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Timestamp: 2020-07-10 22:42:51+00:00
Document Index: 84926977

Matched Legal Cases: ['in fine', 'in fine', 'art. 195', 'art. 512', 'art. 512', 'art. 110', 'sentenza ', 'art. 110', 'art. 582', 'art. 110', 'art. 615', 'art. 337', 'art. 110', 'art. 110', 'art. 116', 'art. 110', 'in fine', 'art. 39']

Art. 110 cod. proc. penale: Sottoscrizione degli atti | La Legge per tutti
Art. 110 cod. proc. penale: Sottoscrizione degli atti
1. Quando e’ richiesta la sottoscrizione di un atto, se la legge non dispone altrimenti, e’ sufficiente la scrittura di propria mano, in fine dell’atto, del nome e cognome di chi deve firmare.
2. Non e’ valida la sottoscrizione apposta con mezzi meccanici o con segni diversi dalla scrittura.
3. Se chi deve firmare non e’ in grado di scrivere, il pubblico ufficiale, al quale e’ presentato l’atto scritto o che riceve l’atto orale, accertata l’identità della persona, ne fa annotazione in fine dell’atto medesimo.
In tema di testimonianza indiretta, l'ufficiale o agente di p.g. può essere chiamato a deporre sulle dichiarazioni ricevute da una persona in imminente pericolo di vita, successivamente deceduta, solo se, per l'eccezionalità ed urgenza della situazione, egli si era limitato a raccogliere in modo estemporaneo ed informale quanto riferito dal dichiarante; qualora invece egli abbia formalmente verbalizzato le dichiarazioni, queste ultime non possono formare oggetto di testimonianza indiretta stante il divieto di cui all'art. 195, comma 4, c.p.p., salva la possibilità di acquisire il verbale al fascicolo per il dibattimento, ai sensi dell'art. 512 dello stesso codice, per la sopravvenuta impossibilità di ripetizione. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che dichiarazioni raccolte in un atto formalmente intestato come "verbale di denuncia orale" sottoscritto dal solo verbalizzante e recante indicazione espressa dalle ragioni della mancata sottoscrizione del dichiarante fossero acquisibili ex art. 512 c.p.p. con conseguente operatività del divieto di testimonianza indiretta). (Rigetta, Ass.App. Catanzaro, 08/11/2012)
Cassazione penale sez. I 27 febbraio 2014 n. 25295
È inammissibile il ricorso per cassazione in calce al quale risulti apposto un semplice segno di croce, privo della annotazione di un pubblico ufficiale che attesti l'identità del presentatore e la sua impossibilità a sottoscriverlo. (La Suprema Corte, in motivazione, ha ribadito che nella nozione di pubblico ufficiale di cui all'art. 110, comma 3, c.p.p., non rientra il difensore). Dichiara inammissibile, App. Napoli, 07/12/2011
Cassazione penale sez. I 08 maggio 2013 n. 27162
Il legittimario pretermesso acquista la qualità di chiamato all'eredità solo dal momento della sentenza che accoglie la sua domanda di riduzione, rimuovendo l'efficacia preclusiva delle disposizioni testamentarie lesive della legittima, in sé non nulle né annullabili; consegue che, anteriormente all'accoglimento della domanda di riduzione, l'erede pretermesso non è legittimato a succedere al defunto nel rapporto processuale da questo instaurato, non essendo qualificabile come successore a titolo universale, ai sensi dell'art. 110 c.p.c.
Cassazione civile sez. I 20 novembre 2008 n. 27556
È inammissibile il ricorso per cassazione privo della sottoscrizione dell'interessato e presentato da soggetto diverso da quest'ultimo e all'uopo incaricato, in quanto la sottoscrizione dell'impugnazione è imprescindibile e deve essere effettuata scrivendo di propria mano, in calce all'atto, il nome e il cognome di colui che deve firmare, a norma degli art. 582 e 110, comma 3, c.p.p., il quale impone, in alternativa, la presentazione personale; né, a tal fine, è sufficiente la delega ad altro soggetto per la presentazione del ricorso, considerato che la libertà di forme ammessa in ordine al conferimento della delega non fa venir meno il requisito dell'indispensabilità della sottoscrizione del ricorso, necessaria non solo per la certezza della riconducibilità dello stesso all'autore apparente ma anche e soprattutto per il perfezionamento dell'atto del quale l'estensore assume la paternità conferendogli effetti giuridici.
