Source: http://bologna.sentenze.ilcaso.it/codice_civile/2051
Timestamp: 2020-06-02 08:51:43+00:00
Document Index: 170467716

Matched Legal Cases: ['art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2043', 'art. 2051', 'art. 14', 'art. 2051', 'art. 2043', 'art. 2051', 'art. 2052', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2043', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2043', 'art. 2051', 'art. 2043', 'art. 1227', 'art. 112', 'art. 2051', 'art. 2043', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2051']

I. Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito.
Responsabilità civile – Cose in custodia – Presunzione di colpa – Prova liberatoria – Caso fortuito – Forti raffiche di vento – Sussistenza.
Forze incoercibili o imprevedibili della natura quali raffiche di vento di velocità e potenza eccezionali integrano il caso fortuito che esclude la responsabilità del danno cagionato dalla cosa in custodia. (Nel caso di specie - ove l’attrice domandava il risarcimento del danno patito per essere stata colpita da un cartello pubblicitario distaccatosi da una pensilina della fermata del bus - il Giudice ha accertato la sussistenza, nell’ora e nel luogo del sinistro, di forti raffiche di vento, di intensità di gran lunga superiore alla media, documentate da apposite rilevazioni dell’Arpa e ha ritenuto che esse integrassero un’ipotesi di caso fortuito, escludendo la responsabilità del soggetto tenuto alla custodia della pensilina). (Curzio Fossati) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 27 Giugno 2018. Segue...
Responsabilità civile – Danno da cose in custodia – Caso fortuito – Caratteristiche.
La condotta della vittima del danno causato da una cosa in custodia può costituire un "caso fortuito", ed escludere integralmente la responsabilità del custode ai sensi dell'art. 2051 c.c., quando abbia due caratteristiche: sia stata colposa, e non fosse prevedibile da parte del custode. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 31 Ottobre 2017, n. 25837. Segue...
Risarcimento danni da cose in custodia ex art. 2051 c.c. - Responsabilità oggettiva - Responsabilità per colpa presunta - Cosa statica e cosa dinamica.
E’ responsabile ex art. 2051 c.c. il custode di una scala mobile, il cui corrimano destro, procedendo a scatti e ad una velocità diversa rispetto al resto dell’impianto, cagionava la perdita dell’equilibrio e la rovinosa caduta della danneggiata. (Marta Gilli) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 11 Gennaio 2017. Segue...
Risarcimento del danno – Responsabilità da cose in custodia – Avvallamento su scala pubblica posta su strada comunale – Responsabilità del Comune – Sussiste.
Va affermata la responsabilità del sinistro da imputarsi all’ente il quale, violando il suo dovere di manutenzione delle strade, non ha vigilato affinché non si creasse una situazione di pericolo, affinché si evitasse la presenza di una sconnessione della scala pubblica aperta al transito che è stata la causa del sinistro.
[Nella fattispecie, il Comune era stato condannato a risarcire il danno subito da un pedone caduto mentre scendeva una scala pubblica ubicata su una strada comunale.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 15 Settembre 2016. Segue...
Risarcimento danni da cose in custodia ex art. 2051 c.c. – Centri commerciali di grandi dimensioni – Inapplicabilità della disciplina.
In tali casi, dovrà applicarsi la regola generale di cui all’art. 2043 c.c., con onere a carico del danneggiato della prova della anomalia del bene, fatto di per sé idoneo a configurare il comportamento colposo del proprietario-custode, su cui ricade invece l’onere della prova dei fatti impeditivi della propria responsabilità, quali la possibilità in cui l’utente si sia trovato di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza la suddetta anomalia (Cass. III^ nr. 15384/06, 5445/06 e 3651/06). (Luca Rotondo) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti, 02 Febbraio 2016. Segue...
Risarcimento danni da cose in custodia ex art. 2051 c.c. - Responsabilità oggettiva - Responsabilità per colpa presunta - Caso fortuito - Cosa statica e cosa dinamica.
