Source: http://pacs.unica.it/pacs/stagiu.htm
Timestamp: 2017-09-22 10:03:08+00:00
Document Index: 80054304

Matched Legal Cases: ['arte 2', 'art. 16', 'art. 12', 'arte 21', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 8']

DDL AS 4194 disposizioni università e ricerca - testo approvato dalla VII Camera e trasmesso al Senato
Stato Giuridico della Docenza
Didattica/Assistenza
Razionalizzazione della rete ospedaliera della regione Sarda 1Parte 2 Parte (03/03/03)
Stato Giuridico: Emendamenti proposti (06/06/00)
Decreto con correzioni alla "Riforma Bindi" (22/06/00)
Osservazioni al D. Leg.vo 229/99 e al D. Leg.vo 517/99 (25/05/00)
La sospensiva Tar sul Decreto Bindi
intesa PRELIMINARE aL CCNL dei MEDICI
Comunicato sindacale sulla Docenza Universitaria (8/03/00)
SSN - UNIVERSITA' - Il Decreto Approvato (Ex. Art. 6)
Ridefinizione dei rapporti tra servizio sanitario nazionale ed università, a norma dell' articolo 6 della legge 30 novembre 1998, n. 419
Nuovo stato giuridico dei professori Universitari
Riforma della ricerca Nazionale
La legge 370/99 (As 4194)
ANDU, APU, CIDUM, CISL Università, FIRU, SAMUC, SNALS Università, SNUR CGIL, UGL Università, UIL PA UR
I sottoscritti Sindacati ed Associazioni della docenza universitaria seguono con crescente preoccupazione il dibattito sul disegno di legge di riforma dello stato giuridico dei docenti universitari. Come era sin troppo facile prevedere, i tempi della discussione vanno dilatandosi ben al di là di quanto inizialmente previsto dai calendari parlamentari. Questa situazione dimostra, se ve ne fosse ancora necessità, l'infondatezza delle argomentazioni che hanno indotto a sostenere l'utilità, per motivi di rapidità di approvazione, dell'accorpamento del ddl che istituisce la terza fascia del ruolo dei professori universitari al cosiddetto disegno di legge Zecchino.
Le sottoscritte Organizzazioni hanno un proprio argomentato ed unitario parere sui singoli punti della legge di riforma, che si richiama ad un disegno complessivo, elaborato da tempo, e che si è tradotto in una serie di emendamenti al testo governativo che qui si allegano, per portarli all'attenzione dei componenti della VII Commissione della Camera.
In ogni caso, proprio alla luce della esasperante lentezza con la quale procede l'iter parlamentare di approvazione di questo disegno di legge, si ritiene necessario sollecitare l'adozione di misure immediate, scorporate dal ddl, che facciano salve almeno tre questioni di importanza cruciale per il corretto svolgimento della vita degli Atenei italiani.
1. Innanzitutto, l'immediata approvazione del ddl che istituisce la terza fascia del ruolo dei professori universitari.
L'iter di questa legge è stato lungo e tormentato. Dagli iniziali disegni di legge presentati al Senato nel luglio di due anni fa, si era pervenuti ad un testo che, anche se non completamente soddisfacente, avrebbe tuttavia costituito un sia pur tardivo riconoscimento per l'attività e il ruolo effettivamente svolti dai professori associati e dai ricercatori. La sua approvazione avrebbe reso più agevole la riforma dello stato giuridico di tutta la docenza universitaria. Con un atto che non ha precedenti recenti, ottantadue deputati hanno bloccato il provvedimento giunto alla fine del suo iter in sede legislativa alla VII Commissione della Camera: gli articoli erano già stati approvati dalla Commissione ed avevano già ottenuto il parere favorevole finale della Commissione Affari costituzionali. Questa operazione è giunta a conclusione di una forsennata campagna di stampa contro il ddl, tutta costruita sulla tesi del cosiddetto "ope legis", contro l'immissione senza concorso dei ricercatori nel ruolo dei professori universitari. Le argomentazioni a sostegno di questa tesi sono del tutto infondate, dal momento che la costituzione di una terza fascia del ruolo dei professori nella quale trasformare il ruolo dei ricercatori è solo un atto dovuto ai sensi del DPR 382/80 e giunge al termine di un lungo iter legislativo di equiparazione che si è sviluppato attraverso:
la legge 158/1987, che aggancia la retribuzioni dei ricercatori a quella di ordinari e associati;
l'art. 16, comma 2 della legge 168/89, che prevede la paritetica rappresentanza di ordinari, associati e ricercatori nel Senato Accademico Integrato, organo deliberante dello Statuto dell'Ateneo;
l'art. 12 della legge 341/1990, che equipara le modalità di svolgimento delle funzioni didattiche dei ricercatori a quelle vigenti per ordinari e associati;
gli artt. 104 e 106 della 127/97, che prevedono la paritetica rappresentanza di ordinari, associati e ricercatori nel Consiglio Universitario Nazionale (CUN). Precedentemente del CUN facevano parte 21 ordinari, 21 associati e solo 4 ricercatori;
l'art. 1, comma 1, lettera b), punto 1), della legge 210/98, che prevede che le commissioni per i concorsi a ricercatore siano costituite da un ordinario, un associato e un ricercatore, introducendo per la prima volta la presenza dei ricercatori in queste commissioni;
2. Le sottoscritte Organizzazioni chiedono, inoltre, che il provvedimento urgente contenga le norme sul tipo di rapporto di lavoro dei docenti universitari, che qui si propongono anche come emendamento del ddl Zecchino. Tale rapporto dovrebbe configurarsi come a carattere esclusivo, con divieto, di norma, di attività libero-professionali per i docenti universitari. Ai docenti universitari dovrebbe essere consentito lo svolgimento di attività libero-professionali solo a carattere intra-moeniale, al di fuori degli impegni orari di lavoro, in un trasparente regime di convenzione tra committenza, Ateneo e singolo docente. Brevi periodi di attività professionale potrebbero essere consentiti (un semestre ogni tre anni), con congrua decurtazione dello stipendio ed esclusione dall'esercizio di tutti i diritti di elettorato passivo.
