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Timestamp: 2020-06-01 06:36:37+00:00
Document Index: 90698845

Matched Legal Cases: ['art. 2222', 'art. 2238', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 27', 'art. 1', 'art. 17', 'art. 34', 'art. 22', 'art 3', 'art. 32', 'art. 32']

aspetti fiscali e normativi della figura del Personal trainer
La figura del personal trainer: principali aspetti fiscali e normativi
di Gianluca Giannattasio 06/09/2016 178 CommentiIn Lavoro
Il personal trainer è quella figura che opera nel campo delle scienze motorie e del settore dedicato allo sviluppo del benessere psico-fisico della persona attraverso un’organizzazione di tipo professionale.
Le palestre organizzano la loro attività in forma d’impresa ma il singolo istruttore di sala può decidere di attrezzare piccoli studi professionali dedicati a seguire un numero ridotto di persone. Il vantaggio per la clientela consiste nella possibilità di ricevere maggiore accortezza nell’erogazione dei servizi.
In tal caso si può stabilire che il personal trainer svolga la funzione di lavoratore autonomo.
Egli infatti vende lezioni private e in generale consulenza attraverso varie tipologie di pareri professionali. L’aspetto dell’ufficio può anche assumere le sembianze di una palestra in miniatura tuttavia, a prescindere dal loro valore, i beni strumentali di cui il professionista si avvale all’interno dello studio non costituiscono che un fattore produttivo secondario rispetto all’importanza di quello apportato dalla propria personale prestazione.
Il contratto che si pone in essere è strettamente legato alla fiducia che gli viene accordata dal cliente e integra la fattispecie di un rapporto “intuitu personae”. Il cliente paga, eventualmente anche in misura maggiore rispetto al ticket della palestra, ma domanda in cambio consigli che presuppongono l’opera intellettuale del professionista. La prestazione viene fornita prevalentemente con apporto di lavoro proprio e senza alcun vincolo di subordinazione (Cfr. art. 2222 C.C.).
Si può quindi ritenere, pertanto, che il personal trainer non è mai in quanto tale imprenditore (Cfr. art. 2238 C.C.) e le disposizioni in tema di impresa andranno applicate solamente se l’esercizio di questa professione dovesse divenire elemento di un’attività organizzata in tale forma.
I professionisti iscritti agli albi sono in linea di principio tenuti a stipulare una polizza assicurativa da responsabilità civile per gli eventuali danni provocati dall’attività professionale, devono per giunta rendere noti al cliente, al momento dell’assunzione dell’incarico, gli estremi della polizza professionale, il relativo massimale e ogni variazione successiva. Tutto ciò è disposto dal regolamento sulla riforma delle professioni (Cfr. L. 17/12/2012, n.221, art. 5).
Il decreto legge del 18/10/2012, così come convertito dalla legge 17/12/2012 ha poi introdotto l’obbligo da parte di tutti i professionisti iscritti in albi ed elenchi istituiti con Legge dello Stato di comunicare la propria PEC (indirizzo di posta elettronica certificata) ai rispettivi Ordini e Collegi. Si può però concludere che per il personal trainer tali obblighi non sussistono. Infatti, attualmente svolgere l’attività di personal trainer non comporta iscrizioni a particolari albi e pertanto si risulta attratti dalla normativa sulle professioni non organizzate in ordini o collegi, prescritta con la Legge n.4 del 14/01/2013, il che esclude i diretti interessati dalle fattispecie di cui sopra.
Per quanto riguarda l’apertura della posizione contributiva è pacifica l’iscrizione alla gestione separata Inps, che include tutte le categorie residuali di liberi professionisti per i quali non è stata prevista una specifica cassa previdenziale. Può divenire necessaria l’iscrizione alla posizione ex Enpals nel caso in cui il soggetto interessato rientri in una delle fattispecie elencate all’articolo 3 del D. Lgs. C.P.S. 708/1947, ragion per cui sarà prudente un preventivo esame, ma come è possibile notare consultando la norma, si tratta di casi che in linea di principio escludono l’esercizio in forma autonoma di attività nel settore sportivo.
Ad esempio gli allenatori di calcio rientrano nell’elencazione per via dell’indotto generato dall’attività sportiva in termini di manifestazioni spettacolistiche ma si tratta di casi particolati.
Come risaputo, sulle cessioni di beni e/o prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato e nell’esercizio di imprese, arti e professioni come sulle importazioni da chiunque effettuate si applica l’imposta sul valore aggiunto (Cfr. D.P.R. 26/10/1972, n. 633, art. 1). Quindi anche per le operazioni effettuate dal contribuente sarà normalmente necessario applicare l’iva all’imponibile derivante dalle operazioni di vendita. L’aliquota pertinente è quella ordinaria, attualmente pari al 22%. Invece sono fuori campo iva le prestazioni fornite dai soggetti che applicano il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e i lavoratori in mobilità (Cfr. L. 24/12/2007, n. 244, art. 1 comma 100 e D.L. 06/07/2011, n. 98, art. 27, commi 1 e 2) oppure il più recente regime forfettario (Cfr. L. 23/12/2014, n. 190, art. 1, commi 54-89).
Sebbene sia auspicabile che il professionista adotti opportuni accorgimenti nello svolgimento della propria attività, l’attuale normativa non prescrive obbligatoriamente l’acquisizione di certificati medici di idoneità sportiva nell’ambito dello svolgimento di attività amatoriale occasionale o ripetitiva (Cfr. Art. 42-bis, comma 1 del d.l. n.69 del 21/06/2013 così come modificato dalla L. n.98 del 09/08/2013).
Per comprendere la definizione di attività amatoriale, o ludico motoria, è necessario rifarsi al decreto del Ministero della Salute del 24/04/2013, pubblicato in G.U. n.169 del 20/07/2013. In tale fonte viene definita come amatoriale “l’attività ludico-motoria, praticata da soggetti non tesserati alle Federazioni sportive nazionali, alle Discipline associate, agli Enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI, individuale o collettiva, non occasionale, finalizzata al raggiungimento e mantenimento del benessere psico-fisico della persona, non regolamentata da organismi sportivi […]”. Come è possibile notare, questa definizione ricomprende in linea di principio anche l’insieme degli esercizi ginnici che un cliente normalmente svolge nelle palestre o negli studi di personal trainer.
Approfondendo la lettura del decreto ministeriale sopracitato si comprende che non è nemmeno prescritta la dotazione di un defibrillatore, d’obbligo invece nelle società sportive.
Resta da esaminare il panorama riguardante la normativa Regionale. Per quel che concerne la regione Campania, ad esempio, vige la legge Caldoro (legge regionale n.18 del 25/11/2013) dove agli articoli 22 e seguenti vengono prescritti alcuni requisiti obbligatori per le strutture nelle quali si svolge attività motoria. Si richiede quindi la presenza di almeno un istruttore responsabile in possesso di diploma Isef, o di laurea in scienze motorie oppure titolo estero equipollente e legalmente riconosciuto in Italia; oltre ad altre autorizzazioni.
Viene comunque chiarito che tali disposizioni non sono applicate alle attività libere amatoriali, ancora una volta ritenute dall’ordinamento giuridico meritevoli di una semplificazione, forse volta a sburocratizzare la materia.
Ciò premesso, dove non specificato diversamente, la valutazione delle opportune precauzioni e qualifiche professionali di cui dotarsi appare pertanto demandata, di caso in caso, alla diligenza di chi opera nel settore.
La figura del personal trainer: principali aspetti fiscali e normativi was last modified: Settembre 8th, 2016 by Gianluca Giannattasio
massimo granello
Salve , l’articolo è molto interessante, vorrei cortesemente fare una domanda , se come Personal Trainer organizzo dei corsi di 5/6 lezioni e cmq i miei compensi annuali rimangono entro i 5000€ è sempre meglio aprire la PI (credo di si) ma non dovrei pagare alcun balzello( il 5% + l’altra percentuale che non ricordo) o vanno cmq pagati con qualsiasi introito?
Buongiorno e grazie infinite per il commento! L’obbligo di aprire una partita iva sorge nel momento in cui si ritiene che l’attività diventi abituale, cioè venga svolta con un carattere sistematico e quindi, salvo eccezioni come nel caso dei venditori a domicilio, non ha attinenza con l’ammontare dei compensi. La soglia dei 5000 euro invece può interessarle nell’ipotesi in cui l’attività che svolge sia condotta con carattere occasionale, quindi senza partita iva, ma appunto si supera il volume di incassi annuo che determinano comunque l’obbligo di pagare i contributi inps… Lei come svolge quest’attività? Ha uno studio che gestisce personalmente? Riceve degli incarichi da un committente? Non capisco invece a cosa si riferisce con la percentuale del 5%che ha menzionato, forse all’imposta sostitutiva nel regime forfettario in fase di start up? Certamente aprire partita iva e fatturare comporta dei costi necessari, ma è sempre possibile studiare delle soluzioni per ridurre il gettito…
Si chiede se l’attività di cui al codice ateco 931999, svolta in palestra da un professionista (con laurea in scienze motorie) come personal trainer, in regime fiscale semplificato, iscritto alla gestione separata inps. Detto professionista è soggetto a operare la ritenuta d’acconto se le prestazioni vengono rivolte a Enti con partita Iva e quindi obbligato a rilasciare fattura?
Buonasera e grazie per aver lasciato un commento. L’attività descritta dal codice ateco di cui si parla nell’articolo è di lavoro autonomo e quindi soggetta alla disciplina dell’articolo 25 del d.p.r. 600 del 1973, letto alla luce del disposto di cui all’articolo 23 comma 1 della medesima fonte. Di conseguenza, quando si emette fattura a un soggetto che non sia un privato (tra i soggetti elencati ci sono anche gli enti pubblici) è necessario applicare la ritenuta d’acconto sul 20% dell’importo imponibile. La fattura va necessariamente emessa, ai sensi dell’articolo 21 del d.p.r. 633 del 1972. Riguardo gli enti pubblici, vorrei ricordare che la manovrina fiscale degli ultimi giorni prevede l’adozione della tecnica definita come split payment anche per i professionisti. Con questa tecnica l’iva sulla vendita viene versata direttamente dalla pubblica amministrazione cliente e non più dal cedente, il quale però ha il dovere di indicare in fattura apposita dicitura: ad es. IVA a Vs. carico ex art. 17-ter, DPR n. 633/72…
avrei una domanda da fare, nel caso in cui si voglia aprire uno studio di personal training privato, quali obblighi normativi devo adempire?!potrei aprire uno studio anche in un capannone industriale catalogato come d7 o vado incontro a problemi!? grazie e buona giornata!
Buonasera e grazie per il commento. Un fabbricato di categoria catastale d7 è per definizione costruito o adattato per le speciali esigenze di un’attività industriale e non suscettibile di destinazione diversa senza radicali trasformazioni. Quindi di primo acchito, in un’ottica prudenziale risponderei di no, però le consiglio di visitare anche l’ufficio urbanistica del comune di competenza. Comunque se parliamo addirittura di un capannone mi sorge il dubbio che l’intenzione sia di ospitare clientela in larga scala, quindi attenzione a non sfociare nell’organizzazione d’impresa… Buona giornata e arrivederci.
se volessi aprire uno studio privato di personal training e fossi dotata di un certificato riconosciuto dalle associazioni sportive ma senza diploma di laurea in scienze motorie/ vecchio Isef ma in altro ambito, dovrei comunque richiedere la presenza di un istruttore laureato?
19/06/2017 at 17:01
Buongiorno, e grazie per la domanda. In realtà la risposta dipende dalla normativa regionale vigente nel luogo in cui si desidera esercitare l’attività. Ad esempio in Campania, come ho spiegato, il riferimento è la legge Caldoro per cui, se le lezioni del P.t. si limitano a clienti del settore ludico/amatoriale una laurea nel campo non si rende strettamente indispensabile. A memoria, ma potrei sbagliarmi, mi pare di ricordare che il Friuli avesse una normativa analoga, mentre in Lombardia erano un po’ più severi…
vorrei sapere se per un istruttore di palestre, che opera anche con singoli al di fuori di strutture sportive, iscritto alla G.S Inps, Cod. Att: 931999 e regime semplificato, la fatturazione nei confronti di un privato possa essere riepilogativa di più prestazioni (documentate alla fine di ogni prestazione con delle ricevute provvisorie) o se deve essere emessa una fattura per ogni prestazione.
Buonasera e grazie a lei per aver letto l’articolo, in linea di principio è possibile emettere una fattura ‘differita’ riepilogativa di servizi svolti nello stesso mese a un soggetto, entro il giorno 15 del mese successivo ma bisogna dettagliare opportunamente le singole operazioni svolte (prestazione eseguita, data di effettuazione, parti contraenti) con un apposito documento da richiamare nella fattura differita. Questo documento, ad esempio il contratto, deve essere emesso almeno contestualmente all’incasso dei compensi altrimenti bisogna emettere subito fattura.
Grazie mille per la celerità, in luogo del contratto contestuale agli incassi credo vadano bene anche delle ricevute fiscali numerate da richiamare in sede di fattura riepilogativa credo?
Sì. Come spiega anche la circolare 18/E/2014, parte II, 1° paragrafo, la normativa non si è pronunciata in merito e quindi, in pratica si può utilizzare la documentazione di prassi del settore, tra cui le ricevute. Buon week end
un chiarimento: se decidessi di operare come personal trainer in regime forfettario quindi con iscrizione alla gestione separata INPS ma volessi contemporaneamente operare come semplice istruttore in palestra, come si potrebbero conciliare le due attività (dato che in base alla normativa attuale gli istruttori dovrebbero rientrare nella gestione ENPALS) ?
Buongiorno, e grazie per aver commentato. Le due gestioni previdenziali possono convivere. Per quanto riguarda i contributi dovuti alla gestione separata è possibile applicare un’aliquota ridotta in questi casi (24% invece del 25,72%).
Buonasera, pongo un ulteriore domanda riguardo l’apertura di uno studio per l’attività di personal trainer. Il locale affittato\acquistato ha specifiche norme da rispettare? che destinazione d’uso deve presentare al catasto? Viene possibile utilizzare anche un locale ad uso magazzino apportando le specifiche modifiche? se si quali?
Le attività professionali dovrebbero essere svolte in un locale accatastato come A/10 anche se in linea di principio è possibile utilizzare anche una porzione non prevalente di immobile ad uso abitativo. Svolgere invece la stessa in un unità che a quanto ho capito è accatastata come C/2 non mi sembra corretto. Il decreto legge 78/2010 ha tra l’altro prescritto l’obbligo di indicare i dati catastali degli immobili locati. Ragion per cui non è possibile locare ad uso ufficio un unità accatastata in modo diverso.
Per mutare la destinazione le suggerirei di consultare un geometra o un architetto.
ANGELICA BILLITTERI
sono un pt con diploma isee ed ho sempre lavorato all’interno di palestre con regolare contratto di lavoro.
Oggi voglio diventare lavoratore autonomi, ho aperto la p.iva con il codice ateco 93.19.99 e sono iscritto alla gestione separata inps. Se ho ben capito posso aprire il mio studio in un locale accatastato come A10, non è attività di impresa per cui non serve licenza ne iscrizione alla camera di commercio. Dovrebbe essere una piccola palestra dove viene fornito un servizio completo al singolo cliente che vuole stare in forma. Ci saranno pochi attrezzi fondamentali per l’allenamento del singolo cliente, un bagno uomo ed uno donna con spogliatoi , insomma una palestra in miniatura.
Buongiorno e grazie per il commento. Sì: ha ben descritto l’inquadramento generale del problema affrontato nell’articolo. Attenzione però alle leggi regionali. Ad esempio, se ben ricordo, in Sicilia è comunque richiesta la licenza…
Buonasera e complimenti per il suo articolo. Dal 2011, a Palermo, in regime dei Minimi, svolgo la libera professione di Chinesiologo Laureato in Scienze Motorie,codice Ateco 85.51.00. consigliatomi all’epoca dai consulenti della mia associazione di categoria UNC, Unione Nazionale Chinesiologi, confermato anche dal mio Commercialista. Preciso che mi occupo di Attività Fisica Adattata e Compensativa,come da Specifica Certificazione a Norma UNI n. 11475 per il Chinesiologo, conseguita nel 2012. Dopo qualche tempo,dato la confusione sul dove collocarmi da parte della Camera di Commercio, sono stata iscritta “d’ufficio” alla G.S.
Lo Studio professionale con regolare contratto registrato era un A10, dico era,perchè sia per motivi economici troppo onerosi, che per l’emergenza Covid-19, ho deciso di trasferire la mia attività professionale presso la mia casa di residenza (casa in affitto), in quanto ho una stanza di circa 15mq adibita a palestra,solo con piccoli attrezzi,perchè comunque la mia utenza è limitata a sedute individuali e/o sedute di gruppo con max 4 persone. Le domande, anzi i dubbi sono questi: ci sono normative particolari in merito alla mia situazione attuale,che possano impedire di svolgere la mia attività in casa? E’ previsto l’obbligo, come per le palestre “vere” ,in quanto luoghi in cui si pratica ginnastica, dell’agibilità?
Il mio codice Ateco va bene? Grazie, mi scuso se sono stata prolissa, ma la mia categoria,quella dei Chinesiologi, ha purtoppo troppe lacune in merito e proprio per le mie competenze,conoscenze ed abilità,non mi definisco un personal trainer,lei sa meglio di me che oggi, in Italia, chiunque, anche un non laureato in S.M. può somministrare attività motoria.
14/05/2020 at 17:24
Per quanto riguarda lo svolgimento dell’attività in una porzione non prevalente della propria abitazione mi sono già espresso in passato: è più argomento da sottoporre a un tecnico del catasto come un geometra o un architetto. Generalmente, se le superfici occupate sono inferiori al 50% dell’abitazione in cui si vive diviene un esagerazione andare a modificare la destinazione d’uso e per quanto riguarda la categoria catastale del fabbricato, invece, non ne esiste una promiscua quindi si guarda all’uso prevalente. Personalmente ritengo che il codice ateco sia appropriato anche se in questo caso lo avrei attribuito a un’attività d’impresa. L’inps non lo accetta nelle pratiche d’iscrizione alla gestione separata, infatti. Inoltre per un’attività gestita con l’organizzazione che mi sembra voglia attribuire lei ne avrei scelto un altro. Comunque si tratta di sfumature che si prestano alle valutazioni del caso e di certo il suo consulente le avrà fornito la valutazione più pertinente. Attualmente, secondo il Comitato Italiano delle Scienze Motorie, il codice 85.51 permette, salvo diverse previsioni regionali, di svolgere l’attività attraverso lezioni one to one, nonostante le disposizioni sulla chiusura anti covid (Cfr. D.p.c.m. del 26/04/2020, all. 3).
se volessi intraprendere l’attività di personal trainer a distanza, quindi online, come dovrei inquadrarmi a livello fiscale? Dovrei aprire partita Iva, o ci sono altre strade da percorrere?
se per lo svolgimento on-line dell’attività intende allestire un apposito sito internet è mio parere che sarebbe egualmente necessaria la partita iva perché di fatto, organizzarsi in questo modo designa una volontà di condurre la professione in modo sistematico e non occasionale. Se invece si potesse ritenere che quest’attività non è svolta ‘abitualmente’ allora le direi di emettere delle semplici ricevute per prestazioni occasionali (soggette a ritenuta d’acconto del 20%, quando non emesse a privati, e a contribuzione INPS in caso di reddito superiore ai 5000 euro).
Buongiorno dott Giannattasio sono Maddalena volendo io aprire una palestra per uso riabilitativo e fitness quali codici ateco dovrei considerare.Grazie
Buongiorno e grazie per il commento. Per quanto riguarda la semplice attività legata al fitness, può aprire uno studio con il codice ateco menzionato nell’articolo 93.19.99 e organizzare l’attività come lavoro autonomo, altrimenti se preferisce organizzarsi in forma d’impresa potrebbe valutare il codice 93.13.00 (Gestione di palestre) ma in questo caso molte regole cambieranno perché risulterà inquadrata come imprenditrice (obbligo di iscrizione alla camera di commercio, gestione previdenziale INPS commercianti, contributi fissi pari a circa 920 euro a trimestre, 940 dall’anno prossimo a quanto si prevede, diritto camerale, autorizzazioni richieste dal comune di competenza alla sportello unico delle attività produttive…). Per quanto concerne il codice ateco come fisioterapista, a quanto apprendo sembra che le interessi anche questo campo, è 86.90.21 ma anche se può inquadrare questa seconda attività come lavoro autonomo, i requisiti saranno più stringenti rispetto a quelli del semplice personal trainer (ad esempio sono richiesti requisiti abilitanti come un diploma universitario apposito).
Argomento molto interessante Dr. Giannattasio. Sono grato per le sue informazioni, utili per tante persone!
Quindi, mi sembra di capire che il codice corretto per un personal trainer è il 93.19.99. La domanda che le pongo è: se l’attività di personal training sfocia poi ANCHE in corsi di piccoli gruppi (5-6 persone), è necessario usare il codice ateco 85.51.00, o entrambi?
Buonasera grazie mille per tutte le informazioni uniche di questo genere, vorrei , se possibile, sapere a quanto ammonta il numero di persone che potrebbero stare nello stesso momento nello studio professionale da chinesiologo.
Mi spiego meglio, sono in possesso di uno studio a-10 di 55 mq con annesso un bagno, l intenzione sarebbe di aprire uno studio professionale ma di affittare la sala ad istruttori con propria partita iva per corsi di yoga,pilates e potrebbe contenere circa 10 persone, questo creerebbe problemi?
Buongiorno Dott. Giannattasio,
ho ricevuto un offerta da una palestra per la responsabilità dello studio pilates. Il mio compenso sarà a percentuale dal costo dei paccetti, che sarranno a pagamento, fuori dal costo dell’abbonamento della palestra, sia per lezioni “piccoli gruppo” che per “one to one”. Per questo tipo di rapporto, la partita IVA in regime forfettario può essere aperta con codice da “personal trainer”, con codice “istruttori,insegnanti ed allenatori sportivi”, o è indifferente? Tenendo presente che lavoro anche per uno studio, una ASD.
sono in procinto di aprire uno studio di personal trainer…ed ho molte perplessità: ho aperto la partita iva forfettaria ma pensavo di utilizzare una ASD che forse mi “converrebbe” di più…Che parere tecnico può darmi a riguardo? in ogni caso aprendo uno studio immagino che la futura attività possa considerarsi continuativa e sistematica…ci sono fondi europei o regionali a cui poter attingere?Non sono più giovanissimo (43 anni) e abito nel Lazio.
Buongiorno, e grazie per il commento.
Guadagnare aprendo un’associazione sportiva dilettantistica vuol dire andare a rivestire un ruolo remunerato all’interno di essa. Attualmente, l’orientamento è che si può remunerare anche il lavoro di chi rivesta una carica nel direttivo (l’Agenzia delle entrate, direzione Piemonte, ha pubblicato un documento sulle ASD in proposito). Se fonda Lei l’associazione andrà per necessità a ricoprire uno di tali ruoli, almeno inizialmente, insieme agli altri fondatori. Però ovviamente l’associazione non le appartiene, essa è di tutti i soci, e visto che si tratta di organismi che dovrebbero essere gestiti all’insegna della democrazia c’è sempre il rischio di venire ‘spodestati’ alle nuove elezioni.
Se sta già svolgendo la sua attività in modo abituale ha fatto bene ad aprire partita iva.
Se l’obiettivo che si prefigge è di finanziare l’attività con i contributi regionali, potrebbe comunque essere interessante valutare di aprire un’associazione sportiva dilettantistica. La rimando a tal proposito alla consultazione della medesima legge regionale di cui sotto (articolo 32).
L’età non conta ai fini della permanenza nel regime forfettario.
Per quanto riguarda l’ubicazione che dovrebbe avere la struttura, immagino nel Lazio, va tenuto conto dei requisiti richiesti dall’art. 34 della Legge regionale 15 del 2002, Testo unico in materia di sport. Di primo acchito, sembra infatti che, salvo palestre scolastiche e riabilitative, i requisiti richiesti siano più stringenti del solito. In particolare è necessaria una comunicazione da presentare al comune di competenza, per denunciare il possesso dei requisiti tecnici, igienico-sanitari e di sicurezza. Ad esempio in questo caso pare necessario garantire la presenza di un diplomato in educazione fisica o in scienze motorie, oltre all’utilizzazione di un medico come responsabile sanitario.
salve,mi chiamo Giacomo ,sono diplomato isef 1991,ho da poco rilevato la rivendita tabacchi di mia madre,. la mia domanda è : posso aprire uno studio pilates come personal trainer con la medesima partita iva ? e sè si quali regole devo attenermi?grazie
sì non ci sono ostacoli dal punto di vista fiscale. Se ad esempio ha aperto partita iva rilevando una ditta individuale può, con la medesima, comunicare all’agenzia delle entrate che aggiunge il codice ateco dei personal trainer e all’Inps che aggiunge una seconda posizione contributiva come membro della gestione separata. Così pagherà due diversi tipi di contributi previdenziali. Le regole cui deve sottostare sono quelle che ho cercato di illustrare nell’articolo, ovviamente deve fare attenzione alla legge regionale di riferimento…
ho trovato molto utile il suo articolo. Sarei interessato ad aprire uno studio professionale da personal trainer ed istruttore yoga.
Ho un locale accatastato come A/10 e sono già in possesso di P.IVA, vorrei chiederle se potrebbe indicarmi la normativa regionale (lombardia) dove trovare i requisiti obbligatori per la struttura.
Buongiorno e grazie mille per il commento, può trovare un riferimento nella legge regionale n. 26 del 1-10-2014 Regione Lombardia, Art. 9.
per aprire una partita iva nel nuovo regime forfettario come personal trainer di quali qualifiche bisogna essere in possesso? quelle del Decreto Legislativo 23/07/1999 n. 242 (cosiddetto decreto Melandri di riordino dello sport)?
Buonasera e grazie per il commento. La fonte a cui fa riferimento riguarda il CONI e gli enti di promozione sportiva che collaborano con esso, nell’ambito di un’attività motoria di tipo agonistico. Le qualifiche necessarie per svolgere l’attività di personal trainer sono quelle descritte nell’articolo invece. Bisogna inoltre considerare che il personal trainer può ad esempio rivolgersi anche soltanto a clientela che svolge attività esclusivamente ludico amatoriale. Il mio consiglio è consultare la legge regionale di riferimento, ovviamente insieme al suo fiscalista di fiducia…
Salve Dott. Giannattasio , sono un libero prof con p.iva regime dei minimi e svolgo l’attività di Personal Trainer presso clienti. Voglio aprire uno studio “Personal Trainer & Consulenza fitness”… Ho trovato un piccolo locale molto interessante ma non accatastato come “ufficio oppure studio” ma semplicemente come appartamento abitativo. Posso considerare lo stesso tale location ed operare come libero professionista ? In altre parole è possibile ricevere il cliente presso il mio domicilio nel quale ho un’area dedicata al mio lavoro ? Potrò comunque scaricare una percentuale di costi di affitto ? Grazie
Buonasera e grazie per il commento. Sì, può utilizzare in linea di principio una porzione non prevalente della sua abitazione per uso ufficio, a patto che ciò non contrasti con il regolamento urbanistico del Comune interessato. A quale generazione del regime dei minimi appartiene? Se parliamo del regime del 2011 può scaricare il 50% dei costi, ma se si trova nel forfettario allora no (deve comunque conservare i documenti).
Buongiorno Dott. Giannattasio e complimenti.
Per la Regione Campania dove posso trovare i requisiti tecnici cge deve rispettare il locale?
Inoltre vorrei sapere perchè è necessaria la Gestione Separata e non quella alla sezione artigiani dal momento che può essere considerato un artigiano (questa iscrizione non permette lo sconto contributibvo previsto per i forfettari)
Buongiorno e grazie infinite per il commento.
Per avere informazioni sui requisiti che deve possedere il locale può contattare il comune di competenza.
