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Timestamp: 2017-06-22 18:08:12+00:00
Document Index: 84745819

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 4', 'art. 13', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 5']

Allegati piano aria sicilia programma pluriennale righe copiate e i…
Allegati piano aria sicilia programma pluriennale righe copiate e incollate nel piano sicilia 75 all 12 programma pluriennale regionale 1998-99
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PALERMO - VENERDÌ 7 MAGGIO 1999 N. 21
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rispondenza al testo della stampa ufficiale, a cui solo è dato valore giuridico. Non si risponde,
pertanto, di errori, inesattezze ed incongruenze dei testi qui riportati, nè di differenze rispetto al
testo ufficiale, in ogni caso dovuti a possibili errori di trasposizione
La parte copiata è
alle pagg. 2-4 e 6-7
Programma pluriennale regionale attuativo del Regolamento CEE n. 2080/92 per il
biennio 1998/99.
Visto il Regolamento CEE n.2080 del 30 giugno 1992, che istituisce un regime comunitario di aiuti
alle misure forestali nel settore agricolo;
Visto il Regolamento CE n. 746 del 24 aprile 1996, recante modalità di applicazione del
Regolamento CEE n. 2078/92 relativo a metodi di produzione agricola compatibile con esigenze di
protezione dell'ambiente e con la cura dello spazio naturale;
Visto il Regolamento CE n. 231/96 del 7 febbraio 1996, che sostituisce i valori in Ecu indicati nel
Regolamento n. 2080/92.
Vista la nota n. 37780 del 30 dicembre 1997, con la quale è stato trasmesso il nuovo testo del
Programma pluriennale regionale di attuazione del Regolamento CEE n. 2080/92 per il biennio
1998/99 al Ministero per le politiche agricole, il quale in data 20 gennaio 1998 ha provveduto a
darne comunicazione alla Commissione europea per la relativa approvazione;
Vista la delibera della Giunta regionale n. 48 del 9 marzo 1999 di approvazione del programma
sopracitato;
Considerato che il Comitato permanente forestale nella seduta tenuta a Bruxelles in data 24 marzo
1999 ha approvato il nuovo testo del programma pluriennale regionale del Regolamento n. 2080/92,
tenendo conto delle informazioni complementari;
Considerato che il nuovo testo del programma di attuazione del Regolamento n. 2080/92 sostituisce
il precedente programma regionale, approvato con decisione C(94) 1315/15 del 20 maggio 1994,
scaduto il 31 dicembre 1997;
Considerata l'urgenza di rendere operativo il nuovo testo del programma pluriennale regionale del
Regolamento n. 2080/92 per il biennio 1998/99, come approvato dal Comitato permanente
forestale, nelle more della decisione della Commissione europea;
In relazione alle premesse, viene reso operativo il nuovo testo del programma regionale attuativo
del Regolamento CEEn. 2080/92 che fa parte integrante del presente decreto.
Posta al centro del bacino mediterraneo, la Sicilia, con i suoi 25.708 Kmq., risulta nel contempo la
più estesa Regione italiana e la più grande isola del mare Mediterraneo.
Essa rimane divisa, dalla penisola italiana, dallo stretto di Messina che nel suo punto minimo
misura la larghezza di 3,4 Km.; dal continente africano è divisa invece dal canale di Sicilia che,
sempre nel punto minimo, misura una larghezza di 140 Km. Le fanno corona a nord-est l'arcipelago
delle isole Eolie, a nord-ovest l'isola di Ustica, a ovest le isole Egadi, a sud-ovest l'isola di
Pantelleria. Le coste hanno uno sviluppo di 1.039 Km. e lungo di esse di trova maggiormente
accentrata la popolazione nonché le colture più progredite.
Dell'intero territorio isolano la collina interessa circa il 62%, la montagna il 24% e la pianura il
I fenomeni di dissesto, sia erosivi che frane ed esondazioni nelle valli minori, sono assai frequenti
nei territori ad altitudine più elevata e non di rado imponenti. Vi sono addirittura aree o zone
franose che coprono decine e talora centinaia di ettari.
I territori ad altitudine più elevata sono caratterizzati da boschi ed incolti e da un'estensione limitata
dei seminativi e finiscono col presentare condizioni di popolamento repulsive, soccombendo nel
confronto con le aree pianeggianti litoranee e soprattutto con i centri urbani maggiori che hanno
esercitato ed esercitano l'attrazione più forte.
La problematica connessa all'instaurazione di fenomeni di erosione e dissesto idrogeologico del
territorio è senza dubbio complessa, a causa delle numerose interrelazioni con fattori di diversa
natura non sempre agevolmente individuabili.
In ogni caso, è da rilevare un progressivo aggravamento di tali dannosi processi, essenzialmente
causati dalla mancanza di un'adeguata e coordinata politica di salvaguardia e tutela delle ottimali
condizioni idrogeologiche dei suoli.
Tra i fattori che maggiormente hanno contribuito all'interessarsi di fenomeni di erosione
- eccessiva incidenza della rete viaria, anche in zone particolarmente predisposte a fenomeni
erosivi;
Fra le aree più soggette a fenomeni di dissesto, si possono annoverare le zone collinari interne di
matrice fondamentalmente argillosa, a scarsa permeabilità.
Si può tuttavia affermare che gran parte della superficie dell'isola è potenzialmente interessata alla
problematica in esame.
L'attuale superficie sottoposta a vincolo idrogeologico, ai sensi della normativa vigente ammonta a
Kmq. 12.357 ed è così suddivisa:
Superficie Incidenza sottoposta
Incidenza vincolata/
La Sicilia grazie alla sua posizione geografica, gode di un clima particolarmente mite che consente
una vegetazione rigogliosa in tutte le stagioni dell'anno; la sua forma triangolare, ed il suo sistema
montuoso determinano la sua suddivisione in tre distinti versanti:
- il versante settentrionale, da Capo Peloro a Capo Boeo, della superficie di circa 6.630 Kmq. (fig.
- il versante meridionale, da Capo Boeo al Capo Passero, della superficie di circa 10.754 Kmq. (fig.
- il versante orientale dal Capo Passero al Capo Peloro, della superficie di circa 8.072 Kmq. (fig.
La distribuzione delle piogge nei tre distinti versanti ha, in genere, caratteristiche diverse in
dipendenza della esposizione dei versanti stessi e dei venti in essa predominanti.
Le precipitazioni non appaiono così scarse come si potrebbe pensare e la loro quantità è fortemente
influenzata dall'altitudine: dalle piane costiere dei lati sud-ovest ed est dell'isola ove si è al di sotto
dei 500 mm. annui, si sale ad oltre 1.100 mm. sui rilievi dominanti Palermo sui Peloritani e sulle
Caronie, mentre infine si toccano i 1.400 mm. sul monte Etna.
Il carattere fondamentalmente mediterraneo del clima dell'isola evidenzia una concentrazione di
pioggia nelle stagioni autunnale ed invernale, particolarmente in quest'ultima, ed una deficienza di
precipitazione nelle altre due stagioni, specialmente durante l'estate.
La quantità di pioggia appare molto variabile da un anno all'altro e le piogge, spesso concentrate in
brevi, talora brevissimi tempi, assumono carattere di particolare violenza.
Nel versante meridionale i valori delle precipitazioni medie annue e stagionali si mantengono
inferiori agli analoghi valori degli altri versanti mentre le maggiori precipitazioni medie ricadono
nel versante settentrionale, negli intervalli di quota compresi fra 250 e 750 m.
Soprattutto per il versante meridionale la stagione estiva risulta povera di piogge e con lunghi
periodi di siccità.
Nella tab. A per il periodo 1931-1988 sono riportati i dati delle precipitazioni medie mensili ed
annue, il numero dei giorni piovosi e le medie stagionali per tutto il territorio isolano in tre fasce
altimetriche distinte in montagna, collina e pianura.
Le minime assolute sono per lo più poco distanti dallo 0, eccezione fatta per l'alta montagna, mentre
in estate la media delle massime è sempre i 35 C e la media annua oscilla tra un minimo di 11 ed
una massimo di 19 C.
Gen. Feb. Mar. Apr. Mag. Giu. Lug. Ago. Sett. Ott. Nov.Dic .Anno
Territorio assoluti
Max Min. Max
Montagna 46,8
Min. Max Min. media
6,7 17,5
8,6 28,6
17,9 21,5
6,6 17,1
12,4 16,1
9,7 30,5
9,2 29,4
13,9 20,4
12,1 16,2
Nella tabella B sono riportate le temperature medie e le medie dei massimi e dei minimi determinate
dalle osservazioni relative al 1931-1988, nella stessa sono riportate anche le temperature medie
massime e minime stagionali, annuali ed assolute, oltre alla temperatura per le tre fasce
- l'apporto meteorico medio è, di circa 18,8x10 mc/anno corrispondenti a circa 730 mm. in altezza
d'acqua sul suolo, ma un volume di 12,4x10 mc./anno viene perso per evapotraspirazione.
Il deflusso naturale (in assenza di vincoli) risulta quindi di 6,4x10 mc./anno di cui 4,9x10 mc.
defluiscono a mare portati dai corsi d'acqua e 1,5x10 mc. sfociano a mare attraverso le falde
sotterranee. Nel deflusso dei corsi d'acqua è altresì compreso il drenaggio delle falde sotterranee che
si valuta essere 1x10 mc. circa. Pertanto il bilancio delle acque sotterranee sarebbe di 2,5x10
mc./anno.
Il deflusso naturale, ossia la risorsa globale media, è stato considerevolmente modificato dai
prelievi in atto che ammonterebbero, nell'anno medio a circa 1,9x10 mc./anno.
I tratti morfologici della parte del territorio siciliano classificato montano sono il prodotto
dell'azione concomitante di diversi fattori, tra cui un ruolo primario va senz'altro attribuito alle
vicende tettoniche ed epirogeniche, col minor contributo delle oscillazioni paleoclimatiche ed
eustatiche.
