Source: https://www.diritto.it/tar-bari-n-1464-pubblicata-il-6-6-2007-pres-allegretta-est-anastasi-in-materia-di-appalti/
Timestamp: 2018-06-25 02:35:41+00:00
Document Index: 169639571

Matched Legal Cases: ['art. 50', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 6', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 47', 'art. 48', 'art. 49', 'art. 48', 'art. 6', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 28', 'art. 25', 'art. 26', 'art. 27', 'art. 24', 'art. 28', 'art 28', 'art. 28', 'art. 6', 'art. 17', 'art. 10', 'sentenza ']

Tar Bari , n. 1464 pubblicata il 6.6.2007, Pres. Allegretta, est. Anastasi, in materia di appalti
sul ricorso n. 790 del 2006, integrato da motivi aggiunti, proposto
con il ricorso principale e con i motivi aggiunti notificati il 16.5.2006 e depositati il 19.5.2006:
– della disposizione n. 99/RS del 20 marzo 2006, con la quale si è dichiarata la decadenza dell’a.t.i. ricorrente dall’aggiudicazione provvisoria della gara per la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei “lavori di completamento del risanamento delle postazioni di misura e telecontrollo dei nodi della distribuzione idrica degli abitanti della Regione Puglia ricadenti nei compartimenti AQP di Bari, Trani, Brindisi, Lecce e Taranto – 3° stralcio”;
– della nota prot. n. 3137/GPP del 19 aprile 2006 con la quale, a seguito del chiesto riesame, si è confermata la dichiarazione di decadenza dell’odierna ricorrente dall’aggiudicazione provvisoria;
– della nota prot. 3248/GPP del 26 aprile 2006, con la quale si sono palesate le motivazioni a sostegno della disposta conferma della dichiarazione di decadenza;
– ed, ove occorra, della nota del Direttore della Direzione Approvvigionamento e Contratti prot. n. 2246/GPP del 20 marzo 2006, con la quale si proponeva all’Amministratore unico di dichiarare la decadenza della ricorrente dall’aggiudicazione e della nota di comunicazione della suddetta disposizione prot. n. 2325 del 21 marzo 2006;
– di ogni altro atto conseguente, connesso o presupposto, ancorché non conosciuto, ivi compresa l’eventuale aggiudicazione definitiva alla seconda classificata all’esito della gara;
con i motivi aggiunti notificati il 11.7.2006 e depositati il 20 luglio 2006:
– della Disposizione n. 223/RS del 21 giugno 2006, con la quale si è disposta l’aggiudicazione definitiva all’a.t.i. “***.” della gara;
– di ogni altro atto conseguente, connesso o presupposto ancorché non conosciuto;
con i motivi aggiunti notificati il 26.9.2006 e depositati il 9.10.2006:
– della Disposizione n. 223/RS del 21 giugno 2006, citata;
– di tutti gli atti analiticamente indicati nel verbale d’accesso dell’11 luglio 2006;
– di ogni altro atto conseguente, connesso o presupposto ancorché non conosciuto.
Relatore il consigliere Concetta Anastasi e uditi, alla pubblica udienza del 21 marzo 2007, gli avvocati presenti, come da verbale di udienza;
1. Con il presente gravame, la “+++ Impianti s.r.l. “, in proprio e quale capogruppo della costituenda a.t.i. con “+++ s.n.c.”, impugna i provvedimenti dispositivi della decadenza dell’aggiudicazione provvisoria già disposta in proprio favore, nonché i successivi provvedimenti, dispositivi dell’aggiudicazione in favore della seconda classificata a.t.i. “+++ Italia s.r.l. – +++ s.p.a.”, all’esito della gara, indetta da “Acquedotto Pugliese s.p.a.” con bando del 5 agosto 2005, per l’affidamento dell’appalto integrato per la redazione della progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori di completamento del risanamento delle postazioni di misura e telecontrollo dei nodi della distribuzione idrica degli abitati per la Regione Puglia ricadenti nei Compartimenti AQP di Bari, Trani, Brindisi, Lecce e Taranto – 3° stralcio, con importo complessivo a base d’asta, a corpo, di €. 9.977.431,45 di cui €. 9.727.698,45 per i lavori, €. 98.259,58 per gli oneri per la sicurezza, non soggetti a ribasso d’asta, ed €. 151.473,92 quale corrispettivo per la redazione del progetto esecutivo, soggetto a ribasso d’asta, aggiudicata mediante licitazione privata.
