Source: http://yesmoke.eu/it/blog/tasse-sulle-sigarette-si-fa-come-in-francia/
Timestamp: 2014-10-26 04:21:41+00:00
Document Index: 116357348

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Tasse sulle sigarette – Si fa come in Francia?
«…segnalo che il Governo non ha affatto rinunciato al progetto di incrementare l'accisa sui tabacchi, ma ha soltanto rinviato a settembre l'esame della proposta.»
Lo ha detto il Ministro Roberto Calderoli.
«Diversamente da quanto pubblicato da alcuni quotidiani, segnalo che il Governo non ha affatto rinunciato al progetto di incrementare l’accisa sui tabacchi, ma ha soltanto rinviato a settembre l’esame della proposta.»
Lo ha detto il Ministro per la Semplificazione Normativa e Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord, Roberto Calderoli. Il Ministro ha aggiunto che l’attuale accisa fissata al 58,5%, e ferma ormai dal 2004, deve essere innalzata al 64%, così come già avvenuto in Francia. …Parole sante!
«Questo intervento, al netto della possibile riduzione dei consumi in conseguenza dell’innalzamento del prezzo delle accise, riduzione che rappresenterebbe comunque un risultato positivo per la salute, porterebbe ad entrate superiori agli 800 milioni di euro», ha detto Calderoli.
Ma il Ministro forse non sa che queste entrate potrebbero essere decisamente superiori alla sua previsione se la Repubblica italiana rispettasse le direttive comunitarie e il giudicato della Corte di Giustizia europea per quanto concerne la struttura e le aliquote delle accise che gravano sulle sigarette, permettendo la libertà di determinazione del prezzo.
Purtroppo il 22 giugno 2010, il giorno prima della sentenza della Corte di Giustizia europea che condannava la Repubblica italiana per avere previsto un prezzo minimo di vendita delle sigarette, in Italia è stata introdotta la «tassa minima», un’accisa penalizzante per chi volesse beneficiare dell’abolizione del prezzo minimo e scendere di prezzo, che lo costringerebbe a vendere sotto costo. E dato che la vendita sottocosto è vietata, nessuno può scendere di prezzo, e nessuno pagherà la tassa.
La truffa italiana
L’aumento dell’aliquota dell’accisa sulle sigarette ha come conseguenza una diminuzione degli utili dei produttori, a meno che essi non decidano di aumentare i prezzi per continuare a guadagnare come prima. In questo modo, però, essi corrono il rischio di perdere quote di mercato a favore di quei produttori che, per essere competitivi, decidono di accontentarsi di utili più contenuti.
Così in Italia hanno inventato la «tassa minima», che riproduce gli stessi effetti del prezzo minimo, imponendo ai produttori gli aumenti di prezzo forzati. Invece se la sentenza europea fosse rispettata, e non aggirata con la tassa minima, si creerebbe una competizione sul prezzo che ridimensionerebbe gli utili dei produttori, e che permetterebbe allo Stato di aumentare la pressione fiscale, sulla quale vi è un ampio margine di manovra.
Tasse si o tasse no? Philip Morris, BAT e Japan Tobacco guadagnano più in Italia che in Francia, ma lo Stato italiano guadagna meno di quello francese. Perché? Se i prezzi delle sigarette salgono, è colpa dello Stato che aumenta le tasse, o è colpa dei produttori che aumentano i prezzi? Un gran bel dilemma ci aspetta!
Prezzo al kg*
Accisa al kg*
Produttore al kg*
* Un kg di sigarette corrisponde a 50 pacchetti da 20 sigarette.
** Prezzo più popolare (Winston, Diana, Pall Mall, MS,…).
*** 115% di 114.08 € (accisa della fascia di prezzo delle sigarette più popolari).
3.90 €**
131.19 €***
Come si può vedere dalla tabella, il sistema attuale dei prezzi prevede un’accisa penalizzante sui prodotti venduti a prezzi inferiori a quello delle sigarette più popolari (115% dell’accisa pagata dalle sigarette più popolari), determinando una accisa «finta», che non può essere pagata da nessun produttore perché venderebbe sottocosto violando la legge, infatti, produrre e distribuire un kg di sigarette costa al produttore più di 8.14€.
