Source: https://www.fiscooggi.it/rubrica/giurisprudenza/articolo/compensazioni-indebite-reiterate-dieci-e-associazione-delinquere
Timestamp: 2020-08-10 11:44:53+00:00
Document Index: 57469779

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 416', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

FiscoOggi.it - Compensazioni indebite reiterate: in dieci è associazione per delinquere
Commette il più grave delitto di associazione per delinquere, e non quello di concorso di persone, il contribuente che mette in atto vari reati, tributari e non, tra cui il reiterato utilizzo in compensazione di crediti inesistenti, insieme ad altri “sicuri” nove complici. La sentenza d’appello impugnata, infatti, ha argomentato in modo puntuale – analizzando le specifiche posizioni delle persone ritenute associate, il ruolo da ciascuna svolto all’interno del sodalizio e la consapevolezza di essere al servizio di una struttura organizzata – la scelta dell’applicazione, al caso, degli articoli 416 cp, a scapito del 110, e 10-quater del Dlgs n. 74/2000.
Come accennato, per la Corte suprema, entrambi i motivi non reggono e, quindi, l’intero ricorso è inammissibile, per il semplice fatto che “non si confronta con le puntuali, e certo non illogiche, argomentazioni al proposito spese in sentenza e svolge una critica del tutto generica e sganciata da esse, ignorando anche che detta motivazione delinea, appunto, il ruolo di ben nove associati i quali, unitamente al ricorrente, raggiungono il numero minimo richiesto dall'art. 416, quinto comma, c.p. per l'integrazione della circostanza aggravante correttamente ritenuta”.
Nel caso particolare, riguardo alla prima eccezione, i giudici di legittimità fanno notare che la sentenza d’appello non è affatto carente in motivazione, anzi è riuscita a dimostrare come le nove persone coinvolte, oltre al ricorrente, fossero consapevoli e partecipi del progetto criminoso, mascherato dalla facciata di una società di servizi che, in realtà, aveva come unico scopo quello di commettere più reati di vario tipo, tributari (in particolare illecite compensazioni e false fatturazioni) e di altri delitti (quali il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina).
In diritto, poi, la sentenza impugnata si è attenuta ai principi secondo cui l'associazione per delinquere si caratterizza per tre fondamentali elementi, cioè un vincolo associativo tendenzialmente permanente, o comunque stabile, destinato a durare anche oltre la realizzazione dei delitti concretamente programmati, l'indeterminatezza del programma criminoso, che distingue il reato associativo dall'accordo che sorregge il concorso di persone nel reato, e una struttura organizzativa, sia pur minima, ma idonea e soprattutto adeguata a realizzare gli obiettivi criminosi (cfr Cassazione, pronuncia n. 16339/2013). E neppure è di ostacolo alla configurabilità del reato la diversità o la contrapposizione degli scopi personali perseguiti dai componenti, i quali rilevano esclusivamente come motivi a delinquere.
In sostanza, ciò che distingue il delitto di associazione per delinquere dal concorso di persone nel reato è la natura dell’accordo criminoso. Nel secondo caso l’intesa si realizza in modo generalmente occasionale e accidentale, per cui, una volta concretizzato il piano, l’accordo finisce e con esso ogni motivo di allarme sociale. Diverso è il quadro che fa da sfondo al delitto associativo che, invece, “risulta diretto all'attuazione di un più vasto programma criminoso, per la commissione di una serie indeterminata di delitti, con la permanenza di un vincolo associativo tra i partecipanti, anche indipendentemente e al di fuori dell'effettiva commissione dei singoli reati programmati” (cfr Cassazione, pronuncia n. 1964/2018). La condotta di partecipazione associativa si differenzia da quella del concorrente perché, a differenza di questa, implica l’esistenza del pactum sceleris, con riferimento alla consorteria criminale, e dell’affectio societatis, in relazione alla consapevolezza dei partecipanti di essere inseriti in un'associazione vietata, anche per una fase temporalmente limitata (cfr Cassazione, pronuncia n. 47602/2012).
Infine, la suprema Corte, avvalorando le statuizioni della sentenza impugnata, afferma che bene hanno fatto i giudici d’appello a mettere in risalto “il durevole asservimento alla commissione delle attività proprie di un'associazione criminale di una società di capitali, con la sua struttura ed il suo patrimonio, apparentemente dedita allo svolgimento di normali attività commerciali ed invece strutturalmente illecita” (cfr Cassazione, pronuncia n. 20244/2018).
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