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Timestamp: 2020-01-27 08:49:53+00:00
Document Index: 171432037

Matched Legal Cases: ['art. 612', 'art. 612', 'art. 612', 'art. 612', 'art. 282', 'art. 612', 'art. 582', 'art. 612', 'art. 612', 'art. 660', 'art. 612']

Reato di stalking o atti persecutori - cos'è e come ci si tutela
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Il reato di stalking o atti persecutori: una guida rapida
Avv. Filippo Giuseppe Tassitani Farfaglia consulenzalegaleitalia.it Il reato di stalking o atti persecutori: una guida rapida
Il reato di stalking – indice:
Lo stato d’ansia
Lo stalking è un reato disciplinato dall’ordinamento penale italiano con il d.l. 11/2009, che ha introdotto nel codice penale l’art. 612-bis. Ma di cosa si tratta? Quali sono gli elementi tipici di questo reato? E quando si può parlare di reato di stalking? E, ancora, come si può fare querela ed entro che termini? Cerchiamo di fornire una risposta a queste e a tante altre domande nel nostro approfondimento sul tema.
Cos’è il reato di stalking: il significato
Come abbiamo anticipato, il reato di stalking è inserito nel nostro ordinamento tra i reati di atti persecutori. L’art. 612-bis c.p. sancisce infatti che
Fin dalle righe di cui sopra siamo ben in grado di indicare quali sono gli elementi alla base dello stalking. È un reato che il nostro legislatore ha voluto inserire esplicitamente nel nostro ordinamento per poter fornire una risposta sanzionatoria a quei comportamenti che prima dell’introduzione della novità normativa venivano inquadrati in altri meno gravi delitti, come la minaccia. Inquadramenti che, in buona sostanza, non si dimostravano particolarmente efficaci per poter tutelare le vittime di questa grave condotta.
Gli elementi dello stalking
L’elemento oggettivo dello stalking è rappresentato – come suggerisce la norma – dalla reiterazione delle condotte persecutorie, ideonee a cagionare nella vittima un “perdurante e grave stato di ansia o di paura”, determinando un ” fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva”, ovvero a costringerla ad alterare le proprie abitudini di vita.
A questo punto, si tenga conto come la reiterazione delle condotte persecutorie non debba essere connessa alla necessità di effettuare una lunga serie di comportamenti illeciti, bensì anche due sole condotte di minaccia o molestia, come prontamente puntualizzato da pronunce giurisprudenziali formalizzate non molto tempo dopo il varo del decreto.
Contenuto delle condotte
Per quanto attiene il contenuto delle condotte, è stata ancora una volta la giurisprudenza a risolvere qualche dubbio, indicando come atti persecutori che possono essere idonei a integrare il delitto di stalking non solamente quei comportamenti che richiedono la presenza fisica dello stalker, bensì anche i comportamenti che non necessitano della sua presenza diretta, come le telefonate o gli sms frequenti, le condotte sui social network, il danneggiamento di cose della vittima, ecc.
Per quanto concerne invece l’elemento soggettivo dello stalking, si ritiene sufficiente il dolo generico, ovvero la volontà di porre in essere condotte di minaccia e molestia. Non è invece necessaria la rappresentazione anticipata del risultato finale, ovvero la coscienza dello scopo che si vuole ottenere. In altri termini, per poter costituire elemento soggettivo costituente il reato di stalking, sono sufficienti coscienza e volontà delle singole condotte. È altresì necessaria la consapevolezza che ognuna di esse andrà ad aggiungersi alle precedenti formando una serie di comportamenti offensivi.
Come è punito lo stalking: la pena
L’art. 612-bis del codice penale sancisce che il reato di stalking è punito con la reclusione da 6 mesi a 5 anni, salvo che il fatto non costituisca reato più grave. Al secondo e al terzo comma, come abbiamo visto, sono previste due circostanze aggravanti: vi rimandiamo alla lettura del testo dell’articolo, che sopra trovate in quote, per saperne di più.
In questa parte dell’approfondimento, ci preme invece sottolineare come lo stalking può essere punito a querela della persona offesa. Il termine per poter proporre querela è di sei mesi, e inizia a decorrere dal momento in cui il reato è consumato, ovvero dal momento in cui la persona offesa altera le proprie abitudini di vita o ricade in uno stato di ansia o di paura.
