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Timestamp: 2017-08-20 19:57:08+00:00
Document Index: 108831503

Matched Legal Cases: ['art.12', 'art.13', 'art.22', 'art.22', 'art. 119', 'art. 129', 'art. 17']

STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE - PDF
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1 STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE PROGETTO DI COLTIVAZIONE E RECUPERO AMBIENTALE CAVA POGGIO GIROTONDO" COMUNE DI GAVORRANO - PROVINCIA DI GROSSETO RELAZIONE Firenze, settembre 2009
2 Indice INDICE 1 INTRODUZIONE 4 2 METODOLOGIA 5 3 MOTIVAZIONI E CARATTERISTICHE TECNICHE DELL OPERA MOTIVAZIONI DELL AMPLIAMENTO DESCRIZIONE DEL PROGETTO REINSERIMENTO AMBIENTALE E OPERE IDRAULICHE DI DERIVAZIONE E RESTITUZIONE 14 4 STATO DELLA PIANIFICAZIONE URBANISTICA E REGIMI VINCOLISTICI PIANI DI INDIRIZZO TERRITORIALE REGIONALE PIANO TERRITORIALE DI COOORDINAMENTO PROVINCIALE PIANO STRUTTURALE COMUNALE VINCOLI TERRITORIALI ED AMBIENTALI 27 5 INQUADRAMENTO AMBIENTALE INQUADRAMENTO GEOGRAFICO E CLIMATICO GEOMORFOLOGIA, IDROGEOLOGIA ED AMBIENTE IDRICO USO DEL SUOLO, VEGETAZIONE E FLORA ECOSISTEMI E FAUNA PAESAGGIO E PATRIMONIO STORICO-CULTURALE ASPETTI DEMOGRAFICI E SOCIO-ECONOMICI AMBIENTE ACUSTICO ANALISI DEI LUOGHI ED INDIVIDUAZIONE DEI RICETTORI SENSIBILI PRINCIPALI FONTI DI RUMORE GENERATE DALLE ATTIVITÀ DI CAVA NORMATIVA ACUSTICA DI RIFERIMENTO SITUAZIONE ATTUALE E CONFRONTO CON I LIMITI DI LEGGE SALUTE PUBBLICA PRINCIPALI FONTI DI POLVERI GENERATE DALLE ATTIVITÀ DI CAVA SITUAZIONE ATTUALE 79 6 INDIVIDUAZIONE DELLE ALTERNATIVE INTRODUZIONE 81 2
3 Indice 6.2 ALTERNATIVE STRATEGICHE ALTERNATIVE DI LOCALIZZAZIONE ALTERNATIVE DI PROCESSO ALTERNATIVE DI COMPENSAZIONE O MITIGAZIONE DEGLI EFFETTI NEGATIVI ALTERNATIVA ZERO 83 7 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI COMPATIBILITA DEL PROGETTO CON LE PREVISIONI PIANIFICATORIE, URBANISTICHE E CON IL REGIME VINCOLISTICO IMPATTO DEL PROGETTO SULLE COMPONENTI AMBIENTALI E SOCIO-ECONOMICHE FATTORI CLIMATICI GEOMORFOLOGIA, IDROGEOLOGIA ED AMBIENTE IDRICO USO DEL SUOLO, VEGETAZIONE E FLORA ECOSISTEMI E FAUNA PAESAGGIO E PATRIMONIO STORICO-CULTURALE ASPETTI DEMOGRAFICI E SOCIO-ECONOMICI AMBIENTE ACUSTICO SALUTE PUBBLICA 94 8 MISURE DI MITIGAZIONE E COMPENSAZIONE 95 9 BIBLIOGRAFIA ELENCO DEGLI ESPERTI 103 3
4 Introduzione 1 INTRODUZIONE Su incarico della Cava Nuova Bartolina srl, è stato realizzato il presente Studio di Impatto Ambientale a supporto del progetto di coltivazione e recupero ambientale (variante in ampliamento) della attività estrattiva denominata Poggio Girotondo in Comune di Gavorrano (Provincia di Grosseto). Figura 1 Sx: Localizzazione geografica del Sito estrattivo di Poggio Girotondo nell ambito del Piano provinciale delle attività estrattive di recupero delle aree escavate e riutilizzo dei residui recuperabili (P.A.E.R.P. 2009). Dx: Area estrattiva esistente e perimetro variante in ampliamento. L area estrattiva si estende in direzione NNW-SSE per circa m raggiungendo un ampiezza massima di 600 m nella zona centrale. La sua superficie totale, pari a 46,72 ettari, comprende sia l attuale area di cava e quella dell ampliamento in variante (circa 10 ettari), sia quelle degli impianti industriali, dei servizi e depositi e delle discariche, e risulta completamente compresa tra il corso del Fiume Bruna ad Est e la S.P. n 20 ad Ovest. La realizzazione dello Studio di impatto si è resa necessaria in quanto la cava in oggetto rientra nelle opere da sottoporre alla procedura di VIA di competenza comunale (Art. 7, comma 4, allegato A3): cave e torbiere con più di mc/anno di materiale estratto o di un area interessata superiore a 20 ha. La Cava Nuova Bartolina S.r.l. è proprietaria della massima parte delle aree che ricadono entro il limite di Variante e della totalità di quelle nelle quali saranno sviluppate le nuove attività. 4
5 Metodologia 2 METODOLOGIA Il presente Studio di Impatto Ambientale (SIA) è stato elaborato nella massima considerazione, fin dalle fasi preliminari, degli aspetti ambientali, pianificatori e sociali dell area interessata. E stata attentamente analizzata e valorizzata la normativa nazionale e regionale in materia di valutazione di impatto ambientale. In particolare lo Studio è stato predisposto ai sensi della L.R. Toscana 3 novembre 1998 n.79 Norme per l applicazione della valutazione di impatto ambientale, e delle successive istruzioni tecniche 1. Ciascun capitolo del presente S.I.A. ha quindi sviluppato i punti di cui all Allegato C (Contenuti dello studio di impatto ambientale S.I.A. di cui all art.12, comma 2 e art.13, comma 2, da redigere ai fini della fase di valutazione) della L.R. Toscana 79/98. Di seguito sono indicati i contenuti dei diversi capitoli del SIA, evidenziandone la corrispondenza ai punti di detto allegato. Le analisi interne al SIA sono state realizzate a diversa scala di indagine secondo i concetti di area vasta e sito di cui al DPCM 27 dicembre Il sito è stato individuato nell area attualmente oggetto di attività estrattiva e nella zona interessata dall ampliamento