravame sostenendo che l’affermazione della subvalenza della circostanza in questione rispetto alle circostanze attenuanti è cosa ben diversa dalla sua esclusione ed ha richiamato il principio affermato nella giurisprudenza di legittimità secondo il quale il giudizio di comparazione spiega i suoi effetti soltanto in ordine alla determinazione della pena, lasciando inalterata la valutazione deteriore dell’azione e della personalità dell’imputato. Ed è in tal senso che deve intendersi il richiamo all’incidenza del giudizio di bilanciamento sulla determinazione della pena operato dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione richiamata nei motivi nuovi a sostegno dell’opposta tesi difensiva (Sez. 4, n. 38141 del 11/07/2013, Polverini, Rv. 256402). In particolare, nella sentenza impugnata si è affermato che l’aggravante in parola, sebbene subvalente rispetto alle circostanze attenuanti generiche, incide comunque sia ai fini della valutazione della gravità del fatto (perchè, come affermato dalla Corte Cost. ord. n. 247 del 25 settembre 2013, attiene ad una turbativa delle corrette condizioni di guida, ritenuta potenzialmente idonea a porre in pericolo l’incolumità personale dei soggetti e dei beni coinvolti nella circolazione), sia in tema di accesso alle misure alternative alla detenzione, trattandosi di aspetto connesso ad apprezzamenti di politica criminale e specialmente all’allarme sociale generato dai singoli reati, in quanto tale oggetto di valutazione riservata al legislatore.
2.2. Va ricordato che, secondo i principi generali, il giudizio di bilanciamento delle circostanze, di per sè, non influisce sugli istituti che non si ricollegano al quantum della pena inflitta, nel senso che le circostanze soccombenti o equivalenti continuano a produrre gli effetti previsti dalla legge, dal momento che anche il giudizio di soccombenza non fa venire meno la sussistenza in concreto della circostanza subvalente ma semplicemente la paralizza e la rende non applicata “quoad poenam”.
2.3. Tale principio è valido purchè non si sia in presenza, e non è il caso in esame, di una di quelle ipotesi che si discostano dalla regola generale succitata, in cui già la formulazione normativa appare indiziante della volontà del legislatore di ricollegare l’effetto della circostanza al fatto che la stessa sia stata concretamente applicata e non meramente ritenuta dal giudice. In tal senso è opportuno richiamare il disposto della L. 26 luglio 1975, n. 354, artt. 7 bis e 58 quater, ove è previsto che le misure alternative alla detenzione non possono essere concesse più di una volta al condannato al quale sia stata applicata la recidiva reiterata prevista dall’art. 99 c.p., comma 4. Riguardano simili ipotesi le pronunce di legittimità in cui si trova affermato il distinto principio secondo il quale, ai fini dell’esatta interpretazione del concetto di “applicazione”, una circostanza aggravante deve essere ritenuta, oltre che riconosciuta, come applicata non solo quando esplichi il suo effetto tipico di aggravamento della pena, ma anche quando produca, nel bilanciamento tra circostanze aggravanti e attenuanti di cui all’art. 69 cod. pen. un altro degli effetti che le sono propri, cioè quello di paralizzare un’attenuante, impedendo a questa di svolgere la sua funzione di concreto alleviamento della pena da irrogare. Altrettanto è a dirsi del principio per cui l’aggravante non è da ritenere applicata allorquando, verificata la configurabilità delle circostanze fattuali dalla medesima descritte, essa non manifesti concretamente alcuno degli effetti che le sono propri, a causa della prevalenza attribuita all’attenuante, che non si limita a paralizzarla, ma prevale su di essa, in modo che, sul piano dell’effettività sanzionatoria, l’aggravante risulti tamquam non esset (Sez. U, n. 17 del 18/06/1991, Grassi, Rv.187856; Sez. 1, n. 2303 del 21/05/1992, Castellano, Rv. 192017; Sez. 1, n. 43019 del 14/10/2008, Buccini, Rv. 241831, in materia di indulto).
2.4. Nel delineare i margini del potere discrezionale del giudice di concedere la sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità, la lettera della legge non richiede, invece, la concreta applicazione della circostanza aggravante quale condizione ostativa, da cui sarebbe a contrario desumibile il criterio interpretativo proposto dal ricorrente, a differenza di quanto avviene, ad esempio, nel caso di applicazione della recidiva ai fini dell’operatività del divieto di sospensione dell’esecuzione di pene detentive brevi (art. 656 c.p.p., comma 9, come modificato dalla L. 5 dicembre 2005, n. 251, art. 9). Ed in merito alla ragionevolezza di tale diversa disciplina si è pronunciato anche il giudice delle leggi, con pronuncia correttamente richiamata nella sentenza impugnata (Corte Cost. ord. n. 247 del 25 settembre 2013).
2.5. Sebbene sia condivisibile l’assunto del ricorrente in base al quale la pronuncia della Consulta fosse, per così dire, “decentrata” rispetto alla questione interpretativa qui in esame, l’ordinanza di manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 186 C.d.S., comma 9-bis, risulta tuttavia significativa anche rispetto a tale questione perché, nel sottolineare che la fattispecie aggravata dal fatto di aver cagionato un incidente stradale sia stata dal legislatore, non irragionevolmente, costruita come limite all’applicazione della sanzione sostitutiva, consente di escludere che vi siano dubbi interpretativi, in ipotesi da risolvere in senso costituzionalmente orientato, in merito all’operatività di tale limite sol perchè la circostanza aggravante non sia stata in concreto applicata. Nella pronuncia della Corte Costituzionale si legge, peraltro, che “la scelta di non distinguere, ai fini dell’operatività della preclusione, in funzione della gravità dell’incidente sembra corrispondere a un criterio di prevenzione generale non irragionevole”, da tale affermazione potendosi desumere l’operatività della preclusione indipendentemente dal percorso seguito dal giudice comune per pervenire, nell’ambito di discrezionalità riconosciutogli dal legislatore, alla determinazione della pena in misura adeguata alle peculiarità del caso concreto.
