Source: https://vdocuments.mx/e-finita-la-street-photography.html
Timestamp: 2019-05-26 03:51:24+00:00
Document Index: 161735236

Matched Legal Cases: ['art.87', 'art.96', 'art. 97', 'art.97', 'art.21', 'art.97', 'sentenza ', 'art.10', 'art. 97', 'art.137', 'art.136', 'art.136', 'art.97', 'art.1', 'art. 21', 'art.137', 'art.137', 'art.137', 'art.137', 'art. 97', 'art.3']

La Legge n.633 del 1941 sul Diritto dAutore, abbondantemente rimaneggiata, tuttora in vigore, anche dopo lapprovazione del Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196, Codice in materia di protezione dei dati personali (c.d. Legge sulla privacy). La Legge 633 si occupa del diritto dautore per ogni genere dopera; nel Capo V, Diritti relativi alle fotografie, non detta regole per la ripresa, ma solo per la fotografia come prodotto successivo. Unica descrizione a monte quella contenuta nellart.87 che definisce che cosa una fotografia: Sono considerate fotografie, ai fini dell'applicazione delle disposizioni di questo capo le immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale, ottenute col processo fotografico o con processo analogo, comprese le riproduzioni di opere dell'arte figurativa e i fotogrammi delle pellicole cinematografiche. C in questa norma un riconoscimento dellampiezza dellimpegno culturale e sociale del fotografo, che sembra incredibile per lepoca in cui fu scritto, e sembra pi avanzato di certe concezioni odierne.
Nel Capo VI, Sez.II, Diritti relativi al ritratto, La legge n.633 regola lesposizione, la riproduzione, la vendita di un ritratto, ponendo in generale lobbligo del consenso da parte del fotografato a tale utilizzo (non alla ripresa, che si suppone gi avvenuta) ma concedendo subito dopo diverse deroghe motivate. La legge non d la definizione di ritratto fotografico, perci si deve intendere compresa nella disciplina qualsiasi immagine in cui la persona sia riconoscibile, anche se a figura intera o inclusa in una folla.
Lart.96 recita: Il ritratto di una persona non pu essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa, salve le disposizioni dell'articolo seguente.
Lart. 97: Non occorre il consenso della persona ritrattata quando la riproduzione dell'immagine giustificata dalla notoriet o dall'ufficio pubblico coperto, da necessit di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, o quando la riproduzione collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico. Il ritratto non pu tuttavia essere esposto o messo in commercio, quando l'esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all'onore, alla reputazione od anche al decoro della persona ritrattata.
Vediamo da vicino lart.97. Il consenso non occorre:1.se il ritrattato un personaggio famoso o un uomo pubblico (non importa dove fotografati); 2. se limmagine serve a magistratura o polizia (foto segnaletica, ma non solo); 3.se la pubblicazione fatta a scopi scientifici, didattici o culturali; 4.se la pubblicazione collegata a fatti di interesse pubblico (dovunque verificatisi); 5. o se la pubblicazione collegata a fatti anche non di interesse pubblico, ma svoltisi in pubblico.
i) per le deroghe di cui ai punti 1, 2 e 3 la pubblicazione deve essere giustificata (dalla qualit della persona o dallo scopo giudiziario, scientifico, culturale) perch si tratta di immagini che possono essere state riprese anche in ambienti privati o in occasioni private (uno scrittore, un pittore, nel proprio studio; festa privata a casa di un governante; cerimonia che dimostra conoscenza fra indagati: Andreotti e fratelli Salvo, foto di Letizia Battaglia).
ii) per le deroghe di cui al punto 4 invece, la pubblicazione deve essere collegata a (deve parlare di) un fatto, avvenimento, cerimonia di interesse pubblico (un collezionista dona al Comune unopera darte e invita alla cerimonia, in casa propria, le autorit cittadine, parenti, collezionisti, amici, appassionati; le fotografie dellevento coinvolgono diversi soggetti: legittima la pubblicazione anche se il luogo privato e i ritrattati semplici sconosciuti).
