Source: https://www.officinanotarile.it/legato/
Timestamp: 2020-01-21 11:58:33+00:00
Document Index: 44135137

Matched Legal Cases: ['art. 649', 'art. 756', 'art. 671', 'art. 1146', 'art. 1146', 'art. 637', 'art. 2']

Quali sono le differenze tra l'istituto del legato e quello dell'eredità?
da Guido Brotto | Ott 31, 2017 | Successioni mortis causa | 2 commenti
Il concetto di eredità è contrapposto al concetto di legato[1]. Il legato è l’istituto giuridico con il quale il testatore lega a un soggetto un bene determinato, ed è per questo che nel linguaggio comune si definisce il legatario come successore a titolo particolare. L’erede, invece, è colui che succede universalmente su tutto il patrimonio o su di una sua quota.
Quali sono le differenze strutturali tra legato ed eredità?
La differenza strutturale tra eredità e legato è la seguente:
l’eredità è un istituto necessario perché un erede ci deve sempre essere anche in assenza di un testamento o di eredi accettanti (in ultima istanza, infatti, il patrimonio è devoluto allo Stato);
il legato, invece, è un istituto eventuale e deve essere previsto necessariamente in un testamento.
Cosa cambia nella disciplina dei due istituti?
I due istituti giuridici hanno profonde diversità nell’ambito della loro disciplina; vediamo i punti più significativi:
acquisto dell’eredità e del legato: l’eredità si acquista a mezzo di un’accettazione (tacita o espressa); mentre il legato si acquista automaticamente con la morte fatta salva la possibilità di rinuncia del legatario (art. 649 c.c.);
debiti ereditari: i debiti competono solo agli eredi in quanto il legatario non è tenuto al pagamento dei debiti ereditari (art. 756 c.c.). Se sul legato sono posti degli oneri, il legatario comunque risponde non oltre quanto ricevuto (art. 671 c.c.);
possesso: l’erede continua il possesso del defunto con effetto dall’apertura della successione (art. 1146, 1° comma, c.c.); il legatario, invece, comincia un nuovo possesso su quanto ricevuto a titolo di legato (art. 1146, 2° comma, c.c.).;
È possibile apporre un termine all’eredità o al legato?
Un’altra distinzione tra eredità e legato riguarda la possibilità di apporre a essi un termine. Nella successione ereditaria non può essere previsto un termine: infatti, il principio previsto dall’art. 637 c.c. è “semel heres semper heres[2]” lo impedisce. Il diritto del legatario, invece, può essere limitato nel tempo prevedendo sia un termine iniziale che finale.
[1] Il concetto di legato può essere di difficile comprensione per una persona non avvezza ai tecnicismi giuridici. Di fatto il legato rappresenta un’attribuzione a causa di morte a favore del legatario e carico dell’eredità (in parole ancora più semplici può essere paragonato ad una sorta di donazione che il defunto compie a favore del legatario)
[2] Il detto “semel heres semper heres” significa “una volta erede, erede per sempre”.
Ottavia	il 1 Marzo 2019 alle 15:52
Una zia, parente di 3°grado in linea collaterale con 3 nipoti, è morta senza lasciare eredi legittimari. Nel testamento ha stabilito come dovevano essere ripartiti i suoi beni e per per quanto riguardava la sua abitazione ne ha disposto la vendita indicando che il ricavato doveva essere devoluto a 3 nipoti. Il nipote che ha ricevuto la somma di denaro, frutto della vendita dell’appartamento, è dunque solo un legatario?
Posto poi che nel testamento era stato nominato un curatore testamentario e che la successione si è aperta in Gran Bretagna, poiché la zia era cittadina britannica, quali obblighi ha in Italia il legatario se il curatore testamentario ha già pagato tutte le tasse e le imposte di successione all’estero ?
Guido Brotto	il 3 Marzo 2019 alle 17:22
Il suo quesito merita una consulenza adeguata. Con così poche informazioni e senza alcun documento (e soprattutto senza leggere il testamento) è davvero difficile poterle dare una risposta.
Da quello che scrive il nipote appare un beneficiario di un onere posto a carico di chi ha l’obbligo di vendere l’abitazione, sulla base delle “regole” testamentarie.
In riferimento al quesito fiscale, stando alle sue parole nulla è dovuto in Italia purché la zia britannica abbia avuto la residenza nel Regno Unito e la sua abitazione si trovi sempre nel Regno Unito. In altre parole non c’è il requisito della territorialità per applicare l’imposta di successione in Italia ai sensi dell’art. 2 D.Lgs. 346/1990.
Resta inteso che la mia risposta non vuole sostituirsi in alcun modo ad un parere di un professionista che abbia avuto modo di leggere la documentazione relativa alla sua pratica.