Source: http://www.geometra.info/normativa/decreto-del-presidente-del-consiglio-dei-ministri-5-novembre-2010-n-226-regolamento-recante-attuazione-della-previsione-dellarticolo-74-comma-3-del-decreto-legislativo-27-ottobre-2009-n-150/
Timestamp: 2018-01-17 10:47:56+00:00
Document Index: 182382616

Matched Legal Cases: ['art.  74', 'art.  2', 'art. 2', 'art.  2', 'art.  40', 'art.\n47', 'art. 5', 'art.  5', 'art. 2', 'art.  9', 'art. 6', 'art.  6', 'art. 9', 'art.  9', 'art.  5', 'art. 40', 'art.  40', 'art.  9', 'art.  2', 'art. 15', 'art. 7', 'art.  45', 'art. 40', 'art. 13', 'art.\n41', 'art. 45', 'art. 40', 'art.   40', 'art. 40', 'art. 41', 'art.  41', 'art. 47', 'art. 40', 'art. 45', 'art.  45', 'art. 40', 'art.\n47', 'art. 46', 'art.  46', 'art.  7', 'art. 46', 'art. 47', 'art.  47', 'art. 47', 'art. 48', 'art.  48', 'art. 41', 'art.  70', 'art.   40', 'art. 49', 'art.  49', 'art. 47', 'art. 52', 'art.  52', 'art.  35', 'art. 43', 'art.  43', 'art. 30', 'art. 39', 'art. 28', 'art. 22', 'art. 67', 'art. 11', 'art. 23', 'art. 70', 'art.  7', 'art. 2', 'art. 63', 'art.  55', 'art.  55', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2106', 'art.   21', 'art.  55', 'art. 19', 'art. 55', 'art.  55', 'art. 55', 'art. 55', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'sentenza\n', 'sentenza\n', 'art. 55', 'art. 653', 'art. 54', 'sentenza ', 'art. 54', 'art. 33', 'art.  34', 'art.\n50', 'art.  1', 'art.  2', 'art. 17', 'art. 154', 'sentenza ', 'art. 60', 'art. 17', 'art. 56', 'art. 53', 'art. 1', 'art.  55', 'art. 71', 'art. 56', 'art. 5', 'art.  55', 'art.  69', 'art.  2', 'art.  74', 'art.  40', 'art. 52', 'art. 40', 'art. 25', 'art.   15', 'art. 40', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 7', 'art.  2', 'art. 6', 'art.  5', 'art.  9', 'art. 11', 'art. 4', 'art.  4', 'art. 6', 'art.\n17', 'art. 21', 'art. 12', 'art. 10', 'art. 12', 'art.  4', 'art.  16', 'art.  2103', 'art.  7', 'art.\n44', 'art. 44', 'art. 22', 'art.  40', 'art. 42', 'art. 50', 'art.   24', 'art. 43']

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 5 novembre 2010, n. 226 - Regolamento recante attuazione della previsione dell'articolo 74, comma 3, del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, in relazione al Titolo IV, Capi I, IV e V del medesimo decreto legislativo. (10G0248) - (GU n. 303 del 29-12-2010 | Geometra.info
<AGENZIA DEL TERRITORIO – COMUNICATO – Elenco dei comuni per i quali e’ stata completata l’operazione di aggiornamento della banca dati catastale eseguita sulla base del contenuto delle dichiarazioni presentate nell’anno 2010
MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – DECRETO 20 dicembre 2010>
DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 5 novembre 2010, n. 226 – Regolamento recante attuazione della previsione dell’articolo 74, comma 3, del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, in relazione al Titolo IV, Capi I, IV e V del medesimo decreto legislativo. (10G0248) – (GU n. 303 del 29-12-2010
DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 5 novembre 2010, n. 226 - Regolamento recante attuazione della previsione dell'articolo 74, comma 3, del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, in relazione al Titolo IV, Capi I, IV e V del medesimo decreto legislativo. (10G0248) - (GU n. 303 del 29-12-2010 ) note: Entrata in vigore del provvedimento: 13/01/2011
DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 5 novembre 2010 ,
Regolamento recante attuazione  della  previsione  dell’articolo  74,
comma 3,  del  decreto  legislativo  27  ottobre  2009,  n.  150,  in
relazione al  Titolo  IV,  Capi  I,  IV  e  V  del  medesimo  decreto
legislativo. (10G0248)
Consiglio dei Ministri, e successive modificazioni;
ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e successive
Vista la legge 4 marzo 2009, n. 15, in  materia  di  ottimizzazione
della produttivita’ del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza
delle pubbliche amministrazioni;
attuazione della citata legge n. 15 del 2009, e, in  particolare,  il
disposto dell’articolo 74, comma 3, ai sensi del  quale  «con  uno  o
piu’  decreti  del  Presidente  del  Consiglio  dei   Ministri   sono
determinati, in attuazione dell’articolo 2, comma 5,  della  legge  4
marzo  2009,  n.  15,  limiti  e  modalita’  di  applicazione   delle
disposizioni,  anche  inderogabili,   del   presente   decreto   alla
Presidenza del Consiglio dei Ministri,  anche  con  riferimento  alla
definizione del comparto autonomo di  contrattazione  collettiva,  in
considerazione  della  peculiarita’  del  relativo  ordinamento,  che
discende dagli articoli 92 e 95 della Costituzione. Fino alla data di
entrata in vigore di ciascuno di tali decreti,  alla  Presidenza  del
Consiglio  dei  Ministri  continua   ad   applicarsi   la   normativa
previgente.»;
Ritenuta  la  necessita’  di  dare   attuazione   alla   previsione
dell’articolo 74, comma 3, del decreto legislativo 27  ottobre  2009,
n. 150, in relazione al Titolo IV, Capi  I,  IV  e  V,  del  medesimo
decreto legislativo, riservandosi a uno o piu’ successivi decreti del
Presidente del Consiglio dei Ministri la determinazione  dei  limiti,
delle modalita’ di applicazione e della data  di  entrata  in  vigore
delle restanti disposizioni, anche inderogabili, del  citato  decreto
n. 150 del 2009 per la Presidenza del Consiglio dei Ministri;
Udito il parere del Consiglio di Stato reso  nella  seduta  del  26
il presente decreto:
1. Il presente  decreto  definisce  i  limiti  e  le  modalita’  di
applicazione  alla  Presidenza  del  Consiglio  dei  Ministri   delle
previsioni del Titolo IV, Capi I, IV e V, del decreto legislativo  27
ottobre 2009, n. 150.
– La legge 23 agosto 1988, n. 400, recante: «Disciplina
del Consiglio dei Ministri» e’  pubblicata  nella  Gazzetta
1999, n. 205, S.O.
– Il  decreto  legislativo  30  marzo  2001,  n.   165,
recante: «Norme generali sull’ordinamento del  lavoro  alle
dipendenze delle amministrazioni pubbliche»  e’  pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale maggio 2001, n. 106, S.O.
– La legge 4 marzo 2009, n.  15,  recante:  «Delega  al
Governo finalizzata all’ottimizzazione della  produttivita’
del lavoro pubblico e alla efficienza e  trasparenza  delle
pubbliche amministrazioni nonche’ disposizioni  integrative
delle   funzioni   attribuite   al   Consiglio    nazionale
dell’economia e del lavoro  e  alla  Corte  dei  conti»  e’
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 5 marzo 2009, n. 53.
– Si riporta  il  testo  dell’art.  74,  comma  3,  del
decreto legislativo  27  ottobre  2009,  n.  150,  recante:
«Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia  di
efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni»:
dei Ministri sono determinati, in attuazione  dell’art.  2,
comma 5,  della  legge  4  marzo  2009,  n.  15,  limiti  e
modalita’  di  applicazione   delle   disposizioni,   anche
inderogabili, del  presente  decreto  alla  Presidenza  del
Consiglio  dei  Ministri,  anche   con   riferimento   alla
definizione  del  comparto   autonomo   di   contrattazione
collettiva,  in  considerazione  della   peculiarita’   del
relativo ordinamento, che discende dagli articoli 92  e  95
della Costituzione. Fino alla data di entrata in vigore  di
ciascuno di tali decreti, alla Presidenza del Consiglio dei
Ministri continua ad applicarsi la normativa previgente.».
1. Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri sono applicabili, nei
termini indicati, le seguenti disposizioni del Titolo IV, Capi I,  IV
e V, del decreto legislativo n. 150 del 2009:
a) articolo 32;
b) articolo 33, con esclusione del riferimento  all’articolo  40,
comma 3-quater, del decreto legislativo 30  marzo  2001,  n.  165,  e
c) articolo 34;
d)  articolo  35,  comunque   nel   rispetto   della   previsione
dell’articolo 6, comma 5, del decreto legislativo n. 165 del 2001;
e) articolo 36;
f) articoli 53, 54, 55, 56 e 59, nei termini, nei limiti e con le
modalita’ stabiliti dall’articolo 3 del presente decreto;
g)  articolo  57,  comma  1,  lettera  a),  con  esclusione   del
riferimento all’articolo 40, comma 3-quater, del decreto  legislativo
n. 165 del 2001; articolo 57, comma  1,  lettera  b)  e  lettera  c),
intendendosi  la  prescrizione  di  coerenza  con   le   disposizioni
legislative vigenti come riferita  all’ordinamento  della  Presidenza
del Consiglio dei Ministri, in particolare nel senso che i  contratti
collettivi  definiscono  i  trattamenti  economici  accessori   anche
collegati alla performance e alle attivita’ particolarmente disagiate
ovvero pericolose  o  dannose  per  la  salute,  nel  rispetto  della
specifica disciplina stabilita, per la Presidenza  stessa,  ai  sensi
dell’articolo 74, comma 3, del decreto legislativo n. 150  del  2009,
dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri  attuativo  del
Titolo II del medesimo decreto legislativo  (nel  prosieguo  indicato
come «decreto attuativo del Titolo II»);
h) articoli 58, 60 e 61;
i) articolo 62,  con  esclusione  delle  parole  «almeno  tre»  e
avendosi comunque riguardo alla specifica disciplina  stabilita,  per
la Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal decreto  attuativo  del
Titolo II; l’articolo 52, comma 1-ter, del decreto legislativo n. 165
del 2001, come modificato dall’articolo 62 del decreto legislativo n.
150 del 2009, trova applicazione alla Presidenza  del  Consiglio  dei
Ministri a decorrere dal 1° gennaio 2015;
l)  articolo  64,  nei  limiti  in  cui  la  disciplina  di   cui
all’articolo 40, commi 3-bis e seguenti, del decreto  legislativo  n.
165 del 2001, e’ richiamata dal presente decreto;
m) articolo 65, relativamente ai commi 3 e 5;  la  disciplina  di
cui ai commi 1 e 2 trova applicazione nei limiti, con le modalita’  e
con le decorrenze stabiliti, per  la  Presidenza  del  Consiglio  dei
Ministri, dal decreto attuativo del Titolo II;
n) articolo 66;
o) articoli dal 67  a  73,  fermo  restando,  in  relazione  alla
previsione  dell’articolo  69,  che  responsabile  del   procedimento
disciplinare, presso la Presidenza del  Consiglio  dei  Ministri,  e’
soltanto personale con qualifica dirigenziale.
– Il Titolo II del decreto legislativo 27 ottobre 2009,
n. 150, reca: «Misurazione, valutazione e trasparenza della
performance».
– Si riporta il testo degli articoli da 32 a 36, da  53
a 62, da 64 a 73, del decreto legislativo 27 ottobre  2009,
n. 150, recante: «Attuazione della legge 4 marzo  2009,  n.
15, in materia di ottimizzazione  della  produttivita’  del
lavoro  pubblico  e  di  efficienza  e  trasparenza   delle
pubbliche amministrazioni»:
«Art.  32  (Oggetto,  ambito  e  finalita’).  –  1.  Le
disposizioni del presente Capo definiscono la  ripartizione
tra le materie sottoposte alla legge, nonche’ sulla base di
questa,    ad    atti    organizzativi    e    all’autonoma
responsabilita’ del dirigente nella gestione delle  risorse
umane e quelle oggetto della contrattazione collettiva.».
