Source: https://www.leggioggi.it/2014/05/22/la-spending-review-dell-articolo-8-comma-8-del-decreto-legge-n-66-del-2014/
Timestamp: 2017-12-11 05:33:53+00:00
Document Index: 12783061

Matched Legal Cases: ['art.8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 47', 'art. 23', 'art. 47', 'art. 23', 'art. 47', 'art. 8', 'art. 47', 'art. 8', 'art. 47', 'art. 8']

La spending review dell’ articolo 8, comma 8, del decreto-legge n. 66 del 2014
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Da un governo a forte presenza di (ex) sindaci ci si sarebbe aspettato un atteggiamento più razionale di quello a cui eravamo abituati dai tecnocrati del passato più o meno recente (politici alla Monti o burosauri alla Catricalà, Patroni Griffi, Fortunato, Giampaolino, De Lise, Pizzetti e compagnia cantando). E invece nulla è cambiato, anzi si intravede un certo pervicace impegno a peggiorare le cose, a questo punto è difficile dire se frutto di volontà o di ignoranza.
In disparte alcune centinaia di questioni che non possono essere qui affrontate (inutilità del DURC, [1 ] di CUP e CIG, [2 ] dei tanto decantati “protocolli di integrità” e “patti di legalità”, [3 ] del … programma triennale anticorruzione, [4 ] del contorto garbuglio della privacy, [5 ] del funzionamento delle banche dati e delle centralizzazioni informatiche degno di un paese del terzo mondo [6 ] ecc.) un esempio eclatante è la spending review introdotta dall’articolo 8, comma 8, del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66. Leggiamo queste perle di saggezza:
«Le amministrazioni pubbliche … sono:
a) autorizzate … a ridurre gli importi dei contratti in essere aventi ad oggetto acquisto o fornitura di beni e servizi, nella misura del 5 per cento, per tutta la durata residua dei contratti medesimi. Le parti hanno facoltà di rinegoziare il contenuto dei contratti, in funzione della suddetta riduzione. E’ fatta salva la facoltà del prestatore dei beni e dei servizi di recedere dal contratto entro 30 giorni dalla comunicazione della manifestazione di volontà di operare la riduzione senza alcuna penalità da recesso verso l’amministrazione. Il recesso è comunicato all’Amministrazione e ha effetto decorsi trenta giorni dal ricevimento della relativa comunicazione da parte di quest’ultima. In caso di recesso, le Amministrazioni di cui al comma 1, nelle more dell’espletamento delle procedure per nuovi affidamenti, possono, al fine di assicurare comunque la disponibilità di beni e servizi necessari alla loro attività, stipulare nuovi contratti accedendo a convenzioni-quadro di Consip S.p.A., a quelle di centrali di committenza regionale o tramite affidamento diretto nel rispetto della disciplina europea e nazionale sui contratti pubblici;
b) tenute ad assicurare che gli importi e i prezzi dei contratti aventi ad oggetto acquisto o fornitura di beni e servizi stipulati … non siano superiori a quelli derivati, o derivabili, dalle riduzioni di cui alla lettera a), e comunque non siano superiori ai prezzi di riferimento, ove esistenti, o ai prezzi dei beni e servizi previsti nelle convenzioni quadro stipulate da Consip S.p.A … ».
La criticità della riduzione dei contratti in essere (un aborto giuridico già sperimentato con precedenti decreti-legge), già di per sé una bella pensata, [7 ] viene attenuata dalla facoltà, data al contraente privato, di recedere dal contratto entro 30 giorni senza alcuna penalità da recesso verso l’amministrazione. Bene, tradotto nel linguaggio di Genny ‘a carogna, la pubblica amministrazione dice al proprio contraente (a contratto in corso): «O mi fai lo sconto o ti togli dalle scatole».
La trovata a suo modo è geniale, ci mancava solo che la norma proseguisse dicendo: se non ci stai ti brucio l’azienda. Peccato che così congegnata, se applicata alla lettera (e non si vede come possa essere diversamente) [8 ] la norma faccia del male sia all’amministrazione che all’operatore privato.
