Source: http://www.ildocumentodigitale.com/consentito-allente-locale-di-avvalersi-di-lavoro-prestato-gratuitamente-in-regime-volontario/
Timestamp: 2018-09-20 08:19:31+00:00
Document Index: 16737551

Matched Legal Cases: ['art.36', 'art.51', 'art 3', 'art.97', 'art.8', 'art. 7', 'art. 6', 'art.4', 'art.12']

CONSENTITO ALL’ENTE LOCALE DI AVVALERSI DI LAVORO PRESTATO GRATUITAMENTE IN REGIME VOLONTARIO | Il Documento Digitale
Corte dei Conti, Sezione Regionale di controllo per la Lombardia, parere n. 192 dell’11 maggio 2015
La questione posta alla Corte dei Conti riguarda la legittima assunzione da parte di un Comune degli oneri relativi alla stipulazione di “apposite polizze per garantire ai volontari adeguata copertura assicurativa contro infortuni, malattie connesse allo svolgimento dell’attività e per la responsabilità civile”. Il parere tre origine infatti dal fatto che “molto spesso cittadini singoli chiedono di poter prestare servizio volontario a titolo individuale a favore del Comune in diversi ambiti: biblioteca, uffici, tenuta del verde, manutenzione edifici ecc.”. Nel complesso normativo di riferimento la Corte intende sottolineare il concetto per cui il “volontariato possa rendere i propri servizi attraverso prestazioni personali, volontarie e gratuite, individualmente o in gruppi, con assoluta preminenza delle finalità che debbono informare l’attività di volontariato sulla forma giuridica degli organismi a cui singoli volontari aderiscono; ben potendo a quest’ultimo riguardo, e con riferimento al particolare caso in esame, esercitarsi, nei limiti sopra indicati, l’autonomia normativa, in forma regolamentare, costituzionalmente riconosciuta ai comuni”.
Il parere espresso dalla Corte dei Conti condivisibile nella linea argomentativa e nell’indicazione della soluzione prescelta, consente di riprendere un quesito mai risolto del tutto, perché legato al rapporto fra prestazioni volontarie e gratuite, che rientrano dunque nella regolamentazione predisposta dalla legge quadro n. 266 del 1991 e la pubblica amministrazione, secondo cui, come si legge nel parere, occorre evitare l’instaurazione surrettizia di forme di lavoro alle dipendenze della p.a .non disciplinate dalla legge, ancorchè a titolo precario, interinale e occasionale.
I dati normativi di riferimento sono numerosi e si rintracciano nella Costituzione. Tra queste le principali, utili al quesito proposto sono l’art.36 in forza del quale il lavoratore ha diritto aduna retribuzione proporzionata alla quntaità e qualità del suo lavoro … ; l’art.51 che prevede il diritto di tutti i cittadini ad accedere a pubblici uffici e del correlato art 3 per promuovere l’uguaglianza e rimuoverne gli ostacoli. L’altra norma fondante è l’art.97 IV co., che sancisce come il lavoro alle dipendenze della p.a. è presidiato dalla generale previsione di accesso tramite concorso, superabile solo in forza di una disposizione di legge. È evidente che è necessaria una correlazione fra le stesse, che nel caso di specie è resa più complessa dalla interrelazione con la legge 266 del 1991(e successive modifiche)legge quadro, che ha introdottola figura soggettiva delle organizzazioni di volontariato che perseguono finalità di carattere sociale, civile e culturale per il tramite degli aderenti. L’ evoluzione delle organizzazioni di volontariato essendo espressione di valori ,di servizi , di arricchimento personale, di partecipazione democratica, ha visto nascere numerose tipologie, che (si pensi per tutte alle associazioni culturali,sportive, umanitarie) sono ben identificate e differenziate all’art.8 del Dlg. di riordino del 4.12.1997 n.460, poiché rimangono attività di volontariato in quanto tali senza scopo di lucro, assolutamente gratuite, oltre che spontanee e connotate da una piene libertà di forma.
In maniera esemplificativa si ricorda che la figura del volontario, è quella di colui che per dottrina unanime è un cittadino che liberamente, non in esecuzione di specifici obblighi morali o giuridici, ispira la sua vita nel pubblico e nel privato a fini di solidarietà. Adempiuti cioè i suoi doveri di stato (famiglia, professioni ecc.) e quelli civili (vita amministrativa, politica sindacale) pone sé stesso a gratuita dispostone della comunità. Egli impegna le sue capacità, i suoi mezzi, il suo tempo in risposta creativa ad ogni tipo di bisogni emergenti prioritariamente dai cittadini del suo tempo. Ciò attraverso un impegno continuativo di preparazione di servizio e di intervento a livello individuale o preferibilmente di gruppo, evitando ogni inutile parallelismo con l’attività di Stato.
L’espressione sopra evidenziata è contenuta nell’art. 7 della legge 266 /1991 e prevede che lo Stato, le regioni, le province autonome, gli enti locali e gli altri enti pubblici possano avvalersi di forme di lavoro volontario previa stipula di apposite Convenzioni con le organizzazioni di volontariato iscritte da almeno sei mesi nei Registri – disciplinati all’art. 6 – iscrizione che è, appunto condizione necessaria non solo per accedere ai contributi pubblici, ma anche per stipulare le convenzioni con le amministrazioni statali, regionali e locali e gli enti pubblici.
Si tratta dunque di una specifica disposizione, che consente lo svolgimento anche da parte di privati, (meglio se d organizzazioni) di prestazioni a favore dell’ente in ambiti quali: la biblioteca,uffici del verde, manutenzione di edifici, sorveglianza alle scuole, accoglienza ecc. Va aggiunto che ai sensi dell’art.4 le organizzazioni di volontariato debbono assicurare i propri aderenti, che prestano attività di volontariato contro gli infortuni ,e le malattie connessi allo svolgimento della attività stessa,nonché per la responsabilità civile verso terzi.
L’indagine allora si sposta sull’attività svolta dalle organizzazioni di volontariato e sugli effetti prodotti che consentono di individuare l’elemento teleologico compatibile o meno con l’organizzazione e cioè l’assoluta assenza dello scopo di lucro e nel bilanciamento degli interessi il mantenimento da parte della p.a di una posizione di correttezza e prevalenza del lavoro subordinato. La Corte dei Conti della Lombardia, non può esimersi dal sollevare forti perplessità circa l’inquadramento giuridico di alcune nuove forme di “volontariato”, recentemente assurte agli onori della cronaca, relative alla promozione di forme di assistenza presso le pubbliche amministrazioni italiane per favorire la diffusione delle buone pratiche digitali. Nel caso di specie cioè “attivare la collaborazione con Istituti, Enti, organismi pubblici e privati, nazionali ed internazionali, favorendo la partecipazione ai progetti della Associazione; costituire una sorta di help desk per gli amministratori pubblici sui temi del digitale; svolgere un ruolo di stimolo nei confronti del Governo,( art.12 “scopo dell’associazione”).