Source: http://www.arpnet.it/fls/SentenzaPinerolo.htm
Timestamp: 2018-11-20 19:31:47+00:00
Document Index: 168576316

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 20', 'art. 6', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 2', 'art. 13', 'art. 13']

DIRIGENTE SCOLASTICO dell’istituto Comprensivo di scuola materna, elementare e media di Cavour, prof. omissis1 con sede in Cavour, p.zza San Martino n. 2
DIRIGENTE SCOLASTICO, della scuola media statale Via de’ Rochis – Pinerolo, prof. omissis 2 con sede in Pinerolo, via dei Rochis n.25
I fatti di causa sono pacifici: i dirigenti scolastici dei due istituti convenuti – così come del resto, altri loro colleghi di scuole locali – ritenettero illegittima l’assemblea sindacale in orario di lavoro indetta per il 16.10.2001 presso l’auditorium del liceo scientifico “Marie Curie” di Pinerolo e, conseguentemente, rifiutarono di dar seguito alla comunicazione ricevuta dai membri, eletti nelle liste del sindacato ricorrente, delle RSU costituite presso i rispettivi istituti scolastici: L’illegittimità fu ravvisata, dal prof. omissis 1 , nel fatto che l’assemblea non era stata indetta dalla RSU (ma da un solo componente di tale organismo) e, dal prof. omissis 2 , nel fatto che essa non era stata convocata nel luogo di lavoro.
In primo luogo, quanto al potere d’indizione dell’assemblea, va detto che il prof. omissis 1 ha applicato – interpretandolo correttamente, anche sulla scorta di conformi pareri espressi dall’ARAN – l’art. 13, comma 2, del CCNL del comparto scuola siglato il 15.02.2001, il quale è chiarissimo nel precisare che le assemblee sindacali di cui all’art. 20 Stat. Lav. Possono essere indette “ dalla R.S.U. nel suo complesso e non dai singoli componenti”. Questa norma – che, peraltro, non vincola il sindacato ricorrente, il quale non ha sottoscritto tale contratto – è tuttavia nulla (come lo è la correlativa disposizione di cui all’art. 6, prima parte, del contratto aziendale stipulato il 10.04.2001 tra il dirigente scolastico prof. e la RSU), in quanto adottata in violazione dell’imperativa disposizione contenuta nell’art. 20 Stat. Lav. e di norme contenute in contratti collettivi di livello superiore (l’Accordo Interconfederale 20/12 1993 e il CCNL Quadro 7/8/1998). Ed invero:
- a norma del 2° comma della citata disposizione di legge, le assemblee “sono indette, singolarmente o congiuntamente, dalle rappresentanze sindacali aziendali nell’unità produttiva” e, in materia di diritto d’assemblea, la contrattazione collettiva può dettare soltanto condizioni di miglior favore (art. 20, comma 1. Stat. Lav.);
- poiché l’art. 4 dell’Accordo Interconfederale del 20.12 1993 prevede che “i componenti delle RSU subentrano ai dirigenti della RSA nella titolarità dei diritti, permessi, libertà sindacali e tutele già loro spettanti per effetto delle disposizioni di cui al titolo III della 1. 300/70”, appare evidente che, al pari di quanto accadeva nel passato per ciascuna RSA il diritto di convocazione delle assemblee possa oggi essere esercitato anche dai singoli membri delle RSU;
- in conformità alla disciplina normativa appena delineata – e facendo salva la competenza dei contratti collettivi di comparto o area a definire condizioni soltanto migliorative – l’art. 2 comma 2 del CCNL Quadro del 7/8/1998 stabilisce che le assemblee in parola “possono essere indette singolarmente o congiuntamente…dai soggetti indicati nell’art. 10”, il quale espressamente menziona “i componenti delle RSU”.
