Source: http://docplayer.it/8518800-Ha-pronunciato-la-presente.html
Timestamp: 2018-11-18 15:27:06+00:00
Document Index: 94568469

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 18', 'art. 24', 'art. 60', 'art. 22', 'art. 24', 'art. 16', 'art. 18', 'art. 17', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 18', 'art. 60', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 18', 'art. 60', 'art. 536', 'sentenza ']

1 N /2013 REG.PROV.COLL. N /2013 REG.RIC. R E P U B B L I C A I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania sezione staccata di Salerno (Sezione Prima) ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 417 del 2013, proposto da: D Alessandro Nicola, rappresentato e difeso dagli Avv. Pietro D Angiolillo ed Antonio Bruno, con domicilio eletto, in Salerno, alla via Nizza, 73, presso l Avv. Bruno; contro Agenzia delle Entrate di Avellino, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall Avvocatura Distrettuale dello Stato di Salerno, domiciliata per legge in Salerno, al Corso Vittorio Emanuele, 58; Ministero dell Economia e delle Finanze, in persona del legale rappresentante pro tempore, non costituito in giudizio; nei confronti di D Alessandro Sabato, non costituito in giudizio; per l annullamento della nota dell Agenzia delle Entrate di Avellino, prot. n. 4912/2013, notificata e conosciuta in data , con la quale è stato negato il diritto di accesso, del ricorrente, alla dichiarazione di successione della sua dante causa D Alessandro Giovannina (n. 494, vol. n. 9990/11);
2 nonché per l ordine di esibizione della documentazione richiesta dal ricorrente, con l istanza di accesso del ; Visti il ricorso e i relativi allegati; Visto l atto di costituzione in giudizio dell Agenzia delle Entrate di Avellino; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore, nella camera di consiglio del giorno 9 maggio 2013, il dott. Paolo Severini; Uditi per le parti i difensori, come specificato nel verbale; Ritenuto e considerato, in fatto e in diritto, quanto segue. FATTO Il ricorrente impugnava il diniego di accesso specificato in epigrafe, segnalando di essere erede legittimo per rappresentazione del padre premorto (D Alessandro Francesco) di D Alessandro Giovannina, sorella del padre, deceduta il in Vallo della Lucania (ultima residenza Montoro Superiore AV); di aver chiesto, con istanza del , in detta sua qualità, all Agenzia delle Entrate di Avellino di prendere visione ed estrarre copia della dichiarazione di successione della predetta congiunta; che l Agenzia del Territorio (rectius: delle Entrate) di Avellino aveva respinto la sua richiesta, ritenendo applicabile alla specie il disposto dell art. 18, comma 3, ultimo capoverso, del d. P. R. 131/86, che subordina l accesso ai documenti in questione alla previa autorizzazione del competente Tribunale. Avverso detto diniego, articolava censure di: Violazione e falsa applicazione dell art. 18, comma 3, del d. P. R. 131/86; dell art. 24 della l. 241/90; dell art. 60 del d. P. R. 346/90; dell art. 22 della l. 241/90; Eccesso di potere per sviamento: il ricorrente sosteneva di aver diritto, in qualità di erede legittimo della de cuius, e quindi di suo avente causa, accedere alla
3 dichiarazione di successione alla medesima, laddove l Agenzia delle Entrate l aveva equiparato ad un terzo estraneo, richiedendo la previa autorizzazione del Tribunale; né era pertinente il precedente giurisprudenziale, citato dall Amministrazione a conforto dell impugnato rigetto. Si costituiva in giudizio l Agenzia delle Entrate di Avellino, con il patrocinio dell Avvocatura Erariale, dapprima con atto di forma e quindi depositando rapporto dell Amministrazione Finanziaria, in cui venivano respinte le censure esposte in ricorso, in base alla considerazione secondo la quale il ricorrente, pretermesso nel testamento, pur se erede legittimo della de cuius, non era annoverabile tra i legittimari della stessa, onde corretta si palesava la sua qualificazione, come terzo estraneo alla successione in oggetto. Nell imminenza della discussione, il ricorrente produceva note difensive, in cui svolgeva ulteriori considerazioni a sostegno della propria tesi. All udienza in camera di consiglio del , il ricorso passava in decisione. DIRITTO Il ricorso è infondato. Il punto di partenza della ricostruzione della disciplina, applicabile alla fattispecie, è rappresentato a parere del Tribunale dall art. 24 della l. 241/90, come sostituito dall art. 16, della l. 11 febbraio 2005, n. 15, il cui primo comma individua i casi, in cui il diritto d accesso è escluso, il cui secondo comma stabilisce che le singole pubbliche amministrazioni individuano le categorie di documenti da esse formati o comunque rientranti nella loro disponibilità, sottratti all accesso ai sensi del comma 1, ed il cui sesto comma prevede che con regolamento, adottato ai sensi dell articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, il Governo può prevedere, nelle situazioni disciplinate dalle successive lettere, (altri) casi di sottrazione all accesso di documenti amministrativi. Le disposizioni dianzi enunciate legittimano quindi, ad avviso del Collegio, la persistenza, nell ordinamento, di categorie di documenti sottratti all accesso; deve ritenersi pertanto tuttora applicabile, alla specie, l art. 18 del d. P. R. 131 /1986
