Source: https://www.diritto.it/normativa/decreto-legislativo-622007-n-30/
Timestamp: 2018-06-24 17:00:27+00:00
Document Index: 55957664

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 34', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 34']

Decreto legislativo 6/2/2007 n. 30
G.U. 27/3/2007 n. 72
a) le modalita’ d’esercizio del diritto di libera circolazione, ingresso e soggiorno nel territorio dello Stato da parte dei cittadini dell’Unione europea e dei familiari di cui all’articolo 2 che accompagnano o raggiungono i medesimi cittadini;
3) i discendenti diretti di eta’ inferiore a 21 anni o a carico e quelli del coniuge o partner di cui alla lettera b);
b) il partner con cui il cittadino dell’Unione abbia una relazione stabile debitamente attestata dallo Stato del cittadino dell’Unione (1)
(1) Le parole “debitamente attestata dallo Stato del cittadino dell’Unione” erano state sostituite dalle parole “ufficialmente attestata” dall’art. 1, c. 1, lett. a), del d.l. 89/2011. La modifica non è stata recepita dalla legge di conversione (l. 129/2011).
1. Ferme le disposizioni relative ai controlli dei documenti di viaggio alla frontiera, il cittadino dell’Unione in possesso di documento d’identita’ valido per l’espatrio, secondo la legislazione dello Stato membro, ed i suoi familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro, ma in possesso di un passaporto valido, hanno il diritto di lasciare il territorio nazionale per recarsi in un altro Stato dell’Unione.
2. Per i soggetti di cui al comma 1, minori degli anni diciotto, ovvero interdetti o inabilitati, il diritto di circolazione e’ esercitato secondo le modalita’ stabilite dalla legislazione dello Stato di cui hanno la cittadinanza.
1. Ferme le disposizioni relative ai controlli dei documenti di viaggio alla frontiera, il cittadino dell’Unione in possesso di documento d’identita’ valido per l’espatrio, secondo la legislazione dello Stato membro, ed i suoi familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro, ma in possesso di un passaporto valido, sono ammessi nel territorio nazionale.
2. I familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro sono assoggettati all’obbligo del visto d’ingresso, nei casi in cui e’ richiesto. Il possesso della carta di soggiorno di cui all’articolo 10 in corso di validita’ esonera dall’obbligo di munirsi del visto.
3. I visti di cui al comma 2 sono rilasciati gratuitamente e con priorita’ rispetto alle altre richieste.
5-bis. In ragione della prevista durata del suo soggiorno, il cittadino dell’Unione o il suo familiare può presentarsi ad un ufficio di polizia per dichiarare la propria presenza nel territorio nazionale, secondo le modalità stabilite con decreto del Ministro dell’interno da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione. Qualora non sia stata effettuata tale dichiarazione di presenza, si presume, salvo prova contraria, che il soggiorno si sia protratto da oltre tre mesi. (1)
(1) Comma aggiunto dall’art. 1, DLGS 28/2/2008 n. 32.
1. I cittadini dell’Unione hanno il diritto di soggiornare nel territorio nazionale per un periodo non superiore a tre mesi senza alcuna condizione o formalita’, salvo il possesso di un documento d’identita’ valido per l’espatrio secondo la legislazione dello Stato di cui hanno la cittadinanza.
2. Le disposizioni del comma 1 si applicano anche ai familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che accompagnano o raggiungono il cittadino dell’Unione, in possesso di un passaporto in corso di validità. (1)
3. Fatte salve le disposizioni di leggi speciali conformi ai Trattati dell’Unione europea ed alla normativa comunitaria in vigore, i cittadini di cui ai commi 1 e 2, nello svolgimento delle attivita’ consentite, sono tenuti ai medesimi adempimenti richiesti ai cittadini italiani.
