Source: http://blog.studiolegaleorofino.it/category/procedura-civile/disposizioni-generali/atti-processuali/comunicazioni-e-notificazioni/
Timestamp: 2018-06-20 16:49:25+00:00
Document Index: 179249566

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 12']

comunicazioni e notificazioni « Appunti di diritto amministrativo e civile
Categoria » comunicazioni e notificazioni
Notifica a mezzo posta e omessa indicazione delle generalità del destinatario da parte dell’agente postale
Così deciso in data 27 aprile 2010
Cassazione civile, Sez. unite, 27 aprile 2010, n. 9962
Notificazione a mezzo del servizio postale – Omessa indicazione da parte dell’agente postale delle generalità della persona alla quale ha consegnato il piego – Presunzione che la consegna sia avvenuta nelle mani del destinatario – Avviso di ricevimento – Illeggibilità della sottoscrizione – Irrilevanza.
In tema di notificazioni di atti a mezzo posta, l’art. 4 della legge 20 novembre 1982, n. 890 prevede, da un lato, che «l’avviso di ricevimento del piego raccomandato, completato in ogni sua parte e munito del bollo dell’ufficio postale recante la data dello stesso giorno di consegna, è spedito in raccomandazione all’indirizzo già predisposto dall’ufficiale giudiziario» (comma 1) e, dall’altro, che «l’avviso di ricevimento costituisce prova dell’eseguita notificazione» (comma 3).
Dispone, ancora, l’art. 7 della stessa legge, da un lato, che «l’agente postale consegna il piego nelle mani proprie del destinatario, anche se dichiarato fallito» (comma 1) e, dall’altro, che «l’avviso di ricevimento ed il registro di consegna debbono essere sottoscritti dalla persona alla quale è consegnato il piego e, quando la consegna sia effettuata a persona diversa dal destinatario, la firma deve essere seguita, su entrambi i documenti summenzionati, dalla specificazione seguita, su entrambi i documenti summenzionati, dalla specificazione della qualità rivestita dal consegnatario, con l’aggiunta, se trattasi di familiare, dell’indicazione di convivente anche se temporaneo» (comma 4).
Non prescrivendo la norma positiva che l’avviso di ricevimento debba essere sottoscritto, dal consegnatario del piego, con firma leggibile, è evidente che il precetto di legge è soddisfatto anche nel caso in cui la sottoscrizione sia illeggibile.
In una tale eventualità, peraltro, è irrilevante che non siano state indicate, dall’agente postale, le esatte generalità della persona a mani della quale è stato consegnato il piego.
Certo, infatti, che l’agente postale, ai sensi dell’art. 7, comma 1, l. n. 890/1982, è tenuto a consegnare al destinatario la copia dell’atto da notificare e che, ove la copia non venga consegnata personalmente al destinatario, detto agente è tenuto, ai sensi del successivo comma 4, a specificare nella relata la diversa persona nei cui confronti la notifica è stata eseguita, l’eventuale grado di parentela esistente e la situazione di convivenza sia pure temporanea tra il destinatario e la persona cui la copia dell’atto è stata consegnata, è palese che l’omessa indicazione da parte dell’agente postale del compimento delle formalità previste dal citato art. 7, comma 4, induce a ritenere, salvo querela di falso, che tale agente abbia consegnato il piego personalmente al destinatario, e che quest’ultimo abbia sottoscritto l’avviso di ricevimento, a nulla rilevando che manchi nell’avviso di ricevimento stesso l’ulteriore specificazione «personalmente al destinatario» (in questo senso cfr., ad esempio, Cass. n. 3065/2003: «fa fede fino a querela di falso e non già sino a prova contraria (come diversamente è stato ritenuto da Cass. 29 maggio 1997 n. 4779 e da Cass. 25 novembre 1987 n. 8655) l’attestazione sull’avviso di ricevimento con la quale l’agente postale dichiara di avere eseguito la notificazione ai sensi degli artt. 7 e 8 della legge 20 novembre 1982 n. 890, essendo tale notificazione un’attività direttamente delegatagli dall’ufficiale giudiziario, il quale in forza dell’art. 1 della citata legge n. 890 del 1982 è autorizzato, salvo diverse disposizioni dell’autorità giudiziaria o della parte, ad avvalersi del servizio postale per l’attività notificatoria della cui esecuzione ha ricevuto l’incarico. Ne consegue che l’avviso di ricevimento, a condizione che esso sia sottoscritto – pena la sua nullità-inesistenza – dall’agente postale (v. Cass. 21 maggio 1992 n. 6146), contiene, per le attività che risultano in esso compiute, una forza certificatoria sino a querela di falso assimilabile a quella ipotizzabile per la relata di notifica eseguita dallo stesso ufficiale giudiziario»).
Irrilevante, al fine di pervenire a una diversa conclusione e di affermare che in una tale eventualità sussiste nullità della notificazione, è la circostanza che il modello dell’avviso di ricevimento predisposto dalla amministrazione postale prevede ben dieci ipotesi di ricevente con altrettante caselle destinata a essere barrate dall’agente postale che effettua la consegna e che tra tali ipotesi (e tra tali caselle) le prime due concernono proprio il destinatario, persona fisica o giuridica, sicchè tutte le volte che il modulo risulti compiutamente compilato dall’agente postale è comunque rivelata la qualità rivestita dal consegnatario, quand’anche egli sia lo stesso destinatario (laddove nel caso all’esame della Corte nessuna delle case risultava barrata).
In particolare, è la stessa legge che prevede, in termini non equivoci, che l’avviso di ricevimento deve essere sottoscritto dalla persona alle quale è consegnato il piego e che quando la consegna sia effettuata a persona diversa dal destinatario la firma deve essere seguita dalla specificazione della qualità rivestita dal destinatario.
Ciò – giusta la previsione testuale di cui all’art. 12 delle preleggi – non può che significare, a prescindere dalle modalità con cui è stato predisposto il modello di avviso di ricevimento da parte delle Poste Italiane, che nessun obbligo sussiste per l’agente postale, allorché consegna il piego al destinatario, di far risultare (nelle caselle che precedono la sottoscrizione o di seguito a questa) che la consegna è avvenuta a mani proprie dello stesso destinatario.
La volontaria cancellazione dall’albo professionale del procuratore costituito implica la mancanza di legittimazione di quel difensore a compiere e a ricevere atti processuali
Così deciso in data 20 gennaio 2006
Categoria: albo professionale • comunicazioni e notificazioni
Tag: cancellazione dall'albo • elezione di domicilio • notifiche
Cassazione civile, Sez. I, 20 gennaio 2006, n. 1180
Procuratore costituito – Volontaria cancellazione dall’albo professionale – Decadenza dall’ufficio di procuratore e di avvocato – Difetto di legittimazione a ricevere atti processuali – Notifiche – Necessità che vengano effettuate alla parte personalmente.
La volontaria cancellazione dall’albo professionale del procuratore costituito determina la decadenza dall’ufficio di procuratore e di avvocato e, facendo venir meno lo ius postulandi, implica la mancanza di legittimazione di quel difensore a compiere e a ricevere atti processuali, nonché il venir meno dell’elezione di domicilio presso il medesimo, con la conseguenza che le notificazioni che si rendessero necessarie debbono essere effettuate alla parte personalmente (tra le altre, Cass., Sez. un., n. 10284/1996; Cass., n. 3468/1997).