1. Il contraente privato accetta la riduzione.
Pur essendo difficile sostenere che non sia frutto di una imposizione unilaterale, la prima conseguenza è che viene posta nel nulla la verifica dell’anomalia effettuata in sede di aggiudicazione della fornitura o del servizio. E’ ovvio che il procedimento di verifica in contraddittorio dell’offerta si è concluso favorevolmente solo alle condizioni originarie; nessuno garantisce che l’offerta sarebbe stata ammessa se ridotta del 5 per cento. Si noti poi che essendo da garantire l’integrità del costo del personale e dei costi di sicurezza aziendali, la riduzione si riflette sulla parte “disponibile” del contratto con una percentuale “reale” di riduzione del 10, del 15 o del 20 per cento, a meno di “costringere” il contraente privato a sottopagare il personale, attenuare le misure di sicurezza o evadere gli oneri contributivi.
Una riduzione del 5 per cento generalizzato colpisce anche tutti i servizi ad alto o esclusivo contenuto di manodopera (assistenza sociale, vigilanza, pulizia, manutenzione di impianti e attrezzature ecc.) e qui veramente diventa inevitabile sottopagare il personale, attenuare le misure di sicurezza o evadere gli oneri contributivi. Per non parlare degli oneri di sicurezza da DUVRI, predeterminati dalle amministrazioni appaltanti e sottratti al sindacato del contraente privato: anche questi si riducono del 5 per cento contraddicendo norme sulla sicurezza tutelate costituzionalmente.
Spesso in sede di giustificazione delle offerte è dichiarato e certificato un utile esiguo (anche del solo 1 per cento o poco più); questo significa che una riduzione del 5 per cento in sede di contratto annulla qualunque utile e “certifica” una prestazione in perdita, circostanza sanzionata costantemente (e giustamente) dalla giustizia amministrativa in quanto incompatibile con le legittime aspettative dell’amministrazione committente ad una regolare esecuzione della prestazione.
Quale convenienza abbia la pubblica amministrazione ad avere un contraente con l’acqua alla gola è difficile da comprendere.
2. Il contraente privato recede dal contratto senza alcuna penale da recesso verso l’amministrazione.
Se l’italiano ha un senso sembra che la norma dica «non sono io che ti costringo a recedere, sei tu impresa che recedi volontariamente e io amministrazione sono tanto buona che non ti faccio pagare le penali»; probabilmente il senso era inverso: «siccome non posso obbligarti a fare lo sconto, in alternativa ti concedo (sic!) di recedere dal contratto ma senza che mi addebiti penalità». Bah, sia come sia, il danno emergente e il lucro cessante, a stretto rigore di logica, non sono penalità, ma indennizzi e ristori per cui dovrebbero restare impregiudicati; infatti anche se connessi ad una risoluzione per cause imputabili ad una parte, qui il recesso sembra tale solo di nome, poco più di un subdolo virtuosismo lessicale del legislatore. Ma se fosse così, il riconoscimento del danno emergente e del lucro cessante annullerebbe qualunque convenienza dell’operazione: è altamente probabile che nessun nuovo contratto, successivo al recesso, sarebbe tanto conveniente in termini economici per l’amministrazione da compensare gli indennizzi al contraente cessante.
Non soddisfatto del pasticcio il legislatore prevede un rimedio peggiore del male: cosa succede in caso di recesso? Semplice (nel mondo dei sogni): si procede ad un nuovo affidamento e, siccome questo necessita di qualche mese (diciamo da tre a sei) nelle more della conclusione delle gare si accede a Consip o ad altre centrali di committenza o si ricorre ad affidamenti diretti. [9 ] Benissimo, ora mi si dica quale impresa (attinta da Consip o da qualunque altra parte) può essere disposta ad assumere seriamente un servizio per tre o sei mesi (in attesa della nuova aggiudicazione); proviamo ad immaginare un servizio di igiene urbana, di assistenza ai diversamente abili, di somministrazione di pasti, di gestione di una Casa di riposo, di pulizia, di global service, di scuolabus, di gestione del cimitero, interrotto oggi per recesso del contraente, affidato ad un operatore diverso per alcuni mesi in attesa che subentri un terzo che si aggiudicherà la gara. Ammesso che un operatore “serio” disposto a tanto esista, non avrà che il tempo per organizzarsi e capire cosa fare, prima di lasciare il campo; sarà un grande tributo all’inefficienza e i poveri Sindaci dovranno camminare rasente ai muri per evitare gli immeritati insulti dei cittadini.
