Source: http://www.assoprev.it/news/proposta-legge-ribaudo-boccuzzi-un-insulto-medici-competenti/
Timestamp: 2018-03-22 11:26:39+00:00
Document Index: 29324428

Matched Legal Cases: ['art. 39', 'art. 2', 'art. 18', 'art. 39', 'art. 2', 'art. 2087', 'art. 25']

PROPOSTA DI LEGGE RIBAUDO-BOCCUZZI: UN INSULTO PER I MEDICI COMPETENTI - Assoprev
26 ottobre 2016 by G. Frigeri Leave a Comment
È stata presentata alla Camera, lo scorso 30 Settembre 2016, la proposta di legge C.4065 a firma dei deputati Ribaudo, Boccuzzi e altri (in totale 33 firmatari) di modifica dell’art. 39 del D.Lgs. 81/08, finalizzata a sottrarre ai datori di lavoro (e ai dirigenti) il compito di nominare il Medico Competente per affidarla all’Asl competente per territorio, cui i Medici Competenti così nominati risponderebbero.
Un primo giudizio di merito riguarda l’articolato in sé, che è in netto contrasto con la definizione di medico competente “che collabora con il datore di lavoro ai fini della valutazione dei rischi ed è nominato dallo stesso per effettuare la sorveglianza sanitaria e per tutti gli altri compiti di cui al presente decreto”. (art. 2 comma 1 lett. h) e con l’art. 18, C.1 lett. a), per il quale sono il Datore di Lavoro o il Dirigente che provvedono a “nominare il medico competente per l’effettuazione della sorveglianza sanitaria” .
Che ben 33 Parlamentari, si presume con tanto di collaboratori, non si avvedano che non basta modificare l’art. 39, ma occorrerebbe quantomeno modificare anche gli art. 2 e 18, la dice lunga sulla “competenza” dei firmatari, alcuni de quali, più volte invitati a Convegni e Seminari indetti anche da Assoprev sulla figura del Medico Competente, sono sempre stati uccel di bosco, salvo poi scoprirsi esperti del tema, tanto da presentare siffatta proposta.
Un secondo giudizio di merito riguarda la proposta in sé. L’impianto giuridico-legislativo italiano, a partire dall’art. 2087 del Codice Civile, dalla produzione legislativa degli anni ’50 del XX° secolo, alla legislazione di derivazione europea, a partire dalla Direttiva 89/391 fino al D.Lgs. 626/94 e infine al D.Lgs. 81/08, pone in capo al datore di lavoro l’obbligo primario di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori, organizzando la prevenzione e la protezione dai rischi anche attraverso l’individuazione e la designazione di professionisti che con lui collaborano, a partire dal RSPP e dal Medico Competente. I firmatari della proposta, al contrario, sembrano volersi proporre di “liberare” i datori di lavoro da tale fastidiosa incombenza, scaricandola sulle spalle della Pubblica Amministrazione, cioè della collettività: un gigantesco passo indietro politico, culturale, sociale, scientifico, ed economico. E anche se nell’articolato si afferma che “la nuova norma non comporta maggiori ed ulteriori oneri per la Pubblica Amministrazione” in realtà gli oneri ci sarebbero, ed anche cospicui, sia in termini organizzativi che economici, dovendo nel caso l’Asl farsi carico di istituire elenchi, graduatorie, di raccogliere e gestire risorse umane ed economiche. Per non parlare dei criteri secondo i quali la stessa Asl dovrebbe nominare il medico competente: sorvolando sul paradosso per cui sarebbe un ente terzo, e non il datore di lavoro, a nominare uno dei due principali suoi collaboratori (e perché, allora, l’ASL non dovrebbe designare anche il RSPP?) con quali criteri si nominerebbe Tizio piuttosto che Caio? Anzianità lavorativa? Età? Amicizia o frequentazione di questo o quel dirigente Asl? A chi sarebbero assegnate le aziende più numerose? Quelle meno complicate o “noiose”? Quelle più piccole? Quelle disperse sul territorio? Quelle in aree disagiate?
E ancora: poiché ai sensi degli art. 25 e 41 del D.Lgs. 81/08 il Medico Competente ha obblighi che, in caso di inadempienza , comportano sanzioni penali ed amministrative, e che in base alla proposta il medico competente risponderebbe gerarchicamente all’Asl competente per territorio, avremmo il risultato che l’Asl, anche per quanto riguarda gli obblighi del medico competente, vigilerebbe su sé stessa.
Da ultimo, ma non meno importante, il giudizio sulle motivazioni che hanno portato alla proposta, declinate nella relazione di presentazione, di cui riportiamo di seguito alcuni stralci:
–	“spesso il medico competente che sottopone a visita il lavoratore, pur riscontrando la necessità di ulteriori accertamenti e analisi non li richiede per non aggravare i costi che dovrebbe sopportare il datore di lavoro“;
–	“in caso di visita di idoneità alla mansione il medico competente può subire pressioni del datore di lavoro nel determinare l’esito a propria convenienza, indipendentemente delle condizioni reali di idoneità o inidoneità del lavoratore“;
–	“le visite mediche periodiche per controllare lo stato di salute dei lavoratori e controllarne la idoneità alla specifica mansione in molti casi non vengono effettuate mettendo a rischio la sicurezza individuale dei lavoratori.”
–	“Avere affidato lo svolgimento delle funzioni di sorveglianza…..alla deontologia professionale del medico non sembra aver risposto alle attese, non avendo ottenuto risultati ottimali sul piano della tutela della salute e della sicurezza, tanto che ancora oggi registriamo un numero elevato di incidenti sul lavoro, anche mortali, mentre sul versante delle malattie professionali siamo in presenza di una drastica riduzione in termini assoluti di denunce da parte dei lavoratori e soprattutto dei medici competenti“.
Si tratta di gravissime, infiammati quanto generiche accuse, veri e propri insulti, che offendono la dignità di tutti i Medici Competenti, in qualunque condizione operino: dipendenti o collaboratori di strutture pubbliche o private, liberi professionisti, dipendenti del datore di lavoro.
Ricordiamo ai 33 firmatari che il Medico Competente è un serio e preparato professionista (6 anni di laurea e 5 di specializzazione) che opera quotidianamente a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, seguendo come prevede la legge i principi del Codice Deontologico e del Codice ICOH.
Ancora una volta, anziché segnalare e punire, come previsto dalla legge, i singoli che eventualmente non adempiono compiutamente ai propri obblighi, si attacca in modo strumentale e con accuse tanto infamanti quanto generiche e non circostanziate, una intera categoria di professionisti. E che a farlo siano dei Parlamentari, appare a nostro giudizio un fatto di estrema gravità.
Assoprev in tutte le sedi istituzionali difende la professionalità e la dignità dell’intera categoria, e rappresenterà a tutti gli interlocutori l’inconsistenza e la natura offensiva e diffamatoria dei presupposti, unitamente alle incalcolabili problematicità, anche in termini di perdita di posti di lavoro nelle strutture private che operano nel settore, che comporterebbe l’adozione delle procedure del tipo di quelle prefigurate nella proposta di legge.
Presidente Assoprev