Source: https://it.scribd.com/document/99690281/Dossier-Rifiuti-Spa
Timestamp: 2019-11-20 18:01:07+00:00
Document Index: 152406002

Matched Legal Cases: ['art. 260', 'art. 53', 'art. 260', 'art. 260', 'art. 260', 'art. 260', 'art. 53', 'art. 260', 'art. 260', 'art.259', 'art.260', 'art. 260']

Dieci anni d’inchieste sui traffici illegali di rifiuti. I risultati raggiunti e le proposte per un nuovo sistema di tutela penale dell’ambiente.
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Dieci anni dinchieste sui traffici illegali di rifiuti. I risultati raggiunti e le proposte per un nuovo sistema di tutela penale dellambiente
Premessa Sono passati esattamente dieci anni dalla prima ordinanza di custodia cautelare emessa per traffico illegale di rifiuti nel nostro Paese. Era il 13 febbraio del 2002 e a farla scattare fu loperazione Greenland, coordinata dalla Procura della Repubblica di Spoleto e condotta dal Comando Tutela Ambiente dellArma dei Carabinieri. Oggi, le inchieste sviluppate grazie al delitto di attivit organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art. 260 del Dlgs 152/2006, ex art. 53 bis del decreto Ronchi) sono diventate 191 e le ordinanze di custodia cautelare 1.199. Le Procure che hanno indagato sono diventate 85, nelle inchieste hanno operato tutte le forze dellordine, dal Corpo forestale dello Stato alla Guardia di Finanza, dalla Polizia di Stato alla Direzione investigativa antimafia fino alle Capitanerie di porto e allAgenzia delle Dogane. Numeri e risultati importanti, che hanno consentito di svelare scenari inediti e di fotografare un fenomeno, quello dei traffici illegali nel nostro Paese e su scala internazionale (22 gli Stati esteri coinvolti), che rappresenta unautentica minaccia per lambiente, la salute dei cittadini, leconomia. Basti pensare al fatto che le aziende coinvolte nelle indagini sono state ben 666, con 3.348 persone denunciate. E che in un solo anno, il 2010, sono state sequestrate oltre 2 milioni di tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi gestiti illegalmente. Si tratta della punta, relativa ad appena 12 inchieste su 30, di una vera e propria montagna di veleni. I numeri diventano ancora pi impressionanti estendendo la rilevazione agli ultimi dieci anni: in 89 indagini su 191, cio meno della met di quelle effettuate, le forze dellordine hanno sequestrato pi di 13 milioni e 100 mila tonnellate di rifiuti: una strada di 1.123.512 tir, lunga pi di 7 mila chilometri, (lintera rete autostradale italiana ne misura 7.120). Da capogiro anche il volume di affari stimato da Legambiente: 3,3 miliardi di euro nel solo 2010 e ben 43 miliardi negli ultimi dieci anni. Di questa realt criminale oggi conosciamo dimensioni e caratteristiche, modalit operative e relazioni. Una conoscenza fondamentale per prevenire e contrastare meglio le attivit di chi accumula rilevanti profitti grazie alla gestione illecita del ciclo dei rifiuti: dagli ecomafiosi doc ai colletti bianchi. Questo risultato stato ottenuto grazie allintroduzione di un delitto con sanzioni adeguate e la possibilit di usufruire di efficaci strumenti dindagine, come le intercettazioni telefoniche e ambientali. E che grazie a successivi interventi normativi stato ulteriormente rafforzato. Dal 2010, infatti, la competenza ad indagare passata dalle procure ordinarie alle Direzioni distrettuali antimafia. Un passaggio di competenze che, oltre a dotare la Direzione nazionale antimafia di nuove e preziose informazioni in merito a personaggi e aziende coinvolte, ha raddoppiato i termini di prescrizione, risolvendo alla radice il rischio di prescrizione, per lo meno per quelle pi complesse, visti soprattutto i tempi lunghi della giustizia in Italia. Altre modifiche devono essere ancora introdotte per il pieno ed effettivo riconoscimento della particolare pericolosit di questo delitto, come il passaggio da 6 a 12 mesi dei termini previsti per le indagini preliminari e la previsione dei sufficienti indizi di reato, invece che gravi com ancora oggi, per far scattare luso delle intercettazioni. Ma non c dubbio che nel contrasto ai traffici illegali di rifiuti il nostro Paese ha rappresentato in questi dieci anni, sia dal punto di vista normativo che operativo, una punta avanzata in Europa e a livello internazionale.
