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Timestamp: 2020-02-24 09:03:18+00:00
Document Index: 156083456

Matched Legal Cases: ['art. 33', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 38', 'sentenza ', 'art. 84', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 51', 'sentenza ', 'art. 51', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 146', 'art. 167', 'sentenza ', 'art. 92', 'art. 53', 'art. 92', 'sentenza ']

Newsletter - 9 maggio 2014
Rassegna stampa Asmel – Speciale Contratti e Appalti n.56 del 09/05/2014
OBBLIGO DI CENTRALIZZAZIONE APPALTI DAL DECRETO-LEGGE N. 66/2014: LA FORMULA ASMEL PIACE A TUTTI!
Sale il livello di attenzione verso la Centrale di committenza promossa da Asmel dopo il “via libera” dal Decreto-Legge 24 aprile 2014, n. 66, cosiddetto “Irpef-Spending 2014” che ha esteso a tutti i Comuni l’obbligo di gestire gli appalti di lavori, servizi e forniture tramite Centrali di Committenza riformando l’art. 33 comma 3-bis del Codice degli Appalti. I Comuni non capoluogo per bandire le gare debbono quindi ricorrere a uno dei soggetti aggregatori, ovvero a centrali di committenza il cui ambito sia abbastanza ampio da creare massa critica. Tale riforma degli appalti riconosce piena validità al modello di Centrale di Committenza nazionale promosso da ASMEL (1.862 enti locali associati) e operativo da maggio 2013 in 12 Regioni d’Italia attraverso la piattaforma telematica www.asmecomm.it. Gli associati possono realizzare gare sopra e sotto soglia comunitaria tramite tutte le procedure previste dalla normativa vigente, sia tradizionali che telematiche, in completa autonomia, ovvero delegando alla Centrale parte o tutto l’iter per l’espletamento delle procedure di gara. Un modus operandi che si è affermato anche tra forme associative (centrali unionali, uffici tecnici associati, ecc) e Comuni medio-grandi e che consente notevoli vantaggi in termini di celerità e trasparenza della procedura, senza, tra l’altro, caricare l’Ente di costi aggiuntivi. Qui la Circolare informativa
LE CONVENZIONI QUADRO ASMEL SUPERANO ANCHE IL VAGLIO DEL TAR
Il Tar della Campania, con una recentissima pronuncia del 23 aprile, ha respinto il ricorso presentato da una società di riscossione e da ANACAP, l'Associazione di categoria, per l'annullamento previa sospensione della delibera con la quale un Comune della provincia di Caserta ha affidato la concessione per la riscossione del tributi locali a una delle Società aggiudicatarie della Gara europea bandita dalla Centrale di Committenza ASMEL CONSORTILE. Asmel, infatti, ha operato nella qualità di Centrale di Committenza per conto dei Comuni Soci, ai sensi degli artt. 3 e 33 del DLgs 163/2006, indicendo una Gara per l'individuazione dei Soggetti affidatari del Servizio da erogare ai Comuni associati. Contro l'aggiudicazione intervenuta a favore dell’aggiudicatario, si è appellata la ditta ricalcando le osservazioni che ANACAP aveva reiteratamente trasmesso a enti e istituzioni e attraverso la partecipazione a tanti Convegni rivolti agli Uffici Tributi degli Enti Locali. Asmel CONSORTILE, anche non essendo direttamente coinvolta nella "querelle" sollevata dalla società, che peraltro operava precedentemente presso il Comune, ha scelto di costituirsi davanti al TAR per veder confermate, anche in questa sede, le proprie ragioni. L'obiettivo era di far sì che il Tribunale amministrativo non si limitasse a respingere il ricorso solo per motivi burocratici ma, entrando nel merito, giudicasse la correttezza dell’operato della Centrale di Committenza. Le argomentazioni di ANACAP e aderenti sono, infatti, pretestuose considerate le vantaggiose condizioni ottenute, in termini di prezzo-qualità, oltre che infondate dato che tutte le argomentazioni contenute negli esposti ANACAP, e ribadite nel ricorso al TAR, erano già state ampiamente confutate nel LODO del Prof. Giuseppe Abbamonte, Presidente degli Amministrativisti italiani. Qui le informazioni sulla Convenzione Quadro (condizioni contrattuali, aggi, atti deliberativi e documentazione di gara).
