Source: https://www.laleggepertutti.it/dizionario-giuridico/conciliazione
Timestamp: 2018-02-18 07:09:41+00:00
Document Index: 12833358

Matched Legal Cases: ['art. 48', 'art. 185', 'art. 185', 'art. 5553', 'art. 564', 'art. 322', 'art. 410', 'art. 410', 'art. 76']

Conciliazione – La Legge per tutti
Che significa? Conciliazione
Conciliazione giudiziale in materia tributaria
Istituto che consente di estinguere una esposizione debitoria nei confronti dell’erario, costituita da tributi o sanzioni, mediante il patteggiamento delle somme dovute.
La conciliazione può aver luogo solo davanti alla commissione tributaria provinciale e non oltre la prima udienza.
La richiesta di conciliazione, sia totale che parziale, può provenire da entrambe le parti tramite un’apposita istanza.
Qualora una delle due parti abbia proposto la conciliazione e l’altra non vi abbia aderito, la commissione può stabilire un termine, non superiore a 60 giorni, per la formulazione di una nuova proposta.
Se la conciliazione ha luogo, viene redatto apposito processo verbale, nel quale sono indicate le somme dovute a titolo d’imposta, di sanzioni e interessi. Tale processo costituisce titolo per la riscossione delle somme dovute mediante versamento diretto in un’unica soluzione o in forma rateale secondo le disposizioni dell’art. 48 D.Lgs. 546/1992.
Il pagamento delle somme dovute dal contribuente – da eseguirsi entro 20 giorni dalla redazione del processo verbale – può essere effettuato sia in un’unica soluzione che in rate trimestrali.
Nell’ipotesi di avvenuta conciliazione, le sanzioni si riducono nella misura del 40% somme irrogabili in relazione all’ammontare del tributo risultante dalla conciliazione. La misura delle sanzioni non può essere comunque inferiore al 40% dei minimi edittali previsti per le violazioni più gravi relative a ciascun tributo.
Oltre alla conciliazionepropriamente detta è possibile una conciliazione stragiudiziale sulla base di un preventivo accordo tra gli interessati.
Conciliazione giudiziale nel processo civile
È il tentativo che il giudice compie allo scopo di pervenire al componimento della controversia, per giungere alla cessazione della materia del contendere.
Prima delle modifiche introdotte dalle leggi 80/2005 e 263/2005, il giudice era tenuto ad effettuare il tentativo di conciliazionealla prima udienza di trattazione, dopo aver provveduto ad interrogare liberamente le parti sui fatti di causa.
Il legislatore del 2005 ha reso facoltativo il tentativo di conciliazione, che adesso è disposto soltanto se le parti ne fanno richiesta congiunta in qualunque stato e grado del processo (art. 185 c.p.c.).
Il tentativo di conciliazione può essere rinnovato in qualunque momento dell’istruzione [vedi].
In sede di tentativo di conciliazionele parti possono farsi rappresentare da un procuratore generale o speciale il quale deve essere a conoscenza dei fatti di causa. La procura deve essere conferita con atto pubblico o scrittura privata autenticata e deve attribuire al procuratore il potere di conciliare o transigere la controversia.
Quando le parti si sono conciliate si forma processo verbale [vedi] dell’accordo raggiunto.
Il processo verbale costituisce titolo esecutivo [vedi].
Il D.L. 69/2013 conv. in L. 98/2013 ha inserito la proposta di conciliazione avanzata dal giudice (art. 185bis), avendo riguardo alla natura del giudizio, al valore ed all’esistenza di questioni di facile e pronta soluzione di diritto.
Conciliazione giudiziale nel processo penale
Istituto previsto dall’art. 5553 c.p.p. (riscritto, come l’intero Libro ottavo del codice, dalla L. 16-12-1999, n. 479), a norma del quale nell’udienza di comparizione, a seguito della citazione diretta, il giudice, quando il reato è perseguibile a querela, verifica se il querelante è disposto a rimettere la querela e il querelato ad accettare la remissione.
Nel vecchio rito pretorile l’istituto era disciplinato dall’art. 564, come figura di definizione procedimentale alternativa al dibattimento, svolta dal P.M., nella fase delle indagini preliminari, anche prima di compiere atti di indagine. La riforma del rito monocratico ha, invece, collocato l’istituto nella fase dibattimentale. Si ritiene, per ragioni sistematiche, che il tentativo di conciliazione si debba effettuare prima dell’apertura del dibattimento, e sul presupposto della comparizione delle parti nello stesso.
Conciliazione in sede non contenziosa (d. p. civ.)
È il tentativo di pervenire ad una preventiva composizione della lite al fine di evitare il giudizio (art. 322 c.p.c.).
La relativa istanza si propone al giudice di pace territorialmente competente, senza limiti di valore, sempreché la controversia verta su diritti disponibili e a condizione che non siano previsti dalla legge appositi organi per la composizione stragiudiziale della lite (es.: commissioni provinciali di conciliazione di cui all’art. 410 c.p.c.).
Se la conciliazione riesce, se ne redige processo verbale [vedi] che, qualora la controversia rientri tra quelle devolute alla competenza [vedi] per materia e per valore del giudice di pace, costituisce titolo esecutivo [vedi].
Se, invece, la causa non è di competenza del giudice di pace, il verbale ha valore di scrittura privata riconosciuta in giudizio.
Conciliazione stragiudiziale nelle controversie di lavoro (d. lav.) (d. p. civ.)
Si sostanzia nell’accordo fra le parti di una controversia di lavoro, che si matura a seguito del tentativo di conciliazione previsto dall’art. 410 c.p.c. Tale tentativo, a seguito della L. 183/2010, è divenuto facoltativo (è obbligatorio solo quando ha ad oggetto contratti certificati).
Chi intende agire in giudizio ha facoltà di promuovere, prima dell’azione giudiziaria, anche tramite l’associazione sindacale alla quale aderisce o conferisce mandato, un tentativo di conciliazione che può svolgersi:
— in sede amministrativa presso l’apposita commissione di conciliazione della DTL;
— presso le commissioni di certificazione ex art. 76 D.Lgs. 276/2003.
Un’ulteriore ipotesi di conciliazioneè stata introdotta dalla cd. riforma Fornero (L. 92/2012): si sostanzia in una procedura obbligatoria che deve essere attivata nel caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo nelle imprese con più di 15 dipendenti.