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Timestamp: 2018-12-17 03:46:45+00:00
Document Index: 22336193

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art.2', 'art.12', 'art.3', 'art.1', 'sentenza ']

TAR Sicilia, sez. I, 5/11/2007 n. 2511: Sui requisiti necessari affinché sia legittimo il ricorso al modello della "società mista";
TAR Sicilia, sez. I, 5/11/2007 n. 2511: Sui requisiti necessari affinché sia legittimo il ricorso al modello della “società mista”;
sul ricorso N. 1355/2006 Sezione Prima, proposto da: Comune di Sciacca, in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso dagli Avv.ti. Gaetano Armao e Avv.Antonino Serra, elettivamente domiciliato in Palermo, via Noto 12, presso lo studio del primo,
– del bando di gara, pubblicato sulla G.U.R.S. n. 18 del 5.5.2006 avente ad oggetto: “Selezione del socio di minoranza per la partecipazione mediante acquisto del 49% del capitale sociale della “SO.GE.I.R. Gestione T.I.A. S.p.A.”, società costituita da “SO.GE.I.R. AG 1 S.p.A.”, società a totale partecipazione pubblica, per la gestione ordinaria, la liquidazione, l’accertamento e la riscossione della T.I.A. determinata dalle ATO;
2.5. La giurisprudenza della Corte di Giustizia delle Comunità europee (sin dalla prima pronunzia in subiecta materia risalente al 18 novembre 1999, causa C-107/98 – Teckal, cui hanno fatto seguito le sentenze: 11 gennaio 2005, causa C-26/03 – Stadt Halle e RPL Lochau; 21 luglio 2005, causa C-231/03 – Corame; 13 ottobre 2005, causa C-458/03 – Parking Brixen GmbH; 10 novembre 2005, causa C-29/04 – Mödling o Commissione c/ Austria; 6 aprile 2006, causa C-410/04 – ANAV c/o Comune di Bari; 11 maggio 2006, causa C-340/04 – Carbotermo; 18 gennaio 2007, causa C-220/05 – Jean Auroux) ha delineato i contorni dell’istituto de quo, precisando che la partecipazione pubblica totalitaria è condizione necessaria ma non sufficiente per la compatibilità del modello “in house providing” con le regole comunitarie. Queste ultime possono essere legittimamente derogate ove si dia prova che l’ente locale possa in concreto esercitare idonei mezzi di controllo sulla società in house, in misura – per certi aspetti – più penetrante di quanto previsto dal diritto civile. Sono stati quindi individuati, sia dalla giurisprudenza comunitaria che nazionale, gli indici rilevatori del c.d. controllo analogo, così come di seguito riassumibili:
– l’impresa non deve aver “acquisito una vocazione commerciale che rende precario il controllo” da parte dell’ente pubblico (tale vocazione risulterebbe, tra l’altro: dall’ampliamento dell’oggetto sociale; dall’apertura obbligatoria della società, a breve termine, ad altri capitali; dall’espansione territoriale dell’attività della società a tutta l’Italia e all’estero: cfr., in tal senso, le già citate sentenze 13 ottobre 2005, causa C-458/03 – Parking Brixen GmbH e 10 novembre 2005, causa C-29/04 – Mödling o Commissione c/ Austria);
2.7 Con la citata sentenza della Corte di Giustizia C.E. del 6 aprile 2006, causa C-410/04 – ANAV c/o Comune di Bari – è stato affermato che “se la società concessionaria è una società aperta, anche solo in parte, al capitale privato, tale circostanza impedisce di considerarla una struttura di gestione «interna» di un servizio pubblico nell’ambito dell’ente pubblico che la detiene (v. già, in senso analogo, anche la sentenza 21 luglio 2005, causa C-231/03 – Corame)”. In altri termini, si ritiene che qualsiasi investimento di capitale privato in un’impresa obbedisce a considerazioni proprie degli interessi privati, perseguendo obiettivi di natura differente rispetto a quelli dell’amministrazione pubblica. Si può parlare di società in house, pertanto, soltanto se quest’ultima agisce come un vero e proprio organo dell’amministrazione “dal punto di vista sostantivo”, non contaminato da alcun interesse privato. Tuttavia si osserva che tutte le pronunce sopra riportate hanno avuto riguardo a casi in cui il socio privato era stato individuato senza gara.
3.0 L’arresto giurisprudenziale di cui si è dato conto ha consentito al Consiglio di Stato, con argomentazioni qui condivise dal Collegio, di poter escludere in via generale la riconducibilità del modello organizzativo della “società mista” a quello dell’in house providing (Consiglio di Stato, Sez.II – parere n.456/07 del 18/04/2007): Da ciò consegue – ad avviso del Consiglio di Stato – l’inutilità di ricercare, allo scopo di giustificarne la compatibilità con la disciplina europea, i (sempre più selettivi) requisiti richiesti per l’in house anche nel modello di parternariato pubblico-privato o “società mista”. Ed invero, su tale modulo organizzativo la Corte di Giustizia non ha avuto occasioni di pronunciarsi in modo diretto.
5.0 Le argomentazioni svolte sono, per quanto di ragione, suscettibili di puntuale applicazione alla presente controversia: in cui, a ben vedere, è riscontrabile una discutibile commistione tra i differenti modelli organizzativi appena delineati.
5.3 Costituisce altresì ostacolo, travalicando i margini delineati dal Consiglio di Stato per il legittimo ricorso alla “società mista”, la constatazione che, prima ancora della pubblicazione del bando, tra la “So.Ge.I.R. Ag.1 S.p.A.” e la gemmata società di scopo “So.Ge.I.R. Gestione T.I.A. S.p.A.” fosse stata già stipulata in data 02/03/2006 una convenzione-contratto (in atti) secondo il modello dell’in house (art.2), della durata ventennale (art.12), avente ad oggetto “l’affidamento in house alla <<So.Ge.I.R. – Gestione T.I.A. S.p.a.>> … delle attività operative” (già richiamate al punto.9 delle premesse alla convenzione) relative alla fatturazione ed incasso del corrispettivo tariffario del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti connesso ai contratti di servizio stipulati dalla stessa “So.Ge.I.R. AG.1 S.p.A” con i singoli Comuni (dell’A.T.O.). Ai sensi dell’art.3 della medesima convenzione-contratto, la società di scopo si è impegnata ad accettare l’ingresso di un socio privato (cui attribuire il 41% delle azioni). Quanto appena delineato risulta utile per confutare la tesi delle società resistenti secondo cui, mercè il bando impugnato, la “So.Ge.I.R. AG.1” ha, invero, inteso non solo individuare il socio privato cui conferire (secondo le previsioni statutarie della società di scopo) il 49% del dell’intero pacchetto azionario detenuto, ma anche assegnare il “servizio” di che trattasi. Nello stesso “patto parasociale”, predisposto dalla stazione appaltante per regolare i rapporti con il (selezionando) socio privato all’interno della “So.Ge.I.R. Gestione T.I.A. S.p.A. (patto parasociale chiamato a regolare l’appalto ai sensi dell’art.1 del capitolato d’oneri), si fa espresso richiamo alla convenzione-contratto (ripetesi: ventennale) già stipulata tra la stessa stazione appaltante e la gemmata società di scopo.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Amministrazione
– Agnese Anna Barone Refedendario
– Roberto Valenti Referendario-est.
Depositata in Segreteria il 05/11/2007