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Timestamp: 2018-09-21 21:13:26+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 60', 'art. 12', 'art. 5', 'art. 11', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 36', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 17']

La definizione degli inviti a comparire in materia di imposte indirette diverse dall’IVA | Commercialista Telematico
Il D.L. anti crisi n. 185 del 28 novembre <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />2008, ha modificato l’art. 5 del D.Lgs. n. 218/97, prevedendo la possibilità di definire gli inviti a comparire in materia di imposte dirette ed Iva, con la riduzione delle sanzioni ad 1/8 (a fronte del ¼ prima previsto), dietro accettazione completa dei rilievi accertabili.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
In sede di conversione la norma è stata estesa anche all’art. 11 del D.lgs. n. 218/97, cioè anche alle imposte indirette diverse dall’Iva.
Soffermiamoci su questo tipo di definizione, per verificare quali siano le fattispecie che possono beneficiare del nuovo istituto premiale.
L’art. 11 del D.Lgs. n. 218/97 dispone che l’ufficio invia ai soggetti obbligati un invito a comparire, nel quale sono indicati:
Lo schema tracciato dal legislatore per lo svolgimento dell’accertamento con adesione nelle altre imposte indirette non si discosta da quanto disposto in materia di concordato per le imposte sul reddito e l’IVA, e pertanto saranno privilegiate le fattispecie valutative ed estimative, ove il potere di apprezzamento dell’ufficio potrà estrinsecarsi con maggiore efficacia.
Così come per le imposte sul reddito e l’IVA, l’invito dovrà essere ritualmente notificato a norma dell’art. 60 del D.P.R. n. 600/1973, o spedito per lettera raccomandata con avviso di ricevimento a tutti gli obbligati e dovrà indicare, anche sinteticamente, gli elementi in possesso dell’ufficio per l’emissione dell’accertamento, al fine di consentire un’immediata cognizione delle questioni che saranno oggetto del contraddittorio.
Nell’ambito delle imposte indirette è necessario che l’ufficio individui con esattezza tutti i “partecipanti all’atto”, cui dovrà essere rivolto l’invito a comparire, al fine di consentire a ciascuno di essi di assumere autonome decisioni.
Il contribuente non ha alcun obbligo di ottemperare all’invito dell’ufficio, potendo liberamente decidere di non presentarsi nel giorno fissato per il contraddittorio: in tal caso, evidentemente, perde il diritto ad avvalersi delle disposizioni agevolative in materia di accertamento con adesione e, successivamente alla notifica dell’avviso di accertamento da parte dell’ufficio, non potrà neanche presentare l’istanza prevista dall’art. 12 del D.Lgs. n. 218/1997.
In sintesi, il procedimento il procedimento di accertamento con adesione (1) delineato dall’art. 5 del D Lgs. n. 218/1997 può così riassumersi:
– obbligo di rituale notifica dell’invito a comparire;
– non sanzionabilità dell’eventuale inottemperanza del contribuente;
– obbligo di formalizzare il contraddittorio con il contribuente;
– notifica dell’avviso di accertamento in caso di esito negativo del contraddittorio.
LA NUOVA ADESIONE SULL’INVITO
Il legislatore, dopo aver previsto la possibilità di definire gli inviti a comparie in materia di imposte dirette ed Iva, con la riduzione delle sanzioni ad 1/8, in cambio di una adesione totale, sulla stessa scia ha introdotto, in sede di conversione del D.L. n. 185/2008, l’adesione sull’invito a comparire di cui all’art. 11 del D.Lgs. n. 218/97.
Il contribuente, quindi, destinatario di un invito sui tali materie, può prestare adesione ai contenuti presenti nell’invito mediante comunicazione al competente ufficio e versamento delle somme dovute entro il quindicesimo giorno antecedente la data fissata per la comparizione.
Tale norma non trova applicazione nei confronti degli inviti preceduti da processi verbali di constatazione definibili ai sensi del successivo art. 5-bis e ha vigore con riferimento agli inviti emessi dagli uffici a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione.
In attesa che l’Amministrazione finanziaria fornisca le prime istruzioni operative, proponiamo le nostre prime considerazioni.
Diciamo innanzitutto che l’iniziativa degli Uffici finanziari nell’instaurazione del procedimento di adesione in materia di imposte indirette diverse dall’Iva si è sinora concentrata sulle rettifiche che investono le aree edificali e le cessioni di terreni.
Tuttavia, nessun limite legislativo è previsto, e pertanto potrebbe beneficiare della definizione della lite – allo stato ancora solo potenziale – tutta l’attività di controllo, restando esclusa – espressamente – le ipotesi in cui sia presente un pvc, definibile con l’art. 5-bis del D.L. n. 112/2008 (nella pratica tali ipotesi non sono molte).
