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Timestamp: 2017-10-20 00:36:29+00:00
Document Index: 58959318

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 9', 'art. 12', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 21', 'art. 12', 'art. 12', 'sentenza ']

R E P U B B L I C A I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO. Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia. (Sezione Seconda) SENTENZA - PDF
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Feliciano Bondi
1 N /2014 REG.PROV.COLL. N /2012 REG.RIC. R E P U B B L I C A I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Seconda) ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 1491 del 2012, proposto da: **, rappresentato e difeso dall'avv. Mirco Rizzoglio, con domicilio eletto presso il medesimo in Milano, via Nino Bixio, 14; contro Ministero dell'interno (Prefettura di Milano - U.T.G.), rappresentato e difeso per legge dall'avvocatura Distrettuale dello Stato di Milano, domiciliata in Milano, via Freguglia, 1; per l'annullamento del provvedimento prot. 9bi/ /gab7n.c. datato 07/03/2012 della Prefettura di Milano - UTG di revoca della misure di accoglienza in atto erogate presso RSA Sandro Pertini ; nonché di ogni altro atto allo stesso preordinato, preliminare, precedente, successivo, consequenziale o comunque connesso e per la condanna al risarcimento del danno. Visti il ricorso e i relativi allegati;
2 Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'interno; Vista la memoria difensiva del ricorrente; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 3 aprile 2014 il dott. Giovanni Zucchini e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue. FATTO Il sig. *** è cittadino del Ghana, arrivato in Italia unitamente ad altri profughi tutti provenienti dal Nord Africa ed è stato ospitato, al momento del suo arrivo, presso la struttura di accoglienza RSA Sandro Pertini di Garbagnate Milanese, nell ambito delle misure di accoglienza disposte dallo Stato Italiano a seguito dell eccezionale afflusso di profughi provenienti dal Nord Africa. A seguito di una serie di segnalazioni su comportamenti scorretti, posti in essere durante la permanenza nella struttura, il Prefetto di Milano, con provvedimento del , decretava la revoca delle misure di accoglienza, con conseguente allontanamento dalla struttura. Contro il citato provvedimento era proposto il presente ricorso, con domanda di sospensiva e di danni, per il seguente ed articolato motivo, che può così essere sintetizzato: - violazione dell art. 5, dell art. 9 comma 2 e comma 3, dell art. 12 del D.Lgs. 140/2005, eccesso di potere per difetto di motivazione e di istruttoria, mancata e/o erronea valutazione dei presupposti, travisamento, illogicità, irrazionalità, disparità di trattamento e ingiustizia manifesta, violazione del giusto procedimento, violazione degli articoli 3, 6, 7, 8, 10 e 10 bis della legge 241/1990.
3 Si costituiva in giudizio il Ministero dell Interno, concludendo per il rigetto del gravame. In esito alla camera di consiglio del , il Collegio disponeva incombenti istruttori con ordinanza n. 917/2012. La Prefettura depositava apposita relazione, con allegata documentazione in data Vista la suddetta relazione, il TAR respingeva la domanda cautelare con successiva ordinanza n del Quest ultima era appellata davanti al Consiglio di Stato, che accoglieva l impugnazione cautelare con ordinanza della Sezione III n del Alla successiva pubblica udienza del , davanti al TAR, la causa era trattenuta in decisione. DIRITTO 1. In via pregiudiziale, deve essere affrontata la doglianza circa la violazione delle garanzie di partecipazione al procedimento e segnatamente dell art. 7 della legge 241/1990, doglianza che risulta essere stata apprezzata favorevolmente dal Consiglio di Stato, seppure in sede sommaria, nella propria ordinanza cautelare n. 4912/2012. Sul punto il Collegio deve, in primo luogo, evidenziare come l esponente sia stato in realtà previamente avvisato della gravità della propria condotta e delle conseguenze della stessa, con nota del , inviata al sig. Richmond in lingua inglese, lingua che l esponente nel ricorso ammette espressamente di conoscere (cfr. per il testo della nota, l allegato 1 alla relazione della Prefettura di Milano). In tale nota, redatta su carta intestata della Regione Lombardia e dell ASL Milano 1, il Dirigente della RSA ospitante informa chiaramente
