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Timestamp: 2018-12-14 10:51:16+00:00
Document Index: 130083352

Matched Legal Cases: ['art 8', 'art 23', 'art 2135', 'art.1', 'art. 2135', 'art. 1', 'art. 2135']

Documentazione Archivi | Centro Documentazione Eraldo Berti
Pubblicato il 14 luglio 2013 by Staff
Nuove disposizioni di legge varate dalla Regione Veneto sul tema dell’Agricoltura Sociale sono presenti in questo documento
Fattoria sociale: alcune leggi
Pubblicato il 2 febbraio 2013 by Staff
Il seguente documento riporta alcune leggi e disegni di legge regionali, discussi durante l’ultima Commissione regionale delle fattorie sociali.
(46) I mutamenti nelle zone rurali vanno orientati verso la diversificazione delle attività agricole a favore di quelle extra-agricole, lo sviluppo di settori non agricoli, la promozione dell’occupazione, il miglioramento dei servizi essenziali, incluso l’accesso locale alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, gli investimenti destinati a rendere le zone rurali più attraenti e quindi ad invertire la tendenza al declino socioeconomico e allo spopolamento della campagna. Necessita altresì uno sforzo volto a sviluppare il potenziale umano in questo contesto.
(PSR 2014/2020)
Nei considerando introduce i seguenti concetti:
(21) L’avviamento e lo sviluppo di nuove attività economiche tramite la creazione di nuove aziende agricole, di nuove imprese o di nuovi investimenti in attività extra-agricole è essenziale per lo sviluppo e la competitività delle zone rurali. Una misura finalizzata allo sviluppo delle aziende agricole e delle imprese dovrebbe favorire l’insediamento iniziale dei giovani agricoltori, l’adeguamento strutturale delle aziende nella fase successiva all’avviamento, la diversificazione degli imprenditori agricoli verso attività extra-agricole, nonché la costruzione e lo sviluppo di PMI extra-agricole nelle zone rurali. Si dovrebbe incentivare anche lo sviluppo delle piccole aziende agricole potenzialmente redditizie. Al fine di garantire la redditività delle nuove attività economiche promosse da questa misura, è opportuno che il sostegno sia condizionato alla presentazione di un piano aziendale. Il sostegno all’avviamento delle imprese deve essere limitato alla fase iniziale del ciclo di vita dell’impresa e non trasformarsi in un aiuto al funzionamento. Pertanto, se gli Stati membri scelgono di rateizzare l’aiuto, le rate non devono protrarsi per più di cinque anni. Inoltre, al fine di incentivare la ristrutturazione del settore agricolo, è opportuno accordare un sostegno, sotto forma di pagamenti annuali, agli agricoltori che aderiscono al regime per i piccoli agricoltori di cui al titolo V del regolamento (UE) n. DP/2012 e che si impegnano a cedere la totalità della propria azienda con i corrispondenti diritti all’aiuto ad un altro agricoltore che non partecipa a detto regime.
Priorità dell’Unione in materia di sviluppo rurale
Priorità n. 2 potenziare la competitività dell’agricoltura in tutte le sue forme e la redditività delle aziende agricole, con particolare riguardo ai seguenti aspetti.
Obiettivo (a): incoraggiare la ristrutturazione delle aziende agricole con problemi strutturali considerevoli, in particolare di quelle che detengono una quota di mercato esigua, delle aziende orientate al mercato in particolari settori e delle aziende che richiedono una diversificazione dell’attività;
Priorità 6 adoperarsi per l’inclusione sociale, la riduzione della povertà e lo sviluppo economico nelle zone rurali, con particolare riguardo ai seguenti aspetti:
Obiettivo (a): favorire la diversificazione, la creazione di nuove piccole imprese e l’occupazione.
Titolo II Del lavoro nell’impresa; Capo I Dell’impresa in generale; Sezione I Dell’imprenditore
Art. 2082. Imprenditore
E’ imprenditore chi esercita professionalmente una attività economica organizzata alfine della produzione o dello scambio di beni o di servizi.
Titolo II Del lavoro nell’impresa; Capo II Dell’impresa agricola; Sezione I Disposizioni generali
Per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali di intendono le attività dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine.
Si intendono comunque connesse le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbino ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall’allevamento di animali, nonché le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge.
(PSR 2007/2013)
(11) Al fine di garantire lo sviluppo sostenibile delle zone rurali, è necessario concentrarsi su in numero limitato di obiettivi essenziali a livello comunitario, concernenti la competitività dei settori agricolo e forestali, la gestione del territorio e l’ambiente, nonché la qualità di vita e la diversificazione delle attività in tali zone, tenendo conto della diversità delle situazioni, che vanno dalle zone rurali remote colpite da spopolamento e declino alle zone rurali periurbane che subiscono la pressione crescente dei centri urbani.
