Source: https://usurainbanca.blogspot.com/2016/03/
Timestamp: 2018-08-15 06:38:55+00:00
Document Index: 30762099

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6']

Anatocismo, Usura Bancaria, Perizie Conti Correnti, Mutui e Leasing: marzo 2016
Dilagano gli sfratti, oltre 1650 in un anno - Rimini - Corriere di Romagna
Dilagano gli sfratti, oltre 1650 in un anno - Rimini - Corriere di Romagna: Il Comune ora corre ai ripari e alza gli affitti
Nuova vittoria di MDC a favore di un azionista di Veneto Banca, uno tra i tanti che aveva investito ingenti somme di denaro e che ha perso tutto. Come avvenuto nei giorni scorsi per altri due azionisti, grazie alla tutela del Movimento Difesa del Cittadino (MDC) di Treviso il Giurì Bancario ha condannato la Banca al risarcimento di 10.000 euro a favore del cittadino.
Alla base della sanzione, come rilevato dal Giurì Bancario Ombudsman, il non aver adempiuto agli obblighi informativi che il Testo Unico della Finanza (D.Lgs. 58/98) e la Comunicazione Consob 9019104/09 impongono agli intermediari finanziari e relative al fatto che il prodotto acquistato rientrava nei prodotti finanziari illiquidi.
L’azionista in questione aveva investito circa 26.000 euro e, anche se non ha recuperato ancora tutta la cifra iniziale, è riuscito a ottenere un importante indennizzo che tiene conto sia della svalutazione, sia del fatto che i ricorrenti restano in ogni caso proprietari delle azioni.
“Questa pronuncia, che va ad unirsi alle due precedentemente ottenute, costituisce una nuova conferma – dichiara Matteo Moschini, responsabile MDC di Treviso – che la legislazione inizia a prendere una posizione chiara in merito alla vicenda. La nostra associazione continuerà a tutelare i cittadini coinvolti e a promuovere azioni al fine di ottenere la restituzione di tutti i soldi inizialmente investiti dagli azionisti”.
"Lo spirito del male – ha tuonato il presule davanti ai detenuti – è quello che, preferendo la morte alla vita e l’odio all’amore, ha agito pieno di superbia negli attentati di Bruxelles, in giovani indemoniati che facendosi esplodere hanno provocato morte e sofferenza. Lo stesso male che ha permesso il fallimento di alcune banche dove dirigenti senza scrupoli hanno rubato i soldi, i risparmi di una vita, di tanta povera gente che ora si ritrova senza niente. Anche questi funzionari sono indemoniati, hanno un animo cinico e nulla gli interessa degli altri. "
Rimborsi dalle banche? C'è chi li attende da 15 anni
La storia di Giovanni Vallesi, unico di un gruppo di 73 truffati ad essere rimasto all'asciutto
Non solo vittime del salva-banche, non solo obbligazionisti ormai con carta straccia, eppure rovente, in mano, non solo correntisti che avvertono nel bail-in ormai entrato a regime una trappola aperta sotto i loro piedi, con quei conti che peraltro (unico effetto del per il resto inefficace bazooka di Draghi) virano ormai verso interessi addirittura negativi.
Lo strapotere delle banche, anche quando i loro manager si dimostrano incapaci, è una vicenda che per Giovanni Vallesi ha quasi la maggiore età. Ormai da tre lustri questo dipendente statale cerca infatti giustizia rispetto alle acrobazie di un istituto di credito, la Cassa di Risparmio di Pescara, che partendo dal denaro del suo conto corrente ha creato un buco di milioni di euro.
Non è stato l’unico, Vallesi, ad incappare nella vicenda, una specie di antesignana delle storture che stanno mettendo a repentaglio l’intero sistema bancario nazionale al giorno d’oggi. Il crac dei derivati che interessò Caripe risale infatti al 2001, tanto in là che allora l’istituto si chiamava Banca Popolare Italiana (ex Lodi). I “risparmi di intere generazioni”, come li ha definiti lo sventurato protagonista di questa storia, sono spariti, insieme ad altri creando una voragine da cento miliardi di lire. Fu il nono di 73 persone ad aderire a quei titoli tossici su spinta dei solerti funzionari bancari, che gli mostrarono le mirabolanti performance dei prodotti affibbiati ad otto persone prima di lui. Quei funzionari sono stati nel tempo condannati, e quelle persone risarcite: 72. Vale a dire tutti, tranne lui.
