Source: https://know.cerved.com/tool-educational/15-pillola-i-crediti-prededucibili-nel-concordato-preventivo/
Timestamp: 2020-07-14 01:30:58+00:00
Document Index: 3083812

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 99', 'art. 101', 'art. 102', 'art. 99', 'art. 101', 'art. 102']

15° pillola: I crediti prededucibili nel concordato preventivo - Cerved Know
Le modifiche che ha introdotto il codice della crisi in punto “crediti prededucibili” sono ispirate alla necessità di prevedere “il riordino e la semplificazione delle varie tipologie di finanziamento alle imprese in crisi, riconoscendo stabilità alla prededuzione dei finanziamenti autorizzati dal Giudice” nonché “riformulare le disposizioni che hanno originato contrasti interpretativi”.
Come noto, i crediti “prededucibili” sono i crediti che, nel corso di una procedura concorsuale, devono essere liquidati al di fuori del riparto dell’attivo, ossia fuori dal concorso. Ciò deriva dal principio per cui il patrimonio del debitore utile al soddisfacimento dei creditori concorsuali è quello che residua dopo il pagamento delle spese e dei debiti contratti per l’amministrazione della procedura stessa, i quali non possono subire la falcidia cui sono soggetti gli altri crediti e devono quindi essere “pre-dedotti” (sottratti ex ante) dall’attivo disponibile.
Originariamente tale caratteristica era limitata alle spese e ai debiti contratti per l’amministrazione della procedura concorsuale. Tuttavia, la crescente esigenza di favorire il salvataggio dell’impresa e l’accesso al credito da parte dell’imprenditore in crisi, da un lato, e di incentivare i potenziali finanziatori all’erogazione di tali risorse anche in una situazione di incertezza circa le prospettive della società debitrice, dall’altro lato, hanno indotto il legislatore a estendere il riconoscimento del beneficio della “prededuzione” a fattispecie ulteriori.
Il CCI elenca i crediti cui è attribuito il beneficio della prededuzione (art. 6, comma 1):
– i crediti qualificati come tali dalla legge;
– i crediti relativi alle spese sostenute dall’organismo di composizione della crisi d’impresa e dall’organismo di composizione della crisi da sovraindebitamento;
– i crediti professionali sorti in funzione della domanda di omologazione di accordi di ristrutturazione e per la richiesta di misure protettive, nei limiti del 75% del credito accertato e a condizione che l’accordo sia omologato;
– i crediti professionali sorti in funzione della presentazione della domanda di concordato preventivo, nei limiti del 75% del credito accertato e a condizione che la procedura sia aperta;
– i crediti legalmente sorti durante le procedure concorsuali.
Tra i “crediti qualificati come tali dalla legge”, il CCI disciplina espressamente tre ipotesi di finanziamenti prededucibili:
(i) i finanziamenti autorizzati prima dell’omologazione del concordato preventivo o di un accordo di ristrutturazione dei debiti (art. 99);
(ii) i finanziamenti in esecuzione di un concordato preventivo o di un accordo di ristrutturazione dei debiti (art. 101);
(iii) i finanziamenti dei soci (art. 102).
Per quanto concerne i finanziamenti autorizzati prima dell’omologa l’art. 99 prevede che:
Il debitore, anche con la domanda di accesso di cui agli articoli 40 e 44 e nei casi previsti dagli articoli 57, 60, 61 e 87, quando è prevista la continuazione dell’attività aziendale, anche se unicamente in funzione della liquidazione, può chiedere con ricorso al tribunale di essere autorizzato, anche prima del deposito della documentazione che deve essere allegata alla domanda, a contrarre finanziamenti in qualsiasi forma, compresa la richiesta di emissione di garanzie, pre-deducibili, funzionali all’esercizio dell’attività aziendale sino all’omologa del concordato preventivo o degli accordi di ristrutturazione dei debiti ovvero all’apertura e allo svolgimento di tali procedure e in ogni caso funzionali alla miglior soddisfazione dei creditori.
La richiesta può avere ad oggetto anche il mantenimento delle linee di credito autoliquidanti in essere al momento del deposito della domanda di cui al comma 1.
Il ricorso deve specificare la destinazione dei finanziamenti, che il debitore non è in grado di reperirli altrimenti e indicare le ragioni per cui l’assenza di tali finanziamenti determinerebbe grave pregiudizio per l’attività aziendale o per il prosieguo della procedura. Il ricorso deve essere accompagnato dalla relazione di un professionista indipendente, che attesti la sussistenza dei requisiti di cui al comma 1, nonché che i finanziamenti sono funzionali alla migliore soddisfazione dei creditori. la relazione non è necessaria quando il tribunale ravvisa l’urgenza di provvedere per evitare un danno grave ed irreparabile all’attività aziendale.
