Source: http://www.rivistagiuridica.aci.it/documento/il-diritto-di-accesso-agli-atti-delle-imprese-di-assicurazione-1.html
Timestamp: 2019-09-22 19:18:08+00:00
Document Index: 179389408

Matched Legal Cases: ['art. 146', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 146', 'art. 146', 'art. 146', 'art. 6', 'art. 700', 'art. 9', 'art. 146']

Questione nodale e, forse, più controversa della procedura di accesso qui in esame è la correlazione che la collega alla normativa sulla privacy, attraverso un duplice ordine di reciproche interazioni (tendenzialmente legate alla titolarità dei dati personali che vengono in rilievo), che non hanno mancato di generare una serie di dubbi e, probabilmente, fraintendimenti. Sotto un primo profilo, infatti, la protezione dell’altrui riservatezza costituisce un limite all’ostensibilità degli atti, attraverso le norme a tutela della riservatezza, mentre, in relazione all’ostensione dei dati che riguardano l’interessato stesso, le procedure di accesso del Codice delle Assicurazioni e di quello sul trattamento dei dati personali finiscono per intersecarsi, se non sovrapporsi, rendendo necessario un opportuno coordinamento. In proposito, è interessante notare come la tematica sia semplicemente richiamata dall’art. 146, che ha per incipit l’espressione «fermo restando quanto previsto per l’accesso ai singoli dati personali dal codice in materia di protezione dei dati personali» e demanda implicitamente al provvedimento attuativo una più compiuta disciplina della materia, cosa puntualmente avvenuta: l’art. 2, IV comma, D.M. n. 191/2008, infatti, precisa che il diritto di accesso agli atti «può essere esercitato con riferimento alle parti del documento contenenti notizie o informazioni relative alla parte istante ed è escluso con riferimento alle parti del documento contenenti notizie o informazioni relative a terzi, salva la possibilità di prendere visione di tali parti dei documenti, qualora la loro conoscenza sia necessaria per curare o difendere interessi giuridici del medesimo richiedente», con ciò effettuando un bilanciamento tra i confliggenti interessi all’ostensione da una parte e alla tutela della riservatezza dall’altro. Oltre al generico richiamo al codice in materia di protezione dei dati personali, la nuova disposizione menziona espressamente alcune disposizioni applicabili, affrontando direttamente il problema dell’estensibilità della disciplina della privacy in ambito assicurativo. In proposito, un’ipotesi di coordinamento prospetta la scelta tra due opzioni, ovvero «a meno di non voler ritenere che il contrasto debba necessariamente risolversi a favore della legge sulla privacy, per la sua particolare rilevanza in tema di diritti fondamentali, l’unico modo per conciliare le due previsioni è quello di sostenere che il codice delle assicurazioni sia in parte qua legge speciale e come tale derogatoria della norma generale precedente»; salvo, se se si propende per la seconda soluzione, prendere atto delle «perplessità destate dalla circostanza che la disciplina di un diritto primario della persona, quale quello dell’accesso ai suoi dati personali, venga demandato ad una fonte regolamentare di carattere secondario»[16]. In senso favorevole all’applicazione di un siffatto criterio di specialità, ritenendolo espressione di un favor legis nei confronti dell’assicuratore, si pronuncia anche chi suggerisce che, nelle more di un auspicabile intervento correttivo del legislatore, «a voler superare la questione potrebbe comunque proporsi un’opzione interpretativa che, forte del principio secondo cui la legge speciale deroga a quella generale, assegni un regime di favore alle imprese di assicurazioni quanto all’esercizio nei loro confronti dell’accesso agli atti»[17]. Peraltro, la soluzione forse più equilibrata è quella che riconosce «la reciproca autonomia e la concorrenza» delle due tipologie di accesso, sul presupposto che «le due fattispecie sono sottese da una diversa ratio, in un caso vi è la necessità di realizzare la massima trasparenza del procedimento di liquidazione e nel secondo di conoscere i propri dati personali per verificarne la rispondenza del trattamento ai