Source: http://www.mondolegale.it/sanita-e-servizi-sociali/68-servizio-sanitario-nazionale.html
Timestamp: 2017-07-23 00:30:13+00:00
Document Index: 38700929

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 18', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 19', 'art. 117', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 12', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 117', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18']

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Preparazioni galeniche e farmaci industriali: la ricetta deve essere "datata"! Domenica 07 Ottobre 2012 18:14	Melita Manola	N. 2306/2012 Reg. Prov. Coll.
Svolgimento di mansioni superiori e diritti economici: la disciplina di "nicchia" del settore sanitario Giovedì 29 Marzo 2012 22:07	Melita Manola	N. 636/2012 Reg. Prov. Coll.
Inquadramento giuridico ed economico del personale sanitario dirigenziale Mercoledì 07 Dicembre 2011 12:19	Melita Manola	N. 824/2011 Reg. Prov. Coll.
N. 2105 Reg. Ric.
sul ricorso numero di registro generale 2105 del 2000, proposto da:
A. V., rappresentato e difeso dall'avv. Angela Messinò, con domicilio eletto presso Antonio Smorto, Avv. in Reggio Calabria, via P. Pellicano n. 17/D;
Azienda Socio-Sanitaria Locale n. 9 di Locri, rappresentata e difesa dagli avv. Vittorio D'Agostino e Giovanni Tringali, con domicilio eletto presso Segreteria T.A.R. in Reggio Calabria, viale Amendola, n.8/B;
per l'inquadramento giuridico ed economico quale dirigente medico di i livello, fascia economica a, a decorrere dal 22.12.1998.
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Azienda Socio-Sanitaria Locale N. 9 di Locri;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 26 ottobre 2011 il dott. Desirèe Zonno e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Il ricorrente, già assunto in data 8.3.2011 con qualifica di assistente medico dalla Asl 9 di Locri, è stato inquadrato nella posizione funzionale di Dirigente Medico di I livello, fascia economica B, ex art. 18 d.lgs 502/1992, con decorrenza 22.12.1993.
Chiede l'inquadramento giuridico ed economico quale Dirigente Medico di I livello, fascia economica A, a decorrere dal 22.12.1998, invocando l'applicazione dell'art. 18, co 2, punto b, d.lgs n. 502/1992,
L'Asl 9, costituitasi in giudizio, chiede il rigetto della domanda, in quanto la normativa in questione non sarebbe passibile di attuazione, atteso che i giudizi di idoneità, al cui esito positivo era subordinato l'inquadramento richiesto, non sono risultati mai esperibili, in mancanza del regolamento cui la norma primaria demanda le modalità esecutive.
All'udienza del 26.10.2011, la causa è stata trattenuta in decisione.
La norma invocata dal ricorrente testualmente dispone: "In sede di prima applicazione del presente decreto il primo livello dirigenziale è articolato in due fasce economiche nelle quali è inquadrato rispettivamente:
Il personale di cui alla lettera b) in possesso dell'anzianità di cinque anni nella posizione medesima è inquadrato, a domanda, previo giudizio di idoneità, nella fascia economica superiore in relazione alla disponibilità di posti vacanti in tale fascia. Con regolamento da adottarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, ai sensi dell'art. 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, dal Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della sanità di concerto con i Ministri del tesoro e per la funzione pubblica, sono determinati i tempi, le procedure e le modalità per lo svolgimento dei giudizi di idoneità. Il personale inquadrato nella posizione funzionale corrispondente all'undicesimo livello del ruolo sanitario è collocato nel secondo livello dirigenziale" (Art. 18 d.lgs 502/1992).
La giurisprudenza ha già avuto modo di chiarire che ai sensi dell'art. 18 comma 2 bis, d.lg. 30 dicembre 1992 n. 502, il personale dirigenziale sanitario inquadrato nella fascia B al nono livello retributivo, in possesso di 5 anni di anzianità di servizio nella posizione ricoperta, è inquadrato a domanda e previo giudizio di idoneità, nella fascia economica superiore (fascia A corrispondente al 10 livello), nei limiti di disponibilità di posti vacanti in tale fascia. Fino alla attivazione della procedura regolamentare di tale accesso per i dirigenti di fascia B ai posti di 10 livello, questi ultimi posti sono "congelati" ex lege e non possono in tale fase transitoria attivarsi nè procedure concorsuali, nè procedure di mobilità ordinaria per l'accesso alla suddetta posizione funzionale. (T.A.R. Sicilia Catania, sez. I, 29 gennaio 1997, n. 59).