Si fa notare come queste norme siano di particolare urgenza. È possibile, infatti, prevedere che gli incombenti ricorsi di docenti delle Facoltà di Medicina al cosiddetto Decreto Bindi possano trovare positivo accoglimento. Questa eventualità determinerebbe una grave disparità di condizione tra sanitari universitari e sanitari ospedalieri, impegnati nella stessa struttura e nel medesimo lavoro limitatamente alle funzioni di assistenza. Ai primi sarebbe consentita la prosecuzione delle attività libero-professionali assolutamente inibite ai secondi. È evidente l'insostenibilità di una simile situazione, che rischia di modificare profondamente alcuni elementi introdotti dalla recente riforma del SSN.
3. Lo stesso provvedimento urgente dovrebbe contenere norme a salvaguardia degli Statuti degli Atenei. Con recenti sentenze, che riguardavano direttamente le Università di Perugia e di Palermo, le supreme istanze della magistratura amministrativa (Consiglio di Stato, con dec. n. 506/1998, e Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, con dec. n. 564/1999) hanno definitivamente deciso che le questioni relative alla composizione degli organi accademici e degli elettorati attivi e passivi non appartengono all'autonoma potestà statutaria degli Atenei in quanto materia di stato giuridico.
È opportuno rilevare come gli Statuti di tutti gli Atenei contengano da tempo norme illegittime alla luce delle citate sentenze e che nessun Ateneo ha deciso di modificare il proprio Statuto per conformasi alle stesse.
Inoltre, in data successiva alla loro emanazione, le stesse sentenze, sono state disattese dagli Atenei di Firenze e Trento (che hanno modificato i propri statuti prevedendo la partecipazione di tutti i ricercatori ai Consigli di Facoltà), da quello di Bologna (che ha previsto la partecipazione di tutti i ricercatori all'elezione del rettore), dall'Università di Roma "La Sapienza" (che ha approvato uno Statuto che estende l'elettorato passivo ai professori associati, l'elettorato attivo per l'elezione del Rettore a tutti i ricercatori e la partecipazione di quasi tutti i ricercatori ai Consigli di Facoltà). Lo stesso Ateneo di Perugia ha nuovamente disatteso la sentenza prevedendo la partecipazione ai Consigli di Facoltà di un numero di ricercatori pari a un terzo di quello dei professori, nonostante il DPR 382, ultima fonte normativa in termini di stato giuridico dei docenti universitari, abbia fissato nel numero di tre la rappresentanza dei ricercatori.
Questa situazione prefigura un autentico conflitto istituzionale e richiede, pertanto, un intervento urgente del Parlamento per procedere alla necessaria definizione per legge degli elettorati attivi e passivi dei docenti (professori e ricercatori) e le modalità della loro partecipazione agli organi collegiali. Altrettanto urgente è una norma che garantisca piena autonomia agli Atenei in materia di elettorati attivi per il personale tecnico-amministrativo e per gli studenti, di composizione degli Organi e di modalità di elezioni.
La legge è entrata in vigore il 27 /10/1999
E' pubblicata nella G.U. n. 252 del 26 ottobre 1999.
E' la Legge 19 ottobre 1999, n. 370
"Disposizioni in materia di università e di ricerca scientifica".
- I TL DOC, ex Legge 1255/61 (art. 8, comma 7),
- i collaboratori e i funzionari tecnici medici ed odontoiatri (art. 8,
comma 10).
Disegno di legge AS 4194
presentato dal Ministro dell' università e della ricerca scientifica e tecnologica (ZECCHINO)
di concerto col Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica (CIAMPI)
cl Ministro per la funzione pubblica (PIAZZA)
e col Ministro per i beni e le attività culturali (MELANDRI)
(V. stampato Camera n. 5924)
approvato dalla VII Commissione permanente (Cultura, scienze e istruzione) della Camera dei deputati
il 29 luglio 1999
4. Entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, sono determinati il termine entro il quale, a pena di decadenza, deve essere trasmessa l'istanza di corresponsione delle borse di studio previste dal presente articolo, lo scaglionamento dei pagamenti, le modalità di inoltro, di sottoscrizione e di autocertificazione secondo la normativa vigente in materia, nonché l'effettuazione di controlli a campione non inferiori al 10 per cento delle istanze presentate. A tale fine è autorizzata la spesa di lire 83 miliardi per l'anno 1999, di lire 48 miliardi per l'anno 2000 e di lire 25 miliardi per l'anno 2001.