Source: https://studiolegale-bologna.it/bologna-avvocato-per-malasanita-risarcimento-danni-per-malasanita/
Timestamp: 2019-09-19 12:25:02+00:00
Document Index: 37886583

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 1176', 'art. 1218', 'art. 2224', 'art. 2236', 'art. 2697', 'art. 2043', 'art. 1176', 'art. 2043', 'art. 360', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 366', 'art. 360', 'art. 384', 'art. 360', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'art. 366', 'art. 366', 'sentenza\n', 'art. 1218', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1223', 'sentenza ', 'sentenza ']

TAG TREVISODANNI MEDICI risarcimento danni diritti del paziente | avvocato malasanità avvocato in errori medici | malasanità risarcimento danni malasanita | equo indennizzo risarcimento danno errore medico avvocato responsabilità professionale medica | diritto penale | diritto civile risarcimento danni errore diagnosi e cura ginecologia e ostetricia: lesioni morte del neonato studio medico legale | risarcimento danno errata diagnosi e terapia risarcimento danni: sbagliata diagnosi | errore terapia odontoiatrica | errore medico dentista La responsabilità del medico | avvocato penalista difensore | diritto penale responsabilità | medico - paziente | inadempimento contrattuale | avvocato civilista risarcimento errore medico malasanità | responsabilità colpa medica | diritto sanitario risarcimento danni malasanità | avvocato malasanità | studio medico legale | colpa medica avvocato diritto sanitario | diritto penale | colpa medica risarcimento errori medici | colpa medica | responsabilità medico civile penale avvocato malasanità | consenso informato | colpa medica risarcimento danno malasanità | errata diagnosi | errore medico risarcimento danni malasanità | danno errore medico | lesioni morte del paziente Padova risarcimento danni diritti del paziente | avvocato malasanità avvocato in errori medici | malasanità risarcimento danni malasanita | equo indennizzo risarcimento danno errore medico avvocato responsabilità professionale medica | diritto penale | diritto civile risarcimento danni errore diagnosi e cura ginecologia e ostetricia: lesioni morte del neonato studio medico legale | risarcimento danno errata diagnosi e terapia risarcimento danni: sbagliata diagnosi | errore terapia odontoiatrica | errore medico dentista La responsabilità del medico | avvocato penalista difensore | diritto penale responsabilità | medico - paziente | inadempimento contrattuale | avvocato civilista risarcimento errore medico malasanità | responsabilità colpa medica | diritto sanitario risarcimento danni malasanità | avvocato malasanità | studio medico legale | colpa medica avvocato diritto sanitario | diritto penale | colpa medica risarcimento errori medici | colpa medica | responsabilità medico civile penale avvocato malasanità | consenso informato | colpa medica risarcimento danno malasanità | errata diagnosi | errore medico risarcimento danni malasanità | danno errore medico | lesioni morte del paziente Vicenza risarcimento danni diritti del paziente | avvocato malasanità avvocato in errori medici | malasanità risarcimento danni malasanita | equo indennizzo risarcimento danno errore medico avvocato responsabilità professionale medica | diritto penale | diritto civile risarcimento danni errore diagnosi e cura ginecologia e ostetricia: lesioni morte del neonato studio medico legale | risarcimento danno errata diagnosi e terapia risarcimento danni: sbagliata diagnosi | errore terapia odontoiatrica | errore medico dentista La responsabilità del medico | avvocato penalista difensore | diritto penale responsabilità | medico - paziente | inadempimento contrattuale | avvocato civilista risarcimento errore medico malasanità | responsabilità colpa medica | diritto sanitario risarcimento danni malasanità | avvocato malasanità | studio medico legale | colpa medica avvocato diritto sanitario | diritto penale | colpa medica risarcimento errori medici | colpa