Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-1902-del-25-01-2017
Timestamp: 2020-04-06 22:06:33+00:00
Document Index: 17289101

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 360', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 6', 'art. 13', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 12', 'art. 108', 'art. 107', 'art. 4', 'art. 92', 'art. 107', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 1902 del 25/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1902 del 25/01/2017
Cassazione civile, sez. lav., 25/01/2017, (ud. 25/10/2016, dep.25/01/2017), n. 1902
sul ricorso 20544-2011 proposto da:
CATALANO e LORELLA FRASCONA’, LUCIA PUGLISI che lo rappresentano e
FA.RE DI ARCH. F.R. & C. S.A.S.;
ANTONINO SGROI, LELIO MARITATO, D’ALOISIO CARLA, LUIGI CALIULO,
E SUL RICORSO SUCCESSIVO, SENZA NUMERO DI R.G.N. proposto da:
FA.RE DI ARCH. F.R. & C. S.A.S., C.F. (OMISSIS), in
unitamente agli avvocati ALBERTO PASTA e EMILIO ANTONIO SELLITTI,
avverso la sentenza n. 297/2011 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
depositata il 19/04/2011 r.g.n. 335/2010;
25/10/2016 dal Consigliere Dott. BERRINO UMBERTO;
SOLDI ANNA MARIA, che ha concluso per: accoglimento ricorso INAIL
per motivo primo, accoglimento ricorso INPS per motivo secondo,
Con sentenza dell’8/3/11 – 19/4/11, la Corte d’appello di Torino ha rigettato l’impugnazione dell’Inps e dell’Inail avverso la sentenza del giudice del lavoro del Tribunale di Asti che li aveva condannati a rimborsare alla società FA.RE di arch. F.R. &amp; C. s.a.s. il 90% dei contributi previdenziali e dei premi versati per gli anni 1994, 1995, 1996 e 1997.
La Corte territoriale, per quanto qui rileva, ha osservato che la normativa applicata per la restituzione dei predetti contributi e premi attribuiva alle imprese alluvionate il diritto a ripetere il 90% dei contributi Inps e dei premi Inali versati e ciò, da un lato, perchè il D.L. n. 300 del 2006, art. 3 – quater, (conv. con L. n. 17 del 2007) aveva espressamente esteso ai versamenti previdenziali ed assicurativi obbligatori i benefici già previsti dalla L. n. 289 del 2002, e, dall’altro, perchè la L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, doveva essere interpretato nel senso che la definizione della posizione contributiva poteva avvenire sia in favore di chi aveva pagato solo il 10% del dovuto, sia in favore di chi aveva già pagato attraverso il rimborso del 90% di quanto versato, pena la violazione dell’art. 3 della Costituzione. Inoltre, la stessa Corte ha ritenuto la tempestività della domanda amministrativa inviata entro il 31.7.2007, in quanto il termine ultimo fissato dalla L. n. 17 del 2007 a quest’ultima data, riguardava le sole posizioni debitorie ancora pendenti e suscettibili di regolarizzazione alla predetta data e non già quelle, come nella fattispecie, aventi ad oggetto una richiesta di rimborso di quanto già versato.
Per la cassazione della sentenza ricorrono l’Inps, con due motivi, e l’Inali, con tre motivi.
Resiste con controricorso la società FA.RE di arch. F.R. &amp; C. s.a.s..
L’Inail e la controricorrente depositano memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..
Preliminarmente va respinta l’eccezione con la quale la controricorrente lamenta la mancata notifica del ricorso dal parte dell’Inail, atteso che dagli atti di causa emerge, al contrario, che la notifica in questione è stata regolarmente eseguita a mezzo del servizio postale, risultando la certificazione dell’avvenuto deposito del plico postale e del suo mancato ritiro.
1. Col primo motivo l’Inail si duole, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, della violazione del D.L. n. 300 del 2006, art. 3 quater, comma 1, convertito con L. n. 17 del 2007, in combinato disposto con la L. n. 350 del 2003, art. 4, comma 90, in relazione alla disattesa eccezione di decadenza dalla presentazione della domanda di rimborso che la controparte aveva inoltrato oltre il termine di L. 31 luglio 2007.