2.6. Il provvedimento impugnato risulta, dunque conforme ai principi interpretativi espressi dalla giurisprudenza di legittimità che, in una recente pronuncia ha, in particolare, affermato che il giudizio di bilanciamento tra circostanze non elide “la sussistenza dei profili di particolare allarme sociale” connessi all’aggravante in argomento (Sez. 4, n. 17679 del 20/03/2014, Lanzo, Rv. 259232).
3. Applicando, dunque, tali principi al caso in esame e tenuto conto della esplicita dizione normativa dell’art. 186 C.d.S., comma 9-bis, va affermata l’inequivoca volontà legislativa di ricollegare l’effetto ostativo, ed analogo discorso può farsi con riferimento all’applicazione della sanzione amministrativa della revoca della patente, non già alla applicazione della circostanza aggravante, bensì alla semplice ricorrenza del fatto che ha dato origine alla sua contestazione, a prescindere dall’evenienza che l’aggravante non incida sul trattamento sanzionatorio (Sez. 4, n. 48534 del 24/10/2013, Bondioli, Rv. 257289; Sez. 4, n. 30254 del 26/06/2013, Colin, Rv. 257742), risultando coerente con il dettato normativo l’affermazione contenuta nella sentenza impugnata secondo la quale “l’affermazione di subvalenza della circostanza in questione rispetto alle circostanze attenuanti è cosa ben diversa dalla sua esclusione”. Solo in quest’ultimo caso, alla luce dei criteri interpretativi sopra affermati, deve quindi ritenersi che al giudice non sia precluso applicare la sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità e omettere l’applicazione di sanzioni amministrative accessorie correlate alla predetta aggravante.
4. Il ricorso deve, dunque, essere rigettato; ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen., segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma, il 3 febbraio 2015.
Depositato in Cancelleria il 16 febbraio 2015
Non confiscabile l’auto in leasing condotta in stato di ebbrezza
Di JabvWaZkZUykQPfluFHe JabvWaZkZUykQPfluFHe In autovettura, avvocato, calvello, Cassazione, Codice della Strada, confisca, contratto atipico;, Corte di Cassazione, ebbrezza, giudice, guida, leasing, penale, persona estranea;, proprietà, rata;, reato, riesame, sentenza, sequestro preventivo;, sequestro;, sezioni unite, sospensione, sospensione patente;, tribunale
Cassazione Penale, Sezione Unite, sentenza n. 14484/2012
“Non è confiscabile la vettura condotta in stato di ebbrezza dall’autore del reato, utilizzatore del veicolo in relazione al contratto di leasing, se il conducente, proprietario del mezzo, sia estraneo al reato“.
Dott. LUPO Ernesto – Presidente
Dott. DE ROBERTO Giovanni – Consigliere
Dott. SIOTTO Maria Cristina – Consigliere
Dott. FIALE Aldo – Consigliere
Dott. GALBIATI Ruggero – rel. Consigliere
Dott. SANDRELLI Gian Giacomo – Consigliere
Dott. FIANDANESE Franco – Consigliere
Dott. CASSANO Margherita – Consigliere
Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Rimini;
S., nato a [omissis];
V [omissis].;
udita la relazione svolta dal consigliere Ruggero Galbiati;
udito il Pubblico Ministero in persona dell’Avvocato Generale Massimo Fedeli che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso.
1. In data [omissis], la Polizia stradale di Rimini – Sottosezione di Forlì fermava l’autovettura V[omissis] condotta da S., il quale, a seguito di espletamento di test alcolimetrico, risultava avere una concentrazione alcolemica per un valore superiore a 1,50 g/l; per cui appariva configurabile l’ipotesi contravvenzionale ex art. 186 C.d.S., comma 2, lett. c).
Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Rimini rilevava che sussistevano le condizioni richieste del fumus boni iuris del reato e del periculum in mora (l’astratta confiscabilità obbligatoria dell’auto); altresì, sottolineava che il veicolo utilizzato dallo S. non poteva essere considerato appartenere a soggetto estraneo al reato “in quanto un bene detenuto in virtù di contratto di leasing appartiene al soggetto al quale è stata attribuita la materiale disponibilità”. Il Giudice emetteva, quindi, il decreto di sequestro richiesto.
2. La Società V., proprietaria dell’autovettura, proponeva richiesta di riesame, osservando che il mezzo era stato concesso in uso a terzi non in forza di un contratto di leasing finanziario ma in virtù di diversa tipologia contrattuale indicata come “noleggio senza conducente”. In particolare, il contratto era stato stipulato con la S. G., che a sua volta aveva concesso l’autovettura all’autore del reato.
Il Tribunale di Rimini, con provvedimento emesso in data 23 settembre 2010 ex art. 324 c.p.p., rilevava che l’autovettura sottoposta a sequestro era di proprietà della società istante ed era stata concessa alla società S. G. con un contratto di “locazione senza conducente”; per cui, il mezzo risultava appartenere a soggetto estraneo al reato, il che, ai sensi del preciso disposto di cui all’art. 186 cod. strada, escludeva la possibilità di confisca.
Eccepiva, in primo luogo, che la Soc. V. non aveva interesse all’impugnazione giacchè, non avendo il sequestro preventivo effetto estintivo del contratto di leasing, essa non era legittimata a proporre riesame non rientrando tra i soggetti aventi diritto ai sensi dell’art. 322 c.p.p..
4. La Quarta Sezione Penale, cui era stato assegnato il ricorso, con ordinanza in data 27 settembre 2011, osservava che la questione prospettata dal ricorrente poteva così formularsi: “se in tema di guida in stato di ebbrezza l’autovettura condotta dall’indagato (utilizzatore), oggetto di contratto di leasing, possa ritenersi cosa appartenente a persona estranea al reato (società di leasing concedente) e se, conseguentemente, questa sia legittimata a chiedere la restituzione dell’autovettura medesima, sottoposta a sequestro in vista della confisca”.
