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Timestamp: 2017-02-24 19:20:55+00:00
Document Index: 146014760

Matched Legal Cases: ['art. 315', 'art. 315', 'art. 315', 'art. 147', 'art. 30', 'art. 147', 'art. 315', 'art. 2', 'art. 155', 'art. 315', 'art.2', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 315']

“Le novità dell’art. 315 bis c.c. : l’ascolto del minore” | Associazione Matrimonialisti Familiaristi Italiani - Per la tutela delle persone, dei minorenni e della famiglia - formazione professionale multidisciplinare forense
“Le novità dell’art. 315 bis c.c. : l’ascolto del minore” Pubblicato 23 aprile 2013 | Da Redazione CONVEGNO AMI – SEZIONE DISTRETTUALE DI LECCE DEL 5.04.2013
Relazione su “LE NOVITA’ DELL’ART. 315 BIS C.C.: L’ASCOLTO DEL MINORE” – Avv. Emanuela PALAMA’ (AMI LECCE).
La legge n. 219/12 si inserisce nel solco tracciato dalle Linee Guida Europee del 17 novembre 2010 sulla “child-friendly justice”, ossia una giustizia per il minore, vicina a quelli che sono i suoi bisogni e le sue necessità.
L’art. 315 bis c.c., sotto la rubrica, “Diritti e doveri del figlio”, dedica i primi tre commi all’elencazione, in chiave positiva, dei diritti del figlio; il quarto comma al dovere dello stesso di rispettare i genitori, di contribuire al mantenimento della famiglia, in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze ed al proprie reddito, finché convive con essa; il primo comma, elenca i diritti del figlio verso i genitori, ossia il diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni; diritti, dunque, che non si desumono in via indiretta dai corrispondenti doveri che incombono sui coniugi ai sensi dell’art. 147 c.c., ma vengono enunciati in modo esplicito e prescindendo dal rapporto di coniugio dei genitori, in attuazione dell’art. 30 Cost.. Rispetto all’art. 147 c.c., viene poi espressamente enunciato il diritto del minore a ricevere da entrambi i genitori l’assistenza, non solo materiale, ma anche morale, con un richiamo, ancora una volta, al concetto di “responsabilità genitoriale”. Tale principio della bigenitorialità, che costituisce la ratio ispiratrice della legge sull’affido condiviso (L. n. 54/2006), è ribadito e rafforzato dal comma 2 dell’art. 315 bis c.c., che sancisce ancora una volta il diritto del minore a crescere in famiglia ed a mantenere rapporti significativi con i parenti; infine, il comma 3, riconosce al figlio minore, che abbia compiuto gli anni dodici anni, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, il diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano.
L’esperienza di noi avvocati matrimonialisti ci pone quotidianamente a contatto con queste tristi, quanto deprecabili, realtà. E’, dunque, pregevole l’intento del Legislatore della riforma di aver valorizzato il ruolo del minore nell’ambito del processo, riconoscendogli a chiare lettere il diritto di essere ascoltato, e di voler sovvertire, almeno nelle intenzioni, l’idea che gli adulti possano arrogarsi il diritto di decidere delle sorti dei propri figli minori, mortificando o rimanendo sordi ai loro desideri ed alle loro esigenze, accecati da un insensato egoismo o da uno spietato rancore verso il partner! L’ascolto del minore affonda le sue radici nei principi costituzionali espressi dall’art. 2 della Costituzione (sotto il profilo dell’affermazione del primato della dignità della persona) ed in quelli in tema di relazioni familiari e tutela della filiazione (artt. 29 e 30 della Costituzione).
Immediata applicazione di tali principi è stata operata dal Tribunale di Varese, Sez. I, con decreto del 24 gennaio 2013, il quale, in relazione alla questione dell’affidamento del figlio minore della coppia, di 14 anni di età, ha affermato testualmente: “l’art. 155 sexies c.c. tratteggia il dovere del giudice di ascoltare il minore; l’art. 315 bis c.c. delinea il diritto del minore ad essere ascoltato dal giudice, così guardando al fanciullo non come semplice oggetto di protezione ma come vero e proprio soggetto di diritto, a cui va data voce nel momento conflittuale della crisi familiare”. Nel caso specifico la madre del ragazzino aveva lamentato che il figlio minore era stato oggetto di indebiti condizionamenti, al punto da allontanarsi dalla figura genitoriale. Al fine di avere un quadro completo ed esaustivo della vicenda, il Tribunale ha ritenuto imprescindibile ascoltare il minore, reputando, peraltro, opportuno delegare l’incombente ad un esperto in psicologia infantile, “tenuto conto dell’opportunità di evitare che l’ascolto del fanciullo” – si legge nel provvedimento – “venga effettuato senza una adeguata competenza nell’accertamento della capacità di discernimento e ritenuto maggiormente tutelante, evitare al fanciullo di esprimere la sua opinione nella sede del Tribunale”. Ma cosa significa “capacità di discernimento”? Chi e con quali modalità va accertata? Come procedere all’ascolto del minore ed in quale contesto? Quando l’ascolto è opportuno e quando, invece, va evitato? Ed infine, quali sono le conseguenze dell’omesso ascolto?
