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Timestamp: 2020-08-03 11:48:10+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 54', 'art. 54', 'art. 28', 'art. 54', 'art. 26', 'art. 28', 'art. 26', 'art. 54', 'art. 2']

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La tassazione dei compensi dei cooperanti
Come certificare i redditi dei cooperanti delle Ong? I criteri per la tassazione dei redditi dei cooperanti.
La tassazione dei compensi ai cooperanti continua ad essere una questione incerta, in assenza di istruzioni dall’Agenzia delle Entrate, per le Ong e per i cooperanti.
Il sistema della tassazione dei compensi ai cooperanti è stato introdotto più di diciotto anni fa (2002). Tuttavia, in questo lungo lasso di tempo l’Agenzia delle Entrate non ha mai spiegato come dichiarare tali redditi. Quello che sappiamo è che si tratta di redditi assimilati a quelli di lavoro autonomo, ancorché risalenti a contratti di tutt’altro genere come il lavoro subordinato o le collaborazioni coordinate e continuative.
Inoltre, la legge di riforma della cooperazione internazionale (Legge n. 125/2014) ha abrogato la Legge n. 49/1987 e non ha riproposto né la figura del cooperante né ha modificato il TUIR, proponendo un sistema alternativo.
In questa situazione vediamo di riepilogare quanto previsto dalla nostra legislazione per la tassazione dei compensi dei cooperanti.
La tassazione dei compensi dei cooperanti e art. 54 co. 8-bis TUIR
La tassazione dei compensi dei cooperanti e la Circolare dell’Agenzia delle Entrate
Il progetto di cooperazione ed il rapporto di lavoro
Lavoratore dipendente o collaborazione coordinata e continuativa
La dichiarazione dei compensi ai cooperanti
La tassazione dei compensi e le conseguenze da parte dell’Agenzia delle Entrate
Il criterio generale di tassazione dei compensi dei cooperanti è disciplinato dall’art. 54, comma 8-bis del TUIR. Questa norma dispone che:
“In deroga al principio della determinazione analitica del reddito, la base imponibile per i rapporti di cooperazione dei volontari e dei cooperanti è determinata sulla base dei compensi convenzionali fissati annualmente con decreto del Ministero degli affari esteri di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Questo, indipendentemente dalla durata temporale e dalla natura del contratto purché stipulato da organizzazione non governativa riconosciuta idonea ai sensi dell’articolo 28 della legge 26 febbraio 1987, n. 49“
La Legge n. 49/1987 è stata abolita dalla Legge n. 125/2014 ma il concetto di cooperante e di volontario sono rimasti in vigore per effetto del Decreto interministeriale del 16/12/2015, e dall’art. 28 della Legge n. 125/2014.
Questo rimando ha, di fatto mantenuto in vita la norma di cui al comma 8-bis dell’art. 54 TUIR che, diversamente, sarebbe risultata tacitamente abrogata.
In questo contesto deve essere segnalato un intervento di prassi da parte dell’Agenzia delle Entrate. Mi riferisco alle disposizioni contenute dalla Circolare 15/E del 01/02/2002 (par. 7). In tale documento è stato chiarito che indipendentemente dal contratto di lavoro sottostante al rapporto delle Ong/cooperante/volontario, i compensi ricevuti dal cooperante sono determinati in modo convenzionale e da considerare assimilati al reddito di lavoro autonomo senza possibilità di deduzione delle spese.
Inoltre, la Circolare, in commento, afferma che comunque la Ong, in qualità di sostituto di imposta, deve effettuare le ritenute fiscali e gli adempimenti conseguenti in funzione:
Della categoria reddituale in cui è possibile inserire, il compenso pagato al cooperante o al volontario (lavoro dipendente/assimilato o lavoro autonomo);
Dell’ammontare del compenso effettivamente pagato.
Pertanto non rileva, la determinazione del reddito su base convenzionale e la sua assimilazione a quello di lavoro autonomo.
Per poter rientrare nella categoria dei cooperanti, il datore di lavoro deve essere uno dei soggetti di cui all’art. 26 della Legge n. 125/2014, iscritto nell’elenco pubblico delle Organizzazioni della Società civile (OSC).
Sul punto, l’art. 28, co. 1, Legge n. 125/2014 dispone che:
“le organizzazioni della società civile e gli altri soggetti di cui all’articolo 26 possono impiegare all’estero personale maggiorenne italiano, europeo o di altri Stati esteri in possesso di adeguati titoli, delle conoscenze tecniche, dell’esperienza professionale e delle qualità personali necessarie, mediante la stipula di contratti, i cui contenuti sono disciplinati in sede di contrattazione collettiva, nel rispetto dei principi generali in materia di lavoro, anche autonomo, stabiliti dalla normativa italiana“
Per poter essere considerato cooperante o volontario occorre che il personale impiegato sia:
Inquadrato in un progetto di cooperazione che sia finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS); oppure
Che il progetto abbia ottenuto la conformità rilasciata dall’Agenzia stessa.
Un qualsiasi lavoratore di una Ong o di altra organizzazione della Società civile, dipendente o autonomo, impiegato all’estero ma al di fuori di questi ambiti, non può essere considerato cooperante o volontario ai fini dell’utilizzazione dello speciale trattamento fiscale.
Il progetto di cooperazione ha una data di inizio e una data di termine, mentre il rapporto di lavoro, potrebbe, anche, essere iniziato prima o terminare anche oltre il periodo previsto dal progetto stesso.
