Source: http://susannaambivero.blogspot.ru/2010/03/
Timestamp: 2018-05-26 21:18:11+00:00
Document Index: 12228486

Matched Legal Cases: ['art. 102', 'art. 2113', 'art. 31', 'art. 76', 'art. 412', 'art. 31', 'art. 97', 'art. 18', 'art. 17', 'art. 2043']

SusannaAmbiveroBlog: marzo 2010
LA LETTERA CON CUI NAPOLITANO HA RIFIUTATO DI FIRMARE IL DDL LAVORO
Il Quirinale diffonde la lettera con cui Giorgio Napolitano spiega il perchè non ha firmato il ddl sul lavoro intitolato “Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l'impiego, di incentivi all'occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro “ e chiede alle Camere una nuova deliberazione in materia.
"Onorevoli Parlamentari,
mi è stata sottoposta, per la promulgazione, la legge recante: "Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l'impiego, di incentivi all'occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro".
Il provvedimento, che nasce come stralcio di un disegno di legge collegato alla legge finanziaria 2009 (Camera n.1441-quater), ha avuto un travagliato iter parlamentare nel corso del quale il testo, che all'origine constava di 9 articoli e 39 commi e già interveniva in settori tra loro diversi, si è trasformato in una legge molto complessa, composta da 50 articoli e 140 commi riferiti alle materie più disparate.
Questa configurazione marcatamente eterogenea dell'atto normativo - che risulta, del resto, dallo stesso titolo sopra riportato - è resa ancora più evidente da una sia pur sintetica e parziale elencazione delle principali materie oggetto di disciplina: revisione della normativa in tema di lavori usuranti, riorganizzazione degli enti vigilati dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e dal Ministero della salute, regolamentazione della Commissione per la vigilanza sul doping e la tutela della salute nelle attività sportive, misure contro il lavoro sommerso, disposizioni riguardanti i medici e professionisti sanitari extracomunitari, permessi per l'assistenza ai portatori di handicap, ispezioni nei luoghi di lavoro, indicatori di situazione economica equivalente, indennizzi per aziende in crisi, numerosi aspetti della disciplina del pubblico impiego (con conferimento di varie deleghe o il rinvio a successive disposizioni legislative), nonché una ampia riforma del codice di procedura civile per quanto attiene alle disposizioni in materia di conciliazione e arbitrato nelle controversie individuali di lavoro.
Ho già avuto altre volte occasione di sottolineare gli effetti negativi di questo modo di legiferare sulla conoscibilità e comprensibilità delle disposizioni, sulla organicità del sistema normativo e quindi sulla certezza del diritto; nonché sullo stesso svolgimento del procedimento legislativo, per la impossibilità di coinvolgere a pieno titolo nella fase istruttoria tutte le Commissioni parlamentari competenti per ciascuna delle materie interessate. Nel caso specifico l'esame referente si è concentrato alla Camera nella Commissione lavoro e al Senato nelle Commissioni affari costituzionali e lavoro, mentre, ad esempio, la Commissione giustizia di entrambi i rami del Parlamento ed anche la Commissione affari costituzionali della Camera sono intervenute esclusivamente in sede consultiva e non hanno potuto seguire l'esame in Assemblea nelle forme consentite dai rispettivi Regolamenti. Tali inconvenienti risultano ancora più gravi allorché si intervenga, come in questo caso, in modo novellistico su codici e leggi organiche.
Ciò premesso - con l'auspicio di una attenta riflessione sul modo in cui procedere nel futuro alla definizione di provvedimenti legislativi, specialmente se relativi a materie di particolare rilievo e complessità - sono indotto a chiedere alle Camere una nuova deliberazione sulla presente legge dalla particolare problematicità di alcune disposizioni che disciplinano temi di indubbia delicatezza sul piano sociale, attinenti alla tutela del diritto alla salute e di altri diritti dei lavoratori: temi sui quali - nell'esercizio del mio mandato - ho ritenuto di dover richiamare più volte l'attenzione delle istituzioni, delle parti sociali e dell'opinione pubblica.
Intendo qui riferirmi specificamente all'articolo 31 che modifica le disposizioni del codice di procedura civile in materia di conciliazione ed arbitrato nelle controversie individuali di lavoro e all'articolo 20 relativo alla responsabilità per le infezioni da amianto subite dal personale che presta la sua opera sul naviglio di Stato. Su di essi sottopongo alla vostra attenzione le considerazioni ed osservazioni che seguono.
1. L'articolo 31, nei primi nove commi, che ne costituiscono la parte più significativa, modifica in modo rilevante la sezione prima del capo primo del titolo quarto del libro secondo del codice di procedura civile, nella parte in cui reca le disposizioni sul tentativo di conciliazione e sull'arbitrato nelle controversie individuali di lavoro (artt. da 409 a 412-quater del codice di procedura civile), introducendo varie modalità di composizione delle controversie di lavoro alternative al ricorso al giudice. Apporta inoltre, negli ultimi sette commi, una serie di modifiche al decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, dirette a rafforzare le competenze delle commissioni di certificazione dei contratti di lavoro.
La introduzione nell'ordinamento di strumenti idonei a prevenire l'insorgere di controversie ed a semplificarne ed accelerarne le modalità di definizione può risultare certamente apprezzabile e merita di essere valutata con spirito aperto: ma occorre verificare attentamente che le relative disposizioni siano pienamente coerenti con i princìpi della volontarietà dell'arbitrato e della necessità di assicurare una adeguata tutela del contraente debole.
Entrambi questi princìpi sono stati costantemente affermati in numerose pronunce dalla Corte Costituzionale. La Corte infatti ha innanzi tutto dichiarato la illegittimità costituzionale delle norme che prevedono il ricorso obbligatorio all'arbitrato, poiché solo la concorde volontà delle parti può consentire deroghe al fondamentale principio di statualità ed esclusività della giurisdizione (art. 102, primo comma, della Costituzione) e al diritto di tutti i cittadini di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi (artt. 24 e 25 della Costituzione). Inoltre, con riferimento ai rapporti nei quali sussiste un evidente, marcato squilibrio di potere contrattuale tra le parti, la Corte ha riconosciuto la necessità di garantire la "effettiva" volontarietà delle negoziazioni e delle eventuali rinunce, ancora una volta con speciale riguardo ai rapporti di lavoro ed alla tutela dei diritti del lavoratore in sede giurisdizionale. Questa linea giurisprudenziale, ripresa e sviluppata dalla Corte di Cassazione, ha condotto a far decorrere la prescrizione dei crediti di lavoro nei rapporti privi della garanzia della stabilità dalla cessazione del rapporto. Ciò in analogia con quanto previsto dall'art. 2113 del Codice civile in ordine alla decorrenza del termine per l'impugnazione di rinunce e transazioni che abbiano avuto ad oggetto diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili della legge e dei contratti collettivi (si vedano le sentenze della Corte Costituzionale n. 63 del 1966, n. 143 del 1969, n. 174 del 1972, n. 127 del 1977, n. 488 del 1991, nn. 49, 206 e 232 del 1994, nn. 54 e 152 del 1996, n. 381 del 1997, n. 325 del 1998 e n. 221 del 2005).