della cava stessa. L area vasta è stata individuata in una porzione di territorio comunale pari a circa 1160 ha simmetrica rispetto al sito estrattivo. Relativamente a tale area sono state realizzate le analisi per le diverse componenti (pianificatorie e vincolistiche, naturalistiche, geologiche, di uso del suolo, paesaggistiche, ecc.). Rispetto al vasto panorama di metodologie di valutazione degli impatti, genericamente raggruppabili in tre classi generali, quali metodologie basate su cartografia ambientale, liste di controllo-matrici-network e modelli matematici, sono stati valorizzati i metodi riconducibili alle prime due classi. Ciò in considerazione della tipologia di intervento in oggetto e dei suoi potenziali livelli di impatto. Al fine di rendere omogenee le valutazioni relative alle diverse componenti analizzate e quale utile riferimento metodologico è stata utilizzata la scala ordinale di significatività degli impatti prevista dalle norme tecniche di attuazione della L.R. Toscana 79/98 inerente la valutazione di impatto ambientale (Regione Toscana, 1 Del.G.R. 20 settembre 1999, n L.R. 3 novembre 1998 n.79 Norme per la valutazione di impatto ambientale approvazione nuovo testo linee guida di cui all art.22 Disposizione attuative delle procedure. Del.G.R. 20 settembre 1999, n L.R. 3 novembre 1998 n.79 Norme per la valutazione di impatto ambientale approvazione nuovo testo norme tecniche di cui all art.22 Disposizione attuative delle procedure. 5
6 Metodologia 1999). Tale riferimento è stato leggermente modificato al fine di suddividere l intensità degli impatti in 5 classi con l aggiunta della classe intensità media. Gli impatti sono quindi stati classificati secondo i seguenti criteri: secondo il loro segno in impatti positivi e negativi; secondo la loro intensità in impatti non significativi, lievi, medi, rilevanti, molto rilevanti; secondo la loro dimensione temporale in impatti non significativi, reversibili a breve termine, reversibili a lungo termine, irreversibili. Dalla combinazione della rilevanza e dell estensione nel tempo degli impatti si ottiene una scala ordinale di importanza degli impatti (positivi e negativi) da quello più intenso (rango 6) a quello meno significativo (rango 1). L inserimento della classe impatto medio relativamente alla sua intensità ha comportato la individuazione di 6 classi di impatto (Tab. 1). RANGO IMPATTO Intensità Durata 6 Molto rilevante Irreversibile 5 Molto rilevante Reversibile a lungo termine Rilevante Irreversibile 4 Molto rilevante Reversibile a breve termine Rilevante Media Rilevante Reversibile a lungo termine Irreversibile Reversibile a breve termine 3 Media Reversibile a lungo termine Lieve Irreversibile 2 Media Reversibile a breve termine Lieve Reversibile a lungo termine 1 Lieve Reversibile a breve termine Tabella 1 : Scala ordinale degli impatti (Regione Toscana, 1999 modificata) 6
7 Metodologia Oltre alla definizione del rango di impatto sono fornite indicazioni relativamente alla loro possibilità di mitigazione e compensazione. In tale fase sono forniti anche elementi utili alla successiva fase di riqualificazione del sito di cava al termine delle attività di escavazione. Lo studio di impatto è stato sviluppato anche con riferimento a precedenti esperienze di SIA di opere simili, valorizzando i contenuti delle Linee guida per la redazione degli studi di impatto ambientale relativi a progetti di attività di cava (NORME UNI Ente Nazionale Italiano di Unificazione 10975, anno 2002) e nel rispetto dei contenuti minimi per gli studi di impatto relativi alla industria estrattiva come indicati nel IV volume dei Quaderni della VIA Valutazione di impatto ambientale: un approccio generale (Regione Toscana, 2000). TAVOLE ALLEGATE Carta dei vincoli territoriali e ambientali - scala 1: (Tav. 4.4/I). Carta dell'uso del suolo e della vegetazione - scala 1: (Tav. 5.3/I). Carta dell'edificato sensibile e della viabilità - scala 1:5.000 (Tav. 5.7/I). 7
8 Motivazioni e caratteristiche tecniche dell opera 3 MOTIVAZIONI E CARATTERISTICHE TECNICHE DELL OPERA 3.1 MOTIVAZIONI DELL AMPLIAMENTO La cava di Poggio Girotondo, è attiva dal 1933 per l estrazione di roccia diabasica. Il diabase è una roccia particolarmente resistente a compressione e soprattutto alla gelivazione e viene utilizzata prevalentemente come pietrisco e granulati vari nell ambito ferroviario (ballast) e nelle opere stradali ed edili in genere. Il materiale estratto presso la cava Poggio Girotondo, per tipologia, qualità e quantità, risulta essere una risorsa mineraria difficilmente reperibile nell ambito regionale specie per il mantenimento dei tratti ferroviari nella linea Roma-Genova e negli innesti di ambito prevalentemente toscano. Quanto sopra conferisce alla cava un ruolo strategico nel reperimento di tale materiale e quindi importante risulta la possibilità di un mantenimento della coltivazione pur in una logica di compatibilità ambientale. Su queste basi si devono ricercare le motivazioni dell ampliamento della superficie di coltivazione verso il lato est dell attuale superficie di estrazione. 