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Timestamp: 2020-08-11 16:11:03+00:00
Document Index: 38165677

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 42', 'art. 44', 'art. 360', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 42', 'art. 6', 'art. 14', 'art. 11', 'sentenza ', 'art. 327', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 6', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 13', 'art. 11', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 16', 'art. 17']

Sentenza Cassazione Civile n. 25710 del 14/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25710 del 14/12/2016
Cassazione civile, sez. trib., 14/12/2016, (ud. 02/12/2016, dep.14/12/2016), n. 25710
Dott. PICCININNI Carlo – Presidente –
Dott. ZOSO Liana M.T. – rel. Consigliere –
sul ricorso 906-2013 proposto da:
V.G., elettivamente domiciliato in ROMA VIA TIEPOLO
GIOVANNI BATTISTA 21, presso lo studio dell’avvocato LUIGI
PICCAROZZI, che lo rappresenta e difende giusta delega a margine;
avverso la sentenza n. 119/2011 della COMM. TRIB. REG. di VENEZIA,
depositata l’08/11/2011;
02/12/2016 dal Consigliere Dott. ZOSO LIANA MARIA TERESA;
udito per il ricorrente l’Avvocato MADDALO che ha chiesto
udito per il controricorrente l’Avvocato ROSSI per delega
dell’Avvocato PICCAROZZI che ha chiesto il rigetto;
MASELLIS MARIELLA che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.
1. L’Agenzia delle Entrate ricorre, affidandosi ad un motivo, per la cassazione della sentenza con la quale la Commissione Tributaria Regionale del Veneto, accogliendo parzialmente l’appello proposto da V.G., ha riformato la decisione di primo grado che aveva rigettato il ricorso proposto dal contribuente avverso il silenzio rifiuto formatosi sull’istanza intesa ad ottenere il rimborso delle ritenute operate dal PIA (Fondo pensione dell’Enel) nel momento in cui il fondo previdenziale predetto gli aveva corrisposto, nell’anno di imposta 2000 la pensione integrativa convertita, nella misura del 50%, in capitale a seguito di opzione esercitata dal contribuente, assoggettandola a tassazione separata. Ad avviso del contribuente la somma percepita non avrebbe dovuto essere tassata oppure, in subordine, avrebbe dovuto essere operata la ritenuta del 12,50%, come i redditi di capitale, la cui base imponibile è determinabile secondo le disposizioni di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 42, comma 4, (nel testo vigente precedentemente alla riforma del 2004, ora art. 44). La Commissione adita rigettava entrambe le domande proposte. La CTR, investita dell’appello da parte del contribuente, dichiarava applicabile alle somme provenienti da liquidazione del rendimento la ritenuta del 12,50%, con diritto al rimborso di quanto versato in eccedenza.
Il contribuente V.G. si è costituito in giudizio con controricorso illustrato con memoria.
2. Con l’unico motivo di ricorso la ricorrente deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione al D.Lgs. n. 124 del 1993, art. 13, comma 9, D.L. n. 669 del 1996, art. 1, comma 5, convertito in L. n. 30 del 1997, art. 1, comma 5, del TUIR art. 16, comma 1, lett. a, art. 17, comma 2, e art. 42, comma 4, L. n. 482 del 1985, art. 6, D.Lgs. n. 47 del 2000, art. 14. Sostiene la ricorrente che ha errato la CTR nel ritenere applicabile alle somme erogate allo S. l’aliquota del 12,50% senza alcuna verifica che il rendimento maturato derivi da un investimento sul mercato del capitale versato.
