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Timestamp: 2017-09-22 18:56:17+00:00
Document Index: 131222098

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 20', 'art. 17', 'art. 20', 'art. 21', 'art. 97', 'art. 17', 'art. 20', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

EDILIZIA POPOLARE ED ECONOMICA Assegnazione decadenza
Consiglio di stato , sez. V, 06 dicembre 2007, n. 6243
sul ricorso  n.  1672/07  Reg.  Gen.,  proposto  dal  signor  Eugenio
CAPRARELLI, rappresentato e difeso  dagli  Avv.ti  Sergio  Grillo  ed
Elisabetta Anagni, elettivamente domiciliato  presso  il  secondo  in
Roma, via Gerolamo Belloni n. 78;
l'Istituto Autonomo per le Case Popolari -  IACP  -  di  Caserta,  in
persona del legale rappresentante in carica, rappresentato  e  difeso
dagli Avv.ti Fabrizio Perla e Laura Milita, elettivamente domiciliato
presso il primo in Roma, via Sistina n. 121;
il Comune di Piedimonte Matese, in persona del Sindaco in carica, non
della sentenza 28 novembre 2006 n. 10257 del  TAR  Campania,  Napoli,
Sezione V, resa tra le parti.
Visto l'atto di costituzione in giudizio dell'intimato IACP;
Alla pubblica udienza del 17 luglio  2007,  relatore  il  consigliere
Angelica Dell'Utri Costagliola, uditi per le parti gli Avv.ti  Anagni
e Romano, quest'ultimo su delega dell'Avv. Perla;
Con ricorso notificato i giorni 7, 13, 15 febbraio 2007 e depositato il 24 seguente il signor Eugenio Caprarelli ha appellato la sentenza 28 novembre 2006 n. 10257 del TAR Campania, Napoli, Sezione V, non notificata, di reiezione del suo gravame diretto all'annullamento del provvedimento 21 aprile 2005 n. 1462/u.u./8018 del Comune di Piedimonte Matese, col quale egli veniva dichiarato decaduto dall'assegnazione dell'alloggio di edilizia residenziale pubblica da lui occupato, sito nello stesso Comune, per non aver avuto stabile dimora nel medesimo alloggio. All'uopo ha dedotto:
Il Comune di Piedimonte Matese non si è costituito in giudizio; si è invece costituito lo IACP di Caserta, svolgendo controdeduzioni anche nella successiva memoria del 4 luglio 2007.
All'odierna udienza pubblica la causa è stata posta in decisione.
Com'è esposto nella narrativa che precede, forma oggetto dell'appello in esame la sentenza 28 novembre 2006 n. 10257 del TAR Campania, sede di Napoli, Sezione V, con la quale è stato respinto il gravame proposto dal signor Eugenio Caprarelli, attuale appellante, avverso il provvedimento 21 aprile 2005 n. 1462/u.u./8018 del Comune di Piedimonte Matese, concernente dichiarazione di decadenza dall'assegnazione dell'alloggio di edilizia residenziale pubblica da lui occupato, sito nello stesso Comune, "in quanto l'assegnatario non ha avuto stabile dimora nell'alloggio assegnato".
In particolare, il TAR ha ritenuto infondato il primo motivo (violazione dell'art. 20 L.R. n. 18/97 ed eccesso di potere per carenza d'istruttoria, travisamento dei fatti e difetto del presupposto della mancata stabile occupazione dell'alloggio) osservando, in diritto, che dall'art. 17, co. 1, lett. b) del D.P.R. n. 1035 del 1972, prevedente la revoca dell'assegnazione dell'alloggio di edilizia residenziale pubblica nel caso di abbandono dell'alloggio per un periodo superiore a tre mesi senza la previa autorizzazione dello IACP, e dall'art. 20 della L.R. Campania n. 18 del 1997, secondo cui deve essere disposta la decadenza dall'assegnazione nei confronti di colui che non abiti stabilmente nell'alloggio assegnato, si evince che "la mancata stabile occupazione dell'alloggio costituisce, di per sé ed indipendentemente dai motivi della stessa, causa di revoca dall'assegnazione".
