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Timestamp: 2016-09-25 03:39:02+00:00
Document Index: 84124485

Matched Legal Cases: ['art. 1067', 'art. 1067', 'art. 2135', 'art. 1067', 'art. 1067', 'sentenza ', 'art. 1067', 'art. 1067', 'art. 1067', 'sentenza ', 'art. 1067', 'sentenza ', 'art. 1067', 'art. 1067', 'art. 1067', 'art. 1067', 'art. 1067', 'art. 1069', 'art. 1067', 'art. 1067', 'art. 1067', 'art. 1067', 'art. 1067', 'art. 1967', 'art. 907', 'art. 1067', 'art. 1067', 'art. 1067', 'art. 1067', 'art. 1067', 'art. 1067', 'art. 1067', 'art. 1067', 'art. 1350', 'art. 392', 'art. 702', 'art. 1067', 'art. 1065', 'art. 2043', 'sentenza ', 'art. 1067', 'art. 392', 'art. 392', 'art. 635']

Art. 1067 codice civile - Divieto di aggravare o di diminuire l'esercizio della servit� - Brocardi.it
Titolo VI - Delle servit� prediali (artt. 1027-1099) >
Capo V - Dell'esercizio delle servit� >
Articolo 1067Codice Civile
Divieto di aggravare o di diminuire l'esercizio della servit�
Dispositivo dell'art. 1067 Codice Civile
Capo V - Dell'esercizio delle servit�
Il proprietario del fondo dominante non può fare innovazioniche rendano più gravosa la condizione del fondo servente [1065, 1069] (1).
Il proprietario del fondo servente non può compiere alcuna cosa che tenda a diminuire l'esercizio della servitù o a renderlo più incomodo [1068] (2).
(1) Le innovazioni non devono aggravare l'esercizio della servitù. Tale limitazione sussiste qualora, restando invariato il contenuto essenziale della servitù, venga accresciuto l'onere a carico del fondo servente, tenuto conto dei diversi modi di esercizio del diritto medesimo.
(2) E' permessa l'attività del titolare del fondo servente a patto che essa provochi esclusivamente un danno minimo.
Servitus civiliter exercenda est
La servit� si deve esercitare con discrezione
Servitutibus civiliter utendum est
Le servit� devono essere usate con rispetto
Cass. n. 6637/2015
In tema di servit� di passaggio per uso agricolo, al fine di valutare l'aggravamento agli effetti dell'art. 1067 c.c., occorre far riferimento alla nozione di attivit� agricola contenuta nell'art. 2135 c.c., non risolvendosi in un'alterazione della funzione economica e giuridica della servit� l'adeguamento della stessa a sopravvenute esigenze connesse all'evoluzione dell'attivit� ed al mutamento delle colture agrarie, quale, nella specie, la costruzione di una casa di abitazione in funzione della conduzione del fondo e delle esigenze dell'imprenditore agricolo.
Cass. n. 15538/2014
In tema di servit�, l'aggravamento dell'esercizio, in dipendenza della trasformazione operata sul fondo dominante, va verificato accertando se l'innovazione abbia alterato l'originario rapporto con il fondo servente e se il sacrificio imposto sia maggiore rispetto a quello originariamente previsto, dovendosi valutare l'opera non in s� stessa, ma anche con riferimento alle implicazioni che ne derivino a carico del fondo servente, assumendo rilevanza non soltanto i pregiudizi attuali, ma anche quelli potenziali, connessi e prevedibili, in considerazione dell'intensificazione dell'onere gravante sul fondo anzidetto. Ne consegue che incorre nel divieto di cui all'art. 1067 cod. civ. il proprietario del fondo dominante che effettui innalzamenti del livello del proprio immobile e determini - mediante realizzazione sul muro di divisione di pi� finestre poste su differenti livelli - una pi� facile, intensa e continua "inspectio" e "prospectio" sul fondo servente, tale da modificare lo stato dei luoghi, facendone assumere una diversa configurazione e funzione.
Cass. n. 21953/2013
L'assoggettamento di una strada privata a servit� di uso pubblico, in relazione all'interesse della collettivit� di goderne quale collegamento tra due vie pubbliche, non comporta la facolt� dei proprietari frontisti di aprirvi accessi diretti dai loro fondi, implicando ci� un'utilizzazione di essa pi� intensa e diversa, non riconducibile al contenuto della stessa.
Cass. n. 21744/2013
In tema di servit� di passaggio, agli effetti del divieto ex art. 1067 c.c., la collocazione di un cancello sul "locus servitutis" non integra aggravamento della servit� di per s�, ma solo ove incida sul modo in cui � stata goduta la servit�, venendo in rilievo, quindi, frequenza del passaggio, caratteristica dei luoghi, particolari esigenze del transito e ogni altra precedente condizione di esercizio.
Cass. n. 14472/2011
L'aggravamento di una servit� conseguente alla modificazione dello stato dei luoghi o alla so�pravvenienza di diverse modalit� di esercizio non pu� ritenersi "in re ipsa", ma deve essere valutato caso per caso, in relazione al complesso delle cir�costanze in concreto esistenti, tenendo conto degli elementi probatori forniti dalle parti, dovendo in tale ipotesi l'indagine del giudice di merito essere diretta ad accertare se il maggior godimento per il fondo dominante comporti o meno una inten�sificazione dell'onere gravante sul fondo servente. (Nella specie la S.C. nel confermare la sentenza di secondo grado, ha ritenuto insufficiente ad integrare un aggravamento della servit� la mera circostanza del convogliamento, in una tubazio�ne preesistente, anche degli scarichi provenienti dalla costruzione di un secondo bagno).
Cass. n. 5741/2011
Il divieto di aggravamento di servit� previ�sto all'art. 1067 c.c. ricorre nell'ipotesi in cui alla destinazione agricola del fondo dominante si ag�giunga la destinazione ad uso artigianale, poich� in tal caso la funzione originaria della servit� viene ad essere alterata dall'imposizione al fondo servente di un sacrificio ulteriore rispetto a quello originariamente contemplato.
