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Timestamp: 2018-12-12 08:38:49+00:00
Document Index: 116830375

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 7', 'art. 12', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 32', 'art. 7', 'art. 44', 'sentenza ', 'art. 44']

TAR BO 2006 (abusi minori atipici)
EDILIZIA E URBANISTICA - 123
T.A.R. Emilia Romagna - Bologna, sezione II, 13 settembre 2006, n. 2038
La natura pertinenziale di un manufatto, sotto il profilo urbanistico, non coincide con la definizione civilistica; un prefabbricato non strettamente coessenziale all'attività principale, ricade nel regime del permesso di costruire e non nel regime pertinenziale, per cui se realizzato senza titolo è soggetto alla sanzione della demolizione.
Bologna - Sezione II
GIORGIO CALDERONI Presidente
ALBERTO PASI Cons., relatore
CARLO TESTORI Cons.
nell'Udienza Pubblica del 25 Maggio 2006
Visto il ricorso 1334/2002 proposto da: N.S. rappresentato e difeso da G.F. con domicilio eletto in ...
contro COMUNE DI SANT'AGATA BOLOGNESE rappresentato e difeso da G.B. con domicilio eletto in ...
per l'annullamento dell’ordinanza di demolizione n. 56 del 17.9.2002 a firma del Responsabile dell’Area Tecnica – Urbanistica ed Edilizia privata del Comune di Sant’Agata Bolognese.
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Sant’Agata Bolognese;
Udito il relatore Cons. ALBERTO PASI;
Uditi, altresì, gli Avvocati come da verbale d’udienza;
Il sig. S.N., proprietario di un immobile ove esercita attività di ristorante, denominato “La Divina Commedia”, impugna l’ordine di demolizione (17 settembre 2002, n. 56, del Comune di Sant’Agata Bolognese) del prefabbricato esterno coperto utilizzato per intrattenimento musicale.
Deduce la natura pertinenziale dell’opera, che la sottrae alla sanzione demolitoria per assoggettarla al diverso regime (autorizzatorio e sanzionatorio) ex art. 10 L. 47/85 e la violazione dell’art. 7 della legge n. 241/90 per omessa comunicazione dell’avvio procedimentale.
Resistente il Comune, la causa passa in decisione all’odierna pubblica udienza.
La descrizione dell’abuso, di cui al verbale di accertamento 8 agosto 2002, n. 10542, è sufficiente evidenziare che il manufatto, per le sue caratteristiche dimensionali e funzionali, esula dalla nozione di pertinenza in senso urbanistico, in quanto presenta un volume coperto (mt. 10 x 10 x 5 di altezza massima) niente affatto modesto, ed è funzionale ad una attività di intrattenimento danzante non coessenziale all’esercizio del ristorante. Esso peraltro non è nemmeno precario, ma stabilmente ancorato al suolo.
Generando così un aumento di superficie coperta, non modesto e non preordinato alla destinazione dell’immobile cui accede (cfr. Cass. Pen. Sez. III, 24.9.2001; Cons. Stato, Sez. IV 8.3.2000, n. 1174; Sez. V 13.4.2000, n. 2208 ; Sez. V 30.10.2000, n. 5828), non costituisce pertinenza autorizzabile ma nuova costruzione ai sensi dell’art. 12.5 del Regolamento edilizio del Comune di Sant.Agata Bolognese, eseguita in assenza della necessaria concessione edilizia.
Poiché al procedimento repressivo degli abusi edilizi non è applicabile l’art. 7 della Legge 241/90 (cfr. T.A.R. Toscana, Sez. III, 4.12.2001, n. 1734; T.A.R. Calabria, Catanzaro, Sez. II, 15.1.2002 n. 28; T.A.R. Campania, Napoli, Sez. IV, 22.11.2001, n. 4966; Cons. Di Stato, Sez. IV, 15.12.2000, n. 6684) e comunque, alla stregua delle considerazioni che precedono, un eventuale apporto partecipativo non avrebbe potuto sortire alcun diverso esito, stante il carattere vincolato “ex lege” della sanzione demolitoria, deve essere respinta anche la censura relativa alla omissione della comunicazione di avvio procedimentale.
