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Timestamp: 2017-11-23 14:45:40+00:00
Document Index: 159266350

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Vigile urbano privato del porto d’armi perchè coinvolto in una vicenda giudiziaria. Illegittimità. – Noi Radiomobile™
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Vigile urbano privato del porto d’armi perchè coinvolto in una vicenda giudiziaria. Illegittimità.
(Consiglio di Stato, sez. III, sentenza 19 febbraio 2016, n. 690)
L’appellante è maresciallo dei Vigili Urbani e presta servizio, quale unico addetto alle dirette dipendenze del Sindaco, presso il Comando di Polizia Municipale del Comune di -omissis-.
Premette di essere stato in possesso della qualifica di agente di pubblica sicurezza e del porto d’armi, successivamente revocati a causa di alcune vicende giudiziarie, poi conclusesi favorevolmente.
Essendo stato assolto con sentenza del Tribunale di Avellino – omissis – del 03.06.2001, confermata dalla Corte d’Appello di Napoli con sentenza – omissis – del 03.03.2004, il Prefetto della Provincia di Napoli – con decreto prot – omissis -/Gab./staff dell’08.10.2010 – gli ha conferito nuovamente la qualifica di agente di pubblica sicurezza.
In forza della qualifica attribuitagli, l’appellante – essendo addetto a tutti i servizi di vigilanza del Comune di – omissis – – ha chiesto al Sindaco l’assegnazione in via continuativa dell’arma.
Detto diniego è stato motivato per relationem attraverso il richiamo alle note della Questura di Napoli del 2.2.2011, del Gruppo Carabinieri di – omissis – del 10.11.2011 e del Commissariato P.S. di – omissis – dell’1.10.2011, le quali “hanno segnalato” che l’appellante “oltre che destinatario di varie querele sopra riferite, risulta altresì essere stato controllato in compagnia di pregiudicati, alcuni dei quali ritenuti contigui alla locale criminalità organizzata ed inoltre risulta proposto, dalla Compagnia Carabinieri di – omissis -, per l’applicazione della misura dell’avviso orale”.
• in ragione della riacquistata qualifica di agente di pubblica sicurezza il Prefetto non poteva continuare a negargli il porto d’armi, in ossequio al chiaro disposto di cui all’art. 5, cc. 5, L 7.3.1986 n. 65 secondo cui “, gli addetti al servizio di polizia municipale ai quali è conferita la qualità di agente di pubblica sicurezza possono … portare, senza licenza, le armi, di cui possono essere dotati in relazione al tipo di servizio nei termini e nelle modalità previsti dai rispettivi regolamenti, anche fuori dal servizio, purché nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza e nei casi di cui all’articolo 4…”;
Secondo il T.A.R. dall’istruttoria sarebbe emersa una condotta da parte del – omissis -non conforme a legge, tenuto conto della pluralità delle violazioni commesse, della frequentazione con appartenenti alla criminalità organizzata, della proposta di applicazione della misura dell’avviso orale indicativa di un giudizio di pericolosità sociale, elementi tali da farlo ritenere – secondo una valutazione probabilistica – , carente del requisito della buona condotta ed inaffidabile sul corretto uso delle armi.
1. Error in iudicando per omessa pronuncia sulla censura volta a far valere: violazione e falsa applicazione del D.M. 4 marzo 1987 n. 145, eccesso di potere per contraddittorietà, palese illogicità, ingiustizia manifesta, travisamento dei fatti, sviamento di potere.
Dalla lettura della sentenza emerge chiaramente che il primo giudice ha omesso totalmente di esaminare il primo motivo di ricorso, con il quale il – omissis -aveva dedotto l’illegittimità del diniego impugnato per palese contraddizione con il precedente provvedimento del Prefetto – risalente al 2010 –, di attribuzione della qualità di agente di pubblica sicurezza, che consente di portare armi senza licenza (art. 5 comma 5 della L. 7 marzo 1986 n. 65).
La norma di cui all’art. 5 c. 5 della L. 65/1986 dispone espressamente che “gli addetti al servizio di polizia municipale ai quali è conferita la qualità di agente di pubblica sicurezza possono … portare senza licenza armi”: è evidente che detta norma – inserita all’interno di un sistema normativo fondato sul principio del divieto, che consente il porto di armi solo in seguito al rilascio di un provvedimento permissivo – non può avere altro significato che quello prospettato dall’appellante: gli agenti della polizia municipale, ai quali è stata riconosciuta la qualità di agente di pubblica sicurezza, possono portare armi senza licenza in quanto detta autorizzazione (o concessione, secondo altra tesi) consegue all’attribuzione della stessa qualifica di agente di pubblica sicurezza.
Nella fattispecie, avendo il Prefetto ha attribuito al – omissis -la qualità di agente di pubblica sicurezza con provvedimento del 2010, non avrebbe potuto rigettare nel 2012 la sua richiesta di revoca del provvedimento di divieto di detenzione di armi munizioni e materiale esplodente risalente al 6 aprile 1985, essendo ormai detto provvedimento incompatibile con quello emesso due anni prima (salva la facoltà, ove ne ricorressero i presupposti secondo la valutazione discrezionale dell’Amministrazione, di provvedere prima al ritiro del provvedimento di attribuzione della qualità di agente di pubblica sicurezza).
E’ stato correttamente ritenuto in giurisprudenza che la valutazione sull’attribuzione all’interessato della qualifica di agente di P.S. ha un valore sicuramente assorbente rispetto a quella relativa alla possibilità per lui di detenere armi, tanto che in forza della più volte citata norma, le armi possono essere portate anche senza licenza, con una valutazione che resta di esclusiva spettanza del Consiglio Comunale (cfr. TAR Campania – Napoli, Sez. V, 14.01.2010 n. 311 ).
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della sentenza appellata, accoglie il ricorso di primo grado ed annulla il provvedimento con esso impugnato.
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