Tutta colpa anche e soprattutto di un complesso cambio di casacche articolatosi, perdita dopo perdita, agli sportelli di Pescara. Caripe, Banca di Lodi, Popolare Adriatica e via discorrendo: le insegne cambiavano ma i soldi non sono mai ricomparsi. Ora le richieste di Vallesi si sono spostate sulla “erede” Banca Popolare di Bari, alla quale inevitabilmente il signor Vallesi ha fatto presente che attende giustizia. Anche perché nel corso degli anni, da quel lontano 2001, l’anno d’ingresso nell’euro della mirabolante finanza, gli interessi passivi sono naturalmente esplosi nelle sue tasche ormai vuote. Ha interessato Consob, Bankitalia, Procure (da Pescara, a L’Aquila, a Campobasso) senza vedersi tuttavia soddisfatto e con l’incredibile presa in giro di interessi milionari che gli vengono tuttora richiesti. È il destino che attende quello di molti italiani, o la giustizia finalmente smaschererà coloro che hanno iniziato a far circolare questi velenosi strumenti finanziari, intossicando il sistema bancario e rovinando la vita alle persone come Vallesi?
Piano finanziario “4You” nuova vittoria di un risparmiatore pari a circa € 26.000, oltre interessi e spese legali
(Movimento Difesa Cittadino) - Grazie a MDC il Tribunale di Pisa ha dichiarato il contratto non meritevole di tutela e condannato MPS al risarcimento dei danni
Ancora una sentenza che fa giustizia degli strumenti finanziari ad alto rischio venduti a piccoli risparmiatori, spesso pensionati, che hanno visto andare in fumo i risparmi di una vita. E' così che dopo 6 anni di causa il Tribunale di Pisa ha deciso l’annullamento del contratto di acquisto del famigerato prodotto 4You venduto ad un anziano di Empoli ed il risarcimento del danno patrimoniale subito.
Una storia di risparmio tradito come tante, iniziata nel 2001 quando il risparmiatore era stato convinto da un solerte impiegato della Banca della Toscana a sottoscrivere il contratto d'investimento “4You”, allora spacciato come un prodotto assicurativo previdenziale. Naturalmente, come emerso in giudizio, l'investitore non riceveva informazioni chiare sul prodotto, nè gli venivano richieste le informazioni obbligatorie circa la sua esperienza e le condizioni patrimoniali.
Piano finanziario “4You” nuova vittoria di un risparmiatore
Solo dopo alcuni anni il pensionato scopriva che l'investimento consisteva in un vero e proprio mutuo della durata di 15 anni e da rimborsare con periodicità mensile in 177 rate. Con il denaro concesso in prestito dell'investitore, la banca acquistava obbligazioni Monte dei Paschi di Siena e quote di Fondi Comuni ad altissimo rischio collegati sempre alla Banca che, massimizzando i profitti, poneva nel contempo tutti i rischi sull'investitore.
Richiesta la risoluzione del contratto, che prevedeva persino una penale aggiuntiva oltre che la perdita dell’investimento fino ad allora profuso, il pensionato ha deciso di farsi tutelare da MDC che ha dimostrato il palese conflitto di interessi e l'illiceità di un contratto atipico non meritevole di tutela da parte dell'Ordinamento giuridico, facendo solo gli interessi della banca proponente.
Il Giudice ha infatti confermato tutti i profili di illegittimità denunciati dai legali dell'associazione, disponendo la restituzione di tutta la somma di denaro versata dal risparmiatore pari a circa € 26.000, oltre interessi e spese legali sostenute per questa la lunga battaglia giudiziaria.
