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Timestamp: 2020-06-02 05:19:40+00:00
Document Index: 123912879

Matched Legal Cases: ['art. 33', 'art. 3', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ']

CONGEDO STRAORDINARIO - LEGGE 104/92 - Dipendenti Pubblici
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La convivenza con il diversamente abile non è più requisito per ottenere il congedo.
Gli aventi diritto restano coniuge, genitori, figli, fratelli e sorelle ma il DL 119 /2011 fissa condizioni diverse di priorità per accedere ai congedi.
Il dipendente che assiste una persona in situazione di handicap grave nell’ambito dello stesso mese può fruire del congedo straordinario e del permesso di cui all’art. 33, comma 3, della l. n. 104 del 1992! E’ la stessa FP, che con circolare 3 febbraio 2012, n. , ha disposto chiaramente la possibilità di cumulo del congedo biennale e dei permessi, nello stesso mese, per l’assistenza al familiare in situazione di handicap grave.
uno dei figli conviventi della persona disabile in situazione di gravità, nel caso in cui il coniuge convivente, la parte dell’unione civile convivente ed entrambi i genitori del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti. Attenzione, la possibilità di concedere il beneficio ai figli conviventi si verifica nel caso in cui tutti i soggetti menzionati (coniuge convivente, parte dell’unione civile convivente ed entrambi i genitori) si trovino in una delle descritte situazioni (mancanza, decesso, patologie invalidanti);
Che cosa spetta al dipendente pubblico che fa istanza di congedo straordinario?
Ai dipendenti pubblici che fanno richiesta spettano due anni di assenza dal lavoro indennizzata nella misura della retribuzione percepita nell’ultimo mese di lavoro che precede il congedo straordinario, nell’arco della vita lavorativa.
Non è mai possibile per lo stesso lavoratore fruire del “raddoppio”; infatti un ulteriore periodo biennale per altri figli in situazione di disabilità grave è ipotizzabile solo per l’altro genitore (ovvero nei casi previsti per i fratelli o sorelle o il coniuge o la parte dell’unione civile), con decurtazione di eventuali periodi da lui utilizzati a titolo di permessi per gravi e documentati problemi familiari.
Come è possibile frazionare il permesso del congedo?
Il beneficio è frazionabile anche a giorni (interi). Tra un periodo e l’altro di fruizione è necessaria, perché non vengano computati nel periodo di congedo straordinario i giorni festivi, i sabati e le domeniche – l’effettiva ripresa del lavoro, requisito non rinvenibile né nel caso di domanda di fruizione del congedo in parola dal lunedì al venerdì (settimana corta) senza ripresa del lavoro il lunedì della settimana successiva a quella di fruizione del congedo, né nella fruizione di ferie.
Le giornate di ferie, la malattia, le festività e i sabati cadenti tra il periodo di congedo straordinario e la ripresa lavoro non vanno computate in conto congedo straordinario (messaggio n. 28379 del 25.10.2006).
Quali requisiti deve avere il dipendete statale/pubblico per ottenere il congedo straordinario?
la persona per la quale si chiede il congedo straordinario deve essere in situazione di disabilità grave ai sensi dell’art. 3 comma 3 della lehttps://dipendentipubblici.eu/richiesta-di-trasferimento-ai-sensi-della-legge-104-92/gge 104/92 riconosciuta dall’apposita Commissione Medica Integrata ASL/INPS (art. 4, comma 1 L. 104/92);
PER OTTENERE IL CONGEDO NECESSITA ANCORA LA CONVIVENZA CON LA PERSONA DA ASSISTERE?
No. Finalmente dopo anni di illegittimità ed applicazione impropria del diritto è intervenuta la Corte Costituzionale per far luce su questa annosa e squilibrata questione.
Fino a pochi giorni fa, gli impiegati pubblici per ottenere il sacro santo diritto ad assistere il proprio familiare bisognoso dovevano necessariamente avere la residenza nello stesso habitat con la persona diversamente abile o viceversa.
Pertanto succedeva che per esempio il dipendente pubblico Tizio che risiede a Torino, non poteva usufruire del congedo straordinario per assistere il proprio padre, che risiedeva in provincia e precisamente a Moncucco (TO). Sicché il pubblico impiegato Tizio poteva solo ed esclusivamente usufruire dei 3 giorni di permesso previsti dalla legge 104/92 e s.m. e integrazioni.
Adesso anche il figlio non convivente ha diritto al congedo straordinario per l’assistenza del genitore gravemente disabile.
A condizione che manchino gli altri parenti individuati dalla legge come aventi diritto (ovvero coniuge convivente, padre e madre, anche adottivi, figli conviventi, fratelli e sorelle conviventi, parenti o affini entro il terzo grado conviventi) e che subito dopo la concessione la convivenza sia instaurata, per garantire al genitore «un’assistenza permanente e continuativa».
Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza 232/2018 che dichiarato la parziale illegittimità dell’articolo 42, comma 5, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità), nella parte in cui, appunto, non prevedeva il beneficio anche per il figlio non convivente per l’assistenza del padre.
Il congedo straordinario, ricorda la Consulta, è circoscritto a ipotesi tassative e contraddistinto da presupposti rigorosi. Spetta solo per l’assistenza a persona in condizioni di disabilità grave, debitamente accertata, che si ravvisa solo in presenza di una minorazione, «singola o plurima», che «abbia ridotto l’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione» (art. 3, comma 3, della legge n. 104 del 1992); non può superare la durata complessiva di due anni per ciascuna persona portatrice di handicap e nell’arco della vita lavorativa». La possibilità di richiedere il congedo straordinario è riconosciuta soltanto a una ristretta cerchia di beneficiari, individuati secondo una precisa gerarchia: coniuge convivente, padre o madre anche adottivi, figli conviventi, fratelli o sorelle conviventi e, dopo la sentenza n. 203 del 2013 della Corte costituzionale, anche i parenti o gli affini entro il terzo grado conviventi.
La Corte costituzionale ha poi ribadito la ragion d’essere del congedo straordinario, che esprime i valori della solidarietà familiare e risponde all’esigenza di assicurare la cura del disabile nell’ambito della famiglia e della comunità di vita cui appartiene, allo scopo di tutelarne la salute e di promuoverne nel modo più efficace l’integrazione.
La fruizione del congedo straordinario comporta la sospensione del rapporto di lavoro.
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