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Timestamp: 2019-02-22 08:55:34+00:00
Document Index: 131552162

Matched Legal Cases: ['art. 62', 'art. 117', 'art. 97', 'art. 62', 'art. 34', 'art. 39', 'art. 40', 'art. 48', 'art. 23', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 134', 'art. 9']

TOR di VALLE :Tutto a posto, Niente in ordine
25 maggio 2018- Tor di Valle : Tutto a posto, Niente in ordine.
Il Sindaco di Roma, Avv. Virginia Raggi, ha tenuto a ribadire, in queste ore, che, per quanto riguarda l’iter di approvazione definitiva del Progetto Tor di Valle, tutto si svolge con la massima speditezza e che, quindi, tutto si concluderà positivamente entro breve termine.
Ciò premesso, volentieri si pubblicano, in allegato, per gentile concessione dell’Arch. Luciano Belli Laura, alcuni salienti estratti da un suo nuovo Saggio relativo all’argomento di cui trattasi.
Nel prendere spunto dalle considerazioni svolte negli estratti in questione, svolgo, a mia volta, alcune considerazioni che, peraltro, fanno riferimento a miei precedenti scritti in materia.
Più precisamente, l’Arch. Belli Laura, con la puntualità e competenza professionali che gli sono proprie, mette in luce come, attraverso l’uso di un artificio terminologico, si tenti di spacciare, come equivalenti, le nozioni di “ Progetto urbano” e “ Progetto urbanistico”.
Nozioni che, come evidenzia l’Arch. Belli Laura, non sono affatto sinonimi in relazione alla Legge della Regione Lazio n. 38 del 22 dicembre 1999.
In altre parole, sempre secondo l’Autore, attraverso quella che egli definisce” una truffa lessicale”, l’equivalenza tra le due nozioni sarebbe finalizzata a eludere quanto stabilito dalla citata Legge regionale.
In particolare, poiché il Progetto Tor di Valle, ai sensi e per gli effetti della richiamata Legge regionale, deve essere definito quale Piano Urbanistico Operativo Comunale, esso non potrebbe operare in variante del Piano Urbanistico Generale Comunale, come, invece, opererebbe.
Il rilievo mosso dall’Arch. Belli Laura coglie, in effetti, un profilo di incostituzionalità, già da me a suo tempo rilevato, dell’art. 62 del Decreto Legge 24 aprile 2017, n.50, convertito nella Legge 21 giugno 2017, n. 96, laddove si stabilisce che il verbale conclusivo della Conferenza di servizi decisoria che approva il Progetto costituisce variante allo strumento urbanistico comunale ( norma icasticamente qualificata dall’Arch. Belli Laura “ ad Pallottam”).
Infatti, delle due l’una : o, come sostiene l’Autore, la suddetta norma deve intendersi non abrogativa o derogatoria della citata Legge regionale, donde il divieto di cui sopra deve intendersi in vigore ed operante; ovvero, qualora tale divieto dovesse ritenersi implicitamente abrogato dalla sopravvenuta norma di legge statale richiamata, in questo caso, si porrebbe il profilo di illegittimità costituzionale di quest’ultima.
Quanto sopra, poiché, alla luce di una costante giurisprudenza costituzionale ( vedasi, ex plurimis, Corte Costituzionale, Sentenza n. 206/2001), lo strumento urbanistico non può essere modificato ove comporti lesione della competenza regionale in materia urbanistica.
In altre parole, non è costituzionalmente legittima l’invasione da parte dello Stato della potestà legislativa concorrente regionale, non solo in materia di governo del territorio, ma anche, vista la fattispecie che ci occupa, in materia di ordinamento sportivo.
In base, infatti, al riparto di competenze ex art. 117 della Costituzione e nel rispetto del principio costituzionale ( art. 97 Costituzione) di leale collaborazione, devono ritenersi illegittime quelle norme statali che, concorrenti o che possano concorrere con la potestà legislativa regionale, vengano assunte senza previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni o di Conferenza Unificata.
Neppure quanto stabilito dall’art. 62 della Legge n. 50/2017, vale a dire che l’approvazione del Progetto in sede di Conferenza di servizi decisoria può costituire valida approvazione di variante urbanistica, potrebbe essere qualificato come “ norma cornice”, essendo priva di quell’elevato livello di astrattezza tale da non ledere la potestà legislativa concorrente regionale.