(1) Comma modificato dall’art. 1, DL 23/6/2011, n. 89.
c) e’ iscritto presso un istituto pubblico o privato riconosciuto per seguirvi come attivita’ principale un corso di studi o di formazione professionale e dispone, per se’ stesso e per i propri familiari, di risorse economiche sufficienti, per non diventare un onere a carico dell’assistenza sociale dello Stato durante il suo periodo di soggiorno, da attestare attraverso una dichiarazione o con altra idonea documentazione, e di un’assicurazione sanitaria o di altro titolo idoneo che copra tutti i rischi nel territorio nazionale;
3. Il cittadino dell’Unione, gia’ lavoratore subordinato o autonomo sul territorio nazionale, conserva il diritto al soggiorno di cui al comma 1, lettera a) quando:
a) e’ temporaneamente inabile al lavoro a seguito di una malattia o di un infortunio; b) e’ in stato di disoccupazione involontaria debitamente comprovata dopo aver esercitato un’attivita’ lavorativa per oltre un anno nel territorio nazionale ed e’ iscritto presso il Centro per l’impiego, ovvero ha reso la dichiarazione, di cui all’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, cosi’ come sostituito dall’articolo 3 del decreto legislativo 19 dicembre 2002, n. 297, che attesti l’immediata disponibilita’ allo svolgimento di attivita’ lavorativa; c) e’ in stato di disoccupazione involontaria debitamente comprovata al termine di un contratto di lavoro di durata determinata inferiore ad un anno, ovvero si e’ trovato in tale stato durante i primi dodici mesi di soggiorno nel territorio nazionale, e’ iscritto presso il Centro per l’impiego ovvero ha reso la dichiarazione, di cui all’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, cosi’ come sostituito dall’articolo 3 del decreto legislativo 19 dicembre 2002, n. 297, che attesti l’immediata disponibilita’ allo svolgimento di attivita’ lavorativa. In tale caso, l’interessato conserva la qualita’ di lavoratore subordinato per un periodo di un anno;
d) segue un corso di formazione professionale. Salvo il caso di disoccupazione involontaria, la conservazione della qualita’ di lavoratore subordinato presuppone che esista un collegamento tra l’attivita’ professionale precedentemente svolta e il corso di formazione seguito.
1. Avverso il provvedimento di rifiuto e revoca del diritto di cui agli articoli 6 e 7, e’ ammesso ricorso all’autorita’ giudiziaria ordinaria. Le controversie previste dal presente articolo sono disciplinate dall’articolo 16 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n.150. (1)
(1) Articolo sostituito dall’art. 34, DLGS 1/9/2011, n. 150.
Formalita’ amministrative per i cittadini dell’Unione ed i loro familiari
a) l’attivita’ lavorativa, subordinata o autonoma, esercitata se l’iscrizione e’ richiesta ai sensi dell’articolo 7, comma 1, lettera a);
b) la disponibilita’ di risorse economiche sufficienti per se’ e per i propri familiari, secondo i criteri di cui all’articolo 29, comma 3, lettera b), del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, nonche’ la titolarita’ di una assicurazione sanitaria ovvero di altro titolo comunque denominato idoneo a coprire tutti i rischi nel territorio nazionale, se l’iscrizione e’ richiesta ai sensi dell’articolo 7, comma 1, lettera b);
c) l’iscrizione presso un istituto pubblico o privato riconosciuto dalla vigente normativa e la titolarita’ di un’assicurazione sanitaria ovvero di altro titolo comunque denominato idoneo a coprire tutti i rischi, nonche’ la disponibilita’ di risorse economiche sufficienti per se’ e per i propri familiari, secondo i criteri di cui all’articolo 29, comma 3, lettera b), del citato decreto legislativo n. 286 del 1998, se l’iscrizione e’ richiesta ai sensi dell’articolo 7, comma 1, lettera c).
