Source: http://cisgw3.law.pace.edu/cases/020606i3.html
Timestamp: 2018-11-21 05:46:03+00:00
Document Index: 86070706

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 21', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 4']

Italy 6 June 2002 Corte di Cassazione [Supreme Court] (Jazbinsek GmbH v. Piberplast S.p.A.) [translation available]
[Cite as: http://cisgw3.law.pace.edu/cases/020606i3.html]
DATE OF DECISION: 20020606 (6 June 2002)
TRIBUNAL: Corte di Cassazione, Sezione Unite (Court of Cassation, United Sections)
JUDGE(S): Dotts. Aldo Vessia, Francesco Amirante, Vincenzo Carbone, Francesco Christarella Orestano, Antonio Vella, Paolo Vittoria, Erminio Ravagnani, Giovanni Paolini, Ernesto Lupo
CASE NUMBER/DOCKET NUMBER: n. 8224
CASE NAME: Jazbinsek GmbH v. Piberblast S.p.A.
SELLER'S COUNTRY: German (defendant)
GOODS INVOLVED: Installation of industrial machinery
ITALY: Corte di Cassazione 6 June 2002
Case law on UNCITRAL texts (CLOUT) abstract no. 728
The case concerned a contract between an Italian buyer and a German seller for the sale of industrial machinery to be installed by the latter in Italy and intended to speed up the production of plastic cans for food products. Since, upon installation, the machinery resulted to be different from the design agreed in the terms of contract and seriously defective, the buyer sued the seller before the district Court of Milan and obtained in first instance avoidance of contract and restoration of down payment, besides interests and damages. The seller appealed against the decision objecting that the Italian judge had no jurisdiction to hear the case; however the Court of Appeal confirmed its jurisdiction on the ground that: (1) by virtue of article 5.1 of the 1968 Brussels Convention, a defendant with domicile in a contracting State may be sued in another contracting States where the obligation is to be performed; (2) according to article 31(a) CISG - which was deemed applicable to the case by virtue of article 3.2 Brussels Convention -, the place of performance of the obligation was to be intended as the place of delivery of the goods, i.e. Italy. The seller decided to refer the issue to the Italian Supreme Court.
In deciding the case, the Court, relying both on its previous case-law (Cass. Civ. Sez. Un. n. 58, 10 March 2000) and that of the European Court of Justice (case C- 440/97, 28 Sept. 1999), argued that, in order to correctly solve the issue of the competing jurisdictions, the place of performance was to be determined in accordance with the law regulating the obligation under the rules of conflict to be applied by the deciding judge. However, the Court found that: (1) the CISG was not applicable to the case as the contractual clauses to install the machinery at buyer's factory and to train his workers made clear that the contract was not an international sale of goods in the meaning of article 3 CISG; (2) in accordance with article 4.1 of the 1980 Rome Convention, the law regulating the obligation was to be deemed that of the country with which the contract presented the stricter connection (in this case, according to the Court, this was Italy). In the Court's opinion, since the contractual obligations were not exhausted by the mere handing over of the good to the career, but implied the assemblage of the machinery at the buyer's factory and the training of his employees, according to the Italian law, the place of performance was to be considered Italy and, as a consequence, the Italian judge had jurisdiction to hear the case.
Key CISG provisions at issue: Article 3(2)
Descriptors: Scope of Convention ; Services
Original language (Italian): Text presented below; see also Jurisdata (database)
Cassazione civile , sez. un., 06 giugno 2002, n. 8224
Dott. ALDO VESSIA - Presidente aggiunto -
Dott. VINCENZO CARBONE - Presidente di sezione -
Dott. FRANCESCO CRISTARELLA ORESTANO - Consigliere -
Dott. ANTONIO VELLA - Consigliere -
ERMINIO RAVAGNANI - Consigliere -
Dott. GIOVANNI PAOLINI - rel. consigliere -
JAZBINSEK GMBH, in persona del legale rappresentante pro-tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ALBERICO II 4, presso lo
studio dell'avvocato ALFONSO PICONE, rappresentata e difesa
dall'avvocato REINHARD GEBHARD, giusta procura speciale del Notaio
dott. Hasel, depositata in data 20 aprile 2000, in atti;
PIBERPLAST S.P.A., in persona del legale rappresentante
studio dell'avvocato LIDIA CIABATTINI, rappresentata e difesa
dall'avvocato PAOLO TOSI, giusta delega a margine del controricorso;
avverso la sentenza n. 1779/99 della Corte d'Appello di MILANO,
depositata il 29/06/99;
18/10/01 dal Consigliere Dott. Giovanni PAOLINI;
uditi gli Avvocati Reinhard GEBHARD, Lidia CIABATTINI, per delega
dell'avvocato Paolo TOSI;
Antonio MARTONE che ha concluso per il rigetto del ricorso.
