Source: https://www.studiolegalelocatelli.net/contenuti/newsletter_1/08_2019_46
Timestamp: 2020-08-10 10:57:24+00:00
Document Index: 128590000

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 41', 'art. 1227', 'art. 2051', 'art. 42', 'art. 2051', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2054', 'art. 2054']

Studio Legale Locatelli - Newsletter - 08.2019
L’opponibilità del giudicato di condanna nei confronti del terzo estraneo al giudizio
Cass., n. 18325 del 9 luglio 2019
Con la pronuncia in esame la Corte di Cassazione è intervenuta sulla possibile opponibilità del giudicato di condanna nei confronti del terzo rimasto estraneo al giudizio.
In particolare, la Suprema Corte ha puntualizzato che “con riferimento all'opponibilità del giudicato favorevole al danneggiato, conseguito nei confronti del solo danneggiante assicurato, all'assicuratore in assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione di veicoli a motori si registrano nella giurisprudenza della stessa Corte due orientamenti. Secondo un indirizzo meno recente il giudicato non può essere opposto all'assicuratore che sia rimasto terzo rispetto al rapporto processuale fra danneggiato ed assicurato. Secondo un indirizzo più recente e tendenzialmente maggioritario la sentenza di condanna al risarcimento del danno pronunciata nei confronti del responsabile di un sinistro stradale fa stato nei confronti del suo assicuratore della responsabilità civile, per quanto concerne la sussistenza dell'obbligo risarcitorio del danneggiante e del correlativo debito, anche se l'assicuratore non abbia partecipato al relativo giudizio, atteso che l'assicuratore non è titolare di una posizione autonoma rispetto al rapporto cui si riferisce la sentenza e non può disconoscere l'accertamento in essa contenuto come affermazione oggetto di verità, ma è titolare di una situazione giuridica dipendente dalla situazione definita con la prima sentenza”.
Il Supremo Collegio ha ritenuto che l'indirizzo da seguire sia quello minoritario, enunciando il seguente principio di diritto:
«il giudicato di condanna del danneggiante non può essere opposto dal danneggiato che agisca in giudizio nei confronti dell’assicuratore in assicurazione obbligatoria sulla responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti e ha in tale giudizio esclusivamente efficacia di prova documentale, al pari delle prove acquisite nel processo in cui il giudicato si è formato».
L’abuso edilizio esclude la responsabilità ex art. 2051 c.c. della Pubblica Amministrazione
Ordinanza Corte Cass., n. 20312 del 26 luglio 2019
Con l’ordinanza n. 20312/19 la Corte di Cassazione è tornata sulla questione relativa al nesso di causa nella responsabilità da cose in custodia ex art. 2051 c.c. della Pubblica Amministrazione.
La questione traeva origine dalla domanda di risarcimento dei danni ex art. 2051 c.c. formulata da alcuni abitanti del Comune di Positano, i quali lamentavano danni patrimoniali ai propri immobili a seguito di un’esondazione d’acqua e fango proveniente dalla strada comunale, causata da una falla presente nelle tubazioni del Comune di raccolta dell’acqua piovana. La domanda attorea veniva parzialmente accolta dalla Corte d’Appello, con riconoscimento di un concorso causale dell’Ente comunale con il proprietario dei locali danneggiati, poiché quest’ultimo aveva ampliato la sua proprietà mediante costruzioni abusive, posizionandole in adiacenza della strada comunale risultata in cattive condizioni di manutenzione. Avverso tale provvedimento, il Comune proponeva ricorso per cassazione, contestando, tra i diversi motivi, il riconoscimento di un danno risarcibile in capo ad esso per via della natura totalmente abusiva (sotto il profilo edilizio) dei beni immobili danneggiati, riconducibile al proprietario.
La Corte, in accoglimento del ricorso dell’Ente, ha statuito che, in via generale, qualora l’evento dannoso si ricolleghi a più azioni od omissioni, la concorrenza di una pluralità di cause è regolata dalla disciplina di cui all’art. 41 c.p., in base al quale il concorso tra cause preesistenti, simultanee e sopravvenute non esclude il rapporto di causalità fra le stesse e l’evento, essendo quest’ultimo connesso a ciascuna di esse, salvo che sia raggiunta la prova dell’esclusiva efficienza causale di una sola di esse. Dunque, l’accertamento dei presupposti per l’applicabilità dell’art. 1227 c.c. in relazione all’art. 2051 c.c. richiede un’indagine circa la valutazione delle singole condotte colpose e della loro concreta incidenza sul danno, valutazione affidata alla discrezionalità del giudice di merito. Nel caso sottoposto al vaglio della Suprema Corte, l’esistenza di un’irregolarità costruttiva è come certamente in grado di determinare l’effetto di esclusiva efficienza causale del danno da risarcire, vista la natura “conformativa” dei vincoli di edificabilità in tema di diritto di proprietà previsti dall’art. 42, comma 1, Cost., non potendo essi essere indennizzabili in quanto tali.
