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Timestamp: 2020-07-12 03:40:22+00:00
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Giovedì 20 Dicembre 2012 00:00	Mena Di Siena
L'avvocato è un libero professionista che può ben scegliere e decidere la quantità degli impegni che è in grado di gestire in modo ragionevole; ossia egli può dosare, con adeguata organizzazione professionale ed avvalendosi dell'opera di collaboratori, il giusto equilibrio tra lavoro e tempo libero. Il "tempo libero" non costituisce, di per sè, un diritto fondamentale della persona tutelato a livello costituzionale e sovranazionale, e ciò per la semplice ragione che il suo esercizio è rimesso alla esclusiva autodeterminazione della persona, che è libera di scegliere tra l'impegno instancabile nel lavoro e il dedicarsi, invece, a realizzare il proprio tempo libero da lavoro e da ogni occupazione.Trattandosi, quindi, di un diritto "immaginario", nei sensi di cui al citato precedente delle Sezioni Unite, esso non può essere fonte di un obbligo risarcitorio in relazione al danno non patrimoniale (Cass., III sezione Civile, sentenza 04.12.2012, n. 21725).
sul ricorso 26686-2010 proposto da:
S.N. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA <...>, presso lo studio dell'avvocato <...>, rappresentato e difeso dall'avvocato <...> giusta delega in atti; - ricorrente -
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA in persona dei Ministro pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, da cui è difeso per legge; - controricorrente -
avverso la sentenza n. 1638/2010 della CORTE D'APPELLO di MILANO, depositata il 03/06/2010, R.G.N. 3213/2007;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 05/11/2012 dal Consigliere Dott. FRANCESCO MARIA CTRILLO;
1. L'avv. S.N.M. conveniva in giudizio il Ministero della giustizia, davanti al Tribunale di Milano, per ottenerne la condanna al risarcimento dei danni determinati, in via indicativa, in circa 458.000,00 Euro asseritamente subiti a causa dei sistematici disservizi degli uffici di cancelleria e degli ufficiali giudiziari, dovuti a carenze organizzative, che lo avevano costretto a lavorare in condizioni di estremo disagio, sacrificando un' incalcolabile quantità di tempo, anche nei giorni festivi, per lo svolgimento di adempimenti che altri avrebbero dovuto compiere qualora vi fosse stato un normale funzionamento degli uffici.
2. La sentenza veniva appellata dall'avv. S., e la Corte d'appello di Milano, con sentenza del 3 giugno 2010, rigettava il gravame, condannando l'appellante al pagamento delle spese del grado.
3. L'avv. S. propone ricorso avverso la sentenza della Corte d'appello di Milano, con atto affidato a due motivi.
Resiste il Ministero della giustizia con controricorso, a mezzo dell'Avvocatura generale dello Stato.
Va tuttavia osservato che la notifica del controricorso è affetta da nullità, poichè non sono state rispettate le disposizioni in tema di notifica a mezzo posta. Risulta dall'originale della cartolina, depositata presso questa Corte in data 3 giugno 2011, che detta notifica, indirizzata allo studio del domiciliatario del ricorrente in Roma, Avv. <...>, <...>, è stata consegnata dall'agente postale, il 6 aprile 2011, al portiere dello stabile, in assenza del destinatario e di persone abilitate alla ricezione degli atti.
Sulla scia di tale pronuncia, la successiva sentenza 27 aprile 2011, n. 9422, di questa Sezione, ha riconosciuto che il "tempo libero" non costituisce, di per sè, un diritto fondamentale della persona tutelato a livello costituzionale e sovranazionale, e ciò per la semplice ragione che il suo esercizio è rimesso alla esclusiva autodeterminazione della persona, che è libera di scegliere tra l'impegno instancabile nel lavoro e il dedicarsi, invece, a realizzare il proprio tempo libero da lavoro e da ogni occupazione.
Trattandosi, quindi, di un diritto "immaginario", nei sensi di cui al citato precedente delle Sezioni Unite, esso non può essere fonte di un obbligo risarcitorio in relazione al danno non patrimoniale.
Nè, d'altra parte, può giungersi a diverse conclusioni in riferimento alle altre "voci" di danno, cui il ricorrente si richiama soprattutto nel secondo motivo di ricorso, ossia il danno da perdita di tempo, il danno da mancanza di un tempo ricreativo dell'organismo e della psiche umana, il danno da forzata rinuncia a degli spazi temporali della propria esistenza (...) che ciascun individuo ha l'insopprimibile libertà di utilizzare in attività che siano per lui fonte di compiacimento e di benessere. Si tratta, evidentemente, analogamente al preteso diritto al riposo, di elementi che - pur rappresentando elevati valori della vita spirituale - non assurgono al livello di possibile fonte di un danno risarcibile.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Terza Sezione Civile, il 5 novembre 2012.
Depositato in Cancelleria il 4 dicembre 2012