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Timestamp: 2019-06-27 05:19:09+00:00
Document Index: 58698673

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art 720', 'art. 718', 'art. 76', 'art. 791', 'sentenza ', 'art. 720', 'sentenza ', '§ 3']

Successioni ereditarie e Divisioni Archivi - Studio Legale Lazzari
Tag Archives: Successioni ereditarie e Divisioni
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Con specifico riferimento al testamento c.d. pubblico, la Corte di cassazione ha stabilito che le operazioni di ricevimento delle disposizioni testamentarie possono essere svolte in un periodo differente rispetto a quello in cui si realizza la confezione della scheda testamentaria medesimo.
Tale principio è stato enunciato dalla Suprema Corte con la sentenza n. 1649/2017, la quale ha precisato, inoltre, che le due suddette fasi sono idealmente distinte e non devono necessariamente coincidere sul piano temporale, tuttavia, se le operazioni di “ricevimento” e “confezionamento” si svolgono i periodi distinti, ai fini della validità del testamento, dovrà essere comunque rispettata una condizione necessaria, ossia che nel momento in cui la scheda testamentaria viene predisposta del notaio, questi deve nuovamente far manifestare al testatore la sua volontà in presenza di testimoni, prima di dare lettura del testamento stesso.
Nella surrichiamata pronuncia, la Corte di Cassazione si è soffermata, inoltre, sulla questione delle indicazioni catastali e di configurazione degli immobili cui il testamento si riferisce, precisando che esse non vanno inserite a pena di nullità.
Invero, per la giurisprudenza di legittimità, a prescindere dal fatto che il testamento sia olografo o pubblico, affinché l’atto sia valido, è sufficiente che le suddette indicazioni catastali possano essere identificate senza possibilità di confusione.
In ogni caso, solo al momento della denuncia di successione e di trascrizione del testamento, gli eredi devono indicare in maniera dettagliata gli immobili compresi nell’asse ereditario, specificando tutti gli elementi e, quindi, anche i dati catastali.
Cosa fare in caso di immobile “non comodamente divisibile”
Quando un immobile indivisibile ricade nella comunione ereditaria, l’art 720 c.c. prevede come extrema ratio la divisione giudiziale. Nello specifico, L’articolo in esame dispone testualmente che: “Se nell’eredità vi sono immobili “non comodamente divisibili”, o il cui frazionamento recherebbe pregiudizio alle ragioni della pubblica economia o dell’igiene, e la divisione dell’intera sostanza non può effettuarsi senza il loro frazionamento, essi devono preferibilmente essere compresi per intero, con addebito dell’eccedenza, nella porzione di uno dei coeredi aventi diritto alla quota maggiore, o anche nelle porzioni di più coeredi, se questi ne richiedono congiuntamente l’attribuzione. Se nessuno dei coeredi è a ciò disposto, si fa luogo alla vendita all’incanto.”
In sintesi, la summenzionata norma statuisce che
se l’immobile è divisibile o frazionabile si procede alla divisione o al frazionamento;
in caso contrario, si assegna per intero al coerede che ha diritto alla maggiore quota;
oppure verrà assegnato a più coeredi che ne richiedono l’attribuzione congiunta;
se nessuno dei condividenti richiede l’attribuzione si dispone la vendita.
Cosa si intende per immobile non comodamente divisibile
Il disposto normativo in oggetto, con l’espressione “non comodamente divisibili” fa riferimento a quei beni che per essere divisi richiederebbero soluzioni tecniche costose o la cui divisione ne comprometterebbe la funzionalità o il valore, tenendo conto anche della loro destinazione d’uso. La norma de qua, anche se si riferisce ai soli beni immobili, è applicabile altresì alle aziende, ai beni mobili e ai beni assolutamente indivisibili, poiché la divisione farebbe venire meno l’uso cui sono destinati.
Pertanto, nel momento in cui la divisione in natura non è realizzabile, senza recare un danno alla funzionalità o al loro valore economico dei beni, è preferibile sacrificare il diritto dei singoli eredi di ricevere una parte di tutti i beni ereditari, in proporzione alla propria quota ai sensi dell’art. 718 c.c.