principi stabiliti dalla legge sulla privacy. Più lineare, seppure non meno problematico, appare un aspetto connesso al precedente, cioè quello dei limiti che il diritto all’ostensione incontra nel rispetto della privacy altrui, grazie allo specifico richiamo di due disposizioni in tema, disciplinanti due distinti profili: l’art. 2 D.M. n. 191/2008 al quarto comma fa «salvo quanto disposto per l’accesso agli atti contenenti dati di carattere non oggettivo dall’articolo 8, comma 4, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196», mentre al quinto dispone che «per l’accesso agli atti riguardanti persone decedute si osservano le disposizioni di cui all’articolo 9, comma 3, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196». Quest’ultima fattispecie, ossia l’accesso agli atti riguardanti soggetti defunti, implica il problema della trasmissibilità del diritto di accesso del titolare deceduto, ed è affrontata attraverso il richiamo dell’art. 9, III comma, D.L.vo n. 196/2003, per il quale «i diritti di cui all’articolo 7 riferiti a dati personali concernenti persone decedute possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio, o agisce a tutela dell’interessato o per ragioni familiari meritevoli di protezione». La prima fattispecie, concernente l’accesso a valutazioni ed altri dati non oggettivi, presenta ulteriori profili di complessità: in questo caso il riferimento è all’art. 8, IV comma, D.L.vo n. 196/2003, secondo cui «l’esercizio dei diritti di cui all’articolo 7, quando non riguarda dati di carattere oggettivo, può avere luogo salvo che concerna la rettificazione o l’integrazione di dati personali di tipo valutativo, relativi a giudizi, opinioni o ad altri apprezzamenti di tipo soggettivo, nonché l’indicazione di condotte da tenersi o di decisioni in via di assunzione da parte del titolare del trattamento» (naturalmente, il richiamo della disposizione va inteso, nell’ottica del decreto n. 191, all’accesso agli atti assicurativi e non ai dati personali). Però, per la verità, una tale disciplina non sembra attagliarsi pienamente alla tipologia di accesso in esame, dal momento che tra gli atti oggetto del diritto di accesso assicurativo sono espressamente menzionati quelli relativi ai «procedimenti di valutazione» e, più in generale, pressoché tutti gli atti visionabili sono finalizzati alla valutazione finale dell’assicuratore: si può allora comprendere come mai la giurisprudenza, nell’affrontare il tema specifico delle valutazioni mediche (certamente il più attinente all’ambito della liquidazione assicurativa), sia incline a riconoscere pienamente il diritto di accesso[18] In senso sostanzialmente conforme sulla medesima questione si esprime il Garante per la protezione dei dati personali, secondo il quale «per quanto riguarda la parte della perizia contenente veri e propri elementi valutativi in cui il medico esprime le proprie considerazioni su alcuni profili della sfera psicofisica dell’assicurato, va nuovamente sottolineato che tali considerazioni forniscono ulteriori elementi informativi, che completano ed arricchiscono il quadro di riferimento, clinico e personale, dell’interessato. Si tratta di elementi che sebbene derivino dal libero convincimento del medico non possono essere, per ciò stesso, considerate alla stregua di conoscenze impermeabili all’accesso dell’interessato»[19]. L’art. 2, III comma, D.M. n. 191/2008 esclude dall’accesso «le perizie medico-legali relative a persone diverse dal richiedente, salvo che nei limiti in cui sia strettamente indispensabile e solo laddove la situazione giuridicamente rilevante, che si intende tutelare con la richiesta, sia di rango almeno pari ai diritti dell’interessato ovvero consista in un diritto della personalità o in altro diritto o libertà fondamentale e inviolabile», mentre il comma successivo precisa che la possibilità di accedere alle parti di documenti contenenti dati sensibili o giudiziari riguardanti persone diverse dal richiedente «è concessa nei limiti in cui essa sia strettamente indispensabile e, in caso di dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale, solo nei limiti di cui al comma 3» e, quindi, a seguito