Source: https://it.scribd.com/document/100690015/Cap-Il-Bilancio-Da-Anthony
Timestamp: 2019-09-19 15:32:46+00:00
Document Index: 129724229

Matched Legal Cases: ['art. 2424', 'art. 2424', 'art. 2424', 'art. 2424', 'art. 2425', 'art. 2425', 'art. 2425', 'art. 2427', 'art. 2427']

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Contenuti di questo Capitolo: Ilquadronormativoitalianointemadibilancio Lastrutturadellostatopatrimonialeprevistadalcodicecivileitaliano Lastrutturadelcontoeconomicoprevistadalcodicecivileitaliano Ilcontenutodellanotaintegrativaedellarelazionesullagestione adifferenteimpostazionedellanormativaitalianarispettoalladisciplina L internazionale
11.1 Il quadro normativo italiano
Nel nostro paese, la redazione del bilancio di esercizio disciplinata dal codice civile (negli articoli compresi tra il 2423 e il 2435 bis). Questa disciplina si applica alle imprese mercantili, industriali e di servizi in forma di societ di capitali. Alle norme civilistiche si aggiungono, inoltre, i principi contabili nazionali emanati dallOIC (Organismo Italiano di Contabilit), che pur non essendo leggi, sono fortemente raccomandati. A partire dallanno 2005, per, questo quadro normativo stato complicato dallintroduzione dei principi contabili internazionali IAS/IFRS (International Accounting Standards), con forza di legge. Questi ultimi, attraverso un regolamento comunitario, sono diventati obbligatori per le societ quotate (per la redazione dei bilanci consolidati e individuali), mentre sono facoltativi per tutte le altre (solo le piccole imprese ne sono, al momento, escluse). In Italia, quindi, coesistono bilanci fondati su norme diverse, nazionali e internazionali. Poich le differenze tra i due set di principi contabili sono sostanziali e riguardano sia la loro filosofia di fondo, sia aspetti tecnici, facile comprendere che le aziende che adottano standard diversi redigono bilanci non confrontabili tra loro. Allo stesso tempo, le differenze vanno comprese per essere in grado di interpretare i dati economico-finanziari di una qualunque impresa italiana.
Questo capitolo ha il duplice scopo di (1) definire la struttura dei documenti di bilancio espressamente prevista dal codice civile italiano e di (2) mettere a confronto le differenti prospettive adottate da principi contabili nazionali e internazionali.
11.2 I documenti che costituiscono il bilancio desercizio civilistico
Questo testo ha come scopo primario far comprendere i concetti e le logiche fondamentali che guidano la contabilit generale e la redazione del bilancio di esercizio. La loro validit pressoch universale e riscontrabile a livello internazionale. Eppure, ogni paese caratterizzato da normative nazionali inerenti gli aspetti contabili e gli obblighi connessi al bilancio di esercizio. Per questo, per una pi completa comprensione dei bilanci delle aziende italiane, risulta fondamentale conoscere i lineamenti generali specifici della nostra disciplina, dettati dal codice civile (e approfonditi dai principi contabili emanati dallOIC). Innanzitutto, il codice civile italiano prevede che il bilancio si componga obbligatoriamente dei seguenti documenti: stato patrimoniale, conto economico e nota integrativa. Inoltre, impone di allegare al bilancio una relazione sulla gestione redatta dagli amministratori della societ. Solo i principi contabili internazionali prevedono lobbligatoriet di un quarto documento: il rendiconto finanziario. Questultimo comunque di fatto fortemente consigliato dai principi contabili nazionali, in particolar modo per le aziende di mediegrandi dimensioni, che dovrebbero pertanto inserirlo nella nota integrativa. Inoltre, comunque obbligatorio per le societ quotate in borsa. Per legge, gli schemi di bilancio devono riportare i dati riferiti allesercizio in oggetto e a quello precedente, per consentire un apprezzamento dellandamento economico-finanziario nel tempo dellazienda. Perch la comparabilit sia garantita, per, occorre che le poste di bilancio siano state valutate nei due anni col medesimo criterio; in caso contrario, necessario adattare le voci dellanno precedente, uniformando i criteri di valutazione. Ci pu essere necessario, per esempio, nel caso di un passaggio della valutazione del magazzino dal criterio del LIFO a quello del FIFO o viceversa. I documenti di bilancio obbligatori per il nostro codice civile saranno singolarmente oggetto dei prossimi paragrafi, allo scopo di mettere in luce le specificit italiane, rispetto ai concetti generali gi esposti nei capitoli precedenti. Dal punto di vista procedurale, il bilancio di esercizio redatto dagli amministratori di una societ deve essere approvato dallassemblea dei soci entro 120 giorni dalla chiusura dellesercizio a cui si riferisce, a meno che lo statuto aziendale non preveda termini pi ristretti. Inoltre, entro 30 giorni dalla sua approvazione, una copia del bilancio deve essere depositata allufficio del registro delle imprese, perch possa essere reso pubblico e sia disponibile per i terzi interessati.
11.3 Lo stato patrimoniale
Diversamente dai principi contabili internazionali, il codice civile prevede che gli schemi di bilancio (sia dello stato patrimoniale, sia del conto economico) non siano liberi; occorre bens riportare i valori seguendo un modello prestabilito. Lo schema rigido, dunque uguale per tutte le aziende, dovrebbe favorire la comparabilit dei dati di aziende diverse o della stessa in periodi diversi. La Tabella 11.1 riporta lossatura dello stato patrimoniale previsto dal legislatore italiano allart. 2424 c.c. per le societ di capitali che svolgono attivit industriale, mercantile e di servizi. Lo schema completo prevede per molte pi voci di dettaglio per ciascuno dei raggruppamenti (si veda la successiva Tabella 11.2). Per lo stato patrimoniale, il codice civile prevede uno schema a sezioni contrapposte; si riportano, infatti, le attivit a sinistra (in dare) e le passivit insieme al patrimonio netto a destra (in avere). Con riferimento alle macroclassi dedicate alle attivit, si distinguono innanzitutto: attivit pluriennali (c.d. immobilizzazioni gruppo B dello schema), in quanto beni o diritti destinati a permanere in azienda per pi periodi, tra cui per esempio gli impianti e i macchinari utilizzati nel processo produttivo, i terreni, i brevetti e i marchi; attivit a breve termine (c.d. circolanti gruppo C dello schema), in quanto liquide oppure beni o diritti destinati a una rapida conversione in denaro nellambito del ciclo operativo (ne fanno parte, per esempio, il magazzino e i crediti verso clienti).
Tabella 11.1 Lossatura dello schema civilistico dello stato patrimoniale (ex art. 2424 c.c.).
