Source: http://www.geometra.info/normativa/decreto-legislativo-8-ottobre-2011-n-176-attuazione-della-direttiva-200954ce-sullutilizzazione-e-la-commercializzazione-delle-acque-minerali-naturali-11g0218-gu-n-258-del-5-11-2011/
Timestamp: 2017-11-20 04:03:36+00:00
Document Index: 185897637

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 17', 'art. 26', 'art. 30', 'art. 32', 'art. 33', 'art. 34']

DECRETO LEGISLATIVO 8 ottobre 2011, n. 176 - Attuazione della direttiva 2009/54/CE, sull'utilizzazione e la commercializzazione delle acque minerali naturali. (11G0218) - (GU n. 258 del 5-11-2011 | Geometra.info
<MINISTERO DELLA SALUTE – DECRETO 4 agosto 2011
MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE – COMUNICATO – Deliberazione dell’Albo nazionale gestori ambientali del 26 ottobre 2011>
DECRETO LEGISLATIVO 8 ottobre 2011, n. 176 – Attuazione della direttiva 2009/54/CE, sull’utilizzazione e la commercializzazione delle acque minerali naturali. (11G0218) – (GU n. 258 del 5-11-2011
DECRETO LEGISLATIVO 8 ottobre 2011, n. 176 - Attuazione della direttiva 2009/54/CE, sull'utilizzazione e la commercializzazione delle acque minerali naturali. (11G0218) - (GU n. 258 del 5-11-2011 ) note: Entrata in vigore del provvedimento: 20/11/2011
DECRETO LEGISLATIVO 8 ottobre 2011 , n. 176
Attuazione  della  direttiva  2009/54/CE,  sull’utilizzazione  e   la
commercializzazione delle acque minerali naturali. (11G0218)
Capo I   ACQUE MINERALI NATURALI
Vista  la  direttiva  2009/54/CE  del  Parlamento  europeo  e   del
Consiglio,   del   18   giugno   2009,   sull’utilizzazione   e    la
commercializzazione delle acque minerali naturali;
adottata nella riunione del 7 luglio 2011;
Acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti  tra
espresso nella seduta del 27 luglio 2011;
riunione del 6 ottobre 2011;
della salute,  di  concerto  con  i  Ministri  degli  affari  esteri,
dell’economia  e  delle  finanze,  della  giustizia,  dello  sviluppo
economico, dell’ambiente e della tutela del territorio  e  del  mare,
delle politiche agricole alimentari e forestali e per i rapporti  con
le regioni e per la coesione territoriale;
1. Le disposizioni del presente decreto non si applicano alle acque
minerali  naturali  ed  alle  acque  di   sorgente   destinate   alle
esportazioni in Paesi terzi.
dell’articolo  10,  comma  3,   del   testo   unico   delle
– Il testo dell’articolo  1  e  dell’allegato  B  della
legge 4  giugno  2010  n.  96,  pubblicata  nella  Gazzetta
l’adempimento degli obblighi comunitari.
Art. 1 (Delega al Governo per l’attuazione di direttive
comunitarie). – 1. Il  Governo  e’  delegato  ad  adottare,
entro il termine di recepimento indicato in ciascuna  delle
direttive  elencate  negli  allegati  A  e  B,  i   decreti
alle medesime direttive. Per le  direttive  elencate  negli
allegati A e B, il cui  termine  di  recepimento  sia  gia’
scaduto ovvero scada nei tre mesi successivi alla  data  di
entrata in vigore  della  presente  legge,  il  Governo  e’
delegato ad adottare i decreti  legislativi  di  attuazione
medesima legge. Per le direttive elencate negli allegati  A
e B, che  non  prevedono  un  termine  di  recepimento,  il
Governo e’ delegato ad adottare i decreti legislativi entro
dell’articolo 14 della legge 23 agosto  1988,  n.  400,  su
«Allegato B – (Articolo 1, commi 1 e 3)
2008/118/CE».
– La direttiva 2009/54/CE e’ pubblicata nella  G.U.U.E.
26 giugno 2009, n. L 164.
Definizione e caratteristiche di un’acqua minerale naturale
1. Sono considerate acque minerali naturali le  acque  che,  avendo
origine da una falda o giacimento sotterraneo, provengono  da  una  o
piu’ sorgenti  naturali  o  perforate  e  che  hanno  caratteristiche
igieniche particolari e, eventualmente,  proprieta’  favorevoli  alla
2. Le acque minerali naturali si distinguono dalle ordinarie  acque
potabili per la purezza originaria e sua conservazione, per il tenore
in minerali, oligoelementi o altri costituenti ed, eventualmente, per
taluni loro effetti. Esse vanno tenute al riparo da ogni  rischio  di
3. Le caratteristiche di cui ai commi 1 e 2 devono essere  valutate
sul piano:
a) geologico ed idrogeologico;
b) organolettico, fisico, fisico-chimico e chimico;
c) microbiologico;
d) se necessario, farmacologico, clinico e fisiologico.
4. La composizione,  la  temperatura  e  le  altre  caratteristiche
essenziali delle acque minerali naturali debbono mantenersi  costanti
alla sorgente nell’ambito delle variazioni naturali, anche in seguito
ad eventuali variazioni di portata.
1. Con decreto del Ministro  della  salute,  sentito  il  Consiglio
superiore di sanita’, sono determinati i criteri di valutazione delle
caratteristiche delle acque minerali naturali di cui all’articolo  2,
secondo  le  prescrizioni  tecniche  indicate  negli  allegati  della
direttiva 2009/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,  del  18
giugno 2009.
2. Con decreto del Ministro  della  salute,  sentito  il  Consiglio
superiore  di  sanita’,   si   procedera’   all’aggiornamento   delle
prescrizioni tecniche contenute nel decreto ministeriale  di  cui  al
comma 1 al fine di adeguare le  prescrizioni  suddette  al  progresso
tecnico, alle  nuove  acquisizioni  scientifiche  ed  alle  direttive
emanate dalla Comunita’ europea in materia.
– Per i riferimenti alla direttiva 2009/54/CE, si  veda
1. La domanda per ottenere il riconoscimento di  un’acqua  minerale
naturale deve essere indirizzata al Ministero  della  salute  e  deve
essere corredata da una documentazione volta a fornire  una  completa
conoscenza   dell’acqua   minerale   naturale,   che   contenga,   in
particolare, gli elementi di valutazione di cui all’articolo 2, comma
3, lettere a), b), c) ed eventualmente d).
2. Nella domanda deve essere inoltre specificata  la  denominazione
della sorgente,  la  localita’  ove  essa  sgorga,  la  denominazione
attribuita all’acqua minerale ai sensi del comma 1 dell’articolo  10,
l’eventuale trattamento  dell’acqua  minerale  naturale  mediante  le
operazioni di cui all’articolo 8, comma 1, lettere b), c), d) ed e).
3. Il riconoscimento e’ richiesto dal  titolare  di  concessione  o
sub-concessione mineraria o di altro valido titolo  rilasciato  dalle
autorita’ competenti in base alle disposizioni di  legge  vigenti  in
1. Il Ministero della  salute,  con  proprio  decreto,  sentito  il
Consiglio  superiore  di  sanita’,  provvede  sulla  domanda  di  cui
all’articolo 4.
2. Il decreto di riconoscimento riporta la denominazione dell’acqua
minerale  naturale,  il  nome  della  sorgente   ed   il   luogo   di
utilizzazione della stessa e specifica le  caratteristiche  igieniche
particolari, nonche’ le eventuali proprieta’ favorevoli  alla  salute
dell’acqua  minerale  naturale,  le  indicazioni   e   le   eventuali
controindicazioni che possono essere  riportate  sulle  etichette  ed
ogni  altra  indicazione  ritenuta  opportuna,  caso  per  caso,  ivi
compreso l’eventuale trattamento tra quelli di  cui  all’articolo  8,
comma 1, lettere c) e d).