In linee generali, il paesaggio morfologico siciliano mostra strette analogie con quello appenninico,
cui si ricollega geologicamente, in particolar modo per quanto riguarda la fascia settentrionale
dell'isola, che costituisce la continuazione della fascia corrugata appenninica, rispetto alla quale si
ha stretta analogia e continuità sia dei terreni affioranti che delle relative vicende tettoniche. In
relazione con questi fattori determinanti dell'evoluzione morfologica possono in Sicilia distinguersi
differenti tipi di paesaggio.
Il differente grado di erosione dei terreni completa i tratti morfologici fondamentali dell'area in
esame. Nel dettaglio, si nota inoltre una grande eterogeneità di situazioni, dovuta all'accentuata
variabilità dei tipi litologici ed alle frequenti deformazioni e dislocazioni che hanno interessato la
Regione fino ad epoche recenti.
Il sistema orografico di maggiore continuità è quello rappresentato dalla catena settentrionale, che si
estende da Messina a Trapani per una lunghezza superiore ai 200 Km.
Le falde acquifere di maggiore importanza, a cui si ricollegano le principali manifestazioni
sorgentizie sono contenute nei terreni permeabili "in grande". Si tratta generalmente di falde
profonde negli acquiferi di natura vulcanica o calcarea, di potenzialità elevata, come dimostrano i
valori di portata delle sorgenti da esse alimentate ed il grande volume complessivo dello
sfruttamento mediante pozzi profondi.
Falde acquifere poco profonde, di potenzialità molto più limitata, sono generalmente presenti nei
terreni permeabili per porosità delle zone collinari e delle pianure; ad esse risultano collegate scarse
e modeste manifestazioni sorgentizie ed il loro sfruttamento avviene prevalentemente mediante
Falde profonde di limitata estensione sono presenti nei depositi alluvionali grossolani di fondovalle
dove raggiungono potenze ed estensioni non trascurabili, come in alcune fiumare dei Peloritani.
Sono inoltre presenti discrete falde confinate nei livelli ghiaioso-ciottolosi intercalati o soggiacenti
ai depositi alluvionali fini che riempiono i fondovalle dei corsi d'acqua della Sicilia centromeridionale.
Falde freatiche di modesta entità si hanno anche nei depositi sabbioso - conglomeratici tortoniani
affioranti nella parte centro-settentrionale dell'isola e nel versante settentrionale dei Peloritani, dove
però possono anche passare localmente a falde profonde.
La rete idrografica siciliana, tranne poche eccezioni è costituita da corsi d'acqua a carattere
stagionale che hanno spiccato carattere torrentizio accentuato dalla impermeabilità o scarsa
impermeabilità delle formazioni geologiche presenti e dalla distribuzione delle piogge, nulle o quasi
per molti mesi dell'anno, spesso concentrate in pochi giorni.
L'isola ha tre versanti principali, il settentrionale o tirrenico, il meridionale o mediterraneo,
l'orientale o ionico.
I corsi d'acqua principali del versante settentrionale, oltre alle "fiumare" (torrenti molto brevi che
caratterizzano i monti Peloritani, Nebrodi ed in parte anche le Madonie) sono rappresentati dal F.
Pollina, F. Grande o Imera, F. Torto, F.S. Leonardo, F. Oreto ed il F. Freddo.
Molto più importanti, sia per la lunghezza del percorso che per le portate e le possibilità che offrono
le loro acque ad essere utilizzate a scopo irriguo, sono invece i fiumi del versante meridionale,
rappresentati dal F. Belice Destro, F. Platani, F. Salso, F. Gela e F. Dirillo, e quelli del versante
orientale rappresentati dal F. Anapo, F. Simeto e F. Alcantara.
Scarsi e di poca importanza i laghi naturali, come il laghetto di Preola e Gorghi Tondi nei pressi di
Mazara del Vallo e di Pergusa nei pressi di Enna.
Il fiume maggiore è il Simeto, che ha origine nei Nebrodi e recapito nel Mar Ionio, con una bacino
imbrifero di 4.186 Kmq. i suoi affluenti principali sono il Dittaino, il Salso e il Gornalunga.
La struttura geologica della Sicilia risulta costituita, nelle grandi linee, da una zona di affioramento
di terreni autoctoni profondi, indicati come Complesso basale, da una zona di affioramento di
terreni sovrastanti ai precedenti ma alloctoni, appartenenti a differenti unità geotettoniche
(Complessi panormide, sicilide, calabride, antisicilide e post-antisicilide), e da una zona di
affioramento di terreni autoctoni più recenti e più elevati di quelli alloctoni, indicati come
Dal punto di vista dei terreni, in Sicilia sono presenti situazioni e caratteristiche particolari e tipiche.
La pedogenesi è dominata dal fattore climatico e dalla natura della roccia madre da cui i suoli hanno
ereditato in gran parte i caratteri. La morfologia e la vegetazione sono poi altri due fattori che hanno
influito sull'evoluzione dei suoli.
Il panorama pedologico insulare risulta quindi caratterizzato da un'estrema varietà di suoli che
coprono tutta la vasta gamma che va dai tipi meno evoluti ai tipi più evoluti. Si passa dai suoli di
origine calcarea del Ragusano, agli agrumeti terrazzati lungo la fascia costiera settentrionale e
orientale e lungo le pendici dell'Etna con suoli di origine basaltica, o al susseguirsi di ondulazioni
argillose nelle zone interne. La grande estensione di affioramenti argillosi influenza la natura e le
caratteristiche di gran parte dei suoli.
Secondo i più recenti dati Istat (Censimento generale dell'agricoltura 1991) la superficie territoriale
della Regione, pari a complessivi 2.570.631 Ha., risulta costituita per il 24% da aree montuose, per
il 62% da aree collinari e per il rimanente il 14% da territori pianeggianti.
Sempre secondo i dati ISTAT 1991 la superficie agricola totale, relativa a 404.204 azienda,
ammonta a 1.913.841 Ha., di cui la S.A.U., pari a Ha. 1.598.900 è costituita per 50% da seminativi
e per 20% da prati-pascoli permanenti, mentre la restante superficie è occupata da coltivazioni
legnose quali vite, olivo, agrumi ed altri fruttiferi.
Per quanto attiene in particolare ai seminativi, questi attualmente sono rappresentati in maggior
misura dai cereali che occupano una superficie di 456.208 Ha.; incidenza percentuale inferiore
hanno, in ordine, le colture foraggere, le ortive, le leguminose da granella e le coltivazioni floricole.
Fra le colture arboree le più diffusa risulta essere la vite con 174.278 Ha.; seguono gli impianti
olivicoli, gli agrumeti e le altre coltivazioni legnose.
Lungo le zone costiere troviamo la quasi totalità delle superfici pianeggianti dell'isola fra le quali la
Piana di Catania, di Gela, la costa sud del trapanese e altre aree pianeggianti variamente distribuite
lungo il litorale.
In tale aree le favorevoli condizioni pedo climatiche, la maggiore disponibilità di acque irrigue e le
migliori condizioni socio economiche hanno favorito l'affermazione delle colture a più alto reddito
quali gli agrumi nella piana di Catania e nel palermitano, la vite nel trapanese, l'olivicoltura
intensiva lungo la costa sud-ovest dell'isola, le colture in serra nel marsalese e nel ragusano, le
colture orticole (carciofo, pomodoro, melone, fragola, ecc.) nella zona di Buonfornello, Piana di
Gela, nel trapanese e nell'agrigentino.
Le cosiddette "aree interne", che costituiscono circa l'80% del territorio regionale, presentano
risorse fisico-ambientali assai difformi comprendendo le zone montane della Sicilia (Etna,
Peloritani, Nebrodi, Caronie, Madonie, Sicani, Erei, Iblei) e la media ed alta collina dell'ennese, del
nisseno, dell'agrigentino, del palermitano, del catanese e del siracusano.
Gli ordinamenti produttivi caratterizzanti l'agricoltura di tali aree risultano essere: il cerealicolo,
cerealicolo-zootecnico e zootecnico specializzato. In talune zone, si riscontrano anche gli
ordinamenti agrumicolo, olivicolo e frutticolo.
La coltivazione principale è il grano che si avvicenda con l'erbaio di veccia, con il prato di sulla,
con il riposo pascolativo e più raramente con altre colture leguminose e ortive, anche se con la
pratica del set-aside a rotazione si è ridotto l'avvicendamento tradizionale, a favore del maggese
nudo che esplica un'azione non certo favorevole per la stabilità dei versanti.
L'indirizzo cerealicolo-zootecnico si distingue dal cerealicolo per la presenza nell'azienda di
bestiame da reddito; di norma bovini allevati con il sistema stabulo o semistabulo, e per la maggior
incidenza fra le coltivazioni da rinnovo delle foraggere.
L'ordinamento zootecnico, pur presentandosi con caratteristiche talvolta assai difformi, si riscontra
in maniera diffusa anche se le maggiori concentrazioni si rilevano nell'area dei Nebrodi, delle
Madonie, nell'alta collina del palermitano, dell'ennese e del ragusano.
