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Timestamp: 2017-01-23 19:05:54+00:00
Document Index: 22436751

Matched Legal Cases: ['art. 115', 'art.59', 'art.14', 'art. 17', 'art 4', 'art 27', 'art 118', 'art 17', 'art 4', 'art 78', 'art 120', 'art. 120', 'art. 78', 'art. 23', 'art 9', 'art 33']

⭐Progetto Cittadini Sempre
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Battistina Miele
1 Conferenza Regionale Volontariato Giustizia Progetto Cittadini Sempre Qualificare la rete del volontariato attivo nell area dell esecuzione penale sul territorio regionale2 3 4 Progetto Cittadini Sempre Qualificare la rete del volontariato attivo nell area dell esecuzione penale sul territorio regionale Progetto CITTADINI SEMPRE Azione di mappatura delle attività del volontariato5 2 Sommario I contributi 5 Teresa Marzocchi 6 Pietro Buffa 8 Paola Cigarini 12 Il Volontariato di Giustizia in Emilia-Romagna 15 Nota metodologica Premessa Uno sguardo d insieme Alcune riflessioni Schede provinciali 29 Piacenza 29 Parma 31 Reggio nell Emilia 33 Modena 38 Bologna 41 Ferrara 476 3 Ravenna 49 Forlì-Cesena 52 Rimini Il Volontariato nell esecuzione penale esterna 56 Allegato 1. Protocollo d intesa Provveditorato 81 dell amministrazione penitenziaria dell Emilia-Romagna, Conferenza volontariato di giustizia e Regione Emilia-Romagna Allegato 2. Statuto Conferenza Regionale 91 Volontariato Giustizia Allegato 3. Protocollo Ravenna 101 Allegato 4. Protocollo Forlì 1197 8 I contributi Teresa Marzocchi Pietro Buffa Paola Cigarini 59 6 Pur in una situazione difficile nel sistema penitenziario nazionale e regionale, in Emilia Romagna da anni si è avviato un alto livello di collaborazione tra Regione, Amministrazione Penitenziaria, Enti Locali, perché siamo convinti che sia l unica strada possibile per renderlo effettivamente un luogo di rieducazione e reinserimento sociale così come previsto dall Ordinamento Penitenziario. In questo contesto il Volontariato assume un ruolo fondamentale rappresentando un valore sociale indispensabile per l attuazione di progetti e di attività altrimenti irrealizzabili. L attività volontaria di tante persone che, in forma associata o singolarmente, offrono parte del loro tempo a favore delle persone detenute, rappresenta inoltre un espressione di partecipazione, di pluralismo e di solidarietà a cui la legge 266 del 91 attribuisce pari dignità che riconosce alle Amministrazioni della giustizia e agli Enti Locali anche per la realizzazione del reinserimento sociale delle persone in esecuzione penale. In regione già nel protocollo del 98 tra la Regione Emilia-Romagna e l allora Ministero di Grazia e Giustizia veniva riconosciuto l importanza e il ruolo del Volontariato e dell Associazionismo. Nel 2003 è stato siglato un protocollo di intesa tra Provveditorato Regionale dell Amministrazione Penitenziaria dell Emilia-Romagna (PRAP), Regione Emilia-Romagna (RER) e Conferenza Regionale Volontariato Giustizia, protocollo che prevedeva tra l altro un riconoscimento da parte di PRAP e RER della Conferenza Regionale Volontariato Giustizia quale soggetto referente per le scelte programmatiche che riguardano gli ambiti di intervento del Volontariato nel settore dell esecuzione penale e nell ambito della giustizia, favorendo integrazione e coinvolgimento nei momenti di programmazione, informazione e formazione. Sono ormai passati dieci anni dalla sigla di questo protocollo e la Regione Emilia Romagna, riconoscendo il valore dell associazionismo e il lavoro del volontariato nel settore della giustizia, ha deciso di sostenere il progetto Cittadini Sempre, che vede la Provincia di Bologna quale ente gestore del progetto, e la collaborazione della Conferenza Regionale Volontariato Giustizia, dei Centri Servizi di Volontariato presenti sul territorio e la partecipazione del Provveditorato dell Amministrazione penitenziaria per verificare e rilanciare queste importanti iniziative.10 7 Il progetto si propone di