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Timestamp: 2019-03-21 22:52:03+00:00
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SUL RISARCIMENTO DEL DANNO NEL TRASPORTO AEREO PER VOLO RITARDATO O CANCELLATO. La compensazione pecuniaria ed il danno morale (Giudice di Pace di Civitavecchia 20.03.2017 n.571 e Cassazione 10.06.2015 n. 12088) A cura dell’Avv. Antonio Arseni- Foro di Civitavecchia | ORDINE AVVOCATI CIVITAVECCHIA
Il passeggero di un volo ritardato o cancellato od al quale è stato negato l’imbarco ha diritto,ricorrendo le condizioni previste dal Regolamento CE 261/2004, ad una compensazione pecuniaria e ad un risarcimento supplementare anche di natura non patrimoniale laddove non sia di scarsa importanza, dovendosi escludere, sulla base dei vincoli restrittivi come individuati della Corte di Cassazione a partire dalla decisione a Sezioni Unite. 22697/2008, i meri disagi o fastidi che il passeggero stesso abbia subito per effetto di una delle evidenze suddette.
Questi, in estrema sintesi, i principi che si ricavano, in subiecta materia , attraverso la lettura del Regolamento UE 261/2004, che ha dettato regole comuni, applicabili in ambito UE in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato, nonché della giurisprudenza nazionale e comunitaria
Una delle maggiori problematiche dibattute in dottrina e giurisprudenza, è rappresentata dalla difficoltà di individuare quali danni possano, nel caso concreto, conseguire ai disservizi del vettore aereo, tanto nella ipotesi di volo acquistato singolarmente, quanto a quello negoziato nel contesto di un “pacchetto tutto compreso”.
La compensazione pecuniaria prevista dal Regolamento CEE 261/2004, per i casi di negato imbarco, cancellazione o ritardo del volo aereo, esaurisce l’ipotesi di ristoro del danno in caso di inadempimento del vettore aereo?
Vi è spazio per il risarcimento del danno morale, tenuto conto delle indicazioni della Cassazione a S.U, la quale , nella nota sentenza c.d. di San Martino del 2008, ha affermato che non sarebbe lecito predicarsi il ristoro, sotto forma di danno non patrimoniale , dei meri disagi o fastidi che un prolungato ritardo di un volo aereo o la sua cancellazione potrebbe determinare per la connaturale perdita di tempo che ne consegue?
Procedendo per gradi ed esaminando, dapprima, la disciplina delle misure riparatore minime in ipotesi di disservizio imputabile al vettore aereo, va subito detto che il passeggero medesimo, ricorrendo le condizioni previste dall’art. 7 del Regolamento CEE 261/2004, ha diritto ad una compensazione pecuniaria, a parte dalle altre misure di protezione ivi stabilite ( ad esempio pasti e bevande in relazione alla durata dell’attesa, sistemazione alberghiera ove necessaria , e così via), in caso di volo ritardato, cancellato ovvero nel caso di negato imbarco/overbooking , ipotesi queste tra di loro del tutto equiparate sulla base di una giurisprudenza comunitaria ormai pacifica dopo l’incipit rappresentato dalla sentenza della Corte di Giustizia UE 19/11/2009 C-402/2007 e C- 432/2007, c.d. Sturgeon (dal nome di uno dei ricorrenti, ma vedasi anche Corte di Giustizia UE 10/01/2006 C-344/2004-IATA ED ELFA). Detta decisione, infatti, facendo chiarezza sul punto, ha espressamente riconosciuto il diritto a favore del passeggero ad essere indennizzato, sotto forma della compensazione pecuniaria di cui si è detto, variamente commisurata e volta a garantire allo stesso una maggiore tutela, tenuto conto delle esigenze in materia di protezione dei consumatori in generale (punto 1 Considerando del Regolamento 261/2004), e nella dichiarata funzione di ristorare i gravi disagi e fastidi derivanti dal negato imbarco, dalla cancellazione o dal prolungo ritardo (considerando punto 2).
Una compensazione che costituisce, come accennato, una misura minima per il ristoro dei disservizi del trasporto aereo, con la deterrente finalità di migliorarli, senza escludere, però (e questa è la seconda questione) che il passeggero possa aver diritto ad un risarcimento supplementare laddove alleghi e dimostri il pregiudizio ulteriore sofferto e di cui intende ottenere la riparazione.
In questo senso dovrebbe intendersi l’art. 12 del Regolamento de quo laddove stabilisce che esso “lascia impregiudicati i diritti del passeggero ad un risarcimento supplementare”: con l’avvertimento che il risarcimento previsto dal Regolamento può essere detratto da quello che si ottiene in via supplementare (v. art. 12, 1° co., 2a parte).