E cosa dire dei lavoratori del contraente che ha optato per il recesso, o meglio, che ha dovuto optare per il recesso per non lavorare in perdita. Se non avrà altre possibilità, dopo alcune proteste ormai rituali sotto il municipio, li manderà ad ingrossare la già folta schiera dei disoccupati. Se invece si tratterà di un servizio con i lavoratori “transumanti” [10 ] questi saranno sballottati da un datore di lavoro all’altro per due o tre volte in pochi mesi, sai che soddisfazione.
In conclusione ancora una volta si tratta di una spending review al contrario e ancora una volta ci si chiede se non sia il caso che a Roma assumano alcuni nani da giardino per scrivere le norme; certamente non saranno un granché produttivi ma una cosa è certa, non sono in grado di fare idiozie. Ripensandoci, non è possibile, i nani da giardino non possono ottenere il DURC e la documentazione antimafia.
[1] Vogliamo dirlo che il Re è nudo? Il DURC non solo non ha avuto alcun effetto positivo nel contrasto al lavoro nero ma al contrario ha ostacolato gli operatori economici onesti ostacolati da difficoltà oggettive, errori madornali, inadempimenti contrattuali delle amministrazioni committenti.
[2] Ormai è rimasto solo qualche sonnambulo convinto che servano alla tracciabilità dei pagamenti.
[3] Basta leggerli per comprendere come si tratti tutto di solo “fumo” affinché qualche prefetto possa apparire sui giornali, mentre i loro contenuti sostanziali non sono altro che mere ripetizioni (ma spesso più confuse) di divieti e imposizioni già previsti dalla disciplina ordinaria.
[4] Da non credere ma esiste veramente!
[5] Grande alibi per nascondere le cose più ovvie e inefficace a proteggere il poco che merita di essere protetto.
[6] Dalla AVCPASS (il cui inventore avrebbe suscitato l’interesse di Sigmund Freud) , al MEPA, al SINTEL-ARCA, a CONSIP, alla defunta CIVIT, e tutte quelle agenzie, autorità e organismi strani inventati affinché alcune migliaia di persone indossassero una cravatta e avessero un lavoro (ben) retribuito.
[7] Una norma che impone la variazione “ex lege” delle condizioni di affidamento di un contratto si porrebbe in violazione della normativa comunitaria, che impone la formazione degli elementi essenziali del contratto nell’ambito della procedura di gara, oltre che in violazione dei più elementari principi contrattualistici.
[8] A meno che, nella migliore tradizione nazionale, le parti facciano finta di nulla aggiungendo una nuova norma al monte delle norme ignorate (e non è una bella cosa che si debba considerare con favore la tacita disapplicazione di una norma; sai dove si comincia e non sai mai dove si finisce).
[9] Questi ultimi, si presume, nei limitati casi dell’articolo 125, comma 10, lettera c), del decreto legislativo n. 163 del 2006, diversamente è meglio presentarsi direttamente alla Procura della Repubblica senza attendere l’arrivo dei Carabinieri.
[10] Si veda l’obbligo previsto da alcuni CCNL quali pulizie e servizi sociali, assurto a legge per i servizi di igiene urbana ex articolo 202, comma 6, del decreto legislativo n. 152 del 2006, che era sembrato una grande conquista sociale e si è tradotto in una barbarie.
