Source: http://condominioprofessionale.it/articolidx/articolisicurezzadx/1443-articoli/7311-le-interpretazioni-di-procura-e-asl-di-torino-sui-portieri-di-condominio.html
Timestamp: 2018-01-23 13:46:15+00:00
Document Index: 152916386

Matched Legal Cases: ['art.3', 'art.26', 'art.3', 'art.26', 'art.18', 'art.3', 'art. 2087', 'art. 18', 'art. 26']

condominio - amministratore - generale - legge - assemblea - Le interpretazioni di Procura e ASL
Le interpretazioni di Procura e ASL di Torino sui portieri di condominio
Sono stati diffusi sul web i contenuti dei verbali di alcuni incontri periodici tenuti tra la Procura della Repubblica di Torino e le ASL di zona. Gli incontri periodici servono ai qualificati operatori del settore per concordare una linea comune sugli aspetti interpretativi del d.lgs. 81/2008 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Le interpretazioni che emergono, quindi, sono da considerarsi importante punto di riferimento e non solo per i tecnici del territorio di competenza. Uno di questi incontri ha trattato il tema dei ‘portinai’, ed il resoconto dell’incontro è riportato nel verbale del 18 dicembre 2009.
Nel documento, in merito ai lavoratori di condominio o comunque soggetti al contratto collettivo dei proprietari di fabbricati, dopo aver riportato il contenuto dell’art.3 comma 9 del d.lgs. 81/2008, si precisa che “per i lavoratori che rientrano nel campo di applicazione del contratto collettivo dei proprietari di fabbricati si applicano solo le tutele richiamate dall’articolo 3 comma 9”.
In una ‘NDR’ a margine del paragrafo vengono espressi alcuni dubbi sull'obbligatorietà della valutazione dei rischi e sull'applicabilità dell'art.26 in caso di lavori in appalto; la nota si chiude con la frase “Sarebbe utile tornare sull’argomento”. Va rilevato, a nostro avviso, che senza valutazione dei rischi pare impossibile rispettare l’art.3 comma 9; inoltre l’inapplicabilità dell’art.26 al condominio non è esplicita né implicita in alcuna previsione di legge ed al contrario la sua applicabilità è teorizzata anche da Ministero, Direzioni Regionali e diverse ASL: a queste domande quindi è opportuno - a vantaggio di sicurezza - dare una risposta affermativa. Raffinato invece il riferimento all’art.18 comma 3 bis ed a cascata agli articoli 22 e 23, sui quali i dubbi interpretativi devono essere accompagnati dall’applicazione del buon senso: la progettazione di luoghi di lavoro e l’acquisto di nuove attrezzature devono seguire il decreto 81/08, che rimane fondamentale punto di riferimento per il rigoroso rispetto dell’art.3 comma 9.
Riportiamo di seguito un estratto del verbale dell’incontro tra la Procura e le ASL di Torino.
tenutasi presso la Procura della Repubblica di Torino
in data 18/12/2009
Dott. Raffaele Guariniello (Procura della Repubblica)
Dott. Gianfranco Colace (Procura della Repubblica)
Dott.ssa Marina Nuccio (Procura della Repubblica)
Dott.ssa Sara Panelli (Procura della Repubblica)
Dott. Fabio Scevola (Procura della Repubblica)
Dott.ssa Francesca Traverso (Procura della Repubblica)
Dott.ssa Annalisa Lantermo (Direttore Spresal ASL TO1)
Dott. Oscar Argentero (Direttore Spresal ASL TO5)
Dott. Andrea Dotti (Responsabile Spresal Settimo T.se ASL TO4)
Dott. Giorgio Serafini (Direttore Spresal ASL TO3)
Dott. Giacomo Porcellana (Tecnico della Prevenzione Spresal Rivoli ASL TO3)
I lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari sono esplicitamente esclusi dalla definizione di lavoratore di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a) del DLgs 81/08. Di conseguenza non è possibile applicare, in relazione a tali lavoratori, le norme contravvenzionali contenute nel Decreto. Ciò non esclude un obbligo di diligenza a carico del Datore di lavoro che nello specifico è vincolato al rispetto dell’art. 2087 del Codice Civile. Di conseguenza in caso di infortunio occorrerà vagliare la posizione di garanzia che grava sul datore di lavoro.
Lavoratori che rientrano nel campo di applicazione del contratto collettivo di lavoro dei proprietari dei fabbricati
Nei confronti dei lavoratori che rientrano nel campo di applicazione del contratto collettivo dei proprietari di fabbricati (portinai), ai sensi dell’articolo 3, comma 9, “trovano applicazione gli obblighi di informazione e formazione di cui agli articoli 36 e 37. Ad essi devono inoltre essere forniti i necessari dispositivi di protezione individuali in relazione alle effettive mansioni assegnate. Nell'ipotesi in cui il datore di lavoro fornisca attrezzature proprie, o per il tramite di terzi, tali attrezzature devono essere conformi alle disposizioni di cui al titolo III”.
L’articolo 3 definisce infatti, per una serie lavoratori “atipici” delle limitazioni e delle deroghe all’applicazione generale della normativa e nel caso specifico quindi per i lavoratori che rientrano nel campo di applicazione del contratto collettivo dei proprietari di fabbricati si applicano solo le tutele richiamate dall’articolo 3 comma 9.
NDR: rimane il dubbio, che in chiusura di riunione non è stato possibile chiarire, sugli obblighi del datore di lavoro di questi lavoratori in relazione a due criticità che emergono:
1) per dare attuazione agli obblighi di formazione e informazione e per la fornitura dei DPI e delle attrezzature sopra richiamate è necessario (o addirittura obbligatorio) effettuare la valutazione dei rischi ?
2) il datore di lavoro di questi lavoratori nei loro confronti (come dice l’articolo 3) applica solamente le tutele indicate dall’articolo 3, comma 9, ma nei confronti di soggetti terzi quali ad esempio i progettisti, i fabbricanti e i fornitori (art. 18, comma 3 bis) o dei datori di lavoro delle imprese appaltatrici (art. 26) rimane soggetto alla norma ?
Sarebbe utile tornare sull’argomento.
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