Source: http://www.slideshare.net/ilfattoquotidiano/memoria-salvatore-borsellino-caltanissetta
Timestamp: 2016-09-25 13:57:24+00:00
Document Index: 41368375

Matched Legal Cases: ['art. 90', 'art. 41', 'art. 134', 'art. 270', 'art. 90', 'art. 7', 'art. 90', 'art. 134', 'art. 270', 'art. 90']

Scuola forense 2012 costituzione ...
PROCURA DELLA REPUBBLICA presso il Tribunale di Caltanissetta Direzione distrettuale antimafiaProcedimento n. 1595/08 r.g.n.r. c/ MADONIA + altri Memoria difensiva della persona offesa dal reato ex art. 90 c.p.p. Il sottoscritto Salvatore BORSELLINO, nato a Palermo l’11 aprile 1942 e residente adArese (MI) in Via xxxxx, in veste di persona offesa dal reato nel sopra indicato procedimento inquanto fratello del dr. Paolo Borsellino, premessoche agli atti del sopra indicato procedimento, allo stato nella fase delle indagini preliminari,sono presenti verbali di dichiarazioni rese dall’avv. Nicola Mancino, Ministro dell’Interno almomento della strage di via D’Amelio;che, in particolare, esistono agli atti il verbale di sommarie informazioni rese dall’avv. NicolaMancino il 17 settembre 2009 congiuntamente a codesta Procura della Repubblica e allaProcura della Repubblica di Palermo, il verbale di audizione dell’avv. Nicola Mancino innanzialla Commissione parlamentare antimafia del 9 novembre 2010, il verbale di sommarieinformazioni rese dall’avv. Nicola Mancino l’1 aprile 2011 alla Procura della Repubblica diPalermo e il verbale di confronto fra l’avv. Nicola Mancino e il dr. Claudio Martelli (Ministro diGrazia e Giustizia al momento della strage di via D’Amelio) raccolto dalla Procura dellaRepubblica di Palermo l’11 aprile 2011;che, in particolare, quanto alla strage di via D’Amelio, le dichiarazioni dell’avv. Nicola Mancinohanno riguardato l’incontro da lui avuto con il dr. Paolo Borsellino nel pomeriggio dell’1 luglio1992 (incontro negato dall’avv. Mancino ma attestato dall’agenda di Paolo Borsellino conannotazione autografa e anche da altri testimoni) e la conoscenza da parte dell’avv. NicolaMancino dei contatti avviati da militari del R.o.s. con il mafioso Vito Ciancimino prima dellastrage di via D’Amelio;che ambedue le suddette evenienze (incontro Borsellino-Mancino 1 luglio 1992 econsapevolezza da parte dell’allora Ministro Mancino dei contatti fra il R.o.s. e VitoCiancimino), logicamente, cronologicamente e, in ipotesi, casualmente antecedenti e connesse 2.