2. Col secondo motivo di censura l’Inail lamenta la violazione del D.L. n. 300 del 2006, art. 3 quater, comma 1, convertito con L. n. 17 del 2007, art. 3 quater, comma 1, in combinato disposto con la L. n. 350 del 2003, art. 4, comma 90, la L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, il D.L. n. 646 del 1994, art. 6, commi 2, 3 e 7 bis, art. 13 e art. 7, comma 1, convertito con la L. n. 22 del 1995, contestando la sussistenza del diritto della ditta alluvionata alla restituzione delle somme versate a titolo di premio assicurativo, così come riconosciuto dalla Corte territoriale sulla base di una interpretazione delle norme di riferimento che la difesa dell’ente reputa erronea.
3. Col terzo motivo l’Inail deduce la violazione dell’art. 3 quater, comma 1, del D.L. n. 300 del 2006, convertito con L. n. 17 del 2007, in combinato disposto con la L. n. 350 del 2003, art. 4, comma 90, della L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, il D.L. n. 646 del 1994, art. 6, commi 13 e art. 7, comma 1, convertito con la L. n. 22 del 1995, sotto il profilo della non rimborsabilità delle somme già versate.
4. Col primo motivo l’Inps deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 107 e 108 T.F.U.E., nonchè delle regole di diritto comunitario in tema di divieto di erogazione dei benefici prima della valutazione della Commissione europea e in connessione con queste della L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 9, comma 17, della L. 24 dicembre 2003, n. 350, art. 4, comma 90 e del D.L. 28 dicembre 2006, n. 300, art. 3 – quater, comma 1, convertito con modificazioni dalla L. 26 febbraio 2007, n. 17.
In sostanza la tesi dell’Inps è che i benefici contributivi oggetto della presente controversia, al cui pagamento è stato condannato in favore dell’intimata società, costituiscono degli aiuti di Stato illegittimi che non possono essere erogati dall’ordinamento nazionale per la palese violazione delle norme di diritto comunitario.
5. Col secondo motivo l’Inps deduce la violazione e falsa applicazione del D.L. 28 dicembre 2006, art. 3 quater, comma 1, convertito nella L. 26 febbraio 2007, n. 17, in relazione alla L. 24 dicembre 2003, n. 350, art. 4, comma 90, dolendosi del mancato accoglimento dell’eccezione di decadenza per tardività della domanda amministrativa di rimborso dei contributi già versati e contestando l’affermazione secondo cui il termine di decadenza del 31.7.1997 valeva solo per le posizioni debitorie suscettibili di definizione e non per le richieste di rimborso, come quella oggetto di causa.
6. Osserva la Corte che va affrontata preliminarmente la questione della decadenza, di cui al primo motivo del ricorso dell’Inail ed al secondo motivo del ricorso dell’Inps, stante il carattere dirimente di tale eccezione ove la stessa dovesse rivelarsi fondata. Anzitutto, deve escludersi che – come ritenuto dalla Corte territoriale – l’imposizione del termine del 31.7.2007 sia collegata soltanto ad un’ipotesi di versamento non effettuato, per modo che l’impresa che abbia eseguito il versamento possa invece ripeterlo. Invero, il termine del 31.7.2007, risultante per la presentazione delle domande di regolarizzazione L. n. 350 del 2003, ex art. 4, comma 90, a seguito della proroga dell’originario termine del 31.7.2004 da parte del D.L. n. 300 del 2006, art. 3 – quater, comma 1, (conv. con L. n. 17 del 2007), si applica anche alle imprese che abbiano già versato i contributi previdenziali, dovendosi ritenere irragionevole una distinzione tra coloro che non abbiano corrisposto i contributi e coloro che, invece, abbiano già effettuato il pagamento, in quanto la locuzione “regolarizzare la posizione”, di cui all’art. 4, comma 90 cit., include tanto l’ipotesi in cui la definizione della posizione previdenziale intervenga mediante il pagamento del 10% del dovuto, quanto quella in cui avvenga mediante il rimborso del 90% del versato (Cass. n. 12603 del 2016).