A) Crediti verso soci per versamenti an- A) Patrimonio netto cora dovuti B) Immobilizzazioni B) Fondi per rischi e oneri I - Immateriali C) Trattamento di fine rapporto II - Materiali D) Debiti III - Finanziarie E) Ratei e risconti passivi C) Attivo circolante I - Rimanenze II - Crediti III - Attivit finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni IV - Disponibilit liquide D) Ratei e risconti attivi
In particolare, i principi contabili nazionali chiariscono che per beni durevoli, da iscriversi dunque allinterno della macroclasse B, si intendono tutti quelli destinati a rimanere nel patrimonio dellazienda anche oltre la chiusura dellesercizio. Sono, per esclusione, da considerarsi circolanti, pertanto, tutti i beni che non presentano questo requisito. Ne consegue che la distinzione tra beni e diritti dellattivo immobilizzato da quelli dellattivo circolante non deriva dalla loro natura, bens dalla destinazione, dalla funzione economica che gli stata attribuita dagli amministratori. Ci spiega anche perch alcune voci, per esempio i crediti, sono ripetute nello schema (Tabella 11.2). I crediti sono infatti inseriti tra le immobilizzazioni finanziarie quando non derivano da attivit commerciali, mentre rientrano nelle attivit circolanti quando hanno natura commerciale, perch sorti in seguito a operazioni di vendita. Ci che cambia, nei due casi, la funzione del credito (di finanziamento, se immobilizzato, di funzionamento, se circolante), indipendentemente dalleffettiva durata. Per chiarire il concetto, uno stesso bene (come unauto) pu rientrare alternativamente tra le immobilizzazioni o nel capitale circolante, in funzione della sua destinazione. Cos, se la vettura rappresenta il prodotto dellazienda (perch si tratta di un produttore di autoveicoli) ed anche destinata alla vendita, essa collocata nellattivo circolante, nel magazzino; al contrario, qualora la medesima vettura (eventualmente anche prodotta dallazienda) non sia destinata alla vendita, bens invece allutilizzo da parte del personale nello svolgimento delle proprie mansioni per un periodo presumibilmente pluriennale, essa deve essere inserita tra le immobilizzazioni materiali. Unazienda pu poi vantare dei crediti verso i suoi stessi soci, qualora questi ultimi si siano impegnati a versare capitale sociale ma non abbiano ancora provveduto. Azienda e soci sono infatti due entit giuridiche distinte. Nel raggruppamento A delle attivit si riportano proprio i crediti verso i soci per versamenti ancora dovuti, a fronte di azioni gi sottoscritte (ma non ancora pagate). Si tratta di capitale sociale non ancora versato, che, non essendo di fatto ancora disponibile, potenzialmente potrebbe compromettere la funzione di garanzia nei confronti degli impegni assunti verso i terzi tipica del patrimonio netto. Per questo, il legislatore ha deciso di dare particolare rilievo a questi crediti, prevedendo una macroclasse apposita. Al suo interno, previsto che si indichino separatamente le quote non ancora versate ma gi richiamate e che, quindi, presumibilmente saranno incassate dallazienda a breve termine. Infine, la macroclasse D dellattivo (Ratei e risconti attivi) si riferisce a: proventi di competenza dellesercizio ma non ancora esigibili (ratei attivi); si pensi per esempio a degli affitti attivi che si incasseranno posticipatamente in data 28 febbraio dellanno futuro, ma con maturazione a partire dall1 dicembre dellanno a cui si riferisce il bilancio; spese gi sostenute alla chiusura dellesercizio a cui si riferisce il bilancio, ma che
in verit sono di competenza dellesercizio successivo, a cui devono essere rinviate (risconti attivi); si pensi, a titolo di esempio, a un canone leasing pagato anticipatamente l1 novembre, con valenza trimestrale e, quindi, per un terzo di competenza dellesercizio futuro. Al criterio della destinazione, lo schema dello stato patrimoniale previsto dal codice civile affianca anche quello della liquidit. Infatti, nel complesso tendenzialmente le poste dellattivo (e, in particolare, B e C) presentano un grado di liquidit crescente, con le dovute eccezioni. Infatti, di norma, il gruppo B, che riporta le c.d. immobilizzazioni, descrive beni o diritti che lazienda manterr a lungo nel tempo. Al contrario, il gruppo C (attivo circolante) riporta beni e diritti che dovrebbero essere ricollocati (o ricollocabili) a breve sul mercato o incassati a breve, dunque rapidamente ed economicamente convertibili in liquidit, in denaro. Fanno parte dellattivo circolante anche le liquidit in senso stretto, come il denaro che unimpresa deposita in cassa o presso depositi e conti correnti bancari e postali (C.IV). Sono considerate liquidabili a breve anche le rimanenze di materie prime e prodotti presenti in magazzino (C.I) e i crediti di natura commerciale, ossia verso clienti (C.II), di regola incassabili entro dodici mesi. In verit, anche alcuni crediti verso clienti potrebbero avere durata superiore a dodici mesi, ma essendo comunque commerciali andrebbero riepilogati in C, pur distinguendoli da quelli in scadenza entro un anno. Il criterio della destinazione, infatti, prevale su quello della liquidit. Allo stesso modo, alcuni crediti di finanziamento, per esempio i prestiti concessi ad aziende del gruppo, potrebbero avere durata inferiore allanno; nonostante ci andrebbero collocati in B, pur distinguendoli dagli altri per la minore durata (a prevalere, infatti, sempre la funzione del credito rispetto al grado di liquidit). Nella sezione opposta, il raggruppamento A accoglie le voci del patrimonio netto. Per quanto riguarda, invece, la sezione del passivo, lo schema di stato patrimoniale civilistico prevede: B. Fondi per rischi e oneri; C. Trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato; D. Debiti (con separata indicazione, per ciascuna voce, degli importi esigibili oltre lesercizio successivo); E. Ratei e risconti passivi. Tenendo conto anche del dettaglio richiesto per ciascuna macroclasse (di seguito specificato nella Tabella 11.2), emerge con chiarezza che lo schema civilistico classifica (organizza) le passivit in base alla natura del debitore (fornitore, dipendente, Erario, obbligazionisti), pur non trascurando linformazione circa la durata delle fonti di finanziamento. Infatti, per ciascuno dei debiti indicati in bilancio necessario specificare anche leventuale quota con scadenza oltre i dodici mesi successivi. Al criterio della natura del debitore si affianca quindi anche quello della durata.
