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Timestamp: 2017-05-30 11:05:49+00:00
Document Index: 132898563

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 72', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 75', 'art. 76', 'art. 90', 'art. 46', 'art. 105', 'art. 95', 'art. 105', 'sentenza ', 'art. 97', 'DTF ', 'art. 106', 'DTF ', 'DTF ', 'art. 608', 'DTF ', 'art. 1', 'art. 635', 'art. 635', 'art. 602', 'DTF ', 'art. 635', '§ 86', 'art. 635', 'art. 607', '§ 86', '§ 86', 'art. 1', 'art. 635', 'art. 18', 'DTF ', 'DTF ', 'art. 105', 'art. 106', 'sentenza ', 'art. 106', 'DTF ', 'sentenza ', 'art. 97', 'art. 537', 'art. 542', 'DTF ', 'art. 164', 'art. 601', 'art. 135', 'sentenza ', 'art. 99', 'art. 2', 'art. 2', 'DTF ', 'sentenza ', 'art. 66', 'art. 68']

5A_37/2016 (12.09.2016)
5A_37/2016 Sentenza del 12 settembre 2016
B. Con la qui impugnata sentenza 30 novembre 2015, la I Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto gli appelli introdotti da A.________ (in data 12 marzo 2013) e da C.________ (il 15 marzo 2013).
C. Con allegato 18 gennaio 2016, A.________ (in seguito ricorrente) inoltra avanti al Tribunale federale un ricorso in materia civile, con il quale chiede che venga interamente respinta la petizione di B.________ (in seguito anche opponente) nonché la messa a carico di quest'ultima delle spese e ripetibili di prima e seconda istanza, protestate spese e ripetibili per la sede federale.
1.1. La sentenza impugnata tratta di una divisione ereditaria, ovvero di una materia civile (art. 72 cpv. 1 LTF) di carattere pecuniario (art. 74 cpv. 1 LTF). Il valore di lite supera l'importo minimo di fr. 30'000.-- (art. 74 cpv. 1 lett. b LTF). Essa emana da un'istanza cantonale di ultima istanza (art. 75 LTF), respinge le conclusioni della ricorrente che esce soccombente dal procedimento cantonale (art. 76 cpv. 1 LTF) e pone fine al medesimo (art. 90 LTF). Nell'ottica dei criteri evocati, il ricorso - tempestivo (art. 46 cpv. 1 lett. c e 100 cpv. 1 LTF) - è ammissibile.
1.3. Il Tribunale federale fonda il suo ragionamento giuridico sull'accertamento dei fatti svolto dall'autorità inferiore (art. 105 cpv. 1 LTF); può scostarsene o completarlo d'ufficio solo se è stato svolto in violazione del diritto ai sensi dell'art. 95 LTF o in modo manifestamente inesatto (art. 105 cpv. 2 LTF). L'accertamento dei fatti contenuto nella sentenza impugnata può essere censurato alle stesse condizioni; occorre inoltre che l'eliminazione dell'asserito vizio possa influire in maniera determinante sull'esito della causa (art. 97 cpv. 1 LTF). Se rimprovera all'autorità cantonale un accertamento dei fatti manifestamente inesatto - ossia arbitrario (DTF 137 III 226 consid. 4.2; 133 II 249 consid. 1.2.2) - il ricorrente deve motivare la censura conformemente alle esigenze poste dall'art. 106 cpv. 2 LTF (DTF 136 II 304 consid. 2.5). Il Tribunale federale esamina allora unicamente censure formulate in modo chiaro e preciso e, per quanto possibile, comprovate; non entra invece nel merito di una ridiscussione dei fatti di carattere appellatorio. L'accertamento dei fatti, rispettivamente l'apprezzamento delle prove, viola il divieto dell'arbitrio qualora il tribunale abbia manifestamente misconosciuto il senso e la portata di un mezzo di prova, abbia senza una ragione oggettiva trascurato di considerare un mezzo di prova rilevante e importante per l'esito della causa, infine qualora tragga dai fatti accertati delle conclusioni insostenibili. La mera divergenza con il punto di vista del ricorrente non attesta arbitrio (DTF 140 III 264 consid. 2.3 con rinvii).