“La Sentenza conferma il modus operandi delle banche nei confronti dei piccoli risparmiatori costretti a giudizi estenuanti e come nulla sia cambiato negli ultimi 10 anni sul fronte della tutela, – dichiara Francesco Luongo, Vicepresidente MDC – molti promotori finanziari interni alle banche o alle Poste continuano a violare il TUF ed i Regolamenti Consob, integrati dalla Direttiva MIFID, ignorando il profilo di rischio dei clienti e l'adeguatezza dell'operazione rispetto al loro patrimonio. L'obiettivo resta sempre quello di vendere di prodotti finanziari ricollegabili alla banca stessa (come obbligazioni anche subordinate) o alle finanziarie del gruppo (fondi comuni ad alto rischio, assicurazioni indicizzate, piani di accumulo ecc.). Si tratta di comportamenti fraudolenti e di illeciti che come associazione siamo impegnati a contrastare da anni, questa decisione ed i noti episodi degli ultimi tempi devono indurre a ripensare completamente le tutele per gli investitori nel settore bancario e postale”.
fonte : danoncredere.info
(Codacons) presenta le prime 20 cause risarcitorie nei tribunali per far ottenere agli obbligazionisti il rimborso integrale dei soldi persi
Ancora in alto mare la questione degli indennizzi in favore dei risparmiatori coinvolti nel salvataggio di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Carife, mentre gli obbligazionisti attendono oramai da mesi di conoscere quale destino li attende.
(Codacons) presenta le prime 20 cause risarcitorie nei tribunali per far ottenere agli obbligazionisti il rimborso integrale dei soldi persi.
I consumatori contro il Pd: "Via l' anatocismo o raffica di ricorsi"
Le associazioni dei consumatori in audizione in commissione Finanze al Senato hanno chiesto ieri l' eliminazione o "una radicale modifica" dell' emendamento Boccadutri, approvato giovedì al Dl Banche, "che di fatto ristabilisce l' anatocismo bancario eliminato dalla legge di Stabilità del 2013 dal 1° gennaio 2014″. Le associazioni( Acu, Adiconsum, Adoc, Adusbef, Asso-Consum, Assoutenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori-Acp, Ctcu, Federconsumatori, Movimento consumatori, Movimento difesa del cittadino) chiedono che la nuova norma venga immediatamente modificata, "perché prevede che la quota interessi maturati possa produrre interessi di mora in contrasto con la giurisprudenza della Cassazione". L' esclusione degli interessi di mora dal divieto di anatocismo - dicono - "è un gravissimo passo indietro". Se questo non avverrà sono pronte a una raffica di ricorsi e a impugnare il Dl alla Consulta.
Due istituti bancari del Padovano sono stati condannati per usura, anatocismo e illegittima segnalazione risarcimenti oltre 870 mila euro
Due istituti bancari del Padovano sono stati condannati dal Tribunale di Padova a pagare complessivamente oltre 870 mila euro di risarcimenti per usura bancaria, anatocismo e indebita segnalazione alla centrale rischi interbancari a due Pmi
Due istituti bancari del Padovano sono stati condannati dal Tribunale di Padova a pagare complessivamente oltre 870 mila euro di risarcimenti per usura bancaria, anatocismo e indebita segnalazione alla centrale rischi interbancari a due Pmi del territorio colpite da addebiti ingiustificati e calcoli errati degli interessi sul credito. A causa di questi guai finanziari con le banche una delle due imprese è fallita: «per oltre 11 anni la società in questione aveva visto addebitati su uno dei due conti storici utilizzati per far fronte alle esigenze di cassa e commerciali, commissioni di massimo scoperto non dovute, interessi ultra-legali, ma anche la capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori – spiega l’avvocato Daniela Ajese al Mattino -. Una violazione palese che avrebbe potuto risolversi ben prima. Già nel 2011 avevamo fatto istanza di restituzione presso la stessa banca che però aveva risposto con un netto rifiuto. Ora invece con sentenza in primo grado immediatamente esecutiva l’Istituto ha dovuto sborsare oltre 534 mila euro».