3.2 DESCRIZIONE DEL PROGETTO Con Delibera della Giunta Regionale n 904 del la Regione Toscana ha approvato la modifica al P.R.A.E. richiesta dalla Cava Nuova Bartolina S.r.l., con i pareri positivi del Comune di Gavorrano e della Provincia di Grosseto. La modifica prevede l arretramento della gradonatura esistente verso Est interessando, per circa 100 m, la fascia compresa tra il Fiume Bruna e la gradonatura, oggi ampia 150 m; la fascia residua di rispetto avrà quindi un ampiezza di circa 50 m. Rispetto all attuale superficie di cava autorizzata, pari a circa 30,3 ettari, il progetto prevede un suo ampliamento per circa 10 ettari. La richiesta di ampliamento dell assetto urbanistico finalizzato all area estrattiva è stato inoltrato alla Regione Toscana alcuni anni fa, sulla base di uno studio geogiacimentologico multidisciplinare (geologico, idrogeologico, geofisico, ecc.) che rendeva certa la prosecuzione dell ammasso diabasico in direzione Est e Sud Est; tali studi prospettano la presenza di ulteriore risorsa, sufficiente a consentire la prosecuzione dell attività estrattiva per oltre un decennio. 8
9 Motivazioni e caratteristiche tecniche dell opera Le modalità di coltivazione rimarranno pressoché le medesime sino ad oggi espletate che consistono in uno scavo a fossa attraverso l utilizzo di gradonature coltivate mediante la tecnica delle spianate a gradini discendenti. L altezza dei gradoni sarà di 10 m, altezza sino ad oggi utilizzata, il cui dimensionamento risulta una efficace e razionale sintesi di molte esigenze e funzioni (produzione, sicurezza, stabilità a lungo termine). L inclinazione del singolo gradone invece, a seguito di accurati studi di carattere geologico-strutturale, rispetto agli anni passati, è previsto con una inclinazione di 60 (rispetto ai attuale) e ciò per assicurare una maggiore stabilità a lungo termine. La modifica dell inclinazione implica di conseguenza una diversa pedata residua che si prevede di 4 m. In fase di coltivazione tuttavia, l inclinazione dei gradoni verrà tenuta il più possibile vicina alla verticale evitando gli strapiombi, come previsto dall art. 119 del D.P.R. 128/59. Nella coltivazione su rocce diabasiche, la massima sicurezza per il personale addetto ai lavori si ottiene proprio con scarpate verticali, in quanto eventuali distacchi non previsti di frammenti rocciosi cadono sulla pedata e non rotolano a valle con proiezioni imprevedibili, come nel caso di scarpate in pendenza. L effetto di rotolamento di blocchi in caduta si annulla infatti per pendenza della scarpata prossima ai 90. Si prevede che la distanza orizzontale massima tra il piede ed il ciglio superiore della scarpata, misurata in pianta, sia di 1 2 m. La coltivazione verrà effettuata tramite le seguenti operazioni, caratteristiche delle cave in roccia compatta: a) perforazione e sparo delle mine per abbattaggio della roccia; b) disgaggio del fronte; c) carico del materiale abbattuto; d) trasporto del materiale abbattuto agli impianti di frantumazione e) lavorazione materiali inerti c/o impianto di frantumazione. Le fasi lavorative inerenti la preparazione e la coltivazione dei gradoni sono effettuate con l ausilio di mezzi moderni e specifici per tali lavori. La perforazione delle mine avviene con 2 wagon drill cingolati ATLAS in dotazione alla cava, ROC 842 HCS, dotati di raccoglitore di polveri; è utilizzata una perforatrice esterna di diametro 76 mm. Sono previsti fori da mina sub-verticali, in file parallele, distanti 2,3 m dal ciglio superiore del gradone e tra di loro, della profondità di 11 m. In genere la volata è effettuata facendo brillare 30 mine disposte su due file: la prima, quella esterna, di 16 fori, la seconda di 14; il quantitativo di esplosivo usato è di circa 9
10 Motivazioni e caratteristiche tecniche dell opera 475 Kg ed il volume di materiale abbattuto pari a 1600 m 3, con un consumo specifico di esplosivo pari a circa 300 gr/cm 3. In fase di rimodellamento finale del fronte la maglia verrà ridotta a 1,5 m, in maniera da migliorare il taglio della roccia e quindi evitare al massimo le fratture indotte dalle esplosioni. Per la volata è utilizzato esplosivo Goma 2-EC di diametro 60 mm (o in alternativa Premex 831 da 60 mm), innescati con miccia detonante Extra e micro ritardi elettrici da 30 milli sec. A seguito del brillamento delle mine il sorvegliante provvederà ad una accurata ispezione del fronte di scavo per la verifica di eventuali pericoli e per disporre il disgaggio, ove necessario, come previsto dall art. 129 del D.P.R. 128/59; il disgaggio sarà comunque molto limitato, vista la natura della roccia ed il metodo di abbattaggio adottato. Ove si rendesse necessario, il disgaggio avverrà con mezzi meccanici, utilizzando un escavatore di alzata superiore all altezza del gradone, oppure un escavatore di alzata inferiore che opererà in questo caso dall alto verso il basso in posizione rovescia per il disgaggio della parte superiore della scarpata e, successivamente, in posizione frontale dal piede del fronte verso l alto (Caterpillar 345C). Il carico del materiale abbattuto