Source: http://www.dirittodeiservizipubblici.it/sentenze/sentenza.asp?sezione=dettsentenza&id=6329
Timestamp: 2019-08-17 17:48:16+00:00
Document Index: 64775936

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 38', 'art. 13', 'art. 4', 'art. 15']

TAR Lazio, sez. II bis, 24/7/2019 n. 9951
Sulla rimessione alla Corte di Giustizia dell'Ue di alcune questioni sulla nozione impianti di produzione di energia.
Sono rimesse alla Corte di giustizia UE le questioni: 1) se l'art. 3 lett. e) della direttiva della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 ottobre 2003, che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità e che modifica la direttiva 96/61/CE del Consiglio, come modificata dalla direttiva 2009/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, debba essere interpretato nel senso da ricomprendere nella nozione di "impianto" anche una fattispecie come quella in esame, nella quale un cogeneratore costruito nel sito industriale per assicurare energia ad uno stabilimento produttivo sia stato successivamente ceduto, tramite cessione di ramo di azienda, ad altra società specializzata nel settore dell'energia, con un contratto che preveda, da un lato, il trasferimento alla cessionaria dell'impianto di cogenerazione di energia elettrica e calore, delle certificazioni, dei documenti, delle dichiarazioni di conformità, licenze, concessioni, autorizzazioni e permessi richiesti per l'esercizio dell'impianto stesso e per lo svolgimento dell'attività, la costituzione in suo favore di un diritto di superficie sull'area dello stabilimento adeguata e funzionale alla gestione e manutenzione dell'impianto e dei diritti di servitù a favore del manufatto ad uso cogeneratore, con circostante area esclusiva, e, dall'altro lato, la fornitura dalla cessionaria alla cedente per 12 anni dell'energia prodotta dall'impianto stesso, ai prezzi di cui al contratto;
2) se, in particolare, nella nozione di "collegamento tecnico" di cui al medesimo art. 3, lett. e), possa essere ricompreso un collegamento tra un cogeneratore ed uno stabilimento produttivo tale che quest'ultimo, appartenendo ad altro soggetto, pur godendo di un rapporto privilegiato con il cogeneratore ai fini della fornitura di energia (collegamento tramite rete di distribuzione di energia, specifico contratto di fornitura con la società energetica cessionaria dell'impianto, impegno di questa ad erogare un quantitativo minimo di energia allo stabilimento produttivo salvo il rimborso di un importo pari alla differenza tra i costi di approvvigionamento dell'energia sul mercato ed i prezzi previsti nel contratto, sconto sui prezzi di vendita dell'energia a partire dal decimo anno e sei mesi di decorrenza del contratto, concessione del diritto di opzione di riacquisto del cogeneratore in ogni momento da parte della società cedente, necessità dell'autorizzazione della cedente per lo svolgimento di lavori sull'impianto di cogenerazione) possa continuare a svolgere la propria attività anche nel caso di interruzione della somministrazione di energia o nel caso di malfunzionamento o cessazione dell'attività da parte del cogeneratore;
3) se, infine, nel caso di cessione effettiva di un impianto di produzione di energia da parte del soggetto costruttore, titolare nello stesso sito di uno stabilimento industriale, a diversa società specializzata nel campo energetico, per ragioni di efficientamento, la possibilità di scorporo delle relative emissioni dalla autorizzazione ETS del titolare dello stabilimento industriale, a seguito della cessione e l'eventuale effetto di "fuoriuscita" delle emissioni dal sistema ETS determinato dal mancato superamento da parte dell'impianto di produzione di energia, considerato da solo, della soglia di qualificazione dei "piccoli emettitori" rappresentino una violazione della regola dell'aggregazione delle fonti di cui all'allegato I della direttiva 2003/87/CE o, al contrario, una semplice e lecita conseguenza delle scelte organizzative degli operatori, non vietata dal sistema ETS.
