Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-2426-codice-civile-criteri-di-valutazioni
Timestamp: 2018-12-09 20:36:03+00:00
Document Index: 151250434

Matched Legal Cases: ['art. 76', 'art. 74', 'art. 2426', 'art. 30', 'art. 104', 'art. 19', 'art. 60', 'art. 60', 'art. 68', 'art. 9', 'art. 2426', 'art. 123', 'art. 2426', 'art. 54', 'art. 2426', 'art. 2426', 'art. 2423', 'art. 2427', 'art. 2426', 'art. 68', 'art. 2423', 'art. 2426', 'sentenza ', 'art. 2426', 'art. 2426']

Art. 2426 codice civile: Criteri di valutazioni
1) le immobilizzazioni sono iscritte al costo di acquisto o di produzione. Nel costo di acquisto si computano anche i costi accessori. Il costo di produzione comprende tutti i costi direttamente imputabili al prodotto. Può comprendere anche altri costi, per la quota ragionevolmente imputabile al prodotto, relativi al periodo di fabbricazione e fino al momento dal quale il bene può essere utilizzato; con gli stessi criteri possono essere aggiunti gli oneri relativi al finanziamento della fabbricazione, interna o presso terzi (1);
2) il costo delle immobilizzazioni, materiali e immateriali, la cui utilizzazione è limitata nel tempo deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio in relazione con la loro residua possibilità di utilizzazione. Eventuali modifiche dei criteri di ammortamento e dei coefficienti applicati devono essere motivate nella nota integrativa (2);
3) l’immobilizzazione che, alla data della chiusura dell’esercizio, risulti durevolmente di valore inferiore a quello determinato secondo i numeri 1) e 2) deve essere iscritta a tale minore valore; questo non può essere mantenuto nei successivi bilanci se sono venuti meno i motivi della rettifica effettuata (3). Per le immobilizzazioni consistenti in partecipazioni in imprese controllate o collegate che risultino iscritte per un valore superiore a quello derivante dall’applicazione del criterio di valutazione previsto dal successivo numero 4) o, se non vi sia obbligo di redigere il bilancio consolidato, al valore corrispondente alla frazione di patrimonio netto risultante dall’ultimo bilancio dell’impresa partecipata, la differenza dovrà essere motivata nella nota integrativa (4);
4) le immobilizzazioni consistenti in partecipazioni in imprese controllate o collegate possono essere valutate, con riferimento ad una o più tra dette imprese, anzichè secondo il criterio indicato al numero 1), per un importo pari alla corrispondente frazione del patrimonio netto risultante dall’ultimo bilancio delle imprese medesime, detratti i dividendi ed operate le rettifiche richieste dai principi di redazione del bilancio consolidato nonchè quelle necessarie per il rispetto dei principi indicati negli articoli 2423 e 2423-bis. Quando la partecipazione è iscritta per la prima volta in base al metodo del patrimonio netto, il costo di acquisto superiore al valore corrispondente del patrimonio netto risultante dall’ultimo bilancio dell’impresa controllata o collegata può essere iscritto nell’attivo, purchè ne siano indicate le ragioni nella nota integrativa. La differenza, per la parte attribuibile a beni ammortizzabili o all’avviamento, deve essere ammortizzata. Negli esercizi successivi le plusvalenze, derivanti dall’applicazione del metodo del patrimonio netto, rispetto al valore indicato nel bilancio dell’esercizio precedente sono iscritte in una riserva non distribuibile;
5) i costi di impianto e di ampliamento, i costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicità aventi utilità pluriennale possono essere iscritti nell’attivo con il consenso, ove esistente, del collegio sindacale e devono essere ammortizzati entro un periodo non superiore a cinque anni. Fino a che l’ammortamento non è completato possono essere distribuiti dividendi solo se residuano riserve disponibili sufficienti a coprire l’ammontare dei costi non ammortizzati;
