Source: http://dirittovitivinicolo.eu/etichette-prodotti-alimentari-indicanti-dop-ingredienti/
Timestamp: 2020-04-10 06:37:57+00:00
Document Index: 69436502

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.44', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Etichette prodotti alimentari indicanti DOP ingredienti - Diritto Vitivinicolo
Nella sentenza “Champagner Sorbet” la Corte di Giustizia ha chiarito a quali condizioni può legittimamente venire usato sull’etichetta di un prodotto alimentare il nome della DOP di un suo ingrediente, posizionandolo fuori dal loro semplice elenco (etichette prodotti alimentari indicanti DOP ingredienti)
In tali circostanze, allora, per la Corte non si configura:
nè uno sfruttamento abusivo della DOP dell’ingrediente utilizzata sull’etichetta del prodotto alimentare avente siffatte caratteristiche qualitative
nè la sussistenza di indicazioni false o ingannevoli su tale etichetta, atte cioè a indurre in errore sull’origine geografica del prodotto interessato o riguardanti la natura o le qualità essenziali di tale prodotto.
Il punto critico diviene allora stabilire quando l’ingrediente DOP conferisce al prodotto alimentare, in cui è incorporato, una caratteristica essenziale,
Secondo la Corte, la quantità di tale ingrediente nella composizione dell’alimento costituisce un criterio importante, ma non sufficiente.
La valutazione in questione dipende dai singoli prodotti interessati e deve essere accompagnata da una valutazione qualitativa.
Per i Giudici di Lussemburgo, non si tratta di riscontrare in tale prodotto alimentare le caratteristiche essenziali dell’ingrediente che beneficia della DOP, bensì di verificare se tale alimento abbia una caratteristica essenziale connessa a tale ingrediente.
Ciò vale particolarmente quando – come nel caso “Champagner Sorbet” – quando, facendo uso del nome della DOP di un suo ingrediente, la denominazione del prodotto alimentare richiami il suo ingrediente e, quindi, il gusto di quest’ultimo. Di conseguenza, il gusto conferito da tale ingrediente deve costituire la caratteristica essenziale dell’alimento suddetto.
Qualora sussistano le condizioni per usare legittimamente sull’etichetta del prodotto alimentare il nome della DOP diun suo ingrediente, sembra corretto ritenere che ciò possa essere fatto senza la necessità di ricevere alcuna autorizzazione dal consorzio di tutela di detta DOP, come invece dispone il Testo Unico Vino (art.44, comma 9), secondo cui:
“E’ consentito l’utilizzo del riferimento a una DOP o IGP nell’etichettatura, nella presentazione o nella
pubblicità di prodotti composti, elaborati o trasformati a partire dal relativo vino a DOP o IGP, purché gli utilizzatori del prodotto composto, elaborato o trasformato siano stati autorizzati dal Consorzio di tutela della relativa DOP o IGP riconosciuto ai sensi dell’articolo 41, comma 4. In mancanza del riconoscimento del Consorzio di tutela, la predetta autorizzazione deve essere richiesta al Ministero”.
Nella causa C‑393/16,
3 Nella sua domanda di pronuncia pregiudiziale, il giudice del rinvio richiama sia il regolamento n. 1234/2007, in vigore all’epoca dei fatti di cui al procedimento principale, sia il regolamento n. 1308/2013, il quale, dal 1o gennaio 2014, ha abrogato il regolamento n. 1234/2007, indicando che l’interpretazione del regolamento n. 1308/2013 si rende necessaria nella misura in cui la domanda inibitoria dell’utilizzo della DOP «Champagne», oggetto della controversia di cui al procedimento principale, è pro futuro, di modo tale che detto giudice dovrà pronunciarsi su tale domanda anche in riferimento alle disposizioni applicabili alla data in cui interverrà la sua decisione.
Le [DOP] e le indicazioni geografiche protette e i vini che usano tali denominazioni protette in conformità del relativo disciplinare sono protette contro:
Le denominazioni di origine protette e le indicazioni geografiche protette non diventano generiche nella Comunità ai sensi dell’articolo 118 duodecies, paragrafo 1.
Gli Stati membri adottano le misure necessarie per far cessare l’uso illegale di [DOP] e di indicazioni geografiche protette ai sensi del paragrafo 2».
L’indicazione di cui al paragrafo 1 compare nella denominazione di vendita del prodotto alimentare o immediatamente vicino ad essa, oppure nell’elenco degli ingredienti relativamente all’ingrediente o alla categoria di ingredienti di cui trattasi».
Gli ingredienti sono designati, se del caso, con la loro denominazione specifica, conformemente alle regole previste all’articolo 17 e all’allegato VI.
Secondo la Commissione, una denominazione registrata come DOP o IGP può essere legittimamente indicata nell’elenco degli ingredienti di un prodotto alimentare.