qualificare la rete del volontariato attivo nell area dell esecuzione penale sul territorio regionale, di promuovere la sua diffusione nonché di sensibilizzare la società civile sulle tematiche proprie di questa area di intervento. Il tema del volontariato in ambiti di giustizia ed in particolare quello carcerario è stato dunque affrontato con una prima approfondita ricerca e monitoraggio che presentiamo in questo Report. L indagine ha messo in evidenza le tante e diversificate realtà che operano in regione e soprattutto la ricchezza che il nostro territorio offre sia in termini di qualitativi che quantitativi delle esperienze realizzate. Il presente lavoro tuttavia fa emergere anche qualche criticità, in primo luogo la necessità di rafforzare un sistema di rete per favorire lo scambio e la conoscenza di tutte quelle buone prassi che esistono sul territorio ancora non collegate tra loro. Si tratta di un primo passaggio verso un maggior consolidamento della rete di volontariato che opera nelle strutture carcerarie presenti sul territorio che la Regione si impegna a supportare attraverso una progettualità condivisa e partecipata. Teresa Marzocchi Assessore Politiche Sociali Regione Emilia-Romagna11 8 Mappare le numerose e variegate realtà di volontariato che operano nel territorio emiliano romagnolo rappresenta il risultato di un lavoro importante e una valida e preziosa guida da utilizzare quale concreto strumento a supporto dei processi di aiuto rivolti ai soggetti in esecuzione penale. Mappare, da questo punto di vista, significa: Dare importanza e legittimare la fitta e capillare rete di associazioni ed enti di volontariato operanti in ambito penitenziario, riconoscendo e rendendo maggiormente visibile il loro prezioso ruolo ponte tra il dentro ed il fuori e di presenza indispensabile per la realizzazione della reintegrazione sociale delle persone in esecuzione penale; Sapere cosa si fa e dove si va, attraverso una più approfondita conoscenza reciproca fra le realtà del volontariato e gli enti pubblici e privati a vario titolo coinvolti nel percorso trattamentale del condannato. Consentire un maggior coordinamento attraverso la creazione di una rete di collegamento tra le diverse Associazioni di volontariato che operano nel territorio regionale. Con l impegno di prevedere aggiornamenti della mappatura costanti nel tempo, si potranno prevedere l attivazione ed il mantenimento di relazioni continuative che, certamente, faciliteranno l organizzazione di servizi più rispondenti ai bisogni dei condannati che presentano problematiche e necessità sempre più nuove, diversificate ed emergenti, secondo una strategia più generale, condivisa ed univoca. Come Provveditorato Regionale, in linea con quanto stabilito dall art. 115 D.P.R. n.230 del 30 giugno , ci stiamo impegnando nella realizzazione di un nuovo 1 Art.115 Regolamento di Esecuzione. Distribuzione dei detenuti ed internati negli istituti. 1. In ciascuna regione è realizzato un sistema integrato di istituti differenziato per le varie tipologie detentive la cui ricettività complessiva soddisfi il principio di territorialità dell esecuzione penale, tenuto conto anche di eventuali esigenze di carattere generale. 2. Nell ambito delle categorie di istituti di cui ai numeri 2) e 3) del primo comma dell art.59 della legge, è realizzata una distribuzione dei detenuti ed internati negli istituti o nelle sezioni, che valga a rendere operativi i criteri indicati nel secondo comma dell art.14 della legge; 3. Per i detenuti e internati di non rilevante pericolosità, per i quali risultano necessari interventi trattamentali particolarmente significativi, possono essere attuati in isituti autonomi o in sezioni d istituto, regimi a custodia attenuata, che assicurino un più ampio svolgimento delle attività trattamentali predette; 4. I detenuti e gli internati che presentino problematiche di tossicodipendenza o alcol dipendenza e quelli con rilevanti patologie