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Timestamp: 2019-12-07 16:15:39+00:00
Document Index: 133692553

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 34', 'art. 8', 'art. 34', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 34', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 2392', 'art. 2393', 'art. 2394', 'art. 2394', 'art. 2395', 'art. 2396']

Unione Sindacale di Base. Il sindacato che serve! Federazione della Calabria: L'adeguamento Irpef su più pensioni
L'adeguamento Irpef su più pensioni
l Centro calcolo darà corso agli adempimenti
Lamezia Terme - sabato, 23 maggio 2009
(Nota Operativa Inpdap 16/2007)
L’INPDAP, con la Nota Operativa del 22 marzo 2007, n. 16, ha fatto presente che con la rata della pensione con scadenza nel prossimo mese di aprile 2007, il Centro Calcolo Pensioni darà corso agli adempimenti di competenza delle Sedi provinciali e territoriali INPDAP allo scopo di procedere, con effetto dal 1° gennaio 2007, nei confronti dei titolari di più pensioni, alla regolarizzazione dell’IRPEF e all’aggiornamento dell’aliquota media della ritenuta IRPEF in banca dati, qualora tale aliquota risulti inferiore a quella comunicata dal Casellario centrale dei pensionati gestito dall’INPS. Ciò, in applicazione dell’art. 8 del DLgs n. 314/1997 concernente le modalità di assoggettamento ad IRPEF dei titolari di più pensioni e dell’art. 34 della legge n. 448/1998 relativo ai criteri e alle modalità di determinazione degli aumenti di perequazione automatica per detti titolari. Le somme che risulteranno a credito dei pensionati interessati, se di ammontare inferiore a 1.500,00 euro, saranno corrisposte con le competenze dello stesso mese di aprile 2007, mentre se risulteranno superiori a tale limite saranno corrisposte direttamente dalle Sedi provinciali e territoriali. Le differenze a debito dei pensionati, se di importo inferiore a 15,00 euro, saranno recuperate in un’unica soluzione sulla rata di aprile 2007, mentre se di ammontare superiore, saranno recuperate in quattro rate, fino alla concorrenza dell’importo mensile della pensione, a partire da aprile fino a luglio 2007. Verranno escluse dalla lavorazione le pensioni rispetto alle quali la situazione di cumulo delle pensioni comunicate dall’INPS non coincida con quella effettiva ad attuale risultante in banca dati. Le Sedi INPDAP, nel caso in cui dovessero rilevare dei cumuli inesistenti di pensioni comunicati erroneamente dal Casellario INPS, dovranno segnalare tali situazioni a mezzo fax alla Struttura di progetto per le applicazioni informatiche e provvedere immediatamente a regolarizzare i trattamenti pensionistici secondo le modalità indicate nella Informativa n. 2199/M del 2 dicembre 1999. (29 marzo 2007)
INPDAP - Istituto Nazionale di Previdenza per i Dipendenti dell’Amministrazione Pubblica Nota Operativa n. 16 – Roma, 22 marzo 2007 (Direzione Centrale Pensioni) OGGETTO: Applicazione dell’art. 8 del decreto legislativo 2 settembre 1997, n. 314 (disposizioni in materia di assoggettamento all’IRPEF di titolari di più trattamenti pensionistici) e dell’art. 34 della legge 23 dicembre 1998, n. 448 (disposizioni in materia di rivalutazione automatica delle pensioni dei titolari di più pensioni).
L’art. 8 del decreto legislativo 2 settembre 1997, n. 314, con effetto dal 1° gennaio 1998 ha, come è noto, introdotto nella normativa del Casellario centrale dei pensionati gestito dall’INPS, contenuta nell’articolo unico del DPR n.1388/1971 [1], come modificato dall’art. 6 della legge n. 85/1995, un nuovo sistema di applicazione della ritenuta IRPEF in caso di concorso di due o più trattamenti pensionistici, assoggettabili ad IRPEF, erogati dallo stesso o da Enti diversi, volto a consentire, fra l’altro, l’esonero dei titolari dall’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi.
