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Timestamp: 2020-07-07 07:38:34+00:00
Document Index: 126081022

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 437', 'art. 134', 'art. 111', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 360']

Sentenza Cassazione Civile n. 7694 del 28/03/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7694 del 28/03/2018
Cassazione civile, sez. lav., 28/03/2018, (ud. 06/12/2017, dep.28/03/2018), n. 7694
P.M., dipendente della ANPHORA SOCIETA’ COOPERATIVA a r.l., proponeva appello avverso la sentenza del Tribunale di Reggio
Calabria nr. 448 del 15.2.2012, con cui, nella contumacia di parte datoriale, era stata respinta la domanda diretta alla declaratoria di nullità o illegittimità del licenziamento intimatole.
La Corte distrettuale escludeva la sussistenza della condotta addebitata, osservando: – che la lavoratrice aveva dedotto la sussistenza di uno “stato gravissimo di prostrazione psico-fisica” da cui era derivata la necessità di un periodo di assenza dal lavoro, per malattia; – che una condizione morbosa, diversamente da quanto argomentato nella decisione di primo grado, risultava provata attraverso la produzione dei referti dei medici INPS che, nella loro genericità, confermavano, comunque, la sussistenza di uno stato impeditivo della prestazione lavorativa; – che dai documenti acquisiti con i poteri officiosi risultava che la lavoratrice, pur nella parziale diversità di formulazione della diagnosi, era affetta da un medesima patologia di natura psichica; – che la patologia, coerente con le deduzione della dipendente, era compatibile con la partecipazione alla manifestazione di protesta; – che, pertanto, era da escludersi la simulazione fraudolenta di una malattia.
Resiste P.M. con controricorso.
1. Con il primo motivo, la società ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione di legge, con riferimento agli artt. 420 e 421 c.p.c., nonchè vizio di motivazione.
Il carattere discrezionale di detti poteri – finalizzati al contemperamento del principio dispositivo con quello della ricerca della verità materiale trova il solo limite dell’arbitrarietà (Cass. S.U. 17 giugno 2004 nr. 11353), sicchè quando le risultanze di causa offrono significativi dati di indagine, il giudice, anche in grado di appello, ex art. 437 c.p.c., ove reputi insufficienti le prove già acquisite, può in via eccezionale ammettere, anche d’ufficio, le prove indispensabili per la dimostrazione o la negazione di fatti costitutivi dei diritti in contestazione, sempre che tali fatti siano stati puntualmente allegati o contestati e sussistano altri mezzi istruttori, ritualmente dedotti e già acquisiti, meritevoli di approfondimento (Cass. 4 maggio 2012 nr. 6753; Cass. 26 maggio 2010 nr. 12856; Cass. 5 febbraio 2007 nr. 2379).
In ossequio, peraltro, a quanto prescritto dall’art. 134 c.p.c., ed al disposto di cui all’art. 111 Cost., comma 1, sul “giusto processo regolato dalla legge”, il giudice di merito deve esplicitare le ragioni per le quali reputa di far ricorso all’uso dei poteri istruttori o, nonostante la specifica richiesta di una della parti, ritiene, invece, di non farvi ricorso (Cass. S.U. 17 giugno 2004, n. 11353), così che il relativo provvedimento possa essere sottoposto al sindacato di legittimità per vizio di motivazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5; tuttavia, per idoneamente censurare in sede di ricorso per cassazione la motivazione sul punto occorre allegare il fatto controverso e decisivo rispetto al quale sussiste la lacuna motivazionale.
Lo stesso provvedimento rimane suscettibile di censura anche ex art. 360 c.p.c., n. 3, per violazione di legge, allorquando il giudice del lavoro abbia esercitato i poteri istruttori sulla base del proprio sapere privato, con riferimento a fatti non allegati dalle parti o non acquisiti al processo in modo rituale; allorquando abbia, in violazione del principio dispositivo, ammesso una prova contro la volontà già espressa in modo chiaro dalle parti di non servirsi di detta prova (cfr. al riguardo: Cass. 24 marzo 1993 n. 3537); ed ancora allorquando, in presenza di una prova già espletata su punti decisivi della controversia, venga ammessa d’ufficio una prova diretta a sminuirne l’efficacia e la portata, specialmente nei casi in cui – come avviene per la prova per testi – un corretto esercizio del contraddittorio e del diritto di difesa impone alle parti di espletare la prova in un unico contesto temporale (cfr. sul punto: Cass. 19 agosto 2000 n. 11002).
2.1. La censura è inammissibile, non configurando l’ipotesi introdotta dal novellato testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, applicabile ratione temporis, limitata alla devoluzione di un “fatto storico”, non esaminato, che abbia costituito oggetto di discussione e che abbia carattere decisivo (vale a dire che se esaminato avrebbe determinato un esito diverso della controversia con grado di certezza e non con prognosi di mera probabilità) (Cass. s.u. 7 aprile 2014, n. 8053).
In particolare, non ricorre la decisività del fatto che, come nel caso di specie, va esclusa in una pluralità di fatti, nessuno dei quali ex se risolutivo, nel senso dell’idoneità a determinare il segno della decisione. (Cass. 21 ottobre 2015, n. 21439; in motivazione, Cass. nr. 13384/2017).