L’attività di Personal Trainer, se svolta nella forma di lavoro autonomo, è come ho cercato di descrivere nell’articolo un’attività professionale e non d’impresa. Se le dimensioni e l’organizzazione della palestra restano ad un livello tale da lasciar supporre che la sua sia più una prestazione d’opera, una consulenza verso un piccolo gruppo di persone che di volta in volta varcano l’uscio allora si tratta di una professione, con il codice ateco summenzionato e deve iscriversi alla gestione separata. Diversamente vuol dire che la palestra è organizzata in forma d’impresa (se del caso la camera di commercio suggerirà l’iscrizione come artigiano) ma questo perché essa ha raggiunto una dimensione tale da offrire prestazioni di risultato; cioè vuol dire che i clienti non vengono più per ricevere le sue lezioni personali ma per usare gli attrezzi, per ricevere un servizio, non conta quale personal trainer trovino dentro i locali ad offrirglielo (supponiamo ad esempio che ci sia un dipendente e non più lei: a loro non importerà perché non è più il legame di fiducia col professionista che li spinge ad affluire ma il servizio aziendale in toto). Comunque la gestione separata è più conveniente di quella come artigiano, all’inizio.
Anche io opero in Campania… Se ha bisogno di un consulente sono a disposizione (ecco il mio sito: http://www.studiogiannattasio.org/).
Buongiorno, articolo interessante, grazie.
io vorrei aprire l’attività come istruttrice di pilates, quindi regime forfettario e gestione separata inps.
i locali nei quali eserciterò, saranno un centro estetico polivalente (già attivo e in regola con la usl e il comune), e in alcune palestre.
volevo sapere se devo essere iscritta ad una federazione nazionale (esempio f.i.f.), se necessito di una assicurazione RC e di autorizzazioni comunali.
Ritengo nessuna iscrizione in camera di commercio essendo professionista.
Sono però indecisa sul codice attività (il codice 93.19.99 esclude, tra le varie categorie, le attività di istruttori, insegnanti e allenatori, che le rimanda al codice 85.51.00
Corsi sportivi e ricreativi, tra cui appunto anche gli insegnanti ed istruttori): cosa mi consiglia?
Come spiegavo nell’articolo, sarebbe importante comprendere la regione in cui intende esercitare, così da consultare la relativa legge regionale. Comunque in linea di principio, rivolgendosi a clientela che cerca esclusivamente il miglioramento del proprio benessere psico-fisico, non è tenuta a iscriversi ad alcuna federazione ed essendo una professione senza albo non v’è obbligo di iscriversi ad un’assicurazione per rischi professionali. Ovviamente sono cose che, se ci sono, non guastano. Per le autorizzazioni comunali può rivolgersi al comune di competenza, anche se in tal caso difficilmente le richiederanno qualcosa. Nessuna iscrizione alla CCIAA. Se intende organizzare dei veri e propri corsi strutturati allora effettivamente il codice ateco giusto è 85.51, però in questo caso ci si sposta verso un’organizzazione di impresa (centri, scuole…), come del resto spiegano le note esplicative e avrà difficoltà a iscriversi alla gestione separata inps (che non ammette questo codice, probabilmente proprio perché non la riconosce come un’attività di lavoro autonomo). E’ tuttavia vero che il codice 85.51 ricomprende anche la figura dell’istruttore, che può essere inteso come un lavoratore autonomo quindi si potrebbe pensare di iscriverlo all’Enpals, anche se il tema è dibattuto. In conclusione proverei a chiedere a quest’ultimo istituto per avere conferma. Se ha bisogno di consulenza trova i contatti nel link al mio sito.
in merito alla sua gentile risposta, sono a specificare che la regione è la liguria e che la mia intenzione è di svolgere, in questi centri e palestre, dei corsi di pilates 2-3 volte la settimana in orari predefiniti e costanti per tutta la stagione invernale.
quindi il codice ateco dell’attività è sempre 93.19.99 (+ gestione separata inps e niente enpals e autorizzazioni comunali)?
28/09/2017 at 12:19
Buongiorno , grazie per l’articolo. Io e un mio ex collega vorremo aprire due partita iva in regime forfettario per aprire uno studio di personal training in veneto.Si tratterebbe di uno spazio di 70-100 mq dove fare solo ore singole 1vs1. Serve qualche abilitazione per l’apertura? il mio collega ha laurea e io vari attestati coni.
Vorrei sapere in che tipologia di immobile possiamo farlo, in un appartamento o in un negozio/ufficio ? E se ci sono delle categorie catastali in cui deve rientrare.
Deve anche avere dei requisiti igienico sanitari particolari?
Buonasera, grazie a lei per il commento. Iniziamo col dire che se le partite iva saranno due allora gli studi saranno due (anche se magari condividono un’unica sede). Di primo acchito la rimanderei alla legge regionale sullo sport per il Veneto (LEGGE REGIONALE n. 8 del 11 maggio 2015, articolo 22), dove si dispongono i titoli necessari per svolgere attività motorie in un ambiente aperto al pubblico. In particolare, se il suo collega ha una laurea in scienze motorie, isef o equipollenti allora insieme potete accordarvi per svolgere qualsiasi tipo di attività motorie a fini non agonistici (Art. 22 comma 2). Diversamente bisognerebbe capire quali attestati Coni possiede: se parliamo di un’abilitazione rilasciata da un Eps, in uno specifico settore di attività (non so, per esempio sollevamento pesi) allora potrete esercitare nei limiti di quel campo specifico (art. 22 comma 3). Questi dati vanno anche segnalati al comune di competenza. La categoria catastale solitamente utilizzata per uno studio professionale è A/10, ovviamente prima di aprire l’attività è opportuno consultare l’ufficio urbanistica del comune dove sarà possibile acquisire ulteriori informazioni anche in merito ai requisiti igienico sanitari. Non trattandosi di una professione sanitaria escluderei la necessità di un’autorizzazione dell’Asl di riferimento. Questo a grandi linee, per eventuali bisogni specifici resto a disposizione…
salve utilissimo il suo blog.Sono un dottore in scienze motorie e massofisioterapista voglio aprire un centro di chinesiologia ssd arl a bergamo e mi servono informazioni. Sa per caso dove posso trovarle
Buonasera e grazie infinite per il commento… La chinesiologia è un settore leggermente diverso da quello del personal trainer ma in ogni caso si fa riferimento a un’attività volta al raggiungimento del benessere psico-fisico del cliente che viene seguito. Visto che l’attività si svolgerebbe a Bergamo la rimanderei alla consultazione delle Leggi regionali, in particolare la L.R. n. 26 del 1-10-2014 Regione Lombardia, all’articolo 9 potrà esserle d’aiuto per comprendere i titoli necessari. E’ appena il caso di ricordare che la chinesiologia e la massofisioterapia (dove ci si occupa di benessere del soggetto con tecniche preventive come ad esempio la ginnastica posturale) possono sovrapporsi alla professione del fisioterapista (dove ci si occupa invece della riabilitazione di soggetti che hanno subito infortuni, con tecniche come ad esempio la rieducazione posturale globale) ed è controverso se il diploma in massofisioterapia o la laurea in scienze motorie possano essere ritenuti equipollenti alla laurea in fisioterapia. Senza entrare nel merito, farei attenzione all’accordo (concluso il 26 gennaio 2013) fra il MIUR, il Ministero della Salute, le rappresentanze professionali dei laureati in scienze motorie e dei fisioterapisti.
grazie è veramente gentilissimo avrei bisogno di sapere le caratteristiche dell’immobile per un centro di chinesiologia o medical fitness
destinazione d’uso,bagni e spogliatoi ecc a chi devo rivolgermi per tutte queste cose e l’ultima cosa si può fare im una destinazione d’uso magazzino grazie
Buonasera Andrea, grazie per il commento. Per quanto riguarda la destinazione d’uso di uno studio professionale, quella corretta è A/10 (ufficio). Non credo sia possibile utilizzare la destinazione C/2 (magazzino) comunque può rivolgersi a un geometra oppure all’ufficio catasto per acquisire informazioni in merito alla possibilità di trasformare la destinazione d’uso. Visto che mi sembra orientato verso l’apertura di un centro che fornisce anche prestazioni di natura riabilitativa le suggerirei di contattare l’Asl di competenza per eventuali autorizzazioni, le suggerisco comunque di avvalersi di un professionista.
Buonasera, ho trovato l’articolo molto interessante.
Le chiedo cortesemente se un personal trainer che ha aperto nel 2017 partita iva con il regime forfettario, codice attività 93.19.99, iscritto alla gestione separata, può ricevere nello stesso anno un compenso da contratto collaborativo sportivo da parte di una palestra per cui lavora. Fiscalmente Si tratta di un reddito assimilato al reddito da lavoro dipendente o reddito diverso? Ha riscontri sulla gestione separata?
05/10/2017 at 21:23
Buonasera e grazie per il commento. Chi aderisce al regime forfettario deve far attenzione a non oltrepassare determinati valori soglia individuati dalla normativa. In particolare se svolge anche attività di lavoro dipendente o assimilato allora non deve superare la soglia di 30.000 euro annui. Ora se il contratto che ha sottoscritto può ritenersi tale da generare il possesso di lavoro dipendente o assimilato sarebbe da capire, ma bisognerebbe esaminare il documento… In ogni caso, supponendo che si tratti di altre tipologie di reddito (ad esempio, se percepisse dei semplici rimborsi forfettari in tal caso redditi diversi) non ci sono problemi ai fini della permanenza nel regime agevolato. Per quanto riguarda il lato contributivo: se sono redditi di lavoro dipendente, ci sono riflessi sulla gestione separata ma in senso positivo (lì’aliquota scende al 25,72%); se sono rimborsi forfettari potrebbero esserci invece degli obblighi nei confronti dell’ENPALS…
Buonasera Dott. Giannattasio. Finalmente un sito utile per la nostra figura, di cui ancora oggi, noi stessi diplomati Isef o laureati in scienze motorie riusciamo a capirne poco! La ringrazio già per la disponibilità che ci dà. La mia domanda, per farla breve, è questa: avendo una partita Iva e avendo nella mia abitazione un garage di circa 100 mq (allestito a palestra), potrei operarci offrendo servizi alla clientela come personal training e small group training (corso per gruppi di massimo di 3 – 4 persone)? Ci vorrebbero dei requisiti particolari (sia strutturali che fiscali) o dovrei per forza aprire un’impresa?
Buongiorno, grazie infinite per il commento. Per quanto riguarda la destinazione d’uso di uno studio professionale, quella corretta è A/10 (ufficio). Non credo sia possibile utilizzare la destinazione C/6 (autorimessa) comunque può rivolgersi a un geometra oppure all’ufficio catasto per acquisire informazioni in merito alla possibilità di trasformare la destinazione d’uso. Per quanto riguarda le modalità con cui intende organizzare l’attività invece può a mio avviso utilizzare il codice ateco relativo ai professionisti perché il grado di complessità dei mezzi utilizzati e il rapporto con il cliente non sono tali da suggerire l’iscrizione al registro imprese.
sto per iniziare la mia attività di personal trainer. Inizierà online, poi però la estenderò anche offline.
per vendere i miei prodotti e servizi online, devo necessarimente aprire partita IVA?
Oppure posso iniziare e vedere come va e, nel momento in cui mi accorgo che non è più occasionale perchè ho molte vendite, solo a quel punto aprire partita IVA?
Buongiorno e grazie per il commento. L’apertura di un sito internet presuppone lo svolgimento abituale dell’attività (indifferentemente che si tratti di arti, professioni o produzione/scambio di beni e servizi) per cui a mio avviso è indicata l’apertura di una partita iva. Se intende vendere anche integratori allora non parliamo più di libera professione ma di commercio on line, che è un’attività d’impresa e presuppone l’adozione di un apposito codice ateco che è il seguente: 47.91.10 per il ‘Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotti effettuato via internet’. Dopo aver aperto partita iva, presentando la richiesta all’Agenzia delle entrate e la posizione inps (come commerciante), dovrà recarsi allo sportello SUAP del comune in cui ha sede l’attività per acquisire informazioni su eventuali ulteriori autorizzazioni richieste da questo specifico ente (ogni comune può avere le sue richieste, però per esempio a Salerno per l’e-commerce non vogliono nulla). Trattandosi di un’attività d’impresa il maggior costo tributario a cui va incontro inizialmente sono i contributi fissi inps (circa 3700 euro annue al momento) ma con l’adesione al regime fiscale forfettario si può provvedere a ridurli del 35%, se rispetta una serie di requisiti, tutto sommato accettabili. Se ha bisogno di consulenza può contattarmi al link del sito: http://www.studiogiannattasio.org
SE SI DECIDE DI APRIRE UNA ATTIVITA’ DI PALESTRA IN FORMULA CLUB, QUALI SONO GLI ADEMPIMENTI DA RISPETTARE? SIA DA UN PUNTO DI VISTA FISCALE, CHE TECNICO PER QUANTO RIGUARDA I LOCALI IN CUI SI SVOLGERA’ L’ATTIVITA’.
29/10/2017 at 14:06
Buongiorno e grazie per il commento. Aprire un’associazione comporta ovviamente una serie di adempimenti diversi che è difficile tratteggiare in un semplice commento. In ogni caso la rimando al nuovissimo decreto Lgs. 117/2017, che definisce gli enti del terzo settore e alcune regole, da ora comuni, per quanto riguarda gli obblighi contabili. In particolare, se l’ente ha proventi inferiori a 220.000 euro annui può redigere il bilancio stilando il solo rendiconto finanziario. Se supera i 100.000 euro di ricavi deve comunicare i corrispettivi attribuiti agli organi sul proprio sito. Bisogna inoltre tenere dei libri obbligatori per associati, assemblee, organo gestorio e di controllo. L’ente deve iscriversi al registro unico nazionale apposito e il bilancio va depositato presso di esso. Per quanto riguarda altri adempimenti di natura fiscale mi limito a ricordare l’obbligo di invio del modello EAS, ogniqualvolta intervenga un mutamento della situazione iniziale, all’Agenzia delle Entrate. Per quanto concerne l’uso dei locali, oltre ad accertarmi in merito all’idoneità del locale al rispetto dei requisiti igienico-sanitari, di agibilità e delle norme urbanistiche in generale, mi rivolgerei al comune di competenza. Potrebbe essere opportuno recarsi anche all’Asl di competenza, anche se le associazioni non svolgono un’attività commerciale e pertanto non mi risulta siano soggette ad autorizzazioni (a meno che non si intenda allestire un punto bar per somministrare alimenti e bevande agli associati: Cfr. Art. 3 Legge 287/1991).
salve, io avrei intenzione di avviare la mia attività come personal trainer ,ho fatto un apposito corso, in uno studio privato dove offrirei servizi individuali o per gruppi di persone. la differenza con una palestra come nell’articolo sta nell’attenzione rivolta al cliente. il posto dove stò è necessario sia commerciale? inoltre, ho bisogno di permessi comunali o asl?