Peraltro, "per l'ex assistente ospedaliero, inquadrato nel primo livello dirigenziale, il passaggio dalla fascia economica B di cui all'art. 18 comma 2 bis d.lg. 30 dicembre 1992 n. 502, modificato dall'art. 19 d.lg. 7 dicembre 1993 n. 517, alla fascia economica A è condizionato non solo al possesso di almeno cinque anni di anzianità di servizio nella suddetta posizione funzionale, ma anche al previo superamento di un giudizio di idoneità disciplinato, per quanto attiene ai tempi, alle procedure e alle modalità di svolgimento, da un emanando decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, che non è surrogabile con il giudizio reso a tutti altri effetti ai sensi dell'art. 117 d.P.R. 28 novembre 1990 n. 384." (v.T.A.R. Puglia Bari, sez. I, 21 novembre 2003, n. 4262).
In ogni caso, anche a voler accogliere una tesi più favorevole al ricorrente, deve rilevarsi che il giudizio di idoneità non è stato, comunque, mai formulato.
Le spese possono essere integralmente compensate, in ragione della materia oggetto di controversia.
Così deciso in Reggio Calabria nella camera di consiglio del giorno 26 ottobre 2011 con l'intervento dei magistrati:
Prescrizione dei farmaci: l'ultima parola è del medico curante! Venerdì 04 Novembre 2011 07:11	Melita Manola	N. 5790/2011 Reg. Prov. Coll.
della sentenza del T.A.R. PUGLIA - BARI SEZIONE I n. 00028/2010, resa tra le parti, concernente della sentenza del T.A.R. PUGLIA - BARI, SEZIONE I n. 00028/2010;
1.La questione all'esame del Collegio attiene alla legittimità del Regolamento della Regione Puglia n. 22 del 2 ottobre 2009 (e del pregresso Regolamento n. 15 del 2007) nella parte in cui, alla lett. a) dell'art. 4, prevede che nell'ambito della distribuzione diretta dei farmaci di cui all'art. 12, primo comma, lett. e) della legge regionale n. 39 del 2006, la prescrizione dei farmaci concedibili con oneri a carico del servizio sanitario regionale e presenti nel Prontuario Terapeutico Operativo debba "esclusivamente riportare il principio attivo" con conseguente divieto per i medici ospedalieri e specialisti ambulatoriali di utilizzare il nome commerciale del farmaco.
La società appellante assume la sostanziale erroneità della sentenza sul piano della carenza motivazionale e la inconferenza del richiamo giurisprudenziale operato dal primo giudice, atteso che, diversamente da quanto ritenuto, la questione all'esame attiene alla legittimità della norma regolamentare, che, nell'ambito della distribuzione diretta del farmaco da parte del servizio sanitario, impone al medico ospedaliero e non al medico di medicina generale, come nella fattispecie relativa al sopradetto Regolamento n. 17 del 2003, di indicare il solo principio attivo, privando lo stesso medico ospedaliero del potere di "identificare il farmaco da erogare in concreto mediante la indicazione del suo nome commerciale"; e ciò sia che si tratti di farmaco affermato sia che si tratti della denominazione comune del medicinale seguita dal nome della impresa che lo commercializza.
Con l'effetto, secondo la appellante società, che nell'ottica dei Regolamenti n. 15 del 2007 e 22 del 2009, la scelta del farmaco in concreto da erogare, illegittimamente finisce per essere rimessa al farmacista ospedaliero, in quanto, nella ipotesi che la struttura disponga di due farmaci a base dello stesso principio, sarebbe questo ultimo a scegliere il farmaco da erogare in concreto.
