Source: http://www.avvocatiamministrativistipiemonte.org/sentenze/sentenza-814-2015/
Timestamp: 2020-02-23 00:26:50+00:00
Document Index: 29576185

Matched Legal Cases: ['art. 113', 'art. 23', 'art. 3', 'art. 113', 'art. 23', 'art. 3', 'art. 113', 'art. 23', 'art.23', 'art. 113', 'art. 15', 'art. 113', 'art. 113']

Sentenza 814 2015 - Associazione Avvocati Amministrativisti del Piemonte
N. 00814/2015 REG.PROV.COLL.
N. 00704/2009 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 704 del 2009, proposto da:
Acque Potabili S.p.A., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall’avv. Roberto Cavallo Perin, con domicilio eletto presso il suo studio in Torino, Via Bogino, 9;
Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale n. 4 Cuneese, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall’avv. Francesco Dal Piaz, con domicilio eletto presso il suo studio in Torino, Via S. Agostino, 12;
Comune di Racconigi;
Alpi Acque S.p.A., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avv.ti Carlo Emanuele Gallo, Giuseppe Caia e Stefano Colombari, con domicilio eletto presso lo studio del primo in Torino, Via Pietro Palmieri, 40;
A.E.T.A. S.C. A R.L.;
deliberazione 20.4.2009 n. 9 – affidamento gestione del servizio idrico integrato – approvazione schema di contratto
Visti gli atti di costituzione in giudizio dell’Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale n. 4 Cuneese e della Alpi Acque S.p.A.;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 16 aprile 2015 la dott.ssa Ofelia Fratamico e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Con ricorso notificato il 19.06.2009 la Acque Potabili s.p.a. ha chiesto al Tribunale di annullare la deliberazione della Conferenza dell’Autorità d’Ambito Ottimale n. 4 Cuneese del 20.04.2009 n. 9 e di accertare l’ “avvenuta cessazione al 31.12.2007 della gestione in capo ad Alpi Acque s.p.a. dei servizi di fognatura e depurazione nel Comune di Racconigi”, nonché il “conseguente dovere dell’Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale n. 4 Cuneese di avviare la procedura per l’affidamento di tali servizi in ragione della vigente disciplina italiana ed europea”.
A sostegno delle sue domande la ricorrente ha dedotto 1) violazione dell’art. 113, comma 15 bis d.lgs. n. 267/2000 e dell’art. 23 bis d.l. n. 112/2008, conv. in l.n. 133/2008; 2) violazione dell’art. 3 della l.n. 241/1990, eccesso di potere per insufficiente istruttoria e motivazione; 3) violazione dell’art. 113 d.lgs. n. 267/2000, dell’art. 23 bis del d.l. n. 112/2008 conv. in l.n. 133/2008 e degli artt. 150 e 147 del d.lgs. n. 152/2006; violazione dell’art. 3 l.n. 241/1990, eccesso di potere per insufficiente istruttoria e motivazione.
Il 23.06.2009 ed il 27.07.2009 si sono costituite in giudizio l’Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale n. 4 Cuneese e la Acque Potabili s.p.a., eccependo l’inammissibilità, l’improcedibilità e, in ogni caso, l’infondatezza nel merito del ricorso avversario.
All’udienza pubblica del 16.04.2015 la causa è stata, quindi, trattenuta in decisione.
Deve essere, in primo luogo, rigettata l’eccezione di inammissibilità del ricorso della Acque Potabili s.p.a. per omessa impugnazione delle deliberazioni del Consiglio Comunale di Racconigi n. 41 del 29.06.2006 (doc. n. 6 della ricorrente) e n. 64 del 29.11.2006 (doc n. 4 di Alpi Acque s.p.a) di adesione del Comune di Racconigi alla società mista Alpi Acque s.p.a., di affidamento ad essa della gestione dei servizi di fognatura e depurazione e di richiesta alla Conferenza della Autorità d’Ambito del riconoscimento di tali determinazioni, di cui l’atto del 20.04.2009 impugnato sarebbe una mera presa d’atto.