La PIBERPLAST s.p.a., di nazionalità italiana, avente sede in Voghera, con atto del 14 febbraio 1995, citò dinanzi al tribunale di detto centro lombardo la Jazbinsek GMBH, di nazionalità tedesca: sul dedotto presupposto che nel luglio del 1993 aveva "ordinato" alla convenuta un macchinario denominato "dispositivo di prelevamento ed impilamento per 3 + 3 contenitori per stampo" da affiancare ad una pressa di marca Fahr - Bucher nella quale sarebbe stato montato uno stampo per contenitori plastici, denunciando che tale dispositivo, funzionalmente destinato a meccanizzare ed accelerare la produzione di contenitori di plastica per yogurt, era risultato difforme dal disegno, a suo tempo, inviato dalla venditrice e gravemente difettoso, chiese che, previa risoluzione del contratto revocato in discussione "per fatto e colpa" della controparte, questa venisse condannata a restituirle l'acconto del prezzo versatole ed a pagarle, per il titolo in argomento, d.m. 61.200 con gli interessi correlativi, nonché a risarcirle il danno arrecatole. Il tribunale, con sentenza non definitiva resa il 16 aprile 1996 nel contraddittorio della summenzionata JAZBINSEK GMBH - la quale aveva prospettato la carenza di giurisdizione del giudice italiano in ordine alla vertenza ex adverso istituita e la riducibilità di tale vertenza nella sfera di giurisdizione del giudice tedesco dichiarò la giurisdizione del giudice italiano.
Sul gravame della JAZBINSEK GMBH, la Corte d'appello di Milano, con sentenza del 29 giugno 1999, data anche questa del contraddittorio delle parti, disattese l'impugnazione, confermò la contestata pronuncia del primo giudice.
La corte distrettuale, dopo aver rilevato doversi ritenere che nella fattispecie "si tratta di un normale contratto di vendita al quale si applica la Convenzione di Vienna" dell'11 aprile 1980, ratificata e resa esecutiva sia in Italia, con L. 11.12.1985 n. 765, sia in Germania, e ciò in conformità con quanto riconosciuto in prime cure dalla stessa appellante, motivò l'adottata decisione evidenziando, in definitiva, ricavarsi dal tenore delle pattuizioni contrattuali intercorse fra le parti circa la messa in funzione ed il collaudo dell'impianto in controversia e circa le modalità ed i tempi del pagamento del relativo prezzo, che la consegna del bene compravenduto, e, quindi, l'adempimento, assunto, mancato, dell'obbligazione dedotta in giudizio doveva avvenire in territorio italiano (in Voghera, nello stabilimento della compratrice), e che da ciò doveva trarsi la conseguenza della sussistenza della giurisdizione del giudice italiano, perché, alla stregua della convenzione cennata, nonché della convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968 (art. 5, n. 1), resa esecutiva in Italia con L. 21.6.1971 n. 804, nelle vertenze attinenti, come quella discussa, ad obbligazioni contrattuali, il convenuto domiciliato, come la JAZBINSEK GMBH, in uno Stato contraente può essere citato in un altro Stato contraente davanti al giudice del luogo in cui l'obbligazione dedotta è stata o deve essere eseguita. La JAZBINSEK GMBH ricorre, con un articolato motivo, per la cassazione della richiamata sentenza d'appello, notificatale il 14 febbraio 2000.
