Source: http://www.gerograssi.it/cms2/cd1/testi/08/08_cap02.htm
Timestamp: 2018-02-22 16:52:35+00:00
Document Index: 89243617

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 224', 'art. 161', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 185', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 15', 'art. 2', 'art. 156', 'art. 1', 'art. 229', 'art. 17', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 184', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 184', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 29']

Il codice ambientale e la delega per l’adozione dei decreti correttivi
Nel corso della XV legislatura sono stati adottati due provvedimenti correttivi che hanno profondamente modificato il cd. Codice ambientale: il decreto legislativo 8 novembre 2006, n. 284 (in vigore dal 25 novembre 2006) e il decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4 (in vigore dal 13 febbraio 2008).
Si ricorda che il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (cd. Codice ambientale) – adottato sulla base della norma di delega contenuta nell’art. 1, comma 1, della legge delega n. 308/2004 ed approvato al termine della XIV legislatura – ha operato un generale riordino della normativa ambientale. Esso ha infatti uniformato e razionalizzato la normativa per le valutazioni ambientali (VIA, VAS e IPPC), le norme sulla difesa del suolo e per la tutela delle acque dall’inquinamento e per la gestione delle risorse idriche, quelle in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati, la normativa sulla riduzione dell'inquinamento atmosferico e quella in materia di tutela risarcitoria contro i danni all’ambiente.
Il codice è entrato in vigore il 29 aprile 2006, ad eccezione della Parte II in materia di VIA, VAS e IPCC, la cui entrata in vigore al 31 luglio 2007 era stata da ultimo disposta dall’art. 5, comma 2, del decreto-legge 28 dicembre 2006, n. 300[1].
L’art. 1, comma 6, della legge delega n. 308/2004 aveva stabilito che, entro due anni dall’entrata in vigore di ciascuno dei citati decreti legislativi (ovvero entro il 29 aprile 2008), “il Governo può emanare, ai sensi dei commi 4 e 5, disposizioni integrative o correttive dei decreti legislativi emanati ai sensi del comma 1, sulla base di una relazione motivata presentata alle Camere dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, che individua le disposizioni dei decreti legislativi su cui si intende intervenire e le ragioni dell'intervento normativo proposto”.
Si ricorda, infine, che alcune modifiche al Codice ambientale sono state inserite anche in alcuni provvedimenti d’urgenza varati successivamente all’entrata in vigore del d.lgs. n. 152.
Il primo decreto correttivo (n. 284 del 2006)
Il decreto legislativo 8 novembre 2006, n. 284[2] reca alcune disposizioni integrative e correttive del Codice ambientale, in attuazione della citata norma di delega.
La prima modifica arrecata dal decreto consiste nella proroga delle autorità di bacino istituite dalla legge n. 183/1989, sino alla data di entrata in vigore del decreto correttivo, che ai sensi dell’art. 1, comma 6, della legge delega, definisca la disciplina dei distretti idrografici. Vengono fatti salvi gli atti posti in essere dalle autorità di bacino dal 30 aprile 2006.
Si provvede, inoltre, all’abrogazione dell’Autorità di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti e alla contestuale ricostituzione del Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche e dell’Osservatorio nazionale sui rifiuti (artt. 159, 160 e 207).
Viene, infine, disposta la proroga da sei a dodici mesi del termine concesso dall’art. 224, comma 2, del Codice ambientale al CONAI per l’adeguamento dello statuto ai principi contenuti nello stesso Codice.
Il secondo decreto correttivo (n. 4 del 2008)
Si ricorda, preliminarmente, che un secondo schema di decreto correttivo n. 96, sottoposto al parere dell’VIII Commissione (Ambiente) della Camera e al parere della 13° Commissione del Senato (entrambi espressi in data 27 giugno 2007), non è stato tuttavia ritrasmesso dal Governo alle Camere per il parere definitivo delle Commissioni permanenti nel termine previsto dall’articolo 1, comma 5, della legge delega (45 giorni dall’espressione del parere).
In realtà, anche se il citato schema non è giunto all’approvazione finale, il Governo ne ha riproposto, con ulteriori integrazioni e modifiche, le disposizioni in esso contenute nello schema di decreto n. 168, poi emanato definitivamente come d.lgs. n. 4/2008.