4 il sig. Richmond che gli atteggiamenti aggressivi verbali e fisici posti in essere <<non sono tollerabili per una corretta convivenza>>, e che sarà valutata dagli organi competenti <<la possibilità di revocarle il diritto all assistenza presso strutture di accoglienza italiane>>. Pare, allo scrivente Tribunale, che la nota del contenga, in sostanza, tutti i requisiti che gli articoli 7 e 8 della legge 241/1990 prescrivono per l avviso di avvio del procedimento; in ogni caso non può dimenticarsi come la stessa giurisprudenza del Consiglio di Stato ammetta che l avviso ex art. 7 citato non è necessario qualora l interessato abbia in qualsiasi altro modo conoscenza dell esistenza del procedimento avviato nei suoi confronti (così, fra le tante, Consiglio di Stato, sez. VI, , n. 753). L ordinanza cautelare del giudice d appello sopra citata richiama, nella propria argomentazione, la nota di richiamo in data 24 novembre 2011 ; tuttavia non pare reputare la medesima sostanzialmente equipollente alla comunicazione di avvio di cui all art. 7 della legge 241/1990. Il Collegio ritiene però, sommessamente ed alla luce di un pieno approfondimento della questione svolto in occasione dell udienza di merito, che la nota citata del abbia di fatto assolto alle finalità che la legge 241/1990 attribuisce all avviso di avvio del procedimento, sicché nel caso di specie non pare possibile ravvisare la violazione dell art. 7 della legge 241/1990. Fermo restando quanto sopra esposto, reputa ancora il Tribunale che, anche a voler ritenersi per assurdo la mancanza della comunicazione ex art. 7 citato pur non essendo tale l opinione di chi scrive tuttavia nel caso di specie dovrebbe trovare applicazione l art. 21 octies, comma 2, ultimo periodo, della legge 241/1990, avendo l Amministrazione dimostrato in giudizio che il contenuto del provvedimento impugnato non avrebbe potuto essere diverso.
5 Sul punto è sufficiente il sereno esame dei documenti allegati alla relazione della Prefettura, documenti peraltro non oggetto di specifica contestazione da parte del ricorrente, che nella memoria finale del incentra la propria attenzione essenzialmente sui profili risarcitori. Preliminarmente, appare essenziale un richiamo alla disciplina legislativa di riferimento art. 12 del D.Lgs. 140/2005 che prevede la possibilità di revoca delle misure di accoglienza in caso di violazione grave e ripetuta delle regole del centro di accoglienza o di comportamenti gravemente violenti. Ancora in via pregiudiziale, deve escludersi che la Dirigente Gestionale della RSA di accoglienza, dr.ssa **, non avesse una piena conoscenza della lingua inglese e non fosse di conseguenza in grado di interloquire adeguatamente con il ricorrente. E stata, infatti, prodotta in giudizio la copia delle certificazioni di conoscenza della lingua inglese rilasciate alla dr.ssa ** (cfr. l allegato 4 alla relazione della Prefettura), per cui l affermazione contenuta in ricorso alla pag. 4, punto 14, dove si riferisce di una mediocre conoscenza della lingua inglese da parte del Dirigente in questione, appare fallace se non addirittura offensiva. Inoltre, numerose dichiarazioni, provenienti sia dagli ospiti sia del personale di gestione della struttura evidenziano i comportamenti del ricorrente, non compatibili con la permanenza nella struttura ed in grado invece di creare situazioni di tensione e difficoltà in un frangente non facile, caratterizzato dall accoglienza di numerosi profughi provenienti dal Nord Africa. Sono state, infatti, depositate in giudizio numerose dichiarazioni scritte, redatte in lingua inglese (e tradotte) dagli altri ospiti del centro di accoglienza, che evidenziano non solo la correttezza del