D’altronde, come pure da me evidenziato in miei precedenti scritti, questa tesi trova autorevolissimo conforto nel parere del Presidente Emerito della Corte Costituzionale, Cesare Mirabelli, secondo il quale, nell’ambito di una intervista dallo stesso rilasciata a “Il Messaggero” del 22 aprile 2017 : “ Sembrerebbe che quella del Consiglio comunale diventi una approvazione di ratifica in qualche modo vincolata … La domanda che mi faccio è la seguente: è adeguatamente giustificata questa procedura solo perché riguarda una associazione sportiva quando l’effettivo ruolo di questa associazione possa essere marginale ? “.
Domanda evidentemente retorica, cui non può che darsi risposta negativa.
Degenerazione amministrativa e “ Truffa Lessicale” .
dell’Arch. Luciano Belli Laura
Confrontando il lessico dei documenti di Eurnova srl con quelli del Piano Regolatore Generale vigente di Roma Capitale,si nota solo la corrispondenza terminologica sulle “centralità a pianificazione definita” che assumerà l'ansa del Tevere aTor di Valle. Da attuarsi mediante “Progetto urbano” secondo il PRG. Attuabile con “Progetto Urbanistico” secondo ilproponente dell'intervento denominato “Stadio della Roma a Tor di Valle”. Apparentemente, la stessa cosa: un “progetto”qualificato dall'aggettivo “urbano” o da quello “urbanistico”. Sostanzialmente, però, cose assai diverse allorquando il
“Progetto urbano” è uno strumento esecutivo di ATTUAZIONE del Piano Regolatore vigente. Ed il “Progetto Urbanistico”,invece, è uno “strumento urbanistico di iniziativa privata” (annoverato senza alcun dubbio tra gli “strumenti esecutivi”del PRG) che risulta essere in VARIANTE al PRG, ed in deroga al PGTU.
Poiché, “Progetto urbano” e “Progetto urbanistico” non sarebbero affatto sinonimi in relazione alla Legge Regione Lazion° 38 del 22 dicembre 1999. Da cui conviene estrapolare i seguenti elementi:
- art. 34 prescrivente lo Aggiornamento e variazione del PUGC (Piano Urbanistico Generale Comunale):
- art. 39 definente i Contenuti del PUOC (Piano Urbanistico Operativo Comunale):
- art. 40 imponente il Divieto di PUOC in variante:
1. I PUOC non possono comportare variante al PUCG. A tal fine non costituiscono variante al PUCG. Così, se questa Legge Regionale fosse ancora in vigore, pare lecito chiedere per quale ragione sia stato denominato“Progetto Urbanistico” ciò che a tutti gli effetti è uno “strumento esecutivo” del PRG vigente. Com'è il “Progetto urbano”, ossia un PUOC di attuazione del PUCG. Onde non credere sia stata fatta, ad arte, una TRUFFA LESSICALE occorre riesaminare quanto emerso nel corso del tempo.
Con il primo Studio di Fattibilità del 2014, che prevedeva una S.U.L. di m2 49.775 (61% a stadio e 39% a business park), Eurnova srl propose un “Comparto edificatorio”, corrispondente a quanto previsto dall'art. 48 della suddetta Legge
Regione Lazio per l'ATTUAZIONE dei PUOC. Ovvero, dall'art. 23 della Legge 1150/42 per l'attuazione dei PRG. Oppure, dal 3° comma dell'art. 15 delle NTA del PRG di Roma Capitale, anche per attuare gli interventi di cui al comma 304 dell'art. 1, della Legge 147/2013. Contrattando con l'Amministrazione Marino le opere d'urbanizzazione indispensabili, lo studio di fattibilità cambiò. E nel 2015, il “progetto definitivo” prevedeva una S.U.L. di m2 385.000 (13% a stadio e 87% a business park). Ossia, il triplo di quanto consentito dal PRG. Indi, Eurnova srl s'accordò con l'Amministrazione Raggi per
cancellare sia il Ponte di Traiano sia le Torri del business park. Nel 2017, il “progetto definivo adeguato” prevedeva una S.U.L. di m2 212.000 (17% a stadio e 83% a business park). Ovvero, il doppio di quanto consentito dal PUCG vigente. In conseguenza all'incremento della S.U.L. realizzabile rispetto a quella consentita dallo strumento urbanistico vigente, l'Amministazione procedente sul “progetto” richiese più volte all'Amministrazione Marino di procedere alla propedeutica “Variante urbanistica”, ma l'assessore Giovanni Caudo non fece nulla in questo senso. E solo il 12 settembre 2016, la Regione avviò comunque il procedimento sul “progetto definitivo”. Indi, addivenne al “preavviso di diniego” di cui alla Determinazione G04342 del 5 aprile 2017. Vale a dire alla “bocciatura del “progetto definitivo” per vari “motivi ostativi” e, financo, per assenza della prodromica “variante urbanistica”.