Sulla base di tali indicazioni, non può non destare serie perplessità la previsione del comma 9 dell'art. 31, secondo cui la decisione di devolvere ad arbitri la definizione di eventuali controversie può essere assunta non solo in costanza di rapporto allorché insorga la controversia, ma anche nel momento della stipulazione del contratto, attraverso l'inserimento di apposita clausola compromissoria: la fase della costituzione del rapporto è infatti il momento nel quale massima è la condizione di debolezza della parte che offre la prestazione di lavoro.
Del resto l'esigenza di verificare che la volontà delle parti di devolvere ad arbitri le controversie sia "effettiva" risulta dalla stessa formulazione del comma 9, che affida tale accertamento agli organi di certificazione di cui all'art. 76 del citato decreto legislativo n. 276 del 2003. Garanzia che peraltro non appare sufficiente, perché tali organi - anche a prescindere dalle incertezze sull'ambito dei relativi poteri, che scontano più generali difficoltà di "acclimatamento" dell'istituto - non potrebbero che prendere atto della volontà dichiarata dal lavoratore, una volta che sia stata confermata in una fase che è pur sempre costitutiva del rapporto e nella quale permane pertanto una ovvia condizione di debolezza.
Ulteriori motivi di perplessità discendono dalla circostanza che, ai sensi della nuova formulazione dell'art. 412 del codice di procedura civile contenuta nel comma 5 dell'art. 31 (disposizione espressamente richiamata dal comma 9 dello stesso articolo) la clausola compromissoria può ricomprendere anche la "richiesta di decidere secondo equità, nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento".
Come è noto, nell'arbitrato di equità la controversia può essere risolta in deroga alle disposizioni di legge: si incide in tal modo sulla stessa disciplina sostanziale del rapporto di lavoro, rendendola estremamente flessibile anche al livello del rapporto individuale. Né può costituire garanzia sufficiente il generico richiamo del rispetto dei principi generali dell'ordinamento, che non appare come tale idoneo a ricomprendere tutte le ipotesi di diritti indisponibili, al di là di quelli costituzionalmente garantiti; e comunque un aspetto così delicato non può essere affidato a contrastanti orientamenti dottrinali e giurisprudenziali, suscettibili di alimentare contenziosi che la legge si propone invece di evitare. Perplessità ulteriori suscita la estensione della possibilità di ricorrere a tale tipo di arbitrato anche in materia di pubblico impiego: in tal caso è particolarmente evidente la necessità di chiarire se ed a quali norme si possa derogare senza ledere i princìpi di buon andamento, trasparenza ed imparzialità dell'azione amministrativa sanciti dall'art. 97 della Costituzione.
Del resto un arbitrato di equità può svolgere un ruolo apprezzabile ed utile solo a patto di muoversi all'interno di uno spazio significativo ma circoscritto in limiti certi e condivisi. In sostanza l'obiettivo che si intende perseguire è quello di una incisiva modifica della disciplina sostanziale del rapporto di lavoro, che si è finora prevalentemente basata su normative inderogabili o comunque disponibili esclusivamente in sede di contrattazione collettiva. E in effetti l'esigenza di una maggiore flessibilità risponde a sollecitazioni da tempo provenienti dal mondo dell'imprenditoria, alle quali le organizzazioni sindacali hanno mostrato responsabile attenzione guardando anche alla competitività del sistema produttivo nel mercato globale. Si tratta pertanto di un intendimento riformatore certamente percorribile, ma che deve essere esplicitato e precisato, non potendo essere semplicemente presupposto o affidato in misura largamente prevalente a meccanismi di conciliazione e risoluzione equitativa delle controversie, assecondando una discutibile linea di intervento legislativo - basato sugli istituti processuali piuttosto e prima che su quelli sostanziali - di cui l'esperienza applicativa mostra tutti i limiti.
Il problema che si pone è dunque quello di definire - nelle sedi dovute e in primo luogo nel Parlamento - in modo puntuale modalità, tempi e limiti che rendano il ricorso all'arbitrato - nell'ambito del rapporto di lavoro - coerente con la necessità di garantire l'effettiva volontarietà della clausola compromissoria e una adeguata tutela dei diritti più rilevanti del lavoratore (da quelli costituzionalmente garantiti agli altri che si ritengano ugualmente non negoziabili). Si tratta cioè di procedere ad adeguamenti normativi che vanno al di là della questione, pur rilevante, delle garanzie apprestate nei confronti del licenziamento dall'art. 18 dello statuto dei lavoratori.
A quest'ultimo proposito lo scorso 11 marzo la maggior parte delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e delle imprese si è impegnata a definire accordi interconfederali che escludano l'inserimento nella clausola compromissoria delle controversie relative alla risoluzione del rapporto di lavoro ed il Ministro del lavoro e delle politiche sociali si è a sua volta impegnato a conformarsi a tale orientamento negli atti di propria competenza. Ma pur apprezzando il significato e il valore di tali impegni, decisivo resta il tema di un attento equilibrio tra legislazione, contrattazione collettiva e contratto individuale. Solo il legislatore può e deve stabilire le condizioni perché possa considerarsi "effettiva" la volontà delle parti di ricorrere all'arbitrato; e solo esso può e deve stabilire quali siano i diritti del lavoratore da tutelare con norme imperative di legge e quali normative invece demandare alla contrattazione collettiva. A quest'ultima, nei diversi livelli in cui si articola, può inoltre utilmente affidarsi la chiara individuazione di spazi di regolamentazione integrativa o in deroga per negoziazioni individuali adeguatamente assistite così come per la definizione equitativa delle controversie che insorgano in tali ambiti.
Non sembra invece coerente con i princìpi generali dell'ordinamento e con la stessa impostazione del comma 9 in esame, che consente di pattuire clausole compromissorie solo ove ciò sia previsto da accordi interconfederali o contratti collettivi di lavoro, il prevedere un intervento suppletivo del Ministro - di cui tra l'altro non si stabilisce espressamente la natura regolamentare né si delimitano i contenuti - che dovrebbe consentire comunque, anche in assenza dei predetti accordi, entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge tale possibilità, stabilendone le modalità di attuazione e di piena operatività: suscita infatti serie perplessità una così ampia delegificazione con modalità che non risultano in linea con le previsioni dell'art. 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400.
Al di là delle osservazioni fin qui svolte a proposito dell'articolo 31, è da sottolineare l'opportunità di una riflessione anche su disposizioni in qualche modo connesse - presenti negli articoli 30, 32 e 50 - che riguardano gli stessi giudizi in corso e che oltretutto rischiano, così come sono formulate, di prestarsi a seri dubbi interpretativi e a potenziali contenziosi.