2.2. In diritto, richiamati gli art. 608 cpv. 3 e 522 cpv. 2 CC il Tribunale di appello ha premesso che l'attribuzione di un oggetto della successione a un erede vale come norma divisionale e non come legato, a meno che una diversa intenzione risulti dalla disposizione per causa di morte. In caso di prelegato, ossia di un legato costituito in favore di un erede, la volontà di legare a un erede un bene in aggiunta alla quota successoria deve desumersi almeno per indizi dal testamento; tale prova del contrario non sottostà tuttavia a esigenze troppo severe.
3. Premesso - e avanti al Tribunale federale incontestato - che oggetto del prelegato è tutto il fondo xxx di Y.________, e non soltanto lo stabile senza terreno, e che "la parte di casa" cui si riferisce il testamento corrisponde alla quota di un mezzo della stessa particella, il Tribunale di appello ha esaminato quale portata dare all'atteggiamento tenuto da O.________ e B.________ in occasione delle trattative del giugno 2006 tra i coeredi avanti al notaio divisore. Esso ha considerato che, seppur da un lato è vero che il figlio (e allora rappresentante) di B.________ aveva sottolineato il desiderio di J.________ e K.________ di trattare in piena parità tutti i figli, e d'altro lato è pacifico che O.________ non abbia mai avanzato pretese sul legato litigioso bensì abbia proposto di essere liquidata con un conguaglio o mediante assegnazione di due immobili del valore di poco inferiore a fr. 9'000.--, le affermazioni di B.________ sono antecedenti all'accordo in seguito concluso fra lei e O.________; non deve pertanto sorprendere che a quel momento, il suo rappresentante abbia sostenuto tale tesi. Comunque, quand'anche O.________ possa non aver preso in considerazione la possibilità di valersi del prelegato, non può dirsi che ella vi abbia rinunciato: basti considerare che una dichiarazione redatta dall'esecutore testamentario e firmata dagli eredi secondo la quale una determinata clausola testamentaria vada intesa come semplice norma di divisione non costituisce ancora un contratto di divisione, ed ancor meno una rinuncia al legato (DTF 115 II 323 consid. 2).
4. La tesi ricorsuale è, piuttosto, che il prelegato in favore del figlio N.________ non è stato validamente ceduto a B.________. La ricorrente ricorda che a seguito del suo decesso, a N.________ sono subentrati dapprima la moglie O.________ e il figlio P.________ (che ha subito rinunciato a favore della madre), indi la coerede B.________. A suo giudizio, ed in sunto, in nessuna circostanza O.________ avrebbe ritenuto di beneficiare di un prelegato a suo favore: lo dimostra il fatto che la medesima abbia originariamente chiesto di essere liquidata con due particelle del valore peritale complessivo di poco meno di fr. 9'000.--, a fronte di un preteso legato del valore peritale di poco inferiore a fr. 350'000.--. Peraltro, B.________ era a conoscenza della richiesta di compensazione formulata da O.________, ed anzi in corso di procedura avrebbe ella medesima avanzato delle pretese in evidentissimo contrasto con l'ipotesi di un prelegato. Stralci della corrispondenza intercorsa in occasione di trattative fra gli eredi, svoltesi nel corso del mese di giugno 2006 fra il notaio divisore, O.________ e B.________, dimostrerebbero che quest'ultima non riteneva che il testamento di K.________ contenesse un prelegato a favore di N.________. Infine, la cessione delle ragioni ereditarie di O.________ a B.________ deve valere quale accettazione della sua richiesta di estromissione, che l'opponente caldeggiava.
La ricorrente ne deduce che la cessione delle ragioni ereditarie di O.________ a B.________ non poteva avere per oggetto il prelegato (infra consid. 5). Peraltro, l'opponente agirebbe comunque in malafede (infra consid. 6) e la sua pretesa sarebbe inesorabilmente prescritta (infra consid. 7). La conclusione contraria alla quale è giunto il Tribunale di appello si baserebbe su un'errata valutazione dei mezzi di prova nonché su un'errata applicazione del diritto, segnatamente gli art. 1 CO e 2 CC.