Il punto su cui si incentra tutta l’impugnativa, ivi compresa quella svolta con i vari motivi aggiunti, in correlazione con l’interesse fondamentale dedotto in giudizio, verte in relazione alla sussistenza o meno, in capo alla “S.I.P.E.C. s.r.l. Ingegneria”, indicata dalla costituenda a.t.i. ricorrente in conformità alle previsioni della lex specialis di gara per l’affidamento delle prestazioni progettuali in classe VIII, dei requisiti di capacità tecnica, giacché molti dei n. 25 lavori di progettazione in classe VIII, indicati, in sede di prequalificazione, mediante dichiarazione con annessa tabella per un importo complessivo di €. 136.455.384, 48 come svolti dalla suddetta “S.I.P.E.C. s.r.l. Ingegneria” nel decennio di riferimento, sono risultati, in realtà, all’esito del subprocedimento di verifica successivo all’aggiudicazione provvisoria, affidati direttamente e singolarmente a qualcuno dei suoi soci, ingegneri Giancarlo Caroli, Salvatore Caroli e Christian Caroli.
La lex specialis di gara prevede che l’importo complessivo di tutti i lavori di progettazione in classe VIII, ai sensi dell’art. 50 del D.P.R. 21.12. 1999 n.554, svolti nel decennio anteriore alla data di pubblicazione del bando, non deve essere inferiore ad €. 27.204.484, 17.
2.1.1. Con il primo motivo, la ricorrente deduce che l’istruttoria posta in essere da “Acquedotto Pugliese s.p.a.” sarebbe lacunosa ed incompleta, in quanto avrebbe omesso di considerare, nella fase del subprocedimento di verifica, il certificato prodotto al fine di comprovare i requisiti di capacità tecnica della “Sipec s.r.l. Ingegneria”, relativamente ai lavori di “Progettazione e direzione dei lavori QCS Italia – ABR 01 – Opere di captazione e difesa igienica delle acque scaturite dal traforo autostradale del Gran Sasso lato Teramo”, rilasciato dalla ditta “Ruzzo Reti s.p.a.” in data 10.2.2006, nel quale si attesta che l’ing. Giancarlo Caroli ha eseguito la relativa progettazione dei lavori in classe VIII per l’importo di €. 9.048.194, 64.
2.1.2. Valgano al riguardo le seguenti considerazioni.
L’art .17, comma I, della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e successive modificazioni, delimita l’ambito oggettivo di applicazione della norma concernente le prestazioni “relative alla progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva nonché alla direzione dei lavori ed agli incarichi di supporto tecnico amministrativo alle attività del responsabile unico del procedimento e del dirigente competente alla formazione del programma triennale” e poi elenca i soggetti che possono espletare tali attività.
Fra questi, indica, alla lettera e), le società di professionisti nonché, alla lettera f), le società di ingegneria, meglio descritte al successivo comma VI del medesimo articolo, rispettivamente, alle lettere a) e b): entrambe sono abilitate a svolgere le medesime attività.
Le società di professionisti, ammissibili esclusivamente tra professionisti iscritti negli albi previsti dai vigenti ordinamenti professionali (ai fini previdenziali sostanzialmente assimilate ai professionisti che svolgono la loro attività in forma associata ai sensi dell’art. 1, della legge 23.11.1939 n. 1815), possono essere costituite soltanto nei tipi previsti dal libro quinto del codice civile, al titolo quinto, capi II, III, IV, nonché al titolo sesto, capo I.
Esse devono essere necessariamente composte da soli professionisti iscritti nei relativi albi professionali e devono essere costituite in forma di società semplice, in nome collettivo, in accomandita semplice e di società cooperativa.
