Source: http://www.comune.civitella-in-val-di-chiana.ar.it/pscivichiana/ps_glossario.asp?dx=6&sx=1
Timestamp: 2018-04-25 22:21:27+00:00
Document Index: 42237956

Matched Legal Cases: ['art 21', 'art. 34', 'art. 19', 'art.17', 'art. 50', 'art. 53', 'art. 34', 'art.120', 'art.7']

Piano Strutturale Civitella - Glossario
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La procedura che, ai sensi della LR 1/2005 art 21, consente il coordinamento degli strumenti della pianificazione territoriale del comune (PS), della provincia (PTC) o della Regione (PIT) e la variazione contestuale dei medesimi, in base all’interesse prevalente.
Accordo fra due o più pubbliche amministrazioni per la definizione e l'attuazione di opere, di interventi o di programmi di intervento che richiedano, per la loro completa realizzazione, l'azione integrata e coordinata delle stesse e coinvolgano anche diversi livelli di governo (statale, regionale, provinciale, comunale). Attraverso l'accordo di programma si assicura il coordinamento delle azioni e si possono determinare i tempi, le modalità, il finanziamento e ogni altro connesso adempimento. Tale strumento consente di disciplinare i comportamenti futuri tra le parti, le quali saranno tenute ad adottare atti e provvedimenti conformi alle previsioni dell'accordo. E' disciplinato dall'art. 34 del d.lgs. n. 267/2000 e dalla L.R. n. 76 del 3.09.1996.
Fase intermedia della procedura di formazione degli strumenti urbanistici, il cui iter si articola attraverso: avvio del procedimento (nei casi previsti), adozione, pubblicazione, osservazioni, approvazione, entrata in vigore. L'adozione di uno strumento urbanistico, effettuata a mezzo di deliberazione del consiglio comunale, costituisce un atto preparatorio con carattere di proposta o di progetto che successivamente viene accolto o modificato. L'adozione, per quanto fase intermedia di una procedura articolata, ha tuttavia come effetto l'applicazione delle "misure di salvaguardia" (si veda Salvaguardia).
Fase finale, anche se, di norma, non ultima, della procedura complessa di formazione di ciascun strumento urbanistico o delle sue varianti (per l'iter completo si veda Adozione). L'approvazione, effettuata a mezzo di deliberazione del consiglio comunale, di uno strumento urbanistico, costituisce la versione definitiva dell'atto di pianificazione o di programmazione. A seguito di essa, l'atto è perfetto, cioè, completo di tutti gli elementi per la sua esistenza giuridica, ma, di norma, non è ancora efficace in quanto l'entrata in vigore avviene a seguito della pubblicazione.
Aree strategiche di intervento (A.S.I.)
Le aree strategiche di intervento corrispondono ai principali interventi di trasformazione, riqualificazione o recupero, ritenuti indispensabili al raggiungimento degli obiettivi specifici del Piano Strutturale. Le aree strategiche di intervento appartengono ad uno specifico schema direttore e per ciascuna di esse il Piano Strutturale indica gli scopi, il principio e la regola insediativa da osservare, le quantità di suolo pubblico e privato da destinare ai diversi usi; fornisce indirizzi in merito alla redazione di specifici Progetti Norma da elaborare con il Regolamento Urbanistico.
Per ciascuna A.S.I. il Piano Strutturale specifica:
criteri generali per la redazione del regolamento Urbanistico;
dimensionamento degli interventi.
Fase iniziale della procedura complessa di formazione degli strumenti urbanistici di non esclusiva competenza comunale (che coinvolgono Enti sovraordinati) o delle loro varianti. L'avvio del procedimento è effettuato di norma mediante una deliberazione della giunta comunale. Indica gli obiettivi da perseguire, il quadro conoscitivo di riferimento e le ulteriori ricerche da svolgere. L'atto di avvio del procedimento è trasmesso agli altri soggetti istituzionali interessati che forniscono entro sessanta giorni dal ricevimento, gli elementi in loro possesso idonei ad arricchire il quadro conoscitivo e le indicazioni necessarie ai fini della corrispondenza tra gli atti della pianificazione urbanistica comunale e gli atti della programmazione territoriale provinciale e regionale.
Area geografica definita da fattori fisici, socioeconomici o di relazione: bacino idrografico, di traffico o di pendolarità, di utenza di una determinata infrastruttura o attrezzatura, ecc.
Bilancio di impatto ambientale
Strumento conoscitivo preliminare, di natura sia fisico-tecnologica che socioeconomica, che delinea una ipotesi di costi/benefici rispetto ad una azione proposta (opera o attività).
E' una particolare procedura prevista dalla Legge n. 241/90 di semplificazione dell'azione amministrativa che viene attivata, di regola, quando sia opportuno effettuare un esame contestuale di vari interessi pubblici coinvolti in un procedimento amministrativo, ovvero, quando l'amministrazione procedente debba acquisire intese, concerti, nulla osta o assensi di altre amministrazioni pubbliche e non li ottenga, entro quindici giorni dall'inizio del procedimento, avendoli formalmente richiesti. La conferenza tra i rappresentanti di tutte le amministrazioni interessate è, inoltre, lo strumento per il perfezionamento dell'Accordo di Programma.