Buonasera e grazie per il commento. La differenza tra impresa e lavoro autonomo sta nel tipo di prestazione: le imprese offrono un risultato e se il servizio non risponde alle promesse si richiedono indietro i soldi (ad esempio: l’idraulico che non ripara il lavandino) mentre i professionisti offrono un’opera o un parere e se ciò non risolve il problema la prestazione va egualmente remunerata (ad esempio un medico che prescrive una ricetta ma il raffreddore alla fine non passa). Erano esempi. Premesso quindi che il personal trainer non prescrive ricette mediche (o diete, altrimenti diventa un’altra attività) aggiungo anche che le prestazioni d’opera hanno un carattere strettamente fiduciario: se il cliente entra nello studio di personal trainer e non trova lui ma un’altra persona allora questa fiducia viene violata. In latino si dice che è un rapporto intuitu personae: cioè il contratto è valido solo se a offrirti il training ci sia quel professionista con cui ci si era accordati. E’ questo che fa si che sia una prestazione di lavoro autonomo. Il fatto che il locale possa assumere le sembianze di una micro-palestra è secondario. Alcuni autori di diritto commerciale come Perlingieri sottolineano per esempio che la presenza del fattore produttivo capitale (attrezzature, ecc…) sia utile a riconoscere la presenza di un’attività d’impresa ma il capitale, questo ingrediente della ricetta, resta di natura secondaria. Se così non fosse allora anche il fisioterapista diventerebbe un imprenditore (provi a guardare molti di questi studi: sono pieni di attrezzi). Ancora, se così non fosse il rappresentante di assicurazioni sarebbe un professionista: ha capitale pari a zero, se si eccettua la valigia con le polizze, e si veste in giacca e cravatta come un avvocato per cui come si distingue da quest’ultimo? Per via del rapporto intuitu personae; infatti se a darle la polizza ci fosse un’altra persona a lei non importerebbe perché le interessa il servizio descritto in essa ma se in tribunale trovasse un avvocato diverso da quello che ha pagato per difenderla le starebbe bene? Quindi quel che conta è, ripeto, il rapporto strettamente fiduciario… (Cfr. art 3 e 4 del dpr iva; artt. 2195; 2135 e 2222 del CC.)
Le attività professionali poi dovrebbero essere svolte in un locale accatastato come A/10 anche se in linea di principio è possibile utilizzare anche una porzione non prevalente di immobile ad uso abitativo, con i requisiti generali di tipo igienico-sanitario, urbanistici e di agibilità.
Non trattandosi di attività d’impresa o di una professione sanitaria (come invece quella del fisioterapista) in linea di principio escluderei la necessità di un’autorizzazione dell’Asl. Comunque potrebbe essere opportuno raccogliere ulteriori conferme presso l’ufficio di riferimento e sopratutto presso l’ufficio urbanistica del comune. La rimando infine alla lettura delle leggi regionali di riferimento…
Salve, lieto di conoscerla.
Sono laureato magistrale in Scienze Motorie e diplomato in massoterapia (MCB – attività sanitarie ausiliari). Vorrei aprire un mio studio professionale dove svolgere la mia attività di massoterapia (esenzione IVA su prescrizione medica) ma al contempo attività fisica in qualità di laureato in Sc. motorie e personal trainer per pochi clienti.
ho già la partita IVA: occorre indicare 2 codici ateco? sia per massoterapista che per chinesiologo?
Potrò tranquillamente gestire le due attività contemporaneamente? in termini anche di fatturazione.
Ovviamente come massoterapista, su prescrizione medica è esente iva, mentre normalmente sarebbe con aggiunta 20% iva).
Buongiorno, grazie per il commento. Di primo acchito direi che può utilizzare il codice 86.90.29 per l’attività di masso-fisioterapia mentre per l’attività di chinesiologo potrebbe utilizzare 85.51 oppure 93.19.99. Nella descrizione della fattura andrà a indicare la diversa tipologia di prestazione. L’attuale aliquota ordinaria iva è 22%, per l’esenzione la rimando a un altro articolo di F&T: https://www.fiscoetasse.com/approfondimenti/11959-l-esenzione-iva-per-massofisioterapisti-solo-per-i-laureati-triennali.html in questo caso sorge il problema del prorata (riguarda la detrazione iva su acquisti) ma comunque, se aderisse al regime forfettario non sarebbe soggetto a iva per nessuna operazione.
Salve, articolo molto interessante…..brevemente le descrivo il mio problema…premetto che risiedo nella regione Marche…..la mia intenzione è di aprire uno studio PT di circa 100-120 mq dove inserire un paio di attrezzi per il cardio un Rack bilancieri manubri.ecc….che in linea di principio dovrebbero essere i miei strumenti di lavoro…il problema sorge perchè in comune mi vogliono inquadrare come palestra (quindi n docce, n Bagni sopralluogo ASL elevato capitale da inbestite ecc….)…secondo lei come mi posso fare inquadre?grazie….
Buongiorno e grazie per il commento. Può tornare al comune, provando a spiegare che dalle palestre sono escluse le attività degli allenatori personali, che offrono lezioni individualizzate one to one (codice Ateco 85.51.00). Può provare a illustrare la differenza nel tipo di attrezzature (di solito quelle del personal trainer sono fatte per lasciare più spazio alla libertà di movimento del fruitore, che deve acquisire consapevolezza del suo corpo grazie al training. Ora il personal trainer può preparare atleti sportivi (e si aggancia alla gestione previdenziale ex enpals) oppure amatori del fitness (e si allaccia alla gestione separata INPS). In quest’ultimo caso, nella prassi, si utilizza il codice 93.19.99 (come consulente del settore benessere più che un ‘allenatore’ di atleti quindi.
Salve, per un fisioterapista (cod. ateco 86.90.21) titolare di un’azienda individuale che svolge anche l’attività di personal trainer con dipendenti (cod. ateco 85.51.00), l’INPS chiede l’iscrizione alla gestione commercianti (per l’attività di personal trainer) e contestualmente alla gestione separata (per l’attività di fisioterapista), benché con una percentuale ridotta, vista l’iscrizione alla gestione commercianti. Poiché l’attività di personal trainer (per la quale è stata richiesta l’iscrizione alla gestione commercianti) è svolta esclusivamente dai dipendenti, mentre quella di fisioterapista dal titolare, sarebbe possibile ovviare all’iscrizione della gestione commercianti (eventualmente anche cambiando il codice ateco -85.51.00- indicato)? Grazie.
Buongiorno e grazie per il commento. Se ho ben capito l’inps le ha chiesto l’iscrizione alla gestione commercianti, per l’attività di personal trainer, in quanto in tal caso trattasi di attività con dipendenti, organizzata in forma d’impresa… Personalmente credo si potrebbe pensare di aprire una Srl a socio unico, dove il titolare non svolga alcuna attività all’interno dell’azienda. Così il fisioterapista pagherà i contributi alla sola gestione separata Inps mentre la società pagherà i contributi ai soli dipendenti.
Buongiorno Dott.Giannatasio,
ho ricevuto una nota per prestazione di lavoro autonomo occasionale ( corso di formazione teorico e pratico) per l’attività prestata da un outdoor trainer iscritto ai trainer certificati e all’Assoconsueling .Può il collaboratore esercitare detta attività come prestatore autonomo occasionale?
Buonasera e grazie per il commento. Sì, a determinate condizioni è possibile esercitare un’attività di lavoro autonomo in modalità occasionale, sopratutto se svolta a domicilio, nel senso che è più facile dimostrare che non è svolta sistematicamente. Ovviamente, se ha ricevuto l’attestato di avvenuto pagamento, noterà che il corrispettivo è stato decurtato di una ritenuta del 20% e quindi le tocca versare con un F24 la differenza entro il 16 del mese successivo…
Salve Dott.Giannattasio
premessi i dovuti ringraziamenti per le esplicative e delucidanti indicazioni a fronte di una categoria, la nostra, ancora molto farraginosa, mi auguro di non ripetermi con il mio scenario : mi si presenta la possibilità di attrezzare un piccolo monolocale vuoto con bagno, adibito normativamente a normale abitazione civile, con un rack, dei manubri e un paio di macchine isotoniche casalinghe, al fine di poterne usufruire principalmente io e mia moglie e, occasionalmente esercitare delle lezioni private come Personal Trainer, face to face con il cliente. Per occasionale mi riferisco alla non abitualità e alla non continuità. Le mie abilitazioni sono come Personal Trainer affiliato con FIF riconosciuto da CONI e ASI. Ci sono tutti i presupposti che mi legittimano a questo regime di operatività o è necessario comunque un regime minimo fiscale a PIVA o il tetto massimo di 5000,00 annui è sufficente ? Stipulare una polizza assicurativa a prevenzione infortuni al cliente potrebbe condizionare il concetto di abitualità e continuità ?
Grazie immensamente per il suo tempo Dott.
Buongiorno e grazie infinite a lei per il commento. In realtà non esiste una regola precisa per stabilire se un’attività è svolta con connotati di abitualità, non posso nemmeno darle un numero di prestazioni indicative: ad esempio anche una sola prestazione annua, potrebbe essere ritenuta fonte di un esercizio abituale, se ci sono degli schemi (come l’allestimento di un sito internet, il volantinaggio, ecc…). Quindi è il buon senso a venire in soccorso in tali casi. A mio avviso personale, se attrezza uno studio e stipula l’assicurazione professionale, in caso di controlli, diventerà più difficile dimostrare che l’attività è svolta senza schemi sistematici…
avrei una domanda da fare, nel caso in cui si voglia aprire uno studio di personal training privato, potrei aprire uno studio anche in un locale con altezza interna di 2,54 m? Oppure necessita di un altezza minima di 2,70 m per avere i requisiti igienico-sanitari previsti dalla normativa? Grazie e buona giornata!
Buongiorno, riguardo l’altezza media minima dei locali non saprei rispondere: è una domanda che dovrebbe rivolgere al suo geometra di fiducia…
Volevo porle una domanda: un Personal Trainer con Codice Ateco 93.19.99 può usufruire anche di contratti di collaborazione sportiva per un lavoro come tecnico sportivo?
Buongiorno, e grazie per il commento. Allora personalmente non vedo ostacoli allo svolgimento di prestazioni di natura sportiva con questo codice ateco, anzi, tuttavia, in tal caso, la iscriverei all’Enpals, più che alla gestione separata…
Salve, ho capito che un p. trainer può operare con il regime forfettario. Ma oltre a lavorare a domicilio può condividere uno studio dove tenere lezioni personali, o con piccoli gruppi, condividendolo con un altro p. training? Ognuno avrà i propri clienti ma spazi di lavoro in comune.
Sì, non ci sono ostatoli se le lezioni sono individualizzate e se rispetta i limiti del regime forfettario.
Salve e grazie per la gentile risposta. Quindi, se ho capito bene, è come avere una palestra dove ogni istruttore con partita iva ha i propri clienti, a cui rilascia regolare ricevuta fiscale. E tutti gli istruttori si dividono le spese del locale. Non scaricabili con il regime forfettario. Senza bisogno di fare una società. Giusto?
27/01/2018 at 20:31
Sì, se il comportamento dei liberi professionisti è nella sostanza quello di soggetti che operano in modo indipendente: ognuno con la sua clientela, ognuno con la sua gestione indipendente. Quindi sono due palestre indipendenti, anzi due studi di personal trainer. Se poi, però, di fatto, agiscono come un’unica organizzazione allora c’è il rischio di integrare gli estremi per la presunzione di una società di fatto.
Buona sera, sono letteralmente sbalordita di quanto complicato sia regolarizzare la propria situazione.
La mia domanda è questa… se rimango sotto i 5000 euro l’anno ,non sono tenuta a fare la partita Iva?? basta fare delle ricevute con il mio codice fiscale?? poi fare la dichiarazione dei redditi ?? queste lezioni (due ore a settimana) possono rientrare come lavori occasionali??ho pochi clienti, vado a casa loro a fare le lezioni, non vorrei complicarmi la vita, ma vorrei in qualche modo dimostrare i miei ingressi…vivo a Firenze.
Sono istruttrice posturale e pilates.
Buonasera e grazie per il commento. L’inquadramento di un lavoratore autonomo non è particolarmente complesso, basta seguire i consigli del consulente. Trattandosi di lezioni a domicilio, se ritiene che non esista uno schema fisso in base al quale viene contattata o tenta di contattare con continuità i clienti, se sono solo prestazioni episodiche, allora ritengo possa organizzarsi anche con delle ricevute per prestazioni di lavoro autonomo occasionale evitando quindi la partita iva. Nel suo caso, la soglia di 5000 euro non rileva ai fini dell’apertura della partita iva ma ai fini del versamento dei contributi previdenziali. Nell’emettere le ricevute basta il codice fiscale e finchè il cliente è un privato senza partita iva non c’è ritenuta d’acconto. Quindi se incassa meno di 4800 euro l’anno e non ha altri redditi, può attualmente evitare la dichiarazione dei redditi. Se ha bisogno di consulenza ulteriore mi contatti pure…
Buongiorno Dott. Giannattasio e complimenti per l’articolo, a mio avviso il più esaustivo presente sul web sul tema “aspetti fiscali e normativi” per il Personal Trainer.