«Si tratta solo di alcune delle innumerevoli cause che vedono le imprese reagire alla tenuta dei rapporti bancari posti in essere dagli istituti di credito – conclude Ajese – E se fino a qualche anno fa le imprese non contestavano oggi, anche per effetto della crisi, diventa doveroso verificare con attenzione ogni posta a debito per evitare poi di trovarsi di fronte a conti molto pesanti e talvolta illegittimi»
Bankitalia: fragili 50 Bcc, rischi di tensioni patrimoniali
Lo ha affermato il capo della vigilanza della Banca d Italia, Carmelo Barbagallo. Il decreto legge di riforma del sistema del credito cooperativo va oggi in Aula alla Camera per l’avvio della discussione generale.
"La componente più fragile del settore è individuabile nelle BCC che presentano, contemporaneamente, coefficienti di capitale più bassi e tassi di copertura inferiori a quelli medi del sistema bancario nazionale. In base ai primi dati riferiti a dicembre 2015, le BCC in tale condizione erano circa 50 e rappresentavano il 16 per cento dell’attivo della categoria. In tale contesto, aumenta la probabilità che un numero non marginale di BCC vada incontro a tensioni a causa della difficoltà di alimentare il patrimonio nella misura e con la rapidità imposti dal contesto regolamentare, istituzionale e di mercato". Lo ha sottolineato Carmelo Barbagallo, capo del dipartimento Vigilanza bancaria di Banca d'Italia, intervenendo a un convegno della Fondazione Italianieuropei a Roma. Il capo del Dipartimento Vigilanza Bancaria e Finanziaria Banca d’Italia ha inoltre ricordato inoltre che "a seguito della crisi, i profitti delle BCC sono stati erosi dal calo delle nuove erogazioni e dall’aumento della rischiosità dei prenditori". Lo scorso dicembre gli impieghi delle BCC risultavano pari a circa 134 miliardi di euro, più bassi di oltre il 2 per cento rispetto ai livelli di fine 2012; l’aumento dei crediti erogati nel periodo alle famiglie consumatrici ha solo in parte compensato la flessione registrata nel comparto delle imprese, specie medie e grandi. Gli indicatori di qualità del credito hanno nel contempo subito un progressivo e marcato peggioramento. A giugno scorso, i crediti deteriorati netti e le sofferenze nette hanno raggiunto, rispettivamente, il 12,9 per cento e il 5 per cento dei finanziamenti, con una crescita significativa rispetto ai dati di fine 2012, quando erano pari al 10,5 per cento e al 3,3 per cento.
"Una buona riforma deve essere capace di coniugare l’obiettivo di favorire il rafforzamento patrimoniale delle BCC - ha aggiunto Barbagallo - con quello di tener conto dei vincoli posti dalla normativa per il riconoscimento del gruppo e di creare i presupposti per una crescita di efficienza e per un miglioramento della qualità degli assetti di governo e di gestione delle singole BCC. La Banca d’Italia propone da tempo di promuovere l’aggregazione delle BCC in uno o pochi gruppi bancari ampi, fortemente integrati e coesi, adeguatamente patrimonializzati e capaci di attirare investitori. Per realizzare l’obiettivo del rafforzamento patrimoniale in modo coerente con l’evoluzione del contesto europeo è necessario che gli assetti azionari della capogruppo siano aperti al mercato dei capitali di rischio; occorrono, inoltre,meccanismi di mutuo sostegno che, mettendo in comune le risorse patrimoniali in eccesso rispetto ai requisiti individuali, consentano di intervenire tempestivamente per risolvere le difficoltà di singole entità o di parti anche significative del gruppo, ben prima che divengano inevitabili più traumatiche misure d’autorità. L’assetto operativo e organizzativo della capogruppo deve consentire di sfruttare significative opportunità in termini di economie di scala, di razionalizzazione delle reti distributive, di finanziamento degli investimenti, di salvaguardia e promozione della posizione competitiva dell’intero settore. Inoltre, esso deve porre le premesse per la professionalizzazione della gestione delle singole BCC, per il miglioramento dei sistemi di governo e controllo dei rischi dell’intero settore, per la correzione tempestiva di eventuali deviazioni da criteri di sana e prudente gestione. È al contempo necessario preservare i tratti essenziali della cooperazione riconosciuta e protetta dalla Costituzione. L’impostazione della riforma del credito cooperativo introdotta con il decreto-legge n. 18 del 2016 - e successivamente emendata - è in linea con tali necessità".