La PIBERPLAST s.p.a. resiste al ricorso, notificatole il 12 aprile 2000, con controricorso del 19 maggio 2000.
1) - la JAZBINSEK GMBH, con il mezzo articolato per suffragare il ricorso - deducendo "insussistenza della giurisdizione italiana" e riscontrabilità nella sentenza impugnata di "violazione dell'art. 360 c.p.c., 1^ comma nr. 1 e nr. 3 e 5, in relazione all'art. 21 della Convenzione di Vienna dell'11 aprile 1980 sui contratti di vendita internazionale di merci, dell'art. 4, commi nr. 1 e 2 della Convenzione di Roma del 19.06.80 sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali, degli artt. 270 4^ comma e 269 B.G.B." -, assume avere il giudice del merito errato, sotto diversi profili, nell'individuare nel giudice italiano, invece che in quello tedesco, il giudice giurisdizionalmente competente in ordine all'esaminata vertenza.
La società summenzionata evidenzia, innanzi tutto, che la "decisione (censurata) non può che definirsi carente nella motivazione in quanto omette di pronunciarsi sulle molteplici problematiche sollevate in appello, qualifica assai semplicisticamente... il rapporto contrattuale (controverso) quale compravendita, individua il locus destinatae solutionis in pregio alle risultanze documentali ,..., senza alcun riferimento alle norme specifiche da applicarsi ed alla obbligazione dedotta in giudizio": segnatamente, fa presente che "il contratto di cui si controverte non può essere semplicisticamente inquadrato nella compravendita, dato che il dispositivo... prodotto ad hoc da (essa) esponente doveva interagire con altri dispositivi - pressa realizzata da una FAHR - BUCHER - da assembleare in Germania... a cui doveva essere interfacciato uno stampo (Piberplast) per approntare una macchina capace di compiere una serie di operazioni in continua ..."; sostiene che, "in virtù della preponderante e caratterizzante importanza della collaborazione a tre, sia in fase progettuale e costruttiva, sia in fase di montaggio e di messa in funzione", devesi ritenere che "ciò di cui si controverte non è la semplice consegna di macchinario", ma la realizzazione di un dispositivo complesso, connotato "da un'elevata componente tecnologica, dall'unicità della realizzazione, dall'esigenza (delle relative componenti) di interagire fra loro al fine di formare un unico impianto produttivo"; prospetta che, proprio in ragione delle caratteristiche della cosa in oggetto del negozio discusso, la consegna del dispositivo di cui trattasi e del macchinario cui lo stesso fu aggregato, secondo le pattuizioni contrattuali, doveva essere, e venne, eseguita in Germania, presso lo stabilimento della sunnominata FAHR - BUCHER; lamenta la carenza di motivazione della pronuncia contestata sui temi richiamati ed accampa aver la corte d'appello errato nel ravvisare in Voghera il luogo di consegna del bene negoziato in una situazione in cui detto luogo, alla stregua del materiale istruttorio acquisito, resta individuabile in Gottmadingen, località compresa in territorio tedesco. La ricorrente, quindi, dopo aver denunciato aver la corte distrettuale omesso "ogni indicazione delle specifiche norme della convenzione di Vienna sulla base delle quali si è venuta a determinare la giurisdizione del giudice italiano", sulla premessa che "la determinazione della legge applicabile al contratto (discusso) viene in rilievo ai fini del presente giudizio in relazione all'art. 5 n. 1 della convenzione di Bruxelles del 27.09.68 che prevede che il convenuto domiciliato nel territorio di uno Stato contraente possa essere citato in un altro Stato contraente, in materia contrattuale, davanti al giudice del luogo in cui l'obbligazione dedotta in giudizio è stata o deve essere eseguita", allega che "la legge applicabile al contratto in oggetto, ai sensi dello art. 4, commi 1 e 2, della Convenzione di Roma del 19.06.80, è la legge tedesca, che è la legge del paese (Germania) con il quale il contratto presenta il collegamento più stretto"; del paese, cioè, in cui ha sede la parte tenuta a fornire la prestazione caratteristica ed in cui, alla stregua di detta legge, deve essere eseguito il pagamento del prezzo.