Con il decreto legislativo n. 4/2008, sono stati introdotti alcuni principi generali del diritto ambientale nella Parte Prima, è stata totalmente riscritta la Parte Seconda sulle procedure per la valutazione ambientale strategica (VAS), la valutazione dell’impatto ambientale (VIA) e l’autorizzazione integrata ambientale (AIA, IPPC nell’acronimo inglese) e sono state apportate anche alcune modifiche sostanziali alla Parte Terza sulle acque ed alla Parte Quarta sui rifiuti.
I principi generali del diritto ambientale, introdotti nella Parte prima del d.lgs. n. 152 del 2006 dal decreto n. 4/2008, sono prevalentemente di derivazione comunitaria e riguardano:
§ il principio sulla produzione del diritto ambientale, in base al quale le disposizioni generali del d.lgs. n. 152 del 2006 sono "principi fondamentali" e "norme fondamentali di riforma economico-sociale" che - in conformità al Titolo V della Costituzione - limitano la potestà legislativa di Regioni ordinarie ed enti ad autonomia speciale. Alle Regioni è consentito adottare forme di tutela giuridica dell'ambiente più restrittive, qualora lo richiedano situazioni particolari del loro territorio, con il limite però che non si determini un’arbitraria discriminazione;
§ il principio dello sviluppo sostenibile, in base al quale la pubblica amministrazione deve dare priorità alla tutela ambientale;
§ il principio di sussidiarietà in base al quale lo Stato interviene solo per inefficacia delle azioni poste a livello inferiore (operante sia nei rapporti tra Stato e livelli territoriali di governo inferiori sia nei rapporti tra Regioni ed enti locali) e principio di leale collaborazione tra gli enti esponenziali dei diversi livelli di governo;
§ il principio del libero accesso alle informazioni ambientali, nonché il diritto di partecipare ai procedimenti in cui sono coinvolti interessi ambientali, a prescindere dalla dimostrazione della sussistenza di un interesse giuridicamente rilevante.
Le principali novità della nuova Parte seconda introdotta dal decreto n. 4/2008 e composta da cinque titoli e sette allegati, riguardano principalmente:
§ la riformulazione delle procedure di VIA e VAS per garantire loro piena autonomia;
§ un maggior coordinamento tra le procedure di VIA, VAS, autorizzazione integrata ambientale (AIA) e valutazione di incidenza (VINCA);
§ una maggiore semplificazione dei procedimenti di VIA e di VAS;
§ l'allargamento del campo di applicazione della procedura VAS e di quello della VIA;
§ un più netto confine tra le competenze statali e quelle regionali;
§ l’introduzione, nel procedimento di VIA e VAS, di disposizioni volte ad assicurare più ampi livelli di partecipazione del pubblico.
Per un approfondimento delle citate disposizioni della nuova Parte seconda si rinvia alla scheda VIA e VAS – La nuova disciplina.
Modifiche alla Parte terza
Le modifiche alla Parte terza (recante Norme in materia di difesa del suolo e lotta alla desertificazione, di tutela delle acque dall’inquinamento e di gestione delle risorse idriche) introdotte dal decreto n. 4/2008, così come quelle alla parte quarta in materia di rifiuti e bonifiche, ripropongono le disposizioni contenute nel secondo schema di decreto correttivo, sul quale la Commissione VIII aveva espresso il parere di sua competenza nella seduta del 27 giugno 2007, e che non era stato ritrasmesso a Camera e Senato nei termini indicati dalla norma di delega. Rispetto a quel testo sono state apportate alcune modifiche sostanziali, in prevalenza finalizzate al recepimento dei pareri di Camera e Senato, nonché all’accoglimento di alcuni degli emendamenti proposti dalla Conferenza unificata.
Le principali modifiche in materia di acque apportate alla Parte terza riguardano le definizioni.
Tra di esse, quella più significativa riguarda la nozione di scarico, che è stata modificata attraverso la reintroduzione della definizione di "scarico diretto", in modo da precludere che i rifiuti liquidi possano contaminare le acque.
Un altro intervento rilevante ha riguardato le definizioni di acque reflue industriali e di acque reflue urbane, che sono state riportate a quelle contenute nel d.lgs. n. 152 del 1999, e quelle di rete fognaria, agglomerato e valore limite di emissione.
È stato anche modificato il regime delle autorizzazioni, attraverso l’introduzione di una disciplina più restrittiva per le autorizzazioni agli scarichi (sia quella generale che quella relativa agli scarichi di sostanze pericolose).
Si è, infine, intervenuti anche sull’assetto istituzionale del settore, attraverso la riscrittura dell’art. 161 del d.lgs. n. 152, al fine di disciplinare dettagliatamente la composizione ed il funzionamento del Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche.
