Source: http://ilmenagram.blogspot.com/2014/01/proposta-legalizzazione-di-civati-in.html
Timestamp: 2018-05-25 14:37:21+00:00
Document Index: 78268414

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art 1', 'art. 444', 'art. 445', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 84', 'art. 73']

Menagram, la granata punicAttiva: Proposta Legalizzazione di Civati in Materia di Cannabis e Derivati
Proposta di legge d’iniziativa dei deputati Giuseppe Civati, Veronica Tentori, Maria Grazia Rocchi, Paolo Gandolfi, Davide Mattiello, Giuseppe Guerini, Luca Pastorino
ed osservazioni dell'Avv. Carlo Alberto Zaina
1. In deroga a quanto previsto dai titoli III, IV, V e VI del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, la coltivazione a fini di commercio, l’acquisto, la produzione e la vendita di cannabis indica e di prodotti da essa derivati sono soggetti ad autorizzazione.
1. È fatto divieto di propaganda pubblicitaria diretta o indiretta della cannabis indica e dei prodotti da essa derivati. In caso di violazione del divieto di cui al presente comma, al responsabile si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 5.165 euro a 25.823 euro.
2. Non costituiscono propaganda le opere dell’ingegno non destinate alla pubblicità che rimangono disciplinate dalla legge 22 aprile 1941, n. 633.
1. Entro il mese di marzo di ogni anno, a decorrere dall’anno successivo a quello di entrata in vigore della presente legge, il Presidente del Consiglio dei ministri presenta al Parlamento una relazione sullo stato di attuazione della legge medesima e sui suoi effetti, con particolare riferimento:
a) all’andamento delle vendite al minuto di prodotti derivati dalla cannabis indica nelle singole regioni con particolare riguardo alle realtà metropolitane;
c) al rapporto fra l’uso di cannabis indica e di suoi derivati e il consumo di alcoolici e di sostanze stupefacenti o psicotrope;
d) agli effetti per la salute rilevati in conseguenza del consumo di cannabis indica e di prodotti da essa derivati, nonché ai risultati delle campagne informative e di prevenzione promosse ai sensi del titolo IX del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni;
e) agli accordi conclusi dal Governo italiano con i Paesi che producono cannabis indica e all’incidenza di essi sull’economia di tali Stati;
f) all’eventuale persistenza del mercato clandestino delle sostanze disciplinate dalla presente legge e alle relative caratteristiche.
1. La presente legge non comporta nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica
L’autorizzazione per i privati pare costituire un naturale accorgimento, per garantire una deroga a principi di carattere monopolistico, aprendo, così il mercato della coltivazione e commercializzazione a tutti i privati."
Il guadagno per l'erario, grazie ai Caffee-Shop "se questi fossero legali anche in Italia", supererebbe i 6 miliardi all'anno (superando l'ICI incassata dal governo Monti nel 2012.) "senza considerare la vendita dei farmaci cannabinoli, dell'olio di canapa, dei prodotti cosmetici ed altri legati alla coltivazione della cannabis", per un giro di affari totale di oltre 15 miliardi."
"B) Va, altresì, condivisa – a mio parere – la previsione che tutti i passaggi della sequenza commerciale, che porta all’acquirente finale (descritti al comma 1 dell’art. 1), siano sottoposti ad una forma di autorizzazione amministrativa, atteso lo scopo imprenditoriale (e di lucro) di tali attività.
C) Non altrettanto chiara, però, è l’indicazione delle condotte che si assumono come legalizzate, attraverso il rilascio dell’autorizzazione all’attività imprenditoriale-commerciale.
Se, infatti, non suscitano problemi interpretativi locuzione del tipo “…la coltivazione ai fini di commercio…” e ”.. la vendita di cannabis indica o di prodotti da essa derivati…”, non mi pare, invece, sufficientemente e minimamente preciso il riferimento sia all’acquisto che alla produzione.
Esso, infatti, a propria volta, nella fattispecie, potrebbe costituire un’inutile duplicazione del più specifico termine “coltivazione”, a meno che, non si intenda, con tale accezione, però, estendere la legalizzazione anche riguardo a prodotti derivati da elaborazioni chimiche di cannabinoidi (situazione che susciterebbe certamente perplessità perché assolutamente differente dalla coltivazione)."
"La stessa circoscrizione delle previsioni normative alla sola cannabis indica pare incomprensibile.
Al di là delle varie terminologie che si sono susseguite nel tempo (ad esempio nel 1924 il botanico sovietico Janichewsky classificò tre diverse specie: la Cannabis sativa che era rappresentata da una specie alta, poco ramificata e con portamento spiccatamente piramidale; la Cannabis indica con un portamento più contenuto e cespugliosa e la Cannabis ruderalis molto contenuta di volume non più alta infatti di 50 cm e senza rami. Nel 1976 i canadesi Small e Cronquist hanno ripreso l'originale classificazione di Linneo individuando una sola specie, la Cannabis sativa L. divisa però in due sottospecie: la Cannabis sativa e la Cannabis indica che si differenziano tra loro per la qualità e la quantità di cannabinoidi (soprattutto THC) presenti che vengono prodotti dalle ghiandole dei peli sotto forma di latice che costituisce quindi un carattere tassonomico)1, si deve accogliere la differenziazione sostanziale in due categorie INDICA e SATIVA, laddove addirittura non si intenda aderire all’orientamento espresso nel 2002 da Clarke e Watson, i quali individuano una sola specie, la C. sativa con diverse varietà, in particolare quelle usate per la produzione di hashish e marijuana, che andrebbero raggruppate nella specie C. indica.
Dunque si deve parlare solamente di cannabis."
