Source: http://fvg.videoassemblea.it/dettaglio_seduta.php?id_seduta=4183
Timestamp: 2019-10-16 20:12:46+00:00
Document Index: 88427351

Matched Legal Cases: ['e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario']

Consiglio regionale - Seduta n. 48 di Mercoledì 30-01-2019
n. 048 - 30.01.19 pm
[14:52] Apertura Seduta Pubblica - 1548858721
[14:52] DISCUSSIONE SULLO STRALCIO: "MODIFICHE DELLA LEGGE REGIONALE 5/2016 CONCERNENTE L'ORGANIZZAZIONE DELLE FUNZIONI RELATIVE AL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO E AL SERVIZIO DI GESTIONE INTEGRATA DEI RIFIUTI URBANI" (5-03)
[14:53] TOSOLINI Lorenzo
[14:59] ZANIN Piero Mauro
[15:00] MORETTI Diego
[15:11] ZANIN Piero Mauro
[15:11] HONSELL Furio
[15:18] ZANIN Piero Mauro
[15:18] CENTIS Tiziano
[15:25] SANTORO Mariagrazia
[15:33] SERGO Cristian
[15:40] ZANIN Piero Mauro
[15:40] MORETUZZO Massimo
[15:45] ZANIN Piero Mauro
[15:45] BOLZONELLO Sergio
[15:51] ZANIN Piero Mauro
[15:52] SCOCCIMARRO Fabio
[15:59] MORETTI Diego
[16:01] ZANIN Piero Mauro
[16:01] TOSOLINI Lorenzo
[16:07] BOLZONELLO Sergio
[16:09] MORETTI Diego
[16:11] HONSELL Furio
[16:11] MORETTI Diego
[16:11] TOSOLINI Lorenzo
[16:11] SCOCCIMARRO Fabio
[16:12] MORETTI Diego
[16:12] ZANIN Piero Mauro
[16:12] HONSELL Furio
[16:13] TOSOLINI Lorenzo
[16:13] ZANIN Piero Mauro
[16:13] SCOCCIMARRO Fabio
[16:14] HONSELL Furio
[16:18] MORETTI Diego
[16:21] MORETUZZO Massimo
[16:21] TOSOLINI Lorenzo
[16:22] SANTORO Mariagrazia
[16:25] SERGO Cristian
[16:29] HONSELL Furio
[16:29] MORETTI Diego
[16:30] TOSOLINI Lorenzo
[16:31] ZANIN Piero Mauro
[16:33] MORETTI Diego
[16:33] CENTIS Tiziano
[16:34] TOSOLINI Lorenzo
[16:36] HONSELL Furio
[16:37] ZANIN Piero Mauro
[16:37] MORETTI Diego
[16:38] ZANIN Piero Mauro
[16:38] TOSOLINI Lorenzo
[16:38] SCOCCIMARRO Fabio
[16:39] MORETTI Diego
[16:40] TOSOLINI Lorenzo
[16:41] ZANIN Piero Mauro
[16:41] HONSELL Furio
[16:41] MORETTI Diego
[16:41] TOSOLINI Lorenzo
[16:41] SCOCCIMARRO Fabio
[16:42] MORETTI Diego
[16:43] MORETTI Diego
[16:43] TOSOLINI Lorenzo
[16:43] SCOCCIMARRO Fabio
[16:47] SULL'ORDINE DEI LAVORI
[16:47] ZANIN Piero Mauro
[16:47] IACOP Franco
[16:50] SOSPENSIONE SEDUTA
[16:57] RIPRESA SEDUTA
[16:57] SULL'ORDINE DEI LAVORI
[16:58] IACOP Franco
[16:59] DISCUSSIONE SULLO STRALCIO: "MODIFICHE DELLA LEGGE REGIONALE 5/2016 CONCERNENTE L'ORGANIZZAZIONE DELLE FUNZIONI RELATIVE AL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO E AL SERVIZIO DI GESTIONE INTEGRATA DEI RIFIUTI URBANI" (5-03)
[17:00] TOSOLINI Lorenzo
[17:03] SERGO Cristian
[17:06] ZANIN Piero Mauro
[17:06] MORETTI Diego
[17:08] ZANIN Piero Mauro
[17:08] MARSILIO Enzo
[17:11] IACOP Franco
[17:13] ZANIN Piero Mauro
[17:13] MORETTI Diego
[17:14] ZANIN Piero Mauro
[17:14] SOSPENSIONE SEDUTA
[17:21] RIPRESA SEDUTA
[17:21] DISCUSSIONE SULLO STRALCIO: "MODIFICHE DELLA LEGGE REGIONALE 5/2016 CONCERNENTE L'ORGANIZZAZIONE DELLE FUNZIONI RELATIVE AL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO E AL SERVIZIO DI GESTIONE INTEGRATA DEI RIFIUTI URBANI" (5-03)
[17:21] ZANIN Piero Mauro
[17:21] TOSOLINI Lorenzo
[17:23] ZANIN Piero Mauro
[17:23] MORETTI Diego
[17:23] TOSOLINI Lorenzo
[17:23] SCOCCIMARRO Fabio
[17:25] MORETTI Diego
[17:26] ZANIN Piero Mauro
[17:26] TOSOLINI Lorenzo
[17:27] SERGO Cristian
[17:29] SANTORO Mariagrazia
[17:30] ZANIN Piero Mauro
[17:30] MORETTI Diego
[17:31] TOSOLINI Lorenzo
[17:31] ZANIN Piero Mauro
[17:33] TOSOLINI Lorenzo
[17:33] ZANIN Piero Mauro
[17:33] MORETTI Diego
[17:34] ZANIN Piero Mauro
[17:34] SCOCCIMARRO Fabio
[17:35] ZANIN Piero Mauro
[17:35] MORETTI Diego
[17:37] ZANIN Piero Mauro
[17:37] PARERE, AI SENSI DELL'ARTICOLO 63, TERZO COMMA, DELLO STATUTO SPECIALE DELLA REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA SUL DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE "MODIFICHE AGLI STATUTI DELLE REGIONI AD AUTONOMIA SPECIALE, CONCERNENTI LE PROCEDURE PER LA MODIFICAZIONE DEGLI STATUTI MEDESIMI" (29)
[17:38] BERNARDIS Diego
[17:42] MAZZOLINI Stefano
[17:42] IACOP Franco
[17:51] MAZZOLINI Stefano
[17:52] MAZZOLINI Stefano
[17:52] GABROVEC Igor
[17:56] MAZZOLINI Stefano
[17:56] MORETTI Diego
[17:59] MAZZOLINI Stefano
[17:59] MORETUZZO Massimo
[18:02] MAZZOLINI Stefano
[18:02] SHAURLI Cristiano
[18:08] MAZZOLINI Stefano
[18:08] BORDIN Mauro
[18:13] MAZZOLINI Stefano
[18:13] GIACOMELLI Claudio
[18:18] MAZZOLINI Stefano
[18:18] RUSSO Francesco
[18:22] MAZZOLINI Stefano
[18:23] BERNARDIS Diego
[18:24] MAZZOLINI Stefano
[18:27] Chiusura Seduta Pubblica
Adesso cominciamo con la discussione sullo stralcio "Modifiche della legge regionale 5/2016 concernente l’organizzazione delle funzioni relative al servizio idrico integrato e al servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani". Relatore di maggioranza, Tosolini; Relatori di minoranza, Honsell e Moretti. Do nota dei tempi: sono previsti 10 minuti per il Relatore di maggioranza e per i due Relatori di minoranza, poi la Lega ha 10 minuti, Forza Italia 6, Progetto FVG 6, Fratelli d'Italia 6, PD 22, Patto per l'Autonomia 8, Movimento 5 Stelle 11, Gruppo Misto 7, Cittadini 8, Giunta 5. Do la parola al Relatore di maggioranza Tosolini. Prego.
Grazie, Presidente. Egregio Presidente, Egregi Colleghi, la proposta di legge interviene sulla recente legge regionale 15 aprile 2016, n. 5, concernente l’organizzazione delle funzioni relative al servizio idrico integrato e al servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani. La normativa di settore su cui si incide attua nell’ordinamento regionale sia disposizioni statuali sovraordinate (decreto legislativo 152/2006, decreto legislativo 138/2011, legge 27/2012 e legge 164/2014), che le previsioni dello Statuto di autonomia di cui all'articolo 4 (comma 1, punti 1 bis, 9 e 5; comma 1, punti 7 e 14), rispettivamente in materia di ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni, di acquedotti di interesse locale e regionale, di disciplina dei servizi pubblici di interesse regionale e assunzione di tali servizi e utilizzazione delle acque pubbliche, escluse le grandi derivazioni. Pertanto, anche la presente proposta è riconducibile alla potestà legislativa esclusiva della Regione per quanto attiene la disciplina dell’esercizio di funzioni dei Comuni in forma associata e a quella concorrente in relazione alla disciplina dei servizi pubblici di interesse regionale ed assunzione di tali servizi (articolo 5, punto 7, dello Statuto) e in relazione all’utilizzazione delle acque pubbliche (articolo 5, punto 14, dello Statuto). Il provvedimento in esame modifica l’attuale disciplina della governance dell’AUSIR, cioè l'Agenzia denominata "Autorità Unica per i Servizi Idrici e i Rifiuti", che costituisce l’Ente di governo dell'ambito, cui partecipano obbligatoriamente tutti i Comuni della Regione per l'esercizio associato delle funzioni pubbliche relative al servizio idrico integrato e al servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani, previste dal decreto legislativo 152/2006, a cui partecipano ex legale, con riferimento esclusivo all'esercizio associato delle funzioni pubbliche relative al servizio idrico integrato, anche i Comuni della Regione Veneto appartenenti all’Ambito territoriale ottimale interregionale (Portogruaro e San Michele al Tagliamento). Rispetto all’assetto istituzionale attuale, la proposta introduce l’organo del Consiglio di Amministrazione, sul presupposto normativo che l’AUSIR, attraverso i propri organi, svolge funzioni sia di programmazione che di organizzazione e controllo sull'attività di gestione del servizio idrico integrato e del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani, ridefinendo conseguentemente le funzioni di competenza dell’Assemblea regionale d’Ambito, del Presidente e del Direttore generale dell’AUSIR. L’introdotto articolo 6 bis della legge regionale 5/2016 prevede un Consiglio di Amministrazione composto da cinque membri eletti dall’Assemblea fra i suoi componenti compreso il Presidente, un Consiglio integrato anche dai membri nominati tra i Sindaci dei Comuni della Regione Veneto appartenenti all’Ambito ottimale interregionale per quanto attiene al servizio idrico integrato. La novella conferisce al nuovo organo dell’AUSIR diverse competenze specifiche prima di competenza dell’organo tecnico-amministrativo, quali: la formulazione di proposte di competenza dell’Assemblea regionale d'Ambito o formulazione di pareri all’Assemblea regionale d'Ambito e alle Assemblee locali; l’espressione dei pareri sul bilancio di previsione e di esercizio dell’AUSIR; l’approvazione dei regolamenti interni; l’approvazione della relazione annuale sullo stato di attuazione del Piano d'Ambito predisposta dal Direttore generale. Tra le funzioni attribuite al costituendo CdA vi sono anche: la promozione di attività culturali e di iniziative educative volte alla corretta gestione dei rifiuti urbani, alla diffusione e all'incremento della raccolta differenziata e all'uso responsabile dell'acqua; la promozione di attività di ricerca in materia di gestione efficiente del servizio idrico integrato e del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani, di utilizzo sostenibile delle risorse e di efficientamento dei sistemi di gestione degli impianti, oltre che l’espressione del parere sul Piano operativo per le crisi idropotabili per la sua successiva approvazione da parte dell'Assemblea regionale d'Ambito. Tali fattispecie richiedono valutazioni di ordine tecnico-politico che non si addicono ad un organo esclusivamente tecnico quale la figura del Direttore generale, ma non possono essere attribuite all’Assemblea perché richiedono approfondimenti puntuali e prontezza amministrativa non consoni all’organo assembleare. Viene precisata anche la figura del Presidente dell’AUSIR, che avrà non solo la rappresentanza istituzionale dell’Ente, ma anche quella legale, dirimendo così tutte le problematiche tecnico-amministrative insorte dalla vigente dicotomia con la figura del Direttore generale. In sede di Commissione sono state introdotte alcune modifiche dirette a recepire le osservazioni pervenute da parte dei soggetti auditi e coordinare l’entrata in vigore con le prossime elezioni amministrative, in modo tale da non costituire sovrapposizioni tra incombenze relative agli insediamenti degli organi politici degli Enti locali con le nomine dei componenti del nuovo Cda AUSIR. Lo spirito con cui si è proposta questa novella è stato quello di trasferire le competenze politiche e la relativa responsabilità politica da un organo tecnico, a cui viene demandata esclusivamente la gestione prettamente amministrativa dell’ente, ai Sindaci, responsabili politicamente, per antonomasia, di tutte le scelte afferenti il loro territorio, tra cui proprio le politiche di utilizzo e gestione di una risorsa primaria e irrinunciabile qual è l’acqua. Grazie.
Grazie, consigliere Tosolini. La parola al consigliere Moretti.