3. Il  decreto  di  riconoscimento  e’  pubblicato  nella  Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana  e  comunicato  alla  Commissione
Autorizzazione alla utilizzazione
1. L’utilizzazione  di  una  sorgente  d’acqua  minerale  naturale,
riconosciuta come tale ai sensi  dell’articolo  4  ,  e’  subordinata
all’autorizzazione regionale.
2. L’autorizzazione  e’  rilasciata  previo  accertamento  che  gli
impianti destinati all’utilizzazione  siano  realizzati  in  modo  da
escludere ogni pericolo di inquinamento e da conservare all’acqua  le
proprieta’, corrispondenti alla sua  qualificazione,  esistenti  alla
sorgente, fatte salve le modifiche apportate con i trattamenti di cui
all’articolo 7, comma 1, lettere b), c) e d).
3. Copia del provvedimento di  autorizzazione  viene  trasmessa  al
Condizioni per il rilascio dell’autorizzazione
1. Ai fini del rilascio dell’autorizzazione di cui all’articolo  6,
deve in particolare essere accertato che:
a) la sorgente o il punto di emergenza siano protetti contro ogni
pericolo di inquinamento e siano applicate, ai fini della tutela  dei
corpi idrici, le disposizioni di cui alla  parte  terza  del  decreto
legislativo 30 aprile 2006, n. 152;
b)  la  captazione,  le  canalizzazioni  ed  i   serbatoi   siano
realizzati con materiali adatti all’acqua minerale naturale, in  modo
da   impedire   qualsiasi   modifica   chimica,   fisico-chimica    e
batteriologica di tale acqua, nei  limiti  previsti  dalla  normativa
vigente in materia di materiali  ed  oggetti  destinati  a  venire  a
contatto con i prodotti alimentari;
c) le condizioni di utilizzazione ed in particolare gli  impianti
di lavaggio e di imbottigliamento soddisfano le  esigenze  igieniche.
In particolare, i recipienti debbono essere trattati o fabbricati  in
modo da evitare che le  caratteristiche  batteriologiche  e  chimiche
delle acque minerali  naturali  vengano  alterate;  i  recipienti,  i
dispositivi di chiusura debbono essere conformi  alle  norme  vigenti
relative ai materiali ed agli oggetti destinati a venire  a  contatto
con i prodotti alimentari;
d) l’eventuale trattamento dell’acqua,  di  cui  all’articolo  8,
comma  1,  lettere  c)  e  d),  corrisponda  a  quello  indicato  nel
provvedimento di riconoscimento.
– Il testo della parte terza del decreto legislativo  3
aprile  2006,  n.152   (Norme   in   materia   ambientale),
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 14 aprile 2006, n.  88,
S.O., cosi’ recita:
“Parte terza – Norme in materia di difesa del  suolo  e
lotta  alla  desertificazione,  di   tutela   delle   acque
dall’inquinamento e di gestione  delle  risorse  idriche  –
Sezione I – Norme in materia di difesa del  suolo  e  lotta
alla desertificazione – Titolo  I  –  Principi  generali  e
competenze – Capo I – Principi generali
Art. 53 (Finalita’). – 1. Le disposizioni di  cui  alla
presente sezione sono volte ad assicurare la tutela  ed  il
risanamento del suolo  e  del  sottosuolo,  il  risanamento
idrogeologico del territorio  tramite  la  prevenzione  dei
fenomeni  di  dissesto,  la  messa   in   sicurezza   delle
situazioni a rischio e la lotta alla desertificazione.
2. Per il conseguimento delle finalita’ di cui al comma
1, la pubblica amministrazione svolge ogni opportuna azione
di   carattere    conoscitivo,    di    programmazione    e
pianificazione degli interventi, nonche’  preordinata  alla
loro  esecuzione,  in  conformita’  alle  disposizioni  che
3. Alla realizzazione delle attivita’ previste al comma
1 concorrono, secondo le rispettive competenze,  lo  Stato,
le regioni a statuto speciale  ed  ordinario,  le  province
autonome di Trento e di Bolzano, le province, i comuni e le
comunita’  montane  e  i  consorzi   di   bonifica   e   di
Art. 54 (Definizioni). –  1.  Ai  fini  della  presente
sezione si intende per:
a) suolo: il territorio, il suolo, il sottosuolo, gli
abitati e le opere infrastrutturali;
b) acque: le acque meteoriche e le acque superficiali
e sotterranee come di seguito specificate;
c) acque superficiali: le acque interne, ad eccezione
delle sole acque sotterranee, le acque di transizione e  le
acque  costiere,  tranne  per  quanto  riguarda  lo   stato
chimico, in relazione al quale sono incluse anche le  acque
d) acque sotterranee: tutte le acque che  si  trovano
sotto la superficie del suolo nella zona di saturazione e a
contatto diretto con il suolo o il sottosuolo;
e)  acque  interne:  tutte  le   acque   superficiali
correnti  o  stagnanti  e  tutte   le   acque   sotterranee
all’interno della linea di base che  serve  da  riferimento
per definire il limite delle acque territoriali;
f)  fiume:  un  corpo  idrico  interno   che   scorre
prevalentemente  in  superficie,   ma   che   puo’   essere
parzialmente sotterraneo;
g) lago: un corpo idrico superficiale interno fermo;
h) acque di transizione: i corpi idrici  superficiali
in  prossimita’  della  foce  di   un   fiume,   che   sono
parzialmente di natura salina a causa della loro  vicinanza
alle acque costiere,  ma  sostanzialmente  influenzati  dai
flussi di acqua dolce;
i) acque  costiere:  le  acque  superficiali  situate
all’interno rispetto a una retta immaginaria  distante,  in
ogni suo punto, un miglio  nautico  sul  lato  esterno  dal
punto  piu’  vicino  della  linea  di  base  che  serve  da
riferimento   per   definire   il   limite   delle    acque
territoriali, e che  si  estendono  eventualmente  fino  al
limite esterno delle acque di transizione;
l) corpo idrico superficiale: un elemento distinto  e
significativo di acque  superficiali,  quale  un  lago,  un
bacino artificiale, un torrente, un fiume o  canale,  parte
di un  torrente,  fiume  o  canale,  nonche’  di  acque  di
transizione o un tratto di acque costiere;
m)  corpo  idrico  artificiale:   un   corpo   idrico
superficiale creato da un’attivita’ umana;
n)  corpo  idrico  fortemente  modificato:  un  corpo
idrico superficiale la cui natura, a seguito di alterazioni
fisiche dovute a  un’attivita’  umana,  e’  sostanzialmente
modificata;
o) corpo idrico sotterraneo: un  volume  distinto  di
acque sotterranee contenute da una o piu’ falde acquifere;
p) falda acquifera: uno o piu’ strati sotterranei  di
roccia  o   altri   strati   geologici   di   porosita’   e
permeabilita’   sufficiente   da   consentire   un   flusso
significativo  di  acque  sotterranee  o  l’estrazione   di
quantita’ significative di acque sotterranee;
q) reticolo idrografico: l’insieme degli elementi che
costituiscono  il  sistema  drenante  alveato  del   bacino
idrografico;
r)  bacino  idrografico:  il  territorio  nel   quale
scorrono tutte le acque superficiali attraverso  una  serie
di torrenti, fiumi ed eventualmente laghi per  sfociare  al
mare in un’unica foce, a estuario o delta;
s) sottobacino o sub-bacino: il territorio nel  quale
di torrenti, fiumi ed eventualmente laghi per  sfociare  in
un punto specifico di un corso d’acqua, di solito un lago o
la confluenza di un fiume;
t) distretto idrografico: area di terra  e  di  mare,
costituita da uno o piu’  bacini  idrografici  limitrofi  e
dalle  rispettive  acque   sotterranee   e   costiere   che
costituisce la principale unita’ per la gestione dei bacini
idrografici;
u) difesa del suolo: il  complesso  delle  azioni  ed
attivita’  riferibili  alla  tutela  e   salvaguardia   del
territorio, dei  fiumi,  dei  canali  e  collettori,  degli
specchi lacuali, delle lagune, della fascia costiera, delle
acque  sotterranee,  nonche’  del   territorio   a   questi
connessi,  aventi  le  finalita’  di  ridurre  il   rischio
idraulico, stabilizzare i fenomeni di  dissesto  geologico,
ottimizzare l’uso e  la  gestione  del  patrimonio  idrico,
valorizzare le caratteristiche ambientali e  paesaggistiche
collegate;
v)  dissesto   idrogeologico:   la   condizione   che
caratterizza  aree  ove  processi  naturali  o   antropici,
relativi alla dinamica dei corpi idrici, del  suolo  o  dei
versanti, determinano condizioni di rischio sul territorio;
z) opera  idraulica:  l’insieme  degli  elementi  che
idrografico.
