Source: https://sito.infotechlawfirm.it/archivio-2017-18
Timestamp: 2020-07-11 23:30:22+00:00
Document Index: 111692999

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2041', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 640', 'art. 171', 'art. 171', 'sentenza ', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 17', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 108', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

NEWS ANNI 2017-2018
Protetti in Italia i racconti di J.D. Salinger anche se in pubblico dominio negli USA
Il Tribunale di Milano, Sezione Specializzata in materia di Impresa, con sentenza n. 8768/2018 del 29/08/2018 ha riconosciuto che le opere dello scrittore J.D. Salinger, benché in pubblico dominio negli Stati Uniti, sono comunque protette in Italia (e nella UE).
La pubblicazione in ebook e hard cover della raccolta della traduzione dei racconti, in assenza dell’autorizzazione degli aventi diritto, è stata ritenuta condotta plurioffensiva, idonea a ledere una molteplicità di diritti soggettivi (diritti di autore, pubblicazione, pubblicazione in raccolta, traduzione, comunicazione al pubblico e messa a disposizione del pubblico, distribuzione e messa in commercio), e sfruttamento abusivo del nome, dell’immagine e della notorietà dello scrittore J.D. Salinger.
(Tribunale di Milano, Sezione Specializzata in materia di Impresa, sentenza n. 8768/2018 del 29/08/2018)
Corte di Giustizia: lo stoccaggio di merci contraffatte può costituire violazione del diritto di distribuzione.
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con la sentenza del 19 dicembre 2018 relativa alla causa C-572/17, ha stabilito che lo stoccaggio di merci recanti un motivo protetto dal diritto d’autore può costituire una violazione del diritto esclusivo di distribuzione, in quanto atto propedeutico alla loro messa in vendita. Ai fini dell’accertamento della violazione è necessario dimostrare che tali merci sono effettivamente destinate ad essere vendute senza l’autorizzazione del titolare del diritto d’autore; in tal senso può costituire un indizio la circostanza che il commerciante offra al pubblico merci identiche a quelle stoccate.
(Corte di Giustizia, sentenza del 19 dicembre 2018, causa C-572/17)
Consentire l’accesso alla connessione internet ai propri familiari non esonera la responsabilità del suo detentore in caso di violazione del diritto d’autore.
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con la sentenza del 18 ottobre 2018 nella causa C-149/17, ha stabilito che non può esonerarsi dalla responsabilità il detentore di una connessione internet, attraverso la quale siano state commesse violazioni del diritto d’autore, asserendo che i suoi familiari hanno la possibilità di accedere alla suddetta connessione, senza indicare i tempi e le modalità di utilizzo da parte degli stessi. Un simile esonero offrirebbe infatti una protezione quasi assoluta al detentore della connessione e ai suoi familiari, con una lesione del diritto fondamentale di proprietà intellettuale e della sua tutela.
(Corte di Giustizia, sentenza del 18 ottobre 2018 nella causa C-149/17)
Agli utenti dei social network deve applicarsi la normativa a tutela del consumatore.
Il Tribunal de Grande Instance di Parigi, con la decisione del 7 agosto 2018, ha ritenuto applicabile la definizione di “consumatori” agli utenti del social network Twitter, i cui servizi non possono considerarsi gratuiti poiché fruibili soltanto in cambio della comunicazione dei propri dati personali. Pertanto il giudice francese ha condannato il social network a rimuovere dai propri “Terms of service” alcune clausole considerate abusive ai sensi della normativa a tutela del consumatore, in quanto carenti di forma scritta, tra cui la cessione dei diritti esclusivi d’autore sui contenuti condivisi.
(Tribunal de Grande Instance, Décision du 07 août 2018, 1/4 social N° RG 14/07300)
L’utilizzazione delle immagini di un’attrice per promuovere la vendita di DVD abbinati a una rivista non costituisce violazione del diritto all’immagine.
Con ordinanza del 19 luglio 2018, n. 19311, la Cassazione ha stabilito che l'utilizzazione di alcune immagini di Audrey Hepburn per promuovere la vendita di DVD abbinati a una rivista, in assenza dell'autorizzazione degli eredi dell'attrice, non costituisce violazione degli artt. 10 c.c. e 96 l.a.
