Source: https://www.professionistiweb.net/lopposizione-all-esecuzione-in-ambito-tributario/
Timestamp: 2020-02-28 20:30:37+00:00
Document Index: 70020084

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 57', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 615', 'art.57', 'art.57', 'art. 57', 'art. 16', 'art. 54', 'art. 57', 'art. 2', 'art.57', 'art. 615', 'art. 57', 'art. 50', 'art. 615', 'art. 24', 'art. 113', 'art. 2', 'art. 360', 'art. 98', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 615', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 57', 'art. 16', 'art. 50', 'art. 615', 'art. 57', 'art. 615', 'art. 2', 'art. 57', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 615', 'sentenza ', 'art. 615', 'art. 25', 'art. 615', 'art. 360', 'art. 2953', 'sentenza ', 'art. 615', 'art. 615']

L’OPPOSIZIONE ALL’ ESECUZIONE IN AMBITO TRIBUTARIO - Professionisti Web
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Corte di Cassazione, S.U., sent. n. 34447, del 24 dicembre 2019.
di Maurizio Villani, Lucia Morciano e Federica Attanasi
1. Considerazioni introduttive. – 2. Corte Costituzionale, sentenza n.114/2018: è illegittimo l’art. 57, comma 1 lett.a) d.p.r.n.602/1973. – 2.1. L’ordinanza di rimessione. – 2.2. La decisione della Consulta. – 3. Corte di Cassazione, Sezioni Unite, sentenza n. 34447, del 24 dicembre 2019. – 3.1. Il caso. – 3.2. Il principio di diritto. – 4. Osservazioni conclusive. – 5. Quadro sinottico.
Già la Corte Costituzionale, con la pronuncia emblematica n. 114/2018, aveva recisamente affermato che tutte le controversie che “si collocano a valle della notifica della cartella di pagamento”– nei casi in cui non ci sia spazio per la giurisdizione del giudice tributario, ex art. 2 D.lgs n. 546/1992, e l’azione esercitata dal contribuente assoggettato alla riscossone non riguardi la mera regolarità formale del titolo esecutivo o di atti della procedura, “ deve qualificarsi come opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c., essendo contestato il diritto di procedere alla riscossione coattiva”.
CORTE COSTITUZIONALE N.114/2018: È ILLEGITTIMO L’ART. 57, COMMA 1 LETT.A) D.P.R.N.602/1973
Del pari, il giudice dell’esecuzione del Tribunale ordinario di Trieste, in due procedimenti civili promossi da una società, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale relativamente all’art.57 citato.
Il giudice a quo, ha premesso che l’art.57 citato oggetto di doglianza, impedisce al debitore opponente la proponibilità dell’opposizione all’esecuzione, che è ammissibile solo per far valere l’impignorabilità dei beni, non anche, per rilevare l’illegittimità dell’esecuzione o la carenza dei presupposti dell’esecuzione, costringendo il contribuente a subire in ogni caso l’esecuzione, sebbene ingiusta, con la sola possibilità di presentare ex post una richiesta di rimborso di quanto ingiustamente percepito dall’Amministrazione Finanziaria o dal suo concessionario per la riscossione, ovvero di agire per il risarcimento del danno.
Il Giudice delle Leggi, in via preliminare, ha menzionato l’antecedente legislativo del censurato art. 57 cit., come sostituito dall’art. 16, comma 1, del d.lgs. n. 46 del 1999, n. 46- che disciplina attualmente l’opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi nel regime della riscossione delle imposte sul reddito- ossia l’art. 54 del medesimo D.P.R. nella sua originaria formulazione, in vigore fino al riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo di cui al citato d.lgs. n. 46 del 1999.
La Corte Costituzionale, dopo tale parentesi normativa relativa alla disciplina previgente all’art. 57 del D.P.R. n.602/1973, ha messo in evidenza che con“la nuova disciplina del contenzioso tributario (d.lgs. n. 546 del 1992) e con quella della riscossione mediante ruolo (d.lgs. n. 46 del 1999), estesa a tutte le entrate dello Stato, anche diverse dalle imposte sui redditi, e di quelle degli altri enti pubblici, il quadro normativo muta radicalmente in termini di maggior tutela per il contribuente assoggettato ad esecuzione coattiva, seppur con una circoscritta carenza sulla quale ‒ come si viene ora a dire ‒ si appuntano le censure del giudice rimettente”.
