Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-2056-codice-civile-valutazione-dei-danni
Timestamp: 2020-01-19 09:59:09+00:00
Document Index: 54961571

Matched Legal Cases: ['art. 1223', 'art. 1226', 'art. 1227', 'art. 1225', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1227', 'art. 2056', 'sentenza ', 'art. 2048', 'art. 1227', 'art. 1226']

Art. 2056 codice civile: Valutazione dei danni | La Legge per tutti
Il risarcimento dovuto al danneggiato si deve determinare secondo le disposizioni degli articoli 1223 (1), 1226 (2) e 1227 (3) (4).
Lucro cessante: mancata acquisizione nel patrimonio del danneggiato di valori economici; in altri termini, è il mancato guadagno conseguenza diretta del fatto dannoso.
(1) L’art. 1223 stabilisce che è risarcibile il danno patrimoniale, cioè quel danno che si traduce direttamente in un pregiudizio del patrimonio del danneggiato.
Il danno patrimoniale si distingue in: a) danno emergente: consistente nella perdita di valori economici già esistenti nel patrimonio del danneggiato, in altri termini nella diminuzione di quel patrimonio cagionata direttamente dall’illecito; b) lucro cessante: cioè il mancato guadagno che deriva direttamente dall’illecito.
(2) L’art. 1226 stabilisce che il danno patrimoniale, se non può essere determinato nel suo preciso ammontare, deve essere liquidato dal giudice con una valutazione equitativa.
(3) L’art. 1227 stabilisce che, se il danno è stato cagionato anche da un fatto colposo del creditore, il risarcimento dovuto dal danneggiante deve essere diminuito.
(4) La norma non richiama l’art. 1225 che limita, in materia di responsabilità contrattuale, il risarcimento ai soli danni prevedibili; sicché, in materia extracontrattuale sono risarcibili anche i danni imprevedibili. Sono risarcibili anche i danni futuri cioè quelle conseguenze dannose che non si sono verificate al momento dell’illecito ma che appare verosimile e probabile che si verificheranno in futuro. In questo ambito rientra la problematica della cd. perdita di chance, cioè di occasioni favorevoli che non fanno acquisire immediatamente una posizione di vantaggio al titolare, ma gli danno la possibilità di acquistarla in futuro.
Non costituisce estensione del "petitum" o domanda nuova, né modifica la materia del contendere, la richiesta di liquidazione del danno in via equitativa, quando la domanda formulata nell'atto introduttivo abbia avuto ad oggetto il risarcimento del danno da determinarsi in corso di giudizio. Rigetta, App. Roma, 11/11/2009
Cassazione civile sez. II 28 gennaio 2015 n. 1589
La rivalutazione monetaria non può essere riconosciuta d'ufficio dal giudice in grado di appello, quando il danneggiato abbia dichiarato di ritenere esaustiva la sentenza di primo grado, manifestando integrale acquiescenza alla stessa anche con riferimento al "quantum". (Nella ispecie la S.C. ha cassato la sentenza di appello che aveva accordato d'ufficio in favore del danneggiato appellato la rivalutazione monetaria, nonostante la sola richiesta di integrale conferma della sentenza di primo grado). Cassa e decide nel merito, App. Roma, 11/01/2011
Cassazione civile sez. III 19 dicembre 2014 n. 26900
La rivalutazione monetaria e gli interessi costituiscono una componente dell'obbligazione di risarcimento del danno e possono essere riconosciuti dal giudice anche d'ufficio ed in grado di appello, pur se non specificamente richiesti, atteso che essi devono ritenersi compresi nell'originario "petitum" della domanda risarcitoria, ove non ne siano stati espressamente esclusi. Rigetta, App. Catania, 14/07/2011
Cassazione civile sez. III 16 dicembre 2014 n. 26374
Il danno da riduzione della capacità lavorativa, sofferto dalla persona che provvede da sé al lavoro domestico, costituisce un'ipotesi di danno patrimoniale; incombe su chi lo invoca ha l'onere di dimostrare che gli esiti permanenti residuanti alla lesione della salute impediscano o rendano più oneroso (ovvero impediranno o renderanno più oneroso in futuro) lo svolgimento del lavoro domestico. In mancanza di tale dimostrazione nulla può essere liquidato a titolo di risarcimento.