Fonte : (AGV NEWS)
Sospesa l’ESECUZIONE - il mutuo fu stipulato per ripianare uno scoperto di conto corrente
Tali circostanze inducono a ritenere la sussistenza di un collegamento funzionale tra il contratto di mutuo ed il contratto di conto corrente, a nulla rilevando la diversa titolarità soggettiva dei due contratti, considerato che il collegamento funzionale è configurabile anche quando i negozi siano stipulati tra soggetti diversi, purchè gli stessi siano legati da un nesso teleologico e dal comune intento delle parti di perseguire, oltre all’effetto tipico di ognuno di essi, anche un ulteriore risultato concreto derivante dal collegamento, di modo che i negozi si pongono in rapporto di reciproca dipendenza e le vicende dell’uno si ripercuotono sull’altro: in questo senso Cass. Sez. 2, Sent. n. 7740 del 20/07/1999. 5) Il collegamento funzionale che appare sussistere tra tali contratti implica che la nullità.......
Confermata la sentenza di primo grado del tribunale - L'avvocato Meloni: "Cause che salvano aziende e famiglie"
Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo - Caro direttore,
Danièle Nouy Presidente del Consiglio di VIGILANZA BCE - Sabine Lautenschläger (VICE)
Danièle Nouy Presidente del Consiglio di VIGILANZA - Sabine Lautenschläger (VICE) qualche giornale le definisce "elementi ostativi" e lamentano della VIGILANZA BCE come se a quello che tutti i giorni assistiamo fosse un" invenzione e che l'omessa vigilanza non esistesse...e se dovessimo fare l"elenco delle vittime degli abusi delle banche ? Lasciamole lavorare.... possibile che siano tutti nemici delle banche italiane ?
Danièle Nouy Presidente del Consiglio di VIGILANZA - Sabine Lautenschläger (VICE)
Importante sentenza del Tribunale di Lecce: in caso di clonazione di carte di credito, è responsabile la banca. Inoltre, non si può far figurare cattivo pagatore chi semplicemente ha un ritardo nei pagamenti
LECCE-Gli clonano la carta di credito e la banca per tutta risposta gli chiede indietro i soldi e lo segnala nei “Registri cattivi pagatori”, impedendogli così di accedere a qualsiasi forma di credito. L’incredibile caso di un salentino finisce in tribunale e in quelle aule la posizione viene rovesciata: è l’istituto di credito ad essere responsabile della clonazione, se non ha messo in piedi tutti gli strumenti per evitare che ciò avvenisse. Di più, non basta un mero ritardo nel pagamento del debito perché un cittadino sia definito un “cattivo pagatore”.
È un doppio principio fondamentale quello contenuto nella sentenza con la quale l’11 marzo scorso il Tribunale di Lecce ha riconosciuto la civile responsabilità della banca. Il provvedimento, a firma del giudice onorario Angelo Rizzo, riguarda il caso di un impiegato di 60 anni del Basso Salento: nel giugno 2010, l’uomo si è visto scalare dal proprio conto 1.570 euro, tramite sei prelievi di denaro contante effettuati in diverse città del nord Italia (Siena, Firenze e Modena), pur non essendosi mai spostato dalla provincia di Lecce. Appena se ne è accorto, ha chiesto il blocco della carta, ha disconosciuto quei prelievi e ha sporto denuncia contro ignoti. Oltre al danno, però, c’è stata la beffa: la banca gli ha richiesto il pagamento di tutti gli importi e ha segnalato il suo nominativo, nonostante numerose diffide, nella categoria dei crediti in sofferenza presso i Sistemi di Informazioni Creditizie. Di conseguenza, all’impiegato è stato impedito di poter accedere a qualsiasi forma di finanziamento, necessario per sostenere anche spese mediche e odontoiatriche.