alla strage di via D’Amelio, sono state oggetto della richiesta di misura cautelare di codestaProcura della Repubblica nel presente procedimento nei confronti di MADONIA Salvatore,TUTINO Vittorio, VITALE Salvatore, COSTA Maurizio e PULCI Calogero, esitata conl’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip presso il Tribunale di Caltanissetta neiconfronti dei predetti indagati (fatta eccezione per l’indagato COSTA Maurizio) il 2 marzo2012;che, peraltro, anche nella sopra citata ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip presso ilTribunale di Caltanissetta nel presente procedimento il 2 marzo 2012 (cfr. pagg. 113 e segg.) lesuddette evenienze riguardanti Nicola Mancino trovano ampio spazio;che, quanto all’interesse che le dichiarazioni dell’avv. Nicola Mancino sui temi sopra indicatipossono rivestire nel presente procedimento, va rilevato come nella predetta ordinanza dicustodia cautelare (cfr. pag. 164) espressamente si legge: “Grazie alle nuove acquisizioniprobatorie è oggi possibile ritenere che lo svolgimento e gli esiti della c.d. ‘trattativa’ hannoinciso sui tempi e le modalità dell’esecuzione della strage di via D’Amelio”;che, ancora, quanto al rilievo nel presente procedimento delle dichiarazioni dell’avv. NicolaMancino non può trascurarsi che, come risulta documentalmente dagli atti del presenteprocedimento, già da oltre dieci anni e ripetutamente il collaboratore di giustizia GiovanniBrusca, nel riferire a varie AA.gg. di una “trattativa” avviata da Salvatore Riina con apparatiistituzionali prima della strage di via D’Amelio, aveva fatto il nome dell’allora Ministrodell’Interno Nicola Mancino come ipotetico terminale di tale “trattativa”;che è noto come in un procedimento della Procura della Repubblica di Palermo di recentegiunto alla notifica agli indagati dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari(procedimento n. 11719/12 NC a carico, tra gli altri indagati, di Nicola Mancino) risultanoessere state disposte intercettazioni telefoniche su utenze in uso all’avv. Nicola Mancino;che da quanto ripetutamente pubblicato su vari organi di informazione si è appreso che inalcune delle conversazioni telefoniche intercettate l’avv. Nicola Mancino ha trattato anche gliargomenti oggetto del presente procedimento;che all’istante appare rilevante la coincidenza temporale fra le intercettazioni di conversazionidell’avv. Nicola Mancino raccolte dall’A.g. di Palermo e la divulgazione attraverso gli organi diinformazione, nel marzo 2012, di quanto contenuto nell’ordinanza di custodia cautelareemessa dal Gip presso il Tribunale di Caltanissetta il 2 marzo 2012 e negli atti ivi richiamati,anche al riguardo dell’avv. Nicola Mancino; 3.
che, tra l’altro, nella predetta ordinanza di custodia cautelare (cfr. pag. 192) si legge: “Ledichiarazioni provengono da due fonti indubbiamente qualificate (asseritamente VitoCIANCIMINO e Totò RIINA, il primo un politico indubbiamente colluso ai massimi livelli con icorleonesi di Cosa Nostra; ed il secondo il c.d. capo dei capi della pericolosa organizzazionecriminale), ma che di questo contatto con MANCINO hanno saputo a loro volta da terze persone:CIANCIMINO tramite ‘Franco-Carlo’ – soggetto asseritamente vicino ai servizi di sicurezza, dicui è ancora oggi sconosciuta l’identità e circa il quale abbiamo detto della evoluzionedichiarativa di CIANCIMINO – e RIINA per mezzo di fonte la cui identità non è stata rivelata alBRUSCA. Con la conseguenza che in entrambi i casi non è possibile individuare la fonte diconoscenza diretta da cui promana la propalazione che attinge l’on. MANCINO. Dunque, lacautela deve sempre spingere un Ufficio Giudiziario nell’analisi delle prove. Certo, non può farea meno di notarsi che il nome dell’allora Ministro MANCINO è stato fatto più volte e da diverseed autonome fonti probatorie (BRUSCA Giovanni, CIANCIMINO Massimo, lo stesso MUTOLOGaspare); e che è contenuto anche in manoscritti di CIANCIMINO Vito, consegnati dal figlioall’Autorità Giudiziaria (si pensi al c.d. ‘papello di Vito CIANCIMINO’, elenco redatto di pugnoproprio da Vito CIANCIMINO – v. paragrafo 5). Il suo nome, inoltre, emerge – come vedremopiù avanti – anche nella vicenda del ridimensionamento dell’applicazione del regime di cuiall’art. 41 bis O.P., avvenuta nel 1993”;che, ancora, nella stessa ordinanza di custodia cautelare (cfr. pagg. 265-266) si legge: “Dunque,e in esito alla disamina di questi atti, non può non rilevarsi come sia possibile ipotizzare chel’on. MANCINO avesse conoscenza della c.d. ‘trattativa’. Certamente, nuovi importanti indizisono stati acquisiti al riguardo. Questi indizi non sono, tuttavia, ad avviso della Procura, allostato sufficienti a delineare alcun tipo di responsabilità, penalmente apprezzabile, nei confrontidell’on. MANCINO”;che, come detto, Nicola Mancino è oggi persona sottoposta a indagini nel procedimento n.11719/12 NC, per l’ipotesi di reato di falsa testimonianza;che, comunque, è da ritenere che nel corso delle conversazioni telefoniche dell’avv. NicolaMancino intercettate dall’A.g. di Palermo nel predetto procedimento l’avv. Mancino abbiaparlato in modo probabilmente più spontaneo e genuino di quanto fatto nel corso dei verbalidelle dichiarazioni dallo stesso rese a codesta Procura della Repubblica, alla Procura dellaRepubblica di Palermo e alla Commissione parlamentare antimafia presenti agli atti di questoprocedimento; 4.
