Source: https://www.ilcommercialistainrete.com/2018/03/
Timestamp: 2020-02-17 01:17:05+00:00
Document Index: 9078477

Matched Legal Cases: ['art. 1815', 'art. 45', 'art. 26', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2']

03/2018 - Il Commercialista in Rete
In materia di Tari, sono state fornite ulteriori informazioni sulla circolare n.1D/f del 20 novembre 2017 relativa al calcolo della parte variabile della tariffa e illustrate le linee guida interpretative sui fabbisogni standard pubblicati sul sito internet del dipartimento.
Sul sito del dipartimento delle Finanze del Mef sono state pubblicate le risposte ai quesiti presentati nel corso del webinar svoltosi lo...
Etichette: Spese di formazione, TARI
alle sabato, marzo 31, 2018
Tra le diverse agevolazioni fiscali previste a favore delle persone con disabilità, e dei suoi familiari, ve ne sono alcune riferite al settore auto. In particolare, in questo specifico ambito, sono previste: la detrazione Irpef del 19% della spesa sostenuta per l’acquisto; l’applicazione dell’aliquota Iva agevolata al 4% sull’acquisto; l’esenzione dal pagamento del bollo auto; l’esenzione dall’imposta di trascrizione sui passaggi di proprietà. Se la persona disabile è fiscalmente a carico di un suo familiare, delle agevolazioni può beneficiare lo stesso familiare che ha sostenuto la spesa nell’interesse del disabile (si ricorda che il limite di reddito per poter essere considerati fiscalmente a carico è pari a 2.840,51 euro annui).
Tra le diverse agevolazioni fiscali previste a favore delle persone con disabilità, e dei suoi familiari, ve ne sono alcune riferite al set...
alle venerdì, marzo 30, 2018
Per usufruire del credito d’imposta relativo alle erogazioni liberali in denaro destinate agli investimenti in favore di tutti gli istituti del sistema nazionale di istruzione, per la realizzazione di nuove strutture scolastiche, la manutenzione e il potenziamento di quelle esistenti e per il sostegno a interventi che migliorino l’occupabilità degli studenti (“school bonus” – articolo 1, commi da 145 a 150, legge 107/2015), le erogazioni destinate alle scuole paritarie devono essere effettuate su un conto corrente bancario o postale intestato alle scuole beneficiarie, con sistemi di pagamento tracciabili (articolo 1, comma 620, legge 232/2016).
Per usufruire del credito d’imposta relativo alle erogazioni liberali in denaro destinate agli investimenti in favore di tutti gli istituti...
alle giovedì, marzo 29, 2018
Ultimi giorni per gli enti associativi tenuti a indicare all’Agenzia delle entrate, mediante il modello Eas , le modifiche, intervenute nel...
alle mercoledì, marzo 28, 2018
L’esenzione Imu per i terreni agricoli prevista a favore dei coltivatori diretti (e degli imprenditori agricoli professionali) opera anche nei confronti di coloro che sono già pensionati, a condizione che risultino iscritti nella previdenza agricola e che continuino a condurre i propri terreni. È coltivatore diretto chi si dedica direttamente e abitualmente alla coltivazione del fondo, con il lavoro proprio o della sua famiglia, sempreché la sua forza lavorativa non sia inferiore a un terzo di quella complessiva richiesta dalla normale conduzione del fondo (risoluzione n. 1/Df del 28 febbraio 2018)
L’esenzione Imu per i terreni agricoli prevista a favore dei coltivatori diretti (e degli imprenditori agricoli professionali) opera anche ...
alle martedì, marzo 27, 2018
Pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale di sabato, il decreto 28 dicembre 2017 del ministero dell'Istruzione, che fissa gli importi mass...