Si tenga inoltre conto che la querela non è revocabile se il fatto viene commesso sulla base di quanto previsto dal secondo comma dell’art. 612 c.p., e che il reato è procedibile d’ufficio nelle ipotesi delle aggravanti di cui al terzo comma dello stesso articolo.
Divieto di avvicinamento nel reato di stalking
Il legislatore, per poter arrivare a una migliore tutela della parte offesa, ha ampliato lo spettro di misure cautelari prevedendo anche una nuova misura del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, ex art. 282 ter c.p.p., ovvero – al secondo comma – “di non avvicinarsi a luoghi determinati, abitualmente frequentati dalla persona offesa, ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o dalla persona offesa”, e al terzo comma e in caso di ulteriori necessità di tutela, “di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dai prossimi congiunti della persona offesa o da persone con questa conviventi o comunque legate da relazione affettiva”.
L’imputato non può inoltre comunicare attraverso qualsiasi mezzo con i soggetti protetti dalle norme.
L’ammonimento nel reato di stalking
Per poter prevenire nuovi atti persecutori, la legge prevede che la persona offesa possa ricorrere – in alternativa alla querela – a una procedura di ammonimento. Quest’ultima ha come obiettivo quello di far desistere lo stalker dalle attività persecutorie mediante un invito allo stesso rivolto. Tale invito, formalizzato dalle autorità di pubbliche sicurezza, è volto alla rinuncia alle stesse attività e ad interrompere così ogni interferenza nella vita del richiedente.
Ricorrere all’ammonimento è molto semplice. La vittima deve esporre i fatti alle autorità e avanzare richiesta al questore di ammonimento nei confronti dell’autore delle condotte persecutorie. Il questore assumerà le necessarie informazioni – eventualmente anche convocando il presunto stalker e le persone informate dai fatti, per poi decidere il rigetto o l’accoglimento dell’istanza. Sarà quindi emesso l’ammonimento e la diffida così all’autore alla prosecuzione delle condotte.
Lo stato di ansia e paura nello stalking
Per quanto concerne le conseguenze causate alla vittima dalle condotte persecutorie, e in particolar modo al perdurante e grave stato di ansia o di paura che la persona offesa ha sofferto, la giurisprudenza si è epsressa più volte nel ritenere che non è necessario l’accertamento di uno stato patologico, essendo infatti sufficiente – sancisce Cass. n. 16864/2011 che gli atti persecutori “abbiano avuto un effetto destabilizzante della serenità e dell’equilibrio psicologico della vittima, considerato che la fattispecie incriminatrice di cui all’art. 612 bis c.p. non costituisce una duplicazione del reato di lesioni (art. 582 c.p.), il cui evento è configurabile sia come malattia fisica che come malattia mentale e psicologica”.
In merito si annovera la recente Cass. n. 14462/2017, che ha stabilito che per poter essere tale, e dunque considerato penalmente rilevante, lo stalking deve cagionare nella vittima conseguenze psicologiche almeno riconducibili a uno stato di ansia. Se per tanto non vi è uno stato ansioso, o un timore per la propria incolumità, non si può parlare di stalking.
Una pluralità di azioni
Nella pronuncia, gli Ermellini ricordano che “la struttura del reato di atti persecutori sia costituita da una pluralità di azioni a contenuto minatorio o integranti molestie, causalmente orientate, ed obbiettivamente in tal senso efficienti, alla verificazione di uno degli eventi sopra indicati”. E ancora che “laddove non siano ravvisabili gli estremi della violazione dell’art. 612-bis cod. pen. perché ad esempio, le condotte non hanno raggiunto quel coefficiente di intensità nella reiterazione necessario per la integrazione del reato oppure nel caso in cui esse non abbiano determinato a carico del soggetto passivo l’evento tipico del reato.
Non per questo la condotta dell’agente non potrà essere sussunta entro il paradigma normativo ora del reato di cui all’art. 612 cod. pen. ora di quello di cui all’art. 660 cod. pen., ora di altro reato, necessariamente caratterizzato dalla minore gravità rispetto agli atti persecutori, il cui effetto accessorio, derivante proprio dalla ripetizione delle condotte, sarebbe potuto essere uno di quegli eventi elencati all’art. 612-bis cod. pen. cui prima si è fatto cenno”.
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