Cassazione penale sez. V 09 luglio 2007 n. 36075
Poiché la figura del concorso di persone nel reato (art. 110 c.p.) postula che il concorrente che non commette l'azione tipica voglia, quantomeno sotto il profilo del dolo eventuale, la stessa e si sia adoperato, anche solo nella fase preparatoria, proprio per la sua commissione a opera del correo, ne discende che la richiesta di informazioni rivolta a un operatore di polizia di notizie riservate può costituire concorso morale nel reato di accesso abusivo a sistemi informatici protetti (art. 615 ter c.p.), materialmente posto in essere da detto operatore, avente la possibilità di accedere agli stessi, solo nel caso in cui la richiesta sia specificamente rivolta a ottenere detto accesso o nel caso in cui comunque risulti la consapevolezza del richiedente in ordine alla circostanza che il soggetto al quale ci si rivolge ricorrerà a tale azione.
Cassazione penale sez. V 22 febbraio 2006 n. 12962
La sottoscrizione della querela costituisce, ai sensi dell'art. 337 comma 1 c.p.p., requisito essenziale per la sua validità; a tal fine, il segno della croce non può considerarsi una firma o una sottoscrizione nè può ricollegarsi ad alcun effetto giuridico, salva l'ipotesi di colui che non sia in grado di scrivere ed, in tal caso, il pubblico ufficiale al quale l'atto sia presentato per iscritto o oralmente, accertata l'identità della persona, deve farne apposita annotazione. Ne deriva l'invalidità della querela che contenga l'indicazione del segno della croce cui faccia seguito un verbale privo della sottoscrizione del ratificante, in quanto, in relazione al segno di croce apposto in calce al verbale di ratifica, il pubblico ufficiale ricevente non operi la certificazione di cui all'art. 110 comma 3 c.p.p. e neppure provveda a controfirmare, siglare o timbrare l'atto contenente l'istanza punitiva, in guisa da non essere certo il collegamento con l'atto di ratifica.
Cassazione penale sez. V 24 maggio 2005 n. 27975
Il concorso di persone nell'omicidio seguito a una rapina a mano armata in danno del titolare di una gioielleria è, ai sensi dell'art. 110 c.p., pieno e non anomalo (art. 116 c.p.) atteso che l'evento omicidiario verificatosi non può considerarsi eccezionale e imprevedibile ma un ordinario possibile suo sviluppo, alla luce di una verificata regolarità causale dovuta all'uso delle armi per fronteggiare evenienze peggiorative o per garantirsi la via di fuga.
Cassazione penale sez. I 29 maggio 2001 n. 25239
Nella nozione di pubblico ufficiale abilitato, a norma dell'art. 110 comma 3 c.p.p., ad annotare, in fine di un atto scritto, che il suo autore non lo firma perché non è in grado di scrivere, non è compresa espressamente, nè può farsi rientrare, in via di interpretazione, la figura del difensore, a nulla rilevando che ad esso l'art. 39 disp.att. stesso codice attribuisca il potere di autenticazione della sottoscrizione di atti per i quali sia previsto il compimento di tale formalità, in quanto l'autenticazione è atto con cui il pubblico ufficiale si limita ad attestare che la sottoscrizione è stata apposta in sua presenza, mentre l'attestazione che un anonimo segno di croce proviene da una certa persona anziché da qualunque altra costituisce esercizio di una potestà certificativa esulante dal potere eccezionalmente riconosciuto al difensore solo in presenza di un atto regolarmente sottoscritto. (Fattispecie in tema di atto di impugnazione, in calce al quale, dopo il segno di croce dell'imputato, il difensore aveva provveduto all'annotazione che trattavasi di persona analfabeta).
Cassazione penale sez. un. 25 novembre 1998 n. 22