Source: https://sanctamissaportugal.wordpress.com/2011/03/22/decreto-de-reforma-dos-estudos-eclesiasticos-de-filosofia-apresentacao/
Timestamp: 2017-06-28 02:00:07+00:00
Document Index: 185212371

Matched Legal Cases: ['art. 60', 'art. 60', 'art. 51', 'art. 72', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 62', '§ 3', '§ 1', '§ 3', '§ 4', '§ 77']

Decreto de Reforma dos estudos eclesiásticos de Filosofia – Apresentação | Sancta Missa
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Decreto de Reforma dos estudos eclesiásticos de Filosofia – Apresentação
Março 22, 2011 por Organização "Sancta Missa" Portugal CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DEL
Abbiamo già proceduto ad una riforma parziale degli studi di Diritto Canonico (Decreto Novo codice, del 2 settembre 2002) e degli Istituti Superiori di Scienze Religiose (Istruzione del 28 giugno 2008). Ora presentiamo il “Decreto di riforma degli studi ecclesiastici di filosofia” del 28 gennaio scorso.
– E, d’altra parte, sia la convinzione, espressa nell’Enciclica Fides et ratio di Giovanni Paolo II del 1998, dell’importanza della filosofia nella sua componente metafisica per “superare la situazione di crisi che pervade oggi grandi settori della filosofia e per correggere così alcuni comportamenti erronei diffusi nella nostra società” (n. 83d), sia la consapevolezza che la filosofia è indispensabile per la formazione teologica. L’Enciclica Fides et ratio sottolinea: “la teologia ha sempre avuto e continua ad avere bisogno dell’apporto filosofico” (n. 77a). Infatti, “lo studio della filosofia riveste un carattere fondamentale e ineliminabile nella struttura degli studi teologici e nella formazione dei candidati al sacerdozio. Non è un caso che il curriculum di studi teologici sia preceduto da un periodo di tempo nel quale è previsto uno speciale impegno nello studio della filosofia”(n. 62a). In riferimento specificatamente ai futuri sacerdoti, anche l’Esortazione apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis del 1992, ha notato che la preparazione filosofica è un “momento essenziale della [loro] formazione intellettuale”: “Solo una sana filosofia può aiutare i candidati al sacerdozio a sviluppare una coscienza riflessa del rapporto costitutivo che esiste tra lo spirito umano e la verità, quella verità che si rivela a noi pienamente in Gesù Cristo” (n. 52).
Riguardo alla necessità degli adeguati studi filosofici per la formazione teologica, vorrei aggiungere che il Card. Ratzinger, l’attuale successore di Pietro, ha realisticamente notato: “La crisi della teologia postconciliare è in larga misura la crisi dei suoi fondamenti filosofici […]. Quando i fondamenti filosofici non vengono chiariti, alla teologia viene a mancare il terreno sotto i piedi. Perché allora non è più chiaro fino a che punto l’uomo conosce davvero la realtà, e quali sono le basi a partire da cui egli possa pensare e parlare”1.
Avendo presenti i delineati motivi, il Decreto della Congregazione intende rivalorizzare la filosofia soprattutto alla luce della menzionata Enciclica Fides et ratio, che propone una visione precisa come la disciplina in parola deve essere insegnata nelle istituzioni ecclesiastiche; si vuole quindi ridare il primo posto alla metafisica, come spiegherà il professore Morerod nel suo intervento, recuperando la “vocazione originaria”2 della filosofia, ossia la ricerca del vero e la sua dimensione sapienziale e metafisica. In tal modo – per il bene della scienza e degli uomini di oggi – si mira, da una parte, ad insistere sulla necessità di allargare gli spazi della razionalità, limitati nelle attuali correnti di pensiero (concetto espresso vivamente da Benedetto XVI 3), e d’altra parte a difendersi dal pericolo del fideismo, pure esso presente nella nostra epoca.
In questa visuale vorrei soffermarmi un po’ su questo ultimo punto. Oggi i diversi rami della scienza e della tecnica si sono sviluppati in modo impressionante. È inutile insistere sulla loro importanza e sulla loro efficacia. Esse, però, non riassumono l’interezza del sapere; soprattutto non saziano la sete dell’uomo rispetto alle domande ultime: in che cosa consiste la felicità? Chi sono io? Il mondo è frutto di un azzardo? Quale è il mio destino? ecc. Oggi, più che mai, le scienze hanno bisogno di saggezza. I primi filosofi greci si sono definiti “saggi”, sophioi; ma i presocratici hanno rapidamente scelto il nome, allo stesso tempo umile e pieno di significato, di “filosofi”. La nostra epoca ha bisogno della filosofia di cui Giovanni Paolo II diceva che essa “contribuisce direttamente a porre la domanda circa il senso della vita e ad abbozzarne la risposta”, e quindi “si configura come uno dei compiti più nobili dell’umanità”4.
