Source: https://forum.inexecutivis.it/thread/informazion-4/
Timestamp: 2018-06-23 21:13:33+00:00
Document Index: 101911242

Matched Legal Cases: ['art. 573', 'art. 353', 'art. 617', 'art. 2929', 'art 617', 'art 2929', 'art. 2929', 'art. 2929', 'sentenza ', 'art. 490', 'art. 617', 'art. 2929', 'art. 591', 'art. 569', 'art. 490', 'art. 490', 'art. 13', 'art. 631', 'art. 631', 'art. 161', 'art. 18', 'art. 631', 'art. 631', 'art. 631', 'art. 8', 'art. 570']

Ultimo messaggio 23 maggio 2018
albertino1 pubblicato 08 febbraio 2018 - Ultima modifica 08 febbraio 2018
Buongiorno,chiedo cortesemente consulenza per il seguente quesito: se ad un asta senza incanto partecipassi solo io, la stessa potrebbe non essere aggiudicata per le motivazioni note. Diversamente se partecipassi io e la moglie in regime di separazione con due offerte minime di cui una superiore di 1 euro, l'asta verrebbe aggiudicata al miglior offerente anche in assenza di rilanci oppure un rilancio è obligatorio? Grazie.
astalegale pubblicato 12 febbraio 2018
La risposta al quesito formulato si ricava, a nostro avviso, dalla lettura dell’art. 573 c.p.c. a mente del quale se all’esito della gara nessuno effettua un rilancio, il bene viene aggiudicato al miglior offerente oppure, in caso di offerte uguali, all’offerente che per primo ha depositato l’offerta di acquisto.
Il punto è che i fatti descritti nella domanda potrebbero integrare il reato di cui all’art. 353 c.p., a mente del quale “Chiunque, con violenza o minaccia, o con doni, promesse, collusioni o altri mezzi fraudolenti, impedisce o turba la gara nei pubblici incanti o nelle licitazioni private per conto di pubbliche Amministrazioni, ovvero ne allontana gli offerenti, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni e con la multa da euro 103 a euro 1.032”.
Nel caso prospettato, infatti, le due offerte (sostanzialmente riferibili ad un unico centro di interessi) sarebbero presentate al solo fine di aggirare la diversa disciplina cui la vendita soggiace in caso di offerta unica.
paul pubblicato 13 febbraio 2018 - Ultima modifica 13 febbraio 2018
Buongiorno vorrei una consulenza a riguardo di una situazione verificatasi in sede di asta. Durante l assegnazione, in quando unico offerente sono stato informato dal custode delegato che l avvocato del debitore aveva rilevato la mancata affissione dell AVVISO DI VENDITA nell albo del tribunale, come riportato nel bando, mentre tutte le altre affissioni erano regolari, da parte dello stesso custode . Dicendomi che non era conveniente accettare l assegnazione in quanto la controparte avrebbe fatto opposizione, io ho rinunciato.Volevo sapere se questa mancanza è veramente indispensabile per l assegnazione e nel caso negativo potrei chiedere l assegnazione tramite un legale pur avendo ritirato l assegno di cauzione in cancelleria. Grazie
A nostro avviso la violazione dell’adempimento pubblicitario avrebbe reso vulnerabile l’aggiudicazione.
L’insufficiente o irregolare pubblicità costituisce motivo di opposizione agli atti esecutivi idoneo ad incidere anche sull’atto di aggiudicazione, con evidenti effetti anche per l’acquirente, e deve essere fatta valere mediante lo strumento dell’opposizione agli atti esecutivi, ex art. 617 c.p.c., a pena di inammissibilità, nel termine di decadenza che decorre dalla pronuncia del decreto di trasferimento, poiché esso costituisce il primo atto del Giudice successivo all’aggiudicazione. Trattandosi di nullità che riguarda gli atti della vendita e non gli atti che “hanno preceduto la vendita”, non opera in favore dell’aggiudicatario la previsione di cui all’art. 2929 c.c.
Il principio costituisce ormai ius receptum nella giurisprudenza della Cassazione. In questi termini si sono pronunciate, ad esempio, Cass. civ., sez. III, 18 aprile 2005 n. 8006; Cass. civ., sez. III, 11 dicembre 1995 n. 12653. Andando a ritroso nel tempo si risale a Cass. civ., sez. III, 13 dicembre 1962, n. 3340, secondo cui “Il precetto, risultante dagli artt. 490 e 534 cod. proc. civ., secondo il quale il provvedimento che ordina la vendita mobiliare all’incanto dev’essere pubblicato mediante avviso contenente tutti i dati che possono interessare il pubblico, da affiggersi nell’albo pretorio per tre giorni consecutivi, dev’essere osservato a pena di nullità della vendita stessa anche quando il giudice dell’esecuzione, con ordinanza successiva, abbia modificato la precedente in elementi essenziali quali la fissazione del luogo e dell’ora degli incanti. In tal caso la pubblicità va estesa al nuovo provvedimento e la nullità derivante dalla omissione può essere fatta valere con l’opposizione agli atti esecutivi entro il breve termine di cinque giorni stabilito dall’art 617 cod. proc. civ., decorrente dalla vendita, con l’effetto di rendere inoperante la preclusione posta dall’art 2929 cod. civ.”.
Ancora, con riferimento all’applicabilità della regola di cui all’art. 2929 c.c. Cass. Civ., sez. III 9 giugno 2010, n. 13824 ha affermato che “La regola contenuta nell'art. 2929 cod. civ., secondo il quale la nullità degli atti esecutivi che hanno preceduto la vendita e l'assegnazione non ha effetto riguardo all'acquirente o all'assegnatario, non trova applicazione quando la nullità riguardi proprio la vendita o l'assegnazione, sia che si tratti di vizi che direttamente la concernano, sia che si tratti di vizi che rappresentino il riflesso della tempestiva e fondata impugnazione di atti del procedimento esecutivo anteriori ma ad essi obbligatoriamente prodromici. (Nella specie, la nullità dell'aggiudicazione e del conseguente decreto di trasferimento sono state dichiarate, in sede di cassazione con rinvio della sentenza di rigetto dell'opposizione agli atti esecutivi, perché l'udienza di vendita, rifissata dopo un rinvio disposto d'ufficio, non era stata preceduta dalle formalità obbligatorie di pubblicità)”.
La nullità della vendita per omissione degli adempimenti pubblicitari prescritti vale sia per l’omessa pubblicità obbligatoria, sia per l’omessa pubblicità integrativa disposta dal Giudice dell’esecuzione con l’ordinanza di vendita.
Così si espressa, anche recentemente, Cass. Civ., Sez. VI – III, 7 maggio 2015, n. 9255, secondo la quale “in tema d'espropriazione forzata, le condizioni di vendita fissate dal giudice dell'esecuzione, anche in relazione ad eventuali modalità di pubblicità ulteriori rispetto a quelle minime di cui all'art. 490 c.p.c., devono essere rigorosamente rispettate a garanzia dell'uguaglianza e parità di condizioni tra tutti i potenziali partecipanti alla gara, nonché dell'affidamento da ciascuno di loro riposto nella trasparenza e complessiva legalità della procedura, per cui la loro violazione comporta l'illegittimità dell'aggiudicazione, che può essere fatta valere da tutti gli interessati e, cioè, da tutti i soggetti del processo esecutivo, compreso il debitore”.