sui singoli gradoni avverrà con un escavatore tipo Caterpillar 345C (CGT). Il trasporto del materiale abbattuto sino agli impianti di frantumazione avverrà con un dumper tipo PERLINI DP 705 da 40 t ed un dumper ASTRA BM 35 da 20 t. Lungo la rampa di accesso al fondo scavo, in corrispondenza dei vari gradoni ed in posizioni funzionali per la sicurezza, sono previste piazzole di manovra e di sosta. Verrà comunque vietato l accesso contemporaneo di più dumpers sul punto di carico e quindi ogni autista, prima di iniziare la manovra di avvicinamento al gradone, dovrà verificare che il mezzo precedente si sia allontanato. Per il trasporto dei carri ferroviari fino alla stazione di Giuncarico Scalo sono utilizzati due locomotori ferroviari diesel MAK 400 C e DEUTZ 128 HP KOF 2. Per la movimentazione dei prodotti lavorati e per il carico sui piazzali saranno utilizzate due pale gommate, una CATERPILLAR 972 ed una FIAT-HITACHI FR Per l abbattimento delle polveri lungo la viabilità e gli ambienti di cava verranno utilizzate linee mobili dotate di irrigatori ed alimentate dalle acque di riciclo dell impianto di lavorazione; all occorrenza tale sistema di abbattimento delle polveri verrà integrato con l utilizzo di una autobotte che permetterà di aspergere, tramite idrante, la zona non servita dall impianto a terra. La manutenzione ordinaria del parco mezzi è assicurata in loco da una attrezzata officina meccanica; la manutenzione straordinaria è espletata dai servizi di assistenza 10
11 Motivazioni e caratteristiche tecniche dell opera dei costruttori o, in alternativa a questi, da officine di zona di comprovata capacità professionale. Il personale addetto ai lavori utilizzerà le infrastrutture presenti nell Area Servizi adiacente alla cava (mensa, spogliatoio, wc, infermeria, ecc.) Il materiale diabasico estratto è trasportato presso l area impianti dove sono presenti due linee di lavorazione le quali non subiranno alcuna modifica rispetto all attuale assetto produttivo. In particolare il vecchio impianto effettua lo sfangamento del toutvenant mentre il nuovo impianto, lavora a secco ed è stato autorizzato dal Comune il Il ciclo di lavorazione del nuovo impianto è suddiviso nelle seguenti sezioni principali: 1) SEZIONE DI FRANTUMAZIONE PRIMARIA Il materiale da trattare, in pezzatura 0/800 mm arriva al gruppo di frantumazione primaria mediante dumpers con capacità di carico di circa 40 t. La sezione di frantumazione primaria è composta da un alimentatore primario sgrossatore vibrante a griglia e da un frantoio primario a mascelle; oltre ad alimentare il frantoio, l alimentatore provvede a separare i frammenti superiori a 150 mm da quelle inferiori. Tutta la frazione grossa, viene trattata e ridotta ad una mista granulometria da 0 a 350 mm e viene inviata a stoccaggio per poi essere successivamente lavorata. 2) SEZIONE DI FRANTUMAZIONE E VAGLIATURA SECONDARIA E TERZIARIA Le due classi granulometriche semilavorate, prodotte dalla sezione primaria e stoccate in cumuli polmone, vengono automaticamente estratte dai loro stoccaggi, tramite alimentatori e nastri trasportatori alloggiati in speciali tunnels posizionati sotto i cumuli stessi; il materiale viene ridotto ad una dimensione di 0/100 mm con due frantoi secondari a cono. La produzione delle due macchine viene riunita in un unico nastro trasportatore che porta il tutto su un grosso vaglio vibrante che seleziona il materiale in due prodotti di cui uno è già prodotto finito con dimensioni 32/60 mm che viene inviato a stoccaggio; l altro prodotto deve essere ulteriormente frantumato e viene inviato ad una tramoggia polmone di stoccaggio da dove verrà inviato alla successiva sezione di lavorazione; detto materiale una volta selezionato con vaglio vibrante viene stoccato nei piazzali pronto per essere venduto. Come si può evincere dalle lavorazioni sopra specificate, la trasformazione del materiale non produce alcuna forma di rifiuto. L impianto nel suo complesso è dotato di una serie di dispositivi ed accorgimenti atti a contenere il più possibile l impatto con l ambiente circostante; proprio per limitare al 11
12 Motivazioni e caratteristiche tecniche dell opera minimo l emissione di polveri generate in fase di lavorazione, l impianto di frantumazione e vagliatura è dotato dei seguenti dispositivi di prevenzione: impianto di nebulizzazione e atomizzazione, realizzato con miscela aria compressa-acqua, che per mezzo di ugelli e atomizzatori, installati su tutti i punti di produzione polvere, inumidisce ed appesantisce le particelle più leggere e volatili della polvere. copertura vagli; le sezioni di vagliatura saranno opportunamente coperte da appositi teloni di contenimento polvere e rumore. L attività di lavorazione è organizzata su turno unico giornaliero; le mansioni espletate nel turno sono: a) perforazione, brillamento e disgaggio b) carico e trasporto del tout-venant c) attività di piazzale per carico dei prodotti finiti in partenza d) attività di carico dei treni in spedizione e) officina di riparazione e manutenzione f) bollettazione e contabilità Il numero degli