Source: https://www.olir.it/documenti/ordinanza-13-dicembre-2016-n-25586/
Timestamp: 2020-07-02 20:11:18+00:00
Document Index: 173630062

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 360', 'art. 6', 'art. 6']

Ordinanza 13 dicembre 2016, n.25586 - Olir
Confessioni religiose, Enti ecclesiastici e patrimonio, Turismo religioso, Regime tributario
Enti ecclesiastici, Strutture ricettive, Regime tributario, Agevolazioni fiscali, Studentesse lavoratrici, Attività di beneficienza o istruzione, Valutazione oggettiva della attività svolta
Lo svolgimento di attività di assistenza o di altre attività equiparate, senza le modalità di una attività commerciale, costituisce il requisito oggettivo necessario ai fini delle agevolazioni in esame e va accertato in concreto, con criteri di rigorosità, e, dunque, verificando le caratteristiche della 'clientela' ospitata, della durata dell'apertura della struttura e, soprattutto, dell'importo delle rette, che deve essere significativamente ridotto rispetto ai 'prezzi di mercato', onde evitare una alterazione del regime di libera concorrenza e la trasformazione del beneficio in un aiuto di Stato.
Corte di Cassazione, Sez. VI civile, ordinanza 20 ottobre – 13 dicembre 2016, n. 25586: "Attività ricettive, enti religiosi e regime tributario applicabile".
ISTITUTO DELLE ROSINE, C.F. 8006930012, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ROVERETO, 7, presso lo studio dell'avvocato VALERIO ANTIMO DI ROSA, che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato MARIA IRMA CIARAMELLA giusta procura speciale in calce al controricorso;
avverso la sentenza n. 231/22/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE di TORINO, emessa il 20/01/2015 e depositata il 19/02/2015;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 20/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. GUIDO FEDERICO;
udito l'Avvocato Valerio Antimo Di Rosa, per il controricorrente, che si riporta agli scritti.
L’ Agenzia delle Entrate ricorre, con due motivi, nei confronti dell’Istituto delle R., che si è costituito con controricorso, per la cassazione della sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Piemonte n. 231/22/2015, depositata il 19 febbraio 2015, che, confermando la sentenza di primo grado, ha annullato l’avviso di accertamento con il quale era stata accertata una maggiore imposta Ires a carico del contribuente, in conseguenza del mancato riconoscimento, ex art. 6 Dpr 601/73 dell’aliquota dimezzata.
La CTR, in particolare, ha ritenuto che nel caso di specie l’interpretazione dell’Amministrazione finanziaria fosse stata "troppo restrittiva", sia perché non si riescono ad individuare, in generale, le attività che possono usufruire della riduzione dell’aliquota, sia perché il pensionato R.C. è una struttura ricettiva che accoglie esclusivamente studentesse lavoratrici per brevi periodi di tempo con evidenti obiettivi sociali.
Con il primo motivo di ricorso, l’Agenzia denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 6 Dpr 601/73 in relazione all’art. 360 n. 3) cpc, deducendo che la CTR avrebbe riconosciuto l’applicabilità del beneficio in forza di un criterio meramente soggettivo — la qualifica dell’ente — senza prendere in considerazione la natura dell’attività concretamente svolta.
Ed invero secondo il consolidato indirizzo di questa Corte, al fine del riconoscimento del beneficio della riduzione alla metà dell'aliquota dell'IRPEG, ai sensi dell'art. 6 lett. h ) del d.P.R. 29 settembre 1973 n. 601, in favore degli enti equiparati a quelli di beneficenza od istruzione, come gli enti ecclesiastici, con fini di religione o di culto, non è sufficiente che detti enti siano sorti con tali enunciati fini, ma occorre altresì accertare, alla stregua del coordinamento della citata norma con gli artt. 1 e 2 del d.P.R. 29 settembre 1973 n. 598 istitutivo dell'IRPEG, che l'attività in concreto esercitata dagli enti medesimi non abbia carattere commerciale, in via esclusiva o principale, e, inoltre, in presenza di un'attività commerciale di tipo non prevalente, che la stessa sia in rapporto di strumentalità diretta ed immediata con quei fini di religione e di culto, e quindi, non si limiti a perseguire il procacciamento dei mezzi economici al riguardo occorrenti, dovendo altrimenti essere classificata come "attività diversa", soggetta all'ordinaria tassazione (Cass. 1633/1995).
Ed invero la previsione dell’art. 6 Dpr 601/73 in quanto norma agevolativa ha carattere eccezionale e può pertanto essere applicata soprattutto, dell'importo delle rette, che deve essere significativamente ridotto rispetto ai "prezzi di mercato", onde evitare un'alterazione del regime di libera concorrenza e la trasformazione del beneficio in un aiuto di Stato.(Cass. 13970/2016).
« Sentenza 29 novembre 2016, n.76943/11 » Varie 22 dicembre 2016