3-bis. Ai fini della verifica della sussistenza del requisito della disponibilita’ delle risorse economiche sufficienti al soggiorno, di cui al comma 3, lettere b) e c), deve, in ogni caso, essere valutata la situazione complessiva personale dell’interessato. (1)
4. Il cittadino dell’Unione puo’ dimostrare di disporre, per se’ e per i propri familiari, di risorse economiche sufficienti a non gravare sul sistema di assistenza pubblica, anche attraverso la dichiarazione di cui agli articoli 46 e 47 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.
5. Ai fini dell’iscrizione anagrafica, oltre a quanto previsto per i cittadini italiani dalla normativa di cui al comma 1, i familiari del cittadino dell’Unione europea che non hanno un autonomo diritto di soggiorno devono presentare, in conformita’ alle disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445:
a) un documento di identita’ o il passaporto in corso di validità. (2)
b) un documento rilasciato dall’autorita’ competente del Paese di origine o provenienza che attesti la qualita’ di familiare e, qualora richiesto, di familiare a carico ovvero di membro del nucleo familiare ovvero familiare affetto da gravi problemi di salute, che richiedono l’assistenza personale del cittadino dell’Unione, titolare di un autonomo diritto di soggiorno. (3)
6. Salvo quanto previsto dal presente decreto, per l’iscrizione anagrafica ed il rilascio della ricevuta di iscrizione e del relativo documento di identita’ si applicano le medesime disposizioni previste per il cittadino italiano.
(1) Comma inserito dall’art. 1, c. 1, lett. c), n. 1, del d.l. 89/2011, convertito, con modificazioni, dalla l. 129/2011.
(2) Comma modificato dall’art. 1, DL 23/6/2011, n. 89 , convertito, con modificazioni, dalla l. 129/2011.
(3) La lettera è stata così sostituita dall’art. 1, c. 1, lett. c), n. 2b, del d.l. 89/2011, convertito, con modificazioni, dalla l. 129/201.
a) del passaporto o documento equivalente, in corso di validita’. (1)
b) di un documento rilasciato dall’autorita’ competente del Paese di origine o provenienza che attesti la qualita’ di familiare e, qualora richiesto, di familiare a carico ovvero di membro del nucleo familiare ovvero del familiare affetto da gravi problemi di salute, che richiedono l’assistenza personale del cittadino dell’Unione, titolare di un autonomo diritto di soggiorno; (1)
d) della fotografia dell’interessato, in formato tessera, in quattro esemplari. (1)
4. La carta di soggiorno di familiare di un cittadino dell’Unione ha una validita’ di cinque anni dalla data del rilascio.
5. La carta di soggiorno mantiene la propria validita’ anche in caso di assenze temporanee del titolare non superiori a sei mesi l’anno, nonche’ di assenze di durata superiore per l’assolvimento di obblighi militari ovvero di assenze fino a dodici mesi consecutivi per rilevanti motivi, quali la gravidanza e la maternita’, malattia grave, studi o formazione professionale o distacco per motivi di lavoro in un altro Stato; e’ onere dell’interessato esibire la documentazione atta a dimostrare i fatti che consentono la perduranza di validita’.
(1) Lettera modificata dall’art. 1, DL 23/6/2011, n. 89.
2. Il decesso del cittadino dell’Unione non comporta la perdita del diritto di soggiorno dei familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro, sempre che essi abbiano soggiornato nel territorio nazionale per almeno un anno prima del decesso del cittadino dell’Unione ed abbiano acquisito il diritto di soggiorno permanente di cui all’articolo 14 o dimostrino di esercitare un’attivita’ lavorativa subordinata od autonoma o di disporre per se’ e per i familiari di risorse sufficienti, affinche’ non divengano un onere per il sistema di assistenza sociale dello Stato durante il loro soggiorno, nonche’ di una assicurazione sanitaria che copra tutti i rischi nello Stato, ovvero di fare parte del nucleo familiare, gia’ costituito nello Stato, di una persona che soddisfa tali condizioni. Le risorse sufficienti sono quelle indicate all’articolo 9, comma 3.