Indicatori Totale
1.918.632 231.684 164.313 260.833 223.881 215.783 360.208 141.949 145.947 174.034
1.600.362 200.649 141.140 193.395 195.402 170.481 290.964 127.912 126.106 154.313
59.434 33.888 57.037 29.267 65.654 62.881 27.411 28.894 42.309
avv.te
802.992
103.357 108.050 98.733 131.465 26.169 167.530 68.425 45.148 54.113
87.298 25.783 66.186 20.291 61.149 58.315 28.737 46.002 86.314
perm.ti
28.476 43.645 83.163 65.119 30.750 34.955 13.885
69.251 68.877 63.153 74.556 10.292 103.014 24.963 25.188 37.509
18.285 7.937
36.925 3.243
10.815 10.392 8.293
25.289 1.959
19.654 6.103
26.085 20.592 8.217
Vite (ha) 174.092
45.027 11.116 10.372 1.653
16.494 4.975
21.796 4.925
1.292.666 106.278 65.720 196.118 273.752 241.805 197.816 18.335 42.419 50.423
13.531 11.694 47.270 89.903 98.804 84.536 77.939 34.259 8.153
Nell'area di montagna il sistema di allevamento più frequente è quello brado o transumante, con
pascolamento nelle zone di collina dall'autunno alla primavera ed in montagna dalla primavera
all'autunno; in estate vengono utilizzate anche le ristoppie delle plaghe cerealicole collinari.
Gli allevamenti bradi utilizzano i pascoli, il sottobosco, le foraggere del seminativo, le ristoppie, i
terreni incolti; gli allevamenti semibradi e stabuli, oltre al foraggio verde, sfruttano i mangimi
concentrati. I pascoli naturali, a causa dell'eccessivo sfruttamento, appaiono spesso degradati,
risultando poveri di essenze pabulari e, di contro, abbondanti di erbe infestanti e cespugliosi; nella
flora erbacea ormai prevalgono le graminacee annuali diffusesi con la disseminazione fisiologica e
favorite dal più intenso pascolamento delle specie poliennali.
L'ordinamento arboricolo, nelle "aree interne" dà luogo all'azienda specializzata per il nocciolo
nella zona dei Nebrodi, dei Peoloritani e nel versante orientale dell'Etna, per il pistacchio in
territorio di Bronte e per la vite nella zona di bassa collina del nisseno, dell'agrigentino, del
palermitano e del catanese.
L'indirizzo specializzato agrumicolo è localizzato per il limone nel palermitano e nel messinese, per
l'arancio nel catanese, nell'ennese e nel siracusano.
Le piantagioni di olivo e di mandorlo, specialmente nelle zone di montagna e di alta collina, si
presentano degradate, conservando tuttavia una funzione protettiva e paesaggistica; sono però
presenti, in alcune aree specifiche, oliveti specializzati.
Le fonti storiche note non ci dicono molto su quale sia stata la situazione forestale siciliana
nell'antichità. La massima espansione forestale in Sicilia pare che risalga al "postglaciale
catatermico subtlantico", databile verso l'800 A.C. per cui, data l'antichità del popolamento umano
della regione, le cenosi che si costituirono divennero ben presto da climaticamente condizionate ad
antropicamente alterate.
La pressione demografica sempre più crescente col volgere dei secoli, ha allargato l'areale agricolo
a spese del bosco fino ai limiti delle possibilità agronomiche. Così che i boschi divennero ovunque
sempre più rari, dalla riva dei mari ai monti. E dove forse crescevano rigogliose pinete e querceti si
formarono campi destinati all'agricoltura ed al pascolo brado.
Il notevole mutamento climatico che succedette al postglaciale catatermico (caratterizzato da
notevole aumento della temperatura, della luminosità, da prolungate siccità estive), i tagli
disordinati, il sovraccarico pascolivo, sempre più pressante ed indiscriminato, restrinsero
ulteriormente l'areale boschivo a lembi sparsi relegati alla sommità dei monti. Per avere un'idea di
quanto è rimasto del patrimonio forestale di origine naturale nella nostra regione si riportano i dati
ISTAT riferiti al 30 giugno 1947.
Questi popolamenti sono localizzati, in prevalenza, sull'Etna e lungo la dorsale settentrionale, da
Peloritani alle Madonie, e in minor misura sui rilievi più importanti centro meridionali dell'isola con
propaggini che giungono fino a Pantelleria dove esiste soprassuolo modesto naturale di pino
marittimo. Fanno eccezione le sugerete dei territori comunali di Niscemi e Caltagirone, frammiste
alla coltura agraria, che occupano un vasto pianoro degradante dolcemente verso il mare.
Le specie legnose che li compongono, pur essendo numericamente limitate, sono di alto interesse
economico e scientifico.
Dal 1948 in poi è stata intrapresa una lenta ma continua opera di riforestazione inquadrata
nell'ambito delle sistemazioni idraulico - forestali dei bacini montani e dei comprensori di bonifica;
opera che, con alterne fortune, e pur se non esente da critiche da parte di ecologi, naturalisti ed
agronomi, ha permesso di estendere la superficie boscata dagli Ha. 85.643 del 1947 agli attuali Ha.
283.080.
I tipi di bosco che sono venuti fuori da quest'opera di rimboschimento sono in genere dei boschi
misti di conifere e latifoglie. Tra le conifere la predominanza, a seconda dell'altitudine e della
stazione, è dei pini mediterranei, quali il d'Aleppo, il domestico, il marittimo, e quindi il pino laricio
e il pino nero var. Villetta Barrea: è stato inoltre impiegato estesamente con un certo successo il
cipresso comune, mentre tra le conifere esotiche i migliori risultati, anche se contenuti, sono stati
ottenuti con il cipresso dell'Arizona e il cedrus atlanti-ca. Deludente è il risultato invece ottenuto
con Pinus radiata che aveva destato in un primo tempo qualche speranza.
Nell'impiego delle latifoglie, l'opera di riforestazione è stata ostacolata dalla modestissima entità di
specie tra cui scegliere, ed ha trovato e trova aspre critiche nell'opera fin qui eseguita. Una delle
specie più impiegate, l'eucalipto, sia per la formazione di boschi puri, che consociata, oltre a tradire,
quanto ad accrescimenti, l'entusiasmo iniziale, viene ora posta sotto accusa da ecologi e naturalisti,
come prosciugatrice di falde acquifere, e desertificatrice del territorio.
Tra la specie impiegate per la formazione di boschi misti insieme alle conifere abbiamo il frassino
minore, l'acero campestre, il castagno, l'ontano napoletano e qualche altra specie d'impiego molto
limitato. Le specie indigene quali le querce (leccio, roverella e cerro), il carrubo, il faggio sono state
poco impiegate principalmente per motivi pedologici, per le difficoltà di attecchimento iniziale e
per la lentezza degli accrescimenti.
I boschi, con una superficie di Ha. 283.080 rappresentano dunque, circa l'11% della superficie
territoriale, e sono a loro volta così percentualmente suddivisi (fig. 4):
- conifere:
- latifoglie:
- misti conifere e latifoglie:
- boschi degradati:
Nei confronti della proprietà, su un totale di 283.080 Ha. di bosco si ha, approssimativamente, che il
48,63% appartiene al demanio regionale, contro il 34,85% di proprietà di privati o enti e il 16,51%
di demanio comunale (fig.6).
Purtroppo, la maggior parte dei boschi non sono da ritenersi consorzi vegetazionali in equilibrio con
Infatti, una larga percentuale di essi è costituita da nuovi impianti, più o meno giovani, ancora ben
lungi dal potere rappresentare complessi boscati "climax" trovandosi, in atto, nel migliore dei casi,
nelle prime fasi di adattamento pedoclimatico.
Per la caratteristica geografica (vicinanza ai tropici) e topografica (netta maggioranza della zona
collinare sulla pianura e sulla montagna) in Sicilia i boschi naturali, anche se degradati, possono
ancora trovarsi insediati con discreta presenza quasi esclusivamente sugli alti versanti e sulle creste
delle principali catene montuose (Peloritani, Gruppo Etna, Madonie - Caronie, Nebrodi), con scarsa
presenza sulle catene montuose secondarie (Iblei, Sicani), mentre sono quasi del tutto assenti sui
monti Palermitani e sugli Erei.
In pratica, relativamente alle zone fitoclimatiche, salvo per talune pinete litoranee, da potersi
considerare naturalizzate se non proprio naturali, e per certe modeste estensioni di sugherete nella
zona centrale dell'isola, e per qualche altro raro caso, si può affermare che i boschi naturali in Sicilia
sono concentrati tra il Castanetum e il Fagetum.
Differente è la situazione per quanto concerne i boschi artificiali i cui impianti, salvo qualche
esempio di cucitura tra lembi residui di boschi naturali, soprattutto nella zona del Castanetum, sono
stati effettuati nella zona fitoclimatica del Lauretum (la Sicilia è compresa per oltre l'85% nella
seconda zona del Lauretum - sotto-zona calda e media) su più o meno vaste superfici prima agricole
e poi abbandonate da coltivatori.
Inoltre, non è da sottovalutare la ritrosia dei proprietari privati ad effettuare azioni d'imboschimento,
in assenza di specifiche garanzie in merito alla reversibilità della destinazione colturale delle
superfici, successivamente al completamento del ciclo produttivo del bosco.
Indubbiamente, tuttavia, il primo passo da compiere per il miglioramento del patrimonio boschivo è
la conversione dei cedui in fustaia, unitamente ad eventuali coniferamenti.
Tale operazione, incontra nei privati notevoli remore dovute soprattutto alla lunga azione di
risparmio, cui gli stessi sarebbero costretti.
Si ritiene, pertanto, anche in considerazione delle difficili condizioni pedoclimatiche esistenti
nell'isola, di richiedere l'elevazione dei livelli massimi d'aiuto, così come previsto dall'art. 3 lettera
d) ultimo comma del Regolamento.
PROVINCIA degradati Conifere Latifoglie Conifere
e latifoglie
Caltanissetta 493
45.326 48.140
Sup. compl.d'ord.
Il Programma pluriennale regionale Reg. CEE n. 2080/92 della Sicilia, redatto ai sensi dell'art. 4 del
medesimo regolamento, ha trovato piena e compiuta applicazione relativamente alla prima fase di
Nella sua prima formulazione le previsioni finanziarie erano di gran lunga superiori a quelle che
poi, in sede di riparto delle risorse, sono state assegnate alla Regione siciliana. Infatti dai prospetti
finanziari del programma, elaborati sulla base di una serie di valutazioni condotte dagli uffici
preposti alle predisposizione del programma, emergeva un fabbisogno finanziario, per interventi, di
circa 300 miliardi di lire.