La Commissione ritiene inoltre che una denominazione registrata come DOP o IGP possa essere menzionata all’interno, o in prossimità, della denominazione di vendita di un prodotto alimentare che incorpora prodotti che beneficiano della denominazione registrata, come pure nell’etichettatura, nella presentazione e nella pubblicità del prodotto alimentare di cui trattasi, se sono soddisfatte le condizioni di seguito indicate.
34 In secondo luogo, la Corte ha già statuito, nella sentenza del 14 luglio 2011, Bureau national interprofessionnel du Cognac (C‑4/10 e C‑27/10, EU:C:2011:484, punto 55), quanto all’interpretazione dell’articolo 16, lettera a), del regolamento n. 110/2008, i cui termini e finalità sono analoghi a quelli dell’articolo 118 quaterdecies, paragrafo 2, lettera a), del regolamento n. 1234/2007 e dell’articolo 103, paragrafo 2, lettera a), del regolamento n. 1308/2013, che l’impiego di un marchio contenente un’indicazione geografica, o un termine corrispondente a quest’ultima e la sua traduzione, per bevande spiritose non conformi ai requisiti corrispondenti costituisce, di regola, un impiego commerciale diretto di tale indicazione geografica, ai sensi del medesimo articolo 16, lettera a), del regolamento n. 110/2008.
38 Come ricordato dalla Corte al punto 82 della sentenza del 14 settembre 2017, EUIPO/Instituto dos Vinhos do Douro e do Porto (C‑56/16 P, EU:C:2017:693), per quanto riguarda le protezioni delle DOP e delle IGP, il regolamento n. 1234/2007 costituisce uno strumento della politica agricola comune mirante essenzialmente a garantire ai consumatori che i prodotti agricoli muniti di un’indicazione geografica registrata in forza di tale regolamento presentino, a causa della loro provenienza da una determinata zona geografica, talune caratteristiche particolari e, pertanto, offrano una garanzia di qualità dovuta alla loro provenienza geografica, allo scopo di consentire agli operatori agricoli che abbiano compiuto effettivi sforzi qualitativi di ottenere in contropartita migliori redditi e di impedire che terzi si avvantaggino abusivamente della reputazione discendente dalla qualità di tali prodotti.
39 Inoltre, in merito all’articolo 16, lettere da a) a d), del regolamento n. 110/2008, la Corte ha dichiarato, al punto 46 della sentenza del 14 luglio 2011, Bureau national interprofessionnel du Cognac (C‑4/10 e C‑27/10, EU:C:2011:484), che tale disposizione contempla diverse ipotesi in cui la commercializzazione di un prodotto si accompagna ad un riferimento esplicito o implicito ad un’indicazione geografica in condizioni idonee o a indurre il pubblico in errore o, quanto meno, a creare nella sua mente un’associazione di idee quanto all’origine del prodotto, o a permettere all’operatore di sfruttare indebitamente la rinomanza dell’indicazione geografica in questione.
42 A tal proposito, occorre constatare, in primo luogo, che l’articolo 3, paragrafo 1, e l’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 2000/13, in vigore all’epoca dei fatti di cui al procedimento principale, e, come rilevato dal giudice del rinvio, l’articolo 9, paragrafo 1, lettera a), e l’articolo 17, paragrafo 1, del regolamento n. 1169/2011 non richiedono in nessun caso di far figurare la DOP nella denominazione di un prodotto alimentare non conforme al disciplinare di produzione di tale DOP, ma contenente un ingrediente conforme al medesimo, qualora l’utilizzo di una tale denominazione sia contrario alla tutela conferita dall’articolo 118 quaterdecies, paragrafo 2, lettera a), ii), del regolamento n. 1234/2007 o dall’articolo 103, paragrafo 2, lettera a), ii), del regolamento n. 1308/2013.
43 Inoltre, l’attenta lettura delle disposizioni relative alla denominazione dei prodotti alimentari contenute nella direttiva 2000/13 e nel regolamento n. 1169/2011, nonché delle disposizioni relative agli ingredienti contenuti in questi ultimi, segnatamente quelle di cui all’articolo 6, paragrafo 5, e all’articolo 7, paragrafi 1 e 5, della direttiva 2000/13 nonché quelle di cui all’articolo 18, paragrafi 1 e 2, e all’articolo 22, paragrafo 1, del regolamento n. 1169/2011, non permette di escludere l’esistenza di un utilizzo indebito della notorietà di una DOP.
58 In merito alla nozione di «evocazione», occorre inoltre ricordare che quest’ultima, secondo costante giurisprudenza, si riferisce segnatamente all’ipotesi in cui il termine utilizzato per designare un prodotto incorpori una parte di una denominazione protetta, di modo che il consumatore, in presenza del nome del prodotto, sia indotto a pensare, come immagine di riferimento, alla merce che beneficia di tale denominazione (v., in tal senso, sentenza del 21 gennaio 2016, Viiniverla, C‑75/15, EU:C:2016:35, punto 21 e giurisprudenza ivi citata). L’incorporazione dell’integralità della denominazione della DOP in quella del prodotto alimentare per indicare il gusto di quest’ultimo non corrisponde quindi all’ipotesi suddetta.