alle lunedì, marzo 26, 2018
La risposta al quesito è affermativa. Infatti, tra gli interventi che costituiscono valido presupposto per poter accedere al bonus mobili, ossia alla detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A per i forni), destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione, rientra anche la sostituzione di infissi esterni con modifica di materiale o tipologia di infisso (intervento che, di per sé, dà diritto alla detrazione per recupero edilizio). La recente legge di bilancio ha prorogato il bonus mobili anche per gli acquisti effettuati nel 2018, limitatamente agli interventi di recupero del patrimonio edilizio iniziati a decorrere dal 1º gennaio 2017 (articolo 16, comma 2, Dl 63/2013, come modificato dall’articolo 1, comma 3, legge 205/2017). Si ricorda che, a prescindere dall’importo delle spese sostenute per i lavori di ristrutturazione, il bonus mobili deve essere calcolato su un importo massimo di 10mila euro, riferito, complessivamente, alle spese sostenute per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici. La detrazione deve essere ripartita tra gli aventi diritto in dieci quote annuali di pari importo.
Nel corso di quest’anno sostituirò gli infissi del mio appartamento. In presenza di questa tipologia di intervento è possibile beneficiare...
Etichette: Bonus mobili, ristrutturazione edilizia
alle venerdì, marzo 23, 2018
Anche per il 2018 agli studenti iscritti ai licei musicali e a quelli iscritti ai corsi preaccademici, ai corsi del precedente ordinamento...
alle giovedì, marzo 22, 2018
La legge di bilancio 2018 ha previsto il riconoscimento a favore delle imprese di un credito d’imposta per le erogazioni in denaro effettuate per interventi di restauro o ristrutturazione di impianti sportivi pubblici. Il credito: è riconosciuto nei limiti del 3 per mille dei ricavi annui; è pari al 50% delle erogazioni liberali in denaro, fino a 40mila euro, effettuate nel corso del 2018; spetta anche se gli impianti sportivi pubblici sono gestiti da concessionari; può essere utilizzato in compensazione, mediante F24, in tre quote annuali di pari importo; non rileva ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap (articolo 1, commi da 363 a 366, legge 205/2017).
La legge di bilancio 2018 ha previsto il riconoscimento a favore delle imprese di un credito d’imposta per le erogazioni in denaro effettua...
alle martedì, marzo 20, 2018
Il provvedimento dà attuazione a quanto previsto dalla legge di bilancio 2018, in base alla quale tali percentuali di compensazione “sono innalzate, per ciascuna delle annualità 2018, 2019 e 2020, rispettivamente in misura non superiore al 7,7% e all’8%” (articolo 1,comma 506, legge 205/2017). La disposizione ribadisce quanto già previsto, per lo scorso anno, dalla legge di bilancio 2017 (articolo 1, comma 45, legge 232/2016) e attuato dal ricordato decreto 27 gennaio 2017.
Confermato anche per il 2018, con effetto dal 1° gennaio, l’innalzamento delle percentuali di compensazione Iva applicabili alle cessioni ...
Etichette: percentuali di compensazioni iva
alle lunedì, marzo 19, 2018
Danno diritto alla detrazione Irpef del 19% i canoni (e relativi oneri accessori), per un importo non superiore a 8mila euro, e il costo di acquisto a seguito dell’esercizio dell’opzione finale, per un importo non superiore a 20mila euro, derivanti da contratti di locazione finanziaria (leasing) su unità immobiliari (anche da costruire) da adibire ad abitazione principale entro un anno dalla consegna, sostenuti da giovani di età inferiore a 35 anni con un reddito complessivo non superiore a 55mila euro all’atto della stipula del contratto di locazione finanziaria, che non sono titolari di diritti di proprietà su immobili a destinazione abitativa. Per coloro che compiono 35 anni alla data di stipula del contratto o che siano di età superiore ai 35 anni le stesse detrazioni sono riconosciute in ragione della metà degli importi indicati e, dunque, 4mila euro per i canoni e oneri accessori e 10mila euro per il prezzo di riscatto. L’agevolazione spetta alle stesse condizioni previste per la detrazione relativa agli interessi passivi dei mutui (articolo 15, comma 1, lettere i-sexies.1, e i-sexies.2, Tuir); pertanto, non compete con riferimento agli oneri sostenuti per l’eventuale stipula di contratti di assicurazione sugli immobili (circolare 7/e del 4 aprile 2017).