Art. 55 (Attivita’ conoscitiva).  –  1.  Nell’attivita’
conoscitiva, svolta per le finalita’ di cui all’articolo 53
e riferita all’intero territorio  nazionale,  si  intendono
comprese le azioni di:
a) raccolta, elaborazione, archiviazione e diffusione
b) accertamento, sperimentazione,  ricerca  e  studio
degli elementi  dell’ambiente  fisico  e  delle  condizioni
generali di rischio;
c) formazione ed aggiornamento delle carte  tematiche
del territorio;
d) valutazione e  studio  degli  effetti  conseguenti
alla esecuzione dei piani, dei programmi e dei progetti  di
opere previsti dalla presente sezione;
e)  attuazione  di  ogni   iniziativa   a   carattere
conoscitivo ritenuta necessaria per il conseguimento  delle
finalita’ di cui all’articolo 53.
2. L’attivita’ conoscitiva di cui al presente  articolo
e’  svolta,  sulla  base   delle   deliberazioni   di   cui
all’articolo  57,  comma  1,  secondo  criteri,  metodi   e
standard di raccolta, elaborazione e consultazione, nonche’
modalita’  di  coordinamento  e  di  collaborazione  tra  i
soggetti  pubblici  comunque  operanti  nel  settore,   che
garantiscano la possibilita’ di  omogenea  elaborazione  ed
analisi e la costituzione e gestione, ad opera del Servizio
geologico  d’Italia  –  Dipartimento   difesa   del   suolo
dell’Agenzia  per  la  protezione  dell’ambiente  e  per  i
servizi tecnici (APAT) (204) di  cui  all’articolo  38  del
decreto legislativo 30 luglio 1999, n.  300,  di  un  unico
sistema  informativo,  cui  vanno  raccordati   i   sistemi
informativi regionali e quelli delle province autonome.
3. E’ fatto obbligo alle Amministrazioni  dello  Stato,
anche ad ordinamento autonomo, nonche’ alle istituzioni  ed
agli  enti  pubblici,   anche   economici,   che   comunque
raccolgano dati nel settore  della  difesa  del  suolo,  di
trasmetterli alla regione territorialmente  interessata  ed
al Servizio geologico d’Italia –  Dipartimento  difesa  del
suolo dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per  i
servizi tecnici (APAT) (205); secondo le modalita’ definite
ai sensi del comma 2 del presente articolo.
4.  L’Associazione  nazionale  Comuni  italiani  (ANCI)
contribuisce allo svolgimento dell’attivita’ conoscitiva di
cui  al  presente  articolo,   in   particolare   ai   fini
dell’attuazione delle iniziative di cui al comma 1, lettera
e), nonche’  ai  fini  della  diffusione  dell’informazione
ambientale  di  cui  agli  articoli  8  e  9  del   decreto
legislativo 19 agosto 2005, n. 195,  di  recepimento  della
direttiva 2003/4/CE del Parlamento europeo e del  Consiglio
del 28 gennaio 2003, e in  attuazione  di  quanto  previsto
dall’articolo 1 della legge  17  maggio  1999,  n.  144,  e
altresi’ con riguardo a:
a) inquinamento dell’aria;
b)   inquinamento   delle   acque,   riqualificazione
fluviale e ciclo idrico integrato;
c)   inquinamento   acustico,   elettromagnetico    e
d) tutela del territorio;
e) sviluppo sostenibile;
f) ciclo integrato dei rifiuti;
g) energie da fonti energetiche rinnovabili;
h) parchi e aree protette.
5. L’ANCI provvede all’esercizio delle attivita’ di cui
al comma 4 attraverso la raccolta e l’elaborazione dei dati
necessari  al  monitoraggio  della  spesa  ambientale   sul
territorio  nazionale  in  regime  di  convenzione  con  il
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio.  Con
decreto del  Ministro  dell’ambiente  e  della  tutela  del
territorio sono  definiti  i  criteri  e  le  modalita’  di
esercizio delle suddette attivita’. Per lo  svolgimento  di
queste ultime viene destinata, nei limiti delle  previsioni
di spesa di cui alla convenzione in essere, una  somma  non
inferiore all’uno  e  cinquanta  per  cento  dell’ammontare
della   massa   spendibile    annualmente    delle    spese
d’investimento previste per il  Ministero  dell’ambiente  e
della tutela del territorio.  Per  l’esercizio  finanziario
2006, all’onere di cui sopra si provvede a valere sul fondo
da  ripartire  per  la  difesa  del  suolo  e   la   tutela
Art. 56 (Attivita’ di pianificazione, di programmazione
e di attuazione). – 1. Le attivita’ di  programmazione,  di
pianificazione e di attuazione degli interventi destinati a
realizzare le finalita’ di cui all’articolo 53  riguardano,
ferme restando le competenze e le  attivita’  istituzionali
proprie del Servizio nazionale  di  protezione  civile,  in
a) la sistemazione, la conservazione ed  il  recupero
del  suolo   nei   bacini   idrografici,   con   interventi
idrogeologici,       idraulici,        idraulico-forestali,
idraulico-agrari, silvo-pastorali,  di  forestazione  e  di
bonifica,   anche   attraverso   processi    di    recupero
naturalistico, botanico e faunistico;
b) la difesa, la sistemazione e  la  regolazione  dei
corsi d’acqua, dei rami terminali dei fiumi  e  delle  loro
foci nel mare, nonche’ delle zone umide;
c)  la  moderazione  delle  piene,   anche   mediante
serbatoi  di  invaso,  vasche  di  laminazione,  casse   di
espansione, scaricatori, scolmatori, diversivi o altro, per
la difesa dalle inondazioni e dagli allagamenti;
d) la disciplina delle attivita’ estrattive nei corsi
d’acqua, nei laghi, nelle lagune ed in  mare,  al  fine  di
prevenire il dissesto del territorio, inclusi  erosione  ed
abbassamento degli alvei e delle coste;
e) la difesa e il consolidamento dei versanti e delle
aree instabili, nonche’ la difesa  degli  abitati  e  delle
infrastrutture contro i movimenti franosi,  le  valanghe  e
altri fenomeni di dissesto;
f) il contenimento dei  fenomeni  di  subsidenza  dei
suoli e di risalita delle acque  marine  lungo  i  fiumi  e
nelle  falde  idriche,   anche   mediante   operazioni   di
ristabilimento delle preesistenti condizioni di  equilibrio
e delle falde sotterranee;
g)  la  protezione  delle  coste  e   degli   abitati
dall’invasione e dall’erosione delle  acque  marine  ed  il
rifacimento  degli  arenili,  anche   mediante   opere   di
ricostituzione dei cordoni dunosi;
h) la razionale utilizzazione delle  risorse  idriche
superficiali e profonde, con una efficiente rete idraulica,
irrigua ed  idrica,  garantendo,  comunque,  che  l’insieme
delle derivazioni non pregiudichi il minimo deflusso vitale
negli alvei sottesi nonche’ la polizia delle acque;
i) lo svolgimento funzionale dei servizi  di  polizia
idraulica, di navigazione interna, nonche’  della  gestione
dei relativi impianti;
l) la manutenzione ordinaria  e  straordinaria  delle
opere e degli impianti nel settore e la  conservazione  dei
m)  la  regolamentazione  dei  territori  interessati
dagli interventi di cui alle  lettere  precedenti  ai  fini
della   loro   tutela   ambientale,   anche   mediante   la
determinazione  di  criteri  per  la  salvaguardia   e   la
conservazione delle aree demaniali  e  la  costituzione  di
parchi fluviali e lacuali e di aree protette;
n) il riordino del vincolo idrogeologico.