4. Rileva la corte che vanno preliminarmente esaminate le eccezioni svolte dal controricorrente, il quale sostiene che il ricorso è inammissibile per tardività e per l’inesistenza della notifica in quanto il ricorso è stato inoltrato per la notifica oltre il termine previsto e la relata risulta sottoscritta da un procuratore dello Stato privo di jus postulandi innanzi alla Corte di Cassazione, laddove, invece, il ricorso è stato sottoscritto da un avvocato dello Stato. Le eccezioni sono entrambe infondate. Invero la L. 21 gennaio 1994, n. 53, che disciplina la facoltà di notificazione di atti civili, amministrativi e stragiudiziali per gli avvocati (e procuratori legali), dopo aver previsto quali siano i requisiti che deve avere l’avvocato per procedere a dette notifiche, prevede, all’art. 11, che “le notificazioni di cui alla presente legge sono nulle, e la nullità è rilevabile d’ufficio, se mancano i requisiti soggettivi ed oggettivi ivi previsti, se non sono osservate le disposizioni di cui agli articoli precedenti, e, comunque, se vi è incertezza sulla persona cui è stata consegnata la copia dell’atto o sulla data della notifica”. Alla stregua del dato letterale è da ritenere che l’attività notificatoria degli avvocati non possa essere ravvisata giuridicamente inesistente e neppure nulla ma si configuri come mera irregolarità. In ogni caso la nullità, quand’anche sussistente, non potrebbe essere dichiarata nella fattispecie poichè è sanata dalla rituale e tempestiva costituzione dell’intimato e, quindi, dal conseguito raggiungimento dello scopo della notificazione (cfr. Cass., Sez. U, Sentenza n. 1242 del 01/12/2000; Cass., Sez. 5, Ordinanza n. 19577 del 13/09/2006). Per quanto concerne l’eccezione di inammissibilità derivante dalla tardività della notifica, emerge dagli atti che la consegna del ricorso all’ufficio postale ha avuto luogo il 24.12.2012, come risulta dal timbro di vidimazione, laddove la sentenza impugnata è stata depositata il giorno 8.11.2011 e non è stata notificata. Ne deriva la tempestività del ricorso in quanto notificato entro il termine annuale di cui all’art. 327 c.p.c., vigente ratione temporis.
5. Venendo all’esame del motivo di ricorso, si osserva che le Sezioni Unite della Corte di legittimità, con la sentenza n. 13642 del 22/06/2011, dirimendo un contrasto sorto in tema di tassazione del trattamento previdenziale integrativo, hanno stabilito il principio secondo cui “In tema di fondi previdenziali integrativi, le prestazioni erogate in forma capitale ad un soggetto che risulti iscritto, in epoca antecedente all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 124 del 1993, ad un Fondo di previdenza complementare aziendale a capitalizzazione di versamenti e a causa previdenziale prevalente, sono soggette al seguente trattamento tributario: a) per gli importi maturati fino a 31 dicembre 2000, la prestazione è assoggettata al regime di tassazione separata di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 16, comma 1, lett. a), e art. 17 (T.U.I.R.), solo per quanto riguarda la “sorte capitale” corrispondente all’attribuzione patrimoniale conseguente alla cessazione del rapporto di lavoro, mentre alle somme provenienti dalla liquidazione del c.d. rendimento si applica la ritenuta del 12,50%, prevista dalla L. n. 482 del 1985, art. 6; b) per gli importi maturati a decorrere dai 1 gennaio 2001 si applica interamente il regime di tassazione separata di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 16, comma 1, lett. a), e art. 17 (T.U.I.R.)”.
Va considerato che solo con il D.Lgs. n. 124 del 1993 (art. 13, comma 9, introdotto dalla L. 8 agosto 1995, n. 335, art. 11) è stato previsto che le prestazioni in forma di capitale, per la parte consentita, e i riscatti di cui all’art. 10, comma 1, lett. c), erogati ai soggetti di cui all’art. 2, comma 1, lett. b), sono comunque soggetti a tassazione separata, qualora i beneficiari fossero soggetti iscritti ad enti di previdenza complementare in epoca successiva all’entrata in vigore del decreto. A decorrere dal 1 gennaio 2001, a norma del D.Lgs. n. 47 del 2000, è stata prevista la tassazione separata di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 16, comma 1, lett. a), sia che si tratti di prestazioni in forma di capitale che di rendita sicchè non è più consentito distinguere tra capitale e rendimento e le polizze vanno assoggettate nella loro interezza al regime della tassazione separata di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 16, comma 1, lett. a).