7. Tanto precisato va, però, osservato che le doglianze espresse dai ricorrenti in ordine all’asserita intempestività della domanda amministrativa sono infondate, in quanto erroneamente viene ricondotto l’effetto della decadenza al momento della ricezione della domanda amministrativa di rimborso del premio assicurativo.
Si è, infatti, affermato (Cass. sez. 6 – L. Ordinanza n. 10768 del 27.6.2012) che “in tema di sgravi contributivi a richiesta, per verificare l’osservanza dell’eventuale termine di decadenza (nella specie, termine fissato dal D.L. n. 300 del 2006, art. 3 quater, conv. in L. n. 17 del 2007, per l’istanza di sgravio dei soggetti danneggiati dall’alluvione del Piemonte nel 1994), vale il principio secondo il quale, nell’ambito dei rapporti con la P. A., l’istanza è tempestiva qualora venga presentata all’ufficio postale per la spedizione entro il termine, non rilevando che essa sia pervenuta all’ente dopo la scadenza del termine medesimo”. Ebbene, nella fattispecie emerge dall’impugnata sentenza che la domanda di restituzione dei contributi versati in eccesso fu inviata il 30.7.2007 e a tal riguardo la Corte territoriale richiama il documento n. 4 di parte appellata, per cui non sussiste la eccepita tardività.
8. Sempre in via preliminare è da ritenere infondata la tesi, sostenuta dalla controricorrente nella memoria, in ordine al supposto formarsi del giudicato interno nei confronti dell’Inail per non essere mai stata dibattuta nelle precedenti fasi del giudizio di merito la questione degli aiuti di stato. Invero, è agevole osservare che l’Inail ha contestato nelle precedenti fasi di merito il diritto dell’odierna controricorrente al rimborso dei premi versati, per cui non può essersi formato alcun giudicato a tal riguardo, a nulla rilevando che nella presente sede di legittimità l’istituto assicuratore abbia messo nuovamente in discussione lo stesso diritto in forza di una ulteriore ragione giuridica basata sullo “ius superveniens” di fonte comunitaria.
Nè va dimenticato che si è già affermato (Sez. U, Sentenza n. 26948 del 18/12/2006) che il potere-dovere del giudice di conformarsi al diritto comunitario nella decisione della controversia comporta la necessaria disapplicazione delle regole processuali di diritto interno che, precludendo in sede di legittimità l’esame di questioni non specificamente dedotte dal ricorrente e l’introduzione di nuove questioni di fatto, impediscono la piena applicazione delle norme comunitarie.
9. Quindi, una volta superate tali questioni preliminari, può procedersi all’esame degli altri motivi che, per ragione di connessione, possono essere esaminati congiuntamente.
Orbene, per un ordinato iter argomentativo occorre seguire una ricognizione della normativa interna sul tema, dei precedenti di questa Corte di legittimità al riguardo e degli effetti derivanti dalla decisione resa in subiecta materia dalla Commissione dell’Unione Europea in data 14.8.2015, n. 195/2016.
10. Com’è noto, la L. n. 350 del 2003, art. 4, comma 90, ha esteso ai soggetti colpiti dagli eventi alluvionali del novembre 1994 e già destinatari dei provvedimenti agevolativi in materia di versamento delle somme dovute a titolo di tributi, contributi e premi, di cui al D.L. n. 646 del 1994, art. 6, commi 2, 3 e 7 – bis, (conv. con L. n. 22 del 1995, art. 6, commi 2, 3 e 7 – bis), le disposizioni sulla regolarizzazione automatica delle imposte previste dal L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, in favore delle imprese colpite dal sisma del 1990 in Sicilia orientale, prevedendo che tali soggetti potessero regolarizzare la propria posizione relativa agli anni 1995, 1996 e 1997 versando il 10% dell’importo dovuto entro il 31.7.2004 (termine successivamente differito al 31.7.2007 dal D.L. n. 300 del 2006, art. 3 – quater, comma 1, conv. con L. n. 17 del 2007).