Per prima cosa, in materia di riscossione coattiva, viene fissato uno specifico criterio di riparto della giurisdizione tra giudice tributario e giudice (ordinario) dell’esecuzione. Infatti l’art. 2 del d.lgs. n. 546 del 1992 dispone che “[r]estano escluse dalla giurisdizione tributaria soltanto le controversie riguardanti gli atti della esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento e, ove previsto, dell’avviso di cui all’articolo 50 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, per le quali continuano ad applicarsi le disposizioni del medesimo decreto del Presidente della Repubblica”.
Infatti, l’art.57 citato esclude che sia ammissibile l’opposizione all’esecuzione per il solo fatto che il contribuente opponente formuli un petitum con cui contesta il diritto dell’amministrazione finanziaria o dell’agente della riscossione di procedere ad esecuzione forzata, come sarebbe invece possibile secondo il canone ordinario dell’opposizione ex art. 615 cod. proc. civ.
Per le ragioni innanzi esposte, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 57, comma 1, lettera a), limitatamente alla parte in cui non prevede che, nelle controversie che riguardano gli atti dell’esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento o all’avviso di cui all’art. 50 del d.P.R. n. 602 del 1973, siano ammesse le opposizioni regolate dall’art. 615 c.p.c., poiché “ confligge frontalmente con il diritto alla tutela giurisdizionale riconosciuto in generale dall’art. 24 Cost. e nei confronti della pubblica amministrazione dall’art. 113 Cost., dovendo essere assicurata in ogni caso una risposta di giustizia a chi si oppone alla riscossione coattiva”.
3. CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE, SENTENZA N. 34447, DEL 24 DICEMBRE 2019.
Precisamente, la Suprema Corte, discutendo di prescrizione di crediti erariali in ambito fallimentare, ha sancito che in sede di ammissione al passivo, se il curatore eccepisce la prescrizione del credito tributario maturata dopo la notifica della cartella di pagamento (che segna il consolidamento della pretesa fiscale e l’esaurimento del potere impositivo), viene in considerazione un fatto estintivo dell’obbligazione tributaria di cui deve conoscere il giudice delegato in sede di verifica dei crediti e il tribunale in sede di opposizione allo stato passivo e di insinuazione tardiva, e non, dunque, il giudice tributario.
Più specificamente, giunta la causa in Cassazione, sulla questione della giurisdizione, con ordinanza interlocutoria n. 20050 del 24 luglio 2019, la Prima Sezione (esprimendo già dei chiari dubbi sulla perdurante validità dell’orientamento, espresso anche dalle Sezioni Unite – n. 14648 del 2017, sez. I. n. 15717 del 2019, sez. VI-I n. 21483 del 2015-, secondo cui qualora, in sede di ammissione al passivo fallimentare, il curatore eccepisca la prescrizione del credito tributario maturata successivamente alla notifica della cartella, viene in considerazione un fatto estintivo dell’obbligazione che involge l’an e il quantum del tributo, sicché la giurisdizione sulla relativa controversia spetta al giudice tributario, con la conseguenza che il giudice delegato deve ammettere il credito in oggetto con riserva, anche in assenza di una richiesta di parte in tal senso) ha trasmesso gli atti al Primo Presidente per l’assegnazione del ricorso alle Sezioni Unite, al fine di stabilire se siano o meno riservate alla giurisdizione tributaria le controversie riguardanti la prescrizione maturata successivamente alla notifica della cartella di pagamento, divenuta definitiva per mancata impugnazione.
Orbene, con specifico riferimento al fatto concreto, il ricorrente (Agente della riscossione Sicilia) ha eccepito la violazione, da parte del Tribunale di Palermo, dell’art. 2 del d. lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c., per aver dichiarato la parziale estinzione dei suoi crediti erariali per l’avvenuto decorso del termine prescrizionale, nonostante fosse privo di giurisdizione in materia.