«Art. 33 (Modifiche all’art. 2 del decreto  legislativo
30 marzo 2001,  n.  165).  –  1.  All’art.  2  del  decreto
legislativo 30  marzo  2001,  n.  165,  sono  apportate  le
a) al comma 2, alla  fine  del  primo  periodo,  sono
inserite  le  seguenti   parole:   “,   che   costituiscono
disposizioni a carattere imperativo”;
b) al comma 3, dopo le  parole:  “mediante  contratti
collettivi” sono inserite le  seguenti:  “e  salvo  i  casi
previsti dai commi 3-ter  e  3-quater  dell’art.  40  e  le
ipotesi  di  tutela  delle  retribuzioni  di  cui  all’art.
47-bis,”;
c) dopo il comma 3 e’ aggiunto il seguente:
“3-bis.  Nel  caso  di  nullita’  delle  disposizioni
contrattuali per  violazione  di  norme  imperative  o  dei
limiti fissati alla contrattazione collettiva, si applicano
gli  articoli  1339  e  1419,  secondo  comma,  del  codice
civile.”».
«Art. 34 (Modifica all’art. 5 del  decreto  legislativo
30 marzo 2001,  n.  165).  –  1.  All’art.  5  del  decreto
a) il comma 2 e’ sostituito dal seguente:
“2.   Nell’ambito   delle   leggi   e   degli    atti
organizzativi di cui all’art. 2, comma 1, le determinazioni
per l’organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla
gestione  dei  rapporti  di  lavoro  sono  assunte  in  via
esclusiva  dagli  organi  preposti  alla  gestione  con  la
capacita’ e i poteri del privato datore  di  lavoro,  fatta
salva la sola informazione ai sindacati, ove  prevista  nei
contratti di cui all’art.  9.  Rientrano,  in  particolare,
nell’esercizio dei poteri dirigenziali le  misure  inerenti
la gestione delle risorse umane nel rispetto del  principio
di    pari    opportunita’,    nonche’    la     direzione,
l’organizzazione del lavoro nell’ambito degli uffici.”;
b) dopo il comma 3 e’ aggiunto il seguente:
“3-bis. Le  disposizioni  del  presente  articolo  si
applicano    anche    alle     Autorita’     amministrative
indipendenti.”».
«Art. 35 (Modifica all’art. 6 del  decreto  legislativo
30 marzo 2001,  n.  165).  –  1.  All’art.  6  del  decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165,  dopo  il  comma  4,  e’
“4-bis. Il documento di  programmazione  triennale  del
fabbisogno di personale ed i suoi aggiornamenti di  cui  al
comma 4 sono elaborati su proposta dei competenti dirigenti
che individuano  i  profili  professionali  necessari  allo
svolgimento dei compiti istituzionali delle  strutture  cui
sono preposti.”».
«Art. 36 (Modifica all’art. 9 del  decreto  legislativo
30 marzo  2001,  n.  165).  –  1.  L’art.  9,  del  decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165,  e’  il  sostituito  dal
“Art. 9 (Partecipazione sindacale). – 1. Fermo restando
quanto  previsto  dall’art.  5,  comma   2,   i   contratti
collettivi  nazionali  disciplinano  le  modalita’  e   gli
istituti della partecipazione.”».
«Art. 53 (Oggetto, ambito di applicazione e finalita’).
– 1. Il presente  capo  reca  disposizioni  in  materia  di
contrattazione collettiva e integrativa e di  funzionalita’
delle amministrazioni pubbliche, al fine di conseguire,  in
coerenza con il  modello  contrattuale  sottoscritto  dalle
parti sociali, una migliore organizzazione del lavoro e  di
assicurare il rispetto della ripartizione  tra  le  materie
sottoposte alla legge, nonche’, sulla base  di  questa,  ad
atti  organizzativi  e  all’autonoma   determinazione   dei
dirigenti,  e   quelle   sottoposte   alla   contrattazione
collettiva.».
«Art. 54 (Modifiche all’art. 40 del decreto legislativo
30 marzo 2001, n.  165).  –  1.  All’art.  40  del  decreto
legislativo n. 165  del  2001,  i  commi  da  1  a  3  sono
“1. La contrattazione collettiva determina i diritti  e
gli obblighi direttamente pertinenti al rapporto di lavoro,
nonche’ le materie relative alle relazioni sindacali. Sono,
in particolare, escluse dalla contrattazione collettiva  le
materie attinenti all’organizzazione degli  uffici,  quelle
oggetto di partecipazione sindacale ai sensi  dell’art.  9,
quelle afferenti alle  prerogative  dirigenziali  ai  sensi
degli articoli  5,  comma  2,  16  e  17,  la  materia  del
conferimento e della revoca degli  incarichi  dirigenziali,
nonche’ quelle di cui all’art.  2,  comma  1,  lettera  c),
della legge 23 ottobre 1992, n. 421. Nelle materie relative
alle  sanzioni   disciplinari,   alla   valutazione   delle
prestazioni ai fini della  corresponsione  del  trattamento
accessorio,   della   mobilita’   e   delle    progressioni
economiche,  la  contrattazione  collettiva  e’  consentita
negli esclusivi limiti previsti dalle norme di legge.
2.  Tramite  appositi   accordi   tra   l’ARAN   e   le
Confederazioni rappresentative, secondo le procedure di cui
agli articoli 41, comma 5, e 47,  senza  nuovi  o  maggiori
oneri per la finanza pubblica,  sono  definiti  fino  a  un
massimo di quattro comparti  di  contrattazione  collettiva
nazionale, cui corrispondono non piu’ di  quattro  separate
aree per la dirigenza. Una apposita sezione contrattuale di
un’area  dirigenziale  riguarda  la  dirigenza  del   ruolo
sanitario del Servizio sanitario nazionale, per gli effetti
di cui all’art. 15  del  decreto  legislativo  30  dicembre
1992, n. 502, e successive modificazioni.  Nell’ambito  dei
comparti  di  contrattazione  possono   essere   costituite
apposite    sezioni     contrattuali     per     specifiche
3. La contrattazione collettiva disciplina, in coerenza
con  il  settore  privato,  la  struttura  contrattuale,  i
rapporti tra i diversi livelli e la  durata  dei  contratti
collettivi  nazionali  e  integrativi.  La   durata   viene
stabilita in modo che vi sia  coincidenza  fra  la  vigenza
della disciplina giuridica e di quella economica.
3-bis. Le pubbliche amministrazioni  attivano  autonomi
livelli  di  contrattazione  collettiva  integrativa,   nel
rispetto dell’art. 7, comma 5, e dei  vincoli  di  bilancio
risultanti dagli  strumenti  di  programmazione  annuale  e
pluriennale di ciascuna amministrazione. La  contrattazione
collettiva  integrativa  assicura   adeguati   livelli   di
efficienza   e   produttivita’   dei   servizi    pubblici,
incentivando l’impegno e la qualita’ della  performance  ai
sensi dell’art.  45,  comma  3.  A  tale  fine  destina  al
individuale una quota prevalente del trattamento accessorio
complessivo  comunque  denominato.  Essa  si  svolge  sulle
materie, con i vincoli e nei limiti stabiliti dai contratti
collettivi nazionali, tra i soggetti  e  con  le  procedure
negoziali che questi  ultimi  prevedono;  essa  puo’  avere
ambito territoriale e riguardare  piu’  amministrazioni.  I
contratti collettivi nazionali definiscono il termine delle
sessioni negoziali in sede decentrata.  Alla  scadenza  del
termine le parti riassumono  le  rispettive  prerogative  e
liberta’ di iniziativa e decisione.
3-ter. Al  fine  di  assicurare  la  continuita’  e  il
migliore svolgimento della funzione pubblica,  qualora  non
si raggiunga l’accordo per la stipulazione di un  contratto
collettivo integrativo, l’amministrazione interessata  puo’
provvedere, in via provvisoria, sulle materie  oggetto  del
mancato accordo, fino alla successiva sottoscrizione.  Agli
atti adottati unilateralmente si applicano le procedure  di
controllo di compatibilita’ economico-finanziaria  previste
dall’art. 40-bis.
3-quater. La Commissione di cui all’art. 13 del decreto
legislativo di attuazione della legge 4 marzo 2009, n.  15,
in materia di ottimizzazione della produttivita’ del lavoro
pubblico e di  efficienza  e  trasparenza  delle  pubbliche
amministrazioni, fornisce, entro il 31 maggio di ogni anno,
all’ARAN   una    graduatoria    di    performance    delle
amministrazioni statali e degli  enti  pubblici  nazionali.
Tale graduatoria raggruppa le singole amministrazioni,  per
settori, su almeno tre livelli di merito, in  funzione  dei
risultati  di  performance  ottenuti.   La   contrattazione
nazionale definisce  le  modalita’  di  ripartizione  delle
risorse per la  contrattazione  decentrata  tra  i  diversi
livelli di merito assicurando l’invarianza complessiva  dei
relativi oneri nel comparto o nell’area di contrattazione.
3-quinquies.  La  contrattazione  collettiva  nazionale
dispone, per le amministrazioni di cui al comma 3 dell’art.
41,  le  modalita’  di  utilizzo  delle  risorse   indicate
all’art. 45, comma 3-bis, individuando i criteri e i limiti
finanziari entro i quali si deve svolgere la contrattazione
integrativa. Le regioni, per  quanto  concerne  le  proprie
amministrazioni,  e  gli  enti  locali  possono   destinare
risorse  aggiuntive  alla  contrattazione  integrativa  nei
limiti  stabiliti  dalla  contrattazione  nazionale  e  nei
limiti dei parametri di virtuosita’ fissati per la spesa di
personale dalle vigenti  disposizioni,  in  ogni  caso  nel
rispetto dei vincoli di bilancio e del patto di  stabilita’
e di analoghi strumenti del contenimento  della  spesa.  Lo
stanziamento delle risorse aggiuntive per la contrattazione
integrativa  e’  correlato   all’effettivo   rispetto   dei
principi  in  materia   di   misurazione,   valutazione   e
trasparenza della performance e  in  materia  di  merito  e
premi applicabili alle regioni e agli enti  locali  secondo
quanto  previsto  dagli  articoli  16  e  31  del   decreto
amministrazioni. Le pubbliche amministrazioni  non  possono
in ogni caso sottoscrivere  in  sede  decentrata  contratti
collettivi integrativi in contrasto con i vincoli e  con  i
limiti risultanti dai contratti collettivi nazionali o  che
disciplinano materie  non  espressamente  delegate  a  tale
livello negoziale ovvero che comportano oneri non  previsti
negli strumenti di programmazione annuale e pluriennale  di
ciascuna  amministrazione.  Nei  casi  di  violazione   dei
vincoli  e  dei  limiti   di   competenza   imposti   dalla
contrattazione  nazionale  o  dalle  norme  di  legge,   le
clausole sono nulle, non possono essere  applicate  e  sono
sostituite ai sensi degli articoli  1339  e  1419,  secondo
comma, del codice civile. In caso di accertato  superamento
di vincoli finanziari da parte delle sezioni  regionali  di
controllo della Corte dei  conti,  del  Dipartimento  della
funzione pubblica o del  Ministero  dell’economia  e  delle
finanze e’ fatto altresi’ obbligo di  recupero  nell’ambito
della sessione negoziale successiva.  Le  disposizioni  del
presente  comma  trovano  applicazione  a   decorrere   dai
contratti sottoscritti successivamente alla data di entrata
in vigore del decreto legislativo di attuazione della legge
trasparenza delle pubbliche amministrazioni.
3-sexies. A corredo di ogni  contratto  integrativo  le
pubbliche   amministrazioni    redigono    una    relazione
tecnico-finanziaria   ed   una   relazione    illustrativa,
utilizzando gli schemi  appositamente  predisposti  e  resi
disponibili tramite i  rispettivi  siti  istituzionali  dal
Ministero dell’economia e delle finanze di  intesa  con  il
Dipartimento  della  funzione  pubblica.   Tali   relazioni
vengono  certificate  dagli  organi  di  controllo  di  cui
all’art. 40-bis, comma 1.”».
«Art.  55  (Modifica  all’art.   40-bis   del   decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165). – 1. L’art. 40-bis  del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n.  165,  e’  sostituito
“Art. 40-bis (Controlli in  materia  di  contrattazione
articolo.”».
