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Timestamp: 2018-08-15 05:13:10+00:00
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Matched Legal Cases: ['art.18', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 322', 'art. 46', 'art. 47', 'art. 1', 'art. 6']

Novità fiscali del 2 novembre 2011, Nomenclatura Combinata per il 2012, superbollo auto in scadenza al 10 novembre | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 2 novembre 2011, Nomenclatura Combinata per il 2012, superbollo auto in scadenza al 10 novembre
1) Agevolazioni fiscali non più spettanti sulla prima casa: L’auto revoca del contribuente evita almeno l’irrogazione delle sanzioni
2) Concorso di reato del Commercialista: Si alla confisca per equivalente
3) Congedi parentali e deroghe al divieto di lavoro durante il periodo obbligatorio
4) Presentazione telematica rapporti piccola colonia-compartecipanti familiari
5) Al via la Direzione federalismo fiscale: In G.U. il Decreto sulla riorganizzazione del MEF
6) Accise: incrementi delle aliquote d’imposta sui carburanti
7) Dazi e diritti doganali: Pubblicata la Nomenclatura Combinata per il 2012
Prima casa: Il contribuente, che non riuscendo a trasferire la propria residenza entro 18 mesi, comunica volontariamente all’Agenzia delle Entrate di volere revocare le agevolazioni fiscali fruite per la prima casa, evita l’applicazione delle sanzioni. Deve solo restituire la differenza non più spettante.
Una volta ricevuto l’avviso di liquidazione, basterà versare la differenza tra l’imposta ordinaria e quella agevolata, oltre che gli interessi maturati a partire dalla data di stipula del contratto.
Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 105/E del 31 ottobre 2011, emanata a seguito di una istanza di interpello posta da un contribuente, che avendo acquistato un immobile il 22 luglio 2010, fruendo dell’aliquota agevolata IVA (4%), con l’impegno contenuto nel relativo atto a trasferire la propria residenza nell’immobile entro il termine di 18 mesi (come prescritto dalla disciplina in materia di agevolazioni “prima casa”), poi accortosi di non potere più adempiere all’obbligo di trasferimento della propria residenza nell’immobile acquistato, ha chiesto di sapere se possa rinunciare all’agevolazione richiesta, versando la differenza di imposta dovuta sul predetto acquisto.
Secondo la tesi del contribuente, non essendo ancora decorsi i 18 mesi, è possibile pagare solo la differenza dovuta all’Erario o, alternativa avvalersi del ravvedimento operoso
A questo punto l’Agenzia ha, prima, illustrato il quadro normativo che regola la fattispecie.
In proposito, la stessa Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 38/E del 12 agosto 2005, ha già chiarito che “ai fini della corretta valutazione del requisito di residenza, dovrà considerarsi che il cambio di residenza si considera avvenuto nella stessa data in cui l’interessato rende al comune, ai sensi dell’art.18, comma 1 e 2, del DPR 30 maggio 1989, n. 223 (regolamento anagrafico della popolazione residente) la dichiarazione di trasferimento…” .
La dichiarazione dell’acquirente di volere stabilire la residenza nei 18 mesi è prevista dalla legge a “pena di decadenza” dall’agevolazione.
Il mancato trasferimento nel termine dei 18 mesi comporta, quindi, la perdita dell’agevolazione.
La decadenza si verifica alla scadenza del 18° mese dalla data dell’atto; prima di tale scadenza, infatti, il contribuente risulta ancora nei termini per adempiere all’impegno preso.
Nella caso di specie, il contribuente, pur avendo assunto in atto l’impegno a trasferire la propria residenza nel nuovo comune, ha deciso, in data successiva, di non adempiere a detto impegno, per motivi personali, chiedendo se possa rinunciare alla predetta agevolazione pagando la differenza tra l’imposta ordinaria e quella agevolata, senza l’applicazione di sanzioni.
A tal proposito, la neo risoluzione precisa che nessuna disposizione normativa prevede la possibilità di rinunciare su base volontaria alle agevolazioni “prima casa”.
