Source: http://www.consiglioveneto.it/crvportal/sedute/2016/00075/r00075.html
Timestamp: 2020-05-26 10:54:32+00:00
Document Index: 160039720

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 29', 'art. 106', 'art. 106', 'art. 20', 'art. 106', 'art. 20', 'art. 2449', 'art. 106', 'art. 7', 'art. 54', 'art. 7', 'art. 67', 'art. 674', 'sentenza ', 'sentenza ', 'e contrario']

Contenuti: Resoconto n. 75 - 10^ legislatura
Resoconto 75a Seduta pubblica
Interrogazione a risposta immediata n. 163 del 26 aprile 2016 presentata dal consigliere Conte "MOSAV - MODELLO STRUTTURALE DEI ACQUEDOTTI DEL VENETO – ACCORDO DI PROGRAMMA PER LA TUTELA DELLE RISORSE IDRICHE SUPERFICIALI E SOTTERRANEE DEL FIUME BRENTA"
Ass.re Gianpaolo Enrico BOTTACIN (Zaia Presidente)
Maurizio CONTE (Lista Tosi per il Veneto)
Interrogazione a risposta immediata n. 127 presentata il 27 gennaio 2016 dal consigliere Finco "RIDIMENSIONAMENTO RETE UFFICI POSTALI"
Ass.re Manuela LANZARIN (Zaia Presidente)
Interrogazione a risposta immediata n. 79 presentata il 6 novembre 2015 dal consigliere Bassi "LA REGIONE NON SALDA I PROPRI DEBITI CON IL COMUNE DI MALCESINE E CAUSA L'INTERRUZIONE DEI LAVORI DI ELETTRIFICAZIONE DEL MONTE BALDO"
Ass.re Gianluca FORCOLIN (Liga Veneta - Lega Nord)
Andrea BASSI (Lista Tosi per il Veneto)
Interrogazione a risposta immediata n. 189 del 15 giugno 2016 presentata dal consigliere Guadagnini "I TRENI REGIONALI SONO SOLO PER GLI STUDENTI?"
Interrogazione a risposta immediata n. 190 del 16 giugno 2016 presentata dai consiglieri Guarda, Bassi, Dalla Libera, Fracasso, Moretti, Pigozzo, Salemi, Sinigaglia e Zottis "VACANZE ESTIVE ANCHE PER I TRENI REGIONALI?"
Ass.re Roberto MARCATO (Liga Veneta - Lega Nord)
Antonio GUADAGNINI (Siamo Veneto)
Interrogazione a risposta immediata n. 149 presentata il 7 aprile 2016 dal consigliere Zanoni "QUALI ACCERTAMENTI SONO STATI EFFETTUATI DALLA REGIONE VENETO SULLA GESTIONE DELL'AEROPORTO CANOVA DI TREVISO?"
Andrea ZANONI (Partito Democratico)
Interrogazione a risposta immediata n. 231 del 7 settembre 2016 presentato dai consiglieri Casali, Negro, Bassi e Conte "CON LE NORME VIGENTI, È LEGITTIMO IL RINNOVO DEL CDA DI VENETO SVILUPPO?"
Giovanna NEGRO (Il Veneto del Fare)
Interrogazione a risposta immediata n. 197 presentata il 28 giugno 2016 dal dai consiglieri Zanoni, Guarda e Ruzzante "MOSE: LA REGIONE GARANTIRÀ CONTROLLI E MONITORAGGI SUGLI EFFETTI NEGATIVI LEGATI ALLA REALIZZAZIONE DELL'OPERA?"
Interrogazione a risposta immediata n. 203 presentata il 6 luglio 2016 dal consigliere Barison "EMERGENZA ABITATIVA: LA SOLUZIONE PASSA ATTRAVERSO L'ATTUAZIONE DEL "PIANO STRATEGICO DELLE POLITICHE DELLA CASA NEL VENETO""
Massimiliano BARISON (Forza Italia)
Interrogazione a risposta immediata n. 153 presentata l'8 aprile 2016 dai consiglieri Moretti, Dalla Libera, Fracasso, Guarda, Ruzzante e Zanoni "DISSERVIZI POSTALI: LA REGIONE DEL VENETO INTENDE INTERVENIRE?"
Stefano FRACASSO (Partito Democratico)
Interrogazione a risposta immediata n. 192 del 20 giugno 2016 presentata dal consigliere Zanoni "QUALI MISURE PER GARANTIRE LA PIENA TUTELA DAI PESTICIDI DELLE COLTIVAZIONE BIOLOGICHE NELLA ZONA DEL PROSECCO DOCG?"
Ass.re Cristiano CORAZZARI
Interrogazione a risposta immediata n. 196 presentata il 23 giugno 2016 dal consigliere Fracasso "CAVA 'CENGI' DI CORNEDO VICENTINO E VALDAGNO: LA GIUNTA INTERVENGA URGENTEMENTE A TUTELA DELLA SALUTE DEI RESIDENTI!"
Interrogazione a risposta immediata n. 202 presentata il 5 luglio 2016 dai consiglieri Zanoni, Guarda e Zottis "LA GIUNTA REGIONALE QUANDO EMANERÀ LE INDICAZIONI TECNICHE RELATIVE AI REQUISITI DELLE STRUTTURE E DELLE RECINZIONI VOLTE AL RICOVERO DEI CANI E DEI GATTI E LE MODALITÀ DI CUSTODIA DEGLI ANIMALI DI AFFEZIONE?"
Ass.re Luca COLETTO (Liga Veneta - Lega Nord)
Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)
Stefano CASALI (Lista Tosi per il Veneto)
Piero RUZZANTE (Partito Democratico)
Marino ZORZATO (Area Popolare Veneto)
Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)
Patrizia BARTELLE (Movimento 5 Stelle)
Orietta SALEMI (Partito Democratico)
Cristina GUARDA (Alessandra Moretti Presidente)
Il Presidente Roberto CIAMBETTI
La Seduta inizia alle ore 10.41
Diamo inizio alla 75a Seduta pubblica del Consiglio regionale. I lavori si svolgono sulla base dell'o.d.g. prot. n. 18903 del 4 agosto 2016, prot. n. 21675 del 22 settembre 2016 e prot. n. 22016 del 27 settembre 2016.
Hanno comunicato congedo i consiglieri:
I congedi sono concessi.
Progetti di legge regionale
Sono stati presentati alla Presidenza del Consiglio i seguenti progetti di legge statale:
N. 29 del 23 settembre 2016
Presentato dal consigliere Montagnoli ed altri
"ESTENSIONE AI RISPARMIATORI DEGLI ISTITUTI DI CREDITO BANCA POPOLARE DI VICENZA S.P.A. E VENETO BANCA S.P.A. DEL FONDO DI SOLIDARIETÀ DI CUI ALL' ARTICOLO 1, COMMA 855 DELLA LEGGE 28 DICEMBRE 2015, N. 208 "DISPOSIZIONI PER LA FORMAZIONE DEL BILANCIO ANNUALE E PLURIENNALE DELLO STATO (LEGGE DI STABILITÀ 2016)": MODIFICHE AL COMMA 855 DELL'ARTICOLO 1 DELLA LEGGE 28 DICEMBRE 2015, N. 208 E AL DECRETO LEGGE 3 MAGGIO 2016, N. 59 "DISPOSIZIONI URGENTI IN MATERIA DI PROCEDURE ESECUTIVE E CONCORSUALI, NONCHÈ A FAVORE DEGLI INVESTITORI IN BANCHE IN LIQUIDAZIONE", CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA LEGGE 30 GIUGNO 2016, N. 119."
Sono state presentate alla Presidenza del Consiglio le seguenti interrogazioni:
N. 304 del 22 settembre 2016
Presentata dal consigliere Brusco
"NUOVO REITERO DEL VINCOLO PREORDINATO ALL'ESPROPRIO PER LA TAV BRESCIA-VERONA MA ANCORA NESSUN RIMBORSO: CHI TUTELA I CITTADINI VENETI?"
N. 305 del 23 settembre 2016
"VENETO SVILUPPO: A CHE TITOLO PARLA MASSIMO TUSSARDI?"
N. 306 del 23 settembre 2016
"LA PROVINCIA DI TREVISO AUTORIZZA L'ABBATTIMENTO DEI CAPRIOLI, LA REGIONE CONOSCE I NUMERI NEL DETTAGLIO DEL CENSIMENTO?"
N. 307 del 23 settembre 2016
Presentata dalla consigliera Negro
"LA GIUNTA REGIONALE VUOLE COMMISSARIARE IL CENTRO ZERBATO DI TREGNAGO? QUALI SONO I VERI OBIETTIVI DEL PRESIDENTE ZAIA PER QUESTA FONDAMENTALE STRUTTURA?"
N. 308 del 27 settembre 2016
"VICENZA - PRONTO SOCCORSO OSPEDALE DI SAN BORTOLO (VI) - "GUERRA DEGLI AGHI" TRA INFERMIERI - SOSPESO IL DIRETTORE DOTT. VINCENZO MARIA RIBONI CHE LI HA DENUNCIATI"
N. 235 del 22 settembre 2016
Presentata dal consigliere Zanoni ed altri
"BLUE TONGUE: GRAVE MANCANZA DELLA REGIONE NEL FRONTEGGIARE IMMEDIATAMENTE L'EPIDEMIA. QUALI INTERVENTI URGENTI?"
N. 236 del 27 settembre 2016
"SOCCORSO IN AMBULANZA. COME EVITARE L'ABBANDONO IN STRADA DEGLI ANIMALI DI PROPRIETÀ DEI PAZIENTI?"
Sono state presentate alla Presidenza del Consiglio le seguenti mozioni:
N. 178 del 23 settembre 2016
Presentata dalla consigliera Negro ed altri
"SINDROME DI SJOGREN."
N. 179 del 23 settembre 2016
Presentata dalla consigliera Baldin ed altri
"NUOVO IMPIANTO DI TERMOVALORIZZAZIONE A MARGHERA: LA GIUNTA REGIONALE PRENDA UNA NETTA POSIZIONE CONTRO OGNI NUOVA IPOTESI DI INCENERIMENTO DI RIFIUTI E SIMILI NEL TERRITORIO DEL VENETO."
N. 180 del 23 settembre 2016
Presentata dalla consigliera Bartelle ed altri
"SOSTEGNO AGLI AFFETTI DA M.C.S. – SENSIBILITA' CHIMICA MULTIPLA"
N. 181 del 27 settembre 2016
Presentata dal consigliere Casali ed altri
"IL GOVERNO SI ATTIVI IMMEDIATAMENTE PER FAR TORNARE I QUADRI DI CASTELVECCHIO IN ITALIA"
Come richiesto in Conferenza dei Capigruppo, iniziamo con le risposte alle interrogazioni.
- la legge regionale 17/2012 ha recepito le indicazioni contenute nella legge 36/1994, meglio conosciuta come "Legge Galli", istituendo il Servizio Idrico Integrato e gli ambiti territoriali ottimali nel Veneto;
- con DGR n. 1688 del 16 giugno 2000 la Giunta regionale ha approvato il MOSAV (Modello di sviluppo acquedottistico del Veneto);
- una parte del MOSAV è costituita dal SAVEC (Sistema acquedottistico del Veneto centrale) con il quale si prevede l'interconnessione degli acquedotti alimentati dalle falde del medio Brenta e della Pedemontana considerate qualitativamente migliori ed economicamente più convenienti;
- la gestione intesa come progettazione, costruzione e gestione di tutte le opere previste nel SAVEC sono state affidate alla società Veneto acque S.P.A.;
- Il SAVEC prevede la realizzazione di due anelli acquedottistici alimentati per l'80 per cento da prelievi nell'area del Medio Brenta;
- con DGR n. 2407 del 29 dicembre 2011 si è approvato lo schema di accordo di programma con le comunità locali ricadenti nell'area del medio Brenta nell'ambito della pianificazione del MOSAV - SAVEC;
- la convenzione tra tutti gli enti interessati è stata sottoscritta il 14 novembre del 2012.
- una parte importante del contenuto della convenzione è riservato al controllo ed al monitoraggio degli interventi ambientali sulla falda, alle opere di mitigazioni ambientale, al progetto "Democrito", etc.;
- la Commissione tecnica prevista al punto g) sub a) dell'articolo 1 della convenzione, anche se convocata, non risulta abbia espletato tutte le funzioni di verifica e controllo affidate;
- oltre alla Commissione sopracitata, esiste anche al punto b) successivo, sempre del medesimo articolo, anche il Coordinamento degli enti locali e Territoriali, il quale ha come obiettivo quello di essere costantemente a conoscenza degli interventi e dei riflessi sulla falda a seguito dei prelievi;
- al punto 8 della convenzione sopra citata si individua come responsabile dell'accordo il Segretario regionale competente in materia di Servizio idrico integrato o suo delegato;
- è necessario fare una verifica sullo stato di attuazione dei contenuti presenti nell'Accordo di programma per la tutela delle risorse idriche superficiali e sotterranee del fiume Brenta alla luce delle recenti difficoltà ed opposizioni, di diversa natura, manifestate in particolare dal comune di Carmignano di Brenta.
per sapere se intende convocare, ai fini del coordinamento e vigilanza dell'Accordo di programma per la tutela delle risorse idriche superficiali e sotterranee del fiume Brenta, un incontro con tutti i soggetti interessati, soprattutto, per effettuare una puntuale verifica al fine di chiarire le eventuali nuove esigenze maturate in questi ultimi periodi."
Il consigliere Conte la dà per illustrata.
La parola all'assessore Bottacin.
"Relativamente all'Accordo di Programma per la tutela delle risorse idriche superficiali e sotterranee del Fiume Brenta, finalizzato a garantire la tutela del territorio del Medio Brenta considerando gli importanti investimenti regionali in ambito acquedottistico previsti dal Modello Strutturale degli Acquedotti del Veneto, si evidenzia che, in seno all'Accordo medesimo, sono previsti appositi organi di coordinamento e vigilanza.
In particolare, si sottolinea che la Commissione Tecnica ed il Coordinamento degli Enti Locali sono previsti dall'art. 1 dell'Accordo in parola quali strumenti di confronto tra gli Enti locali partecipanti. La loro gestione è posta in capo agli stessi Enti locali, per precisa scelta della Regione, mentre la loro convocazione è di specifica competenza del Sindaco del Comune di Carmignano di Brenta. Riguardo al funzionamento di tali organi, più volte la Regione ha sollecitato la convocazione della Commissione Tecnica, la quale è avvenuta nelle sedute più recenti con notevole scostamento rispetto alla richiesta regionale, precisamente nelle date del 30.12.2015 e del 09.02.2016. In tali sedute si è peraltro registrata una volontà non collaborativa da parte del Comune di Carmignano di Brenta nei confronti della Regione, perseguita in modo continuativo anche in altre occasioni.
In merito al Responsabile dell'Accordo in argomento, si osserva che l'art. 8 lo individua nel dirigente regionale apicale avente competenza in materia di servizio idrico integrato; pur tuttavia, si rimarca che questa figura apicale non ha alcuna potestà di convocazione, né può prendere parte attiva nella programmazione degli interventi, trattandosi di prerogative poste in capo agli Enti locali partecipanti.
Peraltro, pur tenendo in debita considerazione tali ultime peculiarità rilevabili dall'Accordo in questione, si evidenzia che in più occasioni si sono tenuti incontri sia di carattere pubblico e sia presso gli Uffici regionali con il Comune di Carmignano di Brenta. Nondimeno, recentemente è stata riscontrata la proposta di quest'ultimo Comune, presentata unitamente a quella di Fontaniva e di Cittadella, relativa ad un nuovo atto di intesa avente lo scopo di rivedere l'Accordo già sottoscritto, intesa che, peraltro, non coinvolgerebbe gli altri Enti firmatari dell'Accordo stesso. Detta proposta appare tuttavia difficilmente accettabile, soprattutto in riferimento alla previsione formulata nella proposta di una significativa variazione delle opere regionali già appaltate ed in corso di esecuzione, e, correlativamente, senza una previsione di copertura di spesa delle necessarie varianti quale risarcimento alle ditte aggiudicatarie".
Grazie, assessore Bottacin.
La parola al consigliere Conte.
Ringrazio l'Assessore per la disamina e invito l'Assessore e la Giunta a prendere posizione. Sicuramente, è un progetto strategico per il Veneto, l'ambito del MOSAV è sicuramente fondamentale soprattutto viste anche le situazioni di criticità dovute agli inquinamenti delle falde acquifere soprattutto nel vicentino, basso veronese e padovano. Questo sistema metterebbe in rete il sistema acquedottistico veneto e garantirebbe nell'emergenza acqua di qualità.
Quegli accordi che sono stati fatti, sono stati fatti soprattutto cercando di trovare - e quando sono stati sottoscritti c'era - la massima condivisione anche nell'ambito degli enti locali. Adesso sicuramente, per fortuna, passato anche il periodo elettorale amministrativo legato al Comune di Cittadella dove c'erano stati anche confronti pubblici, ritengo che sia il momento di proseguire chiedendo la convocazione di quegli organi che sono fondamentali per il controllo e la verifica delle procedure e soprattutto anche del proseguo di questo progetto.
Abbiamo un'area fortemente delicata, come quella dell'area della famosa Busa di Giaretta e di quel tratto del Brenta. Delle soluzioni sono state garantite anche per quello che può essere investimenti importanti per quanto riguarda la tutela della falda acquifera e anche l'approvvigionamento di quel territorio. Spero che sotto la spinta dell'Assessorato si proceda all'applicazione di quell'accordo quadro. Grazie.
Grazie, consigliere Conte.
- a seguito della trasformazione di Poste Italiane in Società per Azioni, con la conseguente adozione di logiche aziendali privatistiche, è in atto un processo di ridimensionamento della capillare presenza degli Uffici in molte aree della nostra Regione;
- in tali aree l'Ufficio Postale e in particolare il Servizio postale è ancora un servizio importante per i cittadini e le imprese.
Appreso del persistente disservizio nella consegna della posta in moltissimi paesi della nostra Regione, in particolare in alcune frazioni scarsamente abitate la posta arriva anche oltre i quindici giorni di ritardo, creando notevoli disagi alla popolazione.
Considerata la necessità di coinvolgere, in questo processo così rilevante per il territorio e per la cittadinanza, i Comuni interessati, che possono svolgere una doppia funzione: da un lato, favorendo logisticamente la permanenza degli Uffici e, dall'altro, avvalendosi dei servizi di Poste Italiane, ad esempio nella riscossione di tasse e imposte.
Considerato infine che non bisogna poi dimenticare le persone più anziane o di chi comunque vive nei piccoli centri montani e rurali della Regione del Veneto, in aree già penalizzate da una scarsa distribuzione dei servizi, che da anni fanno affidamento sui servizi postali per qualsiasi necessità quali il pagamento di bollette, ritiro di posta raccomandata, ecc..
Ritenuto che la Regione del Veneto possa favorire e coordinare iniziative utili al mantenimento di una capillare presenza sul territorio degli Uffici Postali e dei relativi servizi, come peraltro avviene in altre realtà.
affinché venga avviato un confronto urgente con la Direzione regionale di Poste Italiane, al fine di elaborare un progetto condiviso per il mantenimento di una rete più capillare possibile degli Uffici Postali al fine di tutelare i diritti dei cittadini in qualità di utenti dei servizi postali."
Il consigliere Finco la dà per illustrata.
La parola all'assessora Manuela Lanzarin.
"A livello comunitario il servizio postale universale è disciplinato dalla direttiva europea 97/67/CE del 15 dicembre 1997, "Regole comuni per lo sviluppo del mercato interno dei servizi postali comunitari e il miglioramento della qualità del servizio".
Tale direttiva in materia postale è stata recepita in Italia con il decreto legislativo 261/99, con il quale vengono individuati i criteri generali che regolano il servizio postale, e si stabilisce che questo è prestato in via continuativa per tutta la durata dell'anno e che debba assicurare un congruo numero di accessi (uffici postali/cassette postali) su tutti i punti del territorio nazionale, sulla base di criteri di ragionevolezza, al fine di tenere conto delle esigenze degli utenti.
Con il decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 7 ottobre 2008 (decreto Scajola) sono stati poi definiti i criteri di distribuzione dei punti di accesso (uffici postali) alla rete postale pubblica, i quali prevedono che il fornitore del servizio universale (Poste Italiane S.p.A.) debba assicurare servizi di accesso minimi con riferimento all'intero territorio nazionale.