Il tribunale, assunte sommarie informazioni, sentito il commissario giudiziale e, se lo ritiene opportuno, sentiti senza formalità i principali creditori, decide in camera di consiglio con decreto motivato entro dieci giorni dal deposito dell’istanza di autorizzazione.
Il tribunale può autorizzare il debitore a concedere pegno o ipoteca o a cedere crediti a garanzia dei finanziamenti autorizzati.
In caso di successiva apertura della procedura di liquidazione giudiziale, i finanziamenti autorizzati non beneficiano della pre-deduzione quando risulta congiuntamente che: a) il ricorso o l’attestazione di cui al comma 3 contengono dati falsi ovvero omettono informazioni rilevanti o comunque quando il debitore ha commesso altri atti in frode ai creditori per ottenere l’autorizzazione;b) il curatore dimostra che i soggetti che hanno erogato i finanziamenti, alla data dell’erogazione, conoscevano le circostanze di cui alla lettera a).
Quali sono i principali elementi della norma?
– il finanziamento è concesso nella fase intercorrente tra la domanda di accesso alla procedura di concordato o di accordo di ristrutturazione dei debiti e l’omologa;
– è concesso quando nel piano è prevista la continuazione dell’attività aziendale, anche se unicamente in funzione della liquidazione;
– la richiesta può essere fatta anche prima del deposito della documentazione che deve essere allegata alla domanda (fase prenotativa);
– il ricorso deve specificare la destinazione dei finanziamenti, che il debitore non è in grado di reperirli altrimenti e indicare le ragioni per cui l’assenza di tali finanziamenti determinerebbe grave pregiudizio per l’attività aziendale o per il prosieguo della procedura.
Quando il finanziamento è privato della natura prededucibile?
Quando risulti congiuntamente che:
a)il ricorso o l’attestazione di cui al comma 3 contengono dati falsi ovvero omettono informazioni rilevanti o comunque quando il debitore ha commesso altri atti in frode ai creditori per ottenere l’autorizzazione;
b)il curatore dimostra che i soggetti che hanno erogato i finanziamenti, alla data dell’erogazione, conoscevano le circostanze di cui alla lettera a).
Tale disposizione non corrisponde a quella dello schema predisposto in origine dalla Commissione, in cui era stata prevista come ulteriore fattispecie di non riconoscibilità della prededuzione quella della mera conoscibilità degli atti in frode secondo criteri di ordinaria diligenza.
L’attuale formulazione della norma deve certamente essere vista con favore nella misura in cui si spera che ponga termine a tutte quelle pronunce giurisprudenziali, più o meno motivate, con le quali, in sede fallimentare, veniva contestata, e spesso negata, la natura prededucibile di determinati crediti sulla base delle motivazioni più disparate.
Per quanto concerne i crediti prededucibili da finanziamenti post omologa l’art. 101 prevede che, quando è prevista la continuità aziendale, è confermata la prededucibilità dei crediti derivanti da finanziamenti in qualsiasi forma effettuati, ivi compresa l’emissione di garanzie, in esecuzione di un concordato preventivo ovvero di accordi di ristrutturazione dei debiti omologati ed espressamente previsti nel piano sottostante.
La stretta connessione con il piano potrebbe creare qualche problema nei casi in cui il debitore si trovi nella necessità di contrarre nuovi finanziamenti proprio per dare adempimento al concordato. Secondo la Suprema Corte (Cass. n. 380/2018) essi devono senz’altro ritenersi sorti “in funzione” della procedura, ma sul punto non tutta la dottrina è unanime.
Anche tali finanziamenti perdono la natura prededucibile nei casi previsti al punto che precede.
Con riguardo, infine, ai crediti prededucibili da finanziamento dei soci, l’art. 102 CCI prevede una deroga alla normale postergazione dei finanziamenti effettuati dai soci a società in situazione di squilibrio patrimoniale-finanziario (artt. 2467 c.c. e 2497-quinquies c.c.) nei casi in cui tali finanziamenti abbiano le caratteristiche di cui agli artt. 99 e 101 del CCI, ossia siano stati erogati in funzione o in esecuzione di un accordo di ristrutturazione o concordato preventivo. In tal caso, non solo i finanziamenti effettuati dai soci non sono postergati, ma è anche attribuito loro il carattere della prededucibilità.
Più precisamente, sussistendo le caratteristiche di cui supra, i finanzia-menti effettuati dai soci sono prededucibili:
(i) fino al 100% dell’ammontare complessivo, se effettuati da soci che sono divenuti tali in esecuzione di un concordato preventivo o dell’accordo di ristrutturazione; ovvero
(ii) fino all’80% dell’ammontare complessivo, in tutti gli altri casi.