Nel caso in cui il danno non sia l’effetto di un dinamismo interno alla cosa, scatenato dalla sua struttura o dal suo funzionamento, ma richieda che l’agire umano, ed in particolare quello del danneggiato, si unisca al modo di essere della cosa, essendo essa di per sé statica ed inerte, per la prova del nesso causale occorre dimostrare che lo stato dei luoghi presenti una obiettiva situazione di pericolosità, tale da rendere molto probabile, se non inevitabile, il danno stesso. (Giuseppe D'Elia) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 18 Gennaio 2016. Segue...
Danno da cosa in custodia – Manutenzione di strada comunale – Affidamento in appalto a terzi – Esclusione della responsabilità del Comune – Condizioni – Totale trasferimento a terzi del potere di fatto sulla cosa – Insussistenza – Natura contratto di appalto – Responsabilità esclusiva appaltatore – Insussistenza – Conseguenze.
La responsabilità del comune per i danni derivati a terzi dalla cattiva e/o omessa manutenzione della pubblica via non è esclusa dall'affidamento mediante appalto della relativa manutenzione, in quanto il predetto contratto possiede natura meramente strumentale al fine di consentire all'ente pubblico di adempiere al proprio dovere istituzionale, posto a suo carico dall'art. 14 del codice della strada, di provvedere alla manutenzione della strada medesima. A tanto consegue che la responsabilità dell'ente medesimo potrebbe escludersi solo ove all'appaltatore sia stato affidato il totale controllo sulla cosa medesima, poiché esclusivamente nella predetta ipotesi tale ultimo soggetto potrà ritenersi esclusivo responsabile, nei confronti dei terzi, per i danni provocati dall'esecuzione dei lavori pattuiti. Tale eventualità, tuttavia, è da escludersi ove l'appaltante sia un ente pubblico come un Comune, in quanto proprio ai sensi della richiamata norma del codice della strada, la natura pubblicistica del richiamato dovere gli preclude la possibilità di esonerarsi del tutto dal suo assolvimento, per cui l'ente, anche in presenza di appalto, rimane comunque obbligato a svolgere attività di sorveglianza e controllo sulla pubblica via, il cui inadempimento è fonte, in ogni caso, di responsabilità a suo carico ex art. 2051 c.c.. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 29 Gennaio 2015. Segue...
Danno da morso di cane randagio – Prevenzione randagismo – Individuazione soggetto legittimato passivo – Conseguenze
Danno da morso di cane randagio – Individuazione titolo responsabilità – Art. 2051 e 2052 c.c. – Non sussiste – Art. 2043 c.c. – Sussiste – Conseguenze.
Il compito di provvedere all'accalappiamento del cane vagante, che può anche non essere randagio in quanto semplicemente sfuggito al controllo del suo proprietario, mentre con la seconda definizione si identifica l'animale che non appartiene a nessuno, spetta alle Aziende Sanitarie Locali, ed è regolato prima di tutto, a livello nazionale, dalla L. 281/1991, che ha ripartito le competenze in merito tra Regioni e Comuni, e poi dalle legislazioni regionali attuative della prima; in ogni caso, nella legge quadro nazionale non è ravvisabile un generale obbligo, a carico dei Comuni, di segnalare alle ASL - alle quali è attribuito, invece, il compito di individuare ed accalappiare i cani vaganti/randagi – la presenza sul territorio di tali animali, onde le stesse possano accalappiarli e condurli ai canili che, invece, devono essere istituiti e gestiti dai Comuni; ne consegue, allora, che ove non sia espressamente previsto dalla singola legge regionale – come ad esempio si riscontra nella L.R. Abruzzo n. 39/1999, mentre non risulta previsto simile obbligo nella L.R. Campania, n. 16/2001 – non può dirsi sussistente un generale obbligo di segnalazione a carico dei Comuni, per cui nei giudizi di risarcimento proposti dai danneggiati, unici legittimati passivi devono ritenersi le aziende sanitarie locali, dipendenti dalle Regioni e con le quali l'Ente regionale provvede ad erogare i servizi sanitari di pertinenza regionale. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata)
