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Timestamp: 2020-05-29 13:20:24+00:00
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Matched Legal Cases: ['art.4', 'art.4', 'art.7', 'sentenza ', 'art. 2112', 'art. 2110', 'art. 2112', 'art. 1655', 'art.29', 'art.9', 'art.9', 'art.4', 'art.29', 'art.35', 'art.50', 'art.13', 'art.35', 'art. 35', 'art.50', 'art.28', 'art.35', 'art.28', 'art.28', 'art.2495', 'art.28', 'art.2495']

novembre | 2014 | Francesco Colaci's BLOG | Pagina 3
ASSEGNATE ULTERIORI RISORSE AMMORTIZZATORI SOCIALI IN DEROGA 2014
Il Ministro del Lavoro ha inviato al Ministero dell’Economia un decreto che assegna alle Regioni 500 milioni per il finanziamento della cassa in deroga e della mobilità in deroga 2014.
Dopo la firma del Tesoro, le somme saranno suddivise tra le Regioni, alcune delle quali non erogano gli ammortizzatori ai lavoratori da ben otto mesi.
Nell’incontro avuto con gli assessori regionali, il Ministro ha anche annunciato una nota esplicativa che dovrebbe chiarire alcune questioni inerenti la corretta applicazione del Decreto Interministeriale n. 83473 dell’ 1 agosto 2014, recentemente modificato con l’estensione della possibilità per le Regioni di derogare, fino al 31 dicembre 2014, anche ai criteri stabiliti dal decreto stesso, relativamente alla mobilità in deroga.
ULTIMO REPORT SETTIMANALE PROGETTO MLPS GARANZIA GIOVANI
28° Report settimanale – Aggiornamento al 20 novembre 2014
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CONCORSO PER 340 POSTI GIUDICE ORDINARIO
Sulla Gazzetta Ufficiale n. 91 del 21 novembre 2014, 4a serie speciale – concorsi, è stato pubblicato un bando di concorso indetto dal ministero della Giustizia con Decreto ministeriale del 5 novembre 2014 e finalizzato al reclutamento di 340 posti di magistrato ordinario.
Le domande per la partecipazione al concorso dovranno essere presentate interamente ed esclusivamente per via telematica entro il 22 dicembre 2014 previa registrazione dei candidati sul sito del ministero della Giustizia.
Con le credenziali ottenute a seguito di registrazione, sarà, infatti, possibile procedere con la compilazione ed invio del form di domanda accedendo direttamente al sistema messo a punto per l’invio della domanda di partecipazione al concorso.
MISE:REQUISITI PROFESSIONALI PER ATTIVITA’ ACCONCIATORE
Si richiama l’attenzione sul sotto stante comunicato con cui il Ministero dello Sviluppo Economico fornisc e indicaziione circa i requisiti professionali da possedere per l’esercizio dell’attività di acconciatore
Parere 20 novembre 2014, n. 205832
Con messaggio di posta elettronica del 12 novembre u.s., è stato sottoposto allo scrivente un quesito concernente il riconoscimento dei requisiti professionali. Si pone il caso di una persona che in esito allo svolgimento di «quattro anni di apprendista[to] tra [il] 1982 e il 1985» sia stata «inquadrata al 2° livello», ed abbia successivamente svolto tale lavoro ininterrottamente fino ad ora. Posto che il soggetto in esame non ha provveduto a richiedere all’epoca la certificazione da parte della Commissione provinciale per l’artigianato, si chiede il parere di questa Amministrazione in ordine al possesso del requisito professionale richiesto per l’accesso all’attività di acconciatore.
Si richiama quanto già espresso in relazione a fattispecie parzialmente analoga con la nota prot. n. 188379 del 27 ottobre 2014.
La legge 14 febbraio 1963, n. 161, nell’introdurre la disciplina delle attività commerciali dei barbieri, parrucchieri ed affini, prevedeva all’articolo 2 che l’esercizio di tali attività fosse subordinato al rilascio da parte dei Comuni di una apposita autorizzazione, previo accertamento dei requisiti di qualificazione professionale previsti dalla lettera c) del secondo comma del medesimo articolo. In essa si stabiliva che «la qualificazione professionale si intende conseguita dal richiedente l’autorizzazione (…) se costui (…) presti o abbia prestato la sua opera professionale qualificata presso una impresa di barbiere o di parrucchiere, in qualità di dipendente o di collaboratore. L’accertamento di quest’ultima condizione spetta alla commissione provinciale per l’artigianato, la quale rilascia la relativa certificazione previa indagine circa l’effettivita del precedente esercizio professionale qualificato. Si ritiene comunque conseguita la qualificazione professionale con un periodo di attività lavorativa qualificata non inferiore a due anni da accertarsi attraverso l’esibizione del libretto di lavoro o documentazione equipollente. La qualificazione professionale si intende altresì conseguita se il richiedente abbia seguito un regolare corso di apprendistato ed ottenuta a qualificazione ai sensi della legge 19 gennaio 1955, n. 25 , e delle norme applicative previste nei contratti collettivi di lavoro delle categorie interessate».
L’articolo 18 della legge 19 gennaio 1955, n. 25, prevedeva che «al termine dell’addestramento pratico e dell’insegnamento complementare gli apprendisti sostengono le prove di idoneità all’esercizio del mestiere che ha formato oggetto dell’apprendistato. In ogni caso gli apprendisti che hanno compiuto i diciotto anni di età e i due anni di addestramento pratico hanno diritto di essere ammessi a sostenere le prove di idoneità. La qualifica ottenuta al termine del periodo di apprendistato dovrà essere scritta sul libretto individuale di lavoro».
La disciplina dell’attività artigianale in parola è stata quindi integralmente riformata ad opera della legge 17 agosto 2005, n. 174 (Disciplina dell’attività di acconciatore), che, unificando sotto la denominazione di «attività di acconciatore» le attività di barbiere e di parrucchiere per uomo e per donna di cui alla legge 161/1963, ha introdotto nuove modalità per l’accesso al suo esercizio.
La legge di riforma reca, conseguentemente, disposizioni volte a regolare la fase transitoria tra la precedente e la nuova disciplina normativa. Il secondo comma dell’articolo 6 stabilisce che «i soggetti che alla data di entrata in vigore della presente legge sono in possesso della qualifica di acconciatore o di parrucchiere, per uomo o per donna, assumono di diritto la qualifica di acconciatore e sono equiparati ai soggetti abilitati ai sensi dell’articolo 3».
