Source: http://www.energheiamagazine.eu/2011/04/28/novita-edilizie-del-nuovo-decreto-legislativo-rinnovabili-2/
Timestamp: 2018-05-27 21:37:44+00:00
Document Index: 79189904

Matched Legal Cases: ['art. 35', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 15']

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Analisi del testo definitivamente approvato
Nuova ‘Dire’
Requisiti per l’installazione e la manutenzione
Ma facciamo un passo indietro per meglio comprendere le finalità del legislatore statale prefisse con la nuova disciplina.
Già con la Finanziaria del 2008 era stata introdotta la norma che prevedeva che i Comuni dovevano inserire nei propri regolamenti edilizi l’obbligo di dotare le unità abitative e gli edifici industriali di nuova costruzione di impianti di energia da fonti rinnovabili in grado di garantire una produzione di almeno 1 kW. Il D.D.L di conversione del DL 194/2009 c.d. decreto “Milleproroghe” approvato dal Senato ha spostato poi, dal 1° gennaio 2010 al 1° gennaio 2011, la scadenza entro la quale, ai fini del rilascio del permesso di costruire, i regolamenti edilizi dovevano imporre per i nuovi edifici l’installazione di impianti da fonti rinnovabili.
Nello specifico, la norma in questione, che ha modificato l’articolo 4, comma 1-bis, del Testo Unico dell’edilizia (Dpr 380/2001), prevedeva che nei regolamenti edilizi, ai fini del rilascio del permesso di costruire per gli edifici di nuova costruzione, fosse prevista l’installazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, in modo tale da garantire una produzione energetica non inferiore a 1 kW per ciascuna unità abitativa, compatibilmente con la realizzabilità tecnica dell’intervento.
Nonostante la proroga concessa ad oggi, tuttavia, i Comuni hanno tardato nel mettersi in regola.
In aggiunta, la Commissione Europea ha avviato una procedura di infrazione a carico dell’Italia per la non completa applicazione della normativa comunitaria in materia di rendimento energetico degli edifici.
Nella richiesta formale, inviata da Bruxelles, la Commissione UE ha ricordato che la normativa comunitaria – in particolare la Direttiva 2009/28/CE – ha lo scopo di consentire ai cittadini europei di ottenere tutte le informazioni utili sugli edifici che acquistano o affittano. Secondo la UE, le disposizioni della legislazione italiana in materia di rilascio degli attestati di rendimento energetico degli edifici non rispondono alle norme fissate dalla direttiva.
Inoltre, la direttiva dispone che gli Stati membri adottino un sistema di ispezioni periodiche delle caldaie e degli impianti di climatizzazione per valutarne il rendimento. Anche in questo caso l’Italia – secondo Bruxelles – non ha adottato alcuna misura relativa all’obbligo di ispezioni.
In aggiunta, la Commissione Europea ha messo in mora l’Italia per la cancellazione dell’obbligo di allegare il certificato di rendimento energetico agli atti di compravendita degli immobili, introdotta dall’art. 35 della L. 135/2008.
Alla luce di quanto eccepito in sede europea, l’Italia ha dovuto accelerare i tempi di adeguamento della propria normativa. Pertanto, l’obbiettivo prefisso con il nuovo decreto legislativo n. 28 sulla promozione delle fonti rinnovabili è quello di adeguare la vigente disciplina edilizia al sistema europeo, prevedendo al tempo stesso l’obbligo a carico dei costruttori con l’obiettivo di incentivare l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili che possano trovare giusta tutela anche per i futuri acquirenti.
L’articolo11 del D.lgs n. 28/11 disciplina l’obbligo di integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici. Prevedendo che «i progetti di edifici di nuova costruzione ed i progetti di ristrutturazioni rilevanti degli edifici esistenti prevedono l’utilizzo di fonti rinnovabili per la copertura dei consumi di calore, di elettricità e per il raffrescamento secondo i principi minimi di integrazione e le decorrenze di cui all’allegato 3. Nelle zone A del decreto del Ministero dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, le soglie percentuali di cui all’Allegato 3 sono ridotte del 50 per cento. Le leggi regionali possono stabilire incrementi dei valori di cui all’allegato 3. Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano agli edifici di cui alla Parte seconda e all’articolo 136, comma 1, lettere b) e c), del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, e a quelli specificamente individuati come tali negli strumenti urbanistici, qualora il progettista evidenzi che il rispetto delle prescrizioni implica un’alterazione incompatibile con il loro carattere o aspetto, con particolare riferimento ai caratteri storici e artistici».
L’Allegato 3 del D.lgs n. 28 precisa, poi, che gli impianti di produzione di energia termica debbano garantire il contemporaneo rispetto della copertura, tramite il ricorso ad energia prodotta da fonti rinnovabili, del 50% dei consumi previsti per l’acqua calda sanitaria e della somma dei consumi previsti per acqua calda sanitaria, riscaldamento e raffrescamento, secondo le seguenti percentuali:
b) il 35% quando la richiesta del titolo edilizio è presentata dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2016; c) il 50% quando il titolo edilizio è rilasciato dal 1° gennaio 2017.