L'A.S.L risulta responsabile ex art. 2043 c.c. per le aggressioni subite dai cittadini da parte di cani randagi, sotto il profilo della causalità omissiva, in quanto detto ente risulta giuridicamente obbligato ad impedire un dato evento, quale appunto il fenomeno del randagismo, con le sue conseguenze; ciò esclude la possibilità di invocare la responsabilità di un ulteriore soggetto, a meno che non sussista un profilo di responsabilità specifico del Comune, sia perchè discendente da una legge regionale che, in ipotesi, preveda a carico dell'ente comunale un obbligo di segnalazione, sia quale conseguenza di un ulteriore profilo di responsabilità, concorrente con quella relativa alla omessa prevenzione del randagismo, come nel caso – non infrequente – in cui il danneggiato, per sottrarsi all'aggressione di cani randagi/vaganti, si dia alla fuga inciampando sulla pavimentazione stradale che assuma essere dissestata, e come tale fonte di autonoma responsabilità a carico del comune, cumulando in tal caso le due azioni; solo in tale ipotesi risulta invocabile l'art. 2051 c.c., altrimenti impossibile da applicare in quanto il danno provocato da un cane randagio non è riconducibile alla tipologia di danni che trovino la loro origine nel dinamismo intrinseco della cosa. Parimenti, non trova applicazione l'art. 2052 c.c., in quanto detta norma rinviene il suo presupposto applicativo nella individuazione del proprietario dell'animale danneggiante, o comunque del soggetto che dall'animale medesimo ricavi una qualche utilità, il che non appare configurabile in relazione ad un cane randagio, per definizione animale senza padrone. La descritta natura della responsabilità dell'ASL impone al danneggiato di provare sia la condotta colposa dell'azienda sanitaria, sia il legame eziologico dei danni con l'attacco subito dall'animale randagio, poiché altrimenti, ove il danneggiato dovesse ritenersi esonerato da tale prova, inammissibilmente la responsabilità dell'A.S.L assumerebbe i connotati di una ben diversa ipotesi di responsabilità oggettiva. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 18 Luglio 2014. Segue...
Principio della "ragione più liquida" - Possibilità di definizione del giudizio per ragioni di merito - Questione pregiudiziale - Assorbimento della stessa - Ammissibilità - Sussiste.
In applicazione del principio processuale della "ragione più liquida" - desumibile dagli artt. 24 e 111 Cost. - deve ritenersi consentito al giudice esaminare un motivo di merito, suscettibile di assicurare la definizione del giudizio, anche in presenza di una questione pregiudiziale. (Nella specie, la S.C., sebbene il ricorrente avesse formulato l'eccezione di difetto di giurisdizione del giudice italiano, ha dichiarato l'infondatezza di una domanda risarcitoria ex art. 2051 cod. civ., avendo ravvisato l'origine dell'evento dannoso in una utilizzazione impropria della "res" da parte del danneggiato). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 08 Maggio 2014, n. 9936. Segue...
Responsabilità civile – Responsabilità del custode – Presupposti – Nesso causale – Conseguenze.
Il comportamento del custode e la conseguente verifica dell'assolvimento o meno, da parte di quest'ultimo, di una effettiva vigilanza sul bene additato quale causa dell'evento di danno, non costituisce elemento costitutivo della speciale ipotesi di responsabilità che l'art. 2051 c.c. introduce a suo carico in ragione della relazione materiale che egli intrattiene con la res, e che lo pone nelle condizioni di controllare i rischi a questa connessi in virtù del potere di fatto che egli può sulla stessa esercitare, risultando invece sufficiente, per far ritenere integrata la responsabilità prevista dalla norma richiamata, che la res abbia costituito causa esclusiva o, quantomeno – ove risulti che un agente esterno ad essa abbia reso quest'ultima fonte del danno – concorrente del danno medesimo. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 16 Aprile 2014. Segue...