Le spese vanno compensate, perché il richiamato orientamento giurisprudenziale sull’art. 7 della Legge 241/90 si è consolidato soltanto recentemente.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia-Romagna, Sezione Seconda, Bologna, pronunziando in via definitiva sul ricorso in epigrafe, lo respinge.
Così deciso in Bologna, il giorno 25 maggio 2006
Depositato in Segreteria in data 13/09/2006
EDILIZIA E URBANISTICA - 123-bis
T.A.R. Emilia Romagna - Bologna, sezione II, 13 settembre 2006, n. 2032
Una platea in cemento in zona agricola costituisce trasformazione del territorio e ricade nel regime del permesso di costruire, per cui se realizzata senza titolo è soggetta alla sanzione della demolizione. Legittimamente l'avvio del procedimento può essere preceduto da attività istruttoria, accertamenti e ispezioni effettuati anche senza la partecipazione del privato.
LUIGI PAPIANO Presidente
UGO DI BENEDETTO Cons.
sul ricorso 1224/2003 proposto da: Z.G. e S.G. rappresentati e difesi da: F.G.L. con domicilio eletto in ...
contro COMUNE DI CASTELVETRO, non costituito
per l’annullamento dell’ordinanza di rimessa in pristino 18.9.2003 n. 79;
Udito, alla pubblica udienza del 29 giugno 2006, il relatore Cons. Giorgio Calderoni e uditi, altresì, i difensori presenti come da verbale;
I. Con l’atto introduttivo del giudizio, i ricorrenti rivolgono avverso l’epigrafata ordinanza di rimessa in pristino (concernente il cambio di destinazione d’uso di terreno agricolo, per realizzazione di platea di cemento con posizionamento di due prefabbricati) le seguenti censure:
1. Violazione dell’art. 7 legge n. 241/90, non essendo il sopralluogo 3.5.2003 della Polizia Municipale stato preceduto dal relativo preavviso;
2. Ulteriore violazione dell’art. 7 legge n. 241/90, in quanto il procedimento risulterebbe - sulla base del numero di protocollo cui si riferisce la relativa comunicazione di avvio in data 9.6.2003 - già pendente alla data del 12.5.2003, anteriore al decreto sindacale 29.5.2003 di conferimento di funzioni dirigenziali al Responsabile del servizio: il tutto senza che i ricorrenti ne fossero informati;
3. Violazione degli artt. 2 e 3 legge n. 241/90 ed eccesso di potere, per mancata comunicazione del termine finale del procedimento, erroneità nella motivazione (quanto al preteso cambio di destinazione d’uso) ed incompetenza, non essendo l’ordinanza stata emessa dal Responsabile del procedimento, bensì dal Responsabile del Settore;
4. Illegittimità dell’esecutorietà dell’ordinanza, in pendenza del termine previsto dall’art. 32 del D.L. n. 269 del 2003.
Con Ordinanza 12 novembre 2003, n. 816, questa Sezione sospendeva l’esecuzione del provvedimento impugnato, sino alla scadenza del termine previsto dalla norma da ultimo citata.
Indi, all’odierna pubblica udienza la causa è passata in decisione.
II.1. Ciò premesso, il Collegio deve, innanzitutto, rilevare l’insussistenza delle molteplici violazioni di natura formale/procedimentale, denunciate dai ricorrenti.
II.2. Invero, la giurisprudenza amministrativa di I e II grado è consolidata nel senso che “la ratio della disciplina sulla partecipazione al procedimento … non esclude affatto che l'avvio del procedimento possa essere preceduto o supportato da controlli, accertamenti, ispezioni svolti senza la partecipazione del diretto interessato, che sarà edotto di queste attività con una successiva comunicazione e sarà, pertanto, messo nella condizione di intervenire nella procedura e di verificare e, se del caso, contestare la veridicità o esattezza degli accertamenti compiuti e la stessa idoneità degli strumenti tecnici utilizzati” (cfr., in termini, T.A.R. Puglia, Bari, Sez. I, 26 settembre 2003, n. 3591; Consiglio di Stato, Sez. V, 5 marzo 2003, n. 1224).
Il che è quanto si è verificato nella specie, in cui gli attuali ricorrenti – non previamente informati dello svolgimento del sopralluogo della Polizia Municipale – sono stati successivamente posti nelle condizioni, mediante la comunicazione 9.6.2003 ex art. 7 legge n. 241/90, di interloquire al riguardo, nel pieno rispetto del contraddittorio procedimentale.
