Source: http://rubicondo.blogspot.com/2009/07/siamo-arrivati-al-punto-che-si-punisce.html
Timestamp: 2017-10-18 07:28:02+00:00
Document Index: 41873454

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art 41', 'art 5', 'art 42', 'art 3', 'art 2', 'art 15']

RUBICONDO: Siamo arrivati al punto che si punisce chi si infortuna!
Ricevo da Marco Bazzoni questa e-mail che pubblico molto volentieri e che condivido in ogni sua parola.
Io credevo di averle sentite tutte nella mia vita, ma mai avrei immaginato di leggere questa notizia: "Si infortuna sul lavoro, l'azienda gli fa una contestazione disciplinare".
Questa vergognosa vicenda è accaduta, non in un'aziendina, ma alla Sirti, una grande azienda che opera nel settore delle Telecomunicazioni.
L'azienda gli ha inviato una contestazione disciplinare, invitandolo a discolparsi, altrimenti lo sanzionerà.
I vertici della Sirti si dovrebbero leggere attentamente le sentenza della Cassazione n 18998 del 6 maggio 2009, che ha stabilito che gli errori commessi dagli operai per gli infortuni sul lavoro, non cancellano la colpa dell'azienda.
Anche se questa contestazione disciplinare è priva di fondamento, questo è quello che purtroppo potrebbe succedere in tutte le imprese dopo l'emanazione del decreto correttivo per il Dlgs 81/08 (testo unico sicurezza sul lavoro).
La Fiom-Cgil ha perfettamente ragione quando dice in una nota sul suo sito web: "La Sirti, la Confindustria, il Governo tentano di intimidire i lavoratori, con il ricatto dei provvedimenti disciplinari, così da non far denunciare gli infortuni, che scompariranno come per incanto, diventando assenze per malattia e così permettendo alle aziende anche di risparmiare sul premio assicurativo dell'Inail"
Tra le tante modifiche peggiorative (non dimentichiamoci che questo decreto correttivo modifica 136 articoli sul 306, compresi tutti gli allegati al Dlgs 81/08), l'abrogazione del divieto di visita medica preassuntiva da parte del medico di fiducia dell'azienda (art 41, comma 3, lettera a), che è in contrasto con l'art 5 della L300/70 (Statuto dei lavoratori), il sostanziale svuotamento della cartella sanitaria di rischio del lavoratore (con modifiche e cancellazione di commi dell'articolo 25), tentativo di svuotamento del libretto formativo del lavoratore, eliminazione del riferimento alla direttive europee previsto dall'articolo 41 del Dlgs 81 per quanto riguarda la sorveglianza sanitaria, modiche all'art 42 del Dlgs 81, che riducono le tutele dei lavoratori inidonei alla mansione, la negazione di consegna all'Rls (Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza) del Documento di Valutazione dei RIschi (DVR), la redazione del DVR a 90 giorni dall'inizio dell'attività produttiva, quando nelle aziende con significativi livelli di rischio è importante che la valutazione dei rischi preceda l'avvio delle produzioni, l'affidare al datore di lavoro la scelta dei criteri di redazione del DVR, secondo principi di "comprensibilità, semplicità e brevità", l'equiparazione dei volontari (art 3) ai lavoratori autonomi, con la conseguenza della loro sottrazione alla maggior parte delle tutele (i dpi e la sorveglianza sanitaria sarebbe a carico del volontario), si impedisce alle RSU (Rappresentanze sindacali Unitarie) di intervenire per quanto riguarda materie di loro stretta competenza (carichi di lavoro, turni, riposi notturni e settimanali, ferie, ecc), e si demanda tutto ciò ai soli Rls.
