Source: https://www.separati.eu/ex-moglie-fa-figlio-col-nuovo-compagno-e-perde-lassegno-di-mantenimento/
Timestamp: 2018-02-23 18:36:25+00:00
Document Index: 39994611

Matched Legal Cases: ['art. 30', 'art. 261', 'sentenza ', 'art. 709', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 261', 'art.143']

Ex moglie fa figlio col nuovo compagno e perde l'assegno di mantenimento ⋆ Separati
Ex moglie fa figlio col nuovo compagno e perde l’assegno di mantenimento
La convivenza di fatto dellâ€™ex moglie e la nascita di un figlio dal nuovo partner, fanno venir meno il diritto della stessa allâ€™assegno di mantenimento.
Eâ€™ quanto disposto dal Trib. Lamezia Terme, sezione civile, nel decreto 1Â° dicembre 2011 (Pres. Ianni, est. Danise).
Il caso riguardava lâ€™ex marito che, a causa della convivenza more-uxorio intrapresa dallâ€™ex coniuge con un nuovo compagno, aveva chiesto lâ€™esenzione dallâ€™obbligo di versarle lâ€™assegno di mantenimento. Lâ€™ex moglie, costituitasi in giudizio, chiedeva il rigetto della domanda e, conseguentemente, la conferma dellâ€™obbligo di corresponsione dellâ€™assegno, non essendo, a suo parere, mutate le sue condizioni economiche.
La domanda del ricorrente presuppone lâ€™analisi di una vexata quaestio giuridica, in quanto sarÃ necessario stabilire se la convivenza more uxorio intrapresa dalla ex coniuge, alla quale era stato riconosciuto lâ€™assegno di mantenimento, incida o meno su tale beneficio.
Tale quesito è stato oggetto di un vivace dibattito giurisprudenziale, in seno al quale sono emersi due contrapposti orientamenti.
In particolare, lâ€™uno considera la convivenza more-uxorio priva del carattere di stabilitÃ tale da giustificare una riduzione dellâ€™assegno di mantenimento (Cass. sent. n. 1096/2010), per cui viene meno tale possibilitÃ ; lâ€™altro, giudica la nuova convivenza idonea a escludere la rilevanza del tenore di vita in costanza di matrimonio quale parametro dellâ€™adeguatezza dei mezzi che devono essere garantiti allâ€™ex coniuge in sede di separazione (Cass. sent. n. 17195/11).
Con la suddetta sentenza, n. 17195/11, la Suprema Corte ha adeguato il proprio giudizio alle esigenze ed ai criteri di equitÃ sociale imposti dal nostro ordinamento, in virtù dei quali, â€œove tale convivenza assuma i connotati di stabilitÃ e continuitÃ , e i conviventi elaborino un progetto ed un modello di vita in comune â€“ analogo a quello che di regola caratterizza la famiglia fondata sul matrimonio: arricchimento e potenziamento reciproco della personalitÃ dei conviventi, e trasmissione di valori educativi ai figli (non si deve dimenticare che obblighi e diritti dei genitori nei confronti dei figli sono assolutamente identici, ai sensi dellâ€™art. 30 Cost. e art. 261 c.c., in ambito matrimoniale e fuori dal matrimonio â€“ la mera convivenza si trasforma in una vera e propria famiglia di fatto. A quel punto il parametro dellâ€™adeguatezza dei mezzi rispetto al tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale da uno dei partner non può che venir meno di fronte allâ€™esistenza di una famiglia, ancorchè di fatto. Si rescinde così ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale e, con ciò, ogni presupposto per la riconoscibilitÃ di un assegno, fondato sulla conservazione di essoâ€ (Cass. sent. n. 17195/11).
Tale orientamento è stato condiviso dal Collegio, che ha inoltre precisato che, il carattere di stabilitÃ della relazione dellâ€™ex moglie, peraltro non contestato dalla stessa, appare certificato dalle annotazioni negli atti di stato civile forniti dal ricorrente e, come tale, idoneo a giustificare la sospensione del versamento dellâ€™assegno di mantenimento.
