Source: https://www.laleggepertutti.it/270637_quali-sono-i-termini-per-impugnare-una-sentenza-civile
Timestamp: 2020-06-06 11:45:14+00:00
Document Index: 98643790

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Appello: entro quanto tempo va notificato l’atto alla controparte. Conviene andare in appello? E quali sono i costi della causa? Quante possibilità di vincere in secondo grado?
Hai perso una causa o, comunque, il giudice non ti ha riconosciuto tutto ciò che avevi richiesto con il tuo atto difensivo. La sentenza ti ha deluso e intendi impugnarla. Per fortuna c’è un secondo grado, l’appello, e un altro giudice in cui confidare. Il tuo avvocato ti ha informato da poco della sentenza e ti ha detto che, se vuoi fare appello, devi decidere in fretta. Ma entro quanto tempo? Ti chiedi quindi quali sono i termini per impugnare una sentenza civile. In secondo luogo vorresti sapere quante possibilità ci sono, statisticamente, di vincere in secondo grado una volta riportata una sconfitta in primo. In ultimo ti piacerebbe sapere quanto costa fare appello.
A queste tue domande – in realtà abbastanza comuni per chi si trova impelagato in una causa in tribunale – cercheremo di dare una risposta nel seguente articolo. In ordine logico, partiremo però dal secondo quesito.
1 Conviene andare in appello?
2 Quanto costa un appello?
3 Termini per impugnare
4 Chi può fare appello?
5 Termini appello sentenze non definitive
Conviene andare in appello?
Quante possibilità ci sono che una sentenza di primo grado venga riformata in secondo? In altri termini, chi ha perso una prima volta ha chance di cambiare le sorti del giudizio in appello? La risposta ovviamente non può essere fornita in termini certi. Tutto dipende dalla sentenza e dalla presenza di eventuali errori. Errori che possono essere di forma (ad esempio il giudice non ha rispettato le regole di procedura) o di sostanza (ad esempio il tribunale non ha interpretato correttamente una norma o non ha dato il giusto peso alle dichiarazioni di un testimone). In linea generale tuttavia possiamo dire che, dal 2000 in poi, si è invertita la tendenza a ribaltare le sentenze di primo grado (la percentuale era addirittura del 60%). Oggi invece meno del 40% delle sentenze vengono riformate. Quindi nella maggioranza dei casi, la pronuncia di primo grado viene confermata.
Si tenga peraltro conto che in appello non è possibile presentare prove nuove rispetto a quelle già prodotte in primo grado o sollevare ulteriori contestazioni (diversamente queste avrebbero un solo grado di giudizio). Sicché l’unica cosa che il giudice può fare è rivedere gli atti di causa per come si sono presentati in primo grado, senza nulla aggiungere. È chiaro quindi che se la precedente pronuncia è ben motivata e fondata su un’interpretazione costante (magari supportata dalla Cassazione) non ci sarà ragione di cambiarla.
Quanto costa un appello?
Fare un atto di appello costa più in termini di studio della controversia che non come presenza in udienza. Difatti, scrivere un atto di appello può essere complicato per via della necessità di aprire un fascicolo – quello del primo grado – spesso ricco di atti, verbali e documenti. C’è poi da comprendere il senso della sentenza e intuire quali sono le parti più “deboli” del ragionamento del giudice. Le udienze di solito sono solo due o tre (come detto, infatti, non si ammettono di solito ulteriori prove, salvo talvolta il rinnovo della consulenza tecnica del perito).
Questo significa che l’atto di appello potrebbe avere lo stesso costo dell’atto di primo grado. Ma se a scriverlo è l’avvocato che ha già patrocinato la precedente causa – e che quindi conosce bene la vicenda processuale – la parcella potrebbe essere meno onerosa.
Oltre all’onorario dell’avvocato però ci sarà da pagare il contributo unificato, ossia la tassa di ingresso in tribunale che varia a seconda del valore del giudizio.
Veniamo ora ai termini per fare appello. Questi termini sono differenti a seconda che la parte vincitrice abbia notificato o meno la sentenza alla parte soccombente. Difatti, nel primo caso, il termine è di 30 giorni dal ricevimento dell’atto nelle mani dell’avvocato della parte; invece nel secondo caso, il termine è di sei mesi dal deposito della sentenza in cancelleria (cosiddetta “pubblicazione” della sentenza).
Il rispetto del termine si verifica in base alla notifica dell’atto di citazione in appello alla controparte (per le cause che, in primo grado, sono iniziate con citazione) o al deposito dell’atto di ricorso in appello (per le cause che, in primo grado, sono iniziate con ricorso). In particolare, specificando quanto abbiamo appena detto in apertura di questo paragrafo, l’appello deve essere proposto entro:
30 giorni dall’eventuale notifica della sentenza (40 giorni, se la notifica è effettuata all’estero); è chiamato “termine breve”;
6 mesi dalla pubblicazione della sentenza di primo grado, in mancanza di notifica (cosiddetto termine lungo).
Per verificare il rispetto del termine la data di riferimento è quella in cui l’appellante deposita il ricorso presso la cancelleria della corte d’appello [1]; rileva quindi la certificazione del cancelliere che fa fede fino a querela di falso [2].
Ai suddetti termini non si applica la sospensione feriale in materia di lavoro e previdenza.
Chi può fare appello?
Può impugnare la sentenza di primo grado (diventando in tal modo appellante) la parte del giudizio di primo grado, che contemporaneamente:
risulta, in tutto o in parte, soccombente nel giudizio di primo grado (interesse a impugnare);
non ha dato esecuzione alla sentenza né l’ha espressamente accettata.
Anche chi è intervenuto nel giudizio di primo grado può impugnare la sentenza facendo valere un proprio diritto.
Termini appello sentenze non definitive
Nel corso del giudizio di primo grado il giudice può pronunciare una sentenza non definitiva, ossia che non definisce l’intero giudizio ma solo una specifica questione, come accade nei seguenti casi:
condanna generica a una prestazione o al pagamento di una provvisionale;
decisione su una o più questioni e definizione parziale del giudizio;
decisione su una questione di giurisdizione o competenza o su questioni pregiudiziali o preliminari.
In queste ipotesi la parte interessata può scegliere se impugnare la sentenza non definitiva in un momento successivo insieme a quella definitiva, facendone espressa riserva (appello differito, come precisato nel paragrafo successivo) oppure impugnare immediatamente la sentenza nei termini di legge.
Se la parte interessata intende differire la proposizione dell’appello in attesa della sentenza definitiva, deve formulare apposita riserva per evitare che sulla questione decisa con la sentenza non definitiva si formi il giudicato.
[1] Cass. 17 maggio 2002 n. 7219, Cass. 5 luglio 2000 n. 8995
[2] Cass. 4 luglio 2002 n. 9706.