Source: http://www.scuola7.it/2019/136/
Timestamp: 2019-05-23 04:00:02+00:00
Document Index: 121949894

Matched Legal Cases: ['art. 412', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 412', 'art. 19', 'art. 3']

Scuola7 - n. 136
Scuola7 13 maggio 2019, n. 136
13 maggio 2019, n. 136
Sanzioni disciplinari nella scuola primaria (M. Maviglia)
Il colloquio d'esame (G. Cavadi)
La valutazione dei pari, un’occasione di sviluppo professionale (M.R. Turrisi)
Bravi i giovani, per l’Europa (F. Marostica)
Prova orale concorso dirigenti scolastici: pubblicato il quadro di riferimento
Prova orale concorso dirigenti scolastici: modifiche al calendario
Esame di Stato: tutto sul colloquio
Concorso infanzia e primaria in Gazzetta Ufficiale
Prevenzione uso di alcol e droghe in età scolare: formazione docenti
Parliamo diSanzioni disciplinari nella scuola primaria
Sanzioni disciplinari nella scuola primaria
I “mezzi disciplinari” fino ad oggi previsti
Ha suscitato una certa eco la proposta di abolizione di alcuni articoli del R.D. 26 aprile 1928 n. 1297 (Regolamento generale sui servizi dell'istruzione elementare), avanzata all’interno della proposta di legge riguardante l’introduzione dell’insegnamento dell’educazione civica nel primo e secondo ciclo, approvata dalla Camera lo scorso 2 maggio. Il testo dovrà ora passare all’esame in Senato per l’approvazione definitiva. Parliamo pertanto di un testo che non ha concluso il suo iter di approvazione e potrebbe andare incontro a modifiche e integrazioni.
In particolare il testo licenziato dalla Camera prevede l’abolizione dell’art. 412 del R.D. 1297/1928, che testualmente così recita: “Verso gli alunni che manchino ai loro doveri si possono usare, secondo la gravità delle mancanze, i seguenti mezzi disciplinari:
I - ammonizione;
II - censura notata sul registro con comunicazione scritta ai genitori, che la debbono restituire vistata;
III - sospensione dalla scuola, da uno a dieci giorni di lezione;
IV - esclusione dagli scrutini o dagli esami della prima sessione;
V - espulsione dalla scuola con la perdita dell'anno scolastico.
L’estensione del Patto educativo di corresponsabilità
Va detto, per dovere di cronaca, che questa norma è rimasta di fatto lettera morta nel corso di questi decenni, tant’è che – quando si è diffusa la notizia della proposta di abolizione – gli stessi docenti di scuola primaria si sono meravigliati che tale norma fosse ancora in vigore.
Il testo licenziato dalla Camera prevede inoltre che, al fine di valorizzare l'insegnamento dell'educazione civica e di sensibilizzare gli studenti alla cittadinanza responsabile, la scuola rafforzi la collaborazione con le famiglie, anche integrando il Patto educativo di corresponsabilità ed estendendolo alla scuola primaria. Com’è noto, il Patto educativo di corresponsabilità attualmente è previsto, a livello normativo, solo con riferimento alla scuola secondaria. Infatti l'art. 5-bis del DPR 249/1998, recante lo Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria – aggiunto dall'art. 3 del DPR 235/2007 – prevede che, contestualmente all'iscrizione alla singola istituzione scolastica, è richiesta la sottoscrizione da parte dei genitori e degli studenti di un Patto educativo di corresponsabilità, finalizzato a definire in maniera dettagliata e condivisa diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie.
Fin qui gli aspetti normativi.
Le fragilità delle famiglie (e della scuola)
Per quanto riguarda gli aspetti psico-pedagogici, la questione appare molto più complessa e di più difficile gestione. Innanzitutto è lecito supporre che dietro comportamenti “scorretti” da parte degli alunni vi sia una inadeguata capacità della famiglia e dell’ambiente di provenienza a proporre modelli educativi e comportamentali improntati al rispetto degli altri e delle regole di convivenza civile. Il Patto educativo di corresponsabilità appare, sotto questo profilo, uno strumento alquanto debole e inefficace, anche se indispensabile. Va inoltre tenuto presente che spesso le fragilità delle famiglie si sommano alle fragilità della scuola e dei suoi operatori. Nel corso di questi ultimi decenni – a fronte di una ipocrita retorica sul valore dell’istruzione e della formazione – abbiamo assistito ad una progressiva perdita di prestigio della professione docente, sempre più relegata tra le professioni di ripiego, e il trattamento economico dei docenti ne è una lampante dimostrazione. D’altro canto i sistemi di selezione e scelta degli insegnanti messi in campo in questi ultimi anni si sono caratterizzati per una significativa noncuranza della qualità dell’insegnamento. È plausibile pensare che una classe magistrale poco considerata socialmente e poco attrezzata sul piano professionale incontri serie difficoltà a gestire situazioni difficili.
La funzione educativa delle sanzioni
I “mezzi disciplinari” contemplati dall’art. 412 del R.D. 1297/1928 sono fortemente orientati in senso repressivo, in sintonia peraltro con il periodo storico in cui sono nati. La normativa attuale enfatizza invece la funzione educativa della sanzione e la possibilità/necessità di convertire la sanzione (soprattutto se prevede una sospensione dalle lezioni) in un'attività in favore della comunità scolastica, con l’evidente obiettivo di favorire il recupero dell’alunno.
Al di là di come verrà regolamentata la materia da parte del legislatore, ci interessa sottolineare alcuni aspetti connessi alla questione che stiamo considerando. È evidente che il lavoro educativo da svolgere è quello di prevenire la nascita di problemi di carattere disciplinare. Ciò ha a che vedere con vari fattori tra loro correlati, come ad esempio il livello di condivisione di questo assunto all’interno della classe e della scuola. Una scuola orientata alla prevenzione metterà in atto strategie organizzative ed educative che si muovono in questa direzione. La prevenzione è un progetto, un modus operandi, non uno slogan. È anche un lavoro defatigante (è più facile reprimere che prevenire). In questo senso la prevenzione presuppone che gli alunni siano coinvolti nell'elaborazione e identificazione di regole di comportamento tali da consentire a chiunque di vivere l’esperienza scolastica, per quanto possibile, in modo positivo.