medica | responsabilità medico civile penale avvocato malasanità | consenso informato | colpa medica risarcimento danno malasanità | errata diagnosi | errore medico risarcimento danni malasanità | danno errore medico | lesioni morte del paziente belluno risarcimento danni diritti del paziente | avvocato malasanità avvocato in errori medici | malasanità risarcimento danni malasanita | equo indennizzo risarcimento danno errore medico avvocato responsabilità professionale medica | diritto penale | diritto civile risarcimento danni errore diagnosi e cura ginecologia e ostetricia: lesioni morte del neonato studio medico legale | risarcimento danno errata diagnosi e terapia risarcimento danni: sbagliata diagnosi | errore terapia odontoiatrica | errore medico dentista La responsabilità del medico | avvocato penalista difensore | diritto penale responsabilità | medico - paziente | inadempimento contrattuale | avvocato civilista risarcimento errore medico malasanità | responsabilità colpa medica | diritto sanitario risarcimento danni malasanità | avvocato malasanità | studio medico legale | colpa medica avvocato diritto sanitario | diritto penale | colpa medica risarcimento errori medici | colpa medica | responsabilità medico civile penale avvocato malasanità | consenso informato | colpa medica risarcimento danno malasanità | errata diagnosi | errore medico risarcimento danni malasanità | danno errore medico | lesioni morte del paziente
BOLOGNA AVVOCATO PER MALASANITA’ RISARCIMENTO DANNI PER MALASANITA’,rapporto di cura nonchè il danno ed il nesso causale
da Sergio Armaroli | Feb 3, 2015
MALASANITA’ DEVI FARTI TUTELARE DA CHI NE E’ CAPACE, NON AFFIDARTI AL CASO !!
AVVOCATO PER errore medico risarcimento danni malasanità – danno errore medico – lesioni morte del paziente
PARTO SINDROME DOWN
RESPONSABILITA’ MEDICA NESSO CAUSALE PROVA
avendo – a loro dire – i ricorrenti assolto l’onere probatorio su essi
stessi incombente (la sussistenza del contratto e l’evento dannoso),
sarebbe stato onere dei convenuti provare il verificarsi di un evento
imprevedibile in grado di determinare il venir meno del nesso di
causalità e quindi della loro responsabilità.
I Supremi Giudici, hanno stabilito sarà l’attore colui su cui ricadrà l’onere di allegare e provare l’esistenza del rapporto di cura nonchè il danno ed il nesso causale. consolidato orientamento di questa S. C. secondo cui la responsabilità
del medico e dell’ente ospedaliero va inquadrata nell’ambito della
responsabilità contrattuale. Richiamano Cass. n. 8826/2007, i cui
principi, applicati al caso di specie, avrebbero dovuto condurre ad una
conclusione opposta a quella sancita dai Giudici territoriali, poichè
causalità e quindi della loro responsabilità. Formulano al riguardo il
seguente quesito: “Qual è il principio di diritto applicabile in tema di
responsabilità medica per la individuazione dei soggetti sui quali
incombe l’onere di provare la sussistenza del nesso di causalità tra la
condotta dell’operatore sanitario e l’evento dannoso e la sussistenza
dell’elemento psicologico della colpa?”.
sul ricorso 3814-2008 proposto da:
H.M., C.H.E., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA COLA DI RIENZO
212, presso lo studio dell’avvocato PAPARUSSO DANILA, che li
REGIONE TOSCANA, in persona del Presidente pro-tempore della
Giunta Regionale, elettivamente domiciliata in ROMA, CORSO
D’ITALIA, 102, presso lo studio dell’avvocato MOSCA GIOVANNI
PASQUALE, rappresentata e difesa dall’avvocato BALDI ENRICO giusta
AZD OSPEDALIERO-UNIVERSITARIA (OMISSIS) (OMISSIS), in
persona del Direttore Generale Dott. M.E., elettivamente domiciliata in
ROMA, VIA LEONE IV 99, presso lo studio dell’avvocato FERZI CARLO,
rappresentata e difesa dall’avvocato COLOMBO CARLO giusta delega
O.E., elettivamente domiciliato ex lege in ROMA, presso la
dall’avvocato FIDOLINI VITTORIO con studio in 50131 FIRENZE, Via
Nova dè Caccini 17, giusta delega in atti;
FONDIARIA SAI S.P.A. (OMISSIS), in persona del Procuratore Dott.