La disposizione oggi modificata previene la lite, anticipandone la composizione entro il 15° antecedente la data fissata per la comparizione e concedendo un ulteriore “sconto” sulle sanzioni (1/8 invece del preesistente ¼), in cambio della totale acquiescenza ai rilievi mossi, emendati da eventuali errori materiali e/o di calcolo.
Il mancato versamento degli importi dovuti va sanzionato ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. n. 471/97, in quanto si tratta di fattispecie in tutto analoga a quella dell’omesso versamento delle rate successive alla prima, a seguito dell’ordinario accertamento con adesione, per la quale già la circolare n. 65/E del 28 giugno 2001 (par. 4.4) ha a suo tempo ravvisato la ricorrenza della violazione di cui al citato art. 13 (omesso versamento, anche parziale, entro il termine previsto).
L’adesione agli inviti a comparire riguarderà i rilievi in cui l’esistenza dell’obbligazione tributaria non potrà essere oggetto di contestazione da parte del contribuente. Diversamente, sarà preferibile il ricorso all’adesione classica.
Se andiamo a rileggere le istruzioni fornite con la circolare n. 235/1997 si rileva che le fattispecie definibili sono tutte quelle per le quali è riconosciuto agli uffici il potere di accertamento e, pertanto, non solo per quelle di natura estimativa.
Fattispecie definibili
Una problematica frequente nell’ambito dell’Imposta di registro riguarda le aree edificabili, escluse dalla valutazione automatica basata sulla rendita catastale e, quindi, valutate secondo il valore venale in comune commercio.
Le istruzioni ministeriali allora diramate – circolare n. 235/97 – precisano che l’Ufficio dovrà tenere conto in particolare:
dell’edificabilità risultante dalle certificazioni rilasciate dal comune competente;
– dei valori definiti nel triennio precedente per terreni aventi le medesime caratteristiche (il valore definito è quello “resosi inoppugnabile, ma non quello divenuto tale a seguito dell’applicazione di norme particolari quali quelle relative alle definizioni agevolate per condono“);
– dell’esistenza della concessione ad edificare dalla quale sia possibile dedurre tutti gli elementi atti a determinare il valore effettivo dell’area trasferita in relazione al contenuto della concessione stessa;
– delle convenzioni intercorse con il Comune, dalle quali l’edificabilità risulti subordinata all’osservanza di particolari obblighi ed oneri.
Si ricorda che l’art. 36, comma 2, del D.L. 4 luglio 2006, n. 223 (convertito, con modificazioni, dalla L. 4 agosto 2006, n. 248) ha stabilito che, ai fini dell’Ici, dell’imposta di registro, dell’Irpef e dell’Iva, “un’area è da considerare fabbricabile se utilizzabile a scopo edificatorio in base allo strumento urbanistico generale adottato dal comune, indipendentemente dall’approvazione della regione e dall’adozione di strumenti attuativi del medesimo”.
Ai fini tributari, quindi, è sufficiente l’adozione del piano regolatore generale (P.R.G.) da parte del comune perché un terreno sia da considerare edificabile, a prescindere dall’approvazione del piano stesso da parte degli enti competenti e a prescindere dall’adozione degli strumenti attuativi.
Si parla, infatti, di valutazione dell’edificabilità in astratto piuttosto che di valutazione dell’edificabilità in concreto.
Per quanto riguarda i fabbricati e/o terreni per i quali il contribuente ha dichiarato un valore inferiore a quello determinato catastalmente, la circolare n. 235/1997 invita l’ufficio a tenere conto, se opportunamente documentate, di particolari situazioni, quali ad esempio:
– i valori definiti nel triennio precedente per immobili aventi le medesime caratteristiche;
– la vetustà, il degrado e lo stato di manutenzione del fabbricato, acclarato, magari, a seconda dei casi, da una perizia giurata di parte;
– l’ubicazione dell’immobile, eventualmente situato in zone di degrado o divenute periferiche;
– l’eventuale stato locativo o di affittanza;
– l’effettiva destinazione del terreno.
Invece, in ordine ai criteri di valutazione dell’avviamento delle aziende, l’Amministrazione finanziaria ha sempre applicato criteri matematici (cfr. il regolamento contenuto nel DPR n. 460/1996, che delineava, fra l’altro, le modalità operative per accedere all’istituto dell’accertamento con adesione in materia di altre imposte indirette, così come in precedenza introdotto nel nostro ordinamento, in forza dell’art. 2 ter della legge n. 656/1994 (2)).
(1) Sull’istituto, per completezza d’analisi dell’istituto, si rinvia ad ANTICO-CONIGLIARO-FUSCONI, L’accertamento con adesione, Il Sole24ore, Milano, 2008
(2) L’art. 2 ter, in vigore dal 1° ottobre 1994 al 1° agosto 1997, è stato abrogato dall’art. 17 del D. Lgs. n. 218/1997.