(21) Gli aiuti comunitari agli investimenti hanno come finalità l’ammodernamento delle aziende agricole e il miglioramento del loro rendimento economico mediante un più sapiente utilizzo dei fattori produzione, inclusa l’introduzione di nuove tecnologie e di innovazione, il perseguimento della qualità, i prodotti biologici e la diversificazione intra ed extra-aziendale, anche verso settori non alimentari come le culture energetiche, nonché la promozione di una migliore situazione delle aziende agricole dal punto di vista dell’ambiente, della sicurezza sul lavoro, dell’igiene e del benessere degli animali tuttavia, le condizioni applicabili a tali aiuti devono essere semplificate.
Le regioni italiane e le normative riguardanti l’agricoltura sociale.
In Italia il termine di agricoltura sociale o solidale non ha ancora assunto un significato univoco, pur essendo utilizzato normalmente per definire diverse forme di svolgimento dell’attività agricola in cui si realizza l’incontro tra settore primario e quello dei servizi di natura sociale.
Attualmente, a livello nazionale l’interesse verso tale argomento, ha portato la Camera dei Deputati a proporre un testo unificato delle due proposte di legge depositate nel passato, presentando un DDL, che si allega, inerente il “Testo unificato elaborato dalla Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati in materia di agricoltura sociale”.
D’altro canto mancando una normativa di raccordo nazionale, varie Regioni hanno intrapreso percorsi, tra loro anche molto differenziati, rivolti al riconoscimento ed alla valorizzazione di tale modalità di fare agricoltura.
Solamente tre Regioni hanno, al momento, adottato leggi regionali specifiche per l’ambito dell’agricoltura sociale:
- La Regione Toscana (LR n.24 del 26.02.2010);
- La Regione Abruzzo (LR n. 18 del 06.07.2011);
- La Regione Campania (LR n.5 del 30.03.2012);
sono state inoltre presentate proposte di legge presso la Regione Emilia Romagna, Sardegna, Lombardia, Lazio.
Altre Regioni, hanno dedicato all’agricoltura sociale un capo o alcuni articoli di legge più generali, normalmente afferenti all’agriturismo o alla multifunzionalità dell’impresa agricola:
all’interno di leggi relative la multifunzionalità dell’agricoltura
- Calabria (LR 30 aprile 2009 n.14)
- Marche (LR 14 novembre 2011 n.21)
All’interno di leggi relative all’agriturismo;
- Emilia Romagna (LR 31 marzo 2009 n. 4)
All’interno del testo unico in materia di agricoltura;
- Lombardia (art 8 bis LR 5 dicembre 2008 n. 31)
All’interno delle disposizioni deh delineano le fattorie didattiche;
- Friuli Venezia Giulia (art 23 LR 4 giugno 2004 n. 8 e DPR 22 gennaio 2010 n. 7)
Ogni norma, pur rientrando nell’ambito dell’incontro tra settore primario e quello dei servizi di natura sociale, ha dato connotazioni alquanto disomogenee all’argomento.
Un particolare cenno deve essere fatto sulle definizioni introdotte nelle norme succitate, le quali hanno circoscritto l’agricoltura sociale ad attività svolte solamente dagli imprenditori agricoli così come definiti dal Codice Civile art 2135, oppure dagli imprenditori agricoli in collaborazione con i soggetti inerenti al sociale (soggetti di cui all’art.1 comma 5 della legge n. 328/2000) oppure dalle imprese agricole costituite ai sensi del decreto legislativo 155/2006 (relativo alla disciplina dell’impresa sociale).
Di seguito una carrellata delle diverse definizioni utilizzate nelle normative citate
Toscana: LR 26 febbraio 2010 n. 24 “Disposizioni in materia di agricoltura sociale”
Art. 2 comma 1: ai fini della presente legge si intende per:
a) Agricoltura sociale: l’attività svolta dagli imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del codice civile e/o dei soggetti di cui all’articolo 17, comma 2, della LR 41/2005, anche in forma associata tra loro, qualora integrino in modo sostanziale e continuativo nell’attività agricola la fornitura di servizio alle politiche sociali;
b) Podere sociale: la conduzione di attività agricole, zootecniche, forestali, florovivaistiche, di apicoltura e di acquacoltura e l’uso prevalente di prodotti locali, con etica di responsabilità verso la comunità e l’ambiente, secondo criteri di sostenibilità economica ed ecologica, in collaborazione con le istituzioni pubbliche in rapporto di sussidiarietà, e con gli altri organismi del terzo settore in modo integrato, per attivare sul territorio relazioni e servizi atti ad offrire risposte a bisogni sociali locali, unitamente a una o più delle seguenti attività: […]
Abruzzo: LR 6 luglio 2011 n. 18 “Disposizioni in materia di agricoltura sociale”
a) “agricoltura sociale”: l’attività svolta dagli imprenditori agricoli di cui all’art. 2135 del codice civile o dai soggetti di cui all’art. 1, comma 5 della legge 8 novembre 2000, n. 328 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali) anche in forma associata tra loro, qualora integrino in modo sostanziale e continuativo nell’attività agricola la fornitura di servizi attinenti alle politiche sociali per le famiglie, le persone disabili, le persone a rischio di esclusione sociale, alla tutela della salute mentale, alla prevenzione e al trattamento delle dipendenze e concertati con le pubbliche amministrazioni;
b) “fattoria sociale”: la conduzione di attività agricole, zootecniche, forestali, florovivaistiche, di apicoltura e acquacoltura, secondo criteri di sostenibilità economica ed ecologica in collaborazione con le istituzioni pubbliche in rapporto di sussidiarietà e con gli organismi del terzo settore in modo integrato, per attivare sul territorio relazioni e servizi atti ad offrire risposte a bisogni sociali locali, unitamente a una o più delle seguenti attività:
1) L’attuazione in modo programmato e continuativo di politiche attive di inserimento socio-lavorativo di soggetti appartenenti alle fasce deboli, fatti salvi gli adempimenti di legge relativi al collocamento obbligatorio, come previsti dalla normativa vigente;
2) Lo svolgimento di percorsi di inserimento socio-lavorativi attraverso assunzioni, tirocini formativi, formazione sul luogo di lavoro;
3) Lo svolgimento di attività educativo-assistenziali o formative a favore di soggetti con fragilità sociale riconosciute dagli strumenti di welfare locale e regionale..
Campania LR n. 5 del 30 marzo 2012 “Norme in materia di agricoltura sociale e disciplina delle fattorie e degli orti sociali e modifiche alla….”
Art. 2 Definizioni:
a) Fattoria sociale, l’impresa economicamente e finanziariamente sostenibile, la cui conduzione di attività agricole, zootecniche, forestali florovibaisitche, di apicoltura e di acquacoltura è svolta con etica di responsabilità verso la comunità e l’ambiente e svolge l’attività produttiva in modo integrato con l’offerta di servizi culturali, educativi, assistenziali, formativi ed occupazionali a vantaggio di soggetti deboli, in collaborazione con le istituzioni pubbliche e con il terzo settore;
b) Orti sociali, appezzamenti di terreno di proprietà o di gestione pubblica che sono appositamente destinati all’attività agricola.
2. La fattoria sociale garantisce il rispetto delle disposizioni normative in materia di eliminazione delle barriere architettoniche.
Calabria LR n. 30 aprile 2009 n. 14 “Nuova disciplina per l’esercizio dell’attività agrituristica, didattica e sociale delle aziende agricole”
CAPITOLO III – Fattorie sociali
Articolo 27 – Soggetti
Le imprese agricole singole o associate, di cui al Decreto Legislativi n. 228 del 18 maggio 2001, stipulano apposita convenzione o protocolli d’intesa con Enti pubblici, Cooperative sociali, Associazioni di volontariato e Enti no profit che erogano servizi socio-assistenziali e svolgono attività di utilità sociale mediante l’utilizzo di processi produttivi e di attrezzature propri delle attività agricole e ad esse connesse.
I titolari delle imprese agricole di cui al comma 1 o propri collaboratori, designati allo svolgimento dell’attività agri-sociale, devono conseguire la qualifica di “operatore agri-sociale” attraverso la partecipazione ad appositi corsi di formazione professionale.
Marche: LR 14 novembre 2011 n. 21:”Dsposizioni regionali in materia di multifunzionalità dell’azienda agricola e diversificazione in agricoltura”
Capo II Agricoltura sociale
Art. 25 Caratteristiche
Ai fini della presente legge, per agricoltura sociale si intendono le attività svolte ai sensi dell’articolo 27:
a) Delle imprese agricole singole o associate, titolari di fascicolo aziendale, attraverso l’utilizzazione della propria azienda e in rapporto di connessione con le attività di coltivazione del fondo, di silvicoltura e di allevamento di animali;
b) Dei soggetti iscritti all’albo regionale delle cooperative sociali di cui all’articolo 3 della legge regionale 18 dicembre 2001, n. 34 (Promozione e sviluppo della cooperazione sociale), anche in forma associata con le imprese di cui alla lettera a), qualora svolgono le attività di cui all’articolo 2135, commi secondo e terzo, del codice civile valorizzando la relazione con le risorse agricole a ambientali, in conformità alle normative di settore e alla programmazione regionale e locale.