Prevenzione vuol dire allestire esperienze educative attraverso le quali i bambini possano esperire (sotto forma di giochi di ruolo, ad esempio) situazioni caratterizzate da comportamenti non rispettosi dell’altro, e possano esprimere ciò che si prova in situazioni simili, nella convinzione che solo attraverso una immedesimazione empatica si possa non fare agli altri ciò che non si vuole sia fatto a se stessi. Prevenire vuol dire fare uso di strategie cooperative e collaborative all’interno della classe, in modo che i bambini possano sempre più sperimentare forme di attaccamento e identità al gruppo, in vista del conseguimento di obiettivi significativi. Prevenire vuol dire utilizzare strategie di mutuo aiuto (tutoring, peer to peer) o forme di “prestito” al gruppo-classe (prestiti temporali per curare qualche aspetto della vita della classe, prestiti di competenze per fare qualcosa di utile per tutti ecc.).
Insomma i comportamenti antisociali o inadeguati possono essere contrastati organizzando la classe come una comunità viva, che si dà delle regole certe e definite, che interagisce al proprio interno, che è coinvolta nella ricerca di soluzioni ai problemi che a mano a mano si presentano. Non è detto che, malgrado tutto questo lavoro, non accadano episodi di una qualche rilevanza disciplinare. È però certo che tali episodi trovano il loro terreno di coltura in situazioni scolastiche frammentate, poco coese, caratterizzate da individualismo e da eccessive preoccupazioni prestazionistiche.
Il colloquio d'esame
Il colloquio nella normativa
Con la nota 788 del 6 maggio, firmata dal Capo Dipartimento Carmela Palumbo, si delinea con maggiore chiarezza uno dei passaggi più innovativi del nuovo esame di Stato.
La conduzione del colloquio ha goduto di un iter normativo lineare a partire dal D.lgs. 62/2017, opportunamente richiamato in capo alla nota, la quale ne offre un’attribuzione di significato che va oltre la mera elencazione delle norme:
“Come è noto, nel nuovo esame di Stato, il punteggio del colloquio è stato rimodulato da trenta a venti punti, ma non per questo tale prova perde di significato; il quadro normativo e le indicazioni successivamente fornite ne definiscono, infatti, le finalità e la struttura, sottolineando la sua natura pluridisciplinare e integrata e la sua importanza al fine di raccogliere elementi di valutazione significativi sul livello di “preparazione” del candidato e sulle sue capacità di affrontare con autonomia e responsabilità le tematiche e le situazioni problematiche proposte… Il colloquio ha, invece, la finalità di sviluppare una interlocuzione coerente con il profilo di uscita, non perdendo di vista, anzi valorizzando, i nuclei fondanti delle discipline, i cui contenuti rappresentano la base fondamentale per l’acquisizione di saperi e competenze”.
Un colloquio pluridisciplinare
Il carattere pluridisciplinare del colloquio implica quindi un approccio integrato, come già era stato indicato a gennaio nel D.M. 37/2019, laddove si specificava che “la commissione cura l'equilibrata articolazione e durata delle fasi del colloquio e il coinvolgimento delle diverse discipline, evitando però una rigida distinzione tra le stesse”.
In questa direzione, a proposito dell’avvio del colloquio e dei materiali contenuti nelle buste, la nota del 6 maggio sottolinea ulteriormente che “data la natura del colloquio, nel corso del quale dovranno essere privilegiati la trasversalità e un approccio integrato e pluridisciplinare, il materiale non potrà essere costituito da domande o serie di domande, ma dovrà consentire al candidato, sulla base delle conoscenze e abilità acquisite nel percorso di studi, di condurre il colloquio in modo personale, attraverso l’analisi e il commento del materiale stesso”.
I punti di attenzione del colloquio
In sintesi vengono proposti i seguenti punti di attenzione:
la centralità del profilo educativo, culturale e professionale (PECUP), che costituisce l’orizzonte entro cui si articola l’intero colloquio;
il carattere pluridisciplinare del colloquio, che espliciti al meglio il conseguimento degli obiettivi del profilo;
la coerenza dei materiali, che la commissione dovrà selezionare per l’avvio di colloquio, con gli obiettivi del Pecup e il percorso e le metodologie rappresentate nel documento del Consiglio di classe, anche al fine di favorire al meglio “la trattazione dei nodi concettuali caratterizzanti le diverse discipline”;
la necessità che fra i criteri di scelta dei materiali sia presente la possibilità di trarre spunti per sviluppare il colloquio in una dimensione pluridisciplinare.
Il rapporto tra il documento del consiglio di classe e la scelta dei materiali
Abbiamo già osservato (Scuola7, n. 121) come il documento del consiglio di classe costituisca, in questo assetto rinnovato dell’esame di Stato, il cardine su cui si incentra il lavoro della commissione; su questo punto la nota 788 ricorda: “È indubbio il maggiore valore e il significato che il decreto legislativo n. 62 del 2017 e i successivi provvedimenti ministeriali attribuiscono al documento del consiglio di classe, che deve illustrare in modo dettagliato il percorso formativo svolto dagli studenti. È perciò necessario che tale documento descriva non solo i contenuti svolti, che pure rimangono fondamentali, ma anche l’attuazione della progettazione didattica in termini di attività, progetti, esperienze.
Come precisato nel D.M. n. 37 del 2019 e nell’O.M. n. 205 del 2019, in questo contesto, opportuno spazio verrà dedicato ai percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento sviluppati nel corso del triennio, e alle attività correlate a Cittadinanza e Costituzione. Fermo restando il carattere informativo ed orientativo del documento, è bene ricordare che la competenza nella scelta dei materiali per il colloquio è normativamente affidata in via esclusiva alla commissione d’esame. Il consiglio di classe, perciò, descriverà il percorso formativo e didattico che potrà orientare il lavoro della commissione, ma non potrà sostituirsi alla commissione stessa nell’indicare i materiali da utilizzare per lo spunto iniziale del colloquio”.