CA.IV., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LEONE IV 99, presso
lo studio dell’avvocato FERZI CARLO, rappresentata e difesa
dall’avvocato COLOMBO CARLO giusta delega in atti;
AUSL/(OMISSIS) FIRENZE (OMISSIS), in persona del Suo Direttore
Generale, Dott. MA.LU., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE
CARSO 51, presso lo studio dell’avvocato RUFINI FRANCESCO, che la
rappresenta e difende unitamente all’avvocato NICOLODI
ALESSANDRO giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 1110/2007 della CORTE D’APPELLO di
FIRENZE, depositata il 25/07/2007 R.G.N. 2327/2003;
12/06/2013 dal Consigliere Dott. GIOVANNI GIACALONE;
udito l’Avvocato DANILA PAPARUSSO;
udito l’Avvocato ALESSANDRO NICOLODI;
udito l’Avvocato GIOVANNI PASQUALE MOSCA per delega;
udito l’Avvocato CARLO COLOMBO;
CORASANITI Giuseppe che ha concluso per l’accoglimento del 1
1. – H.M. ed C.H.E., nella qualità di genitori di H.R., convenivano in
giudizio, dinanzi al Tribunale di Firenze, D.N., O.E., l’Azienda
Ospedaliera (OMISSIS), l’Azienda Unità Sanitaria Locale n. (OMISSIS)
di Firenze, la Regione Toscana e la Fondiaria – Sai S.p.A., per sentirli
condannare in solido al risarcimento dei danni subiti dal figlio,
consistenti in una grave cerebropatia, a loro giudizio ascrivibili
all’operato negligente del personale sanitario che aveva assistito al
parto. Si costituivano in giudizio: la D., ostetrica partecipante al parto,
chiedendo il rigetto nel merito della pretesa, non essendo provato che
la cerebropatia fosse ascrivibile al parto e non a patologia
endouterina; O.E., direttore della II clinica di Ostetricia e Ginecologia;
l’Azienda Ospedaliera (OMISSIS), che eccepiva la propria carenza di
legittimazione passiva, indicando quale legittimata la Regione
Toscana, che a sua volta eccepiva il medesimo difetto di
legittimazione, indicando quale legittimato il direttore generale
dell’Azienda Unità Sanitaria Locale n. (OMISSIS) di Firenze.
Interveniva volontariamente la Fondiaria Assicurazioni, per le aziende
sanitarie. Tutti i convenuti insistevano altresì per il rigetto della
Il Tribunale di Firenze, respingeva la domanda, ritenendo, anche sulla
base dell’espletata CTU, non raggiunta la prova della responsabilità
dei convenuti, nè risultante provato il nesso causale tra l’azione del
personale sanitario assistente al parto e i danni lamentati dal
2. – Con la sentenza oggetto della presente impugnazione depositata il
25/07/2007 e notificata il 28/11/2007), la Corte d’Appello di Firenze
confermava integralmente la decisione di primo grado, respingendo
l’appello dei coniugi H..
2.1 – Secondo i Giudici territoriali, dalla CTU disposta in primo grado e
dalla documentazione in atti, pur evincendosi la possibilità del
manifestarsi di una sofferenza fetale nei 70 minuti precedenti al parto
e rispetto alla quale non vi era alcuna annotazione nella cartella
clinica, non poteva ritenersi provato il nesso di causalità tra la
condotta del personale che assistette al parto e il danno.
Affermava, infatti, la Corte di Appello che entrambi i consulenti, pur
essendosi prospettata l’indicata sofferenza fetale, ammettevano che il
danno neurologico del bambino fosse “riconducibile a difetti del feto
non preventivabili nè diagnosticabili, od una sua carenza
nell’adattamento all’ipossia fisiologica del travaglio”. Riconosceva
altresì la legittimazione passiva del direttore generale dell’Azienda
unità Sanitaria Locale (OMISSIS) Firenze.
