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Timestamp: 2019-09-23 01:14:15+00:00
Document Index: 123659009

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 378', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2729', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 421', 'art. 410']

Cassazione Civile, Sez. Lav., 19 febbraio 2014, n. 3977 - Tempo impiegato per indossare gli indumenti di lavoro
sul ricorso 28310-2010 proposto da:
V.G. C.F. (Omissis), domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dagli avvocati QUATTROMINI PAOLA e QUATTROMINI GIULIANA, giusta delega in atti;
U. ITALIA S.R.L. C.F. (Omissis);
U. ITALIA MANUFACTORING S.R.L., già S. S.R.L., incorporata nella U. ITALIA S.P.A. C.F. (Omissis), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE TUPINI 133, presso lo studio dell'avvocato BRAGAGLIA ROBERTO, rappresentata e difesa dall'avvocato GOMEZ D'AYALA GIULIO, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 5685/2010 della CORTE D'APPELLO di NAPOLI, depositata il 09/08/2010 R.G.N. 162/07;
Con ricorso del 12/4/2005 V.G., dipendente della S., ora U., quale addetto al reparto produzione,conveniva in giudizio la predetta società per chiedere la corresponsione di un compenso per il tempo di circa 20 minuti impiegato per indossare gli indumenti di lavoro fomiti dall'azienda all'inizio del turno e per toglierli alla fine del turno. Esponeva che doveva presentarsi al lavoro 15/20 minuti prima dell'inizio del turno; che era obbligatorio indossare nello spogliatoio una tuta, scarpe antinfortunistiche, copricapo ed indumenti intimi forniti dall'azienda con cambio giornaliero; che solo dopo aver indossato detti indumenti, pena l'irrogazione di sanzioni disciplinari, poteva entrare nel luogo di lavoro, previa timbratura del badge che rilevava l'inizio del turno lavorativo; che al termine del turno, doveva effettuare una nuova timbratura, e quindi accedere allo spogliatoio per lasciare gli abiti di servizio.
Deduceva che il tempo occorrente per le suddette operazioni doveva essere retribuito in applicazione delle aliquote previste per il lavoro straordinario o in subordine per quello ordinario Costituitosi il contraddittorio con la U. Italia srl (già S. srl) il Tribunale respingeva la domanda.
Avverso questa sentenza ricorre in Cassazione il Natale formulando quattro motivi. La società U. Italia Manufacturing s.r.l.
1.1. Deve in primo luogo respingersi la richiesta di cessazione della materia del contendere formulata con le memorie ex art. 378 c.p.c. fondata sul verbale di conciliazione depositato in atti. Detto verbale riporta, infatti, la data del 10/7/2008 e, dunque, esso è anteriore alla sentenza della Corte d'appello del 9/8/2010. Deve ritenersi, pertanto, che l'accordo transattivo sia stato considerato dalle parti come non idoneo a definire il presente giudizio che è proseguito con la sentenza qui impugnata nonchè con il ricorso in Cassazione nel quale neppure si riferisce circa l'intervenuta transazione.
2.2. Con il secondo motivo dello stesso ricorso principale, mediante la denuncia di violazione dell'art. 2729 cod. proc. civ., si lamenta che la sentenza impugnata non ha esaminato la possibilità di desumere una prova presuntiva dell'inoltro della comunicazione della suddetta richiesta al datore di lavoro dalla circostanza che richieste del genere vengono generalmente inoltrate dalla D.P.L.; e ciò anche perchè neppure la società U. aveva obiettato di aver ricevuto la comunicazione.
3.2. Con il secondo motivo si denunciano ancora un vizio di motivazione in ordine all'esame del contenuto della disciplina collettiva e la violazione delle regole di interpretazione dei contratti, sostenendosi che la Corte di Appello avrebbe erroneamente affermato l'esistenza di una no ima imperativa che vieta l'assorbimento del tempo non lavorato destinato a pause fisiologiche, mentre l'accordo sindacale prevedeva per la fruizione delle pause proprio l'arco temporale intercorrente tra "l'avviamento e messa a regime della linea produttiva" (corrispondente all'inizio del turno) e la "predisposizione turno seguente" (corrispondente alla fine del turno) secondo uno schema di fruizione delle pause: si assume che tale regolamentazione assegna al personale un trattamento di miglior favore rispetto a quello previsto dal paradigma legale.
3.3. Con il terzo motivo, con la denuncia di violazione degli artt. 414 e 432 cod. proc. civ., artt. 1226 e 2697 cod. civ. in relazione all'art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, si censura la determina/ione, ai fini dell'accoglimento della domanda, della durata delle operazioni di vestizione e svestizione. Tale statuizione, ad avviso della parte, è sostanzialmente immotivata, priva di una determinazione obiettiva e ragionevole, in assenza di insufficiente documentazione delle allegazioni del lavoratore, ed anche di qualsiasi dimostrazione della quotidiana presenza al lavoro. Si è ignorato che il rapporto di lavoro è stato interessato da assenze per malattie, infortuni, permessi ed altre vicende sospensive della prestazione.
3.4. Con il quarto motivo si denuncia di violazione di plurime norme di diritto, sostenendosi che secondo la disciplina di legge deve intendersi per orario di lavoro quello di effettivo svolgimento delle mansioni, "al netto di quello che il lavoratore impiega nello svolgimento di attività preparatorie", in cui deve includersi il tempo che il lavoratore impiega per preparare se stesso e i propri strumenti allo svolgimento dell'attività lavorativa. Si fa riferimento a questo fine anche alla definizione di orario di lavoro dettata dal D.Lgs. n. 66 del 2003, di attuazione della disciplina comunitaria, come "qualsiasi periodo in cui al lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore e nell'esercizio delle sue attività o delle sue funzioni", per sostenere che nella fattispecie non potrebbe ravvisarsi un esercizio delle funzioni in assenza di una effettiva prestazione.
4.2. La giurisprudenza di questa Corte ha più volte affermato, in relazione alla regola fissata dal R.D.L. 5 marzo 1923, n. 692, art. 3 - secondo cui "è considerato lavoro effettivo ogni lavoro che richieda un'occupazione assidua e continuativa" - il principio secondo cui tale disposizione non preclude che il tempo impiegato per indossare la divisa sia da considerarsi lavoro effettivo, e debba essere pertanto retribuito, ove tale operazione sia diretta dal datore di lavoro, il quale ne disciplina il tempo ed il luogo di esecuzione, ovvero si tratti di operazioni di carattere strettamente necessario ed obbligatorio per lo svolgimento dell'attività lavorativa: cosi, Cass. 14 aprile 1998 n. 3763, Cass. 21 ottobre 2003 n. 15734, Cass. 8 settembre 2006 n. 19273, Cass. 10 settembre 2010 n. 19358 (che riguarda una fattispecie analoga a quella del caso oggi in esame); v. anche Cass. 7 giugno 2012 n. 9215. E' stato anche precisato (v. Cass. 25 giugno 2009 nn.14919 e 15492) che i principi così enunciati non possono ritenersi superati dalla disciplina introdotta dal D.Lgs. 8 aprile 2003, n. 66 (di attuazione delle direttive 93/104/CE e 2000/34/CE), il quale all'art. 1, comma 2, definisce "orario di lavoro" "qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell'esercizio della sua attività o delle sue funzioni"; e nel sottolineare la necessità dell'attualità dell'esercizio dell'attività o della funzione lascia in buona sostanza invariati - come osservato in dottrina - i criteri ermeneutici in precedenza adottati per l'integrazione di quei principi al fine di stabilire se si sia o meno in presenza di un lavoro effettivo, come tale retribuibile, stante il carattere generico della definizione testè riportata. Criteri che riecheggiano, invero, nella stessa giurisprudenza comunitaria quando in essa si afferma che, per valutare se un certo periodo di servizio rientri o meno nella nozione di orario di lavoro, occorre stabilire se il lavoratore sia o meno obbligato ad essere fisicamente presente sul luogo di lavoro e ad essere a disposizione di quest'ultimo per poter fornire immediatamente la propria opera (Corte Giust. Com. eur., 9 settembre 2003, causa C-I51/02, parr. 58 ss.).
6.2. Il secondo e il terzo motivo del ricorso principale devono essere disattesi perchè la valutazione in ordine all'opportunità di fare ricorso alle presunzioni, individuare i fatti da porre a fondamento del relativo processo logico e stabilirne la rispondenza ai requisiti di legge, è riservata all'apprezzamento di fatto del giudice di merito. Dunque, l'utilizzazione o meno del ragionamento presuntivo può essere criticata in sede di legittimità solo sotto il profilo del vizio di motivazione, ma tale censura non può limitarsi ad affermare un convincimento diverso da quello espresso dal giudice di merito, dovendo far emergere l'assoluta illogicità e contraddittorietà del ragionamento decisorio; resta peraltro escluso che la sola mancata valutazione di un elemento indiziario (nella specie, neppure specificamente dedotto) possa dare luogo al vizio di omesso esame di un punto decisivo (v. per tutte Cass. 21 ottobre 2003 n. 15737, 11 maggio 2007 n. 10847).
6.3. Il quarto motivo dello stesso ricorso principale appare infondato, essendo sufficiente rilevare in proposito che il mancato esercizio da parte del giudice dei poteri ufficiosi ex art. 421 cod. proc. civ., preordinato al superamento di una meccanica applicazione della regola di giudizio fondata sull'onere della prova, non è censurabile con ricorso per cassazione ove la parte non abbia investito lo stesso giudice di una specifica richiesta in tal senso, indicando anche i relativi mezzi istruttori. D'altro canto, non è neppure prospettabile una impossibilità del lavoratore di fornire la prova della avvenuta trasmissione al datore di lavoro, ad opera della D.P.L. della richiesta di espletamento del tentativo di conciliazione; prova che può essere certamente acquisita con l'accesso alla documentazione presso l'ufficio.
Per la stessa ragione, risulta manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 410 c.p.c., comma 2, prospettata per la violazione degli artt. 24, 36 e 111 Cost. in relazione alla prova dell'atto interruttivo della prescrizione.