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Timestamp: 2019-10-17 11:05:18+00:00
Document Index: 7819448

Matched Legal Cases: ['art 151', 'art. 29', 'art. 19', 'art. 144', 'art. 146', 'art. 570', 'art. 570', 'art. 146', 'art. 156', 'art. 156', 'art. 433', 'art. 548', 'art. 585']

La separazione dei coniugi con addebito - L'Avvocato Risponde - Forum di Psicologia di Nienteansia.it
Wednesday, October 7th 2009, 3:05pm
Il secondo comma dell’art 151 c.c. prevede che il giudice, pronunciando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi essa sia addebitabile in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri derivanti dal matrimonio.
La pronuncia di addebito postula in ogni caso:
1)la violazione, da parte di uno dei coniugi, di uno dei fondamentali e più rilevanti obblighi o doveri nascenti dal matrimonio;
2)l'accertamento che il comportamento contrario ai doveri coniugali abbia causato l'intollerabilità della prosecuzione della convivenza (cosiddetto “accertamento del nesso eziologico”) e si sia determinato nel perdurare della convivenza.
3)La riferibilità dell'atto contrario ai bona matrimonii al comportamento volontario e cosciente di uno dei due coniugi, ovvero a persona capace di intendere e di volere. Ne consegue la non addebitabilità della separazione al coniuge che abbia posto in essere comportamenti contrari ai doveri coniugali a causa di uno stato di malattia mentale o psicofisica.
I fatti costitutivi dell'addebito
I comportamenti sanzionabili con la pronuncia de qua sono più numerosi dopo la riforma del diritto di famiglia del 1975, in quanto le condotte illecite possono colpire una delle situazioni giuridiche garantite pariteticamente ai coniugi dalle norme del regime primario (articoli 143, 144 e 147 c.c.) (cd: “doveri nominati”), nonché una delle situazioni giuridiche garantite dalla Costituzione e dall'ordinamento nel suo insieme alla persona umana in quanto tale (cd: “doveri innominati”).
a) Violazioni di diritti costituzionali e di diritti della personalità del coniuge
Dal principio costituzionale dell'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi (art. 29 Cost.) deriva la sanzionabilità con l'addebito dei comportamenti di un coniuge che ostacoli l'altro coniuge nello svolgimento della sua personalità e nell'esercizio dei diritti costituzionalmente garantiti. Tali condotte illecite sono ascrivibili alla violazione del dovere di collaborazione e di assistenza morale.
Un applicazione di tale principio vi è stata soprattutto in relazione al diritto di libertà religiosa (art. 19 Cost.). Infine, tale principio è applicabile anche con riferimento all'esercizio delle altre libertà costituzionalmente garantite (circolazione, lavoro, manifestazione del pensiero, informazione, corrispondenza).
b) Violazione dell'obbligo di fedeltà
A seguito della riforma del diritto di famiglia del 1975 si è ampliata di molto la sfera dei comportamenti "infedeli", poichè la fedeltà viene considerata un impegno ed un dovere che presuppone la comunione materiale e spirituale dei coniugi. Pertanto, sono sanzionabili con l'addebito tutti quei comportamenti, sessuali e non, che comportino una lesione del reciproco dovere di devozione dei coniugi. La valutazione di tali comportamenti non è tuttavia automatica, ma è rimessa all'apprezzamento del giudice, il quale può addebitare la separazione al coniuge infedele solo "ove ne ricorrano le circostanze", intendendo con ciò porre in essere una piena e completa valutazione in merito all'incidenza di tale condotta sulla intollerabilità della prosecuzione della convivenza. Alla luce di ciò, per esempio, si ritiene comunemente che un singolo episodio di adulterio non rilevi di per sé ai fini dell'addebito.
Alla luce di quanto detto, pertanto si potrà avere violazione del suddetto dovere e addebito della separazione anche in assenza di relazioni sessuali extraconiugali, essendo sufficiente o l'esternazione di comportamenti tali da ledere la sensibilità e la dignità del coniuge o nel caso di "infedeltà apparente" o nel caso di "relazione platonica" o anche, infine, nel caso di "tentativo di tradimento”.
Ciò detto, l'adulterio di per sé non può giustificare, da solo, la pronuncia di addebito perchè occorre una valutazione globale dei comportamenti reciproci dei coniugi. Infatti, il giudice deve valutare in che misura la violazione abbia inciso sulla vita familiare, tenendo conto delle modalità e della frequenza dei fatti, del tipo di ambiente in cui sono accaduti e della sensibilità morale dei soggetti interessati. Quindi, in base a tutte le suddette circostanze, per assurdo che possa sembrare, neppure una stabile relazione extra-coniugale giustifica l'addebito, se non sia accertata l'esistenza del nesso causale fra tradimento e crisi coniugale. Infine, è stata considerata causa di addebito il tacere, da parte del marito, prima delle nozze alla moglie di un'anomalia fisica tale da renderlo sicuramente incapace alla procreazione, pur se non del tutto incapace ai rapporti sessuali.
c) Violazione dell'obbligo di coabitazione.