6) l’avviamento può essere iscritto nell’attivo con il consenso, ove esistente, del collegio sindacale, se acquisito a titolo oneroso, nei limiti del costo per esso sostenuto e deve essere ammortizzato entro un periodo di cinque anni. E’ tuttavia consentito ammortizzare sistematicamente l’avviamento in un periodo limitato di durata superiore, purchè esso non superi la durata per l’utilizzazione di questo attivo e ne sia data adeguata motivazione nella nota integrativa;
7) il disaggio su prestiti deve essere iscritto nell’attivo e ammortizzato in ogni esercizio per il periodo di durata del prestito;
8-bis) le attività e le passività in valuta, ad eccezione delle immobilizzazioni, devono essere iscritte al tasso di cambio a pronti alla data di chiusura dell’esercizio ed i relativi utili e perdite su cambi devono essere imputati al conto economico e l’eventuale utile netto deve essere accantonato in apposita riserva non distribuibile fino al realizzo. Le immobilizzazioni materiali, immateriali e quelle finanziarie, costituite da partecipazioni, rilevate al costo in valuta devono essere iscritte al tasso di cambio al momento del loro acquisto o a quello inferiore alla data di chiusura dell’esercizio se la riduzione debba giudicarsi durevole;
9) le rimanenze, i titoli (5) e le attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni sono iscritti al costo di acquisto o di produzione, calcolato secondo il numero 1), ovvero al valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato, se minore; tale minor valore non può essere mantenuto nei successivi bilanci se ne sono venuti meno i motivi. I costi di distribuzione non possono essere computati nel costo di produzione (6);
10) il costo dei beni fungibili può essere calcolato col metodo della media ponderata o con quelli: “primo entrato, primo uscito” o: “ultimo entrato, primo uscito”; se il valore così ottenuto differisce in misura apprezzabile dai costi correnti alla chiusura dell’esercizio, la differenza deve essere indicata, per categoria di beni, nella nota integrativa;
11) i lavori in corso su ordinazione possono essere iscritti sulla base dei corrispettivi contrattuali maturati con ragionevole certezza (7);
12) le attrezzature industriali e commerciali, le materie prime, sussidiarie e di consumo, possono essere iscritte nell’attivo ad un valore costante qualora siano costantemente rinnovate, e complessivamente di scarsa importanza in rapporto all’attivo di bilancio, sempre che non si abbiano variazioni sensibili nella loro entità, valore e composizione.
Immobilizzazione: [v. 2424]; Immobilizzazione materiale: [v. 2424]; Immobilizzazione immateriale: [v. 2424]; Ammortamento: [v. 2425]; Esercizio: [v. 2423bis]; Nota integrativa: [v. 2427]; Bilancio: [v. 2217]; Partecipazione: [v. 2361]; Bilancio consolidato: [v. 2364]; Imprese controllate: [v. 2357]; Patrimonio netto: [v. 2424]; Avviamento: [v. 2424]; Plusvalenze: [v. 2425]; Riserva non distribuibile: [v. 2423]; Collegio sindacale: [v. 2335]; Disaggi su prestiti: [v. 2424]; Riserve disponibili: [v. 2357]; Rimanenze: [v. 2424]; Attivo: [v. 2424].
Costo di acquisto: si tratta del costo storico, ossia del costo sostenuto in passato per l’acquisto del bene immobile; tale costo deve essere maggiorato dei costi accessori (es. costi di progettazione).
Costo di produzione: costi sostenuti dall’azienda nell’ipotesi in cui questa abbia prodotto internamente i beni immobili oggetto di valutazione. Possono determinare il costo di produzione, oltre il costo delle materie prime impiegate nella produzione, anche il costo della manodopera, gli oneri relativi al finanziamento della fabbricazione (interessi passivi su finanziamenti ottenuti per fabbricare i prodotti).
Costi accessori: tutti quei costi che sono connessi con l’acquisto che l’impresa effettua al fine di poter utilizzare i beni (spese notarili, di trasporto, dazi doganali etc.).