Se così non fosse, si giungerebbe a stabilire paradossalmente che lâ€™ex marito dovrebbe contribuire alla crescita ed al mantenimento del figlio nato dalla nuova relazione instaurata dallâ€™ex coniuge, in palese contrasto con le esigenze di rispetto di giustizia ed equitÃ sociale.
Per tali ragioni, il Collegio ha accoltola domanda, e modificato il provvedimento di separazione, disponendo che il ricorrente non sarÃ più tenuto a versare lâ€™assegno di mantenimento in favore dellâ€™ex moglie.
(Altalex, 8 febbraio 2012. Nota di Maria Elena Bagnato)
| separazione | assegno | coniuge debole | convivenza more uxorio | Maria Elena Bagnato |
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A cagione del mutamento delle condizioni in cui erano maturati gli accordi previsti in sede di separazione, consistenti nella convivenza more-uxorio dellâ€™ex coniuge con un nuovo compagno, nonché lo svolgimento di attivitÃ lavorativa, lâ€™E, con ricorso depositato il 30.06.11, chiedeva la modifica delle condizioni di separazione e, in particolare, lâ€™esenzione dallâ€™obbligo di corrispondere lâ€™assegno di mantenimento.
La P, costituendosi in giudizio, chiedeva il rigetto della domanda e, conseguentemente, la conferma dellâ€™obbligo di corresponsione dellâ€™assegno, non essendo mutate le condizioni economiche.
La domanda di parte ricorrente presuppone lâ€™analisi di una vexata quaestio giuridica, ovvero stabilire se la convivenza more uxorio intrapresa dal coniuge cui è stato riconosciuto in sentenza di separazione lâ€™assegno di mantenimento incida o meno sul mantenimento di tale beneficio.
Il quesito è, peraltro, oggetto di dibattito in giurisprudenza, in seno alla quale sono emerse due diverse correnti di pensiero, lâ€™una che nega tale diritto e lâ€™altra di segno opposto.
L’assegno di mantenimento è previsto dal Codice civile all’articolo 156, secondo cui â€œil giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a carico del coniuge cui non sia addebitabile la separazione, il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propriâ€.
La ratio dellâ€™istituto muove dal carattere temporaneo della separazione, ben potendo i coniugi decidere di riconciliarsi. Ãˆ proprio questo carattere di â€œprecarietÃ â€ che non fa venir meno quanto disposto dall’articolo 143 c.c. e che, quindi, permette di considerare ancora esistente un vincolo di solidarietÃ morale e materiale che lega i coniugi, anche se giudizialmente separati.
Secondo lâ€™orientamento tralaticio di dottrina e giurisprudenza, la finalitÃ perseguita dal legislatore sarebbe di carattere assistenziale, e consisterebbe nel garantire al coniuge più debole di mantenere lo stesso tenore di vita che in costanza di matrimonio.
Una sfumatura di tale opinione è stata offerta da quella corrente di pensiero che attribuisce allâ€™assegno di mantenimento lo scopo di preservare il coniuge più debole dal deterioramento delle proprie condizioni economiche seguenti alla separazione.
Il secondo comma della citata disposizione recita che lâ€™entitÃ dellâ€™assegno di mantenimento si determina tenendo conto delle circostanze e dei redditi dellâ€™obbligato; il mutamento delle circostanze, il sopravvenire di fatti successivi al procedimento di separazione o di realtÃ emerse da attivitÃ istruttoria consentono la proposizione di istanza di revoca o modifica al giudice istruttore designato (art. 709 ult. co. c.p.c.).
Ciò posto, nella fattispecie in esame lâ€™E ha indicato, quale fattore determinante il mutamento delle condizioni stabilite nel decreto di omologa della separazione, la convivenza more-uxorio dellâ€™ex moglie con altro uomo, coronata dalla nascita di un figlio.
Il problema che si pone è, appunto, stabilire se tale circostanza sia idonea a giustificare lâ€™esenzione dallâ€™obbligo di versare lâ€™assegno di mantenimento.