Per ulteriori approfondimenti relativi alle modifiche alla Parte terza del Codice ambientale si rinvia alla scheda Regolamentazione degli scarichi, mentre per ciò che riguarda l’assetto istituzionale al capitolo Tutela e gestione delle acque.
In merito alla Parte quarta, il decreto n. 4/2008 ha operato numerosi interventi modificativi della disciplina dei rifiuti, in particolare attraverso una riscrittura di quegli articoli (181, 183, 185 e 186) che, unitamente considerati, delimitano la nozione di rifiuto, al fine di addivenire ad una fattispecie più ampia, per evitare che sostanze quali, ad esempio, il sottoprodotto o le materie prime secondarie o, seppure con alcune deroghe, le terre e rocce da scavo, possano essere sottratte al regime di controlli previsto per i rifiuti (commi 18-bis, 20, 22 e 23 dell’art. 2 del d.lgs. n. 4/2008). Ulteriori interventi aventi analoghe finalità hanno riguardato il combustibile da rifiuti di qualità elevata (art. 2, comma 40), i cd. “sistemi d’arma” (art. 2, comma 21), il coke da petrolio (prima escluso dal campo di applicazione ai sensi del previgente art. 185) e i rottami ferrosi (art. 2, comma 46).
Ulteriori modifiche hanno riguardato, tra l’altro, gli obblighi connessi alla documentazione (MUD, registri di carico e scarico), una nuova disciplina del sistema dei consorzi (commi da 30-bis a 30-nonies dell’art. 2), nonché alcuni interventi (recati dai commi 43, 43-bis e 43-ter dell’art. 2) in materia di bonifiche.
Per ulteriori approfondimenti relativi alla Parte quarta del codice ambientale si rinvia alla scheda Rifiuti e bonifiche: le novità del d.lgs. 4/2008.
Ulteriori modifiche contenute in provvedimenti legislativi[3]
Tra le modifiche apportate nell’ambito di provvedimenti estranei ai cd. decreti correttivi, si segnalano, in particolare:
§ l’art. 15 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248) ha prorogato al 31 dicembre 2007 la durata del periodo di transizione per le concessioni rilasciate con procedure diverse dall’evidenza pubblica relativamente al servizio idrico integrato;
§ l’art. 2, comma 10, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262 (convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286), ha modificato la disciplina relativa alla riscossione della tariffa del servizio idrico integrato sostituendo l’art. 156, comma 3, del Codice ambientale;
§ l’art. 1, comma 1120, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (finanziaria 2007), ha previsto l’abrogazione del comma 6 dell’art. 229 del Codice ambientale che prevedeva il regime di regime di incentivazione di cui all'art. 17, comma 1, del d. lgs. n. 387 del 2003 per il Cdr e il Cdr-Q;
§ le proroghe all’entrata in vigore della parte seconda del Codice ambientale (in materia di VIA, VAS e IPCC), l’ultima delle quali disposta al 31 luglio 2007 dall’art. 5, comma 2, del decreto-legge 28 dicembre 2006, n. 300 (convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2007, n. 17);
§ il d.lgs. 9 novembre 2007, n. 205 che, nel recepire la direttiva 2005/33/CE in relazione al tenore di zolfo dei combustibili per uso marittimo, ha riscritto diversi articoli del titolo III (combustibili) della Parte Quinta (tutela dell'aria) del codice;
§ l’art. 1, comma 166, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (finanziaria 2008) ha prorogato al 31 dicembre 2008 alcuni dei termini della disciplina transitoria per le discariche dei rifiuti recata dall’art. 17 del d.lgs. n. 36 del 2003 e ha prorogato l’attuale regime di prelievo della TARSU anche per l'anno 2008.
Si richiama, infine, il DPR 14 maggio 2007, n. 90, con il quale è stato approvato il regolamento per il riordino degli organismi operanti presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare[4].
L’articolo 9 del D.P.R. n. 90 ha istituito la Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale – VIA e VAS, che ha accorpato la Commissione per la VIA ordinaria prevista dall’art. 18, comma 5, della legge n. 67 del 1988 e la Commissione speciale per la VIA delle infrastrutture strategiche, prevista dall’art. 184, comma 2, del d.lgs. n. 163 del 2006, cd. Codice dei contratti pubblici.
