Source: https://personaedanno.it/articolo/diffamazione-se-il-post-su-un-gruppo-facebook-offensivo-cass-pen-26054-19
Timestamp: 2019-09-19 12:51:04+00:00
Document Index: 10047925

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 595', 'art. 606', 'sentenza ', 'art. 192']

Diritto, procedura, esecuzione penale - Reato - Annalisa Gasparre - 05/08/2019
La Cassazione ha confermato la condanna di un tale per diffamazione aggravata per aver comunicato con più persone, attraverso un gruppo del social network facebook, una nota riportante parole come “faremo forti gesti di protesta affinchè (nome e cognome), suo nipote (nome e cognome), e tutti gli altri inutili e devastanti intrallazzatori vadano per sempre a casa...”.
In tale modo offendeva la reputazione dei soggetti citati con l’aggravante di avere commesso il fatto mediante la attribuzione di un fatto determinato e con il mezzo di un sito internet pubblico.
Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 14 marzo – 12 giugno 2019, n. 26054 - Presidente Vessichelli – Relatore Belmonte
1. Con la sentenza impugnata, la Corte di Appello di Messina confermava la decisione del Tribunale di Patti che aveva ritenuto Mi. Za. colpevole del reato di diffamazione aggravata, in danno di Lu. Gu., commesso il 18 agosto 2010 perché comunicando con più persone, in particolare inviando sulla email del profilo del social network Facebook di Gu. Lu. una nota riportante tra l'altro le seguenti parole "Faremo forti gesti di protesta affinchè Pi. Ve., Ci. Gu., suo nipote Lu. Gu., Sa. Im. e tutti gli altri inutili e devastanti intrallazzatori vadano per sempre a casa...", offendeva la reputazione del predetto Gu. Lu. con l'aggravante di avere commesso il fatto mediante la attribuzione di un fatto determinato e con il mezzo di un sito internet pubblico.
2.1. Con il primo motivo deduce violazione di legge e vizio della motivazione per manifesta illogicità con riferimento all'art. 595 cod. pen. (ai sensi dell'art. 606 comma 1 lett. B) ed E) cod. proc. pen.) lamentando che la Corte territoriale ha pronunciato sentenza di condanna ritenendo la responsabilità dell'imputato in assenza di accertamento in ordine alla provenienza della missiva e-mail dall'imputato, non essendo stato verificato l'indirizzo IP (Internet Protocol address) del mittente, né alcuna rilevanza assume la mera fotocopia del messaggio inoltrato ai membri del gruppo Facebook, la quale reca, peraltro, una data (09/11/2010) diversa a quella indicata in imputazione (18/08/2010), e non potendosi dalla stessa desumere il numero effettivo di destinatari che ne ha preso lettura, non essendo stata svolta prova testimoniale sul punto.
Il ricorso è inammissibile perché tende a una rivalutazione delle risultanze probatorie non consentita nel giudizio di legittimità, laddove il ricorrente invoca una riconsiderazione alternativa del compendio probatorio. Come affermato già da Sez. U. n. 6402/1997, Dessimone, Rv. 207944, esula dai poteri della Corte di Cassazione quello di una rilettura degli elementi di fatto, posti a sostegno della decisione, il cui apprezzamento è riservato in via esclusiva al giudice di merito. Deve, infatti, tuttora escludersi la possibilità, per il giudice di legittimità, di procedere a una rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione o all'autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti (Sez. 6, sent. n. 27429 del 04/07/2006, dep. 01/08/2006, Lobriglio, Rv. 234559; Sez. 6, sent. n. 35964 del 28/09/2006, dep. 26/10/2006, Foschini e altro, Rv. 234622; Sez. 3, sent. n. 39729 del 18/06/2009, dep. 12/10/2009, Belluccia e altro, Rv. 244623; Sez. 5, sent. n. 39048 del 25/09/2007, dep. 23/10/2007, Casavola e altri, Rv. 238215; da ultimo, Sez. 6, sent. n. 5146 del 16/01/2014, dep. 03/02/2014, Del Gaudio e altri, Rv. 258774). 2. Con il motivo di ricorso in esame il ricorrente contesta la decisione dei giudici di merito che hanno fondato il giudizio di penale responsabilità solo sulla base delle dichiarazioni della persona offesa, omettendo di accertare se l'indirizzo IP della e-mail inoltrata dallo Za. sul profilo del social network Facebook di Gu. Lu. dal contenuto diffamatorio - destinata a tutti gli appartenenti al gruppo face book, che contava oltre 200 iscritti - corrispondesse a quello dell'odierno imputato, né la stampa della comunicazione in questione era in grado di dimostrare quanti destinatari avesse effettivamente raggiunto e che essi l'avessero letta. Come premesso, il motivo è una riedizione del motivo di appello al quale la Corte territoriale ha fornito adeguata replica, rilevando che l'imputato non aveva mai contestato nel giudizio di primo grado che la email in questione fosse stata da lui spedita, né la pluralità di componenti del gruppo face book a cui la stessa fu inoltrata. Ha( altresì ritenuto superfluo , con giudizio discrezionale che, in quanto immune da palesi incongruenze logiche non è censurabile in questa sede, l'accertamento tecnico ritenendo correttamente, secondo la regola di giudizio di cui all'art. 192 cod.proc.pen , sufficiente, in termini probatori, la stampa del messaggio nel quale è esattamente indicato il gruppo, il nome e il cognome del mittente, corrispondenti, appunto, al ricorrente, e attenendosi all'indirizzo affermato da questa Corte in tema di configurabilità del delitto di diffamazione nel caso di invio di una e-mail a contenuto diffamatorio realizzato tramite internet.