*** Accisa minima prevista dalle Direttive comunitarie ma valida per tutti i produttori.
114.08 €***
Questa accisa penalizzante è stata prevista nella normativa italiana vigente sui tabacchi lavorati (D.L. 26 ottobre 1995, n 504 – TUA) il 23 giugno 2010, il giorno prima della sentenza della Corte di Giustizia europea che condannava la Repubblica italiana per avere previsto un prezzo minimo di vendita delle sigarette, ed ha ricreato gli stessi effetti condannati dalla Corte di Giustizia europea.
Si evince chiaramente, pertanto, che il fine dell’accisa penalizzante prevista con D.L. il 23 giugno del 2010, è quello di ostacolare il vantaggio concorrenziale riconosciuto dalle direttive comunitarie e dal giudicato della Corte di Giustizia europea.
Per adeguare la normativa vigente alle direttive comunitarie e alla sentenza della Corte di Giustizia europea del 24 giugno 2010 di condanna della Repubblica italiana, l’art. 39-octies, comma 4, del TUA deve essere corretto a come era prima del decreto legge 23 giugno 2010, n. 94.
Nella Comunità europea questo sistema di prezzi è presente solo in Italia.
La tassa che non pagherà nessuno
Alberto Giorgetti, sottosegretario alle Finanze
La «tassa minima», ridicola e incostituzionale, è stata inventata il 22 giugno dell’anno scorso, alla vigilia della sentenza della Corte di Giustizia europea che stabiliva l’abolizione del prezzo minimo, dall’AAMS e dall’Onorevole Giorgetti, sottosegretario alle Finanze.
Ecco come l’Onorevole Giorgetti ha spiegato la «tassa minima» ad una platea di totali incompetenti:
«Le disposizioni contenute nell’emendamento, concernenti la rimodulazione delle aliquote delle accise sui tabacchi sono sostanzialmente corrispondenti ad un decreto-legge di recente emanazione volto a recepire i rilievi, formulati dalla Corte di giustizia dell’Unione europea.»
«Con la disposizione in questione, ci si avvale dell’opzione, prevista dalla direttiva europea in materia di accise, in base alla quale è possibile operare non solo sul prezzo dei tabacchi, bensì anche sull’aliquota di accisa. Peraltro, la rimodulazione delle accise risulta finalizzata a mantenere l’invarianza del gettito.»
La tassa minima va nella direzione diametralmente opposta rispetto ai rilievi formulati dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea, ma Giorgetti va fiero di presentarla come se fosse volta a recepirne i rilievi. «Tanto nessuno ci capisce niente», deve aver pensato.
Io da tabaccaio deduco: con l’ultimo aumento dei 5 euro in più al kg. io guadagno 0,50 centesimi in più al lordo delle tasse, lo stato 1,74 solo di accise poi ci sarà l’iva mentre i produttori gudagnano 0,97 cent. di euro.
Visti così i numeri non dicono poi molto ma il guadagno del produttore aumenta del 3,35%, per il tabaccaio 2,56% anche se l’aggio è de 10 %, e lo stato del 2,40 % calcolato solo sull’accisa.
Deduco quindi che da questo aumento chi più ha ne ha tratto profitto sono i produttori.
Secondo i nostri calcoli il produttore guadagna il 3.25% in più, contro il 3.35% che hai calcolato tu; ma per lo Stato non siamo ad una crescita del 2.40%, ma siamo all’1.93%, calcolando sia accisa che IVA.
Non illudetevi, perchè alla fine anche Calderoli si lascerà convincere. Già si parla di “giochi e tabacco”. Questo vuol dire che i soldi li prenderanno dai giochi, spremendo un altro po’ la gente, e con il tabacco faranno finta.
Calderoli, fino a prova contraria, è Italiano, non Svizzero, per lui non contano i numerii e la logica, quando i soldi non sono i suoi.
Prima o poi i cromosomi del servo e del cialtrone verranno fuori a fare la loro parte anche nell’italico Calderoli, non preoccupatevi.
Se il Governo vuole trovare dei soldi a tutti i costi, oggi hanno un’occasione unica. Se aumentano l’accisa, i big del tabacco aumenteranno i prezzi per continuare a guadagnare come prima, e tutti diranno che il Governo ha messo l’ennesima nuova stangata per il contribuente. Ma se si toglie anche la tassa minima, togliendo così il blocco alla libera concorrenza, con l’aumento delle accise salirà il prezzo delle sigarette di Big Tobacco, ma non delle Yesmoke. Così, quando le Marlboro costeranno un bel mezzo euro in più, e tutti diranno che lo Stato ha aumentato il prezzo delle sigarette, Calderoli potrà rispondere che non è vero, perché le Yesmoke, per esempio, non sono salite neanche di un centesimo.
Il problema è che Philip Morris guadagna il 500% sulle Marlboro, che è una cosa che riesce a fare solo in Italia, e bisogna fare in modo che si accontenti di un po’ di meno, come fa in Francia, per esempio. Togliere la tassa minima è l’unico sistema. Se si limitano ad alzare le tasse, loro alzano i prezzi, e il contribuente paga.
Alla fine troveranno la formula, per esempio mettendo una tassa sul tabacco per le pipe ad acqua, e tutto sarà risolto.
Alla fine i leghisti non hanno fatto come in Francia, ma hanno fatto come a Roma, perchè l’accisa è sempre ferma allo stesso punto.
ad oggi non mi è chiaro com’è costruito il prezzo di un pacchetto di sigarette.
In base alla normativa italiana:
58,5% (sulla base dell’MPPC)
5,5% sul PMP
aggio rivenditore 10%
profitto produttore %
prezzo di vendita accisa base componente specifica iva totale accise aggio riv. produtto
€ 4,10 € 2,3985 € 0,2255 0,7116 € 3,3356 €0,41 €0,3544
i calcoli sono corretti?mi piacerebbe capire meglio…..
– 58,5% verranno versate nelle casse dell’erario a titolo di accisa (Stato);
– 18% andranno, ugualmente, allo Stato per il pagamento dell’IVA;
– 10% ricompenseranno il rivenditore;
– 13,5% costituiranno l’incasso per il produttore.
Anche se non ti è molto chiaro com’è costruito il prezzo di un pacchetto di sigarette, se molto più competente dei nostri politici che si sono occupati dei tabacchi.
La componente specifica dell’accisa è compresa nell’accisa (58,5%) del prezzo di vendita. L’accisa è formata da una componente “ad valorem” ed una componente “specifica”. Quando si parla di accisa (58,5%) si intende la somma delle due componenti.
Se si ragiona al kg si avrà:
quota al produttore al kg 29,70€
aggio al rivenditore 21,00€ (pari al 10% del prezzo di vendita)
iva 36,45€ (pari al 21% del prezzo di vendita meno l’iva stessa)
accisa 122,85 (pari al 58,5% del prezzo di vendita)
prezzo di vendita al kg 210,00€
Se si ragione in pacchetti si avrà:
quota al produttore al kg 0,594€
aggio al rivenditore 0,420€ (pari al 10% del prezzo di vendita)
iva 0,729€ (pari al 21% del prezzo di vendita meno l’iva stessa)
accisa 2,457 (pari al 58,5% del prezzo di vendita)
prezzo di vendita al kg 4,20€
grazie mille…..adesso tutto mi è chiaro.
manca un’ultimo passaggio della catena :la distribuzione.
in che percentuale incide sulla quota che spetta al produttore?
nel caso sopra riportato € 0,594 corrisponde al 14,14 % (lordo).
Incide 6 centesimi al pacchetto.
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