La precisazione serve a ribadire una competenza esclusiva della commissione (la scelta dei materiali), ma orientata e circoscritta all’interno di un perimetro di metodologie, esperienze, temi-problemi e repertori di conoscenze, che dev'essere analiticamente e attentamente descritto dal Consiglio di classe; quest'ultimo non deve far altro che illustrare il percorso didattico del gruppo-classe, offrendo il maggior numero di spunti alla commissione per impostare la scelta dei materiali e la conduzione del colloquio, soprattutto su due denominatori comuni fondamentali:
l’equivalenza del livello di complessità dei materiali proposti ai singoli candidati;
la coerenza della tipologia dei materiali con quelli su cui lo studente ha costruito il proprio percorso di padronanza delle competenze per il conseguimento degli obiettivi del profilo educativo, culturale e professionale (PECUP) proprio dei diversi indirizzi.
A questo punto è infine delineato lo svolgimento del colloquio, secondo questi passaggi:
l’avvio dai materiali di cui all’art. 19, co. 1, secondo periodo, dell’O.M. n. 205 del 2019, e la successiva trattazione di carattere pluridisciplinare;
l’esposizione, attraverso una breve relazione e/o elaborato multimediale, dell’esperienza svolta relativamente ai percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento;
l’accertamento delle conoscenze e competenze maturate nell’ambito delle attività relative a Cittadinanza e Costituzione;
Il colloquio per le classi del percorso Esabac
Con il recentissimo D.M. 384 del 24 aprile 2019 sono state date disposizioni per lo svolgimento dell'esame conclusivo del secondo ciclo di istruzione nelle istituzioni scolastiche statali e paritarie con progetti Esabac ed Esabac Techno, la cui valutazione delle prove dovrà trovare spazio nel colloquio (lingua e letteratura per Esabac, lingua e comunicazione francese e storia veicolata in francese per Esabac Techno).
In pratica tutta la parte relativa al diploma bi-nazionale si configura come una terza prova, e viene “agganciata” alla seconda prova dell’esame di Stato (art. 3, commi 2 e 3): “2. La valutazione della terza prova scritta è espressa in ventesimi e risulta dalla media aritmetica dei voti assegnati alla prova scritta di lingua e letteratura francese e alla prova scritta di storia. Essa va ricondotta nell'ambito dei punti previsti per la seconda prova scritta dell'esame di Stato. A tal fine, la commissione, attribuito in modo autonomo il punteggio alla seconda e alla terza prova scritta, determina la media aritmetica dei punti, che costituisce il punteggio complessivo da assegnare alla seconda prova scritta. 3. La valutazione della prova orale di lingua e letteratura francese va ricondotta nell'ambito dei punti previsti per il colloquio”.
Una procedura analoga riguarda la conduzione dell’esame per il conseguimento dell’Esabac Techno (artt. 4 e 5). Per il superamento di entrambe le prove di esame della parte specifica Esabac ed Esabac Techno, il punteggio minimo complessivo è fissato in 12/20.
Pubblicato da parte del Miur il quadro di riferimento della prova orale del concorso nazionale per dirigenti scolastici, con le specifiche delle prove e dell'attribuzione dei punteggi.
Il quadro di riferimento della prova orale assume tutti i riferimenti normativi e bibliografici riportati nell’analogo documento predisposto e pubblicato sul sito del MIUR per la prova scritta e per la prova preselettiva, tenendo adeguatamente conto delle modifiche normative intercorse.
Quesito e soluzione di un caso:
Strumenti informatici e tecnologie della comunicazione in uso nelle scuole: max 6 punti
Lingua straniera: max 12 punti
La prova pratica di informatica verterà su uno dei seguenti argomenti:
utilizzo di fogli di calcolo;
realizzazione di una presentazione;
motori di ricerca e gestione della posta elettronica;
sistemi per la condivisione di files.
La prova di lingua consisterà nella lettura e traduzione di un brano di 8 righe, concernente “organizzazione degli ambienti di apprendimento, con particolare riferimento all'inclusione scolastica, all'innovazione digitale e ai processi di innovazione nella didattica” o “sistemi educativi dei Paesi dell'Unione europea”. Seguirà una breve conversazione sull'argomento.
Consulta il Quadro di riferimento
Apportate alcune rettifiche ai calendari di svolgimento della prova orale del concorso per il reclutamento di dirigenti scolastici. In particolare le modofiche riguardano le commissioni 9, 16, 20, 22, 23, 34, 37.
Di seguito il dettaglio delle rettifiche:
Commissione n. 9 : la sede di esame è l’I.C. n. 6 – via Finelli 2 Bologna, Aula al 2° piano con accesso da Mura di Porta Galliera n. 1 anziché l’U.S.R. Emilia Romagna - via de' Castagnoli, precedentemente indicato;
Commissione n. 34 : la sede di esame per la convocazione del 27 maggio 2019 è l’USR Toscana – Via Mannelli, 113 - Firenze, anziché l’ I.C. Poliziano viale Morgagni 22 Firenze;
Una nota di chiarimenti e un documento a cura della struttura tecnica degli esami di Stato riassumono tutte le indicazioni relative alla preparazione e allo svolgimento del colloquio nell'ambito dell'esame di Stato nella scuola secondaria II grado.
Il documento "Esami di Stato A.S. 2018/2019 - Il nuovo esame di Stato del secondo ciclo: osservazioni e considerazioni sul colloquio", a cura della struttura tecnica degli esami di Stato, dopo aver richiamato il quadro normativo di riferimento (Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 62; DM 18 gennaio 2019 n. 37; OM 11 marzo 2019 n. 205), contiene alcune riflessioni e indicazioni sul colloquio. Tali istruzioni sono poi illustrate anche nella nota Miur 6 maggio 2019, prot. n. 788.
L'attenzione è concentrata in primo luogo sulla predisposizione dei materiali, che devono essere:
documenti (es. spunti tratti da giornali o riviste, foto di beni artistici e monumenti, riproduzioni di opere d’arte; ma anche grafici, tabelle con dati significativi…);
esperienze e progetti (es.: spunti tratti dal documento del 15 maggio);
Questi i criteri con cui scegliere i materiali:
coerenza con gli obiettivi del PECUP;
coerenza con il percorso didattico effettivamente svolto (documento del 15 maggio);
possibilità di trarre spunti per un colloquio pluridisciplinare;
ricerca di omogeneità tra le tipologie e il livello di difficoltà dei materiali.
I materiali costituiscono l’incipit finalizzato anche a verificare l’autonomia e la capacità di orientamento del candidato. Per la conduzione del colloquio la commissione deve lavorare in modo realmente collegiale, ricordando che non si tratta di una somma di interrogazioni. È comunque opportuno stabilire, caso per caso, il commissario che conduce l’approccio alla prima parte; gli altri commissari si inseriscono progressivamente per approfondire aspetti disciplinari, anche non direttamente collegati al materiale di partenza.