I rapporti fra lo Stato e Poste Italiane S.p.A. per la fornitura del servizio postale universale sono regolamentati attraverso il Contratto di Programma, che viene siglato tra il Ministero dello Sviluppo Economico e Poste Italiane S.p.A., per una durata pluriennale.
Il Contratto di programma 2015-2019, attualmente in vigore, siglato il 15 dicembre 2015, tiene conto e recepisce alcune innovazioni introdotte dallo Stato a seguito della Legge 190/2014 (Legge di stabilità 2015), che prevede alcune novità per quanto riguarda il servizio postale, ed in particolare:
- la possibilità di estendere fino ad un quarto della popolazione nazionale l'implementazione del modello di recapito a giorni alterni in situazioni territoriali con una densità di popolazione inferiore a 200 ab./kmq.
- la ridefinizione degli obiettivi qualitativi percentuali medi di recapito (tempi di recapito), articolata nelle modalità di "invio di corrispondenza ordinaria" (j+4) e di "invio di posta prioritaria" (j+1).
Per quanto riguarda poi i criteri di distribuzione degli uffici di Poste italiane è da considerare di particolare importanza la delibera dell'Autorità n. 342/14/CONS "Punti di accesso alla rete postale: modifica dei criteri di distribuzione degli uffici di Poste Italiane" la quale prevede che Poste Italiane, nel razionalizzare l'organizzazione del servizio postale (anche con interventi di riduzione degli uffici che non garantiscono equilibrio economico), debba comunque tenere conto dei seguenti criteri che salvaguardino il servizio universale nelle aree marginali del paese (aree montane e rurali).
- Divieto di chiusura di uffici postali situati in comuni rurali che rientrano nella categoria dei Comuni montani, con esclusione di: Comuni dove siano presenti più di 2 Uffici postali e il rapporto abitanti/uffici sia <800
- Gli uffici postali presidio unico con <500 abitanti, ove sia presente entro 3km un ufficio limitrofo aperto almeno 3 gg. A settimana, garantiscono un'apertura di 2 gg. e 12 ore settimanali, coordinando gli orari con l'ufficio limitrofo (razionalizzazione orari fra uffici limitrofi).
Ciò premesso, il Contratto di programma 2015-2019 prevede alcuni aspetti fondamentali che investono le relazioni istituzionali con gli enti territoriali interessati.
In particolare, l'art. 2 (Attività di modalità di erogazione del servizio universale e obiettivi di razionalizzazione e di efficienza di gestione) prevede tra l'altro che Poste Italiane trasmetta annualmente l'elenco degli uffici postali che non garantiscono condizioni di equilibrio economico nella gestione del servizio postale universale, unitamente al piano di intervento e ai relativi criteri per la progressiva razionalizzazione della loro gestione, che si traducono operativamente in piani locali di chiusura degli uffici postali e/o rimodulazione degli orari.
A tale riguardo è previsto che venga data adeguata informazione all'ente locale interessato – anche delle eventuali tecnologie digitali sostitutive – con la possibilità di un confronto, prima dell'attuazione, tra gli organi degli enti territoriali e Poste Italiane.
Ora, l'attuazione di quanto previsto nel Contratto di Programma (in particolare quello precedente a quello attualmente in vigore) ha portato, per quanto riguarda i piani di chiusura degli uffici postali, a forti attriti fra Poste Italiane e le amministrazioni locali, da addebitarsi anche a una scarsa trasparenza e in una carenza di comunicazione da parte di Poste Italiane, denunciata sia dalle Regioni che da Anci.
Ciò ha portato in numerosi casi a ricorsi al TAR che hanno ostacolato o impedito in certe situazioni i piani di Poste Italiane, in considerazione della necessità di assicurare il servizio universale anche nelle zone disagiate del paese.
Tali criticità hanno fatto emergere l'opportunità di istituire, in sede di Conferenza Stato-Regioni, un Tavolo Tecnico Permanente per affrontare i temi "critici" dell'attuazione del servizio postale universale, con il coinvolgimento, oltre che del MISE e di AGCOM, delle Regioni, di Anci e di Uncem.
In tale sede è stato deciso di avviare un confronto a livello di ciascuna Regione, organizzando tramite la Conferenza Stato-Regioni, degli incontri fra Regione, Poste Italiane, Anci e Uncem, con l'obiettivo di definire un momento di concertazione permanente nell'ambito del quale esaminare le criticità in ambito regionale relativamente al servizio postale universale, e poter individuare delle soluzioni da portare in sede di Tavolo Nazionale.
A tale riguardo è emersa fortemente l'importanza di coniugare il ruolo "tradizionale" degli uffici postali, con nuove funzioni di presidio che gli stessi potrebbero avere, anche nell'erogazione di servizi aggiuntivi ai cittadini, alle imprese e alle pubbliche amministrazioni.
In particolare l' art. 5 (Servizi al cittadino, alle imprese e alle pubbliche amministrazioni) del Contratto di programma stabilisce che Poste Italiane, usando la rete degli uffici postali e le infrastrutture tecnologiche di Poste Italiane S.p.A. – soprattutto nelle aree rurali – possa erogare ulteriori servizi, oltre al servizio postale universale, ai cittadini, alle imprese e alle pubbliche amministrazioni, quali:
- Fornitura di strumenti a supporto dell'e-government;
- Fornitura di applicazioni informatiche nei processi delle P.A.;
- Fornitura di servizi di riscossione e pagamento;
- Fornitura di soluzioni tecnologiche per l'abbattimento del digital divide;
- Supporto e assistenza al cittadino per la fruizione di servizi on-line forniti da P.A.;
- Supporto e assistenza verso la popolazione anziana per promuovere l'utilizzo di strumenti informatici nello svolgimento del servizio postale e di altri servizi forniti da Poste Italiane.
Tali ulteriori servizi, aggiuntivi al servizio universale, possono essere definiti nell'ambito di apposite convenzioni con le pubbliche amministrazioni, rendendo più efficiente il servizio, evitando così o limitando i piani di chiusura previsti.
Considerata la rilevanza sociale della questione, la Giunta regionale ha già provveduto ad aprire un confronto con Poste Italiane finalizzato a valutare la fattibilità della implementazione di ulteriori servizi indicati nell'articolo 5 richiamato."
Dico solo che abbiamo istituito il tavolo regionale, come hanno fatto le altre Regioni e come voluto anche dal Ministero per quanto riguarda il discorso delle Poste. In questo momento è fermo il piano di chiusura degli uffici postali per tutto il 2016 e chiederemo il congelamento della chiusura del piano per il 2017.
Per quanto riguarda il recapito poste alterni c'è stata un'ultima valutazione da parte dell'Agcom e quindi infrazione europea che li ha bocciati e quindi anche su questo faremo delle osservazioni.
Entro il 30 settembre manderemo al Ministero e a Poste Italiane le osservazioni di Regione Veneto che sono scaturite da un tavolo di lavoro fatto con ANCI, UNCEM e gli altri soggetti interessati che vadano a salvaguardare il servizio universale e la copertura nelle zone montane e rurali.
Grazie, assessora Manuela Lanzarin.
Il consigliere Finco è soddisfatto.
- con legge regionale n. 31 del 26 ottobre 2007 è stata ratificata l'Intesa tra la Regione del Veneto e la Provincia Autonoma di Trento per la disciplina del migliore esercizio delle funzioni amministrative inerenti i settori dello sviluppo locale, della sanità, della cultura , dell'alta formazione, dell'istruzione e della formazione, delle infrastrutture e reti di trasporto, interessanti i territori confinanti della Regione del Veneto e della Provincia autonoma di Trento;
- l'Intesa, è stata sottoscritta il 4 luglio 2007 a Recoaro Terme (VI), dal Presidente della Regione Veneto e dal Presidente della Provincia autonoma di Trento;
- a seguito di questa Intesa, la Regione Veneto ha sottoscritto con il Comune di Malcesine, apposita convenzione per contribuire ai lavori di Elettrificazione integrata omogenea del Monte Baldo nei Comuni di Ferrara di Monte Baldo, Malcesine, Avio e Brentonico;
- l'importo a carico della Provincia di Trento è pari ad € 2.052.000,00 mentre a carico dei Comuni è di € 107.730,00;
- con Delibera della Giunta regionale n. 2261 del 29.12.2011, il Comune di Malcesine, ha visto riconosciuto un contributo per € 754,944,00 a fronte di una spesa complessiva di € 795,200,00;
- con tre distinti solleciti, il Comune di Malcesine, ha chiesto alla Regione Veneto la corresponsione di un acconto di € 113,948,00 ad oggi non ancora pervenuto;
- le lavorazioni sono state di conseguenza sospese in attesa dell'erogazione dell'acconto per la liquidazione delle spese tecniche e del 1° SAL del lotto 2°.
per sapere se e quando intende erogare al Comune di Malcesine l'acconto richiesto e dar modo di proseguire i lavori sospesi per mancanza di fondi.
Il consigliere Bassi la dà per illustrata.
La parola all'assessore Forcolin.
"La Giunta regionale, al fine di favorire la cooperazione tra i territori confinanti del Veneto e del Trentino, con DGR n. 4014 del 30/12/2008 ha approvato il "Piano operativo annuale degli interventi", previsto dall'Intesa tra la Regione del Veneto e la Provincia Autonoma di Trento ratificata con le rispettive Legge regionale n. 31 del 26/10/2007 e Legge Provincia Autonoma di Trento n. 21 del 16/11/2007.
Tra le iniziative ricomprese nel succitato Piano figura l'intervento di "Elettrificazione integrata di area omogenea sul Monte Baldo" che prevede la realizzazione di infrastrutture per l'elettrificazione in comuni diversi, con una spesa complessivamente impegnata di €. 2.052.000,00 a valere sul capitolo n. 101276 del Bilancio 2012, e in particolare al Comune di Malcesine quale soggetto attuatore è stato concesso un contributo di €. 754.944,00 pari al 94,94% della spesa ammessa di €. 795.200,00 relativamente all'intervento di "Elettrificazione del Rifugio Bocca di Navene e del Rifugio Kira e della località Ai Prai – nel Comune di Malcesine (VR)".
Dalla verifica delle scritture contabili, la Sezione regionale Enti Locali, Persone Giuridiche, Controllo Atti, Servizi Elettorali e Grandi Eventi, ora Direzione Enti Locali e Strumentali, incaricata al monitoraggio finanziario degli interventi previsti dall'Intesa, informa che la struttura regionale Difesa del Suolo incaricata alla gestione tecnico-amministrativa dell'intervento sopradescritto, ha emesso liquidazioni di spesa a favore del Comune di Malcesine per un ammontare complessivo di €. 187.787,14 rispettivamente a titolo di:
- erogazione 1° acconto (€. 25.272,39) – Liquidazione n. 005340/2016;
- erogazione 2° acconto (€. 116.887,67) – Liquidazione n. 005349/2016;
- erogazione 3° acconto (€. 45.627,08) – Liquidazione n. 005324/2016.
Le sopradescritte liquidazioni sono state trasmesse alla Sezione Ragioneria, ora Direzione Bilancio e Ragioneria, per i relativi mandati di pagamento, che sono stati emessi come di seguito indicato e precisamente:
- erogazione 1° acconto (€. 25.272,39) - Mandato di pagamento n. 11092 del 20/07/2016;
- erogazione 2° acconto (€. 116.887,67) - Mandato di pagamento n. 11158 del 20/07/2016;
- erogazione 3° acconto (€. 45.627,08) - Mandato di pagamento n. 11165 del 20/07/2016.
Le procedure amministrative e contabili per l'erogazione degli acconti richiesti dal Comune di Malcesine si sono quindi concluse con le modalità sopra descritte."
Da notare per correttezza che l'interrogazione è del 6 novembre 2015, ancora con vigente la questione del patto di stabilità per cassa. Quindi è chiaro che le difficoltà erano oggettive, aprendo le maglie 2016 si è arrivati a questa felice conclusione anche se protratta nel tempo.
Grazie, assessore Forcolin.
La parola al consigliere Bassi.
Ha risposto per me, quindi l'importante era concludere positivamente la vicenda, quindi mi ritengo soddisfatto.
Grazie, consigliere Bassi.
"Con la puntualità di un treno ...svizzero, anche quest'anno Trenitalia ha pensato bene di tagliare diversi treni in coincidenza con la chiusura dell'anno scolastico provocando così notevoli difficoltà agli altri lavoratori pendolari.
per sapere quali urgenti iniziative intenda intraprendere al fine di superare una situazione che crea notevoli disagi."
- dall'11 giugno all'11 settembre 2016 Trenitalia ha sospeso 44 tratte regionali;
- fino al 12 settembre resteranno in deposito i treni locali che percorrono le tratte di Venezia-Padova-Rovigo, Padova-Camposampiero-Castelfranco-Paese-Treviso, Verona-Vicenza-Padova-Venezia e quelli metropolitani;
- si tratta di corse regionali molto utilizzate dai lavoratori pendolari e dagli studenti universitari;
- l'Associazione Difesa Consumatori e Ambiente sottolinea che seppur nel periodo estivo diminuiscano gli studenti che utilizzano il servizio di trasporto ferroviario, aumenta invece il numero dei turisti e che la suddetta riduzione delle corse rischia di incentivare l'utilizzo del mezzo privato;
- la soppressione delle corse dei treni nel periodo estivo sta già causando molti disagi agli utenti.
- nel comunicato stampa del 10 dicembre 2015, l'Assessore regionale ai Trasporti ha dichiarato che il contratto tra Regione e Trenitalia è stato prorogato fino al 31 dicembre 2023 e che è previsto un consistente piano di investimenti, pari a 100 milioni di euro, che Trenitalia si è impegnata ad attuare entro il 2021;
- con tale investimento la Giunta regionale intende "garantire un miglioramento della qualità dei servizi, in particolare della puntualità, dell'affollamento, dell'informazione e dell'affidabilità";
- nel comunicato stampa del 9 marzo 2016, l'Assessore regionale ai Trasporti ha affermato che l'obiettivo di fondo del nuovo Piano regionale dei Trasporti "è quello di rendere, attraverso un costante incremento della qualità del servizio, il trasporto pubblico ferroviario realmente concorrente con il trasporto privato".
- la soppressione delle corse dei treni nel periodo estivo sembra contraddire quanto dichiarato dall'Assessore regionale ai Trasporti;
- i finanziamenti regionali a sostegno del trasporto pubblico ferroviario sono del tutto insufficienti per garantire un effettivo miglioramento della qualità dei servizi.
per sapere come la Regione intende intervenire al fine di garantire ai cittadini utenti un adeguato servizio di trasporto ferroviario nel periodo estivo.
Le interrogazioni sono rivolte all'assessora Elisa De Berti, che oggi ha delegato l'assessore Marcato per le risposte.
La parola all'assessore Marcato.
"Stante l'omogeneità di argomento trattato viene formulata una unitaria risposta relativamente all'interrogazione a risposta immediata n. 189 del 15 giugno 2016 e all'interrogazione a risposta immediata n. 190 del 16 giugno 2016 L'offerta di trasporto pubblico ferroviario regionale, in Veneto, è strutturalmente differenziata tra periodo scolastico e periodo estivo, con riduzione del servizio offerto nei mesi estivi, generalmente dalla metà di giugno alla metà di settembre.
E' innegabile che i treni regionali non siano usati solamente dagli studenti, ma anche dai lavoratori, tuttavia gli studenti rappresentano la maggior parte dell'utenza pendolare che frequenta i treni in Veneto, attestandosi, secondo i dati della rilevazione ISTAT del 2011, al 60,2 % del totale.
In ragione di questa considerazione, appare logico che, durante il periodo estivo, il servizio possa essere ridotto, a fronte di un'utenza pendolare inferiore, pur con l'accortezza di mantenere tutti i servizi maggiormente utilizzati dai pendolari.
Nell'orario attuale, nel periodo estivo l'offerta di servizio è ridotta del 12% circa, in termini di treni*km/giorno, rispetto al periodo scolastico. A fronte di questa riduzione di offerta, l'utenza risponde (anno 2015) con un decremento di domanda, nel periodo estivo, di circa il 16%, in termini di passeggeri*km/giorno. E' evidente, pertanto, che, nonostante la riduzione di offerta nel periodo estivo, in estate i treni siano mediamente meno riempiti, rispetto al periodo scolastico, malgrado il fatto che alla riduzione della componente pendolare faccia pure da contrappeso un prevedibile incremento dell'utenza occasionale turistica.
Alla luce dei dati appena esposti, si ritiene che la riduzione di servizio nel periodo estivo sia commisurata al decremento di utenza. A parità di risorse, una riduzione del servizio nel periodo invernale al fine di incrementare il servizio nel periodo estivo sembra quindi sconsigliabile."
Grazie, assessore Marcato.
La parola al consigliere Guadagnini
Sono soddisfatto della risposta, avrei preferito che me la desse l'assessora Elisa De Berti, ma non importa.
Grazie, consigliere Guadagnini.
La parola al consigliere Zanoni.
- in data 14 maggio 2007 il Ministero dell'Ambiente, dopo aver emesso un parere interlocutorio negativo (prot. n. 398) in merito al Masterplan dell'aeroporto Canova della Aertre, comunicava allo stesso ente gestore che "in caso di inadempimento nei termini indicati lo scrivente ministero attiverà con la collaborazione della Regione Veneto e dell'Arpa Veneto tutte le iniziative di tutela che si dovessero rendere necessarie";
- tra i termini indicati dal Ministero vi è il limite annuo di movimentazioni aerei, in particolare il suddetto parere ha stabilito che il gestore "(...).non potrà effettuare un numero totale annuo di movimenti superiore a circa 16.300 (dato riferito all'anno 2004) anno in cui dovevano essere individuate le aree critiche derivanti dall'approvazione della zonizzazione acustica".
- dal 2007 al 2015 (escluso il 2011 causa sospensione attività per circa 7 mesi) il limite autorizzato di movimentazioni annuali è sempre stato superato, senza alcun intervento da parte delle autorità preposte al controllo; (nell'interrogazione riporto tutti i dati)
- dal sito ufficiale di Assaeroporti risulta infatti che nell'aeroporto Canova di Treviso sono stati effettuati i seguenti movimenti: 19.320 nel 2007, 19.120 nel 2008, 18.377 nel 2009, 20.588 nel 2010, 20.279 nel 2012, 18.359 nel 2013, 17.802 nel 2014 e 18.402 nel 2015.
- in data 6/07/2015 il Ministero dell'Ambiente ha archiviato l'istanza di VIA per il ritiro del Masterplan 2011/2030 a seguito della richiesta avanzata da Enac;
- nonostante il ritiro del Masterplan resta il limite ministeriale succitato di 16.300 movimenti all'anno.
quali attività di tutela, finalizzate al rispetto dei limiti ministeriali, sono state condotte dalla Regione Veneto e dall'Arpa Veneto in collaborazione con il Ministero dell'Ambiente, a seguito del suddetto parere."
Questo è un tema che interessa moltissimo i cittadini soprattutto trevigiani, l'impatto ambientale di un aeroporto in continua espansione come quello Canova di Treviso.
Grazie, consigliere Zanoni.
"Al fine di argomentare in modo puntuale ed esaustivo riguardo al contenuto dell'interrogazione che ci occupa, con nota prot. n. 157424 del 21.04.2016, i competenti Uffici regionali hanno richiesto alla Direzione Generale ARPAV una memoria che delinei i contorni della vicenda, così come tratteggiata dall'interrogante, significando quanto segue.
Dalla relazione acquisita con nota prot. n. 213544 del 31.05.2016, si rileva che, per quel che concerne il controllo del rumore aeroportuale, ARPAV ha effettuato le seguenti attività fonometriche:
- monitoraggio del rumore nel corso del 2011, in 12 punti nell'intorno dell'aeroporto "Canova" di Treviso posti nei Comuni di Treviso e di Quinto di Treviso, durante i lavori di potenziamento delle infrastrutture di volo, in assenza di movimenti aeroportuali;
- ripetizione del monitoraggio di cui al punto precedente nell'anno 2012, alla ripresa dell'attività aeroportuale;
- verifica, condotta assieme ad ISPRA nel 2013, della rispondenza del sistema di monitoraggio del rumore aeroportuale condotto dalla società Save/AerTre;
- monitoraggio del rumore nel periodo ottobre 2013 – dicembre 2014, condotto in 11 punti posti nei Comuni di Quinto di Treviso e di Zero Branco;
- verifica di conformità delle caratteristiche del sistema di monitoraggio del rumore aeroportuale, con misurazione in doppio presso una delle centraline gestite da Save/AerTre.