DL 66/2014: LE SCHEDE DI LETTURA NEL DOSSIER DEL SENATO
Il decreto recante misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale attua alcuni provvedimenti anticipati nel c.d. “piano Cottarelli”, che ha previsto risparmi di oltre 59 miliardi in tre anni. In questo disegno di ridefinizione della spesa emerge in particolare la drastica riduzione delle stazioni appaltanti e la nascita dei soggetti aggregatori, come già anticipato ai lettori. Per un’analisi più approfondita si rinvia al Dossier n. 137 del Servizio Studi del Senato. Qui, inoltre, la nota di lettura del Senato con all’art. 9 le specifiche su acquisizione di beni e servizi attraverso soggetti aggregatori e prezzi di riferimento.
GOVERNO: LA RIFORMA DELLA PA ANNUNCIATA PER LETTERA
Con una lettera rivolta a tutti i dipendenti della Pubblica Amministrazione, il Governo ha avviato una consultazione aperta dal 30 aprile al 30 maggio. La lettera, dal tono accorato, sottolinea la volontà di cambiamento e di riforma partendo dalle considerazioni di coloro i quali vengono definiti i “protagonisti” di questo processo. Vengono indicate tre linee guida(Il cambiamento comincia dalle persone; Tagli agli sprechi e riorganizzazione dell’Amministrazione; Gli Open Data come strumento di trasparenza. Semplificazione e digitalizzazione dei servizi) e i relativi provvedimenti concreti che si intendono perseguire. Nei giorni che seguiranno alla consultazione, il Governo predisporrà le misure che saranno approvate dal Consiglio dei Ministri venerdì 13 giugno 2014. Si tratta di un progetto ampio di riforma della PA che prevede, tra l’altro, una stretta su liti temerarie e sospensive Tar. Modelli unici standard per le procedure edilizie, unificazione e standardizzazione della modulistica in materia di edilizia ed ambiente e aumento delle sanzioni a carico dei ricorrenti e avvocati per le liti temerarie. Qui il testo integrale della lettera.
APPALTI: OBBLIGO DI DICHIARAZIONE DELLE PRECEDENTI RISOLUZIONI CONTRATTUALI
Respinto un ricorso contro una dichiarazione di esclusione da gara del concorrente che aveva omesso di dichiarare una pregressa risoluzione contrattuale. Il Consiglio di Stato, con sentenza 5 maggio 2014 n.2289, ha ritenuto legittimo il provvedimento con cui una Stazione Appaltante ha disposto l’esclusione dalla gara della ditta aggiudicatrice e la revoca dell’aggiudicazione definitiva, in quanto la stessa ditta non aveva dichiarato, come prescritto dall’art. 38 co. 1 lett. f) del Codice degli Appalti pubblici, la risoluzione contrattuale di appalto disposta in precedenza da altra Amministrazione per gravi inadempimenti contrattuali, non consentendo pertanto le valutazioni spettanti all’Amministrazione aggiudicatrice. Infatti, la dichiarazione di pregresse risoluzioni contrattuali prescinde dalla Stazione Appaltante, sia essa la stessa o altra, perché essa attiene ai principi di lealtà e affidabilità contrattuale e professionale che presiedono agli appalti e ai rapporti con la Stazione stessa. Tuttavia non si rilevano validi motivi per non effettuare tale dichiarazione, posto che spetta comunque all’Amministrazione la valutazione dell’errore grave che può essere accertato con qualsiasi mezzo di prova. Qui la sentenza del CdS nr. 2286/2014
INCOMPATIBILITÀ DEI COMPONENTI DELLA COMMISSIONE ESAMINATRICE
Sono illegittimi gli atti di una procedura selettiva per la vendita di terreni pubblici e concessione di suolo pubblico, qualora un componente della commissione giudicatrice abbia in precedenza ricoperto un ruolo di collaborazione alla redazione del piano particolareggiato all'interno del quale si collocano i terreni oggetto della gara. Il Consiglio di Stato, Sez. V (Sentenza 28 aprile 2014 n. 2191) ha confermato la pronuncia di prima istanza, che aveva ritenuta illegittima la procedura in esame, rilevando la violazione dell’art. 84, co.4 del Codice degli Appalti a tenore del quale, nelle gare da aggiudicare con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, “i commissari diversi dal Presidente non devono aver svolto né possono svolgere alcun'altra funzione o incarico tecnico o amministrativo relativamente al contratto del cui affidamento si tratta". La ratio è quella di prevenire il pericolo concreto di possibili effetti distorsivi prodotti dalla partecipazione alle commissioni giudicatrici di soggetti (progettisti, dirigenti che abbiano emanato atti del procedimento di gara e così via) che siano intervenuti a diverso titolo nella procedura concorsuale, definendo i contenuti e le regole della procedura. Qui la sentenza del CdS nr. 2191/2014