Come evidenziato dalla difesa della ricorrente “al tempo dell’affidamento di Racconigi ad Alpi Acque la legge – con norma innovativa – disponeva comunque la cessazione al 31 dicembre 2007 degli affidamenti di servizio idrico non conformi alla disciplina sull’evidenza pubblica (art. 113 c. 15 bis d.lgs. n. 267/2000)”, cosicchè “trattandosi di un termine breve di un anno e mezzo (giugno 2006 – 31 dicembre 2007) i ricorrenti non hanno avuto interesse all’impugnazione”.
È, invece, dal riconoscimento da parte della Conferenza ATO della continuazione dell’affidamento successivamente a tale scadenza che è sorto l’interesse della Acque Potabili s.p.a. a ricorrere, per confutare l’assunto, affermato nella determinazione del 20.04.2009, per cui le delibere di affidamento adottate autonomamente da alcuni Comuni, tra i quali Racconigi, tra l’altro “con procedure difformi dalla norma”, sarebbero rientrate “nell’art. 23 bis – commi 8, 9, 10 del DL 112/2008 convertito in L. 133/2008” e gli affidamenti da esse disposti sarebbero cessati improrogabilmente (solamente) entro e non oltre il termine previsto da tale stessa legge (31.12.2010) con le correlate conseguenze anch’esse previste dall’art.23 bis in questione, segnatamente comma 9” (cfr. doc n. 1 della ricorrente, pagg. 19 e 20).
Parimenti non meritevole di accoglimento è l’eccezione di improcedibilità del ricorso per mancata impugnazione delle successive delibere n. 15 del 29.11.2010, n. 24 del 27.12.2013 e n. 2 del 13.02.2014 (documenti nn. 5, 7 e 9 di Alpi Acque s.p.a.), con le quali l’Autorità d’Ambito, per quanto di interesse, riepilogava semplicemente l’assetto dei segmenti del servizio idrico di cui alla “presa d’atto della Conferenza AATO/4 Cuneese con delibera n. 9 del 20.04/2009”, fornendo prospetti di sintesi espressamente privi di carattere vincolante.
Il ricorso, oltre che ammissibile e procedibile, è anche fondato e deve essere accolto nei seguenti termini.
Con il primo motivo la Acque Potabili s.p.a., affidataria del servizio di acquedotto per il territorio di Racconigi (fino al 2022), ha lamentato, come detto, l’illegittimità del provvedimento con il quale, nel 2009, l’Autorità d’Ambito aveva affermato la prosecuzione dell’affidamento alla società a capitale misto pubblico-privato Alpi Acque s.p.a. dei servizi di fognatura e depurazione nel medesimo Comune “sino al 31 dicembre 2010…” e anzi “ancora dal 1 gennaio 2011” in avanti.
L’affidamento da parte del Consiglio Comunale di Racconigi, con delibera n. 41/2006, dei servizi in questione ad Alpi Acque s.p.a. senza gara, ma tramite il semplice ingresso del Comune nel capitale della società – che era sorta per la gestione del servizio idrico dei soli Fossano e Cervere ed aveva allora scelto il suo socio privato, ampliando poi via via il suo raggio di azione – essendo contrario alle norme di evidenza pubblica, sarebbe, infatti, terminato al 31.12.2007, ricadendo sotto la previsione del comma 15 bis dell’art. 113 del d.lgs. n. 267/2000, come modificato dall’art. 15 del d.l. 4.07.2006 n. 223 convertito in l. 4.08.2006 n. 248 e non avrebbe potuto continuare avvalendosi della normativa successivamente intervenuta.
Tale tesi è fondata e deve essere condivisa: il citato comma 15 bis dell’art. 113 (ora abrogato) nel testo in vigore al momento dei fatti di causa prescriveva, in verità, che, “nel caso in cui le disposizioni previste per i singoli settori non stabiliscano un congruo periodo di transizione, ai fini dell’attuazione delle disposizioni previste nel presente articolo, le concessioni rilasciate con procedure diverse dall’evidenza pubblica cessano comunque entro e non oltre la data del 31 dicembre 2007, senza necessità di apposita deliberazione dell’ente affidante. Sono escluse dalla cessazione le concessioni affidate a società a capitale misto pubblico privato nelle quali il socio privato sia stato scelto mediante procedure ad evidenza pubblica che abbiano dato garanzia di rispetto delle norme interne e comunitarie in materia di concorrenza, nonché quelle affidate a società a capitale interamente pubblico a condizione che gli enti pubblici titolari del capitale sociale esercitino sulla società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e che la società realizzi la parte più importante della propria attività con l’ente o gli enti pubblici che la controllano”.
