Source: http://www.giuristidemocratici.it/Lavoro/post/20121010220607
Timestamp: 2017-03-23 20:06:47+00:00
Document Index: 87716231

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 32', 'art. 18', 'art. 6', 'art.32', 'art. 30', 'art. 2112', 'art. 32']

Abbiamo però riscontrato una necessità. La lotta per restituire diritti al lavoro sicuramente passa per i referendum da voi promossi per ripristinare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e per cancellare il potere delle aziende di derogare sul contratto nazionale perfino sulle leggi. Tuttavia, come ben sapete, il mondo del lavoro è oggi devastato dalla precarizzazione dei rapporti di lavoro, che fa sì che milioni di persone non arrivino nemmeno alla soglia di quei diritti che sono stati cancellati e che i vostri referendum giustamente intendono ripristinare. Per questo come giuristi e sindacalisti membri del Forum Diritti Lavoro e come studiosi e operatori del diritto membri dell'associazione Giuristi Democratici, abbiamo deciso di presentare altri quesiti sul lavoro, che comincino a mettere dei limiti e degli ostacoli a quella trappola della precarietà che oggi viene persino usata per giustificare come “lotta ai privilegi” la libertà di licenziamento e la distruzione del contratto nazionale. Ci pare che presentare con un insieme di referendum che copra tutte le articolazioni dei guasti esistenti oggi nel mondo del lavoro, renderebbe più forte ogni singolo quesito e sventerebbe sul nascere i tentativi - che ci saranno - di combattere la partecipazione con la falsa motivazione che questa mobilitazione interesserebbe poco i più giovani e i più sfruttati.
Per questo abbiamo deciso di presentare ulteriori quattro quesiti che vi illustriamo brevemente in senso cronologico (partendo cioè dalla normativa più recente): 1. con il primo si chiede l’abrogazione della previsione contenuta nella riforma Fornero per cui il primo contratto (a termine o somministrato) può oggi essere acausale per 12 mesi; la gravita della previsione è autovidente – è norma infatti che consentirà ad un datore di avere una fabbrica di soli precari purché li sostituisca ogni anno integralmente – e riteniamo sia quesito assai opportuno anche per sgombrare la grande mistificazione secondo la quale a base della riforma Fornero vi sarebbe un “compromesso” e cioè la sostanziale cancellazione dell’art. 18 in cambio di un contrasto alla precarietà che invece con questa previsione viene potentemente aumentata; 2. Con il secondo quesito si chiede si chiede l’abrogazione dell’art. 32 del collegato lavoro di Sacconi che è quella norma che (in perfetta simmetria di quanto oggi previsto con l’art. 18 depotenziato) limita il danno per i precari (da 2,5 a massimo 12 mensilità indipendentemente dalla durata del processo e dall'entità dello stesso) e fissa rigidissime doppie decadenze per tutte le cause di lavoro precario (co.co.pro., co.co.co, somministrazione) e per il trasferimento dei lavoratori e dell'azienda, decadenze che nei fatti per lo più impediscono proprio ogni possibile reazione giudiziaria all’abuso; e ciò avrebbe anche l’ulteriore risultato di evidenziare la forte continuità tra la legislazione dei “tecnici” con quella berlusconiana; 3. Infine riteniamo sia impossibile riprendere il bandolo della frantumazione del lavoro senza tornare alla legge 30 di cui chiediamo sia l’abrogazione integrale sia, al fine di assecondare la giurisprudenza della corte Costituzionale, l’abrogazione di quegli istituti che più hanno inciso per l’appunto sulla rottura tra imputazione formale del rapporto e reale datore di lavoro. In particolare il quarto ed ultimo quesito si ripromette di a. far cadere la somministrazione a tempo indeterminato, limitando al contempo fortemente quella a tempo determinato che rimarrebbe ammissibile per le sole tassative causali ad oggi previste per la somministrazione a tempo indeterminato;
Volete voi, al fine di contrastare la precarietà nei rapporti di lavoro, che sia abrogato: 1.	il comma due dell’art. 6 della Legge 15 luglio 1966 n. 604 denominata “Norme sui licenziamenti individuali” pubblicata nella G.U. n. 195 del 6 agosto 1966 nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive che recita “L'impugnazione è inefficace se non è seguita, entro il successivo termine di 180 giorni, dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale in funzione di giudice del lavoro o dalla comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato, ferma restando la possibilità di produrre nuovi documenti formatisi dopo il deposito del ricorso. Qualora la conciliazione o l'arbitrato richiesti siano rifiutati o non sia raggiunto l'accordo necessario al relativo espletamento, il ricorso al giudice deve essere depositato a pena di decadenza entro sessanta giorni dal rifiuto o dal mancato accordo”;
2.	L’art.32 della Legge 4 novembre 2010 n. 183 denominata “Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l’impiego, di incentivi all’occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro” e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 9 novembre 2010 n. 262, limitatamente: •	al comma 2 che così recita:“Le disposizioni di cui all’articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 1 del presente articolo, si applicano anche a tutti i casi di invalidità del licenziamento”.
•	al comma 3 che così recita: Le disposizioni di cui all’articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 1 del presente articolo, si applicano inoltre: a) ai licenziamenti che presuppongono la risoluzione di questioni relative alla qualificazione del rapporto di lavoro ovvero alla nullita' del termine apposto al contratto di lavoro, ai sensi degli articoli 1, 2 e 4 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, e successive modificazioni. Laddove si faccia questione della nullita' del termine apposto al contratto, il termine di cui al primo comma del predetto articolo 6, che decorre dalla cessazione del medesimo contratto, e' fissato in centoventi giorni, mentre il termine di cui al primo periodo del secondo comma del medesimo articolo 6 e' fissato in centottanta giorni»;
•	all’art. 30. comma 3 limitatamente alle parole “che comporti un mutamento di mansioni”; che sia abrogato l’art. 2112 c.c., così come novellato dall’art. 32 del Decreto Legislativo 10 settembre 2003 n. 276, limitatamente •	al comma 5 limitatamente alle parole “identificata come tale dal cedente e dal cessionario al momento del suo trasferimento», •	nonché all’intero ultimo comma che così recita: “nel caso in cui l'alienante stipuli con l'acquirente un contratto di appalto la cui esecuzione avviene utilizzando il ramo d'azienda oggetto di cessione, tra appaltante e appaltatore opera un regime di solidarietà di cui all'articolo 1676”.