Il ricorrente, di fatto, ha principalmente dedotto una questione attinente alla giurisdizione: il giudice delegato e successivamente il tribunale, investito dell’opposizione ex art. 98 legge fall., conoscendo dell’eccezione di prescrizione sollevata dalla curatela fallimentare, a suo dire, avrebbero debordato dai limiti della giurisdizione propria, discostandosi dal principio secondo cui spetta al giudice tributario, che è fornito di giurisdizione sull’obbligazione tributaria, conoscere dell’eccezione di prescrizione, anche se maturata successivamente alla notifica della cartella di pagamento, quale fatto estintivo dell’obbligazione stessa, ipotesi non riconducibile all’esenzione prevista dall’art. 2 del d.lgs. n. 546 del 1992 (che riserva alla giurisdizione del giudice ordinario, e quindi fallimentare, le «controversie riguardanti gli atti della esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento»), atteso che la cartella o il sollecito di pagamento non possono essere qualificati come atti dell’esecuzione forzata.
Il motivo involge, dunque, la questione se siano riservate o meno alla giurisdizione tributaria le controversie riguardanti, tra i fatti estintivi dell’obbligazione tributaria, la prescrizione maturata successivamente alla notifica della cartella di pagamento.
Ebbene, il Collegio, discostandosi da un primo orientamento espresso da precedenti pronunce a Sezioni Unite (Cass. SU n. 23832/2007, n. 14648/2017 e n. 8770/2016), secondo il quale il giudice tributario è l’unico a poter decidere di ogni controversia relativa all’an e al quantum del tributo dovuto, compresa la prescrizione maturata successivamente alla formazione del titolo esecutivo racchiuso nella cartella, ha ritenuto, stante il dettato normativo dell’art. 2, D. Lgs. n. 546/1992 che esclude dalla giurisdizione tributaria tutte le controversie riguardanti gli atti dell’esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella, che per tutti quegli eventi che intervengano successivamente alla rituale notifica della cartella e all’eventuale avviso di intimazione, il contribuente può ricorrere dinanzi al Giudice ordinario opponendosi all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c..
“ La notifica della cartella di pagamento non impugnata (o vanamente impugnata) dal contribuente nel giudizio tributario determina il consolidamento della pretesa fiscale e l’apertura di una fase che, per chiara disposizione normativa, sfugge alla giurisdizione del giudice tributario, non essendo più in discussione l’esistenza dell’obbligazione tributaria né il potere impositivo sussumibile nello schema potestà-soggezione che è proprio del rapporto tributario (non tutte le controversie nelle quali abbia incidenza una norma fiscale si trasformano in controversie tributarie di competenza delle relative commissioni, come rilevato da Cass. SU n. 7526 del 2013).
Il processo tributario è annoverabile tra i processi di «impugnazione-merito», in quanto, pur essendo diretto alla pronuncia di una decisione sul merito della pretesa tributaria, postula pur sempre l’esistenza di un atto da impugnare in un termine perentorio e da eliminare dal mondo giuridico (art. 19 del d. lgs. n. 546 del 1992), che sarebbe arduo ricercare quando il debitore intenda far valere fatti estintivi della pretesa erariale maturati successivamente alla notifica della cartella di pagamento, come la prescrizione, al solo fine di paralizzare la pretesa esecutiva dell’ente creditore.
Neppure si potrebbe individuare l’atto da impugnare, come sostenuto dalla ricorrente, nell’estratto di ruolo rilasciato dal concessionario della riscossione su richiesta del contribuente, la cui impugnazione è stata ammessa per consentire a quest’ultimo di impugnare la cartella di pagamento di cui non abbia avuto conoscenza a causa della invalidità o mancanza della relativa notifica (Cass. SU n. 19704 del 2015, sez. V n. 22507 del 2019). Quando, invece, la cartella sia stata notificata e la relativa pretesa tributaria sia divenuta definitiva, dei successivi fatti estintivi della pretesa tributaria competente a giudicare è il giudice ordinario, quale giudice dell’esecuzione, cui spetta l’ordinaria verifica dell’attualità del diritto dell’ente creditore di procedere all’esecuzione forzata>>.