Infine, tra le passivit sono inclusi, oltre ai debiti in senso stretto (macroclasse D), anche dei fondi per rischi e oneri (macroclasse B), accumulati in previsione di probabili uscite future (o, in alcuni casi, di uscite certe), di importo non sempre definito, riferite a costi che pur non essendosi gi manifestati finanziariamente hanno comunque maturato la loro competenza economica e che, anche per prudenza, devono essere iscritti (pur se soltanto presunti). Si fa riferimento, per esempio, a fondi per imposte legate ad accertamenti fiscali in corso, alle imposte differite, a fondi spese per operazioni a premio o per riparazioni in garanzia dei propri prodotti. Tra le passivit si colloca poi il debito accumulato per trattamento di fine rapporto per lavoro subordinato (macroclasse C), che in verit rappresenta un vero e proprio debito, sebbene non ancora perfezionato, poich il diritto del lavoratore a riscuotere maturer solo nel momento dellinterruzione del rapporto (lincertezza riguarda, dunque, solo il momento del pagamento, non il verificarsi dellevento, n lentit della cifra dovuta). Si incontrano, infine, i ratei e i risconti passivi (macroclasse E), ossia: costi di competenza dellesercizio ma non ancora liquidati (ratei passivi); si pensi per esempio ad affitti passivi che si pagheranno posticipatamente in data 28 febbraio dellanno futuro, ma con maturazione a partire dall1 dicembre dellanno a cui si riferisce il bilancio; ricavi gi incassati alla chiusura dellesercizio a cui si riferisce il bilancio, ma che in verit sono di competenza dellesercizio successivo, a cui devono essere rinviati (risconti passivi); si pensi, a titolo di esempio, ad affitti attivi incassati anticipatamente l1 novembre, con valenza trimestrale e, quindi, per un terzo di competenza dellesercizio futuro. La Tabella 11.2 riporta lo schema completo di stato patrimoniale, secondo il dettato del codice civile allart. 2424. Larticolazione delle singole macroclassi non sar qui trattata con ulteriore dettaglio, poich il significato delle voci analitiche facilmente desumibile dal loro nome.
Il bilancio civilistico italiano Tabella 11.2 Lo schema di stato patrimoniale ex art. 2424 c.c.
Attivo a) crediti verso soci per versamenti ancora dovuti, con separata indicazione della parte gi richiamata. b) immobilizzazioni, con separata indicazione di quelle concesse in locazione finanziaria: I - Immobilizzazioni immateriali: 1) costi di impianto e di ampliamento*; 2) costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicit**; 3) diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzazione delle opere dellingegno; 4) concessioni, licenze, marchi e diritti simili; 5) avviamento; 6) immobilizzazioni in corso e acconti; 7) altre. Totale II 1) 2) 3) 4) 5) - Immobilizzazioni materiali: terreni e fabbricati; impianti e macchinario; attrezzature industriali e commerciali; altri beni; immobilizzazioni in corso e acconti.
Passivo e Patrimonio netto a) patrimonio netto: I- capitale II - riserva da sopraprezzo delle azioni III - riserve di rivalutazione IV - riserva legale V - riserve statutarie VI - riserva per azioni proprie in portafoglio VII - altre riserve, distintamente indicate VIII - utili/perdite portati a nuovo IX - utile/perdita dellesercizio Totale B) fondi per rischi e oneri: 1) per trattamento di quiescenza e obblighi simili; 2) per imposte, anche differite; 3) altri. Totale c) trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato d) debiti, con separata indicazione, per ciascuna voce, degli importi esigibili oltre lesercizio successivo: 1) obbligazioni; 2) obbligazioni convertibili; 3) debiti verso soci per finanziamenti; 4) debiti verso banche; 5) debiti verso altri finanziatori; 6) acconti; 7) debiti verso fornitori; 8) debiti rappresentati da titoli di credito; 9) debiti verso imprese controllate; 10) debiti verso imprese collegate;
Totale III - Immobilizzazioni finanziarie, con separata indicazione, per ciascuna voce dei crediti, degli importi esigibili entro lesercizio successivo: 1) partecipazioni*** in: a) imprese controllate; b) imprese collegate; c) imprese controllanti; d) altre imprese; 2) crediti: a) verso imprese controllate;
Tabella 11.2 (segue)
Attivo b) c) d) 3) 4) verso imprese collegate; verso controllanti; verso altri; altri titoli; azioni proprie, con indicazione anche del valore nominale complessivo.
Passivo e Patrimonio netto 11) debiti imprese controllanti; 12) debiti tributari; 13) debiti verso istituti di previdenza e di sicurezza sociale; 14) altri debiti. totale
Totale Totale immobilizzazioni (b) c) attivo circolante: I - Rimanenze: 1) materie prime, sussidiarie e di consumo; 2) prodotti in corso di lavorazione e semilavorati; 3) lavori in corso su ordinazione; 4) prodotti finiti e merci; 5) acconti. Totale II - Crediti, con separata indicazione, per ciascuna voce, degli importi esigibili oltre lesercizio successivo: 1) verso clienti; 2) verso imprese controllate; 3) verso imprese collegate; 4) verso controllanti; 4-bis) crediti tributari; 4-ter) imposte anticipate; 5) verso altri. Totale III - Attivit finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni: 1) partecipazioni*** in imprese controllate; 2) partecipazioni*** in imprese collegate; 3) partecipazioni*** in imprese controllanti; 4) altre partecipazioni***; 5) azioni proprie, con indicazione anche del valore nominale complessivo; e) ratei e risconti, con separata indicazione dellaggio su prestiti.
Il bilancio civilistico italiano Tabella 11.2 (segue)
Attivo 6) altri titoli. Totale IV - Disponibilit liquide: 1) depositi bancari e postali; 2) assegni; 3) denaro e valori in cassa; Totale Totale attivo circolante (c) d) ratei e risconti, con separata indicazione del disaggio su prestiti
* Per costi di impianto e di ampliamento si intendono oneri legali, notarili, amministrativi, sostenuti in sede di costituzione della societ o di operazioni straordinarie sulla sua struttura o forma giuridica (per esempio, in sede di trasformazione da Srl a SpA, di fusione con altre aziende, ecc.). ** I costi di ricerca, di sviluppo (di nuovi prodotti, processi, ecc.) e di pubblicit iscrivibili nelle immobilizzazioni materiali sono solo quelli con unutilit pluriennale. Si noti che, in contrasto con la normativa italiana, i principi contabili internazionali IAS/IFRS ammettono liscrizione tra le immobilizzazioni immateriali esclusivamente dei costi di sviluppo. *** Le partecipazioni sono costituite dalle azioni di altre societ possedute dallazienda. Se tali azioni sono detenute nel medio-lungo termine, per scopi di controllo, le partecipazioni vanno inserite tra le immobilizzazioni finanziarie (gruppo B), mentre in caso contrario rientrano nellattivo circolante (gruppo C).
11.4 Il conto economico
La Tabella 11.3 riporta lossatura generale del conto economico prevista per le societ di capitali allart. 2425 c.c. Alle macroclassi indicate si aggiungono una pluralit di altre voci di dettaglio, come evidenziato successivamente nella Tabella 11.4. A livello generale, si pu osservare che i ricavi e i costi non sono presentati a sezioni contrapposte, secondo la struttura tipica dello stato patrimoniale, ossia in dare i costi e in avere i ricavi, bens in forma scalare. Questa scelta permette di evidenziare alcune forme di reddito intermedie, come per esempio la differenza tra valore e costo della produzione (A-B), prima di giungere allutile o alla perdita complessivi dellesercizio. In particolare, il primo raggruppamento A (Valore della produzione) riporta essenzialmente il valore di tutto ci che stato prodotto/erogato dallazienda nel periodo amministrativo.