Tale previsione dei Regolamenti impugnati, limitando la libertà del medico di prescrivere la specialità medicinale che ritiene più adatta da un punto di vista terapeutico per un determinato paziente, sarebbe quindi in contrasto:
- con le statuizioni della Corte di Giustizia della Comunità Economica Europea (casi riuniti 266 e 267 del 1987) che, con sentenza del 18 maggio 1989, ha escluso la possibilità di lasciare al farmacista la scelta del farmaco da somministrare al paziente, mantenendo invece in capo al medico la esclusiva responsabilità terapeutica;
- con la normativa statale in materia che, anche quando diretta a conseguire risparmi di spesa, assume come limite il rispetto e la garanzia della libertà di prescrizione del medico secondo scienza e coscienza quale libertà che si estrinseca anche attraverso la individuazione del farmaco sulla base del nome commerciale dello stesso;
- con principi di logicità e ragionevolezza in quanto il costo del farmaco soggetto a distribuzione diretta, di marca o generico puro, sarebbe già stato sopportato dalla struttura pubblica e pertanto alcuna utilità potrebbe assumere la prescrizione del solo principio attivo, visto che dalla diversa ipotesi non deriverebbe alcun aggravio di spesa o costo incrementale per le casse del servizio sanitario nazionale. Al riguardo la società ha dedotto che, laddove sia prescritto un farmaco più costoso tra quelli equivalenti in commercio, sulla base della legge n. 405 del 2001 la differenza di costo è sostenuta dal paziente, che, a sua volta, può optare, su consiglio del farmacista, sul farmaco meno costoso solo laddove il medico non abbia apposto la clausola di insostituibilità;
-posto che l'attività di prescrizione dei farmaci appartiene alla competenza bipartita Stato-Regioni essendo riconducibile alla tutela della salute, l'individuazione dei limiti e dei criteri che devono guidare il medico nella scelta del farmaco che meglio risponde alle esigenze terapeutiche del singolo caso appartiene ai principi fondamentali da stabilirsi con legge statale;
- che il pregiudizio che subisce la impresa appellante è riposto nella impossibilità di continuare a svolgere attività di informazione scientifica e di aggiornamento sui farmaci che commercializza.
2. Si è costituita la Regione Puglia sostenendo che l'intento delle norme regolamentari impugnate è quello di indurre il paziente alla scelta del medicinale generico attesa la identità del principio attivo tra farmaco generico e non generico.
Sulla base della norma regolamentare il paziente potrà ritirare presso la farmacia ospedaliera la specialità medicinale contenente il principio attivo prescritto e, laddove non ritenga di usufruire delle modalità di cui al regolamento, lo stesso potrà recarsi dal medico di medicina generale che prenderà atto della prescrizione e provvederà alla individuazione del farmaco riferito al principio attivo indicato. Sulla base di tale sinergia tra le funzioni dei medici ospedalieri e dei medici di base si realizza, secondo la Regione Puglia, una migliore organizzazione e razionalizzazione della spesa farmaceutica e degli accertamenti diagnostici.
La difesa della Regione ha richiamato le norme a livello nazionale che impongono alle regioni di adottare misure per contenere la spesa farmaceutica, comprese quelle inerenti la prescrittibilità e rimborsabilità dei farmaci
Pur assicurando la legislazione statale la totale rimborsabilità dei farmaci collocati in classe A nel prontuario farmaceutico, la comprovata equipollenza terapeutica dei farmaci consente che possa essere esclusa in modo totale e parziale la rimborsabilità dei medicinali più onerosi per le finanze pubbliche alle condizioni indicate dallo stesso legislatore statale. In tale senso le Regioni sono chiamate a svolgere un ruolo attivo facendo uso di rilevanti competenze in materia di tutela della salute.
2.1.La legge regionale Puglia n. 39 del 28 dicembre 2006 art. 12 prevede che, all'atto delle dimissioni del paziente dal ricovero o della visita specialistica, le strutture delle Aziende sanitarie pubbliche devono dispensare i farmaci necessari per il primo ciclo di terapia sulla base di un regolamento concernente: "...le modalità operative della distribuzione diretta".
Il regolamento n. 15 del 18 giugno 2007 prevede che la prescrizione dei farmaci concedibili deve riportare il solo principio attivo; analoga prescrizione è contenuta nel regolamento n. 22 del 2 ottobre 2009.
3. Va premesso che nel nuovo quadro costituzionale derivante dalle modifiche del titolo V della Carta Costituzionale ad opera della legge costituzionale n. 3 del 2001 la materia di cui trattasi, relativa alle modalità di distribuzione dei farmaci e attività medico prescrittiva, appartiene alla competenza legislativa concorrente Stato Regioni, in quanto riconducibile alla tutela della salute ex art. 117, comma 3, della Costituzione. In tale ambito le Regioni possono intervenire con proprie leggi nel rispetto dei principi fondamentali riservati alla legislazione statale e, ove esistenti, dei vincoli derivanti dalla normativa comunitaria. La individuazione del criterio di riparto della competenza legislativa Stato Regione è affidata alla distinzione tra norma di principio e norma di dettaglio.