Da ultimo, il legislatore nazionale è ulteriormente intervenuto sulla materia con il decreto legislativo 6 agosto 2012, n. 147, il cui articolo 15, per quanto di interesse in relazione alla fattispecie in esame, dispone al secondo comma l’abrogazione degli «articoli 1, commi terzo, quarto, quinto e sesto e 2, 2-bis, 3, 4 e 5 della legge 14 febbraio 1963, n. 161». Nell’attuale disciplina sono venuti meno, dunque, i compiti di accertamento e certificazione dei requisiti professionali in precedenza attribuiti alle Commissioni provinciali per l’artigianato, mentre la verifica dei requisiti professionali dichiarati nella SCIA dal soggetto che intenda avviare l’attività di acconciatore è ora trasferita ai Comuni, in attuazione del primo comma dell’articolo 118 della Costituzione.
Nel contesto della disciplina legislativa vigente ratione temporis, sembra dunque doversi concludere nel senso che il possesso della qualifica professionale di acconciatore, ottenuto prima dell’entrata in vigore della legge 17 agosto 2005, n. 174, di riforma della regolazione del settore, secondo le disposizioni normative di cui alla previgente legge 14 febbraio 1963, n. 161, consenta l’equiparazione del soggetto ai soggetti abilitati ai sensi della riformata disciplina. L’accertamento del ricorrere dei richiesti requisiti professionali spetta ora ai Comuni, i quali provvederanno nei termini di legge alle opportune verifiche su quanto dichiarato dal soggetto nella SCIA e sulla documentazione da questi ad essa allegata.
ORDINANZA CASSAZIONE RELATIVA INDIVIDUAZIONE FORO COMPETENTE IMPUGNAZIONE LICENZIAMENTO SECONDO RITO FORNERO
Con la sottoriportata Ordinanza,la Cassazione ha definito il ricorso di cui al titolo.
CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 20 novembre 2014, n. 24790
Il Consiglio dei Ministri nella riunione del 30 Ottobre scorso ha approvato in via definitiva il decreto legislativo contenente disposizioni in materia di semplificazioni fiscali, in attuazione dell’articolo 7 della delega di cui alla legge n. 23 dell’11 marzo 2014 ,che , tra l’altro, prevede negli artt.da 1 a 7 l’introduzione in via sperimentale della dichiarazione dei redditi precompilata dall’Agenzia delle Entrate ,i cui aspetti rilevanti si espongono di seguito ,in attesa della pubblicazione ed entrata in vigore del provvedimento in questione
La dichiarazione dei redditi “precompilata” da parte dell’ Agenzia delle Entratee’ che viene introdotta in via sperimentale, a partire dall’anno 2015, con riferimento ai redditi prodotti nel 2014, ., sara’ messa a disposizione dei lavoratori dipendenti e assimilati e dei pensionati che hanno i requisiti per presentare il modello 730.,ossia contribuenti che nell’anno precedente sono:
Con il 730 si possono dichiarare i redditi: di lavoro dipendente e assimilati; dei terreni e dei fabbricati;di capitale; di lavoro autonomo per i quali non è richiesta la partita Iva; alcuni dei redditi diversi; alcuni dei redditi assoggettabili a tassazione separata. 2.Informazioni e dati utilizzabili
Per l’elaborazione della dichiarazione precompilata, l’Agenzia delle entrate potra’ utilizzare le informazioni disponibili in Anagrafe tributaria (ad esempio :la dichiarazione dell’ anno precedente ed i versamenti effettuati), i dati trasmessi da parte di soggetti terzi (ad esempio :banche, assicurazioni ed enti previdenziali) e i dati contenuti nelle certificazioni rilasciate dai sostituti d’imposta con riferimento ai redditi di lavoro dipendente e assimilati, ai redditi di lavoro autonomo e ai redditi diversi (ad esempio: compensi per attività occasionali di lavoro autonomo).
3.Messa a disposizione dichiarazione precompilata
Entro il 15 aprile di ciascun anno la dichiarazione precompilata viene resa disponibile in via telematica al contribuente, che può accettarla oppure modificarla, rettificando i dati comunicati dall’ Agenzia e/o inserendo ulteriori informazioni.
4.Istituzione unita’ monitoraggio
Si prevede l’istituzione, all’interno dell’Agenzia delle Entrate, di un’apposita unità di monitoraggio, la quale riceve e gestisce i dati contenuti nei flussi informativi sopra descritti,verificando la completezza, la qualità e la tempestività delle trasmissioni cos+ da poter realizzare progressivamente un sistema per precompilare in modo ottimale la dichiarazione dei redditi .
5.Modalita’ di accesso del contribuente alla dichiarazione
Il contribuente accede alla dichiarazione precompilata attraverso i seguenti canali:
a)direttamente on line tramite il sito internet dell’ Agenzia delle Entrate
b)conferendo apposita delega al proprio sostituto d’imposta che presta assistenza fiscale
c)conferendo apposita delega ad un centro di assistenza fiscale o ad un professionista abilitato
d)direttamente tramite ulteriori canali telematici che saranno individuati con provvedimento del Direttore dell’ Agenzia delle entrate
6.Alternativa alla dichiarazione precompilata
In alternativa alla dichiarazione precompilata, i contribuenti possono continuare a presentare la dichiarazione dei redditi con le modalità ordinarie, compilando il modello 730 o il modello UnicoPersone fisiche.
Tuttavia, nel caso di presentazione del modello 730, si applicano le disposizioni in materia di limiti ai poteri di controllo e di visto di conformità di cui rispettivamente agli articoli 5,comma 3, e 6 del decreto legislativo,illustrati di seguito
7.Obblighi comunicazione sostituti imposta
I sostituti d’imposta hanno l’obbligo di trasmettere, entro il 7 marzo di ogni anno,
all’ Agenzia delle entrate:
a) i dati relativi alla certificazione unica che attesta l’ammontare complessivo delle somme erogate, delle ritenute operate, delle detrazioni d’imposta effettuate e dei contributi previdenziali e assistenziali trattenuti. ,onde consentire l’inserimento di tali dati nella dichiarazione precompilata ;
b)il recapito telematico di tutti i sostituti d’imposta ,dove l’Agenzia delle entrate deve rendere disponibili i risultati contabili delle dichiarazioni modello 730, dati necessari per effettuare i conguagli sulle retribuzioni.
8.Sanzione a carico sostituti imposta
In caso di omessa,tardiva o errata trasmissione dei dati sopra precisati ,si prevede una sanzione nella misura fissa di 100,00 euro per ogni certificazione, mentre la sanzione non viene applicata se il sostituto d’imposta provvede alla trasmissione della corretta certificazione entro i cinque giorni successivi alla scadenza.
