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Timestamp: 2020-05-29 13:42:27+00:00
Document Index: 67270112

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Sentenza Cassazione Civile n. 25762 del 14/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25762 del 14/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 14/12/2016, (ud. 19/10/2016, dep.14/12/2016), n. 25762
sul ricorso 20382/2014 proposto da:
F.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ARCHIMEDE 122,
dall’avvocato FRANCESCO MICALI, giusta procura speciale a margine
avverso la sentenza n. 90/2014 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,
emessa il 16/01/2014 e depositata il 29/01/2014;
F.G. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Messina limitatamente al capo della decisione con il quale era stata confermata la statuizione di primo grado sulle spese (poste a cario dell’Inps) oltre che della pronuncia di compensazione delle spese di appello.
Sostiene il ricorrente che in considerazione dell’esito totalmente vittorioso del giudizio di primo grado (ripristino della prestazione previdenziale dalla data della revoca) le spese avrebbero dovuto essere poste a carico dell’Istituto soccombente. Altrettanto sostiene poi con riguardo alle spese di appello. Denuncia la violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 e degli artt. 91 e 92 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, oltre che l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia per non avere la Corte di merito dato conto delle ragioni che l’hanno determinata a compensare parzialmente le spese di primo grado ed integralmente le spese di appello.
Si è costituito l’Inps per resistere al ricorso.
Il giudice di appello ha respinto il gravame del F. che investiva la statuizione sulle spese evidenziando che la sentenza di primo grado non le aveva affatto compensate ma piuttosto aveva condannato l’Inps al pagamento delle spese del giudizio di primo grado liquidandole in Euro 820,00 e disponendone la distrazione.
Dalla sentenza oggi impugnata non risulta pertanto che in primo grado fosse stata disposta alcuna compensazione delle spese. Nè il ricorso per cassazione riproduce il contenuto della sentenza di primo grado onde consentire la verifica della correttezza dell’affermazione su cui si fondano le doglianze formulate.
La Corte territoriale non è incorsa nella denunciata omessa pronuncia avendo esattamente risposto alle censure formulate nell’appello ed avendo ritenuto, correttamente, che a fronte di una statuizione di condanna al pagamento delle spese il F. non aveva alcun interesse a chiedere la riforma della decisione con riguardo ad una pretesa errata distribuzione degli oneri sulle spese tra le parti (diverso il caso se fosse stata censurata invece la liquidazione delle spese stesse, nella specie censura mai formulata).
Non solo non si ravvisa la denunciata omessa pronuncia ma neppure sussiste la violazione delle disposizioni in tema di distribuzione del carico delle spese (artt. 91 e 92 c.p.c.).
Quanto alla denunciata omessa insufficiente e contraddittoria motivazione in relazione ad un fatto decisivo per il giudizio la censura, per come è formulata, è inammissibile in quanto la sentenza è stata depositata il 29 gennaio 2014, nella vigenza dell’art. 360, comma 1, n. 5 nel testo risultante dalle modifiche introdotte dalla L. 7 agosto 2012, art. 54, di conversione del D.L. n. 83 del 2012, che ha introdotto nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia). Secondo l’interpretazione resa dalle Sezioni Unite è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuti in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali, cosicchè tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile” (cfr. Cass. s.u. n. 8053 e 8054 del 2014).
Nessuna di dette violazioni è denunciata con la censura che è per l’effetto inammissibile.
Del tutto coerente con l’esito del giudizio di appello (si trattava di due appelli autonomi avverso la medesima sentenza perciò riuniti) che ha visto le parti appellanti reciprocamente soccombenti la statuizione di compensazione delle spese del giudizio di appello che non si espone alle censure mosse e deve confermata.
In conclusione per tutto quanto sopra considerato il ricorso, manifestamente infondato, deve essere rigettato con ordinanza in camera di consiglio.
Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che si liquidano in Euro 1500,00 per compensi professionali, Euro 100,00 per esborsi, per spese forfetarie ed accessori come per legge.