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Timestamp: 2018-03-23 13:08:11+00:00
Document Index: 107940500

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 6']

10 aprile 2008 (*)
«Marchi – Artt. 5, nn. 1, lett. b), e 2, nonché 6, n. 1, lett. b), della direttiva 89/104/CEE – Imperativo di disponibilità – Marchi figurativi a tre bande – Motivi a due bande utilizzati da concorrenti come ornamento – Censura relativa alla violazione del marchio e alla diluizione di quest’ultimo»
Nel procedimento C‑102/07,
composta dal sig. P. Jann, presidente di sezione, dai sigg. A. Tizzano, A. Borg Barthet, M. Ilešič (relatore) e E. Levits, giudici,
15 Le sentenze 2 ottobre 1997 e 13 ottobre 1998 hanno costituito oggetto di appello dinanzi al Gerechtshof te ’s‑Hertogenbosch.
16 Con sentenza 29 marzo 2005, il Gerechtshof te ’s‑Hertogenbosch ha annullato le sentenze 2 ottobre 1997 e 13 ottobre 1998 e, statuendo esso stesso sulla controversia, ha respinto sia la domanda della adidas che quelle della Marca Mode, della C&A, della H&M e della Vendex in quanto, da un lato, non vi era stata violazione dei marchi di cui la adidas è titolare e, dall’altro, le domande presentate dalla Marca Mode, dalla C&A, dalla H&M e dalla Vendex avevano una portata troppo generica.
17 Il Gerechtshof te ’s‑Hertogenbosch ha precisato che un motivo a tre bande come quello che è stato registrato su domanda della adidas è di per sé poco distintivo, ma, a causa degli sforzi pubblicitari sostenuti dalla adidas, i marchi di cui questa è titolare hanno acquisito un carattere distintivo considerevole e sono divenuti notoriamente conosciuti. I detti marchi beneficerebbero quindi di una protezione estesa per quanto riguarda il motivo a tre bande. Tuttavia, dato che le bande e i semplici motivi a bande sono, in via di principio, segni che devono rimanere disponibili e che non si prestano quindi ad un diritto esclusivo, i marchi di cui la adidas è titolare non potrebbero offrire una qualsiasi protezione contro l’uso di motivi a due bande.
23 Come la Corte ha già dichiarato, questo imperativo di disponibilità costituisce la ratio che è alla base di taluni impedimenti alla registrazione enunciati all’art. 3 della direttiva (v., in tal senso, segnatamente, sentenze 4 maggio 1999, cause riunite C‑108/97 e C‑109/97, Windsurfing Chiemsee, Racc. pag. I‑2779, punto 25; 8 aprile 2003, cause da C‑53/01 a C‑55/01, Linde e a., Racc. pag. I‑3161, punto 73, e 6 maggio 2003, causa C‑104/01, Libertel, Racc. pag. I‑3793, punto 53).
24 Inoltre, l’art. 12, n. 2, lett. a), della direttiva prevede che il marchio d’impresa è suscettibile di decadenza quando, dopo la registrazione, è divenuto, per il fatto dell’attività o inattività del suo titolare, la generica denominazione commerciale del prodotto o del servizio per il quale è registrato. Con tale disposizione, il legislatore comunitario ha proceduto al contemperamento degli interessi del titolare di un marchio e di quelli dei suoi concorrenti connessi alla disponibilità dei segni (v. sentenza 27 aprile 2006, causa C‑145/05, Levi Strauss, Racc. pag. I‑3703, punto 19).
28 Il rischio di confusione costituisce la condizione specifica della protezione conferita dal marchio registrato, in particolare contro l’uso da parte di terzi di segni non identici. La Corte ha definito questa condizione come il rischio che il pubblico possa credere che i prodotti o i servizi di cui trattasi provengano dalla stessa impresa o, eventualmente, da imprese economicamente collegate (v. sentenze 22 giugno 1999, causa C‑342/97, Lloyd Schuhfabrik Meyer, Racc. pag. I‑3819, punto 17, nonché 6 ottobre 2005, causa C‑120/04, Medion, Racc. pag. I‑8551, punti 24 e 26).