L’art. 34 della legge 23 dicembre 1998, n. 448 [2], disciplina, a far data dal 1° gennaio 1999, i criteri e le modalità di determinazione degli aumenti di perequazione automatica per i titolari di più trattamenti pensionistici.
Ricordato che, a decorrere dall’anno 2004, in applicazione della circolare dell’Agenzia delle Entrate in data 22 dicembre 2003 n. 57, la tassazione IRPEF sulle pensioni per i titolari di più trattamenti avviene in misura proporzionale agli imponibili delle singole pensioni (Circolare INPDAP n. 13 del 27/2/2004[3]), si informa che l’INPS, quale gestore del Casellario centrale dei pensionati, ha provveduto a comunicare alla Struttura di progetto per le applicazioni informatiche le risultanze delle proprie elaborazioni, sulla base delle quali, con effetto dalla rata scadente nel prossimo mese di aprile 2007, il Centro Calcolo Pensioni darà corso, con procedura automatizzata, agli adempimenti di competenza delle Sedi provinciali e territoriali INPDAP.
Verranno infine escluse dalla lavorazione le pensioni rispetto alle quali la situazione di cumulo comunicata dall’INPS non coincida con quella effettiva e attuale risultante in banca dati. I casi in questione saranno quindi segnalati all’INPS per la regolarizzazione della tassazione sulla scorta della reale situazione di cumulo accertata.
Nei casi in cui la pensione abbia subito una variazione numerica nel periodo dal 1° marzo 2006 al 31 marzo 2007, non si terrà conto dei codici relativi alle detrazioni per carichi di famiglia (art. 12 del TUIR [4]) segnalati dall’INPS, in quanto si ha ragionevole motivo di ritenere che le informazioni in possesso della competente sede INPDAP siano più attuali di quelle registrate nel Casellario centrale dei pensionati.
È appena il caso di precisare che la suindicata comunicazione non sarà inviata ai titolari di pensione il cui importo non subirà variazione in relazione all’applicazione della normativa in questione.
Inoltre, nel caso in cui, come già avvenuto per gli anni precedenti, dovessero essere riscontrate, a carico di alcuni pensionati, eventuali anomalie nei pagamenti derivanti da cumuli non sussistenti in seguito ad errate informazioni fornite dal Casellario centrale dei pensionati, le Sedi provinciali e territoriali INPDAP dovranno provvedere immediatamente alla regolarizzazione dei relativi trattamenti pensionistici, secondo le modalità contenute nella Informativa n. 2192/M del 2/12/1999 [5], che qui si intendono integralmente riportate.
Il decreto legislativo entrerà in vigore il 1° gennaio 2008
Le nuove norme sulla previdenza complementare
(Dlgs 252/2005)
Sul numero 289 del 13 dicembre 2005 del Supplemento Ordinario alla Gazzetta Ufficiale, è stato pubblicato il DLgs 5 dicembre 2005, n. 252, concernente la “Disciplina delle forme pensionistiche complementari”, emanato per dare attuazione alla delega conferita al Governo dall’art. 1, commi 1, lettera c), 2, lettere e), h), i), l) e v), della legge 23 agosto 2004, n. 243. Il DLgs n. 252/2005 entrerà in vigore il 1° gennaio 2008. Dal relativo testo si ricavano, tra l’altro, le seguenti indicazioni. Le forme di previdenza complementari, collettive o individuali, sono finalizzate ad assicurare più elevati livelli di copertura della previdenza pensionistica obbligatoria. Esse riguardano i lavoratori dipendenti pubblici e privati, i lavoratori autonomi e i liberi professionisti, i soci lavoratori di cooperative e i soggetti iscritti o che possono iscriversi al “Fondo di previdenza per le persone che svolgono lavori di cura non retribuiti derivanti da responsabilità familiari” di cui al DLgs n. 565/1996. Le forme pensionistiche complementari collettive sono attuate mediante la costituzione di appositi fondi o patrimoni separati sulla base di contratti o accordi collettivi (fondi pensione chiusi) tra gli appartenenti alle categorie dei destinatari sopra specificati o ad iniziativa di regolamenti di enti o aziende con rapporti di lavoro non disciplinati da contratti o accordi collettivi o dalle regioni. Fondi pensione aperti possono essere costituiti dai soggetti autorizzati ai servizi di investimento o di risparmio e dalle imprese di assicurazioni. Le forme pensionistiche complementari individuali sono attuate con l’adesione ai fondi aperti o a contratti di assicurazione sulla vita stipulati con imprese di assicurazioni debitamente autorizzate. I fondi sono costituiti come soggetti giuridici senza personalità e di natura associativa o come soggetti aventi personalità giuridica. Gli stessi fondi sono dotati di un proprio patrimonio, di organi di amministrazione, di sorveglianza e di responsabilità. L’adesione alle forme di previdenza complementare è libera e volontaria. La vigilanza su tutte le forme pensionistiche complementari è attribuita alla Commissione di vigilanza sulle forme pensionistiche complementari (COVIP), che la esercita mediante vari interventi durante la vita dei fondi, dal momento della formazione dei relativi regolamenti e statuti a quello delle procedure di liquidazione. Il finanziamento delle forme pensionistiche complementari è realizzato attraverso il versamento dei contributi che, a seconda dei casi, può gravare sui lavoratori e sui datori di lavori o sui committenti, o sui soli lavoratori o sui soggetti diversi dai titolari di reddito di lavoro o d’impresa. I contributi possono altresì gravare su soggetti fiscalmente a carico di altri o sui soggetti che hanno a carico altri soggetti. Il contributo, nella entità liberamente determinata, è stabilito in misura fissa oppure, per i lavoratori dipendenti, in percentuale della retribuzione assunta per il calcolo del TFR e, per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti, in percentuale del reddito di impresa o di lavoro autonomo dichiarato ai fini IRPEF. Il conferimento del TFR al fondo avviene secondo le modalità esplicite o tacite espressamente regolamentate. Il diritto alle prestazioni pensionistiche si consegue al momento in cui si maturano i requisiti di accesso alle prestazioni del regime obbligatorio di appartenenza, purché vi sia stata la partecipazione di almeno cinque anni alle forme pensionistiche complementari, considerando tutti i periodi di partecipazione per i quali non sia stato esercitato il riscatto totale. Per i soggetti non titolari di reddito di lavoro o d’impresa, l’età pensionabile è quella in vigore nel regime obbligatorio di base dell’INPS. In caso di inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 48 mesi, la prestazione, fermi restano i prescritti cinque anni di partecipazione, può essere erogata con un anticipo massimo di cinque anni rispetto al momento in cui sarebbero stati acquisiti i requisiti per accedere alla pensione a carico della forma di previdenza obbligatoria d’appartenenza. I soggetti interessati possono ottenere un’anticipazione della posizione individuale, che a loro scelta è poi possibile integrare, in qualsiasi momento per affrontare spese sanitarie connesse a gravissime situazioni di salute propria o del coniuge o dei figli, o quando, a determinate scadenze di tempo dall’iscrizione al fondo, debbono sopportare la spesa per l’acquisto della prima casa di abitazione o far fronte ad ulteriori esigenze. Le prestazioni possono essere liquidate in capitale, entro determinati limiti, e sotto forma di rendita. Gli schemi per l’erogazione delle rendite, per il caso di morte del titolare, possono prevedere la restituzione, ai beneficiari da lui indicati, del montante residuo e, in alternativa, di una rendita calcolata su quel montante sulla base di contratti di assicurazioni collaterali. Per eventuali prestazioni per invalidità o premorienza dell’aderente al fondo debbono essere stipulate apposite convenzioni con imprese assicurative. Gli statuti e i regolamenti delle forme in parola stabiliscono le modalità di esercizio relative alla partecipazione alle stesse forme, il trasferimento delle posizioni individuali e dei contributi, nonché il riscatto totale o parziale di dette posizioni. Il DLgs n. 252/2005 detta inoltre le disposizioni inerenti al trattamento fiscale applicabili agli aderenti ai fondi, all’abrogazione delle preesistenti norme in materia e al regime transitorio delle posizioni di coloro che hanno aderito alle forme di previdenza complementari in base alle norme applicabili prima della data di entrata dello stesso DLgs n. 252/2005. (30 gennaio 2006)
DLgs 5 dicembre 2005, n. 252 Disciplina delle forme pensionistiche complementari.
Art. 1. Ambito di applicazione e definizioni.
a) "forme pensionistiche complementari collettive": le forme di cui agli articoli 3, comma 1, lettere da a) a h), e 12, che hanno ottenuto l’autorizzazione all’esercizio dell’attività da parte della COVIP, e di cui all’articolo 20, iscritte all’apposito albo, alle quali è possibile aderire collettivamente o individualmente e con l’apporto di quote del trattamento di fine rapporto;
b) "forme pensionistiche complementari individuali": le forme di cui all’articolo 13, che hanno ottenuto l’approvazione del regolamento da parte della COVIP alle quali è possibile destinare quote del trattamento di fine rapporto;
c) "COVIP": la Commissione di vigilanza sulle forme pensionistiche complementari, istituita ai sensi dell’articolo 18, di seguito denominata: "COVIP";
4. Le forme pensionistiche complementari sono attuate mediante la costituzione, ai sensi dell’articolo 4, di appositi fondi o di patrimoni separati, la cui denominazione deve contenere l’indicazione di "fondo pensione", la quale non può essere utilizzata da altri soggetti.
a) i lavoratori dipendenti, sia privati sia pubblici, anche secondo il criterio di appartenenza alla medesima impresa, ente, gruppo di imprese, categoria, comparto o raggruppamento, anche territorialmente delimitato, o diversa organizzazione di lavoro e produttiva, ivi compresi i lavoratori assunti in base alle tipologie contrattuali previste dal decreto legislativo 10settembre 2003, n. 276 [1];
Art. 3. Istituzione delle forme pensionistiche complementari.
2. Per il personale dipendente dalle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165[2], le forme pensionistiche complementari possono essere istituite mediante i contratti collettivi di cui al titolo III del medesimo decreto legislativo. Per il personale dipendente di cui all’articolo 3, comma 1, del medesimodecreto legislativo [2], le forme pensionistiche complementari possono essere istituite secondo le norme dei rispettivi ordinamenti ovvero, in mancanza, mediante accordi tra i dipendenti stessi promossi da loro associazioni.
Art. 4. Costituzione dei fondi pensione ed autorizzazione all’esercizio.
a) come soggetti giuridici di natura associativa, ai sensi dell’articolo 36 del codice civile [3], distinti dai soggetti promotori dell’iniziativa;
Ndr. Il DPR 10 febbraio 2000, n. 361, concerne "Regolamento recante norme per la semplificazione dei procedimenti di riconoscimento di persone giuridiche private e di approvazione delle modifiche dell’atto costitutivo e dello statuto (n. 17 dell’allegato 1 della legge 15 marzo 1997, n. 59)".
2. I fondi pensione istituiti ai sensi dell’articolo 3, comma 1, lettere g), h) e i), possono essere costituiti altresì nell’ambito della singola società o del singolo ente attraverso la formazione, con apposita deliberazione, di un patrimonio di destinazione, separato ed autonomo, nell’ambito della medesima società od ente, con gli effetti di cui all’articolo 2117 del codice civile [3].
b) i requisiti per l’esercizio dell’attività, con particolare riferimento all’onorabilità e professionalità dei componenti degli organi collegiali e, comunque, del responsabile della forma pensionistica complementare, facendo riferimento ai criteri definiti ai sensi dell’articolo 13 del decretolegislativo 24 febbraio 1998, n. 58 [4], da graduare sia in funzione delle modalità di gestione del fondo stesso sia in funzione delle eventuali delimitazioni operative contenute negli statuti;
[4. Chiunque eserciti l’attività di cui al presente decreto senza le prescritte autorizzazioni o approvazioni è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 5.200 euro a 25.000 euro. È sempre ordinata la confisca delle cose che sono servite o sono state destinate a commettere il reato o che ne sono il prodotto o il profitto, salvo che appartengano a persona estranea al reato.
Ndr. Comma abrogato dall’articolo 7, comma 1, del DLgs 6 febbraio 2007, n. 28.