Grazie, Presidente. Dopo il primo tentativo di inserimento nell’assestamento di luglio 2018, il secondo nella stabilità 2019 e il terzo nella modifica alla legge sugli enti locali di fine dicembre 2018, è arrivato il giorno nel quale questo provvedimento, ritenuto da parte della maggioranza di Centrodestra fondamentale, sarà discusso ed approvato in quest’Aula. Di fronte a così tanta insistenza, ci si poteva aspettare che si trattasse di una norma fondamentale, che riguardasse necessità impellenti per le imprese o i cittadini, di qualcosa che potrebbe portare un beneficio vero alla nostra comunità. Niente di tutto questo. Si tratta invece, semplificando, di un nuovo “poltronificio” e di una nuova occupazione di potere, frutto probabilmente di promesse elettorali, visto che nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente Fedriga nemmeno si cita questo tema. La norma, infatti, va a modificare la sola governance della legge regionale n. 5/2016, provvedimento che ha riorganizzato le funzioni relative al servizio idrico integrato e al servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani. Dopo FVG Strade, per la quale, nel silenzio quasi totale, salvo l’unica nostra voce contraria, è stato ripristinato il Consiglio di Amministrazione, adesso è il turno dell’AUSIR; domani toccherà a Friulia e alle ATER, dopodomani vedremo, il tutto in modo da poter piazzare qualche amico in più. Il percorso accidentato e intermittente, per usare eufemismi, che ha avuto questo stralcio rappresenta in maniera sufficiente i contenuti dello stesso: raramente, infatti, un provvedimento così "semplice" e "limitato" ha subito tanti andirivieni e tante modifiche e contro modifiche. Per fortuna che ci sono stati questi rinvii, perché, come vedremo nel merito, ci saremmo trovati con un provvedimento illegittimo se il Consiglio non si fosse preso un minimo di tempo per approfondire il testo. L’auspico, quindi, è che l’iter zoppicante affrontato da questo provvedimento serva d’insegnamento alla maggioranza, per rendersi conto come il lavoro delle Commissioni sia importante in sede istruttoria e preparatoria, come siano importanti le audizioni e come la presenza dell’assessore e degli uffici competenti anche in una proposta di legge debba essere sempre garantita anche in tali occasioni. Dico un tanto perché a breve la IV Commissione e le altre per competenza dovranno affrontare un provvedimento complesso e fortemente tecnico come la proposta di legge n. 26 (quella famosa sulla competitività) dove auspichiamo non si ripetano le scene e le situazioni che abbiamo visto in Commissione su questo provvedimento. Tornando al merito della norma, ribadirò alcuni concetti già espressi anche dai colleghi di Gruppo e di coalizione in Commissione e dalle stesse audizioni, che hanno confermato la “fragilità” della norma oggi in discussione. In premessa, va detto che la legge regionale n. 5/2016 ha, di fatto, solo un anno di applicazione, mi chiedo, quindi, e vi chiedo che senso abbia intervenire a distanza di un anno se non per un pregiudizio ideologico, peraltro su un aspetto prettamente gestionale e non sollevato da nessuno dei soggetti interessati, siano essi l’Autorità oppure i Comuni. Ergo, il resto della legge è una buona legge. Questa, quindi, è la prima questione. Detto questo, ribadiamo che la proposta di introdurre un CdA per l’AUSIR non ha un senso né una motivazione tecnica, ma puramente politica. La conferma di ciò l’abbiamo avuta dalle stesse parole del collega Tosolini, Relatore di maggioranza, in IV Commissione e anche nella relazione odierna, che ha confermato in tale sede come si tratti di una pura e semplice decisione politica. Su questo tema, le stesse audizioni dei vertici dell’AUSIR hanno confermato la sostanziale inutilità dell’istituzione del Consiglio di Amministrazione. È una valutazione che condividiamo per due ordini di ragioni rappresentate dal rischio di creare doppioni tra tale organo e l’Assemblea e dal possibile appesantimento dello stesso funzionamento dell’Autorità. Il secondo tema, peraltro citato nella scheda istruttoria di accompagnamento alla norma, sul quale le nostre perplessità sono forti è quello legato ai compensi degli amministratori, inizialmente previsto dalla prima versione della norma e successivamente riscritto, grazie agli opportuni approfondimenti e alle segnalazioni degli uffici, con la previsione futura di possibili indennità nel caso (al momento ipotetico) in cui cambi la normativa nazionale, che attualmente non permette l’erogazione di indennità agli amministratori locali impegnati nelle partecipate o in ambiti territoriali. Quindi, se è vero che i Sindaci non potranno essere retribuiti per la partecipazione agli organi dell’AUSIR per le norme nazionali di coordinamento della finanza pubblica, si mantenga allora la previsione originaria laddove si specifica che "non è dovuto alcun compenso, gettone o indennità per l'esercizio delle funzioni", eliminando, quindi, qualsiasi ambiguità di sorta. La terza questione concerne l’illogicità dell’istituzione di un Consiglio di Amministrazione composto da 7 sindaci, peraltro già eletti all’interno dell’Assemblea. Tale previsione, a nostro parere, svilisce il ruolo ed il senso dell’Assemblea stessa, di fatto duplicata da un organismo che farebbe le stesse cose, nel quale organismo 7 persone faranno quello che prima facevano i 18 o 20 componenti dell’Assemblea a seconda della composizione. Che senso ha, quindi, tutto ciò? Per noi, nessuno. Il quarto punto ci preoccupa non poco, cioè quello dei nuovi equilibri tra Direttore generale e Presidente, con la definizione della rappresentanza legale nella figura del Presidente. Con la norma stralcio si registra, di fatto, uno svilimento della figura del Direttore generale, con lo spostamento in capo al Presidente non solo di alcune pregnanti funzioni che nel testo originario della legge venivano attribuite al Direttore, ma della stessa rappresentanza legale dell’Ente. Quanto previsto, però, dalla legge n. 5 aveva una sua logica: riconoscere la responsabilità legale, con tutte le responsabilità conseguenti, non in capo ad un Sindaco chiamato a svolgere le funzioni di Presidente – peraltro, a titolo gratuito – ma al Direttore generale, figura tecnica operativa e gestionale dirigenziale, la quale, durando in carica cinque anni, garantiva stabilità nell’azione dell’AUSIR, considerato che il Presidente-Sindaco dura in carica fino alla scadenza del suo mandato da Sindaco. Lascio un passaggio visto che siamo verso la fine e quindi cercherò di restare nei tempi che mi vengono dati. C'è poi il tema della scadenza di maggio, quando tanti Sindaci andranno, appunto, alla scadenza, tra cui anche l'attuale Presidente, che, in base alle nuove norme, diventerà, appunto, il rappresentante legale dell’ente. L’applicazione della nuova normativa, nel caso concreto, quindi, rischia di lasciare l’Autorità senza rappresentanza legale per qualche mese, con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di stabilità e di impossibilità a svolgere le proprie attività. Questo perché prima si dovrà completare il percorso di sostituzione dei 10 componenti, su 18 complessivi, dell’Assemblea regionale e solo in quel momento l’Assemblea regionale d'Ambito avrà l’elettorato attivo e passivo per eleggere il nuovo Presidente. Di fronte a queste contestazioni, la maggioranza pensa di risolvere tale problema semplicemente spostando il termine previsto per adeguare lo Statuto (c'è un emendamento che fa entrare in vigore la legge l'1 ottobre 2019, ma quando entreremo nel merito dell'emendamento spiegheremo perché per noi non è sufficiente). Così facendo, però, si fa finta di non capire che il problema sopra segnalato non trova soluzione con la norma proposta e uscita dalla Commissione, perché la norma che prevede lo spostamento della rappresentanza legale in capo al Presidente sarà efficace dal primo giorno successivo alla pubblicazione sul BUR, indipendentemente dall’adeguamento dello Statuto alle nuove previsioni normative. Infine l'ultimo tema fondamentale per noi: il tema dell’invasione, di fatto, del Veneto. Che senso ha che il CdA abbia addirittura 2 rappresentanti su 7 (quasi il 30 per cento) espressione degli 11 Comuni Veneti che hanno aderito all’AUSIR? In altri termini, come si può prevedere che nel CdA dell’AUSIR saranno garantiti al Veneto ben 2 componenti in rappresentanza di 11 Comuni, mentre al FVG andranno solo 5 componenti in rappresentanza di ben 215 Comuni? Sembra che questa proposta sia stata scritta direttamente dal Veneto più che da amministratori della nostra Regione. Ha ragione, quindi, chi parla della nostra Regione, anche su altri temi, come dell’ottava provincia del Veneto? Sembrerebbe proprio di sì. Su questo tema, però, in Commissione, il Relatore e la stessa maggioranza hanno manifestato qualche perplessità e lo stesso Relatore ha parlato genericamente di scelta che sarà affidata al Consiglio, quasi che il tema non dipenda direttamente dalla volontà del suo Gruppo in particolare e della maggioranza di cui egli fa parte. In Commissione abbiamo visto la maggioranza con legittime divisioni al suo interno, dialogante e a tratti anche persuasa dalle nostre proposte. La speranza che abbiamo oggi è che il tempo trascorso dall’approvazione in Commissione ad oggi abbia fatto approfondire altre questioni che la stessa si era impegnata ad affrontare. Per il dibattito odierno, ferma restando la nostra piena contrarietà all’introduzione del Consiglio di Amministrazione, cercheremo di apportare migliorie al testo proposto al fine di riportare nell’ambito della legittimità ed ordinarietà i poteri del Direttore, mantenere la dignità e i poteri dell’Assemblea, rimediare ad alcuni errori che rischiano di portare l’ente alla paralisi e limitare ad una giusta proporzione la presenza dei Comuni veneti all’interno del Consiglio di Amministrazione. Auspichiamo, quindi, che il dibattito e il confronto siano veri affinché anche i colleghi della maggioranza si rendano conto della portata di queste modifiche, sperando che questo sia l’ultimo maldestro colpo di mano post elettorale.
Grazie. Presidente, illustri colleghi e colleghe, è con lo spirito che Sisifo dimostra nel sostenere la sua condanna per aver cercato di ingannare Tanathos (il Sisifo omerico, non certo di quello di Camus, che dobbiamo invece immaginare felice), che mi accingo a svolgere questa relazione. Non tanto per la fatica, perché criticare queste modifiche a una legge è compito facilissimo. Mai, credo, norma più improvvisata raggiunse questo stadio del suo iter e innumerevoli sono ancora i dubbi sulla sua percorribilità. Richiamo invece il mito di Sisifo per l’inutilità del nostro sforzo volto a migliorare il testo. Non ci sarà astuzia, come non ne trovò Sisifo, che ci permetterà di vedere accolto qualche pur ragionevole emendamento. Inesorabile, ancorché intimamente non compatta, la maggioranza approverà un testo che non risolverà nemmeno una delle criticità di due temi fondamentali per la nostra regione: il completamento del ciclo integrato dell’acqua su tutto il territorio ed una innovativa economia circolare per quanto riguarda i rifiuti. Questa norma non permetterà di migliorare in nessuna misura la legge 5/2016, che ha per adesso il solo merito di aver distrutto organismi che funzionarono in modo esemplare, come la Consulta d’Ambito per il servizio idrico integrato di un’area quasi esattamente combaciante con l’ex provincia di Udine, che raggiunse, infatti, risultati formidabili sul tema dell’acqua visto il punto di partenza nel quale si trovava il territorio. Ma prima di entrare nel merito, lasciatemi ricordare come il testo in discussione, che ha visto arrivare emendamenti radicali di articoli sino a pochi minuti prima della votazione in Commissione, è testo molto improvvisato e zoppicante, quindi molto bisognoso di emendamenti. La modesta proposta di Open Sinistra-FVG è quella di rivedere in modo radicale la legge istitutiva dell’AUSIR, che seppur approvata nel 2016, non ha ancora mai veramente funzionato, prevedendo almeno la separazione tra la problematica della gestione dei rifiuti e quella dell’acqua e una rappresentanza più diretta di territori omogenei. Altrimenti si rischia seriamente che questo organismo, indipendentemente da chi ne abbia la rappresentanza legale, sia troppo fragile rispetto agli interessi di soggetti che vorrebbero intervenire sull’acqua potabile e sui rifiuti con motivazioni estranee all’interesse pubblico; penso al profitto o al tragico campanilismo che ha impedito di avere acquedotti e sistemi di depurazione adeguati nella gran parte del nostro territorio. L’organismo di gestione deve essere forte, invece, per resistere agli opportunismi e alle strumentalizzazioni, ma non grazie all’arroganza, bensì alla conoscenza delle problematiche. Il ciclo integrato dell’acqua è gestito ancora in modo troppo primitivo nella nostra regione, che invece, proprio per la sua geo-diversità (sorgenti, fiumi, pozzi, risorgive, pozzi artesiani) dovrebbe essere regione leader nella gestione dell’acqua. Ma veniamo alle criticità delle proposte di modifica. La motivazione della loro introduzione non è chiara perché le modifiche non risolvono le criticità...
Colleghi, scusate, un po' di attenzione alle fatiche di Sisifo.
Sembra, infatti, essere solamente lo sgradimento per l’attuale ruolo del Direttore generale giudicato eccessivo e la necessità di far ricadere oneri e responsabilità su un nuovo organo, il Consiglio di Amministrazione e il Presidente dell’AUSIR. Ma questo, che potrebbe essere un recupero del vecchio assetto delle Consulte d’Ambito, che tanto bene avevano funzionato, oggi non si può più reintrodurre e certamente non così. Lo stesso AUSIR ha fatto pervenire una nota nella quale esplicita la preoccupazione che l’introduzione del Consiglio di Amministrazione comporti un inutile appesantimento rispetto ai lavori dell’Assemblea regionale d'Ambito... No, è che forse è così forte il rumore di fondo...
Colleghi... e sì, già è una fatica, voglio dire, no?