addetti, per turno unico, è di 17 unità: per l espletamento delle fasi di lavoro inerenti le operazioni di cui ai punti a) b) c) e d) saranno impiegati operai qualificati addetti all utilizzo di macchine per movimento terra. L impiego del personale e dei mezzi in dotazione consente di realizzare, come già accennato, una produzione annuale complessiva di circa m 3, pari a circa t; la capacità oraria potenziale del nuovo impianto è maggiore ovvero di t/ora per complessiva t/turno. Lo stadio di attuazione dei lavori di coltivazione nella zona Sud, autorizzati dall Amministrazione Comunale con atto del 12 settembre 2007, ha raggiunto ai giorni nostri il livello 10 m s.l.m. ed in parte il 20 m s.l.m., rimanendo da ultimare i successivi ribassi fino alla quota di 45 del fondo scavo; con essi si esauriscono i lavori ad oggi autorizzati, in scadenza il 31 maggio Acquisita la nuova autorizzazione per la variante in oggetto l attività estrattiva proseguirà con la cosiddetta fase di preparazione del giacimento. Questa consiste essenzialmente nei seguenti interventi): 12
13 Motivazioni e caratteristiche tecniche dell opera 1. a partire dalla rampa in zona Sud che collega la viabilità sommitale con il gradone a + 20 si inizierà con escavatore e dumper l asportazione del materiale di copertura, essenzialmente alluvionale, realizzando un piano che si amplierà alla quota di + 22 in direzione Est e Nord (per circa 150 m), dal quale si staccherà sul lato Est una rampa rimontante fino a quota + 28 circa; 2. successivamente sarà realizzata, in prosecuzione di quella esistente, una rampa fino al livello + 15, realizzando un secondo piano a tale quota, dal quale una piccola rimonta sul lato Est lo collegherà al soprastante + 22; 3. da questo piano una piccola rampa lo collegherà al nuovo piano di quota + 10; il dislivello tra questi due piani dovrebbe rappresentare il letto della copertura alluvionale, riscontrando il diabase più o meno alterato; 4. dalla attuale rampa generale di carreggio, percorrendo il gradone di quota 0 si realizzerà, in direzione Est, l attacco al gradone 0 / + 10 che rappresenterà l inizio della coltivazione superiore della massa diabasica. Conseguentemente a quest ultimo intervento, di coltivazione vera e propria, Figura 2 Modalità di avanzamento del nuovo fronte di cava. proseguiranno verso Nord, le operazioni di scopertura ai livelli + 22, + 15 e + 10 e di produzione al livello 0 fino al limite Nord, in prossimità delle vasche di decantazione. L evoluzione generale dei lavori di coltivazione del giacimento sarà attuata con continuità nel tempo e convenzionalmente si svilupperà in una fase a breve termine, 13
14 Motivazioni e caratteristiche tecniche dell opera una fase a medio termine, ed un ultima, a lungo termine, che rappresenta lo stato finale. La presumibile situazione evolutiva dei lavori nel breve periodo, ovvero 4-5 anni sarà prodotta, al momento della richiesta della autorizzazione alla prosecuzione dell attività estrattiva. Lo stesso vale per la situazione a medio termine, ovvero a circa 9-10 anni. Lo stadio ultimo dei lavori minerari è rappresentato nella planimetria di cui alla Tav. 10 di progetto nella quale la gradonatura Est ha raggiunto l arretramento compatibile con i limiti urbanistici raccordandosi verso Sud con la gradonatura odierna e verso Nord con la antica gradonatura sottostante il vecchio impianto. Il versante Ovest, oggi in progressivo seppur lieve scoscendimento, risulta rimodellato secondo una successione di scarpatelle poco inclinate; i lavori di rimodellamento inizieranno in questa stagione estiva e saranno terminati entro la prima fase. Dall osservazione della tavola risulta un piazzale di fondo scavo della superficie complessiva di mq, che in futuro potrà anche essere oggetto di ulteriori ribassi, considerando che recenti perforazioni hanno confermato la presenza di diabase per almeno altri 30 m. Prima del conseguimento della morfologia definitiva inizierà lo smantellamento del vecchio impianto e saranno risistemate le superfici ospitanti le vasche di decantazione delle acque di sfangamento. 3.3 REINSERIMENTO AMBIENTALE E OPERE IDRAULICHE DI DERIVAZIONE E RESTITUZIONE In accordo con le indicazione dell Amministrazione Comunale di Gavorrano il recupero ambientale del cavo minerario sarà finalizzato alla creazione di un vasto specchio d acqua a funzione multiple. Solo a seguito di ulteriori accordi con l Amministrazione Comunale ed all acquisizione di pareri e/o nulla osta rilasciati da altri Enti Interessati (Amministrazione Provinciale, Ufficio del Genio Civile, ecc.) saranno definite le destinazioni d uso del bacino e le modalità di derivazione e restituzione delle acque del Fiume Bruna. Il bacino idrico in ipotesi verrà alimentato a Nord-Est con acqua corrente tramite un canale immissario di derivazione dal Fiume Bruna; con un canale emissario a Sud-Est del bacino, l acqua verrà restituita al Fiume Bruna, assicurando cosi un ricambio continuo. La cava verrà riempita d acqua sino a quota 26 m s.l.m., corrispondente alla quota di uscita del canale emissario verso il Fiume Bruna. La superficie dello specchio d acqua 14