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daniele di bella 5 novembre 2014 at 15:35
In merito alla assurda applicazione di tale Articolo prettamente unilaterale , ci sembra impossibile l’applicazione nel caso di FTT in quanto uno dei principi fondamentali dello stesso riguarda la salvaguardia del mantenimento degli ammortamenti previsti con il ristoro della rata . Ricordiamoci che alla ditta Concessionaria è stato richiesto un asseveramento bancario ( pagato profumatamente ) che non può annoverare alcuna variazione . Diversamente ad investimento eseguito e nel caso di richiesta di sconto , se la rata non dovesse coprire l’ammortamento specialmente per i Project a lungo periodo , nel caso di rinuncia al contratto l’Ente Appaltante allora dovrebbe pagare l’investimento ancora non ammortizzato . Ma davvero questi Articolo si fanno di notte , a bottiglia vuota e senza alcun criterio logico ……..
Claudio Merenda 3 novembre 2014 at 12:07
La riduzione del 5% va applicata solamente nei confronti del privato a anche nei confronti di altro Ente Pubblico?
Esempio … per gli ascensori comunali abbiamo “obbligato” le ditte private manutentrici allo sconto del 5%.
Per gli stessi ascensori le verifiche periodiche biennali previste per legge le esegue la ASL che ci emette regolarmente fattura.
Dobbiamo richiedere lo sconto del 5% anche alla ASL?
A rigor di logica mi verrebbe da pensare di no … ma non riesco a trovare nel DL 66/2014 l’Articolo … Comma … o Lettera che disciplini questo punto.
Gabriella galastri 13 settembre 2014 at 11:20
Una riflessione, forse non corretta ma espressione di una cittadina che vuol capire prima di infierire ed denunciare incompetenze. Ho letto con attenzione l’articolo.8 del Dl 66 laddove si consente alle alle AA.PP. la riduzione del 5% ai contratti in essere. Ok comprendo e condivido la necessità del dover risparmiare, ma mi chiedo se tale riduzione, così normata senza criteri che ne consentano una valutazione dei casi non comporti po’ il rischio di esercizio di un “potere” della P.A. verso altri soggetti che magari per vincere quella gara hanno dovuto già applicare dei tagli all’interno della propria offerta vista la situazione generale.
Inoltre si tiene conto sicuramente del risparmio nella P.A. Ma acquisito solo sottraendo risorse a soggetti esterni ad essa, rischiando di ledere ancor più la situazione economica generale. Non voglio fare la solita “arruffa popolo” ma la prima osservazione che mi viene e’ perché non tagliare in altri capitoli quali ad esempio privilegi ed anche, perché no, indennità varie . Sicuramente mi si risponde che sarebbero gocce; e’ vero, ma sono proprio le gocce che formano il mare Le piccole evasioni quotidiane sono quelle che pesano, sono quelle che passano inosservate, ma se si sommano diventano tanto tanto.
Poi ancora una piccola bosservazione:credo che chi mette in moto l’economia siano maggiormente. le imprese e in particolare quelle medio piccole. Allora se una impresa che magari ha principalmente amministrazioni pubbliche come clienti, e che di conseguenza anche volendo non può eludere doveri fiscali, si trova più soggetti che chiedono la riduzione di cui sopra, rischia perdite tali da poter determinare anche la chiusura.
Comprendo anche che fare una norma generale e generalizzata sia più facile e dia nell’immediato una apparenza di soluzione anche perché, come si dice, sgrossa”, ma temo che l’efficacia sia solo apparente e di breve corso. Occorrerebbe forse che il tecnico, chiamato dal politico a trovare uno strumento che possa realizzare gli obiettivii prefissati, avesse una visione più lunga che sicuramente renderebbe un servizio maggiore anche al politico, il quale per sua natura rileva il,problema, determina i propri obiettivi ma da gli indirizzi e qui si ferma perché così
Chiedo scusa se le mie sono riflessioni di poco valore, ma vi assicuro che sono valutazioni che vengono da un osservatorio,reale fatto tutti i giorni ascoltando le persone forse quelle che non verranno mai intervistate perché non risponderebbero, forse per dignità, forse per sfiducia.