29 Secondo il decimo ‘considerando’ della direttiva, la valutazione dell’esistenza di un tale rischio «dipende da numerosi fattori e, segnatamente, dalla notorietà del marchio di impresa sul mercato, dall’associazione che può essere fatta tra il marchio di impresa e il segno usato o registrato, dal grado di somiglianza tra il marchio di impresa e il segno e tra i prodotti o servizi designati». Il rischio di confusione deve essere quindi oggetto di valutazione globale tenendo conto di tutti i fattori pertinenti del caso di specie (v. sentenze 11 novembre 1997, causa C‑251/95, SABEL, Racc. pag. I‑6191, punto 22; 22 giugno 2000, causa C‑425/98, Marca Mode, Racc. pag. I‑4861, punto 40, e Medion, cit., punto 27).
34 A tal riguardo, occorre rilevare che la percezione da parte del pubblico di un segno come ornamento non può rappresentare un ostacolo alla protezione conferita dall’art. 5, n. 1, lett. b), della direttiva allorché, nonostante il suo carattere decorativo, il detto segno presenta una somiglianza con il marchio registrato tale che il pubblico interessato può credere che i prodotti provengano dalla stessa impresa o, eventualmente, da imprese collegate economicamente.
37 È pacifico tra le parti nella causa principale che il motivo a tre bande registrato su domanda dell’adidas costituisce un marchio che gode di notorietà. Inoltre, è pacifico che la normativa vigente nei Paesi Bassi contiene la regola di cui all’art. 5, n. 2, della direttiva. Del resto, la Corte ha precisato che l’art. 5, n. 2, della direttiva si applica anche in relazione ai prodotti e ai servizi identici o simili a quelli per i quali il marchio è registrato (v., in tal senso, sentenze 9 gennaio 2003, causa C‑292/00, Davidoff, Racc. pag. I‑389, punto 30, nonché 23 ottobre 2003, causa C‑408/01, Adidas-Salomon e Adidas Benelux, Racc. pag. I‑12537, punti 18-22)
40 L’art. 5, n. 2, della direttiva introduce, a favore dei marchi che godono di notorietà, una protezione la cui attuazione non richiede l’esistenza di un rischio di confusione. Infatti, questa disposizione si applica a situazioni in cui la condizione specifica della tutela è costituita da un uso senza giusta causa del segno controverso che consente di trarre indebitamente vantaggio dal carattere distintivo o dalla notorietà del marchio oppure arreca loro pregiudizio (sentenze sopra citate Marca Mode, punto 36, nonché Adidas-Salomon e Adidas Benelux, punto 27).
41 I pregiudizi di cui all’art. 5, n. 2, della direttiva, allorché si verificano, sono la conseguenza di un certo grado di somiglianza tra il marchio e il segno, a causa del quale il pubblico interessato mette in relazione il segno e il marchio, vale a dire stabilisce un nesso tra gli stessi, pur non confondendoli. Non è dunque richiesto che il grado di somiglianza tra il marchio notorio e il segno utilizzato dal terzo sia tale da generare, nel pubblico interessato, un rischio di confusione. È sufficiente che il grado di somiglianza tra il marchio notorio e il segno abbia come effetto che il pubblico interessato stabilisca un nesso tra il segno e il marchio (v. sentenza Adidas‑Salomon e Adidas Benelux, cit., punti 29 e 31).
45 Limitando così gli effetti del diritto esclusivo del titolare del marchio, l’art. 6 della direttiva mira a conciliare gli interessi fondamentali della tutela dei diritti di marchio con quelli della libera circolazione delle merci nonché della libera prestazione dei servizi nel mercato comune, in modo tale che il diritto di marchio possa svolgere la sua funzione di elemento essenziale del sistema di concorrenza non falsato che il Trattato CE intende introdurre e conservare (v. sentenza 17 marzo 2005, causa C‑228/03, Gillette Company e Gillette Group Finland, Racc. pag. I‑2337, punto 29 e giurisprudenza ivi citata).
47 Tuttavia, l’imperativo di disponibilità non può in alcun caso costituire una limitazione autonoma degli effetti del marchio che si aggiunge a quelle esplicitamente previste all’art. 6, n. 1, lett. b), della direttiva. Occorre a tal riguardo sottolineare che, affinché un terzo possa far valere le limitazioni degli effetti del marchio contenute all’art. 6, n. 1, lett. b), della direttiva e avvalersi in tale contesto dell’imperativo di disponibilità che è alla base di tale disposizione, occorre che l’indicazione da esso utilizzata sia, come richiede tale disposizione, relativa a una delle caratteristiche del prodotto commercializzato o del servizio fornito da questo terzo (v., in tal senso, sentenze Windsurfing Chiemsee, cit., punto 28, e 25 gennaio 2007, causa C‑48/05, Adam Opel, Racc. pag. I‑1017, punti 42‑44).