Source: https://www.vagliomagazine.it/ammortamento-alla-francese-e-capitalizzazione-degli-interessi/
Timestamp: 2020-01-23 18:53:31+00:00
Document Index: 56698888

Matched Legal Cases: ['art. 821', 'art. 1195', 'art. 1283', 'art. 1283', 'art. 120', 'art. 1283', 'sentenza ', 'sentenza ']

Ammortamento alla francese e Capitalizzazione degli interessi - Vaglio Magazine
Posted at 12:36h in Senza categoria, VaglioMagazine n° 02	by	Avv. Vincenzo Cancrini
Latest posts by Avv. Vincenzo Cancrini (see all)
Ammortamento alla francese e Capitalizzazione degli interessi - 27 Novembre 2019
Come visto, infatti, secondo il metodo francese la quota di interessi è più alta nel primo periodo e decresce nel corso dell’ammortamento, mentre, al contrario, la quota di capitale è più bassa all’inizio e cresce progressivamente (secondo una legge di progressione geometrica che è tipica della capitalizzazione composta). Per questo motivo l’ammortamento francese è anche detto “progressivo“.
Il modello sopra descritto, come accennato, costituisce il modello per così dire tipico di piano di rimborso alla francese. Tuttavia la prassi conosce molteplici, forse infiniti, metodi di scomposizione delle rate e di imputazione delle stesse a capitale ed interessi che in questa sede non è possibile esaminare. Si pensi, ad esempio, ai finanziamenti cd. “bullet”[2], caratterizzati dalla restituzione del capitale in una soluzione unica, quindi “in un colpo solo” con la corresponsione del solo interesse durante tutto il periodo di ammortamento, ovvero ai finanziamenti cd. “zero coupon bond” che sono, invece, delle obbligazioni prive di cedola (detta per l’appunto coupon) che non prevedono, quindi, il pagamento di un interesse periodico, ma la somma rimborsata alla scadenza del titolo è superiore rispetto al valore nominale dello stesso, perché incorpora il costo dell’operazione[3]. In tutti questi modelli è applicabile il regime di capitalizzazione composto; tuttavia, non sempre si verifica un effetto anatocistico vietato dall’ordinamento[4].
Allo stesso modo esistono svariate tipologie di piani di ammortamento, diverse da quello cd. “alla francese”, come ad esempio quello cd. “all’italiana” caratterizzato dall’avere una quota di capitale costante e una quota di interessi decrescente[5] o quello cd. “alla tedesca” in realtà molto simile al piano francese poiché prevede anch’esso il pagamento di una rata costante, ma con la caratteristica del pagamento degli interessi in via anticipata, cioè all’inizio del periodo in cui matureranno o “all’americana” detto anche a due tassi, in quanto presuppone due operazioni, una di finanziamento e l’altra di investimento[6].
con interessi composti[8] (detta anche regime di capitalizzazione “composta”)
Quindi si può parlare di capitalizzazione con applicazione di interessi semplici quando gli interessi, maturati da un dato capitale nel periodo di tempo considerato, non vengono aggiunti al capitale che li ha prodotti (capitalizzazione) e, quindi, non maturano a loro volta interessi, ai sensi dell’art. 821 c.c.
LA CAPITALIZZAZIONE DEGLI INTERESSI PROPRIA DEL REGIME “COMPOSTO”
In altri termini la divergenza tra il “prezzo” del mutuo con applicazione degli interessi capitalizzati con l’interesse semplice, rispetto al “prezzo” ottenibile in capitalizzazione composta, induce a ritenere che sussiste altresì un c.d. “effetto sorpresa” nel cliente, rilevante per l’applicazione della struttura rimediale di cui all’art. 1195 c.c.[10] al fine di ottenere la diversa imputazione delle rate del piano.
L’EFFETTO ANATOCISTICO VIETATO DAGLI ARTT. 821 E 1283 C.C.