Danno diritto alla detrazione Irpef del 19% i canoni (e relativi oneri accessori), per un importo non superiore a 8mila euro, e il costo di...
alle venerdì, marzo 16, 2018
La legge di bilancio 2018 ha reintrodotto la detrazione Irpef del 19% relativa alle spese sostenute per l’acquisto degli abbonamenti ai ser...
Mancano solo tre giorni alla scadenza del 16 marzo, termine ultimo per il versamento del saldo Iva risultante dalla dichiarazione annuale per il 2017 senza maggiorazione e interessi.
L’Iva dovuta in base alla dichiarazione annuale deve essere versata entro il 16 marzo di ciascun anno nel caso in cui il relativo importo superi 10,33 euro (10 euro per effetto degli arrotondamenti effettuati in dichiarazione). Ricordiamo che la dichiarazione Iva, relativa all’anno 2017, deve essere present ata con l’apposito modello entro il 30 aprile 2018
È possibile pagare l’importo dovuto in un’unica soluzione oppure a rate (articolo 20 Dlgs 241/1997). Nel secondo caso, le rate devono essere di pari importo e la prima deve essere versata entro lo stesso termine previsto per il versamento unico, ossia entro il 16 marzo.
Il termine del 16 marzo può essere posticipato fino alla data di scadenza prevista per il versamento del saldo dovuto in base alla dichiarazione dei redditi, ossia al 30 giugno (2 luglio per quest’anno, dato che il 30 giugno cade di sabato), pagando però una maggiorazione dello 0,40%, a titolo d’interesse, per ogni mese o frazione di mese successivo al 16 marzo (articolo 6, comma 1, e articolo 7 comma 1, lettera b, Dpr 542/1999).
E ancora, è possibile avvalersi di un ulteriore differimento della scadenza del saldo Iva (come chiarito dall’Agenzia delle entrate con la risoluzione n.73/2017): infatti, è possibile versare entro i trenta giorni successivi alla scadenza del termine previsto per il saldo delle imposte sui redditi e dell’Irap, ossia entro i trenta giorni successivi al 30 giugno 2018 (applicando sulla somma dovuta, al netto delle compensazioni, gli ulteriori interessi dello 0,40%).
Peraltro, come già anticipato, quest’anno il 30 giugno cade di sabato e, quindi, il termine slitta al 2 luglio. Il calendario, quindi, la fa da padrone: aggiungendo trenta giorni al 2 luglio, infatti, la scadenza slitterebbe al 1° agosto, finendo proprio nel periodo di sospensione estiva (1° - 20 agosto) di tutti gli adempimenti fiscali, versamenti compresi (articolo 37, comma 11-bis, Dl 223/2006). Pertanto, in questo caso, si determina un ulteriore differimento al 20 agosto della scadenza del saldo Iva 2017.
versando in un’unica soluzione entro il 16 marzo oppure rateizzare maggiorando dello 0,33%mensile l’importo di ogni rata successiva alla prima
Dal punto di vista penale, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni chi non versa, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo (27 dicembre), l’Iva dovuta in base alla dichiarazione annuale, per un ammontare superiore a 250mila euro per ciascun periodo d’imposta (articolo 10-ter Dlgs 74/2000).
Mancano solo tre giorni alla scadenza del 16 marzo , termine ultimo per il versamento del saldo Iva risultante dalla dichiarazione annuale...
Etichette: Iva annuale
alle mercoledì, marzo 14, 2018
Scade tra pochi giorni il termine per il pagamento della tassa annuale di concessione governativa, relativa al 2018, per la numerazione e l...
