Source: http://www.deaweb.org/semplice/rivista/rivista-semplice/numero-6-giugno-2019
Timestamp: 2019-10-20 08:31:09+00:00
Document Index: 82484368

Matched Legal Cases: ['art. 24', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 30', 'art. 24', 'art. 3', 'art. 24', 'art. 6', 'art. 6']

Numero 6 - Giugno 2019 — DeAWeb
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Semplice Numero 6 - Giugno 2019
Accesso documentale agli atti e accesso civico generalizzato sul tema un interessante pronunciamento esplicativo del TAR Campania
A fronte di una istanza di accesso formulata ai sensi sia degli artt. 22 ss., l. n. 241/1990, sia degli artt. 5 ss., d.lgs. n. 97/2016, finalizzata all’ostensione di documentazione inerente a licenze commerciali, certificati di agibilità per le stesse attività commerciali e domande di condono pendenti in relazione agli immobili in cui sono esercitate le medesime, si precisa quanto segue. L’istanza di accesso procedimentale presentata in base alla l. n. 241/1990 non può esser accolta, in quanto l’art. 24, comma 3, di tale legge esclude espressamente dall’accesso le istanze preordinate a un controllo generalizzato sull’operato della pubblica amministrazione, cui pare volta la richiesta nel caso in esame. A un esito diverso si giunge esaminando la domanda in base all’art. 5, comma 2, d.lgs. n. 33/2013. L’accesso civico generalizzato consente a tutti i cittadini di accedere, senza onere di motivazione, alla generalità degli atti e delle informazioni ulteriori rispetto a quelli oggetto di obbligo di pubblicazione, al fine di svolgere un controllo diffuso sul perseguimento delle finalità istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di favorire la partecipazione e il dibattito pubblico, a cui invece pare orientata l’istanza nel caso in esame. Con tale istituto, quindi, la trasparenza serve a favorire il coinvolgimento dei cittadini nella cura della “cosa pubblica”, oltreché per contrastare ipotesi di corruzione e garantire l’imparzialità e il buon andamento dell’amministrazione.
L’approvazione della legge sulle unioni civili – come è noto – è il frutto di un compromesso politico che ha richiesto la cancellazione di ogni riferimento ai figli e l’eliminazione della c.d. stepchild adoption. Si tratta di un risultato, a dire il vero, raggiunto solo in parte sia per via della c.d. clausola di salvaguardia inserita in chiusura del comma 20, che fa salvo quanto previsto e consentito dalla giurisprudenza nel campo delle adozioni, sia per il fatto che qualche non irrilevante riferimento ai figli è rimasto grazie ai rinvii contenuti nel comma 25 alla procedura divorzile (applicabile agli uniti civilmente) ed in special modo all’art. 4, c. 4, l. n. 898/1970, dove si richiede l’indicazione dei “figli di entrambi”. Il fatto è che proprio il tentativo di “oscurare” i bambini, di cancellarli con un colpo di spugna, ha sortito quale effetto paradossale quello di renderne manifesta la reale esistenza, e di dare voce alla loro domanda di tutela. I bambini ci sono, sono parte delle famiglie arcobaleno e chiedono di essere riconosciuti e tutelati insieme ai loro genitori. Già, ma come fare, dove trovare nelle tavole della legge gli strumenti per farlo? I bambini, per il fatto della nascita sono persone (art. 1 c.c.), titolari di diritti inviolabili (art. 2 Cost.), in primo luogo il diritto alla relazione con i genitori (art. 30 Cost.), con entrambi i genitori (art. 24 Carta dei diritti Fondamentali dell’Unione europea (CDUE)). Ogni decisione che li riguarda deve essere presa alla luce del loro preminente interesse (Convenzione di New York, art. 3, CDUE, art. 24) E allora gli strumenti si devono trovare.
Al vaglio della Corte Costituzionale la legge della Regione Lombardia n. 4 del 2019 in materia di polizia mortuaria
A seguito della riforma del Titolo V della Costituzione è stato riconosciuto alle Regioni il potere di legiferare sulle materie non espressamente riservate allo Stato. In particolare per la Polizia Mortuaria, la Regione Lombardia è stata fra le primissime a disciplinare l’istituto della cremazione a seguito della delega prevista dalla legge nazionale, nonché a introdurre regole puntuali e precise nell’ambito di una materia così delicata, stante anche la sensibilità del comune sentire. Uno dei vizi che però alberga nell’animo del legislatore è il continuo rimando – nonché le integrazioni a mezzo di norme successive - ad impianti normativi che nel corso degli anni subiscono continui cambiamenti in base alle mutate esigenze sociali. Ad esempio l’art. x del d.l. y convertito con legge z è sostituito dal seguente, oppure all’art. w è aggiunto l’art. wbis, quando poi non sono addirittura le singole parole all’interno del comma di riferimento ad essere oggetto di cancellazioni o sostituzioni.
Assegno di divorzio a seguito dello scioglimento dell'unione civile
Il Tribunale di Pordenone ha riconosciuto, per la prima volta in Italia, in sede di scioglimento di un’unione civile, un assegno divorzile a favore del partner economicamente più debole dando così chiara applicazione alla L. 76 del 2016. Appare senz'altro ovvio affermare che dal punto di vista dei presupposti e delle condizioni della convivenza – nella sua accezione di vivere con o vivere insieme – le coppie eterosessuali e quelle omosessuali sono uguali. In entrambe le fattispecie infatti il rapporto può andare in crisi in maniera irreversibile e dunque è necessario prevedere un assegno di divorzio a favore del partner più debole - dal punto di vista economico – sia che si tratti di coniugi che di aprti di un'unione civile.
Alcune considerazioni sull'applicazione dell'art. 6 del Decreto Legge 132/2014 e non solo....
Alcuni anni fa viene celebrato nel Comune A un matrimonio civile, su delega del Comune B ove entrambi gli sposi sono residenti. Quindi l’atto viene iscritto nel Comune A in parte II C e successivamente trascritto nel Comune B pure in parte II C. Nel mese di aprile 2019 i coniugi stipulano avanti due avvocati una convenzione di negoziazione assistita per separarsi, secondo l’art. 6 del D.L. 132/2014. Una volta ottenuta l’autorizzazione del P.M., gli avvocati trasmettono la convenzione al Comune B ove l’atto è trascritto. Questo Comune B, dopo attenta valutazione (ha infatti trattenuto l’atto per circa un mese) ritiene di non essere competente alla trascrizione e quindi, anziché trasmettere direttamente l’atto per competenza al Comune A, richiama gli avvocati (o meglio quello dei due delegato alla materiale trasmissione degli atti) perché… vadano a ritirarsi l’atto e lo facciano avere al Comune A.
Le Comiche - parte seconda
Bastiancontarario
evidenze di giugno