4. Nei casi di cui al comma 2, salvo che gli interessati abbiano acquisito il diritto di soggiorno permanente di cui al successivo articolo 14, il loro diritto di soggiorno e’ comunque subordinato al requisito che essi dimostrino di esercitare un’attivita’ lavorativa subordinata o autonoma, o di disporre per se’ e per i familiari di risorse sufficienti, affinche’ non divengano un onere per il sistema di assistenza sociale dello Stato durante il soggiorno, nonche’ di una assicurazione sanitaria che copra tutti i rischi nello Stato, ovvero di fare parte del nucleo familiare, gia’ costituito nello Stato, di una persona che soddisfa tali condizioni. Le risorse sufficienti sono quelle indicate all’articolo 9, comma 3.
2. I cittadini dell’Unione e i loro familiari beneficiano del diritto di soggiorno di cui agli articoli 7, 11 e 12, finche’ soddisfano le condizioni fissate negli stessi articoli. La verifica della sussistenza di tali condizioni non puo’ essere effettuata se non in presenza di ragionevoli dubbi in ordine alla persistenza delle condizioni medesime. (1)
3. Ferme le disposizioni concernenti l’allontanamento per motivi di ordine e sicurezza pubblica, un provvedimento di allontanamento non puo’ essere adottato nei confronti di cittadini dell’Unione o dei loro familiari, qualora; a) i cittadini dell’Unione siano lavoratori subordinati o autonomi;
b) i cittadini dell’Unione siano entrati nel territorio dello Stato per cercare un posto di lavoro. In tale caso i cittadini dell’Unione e i membri della loro famiglia non possono essere allontanati fino a quando i cittadini dell’Unione possono dimostrare di essere iscritti nel Centro per l’impiego da non piu’ di sei mesi, ovvero di aver reso la dichiarazione di immediata disponibilita’ allo svolgimento dell’attivita’ lavorativa, di cui all’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, cosi’ come sostituito dall’articolo 3 del decreto legislativo 19 dicembre 2002, n. 297 e di non essere stati esclusi dallo stato di disoccupazione ai sensi dell’articolo 4 del medesimo decreto legislativo n. 297 del 2002.
3. La continuita’ del soggiorno non e’ pregiudicato da assenze che non superino complessivamente sei mesi l’anno, nonche’ da assenze di durata superiore per l’assolvimento di obblighi militari ovvero da assenze fino a dodici mesi consecutivi per motivi rilevanti, quali la gravidanza e la maternita’, malattia grave, studi o formazione professionale o distacco per motivi di lavoro in un altro Stato membro o in un Paese terzo.
Deroghe a favore dei lavoratori che hanno cessato la loro attivita’ nello Stato membro ospitante e dei loro familiari
a) il lavoratore subordinato o autonomo il quale, nel momento in cui cessa l’attivita’, ha raggiunto l’eta’ prevista ai fini dell’acquisizione del diritto alla pensione di vecchiaia, o il lavoratore subordinato che cessa di svolgere un’attivita’ subordinata a seguito di pensionamento anticipato, a condizione che abbia svolto nel territorio dello Stato la propria attivita’ almeno negli ultimi dodici mesi e vi abbia soggiornato in via continuativa per oltre tre anni. Ove il lavoratore appartenga ad una categoria per la quale la legge non riconosce il diritto alla pensione di vecchiaia, la condizione relativa all’eta’ e’ considerata soddisfatta quando l’interessato ha raggiunto l’eta’ di 60 anni;
b) il lavoratore subordinato o autonomo che ha soggiornato in modo continuativo nello Stato per oltre due anni e cessa di esercitare l’attivita’ professionale a causa di una sopravvenuta incapacita’ lavorativa permanente. Ove tale incapacita’ sia stata causata da un infortunio sul lavoro o da una malattia professionale che da’ all’interessato diritto ad una prestazione interamente o parzialmente a carico di un’istituzione dello Stato, non si applica alcuna condizione relativa alla durata del soggiorno;
c) il lavoratore subordinato o autonomo che, dopo tre anni d’attivita’ e di soggiorno continuativi nello Stato, eserciti un’attivita’ subordinata o autonoma in un altro Stato membro, pur continuando a risiedere nel territorio dello Stato, permanendo le condizioni previste per l’iscrizione anagrafica.