Responsabilità del custode – Prova liberatoria – Sorveglianza e custodia del bene – Modalità – Diligenza ordinaria – Conseguenze – Esclusione della responsabilità – Sussistenza.
In tema di prova liberatoria della responsabilità del custode, ove risulti accertato, all'esito della valutazione delle prove raccolte nel corso del giudizio, che la situazione di pericolo insorta sulla sede stradale sia dipesa da una improvvisa modifica delle condizioni dello stato dei luoghi, la stessa assume i caratteri del caso fortuito, in quanto non prevedibile né rimediabile con l'impiego dell'ordinaria diligenza richiesta al custode, e finisce per escludere, in conseguenza, la responsabilità di quest'ultimo poiché impossibilitato, nonostante la diligenza impiegata, ad eliminarla o quantomeno avvertire in tempo i potenziali utilizzatori del tratto di strada divenuto improvvisamente fonte di potenziale pericolo, trattandosi di un fatto sopravvenuto e dotato di efficienza causale autonoma, il cui repentino verificarsi ha precluso al custode la possibilità di provvedere ad un intervento di manutenzione idoneo ad eliminare in tempo il pericolo. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 16 Aprile 2014. Segue...
Paziente ricoverato in ospedale – Caduta – Responsabilità dell’ospedale – Cd. fortuito incidentale – Esclusione..
L’ospedale non risponde della caduta del paziente all’interno della struttura - ai sensi dell’art. 2051 c.c. - dove le condizioni della stessa abbiano svolto un ruolo occasionale nella causazione dell'evento e rappresentato un mero tramite del danno, provocato da causa estranea: in questi casi si è in presenza del c.d. fortuito incidentale, idoneo ad interrompere il collegamento causale tra la cosa ed il danno. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 04 Giugno 2013, n. 14056. Segue...
Cosa in custodia - Responsabilità - Dovere del custode di segnalare il pericolo connesso all'uso della cosa - Ipotesi di utilizzazione impropria e pericolosa - Esclusione..
Il dovere del custode di segnalare il pericolo connesso all'uso della cosa si arresta di fronte ad un'ipotesi di utilizzazione impropria la cui pericolosità é talmente evidente ed immediatamente apprezzabile da chiunque, tale da renderla del tutto imprevedibile, sicchè l'imprudenza del danneggiato che abbia riportato un danno a seguito di siffatta impropria utilizzazione, integra un caso fortuito. Nel caso in esame la condotta disattenta dell’utente si poneva come caso fortuito in grado di escludere il nesso di causalità tra la condotta del custode e la cosa custodita. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 10 Maggio 2013. Segue...
Responsabilità da cose in custodia – Gestore di pista di minimoto – Responsabilità per la caduta di una minimoto su una macchia di sostanza di incerta composizione – Esclusione..
Deve escludersi la responsabilità ai sensi dell'art. 2051 c.c. del gestore di una pista di minimoto per la caduta di uno dei mezzi e del suo conducente a seguito della presenza sulla pista di una macchia di olio di incerta composizione, allorché non risulti dimostrato che tale macchia avesse caratteristiche di scivolosità tali da provocare l’evento e, inoltre, la caduta sia avvenuta al terzo giro di pista, dopo che nel corso dei precedenti due giri l’infortunato si era avveduto della presenza di essa e l’aveva evitata. Occorre infatti tenere presente che la responsabilità prevista dall’art. 2051 c.c. non esonera la parte danneggiata dall’onere della prova non soltanto del fatto storico qualificabile come illecito, ma anche degli elementi costitutivi dello stesso, del nesso di causalità, dell’ingiustizia del danno e dell’imputabilità soggettiva. In presenza dei presupposti sopra detti è quindi possibile affermare che la decisione del danneggiato di continuare a percorrere la pista senza chiedere la rimozione di quella che a suo dire era stata il fattore determinante della sua caduta abbia comunque interrotto il nesso causale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 07 Marzo 2013. Segue...
