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Timestamp: 2020-08-07 11:48:50+00:00
Document Index: 35170700

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 12', 'art. 21', 'sentenza ', 'art. 378', 'sentenza ', 'art. 161', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 21', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 12', 'art. 17']

Sentenza Cassazione Civile n. 10229 del 26/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10229 del 26/04/2017
Cassazione civile, sez. un., 26/04/2017, (ud. 22/11/2016, dep.26/04/2017), n. 10229
sul ricorso 16197-2016 proposto da:
P.S., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DELLE
rappresentata e difesa dall’avvocato ORAZIO PAPALE, per delega in
PRESSO LA CORTE DI APPELLO DI ROMA, PROCURATORE GENERALE DELLA
avverso la sentenza n. 74/2016 del CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE di
ROMA, depositata il 14/04/2016;
1. P.S. venne iscritta, in data 2 maggio 2013, nella sezione speciale degli avvocati stabiliti dell’albo di Roma, ai sensi del D.Lgs. n. 96 del 2001, art. 6, in virtù del titolo di avocat conseguito in Romania. Il COA di Roma, dopo ampia istruttoria avviata a seguito di nota del Ministero della giustizia e di circolare del CNF aventi ad oggetto l’organizzazione dell’avvocatura in Romania, con decisione del 7 novembre 2013 dispose la cancellazione dell’iscrizione poichè il titolo di avocat era stato rilasciato alla P. dalla Uniunea Nationala a Barourilor din Romania (UNBR), struttura Bota, con sede in Bucarest, Str. Academiei, cioè da un organo non abilitato al rilascio, essendo competente soltanto la Uniunea Nationala a Barourilor din Romania (UNBR), con sede in Bucarest, Palatul de Justitie, Splaiul Independentei n. 5.
Avverso la decisione del COA la P. propose ricorso al Consiglio nazionale forense, il quale lo ha rigettato con sentenza n. 74 del 2016, depositata il 14 aprile 2016 e notificata il 19 maggio 2016.
Premesso di aver richiesto informazioni al Ministero della giustizia, il CNF ha ritenuto che la ricorrente non fosse iscritta presso la “competente organizzazione professionale dello Stato membro di origine” (come richiede il D.Lgs. n. 96 del 2001, art. 6), requisito da accertare a mezzo del sistema di cooperazione tra autorità degli Stati membri dell’Unione europea denominato IMI (Internai Market Information System), il cui utilizzo è divenuto obbligatorio in materia ai sensi dell’art. 3 del regolamento UE n. 1024/2012 del 25 ottobre 2012 (come confermato dalla Direttiva 2013/55/UE pubblicata il 28 dicembre 2013).
Ha aggiunto che la ricorrente, alla data della cancellazione, non aveva ancora maturato il triennio prescritto dal D.Lgs. n. 96 del 2001, art. 12 e pertanto non aveva acquisito alcun diritto all’iscrizione nell’albo ordinario; inoltre, della L. n. 241 del 1990, art. 21 nonies, non fissa un termine ultimo oltre il quale l’esercizio dell’attività di autotutela è illegittimo, per cui il potere di annullamento è stato nella specie correttamente esercitato in tempi ragionevoli.
2. Avverso questa sentenza P.S. ha proposto ricorso per cassazione, illustrato con memoria, chiedendo preliminarmente la sospensione dell’esecutività del provvedimento impugnato.
1. Preliminarmente, e insistendovi nella memoria ex art. 378 c.p.c., la ricorrente chiede di rimettere alla Corte di giustizia dell’Unione europea, in via pregiudiziale, la questione dell’applicabilità e della efficacia, nella materia de qua, dell’IMI.
