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Timestamp: 2019-10-18 04:46:46+00:00
Document Index: 88646380

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 11', 'art. 6', 'art. 86', 'art. 86', 'art. 85', 'art. 85', 'art. 86', 'art. 118', 'art. 86', 'art. 85', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 97', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 42', 'art. 3', 'art. 29', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 8', 'art.2', 'art. 8', 'art. 29', 'art. 42', 'art. 42']

Sanzioni previste dagli artt. 85 e 86 del CdS - GrNet.it
Sanzioni previste dagli artt. 85 e 86 del CdS
Messaggio da panorama » sab lug 18, 2015 10:47 am
Giusto per l'informazione ma questo ancora non è un Parere definitivo. Attendiamo.
PARERE INTERLOCUTORIO ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 1 ,numero provv.: 201501795
- Public 2015-06-19 -
Numero 01795/2015 e data 19/06/2015 Spedizione
Adunanza di Sezione del 27 maggio 2015
Applicabilità della legge quadro per il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea (L. n. 21 del 1992) e delle conseguenti sanzioni previste dagli artt. 85 e 86 del codice della strada, alle piattaforme informatiche presenti sul web;
Vista la relazione n. 557/ST/138.022.04/971 del 09/04/2015 con la quale il Ministero dell'interno - Dipartimento pubblica sicurezza ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sull'affare consultivo in oggetto;
La legge n. 21 del 1992 detta la disciplina quadro per il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea. La citata legge all’art. 1 individua gli autoservizi pubblici non di linea in quelli dedicati al trasporto, collettivo od individuale, di persone, che viene effettuato a richiesta dei trasportati o del trasportato, in modo non continuativo o periodico, su itinerari secondo orari stabiliti di volta in volta. Gli articoli 2 e 3 descrivono le caratteristiche e le differenziazioni tra il servizio di taxi e quello di noleggio con conducente, stabilendo che il primo si rivolge ad una utenza indifferenziata che richiede il servizio in modo diretto, grazie allo stazionamento in luogo pubblico dei mezzi che hanno caratteristiche di distinguibilità rispetto ad altri autoveicoli e retribuisce lo stesso sulla base di tariffe determinate in via amministrativa; mentre il servizio di noleggio con conducente si rivolge ad un’utenza che richiede in modo specifico tale tipologia di servizio che sarà fornito dal noleggiatore partendo dalla rimessa ove sono ubicati i mezzi – essendo vietato il loro stazionamento sulla pubblica via – e secondo le condizioni economiche che le parti pattuiranno. La prestazione del servizio di trasporto da parte dei noleggiatori con conducente non è obbligatoria. Ulteriori restrizioni sono previste per l’attività di noleggio con conducente, infatti, in via ordinaria, tale attività dovrebbe essere svolta nell’ambito del territorio del Comune che ha rilasciato la relativa autorizzazione, con possibilità di previsione da parte di altri Comuni di una regolamentazione dell’accesso nel loro territorio, dietro pagamento di una tassa. Analoga possibilità, di esercizio dell’attività fuori del Comune che ha rilasciato la licenza, è prevista per il servizio di taxi, sulla base di appositi accordi stipulati dai sindaci dei Comuni interessati.
La legge prevede un riparto di competenza tra Regioni e Comuni, riservando alle prime il compito di delineare un quadro integrato del trasporto pubblico non di linea, con gli altri strumenti di mobilità. Tale quadro dovrà essere elaborato nell’ambito della programmazione dello sviluppo economico e territoriale della Regione, con il compito di fissare, altresì, i criteri a cui i Comuni devono attenersi nel redigere i regolamenti sull’esercizio degli autoservizi pubblici non di linea. I Comuni provvederanno ad emanare tali regolamenti esercitando in concreto le funzioni amministrative concernenti il rilascio delle licenze per il servizio di taxi e delle autorizzazioni per l’esercizio del servizio di noleggio con conducente, definendo, nel contempo, il numero e la tipologia dei veicoli da adibire a tali servizi, le modalità di svolgimento e i criteri per la determinazione delle tariffe.
Il quadro normativo prevede, quale requisito per l’esercizio dell’attività di autoservizio pubblico non di linea, il conseguimento di un certificato di abilitazione professionale che, consentendo l’iscrizione all’interno di un ruolo istituito presso le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, costituisce presupposto indispensabile per il rilascio delle licenze ed autorizzazioni in parola. La disciplina organica della materia prevede che licenze e autorizzazioni vengano rilasciate dai Comuni attraverso l’emanazione di bandi pubblici di concorso; stabilisce in modo dettagliato ogni aspetto relativo ai veicoli o natanti da utilizzare; prevede il divieto di cumulo in capo ad un medesimo soggetto di più licenze per l’esercizio del servizio di taxi, o di cumulo di tali licenze con l’autorizzazione per l’esercizio di attività di noleggio con conducente, contemplando delle specifiche ipotesi di deroga.