In considerazione di siffatte argomentazioni, la Quarta Sezione osservava che il concetto di appartenenza della cosa non poteva estendersi fino a ricomprendere “qualsiasi disponibilità giuridica o fattuale”, il che comporterebbe, anche in riferimento ad un contratto di mera locazione del bene, la configurabilità dell’appartenenza del bene locato al locatario e la sua conseguente confiscabilità. 5. La Quarta Sezione, al fine di prevenire un contrasto di giurisprudenza, rimetteva il ricorso alle Sezioni Unite ai sensi dell’art. 618 c.p.p..
Per completezza va detto che l’eventuale emissione attuale, da parte del giudice di cognizione parimenti rimasto competente, ai sensi dell’art. 186, di un provvedimento di confisca dovrà tener conto della nuova connotazione amministrativa e della ricorrenza delle relative condizioni, (v. Sez. 4, n. 40523 del 04/11/2010, Gibellini, Rv. 248859 e Rv. 248858; Sez. 4, n. 45365 del 25/11/2010, Portelli, Rv. 249071; Sez. 4, n. 170 del 24/11/2010, dep. 2011, Mazzola, Rv. 249290; Sez. 4, n. 15022 del 25/02/2011, Baldi, Rv. 250229).
L’orientamento giurisprudenziale consolidato fa riferimento, in sede penale, ad una nozione di appartenenza di più ampia portata rispetto al solo diritto di proprietà e che ricomprende i diritti reali di godimento e di garanzia che i terzi hanno sul bene. Questa Corte di legittimità ha ripetutamente affermato che l’applicazione della confisca non determina l’estinzione dei diritti reali di garanzia costituiti a favore di terzi sulle cose e parimenti dei diritti reali di godimento (v. Sez. 2, n. 11173 del 14/10/1992, Tassinari, Rv. 193422; Sez. U, n. 9 del 18/05/1994, Longarini, Rv. 199174; Sez. 3, n. 5542 del 24/03/1998, Galantini, Rv. 210742; Sez. U, n. 9 del 28/04/1999, Bacherotti, Rv. 213511; Sez. 1, n. 32648 del 16/06/2009, Rocci, Rv. 244816).
7. Altra condizione per escludere la confiscabilità del bene è l’estraneità al reato del soggetto cui appartiene il veicolo. Il terzo, innanzitutto, per considerarsi estraneo deve essere in buona fede e cioè non deve avere in alcun modo partecipato al reato, richiedendosi la mancanza di ogni collegamento diretto o indiretto con la consumazione del fatto reato. Nè egli deve avere ricavato consapevolmente vantaggi e utilità dal reato, nè avere avuto comportamenti negligenti che abbiano favorito l’uso indebito della cosa. In tal senso, nell’ambito specifico della guida in stato di ebbrezza, non potrebbe ritenersi “estraneo” il soggetto che per difetto di vigilanza o per altro comportamento colposo ha agevolato la perpetrazione della fattispecie contravvenzionale, per esempio nel caso di proprietario dell’autovettura che risulti a bordo con il trasgressore (v. Sez. U, n. 9 del 28/04/1999, Bacherotti, Rv. 213511; Sez. 6, n. 37888 del 08/07/2004, Sulika, Rv. 229984; Sez. 5, n. 46824 del 15/11/2007, Comune di Arce; Sez. 3, n. 2024 del 27/11/2008, Familio, Rv. 238590; Sez. 1, n. 34722 del 07/07/2011, G. e Capital S.F. s.p.a., Rv. 251174).
11. Pertanto, deve enunciarsi il seguente principio di diritto: “non è confiscabile la vettura condotta in stato di ebbrezza dall’autore dei reato, utilizzatore del veicolo in relazione a contratto di leasing, se il concedente, proprietario del mezzo, sia estraneo al reato”.
12. Nel caso di specie, l’autovettura sequestrata risulta appartenere alla Società V. s.p.a. concedente, che risulta parimenti estranea al reato, per cui il mezzo non è confiscabile ai sensi dell’art. 186 cod. strada e neppure evidentemente può essere oggetto di sequestro ai fini della sua confiscabilità obbligatoria.
Alcoltest non idoneo, elementi sintomatici generici: non c’è reato
Di JabvWaZkZUykQPfluFHe JabvWaZkZUykQPfluFHe In 186, accertamento, alcoltest, Cassazione, Codice della Strada, corte, difesa, ebbrezza, genericità, imputato, motivazione, padova, penale, reato, sanzione, scontrino, sezione, sintomatico
Cassazione Penale – Sez. IV – Sent. 35303/2013
Guida in stato di ebbrezza – Accertamento con alcoltest – Esame strumentale non idoneo – Elementi sintomatici – Genericità – Fatto non costituisce reato
I PASSI SALIENTI DELLA SENTENZA
“… la giurisprudenza di legittimità ha ripetutamente affermato, in riferimento alla prova dello stato di ebbrezza derivante dagli esiti delle misurazioni effettuate con le procedure e gli strumenti di cui all’art. 186 C.d.S. e art. 379 reg. esec. C.d.S., che allorquando l’alcoltest risulti positivo, costituisce onere della difesa dell’imputato fornire una prova contraria a detto accertamento quale, ad esempio, la sussistenza di vizi dello strumento utilizzato, oppure l’utilizzo di una errata metodologia nell’esecuzione dell’aspirazione, non essendo sufficiente che ci si limiti a contestare la regolarità dell’etilometro ovvero a rilevare la mancata omologazione dell’apparecchio […].
[…] nel caso di specie […] non sussistono i presupposti per poter affermare che l’esame dell’alcoltest sia risultato “positivo”; e, che, di riflesso, le censure dedotte dalla difesa, in ordine al difetto di prova circa il superamento di un tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l, risultano fondate.
[…] l’indicazione, su entrambi i tagliandi rilasciati dall’etilometro, della dicitura “volume insufficiente”, contrasta insanabilmente con la contestuale indicazione, pure presente sugli scontrini, relativa al valore relativo al tasso alcolemico registrato, evenienza quest’ultima che presuppone l’effettuazione di una corretta misurazione del campione di aria alveolare espirato.