LE INCHIESTE SULLART. 260 DEL CODICE DELLAMBIENTE IN ITALIA (FEBBRAIO 2002 FEBBRAIO 2012)
Numero Inchieste
Aziend e coinvol te
Regioni coinvol impegnat te e
Stati Esteri coinvol ti
I dati si riferiscono alle indagini concluse al 13 febbraio 2012 Fonte: elaborazione Legambiente sulle indagini del Comando Carabinieri Tutela Ambiente, Corpo Forestale dello Stato, Guardia di Finanza, Polizia dello Stato, Capitanerie di porto, Agenzie delle Dogane e Polizia Provinciale.
1. Da Sud a Nord: uno Stivale di veleni Lultima inchiesta del 30 gennaio scorso. Ha come scenario la Campania e, in particolare, il territorio di Nola: 14 arresti e 11 divieti di dimora per un traffico illecito di rifiuti scoperto dai carabinieri del Gruppo di Castello di Cisterna, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. I reati contestati, a vario titolo, sono associazione per delinquere, realizzazione di discariche non autorizzate e gestione illecita di rifiuti speciali; nonch frode in pubbliche forniture, truffa, intestazione fittizia di beni; reati pure aggravati dallaver favorito un clan camorristico attivo nelle aree del Nolano e del Vesuviano (al quale, secondo gli inquirenti, sarebbero stati destinati parte dei proventi illeciti). Ma due mesi prima, il 30 novembre del 2011, era scattata loperazione Fiori dacciaio della procura di Brescia: 10 le persone arrestate, tra cui il vice presidente del Consiglio della Regione Lombardia, oltre ad imprenditori e funzionari pubblici, con al centro una tangente di 100 mila euro destinata ad ammorbidire i controlli. Traffico organizzato di rifiuti e corruzione, i capi di imputazione. L'operazione ha condotto al sequestrato della cava di Cappella Cantone (Cremona) destinata ad una discarica di amianto, di un impianto per il trattamento di rifiuti a Calcinate (Bergamo) e di due cantieri della Brebemi a Cassano d'Adda (Milano) e Fara Olivana con Sola (Bergamo). Secondo gli inquirenti, in questi siti venivano smaltiti illecitamente rifiuti speciali con la garanzia (data da importanti vertici istituzionali) di evitare controlli. Da Sud a Nord, insomma, lo scenario non cambia, come dimostrato anche le indagini condotte nel corso del 2011. Un anno di transizione, che se da un lato ha visto diminuire il numero delle inchieste (13 contro le 30 del 2010), dallaltro ha visto aumentare in maniera significativa le societ coinvolte (51 invece di 25). Lattivit dinchiesta, in qualche modo, si affina, puntando su attivit pi organizzate e strutture criminali pi complesse, ma non solo: proprio negli ultimi mesi dellanno si assistito a una vera e propria escalation di indagini condotte dalle Direzioni distrettuali antimafia, a riprova di un meccanismo che sta entrando a regime. Bastano pochi esempi, oltre a quelli gi citati. Il 6 dicembre 2011 nel porto di Taranto la Guardia di finanza, insieme allUfficio antifrode dellAgenzia delle dogane e con la collaborazione, sin dalle fasi iniziali delle indagini, del Consorzio Polieco, scopre una organizzazione transnazionale dedita al traffico globale di rifiuti plastici e vecchi copertoni. Una delle pi grosse operazioni del genere mai fatte in Italia, frutto di un lungo lavoro investigativo iniziato nel 2009: nome in codice, Golden Plastic - plastica doro - conclusasi con 54 persone arrestate e il sequestro in via preventiva di beni di 21 aziende per un valore complessivo pari a oltre 6 milioni di euro. Il 4 dicembre, invece, i carabinieri del Noe, coordinati dalla procura di Barcellona Pozzo di Gotto (Me) portano alla luce un traffico internazionale di rifiuti tra la Sicilia e il Senegal. Al centro dei flussi illegali cera una societ attiva nello smaltimento e riciclo dei rifiuti, per gli inquirenti, in odor di mafia, recentemente posta sotto sequestro dalla Dda di Messina nellambito delloperazione antimafia Gotha. Lelenco delle inchieste che hanno lasciato il segno nel 2011 davvero significativo. A met febbraio scatta loperazione denominata Eurot, della Dda di Firenze, su un traffico di stracci che aveva la sede operativa nel distretto tessile di Prato. Qui unazienda pratese raccoglieva le pezze provenienti dalle regioni del nord Italia e li spediva alla volta della Campania, grazie al coinvolgimento di un clan camorristico di Ercolano. Andando pi in l di qualche mese, balza agli onori della cronaca linchiesta Scrap iron, 23 giugno scorso, della procura di Locri, su un imponente traffico di rottami ferrosi che ha coinvolto diverse aziende calabresi, pugliesi e lucane; e poi linchiesta Freon della procura di Torino (30 giugno) su un traffico di rifiuti elettrici ed elettronici e rottami di autoveicoli che dalla Liguria e Piemonte finivano in Nigeria; la Wonderland, 13 luglio, della procura di Gela: plastica e fanghi di lavorazione industriale smaltiti abusivamente in due cave del Ragusano; la Ragnatela della procura di Napoli (16 luglio), 3
inchiesta che ha visto i carabinieri del Noe di Ancona imbattersi in un'organizzazione criminale con base nelle Marche che fra il 2005 e il 2009 avrebbe smaltito illegalmente in discariche italiane ed europee circa 100mila tonnellate di rifiuti pericolosi, compresi scarti della raffineria di Gela; la Amianto doro della procura di Trapani (22 luglio), su un traffico illecito del micidiale materiale tossico; la E-waste della procura di Cagliari (30 luglio), su un flusso di Raee raccolti in Italia e spediti in Cina, Malaysia, Pakistan, Nigeria e Congo; la Dirty Energy della procura di Pavia (17 novembre), sulla gestione illegale di un impianto di produzione di energia, che avrebbe fruttato circa 30 milioni di euro. Sono queste solo alcune delle cronache giudiziarie che hanno messo in luce il dietro le quinte della gestione degli scarti, la cruda realt di un fenomeno che si dipana senza soluzione di continuit su tutto il territorio nazionale, e oltre confine, scalzando i tanti luoghi comuni su un fenomeno che interesserebbe solo il Sud, o ancora peggio, la solita Campania. Lo dimostrano chiaramente in questi dieci anni le 191 inchieste concluse, che hanno assunto i nomi pi disparati ed evocativi: Greenland, Murgia Violata, Econox, Salmone indigesto, Clean sweep, Phantom recycling, Banda Bassotti, Re Mida, Terra Mia, Madre Terra (I e II atto), Girotondo, Grande Muraglia (I e II atto), Mesopotamia, Carte False, Star Wars, Mercanti di Rifiuti, Veleno, Golden Rubbish, Giudizio Finale, Fiori dacciaio, solo per citarne alcune.
LE INCHIESTE SULLART. 260 DEL CODICE DELLAMBIENTE IN ITALIA
Numero Inchieste Persone Arrestate Persone Denunciate 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 Totale 7 15 12 18 19 22 27 27 30 13 1 191 29 89 88 115 134 133 131 171 171 124 14 1.199 139 196 294 362 657 531 162 250 597 171 0 3.348
Aziende coinvolte 41 52 88 109 98 126 39 35 25 51 2 666
(*)I dati si riferiscono alle indagini concluse al 13 febbraio 2012 Fonte: elaborazione Legambiente sulle indagini del Comando Carabinieri Tutela Ambiente, Corpo Forestale dello Stato, Guardia di Finanza, Polizia dello Stato, Capitanerie di porto, Agenzie delle Dogane e Polizia Provinciale.