Le norme di principio, sulla base dell'insegnamento della Corte Costituzionale, sono dirette, oltre che alla individuazione dei principi fondamentali, anche a garantire uniformità nei diritti a livello nazionale (cfr. sentenza della Corte Cost. n. 59 del 2006). Posto che l' attività di prescrizione dei farmaci appartiene alla competenza bipartita Stato Regioni, la individuazione dei limiti e dei criteri che devono guidare il medico nella scelta del farmaco che meglio risponda alle esigenze terapeutiche del singolo caso, non può che appartenere ai principi fondamentali da stabilire con legge statale trattandosi di uno dei casi in cui occorre assicurare uniformità di trattamento nei diritti a livello nazionale, incidendo i criteri di prescrizione sul principio di libera scelta del farmaco da parte del medico quale aspetto del diritto alla salute riconosciuto dall'art. 32 della Costituzione.
4. Si tenga poi conto che in base all'articolo 5, comma 5 quater della legge n. 222 del 2007, sopravvenuta rispetto alla instaurazione del giudizio di primo grado, è previsto che: "nella prescrizione dei farmaci equivalenti il medico indica in ricetta o il nome della specialità medicinale o il nome del generico". La disposizione stigmatizza un principio già esistente nell'ordinamento evidenziando la discrezionalità del medico nella scelta del farmaco più indicato per il proprio paziente e consentendo la prescrizione di un principio attivo qualora il medico in scienza e coscienza lo ritenga del tutto sostituibile tra farmaci equivalenti.
Con la conseguenza che il medico non può essere obbligato a indicare nella prescrizione esclusivamente il nome del principio attivo e quindi non può essere rimessa al farmacista la scelta concreta del farmaco da somministrare, non avendo questo ultimo né la competenza tecnica, né la conoscenza del quadro clinico dell'assistito.
In disparte, si rileva altresì che in nessun caso il medico potrebbe essere obbligato a prescrivere il nome del principio attivo nella ipotesi in cui sia disponibile sul mercato il solo farmaco ancora brevettato e caratterizzato da un nome commerciale. Se, infatti, sussiste ancora il brevetto a tutela del farmaco di marca e in assenza di farmaci generici, la prescrizione del principio attivo non può avvenire o comunque non potrebbe che risolversi nella indicazione del farmaco brevettato.
5. Le disposizioni regolamentari impugnate contrastano anche con quanto previsto dall'art. 7 comma 2 della legge n. 405 del 2001 che pure nell'intento di conseguire un risparmio della spesa farmaceutica, assume come limite il rispetto e la garanzia della libertà di prescrizione del medico quale libertà che si estrinseca proprio nella individuazione del farmaco sulla base del nome commerciale dello stesso.
Infatti, ove sia prescritto un farmaco più costoso tra quelli equivalenti in commercio, la differenza di costo è sostenuta dal paziente, che, a sua volta, può optare, su consiglio del farmacista, per il farmaco al prezzo più basso; ma ciò solo laddove il medico non abbia apposto la clausola di insostituibilità.
In definitiva, anche dalla disposizione suddetta si evince implicitamente il principio che è la valutazione finale del medico curante, da effettuarsi in relazione alla precisa patologia del paziente e alle caratteristiche della malattia, a determinare il ricorso a un farmaco specifico e la non sostituibilità con altro farmaco.
In tale senso si è più volte indirizzata la giurisprudenza e in particolare quella della Corte di Cassazione, sia in sede penale che civile (Cass. Penale n. 13315 del 31 marzo 2011 e Cass. Civ. n. 15734 del 2 luglio 2010.
Anche la Corte di Giustizia della Comunità Europea con la già citata sentenza del 18 maggio 1989 (casi riuniti 266 e 267 del 1987) e con sentenza del 5 maggio 2011 sul procedimento C316/09 ha rilevato che "..la decisione finale sul medicinale assunto dal paziente continui (debba continuare) ad essere di competenza del medico curante".
6. Fermo quindi che la Regione ha ecceduto la propria competenza legislativa in materia si rileva ancora che l'art. 12 comma 1 lett. e) della legge regionale Puglia n. 39 del 2006, nell'introdurre la distribuzione diretta dei farmaci per il primo ciclo di terapia successiva alla dimissione ospedaliera o alla visita specialistica, aveva demandato a un apposito regolamento il compito di disciplinare "le modalità operative della distribuzione diretta dei farmaci" circoscrivendo quindi l'ambito di intervento della fonte normativa secondaria.
