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Timestamp: 2020-06-01 16:48:24+00:00
Document Index: 135590474

Matched Legal Cases: ['art. 66', 'art. 10', 'art. 55', 'art. 58', 'art. 823', 'art. 826', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 2932', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 58', 'art. 58', 'art. 21', 'art. 41', 'art. 2']

L'inserimento di terreni agricoli in un programma complesso che prevede trasformazioni edilizie ed urbanistiche volte ad una radicale modifica delle aree, dà adeguato conto delle ragioni che non consentono l'esperibilità della procedura di dismissione di cui all'art. 66 del d.l. n.1/2012: tale procedura comporta infatti la definitiva uscita del bene dal patrimonio dello Stato, con la conseguente definitiva impossibilità di dare attuazione a quanto previsto dal programma complesso stesso che di fatto sarebbe stato posto nel nulla.
Il bene del patrimonio pubblico sottoposto a tutela e oggetto di procedura di dismissione può essere oggetto della dichiarazione dell'interesse culturale con la procedura di cui all'art. 10 comma 3 lettera d) d.lgs. 42/2004 con gli effetti di cui all'art. 55 dello stesso d.lgs. fin quando non è autorizzata la vendita da parte dell'Autorità ministeriale secondo le procedure di cui agli articoli 13 e ss. del Codice dei beni culturali.
L'istanza volta all'ottenimento della alienazione a trattativa privata di un bene immobile di proprietà demanio statale, per il quale l'amministrazione non ha avviato alcun procedimento di dismissione, non genera alcun obbligo di provvedere in capo all'amministrazione titolare del bene in questione. Non è infatti possibile rinvenire un interesse tutelato dall'ordinamento giuridico che legittimi la pretesa del privato a che l'Amministrazione azioni il detto procedimento o emani un provvedimento di dismissione, viepiù quando manca una (previa) valutazione di cessata utilità del bene immobile da parte degli organi competenti.
L'inserimento nel piano di cui all'art. 58 del d.l. n. 112 del 2008 è correttamente motivato con riferimento al fatto che le alienazioni di aree destinate da tempo a verde e parcheggi non incidono sulla quantità minima di standard urbanistici previsti per legge e che dette alienazioni consentono all'Amministrazione comunale di diminuire i costi dovuti per le manutenzione di queste aree.
Per i beni del patrimonio disponibile non vale il regime di incommerciabilità proprio degli immobili demaniali ex art. 823 c.c., di quelli del patrimonio indisponibile e dei beni che assolvono finalità di servizio pubblico ex art. 826, commi 2 e 3, e 828, comma 2, c.c.; rispetto ai primi gli atti dispositivi dell'amministrazione statale sono posti in essere nell'esercizio della generale capacità di diritto privato per la quale non sono configurabili obblighi in contrahendo, tranne i casi tipici previsti dal codice civile e dalla legge in generale che rappresentano una eccezione al principio generale di autonomia negoziale.
Il diritto di prelazione ex l. 662/1996, art. 3, comma 109 determina solo l'obbligo a carico di entrambe le parti di pervenire alla conclusione del contratto
La dichiarazione del conduttore di voler esercitare il diritto di prelazione ex L. n. 662 del 1996, art. 3, comma 109 non costituisce accettazione di una proposta nè comporta l'immediato acquisto dell'immobile, determinando solo l'insorgenza dell'obbligo, a carico di entrambe le parti, di pervenire alla conclusione del contratto, con possibilità di tutela ex art. 2932 c.c.
La sussistenza di ragioni di pubblico interesse, rappresentate dal Comune, al mantenimento in proprietà pubblica di un bene in corso di alienazione non consente all'Amministrazione alienante di trasferire lo stesso bene all'Ente locale in assenza di gara, ma -al più- di valutare la percorribilità di ulteriori ipotesi, come il mantenimento della proprietà dell'Amministrazione alienante, la fissazione di una gara con tempi più lunghi o il ricorso a clausole contrattuali o regolamentari.
La prelazione dei conduttori di immobili di enti previdenziali è esercitabile solo quando l'ente abbia adeguatamente manifestato la specifica volontà di vendere
Il diritto di prelazione dei conduttori di immobili appartenenti ad enti previdenziali, riconosciuto dal D.Lgs. 16 febbraio 1996, n. 104, è esercitabile esclusivamente quando l'ente abbia validamente ed adeguatamente manifestato la specifica volontà di porre in vendita gli immobili, in attuazione del dettato normativo, attraverso una specifica proposta di alienazione, consistente in una determinazione negoziale dell'Ente di cedere l'immobile. Ne consegue che non può configurarsi un obbligo ex lege di dismettere il patrimonio immobiliare di tali enti sotto forma di una peculiare offerta pubblica imposta dal legislatore. Tale prospettazione si porrebbe in insanabile contrasto con la disciplina del procedimento di alienazione e stravolgerebbe la natura giuridica degli atti di dismissione, trasformandoli in anomale e sistematiche procedure ablative.