Cassazione civile sez. III 05 dicembre 2014 n. 25726
In materia di illecito aquiliano, ai fini della liquidazione equitativa del danno non patrimoniale, il giudice del merito non deve tenere conto della realtà socio-economica nella quale la somma da liquidare è presumibilmente destinata a essere spesa, poiché tale elemento è estraneo al contenuto dell'illecito e, ove considerato, determinerebbe una irragionevole lesione di un valore della persona umana. (In applicazione dell'anzidetto principio, la S.C. ha ritenuto ininfluente - ai fini della liquidazione del danno conseguente ad un sinistro stradale con esito mortale - la nazionalità straniera della vittima, in Italia per ragioni di lavoro). Cassa con rinvio, App. Brescia, 28/02/2011
Nella liquidazione del danno non patrimoniale, l'applicazione di criteri diversi da quelli risultanti dalle tabelle predisposte dal Tribunale di Milano può essere fatta valere in sede di legittimità, come vizio di violazione di legge, soltanto quando in grado di appello il ricorrente si sia specificamente doluto della mancata liquidazione del danno in base ai valori delle tabelle milanesi ed abbia altresì versato in atti dette tabelle. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto inammissibile il motivo di ricorso avverso la pronuncia sulla liquidazione del danno non patrimoniale proposto dalla parte che, nello spiegare appello, aveva evocato l'applicazione delle tabelle del Tribunale di Milano in relazione alla sola liquidazione del danno biologico da invalidità temporanea, facendo, invece, riferimento alla liquidazione del danno non patrimoniale, unitariamente inteso, soltanto in comparsa conclusionale, senza peraltro dedurre, in sede di ricorso per cassazione, di aver versato siffatte tabelle nel giudizio di merito). Rigetta, App. Roma, 15/11/2011
Cassazione civile sez. III 13 novembre 2014 n. 24205
Il principio di cui all'art. 1227 cod. civ. (riferibile anche alla materia del danno extracontrattuale per l'espresso richiamo contenuto nell'art. 2056 del codice) della riduzione proporzionale del danno in ragione dell'entità percentuale dell'efficienza causale del soggetto danneggiato si applica non solo nei confronti del danneggiato, che reclama il risarcimento del pregiudizio direttamente patito e al cui verificarsi ha contribuito la sua condotta, ma anche nei confronti dei congiunti che, in relazione agli effetti riflessi che l'evento di danno subito proietta su di essi, agiscono per ottenere il risarcimento dei danni subiti "iure proprio". (Nella specie, a seguito di un incidente stradale in cui la minorenne danneggiata aveva concorso a cagionare il danno, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ridotto, in proporzione alla colpa della ragazza, anche il risarcimento spettante ai genitori a titolo di danno da lesione del rapporto familiare e di danno morale, pervenendo a tale conclusione non solo in applicazione dell'art. 2048 c.c., e dunque del principio per cui del fatto illecito del minore erano tenuti a rispondere i genitori, ma anche dell'art. 1227, primo comma, cod. civ.). Rigetta, App. Palermo, 28/07/2010
Cassazione civile sez. III 23 ottobre 2014 n. 22514
In materia di danni da circolazione stradale, in un’ottica di personalizzazione del danno non patrimoniale, occorre tenere presente anche il diverso pregiudizio subito dalla parte danneggiata e consistente nel turbamento psichico transitorio e soggettivo conseguente al sinistro, da ritenersi sussistente in via presuntiva alla luce della lesione psico-fisica permanente accertata, del fatto illecito di cui si è vittima, del danno estetico e della età; trattasi, quest’ultimo e diverso pregiudizio, del c.d. danno morale, inteso non come categoria autonoma, ma come figura descrittiva di un aspetto del danno non patrimoniale da riconoscersi e da liquidarsi sempre in via equitativa ex art. 1226 e 2056 c.c.
Tribunale Roma sez. XII 19 settembre 2014 n. 18500
Il danno risarcibile al pubblico dipendente tardivamente assunto in servizio può essere quantificato solo equitativamente, in applicazione del combinato disposto degli artt. 2056 e 1226 c.c.; in particolare esso va determinato in una somma pari al 50 % delle retribuzioni che avrebbero dovuto essere corrisposte all'appellante a partire dalla data della mancata assunzione sino all'effettivo ricollocamento in servizio, con esclusione della eventuale parte variabile della retribuzione relativa alle funzioni e con l'obbligo dell'Amministrazione di regolarizzazione della posizione contributiva e previdenziale nei limiti precisati. Annulla in parte TAR Campania, Napoli, sez. VII, n. 894 del 2013
Consiglio di Stato sez. IV 26 agosto 2014 n. 4282