Atto con cui la pubblica amministrazione sancisce il ruolo collettivo sociale di un bene o immobile, per renderne possibile l'esproprio, per gli usi previsti dalle leggi e norme vigenti.
Per ecologia si intende una porzione di territorio ampia nella quale i caratteri fisici sono posti in relazione ad un insieme vasto di pratiche, di risorse e di problemi che riguardano l'abitare, il produrre, il muoversi e lo svago. Esse costituiscono lo strumento attraverso cui per specifiche parti il piano articola le proprie previsioni.
Il Garante per l'informazione è una figura prevista dall'art. 19, 2° c., della L.R. nº 1/05 con riferimento all'iter di formazione del Piano Strutturale. Tale Garante ha il compito di assicurare l'informazione al pubblico, accertare che il procedimento si svolga secondo le regole di massima pubblicità e che l'informazione sia comprensibile a tutti. In particolare deve assicurare a chiunque, nelle varie fasi del procedimento, la conoscenza tempestiva e la comprensibilità delle scelte dell'Amministrazione, rendendo consultabili gli elementi conoscitivi che le supportano; deve verificare che siano adottate da parte dell'Amministrazione Comunale, in forma anche non rituale, iniziative idonee a favorire la partecipazione dei cittadini singoli o associati durante la fase di formazione del Piano Strutturale; deve inoltre trasmettere immediatamente agli organi competenti le osservazioni e i pareri raccolti ai fini dell'elaborazione del progetto di Piano Strutturale.
In italiano viene tradotto con Sistemi Informativi Territoriali. Il GIS è un sistema informatico che consente di riunire, memorizzare, modificare e rappresentare con i relativi riferimenti geografici le informazioni quali per esempio le classi di età di una popolazione secondo la loro collocazione geografica. Lo strumento consente di raggiungere dei livelli di rappresentazione molto sofisticati.
Insieme di effetti sull'ambiente prodotti da un insediamento, una costruzione o un'opera. Assume connotati sia fisici che socioeconomici, che possono essere giudicati con la procedura tecnica-decisionale della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA).
Indice di fabbricabilità fondiario (If)
Rapporto tra il volume complessivo delle costruzioni (esistenti e di nuova realizzazione) e la superficie fondiaria.
Indice di utilizzazione fondiario (Uf)
E' dato generalmente dal rapporto massimo ammissibile tra la superficie utile (Su) e la superficie fondiaria (Sf).
Indice di utilizzazione territoriale (Ut)
E' dato generalmente dal rapporto massimo ammissibile tra la superficie utile (Su) e la superficie territoriale
Le invarianti strutturali sono elementi fisici o parti del territorio che esprimono un carattere permanente e sono connotate da una specifica identità, ed in quanto tali la loro tutela e salvaguardia risulta indispensabile al mantenimento dei caratteri fondamentali e delle risorse essenziali del territorio. Esse sono individuate dal Piano Strutturale ed organizzate in relazione alle seguenti tipologie di risorse essenziali del territorio:
le città e gli insediamenti urbani;
il territorio rurale;
la rete delle infrastrutture per la mobilità.
Le linee guida fanno parte integrante delle Norme Tecniche e costituiscono il riferimento principale per la valutazione della coerenza tra le azioni e gli obiettivi di lungo termine, in relazione all'assetto del territorio del Piano Strutturale. Esse individuano obiettivi comuni di carattere generale, che l'Amministrazione ed i cittadini si impegnano a conseguire e condividere, e dettagliano le azioni specifiche necessarie al loro raggiungimento.
La mappa strategica definisce con la maggior precisione possibile le diverse dimensioni della strategia fondamentale del Piano, coerentemente con le azioni specifiche contenute nelle linee guida. Essa cerca di chiarire i luoghi per i quali si ritiene il Piano ed in particolare il Regolamento Urbanistico debba fornire indicazioni più dettagliate e precise che per il resto del territorio cittadino. Il Piano Strutturale, attraverso la mappa strategica individua ed organizza gli interventi in relazione alle tipologie di risorse essenziali individuate con le invarianti strutturali:
interventi strategici per la città e gli insediamenti urbani;
interventi strategici per il territorio rurale;
interventi strategici per la rete delle infrastrutture per la mobilità.
Insieme di prescrizioni dei Piani Urbanistici espresse in forma letterale nel documento Norme Tecniche di Attuazione. Che definiscono gli attributi e le regole associati ad ogni area di categoria diversa individuata di piano.
Indicazioni, critiche, precisazioni, rettifiche che ogni cittadino può fornire alla pubblica amministrazione competente per la modifica o il perfezionamento di uno strumento di programmazione e pianificazione. Si tratta di una facoltà riconosciuta al cittadino dalla legge al fine, non solo di garantire il diritto di partecipazione al procedimento amministrativo del privato, ma di consentire la realizzazione di un'attività amministrativa il più possibile trasparente e rispondente alle esigenze della collettività.
Sono quei parametri (densità edilizia fondiaria, rapporto di copertura, numero dei piani, altezza, arretramenti, distacchi, distanze ecc) che regolano l'uso edilizio di un lotto.
Sono quei parametri (densità demografica, densità edilizia territoriale, standard urbanistici) che regolano l'urbanizzazione di un'area e servono a strutturare l'organismo urbano e a promuoverne un'organizzazione efficiente, proporzionando bene strutture e infrastrutture.
