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Timestamp: 2019-08-20 14:45:49+00:00
Document Index: 153311133

Matched Legal Cases: ['art.1', 'art.2', 'art.5', 'art.11', 'art.13', 'art.19', 'art.20', 'art.51', 'art.59', 'art.19', 'art.1']

La moneta elettronica. Le direttive comunitarie in materia di accesso all’attività e di vigilanza sugli istituti di moneta elettronica | Studio Legale Tidona e Associati | Diritto Bancario e Finanziario
In particolare, il sistema di pagamento oggetto della direttiva è la cd. moneta elettronica, che – acquistata dall’utente presso istituti emittenti autorizzati (gli istituti di moneta elettronica, d’ora in avanti, per brevità, solo IMEL) – incorpora un diritto di credito pari all’importo pagato all’istituto emittente.
La moneta elettronica può essere definita – per semplicità – un sistema di pagamento che prende l’esempio dal funzionamento e dalla logica delle schede prepagate: l’utente acquista la moneta virtuale da emittenti autorizzati e in virtù del diritto di credito incorporato dalla moneta virtuale può fare acquisti in rete presso tutti i rivenditori convenzionati con l’istituto emittente (meccanismo che analogamente si verifica, ad esempio, quando un utente acquista una scheda telefonica che gli consente di telefonare presso tutte le cabine convenzionate con l’emittente della carta telefonica).
Caratteristica distintiva delle operazioni effettuate tramite moneta elettronica – e che distingue la moneta elettronica dagli altri sistemi di trasferimento elettronico di fondi, quali, ad esempio, le carte di debito, dove i pagamenti sono regolati tramite trasferimenti tra conti bancari (cfr., BCE, Le problematiche connesse allo sviluppo della moneta elettronica, in Bollettino mensile – Novembre 2000, 51) – consiste nel fatto che esse non implicano necessariamente la presenza di un conto bancario.
Il nuovo quadro normativo per gli IMEL è definito – come anticipato – in due direttive recentemente adottate.
In particolare, si ripete, ci si riferisce alla direttiva 2000/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 settembre 2000, riguardante l’avvio, l’esercizio e la vigilanza prudenziale dell’attività degli istituti di moneta elettronica (in G.U.C.E. serie L 275 del 27 ottobre 2000) ed alla direttiva 2000/28/CE (in G.U.C.E. serie L 275 del 27 ottobre 2000) che interviene sulla definizione di ente creditizio – già contenuta nella direttiva 2000/12/CE ed incentrata sulla figura dell’impresa che riceve depositi ed altri fondi rimborsabili dal pubblico – e che viene ora integrata, con l’inclusione degli istituti di moneta elettronica, ossia di quei soggetti, diversi dalle banche, abilitati, insieme a queste, all’emissione di strumenti di regolamento delle transazioni economiche sotto forma di moneta elettronica.
In base alla direttiva 2000/46/CE gli elementi principali del nuovo quadro normativo per gli IMEL – definiti ai sensi e per gli effetti della direttiva 2000/46/CE come qualsiasi impresa o altra persona giuridica diversa da una banca (rectius: da un ente creditizio di cui all’art.1, paragrafo 1, lett. a) della direttiva 2000/12/CE) che emetta mezzi di pagamento sotto forma di moneta elettronica – comprendono:
(b) il campo di applicazione delle direttive bancarie: in particolare, l’art.2 della direttiva prevede che solo due direttive UE, salvo espressa disposizione contraria, saranno applicabili agli IMEL: ci si riferisce alle disposizioni contenute nella direttiva 2000/12/CE – relativa all’accesso all’attività degli enti creditizi e al suo esercizio – ed alle disposizioni di cui alla direttiva 91/308/CEE cd. antiriciclaggio; invero, il campo di applicazione della disciplina di cui alla direttiva 2000/12/CE viene ristretto, per gli IMEL, alle norme della direttiva n.12 non riconducili ad esigenze di vigilanza prudenziale (così, ad esempio, non si applicano l’art.5, relativo al capitale iniziale; l’art.11, concernente la notifica dell’autorizzazione alla Commissione; l’art.13, riguardante le succursali di enti creditizi già autorizzati in un altro Stato membro; l’art.19, sugli enti finanziari; l’art.20, paragrafo 7, che disciplina l’esercizio del diritto di stabilimento delle succursali che hanno iniziato l’attività; l’art.51, sui limiti delle partecipazioni qualificate in imprese non finanziarie, nonché l’art.59, sul coefficiente di osservazione; da ultimo, non trova applicazione l’intero Capo II, Titolo V, relativo agli strumenti tecnici di vigilanza prudenziale, cfr., Di Fonzo, op. cit., 16, nota 22);
(d) i requisiti relativi al capitale iniziale e ai fondi propri: il capitale iniziale e i fondi propri per gli IMEL non devono essere inferiori a 1 milione di euro; i fondi propri – definiti dagli artt.34-39 della direttiva 2000/12/CE – devono essere pari o superiori al 2% dell’importo corrente delle passività totali – o, se è superiore, della media delle passività totali dei sei mesi precedenti – relative alla moneta elettronica in circolazione. Inoltre, per gli IMEL che abbiano iniziato l’attività da meno di sei mesi, il riferimento va fatto alle passività correnti previste per i sei mesi successivi;
Ne discende che – considerata congiuntamente con l’art.19.1. dello Statuto del SEBC (Sistema Europeo di Banche Centrali) e della BCE, che dà il diritto alla BCE di richiedere agli enti creditizi costituiti negli Stati membri di detenere riserve obbligatorie, e con l’art.1 della summenzionata direttiva 2000/46/CE, che limita la facoltà di emettere moneta elettronica agli enti creditizi – questa disposizione implica che la BCE possa imporre l’obbligo di riserva per tutti gli emittenti di moneta elettronica (cfr., BCE, Le problematiche connesse allo sviluppo della moneta elettronica, cit., 61).
Va, dunque, evidenziato che l’ipotesi di “raccolta” contemplata per gli IMEL – che ricorre, come visto, laddove le somme percepite dagli istituti non vengono immediatamente destinate al caricamento nel dispositivo elettronico bensì rimangono, anche se solo per un breve lasso di tempo, a disposizione degli istituti stessi, dando così luogo ad una vera e propria custodia di fondi – consiste nell’accumulare le disponibilità liquide della clientela, consentendo medio tempore al soggetto che effettua tale accumulazione di impiegare per proprio conto i mezzi così raccolti (cfr., Motti, Intermediari finanziari non bancari e industria dei pagamenti, in Studi sugli intermediari finanziari non bancari, Rispoli Farina (a cura di), Napoli, 1998, 76).
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