«Art. 56 (Modifica all’art. 41 del decreto  legislativo
30 marzo  2001,  n.  165).  –  1.  L’art.  41  del  decreto
legislativo 30  marzo  2001,  n.  165,  e’  sostituito  dal
“Art.   41   (Poteri   di   indirizzo   nei   confronti
dell’ARAN). – 1.  Il  potere  di  indirizzo  nei  confronti
dell’ARAN e le altre competenze relative alle procedure  di
contrattazione collettiva nazionale sono  esercitati  dalle
pubbliche amministrazioni  attraverso  le  proprie  istanze
associative  o  rappresentative,  le  quali   costituiscono
comitati di settore che regolano autonomamente  le  proprie
modalita’ di funzionamento  e  di  deliberazione.  In  ogni
caso, le deliberazioni  assunte  in  materia  di  indirizzo
all’ARAN o di parere sull’ipotesi  di  accordo  nell’ambito
della  procedura  di  contrattazione  collettiva   di   cui
all’art. 47, si considerano  definitive  e  non  richiedono
ratifica   da   parte   delle   istanze    associative    o
rappresentative   delle   pubbliche   amministrazioni   del
5. Per la stipulazione degli accordi che definiscono  o
modificano  i  comparti  o  le   aree   di   contrattazione
collettiva di cui all’art. 40,  comma  2,  o  che  regolano
istituti comuni a piu’ comparti le funzioni di indirizzo  e
le altre competenze inerenti alla contrattazione collettiva
sono esercitate collegialmente dai comitati di settore.”».
«Art. 57 (Modifica all’art. 45 del decreto  legislativo
30 marzo 2001, n. 165). – 1.  All’art.  45,  comma  1,  del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,  sono  apportate
a) al comma  1,  dopo  le  parole:  “fondamentale  ed
accessorio” sono inserite le seguenti: “fatto salvo  quanto
previsto all’art. 40, commi 3-ter e  3-quater,  e  all’art.
47-bis, comma 1,”;
“3. I contratti collettivi definiscono,  in  coerenza
con  le  disposizioni  legislative   vigenti,   trattamenti
economici accessori collegati:
a) alla performance individuale;
b) alla performance organizzativa  con  riferimento
all’amministrazione  nel  suo  complesso  e   alle   unita’
organizzative o aree di responsabilita’ in cui si  articola
c)   all’effettivo   svolgimento    di    attivita’
particolarmente disagiate ovvero pericolose o  dannose  per
la salute.”;
c) dopo il comma 3 e’ inserito il seguente:
“3-bis. Per premiare il  merito  e  il  miglioramento
della performance dei dipendenti, ai  sensi  delle  vigenti
disposizioni di legge, sono destinate, compatibilmente  con
i vincoli di finanza pubblica, apposite risorse nell’ambito
di quelle previste per il rinnovo del contratto  collettivo
nazionale di lavoro.”».
«Art. 58 (Modifiche all’art. 46 del decreto legislativo
30 marzo 2001, n.  165).  –  1.  All’art.  46  del  decreto
a) i commi da 3 a 7 sono sostituiti dai seguenti:
“3. L’ARAN cura le attivita’ di studio,  monitoraggio
e    documentazione    necessarie    all’esercizio    della
4. L’ARAN effettua il monitoraggio  sull’applicazione
6. Il Presidente dell’ARAN e’  nominato  con  decreto
del Presidente della Repubblica, su proposta  del  Ministro
per la  pubblica  amministrazione  e  l’innovazione  previo
parere   della   Conferenza   unificata.   Il    Presidente
rappresenta l’agenzia ed e’ scelto fra esperti  in  materia
di economia del lavoro, diritto del lavoro,  politiche  del
personale  e  strategia  aziendale,  anche  estranei   alla
pubblica amministrazione, nel rispetto  delle  disposizioni
7. Il collegio di indirizzo e controllo e’ costituito
volta.”;
b) dopo il comma 7 e’ inserito il seguente:
“7-bis.  Non  possono  far  parte  del  collegio   di
indirizzo e controllo ne’ ricoprire funzioni di presidente,
persone che rivestano incarichi pubblici elettivi o cariche
in  partiti  politici  ovvero  che  ricoprano   o   abbiano
ricoperto nei cinque anni precedenti alla nomina cariche in
l’affidamento degli incarichi dirigenziali nell’agenzia.”;
c) al comma 8, lettera  a),  il  secondo  periodo  e’
“La  misura  annua  del  contributo  individuale   e’
definita,  sentita  l’ARAN,  con   decreto   del   Ministro
dell’economia e delle finanze, di concerto con il  Ministro
della pubblica amministrazione  e  l’innovazione,  d’intesa
con la  Conferenza  unificata  ed  e’  riferita  a  ciascun
triennio contrattuale;”;
d) al comma 9, la  lettera  a)  e’  sostituita  dalla
“a)  per  le  amministrazioni  dello  Stato  mediante
l’assegnazione di risorse pari all’ammontare dei contributi
che si  prevedono  dovuti  nell’esercizio  di  riferimento.
L’assegnazione e’ effettuata annualmente sulla  base  della
quota definita al comma 8, lettera a), con la legge annuale
di  bilancio,  con  imputazione  alla   pertinente   unita’
previsionale  di  base  dello  stato  di   previsione   del
Ministero dell’economia e finanze;”;
e) al  comma  10,  nel  quinto  periodo,  le  parole:
“quindici   giorni”   sono   sostituite   dalle   seguenti:
“quarantacinque giorni” e  dopo  le  parole:  “Dipartimento
della funzione pubblica” sono inserite le seguenti: “e  del
Ministero dell’economia e delle finanze, adottati  d’intesa
con la Conferenza unificata,”;
f) al comma 11, il primo periodo  e’  sostituito  dal
seguente: “Il ruolo del personale dipendente  dell’ARAN  e’
definito in base ai regolamenti di cui al comma 10”;
g) al comma 12:
1) il primo periodo  e’  sostituito  dal  seguente:
“L’ARAN  puo’  altresi’  avvalersi  di  un  contingente  di
personale, anche  di  qualifica  dirigenziale,  proveniente
dalle pubbliche amministrazioni rappresentate, in posizione
di comando o fuori ruolo in base ai regolamenti di  cui  al
comma 10”;
2) l’ultimo periodo  e’  sostituito  dal  seguente:
“L’ARAN puo’ avvalersi di esperti e  collaboratori  esterni
con modalita’  di  rapporto  stabilite  con  i  regolamenti
adottati ai sensi del comma 10, nel rispetto  dell’art.  7,
commi 6 e seguenti.”.
2. Entro trenta giorni dalla data di entrata in  vigore
del presente decreto si  provvede  alla  nomina  dei  nuovi
organi dell’ARAN di cui all’art. 46, comma 5,  del  decreto
comma 1. Fino alla nomina dei nuovi organi, e comunque  non
oltre il termine di cui al precedente  periodo,  continuano
ad operare gli organi in carica alla  data  di  entrata  in
vigore del presente decreto.».
«Art. 59 (Modifiche all’art. 47 del decreto legislativo
30 marzo  2001,  n.  165).  –  1.  L’art.  47  del  decreto
“Art. 47 (Procedimento di contrattazione collettiva). –
legge, nonche’ il sabato.”.
2. Dopo l’art. 47  del  decreto  legislativo  30  marzo
2001, n. 165, e’ inserito il seguente:
“Art.  47-bis  (Tutela  retributiva  per  i  dipendenti
pubblici). – 1.  Decorsi  sessanta  giorni  dalla  data  di
entrata in vigore della legge finanziaria  che  dispone  in
materia di rinnovi dei contratti collettivi per il  periodo
di riferimento, gli incrementi previsti per il  trattamento
stipendiale  possono  essere  erogati  in  via  provvisoria
previa deliberazione dei rispettivi  comitati  di  settore,
sentite le organizzazioni sindacali rappresentative.  salvo
conguaglio  all’atto  della  stipulazione   dei   contratti
dell’anno successivo alla scadenza del contratto collettivo
rinnovato e non sia stata disposta l’erogazione di  cui  al
comma 1,  e’  riconosciuta  ai  dipendenti  dei  rispettivi
comparti di contrattazione, nella misura e con le modalita’
economica che  costituisce  un’anticipazione  dei  benefici
complessivi che saranno  attribuiti  all’atto  del  rinnovo
contrattuale.”».
«Art. 60 (Modifiche all’art. 48 del decreto legislativo
30 marzo 2001, n.  165).  –  1.  All’art.  48  del  decreto
a) al comma 1, ultimo periodo, le parole: “40,  comma
3.” sono sostituite dalle seguenti: “40, comma 3-bis.”;
“2. Per le amministrazioni di cui all’art. 41,  comma
2, nonche’ per le universita’ italiane, gli  enti  pubblici
non economici e gli enti e le istituzioni di  ricerca,  ivi
compresi gli enti e le amministrazioni di cui all’art.  70,
comma  4,  gli   oneri   derivanti   dalla   contrattazione
collettiva  nazionale  sono  determinati   a   carico   dei
rispettivi  bilanci  nel  rispetto  dell’art.   40,   comma
3-quinquies. Le risorse per gli incrementi retributivi  per
il  rinnovo  dei  contratti  collettivi   nazionali   delle
amministrazioni regionali, locali e degli enti del Servizio
sanitario nazionale sono definite dal Governo, nel rispetto
dei vincoli di bilancio,  del  patto  di  stabilita’  e  di
analoghi strumenti  di  contenimento  della  spesa,  previa
consultazione    con    le    rispettive     rappresentanze
istituzionali del sistema delle autonomie.”;
c) il comma 6 e’ abrogato.».
«Art. 61 (Modifica all’art. 49 del decreto  legislativo
30 marzo  2001,  n.  165).  –  1.  L’art.  49  del  decreto
“Art.  49  (Interpretazione  autentica  dei   contratti
collettivi). –    1.    Quando    insorgano    controversie
sull’interpretazione dei contratti collettivi, le parti che
li  hanno   sottoscritti   si   incontrano   per   definire
consensualmente il significato delle clausole controverse.
2. L’eventuale accordo  di  interpretazione  autentica,
stipulato con le procedure di cui all’art. 47,  sostituisce
la clausola in questione sin dall’inizio della vigenza  del
contratto.  Qualora  tale  accordo   non   comporti   oneri
aggiuntivi e non vi sia divergenza sulla valutazione  degli
stessi, il parere del Presidente del Consiglio dei Ministri
e’  espresso  tramite   il   Ministro   per   la   pubblica
Ministro dell’economia e delle finanze.”».
«Art. 62 (Modifiche all’art. 52 del decreto legislativo
30 marzo 2001, n.  165).  –  1.  All’art.  52  del  decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, il comma 1 e’ sostituito
“1. Il prestatore di lavoro deve  essere  adibito  alle
mansioni per le quali e’  stato  assunto  o  alle  mansioni
equivalenti nell’ambito dell’area di inquadramento ovvero a
quelle corrispondenti alla qualifica  superiore  che  abbia
successivamente  acquisito  per  effetto  delle   procedure
selettive  di  cui  all’art.  35,  comma  1,  lettera   a).
L’esercizio di fatto di mansioni  non  corrispondenti  alla
qualifica  di  appartenenza  non   ha   effetto   ai   fini
dell’inquadramento del lavoratore  o  dell’assegnazione  di
1-bis.  I  dipendenti  pubblici,  con  esclusione   dei
dirigenti e  del  personale  docente  della  scuola,  delle
accademie,  conservatori  e   istituti   assimilati,   sono
inquadrati in  almeno  tre  distinte  aree  funzionali.  Le
progressioni  all’interno  della  stessa   area   avvengono
secondo  principi  di  selettivita’,  in   funzione   delle
qualita’ culturali e professionali, dell’attivita’ svolta e
dei  risultati  conseguiti,  attraverso  l’attribuzione  di
fasce di merito. Le  progressioni  fra  le  aree  avvengono
tramite concorso pubblico, ferma restando  la  possibilita’
per l’amministrazione di destinare al personale interno, in
possesso dei  titoli  di  studio  richiesti  per  l’accesso
dall’esterno, una riserva di posti comunque  non  superiore
al 50 per cento di quelli messi a concorso. La  valutazione
positiva conseguita dal  dipendente  per  almeno  tre  anni
costituisce titolo rilevante  ai  fini  della  progressione
economica  e  dell’attribuzione  dei  posti  riservati  nei
concorsi per l’accesso all’area superiore.
