Source: https://www.movimentoliberazioneitalia.it/web/2018/03/06/denuncia-querela-alla-procura-della-repubblica-presso-il-tribunale-di-milano/
Timestamp: 2018-10-19 08:09:17+00:00
Document Index: 74510822

Matched Legal Cases: ['art. 66', 'sentenza ', 'art. 383', 'art. 380', 'art. 408', 'art. 406']

DENUNCIA – QUERELA ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI MILANO – MLI – Movimento Liberazione Italia
DENUNCIA – QUERELA ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI MILANO
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I sottoscritti componenti del Movimento Liberazione Italia:
1) Antonio Pappalardo, Generale dei Carabinieri (ris.), Presidente del Comitato dei Saggi del Movimento Liberazione Italia, nato a Palermo il XXXXXXXXXXXXXXXXXX, codice fiscale XXXXXXXXXXXXXXXXXX, residente in XXXXXXXXXXXXXXXXXX XXXXXXXXXXXXXXXXXX, in nome proprio e in qualità di fondatore del Movimento Liberazione Italia e Presidente dell’ Organismo statutario “Comitato dei Saggi”;
2) Giuseppe Pino, Commissario della Polizia di Stato(in quiescenza), Presidente del Movimento Liberazione Italia, nato a XXXXXXXXXXXXXXXXXX (RC) XXXXXXXXXXXXXXXXXX, residente in Roma, in nome proprio e in qualità di Presidente del Movimento Liberazione Italia,
3) Salvatore Paravizzini, agente immobiliare, Segretario Regionale della Lombardia del Movimento Liberazione Italia, nato a Vittoria, XXXXXXXXXXXXXXXXXX, residente a XXXXXXXXXXXXXXXXXX,
espongono quanto sotto
In data 28 febbraio il TAR del Lazio, con sua ordinanza, allegata, del medesimo giorno, rigettava, per difetto assoluto di giurisdizione, il ricorso deI Movimento Liberazione Italia, con cui si chiedeva la sospensione delle elezioni politiche in corso, essendo la nuova legge elettorale, cosiddetta “Rosatellum”, illegale, in quanto i parlamentari eletti erano stati convalidati sulla base dell’art. 66 della Costituzione, commettendosi così un grave abuso da parte della Giunta per le elezioni e da parte dell’intera Assemblea, in data 1° luglio 2015, non esistendo più la legge elettorale, cosiddetta “Porcellum”, estinta dalla sentenza della Corte Costituzionale del 9 gennaio 2014.
Il Tar Lazio motivava la sua decisione riferendo che erano competenti a decidere sulla materia invocata la stessa Giunta per le elezioni, proprio quella che nel ricorso veniva indicata aver commesso un evidente e grave delitto di abuso d’ufficio. Ciò in quanto la suddetta materia, elezioni politiche e atti costituzionali, a detta del TAR, era di esclusiva competenza della Giunta per le elezioni e dell’Assemblea parlamentare.
L’errore, in cui è caduto il TAR del Lazio, è talmente macroscopico – essendo stato presentato il ricorso non contro le elezioni politiche, ma per un delitto commesso dalla Giunta, dai membri del Parlamento e dallo stesso Presidente della Repubblica, tutti delegittimati – che il Movimento della Liberazione Italia, ritenendo ciò un grave abuso, nonché un attentato ai diritti politici dei cittadini, ha deliberato – anche per la intollerabile inerzia della Procura della Repubblica di Roma, che nonostante le numerose denunce, non ha inteso avviare un qualche procedimento a carico delle suddette autorità – di procedere all’arresto di alcuni ministri e parlamentari, sulla base dell’art. 383 del codice di procedura penale, con le modalità in esso indicate.
In data 1° marzo 2018, in Roma, Grand Hotel Parco dei Principi, intorno alle ore 19, una delegazione del Movimento Liberazione Italia, ha dichiarato in arresto Beatrice Lorenzin, per usurpazione di potere politico, consegnando il relativo verbale (allegato), agli agenti della sua scorta.
