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Timestamp: 2019-11-15 16:04:07+00:00
Document Index: 86539831

Matched Legal Cases: ['art. 557', 'art. 564', 'art. 564', 'art. 536', 'art. 556', 'art. 559', 'art. 555', 'art. 557', 'art 542', 'art. 485', 'art. 485', 'art. 485', 'art. 559', 'art. 564', 'sentenza ', 'art. 485', 'art. 484', 'art. 485', 'art. 559', 'art. 737']

Esame avvocato 2015- parere civile traccia 1 - Formazione Giuridica
Esame avvocato 2015- parere civile traccia 1
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Parere di diritto civile – Traccia n. 1 – Azione di riduzione
Tizio coniugato con due figli è deceduto ab intestato il 12.1.2015 lasciando un patrimonio costituito esclusivamente da un appartamento del valore di 90 mila euro situato in una località di montagna in cui con la famiglia era solito trascorrere vacanze estive.
Art. 542, 2° co., c.c.
Cass. civ. sez. II, 3 luglio 2013 n. 16635
Condizione fondamentale per chiedere l’azione di riduzione delle donazioni o delle disposizioni lesive della porzione legittima, è soltanto quella di essere tra le persone indicate nell’art. 557 c.c., e cioè di rivestire la qualità di legittimario, mentre la condizione stabilita dall’art. 564, comma 1, c.c. della preventiva accettazione con beneficio di inventario vale solo per il legittimario che rivesta in pari tempo la qualità di erede e non trova applicazione nel caso in cui l’erede sia totalmente pretermesso.
Cass. civ. sez. II, 3 ottobre 2013 n. 22632
In tema di azione di riduzione, qualora il legittimario, ai sensi dell’art. 564 cod. civ., non possa aggredire la donazione più recente a favore di un non coerede per aver accettato l’eredità senza beneficio d’inventario, egli non può aggredire la donazione meno recente a favore del coerede, se non nei limiti in cui risulti dimostrata l’insufficienza della donazione più recente a reintegrare la quota di riserva, non potendo ricadere le conseguenze negative del mancato espletamento di quell’onere su soggetti estranei all’assolvimento dello stesso.
Incipit: La soluzione del caso in esame attiene ai rimedi esperibili dal legittimario che abbia subito la violazione della legittima attraverso donazioni effettuate in vita dal defunto.
D1: Per le ipotesi di apertura della successione senza testamento (cd. legittima), il codice civile prevede che l’eredità sia ripartita tra i proprî parenti, sino al sesto grado. Il grado più prossimo esclude quello più remoto. Successore di ultima istanza è lo Stato.
La successione necessaria è lo strumento che la legge dispone a favore dei più stretti congiunti del defunto: discendenti (legittimi, naturali, legittimati e adottivi), coniuge, e, in assenza di discendenti, ascendenti: artt. 537 e 538 cod. civ..
I diritti dei legittimari costituiscono limite all’autonomia del de cuius. In altri termini, alcune categorie di successibili (più limitate rispetto a quelle dei successori legittimi) hanno diritto di ricevere una quota parte del patrimonio relitto anche qualora il testatore abbia, in vita o con atti mortis causa, manifestato volontà contraria (art. 536 e ss. c.c).
In caso di concorso di più legittimari nella successione, per determinare la parte netta di patrimonio che ciascuno di essi ha diritto di ricevere occorre calcolare il valore dell’eredità al momento della morte, oltre che determinare la porzione disponibile dal de cuius. A tal proposito, l’art. 556 cc. contiene norme inderogabili e di ordine pubblico, animate dalla ratio di tutelare i diritti dei legittimari. Secondo la disposizione in parola, per individuare la porzione disponibile, occorre procedere ad un’operazione matematica (fittizia): dai beni che costituiscono il relictum al momento dell’apertura della successione, si detraggono i debiti, quindi si riunisce fittiziamente ciò che ha costituito oggetto di donazione. Ai fini della riunione fittizia rilevano tutte le donazioni, a prescindere dalla qualità del donatario, dal tempo della donazione o da eventuali dispense.
Nel calcolo della quota di ogni legittimario dovrà tenersi conto di quanto sia già stato eventualmente ricevuto in vita a titolo di donazione o a titolo di anticipazione. A differenza delle disposizioni testamentarie, infatti, le donazioni effettuate in vita, se valide, hanno già realizzato i loro effetti. Per tali ragioni, queste si saranno soggette a riduzione solo se il valore dei beni relitti è insufficiente ad integrare la quota di legittima – in tal caso, ex art. 559 cc, le donazioni si riducono cominciando dalla più recente, via via risalendo a quelle anteriori. Ai sensi e per gli effetti dell’art. 555 cc, se il valore di una donazione eccede il valore di cui il de cuius poteva disporre, queste sono soggette a riduzione fino alla quota disponibile. La riduzione delle donazioni può essere richiesta ex art. 557 cc dai legittimari, eredi o aventi causa.
f: Nel caso in esame, all’apertura della successione di Tizio il patrimonio del de cuius consisteva esclusivamente in un bene immobile del valore di 90 mila euro. Stanti le donazioni a favore del figlio Caio e dell’amico Sempronio – rispettivamente dell’ammontare di 250 mila euro e 60 mila euro – occorre tuttavia chiedersi se la quota spettante a Mevio, altro figlio del defunto Tizio, sia stata lesa.
