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Timestamp: 2019-11-12 21:23:10+00:00
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Corte Costituzionale, sentenza n. 20/2012 | LeggiOggi
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Corte Costituzionale, sentenza n. 20/2012
composta dai signori: Presidente: ****************; Giudici : ************, **************, *****************, **************, **********************, **************, ********************, ************, ****************, ***********, **************, Sergio MATTARELLA, *********************,
udito nell’udienza pubblica del 13 dicembre 2011 il Giudice relatore ****************;
uditi l’avvocato dello Stato ******************* per il Presidente del Consiglio dei ministri e ****************************** per la Regione Abruzzo.
1.? Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, con ricorso notificato l’11 ottobre 2010 (reg. ric. n. 110 del 2010), ha promosso questioni di legittimità costituzionale degli articoli 1, 2, 3, commi 2 e 3, e 5, comma 1, della legge della Regione Abruzzo 10 agosto 2010, n. 39 (Norme per la definizione del calendario venatorio regionale per la stagione venatoria 2010/2011), in riferimento all’art. 117, primo e secondo comma, lettera s), della Costituzione.
1.1.? La prima censura riguarda la disciplina del calendario venatorio contenuta negli artt. 1 e 2 della legge impugnata, che secondo il ricorrente sarebbero in contrasto con l’art. 18, commi 2 e 4, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), espressivo della competenza di cui all’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.
L’art. 18, comma 2, stabilisce, infatti, che le Regioni possono modificare il calendario venatorio, con riferimento all’elenco delle specie cacciabili e al periodo in cui è consentita la caccia, indicati dal precedente comma 1, per mezzo di un procedimento che contempla l’acquisizione del parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica (nelle cui competenze oggi è subentrato l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – ISPRA).
1.2.? La seconda censura riguarda l’art. 2, commi 10 e 12, e l’art. 5, comma 1, della legge della Regione Abruzzo n. 39 del 2010, nella parte in cui prevedono l’acquisizione del parere dell’Osservatorio faunistico regionale (OFR), ovvero – ove questo non sia ancora costituito – dell’ISPRA, al fine di ridurre la caccia a determinate specie per periodi determinati, di anticipare sino alla prima domenica di settembre l’apertura della caccia ad alcune specie nella forma dell’appostamento fisso e temporaneo e di disciplinare per alcuni periodi l’esercizio della caccia alla fauna migratoria.
1.3.? Una terza censura investe l’art. 3, commi 2 e 3, della legge della Regione Abruzzo n. 39 del 2010.
In particolare, l’art. 3, comma 2, consente l’attività venatoria nella Zona di protezione speciale *************** e nella Zona di protezione speciale denominata «ZPS ex Parco», nel mese di gennaio di ciascun anno, per ciascuna delle specie indicate nell’art. 2, commi 3, 4, 5, 6 e 7, e per due giornate alla settimana, fatta eccezione della caccia agli ungulati, e, secondo il ricorrente, l’esercizio dell’attività venatoria sarebbe consentito anche nelle modalità di «appostamento ed in forma vagante con l’ausilio del cane», in violazione della normativa statale.
2.? Si è costituita in giudizio la Regione Abruzzo, chiedendo che la Corte dichiari il ricorso inammissibile o infondato.
2.1.? Quanto alla censura relativa alla presunta violazione dell’art. 18, commi 2 e 4, della legge n. 157 del 1992, e del principio in esso fissato secondo il quale, a parere del ricorrente, i calendari venatori devono essere adottati con un atto amministrativo e non con legge, la difesa regionale osserva che dalle indicate norme statali non si ricava alcuna indicazione circa la fonte che le Regioni devono utilizzare per individuare il periodo e le specie cacciabili, avendo, peraltro, numerose Regioni già provveduto in tal senso con specifiche leggi-provvedimento.
2.2.? Secondo la Regione Abruzzo sarebbe priva di fondamento anche la censura relativa al contrasto degli artt. 2, commi 10 e 12, e dell’art. 5, comma 1, della legge regionale impugnata con le prescrizioni contenute nell’art. 18, commi 2 e 6, della legge n. 157 del 1992.
