Source: http://www.jus.unitn.it/cardozo/Obiter_dictum/icontrat.htm
Timestamp: 2017-11-22 01:40:33+00:00
Document Index: 184783454

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art.15', 'art. 17', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 491', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 14', 'art. 3']

ODELJ Documento informatico e firma elettronica.
Documento informatico e firma elettronica.
[Note sul "Regolamento contenente i criteri e le modalità di applicazione dell'art. 15, comma 2, della legge 15 marzo 1997 in materia di formazione, archiviazione, e trasmissione di documenti con strumenti informatici e telematici" (D.P.R. 10.11.97, n° 513)].
di Luca Saglione.
In base all'art.15 comma 2 della legge 15 maggio 1997, n° 59, "gli atti, dati e documenti formati dalla pubblica amministrazione e dai privati con strumenti informatici o telematici, i contratti stipulati nelle medesime forme, nonché la loro trasmissione e archiviazione con strumenti informatici, sono validi e rilevanti a tutti gli effetti di legge. I criteri e le modalità di applicazione del presente comma sono stabiliti, per la pubblica amministrazione e per i privati, con specifici regolamenti da emanare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge ai sensi dell'art. 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n° 400".
Dopo alcuni inevitabili slittamenti, il Presidente della Repubblica ha finalmente emanato il regolamento attuativo della disposizione contenuta nella legge Bassanini.
Anche se le poche riviste, per lo più specialistiche, che hanno seguito l'iter legislativo hanno per lo più legato il contenuto del regolamento al concetto di "firma elettronica", in realtà molte sono le innovazioni interessanti dal punto di vista giuridico contenute nel DPR in esame; io mi limiterò a presentare le principali.
1. Definizione di documento informatico.
Innanzitutto viene definito in maniera puntuale che cosa si debba intendere per documento informatico: infatti, in base all'art. 1 lett. a) "per documento informatico [s'intende] la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti".
Si tratta di una definizione fondamentale, e che rappresenta il punto di arrivo di una articolata evoluzione normativa.
Il primo intervento organico del legislatore nel settore informatico avviene con il D. Lgs. 12 febbraio 1993, n° 39, recante "Norme in materia di sistemi informativi automatizzati delle amministrazioni pubbliche". In tale testo normativo non è rinvenibile, tuttavia, alcuna definizione espressa di "documento informatico", mentre ampio spazio viene concesso all'aspetto teleologico(art. 1 c. 2: "L'utilizzazione dei sistemi informativi automatizzati risponde alle seguenti finalità: […]").
Si può dunque dire che anche dopo l'emanazione di questo decreto non si potesse ancora parlare di riconoscimento di un'autonoma dignità al "documento informatico". Permaneva, dunque, la classica distinzione tra "documenti elettronici in senso stretto", ossia documenti memorizzati in forma digitale nella memoria centrale o nella memoria di massa dell'elaboratore, non intellegibili dall'uomo se non tramite apposite macchine che permettano di decodificare i segnali digitali di cui sono composti; e "documenti elettronici in senso ampio", cioè quei documenti formati tramite computer ma poi impressi su un supporto fisico tramite gli slot di output dell'elaboratore.
Il "documento informatico" è stato definito per la prima volta, e ha ottenuto tutela quantomeno penale, con la legge 547 del 23 dicembre 1993, recante "modificazioni e integrazioni alle norme del codice penale e del codice di procedura penale in tema di criminalità informatica".
L'art. 491 bis c.p.- introdotto con tale legge- precisa infatti che "per documento informatico si intende qualunque supporto informatico contenente dati o informazioni aventi efficacia probatoria o programmi specificamente destinati ad elaborarli".
Il passo successivo è dato dall'art. 15.c.2. della Bassanini, che ha permesso la definitiva equiparazione del documento scritto e di quello informatico.
Equiparazione resa possibile, al di là delle differenti opinioni in merito alla applicabilità della disposizione penalistica all'intero ordinamento, anche dal passaggio da una visione "statica", in cui il computer è considerato una macchina isolata su cui interviene un singolo operatore, a una visione "dinamica", centrata quindi sulla telematica e sulla trasmissione di informazioni in forma digitale.
In questo senso, si può dire che è stata attuata una vera e propria "rivoluzione copernicana": infatti, fino ad oggi in un documento era più rilevante il "contenente" (carta filigranata, bollo, firma) che il "contenuto", in quanto "contenente" e "contenuto" erano fusi in un unicum inscindibile; ora, invece, a rilevare è solo più il contenuto.
2. La firma digitale.
Nonostante il nome possa trarre in inganno, non si tratta di una firma, bensì di un insieme di caratteri alfanumerici derivante da operazioni di crittografia: ciò avviene tramite un algoritmo che trasforma il testo in un altro testo non intellegibile. La decrittazione può avvenire con uno dei due seguenti metodi:
criptazione a chiave simmetrica: tale sistema prevede l'utilizzo di una singola chiave per la criptazione e per la decriptazione. Infatti, dato un algoritmo cifrante f, il mittente e il destinatario utilizzano una chiave comune c, ed ottengono conseguentemente un algoritmo personalizzato fi dell'algoritmo f, che sarà applicabile sia all'insieme dei dati in chiaro sia all'insieme dei dati cifrati, permettendo, così, di attuare una trasformazione invertibile. In termini matematici, ciò equivale a dire che un sistema a chiave simmetrica S consiste in un insieme M di testi in chiaro, un insieme C di testi cifrati e un insieme F di trasformazioni invertibili da M in C;
criptazione a chiave asimmetrica: richiede che ogni titolare abbia due chiavi, una privata D e una pubblica E, diverse tra loro, delle quali una serve per la criptazione, l'altra per la decriptazione, con la caratteristica fondamentale che non è possibile calcolare D conoscendo E. Dato un testo m, il corrispondente testo cifrato E(m) sarà decifrato correttamente soltanto usando la chiave D. L'origine di questo sistema risale alla fine degli anni Settanta, con gli studi di Diffie e Hellman. Utilizzando i protocolli ideati da questi due studiosi, sono stati sviluppati numerosi algoritmi per la firma elettronica, di cui i più promettenti sono il RAS e alcuni logaritmi discreti particolarmente innovativi.
Il legislatore italiano ha scelto di utilizzare il sistema a chiave asimmetrica (art. 1, lett. B), rinviando a un successivo decreto del Presidente del consiglio dei Ministri per l'esatta definizione dei parametri tecnici(art. 3).
3. Pagamenti informatici.
All'art. 14 del regolamento viene finalmente sancita la possibilità di effettuare pagamenti informatici, sebbene entro i imiti che verranno stabiliti con successivo regolamento ex art. 3.
Questa norma pone una quantità enorme di interrogativi, per lo più tecnici, che non è opportuno esaminare in questa sede.
Mi limiterò, quindi, a fare delle breve osservazioni in relazione al probabile mezzo di pagamento del futuro, cioè la moneta elettronica.
La moneta elettronica non è altro che una applicazione dei sistemi di criptazione, e, in particolare, dell'algoritmo ARS, in grado di produrre i seguenti risultati:
garantire l'autenticità della "moneta" (in realtà una sequenza di bits), tramite l'incontro di chiave pubblica e privata;
garantire il totale anonimato dell'utente;
garantire, al contrario, l'identificazione di coloro che tenteranno di generare "moneta" falsa.
E' dunque opportuno che il legislatore mediti con attenzione sui futuri sviluppi della telematica, e, in particolare, dei pagamenti elettronici, per evitare di creare dei "paletti" a livello tecnico-normativo che rendano obsolete e anacronistiche in partenza le possibilità di utilizzo delle risorse informatiche e soprattutto di quelle di rete ammesse a livello privatistico - amministrativo.