Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2015/01/diario-fiscale-del-30-gennaio-2015.html
Timestamp: 2018-02-17 19:38:51+00:00
Document Index: 71177307

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 13', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 13', 'art. 38', 'art. 25']

Diario quotidiano del 30 gennaio 2015: pubblicato il nuovo principio contabile sulle immobilizzazioni materiali
in Bilancio, Diario quotidiano
Tag: Beni ammortizzabili
1) OIC pubblica l’OIC 24 Immobilizzazioni immateriali
2) Al via l’ennesima rivalutazione terreni e partecipazioni
3) In arrivo modifiche alla compensazioni dei crediti
4) Fatture false sempre sanzionate
5) Rimborsi Iva dal 2015: chiarimenti
6) Investment compact: le principali novità introdotte dal D.L. 3/2015
7) Telefisco 2015, Orlandi (Entrate): “Partite Iva, 700mila soggetti in più nel nuovo regime”
8) Brevetti e marchi: istituiti tre codici nel modello F24 per versare diritti e concessioni
Nell’ambito del progetto di aggiornamento dei principi contabili nazionali, il 28 gennaio 2015 la fondazione OIC ha pubblicato il Principio contabile OIC 24 Immobilizzazioni immateriali, approvato in via definitiva dagli Organi dell’OIC. Tale Principio si applica ai bilanci chiusi a partire dal 31 dicembre 2014.
L’OIC ha elaborato una nuova edizione dell’OIC 24, allo scopo di renderne più agevole la lettura e l’utilizzo. Le variazioni apportate hanno comportato un riordino generale della tematica e un miglior coordinamento con le disposizioni degli altri principi contabili nazionali OIC.
Con riguardo ai temi di dettaglio, rispetto al precedente OIC 24 (nella versione rivista del 30 maggio 2005) si è provveduto a:
-chiarire i requisiti generali per l’iscrizione degli oneri pluriennali;
-riformulare e integrare la definizione di avviamento;
-precisare le ragioni per le quali i costi di addestramento e di qualificazione del personale sono capitalizzati (operazioni che si sostanziano in un investimento sugli attuali fattori produttivi e comportano un profondo cambiamento nella struttura produttiva, commerciale e amministrativa), confermando che i costi di riduzione straordinaria del personale sono spesati perché non rispettano tali requisiti;
– eliminare i riferimenti ai costi per la produzione e per la distribuzione di cataloghi, di espositori e di altri strumenti e materiali aventi finalità promozionali trattandosi di beni materiali piuttosto che di immobilizzazioni immateriali;
– precisare, in relazione ai brevetti, diritti di sfruttamento di opere, marchi e licenze e concessioni, che se il contratto di acquisto prevede, oltre al pagamento di un corrispettivo iniziale, anche il pagamento di futuri corrispettivi aggiuntivi commisurati agli effettivi volumi della produzione o delle vendite, è iscrivibile tra le immobilizzazioni immateriali il solo costo pagato inizialmente. Gli ammontari, parametrati ai volumi della produzione o delle vendite, degli esercizi successivi si imputano a conto economico e non si capitalizzano tra i costi di acquisto, in quanto direttamente correlati ai ricavi dei medesimi esercizi;
– eliminare il riferimento che nel caso in cui si paghi un importo superiore ai valori contabili dell’azienda, acquisiti in ragione a motivi diversi dalla redditività della singola impresa (ad esempio, per sinergie o eliminazione di un concorrente), si debba imputare direttamente a conto economico tale maggiore valore in quanto tale approccio muove dall’assunto opinabile (e in contrasto con l’approccio seguito nella prassi e indicato dagli IAS/IFRS) che si tratterebbe di un cattivo affare nonostante le sinergie prodotte;
– chiarire la disciplina degli ammortamenti con particolare riguardo al momento iniziale dell’ammortamento e alla nozione di valore residuo, coordinandola con l’OIC 16 “Immobilizzazioni materiali”;
– specificare la disciplina sulla rilevazione contabile dei contributi pubblici, coordinandola con l’OIC 16.