Al riguardo, questa Corte di legittimità ha già avuto modo di chiarire che la L. n. 350 del 2003, art. 4, comma 90, nell’estendere l’applicazione delle disposizioni della L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, ai soggetti colpiti dagli eventi alluvionali del novembre 1994, si riferisce espressamente ai provvedimenti agevolativi concernenti i versamenti di quanto dovuto “a titolo di tributi, contributi e premi”, restando privo di rilievo il mancato rinvio, nel testo della norma, anche alla disposizione di cui al D.L. n. 646 del 1994, art. 7, in quanto il richiamo del D.L. ult. cit., art. 6, commi 2, 3 e 7 – bis, da parte della L. n. 350 del 2003, art. 4, comma 90, è funzionale esclusivamente all’individuazione della categoria dei destinatari del beneficio e non già all’individuazione della tipologia dei tributi a cui riferire l’agevolazione.
Si è, inoltre, precisato che tale interpretazione trova espressa e letterale conferma nel D.L. n. 300 del 2006, art. 3 – quater (conv. con L. n. 17 del 2007), che ha esplicitamente stabilito l’operatività dell’agevolazione “per i contributi previdenziali, i premi assicurativi e i tributi riguardanti le imprese relativi all’alluvione del Piemonte del 1994”, venendo, altresì, fugato ogni dubbio sulla legittimità costituzionale della norma ult. cit., sulla scorta dell’insegnamento di Corte cost. n. 274 del 2006, in considerazione della piena legittimità in materia civile di leggi retroattive, non solo interpretative ma anche innovative con efficacia retroattiva, quando la disposizione trovi adeguata giustificazione sul piano della ragionevolezza (come nel caso in cui l’interpretazione della disciplina richiamata rappresenti una delle possibili letture del dato normativo) e non contrasti con altri valori ed interessi costituzionalmente protetti (Cass. nn. 11133 e 11247 del 2010).
11. Ha, inoltre, chiarito questa Corte che la definizione automatica della posizione previdenziale può avvenire, per chi non ha ancora pagato, mediante il pagamento del solo 10% del dovuto e, per chi ha già pagato, attraverso il rimborso del 90% di quanto versato, dovendo ritenersi, nel silenzio del legislatore circa la posizione di coloro che, all’entrata in vigore della normativa recante il beneficio, avessero già ottemperato al pagamento dell’obbligazione contributiva, che un’interpretazione che escludesse costoro dalla possibilità di richiedere la restituzione di quanto versato in eccesso si porrebbe in contrasto con la costante giurisprudenza della Corte costituzionale circa l’irragionevolezza di disposizioni legislative che sopprimano o riducano la prestazione dovuta per obbligazioni pubbliche già perfezionatesi, prevedendo al contempo l’irripetibilità delle somme già versate in esecuzione del rapporto obbligatorio siccome conformato in precedenza (Cass. n. 11247 del 2010, cit.).
12. Nessun rilievo presentando, ai fini qui in discorso, la successiva norma di interpretazione autentica del L. n. 350 del 2003, art. 4, comma 90, contenuta nel D.L. n. 78 del 2010, art. 12, comma 12, trattandosi di disposizione soppressa dalla legge di conversione, mette conto invece dare atto della decisione n. 195/2016 che, in subiecta materia, ha adottato la Commissione Europea in data 14.8.2015 (notificata con il n. C (2015) 5549 e pubblicata in G.U.U.E. del 18.2.2016). Con tale decisione, infatti, la Commissione ha ritenuto che le misure legislative che istituiscono i benefici in questione nel presente giudizio fossero state adottate in violazione dell’art. 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) e, di conseguenza, ha concluso che esse “costituiscono aiuti di Stato incompatibili con il mercato interno” (punto 133), aggiungendo, in punto di conseguenze (punti 134 – 136): a) che una decisione negativa in merito ad un regime di aiuti non pregiudica la possibilità che determinati vantaggi concessi nel quadro dello stesso regime non costituiscano di per sè aiuti di Stato o configurino, interamente o in parte, aiuti compatibili con il mercato interno (ad esempio perchè il beneficio individuale è concesso a soggetti che non svolgono un’attività economica e che pertanto non vanno considerati come imprese, oppure perchè il beneficio è in linea col regolamento c.d. de minimis applicabile, oppure perchè è concesso in conformità di un regime di aiuto approvato od ad un regolamento di esenzione);
13. Ciò posto, va ricordato che le decisioni adottate dalla Commissione delle Comunità europee, nell’ambito delle funzioni ad essa conferite dal Trattato CE sull’attuazione e lo sviluppo della politica della concorrenza nell’interesse comunitario, ancorchè prive dei requisiti della generalità e dell’astrattezza, costituiscono fonte di produzione di diritto comunitario, anche con specifico riguardo alla materia degli aiuti di Stato, e quindi vincolano il giudice nazionale nell’ambito dei giudizi portati alla sua cognizione, obbligandolo a dare attuazione al diritto comunitario, se necessario attraverso la disapplicazione delle norme interne che siano in contrasto con esso (v. da ult. Cass. n. 15354 del 2014).
