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Timestamp: 2017-06-26 14:28:24+00:00
Document Index: 38819500

Matched Legal Cases: ['art. 90', 'DTF ', 'DTF ', 'sentenza ', 'art. 28', 'art. 28', 'sentenza ', 'sentenza ']

ricorrente, patrocinata dall'avv. Lucia Tramèr Scolari,
che nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico, unico rimedio esperibile in concreto visto che il ricorrente critica soltanto l'applicazione di norme cantonali di procedura, il Tribunale federale statuisce unicamente sulle censure sollevate e solo quando siano sufficientemente motivate: il ricorso deve quindi contenere un'esauriente motivazione giuridica, dalla quale si possa dedurre se, perché ed eventualmente in quale misura la decisione impugnata leda il ricorrente nei suoi diritti costituzionali (art. 90 cpv. 1 lett. b OG; DTF 130 I 26 consid. 2.1, 127 I 38 consid. 3c);
che per sostanziare la censura di arbitrio non è sufficiente criticare la decisione impugnata come si farebbe di fronte a una Corte di appello con completa cognizione in fatto e in diritto (DTF 130 I 258 consid. 1.3), atteso che una sentenza non è arbitraria per il solo motivo che un'altra soluzione sarebbe sostenibile o addirittura preferibile, bensì è necessario mostrare e spiegare perché il giudizio attaccato sia manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione effettiva, fondato su una svista manifesta oppure in urto palese con il sentimento di giustizia ed equità;
che, secondo la ricorrente, determinante sarebbe infatti l'importo complessivo stabilito dai Giudici cantonali, e non quelli singoli posti a carico dei diversi soccombenti, al suo dire allo scopo di interrompere il vincolo di solidarietà previsto dall'art. 28 cpv. 2 LPamm;
che, in siffatte circostanze, l'adozione di una tassa di giustizia unica, poi suddivisa in quote uguali sui diversi soccombenti, in misura inferiore al massimo previsto dalla normativa cantonale, non è per nulla illegale ma, anzi, ragionevole;
che la ricorrente accennando, peraltro in maniera parziale e senza indicazioni precise, alla dottrina adduce che la criticata tassa sarebbe iniqua, visto ch'essa è un'associazione d'importanza cantonale, che agisce per motivi ideali, a esclusiva tutela dell'interesse pubblico;
che da detto richiamo risulta tuttavia che la prassi del Tribunale cantonale amministrativo in merito all'accollamento delle spese processuali a ricorrenti soccombenti che hanno agito per motivi ideali non è univoca; gli autori aggiungono che in casi di questa indole, sarebbe invero più equo rinunciare alla riscossione delle spese, perlomeno ove il ricorso non appaia d'acchito manifestamente infondato o temerario, adeguandosi quindi alla prassi comunemente seguita in questi casi dal Tribunale federale (Marco Borghi/Guido Corti, Compendio di procedura amministrativa ticinese, Lugano 1977, n. 3a all'art. 28);
che questo invito dottrinale non comporta l'arbitrarietà della criticata prassi cantonale (vedi, sull'analoga tematica del prelievo di tasse di giustizia nell'ambito dei ricorsi per violazione del diritto di voto, sentenza 1P.369/2004 del 13 giugno 2005 consid. 5.2, apparsa in RtiD II-2005 n. 2);
che i Giudici cantonali, sottolineato il dispendio amministrativo cagionato dalla trattazione dei cinque ricorsi (la decisione impugnata consta di 60 pagine), hanno ritenuto che la ricorrente non è un'associazione di protezione dell'ambiente ai sensi del diritto federale;
che in quella sentenza è stato rilevato che il prelievo di un'adeguata tassa di giustizia non impedisce a dette organizzazioni di ricorrere, né il semplice accenno alla circostanza ch'essa disporrebbe di un patrimonio di circa fr. 5'583.-- implica, come da lei a torto sostenuto, un carattere intimidatorio e punitivo della tassa litigiosa;
1. che, per di più, nel contestato giudizio è stato stabilito che invano la ricorrente e altri insorgenti potevano richiamarsi ai motivi ideali della loro "azione manifestamente infondata a livello giuridico" per cercare di sottrarsi al pagamento delle spese;
2. che la ricorrente, assistita da un legale, neppure tenta di dimostrare perché anche questa tesi sarebbe arbitraria;
3. che pertanto il ricorso, di natura meramente appellatoria, dev'essere respinto nella minima misura della sua ammissibilità;
La tassa di giustizia di fr. 500.- è posta a carico della ricorrente.