Sì, sì. Questo Consiglio... Se mi aumenta un po' il volume, per favore, forse... o riduce quello... sì. Questo Consiglio di Amministrazione, infatti, verrebbe a costituire una sorta di comitato ristretto all’interno dell’Assemblea regionale d'Ambito, ma mentre quest’ultima offre una completa rappresentanza delle problematiche territoriali (zone rurali, zone urbane densamente abitate, zone urbane meno densamente abitate, aree montane, zone dei pozzi artesiani) in quanto eletta sulla struttura delle UTI, il nuovo Consiglio di Amministrazione viene ristretto senza criterio. Insomma, laddove c’era un organismo rappresentativo di 18 membri, se ne fa uno, non rappresentativo, di 7 membri, dei quali per giunta 2 veneti. Non viene chiarita, poi, dalla norma l’esatta distribuzione della responsabilità tra il Sindaco-Presidente, che verrebbe ad avere la rappresentanza legale e quindi la rappresentatività verso l’esterno nella stipula di convenzioni e contratti, e il Direttore generale. Questo Sindaco-Presidente, avrà responsabilità diretta sulla conduzione di piani di sviluppo di miliardi di euro e dovrà, quindi, essere esperto di ingegneria idraulica, ingegneria ambientale, legislazione ambientale e amministrativa, oltre a essere datore di lavoro. Sarà compito molto facile, dunque, trovarlo, visto che per questa gloriosa attività – che, si può ben comprendere, non può non essere a tempo pieno – nel nome della riduzione dei costi della politica, riceverà solamente un rimborso spese per recarsi alle riunioni, ma nessuna indennità. Clamoroso, nella norma, è poi lo squilibrio nel quale è previsto che il Consiglio di Amministrazione operi in tema di acqua: ben 2 dei 7 membri sarebbero sindaci del Veneto. Mi permetto qui di ricordare – avendoci lavorato, con successo direi, per dieci anni, nella Consulta d’Ambito del Friuli – come non sia possibile gestire l’acqua in Friuli senza comprendere le complessità socio-economiche di chi per secoli ha attinto l’acqua dalle sorgenti di superficie, chi dai fiumi, chi dai pozzi, chi dai pozzi artesiani. Il nostro è un territorio che per queste diversità ha sistemi fognari e di depurazione che sono inadeguati e sono stati oggetto anche di infrazione comunitaria. Come potrà un quintetto di sindaci, alcuni dei quali forse anche ispirati da ideologie che sono state sconfitte nell’ultimo referendum sull’acqua pubblica, portare a maturazione tutte le istanze ambientali necessarie, nell’interesse dei cittadini di tutta una regione? Per tutti questi motivi noi di Open Sinistra proponiamo un profondo ripensamento di questa norma che vada nella direzione di aumentare i membri del Consiglio di Amministrazione in modo da avere una rappresentanza più ampia dei territori. Ma a questo punto, forse, si potrebbe non istituire affatto il Consiglio e dare all’Assemblea regionale d’Ambito quel ruolo, magari rivedendone il meccanismo di elezione e forse il numero. In conclusione, il parere su questo stralcio è assolutamente negativo. I temi dell’acqua e dei rifiuti, come ho già detto, sono cruciali per il futuro e un organo come l’Assemblea regionale non deve continuare a gestirli in modo così approssimativo. Non coglierne le complessità e le difficoltà continuerebbe a rendere colpevole la nostra Assemblea qui presente nei confronti dei cittadini e delle generazioni future.
Grazie, consigliere Honsell. Si è iscritto a parlare il consigliere Centis. Prego.
Grazie. Presidente, grazie. Cari colleghi, la legge regionale 15 aprile 2016 "Organizzazione delle funzioni relative al servizio idrico integrato e al servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani" è attiva, sì e no, da un paio d'anni. Oggi andiamo a rivedere e modificare una legge funzionante e operativa veramente da poco e che poggia con l'esclusivo riferimento al servizio idrico integrato nei Comuni della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, compresi tutti, così come previsto nella legge, nell'Ambito territoriale ottimale interregionale, inclusi i Comuni limitrofi della Regione Veneto, in questo caso San Michele e Portogruaro. Un organo costituito da un Sindaco per ciascun'area di aggregazione dei Comuni, così come previsto dal Piano del sistema Regione-Autonomie locali del Friuli Venezia Giulia e così come previsto nell'Ordinamento delle Unioni territoriali intercomunali e riallocazione di funzioni amministrative. Ma la prima questione che pongo è: perché c'è questa necessità così sentita e immediata da rivedere l'assetto di questo organo AUSIR nelle sue caratteristiche e specificità giuridiche, organizzative, amministrative, contabili e tecniche? Perché e quali necessità ci sono per prevedere il Consiglio di Amministrazione, nuovo organo supremo di controllo dell'AUSIR? Perché si vuole dare al Presidente-Sindaco un peso quale la rappresentanza legale e istituzionale dell'AUSIR, con tutte le difficoltà penali, legali, organizzative, gestionali che un Sindaco ha nell'assumere un ruolo e un incarico di questo tipo? Direi quasi che questo Sindaco ha davanti a sé un percorso di suicidio fisico-politico per le preoccupazioni, i pensieri e altro ancora, con le tante, infinite questioni amministrative che si sovrappongono fra il proprio Comune e la sua amministrazione e la Presidenza del Consiglio AUSIR. Forse non è il caso, prima di mettere mano alla modifica di questa legge, conoscere e prendere atto di quale impostazione questa amministrazione regionale intenda dare alla partita delle autonomie locali? Un'Assemblea, quella dell'AUSIR, oggi composta da un Sindaco per ciascuna area di aggregazione dei Comuni così come previsto dalla legge regionale 12 dicembre 2014, che mi pare evidente e chiaro si intenda superare, e interventi in questo senso da parte dell'Assessore alle autonomie locali già sono stati compiuti. Allora che senso ha oggi rivedere e modificare questo ente di governo dell'ambito se, come sembra, fra qualche mese la rappresentanza politica e territoriale dell'ambito stesso verrà modificata per il superamento delle UTI con nuovi enti intermedi? Sarà necessario, forse, rivedere l'assetto politico e istituzionale a cominciare dalla composizione dell'Assemblea stessa? Il Consiglio di Amministrazione sarà composto da 5 membri eletti dall'Assemblea fra i suoi componenti e sarà integrato da ulteriori 2 membri nominati tra i Sindaci dei Comuni della Regione Veneto, che sicuramente saranno Portogruaro e San Michele al Tagliamento. Ora vorrei chiedere: è giusta la presenza e la rappresentanza, in una questione di pesi e contrappesi, in Consiglio di Amministrazione, di 5 rappresentanti per tutto l'Ambito territoriale ottimale Friuli Venezia Giulia a nome e per conto delle 18 aree di aggregazione e dei 220-230 Comuni, rispetto ai 2 rappresentanti Sindaci dei Comuni della Regione Veneto? Io direi proprio di no e mi fa pensar strano il fatto che da parte di quei Sindaci o amministratori locali non ci siano forme di "altolà politico" riferite ad un maggior rispetto territoriale e di presenza in seno a questo organo del nuovo Consiglio di Amministrazione dell'AUSIR. Ma poi abbiamo forse dimenticato o non ricordiamo o non sappiamo che già sosteniamo la Regione Veneto e i Comuni turistici vicini, come Bibione e Caorle, rifornendo da decenni preziosa acqua potabile, con pompe installate nei territori dei nostri comuni, piscine e alberghi di quelle località turistiche, che da sempre ricevono queste bene comune naturale, essenziale al pieno sviluppo della persona umana e al godimento della vita? Pertanto già diamo, secondo il mio modesto punto di vista, e, in una logica di pensiero politico sempre di pesi e contrappesi, senza ricevere un centesimo da chi ha la gestione di questa ricchezza e da chi ricava profitti da questo prezioso bene universale che è l'acqua. Allora chiedo che il Consiglio di Amministrazione AUSIR abbia una composizione che tenga conto della territorialità della nostra Regione, che tenga conto che già diamo ai nostri vicini del Veneto e che tenga conto che i nostri Comuni vicini turistici ricevono acqua, preziosa acqua, che proviene dai nostri territori. Un Consiglio di Amministrazione composto da 5 Sindaci del Friuli e 2 Sindaci dei Comuni del Veneto con esclusivo riferimento all'esercizio associato delle funzioni pubbliche relative al servizio idrico integrato, ma per quanto riguarda il servizio rifiuti quali prospettive? Quali modi o forme di controllo amministrativo, politico e contabile, in Consiglio di Amministrazione, nelle politiche sui rifiuti, vista la presenza dei Comuni del Veneto senza alcun mandato nel merito? Ritengo allora, colleghi Consiglieri, che questa partita, la modifica alla legge regionale 5/2016, almeno attenda fino a quando la questione della riforma delle autonomie locali in corso nella nostra regione Friuli Venezia Giulia sia conclusa e abbia poi necessità, oltre che di chiarezza nella sua impostazione e nella composizione in questo nuovo organo che è il Consiglio di Amministrazione, anche di una precisa conferma di perimetri e assetti territoriali e istituzionali dell'Assemblea stessa, autorità unica per i servizi idrici e dei rifiuti. Grazie.
Grazie, consigliere Centis. Consigliera Santoro.
Sì, Presidente, io inizio questo mio breve intervento rivolgendomi a lei perché questo stralcio non ha il parere delle Autonomie locali, non ha il parere del CAL, e io credo che il parere del CAL, in una materia come questa, sia assolutamente fondamentale. Credo che potremmo, come dire, soprassedere rispetto alla tormentata storia che ha giustamente richiamato il collega Moretti, ma richiamo lei come garante delle istituzioni perché questo non avvenga più, perché una materia che tocca così, sulla viva pelle, i nostri sindaci non possa, non deve prescindere da un parere, se non da un'intesa – non entro nel merito perché non è questo il momento di farlo – rispetto al Consiglio delle Autonomie locali che questi Sindaci rappresenta. La considero una cosa molto grave perché da luglio c'era tutto il tempo per farlo. Abbiamo ricevuto un verbale di una Commissione che il Presidente del Consiglio delle Autonomie locali ha fatto per poter rispondere alla richiesta di audizione che è stata fatta in IV Commissione: non gli è stato chiesto di formulare un parere formale. Potremmo parlare molto su questo e sull'ascolto e sul rispetto delle autonomie eccetera eccetera, ma avremo modo di farlo. Chiedo però, Presidente, che lei si faccia garante dei passaggi istituzionali necessari a che la legge presentata in quest'Aula e tutte le leggi presentate in quest'Aula facciano tutti i passaggi che la legge chiede. Entro, quindi, nel merito rispetto a quello già detto. È abbastanza, come dire, singolare che nelle relazioni e anche nel commento fatto dal collega Centis ci siano state molte domande, molte domande destinate, ahimè, a rimanere senza risposta, così come senza risposta sono state in Commissione, dove l'unica risposta è stata: è una scelta politica perché dobbiamo riaffermare il primato della politica in queste istituzioni. Bene, se il primato della politica significa dare a un sindaco un ruolo tecnico, io credo che siamo totalmente fuori strada, che il primato della politica vada affermato introducendo degli strumenti di indirizzo e di controllo dei tecnici, non certamente sostituendosi a loro rispetto a decisioni che non si è assolutamente in grado di controllare. Uno degli elementi apparsi in questa raffazzonata legge e che abbiamo sollevato nell'ultima Commissione è che il Presidente-Sindaco (uno dei nostri sindaci, e in quest'Aula ci sono tantissimi sindaci, già sindaci, che possono, come dire, far finta di essere questo Presidente), con rappresentanza legale, stipula le convenzioni di servizio e i relativi disciplinari, ex legge, quindi nessun regolamento potrà modificare questa attribuzione di responsabilità. Si era chiesto di ripensarci. Negli emendamenti presentati questa funzione è rimasta. Quindi, cari colleghi e soprattutto cari già sindaci, ritenete che voi, senza alcun tipo di copertura, siate in grado di firmare convenzioni di servizio e relativi disciplinari senza diventare, tra virgolette, ostaggio della tecnica? Che comunque avrà la capacità e ha, come dire, la scienza e coscienza di valutare i documenti contrattuali di questo tipo che vi faranno firmare, perché la responsabilità sarà la vostra, mentre la tecnica sarà comunque quella in grado di valutare le conseguenze di questi atti amministrativi. A me sembra che si raggiunga – e guardo anche l'assessore Callari – assolutamente l'obiettivo opposto: quello che la politica ovvero il sindaco rappresentante legale si troverà a firmare degli atti di cui si prenderà la responsabilità e di cui non avrà piena scienza e coscienza. Come è già stato detto, quindi, in realtà, ragioniamo di che cosa voglia dire dare degli indirizzi chiari, avere degli strumenti efficaci affinché l'azione tecnica risponda a un indirizzo politico chiaro. Questa norma che oggi noi discutiamo non fa questo. Sostituisce semplicemente, ripeto, a dei compiti del Direttore generale, il Sindaco-Presidente rappresentante legale. Non credo che sia questa una soluzione. Così come, come è già stato detto, non credo renda giustizia al nostro territorio regionale... D'accordo che la Lega adesso non si chiama più Lega Nord, però mi riferisco alle forze politiche che hanno fatto dell'autonomia una bandiera. Come possiamo pensare che 5 sindaci rappresentano 216 comuni e 2 sindaci ne rappresentano 11? Come possiamo pensare che questi 5 Sindaci si fanno portavoce in un Consiglio di Amministrazione di realtà completamente diverse, soprattutto per quanto riguarda il tema dell'acqua? Il consigliere Honsell l'ha ben richiamato prima: abbiamo il popolo dei pozzi, abbiamo il popolo delle terre asciutte, abbiamo la montagna, abbiamo le città. Ma in 5, quali sono i criteri con i quali saranno individuati? Territoriali? Di popolazione? Di interesse? Di appartenenza politica, come mi suggeriscono? Ma non voglio entrare in questo merito. Quale rappresentanza hanno 5 sindaci su 216 quando riconosciamo invece che 2 sindaci del Veneto ne devono rappresentare 11? Dov'è la razionalità? Mi si dice che comunque i nostri saranno sempre in maggioranza. Ma allora che senso ha tutto questo? Che senso ha? Basta, Presidente Camber, dare maggiore valore al Presidente, per cui, in caso di parità, il Presidente prevale. Questa è una norma, come dire, consueta. Ma che ci sia davvero dietro a questo disegno...
Consigliera Santoro...
Scusate, non pensavo di parlare così tanto. Vedete, dietro questa modifica ci sono delle ripercussioni importanti che, credo, con responsabilità, questo Consiglio debba valutare attentamente e ripensare. In questo senso vanno i nostri emendamenti e in questo senso chiedo al Consiglio di immedesimarsi in questa previsione.
Grazie, consigliera Santoro. Anche per confermarle che sarà posta l'attenzione dovuta al percorso normativo delle leggi per quanto riguarda le audizioni e i pareri previsti dal CAL. In questo caso la richiesta è stata mandata a suo tempo, però l'esiguità della norma ha fatto sì che il CAL avesse un'interpretazione di quel tipo. D'ora in poi saremo molto più fiscali. Sergo.