3. Ricorrono per cassazione H.M. e C.H.E., quali genitori di H.R., sulla
base di tre motivi, illustrati con memoria; resistono con controricorso
e chiedono respingersi il ricorso: la Regione Toscana, Fondiaria-Sai
O.E.; Azienda Ospedaliero – Universitaria (OMISSIS);
3.1. Con il primo motivo di ricorso, i ricorrenti lamentano, con
riferimento all’art. 360, comma 1, n. 3, violazione degli art. 1176 c.c.,
comma 2, art. 1218 c.c., art. 2224 c.c., art. 2236 c.c. e art. 2697 c.c.,
commi 1 e 2, nonchè falsa applicazione dell’art. 2043 c.c.. La Corte
territoriale, a giudizio dei ricorrenti, avrebbe omesso completamente
di applicare al caso di specie la disciplina della responsabilità
contrattuale, contenuta in particolare nell’art. 1176 c.c., comma
2, artt. 1218, 2224 e 2236 c.c., inquadrando il fatto di causa
nell’ipotesi di cuiall’art. 2043 c.c. ai fini della determinazione del nesso
di causalità tra condotta ed evento. In tal modo, avrebbero disatteso il
consolidato orientamento di questa S. C. secondo cui la responsabilità
3.2. Con il secondo motivo di ricorso, lamentano, con
riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione della L. 23
dicembre 1994, art. 6 e L. 21 dicembre 1995, art. 2, comma 1. La
Corte territoriale avrebbe errato nell’affermare che unico legittimato
passivo per il rapporto processuale in questione fosse il Commissario
liquidatore, individuato nella persona del Direttore Generale della
Azienda unità sanitaria locale (OMISSIS) di Firenze. Tale conclusione
sarebbe stata frutto di un’erronea applicazione delle leggi con cui il
legislatore aveva operato la soppressione delle USL. In particolare,
non avrebbero considerato che il commissario liquidatore agiva
nell’interesse della Regione, succeduta a titolo particolare nei rapporti
delle soppresse unità sanitarie locali. Formula al riguardo il seguente
quesito: “qual è il principio di diritto applicabile per l’individuazione
dell’ente tenuto al risarcimento del danno causato, in data
antecedente al 31.12.1994, dall’operatore sanitario nell’erogazione
della prestazione garantita dal servizio sanitario nazionale tenuto
conto che la causa di merito ha avuto inizio il 14.02.1995”.
3.3. Con il terzo motivo di ricorso, lamentano, in relazione all’art. 360
c.p.c., comma 1, n. 5, “omessa, contraddittoria ed insufficiente
motivazione della sentenza relativamente ad un fatto determinante
quali sono le risultanze peritali al fine della dimostrazione del nesso di
causalità tra il comportamento dei sanitari e l’evento/danno”. A
giudizio dei ricorrenti, i Giudici territoriali avrebbero omesso di
motivare la circostanza per la quale i dati evidenziati dai consulenti
d’ufficio e dalla documentazione medica in atti – che avrebbero
deposto per una responsabilità da negligenza, imperizia ed
imprudenza dei convenuti (mancanza di annotazione nella cartella
clinica di quanto accaduto nei 70 minuti precedenti al parto,
mancanza di accertamenti cardiografici) – non potessero essere
considerati rilevanti al fine della prova del nesso causale;
avrebbero omesso in parte e comunque in modo insufficiente di
motivare la decisione di non poter ricollegare l’evento dannoso alla
condotta di chi aveva assistito al parto; avrebbero omesso di motivare
la decisione nella parte in cui ha ritenuto che gli allora appellanti non
avessero dato la prova della sussistenza del nesso di causalità tra
danno ed omissione dei sanitari.
4. Preliminarmente, rileva la Corte che non vi è necessità di
pronunciare sull’eccezione in ordine alla legittimazione attiva dei
ricorrenti, formulata in diversi controricorsi (Fondiaria-Sai S.p.a.;
Azienda unità Sanitaria Locale (OMISSIS) Firenze), perchè il ricorso è
manifestamente inammissibile per le ragioni che seguono.
Infatti, secondo il consolidato orientamento di questa Corte, il rispetto
del primario principio della ragionevole durata del processo, in
presenza -come nel caso di specie – di evidenti ragioni
d’inammissibilità del ricorso, impone di definire con immediatezza,
attraverso la necessaria pronunzia di inammissibilità, il ricorso stesso
senza che si debba pervenire allo stesso esito definitorio dopo aver
integrato il contraddittorio (Cass. S. U. n. 6826/2010; id.
n. 690/2012; S. U. n. 26373/2008), trattandosi di un’attività
processuale del tutto ininfluente sull’esito del giudizio.
