Source: https://www.laleggepertutti.it/97561_notifica-precetto-quanti-giorni-hai-per-opporti-al-pagamento
Timestamp: 2018-07-17 17:47:54+00:00
Document Index: 71245255

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 283', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'art. 474', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Notifica precetto: quanti giorni hai per opporti al pagamento?
Lo sai che? Notifica precetto: quanti giorni hai per opporti al pagamento?
Opposizione all’esecuzione preventiva o repressiva: termini per agire contro il titolo di credito e il precetto fatto valere dal creditore.
Hai ricevuto la notifica di un atto di precetto e ritieni che la pretesa di pagamento, avanzata dal creditore, sia esagerata, non dovuta o comunque errata per qualsiasi altra ragione? Hai tutto il tempo per far valere i tuoi diritti. Infatti, in questi casi, non esistono termini perentori entro i quali presentare l’atto di opposizione.
Con una recente sentenza, la Cassazione ricorda che, in materia di esecuzione forzata, l’opposizione a precetto con la quale il debitore contesta che la somma (o parte delle somme) chiesta nell’atto di precetto non è dovuta, non è soggetta a termini e, pertanto, può essere proposta finché non sia esaurito il processo esecutivo.
Così, sempre che – nel caso pignoramento mobiliare o immobiliare – il bene non sia già stato venduto e trasferito o – nel caso di pignoramento presso terzi – il credito non sia stato già assegnato al creditore, il debitore può sempre opporsi. Può opporsi, cioè, sia che il pignoramento e il processo esecutivo siano iniziati, sia invece nel caso contrario, in cui il debitore abbia semplicemente ricevuto la notifica del precetto e nient’altro. È chiaro che, in quest’ultimo caso, il debitore agisce in via “preventiva”, per evitare cioè i rischi di un’esecuzione forzata.
In questi casi, il debitore deve esperire quella che, in gergo tecnico, viene chiamata “opposizione all’esecuzione” [2], che è rivolta a contestare il diritto del creditore o il titolo esecutivo sulla base del quale questi agisce.
In verità, l’opposizione all’esecuzione è possibile per tutta una serie di altre contestazioni, oltre a quella relativa alla inesistenza del debito (per una elencazione più dettagliata, vedi la nota [3]).
Diversa cosa è invece – benché il nome sia molto simile – l’opposizione all’esecuzione, che si riferisce a tutte le opposizioni relative alla regolarità formale della procedura (per esempio: l’atto di precetto è incompleto o notificato in modo non corretto). In tali ipotesi, la legge [4] impone il rispetto di un termine perentorio, assai breve, per la proposizione dell’azione: 20 giorni.
Il procedimento del giudizio di opposizione segue modalità diverse a seconda che l’esecuzione sia o meno iniziata.
Come già detto, però, almeno in linea generale, l’opposizione all’esecuzione non è assoggettata ad alcun termine, se non quello della pendenza del processo esecutivo e, pertanto, non può essere proposta dopo il provvedimento che chiude tale processo.
L’opposizione all’esecuzione non ancora iniziata (cosiddetta opposizione preventiva) si può proporre dal momento in cui il debitore è raggiunto dalla notifica dell’atto di precetto. Spesso il titolo esecutivo (una sentenza di condanna, una cambiale o un assegno) viene notificato insieme al precetto. Se tuttavia – così come è possibile – il titolo dovesse essere notificato in un momento anteriore rispetto al precetto, l’opposizione all’esecuzione non sarà possibile finché non venga inviato al debitore anche quest’ultimo atto.
L’opposizione all’esecuzione si può proporre anche se l’esecuzione sia già iniziata e finché essa non sia definitivamente chiusa (cosiddetta opposizione contestuale o repressiva).
Di regola ai procedimenti di opposizione all’esecuzione non si applica la sospensione dei termini processuali in periodo feriale.
Attenzione: se il precetto è stato notificato da oltre 90 giorni, esso perde la sua efficacia e, quindi, non c’è più ragione di presentare opposizione.
