Source: http://wiki.aib.it/aibpermibac:diritto-d-autore
Timestamp: 2017-05-22 15:22:01+00:00
Document Index: 126347586

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 69', 'art. 5', 'art. 68', 'art. 68', 'art. 71', 'art. 15']

1. Digitalizzazione e messa in rete di raccolte storiche
2. Rafforzamento delle eccezioni e limitazioni per le opere commercializzate tramite licenza d'uso
3. Accesso e disponibilità a lungo termine di contenuti oggetto di contratti di licenza
4. Prestito digitale (e-lending)
5. Scambio interbibliotecario
6. Accessibilità tecnica
7. Letture ed esecuzioni in biblioteca di opere protette
8. Accesso aperto alle opere e ai dati delle ricerche finanziate con fondi pubblici
Promozione culturale, inclusione sociale, supporto all'apprendimento e alla ricerca, conservazione a lungo termine dei documenti e delle informazioni, rispetto e valorizzazione delle diversità culturali: nella filiera della conoscenza, le biblioteche svolgono un servizio pubblico difficilmente sostituibile. Le tecnologie dell'informazione offrono l'opportunità di migliorare e innovare i servizi bibliotecari agli utenti di oggi e di domani, senza limitazioni dovute alle distanze geografiche. Tuttavia, questi servizi sono fortemente condizionati da ostacoli di carattere finanziario, tecnologico e anche legale. Soprattutto in ambiente digitale, il progressivo ampliamento dei diritti esclusivi di utilizzazione attribuiti ad autori e loro aventi causa, non bilanciato da efficaci contrappesi, ha finito per porre le biblioteche e gli utenti nella condizione di "contraente debole" nei confronti di editori e produttori, e per determinare in certi casi veri e propri blocchi alla circolazione della conoscenza (esemplare il caso delle opere fuori commercio e, in particolare, delle "opere orfane"), con ripercussioni negative anche sullo sviluppo di un mercato aperto e plurale.
Per le opere commercializzate tramite licenze d'uso, in particolare nel mercato degli e-book, si registrano non pochi casi di editori che rifiutano di vendere i loro prodotti alle biblioteche, oppure li propongono a prezzi moltiplicati rispetto a quelli delle versioni cartacee, oppure ne impongono una selezione predefinita, o ancora limitano le utilizzazioni consentite alla sola lettura, escludendo ad esempio la stampa per uso personale, anche solo di singoli capitoli, la copia di singoli brani e il prestito.
Negli ultimi anni, sia l'Organizzazione Mondiale della Proprietà intellettuale, sia l'Unione Europea, pur non abbandonando la ricerca di soluzioni affidate ad accordi volontari tra i principali portatori d'interesse, hanno posto in agenda la revisione e il rafforzamento delle "eccezioni e limitazioni" al diritto d'autore. In Italia, la questione è particolarmente problematica, poiché la formulazione delle eccezioni e limitazioni previste dalla L. 633/1941 è in molti casi ambigua e orientata al formato del documento, piuttosto che allo scopo dell'utilizzazione.
Anche alla luce di recenti misure e iniziative adottate dall'Unione Europea nell'ambito dell'Agenda digitale per l'Europa, l'AIB chiede al Ministro e al Governo in carica di promuovere le seguenti riforme, necessarie per consentire alle biblioteche di offrire servizi efficaci e adeguati ai bisogni del pubblico, assumendo in tal senso un ruolo proattivo anche nelle sedi europee e internazionali.