15 Motivazioni e caratteristiche tecniche dell opera sarà di circa 16 ha, quella al fondo, a quota -45 m s.l.m., di circa 4,3 ha, la profondità del bacino sarà di 69,5 m s.l.m. ed il volume d acqua risultante di circa m³. Per quanto riguarda il progetto di riqualificazione ambientale dell area si rimanda ai contenuti del progetto di coltivazione ove si indica, relativamente alle destinazioni finali: Nella rappresentazione planimetrica del reinserimento ambientale sono riportate due denominazioni Area di sosta e Centro servizi che lasciano prefigurare una destinazione dello specchio d acqua e delle superfici adiacenti ad una fruizione pubblica a mò di parco naturalistico, eventualmente con attività ricreative e sportive. Ovviamente si tratta solo di una ipotesi da valutare con l Amministrazione Comunale nell ambito del Piano di recupero complessivo dell ex area di cava, in accordo con la destinazione dello Strumento Urbanistico Comunale. Non è comunque da escludere una destinazione d uso diversa, quale per esempio il riempimento del cavo con materiali inerti e/o non pericolosi provenienti da aree esterne, così come una utilizzazione, quale risorsa idrica per l agricoltura. Il progetto di rinverdimento prevede l utilizzo del materiale terrigeno accumulato in cava durante l attività estrattiva futura e terreno reperito in loco avente adeguate caratteristiche pedologiche. Tale materiale verrà trasportato con autocarri leggeri e messo in opera sulle scarpate tramite escavatore cingolato, ottenendo uno spessore finale medio non inferiore a cm. Semine manuali di specie erbacee ed arbustive saranno eseguite sulle varie scarpate; per la composizione della miscela di specie erbacee si farà riferimento alle percentuali di cui alla Tabella 1. Alle specie erbacee saranno aggiunte specie arbustive in ragione del 20% sul totale, in forma di seme; la maggior parte delle specie arbustive verrà comunque messa a dimora in forma di piantine. All esterno dell area di scavo vera e propria saranno altresì oggetto di lavori di inerbimento e cespugliamento l accumulo degli sterili (nel frattempo ribassato alla quota di 58 m) ed il piccolo rilievo dove è ubicata la cabina elettrica; oltre a queste superfici, lavori di inerbimento saranno svolti sulla sommità delle due collinette sopra richiamate, sugli ampi piazzali residui ed altre zone limitrofe. L ultima fase delle opere in verde riguarderà la piantumazione di essenze arboree autoctone, in forme lineari (interasse 5 m) sul lato Ovest, in fregio alla strada provinciale, per attenuare da essa la vista dei rilievi residui, ed in altre zone quali la viabilità perimetrale, l area di sosta ed il centro servizi, e sul ciglio Nord, della gradonatura residua. Per quanto riguarda lo smantellamento degli impianti il progetto prevede la rimozione di tutte le strutture impiantistiche costituenti il vecchio ed il nuovo impianto e demolite le opere murarie oggi a sostegno delle medesime; potrà essere demolita, altresì, la cabina elettrica non più funzionale all alimentazione degli impianti presenti. 15
16 Motivazioni e caratteristiche tecniche dell opera Non saranno oggetto di demolizione i due grossi silos presenti in prossimità della gradonatura Nord, così come i piccoli edifici ospitanti oggi gli uffici, la mensa, gli spogliatoi, l infermeria, l officina, ecc.; queste strutture saranno oggetto di uno specifico Piano di recupero, anche in funzione della destinazione d uso dello specchio d acqua residuo. Relativamente alla descrizione delle opere di derivazione e restituzione vengono di seguito descritte come contenute nel progetto stesso: Opere di derivazione Il flusso di acqua proveniente dal fiume Bruna verso la cava viene realizzato da un canale con uno scolmatore da realizzare sull argine di protezione in corrispondenza della sezione H del rilievo topografico con il quale è stato condotto lo studio idraulico per la valutazione del rischio idraulico (in uno dei tratti più vicini tra il fiume Bruna e la cava). Il canale nel tratto lato fiume Bruna sarà realizzato con scavo in terra, che costituirà un semplice invito verso il profilo di efflusso. La bocca di efflusso da realizzarsi sull argine avrà il profilo di tipo Creager, con un altezza massima di hmax = 1.35 m; la larghezza dello scolmatore è pari a 5.00 m. Lo scolmatore sull argine sarà rivestito in calcestruzzo per mantenerne l efficienza in ogni situazione; la quota dello sfioratore è pari a m. A valle dello sfioratore si ha un canale che conduce alla vasca di accumulo, la cui lunghezza è di circa 27 m, mentre la pendenza che può essere considerata costante è pari al 0.50 %. Il fondo del canale ha una quota prevista di m; tolta la differenza di quota dovuta alla pendenza, si ottiene la quota di sbocco nella vasca pari a m. Le quote ora indicate, considerando che il progetto prevede una quota nella vasca di circa m, evidenziano come sia effettivamente possibile realizzare l invaso per una altezza di almeno 2.00 m sul livello considerato di regime. Opere di restituzione Il canale di restituzione verrà realizzato con una canalizzazione interrata, che partendo da una quota di base di m (corrispondente alla quota di regime della vasca), con un percorso di circa 160 m raggiunge la sponda del fiume Bruna. Questa opere di restituzione sarà costituita da una tubazione interrata, con pendenza del 0.50 %, e quindi con una quota del fondo in corrispondenza della restituzione del fiume Bruna di circa m. 16