che, peraltro, fra il presente procedimento e il procedimento n. 11719/12 NC della Procuradella Repubblica di Palermo risulta essere stato utilmente attuato il necessario coordinamentod’indagine, come testimoniato anche dalla presenza, fra gli atti di questo procedimento, di attid’indagine espletati dalla Procura della Repubblica di Palermo, ivi comprese le dichiarazionirese a quell’A.g. dall’avv. Nicola Mancino;che, dunque, astrattamente tutte le conversazioni telefoniche intercettate sulle utenze in usoall’avv. Nicola Mancino nel procedimento n. 11719/12 NC della Procura della Repubblica diPalermo devono ritenersi astrattamente rilevanti nel presente procedimento;che, peraltro, come si è appreso dalle diffuse pubblicazioni sulla stampa, alcune di taliintercettazioni hanno riguardato conversazioni tra l’avv. Nicola Mancino e l’attuale Consiglieregiuridico del Presidente della Repubblica (ma in passato in servizio presso l’Alto commissariatoantimafia e presso il Ministero di Grazia e Giustizia) dr. Loreto D’Ambrosio, dichiarazioni resedal quale all’A.g. non a caso sono agli atti del presente procedimento (cfr. verbale di sommarieinformazioni del 28 maggio 2002 alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze,dr. Gabriele Chelazzi);che è noto, anche da quanto si è letto in un “decreto” (sic) diramato il 16 luglio 2012 dallaPresidenza della Repubblica, che, tra le altre, sono state intercettate sulle utenze in uso all’avv.Nicola Mancino conversazioni (due, secondo gli organi di informazione) intercorse fra lo stessoavv. Nicola Mancino e il Presidente della Repubblica On. Giorgio Napolitano (Presidente dellaCamera dei Deputati al momento della strage di via D’Amelio);che è altrettanto noto come, sempre secondo quanto riportato dagli organi d’informazione, agliatti del predetto procedimento della Procura della Repubblica di Palermo non sarebbero statetrascritte tutte le conversazioni intercettate sulle utenze telefoniche in uso all’avv. NicolaMancino e sicuramente tra queste le conversazioni intercorse fra lo stesso avv. Nicola Mancino(intercettato) e il Presidente della Repubblica On. Giorgio Napoletano;che è pure noto come con il predetto “decreto” il Presidente della Repubblica abbia contestatola non ancora intervenuta immediata distruzione da parte dell’A.g. di Palermo di taliconversazioni e abbia annunciato proprio per tale ragione di sollevare il conflitto di attribuzioniai sensi dell’art. 134 Cost. nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo;che, in particolare, l’assunto del Presidente della Repubblica è “che, a norma dell’articolo 90della Costituzione e dell’articolo 7 della legge 5 giugno 1989, n. 219 – salvi i casi di altotradimento o attentato alla Costituzione e secondo il regime previsto dalle norme che 5.
