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Timestamp: 2019-05-23 22:54:27+00:00
Document Index: 184888954

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 10', 'art. 17', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 13', 'art. 116']

Gli accertamenti dell'Agenzia delle Entrate e gli istituti definitori della pretesa tributaria: effetti sulla contribuzione previdenziale - La Previdenza - Quotidiano di informazione giuridica - Banca Dati Giuridica
Gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate e gli istituti definitori della pretesa tributaria: effetti sulla contribuzione previdenziale
Inps, Circolare 2.8.2016 n. 140
Il legislatore ha elaborato una vasta gamma di istituti amministrativi, i cosiddetti strumenti “deflattivi” del contenzioso tributario, che permettono di concordare soluzioni conciliatorie tra Amministrazione finanziaria e cittadino e di prevenire le liti, anticipando la riscossione dei tributi.
Per effetto dell’art. 1 del D.lgs. n. 462/97, a partire dalla dichiarazione relativa ai redditi riferiti all’anno 1998 “per la liquidazione, l’accertamento e la riscossione dei contributi e premi previdenziali e assistenziali che, ai sensi dell’art. 10 del D.lgs. n. 241/1997 …..(omissis)….. devono essere determinati nelle dichiarazioni dei redditi, si applicano le disposizioni previste in materia di imposte dirette”.
• Reclamo/Mediazione
• Accertamento con adesione
• Acquiescenza
• il Tentativo di Conciliazione giudiziale
• la Chiusura agevolata delle liti fiscali pendenti.
3. accettazione dell’atto (cosiddetta “Acquiescenza”)
Con l’art. 17-bis del D.lgs. n. 546/92 è stato introdotto, a partire dal 1° aprile 2012 e per le controversie di valore non superiore a 20.000 euro, l'istituto della c.d. “mediazione tributaria”.
L’intero procedimento dovrà essere concluso entro novanta giorni dalla proposizione del ricorso stesso.
Conformemente a quanto peraltro chiarito nella circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 9/E del 2012, la Mediazione tributaria rileva anche ai fini del calcolo dei contributi previdenziali, in quanto la loro base imponibile deve essere ricondotta a quella delle imposte sui redditi (“L’atto di mediazione deve quindi indicare anche i contributi ricalcolati sulla base del reddito imponibile determinato nell’atto stesso”).
Successivamente, con la Legge n. 147/2013 (Legge di stabilità 2014) è stato espressamente disposto che, a decorrere dal 2/03/2014, “l’esito del procedimento rileva anche per i contributi previdenziali ed assistenziali la cui base imponibile è riconducibile a quella delle imposte sui redditi. Sulle somme dovute a titolo di contributi previdenziali ed assistenziali non si applicano interessi e sanzioni”.
La Sede INPS territorialmente competente, ricevuta la notizia della sottoscrizione della mediazione e del suo perfezionamento (nel caso in cui l’informazione provenga direttamente dal contribuente, sarà necessaria la conferma da parte dell’Agenzia delle Entrate), acquisirà in tempi rapidi nella procedura di gestione l’accertamento di maggior imponibile ridefinito con l’atto di mediazione, laddove non ancora inserito.
1.2 I versamenti
• APMF per la gestione artigiani
• CPMF per la gestione commercianti
• Pagamento rateale totalmente saldato
• Pagamento rateale in corso
L'art. 2, c. 3, del D.lgs. n. 218/1997, subito dopo aver sancito, in via generale, la non rilevanza dell’adesione ai fini extratributari, individua un'eccezione per i contributi previdenziali e assistenziali: “L’accertamento con adesione non è soggetto a impugnazione, non è integrabile o modificabile da parte dell’ufficio e non rileva ai fini dell’imposta comunale per l’esercizio di imprese e di arti e professioni, nonché ai fini extratributari, fatta eccezione per i contributi previdenziali e assistenziali, la cui base imponibile è riconducibile a quella delle imposte sui redditi”.
La definizione, pertanto, incide sui contributi previdenziali che avranno la stessa base imponibile di quella delle imposte sui redditi rideterminata in sede di accertamento con adesione.
2.2 I versamenti
Ai fini dell’accreditamento della contribuzione sulla posizione assicurativa dell’interessato, si richiamano le disposizioni contenute nei messaggi n. 8186/2013 e n. 29663/2010 relative all’acquisizione e successiva gestione dei dati di accertamento non pervenuti in maniera automatizzata dall’Agenzia delle Entrate (cd. “Accertamento fittizio”) e/o gestione degli importi da rateizzazione versati ma non accreditati.
Per gli atti notificati entro il 31 dicembre 2015 è possibile anche la riduzione ad un sesto delle sanzioni nei casi si c.d. acquiescenza “rinforzata” che si verificano qualora l’avviso di accertamento non sia stato preceduto da un “processo verbale di constatazione” definibile o da un “invito al contraddittorio”.
3.1 Rilevanza ai fini previdenziali
Anche per l’istituto in esame, infatti, trova applicazione l’art. 2, commi 3 e 5, D.lgs. n. 218/97, nella parte in cui stabilisce “l’irrilevanza dell’ atto di accertamento ai fini extratributari, fatta eccezione per i contributi previdenziali e assistenziali, la cui base imponibile è riconducibile a quella delle imposte sui redditi… Sulle somme dovute a titolo di contributi previdenziali e assistenziali…omissis...non si applicano sanzioni e interessi”.
- l’adesione al “Processo verbale di constatazione” (PVC).In caso di verifica fiscale presso la Sede del contribuente, l’attività di controllo svolta dagli uffici dell’Agenzia o dalla Guardia di Finanza si può concludere con la consegna di un processo verbale di constatazione in cui sono indicate le eventuali violazioni rilevate ed i relativi addebiti. Il contribuente potrà accettarne il contenuto, usufruendo di una riduzione ad un sesto del minimo delle sanzioni previste dalla legge.
Con la Legge n. 208 del 28 dicembre 2015 (Legge di stabilità 2016) il legislatore ha inoltre ulteriormente esteso l’ambito di applicabilità del c.d. “ravvedimento operoso”, disciplinato dall’art. 13 del D.lgs. n. 472/97, istituto giuridico che permette all’autore di una violazione di rimediare spontaneamente alle omissioni o alle irregolarità commesse relative a tutte le imposte, sia dirette sia indirette, beneficiando così della riduzione delle sanzioni amministrative applicabili, in misura diversaa seconda del momento in cui si procede alla regolarizzazione.
L’accordo costituisce titolo per il recupero e, come peraltro specificato nella circ. n. 38/E 2015 dell’Agenzia delle Entrate, “ha efficacia novativa del precedente rapporto, con la conseguenza che il mancato pagamento delle somme dovute dal contribuente conduce all’iscrizione a ruolo del nuovo credito derivante dall’accordo stesso e all’applicazione del conseguente regime sanzionatorio per l’omesso versamento”.
Sulla maggior somma dovuta all’Istituto, rideterminata a seguito della conciliazione giudiziale, sono comunque dovute le sanzioni previste dall’art. 116, L. 388/2000 , c. 8, lett. b).
In definitiva, nei casi in cui si sia portato a conoscenza dell’Istituto la definizione della controversia tributaria tramite conciliazione giudiziale, e dietro conferma dei dati da parte dell’Agenzia delle Entrate della contrazione del reddito accertato, si dovrà modificarel’azione di recupero degli importioriginariamente richiesti, rettificando il dato reddituale con le consuete procedure di gestione a disposizione delle sedi.
LaPrevidenza.it, 08/08/2016