Cass. n. 209/2006
In tema di servit�, l'aggravamento dell'eser�cizio in dipendenza della trasformazione operata sul fondo dominante va verificato accertando se l'innovazione abbia alterato l'originario rapporto con il fondo servente e se il sacrificio imposto sia maggiore rispetto a quello originariamente previ�sto, dovendosi valutare l'opera non in s� stessa, come risultato di un'attivit� consentita o non consentita nella normale esplicazione o meno dei poteri dominicali, bens� per le implicazioni che ne derivano a carico del fondo assoggettato. Con riferimento alla servit� di veduta, deve, pertanto, tenersi conto non solo dell'attuale destinazione o situazione ma anche delle normali possibilit� di ulteriore sviluppo e sfruttamento, come la tra�sformazione del tetto in terrazzo, la sopraeleva-zione ed ogni altra opera che renda possibile la veduta medesima, poich� il divieto di innovazioni si riferisce a pregiudizi non solo attuali ma anche potenziali, dovendo il giudice di merito accertare se le diverse modalit� di esercizio della servit� si risolvano in un'intensificazione dell'onere gravante sul fondo servente, semprech� al pro�prietario di questo ne derivi un danno in termini economicamente apprezzabili, da valutare con riferimento alla destinazione attuale del fondo servente ed anche con riguardo ad altre possibili utilizzazioni dello stesso. (Nella specie � stato escluso l'aggravamento della servit� di veduta esercitata attraverso finestre sul rilievo che nessun pregiudizio era derivato al proprietario del fondo servente dalle trasformazioni apportate dal proprietario del fondo dominante, atteso che il davanzale era stato riportato alle caratteristiche originali, il parapetto in mattoni era stato sosti�tuito con una ringhiera e fioraie ed inoltre erano state aggiunte le persiane).
Cass. n. 22831/2005
In tema di servit� di passaggio, ricorre l'ag�gravamento della servit� di cui all'art. 1067 c.c. qualora alla destinazione esclusivamente agricola del fondo dominante si aggiunga quella per civile abitazione, poich� in tal caso la funzione origi�naria della servit� viene ad essere alterata dal�l'imposizione sul fondo servente di un sacrificio ulteriore rispetto a quello originario.
Qualora si sia proceduto alla ristrutturazio�ne del preesistente sottotetto trasformandolo in casa di civile abitazione con apertura di finestre in corrispondenza dei vani di abitazione di nuova realizzazione, non costituisce aggravamento della servit� di veduta, ai sensi dell'art. 1067 c.c., la tra�sformazione dell'affaccio occasionale del preesi�stente parapetto in quello quotidiano dalle indica�te finestre, in quanto non determina l'incremento della inspectio e della prospectio gi� esercitato sul fondo vicino, essendo la veduta meno ampia e panoramica di quella originaria.
Cass. n. 4532/2003
L'aggravamento di una servit� conseguente alla modificazione dello stato dei luoghi o alla so�pravvenienza di diverse modalit� di esercizio non pu� ritenersi in re ipsa, ma deve essere valutata caso per caso, in relazione al coacervo delle circo�stanze in concreto esistenti, tenendo conto degli elementi probatori forniti dalle parti, dovendo, a tal fine, l'indagine del giudice di merito essere rivolta non tanto all'accertamento della maggiore utilitas che il fondo dominante possa conseguire dalle innovazioni introdotte dal suo proprietario, quanto ad acclarare se il maggior godimento di cui beneficia il proprietario medesimo comporti o meno un'intensificazione dell'onere gravante sul fondo servente (nella specie, i giudici del merito, con sentenza confermata dalla Suprema Corte, hanno escluso che le innovazioni apportate nel fondo dominante merc� l'avvio di un esercizio commerciale di ristorazione comportassero un ag�gravamento, anche solo potenziale, di una servit� altius non tollendi ed inaedificandi, costituita per garantire una veduta panoramica al fondo mede�simo).
Cass. n. 11938/2002
Non costituisce aggravamento della servit� di veduta, ai sensi dell'art. 1067 c.c., la sopraele�vazione sul lastrico solare con apertura di fine�stre in corrispondenza dei vani di abitazione di nuova realizzazione, in quanto la trasformazione dell'affaccio occasionale dal parapetto del lastrico stesso in quello quotidiano dalle indicate finestre non determina un incremento della inspectio e della prospectio sugli appartamenti vicini, essen�do al contrario la veduta meno ampia e panora�mica rispetto all'originario affaccio esercitato dal parapetto del terrazzo. (Nella specie, la sentenza di merito, confermata dalla S.C., aveva altres� rilevato che la presenza di inferriate alle finestre restringeva l'esercizio della servit� di veduta, co�stringendo ad effettuare l'apertura delle stesse per spingere lo sguardo lateralmente).
Cass. n. 1835/2000
Costituita a favore di un edificio una servit� di passaggio su un'area appartenente ad un edifi�cio altrui, configura aggravamento della servit� il transito dei veicoli dei condomini per il parcheg�gio, non previsto dal titolo, su un'area di un terzo, per di pi� aperta sulla via pubblica, perch� tale ulteriore modalit� di esercizio del diritto reale, a vantaggio dei condomini e non del loro edificio, obbliga i proprietari del fondo servente ad una maggiore, prevedibile, manutenzione dell'area a causa dell'intensificato traffico derivantene; crea un collegamento tra il fondo servente e la via pub�blica, e pu� determinare, ricorrendone gli altri necessari presupposti, l'acquisto per usucapione a favore del fondo del terzo del diritto di servit� di passaggio.
Cass. n. 9675/1999
Costituisce aggravamento della servit� il passaggio di mezzi meccanici sul fondo servente per consentire lo svolgimento di un'attivit� arti�gianale esercitata in un capannone costruito su un fondo diverso da quello dominante, ancorch� appartenente al medesimo proprietario di questo.
Cass. n. 2842/1997
La maggiore intensit� del traffico su una strada privata, soggetta a servit� di passaggio a favore di un altro immobile non determina di per s� la diminuzione o la maggiore incomodit� di esercizio della servit� costituita sul fondo serven�te e, pertanto, incombe agli interessati l'onere di dimostrare l'avvenuta alterazione in loro danno dell'esercizio della servit�.