5.1. L'accordo 20 settembre 2006 fra O.________ e B.________ è un contratto di cessione delle ragioni ereditarie giusta l'art. 635 CC. Qualora concluso fra due coeredi, è valido nella forma scritta (art. 635 cpv. 1 CC), ha come conseguenza una devoluzione parziale soggettiva dell'eredità (art. 602 cpv. 1 CC) ed ha effetto reale e non solo obbligatorio; il coerede cedente, infine, cessa di far parte della comunione ereditaria (DTF 102 Ib 321 consid. 4; SCHAUFELBERGER/KELLER LÜSCHER, in Basler Kommentar, Zivilgesetzbuch, vol. II, 5a ed. 2015, n. 12 ad art. 635 CC). Oggetto della cessione è la partecipazione (e la quota parte, v. PAUL PIOTET, Droit successoral, Traité de droit privé suisse, vol. IV, 1975, § 86.I pag. 599) nella comunione ereditaria dell'erede cedente, non un bene determinato (SCHAUFELBERGER/KELLER LÜSCHER, op. cit., n. 11 ad art. 635 CC) : ogni erede ha infatti per principio uguali diritti sui singoli beni componenti la massa ereditaria (combinati art. 607 cpv. 1 e 610 cpv. 1 CC), e di conseguenza non potrebbe comunque alienare un diritto individualizzato. Per contro, la quota parte può essere ceduta anche solo parzialmente (PIOTET, op. cit., § 86.III.C pag. 607). Infine, si noterà che nulla impedisce a un legatario di cedere la propria pretesa nei confronti del debitore del legato - e ciò, anche prima dell'apertura della successione, sotto forma di cessione di un credito futuro eventuale (PIOTET, op. cit., § 86.II pag. 599; in altre parole, il legatario beneficia di una più ampia capacità di disporre della propria pretesa di quanto sia il caso per l'erede).
La conclusione di un contratto di cessione delle ragioni ereditarie, la sua validità, la sua interpretazione nonché la sua eventuale impugnazione per vizi della volontà sono rette dalle disposizioni generali del CO, segnatamente gli art. 1 segg., 18 segg. e 23 segg. CO (SCHAUFELBERGER/KELLER LÜSCHER, op. cit., n. 5 ad art. 635 CC).
5.2.1. Posto di fronte all'esigenza di interpretare una disposizione contrattuale, il giudice deve in primo luogo cercare di determinare la reale e comune intenzione delle parti, senza limitarsi alle espressioni o denominazioni errate delle quali esse abbiano potuto servirsi, vuoi per errore, vuoi per nascondere la vera natura del contratto (art. 18 cpv. 1 CO; DTF 135 III 410 consid. 3.2). Determinare ciò che un contraente sapeva o voleva al momento di concludere è considerato una constatazione di fatto; la determinazione della reale volontà delle parti è detta interpretazione soggettiva (DTF 131 III 606 consid. 4.1). Se il giudice vi riesce, la sua è una constatazione di fatto che vincola il Tribunale federale giusta l'art. 105 LTF. Per contro, qualificare giuridicamente i fatti constatati dall'autorità cantonale è una questione di diritto (art. 106 cpv. 1 LTF; sentenza 5A_137/2009 dell'8 novembre 2010 consid. 4.6).
5.2.2. Se non appare possibile determinare la volontà reale delle parti, o se la rispettiva volontà diverge, il giudice è chiamato a interpretare le dichiarazioni fatte e i comportamenti adottati secondo la teoria dell'affidamento; deve pertanto stabilire come una determinata dichiarazione o un determinato comportamento poteva in buona fede essere compreso nell'insieme delle circostanze (interpretazione normativa). Il principio dell'affidamento permette in tal modo di attribuire a una parte il senso oggettivo della sua dichiarazione o del suo comportamento, quand'anche questo non corrisponda alla sua volontà interiore. L'applicazione del principio dell'affidamento è una questione di diritto che il Tribunale federale può esaminare d'ufficio (art. 106 cpv. 1 LTF); nondimeno, esso deve basarsi sul contenuto delle manifestazioni di volontà e sulle circostanze, il cui accertamento è una questione di fatto (DTF 135 III 410 consid. 3.2; 132 III 268 consid. 2.3.2; sentenza 5A_137/2009 cit. consid. 4.6).
