Source: https://www.foroeuropeo.it/avvocati-professione-forense/il-codice-deontologico-forense-2/il-codice-deontologico-forense/7012-art-6-dovere-di-evitare-incompatibilita-20145
Timestamp: 2019-09-18 10:16:56+00:00
Document Index: 71366837

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ']

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Per la funzione sociale che svolge, all’avvocato è richiesto un codice di condotta più severo di quello del comune cittadino - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 settembre 2018, n. 113 L’avvocato ha il dovere di comportarsi in ogni situazione con la dignità ed il decoro imposti dalla funzione che svolge, la quale comporta doveri additivi rispetto al comune cittadino. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 settembre 2018, n. 113 ncdf_53...
Nuovo ordinamento professionale - Incompatibilità tra attività forense e di insegnante elementare - Sussistenza - Retroattività - Portata. Nel nuovo ordinamento professionale forense sussiste incompatibilità tra esercizio della professione di avvocato ed attività di insegnante, sia pure a tempo parziale, in scuola primaria, e la nuova legge, più restrittiva sul punto, si applica anche alle domande di iscrizione avanzate anteriormente, ma ancora in corso al momento di entrata in vigore dello "ius superveniens", se il termine per la relativa deliberazione da parte del Consiglio dell'ordine non era ancora scaduto. Corte di Cassazione, Sez. U, Sentenza n. 21949 del 28/10/2015...
Avvocati di enti pubblici: i requisiti per l’iscrizione all’elenco speciale dell’albo professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 luglio 2015, n. 114 L’iscrizione nell’Elenco Speciale annesso all’Albo, nei limiti consentiti dall’art. 3 del R.D.L. n. 1578/1933 (ora, 18 L. n. 247/2012), presuppone il concorso di tre elementi imprescindibili: (i) deve esistere, nell’ambito strutturale dell’ente pubblico, un ufficio legale che costituisca un’unità organica autonoma; (ii) colui che richiede l’iscrizione – in possesso, ovviamente, del titolo abilitativo all’esercizio professionale (condictio facti soggettiva) – faccia parte dell’ufficio legale e sia incaricato di svolgervi tale attività professionale, limitatamente alle cause ed agli affari propri dell’ente; infine, (iii) la destinazione del dipendente-avvocato a svolgere l’attività professionale presso l’ufficio legale deve realizzarsi mediante il suo stabile inquadramento. Costituiscono, poi, corollari di tali principi le ulteriori circostanze costituite dalla sostanziale estraneità del richiedente rispetto all’apparato amministativo-burocratico dell’Ente in posizione di indipendenza e di autonomia, con esclusione di ogni attività di gestione allo scopo di evitare qualsiasi rischio di condizionamento nell’esercizio della sua attività professionale (Nel caso di specie, il professionista era inquadrato in una struttura, denominata “Avvocatura”, alle strette direttive di un Direttore e priva di indipendenza ed autonomia nell’esercizio della propria attività. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto legittima la cancellazione del professionista dalla Sezione speciale dell’albo). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 luglio 2015, n. 114...
La violazione dell’obbligo di evitare attività incompatibili con la permanenza dell’iscrizione all’albo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 luglio 2015, n. 96 E’ deontologicamente rilevante il comportamento dell’avvocato che richieda o mantenga l’iscrizione all’albo in pendenza di una causa di incompatibilità con l’esercizio della professione (Nel caso di specie, trattavasi di contratto di formazione e lavoro poi convertito in rapporto di lavoro a tempo indeterminato alle dipendenze dell’Agenzia delle Entrate, circostanza che l’incolpato aveva sottaciuto al momento della domanda di iscrizione all’albo e nei successivi anni. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare di mesi nove di sospensione dall’esercizio professionale). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 luglio 2015, n. 96...
La carica di presidenza dell’API non è incompatibile con la professione forense - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 marzo 2012, n. 48 L’API (Associazione Piccole Imprese) è un’associazione con finalità lato sensu sindacali e non può pertanto qualificarsi come società commerciale, sicché la partecipazione al Consiglio di amministrazione non comporta, per conseguenza, esercizio del commercio, neppure in via indiretta, occulta o per conto terzi. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 marzo 2012, n. 48...
Iscrizione all’albo ed incompatibilità sopravvenuta - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 marzo 2012, n. 36 L’art. 16 del R.D. n. 1578/1933, nel prevedere che debba essere sempre ordinata la cancellazione dall’albo quando vengano a mancare i titoli o i requisiti in base ai quali fu disposta l’iscrizione, non esclude che la legge possa prevedere cause sopravvenute, rispetto al tempo dell’iscrizione, di incompatibilità con l’esercizio della professione (Nel caso di specie, un dipendente pubblico part time già iscritto all’albo professionale, successivamente all’entrata in vigore della L. n. 339/2003 non aveva optato tra il mantenimento dell’iscrizione e la conservazione del rapporto di pubblico impiego come stabilito dall’art. 2 Legge cit., sicché il COA di appartenenza ne aveva disposto la cancellazione, ritenuta lecita dal CNF). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 marzo 2012, n. 36...