La Corte, infatti, ha ravvisato nella pubblicazione delle immagini unicamente una finalità promozionale della vendita dei DVD, per la quale era stata ottenuta l'autorizzazione del produttore cinematografico (titolare dei diritti di utilizzazione economica dei film). Di conseguenza, in assenza di qualsiasi finalità promozionale della vendita della rivista, non ha ritenuto necessario il consenso degli eredi.
(Corte di Cassazione, ordinanza del 19 luglio 2018, n. 19311)
L’indicazione mediante hashtag del marchio prodotto che si sponsorizza sui social network non è sufficiente a rendere la comunicazione commerciale riconoscibile.
L’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, con ingiunzioni n. 47 del 29 maggio 2018 e n. 51 del 31 maggio 2018, ha stabilito che due post di Instagram relativi, rispettivamente, a un cosmetico e a un profumatore per ambiente, costituiscono comunicazione commerciale non riconoscibile dal pubblico, in violazione dell’art. 7 del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.
Lo I.A.P. ha precisato - anche alla luce della “Digital Chart” sulla comunicazione commerciale digitale - che l’inclusione dei rispettivi marchi negli hashtag utilizzati non è sufficiente a rendere inequivocabile la natura pubblicitaria del messaggio.
L’elaborazione creativa non autorizzata dell’altrui opera dell’ingegno costituisce “plagio evolutivo”.
Con ordinanza del 6 giugno 2018, n. 14635, la Cassazione ha stabilito che un’opera derivata, se dotata di creatività, può essere autonomamente tutelata come opera dell’ingegno, fermo restando che la sua utilizzazione, in assenza del consenso dell’autore dell’opera originaria (ex artt. 4 a 18 l.a.) integra la fattispecie del c.d. “plagio evolutivo” (nel caso di specie, la Corte ha accolto il ricorso presentato dall’autore del pupazzo “Big Red”, mascotte di un’università americana, avverso la sentenza della Corte d’Appello di Milano che ne aveva escluso il plagio da parte del “Gabibbo”).
(Corte di Cassazione, ordinanza del 6 giugno 2018, n. 14635)
Pubblicato il decreto attuativo della direttiva europea sui segreti commerciali.
Il 7 giugno 2018 è stato pubblicato in G.U. il D. Lgs. n. 63/2018, attuativo della Direttiva UE/2016/943 sulla protezione del know-how riservato e delle informazioni commerciali riservate (segreti commerciali), che entrerà in vigore il 22 giugno 2018.
Il decreto modifica le disposizioni del Codice della Proprietà Industriale e del codice penale a tutela dei segreti commerciali, intesi come informazioni aziendali ed esperienze tecnico-industriali non altrimenti proteggibili. Le nuove norme sono di particolare interesse, nel settore IT, in relazione ai dati grezzi e alcuni sistemi di elaborazione.
(Decreto Legislativo 11 maggio 2018 n. 63)
Limiti dell'opposizione alla commercializzazione di prodotti farmaceutici rietichettati.
La Corte di Giustizia dell'Unione Europea, con la sentenza del 17 maggio 2019 nella causa C-641/16, ha stabilito che, in tema di importazione parallela, il titolare di un marchio non può opporsi alla commercializzazione di un prodotto su cui è stata apposta, da parte dell’importatore, un’etichetta aggiuntiva che non presenta rischi per la garanzia di provenienza del dispositivo medico munito del marchio.
(Corte di Giustizia, sentenza del 17 maggio 2019 nella causa C-641/16)
È possibile impedire l’accesso agli eventuali siti “alias”.
Il Tribunale di Milano, con l’ordinanza del 12 aprile 2018, ha ordinato ai fornitori di accesso alla rete di inibire ai destinatari dei servizi l’accesso ad un sito web su cui erano messe a disposizione del pubblico opere protette dal diritto d’autore, nonché a tutti i siti “alias”, raggiungibili “attraverso qualsiasi nome a dominio, su cui fossero stati presenti i medesimi contenuti illeciti” oggetto del procedimento milanese. La decisione si pone, per questo profilo, come estremamente innovativa.