La giurisprudenza si è attestata su due posizioni â€“ sintetizzate dalle pronunce allegate agli atti dalle parti â€“ antitetiche e contrastanti: lâ€™una, di stampo tradizionale, che nega tale possibilitÃ , considerando la convivenza more-uxorio priva del carattere di stabilitÃ tale da giustificare una riduzione dellâ€™assegno di mantenimento (Cass. sent. n. 1096/2010); lâ€™altra, innovativa, di segno opposto, che considera la nuova convivenza idonea a escludere la rilevanza del tenore di vita in costanza di matrimonio quale parametro dellâ€™adeguatezza dei mezzi che devono essere garantiti allâ€™ex coniuge in sede di separazione (Cass. sent. n. 17195/11).
Gli Ermellini rilevano che: â€œil carattere precario del rapporto di convivenza more uxorio consente di considerare gli eventuali benefici economici che ne derivino idonei ad incidere unicamente sulla misura dellâ€™assegno in quanto, proprio in considerazione di detta precarietÃ , è destinato ad influire solo su quella parte dellâ€™assegno volto ad assicurare quelle condizioni minime di autonomia giuridicamente garantite che lâ€™art. 5 della legge sul divorzio ha inteso tutelare finché lâ€™avente diritto non contragga un nuovo matrimonio.
Né la nascita di una figlia può considerarsi idonea a mutarne, sotto il profilo giuridico, la natura, potendo solo di fatto cementare lâ€™unione ma non dar luogo allâ€™insorgenza di diritti ed obblighi in quanto il soggetto economicamente più debole non acquisisce quel grado di tutela necessario a giustificare la perdita dei diritti di carattere economico derivanti dal matrimonioâ€ (Cass. sent. n. 1096/2010).
Tale indirizzo muove dal presupposto che solamente gli elementi successivi alla separazione possono essere presi in considerazione come fatti nuovi ai fini della sospensione del versamento dellâ€™assegno o di una sua revisione; e, nel caso specifico, non possono considerarsi circostanze sopravvenute né la nuova relazione, né la nascita di una figlia dal nuovo compagno in quanto fatti precedenti la pronuncia di divorzio.
La Corteha più volte ribadito che (Cass. n. 24858/08, n. 14921/07, n. 1179/06) la convivenza â€œoccasionaleâ€ o â€œtemporaneaâ€ con un terzo non consente di presumere il miglioramento delle condizioni economiche di chi conviva con lo stesso e di ritenere la stessa da sola sufficiente ad esonerare il coniuge dal contributo di mantenimento, salvo che sia data la prova che tale convivenza abbia determinato un mutamento in melius delle condizioni economiche dellâ€™avente diritto.
Con la citata sentenza n. 17195/11 la Suprema Corteha adeguato il proprio giudizio alla luce delle esigenze e dei criteri di equitÃ sociale imposti dal nostro ordinamento, in virtù dei quali, pur riconoscendo la validitÃ del consolidato principio per cui â€œla mera convivenza del coniuge con altra persona non incide di per sé direttamente sullâ€™assegno di mantenimentoâ€ gli Ermellini considerano come â€œove tale convivenza assuma i connotati di stabilitÃ e continuitÃ , e i conviventi elaborino un progetto ed un modello di vita in comune â€“ analogo a quello che di regola caratterizza la famiglia fondata sul matrimonio: arricchimento e potenziamento reciproco della personalitÃ dei conviventi, e trasmissione di valori educativi ai figli (non si deve dimenticare che obblighi e diritti dei genitori nei confronti dei figli sono assolutamente identici, ai sensi dellâ€™art. 30 Cost. e art. 261 c.c., in ambito matrimoniale e fuori dal matrimonio â€“ la mera convivenza si trasforma in una vera e propria famiglia di fatto.
A quel punto il parametro dellâ€™adeguatezza dei mezzi rispetto al tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale da uno dei partner non può che venir meno di fronte allâ€™esistenza di una famiglia, ancorchè di fatto. Si rescinde così ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale e, con ciò, ogni presupposto per la riconoscibilitÃ di un assegno, fondato sulla conservazione di essoâ€ (Cass. sent. n. 17195/11).