Se volessimo tentare di dare una definizione della capacità di discernimento, rilevante ai fini giuridici, potremmo identificarla con la capacità del minore di comprendere ciò che è utile per lui medesimo, ma anche come la capacità di operare delle scelte autonome senza subire l’influenza della volontà di altri soggetti; capacità che va valutata in tale duplice aspetto, avendo come parametri di riferimento la sua età e la sua maturità. Naturalmente, la difficoltà di sussumere in una categoria giuridica la capacità di discernimento del minore, dipende anche dal fatto che quando si assumono decisioni che concernono i minori ci si muove in un ambito multidisciplinare, in cui si intrecciano principi della psicologia dello sviluppo, della psicologia clinica e relazionale e principi del diritto, secondo una trama non sempre chiara e ben definita.
Dunque è la tutela del supremo interesse del minore a dover guidare i Giudici nel valutare l’opportunità del suo ascolto, ancora una volta in conformità all’orientamento nomofilattico del 21 ottobre 2009. In cosa dovrà consistere l’ascolto del minore. Nel contesto giuridico, soprattutto nel caso di dispute genitoriali più o meno accese, chi ascolta il bambino deve tenere in considerazione la possibilità che alcune risposte fornite dallo stesso riflettano non tanto i vissuti o le sue idee o le sue opinioni, ma, piuttosto, quelle di uno o di entrambi i genitori. Il condizionamento genitoriale può avvenire a vari livelli ed essere operato in modo più o meno intenzionale. E’ importante, dunque, capire per chi ascolta il livello di autenticità di quanto raccolto, quanto del ricordo o del racconto del bambino sia intriso di convinzioni dettate dalla fervida fantasia, quanto del suo pensiero sia manipolato dalla tensione esistente fra i genitori, quanto sia deviato dal suo intrinseco e vero bisogno di protezione.
Come può avvenire l’ascolto. Il minore può essere ascoltato secondo due modalità: ascolto diretto o ascolto indiretto. Per ascolto diretto si intende l’audizione da parte del Giudice in udienza, eventualmente, anche con l’assistenza di un ausiliario esperto. Per ascolto indiretto, si intende l’ascolto delegato totalmente ad un ausiliario, anche nell’ambito di una Consulenza tecnica d’ufficio. In tal caso, l’ascolto del minore sarà inserito in un processo di valutazione più ampio e complesso, teso a valutare anche le competenze genitoriali; la consulenza si articolerà, infatti, in colloqui, sia individuali che congiunti, con entrambi i genitori, al fine di comprendere l’entità e le modalità attraverso cui si esprime il conflitto; in una indagine ambientale, e dunque, relativa al contesto fisico e relazionale in cui il minore è inserito, che comprende l’abitazione, la scuola che frequenta ed altri ambienti con cui egli è eventualmente a contatto, in particolare quello dei nonni; nel colloquio con gli insegnanti, al fine di comprendere il rapporto del minore con i propri compagni ed appurare se i comportamenti dello stesso sono cambiati o meno dopo la separazione dei genitori e se le problematiche familiari hanno inciso o stanno incidendo sul rendimento scolastico. Un’indagine, dunque, che consente una “lettura multiforme” della vita del minore nella famiglia, nel contesto scolastico e nel tempo libero, che culmina nell’ascolto del minore, teso ad esplorare i suoi desideri, i suoi bisogni ed i suoi vissuti rispetto alla separazione dei genitori, cogliendo non solo “cosa” dice e “come” lo dice, ma anche i messaggi impliciti, che possono derivare anche da un comportamento silente. Sulle modalità dell’ascolto la L. 219/12 non prevede nulla: all’art.2, lettera i) si è limitata a delegare il Governo a disciplinare, con un decreto legislativo da emanare entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della stessa legge (e dunque, entro il 01.01.2014), le modalità di esercizio del diritto all’ascolto del minore che abbia adeguata capacità di discernimento, precisando che, ove l’ascolto sia previsto nell’ambito di procedimenti giurisdizionali, ad esso provvede il Presidente del Tribunale o il Giudice delegato.