savyfo pubblicato 17 maggio 2018 - Ultima modifica 17 maggio 2018
Buongiorno Astalgale
più sopra leggo:
"L’insufficiente o irregolare pubblicità costituisce motivo di opposizione agli atti esecutivi idoneo ad incidere anche sull’atto di aggiudicazione, con evidenti effetti anche per l’acquirente, e deve essere fatta valere mediante lo strumento dell’opposizione agli atti esecutivi, ex art. 617 c.p.c., a pena di inammissibilità, nel termine di decadenza che decorre dalla pronuncia del decreto di trasferimento, poiché esso costituisce il primo atto del Giudice successivo all’aggiudicazione. Trattandosi di nullità che riguarda gli atti della vendita e non gli atti che “hanno preceduto la vendita”, non opera in favore dell’aggiudicatario la previsione di cui all’art. 2929 c.c."
sarà quindi necessario di fronte ad una errata pubblicità, avverso il verbale di aggiudicazione appena emesso, presentare immediatamente reclamo AI SENSI DELL’ART. 591 TER C.P.C.,?
Oppure attendiamo l'emissione del decreto di trasferimento per procedere con una opposizione agli atti esecutivi?
Precisiamo che :
1- la pubblicità evidenziava un prezzo ridotto del 50% rispetto al prezzo corretto
2- il delegato accortosi dell'errore, dopo circa 20 giorni dalla pubblicazione on-line e circa 30 giorni prima della vendita, ha corretto il prezzo pubblicando on-line delle note ed un pdf di rettifica e sostituendo on-line l'avviso di vendita errato con un l'avviso di vendita corretto che sembra essere retrodatato
3- il delegato non ha pubblicato l'ordinanza di vendita, e a richiesta specifica non ne ha fornito copia
4- la pubblicità cartacea è errata e prevede la vendita dell'immobile con un prezzo base pari al 50% del prezzo corrretto
5- nell'esperimento di vendita un offerente che ha presentato offerta allineata con la pubblicita errata è stato escluso dalla gara
6-l'immobile è stato aggiudicato
Il suggerimento è senz'altro quello d iproporre immediato reclamo contro il provvedimento di aggiudicazine ai sensi dell'art. 591 ter cpc.
Da quanto ricaviamo vi sono una serie di errori che hanno viziato al vendita.
Violazione dell'art. 569 per erronea determinazione del prezzo base;
violazione dell'art. 490, comma primo, per mancato rispetto dei termini previsti per gli adempimenti pubblicitari;
violazione dell'art. 490, comma secondo, per omessa pubblicazione dell'ordinanza di vendita.
La mancata pubblicazione della pubblicità di una vendita su Pvp (Portale Vendite Pubbliche) a quali conseguenze espone il delegato, la procedura e la vendita?
Rispondiamo alla domanda osservando che l’importanza attribuita dal legislatore alla pubblicazione dell’avviso di vendita sul portale si disvela in tutta la sua dirompenza nell’art. 13, comma primo, lett. ee) del d.l. 83/2015, che ha introdotto nel corpo del codice di procedure civile l’art. 631-bis, ai sensi del quale l’omessa pubblicazione dell’avviso di vendita sul Portale per causa imputabile al creditore procedente o al creditore intervenuto munito di titolo esecutivo, comporta l’estinzione della procedura, a meno che la pubblicità sul Portale non sia stata effettuata perché i sistemi informatici del dominio giustizia non erano funzionanti, a condizione che tale circostanza sia attestata dal responsabile dei sistemi informativi automatizzati del Ministero della giustizia.
Prima dell’intervento normativo in parola, sebbene non fossero mancate pronunce di segno contrario, si riteneva generalmente che l’omessa esecuzione degli adempimenti pubblicitari non potesse determinare di per sé, anche in ragione dell’assenza di una specifica previsione sul punto, l’estinzione della procedura, osservandosi che all’inerzia del creditore cui l’onere fosse stato imposto si poteva reagire affidando il relativo compito ad un custode diverso dal debitore.
L’art. 631-bis c.p.c. si inserisce in questo dibattito introducendo una evidente ipotesi di estinzione tipica della procedura.