9.Anticipo scadenza trasmissione Agenzia Entrate dationeri deducibili e detraibili anno precedente
Risulta anticipata dal 30 aprile al 28 febbraio il termine per la comunicazione all’ Agenzia delle entrate per tutti i soggetti del rapporto nell’anno precedente,i soggetti che erogano mutui agrari e fondiari,le imprese assicuratrici ,gli enti previdenziali ,le forme pensionistiche complementari contenente i dati dei seguenti oneri _
– quote interessi passivi e relastivi oneri accessori per mutuiin corso,
– premi assicurativi sullas vita ,causa morte e contro infortuni
-, contributi previdenzialie assistenziali
-contributi previdenza complementare
Con un provvedimento del Direttore delI’ Agenzia delle entrate saranno definite le modalità e il contenuto dei flussi informativi provenienti dalle banche, dalle assicurazioni, dagli enti previdenziali e dai fondi pensione.
Al fine di ottenere il rispetto del termine previsto per la trasmissione e la qualità dei dati inviati,viene prevista l’applicazione di un’apposita sanzione in misura fissa, pari a cento euro, nei casidi omessa, tardiva o errata trasmissione dei dati, la sanzione non è applicata segli enti esterni provvedono alla trasmissione dei dati predetti entro i cinque giorni successivi alla scadenza ovvero, in caso di segnalazione da parte dell’ Agenzia delle entrate, entro i cinque giorni successivi alla segnalazione stessa.
1O.Utilizzazione dati Sistema tessera sanitaria
Per l’elaborazione della dichiarazione dei redditi, l’Agenzia delle entrate può utilizzare i dati del sistema Tessera Sanitaria (ricette del Servizio Sanitario Nazionale),pertanto al fine di predisporre, a partire dal 2016 per l’anno d’imposta 2015, le dichiarazioni precompilate con tutti i dati relativi alle spese mediche, quelle di assistenza specifica e alle spese sanitarie che danno diritto a deduzioni dal reddito o detrazioni dall’imposta ,le aziende sanitarie locali ,le aziende ospedaliere ,istituti di rivcovero e cura a carattere scientifico ,i policlinici univerrisiotari ,le farmacie,pubbliche e private ,i presidi di specialistica ambulatoriale,le strutture per l’erogazione delle prestazioni di assistenza protesica e di assistenza integrativa,gli altri presidi e strutture accreditati per l’erogazione dei sistemi sanitari e gli iscritti all’Albo dei medici chirurgici e degli odontosatri ,inviano al Sistema Tessera Sanitaria,i dati relativi alle prestazioni erogate con trasmissione telematica a11′ Agenzia delle entrate ,secondo le modalita ed i termini fissati da decrreto del Mef ,fermo restando che l’Agenzia delle entrate ha il potere di effettuare accessi e verifiche nei confronti dei soggetti terzi per verificare la correttezza dei dati trasmessi.
11.Modifiche scadenze adempimenti per dichiarazione
Premesso che ,come gia’ sopra detto , la dichiarazione precompilata oltre che essere semplicementem accettata dal contribuente può essere anche modificata ,si segnala che il comma 2 dell’art.4 del decreto legvo in esame prevede modifiche al decreto 31 maggio 1999, n. 164,contenente il Regolamento per l’assistenza fiscale resa dai Centri di assistenza fiscale per le imprese e per i dipendenti, dai sostituti d’imposta e dai professionisti ai sensi dell’articolo 40 del decretolegislativo 9 luglio 1997, n. 241, al fine di armonizzare le tempistiche relative ai termini di presentazione, consegna ai contribuenti e trasmissione della dichiarazione,che di seguito si precisano:
– il termine per la presentazione della dichiarazione ,diversificato per i sostituti d’imposta entro il mese di aprile e per i CAF e i professionisti abilitatientro il mese di maggio, è unificato alla data del 7 luglio dell ‘anno successivo all’anno d’imposta cui si riferisce la dichiarazione;
-il termine per la consegna ai contribuenti della dichiarazione elaborata per i Caf e i professionisti abilitati entro il 15 giugno e per i sostituti d’imposta,entro il 31 maggio, è unifornato nel periodo di trenta giorni dalla data di presentazione della dichiarazione;
– il termine per la trasmissione in via telematica dei dati contenuti nelle dichiarazioni presentate disposto, per i Caf e i professionisti abilitati e per i sostituti alla data del 30 giugno, è prorogato per tutti al 7 luglio.
12.Modalita’ presentazione dichiarazione precompilata da parte contribuente
Il comma 3 dell’art.4 del dec.legvo illustra le modalità di presentazione della dichiarazione precompilata disponibili al contribuente sia nel caso di accettazione che nel caso di interventi modificativi,che risultano essere le seguenti :
-se abilitato ai servizi telematici dell’ Agenzia delle entrate può effettuare direttamente la trasmissione;
-può rivolgersi al proprio sostituto d’imposta che presta assistenza fiscale;-può rivolgersi ad un CAF o a un professionista abilitato, presentando in questo caso anche la relativa documentazione, per permettere la verifica di conformità anche sui dati fomiti con la precompilata.
13.Soggetti privi sostituti imposta
che per i soggetti privi di sostituto d’imposta che possa effettuare i conguagli il termine di presentazione della dichiarazione è anticipato al 31 maggio, poiché tali contribuenti devono effettuare i versamenti, se dovuti, entro il tennine del 16 giugno ,restando esclusa per glistessi la possibilità di presentazione al sostituto.
14.Presentazione dichiarazione coniugi
Si stabilisce ne che i coniugi, in presenza dei requisiti previsti per la presentazione della
dichiarazione in forma congiunta, possono congiungere le proprie dichiarazioni. Se la dichiarazione precompilata è messa a disposizione di uno solo dei coniugi è esclusa la presentazione diretta della dichiarazione in forma congiunta attraverso i servizi telematici dell’ Agenzia delle entrate.
15.Disposizioni relative controlli
Si esclude il controllo formale a carico del contribuente per i dati forniti dai sostituti d’imposta e per gli oneri detraibili comunicati dai soggetti terzi all’ Agenzia delle entrate qualora la dichiarazione precompilata sia accettata dal contribuente, direttamente o tramite il proprio sostituto d’imposta, senza modifiche.
Non si applica in tale ipotesi la disposizione dei controlli preventivi sui rimborsi complessivamente superiori ai quattromila euro ìn presenza di richiesta di detrazioni per carichi di famiglia e/o eccedenze relative a precedente dichiarazione.
Permane il controllo sulla sussistenza delle condizioni soggettive che danno diritto a detrazioni sugli oneri certificati ma non trattenuti dai sostituti.