2. Le attivita’ di cui al comma 1 sono  svolte  secondo
criteri,  metodi   e   standard,   nonche’   modalita’   di
coordinamento e di collaborazione tra i  soggetti  pubblici
comunque competenti, preordinati, tra l’altro, a  garantire
omogeneita’ di:
a) condizioni di salvaguardia della vita umana e  del
territorio, ivi compresi gli abitati ed i beni;
b) modalita’ di utilizzazione  delle  risorse  e  dei
beni, e di gestione dei servizi connessi.».
Operazioni consentite e operazioni non consentite
su un’acqua minerale naturale
1.  Il  carattere  di  acqua  minerale  naturale  non  si   intende
modificato dalle seguenti operazioni:
a)    captazione,    canalizzazione,    elevazione     meccanica,
approvvigionamento in vasche o serbatoi;
b) separazione degli elementi instabili,  quali  i  composti  del
ferro  e  dello   zolfo,   mediante   filtrazione   o   decantazione,
eventualmente preceduta  da  ossigenazione,  a  condizione  che  tale
trattamento non comporti una modifica della  composizione  dell’acqua
in quei componenti essenziali che conferiscono  all’acqua  stessa  le
sue proprieta’;
c) separazione dei composti di ferro, manganese e zolfo,  nonche’
dell’arsenico da talune acque minerali naturali mediante  trattamento
con aria arricchita di ozono, a condizione che tale  trattamento  non
comporti  una  modifica  della  composizione   dell’acqua   in   quei
componenti  essenziali  che  conferiscono  all’acqua  stessa  le  sue
proprieta’;
d) separazione di componenti  indesiderabili  diversi  da  quelli
menzionati alle lettere b) e c) a condizione che tale trattamento non
e) eliminazione totale o parziale dell’anidride carbonica  libera
mediante procedimenti esclusivamente fisici, nonche’ incorporazione o
reincorporazione di anidride carbonica.
superiore di sanita’, sono stabilite ed aggiornate le  condizioni  di
utilizzazione dei trattamenti di cui al comma 1,  lettere  c)  e  d),
secondo le disposizioni adottate in materia in sede comunitaria.
3. E’ consentita l’aggiunta di anidride carbonica,  in  conformita’
alla vigente normativa in materia di additivi alimentari.
4. E’ vietato sottoporre l’acqua minerale  naturale  ad  operazioni
diverse da quelle previste nel comma 1. In particolare sono vietati i
trattamenti di potabilizzazione, l’aggiunta di sostanze battericide o
batteriostatiche  e  qualsiasi  altro  trattamento  suscettibile   di
modificare il microbismo dell’acqua minerale naturale.
1. Alla sorgente, il tenore totale  di  microrganismi  di  un’acqua
minerale naturale e’ conforme al suo microbismo normale ed  e’  prova
di  una  protezione  efficace   della   sorgente   contro   qualsiasi
contaminazione.  La  determinazione  della  carica  microbica  totale
dell’acqua alla sorgente deve essere effettuata a 20-22°C dopo 72 ore
e a 37°C dopo 24 ore.
2.  I  valori  risultanti  da  detta  determinazione   non   devono
normalmente superare, rispettivamente, 20 per ml alla temperatura  di
20-22°C in 72 ore e 5 per ml a 37°C in 24  ore,  fermo  restando  che
tali valori sono considerati indicativi e non concentrazioni massime.
3. Dopo l’imbottigliamento, tale tenore non puo’ superare il limite
di 100 per millilitro, a 20-22°C, in 72 ore, e 20  per  millilitro  a
37°C in  24  ore.  Il  tenore  suddetto  e’  misurato  nelle  12  ore
successive all’imbottigliamento; in questo periodo di 12 ore  l’acqua
e’ mantenuta a una temperatura di 4°C ± 1°C.
4.  Alla  sorgente  e  durante  la  commercializzazione,   un’acqua
minerale naturale deve essere esente da:
a) parassiti e microrganismi patogeni;
b) escherichia coli o altri colibacilli e  streptococchi  fecali,
su 250 ml del campione esaminato;
c) anaerobi sporigeni solfito-riduttori, su 50  ml  del  campione
esaminato;
d) pseudomonas aeruginosa, su 250 ml del campione esaminato.
5. Nella fase della commercializzazione, fatto salvo il comma 2:
a) il tenore totale di microrganismi dell’acqua minerale naturale
puo’  risultare  soltanto  dall’evoluzione  normale  del  suo  tenore
batteriologico alla sorgente;
b) l’acqua minerale naturale  non  puo’  presentare  difetti  dal
punto di vista organolettico.
1. Ad ogni acqua  minerale  naturale  deve  essere  attribuita  una
denominazione propria, che la distingua nettamente dalle altre  acque
minerali naturali.
2. Il nome di una  determinata  localita’  puo’  fare  parte  della
denominazione di un’acqua minerale naturale solo se  questa  proviene
da tale localita’.
3. E’ vietato attribuire denominazioni diverse  alla  stessa  acqua
minerale naturale.
4. Non e’ consentita alcuna variazione di denominazione di un’acqua
minerale naturale con la denominazione  di  un’altra  acqua  minerale
naturale,   salvo   che   di   quest’ultima   ne   sia   cessata   la
commercializzazione da almeno venti  anni.  Qualsiasi  variazione  di
denominazione di un’acqua minerale naturale comporta la modifica  del
decreto di riconoscimento.
Modalita’ di utilizzazione
1. E’ vietato il trasporto dell’acqua minerale naturale a mezzo  di
recipienti che non siano quelli destinati al consumatore finale.
2. Ogni recipiente utilizzato per il  condizionamento  delle  acque
minerali naturali deve essere munito di un  dispositivo  di  chiusura
tale da evitare il pericolo di falsificazione, di contaminazione e di
fuoriuscita. Il recipiente  ed  il  dispositivo  di  chiusura  devono
essere conformi alla vigente normativa in  materia  di  materiali  ed
oggetti destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari.
1. Sulle etichette o sui recipienti delle acque  minerali  naturali
debbono essere riportate le seguenti indicazioni:
a) «acqua minerale naturale»  integrata,  se  del  caso,  con  le
seguenti menzioni:
1)  «totalmente  degassata»,  se  l’anidride  carbonica  libera
presente alla sorgente e’ stata totalmente eliminata;
2) «parzialmente degassata»,  se  l’anidride  carbonica  libera
presente alla sorgente e’ stata parzialmente eliminata;
3) «rinforzata  col  gas  della  sorgente»,  se  il  tenore  di
anidride  carbonica  libera,  proveniente  dalla   stessa   falda   o
giacimento, e’ superiore a quello della sorgente;
4) «aggiunta di  anidride  carbonica»,  se  all’acqua  minerale
naturale e’ stata aggiunta anidride  carbonica  non  prelevata  dalla
stessa falda o giacimento;
5) «naturalmente gassata» o  «effervescente  naturale»,  se  il
tenore di anidride carbonica libera, superiore a 250 mg/l, e’  uguale
a quello della sorgente, tenuto conto della eventuale  reintegrazione
di una quantita’ di  anidride  carbonica,  proveniente  dalla  stessa
falda o giacimento dell’acqua minerale, pari a  quella  liberata  nel
corso delle  operazioni  che  precedono  l’imbottigliamento,  nonche’
delle tolleranze tecniche abituali;
b) la denominazione dell’acqua minerale naturale, il  nome  della
sorgente o il  nome  della  miscela,  in  caso  di  miscela  di  piu’
sorgenti, ed il luogo di utilizzazione della stessa;
c) l’indicazione della composizione analitica,  risultante  dalle
analisi effettuate, con i componenti caratteristici;
d) la data in cui sono state eseguite  le  analisi  di  cui  alla
lettera c) e il laboratorio presso il quale dette analisi sono  state
e) il contenuto nominale;
f) il titolare del provvedimento di cui all’articolo 6;
g) il termine minimo di conservazione;
h)  la  dicitura  di  identificazione  del  lotto,  salvo  quanto
previsto  all’articolo  13,  comma  6,  lettera   a),   del   decreto
legislativo 27 gennaio 1992, n. 109;
i)  informazioni  circa  gli   eventuali   trattamenti   di   cui
all’articolo 7, comma 1, lettere c) e d);
l) le eventuali controindicazioni.
