Source: https://www.asc-it.net/single-post/2018/11/11/Fattura-Elettronica-autofatture-e-reverse-charge
Timestamp: 2020-07-09 14:21:47+00:00
Document Index: 157397243

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 23']

Fattura Elettronica: autofatture e reverse charge | Soluzioni personalizzate adempimenti fiscali in SAP
Proseguiamo nell'analisi delle casistiche particolari di fatturazione elettronica già avviata nelle precedenti newsletter che è possibile visualizzare nel blog.
In questo articolo andremo ad esaminare le seguenti casistiche:
L’obbligo di fattura elettronica dal 2019 ha impatti anche sull'autofattura che dovrà seguire le stesse regole.
Le situazioni che richiedono l’emissione di tale documento sono quelle di:
mancato o irregolare ricevimento (ex Art 6, comma 8, lettere a) e b) del D.Lgs dicembre 1997, n. 471)
autoconsumo (art. 2 co. 2 n. 5 e art. 3 del DPR 633/72 c)
omaggi (art. 2 co. 2 n. 4 del DPR 26.10.72 n. 633 c)
Autofattura per mancato o irregolare ricevimento
La problematica è stata trattata nel Provvedimento Agenzia delle Entrate n. Prot. n. 89757/2018 del 30 aprile 2018 recante le Regole tecniche per l’emissione e la ricezione delle fatture elettroniche, paragrafo 6.4
Il cessionario/committente deve regolarizzare trasmettendo l’autofattura al Sistema di Interscambio, compilando, nel file fattura elettronica, il campo “Tipo Documento” con il codice “TD20 Autofattura”.
Nei dati anagrafici relativi al cedente/prestatore devono essere riportati i dati del fornitore, mentre in quelli del Cessionario/Committente i propri dati.
“La trasmissione dell’autofattura al SdI sostituisce l’obbligo, di cui all'articolo 6, comma 8 lettera a), del decreto Legislativo 18 dicembre 1997, n. 471”
Per quanto riguarda le cessioni di beni per autoconsumo, è soggetto ad IVA il solo autoconsumo "esterno", inteso come la destinazione dei beni dell'impresa al consumo personale dell'imprenditore (o ad altre finalità estranee all'impresa). Non rileva, invece, il cosiddetto autoconsumo "interno", vale a dire l'utilizzo dei beni nell'ambito dell'impresa stessa.
Quindi si tratta di destinazioni di beni dell'impresa:
all'uso o al consumo personale o familiare dell'imprenditore (o dell'esercente arti o professioni);
ad altre finalità estranee all'impresa (o all'esercizio di arti o professioni).
L'art. 2 co. 2 n. 4 del DPR 26.10.72 n. 633 considera "assimilate" alle cessioni di beni "in senso stretto" (di cui al co. 1 del citato art. 2), come tali soggette alla disciplina dell'IVA, le cessioni gratuite di beni.
Secondo quanto chiarito dalla C.M. 27.4.73 n. 32/501388 (§ VI), in assenza di rivalsa l'operazione può essere certificata emettendo, in un unico esemplare, un'autofattura con l'indicazione del prezzo d'acquisto dei beni, dell'aliquota applicabile e della relativa imposta, specificando anche che trattasi di "autofattura per omaggi". Tale documento, che deve essere annotato sul registro IVA delle vendite ex art. 23 del DPR 633/72.
Ad oggi nulla è stato detto da parte dell’Agenzia delle Entrate in merito alle ultime due casistiche di autofattura che comunque devono essere emesse in formato elettronico secondo le regole definite per la fattura elettronica.
Attraverso un’interpretazione estensiva, si ritiene che lo stesso tipo documento convenzionale TD20 potrà essere utilizzato per sanare tutte le ipotesi in cui sia necessario emettere autofattura, mentre i dati relativi alle sezioni dati anagrafici del cedente/prestatore e in quelli del Cessionario/Committente riporteranno entrambe i propri dati.
In realtà, per le due citate casistiche le aziende emettono sempre fatture in quanto:
per gli omaggi è sempre indicato il cliente (beneficiario), con o senza rivalsa IVA
idem per l’auto consumo a meno che non si tratti di casi in cui il soggetto che effettua l’autoconsumo non si identifichi con l’azienda (lavoratori autonomi, professionisti e ditte individuali)
Le autofatture emesse a seguito di operazioni transfrontaliere, invece, non devono essere inoltrate attraverso il canale telematico, ma continuano ad essere emesse in formato analogico, con numerazione a parte.
Com'è noto, si tratta del meccanismo di inversione contabile applicato ad operazioni tra soggetti per determinate tipologie di operazioni.
Nell'ambito del processo di fatturazione elettronica, si pone la questione relativa all'integrazione dell'IVA nelle operazioni soggette a "reverse charge interno".
La problematica attiene alla sostanziale impossibilità di integrare la fattura, atteso che, come precisato dalla stessa Amministrazione nella circolare Agenzia delle Entrate 13/2018, la e-fattura risulta "di per sé non modificabile e, quindi, non integrabile".
L'Agenzia suggerisce, al proposito, che l'integrazione possa essere "effettuata secondo le modalità già ritenute idonee in precedenza". Secondo la prassi, infatti, il cessionario/committente sarebbe tenuto, in questi casi, a predisporre un altro documento "allegato alla fattura originaria e reso immodificabile mediante l'apposizione del riferimento temporale e della firma elettronica qualificata" (circ. Agenzia delle Entrate 45/2005).
Il documento contenente l'integrazione potrebbe essere predisposto da un apposito software, in grado di provvedere alla sua conservazione sostitutiva insieme alla fattura cui si riferisce (ris. Agenzia delle Entrate 46/2017).
Si potrebbe altresì dedurre, dalla lettura della ris. 46/2017, che l'integrazione possa essere effettuata indicando, nei registri IVA, gli elementi che consentono di identificare che l'operazione è avvenuta con il meccanismo del reverse charge e che l'IVA è stata assolta.
Occorrerebbe, invece, una conferma, da parte dell'Agenzia delle Entrate, circa la possibilità di emettere, ai fini dell'integrazione, un'autofattura in formato elettronico.
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Fatture transfrontaliere