Così come pure il lavoratore dipendente potrebbe, durante l’anno, essere impiegato in Italia per una funzione (lavoro domestico) e poi essere comandato di svolgere un lavoro all’estero in qualità di cooperante.
Devono, quindi essere soddisfatte le seguenti condizioni:
Ong o altri soggetti della Società civile iscritti all’OSC;
Progetto di cooperazione che abbia ottenuto almeno la conformità.
I lavoratori, che rientrano in tale progetto di cooperazione e quindi in un determinato arco di tempo, assumono la qualifica di cooperante o di volontario e possono utilizzare il regime fiscale di determinazione convenzionale del reddito prodotto in quello stesso arco di tempo.
In dipendenza di un contratto di lavoro dipendente o di una collaborazione coordinata e continuativa il datore di lavoro (Ong o gli altri soggetti di cui all’art. 26 legge n. 125/2014), deve:
Calcolare l’imposta lorda in funzione della durata del rapporto di lavoro, dell’importo della retribuzione effettivamente pagata e del corrispondente scaglione di reddito IRPEF;
Applicare le detrazioni di imposta previste per questa tipologia di reddito tra cui quelle per lavoro dipendente e per carichi di famiglia ecc.;
Applicare la ritenuta fiscale netta, differenza tra l’imposta lorda e le detrazioni di imposta, parametrate in base al periodo di lavoro svolto;
Qualora ci sia un contratto d’opera, tipico nel caso in cui il prestatore sia un libero professionista, ossia un lavora autonomo, il committente deve:
Pagare il compenso effettivamente stabilito al netto della ritenuta fiscale che attualmente è il 20% a titolo di acconto;
Nel caso in cui il lavoratore non sia residente in Italia, e la prestazione lavorativa sia svolta all’estero, il datore di lavoro o il committente non dovrebbe effettuare alcuna ritenuta fiscale italiana.
Occorre, tuttavia, verificare se il datore di lavoro possa qualificarsi come stabile organizzazione nel Paese ospite ed, in tal caso, applicare le leggi fiscali di quel Paese.
Ciò non significa che le retribuzioni o gli emolumenti siano liberi dall’imposizione fiscale. Il percettore li deve dichiarare nel proprio Paese di residenza e lì adempiere alle proprie obbligazioni tributarie.
Qualora la Ong, svolgendo un progetto di cooperazione allo sviluppo in un paese estero per il quale l’AICS ha concesso la conformità, impiega lavoratori dipendenti o autonomi, questi hanno il diritto di determinare il proprio reddito convenzionalmente in base a quanto disposto dal già citato art. 54, comma 8-bis del TUIR.
Tuttavia, tutti coloro che operano nel programma di cooperazione ma, al di fuori di quelli espressamente indicati nel progetto finanziato o con conformità AICS, non godranno del particolare trattamento economico posto che non acquisiscono la qualifica di cooperante o di volontario.
Il decreto interministeriale del 16/12/2015 ha stabilito la misura della retribuzione convenzionale mensile, a decorrere dal 1 gennaio 2016:
1.519,67 euro per i cooperanti;
849,40 euro per i volontari.
L’art. 2 del decreto interministeriale, stabilisce che questi importi devono aumentare annualmente in funzione della percentuale e con la stessa decorrenza degli aumenti a titolo di perequazione automatica delle pensioni.
Nel 2018 si è stabilito l’aumento dell’1,1% e pertanto le retribuzioni convenzionali sono stabilite:
1.536,39 euro per i cooperanti;
858,74 euro per i volontari.
Il decreto interministeriale del 2015 ha anche stabilito che per i periodi di lavoro inferiori al mese il conteggio sia parametrato in base ai giorni effettivi di durata del rapporto di lavoro (domeniche escluse) diviso 26 giorni.
Come si può “dividere” nella Certificazione Unica, i diversi periodi di lavoro ed indicare correttamente gli importi da dichiarare per il calcolo delle imposte sia al lavoratore che all’Agenzia delle Entrate?
Dobbiamo, innanzitutto evidenziare che il problema è rappresentato rappresentato dalla circostanza che né nel modello CU né nella Modello Redditi PF, esiste la possibilità di indicare attraverso un codice specifico o un’apposita casella, l’ammontare del reddito effettivamente percepito.
Dato che non è possibile inviare più mod. CU in modalità ordinaria per lo stesso percettore, si potrebbe effettuare un primo invio in modalità ordinaria con l’indicazione degli emolumenti pagati nei periodi in cui non ha rivestito la qualifica di cooperante.
I successivi mod. CU potrebbero essere inviati come modelli aggiuntivi con i dati relativi al periodo in cui è stato considerato cooperante.
Entrambi i modelli dovrebbero contenere sempre e comunque gli importi effettivamente corrisposti e le ritenute realmente effettuate affinché vi sia un raccordo con i versamenti avvenuti attraverso i modelli F24.
I Mod. CU ordinario e aggiuntivo comporterebbero la sommatoria degli emolumenti e delle ritenute indicate nei modelli inviati.
L’Agenzia delle entrate tramite il ricorso ai controlli automatizzati, potrebbe segnalare al contribuente una difformità tra i dati in suo possesso, derivanti dai mod. CU e quanto il contribuente avrà dichiarato.
In entrambi i casi occorre che il contribuente dimostri le proprie ragioni e a far valere le norme in vigore peraltro non sempre conosciute dal personale dell’Agenzia delle Entrate.
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