La società ridetta soggiunge che, se pure la situazione controversa potesse essere ricondotta nella sfera di operatività della normativa di cui alla convenzione di Vienna dell'11 aprile 1980, "non sussistono norme dalle quali possa dedursi che l'obbligazione contrattuale dovesse essere adempiuta in Italia e, quindi, che sussista la giurisdizione italiana", posto che il trattato internazionale citato "nello stabilire il luogo di consegna dei beni, rimanda, in primo luogo, all'eventuale pattuizione contrattuale", e, nella fattispecie, nel contratto di cui è causa risulta inserita una clausola recante l'obbligo di essa deducente, alienante, di consegnare il bene negoziato alla controparte in una località compresa in territorio germanico, ossia presso la sede della più volte nominata FAHR - BUCHER.
La ricorrente conclude adducendo che, quand'anche la pretesa ex adverso coltivata potesse essere ritenuta integrante azione intesa a far valere la garanzia per, presunti, vizi della cosa comprata. dovrebbe sempre ravvisarsi la giurisdizione del giudice tedesco, stante la compenetrazione esistente fra le obbligazioni di consegnare la cosa negoziata e di garantire l'immunità da vizi che nella vendita gravano sull'alienante.
2) - La PIBERPLAST s.p.a., per contrastare le critiche come sopra mosse dalla controparte alla contestata sentenza della Corte d'appello di Milano, deduce che, essendo "punto pacifico della presente causa quello per cui, trattandosi di una controversia instaurata fra due società appartenenti a Stati che hanno ratificato la Convenzione di Bruxelles del 27.9.1968, la giurisdizione deve essere accertata secondo il disposto dell'art. 5, comma 1 n. 1, che individua come criterio di collegamento per le obbligazioni contrattuali il luogo dove l'obbligazione dedotta in giudizio è stata, o deve essere, eseguita", "l'accertamento del luogo dove l'obbligazione è stata, o deve essere, eseguita passa attraverso la soluzione di due questioni preliminari: che cosa si intende per obbligazione dedotta in giudizio e quale legge (sia da) applicare per individuare il luogo" cennato.
La controricorrente sostiene, quindi, che, risultando la domanda da sè azionata volta ad ottenere la risoluzione del contratto in controversia per vizi della cosa negoziata, nonché il ristoro dei danni correlativi, il luogo destinatae solutionis deve essere, e correttamente dal giudice del merito è stato, identificato in quello della consegna della cosa ridetta; che, d'altronde, essendosi configurato il contratto in argomento come vendita internazionale di cosa mobile, la "lex cause" risulta essere stata ortodossamente ricercata nella normativa di cui alla convenzione di Vienna dell'11 aprile 1980, resa esecutiva sia in Italia, con L. 11.6.1985 n. 765, sia in Germania, paesi di rispettiva appartenenza delle società contendenti, per la quale il luogo di esecuzione dell'obbligazione gravante sull'alienante va individuato, innanzi tutto, in base alla volontà manifestata al riguardo dai contraenti; che, nella fattispecie, tenuto conto del tenore delle pattuizioni contrattuali, il ripetuto luogo risulta stabilito nella sede di essa deducente, in Voghera; che, pertanto, è da avere per incontestabile la giurisdizione del giudice italiano.
La PIBERPLAST s.p.a. assume, ancora, che la competenza giurisdizione di quest'ultimo giudice andrebbe ravvisata anche a mente della normativa ricavabile dalla convenzione di Roma del 19 giugno 1980 sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali, resa esecutiva in Italia con L. 18.12.1984 n. 975, afferendo la delibata vertenza a contratto concluso e da eseguirsi in Italia, avente, perciò, con tale paese il collegamento più stretto, e, altresì, in base alla legislazione germanica, avuto riguardo alla natura dell'azione (di garanzia per vizi della cosa compravenduta) da sè esperita.
