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Timestamp: 2020-05-28 05:35:28+00:00
Document Index: 39019910

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CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 15287 depositata il 25 luglio 2016 - Per le sanzioni disciplinari a carico degli avvocati, l'art. 65, comma 5, della legge 31 dicembre 2012, n. 247, nel prevedere, con riferimento alla nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense, che le norme contenute nel nuovo codice deontologico si applicano anche ai procedimenti disciplinari in corso al momento della sua entrata in vigore, se più favorevoli per l'incolpato - Studio Cerbone
CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 15287 depositata il 25 luglio 2016 – Per le sanzioni disciplinari a carico degli avvocati, l’art. 65, comma 5, della legge 31 dicembre 2012, n. 247, nel prevedere, con riferimento alla nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense, che le norme contenute nel nuovo codice deontologico si applicano anche ai procedimenti disciplinari in corso al momento della sua entrata in vigore, se più favorevoli per l’incolpato
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CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 15287 depositata il 25 luglio 2016
LAVORO – RAPPORTO DI LAVORO – AVVOCATI – SANZIONE DISCIPLINARE – PRESCRIZIONE – NUOVA DISCIPLINA DELL’ORDINAMENTO DELLA PROFESSIONE FORENSE – IUS-SUPERVENIENS FAVOREVOLE – APPLICABILITA’ AI PROCEDIMENTI IN CORSO
1. L’avv. V.N. ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza del Consiglio nazionale forense n. 149 del 2015, depositata il 24 settembre 2015, con la quale è stata confermata la sentenza del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Messina del 3 novembre 2010, che aveva inflitto alla ricorrente la sanzione disciplinare dell’avvertimento per violazione dell’art. 5 del codice deontologico forense.
In particolare, l’avv. N., sottoposta a procedimento disciplinare per violazione degli artt. 5, 6, 7 e 38 del detto codice deontologico a seguito di esposto presentato da G.P., il quale sosteneva di averle conferito l’incarico di impugnare dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di Messina una cartella di pagamento e di aver poi scoperto che nessun ricorso era stato proposto, era stata assolta dal COA di Messina dalle incolpazioni relative agli artt. 6, 7 e 38 del CDF (non essendo risultato sufficientemente provato l’effettivo conferimento di specifico mandato ad impugnare la detta cartella), mentre era stata ritenuta colpevole della violazione dell’art. 5 del codice medesimo, relativo ai doveri di probità, dignità e decoro.
Il CNF, con la sentenza impugnata, ha ritenuto: a) infondate le eccezioni preliminari di nullità del procedimento disciplinare, per mancanza del preliminare accertamento dell’avvenuta rituale convocazione di tutti i componenti del COA e per la presenza, nel Collegio giudicante che ha deliberato la sanzione, di sette consiglieri assenti nella precedente udienza: la prima perché il funzionamento del COA, organo amministrativo imperfetto, si basa sul principio del quorum, con la conseguenza che l’eventuale vizio di convocazione è sanato dalla partecipazione all’adunanza di un numero di consiglieri sufficiente; la seconda perché, essendo appunto il COA un organo amministrativo, non è ad esso applicabile il principio della immutabilità del collegio giudicante; b) non conforme ai principi di cui al citato art. 5 cod. deont. con conseguente compromissione dell’immagine dell’avvocatura, il comportamento della ricorrente, essendosi ella ripetutamente sottratta, in base alle testimonianze assunte, alle richieste di chiarimenti in ordine all’incarico che il P. assumeva di averle conferito.
3. Col terzo motivo, infine, è denunciata “contraddittorietà e illogicità della motivazione”; è dedotto, in sintesi, che la sanzione è stata irrogata per circostanze estranee al capo di incolpazione, avendo la ricorrente dimostrato di non aver ricevuto alcun mandato dal P..
5. Sussistono, infine, i presupposti per dare atto, ai sensi dell’art. 13, comma 1 -quater del testo unico di cui al d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 -bis dello stesso art. 13.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 -quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 -bis dello stesso art. 13.
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