Cass. n. 1257/1997
La legittimazione passiva dell'acquirente del fondo dominante rispetto alla domanda diretta a far valere il divieto, stabilito dall'art. 1067 c.c., di aggravare l'esercizio di una servit� (nella specie, di passaggio) non trova ostacolo nella circostanza che, trattandosi di servit� costituita per contratto, venga dedotta quale causa di aggravamento del peso imposto al fondo servente la violazione del vincolo negativo di destinazione del fondo do�minante, imposto da una clausola, debitamente trascritta, del negozio costitutivo. Pertanto, rap�presentando tale clausola un limite al contenuto e all'esercizio della servit� esplicantesi sul fondo servente, e non la costituzione di una servit� a ca�rico del fondo dominante, l'utilizzazione di que�st'ultimo in senso contrario al pattuito vincolo, resta pur sempre lecita jure proprietatis, sicch� il giudice adito per l'applicazione del cit. art. 1067 deve individuare i rimedi atti a ricondurre l'esercizio della servit� nei limiti della regolamen�tazione ricavabile dal titolo, eliminando l'illecito aggravio, ma non pu� incidere direttamente sulla situazione del fondo dominante, inibendone senz'altro la destinazione contrattualmente vietata.
Cass. n. 301/1996
L'innalzamento del livello del fondo domi�nante, eseguito in modo da consentire una pi� facile inspectio e prospectio sul fondo servente, at�traverso il muro di confine rimasto invariato nella sua altezza, e da modificare, cos�, la funzione di tale muro, realizza una innovazione che, renden�do pi� gravosa la condizione del fondo servente, deve considerarsi vietata dall'art. 1067 c.c.
Cass. n. 7034/1995
Il proprietario del fondo dominante non pu� consentire a terzi, senza il consenso del proprieta�rio del fondo servente, l'utilizzazione delle opere e degli impianti da lui predisposti in tale fondo per l'esercizio della servit� perch� tale utilizzazione non si risolve in un maggior uso della servit�, am�messo, ai sensi dell'art. 1067 c.c., fino a quando non aggrava la posizione del fondo servente, ma nell'esercizio, a vantaggio dei fondi dei terzi, di una nuova e diversa, servit� che il proprietario del fondo dominante, cui � consentito di usare la servit� solo a vantaggio del proprio fondo, non ha il potere di imporre neppure cedendo in tutto o in parte il suo diritto reale limitato (di servit�), che �, per sua natura, inalienabile senza la propriet� del fondo al quale serve (nella specie, il proprie�tario di un edificio dotato di una condotta che, attraversando il fondo confinante, si immetteva in un canale pubblico di scolo, aveva attribuito ad un terzo proprietario di un vicino fabbricato il diritto di innestare nella condotta i tubi di scarico del proprio immobile.
Cass. n. 492/1995
Il divieto di aggravare l'esercizio della ser�vit�, di cui all'art. 1067 c.c., costituisce un limite alle innovazioni sul fondo dominante che incida�no sulle modalit� concrete di esercizio della ser�vit� e non anche un criterio per discriminare la liceit� o meno delle opere che il proprietario del fondo dominante intenda fare sul fondo servente � avvalendosi della facolt� di cui all'art. 1069 c.c. � per la cui violazione vale, per contro, da un lato il criterio dell'indispensabilit� delle opere ai fini della conservazione della servit�, dall'altro il limite (subordinato al criterio anzidetto) rappre�sentato dal proprio fondo, impedendo qualunque intervento del vicino, titolare della servit� di pas�so sulla propriet� medesima, oltre il necessario per il godimento della servit�.
Cass. n. 10500/1994
La maggiore gravosit� del peso imposto sul fondo servente, che integra, ai sensi dell'art. 1067 c.c., l'ipotesi di aggravamento vietato della servit�, pu� configurarsi quando una tettoia, di cui sia stata autorizzata la costruzione a distanza inferiore a quella legale, viene sostituita da una scala esterna, in considerazione del passaggio di persone che sia destinato a verificarsi sulla scala e delle relative occasioni di inspectio sul fondo servente.
Cass. n. 8612/1994
Il divieto imposto al proprietario del fondo dominante dall'art. 1067 comma 1 c.c. di fare in�novazioni che rendano pi� gravosa la condizione del fondo servente si riferisce a pregiudizi non solo attuali, ma anche potenziali e futuri individuabili secondo le regole della comune prevedibilit�. Nel�l'effettuare il predetto accertamento il giudice di merito deve avere riguardo non solo alle modifica�zioni dello stato dei luoghi, ma anche alle diverse modalit� di esercizio della servit� che si risolvano in un'intensificazione dell'onere gravante sul fon�do servente, semprech� al proprietario di questo ne derivi un danno in termini economicamente apprezzabili, da valutare con riferimento alla de�stinazione attuale del fondo servente ed anche con riguardo ad altre possibili utilizzazioni dello stes�so.
Cass. n. 5548/1994
In tema di limiti posti all'esercizio del diritto di servit� dall'art. 1067 c.c., la questione della vio�lazione del divieto di innovazioni che comportino aggravamenti della condizione del fondo servente � prospettabile allorch� tale conseguenza vietata si configuri rispetto alla regolamentazione del diritto ricavabile con certezza dal titolo ? o, in difetto, dai surrogatori criteri legali ?, ma non quando il preteso aggravamento concerna moda�lit� di esercizio della servit� non determinate dal titolo e la cui individuazione (nella specie, l'ubi�cazione e l'andamento del tracciato stradale di una servit� di passaggio) sia oggetto di specifica controversia portata all'esame del giudice.
Cass. n. 4585/1993
L'art. 1067 comma secondo c.c., a norma del quale il proprietario del fondo servente non pu� compiere alcuna cosa che tenda a diminuire l'esercizio della servit� o a renderlo pi� inco�modo, tutela l'utilitas assicurata dal titolo e non quella che di fatto il proprietario del fondo do�minante ritenga in atto di trarre dalla servit� ed esclude, conseguentemente, non solo il potere del proprietario del fondo servente di eseguire opere che riducano o rendano pi� incomodo l'esercizio in atto della servit� ma anche il potere di ese�cuzione di opere che riducano la possibilit� del proprietario del fondo dominante di trarre dalla servit� la pi� ampia utilit� assicurata dal titolo.