Sempre in tema di economie su privilegi, proprio oggi ho ascoltato in un video un colloqui tra un finanziere e un cittadino che si stava inoltrando nella spiaggia all’interno della tenuta presidenziale. Il finanziere spiegava che per ragioni di sicurezze non era consentito l’accesso a persone diverse dal Presidente della Repubblica, ovviamente ad altri che operano con l’ultima. Bene, tutto comprensibile e dovuto, ma alla domanda del cittadino di sapere chi erano le tante persone che occupavano l’inpianto balneare esistente e visibile nel video, il finanziere ha risposto che si trattava di dipendenti del Quirinale che come tali godevano degli stessi benefici. Ecco mi chiedo se anche questa non sia una spesa in più oltre che una discriminazione veramente fastidiosa.
Sono ignorante? Vero, ma chi sa, e’ pregato di colmare le mie lacune e fin da ora ringrazio.
Gaetano 19 agosto 2014 at 12:39
Questa è l’ennesima bufala contro imprese e lavoratori. Infatti i contratti oggi si vincono con il massimo ribasso, mi sapete dire come fa un’impresa ad aggiungere un ulteriore 5% di sconto?. Non parliamo poi di Società che hanno in essere contratti in F.T.T. in Global dove c’è un piano finanziario calcolato sugli anni del contratto, come si fa a rinunciare al 5% del canone dove è già inserita e calcolata la rata di ammortamento dell’investimento?.
Secondo me queste leggi le stilano gente incompetenti che purtroppo abbiamo al Governo e che sanno fare solo i proclami e veline in TV ma che sulla carta non sanno nemmeno leggere un Contratto di Appalto. Si ricordano i nostri Politici che tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare………
Roberta Tambaro 6 luglio 2014 at 10:00
Questa norma potrebbe essere giusta finalizzata veramente ad un risparmio ma di fatto mi chiedo se l’impresa recede dal contratto laddove il suo costo orario attuale e’ già’ al di sotto di quello delle convenzione Consip e nel frattempo la norma prevede di aderire alla convenzione Consip per il tempo che si affidi il servizio attraverso una nuova procedura di gara il risparmio dove si avrà’? Forse lo stato ha trovato il modo per far aderire alla Consip anche quelle P.A che da sole hanno capito che la Consip riguardo ai contratti di servizi non e’ un risparmio considerato che i costi contrattuali di lavoro sono obbligatori sia per le imprese che hanno contratti diretti con le P.A. Che per quelle che lavorano quali aggiudicatarie di gare Consip
Luigi 5 giugno 2014 at 09:11
Complimenti per l’articolo, mi è molto piaciuto.
Antonelli Massimo 28 maggio 2014 at 12:35
Ci rendiamo conto della gravità di questa norma? Si introduce un precedente che mina la definizione che – il contratto ha forza di legge tra le parti-. La mia domanda è: ma è costituzionale?
Perche allora il 5% e non il 20% o il 50%. I contratti spesso sono più complessi di una mera erogazione di beni o servizi, spesso nel bando è richiesto all’appaltatore un investimento (macchinari, attrezzature) da ammortizare nell’arco della durata dell’appalto. Supponiamo che un’azienda non abbia un margine del 5% quindi sia costretta ad uscire dal contratto avrà una perdita dovuta all’acquisto di macchinari non più necessari, alcuni appalti prevedono anche la fornitura di attrezzature che alla fine del contratto rimangono all’ente appaltante……
Possibile non ci sia modo di opporsi a questo sopruso?
Come ci si potrà più fidare della pubblica amministrazione?
Quanto varrà un contratto sapendo che in ogni momento questo potrà essere modificato da un DL?
