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Timestamp: 2019-04-23 13:05:53+00:00
Document Index: 26050227

Matched Legal Cases: ['art. 1420', 'art. 1419', 'sentenza ', 'art. 72', 'sentenza ', 'art. 2932', 'sentenza ', 'art. 2932']

Art. 1420 codice civile: Nullità nel contratto plurilaterale | La Legge per tutti
Art. 1420 codice civile: Nullità nel contratto plurilaterale
Contratti plurilaterali con comunione di scopo: contratti nei quali alla pluralità di prestazioni (es.: i singoli conferimenti in un contratto di società) fa riscontro la comunanza e quindi l’unicità del fine perseguito dai contraenti (es.: l’esercizio in comune di un’attività economica per dividerne gli utili). Ulteriori esempi possono essere rinvenuti nel contratto di associazione o di consorzio.
In applicazione del principio di conservazione del contratto, la legge considera valido il contratto quando, prescindendo dalla partecipazione di quel soggetto, sia comunque possibile il raggiungimento dello scopo.
In materia di comunione ereditaria, è consentito ai comproprietari, nell'esercizio della loro autonomia negoziale, di pattuire lo scioglimento nei confronti di uno solo dei coeredi, ferma restando la situazione di comproprietà tra gli altri eredi del medesimo dante causa: tale contratto, con cui i coeredi perseguono uno scopo comune, senza prestazioni corrispettive, non determinando direttamente lo scioglimento della comunione, non configura una vera e propria divisione, per la cui validità soltanto è necessaria la sottoscrizione di tutti i coeredi, ma un contratto plurilaterale, immediatamente vincolante ed efficace fra gli originari contraenti e destinato ad acquistare efficacia nei confronti degli assenti in virtù della loro successiva adesione, sempre possibile, salva diversa pattuizione, sino a quando non intervenga un contrario comune accordo o un provvedimento di divisione giudiziale. Rigetta, App. Genova, 10/06/2006
T.A.R. Catania (Sicilia) sez. I 01 giugno 2010 n. 2003
La modifica della originaria convenzione urbanistica di lottizzazione non deve essere necessariamente sottoscritta da tutti gli originari sottoscrittori o dai loro aventi causa. Vero è che un accordo plurisoggettivo come la convenzione urbanistica richiede, di norma, per la sua modifica, la partecipazione di tutte le parti. ma è altrettanto evidente che l'espressione unanime del consenso nella convenzione urbanistica non è necessaria quando a detta regola generale si possa derogare in quanto risulti che la partecipazione di una o più parti non sia necessaria a supportare lo scopo comune cui il contratto si indirizza (arg. ex art. 1420 c.c.) o non sia, secondo le circostanze, essenziale (arg. ex artt. 1446, 1459 e 1466 c.c.).
T.A.R. Catania (Sicilia) sez. I 04 maggio 2010 n. 1296
Cassazione civile sez. I 24 luglio 2009 n. 17405
Nella vendita «in blocco» di più unità immobiliari per un unico corrispettivo, l'invalidità della cessione di uno solo dei beni ceduti determina la nullità parziale del negozio ex art. 1419 c.c., a meno che non sia provato che le parti non avrebbero concluso il contratto senza il trasferimento invalido, non potendo desumersi l'invalidità del contratto neanche dalla quantificazione unitaria del corrispettivo, da ritenersi comunque determinata o determinabile anche all'esito della complessiva entità del trasferimento immobiliare. (Nella specie, la S.C. ha riformato la sentenza di merito, ritenendo che l'esclusione di uno dei beni - un maso chiuso alienato senza la preventiva autorizzazione amministrativa - non determinasse l'invalidità dell'intero).
Cassazione civile sez. II 26 maggio 2008 n. 13561
Per stabilire se è validamente costituito l'obbligo contrattuale, assunto soltanto da taluni dei soci di una società di capitali, di trasferire la proprietà di un bene ad essa appartenente, il giudice del merito deve accertare, indipendentemente dalla qualificazione del contratto come promessa di vendita di un bene altrui o del fatto del terzo, se l'obbligazione dei predetti promittenti venditori, per esser adempiuta, necessita del consenso di tutti i soci - ossia se sotto l'aspetto soggettivo vi è un'unica parte complessa, e sotto l'aspetto oggettivo l'adempimento deve esser unitario - nel qual caso la mancanza di consenso dei soci estranei al contratto lo invalida anche per i firmatari di esso, ovvero se l'obbligo è limitato al valore delle quote di cui questi ultimi sono titolari.
Cassazione civile sez. II 03 novembre 2000 n. 14346
Qualora sia intervenuto un preliminare di vendita di immobile indiviso ed il bene sia stato considerato dalle parti come un unicum inscindibile e non con riferimento alle singole quote facenti capo a ciascuno dei comproprietari, ove uno di costoro successivamente fallisca ed intervenga, poi, la dichiarazione di scioglimento del contratto da parte del curatore ex art. 72, comma 4, l. fall., resta preclusa al promissario compratore la possibilità di ottenere la sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c. nei confronti degli altri comproprietari promittenti venditori rimasti in bonis, sia pure limitatamente alle loro quote, poiché la dichiarazione di scioglimento del curatore determina il venir meno "ab origine" e con effetti retroattivi della volontà negoziale manifestata dal promittente fallito e, dunque, di un elemento essenziale della volontà negoziale unitaria manifestata dai promittenti, verificandosi, pertanto, una situazione simile a quella - che parimenti impedisce la pronuncia della sentenza ex art. 2932 - della inesistenza o invalidità originaria della manifestazione di volontà di uno dei soggetti integranti la parte complessa promissaria venditrice e, quindi, l'unitaria volontà di tale parte.
Cassazione civile sez. un. 14 aprile 1999 n. 239