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Timestamp: 2020-07-12 20:28:17+00:00
Document Index: 171414001

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Sentenza Cassazione Civile n. 19753 del 03/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19753 del 03/10/2016
Cassazione civile sez. VI, 03/10/2016, (ud. 13/07/2016, dep. 03/10/2016), n.19753
sul ricorso 11609-2015 proposto da:
avverso la sentenza n. 67/2015 della CORTE D’APPELLO di LECCE SEZIONE
DISTACCATA di TARANTO del 19/12/2014, depositata il 16/02/2015;
1.- Con la sentenza impugnata (n. 67/15 pubblicata il 16 febbraio 2015) la Corte d’appello di Lecce – sezione distaccata di Taranto, ha accolto l’appello proposto da l’I.A.C.P. – Istituto Autonomo per le Case Popolari di Taranto, poi ARCA Jonica, nei confronti di SO.G.E.T. S.p.A. – Società Gestione Entrate e Tributi (oltre che nei confronti del terzo pignorato) avverso la sentenza del Tribunale di Taranto (n. 894/12 pubblicata il 3 maggio 2012) con la quale era stata rigettata l’opposizione all’esecuzione avanzata dall’Istituto, debitore esecutato in un’espropriazione presso terzi intrapresa da SO.G.E.T.; ha condannato l’appellata al pagamento delle spese dei due gradi di giudizio, liquidate nell’importo complessivo di Euro Euro 6.941,83 per il primo grado e di Euro 8.450,00 per il secondo, oltre accessori, con distrazione in favore del procuratore dell’appellante.
1.1.- Col terzo motivo si deduce “sull’individuazione della causa petendi della domanda giudiziale introdotta dall’IACP – sull’omessa allegazione della destinazione concretamente impressa ai canoni oggetto di pignoramento”. La ricorrente sostiene che l’opponente IACP avrebbe fondato la propria opposizione soltanto sul presupposto dell’operatività ex lege dell’impignorabilità e che, perciò, sarebbe viziata per ultrapetizione la sentenza di merito nella parte in cui ha accertato e ritenuto sussistente la destinazione in concreto dei canoni di locazione alle finalità contemplate dal legislatore. Soggiunge che, comunque, l’IACP non sarebbe riuscito a dimostrare di avere specificamente destinato i canoni di locazione alle finalità di legge (sicchè sarebbe errata anche nel merito la sentenza che, allo scopo, si è basata sui documenti prodotti dall’Istituto).
3.- Questo rigetto ed il principio di diritto che ne sta a fondamento comportano l’inammissibilità del terzo motivo, attinente alla destinazione in concreto dei canoni di pignoramento.
Poichè la L. n. 662 del 1996, art. 2, comma 85, costituisce diretta attuazione della previsione dell’art. 2740 c.c., comma 2, la verifica in concreto compiuta dal giudice di merito (e sostanzialmente censurata con questo motivo), va reputata irrilevante ai fini dell’accoglimento dell’opposizione dell’IACP (oggi Arca Jonica). La ricorrente è perciò carente di interesse ad impugnare le relative statuizioni.
La lettura della sentenza impugnata rende palese che la Corte d’Appello ha fondato la propria decisione su due distinte rationes decidendi, reputando la nullità del pignoramento eseguito ai danni dell’IACP presso il terzo conduttore, debitore dei canoni di locazione, sia per l’impignorabilità di questi ultimi, di cui si è detto sopra, sia perchè non eseguito presso il tesoriere dell’Istituto, ai sensi della norma di cui al secondo motivo. A prescindere quindi dalla delibazione delle ragioni su cui il motivo si fonda (che comporterebbero un’approfondita analisi della disciplina positiva, la quale, fin da epoca precedente il pignoramento de quo, esclude gli IACP dal regime della Tesoreria Unica, pur prevedendo un regime peculiare per la contabilità delle Regioni, delle quali sono enti strumentali), esso va reputato inammissibile alla stregua del principio di diritto secondo cui “Qualora la decisione di merito si fondi su di una pluralità di ragioni, tra loro distinte e autonome, singolarmente idonee a sorreggerla sul piano logico e giuridico, la ritenuta infondatezza delle censure mosse ad una delle ” rationes decidendi” rende inammissibili, per sopravvenuto difetto di interesse, le censure relative alle altre ragioni esplicitamente finte oggetto di doglianza, in quanto queste ultime non potrebbero comunque condurre, stante l’intervenuta definitività delle altre, alla cassazione della decisione stessa” (così, da ultimo, Cass. n. 2108/12).