E’ specificato che se la dichiarazione è presentata direttamente dal contribuente o tramite il sostituto d’imposta con modifiche che incidono sulla determinazione del reddito o dell’imposta, il controllo è eseguito su tutti i dati indicati in dichiarazione
Si chiarisce che se la dichiarazione è presentata, anche senza modifiche, ad un CAF o a un professionista abilitato, il controllo formale si effettua nei riguardi del soggetto che appone il visto di conformità anche in riferimento agli oneri indicati nella precompilata forniti all’ Agenzia delle entrate da parte di soggetti terzi.
Nei riguardi del contribuente permane il controllo sulla sussistenza delle condizioni soggettive che danno diritto a detrazioni e sugli oneri certificati ,ma non trattenuti dai sostituti.
16.Richiesta di pagamento e controlli formali
Viene previsto di non effettuare la richiesta di pagamento nei confronti dei contribuenti a seguito dei controlli formali. Pertanto, tenuto conto dell’impegno assunto dai CAF e dai professionisti nei confronti dei contribuenti per una corretta predisposizione della dichiarazione e del conseguente affidamento di quest’ultimi circa la definitività del rapporto tributario relativo alla medesimadichiarazione, nei casi di visto di conformità infedele, un importo corrispondente alla sommadell’imposta, degli interessi e della sanzione nella misura del 30 per cento, è a carico del CAF o delprofessionista che ha rilasciato il visto di conformità ,determionandosì così una sorta di“sostituzione” della posizione dell’originario debitore (il contribuente) con quella del CAF o delprofessionista inadempienti rispetto alla corretta esecuzione del rapporto contrattuale con ilcontribuente che trova il suo fondamento nel rilascio di un visto di conformità infedele da partedell’intermediario chiamato a svolgere un ruolo essenziale di mediazione tra amministrazione e contribuenti.
Se il CAF o il professionista entro il 10 novembre comunica i dati rettificati, la somma richiesta agli stessi è commisurata all’importo della sola sanzione ,in quanto l’imposta e gli interessi restano acarico del contribuente.
Resta fermo che qualora dal controllo formale della dichiarazione emerga un credito a favore del contribuente, l’Agenzia delle entrate procede al rimborso a favore delcontribuente stesso.
In caso di pagamento della somma richiesta entro il termine di trenta giorni dalla data della comunicazione la somma dovuta è pari all’imposta, agli interessi e alla sanzione del 30 per cento ridata a due terzi.
17.Riscossione coattiva
Per la riscossione coattiva si applicano le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, in materia di controlli formali di cui all articolo 36 ter
Inoltre, si prevede l’estensione della garanzia prevista a favore degli utenti al bilancio dello Stato o del diverso ente impositore e l’adeguamento del massimale della garanzia in considerazione delmaggiore rischio connesso all’apposizione del visto di conformità sulle dichiarazioni precompilate.
18.Modifica compensi per assistenza fiscale
Tenuto conto del diverso livello di responsabilità nel nuovo processo di assistenza fiscale,l’art.7 del decreto leg.vo in esame dispone una razionalizzazionc, da attuarsi con l’emanazione di un decreto del MEF da adottarsi entro il 30 novembre (termine ordinatorio),del sistema dei compensi per i sostituti d’imposta, i CAF e i professionisti abilitati previsti dall’articolo 38 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 e dall’articolo 18 del decreto 31maggio 1999, n. 164, senza incremento di oneri per il bilancio dello Stato e per i contribuenti.,che sara’ operativo per l’assistenza fiscale prestata nel 2015
Per il testo del provvedimento cliccare decreto legislativo
SENTENZA CORTE APPELLO MILANO RELATIVA LIQUIDAZIONE TFR IN CASO CESSIONE AZIENDA
Si richiama l’attenzione sulla spottostante sentenmza con cui la Corte d’Appello di Milano ha deciso il ricorso circa l’obbligo del cedente di liquidare il TFR spettante ai lavoratori per il periodo precedente al seguito di trasferimento d’azienda e prosecuzione dei rapporti di lavoro con il cessionario .
Sentenza 17 settembre 2014
Lavoro – Cessione d’azienda – Trattamento di fine rapporto – Datore di lavoro cedente e datore di lavoro cessionario – Obblighi
Con distinti ricorsi E.R. e le altre litisconsorti di cui in epigrafe, tutte ex dipendenti in qualità di operaie presso l’azienda di proprietà dell’odierna appellata S., poi da questa ceduta nel giugno 2008 ad altra titolare con trasferimento d’azienda, hanno proposto appello avverso le sentenze di cui in epigrafe che avevano accolto l’opposizione ai decreti ingiuntivi emessi in loro favore ed opposti dalla S., con cui veniva ingiunto il pagamento del TFR maturato presso la cedente.
I giudici di primo grado hanno tutti ritenuto che non vi potesse essere solidarietà per i crediti relativi al TFR, atteso che questo emolumento era maturato, entrando nel patrimonio delle lavoratrici, solo successivamente al trasferimento di azienda ed in occasione della risoluzione del rapporto di lavoro ,avvenuta per dimissioni nel luglio 2008 di tutte le lavoratrici odierne appellanti.
Nell’atto di impugnazione le appellanti hanno lamentato l’erroneità delle decisioni che non avevano seguito il più recente orientamento della Suprema Corte, secondo cui il datore di lavoro cedente, come nel caso di specie, la S., rimane obbligato nei confronti del cessionario per la quota maturata nel periodo di rapporto precedente riportandosi al più recente orientamento della Cassazione che, in fattispecie analoghe, ha ritenuto sussistere tale solidarietà (cass. n. 19291/2011) che ha ritenuto obbligato il cedente nei confronti del cessionario per la quota di TFR maturata durante il rapporto con lui svolto.
Ha resistito la S. riportandosi all’orientamento precedente della Suprema Corte, sostanzialmente seguito dai giudici di primo grado, eccependo che la solidarietà non potrebbe trovare applicazione perché il fatto costitutivo della maturazione del credito è la risoluzione del rapporto , credito quindi che sorgerebbe solo quando il rapporto si estingue.
All’udienza del 19.6.2014, disposta la riunione di tutte le cause per ragioni di connessione oggettiva e soggettiva sentita la discussione, il collegio ha deciso come da dispositivo.
Non è contestato in causa che nel maggio 2008 l’azienda della S. sia stata trasferita con consegna alla cessionaria, titolare sempre di impresa individuale, con passaggio delle lavoratrici odierna appellanti le quali hanno lavorato con la cessionaria sino alla cessazione del rapporto nel 2009.