Costi direttamente imputabili (o costi diretti): costi per i quali è possibile (e conveniente) il calcolo del consumo riguardante l’oggetto di riferimento. Sono costi diretti in generale la manodopera, le materie prime e quelle spese che possono essere riferite direttamente all’oggetto prodotto.
Oneri relativi al finanziamento della fabbricazione: interessi passivi che l’impresa è tenuta a pagare sui mutui o sui prestiti ottenuti per procedere alla fabbricazione di un bene internamente all’impresa o anche presso terzi.
Metodo del patrimonio netto: metodo di valutazione delle partecipazioni utilizzato in alternativa al criterio del costo originario. Esso consente di iscrivere la partecipazione per un valore pari alla corrispondente frazione di patrimonio netto della società alla quale la partecipazione fa riferimento.
Dividendo: parte degli utili distribuiti ai soci [v. 2433].
Beni ammortizzabili: beni (materiali e immateriali) che possono essere oggetto di ammortamento in quanto forniscono la loro utilità nel corso di più esercizi. Sono ammortizzabili generalmente tutte le immobilizzazioni ad eccezione dei terreni i quali hanno una durata illimitata.
Costi di impianto: oneri legali e diversi relativi alla costituzione della società e alla sua organizzazione; si tratta di un’immobilizzazione immateriale [v. 2424] la cui utilità economica si protrae nel tempo.
Ricerca: attività rivolta all’acquisizione di nuove conoscenze sia in campo scientifico che tecnico.
Sviluppo: applicazione delle conoscenze e delle tecniche già acquisite nel campo della ricerca al fine di ottenere nuovi prodotti, processi, sistemi o prodotti, processi e sostanze migliorati rispetto ai precedenti.
Costi aventi utilità pluriennale: costi relativi a beni che forniscono la loro utilità nel corso di più esercizi contribuendo quindi a più cicli produttivi.
Valore di realizzazione: relativamente ai crediti, si tratta dell’importo che si prevede di ottenere in futuro nel momento in cui si riscuote il credito. Esso va iscritto in bilancio rispettando il principio di prudenza [v. 2423bis].
Costi di distribuzione: costi che l’azienda sostiene durante la fase distributiva dei beni. Rientrano quindi in tali costi quelli relativi al trasporto, all’attività di contatto con i venditori sia all’ingrosso che al dettaglio.
Beni fungibili: si tratta di beni (merci, materie prime, titoli) che presentano caratteristiche omogenee per cui possono sostituirsi reciprocamente.
Costo medio ponderato: criterio di valutazione delle rimanenze e dei titoli; si esegue una media dei valori dei vari acquisti fatti in un certo periodo, ossia si divide il costo complessivo per i beni appartenenti alla stessa categoria.
Primo entrato, primo uscito: tale criterio di valutazione si fonda invece sul presupposto che le materie prime (o i titoli) entrate per prime sono anche le prime ad essere prelevate.
In base a tale criterio le rimanenze sono valutate in base ai prezzi più recenti.
Ultimo entrato, primo uscito: criterio di valutazione che si basa sull’ipotesi che le materie entrate per ultime siano le prime ad essere utilizzate (ultime entrate-prime uscite); pertanto la valutazione delle rimanenze avviene ai prezzi storici e non correnti verificandosi di conseguenza una sottovalutazione delle stesse. Tale criterio viene utilizzato anche per la valutazione dei titoli.
Lavori in corso su ordinazione: si tratta di tutti quei lavori che non sono ancora terminati alla data di chiusura dell’esercizio e che si basano in genere su di un contratto di appalto.