Poiché il presupposto della declaratoria di estinzione riposa nella mancata pubblicazione per causa imputabile ai creditori titolati, e poiché la pubblicazione, a mente dell’art. 161-quater disp. att. c.p.c. avviene normalmente ad opera del professionista delegato, secondo la dottrina le ipotesi di mancata pubblicazione imputabile al creditore sono essenzialmente due:
1. quella in cui la vendita non sia stata delegata;
2. quella in cui il creditore titolato ometta di fornire al delegato le somme necessarie al pagamento del contributo per la pubblicazione di cui all’art. 18-bis d.P.R. 115/2002.
Con riferimento a questa seconda ipotesi, è evidente che essa costituisca, sul versante concreto, la più rilevante causa di operatività dell’art. 631-bis, ed è facilmente intuibile il fatto che quando il legislatore ha coniato la norma il suo pensiero era rivolto proprio all’omesso pagamento del contributo di pubblicazione. Che tuttavia il mancato versamento di quanto necessario al versamento del contributo di pubblicazione assurga a causa di estinzione (tipica) della procedura ai sensi del citato art. 631-bis c.p.c. non è da tutti ritenuto, viste le modalità attraverso cui l’intendimento legislativo si è tradotto in lettera normativa.
Invero, la stessa dottrina che giunge a siffatta conclusione opportunamente sottolinea che il mancato versamento del fondo spese non comporta in sé l’estinzione, ma costituisce elemento di valutazione della imputabilità al creditore della omessa pubblicazione nel termine fissato, sicché ad esempio non potrebbe dichiararsi l'estinzione della procedura laddove, pur a fronte del mancato versamento del fondo spese, la pubblicazione venga comunque eseguita (ad esempio perché il pagamento del contributo è stato anticipato dal delegato, in ragione del ritardo nel versamento da parte dei creditori).
Se così è, allora, l’omesso versamento del contributo di pubblicazione non concretizza in sé la mancata pubblicazione dell’avviso sul Portale, e quindi la fattispecie contemplata nell’art. 631-bis c.p.c.. Invero, quella è una conseguenza futura, ulteriore ed eventuale, che potrebbe non ancora sussistere nel momento dello spirare del termine per il versamento fissato dal Giudice in quanto, ad esempio, il termine dei 45 giorni prima per la vendita non è ancora giunto.
Da ciò consegue che se di estinzione vorrà discorrersi, si dovrà parlare di estinzione (atipica) per improseguibilità della procedura (con tutti i precipitati processuali che ne conseguono) poiché la mancanza di provvista economica impedisce l’esecuzione degli adempimenti necessari a consentire lo svolgimento del procedimento di liquidazione.
La situazione, a ben vedere, è identica a quella, di stallo e di conseguente estinzione per improseguibilità, che viene a crearsi quante volte il creditore procedente ometta di versare il fondo spese disposto dal Giudice per il pagamento degli oneri necessari alla pubblicità (Tribunale Reggio Emilia, 22 febbraio 2010), oppure le spese "per gli atti necessari al processo", suscettibili, ai sensi dell'art. 8 del d.P.R. n. 115 del 2002, di essere poste in via di anticipazione a carico del creditore procedente (in questi termini, si veda Cass., sez. III, 22 giugno 2016, n. 12877).
Ovviamente, se l'omessa pubblicazione è imputabile al professionista delegato, l'unica conseguenza che potrà farsene derivare è l'invalidazione della vendita.
Grazie per la chiarezza e la professionallità
leleio pubblicato 23 maggio 2018
vorrei sapere perchè in alcuni avvisi di asta sul vostro sito c'è lo storico delle aste e in alcuni non è presente. grazie
Rispondiamo alla domanda osservando che l'informazione relativa all'esito dei precedenti tentativi di vendita non è contenuto obbligatorio dell'avviso di cui all'art. 570 cpc, per cui esso dipende dalla società che gestisce la pubblicità.
Ad ogni buon conto una idea di quante vendite sono state già compiute può ricavarsi dal raffronto tra il prezzo base ed il valore di stima indicato in perizia.