Cass. n. 4523/1993
Ai fini dell'accertamento dell'aggravamento dell'esercizio della servit� in dipendenza della tra�sformazione operata sul fondo dominante, questa va considerata non in s� stessa, come risultato di un'attivit� consentita o non consentita nel norma�le esplicamento dei poteri dominicali, bens� nelle implicazioni che ne derivano a carico del fondo assoggettato e di conseguenza occorre accertare se l'innovazione effettuata sul fondo dominante abbia alterato l'originario rapporto con il fondo servente, ed in particolare se il sacrificio imposto dal fondo servente sia in misura maggiore rispetto a quella originariamente contemplata.
Cass. n. 8945/1990
Qualora il proprietario di un fondo gravato da una servit� di passaggio proceda ad opere di ristrutturazione incidenti sull'esercizio della servit�, il giudice non pu� ritenere giustificata la trasformazione solo in considerazione della dina�mica dei rapporti e dell'evolversi delle situazioni sociali, ma deve vagliare la compatibilit� della trasformazione con il libero e comodo ingresso che la normativa, in materia di servit�, vuole garantito al titolare del diritto di passaggio, in riferimento al divieto imposto al proprietario del fondo servente di diminuire l'esercizio della servi�t� o di renderlo pi� incomodo (art. 1067, secondo comma).
Cass. n. 6201/1990
Con riguardo a servit� di passaggio su un fondo a favore di altro fondo e dei fabbricati da realizzare sullo stesso, i proprietari di detti immo�bili non possono trasferire al comune il diritto di transito sull'altrui fondo, perch� venga esercitato dalla collettivit�, rendendosi in tal modo pi� gra�vosa la condizione del fondo servente, in violazio�ne degli artt. 1071 e 1067 c.c.
Cass. n. 6050/1990
In tema di servit� di passaggio, il proprie�tario del fondo servente pu� stabilire, senza il consenso del proprietario del fondo dominante, le modalit� di esercizio della servit�, purch� in conformit� al titolo e comunque in modo da non recare impedimenti o difficolt� all'esercizio del passaggio da parte del titolare della servit�.
Cass. n. 3849/1989
L'aggravamento di una servit�, che derivi da innovazioni o divisioni del fondo dominante (nel�la specie, aggravamento di servit� di passaggio di veicoli, provocato, con la costruzione di una auto�rimessa, dall'acquirente di una piccola porzione del fondo dominante), non implica l'estinzione della servit� medesima, ma abilita il proprietario del fondo servente a chiedere la rimozione dell'ag�gravio, con ripristino delle originarie modalit� di esercizio (oltre l'eventuale risarcimento del dan�no).
Cass. n. 1401/1986
L'inosservanza, da parte del proprietario del fondo servente, del divieto di compiere opere, che rendano pi� incomodo l'esercizio della servit� (art. 1967 secondo comma c.c.), � ravvisabile con riferimento ad aggravi apprezzabili e permanenti, e, pertanto, va esclusa quando si tratti di opere che comportino una scomodit� del predetto esercizio solo eventuale o saltuaria, ovvero si risol�vano in un mero aggravio di spesa sopportabile dallo stesso autore. (Nella specie il proprietario di un cortile gravato di servit� di scarico delle acque pluviali di un edificio, aveva collocato in appoggio del muro di tale edificio, del quale era condomino, canne fumarie che non menomavano, secondo l'accertamento dei giudici del merito, la servit� di scarico, ma rendevano solo pi� complessa e costosa l'eventuale riparazione della condotta at�traverso la quale si esercitava lo scarico stesso).
Cass. n. 3843/1985
Il semplice fatto di una innovazione apportata al fondo servente non pu� essere considerato di per s� costitutivo di una limitazione della servit� se non costituisca anche un danno effettivo per il fondo dominante, in quanto l'eser�cizio della servit� � informato al criterio del mi�nimo mezzo, nel senso che il titolare di essa ha il diritto di realizzare il beneficio derivantegli dal titolo o dal possesso senza appesantire l'onere del fondo servente oltre quanto sia necessario ai fini di quel beneficio.
Cass. n. 809/1985
Ai fini dell'accertamento dell'aggravamento dell'esercizio della servit� di passaggio in dipen�denza della trasformazione operata sul fondo dominante, questa va considerata non in s� stes�sa, come risultato di un'attivit� consentita o non consentita nel normale esplicamento dei poteri dominicali, bens� nelle implicazioni che ne deri�vano a carico del fondo assoggettato al transito, e di conseguenza occorre accertare se l'innovazio�ne effettuata sul fondo dominante abbia alterato l'originario rapporto con il fondo servente, te�nendo conto, da una parte, dell'estensione e delle modalit� di esercizio della servit� in base al titolo e, dall'altra, dell'entit� del sacrificio imposto al fondo servente eventualmente in misura maggio�re rispetto a quella originariamente contemplata.
Cass. n. 4368/1982
Quando la veduta, anzich� sul piano ter�raneo, s'apra sul tetto del vicino, il titolare della relativa servit� non ha un diritto potiore, nel sen�so che quel tetto debba essere inaccessibile ed il proprietario del fondo servente non ha l'obbligo d'astenersi dall'accedere al tetto medesimo, n� gli � fatto divieto di trasformarlo in lastrico solare, ancorch� accessibile, purch� tanto non comporti violazione del disposto dell'art. 907. Quindi se la veduta � sorta ad un'altezza inferiore a tre metri rispetto al contiguo e meno alto fabbricato del vi�cino, essa comporta che questi non possa elevare la sua fabbrica in aderenza ma non preclude di trasformare il tetto a tegole in un piano accessibile, non pi� elevato del precedente.
Cass. n. 2278/1982
Non costituisce aggravamento della servit� di veduta, ai sensi dell'art. 1067 c.c., la copertura di una terrazza da cui si esercita la veduta stessa, in quanto la copertura, pur potendo consentire un uso pi� intenso e assiduo del diritto, non ne amplia il contenuto essenziale, perch� lascia inal�terati i limiti della inspectio e della prospectio sul fondo vicino.
