Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-11352-del-09-05-2017
Timestamp: 2020-06-04 04:32:39+00:00
Document Index: 92081575

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 612', 'art. 617', 'sentenza ', 'art. 289', 'art. 618', 'art. 618', 'sentenza ', 'art. 617']

Sentenza Cassazione Civile n. 11352 del 09/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11352 del 09/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 09/05/2017, (ud. 23/03/2017, dep.09/05/2017), n. 11352
sul ricorso 24699-2015 proposto da:
SGROL, EMANUELE DE ROSE e GIUSEPPE MATANO;
avverso la sentenza n. 799/2015 del tribunale di FOGGIA, depositata
1. che il giudice del lavoro del tribunale di Foggia accoglieva il ricorso di alcuni braccianti agricoli, tra i quali l’odierna intimata e, accertata la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato agricolo, condannava l’INPS a procedere all’iscrizione dei lavoratori negli elenchi anagrafici degli operaio agricoli;.
1.1 che al fine di ottenere la predetta iscrizione la lavoratrice qui intimato iniziava una procedura esecutiva ai sensi dell’art. 612 c.p.c. notificando all’INPS atto di precetto seguito da ricorso per la fissazione delle modalità di esecuzione;
1.3 che avverso tale ordinanza proponeva impugnazione, ai sensi dell’art. 617 c.p.c., comma 2, la lavoratrice chiedendo la sospensione della procedura esecutiva e la riforma del provvedimento nella parte relativa alla compensazione delle spese;
2. che con la sentenza impugnata il Tribunale di Foggia ha accolto l’opposizione e condannato l’INPS alla rifusione in favore della opponente delle spese e competenze di lite, comprese quelle relative all’atto di precetto, come in dispositivo quantificate;
3. che per la cassazione della decisione ha proposto ricorso l’INPS sulla base di un unico motivo;
3.1. che la parte intimata non ha svolto attività difensiva;
4.1. che il ricorrente riporta l’ordinanza conclusiva della fase sommaria del giudizio di opposizione, in data 15 aprile 2014, con la quale il giudice dell’esecuzione aveva fissato il termine perentori() di giorni sessanta dalla comunicazione dell’ordinanza per l’introduzione del giudizio di merito. Quindi, espone che, anzichè osservare questo termine, l’opponente si era rivolto direttamente al Tribunale, in sede contenziosa, con istanza in data 13 maggio 2014 ed il giudice designato per la trattazione del merito, asserendo che il giudice dell’esecuzione non avesse fissato il termine per l’introduzione, aveva, con ordinanza del 16 maggio 2014, fissato l’udienza di comparizione del 9 luglio 2014, assegnando il termine di legge per notificare istanza e decreto; che, infine, il ricorso era stato notificato in data 9 dicembre 2014;
4.2. che, dati questi fatti processuali, l’Istituto ricorrente deduce la violazione dell’art. 289 c.p.c., oltre che delle altre norme di rito richiamate, perchè, come da giurisprudenza di legittimità riportata in ricorso, l’ordinanza integrativa avrebbe potuto essere emessa soltanto nel caso in cui un termine non fosse stato assegnato ai sensi degli artt. 617-618 c.p.c., ma avendo il giudice dell’esecuzione assegnato, come detto, il termine di sessanta giorni, l’opponente avrebbe dovuto osservare il termine stesso;
4.3 che il motivo è manifestamente fondato in quanto, come osservato da recenti pronunzie di questa Corte intervenute in fattispecie identica a quella in esame (cfr. Cass. ordinanze nn. 22373, 22374, 22375, 22376 del 2016), la questione deve essere definita alla luce del principio per il quale a norma dell’art. 618 c.p.c.(nel testo attualmente vigente), l’introduzione del giudizio di merito nel termine perentorio fissato dal giudice dell’esecuzione, all’esito dell’esaurimento della fase sommaria, deve avvenire con la forma dell’atto introduttivo relativa al rito con cui va trattata l’opposizione nella fase a cognizione piena, sicchè ove si applichi ex art. 618 bis c.p.c., comma 1, il rito del lavoro, il giudizio di merito va introdotto con ricorso da depositare nella cancelleria del giudice competente entro il termine perentorio fissato dal giudice. (Cass. n. 27527/14). Pertanto, nel caso di specie, il ricorso dell’opponente avrebbe dovuto essere depositato nella cancelleria del giudice competente entro sessanta giorni dalla comunicazione dell’ordinanza del giudice dell’esecuzione. La procedura seguita, invece, dalla parte qui intimata è del tutto svincolata dalle previsioni normative su citate e, comunque, ha comportato che non vi sia stato alcun ricorso in opposizione regolarmente depositato entro il termine perentorio di sessanta giorni, assegnato ai sensi degli artt. 617-618 e 618 bis c.p.c., tanto che alla fine il ricorso della parte opponente risulta essere stato soltanto notificato (ben oltre il termine di sessanta giorni) senza che risulti previamente depositato nel termine perentorio anzidetto. Il Tribunale adito in sede di merito avrebbe inammissibile l’opposizione agli atti esecutivi per tardiva instaurazione del giudizio di merito. La sentenza che ha invece accolto l’opposizione è affetta da nullità. Essendo, infatti, l’opposizione agli atti esecutivi un rimedio esperibile nel termine perentorio di venti giorni, nella specie, ove reputato regolare, si finirebbe per disapplicare la norma dell’art. 617 c.p.c., consentendo alla parte opponente di procrastinare sine die la propria impugnazione. Pertanto, si dovrebbe comunque giungere alla conclusione di inammissibilità dell’opposizione anche ove si dovesse ritenere che con le “istanze” di cui è detto in ricorso, direttamente rivolte al giudice designato per la trattazione del merito, la parte opponente avesse inteso proporre ex novo la propria opposizione: si tratterebbe, infatti, di un atto introduttivo avanzato dinanzi ad un giudice diverso da quello individuato dal codice di rito (che è il giudice dell’esecuzione) e, per di più, ben oltre il termine di venti giorni dalla conoscenza dell’atto esecutivo opposto;