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Timestamp: 2018-02-22 22:53:54+00:00
Document Index: 36267277

Matched Legal Cases: ['art. 107', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 107', 'sentenza ', 'art. 107', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 267']

Home Unione Europea Politiche e attività Estinzione dei procedimenti tributari ultradecennali: conformità della legge italiana con le norme in materia di aiuti di stato
Giovedì 17 Maggio 2012 14:23
Sentenza Corte di Giustizia n. C-417/10 del 29/03/2012
La Corte di Giustizia ritiene le norme introdotte dalla normativa italiana che prevedono la estinzione automatica dei procedimenti pendenti dinanzi al giudice tributario di ultimo grado compatibili con i principi in materia di aiuti di stato
1. Imposte e tasse - Competenza degli Stati membri - Diritto dell'Unione - Rispetto - Obbligo
2. Unione europea - Norme comunitarie - Fiscalità diretta - Normativa nazionale che prevede l'estinzione procedimenti dinnanzi al giudice di ultimo grado in materia tributaria - Abuso di diritto - Art. 4, par. 3, T.F.U.E. - Non osta
3. Unione europea - Trattato - Libera circolazione - Di capitali - Normativa nazionale che prevede l'estinzione procedimenti dinnanzi al giudice di ultimo grado in materia tributaria - Non osta
4. Unione europea - Aiuti - Scopo degli interventi statali - Irrilevanza - Nozione di aiuti ai sensi dell'art. 107, T.F.U.E. - Elementi - Individuazione
5. Unione europea - Aiuti - Trattamento fiscale vantaggioso - Selettività - Presupposti e condizioni - Fattispecie di cui all'art. 3 co. 2 bis, lett. a), D.L. n. 40/2010 - Non è selettiva - Ragioni
6. Imposte e tasse - Estinzione dei procedimenti pendenti dinnanzi al giudice di ultimo grado in materia tributaria - Obbligo di garantire l'applicazione effettiva del diritto dell'Unione - Violazione - Non sussiste
1. Anche se la materia delle imposte dirette rientra nella competenza degli Stati membri, questi ultimi devono tuttavia esercitare tale competenza nel rispetto del diritto dell'Unione (1).
(1) Vedi, in particolare, sentenza del C.G.E. 17-9-2009, Glaxo Wellcome, C-182/08, Racc. pag. I-8591, punto 34 e la giurisprudenza ivi citata.
2. Nel diritto dell'Unione non esiste alcun principio generale dal quale discenda un obbligo per gli Stati membri di lottare contro le pratiche abusive nel settore della fiscalità diretta e che osti all'applicazione di una disposizione che preveda, dietro il pagamento di un importo pari al 5% del valore della controversia, l'estinzione dei procedimenti dinnanzi alla Corte di Cassazione in materia tributaria la cui durata sia superiore a dieci anni e nei quali l'amministrazione finanziaria sia risultata soccombente nei primi due gradi di giudizio, qualora l'operazione imponibile derivi da pratiche siffatte e non sia in discussione il diritto dell'Unione. Ne consegue che il principio del divieto dell'abuso di diritto e l'art. 4, par. 3, T.F.U.E., che impone agli Stati membri di adottare ogni misura di carattere generale o particolare atta ad assicurare l'esecuzione degli obblighi derivanti dal diritto dell'Unione e di astenersi da qualsiasi misura che rischi di mettere in pericolo la realizzazione degli obiettivi dell'Unione, non ostano, in linea di principio, all'applicazione, in un procedimento come quello principale, di una disposizione nazionale quale l'art. 3 co. 2 bis, lett. b), D.L. n. 40/2010.
3. Le libertà garantite dal Trattato FUE costituiscono nei loro rispettivi ambiti, l'espressione specifica del principio generale del divieto di qualsiasi discriminazione a causa della nazionalità (2). Tali principi non ostano all'applicazione, in un procedimento vertente sulla fiscalità diretta, di una disposizione nazionale quale l'art. 3 co. 2 bis, lett. b), D.L. n. 40/2010 che preveda, dietro il pagamento di un importo pari al 5% del valore della controversia, l'estinzione dei procedimenti dinnanzi alla Corte di Cassazione in materia tributaria la cui durata sia superiore a dieci anni e nei quali l'amministrazione finanziaria sia risultata soccombente nei primi due gradi di giudizio (3).
(2) Vedi, in tal senso, sentenza C.G.E. 11-3-2010, Attanasio Group, C-384/08, Racc. pag. I-2055, punto 31.
(3) La Corte ritiene che l'operazione di cui trattasi nel procedimento principale - vertente sulla cessione, effettuata da una società di uno Stato terzo, dell'usufrutto sulle azioni di una società italiana a favore di un'altra società italiana, coinvolga soltanto la libera circolazione dei capitali, constatando che da nessun elemento del fascicolo del procedimento principale, emerga che una disposizione quale l'art. 3 co. 2 bis, lett. b), D.L. n. 40/2010 incida sulla libera circolazione dei capitali né, d'altronde, in generale, sull'esercizio di una qualunque libertà garantita dal Trattato FUE.