L’articolo 10 ha proceduto al riordino della Commissione istruttoria per l’IPPC, istituita ai sensi dell’art. 5, comma 9, del d.lgs. n. 59 del 2005 ed, infine, l’articolo 14 ha disposto le conseguenti abrogazioni (in particolare dell’art. 6 del codice ambientale, relativo all’istituzione della commissione tecnico-consultiva per le valutazioni ambientali, e dell’art. 184, comma 2, del codice dei contratti pubblici, relativo all’istituzione della commissione speciale VIA per le infrastrutture strategiche).
L’attuazione del Codice
L’articolo 3 del decreto legislativo n. 152 reca, ai commi 2-5, la disciplina dell’emanazione di atti attuativi di rango subprimario, prevedendo in particolare il termine di due anni dalla data di pubblicazione del decreto (coincidente con il 14 aprile 2008) entro il quale
§ il Governo può emanare regolamenti, anche di delegificazione (ai sensi dell’art. 17, comma 2, della legge n. 400 del 1988), per la modifica e l’integrazione dei regolamenti vigenti;
§ il Ministro dell’ambiente può modificare o integrare le norme tecniche in materia ambientale, con decreto ministeriale, ai sensi dell’art. 17, comma 3, della stessa legge n. 400 del 1988.
Ulteriori disposizioni del decreto recano un rinvio a successivi provvedimenti attuativi.
In data 2 maggio 2006 il Ministero dell’ambiente, in attuazione delle previsioni del decreto n. 152, ha emanato ben 17 decreti di attuazione[5].
Successivamente però, lo stesso Ministero ha ritirato tali decreti, comunicandone[6] l’inefficacia giuridica in quanto privi del necessario visto della Corte dei conti.
Si segnala, infine, che sulla G.U. n. 99 del 28 aprile 2008 è stato pubblicato il D.M. ambiente 8 aprile 2008 recante “Disciplina dei centri di raccolta dei rifiuti urbani raccolti in modo differenziato, come previsto dall'articolo 183, comma 1, lettera cc) del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modifiche”, che quindi rappresenta a tutt’oggi l’unico regolamento di attuazione del codice ambientale.
[1] Convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2007, n. 17.
[2] Risultato dell’approvazione definitiva dello schema di decreto n. 12, sottoposto al parere delle competenti commissioni parlamentari.
[3] Tra gli allegati al presente cd-rom figura il testo consolidato del d.lgs n. 152/2006, dove le diverse modifiche sono evidenziate con colori diversi a seconda della fonte normativa che le ha originate.
[4] Tale provvedimento è stato adottato in attuazione dell’art. 29 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito con modificazioni dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, che ha previsto, ai fini di una riduzione della spesa sostenuta dalle amministrazioni pubbliche per commissioni e organismi vari, un riordino di tali organismi anche mediante un loro accorpamento.
[5] Tali decreti riguardavano:
- i criteri e le modalità per il campionamento e l'analisi delle terre e rocce da scavo;
- la semplificazione delle procedure amministrative relative alle rocce e terre da scavo provenienti da cantieri di piccole dimensioni la cui produzione non superi i seimila metri cubi di materiale;
- l’approvazione dei modelli di registro di carico e scarico dei rifiuti;
- l'esecuzione del monitoraggio della spesa e altre iniziative informative in campo ambientale;
- la definizione dei limiti esterni dell'estuario, area di transizione tra le acque dolci e le acque costiere alla foce di un fiume;
- l’Autorità di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti;
- la riorganizzazione del catasto dei rifiuti;
- l’individuazione di tipologie di beni in polietilene;
- il registro delle imprese autorizzate alla gestione dei rifiuti;
- le norme tecniche per il riutilizzo delle acque reflue;
- i requisiti relativi al centro di raccolta e all'impianto di trattamento dei veicoli fuori uso;
- la gestione delle entrate derivanti dall'Albo dei gestori di rifiuti;
- modalità e termini di aggiudicazione della gestione del Servizio idrico integrato;
- l’approvazione dello schema-tipo di statuto dei consorzi per ciascun materiale di imballaggio operanti su tutto il territorio nazionale;
- l’istituzione dell'elenco dei rifiuti;
- le modalità per l’aggiudicazione da parte dell’autorità d’ambito del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani;
- l’aggiornamento degli studi europei fissati dal Comitato europeo di normazione (CEN), sugli imballaggi e rifiuti da imballaggio.
[6] Comunicato pubblicato nella G.U. n. 146 del 26 giugno 2006.