Source: https://www.studiobongiorno.it/press/page/3/
Timestamp: 2020-04-02 04:15:31+00:00
Document Index: 31405161

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Meredith senza giustizia Colpa di giudici e polizia
Se la stampa inglese e quella americana, che da fronti opposti si sono occupate a lungo del delitto di Perugia, leggeranno le motivazioni – depositate ieri – della sentenza della Cassazione che ha chiuso definitivamente il caso, l’immagine del nostro sistema giudiziario non ne uscirà migliorata.
Perché nelle 52 pagine in cui assolvono definitivamente Amanda Knox e Raffaele Sollecito dall’accusa di avere ucciso – la sera dell’1 novembre 2007 – la giovane Meredith Kercher, i giudici della Quinta sezione usano la clava verso buona parte di chi ha lavorato al caso: gli investigatori e la polizia, in primo luogo; ma anche i giudici dei processi precedenti, che hanno dato vita a un andirivieni di condanne e di assoluzioni incomprensibili all’opinione pubblica.
Per la Cassazione, è sicuro che Amanda fosse nella casa del delitto, e Raffaele era con lei: ma le certezze si fermano qui. Nulla dimostra che abbiano aiutato Patrick Guede ad uccidere la ragazza americana. Eppure le prove si sarebbero potute trovare, se il «deprecabile pressapochismo nella fase delle indagini preliminari» non avesse causato danni irreparabili: il caso più eclatante riguarda il gancio del reggiseno di Meredith, abbandonato sul pavimento della stanza del delitto, per 46 giorni durante i quali «vi furono altri accessi degli inquirenti che rovistarono ovunque spostando mobili ed arredi. Il gancetto fu forse calpestato o comunque spostato. All’atto della repertazione, il gancetto veniva passato di mano in mano degli operanti che peraltro indossavano guanti in lattice sporchi»: un comportamento che rende inattendibile qualunque analisi del Dna. Ma c’è anche la «discutibile scelta strategica dei genetisti della polizia scientifica» che distrussero le minime tracce presenti su un coltello a casa di Amanda, rendendo impossibile capire se si trattasse di sangue o altro Dna. Fino all’episodio più surreale, i computer di Amanda e Meredith «incredibilmente bruciati da improvvide manovre degli inquirenti».
«Clamorose defaillances, amnesie investigative, colpevoli omissioni»: figlie anche della «spasmodica ricerca di uno o più colpevoli da consegnare all’opinione pubblica internazionale». I giudici di Firenze che, ciò nonostante, condannarono Amanda e Raffaele vengono accusati di avere voluto «ovviare a incolmabili vuoti investigativi» con argomenti logici «meramente assertivi ed apodittici» e con «vistosi errori»; e ce n’è anche per la Cassazione che nel 2013 annullò le prime assoluzioni, facendo «incursione nel merito e debordando dai limiti istituzionali».
Ora il caso è chiuso, con un solo colpevole: Rudy Guede, l’ivoriano condannato in via definitiva a 16 anni, come esecutore materiale «in concorso con altri». Ma chi erano i suoi complici, se Amanda e Raffaele sono innocenti? Giulia Bongiorno, legale di Sollecito, spiega che «i complici non esistevano, Guede ha fatto tutto da solo»; e le sentenze che lo condannarono scrivendo il contrario sono frutto delle lacune dell’indagine. La Cassazione, a dire il vero, anche ieri scrive che non fu così: Guede non può avere ucciso Meredith senza aiuti. Ma è certa «l’impossibilità che sulla scena dell’omicidio non fossero residuate tracce» di Sollecito e della Knox «in caso di loro partecipazione all’omicidio». Ma le tracce non ci sono: «Un monolite invalicabile».