Cass. n. 6060/1981
In tema di servit� prediali una questione di aggravamento di servit� in conseguenza di inno�vazioni, da risolvere in base all'art. 1067 citato, si configura soltanto nei limiti nei quali trattasi di aggravamento compatibile con la regolamen�tazione della servit� ricavabile dal titolo (o, in difetto, dai surrogatori criteri legali), mentre, ove risultino esclusi dal titolo quell'estensione o quel modo di esercizio del diritto gestito o preteso dal titolare del fondo dominante, non � pi� l'entit� dell'aggravamento che ha rilievo, ma la carenza del titolo e, con essa, la mancanza dello ius in re aliena nella qualit� e quantit� invocate.
Cass. n. 5953/1981
La concessione di una servit� di passaggio sulla via privata sulla quale gi� altri abbia analoga servit�, pur determinando la possibilit� di una maggiore intensit� di transito, non importa di per s� diminuzione o maggiore incomodit� di eserci�zio della servit� pi� antica e, pertanto, incombe al titolare di questa l'onere di dimostrare l'avvenuta alterazione in suo danno dell'esercizio della servi�t�.
Cass. n. 3370/1981
Costituisce aggravamento della servit� di veduta, non consentito dall'art. 1067 c.c., l'am�pliamento di aperture esistenti, in guisa da ren�dere pi� agevole l'inspicere e il prospiciere in alie�num, con corrispondente maggiore aggravio per il fondo servente, il cui proprietario � legittimato all'azione di manutenzione che tende appunto a conservare lo stato attuale del possesso e, quindi, a respingere ogni limitazione che � normal�mente attraverso la modificazione dello stato dei luoghi � implichi un diverso modo di essere del possesso e del suo esercizio.
Cass. n. 3125/1978
Le opere che l'art. 1067, secondo comma, c.c. vieta al proprietario del fondo servente sono soltanto quelle che si riflettono, alterandolo, sul contenuto essenziale dell'altrui diritto di servit� quale � determinato dal titolo, e, precisamente, sulla natura e sull'estensione dell'utilitas che di quello costituisce l'oggetto. Non comporta diminuzione dell'esercizio di una servit� di passaggio l'esecuzione, sul fondo servente, di opere che, pur riducendo la larghezza del sentiero all'uopo di fatto praticato, la conservino nelle dimensioni stabilite nel titolo costitutivo.
Cass. n. 1930/1978
Le innovazioni eseguite nel fondo servente con la riduzione dello spazio disponibile per l'esercizio di una servit� di passaggio pedonale e la modificazione del relativo tracciato originario non costituiscono fatti di spoglio del possesso della servit� quando, in concreto, non causano una diminuzione delle utilit� che costituiscono il contenuto di quel diritto, non impediscono la soddisfazione di alcuna di quelle esigenze del fon�do dominante che esso � destinato ad appagare e non incidono sulle modalit� del suo esercizio rendendolo pi� difficile. (Nella specie, la Corte Suprema ha ritenuto ispirata a esatti principi di diritto la decisione del giudice del merito che ha escluso che la riduzione � da metri 4,50 a metri 1,50 � dell'ampiezza dello spazio destinato a pas�saggio pedonale e la modificazione � da rettilineo ad angolare � del tracciato del relativo percorso costituissero spoglio del possesso della servit�, non rendendone pi� incomodo l'esercizio, attese le condizioni disagevoli dell'originario passaggio).
Cass. n. 1089/1978
Il proprietario del fondo dominante pu� far valere la responsabilit� di quello del fondo servente, per violazione dei doveri connessi alla servit�, ivi compreso il dovere generale di �non compiere alcuna cosa che tenda a diminuire l'esercizio della servit� od a renderlo pi� incomo�do� (art. 1067 secondo comma c.c.) non soltanto per fatti direttamente commessi da detto secondo proprietario, ma anche per fatti posti in essere da terzi con la sua tolleranza.
Cass. n. 4811/1977
Ai fini del riscontro dell'aggravamento della servit�, vietato dall'art. 1067 c.c., il giudice non deve limitarsi a considerare l'utilitas, ovvero l'oggetto della servit� nella sua specifica essenza qualitativa, ma deve considerarne anche l'entit� quantitativa attraverso l'esame delle condizioni che, alla stregua del titolo, ne hanno consentito la realizzazione; costituisce, pertanto, aggravamento della servit� di veduta l'apertura di una nuova fine�stra nel piano di una nuova costruzione realizzata in un preesistente edificio gi� titolare della servit�.
Cass. n. 2521/1977
Il proprietario del fondo gravato da servit� di veduta deve astenersi da atti o comportamenti che ne rendano pi� difficoltoso l'esercizio, ovvero che sottraggano un certo spazio al suo godimen�to, ma non � anche tenuto a rendere impratica�bile l'area interessata dalla veduta medesima, precludendo su di essa il passaggio o la sosta di persone. Pertanto, con riguardo al possesso di una servit� di veduta, esercitata verso un solaio di copertura, il comportamento del proprietario del fondo servente, consistente nel trasformare quel solaio in un accessibile piano di calpest�o, non � di per s� qualificabile come molestia o turbativa di detto possesso, ove non si traduca in alcun impedimento o limitazione alle facolt� del vicino di affacciarsi e di guardare.
Cass. n. 1697/1976
In tema di servit� volontaria, al fine di sta�bilire se un'opera innovatrice, eseguita dal pro�prietario del fondo servente, sia tale da impedire, restringere o rendere pi� gravoso l'esercizio della servit�, e, quindi, concretizzi violazione del divieto di cui all'art. 1067 secondo comma c.c., occorre far riferimento al titolo costitutivo della servit� medesima, nel senso cio� di considerare illegittima solo l'opera che comporti un'obiettiva diminuzio�ne delle utilit�, od insoddisfazione delle esigenze del fondo dominante, come contemplate nell'atto costitutivo, ovvero concretamente incida sulle mo�dalit� di esercizio del diritto, rendendole pi� diffi�coltose rispetto a quanto previsto nell'atto stesso.
