Source: https://www.miaconsulenza.it/diritto-delle-armi/3-diritto-delle-armi/420-furto-in-abitazione-ti-hanno-rubato-le-armi
Timestamp: 2020-04-07 10:11:20+00:00
Document Index: 135376423

Matched Legal Cases: ['art. 20', 'sentenza ', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 240']

Venerdì, 21 Febbraio 2020 19:04
Omessa custodia di armi. Cosa dice la Legge. Cosa dice la Cassazione. Come gestire il penale. Prendiamo spunto da una consulenza rilasciata dallo studio.
Un caso realmente accaduto
Come affrontare il procedimento penale
Il detentore di una pistola fa rientro presso il proprio domicilio e realizza che ignoti ladri si sono introdotti all’interno, forzando una finestra dell’abitazione.
Subito controlla il luogo ove detiene l’arma con le relative munizioni, scoprendo che la stessa non c’è più.
Immediatamente avvisa le Forze dell’Ordine e denuncia i fatti.
Nelle fasi post denuncia, un ulteriore controllo consente al denunciante di rinvenire la custodia dell’arma all’interno dell’armadio, ma in una diversa sezione.
Conseguentemente i Carabinieri intervengono e sequestrano pistola e munizioni e così, per l’ignaro detentore, scatta una denuncia all’autorità giudiziaria per omessa custodia di armi ex art. 20 bis L. 18 aprile 1975 n. 110.
Articolo 20-bis L. 18 aprile 1975 n.110. Omessa custodia di armi.
Cassazione penale, sezione V, sentenza 7 dicembre 2007, n. 45964. Il reato di omessa custodia di armi (art. 20 bis L. n. 110 del 1975) è un reato di mera condotta e di pericolo, che si perfeziona per il solo fatto che l'agente non abbia adottato le cautele necessarie, sulla base di circostanze da lui conosciute o conoscibili con l'ordinaria diligenza, indipendentemente dal fatto che una delle persone indicate dalla norma incriminatrice – minori, soggetti incapaci, inesperti o tossicodipendenti – sia giunta a impossessarsi dell'arma o delle munizioni, in quanto è necessario che, sulla base di circostanze specifiche, l'agente possa e debba rappresentarsi l'esistenza di una situazione tale da richiedere l'adozione di cautele specifiche e necessarie per impedire l'impossessamento delle armi da parte di uno dei soggetti indicati.
A parte tutte le considerazioni che si possono fare in ordine ai soggetti classificati dal comma 1 art. 20 bis, passiamo dunque a profilare la fattispecie penale in esame, evidenziando che esiste una sostanziale differenza fra l’ipotesi penale punita dal primo comma con quella del secondo comma.
Infatti, la prima esige una condotta attiva (consegnare), mentre la seconda esige una condotta passiva di natura omissiva (un non facere).
L'omessa custodia è un reato di mera condotta e di pericolo che si perfeziona per il solo fatto che l'agente non adotta le cautele necessarie, sulla base di circostanze da lui conosciute o conoscibili con l'ordinaria diligenza.
Nel caso descritto sopra, siamo chiaramente nel secondo comma.
Sul punto si rileva che, l’aver dapprima denunciato il patito furto dell’arma comprensivo del suo munizionamento ed averne, poi, rivendicato il ritrovamento all’interno dell’armadio in cui era precedentemente posta in custodia non depone a favore dell’interessato, in quanto sintomo di una minor attenzione nella custodia dell’arma.
Fatto a cui si deve aggiungere che il racconto in denuncia evidenzia un elemento da prendere in considerazione: l’arma si trovava all’interno dello stesso bauletto insieme a munizioni e caricatore, almeno da 2/3 mesi.
E’ noto che ogni possessore di armi deve ben conoscere ove le stesse si trovino, in caso contrario, si presenta un potenziale “pericolo”.
Si aggiunga che il fatto stesso di custodire l’arma, unitamente al caricatore ed al relativo munizionamento all’interno dello stesso mobile, di per sé integra il presunto pericolo poiché, qualora terzi si approprino o utilizzino l’arma da fuoco essi usufruirebbero agevolmente della pistola e di tutto il suo corredo.
L’art. 20 della legge 110/1975 impone al detentore di armi di adottare ogni diligenza di custodia nell’interesse della sicurezza pubblica: sarebbe stato doveroso custodire l’armamento suddiviso in parti e in luoghi differenti.
Quanto sopra premesso, pur tenendo presente la buona fede nella vicenda, si ritiene che un percorso legale teso a ribaltare la tesi sostenuta dall’Autorità Giudiziaria comporterebbe un margine di successo non elevato, a fronte di un investimento in risorse per i costi di giudizio.
Pertanto, in certi casi risulta preferibile scegliere la strada che consente di contenere il contenuto di una probabile condanna.
Si potrebbe, per esempio, valutare di ricorrere all'oblazione discrezionale (162 bis c.p.) che è causa estintiva del reato, tenuto conto che per l’omessa custodia di armi, nell'ipotesi di cui ai commi 1 e 2, tale istituto è ammissibile.
Occorrerà avanzare, prima dell’apertura del dibattimento o dell’emissione del decreto di condanna, apposita istanza al Tribunale Ufficio del Giudice delle Indagini Preliminare che, previo parere del Procuratore della Repubblica, ammetterà il pagamento volontario di una somma di denaro a fronte dell’estinzione del reato.
Tale strategia consentirà di contenere i costi e le tempistiche dell’iter procedurale penale, annullando la punibilità del fatto-reato.
Al momento del deposito della richiesta dovrà depositare metà del massimo dell’ammenda prevista.
In merito all’arma in sequestro è possibile che il giudice decida - comunque – per la confisca poiché corpo del reato presupposto, art. 240 c.p.
In alternativa, si potrebbe procedere con un ricorso al Tribunale del Riesame avverso il decreto di sequestro preventivo cautelare che però, per le ragioni in premessa, si ritiene abbia scarse probabilità di successo (con elevata probabilità di condanna in sede di giudizio).
Avere un supporto legale è semplice:
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