(1) Il criterio del costo è stato introdotto dal legislatore italiano con riferimento a tutte le immobilizzazioni (materiali, immateriali e finanziarie). Esso chiaramente potrà essere modificato a seconda della natura delle immobilizzazioni cui fa riferimento. In particolare con riferimento alle immobilizzazioni materiali il costo d’acquisto (o di produzione) include anche i costi accessori nonché eventuali costi indiretti i quali potranno contribuire alla formazione del suddetto costo storico (o d’acquisto) soltanto per quella quota che può essere «ragionevolmente» imputata al bene prodotto. Secondo il criterio della ragionevolezza dovranno essere seguite le normali tecniche di imputazione dei costi indiretti. Chiaramente le spese indirette possono essere capitalizzate (cioè possono essere imputate al prodotto) solo per il periodo di costruzione del bene. Possono essere inoltre capitalizzati gli oneri finanziari (in genere si tratta di interessi passivi) relativi ai finanziamenti ottenuti per la costruzione dei beni. Non verranno capitalizzati invece quegli oneri (finanziari) relativi a beni pagati dopo la consegna dei fornitori.
(2) La formulazione prevista dal punto 2) dell’articolo in esame introduce un concetto di ammortamento più vicino alle esigenze economiche e più rispondente in tale senso alla funzione tipica dell’ammortamento stesso. Questo infatti non è più commisurato solo al deperimento fisico dei beni ma prende in considerazione anche una serie di altri fattori quali l’obsolescenza e le politiche di manutenzione la cui valutazione risulta essere necessaria al fine di individuare la possibile durata (e quindi utilizzazione) residua del bene. Il metodo di ammortamento generalmente utilizzato è quello a quote costanti in quanto di più semplice applicazione e più idoneo al confronto dei bilanci.
(3) L’obbligo di svalutazione è previsto non solo per le immobilizzazioni materiali e immateriali già ammortizzate ma anche per quelle non soggette ad ammortamento quali ad esempio i terreni. Il motivo per il quale si procede a tale svalutazione è quello di consentire di coprire tutti i costi relativi al bene attraverso l’utilizzo dello stesso. Nel momento in cui il bene risulti di valore inferiore rispetto a quello calcolato secondo i criteri di cui al punto 1) e 2) potrebbero verificarsi delle perdite negli esercizi futuri se non si riconduce il costo del bene (attraverso una svalutazione del relativo valore) a quello recuperabile in futuro.
(4) Il motivo per il quale la differenza tra il valore al quale la partecipazione è iscritta in bilancio e il valore della partecipazione derivante dall’applicazione del metodo del patrimonio netto deve essere indicata in nota integrativa è quello di evitare che vengano nascoste perdite che dovrebbero invece essere evidenziate attraverso una svalutazione.
Nel distinguere tra «immobilizzazioni» e «attivo circolante» si enfatizza il rilevante aspetto della differenza tra poste monetarie e non monetarie e si introduce, di conseguenza, un trattamento contabile rispettoso della sostanza economica del fenomeno e in linea con quella che è sul punto la prassi contabile europea e internazionale.
Quindi per le operazioni in valuta rientranti tra l’attivo circolante occorre considerare sia il cambio alla data dell’operazione, sia quello della data di chiusura dell’esercizio; per le immobilizzazioni in valuta, invece, l’iscrizione al tasso di cambio storico o inferiore si effettua solo se può considerarsi durevole.
(5) Nel caso di specie si fa riferimento alle azioni emesse da altre società, alle obbligazioni [v. 2410] e gli altri titoli in serie [v. 2000].
(6) La valutazione delle rimanenze va quindi effettuata al minore tra il costo di acquisto o di produzione, comprensivo degli oneri accessori e di quella quota di costi indiretti imputabili all’oggetto di riferimento (così come stabilito al punto 1 di tale articolo), e il costo desumibile dall’ordinamento del mercato ossia il prezzo al quale si ritiene di poter vendere le merci calcolato al netto dei costi accessori e delle spese sostenute per vendere il bene (imballaggi, trasporti etc.) stesso.
