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Timestamp: 2014-12-22 19:22:15+00:00
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Danni, estensione della domanda al terzo chiamato dal convenuto
CASSAZIONE, Sez. III Civ., sentenza n. 5057 del 3 marzo 2010 – Risarcimento danni – Responsabilità civile – Estensione automatica della domanda dell’attore al terzo chiamato dal convenuto – Chiamata in garanzia, propria, impropria, differenze.
DANNI – RESPONSABILITA’ CIVILE
Estensione automatica della domanda dell’attore
al terzo chiamato dal convenuto
[CASSAZIONE, Sez. III Civ., sentenza n. 5057 del 3 marzo 2010]
(fonte : www.cortedicassazione.it)
Nella sentenza “… Non si tratta, né di chiamata in garanzia (quale ad es. quella tipica dell’assicuratore), né, di regresso.
Deve, in questa ottica evidenziarsi che secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte (Cass. 26.1.2006 n. 1522; Cass. 11.8.2004 n. 155563; Cass. 10.5.2002 n. 6771; Cass. 28.3.2003 n. 4740; Cass. 9.1.1998 n. 135), nell’ipotesi in cui un terzo sia stato chiamato in causa dal convenuto come soggetto effettivamente e direttamente obbligato alla prestazione pretesa dall’attore, la domanda di quest’ultimo si estende automaticamente ad esso senza necessità di una istanza espressa, costituendo oggetto necessario del processo, nell’ambito di un rapporto oggettivamente unico, l’individuazione del soggetto effettivamente obbligato.
Analoga estensione non si verifica, invece, nel caso di chiamata di terzo in garanzia, stante l’autonomia sostanziale dei due rapporti, ancorchè confluiti in un unico processo.
A tal fine deve rilevarsi che si ha garanzia propria quando la domanda principale e quella di garanzia hanno lo stesso titolo, o quando si verifica una connessione obiettiva tra i titoli delle due domande o quando sia unico il fatto generatore della responsabilità prospettata con l’azione principale e con quella di regresso; si ha, invece, garanzia impropria quando il convenuto tende a riversare sul terzo le conseguenze del proprio inadempimento o, comunque, della lite in cui è coinvolto, in base ad un titolo diverso da quello dedotto con la domanda principale (v. anche Cass. 29.7.2009 n. 17688).
Nel caso in esame non si versa in ipotesi di domande distinte, – l’una principale e l’altra di garanzia -; né di azione principale e di regresso; né, con la chiamata di terzo, il (xxxx) ha inteso riversare sul terzo (KKK) le conseguenze del proprio inadempimento – fatto illecito; quanto piuttosto individuare altro soggetto responsabile dell’evento dannoso; soggetto, quindi, effettivamente e direttamente coobbligato alla prestazione pretesa dalle odierne ricorrenti.
Si presenta allora questo problema : se, quando due soggetti concorrono a causare un evento di danno con distinti comportamenti colposi, la diversità dei fatti che hanno dato causa all’evento dia luogo a diverse obbligazioni risarcitorie od alla stessa.
Per dare soluzione a questo problema sono necessarie alcune puntualizzazioni.
In primo luogo deve sottolinearsi che allorchè l’evento di danno sia imputabile a più fatti colposi che, in vario modo, vi concorrono, dando luogo a responsabilità per fatto illecito dei loro autori, il danneggiato non ha l’onere di chiamarli in causa tutti; e ciò perché l’eventuale accertamento del concorso di altri responsabili oltre il convenuto – per il principio di solidarietà nella responsabilità – rende possibile che l’unico convenuto sia condannato per l’intero.
E’ il convenuto, viceversa , che ha interesse a vedere accertato, nel medesimo giudizio, che egli non è responsabile perché, ad esempio, il fatto a lui addebitato non ha avuto incidenza causale, essendo stato superato da un altro, produttivo questo dell’evento.
E questo interesse è fatto valere con la chiamata in causa del terzo, che è indicato dal convenuto come unico responsabile, ma che potrebbe risultare accertato che, invece, è solo un altro responsabile.