Cass. n. 476/1975
Il divieto sancito dal capoverso dell'art. 1067 c.c. a carico del proprietario del fondo servente di diminuire o di rendere pi� incomodo l'esercizio della servit� comporta � tra l'altro � per il pro�prietario del fondo servente l'obbligo di non mo�dificare lo stato dei luoghi, in guisa da diminuire o rendere pi� incomodo l'esercizio della servit�. Siffatto obbligo, quanto meno nell'ipotesi in cui i fatti che danno luogo alla sua violazione inge�nerano una permanente riduzione dell'esercizio della servit�, per essere validamente rimosso ri�chiede una modifica della servit�, la quale, a nor�ma dell'art. 1350, n. 4 c.c., pu� avvenire consen�sualmente, sotto pena di nullit�, solo se la relativa convenzione venga stipulata nella forma scritta.
Cass. n. 1543/1974
Le limitazioni pubblicistiche incidenti sull'accesso ad una pubblica via non possono legittimare una corrispondente limitazione della servit� di passo, convenzionalmente costituita in relazione a detto accesso, in quanto estranee, per le finalit� di ordine pubblicistico che tendono a perseguire, alla disciplina pattizia della servit� privata; quelle limitazioni non sono opponibili dal titolare del fondo servente a quello del fondo dominante.
Quesiti degli utentirelativi all'articolo 1067 del c.c.
Argomento: Articolo 1067 Codice civile - Divieto di aggravare o di diminuire l'esercizio della servit� | Quesito n. 14034 26/08/2015
“Il rogito del 2008 con il quale ho comprato in regime di comunione legale dei beni, dal sig. m.d., la piena proprietà di un terreno, cita: "il terreno in oggetto è gravato di una servitù di passaggio pedonale e carrabile a vantaggio dei contigui fondi di proprietà dello stesso venditore, dei coniugi p.d., dei coniugi f.d., degli eredi di d.p. e dei coniugi f.l., e che detta servitù si esercita su una strada già di fatto tracciata larga metri quattro che collega i predetti fondi alla strada provinciale. Detta strada occupa una superficie di metri quadrati 185 circa del fondo in oggetto..." .
Faccio presente che tale servitù di passaggio trova la propria fonte in una convenzione sottoscritta il 31 agosto 1979 tra gli originari proprietari delle aree in esame. Con tale scrittura privata, su carta bollata, le parti hanno convenuto: “ 1) il sig. m.d. (proprietario in allora, tra le altre, della particella ora di mia proprietà, permette sin da oggi e per sempre,il passaggio,con qualsiasi mezzo persona o cose,al sig. p.d. e suoi parenti eredi ed eventuali compratori del suo fondo, dalla strada comunale (rectius, provinciale) al fondo ... di proprietà del sig. p.d. Detto passaggio ha una larghezza di mt.4 (diconsi quattro) dal limite di p.f. (mia proprietà; 2) Il sig. d.p. permette, sin da oggi e per sempre il passaggio,con qualsiasi mezzo,persone o cose, al sig. m.d. a suoi parenti o eredi ed a eventuali compratori del suo fondo, per accedere dalla proprietà del d.p. alla proprietà del m.d. Detto passaggio ha una larghezza di m 4 (diconsi quattro) dal limite di p.f. (mia proprietà)…omissis Il sig. m.d .consegna al sig. d.p. la somma di £ 50.000 (diconsi cinquantamila) per il passaggio (servitù); il sig. p.d. si dichiara soddisfatto”.
La costituita servitù di passaggio veniva richiamata e confermata nei successivi passaggi di proprietà che il sig. m.d. ha venduto: nel 1980 il primo lotto ai coniugi d.a., nel 1982 secondo lotto ai coniugi f.d. e nel 1990 il terzo lotto ai coniugi f.l . Sul primo e sul secondo lotto i rispettivi proprietari hanno costruito dei fabbricati dove oggi vi abitano.
Il sottoscritto,comproprietario in regime di comunione legale dei beni anche di un fabbricato con annessa corte e limitante con il terreno comprato, nel settembre 2012, visto che il Comune e le Poste facevano transitare,in assenza di qualsivoglia autorizzazione ed in contrasto con la vigente disciplina di settore, i propri mezzi e il proprio personale sull’area di sua proprietà, ha inviato al Comune una diffida e ha consegnato una nota analoga alle Poste. Acquisita la diffida, nè il Comune nè le Poste hanno fatto più transitare il loro personale con i loro automezzi per espletare i servizi di loro competenza (raccolta differenziata e consegna corrispondenza).
Il Comune ha notificato, in pari data, ai proprietari dei fondi contigui una nota invitandoli, con decorrenza immediata,a voler depositare nei giorni stabiliti i contenitori dei rifiuti differenziati nonché gli RSU al di fuori della proprietà privata precisamente a bordo strada tra la traversa privata e viale ... adiacente la cunetta per come previsto dall’ordinanza del Responsabile del Servizio dell’Area Tecnica.
Preciso che il Comune ha emesso un’altra ordinanza (ottobre 2012) la quale richiama integralmente la prima e modifica il punto 1 …omissis….."In caso di strade private,il prelievo potrà avvenire solo dietro autorizzazione del proprietario e se più sono i titolari del diritto di proprietà,dietro autorizzazione di tutti i comproprietari. Se sulla strada privata grava altro diritto reale,il prelevamento potrà avvenire dietro autorizzazione contestuale del proprietario e dei titolari del diritto reale..." .
Taluni signori (gli eredi di d.p. ed i subentranti di f.d. e f.l.) che abitano nelle aree interessate al ricevimento della nota suddetta da parte del Comune hanno subito fatto un esposto-querela alla Prefettura ed alla Procura della Repubblica,contro il sottoscritto per i reati di cui agli artt. 392 e 610 c.p., al responsabile dell’area tecnica ed al sindaco per i reati di cui agli artt. 323 c.p. e/o 331 c.p. La Prefettura ha chiesto chiarimenti al Comune il quale ha risposto illustrando come sono andati i fatti e dichiarando la disponibilità ad effettuare il servizio di che trattasi purchè sussista autorizzazione congiunta di tutti i titolari di diritti reali esistenti sul fondo.