(7) Il criterio di valutazione adottato per i lavori in corso su ordinazione rappresenta l’unica eccezione al criterio del costo sancito dal presente articolo. Il motivo di tale deroga risiede nella circostanza secondo la quale la valutazione del corrispettivo può essere effettuata solo in ragione della frazione di lavoro di volta in volta eseguita. Conseguentemente è ammesso abbandonare il criterio del costo e adottare quello del ricavo purché i corrispettivi siano maturati con ragionevole certezza. È chiaro tuttavia che il criterio di valutazione di cui al punto 11) del presente articolo si pone come un criterio alternativo e non sostitutivo di quello del costo che continua ad essere il criterio base cui ispirarsi nell’effettuare qualsiasi genere di valutazione.
I criteri di valutazione introdotti dal legislatore italiano risultano essere molto più conformi (rispetto ai precedenti) sia ai principi contabili internazionali dello I.A.S.C. (cui l’Italia aderisce), sia alla Direttiva Comunitaria da cui in effetti discendono. Essi costituiscono un valido ausilio per i redattori di bilancio pur non essendo sufficienti a fornire un quadro completo di riferimento. È pertanto di importanza fondamentale per i redattori ricorrere anche ai principi di redazione. È chiaro tuttavia che l’adozione di criteri di valutazione più precisi e dettagliati riduce l’area di discrezionalità dei soggetti che redigono il bilancio. Essi costituiscono quindi un primo passo al fine di ottenere un bilancio che sia veritiero e corretto.
Criteri di valutazione-Imposte
In tema di imposte sui redditi, le plusvalenze iscritte in base a rivalutazioni volontarie di immobilizzazioni finanziarie, che non siano prescritte o consentite da apposita legge senza tassazione, se non eventualmente sostitutiva, non concorrono alla formazione del reddito e alla determinazione del costo fiscale dei beni rivalutati, di cui, pertanto, si deve tener conto tra le rimanenze iniziali per un valore che non può eccedere il costo di acquisto o, se minore, il valore desumibile dall'andamento del mercato e non può comprendere le rivalutazioni volontariamente operate dal contribuente nel precedente esercizio, attesa la portata generale dell'art. 76 (ora 110), lett. c) del d.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917, come novellato dalla legge 27 dicembre 1997 n. 449, e la sua "ratio" intrinsecamente limitativa degli interventi distorsivi delle rivalutazioni volontarie. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha escluso che la società contribuente potesse, ai fini fiscali, iscrivere le sue partecipazioni societarie tra le rimanenze iniziali di bilancio ad un valore superiore al costo di acquisto e comprensivo di rivalutazione volontaria, pari al corrispettivo pattuito per le stesse in sede di preliminare di vendita, in questo modo eliminando, e sottraendo a tassazione, nell'esercizio successivo la plusvalenza da cessione). Cassa con rinvio, Comm. Trib. Reg. Abruzzo sez. dist. Pescara, 14/08/2008
Cassazione civile sez. trib. 12 dicembre 2014 n. 26179
In tema di reddito d'impresa, l'art. 74 (ora 108), comma 2, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, consente di scegliere solo tra la deduzione integrale immediata delle spese di pubblicità e propaganda nell'esercizio in cui sono state sostenute e quella in quote costanti nell'esercizio stesso e nei quattro anni successivi, sicché al contribuente non spetta uno "ius variandi" rispetto al vincolante criterio legale e la sua opzione, immodificabile, va mantenuta per tutti gli esercizi tra i quali viene ripartito l'ammortamento. Cassa con rinvio, Comm. Trib. Reg. Abruzzo sez. dist. Pescara, 14/08/2008
