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Timestamp: 2018-02-20 06:03:05+00:00
Document Index: 88901484

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'art. 39', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 23', 'sentenza ']

Scritto da Elisa Sferrazzo | Stampa
La fattispecie riguarda l'impugnazione di una cartella di pagamento emessa a seguito di avviso di accertamento divenuto definitivo per omessa impugnazione, siccome mai ricevuto dal contribuente.
Questi propone ricorso eccependo con il primo motivo l'inesistenza giuridica della notifica poichè posta in violazione dell'art. 26 - Dpr. n. 602/73, mentre con il secondo motivo sollevava la nullità della cartella di pagamento medesima per omessa rituale notifica del preventivo avviso di accertamento.
Il contribuente evocava in giudizio solo l'Agente della Riscossione e non anche l'Agenzia delle Entrate, soggetto legittimato quanto al secondo motivo di ricorso.
Il giudice di prime cure, ritenuto infondato il primo motivo di doglianza, riguardo al secondo osservava che, vertendosi in un'ipotesi di litisconsorzio facoltativo, l'Agente della Riscossione avrebbe dovuto, ai sensi e per gli effetti dell'art. 39 - D. Lgs. n. 112/1999, se non vuole rispondere dell'esito della lite, chiamare in giudizio l'Agenzia delle Entrate.
Purtuttavia, in contraddizione con quanto osservato, clamorosamente dichiarava l'inammissibilità del predetto motivo di ricorso.
Il contribuente proponeva appello evidenziando la palese contraddittorietà della motivazione della sentenza proprio nella parte in cui ha dichiarato l'inammissibilità dell'anzidetta eccezione.
Il giudice d'appello investito della questione, confermava la sentenza di primo grando quanto al difetto di notifica, tuttavia, riteneva fondato il motivo con il quale il contribuente aveva dedotto la nullità della cartella di pagamento per l'omessa notificazione del preventivo avviso di accertamento.
In particolare, dopo aver richiamato la consolidata giurisprudenza successiva alla pronuncia delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, ovvero la nota sentenza n. 16412 del 2007, che ha sancito la possibilità per il contribuente, in caso di impugnazione di un atto impositivo per motivi afferenti anche all'Ente creditore, di agire indifferentemente nei confronti di questi o del Concessionario, vertendosi in un'ipotesi di "litisconsorzio facoltativo" con la facoltà per quest'ultimo di chiamare, ex art. 39 cit., l'Ente impositore, il Collegio d'appello così si è esprisso: «Applicando tali principi alla fattispecie contestata, non sussisite alcuna inammissibilità nel motivo di ricorso proposto dal contribunete, il quale, esercitando una legittima facoltà di scelta - espressamente riconosciuta dalla giurisprudenza di legittimità - ha chiamato in giudizio l'agente della riscossione, eccependo il vizio di nullità risalente all'omessa notifica dell'atto presupposto. La parte appellata non si è avvalsa della facoltà di chiamare in giudizio l'amministrazione finanziaria perl'integrazione del contraddittorio processuale, e neppure ha dedotto motivi per contraddire l'inesistenza della notificazione dell'avviso di accertamento, che costituisce il presupposto necessario per la successiva notificazione della cartella di pagamento. Pertanto, ... l'appello è accolto. Ne consegue la riforma integrale della decisione di primo grado».
Alcun dubbio, quindi, sussiste sull'ammissibilità delle domande proposte nei confronti dell'Ente creditore, ove sia stato evocato in giudizio solo l'Agente della riscossione.
Il fondamento di una tale soluzione risiede, come egregiamente posto in evidenza dal giudice catanese, nella natura del rapporto processuale che lega i predetti soggetti.
Di fatto, la sussistenza di una ipotesi di "litisconsorzio facoltativo" comporta che l'Agente della Riscossione operi quale "sostituto processuale" dell'Ente impositore senza alcuna menomazione del diritto di difesa per quest'ultimo.
Dal canto suo, l'Ente incaricato alla riscossione se non vuole rispondere dell'esito della lite - art. 39 - D.Lgs. n. 112/99 - sarà tenuto a chiamare in giudizio l'Ente creditore nel rispetto, si badi bene, dei termini sanciti dall'art. 23 - D.Lgs. n. 546/92, ovvero entro sessanta giorni dalla notifica del ricorso pena la decadenza dell'azione, come da consolidita giurispridenza (sul punto si richiama su tutte: Cass., sent. 2.04.2015, n. 6734).
In allegato, la sentenza in commento.