5.3.2. Il ricorso non contiene tuttavia censure in fatto che rispondano ai severi requisiti legali (art. 97 cpv. 1 LTF; in proposito, supra consid. 1.3). A ben guardare, la ricorrente si limita a ribadire la propria lettura delle circostanze.
5.3.3.1. Sia preliminarmente rammentato che i beni del defunto passano agli eredi con la morte di lui (momento dell'apertura della successione, art. 537 cpv. 1 CC). Può raccogliere la successione, rispettivamente acquistare il diritto alla cosa legata, colui che è vivo e capace di succedere all'apertura della successione (art. 542 cpv. 1 rispettivamente 543 cpv. 1 CC).
5.3.3.4. Resta da chiedersi se l'asserita inconsapevolezza delle parti all'accordo 20 settembre 2006 circa l'esistenza del legato (o, meglio, circa la qualifica di legato da attribuire alle ultime volontà di K.________) possa aver precluso la cessione del medesimo da O.________ a B.________, come afferma la ricorrente. La risposta non può che essere negativa. Già si è visto (supra consid. 5.1) che la cessione di un legato non sottostà alle restrizioni della cessione di ragioni ereditarie e può avvenire prima dell'apertura della successione, sotto forma di cessione di un credito futuro eventuale. Ora, se può essere validamente ceduto persino un legato nemmeno ancora costituito, a ben maggior ragione deve poter essere trasferito un legato di cui il beneficiario non è (ancora) consapevole. Ciò è sicuramente il caso qualora siano adempiute - come nel presente procedimento - le condizioni per una cessione di pretese future rispettivamente sotto condizione: determinabilità del debitore della prestazione (qui la comunione ereditaria), del titulus (legato) e del contenuto ("la mia parte di casa di Y.________ [...]"). Corrobora questa conclusione la DTF 122 III 361 consid. 4c: in quel caso, la cessione venne negata poiché la cedente aveva utilizzato il verbo "possedere" al presente, escludendo in tal modo l'ipotesi di cessione di pretese future (in merito v. GIRSBERGER/HERMANN, in Basler Kommentar, Obligationenrecht, vol. I, 6a ed. 2015, n. 36 ad art. 164 CO). In altre parole, il Tribunale federale ha considerato che la formula utilizzata dalle parti in quel caso, assai simile a quella presentemente impiegata, si riferiva alle pretese esistenti. Qui, è accertato che le pretese cedute erano già sorte al momento del decesso di K.________ prima, e di N.________ poi, e sono dunque coperte dalla formula utilizzata. Anche il legato, pertanto, cade sotto la denominazione delle pretese cedute ("tutti i propri diritti e le proprie ragioni ereditarie sotto qualsiasi titolo [...]"). Quanto precede vale a maggior ragione se si considera che, in realtà, la possibilità che le ultime volontà di K.________ potessero costituire un legato era già stata discussa e lasciata in sospeso, con accordo di tutti gli eredi, per chiarimento in una fase successiva della divisione ereditaria, come si vedrà più avanti.
6. A giudizio della ricorrente, O.________ e B.________ non potrebbero comunque prevalersi della (contestata) cessione delle ragioni ereditarie senza contravvenire alle più elementari regole della buona fede.
