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Timestamp: 2018-02-23 10:43:32+00:00
Document Index: 40378001

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 2', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 1226', 'sentenza ']

Se la P.A. non provvede sulla richiesta di attribuzione di nuova destinazione urbanistica per le c.d. zone bianche si configura il silenzio-inadempimento?
T.a.r. Sicilia, Catania, sez. III, sentenza 23 gennaio 2018, n. 201
Con la sentenza in esame, il T.a.r. Sicilia, sezione di Catania, ha ribadito il principio per cui il Comune, una volta venuto meno il vincolo espropriativo di destinazione posto su una determinata unità immobiliare (nella fattispecie si tratta del vincolo ad "attrezzature a livello di quartiere di servizio scolastico" impresso con P.r.g. risalente al 1977, decaduto ai sensi dell'art. 9 del DPR 327/2001 per il decorso del termine quinquennale), è tenuto a "reintegrare" con una nuova pianificazione la disciplina urbanistica delle aree rimaste prive di normazione urbanistica, rimuovendo per tali "zone bianche" gli standard di sostanziale inedificabilità previsti dall'art. 9 del DPR 380/2001. Qualora il privato presenti istanza volta ad ottenere l'attribuzione di una nuova destinazione urbanistica, a causa del venir meno dei vincoli sul terreno rimasto privo di regolamentazione, il Comune deve obbligatoriamente pronunciarsi sull’istanza del proprietario, per il principio sancito in linea generale dall'art. 2 della legge 7 agosto 1990 n. 241, recepito in Sicilia dall'art. 2 della legge regionale 10/1991), che prevede l'obbligo della PA di pronunciarsi in maniera espressa e conclusiva su una tale istanza, rimuovendo i limiti di sostanziale inedificabilità.
T.a.r. Sicilia, Catania_sentenza n. 201.2018
Corte di Cassazione, sez. Tributaria Civile, ordinanza 24 gennaio 2018 , n. 1723
La Corte di Cassazione ha ricordato il principio delle Sezioni unite secondo cui in tema di imposta regionale sulle attività produttive, il presupposto dell' "autonoma organizzazione" richiesto dall'art. 2 del d.lgs. n. 446 del 1997 non ricorre quando il contribuente responsabile dell'organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile all'esercizio dell'attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l'impiego di un dipendente con mansioni esecutive. In applicazione di tale principio di diritto, nel caso di specie, la Commissione regionale non poteva limitarsi ad affermare che l'apporto di un praticante non avesse di per sé potuto costituire un concreto incremento della prestazione intellettuale, ma avrebbe dovuto vagliare se il professionista che se ne era avvalso avesse, con tale apporto, certamente dì natura intellettuale e proprio della professione da questi esercitata (consulente finanziario), accresciuto il valore della consulenza fornita ai clienti dello studio, considerando anche che si era determinato a corrispondere a tale collaboratore un emolumento.
Corte di Cassazione_ordinanza n. 1723.2018
Morte per amianto: sì al risarcimento del danno biologico oltre le tabelle milanesi
Corte di Cassazione, sez. Lavoro, ordinanza 2 febbraio 2018 , n. 2598
La Corte di Cassazione, dopo aver ribadito la fondatezza del principio scientifico secondo cui una lunga esposizione all’amianto in azienda implementa il rischio di contrarre la patologia, ha confermato il risarcimento del danno biologico subito dal lavoratore pari a 1.000 euro al giorno (e non a 800) dalla diagnosi fino al decesso. Il giudice può riconoscere al lavoratore morto per l'esposizione all'amianto in fabbrica un risarcimento superiore ai limiti di valore delle tabelle milanesi, se motivato in modo specifico. Nella liquidazione del danno biologico, quando manchino criteri stabiliti dalla legge, l'adozione della regola equitativa di cui all'art. 1226 c.c. deve garantire infatti non solo l'uniformità di giudizio di fronte a casi analoghi, prendendo come riferimento le tabelle del Tribunale di Milano, ma anche una adeguata valutazione delle circostanze del caso concreto.
Corte di Cassazione_ ordinanza n. 2598.2018
Aree marine protette: la tutela prescinde dal verificarsi in concreto della condotta lesiva
Diffamazione via Facebook: nulla la condanna senza l’accertamento dell’indirizzo IP
Chi ha la legittimazione ad impugnare il Piano di Governo del Territorio: la sentenza del T.a.r. Lombardia
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