1-ter. Per l’accesso alle posizioni economiche  apicali
nell’ambito delle aree funzionali e’ definita una quota  di
accesso  nel  limite  complessivo  del  50  per  cento   da
riservare  a   concorso   pubblico   sulla   base   di   un
corso-concorso  bandito  dalla   Scuola   superiore   della
pubblica amministrazione.”».
«Art. 64 (Modifiche all’art. 43 del decreto legislativo
30 marzo 2001, n. 165). –  1.  All’art.  43,  comma  5,  le
parole: “40, comma 3” sono sostituite dalle seguenti:  “40,
commi 3-bis e seguenti”».
fermo restando quanto previsto dall’art. 30, comma 4.
«Art. 66 (Abrogazioni). – 1. Sono abrogati:
a) l’art. 39, comma 3-ter, della  legge  27  dicembre
1997, n. 449, e successive modificazioni;
b) l’art. 28, comma 2,  del  decreto  legislativo  19
maggio 2000, n. 139;
c) gli articoli 36, comma  2,  e  82,  comma  2,  del
decreto legislativo 13 ottobre 2005, n. 217;
d) l’art. 22, comma 2,  del  decreto  legislativo  15
febbraio 2006, n. 63;
e) l’art. 67, commi da 7 a 12, del  decreto-legge  25
legge 6 agosto 2008, n. 133.
2. All’art. 11, comma 8,  del  decreto  del  Presidente
della Repubblica 4 dicembre  1997,  n.  465,  e  successive
modificazioni, le parole: “,  sulla  base  delle  direttive
impartite dal Governo all’ARAN,  sentite  l’ANCI  e  l’UPI”
sono soppresse. E’ conseguentemente abrogato l’art. 23  del
decreto legislativo 29 ottobre 1998, n. 387.
3. All’art. 70, comma 4,  del  decreto  legislativo  30
«Art. 67 (Oggetto e  finalita’).  –  1.  In  attuazione
dell’art.  7  della  legge  4  marzo  2009,   n.   15,   le
disposizioni del presente Capo recano modifiche in  materia
di sanzioni disciplinari e responsabilita’  dei  dipendenti
delle amministrazioni pubbliche in relazione ai rapporti di
lavoro di cui all’art. 2, comma 2, del decreto  legislativo
n. 165 del 2001,  al  fine  di  potenziare  il  livello  di
efficienza  degli  uffici  pubblici  e  di  contrastare   i
fenomeni di scarsa produttivita’ ed assenteismo.
2. Resta ferma  la  devoluzione  al  giudice  ordinario
delle controversie relative al procedimento e alle sanzioni
disciplinari, ai sensi dell’art. 63 del decreto legislativo
n. 165 del 2001.».
«Art. 68 (Ambito di applicazione, codice  disciplinare,
procedure di conciliazione). – 1.  L’art.  55  del  decreto
“Art.  55  (Responsabilita’,  infrazioni  e   sanzioni,
procedure conciliative). – 1. Le disposizioni del  presente
articolo e di quelli  seguenti,  fino  all’art.  55-octies,
costituiscono norme imperative, ai sensi e per gli  effetti
degli articoli 1339  e  1419,  secondo  comma,  del  codice
civile, e  si  applicano  ai  rapporti  di  lavoro  di  cui
all’art. 2, comma 2, alle dipendenze delle  amministrazioni
pubbliche di cui all’art. 1, comma 2.
2. Ferma la disciplina in  materia  di  responsabilita’
civile, amministrativa, penale e contabile, ai rapporti  di
lavoro di cui al comma 1 si applica l’art. 2106 del  codice
civile.  Salvo  quanto  previsto  dalle  disposizioni   del
presente  Capo,  la  tipologia  delle  infrazioni  e  delle
relative sanzioni e’ definita dai contratti collettivi.  La
pubblicazione sul sito  istituzionale  dell’amministrazione
del  codice  disciplinare,  recante   l’indicazione   delle
predette infrazioni e relative sanzioni, equivale  a  tutti
gli effetti alla sua affissione all’ingresso della sede  di
3. La  contrattazione  collettiva  non  puo’  istituire
procedure di impugnazione dei  provvedimenti  disciplinari.
Resta  salva  la  facolta’  di  disciplinare   mediante   i
contratti  collettivi  procedure   di   conciliazione   non
obbligatoria, fuori dei casi per i  quali  e’  prevista  la
sanzione disciplinare del licenziamento, da  instaurarsi  e
concludersi entro un termine non superiore a trenta  giorni
dalla  contestazione   dell’addebito   e   comunque   prima
dell’irrogazione della sanzione. La sanzione  concordemente
determinata all’esito di tali procedure non puo’ essere  di
specie diversa  da  quella  prevista,  dalla  legge  o  dal
contratto collettivo, per  l’infrazione  per  la  quale  si
procede e non e’ soggetta ad impugnazione.  I  termini  del
procedimento disciplinare restano  sospesi  dalla  data  di
apertura  della  procedura  conciliativa  e  riprendono   a
decorrere nel caso di conclusione con  esito  negativo.  Il
contratto collettivo definisce  gli  atti  della  procedura
conciliativa che ne determinano l’inizio e la conclusione.
4.  Fermo  quanto  previsto  nell’art.   21,   per   le
infrazioni disciplinari ascrivibili al dirigente  ai  sensi
degli articoli 55-bis, comma 7, e 55-sexies,  comma  3,  si
applicano, ove non  diversamente  stabilito  dal  contratto
collettivo, le disposizioni di cui al comma 4 del  predetto
art.  55-bis,   ma   le   determinazioni   conclusive   del
procedimento  sono  adottate  dal  dirigente   generale   o
titolare di incarico conferito ai sensi dell’art. 19, comma
3.”».
«Art.  69  (Disposizioni   relative   al   procedimento
disciplinare). – 1. Dopo l’art. 55 del decreto  legislativo
n. 165 del 2001 sono inseriti i seguenti:
“Art.  55-bis  (Forme  e   termini   del   procedimento
disciplinare). – 1. Per le infrazioni di  minore  gravita’,
per  le  quali  e’  prevista  l’irrogazione   di   sanzioni
superiori  al  rimprovero   verbale   ed   inferiori   alla
sospensione dal servizio con privazione della  retribuzione
per piu’ di dieci giorni, il procedimento disciplinare,  se
il responsabile della struttura ha qualifica  dirigenziale,
si svolge secondo le disposizioni del comma  2.  Quando  il
responsabile della struttura non ha qualifica  dirigenziale
o comunque per le infrazioni  punibili  con  sanzioni  piu’
Alle infrazioni per le  quali  e’  previsto  il  rimprovero
verbale si applica la disciplina  stabilita  dal  contratto
2. Il responsabile, con qualifica  dirigenziale,  della
struttura in cui il dipendente lavora, anche  in  posizione
di  comando  o  di  fuori  ruolo,  quando  ha  notizia   di
comportamenti   punibili   con   taluna   delle    sanzioni
disciplinari di  cui  al  comma  1,  primo  periodo,  senza
indugio e comunque non  oltre  venti  giorni  contesta  per
iscritto l’addebito al dipendente medesimo e lo convoca per
il contraddittorio a sua difesa, con l’eventuale assistenza
di   un   procuratore   ovvero   di    un    rappresentante
dell’associazione sindacale cui il  lavoratore  aderisce  o
conferisce  mandato,  con  un  preavviso  di  almeno  dieci
giorni. Entro il termine fissato, il dipendente  convocato,
se  non  intende  presentarsi,  puo’  inviare  una  memoria
scritta o, in  caso  di  grave  ed  oggettivo  impedimento,
formulare  motivata  istanza  di  rinvio  del  termine  per
l’esercizio   della   sua   difesa.   Dopo   l’espletamento
dell’eventuale   ulteriore   attivita’   istruttoria,    il
responsabile della struttura conclude il procedimento,  con
l’atto di archiviazione o di  irrogazione  della  sanzione,
entro sessanta giorni dalla contestazione dell’addebito. In
caso di differimento superiore a dieci giorni del termine a
difesa, per impedimento del dipendente, il termine  per  la
conclusione  del  procedimento  e’  prorogato   in   misura
corrispondente. Il differimento puo’  essere  disposto  per
una sola volta nel corso del  procedimento.  La  violazione
dei termini stabiliti  nel  presente  comma  comporta,  per
l’amministrazione, la  decadenza  dall’azione  disciplinare
ovvero, per il dipendente, dall’esercizio  del  diritto  di
3. Il responsabile della struttura, se non ha qualifica
dirigenziale ovvero se la sanzione  da  applicare  e’  piu’
grave di quelle di cui al comma 1, primo periodo, trasmette
gli atti, entro cinque  giorni  dalla  notizia  del  fatto,
all’ufficio individuato  ai  sensi  del  comma  4,  dandone
contestuale comunicazione all’interessato.
4.  Ciascuna  amministrazione,   secondo   il   proprio
ordinamento,   individua   l’ufficio   competente   per   i
procedimenti disciplinari ai sensi  del  comma  1,  secondo
periodo.  Il  predetto  ufficio  contesta   l’addebito   al
dipendente, lo convoca per il contraddittorio a sua difesa,
istruisce  e  conclude  il  procedimento   secondo   quanto
previsto nel comma 2, ma, se la sanzione  da  applicare  e’
piu’ grave di quelle di cui al comma 1, primo periodo,  con
applicazione di  termini  pari  al  doppio  di  quelli  ivi
stabiliti  e  salva  l’eventuale   sospensione   ai   sensi
dell’art.  55-ter.  Il   termine   per   la   contestazione
dell’addebito decorre dalla data di  ricezione  degli  atti
trasmessi ai sensi del comma  3  ovvero  dalla  data  nella
quale   l’ufficio   ha   altrimenti    acquisito    notizia
dell’infrazione, mentre la decorrenza del  termine  per  la
conclusione del procedimento resta  comunque  fissata  alla
data di prima acquisizione della  notizia  dell’infrazione,
anche se avvenuta da parte del responsabile della struttura
in cui il dipendente lavora. La violazione dei  termini  di
cui al presente comma comporta, per  l’amministrazione,  la
decadenza   dall’azione   disciplinare   ovvero,   per   il
dipendente, dall’esercizio del diritto di difesa.
5. Ogni comunicazione al  dipendente,  nell’ambito  del
procedimento  disciplinare,  e’  effettuata  tramite  posta
elettronica certificata, nel  caso  in  cui  il  dipendente
dispone di idonea casella di posta, ovvero tramite consegna
a mano. Per le comunicazioni successive alla  contestazione
dell’addebito, il dipendente puo’  indicare,  altresi’,  un
numero di fax, di cui egli o il suo  procuratore  abbia  la
disponibilita’.  In   alternativa   all’uso   della   posta
elettronica  certificata  o  del  fax  ed  altresi’   della
consegna a mano, le comunicazioni sono  effettuate  tramite
raccomandata postale con ricevuta di ritorno. Il dipendente
ha  diritto   di   accesso   agli   atti   istruttori   del
procedimento. E’ esclusa l’applicazione di termini  diversi
o  ulteriori  rispetto  a  quelli  stabiliti  nel  presente
6. Nel corso dell’istruttoria, il capo della  struttura
o  l’ufficio  per  i  procedimenti   disciplinari   possono
acquisire da altre amministrazioni pubbliche informazioni o
documenti rilevanti per la definizione del procedimento. La
predetta attivita’ istruttoria non determina la sospensione
del procedimento, ne’ il differimento dei relativi termini.
7.   Il   lavoratore   dipendente   o   il   dirigente,
appartenente   alla   stessa    amministrazione    pubblica
dell’incolpato o ad una diversa, che, essendo a  conoscenza
per ragioni  di  ufficio  o  di  servizio  di  informazioni
rilevanti  per  un  procedimento  disciplinare  in   corso,
rifiuta,  senza  giustificato  motivo,  la   collaborazione
richiesta  dall’autorita’  disciplinare  procedente  ovvero
rende  dichiarazioni  false  o   reticenti,   e’   soggetto
all’applicazione,   da   parte   dell’amministrazione    di
appartenenza, della sanzione disciplinare della sospensione
dal servizio con privazione della retribuzione, commisurata
alla gravita’ dell’illecito contestato al dipendente,  fino
ad un massimo di quindici giorni.
8. In caso di trasferimento del dipendente, a qualunque
titolo,   in   un’altra   amministrazione   pubblica,    il
procedimento  disciplinare  e’  avviato  o  concluso  o  la
sanzione e’ applicata presso quest’ultima. In tali  casi  i
termini  per  la  contestazione  dell’addebito  o  per   la
conclusione del  procedimento,  se  ancora  pendenti,  sono
interrotti  e  riprendono  a  decorrere   alla   data   del
9.  In  caso  di  dimissioni  del  dipendente,  se  per
l’infrazione  commessa  e’   prevista   la   sanzione   del
licenziamento  o  se  comunque   e’   stata   disposta   la
sospensione  cautelare  dal   servizio,   il   procedimento
disciplinare ha egualmente corso  secondo  le  disposizioni
del presente articolo e le determinazioni  conclusive  sono
assunte ai fini degli effetti giuridici non preclusi  dalla
Art. 55-ter (Rapporti fra procedimento  disciplinare  e
procedimento penale). – 1.  Il  procedimento  disciplinare,
che abbia ad  oggetto,  in  tutto  o  in  parte,  fatti  in
relazione ai  quali  procede  l’autorita’  giudiziaria,  e’
proseguito e concluso anche in  pendenza  del  procedimento
penale. Per  le  infrazioni  di  minore  gravita’,  di  cui
all’art. 55-bis, comma 1, primo periodo, non e’ ammessa  la
sospensione del procedimento. Per le infrazioni di maggiore
gravita’, di cui all’art. 55-bis, comma 1, secondo periodo,
l’ufficio competente, nei casi di particolare  complessita’
dell’accertamento del  fatto  addebitato  al  dipendente  e
quando all’esito dell’istruttoria non dispone  di  elementi
sufficienti a motivare l’irrogazione della  sanzione,  puo’
sospendere il procedimento disciplinare fino al termine  di
quello  penale,  salva  la  possibilita’  di  adottare   la
sospensione o altri strumenti cautelari nei  confronti  del
2. Se il procedimento  disciplinare,  non  sospeso,  si
conclude   con   l’irrogazione   di   una    sanzione    e,
successivamente, il procedimento penale viene definito  con
una sentenza irrevocabile di assoluzione che riconosce  che
il fatto  addebitato  al  dipendente  non  sussiste  o  non
costituisce illecito penale o che  il  dipendente  medesimo
non lo ha commesso, l’autorita’ competente, ad  istanza  di
parte da proporsi entro il termine di decadenza di sei mesi
dall’irrevocabilita’  della  pronuncia  penale,  riapre  il
procedimento disciplinare  per  modificarne  o  confermarne
l’atto  conclusivo  in  relazione  all’esito  del  giudizio
3. Se il  procedimento  disciplinare  si  conclude  con
l’archiviazione ed il  processo  penale  con  una  sentenza
irrevocabile di condanna, l’autorita’ competente riapre  il
procedimento disciplinare per  adeguare  le  determinazioni
conclusive all’esito del giudizio penale.  Il  procedimento
disciplinare  e’  riaperto,  altresi’,  se  dalla  sentenza
irrevocabile di condanna risulta che il fatto  addebitabile
al dipendente in sede disciplinare comporta la sanzione del
licenziamento, mentre ne e’ stata applicata una diversa.
4. Nei casi di cui ai commi 1, 2 e  3  il  procedimento
disciplinare e’, rispettivamente, ripreso o riaperto  entro
sessanta  giorni   dalla   comunicazione   della   sentenza
all’amministrazione di appartenenza del  lavoratore  ovvero
dalla  presentazione  dell’istanza  di  riapertura  ed   e’
concluso entro centottanta giorni  dalla  ripresa  o  dalla
riapertura. La ripresa o la riapertura  avvengono  mediante
il  rinnovo  della  contestazione  dell’addebito  da  parte
dell’autorita’ disciplinare competente ed  il  procedimento
prosegue secondo quanto previsto nell’art. 55-bis. Ai  fini
delle determinazioni  conclusive,  l’autorita’  procedente,
nel procedimento disciplinare ripreso o  riaperto,  applica
le disposizioni dell’art. 653, commi 1 ed 1-bis, del codice
Art. 55-quater (Licenziamento disciplinare). – 1. Ferma
la disciplina in tema di licenziamento per giusta  causa  o
per giustificato motivo e salve ulteriori ipotesi  previste
dal contratto collettivo, si applica comunque  la  sanzione
disciplinare del licenziamento nei seguenti casi:
a) falsa attestazione  della  presenza  in  servizio,
mediante l’alterazione dei  sistemi  di  rilevamento  della
presenza  o  con  altre   modalita’   fraudolente,   ovvero
giustificazione  dell’assenza  dal  servizio  mediante  una
certificazione medica falsa o che  attesta  falsamente  uno
stato di malattia;
b) assenza priva di  valida  giustificazione  per  un
numero di giorni, anche non continuativi, superiore  a  tre
nell’arco di un biennio o comunque per piu’ di sette giorni
nel corso degli ultimi dieci anni  ovvero  mancata  ripresa
del servizio, in caso di assenza ingiustificata,  entro  il
termine fissato dall’amministrazione;
c) ingiustificato rifiuto del trasferimento  disposto
dall’amministrazione per motivate esigenze di servizio;
d) falsita’ documentali o  dichiarative  commesse  ai
fini o in  occasione  dell’instaurazione  del  rapporto  di
lavoro ovvero di progressioni di carriera;
e) reiterazione  nell’ambiente  di  lavoro  di  gravi
condotte aggressive o moleste o minacciose o  ingiuriose  o
comunque  lesive  dell’onore  e  della  dignita’  personale
f) condanna  penale  definitiva,  in  relazione  alla
quale e’  prevista  l’interdizione  perpetua  dai  pubblici
uffici  ovvero  l’estinzione,  comunque   denominata,   del
2. Il licenziamento in sede disciplinare  e’  disposto,
altresi’, nel caso di prestazione lavorativa, riferibile ad
un arco temporale non inferiore al biennio,  per  la  quale
l’amministrazione di appartenenza formula, ai  sensi  delle
disposizioni  legislative  e  contrattuali  concernenti  la
valutazione del personale delle amministrazioni  pubbliche,
una valutazione di insufficiente  rendimento  e  questo  e’
dovuto alla reiterata violazione degli obblighi concernenti
la prestazione stessa, stabiliti  da  norme  legislative  o
regolamentari, dal contratto collettivo o  individuale,  da
atti e provvedimenti dell’amministrazione di appartenenza o
dai codici di comportamento di cui all’art. 54.
3. Nei casi di cui al comma 1, lettere a),  d),  e)  ed
f), il licenziamento e’ senza preavviso.
Art.     55-quinquies     (False     attestazioni     o
certificazioni). – 1.  Fermo  quanto  previsto  dal  codice
penale,  il   lavoratore   dipendente   di   una   pubblica
amministrazione che attesta falsamente la propria  presenza
in  servizio,  mediante  l’alterazione   dei   sistemi   di
rilevamento  della   presenza   o   con   altre   modalita’
fraudolente,  ovvero  giustifica  l’assenza  dal   servizio
mediante  una  certificazione  medica  falsa  o  falsamente
attestante  uno  stato  di  malattia  e’  punito   con   la
reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro  400
ad euro 1.600. La medesima pena si applica al  medico  e  a
chiunque altro concorre nella commissione del delitto.
2. Nei casi di cui al comma 1, il lavoratore, ferme  la
responsabilita’  penale  e  disciplinare  e   le   relative
sanzioni, e’ obbligato a risarcire il  danno  patrimoniale,
pari al compenso corrisposto a titolo di  retribuzione  nei
periodi per i quali sia accertata la  mancata  prestazione,
nonche’ il danno all’immagine subiti dall’amministrazione.
3. La sentenza definitiva di condanna o di applicazione
della pena per il delitto di cui al comma 1  comporta,  per
il  medico,  la  sanzione  disciplinare  della   radiazione
dall’albo ed  altresi’,  se  dipendente  di  una  struttura
sanitaria pubblica  o  se  convenzionato  con  il  servizio
sanitario nazionale, il licenziamento per giusta causa o la
decadenza   dalla   convenzione.   Le   medesime   sanzioni
disciplinari  si  applicano  se  il  medico,  in  relazione
all’assenza  dal  servizio,  rilascia  certificazioni   che
attestano dati  clinici  non  direttamente  constatati  ne’
oggettivamente documentati.
Art.  55-sexies   (Responsabilita’   disciplinare   per
condotte   pregiudizievoli    per    l’amministrazione    e
limitazione   della   responsabilita’    per    l’esercizio
dell’azione disciplinare). – 1. La condanna della  pubblica
amministrazione al risarcimento del danno  derivante  dalla
violazione,  da  parte  del  lavoratore  dipendente,  degli
obblighi concernenti la prestazione  lavorativa,  stabiliti
da  norme  legislative  o  regolamentari,   dal   contratto
collettivo  o  individuale,   da   atti   e   provvedimenti
dell’amministrazione  di  appartenenza  o  dai  codici   di
comportamento di cui all’art. 54,  comporta  l’applicazione
nei suoi confronti, ove gia’ non  ricorrano  i  presupposti
per l’applicazione di un’altra sanzione disciplinare, della
da un minimo di tre giorni fino ad un massimo di tre  mesi,
in proporzione all’entita’ del risarcimento.
2. Fuori dei casi previsti nel comma 1, il  lavoratore,
quando  cagiona  grave  danno  al   normale   funzionamento
dell’ufficio   di   appartenenza,   per   inefficienza    o
incompetenza professionale  accertate  dall’amministrazione
ai sensi  delle  disposizioni  legislative  e  contrattuali
concernenti   la   valutazione    del    personale    delle
amministrazioni pubbliche, e’ collocato in  disponibilita’,
all’esito del procedimento disciplinare  che  accerta  tale
responsabilita’, e  si  applicano  nei  suoi  confronti  le
disposizioni di cui all’art. 33, comma 8,  e  all’art.  34,
commi 1, 2, 3  e  4.  Il  provvedimento  che  definisce  il
giudizio disciplinare stabilisce le mansioni e la qualifica
per le  quali  puo’  avvenire  l’eventuale  ricollocamento.
Durante   il   periodo   nel   quale   e’   collocato    in
disponibilita’, il lavoratore non ha diritto  di  percepire
3. Il mancato  esercizio  o  la  decadenza  dell’azione
disciplinare, dovuti  all’omissione  o  al  ritardo,  senza
giustificato   motivo,   degli   atti   del    procedimento
disciplinare    o    a    valutazioni    sull’insussistenza
dell’illecito disciplinare irragionevoli  o  manifestamente
infondate, in  relazione  a  condotte  aventi  oggettiva  e
palese rilevanza disciplinare,  comporta,  per  i  soggetti
responsabili aventi qualifica dirigenziale,  l’applicazione
della sanzione disciplinare della sospensione dal  servizio
con  privazione  della  retribuzione  in  proporzione  alla
gravita’ dell’infrazione non perseguita, fino ad un massimo
di tre mesi in relazione alle infrazioni  sanzionabili  con
il licenziamento, ed altresi’ la mancata attribuzione della
retribuzione di risultato per  un  importo  pari  a  quello
spettante per il doppio  del  periodo  della  durata  della
sospensione. Ai soggetti non aventi qualifica  dirigenziale
si applica  la  predetta  sanzione  della  sospensione  dal
servizio  con  privazione  della  retribuzione,   ove   non
4.    La    responsabilita’    civile     eventualmente
configurabile a carico del dirigente in relazione a profili
di   illiceita’   nelle   determinazioni   concernenti   lo
svolgimento del procedimento disciplinare e’  limitata,  in
conformita’ ai principi generali, ai casi di dolo  o  colpa
Art.  55-septies  (Controlli   sulle   assenze). –   1.
