Source: http://www.forgionegianluca.it/COSTITUZIONALE/LEALE_COLLABORAZIONE_STATO_AUTONOMIE/2018_28_ccost_leale_collaborazione_stato_regione_comune.php
Timestamp: 2019-03-25 22:54:02+00:00
Document Index: 92032472

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﻿ C. Cost. 28/2018. Il caso emblematico della discarica "Razzaboni", in cui la violazione del principio di leale collaborazione tra Stato ed Autonomie si è ripercosso sui contribuenti. La Corte costituzionale, pur dichiarando inammissibili i conflitti promossi dalla Regione Emilia Romagna contro lo Stato, ha evidenziato come il “difetto di collaborazione” tra lo Stato, la Regione Emilia-Romagna e il Comune di San Giovanni in Persiceto ha determinato un aggravio per i contribuenti
C. Cost. 28/2018. Il caso emblematico della discarica "Razzaboni", in cui la violazione del principio di leale collaborazione tra Stato ed Autonomie si è ripercosso sui contribuenti.
La Corte costituzionale, pur dichiarando inammissibili i conflitti promossi dalla Regione Emilia Romagna contro lo Stato, ha evidenziato come il “difetto di collaborazione” tra lo Stato, la Regione Emilia-Romagna e il Comune di San Giovanni in Persiceto ha determinato un aggravio per i contribuenti
La Corte costituzionale ha severamente disapprovato la condotta negligente dello Stato nella vicenda della discarica “Razzaboni”, situata nel comune di San Giovanni Persiceto, in provincia di Bologna. A causa del ritardo di ben sette anni nella trasmissione alla Commissione europea dei documenti attestanti la bonifica della discarica, la Corte di Giustizia dell’Ue ha infatti condannato l’Italia al pagamento di penalità. Che, ha sottolineato la Corte, “si risolvono in un danno per la collettività”.
La reprimenda è contenuta nella sentenza n. 28/2018 depositata oggi (relatore Giuliano Amato) con cui sono stati dichiarati inammissibili i conflitti promossi dalla Regione Emilia Romagna contro lo Stato in relazione alla vicenda della discarica Razzaboni, costata appunto all’Italia una procedura d’infrazione e la successiva condanna al pagamento di sanzioni pecuniarie. Nonostante l’inammissibilità, però, i giudici costituzionali hanno apertamente stigmatizzato la condotta negligente dello Stato, sintomatica di mancanza di collaborazione istituzionale e fonte di danno per la collettività. “È ineludibile e grave – si legge testualmente nella sentenza - dover constatare che lo Stato, non fornendo la pur possibile dimostrazione richiesta dalla Corte di giustizia, ha provocato il pagamento di penalità che si risolvono in un danno per la collettività”.
La “Razzaboni” era ricompresa tra le numerose discariche per cui l’Italia è stata condannata dalla Corte di giustizia Ue a seguito di procedura d’infrazione n. 2003/2077 (sentenza del 26 aprile 2007, causa C-135/05), con la successiva irrogazione di una sanzione pecuniaria forfettaria e ulteriori penalità semestrali (Corte di giustizia, sentenza del 2 dicembre 2014, causa C-196/13). In relazione alla prima penalità, già pagata dallo Stato italiano, è stato imputato a carico della Regione Emilia-Romagna l’importo complessivo di 776.017,00 euro, per non aver ancora completato la bonifica del sito Razzaboni.
Secondo la Corte, dalla ricostruzione della vicenda emerge un evidente “difetto di collaborazione” tra lo Stato, la Regione Emilia-Romagna e il Comune di San Giovanni in Persiceto, che ha impedito alla Commissione europea di attestare in una data antecedente l’intervenuta regolarizzazione del sito. Il completamento della bonifica, infatti, sarebbe avvenuto sin dal 2009, ma la documentazione relativa è stata trasmessa dallo Stato alla Commissione europea non prima del 2016. Di conseguenza, la Corte di giustizia ha condannato l’Italia che “non è stata in grado di dimostrare che l’inadempimento constatato nella sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250) sia effettivamente cessato. Si deve quindi considerare che siffatto inadempimento perdura da oltre sette anni, un periodo di durata notevole» (sentenza 2 dicembre 2014).
Questa ricostruzione dei fatti - al di là dell’esito di inammissibilità dei ricorsi della Regione - ha portato la Corte alla “grave e ineludibile” constatazione che lo Stato, pur potendo dimostrare l’avvenuta bonifica, non ne ha fornito la prova tempestiva alla Corte di giustizia, provocando così il pagamento di penalità che si risolvono in un danno per la collettività.
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Come chiarito dalla stessa memoria presentata dalla ricorrente, l’interesse della Regione è quello «[...] che sia stabilito un punto fermo in ordine alla questione principale sollevata con i conflitti [...] e, quindi, che significato attribuire alla disposizione di cui all’art. 250 del d.lgs. n. 152 del 2006».
Le Regioni possono proporre ricorso per conflitto di attribuzione, a norma dell’art. 39, primo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), quando esse lamentino non una qualsiasi lesione, ma una lesione di una propria competenza costituzionale (sentenze n. 52 del 2013 e n. 90 del 2011). «Qualora ciò non si verifichi, e tuttavia si prospetti l’illegittimo uso di un potere statale che determini conseguenze avvertite come negative dalle Regioni, ma non tali da alterare la ripartizione delle competenze indicata da norme della Costituzione (o, comunque, da norme di rango costituzionale come gli statuti di autonomia speciale), i rimedi dovranno eventualmente essere ricercati dagli interessati presso istanze giurisdizionali diverse da quella costituzionale» (sentenza n. 380 del 2007; nello stesso senso, sentenze n. 263 del 2014, n. 235 del 2008, n. 95 del 2003 e n. 467 del 1997). Dunque, poiché la questione prospettata si risolve nella mera denunzia di una errata interpretazione della disciplina legale della materia, quest’ultima avrebbe dovuto essere fatta valere nelle appropriate sedi giurisdizionali e non in sede di conflitto di attribuzione (sentenze n. 263 del 2014, n. 52 del 2013, n. 90 del 2011, n. 235 del 2008 e n. 380 del 2007). 4.– Il conflitto di attribuzione promosso dalla Regione Emilia-Romagna, nei confronti dello Stato, con il ricorso iscritto al n. 3 del registro conflitti tra enti 2016, in relazione alla nota della Direzione generale per i rifiuti e l’inquinamento presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare del 1° febbraio 2016, prot. n. 0001528, è inammissibile.