Il nuovo standard fornisce inoltre precisazioni su:
-il momento fino a cui i costi per la realizzazione interna di un progetto sono classificati nei costi di ricerca e sviluppo;
-la disciplina dei software non tutelati specificando che sono capitalizzabili i relativi costi diretti e indiretti;
-il trattamento in bilancio delle svalutazioni di immobilizzazioni rivalutate;
-la cancellazione dei costi per migliorie sui beni di terzi in caso di cessazione anticipata del contratto di locazione (o leasing).
Rispetto alla versione del principio posta in consultazione nel 2013 è stato riproposto il trattamento originario in tema di periodo di ammortamento dell’avviamento e dei marchi, in attesa che si definiscano i criteri con i quali verrà recepita nel nostro ordinamento la nuova direttiva contabile europea.
Nella nostra videconferenza di mercoledì 4 febbraio tratteremo tutte le novità in tema di principi contabili col Professor Riccardo Bauer!
A partire dal remoto anno 2002 la Legge di Stabilità (ex Legge Finanziaria) riapre annualmente i termini per la rivalutazione dei terreni agricoli ed edificabili e per la rideterminazione delle partecipazioni in società.
La Legge Finanziaria 448/2001 ha, in particolare, istituito, per la prima volta, la possibilità di rivalutare terreni e partecipazioni e da allora tale facoltà è sempre stata prorogata di anno di anno, tanto che, ormai, ci si aspettava che tale norma venisse stabilizzata e resa applicabile in via definitiva.
La Legge 190/2014 (Legge di Stabilità 2015) ripropone invece tale agevolazione indicando, quale data di riferimento per il possesso di tali beni, quella del 1 gennaio 2015.
La rideterminazione del valore di acquisto di terreni e partecipazioni consente di ridurre il carico fiscale in caso di vendita del bene stesso; con riferimento alla nuova perizia sui beni (magari rivalutati al ribasso) si può risparmiare sulla plusvalenza di cui agli articoli 67 e 68 del Tuir, poiché l’imponibile della cessione del bene risulterà ridotto.
Possono beneficiare dell’opzione:
– persone fisiche che detengono terreni e partecipazioni fuori del regime d’impresa;
– società semplici e soggetti assimilati;
– enti non commerciali per i beni fuori dall’esercizio dell’attività commerciale;
– soggetti non residenti con plusvalenze imponibili in Italia.
La rivalutazione può riguardare anche beni già affrancati tramite altre agevolazioni, scomputando dall’importo dovuto quanto già versato.
Scadenze e imposte
I suddetti soggetti che, alla data del 1 gennaio 2015, possiedono partecipazioni e terreni possono decidere di rivalutare tali beni entro il 30 giugno 2015, versando un’imposta sostitutiva che dal 2015 risulta raddoppiata ed è pari al:
– 4% (in precedenza il 2%) del valore risultante dalla perizia, per le partecipazioni non qualificate;
– 8% (in precedenza il 4%) del valore risultante dalla perizia, per le partecipazioni qualificate e i terreni.
Il versamento dell’imposta può avvenire:
– in unica soluzione, entro il 30 giugno 2015;
– in tre rate annue di pari importo, maggiorate del 3% annuo.
Il 30 giugno 2015 scadrà anche il termine per l’asseverazione della perizia giurata di stima, che deve essere conservata dal contribuente ed esibita o trasmessa previa richiesta dell’Amministrazione finanziaria.
Nel caso di rivalutazione ripetuta negli anni per i medesimi terreni o per le medesime partecipazioni è possibile detrarre l’imposta sostitutiva già versata nelle precedenti occasioni o richiedere il rimborso dei versamenti effettuati, così come previsto dal D.L. 70/2011.
Oneri pluriennali
Il principio contabile OIC 24 offre una definizione precisa di oneri pluriennali, definendoli costi che non esauriscono la loro utilità nell’esercizio in cui sono sostenuti e che sono ben distinti dai beni immateriali e dall’avviamento.
Rientrano in tale fattispecie i costi d’impianto e ampliamento, i costi della ricerca applicata e i costi di sviluppo, i costi di pubblicità e altri costi simili.