Tutto cambiò con l'Amministrazione Raggi. Che sostituì il “progetto definitivo” BOCCIATO con il “progetto adeguato”. A cui riconobbe il “pubblico interesse” con DAC n° 32 del 14 giugno 2017. Sebbene il “progetto adeguato” al nuovo corso pentastellato in Campidoglio prevedesse ancora la demolizione delle Tribune di Lafuente. Vincolate dal 15 febbraio dalla Sovrintendente arch. Margherita Eichberg e svincolate, solo il 15 giugno, dal Soprintendente arch. Francesco Prosperetti.
Mentre, il Parlamento votò la leggina stabilente che - OVE NECESSARIO – il “verbale” dell'ultima Conferenza di Servizi
“costituisce adozione di variante allo strumento urbanistico comunale ed è trasmesso al sindaco, che lo sottopone
all'approvazione del consiglio comunale nella prima seduta utile “.
A questo punto, tuttavia, anche la Regione ha cambiato lessico. Ritenendo che, anziché il “verbale” della CdS, il “progetto adeguato” (da adeguare ad innumerevoli prescrizioni, osservazioni ed ottemperanze, quindi da “bocciare” per prevalenza di motivi ostativi e per assenza di variante urbanistica propedeutica) costituisce adozione di variante urbanistica. Dicendo comunque subdolamente che il “progetto adeguato” e da adeguare viene approvato ai fini urbanistici. Ciononostante, ritennero di non fare “ricorso” al TAR per chiedere la sospensiva dell'atto assolutamente inedito emesso
dalla Regione; soprattutto per l'onerosità d'un appello all'autorità amministrativa che non si voleva fare per inconfessabili ragioni. Dimenticando che spetta al Consiglio Comunale fare e variare i "piani". Con una procedura fissata dalla legge urbanistica nazionale, dalle leggi regionali ed, in caso di varianti non generali, dalle Norme Tecniche di Attuazione dello
strumento Urbanistico vigente. E, pertanto, innanzittutto spetta al Consiglio comunale deliberare l'adozione della variante.
Comunque, ciò che è stato fatto dal Parlamento (con la leggina ad Pallottam) e dalla Regione Lazio (con la determina G18433 e con atti successivi), ora appare solo il presupposto di quanto acconsentito da Roma Capitale (con la successiva pubblicazione del "progetto" che "al suo interno comporta variante urbanistica"). E vien da dire son COSE DA PAZZI.
Ovvero, poiché Basaglia docet sulla malattia mentale, son cose da incompetenti o da delinquenti.
E dopo quanto detto e scritto sull'immonda speculazione a Tor di Valle, potremmo dire “Ai posteri l'ardua sentenza”. Lasciando che nei prossimi giorni si facciano e si leggano le “osservazioni” da mandare agli avvocati? Che NON hanno osservato alcunché sulla degenerazione amministrativa esautorante il Consiglio Comunale dalla adozione della Variante urbanistica. Benché, il 24 marzo 2018, su “il Tempo” fosse scritto che in Campidoglio si discuteva se “la procedura di variante andrà adottata con un primo voto sul progetto del Consiglio comunale, seguito da pubblicazione degli atti, osservazioni di cittadini, controdeduzioni degli uffici e voto finale in Consiglio, oppure se si salterà il primo voto“. Agli avvocati che, magari, NON avranno nulla da eccepire se, alla chetichella, s'approverà la variante urbanistica raddoppiante la capacità insediativa permessa dallo strumento urbanistico vigente.
E nessuno avrà “osservato” perché tale variante urbanistica non sia stata adottata in Campidoglio come impone una legge urbanistica nazionale mai abrogata. Ovvero, se sia lecito fare una variante urbanistica nel rispetto d'una legge urbanistica regionale che non si dice se superata da altre norme o se, qualora ancora in vigore, venga semplicemente trascurata.
