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Timestamp: 2020-01-22 21:19:16+00:00
Document Index: 127178437

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 3', 'art. 167', 'art. 167', 'art. 167', 'art. 15', 'art. 92', 'art. 2', 'art. 39', 'art. 15']

Numero 3 18 gennaio 2017
LEGGE DI BILANCIO 2017 REGIME DI CASSAPER LE IMPRESE IN SEMPLIFICATA
Dichiarazione Iva, Iva e donazioni
Il Ministero dello Sviluppo Economico, con D.M. 28.10.2016, pubblicato nella G.U. 26.11.2016, n. 277, ha approvato il nuovo modello uniforme per le modifiche dell’ atto costitutivo e dello statuto delle start-up innovative costituite in forma di S.r.l . Nel presente articolo si ripercorrono i requisiti soggettivi ed oggettivi richiesti ad una società per essere considerata una start-up innovativa ai sensi degli artt. 25-31, D.L. 18.10.2012, n. 179, conv. con modif. dalla L. 17.12.2012, n. 221 [CFF8467-8467c] , nonché le caratteristiche dei modelli approvati per la costituzione e modifica di start-up innovative costituite in forma di società a responsabilità limitata.
Split payment e accertamento Iva negli enti locali
In caso di avviso di accertamento nei confronti di un appaltatore per errata applicazione dell’ aliquota Iva agevolata , anche in base a conforme dichiarazione dell’ Ente locale committente nei cui confronti opera la scissione dei pagamenti , ex art. 17-ter, D.P.R. 26.10.1972, n. 633 [CFF217b] , è concesso all’ appaltatore il riaddebito della maggiore imposta accertata all’Ente locale a titolo di rivalsa , pena il mancato rispetto del principio della neutralità dell’imposta previsto dalla normativa comunitaria. In tal senso si esprime la R.M. 14.9.2016, n. 75/E , che conferma che il trasferimento dell’ obbligo di versamento dell’ Iva in capo all’ Ente locale a partire dall’1.1.2015 , in base alle disposizioni del cd. « split payment », non comporta in ogni caso la traslazione della soggettività passiva dal cedente alla Pa. Infatti l’Erario è legittimato a contestare la maggiore imposta dovuta solo all’ appaltatore che ha emesso la fattura con errata applicazione dell’Iva. Con la R.M. 14.9.2016, n. 75/E è stato chiarito che l’ appaltatore può rivalersi sulla Pa dell’Iva dovuta a seguito di accertamento , anche nel caso di Enti locali soggetti al meccanismo dello split payment . La possibilità di rivalsa , come precisato da autorevole giurisprudenza , resta di competenza della giurisdizione civile . La controversia tributaria connessa all’ accertamento intercorrere infatti solo tra Erario e appaltatore , unico responsabile dell’applicazione della corretta aliquota Iva . L’appaltatore può cautelarsi da tale rischio esigendo dalla Pa ogni documentazione utile alla dimostrazione empirica della spettanza dell’ agevolazione tributaria. Il diritto alla rivalsa di un’eventuale maggior imposta accertata potrà essere infine blindato nel contratto di appalto , nel quale potrà essere inserito in modo esplicito il diritto dell’ appaltatore , in caso di accertamento Iva, di ottenerne il rimborso dalla Pa appaltante, nel rispetto del principio comunitario di neutralità dell’imposta.
