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Timestamp: 2018-10-20 22:24:31+00:00
Document Index: 161589668

Matched Legal Cases: ['art. 43', 'art. 2', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ']

EMERGENZA JURE SANGUINIS! - Forum Enti.it
EMERGENZA JURE SANGUINIS!
Iscritto il: 04/06/2005, 10:27
Messaggioda MAURI » 07/06/2018, 11:41
Stanno crescendo vorticosamente le richieste di residenza di brasiliani, finalizzate unicamente a presentare pratiche di riconoscimento della cittadinanza italiana "jure sanguinis".
Prima vi era qualche caso isolato, adesso arrivano anche in 4/5 alla volta, ospitati da qualche cittadino residente "disponibile" o con contratti d'affitto "temporanei":
Oggi addirittura hanno presentato come titolo di occupazione dell'immobile un contratto di sublocazione (!!) di natura transitoria, dove si legge addirittura "...le parti convengono che la presente sublocazione ha natura transitoria in quanto il subconduttore ha espressamente l'esigenza di abitare l'unità immobiliare per un periodo non eccedente i tre mesi per motivi di riconoscimento del ceppo italiano...".
A noi sembra tutto una gigantesca presa per i fondelli: vi sono fondamenti giuridici per rigettare queste residenze palesemente "di comodo", tenuto conto che il 99% di questi soggetti, ottenuto il riconoscimento, sparisce regolarmente per altri lidi?
bmonegat
Iscritto il: 07/06/2018, 13:08
Re: EMERGENZA JURE SANGUINIS!
Messaggioda bmonegat » 07/06/2018, 13:29
Infatti non so neanch'io cosa fare piu... mi sono iscritto in questo forum oggi perche volevo porvi una situazione proprio su questo argomento
3 sorelle cittadine argentine mi hanno fatto richiesta di iscrizione anagrafica perche discentendi di cittadino italiano partito dal mio comune.
Dopodiche la pratica non ha potuto andare avanti perche non erano qui per confermazione di residenza.
Ora queste signore sono qui e mi domandano i documenti originali di ritorno. Sono obbligate a fare domanda formale in carta resa legale?
Se si, sapete indicare la normativa riguardante?
Filippo-Anagrafe
Iscritto il: 15/04/2016, 08:41
Messaggioda Filippo-Anagrafe » 07/06/2018, 14:38
Forse si e' smarrita per strada la "mission" dell'Ufficiale d'Anagrafe... quella di verificare e registrare la dimora abituale delle persone.
Cosa significhi dimora abituale lo specifica molto bene il dott. Scolaro nel post permanente in testata di questo forum. Per comodita' lo incollo di seguito:
La RESIDENZA e’ definita dall’art. 43, 2 CC come il luogo in cui una persona ha stabilito la propria dimora abituale (cioe’, dove ‘vive’ effettivamente). Si tratta di una situazione di fatto e a questa situazione – di fatto – devono sempre corrispondere le registrazioni anagrafiche, le cui dichiarazioni vanno rese, all’Ufficiale di anagrafe del comune in cui si e’ andati ad abitare (o in cui sia avvenuto un cambiamento di abitazione) entro 20 gg. dal ‘trasloco’. Le dichiarazioni prescritte dalla legge e dal regolamento anagrafici hanno carattere d’obbligo (che sorge in relazione al solo fatto di avere la dimora abituale in un dato comune ed indirizzo).
La DIMORA ABITUALE, a sua volta, trova definizione all'art. 2, 1, lett. d) Regolamento (CE) n. 763/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 luglio 2008 (cioè un atto legislativo dell’Unione europea; Cfr.: artt. 288 e 289 T.F.U.E.), che si riporta, testualmente: “ …. il luogo in cui una persona trascorre normalmente il periodo di riposo giornaliero, indipendentemente da assenze temporanee per attività ricreative, vacanze, visite ad amici e parenti, affari, trattamenti sanitari o pellegrinaggi religiosi. ….”.
Orbene... brasiliani, italiani, cinesi e altro... quale deve essere la verifica che l'UDA deve (non puo', deve) fare? Deve verificare la dimora abituale del richiedente.