Il parere è un atto amministrativo consultivo preventivo - antecedente cioè al perfezionamento dell'atto amministrativo cui si riferisce - con il quale un organo della stessa amministrazione o di altra amministrazione esprime una consulenza all'amministrazione procedente (amministrazione attiva). Nel caso del parere di conformità tale consulenza è finalizzata al controllo della rispondenza dell'atto amministrativo in via di formazione, rispetto al contesto normativo di riferimento. Nella formazione del Piano Strutturale, ad esempio, il parere di conformità reso dalla Provincia al Comune riguarda la conformità del Piano Strutturale adottato dal Consiglio comunale alle prescrizioni del Piano Territoriale di Coordinamento.
Nel linguaggio urbanistico si intende generalmente per perequazione quel principio la cui applicazione tende ad ottenere due effetti concomitanti e speculari: la giustizia distributiva nei confronti dei proprietari dei suoli chiamati ad usi urbani e la formazione, senza espropri e spese, di un patrimonio pubblico di aree a servizio della collettività.
Termine generico col quali si identificano i piani specifici e di maggiore dettaglio che mettono in atto lo strumento urbanistico (Piano Regolatore Generale), ad esempio Piani di Edilizia Economico Popolare, Piani di Recupero, Piani degli Insediamenti Produttivi ecc.
Piano di Edilizia Economico Popolare (P.E.E.P.)
Piano finalizzato all'individuazione delle aree destinate ad edifici di edilizia economico-popolare.
Piano di Miglioramento Agricolo Ambientale (P.M.A.A.)
E' lo strumento che gestisce gli interventi di nuova costruzione e di trasformazione in ambito rurale; esso mette in evidenza le esigenze di realizzazione degli interventi edilizi o di trasformazione territoriale necessari allo sviluppo aziendale e definisce i modi ed i tempi per attuarli.
Piano degli Insediamenti Produttivi (P.I.P.)
Strumento esecutivo che ha per scopo la pianificazione di nuove aree destinate ad insediamenti artigianali, industriali e commerciali.
Piano di Recupero (P.d.R.)
Il Piano di Recupero è finalizzato alla ridefinizione di zone degradate per mezzo di interventi caratterizzati comunque dal recupero e dalla rivalutazione dell'esistente.
Piano Regionale delle Attività Estrattive (P.R.A.E.)
E' il piano che regola l'esercizio dell'attività estrattiva di materiali inerti a livello regionale. Il P.R.A.E. deve poi essere recepito dagli strumenti urbanistici dei singoli comuni interessati.
La strumentazione urbanistica comunale comprende molto spesso specifici strumenti di pianificazione che disciplinano particolari materie. Tra i Piani di Settore di competenza comunale è opportuno segnalare il Piano Urbano del Traffico, il Piano Regolatore Cimiteriale, la Disciplina delle Attività Commerciali, il Piano della Rete di Distribuzione dei Carburanti, il Piano di Zonizzazione Acustica.
Pianificazione particolareggiata, che realizza in dettaglio le scelte del piano generale: piani per gli insediamenti produttivi; piani di zona per l'edilizia popolare; piani di lottizzazione; piani particolareggiati; piani di recupero.
In urbanistica, per caratteristiche e contenuto delle prescrizioni, la scala di pianificazione non direttamente esecutiva: piani territoriali di coordinamento; piani strutturali, piani regolatori generali; piani intercomunali; programmi di fabbricazione, regolamenti urbanistici.
Piano di Bacino Idrografico (P.A.I.)
E' uno strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo, mediante il quale pianificare e programmare le azioni e le norme d'uso finalizzate alla conservazione, alla difesa ed alla valorizzazione del suolo, alla corretta utilizzazione delle acque, sulla base delle caratteristiche fisiche ed ambientali dei diversi territori. La sua redazione è competenza dell'autorità di bacino (L.183/89 art.17 comma 1).
Piano di Indirizzo Territoriale (P.I.T.)
Il Piano di Indirizzo Territoriale (P.I.T.) è l'atto di programmazione con il quale la Regione, in conformità con le indicazioni del Programma Regionale di Sviluppo, stabilisce gli orientamenti per la identificazione dei sistemi territoriali, indirizza a fini di coordinamento la programmazione e la pianificazione degli enti locali, e definisce gli obiettivi operativi della propria politica territoriale. Il P.I.T. contiene:
prescrizioni di carattere generale relative all'uso delle risorse essenziali del territorio;
prescrizioni relative alla localizzazione delle grandi infrastrutture di interesse regionale (aeroporti, autostrade, ferrovie, sedi universitarie, parchi regionali, etc.);
prescrizioni localizzative individuate da Piani Regionali di Settore;
prescrizioni per la pianificazione urbanistico-territoriale (con specifica considerazione dei valori paesistici);
i termini entro i quali Province e Comuni sono tenuti ad adeguare i propri strumenti urbanistici.
Nel P.I.T. vengono inoltre forniti ai Comuni utili chiarimenti su talune definizioni contenute nella L.R. nº 1/05, Art. 48 e orientamenti per la formazione dei Piani Strutturali. In sostanza lo strumento regionale non si limita a definire indirizzi e prescrizioni rivolte ai P.T.C. delle varie Province, ma allarga la sua influenza sulla strumentazione comunale per assicurare una corretta e omogenea attuazione dei principi della Legge.
