Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-30154-del-20-11-2019
Timestamp: 2020-08-08 04:01:07+00:00
Document Index: 52628537

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 360', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 360', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 360', 'art. 11', 'art. 9', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 91', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 53', 'art. 366', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 30154 del 20/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30154 del 20/11/2019
Cassazione civile sez. trib., 20/11/2019, (ud. 12/09/2019, dep. 20/11/2019), n.30154
sul ricorso 16405-2017 proposto da:
S.M., G.L., elettivamente domiciliati in ROMA VIA
LUDOVISI 16, presso lo studio dell’avvocato ANDREA ZAPPALA’, che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato ILARIA NAPOLITANO;
AGEZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempere,
Avverso la sentenza n. 9247/2016 della COMM.TRIB.REG. di ROMA,
12/09/2019 dal Consigliere Dott. STALLA GIACOMO MARIA.
p. 1. G.L. e S.M. propongono quattro motivi di ricorso per la cassazione della sentenza n. 9247/5/16 del 23 dicembre 2016, con la quale la commissione tributaria regionale del Lazio, a conferma della prima decisione, ha ritenuto legittimo l’avviso di accertamento catastale loro notificato dall’Agenzia delle Entrate-Ufficio Territorio in relazione ad un immobile abitativo sito in Roma, microzona residenziale n. 7 (XX Settembre), e fatto oggetto di revisione parziale di classamento e rendita ai sensi del D.P.R. n. 138 del 98 e della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335.
La commissione tributaria regionale, in particolare, ha ritenuto che l’avviso di accertamento in questione fosse sufficientemente motivato, perchè esso: – indicava il presupposto della revisione citata L. n. 311 del 2004, ex art. 1, comma 335 (scostamento di oltre il 35% nel rapporto tra il valore medio di mercato ed il corrispondente valore medio catastale riscontrabile nella microzona di riferimento rispetto all’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali); – si basava non su specifiche e riscontrate modifiche apportate agli immobili, bensì sul solo fatto che questi ultimi si trovassero inseriti in una microzona comunale contrassegnata, rispetto all’originario classamento catastale, da mutato contesto territoriale, riqualificazione urbana e notevole aumento di redditività; – faceva inoltre comparativamente riferimento ad altri immobili appartenenti alla medesima zona censuaria.
p. 2.1 Con il primo motivo di ricorso si deduce – ex art. 360 c.p.c., n. 3 – violazione e falsa applicazione della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335 anche in rapporto agli artt. 3,53 e 97 Cost.. Per avere la Commissione Tributaria Regionale affermato la legittimità dell’avviso di accertamento nonostante che quest’ultimo: – facesse riferimento alle caratteristiche della microzona comunale, e non alla valutazione mirata, caso per caso, del singolo immobile; – fosse espressione di una revisione massiva ed indiscriminata dei classamenti interni alla microzona; – non diversificasse il “peso specifico” di incidenza valutativa attribuibile alle varie microzone della città di Roma, aventi caratteristiche abitative molto diverse tra loro. Altrimenti ragionando, citata L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, si poneva in contrasto con i richiamati precetti costituzionali, in quanto legittimante la riclassificazione catastale globale, per intere microzone, secondo criteri arbitrari e standardizzati, perchè non mirati sul valore di mercato e sulla redditività concretamente attribuibili allo specifico immobile oggetto di revisione.
Con il secondo motivo di ricorso si lamenta – ex art. 360 c.p.c., n. 3 – violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 7,L. n. 241 del 1990, art. 3 nonchè artt. 24 e 97 Cost.. Per non avere la Commissione Tributaria Regionale considerato che l’avviso di accertamento in oggetto si limitava alla indicazione del presupposto normativo del riclassamento (definito ‘causa petendì dalla Commissione Tributaria Regionale) ed alla indicazione delle caratteristiche di microzona, mediante la predisposizione di una motivazione slegata dalla concretezza del caso e valida per qualsiasi fattispecie. La stessa Commissione Tributaria Regionale, inoltre, aveva confuso l’immobile in questione con altro, sito in tutt’altra microzona comunale e con diverse caratteristiche.
Con il terzo motivo di ricorso si deduce – ex art. 360 c.p.c., n. 3 – violazione e falsa applicazione delle norme sulla determinazione del classamento e delle rendite (D.L. 70 del 1988, art. 11; R.D.L. n. 652 del 1939, art. 9; D.P.R. n. 1142 del 1949, art. 7,D.P.R. n. 138 del 1998, art. 1). Per non avere la Commissione Tributaria Regionale considerato che gli immobili presi a comparazione dall’amministrazione finanziaria non erano in realtà comparabili a quello in oggetto, perchè costituenti o un intero fabbricato o un immobile adibito a sede d’ambasciata; sicchè l’equiparazione derivava, in sostanza, dal solo fatto dell’inserimento di tali immobili nella medesima zona censuaria (con conseguente violazione dei principi dell’estimo comparativo).
