Source: http://barbara-spinelli.it/2015/04/
Timestamp: 2018-06-24 03:27:07+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 4', 'sentenza ', 'art. 33', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 33']

aprile 2015 - barbara spinelli Archive | barbara spinelli
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Il naufragio dell’Unione
di Barbara Spinelli giovedì, aprile 30, 2015 0 Al parlamento, Interventi Maditerraneo, Mare Nostrum, plenaria, Poseidon, Triton	Permalink
Strasburgo, 29 aprile 2015. Sessione plenaria sul tema: Le ultime tragedie nel Mediterraneo e le politiche dell’Unione su migrazione e asilo. Intervento di Barbara Spinelli.
J’accuse le Conseil européen, les gouvernements des Etats membres, la Commission. Vous êtes désormais directement responsables d’un crime qui tue de plus en plus de migrants en fuite des guerres que l’Europe a facilité, des persécutions qu’elle tolère. Après les 800 morts du 19 avril, l’Union fait naufrage aussi : dans l’hypocrisie, le déni, l’aveuglement.
Elle déclare la lutte contre trafiquants et passeurs, en feignant de croire que ces derniers sont les seuls responsables de tant de morts. Ce ne sont pas les seuls responsables. Ils sévissent parce qu’aucun corridor humanitaire légal n’a été mis en place pour les fugitifs. Parce que vous avez aboli Mare Nostrum, dont la mission était la recherche et le sauvetage en haute mer, et parce que vous continuez à financer des opérations – Triton, Poséïdon – dont le mandat prioritaire est le contrôle des frontières, non le secours des naufragés. Je remercie M. Juncker pour les mots qu’il a prononcés ; mais “les portes” n’ont pas été ouvertes, M. le Président.
Dans le désir de vous débarrasser de vos responsabilités, vous arrivez jusqu’à souhaiter – je cite le commissaire Avramopoulos – la “collaboration avec les dictatures” : l’Erythrée en tête, c’est-à-dire la pire dictature d’Afrique.
Comme les trafiquants, vous violez les lois : le droit de la mer, du non refoulement. Je me demande si vous savez, si nous savons dans le Parlement, ce qu’on est en train de faire : une guerre non déclarée. Non contre les trafiquants, mais contre les migrants.
Morti nel Mediterraneo: J’ACCUSE
Council response to migrant deaths is shameful
di Redazione giovedì, aprile 30, 2015 0 Rassegna stampa Al parlamento, Mare Nostrum, Mediterraneo, plenaria, Poseidon	Permalink
Sessione plenaria del Parlamento europeo
Strasburgo, 29 aprile 2015
Barbara Spinelli, eurodeputata del Gue-Ngl, si è rivolta al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e al Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, invitati a presentare le posizioni della Commissione e i risultati del Consiglio europeo straordinario del 23 aprile scorso. Il tema della sessione era: Le ultime tragedie nel Mediterraneo e le politiche dell’Unione su migrazione e asilo
“Accuso il Consiglio, i governi degli Stati membri, la Commissione. Ormai è chiaro: siete direttamente responsabili del crimine commesso ai danni dei migranti in fuga dalle guerre che l’Europa ha facilitato, dalle persecuzioni che ha tollerato. Dopo gli 800 morti del 19 aprile, anche l’Unione fa naufragio: nell’ipocrisia, nella negazione, nella cecità.
L’Unione dichiara la lotta contro trafficanti, fingendo di credere che siano loro i soli responsabili di tanti morti. Non sono i soli responsabili. Le morti si susseguono perché non esistono corridoi umanitari legali per i fuggitivi. Perché avete abolito Mare nostrum, che faceva Ricerca e Salvataggio in alto mare; perché continuate a finanziare operazioni – Triton, Poseidon – il cui mandato prioritario è il controllo delle frontiere, non il soccorso dei naufraghi.
La ringrazio, signor Juncker, per le parole che ha pronunciato oggi in quest’aula; ma “le porte” d’Europa non sono state aperte. Nel desiderio di sbarazzarvi delle vostre responsabilità, arrivate sino ad auspicare – cito il Commissario Avramopoulos – la “collaborazione con le dittature”: quella eritrea in testa, la più sanguinaria dittatura d’Africa.
La verità è che state violando, proprio come i trafficanti, la legge: il diritto del mare, del non-respingimento. Mi domando se sapete – se sappiamo noi qui in Parlamento – quel che si sta facendo: una guerra non dichiarata. Non contro i trafficanti, ma contro i migranti”.