Etichette: tassa vidimazione libri sociali
alle martedì, marzo 13, 2018
In linea generale, sono deducibili dal reddito complessivo i contributi previdenziali e assistenziali versati in ottemperanza a disposizioni di legge, nonché quelli versati facoltativamente alla gestione della forma pensionistica obbligatoria di appartenenza, ivi compresi quelli per la ricongiunzione di periodi assicurativi (articolo 10, comma 1, lettera e, Tuir). La deducibilità di un onere è subordinata al verificarsi delle seguenti condizioni: deve rientrare fra quelli tassativamente previsti dalla legge; deve risultare da idonea documentazione; deve essere effettivamente sostenuto dal contribuente nel periodo di imposta di riferimento e nel proprio personale interesse ovvero, in determinate ipotesi, nell’interesse di altri soggetti (familiari a carico e non fiscalmente a carico). Nel caso oggetto del quesito, le spese sostenute dalla moglie superstite corrispondono a un suo interesse specifico e personale, dato che il versamento dei contributi è finalizzato al conseguimento della pensione di reversibilità. Pertanto, il coniuge superstite può dedurre dal proprio reddito complessivo i contributi versati, nella misura effettivamente sostenuta, al netto delle eventuali sanzioni e degli interessi moratori.
In linea generale, sono deducibili dal reddito complessivo i contributi previdenziali e assistenziali versati in ottemperanza a disposizio...
alle lunedì, marzo 12, 2018
Il bonus mobili, sebbene abbia come presupposto indispensabile la fruizione della detrazione per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, è una detrazione autonoma, la cui disciplina non prevede il trasferimento dell’agevolazione (articolo 16, comma 2, Dl 63/2013). Pertanto, in caso di morte del contribuente, non si applica la disposizione prevista dal comma 8 dell’articolo 16-bis, Tuir (che, con riguardo al bonus ristrutturazioni prevede espressamente il trasferimento all’erede), e il bonus, non utilizzato in tutto o in parte, non passa agli eredi per i rimanenti periodi di imposta.
Il bonus mobili, sebbene abbia come presupposto indispensabile la fruizione della detrazione per gli interventi di recupero del patrimonio...
alle sabato, marzo 10, 2018
La legge di bilancio 2018 ha previsto un’agevolazione per gli studenti con disturbo specifico dell’apprendimento (Dsa), introducendo all’interno del Tuir una nuova ipotesi di detrazione Irpef (articolo 1, commi da 665 a 667, legge 205/2017). La detrazione è pari al 19% delle “spese sostenute in favore dei minori o dei maggiorenni, con diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento (Dsa) fino al completamento della scuola secondaria di secondo grado, per l’acquisto di strumenti compensativi e di sussidi tecnici e informatici, di cui alla legge 8 ottobre 2010, n. 170, necessari all’apprendimento, nonché per l’uso di strumenti compensativi che favoriscano la comunicazione verbale e che assicurino ritmi graduali di apprendimento delle lingue straniere, in presenza di un certificato medico che attesti il collegamento funzionale tra i sussidi e gli strumenti acquistati e il tipo di disturbo dell’apprendimento diagnosticato” (nuova lettera e-ter, dell’articolo 15). La nuova detrazione d’imposta spetta anche per le spese sostenute nell’interesse dei familiari fiscalmente a carico e si applica alle spese sostenute a partire dal 2018. Pertanto, potrà essere fatta valere a partire dalla dichiarazione dei redditi che sarà presentata nel 2019 per il 2018.
La legge di bilancio 2018 ha previsto un’agevolazione per gli studenti con disturbo specifico dell’apprendimento (Dsa), introducendo all’in...
Etichette: disturbi specifici apprendimento
alle giovedì, marzo 08, 2018
Sono deducibili dal reddito complessivo i contributi previdenziali e assistenziali versati per gli addetti ai servizi domestici e all’assistenza personale o familiare (ad esempio, colf, baby-sitter e assistenti delle persone anziane) per la parte rimasta a carico del datore di lavoro, fino a un importo massimo di 1.549,37 euro (articolo 10, Tuir). Sono deducibili anche i contributi previdenziali sostenuti per una badante assunta tramite un’agenzia interinale e rimborsati all’agenzia stessa, se quest’ultima rilascia una certificazione attestante: gli importi pagati, gli estremi anagrafici e il codice fiscale del soggetto che effettua il pagamento (utilizzatore) e del lavoratore (circolare 7/e del 4 aprile 2017).