In sede di assegnazione tale richiesta è stata soddisfatta per un ammontare intorno al 28% della
richiesta originaria ragguagliando la somma di L. 82.725 mld. ca, divenuta poi, a causa delle
fluttuazioni di cambio Lira/Ecu L. 74 mld ca.
Tale scarto ha indotto l'Amministrazione all'accoglimento di una parte della richiesta di aiuti al fine
di assicurare copertura finanziaria ai beneficiari.
Un dato va sottolineato, a riprova della giustezza delle previsioni contenute nel programma, e cioé
quello relativo alla totalità delle domande pervenute agli uffici.
Infatti la cifra complessiva di richiesta di aiuti ragguagliava, tenuto conto di quelle accettate e quelle
non ammesse, all'incirca i 300 miliardi preventivati.
Ciò dimostra come l'Amministrazione regionale avesse colto appieno le esigenze di intervento che
derivavano dal territorio e che gli obiettivi prefissati di superfici da rimboschire e migliorare erano
in realtà alla portata dell'Amministrazione stessa.
Conseguentemente, per ogni annata, sono state istruite ed autorizzate ai lavori tutte le richieste
rientranti nella disponibilità finanziaria programmata per l'annata di riferimento, mentre sono stati
restituiti i progetti che non sono stati presi in considerazione per insufficienza di fondi al fine di
consentire per ciascuna annata una pari opportunità di adesione al regolamento da parte di tutti
coloro che avessero interesse.
Per una più efficace comprensione di quanto esposto si riportano alcuni dati di sintesi relativi
all'attuazione del Reg. n. 2080/92, specificando che i dati relativi ai collaudi e quelli relativi alle
domande ammesse per l'anno 1997 sono in corso di aggiornamento.
mil. lire
1994 634 9.610
81.218 159
2.023 13.108
105 1.281 8.695
1995 748 11.353
86.383 169
1.992 13.743
109 1.164 8.401
1996 509 7.672
66.485 274
3.172 23.952
1997 761 9.816
86.678 -;
1994 247 2.274
11.246 28
23 604 2.096
1995 281 2.831
15.720 63
1.717 4.143
47 950 1.857
1996 264 2.621
1.651 5.372
7 105 338
1997 223 7.942
30.782 -;
In sede di applicazione tecnica un problema riscontrato è stato quello dello sfalsamento temporale
che intercorre tra le annate relative ad ogni campagna e la disponibilità dei fondi con
rendicontazione al 15 ottobre di ogni anno con la paventata indisponibilità degli stessi per le annate
In particolare per l'annata 1994 l'istruttoria dei progetti ha avuto inizio come da istruzione impartite
dal Ministero delle risorse agricole con nota n. 3072 del 2 maggio 1994, dopo la ricezione delle
schede di controllo che sono state trasmesse all'A.I.M.A. a fine annata.
Conseguentemente i lavori propedeutici alla piantumazione delle essenze arboree, nella maggior
parte dei casi, hanno potuto avere inizio nell'estate 1995.
Ritenendo che entro ottobre 1996 (epoca di chiusura del bilancio U.E.) si siano rendicontate buona
parte delle pratiche ammesse ai benefici del Regolamento in oggetto e collaudate le opere si arriva
ad uno slittamento finanziario di oltre due annate.
Tale slittamento è da considerare ormai consequenziale anche per le campagne successive, tenuto
conto, peraltro, che la fase istruttoria relativa a ciascuna campagna si presenta piuttosto laboriosa e
lunga per l'acquisizione delle necessarie autorizzazioni (certificazioni antimafia, N.O. enti parco e
riserve naturali ed altri), di contro l'esecuzione degli impianti trova tempi di attuazione ristretti
(novembre/febbraio) legati essenzialmente all'andamento climatico dell'anno.
Importante limite allo sviluppo delle misure forestali del Regolamento è stato riscontrato in sede di
applicazione nelle difficoltà del reperimento delle piantine forestali.
In effetti molti problemi di questo tipo sono collegati alle notevoli adesioni al Regolamento, a cui
non è corrisposto un incremento delle produzioni vivaistiche, per l'inevitabile lentezza con cui le
produzioni stesse e le strutture di ricerca riescono ad adeguarsi alle mutevoli condizioni di mercato.
Del resto, com'è noto, per assicurare il successo degli impianti è necessario disporre di materiale
vivaistico adeguato sia in termini quantitativi, sia in riferimento al possesso dei necessari requisiti di
natura genetica, morfologica e fisiologica.
In considerazione di quanto esposto, non sempre la domanda di piantine ha avuto risposta adeguata
conformemente alla legge n. 269 del 22 maggio 1973, problematica, peraltro, riscontrata in quasi
In particolare la Regione siciliana si propone l'adeguamento della normativa regionale in materia
vivaistica alla legge n. 269/73.
Infine, in ordine alla prima fase di applicazione del regolamento il problema maggiore che la
Regione ha incontrato è stato quello della gestione delle liquidazioni degli importi dovuti ai
beneficiari tramite l'A.I.M.A.
E' opportuno sottolineare che le Amministrazioni regionali hanno sempre soddisfatto e organizzato
le liquidazioni come da istruzioni ricevute dall'A.I.M.A. e dal Ministero delle risorse agricole.
Pur tuttavia i beneficiari hanno presentato domanda di anticipazione del 30% (sempre secondo i
tempi stabiliti) fornendo la polizza fidejussoria e ricevendo l'importo relativo dopo alcuni mesi.
Si sono verificati anche dei casi in cui i beneficiari sono stati pagati dall'A.I.M.A. due volte (per
l'anticipazione) dovendo poi provvedere, con notevoli problemi, alla restituzione dell'erogazione
Altri beneficiari, invece, non sono riusciti ad accedere all'anticipazione, in quanto la maggior parte
delle compagnie assicurative hanno ritenuto eccessivamente gravoso il contratto di garanzia
imposto dall'A.I.M.A.
Tutto ciò ha causato anche ritardi nell'esecuzione dei lavori, per cui le ditte hanno chiesto, e le
Amministrazioni hanno accordato, le proroghe al termine di ultimazione dei lavori stessi.
In ultimo va menzionato il problema legato al mercato del legno locale che, al momento, è tutto da
5. OBIETTIVI E CRITERI GENERALI DEL NUOVO PROGRAMMA ATTUATIVO DEL REG.
CEE N. 2080/92
In coerenza con gli obiettivi e le finalità che discendono dal regolamento n. 2080/92 si vuole, con il
presente programma, fornire un ulteriore contributo al raggiungimento degli obiettivi prefissati, e
ritenuti prioritari per l'Amministrazione forestale, che puntino a sempre meglio qualificare l'attività
propria dell'Amministrazione stessa proseguendo altresì azioni volte al riequilibrio relativo
all'utilizzo delle varie misure previste.
Al fine di qualificare l'attività forestale saranno introdotte misure che siano fortemente connotate da
azioni che puntino ad interventi di conservazione e ripristino ambientale in stretta correlazione con
aspetti che hanno riguardo a problematiche riconducibili a temi quali il recupero del paesaggio
agricolo e forestale e più in generale nell'accezione ampia del recupero inteso come recupero del
L'esigenza del riequilibro scaturisce dalle analisi condotte in ordine all'attuazione dell'originale
programma. Infatti si è potuto constatare che maggiore utilizzazione è stata fatta delle misure
riconducibili alle azioni cosiddette di imboschimento mentre le misure destinate alle azioni di
miglioramento hanno trovato, in questa prima fase, minore diffusione.
In ordine agli aspetti più generali riguardanti l'attività dell'Amministrazione volta alla qualificazione
dell'azione forestale si ribadisce il concetto di finalizzare le politiche forestali verso una visione
ampia e lungimirante di assetto del territorio che veda interventi concepiti in direzione del recupero
ambientale attraverso il ripristino del paesaggio culturale forestale ed agricolo.
Va altresì sottolineato come le formazioni forestali sono, già adesso, ed ancor più potrebbero essere,
importanti presidi della difesa del territorio e dell'equilibrio idrogeologico, oltre che rifugio di flora
e fauna e, come prima specificato, elemento fondamentale e significativo del paesaggio oltre che
importante volano per la creazione di una filiera produttiva verde.
In linea con quelli che sono alcuni passaggi fondamentali per puntare ad uno sviluppo sostenibile si
prevede che le future azioni (sia di imboschimento che di miglioramento) assolvano il duplice scopo
di funzione naturalistico ecologica - ambientale nelle aree non fortemente antropizzate, mentre in
queste ultime si punti all'assolvimento di funzioni ambientale, difesa antinquinamento etc.,
puntando sempre alla più generale realizzazione del progetto "assetto del territorio".
- arboricoltura da legno: coltivazione temporanea (con le possibilità di tornare alle colture agricole
dopo il taglio di utilizzazione) di alberi di specie forestali con finalità produttive (legno e/o frutta);
- bosco: coltivazione permanente avente come finalità la creazione di popolamenti forestali
naturaliformi e polifunzionali da gestire e porre in rinnovazione con la tecnica della selvicoltura
Gli interventi saranno condotti secondo i principi della selvicoltura naturalistica, con l'obiettivo di
sviluppare le attività forestali nelle aziende agricole e di migliorare l'efficienza dell'ecosistema
bosco in ordine alle molteplici funzioni assegnategli dall'uomo: protezione del suolo, regimazione
della acque, paesaggistica, naturalistica, economica, produttiva, ecc.
Nelle aree di montagna il rimboschimento costituisce prevalentemente un importante presidio per la
difesa del territorio e per l'equilibrio idrogeologico.