Subito dopo, il Parlamento ha approvato una risoluzione congiunta sullo stesso tema. Il gruppo Gue-Ngl si è astenuto, non avendo ottenuto progressi sostanziali su istituzione di un corridoio umanitario e revisione del regolamento di Dublino. In cambio sono stati accolti alcuni emendamenti importanti del Gue e dei Verdi, che hanno migliorato la risoluzione per quanto riguarda le operazioni di Search & Rescue in alto mare e la concessione agevolata di visti umanitari.
No a una fiera gastronomica delle multinazionali
di Redazione giovedì, aprile 30, 2015 0 Rassegna stampa Expo, L'Altra Europa con Tsipras, No Expo, occupazione	Permalink
EXPO – EURODEPUTATI ALTRA EUROPA: «NO A UNA FIERA GASTRONOMICA OSTAGGIO DELLE MULTINAZIONALI»
Forenza, Maltese e Spinelli annunciano il loro voto contrario alla mozione sull’Esposizione di Milano in votazione al Parlamento europeo
Strasburgo 30 aprile 2015
Eleonora Forenza, Curzio Maltese e Barbara Spinelli, europarlamentari del gruppo GUE/NGL, esprimono profonda contrarietà alla relazione su Expo2015 discussa oggi al Parlamento europeo: «appare evidente che, dietro nobili dichiarazioni d’intenti, Expo2015 nasconda la mera celebrazione di una fiera gastronomica che non solo riduce il cibo a bene commerciale legato a forme non sostenibili di consumismo, ma toglie anche dignità al lavoro».
È inaccettabile, affermano Forenza, Maltese e Spinelli, «la scelta di sostituire con volontari e lavoratori precari quella che avrebbe dovuto essere una “buona occupazione”, con contratti e salari degni». I tre eurodeputati considerano risibile che nella relazione presentata al Parlamento europeo si descriva Expo2015 come “esempio di trasparenza”. «Si tratta, piuttosto, di una testimonianza della crescente corruzione che affligge l’Italia, ostaggio degli interessi delle organizzazioni criminali: una corruzione portata alla luce dai recenti procedimenti giudiziari, ma denunciata ben prima dell’apertura dei cantieri».
Per questi motivi Eleonora Forenza, Curzio Maltese e Barbara Spinelli hanno deciso di votare contro la risoluzione Expo Milano 2015: nutrire il pianeta, energia per la vita, e al tempo stesso di sostenere con forza la manifestazione promossa dai comitati “No Expo” per il Primo Maggio a Milano.
Don Mussie Zerai: sì alla Giornata della Memoria in onore dei profughi scomparsi in mare, ma senza ipocrisie
di Redazione martedì, aprile 28, 2015 0 Brevi accoglienza, asilo, don Mussie Zerai, Frontex, Habeshia	Permalink
Don Mussie Zerai è fondatore e presidente dell’Agenzia Habeshia per la Cooperazione allo Sviluppo (A.H.C.S ), istituita nel 2006 per svolgere attività di volontariato con fini di solidarietà verso tutti i richiedenti Asilo e rifugiati. Nel 2015 è stato candidato al Premio Nobel della pace.
Don Zerai è stato invitato da Barbara Spinelli per il dibattito in Plenaria su “le ultime tragedie nel Mediterraneo”, svoltosi a Bruxelles il 29 aprile, per rappresentare davanti alle istituzioni europee le testimonianze dei profughi raccolte da Habeshia; ha inoltre partecipato alla conferenza stampa successiva alla discussione in aula ed è entrato in contatto con vari gruppi parlamentari: Marie-Christine Vergiat- GUE-Ngl; Cecilia Wikström-Alde; Cecile Kyenge-S&D; Judith Sargentini-Verdi.
Questo il suo intervento durante il dibattito in Plenaria:
Giornata della memoria in onore dei profughi scomparsi in mare: sì, ma senza ipocrisie
È impossibile non essere favorevoli a questa iniziativa. Quelle 366 vite spezzate sono diventate il simbolo della tragedia di tutti i profughi del pianeta, richiamando in particolare l’Italia e l’Europa alle proprie responsabilità nei confronti dei tantissimi giovani, donne e uomini, che gridano aiuto ai potenti della terra dai paesi del Sud del mondo, sconvolti da guerre, dittature, terrorismo, persecuzioni, carestia, fame, miseria endemica. Proprio mentre si propone di celebrare questa data simbolo, però, la politica italiana e quella europea stanno andando nella direzione esattamente opposta, dimenticando o facendo finta di dimenticare, che la maniera migliore per onorare la memoria dei morti è quella di salvare i vivi. Sono tanti, infatti, i provvedimenti e gli interventi che contrastano con quello che dovrebbe essere lo spirito della futura Giornata della Memoria. Vale la pena citare i più significativi.