Nell’ipotesi di  assenza  per  malattia  protratta  per  un
periodo superiore a dieci giorni, e, in ogni caso, dopo  il
secondo evento di malattia nell’anno solare l’assenza viene
giustificata esclusivamente mediante certificazione  medica
rilasciata da una struttura  sanitaria  pubblica  o  da  un
medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale.
2.  In  tutti  i  casi  di  assenza  per  malattia   la
certificazione  medica  e’  inviata  per  via   telematica,
direttamente dal medico o dalla struttura sanitaria che  la
rilascia, all’Istituto nazionale della previdenza  sociale,
secondo  le  modalita’  stabilite   per   la   trasmissione
telematica dei certificati medici nel settore privato dalla
normativa  vigente,  e  in  particolare  dal  decreto   del
Presidente del Consiglio dei  Ministri  previsto  dall’art.
50, comma 5-bis, del decreto-legge 30  settembre  2003,  n.
269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre
2003, n. 326, introdotto  dall’art.  1,  comma  810,  della
legge 27 dicembre 2006, n. 296, e dal predetto Istituto  e’
immediatamente  inoltrata,  con  le   medesime   modalita’,
all’amministrazione interessata.
3. L’Istituto nazionale della previdenza  sociale,  gli
enti  del  servizio  sanitario   nazionale   e   le   altre
amministrazioni interessate svolgono le attivita’ di cui al
comma 2 con le risorse  finanziarie,  strumentali  e  umane
disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o  maggiori
4. L’inosservanza degli obblighi  di  trasmissione  per
via  telematica  della  certificazione  medica  concernente
assenze di lavoratori  per  malattia  di  cui  al  comma  2
costituisce   illecito   disciplinare   e,   in   caso   di
reiterazione, comporta l’applicazione  della  sanzione  del
licenziamento   ovvero,   per   i   medici   in    rapporto
convenzionale  con  le  aziende  sanitarie  locali,   della
decadenza  dalla  convenzione,  in  modo  inderogabile  dai
contratti o accordi collettivi.
5. L’Amministrazione dispone  il  controllo  in  ordine
alla sussistenza della malattia del  dipendente  anche  nel
caso di assenza di  un  solo  giorno,  tenuto  conto  delle
esigenze funzionali e organizzative.  Le  fasce  orarie  di
reperibilita’ del lavoratore, entro le quali devono  essere
effettuate le visite mediche di controllo,  sono  stabilite
con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione  e
6. Il responsabile della struttura in cui il dipendente
lavora  nonche’   il   dirigente   eventualmente   preposto
all’amministrazione  generale  del  personale,  secondo  le
rispettive   competenze,    curano    l’osservanza    delle
disposizioni del presente articolo, in particolare al  fine
di   prevenire   o   contrastare,   nell’interesse    della
funzionalita’ dell’ufficio, le condotte assenteistiche.  Si
applicano, al riguardo, le disposizioni degli articoli 21 e
55-sexies, comma 3.
Art. 55-octies (Permanente inidoneita’  psicofisica). –
1. Nel caso di accertata permanente inidoneita’ psicofisica
al servizio dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche,
di  cui  all’art.  2,  comma  2,   l’amministrazione   puo’
risolvere  il  rapporto  di  lavoro.  Con  regolamento   da
emanarsi, ai sensi dell’art. 17, comma 1, lettera b), della
legge 23 agosto 1988, n. 400,  sono  disciplinati,  per  il
personale   delle   amministrazioni   statali,   anche   ad
ordinamento  autonomo,  nonche’  degli  enti  pubblici  non
a)  la  procedura  da  adottare   per   la   verifica
dell’idoneita’   al   servizio,   anche    ad    iniziativa
b) la possibilita’ per l’amministrazione, nei casi di
pericolo  per  l’incolumita’  del  dipendente   interessato
nonche’ per la sicurezza degli  altri  dipendenti  e  degli
utenti, di adottare provvedimenti di sospensione  cautelare
dal servizio, in attesa dell’effettuazione della visita  di
idoneita’, nonche’ nel caso di  mancata  presentazione  del
dipendente  alla  visita  di  idoneita’,  in   assenza   di
giustificato motivo;
c) gli effetti sul trattamento giuridico ed economico
della sospensione  di  cui  alla  lettera  b),  nonche’  il
contenuto  e  gli  effetti  dei  provvedimenti   definitivi
adottati dall’amministrazione in seguito  all’effettuazione
della visita di idoneita’;
d)  la  possibilita’,   per   l’amministrazione,   di
risolvere il rapporto  di  lavoro  nel  caso  di  reiterato
rifiuto, da parte del dipendente, di sottoporsi alla visita
di idoneita’.
Art.  55-novies  (Identificazione   del   personale   a
contatto  con  il  pubblico). –  1.  I   dipendenti   delle
amministrazioni pubbliche che svolgono attivita’ a contatto
con il  pubblico  sono  tenuti  a  rendere  conoscibile  il
proprio   nominativo   mediante   l’uso    di    cartellini
identificativi o di targhe da apporre presso la  postazione
2. Dall’obbligo  di  cui  al  comma  1  e’  escluso  il
personale individuato  da  ciascuna  amministrazione  sulla
base di categorie determinate, in relazione ai  compiti  ad
esse attribuiti, mediante uno o piu’ decreti del Presidente
del Consiglio dei Ministri o del Ministro per  la  pubblica
amministrazione e l’innovazione, su proposta  del  Ministro
competente  ovvero,  in  relazione   al   personale   delle
amministrazioni pubbliche non  statali,  previa  intesa  in
sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo  Stato,
le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano  o
di Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali.”».
«Art. 70. (Comunicazione della  sentenza).  –  1.  Dopo
l’art. 154-bis del decreto legislativo 28 luglio  1989,  n.
271, e’ inserito il seguente:
“Art. 154-ter (Comunicazione della sentenza). –  1.  La
cancelleria del giudice che ha pronunciato sentenza  penale
nei   confronti   di   un    lavoratore    dipendente    di
un’amministrazione  pubblica  ne  comunica  il  dispositivo
all’amministrazione di  appartenenza  e,  su  richiesta  di
questa, trasmette copia  integrale  del  provvedimento.  La
comunicazione  e  la  trasmissione  sono   effettuate   con
modalita’ telematiche, ai sensi del decreto  legislativo  7
marzo 2005, n. 82,  entro  trenta  giorni  dalla  data  del
deposito.”».
«Art. 71. (Ampliamento  dei  poteri  ispettivi).  –  1.
All’art. 60 del decreto legislativo n.  165  del  2001,  il
comma 6 e’ sostituito dal seguente:
“6. Presso la Presidenza del Consiglio dei  Ministri  –
Dipartimento   della   funzione   pubblica   e’   istituito
l’Ispettorato per la  funzione  pubblica,  che  opera  alle
dirette dipendenze  del  Ministro  delegato.  L’Ispettorato
vigila e svolge  verifiche  sulla  conformita’  dell’azione
amministrativa  ai  principi  di   imparzialita’   e   buon
andamento,   sull’efficacia   della   sua   attivita’   con
particolare   riferimento   alle   riforme    volte    alla
semplificazione delle procedure, sul corretto  conferimento
degli incarichi, sull’esercizio  dei  poteri  disciplinari,
sull’osservanza delle disposizioni vigenti  in  materia  di
controllo dei costi,  dei  rendimenti,  dei  risultati,  di
verifica dei carichi di lavoro.  Collabora  alle  verifiche
ispettive di cui al  comma  5.  Nell’ambito  delle  proprie
verifiche, l’Ispettorato puo’ avvalersi  della  Guardia  di
Finanza  che  opera  nell’esercizio  dei  poteri  ad   essa
attribuiti dalle leggi vigenti. Per le  predette  finalita’
l’Ispettorato si avvale altresi’ di un  numero  complessivo
di  dieci  funzionari  scelti  tra  esperti  del  Ministero
dell’economia e delle finanze, del Ministero  dell’interno,
o  comunque  tra  il  personale  di  altre  amministrazioni
pubbliche, in posizione di comando o fuori  ruolo,  per  il
quale si applicano l’art. 17,  comma  14,  della  legge  15
maggio 1997, n. 127, e l’art. 56, comma 7, del Testo  unico
delle disposizioni concernenti lo statuto  degli  impiegati
civili dello Stato di cui al decreto del  Presidente  della
Repubblica  10   gennaio   1957,   n.   3,   e   successive
modificazioni. Per  l’esercizio  delle  funzioni  ispettive
connesse, in particolare, al  corretto  conferimento  degli
incarichi e ai rapporti  di  collaborazione,  svolte  anche
d’intesa con il Ministero dell’economia  e  delle  finanze,
l’Ispettorato  si  avvale   dei   dati   comunicati   dalle
amministrazioni al Dipartimento della funzione pubblica  ai
sensi dell’art. 53.  L’Ispettorato,  inoltre,  al  fine  di
corrispondere  a  segnalazioni  da  parte  di  cittadini  o
pubblici dipendenti circa presunte irregolarita’, ritardi o
inadempienze delle amministrazioni di cui all’art. 1, comma
2, puo’ richiedere chiarimenti e riscontri in relazione  ai
quali  l’amministrazione  interessata   ha   l’obbligo   di
rispondere,  anche  per  via  telematica,  entro   quindici
giorni. A conclusione degli accertamenti, gli  esiti  delle
verifiche svolte dall’ispettorato costituiscono obbligo  di
valutazione,    ai    fini    dell’individuazione     delle
responsabilita’ e delle eventuali sanzioni disciplinari  di
cui  all’art.  55,  per  l’amministrazione  medesima.   Gli
ispettori, nell’esercizio delle loro funzioni, hanno  piena
autonomia funzionale ed hanno l’obbligo, ove  ne  ricorrano
le condizioni, di denunciare alla  Procura  generale  della
Corte dei conti le irregolarita’ riscontrate.”».
«Art. 72 (Abrogazioni). – 1. Sono abrogate le  seguenti
a) art. 71, commi 2 e 3, del decreto-legge 25  giugno
b) articoli da 502 a 507 del decreto  legislativo  16
aprile 1994, n. 297;
c) l’art. 56 del decreto legislativo 30  marzo  2001,
2. All’art. 5, comma 4, della legge 27 marzo  2001,  n.
97, le  parole:  “,  salvi  termini  diversi  previsti  dai
contratti   collettivi   nazionali   di    lavoro,”    sono
soppresse.».
«Art. 73. (Norme  transitorie).  –  1.  Dalla  data  di
entrata in vigore del presente decreto non  e’  ammessa,  a
pena di nullita’, l’impugnazione di  sanzioni  disciplinari
dinanzi ai collegi arbitrali di disciplina. I  procedimenti
di impugnazione di sanzioni disciplinari  pendenti  dinanzi
ai predetti collegi alla data  di  entrata  in  vigore  del
presente decreto sono definiti, a pena  di  nullita’  degli
atti, entro il termine di sessanta giorni decorrente  dalla
2. L’obbligo di  esposizione  di  cartellini  o  targhe
identificativi, previsto dall’art.  55-novies  del  decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, introdotto dall’art.  69
del  presente  decreto,  decorre  dal  novantesimo   giorno
successivo all’entrata in vigore del presente decreto.
3. Le disposizioni  di  legge,  non  incompatibili  con
quelle   del   presente   decreto,   concernenti    singole
amministrazioni   e   recanti   fattispecie   sanzionatorie
specificamente  concernenti  i  rapporti  di   lavoro   del
personale  di  cui  all’art.  2,  comma  2,   del   decreto
legislativo 30 marzo 2001, n.  165,  continuano  ad  essere
applicabili fino al primo rinnovo del contratto  collettivo
di settore successivo alla data di entrata  in  vigore  del
– L’art.  74,  comma  3,  del  decreto  legislativo  27
ottobre  2009,  n.  150,  e’  riportato  nelle  note   alle
– Si riporta l’art.  40,  commi  3-bis  e  seguenti,  e
l’art. 52, comma 1-ter, del decreto  legislativo  30  marzo
2001, n. 165, recante: «Norme generali sull’ordinamento del
lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche»:
«3-bis. Le pubbliche amministrazioni attivano  autonomi
all’art. 40-bis, comma 1.