Pertanto, conseguita l’agevolazione “prima casa” questa non sarà più revocabile dalla parte (Cassazione, sentenza del 28 giugno 2000 n. 8784).
In particolare, la Suprema Corte, con tale pronuncia ha stabilito che “non è possibile conseguire l’agevolazione prevista per l’acquisto della prima casa, …, previa rinunzia ad un precedente analogo beneficio, conseguito in virtù della medesima disciplina (…).
Secondo i giudici di legittimità, infatti, la dichiarazione di voler fruire del beneficio “non è revocabile per definizione, tanto meno in vista di un successivo atto di acquisto”.
Da ciò ne deriva, rileva l’Agenzia, che è da escludere che l’acquirente possa poi rinunciare alle agevolazioni “prima casa” fruite.
Una diversa considerazione propone, invece, l’Agenzia, laddove la dichiarazione resa in atto dal contribuente non attenga alla sussistenza delle condizioni necessarie per fruire dei benefici ma sia, invece, riferita all’impegno che il contribuente assume di trasferire la propria residenza nel termine di diciotto mesi dalla data dell’atto.
In sostanza, la dichiarazione resa risulterà mendace e, pertanto, si realizzerà la decadenza dall’agevolazione, solo qualora, decorsi i 18 mesi, il contribuente non abbia proceduto al cambio di residenza.
Proprio in considerazione della peculiarità di tale condizione, il cui verificarsi dipende da un comportamento del contribuente, l’Agenzia ritiene che laddove sia ancora pendente il termine di 18 mesi per il trasferimento della residenza, l’acquirente che si trovi nelle condizioni di non poter rispettare l’impegno assunto, anche per motivi personali, possa revocare la dichiarazione di intenti formulata nell’atto di acquisto dell’immobile.
Presentazione di apposita istanza all’ufficio di registrazione dell’atto con richiesta di riliquidazione dell’imposta assolta
A tal fine, l’acquirente, che non può adempiere all’impegno assunto, deve presentare una apposita istanza all’ufficio presso il quale l’atto è stato registrato, con la quale revoca la dichiarazione d’intenti espressa in atto di volere trasferire la propria residenza nel comune nel termine di 18 mesi dall’acquisto e deve richiedere la riliquidazione dell’imposta assolta in sede di registrazione.
L’istanza si presenta sia per il registro sia per l’IVA
L’Agenzia precisa che tale istanza deve essere presentata sia nel caso in cui l’atto per il quale si sia fruito delle agevolazioni “prima casa” sia stato assoggettato ad imposta di registro che per quelli assoggettati ad IVA.
Soluzione dell’Agenzia al caso concreto: pagamento senza sanzioni per ravvedimento nei 18 mesi
Nel caso di specie, a seguito della notifica dell’avviso di liquidazione da parte dell’ufficio, il contribuente dovrà pagare un importo pari alla differenza tra l’IVA
determinata con l’aliquota applicabile in assenza di agevolazione e quella agevolata.
Il contribuente sarà, inoltre, tenuto al versamento degli interessi, calcolati a decorrere dalla data di stipula dell’atto.
Non si applica, invece, la sanzione pari al 30% di cui all’art. 1, quarto comma, della Nota II-bis) allegata al TUR in quanto, entro il termine di 18 mesi dalla data dell’atto non può essere imputato al contribuente il mancato adempimento dell’impegno assunto, cui consegue la decadenza dall’agevolazione.
Decorso il termine di 18 mesi dalla data dell’atto senza che il contribuente abbia provveduto a trasferire la residenza o a presentare all’ufficio dell’Agenzia una istanza con la quale revoca la dichiarazione di intenti di cui sopra, si verifica la decadenza dall’agevolazione “prima casa” fruita in sede di registrazione dell’atto.
La richiamata Nota II-bis), nell’attuale formulazione, prevede che in caso di decadenza dal regime di favore fruito per le cessioni di case di abitazione “non di lusso” assoggettate all’IVA, “ … l’ufficio dell’Agenzia delle entrate presso cui sono stati registrati i relativi atti deve recuperare nei confronti degli acquirenti la differenza fra l’imposta calcolata in assenza di agevolazioni e quella risultante dall’applicazione dell’aliquota agevolata…”, nonché irrogare la sanzione amministrativa pari al 30% della differenza medesima.