[…] nel reato di guida in stato di ebbrezza, l’esame strumentale non costituisce una prova legale; e che l’accertamento della concentrazione alcolica può avvenire anche in base ad elementi sintomatici per tutte le ipotesi di reato previste dall’art. 186 C.d.S.; e che in tal caso la decisione deve essere sorretta da congrua motivazione […]
[…] dai generici elementi sintomatici, riferiti dalla Corte di Appello, non emergono circostanze idonee a dimostrare che lo stato di ebbrezza, in cui pure versava N.M. al momento del controllo, sia tale da far rientrare la condotta di guida nell’ambito applicativo del reato di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. c), oggetto di addebito; e neppure in altra ipotesi penalmente rilevante contenuta nella norma di cui all’art. 186 C.d.S.
sul ricorso proposto da: N.M. N. IL (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 2160/2010 CORTE APPELLO di FIRENZE, del 06/07/2012;
udita in PUBBLICA UDIENZA del 13/06/2013 la relazione fatta dal Consigliere Dott. ANDREA MONTAGNI;
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Nicola Lettieri, l’inammissibilità del ricorso.
1. Il Tribunale di Pistoia, sezione distaccata di Monsummano Terme, con sentenza in data 15.12.2009, dichiarava N.M. responsabile del reato di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. c), commesso in data *****, condannando l’imputato alla pena di mesi tre di arresto ed Euro 2.000,00 di ammenda, concesso il beneficio della sospensione condizionale.
2. La Corte di Appello di Firenze, con sentenza in data 6.07.2012 in parziale riforma della sentenza del Tribunale, concesse le attenuanti generiche, rideterminava la pena in mesi due di arresto ed Euro 1.500,00 di ammenda, e sostituiva la pena detentiva in quella pecuniaria della specie corrispondente pari ad Euro 2.280,00 di ammenda. La Corte territoriale considerava accertato il superamento del valore soglia di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. c), stante l’attendibilità degli esiti del test alcolimetrico effettuato e tenuto conto della sintomatologia presentata dal prevenuto al momento del controllo, secondo le indicazioni riferite dagli agenti verbalizzanti. La Corte di Appello rigettava la richiesta di sostituzione della pena con quella del lavoro di pubblica utilità, avanzata dalla difesa con memoria in data 20.06.2012, osservando che la previsione di cui all’art. 186 C.d.S., comma 9 bis, risulta incompatibile con il giudizio di appello.
3. Avverso la predetta sentenza della Corte di Appello di Brescia ha proposto ricorso per cassazione G.F., a mezzo del difensore.
Con il primo motivo, la parte deduce l’inosservanza di legge ed il vizio motivazionale. Il ricorrente rileva che gli elementi sintomatici riferiti dall’agente accertatore risultano generici e di significato ambiguo. Sotto altro aspetto, considera che non vi è prova che l’apparecchio utilizzato per il test alcolmetrico sia stato sottoposto alle prescritte verifiche periodiche. Il ricorrente rileva che l’apparecchio in questione era stato attivato da personale diverso da quello che effettuò le due misurazioni nei confronti di N.M.. Tanto premesso, l’esponente sottolinea che, nel caso di specie, su entrambi gli scontrini emessi dall’apparecchiatura, all’esito delle due prove effettuate, risulta la dicitura “volume insufficiente”; ritiene che la spiegazione tecnica resa in dibattimento dal teste A. risulti generica e confusa; ed assume che i risultati siano perciò inutilizzabili. Al riguardo, l’esponente evidenzia che il Giudice di Pace di Monsummano ha accolto l’opposizione avverso l’ordinanza prefettizia di sospensione della patente, proprio sulla base del motivo ora riferito.
Il ricorrente rileva, pertanto, che erroneamente la Corte di Appello ha ritenuto affidabile l’esito delle prove effettuate, pure a fronte della dicitura “volume insufficiente”. L’esponente fa poi riferimento ad una dichiarazione scritta proveniente dalla ditta produttrice dell’apparecchio, con riguardo al significato da attribuire alla predetta dicitura; e ribadisce che l’immissione di un volume di aria insufficiente fa sì che il risultato risulti inattendibile.
Sotto altro aspetto, l’esponente rileva che anche ritenendo acclarato lo stato di ebbrezza sulla base degli indici sintomatici riferiti dai verbalizzanti, la fattispecie applicabile è quella di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. a), riguardante le ipotesi in cui il tasso alcolemico è compreso tra 0,5 e 0,8 g/l; e sottolinea che detta fattispecie, per effetto delle modifiche apportate al codice della strada dalla L. n. 120 del 2010, risulta ad oggi priva di rilevanza penale.
Con il secondo motivo la parte deduce l’inosservanza di legge, in riferimento al disposto di cui all’art. 186 C.d.S., comma 9 bis, ed il vizio di motivazione. L’esponente rileva di avere impugnato la sentenza di primo grado anche in riferimento alla determinazione delle pena e di avere tempestivamente depositato memoria contenente nuovo motivo di appello, in data 21.06.2012, chiedendo la sostituzione della pena con il lavoro di pubblica utilità. Osserva di avere pure prodotto documentazione attestante la disponibilità di un ente per l’effettuazione del lavoro di pubblica utilità, con indicazione del relativo programma e degli orari. Tanto chiarito, la parte evidenzia che la Corte territoriale ha rigettato l’istanza, ritenendo erroneamente che la previsione di cui all’art. 186 C.d.S., comma 9 bis, sia incompatibile con il giudizio di appello. La parte considera che il trattamento sanzionatorio più favorevole, da applicare nel caso di specie, tenuto conto degli assetti sanzionatori dettati dalla riforma del 2010, sia da individuare nel novellato art. 186 C.d.S., comma 9 bis, ove è prevista una inedita ipotesi di estinzione del reato; e ritiene che la sanzione sostitutiva di che trattasi possa essere applicata in ogni fase del giudizio.