2. Secondo l'articolo 20 della legge, l'articolo 2, lettera b), della legge 12 febbraio 1955, n. 51, recante delega al Governo per l'emanazione di norme per l'igiene del lavoro, si interpreta nel senso che l'applicazione della legge delega è esclusa non soltanto - come espressamente recita la lettera b) dell'articolo 2 - per "il lavoro a bordo delle navi mercantili e a bordo degli aeromobili", ma anche per "il lavoro a bordo del naviglio di Stato, fatto salvo il diritto del lavoratore al risarcimento del danno eventualmente subito".
Dai lavori parlamentari emerge che con detto articolo 20 si è inteso evitare che alle morti o alle lesioni subite dal personale imbarcato su navigli militari e cagionate dal contatto con l'amianto, possano continuare ad applicarsi - come invece sta accadendo in procedimenti attualmente pendenti davanti ad autorità giudiziarie - le sanzioni penali stabilite dal DPR 19 marzo 1956, n. 303, che disciplina l'applicazione di tali sanzioni, escludendole unicamente nei casi di morti o lesioni subite da personale imbarcato su navi mercantili.
Al di là degli aspetti strettamente di merito, occorre rilevare innanzitutto che l'articolo 20 in esame non esplicita alcuno dei possibili significati dell'articolo 2, lettera b), della legge del 1955 e quindi non interpreta ma apporta a tale disposizione una evidente modificazione integrativa. La norma incide, inoltre, su una legge delega che ha già esaurito la sua funzione dopo l'adozione del DPR attuativo n. 303 del 1956, senza invece intervenire su di esso, risultando di fatto inapplicabile e priva di effetti.
L'articolo 20 presenta inoltre profili problematici anche nella parte - in sé largamente condivisibile - che riguarda la "salvezza" del diritto del lavoratore al risarcimento dei danni eventualmente subiti. In assenza di disposizioni specifiche - non rinvenibili nella legge - che pongano a carico dello Stato un obbligo di indennizzo, il risarcimento del danno ingiusto è possibile esclusivamente in presenza di un "fatto doloso o colposo" addebitabile a un soggetto individuato (art. 2043 del codice civile). Qualora la efficacia della norma generatrice di responsabilità sia fatta cessare, con la conseguente non punibilità delle lesioni o delle morti cagionate su navigli di Stato, non è infatti più possibile individuare il soggetto giuridicamente obbligato e configurare ipotesi di "dolo o colpa" nella determinazione del danno.
Per conseguire in modo da un lato tecnicamente corretto ed efficace, e dall'altro non esposto a possibili censure di illegittimità costituzionale, le finalità che la disposizione in esame si propone, appare quindi necessario escludere la responsabilità penale attualmente prevista per i soggetti responsabili di alcune categorie di navigli, in linea del resto con gli adattamenti previsti dal citato testo unico n. 81 del 2008, e prevedere, come già accade per altre infermità conseguenti ad attività di servizio, un autonomo titolo per la corresponsione di indennizzi per i danni arrecati alla salute dei lavoratori.
Per i motivi innanzi illustrati, chiedo alle Camere - a norma dell'articolo 74, primo comma, della Costituzione - una nuova deliberazione in ordine alla legge a me trasmessa il 3 marzo 2010".
Eletto presidente Vito De Filippo (centrosinistra)
Calabria: affluenza 59,25%
Eletto presidente Giuseppe Scopelliti (centrodestra)
Campania: affluenza 62,93%
Eletto presidente Stefano Caldoro (centrodestra)
Emilia Romagna: affluenza 68,06%
Eletta presidente Renata Polverini (centrodestra)
Liguria: affluenza 60,92%
Eletto presidente Claudio Burlando (centrosinistra)
Lombardia: affluenza 64,74%
Eletto presidente Roberto Formigoni (centrodestra)
Veneto: affluenza 66,42%
Eletto presidente Luca Zaia (centrodestra)
è stato eletto presidente della regione con il 54,25% dei voti
è stato eletto presidente della regione con il 59,7% dei voti
Partito Democratico e Riformisti Toscani
Ardelio Pellegrinotti
Fabrio Evangelisti
Francesco detto Pancho Pardi
In caso di rinuncia di uno o più candidati passerebbero Cristina Scaletti, Maria Luisa Chincarini, Marta Gazzarri, Renato Baldi e Franca Corradini.
Federazione della Sinistra e i Verdi
Antonio Gambetta Vannia
Stef ania Fuscagni
è stata eletta presidente della regione con il 51,14% dei voti
è stato eletto presidente della regione con il 53,17% dei voti
è stato eletto presidente della regione con il 57,72% dei voti
è stato eletto presidente della regione con il 60,81% dei voti
è stato eletto presidente della regione con il 57,24% dei voti
è stato eletto presidente della regione con il 52,06% dei voti
è stato eletto presidente della regione con il 52,14% dei voti
è stato eletto presidente della regione con il 60,15% dei voti
è stato eletto presidente della regione con il 56,1% dei voti
è stato eletto presidente della regione con il 47,32% dei voti
ELEZIONI, PROIEZIONE FINALE DELL' AFFLUENZA ALLE URNE
Si è votato in 5.068 comuni.
La percentuale dei votanti è stata complessivamente del 64,2%
Alla precedente elezione erano 72% i cittadini che avevano espresso il voto, si registra dunque una diminuzione dell'affluenza alle urne dello 5,8%.
Basilicata: 62,83%
Calabria: 59,25%
Campania: 62,93%
Emilia Romagna: 68,07%
Lazio: 60,76%
Liguria: 60,94%
Lombardia: 64,74%
Marche: 62,8%
Piemonte: 64,33%
Puglia: 59,13%
Toscana: 60,09%
Umbria: 65,58%
Veneto: 66,41%
Si è votato in 339 comuni per eleggere 4 consigli provinciali.
La percentuale dei votanti è stata del 68,3% , alla precedente elezione avevano votato il 73,38% degli aventi diritto, si registra dunque una diminuzione dello 5% dell'affluenza alle urne
CASERTA (Campania) votanti 70,83%
precedenti consultazioni 75,57% (-4,74%)
IMPERIA (Liguria) votanti 60,89%
precedenti consultazioni 57,39% (+3,5%)
L'AQUILA (Abruzzo) votanti 64,49%
precedenti consultazioni 72,64% (-8,15%)
VITERBO (Lazio) votanti 70,32%
precedenti consultazioni 79,84% (-9,52%)
Si è votato in 460 comuni. L'affluenza alle urne è stata del del 74,47%
Alla precedente elezione avevano esercitato il diritto al voto il 77,49% degli aventi diritto, si registra una diminuzione dello 3,2% dell'affluenza alle urne.