(Tribunale di Milano, sez. spec., ordinanza del 12 aprile 2018)
Rapporto dell’EUIPO sul caso di prova relativo all’offerta legale on-line di prodotti audiovisivi.
L’EUIPO ha pubblicato i risultati di un caso di prova relativo all’offerta legale di prodotti audiovisivi on line (in particolare, mediante i servizi di video on demand transnazionali). Un esperimento analogo era stato effettuato nel 2016 in relazione ai contenuti digitali musicali. Dai risultati è emerso che la maggior parte degli utenti è soddisfatta dai contenuti offerti. Tuttavia, mentre le tipologie di utenti che non cercano uno specifico film (c.d. “utenti non focalizzati”) si mantengono, tendenzialmente, nell’ambito della fruizione legale, quelli che cercano un particolare contenuto (c.d. “utenti focalizzati”) potrebbero essere indotti a ricorrere a fonti illegali qualora le finestre di programmazione fossero troppo lunghe e il film desiderato non fosse più in programmazione nelle sale. Vi è, poi, una terza categoria di utenti (c.d. “non impegnati”) che prescinde completamente dalla natura legale o illegale della fonte nel momento in cui si appresta alla ricerca. Infine, il rapporto ha evidenziato che il ricorso a fonti illegali è più frequente nel settore audiovisivo che in quello musicale.
(EUIPO, Caso di prova 2018: offerta di prodotti audiovisivi online)
È inammissibile l’azione generale di arricchimento nelle controversie in tema di diritti di utilizzazione di software.
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 8694 depositata il 9 aprile 2018, ha negato l’ammissibilità dell’azione di arricchimento ex art. 2041 c.c. se mirata a ottenere un indennizzo per l’ideazione ed elaborazione di un software sviluppato nell’ambito di un rapporto di lavoro.
I giudici della Cassazione hanno ricordato che tale azione ha natura complementare e sussidiaria, esercitabile soltanto in assenza di uno specifico titolo: nel caso di specie, tenuto conto della tutela accordata ai programmi per elaboratore in qualità di opere dell’ingegno, l’attore avrebbe quindi dovuto agire in conformità alla normativa sul diritto d’autore.
(Corte di Cassazione, ordinanza n. 8694 depositata il 9 aprile 2018)
Il design dei negozi è proteggibile in base al diritto d’autore.
La Corte d’Appello di Milano, con la sentenza 1543 del 26 marzo 2018, nel confermare la precedente sentenza del Tribunale, ha confermato la possibilità di riconoscere protezione al design dei negozi in base al diritto d’autore, sottolineando che le caratteristiche di creatività e novità nell’arredamento e nella composizione strutturale, se presenti, rendono il relativo progetto meritevole di tutela autoriale.
(Corte di Milano, sentenza n. 1543 del 26 marzo 2018)
Il gestore di un motore di ricerca può essere ritenuto responsabile della lesione causata dal risultato dell’associazione automatica di informazioni effettuata dal proprio algoritmo.
L’Alta Corte Regionale di Colonia ha ritenuto il gestore di un motore di ricerca responsabile per l’erronea associazione, nei risultati di una ricerca, di un articolo in tema di reati sessuali al nome di una persona totalmente estranea ai fatti, soltanto citata nei commenti all’articolo.
Il giudice tedesco ha evidenziato che la combinazione del titolo del risultato della ricerca, dell'URL e dello “snippet”, generata in modo automatico dall’algoritmo, rischia di indurre in errore l’utente medio laddove appaia come un’informazione reale. Essa pertanto, anche se non è considerabile come una “dichiarazione”, può determinare una violazione del diritto della personalità se non corrisponde a verità.
Privacy: disponibile sul sito del Garante l'aggiornamento 2018 della Guida all'applicazione del Regolamento UE 2016/679 in materia di protezione dei dati personali.
Il Garante per la protezione di dati personali ha pubblicato in data 27 marzo 2018 una versione aggiornata della Guida all’applicazione del Regolamento 679/2016/UE.
