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Timestamp: 2019-11-21 03:22:14+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 25', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 39', 'art. 16', 'art. 39', 'art. 16', 'art. 36', 'art 16']

Cassazione: la cartella di pagamento è un atto impositivo definibile
Cartella di pagamento: è atto impositivo definibile
La cartella di pagamento ha natura di atto impositivo e la relativa controversia è atto definibile in forma agevolata.
L’importante principio è contenuto in una recente sentenza della Cassazione, da cui emerge che la cartella, quale primo ed unico atto della pretesa fiscale portato a conoscenza del contribuente, non essendo preceduta da avviso di accertamento, è impugnabile non solo per vizi propri ma anche per questioni che attengono al merito della pretesa fiscale ed ha, pertanto, natura di atto impositivo.
Il principio è contenuto nella sentenza della Cassazione n. 27271/2019 Sez. V.
La cartella di pagamento è un atto amministrativo di esecuzione, avente natura di intimazione al pagamento e di avviso di mora, che racchiude le funzioni di titolo esecutivo (ruolo e precetto).
Essa non è un atto impositivo ma è un atto dell’agente di riscossione redatta secondo il modello approvato con decreto del Ministero delle finanze (art. 25, comma. 2, Dpr n. 602/1973) e deve contenere l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal ruolo entro il termine di sessanta giorni dalla notificazione, con l’avvertimento che, in mancanza, si procederà ad esecuzione forzata.
L’art. 7 della legge n. 212/2000 stabilisce che gli atti dell’amministrazione finanziaria sono motivati secondo quanto prescritto dall’art. 3 legge n. 241 del 1990, indicando “i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione”.
Trattasi, comunque, di principio di valenza generale che occorre calare nelle varie situazioni portate al vaglio dell’organo giurisdizionale.
Sul tema si cita l’art. 39 del D.L. n. 98/2011 il quale prevede al comma 12 che, le liti fiscali di valore non superiore a 20.000 euro (poi aumentato a 50,000 euro) in cui e’ parte l’Agenzia delle Entrate, pendenti alla data del 31 dicembre 2011 a seguito di rinvio, possono essere definite, a domanda del soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio, con il pagamento delle somme determinate ai sensi dell’art. 16 289/2002.
Il caso: istanza di definizione agevolata per una cartella dell’anno 2000
Nel caso in esame il contribuente presentava istanza di definizione agevolata per una cartella di pagamento; anno 2000 l’Agenzia delle Entrate notificava il decreto di diniego eccependo che a tale lite non era applicabile l’art. 39, comma 12, del DL n. 98/2011.
La contribuente ha impugnato il decreto e sia in primo che secondo grado il ricorso è stato respinto.
Successivamente ha proposto ricorso per cassazione eccependo che la CTR aveva ritenuto erroneamente che la cartella di pagamento non è un atto impositivo, ma un mero atto di riscossione ricognitivo delle imposte dichiarate, liquidate e non versate.
Il giudizio della Cassazione: la cartella di pagamento ha natura di atto impositivo
La Corte ha accolto il ricorso, chiarendo preliminarmente che, ai sensi dell’art. 16 legge n. 289/2002, per lite pendente deve intendersi quella in cui è parte l’Amministrazione finanziaria avente ad oggetto avvisi di accertamento, atti di irrogazione delle sanzioni e ogni altro atto impositivo.
La cartella di pagamento emessa ai sensi dell’art. 36 bis Dpr n. 600/1973, non rappresenta la richiesta di pagamento di una somma definita con precedenti avvisi di accertamento, ma ha natura di atto impositivo, atteso che è il primo ed unico atto mediante cui l’Ufficio esercita la pretesa fiscale nei confronti del contribuente.
L’impugnazione di quest’ultima dà origine ad una controversia definibile in misura agevolata ex art 16 L. n. 289/2002, in quanto detta cartella, essendo l’unico atto portato a conoscenza del contribuente, è impugnabile non solo per vizi propri, ma anche per questioni attinenti il merito della pretesa fiscale ed ha, quindi, natura di atto impositivo.
Risulta irrilevante, secondo i giudici, la circostanza che la cartella esattoriale contenga la liquidazione di imposte dichiarate e non versate dal momento che, da un lato, la stessa rappresenta il primo atto con cui l’A.F. esercita la pretesa fiscale verso il contribuente, e dall’altro occorre riconoscere al contribuente la potestà di impugnare la cartella, anche al fine di esercitare il proprio diritto alla emendabilità della propria dichiarazione, in sede contenziosa.
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Tag Cartella esattorialeRottamazione cartelle
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Pubblicato il 13 novembre 2019 a cura di Vincenzo D'Andò