5. I motivi di ricorso sono tutti inammissibili, per mancanza di idoneo
quesito di diritto con riferimento ai primi due, che deducono violazioni
di legge, nonchè per mancanza del “momento di sintesi”
relativamente al terzo motivo, che deduce vizi motivazionali.
5.1. – Quanto all’inidoneità dei quesiti di diritto, l’art. 366-bis cod.
proc. civ., nel testo applicabile ratione temporis, prevede le modalità
di formulazione dei motivi del ricorso in cassazione, disponendo la
declaratoria di inammissibilità del ricorso se, in presenza dei motivi
previsti dall’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 1, 2, 3 e 4, ciascuna
censura, all’esito della sua illustrazione, non si traduca in un quesito di
diritto, la cui enunciazione (e formalità espressiva) va funzionalizzata,
come attestato dall’art. 384 cod. proc. civ., all’enunciazione del
principio di diritto ovvero a dieta giurisprudenziali su questioni di
diritto di particolare importanza;
mentre, ove venga in rilievo il motivo di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 (il
cui oggetto riguarda il solo iter argomentativo della decisione
impugnata), è richiesta una illustrazione che, pur libera da rigidità
formali, si deve concretizzare in una esposizione chiara e sintetica del
fatto controverso – in relazione al quale la motivazione si assume
omessa o contraddittoria – ovvero delle ragioni per le quali la dedotta
insufficienza rende inidonea la motivazione a giustificare la decisione
(Cass. n. 4556/09).
5.2. – Rispetto ai primi due motivi che deducono vizi di violazione di
legge, si deve ribadire che il quesito di diritto, per essere considerato
idoneo, deve essere formulato in modo tale da esplicitare una sintesi
logico giuridica della questione, così da consentire al giudice di
legittimità di enunciare una regula iuris suscettibile di applicazione
anche in casi ulteriori, rispetto a quello deciso dalla sentenza
impugnata. In altri termini esso deve compendiare: a) la riassuntiva
esposizione degli elementi di fatto sottoposti al giudice di merito
(siccome da questi ritenuti per veri, mancando, altrimenti, la critica di
pertinenza alla ratio decidendi della sentenza impugnata); b) la
sintetica indicazione della regola di diritto applicata da quel giudice; c)
la diversa regola di diritto applicabile che – ad avviso del ricorrente – si
sarebbe dovuta applicare al caso di specie. Il quesito – quindi – non
deve risolversi in una enunciazione di carattere generico e astratto,
priva di qualunque indicazione sul tipo della controversia e sulla sua
riconducibilità alla fattispecie in esame, tale da non consentire alcuna
risposta utile a definire la causa nel senso voluto dal ricorrente, non
potendosi, altresì, desumere il quesito stesso dal contenuto del motivo
o integrare il primo con il secondo, pena la sostanziale abrogazione
della norma (v. Cass. n. 6549/2013, cit;
Cass., 17/7/2008 n. 19769; 26/3/2007, n. 7258). Occorre, insomma
che la Corte, leggendo il solo quesito, possa comprendere l’errore di
diritto che si assume compiuto dal giudice nel caso concreto e quale,
secondo il ricorrente, sarebbe stata la regola da applicare.
5.3. Pertanto i quesiti si rivelano inidonei, ove consistano, come nel
caso in esame, in una domanda che si risolva in una mera richiesta di
accoglimento del motivo o nell’interpello della Corte in ordine alla
fondatezza della censura così come illustrata.
5.4. – Rispetto al terzo motivo, che deduce vizi motivazionali, non è
stato formulato il “momento di sintesi”, che, come da questa Corte
precisato, richiede un quid pluris rispetto alla mera illustrazione del
motivo, imponendo un contenuto specifico autonomamente ed
immediatamente individuabile (v. Cass., 18/7/2007, n. 16002).