Nota: il denominatore comune delle ipotesi fin qui esaminate evidentemente linteresse della generalit dei cittadini allinformazione su personaggi pubblici o su fatti di interesse pubblico; ci, si badi bene, gi prima che nella nostra Costituzione si ribadissero quei valori in modo ancor pi netto e completo come diritto-dovere di cronaca per i giornalisti, che prevale sullinteresse alla riservatezza del singolo privato. Oggi (art.21 Cost.) il giornalismo libero perch non deve preventivamente chiedere consenso, cio autorizzazione, a raccogliere, pubblicare o diffondere notizie di interesse pubblico.
iii) quando poi - punto 5, ipotesi disgiunta dalla o - un evento, fatto, avvenimento, cerimonia si svolgono in pubblico, la legge esonera dal consenso, si noti bene, anche se manca linteresse pubblico (fotografie di un matrimonio su sagrato di chiesa o su piazza di municipio: legittima la pubblicazione non solo dei volti degli sposi, ma anche di passanti e curiosi che, per loro libera scelta, si sono affacciati alla cerimonia). Il fondamento dellesonero in questultima ipotesi, per il legislatore, la pubblicit del luogo dove persone vengono ritratte; questa una ragione forte di esproprio della facolt di veto, a prescindere sia dalla qualit delle persone che dallinteresse pubblico del fatto documentato. Questa norma, anteriore alla Costituzione, prende oggi luce dal principio di trasparenza degli spazi pubblici indubbiamente sotteso alla nostra Carta fondamentale. Si veda quanto detto sopra in Privacy-Publicity. Vedremo pi avanti che tale principio riaffiora nettamente anche nel Decreto Legislativo n. 196 del 2003.
iv) ma che dire della fotografia di persone in luoghi pubblici quando (apparentemente) non accadono ne fatti, n avvenimenti, n cerimonie (casi emblematici: la nostra mendicante di cui alla sentenza, o gli homeless sui marciapiedi, o la folla a passeggio per lo shopping, o il passante solitario in una piazza deserta)? Se non si ritiene di ricondurre questi casi alla deroga di cui al punto 5, usando uninterpretazione estensiva del concetto di fatto (la presenza della mendicante intenta allaccattonaggio un fatto che si svolge in pubblico), si potr ricorrere a quella, pi severa, del punto 3, cio la giustificazione culturale. Premesso che comunque anche in questi casi non saranno leciti ostacoli preventivi alla ripresa fotografica, si tratter dunque di valutare, in fase di esibizione o pubblicazione, se limmagine documenta un fatto culturalmente rilevante (negli esempi: povert urbana dilagante, consumismo, desertificazione del centro cittadino) che merita di essere comunicato (giustifica la comunicazione) al pubblico.
v) non pone problemi lultima frase dellart.97, lovvia eccezione alla deroga: anche se non occorre il consenso, o se il consenso stato dato, non si pubblica unimmagine se la pubblicazione pu offendere la dignit del fotografato. E il caso di cui alla sentenza 30 gennaio 2012. la foto della mendicante in luogo pubblico, legittimamente ripresa dal fotografo, legittimamente pubblicabile in un contesto culturale rispettoso, scorrettamente pubblicata, dice la Cassazione, perch introdotta in un articolo pesantemente razzista, denigratorio, insultante. La fotografia di una bella ragazza sensuale, pubblicata a corredo di un pezzo sulla prostituzione, subirebbe la stessa bocciatura. Ma anche nel caso di semplice pregiudizio non diffamatorio, lart.10 del Codice Civile prevede un ricorso al giudice per far cessare labuso e per leventuale risarcimento dei danni (tifoso entusiasta in tribuna: legittimamente ripreso e pubblicato qualche volta, non pu diventare il logo fisso di una rubrica calcistica quotidiana o settimanale, o, peggio, uno spot commerciale). In tutti questi casi, comunque, se la diffamazione o il danno al decoro derivano dal contesto editoriale, non vi responsabilit del fotografo che ha realizzato e consegnato la fotografia alleditore/direttore, spettando a questi il potere-dovere di contestualizzare in modo corretto o di non pubblicarla; salvo naturalmente che il fotografo abbia scientemente fornito notizie false a corredo dellimmagine.