Se la verifica e' puntuale (non si basa cioe' sulla sola presenza fisica del richiedente ma anche sulla presenza degli altri requisiti) difficilmente l'iscrizione anagrafica potra' avere esito positivo.
Ad esempio con contratti temporanei aventi durata spesso inferiore alla durata del visto di ingresso (ricordando che anche qualora non fosse richiesto il visto va comunque considerato che l'ingresso in assenza di visto non puo' eccedere la durata di 90 giorni) viene addirittura a mancare la volonta' del soggetto di stabilire la dimora abituale e la volonta', insieme alla situazione di fatto, e' requisito fondamentale.
Finora in situazioni come quelle esposte nei vari post ho sempre inviato preavvisi di rigetto e poi ho provveduto al rigetto vero e proprio.
Del resto le varie circolari prevedono che venga accettata la richiesta di iscrizione e NON che l'UDA non proceda alle verifiche successive.
E' chiaro che per tutte le richieste di iscrizione (non solo quelle per la cittadinanza) gli accertamenti debbono essere compiuti seriamente e la collaborazione degli uffici di polizia municipale deve essere buona.
Pero' va ricordato che l'UDA ordina gli accertamenti, non li chiede per una cortesia personale. Quindi la collaborazione o c'e' o va ordinata.
Iscritto il: 25/06/2013, 11:53
Messaggioda Lupettino » 07/06/2018, 15:25
A parte il discorso degli accertamenti, che sono assolutamente da fare, in quanto è indispensabile che venga accertata la dimora abituale e solo per il periodo da loro semplicemente "pensato" di rimanere per al massimo 3 mesi NON è da considerare residenza. Il problema sorge quando dopo che viene concessa la residenza e dopo il riconoscimento della cittadinanza italiana, gli stessi saranno cittadini italiani a tutti gli effetti iscritti in anagrafe con le relative conseguenze: iscrizioni nelle liste elettorali, nelle liste di leva, rilascio documenti di identità, comunicazioni all'ASL, INPS, ecc... ma, e qui viene il bello, è che nello stesso appartamento saranno iscritte più persone, poi arriverà la richiesta di cancellazione per irreperibilità (magari da parte del proprietario, magari!), ma essendo italiani e effettivamente "spariti nel nulla", non si potrà cancellarli semplicemente, ma occorrerà attendere almeno un anno, per la remota possibilità che richiedano l'iscrizione all'AIRE!
Siamo finiti in un bel tunnel!
Messaggioda Filippo-Anagrafe » 08/06/2018, 08:25
Sarebbe ora che i nostri Sindaci si facessero sentire presso i loro referenti politici "in alto loco" per regolamentare diversamente tutta la questione della cittadinanza ai discendenti di qualsiasi grado anche considerando i costi elevati di queste "concessioni", costi presenti (la mole di lavoro necessaria) e costi futuri (assistenza, pensioni ecc.)
Ma ai sindaci interessa spesso solamente una cosa (ed ai politici "in alto loco" ancora di piu'...) se c'e' qualche remota possibilita' che queste persone prima o poi votino...
Purtroppo la realta' e' che c'e' una precisa volonta' politica perche' queste cose accadano e noi non ci possiamo fare niente (se non negare l'iscrizione anagrafica con atti proceduralmente perfetti).
Messaggioda MrkLch » 11/06/2018, 14:30
non comprendo quali siano i tuoi dubbi. La persona vuole avviare un riconoscimento di cittadinanza jure sanguinis. Ti presenta il conttratto di sublocazione e tu le fai problemi? A che titolo? Questa persona si iscrive con provenienza dall'estero. Che ne sai tu che dopo i tre mesi di contratto d'affitto non voglia trasferirsi in un altro appartamento o in un'altra città? O all'AIRE? Siamo forse chiamati a valutare "qualitativamente" i contratti di affitto? Ma quando mai. L'iscrizione anagrafica NON DEVE DIVENTARE UNO PSICODRAMMA!
Quel che importa è che non occupi abusivamente un alloggio (cioè che non abbia divelto la porta e che non si sia insediato contro il volere del proprietario nell'appartamento!) e che sia presente quando entro i 45 giorni successivi alla richiesta verrà disposto l'accertamento con sopralluogo della polizia municipale. Ti ricordo peraltro la circolare 32 del 2007 che prevede appositamente un regime di favore per quanto riguarda il "permesso di soggiorno" di coloro che intendono avviare il riconoscimento cittad. jure sanguinis. Non devono neppure avere il PDS ma è sufficiente la ricevuta della dichiarazione di presenza.