Con il terzo motivo il ricorrente deduce violazione di legge e vizio di motivazione. Osserva che la Corte territoriale, a fronte di specifiche doglianze dedotte nei motivi di appello, relative alla mancata concessione della non menzione ex art. 175 cod. pen. e della sospensione condizionale della pena, ha omesso di esaminare dette questioni ed ha sostituito la pena detentiva con quella pecuniaria della specie corrispondente ai sensi della L. n. 689 del 1981, art. 53.
4. Il ricorso in esame muove alle considerazioni che seguono.
4.1 Il primo motivo di doglianza è fondato.
Come noto, la giurisprudenza di legittimità ha ripetutamente affermato, in riferimento alla prova dello stato di ebbrezza derivante dagli esiti delle misurazioni effettuate con le procedure e gli strumenti di cui all’art. 186 C.d.S. e art. 379 reg. esec. C.d.S., che allorquando l’alcoltest risulti positivo, costituisce onere della difesa dell’imputato fornire una prova contraria a detto accertamento quale, ad esempio, la sussistenza di vizi dello strumento utilizzato, oppure l’utilizzo di una errata metodologia nell’esecuzione dell’aspirazione, non essendo sufficiente che ci si limiti a contestare la regolarità dell’etilometro ovvero a rilevare la mancata omologazione dell’apparecchio (cfr Cass. Sez. 4, Sentenza n. 17463 del 24/03/2011, dep. 05/05/2011, Rv. 250324; Cass. Sez. 4, Sentenza n. 42084 del 04/10/2011, dep. 16/11/2011, Rv. 251117).
4.2 Orbene, tanto premesso, deve osservarsi che, nel caso di specie, le circostanze riferite dai giudici di merito, in ordine agli esiti delle misurazioni effettuate nei confronti di N.M., inducono a rilevare che non sussistono i presupposti per poter affermare che l’esame dell’alcoltest sia risultato “positivo”; e, che, di riflesso, le censure dedotte dalla difesa, in ordine al difetto di prova circa il superamento di un tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l, risultano fondate.
La Corte di Appello ha dato atto che, su entrambi gli scontrini relativi alle due misurazioni effettuate, risultava sia la dicitura “volume insufficiente”, sia il dato numerico relativo al tasso alcolemico. Non di meno, il Collegio ha ritenuto dirimente l’indicazione relativa al tasso alcolemico, considerando che se la quantità di aria immessa nella strumento fosse stata realmente insufficiente, la macchina non avrebbe potuto registrare alcun dato relativo al tasso di alcol.
Il ragionamento sviluppato dalla Corte territoriale, nei termini ora riferiti, da un lato risulta gravemente carente, poichè muove dalla immotivata obliterazione di un dato fattuale con il quale il giudice del gravame avrebbe dovuto necessariamente confrontarsi, essendo stato specificamente a ciò sollecitato dalla difesa appellante;
dall’altro, si risolve in un apprezzamento del compendio probatorio che contrasta con i criteri di logica comune.
Ed invero, l’indicazione, su entrambi i tagliandi rilasciati dall’etilometro, della dicitura “volume insufficiente”, contrasta insanabilmente con la contestuale indicazione, pure presente sugli scontrini, relativa al valore relativo al tasso alcolemico registrato, evenienza quest’ultima che presuppone l’effettuazione di una corretta misurazione del campione di aria alveolare espirato.
Come si vede, i giudici di merito hanno omesso di considerare che proprio l’incompatibilità logica tra i dati rilasciati dalla apparecchiatura, in entrambe le misurazioni effettuate, era indicativa del ripetuto malfunzionamento della macchina. E, del tutto illogicamente, hanno ritenuto affidabili i dati relativi al tasso alcolemico, emergenti dalle prove che erano state effettuate, nei confronti di N.M..
L’ordine di considerazioni che precede evidenzia che, nel caso di specie, lo stato di ebbrezza non può ritenersi provato sulla base dell’effettuato alcoltest.
4.3 Tanto chiarito, deve allora considerarsi che la giurisprudenza della Corte regolatrice ha ripetutamente affermato che, nel reato di guida in stato di ebbrezza, l’esame strumentale non costituisce una prova legale; e che l’accertamento della concentrazione alcolica può avvenire anche in base ad elementi sintomatici per tutte le ipotesi di reato previste dall’art. 186 C.d.S.; e che in tal caso la decisione deve essere sorretta da congrua motivazione (Cass. Sez. 4, Sentenza n. 27940 del 07/06/2012, dep. 12/07/2012, Rv. 253598).
4.4 La Corte di Appello di Firenze, con riguardo agli elementi sintomatici, indicativi dello stato di ebbrezza, ha rilevato che i verbalizzanti avevano riferito che N.M. presentava alitosi alcolica, eloquio impastato, instabilità e occhi lucidi.
Ebbene, dai generici elementi sintomatici, riferiti dalla Corte di Appello, non emergono circostanze idonee a dimostrare che lo stato di ebbrezza, in cui pure versava N.M. al momento del controllo, sia tale da far rientrare la condotta di guida nell’ambito applicativo del reato di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. c), oggetto di addebito; e neppure in altra ipotesi penalmente rilevante contenuta nella norma di cui all’art. 186 C.d.S., a seguito delle modifiche introdotte con L. 29 luglio 2010, n. 120. Tanto si afferma, atteso che per effetto dalla novellazione del 2010, la rilevanza penale della condotta, in riferimento alla norma incriminatrice in esame, ricorre – unicamente – qualora risulti accertato un tasso alcolemico superiore a 0,8 grammi per litro, mentre qualora ricorra un valore superiore a 0,5 e non superiore a 0,8 grammi per litro, la condotta risulta sanzionata solo in via amministrativa, ai sensi dell’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. a).
5. Si impone, pertanto, l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, perchè il fatto non è previsto dalla legge come reato.