2. Possono inoltre essere  riportate  una  o  piu’  delle  seguenti
a) «oligominerale» o «leggermente mineralizzata»,  se  il  tenore
dei sali minerali, calcolato come  residuo  fisso  a  180°C,  non  e’
superiore a 500 mg/l;
b) «minimamente mineralizzata», se il tenore di questi, calcolato
come residuo fisso a 180°C, non e’ superiore a 50 mg/l;
c) «ricca di sali minerali», se il tenore  di  questi,  calcolato
come residuo fisso a 180°C, e’ superiore a 1500 mg/l;
d) «contenente  bicarbonato»  se  il  tenore  di  bicarbonato  e’
superiore a 600 mg/l;
e) «solfata», se il tenore dei solfati e’ superiore a 200 mg/l;
f) «clorurata», se il tenore di cloruro e’ superiore a 200 mg/l;
g) «calcica», se il tenore di calcio e’ superiore a 150 mg/l;
h) «magnesiaca», se il tenore di magnesio e’ superiore a 50 mg/l;
i) «fluorata» o «contenente fluoro», se il tenore  di  fluoro  e’
superiore a 1 mg/l;
l) «ferruginosa» o «contenente ferro»,  se  il  tenore  di  ferro
bivalente e’ superiore a 1 mg/l;
m) «acidula», se  il  tenore  di  anidride  carbonica  libera  e’
superiore a 250 mg/l;
n) «sodica», se il tenore di sodio e’ superiore a 200 mg/l;
o) «indicata per le diete povere di  sodio»,  se  il  tenore  del
sodio e’ inferiore a 20 mg/l;
p) «microbiologicamente pura».
3. Sulle etichette puo’ inoltre essere riportata  una  designazione
commerciale diversa dalla denominazione dell’acqua minerale naturale,
a) la denominazione dell’acqua minerale  naturale  sia  riportata
con caratteri di altezza e larghezza almeno pari ad una volta e mezzo
il  carattere  piu’  grande  utilizzato   per   l’indicazione   della
designazione commerciale;
b)  se  detta   designazione   commerciale   e’   diversa   dalla
denominazione  del  luogo  di   utilizzazione   dell’acqua   minerale
naturale, anche la denominazione di  tale  luogo  sia  riportata  con
caratteri di altezza e larghezza almeno pari ad una volta e mezzo  il
carattere piu’ grande utilizzato per l’indicazione della designazione
c) la designazione commerciale non  contenga  nomi  di  localita’
diverse da quella dove l’acqua minerale naturale viene  utilizzata  o
che comunque inducano in errore circa il luogo di utilizzazione;
d) alla stessa acqua minerale non siano  attribuite  designazioni
commerciali diverse.
4. Sulle etichette o sui recipienti delle acque  minerali  naturali
possono  infine  essere  riportate  una   o   piu’   delle   seguenti
indicazioni, se menzionate nel decreto di  riconoscimento  dell’acqua
minerale naturale:
a) puo’ avere effetti diuretici;
b) puo’ avere effetti lassativi;
c) indicata per l’alimentazione dei lattanti;
d) indicata per la preparazione degli alimenti dei lattanti;
e) stimola la digestione o menzioni analoghe;
f) puo’ favorire le funzioni epatobiliari o menzioni analoghe;
g) altre  menzioni  concernenti  le  proprieta’  favorevoli  alla
salute dell’acqua minerale naturale, sempreche’  dette  menzioni  non
attribuiscano  all’acqua  minerale   naturale   proprieta’   per   la
prevenzione, la cura e la guarigione di una malattia umana;
h) le eventuali indicazioni per l’uso.
5.  Sulle  etichette  non  sono  ammesse  diciture   indicanti   la
superiorita’ dell’acqua minerale naturale  rispetto  ad  altre  acque
minerali o altre affermazioni che abbiano scopo pubblicitario.
6.  E’  fatto  obbligo  al  titolare  dell’autorizzazione  di   cui
all’articolo 6 di aggiornare in etichetta almeno ogni cinque anni  le
analisi previste dal comma 1, lettera c), che dovranno essere inviate
ai competenti organi regionali prima di  procedere  all’aggiornamento
7. Il Ministro della salute, di  concerto  con  il  Ministro  dello
sviluppo economico, provvede  con  proprio  decreto  ad  adeguare  le
disposizioni contenute nel presente articolo alle  direttive  emanate
in materia di etichettatura dalla Comunita’ europea.
– Il testo dell’articolo 13, comma 6, lettera  a),  del
decreto legislativo 27 gennaio  1992,  n.  109  (Attuazione
della direttiva 89/395/CEE  e  della  direttiva  89/396/CEE
concernenti  l’etichettatura,   la   presentazione   e   la
pubblicita’  dei  prodotti  alimentari),  pubblicato  nella
Gazzetta Ufficiale 17 febbraio 1992,  n.  39,  S.O.,  cosi’
«Art. 13 (Lotto). – 1. Per lotto si intende un  insieme
di unita’ di vendita di una derrata  alimentare,  prodotte,
fabbricate  o  confezionate  in  circostanze   praticamente
2. I prodotti alimentari non possono  essere  posti  in
vendita qualora non riportino l’indicazione  del  lotto  di
3.  Il  lotto  e’  determinato  dal  produttore  o  dal
confezionatore  del  prodotto  alimentare   o   dal   primo
venditore stabilito nella Comunita’ economica europea ed e’
apposto sotto la propria responsabilita’;  esso  figura  in
ogni  caso  in  modo   da   essere   facilmente   visibile,
chiaramente leggibile ed indelebile ed e’  preceduto  dalla
lettera «L», salvo nel caso in cui sia riportato in modo da
essere distinto dalle altre indicazioni di etichettatura.
4.   Per   i   prodotti   alimentari    preconfezionati
l’indicazione    del    lotto    figura    sull’imballaggio
preconfezionato o su un’etichetta appostavi.
5.  Per  i  prodotti  alimentari  non   preconfezionati
l’indicazione  del  lotto  figura  sull’imballaggio  o  sul
recipiente  o,  in   mancanza,   sui   relativi   documenti
commerciali di vendita.
6. L’indicazione del lotto non e’ richiesta:
a) quando il termine minimo  di  conservazione  o  la
data di scadenza figurano con la menzione almeno del giorno
e del mese;
b) per i gelati monodose, venduti tal quali, e sempre
che essa figuri sull’imballaggio globale;
c)  per   i   prodotti   agricoli   che,   all’uscita
dall’azienda agricola, sono:
1) venduti o consegnati a centri  di  deposito,  di
condizionamento o di imballaggio,
2) avviati verso organizzazioni di produttori o
3) raccolti per essere immediatamente integrati  in
un sistema operativo di preparazione o trasformazione;
d) per i prodotti alimentari preincartati nonche’ per
i prodotti alimentari venduti nei luoghi di produzione o di
vendita al consumatore finale  non  preconfezionati  ovvero
confezionati   su    richiesta    dell’acquirente    ovvero
preconfezionati ai fini della loro vendita immediata;
e) per le confezioni ed i recipienti il cui lato piu’
grande abbia una superficie inferiore a 10 cm2.
