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Timestamp: 2019-10-14 08:57:11+00:00
Document Index: 64464248

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2105', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 346', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 82', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13']

CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 12 giugno 2019, n 15777 - L'immediatezza della contestazione va intesa in senso relativo, dovendosi dare conto delle ragioni che possono cagionare il ritardo, quali il tempo necessario per l'accertamento dei fatti o la complessità della struttura organizzativa dell'impresa, fermo restando che la valutazione delle suddette circostanze è riservata al giudice del merito - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 12 giugno 2019, n 15777 – L’immediatezza della contestazione va intesa in senso relativo, dovendosi dare conto delle ragioni che possono cagionare il ritardo, quali il tempo necessario per l’accertamento dei fatti o la complessità della struttura organizzativa dell’impresa, fermo restando che la valutazione delle suddette circostanze è riservata al giudice del merito
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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 12 giugno 2019, n 15777
Licenziamento disciplinare – Rifornimenti di carburante dell’auto aziendale utilizzando le carte di credito aziendali per fini extralavorativi – Proporzionalità tra sanzione applicata e gravità dell’infrazione contestata
1. Il Tribunale di Ancona, in parziale accoglimento del ricorso di M. S., aveva dichiarato l’illegittimità del licenziamento disciplinare intimato il 22.9.2005 per giusta causa dalla spa S. al predetto, per fatti commessi nel periodo dal 1.10.2004 al 31.12.2004, consistiti nell’avere il lavoratore effettuato rifornimenti di carburante della autovettura aziendale assegnatagli utilizzando le carte di credito aziendali oltre ed al di fuori delle esigenze di servizio, addebitandone i costi alla società. Era seguita alla declaratoria suddetta la condanna della società alla reintegrazione del S. nel posto precedentemente occupato ed al risarcimento dei danni subiti in conseguenza dell’illegittimo recesso, in misura pari alle retribuzioni maturate dalla data di quest’ultimo alla reintegrazione.
3. Con sentenza del 16.3.2017, il giudice del rinvio accoglieva il gravame della società e, in riforma della sentenza impugnata, rigettava il ricorso originariamente proposto da S. M.
5. Quanto al rapporto di proporzionalità tra sanzione applicata e gravità dell’infrazione contestata, riteneva che non fosse dirimente l’affermazione del lavoratore secondo cui le condizioni previste per l’assegnazione dell’autovettura e delle carte carburanti ne consentissero l’utilizzo per fini extralavorativi e non prevedessero specifici limiti di utilizzo di tali risorse, potendo ritenersi requisito implicito della fattispecie che l’utilizzo dovesse rispondere ad un criterio di ragionevole correlazione con l’effettuazione della prestazione lavorativa e che nessun indebito profitto per il lavoratore e nessun onere aggiuntivo in capo al datore di lavoro dovessero conseguire ad un uso di tali strumenti eccedente tale necessaria correlazione. Rilevava che la valutazione complessiva della condotta, in cui non poteva non intravedersi una connaturata ed evidente intenzionalità, portasse a ritenere sussistente la giusta causa di licenziamento e che il comportamento tenuto dall’appellato, all’origine del disposto licenziamento, integrasse una grave violazione del dovere di fedeltà di cui all’art. 2105 c.c., idonea a legittimare il recesso del datore di lavoro, per essere di gravità tale da non (6, consentire la prosecuzione del rapporto.
6. Di tale decisione domanda la cassazione il S., affidando l’impugnazione a due motivi, cui resiste, con controricorso, la società.
1. Con il primo motivo, si deduce la nullità della sentenza o del procedimento per violazione degli artt. 112 c.p.c.e 394 c.p.c., in relazione all’art. 360, nn. 3 e 4, c.p.c., con riferimento all’omessa pronuncia sul merito delle questioni sottoposte al vaglio del giudice del rinvio, ovvero l’insussistenza dell’infrazione disciplinare contestata posta alla base dell’impugnato licenziamento e l’inesistenza di giudicato sul punto. Si sostiene che, pure essendo stata la sentenza cassata in sede rescindente per vizio motivazionale, si sia erroneamente ritenuto precluso al giudice di rinvio la possibilità di esaminare i fatti ex novo a seguito della ritenuta formazione del giudicato interno conseguente alla cassazione della sentenza di appello. Si contesta la decisione anche in relazione alla omessa pronunzia sul merito della questione, riferita alla rilevanza disciplinare dell’infrazione contestata, rispetto alla quale era prodromico l’esame nel merito della vicenda, ritenuto precluso, salva la valutazione sulla proporzionalità del provvedimento espulsivo adottato.