Chi crede che proponendo opposizione l’esecuzione forzata venga sospesa, si sbaglia. Non è questa la regola. È necessaria un’istanza apposita al giudice e il vaglio di quest’ultimo alla luce degli elementi di urgenza e di evidenza mostrati dal debitore. Con l’ultima riforma, peraltro, è stato stabilito che, se il diritto del creditore è contestato solo parzialmente, il giudice procede alla sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo esclusivamente in relazione alla parte contestata. Per l’altra parte, dunque, l’esecuzione forzata va avanti.
[1] Cass. sent. n. 11494 del 3.06.2015.
[2] Motivi di opposizione.
Motivi riguardanti il titolo esecutivo
a) relativi alla natura esecutiva del titolo
– provvedimento giudiziale che non costituisce titolo esecutivo o che è privo di efficacia esecutiva (Cass. 8 settembre 2005 n. 17866, Cass. 6 agosto 2002 n. 11769, Cass. 29 luglio 2002 n. 11153, Cass. 7 marzo 2002 n. 3316);
– natura di condanna generica della decisione (Cass. 5 novembre 1977 n. 4723);
– perdita dell’efficacia esecutiva per sospensione della provvisoria esecutorietà della sentenza di primo grado art. 283 c.p.c. (Cass. 6 marzo 1998 n. 2487);
– contestazione della completezza del titolo esecutivo, costituito da decreto di esecutorietà del lodo arbitrale di cui si vuol far valere la nullità (Cass. 19 maggio 2003 n. 7761, Cass. 29 maggio 2001 n. 7268);
– inidoneità del titolo al tipo di esecuzione intrapresa (ad esempio il verbale di conciliazione giudiziale, pur essendo titolo esecutivo per le obbligazioni pecuniarie, per l’esecuzione specifica e per quella per consegna e rilascio, non consente l’esecuzione forzata degli obblighi di fare e di non fare) (Cass. 13 gennaio 1997 n. 258);
– contestazione dell’esecutività della condanna alle spese contenuta nella sentenza (Cass. 25 gennaio 2010 n. 1283, Cass. 3 agosto 2005 n. 16262);
b) fatti modificativi o estintivi sopravvenuti relativi alla situazione descritta nel titolo esecutivo giudiziale
– se l’esecuzione si fonda su un decreto ingiuntivo dichiarato esecutivo in quanto non opposto, il debitore può far valere esclusivamente fatti modificativi o estintivi sopravvenuti (il debitore non può invece contestare il diritto del creditore per ragioni che avrebbe potuto e dovuto far valere nel giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo) (Cass. 19 dicembre 2006 n. 27159);
– se l’esecuzione si fonda su una sentenza passata in giudicato, la compensazione del credito (fatto estintivo dell’obbligazione) può essere fatta valere solo se il credito opposto in compensazione è sorto dopo la pronuncia della sentenza
(il debitore non può far valere un credito sorto prima della pronuncia della sentenza in quanto il passaggio in giudicato impedisce la proposizione di fatti estintivi o impeditivi contrari a essa) (Cass. 20 aprile 2009 n. 9347, Cass. 24 aprile 2007 n. 9912, Cass. 25 marzo 1999 n. 2822);
– se l’esecuzione si fonda su un titolo giudiziale il debitore può opporre di aver pagato dopo la formazione del giudicato, ma non può opporre di aver pagato prima (Cass. 16 settembre 2010 n. 19686, Cass. 18 aprile 2006 n. 8928, Cass. 28 agosto 1999 n. 9061);
c) difetto relativo al credito oggetto del titolo
– credito incerto o illiquido o indeterminato o inesigibile in quanto sottoposto a termine o condizione, in generale art. 474 c.p.c.