IV) Considerazioni conclusive. La Legge 633 e il D.L.196: una conferma e un passo avanti.a) Credo si possa dire anzitutto che lart. 97 appena esaminato sia tuttora uno strumento pi che robusto per garantire spazi legittimi alla Street Photography: siamo in una prospettiva di valutazione a posteriori della continenza cio adeguatezza della pubblicazione della fotografia, con criteri a cui occorre restare ben ancorati, ma con una lettura non miope, non tanto per tutelare i diritti dei fotografi, ma per rispetto della Costituzione. La legge del 1941 non pu pi essere letta restrittivamente, per almeno tre motivi: primo, perch la cultura (larte) libera in s, nel suo prodursi, e non pi, come in epoca fascista, la giustificazione della comunicazione; secondo, perch, a prescindere dai contenuti, la comunicazione il libero veicolo di libere manifestazioni del pensiero; terzo, perch nel frattempo la fotografia non pi solo un mestiere, ma riconosciuta come uno dei linguaggi dellarte, un fenomeno culturale, un mezzo di informazione.
b) Poi c il nuovo Codice per il trattamento dei dati personali (Decreto Legislativo n.196 del 2003) che si occupa in generale del trattamento professionale, fatto con qualunque mezzo, dei dati personali ad opera di banche dati o altri soggetti, prescrivendo severi limiti, obblighi e autorizzazioni: primo fra tutti, il consenso della persona interessataa. La cosa ci riguarderebbe perch la fotografia rientra nel concetto generale di dato personale e, a seconda dei casi, in quello di dato identificativo (ritratto riconoscibile) o dato sensibile (se limmagine rivela razza, religione, opinioni politiche, ecc.) o dato giudiziario (se per es. rivela lo stato di imputato). Senonch i fotografi e i giornalisti, pur raccogliendo e trattando dati, non sono banche dati; gli uni e gli altri sono, alloccasione, giornalisti, scrittori, artisti, saggisti. Perci il Titolo XII del Decreto 196, con lemblematica intestazione Giornalismo ed espressione letteraria e artistica, prevede ampie libert per chi opera con Finalit giornalistiche e altre manifestazioni del pensiero. Secondo lart.137, comma 2 non necessario il consenso dellinteressato (n lautorizzazione del Garante) se il trattamento dei dati (per es. archiviazione e pubblicazione di dati, testi o fotografie) effettuato:
i) sia come attivit professionale di giornalisti (art.136, lett.a) e pubblicisti (lett.b);
ii) sia come attivit amatoriale o free-lance, cio per la pubblicazione o diffusione occasionale di articoli, saggi e altre manifestazioni del pensiero anche nell'espressione artistica (art.136, lett.c)
E evidentissima, per questi due casi, lanalogia con gli esoneri dal consenso previsti dal vecchio art.97 L.633 del 1941 (non solo per la giustificazione culturale ma in tutte le sfumature
dellinteresse pubblico allinformazione). Ce lo spiega, come meglio non si potrebbe, lart.1 del Codice Deontologico dei giornalisti (Allegato A al Decreto 196): si tratta di contemperare i diritti fondamentali della persona con il diritto dei cittadini all'informazione e con la libert di stampa e ancora: In forza dell'art. 21 della Costituzione, la professione giornalistica si svolge senza autorizzazioni o censure. In quanto condizione essenziale per l'esercizio del diritto dovere di cronaca, la raccolta, la registrazione, la conservazione e la diffusione di notizie su eventi ... relativi a persone.... attuate nell'ambito dell'attivita' giornalistica ... si differenziano nettamente per la loro natura dalla memorizzazione e dal trattamento di dati personali ad opera di banche dati o altri soggetti. Su questi principi trovano fondamento le necessarie deroghe. Ci calza a pennello anche per i fotografi di ogni genere: la raccolta (ripresa) prima, la pubblicazione (diffusione) poi, di fotografie, danno luogo ad attivit giornalistica sia quando le immagini sono un messaggio significativo a s stante, sia quando supportano un discorso espresso in un articolo. Naturalmente, precisa subito lart.137, comma 3, prima frase, restano fermi i limiti del diritto di cronaca a tutela dei diritti