3) - Ai fini della pronuncia sui confliggenti assunti illustrati e sulla questione di giurisdizione con essi posta, soccorrono le seguenti considerazioni.
A) - La contestata giurisdizione italiana sussiste, ai sensi dell'art. 3, comma 2, L. 31.5.1995 n. 218, in base ai criteri ricavabili dalla convenzione concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale firmata a Bruxelles il 27 settembre 1968 e resa esecutiva in Italia con L. 21.4.1971 n. 804.
Ed invero, a mente dell'art. 5 della convenzione in discorso, il convenuto domiciliato in uno Stato contraente può essere citato in un altro Stato contraente, in materia contrattuale, davanti al giudice del luogo in cui l'obbligazione dedotta in giudizio è stata, o deve essere, eseguita: tale luogo deve essere determinato in conformità della legge che disciplina l'obbligazione controversa secondo le norme di conflitto del giudice adito (cfr., in tal senso, ex multis, Corte di giustizia C.E., sent. 28.9.1999 in causa C- 440/97, nonché Cass. SS.UU. civ., sent. n. 58 del 10.3.2000). Il luogo dove l'obbligazione qui discussa è stata, o doveva essere, eseguita - appunto, in conformità alla legge applicabile al rapporto di cui è causa secondo il diritto internazionale privato italiano - si determina alla stregua della convenzione di Roma del 19 giugno 1980, ratificata in Italia con L. 18.12.1984 n. 975, la quale, nell'art. 4, n. 1, reca che, se, come nella fattispecie, la legge destinata a regolare il contratto non risulti scelta pattiziamente dalle parti, le obbligazioni contrattuali devono intendersi assoggettate alla disciplina ricavabile dalla legge del paese con il quale il contratto presenta il collegamento più stretto (cfr., in terminis, Cass. SS.UU. civ., sent. n. 7714 del 6.8.1998 e successive conformi).
Nel caso in discussione, appare indubitabile essere l'Italia il paese con il quale il negozio considerato presenta il collegamento più stretto.
In proposito, va tenuto conto dei dati, incontroversi o, comunque, documentati, di seguito richiamati.
Il negozio - da avere per configurato come vendita (di cosa futura da realizzare dalla alienante), secondo quanto accertato dal giudice del merito con declaratoria cui l'attuale ricorrente non ha potuto, e saputo, contrapporre allegazioni portanti una diversa specifica definizione del negozio - ha avuto per oggetto la fornitura di una macchina da inserire in un dispositivo complesso, funzionalmente destinato a meccanizzare e ad accelerare la produzione di contenitori di plastica per yogurt, la quale doveva essere idonea all'uso per cui la acquirente la aveva comprata; l'obbligazione pattiziamente assunta dalla venditrice consisteva, non nella semplice consegna della cosa negoziata ma, anche, e soprattutto, nel montaggio e nella concreta messa in funzione della macchina ad opera di suoi tecnici, i quali dovevano, altresì, istruire il personale della acquirente alla relativa utilizzazione, nonché garantirne il buon funzionamento (sorgendo soltanto nel constatato adempimento di questo l'obbligo della compratrice di versare il saldo del prezzo).
Tutto ciò considerato, e ritenuto che le obbligazioni della venditrice non si esaurivano nel trasferimento della proprietà e nella mera materiale consegna, ma comprendevano anche gli impegni, fondamentali nella economia del contratto, della installazione e della concreta messa in funzione della macchina negoziata presso lo stabilimento dell'acquirente e di garantire a questa il relativo buon funzionamento, è da avere per fermo essere certamente l'Italia il paese con il quale il contratto presenta il collegamento più stretto, posto che gli impegni cennati dovevano essere, e per ciò che concerne l'installazione e la concreta messa in opera sono stati, adempiuti in Italia (in Voghera, presso l'opificio della PIBERPLAST s.p.a.).
Da ciò, giusta quanto altra volta statuito da queste Sezioni unite con riferimento a fattispecie omologa a quella di che trattasi (cfr., Cass. SS.UU.. civ., sent. n. 58 del 2000, cit.), discende che deve ravvisarsi la giurisdizione del giudice italiano.