Per rinvigorire la fondatezza di tale conclusione, le Sezioni Unite hanno richiamato la già citata sentenza della Corte Costituzionale n. 114/2018, con cui è stata sancita l’illegittimità costituzionale dell’art. 57, co. 1, DPR. n. 602/73 (come sostituito dall’art. 16, D. Lgs. n. 46/1999) nella parte in cui non prevede che, nelle controversie che riguardano gli atti dell’esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella o dell’intimazione di pagamento ex art. 50, DPR. n. 602/73, siano ammesse le opposizioni di cui all’art. 615 c.p.c..
da un lato, il censurato art. 57 co. 1, DPR. n. 602/73 non ammette l’opposizione innanzi al giudice dell’esecuzione ex art. 615 c.p.c.;
dall’altro, non è possibile proporre il ricorso al giudice tributario perché, ai sensi dell’art. 2 del D.lgs n. 546/92, carente di giurisdizione in tema di atti della esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento.
Pertanto, a parere delle Sezioni Unite, il modo per colmare la carenza di tutela giurisdizionale che è all’origine dell’incostituzionalità dell’art. 57 del DPR n. 602/1973 ed è conseguente al dettato dell’art. 2 del d.lgs. n. 546, sta nel cristallizzare il principio secondo cui:
“la giurisdizione del giudice ordinario sussiste in tutte le controversie che si collocano «a valle della notifica della cartella di pagamento», dove non v’è spazio per la giurisdizione del giudice tributario ex art. 2 del d.lgs. n. 546 del 1992 e l’azione esercitata dal contribuente assoggettato alla riscossione, che non riguardi la mera regolarità formale del titolo esecutivo o di atti della procedura, «deve qualificarsi come opposizione all’esecuzione ex art. 615 cod. proc. civ., essendo contestato il diritto di procedere a riscossione coattiva» (sentenza n. 114 del 2018)>>.
Peraltro, l’ammissibilità delle opposizioni regolate dall’art. 615 c.p.c. (tra le quali è compresa anche l’opposizione a precetto) dinanzi al giudice dell’esecuzione per contestare il diritto di procedere alla riscossione coattiva, sulla base di fatti estintivi sopravvenuti alla formazione del titolo e, quindi, a valle della notifica della cartella di pagamento, è coerente con la natura di quest’ultima che, a norma dell’art. 25 del d.P.R. n. 602 del 1973, assolve in un solo atto le funzioni svolte dalla notificazione del titolo esecutivo e del precetto nella espropriazione forzata codicistica (tra le tante, Cass., sez. III, n. 3021 del 2018).
<< Tra le altre evenienze che si collocano a valle della notifica della cartella di pagamento, in cui la doglianza del contribuente sia diretta a contestare il diritto di procedere a riscossione coattiva» mediante l’opposizione ex art. 615 c.p.c., la Corte costituzionale menziona le «ipotesi dell’intervenuto adempimento del debito tributario o di una sopravvenuta causa di estinzione dello stesso per essersi il contribuente avvalso di misure di favore per l’eliminazione del contenzioso tributario, quale, ad esempio, la cosiddetta “rottamazione” […]» e non v’è ragione di non ricomprendervi l’estinzione del credito tributario per intervenuta prescrizione maturata successivamente alla notifica della cartella.
<< ove, in sede di ammissione al passivo fallimentare, sia eccepita dal curatore la prescrizione del credito tributario maturata successivamente alla notifica della cartella di pagamento, che segna il consolidamento della pretesa fiscale e l’esaurimento del potere impositivo, viene in considerazione un fatto estintivo dell’obbligazione tributaria di cui deve conoscere il giudice delegato in sede di verifica dei crediti e il tribunale in sede di opposizione allo stato passivo e di insinuazione tardiva, e non il giudice tributario>>;
<< il tribunale (ha) omesso di considerare che il termine prescrizionale applicabile alla fattispecie de quo non era quello quinquennale, bensì quello decennale, essendo le cartelle state regolarmente notificate e non opposte e, quindi, essendo la pretesa tributaria divenuta definitiva (…) >>.