7. Quale terza via argomentativa, la ricorrente invoca la prescrizione della pretesa attorea.
7.1. Esposti i principi relativi alla prescrizione dell'azione del legatario giusta l'art. 601 CC ed ammessa la scadenza del termine decennale di prescrizione, il Tribunale di appello ha esaminato la possibilità di un'interruzione dello stesso ai sensi dell'art. 135 CO. Sulla scorta dell'inventario 21 ottobre 2004 del notaio divisore, nonché della continuazione del medesimo del 22 giugno 2006, il Tribunale di appello ha accertato che il problema della pretesa derivante dal legato era stato, d'accordo le parti ed il notaio divisore, rinviato alla divisione. Il notaio divisore, peraltro, ha deposto che il notaio che aveva pubblicato il testamento aveva sin dall'inizio informato le parti che la disposizione litigiosa poteva essere interpretata come legato. Il Tribunale di appello ne ha dedotto che la ricorrente non poteva ignorare quale fosse la " questione " che restava da chiarire " al momento della divisione ": lasciata inevasa l'ipotesi che la ricorrente, rinviando l'esame del prelegato a una successiva fase della divisione, abbia implicitamente riconosciuto il legato nel suo principio, il Tribunale di appello ha ritenuto che, in ogni caso, ogni richiamo al tempo trascorso prima dell'inoltro dell'azione nel 2011 costituirebbe comportamento abusivo, lasciando indecisa la questione di un'eventuale interruzione della prescrizione.
Anche la critica ricorsuale appena riassunta è di carattere squisitamente appellatorio: a fronte della precisa constatazione dei Giudici cantonali che il brevetto notarile in questione deve essere interpretato nel senso di un inequivocabile rinvio dell'interpretazione del testamento di K.________ a data ulteriore, la ricorrente non può limitarsi a proporre un'alternativa interpretazione, bensì avrebbe dovuto dimostrare con precisione che quella adottata dal Tribunale di appello sia insostenibile. A tal fine, non è sufficiente ipotizzare cosa avrebbe potuto fare un erede, rispettivamente qualificare di "forzatura" l'interpretazione dell'autorità inferiore. Quanto all'affermazione che la ricorrente avrebbe contraddetto l'esistenza del legato fino alla cessione in suo favore, essa non emerge dalla sentenza impugnata ed è pertanto nuova ai sensi dell'art. 99 cpv. 1 LTF.
La questione a sapere se un determinato comportamento sia suscettibile di suscitare, nel creditore, il legittimo sentimento di potersi esimere dall'agire in giustizia per tempo e nelle forme richieste (HANS MERZ, in Berner Kommentar, 1962, n. 411 ad art. 2 CC; HAUSHEER/AEBI-MÜLLER, in Berner Kommentar, 2012, n. 274 ad art. 2 CC) è, a non dubitarne, una conclusione alla quale il Tribunale di appello è giunto mediante l'esercizio del proprio apprezzamento delle circostanze di fatto accertate senza arbitrio. Quello di legittimo affidamento del creditore, detto altrimenti, è un concetto indeterminato che il giudice concretizza esercitando il proprio potere d'apprezzamento. Chiamato a riesaminare decisioni di questo genere, il Tribunale federale si impone un grosso riserbo, e interviene unicamente qualora l'autorità cantonale ha fatto un utilizzo errato del proprio potere di apprezzamento: segnatamente quando essa si è distanziata senza ragione da principi riconosciuti dalla prassi e dalla dottrina; quando ha preso in considerazione aspetti che non avrebbero dovuto rivestire alcuna importanza; oppure quando, al contrario, ha tralasciato fattori giuridicamente determinanti. Infine, il Tribunale federale interviene se decisioni fondate sull'apprezzamento si rivelano profondamente ingiuste nel risultato (DTF 135 III 121 consid. 2 con rinvii; sentenza 5A_141/2013 del 25 aprile 2013 consid. 3.3, in FamPra.ch 2013 pag. 1013).
8. Il ricorso va pertanto respinto nella misura della sua ammissibilità, con conseguenza di tassa e spese a carico della ricorrente soccombente (art. 66 cpv. 1 LTF). Non sono dovute ripetibili (art. 68 cpv. 1 LTF).
2. Le spese giudiziarie di fr. 5'000.-- sono poste a carico della ricorrente.
3. Comunicazione ai partecipanti al procedimento e alla I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino.