Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-10524-del-28-04-2017
Timestamp: 2020-08-13 18:19:18+00:00
Document Index: 38610729

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza\n', 'art. 81', 'art. 18', 'art. 360', 'art. 18', 'art. 24', 'art. 360', 'art. 24', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18']

Sentenza Cassazione Civile n. 10524 del 28/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10524 del 28/04/2017
Cassazione civile, sez. trib., 28/04/2017, (ud. 23/09/2016, dep.28/04/2017), n. 10524
sul ricorso 6422/2011 proposto da:
A.F., elettivamente domiciliato in ROMA VIALE PARIOLI 43,
rappresenta e difende unitamente all’avvocato VICTOR UCKMAR giusta
avverso la sentenza n. 124/2010 della COMM.TRIB.REG. di MILANO,
depositata il 12/11/2010;
23/09/2016 dal Consigliere Dott. ROSA PEZZULLO;
udito per il ricorrente l’Avvocato CORASANITI per delega
dell’Avvocato UCKMAR che insiste per la cassazione della sentenza
della CTR;
subordine il rigetto per tutti i motivi di ricorso.
1. L’Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale di Lecco – in data 29 novembre 2008, notificava a A.F. due avvisi di accertamento, relativi agli anni di imposta 2001 e 2003, recuperando a tassazione, quali redditi diversi D.P.R. n. 917 del 1986, ex art. 81, per l’anno 2001, un maggiore reddito imponibile pari ad Euro 317.365,00, con maggiore Irpef accertata pari ad Euro 136.703,00, oltre addizionali e sanzioni e, per l’anno 2003, un maggiore reddito imponibile pari ad Euro 443.072,00, con maggiore Irpef accertata pari ad Euro 194.941,00, oltre addizionali e sanzioni. Tale recupero scaturiva da un’indagine finanziaria effettuata sui rapporti intrattenuti dal contribuente con banche italiane ed, in particolare, su alcune movimentazioni bancarie (accrediti) provenienti da banche estere – che, secondo l’Agenzia delle Entrate, non sarebbero “risultate compatibili con la complessiva capacità contributiva del contribuente”, sicchè i relativi importi erano stati appunto qualificati come “redditi diversi”.
5. Propone ricorso per cassazione l’ A., affidato a quattro motivi di ricorso, con i quali lamenta:
– l’error in procedendo per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 18, comma 2, lett. e), e comma 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4;
– l’error in procedendo per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 18, comma 2, lett. e), e comma 4, e dell’art. 24, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4;
– la violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 24, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3;
– la contraddittorietà della motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p., comma 1, n. 5.
1. Con tale motivo l’ A. lamenta la ricorrenza del vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 18, comma 2, lett. e), e comma 4, poichè la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia ha erroneamente dichiarato la nullità del ricorso introduttivo, con conseguente sua inammissibilità, in ragione di un’asserita mancata indicazione nel ricorso medesimo dei motivi di impugnazione avverso gli avvisi di accertamento de quibus, laddove il ricorso è da ritenersi inammissibile, solo se manca ovvero è assolutamente incerta l’indicazione dei motivi di censura dell’atto impositivo impugnato; nel ricorso in esame, invece, risultano chiaramente evincibili le ragioni di fatto e diritto per le quali il contribuente ha chiesto al giudice tributario l’annullamento dei suddetti avvisi di accertamento.
2. La doglianza è fondata. La Commissione Tributaria Regionale della Lombardia ha ritenuto di dichiarare la nullità del ricorso introduttivo del giudizio, in accoglimento dell’eccezione proposta dall’Ufficio, rilevando la mancanza o l’assoluta incertezza dell’indicazione dei motivi di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 18, n. 4, che, invece, sono stati aggiunti od integrati con memoria difensiva del 21.9.2009; in particolare dalla lettura del ricorso introduttivo del giudizio di primo grado, si evincerebbero esclusivamente brevi cenni in fatto ad una vicenda finanziaria del contribuente, dipanatasi nel 1992 tra l’Italia ed il principato di Monaco, ma la narrazione, oltre che in fatto, è lacunosa in punto di diritto, proprio perchè dalla semplice lettura del ricorso non è dato evincere perchè i comportamenti finanziari del contribuente siano legittimi e sia illegittima l’attività accertativa.
3. Tale interpretazione non si presenta corretta. Ed invero premesso che il giudizio tributario è caratterizzato da un meccanismo di instaurazione di tipo impugnatorio, circoscritto alla verifica della legittimità della pretesa effettivamente avanzata con l’atto impugnato, alla stregua dei presupposti di fatto e di diritto in esso indicati, ed avente un oggetto rigidamente delimitato dalle contestazioni mosse dal contribuente, con i motivi specificamente dedotti nel ricorso introduttivo in primo grado (Sez. 5, n. 25756 del 05/12/2014), ai fini della enunciazione dei motivi previsti a pena inammissibilità del ricorso dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 18, comma 2, lett. e), è sufficiente una enunciazione anche sommaria dei motivi stessi. Invero, la sanzione dell’inammissibilità è connessa alla mancanza assoluta, ovvero all’assoluta incertezza, ricorrendo quest’ultimo caso, allorquando l’enunciazione del motivo, che non deve attingere un particolare livello di specificità, si presenti tale da non consentire l’individuazione del nucleo della censura rivolta all’atto impugnato.