PIEMONTE 74,12% (precedente consultazione 76,46%)
ALESSANDRIA 71,35% (precedente consultazione 75,08%)
CUNEO 76,25% (precedente consultazione 81,99%)
NOVARA 71,07% (precedente consultazione 73,1%)
TORINO 75,04% (precedente consultazione 76,15% )
VERCELLI 79,89% (precedente consultazione 85,2% )
BIELLA 73,43% (precedente consultazione 79,55% )
VERBANO-CUSIO-OSSOLA 68,93% (precedente consultazione 73,82% )
LOMBARDIA 71,84% (precedente consultazione 76,98%)
BERGAMO 77,19% (precedente consultazione 81,61%)
BRESCIA 77,01% (precedente consultazione 82.07%)
COMO 74,58% (precedente consultazione 81,3%)
CREMONA 77,36% (precedente consultazione 81,58%)
MANTOVA 70,24% (precedente consultazione 77,13%)
MILANO 70,04% (precedente consultazione 76,51%)
PAVIA 71,13% (precedente consultazione 75,6%)
SONDRIO 80,28% (precedente consultazione 81,6%)
VARESE 70,05% (precedente consultazione 75% )
LECCO 74,34% (precedente consultazione 74,42% )
LODI 75,08% (precedente consultazione 77,99%)
MONZA E DELLA BRIANZA 71,89% (precedente consultazione 79,11%)
VENETO 70,73% (precedente consultazione 73,89 %)
BELLUNO 56,73% (precedente consultazione 60,22 %)
PADOVA 78,03% (precedente consultazione 79,94%)
ROVIGO 74% (precedente consultazione 79,21%)
TREVISO 70,96% (precedente consultazione 75,12 %)
VENEZIA 69,36% (precedente consultazione 72,73%)
VERONA 80,37% (precedente consultazione 82,08%)
VICENZA 72,1% (precedente consultazione 74,63%)
LIGURIA 73,48% (precedente consultazione 78,79%)
GENOVA 66,83% (precedente consultazione 72,42%)
IMPERIA 78,31% (precedente consultazione 79,02%)
LA SPEZIA 72,19% (precedente consultazione 79,6%)
SAVONA 77,21% (precedente consultazione 80,68%)
EMILIA-ROMAGNA 75,47% (precedente consultazione 79,7%)
FERRARA 70,62% (precedente consultazione 76,16%)
FORLI'-CESENA 79,01% (precedente consultazione 83,72%)
PARMA 77,53% (precedente consultazione 80,1%)
RAVENNA 76,47% (precedente consultazione 80,42%)
REGGIO NELL'EMILIA 77,91% (precedente consultazione 82,23%)
TOSCANA 74,87% (precedente consultazione 79,76%)
FIRENZE 75,34% (precedente consultazione 82,08%)
GROSSETO 80,08% (precedente consultazione 85,64%)
LUCCA 73,59% (precedente consultazione 77,91%)
MASSA-CARRARA 82,26% (precedente consultazione 83,28%)
PISA 80,79% (precedente consultazione 83,04%)
PISTOIA 70,74% (precedente consultazione 81,38%)
UMBRIA 84,09% (precedente consultazione 84,88%)
PERUGIA 84,1% (precedente consultazione 85,34%)
TERNI 84,08% (precedente consultazione 84,39%)
MARCHE 71,6% (precedente consultazione 75,81%)
ANCONA 70,81% (precedente consultazione 74,24%)
ASCOLI PICENO 78,38% (precedente consultazione 83,58%)
MACERATA 71,36% (precedente consultazione 76,34%)
PESARO E URBINO 92,99% (precedente consultazione 86,51%)
FERMO 76,32% (precedente consultazione 81,53%)
LAZIO 79,23% (precedente consultazione 83,11%)
FROSINONE 79,96% (precedente consultazione 82,83%)
LATINA 78,27% (precedente consultazione 79,81%)
RIETI 83,9% (precedente consultazione 84,11%)
ROMA 79,08% (precedente consultazione 84,28%)
VITERBO 86,9% (precedente consultazione 90,4%)
ABRUZZO 71,49% (precedente consultazione 75,28%)
CHIETI 71,95% (precedente consultazione 77,5%)
L'AQUILA 70,77% (precedente consultazione 73,17%)
PESCARA 74,62% (precedente consultazione 77,43%)
TERAMO 63,73% (precedente consultazione 65,01%)
MOLISE 71,2% (precedente consultazione 71,9%)
CAMPOBASSO 72,42% (precedente consultazione 72,97%)
ISERNIA 64,59% (precedente consultazione 66,28%)
CAMPANIA 78,95% (precedente consultazione 81,3%)
AVELLINO 72,15% (precedente consultazione 73,03%)
BENEVENTO 75,82% (precedente consultazione 77,42%)
CASERTA 78,97% (precedente consultazione 81,55%)
NAPOLI 79,04% (precedente consultazione 82,02%)
SALERNO 80,39% (precedente consultazione 81,66%)
PUGLIA 76,47% (precedente consultazione 77,92%)
BARI 76,92% (precedente consultazione 76,9%)
BRINDISI 74,61% (precedente consultazione 76,77%)
FOGGIA 73,22% (precedente consultazione 74,09%)
LECCE 76,66% (precedente consultazione 78,61%)
TARANTO 79,23% (precedente consultazione 82,69%)
BARLETTA-ANDRIA-TRANI 80,19% (precedente consultazione 82,21%)
BASILICATA 74,18% (precedente consultazione 77,45%)
MATERA 77,98% (precedente consultazione 80,66%)
POTENZA 66,08% (precedente consultazione 70,71%)
CALABRIA 69,96% (precedente consultazione 71,78%)
CATANZARO 70,95% (precedente consultazione 72,51%)
COSENZA 67,61% (precedente consultazione 69,73%)
REGGIO CALABRIA 69,45% (precedente consultazione 71,39%)
CROTONE 75,46% (precedente consultazione 74,45%)
VIBO VALENTIA 72,24% (precedente consultazione 74,16%)
Si vota in 5.068 comuni
Domenica ore 22:00 la percentuale dei votanti era del 47,08%
alla precedente elezione, stessa ora, erano 55,96%, si registra una diminuzione dello 8,88% dell'affluenza alle urne
Basilicata: 45,28%
Calabria: 41%
Campania: 43,27%
Emilia Romagna: 51,5%
Lazio: 43,39%
Liguria: 43,5%
Lombardia: 49,31%
Marche: 44,88%
Piemonte: 47,6%
Puglia: 43,75%
Toscana: 44%
Umbria: 46,32%
Veneto: 49,21%
Si vota in 339 comuni per eleggere 4 consigli provinciali
Domenica ore 22:00 la percentuale dei votanti era del 47,78%
alla precedente elezione, stessa ora, erano 55,28%, si registra una diminuzione dello 7,5% dell'affluenza alle urne
CASERTA (Campania) votanti 48,85%
precedenti consultazioni 56,23% (-7,38%)
IMPERIA (Liguria) votanti 43,11%
precedenti consultazioni 40% (+3,11%)
L'AQUILA (Abruzzo) votanti 47,09%
precedenti consultazioni 58,85% (-11,76%)
VITERBO (Lazio) votanti 48,81%
precedenti consultazioni 60,03% (-11,22%)
Si vota in 460 comuni