7. Sono considerate  indicazioni  del  lotto  eventuali
altre date qualora espresse  con  la  menzione  almeno  del
giorno e del mese nonche’ la menzione di cui all’art. 7 del
decreto del Presidente della Repubblica 26 maggio 1980,  n.
391, qualora conforme al disposto del comma 1.
8. Ai fini dei controlli sull’applicazione delle  norme
comunitarie, il Ministro dell’industria,  del  commercio  e
dell’artigianato puo’  con  proprio  decreto  stabilire  le
modalita’ di indicazione  del  lotto  per  taluni  prodotti
alimentari o categorie di prodotti alimentari.».
Utilizzazione delle acque minerali per  la  preparazione  di  bevande
1. E’ consentita l’utilizzazione delle acque minerali naturali  per
la preparazione di bevande  analcoliche,  nel  rispetto  delle  norme
vigenti in materia.
Importazione di acque minerali naturali
1. E’  consentita  l’importazione  delle  acque  minerali  naturali
estratte dal suolo di un Paese terzo, se riconosciute  dall’autorita’
competente di  un  altro  Stato  membro  dell’Unione  europea  o  dal
Ministero della salute, e comprese  negli  elenchi  pubblicati  nella
Gazzetta Ufficiale della Comunita’ europea.
2. Per il riconoscimento di un’acqua minerale naturale di un  Paese
terzo si applicano le disposizioni di cui agli articoli  4  e  5;  in
tale  caso  possono  essere  riconosciute  solo  se   conformi   alle
disposizioni  di  cui  agli  articoli  2  e  3  purche’   l’autorita’
competente del Paese di origine ne abbia accertato le caratteristiche
e  garantisca  il  controllo  permanente  sul  mantenimento  di  tali
3. Il periodo di validita’ del provvedimento di  riconoscimento  di
cui al comma  2  non  puo’  essere  superiore  ai  cinque  anni,  con
possibilita’ di  rinnovo  subordinato  all’accertamento  che  l’acqua
minerale naturale conservi i requisiti richiesti.
4. I provvedimenti di riconoscimento, di rinnovo e di  revoca  sono
pubblicati nella  Gazzetta  Ufficiale  della  Repubblica  italiana  e
comunicati alla Commissione europea.
Rapporti intracomunitari
1.  Qualora  sussistano  circostanziati  motivi  per  ritenere  che
un’acqua  minerale  naturale  non  sia  conforme  alle   disposizioni
adottate in materia in sede comunitaria o presenti un pericolo per la
salute pubblica, pur circolando  liberamente  in  uno  o  piu’  Stati
membri  della  Unione  europea,  il  Ministero  della   salute   puo’
temporaneamente sospendere o limitare  nel  territorio  nazionale  la
commercializzazione di tale prodotto, informandone immediatamente  la
Commissione europea e gli altri Stati membri e  precisando  i  motivi
della decisione; puo’ richiedere, altresi’, allo Stato membro che  ha
riconosciuto   l’acqua,   tutte   le   informazioni    relative    al
riconoscimento  della  stessa  nonche’  i  risultati  dei   controlli
2. Il Ministero della salute fornisce, su  richiesta  di  qualsiasi
Stato membro o  della  Commissione  europea,  tutte  le  informazioni
relative al riconoscimento delle  acque  minerali  naturali,  la  cui
commercializzazione sia stata temporaneamente sospesa o limitata  nel
territorio  di  un  altro  Stato  membro,  nonche’  i  risultati  dei
Vigilanza sulla utilizzazione e sul commercio
1. La vigilanza sulla utilizzazione, con particolare riguardo  agli
eventuali trattamenti di cui all’articolo 8, comma 1,  lettere  c)  e
d), e sul commercio delle acque minerali naturali e’ esercitata dagli
organi delle regioni  e  delle  province  autonome  di  Trento  e  di
Bolzano, competenti secondo i rispettivi ordinamenti,  dai  comuni  o
loro consorzi, attraverso le unita’ sanitarie locali.
2. Il  personale  incaricato  della  vigilanza  puo’  procedere  in
qualsiasi momento ad ispezioni e prelievi di  campioni  in  qualunque
parte degli impianti di utilizzazione, nei depositi e nei luoghi  ove
si smerciano o si distribuiscono per il consumo, a qualsiasi  titolo,
le acque minerali naturali.
3. Ogni qualvolta siano  constatate  irregolarita’  nell’uso  delle
autorizzazioni  gli  organi  preposti  alla  vigilanza,  fatta  salva
l’adozione di provvedimenti urgenti a tutela della  salute  pubblica,
ne informano i  competenti  organi  della  propria  regione  i  quali
provvederanno affinche’ il titolare dell’autorizzazione sia diffidato
ad eliminare le cause di irregolarita’.
4. Trascorso invano il termine  fissato  per  l’eliminazione  delle
cause di irregolarita’, l’autorizzazione puo’ essere sospesa  o,  nei
casi piu’ gravi, revocata.
5. Il provvedimento di revoca viene trasmesso  al  Ministero  della
salute, che provvede ad informarne la Commissione europea.
6. Se gli organi competenti alla vigilanza accertano  che  un’acqua
minerale  naturale,  proveniente  da  uno  Stato  membro  dell’Unione
europea, non e’ conforme alle disposizioni  del  presente  decreto  o
presenta un pericolo per la salute pubblica, fatta  salva  l’adozione
di provvedimenti urgenti a tutela della  salute  pubblica,  ne  danno
immediata comunicazione al Ministero della salute precisando i motivi
dei provvedimenti adottati.
Applicabilita’ delle norme sulle sostanze alimentari e bevande
1. Ai fini della vigilanza  sulla  utilizzazione  e  sul  commercio
delle acque minerali naturali, assoggettata alle disposizioni di  cui
al decreto legislativo 19 novembre 2008, n. 194, per quanto  concerne
le modalita’ da osservare per le denunce  all’autorita’  sanitaria  e
giudiziaria, per i sequestri da  effettuare  a  tutela  della  salute
pubblica e per le revisioni  di  analisi,  si  osservano,  in  quanto
compatibili, le norme vigenti in materia di disciplina igienica della
produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande.
Note all’art. 17:
–  Il  decreto  legislativo  19  novembre  2008,  n.194
(Disciplina  delle   modalita’   di   rifinanziamento   dei
controlli sanitari ufficiali in attuazione del  regolamento
(CE) n. 882/2004), e’ pubblicato nella  Gazzetta  Ufficiale
11 dicembre 2008, n. 289.
Acque potabili condizionate
1. Per le acque potabili, comunque poste in commercio e per  quelle
sottoposte alle procedure di filtraggio e  somministrate  presso  gli
esercizi di ristorazione, e’  vietato  l’uso  sia  sulle  confezioni,
sulle apparecchiature o sulle etichette, sia nella pubblicita’, sotto
qualsiasi forma, di indicazioni, denominazioni, marchi di fabbrica  o
di commercio, immagini o altri segni, figurativi o meno, che  possano
ingenerare confusione con le acque minerali naturali; in  particolare
e’ vietata, per tali acque, la dicitura: «acqua minerale».
1. Nella pubblicita’, sotto qualsiasi forma, delle  acque  minerali
naturali, e’ vietato fare riferimento a caratteristiche o  proprieta’
che l’acqua minerale naturale non possegga.
2. La pubblicita’ delle acque minerali naturali e’ sottoposta  alla
preventiva approvazione del Ministero della salute limitatamente alle
menzioni  relative  alle  proprieta’  favorevoli  alla  salute,  alle
indicazioni ed alle eventuali controindicazioni, di cui  all’articolo
3. Restano comunque vietate le  indicazioni  che  attribuiscono  ad
un’acqua minerale naturale proprieta’ per la prevenzione, la  cura  o
la guarigione di una malattia umana.