Per gli importi maturati precedentemente il trattamento tributario delle prestazioni erogate non è indipendente dalla composizione strutturale delle prestazioni stesse poichè occorre distinguere tra il capitale, costituito dagli accantonamenti imputabili ai contributi versati dal datore di lavoro e dal lavoratore, e il rendimento netto, imputabile alla gestione sul mercato da parte del Fondo del capitale accantonato. Possono essere tassate in modo analogo al TFR (tassazione separata) esclusivamente le somme liquidate a titolo di sorte capitale, mentre alle somme corrispondenti al rendimento di polizza si applica la tassazione nella misura del 12,50%, ai sensi della L. 26 settembre 1985, n. 482, art. 6.
Per il periodo precedente al 1 gennaio 2001, dunque, quel che rileva ai fini dell’applicazione dell’aliquota del 12,50% o della sottoposizione a tassazione separata è che sia stato applicato dal soggetto tenuto al pagamento un modello gestionale di tipo assicurativo. Si deve, infatti, considerare non decisiva la non conformità dei contratti (stipulati sulla base del CCNL 16.5.1985 ed in sostituzione delle originarie previsioni) al modello formale assicurativo o a capitalizzazione e che non siano stati stipulati con imprese esercenti attività assicurative, essendo pacifico che la prestazione è stata costituita grazie all’impiego di capitali accumulati (con versamenti del datore di lavoro e dell’iscritto al Fondo ENEL, aggiuntivi rispetto agli accantonamenti del TFR, dunque con causa autonoma) ed erogata al di fuori di una scadenza diretta del pregresso rapporto di lavoro (la sua percezione non avvenne contestualmente alla stessa liquidazione del TFR, in quanto il rapporto era cessato prima), in presenza di una gestione delle somme effettuata con sistemi tecnico – finanziari della capitalizzazione e con l’apposizione delle riserve matematiche (o comunque con copertura finanziaria costante delle prestazioni erogate), secondo le condizioni – quadro fissate dall’iniziale fonte consensuale collettiva (cfr. Cass. n. 5614 del 20/03/2015).
Nel caso che occupa la C.T.R non ha compiuto un accertamento approfondito ed analitico sulla natura e quantità del rendimento che sarebbe stato liquidato a favore del contribuente, avendo omesso di verificare se vi sia stato l’impiego sul mercato del capitale accantonato e quale sia stato il rendimento conseguito in relazione a tale impiego dato che, rispetto a quest’ultimo rendimento, sarebbe stata giustificata la tassazione al 12,50% sulla differenza tra ammontare del capitale corrisposto e quello dei premi riscossi.
Il ricorso va, perciò, accolto, con la conseguente cassazione della sentenza impugnata e rinvio della causa alla C.T.R. del Veneto in diversa composizione perchè accerti, previa disamina dei meccanismi di funzionamento del fondo P.I.A./FONDENEL nel corso degli anni ed in coerente applicazione con il principio enunciato, se vi sia stato impiego sul mercato finanziario del capitale costituito dagli accantonamenti imputabili ai contributi versati al Fondo dal datore di lavoro e dal lavoratore, quale sia stato il rendimento ed in qual modo sia stata determinata l’assegnazione delle eventuali plusvalenze alle singole posizioni individuali; sulla scorta di tale indagine, da effettuarsi, se del caso, a mezzo di C.T.U., il giudice del rinvio quantificherà la parte della somma complessivamente erogata al contribuente che corrisponda al rendimento netto derivante dalla gestione sul mercato finanziario del capitale accantonato mediante la contribuzione del lavoratore e del datore di lavoro e, quindi, calcolerà l’imposta dovuta dal contribuente e, conseguentemente, l’ammontare del suo effettivo credito restitutorio derivante dall’applicazione solo a tale parte dell’aliquota del 12,5%, secondo la disciplina dettata dalla L. n. 482 del 1985, art. 6; fermo restando, per il residuo, il regime di tassazione separata di cui al D.P.R. n. 917 del 1986, art. 16, comma 1, lett. a) e art. 17. Il giudice del rinvio provvederà anche in ordine alle spese della presente fase del giudizio.
La Corte accoglie il ricorso dell’Agenzia Entrate, cassa l’impugnata decisione e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale del Veneto in diversa composizione.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 2 dicembre 2016.