La Direttiva 2012/28/UE1 del 27 ottobre 2012 su taluni utilizzi consentiti di opere orfane, ossia opere i cui titolari non sono identificabili o reperibili, dovrà essere recepita dagli stati membri entro il 29 ottobre 2014; un anno prima dell'emanazione della Direttiva, il 20 settembre 2011, la Commissione Europea aveva ottenuto la firma di un "Memorandum of understanding" (MoU) per la digitalizzazione e messa in rete di opere fuori commercio tra rappresentanti delle principali associazioni delle biblioteche e degli editori. Sia la Direttiva che il MoU prevedono l'utilizzo delle opere per finalità culturali e scientifiche e ampie garanzie di tutela degli interessi morali e patrimoniali degli autori, ivi compreso il diritto di vietare l'uso dell'opera. Vi è poi la Raccomandazione della Commissione sulla digitalizzazione e l'accessibilità in rete dei materiali culturali e sulla conservazione digitale del 27 ottobre 2011, che incoraggia gli stati membri a rivedere il loro sistema normativo in modo tale da favorire i progetti di digitalizzazione di massa.
Di per sé, il recepimento della Direttiva Opere orfane potrà forse facilitare la digitalizzazione di singole opere, ma per i grandi progetti di digitalizzazione di massa occorre una legge di più ampio respiro: le biblioteche selezionano le opere da digitalizzare secondo criteri completamente diversi dal fatto che i loro titolari siano o meno rintracciabili, cosa che riescono ad appurare solo successivamente alla selezione effettuata.
Per questo, l'AIB chiede che il recepimento non si limiti a regolare la digitalizzazione e messa in rete delle opere orfane, ma – come indicato anche nel MoU e soprattutto nella Raccomandazione citati - sia l'occasione per una legge che consenta, a determinate condizioni, la digitalizzazione di tutte le opere fuori commercio presenti nelle collezioni di biblioteche, archivi, musei e altri istituti culturali.
Inoltre, se lo scopo di un siffatto strumento sarà favorire l'accesso a queste opere, dando certezza legale alle biblioteche sulla legittimità dell'utilizzazione effettuata, i compensi dovuti ai titolari dei diritti eventualmente ricomparsi dovranno essere sostenibili e corrisposti solo in caso di dimostrabile e significativo pregiudizio subìto per effetto dell'utilizzazione (si veda in tal senso il considerando 35 della Direttiva 2001/29/CE). Ad esempio, nel caso di opere che sono fuori commercio da molti anni, l'entità del pregiudizio subìto dall'autore che per tanto tempo non ha mostrato interesse all'utilizzazione economica dell'opera sarebbe difficilmente dimostrabile. Se si trattasse di diritti reali su beni materiali, dovrebbe applicarsi la norma civilistica secondo cui non può essere chiesto il corrispettivo dei frutti goduti dal possessore in buona fede, se non dal momento della rivendicazione della proprietà da parte del titolare che nel frattempo non aveva curato la sua proprietà. Nel caso di titolarità su beni immateriali, a nostro parere occorre una previsione ad hoc di simile tenore.
AIB non si opporrebbe al versamento anticipato, da parte della biblioteca che intende procedere alla digitalizzazione, di un importo forfettario che vada a costituire preventivamente un fondo di garanzia per i casi di ricomparsa, purché tale importo sia contenuto e ragionevole. In ogni caso raccomanda di prevedere che, decorso un certo tempo, questo importo possa essere recuperato per finanziare nuovi progetti di digitalizzazione, in caso di mancata ricomparsa del titolare dei diritti o di rinuncia al compenso.
Altro aspetto particolarmente importante riguarda l'accuratezza, trasparenza e affidabilità sia della "ricerca diligente" dei titolari dei diritti, sia della verifica dei soggetti cui spetta la titolarità effettiva a termini di legge, sia dell'attribuzione e/o ripartizione dei compensi. AIB sarà lieta di contribuire a individuare soluzioni appropriate in tal senso.
Si raccomanda, infine, che la legge di recepimento chiarisca in modo inequivocabile che in nessun caso potrà essere interpretata o applicata per restringere eccezioni preesistenti, e che la mera digitalizzazione a scopo di conservazione, nonché la comunicazione/consultazione tramite terminali dedicati nelle sedi delle biblioteche accessibili al pubblico di esemplari digitalizzati sono libere e non soggette a compenso.