Partendo dall'analisi e commento del materiale, con spunti disciplinari/pluridisciplinari, si realizza un percorso guidato attraverso i nodi concettuali caratterizzanti. Il percorso si costruisce "in situazione" in modo personalizzato (lo stesso materiale può portare a diverse «strade»)
Il pieno coinvolgimento delle discipline può essere realizzato anche nelle altre parti del colloquio. In particolare:
illustrazione delle esperienze nei PCTO: Consentire una gestione autonoma da parte del candidato; trarre spunti valutativi sia sulle competenze trasversali sia sulle competenze di indirizzo; stimolare collegamenti con le discipline; agevolare una riflessione del candidato sulla dimensione orientativa delle esperienze;
Cittadinanza e Costituzione: partire dal documento del 15 maggio; stimolare l’esplorazione dell’orizzonte esperienziale del candidato; stimolare collegamenti con le discipline.
La durata ottimale del colloquio è 50-60 minuti. La Commissione deve garantire una strutturazione equilibrata del colloquio nelle diverse parti e tra i diversi ambiti disciplinari, e non deve ad ogni costo ricercare collegamenti artificiosi con tutte le discipline: i commissari delle discipline che non trovano un diretto collegamento si inseriranno con argomenti diversi da loro scelti.
Per l’attribuzione del punteggio non vi è una griglia nazionale: si consiglia di adottare una griglia integrata, non divisa in sezioni, con indicatori che fanno riferimento agli obiettivi di apprendimento in termini di competenze, abilità e conoscenze. Non è stabilita dalla legge una soglia di sufficienza.
Per i candidati con disabilità o DSA il colloquio è ispirato dal PEI o dal PDP, sia nella conduzione che nella valutazione.
Nei percorsi di secondo livello dell’istruzione degli adulti il colloquio è coerente con il PSP.
La valutazione dei pari, un’occasione di sviluppo professionale
La valutazione dei dirigenti continua, però…
La nota Miur n. 4 del 2 aprile 2019 definisce le modalità con le quali si svilupperà per il presente anno scolastico la valutazione dei dirigenti delle istituzioni scolastiche. Essa avrà le stesse modalità dell’a.s. 2017/18 e non sarà prescrittiva; inoltre, diversamente dallo scorso anno, non verrà espressa una valutazione di prima istanza da parte dei Nuclei, né verrà adottato alcun provvedimento valutativo per coloro che non compileranno il Portfolio. Viene messo in evidenza tuttavia che “tutte le attività connesse al procedimento di valutazione e le relative risultanze saranno finalizzate sia al miglioramento professionale, sia ad una significativa revisione del procedimento di valutazione e degli strumenti”.
Il punto di vista dei valutatori e dei valutati
In questa direzione può essere letto questo contributo, che prende le mosse dalle analisi presentate da Emanuele Contu rispettivamente nei numeri 121 e 125 di Scuola7, e consente di mettere meglio a fuoco riflessioni sulle esperienze dei dirigenti che hanno rivestito il ruolo di valutatore, sia come profilo A, componente del NEV nell’ambito della valutazione delle scuole, che nella veste di coordinatore o componente dei Nuclei di valutazione.
Si tratta di riflessioni professionali che possono arricchire il dibattito e fornire un contributo per gli sviluppi futuri dell’attività del sistema Nazionale di valutazione. Sarebbe interessante avere a disposizione dati qualitativi e percettivi dell’esperienza di valutatore e di valutato, raccolti con i questionari formulati dall’Invalsi a cui i dirigenti hanno volontariamente risposto; tuttavia si possono condividere, in questa sede, alcuni punti attenzione.
Valutare: un’esperienza che forma
Senza tema di smentita si può affermare che tutti i dirigenti scolastici, che hanno fatto parte del NEV nella valutazione delle scuole e/o dei Nuclei di valutazione dei dirigenti, hanno avuto un'opportunità formativa e professionale che ha accresciuto la loro capacità di leggere la realtà organizzativa del sistema scuola nel nostro Paese, ma ha anche fornito loro strumenti di riflessione per migliorare l’agire nell’istituzione scolastica diretta. I momenti formativi sono stati, per altro, un momento di scambio professionale fra soggetti con esperienze lavorative diversificate, sia per ruolo che per collocazione professionale.
Che la valutazione dei dirigenti possa essere una “valutazione zoppa” non dipende, a mio avviso, anche per il presente anno scolastico, dalla composizione dei Nuclei, quanto piuttosto dal numero limitato di visite in loco, che invece consentono di avere una visione più articolata e completa del contesto e dei diversi punti di vista, dalla mancanza di apprezzamento da parte della comunità professionale e sociale alla mancata attribuzione della retribuzione di risultato.
Due metodologie a confronto: NEV e NVD
Sicuramente i dirigenti che hanno sperimentato entrambe le esperienze valutative (valutazione della scuola e valutazione del dirigente) hanno avuto modo di confrontarsi con valutatori diversi e constatare il diverso contributo che le due esperienze possono apportare all’azione di miglioramento. Le due esperienze valutative sono diverse, benché in parte complementari; nel caso della valutazione delle scuole la triangolazione rispondeva al protocollo di visita e alla varietà dei soggetti intervistati e degli strumenti utilizzati; il focus della valutazione erano prevalentemente il modello organizzativo, le procedure attivate e i risultati raggiunti. Nel caso della valutazione dei dirigenti il focus è l’agire professionale del dirigente in uno specifico contesto organizzativo, tenendo conto dei vincoli normativi e procedurali comuni alla funzione. Ciò che accomuna le due modalità è l’ottica del miglioramento; tuttavia nel caso della valutazione dei dirigenti rimane una certa ambiguità fra l’obiettivo del miglioramento e quello della premialità, anche se quest’ultima è stata momentaneamente rimandata.
La valutazione per il miglioramento
Se soffermiamo allora la nostra attenzione sulla valutazione per il miglioramento, non penso che la prevalenza della "componente dirigenti scolastici" nei Nuclei di valutazione sia un limite, piuttosto può rappresentare una risorsa. L’analisi dei Portfolio, la lettura dei documenti, le interviste, le visite in loco hanno messo in moto uno scambio professionale stimolante e produttivo.