L’art. 11-bis stabilisce un sistema sanzionatorio, per la violazione delle disposizioni relative al servizio di taxi e a quello di noleggio con conducente, prevedendo, in particolare, sospensioni dal ruolo, di un mese per la prima violazione, di due o tre mesi nelle ipotesi di seconda e terza recidiva, fino a giungere alla cancellazione dal ruolo di cui all’art. 6, alla quarta violazione.
Dalla normativa posta dalla legge quadro emerge, secondo la Amministrazione, che le caratteristiche del servizio di taxi sono incentrate sulla loro funzione di servizio di trasporto pubblico, per cui, i relativi mezzi sono dotati di caratteristiche di visibilità, ad essi sono dedicati degli spazi pubblici di sosta e di viabilità resi visibili da appositi accorgimenti, ricevono richieste anche fuori delle piazzole dedicate, la prestazione del servizio è obbligatoria, le tariffe sono determinate in via amministrativa.
Diversamente, il servizio di noleggio con conducente si rivolge ad una utenza che richiede in modo specifico quella tipologia di servizio, che verrà prestata con mezzi dotati di caratteristiche differenti rispetto ai taxi, e da un soggetto non reperibile sulla pubblica via, che fornirà il proprio servizio partendo dalla rimessa. La prestazione dello stesso non è obbligatoria e il corrispettivo è il frutto dell’accordo delle parti.
L’analisi complessiva della materia consente di compiere una valutazione d’insieme delle due tipologie di trasporto pubblico di persone, che ineriscono alla situazione esistente quando la normazione quadro fu emanata. Infatti, si coglie, secondo il Ministero riferente, facilmente che la struttura della stessa è incentrata su tre assi fondamentali costituiti dalla delineazione del perimetro di competenza dei taxi rispetto al nuovo fenomeno (nel 1992) del noleggio con conducente, dalla regolazione dei rapporti patrimoniali interni ai possessori delle licenze ed autorizzazioni, dalla creazione di un contingentamento del mercato dei tassisti e dei noleggiatori attraverso l’istituzione di un albo professionale volto a limitare il numero dei soggetti giuridicamente abilitati a poter aspirare all’ottenimento delle licenze ed autorizzazioni per lo svolgimento della professione, determinando di fatto, un sistema protezionistico della categoria.
La legge quadro in questione, secondo il Ministero riferente, parrebbe aver avuto l’intenzione di ricondurre ad unità due fenomeni diversi tra loro, allo scopo di regolamentare il trasporto di persone non di linea e di risolvere le problematiche dovute all’affermarsi del trasporto di persone, con autista, svolto mediante l’utilizzo di mezzi di lusso, quale alternativa al servizio di taxi, qualificando, entrambe le tipologie di trasporto, come pubblico. Questa operazione, oltre alla difficoltà di ricondurre ad unità servizi con caratteristiche differenti, è complicata dalla tecnica legislativa con cui è stata redatta la legge quadro in questione, infatti, l’analisi compiuta nel paragrafo precedente ha posto in luce che, mentre il legislatore si è concentrato nella previsione dettagliata degli aspetti patrimoniali legati alle licenze, autorizzazioni e alle sanzioni, ha fornito pochi elementi di principio da cui possa enuclearsi la nozione generale di trasporto pubblico non di linea.
Pertanto, la disciplina quadro del servizio pubblico di trasporto non di linea, di fronte alle nuove caratteristiche di mobilità che si sono affermate, mostra i segni del tempo e dello sviluppo dell’innovazione tecnologica, per cui si pone il problema di verificare se, ora come allora, le nuove tipologie di trasporto di persone non di linea, siano ammesse o vietate e, nella prima ipotesi, se siano ad esse applicabili i principi della legge quadro – con le relative sanzioni – oppure se esse siano espressione della libertà contrattuale delle parti. Tale incertezza, prosegue la relazione, perdurerà sino a quando il legislatore non interverrà con una disciplina che sia in grado di ricomprendere sotto la propria vigenza tutta la possibile gamma di servizi di trasporto, siano essi da qualificare come pubblici o privati, in relazione alle proprie concrete modalità di svolgimento.
Tenuto conto degli elementi autoritativi quali il sussidio sul prezzo del carburante acquistato dai tassisti, la concessione di licenze per operare sia sul mercato principale (quello dei taxi) sia sul suo principale sostituto e la fissazione di tariffe per il servizio, sembra possa consentire di giungere alla conclusione di qualificare il servizio di taxi servizio pubblico. Ciò in relazione alle precipue caratteristiche di tale servizio, come l’obbligatorietà della prestazione, la determinazione in via amministrativa della tariffa, la possibilità di stazionamento dei mezzi sulla pubblica via, la creazione di aree pubbliche ad essi riservate sia per lo stazionamento che per la viabilità, l’elevata distinguibilità dei mezzi. Sembrerebbe invece di poter giungere a conclusioni diverse per il servizio di noleggio con conducente. Infatti, quest’ultimo è caratterizzato dalla non obbligatorietà della prestazione, dalla determinazione in via pattizia del prezzo, dal divieto di stazionamento e, in molti casi, anche di circolazione negli spazi riservati ai trasporti pubblici, dalla indistinguibilità dei relativi veicoli, dall’obbligatorietà di sistematica partenza dalla rimessa, elementi questi che potrebbero indurre in astratto a ritenere più corretto l’inquadramento nell’ambito del trasporto privato non di linea.
Tale quadro normativo è stato di recente oggetto di osservazioni da parte dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che ha inviato, ai sensi degli artt. 21 e 22 della L. n. 287 del 1990, una segnalazione in merito alla proposta di riforma concorrenziale al Parlamento, alla Presidenza del Consiglio dei ministri ed al Ministero dello sviluppo economico, in cui ha rilevato l’inadeguatezza del complesso delle norme vigenti, in considerazione delle nuove possibilità offerte dall’innovazione tecnologica, che ha determinato l’affermazione di diverse piattaforme on line che agevolano l’incontro tra domanda e offerta del servizio di trasporto di passeggeri non in linea, con effetti positivi sulla dinamica dei prezzi e sulla qualità del servizio.
Venendo alla descrizione di tale fenomeno, si tratta di piattaforme informatiche che mettono in relazione soggetti richiedenti ed offerenti un servizio di trasporto. Infatti, di fronte alla limitatezza dell’offerta di trasporto pubblico non di linea, si sono diffuse svariate forme di condivisione, o di offerta, del servizio di trasporto utilizzando le potenzialità fornite dalla rete telernatica.
L’operatività di tali servizi, continua la relazione, sia da parte del richiedente che dell’offerente, è mediata dall’installazione sul proprio smartphone di applicazioni informatiche (app) che integrano la conclusione di contratti privatistici tra gli stessi e la società che gestisce la piattaforma. Tale attività non si può ritenere sia di mera mediazione tra prestazione ed offerta di lavoro, infatti dalla dinamica contrattuale emerge che la prestazione del trasporto sia un’obbligazione diretta della società, che offre, altresì, dei servizi complementari di tipo finanziario, telematico ed eventualmente legale. La società di gestione introita l’intero corrispettivo di cui, detratta una parte quale compenso per i servizi di competenza, provvede ad accreditare il restante al prestatore del trasporto. Nella prestazione del servizio di trasporto così delineata, non si crea alcun legame contrattuale diretto tra richiedente e prestatore del trasporto, dato che anche il pagamento è mediato dalla società che gestisce la piattaforma. Il sistema informatico rappresenta la struttura portante dell’operatività dell’intero negozio giuridico che risulta atipico rispetto a quelli attualmente regolati, infatti l’attività di geolocalizzazione, la necessità di pagamento in modo elettronico, la facoltà di differimento del pagamento attraverso l’utilizzo di strumenti elettronici, l’eventuale assistenza legale, non costituiscono aspetti accessori rispetto al servizio di trasporto, ma elementi costitutivi senza i quali non sarebbe possibile offrire un servizio con quelle peculiarità.
Le caratteristiche tecniche e giuridiche necessarie per poter utilizzare il citato servizio di trasporto come la necessità di possedere uno smatphone con collegamento alla rete internet, la disponibilità di un bancomat o carta di credito, la volontà di aderire ad un contratto che impone la propria geolocalizzazione, oltre che il trattamento dei propri dati personali e finanziari, rende opportuna un’attenta analisi circa la qualificazione giuridica del sistema di cui trattasi. Infatti l’utente tipo di questo servizio è profondamente diverso da quello preso in considerazione dalla legge quadro, non si tratta di un soggetto indeterminato che chiede un mero servizio di trasporto ad un fornitore istituzionalizzato, ma di un soggetto assolutamente qualificato che ha socializzato i propri dati ed i propri bisogni di mobilità ad una società di servizi che si avvale della prestazione d’opera di determinati soggetti che non intrattengono rapporti contrattuali diretti con il fruitore del servizio. Dal punto di vista giuridico, si può descrivere negozio atipico in questione come una fattispecie doppiamente bilaterale che pone al vertice di due distinti rapporti non legati direttamente tra loro, la società che gestisce la piattaforma informatica, che da un lato è legata da una prestazione sinallagmatica con il fruitore del servizio di trasporto ed annessi servizi telematici e finanziari, dall’altra è legata al trasportatore a cui riconoscerà una parte del compenso ricevuto quale remunerazione dell’attività in favore di terzi esercitata.
L’art. 86, comma 2, prevede che “Chiunque, senza avere ottenuto la licenza prevista dall’articolo 8 della legge 15 gennaio 1992, n. 21, adibisce un veicolo a servizio di piazza con conducente o a taxi è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 1.761 a euro 7.045. Dalla violazione conseguono le sanzioni amministrative accessorie della confisca del veicolo e della sospensione della patente di guida da quattro a dodici mesi, ai sensi delle norme di cui al capo I, sezione II, del titolo VI.
Quando lo stesso soggetto è incorso, in un periodo di tre anni, in tale violazione per almeno due volte, all’ultima di esse consegue la sanzione accessoria della revoca della patente. Le stesse sanzioni si applicano a coloro ai quali è stata sospesa o revocata la licenza”.
Tali fattispecie, di recente, continua la relazione, hanno posto problematiche applicative agli operatori di polizia che si sono misurati con le nuove situazioni derivanti dall’utilizzo delle applicazioni telematiche sopra descritte. La prima difficoltà che si frappone all’interprete è la corretta qualificazione di tale servizio. Infatti, si ritiene necessario preliminarmente risolvere la problematica attinente alla natura giuridica del rapporto posto in essere, parendo applicabile la normativa sopra esposta solo qualora si ritenga che la complessa fattispecie descritta, integri una forma di trasporto pubblico non di linea perfettamente aderente alle fattispecie sanzionatorie descritte, sia dal Codice della strada, sia dalla legge quadro. Pur essendo innegabile una certa similitudine tra il servizio offerto attraverso l’utilizzo delle nuove applicazioni ed il servizio di noleggio con conducente, delle differenze non minimali le distinguono, come illustrato in precedenza. Maggiori differenze si evidenziano nel raffronto tra i nuovi servizi atipici ed il servizio di taxi che, in relazione ai caratteristici elementi di distinguibilità delle autovetture, all’obbligo di prestare il servizio di trasporto richiesto, alla possibilità d’imbarco di passeggeri indifferenziati sulla pubblica via, alla disponibilità di piazzole sul suolo pubblico ed alla possibilità di utilizzare le corsie riservate ai mezzi di trasporto pubblici, evidenzia la propria preponderante natura di servizio pubblico.
L’unica pronuncia giurisdizionale, completa di motivazione, avutasi sul punto da parte del giudice di pace ha avuto come oggetto la richiesta di annullamento (accolto) di un verbale di accertamento di violazione al codice della strada, che ha ritenuto la condotta di un autista parte del complesso negozio giuridico illustrato, non violativo dell’art. 86 del c.d.s. (servizio di piazza con autovetture con conducente o taxi), come contestato dalla polizia municipale, ma dell’art. 85 del c.d.s., in tema di servizio di noleggio con conducente esercitato da parte di soggetto non avente la relativa autorizzazione (G. di P. Genova sent. n. 509 del 2015), senza mai neppure affrontare il dubbio di fondo circa la possibilità o meno di applicazione in via analogica delle sanzioni previste dal c.d.s. a fattispecie atipiche e senza dirimere il dubbio in merito alla natura giuridica di trasporto pubblico o meno, in senso ontologico.
A questa prima pronuncia se ne è, di recente, aggiunta una seconda del giudice di pace di Milano, n. 4907, del 2.04.2015, che invece ha assolto il conducente – aderente al servizio atipico in questione – da qualsivoglia sanzione, sia relativa all’art. 85, che all’art. 86 del codice della strada, basando la propria motivazione sull’assenza dell’elemento psicologico della colpa nella commissione del fatto contestalo.
La Sezione condivide la ricostruzione di cui in premessa, che perviene a qualificare il servizio in esame nell’ambito del trasporto privato di persone non di linea, attesa l’evidente incompatibilità con i tratti costitutivi del servizio pubblico e, comunque, con il servizio di taxi, né ciò osta alla rilevanza pubblicistica del medesimo, analogamente a quanto avviene per il servizio di noleggio di autovettura con conducente, collegato agli interessi generali connessi a tale servizio (art. 118, quarto comma Cost.).
La questione relativa all’ammissibilità o meno di tale attività richiede che si individui la ratio del regime autorizzatorio cui è sottoposto – pur in forma diversa – tanto il servizio di taxi quanto quello di noleggio con conducente, che va ravvisata non già nelle modalità di incontro tra la domanda e l’offerta o nelle prestazioni complementari a quella di trasporto su strada, quanto proprio in quest’ultima. La guida su strada è un’attività pericolosa ma giuridicamente autorizzata per ragioni di utilità sociale, inerenti alla rapidità ed efficienza degli spostamenti di persone e cose accessorie. Tale autorizzazione assume contorni particolari allorquando l’attività non è svolta nel proprio esclusivo interesse, ma viene offerta – dietro corrispettivo – ai terzi. In tali casi, infatti, l’ordinamento prescrive una serie di cautele supplementari, perché lo svolgimento professionale della guida – con il correlato aggravio in termini di usura psico-fisica del conducente – espone a rischio l’incolumità delle persone trasportate e la sicurezza della circolazione stradale. Ulteriori interessi generali rilevanti nella disciplina pubblicistica di tale servizio attengono alla regolamentazione dei flussi del traffico, alla viabilità, alla tutela dell’ambiente.
Attesa la poliedricità delle questioni sottese, la Sezione ritiene utile acquisire gli avvisi del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (Gabinetto) dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato e dell’Autorità di regolazione dei trasporti.
Il Ministero richiedente avrà cura, inoltre, di precisare se nelle more siano intervenute decisioni giurisdizionali significative sulla questione in esame.
Sospende l’emanazione del parere in attesa del richiesto adempimento.
Re: Sanzioni previste dagli artt. 85 e 86 del CdS
Messaggio da panorama » dom dic 27, 2015 1:40 pm
Fa seguito a quello di sopra
PARERE ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 1 ,numero provv.: 201503586
Public 2015-12-23
L’art. 86, comma 2 prevede che “Chiunque, senza avere ottenuto la licenza prevista dall’articolo 8 della legge 15 gennaio 1992, n. 21, adibisce un veicolo a servizio di piazza con conducente o a taxi è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 1.761 a euro 7.045. Dalla violazione conseguono le sanzioni amministrative accessorie della confisca del veicolo e della sospensione della patente di guida da quattro a dodici mesi, ai sensi delle norme di cui al capo I, sezione II, del titolo VI.
Tali fattispecie, di recente, hanno posto problematiche applicative agli operatori di polizia che si sono misurati con le nuove situazioni derivanti dall’utilizzo delle applicazioni telematiche sopra descritte. La prima difficoltà che si frappone all’interprete è la corretta qualificazione di tale servizio. Infatti, si ritiene necessario preliminarmente risolvere la problematica attinente alla natura giuridica del rapporto posto in essere, parendo applicabile la normativa sopra esposta solo qualora si ritenga che la complessa fattispecie descritta, integri una forma di trasporto pubblico non di linea perfettamente aderente alle fattispecie sanzionatorie descritte, sia dal Codice della strada, sia dalla legge quadro. Pur essendo innegabile una certa similitudine tra il servizio offerto attraverso l’utilizzo delle nuove applicazioni ed il servizio di noleggio con conducente, delle differenze non minimali le distinguono, come illustrato in precedenza.
Maggiori differenze si evidenziano nel raffronto tra i nuovi servizi atipici ed il servizio di taxi che, in relazione ai caratteristici elementi di distinguibilità delle autovetture, all’obbligo di prestare il servizio di trasporto richiesto, alla possibilità d’imbarco di passeggeri indifferenziati sulla pubblica via, alla disponibilità di piazzole sul suolo pubblico ed alla possibilità di utilizzare le corsie riservate ai mezzi di trasporto pubblici, evidenzia la propria preponderante natura di servizio pubblico.
Messaggio da panorama » mer dic 13, 2017 4:01 pm
il ricorrente perde il ricorso.
PARERE ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 1 ,numero provv.: 201702549 - Public 2017-12-12 -
Numero 02549/2017 e data 05/12/2017 Spedizione
Adunanza di Sezione del 15 novembre 2017
NUMERO AFFARE 01655/2017
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti -dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali ed il personale
Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, con istanza sospensiva, proposto dal signor Rodolfo Maria Giuliani, nato a Trieste il 14 maggio 1963 e residente in Ruffina contro l’Unione dei Comuni Montani del Casentino e il Comune di Chiusi della Verna, per l’annullamento dei provvedimenti emessi dal Comune di Chiusi della Verna prot. n. 17872 del 2 novembre 2016, prot. n. 16005 del 30 settembre 2016, prot. n. 18932 del 22 novembre 2016 avverso la decadenza dell’autorizzazione all'esercizio del noleggio con conducente.
Vista la relazione prot. n. 15073/U dell’8 settembre 2017 con la quale il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti - dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali ed il personale - ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sull'affare consultivo in oggetto;
visto il ricorso del 28 febbraio 2017 notificato al Comune di Chiusi della Verna il primo marzo 2017 a mezzo del servizio postale (data di spedizione);
Il Comune di Chiusi della Verna il 23 gennaio 2013 ha rilasciato al ricorrente l’autorizzazione al servizio di noleggio con conducente mediante autovettura n. 6.
Il 27 gennaio 2016 l’Unione dei Comuni del Casentino, da informazioni ricevute dal Comune di Firenze, ha appreso che il veicolo di cui alla citata autorizzazione n. 6 aveva stazionato ripetutamente in Firenze, Via Palagio degli Spini.
Il 12 febbraio 2016 la polizia municipale di Firenze ha sanzionato l’istante ai sensi dell’art. 85, comma del codice della strada, approvato con decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, per esercizio dell’attività di noleggio in difformità a quanto previsto dall’art. 3 della legge 15 gennaio 1992, n. 21.
Il 12 marzo 2016 il corpo della polizia municipale dell’Unione dei Comuni montani del Casentino, a seguito di un sopralluogo effettuato presso la sede della rimessa dichiarata in Chiusi della Verna, via San Francesco n. 4, ha rilevato che la “casa era completamente vuota e non c’era nessun cartello o insegna ove era riportato il nome del noleggio”.
Con verbale del 23 settembre 2016 la polizia municipale ha verbalizzato che nel periodo dal 15 settembre 2016 al 23 settembre 2016 la “casa era completamente chiusa e da informazioni pervenute dal vicinato è disabitata da tempo. Inoltre non vi è nessun cartello che indichi l’attività di N.C.C.”.
Con nota del 29 settembre 2016 l’ente territoriale ha comunicato l’avvio del procedimento finalizzato a “sancire la decadenza dell’autorizzazione n° 6 del 23 gennaio 2014”.
In data 4 novembre 2016 – cioè dopo l’emanazione del provvedimento di revoca – l’interessato, a mezzo difensore, ha presentato deduzioni volte ad ottenere la revoca in autotutela del provvedimento di decadenza.
Il 17 novembre 2016 l’Unione dei Comuni montani del Casentino ha notificato all’interessato proprie controdeduzioni confermando il provvedimento di decadenza.
Con l’odierno gravame il ricorrente impugna il provvedimento, deducendone la illegittimità, per i seguenti motivi:
1. violazione e falsa applicazione dell’art. 1 della legge 7 agosto 1990, n. 241, dell’art. 97 della Costituzione, degli artt. 3 e 11, comma 3, della legge 15 gennaio 1992, n. 21, dell’art. 7 bis del decreto legge 10 febbraio 2009, n. 5, dell’art. 2, comma 3, del decreto legge 25 marzo 2010, n. 40
2. Eccesso di potere per violazione del principio di proporzionalità. Violazione e falsa applicazione dell’art. 42 del regolamento comunale per l’esercizio dell’attività di noleggio con conducente del Comune di Chiusi della Verna.
Con il primo motivo il ricorrente lamenta la violazione del principio di legalità in quanto i provvedimenti impugnati sono fondati sulla violazione del codice della strada rilevata dalla municipale di Firenze, già contestata dinanzi al giudice di pace di Firenze che ne ha sospeso l’efficacia.
Ritiene, inoltre, che la decadenza sia stata disposta in applicazione di una normativa che non è mai entrata in vigore per cui le prestazioni di servizio di noleggio con conducente possono avvenire sia presso la sede del vettore sia presso le rimesse.
L’art. 3 della legge 15 gennaio 1992, n. 21 (Legge quadro per il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea, sostituito dalla lettera a) del comma 1-quater dell'art. 29, del decreto legge 30 dicembre 2008, n. 207) dispone che “1. Il servizio di noleggio con conducente si rivolge all'utenza specifica che avanza, presso la rimessa, apposita richiesta per una determinata prestazione a tempo e/o viaggio.
Il successivo art. 11, comma 2 e 4, della medesima legge n. 21/1992 prevede, rispettivamente, che " (…) 2.
Il prelevamento dell'utente ovvero l'inizio del servizio sono effettuati con partenza dal territorio del comune che ha rilasciato la licenza per qualunque destinazione, previo assenso del conducente per le destinazioni oltre il limite comunale o comprensoriale, fatto salvo quanto disposto dal comma 5 dell'articolo 4. (…)
4. Le prenotazioni di trasporto per il servizio di noleggio con conducente sono effettuate presso la rimessa.
L'inizio ed il termine di ogni singolo servizio di noleggio con conducente devono avvenire alla rimessa, situata nel comune che ha rilasciato l'autorizzazione, con ritorno alla stessa, mentre il prelevamento e l'arrivo a destinazione dell'utente possono avvenire anche nel territorio di altri comuni ...".
Il servizio di NCC è un servizio pubblico locale, finalizzato in primo luogo a soddisfare le esigenze della comunità locale e di coloro che si vengano a trovare sul territorio comunale anche se in modo non esclusivo. Il servizio, infatti, può essere effettuato senza limiti territoriali.
Dal vigente quadro normativo discende, però, che l'obbligo di utilizzare, nell'esercizio del servizio di NCC, esclusivamente una rimessa ubicata all'interno del territorio del comune che rilascia l'autorizzazione, è immediatamente finalizzato a garantire che il servizio stesso, pur potendosi svolgere senza limiti spaziali, cominci presso la medesima rimessa.
La prescrizione che la rimessa sia ubicata entro il territorio dell'ente è, quindi, coessenziale alla natura stessa dell'attività da espletare, diretta principalmente ai cittadini del comune autorizzante a cui si vuol garantire un servizio, non di linea, complementare e integrativo rispetto "... ai trasporti pubblici di linea ferroviari, automobilistici, marittimi, lacuali ed aerei, e che vengono effettuati, a richiesta dei trasportati o del trasportato, in modo non continuativo o periodico, su itinerari e secondo orari stabiliti di volta in volta" ( art. 1 della citata legge n. 21/ 1992).
La necessità dell'ubicazione della rimessa in ambito comunale non attiene, pertanto, a un requisito soggettivo dell'operatore economico, ma costituisce un requisito oggettivo e intrinseco dell'attività da svolgere, pienamente giustificato dalle finalità pubbliche che l'istituzione del servizio mira a soddisfare.
Né la necessità che il prestatore del servizio utilizzi una rimessa posta entro il territorio del comune che rilascia l'autorizzazione contrasta con la possibilità contemplata dall'art. 7 della legge 15 gennaio 1992, n. 21, di conferire l'autorizzazione anche a imprese localizzate in altri comuni.
Peraltro, qualora un operatore intendesse avviare un’attività imprenditoriale di maggiori dimensioni, a livello nazionale, potrebbe farlo mediante il c.d. cumulo delle autorizzazioni NCC espressamente ammesso dall’art. 8, comma 2, della legge 15 gennaio 1992, n. 21.
Giova ribadire che l’adozione di differenti modalità operative finirebbe con l’essere chiaramente elusiva della normativa di riferimento la quale, pur non vietando ad un’auto NCC di circolare in tutto il territorio nazionale, né al soggetto autorizzato al servizio di ricevere commesse dall’utenza di Comuni diversi da quello che ha rilasciato l’autorizzazione, impone che vi sia un nesso reale tra l’attività autorizzata ed il Comune che l’autorizzazione ha rilasciato e, quindi, con i relativi cittadini.
Quanto all’invocata mancata efficacia delle modifiche apportate alla legge 15 gennaio 1992, n. 21 (da ultimo sospesa fino al 31 dicembre 2017 dall’art.2.9 del decreto legge 30 dicembre 2016, n. 244) tale circostanza non incide, contrariamente a quanto sostenuto dall’istante, sulla legittimità dell’operato dell’amministrazione in quanto l’esistenza dell’autorimessa indicata nell’autorizzazione costituisce un requisito essenziale per il suo rilascio anche in base alla formulazione dell’indicato art. 8, comma 3, antecedente alle modifiche di cui all’art. 29, comma 1-quater, del decreto legge 30 dicembre 2008, n. 207.
Conseguentemente la sua rilevata inesistenza e la mancata disponibilità di un’autorimessa anche in località diversa legittimano ampiamente la decadenza disposta dall’ente territoriale.
Con il secondo motivo il signor Giuliani evidenzia la sproporzione esistente tra la violazione contestata e la sanzione della decadenza, anche in considerazione che l’art. 42 del regolamento del Comune di Chiusi della Verna non prevede tra le ipotesi di decadenza la mancata disponibilità dell’autorimessa. Lamenta, inoltre, un difetto di istruttoria.
Relativamente alla mancanza dei presupposti, il richiamato art. 42, comma 1, lett. a), contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, tra le cause di decadenza prevede espressamente la perdita degli “altri requisiti necessari per lo svolgimento dell’attività previsti dal regolamento e dalla vigente normativa”.
Ora, è indubbio, per le ragioni esposte in precedenza, che tra i requisiti “necessari” rientri la disponibilità dell’autorimessa per cui proprio la “vigente normativa” richiamata dall’interessato conferma la sussistenza dei presupposti giuridici per sancire la decadenza dell’autorizzazione.
Relativamente all’asserita carenza di istruttoria, dagli atti emerge che l’ente territoriale ha effettuato tutte le necessarie verifiche prima di procedere alla revoca dell’autorizzazione. Il Comune, invero, è pervenuto alla conclusione che l’attività di NCC connessa alla suindicata autorizzazione non sia stata mai svolta nel territorio comunale non solo sulla base del verbale redatto dalla polizia municipale di Firenze ma anche delle risultanze di due circostanziati verbali redatti dal corpo unico della polizia municipale dell’Unione dei Comuni montani del Casentino (verbali n. 45 del 12 marzo 2016 e 163 del 23 settembre 2016) dai quali emergono elementi univocamente convergenti.
Non si rileva, inoltre, alcuna violazione formale e/o sostanziale nell’iter seguito dall’Amministrazione.
Per le considerazioni innanzi esposte, il ricorso deve essere respinto.
L’esame dell’istanza di sospensione cautelare dell’efficacia dell’atto impugnato resta assorbito.
Messaggio da panorama » dom apr 01, 2018 4:29 pm
1) - Nel caso di specie, infatti, il trasferimento della licenza è avvenuto, in violazione del citato articolo 9 della legge n. 21, ben prima del compimento di 5 anni dall’acquisizione da parte della ricorrente e, inoltre, il soggetto subentrante si configura come una società di capitali in contrasto con quanto stabilito dall’articolo 8 della stessa legge.
2) - La cancellazione della ricorrente dal registro delle imprese e il trasferimento della titolarità esclusiva della licenza ad una società a responsabilità limitata hanno determinato quindi il venir meno di uno dei requisiti previsti dalla legge.
PARERE ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 1 ,numero provv.: 201800784 - Public 2018-03-30 -
Numero 00784/2018 e data 26/03/2018 Spedizione
NUMERO AFFARE 02148/2017
Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto dalla signora Michela Biagiotti e dalla Best Luxury Service Srl, contro Comune di Lamporecchio, avverso decadenza del titolo abilitativo per lo svolgimento dell'attività di noleggio con conducente;
Vista la relazione n. 2413 del 2.2.2018 con la quale il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti d ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sull'affare consultivo in oggetto;
Con il ricorso straordinario in esame si chiede l’annullamento del provvedimento di decadenza del titolo abitativo per l’attività di noleggio con conducente emanato dal comune di Lamporecchio in data 24 settembre 2016 e del regolamento comunale per i servizi pubblici non di linea nella parte in cui disciplina il procedimento e l’istituto della decadenza dell’autorizzazione.
In data 2 luglio 2015 la ricorrente, signora Biagiotti, era subentrata nella titolarità della licenza in questione a seguito di cessione di ramo d’azienda del precedente titolare e successivamente ha conferito alla Luxury Service S.r.l - di cui è diventata socia - il ramo d’azienda. La signora Biagiotti ha quindi comunicato alla camera di commercio di Pistoia la cessazione dell’attività della sua ditta individuale.
Dopo aver comunicato alla ricorrente l’avvio del procedimento di revoca, il comune di Lamporecchio ha emanato, in data 24 settembre 2016, il provvedimento impugnato.
L’amministrazione comunale fa discendere, nel proprio provvedimento, la decadenza del titolo abitativo dalla cancellazione della ricorrente dal registro delle imprese che “in una delle figure previste dalla legge”, costituisce “requisito necessario per lo svolgimento dell’attività”.
Il ricorso straordinario deduce quattro motivi di illegittimità.
Con il primo motivo la ricorrente lamenta l’eccesso di potere sotto diversi profili in relazione al fatto che la cancellazione della propria ditta individuale dal registro delle imprese non costituirebbe una motivazione idonea per la decadenza dato che era stata comunicato per tempo il subentro della Luxury Service S.r.l..
Il secondo motivo di doglianza sottolinea che né la legge né il regolamento comunale contemplano l’iscrizione al registro delle imprese tra i requisiti necessari per l’ottenimento della licenza.
Con il terzo motivo si deduce l’illegittimità dell’articolo 30 del regolamento comunale perché, per l’emanazione del provvedimento di decadenza, non prevede la previa acquisizione della parere della commissione comunale consultiva, come invece previsto dalla normativa regionale in materia.
Con l’ultimo motivo viene lamentata la contraddittorietà del provvedimento impugnato che sancisce la “decadenza” della licenza diversamente da quanto indicato nella comunicazione di avvio del procedimento che faceva riferimento alla sua “revoca”.
La relazione ministeriale si esprime nel senso della infondatezza del ricorso.
L’articolo 8 comma 1 della legge n. 21 del 1992 prevede che “la licenza per l’esercizio del servizio di taxi e l’autorizzazione per l’esercizio del servizio di noleggio con conducente sono rilasciate dalle amministrazioni comunali, attraverso bando di pubblico concorso, ai singoli che abbiano la proprietà o la disponibilità in leasing del veicolo o natante, che possono gestirle in forma singola o associata.”
L’articolo 9 comma 1, lettera a) della stessa legge stabilisce che la licenza è trasferita, su richiesta, ad altra persona in possesso dei requisiti prescritti a condizione che il soggetto trasferente “sia titolare di licenza o di autorizzazione da cinque anni”.
Come evidenziato anche dalla relazione del ministero, alla luce della normativa vigente, i motivi rappresentati nel ricorso sono palesemente infondati.
Ai sensi dell’articolo 30 del regolamento comunale, che prevede che la decadenza del titolo decorra quando vengono a mancare i requisiti necessari per lo svolgimento dell’attività previsti dalla legge, non si poteva che giungere all’emanazione del provvedimento impugnato.
Nel caso di specie, infatti, il trasferimento della licenza è avvenuto, in violazione del citato articolo 9 della legge n. 21, ben prima del compimento di 5 anni dall’acquisizione da parte della ricorrente e, inoltre, il soggetto subentrante si configura come una società di capitali in contrasto con quanto stabilito dall’articolo 8 della stessa legge.
La cancellazione della ricorrente dal registro delle imprese e il trasferimento della titolarità esclusiva della licenza ad una società a responsabilità limitata hanno determinato quindi il venir meno di uno dei requisiti previsti dalla legge.
Sono quindi privi di pregio i primi due motivi del ricorso, mentre appaiono irrilevanti - in tale situazione - sia la mancata acquisizione del parere della commissione comunale consultiva, che non avrebbe certo potuto sanare l’insussistenza dei requisiti di legge, sia la configurazione come decadenza o come revoca assunta dal provvedimento impugnato.