Piano Regolatore Generale (P.R.G. o P.R.G.C.)
>Il Piano Regolatore Generale regola l'assetto urbanistico esistente e lo sviluppo urbanistico futuro di tutto il territorio comunale.
Gli elementi essenziali che un P.R.G.deve regolamentare sono: le reti di comunicazione con i relativi impianti, la divisione del territorio comunale in zone omogenee, le aree destinate a spazi e opere pubbliche, i vincoli a difesa di talune infrastrutture o edifici o aree, le norme di attuazione.
Il P.R.G.C. è così divenuto uno strumento di efficacia diretta sui suoli e sul patrimonio edilizio, caratterizzandosi come rigido e prescrittivo nel suo apparato normativo oltre che vincolante nei confronti dei Piani Attuativi (vedi Pianificazione Attuativa) e Piani di Settore che avrebbero dovuto occuparsi proprio del dettagliamento della pianificazione.
Piano Regolatore degli Orari (o Piano di coordinamento degli Orari)
L'art. 50 del d.lgs 267/00, attribuisce ai sindaci il compito di coordinare e riorganizzare "sulla base degli indirizzi espressi dal consiglio comunale e nell'ambito dei criteri eventualmente indicati dalla regione, gli orari degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici, nonché, d'intesa con i responsabili territorialmente competenti delle amministrazioni interessate, gli orari di apertura al pubblico degli uffici pubblici localizzati nel territorio, al fine di armonizzare l'espletamento dei servizi con le esigenze complessive e generali degli utenti".
Il Piano Strutturale rappresenta lo schema-direttore con il quale il Comune, individuate le risorse naturali ed essenziali presenti nel proprio territorio, definisce i principi e le grandi strategie per la loro salvaguardia, lo sviluppo e la loro valorizzazione, dettando indirizzi e prescrizioni per la pianificazione operativa e di dettaglio. Esso costituisce un quadro unitario di riferimento, valido per il medio periodo, dove sono riassunti i dati conoscitivi, le esigenze di tutela, le linee di indirizzo e di coordinamento delle azioni di governo del territorio e gli obiettivi da raggiungere nel rispetto dei principi dello "sviluppo sostenibile".
Al P.S. la Legge riconosce una valenza di carta fondativa del governo del territorio. Esso non ha perciò efficacia direttamente operativa sull'uso e la disciplina dei suoli, fatta eccezione per la localizzazione delle infrastrutture di interesse sovracomunale e regionale, e per le aree segnate da salvaguardie, che non possono durare più di 3 anni, e decadono comunque con l'approvazione del Regolamento Urbanistico.
Il Piano Strutturale è il luogo di incontro, armonizzazione ed interrelazione con la strumentazione urbanistica sovraordinata (P.I.T. regionale e P.T.C. provinciale), e svolge il suo ruolo principale nell'indirizzare e coordinare i diversi strumenti di pianificazione e programmazione operativa (Regolamento Urbanistico, Programma Integrato di Intervento, Piani Attuativi, Piani di Settore). In tal modo, tutti gli strumenti di gestione del territorio a scala maggiore e quelli di dettaglio attuativo risultano vincolati alla ricerca di un'integrazione reciproca, cioè ad una sostanziale coerenza con gli indirizzi strategici definiti dal P.S.
Il carattere strategico-strutturale del P.S. consente di delineare una disciplina urbanistica più dinamica e flessibile di quella dei P.R.G.C. tradizionali, rinviando agli strumenti urbanistici operativi (di più facile gestione anche sotto il profilo procedurale) il compito di definire nel dettaglio - in stretta e costante relazione con l'evolversi delle politiche urbane - la disciplina dei suoli.
Il Piano Strutturale ha un contenuto vasto ed articolato che - secondo la L.R. 1/2005 (art. 53) definisce:
e) la disciplina della valorizzazione del paesaggio, nonché le disposizioni di dettaglio per la tutela dell'ambiente, dei beni paesaggistici e dei beni culturali in attuazione del piano di indirizzo territoriale e del piano territoriale di coordinamento ai sensi degli articoli 33 e 34;
f) le aree e gli immobili dichiarati di notevole interesse pubblico ai sensi dell'articolo 32, comma 1.
Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (P.T.C.)
Il Piano Territoriale di Coordinamento (P.T.C.) è l'atto di programmazione con il quale la Provincia esercita, nel governo del territorio, un ruolo di coordinamento programmatico e di raccordo tra le politiche territoriali della Regione e la pianificazione urbanistica comunale. Il P.T.C. contiene:
la definizione di principi d'uso e tutela delle risorse del territorio;
la definizione degli obiettivi da perseguire nel governo del territorio e delle conseguenti azioni di trasformazione e di tutela;
la definizione dei criteri di localizzazione degli interventi di competenza provinciale;
la definizione degli indirizzi per assicurare l'equilibrio e l'integrazione tra il sistema di organizzazione degli spazi e il sistema di organizzazione dei tempi, in modo da favorire una fruizione dei servizi pubblici e privati che non induca necessità di mobilità;
la definizione di criteri e parametri per le valutazioni di compatibilità tra le varie forme e modalità di utilizzazione delle risorse essenziali del territorio.