La mia domanda è questa: per quanto riguarda lo svolgimento di sedute di Personal Training presso il domicilio del cliente, esistono, per legge, delle condizioni da verificare e precauzioni da rispettare per poter svolgere la seduta, in particolar modo per quanto riguarda l’uso dell’abitazione per la pratica di attività motoria? Tali condizioni e precauzioni devono essere verificate dal Personal Trainer o la responsabilità è del cliente dato che si tratta del suo domicilio?
Buongiorno e grazie a lei per il commento. Almeno per quanto riguarda la Campania, non mi risulta l’esistenza di alcuna normativa in merito allo svolgimento delle attività amatoriali, ovviamente in tali casi è il buon senso ad imporsi come regola di riferimento: un’assicurazione non è obbligatoria per i professionisti senza albo ma comunque utile.
Buongiorno Dott. Giannattasio e complimenti per il lavoro utile che svolge.
Mio figlio si licenzierà da lavoratore dipendente alla fine di aprile 2018. Da maggio 2018 vuole intraprendere il lavoro di personal trainer presso le palestre a titolo privato verso i clienti della palestra stessa. Inoltre dovrebbe assumere la responsabilità (4 ore al giorno) presso una palestra in qualità di marketing e vendita.
Può aprire la p.iva in corso d’anno?
Quale tipo di p.iva. può aprire?
Buongiorno e grazie a lei per il commento,
sì può aprire partita iva in corso d’anno. Se suo figlio andasse a svolgere un ruolo indipendente all’interno della palestra avrebbe importanza il rapporto con questa struttura ospitante: se non è soggetto ad alcun potere disciplinare, se è libero di organizzare il suo lavoro e gli orari per conto proprio la partita iva, al posto di un contratto come dipendente subordinato, può infatti avere senso. Per essere inquadrato in particolare come un libero professionista i riferimenti sono quelli dati nell’articolo. A quanto ho capito, poi si andrebbe anche ad occupare di altre attività di natura commerciale. Qui è invece necessario approfondire per determinare la natura dell’attività nonché gli opportuni codici Ateco. Ad esempio se si occupasse di pubbliche relazioni direi di usare il codice 70.21.00 che prevede l’inquadramento come lavoratore autonomo. Se però deve anche procacciare clienti, mi sembra che si rientri nell’ambito dell’attività d’impresa. In caso di bisogno può contattarmi in privato.
Buonasera, grazie per le preziose informazioni!
Sono di Parma e devo aprire uno studio di pilates e personal trainer 1vs1 o massimo 1vs3
Aprirò la partita iva come regime forfettario con codice ateco 93.19.99 e vorrei sapere quali sono gli step ben precisi da fare per poter avviare questo tipo di attività.
si deve fare l’iscrizione al registro imprese della camera di commercio?
Devo aprire un conto bancario business dedicato altrimenti come posso mettere un POS?
Per il pagamento dei clienti come funziona? devo emettere fattura con marca da bollo o esistono anche delle ricevute fiscali tramite gli appositi “blocchetti”?
Ho già visto un potenziale locale in cui svolgere l’attività con classificazione UGC e UGA, recentemente ristrutturato con bagno per disabili. Rientra nella categoria catastale A/10?
Ci sono obblighi ad esempio doccia, spogliatoi o altro?
Devo attivare una assicurazione per il locale, per me o per i clienti?
C’è molta confusione su questo tema e tante risposte contrastanti per questo le chiedo un pò di chiarezza in merito.
Esiste una figura professionale che si occupa di tutto questo?
Si deve fare una denuncia di inizio attività al comune? se si chi la fa? si tratta della SCIA?
L’ idoneità e la sicurezza, prevenzione incendi o agibilità dei locali e tariffa igiene ambiente sono da fare?
Mi scusi per le tante domande ma pensavo fosse più semplice e meno complicato aprire uno studio pilates.
se organizza l’attività come lavoratore autonomo che effettua lezioni individualizzate non vi è obbligo di iscrizione alla CCIAA. Il Pos non è obbligatorio. Deve emettere fattura ai clienti senza iva, se supera i 77,47 euro di importo allora ci vuole un bollo di 2 euro. Si faccia preparare un modello dal suo consulente. Per conoscere la categoria catastale degli immobili si fa generalmente una visura degli stessi. Se si tratta di un’attività professionale non mi risulta l’esistenza di particolari obblighi per l’immobile. La scia si fa se si tratta di un’attività d’impresa. Il suo fiscalista dovrebbe consultare la legge regionale per ulteriori dettagli. Per esempio in sicilia è possibile comunque la necessità di una comunicazione al comune. In ogni caso è opportuno recarsi al comune, nell’ufficio urbanistica per ulteriori informazioni eventuali.
Buongiorno , gradirei sapere se e possibilie in lombardia esercitare la professione di PT in un locale tipo pccolo capannone con servizi ma con un diploma rilasciato da federazione non riconosciuta dal Coni..Grazie mille
Buongiorno e grazie per il commento. Mi scuso per il ritardo ma ormai il tempo a disposizione è sempre meno… La legge regionale Lombardia richiede requisiti generalmente più stringenti per l’esercizio delle attività motorie. Per quanto riguarda i requisiti la rimando dunque all’articolo 9 comma 3 della L.R. n. 26 del 1-10-2014 dove è ammesso che un istruttore di una ‘specifica’ disciplina eserciti con un diploma non riconosciuto dal Coni purché riconosciuto dal CIP.
Salve, vorrei due piccoli chiarimenti.
Ho intenzione di aprire, nella provincia di Roma, un piccolo studio di personal training one to one. Il locale alla quale sono interessato è di circa 90mq, categoria C1 attualmente.
È utilizzabile per l’attività di personal training?
Il secondo quesito riguarda le qualifiche necessarie. Nel caso in cui io non abbia ancora conseguito un diploma di laurea, posso operare con titolo CONI riconosciuto dal sistema nazionale attestati di qualifica (S.N.a.Q.)? Teoricamente è un riconoscimenti valido a livello europeo, equipollente al diploma di laurea.
Buongiorno e grazie per il commento. Per quanto riguarda la destinazione d’uso di un’attività di lavoro autonomo, la categoria catastale giusta è quella ad uso ufficio quindi A/10, ma può chiedere ulteriori chiarimenti all’ufficio urbanistica del comune di riferimento. Per quanto riguarda i requisiti tecnici necessari il riferimento è sempre con riguardo alla Legge regionale, che nel Lazio è la Legge Regionale – n° 15 del 20/06/2002 e all’articolo 34 comma 3 prevede la presenza di un laureato o diplomato Isef per la gestione di impianti o palestre
E grazie per la disponibilità…..sono andato al comune come mi ha suggerito lei……ma sono inamovibili….per loro devo essere registrato come palestra…..le vorrei chiedere: se io affittasi un appartamento e una parte la attrezzarsi con manubri, bilancieri ecc…dove mi allenerei io ….e potrei utilizzarlo per lezioni di personal?rischio qual cosa? Ho già una partita Iva a regime forfettario….Grazie….
Buongiorno, mi spiace per l’interpretazione restrittiva chepurtroppo ha ricevuto. Nulla le impedisce di avere una palestra formalmente dedita per usi privati, ovviamente però un comportamento che nella sostanza differisce da quello formale la espone al rischio di elusione fiscale.
Che genere di elusione fiscale intende?
Io rilascerei cmq una regolare fattura da Personal Trainer…(p.iva forfettaria)…Non basta questo?
l’elusione è un istituto attraverso il quale formalmente sembra tutto corretto ma in concreto le cose stanno diversamente. Se lei dichiara di utilizzare una palestra per uso personale e invece non è così, perché sono attrezzature per la sua attività allora adotta un comportamento in cui forma e sostanza non coincidono…
12/03/2018 at 11:48
Salve,finalmente un professionista preparato in materia!complimenti e grazie!ho uno studio da personal trainer e svolgo sia lezioni one to one, che in piccoli gruppi,in Piemonte. Ho appena modificato da A10 ad A2 la parte del locale dove non tengo le lezioni, in quanto sapevo che il PT può lavorare anche in casa e senza requisiti particolari. Ho fatto un errore? Inoltre sto x acquistare l’immobile accanto. Sarà il caso di cambiare anche la sua categoria catastale o mi converrà lasciare A10?dulcis in fundo: saprebbe indicarmi quanti decibel di musica sono accettati?
La ringrazio per disponibilità e professionalità!
Buongiorno e grazie infinite per il commento. Per quanto riguarda eventuali problematiche catastali è più opportuno consultare un geometra o un architetto anche se non mi sembra sbagliato dal punto di vista logico, si ricordi di inviare la dichiarazione IUC al comune o al concessionario. In generale il professionista dovrebbe poter svolgere la propria attività anche nell’abitazione principale purché sia una porzione non prevalente e salvo diversa previsione del codice urbanistico comunale. Per l’immobile accanto non vedo necessita di modificare la categoria catastale se l’uso sarà effettivamente quello di un ufficio. Ovviamente la superficie di uno studio di personal trainer non dovrebbe essere per antonomasia troppo estesa… Generalmente la soglia per i rumori è di 3 decibel oltre il rumore di fondo normale nella zona di riferimento
Delia Villari
Buonasera, vorrei farti una domanda. Vorrei aprire uno studio di pilates in Toscana. Sono insegnante di pilates metodo classico con certificazione. Utilizzerò delle macchine per il lavoro che in questo momento ho in casa. Vorrei aprire con regime forfettario con aliquota al 5% per le startup , sai se esiste qualche ostacolo per il mio progetto? Ci sono dei regolamenti che dovrei conoscere? Come faccio a fare tutto senza pagare un commercialista? A chi devo rivolgermi? E l’inps, devo iscrivermi anche a loro? Scusa ma sono completamente ignorante in materia! Grazie se risponderai,
Cara Delia, buongiorno e grazie per il commento. La soglia di utilizzo dei beni strumentali per accedere al regime forfettario è attualmente di 20 mila euro lordi. Ti consiglio di consultare la normativa regionale di riferimento, ovviamente in compagnia di un consulente di fiducia. Non è necessario si tratti di un commercialista ma deve essere un intermediario fiscale abilitato al servizio Entratel (tributaristi, centro caf, ced, consulenti del lavoro, ecc…). E’ necessaria anche l’iscrizione all’Inps.
15/03/2018 at 00:23
Buonasera Sig. Giannattasio, le faccio i complimenti per la pagina molto esaustiva e precisa;
chiedo gentilmente una delucidazione sull’iter da seguire per questo caso:
vorrei prendere in affitto una stanza/ufficio (pagando io il canone mensile), al cui interno lavorare io come segretario e al tempo stesso far lavorare un collega come personal trainer dipendente (che pagherei io stesso con uno stipendio fisso mensile) a cui affiderò la gestione dei vari corsi (circa 20 persone). Vorrei chiederle quali sono le condizioni necessarie da seguire e quindi l’iter per svolgere una tale attività, in riferimento al mio status di affittuario e datore di lavoro del collega (serve necessariamente creare un’impresa o posso formare un altro tipo di società?), in che modo retribuirlo e in quale modo le persone che parteciperanno ai corsi devono essere registrate e iscritte. Spero in una sua gentile risposta.
buonasera, grazie per le risposte precedenti, molto esaustive.
chiedo conferma volendo aprire nella regione liguria uno studio (i locali sono già A/10) per lezioni individuali e di gruppo (massimo una dozzina di persone alla volta) di pilates e volendomi dotare anche di 1 oppure 2 macchinari di pilates, se non viene considerata attività di palestra, ma professionale di personal trainer, quindi senza i doppi bagni e spogliatoi uomo/donna e altri vincoli usl, nè iscrizione camerale o scia in comune, ma solo gestione separata inps e partita iva con codice ateco 931999.
attualmente sono nel regime forfettario come PT avendo aperto la partita iva nel 2017, ma penso che dovrei concludere tutto quanto sopra descritto nel giro di un paio di mesi. come posso scalarmi eventuali lavori nell’immobile e i costi di gestione (affitto, luce etc) dello studio già fin dal 2018? non posso passare in corso d’anno da un regime forfettario ad uno semplificato e ho già emesso quest’anno un paio di fatture nel forfettario.
Buonasera e grazie per il commento, il personal trainer dovrebbe fornire lezioni individualizzate e più aumenta il numero di clienti che si seguono contemporaneamente più l’ago della bilancia potrebbe oscillare verso l’interpretazione che si stia svolgendo un’attività d’impresa; lo stesso vale per l’utilizzo di macchinari. Ovviamente il forfettario non le consente di scaricare i costi, però attenzione perché adottare il regime ordinario la vincola per un triennio e le comporta al pagamento dell’iva sulle vendite. Sui dettagli la rimando al consulente di fiducia…
Innanzitutto complimenti per la competenza e la chiarezza espositiva .
Le illustro la mia situazione; sono un dipendente del Ministero della Difesa e vorrei esercitare, come secondo lavoro, la professione di Personal Trainer
(ho un’abilitazione di ASC, Ente riconosciuto dal CONI).
Vorrei avvalermi della palestra della mia sede lavorativa per le lezioni private.
Supponendo di rimanere sotto i 5000 Euro/anno, ecco la mia idea sul come procedere:
– autorizzazione di compatibilità lavorativa da parte del Ministero della Difesa
– assicurazione personale per l’accesso alla palestra
– autorizzazione del Gestore della palestra ad avvalermi di quest’ultima per l’esercizio della professione di PT
– modello AA9/12 (dichiarazione inizio attività) all’Agenzia delle Entrate in qualità di lavoratore autonomo occasionale
Mi conferma che sono questi i passi da seguire?
Mi conferma inoltre che:
– non devo aprire partita iva
– non devo dichiarare il compenso nei redditi annuali
– è sufficiente emettere ricevute per prestazioni di lavoro autonomo occasionale con il mio codice fiscale
Per ultimo, c’è qualche accortezza particolare da rispettare, per es. nella compilazione del modello AA9/12?