Granarolo S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall'avvocato Alessandra Stalteri, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e Ministero dello Sviluppo Economico, ciascuno in persona del Ministro pro tempore, rappresentati e difesi dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;
del provvedimento prot. n. 0007368 del 6 giugno 2018 del Comitato nazionale per la gestione della direttiva 2003/87/CE e per il supporto delle attività di progetto del Protocollo di Kyoto, recante il rigetto dell'istanza di aggiornamento del Piano di Monitoraggio e dell’istanza di rideterminazione connessa, di cui all'autorizzazione ETS n. 1703 rilasciata a Granarolo S.p.a. sito di Pasturago di Vernate, e di ogni altro atto presupposto, connesso e conseguente
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, del Ministero dello Sviluppo Economico e della E.On Connecting Energies Italia S.r.l.;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 13 marzo 2019 la dott.ssa Ofelia Fratamico e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
La Granarolo s.p.a, società operante nel settore alimentare del latte fresco e nella produzione e distribuzione dei prodotti lattiero-caseari attraverso siti produttivi dislocati su tutto il territorio nazionale, ha dedotto: a) di possedere a Pasturago di Vernate uno stabilimento produttivo - composto da vari reparti destinati al ricevimento e al trattamento del latte fresco, al trattamento dello yogurt e della frutta e al confezionamento dei prodotti finiti - dotato di una centrale termica di produzione del calore necessario ai suoi processi di lavorazione, nonché dei relativi strumenti di misura del combustibile impiegato (gas naturale); b) di essere titolare per tale sito produttivo dell’autorizzazione ad emettere gas serra (autorizzazione ETS n. 1703) esercitando “Combustione di carburanti di impianti di potenza termica nominale totale superiore a 20 MW” che - ai sensi dell’All. I del d.lgs. n. 30/2013 di attuazione della direttiva 2003/87/CE - è ricompresa tra le attività soggette all’autorizzazione e alle misure di controllo delle emissioni di gas serra e di essere soggetta, per tale stabilimento, al regime dei “piccoli emettitori” ai fini del monitoraggio e controllo delle emissioni di CO2 in virtù dell’art. 38 dello stesso d.lgs. n. 30/2013; c) di aver realizzato presso il medesimo sito di Pasturago di Vernate nel 2013 anche un impianto di cogenerazione di energia elettrica e calore destinati alla produzione alimentare, ottenendo dal Comitato ETS l’aggiornamento della sua autorizzazione ETS alle emissioni; d) di aver successivamente deciso di concentrarsi sul proprio core business (il settore alimentare) cedendo l’asset relativo all’attività di produzione di energia elettrica tramite impianti di cogenerazione (tra cui l’impianto di Pasturago di Vernate) ad una società specializzata, E.ON. Connecting Energies Italia s.r.l.; e) di avere, perciò, sottoscritto con tale società, in data 27.07.2017, un contratto di cessione del ramo di azienda relativo all’esercizio del cogeneratore di Pasturago di Vernate, provvedendo a tutte le comunicazioni necessarie ed alla volturazione in favore della cessionaria dei titoli autorizzativi all’esercizio dell’impianto; f) di aver avanzato, proprio in seguito alla cessione dell’impianto di cogenerazione di Pasturago di Vernate, anche la richiesta di modifica della sua autorizzazione ETS n. 1703 e di rideterminazione delle emissioni consentite allo scopo di eliminare la fonte emissiva “cogeneratore” dal computo delle sue emissioni di CO2, visto che tale fonte non era più di sua gestione né sotto il suo controllo; g) di aver ricevuto inaspettatamente dal Comitato ETS, dopo semplici richieste di integrazioni formali alla documentazione presentata e, in particolare, di copia del contratto di fornitura di energia stipulato con E.ON Connecting Energies Italia s.r.l., il rigetto della sua istanza di aggiornamento del Piano di Monitoraggio e di rideterminazione delle emissioni consentite sul presupposto che il collegamento tecnico esistente tra l’unità di cogenerazione (pur ceduta a E.ON) ed il suo stabilimento produttivo di Pasturago di Vernate configurasse comunque una interconnessione funzionale tra i due impianti tale da precludere lo scorporo del cogeneratore dalla sua autorizzazione ETS.
Il sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (European Union Emissions Trading Scheme - UE ETS) è una delle pietre angolari su cui si fonda la politica dell'UE per contrastare i cambiamenti climatici e uno strumento essenziale per ridurre in maniera economicamente efficiente le emissioni di gas a effetto serra. È il primo mercato mondiale della CO2 e continua a essere il più esteso.
Tale sistema, attivo in 31 Paesi (i 28 dell'UE, più l'Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia) coinvolge le emissioni prodotte da oltre 11.000 impianti ad alto consumo di energia (centrali energetiche e impianti industriali) e dalle compagnie aeree che collegano tali Paesi e circa il 45% delle emissioni di gas a effetto serra dell'UE ed opera secondo il principio della limitazione e dello scambio delle emissioni.
La Direttiva ETS stabilisce che dal 2013 gli impianti di produzione di energia elettrica e gli impianti che svolgono attività di cattura, trasporto e stoccaggio del carbonio (CCS) devono approvvigionarsi all’asta di quote per l’intero del proprio fabbisogno (assegnazione a titolo oneroso). Al contrario, gli impianti afferenti i settori manifatturieri hanno diritto all'assegnazione a titolo gratuito, sulla base del loro livello di attività e di standard di riferimento (benchmark) elaborati dalla Commissione europea e validi a livello europeo.
