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Timestamp: 2019-04-26 11:53:57+00:00
Document Index: 29026276

Matched Legal Cases: ['art 37', 'art. 62', 'art. 61', 'art. 58', 'art. 56', 'art. 69', 'art. 72', 'art. 73', 'art. 9', 'art. 9']

﻿ Dal 15/12 in vigore in nuovo codice deontologico forense: adeguamento alle leggi vigenti, sanzioni per violazioni norme su pubblicità, ecc. - Iapicca.com -
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3 Novembre 2014 Michele Iapicca Civile, News
E’ in Gazzetta Ufficiale dal 16 ottobre scorso, il nuovo Codice deontologico forense, approvato dal CNF in conformità alle previsioni della legge di riforma dell’ordinamento forense (L. 247/2012).
Il nuovo disciplinare prevede i principi ai quali l’avvocato deve uniformarsi nonchè le norme comportamentali che lo stesso è tenuto ad osservare nei confronti della collettività, dei colleghi e dei clienti e delle istituzioni forensi (novità) pena l’illecito disciplinare.
Nessuna innovazione sotto il profilo della pubblicità dei servizi legali che, sulla scorta dei previgenti testi, era e sarà vietata.
In definitiva, non si potrà più far riferimento al costo delle prestazioni utilizzandolo come veicolo per acquisire clientela; la pubblicità non deve essere anonima e il professionista deve spendere espressamente il proprio nome ed i relativi titoli; era ed è vietato propagandare servizi legali in modo generico e senza nomi dei professionisti utilizzati; era ed è vietato utilizzare agenti/agenzie a percentuale, ovvero è vietato per la società di professionisti porsi come veicolo pubblicitario per altri colleghi, pattuendo con gli stessi una percentuale (divieto accaparramento clientela – art 37 cdf).
Il nuovo codice si adegua, inoltre, alle novità legislative volte a deflazionare il processo come la mediazione (art. 62) e l’arbitrato (art. 61).
Introduce, poi, sanzioni verso l’avvocato che abusa della notifica in proprio (art. 58), che si rivolge a minori in questioni familiari (art. 56), che faccia propaganda elettorale in periodo di elezioni al CDO (art. 69) o che faccia pervenire, in qualsiasi modo, ad uno o più candidati, prima o durante la prova d’esame di Stato, testi relativi al tema proposto (art. 72).
Dispiace solo che il legislatore abbia perso una ghiotta occasione per prevedere ed eventualmente sanzionare gli illeciti che deriveranno dall’abuso sulle norme del nuovo PCT (abuso sul potere di autentica, violazione buona fede e correttezza nelle procedure di notificazione via PEC, di trasmissione telematica degli atti, ecc).
Rispetto alle precedenti versioni sono stati introdotti due nuovi titoli: il IV° che disciplina i doveri dell’avvocato nel processo; l’altro, il VI°, dedicato ai rapporti con le istituzioni forensi.
Si compone di 73 articoli raccolti in 7 Titoli (cliccare sul titolo corrispondente per visualizzare le norme):
TITOLO I (artt. 1-22) individua i principi generali;
TITOLO II (artt. 23-37) è riservato ai rapporti con il cliente e la parte assistita;
TITOLO III (artt. 38-45) si occupa dei rapporti tra colleghi;
TITOLO IV (artt. 46-62) attiene ai doveri dell’avvocato nel processo;
TITOLO V (artt. 63-68) concerne i rapporti con terzi e controparti;
TITOLO VI (artt. 69-72) concerne i rapporti con le Istituzioni forensi;
TITOLO VII (art. 73) contenente la disposizione finale.
Entrerà in vigore il 15 dicembre prossimo, cioè decorsi 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 16/10.
Codice deontologico forense.
3. Le norme deontologiche sono essenziali per la realizzazione e la tutela dell’affidamento della collettività e della clientela, della correttezza dei comportamenti, della qualità ed efficacia della prestazione professionale.
1.L’avvocato deve evitare attività incompatibili con la permanenza dell’iscrizione all’albo.
2.L’avvocato non deve svolgere attività comunque incompatibili con i doveri di indipendenza, dignità e decoro della professione forense.
3.L’avvocato, all’atto del conferimento dell’incarico, deve informare la parte assistita chiaramente e per iscritto della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione previsto dalla legge; deve altresì informarla dei percorsi alternativi al contenzioso giudiziario, pure previsti dalla legge.
8.L’avvocato, nominato difensore della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato, non deve chiedere né percepire dalla parte assistita o da terzi, a qualunque titolo, compensi o rimborsi diversi da quelli previsti dalla legge.
b)quando si tratti di somme liquidate giudizialmente a titolo di compenso a carico della controparte e l’avvocato non le abbia già ricevute dal cliente o dalla parte assistita;
1.Costituisce illecito disciplinare l’uso di un titolo professionale non conseguito ovvero lo svolgimento di attività in mancanza di titolo o in periodo di sospensione.
2.Costituisce altresì illecito disciplinare il comportamento dell’avvocato che agevoli o, in qualsiasi altro modo diretto o indiretto, renda possibile a soggetti non abilitati o sospesi l’esercizio abusivo dell’attività di avvocato o consenta che tali soggetti ne possano ricavare benefici economici, anche se limitatamente al periodo di eventuale sospensione dell’esercizio dell’attività.
3.La violazione del comma 1 comporta l’applicazione della sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale da sei mesi a un anno. La violazione del comma 2 comporta l’applicazione della sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale da due a sei mesi.
12.La violazione del divieto di cui al comma 1 comporta l’applicazione della sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale da due a sei mesi. La violazione dei doveri, dei divieti, degli obblighi di legge e delle prescrizioni di cui ai commi 3, 4 e 7 comporta l’applicazione della sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale da sei mesi a un anno. La violazione dei doveri, dei divieti, degli obblighi di legge e delle prescrizioni di cui ai commi 5, 6, 8, 9, 10 e 11 comporta l’applicazione della sanzione disciplinare della censura.
3.Nell’ambito di un procedimento disciplinare, o della fase ad esso preliminare, la mancata sollecita risposta agli addebiti comunicatigli e la mancata presentazione di osservazioni e difese non costituiscono autonomo illecito disciplinare, pur potendo tali comportamenti essere valutati dall’organo giudicante nella formazione del proprio libero convincimento.
1. L’avvocato che faccia pervenire, in qualsiasi modo, ad uno o più candidati, prima o durante la prova d’esame, testi relativi al tema proposto è punito con la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale da due a sei mesi.
3. Il candidato che, nell’aula ove si svolge l’esame di abilitazione, riceva scritti o appunti di qualunque genere, con qualsiasi mezzo, e non ne faccia immediata denuncia alla Commissione, è punito con la sanzione disciplinare della censura.
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