Grazie, Presidente. Io intervengo per ribadire un po' quella che è la nostra posizione, l'abbiamo già detto un paio di volte anche nelle sedute formali e informali che ci sono state e che hanno preceduto, ovviamente, questa discussione. Per quanto riguarda la legge che ha istituito l'AUSIR noi – e ovviamente non solo noi, anche buona parte di quei cittadini che hanno potuto dire la loro in merito a quella legge – eravamo fortemente contrari, per un motivo molto semplice: ci sono alcuni aspetti di quella norma che tuttora non arriviamo a capire e che tuttora, anche nelle discussioni che abbiamo fatto fino adesso in Aula, ogni tanto vengono fuori. Sul problema del Veneto – partiamo da lì – noi avevamo sollevato una cosa molto semplice, Presidente: se lo spirito della norma è quello di avere un gestore unico provinciale in una Regione che ha abolito le Province, mi dovreste già spiegare cosa significa. Se vogliamo farlo solo provinciale, mi dovete spiegare perché abbiamo incluso anche i sindaci del Veneto, ma per logica, perché c'è scritto nella legge che l'Ambito ottimale deve essere almeno provinciale. Quindi già lì partiamo con il piede sbagliato perché c'erano le richieste di molti sindaci – alcuni sono anche qui con noi quest'oggi – che avevano un'altra visione della gestione soprattutto del servizio idrico integrato, quella di una gestione che doveva essere più vicina ai territori, e noi, qui, oggi, stiamo facendo l'esatto contrario. A parte questa motivazione, dico solo una cosa al consigliere Centis: quell'acqua che finisce negli alberghi e nei ristoranti delle località turistiche venete a noi "viene pagata profumatamente" perché sono circa 32 miliardi di litri di acqua l'anno che vengono prelevati dai nostri pozzi e che ci vengono pagati 21 mila euro! Consigliere, nella Provincia di Pordenone "siamo a posto per un po'", eh! Queste sono le cose che forse sarebbe il caso di andare a rivedere in quello che è il servizio idrico integrato della nostra Regione. Ma come detto anche nell'ultima Commissione, anch'io avrei voluto sentire un parere da parte delle nostre autonomie locali circa questa entrata in vigore non solo del CdA, ma anche di 2 sindaci veneti che di fatto, ovviamente in una sproporzione che non ha nulla a che fare con quello che è il numero dei comuni di cui si dovrà occupare l'AUSIR, entreranno a far parte del CdA. Nonostante la presenza del consigliere Tosolini al Consiglio delle Autonomie locali, io non ho sentito un sindaco che abbia detto qualcosa su questo, un sindaco della nostra regione, perché l'unico che ha fatto una domanda su come funzionerà l'AUSIR è il Sindaco di Zoppola, che però ha chiesto come sarà composto il Consiglio di Amministrazione, cosa cambierà per il servizio idrico e i rifiuti, il consigliere Tosolini aveva già risposto quello che succederà, però poi non c'è stata discussione sul punto, non si sa se il nostro Consiglio delle Autonomie locali è favorevole o ha un'idea in merito. Questo credo che la dica lunga anche sullo stesso Consiglio, perché se non si esprime neanche su queste cose, magari sarebbe il caso che lo faccia. Ma di quella riunione c'è una parte del verbale che ci è stato consegnato che io sinceramente fatico a capire – la vado a leggere, anche se il tempo è quello che è, sennò lo faccio durante la discussione degli emendamenti, ma è meglio che lo faccia adesso – dove si dice: "Il consigliere Tosolini rileva che l'AUSIR è importante perché avrà la possibilità di indicare anche gli investimenti. Sottolinea che il rifacimento di tante tratte del sistema idrico, problema che è stato affrontato anche in Commissione consiliare ultimamente – fa il caso del depuratore di Lignano – è un argomento che ha un aspetto prevalentemente tecnico – è vero – però ritiene corretto che la decisione finale spetti sempre all'amministrazione comunale". E allora perché inseriamo anche il CdA? Abbiamo già previsto l'AUSIR, ora mettiamo anche il CdA, quindi andiamo sempre più lontano da quel Comune, vi state contraddicendo. Ora non so se quella era la volontà del Consigliere e poi viene in Aula e ci presenta qualcos'altro che evidentemente, siccome mi pare che lo stralcio sia a firma sua, gli è stato chiesto da altri, perché sennò non si capisce. Ma poi si va anche avanti e si dice: "È opportuno che la Regione si spogli di alcune sue funzioni, soprattutto su questi fattori importanti" – se si spoglia della funzione, a chi le diamo queste gestioni? Le possibilità sono due: o ai privati, o ai Comuni, perché non c'è altra soluzione in questo momento – e aggiunge giustamente: "acqua, depurazione dell'acqua e gestione dei rifiuti, che se sono gestite correttamente, possono rappresentare una risorsa. Le grandi società lo hanno capito e gestiscono in proprio queste risorse. Trieste, ad esempio, ha un suo impianto che fa parte di una società molto grande che ha sede in Emilia-Romagna, e produce reddito e dà dividendi societari". Ora, a mettere insieme queste quattro frasi in un unico paragrafo io faccio fatica perché veramente non arrivo a capire se l'intento è quello di privatizzare l'acqua. Vogliamo dirlo? Diciamolo. Se l'intento non è quello, allora dobbiamo rendere l'acqua pubblica. Però noi adesso stiamo istituendo un CdA dove molto probabilmente, perché immagino che il Sindaco del Comune capoluogo della regione sia all'interno di quel CdA, per il servizio idrico integrato, in quel Comune, l'acqua è gestita da privati. Ragazzi, le parole sono pietre!
Grazie, consigliere Sergo. Moretuzzo.
Grazie, Presidente. Gli interventi che mi hanno preceduto hanno già detto molte delle cose che penso sia importante ricordare. Io parto da un presupposto e cioè dal fatto che comunque la legge n. 5/2016 è una legge che ha tante criticità e penso che sia corretto metterci mano, penso che questa maggioranza faccia bene a mettere mano al tema della gestione del servizio idrico integrato e della gestione dei rifiuti. Prima la consigliera Santoro parlava dei sindaci, diceva che molti di noi che sono qui, che hanno avuto un mandato amministrativo, hanno sperimentato cosa significa partecipare a questi servizi, alla gestione di questi servizi. Io faccio una piccola parentesi per dire che come sindaci – qui allora c'erano come consiglieri Bernardis e Boschetti – avevamo lanciato un appello nel marzo 2016 che era trasversale, andava dai sindaci di Sinistra a quelli della Lega eccetera, dove chiedevamo alla Giunta Serracchiani di non proseguire, con il disegno di legge che poi ha prodotto la legge n. 5/2016, nei termini in cui era stato impostato perché vedevamo un rischio molto forte di accentramento nella gestione dei servizi fondamentali e dicevamo: facciamo un percorso partecipato; se ci sono emergenze, affrontatele, ma il tema complessivo, in particolare dell'acqua, soprattutto dopo la straordinaria stagione del referendum del 2011, deve essere gestito con altre dinamiche che coinvolgano il territorio. Immaginare di passare da una gestione in cui i Comuni erano riuniti in Assemblee di Ambito su base provinciale, che corrispondevano ai bacini idrografici, quindi con una gestione coerente non solo amministrativa, ma anche ambientale, a una gestione in cui si passa a 18 rappresentanti che sostituiscono i sindaci nella gestione e in tutta la politica complessiva dell'acqua e dell'immondizia, secondo noi quella volta e tuttora sono convinto che sia stato un errore e penso che bisogni metterci mano. Penso che il processo di allontanamento dai territori della gestione del servizio integrato sia un processo che vada invertito. Bisogna tornare a un protagonismo degli amministratori locali, a un protagonismo, come diceva il consigliere Tosolini, della politica, sono d'accordo su questo, però non capisco come questo provvedimento possa raggiungere questi obiettivi. Dov'è qui il riavvicinamento al territorio? Dov'è il protagonismo degli amministratori e della politica nella gestione dei due servizi fondamentali? Qui, di fatto, non si affronta questo problema, non si affronta questo problema dell'allontanamento dalle scelte e dalla strategia rispetto agli amministratori locali e ai territori. Qui si fa un CdA, si porta la responsabilità in capo al CdA e si trasferisce in qualche modo la pertinenza di qualche responsabilità, come è stato detto precedentemente. Io penso che questa non sia una risposta. Capisco che siamo in momenti in cui ci sono molte promesse da mantenere, siamo in "campagna acquisti" permanente e quindi qualche posto in CdA va bene che venga sbandierato eccetera, ma affrontare un tema così, con queste logiche, non va bene. Per non parlare dei 2 sindaci veneti su 7, credo che questo sia un affronto ai Sindaci della nostra regione, in un CdA in cui 2 sono veneti e 5 sono del Friuli Venezia Giulia. Mi pare che veramente non sta né in cielo, né in terra e non vorrei essere – l'ho già detto in Commissione – nei panni di quei Consiglieri regionali di maggioranza che andranno dai loro sindaci a dire: su 7, 5 siete voi e 2 sono veneti. Non vorrei essere in loro perché non è giustificabile in nessun modo questa scelta. In Commissione si era aperta la possibilità di rivederla, di modificare questo rapporto. Io spero, Presidente, che nei lavori d'Aula di oggi si riesca veramente a cambiare perché faremmo un pessimo servizio ai nostri amministratori locali e alla gestione di beni che sono fondamentali.
Grazie. Consigliere Bolzonello.
Grazie, Presidente. Io mi rivolgo ai colleghi quasi più da professionista che da politico, perché ci sono un paio di problematiche che inviterei tutti in qualche modo a guardare. So che non interessa a nessuno, collega Marsilio, ma io li metto in guardia, dopodiché vedano loro. Il collega Moretuzzo ha appena detto delle cose importanti, nel senso che mettere le mani a questa norma ha una dignità importante nel senso che c'era una visione nella precedente tornata, in questa ci sono alcuni ragionamenti diversi. L'appello che era stato firmato da Massimo e da altri colleghi che sono anche qui in quest'Aula ha una dignità di discussione importante, quindi quel protagonismo è sicuramente un protagonismo che in qualche modo va riaffermato. Ma, come ha detto poc'anzi Massimo Moretuzzo, qui non lo si affronta, si affronta il tema di un CdA. Si affronta il tema, quindi, di una partita che riguarda esclusivamente l'indicazione di alcuni uomini, che, guardate bene, sono gli stessi che sono dentro ai 18 già esistenti, cioè non è che andiamo a creare un CdA per gestire meglio un qualcosa, ma andiamo a mantenere un'Assemblea di 18 e di questi 18, 7 vanno a fare un CdA. Allora, primo dato tecnico, se qualcuno l'ha affrontato: nel momento in cui fate un CdA, bisogna che ci sia la professionalità da parte di coloro che vanno a sedere in quel CdA – l'avete visto questo? – perché le norme del Codice civile si applicano al CdA. Voi siete sicuri che potete mettere nel CdA le stesse persone che sono sindaci di qua? Ve lo dico da professionista, non per altro. Venerdì, dovendo riaffrontare il tema dei crediti formativi della mia professione, sono stato a un bellissimo convegno – bellissimo... insomma, otto ore di lavoro – sui crediti formativi e si parlava proprio di partecipate pubbliche non solo in termini di S.p.A. e di S.r.l., ma anche di enti a totale indirizzo pubblico – tipo, appunto, questo, o consorzi eccetera eccetera – e il tema della professionalità dentro i CdA rimane uguale, identico. Attenzione, voi lo fate adesso, benissimo, fatelo, ma vi ritroverete fra poco che qualcuno vi crea il tema della professionalità di quelle 7 persone che sono dentro alle 18 e vanno nel CdA, vi piaccia o non vi piaccia. Questa non è una critica politica, è un tema tecnico. Non so se l'avete affrontato. Spero di sì, spero che qualcuno vi abbia detto che potete farlo. Io penso che non possiate farlo, però naturalmente l'Italia è la patria del diritto e si può fare tutto e il contrario di tutto, ma questo è un tema che faccio presente ai colleghi visto che è giusto che facciano quello che devono fare. Il secondo tema, sempre da un punto di vista tecnico, è stato detto dalla collega Santoro, questo è l'altro problema: è bene che quelle 7 persone che vanno in CdA – se potranno andare perché hanno la professionalità eccetera eccetera – si facciano un'assicurazione molto elevata, molto elevata, perché nel momento in cui vanno a firmare tutti i contratti al posto del Direttore, non potranno dire che è l'ente che deve tutelarli eccetera eccetera, ma è una responsabilità personale in quanto membri del CdA eccetera eccetera eccetera. Vi va bene una cosa di questo tipo, lasciando comunque l'Assemblea in questo modo? A me pare che questa sia una cosa un po' così, un po' confusa, che serva semplicemente, appunto, per dare una risposta politica, legittima, legittima, ma dal punto di vista tecnico state facendo un qualcosa che non tutelerà quelli. È legittimo quello che fate, ma non è corretto il modo in cui lo state facendo a mio avviso. Ultimo dato, solo ed esclusivamente politico, entro solo su questo. 7 di cui 5 e 2. In questo momento sono 18: 16 e 2. I 2 vengono mantenuti perché non si può fare diversamente, va beh. Volevate dare un segnale? Fatene 4 e 1. Almeno diamo un segnale di un altro tipo: 4 e 1 del Veneto. Non è che tenete i 2 del Veneto e dall'altra parte li portate... Sì perché questo proprio non ha senso, questo non ha senso per i pesi che ci sono all'interno di abitanti, di volumi, di tutto quanto. Questa è una cosa, penso, di buonsenso, non di altro tipo. Questo senza voler né fare i professori, né mettermi a fare tanti discorsi. Mi pare che sia "il minimo della pena" fare a questo punto un CdA di 5 con 4 e 1, perché se mantenete i 2... Allora a quel punto, se volete tenere i rapporti e tenere i 2, mettetene almeno 7 e allora lo portate a 9, ma 5 e 2 proprio non rappresentano minimamente... Se volete dare dignità a dei parametri, date una dignità dei parametri vera e la dignità dei parametri vera a quel punto è 2 e 7, o 1 e 4, non 2 e 5, perché anche su questo facciamo una figura, come abitanti di questa regione, di ancora una volta sottomessi a una parte veneta che è molto più debole e molto meno in grado di dare una risposta. Tutto qua, in maniera molto semplice, molto programmatica, pur sapendo che magari non vi interessa molto quello che ho detto.
Grazie, consigliere Bolzonello. Terminata la discussione generale, do la parola, se la chiede, all'Assessore sulla discussione generale. No. Ah, sì? Prego Assessore. È chiusa la votazione. L'Aula non approva. Votiamo l'articolo 2 così come non emendato. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'Aula approva. Passiamo all'articolo 3. C'è un emendamento anche qua, il 3.1, a firma Moretti, Santoro. Moretti.
L'emendamento coordina il testo con quanto previsto dall'articolo 5 in merito all'elezione del Presidente e quindi non "nomina", ma "elegge". Sostanzialmente l'articolo 3, al punto 6, lettera c), dice, appunto, che "nomina" il Presidente; a nostro parere l'Assemblea "elegge" il Presidente.
Bene. È aperta la discussione. Se non c'è discussione, la parola ai Relatori. Honsell.
Su questo sono favorevole.
Favorevole. Moretti.
Sì sì, favorevole.
Relatore di maggioranza.
Come il Relatore di maggioranza.
Pongo in votazione l'emendamento 3.1, a firma Moretti, Santoro, con parere contrario della maggioranza e della Giunta. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'Aula non approva. Pongo in votazione l'articolo 3. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'Aula approva. Passiamo all'articolo 4. L'emendamento 4.1, a firma Honsell, è decaduto, ma c'è il 4.1.1. Allora, il 4.1 è decaduto... allora, diamo la parola... 4.1.1; il 4.1.1 resta.
Nasce dalla considerazione che se malauguratamente si introduce questo Consiglio di Amministrazione... e qui colgo l'occasione anche per intervenire un attimo quasi in replica a quanto diceva prima il consigliere Tosolini, che io ho apprezzato anche come Presidente dell'ERDISU, anche se non insisterei troppo su quella vicenda, dove sono state fatte tante cose, ma abbiamo avuto poi anche i nostri problemi, però effettivamente erano tutti ruoli dove c'era la possibilità di avere un'assicurazione, dove c'erano delle indennità, dove anche lui fu nominato, per esempio, Presidente dell'ERDISU non in qualità di sindaco. E certamente il ruolo, poi, quando ha citato quello del controllo analogo, di nuovo è un ruolo di controllore, non di colui che si assume... Quindi, pur apprezzando molto quello che lui ha fatto negli ultimi vent'anni, per tanti aspetti, diciamo, l'abbiamo fatto anche insieme, ma sempre con ruoli che non erano proprio di essere gettati allo sbaraglio come avviene purtroppo con questa norma. Passo a commentare, all'articolo 4, questo emendamento. Io credo che effettivamente avere un Consiglio di Amministrazione di sole 5 persone per affrontare quel tipo di problematiche sia assolutamente impossibile, sia necessariamente... Sarà un Consiglio di Amministrazione che sarà passivo perché non conoscerà per esperienza diretta. Uno chiama dei sindaci, ma poi sono dei sindaci che non conoscono quelle problematiche. La problematica dei pozzi io la imparai in quel Consiglio di Amministrazione perché c'erano ben 2 sindaci che venivano da quell'area; le problematiche della Carnia le imparai in quel contesto perché c'erano ben 2 sindaci che venivano dalla Carnia. Insomma, credo che qui immaginare che 5 sindaci possano assumersi delle scelte... Capite? Questi poi sono quelli che decidono anche le tariffe, sono quelli che decidono tutte le misure per contenere e fare le agevolazioni. Insomma, non è qualche cosa che si possa decidere... Sono quelli che, per esempio, possono imporre incrementi forti di tariffe o comportamenti in risposta a decisioni dall'alto che vanno a incidere sugli equilibri e sulle tradizioni di intere comunità. Averne solo 5 credo che sia quasi impossibile. Allora, dicevo, se davvero questo Consiglio di Amministrazione si vuole avere, almeno proponevo – ma sono ben lieto di discuterlo e modificarlo, però lo proponevo, diciamo così, come proposta – di portarlo almeno a 11. 5 pensavo che, va bene, giocano a pallacanestro, 11 è un pochino più articolato e quindi perlomeno prevedevo che ci fosse una rappresentanza dei comuni montani, prevedevo che ci fosse una rappresentanza dei comuni ad alto insediamento urbano e anche di quelli che si trovano nelle fasce intermedie. Francamente sono ben disposto a rivederlo. Qui si diceva di andare a 11, potete immaginare: 5 in rappresentanza dei comuni con più di 30 mila abitanti, 2 di comuni con popolazione compresa tra i 3 mila e i 25 mila, 2 di comuni montani a prescindere dalla popolazione, 1 in rappresentanza dei comuni con popolazione inferiore ai 3 mila abitanti e 1 in rappresentanza dei sindaci della regione Veneto.
Grazie, consigliere Honsell. Moretti, 4.2.
Questo emendamento è la sostanza di quello che abbiamo detto nella relazione e nel breve dibattito che c'è stato: la questione della presenza dei sindaci, all'interno del Consiglio di Amministrazione, espressione dei comuni veneti. C'è una questione di proporzione, di equità e di rappresentanza che non può essere elusa. In Commissione il collega Tosolini ha detto che è compito del Consiglio. Grazie, lo so anch'io che è compito del Consiglio, peccato che la maggioranza abbia più forza, ma anche politiche che, peraltro, al loro interno avevano anche delle opinioni diverse, perché ricordo l'intervento del consigliere di Progetto FVG, Vaccher, che diceva: io, per rispetto alla maggioranza di cui faccio parte, sono uno che gioca in squadra e mi adatto, però, oggettivamente, 2 su 7 lo trovo sproporzionato. Non è solo sproporzionato, è anche illogico, illogico da un punto di vista logico, logico! Da chi ogni giorno ci fa la lezione sulla specialità friulana rispetto al resto delle regioni... insomma, siano coerenti, siate coerenti! La proposta che facciamo è nella direzione di dire che il Consiglio di amministrazione è composto da 5 membri, ovviamente eletti dall'Assemblea, compreso il Presidente; con riferimento all’espletamento delle funzioni relative al servizio idrico, il Consiglio è integrato da 1 sindaco – quindi si tratta di arrivare a 6 – dei Comuni della regione Veneto, già componenti dell’AUSIR; come si fa in tantissimi Consigli di amministrazione, in caso di parità di votazione, prevale il voto del Presidente, il Presidente vale doppio. Quindi, se è un problema di numero paro o numero disparo, come sentito in audizione, si supera in questa maniera, altrimenti il problema non è di valutazione sul numero dei componenti, è solo un problema politico. Prendiamo atto che 2 componenti del Veneto sono presenti in Assemblea e 2 saranno nel Consiglio di Amministrazione, 18 sono del Friuli Venezia Giulia e ce ne saranno 5: ditemi voi dove sta la proporzione e la logicità di un intervento di cui francamente non sentiamo affatto la necessità.
Grazie, consigliere Moretti. Consigliere Moretuzzo, 4.3. Passiamo all'emendamento 4.3 a firma Moretuzzo, Bidoli. Parere contrario di Giunta e maggioranza. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'Aula non approva. Poniamo in votazione l'emendamento 4.4, Tosolini, Camber. Parere favorevole di Giunta e maggioranza. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'Aula approva. Poniamo in votazione l'articolo 4 così come emendato. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'Aula approva. Passiamo all'articolo 5. C'è un emendamento Moretti, Santoro, il 5.1. Moretti.
Si sopprime la parola "legale", togliendo, quindi, la rappresentanza legale in capo al Presidente per i motivi già espressi in relazione.
Grazie, consigliere Moretti. 5.1.1 Centis, Honsell. Centis.
Si chiede di ridefinire la durata di mandato del Presidente per dare la possibilità che ci sia un maggiore e più veloce ricambio alla Presidenza del Consiglio di Amministrazione dell'AUSIR, in modo tale da non caricare per un periodo estremamente lungo – appunto, cinque anni – di responsabilità e compiti il Presidente dell'AUSIR e quindi di poter dare la possibilità al Sindaco-Presidente AUSIR di avere una durata più contenuta – rispetto ai cinque, appunto, tre – con possibilità ovviamente di un secondo mandato. Questo per far sì che il Presidente-Sindaco abbia la possibilità di poter essere Presidente con tutti gli aspetti e i risvolti negativi e positivi, ma per una durata più contenuta. Grazie.
Grazie, consigliere Centis. Tosolini, 5.2.
Modifica all'articolo 5. All'articolo 5 che modifica l'articolo 7 della legge regionale 15 aprile 2016, n. 5, al comma 1 la lettera b) è sostituita dalla seguente: "Il Presidente: convoca e presiede l’Assemblea regionale d’ambito; convoca e presiede il Consiglio di amministrazione; vigila sull’applicazione dello Statuto, nonché sul rispetto delle diverse competenze degli organi statutari; stipula le convenzioni di servizio e i relativi disciplinari ai sensi dell’articolo 6, comma 7, lettera d), e le convenzioni fra gli Enti; esercita le altre funzioni che gli siano demandate dallo Statuto, dai regolamenti e dalle deliberazioni dell’Assemblea regionale d’ambito e del Consiglio di amministrazione, ovvero che gli siano attribuite per legge; attribuisce al Direttore generale l’incarico e gli obiettivi in applicazione del provvedimento di nomina assunto dalla Assemblea regionale d’ambito".
Come? E non so... sarà diverso. In cosa è diverso? Mi dice. Sì, prima c'erano delle... l'articolo precedente prevedeva all'interno della... diciamo, della lavorazione, alcune funzioni che erano già di competenza del Presidente... È identico, ma sostituisce il comma 2 del testo vigente; è un problema di riferimenti, credo. Comunque, guardi, gli uffici... è una cosa complicatissima... il 2 bis... Hanno verificato ed è giusto che sia fatto l'emendamento. Insomma, fidatevi... è stato verificato dagli uffici. Bene, apriamo la discussione generale. Se non c'è la discussione generale, do la parola ai Relatori. Honsell. Venga qua, dopo, consigliera Santoro, che le spiego.
Quindi è un atto di fede che c'è un emendamento...
Dopo Sisifo, arriva anche l'atto di fede.
È un dogma, sì. Va bene. In Unix c'era il comando "diff" che ti diceva di due file... proprio andava al bit a dirti che cosa era diverso. Adesso nessuno più lo usa questo sistema operativo e quindi non si sa. Bene. Io al primo sono favorevole; al secondo, diciamo che non sono di fede e quindi voto contro.
Non ho capito qual è la differenza, ma insomma, va beh. Prendiamo atto relativamente all'articolo 4 che non c'è stata quella disponibilità al cambiamento, al ragionamento che il Relatore aveva segnalato in Commissione. Va beh, insomma... avevamo auspici che evidentemente non sono stati corrisposti. 5.1 sì, 5.1.1 astenuti e il 5.2 – che ci sembra uguale salvo in una lettera, ma insomma, va beh – 5.2 astenuti.
5.1.1 no, 5.1. no, 5.2 sì.
Grazie. Poniamo in votazione l'emendamento 5.1 Moretti, Santoro. Parere contrario di Giunta e maggioranza. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'Aula non approva. Poniamo in votazione il 5.1.1 Centis, Honsell. Parere contrario di Giunta e maggioranza. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'Aula non approva. Poniamo in votazione il 5.2 Tosolini, Camber. Parere favorevole di Giunta e maggioranza. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'Aula approva. Poniamo in votazione l'articolo 5 così come emendato. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'Aula approva. Passiamo all'articolo 6. C'è solo un emendamento, il 6.1 Moretti.
Anche su questo in Commissione ci fu una discussione e l'AUSIR, nelle sue osservazioni, nelle sue audizioni, l'aveva segnalato. Non prevedere la presenza del Direttore all'interno del CdA, anche senza diritto di voto, è una roba che... io ho avuto poche esperienze di Consigli di amministrazione, ma senza il Direttore, al di là, insomma, che ne venga richiesta la presenza, la trovo una cosa allucinante. Allora se neanche su questo c'è la disponibilità ad accogliere... Va beh, capisco il primato della politica, ma almeno che il Direttore sia presente all'interno del CdA senza diritto di voto e quando ci sono questioni delicate, come si fa in tutti i Consigli di amministrazione, si chiede la non presenza, o si assenta. Non so, la trovo veramente una cosa su cui non ci sono parole.
Bene, la discussione è stata fatta, si apre la discussione. Tosolini.
Normalmente succede esattamente viceversa: nei Consigli di amministrazione, il Presidente, di sua sponte invita, il Direttore. Non è un obbligo che ci sia, viene invitato. Funziona sempre così in tutti i Consigli di amministrazione. Mi pare che dovreste avere questa esperienza.
Grazie, consigliere Tosolini. Se non ci sono altri interventi, la parola ai Relatori. Honsell.
Questo è il 6.1, vero? Sì, sì sì. Sono favorevole.
Non so in che Consigli di amministrazione sia stato Tosolini, però io ribadisco il senso dell'emendamento e di prevederlo in legge.
Poniamo in votazione l'emendamento 6.1 all'articolo 6, firmato Moretti. Parere contrario di Giunta e maggioranza. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'Aula non approva. Poniamo in votazione l'articolo 6. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'Aula approva. Articolo 7. Emendamento Moretti 7.1.
Questo è l'emendamento soppressivo della norma che rinvia l'eventuale previsione di indennità per gli amministratori (Presidente e CdA) rinviando alla normativa nazionale. Il bello, però, è che la normativa nazionale oggi non prevede alcun compenso e peraltro la norma originaria prevedeva che non era previsto alcun compenso. Poi si è cambiato in attesa che la norma cambi. Ma, insomma, io credo che, come abbiamo fatto su altre leggi, si scriva la norma a seconda del momento per il quale la norma è vigente, non che, in attesa di eventuali modifiche, si lascia un termine generico. Pertanto, in alcune parti, si scrive anche così. Nulla di eccezionale.
