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Timestamp: 2020-03-31 15:10:08+00:00
Document Index: 10397471

Matched Legal Cases: ['art. 324', 'sentenza ', 'art. 395', 'sentenza ', 'art. 50', 'art.7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.2909', 'art.111', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 70', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Giudicato tributario e giudizio di ottemperanza | ProntoProfessionista.it
1. Il giudicato tributario
Nel processo civile, per "cosa giudicata formale" s’intende, ex art. 324 c.p.c., la sentenza non più soggetta ai mezzi d’impugnazione ordinaria, ossia all’appello, al ricorso per Cassazione, al regolamento di competenza e alla revocazione (per i motivi indicati ai nn. 4 e 5 dell’art. 395 c.p.c.).
Nel processo tributario i mezzi per impugnare la sentenza sono indicati all’art. 50 del Dlgs. N. 546/92 e sono "l’appello, il ricorso per cassazione e la revocazione", essendo, pertanto, escluso il regolamento di competenza.
Ciò posto, nel processo tributario, un serio ostacolo all’efficacia esterna del giudicato è costituito dal principio legale dell’autonomia dei periodi di imposta, principio sancito dall’art.7, comma 1, del DPR n. 917/86, che testualmente enuncia: "L’imposta è dovuta per anni solari, a ciascuno dei quali corrisponde un’obbligazione tributaria autonoma".
Nella sentenza veniva, comunque, precisato che l’efficacia esterna del giudicato non era possibile per tutte le statuizioni della sentenza ma solo per quelle "relative a qualificazioni giuridiche o ad altri eventuali elementi preliminari rispetto ai quali possa dirsi sussistere un interesse protetto avente il carattere della durevolezza nel tempo".
Già precedentemente la Suprema Corte, in riferimento al superamento del divieto di ultrattività del giudicato fondato sull’autonomia dei singoli periodi d’imposta, aveva rilevato che questo divieto "non si giustifica rispetto agli elementi costitutivi della fattispecie che, estendendosi ad una pluralità di periodi di imposta, assumono carattere tendenzialmente permanente", con la precisazione che la capacità espansiva del giudicato "appare coerente non solo con l’oggetto del giudizio tributario, ma anche con la considerazione unitaria del tributo dettata dalla sua stessa ciclicità, la quale impone di valorizzare l’efficacia regolamentare del giudicato tributario quale norma agendi".
In una prima sentenza, (causa C-2/08 del 3/9/2009: caso Fallimento Olimpiclub) predetta Corte afferma che "Il diritto comunitario osta all’applicazione, in circostanze come quelle della causa principale, di una disposizione del diritto nazionale, come l’art.2909 c.c., in una causa vertente sull’imposta sul valore aggiunto concernente un’annualità fiscale per la quale non si è ancora avuta una decisione giurisdizionale definitiva, in quanto essa impedirebbe al giudice nazionale investito di tale causa di prendere in considerazione le norme comunitarie in materia di pratiche abusive legate a detta imposta".
2. Il giudizio di ottemperanza
3. E’ ricorribile per Cassazione ex art.111 cost la sentenza di ottemperanza contenente un giudizio sull’operato del commissario ad acta (Cass.n.22877/2017).
Tale ordinanza è stata emessa in seguito a giudizio di ottemperanza alla sentenza delle S.U. n. 13661/11 che hanno stabilito il diritto del contribuente al rimborso per gli importi maturati fino al 31 dicembre 2000, con l’applicazione della minore aliquota solo sulle somme liquidate a titolo di rendimento, accolto dalla CTR Lazio. A seguito della comunicazione dell’ex dirigente al giudice di ottemperanza della mancata esecuzione della sentenza, il commissario ad acta ha affermato che il rimborso non gli spettava poiché "non è ipotizzabile nessun rendimento derivante dall’investimento, da parte del fondo PIA, sui mercati finanziari".
Infatti, la CTR ha rilevato, sulla base della relazione del commissariato ad acta e degli allegati, il corretto adempimento tenendo conto "... dei compiti assegnati al giudice dell’ottemperanza, che comprendevano espressamente la verifica sui rendimenti eseguiti"; da ciò ne discende che la CTR non si è limitata a prendere atto dell’ottemperanza, ma ha espresso un giudizio sull’operato del commissario ad acta, ritenendolo ".. conforme a una corretta interpretazione della sentenza delle S.U., richiamata nella parte in fatto della sentenza".
Per tale motivo, l’ordinanza in esame "si traduce in un provvedimento che non ha carattere meramente ordinatorio, tale cioè da risolversi in una presa d’atto dell’avvenuta esecuzione dei provvedimenti emessi con la sentenza che pronuncia sull’istanza di ottemperanza, e di quelli adottati dal commissario ad acta nominato con la stessa sentenza, limitandosi di conseguenza a dichiarare chiuso il procedimento".
La Suprema Corte, nella presente sentenza, ribadisce il principio che, nel giudizio di ottemperanza, disciplinato dall’art. 70 del Dlgs n. 546/1992, le Commissioni Tributarie non hanno una giurisdizione estesa al merito, "trattandosi di procedimento "chiuso", nel senso che il potere del giudice sul comando definitivo inevaso va esercitato entro i confini invalicabili posti dall’oggetto della controversia definita con il giudicato ...".
Precisamente, secondo il Supremo Consesso, il giudice, nel giudizio di ottemperanza, può precisare gli obblighi nascenti dalla sentenza passata in giudicato ma non gli può essere attribuito "... un diritto nuovo ed ulteriore rispetto a quello riconosciuto con la sentenza da eseguire, né può esserne adeguata la statuizione rispetto a una situazione normativa sopravvenuta (cfr. Cass. n.2 8944/2008; Cass. n. 15827/2016)".
Nello stesso senso si è espressa la giurisprudenza di legittimità nelle pronunce precedenti nn. 15827/2016 e 13382/2016; in particolare, nell’ultima sentenza, oltre a ribadire il principio sopra enunciato, ha precisato anche che, se al giudice di ottemperanza non può essere riconosciuto un diritto nuovo ed ulteriore rispetto a quello attribuito con la sentenza da eseguire, nei casi in cui la sentenza passata in giudicato "... contenga un comando privo dei caratteri della "... puntualità e precisione tipici del titolo esecutivo ...", rientrano "... nella discrezionalità del giudice dell'ottemperanza l'individuazione dei mezzi idonei ad assicurare l'esecuzione del giudicato" (Cass. n. 4126 del 2004)".
Da ciò ne discende, secondo la Cassazione, che nel giudizio di ottemperanza, infatti, viene in luce con "speciale evidenza, il principio di effettività della tutela giurisdizionale dei diritti garantita dall'articolo 24 Cost., comma 1" (Cass. n. 13382/2016).