4. Nella pubblicita’, sotto qualsiasi forma, delle  acque  minerali
naturali poste in vendita, con una designazione  commerciale  diversa
dal nome della sorgente o del suo luogo di utilizzazione  e’  vietato
usare  espressioni  o  segni  che  possano  indurre  in   errore   il
consumatore circa il  nome  della  sorgente  o  il  luogo  della  sua
Capo II   ACQUE DI SORGENTE
1. Sono denominate  «acqua  di  sorgente»  le  acque  destinate  al
consumo umano, allo stato naturale  e  imbottigliate  alla  sorgente,
che, avendo origine da una falda o giacimento sotterraneo, provengano
da una sorgente con una o piu’ emergenze naturali o perforate.
2. Le caratteristiche delle acque di sorgente sono  valutate  sulla
base dei seguenti criteri:
a) geologico e idrogeologico;
c) microbiologico.
3. La valutazione delle caratteristiche di cui al comma 2,  lettera
a), ad esclusione della mineralizzazione della falda,  e’  effettuata
secondo i criteri stabiliti per le acque minerali naturali.
4. La valutazione delle caratteristiche di cui al comma 2,  lettera
b), e’ effettuata secondo i criteri contenuti nel decreto legislativo
2 febbraio 2001, n. 31, e successive modificazioni.
5.  Le  acque   di   sorgente   devono   soddisfare   i   requisiti
microbiologici di cui all’articolo 9.
–  Il  decreto  legislativo  2  febbraio   2001,   n.31
(Attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualita’
delle acque destinate  al  consumo  umano),  e’  pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 3 marzo 2001, n. 52, S.O.
1. La  domanda  per  ottenere  il  riconoscimento  di  un’acqua  di
sorgente e’ indirizzata al Ministero della salute ed e’ corredata  da
documentazione idonea a fornire una completa conoscenza dell’acqua di
sorgente, che contenga, in particolare gli elementi di valutazione di
2. Nella domanda deve essere  inoltre  specificato  il  nome  della
sorgente, la localita’ ove  essa  sgorga  e  l’eventuale  trattamento
dell’acqua di sorgente mediante le operazioni di cui all’articolo 24,
comma 1, lettere b), c), d) ed e).
sub-concessione mineraria o di permesso di ricerca  rilasciato  dalle
4. Sulla domanda di cui al comma  1  provvede  il  Ministero  della
salute, sentito il Consiglio superiore di sanita’.
5.  Il  provvedimento  di  riconoscimento  riporta  il  nome  della
sorgente, il  luogo  di  utilizzazione  della  stessa  e  l’eventuale
trattamento tra quelli di cui all’articolo 24, comma 1, lettere c)  e
d); esso e’ pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale  della  Repubblica
1. L’immissione in commercio di un’acqua di  sorgente  riconosciuta
ai sensi dell’articolo 20 e’ subordinata ad autorizzazione regionale.
proprieta’  esistenti  alla   sorgente,   corrispondenti   alla   sua
qualificazione e che sussistano le condizioni di cui all’articolo 23,
tenendo conto delle operazioni consentite dall’articolo 24.
1. Ai fini del rilascio dell’autorizzazione di cui all’articolo  22
realizzati con materiali adatti all’acqua di  sorgente,  in  modo  da
impedire qualsiasi modifica chimica, fisico-chimica o  batteriologica
di tale acqua, nei limiti previsti dalla normativa vigente in materia
di materiali ed  oggetti  destinati  a  venire  a  contatto  con  gli
di lavaggio e di imbottigliamento soddisfino le  esigenze  igieniche;
dell’acqua di sorgente vengano alterate, nei  limiti  previsti  dalla
normativa vigente in materia di  materiali  ed  oggetti  destinati  a
venire a contatto con gli alimenti;
d) gli  eventuali  trattamenti  dell’acqua  di  sorgente  di  cui
all’articolo 24, comma 1, lettere c) e  d),  corrispondano  a  quelli
indicati nel provvedimento di riconoscimento.
– Per il testo della parte  terza  del  citato  decreto
legislativo  n.  152  del  2006,   si   veda   nelle   note
all’articolo 7.
1. Il carattere di acqua di  sorgente  non  si  intende  modificato
dalle seguenti operazioni:
ferro  e   dello   zolfo   mediante   filtrazione   o   decantazione,
sue caratteristiche;
c) separazione dei composti di ferro, manganese e  zolfo  nonche’
dell’arsenico  da  talune  acque  mediante   trattamento   con   aria
arricchita di ozono, a condizione che tale trattamento  non  comporti
una  modifica  della  composizione  dell’acqua  in  quei   componenti
essenziali che conferiscono all’acqua stessa le sue caratteristiche;
e) eliminazione totale o parziale della anidride carbonica libera
3. E’ vietato sottoporre l’acqua di sorgente ad operazioni  diverse
da quelle previste nel  comma  1;  in  particolare,  sono  vietati  i
modificare il microbismo dell’acqua di sorgente.
1. E’ vietato il  trasporto  dell’acqua  di  sorgente  a  mezzo  di
recipienti che non siano quelli destinati al consumatore.
2. Ogni recipiente utilizzato per il condizionamento delle acque di
sorgente deve essere munito di un dispositivo  di  chiusura  tale  da
evitare  il  pericolo  di  falsificazione,  di  contaminazione  e  di
1. Sulle etichette o sui recipienti delle acque di sorgente  devono
essere riportate le seguenti indicazioni:
a) «acqua di sorgente» seguito  dal  nome  della  sorgente  e  da
quello della localita’ di utilizzazione della stessa;
b) il volume nominale;
c) il titolare del provvedimento di cui all’articolo 22;
d) il termine minimo di conservazione;
e)  la  dicitura  di  identificazione  del  lotto,  salvo  quanto
f)  informazioni  circa  gli   eventuali   trattamenti   di   cui
all’articolo 24, comma 1, lettere c) e d);
g) la dicitura «con aggiunta di anidride carbonica» o il  termine
«gassata» qualora sia stata aggiunta anidride carbonica.
2.  Sulle  etichette  puo’  essere   riportata   una   designazione
commerciale diversa dal nome della sorgente, a condizione che:
a) il nome della sorgente sia riportato con caratteri di  altezza
e larghezza almeno pari ad una volta e mezzo il carattere piu’ grande
utilizzato per l’indicazione della designazione commerciale;
b) se detta designazione commerciale  e’  diversa  dal  nome  del
luogo di utilizzazione dell’acqua di sorgente, anche il nome di  tale
luogo sia riportato con caratteri di altezza e larghezza almeno  pari
ad una  volta  e  mezzo  il  carattere  piu’  grande  utilizzato  per
l’indicazione della designazione commerciale;
diverse da quella dove l’acqua di sorgente  viene  utilizzata  o  che
comunque inducano in errore circa il luogo di utilizzazione;
d)  alla  stessa  acqua  di   sorgente   non   siano   attribuite
designazioni commerciali diverse.
3.  Sulle  etichette  non  sono  ammesse  diciture   indicanti   la
superiorita’  dell’acqua  di  sorgente  rispetto  ad  altre  acque  o
affermazioni che abbiano scopo pubblicitario.
4. Con decreto del  Ministro  della  salute,  di  concerto  con  il
Ministro dello sviluppo  economico,  sono  adeguate  le  disposizioni
tecniche contenute nel presente articolo alle  direttive  emanate  in
materia in sede comunitaria.
5. Sulle etichette possono essere riportati i parametri  chimici  e
chimico-fisici caratteristici dell’acqua di  sorgente,  indicando  la
data in cui sono state eseguite le analisi.
Note all’art. 26:
– Per il testo dell’articolo 13, comma 6,  lettera  a),
del citato decreto legislativo  n.109  del  1992,  si  veda
nelle note all’articolo 12.
