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Timestamp: 2020-07-12 14:55:14+00:00
Document Index: 148932138

Matched Legal Cases: ['art. 2848', 'art. 2934', 'art. 2808', 'art. 2847', 'art. 2848', 'art. 2880', 'art. 2808']

Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 20371 - pubb. 11/01/2018
Riesame del credito in sede di finale distribuzione
Cassazione civile, sez. I, 01 Aprile 2011, n. 7570. Est. Maria Rosaria Cultrera.
∙ Riesame del credito in sede di distribuzione
il curatore fallimentare intimato non ha invece spiegato difesa.
3.- se il giudicato endofallimentare, scaturente dall'approvazione dello stato passivo, copra l'esistente, ovvero si estenda fatti sopravvenuti. Si è riferito in parte narrativa che il Tribunale fallimentare ha degradato il credito della IRFIS, pur ammesso al passivo col privilegio ipotecario,, in sede di distribuzione dell'attivo, posponendolo al credito ipotecario della B.A.P.R., sull'assunto che, alla luce del combinato disposto degli artt. 2847, 2848, 2878 e 2880 c.c., il termine di validità ventennale dell'iscrizione ipotecaria ha natura prescrizionale nei confronti solo dei terzi, ma non tra debitore e creditore. Tant'è che il creditore può rinnovarla, anche dopo il ventennio sulla base del medesimo titolo, pur con le limitazioni previste dall'art. 2848 c.c. Se il corollario esclude l'applicabilità degli istituti della sospensione e dell'interruzione di cui all'art. 2934 e ss c.c. in caso di fallimento del debitore, non di meno, l'inottemperanza all'onere di rinnovare l'iscrizione nel ventennio, che persiste a carico del creditore pur in pendenza del fallimento del debitore, comporta la perdita del rango privilegiato che assiste il credito.
L'ammissione allo stato passivo con la prelazione non produce la preclusione discendente dall'intangibilità dello stato passivo, in quanto la perdita di tale collocazione rappresenta un fatto non deducibile, come tale non coperto dal giudicato endofallimentare.
Tale conclusione appare affetta dall'errore di diritto denunciato, sì che il ricorso merita accoglimento, seppur sulla base di considerazioni difformi da quelle assunte a suo sostegno.
L'iscrizione dell'ipoteca nei registri immobiliari ai sensi dell'art. 2808 c.c., che ne rappresenta elemento costitutivo, ha effetto per venti anni dalla sua data e cessa se non è rinnovata prima della scadenza del ventennio - art. 2847 c.c.. Trattasi, come si osserva in dottrina, di un fatto di natura permanente, che non configura di certo un termine di durata dell'iscrizione, che infatti può essere rinnovata, ma un caso d'inefficacia sopravveniente che non toglie valore all'ipoteca, la cui eliminazione richiede la cancellazione che ne procura la cessazione degli effetti connessi alla sua pubblicità - cfr. Cass. n. 1505/1994, v. Cass. n. 1586/2002. Questo assetto esclude la categoria giuridica della prescrizione, dunque dell'ipotizzabilita della conseguente interruzione, procurata dall'apertura del fallimento.
L'omesso rinnovo dell'iscrizione nel ventennio dalla sua data non sanziona l'inerzia del creditore secondo la ratio sottostante la prescrizione. Non estingue infatti il titolo ipotecario, nè il diritto di credito garantito, tant'è che il creditore, ai sensi dell'art. 2848 c.c., può, sulla base del medesimo titolo, procedere a nuova iscrizione, che produce nuova fattispecie ipotecaria, prendendo grado dalla data delle relative formalità. La rinnovazione dell'iscrizione non rappresenta infatti esercizio di un diritto, che non è ipotizzabile in relazione a formalità che opera solo sul piano della pubblicità, mirando a dirimere un possibile conflitto tra i creditori, ed alla quale è estranea la dialettica creditore- debitore. L'iscrizione, in tutte le sue vicende, si riflette sul credito nel solo senso in cui può coerentemente esplicarsi, vale a dire, degradandolo, laddove l'inerzia del creditore abbia procurato la perdita d'efficacia dell'ipoteca, di cui quella pubblicità è, come si è detto, un elemento costitutivo. Emblematicamente, l'art. 2880 c.c. prevede la prescrizione dell'ipoteca rispetto ai beni acquistati dai terzi, ipotesi tipica e tassativa che, lungi dal confermare l'operatività lata della prescrizione, la convalida alla luce del fatto, anomalo rispetto all'ordinario, che la garanzia giova al creditore non già nei confronti del suo diretto obbligato, ma verso il terzo acquirente del bene soggetto della sequela, che non può incidere sulle sorti del credito.
Il necessario adattamento di questo assetto alla sistematica concorsuale legittima il creditore a far valere la preferenza discendente dal diritto d'ipoteca e dall'accensione della garanzia, secondo la regola del concorso, attraverso la domanda d'ammissione allo stato passivo. A differenza di quanto accade nella procedura espropriativa singolare, in cui l'iscrizione non deve avere superato il ventennio alla data della vendita forzata, che coincide e concreta l'espropriazione che il creditore ha il diritto di chiedere ai sensi dell'art. 2808 c.c., in quella fallimentare l'indagine del giudice delegato arretra alla data in cui il creditore esplica e consuma l'unica iniziativa, processuale in senso lato, di cui dispone, chiedendo che il suo credito, assistito dalla garanzia, entri a far parte della massa passiva. La vendita, in sede fallimentare, è disposta su iniziativa del curatore e la garanzia, perciò, non si concretizza con essa ma nella partecipazione al concorso con la preferenza scaturente dalla prelazione. Alla data della domanda, se essa tempestiva o tardiva, l'iscrizione non deve aver superato il ventennio, e, se così è, la sua efficacia permane per tutta la durata della procedura. La domanda di ammissione allo stato passivo del credito assistito da prelazione ipotecaria cristallizza, sin dalla data della proposizione, e con effetto permanente, l'efficacia dell'iscrizione, che resta indiscussa ed indiscutibile sino alla fase della distribuzione dell'attivo nella quale la prelazione si realizza. Lo stato passivo approvato è intangibile, e la sua intrinseca efficacia di giudicato non ammette il riesame del credito in alcuno dei suoi aspetti - per tutte Cass. n. 18105/2009, tanto meno da parte del giudice delegato in sede di riparto. Il creditore consuma il suo potere processuale mediante la domanda di ammissione del credito e non ha il potere, nè specularmente ha l'onere, di intervenire sul diritto d'ipoteca costituito a garanzia del suo credito che, a partire dal momento in cui entra nel concorso, non è più nella sua disponibilità. In concreto, scansione, durata, esito delle operazioni interne alla procedura sono sottratti ad ogni forma di iniziativa dei creditori, il cui interesse è garantito solo dal corretto espletamento delle funzioni degli organi fallimentari, sul quale il singolo creditore non ha potere d'intervento attivo. Nè può il decorso del termine ventennale qualificarsi fatto sopravvenuto, come sostenuto dal giudice di merito, in quanto al momento del riparto l'iscrizione non entra in gioco essendo stata l'ipoteca cancellata con decreto di trasferimento, successivamente alla vendita del bene ipotecato. La forzatura logica di tale costruzione esegetica risulta evidente se si considera che, così ragionando, si finisce per equiparare la vendita forzata, eseguita in sede singolare, a quella disposta in sede concorsuale nonostante le differenze di sistema illustrati.
Il decreto impugnato che, senza peraltro neppure illustrare con sufficienti argomentazioni il percorso logico che ne sostiene la conclusione, risulta pertanto affetto dal denunziato errore, si che deve disporsene la cassazione con rinvio al Tribunale di Modica.
Quest'ultimo provvederà sul reclamo alla luce del principio enunciato e provvederà anche al governo delle spese del presente giudizio.
Depositato in Cancelleria il 1 aprile 2011.