Source: https://www.laleggepertutti.it/95737_servitu-per-destinazione-del-padre-di-famiglia
Timestamp: 2018-03-23 10:32:30+00:00
Document Index: 70507027

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1079', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 1061', 'art. 360', 'art. 366', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ']

Lo sai che? Servitù per destinazione del padre di famiglia
Requisiti e condizioni della servitù per destinazione del padre di famiglia: l’onere della prova, l’apparenza e la subordinazione del fondo.
La costituzione di una servitù per destinazione del padre di famiglia presuppone che due fondi, appartenenti in origine allo stesso proprietario, siano stati posti, da quest’ultimo, in una situazione di subordinazione l’uno rispetto all’altro, in modo che l’uno sia considerabile fondo servente e l’altro sia il fondo dominante. Insomma, l’originario titolare deve aver creato una servitù di un fondo a carico dell’altro. Inoltre, all’atto della separazione dei due fondi, deve essere mancata una manifestazione di volontà (da parte dell’originario proprietario) tale da escludere la preesistente relazione di sottoposizione di un fondo all’altro e risultino segni visibili per il suo esercizio e rivelatori dell’esistenza della servitù stessa.
La servitù costituita per destinazione del padre di famiglia viene in rilievo soprattutto nella compravendita di fondi rustici o di appartamenti di nuova costruzione quando originariamente vi è un unico proprietario, costruttore del fabbricato.
Il codice civile [1] stabilisce che: “La destinazione del padre di famiglia ha luogo quando consta, mediante qualunque genere di prova, che due fondi, attualmente divisi, sono stati posseduti dallo stesso proprietario, e che questi ha posto o lasciato le cose nello stato dal quale risulta la servitù. Se i due fondi cessarono di appartenere allo stesso proprietario, senza alcuna disposizione relativa alla servitù, questa s’intende stabilita attivamente e passivamente a favore e sopra ciascuno dei fondi separati”.
All’atto della cessazione dell’appartenenza di due fondi ad un unico proprietario, le opere destinate al servizio di uno all’altro devono essere stabili e apparenti, in modo da render certi e manifesti a chiunque – e perciò anche all’acquirente del fondo gravato – il contenuto e le modalità di esercizio del corrispondente diritto.
2 L’apparenza
Presupposti necessari all’esistenza di una servitù prediale per destinazione del padre di famiglia sono
– l’esistenza di due fondi;
– la vicinanza tra gli stessi;
– l’utilità della servitù, consistente in una maggiore comodità o amenità del fondo dominante oppure quella derivante dalla destinazione industriale del fondo;
– la divisione fra i due fondi originariamente appartenenti alla stessa persona;
– la circostanza che l’unico proprietario originario ha posto o lasciato le cose nello stato da cui risulta la servitù, ovvero, ad esempio, se trattasi di servitù di passaggio, che ha costruito una strada nel fondo servente e che vi siano opere visibili e permanenti destinate all’esercizio della servitù.
L’onere di provare i predetti requisiti, gravante su chi intenda farla valere, ovvero il titolare del diritto di servitù, può essere evaso sia attraverso documenti che per testimoni.
Tale servitù quindi non necessita di una manifestazione di volontà negoziale a ciò diretta, ma il solo verificarsi di una situazione che presenti le caratteristiche della servitù apparente, da cui risulti oggettivamente il rapporto di servizio tra i due fondi, a condizione che tale situazione permanga al momento della loro separazione.
Altri requisiti richiesti dalla giurisprudenza [2] sono
– l’apparenza
– la subordinazione.
Tale requisito si concreta in una situazione oggettiva di subordinazione o di servizio, che integri di fatto il contenuto proprio di una servitù, indipendentemente da qualsiasi volontà, tacita o presunta, dell’unico proprietario nel determinarla o nel mantenerla. Ciò significa che se non occorre che al momento della separazione la servitù sia esercitata, essendo necessario pur sempre che la stessa sia esercitabile, nella specie non poteva essere sottovalutato il rilievo della inagibilità del ponte al momento della separazione della proprietà, laddove lo stesso, potendosi risolvere in una concreta impossibilità di esercizio della servitù, avrebbe potuto comportare l’esclusione del requisito dell’apparenza.
