Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-29056-del-05-12-2017
Timestamp: 2020-08-09 18:30:02+00:00
Document Index: 151378259

Matched Legal Cases: ['art. 360', 'art. 7', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 2119', 'art. 61', 'Cass. Sez. ', 'art. 7', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 29056 del 05/12/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29056 del 05/12/2017
Cassazione civile, sez. lav., 05/12/2017, (ud. 05/07/2017, dep.05/12/2017), n. 29056
1. Con il primo motivo la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 c.p.c., n. 3 (art. 7 St. lav. e artt. 27 CCNL Dirigenti 25.11.1009 e 61 CCNL Attività Ferroviario del 16.4.2003) in ordine alla tempestività della contestazione disciplinare. In sostanza deduce che erroneamente la Corte territoriale aveva individuato il momento della conoscibilità dei fatti, da cui far discendere la verifica sulla tempestività dell’incolpazione, che andava individuato nel giugno 2010 e non in precedenza (febbraio 2009).
2. Con il secondo motivo la società censura la violazione e falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 c.p.c., n. 3 (artt. 2119 e 2106 c.c.) in ordine alla legittimità e proporzionalità del licenziamento. Sostiene l’erroneità della gravata sentenza nella parte in cui non è stato ritenuto legittimo per giusta causa il recesso che doveva essere valutato, quanto alle mancanze addebitate al lavoratore, sia sotto il profilo soggettivo che sotto quello oggettivo; precisa, poi, che anche se non si fosse voluta ritenere operante la previsione di cui all’art. 2119 c.c., comunque il licenziamento avrebbe dovuto considerarsi giustificato.
4. Come affermato dalla giurisprudenza consolidata da questa Corte, in materia di licenziamento disciplinare, l’immediatezza della contestazione integra elemento costitutivo del diritto di recesso del datore di lavoro in quanto, per la funzione di garanzia che assolve, l’interesse del datore di lavoro all’acquisizione di ulteriori elementi a conforto della colpevolezza del lavoratore non può pregiudicare il diritto di quest’ultimo ad una pronta ed effettiva difesa, sicchè, ove la contestazione sia tardiva, resta precluso l’esercizio del potere e la sanzione irrogata è invalida (cfr. tra le altre Cass. n. 19115/2013).
6. Come più volte ha avuto occasione di affermare questa Corte, il criterio dell’immediatezza va inteso in senso relativo, poichè si deve tenere conto delle ragioni che possono far ritardare la contestazione, tra cui il tempo necessario per l’espletamento delle indagini dirette all’accertamento dei fatti, la complessità dell’organizzazione aziendale, e la valutazione in proposito compiuta dal giudice di merito è insindacabile in sede di legittimità se sorretta da motivazione adeguata priva di vizi logici (cfr. tra le altre Cass. 12.1.2016 n. 281).
7. Nel caso in esame la Corte territoriale ha sottolineato che, una volta acquisita la relazione della Commissione di inchiesta (inviata il 23.12.2008 ed integrata nel febbraio 2009 che non ne aveva modificato la conclusione) la società aveva a sua disposizione tutti gli elementi necessari per valutare la rilevanza, nel giudizio disciplinare, della condotta posta in essere da D.R. sicchè la contestazione avvenuta con nota del 9.7.2010, a distanza di oltre un anno e mezzo, era da considerarsi tardiva specie se si considerava il disposto dell’art. 61 CCNL per i lavoratori addetti al settore delle attività ferroviarie che prevedeva il termine di giorni 30 per la contestazione per iscritto dell’addebito.
10. Le Sezioni Unite di questa Corte (cfr. Cass. Sez. Un. 30.3.2007 n. 7880) hanno affermato che le garanzie procedimentali dettate dalla L. n. 300 del 1970, art. 7devono trovare applicazione nell’ipotesi di licenziamento di un dirigente – a prescindere dalla specifica collocazione che lo stesso assuma nell’impresa – sia se il datore di lavoro addebiti al dirigente stesso un comportamento negligente (o, in senso lato, colpevole) sia se a base del detto recesso ponga, comunque, condotte suscettibili di farne venir meno la fiducia. Dalla violazione di dette garanzie, che si traduce in una non valutabilità delle condotte causative del recesso, ne scaturisce l’applicazione delle conseguenze fissate dalla contrattazione collettiva di categoria per il licenziamento privo di giustificazione, non potendosi per motivi, oltre che giuridici, logico-sistematici assegnare all’inosservanza delle garanzie procedimentali effetti differenti da quelli che la stessa contrattazione fa scaturire dall’accertamento della sussistenza dell’illecito disciplinare o di fatti in altro modo giustificativi del recesso.
13. Nè è stato proposto ricorso incidentale da parte del D.R. in ordine alla applicazione delle conseguenze come riconosciute dai giudici di merito per cui la trattazione sulla valutazione delle condotte causative di recesso non può trovare in alcun modo ingresso in questa sede.
15. Al rigetto del ricorso segue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che si liquidano come da dispositivo. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, deve provvedersi, ricorrendone i presupposti, come da dispositivo.
rigetta il primo motivo e dichiara assorbito il secondo. Condanna la ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 5.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.