3. Ci si riporta alle difese proposte nel giudizio di rinvio, laddove era stato evidenziato che, all’atto di costituzione del rapporto di lavoro con il S., era stata allo stesso concesso l’uso illimitato di un’autovettura aziendale, espressamente consentito anche per finalità personali, addirittura sganciate dalle esigenze lavorative, essendone previsti l’utilizzabilità anche all’estero e persino l’affidamento ai membri della famiglia del lavoratore. L’uso della carta per il rifornimento di carburante non era regolamentato e potenzialmente era da ritenersi illimitato, essendo indicate, nella missiva SKY di assegnazione della vettura (doc. 5), che tra le spese che restavano a carico del dipendente, nel solo caso di uso personale, vi erano quelle dei pedaggi autostradali, parcheggio e lavaggio, senza alcun riferimento alle spese di carburante. Peraltro, si era trattato di un solo episodio accertato di eccessivo addebito di spese carburante, che non aveva riguardato false attestazioni e quindi non sostanziatosi in comportamento fraudolento. Si era, pertanto, chiesto alla Corte del rinvio di valutare l’elemento intenzionale, la gravità del fatto in relazione all’entità del danno per l’azienda ed al carattere episodico dell’infrazione contestata, l’esistenza di precise disposizioni sull’utilizzo dei beni aziendali con connessi divieti e sanzioni, la rilevanza esterna del fatto. Si assume che, essendo stato vittorioso in primo grado, esso ricorrente non avrebbe potuto impugnare la parte motiva della sentenza del Tribunale ove si affermava che sarebbero state accertate condotte imputabili allo stesso, tese ad un consumo anomalo di carburante, e che la sentenza di appello del giudice del rinvio non aveva pronunciato sulle domande proposte dal lavoratore.
4. Con il secondo motivo, ci si duole della violazione e falsa applicazione degli artt. 1375, 2106 e 2119 c.c. in relazione all’art. 360, n. 3, c.p.c, sostenendosi che erroneamente il giudice del rinvio abbia ritenuto tempestivi la contestazione disciplinare ed il successivo licenziamento, non avendo riguardo a fatti incontestati ricavabili dalle emergenze istruttorie. Si rileva che, non essendo stato necessario espletare verifiche e controlli incrociati dopo le verifiche che avevano portato all’accertamento dei fatti disciplinarmente rilevanti nel gennaio 2005, la contestazione non poteva essere ritenuta tempestiva.
5. Va premesso che soltanto la parte vittoriosa in primo grado non ha l’onere di proporre appello incidentale per far valere le domande e le eccezioni non accolte e, per sottrarsi alla presunzione di rinuncia ex art. 346 c.p.c., può limitarsi a riproporle (cfr. Cass. 13.5.2016 n. 9889, Cass. 14.3.2013 n. 6550, Cass. 24.5.2007 n. 12067), e che, ove la stessa sia rimasta soccombente su di una questione preliminare che abbia condizionato l’impostazione e la definizione dell’indagine di merito, ha invece l’onere di proporre appello incidentale condizionato, pena il formarsi sulla questione preliminare del giudicato (cosiddetto giudicato implicito), che concerne anche gli accertamenti che costituiscono il presupposto logico – giuridico della decisione. Nella specie in primo grado era stata ritenuta fondata la contestazione di un consumo di carburante quasi doppio rispetto alle esigenze di lavoro e quindi sussistente l’addebito ed il lavoratore si è limitato, cosi come ha precisato nel presente ricorso riportando i termini in cui si era svolto il giudizio di secondo grado, a spiegare appello incidentale relativamente alla quantificazione della retribuzione globale di fatto ed a ribadire “I) l’illegittimità del licenziamento anche per ragioni di tardività; II) l’assenza del carattere fraudolento nel comportamento tenuto; III) la scarsa rilevanza del danno asseritamente causato all’azienda e la tenuità del comportamento contestatogli; IV) la sproporzionalità tra il fatto addebitato e la sanzione disciplinare applicata”. Ciò va quanto meno considerato come indicativo della rinuncia a coltivare la contestazione della ritenuta sussistenza dell’addebito sotto il profilo della contrarietà alle norme disciplinanti il consumo di carburante dell’autoveicolo in affidamento.