CONSIGLIO DI STATO: IL CONFLITTO DI INTERESSI DI UN COMMISSARIO RENDE NULLA LA GARA
Con Sentenza n. 2252 del 30 aprile scorso il Consiglio di Stato (sez. V) si è pronunciato in merito all’illegittimità delle operazioni di gara di una Commissione nel caso in cui uno dei membri abbia pendenze giudiziarie con uno dei concorrenti. Il giudice di secondo grado, riformando la sentenza del T.A.R. Lombardia, Milano, Sez. I, sentenza n. 218/2011, ha dichiarato sussistente il conflitto di interessi con conseguente nullità degli atti di gara. Confermando un precedente orientamento dello stesso Consiglio di Stato, il G.A. ha ribadito che «sussistendo in capo a tale componente della commissione di concorso una causa di astensione obbligatoria ex art. 51 c.p.c., la procedura selettiva esperita deve ritenersi viziata per la violazione dei principi di imparzialità e buon andamento che devono informare l’azione amministrativa». Non incide sulla rilevanza della situazione oggettiva il fatto che «il giudizio intercorso tra il membro della commissione di concorso e un concorrente coinvolgeva una pluralità di soggetti, né che lo stesso si era esaurito con sentenza del CdS» in quanto l’art. 51 c.p.c., applicabile a tutti i campi dell'azione amministrativa e segnatamente alla materia concorsuale «è sufficientemente chiaro nello stabilire che l’obbligo di astensione deriva dal fatto di avere una causa pendente, senza che possa rilevare la presenza di altri contraddittori, poiché ciò che rileva è solo il contrasto di interessi tra le parti che vulnera il principio di imparzialità.» Ciò comporta che nel caso in cui un Commissario all’atto dell’insediamento ravvisi il sussistere di conflitti di interesse personali, debba astenersi dalle operazioni di gara, rinunciare all’incarico, con successiva nomina di un nuovo membro. Al fine di consentire agli Enti di avvalersi di adeguate professionalità in maniera tempestiva, soprattutto in caso di carenze di organico interne, anche eventualmente in corso di gara, la Centrale di Committenza ASMEL mette a disposizione degli stessi l’Albo Esperti ASMEL, cui possono iscriversi i funzionari delle Pubbliche Amministrazioni aderenti. E’ questo uno dei servizi di supporto presenti sulla piattaforma ASMECOMM che funge da portale di servizio per la gestione delle gare d’appalto e dei servizi di committenza pubblica forniti dalla Centrale.
PREVISTO L’AVVALIMENTO PER IL CUMULO PARZIALE DEI REQUISITI
Il Consiglio di Stato ribalta una sentenza del Tar Calabria ricordando che «deve ritenersi definitivamente superata la tesi che vieta l'uso dell'avvalimento per conseguire il cosiddetto "cumulo parziale dei requisiti"». Il Consiglio di Stato ha dunque accolto la censura in quanto dopo la sentenza della Corte di giustizia UE, 10 ottobre 2013, n. C-94/12, e le prime applicazioni da parte dello stesso Consiglio, deve ritenersi definitivamente superata la tesi che vieta l’uso dell’avvalimento per conseguire il cosiddetto “cumulo parziale dei requisiti”. La Corte di Giustizia, infatti, ha considerato del tutto legittimo che le capacità di terzi soggetti ausiliari (uno o più d’uno), si aggiungano alle capacità del concorrente, al fine di soddisfare – attraverso il cumulo di referenze singolarmente insufficienti – il livello minimo di qualificazione prescritto dalla stazione appaltante nella legge di gara. Qui la sentenza del Cds n. 2200 del 2014
OBBLIGATORIO E VINCOLANTE L’ACCERTAMENTO DELLA COMPATIBILITÀ PAESAGGISTICA