Si potrebbe domandare quale è il senso di una Facoltà ecclesiastica di filosofia: questa non è una disciplina profana? Non intendo entrare nel dibattito suscitato dall’espressione “filosofia cristiana” che, con sfumature, l’enciclica Fides et ratio menziona quattro volte5. Vorrei soltanto osservare che la filosofia di cui parliamo rifiuta una separazione indebita tra la ragione e la fede, prospettando l’apertura della prima alla seconda e il bisogno che ha la seconda di ricorrere al sostegno della prima.
Ma l’esistenza di Facoltà ecclesiastiche di filosofia significa che la Chiesa insegna una particolare filosofia? Sicuramente – il nostro documento lo ricorda (cfr Preambolo, n. 12) –, un posto di rilievo ha la filosofia di san Tommaso d’Aquino. Tuttavia, la preferenza attribuita dalla Chiesa al suo metodo ed alla sua dottrina non è esclusiva, ma “esemplare” 6. Al riguardo anche l’enciclica Fides et ratio nota: non esiste “una filosofia ufficiale della Chiesa, giacché la fede non è come tale una filosofia” (n. 76a). Comunque, non tutte le filosofie sono compatibili con la fede e anche con una ragione adeguata alla verità. Ci sono punti di passaggio obbligati che il nostro documento ricorda, per esempio la filosofia dell’essere 7, la capacità della ragione di raggiungere una verità obiettiva e universale e una conoscenza metafisica valida 8; l’unità corpo-anima nell’uomo9; la dignità della persona umana 10; l’importanza della legge naturale e delle “fonti della moralità” 11; ecc. (cfr Preambolo, n. 11).
Infine, il Santo Padre, durante un’udienza concessami nel gennaio scorso, ha approvato “in forma specifica” le modifiche apportate alla Costituzione apostolica Sapientia christiana; invece ha confermato “in forma comune” tutto il resto del testo. Infatti, sono stati riformati soltanto tre articoli della Sapientia christiana e la stragrande maggioranza delle modifiche riguarda le Norme applicative della Congregazione. Il Decreto definitivo riporta la data significativa del 28 gennaio 2011: memoria di San Tommaso d’Aquino.
– le Facoltà ecclesiastiche di filosofia;
– il primo ciclo delle Facoltà ecclesiastiche di teologia;
– le istituzioni di filosofia che sono affiliate o aggregate ad una Facoltà di filosofia. Il vincolo di affiliazione e di aggregazione permette all’istituzione che ne beneficia di poter rilasciare i gradi accademici, rispettivamente del baccalaureato e della licenza ecclesiastica, attraverso la Facoltà affiliante ed aggregante;
– le istituzioni di teologia che sono affiliate o aggregate ad una Facoltà di teologia.
Il secondo punto di attenzione riguarda i contenuti, vale a dire il programma di studi. Le Norme applicative della Costituzione Apostolica Sapientia christiana elencano le “discipline obbligatorie” (art. 60, 1): “la Filosofia della conoscenza, la Filosofia della natura, la Filosofia dell’uomo, la Filosofia dell’essere (comprendente anche la Teologia naturale) e la Filosofia morale”. Il documento aggiunge una disciplina che è strutturante per la vita della ragione: la logica. In particolare, sottolinea il ruolo della metafisica. P. Charles Morerod affronterà questo tema fondamentale.
Infine, voglio sottolineare un punto: troppo spesso, in filosofia (così come in teologia), gli studenti si accontentano di leggere i manuali e non hanno accesso alle fonti. Quindi la nostra Riforma sottolinea l’importanza della “lettura dei testi degli autori più significativi” (Ord., art. 60, 1).
La riforma degli studi ecclesiastici di filosofia si riferisce anche agli studi di teologia: “Una solida formazione filosofica […] è necessariamente propedeutica alla teologia”, dice la Costituzione Apostolica Sapientia christiana. Ecco perché il primo ciclo delle Facoltà ecclesiastiche di teologia comprende “le discipline filosofiche richieste per la Teologia” (Ord., art. 51, 1, a). Quindi, troviamo nuovamente i tre punti già citati:
La Costituzione Apostolica Sapientia christiana dice, a proposito della Facoltà ecclesiastica di teologia, che il “primo ciclo, istituzionale, […] si protrae per un quinquennio o dieci semestri, oppure per un triennio, se prima di esso è richiesto il biennio di filosofia” (art. 72, a). La nostra pratica mostra che la durata della formazione filosofica è de iure sufficiente: rimane quindi invariata e non sarà aumentata.
Tuttavia, de facto, troviamo che la formazione filosofica all’interno di tali Facoltà è spesso insufficiente, in quantità e qualità. Pertanto, la riforma precisa la durata esatta della formazione: “Escluse le scienze umane, le discipline strettamente filosofiche (cfr Ord., Art. 60, 1° a) devono costituire almeno il 60% del numero dei crediti dei primi due anni” (Ord., art. 51, 1, a).