Il personale della DIGOS di Roma, intervenuto sul posto, si è ben guardato dal chiedere chiarimenti alla delegazione, né tantomeno di procedere alla identificazione dei componenti.
In data 2 marzo 2018, intorno alle ore 20,15, presso l’Arci Corvetto, sito in Milano, via Oglio 21, altra delegazione del Movimento Liberazione Italia, procedeva all’arresto della signora Laura Boldrini, per il medesimo reato di usurpazione di potere politico.
La stessa delegazione poco dopo si allontanava, dopo aver consegnato il relativo verbale di arresto (allegato) al Maresciallo dei Carabinieri Casalino, della Stazione Carabinieri di Milano, Porta Sempione, che lo riceveva.
Mentre la delegazione si trovava in strada alcuni agenti in borghese, mai qualificatisi, chiedevano agli scriventi e ad altri componenti della medesima delegazione di esibire i propri documenti di identificazione.
Alla domanda di conoscere i motivi di tale richiesta, gli agenti, non supportati da funzionari, rispondevano testualmente: “Per accertamenti vari”, di natura imprecisata.
La richiesta mirava in realtà a comprimere la libertà politica dei membri di un Movimento politico., e nessun funzionario in quel momento si assumeva la responsabilità di tale gesto, scaricandola sulle spalle degli agenti, che erano smarriti e confusi, tanto è vero che continuavano a fare telefonate, probabilmente ai loro superiori, e alcuni di loro riservatamente condividevano il nostro operato.
La delegazione, atteso l’evidente abuso, si rifiutava di fornire i documenti, anche perché nel recente passato alcuni agenti della DIGOS di altre province avevano svolto azioni contro il Movimento Liberazione Italia da vera e propria polizia politica. Tutti denunciati alle competenti Procure della Repubblica.
Finalmente sopraggiungeva un funzionario, che si qualificava come commissario Paolo Caterano, genericamente della Questura di Milano, che senza esibire alcun documento, faceva presente ai membri della delegazione che la richiesta dei documenti era dovuta all’arresto operato nei confronti della Boldrini.
A questo punto il Generale Antonio Pappalardo dichiarava in arresto gli agenti della DIGOS, tutti ripresi e fotografati (riserva di far tenere il relativo materiale), per omissione di atti d’ufficio, favoreggiamento, attentato ai diritti politici dei cittadini, dato che gli stessi non avevano proceduto all’arresto della Boldrini, essendo per loro obbligatorio operare sulla base dell’art. 380 del codice di procedura penale, che obbliga gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria ad arrestare chi commette delitti contro la personalità dello Stato con pena sino a 15 anni di reclusione, qual è il reato di usurpazione di potere politico.
Il funzionario e gli agenti, per nulla compresi nei loro doveri istituzionali, si ponevano davanti all’autovettura della delegazione del MLI per non farla partire, così commettendo ulteriori delitti.
Il Generale Pappalardo telefonava subito al 112 dei Carabinieri per chiedere l’intervento di una volante per impedire che gli agenti continuassero a svolgere la loro azione coercitiva.
Il centralinista, saputo che si doveva procedere contro agenti della DIGOS, invece di inviare prontamente la volante, rispondeva che avrebbe chiesto ai suoi superiori sul da farsi.
Appare evidente che i Carabinieri ormai sono agli ordini delle Questure, per cui risulta del tutto inutile la loro esistenza, che invece i Cittadini chiedono proprio perché in Italia ci siano due forze di polizia alle quali ricorrere per evitare abusi di questo genere.
Di lì a poco sopraggiungeva il suddetto Maresciallo Casalino con un giovane carabiniere, al quale il suddetto Funzionario strappava di mano il verbale di arresto, che si metteva subito in tasca.
Il Generale Pappalardo, vista la scena, interveniva prontamente e invitava perentoriamente il Commissario a restituire il verbale al Maresciallo, che doveva riferire quanto accaduto solo alla magistratura e non ad un altro organo di polizia.
Il funzionario ha subito ottemperato e consegnato il verbale al Maresciallo, che ha obbedito, pretendendo che costui facesse con il suo cellulare alcune foto del documento.