17 Motivazioni e caratteristiche tecniche dell opera La tubazione di restituzione dell acqua temporaneamente accumulata nella vasca sarà dotata di adeguata valvola di non ritorno che impedisca lo scarico durante l evento di piena fino a che il livello idrico nel fiume Bruna non è arrivato ad una quota inferiore a quella dello scarico sopra indicato. La tubazione è prevista in acciaio corrugato a sezione ribassata di dimensioni 1.85x1.40 m, sarà completamente interrata e sottopasserà anche l argine di protezione idraulica dell area. La sezione sopra indicata permetterà di svuotare la vasca, dalla quota di massimo invaso pari a m, alla quota di regime pari a m, in 48 ore, quindi in un tempo paragonabile all evento che viene considerato per la massima piena. La durata dello svuotamento come sopra indicata evidenzia che la vasca funziona effettivamente come laminazione anche per eventi che si susseguono con tempi ridotti (è statisticamente poco probabile che si verifichino in un tempo inferiori a pochi giorni eventi con tempi di ritorno ad almeno alcuni anni). 17
18 Stato della pianificazione urbanistica e regimi vincolistici 4 STATO DELLA PIANIFICAZIONE URBANISTICA E REGIMI VINCOLISTICI 4.1 PIANI DI INDIRIZZO TERRITORIALE REGIONALE Il nuovo Piano di Indirizzo Territoriale della Toscana (PIT ) è stato approvato con Del.C.R. n.72 il 24 luglio Ai sensi dell art. 17 della legge regionale 1/2005, l'avviso relativo all'approvazione del PIT è stato pubblicato sul BURT n. 42 del 17 ottobre 2007 e quindi da questa data il piano ha acquistato efficacia. Il nuovo Piano, che intende contribuire ad una stagione innovativa delle politiche pubbliche dell'amministrazione regionale ha una valenza costitutiva ed una funzionalità strategica, in grado di coniugare le due anime: il motore propositivo e la regola statutaria. Gli elementi cruciali che questo Pit pone alla base della propria missione costitutiva, oltre che della propria stessa operatività sono i seguenti: Lo Statuto del territorio toscano e il quadro conoscitivo su cui si fonda. Alla base delle opzioni e degli indirizzi del PIT viene assunta una specifica e determinata rappresentazione della Toscana e del suo insieme territoriale. E che, a tal fine, si fonda su uno specifico «quadro conoscitivo». Quanto a quest ultimo, va rilevato come nell esperienza regionale maturata nel corso degli anni 90, il quadro conoscitivo sia stato considerato come un atto centrale della strumentazione per il territorio e un momento fondamentale nella strutturazione della forma del Piano, perché in esso vengono collocati gli scenari analitici di riferimento, gli argomenti di discussione e lo studio dei principali fenomeni che, indagati ed interpretati nel loro presente e nel loro possibile divenire, danno senso e sostanza all azione pubblica fissata nel Piano. Per questo motivo le conoscenze del contesto del territorio entro cui prendono forma le azioni e i progetti del Piano, sia quando si indirizzano verso la conservazione attiva sia quando vengono rivolte alla trasformazione fisica, sono considerate dal protocollo normativo vigente come parti costitutive di ogni livello della pianificazione e di ogni strumento di governo del territorio. In quanto tali esse sono soggette alla procedura dell osservazione e dell approvazione. Così facendo, nell esperienza toscana, si è instaurata una relazione biunivoca con un legame forte tra conoscenza del contesto e definizione di una azione prospettica; tra indagine e interpretazione, da una parte, e costruzione delle regole e della normazione, dall altra; ed, infine, tra dinamiche presenti e prospettazioni prossime e remote. Relazione biunivoca che, per un verso, porta a restringere il processo di indagine e di interrogazione al territorio in sé, alle sue intrinseche componenti strutturali e al suo ruolo nel processo di sviluppo contemporaneo; e, per l altro, ad avere uno sguardo più acuto e profondo, alla ricerca dei principali fenomeni del divenire, alle variabili che ne influenzano la dinamica sociale, fisica ed economica, agli oggetti e agli elementi, nonché 18