Le licenze d'uso sui contenuti digitali dovrebbero accrescere e non limitare i diritti di accesso e utilizzazione riconosciuti agli utenti dalle eccezioni di legge. Purtroppo, invece, il rispetto delle eccezioni e limitazioni previste dalla legge nazionale dello stato ove avviene l'utilizzazione è spesso oggetto di faticose trattative condotte dalle biblioteche o dai loro consorzi, che – come dimostrano numerose indagini condotte dai consorzi bibliotecari internazionali - non sempre si concludono con esiti soddisfacenti. Peraltro, le licenze d'uso internazionali tendono ad aggirare anche altre norme nazionali, come ad esempio alcune di quelle previste dal Codice degli appalti pubblici e quelle in materia di tutela e trattamento dei dati personali dell'utente.
L'AIB chiede di rafforzare le eccezioni e limitazioni previste dalla L. 633/1941 stabilendo la nullità di clausole contrattuali con esse contrastanti e di avviare ulteriori iniziative anche in ambito europeo volte a garantire il rispetto della legislazione vigente.
Mentre il diritto esclusivo di distribuzione si esaurisce con la vendita, per cui un libro o una rivista a stampa entrano in modo permanente nella collezione della biblioteca che li acquista, lo stesso "principio di esaurimento" non vale nel caso del diritto esclusivo di comunicazione al pubblico; di conseguenza, un e-book o un e-journal accessibile online sul sito del fornitore possono essere da questi offerti in forma di servizi a carattere temporaneo, che cessano alla scadenza del termine di abbonamento, cosicché la biblioteca dovrà pagare nuovamente anno per anno per garantire accesso durevole a quel documento. Anche qualora la licenza preveda un diritto di accesso perpetuo a favore della biblioteca e dei suoi utenti, in molti casi alla biblioteca non è offerto il file di quella pubblicazione come copia di sicurezza e l'accesso può avvenire solo sul sito del produttore; da questi solo dipenderà, quindi, l'adozione delle le misure di conservazione necessarie.
Per questo, L'AIB chiede che sia introdotta un'eccezione o una licenza obbligatoria volta ad assicurare in ogni caso, su richiesta della biblioteca, la disponibilità a lungo termine di un'opera in commercio, indipendentemente dal formato di pubblicazione.
Il prestito bibliotecario è un servizio di base per garantire a tutti il diritto alla lettura ed è uno strumento fondamentale di promozione culturale. Questo diritto dev'essere garantito anche in ambiente digitale.
Per l'AIB, la messa a disposizione di opere presenti nelle raccolte di biblioteche e altri istituti culturali accessibili al pubblico, per l'uso temporaneo da parte di un utente per volta, nel luogo e nel momento scelti dall'utente, è coerente con la definizione di prestito bibliotecario di cui all'art. 2 comma 1 lett. b) della Direttiva 2006/115/CE.
L'AIB chiede che sia modificata l'eccezione di cui all'art. 69 L. 633/1941 in modo tale da consentire il prestito di opere legittimamente acquisite dalle biblioteche accessibili al pubblico e da istituti culturali aventi finalità analoghe, indipendentemente dal tipo o dal formato. Attualmente, secondo il combinato disposto degli artt. 69 e 102-bis co. 1ett. b) e c), sono prestabili solo opere a stampa, fonogrammi, videogrammi e banche dati.
La cooperazione tra istituti culturali a beneficio del pubblico è espressamente incoraggiata da numerose norme nazionali e regionali. Considerato che l'art. 5 co. 3 lett. c) della Direttiva 2001/29/CE, a proposito dei servizi specifici delle biblioteche, parla di riproduzioni e non di fotocopie, e che il co. 1 della stessa Direttiva esenta dal diritto di riproduzione gli atti di riproduzione temporanea finalizzati a un uso legittimo, il combinato disposto dell'art. 68 co. 2 e 68-bis della l.d.a. consentirebbe lo scambio tra biblioteche di riproduzioni digitalizzate di parti di opere (document delivery), fermo restando che all'utente finale va consegnata, per uso personale, la versione a stampa della riproduzione. Questa interpretazione delle norme in questione non è però unanimemente condivisa.