Nelle aree di collina e di pianura, dove le condizioni geopedologiche sono più favorevoli, il
rimboschimento è orientato verso l'arboricoltura da legno o, nelle zone tradizionalmente vocate,
verso l'arboricoltura da frutto - legno.
Nelle aree di pianura, dove la funzione di riequilibro ambientale può meglio coesistere con quella
produttiva, in considerazione di favorevoli condizioni morfologiche e pedologiche, il
rimboschimento può orientarsi anche verso l'arboricoltura da frutto - legno creando nel contempo
habitat favorevoli alla conservazione e protezione della flora e della fauna selvatica; ed altresì verso
la realizzazione di impianti a fasce o siepi alberate aventi lo scopo di creare microclimi più
favorevoli per l'agricoltura nonché di assolvere a molteplici funzioni produttive - protettive ecologiche ed ambientali.
Il miglioramento delle superfici boschive ha come obiettivo principale il recupero ed il
miglioramento di boschi esistenti, riservando particolare attenzione alle sugherete.
Nelle aree boscate con presenza di formazioni monospecifiche, dove sussistono le condizioni, il
miglioramento è orientato a favorire l'arricchimento floristico.
Priorità verrà data alle richieste di contributo a valere sulla misura relativa all'impianto di boschi
con essenze autoctone (misura 4b), e tra queste richieste a quelle presentate da autorità pubbliche.
Verrà data altresì priorità agli interventi relativi alla trasformazione di un impegno nell'ambito del
Reg. CEE n. 2078/92 in impegno di imboschimento nell'ambito del Reg. CEE n. 2080/92 secondo
quanto stabilito dal Regolamento (CE) n. 746/96 art. 13. Ciò chiaramente al fine di garantire
continuità all'azione intrapresa.
La Regione siciliana in ordine alle politiche forestali vanta una legislazione regionale che, nel corso
del tempo, ha anticipato sovente la normativa nazionale prodotta per regolamentare questo
particolare ambito.
In atto la normativa più recente è riconducibile alla legge regionale 6 aprile 1996, n. 16, che detta
norme relativamente al "Riordino della legislazione in materia forestale e di tutela della
vegetazione".
L'impianto della normativa tende ad individuare i soggetti responsabili delle azioni programmatorie
e pianificatorie in materia di «...valorizzazione delle risorse del settore agro-silvo-pastorale, il
miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni di montagna, l'incremento della superficie
boscata, della selvicoltura e delle attività connesse a questa, la prevenzione delle cause di dissesto
idrogeologico, la tutela degli ambienti naturali, la ricostituzione e il miglioramento della copertura
vegetale dei terreni marginali, la fruizione sociale dei boschi anche a fini ricreativi».
La stessa normativa prevede altresì misure volte a disciplinare l'attività forestale in senso stretto
(Capo III disciplina degli interventi forestali) ma prevede anche misure destinate a razionalizzare gli
interventi di prevenzione e lotta degli incendi, riordino del vincolo idrogeologico, prescrizioni di
massima e di polizia forestale, piani di assestamento etc.
- legge regionale 29 dicembre 1975, n. 88 "Interventi per la difesa e conservazione del suolo ed
adeguamento delle strutture operative forestali";
In ordine agli aspetti relativi alla pianificazione territoriale va in primo luogo evidenziato come la
legge 18 maggio 1989, n. 183 "Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del
suolo" in Sicilia non ha ancora trovato applicazione. Tale norma, com'é noto, prevedeva la
predisposizione dei piani di bacino che avrebbero rappresentato un momento pianificatorio alto per
la regione ed avrebbero altresì costituito elemento unificante degli strumenti pianificatori e
programmatori che ad essi si sarebbero dovuti adeguare.
Fatte queste brevi premesse va detto che in materia di pianificazione territoriale lo strumento in atto
vigente di rilevanza regionale è costituito dalle "Linee guida del Piano territoriale paesistico
regionale" predisposto secondo quanto statuito dalla legge n. 431/85 nonché dalla legge regionale n.
15/91 tenuto conto di quanto previsto dalla legge n. 1497/39.
Va da se che per quanto riguarda i piani regolatori generali esiste una copiosissima normativa
Sempre in materia di pianificazione territoriale alcune funzioni sono svolte dalla Provincia
regionale così come prevede l'art. 12 della legge regionale n. 9/86.
In materia di tutela ambientale il legislatore regionale ha prodotto numerose leggi. Di seguito si
elencano le principali:
- legge regionale 6 maggio 1981, n. 98 "Istituzione nella Regione siciliana di parchi e riserve
naturali";
- testo coordinato della legge regionale n. 98/81 con la legge regionale n. 14/88, con la legge
regionale n. 71/95 (Disposizioni urgenti in materia di territorio ed ambiente), con la legge regionale
n. 16/96 e con la legge regionale n. 34/96.
Va in ultimo ricordato che tra le competenze attribuite alle province regionali, dalla legge regionale
6 marzo 1986, n, 9 "Istituzione della provincia regionale", vi è quella relativa alla
"...Organizzazione del territorio e tutela dell'ambiente" prevista all'art. 13 punto 3) lettere d) ed e)
sempre della legge citata.
Ai fini dell'applicazione del Regolamento, si considera superficie agricola il terreno agrario
utilizzato anche in modo estensivo alla data del 31 luglio 1992 e quindi:
- seminativi temporaneamente a riposo (terreni nudi o lavorati che entrino nell'avvicendamento)
compresi i terreni che hanno usufruito del regime di aiuti previsti dal Reg. CEE n. 1272/88 (setaside), purché il periodo di impegno (5 anni) sia terminato o sia stato interrotto (dopo almeno 3
anni) al momento della presentazione della domanda;
Sulle superfici agricole così come definite al paragrafo precedente sarà possibile intervenire
mediante due diversi tipi di impianto:
Il primo impianto è riconducibile alle misure 1, 2, 3, 4a e 5 mentre il secondo alla misura 4b.
L'attuazione di ciascuna misura viene prevista nella relativa scheda tecnica riportata più avanti.
Si tratta di una coltivazione temporanea (con la possibilità di tornare alla coltura agricola dopo il
taglio di utilizzazione) di alberi di specie forestali, da gestire con tecniche derivate in parte dalla
selvicoltura (cicli produttivi lunghi, diradamenti ecc.) in parte dall'agricoltura (sesti geometrici,
controllo delle infestanti e dei patogeni eventuali concimazioni ed irrigazioni etc.), con finalità
produttiva (generalmente produrre legname e/o frutta).
- incoraggiare maggiormente gli impianti lineari di filari o siepi alberate (permettendone il governo
a ceduo e con una larghezza convenzionale di m. 6 per filare unico), i quali potrebbero avere nella
realtà siciliana un importante ruolo ambientale e di integrazione dell'agricoltura. Esperienze ormai
consolidate anche in Italia hanno evidenziato le molteplici funzioni di siepi e filari: produzione di
legna da ardere ed eventualmente da lavoro, difesa dal vento e creazione di un microclima più
favorevole per le colture, rifugio per la fauna (tra cui gli insetti utili per l'agricoltura, dai predatori
agli impollinatori), difesa dall'erosione spondale, filtrazione (effetto "tampone") degli inquinanti
penetrati nel terreno a seguito del massiccio uso di fertilizzanti e pesticidi;
- limitare la mescolanza delle specie in relazione alla superficie da impiantare, al fine di avere
significativi gruppi monospecifici;
- uniformare il limite minimo di superficie accorpata, allo scopo di ottenere adeguate superfici
rimboschite.
Le operazioni più significative, ammesse a beneficiare del regime di aiuto, per il rimboschimento
- aratura del terreno (o diverse metodologie di lavorazione andante) o, in alternativa lavorazione
localizzata (a gradoni, a strisce, a buche) e tracciamento dei sesti d'impianto;
La finalità è la creazione di popolamenti forestali naturaliformi (per composizione, struttura e
densità), polifunzionali e permanenti (cioé non più passibili di trasformazione d'uso del suolo), da
gestire e porre in rinnovazione con le tecniche della selvicoltura naturalistica.
Allo scopo di costituire popolamenti il più possibile in equilibrio con le condizioni ambientali della
stazione di impianto (quota, esposizione, clima, geomorfologia, suolo) e che necessitano quindi di
bassi apporti di energia dall'esterno per il loro mantenimento:
- potranno essere impiegate solo specie autoctone, sia arboree (leccio, roverella, cerro, frassino,
sughera, agrifoglio, betulla dell'Etna, carrubo, faggio ecc.) che arbustive (lentisco, terebinto, erica,
biancospino, fillirea ecc.), e tra queste almeno il 5% dovrà essere costituito da specie destinate
all'alimentazione della fauna selvatica (corbezzolo, ginepro, melo selvatico, mirto, nespolo,
olivastro, perastro, pero selvatico, sorbo ecc.);
- gli impianti dovranno essere misti (a meno di casi particolari, come alcuni rimboschimenti in alta
quota, al limite della vegetazione), e la mescolanza delle specie, in numero limitato, dovrà
realizzarsi possibilmente per gruppi monospecifici.
Trattandosi di impianto irreversibile il proprietario del terreno rimboschito dovrà segnalare
all'U.T.E. la variazione di coltura (da terreno agricolo e bosco d'alto fusto).
Gli incentivi agli investimenti per l'imboschimento delle superfici agricole sono concedibili agli
imprenditori agricoli singoli o associati, alle persone fisiche e giuridiche ed alle autorità pubbliche.
Per quanto concerne il miglioramento delle superfici boschive, l'obiettivo principale sarà quello di
incentivare il recupero e il miglioramento dei boschi esistenti, nonché dei rimboschimenti eseguiti
da oltre dieci anni, anche con contributi pubblici, in considerazione del fatto che per questi ultimi si
è in presenza di impianti per lo più abbandonati per la scarsa convenienza economica, purché non
trattasi di giovani colture.
