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Timestamp: 2019-03-19 18:52:53+00:00
Document Index: 107251328

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Language of document : French Italian ECLI:EU:C:2018:784
Nella causa C‑422/18 PPU,
composta da R. Silva de Lapuerta (relatore), presidente di sezione, J.‑C. Bonichot, A. Arabadjiev, S. Rodin ed E. Regan, giudici,
d) di non esaminare o di non esaminare esaurientemente la domanda ai sensi dell’articolo 39,
un giudice è competente a decidere, su istanza del richiedente o d’ufficio, se autorizzare o meno la permanenza del richiedente nel territorio dello Stato membro, se tale decisione mira a far cessare il diritto del richiedente di rimanere nello Stato membro e (...) ove il diritto nazionale non preveda in simili casi il diritto di rimanere nello Stato membro in attesa dell’esito del ricorso.
27 In secondo luogo, non può escludersi la possibilità che il ricorrente nel procedimento principale sia espulso verso la Nigeria prima della conclusione di un procedimento pregiudiziale ordinario nella presente causa (v., in tal senso, sentenza del 16 febbraio 2017, C.K. e a., C‑578/16 PPU, EU:C:2017:127, punto 50).
32 A tale riguardo, la Corte ha già avuto occasione di dichiarare che, sebbene le disposizioni della direttiva 2013/32 impongano agli Stati membri di prevedere un diritto a un ricorso effettivo contro le decisioni di rigetto di una domanda di protezione internazionale, nessuna di queste disposizioni stabilisce che gli Stati membri riconoscano, ai richiedenti protezione internazionale il cui ricorso di primo grado contro la decisione di rigetto della loro domanda sia stato respinto, il diritto di proporre appello né, a maggior ragione, che l’esercizio di un diritto siffatto si accompagni a un effetto sospensivo automatico [sentenza del 26 settembre 2018, Staatssecretaris van Veiligheid en Justitie (effetto sospensivo dell’appello), C‑180/17, EU:C:2018:775, punto 23].
33 Obblighi siffatti non possono nemmeno essere dedotti dalla struttura generale e dalla finalità della direttiva 2013/32, il cui obiettivo consiste – come emerge dal suo considerando 12 – anzitutto nello sviluppare ulteriormente le norme relative alle procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca della protezione internazionale, così da istituire una procedura comune di asilo nell’Unione. Per contro, dai considerando di tale direttiva non emerge affatto che essa sia volta a obbligare gli Stati membri a introdurre un secondo grado di giudizio [sentenza del 26 settembre 2018, Staatssecretaris van Veiligheid en Justitie (effetto sospensivo dell’appello), C‑180/17, EU:C:2018:775, punto 24].
34 Peraltro, l’obbligo di effettività del ricorso si riferisce espressamente, come risulta dall’articolo 46, paragrafo 3, della direttiva 2013/32, ai «procedimenti di impugnazione dinanzi al giudice di primo grado». Tale obbligo, richiedendo l’esame completo ed ex nunc degli elementi di fatto e di diritto, si riferisce unicamente allo svolgimento del procedimento giurisdizionale di primo grado. Di conseguenza, tale obbligo non può, alla luce dell’obiettivo di detta direttiva, essere interpretato nel senso che impone agli Stati membri di istituire un secondo grado di giudizio, né di prevedere una determinata modalità di svolgimento del medesimo [sentenza del 26 settembre 2018, Staatssecretaris van Veiligheid en Justitie (effetto sospensivo dell’appello), C‑180/17, EU:C:2018:775, punto 25].
35 Pertanto, sebbene, come confermato dai termini «quanto meno» che figurano all’articolo 46, paragrafo 3, della direttiva 2013/32, il diritto dell’Unione non precluda la possibilità che uno Stato membro preveda un secondo grado di giudizio per l’esame dei ricorsi proposti contro le decisioni di rigetto di una domanda di protezione internazionale, tale direttiva non contiene alcuna disposizione relativa all’introduzione e all’organizzazione di un tale grado di giudizio. Infatti, né dai termini, né dal sistema o dalla finalità della direttiva 2013/32 emerge che, qualora uno Stato membro preveda un secondo grado di giudizio contro una decisione di rigetto di una domanda di protezione internazionale, il procedimento di appello da esso istituito debba necessariamente conferire effetto sospensivo automatico al ricorso proposto dal richiedente [sentenza del 26 settembre 2018, Staatssecretaris van Veiligheid en Justitie (effetto sospensivo dell’appello), C‑180/17, EU:C:2018:775, punto 26].
36 Inoltre, dalla giurisprudenza della Corte emerge che l’articolo 47 della Carta, letto alla luce delle garanzie sancite dall’articolo 18 e dall’articolo 19, paragrafo 2, di quest’ultima, non impone l’esistenza di un doppio grado di giudizio. L’essenziale, infatti, è unicamente che sia possibile esperire un ricorso dinanzi a un’autorità giurisdizionale [sentenze del 19 giugno 2018, Gnandi, C‑181/16, EU:C:2018:465, punto 57, e del 26 settembre 2018, Staatssecretaris van Veiligheid en Justitie (effetto sospensivo dell’appello), C‑180/17, EU:C:2018:775, punto 30].
