Source: http://www.arpal.org/amministrazione-trasparente/controlli-sulle-imprese/criteri-controlli-ambientali.html
Timestamp: 2017-03-23 23:58:26+00:00
Document Index: 98608647

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 29', 'art. 14', 'art. 25', 'art. 26', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 9']

CAT - Obblighi e adempimenti delle imprese ed elenco tipologie di controllo - Arpal
Obblighi e adempimenti delle imprese ed elenco tipologie di controllo	Ultimo aggiornamento
CRITERI PER LA PROGRAMMAZIONE DEI CONTROLLI AMBIENTALI
DEFINIZIONE DI CONTROLLO AMBIENTALE
“CONTROLLI PERIODICI” di parte pubblica indicati o previsti dalla normativa
ESEMPLIFICAZIONE DEI CRITERI PER LA PROGRAMMAZIONE DEI CONTROLLI AMBIENTALI
Tabella criteri generali
Tabelle criteri specifici per comparti ambientali e codici SiRenA
Questionario classi di rischio per comparto
Il “controllo” costituisce la forma di verifica della conformità di una data entità (impianto, apparato, attività, prodotto) ad una indicazione normativa predefinita. Può essere svolto in forma preventiva, anticipando la realizzazione dell'oggetto e valutandone anticipatamente i requisiti sulla base del progetto, o in forma successiva, una volta che l'oggetto è stato posto in opera.
Il controllo si basa su opportuni monitoraggi, intesi come la rilevazione sistematica delle variazioni di una specifica caratteristica chimica o fisica di emissione, scarico, consumo, parametro equivalente o misura tecnica. Il monitoraggio si basa su misurazioni e osservazioni ripetute con una frequenza appropriata, in accordo con procedure documentate e stabilite, con lo scopo di fornire informazioni utili. rappresenta l’insieme delle procedure e delle tecniche che consentono, per un verso, di mantenere una conoscenza continua e d’insieme sull’evoluzione dei parametri ambientali di rilievo per l’esercizio di un impianto e, per altro verso, di costituire la base informativa per l’azione di verifica di conformità alle normative ambientali vigenti.
La più recente legislazione ambientale, nazionale e comunitaria, ha ulteriormente esaltato la natura complessa ed il valore strategico dei controlli, come completamento del regime amministrativo al quale sono sottoposte le attività e gli impianti ad elevato impatto ambientale.
Per il legislatore europeo, lo strumento principe di prevenzione dell’inquinamento, nell’ambito del sistema produttivo, è “l’autorizzazione ambientale”. L’imposizione dell’autorizzazione ambientale comporta l’obbligo della pubblica amministrazione di effettuare indagini preliminari e, dopo l’eventuale rilascio dell’autorizzazione, indagini successive e controlli onde verificare il rispetto delle prescrizioni e condizioni imposte.
In tal senso, vale l’assunto che l’autorizzazione non può prescindere dai controlli e che non esiste azione mirata e consapevole di controllo senza autorizzazione.
Per il termine di “controllo ambientale”, è opportuno prendere a riferimento la definizione indicata nel documento prodotto dal GdL ISP interagenziale “Criteri minimi per le ispezioni ambientali (CMIA)” vers. 6, in via di approvazione ed adozione da parte del Sistema Agenziale, che riporta quanto segue:
“Controllo ambientale: il complesso delle attività finalizzato a determinare l’insieme dei valori, parametri e azioni che prevengono o causano l’impatto ambientale di una specifica attività, al fine di confrontarlo e verificarlo rispetto alle normative ambientali e/o alle autorizzazioni rilasciate (valori limite di emissione, prescrizioni, ecc...). Il controllo è normalmente condotto dal gestore che informa regolarmente l’Autorità Competente e l’Autorità competente per il controllo sugli esiti (autocontrolli) e può comportare la partecipazione attiva dell’Organo di controllo (controlli ordinari e visite ispettive). Il controllo pertanto include gli autocontrolli del gestore e i controlli ordinari e straordinari degli Organi di controllo.”
Insieme al termine di controllo ambientale inteso quindi, in termini generali e complessivi, come controllo delle pressioni sull’ambiente, è da tenere presente anche quello di “ispezione ambientale”, di derivazione europea ed inserito fra le definizioni della Parte Seconda del D.Lgs. 152/06 con il recente recepimento della IED (art. 5, c. 1, lettera v-quinquies):
“ispezione ambientale: tutte le azioni, ivi compresi visite in loco, controllo delle emissioni e controlli delle relazioni interne e dei documenti di follow-up, verifica dell'autocontrollo, controllo delle tecniche utilizzate e adeguatezza della gestione ambientale dell'installazione, intraprese dall'autorità competente o per suo conto al fine di verificare e promuovere il rispetto delle condizioni di autorizzazione da parte delle installazioni, nonché, se del caso, monitorare l'impatto ambientale di queste ultime”
In questa seconda finalità rientrano i “controlli periodici” previsti dalla normativa secondo frequenze prefissate.