Tabella11.3 Lossatura dello schema civilistico del conto economico (ex art. 2425 c.c.).
A) Valore della produzione B) Costi della produzione Differenza A B C) Oneri e proventi finanziari D) Rettifiche di valore di attivit finanziarie E) Proventi e oneri straordinari Imposte sul reddito dellesercizio Risultato dellesercizio
Il valore della produzione include sia i ricavi di vendita, ossia il valore dei beni venduti e dei servizi erogati nel periodo, sia il valore dei prodotti realizzati nellanno ma non venduti (e confluiti di conseguenza nei magazzini sotto forma di rimanenze, di semilavorati e di prodotti finiti). Il punto B (Costi della produzione) raggruppa tutti i costi operativi che lazienda ha sostenuto per realizzare la sua produzione (includendo salari e stipendi, materie prime consumate, servizi acquisiti, affitti passivi maturati, ammortamento delle attrezzature, ecc.). Sottraendo i costi della produzione al valore della produzione, come previsto dallo schema, si evidenzia un primo risultato economico intermedio, denominato Differenza A B, che approssima il reddito operativo (EBIT), la differenza tra ricavi e costi operativi (connessi al ciclo di acquisto-trasformazione-vendita). Questo risultato parziale anticipa se lazienda stata in grado di produrre un reddito attraverso la propria gestione operativa, vale a dire se ha realizzato prodotti e servizi di valore superiore rispetto alle risorse che ha consumato. Una differenza positiva tra A e B , dunque, auspicabile e la massimizzazione di questo risultato senzaltro un obiettivo a cui tutte le imprese devono tendere. Al contrario, una differenza negativa risulta fortemente preoccupante, poich pu segnalare pericolosi livelli di inefficienza e inefficacia proprio nellambito della gestione operativa aziendale. Come detto, la differenza tra A e B approssima il reddito operativo, ossia la differenza tra il risultato lordo industriale e gli altri costi operativi, cos come dal conto economico nella Tabella 9.1. Lo schema civilistico non evidenzia, invece, il costo del venduto. Per ottenere questa informazioni, infatti, sarebbe necessaria una distinzione dei costi di natura industriale da quelli amministrativi e commerciali. Ma il conto economico civilistico elenca i costi per natura (costi per il lavoro, costi per ammortamenti, ecc.), non per destinazione (costi amministrativi, costi commerciali, ecc.), a differenza di quanto previsto dai principi contabili internazionali (per i quali il conto economico pu essere o per natura o per destinazione). Di conseguenza, solo disponendo di informazioni aggiuntive rispetto a quelle minime richieste dal codice
civile, sarebbe possibile ricostruire il costo del venduto e calcolare il risultato lordo industriale. In caso contrario, ci si pu limitare allosservazione della differenza tra valore (A) e costo (B) della produzione, tenendo presente che questultimo include anche gli oneri amministrativi e commerciali, non solo quelli di trasformazione. Nel gruppo C, invece, sono riepilogati oneri (costi) e proventi di natura finanziaria, quali rispettivamente interessi passivi pagati sui finanziamenti ottenuti e interessi attivi maturati sugli investimenti in essere nel corso dellesercizio. Questi costi e proventi sono riepilogati in un raggruppamento separato poich essi sono generati dai finanziamenti richiesti dallimpresa (nel caso degli interessi passivi) o dallimpiego in attivit accessorie della propria liquidit (con riferimento agli interessi attivi), non dalle operazioni di produzione e vendita in senso stretto. Non afferiscono infatti alla gestione operativa caratteristica. Dallosservazione del conto economico di unazienda cos possibile esprimere un giudizio distinto su: la sua capacit di essere efficiente ed efficace nel produrre e vendere, riflessa nella differenza tra A e B; lerosione del reddito a opera degli interessi passivi e degli altri oneri finanziari (riportati in C), funzione della gestione finanziaria, ossia dellentit e delle forme di indebitamento; la presenza di investimenti accessori (quali conti correnti fruttiferi, titoli, ecc.), che procurano ricavi aggiuntivi sotto forma di interessi attivi, dividendi, ecc., riportati anchessi in C, e che non rientrano nello svolgimento della sua attivit operativa caratteristica. Il raggruppamento D, invece, riepiloga le perdite o gli utili aziendali generati da variazioni del valore delle sue attivit finanziarie (rappresentate da partecipazioni azionarie, obbligazioni e altri titoli). Infine, il gruppo E riporta ricavi o costi eccezionali, in quanto derivanti da operazioni di gestione non ricorrenti e non ripetibili (per esempio, la dismissione e vendita di un reparto produttivo o di un ramo dazienda oppure un furto subito o un risarcimento assicurativo seguito a un incendio). Si tratta di oneri e proventi definiti straordinari (extra-ordinary items) dal nostro ordinamento giuridico. Secondo la disciplina internazionale, invece, la categoria dei costi e ricavi straordinari praticamente assente, poich secondo la loro prospettiva possono derivare esclusivamente da eventi catastrofici naturali (come terremoti e inondazioni); per questo sono di fatto rarissimi. Nella Tabella 9.1, che ricalca maggiormente lo schema di conto economico suggerito dai principi contabili internazionali, il contenuto dei raggruppamenti civilistici D ed E
Tabella11.4 Lo schema di conto economico ex art. 2425 c.c.
a) valore della produzione: 1) ricavi delle vendite e delle prestazioni; 2) variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti; 3) variazioni dei lavori in corso su ordinazione; 4) incrementi di immobilizzazioni per lavori interni; 5) altri ricavi e proventi, con separata indicazione dei contributi in conto esercizio. totale (a) b) costi della produzione: 6) per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci; 7) per servizi; 8) per godimento di beni di terzi; 9) per il personale; a) salari e stipendi; b) oneri sociali; c) trattamento di fine rapporto; d) trattamento di quiescenza e simili; e) altri costi; 10) ammortamenti e svalutazioni; a) ammortamento delle immobilizzazioni immateriali; b) ammortamento delle immobilizzazioni materiali; c) altre svalutazioni delle immobilizzazioni; d) svalutazioni dei crediti compresi nellattivo circolante e delle disponibilit liquide; 11) variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci; 12) accantonamenti per rischi; 13) altri accantonamenti; 14) oneri diversi di gestione. totale (b) Differenza fra valore e costi della produzione (a b) c) proventi e oneri finanziari: 15) proventi da partecipazioni, con separata indicazione di quelli relativi a imprese controllate e collegate; 16) altri proventi finanziari: a) da crediti iscritti nelle immobilizzazioni, con separata indicazione di quelli da imprese controllate e collegate e di quelli da controllanti; b) da titoli iscritti nelle immobilizzazioni che non costituiscono partecipazioni; c) da titoli iscritti nellattivo circolante che non costituiscono partecipazioni; d) proventi diversi dai precedenti, con separata indicazione di quelli da imprese controllate e collegate e di quelli da controllanti; 17) interessi e altri oneri finanziari, con separata indicazione di quelli verso imprese controllate e collegate e verso controllanti; 17bis) utili e perdite su cambi. totale (15 + 16 17 +/ 17bis)
Tabella11.4 (segue)
d) rettifiche di valore di attivit finanziarie: 18) rivalutazioni: a) di partecipazioni; b) di immobilizzazioni finanziarie che non costituiscono partecipazioni; c) di titoli iscritti nellattivo circolante che non costituiscono partecipazioni; 19) svalutazioni: a) di partecipazioni; b) di immobilizzazioni finanziarie che non costituiscono partecipazioni; c) di titoli iscritti nellattivo circolante che non costituiscono partecipazioni. totale delle rettifiche (18 19) e) proventi e oneri straordinari: 20) proventi, con separata indicazione delle plusvalenze da alienazioni i cui ricavi non sono iscrivibili al n. 5); 21) oneri, con separata indicazione delle minusvalenze da alienazioni i cui effetti contabili non sono iscrivibili al n. 14 e delle imposte relative a esercizi precedenti. totale delle partite straordinarie (20 21) risultato prima delle imposte (a b +/ c +/ d +/ e) 22) Imposte sul reddito dellesercizio, correnti, differite e anticipate; 23) utile (perdita) dellesercizio
risulta incluso tra costi e ricavi operativi, insieme ai proventi finanziari qui riportati in C. Questo spiega perch la differenza tra A e B non rappresenta esattamente il reddito operativo: essa trascura proventi e oneri derivanti da attivit finanziarie. Lo schema civilistico presenta per il vantaggio di offrire informazioni pi dettagliate, rispetto a quelle riportate sinteticamente nella versione internazionale del conto economico. Sommando alla differenza tra A e B anche i risultati dei raggruppamenti C, D ed E, si giunge alla determinazione del risultato economico desercizio prima delle imposte (utile al lordo delle imposte). Tale risultato include, quindi, sia la differenza tra ricavi e costi operativi, sia i risultati (positivi o negativi) della gestione finanziaria e della gestione straordinaria. Sottraendo a tale valore anche le imposte sul reddito (attualmente IRAP e IRES, per le societ di capitali), si determina il risultato netto dellesercizio (costituito da un utile o profitto se positivo, da una perdita se negativo). A conclusione di questa descrizione degli schemi di bilancio previsti dal codice civile, importante capire che i documenti in oggetto possono assumere svariate configurazioni, pur derivando dalle medesime rilevazioni contabili delle singole transazioni. Ci che cambia solo la modalit di esposizione dei dati per i terzi. Per fini conoscitivi interni, poi, le imprese sono libere di adottare lo schema o gli schemi che ritengono pi efficaci e utili (secondo lapproccio seguito nel resto del libro).
11.5 La nota integrativa
La nota integrativa un documento descrittivo, obbligatoriamente incluso nel bilancio desercizio e regolamentato dallart. 2427 c.c. Essa assolve a una pluralit di funzioni. Innanzitutto, descrive i criteri di valutazione adottati per le diverse poste del bilancio, sia dello stato patrimoniale, sia del conto economico. Per esempio, in relazione alla voce impianti e macchinari riepilogata nellambito delle immobilizzazioni materiali dello stato patrimoniale, chiarisce se stato loro assegnato il valore di mercato (c.d. fair value) oppure un valore pari al costo storico dacquisto, al netto del fondo ammortamento. Inoltre, per le imprese che hanno la possibilit di scegliere se applicare i principi contabili internazionali in alternativa a quelli nazionali, la nota integrativa chiarisce, normalmente nella sua parte iniziale, la scelta effettuata a tale riguardo. Una seconda funzione consiste nel fornire dettagli aggiuntivi sul contenuto e sulle movimentazioni delle voci di conto economico e stato patrimoniale. Per esempio, tra i costi della produzione nel conto economico (nel raggruppamento B) possibile trovare alcune voci residuali, come la B.14 (oneri diversi di gestione), che includono al proprio interno tipologie assai eterogenee. Leggendo la nota integrativa, per, possibile risalire alla loro composizione interna e scoprire qual la quota di costo rappresentata da tasse e contributi, da compensi pagati agli amministratori, da minusvalenze da alienazione, ecc. La nota integrativa rende anche possibile ricostruire le variazioni intervenute nellanno per le varie poste patrimoniali. Per esempio, relativamente alle immobilizzazioni, a fronte di un valore dei fabbricati iniziale pari a 100 e finale pari a 200, la nota integrativa potrebbe spiegare che nellesercizio si sono verificati nuovi acquisti per 430, dismissioni per 300 e ammortamenti per 30 (per cui, a fine anno, il valore risulta complessivamente aumentato di 100). evidente come questo tipo di dettagli risulti fondamentale per la comprensione delle dinamiche intervenute nel periodo amministrativo (e, in particolare, anche per la redazione del rendiconto finanziario, per il quale si rinvia al Capitolo 9). Infine, alla nota integrativa associabile lulteriore funzione di fornire informazioni aggiuntive, non contenute nei prospetti numerici (conto economico, stato patrimoniale ed eventuale rendiconto finanziario). Si fa riferimento, per esempio, a eventi significativi avvenuti dopo la chiusura dellesercizio, ma comunque prima del termine della redazione del bilancio, oppure alla ripartizione per aree di business dei ricavi elencati nel conto economico o al numero medio di addetti per categoria o ai motivi che hanno portato lazienda a derogare alle regole stabile dal codice in materia di bilancio per rappresentare la situazione aziendale in modo chiaro, veritiero e corretto.
Passando ai contenuti, a norma dellart. 2427 c.c. e anche alla luce dei principi contabili nazionali, la nota integrativa deve indicare, per esempio: i criteri di valutazione applicati alle voci di bilancio;
Esempio11.1 Nella sezione dedicata alla descrizione dei criteri di valutazione del magazzino, la nota integrativa potrebbe riportare quanto segue: Le rimanenze sono iscritte al minore tra il costo di acquisto o di produzione, determinato secondo il metodo del costo medio ponderato, e il valore di presumibile realizzo desumibile dallandamento del mercato. Il costo di produzione comprende il costo delle materie prime, i costi diretti e tutti quelli indirettamente imputabili alla fabbricazione. Le scorte obsolete o di lento rigiro sono svalutate in relazione alla loro possibilit di utilizzo o realizzo.
i movimenti delle immobilizzazioni, specificando per ciascuna voce (1) costo, (2) precedenti rivalutazioni, (3) precedenti ammortamenti e svalutazioni, (4) acquisizioni, (5) spostamenti di valore da una posta allaltra, (6) dismissioni, (7) rivalutazioni avvenute nellesercizio, (8) ammortamenti e svalutazioni effettuate nellesercizio; la composizione dei costi iscritti tra le immobilizzazioni immateriali (costi di impianto e ampliamento, costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicit), oltre alle ragioni che hanno portato alla scelta di capitalizzarle (to capitalize) e ai criteri per il relativo ammortamento; un elenco delle partecipazioni possedute direttamente e indirettamente, indicando, tra le altre cose, i dati della societ partecipata e la quota di possesso; i crediti e i debiti con durata residua superiore a cinque anni e i debiti assistiti da garanzia reale su beni sociali; la composizione di ratei e risconti e della voce altre riserve nel patrimonio netto; un descrizione analitica delle voci del patrimonio netto; la ripartizione dei ricavi per aree di attivit e aree geografiche, se significative; il numero medio di dipendenti per categoria; lammontare dei compensi degli amministratori; il numero e il valore nominale delle azioni in circolazione e di quelle emesse nellesercizio; la tipologia e il numero di azioni e di obbligazioni in circolazione; ecc.