Il Tribunale di Lecce, però, ha dato ragione al legale difensore del salentino, l’avvocato Raffaele Colluto, ritenendo illegittima la condotta della banca e condannandola, oltre al rimborso di tutte le spese legali, anche al risarcimento danni di 3mila euro nei confronti della vittima, sia per il discredito subito alla sua onorabilità sia per la sua estromissione dal mercato del credito.
“La sentenza è di notevole rilevanza – spiega l’avvocato Raffaele Colluto – in quanto sancisce nei rapporti commerciali tra istituti di credito e consumatori due principi giuridici fondamentali. Innanzitutto, secondo il Tribunale di Lecce, quando un cliente denuncia la clonazione della propria carta di credito con la quale sono stati effettuati prelievi non autorizzati sul proprio conto, l’istituto di credito deve provare di aver adottato tutte le misure idonee offerte dalla tecnica al fine di evitare il danno, altrimenti sarà esso stesso tenuto a rispondere di tutti i rischi tipici della sua sfera professionale. Altro principio fondamentale è che ogni segnalazione negativa nei “Registri dei cattivi pagatori” (che impedisce poi di ottenere qualunque prestito e/o finanziamento) non può più avvenire da parte della Banca in maniera superficiale e disinvolta, ma deve essere supportata da adeguata indagine conoscitiva circa la complessiva situazione finanziaria del cliente e non può quindi scaturire dal mero ritardo nel pagamento del debito o dal voluto inadempimento”.
Stop definitivo all’anatocismo bancario: arriva il via libera della Commissione Finanza della Camera all’emendamento Boccadutri che mette fine al pagamento degli interessi sugli interessi, anche sui finanziamenti a valere sulle carte di credito, le cosiddette revolving. L’emendamento, riformulato, stabilisce che la maturazione degli interessi non potrà essere inferiore ad un anno, che gli interessi debitori a carico del cliente non possano “produrre interessi ulteriori” e che siano conteggiati il 31 dicembre ed esigibili da marzo dell’anno successivo.
Presentato oggi il ddl "Rottamazione dei ruoli" che obbliga il concessionario a concordare un piano di rientro con abbattimento del capitale e degli interessi
Una sanatoria Equitalia-contribuenti che consenta di recuperare i crediti senza strozzare chi se la passa male con il fisco. È questo in sostanza il contenuto della proposta di legge presentata oggi a palazzo Madama dall'ex ministro delle politiche Ue nel governo Berlusconi IV e oggi senatrice di FI, Anna Maria Bernini insieme al collega di gruppo Emilio Floris e dietro l'impulso del presidente del Movimento oppressi dal fisco, Italo Furlotti.
Fonte: Equitalia: arriva la sanatoria per i debiti vecchi
Responsabile la banca per l'applicazione sul conto corrente di interessi usurari e per l'illegittima segnalazione alla centrale dei rischi.
Poiché la società risultava, quindi, in credito e non in debito versa la banca, ciò rende ancor più ingiusta la segnalazione alla centrale dei rischi in quanto, finendo nella lista dei cattivi pagatori, l'espansione commerciale della cliente è stata limitata considerando l'essenzialità che il mercato del credito riveste per le imprese.
A titolo di danno non patrimoniale, il giudice liquida all'azienda una somma pari al doppio di quella che la banca è tenuta a restituire, mentre la sentenza è resa provvisoriamente esecutiva per legge.
Fonte: Usura: la banca paga il danno non patrimoniale per l'illegittima segnalazione alla Centrale Rischi
Per queste ragioni hanno deciso di dare mandato ai legali Vittorio Ruggieri, vice coordinatore regionale del Codacons Abruzzo, e Luciano Fanti, esperto di diritto bancario del Codacons Nazionale, di spedire lettere di messa in mora e partire con i procedimenti di mediazione davanti la Camera di Commercio di Chieti per le richieste di risarcimento danni nei confronti della Nuova Carichieti. «Storie di ordinaria italietta – esordisce Ruggieri. Sarebbe stato sufficiente accorpare l'elezione referendaria del 17 aprile contro le trivelle con le votazioni amministrative di giugno per risparmiare 300 milioni, e coprire per intero le perdite subite da
tutti i risparmiatori coinvolti che, stando al ministero dell'Economia e delle Finanze, ammontano a 392,3 milioni». Per il risarcimento integrale – secondo Fanti - resta aperta solo la via giudiziaria. Per altre informazioni Codacons Abruzzo tel. 0854547098, e-mail truffaticarichieti@gmail.com.