Gli interventi saranno condotti secondo i principi della selvicoltura naturalistica con la finalità di
fare evolvere le formazioni forestali verso popolamenti il più possibile equilibrati come
composizione, struttura e densità, senza tuttavia trascurare gli aspetti produttivi, con l'obiettivo di
migliorare l'efficienza dell'ecosistema bosco, esaltando le funzioni regimanti del deflusso delle
acque e protettive del suolo, nonché quella paesaggistica, naturalistica, turistico-ricreativa e
didattico culturale; è prevista inoltre l'adozione di misure finalizzate alla prevenzione degli incendi.
In particolare nei rimboschimenti di pini mediterranei, di pino laricio, di pino radiata e di altre
conifere dovrà tendersi alla creazione di boschi misti mediante diradamenti e piantagione o semina
nelle radure ove possibile di latifoglie naturali della flora locale, o di specie dell'alta macchia
Le operazioni più significative, ammesse a beneficiare del regime di aiuto, per il miglioramento,
prevedono le seguenti tipologie di intervento:
Gli incentivi agli investimenti per il miglioramento delle superfici boschive, sono concedibili
esclusivamente agli imprenditori agricoli e loro associazioni.
- vengano presentate all'ufficio preposto al ricevimento entro il termine assegnato, complete di tutta
la documentazione prevista;
- nelle superfici agricole interessate dal rimboschimento sia stata attuata una produzione agricola
alla data del 31 luglio 1992;
- le opere di rimboschimento non comportino mutamenti di destinazione di opere di investimento
fondiario realizzate negli ultimi cinque anni, con contributi pubblici.
La spesa massima ammissibile a finanziamento per i diversi interventi, al netto del premio per i
mancati redditi e le cure colturali, non potrà superare annualmente 200.000 ECU per i beneficiari
singoli e 300.000 ECU per gli associati ed autorità pubbliche (enti locali e regionali).
In considerazione della situazione boschiva e fondiaria regionale, si prevede un limite minimo di
superficie accorpata pari a 5.000 mq., sia per gli interventi di imboschimento che per quelli
d'ampliamento di boschi già esistenti, nonché una superficie minima aziendale di intervento pari a
1,5 ettari.
I limiti minimi di superficie sono considerati al lordo delle distanze di rispetto dei confini, dalle
strade, dalle ferrovie, dagli elettrodotti, ecc.
- si fissa la misura di sei metri come larghezza convenzionale per il filare unico e distanza massima
tra due filari affiancati di specie legnose;
- saranno ammessi impianti con un numero minimo di due filari fino ad un massimo di tre filari di
specie arboree legnose.
Al fine di ottenere significativi soprassuoli, senza trascurare l'arricchimento floristico, le superfici
da impiantare, ad eccezione di quelle interessate dalla misura 4b (bosco), dovranno essere costituiti:
- almeno per il 75% da una o più specie rappresentative in numero massimo di tre per ogni dieci
ettari o frazioni con una superficie minima accorpata di 0,5 ettari;
- la superficie massima accorpata di impianto monospecifico o monoclonale, per motivi
paesaggistici fitosanitari, ecologici e di mercato, non potrà superare i 10 ettari nel caso di impianti
con cloni di pioppo ed i 5 ettari negli altri impianti;
- tra una piantagione accorpata monospecifica o monoclonale, di superficie uguale ai 5 o 10 ettari
(cloni di pioppo) rispettivamente, ed un'altra, anche preesistente, di medesima specie o clone, dovrà
essere lasciata una fascia libera da vegetazione arborea, larga almeno 20 metri. Un impianto
monospecifico o monoclonale, di superficie uguale a tali limiti, dovrà comunque avere una distanza
di almeno 10 metri dai confini di proprietà.
L'elencazione del materiale di propagazione è rinviato all'emanazione della successiva circolare
Il materiale di propagazione dovrà provenire esclusivamente da vivai autorizzati e dovrà essere
accompagnato dalla documentazione relativa all'idoneità sanitaria ed alla provenienza, nonché da
quanto previsto dalle normative in materia emanate dall'Unione europea, dallo Stato ed
eventualmente dalla Regione siciliana.
Per quanto attiene la fornitura di materiale di propagazione di specie non disciplinato dalle
normative vigenti, si potrà fare ricorso ai vivai del Corpo forestale regionale.
E' ammesso l'uso di piante micorizzate che dovranno, in ogni caso, essere accompagnate da
certificato di provenienza e di garanzia.
Non è ammessa l'utilizzazione di materiale di propagazione proveniente da vivai di produzione
E' facoltà dei competenti uffici regionali escludere la destinazione arboricoltura da legno in stazioni
ad eccessiva pendenza od insufficiente fertilità, nonché escludere l'impiego delle specie non
compatibili con la stazione di impianto.
Gli impianti ad indirizzo bosco e gli impianti di arboricoltura da legno in pieno campo realizzati con
gli aiuti previsti dal presente regolamento dovranno essere governati ad alto fusto; sarà ammessa la
ceduazione degli impianti di eucalipto, degli impianti lineari (siepi e filari) non finalizzati alla
produzione di legnami e degli impianti di specie secondarie consociate alle specie principali.
I boschi realizzati con l'attuazione del regolamento CEE n. 2080/92 saranno permanentemente
assoggettati alle norme forestali, ivi comprese le operazioni previste per gli interventi selvicolturali.
I terreni agricoli che fruiscono dei benefici per l'imboschimento dei terreni agricoli ai sensi del
regolamento CEE n. 2080/92 non possono usufruire dei contributi per i medesimi interventi
derivanti da altre leggi regionali, nazionali e comunitarie.
Non saranno ammessi imboschimenti di terreni agricoli né interventi di miglioramento se in
contrasto con quanto previsto dagli strumenti di pianificazione in atto vigenti; la compatibilità degli
interventi in progetto con le previsioni degli strumenti pianificatori dovrà essere certificata dal
progettista nella relazione tecnica.
Nell'ambito della spesa massima ammissibile per ciascuna misura, il contributo pubblico relativo
alle opere accessorie degli interventi (chiudende, viabilità, viali parafuoco, ecc.), sia per gli
interventi di imboschimento che per quelli riguardanti il miglioramento dei boschi, non potrà
comunque superare il contributo relativo ai costi degli interventi silvocolturali.
- l'impianto di latifoglie da frutto (misura 5) nel caso di terreni già destinati a colture arboree di
qualsiasi natura, se non nella fase calante della produzione;
- le spese di espianto (comprese l'asportazione o la triturazione delle ceppaie) relative a colture
arboree o arbustive (da frutto o da legno) preesistenti;
- interventi di miglioramento negli arboreti da legno con produzione di frutta, in quanto questi
popolamenti sono considerati impianti già produttivi;
Realizzazione di impianti di arboricoltura da legno su terreno preparato meccanicamente e messa a
dimora delle piantine. Il terreno sarà preparato con una lavorazione andante profonda seguita da
frangizollatura, e se necessario con concimazione di fondo.
La messa a dimora delle piantine verrà effettuata nel periodo di riposo vegetativo in numero di 300400 ad ettaro.
Le cure colturali dovranno prevedere inoltre la potatura, la concimazione, l'irrigazione di soccorso e
la difesa fitosanitaria.
In fase d'impianto: lavorazione andante e concimazione del terreno, messa a dimora, recinzione,
viabilità di servizio.
- 1° anno: primo risarcimento fallanze sino ad un massimo del 20%, cure colturali, difesa
fitosanitaria, irrigazione di soccorso e concimazione;
- 2° anno: secondo risarcimento fallanze sino ad un massimo del 10%, cure colturali, difesa
Imprenditori agricoli a titolo principale che rispondono alla condizioni enunciate all'art. 5, paragrafo
1, lett. a), del regolamento CEE n. 2328/91.
Imboschimento su terreni agricoli di eucalipto e/o acacie (eucalyptus globulus, eucalyptus
occidentalis, eucalyptus camaldulensis, acacia cianophilla, acacia saligna, acacia melanoxilon, ecc.).
Realizzazione di impianti arborei su terreno preparato meccanicamente e messa a dimora delle
piantine. Il terreno sarà preparato con una lavorazione andante profonda, seguita da frangizollatura
o con lavorazioni localizzate a banchettoni, gradoni o buche.
La piantagione sarà effettuata in tardo autunno utilizzando 850-1.100 semenzali ad ettaro dell'età di
Gli impianti non sono ammessi all'interno delle aree destinate a parchi o riserve naturali ed in
particolare nelle zone soggette a vincoli paesaggistici.
In fase d'impianto: lavorazione del terreno, messa a dimora, recinzione, viabilità di servizio, viali
parafuoco e punti d'acqua.
- 1° anno: primo risarcimento fallanze sino ad un massimo del 20%, n. 2 cure colturali,
manutenzione viali parafuoco;
- 2° anno: secondo risarcimento fallanze sino ad un massimo del 10%, n. 2 cure colturali,
piantine. Il terreno sarà preparato con una lavorazione andante profonda seguita da frangizollatura o
con lavorazioni localizzate a banchettoni, gradoni o buche.
Imboschimento su terreni agricoli di latifoglie o piantagioni miste contenenti almeno il 75% di
Realizzazione di impianti su terreno preparato meccanicamente e messa a dimora delle piantine. Il
terreno sarà preparato con una lavorazione andante profonda seguita da frangizollatura o con
lavorazioni localizzate a banchettoni, gradoni o buche.
La piantagione sarà effettuata in tardo autunno utilizzando: almeno per il 75% latifoglie (specie
principali) in un numero ragguagliato di 850-1.100 semenzali ad ettaro, dell'età di 1-2 anni; per
l'eventuale rimanente 25%, altre specie in un sesto modulato in funzione delle essenze impiegate,
delle caratteristiche della stazione e delle esigenze specifiche.
