Source: http://www.gadit.it/articolo/30116
Timestamp: 2018-03-25 03:31:57+00:00
Document Index: 134414599

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 650']

T.A.R. Lazio Roma Sez. II bis, Sent., 21-03-2011, n. 2453 Decisione amministrativa – Gadit
Che con sentenza n.591/2009 del 20.11.0823.1.09 questo Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio -Roma, Sezione Seconda Bis, ha accolto il ricorso dei ricorrenti e per l’effetto ha assegnato alle Amministrazioni intimate il termine di 90 giorni per la conclusione del procedimento di adozione del Piano paesistico concernente le loro proprietà, nominando un commissario ad acta per il caso di perdurante inattività;
– Che con sentenza n.03524/2010 del 8.3.2010 questo Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio -Roma, Sezione Seconda Bis, ha così disposto:
"Reitera l’ordine alle Amministrazioni intimate di provvedere agli adempimenti di rispettiva competenza necessari a concludere con provvedimento espresso, nel termine di 90 giorni dalla notifica a cura di parte ricorrente o dalla comunicazione, se anteriore, della presente sentenza, l’iter procedimentale di adozione del Piano paesistico concernente le aree di proprietà indicate in premessa, depositando entro il medesimo termine, presso la Segreteria di questa Sezione, una articolata relazione circa l’eseguito adempimento;
– Ordina al Commissario ad acta, già nominato in persona del Dirigente del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali preposto a capo degli uffici dello stesso Ministero nella Regione Campania, di predisporre e depositare presso la stessa, entro il medesimo termine di 90 giorni decorrente dal termine precedente, in contraddittorio fra gli uffici regionali e comunali ed i ricorrenti, una articolata e documentata relazione, corredata di nota pese, contenente:
a) la ricognizione delle norme di qualunque specie, di natura paesistica ed ambientale, applicabili alle aree dei ricorrenti e delle analoghe norme applicate alle stesse aree in passato, individuando i relativi periodi temporali;
b) la conseguente ricognizione di tutti i vincoli di natura paesistica ed ambientale gravanti, oggi ed in periodi passati, sulle medesime aree, distinguendo motivatamente i vincoli conformativi e ricognitivi di preesistenti ed intrinseche caratteristiche dei luoghi, da quelli aventi natura ablatoria e suscettibili di decadenza e/o indennizzo;
c) la ricognizione degli eventuali indennizzi dovuti ai ricorrenti secondo il valore di. mercato delle aree alla stregua della vigente normativa, e la individuazione delle eventuali condizioni e situazioni temporali di indebita apposizione di vincoli suscettibili di risarcimento del danno";
– Che allo stato le statuizioni della predetta sentenza sono rimaste prive di riscontro dal Commissario ad acta nominato;
– Che, ad un rinnovato esame, il Collegio osserva che la migliore giurisprudenza riconosce oramai pacificamente, pur nel silenzio del nuovo c.p.a., la possibilità che la decisione del Giudice amministrativo abbia un contenuto di accertamento della fondatezza della pretesa del ricorrente al bene della vita negato dall’Amministrazione, ed ammette quindi azioni, come quella in esame, dirette in realtà a tal fine, alla stregua dei principi di pienezza ed effettività della tutela giurisdizionale sanciti dalla Costituzione oltreché dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali;
– Che, nella fattispecie in esame, la mancata adozione del Piano, in una materia sottoposta alla giurisdizione esclusiva di questo Giudice, causa la violazione dei diritti di libera iniziativa economica e di piena disponibilità della proprietà privata, espressamente e direttamente riconosciuti ai ricorrenti dagli artt. 41 e 42 della Costituzione, nell’ambito del più generale favor libertatis del nostro ordinamento costituzionale e con i soli limiti di legge a tutela della libertà e dignità umana e della utilità sociale. Di conseguenza, qualunque atto o ostacolo amministrativo che si frapponga all’esercizio dei predetti diritti e che venga riconosciuto estraneo o ultroneo ai predetti limiti di legge per la tutela della libertà e dignità umana e della utilità sociale, deve essere considerato, alla stregua dei parametri di ragionevolezza e proporzionalità, per ciò solo illegittimo, e quindi sanzionabile davanti al Giudice amministrativo, al pari di ogni atto e di ogni inerzia amministrativa che di quegli stessi limiti consenta la violazione;
– Che la mancata risposta all’istanza dei ricorrenti confligge pertanto, anche a prescindere da qualunque espressa disposizione normativa, con i principi di imparzialità e trasparenza e di proporzionalità e ragionevolezza dell’attività amministrativa e con il più generale principio codicistico di tutela della buona fede, che informa il nostro ordinamento e che, secondo un’autorevole giurisprudenza, deve caratterizzare anche i rapporti fra amministrazione e cittadini, determinando uno sviamento rispetto al corretto esercizio della potestà pubblicistica;
– Che d’altronde, l’illegittimità costituzionale di una situazione di inedificabilità indefinita e indefinitamente protratta nel tempo senza indennizzo e non legata alle presistenti intrinseche caratteristiche dei luoghi,, è stata più volte sanzionata dalla Corte Costituzionale che, in particolare, con sentenza 1220 maggio 1999, n. 179 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del combinato disposto dagli artt. 7, numeri 2, 3 e 4, e 40, della legge n. 1150 del 1942, e 2, primo comma della legge n. 1187 del 1968, nella parte in cui consentivano all’Amministrazione di reiterare i vincoli urbanistici scaduti, preordinati all’espropriazione o comportanti l’inedificabilità, senza la previsione di indennizzo;
– Che la temporaneità ovvero la indennizzabilità dei vincoli aventi carattere ablativo del diritto di costruire caratterizza, quindi, il vigente ordinamento ed è puntualmente disciplinata dal D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 (testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità), secondo il cui art. 9 il vincolo preordinato all’esproprio ha la durata di cinque anni, decorsi i quali decade e trova applicazione la disciplina dettata dall’articolo 9 del testo unico in materia edilizia approvato con decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380. Il vincolo può poi essere motivatamente reiterato, determinando (solo a quel momento) il diritto all’indennizzo (Cassazione civile, Sez. I, sent. n. 1754 del 26012007).
Viceversa, in caso di mancata reiterazione del vincolo, secondo la Cassazione Civile (Sez. I, Sent. n. 8384 del 31032008) in materia urbanistica, la scadenza del termine quinquennale del vincolo di destinazione di piano preordinato all’esproprio comporta il venir meno della regolamentazione urbanistica e l’applicazione delle norme di salvaguardia previste per i comuni sprovvisti di strumenti urbanistici generali (già art. 4, ultimo comma, legge n. 10 del 1977). Tuttavia, la situazione di inedificabilità conseguente alla sopravvenuta inefficacia di talune destinazioni di piano (cosiddetto vuoto urbanistico) è per sua natura provvisoria, avendo l’autorità comunale l’obbligo di reiterare il vincolo (con previsione di indennizzo) ovvero, in alternativa, di provvedere all’integrazione dello strumento pianificatorio divenuto parzialmente inoperante, stabilendo la nuova destinazione da assegnare all’area interessata;
– Che l’istanza proposta da parte ricorrente ai fii dell’esecuzione della predetta sentenza deve pertanto essere accolta e che ai fini del ristoro del pregiudizio per equivalente, in caso di persistente inottemperanza dell’Amministrazione, ritiene il Collegio che possa farsi riferimento alla predetta disciplina ed elaborazione giurisprudenziale, accogliendo la nuova istanza dei ricorrenti, con condanna alle spese della nuova fase di giudizio nei sensi di cui in dispositivo;
– statuisce la fondatezza della pretesa dei ricorrenti alla tempestiva conclusione del Piano paesistico riguardante le loro proprietà e comunque alla definizione dei vincoli gravanti sulle stesse, ovvero, in mancanza alla corresponsione degli indennizzi di legge dovuti per il caso di reiterazione di vincoli espropriativi preordinati all’esproprio, salvo il risarcimento degli eventuali ulteriori danni;
– Per l’effetto ordina al Commissario ad acta già nominato, in persona del Dirigente del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali preposto a capo degli uffici dello stesso Ministero nella Regione Campania alla data di pubblicazione della presente sentenza, di predisporre e depositare presso la segreteria di questa Sezione, entro il medesimo termine di trenta giorni decorrente dal termine precedente, in contraddittorio fra gli uffici regionali e comunali ed i ricorrenti, una articolata e documentata relazione con i contenuti di cui alle lettere a), b), c) di cui in premessa;
– Preavverte che in caso di ulteriore inadempienza del Commissario ad acta come sopra individuato provvederà ai fini della trasmissione del fascicolo alla competente Procura della Repubblica ai fini dell’accertamento di eventuali ipotesi di reato anche ai sensi dell’art. 650 c.p.;
– Preavverte che in caso di ulteriore inadempimento nominerà a semplice istanza di parte il competente Prefetto affinché provveda nei sensi di cui in premessa e trasmetta gli atti alla Corte dei Conti ai fini dell’accertamento di ogni eventuale responsabilità erariale;
Condanna le Amministrazioni resistenti, in solido fra loro, al pagamento delle spese di giudizio della presente ulteriore fase processuale, liquidate in Euro 2.000,00 ed alle spese relative all’attività del nominato commissario ad acta.
– Rinvia l’esame alla prima Camera di consiglio utile successiva alla scadenza del predetto termine.