L'olandese Ing Lease. Difesa, impossibile superare soglia
(ANSA) - TORINO, 15 MAR - Leasing a tassi da usura: con questa accusa il responsabile italiano della banca d'affari olandese Ing Lease è stato rinviato a giudizio oggi in tribunale a Torino. Il provvedimento, che riguarda anche il titolare e una dipendente di una società di intermediazione, è del gup Gianni Macchioni. Il processo comincerà il primo dicembre. La vicenda si innesta su una denuncia presentata nel 2013 da una coppia di piccoli imprenditori nel settore dell'abbigliamento.
Le consulenze tecniche disposte durante le indagini hanno dato risultati contrastanti, ma il giudice non ha ritenuto necessaria una perizia super partes perché - ha spiegato - si tratta di una questione di interpretazione dei dati. Gli avvocati della banca hanno affermato che è "impossibile" superare il tetto massimo previsto dalle norme in quanto l'istituto si è dotato di un software specifico che segnala qualsiasi anomalia. Gli imprenditori si sono costituiti parte civile con gli avvocati Manuel e Wilmer Perga. (ANSA).
Anatocismo: interessi nulli anche sui contratti bancari stipulati prima del 2000
Dopo un'analitica ricostruzione giurisprudenziale e normativa della materia, il Tribunale di Foggia ricorda fa chiarezza sulla nullità delle relative clausole
di Valeria Zeppilli –È recentemente stata emanata dal Tribunale di Foggia un'interessante sentenza in materia di mutui e anatocismo, che conferma un trend a sostegno dei consumatori ormai consolidato nei diversi tribunali.
Fonte: Anatocismo: interessi nulli anche sui contratti bancari stipulati prima del 2000
Corte di Cassazione Sentenza del 1 febbraio 2016 n. 1869
Il comma 3 dell’art. 6 della legge n. 3 del 27 gennaio 2012, definisce il consumatore come “il debitore persona fisica che ha assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventuale svolta”.
(Adusbef) - Mercoledi' 16 marzo, davanti al Mef, sit-in per chiedere verita' e giustizia per risparmiatori truffati, da Bankitalia e dallo Stato.
Il memoriale di Bankitalia, che nei giorni scorsi, dopo lo scaricabarile con la Consob e le opinabili reciproche competenze, ha cercato di addossare al ministero dell'Economia e delle Finanze le responsabilità sull’esproprio del risparmio, rivelando il veto della Ue ad utilizzare il Fondo interbancario di tutela dei depositi per salvare azionisti ed obbligazionisti subordinati di Banca Marche, Etruria, CariFerrara e CariChieti, espropriati con il decreto del Governo del 22 novembre 2015, si ritorce contro la Banca d’Italia diventando un vero e proprio boomerang.
Bankitalia aveva cercato di addossare le proprie responsabilità sul Mef, reo di aver cercato soluzioni per le 4 banche in crisi, da tempo commissariate da Bankitalia, con il coinvolgimento del Fondo Interbancario di tutela dei depositi (Fitd), nonostante Bruxelles avesse avvertito il ministero dell' Economia (Mef) fin dall' ottobre 2014 e più volte ribadito, che qualunque intervento del Fitd sarebbe stato considerato un aiuto di Stato dalla Commissione.
SALVA BANCHE: TUTTI SAPEVANO CHE 130.000 FAMIGLIE SAREBBERO STATE ESPROPRIATE, MA NESSUNO HA MOSSO UN DITO PER EVITARLO. MERCOLEDI 16 MARZO, DAVANTI AL MEF, SIT-IN PER CHIEDERE VERITA' E GIUSTIZIA PER RISPARMIATORI TRUFFATI, DA BANKITALIA E DALLO STATO,CON VITTIME SALVA BANCHE - See more at: http://www.adusbef.it/Consultazione.asp?id=9736#sthash.BcSbZ4q6.dpuf
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