Né alla contraria tesi difensiva dei ricorrenti, svolta con il primo motivo di ricorso, giova il richiamo alla decisione T.A.R. Umbria n. 15/2003, in quanto tale pronuncia:
- si riferisce esplicitamente ad una ipotesi di espressa autolimitazione dell’Amministrazione (che si era determinata “a convocare formalmente gli interessati affinché intervenissero al sopralluogo”);
- evidenzia specificamente come “una volta scelto questo modo di procedere, il Comune doveva attenervisi e curare che la convocazione fosse recapitata in tempo utile e non a cose fatte, o, in alternativa, aggiornare le operazioni”;
- ed individua in tale peculiare omissione la sussistenza di un vizio procedimentale.
Il menzionato precedente giurisprudenziale non è, dunque, conferente al caso di specie, cosicché, per tutte le considerazioni sin qui svolte, la censura di cui al primo mezzo di impugnazione deve essere disattesa.
II.3. La censura di cui al secondo motivo costituisce sostanziale sviluppo di quella testé esaminata, risolvendosi in una sorta di doglianza di “tardività” della comunicazione (9.6.2003) di avvio del procedimento rispetto alla sua (asserita) effettiva pendenza (12.5.2003): doglianza che, per quanto visto sub II.2, la giurisprudenza considera, invece, priva di pregio, poiché ciò che rileva è la salvaguardia (nella specie, come già esposto, assicurata) della garanzia effettiva del contraddittorio.
Non essendo, dunque, ravvisabili vizi nella comunicazione di avvio del procedimento, siccome inviata il 9.6.2003, non si pone più il presunto problema di competenza che gli stessi ricorrenti paiono adombrare con il secondo profilo del motivo all’esame, in quanto detta comunicazione risulta sottoscritta dal Responsabile di servizio, dopo il conferimento di funzioni dirigenziali da parte del Sindaco (29.5.2003).
II.4. La medesima comunicazione si rivela, altresì, immune dal vizio denunciato con il primo profilo del successivo terzo motivo (mancata indicazione del termine finale di conclusione del procedimento): invero, sempre la giurisprudenza ha chiarito come gli artt. 7 e 8 della legge 7 agosto 1990 n. 241 non stabiliscano alcun termine minimo da rispettare, dopo la comunicazione dell'avvio del procedimento, per l'adozione dell'atto conclusivo e si è preoccupata, piuttosto, che la P.A. non stabilisca un termine troppo breve per la conclusione del procedimento, in guisa tale da ridurre la comunicazione ad un mero adempimento formale, privo di ogni utilità pratica per i destinatari (T.A.R. Marche, 1 agosto 2005, n. 949).
All’opposto, nella specie gli interessati si lamentano dell’eccessiva durata (quattro mesi) del procedimento, pur non avendo, evidentemente, alcun interesse a svolgere siffatta doglianza sotto il profilo partecipativo, tanto più che la durata del procedimento è dipesa anche dal “notevole ritardo” con cui gli stessi ammettono di aver risposto alla comunicazione di avvio 9.6.2003 (cfr. si veda l’incipit della loro memoria, pervenuta al Comune il 6.8.2003, cioè quasi due mesi dopo), ritardo nella stessa memoria giustificato con ragioni di salute.
II.5. Infine, neppure sussiste il vizio di incompetenza dedotto con l’ultimo profilo del terzo motivo, in quanto – al contrario di quanto deducono i ricorrenti – già da tempo la giurisprudenza ha messo in evidenza che il responsabile del procedimento non può adottare il provvedimento finale, ma può soltanto curare lo svolgimento e, quindi, il compimento, degli atti che fossero a questo preordinati (T.A.R. Calabria Catanzaro, 26 febbraio 1998, n. 153): correttamente, pertanto, nella specie il provvedimento conclusivo è stato assunto dal Dirigente-responsabile del servizio e non dal Responsabile del procedimento.
III.1. Il tema di fondo della controversia - ovvero se le opere di cui si tratta (platea di cemento di circa 100 mq., con due sovrastanti prefabbricati) integrino o meno il presupposto per l’adozione del controverso provvedimento repressivo - viene affrontato dai ricorrenti con il secondo profilo del terzo motivo, mediante il quale si denuncia l’erroneità della motivazione del provvedimento medesimo.
