Source: https://www.adrintesa.it/news-mediazione-civile/giurisprudenza/tribunale-di-firenze-ordinanza-19-marzo-2014
Timestamp: 2020-02-17 15:29:23+00:00
Document Index: 2060973

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 84', 'art. 5', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 4', 'art. 4']

Tribunale di Firenze, Ordinanza 19 marzo 2014
Tribunale di Firenze: Ordinanza 19 marzo 2014
Home / News Mediazione Civile / Giurisprudenza / Tribunale di Firenze: Ordinanza 19 marzo 2014
La partecipazione personale delle parti al procedimento di mediazione è richiesta dalla natura stessa dell’istituto
Muovendo dalla considerazione di una ambiguità di fondo riscontrabile nella formulazione dell’art. 8, D. lgs 28/2010, nella pronuncia in esame si rileva che “…tuttavia, nell’art. 5, comma 5 bis, si parla di “primo incontro concluso senza l’accordo”. Sembra dunque che il primo incontro non sia una fase estranea alla mediazione vera e propria: non avrebbe molto senso parlare di ‘mancato accordo’ se il primo incontro fosse destinato non a ricercare l’accordo tra le parti rispetto alla lite, ma solo la volontà di iniziare la mediazione vera e propria”.
In tale prospettiva, prosegue il Tribunale, non potrà ritenersi osservato l’ordine del giudice laddove i soli difensori delle parti si rechino dal mediatore e, ricevute le chiarificazioni del caso su funzione e modalità della mediazione, dichiarino il proprio rifiuto di procedere nel tentativo.
N. R.G. 2010/5210 T
<<Parte attrice, omissis, deduce:
1. che in data 22.2.2000 i Sigg.ri omissis e Andrea acquistavano tutte le quote di partecipazione della Società in accomandita semplice, la quale era già proprietaria di tre immobili ad uso abitativo posti in Firenze, Via omissis;
2. Tali immobili presentavano precarie condizioni dovute a infiltrazione d’acqua provenienti dai lastrici solari e dalle terrazze sovrastanti di proprietà della omissis Sas di Giorgio omissis.
3. Le parti avevano trovato un accordo per la stipula di una successiva scrittura privata, in base alla quale la omissis. Sas avrebbe acconsentito ad una rapida esecuzione dei lavori e la omissis Sas si sarebbe assunta integralmente gli oneri di esecuzione dei lavori di sistemazione dei lastrici e quindi delle terrazze di proprietà della omissis.
4. In data 5.4.2000, al momento della firma della scrittura-convenzione condominiale, il Sig. omissis aveva sottoscritto la stessa, pur non comprendendo la lingua italiana, nella convinzione che si trattasse del medesimo contenuto dell’accordo in precedenza raggiunto.
5. Soltanto in seguito, aveva appreso che il testo sottoscritto disponeva, al punto 3, che la società omissis in futuro avrebbe dovuto provvedere alla manutenzione ordinaria e straordinaria, nonché alla stessa ricostruzione del lastrico solario.
Pertanto parte attrice chiede che il Giudice’’ accerti e dichiari la nullità della convenzione condominiale sottoscritta dalla società omissis Immobiliare stipulato in data 5.04.2000, ovvero la nullità della stessa nella sua parte individuata dal punto “3”;
Parte convenuta, Società omissis di Giorgio omissis Sas, si costituiva deducendo: che parte attrice contestava solo il contenuto della clausola n. 3, per cui la domanda di nullità dell’intera convenzione non doveva meritare accoglimento; la convenzione era stata stipulata nel 2000 davanti ad un notaio proprio al fine di trascrivere la stessa presso la competente Conservatoria dei Registri Immobiliari ai fini dell’opponibilità a terzi. Chiedeva il rigetto della domanda.>>
1. All’esito della discussione con i difensori all’ultima udienza e alla luce della natura della causa, si rende particolarmente adeguato il ricorso a soluzioni amichevoli della medesima in quanto:
– si tratta di rapporto di natura condominiale iniziato nel 2000;
– indipendentemente dalla qualificazione giuridica della convenzione stipulata in data 5.4.2000, di fatto, possono essere intercorsi difetti di comunicazione tra le parti all’epoca dell’accordo;
– le parti hanno già avviato delle trattative (vedi udienze 28.2.2013, 8.5.2013, 19.9.2013, 5.12.2013) che tuttavia non stanno producendo un risultato positivo.