Tale documento, che fornisce indicazioni utili sulle prassi da seguire e gli adempimenti da attuare per dare corretta applicazione alla normativa europea, è stato modificato e integrato alla luce dell'evoluzione della riflessione sulla materia a livello nazionale ed europeo.
(Guida all'applicazione del Regolamento UE 2016/679 in materia di protezione dei dati personali)
Un dipinto basato su una fotografia non costituisce parodia ma opera derivata qualora non presenti un significato diverso rispetto all’opera originaria.
La Corte d'Appello di Versailles, con sentenza del 16 marzo 2018, ha ritenuto che la riproduzione di una fotografia nell'ambito di un dipinto, in assenza di autorizzazione della fotografa, costituisce violazione dei diritti d'autore di quest'ultima. Nel caso di specie, la Corte ha escluso che gli elementi aggiuntivi caratterizzanti il dipinto fossero di per sé idonei a produrre un mutamento del significato della fotografia originaria tale da consentire l'inquadramento del dipinto nel genere parodistico (in senso contrario si è pronunciata pochi giorni fa la Corte Suprema Svedese in un caso analogo).
Un dipinto basato su una fotografia non costituisce opera derivata qualora presenti un significato diverso rispetto all’opera originaria.
La Corte Suprema Svedese ha stabilito che un dipinto ad olio basato su un precedente ritratto fotografico non costituisce opera derivata ma creazione originale la cui utilizzazione economica – in assenza di autorizzazione del fotografo – non viola i diritti d’autore di quest’ultimo. Sebbene l’elemento centrale del dipinto fosse costituito dalla pedissequa riproduzione del volto del protagonista del ritratto, la Corte ha considerato il dipinto nel suo complesso opera indipendente ai sensi dell’art. 4 del Copyright Act Svedese, in quanto caratterizzato da un diverso significato rispetto all’opera originaria. In particolare, il dipinto – a differenza della fotografia precedente - evocava il tema dell’attenzione mediatica rivolta al soggetto raffigurato.
Il Consiglio dei Ministri approva, in esame preliminare, lo schema di decreto legislativo attuativo della legge delega n. 163/2017, abrogando il Codice della Privacy.
Il 21 marzo 2018 il Consiglio dei Ministri ha approvato, in esame preliminare, il Decreto Legislativo che, in attuazione dell’art. 13 della Legge di delegazione europea n. 163 del 25 ottobre 2017, introduce le disposizioni di adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni al Regolamento 679/2016/UE relativo al trattamento dei dati personali.
A decorrere dal 25 maggio 2018, data di entrata in vigore del sopra citato Decreto (e di applicazione del Regolamento 679/2016/UE), il Codice in materia di protezione dei dati personali di cui al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 sarà abrogato.
La Corte di Cassazione delinea le differenze tra i reati di frode informatica e duplicazione di programma per elaboratore.
La Corte di Cassazione, seconda sezione penale, con la sentenza n. 11075/2018, nel decidere una causa avente ad oggetto l’appropriazione di codici sorgenti di software da parte di ex dipendenti dell’impresa proprietaria, ha individuato gli elementi caratterizzanti delle fattispecie di frode informatica (art. 640 ter c.p.) e di abusiva duplicazione del programma per elaboratore (art. 171 bis legge autore).
Evidenziano i giudici come la frode informatica corrisponda all’intervento senza diritto su dati contenuti in un sistema informatico; per “intervento” deve intendersi anche l’accesso ad un sistema informatico e l’estrazione tramite duplicazione di dati che, come nel caso di specie, corrispondono al codice sorgente di un software.
La condotta sanzionata dall’art. 171 bis legge autore, diversamente, è la duplicazione, per trarne profitto, di programmi per elaboratore: detta condotta fa riferimento alla commercializzazione abusiva di opera dell’ingegno (in specie di software) in violazione dei diritti d’autore, e non alla mera duplicazione di “dati” di un sistema informatico per trarne profitto con altrui danno (truffa informatica).