B) - Prima di concludere, si rendono opportune alcune puntualizzazioni.
a) - Non risulta documentato che la PIBERPLAST s.p.a., odierna controricorrente, abbia convenuto di applicare al contratto la legge germanica: sono inconferenti, consequenzialmente, gli assunti della ricorrente circa la disciplina contenuta nel codice civile tedesco in ordine alla regolamentazione delle obbligazioni del genere di quelle considerate.
b) - Non rilevano neppure le deduzioni circa la ipotizzata, applicabilità al caso esaminato della normazione di cui alla convenzione delle Nazioni unite sui contratti di vendita internazionale di beni mobili adottata in Vienna l'11 aprile 1980 e ratificata in Italia con L. 11.12.1985 n. 765, posto che, siccome più sopra evidenziato, nella fattispecie l'obbligazione della alienante non si esauriva con l'esecuzione pura e semplice della pattuita consegna.
c) - Parimenti inconsistente si rileva il richiamo fatto dalla ricorrente ad altre clausole contrattuali - diverse da quelle contemplanti il suo obbligo di installare e di mettere fattualmente in funzione la macchina negoziata in Voghera, presso la compratrice - essendo da escludere che tali pattuizioni abbiano tolto valenza, ai fini in discorso, agli impegni di cui sub A) negozialmente assunti dalla venditrice.
C) - Corollario delle considerazioni fin qui sviluppate è che il ricorso va ravvisato destituito di fondamento e deve essere rigettato, dichiarando la giurisdizione del giudice italiano sulla discussa vertenza.
4) - Le spese seguono la soccombenza, e, perciò, nella liquidazione di cui al dispositivo, vengono poste a carico della ricorrente.
La Corte rigetta il ricorso, dichiara la giurisdizione del giudice italiano, e condanna la ricorrente nelle spese, che liquida in euro 114,00, oltre euro 2.065,82 di onorari.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio delle sezioni unite civili della Corte Suprema di Cassazione, il 18 ottobre 2001.
DEPOSITATA IN CANCELLERIA IL 6 GIU. 2002
Corte suprema di cassazione, Sezioni Unite
Jazbinsek Gmbh v. Piberplast s.p.a.
Translation [*] by Giacomo Marchisio [**]
On February 14, 1995, Piberplast s.p.a. [Buyer] – an Italian company headquartered in Voghera – brought suit against the German company Jazbinsek gmbh [Seller], before the Tribunal of Voghera on the following grounds:
In July 1993, [Buyer] ordered from [Seller] a machine referred to as a “withdrawal and stacking device for 3 + 3 mold for containers”, to be delivered along with a Fahr – Bucher press operating the above mold. However, this device - aimed at mechanizing and accelerating the production of yoghurt plastic containers, turned out first, to differ from the original project forwarded by [Seller]and , and second, to be highly defective. Following [Seller]’s alleged breach, [Buyer] consequently requested: the termination of the contract, the reimbursement of the advance payment with interests (in the amount of […]) and compensation for damages.
On April 16, 1999, the Tribunal of Voghera upheld the Italian jurisdiction over the matter despite [Seller]’s challenge. [Seller] subsequently appealed the judgment before the Court of Appeal of Milan, which, by judgment of June 29, 1999, rejected the appeal and upheld the decision of the Tribunal of Voghera. In accordance with Appellant’s admissions, the court found that the contract at hand was a normal contract of sale falling under the 1980 Vienna Convention (ratified and implemented both in Italy, with L. 11.12.1985 No. 765, both in Germany). It held that in light of the terms of the agreement on the configuration and installment of the device and on the manner and timing of the payment of the price, the product at hand was to be delivered in the Italian territory (namely in Voghera, at [Buyer]’s production facility). This represented a valid ground for upholding the Italian jurisdiction over the matter, both in light of the Vienna Convention and in light of article 5(1) of the Brussels Convention of September 27,1968. Both conventions are enforceable in Italy under L. 21.06.1971 No. 804, which stipulates that a person domiciled in a Contracting State - as JAZBINSEK GMBH is - may be sued in another Contracting State, in matters relating to a contract, in the courts for the place of performance of the obligation in question.
