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Timestamp: 2020-06-06 07:17:22+00:00
Document Index: 17145123

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Sentenza Cassazione Civile n. 24349 del 29/11/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24349 del 29/11/2016
Cassazione civile sez. VI, 29/11/2016, (ud. 04/10/2016, dep. 29/11/2016), n.24349
sul ricorso 21026-2013 proposto da:
O.T., (OMISSIS), O.C. (OMISSIS),
O.S. CF. (OMISSIS), N.A. (OMISSIS), O.A.
C.F. (OMISSIS), tutti eredi del de cuius O.V.,
elettivamente domiciliati in ROMA, VIA CATONE 15, presso lo studio
dell’avvocato GIUSEPPE MAZZUCCHIELLO, che li rappresenta e difende
unitamente all’avvocato SERGIO PISANI, giusta procura a margine del
COMUNE NAPOLI, CF (OMISSIS), in persona del Sindaco pro tempore,
lo studio dell’avvocato NICOLA LAURENTI, che lo rappresenta e
difende unitamente all’avvocato FABIO MARIA FERRARI, giusta procura
avverso la sentenza n. 5383/2013 del TRIBUNALE di NAPOLI, emessa il
22/04/2013 e depositata il 24/04/2013;
p.1. N.A., O.A., O.S., O.T. e O.C., nella qualità di eredi del defunto O.V., hanno proposto ricorso per cassazione contro il Comune di Napoli e la s.p.a. Equitalia Sud (già Equitalia Polis s.p.a.), quale agente di riscossione, avverso la sentenza del 24 aprile 2013, con cui il Tribunale di Napoli ha rigettato un’opposizione in materia esecutiva proposta dal de cuius.
p.2. Al ricorso ha resistito con controricorso il Comune di Napoli, mentre non ha svolto attività difensiva l’altra intimata.
p.3. Prestandosi il ricorso ad essere trattato in camera di consiglio, secondo il rito dell’art. 380-bis c.p.c., è stata redatta relazione ai sensi di tale norma e ne è stata fatta notificazione agli avvocati delle parti costituite, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.
(…) p.3. Il ricorso può essere deciso in camera di consiglio ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., in quanto appare inammissibile per due gradate ragioni.
p.3.1. Sotto un primo aspetto, si rileva che la sentenza impugnata, pur recando nella prima pagina, dopo l’indicazione delle parti, l’indicazione come oggetto “opposizione all’esecuzione e agli atti esecutivi”, che non è espressione di volontà di qualificazione da parte del Tribunale e dunque non poteva dare luogo a vincoli ai fini dell’individuazione del mezzo di impugnazione, nella sua motivazione riferisce ragioni di opposizione e, quindi, le scrutina, afferenti esclusivamente all’an della pretesa esecutiva e non al quomodo, sicchè risulta palese che il Tribunale ha deciso una controversia che aveva oggettivo contenuto di opposizione all’esecuzione.
Ne segue che, vigendo il regime dell’art. 616 c.p.c. che, per effetto della L. n. 69 del 2009, ha ripristinato l’appellabilità della sentenza decisiva dell’opposizione ai sensi dell’art. 615 c.p.c., l’esercizio del diritto di impugnazione sarebbe dovuto avvenire con l’appello e non con il ricorso straordinario per cassazione.
p.3.2. Peraltro, l’unico motivo di ricorso, denunciando “violazione-falsa applicazione del D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 24, comma 5, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma (rectius: n.) 3″, discute una questione di esistenza della sospensione dell’esecutività della cartella e, quindi, di temporanea inesistenza del titolo esecutivo. Di modo che, se anche l’opposizione fosse stata riconducibile pure all’art. 617 c.p.c., nel caso di specie l’impugnazione avrebbe attinto un profilo ad essa comunque estraneo.
p.3.3. Per completezza si deve, poi, aggiungere che il ricorso si fonda su riferimenti a cartelle di pagamento riguardo alle quali non si fornisce l’indicazione specifica necessaria ai sensi dell’art. 366 c.p.c., n. 6, secondo i criteri di cui alla giurisprudenza della Corte: si vedano già Cass. (ord.) n. 22303 del 2008 e Cass. sez. un. n. 28547 del 2008.
Secondo detti criteri i ricorrenti dovevano riprodurre direttamene od indirettamente il contenuto degli atti fondanti il motivo, nel secondo caso precisando la parte di essi cui si riferiva l’indiretta riproduzione, ed inoltre precisare se e dove essi fossero stati prodotti in questa sede, indicazioni tutte erano necessaria per adempiere al requisito dell’art. 366 c.p.c., n. 6 (norma costituente il c.d. precipitato normativo del principio di autosufficienza dell’esposizione del motivo di ricorso per cassazione: Cass. n. 7455 del 2013, ex multis).
Il motivo sarebbe, dunque, inammissibile anche per tale ragione.
p.4. Il ricorso dovrebbe, dunque, dichiararsi inammissibile.”.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna i ricorrenti alla rifusione al resistente delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro tremiladuecento, di cui duecento per esborsi, oltre spese generali ed accessori come per legge. Nulla sulla spese nel rapporto fra ricorrenti e intimata. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1 bis.