Pertanto, pur essendo certamente ravvisabili profili di condotta sovrapponibili tra le due diverse fattispecie, queste presentano elementi specializzanti di diversa natura che non permettono la sussistenza di alcun tipo di assorbimento, potendo determinare l’applicazione di entrambe le norme in concorso formale.
(Corte di Cassazione, sentenza, (ud. 19 ottobre 2017) 13 marzo 2018, n. 11075)
La Commissione europea raccomanda nuove misure per contrastare la diffusione di contenuti illegali online
La Commissione europea ha emanato una raccomandazione sulle misure che le piattaforme online dovrebbero adottare per contrastare efficacemente i contenuti illegali, tra cui quelli che violano il diritto d’autore. In particolare, la raccomandazione specifica quali sono i meccanismi consigliati e le misure operative per attuare le procedure di segnalazione che garantiscano rapidità e proattività nell’identificare e rimuovere i contenuti illegali.
(Commission Recommendation of 1.3.2018 on measures to effectively tackle illegal content online, C(2018) 1177 final)
Costituisce contraffazione di marchio rinomato il suo uso come metatag
Il Tribunale di Milano, con sentenza del 25 gennaio 2018, ha stabilito che costituisce contraffazione l’uso dell’altrui marchio come parola chiave nella pubblicità su internet. Nel caso di specie, il Tribunale ha considerato tale uso finalizzato non a offrire all’utente internet un’alternativa commerciale ai prodotti del titolare, ma a trarre indebitamente vantaggio - ex art. 20, comma 1, lett. c) d.lgs. 30/2005 (Codice della Proprietà Industriale) – dal carattere distintivo e dalla rinomanza dei marchi in oggetto (che identificavano biscotti ed erano stati utilizzati per realizzare cuscini riproducenti pedissequamente le forme dei biscotti stessi).
InfoTech Law Firm rinnova l’appuntamento agli eventi professionali della fiera internazionale dell’editoria “Tempo di Libri” (8-12 marzo, fieramilanocity) con un ciclo di incontri dedicati agli aspetti legali, contrattuali e di privacy legati al mondo dell’editoria, dell’innovazione e della tecnologia.
(Programma degli incontri)
L’embedding può violare il copyright
La Corte Distrettuale di New York, con la decisione del 15 febbraio 2018 nel caso Goldman v. Breitbart News Network, ha specificato che per configurare la violazione del “right to display”, come definito dal Copyright Act, è sufficiente mostrare o trasmettere la copia di un’opera protetta, senza che ne abbia diritto. Ciò considerato, la Corte ha stabilito che la pratica dell’embedding di una fotografia, in precedenza caricata online da un terzo illegittimamente, può violare i diritti del fotografo, non rilevando che essa sia memorizzata presso server altrui.
(Goldman v. Breitbart News Network, LLC, 2018 WL 911340, S.D.N.Y. Feb. 15, 2018)
Il Consiglio UE autorizza la ratifica del trattato di Marrakech per facilitare l'accesso alle opere pubblicate da parte delle persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa.
(Decisione del Consiglio relativa alla conclusione del trattato di Marrakech)
Il principio di esaurimento non opera in relazione alle copie realizzate mediante download di opere online
Con sentenza del 7 dicembre 2017 il Tribunale di Milano ha ribadito che il principio di esaurimento non si applica a diritti esclusivi diversi dal diritto di distribuzione di cui all’art. 17 L. 633/1941 (Legge sul diritto d’autore) e che, anche in questa ipotesi, l’esaurimento non opera in relazione a copie realizzate attraverso il download di opere messe a disposizione on line dal titolare dei diritti. Su tali basi, è stata riconosciuta l’illiceità della comunicazione al pubblico, da parte dell’attrice, di fotografie legittimamente estratte dal database della convenuta nel periodo di vigenza del rapporto contrattuale, in quanto la comunicazione al pubblico di tali immagini era stata effettuata successivamente alla cessazione del rapporto stesso.