I componenti dei Nuclei hanno avuto intanto l’opportunità di verificare nel corso dei due anni la validità del loro lavoro: dall’analisi dei documenti e dall’interlocuzione, che solo in alcuni casi si è svolta nelle scuole e ha comportato l’ascolto di altri soggetti, è stato possibile avere un riscontro sulla validità del lavoro svolto l’anno precedente e delle indicazioni fornite per il miglioramento. La credibilità del Nucleo si è misurata in base alla serietà con cui ha analizzato i documenti, alla coerenza delle osservazioni e delle domande, e alla rispondenza fra suggerimenti formulati e azioni del dirigente.
Un approccio non ispettivo
Inoltre la dimensione empatica con la quale inevitabilmente un dirigente scolastico osserva e valuta un suo pari, ferma restando l'asimmetria del momento valutativo, consente al valutato di riconoscere serenamente i propri limiti professionali. Non è da escludere, invece, che un dirigente tecnico riesca con difficoltà a dismettere il proprio punto di vista ispettivo. Sicuramente non si può pensare che la valutazione dei dirigenti venga svolta da docenti, anche se appositamente formati. Essere esperti valutatori comporta senza dubbio un percorso di formazione di alto livello, e non può essere questo un problema sottovalutato in un sistema di valutazione complesso, quale è quello dei dirigenti dentro l’organizzazione.
Infine l’osservazione di modelli organizzativi, strumenti di lavoro e stili di leadership diversificati, ha consentito ai dirigenti scolastici componenti dei Nuclei di esperire una riflessività sul ruolo e su strategie di lavoro organizzativo, che ha costituito un momento importante di sviluppo professionale. Proprio questo sapere professionale diffuso può essere un punto di forza da cui partire per un miglioramento del sistema di valutazione e per una maggiore condivisione nello sviluppo della cultura della valutazione dell’organizzazione scolastica.
Bravi i giovani, per l’Europa
Europa: un’entità in costruzione
L'Unione Europea (UE) è un’organizzazione internazionale politica ed economica a carattere sovranazionale, con oltre 500 milioni di abitanti - ben pochi al confronto di Cina e India - su circa 4,3 milioni km2 di superfice: ben pochi al confronto di Russia, Canada, USA, Cina, Brasile, Australia, ma è con queste realtà che, in un mondo globalizzato, deve confrontarsi.
Il processo di costruzione dell’UE (Trattato di Roma 1957, Trattato di Maastricht 1992, Carta di Nizza 2000[1], Moneta unica 2002, Trattato di Lisbona 2007, Pilastro europeo dei diritti sociali 2017[2]) è ancora in corso, e l’integrazione tra i vari paesi evidenzia alcune difficoltà; tuttavia ha consentito all’Europa non solo prosperità e disponibilità di moltissimi strumenti culturali e materiali, ma soprattutto 70 anni di pace duratura, dopo moltissimi secoli di guerre lunghe e sanguinose tra le parti.
Dati, informazioni, pubblicazioni… e poi?
Non mancano certo testi che aiutano a conoscere l’Europa; tra questi:
Fatti e cifre (aprile 2017) del Consiglio dell’UE, che in breve riporta le tappe fondamentali di inclusione dei paesi, illustra le principali istituzioni e i dati geografici, presenta con 28 schede i 28 paesi;
Key figures on Europe (ottobre 2017) di Eurostat, che descrive Popolazione, Condizioni di vita, Salute, Istruzione, Mercato del lavoro, Economia e finanza, Commercio internazionale, Agricoltura, Industria, Scienza e tecnologia, Ambiente, Energia, Trasporti.
Non manca nemmeno un testo di prospettiva: il Libro bianco della Commissione europea sul Futuro dell’Europa. Riflessioni e scenari per l’UE a 27 verso il 2025 (marzo 2017), che inserisce l’Europa in un quadro globale, definendola «un luogo in mutamento in un mondo in evoluzione», che «ospita le più eque società del mondo», pur con alcune «preoccupazioni», e delinea cinque possibili/auspicabili scenari da qui al 2025, a patto che gli Stati membri «procedano insieme».
Non manca, infine, un testo che riguarda in modo specifico la scuola: Richiamo all’Europa. Politiche scolastiche, sistemi educativi e professionalità, curato da Leonilde Maloni e Rosa Seccia (Tecnodid, Napoli, marzo 2019), che, nell’intento di facilitare gli operatori nella progettazione europea e gli studenti nella ricerca di opportunità per il proprio futuro di lavoro e di vita, presenta alcuni documenti fondamentali selezionati nella produzione della UE, amplissima ma complessa e difficile da leggere, e descrive le politiche europee sull’educazione e i sistemi educativi e le professionalità (docenti e dirigenti).
Si tratta in tutti i casi di testi molto utili; ma i giovani, che sono il futuro (alle prossime elezioni europee saranno 9 milioni a votare per la prima volta), cosa leggono, cosa dicono, cosa scrivono, cosa fanno?
Lo spirito di Ventotene
Nel 2017, 2018, 2019 si sono svolti ogni anno 2 incontri, ideati e curati dall’Associazione “La Nuova Europa” e dal Comune di Ventotene, nell’ambito del Programma del Consiglio della Regione Lazio a sostegno di iniziative per la promozione delle politiche europee, della cittadinanza e dell’integrazione europea: un incontro era La Scuola d’Europa - Laboratori di cittadinanza, un altro il Ventotene Europa Festival. Queste attività intendevano:
portare ad un rafforzamento dei legami d’amicizia tra tutti i paesi fondatori e quelli che si sono uniti all’UE successivamente, partendo proprio dai giovani;
rendere i ragazzi sempre più coscienti dei processi che li riguardano in quanto cittadini europei;
accrescere le loro conoscenze sul processo di costruzione dell’Europa, potenziando gli strumenti non sufficienti forniti loro dalla scuola per acquisire una dimensione di cittadinanza attiva e partecipativa;
connetterli con il futuro del continente, raccogliendo i loro suggerimenti su come migliorare l’UE valorizzando letteratura, cinema, musica, arte e viaggi: un europeismo culturale che appartiene loro sin dalla nascita;
aiutarli a compiere la scelta consapevole di essere comunità in una dimensione nazionale, europea e mondiale.