Pertanto, le società di professionisti si distinguono dalle associazioni di liberi professionisti disciplinate dalla legge 23.11.1939 n. 1815, nelle quali, infatti, il rapporto intercorrente tra i liberi professionisti non è di tipo societario, in quanto è costituito da un semplice collegamento funzionale di attività che restano a tutti gli effetti individuali, mancando altresì l’esercizio in comune di un’attività libero – professionale.
Le "società d’ingegneria", invece, sono costituite nella forma di società di capitali di cui ai capi V (società per azioni), VI (società in accomandita per azioni) e VII (società a responsabilità limitata) del titolo V del libro quinto del codice civile, ovvero nella forma di società cooperativa di cui al capo I del titolo VI del libro V del codice civile che non configuri "società tra professionisti".
Ne consegue che, nelle società di ingegneria, a differenza che nelle società di professionisti, i soci possono anche essere soggetti (persone fisiche e/o giuridiche) del tutto estranei o, addirittura, disinteressati all’ingegneria ed all’architettura, potendo ben essere soltanto meri investitori di capitale di rischio, animati soltanto dall’intento di fare propri profitti, assegnandosi un dividendo ed accollandosi le perdite nei limiti del capitale investito.
Costituisce presupposto oggettivo, ai fini della sussistenza della “società di ingegneria”, lo svolgimento delle attività professionali consistenti nella esecuzione di studi di fattibilità, ricerche, consulenze, progettazioni o direzioni dei lavori, valutazioni di congruità tecnico-economica, e di impatto ambientale, che devono, comunque, essere adeguatamente specificate nell’oggetto sociale delle società stesse.
Inoltre, le “società di ingegneria” postulano la presenza obbligatoria di un Direttore Tecnico, in possesso dei requisiti previsti dall’articolo 53 del D.P.R. 21.12.1999 n. 554.
L’art. 6, comma VIII, della legge 18.11.1998 n. 415, nel modificare l’art. 17 della legge 11 febbraio 1994 n. 109 stabilisce: “Ai fini della partecipazione alla gara per gli affidamenti di cui all’art. 17 della legge n. 109, come modificato dal presente articolo, le società costituite dopo la data di entrata in vigore della presente legge, per un periodo di tre anni dalla loro costituzione, possono documentare il possesso dei requisiti economico-finanziari e tecnico-organizzativi richiesti dal bando di gara anche con riferimento ai requisiti dei soci delle società, qualora costituite nella forma di società di persone o di società cooperativa, e dei direttori tecnici o dei professionisti dipendenti della società con rapporto a tempo indeterminato e con qualifica di dirigente o con funzioni di collaborazione coordinata e continuativa, qualora costituite nella forma di società di capitali; per le società costituite fino a tre anni prima della data di entrata in vigore della presente legge detta facoltà è esercitabile per un periodo massimo di tre anni da tale data”.
La precitata legge è stata pubblicata nel Supplemento Ordinario n. 199 alla Gazzetta Ufficiale 4 dicembre 1998 n. 284 e, pertanto, la precitata disposizione legislativa in essa contenuta non può che concernere le società costituite nel triennio anteriore o nel triennio successivo alla data del 19 dicembre 1998, di entrata in vigore della legge.
Appare al riguardo ragionevole e coerente con la “ratio legis” ritenere che, ai fini ed agli effetti dell’applicazione della precitata norma di cui all’art. 6 della legge n. 415/98, devesi fare riferimento al dato sostanziale, costituito del periodo di effettivo svolgimento del servizio piuttosto che a quello formale, costituito dalla data di fatturazione, considerato che quest’ultima data, a volte, può essere anche di molto posteriore rispetto a quella inerente l’effettivo espletamento dei lavori.
Diversamente, l’attribuzione di un rilievo decisivo alla data di fatturazione, potrebbe condurre all’assurda conclusione di consentire l’indicazione, al fine di comprovare determinati requisiti di capacità tecnica, di servizi svolti in epoca anche di molto anteriore al termine preso in considerazione da un determinato bando, qualora la data di fatturazione risulti intervenuta all’interno di esso.