Oppure, se farla ai sensi di Norme Tecniche di Attuazione del PRG vigente che vengono travisate, onde artatamente eluderle. Ossia, perché gli assessori all'urbanistica Roberto Morassut, Giovanni Caudo, Paolo Berdini e Luca Montuori non vengono indotti a giocare “ai quattro cantoni”. Non già per scambiarsi di posto, bensì per rispondere a chi sta nel
mezzo della stanza a che gioco si sta giocando.
Se si permetterà che venga approvato quanto possiamo raffigurare nell'allegato. Vale a dire la consistenza particellare del “Progetto Urbanistico”. Ossia dello strumento urbanistico di iniziativa privata denominato “Stadio della Roma – Tor di
Valle” che permetterà ad Eurnova srl (in quanto rappresentante del 96,04% del valore relativo all'imponibile catastale) di espropriare i terreni d'altre proprietà incluse all'interno del limite della “superficie territoriale”. Allorquando quest'ultima non essendo quella lorda, dovrebbe essere denominata “superficie fondiaria” netta, in quanto non comprensiva delle aree per la viabilità principale. Per includervi, comunque, tutta la Superficie Utile Lorda da realizzare oltre quanto permesso dal PRG vigente nelle aree di Eurnova srl (che sono solo il 60,76% del totale delle proprietà interessate). Per cui sull'altre proprietà far ricadere solo gli standard a parcheggi ed a verde.
In nome dell'accordo sottoscritto il 26 maggio 2014 tra AS Roma SPA e AS Roma SPV IIc ed Eurnova Srl. Giacché,
<<L’idea che guida il disegno generale dell’intervento è la riqualificazione urbana e ambientale con la realizzazione di
un nuovo centro attrattivo, sia dal punto di vista sportivo/commerciale, grazie al nuovo Stadio e alle strutture a esso
annesse, che dal punto di vista direzionale, grazie al nuovo “Business Park”>>.
E sperando che a nessuno venga in mente d'osservare che, forse, non hanno adeguato tutti gli elaborati dello strumento urbanistico di iniziativa privata denominato “Stadio della Roma – Tor di Valle”. Come richiesto dalla Regione nellaDetermina G18433 del 22 dicembre 2017 e nella Nota del 25 gennaio 2018, prima di trasmetterlo a Roma Capitale perpubblicarlo in veste di “progetto che al suo interno comporta variante urbanistica". Giacché, potrebbe essereun'eccezione aver lasciato inalterato l'elaborato incluso nella cartella A_02_MASTERPLAN.zip e denominato
DEF_G_GEN_00_GE_0000_0100_G00,00_LAN_02.pdf (MAS GEN_INQUADRAMENTO). Nel quale, anche in barba alle
prescrizioni dell'arch. Francesco Prosperetti, la “Ricostruzione della Tribuna” appare ancora indicata sulla particella catastale 14 del foglio di mappa 857. Appartenente ad Immobilquindici srl. Un'area limitrofa ai “Casali esistenti, individuati
come beni tipizzati ex art. 134, comma 1, lettera c)” da restaurare per la “valorizzazione del patrimonio agro-culturale”.
Risultante, tuttavia, esterna al “limite della superficie territoriale” del suddetto strumento urbanistico di iniziativa privata.
O sperando nel ... passata la festa gabbatu lu santo. Nel senso che, se venisse approvata l'immonda speculazione perseguita come “Stadio della Roma”, i beneficiari della valorizzazione fondiaria evidenziata dal Presidente Ferdinando Imposimato nell'Atto di significazione ed intervento nel procedimento (depositato ai sensi dell'art. 9 della Legge
241/1990) potrebbero trasferire ALTROVE il raddoppio della S.U.L. consentita dal PRG vigente a Tor di Valle. Qualora, per chissà quale ravvedimento, un non tifoso (ovvero un non fan pentastellato) si peritasse di vedere se il T.A.R. del Lazio non ha proprio nulla da dire sugli atti amministrativi inerenti il procedimento autorizzativo de UnoStadioFattoBene.
Cosicché, val la pena di considerare che intanto si potrebbe DIFFIDARE il Presidente dell'Assemblea Capitolina a mettere in votazione l'approvazione di questa variante urbanistica. Per tutte le ragioni che sono state considerate e che si spera confluiscano in Osservazioni al “Progetto con variante urbanistica”, pubblicato all'albo pretorio di Roma Capitale..