4. Le pubbliche amministrazioni adempiono agli obblighi
assunti con i contratti collettivi nazionali o  integrativi
dalla data della sottoscrizione definitiva e ne  assicurano
l’osservanza   nelle   forme   previste   dai    rispettivi
ordinamenti.».
«Art. 52 (Disciplina delle mansioni)  –  (Art.  56  del
decreto  legislativo  n.  29  del  1993,  come   sostituito
dall’art. 25 del  decreto  legislativo n.  80  del  1998  e
successivamente  modificato  dall’art.   15   del   decreto
legislativo n. 387 del 1998). – 1-ter. Per  l’accesso  alle
posizioni  economiche  apicali   nell’ambito   delle   aree
funzionali e’ definita una  quota  di  accesso  nel  limite
complessivo del  50  per  cento  da  riservare  a  concorso
pubblico sulla base  di  un  corso-concorso  bandito  dalla
Scuola superiore della pubblica amministrazione.».
Disposizioni in materia di contrattazione
1. L’ARAN, in base alle disposizioni impartite dal  Presidente  del
Consiglio dei Ministri, attiva una distinta e autonoma contrattazione
a livello  nazionale  per  il  personale,  dirigenziale  e  non,  del
comparto autonomo di contrattazione collettiva della  Presidenza  del
2. Il contratto collettivo nazionale di lavoro determina diritti  e
obblighi direttamente pertinenti al rapporto di  lavoro,  nonche’  le
materie relative alle  relazioni  sindacali.  Sono,  in  particolare,
escluse  dalla  contrattazione  collettiva   le   materie   attinenti
all’organizzazione degli uffici,  quelle  oggetto  di  partecipazione
sindacale ai sensi dell’articolo 9 del decreto legislativo n. 165 del
2001 e successive modificazioni, quelle  afferenti  alle  prerogative
dirigenziali ai sensi degli articoli 5, comma 2, 16 e 17 del predetto
decreto legislativo, nonche’ la  materia  del  conferimento  e  della
revoca degli incarichi  dirigenziali.  Nelle  materie  relative  alle
sanzioni disciplinari, alla valutazione  delle  prestazioni  ai  fini
della corresponsione del trattamento accessorio,  della  mobilita’  e
delle  progressioni  economiche,  la  contrattazione  collettiva   e’
consentita negli esclusivi limiti previsti dalle norme di legge.
3. Il contratto collettivo disciplina, in coerenza con  il  settore
privato, la struttura contrattuale, i rapporti tra i diversi  livelli
e la durata del medesimo contratto, nonche’ di quello integrativo. La
durata viene stabilita in modo che vi sia coincidenza fra la  vigenza
4. Il Presidente del Consiglio dei Ministri,  per  il  tramite  del
Dipartimento della funzione pubblica, di  concerto  con  il  Ministro
dell’economia e delle finanze, come comitato di settore, emana l’atto
di indirizzo per la contrattazione nazionale prima  di  ogni  rinnovo
contrattuale.  L’ARAN  informa  costantemente   il   Presidente   del
Consiglio dei Ministri sullo svolgimento delle trattative.
5. L’ipotesi di accordo e’  trasmessa  dall’ARAN,  corredata  dalla
prescritta relazione tecnica, al comitato di settore entro 10  giorni
dalla data di sottoscrizione.  Il  comitato  di  settore  esprime  il
parere sul testo contrattuale e  sugli  oneri  finanziari  diretti  e
indiretti a carico del bilancio della Presidenza  del  Consiglio  dei
6. Il parere e’ espresso dal Presidente del Consiglio dei Ministri,
per il  tramite  del  Ministro  per  la  pubblica  amministrazione  e
l’innovazione, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri.
7. Acquisito il  parere  favorevole  sull’ipotesi  di  accordo,  il
giorno successivo  l’ARAN  trasmette  la  quantificazione  dei  costi
contrattuali alla Corte dei conti ai  fini  della  certificazione  di
compatibilita’ con gli strumenti di programmazione e di bilancio.  La
Corte dei conti certifica l’attendibilita’ dei costi  quantificati  e
la loro compatibilita’ con  gli  strumenti  di  programmazione  e  di
bilancio. La Corte dei conti delibera  entro  quindici  giorni  dalla
trasmissione della quantificazione dei costi contrattuali, decorsi  i
quali la certificazione si intende effettuata positivamente.  L’esito
della  certificazione  viene  comunicato  dalla  Corte  all’ARAN,  al
comitato di settore e al Governo. Se la certificazione  e’  positiva,
il Presidente  dell’ARAN  sottoscrive  definitivamente  il  contratto
8.  La  Corte  dei  conti  puo’  acquisire  elementi  istruttori  e
valutazioni sul contratto collettivo  da  parte  di  tre  esperti  in
materia di relazioni sindacali e costo del  lavoro,  individuati  dal
Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, tramite  il
capo del Dipartimento della funzione pubblica, d’intesa con  il  capo
del Dipartimento della Ragioneria generale dello  Stato,  nell’ambito
di un elenco definito di concerto con  il  Ministro  dell’economia  e
9. In caso di certificazione non positiva della Corte dei conti  le
parti contraenti non possono procedere alla sottoscrizione definitiva
dell’ipotesi  di  accordo.  Nella  predetta  ipotesi,  il  Presidente
dell’ARAN, d’intesa con il competente comitato di settore,  che  puo’
dettare  indirizzi  aggiuntivi,  provvede   alla   riapertura   delle
trattative e alla sottoscrizione di  una  nuova  ipotesi  di  accordo
adeguando i costi  contrattuali  ai  fini  delle  certificazioni.  In
seguito alla sottoscrizione della nuova ipotesi di accordo si  riapre
la procedura di certificazione prevista dai commi 7 e 8. Nel caso  in
cui la certificazione non positiva sia limitata  a  singole  clausole
contrattuali,  l’ipotesi  puo’  essere  sottoscritta  definitivamente
ferma  restando  l’inefficacia  delle   clausole   contrattuali   non
positivamente certificate.
10. Il contratto, nonche’ le eventuali interpretazioni  autentiche,
e’ pubblicato nella  Gazzetta  Ufficiale  della  Repubblica  italiana
oltre che sul sito dell’ARAN e della  Presidenza  del  Consiglio  dei
11. Dal computo dei termini previsti  dal  presente  articolo  sono
esclusi i giorni considerati festivi per legge, nonche’ il sabato.
12. La Presidenza del Consiglio dei  Ministri  attiva  un  autonomo
livello  di  contrattazione  collettiva  integrativa,  nel   rispetto
dell’articolo 7, comma 5, del decreto legislativo n. 165 del 2001,  e
successive modificazioni, e dei vincoli di bilancio risultanti  dagli
strumenti di programmazione annuale e  pluriennale  della  Presidenza
stessa. La contrattazione collettiva  integrativa  assicura  adeguati
livelli  di  efficienza  e  produttivita’   dei   servizi   pubblici,
incentivando l’impegno e  la  qualita’  della  performance  ai  sensi
dell’articolo 45, comma 3, del decreto legislativo n. 165 del 2001, e
successive modificazioni, come applicato dal  decreto  attuativo  del
Titolo II. A tal fine destina  al  trattamento  economico  accessorio
collegato alla performance  individuale  una  quota  del  trattamento
economico accessorio complessivo comunque  denominato,  definita  dal
decreto attuativo del Titolo II. La contrattazione  si  svolge  sulle
materie,  con  i  vincoli  e  nei  limiti  stabiliti  dal   contratto
collettivo nazionale, tra soggetti e con le procedure  negoziali  che
questi ultimi prevedono. Il contratto collettivo nazionale  definisce
il termine delle sessioni negoziali. Alla  scadenza  del  termine  le
parti riassumono le rispettive prerogative e liberta’ di iniziativa e
13.  Si  applicano  gli  articoli  40,  commi  3-ter,  3-quinquies,
3-sexies, 40-bis, 43, 47-bis e 49 del  decreto  legislativo  165  del
2001, e successive modificazioni.
Registrato alla Corte dei conti il 14 dicembre 2010
Ministeri istituzionali, registro n. 20, foglio n. 225
– Il testo dell’art. 40,  commi  3-ter,  3-quinquies  e
3-sexies, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e’
riportato nelle note all’art. 2.
– Si riporta l’art. 5, comma 2, l’art. 7,  comma  5,  e
gli articoli 9, 16, 17, 40-bis, 43, 45, comma 3,  47-bis  e
49 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,  recante:
«Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze
delle amministrazioni pubbliche»:
«2. Nell’ambito delle leggi e degli atti  organizzativi
di  cui  all’art.  2,  comma  1,  le   determinazioni   per
l’organizzazione degli uffici e  le  misure  inerenti  alla
l’organizzazione del lavoro nell’ambito degli uffici.».
«5. Le amministrazioni pubbliche  non  possono  erogare
trattamenti economici accessori che non corrispondano  alle
prestazioni effettivamente rese.».
«Art. 9  (Partecipazione  sindacale)  –  (Art.  10  del
dall’art. 6 del decreto legislativo n. 80 del 1998).  –  1.
Fermo restando quanto previsto  dall’art.  5,  comma  2,  i
contratti collettivi nazionali disciplinano le modalita’  e
gli istituti della partecipazione.».
«Art. 16 (Funzioni dei dirigenti di uffici dirigenziali
generali) – (Art. 16  del  decreto  legislativo n.  29  del
1993,  come  sostituito  prima  dall’art.  9  del   decreto
legislativo n. 546 del 1993 e poi dall’art. 11 del  decreto
legislativo n. 80 del  1998  e  successivamente  modificato
dall’art. 4 del decreto legislativo n. 387 del 1998). –  1.
I  dirigenti  di  uffici  dirigenziali  generali,  comunque
denominati, nell’ambito di  quanto  stabilito  dall’art.  4
esercitano, fra gli altri, i seguenti compiti e poteri:
a) formulano proposte ed esprimono pareri al Ministro
nelle materie di sua competenza;
a-bis)   propongono   le   risorse   e   i    profili
professionali  necessari  allo  svolgimento   dei   compiti
dell’ufficio   cui   sono   preposti    anche    al    fine
dell’elaborazione del documento di programmazione triennale
del fabbisogno di personale di cui all’art. 6, comma 4;
b)  curano  l’attuazione  dei  piani,   programmi   e
direttive generali definite dal Ministro e attribuiscono ai
dirigenti gli incarichi e la responsabilita’  di  specifici
progetti  e  gestioni;  definiscono  gli  obiettivi  che  i
dirigenti devono perseguire e attribuiscono le  conseguenti
risorse umane, finanziarie e materiali;
c)  adottano  gli  atti  relativi  all’organizzazione
degli uffici di livello dirigenziale non generale;
d) adottano gli atti e i provvedimenti amministrativi
ed esercitano i poteri di spesa e  quelli  di  acquisizione
delle  entrate  rientranti  nella  competenza  dei   propri
uffici, salvo quelli delegati ai dirigenti;
d-bis) adottano i  provvedimenti  previsti  dall’art.
17, comma 2, del decreto legislativo  12  aprile  2006,  n.
e) dirigono, coordinano e controllano l’attivita’ dei
dirigenti   e    dei    responsabili    dei    procedimenti
amministrativi, anche con potere  sostitutivo  in  caso  di
inerzia,  e  propongono  l’adozione,  nei   confronti   dei
dirigenti, delle misure previste dall’art. 21;
f) promuovono e  resistono  alle  liti  ed  hanno  il
potere di conciliare e di transigere, fermo restando quanto
disposto dall’art. 12, comma 1, della legge 3 aprile  1979,
n. 103;
g)  richiedono  direttamente   pareri   agli   organi
consultivi dell’amministrazione  e  rispondono  ai  rilievi
degli organi di controllo sugli atti di competenza;
h) svolgono le attivita’ di organizzazione e gestione
del personale e di gestione dei  rapporti  sindacali  e  di
i) decidono sui ricorsi gerarchici contro gli atti  e
i   provvedimenti   amministrativi   non   definitivi   dei
l) curano  i  rapporti  con  gli  uffici  dell’Unione
europea e degli organismi internazionali nelle  materie  di
competenza secondo le specifiche direttive  dell’organo  di
direzione politica,  sempreche’  tali  rapporti  non  siano
espressamente affidati ad apposito ufficio o organo;
l-bis) concorrono alla definizione di misure idonee a
prevenire e  contrastare  i  fenomeni  di  corruzione  e  a
controllarne  il   rispetto   da   parte   dei   dipendenti
dell’ufficio cui sono preposti.
