Source: https://www.laleggepertutti.it/276500_congedo-parentale-ultime-sentenze
Timestamp: 2019-03-20 20:34:07+00:00
Document Index: 70549960

Matched Legal Cases: ['art. 34', 'art 12', 'art. 42', 'art. 32', 'art. 34', 'art. 38', 'art. 55']

Congedo parentale: ultime sentenze
> L’esperto Pubblicato il 6 Marzo 2019
In quali casi spetta o meno il congedo parentale. Licenziamento per giusta causa se il genitore svolge una diversa attività lavorativa durante il congedo.
1 Non contrasta con la normativa Ue la legge che esclude la maturazione delle ferie durante il congedo parentale
2 Il congedo parentale nella disciplina del Ccnl scuola quale norma di maggior favor rispetto alla disciplina legale
3 Il congedo parentale non può elidere le personali esigenze di vita: ne deriva l’illegittimità del licenziamento in quanto il comportamento tenuto non è illecito
4 Per la progressione in carriera vanno conteggiati anche i periodi di congedo per maternità e di congedo parentale
5 Non spetta alcun congedo parentale al padre coniugato con una casalinga
6 Se nel periodo di congedo parentale il genitore svolge una diversa attività lavorativa, si configura una giusta causa di licenziamento
7 In caso di madre casalinga, il padre non può usufruire dei permessi parentali per accudire il figlio
8 La clausola di direttiva U.E. sul congedo parentale ed effetti ostativi sulla disciplina nazionale
9 Contratto di lavoro a tempo intermittente: nozione e criteri retributivi
10 Lavoro subordinato e discriminazione di genere
11 I giorni festivi o di riposo che ricadono nel periodo di fruizione del congedo devono collocarsi nell’ambito dei giorni di congedo
Non contrasta con la normativa Ue la legge che esclude la maturazione delle ferie durante il congedo parentale
L’articolo 7 della direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, dev’essere interpretato nel senso che esso non osta a una disposizione nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, che, ai fini della determinazione dei diritti alle ferie annuali retribuite garantite da detto articolo a un lavoratore per un periodo di riferimento, non consideri la durata di un congedo parentale fruito da tale lavoratore nel corso del suddetto periodo come periodo di lavoro effettivo (fattispecie relativa alla causa promossa da un cittadino cittadino rumeno che aveva usufruito dell’insieme delle sue ferie annuali retribuite e, in aggiunta, di un congedo di maternità).
Corte giustizia UE grande sezione, 04/10/2018, n.12
In virtù del principio per cui la contrattazione collettiva può derogare solo in mejus le disposizioni normative, tranne che in casi predeterminati, il contratto collettivo nazionale del comparto scolastico prescrive in materia di congedo parentale una disciplina di maggior favore rispetto alle disposizioni dell’art. 34 del T.U. in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità e pertanto è la sua disciplina a prevalere sulla norma di legge.
L’art 12 del CCNL dispone, infatti, senza operare alcuna distinzione relativamente alla soglia dei sei anni di vita del bambino, rispetto invece a quanto statuito della fonte legale, che i primi 30 giorni di congedo parentale, computati complessivamente per entrambi i genitori e fruibili anche in modo frazionato, sono sempre retribuiti completamente senza incisione sull’istituto delle ferie.
Tribunale Grosseto sez. lav., 04/09/2018, n.216
Il congedo parentale non può elidere le personali esigenze di vita: ne deriva l’illegittimità del licenziamento in quanto il comportamento tenuto non è illecito
Al riguardo del congedo straordinario ex art. 42, co. 5, D.Lgs. n. 151 del 2001, seppure è emerso, dalle indagini disposte dalla società datrice di lavoro, che nei giorni oggetto dell’accertamento il dipendente si trovava in Comune diverso da quello in cui risiedeva insieme alla madre, non può da tale circostanza farsi discendere che lo stesso non le prestasse assistenza. Si deve concordare con quanto affermato dalla Suprema Corte che ha escluso che “l’assistenza che legittima il beneficio del congedo straordinario possa intendersi esclusiva al punto da impedire a chi la presti di dedicare spazi temporali adeguati alle personali esigenze di vita’. E quindi, l’insussistenza del fatto contestato ai fini del licenziamento comprende anche l’ipotesi del fatto sussistente ma privo dei caratteri di illiceità o rilevanza giuridica, e, quindi, quello inapprezzabile sotto il profilo disciplinare, oltre che il fatto non imputabile al lavoratore.