d) relativi all’obbligazione oggetto di esecuzione
– estinzione dell’obbligazione oggetto dell’esecuzione, per adempimento, compensazione o novazione del credito in generale (Cass. 24 aprile 2007 n. 9912, Cass. 25 marzo 1999 n. 2822);
– provvedimento giudiziale che non consente di individuare l’immobile di cui si chiede il rilascio (Cass. 4 maggio 1993 n. 5152);
– in sede di esecuzione forzata degli obblighi di fare, la mancanza di un progetto esecutivo di demolizioni e scavi e della relativa autorizzazione-concessione, che si traduce nell’impossibilità di eseguire l’obbligo derivante dal titolo esecutivo (Cass. 28 settembre 1994 n. 7889);
e) relativi all’apposizione della formula esecutiva
– erronea apposizione della formula sul titolo in quanto privo di efficacia esecutiva (Cass. 5 giugno 2007 n. 13069);
– contestazione dell’esecutività del titolo (decreto ingiuntivo) che si assume illegittimamente munito di formula esecutiva (anche se non si contesta l’esistenza del credito) (Cass. 10 agosto 1992 n. 9450);
– apposizione della formula esecutiva a un decreto ingiuntivo, nonostante la mancata prestazione da parte del creditore della cauzione in sede di concessione della provvisoria esecutività (Cass. 5 giugno 2007 n. 13069)
f) relativi alla inesistenza del titolo giudiziale o stragiudiziale
– inesistenza del titolo esecutivo, in generale (Cass. 15 gennaio 2001 n. 496
Cass. 23 marzo 1999 n. 2742);
– inesistenza della sentenza (il debitore non può però contestare la semplice nullità di una sentenza non impugnata) (Cass. 23 marzo 1999 n. 2742);
– inesistenza della sentenza per mancanza della sottoscrizione del giudice o in caso di pronuncia resa nei confronti di soggetto deceduto prima della notificazione dell’atto introduttivo del giudizio (Cass. 29 aprile 2008 n. 10839);
– contestazione della regolarità formale o dell’esistenza del titolo esecutivo giudiziale (il debitore non può però contestare il suo contenuto: la violazione di tale regola rende inammissibile l’opposizione ed è rilevabile d’ufficio dal giudice anche in grado d’appello) (Cass. 13 novembre 2009 n. 24027);
– cambiale priva del bollo o della bollatura nei termini di legge (Cass. 28 ottobre 1995 n. 11333);
Motivi relativi al precetto
– diversità tra la somma indicata nel precetto e quella contenuta nel titolo esecutivo (Cass. 10 settembre 1996 n. 8215);
– richiesta di adempimento di un’obbligazione più gravosa di quella dovuta (Cass. 3 maggio 2011 n. 9698, Cass. 20 maggio 2003 n. 7886);
– contestazione in tutto o in parte del pagamento di interessi sulla somma capitale richiesta nell’atto di precetto (Cass. 5 maggio 2009 n. 10295, Trib. Ascoli Piceno 31 marzo 2010);
– contestazione di una parte delle somme chieste in base al titolo esecutivo nell’atto di precetto, anche se relativa a spese legali successive alla formazione del titolo ed esposte nel precetto (Cass. 30 ottobre 2008 n. 26273);
Vizio relativo al procedimento
mancato inizio dell’esecuzione entro 90 giorni dalla notifica del precetto (Cass. 12 novembre 2009 n. 23937, Cass. 31 maggio 2006 n. 13005);
– contestazione del rimborso spese di CTU disposta nel giudizio in cui si è formato il titolo esecutivo; sul pagamento degli interessi e sugli onorari liquidati nello stesso giudizio e sul pagamento degli onorari per l’atto di precetto (Cass. 25 novembre 2002 n. 16569);
– pagamento spese di precetto senza la preventiva liquidazione giudiziale (Trib. Roma 10 febbraio 2004 n. 4594).
Vizio relativo al pignoramento
– eseguito su beni impignorabili
– denuncia dell’esistenza di un limite legale all’esercizio del diritto del creditore procedente di far espropriare i beni del debitore (Cass. 16 novembre 2005 n. 23084; Cass. 5 aprile 2001 n. 5077);
Vizio di legittimazione del creditore o del debitore
– il soggetto nei cui confronti è stato eseguito il pignoramento, deduce di non essere il soggetto destinatario dell’azione esecutiva (Cass. 15 ottobre 1990 n. 10081)
– contestazione della legittimazione a ricorrere all’esecuzione del soggetto che procede (la legittimazione a procedere deve fondarsi sulla titolarità e attualità di un diritto non astrattamente previsto ma sancito nel titolo posto alla base dell’esecuzione).