Inutile dire che la collocazione a Ventotene non è stata casuale: qui nel 1941 Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni (confinati) e Ursula Hirschmann hanno redatto Per un'Europa libera e unita. Progetto d'un manifesto, ideando la prospettiva di una federazione europea con un parlamento e un governo democratico dotati di poteri reali in alcuni settori chiave; il documento, rivisto, è stato pubblicato nel 1944 con il titolo Per un’Europa libera e unita. Il manifesto di Ventotene[3] ed è uno dei testi fondanti dell'UE.
Un’esperienza interessante (non solo) per i giovani
Nel corso degli eventi, giovani provenienti da paesi diversi e che s’incontravano per la prima volta, hanno:
seguito lezioni, interventi e dibattiti (su storia, economia, diritto europeo e costituzionale, comunicazione, letteratura, geopolitica) tenuti da scrittori, letterati, giornalisti, economisti, giuristi, addetti ai lavori nel settore dell’accoglienza e appartenenti ad associazioni europeiste;
studiato e dibattuto tra loro su questi temi nei laboratori di approfondimento, in un serrato confronto per mediare tra diverse posizioni;
redatto nei laboratori di scrittura le loro proposte su cosa significa essere cittadini in UE oggi e sulle modalità con cui affrontare le sfide del presente e progettare un futuro sostenibile, in appositi documenti rivisitati poi da altri nell’evento successivo;
sperimentato, coniugando conoscenza e partecipazione, una modalità di stare assieme costruttiva, e scoperto di appartenere ad una casa comune senza distinzione di nazionalità.
I laboratori erano coordinati da un giovane tutor affiancato da un docente.
Hanno partecipato ai diversi appuntamenti circa 250 studenti (16-18 anni) provenienti da 14 paesi dell’UE.
I primi due documenti
La Dichiarazione di Ventotene e il Manifesto dei giovani europei, sintetica la prima e analitico il secondo, sono due testi di grande interesse e significato, che affrontano gli stessi temi in quest'ordine: Pace, Diversità per l’unità, Accoglienza, Uguaglianza, Democrazia, Comunicazione tra le forze europee, Informazione e Partecipazione, Un’Europa più giovane, Libertà di parola, Frontiere libere e protette, Solidarietà, Coscienza ecologica, Rispetto. «Abbiamo scritto la Dichiarazione di Ventotene e il Manifesto dei Giovani Europei che, seppure sembrano ispirati a una dimensione utopica e dunque difficili da concretizzare, sono stati consegnati ad alcune delle più alte cariche istituzionali»; da questi emerge il progetto di un’UE «più solida, legata non solo dalla moneta, ma da valori comuni e da una comune cittadinanza… una cittadinanza che possa essere sentita come un privilegio e non come un ostacolo/un fardello/un peso».
La Dichiarazione di Ventotene (27 maggio 2017)
Firmata da 31 giovani provenienti da diversi paesi, è un documento molto sintetico che fissa i 13 concetti chiave su cui lavorare, ma anche e soprattutto un metodo; nell’Introduzione dice: «Questa è la nostra voce. Una voce per esprimere la nostra opinione riguardo all’Unione della quale siamo parte… essere cittadini europei significa condividere un orizzonte di valori comuni, prendere parte al dibattito collettivo e al processo decisionale che riguarda le nostre vite… fondere insieme le nostre identità e culture nazionali è fondamentale per realizzare un’Europa unita su tutti i fronti».
Ma al primo posto, come una premessa fondativa, afferma, nella convinzione che la mancanza di una Carta crei una distanza quasi incolmabile tra 500 milioni di cittadini e istituzioni comunitarie: «Costituzione d’Europa. L’Europa è dei suoi cittadini. Questa Costituzione è l’insieme dei valori fondamentali di una nuova Europa, espressi da giovani… Per realizzare questo sogno di un’Europa unita, sicura e moderna, dobbiamo lavorare insieme».
Il Manifesto dei giovani europei (12 maggio 2018)
Firmato da 135 «ragazzi e ragazze europei» provenienti da diversi paesi, è un documento ampio, ricco di riflessioni e di proposte, che rappresenta la sintesi di tutti lavori precedenti: in calce si afferma che «questo documento è stato pensato, discusso e scritto durante quattro laboratori di cittadinanza europea: Ventotene Europa Festival dal 24 al 28 maggio 2017, Scuola d’Europa dal 24 al 28 ottobre 2017, Scuola d’Europa dal 10 al 14 aprile 2018, Ventotene Europa Festival dal 9 al 13 maggio 2018».
Nella Presentazione i giovani dichiarano il loro «unico obiettivo: quello di far sentire la nostra voce» sui temi già individuati, sui quali si sono confrontati «in un percorso condiviso di riflessioni e proposte». Aggiungono che il loro «lavoro è durato un anno e non è sempre stato facile, poiché il confronto spesso comporta il conflitto. Un conflitto che solo attraverso la conoscenza reciproca e lo scambio multiculturale può diventare collaborazione, coesione, inclusione… La piaga dell’Europa non è la diversità, è la paura. E si ha paura quando non si conosce».
Poiché è impossibile in un breve articolo analizzare nei dettagli un documento denso di circa 20 pagine, si indicano solo alcune considerazioni d’insieme.
Dalla pace al rispetto
La prima, la più importante, è che i giovani europei hanno studiato, si sono informati e documentati - già un grande merito di questi tempi - e poi si sono sforzati di individuare alcune proposte costruttive di cose da fare per migliorare l’Europa, e per contribuire con la loro freschezza a potenziare il processo di costruzione e di integrazione in corso.
Lo stile è chiaro e corretto, con anche citazioni in latino e in greco; quasi tutti i 13 temi contengono una definizione dell’oggetto di cui si parla; l’ordine non è alfabetico e nemmeno consequenziale, e alcuni vanno letti insieme: Diversità per l’unità e Comunicazione tra le Forze Europee, Accoglienza e Frontiere libere e protette e Solidarietà, Democrazia e Libertà di parola. I temi opportunamente trattati con più parole sono in ordine decrescente: Frontiere libere e protette, Comunicazione tra le Forze Europee, Coscienza ecologica.
Non è irrilevante il fatto che il primo tema sia la Pace e l’ultimo il Rispetto.
