Source: https://simonasforza.wordpress.com/2014/09/20/non-solo-eterologa/
Timestamp: 2018-03-24 11:54:06+00:00
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Non solo eterologa | Nuvolette di pensieri
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Non solo eterologa
di simonasforza su 20 settembre 2014
Perdonatemi se nel giro di pochi giorni vi parlo nuovamente di fecondazione, ma lo scorso 16 settembre ho partecipato a questo incontro che mi ha fornito alcuni spunti su cui occorre riflettere. Vi segnalo questa intervista, rilasciata a margine del seminario, dall’avvocato Marilisa D’Amico. In Lombardia sappiamo tutti cosa è accaduto. La Regione si è trincerata dietro questioni economiche, dicendo che non ci sono risorse sufficienti per rendere la fecondazione eterologa gratuita o con il pagamento di un ticket accessibile a tutti. Qui potete trovare la presentazione della delibera in Regione Lombardia e il testo scarno della delibera. La Regione Lombardia, pur avendo firmato il documento in Conferenza Stato-Regioni, pur non essendoci un vuoto normativo (così come ribadito dalla Consulta con la sentenza 162 del 2014) nella sua delibera “in attesa di un intervento legislativo”, ha “autorizzato” l’eterologa e sancito che i costi dell’eterologa, a differenza della fecondazione omologa, sarebbero stati a carico dei pazienti. In questo modo si crea una inaccettabile discriminazione tra malati più o meno gravi (ricordo che nel documento prodotto dalla Conferenza Stato-Regioni “Le Regioni e le PP.AA. considerano che omologa ed eterologa, alla luce della sentenza della Corte Costituzionale, risultano entrambe modalità di PMA riconosciute LEA”, quindi da considerarsi nei livelli essenziali di assistenza). La Regione Lombardia si è arrogata il diritto di autorizzare qualcosa che era già stata autorizzata dai giudici costituzionali. Inoltre, non inserendo l’eterologa tra i L.E.A., ha dichiaratamente disatteso un documento che il rappresentante di Regione Lombardia aveva firmato in sede di conferenza stato regioni del 4 settembre. Ditemi se non è politica ideologica questa! Ma quando si leggono certe dichiarazioni, si trasmette un messaggio di sostanziale resa di fronte alle scelte di una politica miope e discriminatoria. Edgardo Somigliana, responsabile del centro di procreazione medica assistita della fondazione Ca’ Granda-Policlinico di Milano (ex-Clinica Mangiagalli) ha caldamente consigliato (qui l’intervista): “Per ora continuiamo a consigliare di andare all’estero alle coppie che hanno urgenza. Perché tutto diventi “reale” da noi ci vorrà probabilmente almeno un anno”. Tra i relatori del seminario, il Prof. Maurizio Mori, Ordinario di Bioetica presso l’Università degli Studi di Torino, ha più volte ribadito la sua posizione. Dopo lo smantellamento della legge 40 a colpi di sentenza della Consulta, è necessario ripensare tutto e avere il coraggio di legiferare in modo “lungimirante”, perché le leggi devono avere un respiro ampio, riuscire ad anticipare i cambiamenti del futuro, e non arrabattarsi alla ricerca di compromessi che si preoccupano unicamente dell’oggi. Al di là delle considerazioni su una maggiore longevità della popolazione che secondo Mori consentirebbe una genitorialità in età più avanzata, concordo sulla palese discriminazione tra uomini e donne: oggi un uomo può tranquillamente diventare padre a qualsiasi età, cosa che per una donna è ancora un tabù. Io sono sempre dell’idea che la genitorialità dev’essere una scelta personale consapevole e non un soprammobile o una medaglietta da appuntarsi al petto. Non è una questione di età, ma di quello che ci si sente dentro, è questo che va ben valutato e deve restare di ambito “personale”. Il nodo centrale della Legge 40 è contenuto nell’art. 4 (qui il testo completo), laddove la fecondazione assistita diviene un rimedio a un problema medico e nel suo divieto di eterologa non contempla single e coppie omosessuali. La nascita dei figli secondo la legge 40 e la sua disciplina in merito alla fecondazione assistita diventa una mera soluzione medica all’infertilità di coppia e non una libera scelta personale e sociale. La fecondazione assistita dovrebbe essere un diritto del cittadino, che sceglie di diventare genitore. Questo dovrebbe valere sia per i single che per le coppie, qualunque sia la loro composizione. Da tutta questa vicenda emerge una classe politica “presa per le orecchie” dalla Consulta, che ha dovuto intervenire in quanto il Legislatore non è stato in grado di disciplinare la materia in modo adeguato e conformemente ai principi costituzionali. La Consulta pur ribadendo il ruolo centrale e primario del