Tale requisito va ricercato nella natura delle opere oggettivamente considerate, in quanto nel loro uso normale determinino il permanente assoggettamento del fondo vicino all’onere proprio della servitù.
Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 18 dicembre 2013 – 12 febbraio 2014, n. 3219
Presidente Oddo – Relatore Carrato
Interposto appello da parte della s.a.s. Edilcasa e nella resistenza dell’appellata, la Corte di appello di Milano, con sentenza n. 263 del 2008 (depositata il 4 febbraio 2008),accoglieva il gravame e, per l’effetto, in riforma dell’impugnata sentenza, accertava, ai sensi dell’art. 1079 c.c., la titolarità in capo all’appellante, in quanto proprietaria del terreno confinante, del diritto di servitù di passaggio sul fondo di proprietà della C. s.r.l., disponendo l’eliminazione di ogni ostacolo materiale all’esercizio di tale diritto ed ordinando, quindi, alla stessa la definitiva rimozione dell’apposta sbarra; con la medesima pronuncia compensava per intero le spese del giudizio di primo grado e condannava, invece, l’appellata alla rifusione di quelle del giudizio di appello. A sostegno dell’adottata decisione, la Corte territoriale rilevava che la sentenza di prime cure era incongrua in relazione alla sottovalutazione dell’esistenza dei ponte, evidenziando che la circostanza che lo stesso, per un certo periodo, fosse stato inagibile avrebbe potuto avere rilievo in un contesto in cui si discuteva della continuità dell’esercizio della servitù e non quando, come nel caso di specie, si discuteva dell’esistenza o meno di una servitù costituita per destinazione del padre di famiglia; in altri termini, nella prospettiva della formulata domanda, era da considerarsi rilevante il solo fatto che il ponte esistesse e che, fino ad un determinato momento, fosse stato usato e che fosse suscettibile di riapertura, costituendo la strutturale interconnessione dei fondi attuata dal precedente unico proprietario. Così impostata la controversia, si sarebbe dovuto ritenere che acquistavano una diversa rilevanza sia la circostanza che, per accedere alla proprietà dell’appellante, fosse necessario attraversare non solo il ponte, ma anche la proprietà C. (ed invero l’opera visibile – ed apprezzabile anche fotograficamente – risultava essere costituita dal ponte in collegamento con la strada lungo la roggia sulla proprietà C.) sia l’ulteriore circostanza relativa alle emergenze di alcune deposizioni testimoniali che erano state del tutto trascurate e dalle quali, invece, era possibile evincere la ricostruzione dei luoghi e dell’accadimento dei fatti (con riguardo, in particolare, all’impedimento al passaggio posto in essere dalla società appellata) come dedotti dalla società appellante.
1. Con il primo motivo la ricorrente ha dedotto – in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c. – la supposta violazione e falsa applicazione dell’art. 1061 c.c., nonché – con riferimento all’art. 360 n. 5 c.p.c. – il vizio di omessa ed insufficiente motivazione sull’elemento costitutivo della “apparenza giuridica” della servitù di passaggio.
Ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c. (“ratione temporis” applicabile nella fattispecie, risultando la sentenza impugnata pubblicata nel febbraio 2008) la ricorrente – a corredo dell’esposta censura – ha formulato i seguenti quesiti di diritto: a) “dica la S.C. se sia corretto e conforme all’ari. 1061 c. c., ai principi di legge ritenere sussistente opera idonea a rendere apparente una servitù di passaggio, che si vorrebbe costituita per destinazione, quando al momento della vendita da parte dell’unico proprietario della porzione immobiliare che si vorrebbe gravata dalla servitù: – l’opera che si indica destinata all’esercizio della servitù di passaggio, non sia più attuale ed utilizzabile così che sia di fatto impossibile l’utilitas oggetto della servitù di passaggio, ovvero se la servitù (non risultando sussistente la volontà dell’asservimento da parte dell’unico proprietario al momento della vendita separata); – il collegamento strutturale e funzionale di quell’opera (ponte) con l’accesso alla porzione successivamente venduta a terzo fosse anche prima della parziale eliminazione di essa, tale da renderla inagibile, rendesse certo, in equivoco ed oggettivo l’assoggettamento di essa anche al passaggio a favore del secondo fondo che si vorrebbe dominante; b) se sia corretto e conforme all’ari. 1061 c. c. dedurre l’assoggettamento della porzione che si vorrebbe servente a passaggio a favore della porzione che si vorrebbe dominante, e quindi la “apparenza” della servitù, non sufficientemente emergente dai luoghi e dalle opere, integrando tale insufficienza con testimonianze e con risultanze non oggettive, come tali non verificabili dal primo acquirente al momento della separazione dell’unico bene iniziale”.