Credito d'imposta sui dividendi paradisiaci
I dividendi provenienti da paradisi fiscali sono generalmente tassati sull’intero ammontare in capo al soggetto percettore fiscalmente residente in Italia . Se la tassazione nel Paese estero non è pari a zero emerge un fenomeno distorsivo che è stato eliminato ad opera dell’art. 3, D.Lgs. 14.9.2015, n. 147 che ha introdotto un nuovo credito d’imposta sui dividendi ma solamente se è dimostrata l’esimente di cui all’art. 167, co. 5, lett. a), D.P.R. 917/1986 [CFF5267] . Tuttavia, l’effetto distorsivo rimane in ipotesi di partecipazioni di collegamento o se è dimostrata solo l’esimente di cui all’art. 167, co. 5, lett. b), D.P.R. 917/1986. La R.M. 24.11.2016, n. 108/E ha chiarito che il nuovo credito d’imposta viene concesso oltre al caso di tassazione diretta dei dividendi paradisiaci , anche in caso di tassazione indiretta ove gli stessi non siano percepiti direttamente dal soggetto italiano ma tassati per trasparenza a seguito dell’applicazione della disciplina cfc white di cui all’art. 167, co. 8-bis, D.P.R. 917/1986.
Cessione d'azienda e contratto con patto di riservato dominio
L’Agenzia delle Entrate, con un documento di prassi, fornisce chiarimenti in merito al trattamento ai fini delle imposte dirette , dell’ imposta di registro e della responsabilità solidale per debiti tributari tra cedente e cessionario, relativamente alle conseguenze della risoluzione di un contratto di cessione d’azienda con riserva di proprietà , per inadempimento del compratore. Nell’istanza di interpello, il caso prospettato ai tecnici delle Entrate, riguardava una vendita a rate di una attività, con riserva di proprietà, esercitata per inadempienza del compratore che ha prodotto un ritrasferimento della proprietà fiscale dell’ impresa all’ originario venditore . Tale operazione comporta, secondo l’Agenzia delle Entrate, il presupposto che si applicano le normali regole tributarie previste per la cessione di azienda.
Con il D.Lgs. 29.10.2016, n. 221 il Consiglio dei Ministri ha riordinato le disposizioni legislative in materia di incentivi fiscali , previdenziali e contributivi in favore delle imprese operanti nel settore marittimo . Tali modifiche si erano rese necessarie, sia per far fronte agli obblighi che scaturiscono dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea ma soprattutto per cercare di rendere più competitivo il settore marittimo , favorendo gli investimenti e l’ incremento occupazionale . Tra le novità introdotte dal D.Lgs. 221/2016, quella di maggior rilievo è sicuramente l’ ampliamento della platea dei destinatari del regime di favore riservato alle imprese marittime . Con la recente riforma, gli incentivi fiscali , previdenziali e contributivi sono stati infatti estesi anche alle navi traghetto ro-ro e ro-ro pax (adibite ai traffici commerciali tra porti appartenenti al territorio nazionale, continentale e insulare, anche a seguito o in precedenza di un viaggio proveniente da o diretto verso un altro Stato) iscritte nel Registro internazionale, a condizione che l’ equipaggio della nave sia composto esclusivamente da persone con nazionalità italiana , ovvero con cittadinanza appartenente ad un Paese membro dell’ Unione europea .
A norma dell’art. 15, co. 2, D.Lgs. 546/1992 [CFF4666] , la Commissione tributaria può compensare in tutto o in parte le spese processuali a norma dell’art. 92, co. 2, c.p.c., norma quest’ultima dapprima emendata dall’art. 2, co. 1, lett. a), L. 263/2005, come modificata dall’ art. 39-quater, L. 51/2006; normativa in osservanza della quale è possibile ovviare al principio di soccombenza solo in concomitanza di gravi ed eccezionali motivi esplicitamente indicati in motivazione . Ne deriva che non può ritenersi idonea la generica formulazione usata « peculiarità della materia del contendere » per potere derogare validamente al principio di soccombenza ; è quanto ha disposto la Suprema Corte di Cassazione, Sez. Civ. 5, in concomitanza della Sentenza 31.5.2016, n. 11217 . Il presente articolo, partendo dall’analisi della pronuncia in commento, focalizza gli aspetti tecnici e procedurali riconducibili alla previsione normativa di cui al richiamato art. 15, co. 2, D.Lgs. 546/1992 che deve essere applicato in un’ottica sicuramente più rigorosa rispetto al passato; ottica quest’ultima, che i Collegi tributari dovranno necessariamente recepire in sede di giudicato.