2. Ai fini dell’acquisizione dei diritti previsti nel comma 1, lettere a) e b), i periodi di occupazione trascorsi dall’interessato nello Stato membro in cui esercita un’attivita’ sono considerati periodi trascorsi nel territorio nazionale.
3. I periodi di iscrizione alle liste di mobilita’ o di disoccupazione involontaria, cosi’ come definiti dal decreto legislativo 19 dicembre 2002, n. 297, o i periodi di sospensione dell’attivita’ indipendenti dalla volonta’ dell’interessato e l’assenza dal lavoro o la cessazione dell’attivita’ per motivi di malattia o infortunio sono considerati periodi di occupazione ai fini dell’applicazione delle disposizioni di cui al comma 1.
4. La sussistenza delle condizioni relative alla durata del soggiorno e dell’attivita’ di cui al comma 1, lettera a) e lettera b), non sono necessarie se il coniuge e’ cittadino italiano, ovvero ha perso la cittadinanza italiana a seguito del matrimonio con il lavoratore dipendente o autonomo.
6. Se il lavoratore subordinato o autonomo decede mentre era in attivita’ senza aver ancora acquisito il diritto di soggiorno permanente a norma del comma 1, i familiari che hanno soggiornato con il lavoratore nel territorio acquisiscono il diritto di soggiorno permanente, qualora si verifica una delle seguenti condizioni:
2. L’attestato di cui al comma 1 puo’ essere sostituito da una istruzione contenuta nel microchip della carta di identita’ elettronica di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, secondo le regole tecniche stabilite dal Ministero dell’interno.
2. La richiesta di Carta di soggiorno permanente e’ presentata alla Questura competente per territorio di residenza prima dello scadere del periodo di validita’ della Carta di soggiorno di cui all’articolo 10 ed e’ rilasciata entro 90 giorni, su modello conforme a quello stabilito con decreto del Ministro dell’interno.
4. Le interruzioni di soggiorno che non superino, ogni volta, i due anni consecutivi, non incidono sulla validita’ della carta di soggiorno permanente.
Continuita’ del soggiorno
1. La continuita’ del soggiorno, ai fini del presente decreto legislativo, nonche’ i requisiti prescritti dagli articoli 13, 14, 15 e 16 possono essere comprovati con le modalita’ previste dalla legislazione vigente.
2. La continuita’ del soggiorno e’ interrotta dal provvedimento di allontanamento adottato nei confronti della persona interessata , che costituisce causa di cancellazione anagrafica. (1)
(1) Comma modificato dall’art. 1, DLGS 28/2/2008 n. 32.
Disposizioni comuni al diritto di soggiorno al diritto di soggiorno permanente
1. I cittadini dell’Unione e i loro familiari hanno diritto di esercitare qualsiasi attivita’ economica autonoma o subordinata, escluse le attivita’ che la legge, conformemente ai Trattati dell’Unione europea ed alla normativa comunitaria in vigore, riserva ai cittadini italiani.
3. In deroga al comma 2 e se non attribuito autonomamente in virtu’ dell’attivita’ esercitata o da altre disposizioni di legge, il cittadino dell’Unione ed i suoi familiari non godono del diritto a prestazioni d’assistenza sociale durante i primi tre mesi di soggiorno o, comunque, nei casi previsti dall’articolo 13, comma 3, lettera b), salvo che tale diritto sia automaticamente riconosciuto in forza dell’attivita’ esercitata o da altre disposizioni di legge.
