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Timestamp: 2020-07-03 11:39:07+00:00
Document Index: 143613192

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Sentenza Cassazione Civile n. 19299 del 29/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19299 del 29/09/2016
Cassazione civile sez. III, 29/09/2016, (ud. 20/07/2016, dep. 29/09/2016), n.19299
sul ricorso 13106/2014 proposto da:
A.A., anche come titolare dell’omonima ditta,
elettivamente domiciliato in ROMA, VIA COPENAGHEN 10, presso lo
studio dell’avvocato MARIA CLARA COLLETTI, rappresentato e difeso
dall’avvocato MAURIZIO SIMONI giusta procura speciale in calce al
UNIPOLSAI ASSICURAZIONI SPA, società risultante dalla fusione per
incorporazione in FONDIARIA SAI SPA e MILANO Assicurazioni SPA, in
persona del Dr. G.R., procuratore ad negotia,
giusta procura alle liti;
– resistente con procura alle liti –
avverso la sentenza n. 15/2014 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,
1. A.A. ha convenuto dinanzi al Tribunale di Perugia la società Fondiaria s.p.a. (che in seguito muterà ragione sociale in UnipolSai s.p.a.; d’ora innanzi, per brevità, sempre e comunque “la UnipolSai”) esponendo che:
-) quel mezzo, dopo l’acquisto, era stato dato a noleggio a Al.Na., al quale venne rubato da ignoti;
La sentenza di primo grado venne appellata nel 2010 da A.A.. La Corte d’appello di Perugia, con sentenza 14.1.2014, rigettò il gravame. A fondamento della propria decisione la Corte d’appello rilevò in fatto che il contratto includeva una clausola di scioglimento automatico “nel caso di vendita/cessione” del veicolo; e ne dedusse in iure che il concetto di “cessione” comprendeva anche il trasferimento a terzi del godimento del mezzo.
Pertanto A.A., dando a noleggio il veicolo a Al.Na., aveva determinato lo scioglimento del contratto e la cessazione della copertura assicurativa.
3. La sentenza d’appello è stata impugnata per cassazione da A.A., con ricorso fondato su quattro motivi.
Infatti la norma che la consente (ovvero il nuovo testo dell’art. 83 c.p.c., secondo il quale la procura speciale può essere apposta a margine od in calce anche di atti diversi dal ricorso o dal controricorso), si applica ai giudizi instaurati in primo grado dopo l’entrata in vigore della L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 45, (ovvero il 4 luglio 2009). Per i giudizi già pendenti a tale data, invece, se la procura non viene rilasciata a margine od in calce al ricorso e al controricorso, si deve provvedere al suo conferimento mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata, come previsto dall’art. 83 c.p.c., comma 2, (ex multis, Sez. 3, Sentenza n. 18323 del 27/08/2014, Rv. 632092; Sez. 5, Ordinanza n. 7241 del 26/03/2010, Rv. 612212).
2.1. Col primo motivo di ricorso il ricorrente lamenta sia il vizio di nullità processuale, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4; sia il vizio di omesso esame d’un fatto decisivo e controverso, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, (nel testo modificato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, convertito nella L. 7 agosto 2012, n. 134).
2.2. Nella parte in cui lamenta la violazione dell’art. 112 c.p.c., il motivo è infondato. Tutte le eccezioni fondate sul contratto sono rilevabili d’ufficio, salvo che la legge non le riservi all’iniziativa di parte (così Sez. U, Sentenza n. 1099 del 03/02/1998, Rv. 515986 e, più di recente, Sez. U, Ordinanza interlocutoria n. 10531 del 07/05/2013, Rv. 626194, secondo cui “il rilievo d’ufficio delle eccezioni in senso lato non è subordinato alla specifica e tempestiva allegazione della parte ed è ammissibile anche in appello, dovendosi ritenere sufficiente che i fatti risultino documentati ex actis, in quanto il regime delle eccezioni si pone in funzione del valore primario del processo, costituito dalla giustizia della decisione, che resterebbe svisato ove anche le questioni rilevabili d’ufficio fossero subordinate ai limiti preclusivi di allegazione e prova previsti per le eccezioni in senso stretto”).
2.4. Inammissibile, infine, è la denuncia dell'”omesso esame di fatti controversi”.
Il giudice d’appello che trascurasse di esaminare uno dei motivi d’appello non incorre in un vizio di “omesso esame di fatti controversi”, denunciabile ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5; ma nel diverso vizio di omessa pronuncia, denunciabile ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4: vizio non denunciato e che comunque l’odierno ricorrente non avrebbe interesse a denunciare, dal momento che per quanto detto non vi fu ultrapetizione da parte del giudice di primo grado: dunque un appello sul punto, anche se esaminato, non avrebbe potuto avere alcun esito favorevole all’appellante.
3.1. Col secondo motivo di ricorso (col quale formalmente vengono denunciati i vizi di cui all’art. 360 c.p.c., nn. 3, 4 e 5) il ricorrente espone in sostanza un solo vizio: la violazione delle regole di ermeneutica dei contratti. La censura è cosi riassumibile:
4.1. Col primo motivo di ricorso il ricorrente sostiene che la sentenza impugnata sarebbe affetta da un vizio di violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3. E’ denunciata, in particolare, tra altre norme citate in modo non del tutto pertinente, la violazione degli artt. 1363 e 1370 c.c..
Il contratto di assicurazione oggetto del presente giudizio includeva una clausola secondo cui “il contratto non è trasferibile su altro veicolo ed in caso di cessione/vendita dell’autoveicolo a terzi viene pertanto ad estinguersi automaticamente”.
Ora, se la clausola in esame, letta integralmente, deroga all’art. 1918 c.c.; e se l’art. 1918 c.c., disciplina gli effetti della “alienazione” delle cose assicurate, il canone interpretativo di cui all’art. 1363 c.c. imponeva di concludere che per lo scioglimento del contratto era necessaria una uscita definitiva del mezzo dalla sfera di proprietà dell’assicurato, e non bastava la mera locazione, nè il comodato od il noleggio.
5.1. Col quarto motivo di ricorso il ricorrente lamenta che la sentenza impugnata sarebbe affetta sia da un vizio di violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, (si lamenta, in particolare, la violazione degli artt. 1366 e 1370 c.c.); sia dal vizio di omesso esame d’un fatto decisivo e controverso, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, (nel testo modificato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, convertito nella L. 7 agosto 2012, n. 134). Deduce, al riguardo, che la sentenza ha omesso di prendere in esame il “fatto decisivo” rappresentato dall’invocata applicazione dell’art. 1370 c.c..
5.2. Il motivo, che resta assorbito dall’accoglimento del terzo motivo di ricorso, è comunque infondato: l’omesso esame d’una eccezione, infatti, nulla a che vedere col vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5.