Source: https://www.periodicimaggioli.it/pianificazione-urbanistica-attivita-ricettive/
Timestamp: 2019-12-14 09:00:46+00:00
Document Index: 175140474

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 4', 'art. 117', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 3']

Come noto, la disciplina della Legge Urbanistica del 1942 aveva come scopo la disciplina dell’“assetto e l’incremento edilizio dei centri abitati e lo sviluppo urbanistico in genere nel territorio” (art. 1), che era previsto si attuasse a mezzo dei piani regolatori e delle norme sull’attività costruttiva edilizia (art. 4).
In questo quadro – poi certamente integrato e ampiamente modificato dalla legislazione regionale, ma tuttora riferimento essenziale quanto ai contenuti fondamentali della pianificazione – rientrava, e rientra tuttora, dunque, anche l’obbligo della previsione dell’inserimento degli alberghi e delle attività ricettive in una o più zone, quelle ritenute più idonee; con una disciplina ad opera degli strumenti di pianificazione urbanistica e, successivamente, anche territoriale, divenuta vieppiù importante dopo l’istituzione delle Regioni.
E la situazione non è sostanzialmente mutata con le modifiche apportate alla Costituzione dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, dal momento che, tra le materie di legislazione concorrente, il “governo del territorio” ha sostituito l’urbanistica (ricompresa però, con l’edilizia, nello stesso) e, se non sono stati confermati “turismo ed industria alberghiera”, la materia è rimasta però, come prima, di competenza regionale, dato che – vista la non espressa riserva alla legislazione dello Stato, e la mancata menzione all’interno dei contenuti della legislazione concorrente -, ai sensi del quarto comma del novellato art. 117, tuttora essa “spetta alle Regioni”, per la sua residualità.
Le Regioni subito hanno evidenziato l’essenzialità d’una corretta e coordinata disciplina di pianificazione, a tutti i livelli, che
tenga conto di tutte le problematiche connesse – anche d’ordine economico e occupazionale- ed oggi, in modo particolare, della necessità di riduzione del consumo del suolo. Rimanendo alle leggi più recenti, che riprendono, però, esigenze fin dalla prima legislazione evidenziate, anche la legge generale urbanistica della Regione Veneto n. 11 del 2004, tra le finalità che, all’art. 2, lett. d), indica per gli strumenti di pianificazione, prevede l’“utilizzo di nuove risorse territoriali solo quando non esistano alternative alla riorganizzazione e riqualificazione del tessuto insediativo esistente”.
E, proprio “in coerenza” con tale previsione (art. 1), una apposita legge, la L.R. 6 giugno 2017, n. 14, è stata dedicata a dettare “disposizioni per il contenimento del consumo del suolo”, con l’obiettivo, in primis, ed a conferma dell’importanza della strumentazione urbanistica, che la Regione stabilisca “criteri, indirizzi, metodi e contenuti degli strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica per programmare, limitare e controllare l’uso del suolo a fini insediativi ed infrastrutturali, per tutelare e valorizzare il territorio aperto e per promuovere la riqualificazione e la rigenerazione degli ambiti di urbanizzazione consolidata” (art. 3).