La disposizione normativa che regole gli oneri pluriennali è l’articolo 2426 n. 5 del Codice civile, che prevede la facoltà per tali costi di essere iscritti nell’attivo con il consenso del collegio sindacale e con l’indicazione di essere ammortizzati entro un periodo non superiore a cinque anni.
Ora il nuovo principio revisionato precisa che l’iscrizione nell’attivo dello Stato patrimoniale di tali oneri pluriennali può essere effettuata soltanto se è dimostrata la loro utilità futura: ossia se esiste una correlazione oggettiva con i relativi benefici futuri ed è ragionevolmente possibile presupporre, in base al principio di prudenza, la loro recuperabilità futura.
Tra gli oneri pluriennali, anche i costi di addestramento e qualificazione del personale aziendale che potranno essere capitalizzati solo se assimilabili agli oneri di start up o se sostenuti nell’abito di processi di riconversione o ristrutturazione aziendale che comportano un profondo cambiamento nella struttura produttiva, commerciale e amministrativa della società, in base ad un piano approvato dagli amministratori. Diversamente, non possono essere capitalizzati i costi straordinari di riduzione del personale o quelli sostenuti per incentivare l’esodo, essendo difficile in questi casi stimare una loro recuperabilità futura.
Il nuovo principio OIC 24 offre una definizione completa anche dell’avviamento e specifica che quest’ultimo può essere generato internamente o acquisito a titolo oneroso dall’azienda. Solo quest’ultimo tipo di avviamento è, pero, capitalizzabile.In attesa dell’attuazione della nuova direttiva contabile europea n. 34/2013, la versione finale del principio contabile OIC 24 revisionato ripropone la vecchia impostazione per ciò che riguarda l’ammortamento dell’avviamento, discostandosi da quanto era stato affermato nella bozza diffusa per la consultazione. Dunque, ora viene riproposto l’ammortamento dei marchi e dell’avviamento per un periodo massimo di 20 anni invece che di 10 anni. Così alla regola generale dell’ammortamento in cinque anni, viene prevista, in rari casi, la deroga per una durata maggiore, che comunque non deve superare i venti anni, nel caso in cui sia ragionevole supporre che la vita utile del bene superi i cinque anni.
Compensazioni crediti, dal Mef la possibilità di una revisione verso l’alto della soglia
Allo studio dei tecnici del Governo la possibilità di un aumento della soglia attuale relativa ai crediti fiscali e contributivi che possono essere utilizzati in compensazione nel modello F24.
Il tema è stato oggetto di dibattito nel corso del question time che si è tenuto il 28 gennaio 2015 in commissione Finanze alla Camera.
Il sottosegretario alle finanze, rispondendo alla richiesta di un raddoppio della soglia dei 700mila euro in vigore dal 2014, avanzata da alcuni deputati, ha sottolineato come in effetti si tratti di una riproposizione di un tema già proposto in un question time del 5 novembre scorso. Ma a differenza di quell’occasione, in cui il Ministero dell’Economia aveva mostrato una totale chiusura verso la possibilità di un aumento del tetto delle compensazioni, motivando il fatto che il limite attualmente in vigore “risiede nella garanzia degli equilibri di finanza pubblica” e “non può essere modificato, né tantomeno abrogato in via interpretativa” ora, invece, il Mef lascia intravedere un’apertura in tal senso.
L’Economia, alla luce delle recenti novità introdotte dalla legge di Stabilità, che ha ampliato il campo di applicazione del regime di inversione contabile in tema di Iva, si dice pronto a rivedere al rialzo la soglia attuale per le compensazioni.
La possibilità di un raddoppio del tetto (a 1,4 milioni di euro) non appare percorribile, ma non si esclude un ritocco proprio per controbilanciare gli effetti negativi sui contribuenti derivanti dall’ampliamento del reverse charge.
Fatture false sanzionate senza evasione. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3918 del 28 gennaio 2015, ha affermato che il contribuente può essere punito con l’accusa di fatture false per aver anche solo emesso il documento. Non sono necessari, infatti, né l’utilizzo né l’effettiva evasione fiscale dato che si tratta di un reato di pericolo. Gli “ermellini” hanno così respinto il ricorso della difesa e reso definitiva la condanna pronunciata dalla Corte d’appello di Torino a carico di un imprenditore che aveva emesso fatture relative a operazioni inesistenti senza mai utilizzarle.