Riguardo alla questione relativa al numero di voli annuali, si rinvia alle conclusioni formulate al punto 5.1 del parere n. 483 del 05.11.2014 della Commissione regionale V.I.A, in allegato A alla DGRV n. 2250 del 27.11.2014, laddove si rileva che:
L'unica autorizzazione relativa al numero dei voli è quella relativa alla sola capacità tecnica dell'aerostazione di competenza di ENAC, mentre per quanto riguarda l'aspetto ambientale, della situazione allo stato di fatto si rimanda, all'esito del ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto del 29-6-2013 da parte di "Aeroporto di Treviso S.P.A.".
Valutato che il numero di voli, pur essendo un elemento importante della valutazione, non possa essere considerato come unico fattore per la determinazione degli impatti sulle componenti ambientali, si ritiene che le limitazioni imposte sino ad oggi non possano impedire a priori l'incremento proposto, salvo pronunciamento del Ministero dell'Ambiente sull'esistenza di un eventuale danno ambientale.
Proprio in merito a quanto appena citato, si rende noto che la Direzione Generale per le Valutazioni e le Autorizzazioni Ambientali del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, con nota prot. n. 0006920 del 14.03.2016, ha comunicato la chiusura della procedura finalizzata alla verifica del danno ambientale ex art. 29 del D.Lgs. n. 152 del 2006, evidenziando che ISPRA, nell'ambito della citata procedura, ha fornito una relazione tecnica dove si rappresenta, in particolare, che "la mancata ottemperanza alla prescrizione relativa al tetto massimo sul numero di voli non ha prodotto un aggravio dell'impatto acustico dell'infrastruttura sul territorio".
Grazie all'Assessore per la risposta, è sicuramente una risposta molto articolata. Dopo, Assessore, le chiederò se posso avere copia del testo anche perché in questa risposta vengono citati dei protocolli, delle risposte, delle corrispondenze intercorse, viene citato un ricorso al TAR, vengono citate altre lettere addirittura di marzo 2016, quindi abbastanza recenti.
Credo comunque che la risposta non sia esauriente e soddisfacente, perché viene detto che l'ISPRA ritiene che il numero di movimenti l'anno non è l'unico fattore che determina un determinato inquinamento in questo aeroporto; ma quale altro fattore determina inquinamento acustico e inquinamento dell'aria se non il numero dei veicoli che si spostano in quel dato aeroporto?
Resta il fatto che l'indicazione ministeriale, dalla risposta che ho avuto adesso, del limite dei 16.300 movimenti/anno non viene in ogni caso smentito. Quindi, sarà mia cura leggermi le carte che lei nella risposta a questa mia interrogazione ha citato, perché ritengo sia materiale tecnico sicuramente interessante. Resta il fatto che in una situazione come quella del Veneto, e lei Assessore lo sa bene e lo sa bene anche quest'Aula, dove siamo in procedura di infrazione per la violazione della direttiva dell'Unione Europea sulla qualità dell'aria, credo che dovremo avere massima attenzione ed evitare ogni nuovo incremento di inquinamento dell'aria, anche perché sappiamo da diversi studi che nuoce gravemente alla salute dei cittadini del Veneto.
- sui quotidiani è stata pubblicata la notizia delle dimissioni in blocco del CdA di Veneto Sviluppo e dell'avvio delle procedure per la nomina dei nuovi membri;
- risulta agli atti che non tutti i membri hanno rassegnato le dimissioni;
- il membro del Cda di Veneto Sviluppo di nomina regionale, Leonardo Colle, infatti, non ha rassegnato le dimissioni;
- lo Statuto vigente di Veneto Sviluppo non prevede la decadenza automatica dell'intero CdA per effetto delle dimissioni della maggioranza dei membri del CdA, dovendosi viceversa provvedere alla nomina dei nuovi partecipanti all'organo direttivo da parte dell'assemblea soci secondo le disposizioni del Codice Civile (fermo restando che il sig. Leonardo Colle è tuttora in carica);
- il nuovo statuto di Veneto Sviluppo (nel quale è previsto l'automatismo della decadenza del Cda in caso di dimissioni rassegnate dalla maggioranza dei suoi membri) non è viceversa operativo per espressa disposizione del verbale di assemblea straordinaria della medesima società rep. 84113 racc. 31349 del 28.9.2015 (ultimo capoverso del deliberato sub A, a pagina due).
per sapere se la procedura di rinnovo del CdA di Veneto Sviluppo S.p.A. così come impostata sia legittima."
"Con nota n. 25108/16 del 19 agosto 2016, la società Veneto Sviluppo S.p.A., partecipata al 51% dalla Regione del Veneto, ha comunicato la convocazione dell'Assemblea ordinaria dei soci per il giorno 5 settembre 2016, per deliberare anche sul seguente punto all'ordine del giorno: "Aggiornamento sull'iter istruttorio dell'istanza presentata ai fini dell'iscrizione al nuovo elenco ex art. 106 del TUB e conseguenti determinazioni per l'adeguamento della governance alle prescrizioni del nuovo statuto e dell'Autorità di Vigilanza".
In particolare la Società ha segnalato la necessità di allineare la composizione dell'organo amministrativo al nuovo statuto approvato dall'assemblea straordinaria del 28 settembre 2015 al fine di procedere all'iscrizione nell'elenco ex art. 106 del TUB.
Con la DGR n. 1329 del 23 agosto 2016 di partecipazione all'assemblea di Veneto Sviluppo S.p.A. del 5 settembre 2016, la Giunta regionale stabiliva di fornire le seguenti indicazioni al proprio rappresentante con riferimento a tale punto all'o.d.g.:
a) "di comunicare la necessità che il Consiglio di Amministrazione della Società presenti le sue immediate dimissioni, in modo da procedere ad un rinnovo dell'organo entro i limiti previsti dal nuovo statuto, predeterminando in sette, ai sensi dell'art. 20 dello Statuto, il numero dei componenti del nuovo Consiglio di Amministrazione. Ciò al fine di consentire l'iscrizione di Veneto Sviluppo S.p.A. all'Albo Unico ex art. 106 TUB, evitando la paralisi dell'attività societaria";
b) "ancora, di comunicare che, con riferimento al medesimo punto, ove, a seguito della notifica della presente deliberazione alla Società, il Consiglio di Amministrazione provvedesse immediatamente a rassegnare le sue dimissioni, i competenti uffici regionali si attiveranno prontamente a predisporre l'avviso per l'individuazione dei nuovi componenti del Consiglio di Amministrazione di nomina del socio Regione. Pertanto, qualora alla data di convocazione dell'assemblea, il Consiglio regionale avesse già provveduto ad esprimere i nominativi di spettanza, sulla base delle procedure previste dalla L.R. 27/1997, si propone di incaricare il rappresentante regionale in assemblea di comunicarli per la presa d'atto da parte della medesima. Diversamente, l'organo continuerà ad operare in regime di prorogatio fino all'individuazione dei nuovi componenti".
La suddetta delibera di Giunta è stata trasmessa a Veneto Sviluppo in data 24 agosto2016 ed in pari data comunicata a tutti i consiglieri di amministrazione ed ai soci privati di Veneto Sviluppo.
Successivamente, il Consiglio di Amministrazione della Società, nella seduta dello scorso 29 agosto, ha preso atto delle dimissioni della maggioranza dei componenti dell'organo amministrativo ed ha quindi informato di tale situazione la Regione con nota di pari data, invitandola a voler avviare l'iter previsto dalla L.R. 27/97 per procedere al rinnovo dell'organo amministrativo.
A seguito di tale comunicazione, la Regione Veneto ha avviato la procedura per il reperimento delle candidature ai fini delle nomine di propria competenza, conclusasi lo scorso 6 settembre 2016 (Avviso n. 25/2016).
Nel corso dell'assemblea del 5 settembre 2016 il socio Regione ha tuttavia appreso che si sono dimessi tutti i consiglieri nominati dai soci privati e tutti, tranne uno, i consiglieri di nomina regionale.
L'unico consigliere che non ha seguito l'indicazione di cui alla DGR n. 1329 del 23 agosto 2016 e che, ad oggi, non ha presentato le dimissioni è l'Avv. Leonardo Colle.
Ciò detto, lo statuto della società attualmente vigente non contiene una previsione che stabilisca che a seguito della cessazione della maggioranza degli amministratori cessi l'intero consiglio.
Tale previsione è invece contenuta nel nuovo statuto (art. 20 comma 6) approvato dall'assemblea straordinaria del 28 settembre 2015 la cui efficacia ed entrata in vigore è tuttavia subordinata "al rilascio da parte di Banca d'Italia dell'autorizzazione disciplinata dalla Circolare di Banca d'Italia n. 288 del 3 aprile 2015 – "Disposizioni di vigilanza per gli intermediari finanziari", Titolo I, Capitolo I, Sezione VI".
Tale autorizzazione non è tuttavia stata al momento rilasciata in quanto la Banca d'Italia ha chiesto per il suo rilascio, tra l'altro, di allineare fin d'ora la composizione dell'organo amministrativo al nuovo statuto approvato dall'assemblea straordinaria del 28 settembre 2015, motivo per il quale i consiglieri hanno presentato le dimissioni.
In considerazione di quanto sopra esposto, il consigliere avv. Leonardo Colle, che al momento non ha presentato le dimissioni, è tuttora in carica.
Va inoltre ricordato che la nomina dei Consiglieri di Amministrazione di Veneto Sviluppo riservata alla Regione è di competenza del Consiglio regionale, così come la loro revoca.
Il Consiglio regionale, quindi, sempre che nel frattempo non giungano le dimissioni dell'avv. Colle, sarà chiamato a valutare:
i) se procedere alla ricostituzione del Consiglio riducendo il numero dei consiglieri, nominando solamente dei consiglieri in sostituzione di parte di quelli dimissionari lasciando incarica il Consigliere Avv. Colle;
ii) oppure se procedere alla revoca ex art. 2449 c.c., secondo comma, del Consigliere Avv. Colle e alla sostituzione di tutti i consiglieri di amministrazione di propria nomina, allineandosi quindi ai soci privati, che, per parte loro, procederanno alla nomina ex novo di tutti i consiglieri di loro competenza.
Tale seconda soluzione trova anche giustificazione nel fatto che la riduzione del numero dei consiglieri è necessaria per far fronte alla richiesta di Banca d'Italia e consentire l'iscrizione di Veneto Sviluppo S.p.A. all'Albo Unico ex art. 106 TUB e che evidentemente l'ingente riduzione del numero di consiglieri richiesta comporta la necessità di rivedere la composizione dell'intero consiglio per mantenere l'equilibrio e la necessaria rappresentanza di maggioranza e minoranze in consiglio della società controllata, così come espressamente previsto dall'art. 7 L. 47/1975, tenuto conto peraltro dell'obbligo del rispetto delle quote a garanzia della presenza del genere meno rappresentato, di cui al DPR n. 251 del 30.11.2012, e che sarebbe indubbiamente falsata laddove permanesse un consigliere.
Si fa presente che in data 21 settembre 2016 la Giunta regionale con DGR/CR n. 94 del 21 settembre 2016 ha trasmesso una proposta al Consiglio regionale per la revoca del consigliere non dimissionario, considerate le proprie competenze spettanti ai sensi dell'art. 54, comma 1, dello Statuto regionale."
Ieri la Prima Commissione si è espressa in tal senso con il voto favorevole della maggioranza, anche perché ci dicono che il consigliere non ha partecipato a gran parte del CdA e si è espresso con voto di astensione.
La parola alla consigliera Giovanna Negro.
Mi dispiace, Vicepresidente, ma non ha risposto alla nostra domanda. Perché, come lei ben sa, la lettera di Banca d'Italia è di aprile 2015, il nuovo Statuto di Veneto Sviluppo è di settembre 2015 e le nomine sono state fatte nel gennaio 2016 e noi abbiamo fatto le nomine come Regione con il vecchio Statuto.
Allora, delle due l'una: se abbiamo una lettera della Banca d'Italia che invita ad adeguare lo statuto riducendo il CdA, l'abbiamo adeguato e poi facciamo le nomine non in maniera conforme, è chiaro che non abbiamo una giusta causa per la revoca del rappresentante e quindi, come gli Avvocati hanno detto ieri in Prima Commissione, rischiamo di subire dei danni per chi lo vota. Grazie.
Grazie, consigliera Giovanna Negro.
- nei giorni scorsi la stampa locale ha dato notizia delle conclusioni di uno studio del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), effettuato sotto la guida di Luigi Tosi (dell'Ismar-Cnr, Istituto di scienze marine) e Pietro Teatini (del dipartimento di Ingegneria civile e ambientale dell'Università di Padova);
- il suddetto studio è incentrato sul fenomeno della subsidenza nell'Alto Adriatico ed è stato realizzato attraverso sofisticati sistemi di rilevamento Gps da satellite;
- il dato più rilevante riguarda le aree nelle quali si sta realizzando di sistema di dighe mobili per la difesa di Venezia dalle acque alte, il cosiddetto MOSE. "Mentre in quasi tutta la laguna e nelle isole di Burano e Sant'Erasmo il terreno si è abbassato di pochi millimetri, confermando il trend degli ultimi due decenni, nelle tre bocche di porto interessate dai lavori del Mose l'abbassamento registrato è nell'ordine di molti centimetri", scrivono i ricercatori;
- questo scenario appare nettamente in contraddizione con quanto veniva prospettato dai progettisti del Mose, che indicavano in 8 centimetri entro il prossimo secolo l'abbassamento totale massimo atteso. Di fatto, questa previsione è divenuta già realtà in poco più di due anni e non nel corso di un secolo;
- a questo si aggiunge anche il fenomeno dell'eustatismo, ovvero dell'innalzamento dei mari: un mix di fattori che desta preoccupazione anche nell'ottica dello sprofondamento dei cassoni di calcestruzzo depositati sui fondali delle bocche di porto e dei possibili, diversi assestamenti che i cassoni potrebbero subire tra loro;
- sempre nei giorni scorsi uno dei più autorevoli esperti idraulici, il professor Luigi D'Alpaos dell'Università di Padova, ha lanciato un altro allarme. Secondo D'Alpaos infatti i lavori del Mose hanno trasformato la laguna e cambiato le correnti aumentando la velocità dell'acqua e l'erosione, a volte modificando la direzione delle maree;
- lo stesso professor D'Alpaos ha dichiarato in occasione di un dibattito pubblico che "serve un monitoraggio sugli effetti dei lavori alle bocche di porto";
- di recente, uno studio eseguito dalla società francese Principia R.D., incaricata dal Comune di Venezia, ha inoltre evidenziato che le paratoie del Mose presentano fenomeni di risonanza, ovvero sono instabili dinamicamente, soprattutto nei casi di mare agitato.
Considerato che alla luce di questi recenti e ripetuti rilievi di carattere scientifico, permangono pesanti dubbi sulla funzionalità e sulla sicurezza dell'opera.
se, nell'ambito delle sue competenze in materia di salvaguardia della laguna di Venezia, garantirà controlli e monitoraggi sugli effetti negativi legati alla realizzazione del Mose."
Per quanto riguarda questa interrogazione, va detto che ci sono grossi punti interrogativi sulle ripercussioni che questa grande opera, il Mose, può avere sull'ambiente e sulla laguna. C'è uno studio del Consiglio nazionale delle ricerche, CNR, che ha verificato in merito al fenomeno sulla subsidenza nell'Alto Adriatico che il dato più rilevante riguarda le aree nelle quali si sta realizzando il sistema delle dighe mobili, e per la difesa di Venezia appunto il Mose. Mentre in quasi tutte la laguna e nelle isole di Burano e Sant'Erasmo il terreno si è abbassato di pochi millimetri, confermando il trend degli ultimi due decenni, nelle tre Bocche di porto interessati dai lavori del Mose l'abbassamento registrato è nell'ordine di molti centimetri. Questo è quello che hanno scritto i ricercatori del CNR.
Questo scenario appare nettamente in contraddizione con quanto invece veniva prospettato dai progettisti del Mose, che avevano indicato 8 centimetri di abbassamento in un secolo, ce li siamo praticamente consumati tutti subito.
Lo stesso professor D'Alpaos – che sappiamo tutti chi è - ha affermato che i lavori del Mose hanno trasformato la laguna e cambiato le correnti aumentando la velocità dell'acqua e l'erosione; inoltre che serve un monitoraggio sugli effetti dei lavori alle Bocche di porto. Quindi delle ripercussioni importantissime sull'ambiente della laguna.
Quindi, con questa interrogazione chiediamo, perché oltre al sottoscritto l'ha firmata anche la collega Guarda e il collega Ruzzante, se nell'ambito delle sue competenze in materia di salvaguarda della laguna di Venezia la Regione garantirà controlli e monitoraggi sugli effetti negativi legati alla realizzazione delle Mose.
"L'interrogazione concerne il progetto delle opere per la difesa di Venezia dalle acque alte, la cui realizzazione esula dalle competenze attribuite alla Regione dalla vigente normativa.
Infatti, ai sensi dell'art. 7 della Legge 16 aprile 1973, n. 171 ("Interventi per la salvaguardia di Venezia"), la regolazione dei flussi di marea e la realizzazione delle opere a questa finalizzate sono di esclusiva competenza dello Stato, che vi provvede tramite il Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche per il Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia (ex Magistrato alle Acque di Venezia), struttura dipendente dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti.
Per quanto attiene ai monitoraggi ambientali sugli effetti dell'opera nel bacino lagunare, si segnala che il 17 giugno 2013 è stato sottoscritto un Accordo di Programma tra il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e la Regione del Veneto, regolante le modalità di verifica dei monitoraggi dei cantieri del Mo.S.E. e delle misure di compensazione, conservazione e riqualificazione ambientale, nel rispetto delle direttive e prescrizioni comunitarie.
Tale Accordo di Programma prevede che la Regione del Veneto, in qualità di autorità ambientale competente per quanto concerne l'attuazione delle Direttive Comunitarie inerenti la Rete Natura 2000 e quale garante della corretta conduzione dei monitoraggi nel rispetto delle direttive e prescrizioni comunitarie, provveda, avvalendosi della propria Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto – ARPAV – a validare e controllare l'esecuzione dei monitoraggi ambientali relativi ai cantieri e alle opere di compensazione e mitigazione, la cui attuazione compete al Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche per il Veneto – Trentino Alto Adige – Friuli Venezia Giulia (in qualità di soggetto responsabile della realizzazione dell'opera), nonché a valutare i dati prodotti e le elaborazioni dei risultati, ai fini della verifica del raggiungimento degli obiettivi relativi alla Rete Natura 2000.
Si precisa che tale attività di controllo e verifica dei monitoraggi, nell'ambito della realizzazione delle opere di difesa dalle acque alte alle bocche di porto lagunari, si inserisce in un contesto più ampio, in cui la Regione è da tempo impegnata, nell'ottica di una gestione integrata del sistema Bacino Scolante – Laguna – Mare, nell'attuazione dei monitoraggi ambientali nel Bacino Scolante, in Laguna di Venezia e nel mare antistante, al fine di verificare il grado di raggiungimento degli obiettivi di qualità per le risorse idriche stabiliti dalla normativa europea e dalla Legislazione Speciale per Venezia".
Grazie Assessore per la risposta, che naturalmente le chiederò cortesemente, visto che è anche questa molto articolata.
In merito al fatto che sia l'ARPAV, come lei conferma, a validare, controllare e valutare quello che sta accadendo con questa grande opera, credo che - di conseguenza - una buona fetta di competenza di controlli ambientali su quello che sta accadendo ce l'ha proprio la Regione Veneto. Quindi, se la realizzazione, come diceva lei, dell'opera non è di nostra competenza, il controllo sugli effetti ambientali ci sta tutto ed è nostra competenza.
Quello che dico è che non sono soddisfatto della risposta, perché con questa interrogazione, che ho sottoscritto in compagna anche della collega Cristina Guarda e del collega Ruzzante, puntavo a capire che cosa sta facendo la Regione in merito a questo dato, a mio avviso, molto preoccupante segnalato dal Centro Nazionale delle Ricerche, che ci dice che ci sono stati degli abbassamenti nelle Bocche di porto interessate dal Mose di diversi centimetri, centimetri che dovevano calare, in base ai progettisti, in un secolo. Credo sia molto preoccupante questo dato e mi auguro che l'ARPAV, la nostra Regione tramite l'Agenzia ambientale, sappia approfondire la questione perché con l'innalzamento dei mari, adesso abbiamo la subsidenza, si aggiunge addirittura il cedimento così repentino dove stiamo realizzando il Mose dei fondali, che cosa accadrà a questo Mose? Che cosa accadrà alla nostra biodiservità, al nostro ambiente e alla laguna tutta? Spero che ci siano approfondimenti da parte della Giunta regionale visto che ne ha sicuramente competenza.
