Source: http://legislazionetecnica.it/rubrica/normativa-naz?page=7
Timestamp: 2019-04-24 16:32:23+00:00
Document Index: 51041053

Matched Legal Cases: ['art. 44', 'art. 1', 'art. 75', 'art. 19', 'art. 59', 'art. 53', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 29', 'art. 44', 'art. 95', 'art. 44', 'art. 31', 'art. 95', 'art. 95', 'art. 95']

Indice normativa nazionale n. 3/2006
Indice normativa nazionale n. 2/2006
Indice normativa nazionale n. 1/2006
Indice normativa nazionale n. 12/2005
Indice normativa nazionale n. 11/2005
Indice normativa nazionale n. 10/2005
Indice normativa nazionale n. 9/2005
7-8 2005
Indice normativa nazionale n. 7-8/2005
Indice normativa nazionale n. 6/2005
Indice normativa nazionale n. 5/2005
Indice normativa nazionale n. 4/2005
Indice normativa nazionale n. 3/2005
Indice normativa nazionale n. 2/2005
Indice normativa nazionale n. 1/2005
Indice normativa nazionale n. 12/2004
Indice normativa nazionale n. 11/2004
Indice normativa nazionale n. 10/2004
Indice normativa nazionale n. 9/2004
1. Al fine di ritenere sottratta al preventivo rilascio del permesso di costruire la realizzazione di un manufatto, l'asserita precarietà dello stesso non può essere desunta dalla sua natura stagionale, dalle sue caratteristiche costruttive o dalla mancanza di stabile ancoraggio al suolo, ma deve ricollegarsi alla circostanza che l'opera sia intrinsecamente destinata a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee, e ad essere immediatamente rimossa al venir meno di tale funzione, non risultando al riguardo sufficienti la sua astratta rimovibilità o il mancato ancoraggio al suolo.
2. La mancata rimozione, alla scadenza del termine previsto nell'autorizzazione, di un manufatto di cui era stata consentita l’installazione per soddisfare esigenze stagionali, e cioè il mantenimento dell’opera una volta cessate le esigenze contingenti e temporanee che era destinata a soddisfare, determina la configurabilità del reato di cui alla lettera b), dell'art. 44, comma 1, del D.P.R. 06/062001, n. 380, essendo venuta meno la ragione della sua realizzazione in assenza di titolo abilitativo.
FAST FIND : GP17090
Beni confiscati e tutela dei creditori in buona fede
Sent. Corte Cost. 27/02/2019, n. 26
Giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 198, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2013).
G.U. 06/03/2019, n. 10
FAST FIND : GP17089
Sent. Corte Cost. 27/02/2019, n. 25
Giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 75, comma 2, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136).
L’inosservanza delle prescrizioni di “vivere onestamente” e di “rispettare le leggi” non può integrare il delitto di violazione degli obblighi inerenti alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo o divieto di soggiorno.
FAST FIND : GP17088
Misure di prevenzione per gli indiziati di “traffici delittuosi”
Sent. Corte Cost. 27/02/2019, n. 24
Giudizi di legittimità costituzionale degli artt. 1, 3 e 5 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 (Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità), dell’art. 19 della legge 22 maggio 1975, n. 152 (Disposizioni a tutela dell’ordine pubblico), e degli artt. 1, 4, comma 1, lettera c), 6, 8, 16, 20 e 24 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136).
È illegittimo sottoporre alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e alla misura di prevenzione della confisca dei beni le persone che “debbano ritenersi, sulla base di elementi di fatto, abitualmente dedite a traffici delittuosi”.
L’espressione “traffici delittuosi” non è, in particolare, in grado di indicare con sufficiente precisione quali comportamenti criminosi possano dar luogo
all’applicazione della sorveglianza speciale o della confisca dei beni. Ne consegue la violazione del principio di legalità, che esige che ogni misura restrittiva della libertà personale o della proprietà dell’individuo si fondi su di una legge che ne determini con precisione i presupposti di applicazione.
FAST FIND : GP17087
Irrilevanza elenco prezzi negli appalti a corpo
Appalti e contratti pubblici - Procedure di gara - Appalti da aggiudicare a corpo - Corrispettivo - Somma fissa e invariabile - Elenco prezzi - Irrilevanza.