di cui all'articolo 2 e, in particolare, quello dell'essenzialit dell'informazione riguardo a fatti di interesse pubblico. Opportuno richiamo alla prudenza dei giornalisti, dopo il riconoscimento di ampie libert, con invito ad aver sempre di mira informazioni essenziali che interessino il pubblico (continenza): per esempio, no gossip, no morbosit, o il minimo indispensabile. Rimane dubbia lapplicabilit in concreto di questa ammonizione ai prodotti saggistici, letterari, artistici, che pure godono a pieno titolo degli esoneri e fra i quali si colloca senza esitazioni la fotografia, la quale o sta nel gruppo giornalismo, oppure nel gruppo arte-cultura (talvolta in tutti e due, mi pare) ma da accogliere volentieri come forte indirizzo. Con ci sembrerebbe ultimato il discorso sulle deroghe, e invece c una bella sorpresa.iii) La seconda frase del comma 3 dellart.137 afferma: Possono essere trattati i dati personali relativi a circostanze o fatti resi noti direttamente dagli interessati o attraverso loro comportamenti in pubblico. Affermazione netta, inserita in una sequenza logica di questo tipo: il trattamento dei dati per finalit giornalistiche e la diffusione occasionale di articoli, saggi e altre manifestazioni del pensiero e dell'espressione artistica godono degli esoneri di cui allart.137; tuttavia devono rispettare i limiti generali di continenza; viceversa non ci sono limiti al trattamento di dati per cos dire di provenienza diretta ed autentica dal soggetto. Interessante, molto interessante. In pratica un esonero del terzo tipo, una liberatoria autoprodotta. Dunque, per fare un esempio: il fotografo pu fotografare (il giornalista riferire le parole, raccontare, descrivere) un cittadino portacroce in processione pasquale o un altro prosternato davanti alla moschea; il giornale pu pubblicare la relativa immagine, ma pu anche scrivere, in didascalia o nellarticolo a commento: ecco un devoto cristiano, ecco un praticante musulmano (dati sensibili desunti dal comportamento). Non si potr scrivere, a commento di tali foto ecco un fondamentalista o ecco un fanatico; ma si potr dire che lo sono quando gli stessi abbiano dichiarato di condividere luccisione di medici abortisti o gli attentati suicidi. Il comportamento in pubblico, a volte anche solo la presenza in certi luoghi pubblici, in certe manifestazioni o cerimonie, ha dunque per lordinamento questo tremendo valore significante, parificato al render noto direttamente, una specie di outing generalizzato per fatti concludenti (come i cortei del Gay Pride insegnano). In corrispondenza, c il tremendo potere della Fotografia (del Giornalismo), di cogliere quella realt, mostrarla, raccontarla. Se questo il senso dellultima frase dellart.137, si tratta di un ritorno armonico dellultimo tipo di esonero dallobbligo di consenso previsto nellart. 97 della Legge n.633 per fatti, avvenimenti, cerimonie [di interesse pubblico o] svoltisi in pubblico. Anzi, si intravede un allargamento o chiarificazione dellesonero, che non copre pi solo le fotografie di persone dentro fatti, avvenimenti, cerimonie, ma anche fotografie di semplici comportamenti in pubblico di singole persone. In altre parole una straordinaria conferma e uno sviluppo della linea affacciatasi gi nel 1941 e continuata nellidea della trasparenza in luogo pubblico insita nella Costituzione.
Mostrare gli uomini as they are per raccontare la societ, significa concorrere al suo progresso: mostrare esseri felici fa bene alla speranza; mostrare uomini e donne diversi fa bene alla tolleranza; mostrare le sofferenze stimola a rimuoverle (art.3, secondo comma, Cost.). Ci anche a costo di disturbare qualche privata comodit, qualche disinvoltura, qualche egoismo. Naturalmente e in tutti i casi nel rispetto della dignit umana e senza eccessi non necessari, ma anche nel massimo rispetto della libert intellettuale e di opinione. La Street Photography non finita, pu continuare, credo. La Legge lo consente, la Giurisprudenza, speriamo, anche.3 marzo 2012www.vincenzocottinelli.it
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