Il Regolamento si doveva quindi limitare a individuare le procedure interne per rendere concreta la distribuzione diretta dei farmaci. Risulta evidente la illegittimità della previsione regolamentare, che, in violazione della norma primaria, nell'obbligare i medici ospedalieri e specialisti ambulatoriali all'utilizzo di un determinato criterio di prescrizione per i farmaci rimborsabili dal servizio sanitario, ha ecceduto sia dalla norma statale sia da quella regionale di riferimento.
7. La Regione Puglia ha incentrato le proprie difese sui limiti della rimborsabilità dei farmaci essenziali a carico del servizio sanitario nazionale, insistendo nella tesi che all'obbligo dei medici ospedalieri di prescrivere il solo principio attivo conseguirebbe un risparmio per le casse pubbliche regionali.
La Sezione non ritiene, o almeno non è dimostrato, che da tale previsione possa derivare un risparmio di spesa per il servizio pubblico nazionale.
Infatti,l'art. 7 della legge n. 405 del 2001, con riguardo ai farmaci equivalenti, stabilisce una quota fissa di rimborso da parte del servizio sanitario nazionale, che inizialmente era corrispondente al prezzo più basso del farmaco generico in commercio e che ora viene fissata dall'Aifa sulla base della media dei prezzi europei (cfr. a riguardo Cons. Stato, IV, 25 agosto 2006 n. 4995).
In sostanza, alla Regione Puglia non deriva alcun risparmio di spesa poiché il farmaco dispensato per il servizio sanitario avrà sempre lo stesso costo, peraltro già sopportato dalla struttura pubblica all'atto dell'acquisto. Né per superare le censure sollevate appare convincente la tesi che il paziente che non voglia rimettersi al farmacista avrebbe pur sempre la possibilità di rivolgersi la medico di base per farsi prescrivere il farmaco più rispondente alle proprie esigenze terapeutiche.
Il Regolamento non prevede tale possibilità, che peraltro comporterebbe un aggravio di spesa per le casse regionali, atteso che il servizio sanitario - pur avendo acquistato i farmaci a seguito di gara e dunque al prezzo più vantaggioso- si troverebbe, per scelta del paziente e del medico di base, a doverlo rimborsare alle farmacie al prezzo stabilito per quella classe di equivalenza.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto,
lo accoglie e, per l'effetto, in riforma della sentenza appellata, accoglie il ricorso di primo grado.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 24 giugno 2011 con l'intervento dei magistrati:
Gestione del servizio di reperibilità: limiti decisionali dell'Amministrazione Sabato 11 Giugno 2011 14:26	Alessandra Vindigni	N. 242/2011 Reg. Prov. Coll.
N. 677 Reg. Ric.
sul ricorso numero di registro generale 677 del 1993, proposto da:
I. A., rappresentato e difeso dall'avv. Domenico Tripodi, con domicilio eletto presso Rosario Infantino Avv. in Reggio Calabria, via S. Caterina, Trav. Privata, 21;
Usl N 10 di Palmi;
al pagamento delle somme dovute per prestazioni di reperibilità in eccedenza - anno 1991.
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 10 marzo 2011 il dott. Giulio Veltri e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Il ricorrente presta servizio alle dipendenze dell'Amministrazione sanitaria, presso il P.O. di Oppido Mamertina, con la qualifica di infermiere generale.
Documenta di avere svolto nell'anno 1991 prestazioni di reperibilità in eccedenza, per le quali non gli sono stati corrisposti i relativi compensi, di cui chiede il pagamento.
Nonostante la rituale notifica del ricorso, l'Amministrazione intimata non si è costituita.
I) Il ricorso è notificato all'USL n. 10 di Palmi, nel cui ambito ricadeva il P.O. di Oppido Mamertina, competente al momento della instaurazione del giudizio.
Si deve peraltro dare atto che, ai sensi della l. reg. Calabria 11 maggio 2007 n. 9, art. 7, commi I e II, le nuove aziende sanitarie Provinciali subentrano nelle funzioni e nei rapporti attivi e passivi relativi alle aziende preesistenti, in ragione dell'ambito provinciale di riferimento, per cui sussiste la legittimazione passiva diretta dell'ASP di Reggio Calabria.