4 ( Testo unico delle disposizioni concernenti l imposta di registro ), il cui terzo comma prevede: Su richiesta delle parti contraenti, dei loro aventi causa o di coloro nel cui interesse la registrazione è stata eseguita, l ufficio del registro rilascia copia delle scritture private, delle denunce e degli atti formati all estero dei quali è ancora in possesso nonché delle note e delle richieste di registrazione di qualunque atto pubblico o privato. Il rilascio di copie ad altre persone può avvenire soltanto su autorizzazione del pretore competente. Nei casi previsti dall art. 17 in luogo del rilascio della copia è attestato il contenuto del modello di versamento. Quindi, a rigore, nella specie più che di diniego del diritto all accesso sarebbe più corretto parlare di diritto all accesso, differito nel tempo e condizionato, in particolare, dall autorizzazione del giudice competente, conformemente del resto alla regola, stabilita nel 4 comma del citato art. 24 della l. 241/90, secondo cui l accesso ai documenti amministrativi non può essere negato, ove sia sufficiente fare ricorso al potere di differimento. Passando ai motivi per i quali l accesso alla denunzia di successione alla zia, ex patre, è stato negato al ricorrente, il Tribunale osserva che di tale questione si sono occupate altre pronunce giurisdizionali amministrative, tutte convergenti, nel senso di giustificare il diniego (rectius, il differimento condizionato) in oggetto, adottato dall Agenzia delle Entrate. Il riferimento è, anzitutto, alla decisione del T. A. R. Abruzzo Pescara, del 22 marzo 2002 n. 352, secondo la cui massima: Poiché l art. 24 comma 5, l. 7 agosto 1990 n. 241 fa salve le disposizioni vigenti che limitano l accesso alla documentazione amministrativa, deve ritenersi che la richiesta di accesso ad una denuncia di successione, come agli altri atti assoggettati a registrazione, da parte dei soggetti diversi dalle parti contraenti, dai loro aventi causa o da coloro nel cui interesse la registrazione è stata eseguita, sia disciplinata dall art. 18 comma 3 d. P. R. 26 aprile 1986 n. 131 (t. u. dell imposta di registro) cui rinvia per i divieti l art. 60, d. lg. 31 ottobre 1990 n. 346 (t. u. delle imposte di donazione e successione), per cui il rilascio di copie di tali atti può avvenire soltanto su autorizzazione del
5 pretore competente. Con la conseguenza che la domanda di accesso ad una denuncia di successione da parte di un terzo deve essere preceduta da apposita autorizzazione del g. o. competente e che la carenza di tale previa autorizzazione comporta l insussistenza dell obbligo dell amministrazione finanziaria di consentire l accesso e di rilasciare copia della denuncia richiesta ; e, quindi, alla sentenza del Consiglio Stato Sez. IV, del 16 gennaio 2003, n. 159, di conferma della predetta decisione del T. A. R. Pescara, la cui massima, del tutto analogamente, recita: L art. 24 comma 5 l. n. 241 del 1990 dispone che resta ferma ogni altra disposizione attualmente vigente che limiti l accesso ai documenti amministrativi. Ne deriva che il rilascio di copie delle denunzie e degli altri atti assoggettati a registrazione a soggetti diversi dalle parti contraenti, da loro aventi causa o da coloro nel cui interesse la registrazione è stata eseguita, può avvenire, ai sensi dell art. 18 comma 3 d. P. R. n. 131 del 1986 soltanto su autorizzazione del tribunale competente, la cui carenza comporta l insussistenza dell obbligo dell amministrazione finanziaria di consentire l accesso e di rilasciare copia degli atti suindicati. A prescindere dal riferimento al comma 5 della l. 241/90, vigente all epoca delle riferite decisioni e modificato, nel 2005, nei sensi, sopra riferiti, s osserva come la sentenza del C. di S., n. 159 del 2003, sia stata anche richiamata dall Agenzia delle Entrate, per motivare il diniego gravato, al che il ricorrente ha obiettato, in ricorso, che detto riferimento non poteva considerarsi pertinente, posto che, nella prefata decisione, la parte che aveva fatto richiesta d accesso agli atti era un soggetto terzo, e non un avente causa della de cuius, come invece nella specie. Orbene, nel rapporto dell Agenzia delle Entrate di Avellino è citata altra sentenza, resa in subiecta materia, la cui parte motiva si reputa necessario riportare, perché in grado di comportare il superamento dell obiezione di cui sopra. Si tratta della decisione n. 7 del del T. A. R. Emilia Romagna Bologna, nella cui motivazione s afferma:
6 1. La ricorrente impugna il diniego in data 22 luglio 2010, opposto dall Agenzia delle Entrate Ufficio Territoriale di Cesena alla sua richiesta di rilascio di copia della denuncia di successione presentata a seguito del decesso del padre del marito separato. Assume la ricorrente che la richiesta era finalizzata ad accertare se il coniuge separato avesse accettato l eredità e quale ne fosse la consistenza oggettiva. 2. A sostegno del gravame deduce la violazione degli articoli 22 e ss. della legge 7 agosto 1990 n. 241, la violazione del principio di trasparenza dell azione amministrativa, eccesso di potere per motivazione carente, illogica e contraddittoria. 3. La pretesa della ricorrente non può trovare accoglimento. Al riguardo osserva il Collegio che come correttamente rilevato dall Amministrazione finanziaria nella specie sussiste un legittimo impedimento al rilascio di copia della denuncia di successione richiesta. Ed invero l art. 24 comma 5, della legge 7 agosto 1990 n. 241 fa salve le disposizioni vigenti che limitano l accesso alla documentazione amministrativa, sicché deve ritenersi che la richiesta di accesso a una denuncia di successione, come agli altri atti assoggettati a registrazione, da parte dei soggetti diversi dalle parti contraenti, dai loro aventi causa o da coloro nel cui interesse la registrazione è stata eseguita, sia disciplinata dall art. 18, comma 3, del d. P. R. 26 aprile 1986 n. 131 (t. u. dell imposta di registro) cui rinvia per i divieti l art. 60 del d. lgs. 31 ottobre 1990 n. 346 (t. u. delle imposte di donazione e successione), per cui il rilascio di copie di tali atti può avvenire soltanto su autorizzazione del giudice competente. Conseguentemente, la domanda di accesso a una denuncia di successione da parte di un terzo deve essere preceduta da apposita autorizzazione del g. o. competente e la carenza di tale previa autorizzazione comporta l insussistenza dell obbligo dell amministrazione finanziaria di consentire l accesso e di rilasciare copia della denuncia richiesta (T. A. R. Abruzzo Pescara, 22 marzo 2002, n. 352).
7 4. Il ricorso va dunque respinto ( ). Come può notarsi, nella fattispecie concreta, presa in esame da tale ultima sentenza, il soggetto, che aveva presentato la domanda d accesso alla denunzia di successione, non poteva qualificarsi alla stregua di un terzo estraneo (si trattava infatti della moglie, separata, del figlio del de cuius ). In conclusione, il ricorso va respinto, perché in applicazione dell orientamento ricavabile dai surriferiti arresti giurisprudenziali il ricorrente, benché nipote, ex fratre, della persona, della cui successione si tratta, non può essere considerato né parte contraente (il che è evidente), né persona nel cui interesse la registrazione è stata eseguita (il che è per il Tribunale altrettanto evidente, nonostante ogni contraria opinione a riguardo del ricorrente medesimo, posto che al più quest ultimo potrebbe reputarsi soggetto contro cui, non certo nel cui interesse è avvenuta la registrazione dell atto), né, infine, un avente causa delle parti contraenti. S è tentato invece, ex parte actoris, di sostenere che il ricorrente, in quanto successibile ex lege, sarebbe da ricomprendere proprio nella categoria degli aventi causa dalle parti contraenti; tuttavia insuperabili appaiono, a tale riguardo, le osservazioni, contenute nel rapporto informativo dell Ufficio Legale dell Agenzia delle Entrate di Avellino, in atti, secondo cui il ricorrente, pretermesso nel testamento, resta comunque un soggetto estraneo alla successione, posto che, pur essendo un erede legittimo della de cuius, non è peraltro annoverabile tra i legittimari, ovvero tra le persone, a favore delle quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione (i quali, secondo la specificazione contenuta nell art. 536 cod. civ., sono esclusivamente il coniuge, i figli legittimi (legittimati, adottivi), i figli naturali e gli ascendenti legittimi); e secondo cui lo stesso ricorrente, anche se fosse stato un legittimario (il che non era), comunque sarebbe rimasto un soggetto estraneo alla successione, perché non chiamato all eredità e perché le disposizioni testamentarie, pur se astrattamente lesive della quota di
8 riserva, sarebbero restate comunque valide, fino all eventuale esercizio dell azione di riduzione. In conformità alle suddette considerazioni, il ricorso non può trovare accoglimento. Sussistono tuttavia, per la peculiarità della fattispecie esaminata, giustificati motivi per disporre la compensazione integrale, tra le parti, delle spese giudiziali. P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania Sezione staccata di Salerno (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall Autorità amministrativa. Così deciso, in Salerno, nella camera di consiglio del giorno 9 maggio 2013, con l intervento dei magistrati: Antonio Onorato, Presidente Giovanni Grasso, Consigliere Paolo Severini, Consigliere, Estensore L'ESTENSORE IL PRESIDENTE DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 15/05/2013 IL SEGRETARIO (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)