Con il presente programma si opererà una netta distinzione fra imboschimenti ai fini di produzione
legnosa, e imboschimenti con prevalente funzione di conservazione del suolo, di miglioramento
paesaggistico, di rinaturalizzazione, ecc.
Con esclusione di eucalipti ed acacie possono essere impiegate tutte le latifoglie di specie forestali
autoctone od alloctone.
Nel complesso le latifoglie dovranno essere impiegate in misura non inferiore al 75%, mentre il
restante 25% può essere rappresentato da conifere di origine autoctona e/o alloctona, nonché da
piante arboree agrarie a duplice attitudine (legno-frutto).
Gli impianti dovranno essere misti (a meno di casi particolari come alcuni rimboschimenti in alta
quota al limite della vegetazione), e la mescolanza delle specie dovrà realizzarsi possibilmente per
gruppi monospecifici.
Almeno il 75% delle piantagioni di latifoglie dovrà essere costituito da specie autoctone ed il 25%
potrà essere rappresentato da specie minori anche arbustive dell'alta macchia mediterranea,
(lentisco, terebinto, erica arborea, corbezzolo, alloro, fillirea, ginestra, calicotome spinosa ecc.)
nonché da specie legnose agrarie con acclarata valenza paesaggistica nelle aree costiere od interne
quali l'ulivo, il pistacchio, il mandorlo, il nocciolo ecc.
In fase di impianto: preparazione del terreno, messa a dimora, recinzione, viabilità di servizio, viali
4.830 Ecu ad ettaro. Negli impianti misti se la latifoglia prevalente è costituita da eucalipto il
premio è di 2.415 Ecu/ettaro.
L'originaria destinazione agricola dell'area d'intervento resta immutata per la sottomisura 4a, mentre
per la sottomisura 4b, il proprietario del terreno dovrà segnalare all'U.T.E. la variazione di coltura
(da terreno agricolo a bosco d'alto fusto).
Imboschimento su terreni agricoli di latifoglie da frutto (castagno, noce, carrubo, ciliegio, gelso,
Realizzazione di impianto di arboricoltura da frutto, nel quale almeno il 25% delle specie arboree
prescelte dovrà avere le caratteristiche tipiche del paesaggio agricolo di riferimento, sia nelle aree
costiere che in quelle interne.
Il terreno sarà preparato meccanicamente con una lavorazione andante profonda, seguita da
frangizollatura e livellamento e se necessario concimazioni. Il materiale di propagazione deve
essere costituito da piantine non inferiore ad 80 cm. La messa a dimora delle piante, in buche aperte
meccanicamente, verrà effettuata nel periodo di riposo vegetativo in numero di 150-250 ad ettaro,
con un sesto adeguato alle specie utilizzate nel rispetto della buona tecnica agronomica. La misura
si attuerà esclusivamente nelle aree idonee alla lavorazione andante.
In fase di impianto: lavorazione andante e concimazione del terreno, messa a dimora, recinzione,
I nuovi impianti necessitano di cure colturali nella fase immediatamente successiva alla messa a
dimora, costituendo uno strumento di protezione di grande efficacia ed utilità specie in ambiente
mediterraneo, dove le difficoltà naturali rendono sempre molto problematico l'esito del
Occorre, altresì, effettuare interventi di manutenzione dei viali parafuoco e di risarcimento delle
fallanze nonché, nei casi di impianti di particolare pregio, eventuali irrigazioni di soccorso in
concomitanza di siccità prolungata e, se necessario, trattamenti antiparassitari. L'esecuzione dei
lavori di manutenzione è obbligatoriamente connessa con le misure 1, 2, 3, 4, 5, come specificato
nelle relative schede tecniche.
Gli aiuti per la manutenzione sono ammissibili limitatamente ai primi cinque anni successivi
all'impianto e verranno sospesi qualora l'imboschimento venga seriamente danneggiato o distrutto
dal fuoco e non venga ripristinato a spese del beneficiario, e quando le stesse non verranno eseguite.
La sospensione del premio per i costi di manutenzione automaticamente determina la sospensione
del premio per mancato reddito.
Il relativo premio annuale può essere erogato dopo il collaudo degli impianti ad esclusione di quelli
con specie a rapido accrescimento, coltivate a ciclo breve (Misura 1).
Gli aiuti possono essere concessi agli imprenditori agricoli singoli o associati, alle persone fisiche o
giuridiche, con esclusione delle autorità pubbliche.
Il regolamento prevede, a favore di alcuni soggetti, un regime di premi al fine di compensare la
perdita di reddito subita, durante il periodo non produttivo delle superfici imboschite.
- i beneficiari che effettuano l'imboschimento con specie coltivate a ciclo di breve durata (Misura
L'erogazione del premio potrà essere effettuata dopo il collaudo dell'impianto e non potrà superare i
20 anni nel caso di impianti riconducibili alle misure 2, 3, 4, e i 10 anni limitatamente alla misura 5
ed ai rimboschimenti con specie micorrizzate.
La prima rata del premio può essere erogata dopo il collaudo e verrà sospeso qualora
l'imboschimento venga seriamente danneggiato o distrutto dal fuoco e non venga ripristinato a spese
del beneficiario; il vincolo relativo alla destinazione del terreno in ogni caso permane per la durata
del ciclo economico dell'impianto.
Agli imprenditori agricoli singoli o associati, che ricavano almeno il 25% del reddito complessivo
direttamente dall'attività agricola e che hanno coltivato le terre prima dell'imboschimento saranno
concessi i premi, aggiornati ai sensi del regolamento CE n. 231/96, come di seguito elencati:
ecu/ettaro
COLTURA DI RIFERIMENTO Premio in
Ortive irrigue di pieno campo
La destinazione colturale di riferimento, da considerare al fine della determinazione del livello di
aiuto, verrà verificata in sede di sopralluogo preventivo.
Ai soggetti beneficiari non rientranti nella categoria suesposta, verrà corrisposto un premio per i
mancati redditi pari a 181,1 Ecu per ettaro.
Nelle fustaie sarà effettuato il taglio ed allontanamento delle piante morte, deperienti e malformate,
il diradamento, le spalcature e i necessari rinfoltimenti con postime di latifoglie autoctone per
l'arricchimento floristico delle formazioni monospecifiche. Nelle fustaie di conifere che non
presentano una sufficiente evoluzione della matrice pedologica e che pertanto non avrebbero
attitudine a reperire le piante di latifoglie si potrà procedere al rinfoltimento mediante conifere.
Nei cedui si effettuerà l'asportazione dei polloni morti, deperienti, malati, malformati, la succisione
o tramarratura delle ceppaie intristite, i necessari rinfoltimenti con postime di latifoglie autoctone
per l'arricchimento floristico delle formazioni monospecifiche.
Nei boschi cedui da convertire ad alto fusto, l'intervento consisterà nel diradamento selettivo dei
polloni rilasciandone un numero adeguato per ceppaia secondo le caratteristiche della stazione e le
eventuali diverse prescrizioni dell'autorità forestale. L'intervento verrà completato con
l'eliminazione delle piante vecchie, malformate e malate, nonché con i necessari rinfoltimenti.
Ai cedui invecchiati, che hanno raggiunto almeno il doppio dell'età del turno e che appalesano segni
evolutivi verso la fustaia dovrà assegnarsi la priorità nella conversione ad alto fusto.
Nei boschi a densità di soprassuolo inferiore al 50% potranno essere ammessi a contributo solo
interventi globali che potranno essere ricondotti alla misura 8 per la parte di superficie interessata
dal bosco degradato ed alla misura 4 per la rimanente superficie interessata dal nuovo impianto.
Nei boschi a fasce-filari frangivento si effettueranno, il taglio e l'allontanamento dei soggetti morti,
deperienti e malformati, le spalcature, la ceduazione e la tramarratura delle ceppaie, ed i
rinfoltimenti.
Non sono ammesse al regime di aiuto, le operazioni che attengono alla normale gestione degli
La preparazione del terreno, nei casi di rinfoltimento, sarà effettuata mediante lavorazione
localizzata. Le piantine da collocare a dimora dovranno essere dell'età di 1-2 anni.
Le recinzioni saranno ritenute ammissibili soltanto nei casi in cui è previsto il divieto di
pascolamento (piantagione, tagli di succisione, riceppature, tramarrature, ecc.) ovvero nel caso di
avviamento ad alto fusto nella fase di rinnovazione del bosco.
L'avviamento ad alto fusto dovrà interessare boschi ubicati in stazioni a buona fertilità. Il piano di
avviamento ad alto fusto dovrà contemplare, oltre al taglio di avviamento, anche tagli di
diradamento selettivi da praticare dopo 15-20 anni.
Imprenditori agricoli singoli o associati, che ricavano almeno il 25% del reddito complessivo
direttamente dall'attività agricola.
Nel caso di conversione ad alto fusto, l'ammissione ai benefici, oltre alle valutazioni tecniche
previste per le altre misure, è subordinata all'impegno del richiedente al rispetto del vincolo di non
ceduazione.
La preparazione del terreno sarà effettuata mediante lavorazione localizzata. Le piantine da
collocare a dimora dovranno essere dell'età di 1-2 anni.
Gli interventi devono perseguire l'obiettivo di ripristinare la naturalità e la potenzialità produttiva
delle sugherete, anche con la conversione del governo ceduo in fustaia, con il reinserimento delle
specie arbustive proprie del corteggio floristico e la sostituzione degli individui in via di
Nei casi di cedui misti di sughera con altre specie del quercetum ilicis o dell'oleo ceratonion, per i
quali è stata scelta la forma di governo a ceduo composto, (ceduo sotto fustaia) la sughera dovrà
costituire la specie prevalente della fustaia.
Quanto sopra in armonia con la legge sulla sughera n. 759 del 18 luglio 1956 che fa divieto, tra
l'altro, di prevedere il coniferamento in sughereta.