On April 12, 2000, [Buyer] appealed the judgment of the Court of Florence on the exclusive ground of lack of jurisdiction.
1) [Seller] challenges the Italian jurisdiction claiming that the judgment rendered by the Appeal court constitutes a breach of Article 360(1), subsections (1), (3) and (5) of the Italian Code of Civil Procedure, with respect to article 21 of the 1980 Vienna Convention on Contracts for the International Sale of Goods [CISG], article 4(1) and 4(2) of the Rome Convention on the law applicable to contractual obligations, and Articles 270(4) and 269 BGB. Therefore, the appellant argues that the court has erred in declining the German jurisdiction over the dispute.
The appellant challenges the judgment on the ground of lack of motivation and the presence of contradictions in the judgment under appeal since: it fails to rule on the many issues raised during the proceedings; qualifies rather simplistically the contract as a contract of sale; and identifies the locus destinatae solutionis on the sole basis of the records without making any reference to the specific applicable provisions or to the contractual obligations at hand.
Namely, the appellant argues that
"the contract at issue cannot be simplistically deemed to fall in the framework of contracts of sale, given that the device [...], which was produced ad hoc by [Seller], had to interact with other devices – namely the press fahr - bucher – which had to be assembled in Germany [...] and had to be interfaced with a mold (Piberplast), in order to be a machine capable of performing a series of continuous operations". Further on, it argues that “because of the overwhelming importance of the collaboration between the three entities, both with respect to the design and construction phase, both during the installation and configuration", the court should have found that "what is at issue is not simply the delivery", but rather the realization of a complex device characterized "by high tech components, the uniqueness of the realization and by the necessity of having the components interacting together so as to form a single production facility".
The appellant further alleges that because of the contracted device’s characteristics, the device and the machine operating it had to be delivered in Germany, namely at the production facility of the aforesaid fahr – bucher, which is what occurred.
On the basis of these arguments, the appellant alleges that the Court of Appeal erred in finding Voghera to be the place of delivery of the goods, given that – according to the evidence gathered during the course of the proceedings – the delivery took place in Germany, namely in the city of Gottmadingen.
Moreover, the appellant argued that the court omitted "any indication to the specific provisions of the Vienna Convention, which grounded the jurisdiction of Italian courts" on the basis that "the determination of the applicable law for the purposes of this judgment shall be guided by Article 5(1) of the Brussels Convention of 27.09.68, which provides that a defendant domiciled in a Contracting State may be sued (for claims related to contracts) in another Contracting State, before the courts for the place where the obligation in question was or should be performed". Appellant also claimed that "the law applicable to the contract at issue, pursuant to article 4(1) and 2 of the 1980 Rome Convention, is German law, being in fact the law of the country (Germany) with which the contract is most closely connected", i.e. the country in which the party required to perform the specific obligation is headquartered and in which (under German law) the payment of the price had to take place.
Finally, the appellant alleges that should [Buyer]’s previous claims refer to the potential defection of the goods, they would still fall under the jurisdiction of German courts given the correlation between the obligation to deliver and the obligation to supply goods conforming to the contract, which are both borne by the seller.
2) [Buyer] – as counter appellant - argues that since the two companies involved in the dispute are both headquartered in two signatory States of the Brussels Convention, it is undisputable that the jurisdiction ought to be determined in light of article 5(1) of the Convention. The Convention sets the relevant criterion for contractual obligations: the place where the obligation at issue was or has to be performed. Further on, [Buyer] alleges that the determination of the place of performance preliminary requires determining what the “obligation at issue” is and what law should be applied to establish the legal place of performance.