19 Stato della pianificazione urbanistica e regimi vincolistici alle relazioni cioè ai collegamenti tra e con le prestazioni ad essi collegati che si innescano e danno struttura ai contesti. I metaobiettivi del Pit: che informano e qualificano la l agenda per l applicazione dello statuto del Piano. Si tratta dei discrimini essenziali del governo del territorio in Toscana. Che è come dire: le sue scelte «imprescindibili». Ciò che declina il suo statuto, per l appunto, in un agenda per la sua applicazione. Sono insomma le opzioni che connotano in sé questo Piano di indirizzo territoriale. E che rendono il governo del territorio in Toscana chiaro, netto e riconoscibile nelle ragioni di medio e lungo andare che lo guidano e nelle finalità strutturali che afferma e persegue, e dunque nei valori e negli argomenti che ne presidiano la qualità. Ma, come tutte le scelte normative di un piano territoriale, i metaobiettivi si configurano come predicati strategici prima ancora che prescrittivi. Nel senso che, laddove necessario, dettano sì regole e indirizzi ma lo fanno col chiaro intento di modificare oppure di salvaguardare qualità, funzioni e valori territoriali preesistenti in vista di scenari auspicati o temuti. L «agenda strategica» del Pit. Ovvero, la formulazione di appositi sistemi funzionali in cui situare, presidiare e valutare la messa in opera del Piano secondo quel generale un preciso filo conduttore, che abbiamo già evocato, e che per brevità possiamo designare come contrasto alla rendita. Ciò significa intervenire sulle condizioni strutturali dello sviluppo, con l obiettivo di coniugare un nuovo dinamismo economico e sociale e una elevata qualità della crescita». Il Pit si dota di una propria agenda programmatica che pone in relazione funzionale stabile le proprie finalità e i propri obiettivi con le finalità e gli obiettivi del Prs. A questo scopo il Pit definisce una serie di sistemi funzionali con i quali sintonizza il perseguimento dei propri metaobiettivi e dunque il proprio specifico disegno territoriale. Ma mediante gli stessi sistemi funzionali il Pit persegue a un tempo anche la propria connessione col Prs: in modo che piani, programmi e linee di azione che investono il territorio, o fanno comunque leva sulle sue risorse, interagiscano con le capacità e i funzionamenti della società toscana per influenzarne il movimento, le molteplici combinazioni e l evoluzione innovativa. E pertanto mediante tali sistemi funzionali che il Pit vuole ponderare qualità ed efficacia del governo del territorio in Toscana come tessuto connettivo di una Regione aperta e dinamica, attrattiva e competitiva e che, ad un tempo, è operosa custode della riconoscibilità internazionale del proprio patrimonio territoriale. Ed è mediante i sistemi funzionali del Pit che i singoli piani strutturali, a livello municipale e provinciale, potranno definire, in funzione dei propri obiettivi programmatici e in coerenza a quelli che compongono la più generale agenda 19
20 Stato della pianificazione urbanistica e regimi vincolistici programmatica regionale, con quali finalità e modalità il governo del territorio dovrà adempiere la propria missione. La strumentazione di cui il Pit si dota per la propria «messa in opera» e per presidiare l efficacia delle sue opzioni. una strumentazione fondata sulla cooperazione pattizia tra Regione ed Enti locali della Toscana nella messa in opera del Pit; un sistematico e preferenziale ricorso alla confronto concorrenziale tra le opportunità e le risorse progettuali e propositive del mercato nella mobilitazione e nella selezione degli operatori privati e pubblici cui affidare la realizzazione delle scelte attuative di Piano quale che sia il livello istituzionale in gioco; lo strumentario disciplinare del Pit: non una raccolta di divieti e di obblighi, né un catalogo di vincoli; un presidio valutatorio dell efficacia del Pit affidato ad un triplice parametro su cui commisurare le alternative nella messa in opera del patto in cui si sostanzia operativamente il Pit. La parte paesistica del PIT La Regione Toscana ha avviato un lavoro di analisi e documentazione sui beni paesaggistici e più in generale sui paesaggi della Toscana finalizzato all aggiornamento del PIT (Piano di Indirizzo Territoriale) in quanto Piano Paesaggistico. Tale lavoro è stato effettuato in collaborazione con le Province, i Comuni e le competenti Soprintendenze ed implementa il PIT nelle sue tre componenti, ovvero il quadro conoscitivo - con la predisposizione di schede di ambito - il documento di piano e la disciplina. Con Del.C.R. n.32 del 16 giugno 2009 la Regione Toscana ha adottato il provvedimento relativo all implementazione del PIT con la disciplina paesaggistica. L area in oggetto risulta inserita nell Ambito di paesaggio n. 34 Massa Marittima, caratterizzato da rilevanti valori naturalistici, paesaggistici e storico-culturali. Nell area in oggetto gli elementi peculiari sono il paesaggio agricolo tradizionale, il corso del fiume Bruna e le importanti testimonianze storico-archologiche quali, ad esempio, Zona di Casteldipietra ed i Muracci: La zona predetta ha notevole interesse pubblico perché presenta rilevanti caratteristiche paesistiche e naturali sotto il profilo panoramico e ambientale per i movimenti del suolo, gli aspetti boschivi ed agresti, interessati spesso da stupendi viali di cipressi e dalla presenza di testimonianze monumentali del passato tra cui Casteldipietra e l antica diga senese dei Muracci che determinano ambienti singolari e quadri panoramici di altissimo valore estetico. Per l area Permangono rilevanti caratteristiche paesistiche e naturali da un punto di vista panoramico e ambientale, anche 20