Vittoria doppia per la Bongiorno che annuncia una «richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione».
http://www.ilgiornale.it/news/politica/meredith-senza-giustizia-colpa-giudici-e-polizia-1167976.html
“Processo Meredith, enorme follia”. Bongiorno: chi ha sbagliato paghi
Roma, 9 settembre 2015 – «IN GENERALE, non mi fa paura l’errore giudiziario, perché ci può stare. I giudici possono anche sbagliare facendo bene il proprio dovere, pur essendo meticolosi e analitici. Quello che non ci sta sono ‘le clamorose defaillances’, le ‘amnesie investigative’, le ‘colpevoli omissioni di attività d’indagine’. Non è un problema di norme, ma dei protagonisti della giustizia. Se si trovano nei brogliacci delle intercettazioni offese agli intercettati («fanno le stronze»), com’è accaduto in questo processo, allora il problema non sta nelle leggi. La sentenza offre spunti anche per valutare profili di eventuale responsabilità di alcuni protagonisti. Il procuratore generale presso la Corte di Cassazione e i ministri competenti potrebbero approfondire questi aspetti».
Cosa lascia questa sentenza alla storia del processo?
«Che questo girone infernale, in cui si sono trovati i due imputati, poteva essere evitato».
L’ex procuratore di Prato, Piero Tony ha parlato di protagonismo di alcuni magistrati…
«Non so se gli errori siano stati frutto di protagonismo. Soprattutto, ha pesato una ‘sentenza di condanna’ definitiva scritta dopo appena tre giorni. Oggi, troppo spesso, si cerca di chiudere in fretta le inchieste e ci si innamora un po’ troppo del primo sospettato».
Però c’è un passaggio della sentenza in cui i giudici credono alla presenza, quantomeno di Amanda sul luogo del delitto. Cosa significa a suo avviso?
«Sottolinea ancora di più l’errore. Se Amanda può avere avuto un ruolo è stato da spettatrice e anche su questo profilo vi è stata una carenza investigativa. La sentenza insiste soprattutto sulla granitica certezza della assenza dei due nella stanza di Meredith»
http://www.lanazione.it/umbria/meredith-sollecito-bongiorno-1.1283438#
6 Agosto 2015 In Rassegna stampa
Sindacopoli, dopo 3 mesi Tore Pinna va ai domiciliari
DESULO. I giudici del tribunale di Cagliari hanno accolto la richiesta dell’avvocato Giulia Bongiorno e concesso gli arresti domiciliari a Salvatore “Tore” Pinna, l’ingegnere di Desulo considerato il “dominus” della presunta organizzazione che gestiva affari e lavori pubblici in numerosi Comuni della Barbagia. Era in carcere dal 29 aprile quando i carabinieri avevano messo a segno un blitz che aveva portato in carcere oltre all’ingegnere di Desulo alcuni sindaci, diversi amministratori e numerosi tecnici di una decina di Comuni nell’ambito della cosidetta inchieta “Sindacopoli”. È un personaggio molto noto Tore Pinna, dalle amicizie molto influenti. Amato nei salotti della politica. Raccomandarsi a lui voleva dire riuscire a ottenere finanziamenti e realizzazione degli appalti. Diplomato perito tecnico e laureatosi in ingegneria in tarda età, con grande impegno si era costruito una reputazione di ferro nel settore delle progettazioni, attorniandosi di professionisti bravi e qualificati. Secondo l’accusa Pinna sarebbe il capo di un’associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta e alla corruzione e di connivenza a più livelli con sindaci e tecnici comunali.
13 Giugno 2015 In Rassegna stampa
Dal mese di giugno, lo Studio legale Bongiorno apre una nuova sede nel centro di Milano, in via Fratelli Gabba 6
Lo Studio legale guidato dall’avvocato Giulia Bongiorno – che ha sede anche a Roma, in piazza di San Lorenzo in Lucina 26 – opera da anni in tutta Italia sul versante del diritto penale, ed è attivo in particolare nel ramo della criminalità economica o d’impresa (reati finanziari, tributari, fallimentari, societari, bancari e i recentissimi ambientali).
Molto ampio il ventaglio dei servizi offerti: consulenza legale e due diligence penale preventiva; contenzioso penale; predisposizione e aggiornamento dei modelli organizzativi (231); ricorsi CEDU; misure di prevenzione; giustizia sportiva.