In tema di determinazione del reddito di impresa, non vi è piena discrezionalità del contribuente, in sede di dichiarazione, in ordine alla deducibilità delle quote di ammortamento del costo dei beni strumentali, che deve avvenire in base alle inderogabili regole civilistiche di redazione del bilancio, operanti, in difetto di disposizioni specifiche di segno contrario, anche ai fini delle determinazioni fiscali, per cui, stante l'art. 2426, primo comma, n. 2 cod. civ., non sono legittimi i criteri di determinazione che siano variabili in relazione a diverse annualità, in assenza di adeguata giustificazione nella nota integrativa di bilancio, dovendo le quote di ammortamento essere rapportate, in modo tendenzialmente uniforme, alla durata normale di utilizzazione dei beni strumentali. Cassa con rinvio, Comm. Trib. Reg. Abbruzzo, 22/10/2007
Cassazione civile sez. trib. 17 ottobre 2014 n. 22016
In tema di rimborso di un credito IVA ai sensi dell'art. 30 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, che disciplina l'eccedenza detraibile dell'imposta per acquisto o importazione di beni ammortizzabili, anche se gli interventi di ampliamento, ammodernamento e potenziamento degli impianti e di una infrastruttura ferroviaria di trasporto operati da una società concessionaria di un ente pubblico danno luogo a beni, materiali o immateriali, gratuitamente devolvibili, (che cioè, alla scadenza della concessione, vanno retrocessi all'ente concedente, quale ipotesi di proprietà di concessione), essi sono soggetti ai sensi dell'art. 104 del d.P.R. n. 917 del 1986 e sussistendone i presupposti, ad ammortamento finanziario, alternativo a quello tecnico - trattandosi di costi comunque incontrati dall'imprenditore concessionario che tali opere utilizza - ma, ai fini della quantificazione del rimborso della relativa eccedenza detraibile dell'IVA, vanno defalcati i contributi del concedente che abbiano neutralizzato l'onere economico dell'imposta o parte di esso, ricalcolando, ex art. 19 del d.P.R. n. 917 cit., anche l'incidenza dell'IVA sui contributi pubblici ricevuti. Cassa con rinvio, Comm. Trib. Reg. Napoli, 15/02/2011
Cassazione civile sez. trib. 15 novembre 2013 n. 25668
In tema di reddito di impresa, le pretese risarcitorie dell'appaltatore, determinate da inadempimento colpevole agli obblighi contrattuali assunti dalla stazione appaltante, non possono essere sempre sottratte all'ambito applicativo della "maggiorazione dei prezzi", regolata dall'art. 60, comma 2, d.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917 (nel testo vigente "ratione temporis"), tenuto conto che la normativa tributaria, diversamente da quella civilistica, prende in considerazione i compensi risarcitori in relazione alla loro specifica destinazione funzionale, dovendosi, quindi, distinguere tra i compensi volti alla mera reintegrazione dell'originaria situazione patrimoniale del danneggiato lesa dall'inadempimento imputabile (che, non potendosi considerare in alcun modo reddito, sono insuscettibili di tassazione) e quelli, invece, destinati a sostituire i redditi non prodotti o perduti dal danneggiato in conseguenza del predetto inadempimento, i quali, per la loro natura di risarcimento in funzione surrogatoria del reddito imponibile, vanno sottoposti a tassazione, sia pure nella misura prudenziale del 50%, prevista dall'art. 60, comma 2, del citato d.P.R. n. 917 del 1986.
Cassazione civile sez. trib. 30 novembre 2011 n. 25499
In caso di acquisto di azienda in perdita, il relativo avviamento — configurabile laddove trovi congrua giustificazione l'attesa di profitti futuri (come nella specie, essendo stata acquistata, unitamente all'azienda, l'autorizzazione amministrativa all'esercizio del commercio nello specifico settore) — può essere iscritto dalla società acquirente nell'attivo del bilancio, con conseguente deducibilità dai redditi d'impresa delle corrispondenti quote di ammortamento, ai sensi dell'art. 68 d.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917 (nel testo applicabile "ratione temporis"), anche se, invece di versare il prezzo, si accolli i debiti inerenti all'azienda ceduta, in quanto, a seguito delle modifiche introdotte dall'art. 9 d.lg. 9 aprile 1991 n. 127, l'art. 2426, comma 1, n. 6, c.c., consente l'appostazione in bilancio dell'avviamento "se acquisito a titolo oneroso, nei limiti del costo per esso sostenuto", a prescindere, quindi, dalle forme con le quali lo schema negoziale viene a rivestire tale carattere.