Sulla Pace dicono: «Uno degli obiettivi principali dell’Unione europea, per il quale è stata fondata, è quello di garantire la pace tra i suoi stessi Paesi e quelli esteri. Pertanto, non dobbiamo mai dimenticare tutti i benefici e il benessere che la pace ha portato… Solo una pace prolungata ci porterà ad una identità europea comune», supportata da uno «scambio reale tra le diverse culture»; «gli strumenti necessari per promuovere la pace sono … la tolleranza e l’empatia. La cultura, e in particolare l’arte, ne costituisce il veicolo essenziale».
Sul Rispetto dicono: «Non è solo il contrario di ‘odio’, ma significa anche accettarsi l’un l’altro perseguendo i seguenti obiettivi: apprezzare la diversità e l’uguaglianza abbracciando le altre culture; creare una società multiculturale e celebrarla; aiutare chiunque si trovi in difficoltà».
Propongono di «diffondere la consapevolezza delle altre culture attraverso uno scambio di conoscenze, condividendo le nostre tradizioni e studiando la storia del mondo» per valorizzare tutti, e di «garantire la cittadinanza europea a coloro che vivono in Europa» e darla a tutti i bambini alla nascita in Europa; «di istituire un giorno … una festa delle Culture europee» in cui «le culture europee possano essere ricordate e celebrate … di cui tutti si sentano parte integrante», e di festeggiare effettivamente la ricorrenza del 9 maggio, festa dell’Europa (istituita nel 1985), giorno in cui nel 1950 Robert Schuman ha presentato il piano di cooperazione economica (poi contenuto nella Dichiarazione Schuman), per ricordare il primo passo verso un’Europa federale, indispensabile, dopo i massacri della prima metà del Novecento, al mantenimento della pace e all'inizio del processo d'integrazione.
Le proposte e i suggerimenti attuativi degli studenti (31 marzo 2019)
Il Documento di sintesi e i 5 allegati, in italiano e in inglese per una maggiore diffusione (che riportano in dettaglio quanto elaborato dalle 5 commissioni che hanno lavorato: Odio e Intolleranza, Economia e Società, Diritto di Voto, Problemi Ambientali, Difesa), esplicitano le Proposte per l’Europa 2019-2024.
In breve, ma riportando le loro parole, il decalogo di proposte al mondo politico è:
divulgare le informazioni sulle modalità di voto per combattere l’astensionismo;
combattere l’utilizzo improprio dei social network, perché accentua le diversità ed è all’origine delle discriminazioni che divengono una ragione di odio e paura;
affrontare la problematica delle fake-news tramite un’Agenzia europea, stabilire che le informazioni di pubblica utilità siano trasmesse solo da organismi istituzionali, creare un’Authority che rettifichi le false notizie in collaborazione con tutte le fonti e i mezzi di informazione;
favorire politiche europee a differenti velocità per garantire un futuro riequilibrio della ricchezza;
intraprendere un dialogo paritario con l’Africa, affrontando la grande sfida demografica, economica e politica del continente;
istituire un’Autorità per la parità di genere che tuteli l’uguaglianza dei diritti di donne e uomini;
istituire un sistema intergovernativo che tuteli le aree verdi;
introdurre in ogni scuola l’insegnamento obbligatorio dell’educazione etica e civica;
costruire un sistema scolastico europeo più omogeneo e cooperativo, che incoraggi il confronto con i concittadini europei;
istituire un corpo intergovernativo con il ruolo di supervisione degli eserciti nazionali, di prevenzione di attacchi terroristici, di intervento a sostegno di un singolo stato membro nel caso in cui questo sia attaccato.
I documenti elaborati sono certamente utili a far riflettere altri giovani su come dev’essere l’Europa del futuro, ma sono stati costruiti soprattutto come appello alle istituzioni, affinché «ascoltino la voce che arriva dai giovani» per «costruire un’Unione di diversità che rispetti le varie identità nazionali, ma allo stesso tempo rafforzi gli strumenti di condivisione e opportunità», e per porre le basi per una Costituzione Europea in grado di colmare le distanze tra 500 milioni di cittadini e istituzioni comunitarie, partendo da quattro principi cardine (diritti e doveri nella diversità, maggiore informazione sui benefici della partecipazione all’Unione Europea, lotta comune alla discriminazione, libertà di movimento e di opportunità) e rendendo più chiaro a tutti quanto la legislazione europea abbia una ricaduta molto ampia sulle loro vite.
Tutti i documenti elaborati verranno inviati/consegnati in Italia al Capo dello Stato e al Presidente del Consiglio, in tutti i paesi UE a tutti i candidati alle elezioni europee e agli eletti al nuovo Parlamento tramite i vari gruppi parlamentari, affinché nei loro programmi inseriscano misure per avvicinare davvero l’Unione Europea ai giovani[4].
[1] Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea, Nizza 7-9 dicembre 2000.
[2] Pilastro europeo dei diritti sociali, 17 novembre 2017.
[3] Per un’Europa libera e unita. Il manifesto di Ventotene, testo pubblicato del 1944, Pubblicazione del Senato, Roma, marzo 2017.
[4] I tre documenti sono tra le voci In evidenza nella homepage del sito: https://www.storiairreer.it/.
Pubblicate in Gazzetta Ufficiale tutte le disposizioni concernenti il concorso per titoli ed esami per l'accesso ai ruoli del personale docente della scuola dell'infanzia e primaria su posto comune e di sostegno: prove d'esame, programmi, titoli valutabili, requisiti e formazione delle commissioni.
Sulla Gazzetta Ufficiale n. 105 del 7 maggio 2019 sono stati pubblicati:
Decreto MIUR 09.04.2019, n. 327: Disposizioni concernenti il concorso per titoli ed esami per l'accesso ai ruoli del personale docente della scuola dell'infanzia e primaria su posto comune e di sostegno, le prove d'esame e i relativi programmi.
Decreto MIUR 09.04.2019, n. 328: Tabella dei titoli valutabili nei concorsi per titoli ed esami per l'accesso ai ruoli del personale docente nella scuola dell'infanzia e primaria su posto comune e di sostegno.
Decreto MIUR 09.04.2019, n. 329: Requisiti dei componenti delle commissioni giudicatrici dei concorsi per titoli ed esami per l'accesso ai ruoli del personale docente della scuola dell'infanzia e primaria su posto comune e di sostegno.