Grazie. È aperta la discussione. Se non c'è discussione, la parola ai Relatori sul 7.1. Honsell.
Bene, poniamo in votazione l'emendamento 7.1 a firma Moretti, Santoro. Parere contrario di Giunta e maggioranza. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'Aula non approva. No, l'Aula non approva. Poniamo... No, adesso... no, adesso allora annulliamo la votazione e torniamo... perché non si possono... Va beh, va beh. No, mi scuso, ma io ho posto in votazione l'emendamento e andava bocciato... ... e quindi è soppresso; e quindi, avendo votato l'emendamento... l'emendamento soppressivo... Va beh, tanto si rimandava alla normativa... Bravo, non cambia nulla, va bene. Tanto comunque rimandava alla normativa. Se entra la normativa, si adeguerà alla normativa... No, ma tanto l'articolo rimandava a una normativa nazionale sul compenso dei Consiglieri di amministrazione. Quando uscirà la normativa nazionale, lo prevedremo, va bene... Qui il problema è che quando si vota ti vengono a parlare in quattro: uno ti parla dietro, uno sopra... Iacop.
Solamente perché questo creerà un problema grossissimo perché toglie l'aspettativa, a chi va a fare il Consigliere di amministrazione, tangibile, di poter avere... Quindi l'unico motivo per cui è stata fatta questa legge...
È che volevamo dargli i soldi...
... era che chi va lì potesse prendere il gettone...
Ma non ti preoccupare, non era... non abbiamo...
Ci spiace ma così è.
Non credo che abbiamo... non abbiamo amministratori così venali noi, noi no, non so voi.... noi no, venali così non li abbiamo. Va bene. Passiamo all'articolo 7 bis, dove c'è il subemendamento 7 bis.0.1 e l'emendamento 7 bis.1. Tosolini, Camber. Prego, Tosolini. Qui adesso c'è un'interpretazione sulla quale sembra che non abbiamo sbagliato invece. Allora io chiedo cinque minuti di sospensione per chiarire questa situazione, perché io ho posto in votazione l'emendamento ed è stato bocciato, io non ho posto in votazione il mantenimento. Io ho detto "pongo in votazione l'emendamento" e l'emendamento è stato bocciato, quindi, se è stato bocciato, non può essere... È la volontà dell'Assemblea di bocciare l'emendamento e quindi di mantenere l'articolo... È così. Io ho posto in votazione l'emendamento, non il mantenimento... Ho capito, ma se è stato bocciato, la volontà dell'Aula è bocciare l'emendamento... No, le altre volte ponevo in votazione il mantenimento e l'Aula votava a favore. Io ho posto in votazione l'emendamento e l'hanno bocciato. È la stessa cosa. Cinque minuti e gli uffici verificano. Non cambia niente, però... Sospendo cinque minuti. Dichiaro riaperta la seduta. Colleghi, prendiamo posto. Prendiamo posto. Allora - colleghi, prendiamo posto - allora, di fatto questa Presidenza è arrivata a queste conclusioni... No. Di fatto c'è stata un'irregolarità nella votazione, perché avendo posto in votazione l'emendamento, e l'emendamento è stato bocciato, e non ponendo in votazione l'articolo a quel punto, c'è, di fatto, sull'articolo 7 un vulnus perché abbiamo bocciato l'emendamento ma non abbiamo votato l'articolo. Allora questa irregolarità annulla la votazione per queste motivazioni, in base all'articolo 84, e ripongo in votazione l'articolo 7 per il suo mantenimento. Allora, prendiamo posto. È aperta la votazione per il mantenimento dell'articolo 7... Iacop. Sull'ordine dei lavori, gliel'ho detto, Iacop. No, ha chiesto di intervenire sull'ordine di lavori, un attimo, buoni. Iacop, sull'ordine dei lavori.
Allora, sull'ordine dei lavori...
Annulliamo la votazione. Dai! Allora, sull'ordine dei lavori... Ma, dai, ragazzi! Poi dite, ma... diventa complicato, no?
Sull'ordine dei lavori. La decisione del Presidente sappiamo che è inappellabile, io credo che però il Regolamento dica che si pone in votazione la permanenza dell'articolo a prescindere dalla dichiarazione perché lei potrebbe dire: "È aperta la votazione". Quindi, di fatto, quella che deve essere posta in votazione è la permanenza. Quindi noi, a questo punto... ovviamente lei ha assunto una decisione, per noi ovviamente questo rappresenta un vulnus e quindi già votavamo contro, continueremo a votare convintamente contro a questa legge.
Grazie, consigliere Iacop. Allora, pongo in votazione il mantenimento dell'articolo 7. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'Aula approva. Dove siamo arrivati adesso? Al 7 bis. Per il 7 bis ci sono due emendamenti a firma della maggioranza. Tosolini, prego, sul 7 bis.0.1 e il 7 bis.1.
7 bis.0.1. All'emendamento che introduce l'articolo 7 bis, sono inserite le seguenti modifiche: A) La rubrica dell'articolo 7 bis è sostituita dalla seguente: “Modifiche agli articoli 12 e 13 della legge regionale 5/2016”; B) Prima del comma 1 è inserito il seguente: 1 ante. All'articolo 12 della legge regionale 5/2016, comma 1, dopo le parole “dell'AUSIR”, sono inserite le seguenti: "di cui al presente articolo e agli articoli 13 e 14"". È una integrazione segnalata dagli uffici. Faccio anche l'altro?
Articolo 7 bis (Modifiche all'articolo 13 della legge regionale 5/2016). Al comma 2 dell'articolo 13 della legge regionale 5/2016, dopo le parole "in relazione anche agli scenari di sviluppo demografico ed economico dei territori", è inserito il seguente: "Anteriormente alla formulazione della proposta di approvazione del Piano d'ambito all'Assemblea, il Consiglio di Amministrazione trasmette alle Strutture regionali competenti in materia di risorse idriche e di gestione dei rifiuti la documentazione del Piano o dei relativi aggiornamenti. Entro 60 giorni dalla ricezione della documentazione, la Giunta regionale può formulare osservazioni e prescrizioni che l'AUSIR è tenuta a recepire nel Piano d'ambito in sede di approvazione". Se volete, vi leggo una nota che spiega questa modalità: "Con l'emendamento proposto si intende rendere congruenti le funzioni di verifica e di controllo esercitate dalla Regione, ai sensi dell'articolo 12, comma 1, della legge regionale, relativamente alla valutazione della coerenza dei piani d'ambito, rispetto alla pianificazione regionale di settore. Successivamente, con l'articolo 1, comma 527, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (Legge finanziaria), alla citata Autorità sono state attribuite anche le funzioni di regolazione e controllo del servizio integrato dei rifiuti, tra le quali si annovera la verifica della corretta redazione dei piani di ambito esprimendo osservazioni e rilievi. Sebbene tale norma non preveda che l'Autorità acquisisca preventivamente la valutazione sul piano effettuata dalle Regioni, si ritiene tuttavia che la Regione abbia pieno titolo, anche nel caso del piano d'ambito del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani, ad effettuare un riscontro della conformità e della coerenza di tale documento con i dettami della pianificazione regionale, in quanto indubitabilmente caratterizzata da una visione d'insieme di livello superiore. L'emendamento ha effetti normativi e non comporta nuove spese o maggiori oneri per la Regione". Grazie.
Grazie, Tosolini. È aperta la discussione. Sergo.
Probabilmente è scritto male questo emendamento, mi riferisco al 7 bis.1, perché ho capito le funzioni previste della Regione di verifica e controllo, dove addirittura si prevede che in caso di irregolarità dell'AUSIR, la Regione possa anche intervenire con potere sostitutivo, quindi ci sta tutto, ma non credo... Allora, a parte che questo vale su tutto, quindi non solo sul discorso del piano, perché dove ci sono irregolarità e, come detto, errori di gestione, la Regione può intervenire, ma non mi pareva di aver inteso, leggendo la norma – a parte che qui si richiama solo l'articolo 12, comma 1, ma probabilmente si dovevano richiamare anche tutti gli altri, quindi bastava forse dire "ai sensi dell'articolo 12" – ma non mi pareva di aver capito che la Regione potesse di fatto scriversi i Piani d'Ambito, perché qua – lo rileggo – si dice che intanto il Piano viene mandato alla struttura, poi è la Giunta che fa le osservazioni, quindi è evidente che la struttura deve dire alla Giunta cosa c'è che non va, però cosa c'è che non va sulla coerenza con le politiche regionali rispetto a quanto contiene il Piano o cosa c'è che non va tout-court? Perché così com'è messo si dice che la Giunta regionale può formulare osservazioni e prescrizioni che l'AUSIR è tenuta a recepire. E qua torniamo sempre al famoso discorso che si faceva prima sul potere decisionale dei sindaci, cioè questi non possono neanche scriversi il Piano d'Ambito che vogliono, di fatto. Allora, come detto, è chiaro che ci sono degli indirizzi, però messo così mi pare... Per quello dico che non so adesso qual era l'intento, ovviamente, dei proponenti, però probabilmente o manca qualche parte magari da limare, ma a me sembra che sia quantomeno scritto male, altrimenti, ripeto, spiegatemi se ho capito bene, che una Giunta regionale può scriversi il Piano d'Ambito... No, c'è scritto che può formulare osservazioni e prescrizioni che l'AUSIR è tenuta a recepire nel Piano, Consigliere. Poi, ripeto, probabilmente l'avete scritto in maniera un po' frettolosa, però a me sembrava una cosa importante da sottolineare e ovviamente noi siamo contrari.
Grazie, consigliere Sergo. Moretti.
Questo è un emendamento che è arrivato di soppiatto, all'ultimo minuto, ma ha una grande valenza. Io mi permetto di fare due osservazioni. Una ricalca quello che ha detto il collega Sergo sulla competenza. Lo Stato dà una propria competenza ai comuni in forma associata, quindi come autorità, allora spetta all'Autorità d'Ambito fare il Piano, ma senza interferenze, come invece viene scritto in maniera chiara perché l'AUSIR è tenuta a recepire nel Piano d'Ambito le osservazioni e le prescrizioni che la Giunta regionale dà, e non mi pare che tra le competenze e le funzioni della Regione vi sia quella di scrivere, di fatto, un Piano d'Ambito. Quindi la competenza e la forza politica che è stata richiamata anche nella norma non c'è perché, di fatto, i comuni non vengono commissariati, vengono impediti di fare la propria funzione determinata con legge di Stato, per cui francamente mi sembra anche in dubbio di legittimità costituzionale rispetto a come questa norma è stata scritta perché va a invadere una competenza che è chiaramente data dallo Stato ai comuni in forma associata. Quindi, francamente, non so, io invito i colleghi Tosolini e Camber a ritirarla per approfondimenti perché non è una richiesta degli uffici come è stato detto, questa è una richiesta politica, questa è una volontà politica chiara della Giunta regionale di intervenire sulle competenze di un'Autorità d'Ambito che ha un compito ben preciso che è quello di fare i Piani d'Ambito, quindi invito veramente a ragione su questo tema. Se poi le nuove Province avranno questo compito, va bene, allora ricalcheremo quello che era stato con le ATO... Ma Gorizia... vedremo insomma. Quindi, Presidente, io invito veramente i colleghi che l'hanno presentato a riflettere molto su questo perché è arrivato oggi, poco fa, e francamente mi pare veramente stravolgente rispetto a quelle che sono realmente le competenze dell'Autorità d'Ambito.
Intervengo in questo che, di fatto, è l'ultimo articolo, perché mi aspettavo – guardo ovviamente il Relatore Tosolini – mi aspettavo che in questo provvedimento, in cui c'è il CdA con divisioni di uno dell'altro e di quest'altro, ci fosse un minimo di norma di garanzia per la montagna di questa regione. Capisco che c'è un po' di confusione in maggioranza su chi è il referente della montagna, perché il collega Mazzolini, giustamente anche per l'attività che svolge, si è fatto carico di garantire, ma so che l'amico Ferruccio ha incoronato il collega Sibau l'altro giorno come il Consigliere di riferimento della montagna; non so cosa pensa Boschetti, che mi pare sia rimasto... Vedremo qualcuno che incorona anche te, ma per il momento... Ma a parte gli scherzi... La Zilli è Assessore, non fa parte del Consiglio, qui si parla di Consiglieri, si parla di Consiglio. Quindi mi aspettavo, caro Sibau, caro Sibau e caro Mazzolini, qualcosa su questa che è una partita importante per la montagna, perché è inutile che noi parliamo di problemi delle acque, delle derivazioni, ne parleremo nei prossimi giorni, parleremo di tutto quello che vogliamo, e poi quando ci sono i temi veri della governance di problemi così importanti, la montagna non c'è, la montagna non c'è, perché poi quando lì parliamo di tariffe, di piani d'ambito, di investimenti, quelli sono i posti importanti in cui si deve intervenire e non aver visto né sentito nessuna posizione in merito quantomeno mi preoccupa, preoccupa me e spero preoccupi anche voi, perché altrimenti rischiamo nuovamente di essere ancora una volta la periferia e poi andiamo a fare le battaglie in piazza per difendere l'acqua che scende perché quella è nostra, come qualcuno dice, ma in realtà stiamo facendo solo pubblicità inutile perché la difesa la si fa sui tavoli in cui si può difendere, non dove di fatto non serve.
Grazie, consigliere Marsilio. Non ci sono altri iscritti a parlare, do la parola ai Relatori... Iacop.
Su questo tema, appunto proprio mentre si parla di competenze, rimarco ancora di più l'assenza del parere del Consiglio delle Autonomie locali. Cioè noi introduciamo in questa norma già un Consiglio e già non c'è il parere del Consiglio delle Autonomie locali, con questo 7 bis ci inseriamo sulle competenze. A nostro avviso ci inseriamo addirittura in maniera non legittima, nel senso che questo va denunciato, è un processo di riaccentramento da parte della Regione di competenze che appartengono al sistema degli enti locali. In questo modo ovviamente il Consiglio di Amministrazione non avrà nessuna responsabilità rispetto a tutto quello che è stato detto prima, nel senso che c'è il padre padrone, cioè il Grande Fratello, cioè la Regione, che prende ciò che decide il Consiglio di Amministrazione, cioè il Piano d'Ambito, e in qualche modo gli dice: no, quello non lo fai, questo lo fai, quello lo metti e quello lo giri. Quindi, di fatto, siamo di fronte a un'operazione che, appunto, vorremmo capire da parte dei proponenti dove vuole andare e dove vuole parare, nel senso che è evidente che nella relazione del Piano d'Ambito io devo rispettare quelle che sono le disposizioni in materia di pianificazione, di ambiente eccetera, cioè le disposizioni generali programmatorie per quanto attinenti e coincidenti con le definizioni che poi fa il Piano di quelle che sono, appunto, le questioni che vengono citate dagli altri organi competenti, ma che ci sia il fatto di una potestà prescrittiva obbligatoria da parte della Regione significa che a questo punto potremmo smontare tutto e dare la competenza paro paro alla Regione, la quale può prendere il Piano, rifarselo e riconsegnartelo con l'obbligo di adozione. Quindi a questo punto... A meno che non ci sia la volontà, poi, da parte della Regione di riassegnarlo a qualcun altro, questo sarà nelle competenze, ma questo è il punto dopo, lo vediamo quando parliamo di competenze.
Va bene, grazie, consigliere Iacop. Non ci sono più altri interventi, la parola ai Relatori. Honsell non c'è. Moretti, sui due emendamenti.
Su entrambi parere negativo, ma non ho sentito una risposta alle osservazioni fatte. Cioè, Presidente, io capisco che è un tema complesso, però francamente credo che il Consiglio abbia diritto almeno a una risposta rispetto ad osservazioni che non sono campate in aria e sono pertinenti. Allora lo si dica, si prendano cinque minuti, si verifichi e...
Sospendo per cinque minuti.
Dichiaro riaperta la seduta. C'era una riflessione in merito all'articolo 7 bis.1. Prego Relatore Tosolini.
Proprio per fugare ogni dubbio sulla possibilità che la Regione modifichi i Piani d'Ambito, abbiamo inserito... è un emendamento orale, leggo l'ultima proposizione che dice: "Entro sessanta giorni dalla ricezione della documentazione, la Giunta regionale può formulare osservazioni e prescrizioni in merito alla coerenza con la pianificazione regionale", viene inserita questa frase che è compresa anche nell'articolo 12... No, rimane tutto... Leggo l'ultima proposizione dell'emendamento. La proposizione inizia con "entro sessanta giorni"... scusate...
"... dalla ricezione della documentazione, la Giunta regionale può formulare osservazioni e prescrizioni" poi tra virgole: ", in merito alla coerenza con la pianificazione regionale, che l'AUSIR è tenuta a recepire nel Piano d'Ambito in sede di approvazione" che è la stessa norma compresa nell'articolo 12, è la stessa dicitura. È chiaro adesso? Vuol dire non riscrivere il Piano d'Ambito, semplicemente lo corregge in base alle sue funzioni.
Okay, va bene. Allora, adesso, quindi, abbiamo... siamo in fase di dichiarazione di voto dei Relatori. Adesso non so se Moretti cambia in base a questa riformulazione del 7 bis.1.
È una nuova formulazione che almeno riprende quello che c'è già nella norma all'articolo 12. Rimane per noi il giudizio contrario e la valutazione contraria sull'emendamento, anche se abbiamo apprezzato questa voglia di... questo sforzo di...
Va bene, grazie Moretti. Tosolini.
Poniamo in votazione il subemendamento 7 bis.0.1 a firma Tosolini, Camber. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'Aula approva. Poniamo in votazione l’emendamento 7 bis.1 come subemendato oralmente dal proponente Tosolini. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'Aula approva. Passiamo all'articolo 8. Ci sono quattro emendamenti. Moretti, 8.1 e 8.3.
Sì, sono due emendamenti che riprendono osservazioni fatte dall'AUSIR prima della riunione o subito dopo la riunione delle due Commissioni congiunte del CAL. Il primo, l'8.1, tenuto conto delle difficoltà operative, del rinnovo elettorale, di tutto quello che sappiamo e che avevamo già segnalato, rinvia l'applicazione della legge all'1 gennaio 2020. Il secondo l'8.3, posticipa l'entrata in vigore della norma che sposta la rappresentanza legale in capo al Presidente proprio per evitare il blocco, le problematiche, il fermo attività o comunque lo stallo amministrativo che potrebbe esserci in vista della concomitante scadenza del mandato da parte del Presidente che è Sindaco e quindi va al rinnovo alle prossime elezioni amministrative a maggio.
Grazie, Moretti. Ci sono due emendamenti Tosolini, l'8.1.1 e l'8.2. Prego.
8.1.1. All'articolo 8, comma 1, le parole "entro centoventi giorni dalla" sono sostituite con le seguenti: "entro trenta giorni dalla". Il subemendamento si rende necessario a fronte dell’approfondimento richiesto in sede di Commissione consiliare in merito all’opportunità di posticipare l’entrata in vigore delle nuove disposizioni successivamente allo svolgimento delle elezioni amministrative, dando contestualmente un congruo termine non solo per la costituzione del CdA, ma anche per l’aggiornamento dello Statuto dell’AUSIR. L'8 punto...
Se votiamo l'8.1.1 decade l'8.2.
Okay. E poi... PRESIDENTE Basta, è finito. Non c'è...
No, solo questo, è finito. Poi c'è l'8 bis, è un altro articolo. Bene, se non ci sono... Sergo.
Proprio perché l'8 bis è un altro articolo, Presidente, però è direttamente collegato, da quanto capisco, a questa norma, allora forse era meglio che il proponente ci spiegasse anche questo, perché – lo dico – siccome era emersa questa problematica legata alle elezioni, avevo fatto un intervento anch'io, dicevo "sarebbe il caso di eventualmente aspettare" e va bene, però, tra le due cose, prima si toglievano anche i centoventi giorni e si diceva "iniziamo praticamente con l'1 ottobre", giusto? È questa la nuova...? Sì, l'1 ottobre 2019. Però adesso... Ah, okay, okay, sì, okay. Quindi adesso l'entrata... Va beh, era l'emendamento di Moretti che... sì, loro prevedono un'altra cosa, quindi allora non era sul proponente, semmai era su Moretti il capire perché dobbiamo andare a Natale, questo era il senso, però chiaramente loro non sapevano dell'1 ottobre 2019. Va bene, quindi okay.
Grazie, Sergo. Santoro.
Una domanda, a cui spero che in questo caso venga data risposta, per capire se ho capito la scadenza. Cioè l'1 ottobre entra in vigore questa legge, quindi si attivano i dispositivi per le nuove nomine ed entro trenta giorni dall'1 ottobre dobbiamo approvare il nuovo statuto? Cioè, è questo? Cioè i nuovi membri in trenta giorni sono nominati, nominano il Presidente e scrivono il nuovo statuto? Siamo sicuri? Presidente, non lo dico a lei, lo dico ai proponenti. Ma perché trenta giorni dall'entrata in vigore per scrivere uno statuto, visto che i problemi che questo CdA si dovrà trovare ad affrontare sono quelli su cui anche l'Assessore prima ha parlato di possibile deroga, surroga e quant'altro, di quali materie e quali cose? Che senso ha?
Non ci sono altri iscritti, quindi do la parola ai Relatori. Moretti non c'è. Chi prende... chi dice? Santoro? Moretti non c'è mi pare, no?... Moretti.
8.1 sì, 8.1.1 no, 8.2 no, 8.3 sì. Basta.
8.1 no, 8.2 sì, 8.3 no e 8.1.1 sì.
Bene, allora poniamo in votazione gli emendamenti all'articolo 8. Cominciamo con l'8.1 a firma Moretti. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'Aula non approva. Poniamo in votazione l'8.1.1 a firma Tosolini. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'Aula approva. Avendo approvato l'8.1.1, sostituisce l'8.2 e quindi questo non si vota e si vota, quindi, l'8.3 Moretti, Santoro. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'Aula non approva. Poniamo in votazione l'articolo 8 per appello nominale. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'Aula approva. Adesso passiamo all'articolo 8 bis perché c'è un emendamento 8 bis.1, a cui ha aggiunto la firma anche il consigliere Basso, quindi è a firma Tosolini, Camber, Moras, Basso. Prego Tosolini.
Cambia solo la data: "La presente legge entra in vigore il 1° ottobre 2019".
Bene. Se non ci sono interventi, passiamo ai Relatori. Moretti.
Presidente, è no anche se accoglie parzialmente... Però credo che quando un Consigliere fa, richiede delle spiegazioni, dei chiarimenti, sarebbe buona norma almeno rispondere perché si fa una certa scelta rispetto ad un'altra. Mi pare che su questa legge abbiamo avuto pochi chiarimenti sulle cose ed è un peccato perché entra poi nelle competenze dei comuni. Insomma, io credo che sia a beneficio di tutti, indipendentemente da chi oggi è in maggioranza e domani sarà all'opposizione e viceversa, che vi sia anche su questo tema un po' di... quindi faccio appello a un po' di attenzione, quindi faccio appello a lei perché almeno, quando un Consigliere richiede un chiarimento, si dica anche: no, abbiamo ritenuto di fare così e basta. Il silenzio è la cosa peggiore.
Bene, allora pongo in votazione l'8 bis.1. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'Aula approva. Adesso abbiamo un Ordine del Giorno depositato. Diamo la parola all'Assessore per sentire se l'accoglie oppure se lo dobbiamo votare. Sì, è l'Ordine del Giorno n. 1, l'unico, a firma Moretti, Santoro.
Io mi impegno a portarlo in Giunta anche se spero che sia stata fatta altrettanta sollecita richiesta a chi mi ha preceduto. Voi sapete i buoni rapporti che ho e la mia attitudine a non fare polemiche, però è una legge approvata nel 2016 e quindi ci viene fatto un sollecito da chi quella legge l'ha proposta, ma va bene così. Comunque condivido i contenuti e faccio proprio questa richiesta. Grazie.
Bene, quindi lo accoglie, la Giunta l'ha accolto. Ci sono dichiarazioni di voto sulla legge? Se non ci sono dichiarazioni di voto... Moretti.
Beh, insomma, la dichiarazione di voto è scontata. Non è stato accolto un emendamento, l'unico accoglimento è stato fatto rispetto alle osservazioni che avevo fatto sul 7 bis.1. In Commissione il Relatore si era preso un impegno: quello di verificare sulla presenza del Veneto. Capisco che ci possano essere rapporti di buon vicinato, ma francamente una proporzione di questo tipo, pur anche in presenza di quote azionarie come mi è stato segnalato da qualche collega della maggioranza, mi pare che la questione veramente non stia in piedi e gridi vendetta a Dio e agli uomini e quindi il nostro voto non po' essere che contrario. L'unico aspetto positivo è che questa norma interviene solo su un tema, peraltro neanche centrale rispetto a questo, che è quello della governance. Ribadiamo tutte le valutazioni che abbiamo fatto in sede di relazione. Il resto, vuol dire che la legge 5/2016 è una buona legge e a noi questo già pare una piccola soddisfazione. Speriamo che le scadenze previste e tutte le norme che sono state introdotte anche dopo il lavoro delle Commissioni non vadano a scapito della funzionalità dell'Autorità, che credo sia la cosa che sta più a cuore a tutti noi. Per cui il nostro voto sarà un voto contrario.
Grazie Moretti. Non ci sono altri iscritti a parlare per le dichiarazioni di voto, allora pongo in votazione lo stralcio, "Modifiche alla legge regionale 5/2016 concernente l’organizzazione delle funzioni relative al servizio idrico integrato e al servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani" (5-03). È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'Aula approva. Passiamo al punto n. 2 dell’ordine del giorno: Parere, ai sensi dell’articolo 63, terzo comma, dello Statuto speciale della Regione Friuli Venezia Giulia, sul disegno di legge costituzionale “Modifiche agli statuti delle Regioni ad autonomia speciale, concernenti le procedure per la modificazione degli statuti medesimi” (29), d’iniziativa dei senatori: Durnwalder, Steger, Unterberger. Relatore, Bernardis. Prego, a lei la parola.
BERNARDIS, Relatore.
Grazie, Presidente. Come detto, la Commissione V è stata chiamata a esprimere un parere in merito alla legge costituzionale n. 19. Signor Presidente, signori Colleghi, in base all’articolo 63 del nostro Statuto di autonomia, il Ministro per i Rapporti con le Regioni ha trasmesso al Consiglio regionale, con nota dell’8 agosto 2018, il disegno di legge costituzionale n. 29, che tratta di “Modifiche agli statuti delle regioni ad autonomia speciale, concernenti la procedura per la modificazione degli statuti medesimi”, al fine di acquisire il parere del Consiglio regionale. Il disegno di legge costituzionale n. 29, di iniziativa dei Senatori Durnwalder, Steger, Unterberger –scusate la pronuncia – presentato al Senato il 23 marzo 2018, modifica in particolare l’articolo 63, terzo comma, dello Statuto speciale della Regione Friuli Venezia Giulia sulla procedura di modifica dello Statuto stesso e analoghe modifiche sono introdotte negli altri quattro Statuti speciali. Si prevede che i progetti di modifica degli statuti, approvati in prima deliberazione dal Parlamento, siano trasmessi al Consiglio per l’espressione dell’intesa. Per bloccare il procedimento di revisione, il Consiglio dovrebbe deliberare, entro tre mesi il diniego dell’intesa, a maggioranza dei due terzi dei componenti, mentre in caso di silenzio, mancato raggiungimento del quorum o non espressione dell’intesa, il procedimento potrebbe proseguire con la seconda deliberazione (che, come è noto, può solo confermare il testo approvato in prima deliberazione, non essendo ammessi emendamenti in seconda lettura). Il Consiglio avrebbe anche l’onere di raggiungere il quorum particolarmente elevato di due terzi, e di farlo in termini relativamente brevi, per poter bloccare una modifica statutaria indesiderata. La previsione di un’ampia maggioranza intende costituire una garanzia di un forte consenso sulle ipotesi di modifica statutaria, che sarebbero in tal modo sottratte alla volontà di maggioranze politiche contingenti. La V Commissione permanente, nella seduta del 19 novembre 2018, ha esaminato il disegno di legge n. 29, deliberando a maggioranza di proporre la formulazione di un parere contrario. Si tratta, infatti, di una soluzione normativa di iniziativa parlamentare che, sebbene conferisca maggior forza alla volontà espressa dal Consiglio regionale sulla revisione statutaria rispetto alla norma attualmente in vigore che prevede l’espressione di un mero parere sui progetti di modificazione dello Statuto, rende però più arduo il concreto esercizio dell’autonomia del Consiglio regionale e, comunque, non garantisce ancora una posizione paritaria tra Stato e Regione nel processo decisionale di revisione dello Statuto di autonomia. La modifica proposta dell’articolo 63 dello Statuto costituirebbe un primo passo importante per la tutela della dignità e il rafforzamento della Regione a Statuto speciale, ma la soluzione proposta non è ritenuta ancora sufficiente. Si propone pertanto che l’Aula esprima parere contrario sul disegno di legge costituzionale n. 29. A tal fine, quindi, è stata proposta e predisposta questa proposta di deliberazione che è riportata anche in allegato ed è stata consegnata a tutti i Consiglieri regionali e si confida che venga approvata da questo Consiglio. Grazie.
Grazie, consigliere Bernardis. Aprirei la discussione sul punto all'ordine del giorno. Cinque minuti a Gruppo per intervento. Chi si iscrive? Consigliere Iacop, ha la parola.
Visto anche che nella giornata di oggi non abbiamo potuto ascoltare il rapporto, la relazione del Presidente Fedriga circa la definizione dei rapporti economici tra Stato e Regione, in particolare non secondari per la nostra autonomia, non liquiderei così velocemente questo parere, come ho avuto modo di dire anche in Commissione, perché questo parere non è un parere di quelli che generalmente e opportunamente il Consiglio regionale ha più volte espresso, e cioè: siamo contrari a qualsiasi iniziativa unilaterale del Parlamento nazionale circa la modifica dello statuto di autonomia della nostra Regione perché ovviamente vorremmo essere, anzi, dobbiamo essere noi protagonisti della nostra autonomia e l'iniziativa sugli statuti, sullo statuto, dovrebbe essere una nostra prerogativa e non un'azione che senza alcun preventivo obbligo di confronto il Parlamento svolge e può svolgere. È ovvio che qui siamo nel campo del rapporto fra le Assemblee legislative che è molto delicato, cioè l'Assemblea legislativa nazionale e le Assemblee legislative regionali, ma sappiamo che il tema delle autonomie speciali – visto che qua tutti si fregiano della specialità, di essere paladini eccetera – di fatto si gioca sulla differenza sostanziale tra il sistema delle Assemblee legislative ordinarie e il sistema delle Assemblee legislative delle autonomie speciali perché ogni specialità è una specialità particolare garantita dallo statuto che ha una valenza costituzionale, quindi, di fatto, è una specialità che è attribuita da una forma di salvaguardia che è quella, appunto, della norma costituzionale. Ora, il tema di come regolare questo rapporto è stato affrontato dal Parlamento nazionale in un dibattito molto importante, tale da produrre una legge di riforma costituzionale approvata dal Parlamento – quella passata – poi sottoposta a referendum e semplicisticamente per altre ragioni poi non approvata nel corso, appunto, dello svolgimento del referendum. Il tema è stato affrontato e in quella sede il Parlamento nazionale introduceva nella norma costituzionale il principio dell'intesa, cioè introduceva quella salvaguardia che il sistema delle autonomie speciali, nel corso del dibattito, aveva più volte, in termini importanti, rivendicato quale garanzia, non diciamo assoluta, ma garanzia forte di un rapporto paritario tra sistema delle autonomie speciali e Parlamento nazionale per quanto riguardava la salvaguardia degli statuti e per quanto riguardava processi condivisi di modifica degli statuti. Dico che oggi questo tema è attuale, oggi, dico oggi 30 gennaio, perché – io avevo preparato un Ordine del Giorno, poi questa è una delibera del Consiglio e quindi l'Ordine del Giorno non è lo strumento, ma rimarco l'attenzione – oggi, 30 gennaio, abbiamo la Commissione paritetica, che è lo strumento attraverso il quale si svolge, si concretizza il rapporto fra lo Stato e l'autonomia speciale Regione Friuli Venezia Giulia, e io credo che tutti i Consiglieri qui, che giocano con il telefonino, dovrebbero essere un po' attenti perché tutti sono, soprattutto gli esponenti della maggioranza, fautori della specialità dell'autonomia. Signori, noi oggi abbiamo la Commissione paritetica che è stata istituita, che funziona, è là, e questo Consiglio ancora, la Giunta in primis, non ha dato ancora gli indirizzi alla Commissione paritetica, non ha ancora consegnato a questo Consiglio un documento che sia il documento guida di riferimento rispetto alla tutela e valorizzazione della specialità di questa Regione e oggi noi denunciamo questo. Oggi il Presidente, d'accordo, era malato; l'Assessore alle finanze non ha saputo, non ha potuto, non ha voluto, non so, darci alcuna indicazione sull'autonomia finanziaria. Ma, attenzione, c'è un vincolo della legge dello Stato al 31 gennaio su questo. Poi c'è un commento, oggi il dottor Bellarosa scrive, è un articolo un po' confuso, c'è una giustificazione un po' vaga, che mi sembra appena un po' vaga. Recuperiamo con un Consiglio, credo opportunamente richiesto in tempi stretti – ovviamente per consentire al Presidente di ristabilirsi – in tempi stretti in sede di Conferenza dei Capigruppo per dibattere di questo tema che è la sopravvivenza assoluta di questa Regione, giacché uno dei motivi è stato quello di dire che noi prima abbiamo svenduto. Vedremo adesso i rapporti con lo Stato come sono. Ma soprattutto qui ancora oggi, questo Consiglio e la maggioranza in primis, la Giunta, non ha dato un indirizzo che sia uno, a otto mesi dalle elezioni, su quella che è la nuova forma, la nuova base sulla quale negoziare in termini forti la specialità e l'autonomia della Regione Friuli Venezia Giulia, quando entro oggi, poi, il Premier Conte ha dovuto in qualche modo... perché non è facile mediare questa posizione dentro quel Governo giallo-verde. Entro oggi, Zaia... Qualcuno tiri fuori i giornali di qualche giorno fa. Zaia aveva dichiarato: se entro il 30 non ho il decreto sull'autonomia richiesta dalla Regione Veneto, la Regione Veneto farà di questo il casus belli con il Governo. Poi oggi Conte dice... Mazzolini, stia buono, metta via quell'affare lì, lo metta via...
No, la invito a chiudere il suo intervento.
Ho visto che ha acceso, ma lo metta via che io continuo a parlare...
E no, Consigliere, ci sono cinque minuti per Gruppo.
Oggi il Premier Conte dice "beh, lo faremo entro il 15 febbraio", cioè entro il 15 febbraio, sempre prima che noi discutiamo, che noi cominciamo ad avere un'idea di cosa vogliamo, su quali temi vogliamo confrontarci per l'autonomia, il Governo dovrà esprimersi sulla richiesta di maggiore autonomia delle Regioni Veneto, Lombardia e Emilia-Romagna, che non sono "regionette" di secondo piano, non sono il Molise, che può essere una provincia di questa regione, visto che le volete reintrodurre, ma sono tre Regioni, di cui alcune a noi vicine e piuttosto ingombranti, che richiedono 23 competenze. Allora qual è l'idea di questa Regione, di questa maggioranza su questo tema? Qual è l'idea di questa maggioranza da portare in discussione? Questo era l'Ordine del Giorno che volevamo presentare per impegnare la Giunta a presentare immediatamente le indicazioni alla Commissione paritetica, perché per la Commissione V credo che il Presidente adesso abbia abbozzato una convocazione, ma ancora senza un documento perché ad oggi non abbiamo un documento sul quale confrontarci, aprire il dibattito e aprire la nostra visione di autonomia in un contesto nazionale che sta cambiando e che ci sta portando verso posizioni che sono posizioni di difesa per nulla facile delle nostre prerogative sia in termini di competenze che anche in termini finanziari. Quindi su questo parere noi ci asteniamo perché noi, cioè il Centrosinistra, cioè il Partito Democratico, nella sua legge che approvò in Parlamento sulla riforma della Costituzione, aveva inserito il tema dell'intesa, cioè la salvaguardia forte degli statuti di autonomia e specialità regionale, quindi noi non possiamo votare contro questa previsione, ci asterremo...
Bene, consigliere Iacop, la invito a concludere per piacere.
Sul tema vero, però, sfidiamo nei prossimi giorni, in termini rapidissimi, la maggioranza a venire a discutere di quello che deve essere il futuro del Friuli Venezia Giulia.
Va bene, grazie. Prima di dare la parola – scusatemi – al consigliere Gabrovec e al consigliere Bordin, invito il consigliere Iacop e tutti i Consiglieri a portare innanzitutto rispetto all'interno di quest'Aula, non per il Presidente, ma per tutti i colleghi Consiglieri, perché l'atto, diciamo, di andare oltre il tempo stabilito, che sono i cinque minuti, si può anche concedere, ma ci vuole un rispetto nei confronti di chi presiede l'Aula e di tutti i Consiglieri che sono all'interno di quest'Aula. Grazie. Consigliere Bordin.
Lei mi ha anticipato. Volevo naturalmente... Sull'ordine dei lavori. Volevo richiamare il collega Iacop a un rispetto nei confronti della Presidenza. Lui ha svolto quel ruolo. Credo che il modo in cui si è rivolto alla Presidenza non sia accettabile né per il Presidente, ma neanche per tutta l'Aula. Gli ha chiesto scusa, quindi prendo atto delle scuse. Vorrei che comunque simili episodi non si verificassero ulteriormente.
Grazie, consigliere Bordin. Consigliere Gabrovec.
Grazie, Presidente. Devo ammettere che anche nella precedente legislativa talvolta ci è venuto a mancare spesso il rispetto nei confronti dell'Aula. Qualsiasi Consigliere, di Sinistra, di Destra, mai o di rado ha voluto accettare critiche per quanto riguarda la lunghezza dei propri interventi. Per quanto concerne il parere di cui oggi discutiamo, ho lo stesso malessere di quando ne abbiamo discusso in Commissione, quindi si ripete anche qui. La maggior parte di noi, forse tutti, condividiamo il contenuto della proposta, il tentativo di raggiungere un'intesa attorno al consolidamento dello statuto, quindi il Parlamento italiano, di Roma, non può più imporre le proprie regole del gioco. Quindi noi condividiamo che lo statuto ha bisogno di un maggiore consolidamento, di una maggioranza autonomia statutaria, ma ci nascondiamo dietro a un dito e vogliamo cercare di capire, di avere conferma che di fatto questa decisione, questo parere l'avremmo dovuto prendere, assumere da soli. Il collega Iacop, con la sua esperienza, ha ragione quando dice che il Consiglio regionale... che funziona da pochi mesi, ma tutto questo periodo ha provocato dei ritardi nella discussione acciocché si pongono in primo piano le nostre proposte per l'implementazione, per il consolidamento del nostro Statuto, anche attraverso l'attività della Commissione paritetica che si occupa dei rapporti tra la Regione e lo Stato. La proposta dei parlamentari del Sud-Tirolo è giustificata riguardo alla loro realtà, le Province autonome di Trento e Bolzano, che cercano e vogliono estendere a tutte quelle che sono realtà molto simili, quindi a quelle con lo statuto speciale, condivido perfettamente questo loro interesse. Quindi, consolidare l'autonomia non ponendola in dubbio, quindi io sostengo le decisioni. Io ricordo che il nostro Consiglio regionale anche in passato ha accolto all'unanimità le modifiche del nostro statuto, mentre il Parlamento, per quanto riguarda le nostre decisioni, se n'è infischiato. Era stata inserita l'area metropolitana, il comune metropolitano, dopo che il nostro Consiglio regionale l'aveva respinta. È un aspetto che riguarda il passato, ma se noi non consolidiamo il nostro essere, significa che chiunque a Roma può modificare le regole del gioco anche in una Regione a statuto speciale come la nostra.
Grazie, consigliere Gabrovec. Consigliere Moretti. Consigliere Moretti, ha tre minuti.
Sì sì. Ma, Presidente, guardi, quello che ha detto il consigliere Iacop è condivisibile. Il fatto che si sia scusato prontamente rispetto a un comportamento che di solito non gli è consono credo riconosca anche il fatto che è persona seria. Voglio solo ricordare che, va beh, non dico che nel passato altri Consiglieri che adesso sono nel banco assessorile ne hanno fatte di tutti i tipi, ma anche e soprattutto il fatto che il rispetto è anche attenzione quando uno parla. Allora mi pare – ma questo vale per tutti, anche i miei colleghi, anch'io qualche volta... – che forse rispetto non è solo respingere o dire qualcosa o la presenza in Aula, ma è invece anche l'attenzione. Allora quando uno legge il tablet, legge il telefonino, legge i giornali, forse, sì, il Presidente, così come giustamente ha richiamato il consigliere Iacop per l'intemperanza che ha avuto, una breve intemperanza di qualche secondo, dovrebbe richiamare anche quando altri colleghi non ascoltano quello che dice la persona che sta intervenendo. Quindi, sì, il mio intervento era solo legato al fatto che giustamente lei ha richiamato Iacop e il collega Iacop si è scusato. E il tema non è così banale, allora non credo che un tema così si possa liquidare in poco tempo. Avremo tempo di discutere l'11 o il 12, non so quando abbia deciso, la Conferenza dei Capigruppo, il Consiglio specifico sul tema