L’esercizio di una attività commerciale è incompatibile con la professione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 gennaio 2012, n. 10 La professione di avvocato è incompatibile con l’esercizio del commercio in nome proprio o in nome altrui ai sensi dell’art. 3 del R.D.L. 27 novembre 1933 n. 1578, che si riferirisce anche all’amministratore di società di persone o di capitali che eserciti una attività commerciale, a meno che non ricopra una carica meramente rappresentativa e onoraria o non abbia delegato tutte le funzioni gestorie ad altri soggetti (Amministratore delegato, Direttore generale, altri componenti del Consiglio di Amministrazione) in virtù di una facoltà statutariamente prevista (Nel caso di specie, dalle visure camerali risultava che l’incolpato era Presidente del Consiglio di Amministrazione con tutti i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 gennaio 2012, n. 10...
Avvocato – Tenuta degli albi – Elenco Speciale degli Avvocati di Enti Pubblici – Regime di incompatibilità ex art. 3 L.P.F. – Eccezione – Condizioni – Indipendenza ed autonomia – Contestuale svolgimento attività legale ed amministrativa e facoltà discrezionale di revoca – Esclusione – Cancellazione – Legittimità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2011, n. 213 L’ufficio legale dell’ente pubblico cui fa riferimento l’eccezione al regime delle incompatibilità disciplinato dall’art. 3 L.P.F. deve costituire un’unità organica autonoma e gli avvocati ad esso addetti devono esercitare le funzioni di competenza con sostanziale estraneità all’apparato amministrativo dell’ente, in una posizione d’indipendenza da tutti i settori previsti dall’organico. Il contemporaneo svolgimento di una attività legale e di una attività amministrativa non consente pertanto di ritenere integrato l’essenziale requisito dell’esclusività che, inteso in senso oggettivo ed esterno, assicura l’autonomia della funzione, ne garantisce l’indipendenza e la preserva da condizionamenti derivanti dall’attività amministrativa.Qualora un Comune, nel conferire all’avvocato peculiari diverse funzioni anche direttive nell’organizzazione dell’ente, tra cui quella di responsabilità dell’Ufficio legale-contenzioso, conservi una facoltà di revoca dell’incarico sostanzialmente discrezionale in ragione dei mutamenti dell’organizzazione e dei risultati negativi nell’attività svolta, tale facoltà, minando la stabilità dell’assegnazione all’ufficio legale, si pone in contrasto con l’indipendenza e l’autonomia di giudizio e di iniziativa che devono caratterizzare l’avvocato dell’ente pubblico. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Palmi, 30 aprile 2010). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2011, n. 213...
Avvocato – Tenuta degli albi – Domanda di iscrizione all’elenco speciale annesso all’albo degli avvocati ex art. 3, co. 4 lett. b), R.D.L. n. 1578/1933 – Diniego – Impugnazione – Duplice successivo tempestivo ricorso anteriore alla declaratoria di improcedibilità del primo – Ammissibilità – Deroga incompatibilità In materia disciplinare è applicabile il principio generale secondo cui l’impugnazione in due successivi ricorsi di una sentenza, e dunque della decisione del C.d.O., è ammissibile qualora l’improcedibilità del primo non sia stata dichiarata quando è notificato il secondo ricorso, e questo sia proposto entro il termine.La deroga alla incompatibilità prevista dall’art. 3, comma 4, lett. b), R.D.L. n. 1578/1933, secondo la consolidata giurisprudenza del C.N.F., opera nel solo caso in cui il dipendente pubblico, abilitato all’esercizio dell’avvocatura, sia addetto ad un ufficio legale istituito dall’ente ed autonomo in seno alla struttura degli uffici, nel quale svolga in via esclusiva attività professionale giudiziale ed extragiudiziale di assistenza, rappresentanza e difesa dell’ente. Un tale inquadramento deve inoltre risultare stabilmente previsto nella pianta organica e non con una destinazione precaria o in qualunque momento revocabile dall’ente senza l’applicazione di criteri predeterminati. Siffatte condizioni, atteso il carattere eccezionale della deroga normativa prevista, vanno interpretate restrittivamente. (Nella specie il C.N.F., confermando la decisione del Collegio territoriale, ha ritenuto che non ricorressero i suddetti presupposti ai fini dell’iscrizione nell’elenco speciale annesso all’albo degli avvocati, poiché l’attività svolta dalla ricorrente al di fuori dell’ufficio autonomo preposto specificamente alla trattazione degli affari legali e contenziosi dell’ente, consisteva in attività meramente amministrativa, ancorché di supporto all’attività dell’Area legale, il cui carattere genericamente “legale” andava ricondotto alla natura di “alcuni” degli affari amministrativi gestiti dalla Direzione cui apparteneva, senza per questo integrare un’ipotesi di specifica ed esclusiva attività professionale di rappresentanza, assistenza e difesa dell’ente giudiziale o stragiudiziale). (Dichiara in parte inammissibile e rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Cagliari, 28 giugno 2010). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 luglio 2011, n. 120...