– Processo di Khartoum. È stato varato il Processo di Khartoum, l’accordo firmato dai 28 Stati dell’Unione Europea, su iniziativa in particolare proprio dell’Italia, che di fatto affida la gestione dell’immigrazione dall’Africa e dal Medio Oriente a vari Stati dell’Africa Orientale, incluse alcune delle peggiori dittature del mondo, come quella di Isaias Afewerki in Eritrea e di Al Bashir in Sudan, ma anche al regime egiziano di Al Sisi, messo sotto accusa ripetutamente da Amnesty e da altre organizzazioni internazionali per la sistematica violazione dei diritti umani e il soffocamento di ogni forma di dissenso: oltre 800 condanne a morte, centinaia di condanne all’ergastolo, migliaia di civili sottoposti, senza possibilità di appello e spesso senza alcuna difesa, al giudizio delle corti marziali militari.
Su questi punti l’agenzia Habeshia torna a chiedere risposte rapide e concrete. È l’unico modo per onorare davvero la memoria dei 366 morti di Lampedusa, delle altre 26 mila vittime che si sono registrate dal duemila a oggi nel Mediterraneo, dei circa 900 giovani scomparsi dall’inizio di quest’anno. Risposte in grado di onorare le vittime, di asciugare le lacrime dei superstiti, di dare aiuto e dignità alle migliaia di disperati che bussano anche in queste ore alle porte dell’Europa.
Profughi: la soluzione c’è, ma si preferisce la guerra, di Emilio Druidi
Summit inutile, Europa e Roma ipocrite
di Redazione sabato, aprile 25, 2015 0 Articoli e interviste Europa, Grecia, intervista, Mediterraneo, migrazioni	Permalink
Intervista di Stefano Citati, «Il Fatto Quotidiano», 25 aprile 2015
Barbara Spinelli, alla fine del vertice europeo sull’immigrazione Angela Merkel ha detto che oltre triplicare i fondi per Triton un accordo non c’era; subito dopo si è presentato Renzi magnificando il risultato del summit. Chi ha ragione?
Non aderisco alla politica della Merkel sul Mediterraneo, ma sono sicuramente più d’accordo con l’interpretazione data dal Cancelliere che col presidente del Consiglio. Al di là dell’ipocrisia spettacolare del Consiglio europeo tutto intero, e non solo di Renzi, ho letto nel comunicato finale grandi frasi di condanna e impegno, ma sul piano dell’azione non ho trovato assolutamente nulla all’altezza del numero dei morti nel Mediterraneo. Nel dettaglio, i fondi annunciati restano insufficienti, si torna alle cifre spese per Mare Nostrum. La sostanza non cambia: nel mandato che Frontex affida a Triton non ci sono le missioni di search & rescue, ricerca e salvataggio; non si estende l’orizzonte delle operazioni che restano limitate alle 30 miglia dalle coste italiane, mentre generalmente i naufragi accadono in alto mare, presso Libia o Tunisia. Altro errore: l’azione si concentra praticamente solo sui trafficanti, mutuando il tipo di mandato, militare o paramilitare, dalle missioni anti-pirati nel Corno d’Africa.
In questo caso è passata la linea Renzi, che poi è la stessa proposta da Berlusconi, Santanchè e Salvini. Il premier e la Ue l’hanno fatta propria. L’idea di fondo è che il solo modo per non far morire i migranti è di non farli partire: l’incomprensione degli esodi odierni è totale. Non sono i trafficanti a far partire i migranti: sono le guerre – di cui siamo in parte responsabili – le carestie e la povertà, che spingono a fuggire. E resta da capire: come distruggere i barconi, come individuarli? Ce lo dicono i pre-cog di Minority Report, quali sono quelli illegali? Spesso si tratta di pescherecci, e i pescatori stessi si trasformano in trafficanti.
In pochi giorni si è avuta un successione di eventi legati gli uni agli altri: il naufragio dei migranti, l’annuncio dell’uccisione dell’ostaggio italiano da parte di un drone Usa e l’annuncio dello smantellamento di una cellula di al Qaeda ben ramificata in Italia. Una serie di coincidenze casuali o qualcosa di più?
I droni hanno dimostrato che i danni collaterali che producono possono essere più gravi dei risultati che ottengono. Il governo si è comportato da vero vassallo, lasciando la rivelazione dell’accaduto al presidente Usa. La catena degli eventi non mi pare del tutto casuale. Giovedì sul «New York Times» Renzi ha detto una cosa vergognosa: “Non tutti i migranti sui barconi sono famiglie innocenti”. Vengono così messi sullo stesso piano migranti economici, fuggitivi, trafficanti, terroristi. L’equiparazione dà vita a un diritto emergenziale: uno stato di eccezione europeo. Dal 2001 in nome della lotta antiterrorista vengono sospesi parecchi articoli delle Costituzioni nazionali e della Carta europea dei diritti fondamentali. Bisognerebbe guardare in faccia le vere radici dell’esodo: l’arco di instabilità tra Africa e Asia, dove conflitti e Isis sono stati facilitati proprio dalla guerra permanente al terrorismo.
