Source: http://www.gadit.it/articolo/29492
Timestamp: 2018-02-19 11:24:28+00:00
Document Index: 54149995

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 100', 'art. 60', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2028', 'art. 2028']

Cass. civ. Sez. II, Sent., 07-06-2011, n. 12304 obbligazione – Gadit
Con citazione del 9.2.1991 P.S. conveniva davanti al Tribunale di Frosinone la spa Univer Italiana e la srl Univer Sud chiedendo di accertare che nessun rapporto era stato da lui intrattenuto con le due società e, quindi, l’insussistenza di un suo debito in relazione ai titoli richiamati nell’estratto conto del 13.11.1990 nel quale era indicato, insieme a precedenti pagamenti per forniture ricevute, un saldo di L. 5.680.655.
Deduceva che nel periodo indicato si era già trasferito negli U.S.A, di non svolgere alcuna attività in Italia e di non aver intrattenuto rapporti con Z.W., agente della società fornitrice.
Le convenute si costituivano e la Univer Sud chiedeva di essere estromessa mentre la Univer Italiana chiedeva il rigetto della domanda e riconvenzionalmente il pagamento di L. 9.283.661.
Con sentenza 9.3.2001 il tribunale dichiarava l’estromissione della Univer Sud, respingeva la domanda di accertamento negativo e condannava l’attore al pagamento di L. 9.283.261. oltre le spese, decisione confermata dalla corte di appello di Roma, con sentenza 4557/04, in giudizio in cui si è costituita anche la Pianarosa srl ex Univer sud, ribadendo il difetto di legittimazione passiva.
La corte territoriale confermava l’esclusione della Pianarosa e deduceva che la tesi del P., il quale negava obbligazioni avanzate dal padre a suo nome, era smentita dallo Z. il quale aveva affermato che, dopo alcuni acquisti, P.S., accingendosi a trasferirsi negli U.S.A., gli aveva comunicato che suo padre avrebbe continuato a fare ordinazioni a suo nome attribuendo al genitore espliciti poteri rappresentativi.
L’eccezione circa l’interesse del teste al giudizio era tardiva ed infondata, non essendo in contestazione il diritto alla provvigione, la ditta aveva proseguito l’attività ed il quantum era giustificato dagli ulteriori insoluti. Ricorre P. con tre motivi, resistono le controparti.
Col primo motivo si lamenta violazione dell’art. 100 c.p.c. e dell’art. 60 c.p.c., n. 3 perchè la sentenza "avrebbe escluso che la srl Univer Sud, oggi Pianarosa srl, avesse intrattenuto rapporti con il P.".. " e la sola Univer Italiana spa aveva avanzato domanda di adempimento delle obbligazioni pecuniarie" assunte ma non si propongono argomenti idonei a ribaltare la sentenza rispetto alla deduzione della estraneità della Pianarosa ed alla domanda di adempimento della Univer Italiana. Col secondo motivo si denunzia violazione degli artt. 2714 e 2719 c.c. perchè alla udienza del 20.1.1992 si era depositata attestazione del Sindaco del comune di (OMISSIS) dalla quale si evinceva che dal 5.8.94 al 18.4.91 (sic) il P. si trovava negli Stati uniti, nonchè attestazione del dipartimento giustizia degli Stati Uniti e passaporto, senza alcun cenno in sentenza.
La censura non è risolutiva rispetto ad una sentenza che riferisce della deposizione del teste Z. circa l’iniziale rapporto col P. e la successiva indicazione del padre, in vista del trasferimento all’estero.
Col terzo motivo si lamenta violazione dell’art. 2028 c.c. circa la valutazione della testimonianza perchè era emerso che P. R. agiva di sua iniziativa. Quest’ultimo, all’udienza dell’1.12.1997, aveva riferito che la merce veniva ordinata a nome del figlio che stava in America, ribadendo di agire di sua iniziativa. La censura non è risolutiva perchè, anzicchè smentire lo Z., indirettamente conferma la prosecuzione del rapporto ed, anche in una valutazione comparativa delle due deposizioni, non esclude anzi avvalora la veridicità dell’altra.
Nè si comprende il riferimento all’art. 2028 c.c. circa l’obbligo di continuare la gestione, posto che i relativi presupposti devono essere provati (Cass. 7.1.1970 n. 35), l’apprezzamento del giudice circa l’esistenza di essi è incensurabile in Cassazione se adeguatamente motivato (Cass. 3.8.1968 n. 2784) ed, in ogni caso, non ne deriva la liberazione del dominus.
L’absentia domini è stata intesa non già come impossibilità oggettiva e soggettiva di curare i propri interessi bensì come semplice mancanza di un rapporto giuridico in forza del quale il gestore sia tenuto ad intervenire nella sfera giuridica altrui, ovvero quale forma di spontaneo intervento senza opposizione e/o divieto del dominus (Cass. 25.5.2007 n. 12280).
LA CORTE rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese , liquidate in Euro 800,00 ciascuno in favore delle controparti, di cui 600,00 per onorari e 200,00 per spese per ogni parte, oltre accessori.
Autore AdminPubblicato il 19 febbraio 2018 Categorie Giurisprudenza