Il Tar di Salerno ricostruisce la disciplina normativa in materia di esame delle istanze di accertamento di conformità e di accertamento di compatibilità paesaggistica, di interventi realizzati, senza il preventivo titolo abilitativo, in zone sottoposte a vincolo paesaggistico. Una recente sentenza afferma che l’art. 146, comma 12 ,come modificato dal D. Lgs. n. 157/2006, prevede che non possono essere più rilasciate autorizzazioni paesaggistiche “in sanatoria”, cioè successive alla realizzazione, anche parziale, di interventi abusivi, ad eccezione delle ipotesi, tassative, previste dal legislatore a sanare “ex post” gli interventi abusivi di cui all’art. 167 del D. Lgs. n.42/2004. In tali ipotesi, deve essere instaurata una procedura speciale, a istanza dell’interessato, che contempla , a differenza dell’ordinario procedimento di rilascio dell’autorizzazione paesaggistica, l’accertamento della compatibilità paesaggistica, demandato all’Amministrazione preposta alla gestione del vincolo, previa acquisizione del parere della Soprintendenza che, nella particolare fattispecie , assume carattere non solo obbligatorio, ma anche vincolante. Qui la sentenza del TAR Campania nr. 821 del 2014
AVCP: OPERE PUBBLICHE IN CALO NEL 2013
L'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici ha aggiornato al quarto trimestre del 2013 la sua pubblicazione trimestrale sulle procedure di affidamento perfezionate di importo superiore o uguale a 40.000 euro. L’analisi nel settore delle opere pubbliche mostra una netta diminuzione della domanda sia in termini di numero delle procedure che in termini di valore (- 12,9% per il numero e -15,7% per il valore). Le stazioni appaltanti più attive nell’ambito dei lavori pubblici sono i comuni che concentrano quasi il 23% della domanda, anche se l’importo medio dei loro affidamenti è poco superiore a 300.000 euro. La riduzione del valore delle procedure riguarda i lavori dei settori ordinari (-13,97%) e dei settori speciali (-20,18%); le riduzioni sono particolarmente consistenti nel caso di lavori di importo superiore a 25 milioni di euro. A livello di modalità di realizzazione i dati mostrano un forte aumento in termini percentuali degli accordi quadro utilizzati soprattutto per affidamenti di lavori per la manutenzione stradale. Qui la pubblicazione dell’AVCP.
PIANI URBANISTICI, BONUS 30% AI DIPENDENTI PA SOLO PER OPERE PUBBLICHE
Ai dipendenti pubblici nessun incentivo per la redazione di atti di pianificazione generale. È questa la risposta che la Corte dei Conti della Liguria ha fornito al Comune di Genova in merito alla richiesta di parere in ordine alla corretta interpretazione dell’art. 92, comma 6, del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163, che prevede la corresponsione di incentivi a favore del personale dipendente dell’amministrazione aggiudicatrice che abbia partecipato alla redazione di un atto di pianificazione. Secondo i Giudici contabili, infatti, la partecipazione alla redazione di un piano urbanistico generale, se non collegata alla realizzazione di singole opere pubbliche, rientra, infatti, nell’espletamento di un’attività riconducibile ad una funzione istituzionale, rispetto alla quale il dipendente che abbia materialmente redatto l’atto svolge un’attività lavorativa ordinaria che è da ricomprendersi nei compiti e doveri d’ufficio (art. 53 del d.lgs. n. 165 del 2011) e come tale non suscettibile della liquidazione dell’incentivo di cui all’art. 92, comma 6, del d.lgs. n. 163 del 2006. Qui la delibera della Corte dei Conti n. 6 del 2014
ACCESSO AGLI ATTI CONSENTITO SOLO AGLI INTERESSATI
Il Consiglio di Stato si è pronunciato, in materia dei contratti pubblici, sul diritto di accesso agli atti che trova la sua regolamentazione in via principale nelle previsioni contenute all'articolo 13 del Dlgs 163/2006, che rappresenta quindi la disciplina di riferimento, mentre le norme generali contenute nella legge 241/90 si pongono in funzione complementare e integrativa della disciplina speciali. Sulla base di questo rapporto tra norma speciale e norma generale e operando una puntuale interpretazione del richiamato articolo 13 del Dlgs 163, i Giudici ritengono che si deve ritenere che in materia di contratti pubblici il diritto di accesso è strettamente collegato all'esigenza della difesa in giudizio degli interessi del soggetto che propone la relativa istanza. Di conseguenza, l'accesso agli atti di una procedura di gara può essere consentito solo se è strumentalmente collegato alla necessità di attivare un'azione in sede giudiziaria. Qui la sentenza del CdS n. 1446/2014