Source: https://www.laleggepertutti.it/97984_non-si-paga-la-finanziaria-per-la-vendita-o-il-servizio-non-fornito
Timestamp: 2018-10-17 12:59:35+00:00
Document Index: 164875831

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1454', 'sentenza ', 'art. 1322', 'art. 3']

Non si paga la finanziaria per la vendita o il servizio non fornito
Credito al consumo: se il venditore non consegna o la ditta non eroga il servizio, l’abbonamento o comunque la prestazione pagata, non si devono pagare le rate alla finanziaria.
Quante volte succede che i consumatori, per poter acquistare un bene (per esempio un televisore, un armadio, un cellulare, un’automobile, ecc.) o un servizio (per esempio, un trattamento estetico, un abbonamento in palestra, ecc.) siano costretti, non avendo tutta la somma di denaro disponibile, a pagarlo a rate, sottoscrivendo una finanziaria, imposta peraltro quasi sempre dal venditore stesso. Ma che succede se poi il bene o il servizio non viene fornito? Posto che si tratta di due contratti autonomi e differenti (la vendita da un lato e il prestito dall’altro) con due soggetti diversi (venditore da un lato, finanziaria dall’altro), si resta comunque costretti a pagare le rate del finanziamento?
A dare una risposta a questo interrogativo, risposta favorevole ai consumatori, è una sentenza di ieri della Cassazione [1]: una pronuncia estremamente importante che segna il superamento del formalismo della legge quando a rimetterci è un cittadino.
Il finanziamento – sostiene la Corte – per quanto sottoscritto con un soggetto diverso e con un autonomo contratto, resta comunque strettamente collegato all’acquisto del bene o del servizio: per cui il consumatore non può essere messo in mora dalla banca se non paga le rate, per il fatto che il venditore non gli ha mai consegnato la merce. Diversamente, si finirebbe anche per favorire illecite collusioni tra venditore e finanziatore. E invece, posto soprattutto il fatto che la finanziaria è spesso “presentata” dal venditore, essa deve rispondere anche del comportamento di quest’ultimo.
È vero, sottolinea la Cassazione: perché il finanziamento venga travolto dall’inadempimento del contratto principale è necessario che tra i due accordi vi sia un collegamento: e tale collegamento viene individuato proprio nel fatto che il venditore fa di solito sottoscrivere il contratto di prestito proprio presso i propri locali, con i moduli prestampati che la Finanziaria gli ha consegnato, in modo che questi diventi una sorta di intermediario e agente della finanziaria stessa.
In questi casi, dunque, se il venditore non consegna la merce o non eroga, per qualsiasi ragione, il servizio, il consumatore non è più tenuto a pagare le rate, e anzi può ottenere la restituzione di quanto già versato.
Se poi a ciò si aggiunge anche – ipotesi tutt’altro che rara – che, a seguito dell’omesso adempimento delle rate, il nominativo del consumatore venga segnalato alla centrale rischi, egli potrebbe chiedere anche il risarcimento del danno, sempre che abbia previamente comunicato alla finanziaria di non aver mai ricevuto la prestazione concordata.
[1] Cass. sent. n. 19522 del 30.09.2015.
Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 16 giugno – 30 settembre 2015, n. 19522
1. S.P. citò in giudizio dinanzi al Tribunale di Trieste la SANTANDER CONSUMER BANK S.p.A., già BANCA FINCONSUMO S.p.A., chiedendo accertarsi nulla essere da lui dovuto alla convenuta in forza ed in conseguenza del contratto in data 20 dicembre 2003, nonché ordinarsi la cancellazione del nominativo dalla centrale rischi e banche dati collegate. L’attore dedusse che aveva stipulato il 20-12-2003, in Trieste, contratto di compravendita con la Mobili San Giusto di Giorgio Dragan & C. s.a.s., relativo all’acquisto di una cabina-armadio per il prezzo di Euro 5.400,00; che contestualmente aveva stipulato con la Banca Finconsumo S.p.A. contratto di finanziamento, collegato al contratto di compravendita, che prevedeva il pagamento del mobile sopra indicato, e puntualmente individuato nel contratto di finanziamento, direttamente a favore del venditore, a fronte della vendita e della consegna; che, malgrado questa non fosse avvenuta, l’istituto finanziatore aveva provveduto al versamento integrale del prezzo al venditore; che, a seguito di diffida ad adempiere, era intervenuta risoluzione del contratto di compravendita, ai sensi dell’art. 1454 cod. civ., per inadempimento del venditore, la Mobili San Giusto s.a.s., che non aveva mai consegnato la cabina-armadio, malgrado le ripetute richieste dell’acquirente; che questa risoluzione aveva comportato il venir meno della causa del contratto di mutuo, da considerarsi come mutuo di scopo funzionalmente collegato al contratto di compravendita, con conseguente insussistenza dell’obbligazione restitutoria a suo carico e rimborso a carico, invece, del venditore, al quale l’importo del finanziamento era stato direttamente versato.
1.- Col primo motivo il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione degli articoli 1322 e 1362 cod. civ. sull’autonomia negoziale e sull’interpretazione del contratto. Il ricorrente critica la sentenza impugnata nella parte in cui la Corte d’Appello – dopo avere ricordato che il collegamento negoziale costituisce un’espressione del principio di autonomia negoziale delle parti sancito dall’art. 1322 c.c. ed è lo strumento con il quale si persegue un risultato economico complesso che viene realizzato attraverso una pluralità di contratti tra loro uniti, connessi e coordinati e tale per cui le vicissitudini dell’uno vanno inequivocabilmente a ripercuotersi sull’altro – in merito al contratto di finanziamento in questione, ha effettuato l’indagine relativa all’interpretazione facendo riferimento ad un unico elemento ossia alla clausola contenuta nell’art. 3 (la quale prevede espressamente l’inopponibilità al finanziatore di eccezioni relative al rapporto con il fornitore), ritenendo “non dirimenti” altre circostanze individuate, invece, dall’appellante quali indici del collegamento negoziale (modello del contratto di finanziamento predisposto direttamente presso il mobilificio del venditore; indicazione dell’importo corrispondente al prezzo pattuito; erogazione di questo direttamente in favore del venditore). Il ricorrente sostiene che, al contrario, tutti tali elementi, considerati unitamente ad altri (convenzione esistente tra venditore e finanziatore; stipulazione contestuale dei due contratti; precisa descrizione del mobilio anche nel contratto di finanziamento), avrebbero dovuto essere valutati come idonei ad evidenziare il collegamento negoziale, e l’esistenza di un mutuo di scopo, come da giurisprudenza di merito e di legittimità richiamata in ricorso.