"la Cannabis indica che si differenziano tra loro per la qualità e la quantità di cannabinoidi (soprattutto THC) presenti che vengono prodotti dalle ghiandole dei peli sotto forma di latice che costituisce quindi un carattere tassonomico"
Tra l’altro i due Ministeri maggiormente interessati al problema (quello della Giustizia e quello della Salute) paradossalmente non vengono contemplati nel lungo elenco!
In primo luogo, va chiarito cosa si intenda per quantitativo, vale a dire che si deve chiedere se ci riferisca a quello lordo od al principio attivo, [anche se, forse la soluzione del problema potrebbe (il condizionale è d’obbligo per la non felicità della dizione usata) essere desunto dal testo del comma 3°].
In secondo luogo, questa previsione non tiene conto del problema dell’acquisto (od uso) di gruppo.
Anche in questa ipotesi vale il limite, che si riferisce ad un singolo individuo (il quale però potrebbe acquistare anche su mandato di altri)?
C) Il comma 3° ed il comma 4° non presentano particolari problemi interpretativi."
In questo comma "art 1, comma 3", si parla di quantitativo massimo acquistabile da parte dei frequentatori di tali locali "o avventori" e si parla di grammi 5:
"Una sanzione amministrativa, a differenza della pena accessoria, infatti, impedisce che questa sia oggetto, in caso di patteggiamento ex art. 444 c.p.p.) di accordo fra le parti ed esula dal disposto di cui all'art. 445, 1° comma, c. p. p., il quale stabilisce l'inapplicabilità di pene accessorie e di misure di sicurezza con la sentenza che dispone l'applicazione della pena su richiesta.
Ergo, anche questo specifico aspetto va perfezionato.
Non vengono specificate le condotte che possano risultare illecitamente derogatorie ai principi dettati dall’art. 1, ma l’assenza di previsione tassative esemplificative non pare elemento di ostacolo ad una corretta applicazione della norma."
Ma a proposito, l'avvocato sembra abbastanza tranquillo.
"L’art. 4 appare una superflua inutile riproduzione dell’odierno art. 84, rispetto al quale si sovrappone, posto che detta norma3 si rivolge alle sostanze previste nelle tabelle di cui all’art .14 e la cannabis è indicata al comma 1 lett. a) n. 6, che concerne la tab. 1."
a) all’andamento delle vendite al minuto di prodotti derivati dalla cannabis indica nelle singole regioni con particolare riguardo alle realtà metropolitane;b) alle fasce di età dei consumatori;
Non ci sono considerazioni dell'avvocato riguardo a questo articolo, che comunque serve a verificare, l'andamento della legge ed i vantaggi che ne derivano:
(Se tutto il resto, fosse così chiaro..)
Casomai, l'avvocato ha delle perplessità, riguardo a degli specifici aspetti legali, ma non si può pretendere di avere sempre la pappa pronta:
"Ci si deve, quindi, domandare quale differenza concreta, di natura materiale si possa, dunque, percepire tra due condotte (quelle di cedere piccoli quantitativi per uso immediato) del tutto analoghe tra loro, pervenendo alla proposta di giustificare solamente una delle due.
Rinunziare a punire che invece forme di spaccio (anche modeste quantità) significa, in modo superficiale, favorire il proliferare di nuove forme criminose più insinuanti, posto che saranno le organizzazioni criminose – soprattutto straniere - le prime beneficiarie di questa esenzione, reclutando tossicodipendenti come nuovi pusher."
(Parlando esclusivamente di cannabis, e della quale, questo post si sta occupando)
Credo, però, che la norma sia stata concepita in modo inaccettabilmente generico e che, il pur interessante progetto Civati, perda un’occasione irripetibile per cercare di conferire un significato tangibile e certo alla locuzione coltivazione ad uso personale."
Anche qui l'avvocato auspicherebbe un ritorno alla netta distinzione tra le droghe leggere e pesanti, rispetto al pasticcio creato dalla Fini-Giovanardi, e il ristabilimento delle tabelle presenti prima della legge del 2006 "e nella Iervolino-Vassallo":
(Io non vorrei mai essere paragonato a chi detiene o utilizza l'eroina, come la coltivazione in proprio non alimenterà mai le mafie..)
"Purtroppo anche questa scelta dimostra un approccio assai superficiale al tema, perché il sistema delle sanzioni amministrative ha manifestato negli anni il proprio carattere di assoluta inadeguatezza dissuasiva ed inutilità, tanto che credo andrebbe del tutto abrogato.
Dunque non basta un adeguamento lessicale della norma, la stessa andrebbe abrogata in toto."
Anche il sistema delle sanzioni amministrative pecuniari andrebbe eliminato o completamente rivisto, soprattutto quando riguarda quantità minime di cannabis, adesso sono sproporzionate e sono servite allo Stato per fare cassa.
Bisognerebbe anche stabilire la reale pericolosità per la guida, non usando più i test delle urine, che non dimostra nessun attuale o reale stato di ebrezza "tantomeno l'inidoneità alla guida":
Il costo, visto la mole dei sequestri di stupefacenti non sarebbe eccessivo, soprattutto se coinvolgesse i laboratori farmaceutici militari, inoltre si eviterebbe che queste persone siano obbligati a delinquere "rubando, spacciando o prostituendosi" per acquistare lo stupefacente.
"Da ultimo rilevo che non è prevista nessuna modifica al nuovo comma 5 dell’art. 73 (mod. ex d.l.vo n. 146/2013), il quale tuttora – pur modificando la lieve entità da circostanza attenuante in reato autonomo – prevede la stessa pena per qualsiasi tipologia di droghe.
Pubblicato da Marco Galli a 08:08
Etichette: abolizione, cannabis, cessione, Civati, coltivazione, Fini-Giovanardi, Legalizzazione, legge, marijuana, regolamentazione, vendita