Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-9213-del-03-04-2019
Timestamp: 2020-07-08 15:43:42+00:00
Document Index: 66342646

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 295', 'art. 39', 'art. 360', 'art. 7', 'art. 360', 'art. 1', 'art. 61', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 295', 'art. 337', 'sentenza ', 'art. 337', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 9213 del 03/04/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9213 del 03/04/2019
Cassazione civile sez. VI, 03/04/2019, (ud. 31/01/2019, dep. 03/04/2019), n.9213
sul ricorso 8104-2018 proposto da:
U.F.;
avverso la sentenza n. 2795/22/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
partecipata del 31/01/2019 dal Consigliere Relatore Dott. RAFFAELE
che l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della CTR della Puglia, sezione staccata di Lecce, di rigetto del suo appello avverso una decisione della CTP di Lecce, di accoglimento dell’impugnazione di U.F. avverso un avviso di accertamento per estimi catastali, riferito all’anno 2012.
che, col primo, la ricorrente prospetta la violazione e falsa applicazione dell’art. 295 c.p.c., e D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 39, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, in quanto la CTR avrebbe erroneamente omesso di disporre la sospensione per pregiudizialità del processo, stante la pendenza di un giudizio innanzi al Consiglio di Stato, riguardante la revisione di classamento di unità immobiliari nelle microzone 1 e 2 del Comune di Lecce;
che, con il secondo motivo, l’Agenzia assume la violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3: diversamente dalla valutazione della CTR, l’avviso di accertamento non sarebbe stato carente di motivazione, avendo richiamato il provvedimento di attivazione del procedimento revisionale, nonchè le ragioni poste a fondamento del riclassamento disposto;
che, col terzo rilievo, la ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, nonchè del D.P.R. n. 1142 del 1949, art. 61, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto la CTR avrebbe mancato di considerare che la norma in questione sarebbe stata volta a rendere uniforme il mancato aggiornamento delle rendite catastali, attenuando le sperequazioni fiscali all’interno di uno stesso Comune e dunque avrebbe consentito una revisione massiva dei classamenti degli immobili di proprietà. Da ciò la conclusione che il confronto avrebbe avuto senso solo fra microzone di uno stesso territorio comunale, con tutti gli immobili in esse presenti;
che l’intimato non si è costituita;
che, infatti, la sentenza impugnata è stata pubblicata il 25 settembre 2017, allorquando, a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 156 del 2015, non ricorreva più un’ipotesi di sospensione necessaria, ai sensi dell’art. 295 c.p.c., essendo eventualmente applicabile l’art. 337 c.p.c., comma 2, il quale, in caso di impugnazione di una sentenza la cui autorità sia stata invocata in un separato processo, prevede solo la possibilità della sospensione facoltativa di quest’ultimo (cfr. Cass. sez. 6 T, n. 29553 dell’11/12/2017): di conseguenza, anche a voler superare la considerazione che il vizio denunciato non censura l’art. 337 c.p.c., comma 2, resta il fatto che la norma di legge da ultimo citata non obbliga il giudice a procedere alla sospensione del processo;
che anche il secondo ed il terzo motivo, da trattare congiuntamente, siccome strettamente correlati fra di loro, non sono fondati;
che, di conseguenza, non può ritenersi congruamente motivato il provvedimento di riclassamento, qualora esso faccia esclusivo riferimento al rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale nella microzona considerata rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme delle microzone comunali, ed al relativo scostamento ed ai provvedimenti amministrativi posti a fondamento del riclassamento, allorchè dal medesimo non siano evincibili gli elementi (quali la qualità urbana del contesto nel quale l’immobile è inserito; la qualità ambientale della zona di mercato in cui l’unità è situata; le caratteristiche edilizie del fabbricato) che, in concreto, abbiano inciso sul diverso classamento (cfr., in termini, Cass. sez. 5 n. 22900 del 29/09/2017; Cass. sez. 6 T, n. 3156 del 17/02/2015);
che la Corte Cost., con la sentenza n. 249 del 2017, ha, fra l’altro, affermato che “la natura e le modalità dell’operazione enfatizzano l’obbligo di motivazione in merito agli elementi che hanno, in concreto, interessato una determinata microzona, così incidendo sul diverso classamento della singola unità immobiliare; obbligo che, proprio in considerazione del carattere “diffuso” dell’operazione, deve essere assolto in maniera rigorosa in modo tale da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano il provvedimento”, ribadendo in tal modo la necessità che l’Amministrazione adotti provvedimenti motivati in modo specifico e puntuale;
che questo Collegio non ritiene di dar seguito al diverso orientamento espresso da questa Corte di Cassazione con la sentenza sez. 5, n. 21176 del 19 ottobre 2016, circa la motivazione degli atti di classamento, trattandosi di precedente rimasto isolato;
che al rigetto del ricorso non segue la condanna della ricorrente alla rifusione delle spese processuali in favore dell’intimato, per non avere quest’ultimo svolto attività difensiva.