Buonasera e grazie per il commento. Se intende svolgere l’attività con uno schema, con abitualità allora la partita iva e la fatturazione è necessaria e con esso l’A9/12, oltre all’iscrizione previdenziale; in caso contrario no e si usano le ricevute. L’esenzione dalla presentazione della dichiarazione dei redditi si applica in alcune casistiche tipiche, a memoria mi sembra rientrare il caso in cui si svolga lavoro autonomo occasionale (cioè senza p. iva) ma con reddito sotto i 4800 euro, perché in quel caso l’irpef netta è zero. Attenzione alla normativa sull’incompatibilità con il pubblico impiego
Buongiorno sono un’ istruttrice di varie discipline fitness con tesserino tecnico riconosciuto nazionale, lavoro con partita Iva regime forfettario vorrei svolgere delle lezioni individuali presso il mio domicilio.Questo è possibile ovviamente emettendo ricevuta fiscale? O devo seguire qualche iter? Grazie
Buonasera, e grazie per il commento. Per un’attività organizzata in forma di lavoro autonomo l’iter è sostanzialmente quello descritto nell’articolo. Avendo ovviamente cura di consultare la legge regionale di riferimento…
voglio ringraziarla per l’aiuto che dà con i suoi articoli precisi e con le sue risposte, grazie davvero.
Sono un’istruttrice di Pilates regolarmente iscritta, un’azienda vicina mi ha chiesto di fare alcune lezioni di Pilates all’aperto nella loro proprietà.
Io ho richiesto il mio compenso (farò fattura), ma secondo lei, l’azienda deve chiedere autorizzazioni per i locali? Anche se lo facciamo all’aperto, sul prato?
Parliamo della regione Campania.
Buonasera, grazie a lei. L’azienda con cui collabora può chiedere informazioni al Suap del comune in cui ha sede l’attività…
Buonasera e complimenti per il sito ma e soprattutto per la costanza e l’impegno nell’aiutare molti a risolvere i propri dubbi.
Mi trovo difronte a questa situazione: sono un lavoratore autonomo (in regime forfettario) esercente attività sportive, (93.19.99 d“Altre Attività sportive nca”), e l’azienda committente presso cui lavoro abitualmente ha provveduto alla mia iscrizione all’Enapal.
Ora ho effettuato anche prestazioni “occasionali ” presso un’altra palestra come allenatore EMS (Electrical Muscle Stimulation), attività che credo rientri in quella abituale per le quali sono tenuto ad emettere fattura.
Mi chiedo tuttavia come dovrà fatturare la prestazione ossia a quale contribuzione assoggettarla giacché questa seconda palestra non provvederà al versamento della contribuzione all’Enpals. Dovrei quindi iscrivermi alla gestione separata e provvedere io a calcolare e versare i relativi contributi in sede di dichiarazione dei redditi? Non so se questa strada è praticabile e non riesco a trovare una soluzione. Le sarei grato se potesse aiutarmi.
Buonasera, la ringrazio per gli apprezzamenti (anche se Fisco & Tasse non è mia!) e chiedo scusa in generale per la latitanza ma ultimamente non riesco a trovare tempo per aggiornare la pagina dei commenti, purtroppo. Se ho capito bene lei ha aperto partita iva ma è stato iscritto alla sua gestione dal committente, il che è strano perché i contributi dovrebbe versarseli da sé. La posizione della seconda palestra invece è perfettamente normale. Dovrà scegliere la gestione separata se si rivolge a clientela che vuole solo migliorare il proprio benessere psico-fisico; l’Ex-Enpals se invece si tratta di sportivi. Ovviamente le consiglio di farsi seguire da un consulente…
Salve, complimenti per il sito. Vorrei farle una domanda. Ho già un’attività di personal trainer con codice ateco 93.19.99 per la quale utilizzo dei locali con categoria A10, avviata senza SCIA ne notifica Sanitaria. Tuttavia qualche mio cliente mi chiede in alcuni casi se conosco fisioterapisti che potrebbero essere di aiuto in alcuni casi. Posso concedere i miei locali ad un fisioterapista sporadicamente su appuntamento che fatturerebbe in maniera autonoma? ho bisogno di particolari autorizzazioni e di requisiti per i locali? grazie.
Buonasera, grazie per il commento e scusi per il ritardo. Un fisioterapista svolge una professione sanitaria, quindi in quanto lavoratore autonomo non rientra in linea di principio nelle fattispecie contemplate dalla SCIA (con la ‘s’) però è tenuto a presentare la DIA al Sindaco del comune di competenza, per la pubblicità sanitaria (L. 175/1992) che serve per farsi pubblicità ad esempio con una targa, con inserzioni pubblicitarie, ecc… Non dovrebbero esserci in questo caso particolari autorizzazioni da richiedere all’Asl di competenza ma va comunque controllata la legislazione regionale per ulteriori dettagli. Ad esempio nella mia regione la Scia è necessaria anche se si svolge una professione sanitaria (Decreto 10 del 09/02/2018).
Buongiorno, mi complimento per le informazioni utili che si possono reperire nel Suo sito. Volevo farle una domanda, sono un Personal Trainer certificato e con diploma Coni, ho deciso di mettermi in proprio così ho attrezzato uno spazio abbastanza grande nella mia abitazione, che però non è una parte prevalente della stessa e sto per aprire la p.iva da libero professionista. Posso accogliere i miei clienti su appuntamento con rapporto 1 ad 1 nella mia abitazione? Non è un vero e proprio studio, non sarà accreditato come tale, venderei solo i miei servizi privatamente con i miei clienti e non sarebbe uno spazio aperto al pubblico se non su appuntamento, inoltre non è sulla strada ma in uno spazio interno. Per me è molto importante avere risposte dato l’investimento molto elevato delle attrezzature già effettuato, la ringrazio anticipatamente!
Buongiorno, grazie per il commento e scusi il ritardo ma ultimamente sono stato impegnato. A giudicare dall’impostazione che ha dato all’attività lo spazio che utilizza è destinato allo svolgimento della stessa. Consiglierei l’invio di una dichiarazione IUC al comune per informare che è avvenuta una variazione, quantomeno ai fini della tassa sui rifiuti (l’attività professionale comporta una maggiore tariffa).
Buongiorno e grazie per l’aiuto che ci offre. Sono laureata in scienze motorie (laurea triennale) e vorrei aprire un mio spazio di circa 150 mq (inlcudendo anche l’ingresso e i servizi) dove poter svolgere lezioni di pilates e allenamento funzionale sia in forma di appuntamenti individuali sia in piccoli gruppi (7/8 persone al massimo). promuoverei la mia attività avvaelndomi sia dei social network che del mio sito. Vorrei chiederle se posso aprire la mia società (individuale) come studio professionale e non come palestra, quindi come attività commerciale. Io abito in Lombardia. Grazie mille.
Buongiorno e grazie infinite per il commento. La Lombardia ha una legislazione regionale generalmente più severa in merito ai requisiti dei locali per svolgimento di attività motorie. Comunque sia, aprire una società di capitali unipersonale per lo svolgimento di corsi di pilates è possibile e lo si può fare anche con un codice ateco differente da quello relativo alle palestre, ad esempio penso al codice 85.51.00. Però bisogna tener conto che, eccezion fatta per le società semplici, una società genera reddito d’impresa.
MATTIA MAZZOTTI
Salve e grazie per l’aiuto che riuscira’ad offrirmi. Ho 24 anni sono in possesso della laurea triennale in scienze motorie ho conseguito il diploma FIF di personal trainer, sto studiando per la laurea specialistica in scienze motorie. Mi piacerebbe cominciare a svolgere il lavoro di personal trainer a domicilio in modalita’ occasionale. Quali sono i primi passi che devo fare?
Buongiorno e grazie infinite per il commento. Per svolgere occasionalmente l’attività non è necessario aprire partita iva. Può limitarsi ad emettere delle ricevute di pagamento al cliente. Non è quindi dovuta l’iva ma solo una piccola imposta di bollo di 2 euro in caso superi i 77,47 euro di importo a prestazione. Finché non supera i 5000 euro di reddito, non saranno dovuti i contributi previdenziali. Se ha bisogno di ulteriore aiuto mi contatti pure in privato
buon giorno la ringrazio in anticipo per il suo aiuto, vorrei aprire una palestra per poter insegnare yoga meditazione pilates in un locale che intendo affittare un locale, quale codice ateco può corrispondere per quel tipo di attività, intendo aprire p.iva come lavoratore autonomo in regime forfettario,devo emettere fattura o ricevuta ai fini contributivi mi devo iscrivere alla gestione separata INPS? a quali altri obblighi devo adempiere?
Buongiorno Roberto, grazie per il commento e scusi per il ritardo dovuto agli impegni. L’articolo parla del personal trainer che si organizza in proprio come un lavoratore autonomo per seguire i clienti con lezioni individualizzate e un approccio di qualità a scapito della quantità di persone assistite. In questa prima ipotesi quindi è ipotizzabile di aprire partita iva con i codici ateco descritti in precedenza e l’iscrizione alla gestione separata. Nel caso di apertura di una palestra o di una scuola di pilates, dove la complessità organizzativa raggiungerebbe i livelli di un’impresa sarei più propenso a consigliarle la forma d’impresa. Ne conseguirebbe l’obbligo d’iscrizione alla gestione inps commercianti o artigiani e il pagamento di una rata trimestrale di contributi fissi che attualmente è pari a circa 950 euro. In regime forfettario tuttavia è possibile esercitare un’opzione che consente il versamento di una quota inferiore di contributi fissi (il 35% in meno) e quindi si scende a circa 620 euro a trimestre. Come codice ateco può utilizzare 85.51.00, che prevede anche i corsi di yoga. Maggiori informazioni sulle autorizzazioni specifiche, in caso di esercizio di attività in forma d’impresa sono reperibili al SUAP, sportello unico delle attività produttive, del comune dove avrà sede l’attività.
gestisco una ssd e da settembre vorrei aggiungere per i tesserati un servizio a pagamento con il personal trainer. I collaboratori che ho per l’attività istituzionale percepiscono un compenso sportivo. Come dovrei pagare il personal trainer considerando che si tratta di attività commerciale e che vorrei emettere io fattura al cliente?
Buonasera e grazie per il commento, mi scuso per il ritardo dovuto agli impegni. In linea di principio un istruttore sportivo che collabora con una società sportiva dilettantistica o una asd viene inquadrato come un co.co.co. e pertanto il compenso viene erogato in forma diversa dal contante, secondo la nuova normativa. Per il percettore e’ soggetto al regime di esenzione fino all’attuale soglia di 10.000 euro. Le Ssd sono state oggetto di una prima revisione normativa prevista dal centro sinistra a inizio anno con cui sono state previste delle agevolazioni che ora il decreto dignità ha rimodificato. Quindi attualmente sembra possibile anche l’opzione di inquadramento come lavoratore subordinato, precedentemente non ammessa…
Salve, sono i personal trainer di 25 anni e lavoro in Sardegna. Mi sono fatto un bel giro di utenti quindi adesso vorrei aprirmi un personal training studio in cui portarmeli. Ho trovato un locale in affitto (prima era un pub). Se apro la p.Iva posso iniziare immediatamente a lavorare o devo chiedere qualche autorizzazione particolare alla ASL o altro? E mi conviene la p.Iva o una asd? Grazie in anticipo
Buongiorno e grazie per il commento. L’apertura della partita iva, organizzando l’attività come lavoratore autonomo non implica, in linea di principio, la necessità di ottenere particolari autorizzazioni dalla Asl che invece sono generalmente necessarie per l’esercizio in forma d’impresa, oppure per particolari lavoratori autonomi (vedi le professioni sanitarie). Quanto alla forma giuridica migliore, la scelta sta a lei. Una Asd implica un meccanismo di gestione altamente democratico, l’associazione e l’organizzazione della vita associativa al suo interno non è appannaggio dei fondatori e basta ma di tutti. Lo studio di PT, la palestra o la scuola di scienze motorie solo del titolare.
16/08/2018 at 14:04
ho intenzione di attrezzare uno spazio per poter seguire due squadre che alleno in una palestra fornita di soli bilancieri, pedane, panche e rack.
Per fare ciò non so se mi convenga aprire una ASD o, visto che seguo come personal con partita IVA dei privati, un centro di Personal trainer.
Per aprire una palestra (sotto forma di ASD) la ASL mi richiede un bagno per uomini, uno per donne ed uno per diversamente abili (e questo non è un problema), mi richiede inoltre uno spogliatoio maschile + docce ed uno femminile + docce. Ora, considerando che in entrambi i team ho solo uomini questa cosa non mi va bene, sia perché sarebbe una spesa no necessaria, sia perché mi andrebbe a ridurre lo spazio adibitile a palestra. Considerando inoltre che in futuro non voglio renderla sala pesi pubblica ma voglio continuare ad usarla per i team (facendoli allenare in orari separati e riservati alle varie squadre) non lo vedo nemmeno come un investimento per il futuro.
Detto ciò ho pensato di aprire uno studio di personal trainer cosi da poter mettere un solo spogliatoio, la mia domanda è: se apro lo studio da personal, posso poi far entrare in determinati giorni ed orari una squadra (e quindi non una singola persona) e non farle pagare nulla (in quanto vengo già pagato da preparatore dalle società in questione)?