Numero Procure
Procure che hanno condotto le indagini
Alessandria, Bergamo, Brescia, Bologna, Busto Arsizio, Forl-Cesena, Genova, Gorizia, Ivrea, Lodi, Milano, Modena, Mondov, Monza, Padova, Pavia, Pordenone, Reggio Emilia, Savona, Torino, Trento, Treviso, Trieste, Venezia, Verbania, Verona, Vicenza, Voghera, Udine Ancona, Camerino, Cassino, Chieti, Firenze, Frosinone, Grosseto, Lanciano, Larino, Livorno, Lucca, Macerata, Massa Carrara, Orvieto, Perugia, Pesaro, Pescara, Pisa, Rieti, Roma, Siena, Spoleto, Teramo, Terni, Velletri, Viterbo Avellino, Bari, Benevento, Brindisi,Cagliari,Castrovillari, Cosenza, Foggia, Gela, Lamezia Terme, Lecce, Locri, Napoli, Nocera Inferiore, Nola, Oristano, Palermo, Palmi, Paola, Patti, Reggio Calabria, Salerno, Santa Maria Capua Vetere, Sassari, Siracusa, Taranto, Trani, Trapani, Torre Annunziata, Vibo Valentia
LE NAZIONI COINVOLTE NEI TRAFFICI ILLECITI DI RIFIUTI (FEBBRAIO 2002 FEBBRAIO 2012)
Numero Stati Esteri Coinvolti Stati 10 Austria, Bulgaria, Francia,Germania, Grecia, Inghilterra Norvegia, Russia, Turchia,Ungheria 5 7 22 Cina, India, Pakistan, Malasya, Siria
Congo, Egitto, Etiopia, Ghana, Liberia, Nigeria, Senegal
Asia Africa Totale
I dati si riferiscono alle indagini concluse fino al 13 febbraio 2012 Fonte: elaborazione Legambiente sulle indagini del Comando Carabinieri Tutela Ambiente, Corpo Forestale dello Stato, Guardia di Finanza, Polizia dello Stato, Capitanerie di porto, Agenzie delle Dogane e Polizia Provinciale.
2. Lecomafia Di certo le regioni del Sud hanno un primato per ci che concerne la presenza capillare nei territori delle mafie tradizionali. Molte, infatti, le indagini che hanno mostrato legemonia diretta di clan efferati, dalla Sicilia alla Campania, dalla Calabria alla Puglia. Sono ben 39 i clan censiti fino a oggi nei nostri Rapporti Ecomafia. In Campania, ad esempio, i casalesi si sono guadagnati ogni record di flussi criminali, finendo pi volte in alcuni dei traffici pi imponenti. A partire dalla madre di tutte le inchieste in terra di Gomorra, quella denominata Adelphi, nata dalle dichiarazioni che lex boss Nunzio Perrella (fratello del boss del rione Traiano) rese al magistrato 5
Franco Roberti (che lo stava interrogando per fatti di droga): con stupori per chi lo stava ascoltando, dichiar che la monnezza per loro era diventata oro, a differenza della droga qui si rischia(va) molto di meno. Da allora nelle province di Napoli e Caserta si moltiplicheranno le inchieste: Avorio pi 19, le gi citate Re Mida e Terra Mia, e poi Madre Terra, Ultimo Atto Carosello, Chernobyl, Diry Pack, Nerone, Ecoboss, Carte False, Terra dei fuochi, Old Iron, Giudizio finale. Altri collaboratori di giustizia, a cominciare da Gaetano Vassallo, sveleranno il ruolo diretto dei clan in questi traffici. E non solo. Indagini, come quella attualmente in fase dibattimentale presso la Corte di Assise di Napoli e relativa allex discarica Resit, che metteranno a nudo una situazione disastrosa, forse unica al mondo nel suo genere: interi territori della Campania, in particolare tra le province di Napoli e Caserta, sono stati sacrificati dalle famiglie mafiose per diventare limmenso immondezzaio a cielo aperto degli scarti industriali di mezza Italia. Con gravissimi danni ambientali e sanitari un caso su tutti la cosiddetta Terra dei fuochi, nei comuni di Giugliano, Qualiano e Villaricca che faranno dire a uno dei magistrati che pi ha lavorato su questo fronte, Donato Ceglie, che in queste due province si consumato negli ultimi quindici anni un disastro ambientale senza eguali, una Chernobyl tutta italiana. Sotto gli occhi di uno Stato troppo pavido e disattento e con gravi fenomeni di connivenza, oggetto di importanti procedimenti giudiziari.