RMCEI 2001/331/EC: contiene i criteri minimi per le ispezioni ambientali e promuove la pianificazione delle attività di controllo; è in corso un processo di consultazione per la definizione di un provvedimento europeo (direttiva o regolamento) che renda obbligatori i controlli delle aziende nel campo della RMCEI, sottoponendoli ad un processo di pianificazione/programmazione/definizione delle frequenze.
IED 2010/75/EU, recentemente recepita con D.Lgs.46/2014 “Emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento) - Attuazione direttiva 2010/75/Ue - Modifiche alle Parti II, III, IV e V del Dlgs 152/2006 ("Codice ambientale")”, in vigore dall’ 11 aprile 2014: riprende sostanzialmente il tema della pianificazione e della programmazione dei controlli, chiede alle Autorità Competenti dei Paesi membri di definire una relazione tra parametri di rischio aziende, sensibilità dell’ambiente e frequenza dei controlli.
In particolare, le modifiche all’art. 29-decies “Rispetto delle condizioni dell’autorizzazione integrata ambientale” prevedono
“11-bis:Le attività ispettive in sito di cui all'articolo 29-sexies, comma 6-ter e di cui al comma 4 del presente articolo, sono inquadrate in un piano d’ispezione ambientale a livello regionale, periodicamente aggiornato a cura della Regione o della Provincia autonoma e caratterizzato dai seguenti elementi:
a) un’analisi generale dei principali problemi ambientali pertinenti;
b) la identificazione della zona geografica coperta dal piano d’ispezione;
d) le procedure per l’elaborazione dei programmi per le ispezioni ambientali ordinarie,
e) le procedure per le ispezioni straordinarie, effettuate per indagare nel più breve tempo possibile e, se necessario, prima del rilascio, del riesame o dell’aggiornamento di un’autorizzazione, le denunce ed i casi gravi di incidenti, di guasti e di infrazione in materia ambientale;
f) se necessario, le disposizioni riguardanti la cooperazione tra le varie autorità d’ispezione.
11-ter. Il periodo tra due visite in loco non supera un anno per le installazioni che presentano i rischi più elevati, tre anni per le installazioni che presentano i rischi meno elevati, sei mesi per installazioni per le quali la precedente ispezione ha evidenziato una grave inosservanza delle condizioni di autorizzazione. Tale periodo è determinato, tenendo conto delle procedure di cui al comma 12, lettera d), sulla base di una valutazione sistematica effettuata dalla Regione o dalla Provincia autonoma sui rischi ambientali delle installazioni interessate, che considera almeno:
a) gli impatti potenziali e reali delle installazioni interessate sulla salute umana e sull’ambiente, tenendo conto dei livelli e dei tipi di emissioni, della sensibilità dell’ambiente locale e del rischio di incidenti; b) il livello di osservanza delle condizioni di autorizzazione;
c) la partecipazione del gestore al sistema dell’Unione di ecogestione e audit (EMAS) (a norma del regolamento (CE) n. 1221/2009).
Decreto Legge “Semplifica Italia” 5/2012 convertito con la L. 35/2012: l’art. 14 sancisce i principi per i controlli sulle imprese, stabilendo al c.1 che “La disciplina dei controlli sulle imprese, comprese le aziende agricole, è ispirata, fermo quanto previsto dalla adempimenti burocratici alla effettiva tutela del rischio, nonchè del coordinamento dell'azione svolta dalle amministrazioni statali, regionali e locali” ed al c. 2, che “le amministrazioni pubbliche ….omissis…sono tenute a pubblicare sul proprio sito istituzionale e sul sito www.impresainungiorno.gov.it la lista dei controlli a cui sono assoggettate le imprese in ragione della dimensione e del settore di attività, indicando per ciascuno di essi i criteri e le modalità di svolgimento delle relative attività”.
Linee guida per l’applicazione dell’articolo 14 della L. 35/2013 approvate dalla Conferenza Unificata in data 23 gennaio 2013: riprendono in dettaglio e con esempi di buone pratiche i principi di cui al D.L. 5/12 prevedendo la definizione di principi, criteri e percorsi operativi per realizzare un sistema dei controlli coordinato e condiviso tra i diversi livelli di governo, con l'obiettivo di ridurre gli oneri ingiustificati che gravano sui destinatari dei controlli e sugli stessi controllorie, al contempo, rendere più efficaci i controlli pubblici sulle imprese.
Decreto Legislativo 14 marzo 2013 n. 33: Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni. L’art. 25 (Obblighi di pubblicazione concernenti i controlli sulle imprese) stabilisce che “Le pubbliche amministrazioni, in modo dettagliato e facilmente comprensibile, pubblicano sul proprio sito istituzionale e sul sito: www.impresainungiorno.gov.it: a) l'elenco delle tipologie di controllo a cui sono assoggettate le imprese in ragione della dimensione e del settore di attività, indicando per ciascuna di esse i criteri e le relative modalità di svolgimento;
b) l'elenco degli obblighi e degli adempimenti oggetto delle attività di controllo che le imprese sono tenute a rispettare per ottemperare alle disposizioni normative.”
La normativa regionale riprende i nuovi principi sopra riportati circa la pianificazione e la trasparenza dei controlli sulle imprese. Infatti la L.R. 20/06 è stata modificata dalla L.R. 21 dicembre 2012, n. 50, che ha inserito l’art. 26 bis, di seguito riportato:
(Controlli in campo ambientale) 1. La Regione, in attuazione del disposto dell'articolo 14, comma 5, del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo) convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35 e nel rispetto delle linee guida ministeriali di cui al medesimo comma 5, definisce i programmi dei controlli in campo ambientale ispirandosi ai seguenti principi e criteri direttivi: a) proporzionalità dei controlli e dei connessi adempimenti amministrativi al rischio inerente all'attività controllata, nonchè alle esigenze di tutela degli interessi pubblici; b) eliminazione di attività di controllo non necessarie rispetto alla tutela degli interessi pubblici; c) coordinamento e programmazione dei controlli da parte delle amministrazioni, in modo da assicurare la tutela dell'interesse pubblico evitando duplicazioni e sovrapposizioni e da recare il minore intralcio al normale esercizio delle attività dell'impresa, definendo la frequenza e tenendo conto dell'esito delle verifiche e delle ispezioni già effettuate; d) collaborazione con i soggetti controllati al fine di prevenire rischi e situazioni di irregolarità; e) informatizzazione degli adempimenti e delle procedure amministrative, secondo la disciplina del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (Codice dell'amministrazione digitale) e successive modificazioni e integrazioni; f) razionalizzazione, anche mediante riduzione o eliminazione di controlli sulle imprese, tenendo conto del possesso di certificazione del sistema di gestione per la qualità ISO o altra appropriata certificazione emessa, a fronte di norme armonizzate, da un organismo di certificazione accreditato da un ente di accreditamento designato da uno Stato membro dell'Unione europea ai sensi del Regolamento 2008/765/CE , o firmatario degli Accordi internazionali di mutuo riconoscimento (IAF MLA). 2. In applicazione dei criteri di cui al comma 1, ARPAL sottopone al controllo previsto dalla normativa in materia di autocertificazioni, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa e successive modificazioni e integrazioni, le imprese in possesso di certificazione del sistema di gestione per la qualità ISO 14000 o registrate Emas, qualora le stesse trasmettano autocertificazioni annuali, che attestino la validità della certificazione ambientale nonché gli opportuni riscontri circa gli autocontrolli effettuati a norma dei relativi sistemi di gestione ambientale, con particolare riferimento al superamento degli eventuali controlli periodici previsti dalle autorizzazioni.
La L.R. all’art. 4 c. 2 lettera a), attribuisce ad ARPAL, in particolare, fra le altre funzioni, quella di “controllo e vigilanza ambientale” e la Regione definisce il programma dei controlli, stabilendone i criteri. Quindi ARPAL è Ente di controllo ambientale, anche se nella maggior parte dei casi non è Autorità di controllo: in tal senso, i programmi di controllo ambientale devono tenere conto anche delle indicazioni formulate dalle Autorità stesse.
Prescindono altresì dai criteri sotto individuati anche le richieste dell’Autorità Giudiziaria
Sono anche esclusi dai criteri proposti, i controlli periodici previsti sugli impianti dalla normativa nei diversi comparti ambientali, riportati nel paragrafo successivo.
Emissioni in atmosfera da stabilimenti (01COCON): L’Art. 269 c. 6 Parte Quinta D.Lgs. 152/06 e ss.mm.ii. stabilisce che: “L'autorità competente per il controllo effettua il primo accertamento circa il rispetto dell'autorizzazione entro sei mesi dalla data di messa a regime di uno o più impianti o dall'avvio di una o più attività dello stabilimento autorizzato”
Discariche non AIA (03COIMO) I controlli periodici dovrebbero essere o previsti nell’autorizzazione o richiesti ad Agenzia sulla base dei “Piani di gestione operativa, di ripristino ambientale, di gestione post-operativa, di sorveglianza e controllo” di cui agli art. 8, 9 e Allegato 2 del D.Lgs. 36/2003. I relativi costi sono a carico dei richiedenti l’autorizzazione come indicato dal c. 4 dell’ art. 9 (Condizioni per il rilascio dell'autorizzazione delle discariche) del D.Lgs.36/2003 stabilisce che: “Le spese relative all'istruttoria finalizzata al rilascio ed al rinnovo dell'autorizzazione nonché ai successivi controlli sono poste a carico dei richiedenti in relazione al costo effettivo del servizio, secondo tariffe e modalità da stabilirsi con disposizioni regionali”.