4. La qualita’ di titolare di diritto di soggiorno e di titolare di diritto di soggiorno permanente puo’ essere attestata con qualsiasi mezzo di prova previsto dalla normativa vigente, fermo restando che il possesso del relativo documento non costituisce condizione per l’esercizio di un diritto. (1)
2. I motivi di sicurezza dello Stato sussistono quando la persona da allontanare appartiene ad una delle categorie di cui all’articolo 18 della legge 22 maggio 1975, n. 152, e successive modificazioni, ovvero vi sono fondati motivi di ritenere che la sua permanenza nel territorio dello Stato possa, in qualsiasi modo, agevolare organizzazioni o attività terroristiche, anche internazionali. Ai fini dell’adozione del provvedimento di cui al comma 1, si tiene conto anche di eventuali condanne pronunciate da un giudice italiano per uno o più delitti riconducibili a quelli indicati nel libro secondo, titolo primo del codice penale. (2)
3. I motivi imperativi di pubblica sicurezza sussistono quando la persona da allontanare abbia tenuto comportamenti che costituiscono una minaccia concreta, effettiva e sufficientemente grave ai diritti fondamentali della persona ovvero all’incolumità pubblica. Ai fini dell’adozione del provvedimento, si tiene conto, quando ricorrono i comportamenti di cui al primo periodo del presente comma, anche di eventuali condanne, pronunciate da un giudice italiano o straniero, per uno o più delitti non colposi, consumati o tentati, contro la vita o l’incolumità della persona, ovvero di eventuali condanne per uno o più delitti corrispondenti alle fattispecie indicate nell’articolo 8 della legge 22 aprile 2005, n. 69, o di eventuali ipotesi di applicazione della pena su richiesta a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale per i medesimi delitti o dell’appartenenza a taluna delle categorie di cui all’articolo 1 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, e successive modificazioni, o di cui all’articolo 1 della legge 31 maggio 1965, n. 575, e successive modificazioni, nonché di misure di prevenzione o di provvedimenti di allontanamento disposti da autorità straniere. (3)
4. I provvedimenti di allontanamento sono adottati nel rispetto del principio di proporzionalità e non possono essere motivati da ragioni di ordine economico, né da ragioni estranee ai comportamenti individuali dell’interessato che rappresentino una minaccia concreta, effettiva e sufficientemente grave all’ordine pubblico o alla pubblica sicurezza. L’esistenza di condanne penali non giustifica di per sé l’adozione di tali provvedimenti. (3)
9. Il Ministro dell’interno adotta i provvedimenti di allontanamento per motivi imperativi di pubblica sicurezza dei soggetti di cui al comma 7, nonché i provvedimenti di allontanamento per motivi di sicurezza dello Stato. Negli altri casi, i provvedimenti di allontanamento sono adottati dal prefetto del luogo di residenza o dimora del destinatario. (2)
11. Il provvedimento di allontanamento per i motivi di cui al comma 1 è immediatamente eseguito dal questore qualora si ravvisi, caso per caso, l’urgenza dell’allontanamento perché l’ulteriore permanenza sul territorio è incompatibile con la civile e sicura convivenza. Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 13, comma 5-bis, del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286. (2)
17. I provvedimenti di allontanamento di cui al presente articolo sono adottati tenendo conto anche delle segnalazioni motivate del sindaco del luogo di residenza o di dimora del destinatario del provvedimento. (1)
(1) Articolo sostituito dall’art. 1, DLGS 28/2/2008, n. 32.
(2) Comma sostituito dall’art. 1, DL 23/ 6/2011, n. 89.
(3) Comma modificato dall’art. 1, DL 23/6/2011, n. 89.