- la questione abitativa è una delle criticità e delle emergenze più sentite nel territorio da famiglie che vivono particolari situazioni di difficoltà economica e dalle amministrazioni locali che si trovano a gestire frequenti situazioni di disagio;
- tale emergenza si è aggravata in questi anni di perdurante crisi economica che ha determinato un aumento dei casi di morosità e sfratti.
- nel 2013, per programmare una risposta adeguata al tema dell'emergenza abitativa, l'Azienda Ater di Padova ha inviato a tutti i Comuni del padovano una nota (prot. n. 9136 del 08.08.2013) avente ad oggetto "Piano strategico delle politiche della casa nel Veneto 2013 - 2020. Utilizzo risorse";
- diversi Comuni padovani, in risposta alla nota citata, hanno manifestato il loro interesse a cedere alloggi, terreni o fabbricati da recuperare;
- tra i Comuni che hanno avanzato proposte vi è anche il Comune di Albignasego che allo scopo ha messo a disposizione l'ex fabbricato scolastico ubicato in località Lion tra le vie Puccini e Verdi;
- valutate le proposte pervenute, è stato elaborato il "Piano Strategico delle politiche della casa nel Veneto", approvato con delibera di Giunta regionale n. 55 in data 10/07/2013, con il quale vengono individuate specifiche soluzioni affinché le ATER possano concretamente contrastare la pressante domanda abitativa con una serie di azioni ordinarie e complesse;
- con successiva delibera attuativa delle previsioni del "Piano strategico", n. 2385 del 16.12.2013, la Giunta ha approvato - (allegato A) - "l'elenco degli interventi proposti di nuova costruzione o acquisto di alloggi ovvero recupero di nuove unità abitative", e tra questi con un contributo di 350 mila euro (allegato B) anche il recupero dell'immobile proposto dal Comune di Albignasego.
- i piani d'investimento per la realizzazione di nuove unità abitative è stato molto limitato a causa dei ritardi nei pagamenti degli investimenti fatti negli ultimi anni da parte della Regione alle singole Ater;
- a quanto risulta, nelle prossime settimane saranno finalmente liquidate importanti risorse a parziale ristoro di detti crediti;
- la liquidazione delle anticipazioni, oltre a sanare una situazione che rischiava di creare difficoltà di cassa alle varie Ater, metterà queste ultime nelle condizioni di riavviare gli investimenti programmati;
- è prioritario dar rapida attuazione ai piani d'investimento nei Comuni che avevano manifestato il loro interesse, come citato più sopra, e che per questo sono stati ricompresi nel "Piano strategico".
per sapere con quali tempistiche intenda dar corso al recupero dell'immobile in località Lion nel Comune di Albignasego, inserito nelle previsioni del "Piano strategico" con delibera di Giunta n. 2385 del 16 dicembre 2013."
"E' all'evidenza della corrispondenza quotidiana con le Aziende Territoriali per l'Edilizia Residenziale del Veneto come le attività istituzionali delle stesse siano compromesse nel loro sviluppo temporale, da una serie di criticità che non consentono una puntuale attuazione del Piano Strategico delle politiche della casa nel Veneto, approvato con provvedimento 10.07.2013, n. 55 dal Consiglio regionale.
L' A.T.E.R. di Padova, già con nota n. 10737 in data 16.10.14, aveva elencato alcune di queste problematiche che in questi ultimi anni hanno precluso l'attuazione tempestiva delle azioni programmate.
In particolare si rilevava nella citata nota come il ritardo dei trasferimenti finanziari della Regione Veneto, a causa dei limiti imposti dal patto di stabilità, rendevano impercorribili le realizzazioni delle opere previste per mancanza di cassa, problema che non avrebbe consentito alla Stazione Appaltante di procedere ai pagamenti degli Stati di Avanzamento Lavori.
A seguito delle indicazioni fornite dall'A.T.E.R di Padova con nota n. U160003481 in data 15.03.16 e delle recenti erogazioni di quote di finanziamento pregresse, disposte dalla Regione Veneto con mandati di pagamento del maggio scorso, è possibile ora prevedere che i lavori relativi all' intervento "Albignasego loc. Lion "Ex Scuola"- ristrutturazione con ricavo di n. 6 alloggi" possano essere avviati nel gennaio 2017, giusta richiesta di proroga dell'Azienda, avanzata con la citata nota.
Si assicura pertanto, salvo imprevisti, l' avvio delle attività di ristrutturazione dell'edificio in parola entro i primi mesi del 2017."
La parola al consigliere Barison.
Ringrazio l'assessora per la risposta e mi ritengo soddisfatto.
Grazie, consigliere Barison.
"Premesso che dal mese di ottobre 2015 Poste Italiane Spa ha introdotto in alcuni uffici postali del Veneto un nuovo modello di recapito al fine di ottimizzazione i processi di lavorazione della corrispondenza e in previsione di una eventuale razionalizzazione degli uffici periferici.
- il nuovo modello di recapito prevede che la consegna della corrispondenza avvenga a giorni alterni e con cadenza bisettimanale: una settimana il lunedì, mercoledì e venerdì e in quella successiva il martedì e giovedì;
- da alcuni mesi i residenti dei Comuni di Bassano del Grappa, Mussolente, Romano d'Ezzelino, Rossano Veneto e Rosà nei quali è stato introdotto il suddetto modello segnalano frequenti e pesanti disservizi: bollette che arrivano anche parecchi giorni dopo la data di scadenza; inviti a riunioni istituzionali che vengono trovati nella cassetta postale a incontro avvenuto; appuntamenti per esami medici che slittano di mesi perché viene recapitata in ritardo la richiesta di conferma; servizi televisivi sospesi perché i bollettini di abbonamento mensile non arrivano. Inoltre i cittadini denunciano sempre più spesso lo smarrimento della corrispondenza alla sede centrale delle Poste italiane di Bassano del Grappa, che non è in grado di fornire alcuna spiegazione.
- il suddetto nuovo sistema di recapito non garantisce ai cittadini un adeguato ed efficiente servizio postale;
- a subire le maggiori conseguenze di tali situazione sono soprattutto le persone anziane che hanno maggiore difficoltà a raggiungere gli uffici postali e ad accedere ai servizi elettronici.
quali azioni intende intraprendere nelle sedi competenti al fine di garantire un adeguato ed efficiente servizio postale ai cittadini veneti."
"Il servizio postale universale è disciplinato a livello comunitario dalla direttiva europea 97/67/CE del 15 dicembre 1997, "Regole comuni per lo sviluppo del mercato interno dei servizi postali comunitari e il miglioramento della qualità del servizio".
Tale direttiva in materia postale è stata recepita in Italia con il decreto legislativo 261/99, con il quale vengono individuati i criteri generali che regolano il servizio postale, stabilendo che lo stesso sia prestato in via continuativa per tutta la durata dell'anno, assicurando un congruo numero di accessi (uffici postali/cassette postali) su tutti i punti del territorio nazionale, sulla base di criteri di ragionevolezza, al fine di tenere conto delle esigenze degli utenti.
Il Contratto di programma 2015-2019, attualmente in vigore, siglato il 15 dicembre 2015, recepisce alcune innovazioni introdotte dallo Stato a seguito della Legge 190/2014 (Legge di stabilità 2015), che prevede alcune novità per quanto riguarda il servizio postale, ed in particolare:
- la ridefinizione degli obiettivi qualitativi percentuali medi di recapito (tempi di recapito), articolata nelle seguenti due modalità:
a) "invio di corrispondenza ordinaria" (j+4): servizio base di corrispondenza non massiva verso qualsiasi località del territorio nazionale ed estero per il quale sono fissati obiettivi medi per il recapito da effettuare entro il quarto giorno lavorativo successivo a quello di inoltro nella rete pubblica postale;
b) "invio di posta prioritaria" (j+1): servizio espresso di corrispondenza non massiva verso qualsiasi località del territorio nazionale ed estero per il quale sono fissati obiettivi medi per il recapito da effettuare entro il giorno lavorativo successivo a quello di inoltro nella rete pubblica postale;
Ora, in relazione a quanto previsto dal Contratto di Programma sopra menzionato, Poste Italiane S.p.A. ha provveduto ad avviare, a titolo sperimentale, (delibera 395/15 Cons.), secondo i criteri fissati da Agcom, un modello di recapito a giorni alterni, articolato in più fasi:
- la prima fase si è attuata a partire da ottobre 2015 e ha interessato il Veneto relativamente alle province di Belluno (40 comuni), Rovigo (16 comuni) e Vicenza (3 Comuni);
- La seconda fase si è attuata a partire da aprile 2016 e coinvolge le province di Belluno (9 Comuni) e Rovigo (32 Comuni); il completamento di tale fase, con date non ancora definite, interesserà progressivamente ulteriori 74 Comuni del Veneto, ed in particolare le province di Padova (30 Comuni), Venezia (14 Comuni) e Vicenza (40 Comuni).
Complessivamente la fase sperimentale di attuazione del servizio postale a giorni alterni riguarda quindi, sulla base delle disposizioni comunicate da Poste Italiane S.p.A., 184 Comuni del Veneto così distribuiti a livello provinciale: Belluno 49 comuni, Padova 30 comuni, Rovigo 48 comuni, Venezia 14 Comuni, Vicenza 43 Comuni.
L'attuazione di tale fase ha provocato, in molti casi segnalati dai cittadini, disservizi in termini di tempi di consegna, peraltro attribuibili non soltanto al sistema di consegna alternata, ma anche al contemporaneo avvio da parte di Poste Italiane S.p.A., di una riorganizzazione complessiva del servizio svolto dai portalettere su scala territoriale attuato dall'Azienda allo scopo di ottimizzare nel medio termine l'utilizzo delle risorse umane impiegate per tali funzioni.
A tale riguardo è da evidenziare che i casi di disservizio segnalati nell'interrogazione relativamente ai comuni di Bassano del Grappa, Mussolente, Romano d'Ezzelino, Rossano Veneto e Rosà vanno con ogni probabilità inquadrati nell'ambito di tale secondo ordine di problemi, poiché i sopra citati Comuni non sono inclusi fra i Comuni sui quali Poste Italiane S.p.A. ha attivato il sistema di posta a giorni alterni.
In ogni caso le possibili conseguenze della riorganizzazione da parte di Poste Italiane S.p.A. dei servizi di posta universale, ed in particolare la consegna a giorni alternati, ancorché prevista dal Contratto di programma 2015-2019, sono all'attenzione da parte della Giunta regionale del Veneto la quale condivide le preoccupazioni espresse dai consiglieri regionali e che, proprio allo scopo di monitorare la situazione sul territorio e individuare possibili soluzioni organizzative, ha formalmente attivato un percorso di concertazione con Poste Italiane S.p.A., coinvolgendo le associazioni di rappresentanza degli enti locali della Regione (Anci Veneto e Uncem Veneto).
Tale concertazione a livello regionale costituisce un primo risultato tangibile dell'istituzione formale, in sede di Conferenza Stato-Regioni, di un Tavolo Tecnico Permanente per affrontare i temi "critici" dell'attuazione del servizio postale universale, con il coinvolgimento, oltre che del MISE e di AGCOM, delle Regioni, di Anci e di Uncem. Il Tavolo nazionale ha in particolare affrontato il tema delle criticità della consegna a giorni alterni, individuando proprio nella concertazione su base locale lo strumento più idoneo per monitorare e gestire tali criticità.
E' necessario peraltro evidenziare che le Regioni non hanno competenze specifiche nell'attuazione delle misure previste dal Contratto di Programma, che individua quale interlocutore di Poste Italiane S.p.A. il Ministero dello Sviluppo Economico.
E' altrettanto vero tuttavia che il ruolo di soggetto di coordinamento che la Regione svolge nei confronti degli enti locali (Comuni, Unioni di Comuni, Unioni montane) direttamente interessati dal servizio di posta universale, anche in termini più generali di servizi alla popolazione, potrà consentire – oltre che il monitoraggio e la tempestiva segnalazione dei disservizi - la programmazione di proposte e di azioni in grado di andare incontro ai bisogni ed alle emergenze delle popolazioni locali, specialmente quelle delle aree svantaggiate del territorio".
Non leggo l'articolazione perché è un po' articolato e ripercorre un po' i vari passaggi dai decreti ministeriali dallo Scajola in poi, fino all'ultimo accordo di programma con Poste Italiane. Dico solo che è istituito a livello regionale il tavolo istituzionale con Poste Italiane, Anci e Uncem, abbiamo fatto diversi incontri e abbiamo partecipato ai tavoli romani; siamo in stesura delle osservazioni che invieremo alle Poste in cui ribadiamo due dei concetti che erano in discussione. Uno è la chiusura degli uffici postali, che sapete che nel programma di razionalizzazione sono stati congelati nel 2016 e noi chiederemo, insieme a altre Regioni, il congelamento anche per il 2017.
Poi, per quanto riguarda la consegna posta a giorni alterni, che stiamo cercando noi, l'ANCI e l'UNCEM di monitorare, però nelle settimane scorse anche da parte dell'AGCOM è stato segnalato che in questo momento non si garantisce il servizio universale, quindi bisognerà capire e vedere cosa fa Poste Italiane dopo questa presa di posizione dell'AGCOM. Stiamo dando delle osservazioni in linea con quelle che sono le altre Regioni che vogliono comunque mantenere la capillarità del servizio, soprattutto nelle zone rurali e montane, e in quelle zone con l'ANCI stiamo discutendo per riempire di servizi, servizi aggiuntivi, in modo che possano essere mantenuti i presidi - anche se c'è, diciamo così, un bacino non molto forte -, però con dei servizi aggiuntivi che possono essere quelli in convenzione con il Comune e con altri enti.
Grazie, assessora Manunela Lanzarin.
La parola al consigliere Fracasso.
Ringrazio l'Assessore per la risposta da cui ricavo che c'è un confronto in atto con ANCI, quindi con i Comuni che sono le istituzioni che spesso segnalano queste inefficienze.
Se fosse possibile, una volta definito il documento che state elaborando e che verrà trasmesso alle Poste che fosse trasmesso anche ai Consiglieri, o alla Prima Commissione, in modo da poter avere contezza delle richieste che escono da questo lavoro. Grazie.
Grazie, consigliere Fracasso.
- il settore delle coltivazioni biologiche sta conoscendo una forte crescita in termini di domanda: in Italia, secondo il rapporto "Bio in cifre 2015", realizzato da Sinab (Sistema d'Informazione Nazionale sull'Agricoltura Biologica) per il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, i consumi interni sono aumentati del 20 per cento nel periodo compreso tra novembre 2014 e novembre 2015. Il nostro Paese ha ormai assunto un ruolo di leadership europea per numero di operatori, con un fatturato annuo di circa 4 miliardi di euro;
- lo scenario suddetto ha spinto il Governo ad introdurre una serie di linee-guida strategiche per favorire ed indirizzare uno sviluppo armonico del settore del biologico in Italia;
- nei mesi scorsi è stato approvato, in sede di Conferenza Stato-Regioni, il Piano Strategico nazionale per il biologico;
- il suddetto Piano, risultato del lavoro portato avanti dal Mipaaf insieme a tutta la filiera, prevede una serie di obiettivi mirati per la crescita del settore, sia in termini di mercato che di superficie dedicata all'agricoltura biologica, da raggiungere entro il 2020 attraverso azioni specifiche;
- tra le azioni indicate dal Piano si richiama all'uniformità delle modalità di applicazione della misura di sostegno all'agricoltura bio prevista dai PSR (Piani di Sviluppo Rurale) tra le diverse Regioni italiane.
- in Veneto, il vino biologico è uno dei prodotti più richiesti;
- gli operatori della zona del "Prosecco Docg" stanno denunciando pesanti difficoltà nel coltivare i loro vigneti in modo biologico, a causa della altissima densità di coltivazioni e della frammentazione delle proprietà in piccoli e piccolissimi vigneti, posti uno accanto all'altro;
- tale vicinanza diretta tra vigneti rende praticamente impossibile, per gli operatori biologici, evitare la contaminazione di pesticidi utilizzati dai coltivatori convenzionali;
- gli sforzi compiuti da molti operatori, di coltivare in modo biologico e biodinamico, risultano spesso vani essendo loro preclusa la possibilità della certificazione biologica o biodinamica delle uve. Tutto questo con un danno economico oltre che morale;
- contemporaneamente si assiste da parte della Regione Veneto alla concessione di deroghe nell'utilizzo di prodotti fitosanitari, come è accaduto nello scorso marzo con l'autorizzazione del Dipartimento Agricoltura e Sviluppo Rurale - Settore Fitosanitario (prot. n. 83829 del 02.03.2016) "a portare, nella difesa della peronospera della vite, da 4 a 6 la limitazione complessiva relativa ai prodotti contenenti Mancozeb, Folpet, Dithianon, Fluazinam, fermo restando il limite di 3 interventi per ciascuna di suddette sostanze attive";
- è emblematico in questo scenario, il caso di un coltivatore di vigneti di prosecco con la modalità del biologico in provincia di Treviso: le analisi di laboratorio hanno rilevato la presenza dei composti Boscalid, Dimethomorph, Mandipropamid, Metalaxyl e Metalaxyl-M. Con la conseguenza che le sue coltivazioni sono state valutate non conformi al Decreto Ministeriale n. 309 del 13 gennaio 2011e dunque non riconoscibili come produzione biologica.
quali misure intende introdurre per garantire la piena tutela delle coltivazioni biologiche nella zona del "Prosecco Docg" dalla contaminazione da pesticidi dovuta dalla deriva dei medesimi utilizzati nelle coltivazioni "convenzionali"."
Spiace che non ci sia l'Assessore competente che sicuramente ha seguito da vicino la questione.
Il problema è proprio quello delle coltivazioni biologiche che sembra non siano per nulla tutelate e agevolate dalla Regione Veneto. Sappiamo tutti che è in forte crescita la domanda di prodotti biologici, lo dicono tutte le statistiche; il nostro paese, cioè l'Italia, ha assunto un ruolo di leadership europea per numero di operatori, con un fatturato di 4 miliardi di euro e recentemente, è stato approvato in sede di Conferenza Stato-Regioni il Piano strategico nazionale per il biologico.
Va detto, purtroppo, che per la nostra Regione il biologico ci vede fanalino di coda perché siamo fra le ultime Regioni in termini di fatturato, in termini di superficie coltivata a biologico. Gli operatori della zona del prosecco DOCG stanno denunciando pesanti difficoltà nel coltivare i loro vigneti in modo biologico a causa dell'altissima densità di coltivazione e della frammentazione della proprietà in piccoli, piccolissimi vigneti, posti uno accanto all'altro. Questa vicinanza rende impossibile per gli operatori biologici evitare la contaminazione di pesticidi utilizzati dai coltivatori.
Inoltre, la Regione Veneto concede delle deroghe nell'utilizzo di prodotti fitosanitari, come è successo nello scorso marzo, ed è successo ad un coltivatore di prosecco in provincia di Treviso che si è visto negare il riconoscimento di prodotto biologico perché era stata rilevata nel suo vigneto la presenza di prodotti come il Boscalid, Dimethomorph, Mandipropamid, Metalaxyl e Metalaxyl-M.metamaxil, m., e naturalmente il prodotto non è stato ritenuto biologico.
La parola all'assessore Corazzari.
"In riferimento alle questioni poste dall'interrogante si premette che uno degli obiettivi fondamentali della Giunta regionale, correlati anche alla politica agricola comune, è quello di favorire uno sviluppo sostenibile in grado di coniugare la valorizzazione delle colture e la difesa del territorio, la biodiversità vegetale e animale, unitamente alla protezione della salute umana promuovendo un uso razionale dei prodotti fitosanitari con la crescita economica delle imprese agricole.
Per quanto la supposta impossibilità degli operatori biologici di evitare la contaminazione di prodotti fitosanitari da parte dei coltivatori convenzionali, occorre innanzitutto precisare che l'applicazione di tecniche più efficienti, quali l'uso di attrezzature di applicazione dei prodotti fitosanitari a ridotta dispersione soprattutto nelle colture permanenti a sviluppo verticale, quali frutteti e vigneti, previene la generazione della deriva, intesa come "la quantità di miscela erogata dall'irroratrice nel corso del trattamento che, per azione delle correnti ambientali, viene allontanata dall'area oggetto della distribuzione".