Dunque, secondo la Suprema Corte il delitto di emissione di fatture relative ad operazioni inesistenti è reato di pericolo astratto che si perfeziona nel momento dell’emissione della fattura prescindendo dall’effettiva utilizzazione della stessa e dall’effettivo conseguimento di un’evasione d’imposta. In caso di emissione di una pluralità di fatture false nel corso del medesimo periodo d’imposta, peraltro, il reato è considerato in modo unitario; circostanza che si ripercuote sul momento di decorrenza del termine di prescrizione, che deve essere individuato in quello di emissione dell’ultima fattura emessa.
L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 32 del 30 dicembre 2014, ha fornito i seguenti rilevanti chiarimenti in merito alle novità introdotte dal “decreto semplificazioni” (D.Lgs. 175/2014) sui rimborsi IVA annuali e trimestrali.
Come è noto, l’art. 13 del D.Lgs. n. 175/2014 ha sostituito l’art. 38-bis del DPR n. 633/72, modificando in maniera incisiva la disciplina relativa all’esecuzione dei rimborsi IVA, con la finalità di semplificare e accelerare l’erogazione dei rimborsi, in conformità alle raccomandazioni espresse in materia dalla Commissione Europea.
La nuova disciplina prevede che i rimborsi siano eseguiti, su richiesta presentata in sede di dichiarazione annuale IVA, entro tre mesi dalla presentazione della dichiarazione. Pertanto, se ad esempio la dichiarazione IVA è presentata il 1 febbraio, è a tale data che deve farsi riferimento per calcolare la decorrenza del termine di tre mesi. Nel caso di presentazione di più dichiarazioni per lo stesso periodo d’imposta (correttive nei termini, integrative), il termine di tre mesi inizia a decorrere nuovamente dall’ultima dichiarazione presentata.
Il novellato art. 38-bis del DPR 633/72 prevede inoltre che i rimborsi IVA di importo fino a 15.000,00 euro (e non più quelli sino a 5.164,57 euro come precedentemente previsto) siano eseguiti in base alla sola presentazione della dichiarazione, per i rimborsi annuali, o dell’istanza di rimborso, per quelli relativi a periodi inferiori all’anno.
I rimborsi di ammontare superiore a 15.000 euro, richiesti da soggetti che non rientrano tra i contribuenti “a rischio”, sono eseguiti anch’essi senza presentazione di garanzia, purché siano congiuntamente rispettati i seguenti adempimenti:
a) presentazione della dichiarazione IVA annuale o del modello TR recanti il visto di conformità da parte del professionista abilitato o la sottoscrizione da parte dell’organo di controllo contabile;
b) dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà che attesti la sussistenza delle condizioni soggettive del contribuente che legittimano l’accesso al rimborso senza prestazione della garanzia.
Le disposizioni di semplificazione introdotte dal nuovo articolo 38-bis si applicano anche ai rimborsi in corso di esecuzione alla data di entrata in vigore del decreto legislativo (ovvero il 13 dicembre 2014) relativamente alle fattispecie e con le modalità di seguito precisate:
– per i rimborsi di ammontare superiore a 5.164,57 euro e fino a 15.000,00 euro, non è richiesta la prestazione della garanzia. Nel caso in cui alla data del 13 dicembre 2014 la garanzia sia stata già richiesta, laddove il contribuente non vi abbia già provveduto non è tenuto a presentarla;
– per i rimborsi di ammontare superiore a 15.000,00 euro, il contribuente, in presenza di dichiarazione o modello TR con visto di conformità o sottoscrizione dell’organo di controllo contabile, in assenza dei requisiti “di rischio”, è tenuto esclusivamente a presentare la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà.