Stefano Cecchini 27 maggio 2014 at 07:36
L’art.8 va letto nel contesto di tutto il decreto che richiede alle Amministrazioni dei risparmi. In questo ambito fornisce alle stesse alcuni strumenti tra cui la possibilità’ di ridurre del 5% il valore dei contratti in essere offrendo anche la possibilita’ di rinegoziare le prestazioni tra stazione appaltante ed impresa esecutrice. In questo ambito il taglio non puo’ essere letto come facolta’ della Amministrazione di andare a ricercare quei risparmi attraverso il taglio di alcuni servizi. Concordo pienamente che la successiva facolta’ di rinegoziazione delle prestazioni e non obbligo potrebbe portare a risultati senza via di uscita per l’impresa affidataria. O meglio con la sola via di uscita dal contratto, tra l’altro contemplata al comma successivo attraverso la risoluzione del contratto senza applicazione di penali in danno. Stefano Cecchini DEC Refezione Scolastica Comune di Fiumicino
GIUSEPPE MANTO 26 maggio 2014 at 12:56
L’art. 8, a mio parere, va letto in coordinamento con l’intero decreto legge, e in tale ottica contiene disposizioni ad applicazione diffusa e diretta per tutte le amministrazioni, comprese le partecipate, e disposizioni solo di principio per enti locali e partecipate.
Infatti se è vero che l’art. 8, comma 1, definisce la platea dei destinatari anche del successivo comma 8, rinviando all’elenco di soggetti tenuti all’applicazione del d.lgs. 33, è altrettanto vero che il decreto 66 contiene specifiche disposizioni sia per gli enti locali (art. 47) che per le municipalizzate (art. 23).
L’art. 47 impone ai Comuni di conseguire un risparmio “di cassa” (siamo di fronte a una nuova costola del patto di stabilità?), con uno specifico comma, il 12, a norma del quale ” I Comuni possono rimodulare o adottare misure alternative di contenimento della spesa corrente, al fine di conseguire risparmi comunque non inferiori a quelli derivanti dall’applicazione del comma 9. ”
L’art. 23 invece rinvia a specifico decreto.
La conseguenza dovrebbe essere che le misure del comma 8, lettera a) sono una facoltà e uno strumento per conseguire un risultato, ma che non obbligano alla rinegoziazione dei contratti in essere, sempre che l’ente assicuri comunque un risparmio complessivo ai sensi dell’art. 47, comma 9. L’ente locale, posto che la base di calcolo è una media triennale, potrebbe avere già conseguito tale risultato con rimodulazioni di spesa precedenti, o potrebbe comunque concentrare tali scelte di riduzione su alcuni contratti e non su altri (con tutti i problemi giustamente segnalati).
Diversamente le misure del comma 8, lettera b) sono obbligatorie e di diretta applicazione: in sostanza tutti i nuovi contratti vanno ridotti del 5%. A questo punto, però, sorge una domanda: in assenza di prezzi di riferimento, appalti consip o precedenti contratti, su cosa si calcola la riduzione del 5%?
rosanna Gardella 23 maggio 2014 at 01:59
l’art. 8 c. 8 ha la facoltà di rinegoziare i contratti in corso perché lo scopo effettivo è SEMPRE quello: ti devi mettere nelle mani di Consip/Mepa. Poi c’ il comma 8 lett.b e il comma 9 sui contratti nuovi, ancora da stipulare dopo l’entrata in vigore del D.L. che sono NULLI senza la riduzione, con tutti gli effetti a carico di chi li sottoscrive. Tutto questo però va inquadrato nella MANOVRA FINANZIARIA disegnata all’art. 47 (+ allegato A = elenco beni e servizi con codifica SIOPE), che consiste, per il 2014 – 2015 – 2016 – 2017 , che la P.A. realizza risparmi di spesa corrente per riversarli allo Stato come concorso spesa, ovvero contribuzione. Quindi la spending review dell’art. 8 (o altre operazioni sulla spesa corrente) hanno lo scopo di trovare le risorse per finanziare questa manovra a favore dello Stato.
Quando il Governo rassicura che non ci sarà la manovra d’autunno: è vero. C’è stata la manovra d’aprile: è questa del D.L. 66/2014 che con l’art. 47 toglie soldi ai Comuni e agli altri EE.PP. per darli allo stato, con il congegno della spendimg review dell’art. 8 c. 8 che significa erogazione di meno servizi e messa a disposizione di minori beni per i cittadini.
Antonio Cappiello 22 maggio 2014 at 17:49
Tutto giusto, solo una domanda: ma le amministrazioni pubbliche sono obbligate o solo autorizzate a ridurre del 5% gli importi dei contratti in essere?