psichiche e fisiche e, in particolare con patologie connesse alla sieropositività per HIV, possono essere assegnati ad istituti autonomi o sezioni di istituto che assicurino un regime di trattamento intensificato;12 9 circuito regionale penitenziario e ci stiamo organizzando per essere più pronti e capaci di intervenire meglio nel rispetto delle differenze delle persone, garantendo tipi differenziati di trattamento e facilitando il lavoro di osservazione, progettazione e reinserimento. Il progetto regionale, attraverso la creazione di reparti omogenei, richiede l attivazione di azioni concrete per migliorare le condizioni di detenzione e di vivibilità all interno degli Istituti Penitenziari regionali, ma anche di dare continuità e sviluppare le attività trattamentali già presenti e l implementazione di nuove, in particolare lavorative, a fronte del notevole tasso di disoccupazione che contraddistingue la popolazione detenuta in questa regione. Rispetto all attuale eterogeneità gestionale, la popolazione detenuta sarà ridistribuita in modo funzionale all ottenimento di aree omogenee, tenendo conto di alcuni elementi essenziali, tra i quali: L individuazione di istituti o settori idonei in grado di accogliere coerentemente le varie tipologie individuate in ragione di un trattamento specifico (ad es. accoglienza, attività culturali, azioni preparatorie alla scarcerazione in misura alternativa o a fine pena o al rientro in patria). Garantire il principio di territorialità. Da questo punto di vista la conformazione geografica della regione e il suo sistema di comunicazione vario sono elementi che possono facilitare l azione. Coniugare l individuazione e la collocazione delle aree omogenee in territori che possono conferire le risorse coerenti con il percorso trattamentale che si intende attuare nei loro confronti. L Ordinamento Penitenziario ed il Regolamento di Esecuzione rimarcano l importanza del coinvolgimento della comunità esterna all azione rieducativa 2, e sottolineano che le iniziative siano svolte in piena integrazione con gli operatori penitenziari 3. E 5. L idoneità dei programmi di trattamento a persguire le finalità della rieducazione è verificata con appropriati metodi di ricerca valutativa; 6. Possono essere realizzati, per sezioni sufficientemente autonome di uno stesso istituto, tipi differenziati di trattamento. 2 Art. 68. Partecipazione della comunità esterna all azione rieducativa. La direzione dell istituto promuove la partecipazione davvalendosi dei contributi di privati cittadini e delle istituzioni o associazioni pubbliche o private, previste dall articolo 17 della legge. 3 Art. 4. Integrazione e coordinamento degli interventi 1. Alle attività di trattamento svolte negli istituti e dai centri di servizio sociale (ora UEPE) partecipano tutti gli operatori penitenziari,13 10 importante che il volontariato, pur nel rispetto delle autonomie e degli obiettivi di ciascuno, si connetta sempre più alle politiche generali dell Amministrazione Penitenziaria. Le molteplici opportunità trattamentali sono possibili grazie al contributo delle numerose e variegate realtà del volontariato e del terzo settore e noi siamo convinti che l azione di revisione organizzativa sinteticamente presentata, coniugata con la mappatura che viene in questa sede presentata, insieme consentano la migliore sinergia possibile. In tal senso aiuta anche quanto previsto dal Protocollo sottoscritto l 1/12/2003 dal PRAP, la Regione dell Emilia Romagna e la Conferenza Regionale Volontariato Giustizia che prevede, tra l altro, che ci debbano essere momenti strutturati di confronto. Riteniamo di essere andati in questa direzione nell incontro del 22 novembre u.s. ove si sono poste le basi organizzative per l instaurarsi di forme di raccordo permanente tra tutti gli attori a vario titolo coinvolti nell esecuzione penale. Il progetto del circuito regionale, per produrre pienamente i suoi effetti di miglioramento delle condizioni