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Timestamp: 2019-01-23 04:46:31+00:00
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Rassegna di giurisprudenza sui limiti alla procedura di cui all’art. 36–bis del DPR n. 600/73 | Commercialista Telematico
Rassegna di giurisprudenza sui limiti alla procedura di cui all’art. 36–bis del DPR n. 600/73
La procedura di liquidazione prevista dall’art. 36 bis del DPR N. 600/73, deve essere ritenuta ammissibile secondo l’insegnamento della Corte costituzionale (ordinanza n. 430/1988) quando è eseguibile mediante un mero riscontro cartolare, nei casi eccezionali e tassativamente indicati dalla legge, vertenti su errori materiali e di calcolo immediatamente rilevabili (senza la necessità quindi di alcuna istruttoria), che l’Amministrazione finanziaria ha il potere – dovere di correggere anche a vantaggio del contribuente stesso (Sent. n. 6517 del 18 marzo 2009 della Corte Cass., Sez. tributaria). Si tratta di una norma meramente semplificatoria e di stretta interpretazione e la giurisprudenza (cfr., fra le altre, Cassazione civile, sezione 5^, n. 16512 del 19 luglio 2006) è costante nel ritenere che, in tema di accertamento delle imposte sui redditi, il procedimento previsto dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36 bis, è applicabile esclusivamente in casi tassativi, consistenti nella correzione di errori materiali e di calcolo e nell’esclusione di ritenute o deduzioni non previste dalla legge o non documentate, e non può quindi essere esteso fino a ricomprendere fattispecie suscettibili di interpretazioni diverse, nelle quali è pertanto necessaria l’emissione di un avviso di accertamento motivato in ordine all’interpretazione prescelta dall’Ufficio.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
L’articolo 36-bis (1), D.P.R. n. 600/1973, va interpretato nel senso che i casi nello stesso indicati, in relazione ai quali è consentito all’Ufficio tributario l’iscrizione a ruolo dei tributi, senza la preventiva notifica dell’avviso di accertamento, devono ritenersi tassativi e non suscettibili di ampliamento, in quanto comportanti una compressione dei diritti di difesa del cittadino. Fra le ipotesi previste nelle lettere da a) ad e) dell’articolo in esame non sono certamente ricompresi gli interessi e le soprattasse (sentenza n. 3443 del 12 febbraio 2009 della Corte di Cassazione).
Il principio, secondo cui qualora la liquidazione delle imposte ai sensi dell’art. 36 bis D.P.R. 600/1973 non si sovrapponga alla dichiarazione del contribuente ma si risolva in una rettifica dei risultati della dichiarazione stessa, che comporti una pretesa ulteriore da parte dell’Amministrazione finanziaria, si è in presenza di un’attività impositiva vera e propria, per definizione rientrante in quella di accertamento, con la conseguenza che la cartella esattoriale che rechi la pretesa fiscale non solo va notificata nel termine previsto a pena di decadenza per la notifica dell’avviso di accertamento, ma deve essere anche motivata, ossia deve contenere tutte le indicazioni idonee a consentire al contribuente di apprestare un’efficace difesa (cir. Cass. n. 15042/06, n. 14414/05).
È ius recptum il principio secondo cui il ricorso alla procedura di cui all’art. 36-bis del D.P.R. n. 600 del 1973 è consentito solo in presenza di errore certo, rilevabile ictu oculi, a seguito di controllo formale della dichiarazione e della documentazione ad essa allegata. Perciò l’utilizzazione di tale strumento non è consentita quando sia necessario procedere ad un’interpretazione della dichiarazione e della do-cumentazione essendo in tal caso necessario un atto di accertamento esplicitamente motivato, che manifesti una pretesa dell’Amministrazione ulteriore e sovrapposta a quella che deriva dalla mera dichiarazione del contribuente (Cass., Sez. V Civile Tributaria, Sentenza 26/01/2007, n. 1721).
Il potere concesso agli uffici dall’art. 36-bis del D.P.R. n. 600/1973 è esercitabile soltanto quando l’indeducibilità dell’onere sia rilevabile ictu oculi a seguito di controllo formale della dichiarazione e non anche quando sia necessario procedere all’interpretazione della documentazione allegata o della norma giuridica, per stabilirne la portata applicativa. In questa ultima ipotesi è necessario un regolare motivato atto di accertamento (Cass., Sez. I Civile, Sentenza 08/07/1996, n. 6193 ).