Corte appello Campobasso sez. lav., 14/03/2018, n.66
Per la progressione in carriera vanno conteggiati anche i periodi di congedo per maternità e di congedo parentale
Ai fini della progressione in carriera su base temporale vanno conteggiati anche i periodi di congedo per maternità e di congedo parentale; altrimenti si pone in essere una condotta discriminatoria.
Corte appello Venezia sez. lav., 20/02/2018, n.841
Non spetta alcun congedo parentale al padre coniugato con una casalinga
È legittimo il provvedimento con cui è respinta l’istanza di un appartenente alla Polizia di Stato con cui questi ha chiesto di potere usufruire dei periodi di riposo accordati dall’articolo 40, lettera c), del decreto legislativo 26 marzo 2001 n. 151, per la nascita del proprio figlio, specificando di essere coniugato con moglie casalinga in quanto nessun congedo parentale spetta, in linea di principio, al padre coniugato con una casalinga. Questa, infatti, svolge attività domestiche che le consentono di prendersi cura del figlio, salvo che non vi possa attendere per specifiche, oggettive, concrete, attuali e ben documentate ragioni, fra le quali non rientra il mancato possesso della patente di guida.
Consiglio di Stato sez. IV, 30/01/2018, n.628
Se nel periodo di congedo parentale il genitore svolge una diversa attività lavorativa, si configura una giusta causa di licenziamento
In tema di congedo parentale, l’art. 32, comma 1, lett. b), del d.lgs. n. 151 del 2001, nel prevedere – in attuazione della legge delega n. 53 del 2000 – che il lavoratore possa astenersi dal lavoro nei primi otto anni di vita del figlio, percependo dall’ente previdenziale un’indennità commisurata ad una parte della retribuzione, configura un diritto potestativo che il padre-lavoratore può esercitare nei confronti del datore di lavoro, nonché dell’ente tenuto all’erogazione dell’indennità, onde garantire con la propria presenza il soddisfacimento dei bisogni affettivi del bambino e della sua esigenza di un pieno inserimento nella famiglia; pertanto, ove si accerti che il periodo di congedo viene utilizzato dal padre per svolgere una diversa attività lavorativa, si configura un abuso per sviamento dalla funzione del diritto, idoneo ad essere valutato dal giudice ai fini della sussistenza di una giusta causa di licenziamento, non assumendo rilievo che lo svolgimento di tale attività contribuisca ad una migliore organizzazione della famiglia.
Cassazione civile sez. lav., 11/01/2018, n.509
In caso di madre casalinga, il padre non può usufruire dei permessi parentali per accudire il figlio
La casalinga svolge attività domestiche che le consentono di prendersi cura del figlio, perciò, salvo che non vi possa attendere per specifiche, oggettive, concrete, attuali e ben documentate ragioni, non spetta alcun permesso e congedo parentale al padre.