detentive ma anche di incremento delle azioni trattamentali e progettuali finalizzate all uscita dal circuito detentivo in misura alternativa, richiede un miglior raccordo tra le diverse realtà operative e il superamento della frammentazione. Sono necessarie forme di raccordo locale ma anche regionale per una destinazione delle risorse più mirata. Si sente un gran bisogno del contributo del volontariato non solo rispetto al carcere ma anche nell esecuzione penale esterna. Il volontariato, ha un ruolo di grande rilievo nel reinserimento sociale ed è una presenza sempre più necessaria a supporto delle politiche dell Amministrazione Penitenziaria, ma occorre un particolare sforzo affinché le numerose realtà intervengano anche nell Esecuzione Penale Esterna in modo maggiormente programmato e sinergico. secondo le rispettive competenze. Gli interventi di ciascun operatore professionale o volontario devono contribuire alla realizzazione di una positiva atmosfera di relazioni umane e svolgersi in una prospettiva di integrazioni e collaborazione.14 11 In armonia con le Linee Guida approvate dalla Commissione Nazionale Consultiva e di coordinamento per i rapporti con le regioni, gli Enti locali ed il volontariato, occorre ripensare e incentivare nuove forme di collaborazione più strutturate e sistematiche tra gli Uffici Esecuzione Penale Esterna e gli Enti di Volontariato, per l attuazione di interventi finalizzati al reinserimento dei soggetti in esecuzione penale esterna. L accresciuta complessità dei bisogni sociali di queste persone richiede una trasformazione culturale, organizzativa e una revisione nella distribuzione delle risorse che portino le politiche penitenziarie verso un programma per l esecuzione penale, riconoscendo pari dignità ad entrambe le modalità di esecuzione della pena, interna ed esterna. Concludendo, occorre sviluppare una strategia regionale e la definizione di un programma per l esecuzione penale, con il coinvolgimento di tutte le realtà associative presenti. Mettendo a sistema le tante risorse del volontariato che già ci sono e agevolando l incontro tra domanda e offerta sarà possibile conseguire con maggior efficacia gli obiettivi di reinserimento sociale, riduzione della recidiva, prevenzione della devianza e sicurezza sociale. La mappatura è un azione che sicuramente va in questa direzione. Pietro Buffa Provveditore Regionale dell Amministrazione Penitenziaria15 12 Scrivo queste poche righe con tanta amarezza nel cuore, sfinita dalla rabbia e dallo sconforto. Orrore le carceri italiane sono state definite, ancora una volta, dal presidente della Repubblica e molto altro hanno dichiarato personaggi della cultura, della politica, dell associazionismo. E allora? Allora dobbiamo pensare che sono tutte falsità, parole ipocrite pronunciate pensando al proprio interesse e non nella prospettiva di operare per il bene comune? Sembra che non ci sia nessuno con il coraggio di ascoltare davvero le grida doloranti che le persone recluse rivolgono ad una società ferma ancora ad un idea di pena simile alla vendetta piuttosto che protesa all assunzione di responsabilità da parte del condannato o di una sua rieducazione (secondo la terminologia adottata dalla Costituzione). Un idea di pena capace di tenere insieme i diritti di tutte le parti coinvolte nel delitto e di interessare tutta la comunità di cui il carcere è parte. E il volontariato? Che ruolo svolge in questo scenario? Ruolo attivo nel cambiamento e nel miglioramento del sistema giustizia o solo un ruolo sedativo, di sollievo e quindi corresponsabile e complice della sua criticità? Siamo qui a ricordare le attività svolte, la ricchezza dell intervento di tante associazioni e gruppi che operano negli istituti della nostra regione. Possiamo anche verificare che in questi ultimi anni i volontari sono aumentati, eppure la qualità della vita in carcere è drammaticamente peggiorata. Sono tante le energie messe in campo, eppure è