“In sede di ammissione al passivo fallimentare, ove il curatore eccepisca la prescrizione del credito tributario maturata successivamente alla notificazione della cartella di pagamento, che segna il consolidamento della pretesa fiscale e l’esaurimento del potere impositivo, viene in essere un fatto estintivo dell’obbligazione tributaria di cui deve conoscere il giudice delegato in sede di verifica dei crediti e il tribunale in sede di opposizione allo stato passivo e di insinuazione tardiva, e non il giudice tributario.”
“Il secondo motivo di ricorso denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 78 del d.p.r. n. 131 del 26 aprile 1986 e 2946 c.c., in relazione all’art. 360, n. 3, c.p.c., per avere il tribunale omesso di considerare che il termine prescrizionale applicabile alla fattispecie de quo non era quello quinquennale, bensì quello decennale, essendo le cartelle state regolarmente notificate e non opposte e, quindi, essendo la pretesa tributaria divenuta definitiva.
Il motivo è infondato. Esso ripropone una tesi difforme dall’orientamento seguito nella giurisprudenza di legittimità, secondo cui la scadenza del termine perentorio sancito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo, o comunque di riscossione coattiva, produce l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito ma, ove per i relativi crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del suddetto termine non consente di ritenere applicabile il termine prescrizionale decennale di cui all’art. 2953 c.c., tranne che in presenza di un accertamento divenuto definitivo per il passaggio in Ric. 2014 n. 06946 sez. SU – ud. 03-12-2019 -11- Corte di Cassazione – copia non ufficiale giudicato della sentenza (Cass. SU n. 23397 del 2016, sez. V n. 8105 del 2019).”
Invero, la Corte Costituzionale prima e le Sezioni Unite della Cassazione poi, hanno tracciato una linea di demarcazione netta tra la giurisdizione ordinaria e quella tributaria, avendo come parametro di riferimento la cartella di pagamento e l’eventuale successivo avviso recante l’intimazione ad adempiere: ebbene,fino a questo limite la cognizione degli atti dell’amministrazione, espressione del potere di imposizione fiscale, deve essere devoluta alla giurisdizione del giudice tributario; a valle, la giurisdizione spetta, invece, al giudice ordinario e segnatamente al giudice dell’esecuzione.
ricorrere dinanzi alla Commissione Tributaria competente entro i termini di legge (60 giorni dalla notifica), con il fine di contestare il titolo su cui si fonda la pretesa tributaria e vedere dichiarata l’illegittimità dell’atto impugnato;
proporre opposizione all’esecuzione dinanzi al giudice ordinario ai sensi dell’art. 615 c.p.c., qualora l’atto non sia stato impugnato nei predetti termini e il debito fiscale si sia cristallizzato, diventando così definitivo. Il contribuente a questo punto potrà impugnare la pretesa tributaria dinanzi al giudice ordinario, eccependo eventuali eventi successivi alla notifica che abbiano determinato l’annullamento del debito. Tra le evenienze che si collocano a valle della notifica della cartella di pagamento, a parere di chi scrive, si possono individuare:
l’avvenuta prescrizione del debito tributario;
l’avvenuta pronuncia di sospensione totale o parziale da parte della Commissione Tributaria;
l’eventuale riconoscimento di uno sgravio totale o parziale;
l’adesione alla rottamazione dei ruoli con il conseguente regolare adempimento di quanto dovuto;
l’avvenuto pregresso pagamento del debito de quo;
la pignorabilità del bene in sé considerato e oggetto di esecuzione.
In conclusione, la cognizione degli atti dell’amministrazione e il merito della pretesa tributaria, espressione del potere di imposizione fiscale, permangono nell’alveo di giurisdizione del giudice tributario.
Tutti i fatti intervenuti successivamente alla notifica della cartella (o della intimazione di pagamento) e che, dunque, si collocano a valle della stessa, in specie quelli estintivi del credito tributario in essa cristallizzato, devono essere dedotti dinanzi al giudice ordinario in funzione di giudice dell’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c., cui spetta l’ordinaria verifica dell’attualità del diritto dell’ente creditore di procedere all’esecuzione forzata.
Il contribuente, a questo punto, potrà impugnare la pretesa tributaria ed eccepire, ad esempio:
l’avvenuta prescrizione;
l’adesione alla rottamazione dei ruoli;
Lecce, 16 gennaio 2020.