4. Lo scopo degli interventi statali non è sufficiente a sottrarli alla qualificazione come "aiuti" di stato ai sensi dell'art. 107, T.F.U.E.. Infatti, tale articolo non distingue a seconda delle cause o degli obiettivi degli interventi statali, ma li definisce in funzione dei loro effetti (4). La qualificazione come aiuto di Stato richiede che sussistano tutti i seguenti presupposti. In primo luogo, deve trattarsi di un intervento dello Stato o effettuato mediante risorse statali. In secondo luogo, tale intervento deve essere idoneo ad incidere sugli scambi tra Stati membri. In terzo luogo, deve concedere un vantaggio al suo beneficiario. In quarto luogo, esso deve falsare o minacciare di falsare la concorrenza (5).
(4) Vedi sentenza del C.G.E. 22-12-2008, British Aggregates/Commissione, C-487/06 P, Racc. pag. I-10515, punti 84 e 85 nonché la giurisprudenza ivi citata.
(5) Sentenza C.G.E. 10-6-2010, Fallimento Traghetti del Mediterraneo, C-140/09, Racc. pag. I-5243, punto 31 e la giurisprudenza ivi citata.
5.Un provvedimento mediante il quale le pubbliche autorità accordano a determinate imprese un trattamento fiscale vantaggioso che, pur non implicando un trasferimento di risorse da parte dello Stato, collochi i beneficiari in una situazione finanziaria più favorevole di quella degli altri contribuenti, costituisce un aiuto di Stato ai sensi dell'art. 107, par. 1, T.F.U.E. (6). Al contrario, vantaggi risultanti da una misura generale applicabile indistintamente a tutti gli operatori economici non costituiscono aiuti di Stato ai sensi di detto articolo (7). Per valutare la selettività di una misura, occorre accertare quindi se, nell'ambito di un dato regime giuridico, tale misura rappresenti un vantaggio per talune imprese rispetto ad altre che si trovano in una situazione fattuale e giuridica analoga. Tuttavia, la nozione di aiuto di Stato non riguarda i provvedimenti che stabiliscono una differenziazione tra le imprese e sono, pertanto, selettivi a priori, qualora tale differenziazione risulti dalla natura o dalla struttura del sistema fiscale in cui tali provvedimenti si inseriscono (8). Nella fattispecie la Corte ritiene che una misura come quella di cui all'art. 3 co. 2 bis, lett. b), D.L. n. 40/2010 non può essere qualificata come aiuto di Stato. Infatti, anche supponendo che l'applicazione dell'art. 3 co. 2 bis, lett. b), D.L. n. 40/2010 possa comportare, in una determinata situazione, la concessione di un vantaggio al beneficiario di tale disposizione, occorre rilevare, quanto alla selettività della misura, che quest'ultima è applicabile in generale a tutti i contribuenti che siano parti di un procedimento pendente in materia tributaria dinanzi alla Corte suprema di cassazione, qualunque sia la natura dell'imposta di cui trattasi, qualora tale procedimento tragga origine da un ricorso proposto in primo grado più di dieci anni prima della data di entrata in vigore di detta disposizione e l'amministrazione finanziaria sia rimasta soccombente nei primi due gradi di giudizio. Il fatto che solo i contribuenti che soddisfano tali condizioni possano beneficiare di detta misura non può, di per sé, conferire a quest'ultima carattere selettivo. Si deve necessariamente constatare, infatti, che i soggetti che non possono avervi diritto non si trovano in una situazione fattuale e giuridica analoga a quella di detti contribuenti in relazione all'obiettivo perseguito dal legislatore nazionale, che consiste nel garantire il rispetto del principio del termine ragionevole. La limitazione nel tempo è irrilevante poiché inerente a questo tipo di misure, che possono essere soltanto circoscritte nel tempo; d'altro canto detto termine risulta sufficiente a consentire a tutti i contribuenti cui si applica tale misura generale e circoscritta nel tempo di richiederne il beneficio.
(6) Vedi sentenza C.G.E. 15-12-2005, Italia/Commissione, C-66/02, Racc. pag. I-10901, punto 78.
(7) Vedi sentenza C.G.E. Italia/Commissione, cit., punto 99.
(8) Vedi sentenza C.G.E. British Aggregates/Commissione, cit., punti 82 e 83 nonché la giurisprudenza ivi citata.
6. In assenza di violazione del diritto dell'Unione, non si può ritenere che una disposizione quale quella di cui all'art. 3 co. 2 bis, lett. b), D.L. n. 40/2010 là dove ha come conseguenza, come qualunque altra norma che preveda l'estinzione del procedimento prima che intervenga una decisione, di impedire al giudice nazionale che si pronuncia in ultimo grado di esercitare il suo controllo di legittimità nei procedimenti di cui si tratta, conformemente al diritto dell'Unione, dopo aver adito, se del caso, la Corte ai sensi dell'art. 267, T.F.U.E., sia contraria all'obbligo incombente ai giudici nazionali che si pronunciano in ultimo grado di garantire, nell'ambito delle loro competenze, l'applicazione effettiva del diritto dell'Unione