2.3.? Quanto al contrasto tra l’art. 3, comma 2, della legge regionale n. 39 del 2010, e l’art. 5, lettera a), del d.m. 17 ottobre 2007 – afferente al divieto di esercizio dell’attività venatoria nel mese di gennaio per tutte le ZPS – la Regione Abruzzo rileva che la disposizione è stata abrogata dal decreto ministeriale 22 gennaio 2009 (Modifica del decreto 17 ottobre 2007, concernente i criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone Speciali di Conservazione, ZSC, e Zone di Protezione Speciale, ZPS).
3.? Il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato memoria con la quale sostanzialmente ripropone le ragioni poste a fondamento del proprio ricorso.
3.1.? Anche la Regione Abruzzo ha depositato memoria con la quale ha sostanzialmente ribadito le argomentazioni contenute nel proprio atto di costituzione.
4.? In prossimità dell’udienza pubblica, la Regione Abruzzo e lo Stato hanno presentato altre memorie.
1.? Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questioni di legittimità costituzionale degli articoli 1, 2, 3, commi 2 e 3, e 5, comma 1, della legge della Regione Abruzzo 10 agosto 2010, n. 39 (Norme per la definizione del calendario venatorio regionale per la stagione venatoria 2010/2011), in relazione all’art. 117, primo e secondo comma, lettera s), della Costituzione.
2.? La Regione Abruzzo ha eccepito la sopravvenuta carenza di interesse a coltivare il ricorso, poiché le norme impugnate hanno avuto applicazione nel corso della stagione venatoria 2010-2011, che si è oramai conclusa.
3.? Le questioni poste con riferimento all’art. 117, primo comma, Cost. sono inammissibili, posto che il ricorrente non le ha corredate di motivazione, né ha indicato la normativa dell’Unione che sarebbe stata violata dal legislatore regionale.
5.? La questione è fondata.
5.1.? Questa Corte ha avuto occasione più volte di giudicare norme di legge regionali, analoghe a quelle oggi impugnate, con cui è stato approvato il calendario venatorio.
5.2.? Ciò premesso, la questione si risolve decidendo se l’art. 18, comma 4, della legge n. 157 del 1992, nella parte in cui prevede che sia approvato dalla Regione «il calendario regionale e il regolamento relativi all’intera annata venatoria», intenda con ciò prescriverne la forma di atto amministrativo, come suggerisce l’espressione letterale cui il legislatore statale ha voluto ricorrere.
5.3.? Alla luce di tutti questi argomenti, appare evidente che il legislatore statale, prescrivendo la pubblicazione del calendario venatorio e contestualmente del “regolamento” sull’attività venatoria e imponendo l’acquisizione obbligatoria del parere dell’ISPRA, e dunque esplicitando la natura tecnica del provvedere, abbia inteso realizzare un procedimento amministrativo, al termine del quale la Regione è tenuta a provvedere nella forma che naturalmente ne consegue, con divieto di impiegare, invece, la legge-provvedimento.
6.? L’art. 5, comma 1, della legge impugnata è censurato a propria volta per avere introdotto, in tema di caccia alla fauna migratoria, il parere di un ente regionale, ovvero dell’Osservatorio faunistico regionale, in luogo di quello dell’ISPRA richiesto dalla normativa nazionale, in violazione dell’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.
7.? L’art. 3, comma 2, della legge impugnata limita a due giornate alla settimana la caccia nelle zone di protezione speciale indicate dal precedente comma 1, e il ricorrente ritiene che tale disposizione debba leggersi unitamente all’art. 1, comma 2, della medesima legge, secondo cui l’attività venatoria si esercita anche «con l’ausilio del cane». Viceversa, l’art. 5, comma 1, lettera a), del decreto ministeriale 17 ottobre 2007 (Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone Speciali di Conservazione, ZSC, e Zone di Protezione Speciale, ZPS), nel regolare il corrispondente divieto che le Regioni sono tenute ad introdurre nelle zone di protezione speciale, non menziona espressamente la facoltà di usare il segugio, e con ciò, secondo il ricorrente, la esclude.
8.? L’art. 3, comma 3, della legge impugnata indica le attività venatorie vietate all’interno delle zone di protezione speciale. Tra di esse non è menzionato il divieto di effettuare la «preapertura dell’attività venatoria, con l’eccezione della caccia di selezione agli ungulati», che l’art. 5, comma 1, lettera b), del d.m. 17 ottobre 2007 impone alle Regioni di recepire con l’atto che adotta le misure di conservazione per le ZPS, di cui all’art. 3, comma 1, del medesimo decreto ministeriale. Incorrendo in tale omissione, la Regione avrebbe violato l’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.
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