Source: https://www.olir.it/documenti/provvedimento-13-dicembre-1994-n-4397/
Timestamp: 2019-06-25 15:41:56+00:00
Document Index: 75346526

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 335', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 2', 'art. 25']

Provvedimento 13 dicembre 1994, n.4397 - Olir
Provvedimento 13 dicembre 1994, n.4397
Esenzione INVIM per gli immobili delle Opere pie
Invim, Ipab, Esonero, Agevolazioni, Esenzioni, Immobili, Imposta decennale, Funzioni assistenziali
Gli immobili collegati all’Opera Pia da un intimo rapporto di strumentalità e finalizzazione per conseguire l’espletamento delle funzioni ed il conseguimento dei fini istituzionali suoi propri sono esenti dall’INVIM, poiché è il rapporto della strumentalità che è richiesto, per l’esenzione dall’INVIM decennale dei beni immobili, dall’art. 25, lettera c), del d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 643.
Commissione Tributaria Centrale. Quarta Sezione. Provvedimento 13 dicembre 1994, n. 4367.
I ricorsi proposti dall’Opera Pia C. debbono essere riuniti a norma dell’art. 335 del codice di procedura civile.
Il problema che si pone all’esame di questo Collegio in fase rescissoria del giudizio di revocazione è se spetti o no l’esenzione dell’INVIM, ai sensi dell’art. 25, lettera c), del d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 643, per gli immobili appartenenti all’Opera Pia "C", destinata a sede dell’Opera Pia, a convento e chiesa, a scuole materne, ad alloggi delle suore e cappellani, del noviziato, eccetera.
L’art. 25, comma 1, lettera c), del citato d.P.R. n. 643 del 1972 dispone che "sono esenti dall’imposta di cui all’art. 2 gli incrementi di valore degli immobili acquistati a titolo gratuito, anche per causa di morte, da enti pubblici e privati legalmente riconosciuti, qualora la donazione, l’istituzione di erede o il legato abbiano scopo specifico di assistenza, educazione, istruzione, studio, ricerca scientifica o pubblica utilità".
Dalla documentazione prodotta dalla ricorrente risulta che l’Opera Pia "C" è un’istituzione pubblica di assistenza e beneficenza (IPAB), ai sensi e per gli effetti della l. 17 luglio 1890 n. 6972.
É noto che le IPAB svolgono, oltre che funzione di beneficenza, in via primaria, funzione di assistenza ad anziani, bisognosi, bambini ammalati, fornendo anche asilo a giovani privi di guida e sostentamento.
É noto altresì che gli edifici, rientranti nel patrimonio immobiliare di dette istituzioni pubbliche, servono a consentire strumentalmente l’esercizio di dette funzioni. Il rapporto di strumentalità fra detti immobili e le funzioni dell’IPAB è, quindi, da ritenersi in re ipsa.
Nell’ipotesi di specie, è indubbio che gli edifici dell’Opera Pia, adibiti a sede dell’Opera, a convento e chiesa, a scuole materne, ad alloggi di suore, cappellani e noviziato, ad asilo di abbandonati e diseredati, siano presuntivamente contrassegnati dalla connotazione di strumentalità rispetto alle funzioni esercitate.
E, poiché è il carattere della strumentalità che è richiesto, per l’esenzione dall’INVIM decennale dei beni immobili, dall’art. 25, lettera c), del d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 643, deve ritenersi fornita la dimostrazione contraria – gli immobili, collegati come risulta chiaramente dai certificati dell’ufficio tecnico erariale di Genova – all’Opera Pia da un intimo rapporto di strumentalità e finalizzazione per conseguire l’espletamento delle funzioni ed il conseguimento dei fini istituzionali suoi propri – siano esenti dall’INVIM.
Soltanto nell’ipotesi che l’Amministrazione provi al contrario, in maniera circostanziata che gli immobili siano utilizzati dall’IPAB a fini di lucro e di speculazione, e non di beneficenza ed assistenza, e cioè per il perseguimento delle sue finalità istituzionali, può ritenersi che gli stessi siano soggetti all’imposizione dell’INVIM.
Per modo che – essendo mancata, nell’ipotesi di specie considerata, ogni prova in tal senso da parte dell’Amministrazione finanziaria – deve concludersi che gli immobili dell’Opera Pia, oggetto della presente contestazione, non possono considerarsi assoggettabili all’INVIM,
In base alle riflessioni che precedono, i ricorsi di appello, proposti dall’ufficio contro le decisioni di primo grado, devono essere respinti.
La Commissione tributaria centrale riunisce i ricorsi dell’ufficio e li respinge tutti.
« Sentenza 23 febbraio 2000, n.2081 » Provvedimento 01 aprile 1996, n.194