11.6 La relazione sulla gestione
Nella relazione sulla gestione, che deve necessariamente essere allegata al bilancio desercizio delle societ di capitali, gli amministratori riportano fondamentali informazioni aggiuntive riguardanti la passata gestione dellazienda. In particolare, questo documento deve descrivere:
landamento della gestione trascorsa, eventualmente anche attraverso una vera e propria analisi di bilancio e limpiego di indicatori di performance economicofinanziaria; il collegamento tra i risultati raggiunti e la strategia perseguita, che deve essere descritta in questo documento; levoluzione prevedibile della gestione. Inoltre, essa deve essere completa, ossia riguardare tutti i settori della gestione (analizzati separatamente) e le eventuali societ controllate. La relazione deve riportare, infine: la descrizione delle attivit di ricerca e sviluppo; i rapporti con imprese controllate, collegate e controllanti; il numero e il valore nominale delle azioni proprie possedute al 31 dicembre; il numero e il valore nominale delle azioni proprie acquistate e/o alienate nel corso dellesercizio; i fatti di rilievo avvenuti dopo la chiusura dellesercizio (per esempio, la chiusura di uno stabilimento, il crollo di un mercato, ecc.); lelenco delle sedi secondarie.
11.7 Differenze di impostazione fra normativa italiana e principi contabili internazionali
La contabilit e la redazione dei bilanci di esercizio si basano su convenzioni contabili, non su principi scientifici incontrovertibili. Convenzioni contabili diverse possono portare, quindi, a dati economico-finanziari diversi. Nel nostro ordinamento giuridico e, comunque, nel mondo coesistono convenzioni contabili alternative, che le aziende, a volte, possono o, altre volte, devono seguire. Queste convenzioni sono riassunte nei principi contabili. Dai capitoli precedenti gi emerso con chiarezza che la scelta delle aziende italiane (a volte obbligata, altre volte facoltativa) di adottare i principi contabili internazionali IAS/IFRS in luogo di quelli nazionali comporta cambiamenti anche significativi nelle regole di redazione dei bilanci1. Il set di principi contabili internazionali pu portare a: valori completamente diversi da quelli ottenuti applicando la normativa e i principi contabili nazionali;
1 Negli Stati Uniti vige un ulteriore corpus di principi contabili denominati US GAAP (Generally Accepted Accounting Principles).
regole diverse per liscrizione delle poste in bilancio, che possono implicare linclusione di alcune attivit altrimenti escluse o una loro differente collocazione. Questi cambiamenti modificano i dati di bilancio, quindi, inevitabilmente impattano a cascata anche sullanalisi della performance economico-finanziaria attraverso gli indici di bilancio. La considerazione di tale performance, a sua volta, alla base dei comportamenti che molti stakeholder adottano nei confronti di unazienda e, in particolar modo, condiziona quello dei potenziali investitori (e, in generale, di tutti i finanziatori). Vale la pena ricordare che gli IAS/IFRS considerano proprio i potenziali finanziatori (anche a titolo di propriet) come i destinatari privilegiati delle informazioni di bilancio e ambiscono a fornire loro informazioni maggiormente utili, efficaci e adeguate rispetto al loro fabbisogno informativo. Per questo hanno introdotto elementi di soggettivit nelle valutazioni al solo scopo di convertire valori spesso anacronistici (per esempio, il valore delle attivit al costo) in valori correnti, che meglio permettono di apprezzare il valore economico prodotto da unazienda. Si deve supporre, pertanto, che qualora limpatto sulla performance comunicata coi bilanci applicando gli IAS/IFRS sia significativo, il condizionamento di questa rivoluzione contabile sugli stakeholder sia estremamente rilevante. La differenza nei risultati comunicati, infatti, non sarebbe certamente dovuta a una diversa (migliore o peggiore) realt operativa delle aziende, ma semplicemente allaver adottato criteri di contabilizzazione diversi a fronte delle medesime operazioni di gestione e degli stessi patrimoni in dotazione. Le differenze riscontrate sarebbero dunque esclusivamente di natura contabile. Emerge, quindi, un rischio: un uso strumentale dei cambiamenti nei criteri di iscrizione e valutazione ammessi grazie al passaggio ai principi contabili internazionali (passaggio a volte obbligatorio, ma in altri casi semplicemente facoltativo), al solo scopo di migliorare la performance percepita dagli stakeholder e, in particolare, dagli investitori a titolo di rischio. Senza trascurare, inoltre, che tutto ci potrebbe andare a scapito anche di alcune categorie di stakeholder pi deboli, persino meno consapevoli delle conseguenze tecniche emergenti con ladozione dei principi contabili internazionali (si pensi, per esempio, ai dipendenti, a piccoli fornitori, ai consumatori finali, ecc.). Nel contempo, per, passando ai principi internazionali gli investitori a titolo di rischio acquisiscono nuove opportunit, come per esempio: vedersi assegnato un reddito maggiore (eventualmente anche distribuito sotto forma di dividendi) e accrescere le possibilit di comparazione dei risultati ottenibili attraverso investimenti in azioni di societ alternative, grazie allarmonizzazione a livello internazionale dei criteri di redazione dei bilanci. Il confronto spaziale, ossia i processi di comparazione tra aziende, rappresenta un punto fermo in qualunque valutazione della performance economico-finanziaria di unimpresa. Scendendo pi nel dettaglio, i principi contabili internazionali hanno introdotto un nuovo concetto di risultato economico desercizio. In particolare, allo scopo di
movimentare il mercato dei capitali e di incentivare gli investitori, gli IAS/IFRS privilegiano un concetto di capitale corrente (in luogo del tradizionale capitale di funzionamento) e un concetto di reddito misto, che include alcuni proventi effettivamente realizzati e altri solo realizzabili in futuro (presunti, probabili, sperati). Questo teoricamente consente agli investitori che hanno deciso di finanziare a titolo di rischio la societ per un periodo determinato (non necessariamente illimitato) di usufruire di tutti i profitti maturati nel periodo, anche se non effettivamente realizzati. Tale reddito misto ingloba, infatti: minusvalenze e plusvalenze maturate ma anche minusvalenze e plusvalenze solo prevedibili e variazioni di valore delle attivit e delle passivit ottenute dallapplicazione del fair value (cio di una valutazione a prezzi di mercato). Inoltre, si ritiene che tale configurazione di reddito mostri meglio le potenzialit dellazienda, che potrebbero favorire sia la sopravvivenza sia lo sviluppo futuro. Con lapplicazione del fair value, inoltre, viene adeguatamente rispettato anche il principio della competenza economica, poich riconosce le rivalutazioni di attivit e passivit in tempo reale, a prescindere dalla loro manifestazione finanziaria. Al contrario, i principi contabili nazionali prevedono lutilizzo del costo storico come base per la maggior parte delle valutazioni e ruotano prevalentemente intorno al principio della prudenza, che non ammette la redditualizzazione di proventi maturati nel periodo ma non effettivamente realizzati. Ne deriva una sottostima potenziale del capitale di funzionamento e del reddito delle aziende e, quindi, la presenza di riserve di utili occulte e potenziali, non riconosciute agli investitori a titolo di rischio. Un ulteriore limite informativo legato alla sottovalutazione del patrimonio consiste nellincapacit di mostrare a pieno tutte le potenzialit dellazienda, dunque la sua capacit di sopravvivenza nel lungo termine. Al contrario, il concetto di reddito misto implicito nel contenuto dei principi contabili internazionali in grado di evidenziare meglio le potenzialit di creazione di valore, ma rischia di compromettere la durabilit dellazienda, per via del minor grado di prudenza adottato e della possibilit di distribuire maggiori dividendi. Questo approccio meno prudente dei principi internazionali attualmente sotto osservazione da parte degli organismi contabili internazionali, poich pu aver giocato un ruolo non secondario nella crisi globale dei mercati finanziari e reali di questi ultimi anni.
Appendice - Il concetto di competenza economica applicato al conto economico civilistico
Alla luce delle logiche di funzionamento della contabilit per competenza economica, necessario che nel conto economico confluiscano e impattino sul reddito solo i costi del venduto, ossia la parte di costi industriali e per acquisti correlata ai ricavi. Ci significa che esclusivamente i costi per consumi di materie confluite nei prodotti anche venduti sono di competenza economica del periodo. Allo stesso modo, i costi del lavoro
industriale (manodopera diretta e indiretta), degli ammortamenti industriali, dei servizi industriali e, in generale, tutti gli altri costi di trasformazione possono essere iscritti in conto economico solo per la quota correlata a prodotti e servizi venduti. Come gi stato spiegato nel Capitolo 6, questo pu richiedere lapplicazione di parametri di allocazione per i costi indiretti di produzione. Eppure, osservando il conto economico civilistico si potrebbe avere limpressione che il principio di correlazione non sia rispettato, poich nel raggruppamento A si riporta il valore della produzione (non del venduto) e nel raggruppamento B il costo della produzione (non del venduto). Potrebbe dunque sorgere la seguente domanda: pensando allo schema di conto economico civilistico, come si realizza limputazione dei soli costi industriali di competenza economica, poich correlati ai ricavi? Inoltre: perch nel conto economico, nel raggruppamento A (Valore della produzione), al punto A.2, si iscrivono anche gli aumenti del magazzino dei prodotti finiti e semilavorati, pur trattandosi di beni non venduti? Rispondere a questi due quesiti non semplice e richiede alcune premesse. Innanzitutto, opportuno anticipare che anche nello schema di conto economico civilistico i principi della contabilit economica sono pienamente rispettati. Esso accoglie pertanto tutti e solo i ricavi e i proventi realizzati nel periodo (come variazioni che aumentano il reddito) e, nel contempo, solo e tutti i costi a essi correlati, oltre ai costi di periodo (come componenti che diminuiscono il reddito). Pertanto, a prescindere dallo schema utilizzato, lutile netto (o la perdita) non cambia. Occorre, inoltre, pensare al conto economico come a un report che pu raccogliere e raggruppare in modi diversi, tra loro alternativi, i medesimi saldi dei conti di costo e ricavo del libro mastro. Quello che cambia nelle varie configurazioni del conto economico non la sostanza, bens solo la forma di rappresentazione dei medesimi dati. Pi nel dettaglio, occorre tenere presente che sia i prodotti finiti in magazzino, sia i semilavorati in magazzino vengono valorizzati al loro costo di produzione, esattamente come sono valorizzate al costo (ma di acquisto) le rimanenze di merci e materie prime. Per costo di produzione si intende la somma di tutti i costi industriali diretti (materie prime, manodopera, lavorazioni esterne) e di tutti i costi industriali indiretti (ammortamenti, affitti passivi degli stabilimenti, responsabile di reparto, manutenzioni, ecc.), per la quota ragionevolmente imputabile. Infine, si ribadisce che A e B riepilogano ricavi e costi della produzione, non del venduto. Ci premesso, la logica di funzionamento del conto economico civilistico italiano descritta di seguito. 1. Innanzitutto, non dovendo determinare il costo del venduto ai fini civilistici, non necessario registrare sul libro giornale le rilevazioni riportate nel Capitolo 6, con cui le spese per materie prime, lavoro e gli altri costi industriali vengono iscritte nel conto
Magazzino, per poi essere girate al conto Costo del venduto al momento in cui si realizza il ricavo. Al contrario, le spese per materie, per lavoro, per servizi industriali di ogni genere sono iscritte in un conto di costo al momento dellacquisto, come presumendo che diventeranno tutte anche costi dello stesso periodo. Si proceder poi, a fine anno, a rilevare la quota che non stata consumata per prodotti venduti nellesercizio e che, quindi, non si tramutata in costi di competenza economica dello stesso. Questa quota, non di competenza, sar quindi stornata dai conti di costo e caricata in dare nel conto Magazzino. In definitiva, la procedura sottostante la redazione del conto economico civilistico inversa rispetto a quella descritta nei Capitoli 5 e 6. Anzich registrare le spese e tramutarle in costi al momento del consumo, si iscrivono a costo tutte le spese e poi si eliminano a fine anno quelle che in verit non sono state consumate. 2. In B, tra i costi della produzione, sono collocate tutte le spese per acquisti di materie e merci (alla voce B.6, nella Tabella 11.4), indipendentemente dalleffettivo consumo. Ma successivamente nello schema, attraverso la voce B.11 (variazione delle rimanenze di materie prime e merci), la parte di acquisti non impiegata per la realizzazione di semilavorati e/o prodotti finiti, che perci rimasta in magazzino, viene sottratta dal costo della produzione e, quindi, dai costi di competenza economica dellesercizio, lasciando solo quelli legati alla produzione. In caso di incremento del magazzino di materie prime, infatti, la voce B.11 ha segno negativo, dunque abbatte i costi della produzione di competenza. Qualora, invece, per la produzione siano state utilizzate materie in quantit superiore a quelle acquistate (riportate alla voce B.6), tali maggiori consumi comportano una riduzione del magazzino di materie, che viene riepilogata con segno positivo in B.11, andando cos a ingrossare i costi della produzione. Quindi, se la voce B.6 (acquisti di materie) viene letta insieme alla voce B.11 (variazione del magazzino di materie) possibile intuire che solo i consumi di materie utilizzate per la produzione del periodo finiscono per ridurre lutile netto dellesercizio. 3. Anche le materie prime utilizzate per i semilavorati o prodotti finiti non venduti vengono eliminate dai costi di competenza, ma non attraverso la voce B.11, bens attraverso la variazione del loro magazzino registrata in A.2. Infatti, la quota di materie prime che stata utilizzata per la realizzazione di semilavorati o prodotti non venduti avr ingrossato il relativo magazzino e tale aumento sar riportato in conto economico con segno positivo in A.2, ossia come fosse un ricavo. In verit, per, non ha la natura di un ricavo, bens di una rettifica in diminuzione dei costi di competenza, in un primo momento stimati per eccesso attraverso il valore degli acquisti posti in B.6. In caso di produzione confluita in magazzino (non venduta), pertanto, la voce A.2 riduce idealmente i costi di competenza e aumenta come conseguenza il reddito desercizio. Infatti, le spese per materiali confluiti in semilavorati non venduti non rappresentano costi di competenza economica dellesercizio.