Neanche è stato provato in causa che la cessionaria abbia effettuato il pagamento del TFR dovuto alle odierne appellanti sino al maggio 2008.
Le decisioni di primo grado hanno seguito l’orientamento della Cassazione, precedente a quello cui hanno fatto riferimento le appellanti, che ha ritenuto unico debitore il cessionario, in ragione della maturazione del TFR solo all’atto della risoluzione del rapporto di lavoro, pacificamente verificatasi dopo la cessione.
Questa Corte ritiene di adeguarsi all’orientamento più recente della Cassazione, espresso con la sentenza 19291/2011 ma poi successivamente seguito da ulteriori pronunce (Cass. n.11479/2013 e Cass. n. 20837/2013) tanto da divenire maggioritario, sentenze che hanno ritenuto che, essendo il TFR retribuzione differita, in caso di cessione di azienda soggetta al regime di cui all’art. 2112 c.c., il datore di lavoro cedente rimane obbligato nei confronti del lavoratori dipendenti che hanno proseguito il rapporto di lavoro con l’impresa cessionaria, per la parte di credito TFR maturato sino all’atto del trasferimento.
Tale orientamento ha in particolare posto in luce come il meccanismo dell’accantonamento “permette di ravvisare diritti soggettivi del lavoratore anche nel corso del rapporto, tutelati sia con l’azione di mero accertamento, sia con azione di condanna alle anticipazioni previste dall’art. 2110 c.c., maturando il TFR anno per anno, da alcuni configurata appunto come “quota differita della retribuzione”, con carattere di corrispettività tra prestazione lavorativa e controprestazione dovuta dal datore di lavoro che della stessa abbia beneficiato, sicché quest’ultimo anche in ragione di tale nesso di sinallagmaticità , non può non essere il primo soggetto obbligato a corrispondere la quota di retribuzione”.
La Cassazione precisa che il diritto matura in ragione dell’esecuzione della prestazione, solo diventando esigibile, all’atto della risoluzione del rapporto.
Conseguentemente il datore di lavoro cedente è obbligato, al momento della – risoluzione del rapporto , successivo al trasferimento stesso, per la quota maturata nel periodo di lavoro dal lavoratore alle sue dipendenze.
Il mancato pagamento di tale parte di TFR da parte del cessionario, che all’atto della cessione ha ottenuto le relative somme dal cedente (come sembrerebbe essersi verificato nel caso di specie, stando al contenuto dell’atto di cessione stipulato dalla S. con la cessionaria, cfr. doc. 5 fascicoli di parte opponente in primo grado) non libera la debitrice nei confronti delle lavoratrici creditrici, in virtù del principio di solidarietà di cui all’art. 2112 c.c.
Le sentenze devono quindi essere riformate, con conferma dei decreti ingiuntivi indicati in dispositivo.
Le spese dì entrambi i gradi vanno tuttavia compensati stante la natura meramente interpretativa di diritto della questione oggetto di causa, su cui vi sono state pronunce contrastanti della Cassazione.
In riforma delle sentenze del Tribunale di Monza n.635/11, 636/11,68811,744/11, 730/11, 812/12, 207/12, rigetta l’opposizione avverso i decreti ingiuntivi n. 129/11, n.128/11, n.127/11, n.1317/11, n.125/11, n. 126/11, n. 139/11, che conferma.
MLPS:ISTRUZIONI PER PARTECIPARE SESTA TRANCHE ESODATI
Le domande per la sesta salvaguardia entro il 5 gennaio 2015
Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con circolare n. 27 del 7 novembre 2014, ha fornito le istruzioni per la presentazione delle istanze relative alla c.d. sesta salvaguardia.Per gli aspetti di competenza delle Direzioni Territoriali del Ministero del Lavoro, i soggetti interessati risultano essere quelli individuati dalle lettere c), d) ed e) dell’articolo 2, comma 1, della Legge n. 147/2014.I suddetti lavoratori devono presentare le richieste entro il 5 gennaio 2015, secondo le modalità di seguito illustrate.Per i soggetti di cui alla lettera c):
– l’istanza dei soggetti cessati in ragione di accordi ai sensi degli artt. 410, 411 e 412-ter del c.p.c. deve essere presentata presso la DTL innanzi alla quale detti accordi sono stati sottoscritti;
– negli altri casi, l’istanza deve essere presentata presso la DTL competente in base alla residenza del lavoratore.
Per i soggetti di cui alla lettera d), l’istanza deve essere presentata presso la DTL competente in base alla residenza dell’istante.
Per i soggetti di cui alla lettera e), l’istanza deve essere presentata presso la DTL competente in base alla residenza del lavoratore cessato.
Le domande dovranno, inoltre, essere trasmesse – utilizzando la modulistica allegata alla circolare stessa – dai lavoratori interessati o dai soggetti abilitati (patronati, consulenti del lavoro e dottori commercialisti che curano gli adempimenti in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale), alle competenti DTL, all’indirizzo di posta elettronica certificata delle medesime o all’indirizzo di posta elettronica dedicato o, in via alternativa, tramite Raccomandata A/R.
circolare n. 27 del 7 novembre 2014,
Soprattutto quando il sistema produttivo registra periodi di grave incertezza , cresce il ricorso delle imprese allo strumento della flessibilita’ per adeguarsi alle mutate condizioni del mercato di riferimento , facendo notevole uso della esternalizzazione regolata da diversi modelli contrattuali, fra cui il contratto d’appalto ex art. 1655 cod. civ. di sicuro appare uno dei piu’ praticati, il che ha posto l’esigenza di precostituire idonee garanzie per l’assolvimento ,da parte dei soggetti operanti nell’ambito di tali contratti, delle obbliga-zioni a favore dei lavoratori impiegati nell’esecuzione del contrato onde prevenire la conseguente potenziale dispersione delle responsabilita’ connesse al meccanismo interpositorio che questo istituto consente di apprestare.
Per queste ragioni , il legislatore ,che da sempre mostra diffidenza verso il contratto in questione ,soprattutto quando esso comporta un significativo impiego di manodopera ,ha individuato una rete protettiva per i soggeti meritevoli di tutela, costituita dalle molteplici norme cfe nel tempo sobìno state approvate in materia di responsabilita’ solidale negli appalti , operanti in ambiti differenti, che di seguito vengono :
1)Art. 1676 cod. civ. relativo agli” Obblighi solidaristici per quanto concerne il profilo retributivo dei dipendenti”;
2)Art. 29, c. 2, D.Lgs. n. 276/2003 .inerente la “Solidarietà nell’ambito retributivo, previdenziale e assicurativo”.