Il P.T.C. costituisce, insieme alle norme ed alle salvaguardie previste dal P.I.T., l'unico riferimento per la formazione e/o l'adeguamento degli strumenti urbanistici comunali. Con il suo strumento la Provincia assolve a due compiti fondamentali: da un lato mette a disposizione dei Comuni un vasto patrimonio di informazioni ed un approfondito quadro conoscitivo di area vasta, dall'altro svolge il ruolo di coordinamento che le è proprio, definendo un insieme di obiettivi e di indirizzi programmatici di valenza sovracomunale (da tradurre in componenti strutturali della pianificazione comunale), e dettando alcune prescrizioni legate alle specifiche competenze della Provincia. L'efficacia diretta sul territorio del P.T.C. si esplica solo per tali prescrizioni: per il resto lo strumento provinciale acquista efficacia nell'essere attuato dal Piano Strutturale di ciascun Comune. Il P.T.C. ha anche valore di Piano Paesistico ai sensi della Legge nº 431/85 e successive modifiche. Esso contiene in particolare:
il quadro conoscitivo delle risorse essenziali del territorio provinciale;
il loro grado di vulnerabilità e riproducibilità in riferimento ai sistemi ambientali locali, indicando, con particolare riferimento ai bacini idrografici, le relative condizioni d'uso;
prescrizioni sull'articolazione e le linee di evoluzione dei sistemi territoriali, urbani, rurali e montani;
prescrizioni, criteri ed ambiti localizzativi in funzione delle dotazioni e della funzionalità di infrastrutture e servizi di interesse sovracomunale e di interesse unitario regionale;
prescrizioni localizzative indicate da piani provinciali di settore;
misure di salvaguardia.
Piano urbano del traffico - PUT
Previsto dalla Circolare del Ministero LL.PP. n. 2575 del 1986, il PUT, strettamente legato alle previsioni del piano urbanistico, ha il fine di migliorare le condizioni di circolazione veicolare, di sosta, e di ridurre l'inquinamento atmosferico e acustico.
Progetto Unitario d'Attuazione (PUA)
Per progetto norma si intende un insieme di criteri, indirizzi e prescrizioni, corredate da uno o più schemi grafici, che sintetizzano i caratteri degli interventi strategici organizzati attraverso gli schemi direttori. Il progetto norma viene elaborato con il Regolamento Urbanistico per tutte quelle aree individuate dagli schemi direttori e corrispondenti alle aree strategiche di intervento e per gli eventuali ed ulteriori interventi individuati dal Regolamento, la cui complessità richieda un maggiore grado di definizione normativa.
Per progetto di suolo si intende l'insieme degli interventi e delle opere che modificano lo stato e i caratteri del suolo pubblico, d'uso pubblico o privato di interesse generale ridefinendone il disegno e gli usi. Gli interventi previsti dal progetto di suolo consistono nella sistemazione delle aree non edificate attraverso opere di piantumazione, pavimentazione e trattamento del terreno
Programma di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio - PRUSST
Raggruppamento di progetti innovativi in ambito urbano, regolati dal D.M. 8-10-1998, aventi l'obiettivo di avviare una sperimentazione sulle azioni amministrative più efficaci per attivare i finanziamenti previsti nel quadro di sostegno comunitario. I finanziamenti nazionali previsti derivavano dalle disponibilità non utilizzate dei precedenti Programmi di riqualificazione urbana.
Programma Integrato di Intervento (P.I.I.)
Il Programma Integrato di Intervento individua le trasformazioni del territorio da attuare entro il periodo corrispondente a un mandato amministrativo, che per la loro rilevanza e complessità, necessitano di una esecuzione programmatica. E' uno strumento facoltativo e, se realizzato, è parte integrante del Piano Regolatore Generale. Il Programma Integrato di Intervento dovrà definire gli interventi e le opere da realizzare dimostrando la coerenza con le risorse del territorio disponibili, con i tempi di esecuzione, con lo stato di fatto, con i programmi in corso di realizzazione relativi alle principali infrastrutture e attrezzature urbane, con le valutazioni della fattibilità economico-finanziaria delle trasformazioni previste, con il piano della mobilità, con i criteri di perequazione.
E' un insieme di procedure che consentono di realizzare opere pubbliche con l'apporto di capitale e competenze proprie del settore privato. Essenzialmente il Project Financing ( o Finanza di Progetto) è normato dalla Dir. 93/37 della CEE (14 giugno 1993) "Direttiva del Consiglio che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori" e dalle successive modifiche ed integrazioni, per l'Italia dalla Legge 11 febbraio 1994, n.109, "Legge quadro in materia di lavori pubblici" e successive modifiche ed integrazioni. Le fasi principali di un'operazione di Project financing sono la costruzione e la gestione dell'opera realizzata, attraverso la quale l'investitore deve rientrare del capitale investito e attraverso la quale deve ottenere un congruo profitto. La fase di gestione dell'opera diventa perciò di primaria importanza nell'economia complessiva dell'operazione dato che solo una gestione efficace potrà consentire di generare i flussi di cassa necessari a soddisfare tutti i soggetti investitori.
E' un accordo fra enti pubblici, al quale possono, in varia forma, partecipare anche soggetti privati. Può trattarsi di un accordo preliminare a uno più dettagliato e più rigidamente vincolante: un esempio di questo tipo di accordo è dato da quello che può scaturire da una conferenza di servizi convocata (ai sensi dell'art. 34 del D.lgs. 267/2000) al fine di verificare la fattibilità di un Accordo di Programma.
Regolamento Edilizio (R.E.)
Il Regolamento Edilizio è un atto amministrativo che contiene norme riguardanti gli aspetti, le procedure amministrative (rilascio concessioni), l'organizzazione (commissioni edilizie), nonché tutte quelle norme finalizzate ad assicurare l'igiene e l'estetica dei fabbricatie integrare.
Regolamento Urbanistico (R.U.)
Il Regolamento Urbanistico è lo strumento con il quale l'Amministrazione Comunale disciplina le trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del proprio territorio. Esso traduce le direttive e gli indirizzi operativi del Piano Strutturale, in norme operative e prescrizioni, fino alla scala del singolo lotto e del singolo edificio, precisando almeno i seguenti elementi: destinazioni d'uso, tipi di intervento, assetto morfologico e principio insediativo, strumenti d'attuazione. Per quelle aree che, per rilevanza e complessità, necessitano di una esecuzione programmata, il Regolamento Urbanistico predispone Progetti Norma e rimanda l'attuazione degli interventi alla redazione di Piani Complessi d'intervento.
E' un rapporto descrittivo, basato sul modello Pressione-Stato-Risposta rispetto allo stato di conservazione dello stock di risorse (mediante opportuni indicatori di stato), alle pressioni esercitate su tali risorse dalle attività antropiche (indicatori di pressione), agli interventi e/o politiche di tutela delle risorse e di mitigazione degli effetti adottate (indicatori di risposta). Nell'ambito del documento i diversi tematismi affrontati sono di solito aggregati in sistemi ambientali, anche sulla base delle indicazioni della D.G.R.T. nº 1541 del 14.12.1999.
Responsabile dell'Ufficio di Piano
Coordina il lavoro dell'Ufficio di Piano sulla base del programma operativo elaborato assieme al Coordinatore ed al Consulente Scientifico. Ha inoltre il compito di effettuare il raccordo tra l'ufficio di Piano e gli uffici Tecnici dell'Amministrazione allo scopo di pervenire ad un Piano che sia condiviso dalla struttura tecnica dell'Amministrazione.
Situazione in cui si trova uno strumento urbanistico adottato ma non ancora approvato, cioè in itinere di approvazione. Con l'adozione del P.R.G. scatta l'applicazione delle misure di salvaguardia in base alle quali deve essere sospesa da parte del Comune ogni determinazione sulle domande di concessione edilizia non conformi al PRG in intinere, cioè in corso di approvazione.
Schema direttore
Per schema direttore si intende un insieme coordinato di interventi di carattere strategico legati da unitarietà tematica e finalizzati al raggiungimento degli obiettivi generali del Piano Strutturale, così come individuati nelle linee guida. Lo schema direttore organizza gli interventi e ne stabilisce l'ordine di attuazione, le priorità ed i condizionamenti, in relazione al livello di fattibilità ed alle valutazioni di carattere ambientale.
Sistemi e sottosistemi funzionali
Per sistema funzionali si intendono parti del territorio - spazi aperti ed edifici - non necessariamente contigue, alle quali viene riconosciuta una comune identità e che individuano insiemi di funzioni e di materiali urbani compatibili con il ruolo specifico che esse hanno nel territorio. Sistemi, sottosistemi ed ambiti funzionali stabiliscono condizioni qualitative, quantitative e localizzative ed individuano gli obiettivi prestazionali degli insediamenti al fine del mantenimento ed incremento della qualità ambientale e contribuiscono alla corretta distribuzione delle funzioni per l'integrazione tra organizzazione degli spazi e organizzazione dei tempi. I sistemi funzionali coprono l'intero territorio comunale ed individuano insiemi di spazi, luoghi ed edifici, distinti tra loro e non sovrapposti; i sistemi funzionali si articolano in sottosistemi funzionali. I sottosistemi danno luogo a parti di un sistema che si differenziano tra loro per dimensione, principio insediativo, tipi edilizi, spazi aperti, modi d'uso. Gli ambiti costituiscono una ulteriore suddivisione del sottosistema e ne precisano ulteriormente le indicazioni.
I Sistemi Informativi Territoriali rappresentano oggi una delle conquiste tecnologiche più interessanti per la gestione del territorio, dal momento che permettono (con l'uso di adeguati software) di creare una corrispondenza biunivoca tra insiemi di oggetti (edifici, aree naturali o edificate, archi viari, linee ferroviarie, archi e bacini idrici, rilievi naturali o artificiali, ecc.) posizionati sul territorio secondo le loro coordinate ed archivi di dati e informazioni quantitative o qualitative che li riguardano. I compiti previsti per il S.I.T. concernono essenzialmente:
l'organizzazione della conoscenza necessaria al governo del territorio;
la definizione in modo univoco per tutti i livelli operativi della documentazione informativa a sostegno dell'elaborazione programmatica e progettuale dei diversi soggetti e nei diversi settori;
la registrazione degli effetti indotti dall'applicazione delle normative e dalle azioni di trasformazione del territorio.
In tale quadro, sarà fondamentale che la costruzione per tappe di ogni S.I.T. (dalla fase di individuazione e raccolta dei dati alla loro diffusione, conservazione e aggiornamento) si ponga come parametro per il rinnovamento delle modalità di lavoro dei diversi settori amministrativi, soprattutto per quanto attiene il coordinamento fra uffici, l'interscambio e la verifica incrociata delle informazioni raccolte.