Sono deducibili dal reddito complessivo i contributi previdenziali e assistenziali versati per gli addetti ai servizi domestici e all’as...
Etichette: Badanti, Contributi previdenziali
alle mercoledì, marzo 07, 2018
In tema di imposte sui redditi, la dimostrazione della mancata percezione degli interessi attivi sulle somme date a mutuo incombe sul contribuente, con la conseguenza che – in difetto di tale prova – la società di capitali che abbia ricevuto un finanziamento dai propri soci ha l’obbligo di operare la ritenuta sugli interessi corrispettivi dovuti ai mutuanti, ai sensi dell’articolo 26 del Dpr 600/1973. Tale obbligo sussiste non solo nel caso in cui la corresponsione dei predetti interessi sia effettivamente avvenuta, ma anche quando essa sia soltanto presunta dalla legge. Questo il chiarimento fornito dalla Corte di cassazione con l’ordinanza n. 3819 del 16 febbraio scorso.
Con l’avviso di accertamento impugnato l’ufficio, in relazione all’anno d’imposta 2003, procedeva al recupero, nei confronti del contribuente – una società di capitali esercente l’attività di locazione immobiliare di beni propri – della ritenuta d’acconto sugli interessi passivi corrisposti ai soci a fronte di un finanziamento ricevuto.
L’Agenzia ricorreva per la cassazione di detta pronuncia, lamentando la violazione dell’articolo 26, comma 5, del Dpr 600/1973, che prevede l’obbligo di operare una ritenuta, nella specie pari al 12,5% a titolo di acconto, sugli interessi e altri proventi corrisposti a persone fisiche residenti, e dell’articolo 45 del Tuir, che pone una presunzione di fruttuosità delle somme versate dai soci a titolo di finanziamento, dalla quale discende la piena legittimità del recupero delle ritenute sugli interessi, senza che l’ufficio sia tenuto ad accertarne l’effettiva corresponsione.
Con l’ordinanza in rassegna, la suprema Corte, richiamando il proprio consolidato orientamento, ha affermato la fondatezza del motivo di ricorso proposto dall’amministrazione fiscale. In particolare, i giudici di legittimità hanno osservato che “la dimostrazione della mancata percezione degli interessi attivi sulle somme date a mutuo incombe sul contribuente, già per il carattere normalmente oneroso del contratto di mutuo, quale previsto dall’art. 1815 c.c., nonché in virtù della presunzione fissata dal 2° comma dell’art. 45” del Tuir. Di qui la conseguenza che “la società di capitali che abbia ricevuto somme di danaro a titolo di mutuo dai propri soci ha l’obbligo di effettuare la ritenuta d’acconto sugli interessi corrispettivi dovuti ai soci mutuanti (…) ai sensi dell’art. 26 del D.P.R. 600/73”, non solo nell’ipotesi in cui la corresponsione di detti interessi sia effettivamente avvenuta, ma altresì “quando essa sia soltanto presunta dalla legge”.
Per meglio comprendere il principio di diritto espresso dalla suprema Corte nell’ordinanza in commento, occorre preliminarmente rammentare che, ai sensi dell’articolo 1815 del codice civile, “salvo diversa volontà delle parti, il mutuatario deve corrispondere gli interessi al mutuante…”. La disposizione civilistica prevede, quindi, una presunzione legale di onerosità del contratto di mutuo. In ambito tributario, l’articolo 46 del Tuir stabilisce che “Le somme versate alle società commerciali (…) dai loro soci o partecipanti si considerano date a mutuo se dai bilanci o dai rendiconti (…) non risulta che il versamento è stato fatto ad altro titolo”, mentre l’articolo 45, comma 2, dello stesso testo normativo precisa che “Per i capitali dati a mutuo gli interessi, salvo prova contraria, si presumono percepiti alle scadenze e nella misura pattuite per iscritto”. In mancanza di tali pattuizioni “gli interessi si presumono percepiti nell’ammontare maturato nel periodo d’imposta” e al tasso legale.