Il reato di abuso d’ufficio è del tutto evidente e il Movimento Liberazione Italia si riserva di procedere non solo a carico del suddetto funzionario, ma anche di quei funzionari della Questura di Milano, con i quali il dott. Caterano spesso si consultava al cellulare.
Alla fine i seguenti membri della delegazione consegnavano i loro documenti, in un clima di vera e propria coartazione politica:
1) Antonio Pappalardo, sopra indicato;
2) Giuseppe Pino, sopra indicato;
3) Salvatore Paravizzini, sopra indicato;
4) Caterina Claudia Maria di Malta, nata il XXXXXXXXXXXXXXXXXX, residente in via XXXXXXXXXXXXXXXXXX XXXXXXXXXXXXXXXXXX
5) Pappalardo Francesco, nato a Casteldaccia (PA) il XXXXXXXXXXXXXXXXXX, residente in XXXXXXXXXXXXXXXXXX;
6) Campanile Renato, nato a Milano il XXXXXXXXXXXXXXXXXX, ivi residente, XXXXXXXXXXXXXXXXXX;
7) Moscatello Rosario Giovanni, nato a Tuglie (LE) il XXXXXXXXXXXXXXXXXX, residente a XXXXXXXXXXXXXXXXXX (MI) via XXXXXXXXXXXXXXXXXX
Si fa presente che la delegazione era composta da circa una trentina di persone, per cui l’atto di identificazione deve essere visto solo come una intimidazione nei confronti del MLI, che è l’unico che sta lottando contro il Rosatellum, da tutti indicato pubblicamente come incostituzionale e illegale, anche dallo stesso Presidente del Senato, che ha auspicato che subito dopo le elezioni la stessa legge elettorale sia rivista e si vada a nuove elezioni.
Il comportamento delle massime autorità dello Stato e degli esponenti dei partiti e movimenti è davvero incongruente e incoerente e si pone contro qualsiasi principio o norma costituzionale, e logica politica, essendo intendimento di costoro far tornare alle urne il popolo italiano, con ulteriori spese a carico dei contribuenti.
Ormai non esiste più lo Stato e ciascun partito o movimento mira unicamente a ricavarsi fette di potere, da esercitare in danno del popolo italiano a vantaggio di organizzazioni, interne e internazionali, per interessi che vanno indagati.
Con questo esposto, si denunciano altresì i componenti del collegio del TAR Lazio, i cui nomi sono riportati nella suddetta ordinanza, per abuso d’ufficio, omissione d’atti d’ufficio, favoreggiamento e quant’altro vorrà ravvisare codesta Autorità giudiziaria, essendosi i medesimi sottratti pretestuosamente dal giudicare il ricorso del MLI così permettendo queste elezioni politiche, che consentiranno ai nuovi parlamentari, tutti delegittimati, in quanto eletti con il Rosatellum, di perpetuare la situazione di illegalità in cui stanno operando le massime istituzioni della Repubblica. Con ciò compromettendosi la stabilità dello Stato e delle sue Istituzioni, scatenando tensioni sociali, che emergeranno con tutta loro virulenza, così vanificando l’azione legale e pacifica del MLI.
Si vuole lo scontro politico ad ogni costo per fini e interessi che vanno ricercati.
In relazione a quanto sopra si chiede alla Procura della Repubblica di Milano di esaminare se sussistano i delitti sopra indicati, nonché tutti quei reati che dovessero emergere nel corso delle indagini a carico delle persone sopra elencate, come pure a carico di quant’altri possano aver concorso nei medesimi reati.
Il Movimento Liberazione Italia richiede, altresì, di essere informato ai sensi dell’art. 408, 2 comma c.p.p. dell’eventuale richiesta di archiviazione e di altri provvedimenti che saranno assunti dalla Autorità Giudiziaria, nonché, a norma dell’art. 406, 3 comma c.p.p. dell’eventuale richiesta di proroga delle indagini preliminari, opponendosi fin d’ora alla definizione del procedimento con decreto penale di condanna.
L’istante si riserva di costituirsi parte civile per il risarcimento dei danni.
del Movimento Liberazione Italia
L’ARRESTO DELLA LORENZIN