Domenica ore 22:00 la percentuale dei votanti era del 55,66%
alla precedente elezione, stessa ora, erano 60,44%, si registra una diminuzione dello 4,87% dell'affluenza alle urne
PIEMONTE 56,63% (precedente consultazione 60,21%)
ALESSANDRIA 53,32% (precedente consultazione 58,24%)
CUNEO 60,08% (precedente consultazione 66,71%)
NOVARA 55,72% (precedente consultazione 57,76%)
TORINO 57,16% (precedente consultazione 59,73% )
VERCELLI 61,65% (precedente consultazione 68,2% )
BIELLA 54,19% (precedente consultazione 64,03% )
VERBANO-CUSIO-OSSOLA 51,62% (precedente consultazione 57,6% )
LOMBARDIA 56,4% (precedente consultazione 63,17%)
BERGAMO 62,01% (precedente consultazione 69,04%)
BRESCIA 59,48% (precedente consultazione 66,46%)
COMO 58,1% (precedente consultazione 67,59%)
CREMONA 62,05% (precedente consultazione 68,97%)
MANTOVA 54,43% (precedente consultazione 62,67%)
MILANO 54,97% (precedente consultazione 63,33%)
PAVIA 55,21% (precedente consultazione 61,53%)
SONDRIO 65,34% (precedente consultazione 71,68%)
VARESE 54,42% (precedente consultazione 61,12% )
LECCO 57,93% (precedente consultazione 57,8% )
LODI 61,43% (precedente consultazione 65,69%)
MONZA E DELLA BRIANZA 57,33% (precedente consultazione 65,85%)
VENETO 53,95% (precedente consultazione 58,43 %)
BELLUNO 43,3% (precedente consultazione 47,83 %)
PADOVA 59,81% (precedente consultazione 62,74%)
ROVIGO 56,81% (precedente consultazione 63,1%)
TREVISO 54,61% (precedente consultazione 60,05 %)
VENEZIA 52,42% (precedente consultazione 57,05%)
VERONA 64,49% (precedente consultazione 68,5%)
VICENZA 56,74% (precedente consultazione 61,18%)
LIGURIA 53,92% (precedente consultazione 61,1%)
GENOVA 48,72% (precedente consultazione 57,16%)
IMPERIA 61,4% (precedente consultazione 64,53%)
LA SPEZIA 51,23% (precedente consultazione 59,42%)
SAVONA 58,17% (precedente consultazione 64,16%)
EMILIA-ROMAGNA 58,1% (precedente consultazione 63,32%)
FERRARA 49,46% (precedente consultazione 56,23%)
FORLI'-CESENA 63,59% (precedente consultazione 68,27%)
PARMA 60,51% (precedente consultazione 63,75%)
RAVENNA 60,19% (precedente consultazione 65,19%)
REGGIO NELL'EMILIA 62,47% (precedente consultazione 67,29%)
TOSCANA 56,6% (precedente consultazione 64,78%)
FIRENZE 57,82% (precedente consultazione 65,69%)
GROSSETO 62,91% (precedente consultazione 70,27%)
LUCCA 55,06% (precedente consultazione 61,75%)
MASSA-CARRARA 63,9% (precedente consultazione 72%)
PISA 60,35% (precedente consultazione 71,52%)
PISTOIA 53,93% (precedente consultazione 70,43%)
UMBRIA 66,15% (precedente consultazione 68,18%)
PERUGIA 65,67% (precedente consultazione 68,51%)
TERNI 66,64% (precedente consultazione 67,82%)
MARCHE 53,53% (precedente consultazione 58,77%)
ANCONA 52,22% (precedente consultazione 56,79%)
ASCOLI PICENO 62,79% (precedente consultazione 72,69%)
MACERATA 53,63% (precedente consultazione 59,08%)
PESARO E URBINO 76,26% (precedente consultazione 74,46%)
FERMO 58,56% (precedente consultazione 67,44%)
LAZIO 58,06% (precedente consultazione 63,99%)
FROSINONE 60,25% (precedente consultazione 65,64%)
LATINA 55,96% (precedente consultazione 59%)
RIETI 68,83% (precedente consultazione 70,83%)
ROMA 57,82% (precedente consultazione 65,04%)
VITERBO 66,16% (precedente consultazione 73,91%)
ABRUZZO 54,73% (precedente consultazione 62,16%)
CHIETI 53,74% (precedente consultazione 61,25%)
L'AQUILA 55,24% (precedente consultazione 63,26%)
PESCARA 57,15% (precedente consultazione 60,48%)
TERAMO 52,87% (precedente consultazione 51,81%)
MOLISE 51,96% (precedente consultazione 51,27%)
CAMPOBASSO 52,21% (precedente consultazione 51,06%)
ISERNIA 50,62% (precedente consultazione 52,39%)
CAMPANIA 56,86% (precedente consultazione 60,78%)
AVELLINO 55,19% (precedente consultazione 57,37%)
BENEVENTO 56,94% (precedente consultazione 61,22%)
CASERTA 56,28% (precedente consultazione 56,34%)
NAPOLI 56,42% (precedente consultazione 61,77%)
SALERNO 58,38% (precedente consultazione 61,36%)
PUGLIA 56,08% (precedente consultazione 59,82%)
BARI 55,71% (precedente consultazione 57,83%)
BRINDISI 55,7% (precedente consultazione 60,44%)
FOGGIA 51,42% (precedente consultazione 56,03%)
LECCE 58,89% (precedente consultazione 62,11%)
TARANTO 58,68% (precedente consultazione 64,4%)
BARLETTA-ANDRIA-TRANI 59,35% (precedente consultazione 62,96%)
BASILICATA 55,02% (precedente consultazione 60,59%)
MATERA 57,02% (precedente consultazione 61,83%)
POTENZA 50,92% (precedente consultazione 57,99%)
CALABRIA 51,56% (precedente consultazione 55,35%)
CATANZARO 52,07% (precedente consultazione 56,08%)
COSENZA 51,21% (precedente consultazione 55,66%)
REGGIO CALABRIA 51,32% (precedente consultazione 54,52%)
CROTONE 57,65% (precedente consultazione 60,34%)
VIBO VALENTIA 50,92% (precedente consultazione 54,34%)
Domenica ore 19:00 la percentuale dei votanti era del 35,44%
alla precedente elezione, stessa ora, erano 42,33%, si registra una diminuzione dello 6,89% dell'affluenza alle urne
Basilicata: 29,65%
Calabria: 29,59%
Campania: 28,71%
Emilia Romagna: 40,02%
Lazio: 33,38%
Liguria: 34,36%
Lombardia: 38,09%
Marche: 32,40%
Piemonte: 34,71%
Puglia: 14,47%
Toscana: 33,4%
Umbria: 34,08%
Veneto: 37%
Domenica ore 19:00 la percentuale dei votanti era del 34,77%
alla precedente elezione, stessa ora, erano 36,8%, si registra una diminuzione dello 2,03% dell'affluenza alle urne
CASERTA (Campania) votanti 33,06%
precedenti consultazioni 40,4% (-7,34%)
IMPERIA (Liguria) votanti 34,03%
precedenti consultazioni 30,16% (+3,87%)
L'AQUILA (Abruzzo) votanti 35,53%
precedenti consultazioni 32,02% (+3,51%)