Con la sentenza pubblicata in data 29 novembre 2017 nella causa C 265/16, VCAST Limited contro RTI SpA, la Corte di Giustizia europea ha chiarito che la norma di cui all'articolo 5, paragrafo 2, lettera b) della direttiva 2001/29/CE, "dev’essere interpretata nel senso che essa osta a una normativa nazionale che consente a un’impresa commerciale di fornire ai privati un servizio di videoregistrazione da remoto su cloud di copie private relative a opere protette dal diritto d’autore, attraverso un sistema informatico, mediante un intervento attivo nella registrazione di tali copie da parte di detta impresa, in difetto del consenso del titolare del diritto".
Il Consiglio di Stato dichiara illegittimo il sistema del c.d. "equo compenso per copia privata"
Il Consiglio di Stato con la sentenza n. 4938/2017, pubblicata in data 25.10.2017, è intervenuto sulla normativa in materia di “equo compenso per copia privata” annullando l’art. 4 dell’Allegato tecnico del d.m. 30 dicembre 2009, in quanto, alla luce della sentenza della Corte di Giustizia del 22 settembre 2016, causa C-110/15, ritenuto in violazione del principio della parità di trattamentosancito dall’articolo 20 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea che costituisce principio generale del diritto dell'Unione europea.
Utilizzo illecito della figura e del nome del David di Michelangelo da parte di un'agenzia di viaggi per pubblicizzare l'attività
Con l'ordinanza del 25.10.2017 il Tribunale di Firenze ha disposto il divieto di utilizzare, a fini commerciali, l'immagine del David di Michelangelo su tutto il territorio italiano ed europeo.
L'ordinanza in commento richiama quanto disposto dall'art. 108 del Codice dei beni culturali (D.lgs 42/2004), il quale riserva all'autorità che ha in consegna il bene culturale il diritto di consentirne la riproduzione, previa richiesta di concessione e pagamento del canone fissato dall'autorità medesima, facendo libera la riproduzione delle opere solo se effettuata senza scopo di lucro.
Per svolgere attività di marketing attraverso indirizzi email reperiti su un social network occorre il consenso
La presenza di un indirizzo email su un social network non implica che detto indirizzo possa essere utilizzato liberamente per qualsiasi scopo, ad esempio l’invio di comunicazioni commerciali o promozionali (c.d. social spam): per queste ultime attività è sempre necessario il consenso dei destinatari. Lo ha ribadito il Garante per la privacy in una sua recente decisione.
(Invio di e-mail promozionali senza consenso - 21 settembre 2017, doc. web n. 7221917)
Corte di Giustizia: non esiste il diritto all’oblio per i dati personali contenuti nel registro delle imprese
La Corte di Giustizia, con la sentenza del 9 marzo 2017 relativa alla causa C-398/15, ha stabilito che in base al diritto dell’Unione le persone fisiche non hanno il diritto di ottenere la cancellazione dei propri dati personali dal registro delle imprese, tenuto conto della sua funzione di pubblicità legale e di certezza nelle relazioni commerciali, ancorché sia trascorso un certo periodo di tempo dallo scioglimento della società.
Spetta eventualmente al singolo Stato membro prevedere nella sua normativa nazionale la possibilità per gli interessati, in via eccezionale e per ragioni preminenti e legittime connesse alla loro situazione particolare, di richiedere la limitazione dell’accesso ai propri dati personali, qualora sia decorso un periodo di tempo sufficientemente lungo dopo lo scioglimento della società interessata.
(Corte di Giustizia, sentenza del 9 marzo 2017, causa C-398/15)
Corte di Cassazione: i gestori dei siti Internet possono rispondere penalmente dei commenti diffamatori dei propri utenti.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 54946 pubblicata il 27 dicembre 2016, ha rigettato il ricorso del gestore di un sito Internet condannato per diffamazione, confermandone la responsabilità penale per la presenza sul proprio sito di contenuti diffamatori.
In particolare, il gestore è stato ritenuto responsabile, in concorso con l’utente che aveva caricato i contenuti, per aver mantenuto questi ultimi on-line nonostante fosse venuto a conoscenza del loro carattere diffamatorio.
(Corte di Cassazione: sentenza n. 54946 del 27 dicembre 2016)