Con il quarto motivo di ricorso si lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c.. Per avere la Commissione Tributaria Regionale condannato i contribuenti appellanti alla rifusione delle spese del grado a favore dell’amministrazione finanziaria la quale tuttavia, come indicato nella stessa sentenza, non si era costituita in appello.
p. 2.2 Il primo, secondo e terzo motivo debbono essere trattati unitariamente per la sostanziale comunanza delle tematiche dedotte.
Essi vanno accolti, con conseguente assorbimento dell’ulteriore censura.
– la specifica rilevanza ed autonomia del riclassamento operato dall’amministrazione finanziaria citata L. n. 311 del 2004, ex art. 1, comma 335 (per microzone comunali connotate da significativo ed anomalo scostamento del rapporto tra il valore medio di mercato e corrispondente valore medio catastale rispetto all’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali), rispetto a quello invece operato ai sensi del medesimo citata L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 336 (per immobili non dichiarati o fatti oggetto di variazioni edilizie), ovvero ancora della L. n. 662 del 1996, art. 3 comma 58 (su istanza dei Comuni, per aggiornamento o palese incongruità del valore catastale corrente);
– la riconduzione della tipologia di riclassamento in concreto adottata a
vero e proprio presupposto giuridico della pretesa di nuova classificazione e maggiore rendita, con conseguente preclusione per l’amministrazione di variare o sostituire in corso di giudizio l’opzione inizialmente prescelta e comunicata al contribuente (Cass. 22900/17; 25766/18; 10403/19), pena l’inammissibile mutamento di causa petendi;
– il coefficiente esplicativo minimo dell’accertamento L. n. 311 del 2004, ex art. 1, comma 335 non si discosta dai parametri generali di cui alla L. n. 212 del 2000, art. 7 e L. n. 241 del 1990, art. 3, fermo restando, per la specificità della materia catastale, il più
– non basta la sola indicazione del rapporto di scostamento tra i valori medi di catasto e mercato, quando tale indicazione non si associ alla valutazione caso per caso del singolo immobile, con specifico richiamo ai parametri estimativi e classificatori generali, pur sempre operanti, D.P.R. n. 138 del 1998, ex art. 8;
Va detto che si tratta di interpretazione confortata dal giudice delle leggi (C.Cost. sent. 249/17) il quale – come si è accennato – è recentemente intervenuto per dichiarare non fondata la questione di legittimità costituzionale della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, in relazione all’art. 53 Cost., posto che “la scelta del legislatore non presenta profili di irragionevolezza ai fini del rispetto del principio della capacità contributiva, in quanto la revisione del classamento per microzone si basa sul dato che la qualità del contesto di appartenenza dell’unità immobiliare rappresenta una componente fisiologicamente idonea ad incidere sul valore del bene, sicchè può ritenersi non irragionevole che l’accertamento di una modifica del valore degli immobili presenti in una determinata microzona comporti una ricaduta sulla rendita catastale, il cui conseguente adeguamento, proprio in quanto espressione di una accresciuta capacità contributiva, è volto in sostanza a eliminare una sperequazione esistente a livello impositivo”.
L’avviso di classamento dedotto – richiamato in ricorso nel rispetto dei canoni di autosufficienza e specificità ex art. 366 c.p.c. – ricostruisce puntualmente il quadro normativo sul quale si basa (anche per quanto concerne la suddivisione del territorio comunale in microzone e l’effettivo rilevante scostamento dei rapporti medi, catastali e di mercato, considerati dalla legge), ma appare carente nell’indicazione dei presupposti fattuali della revisione attributiva di maggiore rendita, posto che esso:
– riferisce sia della riscontrata consistente rivalutazione del patrimonio immobiliare della microzona interessata (e relativa redditività) siccome derivante da interventi di riqualificazione urbana ed edilizia della medesima, sia dello scostamento reddituale degli attuali estimi catastali (sebbene già oggetto di revisione negli anni ‘88-’89) per effetto della progressiva trasformazione urbana e socio-economica riscontrata sul territorio, senza tuttavia specificare in alcun modo in che cosa tali interventi di affermata riqualificazione siano consistiti;
Il carattere “diffuso” o “di massa” del riclassamento operato L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335 – a sua volta giustificato dal riferimento della procedura ad interi comparti del territorio comunale da ritenersi per definizione omogenei – non può, neppure nel presente caso, consentire una motivazione stereotipata, “di stile”, ed ancorata a generiche considerazioni di notorietà. Esso richiede pur sempre, secondo quanto osservato anche dalla C.Costituzionale cit. proprio in ragione del suddetto carattere, l’indicazione in avviso di richiami sufficientemente concreti, verificabili ed individualizzanti quanto ai fattori di riqualificazione urbana della microzona ed a loro incidenza di classamento sulla destinazione, tipologia, profilo caratteristico e redditività dell’immobile considerato.
Così deciso in Roma, il nella camera di consiglio della quinta sezione civile, il 12 settembre 2019.