Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-23419-del-19-09-2019
Timestamp: 2020-08-05 23:11:52+00:00
Document Index: 34531459

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2932', 'art. 163', 'art. 345', 'art. 1418', 'art. 360', 'art. 54', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 23419 del 19/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23419 del 19/09/2019
Cassazione civile sez. II, 19/09/2019, (ud. 07/06/2019, dep. 19/09/2019), n.23419
sul ricorso 17398/2015 proposto da:
GRUPPO PIOTTO SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliato in ROMA, V.LE B. BUOZZI 77, presso lo
studio dell’avvocato FILIPPO TORNABUONI, rappresentato e difeso
dall’avvocato STEFANIA LAZZARA;
R.M., C.G., C.R., C.M.,
dell’avvocato ALESSANDRA GIOVANNETTI, che li rappresenta e difende
unitamente all’avvocato CARLO PARVIS;
avverso la sentenza n. 632/2015 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
07/06/2019 dal Consigliere Dott. VINCENZO CORRENTI;
udito l’Avvocato TORNABUONI Filippo, con delega orale, dell’Avvocato
LAZZARA Stefania, che ha chiesto l’accoglimento del ricorso;
udito l’Avvocato PARVIS Carlo, difensore dei resistenti, che ha
Gruppo Piotto srl (già G.P. srl) propone ricorso per cassazione contro R.M. e C.G., R. e M., che resistono con controricorso, avverso la sentenza della Corte di appello di Torino del 31.3.2015, che ha respinto il suo appello confermando la sentenza del Tribunale di Torino che, in accoglimento della domanda ex art. 2932 c.c., l’ha condannato quale parte convenuta al pagamento di Euro 205.000 oltre rivalutazione ed interessi e, subordinatamente a detto pagamento, ha trasferito l’immobile in (OMISSIS) in c.t. fol. (OMISSIS) mappale (OMISSIS) di mq. 507.
La Corte di appello ha rigettato il gravame richiamando la statuizione del primo giudice circa la previsione di una attivazione di parte venditrice che non si traduceva in una obbligazione di risultato ma di collaborazione avente il contenuto di sottoscrivere i documenti necessari per ottenere il permesso di costruire, ha disatteso l’eccezione di carenza di legittimazione attiva, ha affermato che l’edificabilità del terreno era estranea alle pattuizioni delle parti facendo riferimento il preliminare all’area “nel preciso stato di diritto” rilevando che solo in appello era stata dedotta un’inedificabilità di fatto mentre il terreno era edificabile e la sua utilizzazione edificatoria richiedeva il piano particolareggiato approvato.
Parte ricorrente denunzia: 1) violazione degli artt. 99,112,113 c.p.c., art. 163 c.p.c., comma 3, nn. 3 e 4, art. 345 c.p.c., sulla inedificabilità di fatto sostenuta solo in appello con deduzioni sulla interpretazione della domanda, sulla presunta novità delle eccezioni relative ai vizi del consenso e di annullabilità del contratti, sul dolo determinante delle controparti e l’errore della ricorrente; 2) violazione degli artt. 115,116 c.p.c., artt. 1428,1429,2697,2727 c.c. e segg., sulla conoscenza dello stato dei luoghi; 3) violazione degli artt. 1362 c.c. e segg. e artt. 1353 c.c. e segg.; 4) violazione degli artt. 99,112, c.p.c., art. 1418 c.c., comma 2, artt. 1421,1325 c.c., nel riferimento alla edificabilità estranea alle pattuizioni tra le parti dovendosi considerare dedotta la presupposizione con conseguente nullità originaria; 5) violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c.; 6) violazione degli artt. 132 e 342 c.p.c.: 7) violazione di norme di diritto: rilevabilità di ufficio della congruità del prezzo e dell’equità correttiva.
Il primo motivo trascura che l’interpretazione della domanda è prerogativa del giudice di merito e pur contestando la novità in appello della eccezione contiene parziali ammissioni nel riferimento alla comparsa di costituzione in primo grado in cui si deduceva che gli attori erano a conoscenza che il terreno, pur avendo un indice di edificazione, in realtà non era edificabile.
Il secondo motivo contiene censure promiscue di violazione di legge processuale e sostanziale in contrasto con la necessaria specificità della impugnazione e, nel riferimento agli artt. 115 e 116 c.p.c., si converte in denunzia di vizi di motivazione.
A seguito della riformulazione della norma di cui all’art. 360 c.c., n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, è denunciabile in cassazione solo l’omesso esame del fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti (Cass. 8 ottobre 2014, n. 21257, Rv. 632914).
Il terzo motivo, nel denunziare la violazione degli artt. 1362 c.c. e segg. e artt. 1353 c.c. e segg., non tiene conto che l’attività ermeneutica è prerogativa del giudice di merito in ordine al contenuto sostanziale dei patti nè riporta compiutamente il documento.
Consegue il rigetto del quarto che prospetta la questione nuova della presupposizione che costituisce eccezione in senso proprio, come eccepito dalle controparti sia in controricorso che in memoria, e non può essere rilevata di ufficio, come anche dedotto dal Procuratore Generale (Cass. nn. 3908/2000, 4449/96) mentre in ordine al quinto valgono le considerazioni relative al secondo.
Il sesto motivo è solo enunciato nel riferimento alla carente esposizione del fatto della sentenza di primo grado mentre il settimo è assorbito dal rigetto dei precedenti e non supera l’affermazione che il prezzo era stato liberamente pattuito e l’acquirente era soggetto imprenditore nel settore ed in grado di valutare l’appropriatezza della cifra.
La Corte rigetta il ricorso, condanna parte ricorrente alle spese, liquidate in Euro 7500, di cui 200 per esborsi oltre accessori e spese forfettarie nel 15%, dando atto dell’esistenza dei presupposti versamento dell’ulteriore contributo unificato.