In fatto, ha poi rilevato che siffatta evenienza risultava dagli atti di causa e, in particolare, che il signor Caprarelli risiedeva nel Comune di Piedimonte Matese solo dal 1993, a fronte dell'assegnazione avvenuta nel 1986; che l'alloggio non fosse occupato stabilmente era confermato dalla nota prot. 200/2001 della Polizia municipale dello stesso Comune, attestante che egli vi dimorava "in modo periodico in quanto lavora fuori comune"; che altre indicazioni in tal senso provenivano dall'autocertificazione ISEE presentata al Comune di Bologna per l'anno 2002 dal coniuge dell'istante, assegnataria a sua volta di alloggio di edilizia popolare in quel Comune, da cui risultava la ricomprensione del signor Caprarelli nel nucleo familiare della dichiarante, la sua residenza in Bologna e la sua iscrizione presso la locale USL, nonché dalla documentazione fiscale degli anni 2001 e 2002 prodotta dallo stesso istante, indicante Bologna quale domicilio fiscale, e dall'accertamento dell'INAIL del dicembre 2002 inviatogli all'indirizzo in Bologna.
Ha concluso perciò che dal complesso di tali circostanze si desumeva come, per un significativo periodo di tempo, l'interessato aveva dimorato stabilmente in Bologna, dunque abbandonando l'alloggio assegnatogli in Piedimonte Matese.
Il TAR ha disatteso altresì il secondo motivo (violazione della legge n. 241 del 1990 e carenza di adeguata motivazione anche con riferimento alle deduzioni presentate al Comune dal ricorrente) per l'irrilevanza di eventuali violazioni procedimentali, posto che l'interessato aveva avuto copia degli atti del procedimento ed era stato in grado di articolare la censura, nonché tenuto conto che negli atti richiamati nel provvedimento erano chiaramente indicate le ragioni giuridiche e le circostanze di fatto in base alle quali era stata adottata la dichiarazione di decadenza, mentre non poteva procedersi comunque all'annullamento per tale aspetto dell'atto impugnato, stante la sua natura di atto vincolato, l'omogeneità tra contenuto effettivo e contenuto virtuale del provvedimento ed avuto riguardo al disposto dell'art. 21 octies, co. 2, della legge n. 241 del 1990.
Infine, analogo esito ha raggiunto in ordine al terzo motivo (eccesso di potere per illogicità, contraddittorietà ed ingiustizia) per l'inconfigurabilità dei vizi dedotti nei riguardi di atto avente l'anzidetta natura vincolata e per l'irrilevanza, a fronte della necessità della permanenza delle condizioni prescritte per l'assegnazione dello stesso alloggio, del profilo concernente la lentezza del procedimento di riscatto dell'alloggio, peraltro attinente a questione che l'istante avrebbe potuto far valere con gli strumenti di legge.
Premesso quanto innanzi, la Sezione ricorda che, come evidenziato dall'Istituto appellato, il provvedimento di decadenza dall'assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica per mancata occupazione stabile non ha natura sanzionatoria, bensì consiste nell'esercizio di un potere di autotutela a garanzia del perseguimento del pubblico interesse all'effettiva destinazione del bene immobile, realizzato con fondi pubblici, alle esigenze di colui che abbia concreta necessità dell'alloggio, sicché al fine in questione rileva non già l'elemento soggettivo della condotta tenuta dall'assegnatario, ma la circostanza obiettiva della mancata utilizzazione dell'abitazione (cfr. in tal senso, tra le tante, Cons. St., Sez. VI, 27 febbraio 2006 n. 844, e Sez. IV, 14 aprile 2004 n. 2107).
Tuttavia, come anche recentemente ribadito dalla giurisprudenza formatasi in materia, pienamente condivisa dal Collegio, occorre notare che un siffatto provvedimento incide gravemente sulla sfera giuridica dell'assegnatario; pertanto, il potere di autotutela in parola non può che essere esercitato nel massimo rispetto dei principi di imparzialità e buon andamento (che contribuiscono a delineare il principio di legalità dell'azione amministrativa) di cui all'art. 97 della Costituzione, quindi mediante il corretto contemperamento dei delicati interessi in gioco, vale a dire di quello, pubblico, alla assegnazione dell'alloggio a chi ne abbia reale necessità e quello, privato, dell'assegnatario a non vedersi sottratto l'alloggio se non quando ricorrano effettivamente e concretamente i presupposti stabiliti dalla legge. Ne consegue che lo stesso provvedimento deve fondarsi su un'adeguata istruttoria ed una congrua motivazione da cui risultino gli elementi valutati dall'amministrazione e l'iter logico da essa seguito per pervenire alla determinazione assunta (cfr, tra le ultime, Cons. St., Sez. IV, 21 maggio 2007 n. 2563).
