Source: http://www.altalex.com/index.php?idnot=18102
Timestamp: 2015-05-05 01:13:40+00:00
Document Index: 76290711

Matched Legal Cases: ['art. 615', 'art. 615', 'art. 615', 'art. 40', 'art. 615', 'art. 700']

La tutela del debitore tra nuova e vecchia normativa del credito fondiario
Sommario: 1. La cautela dell’art. 615, 1° comma c.p.a. per sospendere l’efficacia esecutiva del mutuo fondiario - 2. L’oggetto della cautela - 3. La decadenza dal beneficio del termine e il mutuo fondiario del R.D. 16 luglio 1905 n. 606 - 4. La tutela nella sola fase di distribuzione del ricavato - 5. la decadenza dal beneficio del termine e il mutuo fondiario del decreto legislativo 1.9.1993, n. 385 - 6. La tutela cautelare per il debitore del nuovo mutuo fondiario.
1. La cautela dell’art. 615, 1° comma c.p.a. per sospendere l’efficacia esecutiva del mutuo fondiario
Il caso che riguarda la presente analisi è quello del soggetto che ha stipulato un mutuo fondiario e a cui la banca ha intimato il precetto per il mancato pagamento di alcune rate insolute; il debitore reagisce con l’opposizione ai sensi dell’art. 615 c.p.c., deducendo che l’inadempimento non ha le caratteristiche richieste dall’art. 40 del T.U. bancario (d.lgs. 1.9.1993, n. 385) perchè le rate impagate sono inferiori a sette.
Ebbene, la peculiarità di queste impugnazioni risiede nel fatto che il debitore si rivolge al giudice invocando il potere di sospensiva dell’efficacia esecutiva del titolo posto a base del precetto, conferito dal legislatore della Riforma, con la legge 14 maggio 2005, n. 80, nel 1° comma dell’art. 615 c.p.c., ed il giudice dell’opposizione al medesimo precetto, è tenuto a svolgere una delibazione, cioè un esame sommario della ricorrenza delle ragioni che sono dedotte per ottenere tale sospensione.
Bisogna precisare che il ricorso al rito ora delineato impone, talora, al giudice una valutazione senza contraddittorio, inaudita altera parte: se l’opponente lo chiede, il giudice adito è tenuto subito ad esaminare se sospendere l’efficacia del titolo di cui si avvale il creditore per preannunciare l’espropriazione (il precetto ha questo scopo) ed in caso positivo, dovrà, all’udienza nel pieno contraddittorio, cioè in presenza di entrambe le parti, il debitore e il creditore, confermare o revocare la sospensione disposta nella prima fase, quando aveva esaminato la questione sulla sola base degli atti.
Se il giudice non concede, invece, subito la sospensione richiesta dal debitore in sede di opposizione a precetto, ciò non significa che non possa concederla dopo, all’udienza fissata proprio per sentire le parti sull’istanza cautelare.
In sostanza, il legislatore, con la legge sopra indicata, si è preoccupato di consentire al debitore di non subire a tutti i costi il pignoramento ma di poterlo paralizzare, ottenendo dal giudice la sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo. Esecutività -efficacia esecutiva- significa proprio la forza del titolo ad agire coattivamente nella sfera giuridico-patrimoniale del soggetto indicato come debitore nel titolo stesso.
L’esigenza è sorta proprio nel corpo della stessa novella del 2006 che ha esteso la categoria dei titoli esecutivi, cioè di quei crediti incorporati in un titolo munito della peculiare efficacia di consentire al creditore di soddisfare coattivamente il credito inadempiuto.
Detto soddisfacimento si ottiene per il tramite del giudice dinanzi al quale è avviata l’espropriazione forzata, che tende al raggiungimento dello scopo di far conseguire al creditore il denaro attraverso la vendita del bene del debitore.
Sino a prima della riforma del 2006, il debitore non aveva alcuna tutela cautelare, cioè in via d’urgenza, per bloccare il pignoramento. Raramente qualche giudice lo inibiva grazie ad una interpretazione estensiva dell’art. 700 c.p.c., che contiene la nota tutela d’urgenza, ma si trattava di un intervento sporadico e poco condiviso perché effettivamente non era rispondente al sistema processuale.
Infatti, il sistema non vedeva il momento del pignoramento come a un pregiudizio effettivo, cioè concreto ed attuale, ritenendo che il debitore pignorato potesse far valere ogni sua ragione dinanzi al giudice dell’esecuzione, cioè dinanzi al giudice che gestiva il pignoramento già iniziato ai suoi danni; in quella sede il giudice poteva valutare se sospendere l’esecuzione forzata oramai avviata così esaurendo la tutela prima della vendita ma dopo la fase espropriativa.
Invece, con il nuovo articolo 615, 1° co. c.p.c., entrato in vigore il 1° marzo del 2006, la soglia della tutela è stata arretrata in una fase antecedente, prima dell’espropriazione e proprio al fine di evitare di assoggettarne il bene.
2. L'oggetto della cautela
Tuttavia, il giudice deve verificare che la tutela urgente sia concedibile e deve dunque valutare la ricorrenza dei due presupposti necessari che sono la bontà del diritto fatto valere, il “fumus boni juris” e il pericolo del ritardo, il “periculum in mora”, vale a dire, deve risultare che appare vero ciò che dice il debitore a sua difesa e che in tale verosimiglianza sia opportuno concedere subito una tutela perché il diritto sarebbe pregiudicato da un danno imminente e irreparabile nell’attesa del giudizio a cognizione piena, cioè nella fase processuale deputata a valutare in ogni dettaglio le ragioni e i torti di ciascuna parte processuale, nel nostro caso, del debitore e del creditore.