Allontanamento per cessazione delle condizioni che determinano il diritto di soggiorno (1)
1. Il provvedimento di allontanamento dei cittadini degli altri Stati membri dell’Unione europea o dei loro familiari, qualunque sia la loro cittadinanza, può altresì essere adottato quando vengono a mancare le condizioni che determinano il diritto di soggiorno dell’interessato ai sensi degli articoli 6, 7 e 13 e salvo quanto previsto dagli articoli 11 e 12. L’eventuale ricorso da parte di un cittadino dell’Unione o dei suoi familiari al sistema di assistenza sociale non costituisce automaticamente causa di allontanamento, ma deve essere valutato caso per caso. (2)
4. Nei confronti dei soggetti di cui al comma 1, che non hanno ottemperato al provvedimento di allontanamento di cui al comma 2 e sono stati individuati sul territorio dello Stato oltre il termine fissato, senza aver provveduto alla presentazione dell’attestazione di cui al comma 3, il prefetto puo’ adottare un provvedimento di allontanamento coattivo per motivi di ordine pubblico, ai sensi dell’articolo 20, immediatamente eseguito dal questore. (3)
(1) Articolo sostituito dall’ art. 1, DLGS 28/2/2008 n. 32.
(2) Comma modificato dall’art. 1, DL 23/6/2011, n. 89.
(3) Comma sostituito dall’art. 1, DL 23/6/2011, n. 89.
Ricorsi avverso i provvedimenti di allontanamento (1)
1. Avverso i provvedimenti di allontanamento per motivi di sicurezza dello Stato o per motivi di ordine pubblico di cui all’articolo 20, comma 1, la tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo e’ disciplinata dal codice del processo amministrativo. (2)
2. Avverso il provvedimento di allontanamento per motivi di pubblica sicurezza, per motivi imperativi di pubblica sicurezza e per i motivi di cui all’articolo 21 puo’ essere presentato ricorso all’autorita’ giudiziaria ordinaria. Le controversie di cui al presente comma sono disciplinate dall’articolo 17 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150. (3)
3. I ricorsi di cui al comma 1, sottoscritti personalmente dall’interessato, possono essere presentati anche per il tramite di una rappresentanza diplomatica o consolare italiana; in tale caso l’autenticazione della sottoscrizione e l’inoltro all’autorità giudiziaria italiana sono effettuati dai funzionari della rappresentanza. La procura speciale al patrocinante legale è rilasciata avanti all’autorità consolare, presso cui sono eseguite le comunicazioni relative al procedimento.
4. I ricorsi di cui al comma 1 possono essere accompagnati da una istanza di sospensione dell’esecutorietà del provvedimento di allontanamento. Fino all’esito dell’istanza di cui al presente comma, l’efficacia del provvedimento impugnato resta sospesa, salvo che il provvedimento di allontanamento si basi su una precedente decisione giudiziale ovvero sia fondato su motivi di sicurezza dello Stato. (4)
[5. Sul ricorso di cui al comma 2, il tribunale decide a norma degli articoli 737, e seguenti, del codice di procedura civile. Qualora i tempi del procedimento dovessero superare il termine entro il quale l’interessato deve lasciare il territorio nazionale ed è stata presentata istanza di sospensione ai sensi del comma 4, il giudice decide con priorità sulla stessa prima della scadenza del termine fissato per l’allontanamento. ] (5)
7. Nel caso in cui il ricorso è respinto, l’interessato presente sul territorio dello Stato deve lasciare immediatamente il territorio nazionale
(2) Comma sostituito dall’articolo 3 dell’allegato 4 al DLGS 2/7/2010, n. 104 in vigore dal 16/9/2010.
(3) Comma sostituito dall’art. 34, DLGS 1/9/2011, n. 150.
(4) Comma modificato dall’art. 34, DLGS 1/9/2011, n. 150.
(5) Comma abrogato dall’art. 34, DLGS 1/9/2011, n. 150.
Applicabilita’ ai soggetti non aventi la cittadinanza italiana che siano familiari di cittadini italiani
1. Le disposizioni del presente decreto legislativo, se piu’ favorevoli, si applicano ai familiari di cittadini italiani non aventi la cittadinanza italiana.