Il potere attribuito agli uffici finanziari, in base all’art. 36-bis, comma 2, lettera d), del D.P.R. n. 600/1973, di escludere la deduzione dal reddito complessivo delle persone fisiche degli oneri non previsti dall’art. 10 del D.P.R. n. 597/1973 non è esercitatile quando – per ricavarne l’indeducibilità – occorra procedere all’interpretazione o della documentazione allegata o della norma giuridica (necessitando in tali ipotesi un atto di accertamento esplicitamente motivato); non allorquando sia rilevabile ictu oculi a seguito di controllo formale della dichiarazione (e dell’allegata documentazione) che il titolo – dal suo confronto cartolare – è diverso da quello richiamato dalla lettera della legge, risultandone documentato uno diverso (ex multis Cass., Sez. I Civile, Sentenza n. 12998 del 23/11/1999 ).
L’applicazione del procedimento della riliquidazione dell’imposta in base ai dati esposti nella dichiarazione, previsto dall’art. 36-bis del D.P.R. 29 set-tembre 1973, n. 600, non può essere esclusa dalla complessità del calcolo matematico (Cass., Sez. V, Sentenza n. 8294 del il 26 maggio 2003). La procedura di cui all’art. 36-bis del D.P.R. n. 600/1973, è utilizzabile solo nei casi tassativamente indicati dalla legge e quindi non di fronte a disposizioni di legge suscettibili di interpretazioni diverse, le quali esigono un motivato avviso di accertamento (nel caso di specie, a fronte della contestazione da parte dell’Amministrazione delle modalità di versamento dell’imposta sostitutiva di cui alla L. n. 408/1990, <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />la Cassazione con sent. n. 16512 del 19 luglio 2006 ha affermato per tale deduzione la necessità del ricorso all’avviso di accertamento). L’adozione da parte dell’Amministrazione finanziaria della procedura di cui all’art. 36-bis del D.P.R. n. 600/1973 nei soli casi tassativamente previsti dalla norma stessa “costituisce un obbligo procedimentale la cui violazione comporta un vizio di illegittimità (per violazione di legge) dell’atto di imposizione tributaria, ma non la radicale nullità o inesistenza dell’atto stesso” con la conseguenza che tale vizio deve essere tempestivamente dedotto dal contribuente nel ricorso contro la cartella così illegittimamente emessa e non può essere successivamente rilevato d’ufficio dal giudice (cfr. Cass., Sez. I, Sentenza n. 9031 del 12/09/1997).La giurisprudenza rigetta la pretesa del Fisco di eludere , con lo strumento regolato dall’art. 36-bis del D.P.R. n. 600/1973 (ora modificato dal D.Lgs. 26 gennaio 2001, n. 32) l’onere di emettere motivato avviso di accertamento, ed afferma che questo vizio determina la nullità della cartella esattoriale.
Il primo comma dell’art. 36-bis del succitato D.P.R. 600/73 prevede ipotesi di liquidazione e di rimborso disposte “in conformità” della dichiarazione, e non consente di procedere “in difformità” della dichiarazione; mentre le ipotesi previste dal secondo comma sono tassative, dato che si tratta di norma eccezionale, e quindi non estensibile ad ipotesi diverse da quelle in esso espressamente contemplate (Cass., Sez. I Civile, Sentenza n. 3319 del 30/03/1998; Cass., Sez. I Civile, sentenza n. 10859 del 17/12/1994. In particolare, in base alla sentenza n. 12998 del 23 novembre 1999 , la previsione dell’art. 36-bis, comma 2, del D.P.R. n. 600 del 1973, introdotta dall’art. 2 del D.P.R. 24 dicembre 1976, n. 920 allo scopo di rendere più sollecita possibile la correzione da parte dell’Ufficio degli errori individuabili nella dichiarazione (sulla scorta di un mero controllo formale), ha carattere eccezionale, e non tollera applicazione estensiva a ipotesi diverse da quelle tassativamente indicate dal legislatore. Perciò a tale strumento non può fare ricorso l’Amministrazione ogni-qualvolta sia necessario procedere ad attività di valutazione giuridica ai fini dell’interpretazione del dato normativo, della qualificazione di fatti o di rapporti fiscalmente rilevanti, della soluzione di questioni di impossibilità o di deducibilità o relative all’applicabilità di norme di esenzione o di agevolazione.
