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Timestamp: 2019-07-16 05:06:27+00:00
Document Index: 118503483

Matched Legal Cases: ['art.3', 'art.36', 'art. 9', 'art.1', 'art.36', 'sentenza ']

Partendo dai motivi storici che hanno indotto ad inserire nelle scuole l'insegnamento della religione cattolica, vediamo come esso si è evoluto e come si inserisce nell'attuale ordinamento giuridico.
Prima dell’età moderna, infatti, ’autorità ecclesiastica aveva esercitato un generale potere di vigilanza sia sull’insegnamento delle discipline ecclesiastiche sia sui contenuti dell’insegnamento delle discipline c.d. profane, nell’ambito di una più ampia funzione di controllo della conformità del diritto positivo allo ius divinum, riconosciuta alla Chiesa da ordinamenti caratterizzati dalla subordinazione gerarchica al diritto divino, per cui in quel contesto sociale non si era posta affatto la questione dell’insegnamento della religione, emersa, appunto, a seguito della statalizzazione e laicizzazione della scuola. In particolare, tutti i movimenti liberali dell’Ottocento sono stati caratterizzati, nei Paesi cattolici, da uno spirito anticlericale, diretto a scardinare la repressione culturale e spirituale al fine di favorire l’affermazione delle istanze di libertà e di progresso.
Caduta la destra e prevalsa al governo la Sinistra parlamentare, cambiò notevolmente la posizione dell’insegnamento della religione nelle scuole. La legge Coppino del 1887 istituiva l’obbligatorietà dell’istruzione elementare, ma scompariva dall’elenco delle materie obbligatorie d’insegnamento l’istruzione religiosa e veniva introdotto lo "studio delle prime nozioni di doveri dell’uomo e del cittadino"; nei licei, nei ginnasi e nelle scuole tecniche veniva soppresso l’insegnamento della religione con l’abolizione dell’ufficio del ‘direttore spirituale’.
Tuttavia, tale indirizzo subì un radicale mutamento fino al superamento della pregiudiziale della scuola laica, nel 1923, con la riforma Gentile (r.d. l° ottobre 1923 n. 2185), che, nel riordinare la scuola elementare poneva "a fondamento e coronamento dell’istruzione elementare in ogni suo grado" l’insegnamento della dottrina cristiana "secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica" (art.3). L’istruzione religiosa doveva esser impartita nei giorni e nelle ore stabiliti da un successivo regolamento per mezzo di insegnanti reputati idonei su conforme parere dell’autorità ecclesiastica competente, ed era previsto il diritto all’esonero per quei fanciulli i cui genitori dichiarassero di volervi provvedere personalmente). In quel quadro normativo descritto l’insegnamento religioso nella scuola si presentava in due forme diverse: l’insegnamento della religione come materia di studio, cui era destinato un determinato arco di tempo; l’insegnamento ‘diffuso’ della religione cattolica per la presenza di elementi di questa religione in tutte le altre materie di studio.
Successivamente tale orientamento, in materia, dello Stato era trasposto nell’accordo con la S.Sede del 1929 (Concordato Lateranense), in cui si stabiliva che "L’Italia considera fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica l’insegnamento della dottrina cristiana secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica. E perciò consente che l’insegnamento religioso ora impartito nelle scuole pubbliche elementari abbia un ulteriore sviluppo nelle scuole medie, secondo programmi da stabilire d’accordo tra la S.Sede e lo Stato" (art.36), confermando così l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole elementari ed estendendolo alle scuole medie, da impartire secondo programmi da definirsi concordemente tra Governo italiano e Santa Sede. In esecuzione dell’accordo, la L.n.824 del 5/6/1930 disponeva l’insegnamento obbligatorio della religione nelle scuole medie, con dispensa per gli alunni i cui genitori ne facessero richiesta.
Dopo la caduta del fascismo venivano modificati i programmi della scuola elementare introducendo novità dirette a favorire lo sviluppo delle capacità di autogestione del bambino e la sua creatività, eliminando gli aspetti di culto per il nazionalismo, senza con ciò incidere sui programmi dell’insegnamento della religione cattolica né sulla disciplina dell’ora speciale, continuandosi a riconoscere alla religione una funzione centrale nella formazione dei bambini. Ed anche la legge n.444/1968, con cui è stata istituita la scuola materna statale, ed d.P.R. n.679/1969, che ne ha regolato il funzionamento, pur sottolineando l’esigenza di favorire l’autonomia dei bambini, la liberazione da paure e insicurezze, la libertà dei metodi didattici, ha previsto l’insegnamento della religione cattolica, rilevando l’importanza dell’educazione religiosa per la rispondenza di essa ad "esigenze affettive ed intellettuali" del bambino, senza porre alcuna garanzia alla libertà religiosa di bambini figli di genitori laici o acattolici, ma limitandosi a prevedere, in caso di presenza di bambini appartenenti a famiglie non cattoliche, il rispetto di tali altri orientamenti da parte dell’educatrice.
Attualmente l’art. 9 del Nuovo Concordato prevede che lo Stato "riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado", e che è assicurato l’esercizio della facoltà di scelta tra avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento, senza che ciò possa dar luogo a forme di discriminazione.
Mentre nel concordato del 1929 l’estensione dell’insegnamento della religione cattolica dalle scuole elementari alle scuole secondarie si fondava sul principio della religione di Stato - art.1 del Trattato del Laterano, non più in vigore -, nel nuovo si è voluta offrire l’opportunità ai cattolici italiani di soddisfare l’educazione religiosa usufruendo dell’insegnamento della propria religione nella scuola pubblica, in considerazione del valore storico dei principi del cattolicesimo. Inoltre, alla luce della precedente normativa concordataria era presente nei programmi delle scuole materna ed elementare un insegnamento ‘diffuso’ dei principi della dottrina cristiana, essendo l’insegnamento della religione cattolica considerato come "fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica" secondo l’art.36 del Concordato del 1929, forma di insegnamento che si è voluta abolire con la nuova normativa concordataria perché palesemente in contrasto con i principi di base della Costituzione.
La legge infatti afferma che è possibile "non avvalersi" e che coloro che non intendono frequentare l’insegnamento della religione cattolica possono:
- frequentare attività alternative - che la maggior parte delle scuole italiane non organizza-- dedicare l’ora allo studio di altre materie, che dovrebbe avvenire con il supporto di insegnanti - nei fatti non disponibili-.
-uscire dalla scuola - possibilità affermata da una sentenza della Corte Costituzionale, ma valida solo per gli studenti maggiorenni-.