diminuito il numero delle persone in esecuzione di pena fuori dal carcere, che ci sembra una specie di cartina di tornasole per valutare la situazione complessiva dell esecuzione della pena. Abbiamo conquistato spazio e visibilità dentro e fuori l istituzione penitenziaria, ma capita spesso che ci sentiamo appiccicata l etichetta della supplenza. Non si può certo pensare che la responsabilità di quanto è accaduto e sta accadendo in negativo nel mondo della giustizia penale sia da attribuire al volontariato. Anzi possiamo affermare, senza temere alcuna smentita, che la presenza di tanti uomini e donne che si spendono ogni giorno gratuitamente nel rapporto con la persona detenuta, ha portato aiuto e umanità e tante volte ha contribuito a tenere accesa una flebile luce nel buio di storie personali drammatiche che troppo spesso portano a scelte tragiche.16 13 Conosciamo bene, come cittadini del nostro paese e del mondo, le difficoltà in cui si muove la nostra società, la scarsità di risorse e la direzione che ha preso l intervento politico che chiede austerità e sacrifici in campo economico, rischiando così ulteriore marginalizzazione ed esclusione dei più poveri. Ma, anche per questo, non dovremo mai smettere di chiederci che cosa stiamo facendo, in quale direzione spingiamo il sistema delle pene. Abbiamo messo in campo quanto potevamo? Io credo che, pur valorizzando il tanto fin qui fatto, possiamo osare di più. Innanzitutto superando la frammentazione dei nostri interventi: è importante coordinarci sia a livello locale che a livello regionale per poter analizzare insieme la situazione nella quale operiamo e insieme costruire proposte e risposte da sottoporre poi alle istituzioni con maggiore forza, competenza e autorevolezza. È necessario rafforzare il nostro ruolo di informazione oltre che di denuncia, per dare voce a chi non l ha e per rendere meno opaca una istituzione, che malgrado i tentativi messi in atto, si presenta ancora lontana e chiusa. Capaci di costruire reti sul territorio e contaminazioni nell incontro con l altro. Forti della nostra autonomia di volontari, con un ruolo di servizio ma non di dipendenza, legati solo ai valori della legalità, della solidarietà, della dignità umana. Paola Cigarini Presidente Conferenza Volontariato Giustizia Regione Emilia-Romagna17 18 Il Volontariato di giustizia in Emilia-Romagna 1519 16 Il Volontariato di giustizia in Emilia-Romagna Nota metodologica Obiettivo principale della presente mappatura, azione del progetto pluriennale Cittadini Sempre, è stato quello di censire la varietà di realtà e di attività che associazioni di volontariato, gruppi di liberi cittadini o volontari in supporto di enti del Terzo Settore, mettono in campo nel mondo dell esecuzione penale in Emilia Romagna. L esigenza a sua volta trova forza nella volontà di una maggiore conoscenza da parte dei promotori del progetto Regione, Provincia di Bologna e Conferenza Regionale Volontariato di Giustizia ma anche nella convinzione che possa essere arricchente per le associazioni stesse raccontarsi e poter accedere ad informazioni sulle attività poste in essere in territori attigui, poter stringere contatti ed alleanze con associazioni simili o su attività analoghe. La mappatura ha dunque rilevato le associazioni e le realtà in cui collaborano o si muovono volontari, pur nella difficoltà di reperire contatti e conoscere la totalità. Per questo la mappatura si pone come prima stesura, aperta ad integrazioni e arricchimenti, che possano completare il poliedro di realtà. Pur muovendoci all interno di un progetto che pone al centro il volontariato, abbiamo ritenuto di inserire e presentare anche realtà diverse dalle Onlus quali Cooperative sociali, centri di formazione giuridica, associazioni di promozione sportiva, associazioni culturali, ecc non solo in quanto sono presenti persone che svolgono volontariamente la propria attività, ma nella volontà di rappresentare la complessità e la varietà