6 comportamento della dr.ssa **, ma anche le condotte aggressive e violente del ricorrente, litigioso e dedito all abuso di bevande alcoliche (cfr. gli allegati n. 2 alla relazione della Prefettura). Parimenti, la stessa Polizia Locale del Comune di Garbagnate Milanese, intervenuta presso la struttura in data , riscontrava la particolare situazione del sig. **, in preda all alcol. Nello stesso tempo, l Ufficiale di Polizia evidenziava come la dr.ssa ** si rivolgesse al ricorrente in fluente inglese (cfr. la relazione di servizio, allegato 3 alla relazione della Prefettura). Anche il medico presso il quale l esponente era sottoposto a visita, vale a dire la dr.ssa **, nel proprio rapporto del , confermava la tendenza del sig. ** ad abusare di bevande alcoliche, con conseguenti comportamenti aggressivi (cfr. l allegato 6 alla relazione prefettizia). Lo stesso sig. ** si rendeva responsabile della perdita del telefono cellulare della struttura, a disposizione di tutti gli ospiti, che il ricorrente smarriva dopo essersene impossessato ed averlo portato al di fuori del centro senza alcuna autorizzazione (cfr. l allegato 7 alla relazione prefettizia). Da ultimo, si veda la dettagliata relazione, comprensiva di materiale fotografico, inviata dalla dr.ssa ** al responsabile della gestione delle strutture di accoglienza dei profughi a seguito della massiccia immigrazione dal Nord Africa, dove sono elencati minuziosamente i numerosi episodi costituenti comportamenti violenti ed aggressivi posti in essere dal sig. **, tali da rendere incompatibile la prosecuzione della permanenza nella struttura di accoglienza (cfr. l allegato 8 alla relazione prefettizia). Dall analisi della documentazione sopra citata, depositata in giudizio dall Amministrazione e mai specificamente contestata, emerge con sufficiente chiarezza un quadro di ripetuti comportamenti in contrasto,
7 prima ancora che con le specifiche regole del centro di accoglienza, con le comuni regole del vivere civile patrimonio di tutti i popoli, anche di quelli costretti all emigrazione a fronte della difficile situazione economica e politica dei Paesi di provenienza comportamenti rivelatori della volontà del ricorrente di non integrarsi nella struttura di accoglienza. Reputa, ancora, il Collegio di evidenziare che le condotte che a norma di legge (art. 12 del D.Lgs. 140/2005), giustificano la revoca delle misure di accoglienza non debbono necessariamente coincidere con quelle tipiche di gravi reati contro la persona o contro il patrimonio, essendo sufficiente una serie di reiterati comportamenti aggressivi e violenti, tali da turbare l equilibrio non sempre facile esistente presso le strutture ed idonei a manifestare la volontà del profugo di non approfittare delle opportunità di inserimento nella società italiana offerte dalle strutture stesse. Per le suesposte ragioni, il ricorso deve essere rigettato. 2. La complessiva infondatezza del ricorso, per le ragioni suesposte, implica il rigetto della domanda di risarcimento del danno avanzata dal ricorrente. 3. Da ultimo, quanto alla richiesta di ammissione al patrocinio a spese dello Stato per il giudizio davanti al TAR (cfr. il doc. 3 del ricorrente), reputa il Collegio che la stessa debba essere accolta, visto che, alla luce dell ordinanza cautelare del Consiglio di Stato, la pretesa dell esponente, benché complessivamente infondata per le ragioni suesposte, non può reputarsi manifestamente priva di pregio. 4. Le spese della presente controversia possono, in ogni modo, essere interamente compensate. P.Q.M.
8 Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Seconda) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge. Rigetta la domanda di risarcimento del danno. Ammette il ricorrente al patrocinio a spese dello Stato. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 3 aprile 2014 con l'intervento dei magistrati: Giovanni Zucchini, Presidente FF, Estensore Stefano Celeste Cozzi, Primo Referendario Floriana Venera Di Mauro, Referendario IL PRESIDENTE, ESTENSORE DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 29/04/2014 IL SEGRETARIO (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)