Art. 26 Rapporto di connessione
Le attività di agricoltura sociale devono risultare in rapporto di connessione con l’attività agricola, che deve rimanere comunque principale. Il carattere di principalità si intende realizzato quando il tempo-lavoro attribuito all’attività agricola è superiore a quello attribuito all’attività di agricoltura sociale e quando il personale assunto con qualifica non agricola risulta numericamente inferiore al personale normalmente impiegato per l’ordinaria gestione e organizzazione dell’attività primaria.
Con il regolamento di cui all’articolo 33 sono adottate le tabelle per il calcolo delle ore lavorative occorrenti per le singole colture, per gli allevamenti, per la silvicoltura, per le trasformazioni e per i lavori di conservazione dello spazio agricolo e di tutela dell’ambiente e indicati i tempi previsti per l’espletamento delle attività di agricoltura sociale.
Art. 27 Attività esercitabili
Rientrano tra i servizi educativi e didattici la costruzione di agri-asili, agri-nidi, centri per l’infanzia e simili, con attività ludiche e di aggregazione che mirano alla scoperta del mondo rurale e dei cicli biologici e produttivi agricoli.
Rientrano tra i servizi sociali e assistenziali le attività di riabilitazione, ospitalità e integrazione sociale rivolte ad anziani, soggetti con disabilità, dipendenti da alcool o da stupefacenti, traumatizzati psichici, ex detenuti.
Rientrano tra i servizi socio-sanitari le terapie assistite con gli animali, le terapie con prodotti agricoli in produzione nell’azienda, le terapie con medicine naturali o non convenzionali.
Rientra altresì tra le attività di agricoltura sociale il reinserimento lavorativo di soggetti vantaggiati e in condizione di disagio, così come definiti ai sensi del regolamento (CE) n. 800/2008 della Commissione del 6 agosto 2008 che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato comune in applicazione degli articoli 87 e 88 (regolamento generale di esenzione per categoria).
Le singole tipologie delle strutture e dei servizi corrispondono a quelle individuate delle vigenti normative regionali di settore e del regolamento di cui all’articolo 33.
Emilia Romagna LR 31 marzo 2009, n. 4 “Disciplina dell’agriturismo e della multifunzionalità delle aziende agricole”
Art. 7 “Organizzazione di attività ricreative, culturali, sociali, didattiche, di pratica sportiva, escursionistiche e di ippoturismo”.
Al fine di valorizzare l’ambiente, il patrimonio storico e rurale o le risorse agricole aziendali, possono essere organizzate e dare luogo ad un corrispettivo autonomo attività ricreative, culturali, sociali, didattiche, di pratica sportiva, escursionistiche e di ippoturismo per tutti gli ospiti aziendali.
Le attività ricreative e culturali che non realizzano le finalità di cui al comma 1 non possono dare luogo ad un autonomo corrispettivo e devono essere offerte solo agli ospiti che usufruiscono dei servizi di ospitalità o ristorazione agrituristica.
Lombardia LR 5 dicembre 2008, n. 31 “Testo unico delle leggi regionali in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale”.
Art. 8 bis “Promozione dell’agricoltura sociale”
La Regione promuove le fattorie sociali quali soggetti che svolgono, anche in forma associata, le attività di cui all’articolo 2135 del codice civile e che forniscono in modo continuativo, oltre all’attività agricola, attività sociali finalizzate alla coesione sociale, favorendo percorsi terapeutici, riabilitativi e di cura, sostenendo l’inserimento sociale e lavorativo delle fasce di popolazione svantaggiate e a rischio di marginalizzazione, realizzando attività di natura ricreativa e socializzante per l’infanzia e gli anziani. Tale attività, che sono svolte nel rispetto delle normative di settore da soggetti in possesso di adeguata professionalità, hanno carattere di complementarietà rispetto all’attività agricola che è prevalente.
I soggetti di cui al comma 1 collaborano in modo integrato con le istituzioni pubbliche e con gli altri soggetti del terzo settore.