3)Art. 118, c. 6, D.Lgs. n. 163/2006, nonché artt. 4, c. 2 e5, D.P.R. n. 207/2010 (Codice dei contratti pubblici dilavori, servizi e forniture e relativo regolamento di at-
tuazione) ,riguardanti la “Tutela dei diritti patrimoniali – retributivi e contributivi
– dei lavoratori impiegati negli appalti pubblici”.
4)Art. 26, c. 4, D.Lgs. n. 81/2008 (Tu.Sic.) ,in materia di” Risarcimento dei danni riportati dai lavoratori in conseguenza di eventuali infortuni sul lavoro non inden-
nizzati dall’Inail”.
5)Art. 35, D.L. n. 223/2006 convertito con modificazioni dalla legge n. 248/06 concernente la “Disciplina della responsabilita`solidale in ambito fiscale tra committente, appaltatore e subappaltatore”.
Nel soffermare l’attenzione ,in primo luogo ,sull’art.29 del dec.legvo n.276/03,si constata che il medesimo , al comma 2,prima dell’integrazione apportata dal dec.legvo sulle semplificazioni approvato dal Governo definitivamente il 30 0tt0bre scorso,recita:
“2. Salvo diversa disposizione dei contratti collettivi nazionali sottoscritti da associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente piu` rappresentative del settore che possono individuare metodi e procedure di controllo e di verifica della regolarita` complessiva degli appalti, in caso di appalto di opere o di servizi, il committente imprenditore o datore di lavoro e’ obbligato in solido con l’appaltatore, nonche’ con ciascuno degli eventuali subappaltatori entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi, comprese le quote di trattamento di fine rapporto, nonche’ i contributi previdenziali e i premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto, restando escluso qualsiasi obbligo per le sanzioni civili di cui risponde solo il responsabile dell’inadempimento”.
Ossia ,è previsto che, in caso di appalto di opere o di servizi, il commit-
tente imprenditore o datoredi lavoro resti obbligato in
solido con l’appaltatore, non-ché con ciascuno degli even-
tuali subappaltatori entro il
termine decadenziale di due
anni dalla cessazione dell’ap-
palto al pagamento:
a)dei trattamenti retributivi e
previdenziali dei lavoratori
impiegati nell’appalto;
b)delle quote del trattamento
di fine rapporto maturato dai
lavoratori ivi impiegati, limi-
tatamente al periodo di ese-
cuzione del contratto stesso;
dei premi assicurativi an-
che in questo caso si tratta
solo di quelli maturati nel
Ossia ,rinviando per chiarimenti e precisazioni all’intepello del MLPS n.13/2010, ) MLPS, interp. n. 2/2012; nota n. 5508/2012 e nota n. 12945/2013 ,è previsto che, in caso di appalto di opere o di servizi, il committente imprenditore o datoredi lavoro resti obbligato insolido con l’appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori entro il termine decadenziale di due anni dalla cessazione dell’ap-palto al pagamento:
a) dei trattamenti retributivi e previdenziali dei lavoratori impiegati nell’appalto;
b) delle quote del trattamento di fine rapporto maturato dai lavoratori ivi impiegati, limi-tatamente al periodo di esecuzione del contratto stesso;
c)dei premi assicurativi anche in questo caso si tratta solo di quelli maturati nelcorso del periodo d’esecuzione del contratto d’appalto.
Si aggiunge che,circa il tipo di lavoratori coinvolti nel regime solidaristico ,il Mlps con la circ. n. 5/2011 e, con il Vademecum Riforma lavoro diffuso con la nota n. 7258 del 22/04/201 ha affermato che le garanzie poste dal regime della responsabilita solidale riguardano non soltanto i lavoratori subordinati ma anche gli altri soggetti impiegati nell’appal-to anche con differenti tipolo-gie contrattuali (ad esempio,collaboratori a progetto ed associati in partecipazione) ,mentre l’Inps , con la circ. n. 106/2012, ha ribadito che il regime di solidarieta e’ volto a tutelare tutti i lavora- tori, indipendentemente dallatipologia contrattuale, quindinon solo quelli subordinati,ma anche quelli impiegati nell’appalto con altre tipolo-gie contrattuali.
Infine, si richiama l’art.9 comma 1 del dec.legge n.76/13,convertito dalla legge n.99/13, ,che ha fugato ,nonostante le predette autorevoli interpretazioni istituzionali circa i lavoratori destinatari della responsabilita’ solidale negli appalti ,i restanti , dubbi al riguardo,,poiche la dispposizione dispone: ” le disposizioni di cui l’articolo 29, comma 2,del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 e successive modificazioni,trovano applicazione anche in relazione ai compensi e agli obblighi di natura previdenziale e assicurativa nei confronti dei la-voratori con contratto di lavoro autonomo”
Tale norma peraltro ha anche detto qualcosa di piu in riferimento sia agli appalti delle pubbliche amministrazione ,che a specifiche eventuali disposizioni previste dai contratti collettivi in materia di responsabilita’ solidale negli appalti
Infatti , per quanto riguarda gli appalti stipulati dalle stazioni appaltanti pubbliche, la norma in commento ha definiti-vamente chiarito altresı che:«Le medesime disposizioni non trovano applicazione in relazione ai contratti di appalto stipulati dalle pub-bliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165″.
Invece ,circa le disposizioni dei contratti collettivi ,l’art.9 sopra richiamato specica che «Le disposizioni dei contratti collettivi di cui all’articolo 29, comma 2, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 e successive modificazioni, hanno effetto esclusivamente in relazione ai trattamenti retributivi dovuti ai lavoratori impiegati nell’appalto con esclusione di qualsiasi effetto in relazione ai con-tributi previdenziali e assi-curativi».
In pratica la norma chiarisce che come precisato dalla circolare ministeriale n. 35/2013,il diritto di avvalersi dellenorme sulla solidarieta’ da parte degli Istituti non verrebbe in alcun modo intaccato da un’eventuale diversa disciplina introdotta dalla contrattazione collettiva
In ordine al regime processuale in materia di responsabilita’ solidale negli appalti,si ricorda che in merito provvedono gli ultimi i tre periodi ,introdotti dal comma 31 dell’art.4 della legge n.92/12 ,del testo dello stesso comma 2 dell’art.29 del dec.legvo n.276/03 , vigente prima dell’ integrazione inserita dal dec.legvo sulle semplificazioni fiscali, che sara ‘ esaminata successivamente.