Rimborsi Iva superiori a 15mila euro: salvi i lavoratori autonomi
La situazione di rischio legata allo svolgimento dell’attività da meno di due anni, che esclude la possibilità di evitare la prestazione della garanzia sui rimborsi Iva oltre 15mila euro, vale solo per le imprese e non per gli esercenti arti e professioni; i neo-lavoratori autonomi, quindi, possono accedere alle semplificazioni introdotte dal D.Lgs. n. 175/2014. Il periodo di due anni si computa dall’effettuazione della prima operazione e non dall’apertura della partita Iva. Inoltre, il termine di novanta giorni per rettificare una richiesta di rimborso già presentata vale per la modifica in aumento della somma originariamente richiesta; per la revoca, invece, vale il più ampio termine della scadenza per la presentazione della dichiarazione dell’anno successivo.Intanto, mancano oramai solo pochi giorni all’avvio dell’operazione rimborso del credito Iva 2014: da lunedì 2 febbraio 2015, infatti, sarà possibile chiedere il rimborso presentando la dichiarazione annuale in forma autonoma.
Obbligo di garanzia limitato ai soggetti “a rischio”
Dopo le modifiche apportate dall’art. 13 del D.Lgs. n. 175/2014, l’erogazione dei rimborsi Iva fino a 15mila euro annui avviene, a favore di tutti i contribuenti, senza la prestazione di alcuna garanzia o adempimento aggiuntivo; oltre tale soglia, poi, la garanzia (fideiussione, cauzione in titoli di stato ecc.) è obbligatoria solo per i contribuenti che si trovano in una situazione considerata a rischio erariale, mentre gli altri contribuenti possono scegliere fra la prestazione della garanzia e il visto di conformità “rinforzato”.
In base al comma 4 dell’art. 38-bis, sono considerati a rischio:
i soggetti passivi che esercitano un’attività d’impresa da meno di due anni (escluse le start up innovative di cui all’art. 25 del D.L. n. 179/2012);
i soggetti passivi ai quali, nei due anni antecedenti la richiesta di rimborso, sono stati notificati avvisi di accertamento o di rettifica da cui risulti, per ciascun anno, una differenza tra gli importi accertati e quelli dell’imposta dovuta o del credito dichiarato superiore:
– al 10% degli importi dichiarati se questi non superano 150mila euro;
– al 5% degli importi dichiarati se questi superano 150mila euro ma non 1.500.000 euro;
– all’1% degli importi dichiarati, o comunque a 150mila euro, se gli importi dichiarati superano 1.500.000 euro;
– i soggetti passivi che richiedono il rimborso dell’eccedenza definibile risultante all’atto della cessazione dell’attività.
In merito l’Agenzia ha precisato che, in base alla formulazione della norma, che fa riferimento all’attività di impresa, l’obbligo di prestazione della garanzia, nel caso di esercizio dell’attività da meno di due anni, non si riferisce ai soggetti che svolgono attività di lavoro autonomo. I neo-artisti e professionisti, dunque, possono tranquillamente avvalersi dell’alternativa del visto di conformità “rinforzato”. L’Agenzia ha inoltre precisato che, ai fini del computo del periodo di due anni, riferito ai due anni antecedenti la data di richiesta del rimborso annuale o trimestrale, per esercizio dell’attività di impresa si intende l’effettivo svolgimento dell’attività stessa, che ha inizio con la prima operazione effettuata (probabilmente rilevano solo le operazioni attive) e non con la sola apertura della partita Iva.
Modifica della somma chiesta a rimborso
E’ stata fatta chiarezza, poi, in merito ai termini per la modifica della richiesta di rimborso espressa nella dichiarazione annuale. Coordinando i chiarimenti forniti con le circolari n. 25/2012 e 32/2014, l’Agenzia ha infatti precisato che:
– qualora il contribuente intenda chiedere un rimborso più alto rispetto a quello richiesto originariamente, potrà presentare una dichiarazione integrativa, eventualmente munita del visto di conformità, entro i 90 giorni dalla presentazione della dichiarazione (più esattamente, secondo la circolare n. 32/2014, entro 90 giorni dalla scadenza del termine);
– qualora invece il contribuente intenda revocare la precedente richiesta di rimborso, potrà rettificare la dichiarazione presentando una dichiarazione integrativa entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo.
L’Agenzia ha infine puntualizzato che nel caso in cui il contribuente intenda apporre il visto di conformità assente nella dichiarazione originaria, potrà presentare la dichiarazione integrativa anche oltre il termine di 90 giorni dalla presentazione della dichiarazione.