Vi preciso che la Procura della Repubblica, d’ufficio, mi ha tolto l’art. 392.
Gli stessi “taluni signori” (non vedendo alcun sviluppo dell’esposto-querela) hanno depositato presso il Tribunale Sez Civile competente, ricorso ex art. 702-bis cod.proc.civ. contro il sottoscritto ed il Comune, lamentando di non poter usufruire, da oltre un anno, dei servizi di raccolta dei rifiuti differenziati e RSU nonché del servizio postale, in conseguenza di non meglio specificate condotte poste in essere dal sottoscritto (da tenere presente che prima dell’inizio del servizio della differenziata porta a porta i RSU venivano, da sempre, depositati negli appositi cassonetti sistemati dal Comune lungo la strada provinciale).
Contrariamente da quanto genericamente affermato da “taluni signori” il sottoscritto non ha mai contestato l’esistenza del diritto della servitù di passaggio, ponendo in essere (un non meglio precisato) impedimento, asseritamente “illegittimo,per non dire illecito e/o emolutivo,quanto meno sotto il profilo della violenza privata”.
Da tenere presente che il mio non è l’unico fondo a separare i fondi interclusi dei suddetti “taluni signori” dalla pubblica via. Di detta strada ne faccio uso anche io. La medesima non ha alcun sbocco o collegamento su altra strada pubblica.
L’udienza per la trattazione della causa in questione (dopo la che la mediazione non ha dato esito positivo e dopo lo scioglimento della riserva, il Giudice ha mutato il rito concedendo i termini per la presentazione delle tre memorie) è stata fissata per in aprile 2016.
Domanda: Il Giudice potrebbe ordinare al Comune di effettuare il servizio di che trattasi?
Alle Poste, pur non essendo state citate in giudizio, il Giudice potrebbe ordinare di effettuare il servizio per il recapito della corrispondenza?
Il sottoscritto potrebbe essere condannato ad eventuale risarcimento di danni?
Premesso che l’amministrazione Provinciale, per potermi rilasciare il nulla osta della recinzione e del passo carrabile (la competenza al rilascio del permesso ad eseguire i lavori è del Comune previo nulla osta dell’Amministrazione Provinciale proprietaria della strada, poiché l’area interessata si trova nel perimetro del centro abitato) mi ha chiesto l’elenco delle persone che hanno diritto alla servitù di passaggio; elenco che ho già dato ed alle quali persone, me compreso,ci ha chiesto di pagare il canone degli ultimi cinque anni oltre la sanzione.
Posso, nel recintarmi la mia proprietà (strada privata compresa) per evitare ingerenze esterne,all'ingresso dalla provinciale posizionare un cancello automatico o una sbarra automatica e consegnare agli aventi diritto alla servitù di passaggio l'eventuale chiave o telecomando?
Il quesito proposte richiede l'analisi di due questioni, l'una concernente il processo civile pendente, l'altra l'applicazione di cancello o sbarra su strada privata.
La vicenda esposta, sfociata in un procedimento di tipo civile, ha ad oggetto l'accusa, nei confronti del proprietario del fondo servente, di impedire in qualche modo l'esercizio della servitù di passaggio, la cui esistenza è pacifica (esiste un contratto, recepito negli atti successivi di trasferimento della proprietà del fondo servente).
Ci si deve, pertanto, chiedere quale norma del nostro ordinamento disciplini il comportamento che deve tenere il titolare del fondo servente al fine di non impedire o turbare l'esercizio del diritto.
La norma in questione può essere individuata nel secondo comma dell'art. 1067 del c.c., il quale recita: "Il proprietario del fondo servente non può compiere alcuna cosa che tenda a diminuire l'esercizio della servitù o a renderlo più incomodo".
La disposizione è volutamente generica, al fine di ricomprendere ogni condotta idonea a turbare l'esercizio della servitù.
La giurisprudenza ha chiarito che deve trattarsi di comportamenti da cui derivi per il fondo dominante un pregiudizio effettivo (v. Cass. civ. 3843/1985): sono precluse, quindi, solo e soltanto le azioni idonee a incidere negativamente sulla misura e sull'estensione dell'utilitas oggettivamente assicurata dal contenuto della servitù, così come risulta dal titolo.
Nel nostro caso, il titolo dispone che il proprietario del fondo servente "permette [...] il passaggio, con qualsiasi mezzo persona o cose, al sig. p.d. e suoi parenti eredi ed eventuali compratori del suo fondo, dalla strada comunale (rectius, provinciale) al fondo ...". Sembra piuttosto pacifico che il passaggio viene concesso solo alle persone indicate nell'atto, oltre naturalmente a "persone o cose" che gli stessi portino con sé. Tale espressione non appare sufficiente a sostenere la tesi per cui qualsiasi persona o mezzo diretti verso il fondo dei titolari dei fondi serventi possa passare sulla strada privata, in particolare non ci sembra legittimare la lettura del diritto come diretto a concedere anche il passaggio di mezzi pubblici, come i camion di raccolta dei rifiuti.
L'espressione, tuttavia, si presenta come sufficientemente vaga per dare adito anche a interpretazioni diverse.
In caso di dubbi circa quanto dispone il "titolo", ai sensi dell'art. 1065 del c.c., si dovrà guardare all'effettivo esercizio del diritto nel corso degli anni e, in ultima, al criterio del "minor aggravio del fondo servente".
In riferimento alla raccolta dei rifiuti, si dice nel quesito che gli stessi sono sempre stati accumulati sulla via pubblica, prima che il Comune introducesse la cosidetta raccolta "porta a porta": di conseguenza, si può presumere che il possesso del diritto di servitù di passaggio sia stato esercitato per anni con esclusione del passaggio dei mezzi di raccolta dei rifiuti, senza che questo sia mai sfociato in un impedimento della servitù o in una limitazione del diritto a fruire di un pubblico servizio da parte dei proprietari dei fondi dominanti. Ne discende che il titolare del fondo dominante appare legittimato a chiedere che tale passaggio continui ad essere impedito, in assenza di suo consenso.