2.  I  dirigenti  di   uffici   dirigenziali   generali
riferiscono  al  Ministro  sull’attivita’  da  essi  svolta
correntemente e in tutti i  casi  in  cui  il  Ministro  lo
richieda o lo ritenga opportuno.
3. L’esercizio dei compiti e dei poteri di cui al comma
1 puo’  essere  conferito  anche  a  dirigenti  preposti  a
strutture  organizzative  comuni  a  piu’   amministrazioni
pubbliche, ovvero alla attuazione di particolari programmi,
progetti e gestioni.
4. Gli atti e i provvedimenti  adottati  dai  dirigenti
preposti al vertice dell’amministrazione e dai dirigenti di
uffici dirigenziali generali di cui  al  presente  articolo
non sono suscettibili di ricorso gerarchico.
5. Gli ordinamenti delle amministrazioni  pubbliche  al
cui  vertice  e’  preposto  un  segretario  generale,  capo
dipartimento o altro  dirigente  comunque  denominato,  con
funzione di coordinamento di uffici dirigenziali di livello
generale, ne definiscono i compiti ed i poteri.».
«Art. 17  (Funzioni  dei  dirigenti)  –  (Art.  17  del
decreto  legislativo n.  29  del  1993,   come   sostituito
dall’art. 10 del decreto legislativo n. 546 del 1993 e  poi
dall’art. 12 del decreto legislativo n. 80 del 1998). –  1.
I dirigenti, nell’ambito di quanto stabilito  dall’art.  4,
a)  formulano  proposte  ed   esprimono   pareri   ai
dirigenti degli uffici dirigenziali generali;
b) curano l’attuazione dei progetti e delle  gestioni
ad essi assegnati dai dirigenti degli  uffici  dirigenziali
generali,  adottando  i  relativi  atti   e   provvedimenti
amministrativi ed  esercitando  i  poteri  di  spesa  e  di
c) svolgono tutti gli altri compiti ad essi  delegati
dai dirigenti degli uffici dirigenziali generali;
d) dirigono,  coordinano  e  controllano  l’attivita’
degli uffici che da essi dipendono e dei  responsabili  dei
procedimenti amministrativi, anche con  poteri  sostitutivi
in caso di inerzia;
d-bis) concorrono all’individuazione delle risorse  e
dei profili professionali necessari  allo  svolgimento  dei
compiti  dell’ufficio  cui  sono  preposti  anche  al  fine
e) provvedono alla gestione  del  personale  e  delle
risorse  finanziarie  e  strumentali  assegnate  ai  propri
uffici, anche ai sensi  di  quanto  previsto  all’art.  16,
comma 1, lettera l-bis);
e-bis)  effettuano  la  valutazione   del   personale
assegnato ai propri uffici, nel rispetto del principio  del
merito, ai fini della progressione economica e tra le aree,
nonche’  della  corresponsione  di   indennita’   e   premi
incentivanti.
1-bis. I dirigenti, per specifiche e comprovate ragioni
di servizio, possono  delegare  per  un  periodo  di  tempo
determinato, con atto  scritto  e  motivato,  alcune  delle
competenze comprese nelle funzioni di cui alle lettere  b),
d) ed  e)  del  comma  1  a  dipendenti  che  ricoprano  le
posizioni funzionali piu’ elevate nell’ambito degli  uffici
ad essi affidati. Non si applica in ogni caso  l’art.  2103
del codice civile.».
«Art. 43 (Rappresentativita’ sindacale  ai  fini  della
contrattazione  collettiva)  –  (Art.  47-bis  del  decreto
legislativo n.  29  del  1993,  aggiunto  dall’art.  7  del
decreto legislativo n. 396 del 1997,  modificato  dall’art.
44, comma 4 del decreto legislativo n. 80 del 1998; art. 44
comma 7  del  decreto  legislativo n.  80  del  1998,  come
modificato dall’art. 22, comma 4 del decreto legislativo n.
387 del 1998). –  1.  L’ARAN  ammette  alla  contrattazione
collettiva  nazionale  le  organizzazioni   sindacali   che
abbiano nel comparto o nell’area una rappresentativita’ non
inferiore al 5 per cento, considerando a tal fine la  media
tra il dato associativo  e  il  dato  elettorale.  Il  dato
associativo e’ espresso dalla percentuale delle deleghe per
il versamento dei contributi sindacali rispetto  al  totale
delle deleghe rilasciate nell’ambito considerato.  Il  dato
elettorale e’ espresso dalla percentuale dei voti  ottenuti
nelle elezioni delle rappresentanze unitarie del personale,
rispetto  al   totale   dei   voti   espressi   nell’ambito
2. Alla  contrattazione  collettiva  nazionale  per  il
relativo  comparto   o   area   partecipano   altresi’   le
confederazioni  alle  quali  le  organizzazioni   sindacali
ammesse alla contrattazione collettiva ai sensi del comma 1
siano affiliate.
3.   L’ARAN   sottoscrive   i   contratti    collettivi
verificando     previamente,     sulla      base      della
rappresentativita’   accertata   per   l’ammissione    alle
trattative ai sensi del  comma  1,  che  le  organizzazioni
sindacali   che   aderiscono   all’ipotesi    di    accordo
rappresentino nel loro complesso almeno  il  51  per  cento
come media tra  dato  associativo  e  dato  elettorale  nel
comparto o nell’area contrattuale, o almeno il 60 per cento
del dato elettorale nel medesimo ambito.
4. L’ARAN ammette alla contrattazione collettiva per la
stipulazione  degli  accordi  o  contratti  collettivi  che
definiscono o  modificano  i  comparti  o  le  aree  o  che
regolano   istituti   comuni   a   tutte    le    pubbliche
amministrazioni   o   riguardanti   piu’    comparti,    le
confederazioni sindacali alle quali, in almeno due comparti
o due aree  contrattuali,  siano  affiliate  organizzazioni
sindacali rappresentative ai sensi del comma 1.
5. I  soggetti  e  le  procedure  della  contrattazione
collettiva integrativa sono  disciplinati,  in  conformita’
all’art.  40,  commi  3-bis  e  seguenti,   dai   contratti
collettivi  nazionali,  fermo  restando   quanto   previsto
dall’art. 42, comma 7, per gli organismi di  rappresentanza
unitaria del personale.
6.  Agli  effetti  dell’accordo   tra   l’ARAN   e   le
confederazioni    sindacali    rappresentative,    previsto
dall’art. 50, comma  1,  e  dei  contratti  collettivi  che
regolano la materia, le confederazioni e le  organizzazioni
sindacali ammesse alla contrattazione collettiva  nazionale
ai sensi dei commi precedenti, hanno  titolo  ai  permessi,
aspettative e distacchi sindacali, in  quota  proporzionale
alla loro rappresentativita’ ai sensi del comma 1,  tenendo
conto  anche  della   diffusione   territoriale   e   della
consistenza delle strutture organizzative  nel  comparto  o
7. La raccolta dei dati sui voti  e  sulle  deleghe  e’
assicurata  dall’ARAN.  I  dati   relativi   alle   deleghe
rilasciate a ciascuna amministrazione nell’anno considerato
sono rilevati e trasmessi all’ARAN non oltre  il  31  marzo
dell’anno  successivo  dalle   pubbliche   amministrazioni,
controfirmati  da  un  rappresentante   dell’organizzazione
sindacale interessata, con modalita’  che  garantiscano  la
riservatezza    delle    informazioni.     Le     pubbliche
amministrazioni hanno l’obbligo di indicare il  funzionario
responsabile della rilevazione  e  della  trasmissione  dei
dati. Per il controllo sulle procedure elettorali e per  la
raccolta dei dati relativi alle deleghe l’ARAN  si  avvale,
sulla base di apposite  convenzioni,  della  collaborazione
del Dipartimento della funzione pubblica, del Ministero del
lavoro, delle istanze rappresentative o  associative  delle
8. Per garantire  modalita’  di  rilevazione  certe  ed
obiettive,  per  la  certificazione  dei  dati  e  per   la
risoluzione  delle  eventuali  controversie  e’   istituito
presso l’ARAN  un  comitato  paritetico,  che  puo’  essere
articolato  per   comparti,   al   quale   partecipano   le
organizzazioni  sindacali   ammesse   alla   contrattazione
collettiva nazionale.
9. Il comitato procede alla verifica dei dati  relativi
ai voti ed alle deleghe.  Puo’  deliberare  che  non  siano
prese in considerazione, ai fini della misurazione del dato
associativo,  le  deleghe  a   favore   di   organizzazioni
sindacali  che  richiedano  ai  lavoratori  un   contributo
economico inferiore di piu’ della meta’ rispetto  a  quello
mediamente richiesto  dalle  organizzazioni  sindacali  del
comparto o dell’area.
10. Il comitato delibera sulle  contestazioni  relative
alla rilevazione dei voti e delle deleghe. Qualora  vi  sia
dissenso, e  in  ogni  caso  quando  la  contestazione  sia
avanzata da un soggetto  sindacale  non  rappresentato  nel
comitato, la deliberazione e’ adottata su  conforme  parere
del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro –  CNEL,
che lo emana entro  quindici  giorni  dalla  richiesta.  La
richiesta di parere e’ trasmessa dal comitato  al  Ministro
per la funzione pubblica, che  provvede  a  presentarla  al
CNEL entro cinque giorni dalla ricezione.
11.  Ai  fini  delle   deliberazioni,   l’ARAN   e   le
organizzazioni sindacali rappresentate nel comitato  votano
separatamente e il voto delle  seconde  e’  espresso  dalla
maggioranza dei rappresentanti presenti.
12.  A  tutte  le  organizzazioni   sindacali   vengono
garantite adeguate forme di informazione e  di  accesso  ai
dati, nel rispetto della  legislazione  sulla  riservatezza
delle informazioni di cui alla legge 31 dicembre  1996,  n.
675, e successive disposizioni correttive ed integrative.
13. Ai sindacati  delle  minoranze  linguistiche  della
provincia di  Bolzano  e  delle  regioni  Valle  d’Aosta  e
Friuli-Venezia Giulia,  riconosciuti  rappresentativi  agli
effetti di  speciali  disposizioni  di  legge  regionale  e
provinciale  o  di  attuazione  degli  Statuti,   spettano,
eventualmente anche con forme di rappresentanza in  comune,
i medesimi diritti, poteri e prerogative, previsti  per  le
organizzazioni  sindacali  considerate  rappresentative  in
base al presente decreto. Per le  organizzazioni  sindacali
che   organizzano   anche   lavoratori   delle    minoranze
linguistiche della provincia di  Bolzano  e  della  regione
della Val d’Aosta, i criteri per  la  determinazione  della
rappresentativita’   si   riferiscono   esclusivamente   ai
rispettivi  ambiti  territoriali  e   ai   dipendenti   ivi
impiegati.».
«Art.  47-bis  (Tutela  retributiva  per  i  dipendenti
contrattuale.».
«Art.  49  (Interpretazione  autentica  dei   contratti
collettivi) – (Art. 53 del decreto  legislativo n.  29  del
1993,   come   sostituito   dall’art.   24   del    decreto
legislativo n. 546 del 1993  e  successivamente  modificato
dall’art. 43, comma 1 del  decreto  legislativo n.  80  del
1998).    –    1.     Quando     insorgano     controversie
Ministro dell’economia e delle finanze.».
DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 5 novembre 2010, n. 226 – Regolamento recante attuazione della previsione dell’articolo 74, comma 3, del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, in relazione al Titolo IV, Capi I, IV e V del medesimo decreto legislativo. (10G0248) – (GU n. 303 del 29-12-2010 redazione redazione 2015-05-05T20:46:28+00:00