Legislatore, ha scritto una sentenza (sentenza della Corte Costituzionale n. 162/2014”) per sanare il divieto di eterologa (vedi punto 2.3 qui). Il principio ispiratore di una norma dovrebbe essere dare spazio all’autonomia e alla responsabilità dei singoli e della scienza, non ingabbiare i cittadini. La genitorialità dovrebbe essere considerata una scelta incoercibile dell’individuo. Oggi, ci troviamo di fronte a una sorta di regionalismo dei diritti, con un probabile flusso migratorio dell’eterologa tra regioni, alla ricerca della regione più “amica”. Il tutto per complicare la vita a queste coppie, alle quali si chiede di continuare a girare per poter avere delle risposte. Il tutto con il limite dei 43 anni di età per le “riceventi”. Vi immaginate cosa significa dilatare i tempi? Il bambino nato da eterologa potrà conoscere l’identità del padre o della madre biologici una volta compiuti i 25 anni. Il donatore verrà consultato e sarà libero di rivelare o meno la propria identità. Si potranno conoscere dati e valori genetici del donatore solo per esigenze mediche del nato. Vedremo se ci saranno ricorsi alla delibera della Regione Lombardia e speriamo che vengano sanati tutti i “difetti”. Guido Ragni, Presidente della Fondazione per la ricerca sulla infertilità di coppia, ha parlato della fecondazione nei centri pubblici, facendo uno degli interventi migliori e più concreti della giornata. Analizzando i dati sulla fecondazione (qui e qui) la situazione vede un incremento dei cicli effettuati in strutture private, specialmente al sud. C’è una sorpresa: la Lombardia ha delle buone performance e sembra gestire buona parte delle PMA nel pubblico, salvo accorgersi che si tratta di un bluff, perché i numeri del pubblico includono anche le strutture private convenzionate. Per cui non si può certo stare tranquilli. Anzi! Ma l’eterologa è solo la punta dell’iceberg di una materia mai curata, analizzata e affrontata adeguatamente. Altro aspetto, sempre grandemente tralasciato dai dibattiti in materia di PMA, è rappresentato dalla diagnosi preimpianto. Avete presente tutte quelle malattie genetiche, tipo talassemia o fibrosi cistica, che sarebbero “aggirabili” con una semplice indagine preimpianto? Ancora oggi, dopo che nel 2009, una sentenza della Consulta consentiva nuovamente questo tipo di diagnosi, nessuna struttura pubblica consente (tranne a Cagliari) di eseguire gli esami necessari, costringendo di fatto le coppie a rivolgersi al privato, con ovvi costi e problematiche. Ma ci rendiamo conto? Questo è un risultato disastroso. La scienza progredisce e noi chiudiamo gli occhi e poniamo dei paletti assurdi! Se i genitori sono entrambi portatori di talassemia minor, avrà ben il 25% di probabilità di generare un figlio malato. È meglio avvalersi della scienza e concepire un figlio che non sia affetto da una malattia genetica grave o accorgersi della malattia con una villocentesi, dopo settimane di gestazione e costringere le coppie a scegliere solo allora? Non sarebbe meglio aiutare le persone, senza inutili torture? Voi cosa scegliereste? Non venite a dirmi che le malattie genetiche sono casi isolati! Questo non è egoismo o eugenetica! Si tratta di semplice buon senso e di diritti sostenuti anche dalla nostra Costituzione. Insomma, la Legge 40 è stata svuotata, non c’è vuoto legislativo, ma in questo marasma si infiltrano mille tentativi volti a limitare o a vanificare un diritto alla genitorialità. Forse sarebbe opportuno che a livello centrale si operasse con una certa celerità e razionalità al fine di effettuare gli opportuni interventi per sgombrare il campo da una miriade di problematiche, in gran parte causate da un regionalismo cieco e che ha creato solo discriminazioni. Altro che efficienza federale! Segnalo che a Milano è attivo lo sportello Sos infertilità, un aiuto per districarsi in tutte queste complicazioni. Al momento non ci sono donatori di gameti femminili, anche perché la donazione di ovuli presuppone dei trattamenti che sono ben più complicati della donazione di sperma (qui un articolo che ne parla). Per cui forse sarebbe utile ragionare su questo versante e trovare dei metodi per incentivare questa pratica. Altro territorio inesplorato è quello di embrioni o gameti già depositati all’estero e che si potrebbe ipotizzare di far rientrare in Italia. Come fare? Altri articoli sul tema 1 2 3 4 5
Aggiornamento 31 ottobre 2014
è stato rimosso il limite dei 43 anni per l’accesso all’eterologa (qui).
Tag: fecondazione assistita, fecondazione eterologa, fertilità, figli, genitori, Guido Ragni, Il tempo delle donne, Legge 40, Marilisa D'Amico, Maurizio Mori, PMA, Regione Lombardia