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Timestamp: 2018-07-23 15:51:26+00:00
Document Index: 105059564

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 13', 'art. 2', 'art. 13', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 7']

Home Sanità e servizi sociali Assistenza pubblica e privata Revisione del nomenclatore regionale: c'è sempre un termine di conclusione del procedimento!
Martedì 17 Luglio 2012 18:59
sentenza T.A.R. Emilia Romagna - Bologna n. 667 del 05/07/2012
Nel caso della revisione del nomenclatore del tariffario regionale, poichè non risulta essere stato predefinito dall'Amministrazione un termine complessivo per l'attivazione e la conclusione del relativo procedimento, deve ritenersi applicabile il termine generale di 30 giorni.
1. Sanità - Case di cura - Convenzioni - Tariffe - Revisione - Procedura
2.Procedimento amministrativo - Conclusione - Termine - Ordinario di 30 giorni - Sussistenza - Fattispecie
3. Sanità - Servizio sanitario nazionale - Piano sanitario - Regionale - Tariffe - Aggiornamento - Criteri - Ratio della disciplina - Conseguenza
1. La revisione delle tariffe/nomenclatore implica l'adozione di un "atto generale" che richiede una articolata formazione procedimentale, con il coinvolgimento della Commissione (organo composto anche con rappresentanti delle componenti interessate) deputata a formulare la proposta "tecnica", sulla base dei "criteri" di riferimento (per l'"aggiornamento") introdotti a livello nazionale dal legislatore.
2. Nel caso della revisione del nomenclatore regionale non risulta essere stato predefinito dall'Amministrazione regionale un termine complessivo per l'attivazione e la conclusione della "revisione del nomenclatore tariffario". Deve ritenersi quindi applicabile il termine generale di 30 giorni. Pur trattandosi di "atto generale di programmazione" (art. 13, L. n. 241/1990) la norma in materia di conclusione entro un termine certo del procedimento (art. 2, L. n. 241/1990, inserita nel Capo I) è infatti, pienamente applicabile, in quanto il legislatore ha esonerato (per tali peculiari provvedimenti, generali / regolamentari) solo l'applicabilità del Capo III ("Partecipazione al procedimento amministrativo") e non anche il Capo I (cfr. art. 13, L. n. 241/1990). Sotto tale profilo quindi l'art. 2, L. n. 241/1990, come modificato dalla L. n. 69/2009 è applicabile alla fattispecie de quo. In sostanza con l'art. 2, L. n. 241/1990, recante norme in materia di procedimento amministrativo, è stato espressamente imposto a tutte le Amministrazioni Pubbliche l'obbligo di concludere i procedimenti con l'adozione di un provvedimento espresso entro il termine specifico prefissato dalle stesse, oppure in assenza di tale predeterminazione, entro il termine di trenta giorni, poi elevato a novanta giorni e successivamente riportato a 30 (l'art. 2 originario è stato infatti modificato dagli artt. 2 e 21, L. 11 febbraio 2005 n. 15; è stato poi sostituito prima dall'art. 3 co. 6-bis, D.L. 14 marzo 2005 n. 35, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione; e infine dalla lettera b) del comma 1 dell'art. 7, L. 18 giugno 2009 n. 69).
3. Per quanto concerne il procedimento di "aggiornamento" a livello regionale delle tariffe, secondo l'impostazione del legislatore nazionale, muovendosi l'esecutivo regionale nell'ambito dei tariffari predisposti a livello statale con definizione della "misura massima" delle tariffe applicabili, una sostanziale aderenza delle tariffe configurerebbe una applicazione "derivata" del decisum nazionale, il che non implicherebbe l'adozione di peculiari ed ulteriori fasi endoprocedimentali nella definizione di corrispettivi che già trovano un fondamento, in via implicita, nel nomenclatore tariffario nazionale. Le Regioni, possono peraltro individuare tariffe maggiori rispetto a quelle massime definite a livello statale; ma il sistema prevede e attua in tal caso una, per così dire, "sanzione contabile" con l'attribuzione dei costi (per la parte superiore a quella definita "massima" dallo Stato) all'ente regionale, con onere a carico del suo bilancio. Questo significa che vi è la libertà di individuare tariffe superiori, ma con il predeterminato effetto di spostamento del peso finanziario (per la quota ulteriore) dallo Stato alla Regione.