Secondo l’orientamento ormai consolidato e prevalente nella giurisprudenza di legittimità, “In tema di imposte sui redditi, i versamenti fatti dai soci, se non formalmente deliberati in conto capitale ed infruttiferi, si presumono fruttiferi, salva la prova contraria gravante sul contribuente”, con conseguente obbligo per la società di effettuare la ritenuta d’acconto sugli interessi “indipendentemente dalla materiale erogazione degli stessi agli aventi diritto” (Cassazione, sentenze nn. 14573/2001, 13807/2005, 15869/2009, 20035/2015).
In merito al contenuto della prova contraria gravante sul contribuente, la Cassazione ha affermato che “siffatta prova non è libera, ossia non può essere data con qualsiasi mezzo, ma soltanto nei modi e nelle forme stabiliti tassativamente dalla legge”, che, come si è visto, richiede la dimostrazione di un diverso titolo del versamento, risultante dai bilanci allegati alle dichiarazioni dei redditi della società (Cassazione n. 2735/2011). Tale posizione è stata recentemente ribadita nella sentenza n. 17839/2016, ove si chiarisce che la presunzione di onerosità “può essere vinta solo in ragione di precisi elementi, ossia fornendo la dimostrazione richiesta della iscrizione in bilancio del versamento come fatto a titolo diverso dal mutuo”.
In tema di imposte sui redditi, la dimostrazione della mancata percezione degli interessi attivi sulle somme date a mutuo incombe sul cont...
alle martedì, marzo 06, 2018
Decade dalle agevolazioni fiscali per la piccola proprietà contadina, stabilite dalla legge 604/1954, il contribuente che, dopo l’acquisto, non prova di aver diligentemente agito, in tempo utile, per acquisire la disponibilità del fondo, specie se lo stesso risulta affittato a un terzo. A chiarirlo la Corte suprema, con la sentenza n. 3821 del 16 febbraio 2018.
Il contenzioso origina dall’impugnazione di un avviso di liquidazione, emesso per il recupero di una maggiora imposta, ai fini del registro, non ricorrendo, relativamente a un atto di compravendita di un fondo agricolo, i presupposti per le agevolazioni fiscali di cui alla legge 604/1954.
A tal fine occorre ricordare che, per usufruire dell’agevolazione tributaria in questione, gli acquirenti di un fondo devono dimostrare di coltivarlo direttamente; il che, a dire dell’ufficio, non si sarebbe verificato, poiché i contribuenti non avevano iniziato la coltivazione del fondo e lo stesso risultava concesso in affitto, come comprovato dalla denuncia presentata dall’affittuario.
Di qui, l’emissione dell’avviso per il recupero della maggiore imposta, poi impugnato innanzi alla Commissione tributaria provinciale di Cremona.
Nello specifico, i ricorrenti lamentano di essersi immediatamente adoperati per ottenere la liberazione del terreno da coltivare. Argomentazioni che trovano anche l’avallo della Commissione che accoglie il ricorso, affermando che la denuncia di affitto sarebbe stata presentata al solo scopo di regolarizzare il versamento dell’imposta e sarebbe stata altresì estranea agli intendimenti dei ricorrenti e dello stesso affittuario.
Contro tale pronuncia propone appello l’Agenzia delle entrate lamentando la violazione dell’articolo 7, legge 604/1954, poiché i contribuenti, non solo non hanno mai iniziato la coltivazione diretta dei fondi, in quanto gravati da un contratto d’affitto prorogato ai sensi della legge 203/1982, ma hanno concesso in affitto il medesimo terreno per un’altra annata agricola.
L’appello dell’Amministrazione viene accolto dalla Commissione tributaria regionale della Lombardia. Quindi, i contribuenti propongono ricorso per Cassazione, lamentando, tra l’altro, la violazione e falsa applicazione dell’articolo 7, legge 604/1954, in quanto tale norma non comprenderebbe, quale condizione necessaria per ottenere l’agevolazione, la materiale disponibilità del fondo al momento della stipula dell’atto di acquisto. Inoltre, il ritardo nell’inizio della diretta coltivazione non poteva loro imputarsi in quanto avevano tempestivamente esercitato l’azione per ottenere la liberazione del terreno da coltivare.
