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Timestamp: 2020-05-29 04:47:21+00:00
Document Index: 169086114

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 68', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ']

Consiglio di Stato, Sezione VI – 13 aprile 2006 numero 2031 – Illegittimo per difetto di motivazione il provvedimento di diniego – As.So.Di.Pro
Consiglio di Stato, Sezione VI – 13 aprile 2006 numero 2031 – Illegittimo per difetto di motivazione il provvedimento di diniego
Il Consiglio di Stato Sez. VI^, ha sancito che è illegittimo (per difetto di motivazione) il provvedimento di diniego dell’Equo Indennizzo.
CONSIGLIO DI STATO, SEZIONE VI – 13 aprile 2006 numero 2031
Pubblico impiego – Equo indennizzo per malattia contratta a causa di servizo – Parere della commissione medica ospedaliera favorevole all’interessato – Parere del Comitato per le pensioni privilegiate ordinarie sfavorevole all’interessato – Provvedimento di diniego – Adottato in adesione al parere espresso dal Comitato per le pensioni privilegiate ordinarie – Omessa considerazione del diverso parere espresso dalla commissione medica ospedaliera – Illegittimità del provvedimento per difetto di motivazione.
In materia di equo indennizzo è illegittimo per difetto di motivazione il provvedimento di diniego che riporta e condivide il parere del Comitato per le pensioni privilegiate ordinarie(sfavorevole all’interessato), ma non menziona il diverso citato parere (favorevole all’interessato) espresso dalla commissione medica ospedaliera. Parere, quest’ultimo, che non è stato in alcun modo considerato né dal Comitato per le pensioni privilegiate ordinarie né dall’amministrazione
Reg.Dec. N.2031/2006
Reg.Ric. N. 2922
sul ricorso in appello n. 2922/02, proposto da:
(omissis), rappresentato e difeso dall’avv. Bruno Decorato, ed elettivamente domiciliato presso lo studio dell’avv. Alberto Angeletti in Roma, via Giuseppe Pisanelli, n. 2;
MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA, in persona del ministro in carica, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici domicilia per legge in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;
della sentenza del Tribunale amministrativo regionale della Puglia, sede di Bari, sezione I, 15 marzo 2001, n. 657, non notificata;
visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero appellato;
vista l’ordinanza della sezione 25 febbraio 2003, n. 1033;
vista la memoria prodotta dall’appellante;
relatore all’udienza pubblica del 17 gennaio 2006 il consigliere Carmine Volpe, e uditi altresì l’avv. B. Decorato per l’appellante e l’avv. dello Stato C. Sica per il Ministero appellato;
Il primo giudice ha respinto il ricorso proposto dal professore (omissis) avverso il provvedimento del Ministero della pubblica istruzione – Ispettorato per l’educazione fisica e sportiva in data 17 luglio 1995, con cui è stata respinta la sua istanza diretta a ottenere la liquidazione dell’equo indennizzo per malattia contratta a causa di servizio (broncopatia ostruttiva enfisematosa con insufficienza respiratoria). Il suddetto, docente di ruolo di educazione fisica presso la scuola media statale “G. Marconi” di Canosa di Puglia, veniva dispensato dal servizio per inidoneità fisica a decorrere dal 21 dicembre 1994.
La commissione medica ospedaliera (C.M.O.) dell’Ospedale militare di Bari il 22 settembre 1993 aveva riconosciuto la detta infermità dipendente da causa di servizio e giudicato il professore (omissis) non idoneo permanentemente alle proprie mansioni. Il Ministero della pubblica istruzione, con decreto in data 5 luglio 1994, riteneva, quindi, la medesima infermità dipendente da causa di servizio.
Il suddetto, con istanza 9 novembre 1994, chiedeva la liquidazione dell’equo indennizzo ai sensi dell’art. 68 del d.p.r. 10 gennaio 1957, n. 3. Di qui il provvedimento impugnato, basato sul parere del Comitato per le pensioni privilegiate ordinarie (C.P.P.O.), espresso con il n. 40 nella seduta del 7 febbraio 1995, che non riconosceva la dipendenza da fatti di servizio trattandosi di affezione infiammatoria cronica dei bronchi favorita da una predisposizione del soggetto su base costituzionale.
La sentenza viene appellata dal professore (omissis)per i seguenti motivi:
1) difetto di motivazione per violazione dell’art. 3, comma 1, della l. 7 agosto 1990, n. 241 e dell’art. 9, comma 2, del d.p.r. 20 aprile 1994, n. 349.
Si sostiene che l’amministrazione avrebbe aderito semplicisticamente al parere negativo del C.P.P.O. senza tenere in alcuna considerazione il precedente accertamento compiuto dalla C.M.O., la quale aveva riconosciuto la dipendenza da causa di servizio. Si sarebbero dovute, invece, confutare analiticamente le ragioni poste a base del parere della C.M.O., che è stato disatteso. Si contrastano, poi, le ragioni addotte dal C.P.P.O. e si sostiene che non sarebbe vero che sussisteva una particolare predisposizione di carattere fisiologico.
Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca si è costituito in giudizio, resistendo al ricorso in appello.
La sezione, con ordinanza 25 febbraio 2003, n. 1033, ha disposto incombenti istruttori, poi adempiuti.
Il ricorso in appello è fondato.
In materia di equo indennizzo, l’ordinamento non mette a disposizione dell’amministrazione una serie di parere pariordinati resi da organi consultivi diversi e dotati di identica competenza sui quali orientarsi, ma affida al C.P.P.O. il compito di esprimere un giudizio conclusivo, anche sulla base di quello reso dalla C.M.O.. Così che, in quanto momento di sintesi e di superiore valutazione dei giudizi espressi da altri organi precedentemete intervenuti, il parere del C.P.P.O. si impone all’amministrazione, la quale è tenuta solo a verificare se l’organo in questione, nell’esprimere le proprie valutazioni, abbia tenuto conto delle considerazioni svolte dagli altri organi e, in caso di disaccordo, se le ha confutate. Con la conseguenza che un obbligo di motivazione in capo all’amministrazione sussiste solo per l’ipotesi in cui essa, per gli elementi di cui dispone e che non sono stati vagliati dal C.P.P.O., ritenga di non potere aderire al suo parere (obbligatorio ma non vincolante; in tal senso questa sezione 4 novembre 2002, n. 5999 e 23 settembre 2002, n 4811).
Nella controversia per cui è causa il provvedimento impugnato in primo grado riporta e condivide il parere del C.P.P.O. (sfavorevole all’interessato), ma non vi è alcuna menzione del diverso citato parere (favorevole all’interessato) espresso dalla C.M.O.. Parere, quest’ultimo, che non è stato in alcun modo considerato né dal C.P.P.O. né dall’amministrazione. Di qui la fondatezza delle censure svolte in primo grado con riguardo al difetto di motivazione e il conseguente assorbimento degli altri motivi dedotti.
Il ricorso in appello, pertanto, deve essere accolto e, in riforma della sentenza impugnata, il ricorso di primo grado va accolto e il provvedimento impugnato deve essere annullato.
Le spese del doppio grado di giudizio, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.
il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, sezione sesta, accoglie il ricorso in appello e, in riforma della sentenza impugnata, accoglie il ricorso di primo grado e annulla il provvedimento impugnato.
Condanna il Ministero appellato al pagamento, in favore dell’appellante, delle spese del doppio grado di giudizio, che si liquidano in complessivi euro duemila/00.
Così deciso in Roma il 17 gennaio 2006 dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, sezione sesta, in camera di consiglio, con l’intervento dei signori:
CARMINE VOLPE GLAUCO SIMONINI
il…13/04/2006