I suddetti periodi recitano:” Il committente imprenditore o datore di lavoro e` convenuto in giudizio per il pagamento unitamente all’appaltatore e con gli eventuali ulteriori subappaltatori. Il committente imprenditore o datore di lavoro puo` eccepire, nella prima difesa, il beneficio della preventiva escussione del patrimonio dell’appaltatore medesimo e degli eventuali subappaltatori. In tal caso il giudice accerta la responsabilita` solidale di tutti gli obbligati, ma l’azione esecutiva puo` essere intentata nei confronti del committente imprenditore o datore di lavoro solo dopo l’infruttuosa escussione del patrimonio dell’appaltatore e degli eventuali subappaltatori. Il committente che ha eseguito il pagamento puo` esercitare l’azione di regresso nei confronti del coobbligato secondo le regole generali.”
in particolare,a seguito della riforma, e’ previsto che in caso di contenzioso per il ricono-scimento dei crediti derivanti da un contratto di appalto:
-se viene convenuto in giudiizio il committente, devono essere convenuti anche l’ap-paltatore e gli eventuali ulteriori subappaltatori (il coinvolgimento degli altri operatori della filiera avviene quindi per legge e non piu`semplicemente su richiestadel ricorrente);
-nella prima difesa il committente puo`sempre richiedere che il giudice, dopo aver accertato la responsabilita`
solidale di tutti gli obbligati,provveda alla preventiva escussione del patrimonio dell’appaltatore e degli eventuali subappaltatori;
-resta invece immutata la possibilita`per il committente che ha eseguito il pagamento di esercitare l’azione di re-gresso nei confronti del coobbligato secondo le regole generali;
-viene chiarito che la responsabilita`solidale negli appalti lega il committente non solo all’appaltatore ma anche agli eventuali ulteriori subappaltatori.
In altri termini la legge mira a estendere, nei fatti, la responsabilita`solidale ai committenti solo nel caso in cui gli appaltatori (o ciascuno dei subappaltatori) non soddisfino con il proprio patri-monio i crediti vantati dai terzi interessati.
Viene cosı di fatto rafforzata la protezione a favore delle imprese committenti/subcommittenti al fine di evitare azioni superficiali da parte dei ricorrenti.
Passando alla seconda disposizione legislativa che tratta di responsabilita’ solidare negli applti ,vale a dire l’art.35 ,comma 28, D.L. n. 223/2006 ,convertito con modificazionidalla legge n. 248/2006 ,e’ dire che :
a) il testo originale del medesimo prevedeva quanto segue:
«In caso di appalto di opere o di servizi, l’appaltatore
risponde in solido con il subappaltatore, nei limiti
dell’ammontare del corrispettivo dovuto, del ver-
samento all’erario delle ritenute fiscali sui redditi di
lavoro dipendente dovute dal subappaltatore al-
l’erario in relazione alle prestazioni effettuate nel-
l’ambito del rapporto di subappalto.
La responsabilita`solidale viene meno se l’appaltatore verifica,
acquisendo la documentazione prima del versa-
mento del corrispettivo, che gli adempimenti di
cui al periodo precedente, scaduti alla data del
versamento, sono stati correttamente eseguiti
dal subappaltatore.
L’attestazione dell’avvenuto adempimento degli obblighi di cui
al primo periodo puo`essere rilasciata anche attraverso un’asse-verazione dei soggetti di cui all’articolo 35, comma 1, del decreto legislativo 9 luglio
1997, n. 241, e all’articolo 3, comma 3, lettera a), del regolamento di cui al decreto
del Presidente della Re-pubblica 22 luglio 1998, n. 322.
L’appaltatore puo’ sospendere il pagamento del corrispettivo fino all’esibizione della predetta documentazione
da parte del subappaltatore. Gli atti che devono essere notificati entro un termine di decadenza
al subappaltatore sono notificati entro lo stesso termine anche al responsabile in solido».
b)il testo originario del comma 28 è stato integrato dal comma 1, dell’art.50 del D.L. n. 69/2013(convertito dalla legge n. 98/2013),come segue: .” Al comma 28, dell’articolo 35, del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, le parole: “e del versamento dell’imposta sul valore aggiunto dovuta” sono sostituite dalla seguente “dovute”.
c) una successiva modifica al comma 28 è stata apportata dall’art.13 ter del dec.legge n.83/12 ,convertito dalla legge n.134/12,secondo cui in materia di responsabilita’solidale dell’appaltatore secondo cui :
Il comma 28 dell’articolo 35 del decreto-legge 4 luglio 2006,223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n.248, e’ sostituito dai seguenti:
“28. In caso di appalto di opere o di servizi, l’appaltatore
risponde in solido con il subappaltatore, nei limiti dell’ammontare
del corrispettivo dovuto, del versamento all’erario delle ritenute
fiscali sui redditi di lavoro dipendente e del versamento
dell’imposta sul valore aggiunto dovuta dal subappaltatore all’erario
in relazione alle prestazioni effettuate nell’ambito del rapporto di
subappalto. La responsabilita’ solidale viene meno se l’appaltatore
verifica, acquisendo la documentazione prima del versamento del
corrispettivo, che gli adempimenti di cui al periodo precedente,
scaduti alla data del versamento, sono stati correttamente eseguiti
dal subappaltatore. L’attestazione dell’avvenuto adempimento degli
obblighi di cui al primo periodo puo’ essere rilasciata anche
attraverso un’asseverazione dei soggetti di cui all’articolo 35,
comma 1, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e
all’articolo 3, comma 3, lettera a), del regolamento di cui al
L’appaltatore puo’ sospendere il pagamento del corrispettivo fino
all’esibizione della predetta documentazione da parte del
subappaltatore. Gli atti che devono essere notificati entro un
termine di decadenza al subappaltatore sono notificati entro lo
stesso termine anche al responsabile in solido.
28-bis. Il committente provvede al pagamento del corrispettivo
dovuto all’appaltatore previa esibizione da parte di quest’ultimo
della documentazione attestante che gli adempimenti di cui al comma
28, scaduti alla data del pagamento del corrispettivo, sono stati
correttamente eseguiti dall’appaltatore e dagli eventuali
subappaltatori. Il committente puo’ sospendere il pagamento del
corrispettivo fino all’esibizione della predetta documentazione da
parte dell’appaltatore. L’inosservanza delle modalita’ di pagamento
previste a carico del committente e’ punita con la sanzione
amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro 200.000 se gli
adempimenti di cui al comma 28 non sono stati correttamente eseguiti
dall’appaltatore e dal subappaltatore. Ai fini della predetta
sanzione si applicano le disposizioni previste per la violazione
commessa dall’appaltatore.