Quanto, infine, alla sussistenza dell’effetto anatocistico vietato dall’art. 1283 c.c. bisogna innanzitutto sgombrare il campo da quella tesi secondo cui “Nello specifico l’approccio all’anatocismo bancario proposto da parte attrice trascura il dato normativo, che si riferisce esclusivamente alla produzione di interessi su interessi scaduti (art. 1283 c.c.: “gli interessi scaduti possono produrre interessi solo …” art. 120 comma 2 TUB: “gli interessi debitori maturati …. non possono produrre interessi ulteriori)” (Cfr. Trib. Roma sent. n. 17766 del 19.9.2019 – Est. Dr. Carlomagno). In altri termini, secondo taluni giudici l’effetto anatocistico vietato dall’art. 1283 c.c. presuppone che gli interessi siano maturati, mentre invece nella fattispecie in esame non ricorrerebbe la detta ipotesi della “maturazione degli interessi”.
Costituisce ius recptum il principio secondo cui “…nella prova per presunzioni non occorre che tra il fatto noto e quello ignoto sussista un legame di assoluta ed esclusiva necessità causale, essendo sufficiente che il fatto da provare sia desumibile dal fatto noto come conseguenza ragionevolmente possibile, secondo un criterio di normalità, ovvero che il rapporto di dipendenza logica tra il fatto noto e quello ignoto sia accertato alla stregua di canoni di probabilità, la cui sequenza e ricorrenza possano verificarsi secondo regole di esperienza…” (Cfr. Cass. civ. sez. 3° Ord. 30/05/2019 n. 14762 – Rel. Di Florio).
[1] La formula di attualizzazione che determina l’importo della rata costante effettua una distribuzione di quote capitali di importo crescente e di quote interessi decrescenti secondo il regime di calcolo dell’interesse composto. La formula che determina l’importo della rata è la seguente:
[2] parola inglese che significa letteralmente “proiettile”. Le modalità di rimborso di questo tipo di prestito o finanziamento, prevedono un piano di ammortamento con la corresponsione del solo interesse durante tutto il periodo di ammortamento, mentre il capitale erogato inizialmente viene restituito in un’unica soluzione alla scadenza. Un prestito bullet offre all’investitore un maggior rendimento in quanto la quota capitale del prestito non si riduce progressivamente nel corso del tempo, di conseguenza gli interessi vengono sempre calcolati sull’intero capitale iniziale. Infatti, la struttura del finanziamento Bullet prevede che il beneficiario paghi unicamente le rate degli interessi, ma allo scadere del piano di ammortamento, che in genere è di breve o al massimo medio termine, oppure anche prima se espressamente previsto dal contratto, deve restituire l’intero importo concesso come finanziamento, oppure rinegoziare un allungamento del prestito stesso.
[3] Il più noto e diffuso titolo zero coupon italiano è il Buono Ordinario del Tesoro (BOT), cioè un titolo senza interessi pagati attraverso una cedola, di durata inferiore o pari a 12 mesi. Solitamente queste obbligazioni sono di breve durata, inferiore ad un anno, ma ne esistono anche di molto lunghe.
[4] Cfr. R. MARCELLI “L’AMMORTAMENTO ALLA FRANCESE: NELLA RATA SI ANNIDA L’ANATOCISMO” in www.ilcaso.it 9.4.2019 “nei finanziamenti di tipo Bullet, con pagamento periodico degli interessi e rimborso del capitale in un’unica soluzione alla scadenza, ancorché si verta di regime composto, gli interessi corrisposti sono proporzionali al capitale e non presentano la lievitazione esponenziale che, invece, si determinerebbe in regime composto, laddove anche gli interessi fossero corrisposti in unica soluzione alla scadenza unitamente al capitale (Finanziamenti tipo Zero coupon)”
[6] Nel piano di rimborso “all’americana” la rata viene scissa in due parti. La prima destinata a sostenere il costo degli interessi del prestito, il cui debito rimane invariato per tutto il tempo. L’altra indirizzata ad un piano di accumulo retribuito ad un tasso differente, di solito inferiore. L’obiettivo è che al termine dell’operazione le somme capitalizzate nell’ambito dell’investimento, denominate “fondo di ammortamento”, diano origine ad un importo pari al debito contratto, che potrà così essere estinto.