7. In caso di ricorso per cassazione avverso la sentenza del giudice di rinvio fondato sulla deduzione della infedele esecuzione dei compiti affidatigli con la precedente pronuncia di annullamento, il sindacato della S.C. si risolve nel controllo dei poteri propri del suddetto giudice di rinvio, per effetto di tale affidamento e dell’osservanza dei relativi limiti, la cui estensione varia a seconda che l’annullamento stesso sia avvenuto per violazione di norme di diritto ovvero per vizi della motivazione in ordine a punti decisivi della controversia, in quanto, nella prima ipotesi, egli è tenuto soltanto ad uniformarsi al principio di diritto enunciato nella sentenza di cassazione, senza possibilità di modificare l’accertamento e la valutazione dei fatti, già acquisiti al processo, mentre, nel secondo caso, la sentenza rescindente – indicando i punti specifici di carenza o di contraddittorietà della motivazione – non limita il potere del giudice di rinvio all’esame dei soli punti indicati, da considerarsi come isolati dal restante materiale probatorio, ma conserva al giudice stesso tutte le facoltà che gli competevano originariamente quale giudice di merito, relative ai poteri di indagine e di valutazione della prova, nell’ambito dello specifico capo della sentenza di annullamento. In quest’ultima ipotesi, poi, il giudice di rinvio, nel rinnovare il giudizio, è tenuto a giustificare il proprio convincimento secondo lo schema esplicitamente od implicitamente enunciato nella sentenza di annullamento, in sede di esame della coerenza del discorso giustificativo, evitando di fondare la decisione sugli stessi elementi del provvedimento annullato, ritenuti illogici, e con necessità, a seconda dei casi, di eliminare le contraddizioni e sopperire ai difetti argomentativi riscontrati (cfr., in tali termini, Cass. 2.2.2018 n. 2652).
9. La sentenza della Corte di L’Aquila si è attenuta a siffatti principi, in quanto ha valutato i fatti in base alle direttive impartite dalla S. C. in sede rescindente, avendo ritenuto non dirimente la affermazione secondo cui le condizioni previste per l’assegnazione dell’autovettura e della carta carburanti ne consentissero l’utilizzo per fini extralavorativi e non prevedessero limiti di utilizzo di tali carte, potendosi ritenere requisito implicito della fattispecie che tale utilizzo dovesse rispondere ad un criterio di ragionevole correlazione con l’effettuazione della prestazione lavorativa, senza che da un uso eccedente di tali strumenti potesse derivare un indebito profitto per il lavoratore ed un onere aggiuntivo in capo al datore di lavoro, anche con richiamo ai doveri del dipendenti previsti dall’art. 82 ccnl, tra i quali quello di “evitare di trarre in qualsiasi modo profitti propri a danno dell’azienda in cui lavora”. Il giudice del rinvio ha, poi, ritenuto che la valutazione complessiva della condotta contestata, “in cui non può non intravedersi una connaturata ed evidente intenzionalità”, porti a ritenere sussistente la giusta causa di licenziamento. Quindi ha ritenuto che l’utilizzo della carta rifornimento carburanti fosse, stretta correlazione con l’effettuazione della prestazione lavorativa e che ciò dovesse condurre a ritenerne l’abuso accertato come espressione di una condotta intenzionale del dipendente che aveva travalicato il limite implicito.
15. Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza del S. e si liquidano come da dispositivo.
16. Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del DPR n. 115/02, nel testo risultante dalla legge 24.12.2012 n. 228, deve provvedersi, ricorrendone i presupposti, come da dispositivo.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dell’art. 13, commalbis, del citato D.P.R.