Consequently, the counter appellant argues that the claim brought before the Tribunal of Voghera related to the termination of the contract for lack of conformity of the goods and to obtain compensation for damages. The locus destinatae solutionis was correctly identified by the Court of Appeal at the place of delivery of the goods. This conclusion was also dictated by the lex causae, which was correctly ruled as being the CISG. This Convention has been ratified by both Italy and Germany, countries in which the companies are headquartered. Pursuant to the CISG, the place of performance shall be identified at the place where the obligation of the seller is performed, pursuant to the parties’ agreement. In the case at hand, such agreement made a clear reference to Voghera, grounding therefore the Italian jurisdiction over the dispute. [Buyer] further assumes that this conclusion would be dictated by the 1980 Rome Convention on the law applicable to contractual obligations. Italy is the place of performance and is thus the country with the closest connection to the dispute at hand. In any case, should the court decide not to resort to the Rome Convention, the Italian jurisdiction would still have a valid ground under German law, in light of the nature of the claim brought before the Tribunal of Voghera.
3) In order to solve the present dispute the court makes the following considerations.
a. The Italian jurisdiction is grounded, in light of article 3(2) of the L. 31.5.1995 n. 218, on the basis of the criteria enacted in the 1968 Brussels Convention. In fact, pursuant to article 5(1) of the aforesaid Convention, a person domiciled in a Contracting State may, in another Contracting State, be sued for matters relating to a contract, in the courts for the place of performance of the obligation in question. Moreover, as clarified by this Court [Cassazione Sezioni Unite, judgment n. 7714, 6.8.1998] and by the European Court of Justice [Judgment C- 440/97, 28.9.1999], such place of performance shall be established pursuant to the conflict of law rules of the court before which the claim was brought. In the case at issue, under Italian International Private law, the obligation was performed in conformity with the law applicable to the relevant agreement from which it stems. Such determination follows the 1980 Rome Convention, ratified with the L. 18.12.1984 n. 975. Article 4(1) precisely stipulates that to the extent to which the law applicable to the contract has not been chosen by the parties, the contract shall be governed by the law of the country with which it is most closely connected [as clarified in the past by this court in: Cassazione Sezioni Unite, judgment n. 7712, 6.8.1998].
In the present dispute, on the basis of the evidence gathered, it is unquestionable that Italy is the country to which the contract is most closely connected.
The contract, in fact, dealt with the supply of a device which had to operate with another machine, and which was functionally aimed at mechanizing and accelerating the production of yoghurt plastic containers. Such device ought to be fit for the particular purpose made known by [Buyer]. Therefore, [Seller]’s contractual obligation exceeded the mere delivery of the contracted good and referred also to the installment and configuration of the device by its own experts, who were inter alia in charge of training [Buyer]’s personnel in the functioning of the machine. This further obligation was moreover the conditio sine qua non for the payment of the full price.
Given the above considerations, this court finds that the obligations of [Seller] did not refer exclusively to the delivery of the goods, but also to the rather fundamental task – with respect to the equilibrium of the contract – of the installment and configuration of the contracted good. Such fundamental task was performed in Voghera (namely at [Buyer]’s production facility). Therefore, the court finds that the country with which the contract is most closely connected is Italy.
For these reasons, as held before by this Court, the dispute is subject to the Italian jurisdiction.
b. Before concluding the Court finds necessary to add the following considerations.
i) From the evidence gathered during the course of the proceedings, it does not emerge that [Seller] had agreed upon the application of German law to the contract. The arguments raised by the parties on this point will thus be rejected.
ii) The arguments based on the CISG raised by the parties [for the determination of the competent court] must also be rejected, since the obligation exceeded the mere delivery of the contracted good.
iii) The references made by the appellant to other clauses of the contract are tam quam non esset since they do not undermine the obligation of installment and configuration grounding the Italian jurisdiction.
The appeal is dismissed and the Italian jurisdiction is upheld;
The appellant shall bear the legal costs of the proceedings;
Rome, October 18, 2001.
** Giacomo Marchisio, Grande Stevens - Studio Legale Associato; Coach of the Torino team - Willem Vis Moot Court; Member of the Young International Arbitration Group (YIAG) - London Court of International Arbitration (LCIA).
Pace Law School Institute of International Commercial Law - Last updated August 9, 2012