L’individuazione dei denunziati vizi di motivazione risulta perciò
impropriamente rimessa all’attività esegetica del motivo da parte di
questa Corte (Cass. n. 9470/08). Si deve, invero, ribadire che “il
ricorrente che denunci un vizio di motivazione della sentenza
impugnata è tenuto – nel confezionamento del relativo motivo – a
formulare in riferimento alla anzidetta censura, un c.d. quesito di
fatto, e cioè indicare chiaramente, in modo sintetico, evidente e
autonomo, il fatto controverso rispetto al quale la motivazione si
assume omessa o contraddittoria, così come le ragioni per le quali la
dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare
la decisione. A tale fine è necessaria la enucleazione conclusiva e
riassuntiva di uno specifico passaggio espositivo del ricorso nel quale
tutto ciò risalti in modo non equivoco. Tale requisito, infine, non può
ritenersi rispettato allorquando solo la completa lettura della
illustrazione del motivo – all’esito di un’interpretazione svolta dal
lettore, anzichè su indicazione della parte ricorrente – consenta di
comprendere il contenuto e il significato delle censure, posto che la
ratio che sottende la disposizione di cui all’art. 366-bis c.p.c. è
associata alle esigenze deflattive del filtro di accesso alla Suprema
Corte, la quale deve essere posta in condizione di comprendere, dalla
lettura del solo quesito di fatto, quale sia l’errore commesso dal
giudice del merito (v., da ultimo, Cass. n. 6549/2013; nonchè Cass.
n. 16002/2007, ord.; 12052/2007). Nell’esposizione del motivo di
ricorso non è in alcun modo individuabile l’indicazione dei fatti
controversi nè delle ragioni per cui la motivazione sarebbe inidonea a
sorreggere la decisione, con violazione quindi dell’art. 366-bis c.p.c. e
conseguente declaratoria di inammissibilità delle censure.
6. Senza contare che la mancanza degli indicati elementi influisce
anche per altri versi sull’ammissibilità delle singole censure;
6.1. con riferimento al primo ed al secondo motivo, la sentenza
impugnata si rivela in armonia con il consolidato orientamento di
questa S. C. secondo cui, nei giudizi di risarcimento del danno causato
da attività medica, l’attore ha l’onere di allegare e di provare
l’esistenza del rapporto di cura, il danno ed il nesso causale, mentre
ha l’onere di allegare (ma non di provare) la colpa del medico;
quest’ultimo, invece, ha l’onere di provare che l’eventuale insuccesso
dell’intervento, rispetto a quanto concordato o ragionevolmente
attendibile, è dipeso da causa a sè non imputabile (Cass. n.
17143/2012). Pertanto, è il danneggiato che agisce per l’affermazione
della responsabilità del medico, che ha l’onere di provare la
sussistenza di un valido nesso causale tra fatto del sanitario e danno.
Solo fornita tale prova in merito al nesso di causalità, è onere del
medico, ai sensi dell’art. 1218 c.c., dimostrare la scusabilità della
propria condotta (Cass. n. 12686/2011).
Nel caso di specie, i Giudici territoriali hanno dato atto della mancata
dimostrazione del nesso intercorrente tra fatto del personale sanitario
e danno patito dal bambino, essendosi ammessa dai consulenti
d’ufficio l’esistenza di pregresse cause della patologia in modo da non
poter ricollegare la stessa alla condotta dei soggetti professionali che
hanno assistito al parto. Ciò si evince chiaramente dalle affermazioni
contenute all’inizio di pagina 4 della sentenza impugnata (riportate al
precedente punto 2.1). Tali affermazioni testimoniano della mancata
prova del nesso causale, incombente sulla parte danneggiata anche
allorchè la responsabilità sia, come nel caso di specie, di natura
contrattuale (v.