del mondo dell esecuzione penale e la capacità di integrare risorse diverse, manifestata in alcuni contesti. La maggior parte dei referenti delle associazioni sono stati contatti attraverso indicazioni ricevute dai Centri Servizi per il Volontariato, a volte da indicazioni provenienti dagli stessi Istituti di Pena, a volte da segnalazioni fatte di associazione in associazione: questo a testimonianza della riservatezza in cui il volontariato penitenziario si muove e forse con la poca propensione degli stessi volontari a voler emerge.20 17 Lo strumento di rilevazione utilizzato è stato un intervista semi-strutturata che ha raccolto dati quantitativi sulle associazioni, qualitativi sulle singole attività proposte e sulle relazioni instaurate sul territorio con le istituzioni e con le altre associazioni. La maggioranza dei referenti sono stati incontrati personalmente sui territori nei quali operano, in alcuni casi l intervista è stata condotta telefonicamente. I dati raccolti sono stati archiviati ad uso interno con la molteplicità delle informazioni ottenute (n di detenuti partecipanti ad ogni corso, n di volontari per ogni attività, ecc) ed elaborati in forma discorsiva come sono presentati in questo report con l intento di offrire tutte le informazioni necessarie, senza appesantire la lettura, anzi stimolando l apertura di relazioni, la conoscenza e lo scambio. Per chi volesse implementare il lavoro tramite altre informazioni, può contattare Servizio politiche per l accoglienza e l integrazione sociale Lisa Di Paolo21 18 1. Premessa Volontariato di giustizia è quell insieme di attività svolte a titolo gratuito da cittadini, singolarmente o associati nelle diverse forme previste, a favore del mondo delle esecuzione penale. Parliamo di esecuzione penale, non solo di carcere, in quanto persone sottoposte a misure restrittive delle libertà personali a seguito di una condanna o in attesa di un procedimento penale, non sono solo i classici detenuti che popolano le patrie galere. Ai detenuti dietro le sbarre 1, se ne aggiungono circa che scontano la loro pena in misura alternativa: il volontariato pone attenzione a tutti loro e alle famiglie. L azione dell associazionismo in questo contesto è definito principalmente dall art. 17 dell Ordinamento Penitenziario 2. In esso si prevedono i rapporti della popolazione detenuta con l ambiente esterno, riconoscendone la finalità risocializzante. La previsione comporta così non solo una possibilità ma un dovere civico, nel momento in cui si lega a quanto previsto dal secondo comma dell art 4 della Costituzione: i cittadini sono chiamati a partecipare all assistenza concreta di chi si trova in condizioni di disagio, al fine di prendere parte all opera e alla finalità rieducativa della pena, prevista dalla Costituzione all art 27. Inoltre il Volontariato si attiva sul territorio rispondendo al mandato di sussidiarietà esplicitato dalla Costituzione all art 118. Il concetto di sussidiarietà fa riferimento al principio secondo cui un azione viene posta in essere dal soggetto più vicino territorialmente alla persona che manifesta il bisogno. 1 Dato aggiornato dal 31 ottobre 2012, fonte Ministero della Giustizia. 2 La finalità del reinserimento sociale dei condannati e degli internati deve essere perseguita anche sollecitando ed organizzando la partecipazione di privati e di istituzioni o associazioni pubbliche o private all azione rieducativa. Sono ammessi a frequentare gli istituti penitenziari con l autorizzazione e secondo le direttive del Magistrato di Sorveglianza, su parere favorevole del direttore, tutti coloro che avendo concreto interesse per l opera di risocializzazione dei detenuti dimostrino di potere utilmente promuovere lo sviluppo dei contatti tra la comunità carceraria e la società libera. Le persone indicate nel comma precedente operano sotto il controllo del direttore. Art 17 Ord. Pen. Lg 354/7522 Nella prima accezione di Welfare State la sussidiarietà