Resta assorbita ogni altra ragione di doglianza.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perchè il fatto non è previsto dalla legge come reato.
Così deciso in Roma, il 13 giugno 2013.
Depositato in Cancelleria il 21 agosto 2013.
Guida in stato di ebbrezza: la natura della confisca dell’auto
Di JabvWaZkZUykQPfluFHe JabvWaZkZUykQPfluFHe In 2013, 33209, alcol, amministrativa, autovettura, Cassazione, Codice della Strada, condanna, confisca, confisca del veicolo, confisca obbligatoria, confiscabilità, dovere, ebbrezza, guida, guida in stato di ebbrezza, padova, patteggiamento, penale, potere, proprietà, sanzione amministrativa, sentenza, stato, veicolo, vincolo reale
Cassazione Penale – Sezione IV – Sent. 33209/2013
Confisca del veicolo – natura giuridica – applicazione – potere/dovere del giudice
“[…] secondo il condivisibile orientamento giurisprudenziale di questa Corte, anche se la L. 29 luglio 2010, n. 120, con l’art. 224 ter C.d.S., ha trasformato la natura giuridica del vincolo reale da penale ad amministrativo, il giudice è tenuto ad applicare la sanzione amministrativa accessoria della confisca del veicolo, senza che ciò comporti la violazione del principio di legalità previsto dalla L. n. 689 del 1981, art. 1.
Infatti, la novella legislativa non ha affatto inciso sulla misura della confiscabilità del veicolo, ma si è limitata ad attribuire alla stessa una diversa qualificazione, amministrativa anzichè penale, conservando integralmente al giudice di merito, in presenza della accertata sussistenza delle condizioni che la legittimano, il potere-dovere di disporla; non diversamente avviene per altra sanzione amministrativa accessoria, quella della sospensione della patente di guida, che il giudice è ugualmente obbligato a disporre (Sez.4, 6.10.2010, n.41080, in CED Rv.248912).”
Dott. UCCELLA Fulvio – Presidente –
Dott. MARINELLI Felicetta – rel. Consigliere –
Dott. BLAIOTTA Rocco Marco – Consigliere –
Il GUP del Tribunale di Cremona, con sentenza del 13.07.2012, applicava a G.M., ai sensi degli artt. 444 c.p.p. e segg., in ordine al reato di cui al D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, art. 186, comma 1 e comma 2 lett. c) e sexies commesso in (OMISSIS), la pena di mesi due e giorni venti di arresto ed Euro 2.000,00 di ammenda, sostituita con 88 giorni di lavoro di pubblica utilità, con la sospensione della patente di guida dell’imputato per il periodo di anni uno.
Avverso detta sentenza proponeva ricorso per Cassazione il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di appello di Brescia e concludeva chiedendo alla Corte di Cassazione di volerla annullare limitatamente alla parte relativa alla omessa confisca del veicolo con ogni conseguente statuizione.
Il Procuratore generale ricorrente censurava la sopra indicata sentenza per il seguente motivo:
1) Violazione dell’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. c) in quanto erroneamente il G.I.P. del Tribunale di Cremona aveva omesso di disporre la confisca dell’autovettura condotta dall’imputato e di sua proprietà, sebbene l’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. c) stabilisca che all’accertamento del reato consegue la sanzione amministrativa accessoria della confisca del veicolo condotto dal trasgressore.
Il G.I.P. del Tribunale di Cremona infatti erroneamente ha omesso di disporre la confisca dell’autovettura condotta e di proprietà dell’imputato, sebbene la norma di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. c) stabilisca che all’accertamento del reato consegue la sanzione amministrativa accessoria della confisca del veicolo condotto dal trasgressore.
Trattasi di confisca che va obbligatoriamente ordinata con la sentenza di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p., salvo che il veicolo appartenga a persona estranea al reato. Nessuna preclusione potrebbe poi discendere dalla natura della sentenza di patteggiamento, essendo questa equiparata ad una sentenza di condanna.
Quanto poi alla modifica operata dalla L. n. 120 del 2010, secondo cui la confisca deve essere qualificata come sanzione amministrativa e non più penale, si osserva che secondo il condivisibile orientamento giurisprudenziale di questa Corte, anche se la L. 29 luglio 2010, n. 120, con l’art. 224 ter C.d.S., ha trasformato la natura giuridica del vincolo reale da penale ad amministrativo, il giudice è tenuto ad applicare la sanzione amministrativa accessoria della confisca del veicolo, senza che ciò comporti la violazione del principio di legalità previsto dalla L. n. 689 del 1981, art. 1.
Infatti, la novella legislativa non ha affatto inciso sulla misura della confiscabilità del veicolo, ma si è limitata ad attribuire alla stessa una diversa qualificazione, amministrativa anzichè penale, conservando integralmente al giudice di merito, in presenza della accertata sussistenza delle condizioni che la legittimano, il potere-dovere di disporla; non diversamente avviene per altra sanzione amministrativa accessoria, quella della sospensione della patente di guida, che il giudice è ugualmente obbligato a disporre (Sez.4, 6.10.2010, n.41080, in CED Rv.248912). La sentenza impugnata deve essere pertanto annullata limitatamente alla questione concernente la confisca dei veicolo con rinvio al Tribunale di Cremona.
Annulla la sentenza impugnata con rinvio limitatamente alla questione concernente la confisca del veicolo al Tribunale di Cremona.