Emilia Romagna “Proposta di legge per la promozione dell’agricoltura sociale”
Art. 1: Definizione di agricoltura sociale:
Ai fini della presente legge si definisce “agricoltura sociale” l’attività svolta dagli imprenditori agricoli di cui all’art. 2135 del codice civile e/o dei soggetti di cui all’articolo 1, comma 5, della legge 8 novembre 2000, n. 328, anche in forma associata tra loro, qualora integrino in modo sostanziale e continuativo nell’attività agricola la fornitura di servizi rivolti all’inclusione e integrazione sociale, al reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati (ex detenuti, ex alcolisti, ex tossicodipendenti, malati psichici, portatori di handicap, minori a rischio di devianza, immigrati, etc.), all’inserimento lavorativo di giovani con disoccupazione di lungo periodo, all’assistenza e alla riabilitazione delle persone in condizione di particolare disagio e al supporto alla famiglia con i servizi sussidiari (es. asili nido e centri diurni per anziani) e concertati con le pubbliche amministrazioni.
Art. 2: Definizione di fattoria sociale
Ѐ riconosciuta la qualifica di Operatore di Agricoltura Sociale, abbreviato in “Fattoria sociale”, laddove siano soddisfatte le seguenti condizioni:
A) Conduzione, con etica di responsabilità verso la comunità e l’ambiente, con uso prevalente di fattori di produzione locali, con criteri di sostenibilità economica ed ecologica, di attività agricole, zootecniche, forestali e di acquacoltura.
B) La attuazione in modo programmato e continuativo di politiche attive di inserimento socio-lavorativo di soggetti appartenenti alla fasce deboli, fatti salvi gli adempimenti di legge relativi al collocamento obbligatorio, come recitano le LR 17/1995, LR 29/1997, LR 2/2003.
C) Lo svolgimento di percorsi di inserimento socio-lavorativo attraverso assunzioni, tirocini formativi, formazione professionale “on he job”.
D) Lo svolgimento di attività educativi-assistenziali e/o formative a favore di soggetti con fragilità sociale riconosciute dagli strumenti di welfare locale e dai Piani di Zona.
E) La collaborazione con le istituzioni pubbliche in rapporto di sussidiarietà e con gli altri organismi del terzo settore in modo integrato, per attivare sul territorio relazioni e servizi atti ad offrire risposte a bisogni sociali locali.
Lazio Proposta di legge n. 197 del 27 aprile 2011 “Norme in materia di agricoltura sociale”
Art 2 Comma 1: Ai fini della presente legge si intende per:
a) “agricoltura sociale”: l’attività di prestazione, integrata nell’attività di cui all’articolo 2135, commi 2 e 3 del codice civile, di servizi rivolti all’inclusione sociale, al reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, all’assistenza e alla riabilitazione delle persone in condizione di disagio come definite dall’articolo 2, lettere f) e g) del Regolamento 2204/2002/CE, al supporto della famiglia e alle agenzie educative formative, valorizzando la relazione con le risorse agricole e ambientali e con gli animali, in conformità alle normative i settori ed alla programmazione regionale locale.
b) “fattoria sociale”: l’esercizio delle attività di cui alla lettera a), svolto dagli imprenditori agricoli o dai soggetti di cui all’articolo 1, comma 5 della legge 8 novembre 2000, n. 328, anche in forma assoluta tra loro.
Camera dei Deputati Proposta di legge Testo unificato elaborato dalla XIII Commissione in sede referente (6 novembre 2012)
1. Ai fini della presente legge per l’agricoltura sociale si intendono le attività esercitate dagli imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del codice civile che, in forma singola o associata con soggetti di cui all’articolo 1, comma 5, della legge 8 novembre 2000, n. 328, integrano in modo sostanziale e qualificante l’attività agricola con una delle seguenti ulteriori attività:
a) inserimento socio-lavorativo di soggetti svantaggiati, molto svantaggiati e disabili, definiti ai sensi dell’articolo 2, numeri 18), 19) e 20), del regolamento (CE) n. 800/2008 della Commissione, del 6 agosto 2008, anche attraverso fornitura di servizi e di prestazioni;
b) fornitura di prestazioni e di servizi sociali, socio-sanitari, riabilitativi, terapeutici, formativi ed educativi per famiglie, anziani, categorie deboli e soggetti di cui alla lettera a).
2. Le attività di cui alla lettera b) del comma 1 sono, in ogni caso, realizzate in cooperazione con i servizi socio-sanitari e con gli enti pubblici competenti per territorio.
Agricoltura Sociale: “Una Tradizione Innovativa”
Pubblicato il 3 gennaio 2013 by Staff
In questo documento è riportata la ricerca fatta dalla classe VB dell’Istituto agrario San Michele all’Adige (TN) sull’agricoltura sociale con la guida del professor Alessandro Di Martino. Continua a leggere →
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