L’Ue stenta anche sul fronte interno: la vicenda della Grecia si trascina tra contrasti e aperture.
L’illusione è quella iniziale dell’euro: l’idea che si possa avere una moneta unica senza unità politica. Il conflitto con Atene sarebbe inimmaginabile in una Federazione: Washington non farebbe uscire dal dollaro uno Stato in default. La verità è che Atene è stata usata come una cavia, senza che nessuno voglia ammetterlo. Tanto più triste perché, mentre di solito in Europa è la destra estrema ad avvantaggiarsi delle grandi crisi, stavolta è la sinistra a gestire la situazione: una sinistra che per di più non vuol rompere con l’Unione. Con la Grecia, la Ue sta fallendo uno dei suoi mandati fondamentali: quello della solidarietà.
Come andranno a finire le due vicende?
Sul Mediterraneo, l’Europarlamento potrebbe contare molto. Il trattato di Lisbona gli dà il potere di votare contro l’aumento dei fondi a Frontex, obbligando il Consiglio a cambiare politica. Quanto alla Grecia, tutte e due le parti devono sforzarsi. Atene farebbe bene a non irritare Berlino con richieste di riparazioni belliche. E i suoi partner devono ridurre il disastro provocato in Grecia dall’austerity, se non vogliono distruggere l’Unione.
È inadeguato concentrare tutte le forze sulla lotta a trafficanti e scafisti
di Redazione giovedì, aprile 23, 2015 0 Brevi accoglienza, LIBE, salvataggio in mare, search and rescue, Triton	Permalink
23 aprile 2015, Bruxelles. Commissione libertà civili, giustizia e affari interni.
“Unità operativa congiunta (Joint Operational Team – JOT) “Mare” [1]
Presentazione a cura di Europol e di Laurent Muschel, rappresentante della Commissione
Interventi di Barbara Spinelli:
Come prima cosa, vorrei dire il mio stupore per la frase che è stata detta in apertura dei lavori dal rappresentante della Commissione, dott. Laurent Muschel: dopo l’ultima catastrofe umanitaria nel Mediterraneo – queste le parole – “Tutti siamo d’accordo sulla priorità della lotta a trafficanti e scafisti”. Non è vero, non tutti siamo d’accordo e prima di me già sono state espresse forti riserve in questa Commissione parlamentare, a cominciare dalla collega Soraya Post.
Diciamo piuttosto che è la Commissione a far propria quest’assoluta priorità, com’è evidente nei 10 punti approvati dopo i 700 morti nel Mediterraneo e come verrà con ogni probabilità ribadito nell’agenda sull’immigrazione che sarà presentata a maggio. Lo stesso si può dire degli Stati membri, se guardiamo alla bozza di comunicato su cui stanno discutendo oggi i capi di Stato o di Governo del Consiglio europeo.
Tutte le azioni si concentrano su trafficanti e scafisti, come se fossero davvero loro la causa di tanti morti in mare. Come se il trafficante non fosse lì a riempire un vuoto di legalità, che l’Unione si rifiuta di colmare con l’istituzione di vie legali di fuga verso l’Europa. Come se distruggendo i “barconi” degli scafisti risolvessimo le radici del male, che consiste nella fuga in massa da guerre e persecuzioni.
Concentrare tutte le forze e l’attenzione sul contrasto di trafficanti e scafisti è del tutto inadeguato, ed è uno scandalo che l’Unione parli solo di questo contrasto.
In questo quadro chiedo ai rappresentanti di Europol e della Commissione:
perché questa moltiplicazione di agenzie e operazioni tutte tese allo stesso obiettivo – il controllo delle frontiere e la lotta al trafficante – e qual è il valore aggiunto di quest’ennesima iniziativa, JOT “Mare” , rispetto al lavoro di agenzie come Europol?
Quali sono i costi delle agenzie e dei centri di controllo e sorveglianza che si stanno creando, e quanto costerà l’intervento civile e militare lungo le coste libiche per la distruzione dei “barconi”? Possibile che d’un tratto ci siano tante risorse, quando ne mancano totalmente, come più volte confermato dalla Commissione, per operazioni di search and rescue?
Nel rispondere, il rappresentante della Commissione ha affermato che il primo dei 10 punti presentati lunedì dalla Commissione affronta proprio la questione delle operazioni di Ricerca e Soccorso in mare, visto che agli Stati si chiede un rafforzamento di Frontex e Triton (oltre che un’estensione delle miglia assegnate alle loro operazioni marittime).
