Source: http://ondadurto5stelle.blogspot.com/2014/09/alleva-lart-18-va-difeso-con-tutte-le.html
Timestamp: 2018-03-18 07:40:24+00:00
Document Index: 51212639

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ONDA D'URTO 5 Stelle : Alleva: “L’art. 18 va difeso con tutte le forze” . Lavoratori preparatevi alla battaglia delle battaglie.
Alleva: “L’art. 18 va difeso con tutte le forze” . Lavoratori preparatevi alla battaglia delle battaglie.
Il noto giuslavorista spiega perché è indispensabile mantenere la tutela contro il licenziamento illegittimo (“E’ una norma sempre verde”), poi attacca il Jobs Act: “Siamo al rush finale, i lavoratori saranno ridotti ad uno stato semi servile”. E su Renzi: “Fa propaganda ed è male informato”. Ma sulla Cgil ammette…
intervista a Piergiovanni Alleva, di Giacomo Russo Spena
Non è ideologia ma idealità, in particolare quella della dignità dell’uomo che non deve vivere sotto ricatto nei rapporti con i suoi simili. Nonostante il passare degli anni e dei decenni l'art. 18 è una norma “sempre verde”, costituisce una norma anti- ricatto che pone il lavoratore su un piede di parità con il datore di lavoro. Senza tale tutela è in stato di soggezione. Con la disoccupazione al 10 per cento, solo l'art. 18 garantisce un po' di dignità ed è questo il motivo per cui subiamo ora un nuovo durissimo attacco: una volta intimoriti i lavoratori di perdere l'occupazione, sarà facile ridurre i salari e peggiorare la loro condizione con mansioni più umilianti o sottoponendoli a spionaggio. Infine, coloro che propongono di lasciare l'art. 18 per i soli licenziamenti per motivi di discriminazione o rappresaglia – che il lavoratore dovrebbe dimostrare – sono degli ipocriti disgustosi perché sanno benissimo che quella prova per i lavoratori è praticamente impossibile. Spero di non dover mai annoverare tra questi anche gli esponenti della corrente di sinistra del Pd.
Il premier Renzi sembra contrapporre vecchia generazione versus la nuova. Così, per l’art. 18, parla dei giovani che nemmeno sanno cosa sia tale tutela. Si può ragionare per contrapposizioni? E davvero i ragazzi d’oggi soffrono la precarietà anche a causa degli standard dei loro genitori?
E' pura propaganda. L’idea di contrapporre garantiti e non garantiti è stata inventata anni fa da alcuni transfughi della sinistra passati dalla parte del padronato e che hanno ventilato una strana idea di giustizia secondo cui se solo la metà della popolazione ha il pane, la “giustizia” consisterebbe non nel dare il pane anche agli altri ma nel toglierlo ai primi. Questa velenosa e assurda propaganda ha avuto un qualche effetto sui giovani per un riflesso psicologico, molto umano. Invece dobbiamo lavorare per l’estensione dei diritti, a tutti. E ovviamente la precarietà dei giovani di oggi non dipende affatto dalle conquiste normative dei loro genitori, dipende dall'affermazione in tutto il mondo del neoliberismo per il quale il lavoro è solo una merce “usa e getta”.
Il governo per far approvare il Jobs Act fa leva su un altro sentimento diffuso tra i giovani: la crisi del sindacato. Non trova che quest'ultimo, negli anni, si sia dimostrato incapace di organizzare e difendere i precari? La Cgil, in primis, non dovrebbe rinnovarsi?
In realtà il contratto unico a tutele progressive potrebbe essere il modo per eliminare silenziosamente la tutela dell'art. 18. Esso può essere attaccato in due modi: o direttamente modificando lo Statuto come già previsto dalla legge Fornero, o imponendo che d'ora in avanti i nuovi contratti di lavoro a tempo indeterminato prevedano risarcimenti progressivamente più consistenti con il procedere degli anni per il caso del licenziamento ingiustificato ma senza più previsioni di reintegro.
In questo modo i lavoratori che attualmente godono della tutela dell'art. 18 sarebbero da eliminare rapidamente con tanti sistemi. Pertanto bisogna essere molto attenti all'ipocrisia: gli opinionisti di sinistra che rifiutano l'aggressione di Renzi, Sacconi e Poletti all'art. 18 ma le contrappongono, come forma di rapporto flessibilizzante, il contratto a tutele crescenti non si rendono conto a loro volta che se quest'ultimo non prevede esso stesso che dopo tot tempo il lavoratore possa godere dell'art. 18, esso costituisce soltanto un modo soft di eliminarlo dall'ordinamento nel giro di pochi anni, dopo averlo ridotto ad una autentica rarità.
Si, siamo arrivati al rush finale. Con i contratti a termine acausali da un lato e il contratto a tempo indeterminato senza tutele dell'art. 18 dall'altro – e con misure aggiuntive quali la libertà di demansionamento – i lavoratori italiani sarebbero ridotti ad uno stato semi servile sul quale poi potrebbe impiantarsi la vera speculazione economica, ovvero introduzione di un salario minimo garantito di 6 euro netti (orari 8 lordi e cioè di circa 800 euro mensili) e abolizione attraverso disdetta e mancato rinnovo dei contratti nazionali. A questo punto saremmo veramente giunti a un livello da terzo mondo nella mercificazione del lavoro e nella sua umiliazione.
Gli interventi sono molteplici. Innanzitutto dovremmo rivedere il concetto di subordinazione per porre fine alle varie collaborazioni e false partire Iva, dall'altro riportare i contratti a termine ad una loro reale legittimità. Poi disboscare senza rimpianti la giungla del lavoro truffa (lavoro occasionale, accessorio, a chiamata, ripartito, etc) e rilanciare con la massima forza – per assorbire la massima parte di disoccupazione – i contratti aziendali di solidarietà espansiva.
Pubblicato da Vincenzo Cirigliano a 12:22:00