Scarichi da impianti di trattamento acque reflue urbane (06COUAM). In Allegato 5 alla Parte Terza D.Lgs. 152/06 e ss.mm.ii. è fissato il numero minimo annuo, sulla base della dimensione dell’impianto, in A.E. di controlli analitici per la verifica di conformità ai limiti tabellari. Per le tabelle 1 e 2 i campioni possono essere effettuati dal gestore dell’impianto di trattamento qualora garantisca un idoneo sistema di rilevamento e di trasmissione dati alla autorità di controllo. Il rispetto della tabella 3 deve essere invece sempre verificato dall’autorità competente per il controllo :
o Controlli analitici per la verifica di conformità ai limiti tabelle 1 e 2
Potenzialità impianto (A.E.)
2000÷9999
12 il primo anno e 4 gli anni successivi se conforme;
se 1 dei 4 non conforme: 12 campioni l’anno successivo
10000÷49999
o Controlli analitici per la verifica di conformità ai limiti tabella 3
Numero campioni/anno
Si evidenzia che ai fini della suddivisione in classi vengono anche ricomprese le fluttuazioni estive cui vanno soggetti gli impianti in termini di potenzialità/carico servito.
Controllo CEM (impianti a radiofrequenza) (28COAFR)
In base alla normativa regionale la frequenza di controllo su questi impianti è prevista annuale. Tuttavia risultando di difficile attuazione l’ottemperanza a tale indicazione, viene adottato come criterio generale quello di prevedere tali controlli su base triennale, assegnando la maggiore priorità di controllo agli impianti a maggior impatto ambientale: punti con valori di campo elevati noti con particolare riferimento alle zone di bonifica e punti in cui siano prevedibili valori di campo non trascurabili mai controllati.
Nei casi in cui i Comuni ai fini del mantenimento della certificazione ISO 14001 chiedano annualmente i controlli sugli impianti presenti sul proprio territorio, i controlli eccedenti quello triennale saranno posti a carico del Comune richiedente. AIA statali (33COAIA)
La normativa prevede ispezioni ambientali periodiche (ispezioni ordinarie) nell’arco di durata del provvedimento autorizzativo, con frequenza monitoraggi e controlli stabiliti dal PMC contenuto nel provvedimento di AIA, i cui costi sono a carico del gestore, sulla base del tariffario nazionale ex DM 24/04/2008
AIA provinciali (33COAIA)
Analogamente a quanto accade per le AIA di competenza statale, per quelle rilasciate dalle Province sono previste ispezioni ambientali periodiche (ispezioni ordinarie) con frequenza monitoraggi e controlli stabiliti dal PMC contenuto nel provvedimento di AIA, i cui costi sono a carico del gestore, sulla base del tariffario regionale ex DGR 781/2009
Si possono ricomprendere fra i controlli periodici anche quelli previsti per la verifica dell’attuazione dei Piani di Monitoraggio Ambientali relative alle “Grandi opere infrastrutturali”.
Sulla base dei paragrafi precedenti, fermo restando le prerogative dell’Autorità competente e quanto previsto circa i controlli periodici, sono stati individuati alcuni criteri generali, validi per tutte le tematiche e criteri specifici per i diversi comparti sottoposti a controllo.
I criteri specifici sono stati organizzati in riferimento ai codici che descrivono le diverse attività di controllo effettuate da ARPAL e che vanno a costituire il Piano annuale delle attività di ciascun anno.
Per la valutazione dei criteri individuati, sono state predisposte delle schede questionario, che dovranno essere alimentate in parte dalle informazioni esistenti sullo stato dell’ambiente, attraverso la fornitura di stati cartografici tematici da parte delle strutture della Direzione Scientifica (gruppo B e D) ed in parte dalle informazioni in possesso delle strutture operative dipartimentali (gruppo A,C, E).
In relazione alle risposte risultanti, sono stati individuate delle classi di rischio qualitative, rappresentate da codici colore, per gruppi di criteri.
Le indicazioni sulle priorità di intervento scaturiranno dalla combinazione delle classi di rischio nei diversi gruppi di criteri.