Source: https://www.agendadigitale.eu/procurement/carta-addio-nelle-gare-pubbliche-ladeguamento-delle-pa-alla-direttiva-europea-2014-24-eu/
Timestamp: 2020-04-08 05:57:51+00:00
Document Index: 36880116

Matched Legal Cases: ['art. 22', 'art. 40', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 9', 'art. 52']

Carta addio nelle gare pubbliche, l'adeguamento delle PA alla direttiva europea 2014/24/EU | Agenda Digitale
Il 18 ottobre scatta l’obbligo di abbandono della modalità di comunicazione cartacea tra stazioni appaltanti e imprese in tutta la fase di gara. L’intento è quello di abbattere i costi di partecipazione e garantire certezza e trasparenza negli appalti pubblici. Ecco cosa dice la norma e come procede l’adeguamento delle PA
Il 18 ottobre 2018 diviene direttamente applicabile l’art. 22 della direttiva 2014/24/EU sugli appalti pubblici, rubricata “Regole applicabili alle comunicazioni”, che introduce l’obbligo di abbandono della modalità di comunicazione cartacea tra stazioni appaltanti e imprese in tutta la fase di gara, con il dichiarato fine di accrescere la celerità ed efficienza delle comunicazioni, superando il vetusto scambio epistolare, e garantendo la trasparenza per i concorrenti. Diversa sorte hanno avuto le centrali di committenza, il cui obbligo di uniformarsi era previsto per il 18 aprile 2017.
Il recepimento nel Codice dei contratti pubblici
Il Mepa e le altre piattaforme di negoziazione
PA in ritardo nell’adeguamento alla direttiva
Una gestione autonoma dell’eProcurement
L’obbligo nasce, con l’Italia tra i primi Paesi promotori, nei primi anni 2000 con il dichiarato intento di abbattere i costi di partecipazione alle gare per i piccoli imprenditori e con l’esigenza di certezza e trasparenza negli appalti pubblici.
A recepire nell’ordinamento Italiano la direttiva suddetta è stato il Codice dei contratti pubblici (d.lgs. 50/2016) che, con l’art. 40, sancisce l’obbligo di utilizzo immediato dei mezzi di comunicazioni elettronici per le Centrali di Committenza (comma 1), mentre ne differisce l’entrata in vigore al 18 ottobre 2018 alle altre stazioni appaltanti (comma 2).
L’art. 52, comma 1, del Codice dei contratti, però, tempera la portata dirompente della norma nei seguenti casi:
nei casi di appalti così specifici da richiedere strumenti non disponibili o non gestibili da programmi comunemente utilizzati;
L’art. 52, comma 3, richiede, però, nei suddetti casi che le stazioni appaltanti indichino nella relazione unica i motivi per cui l’uso di mezzi di comunicazione diversi dai mezzi elettronici è stato ritenuto necessario.
Nonostante l’assenza di un obbligo, già ad oggi è fortemente utilizzato il Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione (MEPA), a ragion del fatto che sia le Pubbliche Amministrazioni sia i fornitori sono attratti dagli strumenti offerti e sono abituati a negoziare con la PA mediante dispositivi telematici di acquisto.
Oltre alla piattaforma Consip, la maggior parte dei 32 soggetti aggregatori (di cui all’art. 9, del D.L. n. 66 del 2014), si è dotata di una piattaforma telematica di cosiddetta e-procurement per le gare di competenza, primariamente per le iniziative inerenti alle categorie merceologiche di beni e servizi di cui al DPCM 24 dicembre 2015.
Inoltre, alcuni soggetti aggregatori mettono a disposizione la propria piattaforma telematica di negoziazione agli Enti del territorio (in modo gratuito o previa stipula di una apposita convenzione), o in altri casi garantiscono il servizio mediante la modalità denominata “gare su delega”.
Nonostante la fortuna degli strumenti suddetti, ancora parte delle Pubbliche Amministrazioni obbligate non si sono adeguate alla direttiva, e sicuramente non lo faranno entro la data dell’applicazione diretta nei Paesi Membri. Soprattutto saranno da sostenere tutte le amministrazioni e imprese medio-piccole e alcune aree del Paese meno efficienti, per cui sarà necessario un piano di diffusione dell’e-procurement.
Per poter stilare una lista delle procedure di affidamento eseguite in Italia e, contestualmente, capire quali e quante amministrazioni non si sono adeguate, è necessario utilizzare la sola banca dati capace di raccogliere queste informazioni: quella dell’ANAC.
Ad occuparsi delle piccole amministrazioni locali dovrebbero essere i Soggetti Aggregatori nei territori regionali; questo perché le piccole Amministrazioni potrebbero scegliere di dotarsi di una propria piattaforma di e-procurement (soluzione più onerosa e difficilmente praticabile) oppure delegare la gara ad una Centrale di Committenza Qualificata o altro soggetto aggregatore di riferimento.
L’adozione di una propria piattaforma è sicuramente quella individuata dalle stazioni appaltanti medio-grandi che, oltre a vedere nell’utilizzo delle piattaforme di e-procurement un valido supporto organizzativo nel processo di acquisto, intendono percorrere la strada di una gestione autonoma e non vincolata all’organizzazione di altri soggetti pubblici.
La seconda opzione, invece, potrà creare nel breve periodo un ulteriore rallentamento alle procedure di acquisto per quegli Enti che intendono avvalersi delle strutture organizzative dei soggetti aggregatori o delle centrali di committenza qualificate, ma permetteranno in futuro anche al più piccolo comune o al meno efficiente ente di conformarsi alla normativa europea.
Dal 18 ottobre prossimo, dunque, l’unico modo per garantire il rispetto dell’integrità dei dati e la riservatezza delle offerte nelle procedure di affidamento, con conseguente rispetto della normativa, è quello di utilizzare delle piattaforme elettroniche di negoziazione, fatte salve le deroghe menzionate dell’art. 52, comma 1.