disciplinano il procedimento di accusa – le intercettazioni di conversazioni cui partecipa ilPresidente della Repubblica, ancorché indirette od occasionali, sono invece da considerarsiassolutamente vietate e non possono quindi essere in alcun modo valutate, utilizzate e trascrittee di esse il pubblico ministero deve immediatamente chiedere al giudice la distruzione”;che tale assunto è, a parere dello scrivente, assolutamente infondato in diritto e pertanto incontrasto con l’esigenza di accertamento della verità, per quel che riguarda il sottoscritto qualepersona offesa dal reato nel presente procedimento in quanto fratello del dr. Paolo Borsellino, ein futuro anche con il diritto di difesa del sottoscritto in quanto costituenda parte civile;che, infatti, poiché tutte le intercettazioni di conversazioni riguardanti l’avv. Nicola Mancino,secondo il sottoscritto, possono in astratto essere utili all’accertamento della verità per la stragedi via D’Amelio, esse devono senz’altro essere acquisite nel presente procedimento ai sensidell’art. 270 c.p.p., ricorrendone con ogni evidenza i presupposti;che, quanto all’infondatezza dell’assunto circa l’asserita illegittimità delle intercettazioni diconversazioni fra l’avv. Nicola Mancino (intercettato) e il Presidente della Repubblica On.Giorgio Napolitano, deve osservarsi come le norme invocate sono palesemente inconferenti;che, infatti, l’art. 90 comma 1 Cost. prevede che “Il Presidente della Repubblica non èresponsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimentoo per attentato alla Costituzione”;che, ancora, l’art. 7 della legge 5 giugno 1989 n. 219 riguarda i reati previsti dall’art. 90 Cost. ele procedure da adottare al riguardo;che, peraltro, tale norma ha carattere di deroga alle previsioni generali e, pertanto, ne è vietata,ai sensi degli artt. 12 e 14 delle Preleggi, qualunque interpretazione estensiva o applicazioneanalogica;che, con ogni evidenza, le intercettazioni relative alle conversazioni dell’avv. Nicola Mancinosulle utenze telefoniche in uso allo stesso non involgono, in alcun modo, responsabilità delPresidente della Repubblica né, tanto meno, atti compiuti dal Presidente della Repubblicanell’esercizio delle sue funzioni;che, infatti, da quanto si è appreso dagli organi di informazione, le lamentazioni e le richieste diintervento che sono state rivolte nelle conversazioni telefoniche intercettate dall’avv. NicolaMancino al Consigliere giuridico del Presidente della Repubblica e, in ipotesi, personalmente alPresidente della Repubblica non involgono in alcun modo le funzioni del Capo dello Stato comeenucleate dagli artt. 87 e 88 Cost. e/o le Sue prerogative; 6.
che, infatti, dalla semplice lettura degli artt. 87 e 88 Cost. è facile evincere come le unichefunzioni del Presidente della Repubblica in materia di giustizia siano quelle di Presidente delConsiglio superiore della magistratura e quelle di concessione della grazia o di commutazionedelle pene;che, quanto al ruolo di Presidente del Consiglio superiore della magistratura, è facile osservarecome esso consista nella presidenza di un organo collegiale e non abbia in alcun modopossibilità di essere esercitato in forma monocratica, senza trascurare il fatto che non risultache il Consiglio superiore della magistratura si sia occupato in alcun modo del procedimentopalermitano dal momento in cui si è avuta notizia delle predette intercettazioni e che,comunque, le competenze del Consiglio superiore della magistratura non riguardano losvolgimento dei procedimenti o le acquisizioni delle fonti di prova;che, quanto al potere di concessione della grazia o di commutazione delle pene, naturalmenteesso può essere esercitato solo a fronte di sentenze definitive di condanna e, quindi, non incorso di indagini preliminari per le quali in atto l’avv. Nicola Mancino riveste la qualifica dipersona sottoposta a indagini;che, pertanto, è di facile