II) Nel merito della pretesa, si osserva che il ricorrente ha comprovato documentalmente, mediante la produzione dell'attestazione nr. 241/92 del 4 maggio 1992, rilasciata dall'ufficio di appartenenza, di aver prestato prestazioni di "reperibilità in eccedenza (con effettive chiamate)" per un importo pari a lire 1.181.846 (euro 610,37); nessuna contestazione è eccepita dall'Amministrazione, non costituita in giudizio.
Si deve qui premettere che l'istituto denominato come "pronta disponibilità" si connota per l'obbligo di attesa della eventuale chiamata e può dar luogo a due diverse situazioni che danno diritto alla corresponsione dell'indennità di reperibilità. Nella prima la reperibilità si esaurisce proprio nel mero rispetto dell'obbligo di attesa di essere chiamato nel periodo orario prestabilito per raggiungere il presidio (cd. reperibilità passiva), senza che a tale disponibilità segua una effettiva chiamata e quindi una prestazione di servizio, mentre la seconda è caratterizzata dalla effettiva chiamata e dalla conseguente prestazione lavorativa (cd. reperibilità attiva). Come accennato, entrambe le situazioni danno diritto all'indennità, e, oltre a ciò, nel caso di reperibilità attiva, l'attività prestata viene retribuita come prestazione straordinaria oppure viene compensata con un recupero orario (art. 18, comma 10, d.P.R. 20 maggio 1987 n. 270; Consiglio Stato, sez. V, 09 settembre 2009, n. 5270).
Giova quindi richiamare le disposizioni di cui all'art. 18 del DPR 20.05.1987 nr. 270, a norma del quale "Il servizio di pronta disponibilità è caratterizzato dalla immediata reperibilità del dipendente e dall'obbligo per lo stesso di raggiungere il presidio nel più breve tempo possibile dalla chiamata, secondo intese da definirsi in sede locale". Il secondo comma prevede l'obbligo di "definire all'inizio di ogni anno, sentite le organizzazioni sindacali firmatarie dell'accordo recepito dal presente decreto, un piano per affrontare le situazioni di emergenza in relazione alla dotazione organica ed ai profili professionali necessari per l'organizzazione dei servizi e dei presidi".
In ogni caso, "sono tenuti al servizio di pronta disponibilità esclusivamente i dipendenti in servizio presso unità operative con attività continua e, solo sulla base del piano di cui al comma precedente, il personale strettamente necessario a soddisfare le esigenze funzionali". Seguono ulteriori disposizioni di disciplina della turnazione e della misura dei relativi compensi. Infine, (comma 10 ed 11) "In caso di chiamata l'attività prestata viene computata come lavoro straordinario o compensata con recupero orario. Di regola non potranno essere previste per ciascun dipendente più di 6 pronte disponibilità nel mese".
Nel sistema dell'art. 18 cit., dunque, è lo stesso DPR 270/87 che disciplina il servizio di pronta reperibilità, demandando al piano solamente l'attuazione in sede locale delle previsioni generali quanto al personale addetto alle u.o. con attività continua; il piano ha invece un effetto costitutivo del titolo e della pretesa per la categoria di personale che è costituita da quello "strettamente necessario a soddisfare le esigenze funzionali" (cfr. a tale proposito la recente pronuncia di T.A.R. Campania Napoli, sez. V, 06 giugno 2008, n. 5390 che ha negato la sussistenza di un diritto all'indennità per pronta reperibilità per il personale non strettamente necessario in mancanza del piano).
Sulla base di ciò, per il personale addetto alle U.O. con attività continuative, quali il P.O. di Oppido Mamertina presso cui presta servizio il ricorrente odierno, la pretesa al pagamento dei compensi per turnazione effettivamente assicurata oltre il limite minimo di sei turni per mese trova titolo direttamente nella disposizione in esame, mentre non è necessaria, ai fini della legittimità delle prestazioni erogate, la sussistenza effettiva del piano di cui al comma 2 dell'art. 18 cit.
Secondo i consueti principi in ordine al riparto dell'onere probatorio, spetta al dipendente dell'Amministrazione sanitaria addetto ad unità operative di servizio continuativo che agisce per ottenere il pagamento delle prestazioni rese per reperibilità "in eccedenza" ossia oltre i turni del comma 11, fornire prova dell'avvenuta prestazione della reperibilità e della quantificazione dei relativi importi dovuti (onere cui il ricorrente ha puntualmente assolto nell'odierna fattispecie con la produzione della certificazione richiamata in apertura); spetta, invece, all'Amministrazione intimata eccepire l'eventuale infondatezza della pretesa contestando la qualità del dipendente (ad es. per mancata adibizione ad una u.o. con attività continuativa o per circostanze inerenti la sua qualifica ai fini di cui al comma 12 che elenca figure professionali escluse dalla reperibilità e così via) o l'inesatta quantificazione delle somme dovute, o ancora allegando una eventuale violazione della turnazione e simili.