Nella specie, in sede di esame del primo motivo il TAR, limitandosi - come si è visto - a rilevare gli elementi formali risultanti dagli atti richiamati, non ha considerato come tali elementi non fossero sufficienti a dimostrare la volontà dell'assegnatario di dimorare effettivamente e stabilmente altrove, dunque di abbandonare l'alloggio in questione, tanto meno per un periodo superiore a tre mesi.
Invero, l'assunzione di residenza anagrafica in Bologna, con correlati inserzione in quel nucleo familiare, domicilio fiscale e iscrizione alla locale USL, sono solo indiretti elementi dimostrativi dell'abbandono, non incompatibili con una diversa situazione di fatto. Di contro, all'uopo l'Amministrazione comunale avrebbe dovuto accertare in concreto se l'immobile era restato realmente disabitato, e non solo occasionalmente ma continuativamente per un determinato lasso temporale, ad esempio attraverso ripetuti accessi e/o la verifica dei consumi di energia elettrica, acqua, gas e telefono. Pertanto, in assenza di tali accertamenti, come la mancata residenza anagrafica nel Comune di Piedimonte Matese fino all'anno 1993 non ha a suo tempo impedito l'assegnazione né dato luogo al suo annullamento, così l'assunzione di residenza anagrafica in Bologna - peraltro non certificata in atti, nonché comunque non accompagnata dalla cancellazione dai registri anagrafici di Piedimonte Matese ed anzi contraddetta dal fatto che nell'anno 2001 l'interessato sia stato ivi censito - non giustifica di per sé sola la revoca dell'assegnazione. Né è idonea a corroborare l'assunto del TAR l'informativa della Polizia municipale dell'anno 2001, che si limita ad affermare che il signor Caprarelli "dimora nell'alloggio IACP in modo periodico" per ragioni di lavoro, senza precisare i termini effettivi della periodicità e, in specie, se questa si sia tradotta in assenze di durata superiore a tre mesi (come previsto dal cit. art. 17, D.P.R. n. 1035 del 1972) o comunque tanto consistenti da potersi escludere l'abitualità dell'abitare (ai sensi della lett. b del parimenti cit. art. 20, L.R. 2 luglio 1997 n. 18).
Sotto l'aspetto motivazionale - come si è visto ben rilevante, al contrario di quanto affermato nella sentenza appellata -, poi, non offre nulla di più il provvedimento comunale impugnato in primo grado, sia pure attraverso gli atti del procedimento, comprese le ripetute segnalazioni dello IACP di Caserta e la documentazione ad esse allegate.
Deve quindi concludersi che, diversamente da quanto ritenuto dal primo giudice anche in relazione al secondo motivo originario, lo stesso provvedimento sia privo di adeguata motivazione in ordine all'effettività della circostanza della mancanza di stabile abitazione, posta a base della determinazione, né tanto meno si fondi su elementi probatori oggettivi ed univoci, sicché si pone in contrasto con i principi giurisprudenziali su enunciati, come lamentato dal signor Caprarelli nei primi due motivi del ricorso di primo grado, sostanzialmente riproposti in questa sede.
Ne deriva che l'appello dev'essere accolto, con conseguente accoglimento del detto ricorso di primo grado in riforma della sentenza appellata e con assorbimento di ogni altra doglianza non trattata.
Tuttavia, si ravvisano ragioni affinché possa essere disposta la compensazione tra le parti presenti delle spese dei due gradi.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, accoglie l'appello in epigrafe e, per l'effetto, in riforma della sentenza appellata accoglie il ricorso di primo grado ed annulla gli atti con esso impugnati.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 17 luglio 2007 con l'intervento dei magistrati:
Angelica Dell'Utri Costagliola Consigliere, estensore
DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 06 DIC. 2007.