Sotto questo profilo, a mio sommesso avviso, la L. 219/12 rappresenta un punto di partenza. Non nascondo le mie personali perplessità legate alla scelta dello strumento della delega legislativa per materie così importanti e delicate come quella in questione, che dovrebbero formare oggetto, piuttosto, del dibattito e del confronto parlamentare, anche e soprattutto in ragione del fatto che, nello specifico, la delega è tutt’altro che dettagliata, essendosi limitata a stabilire solo che l’emanando decreto legislativo debba prevedere espressamente che all’ascolto del minore, nell’ambito di procedimenti giurisdizionali, deve provvedere il Presidente del Tribunale o il Giudice delegato. Nulla dice, tuttavia, sulla pur necessaria specializzazione in materia dei Magistrati e degli ausiliari che devono procedere all’ascolto del minore, anche in ragione della mancanza della componente onoraria, attualmente presente presso il Tribunale per i Minorenni, e della devoluzione di alcune competenze, prima appannaggio di quest’ultimo, in favore del Tribunale ordinario, per effetto della nuova formulazione dell’art. 38 disp. Att. C.c.. L’assenza della componente onoraria e del contributo delle scienze psico-sociali appare di per sé contraria alla tutela del miglior interesse del minore, e ciò in quanto i magistrati onorari sono in possesso di competenze ed esperienza specifica nelle materie concernenti le relazioni familiari e le problematiche dell’età evolutive. L’ascolto del minore è un momento determinante per la vita dello stesso e dei suoi genitori sia nei procedimenti civili minorili (adozione e potestà genitoriale, salve le attribuzioni di competenza al Tribunale ordinario previste dal nuovo art. 38 disp. Att. C.c.) sia nei procedimenti di separazione e di divorzio che in quelli relativi all’affidamento ed al mantenimento dei figli di genitori non coniugati, oggi di competenza del Tribunale ordinario.
Personalmente credo che il consolidamento nei vari Tribunali di prassi differenti, più o meno codificate, in tema di ascolto del minore e, più in generale, nella regolamentazione concreta di una materia così delicata come quella della tutela della famiglia e dei minori, debba far riflettere sull’esigenza – a dire il vero avvertita da tempo ma oramai non più procrastinabile – di un intervento di razionalizzazione della giurisdizione, mediante la tanto auspicata istituzione del Tribunale unico per la Famiglia, altamente specializzato e strutturato sulle peculiarità, complessità ed importanza degli interessi coinvolti. Potrebbero interessarti anche questi:Famiglie allargate: istruzioni per l’usoBIMBO CONTESO A CITTADELLA, UNA BRUTTA STORIA SENZA FINEMinori: prevale il cognome materno senza riconoscimento contestuale
3 risposte a “Le novità dell’art. 315 bis c.c. : l’ascolto del minore”
Buongiorno. Ho letto bene ma non credo di aver capito. Nel caso di un divorzio giudiziale, c’è un papà che vuole assolutamente mettere il figlio di 7 anni contro la madre e ha chiesto al giudice di poterlo ascoltare. E’ possibile portare in aula un bambino di 7 anni?
monea scrive:
non e possibile per il bambino/a essere sentita dal giudice ,perche e in tenera eta ciao
ho 16 anni e voglio sposarmi..ho chiesto tutto il necessario per dare inizio al consenso..vorrei sapere come funziona davanti al tribunale dei minori. qualcuno mi sa aiutare? grazie mille!!
Colomba Bruno "Sono un parere separato! La vicissitudine che ha comportato la... "Leggi tutto...
Vincenzo "Sono un papà che è stato costretto a separarsi consensualmente... "Leggi tutto...
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@ Aula Magna della Corte di Appello di Palermo
EVENTO ACCREDITATO DALL’ORDINE DEGLI AVVOCATI DI PALERMO CON 3 CREDITI FORMATIVI
Una legge giusta. Tutti devono avere gli stessi diritti.Non vi è una reale equiparazione con i diritti delle coppie coniugate.Una legge sbagliata. La consacrazione del matrimonio vale solo per le coppie etero. Visualizza Risultato	Voti Totali: 91Una legge giusta. Tutti devono avere gli stessi diritti. (43Voti, 47%)Non vi è una reale equiparazione con i diritti delle coppie coniugate. (20Voti, 22%)Una legge sbagliata. La consacrazione del matrimonio vale solo per le coppie etero. (28Voti, 31%) Vota	See all polls and results