V'è da dire che, poiché le tesi del proprietario del fondo dominante risulta accettata pacificamente dal Comune - sembra, peraltro, che l'accesso a strada privata solo previo consenso di tutti coloro che vantano diritti reali sulla stessa sia prassi comune a gran parte degli enti locali -, al quale egli si è rivolto sempre seguendo le vie più corrette e legittime, non si ravvisano comportamenti dolosamente atti a danneggiare i proprietari dei fondi dominanti, né condotte negligenti. Da questo punto di vista, in assenza di dolo o colpa (elementi soggettivi della responsabilità civile per danni ex art. 2043 del c.c.) ci sembrerebbe altresì da escludere che il proprietario del fondo servente sia da condannarsi al risarcimento del danno per aver impedito la raccolta "porta a porta", visto che lo stesso ha adottato ogni cautela per procedere alla tutela delle proprie ragioni, facendo intervenire le competenti autorità e non agendo mai arbitrariamente. E ciò, anche laddove lo stesso sia eventualmente condannato a consentire il passaggio dei mezzi comunali.
Per quanto concerne il passaggio dei mezzi delle Poste, mancando la citazione in giudizio, il Giudice non potrà emettere nei loro confronti alcun provvedimento di condanna. Va ricordato, però, che gli attori potrebbero esperire autonomo giudizio contro le Poste e chiederne successivamente la riunione al procedimento in corso: in questo caso, le Poste entrerebbe ufficialmente come parte anche in questo processo.
Quanto alla seconda problematica, concernente la potenziale turbativa del possesso del diritto di servitù, mediante l'apposizione di sbarra o cancello ad una strada privata su cui sia concesso il passaggio di altri, sembra piuttosto pacifico nella giurisprudenza della Corte di Cassazione che non ogni modifica apportata da un terzo alla situazione oggettiva in cui si sostanzia il possesso costituisce spoglio o turbativa, essendo sempre necessario che tale modifica comprometta in modo giuridicamente apprezzabile l’esercizio del possesso (Cass. n. 11036 del 2003; Cass. n. 1743 del 2005). In particolare, si è escluso che l’apposizione di un cancello di agevole apertura configuri spoglio o molestia in relazione alla servitù di passaggio, costituendo tale opera un atto lecito rientrante nelle facoltà dei compossessori (cfr Cass. n. 154 del 1994; Cass. n. 3831 del 1985: sono state ritenersi del tutto irrilevanti le ragioni soggettive che abbiano spinto i resistenti alla collocazione del cancello). Anche la recente sentenza Cass. civ., n. 1584 del 28.1.2015 ha sostenuto che il semplice fatto di aver apposto una barra ad apertura automatica su un passaggio non può di per sé compromettere la servitù, purché il passaggio resti garantito a chi ne ha diritto.
Argomento: Articolo 1067 Codice civile - Divieto di aggravare o di diminuire l'esercizio della servit� | Quesito n. 10910 04/08/2014
Per arrivare alla mia abitazione ho una servitù di passaggio su una strada di circa 500 metri.
Il proprietario del fondo ha installato 2 sbarre, inizio e fine strada, consegnandomi solo le chiavi, sono quindi costretto a scendere dall'auto ogni volta, con qualsiasi tempo, per aprire le sbarre manualmente.
Non esiste campanello, citofono, telecomando o apertura automatica e quindi per aprire a eventuali visitatori devo sempre usare l'auto.
Mi trovo in una situazione di grande disagio e di continua apprensione anche perché soffro di patologia cardiaca e in caso di malore mi troverei isolato.
Ho già presentato istanza al tribunale, tramite avvocato, ma l'udienza sarà in ottobre 2014 e non intendo aspettare 3 mesi.
Ho già mandato un esposto alla Procura relativo all'art. 1067 del C.C. ma non ho avuto riscontro.
Se io prendessi l'iniziativa di tagliare le sbarre, quali potrebbero essere le conseguenze a livello penale ?”
Consulenza legale i 08/08/2014
La situazione ipotizzata nel quesito sembra configurare un tipico caso di delitto di cui all'art. 392 del c.p., che disciplina il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose.
Dice il codice penale che chiunque, al fine di esercitare un preteso diritto, potendo ricorrere al giudice, si fa arbitrariamente ragione da sé, mediante violenza sulle cose, è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a cinquecentosedici euro.
Agli effetti della legge penale, si ha violenza sulle cose quando la cosa venga danneggiata o trasformata, o ne sia mutata la destinazione.
La ratio della punibilità del delitto in esame si riscontra nella tutela del cd. monopolio giudiziario della risoluzione delle controversie tra privati, e quindi della pace sociale che sarebbe compromessa se si lasciasse spazio alla giustizia privata. Inoltre, rileva anche l'interesse del privato a non subire la condotta lesiva altrui.
Presupposto del reato è l'esistenza di un preteso diritto in capo a colui che agisce, inteso come un diritto che non deve essere necessariamente già esistente, ma per lo meno putativo (che ragionevolmente può esistere): nel caso di specie, il diritto ad ottenere il miglior godimento della servitù è sicuramente meritevole di tutela e quindi si può dire esistente un diritto in capo al titolare del fondo dominante.
Altro presupposto è che sia possibile il ricorso all'autorità giudiziaria, sia in termini materiali che giuridici: anche questo elemento sussiste nella fattispecie, tanto che il titolare della servitù ha già agito in giudizio, ma è in attesa che si celebri la prima udienza.
Compiendo il gesto di tagliare le sbarre, inoltre, si concreterebbe anche l'elemento della violenza sulle cose, intesa anche come impedimento, alterazione o modificazione dell'utilizzabilià della cosa.
Il delitto di ragion fattasi ex art. 392 c.p., secondo la giurisprudenza, assorbe quello di danneggiamento, in quanto tale fatto, pur potendo costituire un reato a sé (art. 635 del c.p.: "Chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a trecentonove euro"), rappresenta un elemento costitutivo del primo reato. Si avrebbe, invece, concorso di reati nel caso in cui il delitto di ragion fattasi venisse compiuto dall'agente ponendo in essere fatti che vadano oltre i suddetti limiti, come la lesione personale o il sequestro di persona (v. tra le altre Cass. pen., sez. V, 15.10.1980 n. 10352).
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