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Timestamp: 2020-07-05 12:52:33+00:00
Document Index: 52714961

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 42', 'art. 69', 'sentenza ', 'art. 61', 'art. 58', 'art. 69', 'art. 69', 'art. 69', 'art. 69', 'art. 11']

TARSU, irregolari delibere comunali con aumenti delle tariffe senza indicare dati - lentepubblica
TARSU, irregolari delibere comunali con aumenti delle tariffe senza indicare dati
È illegittima per eccesso di potere la delibera comunale che non indica i dati e le circostanze che hanno comportato un aumento delle tariffe della tassa rifiuti per la copertura obbligatoria dei costi del servizio di smaltimento. La motivazione dell’aumento delle tariffe rappresenta una deroga al principio generale che non richiede l’osservanza di questo obbligo per tutti gli atti a contenuto generale. Lo ha affermato il Tar Molise, prima sezione, con la sentenza n. 607 del 7 novembre 2014.
Sul ricorso numero di registro generale 258 del 2012, proposto da Sergio Perrella, Raffaele Altieri, Simona Amatuzio, Giovanna Amorosa, Giancarlo Barbato, Antonio Cocozza, Franco Cocozza, Antonio Colacci, Marialucia Colacci, Nicola D’Alessandro, Nicolina Gianfrancesco, Francesco Iannetta, Pierluigi Mainelli, Angelina Malatesta, Antonio Malatesta, Giovanni Malatesta, Nicola Malatesta, Lucio Marzilli, Michele Marzilli, Giovanna Muccilli, Mariantonietta Muccilli, Carmine Nardella, Domenico Nardella, Giovanni Oriente, Alfredo Patullo, Pasqualino Patullo, Filomena Pinelli, Antonio Pisano, Carlo Prioriello, Patrizia Risi, Angela Romano, Benedetto Liberantonio Romano, Anotnio Spina, Berardino Pasquale Spina, Giovanni Spina, Carmine Taddeo, Nicola Terriaca, Matteo Varanese, rappresentati e difesi dagli avv. Michele Coromano, Marcella Ceniccola, con domicilio eletto presso Michele Coromano Avv. in Campobasso, Principe di Piemonte, 41;
Comune di Bojano in Persona del Sindaco in carica, rappresentato e difeso dall’avv. Giovanni Di Giandomenico, con domicilio eletto presso lo studio dell’Avv. Giuseppe Reale in Campobasso, piazza V. Emanuele II, N.44;
Associazione Musicale “Il Pentagramma”, Cai Sottosezione di Boiano nonché Comitato Civico di Castellone in Persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi dall’avv. Felice Pettograsso, con domicilio eletto presso Tonino Mariano in Campobasso, via San Giovanni N. 29;
della deliberazione di Giunta Comunale n. 74 del 21.06.12 di variazione in aumento delle tariffe relative alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, delle deliberazioni del medesimo Consiglio n. 30 del 07.07.12, con cui è stato approvato il bilancio di previsione 2012-13-14, nella parte in cui prevede come allegato la richiamata delibera di G.C. n. 74 del 21.06.12, nonchè la determinazione n. 35 del 30.07.12, n.g. 376, con cui il responsabile del Servizio tributi ha approvato il ruolo TARSU per l’anno 2012, di tutti gli atti presupposti, connessi e/o conseguenti.
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Bojano;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 8 maggio 2014 il dott. Luca Monteferrante e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Un gruppo di cittadini del Comune di Bojano, meglio identificati in epigrafe, con ricorso notificato in data 24 ottobre 2012 e depositato il successivo 9 novembre hanno impugnato i provvedimenti comunali (delibera di Giunta n. 74 del 21.6.2012 che fissa le tariffe TARSU per il 2012, delibera di Consiglio Comunale n. 30 del 7.7.2012 di approvazione del bilancio di previsione 2012-2013-2014 nella parte in cui richiama la delibera di Giunta e la determina del responsabile del servizio tributi n. 35 del 30.7.2012 di approvazione del ruolo TARSU per il 2012) con i quali il Comune di Bojano ha disposto l’aumento delle tariffe TARSU per l’anno 2012, lamentando l’incompetenza della Giunta a provvedere in materia, ai sensi dell’art. 42, comma 2, lett. f) del d. lgs. n. 267/2000, stante la competenza consigliare, e la violazione dell’art. 69, commi 1 e 2, del decreto legislativo n. 507/1993 nonché eccesso di potere per difetto di motivazione, insussistenza dei presupposti ed illogicità manifesta, stante l’assenza del conto consuntivo 2011 (a quella data non ancora approvato) e di qualsiasi prospetto ufficiale dimostrativo del rispetto dei parametri di determinazione della TARSU, fissati dalla legge tra il 50% ed il 100% del costo di esercizio dello smaltimento, rilevando al contempo l’eccessività delle tariffe se commisurate all’ultimo consuntivo disponibile, quello del 2010, o ai dati del bilancio di previsione per il 2012.
Si è costituito in giudizio il Comune di Bojano per resistere al ricorso eccependo preliminarmente il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo adito sulla determina di approvazione del ruolo e contestando nel merito la fondatezza dei motivi di doglianza articolati.