Nelle gare da aggiudicare “a corpo”, nelle quali il corrispettivo è determinato in una somma fissa e invariabile derivante dal ribasso offerto sull'importo a base d’asta, elemento essenziale della proposta economica è il solo importo finale offerto. In questi casi pertanto i prezzi unitari eventualmente indicati nel c.d. “elenco prezzi”, hanno un valore meramente indicativo delle voci di costo che hanno concorso a formare il detto importo finale, e sono destinati a restare fuori dal contenuto essenziale dell’offerta e quindi del contratto da stipulare. Ciò trova conferma nell’art. 59 del D. Leg.vo 50/2016, comma 5-bis, il quale (riproducendo l’analoga norma contenuta nell’art. 53 del D. Leg.vo 163/2006, comma 4) stabilisce che per le prestazioni a corpo il prezzo convenuto non può variare in aumento o in diminuzione, secondo la qualità e la quantità effettiva dei lavori eseguiti. In altri termini, negli appalti a corpo in cui la somma complessiva offerta copre l’esecuzione di tutte le prestazioni contrattuali, l’elenco prezzi analitico risulta irrilevante, anche se diversamente specificato nella lex specialis di gara.
- Conformemente si vedano: C. Stato 26/10/2018, n. 6119; C. Stato 03/09/2018, n. 5161.
FAST FIND : GP17086
1. Edilizia e urbanistica - Procedimenti edilizi e titoli abilitativi - Manufatti precari - Qualificazione - Materiali utilizzati e sistema di ancoraggio al suolo - Irrilevanza. 2. Edilizia e urbanistica - Abusi e reati edilizi - Particolare tenuità del fatto - Parametri di valutazione.
1. L’opera precaria, per la sua stessa natura e destinazione, non comporta effetti permanenti e definitivi sull’originario assetto del territorio tali da richiedere il preventivo rilascio di un titolo abilitativo - secondo quanto disposto dall’art. 3 del D.P.R. 380/2001, comma 1, lettera e.5), in combinato disposto con l’art. 6 del D.P.R. 380/2001 medesimo, comma 1, lettera e-bis). L’intervento definibile “precario” deve necessariamente possedere alcune specifiche caratteristiche per essere escluso dalla necessità di acquisire il titolo abilitativo edilizio: la sua precarietà non può essere desunta dalla temporaneità della destinazione soggettivamente data all'opera dall'utilizzatore; sono irrilevanti le caratteristiche costruttive i materiali impiegati e l’agevole amovibilità; deve avere una intrinseca destinazione materiale ad un uso realmente precario per fini specifici, contingenti e limitati nel tempo; deve essere destinata ad una sollecita eliminazione alla cessazione dell’uso. Ai fini della individuazione di tale caratteristica non rilevano dunque la tipologia dei materiali utilizzati o il sistema di ancoraggio al suolo, pertanto anche l’immobile realizzato con materiali non abitualmente impiegati nella realizzazione di stabili costruzioni e facilmente rimovibile, se comporta una modifica dell’assetto del territorio, non può definirsi precario e richiede il permesso di costruire, poiché ciò che rileva è la sua obiettiva ed intrinseca destinazione ad un uso temporaneo per specifiche esigenze contingenti e limitate nel tempo.
2. Per quanto concerne le violazioni urbanistiche e paesaggistiche, la consistenza dell'intervento abusivo (tipologia di intervento, dimensioni e caratteristiche costruttive) costituisce solo uno dei parametri di valutazione utilizzabili ai fini della verifica della particolare tenuità del fatto, assumendo rilievo anche altri elementi, quali, ad esempio, la destinazione dell'immobile, l'incidenza sul carico urbanistico, l'eventuale contrasto con gli strumenti urbanistici e l'impossibilità di sanatoria, il mancato rispetto di vincoli (idrogeologici, paesaggistici, ambientali, ecc.), l'eventuale collegamento dell'opera abusiva con interventi preesistenti, il rispetto o meno di provvedimenti autoritativi emessi dall'amministrazione competente (ad es. l'ordinanza di demolizione), la totale assenza di titolo abilitativo o il grado di difformità dallo stesso, le modalità di esecuzione dell'intervento, ritenendo anche indice sintomatico della non particolare tenuità del fatto la contestuale violazione di più disposizioni quale conseguenza dell'intervento abusivo, come nel caso in cui siano contestualmente violate, mediante la realizzazione dell'opera, anche altre disposizioni finalizzate alla tutela di interessi diversi (norme in materia di costruzioni in zone sismiche, di opere in cemento armato, di tutela del paesaggio e dell'ambiente, a quelle relative alla fruizione delle aree demaniali).
- In tema di manufatti precari si vedano, tra le tante: Cass. pen. 20/04/2015, n. 16316; Cass. pen. 13/01/2015, n. 966.
1. In tema di reati edilizi ed urbanistici, il direttore dei lavori è penalmente responsabile, salva l'ipotesi d'esonero prevista dall'art. 29 del D.P.R. 06/06/2001, n. 380, per l'attività edificatoria non conforme alle prescrizioni del permesso di costruire in caso d'irregolare vigilanza sull'esecuzione delle opere edilizie, in quanto deve sovrintendere con continuità alle opere della cui esecuzione ha assunto la responsabilità tecnica.