giurisprudenza innanzi citata). Ne deriva che non assume rilievo
decisivo l’affermazione contenuta nella sentenza impugnata circa
l’impossibilità di escludere “quantomeno il ragionevole dubbio sul
collegamento dei gravi danni del bambino alla condotta di quel
personale”, non influenzando detta affermazione quelle precedenti
della Corte territoriale in ordine alla ritenuta insussistenza della prova
del nesso causale;
6.2. quanto al secondo motivo, premesso che la questione
dell’individuazione della titolarità della legittimazione passiva della
struttura sanitaria si rivela superflua, per il principio della ratio
decidenti “più liquida”, stanti le descritte ed assorbenti ragioni
d’inammissibilità del ricorso, va osservato che questa S. C, ha avuto
modo di affermare che, a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. 30
dicembre 1992, n. 502 e delle L. n. 724 del 1994 e L. n. 549 del
1995, le nuove aziende (ASL) non sono subentrate nei rapporti
obbligatoli dei quali erano parti le USL, essendo stati trasferiti i debiti
alle Regioni. A seguito, poi, della costituzione delle cosiddette
“gestioni a stralcio” si è distinta l’attività d’accertamento delle
obbligazioni degli enti soppressi da quella delle aziende di nuova
istituzione, e con la successiva trasformazione (con L. n. 549 del
1995) di queste Gestioni in quelle “liquidatorie”, le Regioni hanno
attribuito le funzioni di Commissari liquidatori ai Direttori generali
delle ASL, i quali, tra l’altro, amministrano e liquidano le situazioni
debitorie delle USL esistenti alla data del 13 dicembre 1994. E, fino a
quando non si disporrà con un provvedimento specifico l’estinzione
delle Gestioni liquidatorie (già “gestioni a stralcio”), la legittimazione
processuale spetterà soltanto ad esse, perchè, pur essendo prive di
personalità giuridica, hanno un’autonomia funzionale, amministrativa
e contabile e una propria capacità processuale, sia pure limitata alla
gestione (Cass. 4847/1999). Pertanto deve condividersi
l’individuazione del legittimato passivo, operata dai Giudici territoriali,
nella figura del direttore generale dell’Asl, soluzione che trova
conferma anche nella L.R. Toscana n. 75 del 1997;
6.3. quanto al terzo motivo, va, altresì, ribadito che i vizi
motivazionali denunciabili in Cassazione non possono consistere nella
difformità dell’apprezzamento dei fatti e delle prove effettuato dal
giudice del merito rispetto a quello preteso dalla parte, spettando solo
a detto giudice individuare le fonti del proprio convincimento, valutare
le prove, controllarne l’attendibilità e la concludenza, scegliere tra le
risultanze istruttorie quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in
discussione, dare prevalenza all’uno o all’altro mezzo di prova, salvo i
casi tassativamente previsti dalla legge in cui un valore legale è
assegnato alla prova (Cass. n. 6064/08; nonchè Cass. n. 26886/08 e
21062/09, in motivazione). Nel caso in esame, infatti, in primo luogo,
proprio con riferimento a quanto evidenziato dai consulenti, che hanno
prospettato, con riferimento ai fatti di causa, una responsabilità
soltanto eventuale dei sanitari, i Giudici territoriali hanno fatto
discendere la mancanza del nesso causale tra condotta e danno. La
motivazione sul punto, così come sulla decisione di non poter
ricollegare esclusivamente l’evento dannoso al fatto dei sanitari non
può dirsi omessa, avendo la Corte d’appello fondato tale conclusione
sulla possibilità di ascrivere l’evento danno ad altre cause, quindi
ostativa alla possibilità di imputarlo al fatto dei sanitari.
7. Le spese del presente giudizio vanno compensate, tenuto conto
delle ragioni della decisione e della peculiarità del caso concreto.
responsabilità medica cassazione 2014
responsabilità medica sentenza 2014
responsabilità medica veterinario
responsabilità medica e tutela del paziente
la lesione del diritto ad esprimere il c.d.consenso informato da parte del medico si verifica per il sol fatto che egli tenga una condotta che lo porta al compimento sulla persona del paziente (in ipotesi anche senza un’ingerenza fisica, potendo trattarsi di atti medici che si risolvano in una intromissione nella sfera psico-fisica del paziente ed assumano quindi efficienza su di essa senza alcuna materialità, cioè anche soltanto tramite attività persuasiva costituente atto medico, come nel caso dell’intervento eseguito da un medico psichiatra) di atti medici senza avere acquisito il suo consenso.