Sono intervenuti in giudizio per sostenere le ragioni dei ricorrenti l’Associazione Musicale “Il Pentagramma”, il Cai Sottosezione di Boiano nonché il Comitato Civico di Castellone.
Alla pubblica udienza del 8 maggio 2014 la causa è stata trattenuta in decisione.
Preliminarmente va dichiarata la giurisdizione del giudice amministrativo secondo quanto già statuito in tema da questo TAR con sentenza 05 febbraio 2013, n. 55 (cfr. altresì T.A.R. Calabria Catanzaro Sez. II, 08 marzo 2011, n. 340), eccetto che per la determina dirigenziale di approvazione del ruolo in quanto atto a valenza impositiva la cui cognizione va rimessa alla commissione tributaria.
Nel merito, premessa la competenza della Giunta comunale in materia di determinazione dell’entità della tariffa TARSU, secondo quanto precisato dalla giurisprudenza amministrativa più recente (cfr. C.G.A.R.S. 27 novembre 2012, n. 1046 e 11 marzo 2013, n. 325), il ricorso è fondato.
Merita, in particolare, di essere condivisa la doglianza con la quale i ricorrenti contestano il mancato rispetto della disciplina legale di determinazione del tributo che pone un necessario ed indefettibile collegamento tra gettito complessivo della tassa e costo complessivo di esercizio del servizio di smaltimento, nei limiti massimi e minimi fissati dalla legge, e, in caso di incremento tariffario, pone uno specifico obbligo di motivazione.
Recita, infatti, l’art. 61, comma 1 del d. lgs. n. 507/1993 invocato dai ricorrenti quale parametro di scrutinio della legittimità dei provvedimenti impugnati: “Il gettito complessivo della tassa non può superare il costo di esercizio del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani interni ed equiparati di cui all’art. 58….Per gli altri enti il gettito complessivo della tassa non può essere inferiore al 50 per cento del costo di esercizio. Ai fini dell’osservanza degli indicati limiti minimo e massimo di copertura dei costi si fa riferimento ai dati del conto consuntivo comprovati da documentazioni ufficiali e non si considerano addizionali, interessi e penalità”.
Il successivo art. 69, comma 2, prevede che: “Ai fini del controllo di legittimità, la deliberazione deve indicare le ragioni dei rapporti stabiliti tra le tariffe, i dati consuntivi e previsionali relativi ai costi del servizio discriminati in base alla loro classificazione economica, nonchè i dati e le circostanze che hanno determinato l’aumento per la copertura minima obbligatoria del costo ovvero gli aumenti di cui al comma 3”.
Nel caso di specie dall’esame della parte giustificativa della delibera di Giunta n. 74/2012 e dai presupposti atti istruttori non risulta in alcun modo che ai fini della determinazione delle tariffe sia stato considerato il costo effettivo del servizio di smaltimento dei rifiuti e ciò sia per la mancanza del conto consuntivo relativo all’esercizio 2011 da cui desumere tali dati (in quanto non ancora approvato alla data adozione delle delibere impugnate) sia a causa del mancato richiamo di altri documenti contabili equipollenti sia per la indeterminatezza del riferimento ai maggiori costi da sostenere in conseguenza del nuovo affidamento del servizio, non indicati nella delibera e comunque inidonei allo scopo, in quanto fondati su di una stima preventiva e come tale meramente potenziale rispetto ai costi da sostenere, la cui entità non può che essere collegata all’andamento del rapporto contrattuale e pertanto determinabile solo ex post, a consuntivo.
La determinazione della tariffa risulta dunque sganciata dal parametro imposto dalla legge e per di più quantificata in misura largamente superiore al limite massimo di legge rappresentato dal 100% del costo di esercizio, sia assumendo a riferimento l’ultimo bilancio consuntivo approvato, quello relativo al 2010 (che attesta un tasso di copertura dei costi del servizio del 106,90%), sia rispetto ai dati relativi al bilancio di previsione per il 2012 laddove il gettito previsto, in applicazione delle nuove tariffe, rapportato al costo preventivato del servizio, dimostra un tasso di copertura di ben il 135,32%.
Sul punto il comune conferma di non aver utilizzato i dati del consuntivo per l’anno 2011 bensì quelli riferiti all’annualità precedente ma non ne indica l’entità, né contesta quelli riferiti dai ricorrenti e nulla dice neppure sul rispetto del limite minimo e massimo previsto dalla legge.
Aggiunge che dai dati relativi al bilancio preventivo per il 2012 le entrate (euro 860.000,00) sarebbero inferiori alle spese (873.807,00); senonchè, a prescindere dal fatto che il documento esibito sub doc. 7 risulta privo di ogni carattere di ufficialità, risulta che per raggiungere tale risultato vengono computate voci di costo per “oneri di personale” per 140.210,00 euro e per “spese generali” per euro 30.090,00 che non risultano direttamente riferibili alle spese di prestazione del servizio, mentre la voce di costo specificamente riferita a “prestazioni di servizio” risulta stimata in euro 703.507,00 che è inferiore ai proventi della TARSU stimati, come si è detto, in euro 860.000,00 (cfr. dati del bilancio preventivo per il 2012 in doc Comune).
