Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1557-codice-civile-impossibilita-di-restituzione
Timestamp: 2018-10-18 06:14:10+00:00
Document Index: 39786971

Matched Legal Cases: ['art. 1667', 'art. 1453', 'art. 5', 'art. 1220', 'art. 2557', 'art. 1557']

Art. 1557 codice civile: Impossibilità di restituzione
Chi ha ricevuto le cose non è liberato dall’obbligo di pagarne il prezzo, se la restituzione di esse nella loro integrità è divenuta impossibile per causa a lui non imputabile (1).
(1) Tale norma riguarda la sola ipotesi in cui il contratto non sia scaduto e la merce non sia stata venduta; in tal caso la proprietà delle cose resta in capo al tradens ed è prevista una inversione del rischio per il perimento delle stesse: tale rischio è, infatti, accollato all’accipiens detentore (il quale non è comunque liberato), anziché al tradens proprietario, come dovrebbe essere di regola.
Il rischio per il perimento della merce grava sull’accipiens in quanto questi, sebbene non proprietario, ha la piena disponibilità delle stesse, e si può liberare dall’obbligo di pagare il prezzo soltanto riconsegnando le cose nella loro integrità.
Le disposizioni in tema di inadempimento contrattuale contenute negli art. 1667, 1668 e 1669 c.c., che disciplinano l'appalto, integrano ma non escludono l'applicazione dei principi generali in tema di inadempimento contrattuale di cui agli art. 1453 e 1455 c.c., laddove non ricorrano i presupposti della disciplina speciale che presuppone l'avvenuta ultimazione dell'opera, a prescindere dal fatto che il mancato completamento sia dovuto all'uno o all'altro dei contraenti. Allorquando, dunque, l'appaltatore abbia eseguito interamente l'opera o se, avendola eseguita, si rifiuti di consegnarla o la consegni con ritardo rispetto al termine pattuito, non vi è ragione per non applicare la disciplina generale sull'inadempimento dei contratti a prestazioni corrispettive.
Cassazione civile sez. II 22 marzo 2007 n. 6931
In tema di recesso dal contratto di locazione concernente un immobile oggetto di comunione, il principio della concorrenza di pari poteri gestori in tutti i comproprietari comporta che ciascuno di essi sia legittimato a dare disdetta del contratto e ad agire conseguentemente, nei confronti del conduttore, per il rilascio dell'immobile in recesso contro il conduttore, senza che sia configurabile una ipotesi di litisconsorzio necessario con gli altri comproprietari.
Cassazione civile sez. III 19 settembre 2001 n. 11806
A seguito dell'entrata in vigore della l. 27 luglio del 1978 n. 392 (legge cosiddetta dell'equo canone) la valutazione, quanto al pagamento del canone, della gravità e dell'importanza dell'inadempimento del conduttore in relazione all'interesse del locatore insoddisfatto non è più rimessa all'apprezzamento discrezionale del giudice, ma è predeterminata legalmente mediante previsione di un parametro ancorato (art. 5 e 55 della legge) a due elementi: l'uno di ordine quantitativo afferente al mancato pagamento di una sola rata del canone o al mancato pagamento di oneri accessori di importo superiore a due mensilità del canone, l'altro di ordine temporale relativo al ritardo consentito e tollerato, fermo restando tuttavia, ai fini della pronuncia di risoluzione del contratto, il concorso dell'elemento soggettivo dell'inadempimento costituito dalla imputabilità della mora debendi a dolo o a colpa del debitore. (Nella specie la S.C. ha confermato la decisione di merito la quale aveva escluso la sussistenza del dolo e della colpa, ravvisando nel comportamento del conduttore una offerta non formale della prestazione - art. 1220 c.c. - osservando che l'invio del canone a mezzo di assegni circolari è indicativo della seria volontà del conduttore di adempiere la sua obbligazione, tanto più che in precedenza i locatori non avevano rifiutato la suddetta forma di pagamento).
Cassazione civile sez. III 25 maggio 1998 n. 5191
In tema di divieto di concorrenza, la disposizione contenuta nell'art. 2557 c.c., la quale stabilisce che chi aliena l'azienda deve astenersi, per un periodo di cinque anni dal trasferimento, dall'iniziare una nuova impresa che per l'oggetto, l'ubicazione o altre circostanze, sia idonea a sviare la clientela dell'azienda ceduta, non ha il carattere dell'eccezionalità, in quanto essa non deroga ad un principio di libertà, esprimendo, al contrario, un principio generale di libertà giuridica. Pertanto, non è esclusa l'applicabilità in via analogica del citato art. 1557 c.c. all'ipotesi di cessione di quote di partecipazione societaria, ove detto trasferimento realizzi il presupposto di un pericolo concorrenziale analogo a quello conseguente alla cessione di azienda vera e propria., in quanto attraverso la forma della cessione di quote si pervenga, in realtà, a cedere una precipua attività di impresa. Spetta al giudice di merito di accertare, caso per caso, se il predetto pericolo concorrenziale si sia realizzato anche nel caso di cessione di quote di partecipazione.
Cassazione civile sez. I 24 luglio 2000 n. 9682
Elemento caratteristico del contratto estimatorio è la facoltà dell'"accipiens" di restituire la merce in via alternativa all'obbligo di pagamento del prezzo e la fissazione di un termine per l'esercizio di tale facoltà, mentre si ha deposito per la vendita allorché l'"accipiens" abbia ricevuto della merce per venderla con l'obbligo di rispettare dei prezzi minimi di vendita, senza essere esonerato dall'obbligo di versare quanto effettivamente riscosso, salvo il suo compenso, quando riesca a vendere a prezzi maggiori.
Tribunale Torino 30 maggio 1992