[7] Secondo taluni autori, il Trib. Roma nella sentenza del 19.9.19 adotta fin anche una descrizione di ammortamento alla francese che “si presta a plurimi rilievi critici che non sembra possano essere trascurati. Ancorché si riscontri un uso promiscuo del termine alla francese, a rigori, con tale ammortamento i padri storici della scienza finanziaria solevano individuare i piani nei quali ricorrono tre condizioni: i) rata costante; ii) ammortamento graduale, in regime finanziario composto; iii) interessi della rata calcolati sul debito residuo. Diversamente, nell’uso corrente, adottato anche dai moderni accademici e dagli stessi operatori del credito, il termine ‘ammortamento alla francese’ viene associato esclusiva- mente al concetto di ‘rata costante’, tanto che nei contratti si incontra la terminologia ‘alla francese o rata costante’, oppure più semplicemente ‘a rata costante’, in alternativa di ‘alla francese’. La circostanza non è di poco conto in quanto il piano di ammortamento ‘alla francese’, se inteso nei termini indicati storicamente da De Finetti, Bonferroni, Santoboni, Levi ed altri, risulta definito sia nella rata che nella sua composizione. Al contrario, inteso nell’uso ormai corrente di ‘rata costante’, rimane indefinito; se poi si utilizza il regime composto, rimane definito esclusivamente nell’importo della rata, risultando la partizione della stessa, in quota capitale e quota interessi, una scelta ulteriore fra le tante matematicamente possibili e finanziariamente equivalenti. Oltretutto generica e posticcia risulta la definizione riportata nelle Disposizioni di Trasparenza della Banca d’Italia: incorrendo in una palese imprecisione, si identifica, più semplicemente, l’ammortamento alla francese con la rata che prevede la quota capitale crescente e la quota interessi decrescente; la definizione risulta sistematicamente ripresa e riportata nei glossari e legende che nei contratti devono spiegare ‘con un linguaggio preciso e semplice’ i termini tecnici. Anche l’ABF ha avuto modo di rilevare l’uso promiscuo del termine ‘alla francese’, valutando: ‘Tale piano non risulta espressamente definito ‘alla francese’, né ciò invero potrebbe assumere decisa rilevanza, atteso che non pare esistere nella prassi un unico tipo di ammortamento ‘alla francese’ (come parrebbe ritenere la parte ricorrente)’. (ABF Milano, n.3569/15). L’ormai radicata sinonimia fra ammortamento ‘alla francese’ e ‘a rata costante’ risulta acquisita e confermata dalla giurisprudenza; nella sentenza del Tribunale di Milano n. 5733/14, alla quale si sono uniformate successive decisioni giurisprudenziali, si ribadisce espressamente: ‘con il termine “piano di ammortamento alla francese” (ovvero “a rata costante”) dovrebbe intendersi unicamente il piano che preveda rate di rimborso costanti nel tempo, ipotesi all’evidenza consentita solo in caso di mutui a tasso fisso’ ´(Cfr. R. MARCELLI “AMMORTAMENTO ALLA FRANCESE: equivoci e pregiudizi” in www.ilcaso.it)
[8] In realtà, dal punto di vista della matematica finanziaria, sarebbe più corretto contrapporre al fenomeno della “capitalizzazione degli interessi composti” quello della “non capitalizzazione degli interessi semplici” (Cfr. Prof. Antonio Annibali, Prof.ssa Carla Baracchini, Ing. Alessandro Annibali, Prof. Francesco Olivieri in “Le controversie Bancarie, Attualità di Giurisprudenza, Dottrina e casi pratici, anno II, num. 15/2018 – ISSN 2611-0083”; nonchè Antonio Annibali, C. Baracchini, A. Annibali “Anatocismo e Ammortamento di mutui alla francese – Manuale” in www.attuariale.it)
[9] In breve, se la durata del prestito è superiore al periodo di tempo per cui l’interesse viene conteggiato, si parla di tasso di interesse composto, perché vengono conteggiati nel calcolo dell’interesse finale anche gli interessi parziali già maturati per ogni periodo. L’interesse composto si divide in: i) discontinuo annuo; ii) discontinuo convertibile; iii) continuo o matematico.
[10] Articolo 1195. Chi, avendo più debiti, accetta una quietanza nella quale il creditore ha dichiarato di imputare il pagamento a uno di essi, non può pretendere un’imputazione diversa, se non vi è stato dolo (1439) o sorpresa da parte del creditore (2726).