VITERBO (Lazio) votanti 35,57%
precedenti consultazioni 44,63% (-9,06%)
Domenica ore 19:00 la percentuale dei votanti era del 41,09%
alla precedente elezione, stessa ora, erano 43,78%, si registra una diminuzione dello 2,69% dell'affluenza alle urne
PIEMONTE 42,66% (precedente consultazione 45,74%)
ALESSANDRIA 40,18% (precedente consultazione 44,38%)
CUNEO 46,07% (precedente consultazione 50,98%)
NOVARA 44,74% (precedente consultazione 44,16%)
TORINO 42,29% (precedente consultazione 45,11% )
VERCELLI 47,41% (precedente consultazione 54,41% )
BIELLA 44,04% (precedente consultazione 49,14% )
VERBANO-CUSIO-OSSOLA 40,79% (precedente consultazione 44,47% )
LOMBARDIA 43,72% (precedente consultazione 48,22%)
BERGAMO 50,12% (precedente consultazione 55,96%)
BRESCIA 48,19% (precedente consultazione 53,32%)
COMO 45,99% (precedente consultazione 52,59%)
CREMONA 49,38% (precedente consultazione 57,38%)
MANTOVA 43,24% (precedente consultazione 49,48%)
MILANO 42,23% (precedente consultazione 45,82%)
PAVIA 39,34% (precedente consultazione 45,11%)
SONDRIO 58,5% (precedente consultazione 60,48%)
VARESE 42,59% (precedente consultazione 47,95% )
LECCO 44,76% (precedente consultazione 43,54% )
LODI 50,31% (precedente consultazione 52,99%)
MONZA E DELLA BRIANZA 44,74% (precedente consultazione 51,59%)
VENETO 44,15% (precedente consultazione 45,76 %)
BELLUNO 36,09% (precedente consultazione 37,54 %)
PADOVA 45,73% (precedente consultazione 46,46%)
ROVIGO 43,96% (precedente consultazione 47,48%)
TREVISO 42,01% (precedente consultazione 46,67 %)
VENEZIA 43,48% (precedente consultazione 42,35%)
VERONA 50,14% (precedente consultazione 54,13%)
VICENZA 45,02% (precedente consultazione 46,33%)
LIGURIA 42,59% (precedente consultazione 47,24%)
GENOVA 38,98% (precedente consultazione 41,53%)
IMPERIA 47,77% (precedente consultazione 53,52%)
LA SPEZIA 40,51% (precedente consultazione 45,72%)
SAVONA 45,8% (precedente consultazione 50,43%)
EMILIA-ROMAGNA 45,42% (precedente consultazione 48,5%)
FERRARA 38,58% (precedente consultazione 43,02%)
FORLI'-CESENA 51,88% (precedente consultazione 50,22%)
PARMA 46,94% (precedente consultazione 41,88%)
RAVENNA 47,04% (precedente consultazione 51,29%)
REGGIO NELL'EMILIA 49,09% (precedente consultazione 53,04%)
TOSCANA 44,19% (precedente consultazione 47,1%)
FIRENZE 44,96% (precedente consultazione 50,19%)
GROSSETO 50,98% (precedente consultazione 58,13%)
LUCCA 42,79% (precedente consultazione 48,03%)
MASSA-CARRARA 51,05% (precedente consultazione 42,03%)
PISA 47,41% (precedente consultazione 44%)
PISTOIA 41,8% (precedente consultazione 40,96%)
UMBRIA 52,13% (precedente consultazione 52,28%)
PERUGIA 52,23% (precedente consultazione 52,93%)
TERNI 52,03% (precedente consultazione 51,61%)
MARCHE 39,59% (precedente consultazione 44,33%)
ANCONA 38,48% (precedente consultazione 57,18%)
ASCOLI PICENO 48,38% (precedente consultazione 57,18%)
MACERATA 39,6% (precedente consultazione 43,32%)
PESARO E URBINO 55,64% (precedente consultazione 57,91%)
FERMO 44,68% (precedente consultazione 50,23%)
LAZIO 42,42% (precedente consultazione 47,19%)
FROSINONE 40,52% (precedente consultazione 47,48%)
LATINA 41,61% (precedente consultazione 39,07%)
RIETI 50,79% (precedente consultazione 59,41%)
ROMA 43,1% (precedente consultazione 50,09%)
VITERBO 51,23% (precedente consultazione 59,91%)
ABRUZZO 42,06% (precedente consultazione 39,79%)
CHIETI 40,93% (precedente consultazione 40,89%)
L'AQUILA 42,68% (precedente consultazione 38,1%)
PESCARA 44,39% (precedente consultazione 45,38%)
TERAMO 44,24% (precedente consultazione 37,45%)
MOLISE 39,21% (precedente consultazione 35,78%)
CAMPOBASSO 39,12% (precedente consultazione 34,85%)
ISERNIA 39,68% (precedente consultazione 40,62%)
CAMPANIA 40,02% (precedente consultazione 40,83%)
AVELLINO 40,5% (precedente consultazione 42,05%)
BENEVENTO 41,97% (precedente consultazione 40,5%)
CASERTA 41,39% (precedente consultazione 36,32%)
NAPOLI 38,24% (precedente consultazione 42,31%)
SALERNO 41,02% (precedente consultazione 40,41%)
PUGLIA 39,05% (precedente consultazione 41,32%)
BARI 36,6% (precedente consultazione 35,99%)
BRINDISI 39,28% (precedente consultazione 43,4%)
FOGGIA 34,31% (precedente consultazione 37,53%)
LECCE 43,96% (precedente consultazione 45,36%)
TARANTO 43,6% (precedente consultazione 45,85%)
BARLETTA-ANDRIA-TRANI 39,9% (precedente consultazione 42,33%)
BASILICATA 36,62% (precedente consultazione 41,06%)
MATERA 37,53% (precedente consultazione 40,99%)
POTENZA 34,67% (precedente consultazione 41,22%)
CALABRIA 37,49% (precedente consultazione 40,52%)
CATANZARO 37,96% (precedente consultazione 42,95%)
COSENZA 37,09% (precedente consultazione 40,46%)
REGGIO CALABRIA 36,5% (precedente consultazione 37,9%)
CROTONE 44,49% (precedente consultazione 47,53%)
VIBO VALENTIA 37,99% (precedente consultazione 39,94%)
Prossimo aggiornamento ore 19.00
Domenica ore 12:00 la percentuale dei votanti era del 10,19%
alla precedente elezione, stessa ora, erano 13,05%, si registra una diminuzione dello 2,86% dell'affluenza alle urne
Basilicata: 7,43%
Calabria: 6,49%
Campania: 8,48%
Emilia Romagna: 12,93%
Lazio: 8,60%
Liguria: 11,56%
Lombardia: 10,72%
Marche: 8,11%
Piemonte: 10,31%
Puglia: 8,67%
Toscana: 9%
Umbria: 8,52%
Veneto: 10,90%
Domenica ore 12:00 la percentuale dei votanti era del 9,05%
alla precedente elezione, stessa ora, erano 13,12%, si registra una diminuzione dello 4,07% dell'affluenza alle urne
CASERTA (Campania) votanti 8,84%
precedenti consultazioni 11,40% (- 2,56%)
IMPERIA (Liguria) votanti 10,68%
