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Timestamp: 2020-08-10 03:42:59+00:00
Document Index: 63388166

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2697', 'art. 414', 'art. 2103', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 18293 del 25/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18293 del 25/07/2017
Cassazione civile, sez. lav., 25/07/2017, (ud. 05/04/2017, dep.25/07/2017), n. 18293
sul ricorso 3352-2012 proposto da:
ITALIANE, rappresentata e difesa dagli avvocati ROSSANA CLAVELLI,
MARIA LINA GALANTE, giusta delega in atti;
VIA GERMANICO 72, presso lo studio dell’avvocato SERGIO GALLEANO,
rappresentato e difeso dall’avvocato MARIA RITA PUGLIA, giusta
avverso la sentenza n. 3/2011 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,
depositata il 31/01/2011 R.G.N. 631/2010;
05/04/2017 dal Consigliere Dott. NICOLA DE MARINIS;
udito l’Avvocato ROSSANA CLAVELLI per delega verbale Avvocato MARIA
LINA GALANTE;
udito l’Avvocato MARIA RITA PUGLIA.
Con sentenza del 31 gennaio 2011, la Corte d’Appello di Ancona, confermava la decisione resa dal Tribunale di Fermo ed accoglieva la domanda proposta da C.M. nei confronti di Poste Italiane S.p.A., avente ad oggetto il riconoscimento in termini di illecito demansionamento dell’adibizione, a seguito dell’accertamento di una ridotta capacità lavorativa, a mansioni non riconducibili all’inquadramento posseduto ed insuscettibili di determinare il futuro avanzamento di carriera cui avrebbe avuto diritto se mantenuto in mansioni di pari livello e la condanna della Società datrice al reintegro in mansioni equivalenti ed al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali (da perdita di chance ed esistenziale) conseguentemente patiti, disconoscendo solo il diritto a questi ultimi.
Con il secondo motivo, denunciando la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. e artt. 115,116,117,420 c.p.c. e art. 414 c.p.c., n. 5 nonchè il vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, la Società ricorrente imputa alla Corte territoriale, in sede di valutazione del carattere maggiormente usurante delle mansioni di nuova assegnazione rispetto a quelle di provenienza del lavoratore, la parziale considerazione di quanto emerso dall’espletata CTU e delle risultanze istruttorie oltre a non aver dato il giusto rilievo processuale all’originaria mancata allegazione del predetto dato.
Il terzo motivo, rubricato con riferimento alla violazione e falsa applicazione degli artt. 2082,2087 e 2103 c.c. in relazione agli artt. 1175,1375 c.c., artt. 32 e 41 Cost.nonchè al vizio di motivazione, è inteso a censurare l’omessa considerazione da parte della Corte territoriale dell’operatività tra le parti di un patto di dequalificazione in deroga all’art. 2103 c.c. cui la Società aveva aderito nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede a fronte dell’intangibilità delle proprie prerogative imprenditoriali che, contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte medesima, escludono il diritto del lavoratore, in ipotesi di riduzione della propria capacità lavorativa, all’utilizzo delle abilità residue nelle medesime mansioni depurate dei compiti incompatibili con il suo stato di salute.
Passando all’esame dei suesposti motivi, va rilevato come soltanto il secondo di essi abbia attinenza alla reale ratio decidendi che connota l’impugnata sentenza – secondo la quale l’illiceità dell’adibizione del lavoratore alla sala portalettere (e dunque il diritto del lavoratore all’essere mantenuto nel ruolo di sportellista fino ad allora ricoperto e di rientrare nell’ambito di applicazione della disciplina contrattuale operante a far data dal 1.1.2004 introduttiva dell’automatismo per cui gli sportellisti, a differenza degli addetti alla corrispondenza, venivano a fruire del passaggio nel superiore livello C), consegue all’essere l’attività al medesimo assegnata presso il nuovo reparto controindicata rispetto allo stato di invalidità in cui quegli versava secondo quanto accertato dall’espletata CTU – sicchè tanto il primo che il terzo motivo vanno ritenuti inammissibili.