E che questo debba essere il significato da attribuirsi all’art. 12 è confermato dalla stessa giurisprudenza comunitaria, con plurime decisioni, citandosi la pronuncia della Terza Sezione della Corte di Giustizia UE 13/10/2011, relativa alla causa C-83/10, SOUSA RODRIGUEZ/AIRFRANCE, la precedente pronuncia della Corte di Giustizia UE 10. 01.2006, causa C-344/04 IATA ed ELFA ed infine la sentenza 6 maggio del 2010, causa C-63/09, Walz,
Esse parimenti ci aiutano a definire l’area del danno risarcibile in ipotesi di volo ritardato, negato imbarco e volo cancellato, nella cui nozione, secondo la citata pronuncia della Corte di Giustizia UE 13/10/2011, rientra anche il volo partito e ritornato nell’aeroporto di partenza, per qualsivoglia ragione, con trasferimento dei passeggeri su altri voli.
Il principio applicabile è sempre quello che si esprime nel brocardo latino “nullum criminen nullum iniuria” per cui oltre alle misure minime di ristoro, rappresentate dall’assistenza e dalla compensazione pecuniaria di cui si è accennato, dall’inadempimento del vettore aereo nella ipotesi sopradescritta deriverebbe un risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale in quanto e laddove sia consequenziale al comportamento antigiuridico della compagnia aerea
In pratica, secondo la giurisprudenza comunitaria (v. Corte di Giustizia UE Sez. IV 19/11/2009 C-402/07 e C-432/07 Sturgeon), i passeggeri di voli ritardati per tre o più ore, sono assimilati ai passeggeri dei voli cancellati, ai fini della applicazione del diritto alla compensazione pecuniaria, la cui misura varia a seconda della lunghezza della tratta ed è così stabilita: 1) € 250,00, per tutte le tratte aeree, pari od inferiori a km 1.500; 2) € 400,00, per tutte le tratte intercomunitarie superiori a km. 1.500 e per tutte le altre tratte comprese tra i lm. 1.500 e 3.500; 3) € 600,00 per tutte le altre tratte aeree che non rientrano nei due precedenti casi. I ciò, oltre al diritto alla assistenza (cibi, bevande, pernottamento in albergo etc., (v. artt. 5, 6 e 7 Regolamento CEE 261/04).
Sulla base di quanto stabilito dalla Corte di Giustizia UE 23/10/2012 – cause riunite C-581/10 e C-629/10 Nelson, gli articoli 5 e 7 del Regolamento CE 261/2004 devono essere interpretati nel senso che i passeggeri di voli ritardati hanno diritto ad una compensazione pecuniaria, in forza di tale Regolamento quando, a causa di siffatti voli, subiscono una perdita di tempo pari o superiore a tre ore vale a dire quando giungono a loro destinazione finale tre ore o più l’orario di arrivo originariamente prevista dal vettore aereo, salvo il caso in cui quest’ultimo è in grado di dimostrare che il ritardo è dovuto a circostanze eccezionali che non si sarebbero potuto evitare anche se fossero state adottate tutte le misure del caso, ossia circostanze che sfuggono all’effettivo controllo Sull’argomento vedasi anche Corte di Giustizia UE, Grande Sezione, 26/02/2013 C-11/11 Folkerts, secondo cui l’art 7 del Regolamento citato, deve essere interpretato nel senso che in forza di detto articolo, il passeggero di un volo con una o più coincidenze che sia stato ritardato alla partenza per un lasso di tempo inferiore ai limiti stabiliti dall’art. 6 di detto Regolamento, ma che abbia raggiunto la sua destinazione finale con un ritardo di durata pari o superiore a tre ore, rispetto all’orario di arrivo previsto, ha diritto alla compensazione pecuniaria, dato che questa non è subordinata alla esistenza di un ritardo alla partenza e, di conseguenza, al rispetto dei presupposti stabiliti da detto art. 6.