Ne consegue, quindi, che a seguito della decadenza dal regime di favore, l’acquirente dovrà versare un importo pari alla differenza tra l’IVA calcolata con l’aliquota applicabile in assenza di agevolazione e quella agevolata, oltre che gli interessi calcolati a decorrere dalla data di stipula dell’atto.
Il contribuente sarà, inoltre, tenuto al pagamento della sanzione amministrativa stabilita nella misura del 30% di detto importo.
Ravvedimento operoso anche per il caso in cui siano già trascorsi i 18 mesi: Si pagano le sanzioni ma ridotte
L’Agenzia rassicura anche coloro che abbiano fatto decorrere i 18 mesi, infatti, chiarisce che decorso il termine di 18 mesi per il trasferimento della residenza e verificatasi, pertanto, la decadenza dall’agevolazione, il contribuente potrà comunque accedere, ricorrendone i presupposti, all’istituto del ravvedimento operoso che consiste, come noto, nell’effettuare spontaneamente l’adempimento omesso o irregolarmente eseguito nel rispetto di scadenze normativamente predeterminate, beneficiando di una riduzione della sanzione.
Pertanto, il contribuente che intenda avvalersi dell’istituto del ravvedimento operoso deve, anche in questo caso, presentare apposita istanza all’ufficio dell’Agenzia presso il quale è stato registrato l’atto, con la quale dichiarare l’intervenuta decadenza dall’agevolazione e richiedere la riliquidazione dell’imposta e l’applicazione delle sanzioni in misura ridotta.
A seguito della presentazione dell’istanza, l’ufficio procederà alla riliquidazione dell’atto portato alla registrazione ed alla notifica di apposito avviso di liquidazione dell’imposta dovuta oltre che gli interessi calcolati a decorrere dalla data di stipula dell’atto di compravendita.
Sono ovviamente dovute le sanzioni pari al 30% dell’imposta opportunamente ridotta, ove ricorrano i presupposti dell’istituto del ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. n. 472 del 1997).
Le riduzioni delle sanzioni decorrono dal giorno in cui si è verificata la decadenza dall’agevolazione (ossia dal giorno in cui maturano i 18 mesi dalla stipula dell’atto).
Tale procedura deve essere seguita sia riguardo agli atti assoggettati ad imposta di registro sia ad IVA.
Una volta effettuata la liquidazione, il contribuente potrà perfezionare il ravvedimento con il pagamento della maggiore imposta, sanzioni ed interessi, nel termine di 60 giorni dalla notifica dell’avviso di liquidazione.
Si alla confisca per equivalente sul denaro del commercialista per l’imposta evasa dal cliente se ha partecipato all’attività illecita dell’azienda.
Secondo la Corte di Cassazione (sentenza n. 39239 del 28 ottobre 2011) è lecito il sequestro preventivo finalizzato alla confisca nei confronti di un Commercialista, accusato di concorso in corruzione in atti giudiziari in relazione ad una causa davanti alla Commissione Tributaria, per avere partecipato all’evasione fiscale del proprio cliente.
Dalla sua partecipazione all’attività criminale si presume che il professionista abbia ottenuto un vantaggio economico.
“la confisca ex art. 322 ter c.p. aveva natura sanzionatoria sicché tutti i concorrenti nel reato, come il commercialista, erano corresponsabili della realizzazione del profitto, indipendentemente dalle quote di sua eventuale ripartizione: il profitto dal reato risultava configurabile prescindendo dal contenuto giuridico delle sentenze, una volta accertata la partecipazione di giudice corrotto alla sua deliberazione”.
Secondo la Cassazione, “nella fase cautelare, nel caso di illecito plurisoggettivo, deve applicarsi il principio solidaristico che implica l’imputazione dell’intera azione e dell’effetto conseguente in capo a ciascun concorrente e pertanto, una volta perduta l’individualità storica del profitto illecito, la sua confisca e il sequestro preventivo ad essa finalizzato possono interessare indifferentemente ciascuno dei concorrenti anche per l’intera entità del profitto accertato, ma l’espropriazione non può essere duplicata o comunque eccedere nel quantum l’ammontare complessivo dello stesso”.