Il danno conseguenza, quello che l’art. 1223 c.c., indica come perdita o mancato guadagno, è, invece, rappresentato dall’effetto pregiudizievole che la mancanza dell’acquisizione del consenso e, quindi, il comportamento omissivo del medico, seguito dal comportamento positivo di esecuzione dell’intervento, ha potuto determinare sulla sfera della persona del paziente, considerata nella sua rilevanza di condizione psico-fisica posseduta prima dell’intervento, la quale, se le informazioni fossero state date, l’avrebbe portata a decidere sul se assentire la pratica medica.
della sofferenza e della contrazione della libertà di disporre di sè stesso, psichicamente e fisicamente, patite dal paziente in ragione dello svolgimento sulla sua persona dell’esecuzione dell’intervento durante la sua esecuzione e nella relativa convalescenza;
della diminuzione che lo stato del paziente subisce a livello fisico per effetto dell’attività demolitoria, che abbia eliminato, sebbene a fini terapeutici, parti del corpo ed eventualmente le funzionalità di esse: poichè tale diminuzione avrebbe potuto verificarsi solo se assentita sulla base dell’informazione dovuta e si è verificata in mancanza di essa si tratta di conseguenza oggettivamente dannosa, che si deve apprezzare come danno conseguenza indipendentemente dalla sua utilità rispetto al bene della salute del paziente, che è bene diverso dal diritto di autodeterminarsi rispetto alla propria persona, ancorchè in modo di riflesso incidente sul bene della salute.
2.4.4. Tanto chiarito, risulta evidente che la circostanza che l’intervento medico non preceduto da acquisizione di consenso sia stato, in ipotesi, risolutivo della patologia che il paziente presenta non è idonea di per sè ad eliminare i danni conseguenza così individuati.
2.5. Le svolte considerazioni evidenziano allora l’erroneità della sentenza impugnata là dove ha attribuito all’esito risolutivo della patologia dell’intervento eseguito il valore di elidere la lesione del diritto al consenso informato.
Si ricorda, al riguardo che l’origine e, quindi, la doverosa dimensione funzionale e le implicazioni del consenso informato bene sono state delineate da Cass. n. 21748 del 2007, nel senso che: “Il consenso informato costituisce, di norma, legittimazione e fondamento del trattamento sanitario: senza il consenso informato l’intervento del medico è, al di fuori dei casi di trattamento sanitario per legge obbligatorio o in cui ricorra uno stato di necessità, sicuramente illecito, anche quando è nell’interesse del paziente; la pratica del consenso libero e informato rappresenta una forma di rispetto per la libertà dell’individuo e un mezzo per il perseguimento dei suoi migliori interessi. Il consenso informato ha come correlato la facoltà non solo di scegliere tra le diverse possibilità di trattamento medico, ma – atteso il principio personalistico che anima la nostra Costituzione (la quale vede nella persona umana un valore etico in sè e guarda al limite del “rispetto della persona umana” in riferimento al singolo individuo, in qualsiasi momento della sua vita e nell’integralità della sua persona, in considerazione del fascio di convinzioni etiche, religiose, culturali e filosofìche che orientano le sue determinazioni volitive) e la nuova dimensione che ha assunto la salute (non più intesa come semplice assenza di malattia, ma come stato di completo benessere fisico e psichico, e quindi coinvolgente, in relazione alla percezione che ciascuno ha di sè, anche gli aspetti interiori della vita come avvertiti e vissuti dal soggetto nella sua esperienza) – altresì di eventualmente rifiutare la terapia e di decidere consapevolmente di interromperla, in tutte le fasi della vita, anche in quella terminale”.
2.8. Sempre la sentenza n. 2847 del 2010 – immediatamente di seguito alla riportata motivazione e con considerazioni che evidenziavano già il profilo strutturale dell’illecito da lesione del diritto al consenso informato, siccome lo si è delineato nei precedenti paragrafi – ha poi, osservato che: “Viene anzitutto in rilievo il caso in cui alla prestazione terapeutica conseguano pregiudizi che il paziente avrebbe alternativamente preferito sopportare nell’ambito di scelte che solo a lui è dato di compere.
2.9. Ancora di recente si possono ricordare come mosse dalla stessa logica le considerazioni di Cass. n. 19731 del 2014.