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Timestamp: 2018-08-20 16:57:38+00:00
Document Index: 186298326

Matched Legal Cases: ['art. 234', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 28', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 7', 'sentenza ']

«Art. 28 CE – Direttiva 76/768/CEE – Tutela della salute – Prodotti cosmetici – Importazione – Comunicazione alle autorità dello Stato d’importazione di informazioni relative ai prodotti cosmetici»
Nel procedimento C‑257/06,
avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dalla Corte suprema di cassazione, con ordinanza 12 luglio 2005, pervenuta in cancelleria il 13 giugno 2006, nella causa tra
Roby Profumi Srl
composta dal sig. C.W.A. Timmermans, presidente di sezione, dai sigg. J. Makarczyk (relatore), P. Kūris, J.‑C. Bonichot e dalla sig.ra C. Toader, giudici,
vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 24 maggio 2007,
– per la Roby Profumi Srl, dall’avv. M. Pozzi;
– per il governo francese, dalla sig.ra R. Loosli-Surrans, in qualità di agente;
– per il governo polacco, dalla sig.ra E. Ośniecką‑Tamecką, in qualità di agente;
– per la Commissione delle Comunità europee, dal sig. A. Caeiros e dalla sig.ra D. Recchia, in qualità di agenti,
2 Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia che vede contrapposte la società Roby Profumi Srl (in prosieguo: la «Roby Profumi») e il Comune di Parma riguardo alla conferma da parte del sindaco di tale Comune di sanzioni inflitte alla Roby Profumi per il mancato rispetto di disposizioni nazionali relative ai prodotti cosmetici.
2. Tuttavia essi possono prescrivere che le indicazioni di cui all’articolo 6, paragrafo 1, lettere b), c), d) e f) vengano redatte almeno nella loro lingua o nelle loro lingue nazionali o ufficiali; inoltre possono prescrivere che le indicazioni di cui all’articolo 6, paragrafo 1, lettera g), vengano redatte in una lingua facilmente comprensibile per i consumatori. A questo riguardo la Commissione stabilisce una nomenclatura comune degli ingredienti conformemente alla procedura prevista dall’articolo 10.
6 La Roby profumi è una società di diritto italiano operante nel settore dell’importazione e dell’esportazione di prodotti cosmetici all’interno del mercato comunitario.
7 Il 9 ottobre 2000, alla Roby Profumi è stata inflitta da parte di un’autorità amministrativa sanitaria locale una sanzione pecuniaria di ITL 10 000 000 per mancato rispetto dell’obbligo, sancito dall’art. 10, comma 8, della legge n. 713/86, di comunicare al Ministero della Sanità e alla Regione taluni dati relativi ai prodotti cosmetici importati. A seguito dell’opposizione della Roby Profumi avverso tale decisione, il sindaco del Comune di Parma ha emesso, il 31 luglio 2001, un’ordinanza-ingiunzione che confermava la sanzione inflitta e portava l’importo della multa alla somma di ITL 15 000 000.
8 La Roby Profumi ha presentato ricorso avverso tale ordinanza-ingiunzione dinanzi al Tribunale di Parma. Quest’ultimo, pur ritenendo che l’obbligo previsto all’art. 10, comma 8, della legge n. 713/86, che esso considera conforme al diritto comunitario, non sia stato rispettato dalla Roby Profumi, ha tuttavia ridotto la sanzione pecuniaria a ITL 5 000 000 in parziale accoglimento del ricorso stesso.
9 La Roby Profumi ha proposto ricorso in cassazione avverso la decisione del Tribunale di Parma. Essa afferma in particolare che quest’ultimo non avrebbe dovuto applicare la disposizione nazionale citata in quanto contraria all’art. 28 CE e all’art. 7 della direttiva 76/768.
11 In primo luogo, occorre ricordare che, conformemente ad una giurisprudenza consolidata, se è ben vero che, nell’ambito di un rinvio pregiudiziale, la Corte non può pronunciarsi né su questioni attinenti al diritto interno degli Stati membri né sulla conformità delle disposizioni nazionali con il diritto comunitario, essa può nondimeno fornire elementi interpretativi del diritto comunitario atti a consentire al giudice nazionale di dirimere la controversia di cui è investito (v., in particolare, sentenze 23 novembre 1989, causa C‑150/88, Eau de Cologne & Parfümerie-Fabrik 4711, Racc. pag. 3891, punto 12, nonché 21 settembre 2000, causa C‑124/99, Borawitz, Racc. pag. I‑7293, punto 17).
13 In secondo luogo, si deve altresì ricordare che la direttiva 76/768 ha operato un’armonizzazione esauriente delle norme nazionali in materia di imballaggio e di etichettatura dei prodotti cosmetici (v., in particolare, sentenze 28 gennaio 1999, causa C‑77/97, Unilever, Racc. pag. I‑431, punto 24; 13 gennaio 2000, causa C‑220/98, Estée Lauder, Racc. pag. I‑117, punto 23, nonchè 24 ottobre 2002, causa C‑99/01, Linhart e Biffl, Racc. pag. I‑9375, punto 17).
14 Orbene, come già affermato dalla Corte, quando un problema è disciplinato in modo armonizzato a livello comunitario, qualunque provvedimento nazionale in materia deve essere valutato in rapporto alle disposizioni di tale misura di armonizzazione e non a quelle del Trattato CE (v., in tal senso, sentenze Eau de Cologne & Parfümerie-Fabrik 4711, cit., punto 28; 12 ottobre 1993, causa C‑37/92, Vanacker e Lesage, Racc. pag. I‑4947, punto 9, nonché 13 dicembre 2001, causa C‑324/99, DaimlerChrysler, Racc. pag. I‑9897, punto 32).
16 Si deve anzitutto rilevare che il legislatore comunitario, adottando la direttiva 76/768, intendeva conciliare l’obiettivo della libera circolazione dei prodotti cosmetici e quello della salvaguardia della sanità pubblica (v. sentenza 13 settembre 2001, causa C‑169/99, Schwarzkopf, Racc. pag. I‑5901, punto 27).
19 Occorre in seguito rilevare che dall’art. 7, n. 3, di tale direttiva risulta che uno Stato membro può esigere che informazioni appropriate e sufficienti sulle sostanze contenute nei prodotti cosmetici siano messe a disposizione delle autorità competenti per rendere possibile un trattamento medico pronto ed adeguato nei casi di alterazione della salute (v. sentenza 5 maggio 1993, causa C‑246/91, Commissione/Francia, Racc. pag. I‑2289, punto 9).