Source: http://urbium.it/site/d_NewsList.asp?CategoriaNews=35&stat=
Timestamp: 2019-12-07 03:36:26+00:00
Document Index: 88804682

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 17', 'art. 135', 'art. 3', 'art. 14', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 22']

La ristrutturazione è possibile anche nei casi in cui, pur non portando essa ad una ricostruzione "fedele" del preesistente (non più richiesta dopo il D.P.R. 301/2002), si mostri però rispettosa della volumetria e della sagoma della costruzione precedente.
Il frazionamento o accorpamento di intere unità immobiliari è intervento che il legislatore ascrive espressamente all'ambito della manutenzione straordinaria (art. 3 co. 1 lett. b) del d.P.R. n. 380/2001, come modificato dall'art. 17 del d.l. n. 133/2014, convertito in legge n. 164/2014, ma anche l'art. 135 co. 2 lett. b) della l.r. toscana n. 65/2014), con la conseguenza che ben più modeste modifiche distributive non possono certo venire di per sé ricondotte alla categoria della ristrutturazione.
Gli interventi di ristrutturazione (edilizia o urbanistica) presuppongono necessariamente un precedente sostrato su cui intervenire, atteso che, altrimenti, non si sarebbe in presenza di una ristrutturazione (che non può che riguardare qualcosa che già esiste ed è completo) ma di lavori di nuova costruzione, eventualmente modificati in corso d'opera. Tale assunto risulta ancora più chiaro dall'articolo 3, comma 1, lettera f), del D.P.R. n. 380/2001 che definisce gli interventi di ristrutturazione urbanistica, atteso che tale intervento può avvenire solo in presenza di un "esistente tessuto-urbanistico edilizio" che deve essere sostituito da "altro diverso" e, dunque, risulta imprescindibile, per tale tipologia di intervento, la preliminare presenza di un tessuto urbanistico-edilizio e la sostituzione con un "altro e diverso" tessuto urbanistico-edilizio.
L'intervento su di un edificio che realizzi una diversa consistenza planovolumetrica, con diversa destinazione d'uso e con diverso posizionamento rispetto alla viabilità esistente, è un intervento di ristrutturazione urbanistica con incremento volumetrico e cambio di destinazione d'uso.
L’ESIGENZA DI RISPETTARE LA SAGOMA PREESISTENTE NELL’INTERVENTO DI RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA È ESCLUSA NELLE SOLE IPOTESI DI DEMOLIZIONE PARZIALE
L'esigenza di rispettare la sagoma preesistente perché l'intervento non travalichi i confini della ristrutturazione edilizia è esclusa nelle sole ipotesi di demolizione parziale, che si ha quando continua ad esistere una parte del manufatto, avente una propria autonomia, tale da far ritenere sussistente un edificio in senso tecnico. E non si può considerare esistente un edificio in senso tecnico, quando siano conservate soltanto le fondamenta e una parte del muro perimetrale, senza cioè la copertura ed i muri perimetrali.
IL CONCETTO DI RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA NON È APPLICABILE PER UN INTERVENTO COSTRUTTIVO IN ITINERE
Il concetto di ristrutturazione edilizia presuppone logicamente che l'intervento da realizzare riguardi un già esistente "organismo edilizio", da trasformare mediante un insieme sistematico di opere atto a portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente (cfr. art. 3 comma 1 lett. d DPR 380/2001), per cui ad esso non appare riconducibile una fattispecie caratterizzata da un intervento costruttivo in itinere, e quindi dall'assenza di un definito manufatto sul quale operare nuovamente con modalità ristrutturative.
PUGLIA: IL PERMESSO DI COSTRUIRE FINALIZZATO ALLA RISTRUTTURAZIONE NON È ILLEGITTIMO SE RILASCIATO PRIMA DELL'AUTORIZZAZIONE ANNONARIA
Ai sensi dell'art. 14 della LR Puglia n. 11/2003, il permesso di costruire finalizzato alla ristrutturazione dell'immobile non è illegittimo se rilasciato prima dell'autorizzazione annonaria, in quanto la correlazione comporta soltanto che, sino all'intervento di detta autorizzazione, all'immobile non possa essere impressa la specifica destinazione d'uso commerciale.
PER AVERSI UNA RISTRUTTURAZIONE OCCORRE CHE L’INTERVENTO REALIZZI UN ORGANISMO EDILIZIO IN TUTTO O IN PARTE DIVERSO DAL PRECEDENTE
Per gli effetti di cui al novellato art. 10, comma 1, lettera c), d.P.R. n. 380/2001, per aversi una "ristrutturazione" non basta una mera modifica dei prospetti, ma occorre, quale elemento indefettibile, che il risultato dell'intervento sia la realizzazione di un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente.
E' illegittima l'ordinanza di demolizione nella parte in cui ingiunge la rimessione in pristino di quella parte dell'intervento di ristrutturazione edilizia che non ha dato luogo ad una modifica dei prospetti né ad un incremento della volumetria complessiva dell'edificio.
SONO RISTRUTTURAZIONI EDILIZIE GLI INTERVENTI CHE TRASFORMANO TOTALMENTE O PARZIALMENTE UN ORGANISMO EDILIZIO RISPETTO AL PRECEDENTE
Rientrano nella categoria "ristrutturazione edilizia" tutti gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente.
In materia di ristrutturazione edilizia, in considerazione della finalità di recupero del patrimonio esistente proprio di tale tipologia di intervento, si richiede il rispetto delle linee essenziali piuttosto che l'identità della sagoma iniziale.
LA COSTRUZIONE DI UN VANO SCALE AUMENTA LA VOLUMETRIA E QUINDI ESULA DALLA MANUTENZIONE STRAORDINARIA: È UNA RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA
La costruzione di un vano scale, comportando un aumento di volumetria, esula dalla manutenzione straordinaria - limitata ad interventi necessari per rinnovare e sostituire parti di edifici o realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, senza alterazione di volumi e superfici delle singole unità immobiliari - e deve essere qualificato quale ristrutturazione edilizia, con conseguente necessità del permesso di costruire, ai sensi di quanto previsto dall'art. 10 comma 1 lett. c, d.P.R. n. 380 del 2001 (qualora comportino modifiche del volume, della sagoma, dei prospetti o delle superfici), ovvero della d.i.a. cosiddetta "sostitutiva", ai sensi dell'art. 22, comma 3, d.P.R. citato.
LA REALIZZAZIONE DI STABILE SOPPALCO CHE MODIFICA LA DISTRIBUZIONE INTERNA E CREA NUOVI VANI È QUALIFICABILE COME RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA
La realizzazione di stabile soppalco calpestabile, per la creazione di nuovi collegamenti verticali, con significativa modifica della distribuzione interna e creazione di nuovi vani e modifica della destinazione d'uso sono qualificabili come ristrutturazione edilizia.
In relazione a abusi che interessano immobili situati nella "zona A", il tenore testuale dell'articolo 33, comma 4, del Testo unico dell'edilizia - proprio in quanto impone una specifica valutazione in ordine alla sanzione da irrogare - statuisce il carattere alternativo e non cumulativo delle sanzioni de quibus; e questo vale anche nella Regione Lazio, laddove la legge regionale sembra imporre una disciplina più severa rispetto a quella statale.
Questa tragedia grandiosa che chiamiamo arte moderna (Salvador Felip Jacint Dalì)