precedenti consultazioni 11,65% (- 0,97%)
L'AQUILA (Abruzzo) votanti 8,58%
precedenti consultazioni 19,41% (- 10,83%)
VITERBO (Lazio) votanti 8,99%
precedenti consultazioni 12,2% (- 3,21%)
Domenica ore 12:00 la percentuale dei votanti era del 12,03%
alla precedente elezione, stessa ora, erano 14,84%, si registra una diminuzione dello 2,81% dell'affluenza alle urne
PIEMONTE 13,19% (precedente consultazione 15,92%)
ALESSANDRIA 12,93% (precedente consultazione 14,98%)
CUNEO 15,26% (precedente consultazione 17,31%)
NOVARA 14,73% (precedente consultazione 15,37%)
TORINO 12,61% (precedente consultazione 15,85% )
VERCELLI 18,44% (precedente consultazione20,41% )
BIELLA 12,88% (precedente consultazione 17,39% )
VERBANO-CUSIO-OSSOLA 11,97% (precedente consultazione 15,39% )
LOMBARDIA 12,92% (precedente consultazione 16,35%)
BERGAMO 16,06% (precedente consultazione 19,77%)
BRESCIA 14,45% (precedente consultazione 18,07%)
COMO 13,53% (precedente consultazione 17,19%)
CREMONA 16,11% (precedente consultazione 18,33%)
MANTOVA 14,74% (precedente consultazione 17,50%)
MILANO 12,11% (precedente consultazione 16,46%)
PAVIA 10,26% (precedente consultazione 13,74%)
SONDRIO 22,25% (precedente consultazione 22,40%)
VARESE 12,41% (precedente consultazione 16,41% )
LECCO 13,71% (precedente consultazione 16,44% )
LODI 16,82% (precedente consultazione 18,19%)
MONZA E DELLA BRIANZA 12,39% (precedente consultazione 14,85%)
VENETO 13,10% (precedente consultazione 15,19 %)
BELLUNO 11,54% (precedente consultazione 15,22 %)
PADOVA 13,76% (precedente consultazione 15,66%)
ROVIGO 12,52% (precedente consultazione 14,29%)
TREVISO 11,96% (precedente consultazione 13,96 %)
VENEZIA 13,16% (precedente consultazione 15,25%)
VERONA 14,86% (precedente consultazione 16,49%)
VICENZA 12,83% (precedente consultazione 15,43%)
LIGURIA 12,68% (precedente consultazione 16,46%)
GENOVA 13,00% (precedente consultazione 19,82%)
IMPERIA 10,03% (precedente consultazione 19,26%)
LA SPEZIA 11,77% (precedente consultazione 15,20%)
SAVONA 14,03% (precedente consultazione 15,90%)
EMILIA-ROMAGNA 14,70% (precedente consultazione 17,99%)
FERRARA 13,30% (precedente consultazione 15,31%)
FORLI'-CESENA 13,04% (precedente consultazione 15,05%)
PARMA 16,65% (precedente consultazione 19,68%)
RAVENNA 14,51% (precedente consultazione 18,79%)
REGGIO NELL'EMILIA 16,69% (precedente consultazione 18,27%)
TOSCANA 12,49% (precedente consultazione 17,25%)
FIRENZE 11,26% (precedente consultazione 12,99%)
GROSSETO 10,83% (precedente consultazione 17,18%)
LUCCA 12,78% (precedente consultazione 14,97%)
MASSA-CARRARA 13,40% (precedente consultazione 26,41%)
PISA 13,94% (precedente consultazione 22,39%)
PISTOIA 11,19% (precedente consultazione 25,66%)
UMBRIA 14,18% (precedente consultazione 14,20%)
PERUGIA 14,41% (precedente consultazione 14,56%)
TERNI 13,95% (precedente consultazione 13,82%)
MARCHE 10,68% (precedente consultazione 13,01%)
ANCONA 10,48% (precedente consultazione 12,49%)
ASCOLI PICENO 9,81% (precedente consultazione 15,10%)
MACERATA 10,86% (precedente consultazione 12,84%)
PESARO E URBINO 15,95% (precedente consultazione 20,32%)
FERMO 10,41% (precedente consultazione 18,17%)
LAZIO 12,45% (precedente consultazione 15,05%)
FROSINONE 12,42% (precedente consultazione 15,97%)
LATINA 11,18% (precedente consultazione 13,90%)
RIETI 15,41% (precedente consultazione 20,23%)
ROMA 12,98% (precedente consultazione 15,00%)
VITERBO 11,20% (precedente consultazione 19,36 %)
ABRUZZO 11,69% (precedente consultazione 16,00%)
CHIETI 11,78% (precedente consultazione 9,32%)
L'AQUILA 11,64% (precedente consultazione 22,16%)
PESCARA 11,49% (precedente consultazione 13,26%)
TERAMO 12,93% (precedente consultazione 10,23%)
MOLISE 11,07% (precedente consultazione 12,97%)
CAMPOBASSO 11,07% (precedente consultazione 13,02%)
ISERNIA 11,08% (precedente consultazione 12,73%)
CAMPANIA 12,39% (precedente consultazione 14,76%)
AVELLINO 10,42% (precedente consultazione 12,11%)
BENEVENTO 11,95% (precedente consultazione 17,51%)
CASERTA 11,33% (precedente consultazione 15,22%)
NAPOLI 12,88% (precedente consultazione 14,85%)
SALERNO 12,32% (precedente consultazione 14,58%)
PUGLIA 11,58% (precedente consultazione 13,95%)
BARI 12,09% (precedente consultazione 13,58%)
BRINDISI 10,85% (precedente consultazione 13,54%)
FOGGIA 10,80% (precedente consultazione 13,24%)
LECCE 11,46% (precedente consultazione 14,29%)
TARANTO 12,16% (precedente consultazione 16,00%)
BARLETTA-ANDRIA-TRANI 12,88% (precedente consultazione 14,85%)
BASILICATA 9,27% (precedente consultazione 14,34%)
MATERA 9,46% (precedente consultazione 15,39%)
POTENZA 8,87% (precedente consultazione 12,14%)
CALABRIA 8,78% (precedente consultazione 11,40%)
CATANZARO 9,70% (precedente consultazione 11,96%)
COSENZA 8,33% (precedente consultazione 10,42%)
REGGIO CALABRIA 8,14% (precedente consultazione 11,44%)
CROTONE 10,62% (precedente consultazione 13,73%)
VIBO VALENTIA 8,83% (precedente consultazione 11,72%)
Nello scenario camorristico odierno si va si attestando il trend relativo ad una crescente frammentazione dei clan ed una conseguente continua mutevolezza degli assetti di potere sul territorio. È una realtà che coinvolge soprattutto il capoluogo partenopeo dove si registrano continue implosioni da parte dei gruppi storici, indeboliti dai ripetuti arresti e da casi sempre più frequenti di dissociazione di affiliati, a vantaggio di nuovi e ambiziosi clan che stanno dimostrando la capacità di fare alleanze e rescinderle in maniera sempre più frenetica e scomposta.
In questa disordinata situazione si inseriscono anche i numerosi latitanti di spicco che sono stati arrestati nel corso dell’ultimo anno.
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In una conferenza video i Radicali mettono in piazza tutti gli sprechi della politica: 9.000 euro al mese per l'affitto di un ufficio per ogni deputato, 557 mila euro l'anno vanno in fumo per nolegiare auto, 590 mila euro annui per corsi d'inglese ...
Per chi volesse mettersi le mani tra i capelli c'è anche il rendiconto scritto
Rahaman Ataur lavora in Italia da 8 anni, ha un regolare salario e paga i contributi, eppure la sua vita non è tranquilla.
Vive in Calabria, a Catanzaro, e lavora nella pizzeria “Zahir” di Corso Mazzini, a due passi dalla questura, sono proprio i poliziotti che affollano il locale all'ora di pranzo ed è anche sotto il loro sguardo che si è consumato un vigliacco delitto.
Il delitto di cui Ataur è rimasto vittima si chiama riduzione in schiavitù, un reato che si vuol credere sia molto distante da noi per luoghi e tempi ma che sempre più spesso si nasconde nelle pieghe della nostra perbenista e apatica società. Sarebbe rimasto anche questa volta un episodio occultato allo sguardo dei più se non fosse che Ataur non è un vigliacco, otto anni non sono bastati per addomesticarlo e costringerlo a rinunciare alla sua dignità, ad abbassare la testa adattandosi alla legge del più forte, Ataur ha denunciato i suoi aguzzini e si è rivolto alla legge per aver giustizia.
La triste vicenda, con un epilogo però degno di un eroe, ha inizio nel dicembre 2009 quando Ataur comincia a lavorare presso la pizzeria che fa capo alla ditta Valeo s.a.s. L'8 febbraio, poco prima della chiusura del locale, Ataur chede ai padroni qualche spicciolo, gli servono per l'autobus e loro non gli hanno ancora pagato nessuno stipendio nonostante i due mesi di regolare lavoro svolto.
Per risposta il padrone lo spinge giù dalle scale provocandogli diverse lesioni per le quali ora si richiede un intervento chirurgico.
Da solo, per strada e dolorante, Ataur chiama il 118 ma saputo che si tratta di un extracomunitario arrivano invece le forze dell'ordine. L'unico apostrofo fortunato per Ataur è che in quel momento sta passando per strada un uomo, un italiano, che al contrario di quello che avrebbero fatto la maggior parte delle persone “perbene” non gira la testa dall'altra parte e si ferma a chiedere perchè, davanti ad un uomo evidentemente ferito, si indugia a chiamare i sanitari. La risposta della polizia è brusca “sono tutti occupati”, Ivan carica Ataur sulla sua auto e lo porta personalmente al pronto soccorso.
Due giorni e Ataur sporge querela per lesioni personali e riduzione in schiavitù, con il suo nuovo amico Ivan si reca nuovamente alla pizzeria per tentare di farsi pagare gli stipendi arretrati ma gli viene risposto che se vuole il vitto l'accordo si può trovare ma di soldi non se ne parla. Parte dunque la denuncia anche all'ispettorato del lavoro.
Nel frattempo Ataur deve rinnovare il permesso di soggiorno per evitare di cadere nella clandestinità, situazione per la quale diventerebbe d'un colpo lui il criminale da perseguire.
Ora Ataur vive a metà tra il bisogno e il desiderio di giustizia, i padroni della pizzeria lo minacciano per dissuaderlo dal proseguire con la denuncia, non ha un soldo, rischia di vedersi togliere il permesso di soggiorno da un momento all'altro, non può lavorare poiché ancora ferito. Forse lo opereranno a fine mese.
Il problema di Ataur, oggi, consiste proprio nel trovare il modo di sopravvivere, non gli è stato riconosciuto nessun diritto ad essere sostentato. Non rimane che rivolgersi alla società civile. Il minimo che dobbiamo a questo coraggioso ragazzo è di impegnarci a far conoscere la sua storia e, se qualcuno ne avrà cuore, anche aiutarlo materialmente mettendosi in contatto con Ivan attraverso la mail giustiziaperataur@gmail.com
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7) Si sono nascosti i tagli che sono stati fatti alla scuola (fondi tagliati di 8 miliardi di euro, 150 mila posti di lavoro in meno in 3 anni) e all'università facendo passare una legge di bilancio come riforma.
− dal 1° gennaio 2011 si dovranno restituire per intero, in 120 rate mensili, le imposte non versate nei mesi di sospensione, ovvero un trattamento molto peggiore rispetto a quello riservato per i terremotati del Molise, delle Marche e dell’Umbria;
Inoltre Berlusconi ha millantato anche la realizzazione dell’inceneritore di Acerra, che era già in fase di ultimazione quando è tornato al governo, ma c'è da ricordare che è adibito per bruciare solo le ecoballe, mentre dalla denuncia del sindaco di Acerra, nell’inceneritore viene bruciato qualsiasi tipo di rifiuto; ciò sta mettendo in grave pericolo la salute dei cittadini di Acerra. Però l’incenerimento dei rifiuti non è la soluzione al problema, neppure temporanea nel caso di Acerra, in quanto bruciando i rifiuti tal quale si produce diossina e prodotti acidi che hanno corroso i forni dell’impianto di Acerra, determinando lo stop di due linee mentre la terza linea funziona a singhiozzo.
- arriva un'addizionale del 10% sui compensi erogati sotto forma di bonus e stock option;
60) Tagli alla Sanità del governo Berlusconi stabiliti nella manovra economica di luglio 2010:
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