Le nuove regole sull’anticipo del rientro al lavoro in caso di interruzione della gravidanza o di decesso del neonato, valgono anche per le lavoratrici parasubordinate iscritte alla gestione separata Inps.
Come rilevato nella nota del 31 ottobre 2011 del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, l’Inps con la circolare n. 139/2011 ha chiarito alcuni punti oggetto di modifiche al TU sulla maternità ad opera del D.Lgs. n. 119/11.
In caso di interruzione di gravidanza la lavoratrice produrrà all’Istituto, come di regola, certificato medico di gravidanza indicante la data presunta del parto e certificazione sanitaria attestante la data in cui si è verificata l’interruzione di gravidanza.
Riguardo all’ipotesi di decesso del bambino verificatosi al momento del parto, o durante il periodo di congedo post partum, la lavoratrice che intenda avvalersi della facoltà di ripresa del lavoro presenterà all’Inps il certificato di morte del bambino o, in alternativa, dichiarazione sostitutiva di certificazione ai sensi dell’art. 46 del D.P.R. n. 445/2000.
La data di ripresa dell’attività è, invece, comprovata dalla lavoratrice mediante dichiarazione sostitutiva di fatto notorio, ai sensi dell’art. 47 del medesimo D.P.R. n. 445/00.
In particolare l’interessata è tenuta a dichiarare sotto la propria responsabilità:
– Di aver presentato al datore di lavoro le specifiche attestazioni mediche previste dalla norma, nelle quali è dichiarato che le proprie condizioni di salute sono compatibili con la ripresa del lavoro;
– la data di ripresa dell’attività lavorativa.
Dal 28 ottobre 2011, data di pubblicazione del messaggio n. 20478 del 28/10/2011, l’invio delle dichiarazioni di iscrizione, variazione e prosecuzione dei rapporti di piccola colonia e/o compartecipazione familiare, dovrà avvenire esclusivamente tramite canale telematico.
Aziende, consulenti, professionisti e associazioni di categoria potranno accedere alla procedura dal sito internet dell’Istituto attraverso la sezione “Servizi online”, selezionando l’opzione “Gestione rapporti di lavoro piccoli coloni o compartecipanti familiari” e dichiarando, in caso di primo accesso, la tipologia di utente di appartenenza.
Lo Precisa l’Inps, con la nota del 31 ottobre 2011.
A decorrere dalla data di pubblicazione del suddetto messaggio l’invio delle dichiarazioni di iscrizione, variazione e prosecuzione dei rapporti di piccola colonia e/o compartecipazione familiare, deve avvenire esclusivamente tramite canale telematico.
Le aziende, i consulenti e i professionisti nonché le Associazioni di categoria potranno accedere alla procedura dal sito internet dell’Istituto attraverso la sezione “Servizi on line” selezionando l’opzione “Gestione Rapporti di Lavoro Piccoli Coloni o Compartecipanti Familiari” e dichiarando, in caso di primo accesso, la tipologia di utente di appartenenza.
Le aziende e gli intermediari, previa verifica da parte dell’Istituto del possesso dei requisiti, verranno autorizzati all’accesso tramite una e-mail di conferma inviata all’indirizzo dichiarato, che informerà dell’avvenuta validazione da parte della sede competente e della possibilità di procedere all’acquisizione delle dichiarazioni.
Con una altra nota del 31 ottobre 2011, l’Inps ha evidenziato che la circolare n. 141 del 2011 illustra le nuove modalità di presentazione della domanda di autorizzazione alla cassa integrazione ordinaria per Industria, Edilizia e Lapidei con utilizzo esclusivo del canale telematico.
Il periodo transitorio in cui è possibile utilizzare ancora le precedenti modalità di presentazione è prorogato al 31 gennaio 2012.
Al via la Direzione federalismo fiscale: In G.U. il Decreto sulla riorganizzazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 252 del 28 ottobre 2011, il D.P.R. n. 173 del 18/07/2011.
