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Timestamp: 2017-12-16 22:35:06+00:00
Document Index: 44746588

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 11', 'CGUE ', 'art. 8', 'art. 11', 'art. 11']

Contratto di subaffitto di spazi commerciali? Si può essere responsabili anche se le merci contraffatte sono vendute da terzi macros marketing e comunicazione
By Annalisa Spedicato1 agosto 2016Marchi
Il locatario che subaffitta spazi fisici per la vendita di merci contraffatte da terzi è considerato intermediario i cui servizi sono utilizzati da terzi per violare un diritto di proprietà intellettuale
Solitamente, sinora, le nozioni giuridiche e le norme che disciplinano il mondo reale sono state impiegate in via interpretativa per sopperire alla mancanza di regole e disposizioni specifiche per regolamentare ciò che accade nel web. Questa volta è successo il contrario: la definizione di intermediario fornita dalla direttiva sul commercio elettronico è stata usata dai giudici europei, nel caso C – 494/2015 sentenza del 7 luglio 2016, per chiarire come vada interpretata la nozione di intermediario di cui all’art. 11 della direttiva n. 2004/48, al fine di identificare le responsabilità di un locatario che sublocava a terzi spazi fisici (aree di mercato) in cui venivano effettuate operazioni di vendita di merci contraffatte.
La CGUE ha chiarito che si qualifica come intermediario i cui servizi sono utilizzati da terzi per violare un diritto di proprietà intellettuale – ai sensi dell’art. 8 della direttiva n. 2001/29 sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione e art. 11 della direttiva n. 2004/48 sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati Membri – il locatario di aree di mercato che, al fine di assicurare un livello elevato, equivalente ed omogeneo di protezione della proprietà intellettuale nel mercato interno, concede in sublocazione i diversi punti vendita situati in tali aree a commercianti, alcuni dei quali utilizzano il loro spazio vendita per vendere merci contraffatte di prodotti di marca.
Secondo la CGUE, il concetto giuridico di intermediario usato nella società dell’informazione, in materia di violazione di diritti della proprietà industriale e intellettuale può essere utilizzato anche per chiarire meglio il concetto di intermediario di cui alla direttiva n. 2004/48, in relazione al locatario che fornisce in sublocazione spazi fisici a terzi per la vendita di merci. In tal senso, egli, al pari del fornitore di accesso al servizio di Internet può essere ritenuto responsabile delle violazioni di proprietà industriale commesse dai sublocatari, nonostante non intervenga direttamente nella violazione. Pertanto, al pari del fornitore di servizio di accesso ad Internet, il locatario ha un obbligo di intervento successivo e, se è a conoscenza della violazione deve intervenire per bloccarne la prosecuzione, qualora ciò non avvenga, anch’egli è passibile di provvedimenti inibitori e di responsabilità.
Perché un soggetto sia qualificato come intermediario ai sensi delle disposizioni di cui agli artt. 8 e 11 delle direttive su menzionate (n. 2001/29 e n. 2004/48), occorre dimostrare che egli fornisce un servizio idoneo ad essere utilizzato da uno o più soggetti terzi per violare uno o più diritti di proprietà intellettuale, senza che sia necessario che egli intrattenga un particolare rapporto con tali persone. La Corte, al fine di chiarire tale concetto giuridico, ha preso come riferimento la medesima nozione di intermediario utilizzata nella società dell’informazione, chiarendo che, secondo costante giurisprudenza, in materia di commercio elettronico, il fornitore d’accesso, il quale si limiti a consentire l’accesso ad Internet senza proporre altri servizi né esercitare un controllo, fornisce un servizio idoneo ad essere utilizzato da un terzo per violare taluni diritti di proprietà intellettuale e pertanto deve essere qualificato come «intermediario». Stante questa interpretazione, secondo i giudici europei, va constatato che, comunque, l’operatore che fornisce a terzi un servizio di locazione o di sublocazione di spazi su un’area di mercato, grazie al quale questi ultimi hanno accesso a tale piazza e vi propongono alla vendita merci contraffatte di prodotti di marca, deve essere qualificato come, «intermediari[o] i cui servizi sono utilizzati da terzi per violare un diritto di proprietà intellettuale».
In quanto, spiegano i giudici, la circostanza che la messa a disposizione di punti vendita riguardi uno spazio di mercato online o uno spazio di mercato fisico come un’area di mercato è priva di rilievo al riguardo. Infatti, dalla direttiva n. 2004/48 non risulta che il suo ambito di applicazione sia ristretto al commercio elettronico. Peraltro, l’obiettivo, esposto al considerando 10 di tale direttiva, ovvero garantire un livello di protezione elevato, equivalente ed omogeneo della proprietà intellettuale nel mercato interno, sarebbe sostanzialmente compromesso, se l’operatore che fornisce a terzi l’accesso ad uno spazio di mercato fisico, su cui tali terzi commerciano merci contraffatte di prodotti di marca, non potesse essere soggetto ai provvedimenti ingiuntivi previsti all’articolo 11, terza frase, della direttiva suddetta.
Alla luce di quanto precede, l’articolo 11, terza frase, della direttiva 2004/48 deve essere interpretato nel senso che rientra nella nozione di «intermediari[o] i cui servizi sono utilizzati da terzi per violare un diritto di proprietà intellettuale», ai sensi di detta disposizione, il locatario di un’area di mercato che concede in sublocazione i diversi punti vendita situati in tale area a commercianti, alcuni dei quali utilizzano il loro spazio per vendere merci contraffatte di prodotti di marca, per cui anch’egli può essere destinatario dei provvedimenti inibitori di cui all’art. 11.
Sostanzialmente, dunque si può concludere che in base all’interpretazione della Corte, anche colui che concede in sublocazione spazi o aree di mercato fisici, in cui vengono vendute merci contraffatte, può essere ritenuto responsabile di violazione di diritti di proprietà industriale e intellettuale compiute da terzi se, venuto a conoscenza della violazione, non interviene in seguito per inibirne la prosecuzione.
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