28-ter. Le disposizioni di cui ai commi 28 e 28-bis si applicano
in relazione ai contratti di appalto e subappalto di opere, forniture
e servizi conclusi da soggetti che stipulano i predetti contratti
nell’ambito di attivita’ rilevanti ai fini dell’imposta sul valore
aggiunto e, in ogni caso, dai soggetti di cui agli articoli 73 e 74
modificazioni. Sono escluse dall’applicazione delle predette
disposizioni le stazioni appaltanti di cui all’articolo 3, comma 33,
forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163))
Pertanto ,a seguito dei tre commi sostitutivi del comma 28 dell’art.35 , risulta disposto :
– un regime di responsabilità solidale dell’appaltatore per il versamento all’erario delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente e dell’IVA dovute dal subappaltatore in relazione alle prestazioni effettuate nell’ambito del contratto di subappalto;
– l’applicazione di un regime sanzionatorio (sanzione da 5.000 a 200.000 euro) nel rapporto tra appaltatore e committente, qualora quest’ultimo paghi il corrispettivo del contratto di appalto senza aver ottenuto dall’appaltatore idonea documentazione circa la correttezza del versamento all’Erario delle suddette ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente e dell’IVA dovuta dall’appaltatore e dal subappaltatore.
Il legislatore stabilisce, tuttavia, che la predetta responsabilità solidale viene meno nel caso in cui l’appaltatore verifichi – acquisendo “idonea” documentazione prima del pagamento del corrispettivo – che gli adempimenti siano stati correttamente eseguiti.
Intervenendo in materia, l’Agenzia delle Entrate, nella circolare n. 40/E/2012, ha precisato che l’attestazione dell’effettuazione dei predetti obblighi di pagamenti può essere rilasciata:
– mediante asseverazioni prestate dai CAF o dai professionisti abilitati; oppure;
– (in alternativa) attraverso una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (resa ai sensi del D.P.R. n. 445/2000) con cui l’appaltatore/subappaltatore attesta l’avvenuto adempimento degli stessi.
Tale sistema, come evidenziato dagli operatori del settore, non è risultato di immediata e facile applicazione, soprattutto per quel che concerne la corretta attestazione dei pagamenti effettuati, unico elemento questo che permette di ovviare al suddetto regime di responsabilità solidale. Si pensi, a titolo meramente esemplificativo, alle difficoltà che si possono rinvenire nell’abbinare correttamente il versamento IVA pagata con riferimento a determinate forniture con il singolo appalto, così come le ritenute corrisposte con riferimento a lavoratori che possono essere, come nella maggior parte dei casi succede, impegnati in più “appalti”.
Ecco allora che il legislatore ha cercato di ovviare a tali difficoltà di carattere operativo, intervenendo sulla formulazione dell’art. 35, D.L. n. 223/2006, ed escludendo dal regime di responsabilità solidale tra appaltatore e subappaltatore e da quello sanzionatorio previsto per il committente il versamento dell’IVA attraverso la legge n. 98/2013, di conversione del D.L. n. 69/2013 ,disponendo all’art.50 .:
.” Al comma 28, dell’articolo 35, del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, le parole: “e del versamento dell’imposta sul valore aggiunto dovuta” sono sostituite dalla seguente “dovute”.
` OOOOOOOOOOOOOOO
,Le due disposizioni sinora esaminate ,che ,come si e’ detto ,sono rivolte ,insieme alle altre sopra elencate, particolarmente destinate indirizzate alla regolamentazione della responsabilita’ solidale negli appalti, sono state entrambe oggetto di nuove variazioni ed integrazioni e cio ‘ è avvenuto ad opera dell’art.28 del decreto legislativo ,approvato definitivamente dal Goverrno il 30 ottobre 2014 ,chebè in attesa di entrare in vigore ,èprevia pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ,secondo cui:
La disciplina ,che la presente disposizione intende superare, pur perseguendo l’obiettivo di contrastare l’evasione fiscale, ha previsto oneri amministrativi sulle imprese che si sono rivelati non proporzionati rispetto all’esigenza di contrastare i fenomeni di frode e di evasione fiscale riscontrati nell’esperienza operativa da parte di coloro che utilizzano lavoratori in nero.
Il comma 2 della presente disposizione interviene proprio sulla previsione di cui al periodo precedente, prevedendo che il committente convenuto in giudizio per il pagamento unitamente all’appaltatore e con gli eventuali ulteriori subappaltatori, qualora abbia eseguito il pagamento ai lavoratori dei trattamenti retributivi, sia tenuto, ove previsto, ad assolvere gli obblighi del sostituto d’imposta ai sensi delle disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, compreso il versamento delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente.
L’abrogazione dei commi 28,28 bius e 28 ter dell’art.35 della legge n.248/06 ,ad opera dell’art.28 del dec.legvo sulle semplificazioni fiscali ,tuttavia e’ mitigata dalla previsione ,contenuta nel comma 3 del richiamato art.28 ,secondo la quale “ai soli fini della liquidazione,accertamento contenzioso e riscossione dei tributi e dei contributi ,l’estinzione delle societa previste dall’art.2495 ,ha effetto dopo 5 anni dalla richiesta di cancellazione dal registro dell’imprese”
Il testo dell’art.28
All’articolo 35 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, i commi da 28 a 28-ter sono soppressi.
All’articolo 29, comma 2, ultimo periodo, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, dopo le parole: “Il committente che ha eseguito il pagamento” sono inserite le seguenti: “è tenuto, ove previsto, ad assolvere gli obblighi del sostituto d’imposta ai sensi delle disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, ”.
Ai soli fini di validita’ e dell’efficacia degli atti di liquidazione,accertamento ,contenzioso e riscossione dei tributi e dei contributi sanzioni ed interessi,l’estinzione delle societa’ previste dall’art.2495 ,ha effetto dopo 5 anni dalla richiesta di cancellazione dal registro dell’imprese
SCADENZA SALDO PER IMU-TASI
Si avvicina la nuova scadenza IMU-TASI, il saldo si versa entro il 16 dicembre, e anche in questa occasione le varianti nei diversi Comuni tra delibere e detrazioni sono le più disparate
Entro il 16 dicembre andrà infine presentata l’autocertificazione o dichiarazione IMU, nel caso in cui sia necessario giustificare l’applicazione di un’aliquota IMU più bassa di quella ordinaria, ovvero nel caso in cui sull’immobile sia stata applicata un’aliquota agevolata. Nel caso in cui l’autocertificazione sia stata già presentata nell’anno in corso la comunicazione dovrà riguardare solo eventuali variazioni intervenute.