Così deciso in Roma, il 2 luglio 2013
Stato di ebbrezza: per determinarlo non occorre sempre l’alcoltest
Di JabvWaZkZUykQPfluFHe JabvWaZkZUykQPfluFHe In abano terme, alcol, alcoltest, articolo 186 C.d.S., Codice della Strada, condizioni psicofisiche, congrua motivazione, contravvenzione, Corte di Cassazione, ebbrezza, elementi sintomatici, elemento sintomatico, guida in stato di ebbrezza, indici sintomatici, ipotesi di reato, livello alcolimetrico, motivazione, padova, penale, reati del codice della strada, reato, rilevazione, sentenza, stato di ebbrezza
Cassazione Penale – Sez. IV – Sent. 22644/2013
Articolo 186 Codice della Strada – stato di ebbrezza – alcoltest – assenza – elementi sintomatici – accertamento – configurabilità del reato – congrua motivazione
Tizio, alla guida di un’autovettura, veniva fermato dalle Forze dell’Ordine per effettuare un controllo con alcoltest. L’accertamento con alcoltest non aveva avuto esito alcuno, poichè Tizio versava in condizioni psico – fisiche tali da non riuscire a soffiare la quantità minima d’aria per la rilevazione. Egli era stato dunque condannato per il reato di cui all’art. 186 co. 2 lett. b) C.d.S. in ragione degli indici sintomatici, che erano stati ritenuti inequivoci dello stato di ebbrezza. Tizio proponeva ricorso per Cassazione deducendo che, in assenza di rilievi a mezzo alcoltest, i sintomi di ebbrezza etilica non costituiscono prova ai fini della contravvenzione di cui all’art. 186 co. 2 lett. b) C.d.S.: pertanto il fatto avrebbe dovuto essere ricondotto nella più mite fattispecie di cui all’art. 186 co. 2 lett. a) C.d.S., peraltro sanzionabile solamente in via amministrativa. La Corte di Cassazione rigettava il ricorso di Tizio.
“Sussiste […] secondo la giurisprudenza di questa Corte, la possibilità di inferire esclusivamente da elementi sintomatici, pur in mancanza dell’accertamento mediante test, il reato di cui all’art. 186 C.d.S., nelle sue differenti specie, anche con riguardo alle ipotesi di reato caratterizzate da più alti livelli alcolmetrici, purchè la decisione risulti sorretta da congrua motivazione […]”
Con sentenza del 28/6/2012 la Corte d’Appello di Milano, escludendo l’aumento di pena per l’aggravante in ragione della ritenuta mancata contestazione, confermava nel resto la sentenza del Tribunale di Varese che aveva dichiarato M.G. responsabile del reato di cui all’art. 186 C.d.S., commi 1 e 2, lett. b), per aver circolato sulla pubblica via in stato di ebbrezza in conseguenza dell’uso di bevande alcoliche (fatto del (OMISSIS)). Con la riduzione del rito, il M. era condannato alla pena di mesi due di arresto e Euro 4.000,00 di ammenda, con sospensione della patente di guida per un anno.
In fatto era accaduto che il rilievo del tasso alcolmetrico mediante alcoltest non aveva avuto esito a causa delle condizioni psicofisiche dell’imputato, tali da non permettergli di soffiare la quantità minima necessaria per la rilevazione. La responsabilità in relazione al reato in questione era stata ritenuta, pertanto, in ragione della manifestazione da parte dell’imputato di indici sintomatici inequivoci dello stato di ebbrezza.
Avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’imputato, deducendo l’omessa e/o erronea motivazione in punto di riconducibilità della fattispecie contestata nell’alveo dell’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. B); in alternativa l’inosservanza di legge con riferimento al combinato disposto dell’art. 192 c.p.p., e art. 186 C.d.S., comma 2, lett. B).
Rilevava vizio della motivazione per avere la Corte di merito ritenuto l’impossibilità di soffiare nell’etilometro equivalente alla esistenza di un tasso di alcool nel sangue superiore a 0,5 g/l, osservando che i sintomi di ebbrezza etilica sono solo esemplificativi, ma non costituiscono prova ai fini della contravvenzione di cui all’art. 186 C.d.S., lett. b), sicchè se il giudice si avvale delle sole circostanze sintomatiche, in difetto di ulteriori accertamenti, il fatto sarà riconducibile alla fattispecie meno grave.
Osservava, di conseguenza, che la condotta accertata poteva essere ritenuta esclusivamente significativa dell’illecito amministrativo di cui all’art. 186 C.d.S., lett. a), per la quale non può essere disposto il rinvio all’autorità amministrativa in ragione del principio di irretroattività, operante anche per tale categoria di illeciti.
Chiedeva, pertanto, l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata.
Il motivo di ricorso è infondato, sotto entrambi i profili prospettati.
Sussiste, infatti, secondo la giurisprudenza di questa Corte, la possibilità di inferire esclusivamente da elementi sintomatici, pur in mancanza dell’accertamento mediante test, il reato di cui all’art. 186 C.d.S., nelle sue differenti specie, anche con riguardo alle ipotesi di reato caratterizzate da più alti livelli alcolmetrici, purchè la decisione risulti sorretta da congrua motivazione (Sez. 4, Sentenza n. 43017 del 12/10/2011 Rv. 251004; Sez. 4, Sentenza n. 279 40 del 07/06/2012 Rv. 253598).
Nel caso in argomento tale motivazione congrua è ravvisabile, in ragione della evidenziata incapacità dell’istante, per l’effetto dell’ebbrezza alcolica, di collaborare per l’accertamento del livello alcolmetrico mediante l’apparecchiatura a disposizione degli accertatori e per i molteplici ulteriori elementi sintomatici messi in evidenza dalla sentenza di primo grado, idonei a far ritenere superata la soglia di cui alla lett. b) dell’art. 186 cod. str.
Nessun vizio di motivazione o di violazione di legge è pertanto ravvisabile.
Per tutte ragioni esposte il ricorso va rigettato. Il rigetto comporta a carico del ricorrente l’onere del pagamento delle spese processuali.
Guida in stato di ebbrezza e Lavoro di pubblica utilità
Di JabvWaZkZUykQPfluFHe JabvWaZkZUykQPfluFHe In 186 CdS, abano terme, accertamento, alcool, alcooltest, Codice della Strada, difensore, ebbrezza, giudice per le indagini preliminari, guida, guida in stato di ebbrezza, Lavoro di Pubblica Utilità, LPU, padova, pena, polizia stradale, pubblico ministero, reato, sostituzione della pena, tribunale
Tizio, dopo aver trascorso una serata in un locale, si poneva alla guida della propria autovettura. Veniva fermato da una pattuglia delle Forze dell’Ordine in servizio di Polizia Stradale e, sottoposto ad alcooltest, risultava positivo (esito dell’accertamento superiore a 1,5 g/l).
