Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-25465-del-10-10-2019
Timestamp: 2020-07-05 01:34:15+00:00
Document Index: 19513295

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 360', 'art. 3', 'art. 360', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 360', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 10']

Sentenza Cassazione Civile n. 25465 del 10/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25465 del 10/10/2019
Cassazione civile sez. I, 10/10/2019, (ud. 09/09/2019, dep. 10/10/2019), n.25465
sul ricorso 24952/2018 proposto da:
M.M., (alias M.M.), elettivamente domiciliato in
Roma Via Emilio Faà Di Bruno, 15 presso lo studio dell’avvocato Di
Tullio Marta che lo rappresenta e difende;
avverso il decreto del TRIBUNALE di ROMA, depositata il 03/07/2018;
09/09/2019 dal Dott. MELONI MARINA.
Il Tribunale di Roma sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea, con decreto in data 3/7/2018, ha confermato il provvedimento di rigetto pronunciato dalla Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale di Roma in ordine alle istanze avanzate da M.M. nato in (OMISSIS), volte, in via gradata, ad ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato, del diritto alla protezione sussidiaria ed il riconoscimento del diritto alla protezione umanitaria.
Il richiedente asilo proveniente dalla Nigeria aveva riferito alla Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale di Roma di essere fuggito dal proprio paese in quanto mandato via di casa dalla matrigna dopo la morte di suo padre.
Con il primo motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del dovere di cooperazione istruttoria officiosa, così come previsto dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 in ordine all’accertamento della situazione oggettiva relativa al Paese di origine, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5.
Con il sesto e settimo motivo di ricorso il ricorrente denuncia violazione dell’art. 3 Cost. ed omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio per mancato bilanciamento dei diritti del ricorrente. I motivi di ricorso, pur rubricati sotto il solo profilo della violazione di legge (art. 360 c.p.c., n. 3), contengono in realtà una serie di critiche agli accertamenti in fatto espressi nella motivazione del Tribunale territoriale che, come tali, si palesano inammissibili, in quanto diretti a sollecitare un riesame delle valutazioni riservate al giudice del merito, che del resto ha ampiamente e rettamente motivato la statuizione impugnata, esponendo le ragioni del proprio convincimento circa l’intrinseca inattendibilità del racconto del ricorrente.
La valutazione di affidabilità del dichiarante alla luce del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5, è vincolata ai criteri ivi indicati e deve essere compiuta in modo unitario, tenendo conto dei riscontri oggettivi e del rispetto delle condizioni soggettive di credibilità contenute nella norma (Cass. 8282/2013); il giudice di merito si è ispirato a questi criteri laddove, all’interno del provvedimento impugnato, ha ritenuto la versione dei fatti inattendibile oltre che non coerente con le informazioni generali disponibili sul paese di provenienza; pertanto una volta constatato come la valutazione di credibilità delle dichiarazioni del richiedente asilo sia il risultato di una decisione compiuta alla stregua dei criteri indicati nel D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, è sufficiente aggiungere che questo apprezzamento di fatto è censurabile in cassazione solo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5: come omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti; come mancanza assoluta della motivazione, come motivazione apparente` come motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile, mentre si deve escludere la rilevanza della mera insufficienza di motivazione e l’ammissibilità della prospettazione di una diversa lettura ed interpretazione delle dichiarazioni rilasciate dal richiedente, trattandosi di censura attinente al merito.
Inoltre, così come previsto dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 per accertare la situazione oggettiva relativa al Paese di origine, occorre considerare che il giudice territoriale non è venuto meno al dovere di cooperazione istruttoria in quanto pur avendo ritenuto, a monte, che i fatti lamentati non costituiscano un ostacolo al rimpatrio nè integrino un’esposizione seria alla lesione dei diritti fondamentali della persona ha comunque indagato verificando, sulla base del rapporto internazionale indicato in motivazione e citando le fonti di informazione, che l situazioni della Nigeria in generale e quella della zona di provenienza del ricorrente non comportano il rischio di un danno grave derivante da violenza indiscriminata.
In riferimento alle richiamate disposizioni della Costituzione, questa Corte ha già avuto occasione di chiarire che il diritto di asilo è interamente attuato e regolato attraverso la previsione delle situazioni finali previste dai tre istituti dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e del diritto al rilascio di un permesso umanitario, ad opera della esaustiva normativa di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251 e di cui al D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6; con la conseguenza che non vi è più alcun margine di residuale diretta applicazione del disposto di cui all’art. 10 Cost., comma 3, in chiave processuale o strumentale, a tutela di chi abbia diritto all’esame della sua domanda di asilo alla stregua delle vigenti norme sulla protezione. (Cass. 10686 del 2012; n. 16362 del 2016).
In riferimento ai presupposti per la concessione della protezione sussidiaria il Giudice ha correttamente ritenuto con motivazione. coerente ed esaustiva l’assenza di situazioni di violenza generalizzata ed indiscriminata e di conflitto armato interno o internazionale nel paese d’origine ed in particolare nella zona di provenienza del ricorrente escludano il diritto alla protezione sussidiaria.
In ordine alla verifica delle condizioni per il riconoscimento della protezione umanitaria, il motivo si rileva inammissibile in quanto censura l’accertamento di merito compiuto dal Tribunale in ordine alla insussistenza di una particolare situazione di vulnerabilità del ricorrente. Del tutto generica, comunque si mostra la doglianza avverso il diniego di protezione umanitaria: il ricorrente invero, a fronte della valutazione espressa con esaustiva indagine officiosa dalla Corte di merito (in sè evidentemente non rivalutabile in questa sede) circa la insussistenza nella specie di situazioni di vulnerabilità non ha neppure indicato se e quali ragioni di vulnerabilità avesse allegato, diverse da quelle esaminate nel provvedimento impugnato.