La richiesta deve essere disattesa, poichè nel caso di specie, come si dirà meglio in seguito, non viene in rilievo una questione di interpretazione della normativa comunitaria concernente il predetto sistema di collaborazione tra Stati membri, ma unicamente la rilevanza che, sul piano probatorio, assumono le informazioni che dall’indicato organismo provengono: quindi, non interpretazione della normativa comunitaria, alla quale la ricorrente pretende di riconoscere un’efficacia diversa da quella ad essa attribuita dal CNF, ma unicamente apprezzamento delle prove, anche documentali, concernenti la provenienza del titolo abilitante all’esercizio della professione da un organismo effettivamente abilitato, nel proprio ordinamento, a rilasciare quel titolo (in tal senso, Cass., Sez. U., n. 22398 del 2016, cit.).
2. Ancora in via preliminare la ricorrente denuncia la nullità della sentenza per violazione dell’art. 161 c.p.c., perchè quella notificata è priva della sottoscrizione del segretario.
3. Nel merito, con il primo motivo è dedotta la violazione degli artt. 24 e 111 Cost., commi 1 e 2, art. 6 della CEDU, per difetto di imparzialità del giudice, poichè il CNF aveva già espresso la propria posizione nella circolare del 25 settembre 2013.
4. Con il secondo motivo è denunciata la violazione del D.Lgs. n. 96 del 2001, art. 6, comma 2, sostenendo che la cancellazione è avvenuta sulla base di una nota del CNF elaborata sulla base di una nota del Ministero della giustizia italiano che, a sua volta, dava conto di una nota del Ministero della giustizia rumeno che era stata impugnata dinanzi alla Corte d’appello di Bucarest, la quale ha ritenuto che la detta nota esprimesse solo un parere; in ogni caso, la mancata iscrizione della U.N.B.R. Struttura Bota all’IMI non sarebbe in alcun modo dirimente e non avrebbe l’efficacia ritenuta dal CNF.
Nel caso di specie, il CNF, sulla base della documentazione acquisita, e in particolare della nota del Ministero della giustizia italiano, che ha svolto i relativi accertamenti attraverso il sistema di informazione del mercato interno – denominato IMI – per la cooperazione amministrativa tra le autorità competenti degli Stati membri, ha ritenuto che il titolo esibito dalla ricorrente ai fini dell’iscrizione in Italia non fosse stato rilasciato dall’organismo competente, essendo questo individuato dalla Romania esclusivamente nella U.N.B.R. con sede nel palazzo di giustizia di Bucarest.
5. Con il terzo motivo la ricorrente si duole della violazione della L. n. 241 del 1990, art. 21 nonies, per nullità del provvedimento di cancellazione in autotutela: osserva che per l’autorizzazione all’esercizio della professione di avvocato stabilito dovevano ritenersi sufficienti gli elementi documentali e gli obblighi assunti al momento dell’adozione della Delib. iscrizione nel maggio 2013, per cui la ricorrente esercita da oltre tre anni la professione legale nel pieno rispetto delle norme di riferimento.
Col quarto motivo denuncia “eccesso di potere per violazione di diritto acquisito”, sostenendo di aver maturato, alla data di deposito della sentenza impugnata, il diritto ad ottenere l’iscrizione nell’albo ordinario, con dispensa dalla prova attitudinale di cui del D.Lgs. n. 115 del 1992, art. 8, ai sensi del D.Lgs. n. 96 del 2001, art. 12.
6. Nella memoria, infine, la ricorrente: a) solleva questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 24 e 111 Cost., degli della L. n. 247 del 2012, artt. 35, 36 e 37, per difetto di terzietà e imparzialità del CNF, violazione del diritto di difesa e del principio del giusto processo (avendo il CNF deciso sull’impugnazione di un provvedimento emesso sulla base di una circolare emanata dallo stesso CNF); b) denuncia la nullità del provvedimento di cancellazione per violazione della L. n. 247 del 2012, art. 17, comma 3, non essendo stata convocata dinanzi al COA prima dell’adozione del provvedimento.
Va osservato, da un lato, che la questione di costituzionalità è priva di rilevanza in questa sede, non avendo la ricorrente, come detto sopra al par. 3, formulato istanza di ricusazione; dall’altro, che la censura sub b) è inammissibile, poichè proposta per la prima volta in memoria.