In merito all'applicazione di buone pratiche agricole per contenere la deriva, si ritiene che il sistema di formazione obbligatoria per gli utilizzatori dei prodotti fitosanitari previsto dal Piano d'Azione Nazionale per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN), adottato con Decreto Ministeriale del 22 gennaio 2014 possa assumere un ruolo fondamentale per la divulgazione delle buone pratiche suddette.
A questo proposito, la deliberazione della Giunta regionale n. 2136 del 18 novembre 2014, che detta le disposizioni di attuazione del sistema di formazione obbligatoria, prevede che il programma formativo debba assicurare l'acquisizione delle conoscenze necessarie per l'accesso alla valutazione finale, sia sugli aspetti tecnico-agronomici sia sugli argomenti di carattere tossicologico. Particolare attenzione viene inoltre posta alla corretta interpretazione delle informazioni riportate in etichetta e nelle schede di sicurezza dei prodotti fitosanitari finalizzata alla scelta consapevole e ad un impiego appropriato, nel rispetto della salvaguardia ambientale, della tutela della salute e della sicurezza alimentare. Al riguardo, si precisa che oltre 49.000 utilizzatori professionali nel Veneto risultano in possesso del certificato di abilitazione all'acquisto e utilizzo dei prodotti fitosanitari.
Per quanto attiene la tutela delle produzioni biologiche, il PAN al comma A.2.3 prevede che, fermo restando quanto previsto all'art. 67 del regolamento (CE) n. 1107/2009, le aziende agricole, al fine di tutelare le proprie produzioni, in particolare quelle ottenute con il metodo biologico, possono richiedere alle aziende confinanti di essere informate circa gli interventi fitosanitari e i relativi principi attivi impiegati.
Se del caso, a tutela delle proprie coltivazioni biologiche l'agricoltore può richiedere che l'esecuzione dei trattamenti da parte del confinante sia effettuata con l'adozione di accorgimenti tecnici idonei a ridurre l'effetto deriva (ad esempio, eseguendo i trattamenti nei filari prospicienti le coltivazioni biologiche esclusivamente in direzione opposta alle coltivazioni biologiche).
In merito alle deroghe sull'utilizzo dei prodotti fitosanitari, rilasciate dal Dipartimento Agricoltura e Sviluppo Rurale – Settore Fitosanitario, si precisa che tali deroghe riguardano la gestione delle Linee Tecniche di Difesa Integrata della Regione del Veneto, la cui adesione da parte delle aziende è di carattere volontario e che prevedono delle limitazioni all'uso di alcuni principi attivi, rispetto a quanto previsto a norma di legge – ossia quanto riportato nelle etichette dei formulati in commercio.
Da ultimo si ritiene di evidenziare le attività ed iniziative più significative poste in essere in materia di impiego di prodotti fitosanitari dalla Giunta regionale:
- esperienze nell'ambito della difesa integrata, a partire dagli anni '80, con il coinvolgimento di strutture di ricerca, tecnici delle Associazioni Produttori, Cantine, Consorzi di difesa ed altre strutture. La struttura di riferimento è la Direzione Parchi Foreste e Agroambiente, in cui è ora incardinata l'U.O. Fitosanitario, che aggiorna annualmente i disciplinari, sulla base di Linee guida concordate a livello nazionale;
- organizza recapiti periodici sul territorio; predispone specifici bollettini informativi diffusi in collaborazione con ARPAV. A questo si aggiunge una specifica attività divulgativa sulla difesa delle colture erbacee costantemente promossa da Veneto Agricoltura nel settore dei seminativi durante l'arco dell'anno solare;
- attività avviate con la delibera della Giunta regionale n. 2070 del 3 agosto 2010, che ha costituito uno specifico gruppo di lavoro – presso la Direzione Regionale Agroambiente – composto da tecnici ed esperti incaricato di dare adempimento alla direttiva n. 2009/128/CE, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria ai fini dell'utilizzo sostenibile dei pesticidi e al regolamento 1107/2009/CE, relativo all'immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari finalizzata all'individuazione delle misure per la riduzione dei rischi e degli impatti nell'utilizzo dei fitofarmaci;
- attività avviate con la delibera della Giunta regionale n. 1698 del 7 agosto 2012, che ha costituito uno specifico gruppo di lavoro – presso la Direzione Regionale Agroambiente – di tecnici ed esperti, incaricato di individuare in ambito regionale un nuovo approccio dei sistemi di produzione e di trasformazione delle uve, che incorpori allo stesso tempo la sostenibilità economica delle strutture aziendali e dei territori, l'ottenimento di prodotti di qualità, considerando le esigenze di promuovere tecniche di viticoltura di precisione, considerando i rischi legati all'ambiente, alla sicurezza dei prodotti, alla salute dei consumatori e la valorizzazione degli aspetti del patrimonio storico, culturale, ecologico e paesaggistico (Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino, Risoluzione CST 1 - 2004).
Si assicura infine che l'applicazione, da parte degli Uffici della Giunta regionale del Veneto delle normative inerenti l'utilizzo dei fitofarmaci é considerata prioritaria e a testimonianza di ciò si richiama la recente deliberazione n. 1262 del 1° agosto 2016 "Approvazione degli Indirizzi regionali per un corretto impiego dei prodotti fitosanitari, nonché della proposta di regolamentazione comunale per l'utilizzo dei prodotti fitosanitari, in applicazione del Piano di Azione Nazionale per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari approvato con DM 22 gennaio 2014".
Grazie, assessore Corazzari.
Ho visto che è troppo prolisso, una raccomandazione che faccio sempre ai colleghi Assessori e all'Assessore di collegamento con il Consiglio è che devono far sì che le risposte siano contenute nei 5 minuti previsti.
Assessore, spiace ribadire a lei che la risposta è insoddisfacente perché non è lei l'autore di questa risposta perché manca l'assessore Pan. Sta di fatto che nella risposta si fa riferimento a tutte le norme che regolano questo settore, però c'è un dato di fatto al quale va risposto: ci sono coltivatori di vino, prosecco DOC con il metodo biologico che non possono certificare il vino biologico perché si ritrovano con le proprie produzioni di uva contaminate da sostanze che sono causa della deriva dei trattamenti dei vigneti vicini. Questo è un dato di fatto.
La risposta doveva essere come risolviamo queste contaminazioni, questa è la risposta che dovevate dare! Lei mi dice, Assessore, che vengono utilizzate tecniche per evitare la dispersione. Si, adesso ci sono queste tecniche, ma in percentuale quanti operatori, quanti produttori le utilizzano? Sono pochissime, sono eccezionali questi metodi perché abbattono di molto l'aerodispersione e quindi la contaminazione. Però resta il problema che nella nostra Regione uno che vuole coltivare biologico non lo può fare perché ha la deriva di tutti quelli che coltivano in maniera tradizionale, ovvero con un massiccio uso e utilizzo di sostanze chimiche. Sostanze chimiche che la Regione, come diceva prima, agevola, perché abbiamo previsto delle deroghe per il Mancozeb, Folpet, Dithianon. Solo lo scorso marzo sono state fatte delle deroghe per l'utilizzo di sostanze che normalmente devono essere vietate. Quindi, ce n'è molta di strada da fare e sono totalmente insoddisfatto della risposta.
Grazie, consigliere Zanoni
- con delibere della Giunta regionale n. 1674/1994 e n. 2678/2007 è stata autorizzata la coltivazione della cava di calcare lucidabile (marmo) e calcare per industria, denominata "CENGI" ubicata dei comuni di Cornedo Vicentino e Valdagno;
- con successivo decreto del Direttore della Sezione Geologia e Georisorse n. 228/2014 sono stati prorogati fino al 31/12/2024 i termini per la conclusione dei lavori di coltivazione della cava stessa;
- con successiva delibera della Giunta regionale n. 2099/2015 è stato autorizzato l'ampliamento della cava;
- l'attività di estrazione avviene attualmente anche tramite l'utilizzo di cariche detonanti, con una frequenza di 2-3 serie alla settimana e ciascuna delle quali può arrivare a prevedere fino a 10 esplosioni;
- tale esasperante situazione sta creando un grave disagio agli abitanti della zona, in particolare alcune decine di famiglie residenti nella contrada Tommasoni di Cornedo Vicentino, che devono sopportare dei veri e propri boati ed autentici movimenti tellurici che causano ingenti danni alle case;
- tali disagi sono stati certificati da apposito rilievo sonoro effettuato dall'ARPAV che ha accertato il superamento del valore delle emissioni previsto dalle vigenti normative per il periodo diurno ed in ambiente abitativo;
- si evidenzia in particolare il rischio che gli edifici potrebbero amplificare le vibrazioni indotte dalle esplosioni entrando in risonanza, con conseguenze sulla tenuta degli edifici.
se intende far verificare tutti gli aspetti di sicurezza, comprese le misurazioni di risposta degli edifici secondo le attuali normative UNI, tabella DIN 4150 prospetto D.2, per garantire l'incolumità di quanti abitano nelle vicinanze della cava e dei beni immobili di loro proprietà."
Il consigliere Fracasso la dà per illustrata.
"In relazione all'utilizzo di esplosivo per la coltivazione della cava CENGI e dell'adiacente cava GROLLA, situate in Comune di Cornedo Vicentino e Valdagno, è attivo dall'ottobre del 2015 un monitoraggio delle vibrazioni disposto con Ordinanza provinciale di polizia mineraria n. 14/2015 emessa ai sensi dell'art. 674 del D.P.R. 128/1959.
L'autorizzazione dell'ampliamento di cava CENGI, citata nell'interrogazione, ha prescritto modalità operative per la limitazione dell'impiego di esplosivo. L'Ordinanza provinciale ha imposto delle limitazioni per l'uso di esplosivo sia in cava CENGI sia in cava GROLLA.
Tali limitazioni, basate anche sui risultati di misurazioni svolte da tecnici incaricati della ditta, sono di carattere temporaneo e possono essere modificate in funzione dell'esito del monitoraggio in corso.
Il monitoraggio ha la finalità di valutare l'entità dei livelli di vibrazione, indotti dall'uso di esplosivo, nell'intorno dei siti estrattivi prendendo a riferimento le norme UNI 9916 nonché di verificare la validità delle limitazioni attualmente imposte.
Per il monitoraggio è stato installato un vibrometro a misurazione continua, della Syscom instruments SA (Sainte-Croix – CH), presso due edifici vicini alle cave. Ciascun strumento è dotato di una terna di geofoni triassiali ed è equipaggiato con unità di trasmissione dati su rete GSM di telefonia mobile collegata con l'ufficio di polizia mineraria della Provincia di Vicenza per l'accesso diretto e in tempo reale alle misure.
In accordo con le indicazioni di cui al punto 6.2.1. della norma UNI 9916, la rilevazione dei livelli di vibrazione è condotta in prossimità delle fondazioni degli edifici prescelti al fine di misurare l'eccitazione indotta dall'uso dell'esplosivo e misurando quale grandezza di riferimento la velocità di vibrazione, come previsto al punto 6.1.2 della norma tecnica.
L'approccio adottato per le verifiche prevede un metodo di analisi dei dati basato sul confronto dei valori registrati con quelli ottenuti da osservazioni passate e riportate in alcune norme internazionali prese a riferimento dalla stessa UNI 9916.
Il monitoraggio effettuato finora ha interessato il periodo dal 28/10/2015 al 22/04/2016 (177 giorni) durante il quale nelle cave è stato utilizzato esplosivo in 34 giornate, per un totale di 258 volate (mediamente 7,6 volate al giorno dedicato al brillamento).
I valori di velocità di vibrazione, suddivisi per classi di P.C.P.V. (peak component particle velocity) finora registrati dagli strumenti hanno evidenziato i seguenti dati:
"Classi di PCPV mm/s > 1,50;
VIBROMETRO 1: NUMERO DI EVENTI 2; % di totale di volate 0,8%;
VIBROMETRO 2: NUMERO DI EVENTI 6; % di totale di volate 2,3;
Classi di PCPV mm/s > 1,31–1,50;
VIBROMETRO 1: NUMERO DI EVENTI 0; % di totale di volate 0,0%;
VIBROMETRO 2: NUMERO DI EVENTI 3; % di totale di volate 1,2;
"Classi di PCPV mm/s > 1,01-1,30;
VIBROMETRO 2: NUMERO DI EVENTI 11; % di totale di volate 4,3;
"Classi di PCPV mm/s > 0,81-1,00;
VIBROMETRO 1: NUMERO DI EVENTI 10; % di totale di volate 3,9%;
VIBROMETRO 2: NUMERO DI EVENTI 24; % di totale di volate 9,3;
Classi di PCPV mm/s > 0,51-0.80;
VIBROMETRO 1: NUMERO DI EVENTI 41; % di totale di volate 15,9%;
VIBROMETRO 2: NUMERO DI EVENTI 55; % di totale di volate 21,3;
classi di PCPV mm/s > 0,31-0,50;
VIBROMETRO 1: NUMERO DI EVENTI 26; % di totale di volate 10,1%;
VIBROMETRO 2: NUMERO DI EVENTI 71; % di totale di volate 27,5;
VIBROMETRO 1
NUMERO DI EVENTI: TOTALE: 81;
% di totale di volate: TOTALE: 31,4%;
VIBROMETRO 2
NUMERO DI EVENTI, TOTALE: 170;
% di totale di volate, TOTALE: 65,9%"
Le volate non registrate dalla strumentazione, per mancato superamento del valore di soglia imposto a 0,3 mm/s (trigger), sono state 177 (68,6%) per il vibrometro 1 e 88 (34,1%) per il vibrometro 2.
La norma DIN4150 per la classe di edifici residenziali e costruzioni simili individua un valore limite di P.C.P.V. di 5 mm/s per le vibrazioni con frequenze dominanti inferiori ai 10 Hz e limiti superiori per frequenze più elevate.
Le analisi dei vibrogrammi sul dominio delle frequenze ha fornito spesso valori inferiori ai 10 Hz e, pertanto, il limite inferiore di 5 mm/s risulta appropriato per il caso in esame.
I valori di PCPV emersi dal monitoraggio delle 258 volate risultano in un caso di 2,13 mm/s pari al 46% del limite, in un caso di 1,99 mm/s pari al 40% del limite, in 3 casi con valori compresi fra 1,89 e 1,53 mm/s, inferiori al 38% del limite e per i rimanenti 253 casi inferiori al 29% del limite.
Non sono state prese in considerazione le norme BS7385 riportate nell'appendice D della norma UNI9916 in quanto meno restrittive rispetto alle precedenti.
I valori ottenuti evidenziano pertanto livelli di vibrazione indotta dall'esplosivo molto al di sotto dei limiti presi a riferimento.
La ditta titolare delle cave ha presentato la prima relazione semestrale sul monitoraggio, predisposta dai propri tecnici, come prescritto dall'Ordinanza provinciale. Tale relazione e i dati finora acquisiti sono in corso di valutazione da parte dell'ufficio di polizia mineraria della Provincia di Vicenza anche per la determinazione delle leggi di attenuazione del sito e per eventuali conseguenti provvedimenti da adottare in ordine all'impiego dell'esplosivo nelle cave.
Il monitoraggio è ancora in corso e durante il prosieguo la strumentazione potrà trovare anche diversa collocazione in funzione del tipo di approfondimenti che l'autorità di polizia mineraria riterrà necessario svolgere.
Infine si osserva che il riferimento alle "normative UNI, tabella DIN 4150 prospetto D.2" citato nell'interrogazione non appare pertinente con la tematica trattata. Infatti tale riferimento riguarda i "valori di riferimento per le componenti orizzontali della velocità di vibrazione (p.c.p.v.) al fine di valutare l'azione delle vibrazioni durature sulle costruzioni" nell'ambito delle vibrazioni permanenti (appendice D, punto D.2.1.2).
Purtroppo la richiesta che è contenuta nella mia interrogazione riguardava proprio la applicabilità di quella tabella UNI LADIN 4150. Dalla risposta che ho seguito ricavo che non è ritenuta, come è stato detto qui, mi pare, pertinente alla tematica trattata. Tuttavia, è proprio questo elemento che dovrebbe valutare la componente orizzontale della vibrazione, quella che anche in loco e alcuni geologi che sono intervenuti in quella contrada hanno invece evidenziato come componente assolutamente da mettere sotto monitoraggio.
Sotto il profilo tecnico, non mi ritengo soddisfatto della risposta.
- la legge regionale 19 giugno 2014, n. 17 "Modifica della legge regionale 28 dicembre 1993, n. 60 "Tutela degli animali d'affezione e prevenzione del randagismo"", ha introdotto alcune modifiche e integrazioni alla normativa in materia di tutela degli animali d'affezione;
- il Governo ha impugnato la suddetta legge innanzi alla Corte Costituzionale, con ricorso n. 69/2014, ritenendo alcune disposizioni contenute nell'articolo 2 in palese violazione dell'articolo 117 della Costituzione;
- la Corte Costituzionale, con sentenza n. 99/2015, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 2 della legge regionale 17/2014, limitatamente al comma 6 ter, inserito all'articolo 8 della legge regionale 60/1993, che recita "le strutture e le recinzioni, realizzate secondo le modalità di cui al precedente comma 6 bis, sono sempre consentite, anche in deroga agli strumenti ambientali";
- la Corte Costituzionale ha ritenuto che con la suddetta norma si è inteso regolare direttamente la materia ambientale riservata alla legislazione esclusiva dello Stato, ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, dettando disposizioni volte a stabilire, in via generale ed astratta, quali interventi dovrebbero essere sottratti agli ordinari strumenti di tutela ambientale, intervento che deve ritenersi comunque precluso alla legislazione delle Regioni.
- il vigente articolo 2 della legge regionale 17/2014 prevede che all'articolo 8 della legge regionale 60/1993 sia inserito il seguente comma: "6 bis. La Giunta regionale, al fine di dare attuazione a quanto previsto dall'articolo 3, comma 2 bis, sentita la competente commissione consiliare, emana apposite indicazioni tecniche aventi ad oggetto gli specifici requisiti delle strutture e delle recinzioni volte al ricovero dei cani e dei gatti e le modalità di custodia degli animali di affezione, con disposizioni specifiche per la custodia dei cani da parte dei privati";
- a due anni dall'approvazione della legge regionale 17/2014 la Giunta regionale non ha ancora emanato le previste indicazioni tecniche relative alle strutture e alle recinzioni volte al ricovero dei cani e dei gatti e le modalità di custodia degli animali di affezione.
quando saranno emanate le previste indicazioni tecniche relative ai requisiti delle strutture e delle recinzioni volte al ricovero dei cani e dei gatti e le modalità di custodia degli animali di affezione."
Nella scorsa Legislatura è stata modificata la legge sugli animali da affezione ed è stata inserita una norma molto sentita da chi ama gli animali, in particolare i cani, che è quella del divieto di tenere i cani a catena. In quel frangente qualcuno osò un po' troppo, perché disse che si possono fare dei recenti per detenere ai cani in deroga agli strumenti ambientali vigenti. Ci fu l'intervento del Governo, l'impugnativa, la Corte costituzionale dichiarò solo una parte di questa modifica della legge sugli animali di affezione incostituzionale, dicendo: non potete andare in deroga agli strumenti di tutela ambientale, giustamente.
Il fatto è che resta in vigore il divieto di detenere il cane a catena e resta comunque in vigore una norma non impugnata dal Governo e dalla Corte, non cassata dalla Corte, che dice che la Giunta regionale, al fine di dare attuazione a quanto previsto all'articolo 3, comma 2 bis, sentita la competente Commissione consiliare, emana apposite indicazioni tecniche aventi ad oggetto gli specifici requisiti delle strutture e delle recinzioni volte al ricovero dei cani e dei gatti e le modalità di custodia degli animali di affezione, con disposizioni specifiche per la custodia di cani da parte dei privati.
Sono passati due anni, cari Colleghi, e la Giunta regionale non ha ancora provveduto ad emanare queste indicazioni. Quindi, la domanda semplice che pongo con questa interrogazione insieme alle colleghe Guarda e Zottis è: quando saranno emanate le previste indicazioni tecniche relative ai requisiti delle strutture e delle recinzioni volte al ricovero dei cani e dei gatti? E le modalità di custodia degli animali da affezione? Non possiamo fare una legge solo per prendere consensi e poi renderla inapplicabile.
La parola all'assessore Coletto.
"Con la legge 17/2014 è stata approvata la modifica alla legge 60/93, prevedendo il divieto di detenere i cani alla catena. Per permettere la detenzione degli animali la legge regionale prevede la possibilità di costruire dei ricoveri in deroga agli strumenti territoriali, urbanistici ed ambientali.
La Corte Costituzionale, con sentenza n. 99/2015, ha dichiarato l'illegittimità del citato articolo 2, limitatamente alla previsione secondo la quale le strutture e le recinzioni, realizzate secondo le modalità previste dall'articolo 8, comma 6 bis della legge 60/93, sono sempre consentite anche in deroga ai requisiti ambientali.
Si ritiene opportuno sottolineare che, per quanto riguarda le modalità di custodia degli animali d'affezione, la Giunta Regionale, già nel 2007, aveva adottato la DGR n. 272 del 06/02/2007 "Linee guida per la regolamentazione uniforme dell'igiene urbana veterinaria nel territorio della Regione Veneto.
Completamento dell'accordo tra il Ministero, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano in materia di benessere degli animali da compagnia e pet therapy".
Tale provvedimento, che aveva lo scopo di fornire alle amministrazioni comunali linee guida uniformi su tutto il territorio regionale da applicare al regolamento comunale di igiene urbana veterinaria, contiene indicazioni rispetto alla detenzione e al maltrattamento degli animali, agli animali d'affezione, ai gatti e alle colonie feline. In tale documento sono previste, tra l'altro, le dimensioni minime dei box per cani e degli annessi recinti all'aperto, ai sensi dell'Accordo Stato/Regioni del 06/02/2003, recepito con D.P.C.M. 28/02/2003 n.358.
A seguito del pronunciamento della Consulta, sono state contattate le strutture regionali competenti (Urbanistica, Difesa del suolo e Veterinaria e Sicurezza Alimentare); si sono inoltre contattati i Servizi Veterinari di altre regioni per verificare lo stato dell'arte e sono infine state presentate delle proposte da parte di alcune Associazioni protezionistiche.
Per quanto riguarda i requisiti delle strutture e delle recinzioni volte al ricovero dei cani e dei gatti, nel definire le loro caratteristiche, stante il clamore che queste tematiche hanno suscitato in altre regioni italiane ed in considerazione delle diverse e contrastanti posizioni presenti sul panorama nazionale, verrà presentata nel mese di ottobre una dettagliata relazione dell'attuale situazione, nelle diverse realtà italiane, alle competenti Commissioni consiliari, con una proposta contenente delle indicazioni di minima e di massima rispetto alle dimensioni dei ricoveri per cani, in modo da permettere al Consiglio una accurata valutazione di merito."
Grazie, assessore Coletto.
Grazie anche all'Assessore per l'articolata risposta.
Devo dire che delle risposte sono arrivate. E' pur vero, Assessore, che ci sono delle linee guida ma risalgono ancora al 2007 e comunque le linee guida oggetto dell'interrogazione sono quelle relative alla nuova legge del 2014.
Apprendo con molto favore il fatto che la Regione si sia impegnata a fare questo monitoraggio nelle altre Regioni per vedere come viene trattato l'argomento e quali sono le soluzioni tecniche per le recinzioni per cani e gatti, anche al fine di evitare che ci siano ancora cani legati a catena. Vedremo ad ottobre, mi pare di avere capito che è ottobre la data della relazione, le relative proposte che verranno fatte alle Commissioni consiliari per poi definire, da parte vostra con delibera, le dimensioni di questi recinti.
Devo dire, purtroppo, che questo ritardo ha causato molto spesso negli operatori addetti alla vigilanza sia istituzionali che volontari, tipo le guardie volontarie zoofile, delle situazioni di incertezza giuridica perché spesso c'è la scusante da parte di chi tiene ancora il cane legato a catena per il fatto che la Regione non ha emanato queste direttive relative alla recinzione. Quindi, fatto salvo che il divieto di tenere i cani a catena resta valido.
Sicuramente, un intervento della Regione su questo metterà fine ad una serie di contenziosi che sono nati dall'incertezza dell'applicazione di questa norma.
Grazie, consigliere Zanoni .
Ho fatto sforare i 45 minuti, quelli destinati da Regolamento alle risposte alle interrogazioni, e facendo gli incroci fra Assessori che non ci sono e interroganti non presenti abbiamo esaurito le interrogazioni iscritte ad oggi.
Sull'ordine dei lavori, Presidente.
Nei giorni scorsi, fino a stamattina, ci sono stati degli incontri tra maggioranza e minoranza sulla definizione delle U.L.S.S. di questo PDL 23. C'è un testo all'esame delle parti, quindi le chiedo una sospensione di mezz'ora, in modo che possiamo concludere questo confronto, sperabilmente in modo positivo, e tornare in Aula per procedere con i lavori.
Sospendo fino alle ore 12.20. Mi sembra di aver capito che sono convocati i Capigruppo per vedere lo stato degli emendamenti.
La Seduta è sospesa alle ore 11.42
La Seduta riprende alle ore 12.25
Come avevo preventivato, le riunioni tecniche non sono ancora concluse, quindi riprendiamo i lavori alle ore 14.00.
La Seduta è sospesa alle ore 12.25
La Seduta riprende alle ore 14.07
I lavori per la parte tecnica dell'emendamento sono ancora in corso. La ripresa dei lavori è fissata alle ore 14.40.
La Seduta è sospesa alle ore 14.07
La Seduta riprende alle ore 15.24
Penso che tutti gli approfondimenti che si potevano fare siano stati fatti. Ci ritroviamo al punto in cui ci siamo lasciati martedì scorso, quindi siamo al subemendamento n. A1316.
Emendamento n. A1314 presentato dalla Giunta regionale, che prevede:
l'articolo 12 è così sostituito:
Art. 12 – Ridefinizione dell'assetto organizzativo delle aziende U.L.S.S.
1. Con il presente articolo, viene ridefinito l'assetto organizzativo delle Aziende alla luce dei seguenti criteri:
a) garantire l'equità e l'universalità del sistema sanitario, erogando le prestazioni in modo appropriato e uniforme;
b) individuare le dimensioni ottimali delle Aziende U.L.S.S. al fine di migliorare la qualità e l'efficienza nella gestione dei servizi resi in un'ottica di razionalizzazione e riduzione dei costi;
d) sviluppare un sistema che garantisca la trasparenza dei sistemi organizzativi, nonché la partecipazione dei cittadini;
e) garantire la sostenibilità economica del sistema sanitario regionale;
f) garantire la coerenza del rapporto tra volumi di prestazioni erogate, procedure sanitarie e dimensionamento delle strutture di erogazione;
g) garantire il riconoscimento delle prerogative degli enti locali in materia di pianificazione e programmazione sanitaria e socio sanitaria;
h) tenere conto della presenza nei territori delle due Aziende ospedaliere di Padova e Verona, dello IOV e dell'Azienda Zero;
2. Alla luce dei criteri esplicitati dal comma 1 del presente articolo, l'assetto organizzativo delle aziende U.L.S.S. è ridefinito a decorrere dal primo gennaio 2017 come di seguito indicato.
3. Le U.L.S.S. n. 2 Feltre, n. 4 Alto Vicentino, n. 5 Ovest Vicentino, n. 7 Pieve di Soligo, n. 8 Asolo, n. 13 Mirano, n. 14 Chioggia, n. 15 Alta Padovana, n. 17 Este, n. 19 Adria, n. 21 Legnago, n. 22 Bussolengo, così come denominate dalla legge regionale n. 56 del 1994, sono soppresse;
4. A far data dal primo gennaio 2017:
a) l'U.L.S.S. n. 1 Belluno modifica la propria denominazione in "Azienda U.L.S.S. 1 Dolomiti", mantenendo la propria sede legale in Belluno e incorpora la soppressa U.L.S.S. n. 2 Feltre, e per effetto della incorporazione la relativa estensione territoriale corrisponde a quella della circoscrizione della Provincia di Belluno;
b) l'U.L.S.S. n. 3 Bassano del Grappa modifica la propria denominazione in "Azienda U.L.S.S. 7 Pedemontana", mantenendo la propria sede legale a Bassano del Grappa e incorpora la soppressa U.L.S.S. n. 4 Alto Vicentino, e per effetto della incorporazione la relativa estensione territoriale corrisponde a quella indicata nell'Allegato A alla presente legge;
c) l'U.L.S.S. n. 6 Vicenza modifica la propria denominazione in "Azienda U.L.S.S. 8 Berica", mantenendo la propria sede legale Vicenza e incorpora la soppressa U.L.S.S. n. 5 Ovest Vicentino, e per effetto della incorporazione la relativa estensione territoriale corrisponde a quella indicata nell'Allegato A alla presente legge;
d) l'U.L.S.S. n. 9 Treviso modifica la propria denominazione in "Azienda U.L.S.S. 2 Marca trevigiana", mantenendo la propria sede legale a Treviso e incorpora le soppressa U.L.S.S. n. 7 Pieve di Soligo e n. 8 Asolo, e per effetto della incorporazione la relativa estensione territoriale corrisponde a quella della circoscrizione della Provincia di Treviso;
e) l'U.L.S.S. n. 10 Veneto Orientale modifica la propria denominazione in "Azienda U.L.S.S. 4 Veneto Orientale", con sede legale in San Donà di Piave e per effetto della incorporazione la relativa estensione territoriale corrisponde a quella indicata nell'Allegato A alla presente legge;
f) l'U.L.S.S. n. 12 modifica la propria denominazione in "Azienda U.L.S.S. 3 Serenissima", mantenendo la propria sede legale in Venezia e incorpora le soppresse U.L.S.S. n. 13 Mirano e U.L.S.S. n. 14 Chioggia, e per effetto della incorporazione la relativa estensione territoriale corrisponde a quella indicata nell'Allegato A) alla presente legge;
g) l'U.L.S.S. n. 16 Padova modifica la propria denominazione in "Azienda U.L.S.S. 6 Euganea", mantenendo la propria sede legale a Padova Venezia e incorpora le soppresse U.L.S.S. n. 15 Alta Padovana e n. 17 Este, e per effetto della incorporazione la relativa estensione territoriale corrisponde a quella della circoscrizione della Provincia di Padova;
h) l'U.L.S.S. n. 18 Rovigo modifica la propria denominazione in "Azienda U.L.S.S. 5 Polesana", mantenendo la propria sede legale in Rovigo e incorpora la soppressa U.L.S.S. n. 19 Adria, e per effetto della incorporazione la relativa estensione territoriale corrisponde a quella della circoscrizione della Provincia di Rovigo;
i) l'U.L.S.S. n. 20 Verona modifica la propria denominazione in "Azienda U.L.S.S. 9 Scaligera", mantenendo la propria sede legale in Verona e incorpora le soppresse U.L.S.S. n. 21 Legnago e n. 22 Bussolengo, e per effetto della incorporazione la relativa estensione territoriale corrisponde a quella della circoscrizione della Provincia di Verona;
5. Le Aziende di cui al comma 4 devono garantire un'organizzazione capillare di sportelli e servizi al fine di agevolare gli utenti nell'accesso alle prestazioni sanitarie; devono altresì garantire entro il 31.12.2017 l'attuazione delle schede di dotazione territoriale incrementando, rispetto all'attuale programmazione, i posti letto degli ospedali di comunità del 15% e devono infine garantire entro il 31.12.2017 l'attivazione di almeno il 60% dei medici di medicina generale nelle medicine di gruppo integrate e l'attivazione di almeno l'80% entro il 31.12.2018."
6. Ogni riferimento, contenuto nella vigente normativa, ai bacini territoriali delle Aziende U.L.S.S., dal primo gennaio 2017 è da intendersi riferito ali ambiti territoriali come individuati al comma 4 e all'allegato A) alla presente legge.
7. Entro 60 giorni dalla presentazione del bilancio consuntivo 2017 da parte delle Aziende U.L.S.S., l'Area Sanità e Sociale, in collaborazione con Azienda Zero, quantifica i risparmi ottenuti limitatamente al primo anno dalla riduzione delle U.L.S.S.. Entro 120 giorni l'Area Sanità e Sociale, in collaborazione con Azienda Zero e con Azienda U.L.S.S. interessata, elabora il piano degli interventi da attuarsi con il sopra indicato risparmio al fine di omogeneizzare i servizi forniti ai cittadini dell'intera U.L.S.S.. Tale piano verrà inviato alla Giunta e alle competenti commissioni per il parere di competenza.
8. Nell'ambito dei territori delle Aziende U.L.S.S. di cui al presente articolo che si costituiscono in esito a una procedura di incorporazione di Aziende U.L.S.S. soppresse, la Giunta regionale, in ragione di particolari esigenze organizzative connesse a peculiarità territoriali e a flussi turistici, nonché a flussi dei pazienti e a garanzia della emergenza–urgenza, può introdurre previo parere della competente commissione consiliare, che si esprime entro 30 giorni dal ricevimento del provvedimento, decorsi i quali si prescinde e sentite le Conferenze dei Sindaci dei territori coinvolti particolari modelli gestionali, organizzativi e aziendali.
Allegato A di cui all'articolo 12 – Ambiti territoriali delle Aziende Unità Locali Socio – Sanitario n. 3, n. 4, n. 7 e n. 8.
Azienda U.L.S.S. n. 3 "Serenissima" con sede legale a Venezia
(Già Azienda U.L.S.S. n. 12, Azienda U.L.S.S. n. 13, Azienda U.L.S.S. n. 14)
Comuni (n. 23) della Provincia di Venezia appartenenti all'Azienda U.L.S.S. n. 3 "Serenissima"
1. Campagna Lupia
2. Campolongo Maggiore
3. Camponogara
4. Cavarzere
5. Chioggia
8. Fiesso d'Artico
9. Fossò
10. Marcon
11. Martellago
13. Mirano
14. Noale
15. Pianiga
16. Quarto d'Altino
17. Salzano
18. Santa Maria di Sala
19. Scorzè
20. Spinea
21. Stra
22. Venezia
23. Vigonovo
Azienda U.L.S.S. n. 4 "Veneto Orientale" con sede legale a San Donà di Piave
(già Azienda U.L.S.S. n. 10)
Comuni (n. 21) della Provincia di Venezia appartenenti all'Azienda U.L.S.S. n. 4 "Veneto Orientale" e all'Azienda U.L.S.S. n. 12 Venezia
6. Concordia Saggitaria
8. Fossalta di Piave
9. Fossalta di Portogruaro
10. Gruaro
11. Jesolo
12. Meolo
13. Musile di Piave
14. Noventa di Piave
15. Portogruaro
16. Pramaggiore
17. San Donà di Piave
18. San Michele al Tagliamento
19. San Stino di Livenza
20. Teglio Veneto
21. Torre di Mosto
Azienda U.L.S.S. n. 7 "Pedemontana" con sede legale a Bassano
(già Azienda U.L.S.S. n. 3, Azienda U.L.S.S. n. 4)
Comuni (n. 60) della Provincia di Vicenza appartenenti all'Azienda U.L.S.S. n. 7 "Pedemontana"
1. Arsiero
5. Caltrano
6. Calvene
7. Campolongo sul Brenta
8. Carrè
9. Cartigliano
10. Cassola
11. Chiuppano
12. Cismon del Grappa
13. Cogollo del Cengio
14. Conco
15. Enego
16. Fara Vicentino
17. Foza
18. Gallio
19. Laghi
20. Lastebasse
21. Lugo di Vicenza
22. Lusiana
24. Marano Vicentino
25. Marostica
26. Mason Vicentino
27. Molvena
28. Monte di Malo
29. Montecchio Precalcino
30. Mussolente
31. Nove
32. Pedemonte
33. Pianezze
34. Piovene Rocchette
35. Posina
36. Pove del Grappa
37. Roana
38. Romano d'Ezzelino
39. Rosà
40. Rossano Veneto
41. Rotzo
42. Salcedo
43. San Nazario
44. San Vito di Leguzzano
45. Santorso
46. Sarcedo
47. Schiavon
48. Schio
49. Solagna
50. Tezze sul Brenta
51. Thiene
52. Tonezza del Cimone
53. Torrebelvicino
54. Valdastico
55. Valli del Pasubio
56. Valstagna
57. Velo d'Astico
58. Villaverla
59. Zanè
60. Zugliano
Azienda U.L.S.S. n. 8 "Berica" con sede legale a Vicenza
(Già Azienda U.L.S.S. n. 5, Azienda U.L.S.S. n. 6)
Comuni (n. 61) della Provincia di Vicenza appartenenti all'Azienda U.L.S.S. n. 8 "Berica"
1. Agugliaro
2. Albettone
3. Alonte
4. Altavilla Vicentina
5. Altissimo
6. Arcugnano
7. Arzignano
8. Asigliano Veneto
9. Barbarano Vicentino
10. Bolzano Vicentino
11. Brendola
12. Bressanvido
13. Brogliano
14. Caldogno
15. Camisano Vicentino
16. Campiglia dei Berici
17. Castegnero
18. Castelgomberto
19. Chiampo
20. Cornedo Vicentino
21. Costabissara
22. Creazzo
23. Crespa d'oro
24. Dueville
25. Gambellara
26. Gambugliano
27. Grancona
28. Grisignano di Zocco
29. Grumolo delle Abbadesse
30. Isola Vicentina
31. Longare
32. Lonigo
33. Montebello Vicentino
34. Montecchio Maggiore
35. Montegalda
36. Montegaldella
37. Monteviale
38. Monticello Conte Otto
39. Montorso Vicentino
40. Mossano
41. Nanto
42. Nogarole Vicentino
43. Noventa Vicentina
44. Orgiano
45. Poiana Maggiore
46. Pozzoleone
47. Quinto Vicentino
48. Recoaro Terme
49. San Germano dei Berici
50. San Pietro Mussolino
51. Sandrigo
52. Sarego
53. Sossano
54. Sovizzo
55. Torri di Quartesolo
56. Trissino
57. Valdagno
59. Villaga
60. Zermeghedo
61. Zovencedo".
Subemendamento n. A1316, presentato dal consigliere Bassi, che prevede:
"L'emendamento n. A1314 è soppresso".
La parola alla consigliera Alessandra Moretti.
Intervengo sull'ordine dei lavori a nome di tutta l'opposizione.
Come sa, noi abbiamo presentato alla maggioranza una proposta per arrivare ad una mediazione, una proposta mediata rispetto a quella nostra originaria, mediata anche dal lavoro degli Uffici, che, tra l'altro, colgo l'occasione di ringraziare per l'impegno mostrato in questi giorni. Una proposta che non è stata accolta dalla maggioranza per diverse motivazioni.
Siccome siamo in Aula ormai da molti mesi ed abbiamo raggiunto degli obiettivi sulla prima parte che auspicavamo di raggiungere anche sulla seconda parte della legge, e siccome pensiamo che le conseguenze di questa rigidità e le conseguenze della scelta che a questo punto la maggioranza fa assumendosi tutta la responsabilità siano importanti, noi riteniamo di chiederle, Presidente, una sospensione dei lavori per poter andare direttamente dal Presidente Luca Zaia affinché si renda conto lui stesso di che cosa vorrà dire chiudere ogni trattativa e negare, quindi, ogni possibilità di mediazione.
Siccome le conseguenze per noi su questo saranno la fine e la morte del progetto di legge che porta la firma del Governatore, è bene che il Presidente Luca Zaia sia messo al corrente di tutto questo, quindi è per questa ragione che io chiedo questa sospensione per consentire ad un gruppo di rappresentanti delle opposizioni, ai Capigruppo di rivolgersi direttamente al Presidente. Grazie.
Grazie, consigliera Alessandra Moretti.
A parte che penso che il Presidente Zaia sia abbastanza informato sull'evoluzione dei lavori, c'è una richiesta di un Consigliere sulla sospensione dei lavori, quindi possono parlare un Consigliere a favore ed un Consigliere contro, poi mettiamo al voto la richiesta.
La parola alla consigliera Silvia Rizzotto.
Ovviamente farò l'intervento contro questa proposta della consigliera Alessandra Moretti.
Noi abbiamo presentato una nostra proposta nei giorni scorsi che voi avete valutato. Voi avete presentato una controproposta che noi abbiamo a nostra volta valutato e, quindi, vi abbiamo espresso le nostre posizioni.