Alla data di entrata in vigore del d.l. n. 112/2008, che ha stabilito la proroga al 31.12.2010, l’affidamento ad Alpi Acque s.p.a., che non era avvenuto con gara ed era stato conferito ad una società mista che aveva scelto il socio privato ben prima di ampliare in modo assai rilevante la sua attività, e non poteva ritenersi in linea con le regole a tutela della concorrenza, doveva, dunque, considerarsi già cessato “senza necessità di apposita deliberazione dell’ente affidante”, e non poteva giovarsi della disciplina sopravvenuta, come ritenuto, al contrario, dall’Autorità d’Ambito, poiché la normativa del d.l. n. 112/2008 permetteva la continuazione degli affidamenti ancora in essere, ma non poteva certo “risuscitare”quelli ormai terminati.
Come affermato dalla giurisprudenza amministrativa, la risposta alla questione se affidamenti di servizi pubblici possano essere conferiti “a società miste in via diretta o se occorra seguire procedure di evidenza pubblica, deve essere differenziata, occorrendo distinguere l’ipotesi di costituzione di una società mista per una specifica missione, sulla base di una gara che abbia per oggetto sia la scelta del socio che l’affidamento della specifica missione e l’ipotesi in cui si intendano affidare ulteriori appalti ad una società mista già costituita: nel primo caso è sufficiente un’unica gara mentre nel secondo caso occorre una gara per l’affidamento degli appalti successivi rispetto all’originaria missione” (Cons. St., Sez. V, 13.02.2009 n. 824) e “ai fini della legittimità dell’affidamento diretto di servizi ad una società mista è necessario (tra l’altro) … che la gara (unica) per la scelta del partner e l’affidamento dei servizi definisca esattamente l’oggetto dei servizi medesimi (deve trattarsi di servizi determinati)”, senza che l’eventualità dell’assegnazione di altri, limitati compiti “trasmodi nella – inammissibile – forma di una società “generalista”, ovvero si trasformi il concetto di “determinazione del servizio” in quello di “determinabilità” del medesimo (Cons. St., Sez V, 16.03.2009 n. 1555).
Da qui la contrarietà dell’atto impugnato all’art. 113 c. 15 bis d.lgs. n. 267/2000 con conseguente suo annullamento, nella parte relativa ai servizi di fognatura e depurazione del Comune di Racconigi, assorbimento di ogni altra censura al riguardo ed accertamento della avvenuta cessazione in data 31.12.2007 dell’affidamento di tali servizi ad Alpi Acque s.p.a., salvo il potere-dovere dell’Autorità d’Ambito di avviare le procedure di sua competenza nel settore, nel rispetto della disciplina nazionale e comunitaria.
Non può, invece, essere accolta l’ulteriore domanda della ricorrente volta all’affermazione del dovere dell’Autorità di valutare la possibilità di affidare a trattativa privata ad Acque Potabili s.p.a. … la gestione dei suddetti servizi, concernente il merito dell’azione amministrativa e, dunque, un ambito sottratto alla cognizione di questo Tribunale.
Per la complessità e la novità delle questioni trattate, oggetto, tra l’altro, di ripetuti (e non univoci) interventi da parte del legislatore, le spese di lite possono essere compensate.
– accoglie, ai sensi e nei limiti di cui in motivazione, il ricorso e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato, salvo il potere-dovere dell’Autorità d’Ambito di avviare le procedure di sua competenza nel settore, nel rispetto della disciplina nazionale e comunitaria;
– rigetta le ulteriori domande formulate dalla ricorrente;
Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 16 aprile 2015 con l’intervento dei magistrati: