Source: http://www.quotidianolegale.it/referendum-17-aprile-2016-trivelle-ancora-ostacoli-consigli-comunali-dovranno-tacere/
Timestamp: 2017-03-24 12:05:05+00:00
Document Index: 34790207

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 6', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 1']

REFERENDUM DEL 17 APRILE 2016: FERMIAMO LE TRIVELLE REFERENDUM TRIVELLE PRESIDENTE MATTARELLA: “NON FIRMI IL PROVVEDIMENTO CHE FISSA LA DATA DEL 17 APRILE” SCIOGLIMENTO DI 6 CONSIGLI COMUNALI " />
REFERENDUM DEL 17 APRILE 2016: FERMIAMO LE TRIVELLE REFERENDUM TRIVELLE PRESIDENTE MATTARELLA: “NON FIRMI IL PROVVEDIMENTO CHE FISSA LA DATA DEL 17 APRILE” SCIOGLIMENTO DI 6 CONSIGLI COMUNALI "/>
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Scritto il: marzo 16, 2016
Referendum No Triv, i consigli comunali dovranno tacere e scoppia la polemica, colpa della Legge 22 Febbraio 2000, n. 28 nata e interpretata male (in violazione dell’autonomia degli enti tutelati dalla Carta Costituzionale).
Il divieto è incluso e ribadito in una nota del ministero degli Interni si riporta di seguito il comunicato stampa dell’Anci Sicilia.
Referendum trivelle, la campagna elettorale chiama in causa i sindaci e si trasforma in una difesa dell’autonomia degli enti
Scoppia la polemica sulla norma con cui il Ministero dell’Interno invita sindaci e istituzioni ad astenersi dalla propaganda elettorale sul referendum “no-Triv”del 17 aprile. “Un tale divieto – interviene Leoluca Orlando, sindaco di Palermo e presidente dell’AnciSicilia- ove fatto applicare veramente, rischia di essere paradossale e nega una delle prerogative essenziali che caratterizzano la vita democratica delle comunità locali. Non si può chiedere ai rappresentanti dei cittadini, eletti democraticamente, di astenersi su decisioni che chiamano in causa la difesa dell’autonomia comunale sulle scelte che ricadono sul proprio territorio”.
“La circolare del Ministero (5 / 2016 ) ricorda , di fatto, ai sindaci che, ai sensi dell’art. 9, comma 1, della legge 22 febbraio 2000, n. 28, a far data dalla convocazione dei comizi – cioè dal 16 febbraio 2016, giorno di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto del Presidente della Repubblica – e fino alla conclusione delle operazioni di voto “é fatto divieto a tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni”.
“Con il decreto “Sblocca Italia” – continua Orlando – attraverso il concetto di “pubblica utilità”, gli enti locali sono stati già estromessi dalle scelte decisionali che riguardano il loro territorio o i loro mari. Oggi si vuole anche negare ai rappresentati dei cittadini il diritto di parola nella campagna referendaria. L’AnciSicilia, con la stragrande maggioranza dei comuni siciliani, non può che sostenere ogni battaglia di autonomia nelle scelte che hanno o possono avere ricadute significative sui territori. Scelte come quelle delle trivellazioni non possono essere concepite senza un coinvolgimento preventivo e diretto dei comuni sul cui territorio possono ricadere costi ed eventuali benefici.”
In particolare nel quesito referendario si chiede: “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”. Il quesito riguarda solo la durata delle trivellazioni già in atto entro le 12 miglia dalla costa, e non riguarda le attività petrolifere sulla terraferma, né quelle in mare che si trovano a una distanza superiore alle 12 miglia dalla costa (22,2 chilometri).
Se vincerà il sì, sarà abrogato l’articolo 6 comma 17 del codice dell ‘Ambiente, dove si prevede che le trivellazioni continuino fino a quando il giacimento lo consente. La vittoria del sì bloccherà tutte le concessioni per estrarre il petrolio entro le 12 miglia dalla costa italiana, quando scadranno i contratti. Tra gli altri saranno interessati dalla misura: il giacimento Guendalina (Eni) nell’Adriatico, il giacimento Gospo (Edison) nell’Adriatico e il giacimento Vega (Edison) davanti a Ragusa, in Sicilia. Non saranno interessate dal referendum tutte le 106 piattaforme petrolifere presenti nel mare italiano per estrarre petrolio o metano.
“È un appuntamento rispetto al quale – conclude Leoluca Orlando – sosteniamo la necessità di due sì: il primo è una prerogativa di ogni comune, ovvero favorire la partecipazione democratica sulle scelte di sviluppo del proprio territorio. Non basta fare riferimento a “scelte strategiche” per privare cittadini e territori del diritto di esprimersi. Come sindaco di Palermo, infine, affermo anche la necessità che ci si esprima con un sì contro le trivelle e per uno sviluppo sostenibile dell’economia della città e più in generale di una terra come la Sicilia, la cui immagine nel mondo non può essere compromessa dalla presenza inquietante di istallazioni industriali di varia natura e dalle scelte di chi non accetta che l’era dello sfruttamento intensivo degli idrocarburi e del sottosuolo debba lasciare il passo al più sostenibile sviluppo delle energie pulite”.
Tratto dal sito del Ministero degli Interni http://www.interno.gov.it/it/notizie/verso-referendum-17-aprile-2016
Domenica 17 aprile i cittadini italiani saranno chiamati al voto per il “referendum sulle trivellazioni”, ovvero la consultazione popolare per l’abrogazione del comma 17 dell’articolo 6 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152 (Norme in materia ambientale).
Una circolare del ministero dell’Interno (n.5 del 26 febbraio 2016) chiarisce tempistica, scadenze e principali adempimenti prescritti dalla norma in materia di propaganda elettorale e comunicazione politica.
Ecco il quesito referendario che si dovrà votare
Vista la legge 25 maggio 1970, n. 352, recante “Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo”, e successive modificazioni;
Vista l’ordinanza del 7 gennaio 2016 depositata in pari data, con la quale l’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte suprema di cassazione, intervenendo per deliberare sull’incidenza del comma 239 dell’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge di stabilita’ 2016), sul comma 17 dell’articolo 6 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), come in precedenza sostituito dal comma 1 dell’articolo 35 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, ha disposto il trasferimento del quesito
referendario sul citato comma 17, terzo periodo, dell’articolo 6 del decreto legislativo n. 152 del 2006, come sostituito, da ultimo, dal comma 239 dell’articolo 1 della legge n. 208 del 2015, con la seguente denominazione: “Divieto di attivita’ di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in zone di mare entro dodici miglia marine. Esenzione da tale divieto per i titoli abilitativi gia’ rilasciati. Abrogazione della previsione che tali titoli hanno la durata della vita utile del giacimento” e con il seguente quesito:
«Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita’ 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?»;
Vista la sentenza della Corte costituzionale n. 17 del 19 gennaio 2016, depositata il 2 febbraio 2016 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale – lª Serie speciale – n. 5 del 3 febbraio 2016, con la quale e’ stata dichiarata ammissibile la richiesta di referendum popolare secondo il quesito di cui alla suindicata ordinanza dell’Ufficio centrale per il referendum;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri adottata nella riunione del 10 febbraio 2016; Sulla proposta del Presidente del Consiglio del ministri, di concerto con i Ministri dell’interno e della giustizia;
Il referendum popolare per l’abrogazione del comma 17 dell’articolo 6 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), come sostituito dal comma 1 dell’articolo 35 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, trasferito, come disposto dall’Ufficio centrale per il referendum con l’ordinanza citata in premessa, sul comma 17, terzo periodo, dell’articolo 6 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come sostituito dal comma 239 dell’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge di stabilita’ 2016), e’ indetto sul seguente quesito corrispondentemente riformulato:
«Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita’ 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?». I relativi comizi sono convocati per il giorno di domenica 17 aprile 2016.
5. Le emittenti radiofoniche e televisive locali che intendono trasmettere messaggi politici autogestiti a pagamento devono offrire spazi di comunicazione politica gratuiti di cui all’articolo 2 per un tempo pari a quello dei messaggi effettivamente diffusi nell’ambito di contenitori, che possono essere al massimo in numero di quattro. Nessun soggetto politico può diffondere più di due messaggi in ciascuna giornata di programmazione sulla medesima emittente.
c) i messaggi non possono interrompere altri programmi, nè essere interrotti, hanno un’autonoma collocazione nella programmazione e sono trasmessi in appositi contenitori, prevedendo fino a un massimo di quattro contenitori per ogni giornata di programmazione;
5. Alle emittenti radiofoniche e televisive locali che accettano di trasmettere messaggi autogestiti a titolo gratuito, nei termini e con le modalità di cui al comma 3, è riconosciuto un rimborso da parte dello Stato nella misura definita entro il 31 gennaio di ogni anno con decreto del Ministro delle comunicazioni di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. Alle emittenti radiofoniche è riservato almeno un terzo della somma complessiva annualmente stanziata. In sede di prima attuazione il rimborso per ciascun messaggio autogestito è determinato per le emittenti radiofoniche in lire 12.000 e per le emittenti televisive in lire 40.000, indipendentemente dalla durata del messaggio. La somma annualmente stanziata è ripartita tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano in proporzione al numero dei cittadini iscritti nelle liste elettorali di ciascuna regione e provincia autonoma. Il rimborso è erogato, entro i novanta giorni successivi alla conclusione delle operazioni elettorali, per gli spazi effettivamente utilizzati e congiuntamente attestati dalla emittente e dal soggetto politico, nei limiti delle risorse disponibili, dalla regione che si avvale, per l’attività istruttoria e la gestione degli spazi offerti dalle emittenti, del comitato regionale per le comunicazioni o, ove tale organo non sia ancora costituito, del comitato regionale per i servizi radiotelevisivi. Nella regione Trentino-Alto Adige il rimborso è erogato dalle province autonome, che si avvalgono, per l’attività istruttoria, dei comitati provinciali per i servizi radiotelevisivi sino alla istituzione dei nuovi organi previsti dal comma 13 dell’articolo 1 della legge 31 luglio 1997, n. 249.
(Programmi d’informazione nei mezzi radiotelevisivi)
1. Le violazioni delle disposizioni di cui alla presente legge, nonchè di quelle emanate dalla Commissione e dall’Autorità sono perseguite d’ufficio da quest’ultima secondo le disposizioni del presente articolo. Ciascun soggetto politico interessato può, comunque, denunciare tali violazioni entro dieci giorni dal fatto. La denuncia è comunicata, anche a mezzo telefax:
2. L’Autorità, avvalendosi anche del competente comitato regionale per le comunicazioni ovvero, ove il predetto organo non sia ancora costituito, del comitato regionale per i servizi radiotelevisivi, nonchè del competente ispettorato territoriale del Ministero delle comunicazioni e della Guardia di finanza, procede ad una istruttoria sommaria e, contestati i fatti, anche a mezzo telefax, sentiti gli interessati ed acquisite eventuali controdeduzioni, da trasmettere entro ventiquattro ore dalla contestazione, provvede senza indugio, e comunque entro le quarantotto ore successive all’accertamento della violazione o alla denuncia, in deroga ai termini e alle modalità procedimentali previste dalla legge 24 novembre 1981, n. 689.
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.Tweet
Scritto da: Redazione il 16 marzo 2016.
REFERENDUM DEL 17 APRILE 2016: FERMIAMO LE TRIVELLE REFERENDUM TRIVELLE PRESIDENTE MATTARELLA: “NON FIRMI IL PROVVEDIMENTO CHE FISSA LA DATA DEL 17 APRILE” SCIOGLIMENTO DI 6 CONSIGLI COMUNALI Elezioni Comunali: vince l’astensionismo, i cittadini disertano le urne. L’istituzione dei liberi Consorzi comunali e delle Città metropolitane in Sicilia TARES: Codici tributi comunali sui rifiuti e sui servizi. TRIVELLE FUORILEGGE: UN RAPPORTO DI GREENPEACE SVELA L’INQUINAMENTO DELLE PIATTAFORME ITALIANE ANCORA TRIVELLE NEL CANALE DI SICILIA allarme WWF e Greenpeace Incandidabilità alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali. Approvato lo schema di decreto legislativo. Pedofilia: domenica 6 aprile obbligatorio il certificato penale per i lavoratori a contatto con i minori. Tweet