Source: http://www.tidona.com/pubblicazioni/20100511_2.htm
Timestamp: 2018-05-22 19:10:15+00:00
Document Index: 16299567

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1179', 'art. 1346', 'art.1346', 'art. 1322', 'art. 1322', 'art. 1349', 'art. 1937', 'art. 1936', 'art.10', 'art. 1938', 'art.1418', 'art. 11', 'art.1938']

I recenti interventi della Cassazione - con le sentenze n. 1520 Cass. Civ. Sez. III, 26 gennaio 2010 e n. 3947 Cass. Sezioni unite civili, sentenza 10 novembre 2009 – 18 febbraio 2010 - costituiscono senza dubbio contributi importanti al fine di far maggior chiarezza sui confini tra garanzie personali tipiche e atipiche ed in particolar modo, in ordine alla natura delle polizze fideiussorie e delle lettere di patronage, strumenti di cui si fa frequentemente uso nella prassi bancaria.
A riprova di quanto affermato milita l’art. 1179 c.c., che specificamente prevedere che “chi è tenuto a dare una garanzia, senza che ne siano determinati il modo e la forma, può prestare a sua scelta un'idonea garanzia reale o personale, ovvero altra sufficiente cautela”.
Proprio le suddette caratteristiche, che impediscono l’immediata escussione della garanzia personale, hanno portato – soprattutto in ambito bancario - allo sviluppo di garanzie personali atipiche, al fine di rispondere alle esigenze di tutela dei creditori e di certezza nella circolazione dei beni.
Prima di esaminare le garanzie atipiche che si sono imposte in tempi certamente più recenti- tra cui il ruolo da protagonista è sicuramente da attribuire al contratto autonomo di garanzia - appare opportuno un breve cenno alla fideiussione ad omnibus; figura controversa, che per anni ha fomentato il dibattito in dottrina e giurisprudenza sotto il profilo della meritevolezza di tale pratica, usata in ambito bancario più che assicurativo.
Molteplici sono stati gli sforzi della dottrina e della giurisprudenza per riconoscere la meritevolezza di siffatta fideiussione; in un primo momento – sul piano delle valutazioni generali - si è fatto ricorso all’art. 1346 ritenendo presente la determinabilità dell’oggetto per relationem ossia a tutte le obbligazioni che un determinato soggetto assumerà nei confronti di un altro soggetto. Sul terreno più specifico della fideiussione ad omnibus prestata a favore delle banche, per garantire l’adempimento di obbligazioni nascenti da contratti bancari, si è dato rilievo, piuttosto che all’art.1346, al principio di autonomia contrattuale di cui all’art. 1322, interrogandosi la giurisprudenza sulla meritevolezza degli interessi sottesi alla fideiussione ad omnibus. Sotto questo aspetto si è ritenuto decisiva la considerazione che questa garanzia assolve una precisa funzione economico sociale che è quella di consentire l’accesso del terzo al credito bancario in presenza di opportune cautele a protezione del risparmio. Si ritiene, inoltre, che detta fideiussione sia meritevole di tutela ex art. 1322 e valida in quanto l’oggetto se pur non determinato sarebbe determinabile con riferimento all’obbligazione assunta dal debitore volta per volta, e che la stessa è frutto di un’iniziativa successiva non solo del creditore ma anche del terzo parallelamente a quanto previsto dall’art. 1349.
In altri termini, mentre con la fideiussione è tutelato l’ interesse all’ esatto adempimento dell’ unica prestazione principale - per cui il fideiussore è un vicario del debitore -, l’ obbligazione del garante autonomo è qualitativamente altra rispetto a quella dell’ ordinante – sia perché non necessariamente sovrapponibile ad essa, sia perché non rivolta al pagamento del debito principale, bensì ad indennizzare il creditore insoddisfatto mediante il tempestivo versamento di una somma di denaro predeterminata, sostitutiva della mancata o inesatta prestazione del debitore .
Nei traffici transfrontalieri, inoltre, si ricorre anche alla controgaranzia - inquadrata dalla nostra giurisprudenza di legittimità come un ulteriore contratto autonomo di garanzia - al fine di evitare le possibili differenze normative legate alla diversa nazionalità di appartenenza delle parti, cioè del beneficiario della garanzia, del debitore principale e dello stesso garante.
La polizza fideiussoria è un contratto – articolato secondo lo schema del contratto a favore di terzo - con il quale un soggetto (una compagnia assicurativa o un istituto bancario) dietro pagamento di un corrispettivo, si impegna a garantire in favore di un altro soggetto l’adempimento di una determinata obbligazione assunta dal contraente della polizza. Si tratta di uno strumento che se pur non disciplinato dal codice del 1842, è menzionato in molte leggi speciali che lo prevedono come forma di garanzia sostitutiva della cauzione reale, richiesta, normalmente, per chi stipula contratti con la Pubblica Amministrazione.
[3]Accomunadosi sotto questo aspetto alla mediazione di cui si dubita della natura o meno contrattuale; ciò è in particolar modo da ricollegarsi alle molteplici forme giuridiche attraverso le quale le parti possono assumere l’obbligazione fideiussoria. Può trattarsi di un negozio mortis causa, che oneri l’erede o il legatario alla concessione di una garanzia personale verso terzi; oppure, come normalmente avviene, di un contratto, dal quale la volontà di obbligarsi risulti in modo espresso (art. 1937 cc.). Talvolta si parla genericamente, e secondo alcuni impropriamente, di fideiussioni ex lege, per descrivere fenomeni di solidarietà passiva nell’interesse altrui: si pensi al caso del rappresentante di un’associazione non riconosciuta, chiamato a rispondere in solido con essa delle obbligazioni assunte in suo nome e per suo conto. Secondo parte della dottrina, però, va negata la riconduzione di simili istituti nell’alveo della fideiussione, quando non sia dato riscontrarne la causa tipica, ovvero quella di garantire l’altrui debito. In passato e, prima dell’avvento delle Sezioni Unite, si affermava anche la possibilità di assumere l’obbligazione fideiussoria attraverso lo schema del contratto a favore del terzo, ove il terzo beneficiario è il creditore (Cassazione. n. 3940/1995). Invero – come sottolineato del resto dalle Sezioni Unite - tale ricostruzione strutturale pare evocare l’istituto dell’accollo e, inoltre, contrasta con il preciso dictum normativo di cui all’ art. 1936 c.c., che identifica le parti del contratto nel creditore e nel garante; ciò che caratterizza le convenzioni fideiussore è che le stesse intercorrono esclusivamente e direttamente tra il fideiussore e il creditore.
[7] Altro argomento interessante e di cui si è a lungo discusso, è il rapporto tra la fideiussione ad omnibus e lo ius supervenies. In particolare, la legge 17.2.1992 n.154 in materia di trasparenza bancaria, che all’art.10 - modificando l’art. 1938 c.c. - impone la previsione “dell’importo massimo garantito” in caso di fideiussione prestata per obbligazioni future o condizionali, con la conseguente nullità (ex art.1418 I comma c.c.) del contratto concluso in violazione della norma inderogabile de qua, e al successivo art. 11 applica il novellato art.1938 c.c. ai contratti di fideiussione stipulati successivamente alla data di entrata in vigore della legge (120 gg. dopo la sua pubblicazione sulla G.U., prevista per il 24.2.1992). In mancanza di apposita disciplina transitoria, ci si interrogava sulla sorte delle fideiussioni rilasciate prima di questa data con la clausola “omnibus” senza previsione dell’importo massimo garantito, ma ancora in corso di esecuzione al momento dell’entrata in vigore della novella legislativa. La Corte di Cassazione – sottolineando la natura innovativa della norma – affermava che la stessa non poteva avere carattere retroattivo, non applicandosi, pertanto, ai contratti stipulati anteriormente all’entrata in vigore della novella legislativa.