4. Inoltre, attraverso la rilevazione in A.2 della rettifica di costi dovuta a semilavorati e prodotti finiti non venduti (che hanno ingrossato i relativi magazzini), si elidono dai costi di competenza dellesercizio anche le altre spese di produzione (energia, servizi in genere, ammortamenti, costi del lavoro, ecc.), sostenute per la realizzazione nel periodo di semilavorati e prodotti finiti, che per non sono stati venduti. Infatti, in un primo momento, tutte le spese industriali sono contabilizzate indistintamente in B nelle voci B.7 (costi per servizi), B.8 (costi per canoni leasing, affitti passivi), B.9 (costi per il personale), ecc. senza distinzione in funzione del fatto che siano confluite o meno in prodotti anche venduti. Ma poi, quando si conteggia con linventario finale leventuale aumento dei magazzini di semilavorati e prodotti finiti, al 31 dicembre, se si constata che una parte di dette spese (voci B.7, B.8, B.9, ecc.) in realt non compete allesercizio, perch consumate per prodotti non venduti, si rettificano i dati attraverso la variazione in A.2. In particolare, anzich ridurre a uno a uno il valore di tutte le spese industriali, si abbattono tutte insieme, attraverso ununica rettifica di costo (in A.2). Tale rettifica proprio pari allincremento del valore dei magazzini in oggetto, ricordando che in bilancio semilavorati e prodotti finiti sono valorizzati al loro costo di produzione (si veda Capitolo 6). A.2 raccoglie il costo di produzione sostenuto per tutti i semilavorati e i prodotti finiti realizzati nel periodo ma non venduti nello stesso. Tale valore, essendo iscritto con segno positivo, aumenta lutile e, di fatto, compensa leccesso di costi iscritti in B. Elidendo i costi non di competenza, ne annulla limpatto sul reddito di esercizio. 5. Infine, se volessimo la misura di tutti i costi operativi effettivamente di competenza dellanno (costo del venduto + altri costi operativi), basterebbe la seguente formula: B A.2, ossia il totale dei costi della produzione meno quella parte dei costi industriali confluiti in semilavorati e prodotti finiti realizzati ma non venduti, che hanno ingrossato i relativi magazzini.
In Italia coesistono aziende che nella redazione del bilancio seguono il codice civile e i principi contabili nazionali e altre che adottano quelli internazionali. I due set di principi si differenziano in modo sostanziale. Diversamente dai principi contabili internazionali, la normativa italiana prevede schemi fissi dettati dal codice civile per i documenti di conto economico e stato patrimoniale. Ci favorisce la comparabilit dei dati (nel tempo e tra aziende). Lo stato patrimoniale delle societ di capitali italiane prevede le seguenti macroclassi di attivit: A) Crediti verso soci per versamenti ancora dovuti, B) Immobilizzazioni, C) Attivo circolante, D) Ratei e risconti attivi. Il criterio adottato per collocare le attivit nelle varie macroclassi quello della funzione economica che la societ assegna ai singoli beni e diritti.
Nello stato patrimoniale civilistico, i finanziamenti non sono classificati in base alla loro durata, bens rispetto alla fonte, vale a dire: A) Patrimonio netto, B) Fondi rischi e oneri, C) Trattamento di fine rapporto, D) Debiti, E) Ratei e risconti passivi. Per ciascuna tipologia di debito occorre indicare sia la natura del creditore, sia leventuale quota in scadenza oltre i dodici mesi successivi. Il conto economico civilistico presentato in forma scalare. Il primo raggruppamento costituito dal Valore della produzione (A), a cui si sottrae laggregato denominato Costo della produzione (B), per arrivare alla determinazione di un reddito parziale (definito Differenza A-B) assimilabile al reddito operativo. A differenza di questultimo, per, esso non include oneri e proventi derivanti da attivit finanziarie (azioni, obbligazioni e altri titoli, depositi di denaro fruttiferi, crediti di finanziamento), n oneri e proventi derivanti da eventi non ripetibili o imprevedibili (definiti straordinari dal nostro ordinamento giuridico). A seguire, il conto economico riepiloga: C) Oneri e proventi finanziari, D) Rettifiche di valore di attivit finanziarie, E) Oneri e proventi straordinari, 22) Imposte sul reddito, 23) Utile (perdita) dellesercizio. La nota integrativa il terzo documento obbligatorio del bilancio desercizio secondo il nostro codice civile. Le sue principali funzioni sono: descrivere i principi contabili e i criteri di valutazione adottati nella redazione del bilancio, fornire dettagli aggiuntivi sul contenuto e sulle movimentazioni delle voci di conto economico e stato patrimoniale, ricostruire le variazioni intervenute nellanno per le varie poste patrimoniali, fornire informazioni rilevanti aggiuntive. Al bilancio delle societ di capitali deve essere allegata la relazione sulla gestione redatta dagli amministratori, che riporta un commento sullandamento, sui risultati raggiunti e che, in generale, informa su aspetti qualitativi e strategici altrimenti non esplicitati nei documenti di bilancio, ma che rilevante conoscere. Lapplicazione dei principi contabili internazionali IAS/IFRS alle societ italiane risponde a un bisogno di armonizzazione contabile che supporti linternazionalizzazione dei mercati dei capitali. Questo corpus di principi privilegia la prospettiva dei finanziatori a titolo di rischio (azionisti), a scapito della tutela di altri soggetti esterni che hanno interessi e rapporti con le aziende. Nel complesso la normativa italiana pi prudente rispetto a quella internazionale.
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