La Costituzione Sapientia christiana precisa che, nel primo ciclo, “le discipline filosofiche richieste per la Teologia […] sono soprattutto la Filosofia sistematica, con le sue parti principali, e la sua evoluzione storica” (Ord., art. 51, 1, a). La riforma non modifica il contenuto, ma precisa due punti.
In primo luogo, se altre opzioni hanno la loro coerenza e la loro fecondità, la Congregazione è molto più favorevole – soprattutto nel contesto attuale di “eclissi della ragione” – a che i primi due anni siano principalmente dedicati alla filosofia, dato che generalmente vengono introdotti anche alcuni corsi introduttivi di teologia, Sacra Scrittura, ecc.
Infine, l’esperienza dimostra che non è raro che manchi un corpo docente abbastanza qualificato in filosofia (ad esempio i corsi saranno affidati a teologi che hanno ricevuto una vaga formazione filosofica), o che siano impiegati quasi esclusivamente docenti esterni, e quindi non stabili, o insegnanti con un grado civile e non ecclesiastico in filosofia. Per questo le Norme applicative (Ordinationes) precisano che “il numero degli insegnanti stabili deve essere almeno due” (art. 62 bis, § 3), con le qualifiche richieste.
Tuttavia, resta inteso che le prescrizioni nei confronti del corpo docente sono minori. Ciò nonostante, il criterio rimane quello della necessità che le cattedre principali siano coperte da insegnanti stabili dovutamente qualificati. Dato che le materie sistematiche sono cinque (e le parti della storia della filosofia, quattro), “il numero dei docenti stabili in un istituto filosofico affiliato deve essere di almeno cinque con le qualifiche richieste” (Ordinationes, Art. 62 bis, § 1).
Abbiamo parlato della seconda parte, giuridica, del documento. Ma la prima parte, descrittiva e esortativa, del futuro documento sulla riforma degli studi ecclesiastici di filosofia non è solamente un’introduzione. E’ almeno tanto importante quanto l’altra. Lo sappiamo bene: lo spirito conta più della lettera, anche se questa è necessaria per la sua incarnazione. E questo vale anche per “lo spirito delle leggi”.
Il cristianesimo presuppone un’armonia fra Dio e la ragione umana. La ricerca filosofica può dunque essere fiduciosa e il credente può evitare di opporre alla propria fede una verità trovata con la ragione. Questa fiducia spinge addirittura il credente a cercare di capire il mondo, perché “l’errore [sulle creature] può portare all’errore circa le cose di Dio” (S. Tommaso d’Aquino, Summa contra Gentiles, libro II, cap.4).
Il Decreto di Riforma degli studi ecclesiastici di Filosofia invita i filosofi a “ricuperare con forza la ‘vocazione originaria’ della filosofia: la ricerca del vero e la sua dimensione sapienziale e metafisica” (§ 3). Si tratta d’una “sottolineatura del carattere sapienziale e metafisico” della filosofia (§ 4) che non nega il ruolo delle altre branche della filosofia stessa. Il ruolo centrale della metafisica deve, dunque, essere capito alla luce dell’importanza di tutta la filosofia nella conoscenza umana.
Anche la teologia deve essere attenta a non chiudersi in se stessa. Se ciò accadesse, diventerebbero difficili il dialogo dei teologi con gli altri campi del sapere e la risposta alle critiche rivolte contro la fede. In ogni caso, una teologia senza filosofia è semplicemente impossibile, perché nessuno si accosta alla teologia senza avere delle idee previe, che in parte sono filosofiche. La Bibbia, in quanto solo testo, non trasmette la rivelazione: il suo contenuto deve essere conosciuto. Quel che pensa il lettore d’un brano biblico sarà la mescolanza degli elementi contenuti nel testo con altri contenuti. Papa Giovanni Paolo II riassunse l’impatto dell’inevitabile filosofia sulla teologia: “Se il teologo si rifiutasse di avvalersi della filosofia, rischierebbe di far filosofia a sua insaputa e di rinchiudersi in strutture di pensiero poco adatte all’intelligenza della fede.” (Fides et ratio, § 77).
In che modo possiamo dire qualcosa a proposito di Dio? Senza risposta filosofica, tale domanda può squalificare la teologia nel suo insieme. Descrivendo Dio come “persona” o come “amore” lo facciamo a nostra immagine? Questo dipende prima di tutto da quel che intendiamo per “causa”. Già San Tommaso riteneva che potessimo parlare di Dio con parole umane, perché Dio è la Causa prima del mondo. Tuttavia, se parlassimo di Dio soltanto perché è causa delle creature, “ne seguirebbe che tutti i nomi applicati a Dio, si direbbero di lui per derivazione” (Ia, q.13, a.2). In altre parole, Dio sarebbe immagine del mondo… Per evitare tale trappola, dobbiamo aggiungere che la causa divina è infinitamente superiore ai suoi effetti, tanto che le perfezioni limitate, trovate da noi nelle creature, sono prima in Dio e che in Lui sono infinite e unite nella semplicità. Queste precisazioni sono metafisiche.