Il Pubblico Ministero richiedeva quindi l’emissione di un decreto penale di condanna per il reato previsto e punito dall’articolo 186 co. 2 lett. c) e 2 sexies del Codice della Strada.
Il difensore dell’imputato depositava presso la cancelleria del Giudice per le Indagini Preliminari l’istanza per la sostituzione della pena pecuniaria con quella del Lavoro di Pubblica Utilità ai sensi del combinato disposto degli articoli 186 co. 9 bis del Codice della Strada e 54 del D. Lgs. 274/2000.
Il Tribunale emetteva nei confronti di Tizio il decreto penale di condanna, disponendo la sostituzione della pena detentiva e pecuniaria con quella del Lavoro di Pubblica Utilità.
Guida in stato di ebbrezza – Codice della Strada – Lavoro di Pubblica Utilità – Sostituzione della pena.
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Obbligo di fermarsi a prestare assistenza: basta il dolo eventuale
Di JabvWaZkZUykQPfluFHe JabvWaZkZUykQPfluFHe In 189, articolo 189 C.d.S., cassazione penale, Codice della Strada, colpo di frusta, dolo eventuale, elemento materiale, eventi lesivi, ferita, fuga, incidente, obbligo di fermarsi, omissione di soccorso, padova, penale, persone ferite, prestare assistenza, reato, reato omissivo di pericolo, sent. 17220/2012, sinistro, tamponamento, trauma, utente della strada, veicolo investitore
Cassazione Penale, Sezione IV – Sentenza n. 17220/2012
Incidente stradale – Omissione di soccorso – Esclusione – Obbligo di fermarsi – Accertamento – Elemento soggettivo del reato –
“[…] il nuovo codice della strada all’art. 189 descrive in maniera dettagliata il comportamento che l’utente della strada deve tenere in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, stabilendo un “crescendo” di obblighi in relazione alla maggiore delicatezza delle situazioni che si possono presentare. Così è previsto, per quanto qui interessa, l’obbligo di fermarsi in ogni caso, cui si aggiunge, allorchè vi siano persone ferite, quello di prestare loro assistenza. […]
Trattasi di un reato omissivo di pericolo, il cui elemento materiale consiste nell’allontanarsi dell’agente dal luogo dell’investimento così da impedire o comunque, ostacolare l’accertamento della propria identità’ personale, l’individuazione del veicolo investitore e la ricostruzione delle modalità dell’incidente; questa Corte ha già avuto modo di precisare che integra il reato di cui all’art. 189 C.d.S., commi 1 e 6, (cosiddetto reato di “fuga”), la condotta di colui che – in occasione di un incidente ricollegabile al suo comportamento da cui sia derivato un danno alle persone – effettui sul luogo del sinistro una sosta momentanea (nella specie “per pochi istanti”), senza consentire la propria identificazione, nè quella del veicolo. Infatti il dovere di fermarsi sul posto dell’incidente deve durare per tutto il tempo necessario all’espletamento delle prime indagini rivolte ai fini dell’identificazione del conducente stesso e del veicolo condotto, perchè, ove si ritenesse che la durata della prescritta fermata possa essere anche talmente breve da non consentire nè l’identificazione del conducente, nè quella del veicolo, nè lo svolgimento di un qualsiasi accertamento sulle modalità dell’incidente e sulle responsabilità nella causazione del medesimo, la norma stessa sarebbe priva di ratio e di una qualsiasi utilità pratica […]
[…] è altresì pacifico che l’elemento soggettivo del detto reato ben può essere integrato dal semplice dolo eventuale, cioè dalla consapevolezza del verificarsi di un incidente, riconducibile al proprio comportamento che sia concretamente idoneo a produrre eventi lesivi, non essendo necessario che si debba riscontrare l’esistenza di un effettivo danno alle persone. […]”
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Obbligo di fermarsi dopo la causazione di un incidente: art. 189 co. 6 C.d.S.
Di JabvWaZkZUykQPfluFHe JabvWaZkZUykQPfluFHe In 189, abano terme, articolo 189, Cassazione, Codice della Strada, comportamento doloso, conseguenze del sinistro, danno alle personae, dolo, elemento psicologico del reato, elemento soggettivo, idoneo, incidente, incidente stradale, norma, obbligo di fermarsi, omissione, padova, penale, reato, reato omissivo di pericolo, sinistro, utente della strada
Cassazione Penale, Sezione IV – Sentenza n. 34335/2009
Incidente stradale – Obbligo di fermarsi – Elemento soggettivo – Accertamento
” Richiamando il comma 6 della norma incriminatrice le “condizioni di cui al comma 1”, il dolo richiesto deve, quindi, investire, innanzitutto ed essenzialmente, l’omesso obbligo di fermarsi in relazione all’evento dell’incidente, ove questo sia concretamente idoneo (“eventualmente”) a produrre eventi lesivi, non anche, a quel momento, anche al riscontrato effettivo danno alle persone […]
[…] Trattandosi di reato omissivo di pericolo, ove le circostanze fattuali del caso, ben percepite dall’agente, siano univocamente indicative di un incidente idoneo ad arrecar danno alle persone, l’utente della strada ha comunque l’obbligo di fermarsi, a tale momento ed in riferimento a tali percepite circostanze dovendo ragguagliarsi il suo comportamento doloso; e se tale danno effettivamente sussista, conformemente alle indicazioni di idoneità del fatto a produrlo, la sua omissione concretizza il reato in questione […]
[…] l’accertamento dell’elemento psicologico del reato va compiuto al momento in cui l’azione viene posta in essere, e quindi alle circostanze concretamente rappresentate a quel momento, riservato ad un momento successivo il definitivo accertamento delle conseguenze del sinistro
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