Va segnalato che rispetto alla prima bozza del decreto, la gradualità degli obblighi è diversa e le scadenze sono spostate in avanti nel tempo. Nei centri storici (zone A del DM 1444/1968), le percentuali sono ridotte del 50%.
L’impossibilità tecnica di ottemperare, in tutto o in parte, agli obblighi di integrazione delle rinnovabili deve essere evidenziata dal progettista nella relazione tecnica e dettagliata esaminando la non fattibilità di tutte le diverse opzioni tecnologiche disponibili. In tal caso è obbligatorio ottenere un indice di prestazione energetica complessiva dell’edificio (I) inferiore rispetto al pertinente I complessiva obbligatorio ai sensi del D. lgs. 192/2005 e ss.mm.ii.
L’inosservanza dell’obbligo di cui al comma 1 dell’art. 11 comporta poi la grave conseguenza del diniego sulla richiesta di rilascio del titolo edilizio.
Per contro, gli impianti alimentati da fonti rinnovabili realizzati ai fini dell’assolvimento degli obblighi di cui all’allegato 3 del decreto legislativo accedono agli incentivi statali previsti per la promozione delle fonti rinnovabili, limitatamente alla quota eccedente quella necessaria per il rispetto dei medesimi obblighi. Per i medesimi impianti resta ferma la possibilità di accesso a fondi di garanzia e di rotazione.
Sono di conseguenza abrogati:
a) l’articolo 4, comma 1-bis, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 contenente l’obbligo di prevedere nei regolamenti edilizi, ai fini del rilascio del permesso di costruire, l’installazione di impianti da fonti rinnovabili che producano almeno 1 kW di energia per ciascuna unità abitativa (tale obbligo come detto sarebbe scaduto il 1° gennaio 2011);
b) l’articolo 4, commi 22 e 23, del decreto del Presidente della Repubblica 2 aprile 2009, n. 59 contenenti l’obbligo di produrre con fonti rinnovabili almeno il 50% di acqua calda sanitaria.
Nei piani di qualità dell’aria previsti dalla vigente normativa, le regioni e le province autonome possono prevedere che i valori di cui all’allegato 3 debbano essere assicurati, in tutto o in parte, ricorrendo ad impieghi delle fonti rinnovabili diversi dalla combustione delle biomasse, qualora ciò risulti necessario per assicurare il processo di raggiungimento e mantenimento dei valori di qualità dell’aria relativi a materiale particolato (PM10 e PM 2,5) e ad idrocarburi policiclici aromatici (IPA).
Il comma 1 dell’art. 11 prevede che le leggi regionali possono incrementare i valori indicati all’allegato 3. Poco più avanti però, il comma 7 dispone che gli obblighi previsti da atti normativi regionali o comunali devono essere adeguati alle disposizioni dell’articolo 11 entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto stesso. Decorso inutilmente questo termine, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 11.
L’art. 12, recante “misure di semplificazione” stabilisce, inoltre, che i progetti di edifici di nuova costruzione e di ristrutturazioni rilevanti che incrementano di almeno il 30% le citate percentuali obbligatorie di fonti rinnovabili, hanno diritto ad un bonus volumetrico del 5%, ferme restando le norme in materia di distanze minime e, ancora, che i soggetti pubblici possono concedere a terzi, mediante gara, i tetti degli edifici di proprietà per la realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, operanti in regime di scambio sul posto.
L’art. 13 recante “certificazione energetica degli edifici” è un’altra norma degna di nota.
Esso, infatti, va ad aggiungere all’art. 6 D.lgs 192/3005 la previsione per cui nei contratti di compravendita o di locazione di edifici o di singole unità immobiliari sarà obbligatorio inserire una clausola (già prevista nella previgente versione poi abrogata) con la quale l’acquirente o il conduttore danno atto di aver ricevuto le informazioni e la documentazione in ordine alla certificazione energetica degli edifici. Nel caso di locazione, la disposizione si applica solo agli edifici e alle unità immobiliari già dotate di attestato di certificazione energetica. La norma prevede, poi, che nelle offerte di vendita di edifici o di singole unità immobiliari, dal 1° gennaio 2012, gli annunci commerciali dovranno riportare l’indice di prestazione energetica contenuto nell’attestato di certificazione energetica.
Il punto sembrerebbe riallineare l’Italia agli altri paesi europei così salvandosi dalla procedura di infrazione già avviata dalla Commissione europea per la non completa applicazione della direttiva 2002/91/CE in materia di rendimento energetico degli edifici.
Queste pertanto le linee salienti del Decreto legislativo di nuova matrice con riferimento al regime edilizio di realizzazione degli impianti.
Ma non è tutto. Il decreto introduce anche importanti novità in materia di procedure autorizzative per gli impianti da fonti rinnovabili rendendo più semplice e, all’apparenza, più celere la procedura abilitativa stessa.