Avvocato – Tenuta degli albi – Elenco Speciale degli Avvocati di Enti Pubblici – Regime di incompatibilità ex art. 3 L.P.F. – Eccezione – Condizioni – Indipendenza ed autonomia – Contestuale svolgimento attività legale ed amministrativa – Esclusione – Avvocato Dirigente della Segreteria Generale di Istituto bancario – Cancellazione amministrativa dall’Elenco speciale – Legittimità - Consiglio Nazionale Forense, decisione del 1° giugno 2011, n. 84 L’Ufficio Legale dell’Ente Pubblico, cui fa riferimento l’eccezione al regime delle incompatibilità disciplinato dall’art. 3 L.P.F., deve costituire un’unità organica autonoma e gli avvocati ad esso addetti devono esercitare le funzioni di competenza con sostanziale estraneità all’apparato amministrativo dell’Ente, in una posizione d’indipendenza da tutti i settori previsti dall’organico. Deve pertanto ritenersi legittimo il provvedimento di cancellazione dall’Elenco Speciale annesso all’Albo degli Avvocati, qualora, come nella specie, il ricorrente, per le importanti e peculiari diverse funzioni che esercita nell’ambito della Cassa di Risparmio, si trovi in una condizione per la quale il contemporaneo svolgimento di una attività legale e di una attività amministrativa non consenta di ritenere integrato l’essenziale requisito dell’esclusività che, inteso in senso oggettivo ed esterno, assicura l’autonomia della funzione, ne garantisce l’indipendenza e la preserva da condizionamenti derivanti dall’attività amministrativa. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Gorizia, 10 dicembre 2009). Consiglio Nazionale Forense, decisione del 1° giugno 2011, n. 84...
Avvocato – Tenuta degli albi – Dipendente pubblico – Incompatibilità sopravvenuta – Cancellazione – Legittimità - Consiglio Nazionale Forense, decisione del 21 aprile 2011, n. 57 Secondo il condiviso insegnamento della Suprema Corte “le attività il cui esercizio è ritenuto incompatibile, a norma dell’art. 3 R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, con le professioni forensi non sono caratterizzate dalla professionalità, ossia dalla normalità del loro esercizio in vista dell’attitudine a produrre reddito, bensì dalla idoneità ad incidere negativamente sulla libertà del professionista, idoneità che può, di volta in volta, derivare dall’essere esse dirette alla cura di interessi che possono interferire nell’esercizio delle suddette professioni, ovvero dalla subordinazione che esse determinano nei confronti di terzi, ovvero, infine, dai poteri che esse comportano su chi le esercita”. Ne consegue che l’attività subordinata (pubblica o privata) deve certamente dirsi incompatibile con l’iscrizione all’albo, per difetto del requisito dell’indipendenza, dovendo ravvisarsi la ratio di un siffatto principio nell’esigenza di tutelare l’indipendenza della professione e l’autonomia di giudizio e di iniziativa degli avvocati nella difesa del cliente, requisiti la mancanza dei quali incide negativamente sulla libertà di determinazione del professionista. (Nella specie, si trattava di un avvocato iscritto all’Albo e dipendente della Regione Molise). (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Isernia, 25 febbraio 2010). Consiglio Nazionale Forense, decisione del 21 aprile 2011, n. 57...
Avvocato – Tenuta albi – Albo Avvocati – Incompatibilità – Amministratore di condominio – Cancellazione – Art. 3 co. 3 r.d.l. n. 1578/33 – Natura eccezionale – Interpretazione estensiva – Esclusione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 marzo 2010, n. 13 Ad onta della sicura inadeguatezza dell’attuale sistema delle incompatibilità, lo svolgimento dell’attività di amministratore di condominio, fatto salvo il necessario dovere di adeguamento ai canoni di dignità e decoro propri dello status professionale, non può essere ritenuta incompatibile di per sé con l’iscrizione all’Albo degli Avvocati ai sensi dell’art. 3 co. 3, r.d.l. n. 1578/33. Le incompatibilità previste da tale norma, invero, rappresentano forme di restrizione di un diritto soggettivo perfetto all’esercizio dell’attività di avvocato per chi sia iscritto nel relativo Albo, la cui conseguente natura eccezionale e tassativa, de jure condito, impone di escludere in subiecta materia interpretazioni estensive o applicazioni analogiche. (Accoglie il ricorso avverso decisione C.d.O. di Sondrio, 22 aprile 2009) Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 marzo 2010, n. 13...