Né vale obiettare che il riferimento all’epoca del concreto espletamento delle prestazioni anziché a quello della loro fatturazione potrebbe rendere impossibile ancorare a dati certi ed oggettivi le informazioni fornite dai concorrenti in ordine ai lavori od ai servizi espletati in passato, dal momento che, in caso di dubbio, la stazione appaltante può sempre esercitare il potere-dovere di chiedere i necessari chiarimenti, ovvero, ricorrendone i presupposti, di escludere “tout court” la valutazione delle suddette prestazioni.
L’ art. 32 della Direttiva 18 giugno 1992 n. 50/Cee, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi, consente ad un prestatore, che intenda comprovare il possesso dei requisiti economici, finanziari e tecnici di partecipazione ad una gara di appalto pubblico di servizi, di fare riferimento alle capacità di altri soggetti, qualunque sia la natura giuridica dei vincoli che ha con essi, a condizione che sia in grado di provare l’effettiva disponibilità dei mezzi necessari all’esecuzione dell’appalto.
La Direttiva n. 92/50/Cee va interpretata, avuto riguardo agli scopi perseguiti nonché alle espressioni letterali utilizzate (specie negli artt. 31, n.3, 32, n. 2, lett. c), e 23), nel senso che, per comprovare il possesso dei requisiti economici e tecnici di partecipazione alla gara, all’impresa concorrente è consentito di fare riferimento alle capacità di altri soggetti, qualunque sia la natura giuridica dei vincoli che ha con essi, a condizione che sia in grado di provare la disponibilità effettiva degli apparati aziendali terzi, indispensabili per l’esecuzione dell’appalto, fermo restando che spetta al committente, od al giudice in caso di controversia, valutare se tale prova sia stata fornita (sent. Corte di Giustizia CE, Sez. V, 2.12.99, in causa C-176/1998).
Invero, in forza del cosiddetto “principio dell’avvalimento”, introdotto dal precitato art. 32 della Direttiva n. 92/50/Cee con riguardo agli appalti di servizi e successivamente generalizzato ed esteso a tutti i pubblici appalti con l’art. 47, paragrafo 2, nonché con l’art. 48, paragrafo 3, della unificata Direttiva 31/03/2004 n. 18/CE (oggi introdotto nell’ordinamento interno con l’art. 49 del Codice dei contratti pubblici, approvato con decreto legislativo 12 aprile 2006 n. 163), il soggetto che partecipa ad un appalto, abbia o meno personalità giuridica, può avvalersi, al fine di comprovare i requisiti di capacità tecnica, economica e finanziaria, dei requisiti di altri soggetti, purché sia in grado di dimostrare di disporre effettivamente dei mezzi di tali soggetti.
Infatti, l’art. 48, paragrafo 3, della Direttiva 200418CE, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi, stabilisce che “ un operatore economico può, se del caso e per un determinato appalto, fare affidamento sulle capacità di altri soggetti, a prescindere dalla natura giuridica dei suoi legami con questi ultimi. Deve, in tal caso, provare all’amministrazione aggiudicatrice che per l’esecuzione dell’appalto disporrà delle risorse necessarie ad esempio presentando l’impegno di tale soggetto di mettere a disposizione dell’operatore economico le risorse necessarie”.
Invero, il sistema comunitario degli appalti di servizi (quale risulta ricostruito attraverso le norme contenute nella direttiva 9250Cee e i principi enucleati dalla giurisprudenza comunitaria): a) consente all’impresa concorrente di far valere le capacità tecniche ed economiche di soggetti terzi; b) richiede, a garanzia della serietà dell’offerta e della tutela della “par condicio”, che si dia la prova certa dell’effettiva disponibilità delle altrui capacità tecniche; c) affida alla stazione appaltante in prima battuta, ed al giudice in sede di eventuale controllo giurisdizionale, il compito di valutare la congruità della prova (cfr.: Corte Giustizia CE, Sez. V: 02 dicembre 1999 n. 17698, Holst, invocata dalla parte ricorrente nella fattispecie in questione; 18 marzo 2004, n. 314