Tale ultimo orientamento è, a parere di questo Collegio, assolutamente condivisibile proprio in virtù del citato parametro di equitÃ sociale che, nel caso di specie, risulterebbe certamente violato laddove si consentisse il â€œmantenimentoâ€ di una famiglia della quale il ricorrente non fa parte.
Non può considerarsi equo che il medesimo â€œtenore di vitaâ€ osservato in costanza di matrimonio debba essere assicurato solo al beneficiario dellâ€™assegno, rischiando di compromettere, invece, le capacitÃ economiche e, conseguentemente, le possibilitÃ di una vita dignitosa allâ€™onerato, in presenza di condizioni che giustificherebbero una riduzione o una revoca dellâ€™assegno stesso.
Non solo. Come segnala la più attenta giurisprudenza, che qui si condivide (Trib. di Varese, ordinanza del 26 novembre 2010, g.i. dott. G. Buffone), è lo stesso principio di solidarietÃ costituzionale, richiamato anche dallâ€™art.143 c.c., che impone ai singoli, ancorché non più legati dal vincolo matrimoniale, di avere riguardo alle condizioni di vita dellâ€™ex coniuge, quanto meno come persona umana.
Ãˆ noto che il coniuge che intraprende una nuova convivenza trae dei benefici economici, se non altro in quanto può condividere le spese di ordinaria amministrazione (vitto, alloggio e relativi oneri), al contrario del coniuge rimasto solo, il quale deve affrontare, oltre alle spese di ordinaria amministrazione, anche quelle relative al mantenimento dellâ€™ex coniuge e degli eventuali figli.
Nella citata ordinanza del 2010 si legge che â€œè dovere del coniuge che ricostituisce un nuovo nucleo familiare quello di consentire ad una riduzione del mantenimento che sostiene lâ€™altro rimasto solo, non tanto e non solo per garantire migliori quantomeno uguali condizioni di vita, quanto soprattutto nellâ€™interesse superiore della prole che trae vantaggio da un maggiore benessere economico del padre e della madre, che come tali meglio possono svolgere la funzione che è loro propriaâ€.
In virtù delle considerazioni fin qui svolte emerge che lâ€™instaurazione di una famiglia di fatto, quale rapporto stabile e duraturo di convivenza, attuato da uno degli ex coniugi, rescinde ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa convivenza matrimoniale e, di conseguenza, il presupposto per la riconoscibilitÃ , a carico dellâ€™altro coniuge, di un assegno di mantenimento.
Nel caso che ci occupa, il carattere di stabilitÃ della relazione della P, peraltro non contestato dalla stessa, appare certificato dalle annotazioni negli atti di stato civile forniti dal ricorrente e, come tale, idoneo a giustificare la sospensione del versamento dellâ€™assegno di mantenimento.
Ad opinar diversamente, in definitiva, si perverrebbe alla paradossale conclusione che lâ€™Eu debba contribuire alla crescita ed al mantenimento del figlio nato dalla nuova relazione instaurata dallâ€™ex coniuge, in contrasto con le più elementari esigenze di rispetto di giustizia ed equitÃ sociale.
1) In accoglimento della domanda, modifica il provvedimento di separazione del Tribunale di Lamezia Terme omologato in data 04.03.10, disponendo che, a far data dallâ€™1 gennaio 2012, E non è più tenuto a versare lâ€™assegno di mantenimento in favore di P;
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hanno aspettato che facesse il figlio x toglierle il mantenimento ma ci rendiamo conto in che mondo viviamo x quello qualkuno preferisce farsi arrestare piuttosto ke pagare
Ã¨ la prassi che Ã¨ sbagliata…separarsi nn deve essere rendere schiavo l’uomo a vita del mantenimento…ma stiamo scherzandooo??!!Ã¨ normale che se uno si separa che ha 60 anni e la donna nn ha mai lavorato pretenda che la donna poi si mantenga da sola,dove troverebbe lavoro??!!ma viste le separazioni che avvengono sempre all’inizio del matrimonio quando si Ã¨ giovani per lavorare ed imparare se nn si Ã¨ mai lavorato,ci si rimbocca le maniche e si VA!!!!!