In tal senso, l’art. 6 recante “procedura semplificata e comunicazione per gli impianti alimentati da energia rinnovabile” scandisce in modo preciso i tempi e termini di presentazione delle istanze ai Comuni per conseguire i titoli edilizi per la realizzazione degli impianti. La procedura semplificata si applica unicamente agli impianti solari termici da realizzare sugli edifici.
Ricordiamo che in base al noto Decreto Legislativo n. 387/2003, per la costruzione e l’esercizio di impianti da fonti rinnovabili è necessaria l’autorizzazione unica.
Con le linee guida previste dal D.lgs 387/2003 e approvate lo scorso settembre, è stato chiarito che i piccoli impianti, con capacità di generazione inferiore alle soglie fissate dalla tabella A allegata al decreto, come impianti fotovoltaici fino a 20 kW, impianti a biomassa fino a 1000 kWe, impianti eolici fino a 60 kW e impianti idroelettrici fino a 100 kW, sono realizzabili con Dia.
Per gli impianti minori, cioè impianti fotovoltaici integrati negli edifici, impianti a biomassa fino a 50 kWe, minieolico, piccoli impianti idroelettrici e geotermoelettrici, è sufficiente una comunicazione di inizio lavori al Comune, perché possono essere considerati attività di edilizia libera.
Ebbene, con il nuovo decreto legislativo n. 28 la “Dia” è sostituita dalla c.d. “Dire”, che il proprietario dell’immobile interessato dall’impianto deve presentare, anche in via telematica, al Comune almeno 30 giorni prima dell’effettivo inizio dei lavori. Nel caso in cui l’immobile sia sottoposto a vincolo tutelato dallo stesso Comune, il termine di 30 giorni è sospeso e decorre dalla conclusione del relativo procedimento. Se la tutela del vincolo compete ad un’altra amministrazione e il suo parere non è allegato alla Dire, il Comune entro 20 giorni convoca una conferenza di servizi. Il termine decorre quindi dall’adozione della decisione conclusiva.
La denuncia di impianto deve essere accompagnata da una relazione firmata da un progettista abilitato e dagli elaborati progettuali in grado di asseverare la conformità del progetto agli strumenti urbanistici e ai regolamenti edilizi. Alla “Dire”, che ha una validità di 3 anni, bisogna inoltre allegare anche il preventivo per la connessione redatto dal gestore della rete e accettato dal proponente, nonché l’indicazione dell’impresa alla quale si vogliono affidare i lavori. In caso di false dichiarazioni il dirigente comunale interpella l’autorità giudiziaria.
La sussistenza del titolo è provata con la copia della dichiarazione da cui risulta la data di ricevimento della dichiarazione stessa, l’elenco di quanto presentato a corredo del progetto, l’attestazione del professionista abilitato, nonché gli atti di assenso eventualmente necessari. A fine intervento il progettista o il tecnico abilitato presenta al Comune un certificato di collaudo finale.
Le Regioni e le Province Autonome nell’esercizio della loro potestà legislativa possono estendere la Dire agli impianti di potenza nominale fino a 1 MW.
Da segnalare, poi, che nel caso di impianti aderenti o integrati nei tetti degli edifici, che presentano stessa inclinazione e orientamento della falda e non alterano la sagoma del fabbricato, e che secondo le linee guida contenute nel DM del 10 settembre 2010 possono essere considerate attività di edilizia libera, si può ricorrere alla semplice comunicazione di inizio lavori.
Da ultimo, l’art. 15 del D.lgs n. 28, stabilisce quali debbano essere i requisiti per svolgere l’attività di installazione e di manutenzione straordinaria di caldaie, caminetti e stufe a biomassa, sistemi fotovoltaici e termici sugli edifici, sistemi geotermici a bassa entalpia e pompe di calore.
I requisiti richiesti (uno dei tre) sono quelli elencati all’articolo 4, comma 1, lettere a), b) e c) del D.M. 37/2008:
Dal 1° agosto 2013, il titolo o attestato di formazione professionale (lettera c), dovrà essere conseguito nell’ambito di uno specifico programma di formazione per gli installatori di impianti a fonti rinnovabili che le Regioni e Province autonome, entro il 31 dicembre 2012, dovranno attivare o erogare attraverso fornitori di formazione riconosciuti. Le indicazioni per l’organizzazione dei corsi sono contenute nell’Allegato 4 al D.lgs 28/2011.
Concludendo, se da un lato il nuovo Decreto Legislativo incentiva l’utilizzo delle energie rinnovabili anche nell’edilizia privata, dall’altro, tuttavia, pone obblighi a carico degli operatori che implicano oneri gravosi da sopportare sotto il profilo della sostenibilità economica delle operazioni. A tali oneri, poi, vanno aggiunti i dubbi applicativi che discendono da una materia complessa quale è quella edilizia per la coesistenza di sfaccettate normative locali presenti nel territorio italiano, normative e regolamenti con i quali gli operatori necessariamente dovranno ben presto trovarsi a confronto. Per il momento non resta che auspicare ulteriori provvedimenti di carattere attuativo e applicativo a tempo debito che possano in un unicum risolvere le varie questioni che deriveranno.
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