2. Pertanto ricorre il presupposto per ordinare l’invio in mediazione ai sensi dell’art. 5, comma II, del D.lgs 28/2010 (in base al principio tempus regit actum, la disposizione citata è applicabile ai procedimenti in corso a partire dal 21 settembre 2013 – art. 84 D.L. n. 69/2013).
3. Restano da precisare due importanti profili da osservare affinché l’ordine del giudice possa ritenersi correttamente eseguito (e la condizione di procedibilità verificata).
II. l’ordine del giudice di esperire la mediazione ha riguardo al tentativo di mediazione vero e proprio.
4. A tale conclusione si giunge in base ad un’interpretazione teleologica delle norme che vengono in campo.
L’art. 5, comma 5 bis d.lgs. n. 28/2010, dispone: ”Quando l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale la condizione si considera avverata se il primo incontro dinanzi al mediatore si conclude senza l’accordo”.
L’art. 8 , in tema di ‘ procedimento’, dispone :”1.All’atto della presentazione della domanda di mediazione, il responsabile dell’organismo designa un mediatore e fissa il primo incontro tra le parti non oltre trenta giorni dal deposito della domanda. La domanda e la data del primo incontro sono comunicate all’altra parte con ogni mezzo idoneo ad assicurarne la ricezione, anche a cura della parte istante. Al primo incontro e agli incontri successivi, fino al termine della procedura, le parti devono partecipare con l’assistenza dell’avvocato. Durante il primo incontro il mediatore chiarisce alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione. Il mediatore, sempre nello stesso primo incontro, invita poi le parti e i loro avvocati a esprimersi sulla possibilità di iniziare la procedura di mediazione e, nel caso positivo, procede con lo svolgimento”.
A parte le difficoltà di individuare con precisione scientifica il confine tra la fase cd preliminare e la mediazione vera e propria (difficoltà ben nota a chi ha pratica della mediazione), data la non felice formulazione della norma, appare necessario ricostruire la regola avendo presente lo scopo della disciplina, anche alla luce del contesto europeo in cui si inserisce (direttiva 2008/52/CE).
F. Da ultimo, può ricordarsi che l’art. 5 della direttiva europea citata distingue le ipotesi in cui il giudice invia le parti in mediazione rispetto all’invio per una semplice sessione informativa: un ulteriore motivo per ritenere che nella mediazione disposta dal giudice, viene chiesto alle parti (e ai difensori) di esperire la mediazione e cioè l’attività svolta dal terzo imparziale finalizzata ad assistere due o più soggetti nella ricerca di un accordo amichevole (secondo la definizione data dall’art. 1 del d.lgs. n. 28/2010) e non di acquisire una mera informazione e di rendere al mediatore una dichiarazione sulla volontà o meno di iniziare la procedura mediativa.
Alla luce delle considerazioni che precedono, il giudice ritiene che le ambiguità interpretative evidenziate vadano risolte considerando quale criterio fondamentale la ragion d’essere della mediazione, dovendosi dunque affermare la necessità che le parti compaiano personalmente (assistite dai propri difensori come previsto dall’art. 8 d.lgs. n. 28/2010) e che la mediazione sia effettivamente avviata.
l’esperimento della mediazione e assegna termine alle parti di quindici giorni per depositare la domanda di mediazione dinanzi a un organismo scelto dalle parti, avuto riguardo ai criteri dell’art. 4 I comma del d.lgs. 28/2010, salva la facoltà delle parti di scegliere concordemente un organismo avente sede in luogo diverso da quello indicato nell’art. 4 citato;
udienza per il giorno 1°.10.2014 ore 11.30 per verificare l’esito della procedura di mediazione;