Source: http://www.ismed.it/normativa_e_approfondimenti_pag_interna_52.html
Timestamp: 2019-05-27 02:29:50+00:00
Document Index: 3484022

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.5', 'art.8', 'art.5', 'art.116', 'art.8', 'art. 116']

Il Giudice formula una proposta conciliativa di € 85.000: condannata in sentenza a € 216.540 e a €18.000 di spese la parte che rifiuta e non partecipa alla mediazione.
Tale qualifica della responsabilità serve solo per la completa valutazione della fattispecie, che implica l’innegabile sussistenza di negligenza oltre che di imperizia.
2 . I fatti rilevanti Nella sostanza si tratta di questo.
Ciò detto, va affrontato l’altro aspetto della causa, non meno importante e molto meno certo. Vale a dire la sussistenza concreta del danno, in ordine alla quale vanno richiamati i principi elaborati dalla giurisprudenza [3]. Che applicati al caso concreto implicano l’accertamento e la valutazione (virtuali e controfattuali) del se, ove introdotto l’appello e doverosamente coltivato dall’avvocato convenuto, sarebbe stato ribaltato a favore dell’attore, ed in modo definitivo in caso di ricorso in cassazione da parte della spa Fideuram, il verdetto di primo grado.
Va infine precisato che la proposta del Giudice non è disgiunta da una certa dose di equità che ben si attaglia a questa fase.
Viene infine fissata un’udienza alla quale in caso di accordo le parti potranno anche non comparire; viceversa, in caso di mancato accordo, potranno, volendo, in quella sede fissare a verbale quali siano state le loro posizioni al riguardo (relativamente alla sola proposta del giudice), anche al fine di consentire l’eventuale valutazione giudiziale della condotta processuale delle parti ai sensi degli artt.91 [4] e 96 III° cpc [5].
• INVITA le parti a raggiungere un accordo conciliativo/transattivo sulla base della proposta che il Giudice redige in calce; concedendo termine fino alla data del 31.1.2014;
• INFORMA le parti che l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda ai sensi dell’art.5, co.2° e che ai sensi dell’art.8 dec.lgs. 28/10 la mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione comporta le conseguenze previste dalla norma stessa;
• FISSA termine fino al quindicesimo giorno dalla scadenza del primo termine indicato supra per depositare presso un organismo di mediazione, a scelta delle parti congiuntamente o di quella che per prima vi proceda, la domanda di cui al secondo comma dell’art.5 del dec.lgs.28/10;
• RINVIA all’udienza del 26.6.2014 h.9,30 per quanto di ragione.
Roma lì 4.11.2013	Il Giudice dott. cons. Massimo Moriconi
La norma dell’art.116 c.p.c. viene richiamata dal legislatore della mediazione (art.8 decr. lgs. cit.) nell’ambito della ricerca ed elaborazione di una serie di incentivi e deterrenti volti a indurre le parti, con la previsione di vantaggi per chi partecipa alla mediazione e di svantaggi per chi al contrario la rifugge, a comparire in sede di mediazione al fine di pervenire a un accordo amichevole che prevenga o ponga fine alle liti [6].
Ciò sul presupposto che le statistiche ufficiali dimostrano incoraggianti percentuali di successo in presenza della comparizione della parte convocata [7].
Le statistiche di alcuni tribunali sono ancora più incoraggianti evidenziando elevate percentuali di successo (intorno al 60%) degli strumenti ADR (proposta del giudice e mediazione) [8].
Alla luce di quanto precede, si ritiene che la radicale evidente assenza di un giustificato motivo alla mancata partecipazione del difensore convenuto alla mediazione demandata dal giudice, in forza del combinato disposto degli artt. 8 co.IV° bis del decr. lgsl. 28/2010 e art. 116 c.p.c., concorra alla valutazione del materiale probatorio raccolto nel senso di ritenere raggiunta la piena prova della infondatezza della resistenza ad oltranza dell’ assicurazione. In tale senso, ed in forza di tale norma, si ritiene di apportare un valore aggiunto probatorio, decisivo e preminente relativamente alla sussistenza di un danno risarcibile ed in ordine alla sua quantificazione, ai già robusti elementi di giudizio di carattere documentale acquisiti.
D’altra parte per la parte percipiente, deve valere il correlativo principio che un bene della vita non esattamente uguale a quello sperato ma in compenso conseguibile subito e con certezza a seguito dell’accordo è migliore e più tranquillizzante di un risultato pieno che, in futuro, anche potrebbe mancare in tutto o in parte ( la condanna di una parte non equivale all’adempimento volontario di quella parte; in mancanza di volontario adempimento la parte vittoriosa è onerata di azioni esecutive dall’esito spesso incerto e insoddisfacente; va ricordato che nel nostro ordinamento esiste appello e cassazione etc etc.).
Sul quantum debeatur la fondatezza delle ragioni dell’attore alla luce del punto 7 che precede è indiscutibile.
2 . CONDANNA l’avvocato Raffaello al pagamento delle spese di causa che liquida in favore del cliente Gianfranco in complessivi €.17.330,00 (€.13.000,00 + aumento ut supra) per compensi oltre ad €.500,00 per spese, oltre IVA, CAP e spese generali;
Roma 30.10.2014	Il Giudice dott.Massimo Moriconi
[7] Posto il 57,3% riferito ad aderente non comparso ed il 10,3% a proponente rinunciante prima dell’esito, del restante 32,4% di aderente comparso il 42,4 % costituisce la percentuale di accordi raggiunti (statistiche 1.1.2013-31.12.2013 Ministero Giustizia).