Inoltre, sulla base del combinato disposto degli art. 5 e 7 del Regolamento CE non potrebbe farsi luogo a compensazione allorché la Compagnia aerea abbia assolto agli obblighi di informazione ivi previsti ( ad esempio l’avviso della cancellazione del volo con largo anticipo, che però deve essere effettuato personalmente la passeggero come chiarito recentemente dalla Corte di Giustizia UE, (ì Sezione 11.05.2017 causa C-302/16 BJAK/SLM)
Dette disposizioni Regolamentari si applicano, ex art.3 ai passeggeri in partenza da un aeroporto situato nel territorio di uno Stato membro soggetto alle disposizioni del Trattato, ovvero da un aeroporto situato in un paese terzo, che abbiano come destinazione quello di detto Stato membro, salve le ipotesi in cui possano aver contato su di una compensazione pecuniaria da parte dello Stato terzo in questione, qualora il vettore aereo operante il volo sia un vettore Comunitario .
È evidente che detta presunzione opera non sul piano della causa del danno, ma piuttosto su quella degli effetti essendo indispensabile provare, da parte del vettore aereo, che l’evento dannoso (il ritardo), si è prodotto nonostante la adozione di tutte le misure del caso concreto (non essendo sufficiente la generica diligenza), effettivamente messe in campo per evitare il pregiudizio sofferto dal passeggero, il quale gode di una tutela, per così dire rafforzata, contro i frequenti rischi dei disservizi del trasporto aereo.
la compagnia aerea è liberata dall’obbligo di compensazione pecuniaria, a favore del passeggero di un volo ritardato oltre i limiti temporali previsti dal Regolamento 261/2004, quando può dimostrare che l’evento dannoso è dovuto a circostanze eccezionali che non si sarebbero potute evitare anche se fossero state adottate tutte le misure del caso, ossia circostanze che sfuggono al controllo del vettore aereo (considerando 14 e 15 nonché art. 5 paragrafo 3 del Regolamento de quo – v. in particolare Corte di Giustizia UE 19/11/2009 C-402 e 432/07 già citata + Corte di Giustizia UE IV 22/12/08 Wallentin C-549/07);
Ricordato che il giudice territorialmente competente a conoscere una domanda di compensazione pecuniaria basata sul contratto di trasporto e sul Regolamento UE 261/2004 è quello, a scelta dell’attore, nella cui circoscrizione si trovano il luogo di partenza e quello di arrivo dell’aereo quali indicati nel contratto (v. Corte Giustizia UE IV Sezione 09/07/2009 C-204/2008)Rehder/Air Baltic,), va a questo punto affrontata, nello specifico, la questione della identificazione degli ulteriori danni che l’art. 12 del Regolamento 261/2004 definisce supplementari rispetto la compensazione pecuniaria di cui si è detto, che hanno avuto una sorta di consacrazione per effetto dell’orientamento adottato dalla Corte di Giustizia UE con la nota sentenza dell’ottobre 2011: complementari e compatibili fra di loro per la diversità della fonte normativa da cui scaturiscono, il Regolamento 261/2004 per la compensazione; la Convenzione di Montreal 1999, ovvero il diritto nazionale di ciascun paese membro per danni supplementari.
Deve trattarsi, cioè non della mera possibilità di ottenere un risultato favorevole ma deve essere caratterizzato da una consistente possibilità di successo che il Giudice dovrà valutare secondo il proprio prudente apprezzamento e sulla base della esatta allegazione e dimostrazione di ogni circostanza al riguardo utile.
Ma l’endorsement della giurisprudenza comunitaria che ha dato, per così dire, “maggiore coraggio” ai giudici nell’accertamento e riconoscimento delle conseguenze pregiudizievoli scaturenti da un volo cancellato o ritardato, si rinviene nell’affermazione di principio, di cui sopra si è detto, secondo cui in subiecta materia sarebbe configurabile un danno non patrimoniale, in particolare morale, che assorbirebbe quello esistenziale: quest’ultimo, ritenuto da taluni giudici “evanescente” (v. ad esempio il GDP di Milano 06/12/2010, in Confederazione Giudici di Pace Sez. Giurisprudenza, pubbl. il 17/05/2016), secondo altri, inammissibile (v. il GDP di Palermo 19/10/2012 ma anche Tribunale di Parma 30/06/2015 n° 1076 in Red. Giuffrè De Jure 2015 – in quanto non tutti i pregiudizi o disagi non pecuniari sono risarcibili ma solo quelli espressamente dichiarati tali dalla legge ovvero derivanti dalla lesione di valori inviolabili della persona), da altri ancora, cumulabile con quello morale ( v. GDP di Bari 28/06/2006 n° 4605 – in Red. Giuffrè De Jure 2006- ad avviso del quale il danno esistenziale , nella specie caratterizzato da spasmi, ansia ed irritazione rappresenta un quid pluris risarcibile se provato soprattutto sotto il profilo del nesso causale)
A cura dell’Avv. Antonio Arseni Foro di Civitavecchia