Barbara Spinelli ha ripreso la parola, affermando che “Né Frontex né Triton hanno ufficialmente il mandato di fare search and rescue”, come più volte ribadito dai rappresentanti delle due agenzie. Certo può capitare che una nave di Triton salvi una barca che sta affondando sotto i suoi occhi: ci mancherebbe altro, glielo impone la legge del mare. Ma qui si parla del “mandato” di search and rescue, e il mandato non c’è. Nel dicembre scorso, fu proprio il direttore operativo di Frontex a inviare una lettera all’ufficio immigrazione del Ministero dell’Interno italiano, in cui ci si lamentava per alcune operazioni di salvataggio compiute dalla guardia costiera italiana oltre le 30 miglia dalle costa previste dall’agenzia europea.
1 JOT MARE viene descritta dall’ufficio stampa di Europol come “un team di intelligence congiunto formato da agenti dell’Europol ed esperti distaccati degli Stati membri, il cui scopo è affrontare i ‘gruppi criminali organizzati’ che agevolano il movimento via nave dei migranti irregolari nel Mediterraneo verso l’UE e organizzano i successivi movimenti secondari all’interno dell’Unione”.
SOS-sterminio in mare: lettera aperta
di Redazione mercoledì, aprile 22, 2015 0 Appelli accoglienza, lettera aperta, SOS-sterminio in mare, Unione europea	Permalink
Di fronte a quello che può essere definito il più grande sterminio in mare dal dopoguerra, Barbara Spinelli e un gruppo di intellettuali e attivisti hanno firmato una lettera aperta perché l’Unione europea intraprenda con la massima urgenza azioni all’altezza del crimine che da anni continua a essere compiuto nel Mediterraneo:
Oltre 900 morti nel Mediterraneo nella notte tra sabato 18 aprile e domenica, a 60 miglia dalle coste libiche. È il più grande sterminio in mare dal dopoguerra. Questo è un giorno di svolta. A partire da oggi occorre mettere la parola urgenza,al posto di emergenza. Bisogna dare alla realtà il nome che merita: siamo di fronte a crimini di guerra e sterminio in tempo di pace.
Il crimine non è episodico ma ormai sistemico, e va messo sullo stesso piano delle guerre e delle carestie acute e prolungate. Il Mar Mediterraneo non smette di riempirsi di morti: cominciò con ilnaufragio di Porto Palo, il giorno di Nataledel 1996, con 283 vittime,seguito tre mesi più tardi dal naufragio della Katër i Radës, in cui oltre cento profughi albanesi annegarono nel canale di Otranto. Lo sterminio dura da almeno 18 anni: più delle due guerre mondiali messe insieme, più della guerra in Vietnam. È indecenza parlare di “cimitero Mediterraneo”. Parliamo piuttosto di fossa comune: non c’è lapide che riporti i nomi dei fuggitivi che abbiamo lasciato morire.
Le azioni di massima urgenza che vanno intraprese devono essere, tutte, all’altezza di questo crimine, e della memoria del mancato soccorso nella prima parte del secolo scorso. Non sono all’altezza le missioni diplomatiche o militari in Libia, dove – anche per colpa dell’Unione, dei suoi governi, degli Stati Uniti – non c’è più interlocutore statale. Ancor meno lo sono i blocchi navali, gli aiuti alle dittature da cui scappano i richiedenti asilo, il silenzio sulla vasta destabilizzazione nel Mediterraneo – dalla Siria e l’Iraq alla Palestina, dall’Egitto al Marocco – di cui l’Occidente è responsabile da anni.
Le azioni necessarie nell’immediato, eccole:
Urge togliere alle mafie e ai trafficanti il monopolio sulle vite e le morti dei fuggitivi, e di conseguenza predisporre vie legali di fuga presidiate dall’Unione europea e dall’Onu. I trafficanti non sono la radice del male, ma un suo sintomo.
Urge organizzare e finanziare interventi di ricerca e salvataggio non solo lungo le coste europee ma anche in alto mare, come faceva Mare Nostrum e come ha l’ordine di non fare Triton – anche se rifinanziata. Questo, nella consapevolezza che la stabilizzazione del caos libico non è ottenibile nel breve-medio periodo.
Urge che gli Stati europei collaborino lealmente a tale scopo (art. 4 del Trattato dell’Unione), smentendo quanto dichiarato da Natasha Bertaud, portavoce della Commissione di Bruxelles: “Al momento attuale, la Commissione non ha né il denaro né l’appoggio politico per predisporre un sistema di tutela delle frontiere, capace di impegnarsi in operazioni di search and rescue”. Risorse che invece si trovano per operazioni di polizia europea (MosMaiorum,Amber Light,Jot Mare) e per le spese militari. Una frase che ha il cupo suono dell’omissione di soccorso: un reato contro la persona, nei nostri ordinamenti giuridici.
