Source: https://www.diritto.it/la-criminalita-informatica/
Timestamp: 2020-05-26 07:24:29+00:00
Document Index: 25969515

Matched Legal Cases: ['art. 24', 'art. 635', 'art. 635', 'art. 420', 'art. 420', 'art. 6', 'art. 635', 'art. 615', 'art. 1', 'art. 24', 'art. 9']

di Giuseppe Dezzani - Studio Di.Fo.B.
La sensibilità legislativa in campo di Criminalità Informatica inizia con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 80 del 4 aprile 2008 – supplemento ordinario n. 79 – della legge 18 marzo 2008, n. 48. La nuova normativa introduce una serie di modifiche concernenti i reati in materia informatica. Il testo della legge, oltre alle modifiche al codice penale ed al codice di procedura penale, introduce nel d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231, l’art. 24-bis recante la previsione di nuove fattispecie di reato in dipendenza di delitti informatici e trattamento illecito di dati.
Come è noto, la legge n. 48, come riporta il Capo I, ratifica le norme previste dal Consiglio d’Europa sulla criminalità informatica, previste nella Convenzione realizzata a Budapest il 23 novembre 2001. Il codice penale italiano, prima di queste modifiche, prevedeva alcuni articoli introdotti dalla legge 547/1993. L’ordinamento puniva – art. 635-bis – il “Danneggiamento di sistemi informatici e telematici”. La legge 48/2008, oltre a sostituire integralmente nel codice penale l’art. 635-bis, introduce ulteriori tre fattispecie indicate agli artt. 635-ter, 635-quater, 635-quinquies. La modifica ottempera ad una puntuale applicazione di quanto disposto dalla Convenzione che ha distinto nettamente tra danneggiamento dell’integrità dei dati e danneggiamento dell’integrità del sistema (artt. 4 e 5). La disciplina è stata differenziata anche in relazione alla rilevanza pubblica dell’oggetto della tutela, prevedendo per questi casi pene più elevate.
L’introduzione degli artt. 635-ter e 635-quinquies c.p. determinava possibili conflitti con le norme indicate dall’art. 420 c.p., commi 2 e 3 – che hanno come oggetto la tutela agli impianti di pubblica utilità – le cui fattispecie sono molto simili a quelle introdotte dai nuovi articoli. Il problema è stato risolto con l’abrogazione dei commi 2 e 3 dell’art. 420 (art. 6). Oltre al citato art. 635, che è stato completamente riscritto, la legge 48/2008 introduce nel d.lgs. 231/2001 – in alcuni casi modificandone il contenuto – i seguenti delitti informatici:
2) art. 615-quater c.p. – che non ha subito modifiche da parte della legge 48 – in merito alla detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici;
4) artt. 617-quater e 617-quinquies c.p., relativi alle intercettazioni – anche attraverso l’installazione di apparati – ed all’impedimento o interruzione di comunicazioni informatiche o telematiche;
L’art. 1 della Convenzione riveste un’importanza rilevante in quanto per la prima volta viene chiarita, in modo univoco ed accettato da tutti i Paesi europei che hanno ratificato il trattato, la definizione di un sistema informatico o telematico, di dato e di programma. Per schematizzare la struttura, il sistema informatico è un dispositivo hardware che “contiene” uno o più programmi – tra cui obbligatoriamente un sistema operativo – con cui si possono gestire i dati. Da questa espressione generale si comprende la ragione del diverso trattamento sanzionatorio: colpire un dato informatico non significa impedire il funzionamento del sistema, colpire quest’ultimo significa impedire l’uso dell’intera struttura e di quanto in essa memorizzato. Di conseguenza deriva la necessità di differenziare, negli articoli del codice penale, gli illeciti che hanno come oggetto la struttura hardware rispetto a quelli relativi ai files (che siano questi contenitori di dati o di programmi).
Il d.lgs. 231/2001, com’è noto, introduce per la prima volta nel nostro ordinamento la punibilità di enti collettivi in quanto tali, sia dotati che non di personalità giuridica, per reati commessi nel loro interesse o a loro vantaggio da apicali e sottoposti che operano nella loro struttura. La legge 48/2008 inserisce tra questi i reati derivanti da delitti informatici. In particolare i crimini informatici sono suddivisi in tre gruppi, elencati all’art. 24-bis, commi 1, 2 e 3, attribuendo diversi livelli sanzionatori a livello pecuniario e – comma 4 – diverse applicazioni dell’art. 9 per le sanzioni interdittive, arrivando anche all’interdizione dell’attività aziendale.
Giuseppe Dezzani - Studio Di.Fo.B.