Consiglio di Stato sez. IV, 30/10/2017, n.4993
La clausola di direttiva U.E. sul congedo parentale ed effetti ostativi sulla disciplina nazionale
La clausola 5, punti 1 e 2, dell’accordo quadro riveduto sul congedo parentale allegato alla direttiva 2010/18/Ue del consiglio dell’8 marzo 2010, che attua l’accordo quadro riveduto in materia di congedo parentale concluso da Businesseurope, Ueapme, Ceep e Ces e abroga la direttiva 96/34/Ce, deve essere interpretata nel senso che essa osta ad una normativa nazionale, come quella oggetto del procedimento principale, che subordini la promozione definitiva ad un posto di direzione nell’ambito di un rapporto di pubblico impiego alla condizione che il candidato selezionato effettui con successo un periodo di prova preliminare di due anni su tale posto e per effetto della quale, in una situazione in cui il candidato medesimo sia stato, per tutto o parte del periodo di prova, in congedo parentale, ivi trovandosi ancora, il periodo di prova di cui trattasi si concluda ex lege al termine di tale periodo di due anni, senza possibilità di proroga, ove l’interessato sia conseguentemente reintegrato, al momento del rientro dal congedo parentale, nelle funzioni di grado inferiore, sia dal punto di vista statuario che retributivo, occupate anteriormente alla sua ammissione al periodo di prova stesso: il contrasto con tale clausola non può essere giustificato dall’obiettivo perseguito dal medesimo periodo di prova, consistente nel permettere la verifica dell’idoneità a ricoprire il posto di direzione.
Corte giustizia UE sez. II, 07/09/2017, n.174
Contratto di lavoro a tempo intermittente: nozione e criteri retributivi
Il contratto di lavoro a tempo intermittente, regolamento dagli artt. 33 ss. d.lg. 276/2003, oggi abrogati dal d.lg. 81/2015, è il contratto stipulato, anche a tempo determinato, “mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro che ne può utilizzare la prestazione lavorativa nei limiti di cui all’art. 34”. Il principio di non discriminazione, sancito dall’art. 38 d.lg. 276/2003, oggi abrogato dall’art. 55 d.lg. 81/2015, il quale prevede che il lavoratore intermittente abbia diritto a ricevere, per i periodi lavorati, un trattamento economico e normativo complessivamente non inferiore al lavoratore di pari livello e a parità di mansioni svolte, da riproporzionarsi in ragione della prestazione lavorativa effettivamente eseguita deve intendersi con particolare riguardo sia alla retribuzione globale che alle singole componenti di essa, nonché alle ferie ed ai trattamenti per malattia, infortunio sul lavoro, malattia professionale, maternità e congedi parentali.
Tribunale Roma sez. lav., 04/05/2017, n.4083
Lavoro subordinato e discriminazione di genere
Costituisce una discriminazione di genere la mancata equiparazione delle assenze per congedo di maternità, per congedi parentali e per permessi per malattia dei figli alla presenza effettiva in servizio ai fini della quantificazione del premio di risultato.
Tribunale Torino, 26/10/2016, n.1858
I giorni festivi o di riposo che ricadono nel periodo di fruizione del congedo devono collocarsi nell’ambito dei giorni di congedo
La regola secondo la quale i giorni festivi o di riposo, che ricadono interamente nel periodo di fruizione del congedo parentale, devono collocarsi nell’ambito dei giorni di congedo, risulta conforme ai principi di cui agli artt. 30 e 31 Cost., perché garantisce il diritto dei genitori riconosciuto dalla legge e non crea alcuna disparità di trattamento perché opera nel medesimo modo tra i lavoratori che effettuano la prestazione lavorativa su 5 o giorni o su 7 giorni, con la sola differenza che avendo quest’ultimi giorni di riposo infrasettimanali, anche questi possono essere conteggiati come congedo, se il permesso viene chiesto il giorno prima e il giorno dopo, al pari del sabato e della domenica; in caso contrario si determinerebbe un’ingiustificata disparità di trattamento tra i lavoratori genitori, che chiedono di usufruire del congedo in modo continuativo, per i quali la durata di sei mesi del congedo prevista dalla legge è effettiva, e coloro che lo richiedono invece con modalità frazionate, determinandosi in tal modo una durata del congedo frazionato superiore a quella del congedo continuativo.
Tar Torino, (Piemonte) sez. I, 17/11/2016, n.1414
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