Quanto al dedotto vizio logico, la società ricorrente ha dedotto l’inadeguatezza del percorso motivazionale seguito dalla Corte di appello di Milano nella parte in cui aveva, per un verso, omesso di considerare la circostanza che, all’atto dell’introduzione del giudizio, non esisteva più neppure la possibilità giuridica di utilizzare il “reliquato” di ponte poiché il Fallimento Alcom aveva rinunciato alla concessione della Provincia (tanto è vero che la società C. ne aveva dovuto richiedere una nuova per la sua ricostruzione), e, per altro verso, era incorsa nella confusione tra la mera possibilità di usufruire del ponte e del piazzale per l’accesso e la certezza ed inequivocità dell’asservimento del ponte e del piazzale per l’accesso (anche al pioppeto).
2. Con il secondo motivo la ricorrente ha denunciato – in virtù dell’art. 360 n. 5 c.p.c. – il vizio di omessa ed insufficiente motivazione su fatti decisivi per il giudizio, anche con riferimento alla documentazione ed alle risultanze testimoniali con le quali le due sole testimonianze messe a fondamento della decisione risultavano in insanabile contrasto. In particolare, con tale doglianza, ha inteso allegare la carente motivazionale della sentenza impugnata sul fatto decisivo dell’apparenza, ancor più necessaria in quanto la situazione di fatto accertata escludeva la sussistenza delle caratteristiche indispensabili per rendere apparente la servitù in modo che la C. ne potesse prendere consapevolezza al momento dell’acquisto. Inoltre, secondo la ricorrente, la sintetica motivazione della Corte di appello, fondata su due sole testimonianze (anzi su due brevi stralci di deposizioni testimoniali avulsi dal resto) appariva assolutamente inidonea a giustificare la mancata considerazione di tutte le risultanze che avrebbero impedito la conclusioni alla quale la stessa Corte territoriale era giunta: infatti, di fronte all’onere della prova che incombeva all’attrice circa la “apparenza” della servitù e, quindi, dell’esistenza di opere “stabili e visibili”, obiettivamente ed inequivocamente destinate per loro struttura e funzione al suo esercizio, la motivazione della sentenza impugnata risultava gravemente carente, non riuscendo a dare giustificazione logica e sufficiente alla decisione adottata, mentre era certo che i fatti ignorati erano, per la loro diretta incidenza sugli elementi costitutivi ed essenziali dell’oggetto in contestazione, idonei a condurre ad una diversa soluzione della controversia.
In termini più complessivi, dunque, la servitù per destinazione del padre di famiglia si intende stabilita “ope legis” per il fatto che al momento della separazione dei fondi o del frazionamento dell’unico fondo, lo stato dei luoghi sia stato posto o lasciato per opere o segni manifesti ed inequivoci ed univoci – nel che si concreta l’indispensabile requisito dell’apparenza – in una situazione oggettiva di subordinazione o di servizio, che integri “de facto” il contenuto proprio di una servitù, indipendentemente da qualsiasi volontà, tacita o presunta, dell’unico proprietario nel determinarla o nel mantenerla; conseguentemente, il requisito della subordinazione deve essere ricercato non già nell’intenzione del proprietario dei fondo, bensì nella natura delle opere oggettivamente considerate, in quanto nel loro uso normale determinino il permanente assoggettamento del fondo vicino all’onere proprio della servitù.