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Timestamp: 2020-08-04 05:23:56+00:00
Document Index: 107957240

Matched Legal Cases: ['art. 221', 'art. 83', 'art. 83', 'art. 124', 'art. 124', 'art. 221', 'art. 221', 'art. 83', 'art. 221', 'art. 221', 'art. 83']

AVV, COVID-19, Norme e News
by Foro_Ag • Luglio 3, 2020
Il Decreto Rilancio prevede la sospensione dei termini per proporre querela. Il d.l. 19 maggio 2020 n. 34, c.d. decreto Rilancio, all’art. 221 contiene una norma relativa alla sospensione dei termini per proporre querela che suscita perplessità in ordine alla sua legittimità. Per comprendere la questione bisogna prendere le mosse dall’art. 83 del d.l. 17 marzo 2020 n. 18, c.d. decreto Cura Italia, che è stato oggetto di modifica da parte del citato provvedimento n. 34. L’art. 83, co. 2 del d.l. n. 18 dispone che dal 9 marzo all’11 maggio 2020 “è sospeso il decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili e penali”. Con riferimento a tale disposizione, si è posto il dubbio se essa si riferisca anche al termine per proporre la querela che, in base all’art. 124 c.p., è di tre mesi a decorrere dal giorno in cui la persona offesa ha avuto notizia del fatto che costituisce il reato.Secondo una prima lettura, la sospensione riguarderebbe anche il termine per proporre querela, dovendo considerarsi l’art. 124 una norma procedurale anche se non processuale in senso stretto.
Sempre per fare un esempio, se il termine per proporre querela era spirato il 1 aprile, in base all’art. 221 la sua scadenza viene prorogata sino al 4 giugno. È evidente, che in questo caso, il decreto Rilancio introduce di fatto una rimessione in termini della persona offesa ai fini della proposizione della querela. Con riferimento a questa seconda ipotesi, si pone il problema se la norma introdotta dall’art. 221 sia costituzionalmente legittima posto che dispone in via retroattiva una norma vantaggiosa per il querelante ma sfavorevole al reo. Infatti il reo, verso il quale si era ormai estinta la potestà punitiva statuale, si trova nuovamente esposto al rischio dell’instaurarsi di un procedimento penale.
Tale problema non si pone se, affermando che la sospensione prevista dall’originario art. 83, co. 2 si riferiva già al termine per la proposizione della querela, si considera l’art. 221 una norma meramente interpretativa. In questa impostazione il problema si supera negando, in buona sostanza, il carattere innovativo dell’art. 221 e dunque la sua retroattività.
In linea di principio, la soluzione del quesito dipende dalla natura processuale o sostanziale che si attribuisce alla querela. Qualora si consideri la querela un istituto di tipo processuale, le norme che la riguardano si possono ritenere regolate dal principio tempus regit actum con conseguente legittimità di disposizioni che, pur essendo peggiorative per la posizione del reo, siano retroattive. Se invece, com’è opinione prevalente, si assegna alla querela natura prettamente sostanziale, le disposizioni che ne modificano la disciplina soggiacciono al principio di irretroattività della norma penale più sfavorevole.
L’assenza nell’originario art. 83 di un esplicito riferimento alla sospensione dei termini per presentare la querela sembra semplicemente la conseguenza di una tecnica legislativa frettolosa. Tuttavia, è discutibile che si pretenda di rimediare a una lacuna normativa introducendo una disposizione che stabilisce retroattivamente condizioni più sfavorevoli per il reo.
Avv. Lorena Puccetti – Foro di Vicenza su cfnews
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