In questo modo si nega ai lavoratori e alle loro rappresentanze il diritto di contrattare l'organizzazione del lavoro, determinando nel contempo l'isolamento dell'Rls, si cancella l'obbligo del datore di lavoro (articolo 18, comma 1, lettera aa) a comunicare all'Inail il nominativo (ove presente) dell'Rls interno, prevedendo in mancanza di questa comunicazione, che la rappresentanza sia esercitata dall'RlsT (Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza Territoriale). Il Governo sostituisce tutto ciò, con un meccanismo che prevede che siano i lavoratori a dover comunicare al datore di lavoro di non aver eletto il proprio Rls interno, poi il datore di lavoro comunicherà tutto ciò, non più all'Inail, ma bensì agli Organismi Paritetici, che peraltro non sono ancora costituiti nella maggior parte del territorio nazionale.
Si attribuisce il potere di "assegnazione" dell'RlsT agli Organismi Paritetici, i quali sono per definizione espressione anche della parte datoriale, si sposta la maggioranza della risorse per gli RlsT (costituzione, formazione e attività) agli Organismi Paritetici, eliminando la quota di finanziamento proveniente da parte delle sanzioni.
Anche in questo caso di rischia di ridurre l'incisività degli RlsT e di snaturare il loro ruolo.
Si da il potere agli enti bilaterali (art 2 bis) di certificare la corretta attuazione delle norme tecniche e delle buone prassi, dell'adozione dei modelli di organizzazione e di gestione delle imprese, si deresponsabilizzano di fatto i datori di lavoro o i dirigenti, che non risponderebbero della morte o dell'infortunio se l'evento è ascrivibile al fatto di un preposto, progettista, medico competente, lavoratore, lavoratore autonomo (art 15 bis), si riducono la maggior parte delle sanzioni per i datori di lavoro, i dirigenti e i preposti, mentre le si aumentano per i lavoratori (vedi articolo 59 decreto correttivo).
Mi unisco in maniera convinta all'appello di Marco Bazzoni e spero che lo facciano in molti altri.
Pubblicato da Crocco1830 a 11:44
Anonimo, 13 luglio 2009 12:31
non mi sembra quest il caso , però molto spesso gli infortuni sul lavoro sono dovuti al lassismo e all'approssimazione dei dipendenti, che per sveltire le operazioni sorvolano sulle regole di sicurezza. in verità credo che siano pchi i casi di questo tipo però bisognerebbe ricordarli piu spesso anche per responsabilizzare le persone che lavorano e per far si che pretendano condizioni di lavoro migliori e piu sicure
Crocco1830, 13 luglio 2009 12:40
@ Anonimo: sono d'accordo sul secondo aspetto e cioè la sensibilizzazione a pretendere condizioni di lavoro sicure. Ma è difficile quando hai un lavoro precario, per ovvi motivi.
Non sono d'accordo sulla prima parte del tuo commento. Sveltire le operazioni non è una scelta del dipendente, ma una imposizione aziendale per cercare sempre la cosidetta efficienza. In nome di quell'efficienza si risparmia sulle misure di prevenzione.
Matteo, 13 luglio 2009 17:20
Condivido anch'io l'appello, il governo e la confindustria tentano di scaricare la responsabilità della sicurezza sui lavoratori e usano come al solito due pesi e due misure. Basta pensare alla levata di scudi degli industriali e della destra quando il governo Prodi aveva leggermente alzato le sanzioni in materia di sicurezza.
Se sei un industriale vieni trattato coi guanti di velluto dal governo, se sei un clandestino allora "tolleranza zero".
Crocco1830, 13 luglio 2009 17:30
@ Matteo: è tutelata solo la sicurezza del profitto
Le Favà, 13 luglio 2009 19:00
Fra poco si punirà i risparmiatori per aver messo i loro risparmi in banche che falliscono. Ovvio no?
SCHIAVI O LIBERI?, 13 luglio 2009 20:15
Si lavora per della gnteche non rispetta minimamente la tua vita.
Dovremmo ribellarci in massa.
Crocco1830, 14 luglio 2009 11:12
@ Le Favà: non so saranno puniti. Certamente si tenta l'impunità per i colpevoli.
@ Schiavi o liberi?: loro alla vita danno un costo da mettere nel bilancio di previsione. E generalmente attribuiscono alla vita un costo basso.