chiamava in causa amministrazioni pubbliche, le stesse che devono favorire l autonoma iniziativa dei cittadini singoli o associati - per lo svolgimento di attività di interesse generale. Da questa ulteriore delega nasce e si fonda il concetto di sussidiarietà orizzontale attraverso cui i cittadini hanno la facoltà di svolgere funzione pubblica. Il modello in fase di sviluppo da decenni è il sistema del Welfare community, ovvero un modello in cui il benessere, la salute sono promossi attraverso la partecipazione dell intera comunità. Laddove il Welfare State aveva rivelato un forte appesantimento sulla parte burocratica e amministrativa, il nuovo sistema apre spazi di azione al volontariato che rivolge attenzione a quei cittadini per cui anche i servizi pubblici restano inaccessibili e non offrono risposte appropriate. Così il terzo settore si affianca alle Politiche Sociali in modo complementare, preventivo e promozionale dei bisogni emergenti, ovvero in modo sussidiario. 1923 20 2. Uno sguardo d insieme Figura 2.1 Distribuzione del numero di volontari nelle province emiliano-romagnole Piacenza 33 Parma 22 Reggio Emilia Modena 93 Bologna Ferrara 25 Ravenna 13 Forlì-Cesena 54 Rimini 10 La presenza del volontariato di giustizia a livello regionale è molto varia. Le differenze più evidenti sono nel numero di associazioni che operano nelle diverse province e nel numero di volontari impegnati nelle attività fuori e dentro gli Istituti di pena. Il panorama censito è composto da piccole associazioni che contano meno di 5 volontari, fino a numeri importanti che raggiungono e superano i 30. Dobbiamo leggere una forbice così ampia anche in forza delle differenze nella tipologia di attività che le associazioni offrono. Per attività di ascolto, assistenza, conduzione di gruppi è funzionale la presenza di un numero inferiore di volontari con esperienza e conoscenza approfondita rispetto che per le attività ludico-ricreative (partite di calcetto, cineforum, ecc) in cui è necessario un numero maggiore di persone dall esterno. Tipologie di attività diverse, oltre a percorrere congiuntamente il reinserimento del condannato come previsto dagli articoli dell Ordinamento Penitenziario, offrono an-24 21 che ai volontari opportunità differenti per partecipare alla vita dell Istituzione. Se infatti ad esempio per la conduzione di gruppi, per l attività di ascolto è necessaria una conoscenza, competenza, e predisposizione importante, i liberi cittadini che offrono il loro tempo semplicemente per una partita di calcetto dimostrano di essere cittadini sensibili ed attenti che esercitano il proprio diritto di partecipare alla vita del carcere 3. Le associazioni di volontariato si differenziano anche per una caratterizzazione laica o confessionale. Sul totale di 26 associazioni di volontariato mappate nel presente lavoro, 13 sono laiche. A queste si uniscono 4 Associazioni di Promozione Sociale, 2 Associazioni Sportive dilettantistiche e 4 gruppi di liberi cittadini, 5 cooperative sociali, un associazione studentesca, un centro di formazione giuridica, un Comitato, per un totale di 44 realtà. Notiamo inoltre che le associazioni laiche sono di più recente formazione e solitamente vedono la partecipazione di volontari giovani. È interessante riportare due particolarità in merito ai periodi di inizio attività in carcere. Molte associazioni cattoliche hanno avviato il loro impegno a favore dell Istituzione in coincidenza con l Anno Giubilare del 2000, grazie all indicazione del Pontefice Papa Giovanni Paolo II di visitare un carcere per ottenere indulgenza plenaria, ed hanno mantenuto il loro servizio nel tempo. Mentre molte delle associazioni laiche più giovani sono state fondate nel Non è difficile collegare le scelte al periodo in cui le nostre carceri erano tanto sovraffollate da rendere necessario un provvedimento di indulto 4. L attenzione per il mondo carcere richiamata dalla presenza di circa detenuti in più rispetto alla capienza prevista dai nostri istituti di pena, ha forse stimolato una nuova sensibilità tra i cittadini, dando un notevole input al volontariato di giustizia 5. 