La quota di legittima di Mevio andrà calcolata sul valore totale di 400 mila euro (dato dalla sommatoria conseguente a riunione fittizia) Concorrendo Mevio con il fratello e la vedova del de cuius. sulla base dell’art 542 comma 2 c.c. le quote di riserva sono le seguenti: a Caio spettano 100mila euro, a Mevio 100mila euro, al coniuge 100mila euro e 100mila euro quale quota disponibile. Il valore del relitto è quindi inferiore alla quota di Mevio che, in base ai calcoli sopra evidenziati, vale un terzo di 90 mila euro e, quindi, in concreto, 30 mila euro.
D2/g: In presenza di disposizioni lesive della quota di legittima riservata il legittimario deve agire in riduzione. L’azione ha effetti retroattivi reali, ovvero i suoi effetti retroagiscono al momento dell’apertura della successione, anche nei confronti dei terzi.
Occorre quindi soffermarsi sulla condizione fondamentale per chiedere la riduzione delle donazioni o delle disposizioni lesive della porzione di legittima.
Infatti, l’articolo 564, comma 1, c.c. prevede che il legittimario che non ha accettato l’eredità col beneficio di inventario non può chiedere la riduzione delle donazioni e dei legati, salvo che le donazioni ed i legati siano state fatti a persone chiamate come coeredi.
F/D3: La qualità di erede – come la titolarità dei beni ereditari – non si acquista infatti, per il solo fatto dell’apertura della successione alla morte del de cuius.
Nel caso in esame, tuttavia, Mevio si è trasferito stabilmente nell’immobile di proprietà del padre, dopo l’apertura della successione ed è ora nel pieno ed esclusivo possesso del bene immobile, dal momento che questo veniva utilizzato dalla famiglia solo per le vacanze estive.
Ora, ai sensi dell’art. 485 c.c. il chiamato all’eredità, che sia nel possesso dei beni ereditati, a qualsiasi titolo, deve fare l’inventario degli stessi entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione, al fine di poter così accettare l’eredità con il beneficio d’inventario.
Trascorso il termine suddetto senza che sia stato fatto l’inventario, il chiamato viene considerato erede puro e semplice (art. 485, comma secondo, c.c.).
Il termine appena ricordato, tuttavia, non può dirsi ancora spirato alla data del 10 marzo 2015 posto che Mevio è entrato nel possesso dell’appartamento poco dopo la morte di Tizio, avvenuta il 12 gennaio 2015.
Appare pertanto necessario che Mevio predisponga l’inventario ex art. 485 c.c. poiché, diversamente, qualora diventasse erede puro e semplice, rischierebbe di poter aggredire le donazioni effettuate in vita dal de cuius soltanto per il limitato valore di 10 mila euro e non per 70 mila euro, quale importo necessario per reintegrare la quota di legittima che gli spetta.
Infatti, dovendo necessariamente applicare l’art. 559 c.c., in base al quale le donazioni si riducono cominciando dall’ultima e risalendo via via alle anteriori, Mevio potrebbe aggredire totalmente la donazione in favore di Sempronio (effettuata il 10 gennaio 2015), la quale integrerebbe la sua quota di altri 60 mila euro, portandola così a 90 mila euro.
Infine, per ottenere la piena quota di 100 mila euro che gli spetta, potrebbe poi aggredire anche la meno recente donazione in favore di Caio per i residui 10 mila euro.
Tuttavia, è indispensabile che egli accetti l’eredità con il beneficio d’inventario poiché, se non lo facesse, non potrebbe aggredire la donazione fatta in favore di Sempronio, mancando la condizione per l’esercizio dell’azione come prevista dall’art. 564 c.c. e, quindi, dovrebbe rivolgere ogni pretesa solo sulla donazione fatta in favore di Caio.
A quel punto, tuttavia, Caio potrebbe eccepire che la donazione fatta in suo favore è aggredibile solo nei limiti in cui risulta dimostrata l’insufficienza della donazione più recente (dunque 70.000 quale quota da reintegrare – 60.000 quale valore della donazione più recente = 10.000 euro) in quanto il mancato espletamento dell’onere dell’accettazione dell’eredità con il beneficio di inventario non potrebbe mai ricadere sullo stesso Caio, soggetto estraneo all’assolvimento di tale onere.
In tal senso si è espressa, infatti, la Corte di Cassazione con la sentenza n. 22632/2013.
Né potrebbe Mevio invocare la sua sola qualità di legittimario per esperire l’azione di riduzione (in tal senso Cass. n. 16635/2013) poiché egli non è stato totalmente pretermesso, essendo chiamato ad ereditare un terzo dell’appartamento appartenuto al padre.
Conclusioni In conclusione, appare necessario che Mevio predisponga l’inventario di cui all’art. 485 c.c. entro il termine del 12 aprile 2015 e che accetti poi l’eredità con il beneficio d’inventario nelle forme previste dall’art. 484 c.c. entro il termine di quaranta giorni come stabilito dall’art. 485, terzo comma, c.c.
In seguito egli potrà esercitare azione di riduzione sia nei confronti di Sempronio, aggredendo, ai sensi dell’art. 559 c.c., il valore dell’intera donazione fatta in favore di questi, sia nei confronti del fratello Caio, per il residuo valore di 10 mila euro, posto che la espressa dispensa dalla collazione a favore della donazione di cui ha beneficiato quest’ultimo, ai sensi e per gli effetti dell’art. 737 2° co. cc, opera solo nei limiti della quota disponibile.
In tale maniera potrà così ottenere, da Sempronio, l’importo di 60 mila euro e da Caio l’importo di 10 mila euro che, sommati al valore della quota dell’immobile caduto in successione, pari a 30 mila euro, costituiranno la sua legittima quota di 100 mila euro.
N.B. L’argomento è stato oggetto di trattazione durante il Corso intensivo di preparazione all’esame d’avvocato 2015: vedi Corso Zincani, Unità 4 – Civile, File n. 10 – Schema successioni