I giudici rigettano le doglianze del ricorrente, ritenendo fondata la decisione dei giudici di merito che hanno fatto corretta applicazione dell’articolo 7, legge 604/1954, secondo cui “Decade dalle agevolazioni tributarie l’acquirente, il permutante o l’enfiteuta il quale, prima che siano trascorsi cinque anni dagli acquisti fatti a norma della presente legge, aliena volontariamente il fondo o i diritti parziali su di esso acquistati, ovvero cessa dal coltivarlo direttamente. Inoltre, secondo l’art. 2 della stessa legge, osserva la Corte”.
Muovendo dal dato normativo, la Corte ricorda che in tema di agevolazioni tributarie relative all’imposizione indiretta e creditizia, la norma presuppone, comunque, il rispetto di condizioni oggettive, necessarie al fine di promuovere il riordino della piccola proprietà contadina, come la coltivazione diretta del fondo.
Il contribuente dopo l’acquisto del fondo, per non decadere dall’agevolazione fiscale, deve, quanto meno, porre in essere un’attività univocamente diretta a coltivare il fondo. Tale attività dovrà essere improntata alla massima diligenza (cfr Cassazione, 1927/2001) e dovrà essere altresì diretta a non ingenerare equivoci nell’Amministrazione e ad acquisire un idoneo materiale probatorio diretto a dimostrare detta diligenza.
Questo, a giudizio della Corte, non è avvenuto, posto che la “denuncia, pur se proveniente non dai ricorrenti ma dall’affittuario è frutto di una condotta negligente dei primi dato che tale denuncia è avvenuta dopo l’atto di acquisto e dunque essi ben avrebbero potuto prevederne gli effetti negativi invitando l’affittuario a chiarire meglio la sua situazione agli uffici competenti e facendo immediatamente anche loro altrettanto”.
L’esigenza di una condotta diligente è stata confermata in più occasioni dalla giurisprudenza di legittimità (cfr Cassazione, 984/2017), secondo cui, “il contribuente il quale non adempia l’obbligo di produrre all’Ufficio il certificato definitivo attestante la sua qualifica di imprenditore agricolo professionale entro il termine decadenziale di tre anni dalla registrazione dell’atto, non perde il diritto ai benefici ove provi di aver diligentemente agito per conseguire la certificazione in tempo utile senza riuscire nello scopo per colpa degli uffici competenti, e detta diligenza, che deve essere adeguata alle circostanze concrete, richiede al contribuente non solo di formulare tempestivamente l’istanza ma anche di seguirne l’“iter”, fornendo la documentazione mancante eventualmente richiesta dall’ufficio”.
Peraltro, come correttamente rilevato dalla Ctr, la tesi attorea circa l’erronea presentazione di denuncia del contratto di affitto da parte dell’affittuario, in luogo della comunicazione della rinuncia anticipata alla conduzione del fondo, non sarebbe suffragata da alcun elemento probatorio; a ciò, si aggiunga la considerazione che le norme che riconoscono esenzioni o agevolazioni tributarie non sono suscettibili di applicazione analogica a causa del loro carattere eccezionale.
Peraltro, conclude la Corte, il contribuente che abbia acquistato un fondo agricolo non decade dalle agevolazioni fiscali unicamente se la mancata coltivazione del fondo agricolo derivi da fatti obiettivi sopravvenuti non riconducibili all’acquirente sotto un profilo soggettivo; di contro, l’assenza, di un comportamento diligente, come quello tenuto dai ricorrenti, che non si sono attivati per ottenere la liberazione del fondo da coltivare, ha come conseguenza la decadenza dal beneficio e il recupero della maggiore imposta.
Decade dalle agevolazioni fiscali per la piccola proprietà contadina, stabilite dalla legge 604/1954, il contribuente che, dopo l’acquisto,...
Etichette: Coltivatori diretti
alle lunedì, marzo 05, 2018