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Timestamp: 2020-01-19 07:44:52+00:00
Document Index: 103703972

Matched Legal Cases: ['art.1', 'art. 14', 'art. 14', 'art.1', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 13', 'art. 14']

Ordinanza Tribunale di Rivereto (Tn) del 27 novembre 2004 - Progetto Melting Pot Europa
Ordinanza Tribunale di Rivereto (Tn) del 27 novembre 2004
Diniego di convalida dell’arresto in flagranza di reato e di proscioglimento
Il T.U., come modificato dall’art.1, comma 5 bis legge 12 novembre 2004, n. 271, pone problemi di successione di leggi penali nel tempo: secondo la interpretazione proposta, le modifiche intervenute in sede di conversione del decreto legge sul reato di cui all’art. 14-ter d.lvon. 286 del 1998 hanno integrato non una semplice successione di leggi penali nel tempo ma il binomio abrogazione - nuova incriminazione, con la conseguenza che tutte le violazione degli ordini dei Questori emessi prima dell’entrata in vigore della legge di conversione sono da considerarsi depenalizzati.
Va premesso che l’arresto obbligatorio in flagranza di reato è stato disposto in applicazione dell’art. 14, commi 5 ter e quinques d.lvo n. 286 del 1998, così come modificati dall’art.1, comma 5 bis legge 12 novembre 2004, n. 271 che, da un lato, ha trasformato il reato da contravvenzione a delitto punito con la pena della reclusione da uno a quattro anni e, dall’altro, ha confermato l’arresto obbligatorio e il rito direttissimo, così superando l’illegittimità costituzionale dichiarata da Corte Cost. n. 223 del 2004 dell’art. 14, comma 5 quinques, nella precedente versione, nella parte in cui prevedeva l’arresto obbligatorio per un reato che non consentiva l’applicazione di alcuna misura cautelare.
Il reato contestato é, da un lato, un reato permanente, come è reso evidente dal fatto che la condotta punita è descritta col termine “si trattiene nel territorio dello Stato”, ossia una condotta che si perpetua nel tempo di momento in momento in virtù della volontà del soggetto e, dall’altro, è un reato omissivo.
Infatti, l’espressione “si trattiene” solo in apparenza descrive una condotta attiva, perché in realtà non viene punita la semplice permanenza illegale nel territorio dello Stato bensì la permanenza “in violazione dell’ordine impartito dal questore ai sensi del comma 5 bis”.
Ad essere qualificato illecito è cioè l’inottemperanza al comando dell’autorità di lasciare il territorio dello Stato nel termine di 5 giorni, tanto è vero che la sussistenza di “un giustificato motivo” esclude il reato nonostante una permanenza illegale, sotto il profilo amministrativo, nel territorio dello Stato.
2) l’impossibilità di eseguire l’espulsione mediante l’accompagnamento alla frontiera per i motivi precisati dal comma 1 dell’art. 14, che legittimano la misura del trattenimento nei centri di permanenza temporanea;
3) l’impossibilità di disporre il trattenimento dello straniero presso un centro di permanenza temporanea ovvero scadenza senza esito dei termini di permanenza. Inoltre va altresì sottolineato come il comma 5 bis preveda che l’ordine del questore debba recare “l’indicazione delle conseguenze penali della sua trasgressione”.
Poste queste premesse, il caso in esame si caratterizza per il fatto che gli ordini la cui violazione è contestata sono stati emessi prima della modifica normativa sopra indicata e, pertanto, quando il reato era ancora di natura contravvenzionale ed era punito con la pena da 6 mesi ad un anno di arresto. Sotto il profilo del tempo del commesso reato il caso che ci occupa è pertanto caratterizzato dalla seguente peculiarità: gli ordini del questore (presupposto amministrativo del reato) sono intervenuti sotto la previgente disciplina e, pertanto, recano l’indicazione secondo la quale la loro inosservanza è punita con la pena da mesi 6 ad un anno di arresto; d’altra parte la condotta tipica, il trattenersi in violazione di quegli ordini, è stata commessa in parte sotto la previgente disciplina e in parte sotto la disciplina oggi vigente.
Già questo comporta che l’integrazione del reato presupponga l’elemento psicologico del dolo non essendo pertanto più sufficiente la semplice colpa, che invece in precedenza consentiva l’integrazione della contravvenzione prevista dall’art. 14, comma 5 ter vecchia versione. Questa modifica non può essere confinata al solo elemento psicologico ma penetra nella descrizione del fatto tipico e, in particolare, nell’elemento negativo dell’assenza del giustificato motivo, perché limita il dovere di collaborazione richiesto dallo straniero nell’ottemperare all’ordine di lasciare il territorio dello Stato.
In secondo luogo la nuova disciplina introduce una distinzione, prima sconosciuta, tra i casi in cui l’espulsione è stata disposta per ingresso illegale sul territorio nazionale ai sensi dell’art. 13, comma 2 lett. a) e c) ed i casi in cui, invece, sia stata disposta per non aver lo straniero richiesto il permesso di soggiorno nel termine prescritto in assenza di cause di forza maggiore, ovvero per essere stato il permesso revocato o annullato: solo nel primo caso il trattenimento nel territorio dello Stato è punito con la reclusione da un anno a quattro anni, mentre nel secondo la pena é quella dell’arresto da sei mesi ad un anno. Infine, il nuovo comma 5-quinquies dell’art. 14 dispone che “al fine di assicurare l’esecuzione dell’espulsione, il questore, dispone i provvedimenti di cui al comma 1”, ossia il provvedimento di trattenimento nei centri di accoglienza.
Si tratta di una norma di notevole importanza pratica perché stronca le prassi invalse di ordini di lasciare il territorio dello Stato nel termine di 5 giorni “a catena”, così di fatto superando la cronica mancanza di spazio nei centri di assistenza ma determinando artificiosamente l’integrazione di una pluralità di reati che finiscono col gravare sui carichi di lavoro degli uffici giudiziari.
L’innovazione è direttamente rilevante nel caso all’esame di questo giudice perché, come si è visto, l’arrestato ha violato tre distinti ordini di abbandonare il territorio nazionale entro il termine di 5 giorni e, in base alla disciplina oggi vigente, gli ultimi due ordini sarebbero illegittimi perché non preceduti dalla misura del trattenimento in un centro di accoglienza.
Sulla base delle sopra indicate innovazioni apportate alla struttura dell’illecito si deve pertanto pervenire alla conclusione che tutti i reati connessi alle condotte di trattenimento in violazione ad ordini di lasciare il territorio nazionale emessi prima dell’entrata in vigore della legge n. 271 del 2004 (14.11.2004), risultano abrogati.
In effetti ad esse non può applicarsi né la vecchia disciplina perché abrogata dalla nuova, caratterizzata da un fatto tipico diverso strutturalmente disomogeneo rispetto al precedente (doloso, violazione di un diverso ordine di abbandonare il territorio nazionale con diverse indicazioni, emesso sulla base di provvedimenti di espulsione per specifici casi e, infine, non possibile in casi che, in precedenza, consentivano invece l’emissione dell’ordine) né la nuova perché la condotta integrata non risponde al fatto tipico del reato, sotto lo specifico aspetto che l’ordine di abbandonare il territorio nazionale non reca l’indicazione delle conseguenze penali oggi applicabili ma quelle vecchie.
[ 17 dicembre 2004 ]