Per l'archiviazione e l'elaborazione delle informazioni generalmente ci si orienta verso i cosiddetti sistemi G.I.S. (Geographic Information System).
Il primo passo consisterà così nella costruzione di una base cartografica aggiornata, che funga da supporto unico e da denominatore comune per la visualizzazione e il confronto di tutti i dati contestualmente o successivamente raccolti attraverso formati numerici diversi. Nei sistemi software di tipo G.I.S., infatti, la descrizione delle diverse peculiarità del territorio si compone di molte informazioni non solo a carattere metrico o esplicativo, ma anche di ordine relazionale. I singoli livelli di informazione vengono così strutturati attraverso molteplici relazioni di reciprocità che si connettono alle loro proprietà spaziali, e possono essere arricchiti con immagini, filmati e suoni, affinché l'individuazione delle diverse qualità del territorio sia più densa, precisa e univoca, e affinché i contenuti dell'analisi territoriale siano comunicabili con maggior immediatezza. In tal modo, le rappresentazioni G.I.S. permettono contestualmente:
La costruzione di banche di dati referenziate spazialmente e facilmente aggiornabili, visualizzabili ed interrogabili per livelli tematici di organizzazione delle informazioni;
Analisi comparative incrociate e vedute sinottiche dei dati che aumentino il loro livello di scientificità e certezza;
L'attivazione di procedure di analisi complesse di elementi diversi fra loro ma correlati, mirate non alla mera rappresentazione dei dati, ma all'elaborazione di modelli di analisi e progetto circa gli interventi di trasformazione del territorio;
Un agevole confronto fra dati raccolti separatamente, con l'obiettivo che l'integrazione delle informazioni settoriali generi una migliore comprensione della complessità del territorio attraverso la produzione di nuove informazioni di "secondo livello", che possono rappresentare il risultato finale dello studio. O, più spesso, anche una nuova base informativa per perfezionare il modello interpretativo o progettuale, contribuendo a costruire così un processo ciclico di studio e aggiornamento sempre più perfezionato per via di approssimazione.
Grazie ai G.I.S., nuove possibilità di partecipazione della cittadinanza alle scelte territoriali possono essere facilitate attraverso interfacce grafiche semplificate e buone forme di interazione con l'utenza, anche via Internet. L'uso di tecniche e linguaggi di rappresentazione tridimensionale facilmente comprensibili anche ai cittadini meno tecnicamente preparati, permette, infatti, di discutere e vagliare ipotesi progettuali alternative, visualizzandone i possibili esiti (in termini di impatto volumetrico, estetico o paesaggistico) e facilitando la trasmissione anche di nozioni di tipo tecnico.
Il S.I.T. viene a costituirsi come bacino informativo fondamentale per la costruzione dei Piani e degli strumenti operativi, nel momento in cui raccoglie e mette in relazione con facilità e precisione tutti gli elementi del quadro conoscitivo territoriale, ed offre un costante appoggio per la consultazione in tempo reale dei diversi dati sul territorio, ai fini del continuo aggiornamento dei progetti e dei programmi operativi; in tal senso, il S.I.T. costituisce un'interfaccia dinamica permanente tra l'evolversi dei quadri conoscitivi e degli strumenti progettuali: è uno strumento essenziale per permettere una attività continua di interrelazione, analisi, valutazione, formulazione di scelte, verifica e monitoraggio degli esiti diretti e degli effetti collaterali ad esse conseguenti.
Tra le molteplici opportunità che il S.I.T. offre, vi è - in particolare - quella di facilitare le operazioni di continuo monitoraggio dello stato di attuazione degli strumenti urbanistici, delle condizioni dell'ambiente naturale e antropico e della situazione delle reti infrastrutturali, che rappresentano elementi-chiave per il perseguimento di uno sviluppo sostenibile.
Siti di Importanza Comunitaria - (S.I.C.)
Secondo i criteri stabiliti dall'Allegato III della Direttiva comunitaria "Habitat" (Direttiva n. 92/43/CEE), ogni Stato membro redige un elenco di siti che ospitano habitat naturali e seminaturali e specie animali e vegetali selvatiche, in base a tali elenchi e d'accordo con gli Stati membri, la Commissione adotta un elenco di Siti d'Importanza Comunitaria (SIC), suddivisi per regione biogeografica.
Entro sei anni a decorrere dalla selezione di un sito come Sito d'Importanza Comunitaria, lo Stato membro interessato designa il sito in questione come Zona Speciale di Conservazione (ZSC).
Società di Trasformazione Urbana - (S.T.U.)
Gli enti territoriali hanno la facoltà di costituire Società per Azioni con il fine di progettare e realizzare interventi di trasformazione urbana, in attuazione degli strumenti urbanistici vigenti. Gli eventuali azionisti privati devono essere scelti a mezzo di procedure di evidenza pubblica. Le S.T.U. acquisiscono le aree interessate dall'intervento con acquisto o tramite esproprio da parte del Comune, le trasformano e la commercializzano. L'individuazione da parte del Consiglio Comunale delle aree comprese nell'intervento equivale a dichiarazione di pubblica utilità. Le aree di enti pubblici interessate dall'intervento possono essere attribuite in concessione alla S.T.U.. I rapporti tra gli enti locali azionisti e la S.T.U. devono essere disciplinati da una convenzione contenente obblighi e diritti delle parti.