3. Le rotte, ieri e oggi I flussi illegali di rifiuti, come gi stato detto, continuano a girare da un capo allaltro dello Stivale alimentati dai trafficanti di professione, che dallattuale crisi economica hanno tratto semmai nuovo vigore. In momenti come questi, i servizi a basso costo della Rifiuti spa sono richiestissimi, ci dicono gli stessi investigatori. Una holding criminale che risulta essere sempre pi strutturata, avvinghiata come una sanguisuga al tessuto economico e produttivo, capace di muoversi su pi fronti, stringere nuovi accordi e consolidarne vecchi, rinforzando il suo tratto manageriale e imprenditoriale. In attesa che il nuovo sistema di tracciabilit dei rifiuti Sistri entri a pieno regime (e con quali effetti concreti nella lotta allecomafia sar il tempo e lesperienza a dirlo, visti anche i problemi di funzionamento dimostrati finora), il giro-bolla continua ad essere il metodo classico utilizzato dai trafficanti, dove larte di falsificare i codici Cer che accompagnano gli scarti nei loro movimenti sempre pi affinata. E non certo un caso se nei controlli delle forze di polizia ai carichi di rifiuti movimentati su strada o via mare i codici pi esibiti dai trasportatori sono quelli relativi a materie prime seconde o imballaggi: spesso solo un trucco per nasconde il traffico illegale di sostanze molto velenose. Ci che cambiato negli ultimi anni nello scenario della Rifiuti Spa sono invece le rotte, non pi quasi prevalentemente nord-sud, ma sempre pi circolari, coinvolgendo tutte le regioni (con lunica eccezione della Valle dAosta) e proiettandosi come si appena visto pure su scala mondiale. La prova di ci nelle procure coinvolte nelle inchieste ex art. 260: delle 85 totali, 29 sono del Nord, 26 del Centro, 30 del Sud. Cos capita pure che la monnezza della Lombardia finisca in provincia di Napoli (inchiesta Eurot), quelli pugliesi in Emilia Romagna (inchiesta Clean cars), mentre quelli abruzzesi finiscono in Grecia e Turchia (inchiesta Emelie) e cos allinfinito. Un fenomeno molto esteso, quindi, che non si pu vincere solo con il ricorso agli strumenti repressivi, a colpi di arresti e sequestri, ma chiede, oltre a un rafforzamento dei controlli preventivi, lintervento attivo delle forze economiche e delle loro rappresentanze sindacali, della politica e dunque delle Istituzioni - ad ogni grado e livello - delle associazioni, dei cittadini. Senza questo scatto in avanti sar difficile vincere la dura lotta alla Rifiuti Spa.