Si tratta del Regolamento recante modifiche al D.P.R. 30 gennaio 2008, n. 43, concernente la riorganizzazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze, in virtù dell’art. 1, comma 404, della Legge 27 dicembre 2006, n. 296.
In funzione delle previsioni di legge, tale neo misura tiene conto anche della:
– Soppressione del Servizio consultivo ed ispettivo tributario e della Commissione tecnica di finanza pubblica.
– rideterminazione della dotazione organica del personale appartenente alla qualifica dirigenziale generale del Ministero dell’economia e delle finanze; delle dotazioni organiche del personale non dirigenziale del Ministero dell’economia e delle finanze;
– individuazione e attribuzioni degli Uffici di livello dirigenziale non generale dei Dipartimenti;
– soppressione delle direzioni territoriali dell’economia e delle finanze.
Con una apposita sostituzione normativa trova ora posto la neo Direzione legislazione tributaria e federalismo fiscale.
Con la determinazione del Direttore dell’Agenzia delle dogane n. 127505 del 28 ottobre 2011, pubblicata sul sito internet www.agenziadogane.it, sono state aumentate le aliquote d’accisa su taluni carburanti (benzina, benzina con piombo e gasolio):
I maggiori introiti che ne deriveranno sono destinati a fronteggiare i costi che lo Stato deve sopportare per la situazione di emergenza dovuta agli eccezionali eventi alluvionali che hanno colpito i territori delle Regioni Liguria e Toscana.
La determinazione direttoriale stabilisce, in particolare, che la misura delle aliquote di accisa relative alla benzina, alla benzina con piombo e al gasolio usato come carburante, previste dall’Allegato I del testo unico delle accise (TUA, emanato con il D.Lgs. n. 504 del 1995) è aumentata, dal 1° novembre 2011 e fino al 31 dicembre 2011,
– per la benzina e la benzina con piombo, da € 613,20 a € 622,10 per mille litri;
– per il gasolio usato come carburante, da € 472,20 a € 481,10 per mille litri.
La determinazione direttoriale prevede, inoltre, che il maggior onere conseguente ai predetti aumenti dell’aliquota d’accisa sul gasolio usato come carburante è rimborsato nei confronti degli esercenti l’attività di autotrasporto merci con veicoli di massa massima complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate, nonché di alcune categorie di esercenti l’attività di trasporto di persone indicate dalla medesima determinazione. Tali rimborsi potranno essere richiesti con le modalità indicate dall’art. 6, comma 2, primo e secondo periodo, del decreto legislativo n. 26 del 2007.
Il contenuto della determinazione direttoriale è stato illustrato dall’Agenzia delle dogane con la nota n. 127506 del 31 ottobre 2011.
E’ stata pubblicata (in G.U.U.E. n. L282 del 28 ottobre 2011) la versione completa e aggiornata della “nomenclatura combinata” delle merci, adottata dalla Commissione europea con il regolamento CE n. 1006/2011 del 27 settembre 2011.
In particolare, il regolamento dispone, a partire dal 1° gennaio 2012, la sostituzione dell’allegato I del regolamento (CEE) n. 2658/87 del 23 luglio 1987, che ha istituito una nomenclatura delle merci che risponde, nel contempo, alle esigenze della tariffa doganale comune, delle statistiche del commercio estero della Comunità e di altre politiche comunitarie relative all’importazione o all’esportazione delle merci.
Come emerge dai “considerando” del nuovo regolamento, l’obiettivo dell’intervento normativo consiste nel modernizzare la “nomenclatura combinata” e adeguarne la struttura per “tenere conto delle modifiche dei requisiti in materia di statistiche e di politica commerciale, delle modifiche introdotte per ottemperare ad impegni internazionali, degli sviluppi tecnologici e commerciali, dei cambiamenti introdotti nella nomenclatura del sistema armonizzato ai sensi della raccomandazione del 26 giugno 2009 del Consiglio di cooperazione doganale e delle relative conseguenze, nonché della necessità di adeguare o chiarire i testi”.
(Assonime, nota del 31 ottobre 2011)