Anche attenendosi ai dati allegati (ma non comprovati) dal Comune risulta dunque violato il limite massimo del 100% del costo del servizio.
Resta il fatto che la determinazione della tariffa avrebbe dovuto prendere a riferimento i dati contabili dell’annualità precedente e, in relazione a questi, rispettare i limiti massimi e minimi previsti dalla legge mentre nella specie di tali dati non v’è traccia né nella delibera di giunta impugnata né negli atti di causa e ciò anche con riferimento al consuntivo 2010 cui pure si richiama la difesa comunale.
In ogni caso la delibera avrebbe comunque dovuto motivare in modo puntuale il rispetto dei limiti massimi e minimi imposti dalla legge sulla scorta dei dati di costo assunti a riferimento, quali che fossero, non potendosi ritenere allo scopo sufficiente l’affermazione astratta e per di più smentita dai dati contabili richiamati dai ricorrenti, secondo cui “le tariffe proposte consentiranno un gettito complessivo presunto per il 2012 tale da garantire la copertura almeno del 50% dei costi presunti per il servizio e da iscriversi nel bilancio preventivo 2012”.
Contrariamente a quanto assume il Comune di Bojano l’obbligo di motivazione non solo non risulta evincibile dai documenti richiamati ma doveva essere assolto in modo particolarmente rigoroso trattandosi di una delibera recante un incremento tariffario, secondo quanto espressamente previsto dall’art. 69, comma 2, del d. lgs. n. 507/1993, tanto più che nella specie l’incremento è stato di ben il 40,36%.
Al riguardo la giurisprudenza ha precisato che ai sensi dell’art. 69, comma 2, del D. Lgs. n. 507/1993, il comune deve specificatamente indicare nelle delibere che comportano un incremento delle tariffe Tarsu i dati e le circostanze che hanno determinato l’aumento per la copertura minima obbligatoria del costo del servizio. Tale disposizione comporta in materia di Tarsu una deroga giustificata al principio generale della non necessità della motivazione per gli atti a contenuto generale (così Cons. Stato, V, 11 agosto 2010, n. 5616; cfr. altresì T.A.R. Sicilia Palermo Sez. I, 1 ottobre 2009, n. 1550).
La giurisprudenza ha anche già esaminato e sanzionato delibere di Giunta recanti incrementi tariffari della TARSU motivate sul solo generico riferimento al fatto che l’aumento delle tariffe sarebbe dovuto ad una imprecisata nuova gara che si andrebbe ad espletare prevedendo la raccolta differenziata e alcuni servizi migliorativi, non meglio specificati (così T.A.R. Lazio Latina, 08 luglio 2009, n. 675).
Un tale modo di agire, oltre a configurare una palese violazione di legge e dell’obbligo di motivazione, integra anche il dedotto vizio di eccesso di potere tenuto conto che la delibera di giunta e, a cascata, quella consigliare, sono state adottate in carenza di istruttoria (per assenza dei necessari dati contabili di riferimento), con conseguente difetto di motivazione in relazione alle percentuali applicate alle varie categorie di contribuenti nonché ai presupposti giustificativi dell’aumento, come richiesto espressamente dall’art. 69, comma 2, del d. lgs. n. 507/1993, incorrendo il Comune in tal modo anche in una illogicità manifesta con riferimento al preteso, allegato, rispetto dei limiti di legge.
Alla luce delle considerazioni che precedono la delibera di Giunta n. 74/2012 dev’essere annullata in uno alla delibera di Consiglio Comunale n. 30/2012, nella parte in cui, tra gli allegati, richiama la prima, ai fini della quantificazione delle poste attive del bilancio di previsione per gli anni 2012-2013-2014 mentre l’impugnazione della determina del responsabile del servizio tributi n. 35 del 2012 va dichiarata inammissibile per difetto di giurisdizione ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 11 cod. proc. amm.
Le spese di giudizio seguono la soccombenza nei rapporti tra i ricorrenti ed il Comune resistente mentre possono essere compensate nei rapporti tra interventori ad adiuvandum ed ente civico.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Molise (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie, in parte, e, per l’effetto, annulla la delibera di Giunta n. 74/2012 e la delibera di Consiglio Comunale n. 30/2012, in parte qua, ai sensi di cui in motivazione.
Dichiara il difetto di giurisdizione sulla determina del responsabile del servizio tributi n. 35 del 2012.
Condanna il Comune di Bojano alla rifusione in favore dei ricorrenti, in solido tra loro, delle spese di lite che si liquidano complessivamente in euro 1500,00 oltre accessori di legge, con distrazione in favore dei difensore antistatari.
Compensa le spese di giudizio nei rapporti tra interventori ad adiuvandum ed ente civico.
Così deciso in Campobasso nelle camere di consiglio del 8 maggio 2014 e del 3 luglio 2014 con l’intervento dei magistrati:
FONTE: Tribunale Amministrativo Regionale per il Molise