Tali considerazioni consentono così di superare l'astrattamente prospettabile questione della mancanza di una autorizzazione specifica alla prestazione delle reperibilità in eccedenza.
Peraltro, l'irrilevanza della mancanza di una formale autorizzazione alla prestazione del servizio di pronta reperibilità è già stata riconosciuta nella giurisprudenza del Tribunale da precedenti pronunce, nelle quali si è ravvisata "la peculiarità del servizio, caratterizzato dalla necessità di fare fronte alle emergenze mediche e dalla improcrastinabilità delle stesse"...con conseguente eccezione (al principio della necessaria formale autorizzazione ai fini del riconoscimento di prestazioni di servizio eccedenti quelle d'obbligo) "per le ipotesi in cui le prestazioni eccedenti non conseguano ad una libera scelta del dipendente, ma costituiscano un preciso obbligo derivante dalla natura del servizio o da ragioni organizzative cogenti, elementi questi che, nella fattispecie in esame, vanno identificati nel carattere di emergenza del servizio e nella carenza dell'organico..." (TAR Reggio Calabria,22 novembre 1997, nr. 968; cfr. anche TAR Reggio Calabria, 19 febbraio 1998, nr. 257).
Nell'odierna fattispecie, va altresì rilevato che agli atti è depositata corrispondenza dalla quale emerge che altro dipendente aveva formalmente comunicato la propria indisponibilità a prestare il servizio oltre il requisito minimo obbligatorio dei sei turni per mese, nel medesimo periodo di riferimento; e che l'Azienda gli ha rivolto uno specifico ordine di servizio con il quale ha dichiarato l'obbligatoria prestazione della reperibilità, prospettando, in difetto, l'interruzione del pubblico servizio (cfr. doc. allegati in atti, rispettivamente, del 18 novembre 1991 e del 2 dicembre successivo).
Tale circostanza consente di confermare, in mancanza di una specifica allegazione difensiva da parte dell'Amministrazione, la carenza dell'organico nel PO di appartenenza del ricorrente che è implicita nell'ordine di servizio (posto che una eventuale ulteriore disponibilità di personale avrebbe consentito all'Amministrazione di aderire alla nota del dipendente), e che nell'organizzazione del servizio, nel periodo considerato, l'Amministrazione ha consapevolmente fruito delle prestazioni del personale dipendente ai fini della pronta reperibilità.
Alla luce di quanto sopra, deve quindi ritenersi provata non solamente l'avvenuta prestazione dei turni per cui si chiede il pagamento del compenso, ma anche la misura di quest'ultimo e l'assenza di cause ostative riconducibili ad eventuali carenze di titolo soggettivo del ricorrente (in relazione alle categorie escluse dalla reperibilità ai sensi del comma 12 o solo eventualmente incluse nella reperibilità, ai comma 13 e 14 dell'art. 18, DPR 270/87).
Il ricorso è dunque fondato e come tale va accolto, con la condanna dell'ASP di Reggio Calabria al pagamento delle somme dovute al ricorrente per l'espletamento del servizio di pronta reperibilità, nella misura di euro 610,37, oltre accessori come per legge.
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo a favore del difensore distrattario.
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l'effetto dichiara il diritto del ricorrente ad ottenere la corresponsione dell'indennità per pronta reperibilità per le prestazioni relative all'anno 1991 come in parte motiva indicato; condanna l'ASP di Reggio Calabria al pagamento di euro 610,37oltre accessori come per legge dalla domanda al soddisfo in favore di parte ricorrente.
Condanna l'ASP di Reggio Calabria alle spese di lite che liquida in favore dell'Avv. Domenico Tripodi, distrattario, in euro 200,00 oltre IVA, CPA e spese generali come per legge, attesa la natura seriale dell'odierno giudizio.
Così deciso in Reggio Calabria nella camera di consiglio del giorno 10 marzo 2011 con l'intervento dei magistrati:
Depositata in Segreteria l'1 aprile 2011
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