Source: http://www.difesadellinformazione.com/16/la-censura-a-daniele-luttazzi/
Timestamp: 2019-02-22 22:16:31+00:00
Document Index: 38341749

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 30', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 21', 'art. 33']

Nel 2001 Daniele Luttazzi, autore satirico molto noto al pubblico televisivo, conduce su Rai2 nella seconda serata di mercoledì Satyricon , un programma da lui stesso ideato, che si ispira al famoso David Letterman Show statunitense. La trasmissione registra subito un grande successo di pubblico, con uno share medio intorno al 20%.
Ma la classica goccia che fa traboccare il vaso è la puntata del 14 marzo. Luttazzi invita Marco Travaglio a parlare del libro “ L’odore dei soldi ”, scritto insieme ad Elio Veltri, membro della Commissione Parlamentare Antimafia. Il contenuto del libro, che svela rapporti tra Silvio Berlusconi e ambienti mafiosi, è in gran parte tratto dagli atti di indagine delle Procure della Repubblica di Palermo e Caltanissetta, riassunti nella requisitoria del dott. Luca Tescaroli, pubblico ministero al processo d’appello per la strage di Capaci (sulla vicenda giudiziaria si veda Il caso Satyricon).
(Fatti tratti da: GOMEZ TRAVAGLIO, Regime , BUR, Milano 2005, pag. 28 ss.) * * *
La natura censoria dell’allontanamento di Luttazzi dalla Rai si ricava da diversi elementi. Innanzitutto, con l’intervista a Marco Travaglio, Luttazzi entra nel mirino di Berlusconi, tanto da essere menzionato nell’“editto bulgaro”. Poi, il programma non viene riproposto nella stagione successiva nonostante l’ampio gradimento del pubblico. Infine, la contraddizione insita nella circostanza che il programma non fu sospeso dopo la puntata in cui Luttazzi mangiò il finto escremento, quando per l’occasione avrebbe potuto invocarsi l’art. 15 L. n. 47/1948, espressamente richiamato dall’art. 30, comma 3°, L. n. 223/1990 (“legge Mammì”), che punisce la diffusione di “ particolari impressionanti o raccapriccianti ” che possano “ turbare il comune sentimento della morale ”. La sospensione fu invece decretata a seguito dell’intervista a Marco Travaglio, nonostante questi avesse raccontato fatti di indubbio interesse pubblico nel legittimo esercizio del diritto di critica, come ha riconosciuto il Tribunale di Roma con sentenza 14 gennaio 2006 (sulla questione si veda Il caso Satyricon).
L’art. 8 L. n. 300/1970 (“Statuto dei Lavoratori”) fa “ divieto al datore di lavoro, ai fini dell’assunzione […] di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore ”. Il fine della norma è evitare che ad un soggetto professionalmente capace sia negato l’accesso al lavoro per via delle proprie convinzioni, quindi in violazione della libertà di pensiero, o comunque per ragioni extraprofessionali.
Ma il divieto di “ effettuare indagini ” è solo il mezzo per attuare quel fine. Significa che la tutela opera anche quando la discriminazione non è preceduta da alcuna indagine, perché effettuata ai danni di un professionista già noto. Ed è proprio ciò che è accaduto a Luttazzi, come a tutti coloro la cui professionalità non viene presa in considerazione perché ritenuti “scomodi” da chi ha di fatto il potere di ottenerne la messa al bando.
E tali comportamenti sospetti vanno necessariamente collegati anche alle dichiarazioni dei dirigenti Rai. Basti pensare a quella, reiterata, di Fabrizio del Noce, direttore di Rai1, secondo cui “ su Rai1 non si fa satira politica” . Desta preoccupazione la naturalezza con cui Del Noce rende una simile dichiarazione. Ma quello che preoccupa veramente è che nessuno tragga le dovute conseguenze di fronte ad una palese e rivendicata violazione, sia dell’art. 21 che dell’art. 33 Cost., da parte di chi ha la responsabilità di un servizio pubblico; e che dovrebbe invece porsi come garante e stimolatore delle libertà enunciate in quelle norme.