Cassazione civile sez. trib. 13 maggio 2011 n. 10586
In tema di fusione di società, si ha un'operazione fiscalmente neutra e, quindi, soggetta alla specifica disciplina di favore quanto alle imposte sul reddito d'impresa, ai sensi dell'art. 123, commi 1 e 2, d.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917 (t.u.i.r.), nel testo ratione temporis vigente, quando una società, dopo avere rivalutato in bilancio la partecipazione societaria, interamente posseduta, passando dal criterio del costo di acquisizione a quello del valore del patrimonio netto, ed iscritto la conseguente plusvalenza in una specifica riserva non distribuibile, ai sensi dell'art. 2426, n. 4, c.c., a seguito della fusione con incorporazione della società già interamente partecipata, trasferisca l'importo della riserva indistribuibile in una riserva straordinaria. In tal caso, infatti, non si configura il realizzo di una plusvalenza patrimoniale, ai sensi dell'art. 54 t.u.i.r., ma si tratta di una conseguenza necessaria della fusione in quanto, divenuto il patrimonio della partecipata proprietà della partecipante, sono venute meno sia la partecipazione (la cui valutazione secondo il patrimonio netto aveva comportato iscrizione della relativa plusvalenza nella riserva di cui al citato art. 2426, n. 4, c.c.), sia la ragione stessa della presenza, nel bilancio della (già) partecipante (poi incorporante), di una riserva non distribuibile.
Cassazione civile sez. trib. 10 novembre 2010 n. 22849
In tema di accertamento dell'Iva, è illegittima la rettifica della dichiarazione annuale presentata dal curatore fallimentare, operata dall'ufficio mediante determinazione induttiva dell'imponibile sulla base del raffronto tra il valore delle rimanenze, indicato in bilancio, ed il valore delle merci, calcolato ai fini della redazione dell'inventario, trattandosi di valori incomparabili in quanto fondati su valutazioni non omogenee: il primo infatti, ai sensi dell'art. 2426, n. 9, c.c., è vincolato al criterio principale del costo, ed è ancorabile al minor valore di realizzo soltanto allorché questo sia desumibile dall'andamento del mercato, nel rispetto del principio di continuità sancito dall'art. 2423 bis c.c.; il secondo, invece, si basa su una valutazione di pura stima ovvero realizzo economico, compiuta dalla curatela sulle merci giacenti al momento della dichiarazione di fallimento.
Cassazione civile sez. trib. 26 maggio 2009 n. 12165
In tema di bilancio, l'art. 2427 c.c. (applicabile ratione temporis nella formulazione anteriore alla novella del d.lg. n. 127 del 1991) e l'attuale art. 2426, comma 1, n. 6, c.c., consentendo l'iscrizione dell'avviamento derivato, cioè conseguito in caso di acquisto a titolo oneroso e nei limiti del costo per esso sostenuto, non escludono che, se anche il prezzo di cessione di azienda resta il frutto della libera contrattazione delle parti, la sua successiva ripartizione a fini contabili, tra le singole componenti, del corrispettivo unitario versato possa essere sindacata dall'amministrazione finanziaria secondo il criterio della correttezza e veridicità del bilancio; ne consegue che, pur riferendosi l'art. 68, comma 3, del d.P.R. n. 917 del 1986, nella versione temporalmente vigente, all'ammortamento dell'avviamento al relativo valore di libro e non al relativo costo, l'imprenditore cessionario di ramo d'azienda comprensivo di avviamento deve iscrivere quest'ultimo in bilancio al suo valore reale, non potendo inserire poste inesistenti o sopravalutate. (Fattispecie relativa all'acquisto di ramo d'azienda da parte di società incorporata).
