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Timestamp: 2020-04-03 00:53:32+00:00
Document Index: 99831964

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2426', 'art. 110', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 109', 'art. 360', 'art. 109', 'sentenza ', 'art. 110', 'art. 110', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 11855 del 12/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11855 del 12/05/2017
Cassazione civile, sez. trib., 12/05/2017, (ud. 28/02/2017, dep.12/05/2017), n. 11855
sul ricorso n. 3846/12, proposto da:
S.G. s.r.l., in persona del legale rappres. p.t., elett.te domic. in
Roma, alla via Cardinal de Luca n.10, presso l’avv. Tullio Elefante
dal quale è rappres. e difesa con procura speciale a margine del
avverso la sentenza n. 72/25/11 della Commissione tributaria
regionale del Piemonte, depositata il 16/6/2011;
La S.G. s.r.l. impugnò innanzi alla CTP di Novara un avviso d’accertamento con cui fu rettificato il reddito imponibile per l’esclusione di una serie di costi e oneri.
La CTP accolse parzialmente il ricorso; il contribuente propose appello, mentre l’Agenzia propose appello incidentale.
La CTR accolse l’appello principale, respingendo l’appello incidentale, ritenendo fondati tutti i rilievi espressi dalla società sui costi e gli oneri deducibili. L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, formulando quattro motivi.
Resiste la S.G. s.r.l., con deposito del controricorso, eccependo l’infondatezza del ricorso.
Con il primo motivo, parte ricorrente ha denunziato la violazione o falsa applicazione del combinato disposto dell’art. 2426 c.c., e D.P.R. n. 917 del 1986, art. 110, comma 1, lett. a, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, criticando la sentenza impugnata nella parte in cui il giudice d’appello non ha ritenuto il costo relativo all’acquisto di un macchinario industriale direttamente imputabile al bene – poichè non iscritto in pubblico registro – considerandolo invece interamente deducibile nell’anno, escludendo dunque che si tratti di un costo accessorio incrementativo del relativo valore.
Con il secondo motivo, è stata denunziata la violazione o falsa applicazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 109, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, criticando la decisione relativa alla deducibilità della spesa per servizi di trasporto.
Con il terzo e quarto motivo, la ricorrente ha lamentato la violazione o falsa applicazione del medesimo art. 109, in ordine al capo della sentenza impugnata afferente alla deducibilità di altre spese per manutenzione di beni industriali.
I primi due motivi meritano accoglimento.
Circa il primo, va osservato che secondo la consolidata dottrina le spese notarili sono accessorie al costo d’acquisto del bene, configurandosi quali oneri accessori che accrescono il costo stesso, a norma dell’art. 110, lett. a, Tuir.
Ne consegue l’erroneità del rilievo della CTR secondo cui le spese notarili, in quanto relative a beni mobili registrati, non sarebbero state direttamente collegate al bene acquistato poichè non era necessario l’atto notarile.
Invero, ciò che rileva ai fini della configurabilità dell’onere accessorio, di cui al predetto art. 110, è la diretta inerenza dell’atto notarile al bene acquistato e non la mancanza di obbligatorietà della spesa.
Il secondo motivo è parimenti fondato, in quanto il contribuente non ha dimostrato l’inerenza della spesa, oggetto della fattura, all’attività imprenditoriale, non essendo sufficiente la mera intestazione della fattura a terzi e l’indicazione della prestazione quale “trasporto di persone” che, di per sè, non è strumentale all’attività d’impresa.
Al riguardo, secondo la giurisprudenza consolidata della Corte, il requisito dell’inerenza, pur non risolvendosi necessariamente nel rapporto con una ben precisa e determinata componente attiva del reddito dell’impresa del contribuente, richiede comunque, ai fini della deducibilità, che il costo sia specificamente correlato all’impresa suddetta, nel senso che esso deve essere, in ogni caso, finalizzato all’esplicazione di un’attività, almeno, potenzialmente idonea ad incidere utilmente sulla produzione dei relativi utili (cfr. Cass. 24065/11; n. 4901 del 27.2.2013), mentre incombe sul contribuente, che ne intenda contestare il disconoscimento dell’Amministrazione, l’onere di fornire la prova dell’inerenza, all’attività dell’impresa, delle spese dedotte ai fini dell’imposizione diretta (Cass., n. 18930 del 16.9.2011).
Parte ricorrente ha lamentato che la S.G. s.r.l. affidò la manutenzione e la riparazione di alcuni macchinari ad altra impresa, sebbene avesse la possibilità di provvedervi con i propri mezzi, evidenziando la condotta antieconomica consistente nel fatto che i soci dell’impresa incaricata erano anche soci della S.G. s.r.l..
In materia tributaria, costituisce condotta abusiva l’operazione economica che abbia quale suo elemento predominante ed assorbente lo scopo elusivo del fisco, sicchè il divieto di siffatte operazioni non opera ove esse possano spiegarsi altrimenti che con il mero conseguimento di risparmi di imposta; la prova del disegno elusivo, nonchè delle modalità di manipolazione e di alterazione degli schemi negoziali classici, considerati come irragionevoli in una normale logica di mercato ed utilizzati solo per pervenire a quel risultato fiscale, incombe sull’Amministrazione finanziaria (Cass., n. 21390 del 30.11.2012).
Nel caso concreto, l’Agenzia delle entrate non ha allegato significativi elementi di valutazione espressivi del disegno elusivo che la società avrebbe perseguito nel conferire i suddetti lavori all’altra impresa, non essendo qualificabile come tale l’identità di parte dei soci delle due società.
Invero, ai fini dell’inerenza rileva la strumentalità all’attività sociale, mentre l’antieconomicità dell’operazione contestata non è stata adeguatamente prospettata.
Per quanto esposto, la sentenza impugnata va cassata in ordine alle questioni oggetto dei primi due motivi di ricorso, sussistendo i presupposti per la decisione di merito – relativa alla legittimità dell’avviso d’accertamento circa i costi da considerare indeducibili – non essendo necessari ulteriori accertamenti. Il parziale accoglimento del ricorso giustifica la compensazione delle spese dei vari gradi di giudizio.
La Corte accoglie parzialmente il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, dichiara la legittimità dell’avviso d’accertamento in ordine ai costi oggetto dei primi due motivi di ricorso.