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il 20 gennaio 2015 il Decreto legge “Disposizioni urgenti per il sistema bancario e gli investimenti” (cd. “Investment compact”), contenente misure urgenti finalizzate al riordino del sistema bancario e al rilancio degli investimenti soprattutto per le piccole-medie imprese.
Questi i lineamenti delle principali novità apportate dal Decreto legge.
Riforma delle banche popolari
Tale riforma prevede che le 10 banche popolari di maggiori dimensioni (cioè con un attivo superiore agli 8 miliardi di euro) debbano trasformarsi in società per azioni entro 18 mesi, mentre le altre banche manterranno la loro “vocazione territoriale”. La divisione degli istituti di credito popolari in due fasce ha l’obiettivo di rafforzare il settore bancario e adeguarlo allo scenario europeo.
Portabilitá dei conti correnti
Con le misure introdotte dal Decreto, lo spostamento dei conti correnti sarà più semplice e senza spese. La misura prevede che le banche debbano trasferire il conto in 15 giorni, senza spese per il cliente e con un eventuale risarcimento in misura proporzionale al ritardo e alla disponibilità presente sul conto al momento della richiesta del trasferimento.
Riforma sace
Con l’obiettivo di rafforzarne l’attività, a supporto dell’export e dell’internazionalizzazione dell’economia italiana e la sua competitività, si autorizza il gruppo assicurativo-finanziario SACE a costituirsi come banca, potendo svolgere l’esercizio del credito diretto. L’attività dovrà essere autorizzata dalla Banca d’Italia nel rispetto delle normative internazionali, europee e nazionali emanate in materia.
Societá di servizio per la patrimonializzazione e ristrutturazione delle imprese
Tale società è di supporto al riequilibrio finanziario e al consolidamento industriale delle realtà imprenditoriali italiane che affrontano un periodo di momentanea difficoltà patrimoniale, ma con buone prospettive di crescita. Il capitale della società sarà interamente sottoscritto dagli investitori istituzionali e professionali mediante l’emissione di azioni, alcune delle quali possono godere anche della garanzia dello Stato.
Incentivi alle PMI innovative
Il D.L. introduce la nuove figura delle PMI innovative (piccole e medie imprese non quotate), con apposita sezione del registro imprese, le quali usufruiranno della disciplina già prevista per le startup innovative. Per essere “innovative” le PMI dovranno rispondere ad almeno due dei seguenti requisiti:
– Spese di ricerca e sviluppo pari almeno al 3% del maggior valore tra fatturato e costo di produzione;
– Impiego di personale altamente qualificato, pari almeno ad 1/5 del totale della forza lavoro;
– Detenzione, licenza o deposito di almeno un brevetto o software registrato.
Patent box ad ampio raggio
Il D.L. modifica il nuovo regime del “patent box”, estendendolo anche ai marchi commerciali. Tale regime, introdotto dalla Legge di Stabilità 2015, prevede una tassazione agevolata dei redditi che derivano dall’utilizzo di alcuni beni immateriali conseguiti dalle imprese che svolgono attività di ricerca e sviluppo.
Misure a favore dei fondi di credito
Per consentire alle imprese italiane di beneficiare di tutti gli strumenti finanziari di cui fruiscono i loro principali competitor europei, allineando così la normativa italiana a quella di altri Paesi (come Francia e Germania), viene ampliata l’esenzione da ritenuta a tutti i proventi percepiti dai fondi che possono fare credito diretto alle imprese, eliminando la limitazione che prevedeva l’esenzione solo per i fondi che non facevano ricorso alla leva finanziaria. La limitazione, infatti, riduce l’accesso alla liquidità internazionale visto che la maggior parte dei credit funds si finanziano anche attraverso il debito per ottimizzare la propria struttura del capitale.
Grande successo per la giornata di Telefisco 2015: sono 114 le sedi collegate in tutta Italia per seguire il convegno de L’Esperto Risponde-Il Sole 24 Ore, che arriva quest’anno alla sua 24esima edizione e batte ogni record. Il maxi-convegno si apre mentre la riforma fiscale è “a metà del guado”. Ragion di più per cui l’appuntamento chiama a raccolta i professionisti, per fare il punto sulle modifiche già operative, su quelle in arrivo e su quelle ancora in corso di definizione.