Pertanto, l'AIB chiede che sia aggiunto un nuovo comma all'art. 68 L. 633/141 che chiarisca la legittimità del document delivery elettronico tra biblioteche.
Le licenze non consentono la variazione di formato del documento e le norme in materia di diritto d'autore tutelano anche le misure tecnologiche di protezione sui file, indipendentemente dalla finalità della protezione stessa, lasciando del tutto sprovvisti di tutela coloro che abbiano sottoscritto un contratto di licenza per l'accesso online ai contenuti, ma abbiano necessità di ottenerlo in formato tecnicamente accessibile. Di conseguenza, la variazione di formato in funzione dell'accessibilità tecnica di un documento oggi dipende esclusivamente dalla volontà dell'editore o del fornitore.
Per questo, l'AIB chiede di modificare il terzo comma dell'art. 71-quinquies comma 3 L. 633/1941, prevedendo l'obbligo del fornitore di garantire l'accessibilità tecnica dei contenuti.
Le presentazioni al pubblico di opere protette effettuate gratuitamente nei locali di una biblioteca per finalità di valorizzazione e di promozione del patrimonio culturale non rientrano attualmente nel regime delle esenzioni di cui all'art. 15 L. 633/1941. Si tratta di attività che non solo non competono con il diritto dei titolari all'utilizzazione economica delle opere, ma addirittura contribuiscono a prolungarne il ciclo di vita commerciale, accreditandone la qualità e accrescendone la reputazione, tanto che gli editori stessi incoraggiano le biblioteche a organizzare questo genere di eventi e a loro volta investono su iniziative analoghe.
Pertanto, l'AIB chiede di integrare questo articolo inserendo un'apposita esenzione per le biblioteche accessibili al pubblico.
Dal 2006, a partire dalla constatazione delle barriere alla comunicazione scientifica determinate dai meccanismi dell'editoria commerciale tradizionale, ha assunto progressiva centralità l'obiettivo dell'accesso aperto ai risultati della ricerca finanziata con fondi pubblici. Su questo tema la Commissione Europea è intervenuta più volte. Da ultimo, la Raccomandazione della Commissione del 17 luglio 2012 su accesso e conservazione dell'informazione scientifica, allo scopo di assicurare un accesso online, aperto e gratuito, alle pubblicazioni scientifiche nella misura del possibile e il più rapidamente possibile e di conservarle per le future generazioni, promuove l'adozione, da parte degli Stati membri, di politiche che prevedano l'archiviazione dei risultati della ricerca finanziata con fondi pubblici in apposite infrastrutture elettroniche interoperabili all'interno e all'esterno dell'Unione Europea e idonee alla conservazione a lungo termine. Le biblioteche di università e ricerca sono direttamente coinvolte in questi processi, sia dal punto di vista della gestione dei repository istituzionali ad accesso aperto, sia dal punto di vista della collaborazione a iniziative editoriali Open Access dei rispettivi enti.
L'AIB raccomanda una stretta collaborazione tra MiBAC e MIUR, volta a predisporre non solo forme di integrazione tra le rispettive piattaforme e servizi (ad esempio, tra il sistema del deposito legale digitale e l'anagrafe della ricerca), ma anche iniziative volte all'adozione di strumenti normativi che, da un lato, rafforzino il diritto degli autori scientifici alla più ampia diffusione delle loro opere (in proposito, può essere utile il confronto con una riforma alla legge tedesca sul diritto d'autore, attualmente in corso di esame) e, dall'altro, affermino il diritto di tutta la comunità scientifica e del pubblico generale all'accesso gratuito e online nel più breve tempo possibile ai risultati di ricerche finanziate con fondi della collettività.
1. http://www.aib.it/attivita/2012/28404-dir-2012-28-ue/