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Timestamp: 2020-05-29 12:29:57+00:00
Document Index: 94912624

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 47', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 375', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 26407 del 20/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26407 del 20/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 20/12/2016, (ud. 08/11/2016, dep.20/12/2016), n. 26407
sul ricorso 4799/2015 proposto da:
D.A.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
AVAGLIANO, che lo rappresenta e difende giusta procura speciale in
VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE DEI EISTITUTO,
rappresentato e difeso dagli avvocati SERGIO PREDEN, ANTONELLA
PATTERI, LUIGI CALIULO, giusta procura speciale a margine del
SU), LAVORO (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 1713/2014 della CORTE D’APPELLO di BARI del
19/06/2014, depositata l’01/09/2014;
udito l’Avvocato Alessandro Avagliano difensore del ricorrente che si
riporta ai motivi scritti insistendo per l’accoglimento del ricorso
nel caso di soccombenza compensate le spese;
udito l’Avvocato Preden difensore del controricorrente che si riporta
ai motivi scritti.
“Con sentenza del 1 settembre 2014, la Corte di Appello di Bari, in riforma della decisione del primo giudice, dichiarava improponibile la domanda proposta da D.A.A. nei confronti dell’INPS ed intesa al riconoscimento del beneficio – di cui alla L. n. 257 del 1992, art. 13, comma 8, e succ. modifiche – della maggiorazione contributiva per esposizione all’amianto per carenza della domanda amministrativa all’INPS.
Per la cassazione di tale decisione il D. propone ricorso affidato a due motivi.
Entrambi i motivi sono infondati alla luce dell’ormai consolidato orientamento di questa Corte, recepito dal giudice del gravame, secondo cui la domanda giudiziale di rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto deve essere preceduta, a pena di improponibilità, da quella amministrativa rivolta all’ente competente a erogare la prestazione previdenziale, da individuarsi nell’INPS, costituendo presupposto logico e fattuale che l’assicurato porti a conoscenza dell’istituto “fatti” la cui esistenza è solo a lui nota (cfr. per tutte Cass. 21.7.2014 n. 16592 e molte altre successive). Non si può infatti sostenere che, con riguardo al regime introdotto dal D.L. n. 269 del 2003, art. 47, convertito con modifiche in L. n. 326 del 2003 (a decorrere dal 10 ottobre 2003), l’unica domanda da prendere in considerazione è solo quella all’INAIL non essendo richiesta quella da presentare all’Inps. Nè può affermarsi una fungibilità tra le due domande in quanto mentre quella all’I.N.P.S. è necessaria per l’erogazione del beneficio previdenziale, quella rivolta all’I.N.A.I.L. mira unicamente a fornire al lavoratore la prova dell’esposizione
Invero, secondo la costante giurisprudenza della Suprema Corte (oltre a quella già citata si veda anche Cass. nn. 17000, 8937 e 2677 del 2002 e n. 8859 del 2001) l’I.N.A.I.L. difetta di legittimazione passiva (ad causam) nel giudizio introdotto dal lavoratore per ottenere accertamento giudiziale del diritto alla rivalutazione, ai fini pensionistici, del periodo lavorativo nel quale è stato esposto all’amianto, avvalendosi della disposizione di cui alla L. 27 marzo 1992, n. 257, art. 13, comma 8, nel testo modificato dal D.L. 5 giugno 1993, n. 169, art. 1, comma 1 e dalla relativa Legge di Conversione 4 agosto 1993, n. 271.
L’istituto, infatti, è soggetto del tutto estraneo al rapporto, di natura previdenziale, che dà titolo a una siffatta domanda, posto che la norma da cui trae fondamento il diritto azionato finalizza il beneficio da essa previsto – consistente nell’incremento dell’anzianità contributiva, attraverso il meccanismo della ipervalutazione di periodi lavorativi soggetti all’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali derivanti dalla esposizione all’amianto ad agevolare il perfezionamento dei requisiti per le prestazioni pensionistiche (l’ammontare delle quali dovrà essere determinato computando, se spettante, la maggiorazione di legge) e a consentire, perciò, una più rapida acquisizione del relativo diritto, non già a facilitare l’accesso alle (diverse) prestazioni oggetto del regime assicurativo che fa carico. Alla luce di quanto esposto, si propone il rigetto del ricorso, con ordinanza, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5″.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.