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Timestamp: 2018-09-25 19:58:12+00:00
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9 febbraio 2015 | Autore: Andrea Iurato
Chi è vittima di un reato ha diritto di ottenere dal colpevole il risarcimento di tutti i danni subiti. Ecco una breve guida per evitare di rimanere a “bocca asciutta” e ottenere il risarcimento nel più breve tempo possibile.
La legge fornisce alle vittime di reato diverse modalità per ottenere dal colpevole il giusto risarcimento per tutti i danni subiti, patrimoniali e non [1]. È molto importante scegliere la “strada” migliore, tra quelle possibili, per evitare il rischio di non ottenere nulla o di dover aspettare lunghi anni per ottenere giustizia.
Chi è stato danneggiato dalla commissione di un reato può scegliere di chiedere il risarcimento del danno sia all’interno del processo penale contro il colpevole, sia attraverso un’azione civile autonoma.
Il risarcimento nel processo penale
Il risarcimento del danno può essere chiesto dal danneggiato costituendosi parte civile nel processo penale contro il colpevole [2]. Qualora il danneggiato sia deceduto, possono costituirsi parte civile i suoi eredi universali [3].
La costituzione di parte civile può avvenire nell’udienza preliminare o, al più tardi, durante la prima udienza del dibattimento prima che il giudice verifichi la regolare costituzione delle parti [4]. La costituzione avviene tramite una dichiarazione scritta, redatta e sottoscritta da un avvocato [5].
Una volta costituitasi parte civile, la persona danneggiata partecipa attivamente al processo. Ad esempio può presentare prove contro l’imputato, esaminare i testimoni ecc.
Alla fine del processo il giudice, se condanna l’imputato e ritiene provato il danno lamentato dalla parte civile, condanna il colpevole al risarcimento del danno e al rimborso delle spese legali.
È bene considerare però che l’imputato è obbligato a pagare il risarcimento solo quando la sentenza di condanna è divenuta definitiva, cioè – generalmente – dopo il processo di appello e quello in Cassazione. Il danneggiato potrebbe quindi dover aspettare alcuni anni prima di ottenere quanto chiesto.
Quando sussistono giustificati motivi la parte civile può tuttavia chiedere al Giudice di dichiarare provvisoriamente esecutiva la condanna al risarcimento [6]. Se la richiesta viene accolta, l’imputato deve versare immediatamente il risarcimento, anche se presenta appello o ricorso.
Se il giudice penale non è in grado di determinare l’ammontare del danno, rinvia la decisione ad un autonomo procedimento civile, ma può già condannare l’imputato a pagare una somma parziale (provvisionale) [7].
La parte civile può chiedere nel processo penale anche la citazione del responsabile civile [8], cioè di colui che, pur non essendo l’autore del reato, secondo la legge è obbligato a risarcire i danni commessi dal colpevole. Un esempio comune è la società di assicurazione nel caso di sinistro stradale o di infortunio sul lavoro.
La citazione del responsabile civile, quando esiste, è molto utile se non si vuole correre il rischio di rimanere “a bocca asciutta” quando l’imputato è nullatenente o irreperibile, o quando il risarcimento è molto elevato e non potrebbe essere pagato interamente dal solo imputato.
Il risarcimento nel processo civile.
Nel processo civile il risarcimento del danno da reato può essere chiesto con un’ordinaria azione civile, avviata con un atto di citazione del responsabile.
La complessità del processo civile dipende dall’esistenza o meno di una sentenza penale definitiva.
Se il colpevole è stato già condannato con sentenza definitiva, la condanna penale avrà effetto anche nel processo civile [9]. In questo caso, la vittima non dovrà provare la responsabilità del reo, ma solo l’esistenza e l’ammontare del danno subito.
Fanno eccezione le sentenze di condanna a seguito di giudizio abbreviato, quando la parte civile non ha accettato questo rito, le sentenza di patteggiamento e i decreti penali di condanna.
Se il presunto colpevole è stato assolto con sentenza penale definitiva, questa ha effetto vincolante nel processo civile solo se l’imputato è stato assolto perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, o perché il fatto è stato compiuto nell’adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima [10].
Se invece non è ancora intervenuta una sentenza penale, la vittima del reato dovrà provare nel giudizio civile anche la responsabilità del presunto colpevole.
È bene considerare però che le regole che disciplinano le prove nel processo civile sono molto più stringenti di quanto accade nel processo penale. Ad esempio nel processo penale la colpevolezza dell’imputato può essere provata anche sulla base delle sole dichiarazioni della persona offesa, ma lo stesso non accade nel processo civile.
Bisogna ricordare che il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno è di cinque anni dalla data della commissione del reato [11].
La causa civile deve essere avviata entro questo termine.
Per quanto riguarda il processo penale, invece, dato che spesso possono passare molti anni dalla commissione del fatto alla citazione in giudizio dell’imputato, occorre che il danneggiato interrompa il decorso del termine di prescrizione con l’invio, prima dei cinque anni, di una lettera di formale messa in mora nei confronti del colpevole.
Alla fine di questa breve guida, si può concludere che nessuna delle due “strade” offerte dalla legge è la migliore in tutti i casi.
Il processo civile è in genere più veloce e consente di ottenere il pagamento dell’intero risarcimento già dalla sentenza di primo grado, ma richiede maggiori difficoltà nella prova del reato. Questa strada, quindi, è consigliabile nel caso in cui il danneggiato sia in possesso di prove solide contro il colpevole.
Al contrario, il processo penale richiede in genere attese più lunghe, anche di diversi anni, prima che la condanna divenga definitiva e il colpevole debba risarcire il danno. Questa opzione però richiede meno difficoltà nella prova del fatto, perché la maggior parte delle prove sono raccolte e prodotte dal pubblico ministero e spesso per la condanna è sufficiente la sola testimonianza della vittima.
La decisione di optare per una delle due strade non è definitiva.
Chi ha deciso di avviare una causa civile, prima che il giudice pronunci la sentenza, può comunque rinunciarvi e chiedere il risarcimento dei danni nel processo penale.
Se invece la causa civile viene avviata dopo che la vittima del reato si è costituita parte civile nel processo penale o dopo che il giudice penale ha pronunciato la sentenza di primo grado, il processo civile viene sospeso fino al termine di quello penale.
[1] Art. 185 cod. pen.
[2] Art. 76 cod. proc. pen.
[3] Art. 74 cod. proc. pen.
[4] Art. 79 cod. proc. pen.
[5] Art. 75 cod. proc. pen.
[6] Art. 540 cod. proc. pen.
[7] Art. 539 cod. proc. pen.
[8] Art. 83 cod. proc. pen.
[9] Art. 651 cod. proc. pen.
[10] Art. 652 cod. proc. pen.
[11] Art. 2947 cod. civ.
[12] Art. 75 cod. proc. pen.