Responsabilità ex art. 2051 c.c. per i danni cagionati da cose in custodia - Beni demaniali - Responsabilità oggettiva - Inapplicabilità della presunzione quando non sia possibile esercitare la custodia - Responsabilità ex art. 2043 c.c..
La responsabilità ex art. 2051 c.c. per i danni cagionati da cose in custodia, configurabile anche nell’ipotesi di beni demaniali in effettiva custodia della P.A., ha carattere oggettivo, e, perché tale responsabilità possa configurarsi in concreto, è sufficiente che sussista il nesso causale tra la cosa in custodia e il danno arrecato, senza che rilevi al riguardo la condotta del custode e l’osservanza o meno di un obbligo di vigilanza, per cui tale tipo di responsabilità è esclusa solo dal caso fortuito, fattore che attiene non già ad un comportamento del responsabile bensì al profilo causale dell’evento, riconducibile non alla cosa ma ad un elemento esterno, recante i caratteri dell’oggettiva imprevedibilità ed inevitabilità e che può essere costituito anche dal fatto del terzo o dello stesso danneggiante.
La presunzione di responsabilità per danni da cose in custodia di cui all’art. 2051 c.c., non si applica agli enti pubblici per danni subiti dagli utenti di beni demaniali ogni qual volta sul bene demaniale, per le sue caratteristiche, non sia possibile esercitare la custodia, intesa quale potere di fatto sulla stessa: l’estensione del bene demaniale e l’utilizzazione generale e diretta dello stesso da parte di terzi, sono solo figure sintomatiche dell’impossibilità della custodia da parte della P.A., da valutare comunque in concreto ad opera del giudice; mentre elementi sintomatici della possibilità di custodia del bene sono invece il posizionamento della strada nel perimetro urbano, nonché la qualificazione di autostrada, per natura destinata alla percorrenza veloce in condizioni di sicurezza.
Ove non sia applicabile la disciplina della responsabilità ex art. 2051 c.c., per l’impossibilità in concreto dell’effettiva custodia del bene demaniale, l’ente pubblico risponde dei danni da detti beni, subiti dall’utente, secondo la regola generale dettata dall’art. 2043 c.c., che non prevede alcuna limitazione della responsabilità dell’amministrazione per comportamento colposo alle sole ipotesi di insidia o trabocchetto; in questo caso graverà sul danneggiato l’onere della prova dell’anomalia del bene demaniale della strada, fatto di per sé idoneo in linea di principio a configurare il comportamento colposo della P.A., sulla quale ricade invece l’onere della prova dei fatti impeditivi della propria responsabilità, quali ad esempio la possibilità in cui l’utente si sia trovato di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza la suddetta anomalia. Tanto in ipotesi di responsabilità oggettiva della P.A. ex art. 2051 c.c., quanto in ipotesi di responsabilità della stessa ex art. 2043 c.c., il comportamento colposo del soggetto danneggiato nell’uso di bene demaniale, che sussiste anche quando egli abbia usato il bene demaniale senza la normale diligenza o con affidamento soggettivo anomalo, esclude la responsabilità dell’amministrazione se tale comportamento è idoneo ad interrompere il nesso eziologico tra la causa del danno e il danno stesso, integrando altrimenti un concorso di colpa ai sensi dell’art. 1227 comma 1 c.c., con conseguente diminuzione della responsabilità del danneggiante in proporzione all’incidenza causale del comportamento del danneggiato. In ogni caso, il principio di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato postulato dall’art. 112 c.p.c., non osta a che il Giudice renda una pronuncia in base ad una norma giuridica diversa da quella invocata dall’istante, id est l’art. 2051 c.c. in luogo dell’art. 2043 c.c., laddove la pronuncia si fondi su fatti ritualmente allegati e provati, essendovi solo il divieto di attribuire alla parte un bene della vita diversa da quello richiesto. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 23 Ottobre 2012. Segue...
Art. 2051 c.c. - Responsabilità civile della P.A. - Onere della prova a carico del danneggiato..
