Source: https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/8997258
Timestamp: 2019-01-19 19:41:19+00:00
Document Index: 36646736

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 5']

Parere su una istanza di accesso civico -16 maggio 2018 [8997258] - Garante Privacy
8997258
[doc. web n. 8997258]
Parere su una istanza di accesso civico -16 maggio 2018
n. 291 del 16 maggio 2018
Con le note in atti il Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) ha chiesto al Garante il parere previsto dall’art. 5, comma 7, del d. lgs. n. 33 del 14 marzo 2013, nell’ambito del procedimento relativo a una richiesta di riesame sul provvedimento di diniego di un accesso civico.
Nello specifico, oggetto dell’accesso civico erano «note/rilievi/raccomandazioni dell’ANAC trasmessi [a un Ente pubblico identificato in atti], a partire dal 2016, inerenti le posizioni [dei dipendenti identificati in atti]».
Dagli atti risulta che i controinteressati hanno ricevuto comunicazione del predetto accesso civico, presentando opposizione, e che l’ANAC ha rifiutato «l’accesso agli atti richiesti, ai sensi dell’art. 5-bis, comma 2 lett. a), d. lgs. 33/2013, poiché, acquisita motivata opposizione da parte dei contro interessati, il diniego è necessario a evitare un pregiudizio concreto alla tutela della protezione dei dati personali, in conformità con la disciplina legislativa vigente, dei soggetti indicati».
Nella richiesta di parere al Garante il Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza ha rappresentato, inoltre, che:
- «le note, i rilievi e le raccomandazioni che l’A.N.A.C. ha inoltrato [all’Ente pubblico] effettivamente contengono dati personali e giudiziari […] inerenti procedimenti penali […] ancora in corso e che la loro diffusione potrebbe cagionare con un alto grado di probabilità un pregiudizio concreto [ai dipendenti]»;
- «L’Amministrazione, inoltre, ha ritenuto di non poter autorizzare un accesso parziale poiché l’istruttoria condotta ha ad oggetto proprio l’applicazione da parte dell[’Ente] delle misure su richiamate (rotazione ordinaria e straordinaria, conflitto d’interessi) ai due [dipendenti] coinvolti nei procedimenti penali e, di conseguenza, la concessione dell’accesso con oscuramento dei dati personali e giudiziari consentirebbe comunque l’identificazione dei soggetti e comporterebbe l’elusione del dovere di non arrecare pregiudizio alla tutela degli stessi»;
- «[l’Amministrazione] Non ha reputato possibile neanche ricorrere ad un differimento dell’accesso perché a causa della peculiarità dei dati tutelati, il summenzionato pregiudizio non è limitato nel tempo né è legato ala conclusione di un determinato procedimento amministrativo».
Dagli atti dell’istruttoria è emerso che è stata presentata un’istanza di accesso civico avente a oggetto documentazione contenente dati giudiziari e che non è possibile fornire un accesso parziale, perché i soggetti controinteressati sarebbero comunque indirettamente identificabili.
Al riguardo, si ricorda che la definizione di «dato giudiziario», contenuta nel Codice, prevede che rientrino in tale categoria «i dati personali idonei a rivelare provvedimenti di cui all’articolo 3, comma 1, lettere da a) a o) e da r) a u), del d.P.R. 14 novembre 2002, n. 313, in materia di casellario giudiziale, di anagrafe delle sanzioni amministrative dipendenti da reato e dei relativi carichi pendenti, o la qualità di imputato o di indagato ai sensi degli articoli 60 e 61 del codice di procedura penale» (art. 4, comma 1, lett. g).
Deve, inoltre, essere evidenziato che – a differenza dei documenti a cui si è avuto accesso ai sensi della l. n. 241 del 7/8/1990 – i dati e i documenti che si ricevono a seguito di una istanza di accesso civico divengono «pubblici e chiunque ha diritto di conoscerli, di fruirne gratuitamente, e di utilizzarli e riutilizzarli ai sensi dell’articolo 7», sebbene il loro ulteriore trattamento vada in ogni caso effettuato nel rispetto dei limiti derivanti dalla normativa in materia di protezione dei dati personali (art. 3, comma 1, del d. lgs. n. 33/2013).
Di conseguenza, è anche alla luce di tale amplificato regime di pubblicità dell’accesso civico che va valutata l’esistenza di un possibile pregiudizio concreto alla protezione dei dati personali del soggetto controinteressato, in base al quale decidere se rifiutare o meno l’accesso al documento richiesto.
In relazione all’accesso civico a dati giudiziari, nelle Linee guida dell’ANAC in materia di accesso civico (par. 8.1.) è specificato, fra l’altro, che «la presenza di dati […] giudiziari può rappresentare un indice della sussistenza del predetto pregiudizio, laddove la conoscenza da parte di chiunque che deriverebbe dall’ostensione di tali informazioni – anche in contesti diversi (familiari e/o sociali) – possa essere fonte di discriminazione o foriera di rischi specifici per l’interessato» e che «In linea di principio, quindi, andrebbe rifiutato l’accesso generalizzato a tali informazioni».
In tale quadro, si ritiene che – ai sensi della normativa vigente e delle indicazioni contenute nelle Linee guida dell’ANAC in materia di accesso civico – l’ANAC, seppur con una sintetica motivazione, abbia correttamente respinto l’istanza di accesso civico, in quanto, a seconda delle ipotesi e del contesto in cui i dati e le informazioni forniti possono essere utilizzati da terzi, si potrebbe realizzare a carico dei soggetti controinteressati proprio quel pregiudizio concreto alla tutela della protezione dei dati personali, di cui all’art. 5-bis, comma 2, lett. a), del d. lgs. n. 33/2013.
Il Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza ha, infatti, rappresentato che la documentazione richiesta, contiene dati e informazioni personali riconducibili alla categoria dei «dati giudiziari» (art. 4, comma 1, lett. g), del Codice) relativi, peraltro, a procedimenti penali ancora in corso. Pertanto, l’ostensione dei predetti dati, unita al particolare regime di pubblicità dei dati oggetto di accesso civico, determina un’interferenza ingiustificata e sproporzionata nei diritti e libertà dei soggetti controinteressati, nonché, ripercussioni negative, anche sul piano relazionale e professionale, sia all’interno che all’esterno dell’ambiente lavorativo. Ciò anche tenendo conto delle ragionevoli aspettative di confidenzialità degli interessati in relazione al trattamento dei propri dati personali al momento in cui questi sono stati raccolti, nonché alla non prevedibilità, al momento della raccolta dei dati, delle conseguenze a essi derivanti dalla eventuale conoscibilità da parte di chiunque dei dati richiesti tramite l’accesso civico (Cfr. par. 8.1 delle Linee guida dell’ANAC in materia di accesso civico, cit.).
esprime parere nei termini suesposti in merito alla richiesta del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), ai sensi dell’art. 5, comma 7, del d. lgs. n. 33/2013.