Preparazione di bevande analcoliche
1. E’ consentita l’utilizzazione delle acque  di  sorgente  per  la
preparazione di bevande analcoliche, nel rispetto delle norme vigenti
Importazione e riconoscimento
1. E’ consentita l’importazione delle acque  di  sorgente  estratte
dal suolo  di  un  Paese  terzo,  se  riconosciute  o  dall’autorita’
2. Per il riconoscimento di un’acqua di sorgente di un Paese  terzo
si applicano le disposizioni di cui agli articoli 20 e  21;  in  tale
caso possono essere riconosciute solo se l’autorita’  competente  del
Paese di origine ne abbia accertato le caratteristiche  e  garantisca
il controllo permanente sul mantenimento di tali caratteristiche.
possibilita’ di rinnovo subordinato all’accertamento che  l’acqua  di
sorgente conservi i requisiti richiesti.
pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
1. La vigilanza sull’utilizzazione, con particolare  riguardo  agli
eventuali trattamenti di cui all’articolo 24, comma 1, lettere  c)  e
d), e sul commercio delle  acque  di  sorgente  e’  esercitata  dagli
loro consorzi, attraverso le aziende unita’ sanitarie locali.
si smercino o si distribuiscano per il consumo, a  qualsiasi  titolo,
le acque di sorgente.
5. Copia del provvedimento di revoca viene trasmesso  al  Ministero
6. Qualora gli  organi  competenti  alla  vigilanza  accertino  che
un’acqua di sorgente non risponda ai  requisiti  qualitativi  di  cui
all’articolo 20 o presenti un pericolo per la salute pubblica,  fatta
salva l’adozione di provvedimenti urgenti  a  tutela  della  pubblica
salute, ne danno immediata comunicazione al  Ministero  della  salute
precisando i motivi dei provvedimenti adottati.
delle acque di sorgente, assoggettata alle  disposizioni  di  cui  al
decreto legislativo 19 novembre 2008, n. 194, fermo  restando  quanto
disposto all’articolo 29, comma 3, per quanto concerne  le  modalita’
da osservare per le denunce all’autorita’  sanitaria  e  giudiziaria,
per i sequestri da effettuare a  tutela  della  salute  pubblica,  si
osservano, in quanto compatibili, le  norme  vigenti  in  materia  di
disciplina igienica della produzione e della vendita  delle  sostanze
alimentari e delle bevande.
Note all’art. 30:
– Per i riferimenti al citato decreto legislativo n.194
del 2008, si veda nelle note all’articolo 17.
1.  Nella  pubblicita’,  sotto  qualsiasi  forma,  delle  acque  di
sorgente poste in vendita con una  designazione  commerciale  diversa
dal nome della sorgente o  del  suo  luogo  di  utilizzazione  devono
essere rispettate le disposizioni di cui all’articolo 26, comma 2, ed
e’ vietato usare espressioni o segni che possano indurre in errore il
Ricerca e coltivazione
1. Alle acque di sorgente si applicano le disposizioni  in  materia
di ricerca e coltivazione previste, per le miniere, dal regio decreto
29 luglio 1927, n. 1443, e successive modificazioni.
Note all’art. 32:
– Il regio decreto 29 luglio  1927,  n.1443  (Norme  di
carattere legislativo per  disciplinare  la  ricerca  e  la
coltivazione delle miniere nel Regno), e’ pubblicato  nella
Gazzetta Ufficiale 23 agosto 1927, n. 194.
Capo III   SANZIONI E NORME TRANSITORIE
1. Salvo che il fatto costituisca reato e’ soggetto  alla  sanzione
amministrativa pecuniaria:
a) da 52.000 euro a 110.000  euro  chiunque  faccia  uso  di  una
sorgente   d’acqua   minerale   naturale   riconosciuta   ai    sensi
dell’articolo 5 senza l’autorizzazione regionale di cui  all’articolo
6; alla stessa sanzione e’ soggetto  chi,  privo  di  autorizzazione,
imbottigli o metta in vendita acqua minerale naturale;
b) da 52.000 euro a 110.000 euro chiunque  immetta  in  commercio
un’acqua di  sorgente  riconosciuta  ai  sensi  dell’articolo  21  in
assenza dell’autorizzazione regionale di cui all’articolo 22;
c) da 52.000  euro  a  110.000  euro  chiunque  importi  un’acqua
minerale naturale o un’acqua di sorgente in assenza delle  condizioni
previste dall’articolo 14;
d) da 38.000  euro  a  90.000  euro  chiunque  contravviene  agli
obblighi previsti per l’etichettatura delle acque  minerali  naturali
dall’articolo 12, commi 1, 5 e 6;
e) da 38.000  euro  a  90.000  euro  chiunque  contravviene  agli
obblighi  previsti  per  l’etichettatura  delle  acque  di   sorgente
dall’articolo 26, commi 1 e 3;
f) da 38.000 euro a 90.000 euro chiunque non osserva  il  divieto
previsto dall’articolo 8, comma 4, per l’acqua minerale  naturale  ed
il divieto di cui all’articolo 24, comma 3, per l’acqua di sorgente;
g) da 38.000 euro a 90.000 euro chiunque pone in commercio  acque
potabili non rispettando il divieto di cui all’articolo 18;
h) da 38.000 euro a 90.000 euro chiunque non  osservi  i  divieti
previsti in tema di pubblicita’ dall’articolo 19, commi  1,  3  e  4;
alla stessa sanzione pecuniaria e’ soggetto chi effettua  pubblicita’
di acque minerali  naturali  senza  la  preventiva  approvazione  del
Ministero della salute prevista dall’articolo 19, comma 2.
2.  Competenti  per  l’irrogazione  delle  sanzioni  amministrative
previste dal comma 1 sono le regioni e le province autonome di Trento
e di Bolzano.
3. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni della legge
24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni.
Note all’art. 33:
– La legge 24 novembre 1981  ,  n.  689  (Modifiche  al
sistema penale), e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale  30
1. Alla data  di  entrata  in  vigore  del  presente  decreto  sono
abrogati il decreto legislativo  25  gennaio  1992,  n.  105,  ed  il
decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 339.
2. Fino all’adozione del decreto ministeriale previsto all’articolo
3, comma 1, restano in vigore le norme del decreto della  sanita’  12
novembre 1992, n. 542, e successive modificazioni.
3. Alla data di entrata in vigore del decreto ministeriale previsto
all’articolo 3, comma 1, sono abrogati il decreto del Ministro  della
sanita’ 12 novembre 1992, n. 542.
Note all’art. 34:
minerali naturali), e’ pubblicato nella Gazzetta  Ufficiale
17 febbraio 1992, n. 39, S.O.
–  Il  decreto  legislativo  4  agosto  1999,  n.   339
(Disciplina delle acque di sorgente e modificazioni  al  D.
Lgs. 25 gennaio 1992, n. 105, concernente le acque minerali
naturali,  in  attuazione  della  direttiva  96/70/CE),  e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale  1°  ottobre  1999,  n.
– Il decreto del Ministero della  Sanita’  12  novembre
1992, n. 542 (Regolamento recante i criteri di  valutazione
delle caratteristiche delle acque  minerali  naturali),  e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 12 gennaio 1993, n. 8.
maggiori oneri a carico della finanza  pubblica.  Le  Amministrazioni
interessate provvedono  agli  adempimenti  previsti  con  le  risorse
umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
Dato a Roma, addi’ 8 ottobre 2011
Berlusconi, Presidente del Consiglio  dei
Bernini,  Ministro   per   le   politiche
Tremonti, Ministro dell’economia e  delle
Prestigiacomo, Ministro  dell’ambiente  e
Romano, Ministro delle politiche agricole
Fitto, Ministro per  i  rapporti  con  le
regioni e per la coesione territoriale
DECRETO LEGISLATIVO 8 ottobre 2011, n. 176 – Attuazione della direttiva 2009/54/CE, sull’utilizzazione e la commercializzazione delle acque minerali naturali. (11G0218) – (GU n. 258 del 5-11-2011 redazione redazione 2015-05-05T22:47:24+00:00