Se non è possibile posso dare in comodato d’uso gratuito SOLO IN DETERMINATI ORARI lo studio di personal ad una squadra ed in questo caso la responsabilità in caso di infortuni è della squadra con il quale stipulo il comodato d’uso o mia perché mio è lo studio?
grazie mille per il servizio e per la disponibilità,
Buongiorno e grazie per il commento. In linea generale non mi risulta la necessità di richiedere particolari autorizzazioni all’Asl per chi esercita questa professione organizzandosi in forma di lavoro autonomo. Comunque non bisogna perdere di vista la sostanza delle operazioni che si intende effettuare, perché è quella che conta in caso di eventuali controlli. Nella sostanza l’attività che intende svolgere nei locali mi sembra avvicinarsi di più a quella di una palestra che si organizza in forma d’impresa oppure, nella seconda ipotesi che proponeva, a quella di un gestore di impianti…
sono in procinto di iniziare la mia attività di biomeccanico e preparatore atletico rivolto prevalentemente al ciclismo.
non avrò una mia sede privata, ma mi verrà locata una stanza (e relativi macchinari), con contratto, presso capannone/ufficio che realizza e vende biciclette.
il lavoro si svolgerà unicamente 1to1, su appuntamento, ci sarà il sito dedicato e quant’altro.
volevo capire quale sarebbe il codice ateco di riferimento e quali prerequisiti dovrei rispettare: la struttura si trova in regione liguria, il mio lavoro si svolgerà prettamente in quella sede ma con possibilità di spostamenti presso altri negozi, abitazione dei clienti ecc….
ho frequentato la facoltà di scienze motorie, ma non sono ancora in possesso della laurea in scienze motorie, ma di attestato di massaggiatore e corsi presso il coni e/o presso istituti riconosciuti dal coni mirati all’allenamento e la preparazione atletica.
necessito inoltre di sottoscrizione di polizza assicurativa?
grazie molte dell’attenzione
Buonasera e grazie per il commento. L’attività che intende svolgere, a quanto ho appreso, avrebbe connotati sportivi e non si limita al perseguimento di scopi ludico-ricreativi. Facendo riferimento alla normativa che emerge da una prima lettura della legge regionale Liguria (art. 32, commi 1 e 5 della L. 40 del 07/10/2009) sembrerebbero necessarie sia idonea polizza assicurativa che la collaborazione con personale dotato di laurea in scienze motorie o titolo di studio equipollente. Inoltre le circolari Inps prescrivono, in tal caso, l’iscrizione all’Ex-enpals invece che alla gestione separata. Un’alternativa che mi sembra praticabile è di concentrarsi, almeno momentaneamente, su attività ludiche-non agonistiche (cfr. art. 32, co 2, lett. c) della succitata legge regionale).
quindi dovrei inquadrarmi inizialmente come, ad esempio, personal trainer, e
quindi codice ateco 93.19.99 con denominazione “altre attività sportive nca” e gestione separata inps, inoltre alcuna assicurazione professionale e regime forfettario. corretto?
Buongiorno, e grazie a lei. Come accennavo, a una prima lettura della norma, il codice ateco e l’inquadramento previdenziale da lei correttamente ricordati potrebbero andare bene per un’attività di istruttore del settore benessere finalizzata alla ‘mera presa della coscienza corporea’ (articolo 32, comma 2, lettera c – L. Regionale Liguria del 2009 sullo sport). Bisogna capire bene cosa intenda la regione con questo tipo di attività, perché per esempio il ciclismo a fini ludici che abbia come obiettivo il potenziamento muscolare viene considerato, secondo il disposto citato, come un settore di attività soggetto ai requisiti della legge regionale (polizza, direttore responsabile laureato, ecc…).
eventualmente potrei coinvolgere mia sorella (gia laureata in scienze motorie) sfruttando pertanto il codice 93.19.99, ex.enpals ecc….ecc…..
Lei ha gia aperto partita iva come laureata scienze motorie (lavora come libero professionista presso centro termale/riabilitativo): si può sfruttare questa sua situazione già in essere o sarebbe necessario creare una società ex novo ad hoc (regime forfettario possibile?).
diversamente le attività ludico-ricreative che codice ateco avrebbero?
Sì, può pensare ad esempio di assegnare a sua sorella il ruolo di direttore responsabile. La scelta di costituirsi in forma societaria richiede l’adozione del regime ordinario (il forfettario è riservato alle persone fisiche). L’attività motoria finalizzata ‘alla presa della coscienza corporea’ che potrebbe evitare l’applicazione dell’articolo 32 non ha molto a che vedere con la scelta del codice ateco (93.19 è già abbastanza generico)…
Gentile dottor Giannattasio grazie per l’articolo e la sua disponibilità.
Io sono un lavoratore autonomo in possesso di una partita iva con codice attività 72220 – altre realizzazioni di software e consulenza software e sono iscritto all’inps come commerciante.
Fermo restando che questa resterebbe l’attività prevalente, vorrei ampliare la mia attività al personal training, svolto all’aperto o presso una mia struttura per singoli o gruppi ristretti di 3-4 persone al massimo.
Immagino dovrei fare una variazione del codice attività inserendo il codice 93.19.99 (o 85.51.00 ?)
Quello che davvero non mi è chiaro, anche dopo aver posto la domanda a diversi consulenti è:
dal punto di vista fiscale, quindi iva, reddito d’impresa , previdenza, avrei un’unica realtà? Oppure dovrei avere una contabilità e una gestione inps separata?
Quest’ultima ipotesi renderebbe le cose complesse, anche in virtù dell’investimento iniziale di attrezzatura.
Buonasera e grazie per il commento. Strano che sia inquadrato come commerciante, un produttore di software lo avrei considerato più un artigiano… Comunque la gestione separata convive con entrambe le gestioni previdenziali d’impresa (appunto commerciante o alternativamente artigiano). Questo vuol dire che se invia un A9/12 all’agenzia delle entrate e aggiunge un nuovo codice ateco come personal trainer andrà a pagare contributi inps pari al 25,72% sul reddito addizionale prodotto. La contabilità deve essere separata, come prescritto all’articolo 36, co. 2 del D.p.r. Iva. In alternativa, può valutare di aprire una palestra, e iscriversi come imprenditore artigiano. In tal caso la contribuzione di artigiano è alternativa a quella di commerciante e non avrà obbligo di separare le contabilità. Però ovviamente deve cambiare il tipo di attività svolta: non più consulenza di alto valore aggiunto, anche chinesiologico ma palestra…
Io svolgo attività di personal trainer e corsi di pilates per piccoli gruppi presso uno studio preso in affitto.
Ho la partita iva e opero in regime forfettario da gennaio 2018.
Nel caso decidessi di far svolgere delle attività ad altri professionisti nel mio studio come posso regolarizzare la cosa? Con un contratto di concessione in uso? Devo emettere fattura e dichiarare tali redditi all’interno del forfettario?
Buongiorno, e grazie infinite per il commento. Il contratto di locazione è intestato solo a lei giusto? Deve ribaltare la relativa quota di spesa agli altri emettendo delle fatture come giustamente evidenziava. E’ un mandato senza rappresentanza all’acquisizione di servizi. Ovviamente, anche se in tal caso si può parlare di una rettifica di costo, essendo lei un forfettario, all’incasso la soluzione più prudente è che aumenterà il suo reddito imponibile.
Complimenti per l’ottimo servizio che sta svolgendo. Spero possa aiutarmi anche per il mio problema. Ho la qualifica professionale di Ems trainer, ho un negozio di proprietà dove vorrei aprire un piccolo studio in cui lavorarerei con non più di due clienti contemporaneamente, ma il mio comune non autorizza perchè ritiene di applicare la legge regionale (Marche) per l’apertura delle palestre (100 mq minimo, ecc…) ,requisiti improponibili per l’attività che vorrei svolgere. Mi hanno detto che la soluzione è costituire un’Asd in quanto in questo caso non si applica le legge regionale. Ma davvero non c’è un modo per aprire un piccolo studio senza dover ricorrere a vie traverse? GRAZIE!
07/11/2018 at 17:52
Buonasera, grazie per il commento. La legge regionale di riferimento in questo caso dovrebbe essere la numero 5/2012. All’articolo 16 comma 1 si prescrive che per le strutture dove si svolge attività motoria non a scopo agonistico (senza scendere nel particolare: studio di p.t./chinesilogia, palestra, altro) si segue il regolamento di cui all’articolo 24 (REGOLAMENTO REGIONALE 07 agosto 2013, n. 4). Quest’ultimo, all’articolo 6 effettivamente prescrive come requisito minimo 100 metri quadri di superficie. Purtroppo, l’unica via di uscita che di primo acchito noto è come le hanno già indicato nell’articolo 16, comma uno della prima fonte normativa citata dove si prescrive che:
“[…] Sono esclusi dall’ambito di applicazione del regolamento:
a) gli impianti ove è svolta attività sportiva disciplinata dalle Federazioni sportive nazionali, organi del CONI,
non gestiti da soggetti che svolgono attività di impresa;
b) gli impianti ove è svolta attività sportiva da parte di società o associazioni sportive dilettantistiche, affiliate
alle Federazioni sportive nazionali riconosciute dal CONI o agli enti di promozione sportiva, tenute a
esercitare la loro attività nel rispetto degli Statuti o delle norme degli enti a cui sono affiliate;
d) gli impianti ove è prevista la presenza di spettatori. […]
Salve, complimenti per le informazioni dettagliate.
Vorrei ricapitolare e porgere una domanda.
Sono un Diplomato Fif come Istruttore Bodybuilding e Fitness, senza laurea in scienze motorie. Vorrei aprire un piccolo locale con poche attrezzature per allenare i miei clienti.
Da quello che ho capito per poter aprire una palestra/associazione vi è bisogna di direttore tecnico laureato e certificato medico e tutto ciò che deriva da questa tipologia di attività come associazione.
Invece posso aprire anche da solo ( senza un socio laureato come per la palestra detta sopra)? Aprendo uno studio(come libero professionista) di consulenza e personal training dove offro il servizio e la mia competenza alla mia clientela?
In questo caso a quali obblighi vado incontro? Certificato Medico? Assicurazione ?
Buonasera e grazie infinite per il commento. L’obbligo di nominare un direttore tecnico laureato, come spesso quello assicurativo e simili, dipende dalle normative regionali. ad esempio nella regione Lombardia, l’articolo 9 della legge 26 del 01/10/2014 prescrive che ci sia la presenza di almeno una persona laureata in scienze motorie o in educazione fisica. Si può però ovviare limitandosi a impartire lezioni in uno specifico campo se ad esempio ha un diploma rilasciato da una disciplina sportiva associata, una FSN o un EPS riconosciuto dal Coni e dal CIP… Lei dove risiede?
Buonasera e complimenti per le informazioni riportate.
Mi aggancio al commento perché anche io mi trovo nella stessa situazione. Risiedo a Roma e vorrei aprire uno studio di personal training ma non possiedo laurea in Scienze Motorie. Ho però sia diploma di persona training che diploma di istruttore calisthenics (disciplina specifica – ginnastica a corpo libero) rilasciati dallo CSEN associato al CONI . Potrei in questo caso aprire uno studio per questa tipologia di allenamento in regime forfettario ed in questo caso che codice dovrei utilizzare?
Buonasera, complimenti per l’articolo e per le risposte esaustive che dà, finalmente trovo una figura competente in questo ambito.
Allora le espongo i miei dubbi ed il mio problema.
Io risiedo in Campania, nel comune di Napoli, ed il mio intento è quello di aprire uno studio di personal training incentrato sul lavoro one to one, o al massimo su gruppi di 4 persone.
Sono laureando in Scienze Motorie ed ho diversi attestati di enti di promozione (FIF) e di federazioni nazionali riconosciute dal coni di attività specifiche di fitness(FIPE).
Ora parlando con un geometra mi diceva che non era possibile aprire sottoforma di studio ma dovevo direttamente aprire una palestra, anche per ovviare a possibili situazioni in cui il cliente si infortunava durante la lezione.
Vorrei sapere se con i titoli che ho se era possibile aprire uno studio ed i vari passi da fare per poterlo realizzare.
Inoltre il locale che avrei trovato è accatastato come A4 quindi abitazione popolare, era possibile nel caso poi svolgere qui la mia attività.
Intanto grazie per il tempo dedicato
Buonasera Michele, salto perché avevamo già parlato in privato
Salve, nel caso di un personal trainer con partita IVA, che però nell’ arco di un anno non ha svolto attività, perchè ad esempio impiegato in altro lavoro diverso dal personal trainer,
l’ obbligo di versare i contributi INPS permane o non essendoci entrate come personal trainer l’ obbligo decade per quell’ anno?
Buonasera e grazie per il commento. Se è iscritto alla gestione separata, non avendo conseguito reddito da lavoro autonomo, non è tenuto a versare contributi
Buonasera e grazie per il commento; se è iscritto alla gestione separata INPS e non ha conseguito un reddito di lavoro autonomo nel periodo d’imposta allora non c’è obbligo di versare questa tipologia di contributi previdenziali
Salve, sono il presidente si una SSD e nel contempo svolgo attività di tecnico/allenatore di pesistica con contratto di collaborazione percependo compensi o rimborsi in occasione di gare/trasferte, restando sempre sotto i 7500 euro annui.
Ho ricevuto una proposta di lavoro “a chiamata” da una struttura alberghiera di prossima apertura avente un centro benessere con palestra annessa. Mi si richiede la disponibilità di effettuare sedute di personal training quando i clienti lo richiedano.
Risiedo in Basilicata e sono iscritto alla facoltà di Scienze motorie ma non ancora in possesso della Laurea ma con il mio diploma posso operare in ambito di atività svolte con ausilio di sovraccarichi e la Società inoltre ha un’affiliazione alla Federazione Italiana Pesistica. Come posso configurare quest’attività “a chiamata”? Serve per forza la laurea? Credo che il tutto si configurerebbe in un’attività di pesisistica e cardio fitness, discipline per le quali sono abilitato dal diploma FIPE (federazione italiana pesistica). E lo spazio adibito a palestra nella struttura è di dimensioni ridotte.
Buonasera e grazie per il commento. Se il rapporto che si andrebbe a configurare con la struttura alberghiera è autonomo, in quanto lei avrebbe la libertà di organizzarsi come vuole senza sottostare al potere direttivo o eventualmente sanzionatorio di queste persone allora può essere inquadrato come lavoro autonomo. Se le chiamate saranno frequenti o dovessero seguire uno schema preciso di continuità, dovrebbe aprire partita iva con le modalità su descritte. A una lettura di primo acchito della legge regionale Basilicata sullo sport (1/12/2004 n. 26 così come modificata dalla legge 28/12/2007 n. 28) non riscontro particolari requisiti. In questo caso le autorizzazioni dei locali mi sembrano più un problema dell’albergo, comunque…
Grazie mille della risposta, credo che saranno chiamate una tantum e non dovrei sottostare al loro potere decisionale, ma chiederei di organizzarmi in base ai miei orari e quando questi coincidono con i loro, andrei ad effettuare la prestazione, altrimenti no.
