Source: https://www.studiocataldi.it/articoli/32637-whistleblowing.asp
Timestamp: 2019-04-20 04:47:50+00:00
Document Index: 166186606

Matched Legal Cases: ['art. 54', 'art. 1', 'art. 1', 'art 1', 'sentenza ', 'art. 2', 'art 2', 'art 2', 'sentenza ']

Cos'è il whistleblowing, quali sono le sue origini, come è regolato, come funziona in Italia e in quali casi il whistleblower non è tutelato
di Annamaria Villafrate - Il whistleblowing dal 2017 è una realtà giuridica anche in Italia. Nel mondo anglosassone la figura del whistleblower, ossia di chi "soffia il fischietto" per segnalare un illecito all'interno del posto del lavoro è tutelato da quasi trent'anni. In Italia si è dovuta attendere la legge n. 179 per approntare delle tutele in favore del dipendente pubblico o privato che, a causa e nello svolgimento delle proprie mansioni, si accorge che un collega o un superiore non si sta comportando bene. Grazie a questa legge il segnalante di illeciti è protetto dall'anonimato, salvo casi particolari e non può essere licenziato né sanzionato a causa della segnalazione stessa. Un'inversione di rotta importante in un paese in cui c'è ancora tanta paura a denunciare, per il timore di ritorsioni. Naturalmente, come precisato dalla Cassazione in una recente sentenza, i dipendenti non sono tenuti ad "investigare" attivamente per scovare un eventuale "colpevole". La legge infatti non impone alcun obbligo di segnalazione, ma si limita ad approntare le giuste tutele per decide di assumersi questa responsabilità.
Whistleblowing: la normativa italiana
Whistleblowing: come funziona in Italia
Whistleblower: chi è?
Whistleblower: le tutele nel settore pubblico
Whistleblower: le tutele nel settore privato
La giurisprudenza sul whistleblowing
Con il termine di origine anglosassone whistleblowing si fa riferimento a "soffiare il fischietto". C'è chi dice che il vocabolo alluda al soffio del fischietto dei poliziotti per segnalare la commissione di un illecito, c'è invece chi ritiene che l'origine derivi dal fischio tipico dell'arbitro quando rileva un fallo. Dal punto di vista giuridico invece il whistleblowing è la denuncia o la segnalazione di un illecito da parte di un soggetto interno a un'azienda o a un ente pubblico, scoperto a causa e durante lo svolgimento delle proprie mansioni lavorative.
Come anticipato, il whistleblowing in Italia è disciplinato dalla legge n. 179/2017 "Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell'ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato." L'introduzione della legge suddetta ha comportato la modifica:
del decreto legislativo n. 165/2001, contenente le "Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche"
e del decreto legislativo n. 231/2001 "Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell'articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300."
La citata legge n. 179/2017 sul whistleblowing sostituisce l'art. 54 bis del dlgs. n. 165/2001. Nello specifico la norma prevede che, nel momento in cui un pubblico dipendente, nell'interesse della pubblica amministrazione
segnala al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (art. 1, comma 7, legge n.190/2012) o all'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC),
o "denuncia all'autorità giudiziaria ordinaria o a quella contabile, condotte illecite di cui e' venuto a conoscenza in ragione del proprio rapporto di lavoro, non può essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito, o sottoposto ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro determinata dalla segnalazione." Nel caso in cui nei confronti del segnalante vengano adottate misure ritorsive, l'interessato o le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative nell'amministrazione in cui si sono verificate, ne deve dare comunicazione all'ANAC, che a sua volta informa il Dipartimento della Funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri o gli altri organismi di garanzia e disciplina, per adottare eventuali provvedimenti.
Dal termine whistleblowing deriva quello di whisleblower, ovvero colui che, all'interno di un posto di lavoro, denuncia illeciti scoperti in virtù di tale rapporto. La tutela dei segnalatori è elevata negli Stati Uniti, grazie al Whistleblower protection Act, una legge del 1989, che li protegge da possibili ritorsioni. In Italia, si è dovuto attendere il 2017 per avere la tutela di queste figure.
L'art. 1 della legge n. 179/2017 precisa che, per dipendente pubblico, a cui è applicabile la tutela prevista in caso di segnalazione si deve intendere quello:
impiegato presso le amministrazioni pubbliche elencate all'art 1 del dlgs 165/2001;
in regime di diritto pubblico di cui all'articolo 3,
che opera presso un ente pubblico economico,
che è alle dipendenze di un ente di diritto privato sottoposto a controllo pubblico ai sensi dell'articolo 2359 del codice;
che lavora o collabora nelle imprese che forniscono beni o servizi e che realizzano opere per la pubblica amministrazione.