“L’evasione è un problema in questo Paese che lede lo sviluppo e la concorrenza”, ha detto in apertura del convegno il direttore dell’agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi. “Dobbiamo dare il massimo – ha aggiunto – ed essere ottimisti. Il recupero complessivo di certe somme è il risultato di una serie di legislative e del nostro lavoro. A cui oggi si aggiunge la voluntary disclosure che non è una forma di dichiarazione, sia chiaro, ma di accertamento”.
In diretta a Telefisco 2015 l’amministrazione delle Entrate annuncia il via alla grande operazione per il rientro dei capitali: subito andranno online i modelli e le istruzioni definitive per la voluntary disclosure. “Ho sul mio iPad il modello definitivo – annuncia la Orlandi – a cui seguirà, a breve, una circolare che sia il più possibile chiara per gli operatori e gli uffici”. Per gli uffici delle Entrate il rientro dei capitali, infatti, rappresenta un’importante sfida: “Ci stiamo attrezzando da un punto di vista di prassi e di organizzazione degli uffici. Ricordo che si tratta di un atto di accertamento, una completa disclosure da parte del contribuente che deve fornire tutta la documentazione e diversi elementi, e soprattutto uno strumento di controllo per l’Agenzia. Gli accordi sono firmati, l’Europa sta andando verso lo scambio dei dati, credo sia veramente l’ultima occasione. Ci aspettiamo una grande adesione, sappiamo di dover lavorare tanto”.
A catalizzare centinaia di quesiti che piovono sul Forum di Telefisco 2015 è il nuovo regime dei minimi: la nuova norma sul regime dei minimi consente a “700 mila soggetti, come artigiani e piccoli commercianti, di entrare in questo regime da cui prima erano esclusi”, ha sottolineato il direttore dell’agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, a margine di Telefisco 2015. “La norma è ancora in discussione”, conferma la Orlandi. “Aspettiamo – aggiunge – di vedere come uscirà dal Parlamento. C’erano una serie di soggetti importanti in questo paese che erano esclusi e che il governo ha fatto rientrare. Il vantaggio effettivo dei minimi, comunque, resta la semplificazione”.
Brevetti, marchi e disegni industriali, dal 2 febbraio nuove domande online Diritti e concessioni governative si versano in F24, pronti i codici tributo.
Dalla compilazione al pagamento dei diritti – La nuova modalità di deposito telematico, attiva sul sito del Mise a partire dal 2 febbraio, consente, effettuata la compilazione guidata, assistita e controllata dei moduli online, di provvedere alla quantificazione e al pagamento delle tasse dovute tramite modello F24 e interagire rapidamente con l’Amministrazione. La nuova modalità di pagamento dei diritti e delle tasse sui titoli della proprietà industriale tramite modello F24 è frutto della proficua collaborazione tra la Direzione Generale per la lotta alla contraffazione-Ufficio italiano brevetti e marchi e l’Agenzia delle Entrate. Il nuovo servizio messo a disposizione dal Ministero dello Sviluppo economico comporta per l’utenza sia un risparmio in termini di costi sia il miglioramento delle informazioni e quindi la possibilità di avere un aggiornamento della banca dati sui titoli della proprietà industriale in tempo reale.
Nuova modalità di versamento – Con la risoluzione n.11/E del 29 gennaio 2015, l’Agenzia delle entrate battezza i codici tributo per effettuare i versamenti, tramite il modello F24 “Versamenti con elementi identificativi” o “ F24 Enti pubblici”, dei diritti relativi ai titoli di proprietà industriale e le tasse sulle concessioni governative sui marchi, connessi alla nuova modalità di deposito telematico. Il tutto, in linea con quanto disposto dal Provvedimento del 20 novembre 2014 del Direttore delle Entrate di concerto con il Direttore generale per la lotta alla contraffazione – Ufficio italiano brevetti e marchi del Ministero dello Sviluppo economico.