La nostra posizione è sempre stata chiara: è chiaro che questa dev'essere una riforma per il Veneto nel rispetto dei ruoli e della democrazia di ciascuno e noi siamo una maggioranza e riteniamo di essere un interlocutore adeguato.
Riteniamo che la nostra proposta sia sensata, abbiamo cercato di fare una mediazione tra la nostra e la vostra e prendiamo atto che voi non la accogliete e ci ricattate: o la vostra o altrimenti ostruzionismo ancora per settimane. Andiamo avanti in questo senso. Noi siamo contrari ad una sospensione dei lavori e procedere, pertanto, con quello che era l'ultimo emendamento - l'ultima proposta - che è stato presentato dalla Giunta. Grazie.
Grazie, consigliera Silvia Rizzotto.
La parola al consigliere Casali.
La nostra non è una provocazione nei confronti degli interlocutori della maggioranza, assolutamente, anzi, la disponibilità ed il lavoro che è stato fatto lo riconosciamo, però nello stesso tempo per una forma di responsabilità che magari tutti possiamo condividere credo che un incontro dei Capigruppo di minoranza col Presidente Zaia, magari anche coi Capigruppo di maggioranza, possa in qualche modo essere utile, non togliendo niente all'autorevolezza di chi è qui, però ovviamente il peso specifico e politico del Governatore del Veneto è altra cosa. Siccome siamo ad un empasse reale, non è una finzione e visto che già oggi abbiamo lavorato su vari tavoli diverse ore, credo che questo sia un tassello in più, un'opportunità in più per non veder vanificato per molti mesi ancora un lavoro che abbiamo fatto.
Quindi vi prego di considerare questa nostra proposta non come una provocazione, bensì un invito di responsabilità che mettiamo su questo tavolo per poter provare a sviluppare un ragionamento anche con il primo cittadino del Veneto che oggi è Luca Zaia.
Pertanto, ripeto, non c'è nulla di offensivo, non c'è nulla che possa essere considerato una dietrologia, ma con grande trasparenza a questo punto chiediamo anche questa cosa per dire che le abbiamo tentate tutte o quasi.
Grazie, consigliere Casali.
Pongo in votazione la richiesta di sospensione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Siamo al subemendamento n. A1316.
La parola al consigliere Ruzzante.
Una prima parte del mio intervento è per richiamo al Regolamento.
Colleghi della maggioranza, che avete chiesto la sospensione dei lavori di oggi - ma credo che spetti a lei, Presidente, e non alla maggioranza, quindi la questione riguarda lei nei confronti dei Colleghi che sono seduti in questo Consiglio dell'opposizione che non vedono il Presidente Zaia – mi ricordate quando abbiamo iniziato questo provvedimento?
21 giugno, Presidente del Consiglio regionale Roberto Ciambetti. E' dal 21 giugno che l'opposizione non vede in questa Aula e sono passate.. 80 ore? Quasi 90 ore mi dicono e in 90 ore non abbiamo mai avuto il piacere, mentre i Colleghi della maggioranza lo hanno avuto, perché lo abbiamo incontrato anche noi nei corridoi di questo Palazzo. Da 90 ore il Presidente della Giunta regionale non si è più seduto in quel posto lì. I cittadini del Veneto forse è bene che le sappiano queste cose, no? Che sappiamo che le percentuali di presenza sono molto scarne, ma non voglio farne una questione di polemica in questo caso.
La consigliera Alessandra Moretti a nome di tutta l'opposizione ha chiesto la sospensione dei lavori di oggi e l'avete bocciata, adesso chiediamo a lei la sospensione dei lavori perché i Colleghi Capigruppo dell'opposizione possano chiamare il Presidente della Giunta regionale Zaia per chiedergli un appuntamento, perché se fosse qui lo chiederemo direttamente.
Credo che questo non possa essere né negato e né messo in votazione perché non è un problema di maggioranza e opposizione, credo sia un diritto dopo quasi 90 ore di Aula da parte dei Colleghi dell'opposizione di parlare direttamente al Presidente della Giunta e spiegare le conseguenze di quello che non è stato un rifiuto, cara consigliera Silvia Rizzotto, di una proposta dell'opposizione, perché quella non è la proposta dell'opposizione, la proposta dell'opposizione la conoscete da tanto tempo, quella è una proposta che gli Uffici stessi hanno riformulato e alla quale i Colleghi dell'opposizione hanno dato un parere favorevole.
Allora, il Presidente Zaia deve essere messo nelle condizioni di poter sapere che le dirette conseguenze di quello che avverrà nei prossimi giorni in quest'Aula sono figlie di questo atto di chiusura da parte della maggioranza. Credo che non riconoscere i passi in avanti che l'opposizione ha compiuto nel corso di queste settimane, che sono elaborate nella proposta "sette più due, più x" sostanzialmente, credo che il Presidente Zaia debba lui per primo essere responsabile della scelta a nome di tutta la maggioranza.
Non ho dubbio che c'è un'interlocuzione, però possiamo permetterci come Consiglieri regionali del Veneto che rappresentano il 47% degli elettori del Veneto di poter interloquire col Presidente Zaia della Giunta regionale o dobbiamo vederlo solo attraverso le televisioni private? Possiamo avere questo diritto all'interlocuzione col Presidente della Giunta prima che sia troppo tardi per una irresponsabilità, secondo noi, da parte dei Colleghi della maggioranza, perché non accettare la mediazione, che, ripeto, non è la mediazione delle opposizioni, perché se fosse questo avrebbe ragione, consigliera Silvia Rizzotto, avremmo messo sul piatto della bilancia: prendere o lasciare, ma non è la proposta delle opposizione quella, è la proposta mediata anche attraverso l'intervento degli Uffici?
Allora, rifiutare quella proposta, che significa portare a casa in tempi rapidi il PDL 23 nella sua interezza e portarlo a casa con una condivisione che significa non ricorrere al TAR, che significa non ricorrere ai livelli superiori di governo, credo sia da irresponsabili da un punto di vista politico ovviamente, parlo solo di questo.
Allora, Presidente, ci dà la possibilità di chiamare il Presidente della Giunta Zaia o anche questo ci è negato?
Grazie, consigliere Ruzzante.
Questa Presidenza ha interrotto i lavori martedì sera, martedì scorso, giovedì ci siamo ritrovati a rinviare in continuazione i lavori, questa mattina abbiamo visto anche in questo caso slittare più volte l'inizio su richieste che arrivavano una volta dalla maggioranza, una volta dalla minoranza, direi che è ora che l'Aula inizi un po' alla volta a lavorare. Come ho già detto a qualcuno di voi, secondo me, spazi di manovra ce ne sono ancora.
Non so dirvi se il Presidente Zaia in questo momento è raggiungibile o meno a breve giro di auto o altro, quindi direi che siamo in Aula e lavoriamo. I contatti ognuno di noi li ha, mi pare che siano anche in corso in questo momento, direi di continuare coi lavori dell'Aula e, pertanto, non vedo in questo momento la possibilità dopo ulteriori rinvii.
Potete anche chiamarlo coi lavori in corso, non penso che dobbiate fare una call conference in venti Consiglieri col Presidente Zaia.
La parola al consigliere Zorzato.
Sto sul merito dell'emendamento che è un soppressivo.
Ma proprio perché il collega Ruzzante e prima la consigliera Alessandra Moretti hanno posto un problema, ma abbiamo un'Aula sorda rispetto ai problemi, ricordo che ieri su richiesta della maggioranza immagino, della Giunta, c'è stata una Prima Commissione urgente che ha messo all'ordine del giorno, se non ricordo male, qualcosa che riguarda la funzionalità di Veneto Sviluppo e il mondo dell'impresa veneta, lo ha messo all'ordine del giorno con un anno di ritardo dicendo che siamo in ritardo.
Il tema affrontato ieri in Commissione – e l'ha detto la dirigente massima della Regione Veneto – era una scadenza inderogabile del 30 di settembre - l'ha detto lei - pena il funzionamento di Veneto Sviluppo. Rispetto a questa scadenza inderogabile, pena il funzionamento di Veneto Sviluppo, la Giunta con un anno di ritardo porta in Commissione Prima un provvedimento, perché - abbiamo letto nelle carte di ieri - questo CdA da modificare si sapeva da un anno e mezzo fa che andava fatto così, e siamo arrivati a tre giorni dalla fine.
Anche questo tipo di atteggiamento della maggioranza di chiusura va ad iscrivere alla maggioranza la scelta di ammazzare Veneto Sviluppo secondo quanto ha detto ieri la massima dirigente regionale in sede di Commissione.
Dico male? Quindi, la maggioranza con questa cocciutaggine anche rispetto a quell'argomento decide che sa che non avrà il tempo di fare ciò che è arrivata tardi a fare, cioè – sempre per dichiarazione della dirigente Bramezza ieri – ammazza il futuro di Veneto Sviluppo e dell'impresa veneta.
Credo che questo subemendamento soppressivo potrebbe favorire il dialogo e chiedo alla maggioranza di votarlo, perché votando questo articolo, che è diverso da come voi lo volete comunque, pregiudica il dialogo. Vogliamo lasciare aperto lo spazio al dialogo? Non è un problema solo di contenuto, ma anche di tempi perché questa legge nasce un anno e mezzo fa e sta arrivando sempre più lunga rispetto al traguardo.
Salvo che questa sia una guerra intestina alla maggioranza, salvo che il problema sia che qualcuno deve morire per strada, cioè dobbiamo ammazzare qualcuno della maggioranza perché fa una brutta figura, salvo che il problema sia un problema di guerra interna tra sconfitti e vincenti, quando si governa il Veneto e siete maggioranza bisogna lasciare da parte i fatti personali e bisognerebbe in qualche modo pensare, invece, al sistema nel suo complesso.
Ricordo solo a quelli che paventano canguri, cangurini e canguretti che ad ogni canguro c'è sempre una lepre o una tigre che fa uno scatto in avanti, perché, come sapete, i Regolamenti vanno interpretati come si può.
Il consigliere Ciambetti ha già fatto una forzatura come Presidente, può farne qualcun'altra, non so fino a che punto potrà forzare perché la somma delle forzature poi diventano atti amministrativi legittimi e, come voi ben sapete, porterete a casa questo articolo in due-tre giorni, ma mancano altri mille emendamenti. Tutto sta su un principio: mettere i criteri prima del voto delle U.L.S.S., i criteri con cui nascono le U.L.S.S. perché adesso diremo anche qual è la vostra proposta e la nostra, abbiamo il tempo di dirlo. La vostra è un accordo blindato da qualche parte in cui si fanno marchette reciproche: dai una cosa a me che io la do a te, la mia U.L.S.S. non si può levare.
La nostra proposta è: creiamo dei criteri per i veneti che non possono andare bene da una parte del Veneto e dall'altra parte no, perché riteniamo che i veneti, prescindendo dal 47 o il 53% dei voti, abbiano tutti la dignità di essere rappresentati in maniera onesta ed equilibrata, cioè tutti devono avere la stessa opportunità.
Con questo provvedimento voi vorreste fare i veneti di serie A e di serie B, i raccomandati e quelli non raccomandati, quelli che vi hanno dato le preferenze e quelli no. Penalizzare chi non vi ha dato le preferenze da qualche territorio veneto è una brutta cosa. La vendetta è una brutta cosa. Questa è una vendetta che state facendo verso qualche territorio Veneto.
Grazie, consigliere Zorzato.
Nel concordare pienamente con gli interventi dei Colleghi che mi hanno preceduto, chiedo alla maggioranza, alle persone illuminate che ritengo ci siano all'interno di questo gruppo di maggioranza di fermarsi finchè si è in tempo. La guerra, l'ostilità che si aprirebbe nella prosecuzione di un cammino anche di questo tipo, anche davanti ad una semplice richiesta dell'opposizione di poter incontrare il Presidente Zaia, che è una cosa che probabilmente potrebbe essere risolta magari anche in giornata nel senso che se il Presidente Zaia è al Balbi si fa presto..
Al di là di questo, Presidente, nel merito dell'emendamento questo è l'unico subemendamento che sono riuscito a presentare nei vergognosi, schifosi termini che ci sono stati assegnati il giorno della presentazione dell'emendamento n. A1314, e non è stato con la colpevole copertura da parte di qualcuno, e qui avremo modo di vedere. E non è l'unico emendamento che sono riuscito a presentare perché io sia stato poco sveglio o impegnato in altre faccende, ma semplicemente perché per leggere e comprendere l'emendamento n. A1314 mi ci sono voluti almeno dieci minuti per leggerlo, per comprenderlo di più, ma per leggerlo almeno ci sono voluti 10 minuti, e sapete perché dieci minuti? Perché ho scoperto, ma questo non mi era stato evidente subito, che anche gli allegati comunque sono stati cambiati, perché, come sapete, un Comune è stato spostato da un'U.L.S.S. all'altra, un Comune il cui Consiglio comunale ieri sera ha votato all'unanimità parere contrario allo spostamento da un'U.L.S.S. all'altra, e sto parlando di Cavallino Treporti.
Quindi, non era un emendamento che si risolveva nella lettura della prima e della seconda pagina, che sono pur complesse e sfido chiunque, poi magari mi eserciterò anche in una lettura tranquilla dell'emendamento per farvi vedere che era difficilmente leggibile e comprensibile in dieci minuti che è il termine che ci è stato dato per presentare anche i subemendamenti.
Quindi, veramente l'unico emendamento che sono riuscito a consegnare è un emendamento soppressivo, perché questa forma di trucco regolare, regolamentare per carità di Dio, nessuno ha mai detto che non può essere presentato un emendamento sostitutivo da parte della Giunta che faccia decadere tutti gli altri, sappiamo, è una facoltà prevista dal Regolamento, quindi nessuno qui dentro ha mai attaccato questa possibilità. Qui dentro si attacca vigorosamente ancora oggi il fatto che per un emendamento di tale portata sia stato dato un tempo per presentare subemendamenti ridicoli.
Quindi, l'unico emendamento veramente presentabile su questa questione era solo quello soppressivo che ho presentato e che ci troviamo a discutere ora.
Un appello, ripeto, ancora ad evitare lo scontro totale, perché, guardate, ne usciremo vincenti, perdenti, però ne usciremo un po' tutti con le ossa rotte. Grazie.
La parola al consigliere Pigozzo.
Credo che il subemendamento presentato dal collega Bassi che chiede la soppressione dell'emendamento n. A1314, del cosiddetto "emendamento canguro" della Giunta, abbia una valenza che non è solo tecnica, è molto politica visto anche che dalla presentazione di quell'emendamento ad oggi alcuni passaggi sono stati fatti, alcune valutazioni reciproche tra maggioranza e minoranza hanno portato a dei punti di avvicinamento e siamo ad un passo per poter arrivare al traguardo insieme.
Quindi, la non disponibilità a compiere quest'ultimo miglio, quest'ultimo passo credo vada in qualche modo esaminata. Capisco che la stanchezza di restare in Aula e la stanchezza di ascoltare interventi non sempre attinenti in maniera pedissequa in merito possa aver il sopravento, ma – e parlo anche per l'esperienza della precedente Legislatura - quando era iniziato un clima analogo parlando della caccia in deroga, della pispola, della peppola, etc., argomenti sicuramente rispettabili, ma se vogliamo metterli sul piatto della bilancia rispetto a quanto stiamo vedendo oggi, e cioè la riorganizzazione del sistema sanitario, credo che un minimo di maggior peso ce l'abbiano gli argomenti di oggi.
Quindi, i punti e i passi per l'avvicinamento che abbiamo fatto in questi giorni non possono assolutamente essere sprecati, questo è l'invito che anche da parte mia rivolgo ai Colleghi della maggioranza, ritenendo che ci sia una logica dentro all'ordine con cui abbiamo presentato queste proposte, esaminate con voi queste proposte che poi alla fine viene incontro anche ad una esigenza di coerenza, di evitare appigli per eventuali ricorsi e invalidazioni successive su questa legge se impostata così come "l'emendamento canguro" dice. Da che mondo e mondo io stabilisco i principi, fisso i criteri, opero le scelte e l'ordine che noi abbiamo proposto e vi riproponiamo è proprio questo: un articolo 12 che dice quali sono i principi, e quindi la scelta che, tra l'altro, riprende esattamente quello che il Presidente Zaia aveva detto fin dall'inizio, e cioè delle perimetrazioni provinciali come linea di principio, fissa dei criteri che possono andare incontro ad alcune modulazioni perché il Veneto non è tutto uguale, quindi abbiamo bisogno anche di creare delle articolazioni; da questi criteri, poi, discendono le scelte, come dicevo, e quindi le due U.L.S.S. cosiddetta Veneto Orientale e la Pedemontana, che rispondono a questi criteri e poi una finestra che si apre su altre possibili scelte comunque coerenti con questi criteri. Credo che questa sequenza logica sia da prendere come riferimento, possa evitare attacchi successivi, metta insieme e faccia sintesi del percorso che abbiamo costruito ed elaborato in queste settimane, soprattutto in quest'ultimo mese.
Credo che i veneti, i cittadini del Veneto si meritino questa consapevolezza di fronte ad una riforma che può aiutare a migliorare ulteriormente la qualità, l'efficacia dei servizi per la salute dei cittadini, quindi un appello alla maggioranza, al Presidente Zaia, a tutti quelli che hanno a cuore la salute dei veneti di fare questo ulteriore ultimo passo, ultimo miglio per arrivare ad una sintesi condivisa.
Grazie, consigliere Pigozzo.
È da una settimana che aspettavo di poter intervenire dopo il mio rientro perché mi sembra che anche in altre parti del mondo stanno aspettando questa riforma, sicuramente la attendono per capire come si fa veramente sanità. Ma la preoccupazione è proprio questa - e penso sia anche questo l'obiettivo del subemendamento da parte del collega Bassi – è cioè che "emendamento canguro" della Giunta non si trasformi in un emendamento coccodrillo, poi le lacrime - sappiamo - sono difficili da fermare, quindi spero ci sia la volontà di riprendere quel dialogo che non vedo da parte soprattutto di chi è intervenuto. La Capogruppo Silvia Rizzotto ha dimostrato con fermezza quali sono le posizioni della maggioranza, ma non vorrei che quel salto in avanti, magari non avvallato dal Presidente come è successo nell'ambito anche di scelte che ha fatto come Presidente nell'ambito del suo doppio ruolo di Presidente di Asco..
Lo sa lei sicuramente dove percepisce magari anche lo stipendio e sa quali scelte magari sono consone a quelli che sono gli obiettivi del territorio. Il territorio l'ha bloccata.
Spero sia proprio questo il senso di quello che arriva dal territorio, che arriva anche da territori diversi da quelli che sono stati riconosciuti giustamente da parte del bassanese con rappresentanti che difendono il loro territorio.
Io chiedo questo e sulla base anche di quelle che sono preoccupazioni che arrivano da altri territori che vedono in questa riforma una mancanza di responsabilità nei confronti di chi ha amministrato in maniera oculata e in maniera efficiente nell'ambito di quella che è appunto una sanità che ha bisogno di rapportarsi col territorio.
Io leggo quello che chiedono i Sindaci di un territorio, come quelli dell'Alta Padovana, che sono stati riconosciuti come U.L.S.S. una delle migliori d'Italia e che vedono nella preoccupazione di una dimensione provinciale come quella di Padova, con realtà diverse rispetto ad un territorio che ha assonanza, invece, magari con la zona pedemontana di quella U.L.S.S. che si sta costituendo, c'è bisogno di chiarezza, questa non c'è nell'ambito di quello che è un "emendamento canguro" che al comma 1, lettera b) dice: "..individua le dimensioni ottimali delle Aziende U.L.S.S. al fine di migliorare la qualità e l'efficienza nella gestione dei servizi resi in un'ottica di razionalizzazione e riduzione dei costi.". Se queste sono parole a parole che vorrebbero garantire quella che è un'esigenza di un territorio che ha visto scelte importanti, consapevoli da parte di chi amministra gli Enti pubblici insieme a quelle riforme che hanno visto anche nell'ambito del Piano socio–sanitario definire obiettivi importanti a livello di quel territorio, dicevo, se queste sono parole, sicuramente nei fatti questo non sta avvenendo perché una forzatura come quella di oggi, che vede appunto la volontà di andare avanti senza un confronto che sia chiaro per tutti i cittadini, uguale per tutti, in base a quei criteri che come minoranza abbiamo voluto proporre, abbiamo chiesto nell'ambito di quel confronto, che forse c'è stato solamente a parole, ma non nei fatti, e allora è su questo che noi chiediamo una responsabilità soprattutto da parte del Presidente Zaia. Di quel Presidente che, giustamente, ieri, attaccando il Presidente Renzi per i tagli alla sanità e la necessità di garantire nell'ambito di quella che è la sanità, e soprattutto l'applicazioni dei costi standard, dice chiaramente che sulla sanità bisogna prendere il Veneto come esempio e copiarlo.
