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Timestamp: 2020-03-31 18:41:37+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 25291 del 09/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25291 del 09/10/2019
Cassazione civile sez. trib., 09/10/2019, (ud. 23/05/2019, dep. 09/10/2019), n.25291
sul ricorso 15394-2016 proposto da:
avverso la sentenza n. 6671/2015 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di
S.A.L. ha impugnato l’avviso di accertamento n. 964 del 24 ottobre 2008 con il quale il Comune di Gaeta aveva contestato l’omesso versamento dell’ICI per l’anno 2006.
La CTP di Latina, con sentenza n. 122/04/2010, ha respinto il ricorso.
S.A.L. ha proposto appello che la CTR di Roma, Sez. dist. di Latina, con sentenza n. 116/39/2012, ha rigettato.
S.A.L. ha proposto ricorso per cassazione che è stato accolto con ordinanza n. 15727/2014, la quale ha cassato con rinvio l’impugnata sentenza.
In seguito a riassunzione, la CTR del Lazio, con sentenza n. 6671/39/2015, ha respinto nuovamente l’appello.
1. Con il primo motivo la ricorrente lamenta la violazione del principio di diritto enunciato dall’ordinanza n. 15727 del 2014 della Corte di cassazione, nonchè la violazione e falsa applicazione della L.R. Lazio n. 24 del 1998, art. 27, D.Lgs. n. 42 del 2004, art. 145,L.R. Lazio n. 38 del 1999, art. 55, artt. 26 e 34 della NTA al PTP della Regione Lazio, approvate con DGRL n. 4485 del 30 luglio 1999, 23 della NTA al PTPR approvato con la D.G.R.L. n. 1025 del 25 luglio 2007, D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 7, lett. h, poichè la CTR di Roma, Sez. dist. di Latina, non avrebbe tenuto conto che il terreno oggetto di causa era sottoposto al regime delle aree agricole e ad aveva una estensione di mq 11.747, mentre l’art. 26 delle NTA al PTP e L.R. Lazio n. 38 del 1999, art. 55, subordinavano l’edificabilità degli immobili alla presenza di un lotto minimo di mq 30.000 ed alla circostanza che il proprietario fosse un coltivatore diretto.
Al riguardo, assume rilievo la summenzionata ordinanza n. 15727 del 2014 della Corte di cassazione, la quale aveva accolto il precedente ricorso di S.A.L..
L’esame di tale ordinanza è ammissibile poichè, nel giudizio di cassazione, l’esistenza del giudicato esterno è, al pari di quella del giudicato interno, rilevabile di ufficio anche quando il giudicato si sia formato successivamente alla pronuncia della sentenza impugnata, e, nel caso in cui consegua ad una sentenza della Corte di cassazione, la cognizione di quest’ultima può avvenire pure mediante quell’attività di istituto (relazioni, massime ufficiali) che costituisce corredo della ricerca del collegio giudicante, in tal senso deponendo il duplice dovere incombente sulla Corte di prevenire il contrasto tra giudicati, in coerenza con il divieto del ne bis in idem, e di conoscere i propri precedenti, nell’adempimento del dovere istituzionale derivante dall’esercizio della funzione nomofilattica di cui all’art. 65 dell’ordinamento giudiz’iario (Cass., Sez. 5, n. 30780 del 30 dicembre 2011).
Dalla lettura dell’ordinanza n. 15727 del 2014 emerge che, con il primo motivo di ricorso, la contribuente aveva, fra le varie contestazioni, lamentato la violazione e falsa applicazione del D.L. n. 223 del 2006, art. 36, comma 2, legge urbanistica, art. 5 e dell’art. 27, comma 2, della legge della Regione Lazio n. 24 del 1998.
Essa aveva argomentato che la CTR aveva errato nel qualificare il terreno de quo come area fabbricabile, a fini tributari, in base al PRG del Comune di Gaeta, senza considerare che tale PRG doveva ritenersi integrato, ai sensi dell’art. 5 della legge urbanistica e L.R. Lazio n. 24 del 1998, art. 27, comma 2, dai piani pesistici regionali e, precisamente, dal PTP approvato dalla L.R. Lazio n. 24 del 1998 e dal PTPR adottato dalla Regione Lazio con Delib. Giunta Regionale n. 556 del 25 luglio 2007 e che, alla luce di detta integrazione, il terreno stesso risultava inedificabile.
Tale censura era stata, però, disattesa, dalla citata ordinanza, in quanto:
“a) l’assunto della ricorrente secondo cui l’immobile risulterebbe inedificabile in base al PTP approvato dalla legge della Regione Lazio n. 24 del 1998 – in considerazione sia della circostanza che il territorio del Comune di Gaeta è classificato come area montana (essendo compreso nel territorio della 17 Comunità Montana “Monti Auruncr), sia della circostanza che il terreno per cui è causa avrebbe una estensione inferiore a mq. 30.000 – non è utilmente scrutinabile in sede di legittimità, perchè le due suddette circostanze non risultano dalla sentenza gravata e nel ricorso non si precisa, come imposto dall’onere di autosufficienza del ricorso per cassazione, in quali atti e con quali modalità esse siano state dedotte in sede di merito”.
2. Con il secondo motivo la ricorrente lamenta la violazione del principio di diritto enunciato dalla Corte di cassazione nell’ordinanza n. 15727 del 2014 e la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5, comma 5, perchè la CTR avrebbe utilizzato, per compiere la sua valutazione del terreno, i prezzi medi di aree aventi analoghe caratteristiche, nonostante la Corte di cassazione avesse censurato questo passaggio della motivazione della precedente sentenza di appello, senza considerare l’estensione effettiva della sua proprietà.
Sussistono le condizioni per dare atto, ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, che ha aggiunto il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dell’obbligo di versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione integralmente rigettata, trattandosi di ricorso per cassazione la cui notifica si è perfezionata successivamente alla data del 30 gennaio 2013 (Cass., Sez. 6-3, sentenza n. 14515 del 10 luglio 2015).
ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dall’art. 1, comma 17, L. n. 228 del 2012, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.