Ed ancora la pronuncia della Cassazione n. 2958 del 29 marzo 1996 ribadisce che l’Amministrazione finanziaria può negare, utilizzando la procedura prevista dall’art. 36-bis del D.P.R. 29 settembre 1973 n. 600, la deducibilità di un onere solo quando essa sia rilevabile ictu oculi e non invece quando sia ritenuta in base ad una opinabile interpretazione della legge accolta dal Fisco (Cass., Sez. I Civile, Sentenza n. 9692, del 25/09/1990). Ove il contribuente non sottoponga a (auto)tassazione un certo reddito ritenendo che esso non ricada nell’ambito di applicazione della imposta, la Amministrazione non può procedere a tassazione di tale reddito mediante cartella esattoriale emessa ai sensi dell’art. 36-bis del D.P.R. 600/1973, bensì deve (quale attore in senso sostanziale) procedere mediante avviso di accertamento; dal momento che l’assoggettabilità a imposta non è deducibile dai fatti addotti dal contribuente nella denuncia dei redditi (Cass., Sez. V, Sentenza n. 14479 del 29/09/2003).
L’iscrizione a ruolo e la notificazione della cartella di pagamento all’esito dell’attività di cui all’art. 36-bis del D.P.R. n. 600/1973 sono procedure consentite all’Amministrazione finanziaria soltanto laddove tale attività si sovrapponga alla dichiarazione presentata e non si risolva in una rettifica dei relativi risultati con conseguente ulteriore pretesa tributaria nei confronti del contribuente. Tale principio, pacifico nella consolidata giurisprudenza di legittimità, trova applicazione anche nell’ambito delle dichiarazioni integrative di cui al condono ex L. n. 413/1991 qualora siano disconosciuti i presupposti per la definizione in parola (Sent. n. 2068 del 30 gennaio 2008 della Corte Cass., Sez. tributria).
(1) D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600
Liquidazioni delle imposte, dei contributi, dei premi e dei rimborsi dovuti in base alle dichiarazioni
1. Avvalendosi di procedure automatizzate, l’amministrazione finanziaria procede, entro l’inizio del periodo di presentazione delle dichiarazioni relative all’anno successivo, alla liquidazione delle imposte, dei contributi e dei premi dovuti, nonché dei rimborsi spettanti
in base alle dichiarazioni presentate dai contribuenti e dai sostituti d’imposta. (1)
e) ridurre i crediti d’imposta esposti in misura superiore a quella prevista dalla legge ovvero non spettanti sulla base dei dati risultanti dalla dichiarazione;
2-bis. Se vi è pericolo per la riscossione, l’ufficio può provvedere, anche prima della presentazione della dichiarazione annuale, a controllare la tempestiva effettuazione dei versamenti delle imposte, dei contributi e dei premi dovuti a titolo di acconto e di saldo e delle ritenute alla fonte operate in qualità di sostituto d’imposta. (2)
3. Quando dai controlli automatici eseguiti emerge un risultato diverso rispetto a quello indicato nella dichiarazione, ovvero dai controlli eseguiti dall’ufficio, ai sensi del comma 2-bis, emerge un’imposta o una maggiore imposta, (3) l’esito della liquidazione è comunicato al contribuente o al sostituto d’imposta per evitare la reiterazione di errori e per consentire la regolarizzazione degli aspetti formali (4) […].
Qualora a seguito della comunicazione il contribuente o il sostituto di imposta rilevi eventuali dati o elementi non considerati o valutati erroneamente nella liquidazione dei tributi, lo stesso può fornire i chiarimenti necessari all’amministrazione finanziaria entro i trenta giorni
successivi al ricevimento della comunicazione.
(1) Vedasi l’art. 28 (“Norma interpretativa”), L. 27 dicembre 1997, n. 449.
(2) Comma inserito dall’art. 2, comma 10, lett. a), D.L. 30 settembre 2005, n. 203, in vigore dal 4 ottobre 2005, convertito dalla L. 2 dicembre 2005, n. 248.
(3) Parole inserite dall’art. 2, comma 10, lett. b), D.L. 30 settembre 2005, n. 203, in vigore dal 4 ottobre 2005, convertito dalla L. 2 dicembre 2005, n. 248.
(4) Relativamente ai redditi soggetti a tassazione separata vedasi l’art. 1, comma 412, L. 30 dicembre 2004, n. 311.