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Timestamp: 2020-05-27 22:14:29+00:00
Document Index: 23138055

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 2909', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 23262 del 05/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23262 del 05/10/2017
Cassazione civile, sez. lav., 05/10/2017, (ud. 21/04/2017, dep.05/10/2017), n. 23262
sul ricorso 24905/2011 proposto da:
C.A.L., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,
PIAZZA MARTIRI DI BELFIORE 4, presso lo studio dell’avvocato ELVIRA
BACCHINI, rappresentata e difesa dall’avvocato RICCARDO ROSSI,
PO 25-B, presso lo studio dell’avvocato ROBERTO PESSI, che lo
avverso la sentenza n. 347/2010 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,
depositata il 20/10/2010 R.G.N. 11/09;
che, con la sentenza n. 347/2010 la Corte di Appello di Perugia ha confermato la pronuncia emessa dal Tribunale della stessa città con la quale era stata respinta la domanda proposta da C.A.L. diretta alla declaratoria di illegittimità dell’apposizione del termine da parte di Poste Italiane spa nel contratto di lavoro intercorso dal 2.1.2001 al 30.6.2001, stipulato ai sensi dell’art. 8 del CCNL 26.11.1994 e successivi accordi integrativi per “incrementi di attività in dipendenza di eventi eccezionali o esigenze produttive particolari e di carattere temporaneo che non sia possibile soddisfare con il normale organico”;
che avverso tale sentenza C.A.L. ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi;
che, con il ricorso per cassazione, si censura: 1) l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, nonchè la violazione falsa ed errata applicazione dell’art. 2909 c.c., la manifesta e radicale diversità della causa petendi rispetto a quanto già in precedenza dedotto; sostiene che, erroneamente, la Corte territoriale aveva dichiarato inammissibile il gravame perchè precluso dal giudicato intervenuto tra le parti con precedente sentenza n. 907/2004, in quanto tale pronuncia riguardava lo stesso contratto impugnato, però, per una diversa causa petendi e per un diverso motivo di nullità della clausola di apposizione del termine, di talchè sul punto non poteva ritenersi operante il precedente giudicato; 2) l’omessa valutazione, circa l’onere probatorio incombente sulla società, della mancata contestazione su quanto dedottòin ordine ai fatti posti a fondamento della domanda;
che i motivi, da esaminarsi congiuntamente per la loro connessione, sono inammissibili perchè la ricorrente, che ha contestato l’operatività del giudicato esterno, non riportando il testo completo dei ricorsi introduttivi dei rispettivi giudizi ovvero le parti rilevanti dei suddetti atti processuali, non ha reso possibile il sindacato sulle censure formulate: nè il giudice di legittimità può supplire a tale carenza mediante un loro esame diretto perchè si deve evitare il rischio di un soggettivismo interpretativo nella individuazione di quali atti o parti siano rilevanti con riguardo alle censure mosse;
che, alla declaratoria di inammissibilità del ricorso, segue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che si liquidano come da dispositivo.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 4.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.