3 Infatti finalità dell art 17 è quella di promuovere i contatti tra la comunità carceraria e la società libera attraverso quei cittadini che hanno concreto interesse per l opera di risocializzazione dei detenuti e dimostrano di potere utilmente promuovere attività adatte allo scopo. In quest opera di promozione dei contatti tra società e carcere è importante anche la presenza di persone, che varchino sporadicamente i cancelli, ma che in questa attività dimostrino sensibilità alla tematica dell esecuzione penale. Inoltre essi esercitano il dovere sancito dall art 4 della Costituzione di svolgere attività che concorra al progresso materiale e spirituale della società. 4 Legge 241 del 31 luglio L andamento crescente della popolazione detenuta non è un fenomeno sconosciuto alla realtà italiana. L Italia ha sempre visto aumentare il numero di detenuti in carcere, a tal punto da rendere25 22 Figura 2.2 Realtà presenti negli Istituti di pena per forma giuridica Associazioni laiche Associazioni confessionali Associazioni Promozione Sociale Associazioni Sportive Dilettantistiche Cooperative Gruppi di liberi cittadini Altro Prima di presentare nello specifico le realtà associative all interno di ogni Istituto, riassumiamo le attività svolte dalle associazioni suddividendole in tre macro-aree. Le attività della associazioni, tutte previste dall Ordinamento Penitenziario, rispondono ad esigenze differenti, percorrendo in misura diversa umanizzazione del trattamento carcerario e responsabilizzazione. spesso necessari provvedimenti di indulto e amnistia.26 23 Attività di ascolto e sostegno È espressamente previsto dall art 78 Ord Pen 6 e dall art 120 del Regolamento di Esecuzione che il volontario possa assistere le persone in stato di disagio. Per questo sono molti i cittadini, che anche singolarmente, offrono il loro tempo per ascolto e sostegno emotivo ai detenuti. Nel corso dei colloqui, solitamente richiesti da coloro che non hanno la vicinanza o il sostegno della famiglia, vengono espressi anche bisogni e necessità che il volontario si impegna ad approfondire ed eventualmente risolvere, attraverso il confronto con gli operatori dell Istituto. Le principali richieste afferiscono al disbrigo pratiche per documenti, diritto allo studio, richieste di ricerca o attivazione dei contatti con la famiglia. Tavola 2.1 Realtà che lavorano su attività di ascolto e sostegno Attività di ascolto e sostegno PIACENZA Caritas, San Vincenzo de Paoli, Oltre il Muro PARMA San Cristofaro, Per Ricominciare REGGIO NELL EMILIA Caritas reggiana, Senza Confini MODENA Porte Aperte al Carcere, Carcere e Città, il Triangolo, San Vincenzo de Paoli BOLOGNA Avoc FERRARA RAVENNA Caritas, Comitato Pro detenuti FORLI -CESENA San Vincenzo de Paoli, Caritas, Com. Papa Giovanni XXIII RIMINI Caritas 6 Art 78 Ord. Pen La finalità del reinserimento sociale dei condannati e degli internati deve essere perseguita anche sollecitando ed organizzando la partecipazione di privati e di istituzioni o associazioni pubbliche o private all azione rieducativa. Sono ammessi a frequentare gli istituti penitenziari con l autorizzazione e secondo le direttive del magistrato di sorveglianza, su parere favorevole del direttore, tutti coloro che avendo concreto interesse per l opera di risocializzazione dei detenuti dimostrino di potere utilmente promuovere lo sviluppo dei contatti tra la comunità carceraria e la società libera. E art. 120 R. E. L autorizzazione prevista dal 1º comma dell art. 78 della legge è data a coloro che dimostrano interesse e sensibilità per la condizione umana dei sottoposti a misure privative e limitative della libertà ed hanno dato prova di concrete capacità nell assistenza a persone in stato di bisogno Vedere altro
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