4. I sequestri Cresce il volume di rifiuti destinati allo smaltimento illecito e finiti sotto sequestro. Solo nel 2010 sommando i quantitativi sequestrati in 12 delle totali 30 inchieste (mancando i dati delle altre) gli inquirenti hanno messo le mani su un totale che supera i 2 milioni di tonnellate di monnezza (per lesattezza 2.054.545): considerando che un tir trasporta in media 25 tonnellate a carico, significa che se ne sono messi in cammino 82.181. Uno dietro laltro fanno una strada che da Reggio Calabria arriva quasi a Milano (1.117 chilometri). Estendendo il dato su un arco temporale che risale agli ultimi dieci anni, quindi relative alle inchieste condotte dal 2002 ad oggi, si conferma uno scenario di assoluta gravit. In 89 indagini su 191, cio meno della met di quelle effettuate, le forze dellordine hanno sequestrato pi di 13 milioni e 100 mila tonnellate di rifiuti: una strada di 1.123.512 tir, lunga pi di 7 mila chilometri, (lintera rete autostradale italiana ne misura 7.120). Tutto ci bene sottolinearlo senza considerare in alcun modo le discariche abusive che giornalmente vengono sequestrate dalle forze di polizia, ricadenti in attivit extra art. 260. Le cifre appena citate sono il frutto di un grande lavoro svolto dalla magistratura e dalle forze dellordine che non ci stancheremo mai di ripeterlo possono contare su ottimo strumento normativo, il gi citato art. 260, e un know how investigativo sempre pi perfezionato. Risultati che hanno consentito di affrontare a muso duro i trafficanti, svelarne la vera faccia, le strategie, le complicit: i boss con gli imprenditori, gli avvocati con i chimici e i faccendieri, i trasportatori con i proprietari di discariche o di terreni agricoli, i funzionari pubblici con i politici. Nessun segreto li protegge pi. Mai come nel caso dei rifiuti, la scena del crimine si rivelata affollata di personaggi di questo tipo, che rimandano a quelleconomia canaglia che prende corpo e sostanze in infinite indagini giudiziarie. Oltre ad allungare i termini di prescrizione e consentire rogatorie internazionali, il delitto in questione ha dato agli investigatori adeguati strumenti investigativi, in primis le intercettazioni telefoniche e ambientali. Queste, infatti, si sono rivelate indispensabili nel risalire lintera filiera criminale, mettere con le spalle al muro i veri capi delle holding, colpire la testa e non solo i bracci.
Figura: La strada dellecomafia, tratto da Ecomafia 2011; elaborazione Legambiente su dati forze dellordine
5. Lo scenario globale E cresciuto in questi dieci anni anche il numero delle inchieste transnazionali: solo nel 2011 sono state ben 10, coinvolgendo 15 paesi di tre continenti: Europa, Africa, Asia. In totale, fino a oggi le inchieste di questo tipo sono state 31, con 156 ordinanze di custodia cautelare, 509 denunce, 124 aziende coinvolte, coinvolgendo ben 22 Paesi esteri. Lultima inchiesta in ordine di tempo risale al 14 dicembre scorso, nome in codice Partenope, conclusasi con il sequestro di 14 tir che trasportavano al porto di Napoli materiale ferroso, non trattato secondo quanto prescrive la normativa, e destinato a paesi asiatici. Il giro daffari complessivo dei traffici stato stimato dalla Guardia di finanza di Napoli in circa 250 milioni di euro. I finanzieri, insieme ai doganieri, hanno anche scoperto una vera e propria truffa organizzata attraverso lemanazione di fatture false emesse per giustificare i costi sostenuti (solo apparentemente) dall'azienda, con una evasione di imposte per almeno 6 milioni di euro. I provvedimenti restrittivi sono stati emessi anche nei confronti di due sottufficiali della polizia provinciale, che avrebbero favorito le aziende coinvolte nell'inchiesta, ammorbidendo gli accertamenti delle Fiamme gialle con atti falsi o informando le persone coinvolte nell'inchiesta degli sviluppi della stessa. Una settimana prima, era stata la procura di Lecce a mettere a segno, come gi accennato, lindagine denominata Golden plastic, una complessa ed articolata attivit investigativa iniziata nei primi mesi del 2009 dallUfficio delle dogane di Taranto, congiuntamente con il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Taranto. Oltre 260 mila tonnellate di rifiuti speciali sequestrati pronti per esser spediti illecitamente in paesi del sud est asiatico soprattutto in Cina in 114 container. Lindagine si conclusa con 54 ordinanze di custodia cautelare in carcere e il sequestro di 21 aziende (dislocate tra Puglia, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte, Sicilia, Toscana), per un valore complessivo di oltre 6 milioni di euro. I reati contestati sono stati associazione per delinquere transnazionale finalizzata all'illecito traffico di rifiuti e falsit ideologica in atto pubblico.