Imprenditori agricoli e loro associazioni, che ricavano almeno il 25% del reddito complessivo
previste per le altre misure, è subordinata all'impegno del richiedente per il rispetto del vincolo di
non ceduazione, nel rispetto della legge n. 756 del 18 luglio 1956.
Potenziamento: apertura di piste forestali che dovranno richiedere modesti interventi sul territorio a
basso impatto ambientale; è ammessa la realizzazione di m. 50 di pista forestale per ettaro di
superficie forestale di riferimento, in superfici boscate accorpate non inferiori a 30 ettari.
Miglioramento: adeguamento della viabilità esistente con modesti interventi sul territorio ed a basso
impatto ambientale, è ammessa una densità massima di m. 50 di pista esistente da migliorare ad
- pendenza ottimale 7% con punte massime per brevi tratti del 14% e tornanti con raggio di
curvatura idoneo alla transitabilità degli automezzi di spegnimento contropendenza a monte
massima del 20%;
- massicciata stradale imbrecciata o realizzata con rosticci di miniera e rullata per uno spessore reso
a compattazione di cm. 20;
- opere complementari per la regimazione, raccolta e smaltimento delle acque meteoriche quali
cunette e tombini;
Gli interventi miglioratori riguarderanno la larghezza della sede stradale, la diminuzione delle
pendenze, le opere di presidio in conformità a quanto richiesto dalle caratteristiche prima
L'accesso alla misura sarà consentito soltanto nei casi in cui la progettazione è corredata di tutti gli
elaborati di rito.
Le fasce saranno ripulite di tutta la vegetazione arbustiva ed erbacea anche sott'albero
salvaguardando le piantagioni arboree ed assoggettandole ad interventi di potatura nelle prime
branche ed eliminazione delle parti secche o intristite che possono divenire facile esca per gli
Lungo i bordi della fascia tagliafuoco, ove le condizioni morfologiche lo impongono potranno
essere poste a dimora le specie particolarmente resistenti alla combustione.
Non saranno ammessi a beneficiare del regime di aiuti gli interventi riconducibili alla manutenzione
Le fasce tagliafuoco dovranno essere aperte, per quanto possibile, nel periodo tardo primaverile ed
essere collegate alla viabilità forestale rispettando le norme tecniche in materia di larghezza e tenuto
conto della direzione dei venti dominanti. Nel caso di elevata pendenza l'intervento dovrà essere
effettuato a mano, con l'eventuale ausilio del decespugliatore meccanico. L'operazione potrà essere
meccanizzata esclusivamente e nei casi in cui le condizioni geopedologiche e la pendenza del
terreno siano tali da non compromettere la stabilità dei suoli interessati.
E' ammessa al regime di aiuto una densità massima di 30 metri lineari per ettaro; ogni iniziativa
dovrà prevedere una superficie boscata minima di ettari 20 da proteggere.
Tali opere saranno ammesse al regime di aiuto se poste a presidio di una superficie boschiva
minima di 50 ettari.
I nuovi punti d'acqua dovranno essere realizzati pressoché interrati, dotati di un canale di scarico
delle acque in eccesso e protetti da apposita recinzione. Ogni opera, con capacità di accumulo
minime di mc. 250, dovrà essere ubicata in prossimità di piste forestali e in siti comunque idonei
per il rifornimento idrico di autobotti ed elicotteri. La stessa dovrà avere un franco minimo di
passaggio di mt. 5.
Come già accennato al cap. 4 i tempi di liquidazione dei premi relativi agli interventi realizzati e
collaudati, nell'ambito dell'attuazione del 2080, sono stati lunghissimi: quasi 7 mesi, di media, dal
momento della trasmissione degli elenchi dei beneficiari al competente organismo statale, e quindi
in alcuni casi quasi 2 anni dalla fine dei lavori; il che ha comportato, per molti beneficiari, un
pesante ricorso agli istituti di credito, in particolare per gli interventi di impianto.
A seguito di recenti comunicazioni ufficiali, si confida comunque che stia ormai finendo il periodo
di "rodaggio" sui pagamenti relativi al regolamento CEE n. 2080/92 da parte degli organismi
centrali competenti, e che quindi i tempi di liquidazione dei premi si possano presto allineare sui più
accettabili termini (1-3 mesi) finora usufruiti dai beneficiari di altri regolamenti.
Fatte queste brevi premesse per determinare il budget finanziario del presente regolamento si è
proceduto ad una stima delle superfici che potranno essere ancora interessate dalle azioni del
L'analisi condotta è derivata dall'osservazione e dal confronto dei dati sinora elaborati dal servizio
Così come già evidenziato al cap. 4 si ribadisce il concetto che la previsione originaria
dell'Amministrazione regionale nella stima del fabbisogno finanziario e quindi delle superfici
interessate all'azione era molto aderente alla realtà isolana.
Ad ulteriore conferma di ciò si è verificato analizzando i dati annuali e più specificatamente il
numero di richieste pervenute ed i relativi ettari interessati, che mediamente questi ultimi
ragguagliano circa i 13.000 ettaro/anno.
L'amministrazione, ad oggi, a causa della decurtazione finanziaria prodotta all'originario
programma, riesce ad assicurare copertura finanziaria, per ogni annualità a circa il 20% delle
Ciò premesso si ritiene ragionevole stimare in almeno 20.000 ettari le superfici che potranno essere
interessate dagli interventi (imboschimenti e miglioramenti) dal regolamento n. 2080/92 nelle due
annualità 1998/99.
Tenuto conto che l'attuazione delle misure relative all'imboschimento, previste dal programma
pluriennale 1994/96, hanno consentito, in ambito regionale, una utilizzazione alternativa dei terreni
agricoli che in percentuale risulta così distribuita: seminativi 50%, prati e pascoli permanenti 20%,
coltivazioni permanenti 10%, si ritiene che l'attuazione del presente programma determinerà
un'ulteriore sottrazione delle seguenti superfici agricole:
e pascoli
753.612
Tale previsione è confortata anche dalla migliore efficienza raggiunta del servizio preposto
all'attuazione del regolamento, che dopo una prima fase di rodaggio, ha superato il primo naturale
impatto amministrativo essendo ora in condizioni di funzionare a pieno regime e quindi in grado di
assolvere appieno l'impegno burocratico che lo attende.
Misura 4 (*)
Ecu/ha anno
2.173.800
26.468.700
556.416.000
649.152.000
4.173.696.000
27.820.800.000
14.837.760.000
50.819.904.000
3° - 4° - 5° anno
Totale 1° - 2° anno
otale 3° - 4° - 5° anno
Superficie Aiuto
82.116,80
49.272,80
131.389,60
157.664.256
94.603.776
252.268.032
175.705,80
105.400,20
281.106,00
337.355.136
202.368.384
539.723.520
2.143.490,00
1.286.165,00
3.429.655,00
4.115.500.800
2.469.436.800
6.584.937.600
937.097,60
562.289,60
1.499.387,20
5.341.537,80
1.799.227.392
1.079.596.032
2.878.823.424
6.409.747.584T
3.846.004.992
10.255.752.960
Imprenditori agricoli singoli o
2.080.800 3.995.136.000
278.169.600
2.225.680 4.273.305.600
739.200 1.419.264.000
57.952 111.267.840
797.152 1.530.531.840
AIUTO UNITARIO
8.241.650
8.346.240.000
6.956.160.000
521.568.000
15.823.968.000
Misura 10*
Misura 10**
4.173.120.000
1.669.248.000
5.842.368.000
A Imboschimento delle superfici agricole
B Manutenzione superfici imboschite
C1 Premi per mancati redditi
C2 Premi per mancati redditi
D1 Miglioramenti delle superficie forestali
26.468.700 50.819.904.000
5.341.538 10.255.752.576
1.530.531.840
8.241.650 15.823.968.000
D2 Miglioramenti delle superficie forestali
46.117.620 88.545.830.016
Il fabbisogno finanziario annuale regionale, così come si evince dalla tabella riepilogativa, ammonta
a Ecu 46.117.620 pari L. 88.545.830.016, di cui Ecu 37.753.250 pari a L. 72.486.240.000 per lavori
(A+D1+D2).
Il fabbisogno per il biennio 1998/99, pertanto, ammonta a Ecu 92.235.240 pari a L.
177.091.660.032, di cui Ecu 75.506.500 pari a L. 144.972.480.000 per lavori (A+D1+D2).
Il fabbisogno, restringendo la previsione di spesa agli anni finanziari 1998/2001, può essere così
articolato in cifra tonda:
N.B. L'importo indicativo delle spese cofinanziabili è di 10,7 Mecu pari a L. 21.121.051.000 per il
1998 e di 27,5 Meuro pari a L. 53.247.425.000 per il 1999, per un totale complessivo di L.
74.368.476.000.
11. VALUTAZIONE ECONOMICO-SOCIALE DEGLI INTERVENTI E COMPATIBILITA'
AMBIENTALE DEGLI STESSI
In merito agli aspetti economici, si può stimare che senza gli incentivi previsti dal presente
regolamento la conversione delle colture agricole a boschi od arboreti da legno non risulti
conveniente, perlomeno in un'ottica di breve periodo, rispetto alle colture a ciclo annuo
normalmente praticato, a causa del forte esborso iniziale richiesto al proprietario della
posticipazione dei ricavi.
In ogni caso, per una valutazione economica di tali investimenti, si deve tenere presente che, oltre ai
costi monetizzabili, vi sono soprattutto benefici difficilmente quantificabili in termini monetari; la
presenza di ecosistemi forestali efficienti e anche di impianti di arboricoltura da legno con specie
idonee avrebbe infatti conseguenze nettamente positive dal punto di vista delle utilità sociali ed
Inoltre i boschi e soprattutto gli impianti di arboricoltura da legno, in grado di fornire quantitativi
duraturi di legname da opera, avrebbe conseguenze fortemente positive sul grado di