La legge n. 179/2017 tutela il segnalante, vietando di diffondere la sua identità, nell'ambito del procedimento penale, di quello instaurato davanti alla Corte dei conti e di quello disciplinare, salvo casi particolari.
La legge vieta inoltre alle pubbliche amministrazioni di adottare misure discriminatorie nei confronti dei segnalatori, prevedendo sanzioni da 5000 a 30.000 euro a carico del responsabile. Sono punite inoltre la mancata o illegittima gestione della segnalazione e la mancata verifica e analisi della stessa, con sanzioni che vanno da 5000 a 10.000 euro.
Sono infine considerati nulli gli atti discriminatori o ritorsivi adottati in seguito alle suddette segnalazioni e in caso di licenziamento del segnalante è prevista la reintegra nel posto di lavoro.
Le suddette tutele tuttavia "non sono garantite nei casi in cui sia accertata, anche con sentenza di primo grado, la responsabilità penale del segnalante per i reati di calunnia o diffamazione o comunque per reati commessi con la denuncia di cui al comma 1 ovvero la sua responsabilità civile, per lo stesso titolo, nei casi di dolo o colpa grave».
La tutela di chi segnala illeciti all'interno del settore privato sono invece previste dall'art. 2 della legge n. 179/2017, il quale prevede che anche nelle realtà private:
devono essere predisposti uno o più canali in grado di tutelare la riservatezza del segnalante, che consentano di presentare segnalazioni circostanziate di condotte illecite, fondate su elementi di fatto precisi e concordanti "o di violazioni del modello di organizzazione e gestione dell'ente, di cui siano venuti a conoscenza in ragione delle funzioni svolte" ;
deve essere predisposto un canale alternativo informatico di segnalazione che tuteli la riservatezza del segnalante.
Anche all'interno delle realtà lavorative private sono vietati atti di ritorsione o discriminatori, diretti o indiretti, nei confronti del segnalante legati alla segnalazione e devono essere previste sanzioni nei confronti di chi viola la tutela del segnalante e di chi effettui segnalazioni infondate con dolo o colpa grave.
Il comma 2 ter dell'art 2 prevede inoltre che l'adozione di misure discriminatorie nei confronti dei segnalatori può essere denunciata all'Ispettorato nazionale del lavoro dal segnalante o dall'organizzazione sindacale da lui indicata.
Ai sensi del comma 2-quater art 2 infine, è nullo il licenziamento ritorsivo o discriminatorio così come il mutamento e l'adozione di qualsiasi altra misura ritorsiva o discriminatoria. Spetta al datore di lavoro dimostrare che tali provvedimenti non sono conseguenza dalla segnalazione.
Detto questo, non tutte le segnalazioni di illeciti da parte del dipendete pubblico o privato possono essere considerate come adempimenti di un dovere giuridico e come tali penalmente irrilevanti. Come precisa infatti la Corte di Cassazione nella sentenza n. 35792/2018 "l'insussistenza dell'invocata scriminante dell'adempimento del dovere è fondata sui medesimi principi che, in tema di "agente provocatore", giustificano esclusivamente la condotta che non si inserisca, con rilevanza causale, nell'iter criminis, ma intervenga in modo indiretto e marginale, concretizzandosi prevalentemente in un'attività di osservazione, di controllo e di contenimento delle azioni illecite altrui (ex multis Sez. 4, Sentenza n.47056 del 21/09/2016)." La Corte precisa infatti che emerge come "la normativa citata (legge n. 179/2017) si limiti a scongiurare conseguenze sfavorevoli, limitatamente al rapporto di impiego, per il segnalante che acquisisca, nel contesto lavorativo, notizia di un'attività illecita, mentre non fonda alcun obbligo di attiva acquisizione di informazioni, autorizzando improprie attività investigative, in violazione dei limiti posti dalla legge." Attenzione quindi a improvvisarsi moderni Sherlock Holmes, attivandosi per far punire qualcuno che magari sul posto di lavoro non si rende particolarmente simpatico. La legge in questi casi, potrebbe non tutelare il segnalatore zelante.
Scarica pdf testo legge n. 179/2017 whistleblowing
(24/11/2018 - Annamaria Villafrate) • Foto: 123rf.com