Le operazioni di polizia giudiziaria per traffico internazionale di rifiuti (art. 260 Dlgs 152/06)
Procure impegnate 20
Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dellordine e altri organi di polizia giudiziaria, aggiornata al 13 febbraio 2012
Le strade dellecomafia, insomma, passano dai confini geopolitici dellUnione europea, si spingono fino in Africa e India, terminano la loro corsa in Estremo Oriente. la nuova via della seta: dallItalia alla Cina, andata e ritorno. Escono rifiuti, entrano prodotti finiti - il Made in China. I nuovi Marco Polo non sono avventurieri coraggiosi, ma navi e container che solcano il Mediterraneo, passano la Penisola Arabica e si gettano nellOceano Indiano, fino ai villaggi costieri del Guagdong. Cosa accade qui lo raccontano i testimoni diretti e le indagini che si stanno sviluppando. Grosse piattaforme logistiche italiane - capaci di raccogliere pi di dieci volte quello che possono fare le normali aziende - racimolano rifiuti plastici, cartacei, ferrosi, elettronici (anche provenienti dalla raccolta differenziata) e li immettono nei circuiti illegali internazionali, dove attraverso vari passaggi di mano, e di confine, finiscono in Cina o in India: e qui trattati senza precauzioni e senza regole, con enormi costi ambientali e sanitari. Un fenomeno ancora lontano dallessere completamente svelato, una giostra troppo grande per gli operatori preposti ai controlli. Solo nel 2010 lAgenzia delle dogane ha sequestrato nei porti italiani 11.400 tonnellate di rifiuti destinati proprio in queste aree del mondo (lanno prima erano state 7.400). Con ogni probabilit, 9
questo non che la punta di un iceberg. E come potrebbe essere altrimenti, visto che ogni anno, solo nei nostri porti, si movimentano circa 4.400.000 container.
Questa emorragia illegale di scarti destinati oltre confine rappresenta uno dei principali nemici di una delle principali filiere della green economy, quella del riciclo. Come dimostrano le indagini, non un caso che i rifiuti siano dirottati principalmente in quei Paesi dove alta la richiesta di materie prime, sotto ogni forma, esistono collaudati i sistemi di corruzione ed ben ramificata la presenza della criminalit organizzata. Alti rendimenti e bassi rischi giudiziari, soprattutto in confronto ai traffici di droga o di armi, sono il connubio perfetto per alimentare i flussi illegali. Con enormi margini di guadagni, difficilmente stimabili, ma che, assicurano gli addetti ai lavori, stanno gi mettendo in ginocchio centinaia di aziende verdi nel nostro Paese. Tutto questo avviene anche a causa di un sistema di controlli ancora incapace di fronteggiare un assalto cos massiccio da parte di vere e proprie organizzazioni eco-criminali. Secondo lUfficio Antifrode dellAgenzia delle Dogane, nel suo contributo a Ecomafia 2011 di Legambiente, il sistema dei controlli deve misurarsi, da un lato, con una capacit criminale che sviluppa tecniche fraudolente sempre pi raffinate, che individua percorsi, canali e destinazioni sempre diverse, in alcuni casi in funzione degli interessi della criminalit organizzata transnazionale e, dallaltro, con le esigenze di scorrevolezza dei traffici di merci, di fondamentale importanza per la crescita e lo sviluppo del Paese. In altre parole occorre tenere conto, cio, sia della necessit di contrastare i traffici illeciti, sia delle esigenze di celerit che il commercio internazionale impone al mondo delle imprese, proiettate nel mercato globale, e proprio per tenere conto di queste esigenze lAgenzia analizza i dati import-export riguardanti milioni di dichiarazioni doganali ogni anno, al fine di effettuare controlli sempre pi mirati.