comprensione come l’operato della Procura della Repubblica diPalermo (e del Giudice per le indagini preliminari che le ha disposte) al riguardo delleintercettazioni sulle utenze telefoniche in uso all’avv. Nicola Mancino sia stato assolutamentecorretto, rispettoso delle leggi ed esente da alcuna sbavatura;che, peraltro, a conferma della correttezza della Procura della Repubblica di Palermo, dagliorgani di informazione si è appreso che in un procedimento penale curato anni fa in fase diindagini preliminari dalla Procura della Repubblica di Firenze e oggi trattato dall’A.g. di Perugiasono state effettivamente captate occasionalmente conversazioni del Presidente dellaRepubblica On. Giorgio Napoletano mentre interloquiva con l’allora responsabile dellaProtezione Civile in relazione al terremoto che colpì L’Aquila il 6 aprile 2009 e si è appresoanche che quelle intercettazioni sono state ritualmente depositate a disposizione delle partiprocessuali, senza che sia stato sollevato dalla Presidenza della Repubblica alcun conflitto diattribuzioni ai sensi dell’art. 134 Cost. nei confronti della Procura della Repubblica di Firenze odella Procura della Repubblica di Perugia;che la valutazione di irrilevanza di talune delle conversazioni intercettate sulle utenzetelefoniche in uso all’avv. Nicola Mancino, che sarebbe stata fatta dalla Procura della Repubblicadi Palermo secondo quanto si legge nel “decreto” diramato dal Capo dello Stato il 16 luglio 7.
2012, naturalmente non può vincolare codesta Procura della Repubblica in relazione ai fatti delpresente procedimento né le altre parti del presente procedimento, ivi compreso il sottoscrittoin qualità di persona offesa dal reato;che, come sopra già rappresentato, tutte le intercettazioni di conversazioni sulle utenze in usoall’avv. Nicola Mancino raccolte dalla Procura della Repubblica di Palermo nel procedimento n.11719/12 NC hanno astratto rilievo ai fini dell’accertamento della verità sulla strage di viaD’Amelio;che ricorrono i presupposti previsti dall’art. 270 c.p.p. per l’acquisizione presso la Procura dellaRepubblica di Palermo dei risultati di tali intercettazioni, visto che per il reato di strageaggravata per cui si procede nel presente procedimento è previsto l’arresto obbligatorio inflagranza;che, a fronte delle poderose pressioni esercitate dagli organi di stampa quasi all’unanimità edagli esponenti delle forze politiche quasi all’unanimità al fine della eliminazione dei suddettielementi di prova, i magistrati della Repubblica, per fortuna, ai sensi degli artt. 101 e 112 Cost.,ancora sono soggetti solo e soltanto alla legge;che, rispetto all’interesse all’accertamento della verità sulla strage di via D’Amelio, soccombequalunque sollecitazione alla distruzione (peraltro, in forma contraria alla legge) di elementi diprova, dei quali, proprio per le caratteristiche del soggetto intercettato (avv. Nicola Mancino),deve essere considerata prima facie indispensabile l’acquisizione agli atti del presenteprocedimento per ogni ulteriore valutazione, prima che quegli elementi di prova dovesserosciaguratamente essere distrutti;per tutte le sopra indicate ragioni, il sottoscritto, nella qualità di fratello del dr. Paolo Borsellinoe dunque nella veste di persona offesa dal reato nel sopra indicato procedimento, ai sensidell’art. 90 c.p.p., chiedeche codesta Procura della Repubblica disponga l’acquisizione agli atti del presenteprocedimento di copia di tutti i verbali e di tutte le registrazioni delle conversazioni intercettatesulle utenze in uso all’avv. Nicola Mancino nel procedimento 11719/12 NC della Procura dellaRepubblica di Palermo, con riferimento ai file audio delle stesse, ai verbali di trascrizione per leconversazioni effettivamente trascritte, ove esistenti, e ai decreti che hanno autorizzato lepredette intercettazioni.Caltanissetta, 23 luglio 2012 8.
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