Mi può spiegare per sommi capi (o rimandarmi a qualche articolo in merito) su come si svolgerebbe il lavoro autonomo della prima ipotesi? Cioè ricevo chiamata e quindi loro cosa fanno? Mi rilasciano un Voucher o un contratto solo per quell’ora in cui lavoro? E io cosa dovrei/potrei rilasciare? Vorrei poter approfondire la questione. Grazie , Saluti
Buonasera, grazie a lei. Per aprire partita iva, le istruzioni da seguire sono le stesse che descrivo in questo articolo. Se il lavoro dovesse svolgersi occasionalmente, senza uno schema fisso può risparmiarsi l’apertura della partita iva ed emettere ricevute per prestazione occasionale al netto di ritenuta d’acconto del 20% sull’importo da percepire; se la cifra supera i 77,47 euro è dovuta una marca da bollo di 2 euro sull’originale; fino a 4800 euro di reddito non è dovuta Irpef; fino a 5000 euro di reddito non sono dovuti contributi previdenziali.
io vorrei aprire uno studio di Personal training oppure appoggiarmi a palestre in disuso ma agibili comunali come luogo di allenamento. Premetto che la valutazione iniziale della persona avverrà nel mio domicilio
Dato che mi trovo in Campania, non ci sarebbero problemi nel secondo caso?
Sono in posseso di P.IVA Codice 931999 – Altre attività Sportive
01/02/2019 at 14:26
Buonasera e grazie per il commento. Noi avevamo già discusso in privato se ricordo…
Gentile Dott. Giannattasio
ho di recente ristrutturato un vecchio locale di categoria catastale A6.
All interno ho sistemato una piccola sala attrezzi di circa 30mq ed al primo piano una saletta della medesima metratura per svolgere attività motorie di gruppo per adulti e anziani.
Io sono un Personal trainer e tra qualche mese mi laureo in scienze motorie. Sono già nel consiglio direttivo di una ASD, però volevo sapere se per lavorare all’interno del locale mi consiglia di inquadrarmi come libero professionista o lavoratore autonomo ecc…
Buongiorno e grazie a lei per il commento. Di solito le associazioni godono di maggiore libertà per quanto riguarda le autorizzazioni dei locali (cfr. TAR Puglia, Lecce, Sez. I, 5 giugno 2008, n. 1653; TAR Lombardia, Milano, Sez. II, 18 luglio 2013, n. 1911; TAR Toscana, Sez. III, 18 ottobre 2013, n. 1404).Comunque specialmente se l’attività che intende svolgere nel locale è estranea a quella dell’associazione sarebbe opportuno cambiare la categoria catastale dell’immobile: direi A/10 per uno studio di chinesiologia/personal trainer oppure D/6 per una palestra. L’inquadramento come imprenditore o lavoratore autonomo dipende dal tipo di organizzazione che intende dare all’attività: il lavoratore autonomo utilizza poche macchine, sopratutto a corpo libero, ricevendo su appuntamento, investe molto sulla formazione e gli attestati e tutto il servizio ruota intorno alla centralità della sua persona che diviene insostituibile all’interno della prestazione, al punto di creare un rapporto fiduciario detto in gergo ‘intuitu personae’.
Salve Dottore, grazie per l’articolo, molto utile. Sono un Personal Trainer e sto per iniziare l’attività svolta Online proponendo delle consulenze online via Skype e la vendita di un video-corso dove si insegnano le basi della metodologia dell’allenamento per allenarsi al meglio. Il mio commercialista l’ha inquadrata come attività di “commercio online”. A chi devo rivolgermi per eventuali permessi e/o autorizzazioni?
Buonasera e grazie a lei per il commento. Sono abbastanza d’accordo con questo inquadramento perché la vendita di un video corso è più vicina all’attività d’impresa che di lavoro autonomo. Per un e-commerce di solito si presenta la SCIA allo sportello comunale del SUAP.
Buongiorno. E grazie innanzitutto per l’articolo.
Sono un laureato in scienze motorie con specializzazione in attività motorie preventive e adattate. Vorrei cominciare a lavorare in uno studio privato come personal trainer (riabilitazione motoria e riprogrammazione posturale). Non dispongo di partita iva.
Come dovrei denominare la mia prestazione, all’emissione della ricevuta?
Qualora dovessi effettuare anche delle prestazioni a domicilio, ci sono degli accorgimenti particolari di natura fiscale e legale che dovrei considerare?
Quali sono i “canoni” che definiscono una prestazione occasionale?
Qualora la mia attività costituisse una prestazione occasionale è prevista una tassazione applicata all’importo?
Buongiorno e grazie a lei per il commento. Il personal trainer, in quanto tale, non svolge una professione sanitaria quindi dovrebbe occuparsi solo di ginnastica, anche posturale, ma comunque limitata a finalità di prevenzione e non curative. Attenzione quindi a non sfociare in pratiche di abuso della professione. Per quanto riguarda la possibilità di svolgere il lavoro in modo occasionale, può denominare le prestazioni come lezioni private, ad esempio, di ginnastica posturale. La prestazione è occasionale se non c’è uno schema che permetta di dedurre che svolge l’attività in modo abituale e sistematico. Ad esempio allestire un centro dove ricevere i clienti, lascia presumere la volontà di svolgere abitualmente questo lavoro, a prescindere dagli incassi che effettivamente andrà poi a realizzare. Lo svolgimento di lezioni a domicilio del cliente, a chiamata, senza una particolare frequenza (non ci sono parametri numerici che possa fornirle) può essere invece considerata un’attività occasionale. Sulle prestazioni occasionali di lavoro autonomo si applica la ritenuta d’acconto del 20% al pagamento della stessa. La ritenuta costituisce un credito d’imposta irpef per ritenute subite e alla liquidazione d’imposta, se sorge un debito irpef, si potranno detrarre dallo stesso. Fino a 4800 euro di reddito, c’è una detrazione di lavoro autonomo che neutralizza il debito irpef. Dal punto di vista INPS, invece, non sono dovuti contributi fino al superamento della soglia di 5000 euro annui…
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Buongiorno, sono istruttrice di spinning, iscritta alla federazione italiana spinning
sono lavoratrice dipendente part -time e volevo aprire partita iva
io farei corsi 3-4 ore alla settimana con clienti che mi da la palestra, e fatturerei le ore a fine mese
e’ un problema se io fatturo solo ad una palestra?
Buongiorno Dottore, sono un personal Trainer con attestasti AICS riconosciuti CONI.
Sono in procinto di aprire uno studio di personal Trainer di 60 metri quadri in Emilia Romagna in provincia di Bologna.
Lo studio è accatastato A10 ed io ho aperto partita Iva con le dovute iscrizioni.
Volevo sapere in Emilia Romagna Ci sono delle regole particolari ? Devo comunicare qualcosa al comune o posso iniziare immediatamente a esercitare la mia professione one to one o a gruppi di 2 persone al massimo.
Grazie per la sua cordiale risposta
Premettendo che ho tutti i titoli per attuare la professione di personal trainer, ho a disposizione un seminterrato di 135 mq che vorrei far diventare il mio studio da personal trainer, dove dunque opero in one to one o al massimo in miniclassi da 3-4 utenti.
Questo seminterrato ha come destinazione d’uso C/2 in quanto è stato usato fino ad oggi come magazzino.
La mia domanda principale è: io che voglio aprire il mio studio nel suddetto posto, aprirò come palestra o come “attività libera”? dal punto di vista commerciale, giuridico come devo comportarmi? Dovrò cambiare la destinazione d’uso del locale oppure no?
Sono proprio poco esperto in materia e mi piacerebbe che Lei, molto gentilmente, mi predisponesse un iter quantomeno sommario da perseguire per aprire il mio studio.
Simone Mariani.
Buongiorno, e grazie di cuore per l’articolo e anche per le risposte alle domande fatte dai “colleghi”. Io mi chiamo Silvia, di Ancona, sono Personal Trainer pluricertificata, ho avuto in gestione un locale troppo grande e troppo costoso, per cui sto decidendo di lasciarlo e concentrarmi sulla mia professione, cioè di allenatrice one-to-one e consulente di benessere. Sono in possesso di una polizza assicurativa e di una P.Iva individuale. Potrei esercitare la mia professione, oltre che domiciliare, anche nelle aziende, per piccoli gruppi, e nel mio domicilio, in una stanza di circa 70 mq dove ho alcuni attrezzi e dove attualmente mi alleno io, senza dover ricorrere a un direttore tecnico (laureato in scienze motorie) e senza direttore sanitario? E’ necessario che tale stanza abbia destinazione d’uso particolare? Ultima domanda: per esercitare la mia professione di Personal Trainer nei termini sopra detti, come dovrei essere inquadrata in termini contributivi? Grazie fin d’ora per l’attenzione.
UN INSEGNATE DI EDUCAZIONE FISICA VORREBBE APRIRE UNA PICCOLA ATTIVITA’ DI GINNASTICA CORRETTIVA PRESSO UNA ABITAZIONE( FABBRICATO ABITATIVO) NON COME PALESTRA MA COME ” ALTRE ATTIVITA SPORTIVE NCA ” ATECO 93.19.99, SENZA QUINDI RICHIEDERE AUTORIZZAZIONE COMUNALI E SENZA ISCRIZIONE ALLA CAMERA DI COMMERCIO MA EVENTUALMENTE SOLO ALLA GESTIONE SEPARATA INPS, è POSSIBILE? GRAZIE
11/09/2019 at 11:33
Buongiorno e complmenti, tutto molto interessante.
Sono uno studente in scenze motorie non ancora laureato ed avrei intenzione di iniziare a fare qualche lezione come personal trainer presso la mia abitazione con l’utilizzo dei miei (pochi) attrezzi personali ed il mio giardino come spazio all’aperto per fare vari esercizi.
Non raggiungerò mai importi superiori a 3-400 euro /mese.
Posso operare liberamente o devo per forza aprire P.IVA, INPS e/o assicurazioni?
marfil nico
salve ho letto con interesse l articolo perchè sono interessato all argomento anzi le chiedo Si può fare il personal trainer come secondo lavoro? e in questo caso che iter di studi occorre fare? e come occorre essere inquadrati fiscalemente visto che sarebbe secondo lavoro?
ci sono poi altre cose o obblighi a cui attenersi? tipo assicurazioni o altro??
Buonasera e grazie per il commento. Mi scuso per il ritardo, comunque provo a risponderle ora: salvo altre incompatibilità sì, sii può svolgere l’attività di personal trainer anche come secondo lavoro. E’ chiaro che ad esempio un dipendente pubblico, full-time non potrebbe, per espressa previsione normativa. L’iter di studi è quello legato al campo delle scienze motorie, i titoli obbligatori per legge possono però variare in dipendenza dalle normative regionali e del tipo di settore scelto (es. ludico oppure professionistico), l’inquadramento fiscale e tutti gli altri obblighi dipendono da molti fattori (abitualità delle prestazioni, complessità organizzativa, ecc…).
Andrea Musicò
Grazie per la sua chiarezza in merito.
Molto utile quest’articolo.
20/04/2020 at 15:36
Salve, vorrei chiedere, io ho una cantina in comodato d uso dove ho allestito la mia home gym, potrei dare lezioni ai miei clienti in quedto spazio oppure dovrei adeguarla? Grazie in anticipo per la risposta
Buonasera e grazie per il commento. Mi scuso per il ritardo comunque provo a rispondere adesso ricordando che è sempre opportuno sentire il parere dello sportello Suap e dell’ufficio urbanistica relativi al comune di appartenenza
Salve mi chiamo Mauro, reputo molto interessanti le sue spiegazioni e volevo chiederle un consiglio. Ho da poco conseguito l’attestato nazionale di personal trainer 3° livello. Avendo già un lavoro principale come impiegato, come potrei iniziare e inquadrare a livello fiscale un eventuale attività serale occasionale da personal trainer?
Buonasera e grazie per il commento, mi scuso per il ritardo comunque provo a risponderle ora: finché l’attività non diviene abituale potrebbe svolgere delle prestazioni occasionali, rilasciando ricevute con ritenuta d’acconto al 20% e se il volume dell’attività cresce al di sopra dei 5000 euro si iscriverà alla gestione separata. Se l’attività diviene sistematica e quindi abituale dovrà invece aprire partita iva, a prescindere dal volume dei ricavi, e valutare il coretto inquadramento fiscale. Le ricordo che gli ultimi D.p.c.m hanno prescritto la momentanea sospensione delle attività in ambito di discipline sportive e motorie a seguito dell’emergenza sanitaria da Covid-19
17/04/2020 at 20:58
Salve; ho aperto partita iva nel 2019 , ma ho fatto l’iscrizione alla gestione separata INPS nel 2020, devo ancora fare una prima dichiarazione dei redditi ecc….comporta dei problemi?
Buonasera e grazie per il commento, il termine ordinario per l’invio della dichiarazione dei redditi è il 31/10/2020, però le conviene iniziare a calcolare saldo e primo acconto in scadenza a giugno e che al secondo anno di attività sono sempre d’importo significativo
Buonasera, le faccio i compimenti per la competenza nel settore. avrei una domanda da farle. Vorrei aprire p.iva come personal trainer sia per lavorare face to face con clienti che come istruttore di corsi in a.s.d.. Che codice ateco conviene attivare? 93.19.99 oppure 85.51.00? che differenze ci sono?
Buonasera e grazie infinite per il commento. Per un’attività organizzata in forma libero professionale come la sua, fino a qualche tempo fa avrei utilizzato il codice 93.19.99 perché era il solo iscrivibile alla gestione separata. Il caso vuole che in questi giorni abbia effettuato un’iscrizione, notando che l’elenco dei codici ammissibili dall’Inps sia stato aggiornato. Comunque le note esplicative istat spiegano che, per gli istruttori di fitness che offrono lezioni individualizzate, il codice giusto è 85.51.00. Per chi si trova in regime fiscale di vantaggio, in pratica non c’è differenza a mio avviso se non sotto un piano meramente formale. Per chi si ritrova in regime forfettario od ordinario è più corretto adottare il codice 85.51.00