Source: http://www.dirittoegiustizia.it/news/23/0000058294/Avvocati_la_nuova_determinazione_dei_compensi.html
Timestamp: 2019-12-08 23:43:06+00:00
Document Index: 86111586

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 11', 'art. 12']

Avvocati: la nuova determinazione dei compensi - PROFESSIONE | Diritto e Giustizia
E’ vero che con l’adozione del decreto ministeriale 20/7/12 n. 140 il sistema tariffario è definitivamente abrogato?
Si. Con l’adozione del suddetto decreto infatti trova piena realizzazione quanto previsto dall’art. 9, comma 3, della legge 24/3/12 n. 27 e cioè la legge di conversione del decreto legge n. 1/12 (cosiddetto ‘decreto liberalizzazioni’). L’art. 9, comma 3, è infatti una norma estremamente importante perché intervenne rispetto ad una situazione di incertezza (dovuta al fatto che il decreto legge n. 1/12 aveva abrogato tout court le tariffe) ed ebbe a stabilire che le tariffe vigenti alla data di entrata in vigore del decreto legge convertito continuavano ad applicarsi fino all’entrata in vigore del regolamento ministeriale, entrata in vigore che è avvenuta appunto con il decreto n. 140/12.
Ciò vuol dire quindi che anche le prestazioni antecedenti all’entrata in vigore del decreto ministeriale dovranno essere calcolate su questa base?
No. Le prestazioni per così dire vecchie continueranno ad essere calcolate mediante l’applicazione del sistema tariffario abrogato. Ciò trova puntuale conferma anche nel dossier n. 7/2012 del Consiglio Nazionale Forense (cfr., pag. 25). Quindi, in altre parole, l’avvocato che dovrà effettuare le notule per prestazioni prestate, ad esempio, nel corso del 2011, potrà avvalersi della tariffa.
E’ vero che una delle novità introdotte con il decreto ministeriale n. 140/12 riguarda la possibilità per l’avvocato di utilizzare i parametri anche nei rapporti con i privati?
No. Per la verità questa possibilità era già prevista nell’ordinamento. In effetti la legge 24/3/12 n. 27, con la quale si è convertito, con modificazioni, il cosiddetto decreto liberalizzazioni, aveva espunto dal testo la parte nella quale il decreto legge prevedeva la nullità della clausola relativa alle determinazioni del compenso tra professionisti e consumatori sulla base dei parametri, nullità che il decreto in questione legava al cosiddetto codice del consumo (decreto legislativo n. 206/05). Quindi possiamo dire che l’utilizzo dei parametri verso i privati è una novità che non riguarda specificamente il decreto ministeriale n. 140/12, in quanto già preesistente.
Qual è l’ambito di applicazione dei parametri?
L’ambito di applicazione dei parametri può desumersi dall’art. 1 del decreto in questione in virtù del quale risulta che l’organo giurisdizionale che deve liquidare il compenso dei professionisti (perché, è bene ricordare, che il decreto riguarda non solo gli avvocati, ma anche altre figure professionali quali, ad esempio, i commercialisti, i notai e le professioni della cosiddetta area tecnica), in difetto di accordo, si attiene alle disposizioni dei parametri. Ciò significa che i parametri presuppongono la mancanza di un accordo negoziale.
Che cosa comprendono i compensi liquidati in base ai parametri?
E’ sempre l’art. 1 ad indicarci ciò che interessa ai fini della presente domanda: nei compensi non sono comprese le spese da rimborsare, ivi comprese quelle concordate in modo forfettario, non sono compresi gli oneri e contributi dovuti a qualsiasi titolo e per contro il compenso liquidato comprende l’intero corrispettivo per la prestazione e anche le attività accessorie.
Per gli avvocati esiste la distinzione tra attività giudiziale e quella stragiudiziale?
Si. Il regolamento distingue le prestazioni professionali dell’avvocato in attività giudiziale e in attività stragiudiziale. Le attività giudiziali, a loro volta, sono suddivise in penale, civile, amministrativa e tributaria.
Quali sono i criteri per la liquidazione dell’attività stragiudiziale?
Sono legati al valore e alla natura dell’affare, al numero e all’importanza delle questioni trattate ma anche al pregio dell’opera prestata nonché dei risultati e dei vantaggi conseguiti dal cliente, vantaggi che possono essere anche di natura non economica. Importante notare come l’art. 3, comma 3, prevede che quando l’affare oggetto dell’attività stragiudiziale si conclude con una conciliazione, il compenso è aumentato.
Ma l’attenzione alla fase conciliativa è posta solo e soltanto a proposito dell’attività stragiudiziale?
No. E’ previsto un aumento anche nel caso in cui si conclusa con una conciliazione il procedimento giudiziale, civile, amministrativo e tributario, così come si evince dall’art. 4, comma 5.
Le attività giudiziali sono distinte per fasi?
Si. L’art. 11 del decreto prevede la liquidazione del compenso per fasi nelle attività giudiziali, civili, amministrative e tributarie. L’art. 12, che riguarda esclusivamente l’attività giudiziale penale, prevede anch’esso una liquidazione per fasi. Quest’ultima attività, per esempio (quella cioè penale), è distinta nelle seguenti fasi: fase di studio, fase di introduzione del procedimento, fase istruttoria procedimento o processuale, fase decisoria fase esecutiva.
E’ vero che il decreto ministeriale presenta profili di illegittimità?
Questo quesito è estremamente difficile da risolvere. Non v’è dubbio che il decreto in questione presenta delle criticità. Stando al dossier n. 7/12 del Consiglio Nazionale Forense vi sarebbero almeno 9 profili di eccesso di potere del regolamento (per difetto di motivazione, per sviamento e per violazione di legge, per disparità di trattamento, per irragionevolezza etc. etc.). Quel che è certo è che il recente comunicato del C.N.F. della scorsa settimana ha evidenziato che i regolamenti sulle professioni, quindi anche quello di cui trattasi, saranno presto impugnati dinanzi all’Autorità Giudiziaria. Sarà quindi quest’ultima ad avere l’ultima parola sul punto.
I parametri per i compensi degli avvocati: un incubo in una notte di fine estate!