Quest’ultima, rileva il Collegio, consiste (cfr. quinto capoverso delle premesse) nelle seguenti contestazioni:
a) che le opere in questione comportino “trasformazione urbanistica del territorio”;
b) che esista un contrasto con l’art. 44 delle N.T.A.
III.2. Circa il primo ordine motivazionale, va osservato che la Sezione staccata di Parma di questo Tribunale si è già espressa (31 luglio 2001, n. 651) in senso adesivo al prevalente orientamento giurisprudenziale in materia, secondo cui lo spianamento di un'area agricola (con semplice pavimentazione bituminosa, seppur di rilevante estensione), al fine di ricavarvi un piazzale è attività che, comportando una modifica sostanziale dell'assetto territoriale del luogo e dell'utilizzazione economica dell'area, necessita di previo rilascio della concessione edilizia (v. T.A.R. Lazio, Latina, 3/6/1992, n. 485; T.A.R. Sicilia, Catania, sez. 1^, 7/12/1990, n. 955).
Nell’occasione, la medesima Sezione staccata ha ritenuto che anche la realizzazione di un box prefabbricato, di non trascurabili dimensioni (mq. 36), costituisce un distinto manufatto, destinato ad autonomo utilizzo.
Il Collegio ritiene di non discostarsi dal menzionato precedente del T.A.R. Parma, per le seguenti ragioni:
- nella fattispecie i box prefabbricati sono due, uno dei quali di dimensioni maggiori (circa mq 50), rispetto al caso preso in considerazione dalla sentenza de qua,
- lo spianamento di terra realizzato dagli attuali ricorrenti è, invece, di dimensioni sensibilmente inferiori, ma nella circostanza esaminata dal T.A.R. Parma (mq 6.000) si era in presenza di una semplice pavimentazione bituminosa, mentre in questa è stata realizzata una platea in cemento (secondo il Comune, calcestruzzo secondo i ricorrenti: cfr. la menzionata memoria procedimentale) di circa 100 mq: ed in questo caso, è la Cassazione penale (sez. III, 29 maggio 2003, n. 33002 e n. 33003) a ritenere che la realizzazione di una platea (in calcestruzzo) costituisca una trasformazione urbanistica.
III.3. Quanto al secondo ordine motivazionale, l’art. 44 comma 3 delle NTA del PRG di Castelvetro consente nuove costruzioni ad uso servizi agricoli (deposito per attrezzi e macchinari, ecc.) “solo se è adeguatamente dimostrato che sono indispensabili alla conduzione agricola del fondo”: e detta adeguata dimostrazione non è stata fornita dai ricorrenti, neppure in questa sede giudiziale, mediante idonei supporti probatori (relazione di tecnico agrario, eventuale piano aziendale, ecc.), tanto più necessari in rapporto all’assai limitata estensione dell’appezzamento agricolo di proprietà dei ricorrenti, così come dagli stessi dichiarata (mq. 6303) nella più volta citata memoria procedimentale.
IV. Infine, in linea con quanto enunciato recentemente in materia da questa Sezione (cfr. 22 giugno 2006, n. 991), l’interesse alla deduzione dell’ultimo motivo di gravame (sospensione ex lege dell’esecutorietà dell’ordinanza di demolizione impugnata, in pendenza del termine per la proposizione della domanda di condono ai sensi del D.L. n. 269/2003) “in origine sussistente in ragione della pendenza del termine per la presentazione della domanda di condono” (tant’è che questa Sezione ha, allo scopo, disposto la sospensione ad tempus dell’ordinanza medesima), “è oramai venuto meno a causa della sopravvenuta scadenza del termine stesso, senza che la domanda sia stata presentata” (circostanza questa neppure rappresentata in causa dalla parte ricorrente).
IV. Conclusivamente, il ricorso in epigrafe deve essere respinto.
Non occorre provvedere sulle spese, in difetto di costituzione del Comune intimato.
Il Tribunale Amministrativo per l’Emilia-Romagna, Sezione II, RESPINGE il ricorso in premessa.
Bologna , li 29 giugno 2006.
Depositata in Segreteria in data 13/09/2006