di un bilanciamento analogo a quello previsto per le perizie medico-legali. Accanto alle limitazioni appena esaminate, l’art. 146 ha introdotto una disciplina espressa, sia pur scarna, dei limiti che il diritto di accesso incontra in due particolari casi: a norma del secondo comma, infatti, il relativo esercizio «non è consentito quando abbia ad oggetto atti relativi ad accertamenti che evidenziano indizi o prove di comportamenti fraudolenti», mentre rimane «sospeso in pendenza di controversia giudiziaria tra l’impresa e il richiedente, fermi restando i poteri attribuiti dalla legge all’autorità giudiziaria». In effetti, la disposizione fornisce risposta ai vari dubbi espressi sull’opportunità e sulla liceità del rifiuto di ostensione, da parte dell’assicuratore, qualora si verificassero le situazioni ora prospettate. Come rilevato dalla dottrina, la nuova disposizione recepisce a livello legislativo orientamenti già affermatisi a livello di prassi con la normativa previgente: peraltro, applicando i principi consolidati nelle pronunce del Garante, nell’invocare il differimento ex art. 146 l’assicuratore dovrà «fornire adeguate motivazioni che diano ragione del pregiudizio effettivo cui si andrebbe incontro in caso di immediato accesso ai dati da parte del contraente e/o del danneggiato» e, in ogni caso, allo spirare del termine di differimento sarà tenuto a consentire pienamente l’esercizio del diritto in precedenza limitato[20]. 6) Tutela del diritto di accesso. Vi è da chiedersi, infine, quali strumenti di tutela abbia a disposizione il titolare del diritto di accesso, posto che l’art. 146, III comma, prevede semplicemente che «se, entro sessanta giorni dalla richiesta scritta, l’assicurato o il danneggiato non è messo in condizione di prendere visione degli atti richiesti ed estrarne copia a sue spese, può inoltrare reclamo all’ISVAP anche al fine di veder garantito il proprio diritto». L’art. 6, II comma, D.M. n. 191/2008 si limita a ribadire il dettato legislativo, riproponendone pedissequamente l’infelice espressione ed aggiungendo soltanto un succinto riepilogo dei possibili presupposti del reclamo e la previsione di un termine per la pronuncia dell’Autorità di vigilanza: «in caso di rifiuto o limitazione dell’accesso o qualora, entro sessanta giorni dalla richiesta, il richiedente non sia messo in condizione di prendere visione degli atti richiesti ed estrarne copia a sue spese, nei successivi sessanta giorni può inoltrare reclamo all’ISVAP anche al fine di vedere garantito il proprio diritto. Sul reclamo l’ISVAP provvede nel termine di trenta giorni dalla ricezione». Pertanto, la senza dubbio carente attuazione della norma lascia aperta una serie di dubbi e rende auspicabile un futuro ripensamento della disciplina sotto vari profili: sarebbe necessario, infatti, precisare limiti e forme della coercibilità del diritto da parte dell’Autorità (giudiziaria o di vigilanza), non essendo allo stato attuale chiaro, ad esempio, entro quali limiti l’ostensione possa essere imposta dal giudice (eventualmente con i provvedimenti di urgenza ex art. 700 c.p.c.). In attesa di adeguata regolamentazione, il mancato adempimento degli obblighi ostensivi sembra destinato, se del caso e in modo forse eccessivamente indiretto, a trovare tutela risarcitoria in sede contenziosa, come violazione di specifici doveri di buona fede e correttezza imposti all’assicuratore: in questo senso, secondo alcuni «nell’ambito della procedura d’indennizzo diretto il diritto di accesso agli atti (del danneggiato-assicurato) sembra in qualche modo assorbito, e teoricamente superato, dagli obblighi di assistenza tecnica e di informativa posti a carico dell’impresa assicuratrice dall’art. 9 del D.P.R. 254/2006», sulla base dei quali l’assicuratore «deve farsi parte diligente ed “anticipare” le richieste del danneggiato, rendendolo edotto, passo dopo passo, degli sviluppi dell’iter istruttorio liquidativo» e, conseguentemente, «in sostanza, il diritto di accesso agli atti dovrebbe essere esercitato per lo più a fronte di un inadempimento da parte dell’assicuratore degli obblighi di informazione ed assistenza addossatigli dalla nuova norma»[21].