6. Le proposte di Legambiente LItalia, come gi accennato, grazie allintroduzione nel 2001 del delitto di attivit organizzata di traffico illecito di rifiuti (ex art. 53 bis del decreto Ronchi, ora art. 260 del Dlgs 152/2006), rappresenta oggi a livello europeo e internazionale una punta avanzata nellazione di contrasto a questo grave fenomeno dillegalit, ambientale ed economica. Proprio i risultati raggiunti nel nostro Paese, in dieci anni di applicazione di questo delitto, hanno consentito di delineare con sufficiente precisione caratteristiche, modalit operative e rotte seguite dalle vere e proprie organizzazioni criminali che gestiscono questi traffici illeciti e, conseguentemente, predisporre adeguate azioni di carattere preventivo e repressivo. Un nuovo impulso arrivato con linserimento del delitto previsto dal gi citato art. 260 del Dlgs 152/2006 tra quelli di competenza delle Procure distrettuali antimafia, in considerazione della sua particolare gravit. Si tratta ora di completare il quadro, sia in Italia sia a livello europeo, per rendere ancora pi efficace lattivit dindagine e di contrasto. Legambiente ha sempre affiancato a questo indispensabile rafforzamento della tutela penale un serio impegno per rendere pi snello e trasparente il sistema delle autorizzazioni e dei controlli in materia dambiente. Ma perch la semplificazione, come quella prevista nel recente decreto del governo Monti per le piccole e medie imprese, non diventi deregulation fondamentale che le verifiche siano effettive e le sanzioni, per chi viola la regole, davvero proporzionate alla gravit dei reati e deterrenti. Cos ancora oggi non , nel nostro Paese. E per queste ragioni Legambiente rilancia, in questo dossier, cinque proposte specifiche:
a) rafforzare da un lato e semplificare dallaltro il quadro sanzionatorio in materia di tutela penale dellambiente attualmente in vigore: un risultato possibile attraverso lintroduzione nel Codice penale di specifici delitti (dallinquinamento al disastro ambientale) sulla falsariga di quanto previsto dalla direttiva comunitaria 2008/99/CE (poco e male recepita nel nostro Paese) e da diversi disegni di legge diniziativa parlamentare, e la contestuale depenalizzazione di altre fattispecie previste dallattuale normativa; tra i diversi testi presentati in Parlamento, al fine di facilitare liter di approvazione e non perdere il lavoro gi avviato a concluso positivamente, vale la pena ricordare il Disegno di legge n. 2692 Disposizioni concernenti i delitti contro lambiente. Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e lintegrazione della relativa disciplina presentato e approvato allunanimit in Consiglio dei ministri il 22 maggio 2007, durante la XV legislatura; un testo forte del contributo delle Commissioni Ambiente e Giustizia di Camera e Senato, della Direzione nazionale antimafia e della stessa Commissione bicamerale di inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Disegno di legge di fatto decaduto con la fine anticipata dalla legislatura. b) rendere pienamente operativa la nuova classificazione del delitto di attivit organizzata di traffico illecito di rifiuti, prevedendo, come per tutti gli altri delitti di competenza delle Procure distrettuali antimafia, lutilizzo di intercettazioni telefoniche e ambientali in presenza di sufficienti indizi di reato, e non gravi com attualmente, e prolungando fino a un anno i termini per le indagini preliminari; c) prevedere una serie di modifiche normative finalizzate a rendere pi efficaci, anche dal punto di vista della sostenibilit economica, le procedure di sequestro di rifiuti ai sensi dell'art.259 o dell'art.260 del D. Lgs.152/2006 presso aree portuali e aeroportuali; d) sollecitare lestensione del delitto di attivit organizzata di traffico illecito di rifiuti (art. 260 Dlgs 152/2006) in tutti i Paesi dellUnione europea, come previsto peraltro dalla direttiva comunitaria 2008/99/CE al fine di contrastare in maniera pi efficaci i traffici transnazionali di rifiuti; e) inserire stabilmente e rafforzare il contrasto dei traffici illegali di rifiuti nelle attivit di organismi investigativi e di controllo europei e internazionali (quali Europol, Interpol e Organizzazione mondiale delle Dogane).
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