Ordinanza MIUR 09.04.2019, n. 330: Formazione delle commissioni giudicatrici dei concorsi, per titoli ed esami, finalizzati al reclutamento del personale docente nelle scuole dell'infanzia e primaria per i posti comuni e di sostegno.
I concorsi sono banditi ogni due anni, nelle regioni e per i ruoli nei quali, nel biennio di riferimento, si preveda un'effettiva vacanza e disponibilità di posti nell'organico dell'autonomia.
In prima applicazione i concorsi sono banditi qualora le graduatorie di merito regionali dei concorsi espletati risultino esaurite o non sufficientemente capienti.
Sono ammessi a partecipare i candidati in possesso di uno dei seguenti titoli:
titolo di abilitazione all'insegnamento conseguito presso i corsi di laurea in scienze della formazione primaria o analogo titolo conseguito all'estero e riconosciuto in Italia ai sensi della normativa vigente;
diploma magistrale con valore di abilitazione e diploma sperimentale a indirizzo linguistico, conseguiti presso gli istituti magistrali, o analogo titolo di abilitazione conseguito all'estero e riconosciuto in Italia ai sensi della normativa vigente, conseguiti, comunque, entro l'anno scolastico 2001/2002.
per le procedure su posti di sostegno è richiesto inoltre il possesso dello specifico titolo di specializzazione sul sostegno conseguito ai sensi della normativa vigente o di analogo titolo di specializzazione conseguito all'estero e riconosciuto in Italia ai sensi della normativa vigente.
I candidati possono presentare, tramite apposite funzioni rese disponibili nel sistema informativo del Miur, istanza di partecipazione in un'unica regione per una o più delle procedure concorsuali per le quali posseggano i requisiti. Il termine per la presentazione dell'istanza di partecipazione al concorso è di trenta giorni a decorrere dalla data iniziale indicata nel bando.
Per la partecipazione alla procedura concorsuale è dovuto il pagamento di un contributo di segreteria pari ad € 10,00 per ciascuna delle procedure per le quali si concorre.
I bandi di concorso sono adottati con decreti del Direttore generale del personale scolastico che provvede altresì alla definizione delle modalità attuative.
Qualora, a livello regionale e per ciascuna distinta procedura, il numero dei candidati sia superiore a quattro volte il numero dei posti messi a concorso, i candidati devono superare una prova di preselezione computer-based, unica per tutto il territorio nazionale, volta all'accertamento delle capacità logiche, di comprensione del testo nonché di conoscenza della normativa scolastica.
Alla prova scritta è ammesso un numero di candidati pari a tre volte il numero dei posti messi a concorso. Il punteggio della prova preselettiva non concorre alla formazione del voto finale nella graduatoria di merito.
La prova scritta, distinta per ciascuna procedura, ha una durata di 180 minuti ed è composta da tre quesiti, cosi ripartiti:
per i posti comuni, due quesiti aperti che prevedono la trattazione articolata di tematiche disciplinari, culturali e professionali, volti all'accertamento delle conoscenze e competenze didattico-metodologiche in relazione alle discipline oggetto di insegnamento nella scuola primaria e ai campi di esperienza nella scuola dell'infanzia;
per i posti di sostegno, due, quesiti aperti inerenti alle metodologie didattiche da applicarsi alle diverse tipologie di disabilità, finalizzati a valutare le conoscenze dei contenuti e delle procedure volte all'inclusione scolastica degli alunni con disabilità;
per i posti comuni e di sostegno, un quesito, articolato in otto domande a risposta chiusa, volto alla verifica della comprensione di un testo in lingua inglese almeno al livello B2 del Quadro comune europeo di riferimento per le lingue.
La prova orale ha una durata massima di 30 minuti e consiste nella progettazione di un'attività didattica, comprensiva dell'illustrazione delle scelte contenutistiche, didattiche, metodologiche compiute e di esempi di utilizzo pratico delle TIC. La commissione interloquisce con il candidato e accerta altresì la conoscenza della lingua inglese almeno al livello B2 del Quadro comune europeo di riferimento per le lingue, nonché della specifica capacità didattica, che nel caso dei posti di sostegno contempla la didattica speciale.
Le graduatorie, approvate con decreto dal dirigente preposto all'USR entro il 30 luglio di ciascun anno di riferimento, sono trasmesse al sistema informativo del Ministero e sono pubblicate nell'albo e sul sito internet dell'USR, nonché sul sito internet del Ministero.
Le graduatorie sono utilizzate annualmente ai fini dell'immissione in ruolo per due turni di nomina, fermo restando il diritto al ruolo, in anni successivi, dei candidati dichiarati vincitori. I posti rimasti eventualmente vacanti e disponibili sono messi a bando nella procedura concorsuale successiva.
I docenti hanno tempo fino al 15 maggio per iscriversi al piano triennale di formazione per prevenire l'uso di alcol e droghe in età scolare, previsto dall'intesa tra il Miur e il Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
In attuazione del protocollo d’intesa 7 agosto 2017 tra il MIUR e la PCM – Dipartimento per le politiche antidroga, è stato sottoscritto l'accordo di collaborazione 18 dicembre 2017, che prevede un piano triennale di attività sulla prevenzione dell’uso di droghe e alcol in età scolare con l’obiettivo di informare i giovani, i docenti e le famiglie sui rischi per la salute legati al consumo di alcol e droga, sui rischi di utilizzo della rete internet come strumento per l’acquisto di sostanze stupefacenti e sulla organizzazione della rete territoriale di strutture sanitarie e assistenziali per il sostegno dei soggetti a rischio.
Con nota 3 maggio 2019, prot. n. 1880 il Miur che le iscrizioni al piano di formazione potranno essere registrate fino al 15 maggio 2019, secondo le modalità indicate con nota 18 gennaio 2019 prot. n. 213, ovvero registrandosi all'indirizzo http://liberidalledipendenze.indire.it/registrazione.
Qiest'ultima nota riporta in allegato i contenuti del corso di informazione/formazione per i docenti, che sarà erogato sia in presenza sia on line.
L’iscrizione di due partecipanti per scuola dovrà avvenire inserendo il codice meccanografico della sede centrale della scuola. È possibile registrare un terzo nominativo per ciascuna scuola per far fronte ai casi nei quali sia necessario sostituire uno dei due partecipanti. I docenti riceveranno una mail di conferma dell’avvenuta iscrizione.