La normativa di riferimento è la seguente: art.120 D.Lgs. 267/2000; art.7 legge 21/2001; Circolare LLPP n.622 del gennaio 2001.
Lo Statuto dei Luoghi raccoglie le invarianti strutturali, gli interventi e le tutele strategiche; esso costituisce la matrice organizzativa delle norme del Piano Strutturale. Attraverso lo Statuto dei luoghi il Piano Strutturale stabilisce le regole per il corretto equilibrio tra la comunità e l'ambiente, costruendo una mediazione tra le esigenze collettive e quelle dei singoli, attraverso un insieme di tutele e salvaguardie del patrimonio storico e dell'ambiente naturale e di azioni specifiche mirate a migliorare la qualità delle prestazioni fisiche, sociali e culturali del territorio.
Sviluppo sostenibile o sostenibilità
Come definito dal Rapporto Brundtland delle Nazioni Unite (1987) è quel modello di sviluppo che soddisfa i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere le possibilità per le generazioni future di soddisfare i propri bisogni. Lo sviluppo sostenibile non è solo difesa dell'ambiente, ma un intervento di scienza (particolarmente l'ecologia), tecnologia e organizzazione sociale e istituzionale che comporti nuove forme di governabilità, con la consapevole partecipazione degli individui. Essendo la sostenibilità un processo multidimensionale che richiede l'eliminazione della povertà e del bisogno, oltre che la conservazione delle risorse per rendere permanente questa eliminazione, per aversi sviluppo sostenibile deve esserci una sostenibilità economica, intesa questa non solo come crescita economica , ma anche sociale e culturale. E' necessario che si pervenga ad una unificazione dell'economia e dell'ecologia a tutti i livelli ed anche ad un corretto equilibrio fra aree rurali ed urbane, evitando concentrazioni e promuovendo moderne forme di agricoltura che valorizzino attivamente l'ambiente e il paesaggio. Lo sviluppo urbano sostenibile richiede una valutazione della carrying capacity (capacità portante) dell'intero ecosistema che sopporta l'insediamento.
Tutele strategiche
Le tutele strategiche rappresentano l'insieme delle salvaguardie del patrimonio storico e dell'ambiente naturale ritenute indispensabile al mantenimento dei caratteri fondamentali e delle risorse essenziali del territorio. Il Piano Strutturale individua ed organizza le tutele strategiche in relazione alle seguenti categorie di salvaguardia:
tutela paesistica ed ambientale;
tutela dei tipi e varianti del paesaggio agrario;
tutela delle aree agricole speciali;
tutela geomorfologia ed idrogeologica.
Unità territoriali organiche elementari (U.T.O.E.)
Per unità territoriali organiche elementari si intendono parti di territorio riconoscibili e dotate di una loro relativa autonomia. Il Piano Strutturale individua le U.T.O.E. in base ai caratteri ambientali, con particolare riferimento ai bacini idrografici, economici, sociali e culturali. Per ciascuna U.T.O.E. il Piano Strutturale specifica:
le dimensioni massime ammissibili degli insediamenti;
il nuovo impegno di suolo;
le dimensioni minime necessarie delle infrastrutture e dei servizi di uso pubblico.
Procedura prevista dalla Direttiva 2001/42/CE concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi. Si tratta di un processo sistematico inteso a valutare le conseguenze in campo ambientale di una politica, di un piano o di iniziative nell'ambito di un programma, ai fini di garantire che esse siano affrontate in modo adeguato fin dai primi stadi del processo di formulazione delle decisioni, allo stesso modo delle implicazioni economiche e sociali.
Valutazione d'impatto ambientale (V.I.A.)
Analisi e giudizio degli effetti ambientali, sociali, produttivi di una trasformazione introdotta dall'uomo. Si articola in una analisi tecnico-scientifica sui costi e benefici di un'opera o iniziativa (Bilancio di Impatto Ambientale) e in una decisione di carattere politico. E' obbligatoria per tutti gli interventi riguardanti la pianificazione e lo sviluppo del territorio suscettibili di determinare un impatto significativo e rilevante.
La Legge regionale 1/2005 sul governo del territorio stabilisce che l’adozione di strumenti di pianificazione territoriale (es. un Piano Strutturale comunale) e di atti di governo del territorio (es. un Regolamento Urbanistico) debba essere preceduta da un processo che ne valuti gli effetti ambientali, territoriali, economici, sociali e sulla salute umana, anche alla luce degli strumenti vigenti.
E’ la procedura che consente, come dice il termine stesso, la variazione di uno strumento di pianificazione o di un atto di governo dl territorio, sempre in coerenza con gli strumenti degli altri Enti.
Limitazione all'uso di un ambiente, o territorio, o parti di esso, prescritto da un piano o da un programma. Può essere urbanistico, idrogeologico, paesaggistico
Norme e contenuti del Piano Strutturale
La legge regionale n. 01 del 2005
Che cosa è il piano strutturale
La formazione del piano strutturale
Leggere il piano strutturale
Normativa della Pianificazione Regionale
Piano Strutturale 2015
Il nuovo Piano Strutturale di Civitella in Valdichiana - sit.ps@civichiana.it