Occorre che l’Onu stessa decida azioni d’urgenza, e che il Consiglio di sicurezza fronteggi il dramma con una risoluzione. Se i crimini in mare somigliano a una guerra o a carestie nate dal tracollo diffuso di strutture statali nei paesi di transito o di origine, non vanno esclusi interventi dei caschi blu, addestrati per il search and rescue. I soccorsi e gli aiuti agli affamati e sfollati sono una prassi sperimentata delle Nazioni Unite. Sia oggi applicata al Mediterraneo.
Occorre rivedere al più presto i regolamenti di Dublino. Con una sentenza del 21 ottobre 2014 (Ricorso Sharifi contro Italia e Grecia), la Corte europea dei Diritti dell’uomopone come condizione essenziale per procedere al trasferimento l’aver positivamente verificato se il migrante corra il rischio di essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti. Si tratta di un vero e proprio obbligo di derogare ai criteri di competenza enumerati nelle norme di Dublino.
Con la medesima tempestività, occorre tener conto che i paesi più esposti ai flussi migratori sono oggi quelli del Sud Europa (Grecia, Italia, Cipro, Malta, Spagna): gli stessi a esser più colpiti, dopo la crisi iniziata nel 2007-2008, da politiche di drastica riduzione delle spese sociali (che includono l’assistenza e il salvataggio di migranti e richiedenti asilo). Il peso che ingiustamente grava sulle loro spalle va immediatamente alleviato.
Occorre pensare a un sistema di accoglienza in Europa che garantisca il diritto fondamentale all’asilo, con prospettive di reinsediamento nei Paesi disponibili, nel rispetto della volontà dei rifugiati.
Infine, la questione tempo. È finito il tempo della procrastinazione, e delle ambiguità che essa consente.È dall’ecatombedi Lampedusa che Governi e Parlamenti in Europa preconizzano un’organica cooperazione con i paesi di origine e di transito dei fuggitivi, al fine di “esternalizzare” le politiche di search and rescue e di asilo. Il Commissario all’immigrazione Avramopoulos ha addirittura auspicato una “cooperazione con le dittature”, dunque il ricorso ai respingimenti collettivi (vietati dalla Convenzione di Ginevra sullo statuto dei Rifugiati del 1951, art. 33, e dagli articoli 18 e 19 della Carta europea dei diritti fondamentali). Non c’è tempo per costruire dubbie relazioni diplomatiche – nei cosiddetti processi di Rabat e Khartoum – perché i fuggitivi sono in mare qui e ora, e qui e ora vanno salvati: sia dalla morte, sia dalle mafie che fanno soldi sulla loro pelle e riempiono un vuoto di legalità che l’Unione deve colmare senza più rinvii. È adesso, subito, che bisogna organizzare un’operazione di salvataggio dell’umanità in fuga verso l’Europa.
Barbara Spinelli, eurodeputato, gruppo GUE-Ngl
Per adesioni: sos.sterminioinmare@gmail.com
Perché deve intervenire l’Onu
di Redazione martedì, aprile 21, 2015 0 Articoli e interviste Europa, Mare Nostrum, Mediterraneo, migranti, Onu	Permalink
Articolo pubblicato su «Il Sole 24 Ore», 21 aprile 2015
Settecento morti nel Mediterraneo nella notte tra sabato 18 aprile e domenica, a 60 miglia dalle coste libiche. È il più grande sterminio in mare dal dopoguerra, dopo i 366 morti del 3 ottobre 2013 a Lampedusa. Inutile snocciolare i numeri delle scorse settimane, le percentuali in costante aumento: sempre giunge l’ora in cui il numero acceca la vista lunga, la storia che sta alle spalle, le persone che la cifra indica e al tempo stesso cancella. Enumerare non serve più, se non chiamiamo a rispondere gli attori politici del dramma: la Commissione europea, gli Stati dell’Unione, l’Alto Commissariato dell’Onu. A tutti va ricordato che le normative sul soccorso dei naufraghi e sul non respingimento sono divenute cogenti in contemporanea con l’unificazione europea, in memoria del mancato soccorso alle vittime dei genocidi nazisti. Sono la nostra comune legge europea.
A questi attori politici bisogna rivolgersi oggi con una preliminare e solenne domanda: smettete l’uso di parole altisonanti; passate finalmente all’azione; non reagite con blocchi navali che tengano lontani i fuggitivi dalle nostre case, come si tentò di tener lontani gli ebrei in fuga dal nazismo. Questo è un giorno di svolta. A partire da oggi non è più possibile evocare imprevisti incidenti, e al posto di emergenza occorre mettere la parola urgenza. Bisogna guardare in faccia la realtà, e chiamarla col nome che merita: siamo di fronte a crimini di guerra e sterminio in tempo di pace, commessi dall’Unione europea, dai suoi 28 Stati, dai Parlamentari europei e anche dalle Nazioni Unite e dall’Alto Commissariato dell’Onu. Il crimine non è episodico ma ormai sistemico, e va messo sullo stesso piano delle guerre e delle carestie acute e prolungate. Il Mar Mediterraneo non smette di riempirsi di morti dal 28 marzo 1997, quando, nel naufragio della Katër i Radës, 81 profughi albanesi perirono nel canale di Otranto; di altri 25 il mare non restituì mai i corpi. Lo sterminio dura da almeno 18 anni: più delle due guerre mondiali messe insieme, più della guerra in Vietnam. È indecenza parlare di “cimitero Mediterraneo”. Parliamo piuttosto di fossa comune: non c’è lapide che riporti i nomi dei fuggitivi che abbiamo lasciato annegare.
Le azioni di massima urgenza che vanno intraprese devono essere, tutte, all’altezza di questo crimine, e della memoria del mancato soccorso nella prima parte del secolo scorso. Non sono all’altezza le missioni diplomatiche o militari in Libia, dove per colpa dell’Unione, dei suoi governi, degli Stati Uniti, non c’è più interlocutore statale. Ancor meno lo sono i blocchi navali, gli aiuti alle dittature da cui scappano i richiedenti asilo, il silenzio sulla vasta destabilizzazione nel Mediterraneo – dalla Siria alla Palestina, dall’Egitto al Marocco – di cui l’Occidente è responsabile da anni.
Urge togliere alle mafie e ai trafficanti il monopolio sulle vite e le morti dei fuggitivi, e di conseguenza predisporre vie legali di fuga presidiate dall’Unione europea e dall’Onu.
Urge organizzare e finanziare interventi di ricerca e salvataggio in mare, non solo lungo le coste europee ma anche in alto mare, lungo le coste del Nord Africa, come faceva Mare Nostrum e come ha l’ordine di non fare Triton. Questo, nella consapevolezza che la stabilizzazione del caos libico non è ottenibile nel breve-medio periodo, e che l’Egitto non è uno Stato democraticamente affidabile.
Urge che gli Stati europei collaborino lealmente a tale scopo (art. 4 del Trattato dell’Unione), smentendo quanto dichiarato da Natasha Bertaud, portavoce della Commissione di Bruxelles: “Al momento attuale, la Commissione non ha né il denaro né l’appoggio politico per predisporre un sistema di tutela delle frontiere, capace di impegnarsi in operazioni di search and rescue”. Una frase che ha il cupo suono dell’omissione di soccorso: un reato contro la persona, nei nostri ordinamenti giuridici.
Occorre che l’Onu stessa si mobiliti e decida azioni d’urgenza, e che il Consiglio di sicurezza sia incaricato di far fronte al dramma con una risoluzione. Se i crimini in mare somigliano a una guerra prolungata o a carestie nate dal tracollo diffuso di strutture statali nei paesi di transito o di origine, non vanno esclusi interventi dei caschi blu, addestrati per il search and rescue. I soccorsi e gli aiuti agli affamati e sfollati sono una prassi sperimentata delle Nazioni Unite. Una prassi da applicare oggi al Mediterraneo.
Ma questo è solo il primo passo. Occorre rivedere al più presto i regolamenti di Dublino. Con una sentenza del 21 dicembre 2011, la Corte di giustizia europea a Lussemburgo pone come condizione essenziale per procedere al trasferimento l’aver positivamente verificato se il migrante corra il rischio di essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti. Si tratta di un vero e proprio obbligo di derogare ai criteri di competenza enumerati nelle norme di Dublino.
Al tempo stesso e con la medesima tempestività, occorre tener conto che i paesi più esposti ai flussi migratori sono oggi quelli del Sud Europa (Grecia, Italia, Cipro, Malta, Spagna): gli stessi a esser più colpiti, dopo la crisi economica iniziata nel 2007-2008, da politiche di drastica riduzione delle spese pubbliche sociali. Spese che includono l’assistenza e il salvataggio di migranti e richiedenti asilo. Il peso che ingiustamente grava sulle loro spalle va immediatamente alleviato.
Infine, la questione tempo. È dallo sterminio presso Lampedusa che Governi e Parlamenti in Europa preconizzano un’organica cooperazione con i paesi di origine e di transito dei fuggitivi, al fine di “esternalizzare” le politiche di search and rescue e di asilo. Il Commissario all’immigrazione Avramopoulos ha addirittura auspicato una “cooperazione con le dittature”, dunque il ricorso ai respingimenti collettivi che sono vietati dalla Convenzione di Ginevra sullo statuto dei Rifugiati del 1951 (art. 33) e dagli articoli 18 e 19 della Carta europea dei diritti fondamentali.