La responsabilità prevista dall'art. 2051 c.c. - nel cui ambito va ricompresa anche la responsabilità per la omessa o incompleta manutenzione delle strade da parte degli enti pubblici a ciò preposti, tradizionalmente ricondotta alle figure della c.d. insidia o trabocchetto - non esonera la parte danneggiata dall'onere della prova non soltanto del fatto storico qualificabile come illecito, ma anche degli elementi costitutivi dello stesso, del nesso di causalità, dell'ingiustizia del danno e dell'imputabilità soggettiva. In altri termini, il soggetto che agisce per il risarcimento dei danni ha l'onere di dimostrare che "l'evento si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente lesiva, posseduta dalla cosa" (in termini, Cass., 13 luglio 2011, n. 15389, e, in precedenza Cass., 11 gennaio 2008, n. 390, Id., 17 luglio 2009, n. 16719; v. pure Cass., 13 luglio 2011, n. 15375, ove si rileva, fra l'altro, che l'anomalia stradale deve essere provata dal danneggiato). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 18 Maggio 2012, n. 7937. Segue...
Gestore di impianto sportivo – Responsabilità per incidenti occorsi agli sportivi durante le prove – Sussistenza – Fattispecie..
Il responsabile di attrezzature sportive o ricreative è titolare di una posizione di garanzia a tutela dell'incolumità di coloro che le utilizzano, anche a titolo gratuito, sicché, al fine di sottrarsi ad ogni responsabilità, deve avere predisposto le normali cautele atte a contenere il rischio nei limiti confacenti alla specifica attività sportiva, nel rispetto di eventuali regolamenti sportivi, principio da ritenersi applicabile anche nell’ipotesi in cui, nell’ambito dell’impianto (nel caso di specie predisposto per l’utilizzo di moto da cross), siano in corso delle prove e non la vera e propria attività agonistica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 17 Aprile 2012. Segue...
Responsabilità ex art. 2051 c.c. – A carico della Pubblica Amministrazione – Accertamento che il giudice è tenuto a condurre..
La responsabilità ex art. 2051 c.c. è di tipo oggettivo, nel senso che per ritenere il custode responsabile è necessario e sufficiente che l'evento produttivo del danno sia imputabile alla cosa, ma essa è radicata in capo al custode, ossia a colui che esercita un potere di fatto sulla cosa (letteralmente il codice usa l'espressione “ha in custodia”). Da ciò conseguono le difficoltà di delimitare giuridicamente i confini della responsabilità della P.A. in relazione al demanio stradale. Difficoltà acuite dall'utilizzo di una terminologia giuridica foriera di incomprensioni. Infatti la categoria giuridica dell'impossibilità di adempiere un dato obbligo rimanda al brocardo ad impossibilia nemo tenetur che già di per sé risulta di difficile collocazione dogmatica. In linea di principio il tema dell'impossibilità è da ritenere un presupposto della colpevolezza intesa come rimproverabilità di un dato comportamento, nel senso che ad un soggetto in tanto è rimproverabile di aver tenuto ( o di non aver tenuto) un dato comportamento in quanto per lo stesso era possibile non tenerlo (o tenerlo). La colpevolezza a sua volta è categoria giuridica che attiene al profilo dell'imputazione soggettiva, ossia del legame che avvince soggettivamente una condotta ad un evento. In tale contesto condizionare il riconoscimento della qualità di custode alla possibilità di fatto di esercitare il potere di custodia può comportare il rischio di trasformare un responsabilità di tipo oggettivo in una responsabilità per colpa presunta o comunque di confondere le due fattispecie nell'applicazione pratica. La distinzione, invece, deve essere tenuta ferma e deve, dunque, condurre ad un duplice, distinto ed autonomo accertamento: per un verso si deve accertare sul piano della mera imputazione oggettiva la sussistenza del nesso causale tra la cosa e l'evento, per altro verso si deve accertare se la cosa era di fatto nella custodia del preteso responsabile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Urbino, 03 Giugno 2010. Segue...