Messaggioda onda_blu » 11/06/2018, 15:09
Per MrkLch :
il problema qui posto in realtà nasce dall'esasperazione a cui ci sta portando il business che ruota attorno ai pacchetti vacanza=cittadinanza.
I Consolati sono arrivati a liste d'attesa per il riconoscimento della cittadinanza italiana jure sanguinis che superano i 10 anni (almeno fino a qualche anno fa .... ora che teoricamente dovrebbe essere aumentato il personale grazie ai 300 euro a pratica imposto dalla legge, forse i tempi sono diminuiti).
Per saltare questa lista vado in vacanza tre mesi in Italia, mi prendo la cittadinanza e torno a casa.
In soldoni è questo che preoccupa e ci fa esasperare, perché non solo ci intasano gli uffici (perché una sola pratica di riconoscimento jure sanguinis a me porta via giornate intere), ma ci prendono anche per i fondelli perché prendono la residenza dichiarando di "dimorare abitualmente".
Ora, tu dici che non possiamo sindacare sul fatto che il contratto d'affitto è temporaneo....ma appunto per quello io negherei la residenza, perché non vi è "abituale dimora". Anzi, vi è già l'intenzione di andarsene....
Io ormai sono rassegnata, perché queste Agenzie si danno il giro, finisce una ne arriva un'altra...ed in più si sono fatte anche più furbe: ti consegnano la documentazione incompleta...poi sei tu a vedere se va bene o no ed a dover dire cosa manca e cosa c'è di sbagliato (in definitiva, facciamo il loro lavoro, solo che a essere pagati sono loro!).
Messaggioda USC81 » 11/06/2018, 16:49
Esasperazione è la parola esatta...
Proprio stamattina due peruviani mi dicevano che a Lima impiegherebbero da dieci a quindici anni per il riconoscimento.
A questo punto, preso atto del fatto che, evidentemente, gli uffici demografici dei comuni sono presi per i fondelli, non converrebbe a tutti slegare il procedimento di riconoscimento dall'iscrizione anagrafica e renderlo possibile in qualsiasi comune italiano a prescindere dalla residenza?
Almeno si risparmierebbe in inutili controlli anagrafici prima per l'iscrizione e poi per la cancellazione. Se poi istituissero anche un bel diritto come hanno fatto per i consolati, i Comuni sarebbero incentivati e i richiedenti risparmierebbero comunque perché non dovrebbero accollarsi l'onere di un contratto d'affitto, per farlocco per sia.
Bah, forse la faccio troppo semplice, ma in effetti è un pochino avvilente assistere a certe scene
Messaggioda bmonegat » 11/06/2018, 17:26
ragazzi, mi domando se qualcuno sappia rispondere mio dubbio:
Pratica non andata avanti per problemi anagrafici.
Ora queste signore sono qui in comune e mi domandano i documenti originali di ritorno.
Sono obbligate a farle fare richiesta formale in carta resa legale?
Messaggioda onda_blu » 11/06/2018, 18:20
A quel che ho capito, non si è conclusa positivamente la pratica di iscrizione anagrafica.
Di conseguenza la pratica di riconoscimento della cittadinanza jure sanguinis non si poteva accogliere in quanto il Sindaco del Comune risulta incompetente al riconoscimento....io farei un provvedimento in cui, visto che la pratica non può andare avanti, si chiude per incompetenza e si invita a passare a ritirare la documentazione allegata (che tu non hai più alcun motivo di tenerti).
In sostanza: non dovrebbero richiederti la restituzione della documentazione, ma dovresti essere tu ad invitarle a venire a prendersela.
Per sicurezza io faccio sempre un elenco della documentazione che restituisco e me lo faccio firmare per ricevuta.