Qui non è solo questione di diritti. È questione anche di tempi, di efficacia. Non c’è tempo per costruire relazioni diplomatiche – nei cosiddetti processi di Rabat e Khartoum – perché i fuggitivi sono in mare qui e ora, e qui e ora vanno salvati: sia dalla morte, sia dalle mafie che fanno soldi sulla loro pelle e riempiono un vuoto di legalità che l’Unione deve colmare. Gli Stati europei e l’Onu si macchiano di crimini e vivono inoltre nell’illusione. Carlotta Sami, portavoce dell’UNHCR, parla chiaro: “Far morire le persone in mare non impedirà ai fuggitivi di cercare sempre di nuovo la salvezza” dalle guerre, dalla fame, dall’odio che oggi si scatena contro i cristiani o altre minoranze religiose, e in futuro sempre più anche dai disastri climatici.
Il tempo delle parole, e dei negoziati diplomatici con i paesi d’origine o di transito, è senza più alcun rapporto con l’urgenza che si impone. È adesso, subito, che bisogna organizzare un’operazione salvataggio dell’umanità in fuga verso l’Europa.
Lettera aperta a L’Altra Europa con Tsipras
di Barbara Spinelli sabato, aprile 18, 2015 0 Attività, Politica L'Altra Europa con Tsipras, lettera aperta, Lista Tsipras	Permalink
Abbiamo condiviso e continuiamo a condividere l’appello iniziale L’Europa a un bivio, che alcuni di noi hanno contribuito a redigere e che altri hanno sostenuto con la propria candidatura e con la propria militanza, ma – nonostante molte mediazioni – non possiamo condividere il percorso che l’attuale gruppo dirigente dell’Altra Europa sta perseguendo.
Durante l’ultima assemblea nazionale di Bologna, il 18 e 19 gennaio, non è stato definito alcun programma, dato che quell’assemblea era stata messa nell’impossibilità di esprimere un voto.
Non votare e non contarsi significa sempre eludere la sostanza: cioè i temi politici fondamentali su cui non c’è eventualmente accordo.
Per un Mare Nostrum europeo
di Barbara Spinelli mercoledì, aprile 15, 2015 0 Rassegna stampa comunicati, Mare Nostrum, migranti, salvataggio in mare	Permalink
Venticinque eurodeputati scrivono ai commissari europei: “Si dia vita a un Mare Nostrum europeo per fermare lo scandalo delle morti in mare”.
Bruxelles, 15 aprile 2015
Di fronte alle immagini di morte e abbandono in mare di questi ultimi giorni, Barbara Spinelli, Eleonora Forenza, Laura Ferrara, Ignazio Corrao, Elly Schlein e altri venti eurodeputati si sono rivolti ai Commissari Avramopoulos, Mogherini e Timmermans per chiedere un’assunzione di responsabilità europea nelle operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo.
“La maggior parte delle operazioni sono condotte dall’Italia in acque internazionali”, si legge nella lettera di cui autrice e prima firmataria è Barbara Spinelli, “mentre l’operazione europea Triton continua a pattugliare l’area di trenta miglia dalle coste italiane, lontano dalla zona dove le barche in pericolo necessitano di aiuto. Con il migliorare delle condizioni atmosferiche e marittime, le milizie e i trafficanti incentiveranno le partenze, mettendo migranti e richiedenti asilo a rischio di perdere la vita nel tentativo di raggiungere le coste europee”.
“L’attuale situazione di emergenza continuerà a peggiorare. Nel frattempo, non una delle quattro aree che la Commissione europea ha enucleato per la prossima Agenda per la migrazione (attesa per maggio) affronta la necessità di concrete operazioni di search and rescue nel Mediterraneo, né di vie legali di accesso all’Unione”.
Per questo motivo gli eurodeputati chiedono di “rafforzare in modo regolare e sistemico le operazioni di search and rescuenel Mediterraneo e nell’Egeo, con uno sforzo congiunto che coinvolga gli Stati membri dell’Unione europea”, e di “aprire vie sicure e legali per chi fugge dai conflitti e dalle persecuzioni, assicurando l’accesso alla protezione internazionale una volta raggiunti i confini d’Europa”.
Gli eurodeputati, tra i quali sono numerosi gli appartenenti alla Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE), chiedono inoltre di “interrompere la cooperazione avviata con quei Paesi terzi che non garantiscono sufficiente rispetto dei diritti umani, allo scopo di frenare i flussi migratori diretti verso l’Unione europea”.
Testo della lettera ai commissari europei