Parimenti illegittimo, in secondo luogo, è il provvedimento assunto dal prof. omissis 2, non essendo contestabile il fatto che l’assemblea del 16.01.01 – aperta a tutto il personale del comparto scuola e contestualmente indetta dai membri delle RSU degli istituti del circondario eletti nelle liste della CUB – fosse stata convocata presso l’auditorium del liceo scientifico “Marie Curie” di Pinerolo (evidentemente prescelto, a quanto consta senza opposizione del capo d’istituto, per l’adeguata capienza). E’ ben vero che l’art. 20 comma 1 Stat. Lav. sancisce il diritto di lavoratori a riunirsi in assemblea “nella unità produttiva in cui prestano la loro opera” – vale a dire, nel caso dei dipendenti del comparto scuola, in locali del proprio istituto scolastico – ma, tenendo conto della ratio della norma (che è quella d’imporre un pati al datore di lavoro, al fine d’agevolare l’esercizio del diritto), debbono ritenersi consentite, a fortiori, assemblee retribuite in orario di lavoro che si tengano in luoghi diversi, pur sempre di pertinenza del datore di lavoro, i quali consentano la contestuale riunione in assemblee di un più ampio gruppo di dipendenti (che prestano la loro attività in distinte unità produttive).
Dal confronto tra la formulazione dell’art. 20 Stat. Lav. nella versione approvata da Parlamento e il testo del d.d.l. governativo che avviò l’iter legislativo, si evince come l’attuale dizione della norma risponda all’esigenza di assicurare ai lavoratori un’ampia tutela per il concreto esercizio del diritto. Il progetto di legge, infatti, sanciva il diritto dei lavoratori a tenere le riunioni “in locali messi a disposizione dal datore di lavoro, nella unità produttiva in cui prestano la loro opera e nelle immediate vicinanze di essa”. Con la definitiva formulazione si è dunque inteso, per un verso, d’escludere la necessaria collaborazione del datore di lavoro nell’individuare il luogo dell’assemblea e, per altro verso – e correlativamente- di rafforzare i diritto dei lavoratori ad avere a disposizione un idoneo locale nel luogo più comodo possibile, vale a dire all’interno della stessa unità produttiva.
Trattandosi, anche nel caso dell’individuazione del luogo dell’assemblea, di una prerogativa che trova il proprio fondamento direttamente nella norma imperativa di legge, non sarebbero comunque legittime pattuizioni contrattuali limitative. Nel caso di specie, peraltro, questo non è avvenuto. Le previsioni contrattuali, anzi, appaiono rispettose della ratio legis, nella misura in cui non circoscrivono necessariamente a locali del singolo istituto scolastico il luogo dove le assemblee possono svolgersi. L’art. 2 comma 1 del CCNLQ 7/8/1998 e l’art. 13 del CCNL del comparto scuola siglato il 15/2/2001 menzionano, genericamente, “idonei locali” concordatati con l’amministrazione, e il parere reso dall’ARAN nella nota n. 1299 del 30/1/2001 –che, peraltro, faceva riferimento al diverso tenore dell’allora vigente art. 13 del CCNL (il quale, addirittura, espressamente ammetteva lo svolgimento di assemblee “in locali scolastici concordati con il capo d’istituto o in altra sede”) – utilizza la locuzione, generica, di “luogo di lavoro”, con ciò escludendo (giustamente, ad avviso di questo giudice) che le assemblee in parola possano essere convocate in luoghi pubblici o privati che siano estranei allo svolgimento dell’attività lavorativa e non pertinenti all’amministrazione di appartenenza, senza tuttavia richiedere che la riunione si tenga, per ciascun gruppo di lavoratori, nel proprio istituto scolastico.
L’opposizione dei dirigenti scolastici prof. omissis 1 e prof. omissis 2 a consentire lo svolgimento dell’indetta assemblea in orario di lavoro deve quindi essere considerata illegittima.
Quanto alle spese del procedimento, considerato che le argomentazioni addotte dai dirigenti scolastici a sostegno dell’opposizione alla richiesta di assemblea (soluzione del resto adottata, in assoluta autonomia, dalla stragrande maggioranza dei capi d’istituto del pinerolese) poggiavano, quanto alla decisione assunta dal prof. omissis 1, su una corretta interpretazione di (sia pur illegittima) norme pattizie contenute nel CCNL e, quanto al provvedimento adottato dal prof. omissis 2, su una restrittiva (ma teoricamente sostenibile) lettura della norma di legge, in presenza di un ambiguo parere reso dall’ARAN, e ritenuto che nella condotta dei dirigenti scolastici non sia ravvisabile alcun intento persecutorio nei confronti del sindacato, sussistono giusti motivi per compensare tra le parti le spese di lite.