37 Ne consegue che la tutela conferita dalle disposizioni della direttiva 2013/32, lette alla luce dell’articolo 18 e dell’articolo 19, paragrafo 2, nonché dell’articolo 47 della Carta, a un richiedente protezione internazionale avverso una decisione che respinge una domanda di protezione internazionale si limita all’esistenza di un mezzo di ricorso giurisdizionale [v., in tal senso, sentenza del 26 settembre 2018, Staatssecretaris van Veiligheid en Justitie (effetto sospensivo dell’appello), C‑180/17, EU:C:2018:775, punto 33].
38 Ciò considerato, l’introduzione di un ricorso per cassazione contro le decisioni di rigetto di una domanda di protezione internazionale e la scelta di dotarlo, se del caso, di effetto sospensivo automatico rientra, in mancanza di norme fissate dal diritto dell’Unione, nell’ambito dell’autonomia procedurale degli Stati membri, fatto salvo il rispetto dei principi di effettività e di equivalenza [v., in tal senso, sentenza del 26 settembre 2018, Staatssecretaris van Veiligheid en Justitie (effetto sospensivo dell’appello), C‑180/17, EU:C:2018:775, punto 34 e giurisprudenza ivi citata].
40 A tale riguardo, da giurisprudenza costante della Corte emerge che le modalità procedurali dei ricorsi intesi a garantire la tutela dei diritti spettanti ai singoli in forza del diritto dell’Unione non devono essere meno favorevoli di quelle che riguardano ricorsi analoghi di diritto interno (principio di equivalenza), né devono rendere impossibile o eccessivamente difficile l’esercizio dei diritti conferiti dall’ordinamento giuridico dell’Unione (principio di effettività) [sentenza del 26 settembre 2018, Staatssecretaris van Veiligheid en Justitie (effetto sospensivo dell’appello), C‑180/17, EU:C:2018:775, punto 35 e giurisprudenza ivi citata].
41 Il rispetto degli obblighi derivanti dai principi di equivalenza e di effettività dev’essere esaminato tenendo conto del ruolo delle norme di cui trattasi nell’insieme del procedimento, dello svolgimento dello stesso e delle peculiarità di tali norme, dinanzi ai vari organi giurisdizionali nazionali [sentenza del 26 settembre 2018, Staatssecretaris van Veiligheid en Justitie (effetto sospensivo dell’appello), C‑180/17, EU:C:2018:775, punto 36 e giurisprudenza ivi citata].
42 Per quanto riguarda il principio di equivalenza, emerge dalla giurisprudenza della Corte che il suo rispetto richiede un pari trattamento dei ricorsi basati su una violazione del diritto nazionale e di quelli, analoghi, basati su una violazione del diritto dell’Unione, ma non l’equivalenza delle norme processuali nazionali applicabili a contenziosi aventi diversa natura [sentenza del 26 settembre 2018, Staatssecretaris van Veiligheid en Justitie (effetto sospensivo dell’appello), C‑180/17, EU:C:2018:775, punto 37 e giurisprudenza ivi citata].
43 Occorre quindi, da un lato, identificare le procedure o i ricorsi comparabili e, dall’altro, determinare se essi siano trattati in modo più favorevole dei ricorsi aventi ad oggetto la tutela dei diritti conferiti ai singoli dal diritto dell’Unione [sentenza del 26 settembre 2018, Staatssecretaris van Veiligheid en Justitie (effetto sospensivo dell’appello), C‑180/17, EU:C:2018:775, punto 38 e giurisprudenza ivi citata].
44 Per quanto riguarda la comparabilità dei ricorsi, spetta al giudice nazionale, che dispone di una conoscenza diretta delle modalità processuali applicabili, verificare la somiglianza tra i ricorsi di cui trattasi quanto a oggetto, causa ed elementi essenziali [sentenza del 26 settembre 2018, Staatssecretaris van Veiligheid en Justitie (effetto sospensivo dell’appello), C‑180/17, EU:C:2018:775, punto 39 e giurisprudenza ivi citata].
45 Per quanto riguarda il principio di effettività, si deve constatare che esso non determina, nel caso di specie, obblighi che vadano al di là di quelli derivanti dai diritti fondamentali, in particolare del diritto a una tutela giurisdizionale effettiva, garantiti dalla Carta. Orbene, dato che, come risulta dal punto 36 della presente sentenza, l’articolo 47 della Carta, letto alla luce delle garanzie contenute all’articolo 18 e all’articolo 19, paragrafo 2, della medesima, impone soltanto che un richiedente protezione internazionale, la cui domanda sia stata respinta, possa far valere i suoi diritti in maniera effettiva dinanzi a un organo giurisdizionale, il mero fatto che un grado di giudizio aggiuntivo, previsto dal diritto nazionale, non abbia effetto sospensivo automatico non permette, di per sé solo, di ritenere che il principio di effettività sia stato violato [sentenza del 26 settembre 2018, Staatssecretaris van Veiligheid en Justitie (effetto sospensivo dell’appello), C‑180/17, EU:C:2018:775, punto 43].