Cassazione civile sez. trib. 16 aprile 2008 n. 9950
In tema di società, l'adozione, nella redazione del bilancio, di un criterio di valutazione di un cespite patrimoniale diverso da quello utilizzato negli esercizi precedenti senza che la nota integrativa rechi un'adeguata motivazione della deroga consentita dall'art. 2423 bis, comma 6, c.c. in casi eccezionali si traduce in una violazione del principio di continuità dei valori contabili, e comporta pertanto la nullità del bilancio, attesa l'inderogabilità dei criteri di valutazione dettati dall'art. 2426 c.c., la cui funzione consiste nell'assicurare la trasparenza e la leggibilità del bilancio da parte dei soci e dei terzi. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, la quale, in tema di Iva, aveva ritenuto illegittimo il recupero a tassazione della differenza tra le rimanenze iniziali iscritte nel bilancio di un società in liquidazione e le rimanenze finali risultanti alla data di chiusura dell'esercizio precedente, rilevando che le prime erano state iscritte al costo di acquisto e le seconde al valore di realizzazione, ed escludendo quindi la possibilità di desumere da tale variazione l'esistenza di vendite non fatturate).
Cassazione civile sez. trib. 07 maggio 2008 n. 11091
In tema di deduzioni ai fini IRPEG ed IRAP, i costi di natura straordinaria per la loro utilità pluriennale, ai sensi dell'art. 2426, primo comma, numero 5), cod. civ., possono - previo consenso del collegio sindacale ove esistente - essere iscritti nell'attivo, anziché essere imputati in conto economico come componenti negativi del reddito di esercizio in cui sono sostenuti, ove la società ritenga, in base ad una scelta fondata su criteri di discrezionalità tecnica, di capitalizzarli in vista di un successivo ammortamento pluriennale invece di far gravare i costi interamente sull'esercizio in cui sono stati sostenuti; tale valutazione, ai fini della graduazione del beneficio, deve tenere conto che l'iscrizione di queste spese all'attivo dello stato patrimoniale è consentita, oltre che dall'utilità pluriennale, di cui siano causa immediata e diretta, anche dalla circostanza che esse non abbiano avuto, come contropartita, l'incremento di valore di specifici beni o diritti anch'essi iscritti all'attivo. Dichiara inammissibile, Comm. Trib. Reg. Napoli, 11/11/2010
Cassazione civile sez. trib. 06 novembre 2013 n. 24939
Il presupposto fondamentale dell’iscrizione di costi aventi utilità pluriennale ai sensi dell’art. 2426, n. 5) c.c. risiede nella futura utilità, intesa come incremento dei ricavi, che l’impresa da detti costi si attende. I costi per la riduzione del personale hanno invece la finalità di ridurre oneri futuri, ma non valgono certo a porre le basi per un incremento dell’attività imprenditoriale, apparendo, infatti, piuttosto destinati ad eliminare inefficienze pregresse e preesistenti, e non sembrando certo ricollegabili a prestazioni future. Tali costi sono pertanto di competenza dell’esercizio in cui l’impresa adotta il programma di ristrutturazione o riorganizzazione (Nella specie, rilevato che i sindaci convenuti erano rimasti inerti a fronte dell’illegittimo inserimento di tali costi tra le immobilizzazioni immateriali, ed anzi avevano dato parere favorevole all’approvazione di un bilancio così redatto, il Trib. ha affermato la responsabilità dei sindaci, accogliendo l’opposizione a decreto ingiuntivo di pagamento di una somma a titolo di compenso per l’opera professionale svolta dai professionisti, non adempiendo correttamente gli stessi quali componenti del collegio sindacale all’esecuzione dei doveri inerenti alle funzioni esercitate, essendo la loro condotta omissiva valsa a contribuire causalmente alla redazione del bilancio illegittimo).
Tribunale Milano 16 ottobre 2013 n. 12828