Dismissione di immobili ex d.l. 351/2001: perdono il carattere di pregio se necessitano di ristrutturazione edilizia, restauro e/o risanamento conservativo
Nel procedimento di dismissione di immobili ai sensi dell'art. 3, comma 13, del d.l. 25 settembre 2001 n. 351, gli interventi edilizi la cui necessità attuativa esclude il carattere di pregio di essi, ancorché siano localizzati in un centro storico, sono quelli descritti nelle lettere b) e c) dell'art. 3 del d.P.R. n. 380 del 2001. Si tratta, in sostanza, degli interventi più impegnativi quali la ristrutturazione edilizia, il restauro ed il risanamento conservativo la cui, anche non cumulativa, necessità di realizzazione vale ad elidere il carattere di pregevolezza dell'immobile e la sua assimilazione, agli effetti delle condizioni di vendita, agli immobili ordinari (cioè non di pregio).
L’alloggio erp non puo’ essere incluso nei piani di alienazione ex art. 58 d.l. 112/2008
Sono illegittimi i provvedimenti che includono un alloggio di edilizia residenziale pubblica nell'elenco degli immobili non strumentali all'esercizio delle funzioni del comune e, di conseguenza, determinano la qualificazione di esso come “patrimonio disponibile”, ai sensi dell'art. 58 d.l. 112/2008.
La disciplina degli alloggi per terremotati costruiti ex d.l. 244/1995 non può essere applicata estensivamente alla cessione in proprietà degli alloggi costruiti ex d.l. 129/1982
Il chiaro tenore letterale del comma 1, art. 21 bis D.L. n. 244/1995 conv. nella L. n. 341/1995, disponendo che “gli alloggi prefabbricati costruiti dallo Stato nei territori dei Comuni della Campania e della Basilicata, ai sensi del D.L. n. 75/1981 conv. nella L. n. 219/1981, sono ceduti in proprietà, a titolo gratuito, insieme alle parti comuni, a coloro che ne hanno avuto formale assegnazione, ancorché provvisoria” impedisce l'applicazione estensiva della cessione in proprietà, a titolo gratuito, anche agli alloggi prefabbricati costruiti dallo Stato in seguito al terremoto del 21.3.1982, disciplinati dal D.L. n. 129/1982 conv. nella L. n. 303/1982.
Vendita di terreno comunale: illegittimo ricorrere alla trattativa privata
In base al principio posto dall'art. 41 R.D. 827/1924 la trattativa privata costituisce modalità di alienazione ammissibile solo nei casi ivi espressamente previsti, casi tutti cui certamente non può ascriversi l'alienazione un terreno di proprietà comunale.
Avviso d'asta pubblica di unità immobiliari ad uso residenziale e non residenziale
L'asta ha per oggetto la vendita di immobili di proprietà dello Stato a norma dell'articolo 1, commi 436 e 437, così come modificati dall'art. 2, comma 223, della legge 23 dicembre 2009 n. 191, e comma 438 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, nonché della Legge 41O del 23 novembre 2001, con le modalità di cui al R.D. 18 novembre 1923, n. 2440 e del relativo regolamento 23 maggio 1924, n. 827, e successive modifiche ed integrazioni e nel rispetto delle disposizioni del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42. Il Comitato di Gestione dell'Agenzia del Demanio ha deliberato la vendita, tra altri, dei beni immobili oggetto del presente Avviso e di seguito descritti. Le regioni e gli enti locali territoriali sul cui territorio insistono gli immobili offerti in vendita non hanno esercitato il diritto di opzione all'acquisto di cui all'articolo 1, comma 437, della L. 311/2004. In allegato il testo integrale del bando.
Non è ammissibile l'alienazione diretta del bene pubblico, dovendosi invece ricorrere al generale comune strumento della procedura concorsuale intesa come l'ordinario metodo di valutazione comparata nella presunzione che tal modo sia il più indicato per giungere alla individuazione dell'offerta più conveniente.
E' legittimo determinare il prezzo di alienazione di un bene pubblico tenendo conto della quota di parti comuni ceduta contestualmente
E' legittimo determinare il prezzo di alienazione di un bene pubblico tenendo conto della quota di parti comuni: costituisce infatti principio basilare dei trasferimenti di proprietà che questo comprende anche la quota delle eventuali parti comuni.
L'errore sul valore del bene pubblico giustifica l'annullamento della procedura di alienazione
L'errore sulla qualità del bene ed il suo diverso valore economico integra sufficientemente l'interesse pubblico necessario per il legittimo esercizio del potere di autotutela avverso gli atti di alienazione del bene pubblico.
Lo sceneggiatore è un tale che attacca il padrone dove vuole l'asino (Ennio Flaiano)