Sul punto, è bene rammentare che L’art. 76 del decreto-legge n. 69/2013, convertito nella legge n. 98/2013 ha introdotto nel codice di procedura civile l’art. 791-bis, il quale dispone che le parti della comunione, anche ereditaria, se sono d’accordo e non sono sorte contestazioni sul diritto alla divisione, sulle quote o su questioni pregiudiziali alla stessa, possono chiedere al tribunale di nominare un notaio o avvocato, a cui affidare le operazioni di divisione e la procedura di divisione giudiziale.
Le pronunce della Cassazione nei casi di immobile non comodamente divisibile
In ordine a tale tematica, la Cassazione Civile con la recente sentenza n. 1596/2017 ha precisato che: “… è pur vero che, nell’esercizio del potere di attribuzione dell’immobile ritenuto non comodamente divisibile, il giudice non trova alcun limite nelle disposizioni dettate dall’art. 720 cod. civ., da cui gli deriva, al contrario, un potere discrezionale nella scelta del condividente cui assegnarlo, potere che trova il suo temperamento esclusivamente nell’obbligo di indicare i motivi in base ai quali ha ritenuto di dover dare la preferenza all’uno piuttosto che all’altro degli aspiranti all’assegnazione”.
Al riguardo, giova altresì segnalare la sentenza n. 28230/2017, con cui gli Ermellini hanno ribadito il principio secondo cui: “in materia di divisione giudiziale, la non comoda divisibilità di un immobile, integrando un’eccezione al diritto potestativo di ciascun partecipante alla comunione di conseguire i beni in natura, può ritenersi legittimamente praticabile solo quando risulti rigorosamente accertata la ricorrenza dei suoi presupposti, costituiti dall’irrealizzabilità del frazionamento dell’immobile o dalla sua realizzabilità a pena di notevole deprezzamento, o dall’impossibilità di formare in concreto porzioni suscettibili di autonomo e libero godimento, tenuto conto dell’usuale destinazione e della pregressa utilizzazione del bene stesso”.
Maggio 9, 2018 PATRIMONIONOTIZIE GIURIDICHE, Successioni ereditarie e Divisionilazzariadmin
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Dicembre 6, 2013 PATRIMONIOSuccessioni ereditarie e Divisionilazzariadmin
Con il “decreto del fare” in assenza di controversie, è possibile per gli eredi ed eventuali creditori “domandare la nomina di un un avvocato aventi sede nel circondario al quale demandare le operazioni di divisione”, estendendo quindi anche agli avvocati tale possibilità. Ed invero, ai sensi dell’ ART. 791-bis. (Divisione a domanda congiunta)”Quando non sussiste controversia sul diritto alla divisione né sulle quote o altre questioni pregiudiziali gli eredi o condomini e gli eventuali creditori e aventi causa che hanno notificato o trascritto l’opposizione alla divisione possono, con ricorso congiunto al tribunale competente per territorio, domandare la nomina di un notaio ovvero di un avvocato aventi sede nel circondario al quale demandare le operazioni di divisione. Le sottoscrizioni apposte in calce al ricorso possono essere autenticate, quando le parti lo richiedono, da un notaio o da un avvocato. Se riguarda beni immobili, il ricorso deve essere trascritto a norma dell’articolo 2646 del codice civile. Si procede a norma degli articoli 737 e seguenti del presente codice. Il giudice, con decreto, nomina il professionista incaricato, eventualmente indicato dalle parti e, su richiesta di quest’ultimo, nomina un esperto estimatore.
Il professionista incaricato designato, sentite le parti e gli eventuali creditori iscritti o aventi causa da uno dei partecipanti che hanno acquistato diritti sull’immobile a norma dell’articolo 1113 del codice civile, nel termine assegnato nel decreto di nomina predispone il progetto di divisione o dispone la vendita dei beni non comodamente divisibili e dà avviso alle parti e agli altri interessati del progetto o della vendita. Alla vendita dei beni si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni relative al professionista delegato di cui al Libro terzo, Titolo II, Capo IV, Sezione III, § 3-bis.
Per evitare la riduzione, si consiglia di accertarsi circa l’esistenza di eventuali legittimari, per rispettare, se esistano, i loro diritti: ciò per evitare la formazione di un atto impugnabile.