Se questo è il Veneto – e penso sia quello esistente - perché andiamo a cambiare quella forma di tutela della sanità pubblica che da parte del Presidente stesso è riconosciuto come esempio da portare avanti nel resto del Paese?
La questione posta dalla minoranza, e cioè la richiesta di poter parlare col Governatore Zaia, credo sia lecita e giustificata anche da questo momento così particolare che ancora non ci vede trovare una quadra e ci porta a continuare nella discussione di questi subemendamenti utilizzando naturalmente la facoltà che abbiamo di parlare ad ogni subemendamento coi tempi stabiliti dal cosiddetto jolly.
Ho ascoltato le sue parole quando diceva che la questione della possibilità di trovare un accordo non è comunque defunta, speriamo sia così, Presidente.
Sta di fatto che ci troviamo comunque nelle condizioni dove dobbiamo discutere un subemendamento, il primo, all'emendamento n. A1314 presentato dalla Giunta.
Giustamente, Presidente, lei ha chiesto che l'Aula inizi a lavorare, però chiederei semplicemente che qualcuno dei Colleghi o qualsiasi persona che può parlare in quest'Aula provi a leggere l'emendamento presentato alla Giunta per vedere quanto tempo ci si mette, perché credo che mi è stata negata la possibilità prevista dal Regolamento di presentare dei subemendamenti.
L'articolo 106 al comma 6 dice: "..ciascun Consigliere può presentare subemendamenti agli emendamenti entro il termine stabilito dal Presidente..".
È un subemendamento soppressivo, Presidente, di che cosa? Dell'emendamento n. A1314 presentato dalla Giunta.
Il contenuto riguarda la soppressione, di che cosa? Di un emendamento presentato dalla Giunta che è costituito da un articolo, otto commi, 16 lettere, un allegato, quattro elenchi di Comune per totali 165 Comuni, per un totale di 258 righe e 6 pagine, Presidente. Questo è il subemendamento soppressivo, questo viene soppresso. Lei mi ha tolto la possibilità di presentare dei subemendamenti e questa è una facoltà che mi viene data dal Regolamento, Presidente. Qualcuno ci è riuscito, io non ci sono riuscito.
Dieci minuti. Perché lei ha concesso dieci minuti? Quando ha concesso dieci minuti – avevamo detto - è troppo poco quel tempo, ma se in dieci minuti, come è stato ricordato anche dal collega Bassi, non riusciamo neanche a leggerlo, come può pretendere che ci sia la facoltà data dal Regolamento di presentare dei subemendamenti? Non c'è stata data questa facoltà, Presidente. Perché ha concesso dieci minuti? Poteva concedere a quel punto un minuto o 30 secondi.
Allora, Presidente, volevo capire quali valutazioni ha fatto da Presidente, che deve far rispettare il Regolamento, per definire in dieci minuti il tempo utile per i Consiglieri per poter proporre dei subemendamenti?
La parola alla consigliera Patrizia Bartelle.
Perché vogliamo abrogare questo emendamento? Perché personalmente lo ritengo ingiusto, noi stiamo sbagliando il merito della questione. Noi del Movimento 5 stelle abbiamo sempre ritenuto che non era questa la maniera per rivedere la sanità veneta e andare a fare quei risparmi che sembrano una cosa eccezionale e tutti stiamo ricorrendo, ma forse nella maniera e nelle modalità sbagliate.
Vorrei riportare l'attenzione al punto 7 - che forse è l'unica cosa che salveremo - del vostro emendamento in cui voi proponete: "..entro 60 giorni dalla presentazione del Bilancio consuntivo 2017 da parte dell'azienda U.L.S.S., le aree sanità e sociale in collaborazione con l'Azienda Zero quantifica i risparmi ottenuti limitatamente al primo anno della riduzione delle U.L.S.S. e verranno reinvestiti..", questo è un nostro emendamento, comunque vi ringrazio per averlo inserito perché avete sicuramente recepito l'importanza di reinvestire soldi nei territori, però, ripeto, non è questa la maniera di portare avanti una riforma così importante, vorrei che ritornassimo sui numeri.
Noi e voi ci siamo agganciati tante volte sul discorso che tutto parte da un'analisi fatta dall'Università Ca' Foscari di Venezia in cui si andava ad ottimizzare i bacini di utenza su 500 mila persone - e anche qui potremmo discuterne - e a quantificare i risparmi annui tra 80-90 milioni all'U.L.S.S.
Già la settimana scorsa il collega Azzalin, che non vedo presente, disse a quest'Aula che semplicemente la soppressione di un Direttore generale costituiva un risparmio di 500 mila euro a U.L.S.S., quindi vi chiedeva il motivo per cui da sette autonomamente le portavate a nove - ma qui sicuramente ci darete delle risposte - non facendo un risparmio iniziale di un milione di euro.
Io ho dei dati, che sono stati il frutto di analisi e studi, con cui andiamo ad evidenziare che l'U.L.S.S. n. 18 negli anni tra il '95 e il 2015 ha avuto delle perdite secche pari a 613 milioni di euro con una media annua di 34 milioni di euro di perdita. Queste perdite potevano essere riassorbite semplicemente applicando i correttivi proposti dal Direttore di allora, il dottor Marco Longo, che con studi presentati anche a questa Assemblea regionale, riusciva a produrre risparmi per circa 14 milioni di euro semplicemente nell'U.L.S.S. n. 14.
Quindi sono cose alle quali ho chiesto risposta all'attuale Giunta anche con interrogazioni, alle quali chiaramente ancora non mi è stata data.
Inoltre, vorrei segnalare che a fronte di queste spese delle U.L.S.S. polesane e tutte le altre U.L.S.S. venete di perenne rosso si possono andare a riscontrare dei dati che sono rilevabili e riscontrabili in maniera incontrovertibile nei siti delle Camere di Commercio, in cui le aziende private, i centri di medicina privata che lavorano per le U.L.S.S. a fronte, ripeto, di perdite secche medie di 34 milioni annui per le U.L.S.S., loro continuano ad avere ricavi pari a 3 milioni annui.
Mi fermo, perché sicuramente avrò ancora maniera di intervenire sull'argomento con i prossimi interventi, ma sarà mia cura ripetervi queste cose in maniera più dettagliata, perché, ripeto, i cittadini perdono tempo a fare questi conti e a portarli qui alla politica che non li ascolta.
Grazie, consigliera Patrizia Bartelle.
La parola alla consigliera Alessandra Moretti penso sull'ordine dei lavori.
Sull'ordine dei lavori. Abbiamo sentito il Presidente Luca Zaia, abbiamo fissato con lui un appuntamento alle ore 18.00 presso il Municipio di San Vendemiano, per cui, Presidente, visto che sapete tutti - l'avevo motivato già prima - la ragione dell'incontro, è evidente che noi chiediamo ancora una volta a lei la sospensione dei lavori. Grazie.
Conoscendo abbastanza le dinamiche del traffico in Regione Veneto, penso che fino alle 16.30 possiamo continuare a lavorare, sospendiamo i lavori un'ora e mezza prima per permettere a chi è delegato a rappresentare le istanze della minoranza ad incontrare il Presidente Zaia, quindi direi che altri 20 minuti di lavoro possiamo continuare a farli in Aula.
L'emendamento è un emendamento soppressivo, è un subemendamento soppressivo dell'emendamento, integralmente soppressivo e, secondo me, è un emendamento che andrebbe votato - lo ha già detto qualche Collega prima di me - anche da parte dei Colleghi della maggioranza, cerco di spiegare perché a chi ha voglia ancora di ascoltare.
Credo che il lavoro che è stato fatto da parte dell'opposizione sia stato molto chiaro a tutti, avevamo una posizione, la posizione era molto intransigente che era fatta da queste posizioni: sette, o dieci, o dodici U.L.S.S.
Questa proposta, che è tuttora in campo, anche se viene posto in votazione prima questo emendamento, ma credo che l'Aula abbia il diritto poi di votare anche le altre proposte – e guardo anche al Segretario generale - sennò sarebbe impedito all'Aula di poter votare proposte più distanti rispetto a quella delle nove. Oggi voteremo alla fine dei subemendamenti la proposta delle nove U.L.S.S., poi credo che l'Aula debba essere messa nelle condizioni di poter votare la proposta di sette e la proposta di cinque che sono più distanti, o se si considerano più distanti quella di dodici e viceversa, ma deve essere messa nelle condizioni di poter votare quelle proposte.
Invito la maggioranza a sopprimere la proposta emendativa, perché già la proposta che voi avete messo in campo è diversa rispetto a questa che è in discussione. L'opposizione ha avanzato delle proposte diverse da sette, dieci, dodici; vuol dire che non è il prendere o lasciare, vuol dire che abbiamo fatto dei passi in avanti cercando di trovare una possibile mediazione, mettendo il principio che le U.L.S.S. sono sette, si introducono dei criteri, dentro a questi criteri ci sono due U.L.S.S., quelle già individuate dal decreto del Presidente della Giunta che corrispondono a quei criteri stessi, e poi si può aprire un percorso dentro il quale chi sta dentro a quei criteri definiti può accedere alle nove U.L.S.S.
Credo che questa sia molto diversa dalla proposta che avevamo avanzato noi, sulla quale noi abbiamo lavorato - devo dire la verità - fino a ieri insieme alla maggioranza, addirittura abbiamo lavorato con gli Uffici del Consiglio e credo anche della Giunta perché l'interlocuzione immagino sia stata anche con gli Uffici della Giunta. Lo dico: quando si arriva a questo punto, per cui l'opposizione dà l'okay anche ad ulteriori restrizioni rispetto alla proposta emendativa sulla base di proposta degli Uffici, o quegli Uffici li ha mandati qualcuno, tra virgolette, a rapportarsi coi Colleghi dell'opposizione, e quindi noi abbiamo dato il via libera ad ulteriori modifiche dell'emendamento, oppure salta.., non so come dire, non è che salta questo emendamento, saltano i rapporti fiduciari tra maggioranza e opposizione, salta il rapporto fiduciario che passa attraverso gli Uffici di questa istituzione. Non so come dirvelo. Che cosa è successo negli ultimi minuti che ha comportato una distanza che diventa abissale, perché a questo punto si ritorna neanche alla proposta che la maggioranza aveva avanzato, ma alla proposta originaria dell'articolo 12? E a quella proposta lì noi non possiamo che rispondere in una maniera, che è quella che già vi ho detto: emendamenti bis, subemendamenti e a quelli non c'è canguro che tenga, perché gli emendamenti bis sono bis, quindi come tali sono altra cosa, poi abbiamo la possibilità di ricorrere al TAR, poi abbiamo la possibilità di segnalare il provvedimento al Governo, dentro a questo schema qui siamo finiti, quando eravamo, secondo me, a cinque centimetri da un possibile accordo che non sarebbe stata la vittoria dell'opposizione, ve lo dico, era un accordo dentro al quale abbiamo lavorato insieme, maggioranza e opposizione - maggioranza e opposizione - fino a ieri e fino a oggi.
Allora, vi invito a bocciare l'emendamento attraverso l'approvazione del soppressivo.
L'emendamento, anzi, il subemendamento è un soppressivo della formulazione che la maggioranza, la Giunta segnalatamente ha fatto relativamente alla delimitazione delle U.L.S.S.
Avevo già detto in precedenza che vedevo questa legge avviata a morte, adesso vedo che c'è in atto un tentativo di rianimazione.
Vedo che è partita l'ambulanza con tutte l'equipe del Pronto Soccorso e adesso vediamo se nelle prossime ore l'incontro col Presidente Zaia potrà salvare questa legge da un destino che potrebbe essere irrimediabilmente segnato.
Non so se il consigliere Valdegamberi condivida con me questa opinione, e non so se condivida il contenuto del subemendamento, cioè il fatto che noi diciamo che quelle U.L.S.S. così come sono state disegnate, e che da dichiarazioni che ho sentito con le mie orecchie, in quest'Aula anche del consigliere collega Valdegamberi, di tutt'altra natura, lui faceva riferimento a numeri che si riferivano mi pare all'Antico Testamento o alla cabala, e quindi che quell'emendamento proposto dalla Giunta in quel modo, peraltro, non sia la migliore soluzione per delimitare le U.L.S.S. della nostra Regione.
Quindi, il subemendamento non può che essere un emendamento soppressivo in modo da sgomberare il campo da quella scrittura delle definizioni delle U.L.S.S. e poter mettere in campo una soluzione che io mi auguro possa essere condivisa, ma lo deve essere nel giro di 24 ore.
L'emendamento proposto dalla Giunta non è un puro gioco di probabilità, come dire, è gioco truccato, ma in che senso è truccato? Si dice: ci sono dei criteri tendenzialmente provinciali, però intervengono altri elementi, non il caso, a disegnare due U.L.S.S. che sono diverse dalle altre. E' proprio qui che c'è la differenza rispetto alla nostra impostazione.
Noi diciamo: perché non mettiamo un criterio che possa superare questi elementi casuali, pseudo casuali, per niente casuali, anzi del tutto personali che hanno fatto sì che sia avvenuto così?
Speravo che un collega come il consigliere Valdegamberi venisse in soccorso ad una impostazione più razionale delle U.L.S.S., più intellegibile, che possa essere la stessa a Verona come a Venezia, a Treviso come a Vicenza, a Padova. Un criterio appunto.
Qualsiasi veneto può chiedere: ma come hanno disegnato le U.L.S.S.? Con questi criteri. Sì, sono uguali per tutti.
Questo è il tentativo estremo che stiamo facendo anche proponendo questo subemendamento che dice: no, quell'emendamento n. A1314 è sbagliato, dobbiamo fermarlo, metterlo fuori gioco in modo da poter riprendere un confronto che si basi su alcuni dati ed elementi di programmazione socio–sanitaria, di carattere demografico, di presenza turistica come ci ha detto il Presidente Zaia quando ci ha illustrato il progetto di legge dicendo che l'U.L.S.S. del Veneto Orientale è un' U.L.S.S. fisarmonica e quindi ci sono milioni di turisti che d'estate risiedono in quel territorio, per cui anche i servizi sanitari sono sottoposti a quello stress, vediamo di disegnarne un'U.L.S.S. adeguata.
La parola alla consigliera Orietta Salemi.
Siamo a sostenere la soppressione di un emendamento, il n. A1314, che quando è arrivato in Aula mi ha evocato il 314, la formula per calcolare il perimetro del raggio, ma questo numero, il n. A1314, invece, per noi che siamo in Aula ormai da per parecchi mesi, ci evoca evidentemente questa idea di una forzatura dell'"emendamento canguro".
La forzatura, perché? Perché evidentemente noi l'abbiamo vissuto anche come un atto legittimo evidentemente, visto che è previsto visto dal Regolamento anche da parte della maggioranza, ma forse improprio sulla tempistica perché c'erano, come dire, tempi maturi – e dopo ascolterò anche il collega Valdegamberi – per poter arrivare evidentemente anche alla condivisione di un percorso anche per questa seconda parte della legge.
Rispetto alla nostra richiesta di soppressione, che cosa possiamo dire? Possiamo dire che evidentemente è anche di provocazione chiedere la soppressione di un emendamento che sopprime degli altri, quasi ci fosse una sorta di proprietà transitiva tra maggioranza e minoranza nel gioco della soppressione degli emendamenti. Certo è che al di là di queste provocazioni reciproche, che fanno parte anche del gioco d'Aula, quello che a me personalmente delude è il fatto che arrivati ad un percorso che ha visto un tavolo diciamo di natura non solo tecnica, ma anche politica, un percorso ormai all'ultimo miglio, si sia deciso di interrompere qualsiasi forma di collaborazione e di mediazione che poi era peraltro dettata non tanto da criteri muro contro muro, ma dall'idea di arrivare, anche rispetto alla proposta delle nove U.L.S.S. presentata dal Presidente Zaia e sostenuta a tutt'oggi dalla maggioranza, a dare un criterio che potesse togliere anche dall'imbarazzo il Presidente Zaia di dover giustificare le due U.L.S.S. in più.
Abbiamo trovato un criterio che poteva essere omogeneo, che teneva in piedi comunque le due U.L.S.S., che attualmente sono in sperimentazione, e che quindi non toglieva niente, non andava in una logica deminutio, anzi, ma riusciva a dare in qualche maniera dei parametri che potessero essere condivisi e che potessero essere accettati anche con una certa serenità, diciamo così, dai territori che si sono sentiti defraudati rispetta a questa scelta delle nove U.L.S.S. fatta dal Presidente e sostenuta in questa nuova formula della proposta di legge. Quindi ci sembrava che in qualche modo vi avessimo anche cavato le castagne dal fuoco per dirla fino in fondo.
Si sono sprecate le metafore in quest'Aula per definire a che punto è questa legge. Abbiamo parlato della situazione di una realtà moribonda, di una situazione in agonia, qualcuno ha cantato il "De Profundis". Noi vogliamo e vorremmo far uscire da questo stato di agonia, da questa condizione di de profundis la proposta di legge 23, e in questo momento siamo appagati e soddisfatti dal fatto che il Presidente Zaia finalmente mette voce a un'interlocuzione che possa dare fine a questa lunga gestazione di mesi che ritengo ormai abbia raggiunto, come dire, il suo punto di non ritorno.
Per cui, riteniamo giusto a fronte di quello che poi emergerà oggi pomeriggio evidentemente continuare a discutere, ma continuare a discutere nel merito nei prossimi giorni.
Grazie, consigliera Orietta Salemi.
La parola alla consigliera Cristina Guarda.
Siamo ad un punto molto delicato perché un emendamento soppressivo della proposta portata avanti dalla Giunta, quella tanto discussa nelle scorse settimane, si contrappone a delle proposte chiare che lasciano la libertà alla maggioranza di prendere una decisione definitiva; una proposta che varia dalle sette alle dieci, alle dodici U.L.S.S. territoriali, perché lascia la maggioranza di stabilire il criterio preciso, però con un principio di uguaglianza.
La maggioranza cerca di tenere duro, l'abbiamo capito, però la proposta emendativa che stiamo discutendo adesso - è giusto che venga ricordato anche ai cittadini che ci stanno seguendo - è davvero diversa da quella che in questi giorni tra maggioranza e minoranza si è discusso, lavorando con gli Uffici per cercare di trovare una via mediana che fosse una via risolutrice perché questa è la mediazione politica e non soltanto dialettica, ma anche pratica e concreta per raggiungere una conclusione seria, ragionata e rispettosa di tutte le componenti di questa Regione che è composta e rappresentata non soltanto dalla maggioranza, anche dall'intera minoranza.
L'obiettivo, quindi, era trovare una quadra per definire con chiarezza i criteri e ripeterò sempre quei criteri per dare l'opportunità di riconoscere l'esigenza di un'amministrazione sanitaria vicina a tutti quei territori con gli stessi elementi di particolarità, a tutti quei territori a cui veniva riconosciuta una specificità, una peculiarità che dava merito di un'esigenza di una vicina amministrazione sanitaria, non parliamo di servizi, parliamo di amministrazione.
Cosa è successo oggi dopo questa settimana di condivisione? Abbiamo fatto un percorso, l'abbiamo fatto insieme, cercando la sintesi, alle volte con difficoltà, altre con meno difficoltà. Abbiamo allungato la mano al Presidente per dare l'opportunità di spiegare chiaramente ai veneti quali fossero i principi e di dimostrare davanti ai veneti che ci fossero delle pieghe politiche, meramente politiche, e non tecniche per avvantaggiare un territorio rispetto ad un altro che alla stessa maniera del primo cerca di far riconoscere una propria particolarità.
Abbiamo allungato la mano e siamo davvero rammaricati di un atteggiamento di questo tipo, per cui sicuramente ci sarà da ragionare, ma ci sarà da ragionare con molta trasparenza e sincerità e anche con molta umiltà, senza chiudersi nelle trincee, ma cercando davvero un rapporto di condivisione. Grazie.
Grazie, consigliera Cristina Guarda.
Come avevo detto prima, interrompiamo qui i lavori d'Aula.
La Seduta è aggiornata a domani mattina alle ore 10.30.
La Seduta termina alle ore 16.28
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