Source: http://ilfallimentarista.it/articoli/quesiti-operativi/concordato-continuit-e-apporto-di-finanza-esterna
Timestamp: 2020-03-30 18:30:56+00:00
Document Index: 83355108

Matched Legal Cases: ['art. 160', 'art. 182', 'art. 67', 'art. 182', 'art. 182', 'art. 182']

﻿ Concordato in continuità e apporto di finanza esterna | ilfallimentarista.it
18 Gennaio 2017 | Daniele Fico Concordato con continuità aziendale
Il piano attestato di un concordato in continuità può prevedere ipotesi alternative di acquisizione di nuovo capitale per la soddisfazione della percentuale promessa ai creditori concordatari?
Apporto di nuovo capitale da parte di terzi. Il debitore nella proposta di concordato preventivo, sia esso liquidatorio, sia con continuità aziendale, può offrire al ceto creditorio non soltanto tutto o parte del proprio patrimonio, ma prevedere altresì l’acquisizione di nuovo capitale da terzi, definita “finanza esterna”, in quanto estranea al patrimonio del debitore medesimo.
La nozione di finanza esterna si fonda sulla neutralità dell’apporto del terzo rispetto al patrimonio dell’imprenditore, cioè sull’apporto di nuovo capitale che non incide sul passivo concordatario in senso incrementativo, in quanto privo dell’obbligo di rimborso (al riguardo, cfr. Cass. 8 giugno 2012, n. 9373). In altre parole, si è in presenza di finanza esterna esclusivamente nei casi in cui le risorse del terzo non comportano né un incremento dell’attivo, sul quale i crediti privilegiati dovrebbero in ogni caso essere collocati secondo il loro grado, né un aggravio del passivo, con il riconoscimento di ragioni di credito a favore del terzo.
In tale circostanza, cioè nell’ipotesi in cui le risorse esterne soddisfino il principio di neutralità, non comportando alcuna variazione del patrimonio del debitore, la proposta di concordato preventivo può derogare alle regole del concorso dei creditori e, pertanto, al principio del divieto di alterazione delle cause di prelazione.
Il rispetto di tali cause e della graduazione dei creditori spiega, infatti, la sua funzione esclusivamente nell’ambito di un concorso esecutivo e con riferimento ai beni del debitore. Al contrario, le risorse finanziarie di terzi possono essere utilizzate liberamente senza dover quindi soggiacere al rispetto delle regole che disciplinano la responsabilità patrimoniale del debitore e la partecipazione dei creditori al concorso che, in ambito concordatario, come noto, trova disciplina nell’art. 160, comma 2, l. fall., secondo il quale “il trattamento stabilito per ciascuna classe non può avere l’effetto di alterare l’ordine delle cause legittime di prelazione”.
Finanza esterna e concordato in continuità. Con specifico riferimento al concordato con continuità, giova evidenziare che la nuova finanza costituisce, nella maggior parte dei casi, il mezzo per garantire l’esercizio dell’attività aziendale; la stessa permette, quindi, all’impresa di continuare la sua attività e di produrre eventualmente anche ulteriori utili rispetto a quelli previsti nel piano concordatario.
Il ricorso alla finanza esterna rileva altresì ai fini della possibilità di un utilizzo strategico delle risorse per il pagamento di particolari creditori necessari alla prosecuzione dell’attività d’impresa. Ai sensi dell’art. 182-quinquies, comma 5, l. fall., infatti, il debitore che presenta domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo può chiedere al tribunale l’autorizzazione, assunte se del caso sommarie informazioni, a pagare crediti anteriori per prestazioni di beni o servizi, se un professionista in possesso dei requisiti previsti dall’art. 67, comma 3, lett. d), l. fall., attesta che queste prestazioni sono essenziali per la prosecuzione dell’attività d’impresa e funzionali ad assicurare la migliore soddisfazione dei creditori. Tale attestazione, tuttavia, non e' necessaria per i pagamenti effettuati fino a concorrenza dell'ammontare di nuove risorse finanziarie che vengano apportate al debitore senza obbligo di restituzione o con obbligo di restituzione postergato alla soddisfazione dei creditori.
L’anzidetta disposizione, consentendo il pagamento di alcuni creditori concorsuali prima del tempo previsto ed al di fuori dei riparti, costituisce una chiara deroga al principio della par condicio creditorum, che trova giustificazione con la difficoltà di proseguire per altra via nell’attività d’impresa se non si assicura il pagamento anche dei debiti anteriori per forniture di beni e servizi di importanza fondamentale per il mantenimento dell’azienda in esercizio.
Conclusioni. La proposta di concordato preventivo in continuità può quindi prevedere ipotesi alternative di acquisizione di nuovo capitale, sia attraverso finanza esterna, come sopra definita, sia attraverso il ricorso a finanziamenti da parte di istituti di credito nelle diverse forme dei “finanziamenti ponte” (art. 182 quater, comma 2, l. fall.), dei “finanziamenti in esecuzione” (art. 182 quater, comma 1, l. fall.) e dei “finanziamenti interinali” (art. 182 quinquies, commi 1-3, l. fall.), cioè di quelli erogati dopo la presentazione della domanda di ammissione al concordato e prima dell’omologazione.
A differenza degli apporti di finanza esterna, che, come chiarito, non comportano alcuna variazione del patrimonio del debitore e non originano, conseguentemente, alcun obbligo di rimborso, per l’erogazione dei citati finanziamenti bancari è previsto lo strumento incentivante della prededuzione e, pertanto, l’obbligo di integrale soddisfacimento dei medesimi al di fuori del concorso.