Il fatto che in ipotesi di chiamata del terzo indicato dal convenuto quale unico responsabile – anche in mancanza di un’espressa estensione della domanda proposta dall’attore nei confronti del chiamato – quest’ultimo possa essere dichiarato unico soggetto passivo dell’obbligazione risarcitoria dedotta in giudizio è dovuto al tenore della domanda originariamente proposta, con la quale è stata dedotta in giudizio appunto quella obbligazione.
Ma, le medesime ragioni valgono anche in ipotesi di co – responsabilità, come più sopra delineata.
In questo caso, ad escludere l’estensione automatica della domanda, può essere soltanto l’attore dichiarando di non volerla estendere al chiamato; diversamente, non si spiegherebbe il perché dovrebbe essere accollata all’attore la responsabilità processuale verso un chiamato che non ritiene responsabile e che, proprio per tale ragione, non ha convenuto in giudizio.
In altri termini: la diversità del fatto accertato come causa dell’evento, rispetto a quello originario indicato come causa del danno, non determina mutamento dell’obbligazione e, quindi, dell’oggetto della domanda; diversamente, la vicenda, sul piano processuale, non troverebbe giustificazione.
Ad eguale conclusione – per identità di rationes - allora. Deve ritenersi possibile pervenire anche quando il convenuto abbia chiamato in giudizio il terzo solo come “altro” autore colpevole del fatto, o quando sia questo ad essere accertato.
Tirando le fila del discorso, può rispondersi all’originario quesito enunciando il seguente principio:
Nell’ipotesi in cui due soggetti concorrono a causare un evento di danno con distinti comportamenti colposi, la responsabilità da fatto illecito dà luogo ad un’obbligazione in cui la ragione della domanda non è data da ciascun fatto concreto che determina l’evento, ma da tutti i possibili fatti riconducibili al medesimo titolo di responsabilità che hanno concorso a determinare il danno (v. anche Cass. 9.11.2006 n. 23918, in motivazione). XXXX La diversità dei fatti che hanno dato causa all’evento, quindi, non dà luogo a diverse obbligazioni risarcitorie, ma alla medesima.
Si possono, ora, calare i principi enunciati nel caso in esame.
Come già rilevato, con la chiamata in causa del (KKK) il (xxx) ha inteso evocare in giudizio un soggetto ritenuto corresponsabile per il medesimo evento dannoso occorso al (….) .
In tal modo nell’unico giudizio – per lo stesso evento dannoso – confluivano, e dovevano essere accertate, due autonome responsabilità riconducibili, però, al medesimo titolo.
La Corte di merito – ritenendo impropria la definizione contenuta nell’atto di citazione di chiamata in causa di terzo di “manleva” – ha qualificato l’azione proposta dal (xxxx) di regresso. Ma il tenore dell’atto di chiamata – quale può ricavarsi dalla stessa sentenza impugnata – è chiaro.
Infatti, pur avendo il (xxx) definito, nelle conclusioni rassegnate, l’azione, di manleva, in realtà intendeva evocare soltanto il concetto di computabilità del fatto generatore del danno.
Non si tratta, quindi, di chiamata in garanzia – né propria, né impropria – ma di unico fatto causativo della corresponsabilità di due distinti soggetti: il (xxx) e (KKK).
Sulla base dei principi in precedenza enunciati, quindi – non avendo gli attori dichiarato di non voler estendere la domanda al chiamato – la domanda originariamente proposta dagli attori nei confronti del (xxx) deve intendersi estesa anche a (KKK).
L’accertamento in ordine all’eventuale corresponsabilità del (KKK) dovrà quindi, formare oggetto di giudizio di rinvio.
All’accoglimento del ricorso principale in ordine al capo della sentenza che aveva assolto da ogni responsabilità e conseguente risarcimento del danno il (kkk) consegue la cassazione, sul punto, della sentenza impugnata.
L’ulteriore richiesta – formulata soltanto nelle conclusioni del ricorso principale – relativa alla “conferma delle ragioni esposte nell’atto di appello incidentale” - non può essere esaminata in questa sede, mancando qualsiasi articolazione del relativo, specifico motivo di censura della sentenza impugnata e del vizio denunciato …” [… ]
Per saperne di più, v. (alla fonte) :
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