Source: https://www.eius.it/giurisprudenza/2018/767
Timestamp: 2019-06-24 10:02:40+00:00
Document Index: 146680422

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 25', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 7', 'art. 11', 'art. 19']

EIUS - Consiglio di Stato, sezione IV, sentenza 3 dicembre 2018, n. 6825
Sentenza 3 dicembre 2018, n. 6825
Presidente: Anastasi - Estensore: Di Carlo
1. In data 16 maggio 2017, il signor Gianfranco B. ha presentato all'Agenzia delle Entrate un'istanza di accesso per l'esibizione e l'estrazione di copia di documenti relativi a un accertamento fiscale per l'anno 2011.
In particolare, l'istante ha richiesto il rilascio di copia dei seguenti atti:
a) l'elenco degli istituti di credito e degli altri intermediari finanziari con i quali il Sig. B. Gianfranco ha intrattenuto rapporti finanziari nell'anno 2011;
c) l'elenco degli istituti di credito e degli altri intermediari finanziari con i quali i signori B. Edoardo, B. Luigino, B. Jolanda, e B. Argentina, hanno intrattenuto rapporti finanziari nell'anno 2011;
2. Con il ricorso introduttivo del giudizio di primo grado n. 393 del 2017, il ricorrente ha impugnato il diniego tacito (che si sarebbe) formato sull'istanza dopo l'infruttuoso decorso del termine di 30 giorni di cui all'art. 25, comma 4, della l. n. 241 del 7 agosto 1990.
3. Senonché, in data 28 luglio 2017, il Direttore regionale dell'Agenzia delle Entrate ha adottato un provvedimento espresso in cui si è dato atto della mancata formazione del silenzio rigetto sull'istanza del privato, in quanto il termine di conclusione del procedimento sarebbe stato sospeso per ragioni di integrazione documentale, allo scopo di acquisire gli assensi dei controinteressati.
4. Tale diniego esplicito è stato impugnato dal ricorrente, sia con i motivi aggiunti del 15 settembre 2017 al ricorso n. 393 del 2017, sia con l'autonomo ricorso n. 464 del 2017.
b) dichiarato improcedibile il ricorso n. 393 del 2017, limitatamente al ricorso introduttivo, in ragione della natura non meramente confermativa del formale diniego opposto all'istanza di accesso agli atti;
d) ordinato, per l'effetto, l'ostensione dei documenti richiesti;
f) condannato l'amministrazione resistente alla refusione, in favore del ricorrente, delle spese di lite liquidate in euro 1.000,00 oltre accessori di legge.
6. L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza ritenendo che il giudice di primo grado avrebbe, a suo dire, errato nell'interpretare e applicare:
6.1. gli artt. 22, comma 4, e 24 della l. n. 241/1990, in relazione alla natura di "documento" dell'oggetto dell'istanza di accesso e alla necessità di un'attività di elaborazione dati da parte dell'Agenzia (primo motivo di appello);
6.2. l'art. 24, comma 1, lett. a), l. n. 241 del 1990; l'art. 7, comma 12, d.P.R. n. 605/1973; l'art. 11, comma 2, del d.l. n. 201/2011, convertito, con modificazioni, dalla l. n. 214 del 2011; l'art. 19 d.l. n. 132/2014, conv. in l. n. 162/2014, in relazione all'esistenza di uno speciale divieto di divulgazione previsto dalla legge (secondo motivo di appello);
6.3. gli artt. 22, 24, 25 l. n. 241/1990 e 7 d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, in relazione alla valutazione della rilevanza dei documenti richiesti nel giudizio tributario, essendo stata - la richiesta di accesso agli atti - formulata dopo la proposizione del ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale di Ancona avverso l'avviso di accertamento (terzo motivo di appello).
7. Il signor Gianfranco B. si è costituito chiedendo il rigetto dell'avverso gravame.
8. In data 9 aprile 2018, le parti hanno depositato un'istanza in cui si dava atto della rinuncia dell'appellante all'incidente cautelare e della richiesta (congiunta) per la fissazione dell'udienza di merito per la discussione della causa.
9. All'udienza camerale dell'8 novembre 2018 la causa è stata discussa e trattenuta dal Collegio in decisione.
10. L'appello è infondato e va, dunque, respinto.
a) il ricorrente non ha chiesto di poter accedere a una serie indiscriminata o generica di atti, ma ha anzi domandato di poter accedere, nello specifico, alle indagini bancarie relative alla propria posizione e a quella di alcuni membri della propria famiglia, sulla cui base è stato emanato l'accertamento tributario avente ad oggetto la contestazione della sua maggiore capacità reddituale, desunta dalla cessione di quote societarie tra il ricorrente e tali familiari;
c) per pacifica giurisprudenza, l'inaccessibilità agli atti in questione è temporalmente limitata alla fase di pendenza del procedimento tributario, non rilevandosi - al contrario - esigenze di segretezza nella fase che segue la conclusione del procedimento con l'adozione del provvedimento definitivo di accertamento e che è deputata (come nella specie è avvenuto) alla tutela in giudizio delle proprie situazioni giuridiche soggettive, ritenute lese dal provvedimento impositivo (ex multis, C.d.S., III, 11 ottobre 2017, n. 4724; sul principio della necessità della tutela delle situazioni giuridiche soggettive, anche nei rapporti tra privati, cfr. in particolare Cass. 6 giugno 2013, n. 14336; Cass. 20 settembre 2013, n. 21603; e la più recente Cass. 15 novembre 2016, n. 23263);
d) la normativa che disciplina l'accesso ai dati finanziari non è applicabile nel caso di specie, regolato - invece - dal principio generale dell'accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per la cura o la difesa in giudizio dei propri interessi giuridici;
e) i documenti richiesti non necessitano di alcuna attività di elaborazione da parte dell'Agenzia, giacché si tratta di dati (come riscontrato in primo grado in sede istruttoria) disponibili all'interno di una banca dati utilizzata dall'Amministrazione finanziaria, concernenti comunicazioni provenienti dal sistema bancario;
f) in ogni caso, l'Agenzia non ha chiarito le specifiche ragioni per le quali, a suo dire, i dati richiesti necessiterebbero di un'attività di elaborazione o per le quali gli stessi documenti - addirittura - abbisognerebbero di un'attività di creazione o di formazione: in difetto di tale prova, tutte le informazioni risultanti dai documenti inseriti nell'archivio dei rapporti finanziari devono, pertanto, ritenersi pienamente accessibili per la tutela in giudizio delle proprie posizioni giuridiche, tanto più che si tratta di atti e documenti di fatto utilizzati dalla stessa Amministrazione finanziaria per l'esercizio delle proprie funzioni istituzionali (C.d.S., IV, 14 maggio 2014, n. 2472).
12. In conclusione, l'appello va respinto.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull'appello n. 2305/2018, come in epigrafe proposto, lo respinge e condanna l'appellante alla refusione, in favore della parte appellata, delle spese di lite del presente grado liquidate in complessivi euro 3.000,00 oltre spese generali, I.V.A. e C.P.A., se dovute come per legge.