----------------------------------------------------------------------------------------------------- [1] Crocitto, Commentario al Codice delle assicurazioni private, Macerata, 2006, p. 219. [2] Hazan, La nuova assicurazione della r.c.a. nell’era del risarcimento diretto, Milano, 2006, p. 127. [3] Hazan, op. cit., p. 302. [4] Pizzotti, Il diritto di accesso agli atti degli assicuratori della r.c. auto: la funzione di tutela dell’I.S.V.A.P., in Responsabilità civile e previdenza, 2005, p. 254; cfr. Rossetti, Le assicurazioni. L’assicurazione nei codici, le assicurazioni obbligatorie, l’intermediazione assicurativa, a cura di La Torre, Milano, 2007, p. 919. [5] Di Gregorio, Commento sub art. 146, in Il codice delle assicurazioni private. Commentario al D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209, diretto da Capriglione, Padova, 2007, I, 2, p. 483. [6] Crocitto, op. cit., p. 217; de Strobel e Ogliari, L’assicurazione di responsabilità civile e il nuovo codice delle assicurazioni private, VI ed., Milano, 2008, p. 508. [7] Rossetti, op. cit., p. 920. [8] Crocitto, op. cit., p. 219. [9] Hazan, Guida all’indennizzo diretto e alle altre procedure liquidative, Milano, 2007, p. 155. [10] Crocitto, op. cit., p. 219. [11] Gallone e Petti, Il danno alla persona e alle cose nell’assicurazione per la r.c.a., Torino, 2005, I, p. 934. [12] Hazan, op. ult. cit., p. 155. [13] Cassano, Nuovo sistema risarcitorio e codice delle assicurazioni, in Archivio giuridico della circolazione e dei sinistri stradali, 2007, p. 609. [14] Hazan, op. ult. cit., p. 155. [15] Pizzotti, op. cit,, p. 256. [16] Criscuolo, La R.C. Auto dopo la riforma delle assicurazioni, II ed., Napoli, 2006, p. 121. [17] Cassano, op. cit., p. 609. [18] Si veda in proposito Trib. Roma 7 luglio 2003, in Giurisprudenza romana, 2004, p. 173, secondo cui «la perizia medico legale assicurativa, che costituisce una fase di rilevanza interna del processo di liquidazione del sinistro e di definizione del quantum da parte della società di assicurazioni, costituisce essa stessa una modalità o una fase del trattamento dei dati personali raccolti dall’assicuratore sul soggetto assicurato, con la conseguenza che questi ha diritto all’accesso alla stessa, compreso il giudizio finale relativo alla valutazione del danno ed alla quantificazione dell’invalidità, in quanto esso è il prodotto dell’analisi o – se si preferisce – dell’utilizzo, dei dati personali raccolti col consenso del danneggiato e contribuisce a definire il profilo soggettivo dell’assicurato, attribuendogli la qualità di soggetto indennizzabile o non indennizzabile». [19] Provv. 19 febbraio 2001, in Boll., 2001, n. 17, p. 17. [20] Zignani, Il risarcimento del danno nel nuovo codice delle assicurazioni: le procedure liquidative, Piacenza, 2008, p. 277. [21] Hazan, op. ult. cit., p. 157.
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