14. Deve per contro negarsi che la vicenda per cui è causa configuri un’ipotesi di “aiuti individuali già versati nel quadro delle misure in esame prima della data di avvio della decisione e dell’ingiunzione di sospensione” del 17.12.2002, di cui al punto 136 della decisione della Commissione: in specie, infatti, l’Istituto previdenziale non ha effettuato alcun pagamento con animus solvendi, ma si è limitato ad eseguire un comando giudiziale, che ha contestualmente impugnato, anche in questa sede, contestando il diritto della impresa al beneficio, onde non è configurabile nè un pagamento nè, a fortiori, un atto di concessione di aiuti.
Dovendo, pertanto, ritenersi che nella vicenda per cui è causa, controvertendosi di “pagamenti di aiuti in essere”, debba trovare piena applicazione lo ius superveniens di cui alla decisione della Commissione dianzi cit., restando viceversa irrilevanti le statuizioni della medesima decisione in punto di recupero di aiuti già concessi, mette conto piuttosto ribadire che la decisione della Commissione, pur ritenendo incompatibile sul piano generale il regime delle agevolazioni, ha lasciato ferma la legittimità dell’intervento legislativo allorquando l’aiuto individuale rientri nei limiti del regolamento c.d. de minimis applicabile (punto 115 della decisione), ovvero possa beneficiare della deroga prevista dall’art. 107, paragrafo 2, lett. b), TFUE (punto 132 della decisione).
15. Segue da quanto sopra che il giudice del rinvio dovrà verificare la sussistenza del diritto dell’azienda in epigrafe a fruire dei benefici di cui alla L. n. 350 del 2003, art. 4, comma 90 e successive modifiche e integrazioni, accertando a tal fine, anzitutto, l’eventuale ricorrenza dei presupposti di fatto per l’applicabilità del regolamento de minimis (la cui prova è a carico del soggetto che invoca il beneficio: arg. ex Cass. n. 6756 del 2012), tenendo conto, in specie, che la regola de minimis, stabilendo una soglia di aiuto al di sotto della quale l’art. 92, n. 1, TFUE, può considerarsi inapplicabile, costituisce un’eccezione alla generale disciplina relativa agli aiuti di Stato, per modo che, quando la soglia dell’irrilevanza dovesse essere superata, il beneficio dovrà essere negato nella sua interezza (arg. ex Cass. n. 11228 del 2011). Qualora la prova dei presupposti per l’applicabilità del regolamento de minimis non venga fornita, il giudice del rinvio dovrà verificare la compatibilità con il mercato interno del beneficio costituente aiuto di Stato, ex art. 107, paragrafo 2, lett. b), TFUE, e dunque, da un lato, quale sia stato l’importo del danno diretto subito dall’impresa per effetto dell’alluvione, da accertare a livello della stessa impresa (cfr. punto 132 della decisione), e dall’altro, nell’ambito del danno così individuato, quale importo sia stato già compensato da altre fonti (assicurazioni o altre misure di aiuto: cfr. punto 148 della decisione della Commissione), dovendo, in particolare, tenersi conto anche dei benefici previsti dalla stessa normativa in materia di tributi e premi, giacchè l’aiuto oggetto dell’attuale controversia potrà essere riconosciuto nei limiti della compensazione del danno residuo.
16. In ragione dei principi di diritto dianzi esposti, la sentenza impugnata va conclusivamente cassata e la causa rinviata ad altro giudice, che si individua nella Corte d’appello di Torino, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del presente giudizio di cassazione.
La Corte, provvedendo sui ricorsi, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese, alla Corte d’appello di Torino in diversa composizione.