Messaggioda MrkLch » 11/06/2018, 19:31
"l'intenzione di andarsene" è solo una illazione/pregiudizio e non può essere in alcun modo, considerata la sua matrice ideologica/psicologica, elemento su cui fondare un provvedimento con implicazioni di cui l'UdA è perfettamente consapevole: il mancato riconoscimento di uno status di così alto rango come la cittadinanza. Se ho un contratto di locazione di 2 mesi in via xyz, 1 e terminati i due mesi voglio prendere in affitto un appartamento in via xyz, 2 l'UdA non deve aver nulla da eccepire. Il fatto che io dichiari la residenza è manifestazione DIRETTA della mia intenzione e ci mancherebbe pure che l'UdA si mettesse a pontificare sulle mie intenzioni. Il processo alle intenzioni si fa solo nel diritto canonico! L'accertamento che deve fare l'UdA è se oggettivamente la persona è lì e ha solo 45 giorni di tempo per farlo. Una volta iscritto e riconosciuta la cittadinanza italiana l'interessato farà cambio di abitazione o residenza o iscrizione aire come tutti le altre persone.
Ora davvero vuoi consigliare ad un collega che ti dice che l'interessato ha un contratto di locazione e che con tutta probabilità è pure presente di rigettare la pratica perché il contratto è di soli 3 mesi??? Ma stai scherzando o cosa? Se solo va a contenzioso vedi poi che se ne fa delle sue "impressioni"; del "ma qui ci fanno il bisness"; del "soggiorno vacanza=cittadinanza".
Messaggioda onda_blu » 12/06/2018, 08:37
Purtroppo hai perfettamente ragione, e io a volte mi faccio trasportare dall'esasperazione in questi casi.
Infatti non abbiamo mai negato una residenza se non a quelli che si sono fermati pochi giorni e poi se ne sono andati subito.
So benissimo che in caso di ricorso i Tribunali tendono a dare ragione sempre e comunque all'utente, e non a noi.....
Io sarei sulla linea di USC81: niente residenza e che possano richiedere il riconoscimento della cittadinanza nel Comune che preferiscono....almeno ci evitiamo tutta la trafila dell'iscrizione (inutile) anagrafica.
Messaggioda MAURI » 12/06/2018, 12:06
Eh no...caro mio! Il concetto di "dimora abituale" mi sembra ben più profondo del concetto " ...oggettivamente la persona è lì...".
La giurisprudenza ha distinto nell'ambito del concetto di residenza un elemento oggettivo, costituito dalla stabile permanenza in un luogo, ed un elemento soggettivo, costituito dalla volontà di rimanervi (ad esempio, Cass. 5 febbraio 1985, n. 791 Cass. Sez. II, 14 marzo 1986, n. 1738 e, precedentemente, Cass. Sez. I, 21 giugno 1955 n. 1925, Cass. Sez. I, 17 ottobre 1955 n. 3226, Cass. Sez. II, 17 gennaio 1972 n. 126, ecc.).
Qui vi è palesemente il voler far apparire una cosa (la dimora abituale), che abituale non è, col fine strumentale di ottenere un provvedimento ben specifico.
Messaggioda Filippo-Anagrafe » 12/06/2018, 12:35
Mauri ha pienamente ragione
L'elemento soggettivo (volonta') e' fondamentale e l'elemento oggettivo (presenza, stile di vita, relazioni sociali) supportano e dimostrano l'effettivita' della volonta' di stabilirsi in un determinato luogo.
La valutazione dell'UDA deve considerare i due aspetti e non si tratta di certo di una valutazione automatica (ti trovo=ti iscrivo) altrimenti non sarebbe necessaria la presenza di una persona dotata di professionalita', basterebbe uno sportello automatico...
Certo che e' piu' facile non entrare nel merito delle situazioni... si iscrive, si cancella si fa tutto senza valutazioni...= zero pensieri.
Il nostro lavoro pero' e' diverso.
Messaggioda Life » 12/06/2018, 15:01
Riguardo una pratica di riconoscimento della cittadinanza italiana jure sanguinis: considerato che l'avo è nato in provincia di Padova nel 1846, che non si conosce la data di espatrio e che lo stesso si è sposato in Brasile nel 1870, è possibile prescindere dall'acquisizione dell'atto di morte?
Tale atto non è, infatti, tra quelli tassativamente prescritti dalla K.28...
Oggi è 21/10/2018, 00:24