Operativa, dal 2 febbraio, l’applicazione che consente il deposito telematico delle domande. Con la nuova procedura, è anche possibile provvedere al pagamento tramite modello F24.
Da lunedì prossimo, i diritti relativi ai titoli della proprietà industriale e le tasse sulle concessioni governative sui marchi potranno essere assolti tramite i modelli “F24 Versamenti con elementi identificativi” e, in caso di amministrazioni pubbliche, “F24 Enti pubblici”.
La nuova modalità di pagamento è stata definita con il provvedimento 20 novembre 2014 del direttore dell’Agenzia delle Entrate e del direttore per la lotta alla contraffazione – Ufficio italiano brevetti e marchi (Uibm), che dà attuazione ai decreti del ministro dello Sviluppo economico, di concerto con quello dell’Economia e delle Finanze, del 22 marzo 2013 e del 3 ottobre 2014.
I codici tributo “C300”, “C301” e “C302”, istituti con la risoluzione 11/E del 29 gennaio 2015, sono funzionali alla nuova procedura, che consentirà di effettuare via web sia la presentazione delle domande sia il pagamento delle relative tasse.
Domande da casa, compilazione guidata, assistita e controllataDal prossimo 2 febbraio, dunque, sarà operativa l’applicazione informatica che consente di trasmettere, direttamente dal pc di casa al ministero dello Sviluppo economico, le domande di brevetto, marchio e disegno industriale.
Un bel risparmio di tempo per utenti e uffici, e un gioco da ragazzi la redazione dell’istanza: è il programma a indicare, passo passo, la strada da percorrere. Il software consente la compilazione guidata, assistita e controllata dei moduli on line, permette di calcolare e pagare le tasse dovute tramite modello F24 e di interagire rapidamente con l’Amministrazione. Attraverso il nuovo servizio, è assicurato l’aggiornamento costante, in tempo reale, della banca dati sui titoli della proprietà industriale.
Una piccola rivoluzione, insomma, che semplifica e velocizza l’iter, frutto della collaborazione tra la direzione generale per la lotta alla contraffazione – Uibm e l’Agenzia delle Entrate.
Istruzioni ad hoc per ogni delega
Intanto, ecco il dettaglio e le indicazioni di utilizzo dei codici tributo appena nati:
“C300” (Brevetti e Disegni – Deposito, Annualità. Diritti di opposizione. Altri tributi)
“C301” (Annualità Convalida Brevetto Europeo)
“C302” (Marchio – Primo Deposito, Rinnovo).
Riguardo agli spazi da compilare nell’“F24 Versamenti con elementi identificativi”, i dati del “Contribuente” sono quelli di chi effettua il versamento; invece, nella sezione “Erario ed altro”:
rimangono in bianco “codice ufficio” e “codice atto”
nel campo “tipo”, va indicata la lettera “U” (identificativo Uibm)
gli “elementi identificativi” sono quelli forniti dall’Uibm
nel campo “codice” trova posto il codice tributo
l’“anno di riferimento” è quello cui si riferisce il versamento.
Ecco come compilare, invece, l’“F24 Enti pubblici”:
nello spazio riservato al “Contribuente” devono essere indicati il codice fiscale e la denominazione/ragione sociale dell’ente pubblico che effettua il versamento
nel “Dettaglio versamento” devono essere valorizzati:
con la lettera “F” (Erario), il campo “sezione”
con il codice tributo, il campo “codice tributo/causale”
con i dati forniti dall’Uibm, il campo “estremi identificativi”
con l’anno cui si riferisce il versamento, il campo “riferimento B”.Nessun valore, infine, nei campi “codice ufficio”, “codice atto”, “identificativo operazione tributi locali codice” e “riferimento A”.
Se il reddito è inferiore al super – iper ammortamento, si perde l’agevolazione?
Super e iper ammortamenti: la determinazione del costo agevolato
Diario quotidiano del 22 gennaio 2018 – Proroga scadenza spesometro – Antiriciclaggio e favor rei
Struttura sanitaria privata e obbligo di riscossione accentrata
Natura della conciliazione e riflessi nelle liti su atti impositivi a società di persone