Nella disciplina introdotta dalla riforma del 1975 la fissazione della residenza deve avvenire per accordo dei coniugi (art. 144 c.c.). La violazione dell'obbligo di coabitazione, oltre alle conseguenze previste dalla norma che sanziona l'allontanamento dalla residenza familiare (art. 146 c.c e art. 570 I comma c.p.), può comportare l'addebito a carico del coniuge che non collabori per raggiungere l'accordo o non rispetti l'accordo conseguito sulla residenza familiare, o comunque si allontani dalla residenza comune senza una valida ragione oggettiva.
- Tuttavia, c'è innanzitutto da chiarire che il semplice abbandono del domicilio domestico non integra di per sé il reato di cui all'art. 570 c. p., poiché occorre anche la conseguente e necessaria inosservanza degli obblighi di assistenza morale e materiale, che rappresenta l'evento del reato.
- D'altro canto, il comportamento in esame potrebbe essere ritenuto lecito nel caso in cui esistano ragioni di carattere interpersonale o di natura economica che non consentano la prosecuzione della vita in comune e impongano o consiglino una diversità di residenza dei coniugi. In tale ipotesi, l'allontanamento di uno dei coniugi dalla casa comune si presenta evidentemente come del tutto legittimo.
- Poi, ed è l'ipotesi più ricorrente, l'abbandono della casa coniugale è giustificato quando segua la proposizione della domanda di separazione o di annullamento o di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio. Tali ipotesi sono infatti considerate dall'art. 146 c.c. come giusta causa di allontanamento dalla residenza familiare.
- Infine, non costituisce un illecito l'allontanamento che avvenga sull'accordo comune dei coniugi.
d) Violazione dell'obbligo di assistenza e di collaborazione.
Comportano l’addebitabilità della separazione non soltanto quei comportamenti che rientravano nell’ambito degli illeciti penali quali "sevizie", "minacce" e "ingiurie gravi", ma anche tutti gli atteggiamenti che comportino offesa della personalità del coniuge, imposizioni, mancanza di lealtà, mancato rispetto del riserbo sulle vicende coniugali e personali, intolleranza ecc....
A titolo di esempio, costituiscono causa di addebito: l'impedimento all'esercizio dei rapporti di un coniuge con la propria famiglia di origine, l'atteggiamento fortemente autoritario e impositivo di un coniuge, il rifiuto ingiustificato di assistere il coniuge quando questi versi in stato di bisogno, l'ingiustificato rifiuto o intolleranza ad avere rapporti sessuali, le aggressioni all'integrità fisica, morale e sociale dell'altro coniuge, le stesse condotte poste in essere in capo ai figli e infine i comportamenti riconducibili al concetto di "mobbing" familiare.
e) Violazione dell'obbligo di contribuzione
La violazione di tale dovere può dare luogo ad addebito, specialmente quando sia totale, vessatorio o si manifesti con un comportamento volontario atto a porre il coniuge in condizione di non potervi ottemperare.
Gli effetti della pronuncia di addebito
Il coniuge al quale la separazione è stata addebitata 1) non ha diritto ad alcun assegno di mantenimento (art. 156, I comma c.c.), ma ha solo il diritto agli alimenti, qualora ne sussistano i presupposti (art. 156, III comma c.c., e art. 433 ss. c.c.). Inoltre, 2) il medesimo coniuge non ha diritti successori nei confronti dell'altro coniuge, ma può avere diritto solo ad un assegno vitalizio a carico dell'eredità, se al momento dell'apertura della successione godeva degli alimenti legali a carico dell'altro coniuge (art. 548 c.c. e art. 585, II comma c.c.).
Avv. Luigi Modaffari
Wednesday, October 7th 2009, 3:17pm
Metto l'articolo in evidenza!
Sunday, November 20th 2011, 11:24pm
sarà pur vero il punto b, sulla carta, ma io ho fatto esperienza di molte coppie separate a causa di un tradimento coniugale femminile, e poi il marito ha dovuto comunque mantenerle.
Friday, December 9th 2011, 10:01am
si esatto ma ciò perchè è sempre non è semplice dimostrare che la fine del matrimonio è dovuta ad un tradimento....
tuttavia, se vi sono tutte le prove del caso, il marito non deve nulla alla moglie come mantenimento
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