Art. 5. Partecipazione negli organi di amministrazione e di controllo e responsabilità.
7. Nei confronti dei componenti degli organi di cui al comma 1 e del responsabile della forma pensionistica si applicano l’art. 2392, l’art. 2393, l’art. 2394, l’art. 2394-bis, l’art. 2395 e l’art. 2396 del codice civile[3].
8. Nei confronti dei componenti degli organi di controllo di cui ai commi 1 e 4, si applica l’articolo 2407 del codice civile [3].
d) non effettuano le comunicazioni relative alla sopravvenuta variazione della condizione di onorabilità nel termine di quindici giorni dal momento in cui sono venuti a conoscenza degli eventi e delle situazioni relative].
c) non effettuano le comunicazioni relative alla sopravvenuta variazione delle condizioni di onorabilità di cui all’articolo 4, comma 3, lettera b), nel termine di quindici giorni dal momento in cui sono venuti a conoscenza degli eventi e delle situazioni relative, sono puniti con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 2.600 euro a 15.500 euro.]
[11. Le sanzioni amministrative previste nel presente articolo sono applicate con la procedura di cui al titolo VIII, capo VI, del decreto legislativo 1°settembre 1993, n. 385 [5], fatta salva l’attribuzione delle relative competenze alla COVIP e al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Non si applica l’articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689 [7], e successive modificazioni.]
[12. Ai commissari nominati ai sensi dell’articolo 15 si applicano le disposizioni contenute nel presente articolo.]
Art. 6. Regime delle prestazioni e modelli gestionali.
a) convenzioni con soggetti autorizzati all’esercizio dell’attività di cui all’articolo 1, comma 5, lettera d), del decreto legislativo 24 febbraio1998, n. 58 [4], ovvero con soggetti che svolgono la medesima attività, con sede statutaria in uno dei Paesi aderenti all’Unione europea, che abbiano ottenuto il mutuo riconoscimento;
b) convenzioni con imprese assicurative di cui all’articolo 2 del decretolegislativo 7 settembre 2005, n. 209 [8], mediante ricorso alle gestioni di cui al ramo VI dei rami vita, ovvero con imprese svolgenti la medesima attività, con sede in uno dei Paesi aderenti all’Unione europea, che abbiano ottenuto il mutuo riconoscimento;
3. Alle prestazioni di cui all’articolo 11 erogate sotto forma di rendita i fondi pensione provvedono mediante convenzioni con una o più imprese assicurative di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 7 settembre 2005,n. 209 [8] ovvero direttamente, ove sussistano mezzi patrimoniali adeguati, in conformità con le disposizioni di cui all’articolo 7-bis. I fondi pensione sono autorizzati dalla COVIP all’erogazione diretta delle rendite, avuto riguardo all’adeguatezza dei mezzi patrimoniali costituiti e alla dimensione del fondo per numero di iscritti.
Ndr. Comma così modificato dall’articolo 2 del DLgs 6 febbraio 2007, n. 28.
[4. I fondi pensione possono essere autorizzati dalla COVIP ad erogare direttamente le rendite, affidandone la gestione finanziaria ai soggetti di cui al comma 1 nell’ambito di apposite convenzioni in base a criteri generali, determinati con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la COVIP. L’autorizzazione è subordinata alla sussistenza di requisiti e condizioni fissati dal citato decreto, con riferimento alla dimensione minima dei fondi per numero di iscritti, alla costituzione e alla composizione delle riserve tecniche, alle basi demografiche e finanziarie da utilizzare per la conversione dei montanti contributivi in rendita, e alle convenzioni di assicurazione contro il rischio di sopravvivenza in relazione alla speranza di vita oltre la media. I fondi autorizzati all’erogazione delle rendite presentano alla COVIP, con cadenza almeno triennale, un bilancio tecnico contenente proiezioni riferite ad un arco temporale non inferiore a quindici anni].
Ndr. Comma aggiunto dall’articolo 1, comma 1, del DLgs 6 febbraio 2007, n. 28.
9. I fondi pensione sono titolari dei valori e delle disponibilità conferiti in gestione, restando peraltro in facoltà degli stessi di concludere, in tema di titolarità, diversi accordi con i gestori a ciò abilitati nel caso di gestione accompagnata dalla garanzia di restituzione del capitale. I valori e le disponibilità affidati ai gestori di cui al comma 1 secondo le modalità ed i criteri stabiliti nelle convenzioni costituiscono in ogni caso patrimonio separato ed autonomo, devono essere contabilizzati a valori correnti e non possono essere distratti dal fine al quale sono stati destinati, nè formare oggetto di esecuzione sia da parte dei creditori dei soggetti gestori, sia da parte di rappresentanti dei creditori stessi, né possono essere coinvolti nelle procedure concorsuali che riguardano il gestore. Il fondo pensione è legittimato a proporre la domanda di rivendicazione di cui all’articolo 103 del regiodecreto 16 marzo 1942, n. 267 [9]. Possono essere rivendicati tutti i valori conferiti in gestione, anche se non individualmente determinati o individuati ed anche se depositati presso terzi, diversi dal soggetto gestore. Per l’accertamento dei valori oggetto della domanda è ammessa ogni prova documentale, ivi compresi i rendiconti redatti dal gestore o dai terzi depositari.
11. I criteri di individuazione e di ripartizione del rischio, nella scelta degli investimenti, devono essere indicati nello statuto di cui all’articolo 4, comma 3, lettera a). Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la COVIP, sono individuati:
Ndr. Comma così modificato dall’articolo 1, comma 5, del DLgs 6 febbraio 2007, n. 28.
b) in azioni o quote emesse da soggetti tenuti alla contribuzione o da questi controllati direttamente o indirettamente, per interposta persona o tramite società fiduciaria, o agli stessi legati da rapporti di controllo ai sensi dell’articolo 23 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 [6], in misura complessiva superiore al venti per cento delle risorse del fondo e, se trattasi di fondo pensione di categoria, in misura complessiva superiore al trenta per cento;
c) fermi restando i limiti generali indicati alla lettera b), i fondi pensione aventi come destinatari i lavoratori di una determinata impresa non possono investire le proprie disponibilità in strumenti finanziari emessi dalla predetta impresa, o, allorché l’impresa appartenga a un gruppo, dalle imprese appartenenti al gruppo medesimo, in misura complessivamente superiore, rispettivamente, al cinque e al dieci per cento del patrimonio complessivo del fondo. Per la nozione di gruppo si fa riferimento all’articolo 23 del decretolegislativo 1° settembre 1993, n. 385 [6].
.......Ndr. Lettera aggiunta dall’articolo 1, comma 2, del DLgs 6 febbraio 2007, n. 28.
1. Le risorse dei fondi, affidate in gestione, sono depositate presso una banca distinta dal gestore che presenti i requisiti di cui all’articolo 38del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 [4].
2. La banca depositaria esegue le istruzioni impartite dal soggetto gestore del patrimonio del fondo, se non siano contrarie alla legge, allo statuto del fondo stesso e ai criteri stabiliti nel decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di cui all’articolo 6, comma 5-bis.
Ndr. Comma così modificato dall’articolo 1, comma 3, del DLgs 6 febbraio 2007, n. 28.
Ndr. Comma aggiunto dall’articolo 3 del DLgs 6 febbraio 2007, n. 28.
3-ter. La Banca d’Italia può vietare la libera disponibilità degli attivi, depositati presso una banca avente sede legale in Italia, di un fondo pensione avente sede in uno Stato membro. La Banca d’Italia provvede su richiesta della COVIP, anche previa conforme iniziativa dell’Autorità competente dello Stato membro di origine del fondo pensione quando trattasi di forme pensionistiche comunitarie di cui all’articolo 15-ter.
Art. 7-bis. Mezzi patrimoniali.
2. Con regolamento del Ministero dell’economia e delle finanze, sentita la COVIP, la Banca d’Italia e l’ISVAP, sono definiti i principi per la determinazione dei mezzi patrimoniali adeguati in conformità con quanto previsto dalle disposizioni comunitarie e dall’articolo 29-bis, comma 3, lettera a), numero 3), della legge 18 aprile 2005, n. 62. Nel regolamento sono, inoltre, definite le condizioni alle quali una forma pensionistica può, per un periodo limitato, detenere attività insufficienti.
Ndr. Articolo aggiunto dall’articolo 4 del DLgs 6 febbraio 2007, n. 28.
4. I contributi versati dal lavoratore e dal datore di lavoro o committente, sia volontari sia dovuti in base a contratti o accordi collettivi, anche aziendali, alle forme di previdenza complementare, sono deducibili, ai sensi dell’articolo 10 del TUIR [10], dal reddito complessivo per un importo non superiore ad euro 5.164,57; i contributi versati dal datore di lavoro usufruiscono altresì delle medesime agevolazioni contributive di cui all’articolo 16; ai fini del computo del predetto limite di euro 5.164,57 si tiene conto anche delle quote accantonate dal datore di lavoro ai fondi di previdenza di cui all’articolo 105, comma 1, del citato TUIR [10]. Per la parte dei contributi versati che non hanno fruito della deduzione, compresi quelli eccedenti il suddetto ammontare, il contribuente comunica alla forma pensionistica complementare, entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui è stato effettuato il versamento, ovvero, se antecedente, alla data in cui sorge il diritto alla prestazione, l’importo non dedotto o che non sarà dedotto nella dichiarazione dei redditi.
5. Per i contributi versati nell’interesse delle persone indicate nell’articolo 12 del TUIR [10], che si trovino nelle condizioni ivi previste, spetta al soggetto nei confronti del quale dette persone sono a carico la deduzione per l’ammontare non dedotto dalle persone stesse, fermo restando l’importo complessivamente stabilito nel comma 4.
12. Il finanziamento delle forme pensionistiche complementari può essere altresì attuato delegando il centro servizi o l’azienda emittente la carta di credito o di debito al versamento con cadenza trimestrale alla forma pensionistica complementare dell’importo corrispondente agli abbuoni accantonati a seguito di acquisti effettuati tramite moneta elettronica o altro mezzo di pagamento presso i centri vendita convenzionati. Per la regolarizzazione di dette operazioni deve ravvisarsi la coincidenza tra il soggetto che conferisce la delega al centro convenzionato con il titolare della posizione aperta presso la forma pensionistica complementare medesima.
Art. 9. Istituzione e disciplina della forma pensionistica complementare residuale presso l’INPS.
Art. 10. Misure compensative per le imprese.
2. Il datore di lavoro è esonerato dal versamento del contributo al fondo di garanzia previsto dall’articolo 2 della legge 29 maggio 1982, n. 297[11], nella stessa percentuale di TFR maturando conferito alle forme pensionistiche complementari, ferma restando l’applicazione del contributo previsto ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n.80 [12].
3. Le modalità di funzionamento del Fondo di garanzia per facilitare l’accesso al credito per le imprese a seguito del conferimento del TFR alle forme pensionistiche complementari, istituito dall’articolo 8, comma 1, deldecreto-legge 30 settembre 2005, n. 203 [13], sono stabilite con il decreto previsto nel medesimo comma, nel rispetto delle prescrizioni contenute in un apposito accordo stipulato dai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell’economia e delle finanze con l’Associazione bancaria italiana, fermo restando, in ogni caso, il rispetto della dotazione finanziaria a tal fine prevista.
4. Un’ulteriore compensazione dei costi per le imprese, conseguenti al conferimento del TFR alle forme pensionistiche complementari, è assicurata anche mediante una riduzione del costo del lavoro, attraverso una riduzione degli oneri impropri, correlata al flusso di TFR maturando conferito, nei limiti e secondo quanto stabilito dall’articolo 8, comma 2, del decreto-legge 30settembre 2005, n. 203 [13].
Art. 11. Prestazioni.
3. Le prestazioni pensionistiche in regime di contribuzione definita e di prestazione definita possono essere erogate in capitale, secondo il valore attuale, fino ad un massimo del 50 per cento del montante finale accumulato, e in rendita. Nel computo dell’importo complessivo erogabile