2. La realizzazione, sul lastrico solare o terrazzo di un edificio, di un manufatto con funzioni di tettoia, trattandosi di un'opera nuova avente una propria individualità fisica e strutturale, richiede di regola il permesso di costruire.
3. L'intervento edilizio deve essere valutato nel suo complesso, in quanto incide sull'assetto del territorio, e non può essere parcellizzato artificiosamente in una moltitudine di "microinterventi", al fine di ottenere un regime autorizzatorio o sanzionatorio più favorevole.
4. Nei procedimenti per violazioni urbanistico-edilizie, compete all'ente comunale la qualifica di parte offesa, stante il diritto di ogni ente pubblico al riconoscimento, al rispetto e all'inviolabilità della propria posizione funzionale, così come del diritto alla realizzazione e alla conservazione di un ordinato sviluppo di un predeterminato assetto urbanistico, che sono compromessi dagli illeciti urbanistici.
1. Integra il reato previsto dall'art. 44 del D.P.R. n. 380 del 2001, comma 1, lett. c), la realizzazione, senza il preventivo rilascio del permesso di costruire, di una tettoia di copertura che, non rientrando nella nozione tecnico-giuridica di pertinenza per la mancanza di una propria individualità fisica e strutturale, costituisce parte integrante dell'edificio sul quale viene realizzata.
2. In tema di costruzioni in zone sismiche, ai fini della configurabilità delle contravvenzioni previste dalla normativa antisismica (art. 95 del D.P.R. 06/06/2001, n. 380) è irrilevante che le costruzioni realizzate siano effettivamente pericolose, in quanto la normativa è finalizzata a garantire l'esercizio del controllo preventivo della P.A. sulle attività edificatorie nelle zone sismiche.
3. In tema di reati edilizi, il giudice, nel disporre la condanna dell'esecutore e/o del direttore dei lavori per il reato di cui all'art. 44 del D.P.R. n. 380/2001, non può subordinare il beneficio della sospensione condizionale della pena alla effettiva eliminazione delle opere abusive, in quanto solo il proprietario, ai sensi dell'art. 31 del citato D.P.R. 380/2001, può ritenersi soggetto passivamente legittimato rispetto all'ordine di demolizione, non estendendosi quindi il relativo obbligo anche al direttore dei lavori. (Nel caso di specie la Corte ha confermato la condanna del proprietario dell'opera e del direttore dei lavori per la realizzazione in muratura della tamponatura perimetrale di una veranda di circa 27 metri quadri e l'edificazione di una tettoia di 48 metri quadri, entrambe con caratteristiche diverse rispetto a quelle dei progetti assentiti).
- Per la necessità del permesso di costruire per la realizzazione di una tettoia, vedi anche C. Cass. pen. 26/06/2013, n. 42330.
- Per l'illegittimità, in caso di condanna del direttore dei lavori, della subordinazione del beneficio della sospensione della pena alla demolizione delle opere abusive, vedi anche C. Cass. pen. 21/01/2014, n. 17991.
Costo del personale inferiore ai minimi tabellari
Ai sensi dell’art. 95, comma 10, D. Leg.vo 50/2016, i minimi salariali retributivi indicati nelle “tabelle ministeriali” costituiscono un elemento inderogabile delle offerte presentate nelle gare per l’aggiudicazione dei contratti pubblici e, pertanto, in sede di verifica dell’anomalia, non possono essere accettate giustificazioni fondate su una riduzione del trattamento salariale dei dipendenti a livelli inferiori a tale parametro. La disposizione trova operatività anche laddove la Stazione appaltante eserciti il diverso potere previsto dal secondo periodo dell’art. 95, comma 10, cit. finalizzato a controllare, prima dell’aggiudicazione, che l’offerente vincitore rispetti il medesimo parametro, ovvero che il costo del personale non sia inferiore ai minimi salariali retributivi indicati dalle “tabelle ministeriali”. Per tale verifica la disposizione non richiede alcun contraddittorio, né che venga attivato il procedimento di verifica delle offerte anormalmente basse. Pertanto, laddove la verifica dia esito negativo, deve quindi ritenersi che l'offerta vada irrimediabilmente esclusa, come previsto dall'articolo 97, comma 5, D. Leg.vo 50/2016 (cui rinvia l'art. 95, comma 10), a norma del quale l'accertamento che l'anomalia dell'offerta deriva da un costo del personale inferiore ai minimi tabellari ne determina senz'altro l'esclusione.