D’altro canto, precisa la Corte, non si può prescindere dal principio desumibile dalla normativa urbanistica ed espropriativa per cui il proprietario non può trarre beneficio dalla sua attività illecita, in quanto ciò comporterebbe un arricchimento ingiustificato, aggravando, tra l’altro, la responsabilità della P.A. nei confronti dei terzi che entrino in contatto con la cosa in sua custodia.
Dunque, essendo l’abuso edilizio in grado di recidere il nesso causale tra il bene in custodia della P.A. e il danno subito dal privato possessore del bene costruito abusivamente, si azzera la responsabilità ex art. 2051 c.c. della prima.
La responsabilità del pedone che attraversa la strada parlando al telefono
Tribunale di Trieste, sentenza n. 380 del 7 giugno 2019
Con la sentenza in esame, il Tribunale di Trieste, interpellato in appello ad una sentenza del Giudice di Pace sull’investimento di un pedone, ha attribuito la responsabilità del sinistro per l’80% al pedone il quale si trovava al telefono al momento dell’attraversamento stradale.
Il Tribunale di Trieste ha preliminarmente ricordato l’applicabilità, in caso di investimento del pedone, dell’art. 2054 c.c. che al comma I prevede che Il conducente di un veicolo senza guida di rotaie è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, richiamando poi, sul punto, la giurisprudenza costante della Corte di Cassazione (ex multis, Cass. civ. n. 12751/2001 e Cass. civ. n. 14064/2010) che, in tema di prova liberatoria, ha chiarito spesso come non deve essere necessariamente data in modo diretto cioè dimostrando di avere tenuto un comportamento esente da colpa e perfettamente conforme alle regole del codice della strada, ma può risultare anche dall'accertamento che il comportamento della vittima sia stato il fattore causale esclusivo dell'evento dannoso, comunque non evitabile da parte del conducente, attese le concrete circostanze della circolazione e la conseguente impossibilità di attuare una qualche idonea manovra di emergenza. Alla stregua di questi criteri si è ritenuto in particolare che il pedone, il quale attraversi la strada di corsa sia pure sulle apposite "strisce pedonali" immettendosi nel flusso dei veicoli marcianti alla velocità imposta dalla legge, pone in essere un comportamento colposo che può costituire causa esclusiva del suo investimento da parte di un veicolo, ove il conducente, sul quale grava la presunzione di responsabilità di cui alla prima parte dell’art. 2054 c.c., dimostri che l'improvvisa ed imprevedibile comparsa del pedone sulla propria traiettoria di marcia ha reso inevitabile l'evento dannoso, tenuto conto della breve distanza di avvistamento, insufficiente per operare un'idonea manovra di emergenza.
Secondo giurisprudenza consolidata, può essere affermata la colpa esclusiva del pedone nel suo investimento se: il conducente, per motivi estranei ad ogni diligenza sia venuto a trovarsi nella condizione obiettiva di non poter avvistare il pedone ed osservarne con tempestività i movimenti; i movimenti siano stati così rapidi ed inaspettati da convergere all'improvviso in direzione della linea percorsa dal veicolo, in modo che il pedone venga a trovarsi a distanza così breve dal veicolo, da rendere inevitabile l'urto; nessuna infrazione, benché minima, sia addebitabile al conducente, avendosi, in caso contrario, soltanto una colpa concorrente del pedone.
Su queste premesse il Tribunale triestino ha accertato, nella fattispecie in esame, la connotazione colposa della condotta del pedone che, in disprezzo delle regole sulla circolazione stradale e di normale prudenza, si è immessa repentinamente sulla strada, parlando al telefono, senza guardare se stessero sopraggiungendo contemporaneamente altri veicoli, distribuendo così la colpa del sinistro per l'80% al pedone e per il restante 20% al conducente dell'auto.
NUOVE INTERPRETAZIONI DELL’ARTICOLI [...]
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