L’articolo 10 bis, paragrafo 6, della direttiva ETS prevede che gli Stati membri possano adottare “misure finanziarie a favore di settori o sottosettori considerati esposti a un rischio elevato di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio a causa dei costi connessi alle emissioni di gas a effetto serra trasferiti sui prezzi dell’energia elettrica, al fine di compensare tali costi e ove tali misure finanziarie siano conformi alle norme sugli aiuti di Stato applicabili e da adottare in tale ambito”. Tali norme sono pubblicate sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea n. 158 del 5 giugno 2012.
Il sistema ETS UE ha dimostrato che fissare un prezzo per la CO2 e scambiarla può funzionare: le emissioni degli impianti che partecipano al sistema stanno diminuendo come auspicato, di poco più del 5% rispetto all'inizio della fase 3 (2013-2020)
La partecipazione all'ETS UE è obbligatoria per le imprese che operano in questi settori, ma:
•alle emissioni si applica un unico tetto per tutta l'UE anziché tetti nazionali come in precedenza;
•la vendita all'asta è il metodo comune di assegnazione delle quote (anziché l'assegnazione a titolo gratuito), mentre alle quote ancora assegnate gratuitamente si applicano norme armonizzate;
•grazie al programma NER 300, sono state accantonate nella riserva per i nuovi entranti 300 milioni di quote per finanziare la diffusione di tecnologie innovative per le energie rinnovabili e la cattura e l'immagazzinamento della CO2.
Gli Stati membri, come anticipato, possono escludere dal Sistema per lo scambio di quote emissione di gas a effetto serra dell’UE (EU ETS) gli impianti di dimensioni ridotte (“piccoli emettitori”) con emissioni inferiori a 25 mila tonnellate CO2 equivalenti l'anno.
L’Italia ha usufruito di questa possibilità e, con la delibera n. 16/2013 del Comitato ETS, ha istituito un Sistema nazionale dei piccoli emettitori. Tale sistema nazionale prevede regole più semplici per i piccoli emettitori in confronto al normale sistema ETS. Una di queste regole prevede l'istituzione del Registro Nazionale Piccoli Emettitori (RENAPE) in cui sono annotate le emissioni consentite e quelle effettive, oltre agli altri dati salienti degli impianti “Piccoli Emettitori”. L’iscrizione dei dati nel RENAPE avviene d’ufficio, a cura del Comitato ETS.
•obbligo di versamento all'erario, o di restituzione quote EUA, in caso di superamento delle emissioni consentite;
“L’interconnessione funzionale - che presupporrebbe che i due impianti non (potessero)… operare l’uno in assenza dell’altro – non ricorrerebbe, invece, nel caso di specie, “tenuto conto che l’unità di cogenerazione di ECT e lo stabilimento produttivo di Granarolo sono strutturalmente e funzionalmente autonomi e sono attualmente tecnicamente collegati solo ai fini della fornitura dei servizi energetici previsti nel contratto in essere”.
Evidenziando di avere rigettato, con la nota prot.n. 7368 del 6.06.2018, l’istanza di aggiornamento del piano di monitoraggio poiché “il perimetro dell’impianto – che rileva al fine dell’aggiornamento dell’autorizzazione - comprende le unità tecniche deputate allo svolgimento delle attività tipizzate nell’allegato I della direttiva” e poiché la cessione del ramo d’azienda non aveva inciso sulla configurazione impiantistica, l’Amministrazione ha affermato di essersi limitata ad applicare l’art. 13 del d.lgs. n. 30/2013 che, recependo l’art. 4 della direttiva 2003/87/CE, stabilisce che “Nessun impianto può esercitare le attività elencate nell’allegato I che comportino emissioni di gas ad effetto serra specificati nel medesimo allegato in relazione a tali attività, a meno che il relativo gestore non sia munito dell’autorizzazione … rilasciata dal Comitato ai sensi dell’art. 15”.
Quanto, infine, alla lamentata mancata trasmissione del preavviso di rigetto prima dell’adozione del provvedimento impugnato, l’Amministrazione ha sostenuto la superfluità di tale adempimento nella fattispecie in questione, da un lato per l’avvenuta instaurazione, in ogni caso, nel corso del procedimento, di un contraddittorio con l’interessata – che aveva così avuto la possibilità di trasmettere alla Commissione ogni elemento utile alla decisione - dall’altro lato, per il carattere comunque vincolato del provvedimento sulla richiesta di aggiornamento rispetto alla quale non residuava all’Amministrazione alcun margine di discrezionalità.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 13 marzo 2019 con l'intervento dei magistrati: