Source: http://www.studiolegaleminauro.it/2018/03/17/opposizione-a-precetto-diritto-di-difesa-e-principio-di-effettivita-della-tutela-giurisdizionale-natura-cautelare-dellistanza-di-sospensione-dellefficacia-esecutiva-del-titolo-azionato-suffi/
Timestamp: 2018-10-16 14:26:26+00:00
Document Index: 124164115

Matched Legal Cases: ['art. 615', 'art. 624', 'art. 615', 'art. 624', 'art. 47', 'art. 615', 'art. 445', 'sentenza ', 'art. 283']

- Opposizione a precetto - Diritto di difesa e principio di effettività della tutela giurisdizionale - Nota a Trib. Lecco sez. II 06/07/2006 - Studio Legale Minauro
Studio Legale Minauro > Article > – Opposizione a precetto – Diritto di difesa e principio di effettività della tutela giurisdizionale – Nota a Trib. Lecco sez. II 06/07/2006
Secondo autorevole dottrina, la natura cautelare di detta istanza comporta che i “gravi motivi”, richiesti dall’art. 615 c.p.c. ai fini del relativo accoglimento, debbano essere individuati nei requisiti propri dell’azione cautelare (fumus boni juris e periculum in mora), con conseguente necessità, da parte del giudice, di valutare sia la presumibile fondatezza delle ragioni dell’opposizione e sia la irreparabilità del pregiudizio che potrebbe derivare all’opponente dal compimento degli atti esecutivi, e di privilegiare, nella comparazione dei contrapposti interessi delle parti, quello del creditore procedente, poiché questi, se dovesse essergli inibita l’esecuzione, “correrebbe il rischio che il soggetto intimato possa rendersi impossidente” (V. ORIANI, La Sospensione dell’esecuzione – Sul combinato disposto degli art.. 615 e 624 c.p.c., in Riv. Esec. forzata 2006, 109 ss.). In tale prospettiva, si è tuttavia puntualizzato che, qualora l’istanza di sospensione riguardi il procedimento esecutivo e sia quindi proposta, ex art. 624 c.p.c., ad l’esecuzione già avviata, risultando, in tal caso, le ragioni del creditore già garantite dall’effetto conservativo del pignoramento, andrebbe invece privilegiata la posizione del debitore, dal momento che potrebbe realizzarsi una vendita ingiusta in suo danno (V. ORIANI, op. cit.).
Altra parte della dottrina sostiene, invece, che per la sussistenza dei “gravi motivi” di cui agli artt. 615 e 624 c.p.c. sarebbe sufficiente la ricorrenza del solo requisito del fumus boni iuris e che la sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo o del processo esecutivo andrebbero conseguentemente accordate ogni qualvolta le contestazioni sollevate dal debitore risultino verosimilmente fondate, dal momento che il periculum in mora non potrebbe che consistere, ex se, nello stesso svolgimento del processo esecutivo in possibile danno del debitore (V. PETRILLO, Art. 624 – Sospensione per opposizione all’esecuzione, Commentario alle riforme del processo civile, 2007, 625 ss.).
A meno che – ed è questa la novità che si intravvede nella pronuncia in esame (ove si afferma, sul presupposto della riconosciuta sussistenza del fumus boni juris, che “quanto al periculum in mora, l’astratta possibilità di porre in essere atti esecutivi a seguito della notifica dell’atto di precetto determina in re ipsa il pericolo di grave pregiudizio al diritto di opporsi all’esecuzione forzata”) – il diritto fatto valere con l’opposizione al precetto non si faccia coincidere, com’è logico che sia, con lo stesso diritto ad opporsi all’esecuzione e si conferisca ad esso natura latamente “personale”, siccome frutto di concreta estrinsecazione del più ampio diritto di difesa e di effettivo esercizio della tutela giurisdizionale
In definitiva, la tesi secondo cui ai fini dell’accoglimento dell’istanza di sospensione di cui all’art. 615 c.p.c. (nonché dell’istanza di sospensione ex art. 624 c.p.c.) è sufficiente la ricorrenza del solo fumus boni juris – sostenuta in dottrina dal PETRILLO ed applicata nella sopra menzionata ordinanza del Tribunale di Lecco – appare sicuramente preferibile a quella, più restrittiva, che ritiene necessaria, ai predetti fini, la sussistenza anche del periculum in mora, riferendo tale ultimo requisito ad altre situazioni giuridico-soggettive del debitore (difficoltà di riottenere la futura restituzione della somma da pagare o del bene da rilasciare o consegnare, estrema gravità del danno patrimoniale derivante dal compimento degli atti esecutivi etc…) e non al diritto dello stesso di potersi utilmente ed efficacemente opporre ad un’esecuzione ingiusta.I motivi che conducono a tale scelta di campo risiedono, essenzialmente, oltre che nelle sopra esposte considerazioni, nella ulteriore ed insopprimibile esigenza di dare concreta attuazione ai principi costituzionali posti in materia di effettività del diritto alla difesa e di giusto processo dagli art.. 24, 111 e 113 della Costituzione ed al principio di effettività della tutela giurisdizionale sancito negli artt. 6 e 13 della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali e riaffermato dall’art. 47 della Carta dei Diritti Fondamentali di Nizza.
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