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Timestamp: 2020-05-29 05:05:29+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 95', 'art. 23', 'art. 23', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'sentenza ']

Via libera al mais OGM dal Consiglio di Stato anche senza piani di coesistenza - Scienza in cucina - Blog - Le Scienze
29 gennaio2010
Volevo lasciar passare un po’ di tempo prima di riparlare ancora di OGM ma ho visto che nessuno ancora parla di una notizia importante, per cui ho deciso di farlo io. Il Consiglio di Stato (VI sezione del Consiglio di Stato n. 183 del 19 gennaio 2010 - Pres. Barbagallo, Est. De Nictolis) ha dato il via libera, dando torto al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, alla coltivazione del mais OGM già autorizzato dalla UE.
Riassumendo, se un’azienda agricola chiede al Ministero delle politiche agricole l’autorizzazione alla coltivazione di un ogm già autorizzato dalla UE, come il mais OGM, il Ministero non può prendere come scusa per non concedere l’autorizzazione il fatto che le regioni non hanno ancora adottato dei piani di coesistenza.
Riassumo la vicenda
Silvano Dalla Libera è un maiscoltore friulano. È vice presidente di Futuragra, una associazione di agricoltori favorevoli alle biotecnologie. Dalla Libera nel 2007 si era rivolto al Tribunale dopo che il ministero delle Politiche agricole gli aveva negato l'autorizzazione alla semina di mais OGM regolarmente approvato dalla UE perché mancavano ancora i piani regionali di coesistenza.
Nel ricorso si sostiene l’illegittimità del rifiuto del ministero perché
quei semi geneticamente modificati sono già stati autorizzati a livello comunitario
la coesistenza non riguarda gli aspetti ambientali e sanitari, essendo questi già stati disciplinati a livello europeo, ma gli aspetti prettamente economici e organizzativi, e quindi ogni richiamo a quegli aspetti è illegittimo
vi è una violazione del diritto comunitario poiché si vieta la coltivazione di OGM in Italia quando la legislazione europea ha già stabilito che non è possibile vietare, in generale, gli OGM già autorizzati
Dopo un pronunciamento del TAR e un ricorso ora arriva la decisione finale del Consiglio di Stato.
La sentenza muove dall’analisi della direttiva 2001/18/CE che costituisce il testo normativo fondamentale sugli OGM per quel che riguarda l’“immissione in commercio” e l’“emissione deliberata” nell'ambiente.
Tali nozioni, benché distinte e fondate su separate previsioni normative sono nel loro insieme sufficientemente ampie per ricomprendervi ogni fase dell'impiego di OGM in agricoltura, una volta superate le complesse fasi di autorizzazione previste dalla medesima direttiva: tali procedure comportano una penetrante valutazione, caso per caso, degli eventuali rischi per l'ambiente e la salute umana, connessi all'immissione in commercio, ovvero anche all'emissione di ciascun OGM ai fini dell'uso agricolo.
Ricorda poi che «l'autorizzazione concessa secondo la procedura […] è valida in tutta la Comunità».
“Su un piano connesso, ma distinto, la raccomandazione 2003/556/CE del 23 luglio 2003 (Raccomandazione della Commissione recante orientamenti per lo sviluppo di strategie nazionali e migliori pratiche per garantire la coesistenza tra culture transgeniche, convenzionali e biologiche) disciplina in modo espresso ed analitico la coesistenza tra culture transgeniche, convenzionali e biologiche nell'ambito della produzione agricola, ponendo inoltre come sua esplicita premessa il principio che «nell'Unione europea non deve essere esclusa alcuna forma di agricoltura, convenzionale, biologica e che si avvale di OGM»
In pratica quello che dice il Consiglio di Stato è che le autorizzazioni della UE sono valide in tutti gli stati dell’Unione, e che non si può escludere alcuna forma di agricoltura.
Potete trovare la lista degli OGM già autorizzati dalla UE nel database di gmo-compass. Ve ne sono molti autorizzati per l’alimentazione umana e come mangimi (che anche in Italia si importano in quantità), ma solo uno, il vecchio MON810 resistente ad alcuni insetti è tuttora approvato per la coltivazione.
La corte poi mette in chiaro che la coesistenza non riguarda gli aspetti ambientali e sanitari, già presi in considerazione a livello dell’Unione, ma solo gli “aspetti economici connessi alla commistione tra culture transgeniche e non transgeniche”, in relazione alle “implicazioni” che l'impiego di OGM può comportare sulla “organizzazione della produzione agricola”.
La corte ricorda poi come la Commissione europea abbia già respinto, ai sensi dell'art. 95 del Trattato, un progetto di legge del Land dell’Austria superiore di vietare qualsiasi OGM su tutto il territorio. In pratica dichiararsi OGM-free su tutto un territorio e per qualunque OGM è contro la legislazione europea.
In particolare, riguardo agli Stati Membri
questi ultimi non possono impedire la coltivazione delle sementi OGM autorizzate, ma semmai eventualmente utilizzare la apposita “clausola di salvaguardia” di cui all'art. 23 della medesima direttiva, peraltro sempre in riferimento all'impiego di singoli OGM.
Secondo la Commissione, «gli agricoltori dovrebbero poter scegliere liberamente quale tipo di coltura praticare, convenzionale, transgenica o biologica e nessuna di queste forme di agricoltura dovrebbe essere esclusa nell’Unione europea.
la Commissione europea muove dal presupposto, ormai non più controverso nel diritto comunitario, costituito dalla facoltà di impiego di OGM in agricoltura, purché autorizzati (Corte cost. n. 116/2006).
Anche per la Corte Costituzionale:
non è più discutibile il principio comunitario, ormai recepito nell’ordinamento nazionale, “costituito dalla facoltà di impiego di OGM in agricoltura, purché autorizzati”
Riguardo alle varietà di mais geneticamente modificate per le quali è stata richiesta l’autorizzazione alla messa a coltura, già coltivate da anni in altri paesi europei, principalmente in Spagna:
sono già iscritte nel catalogo comune europeo, e dunque non vi sono ostacoli di carattere sanitario o ambientale che ai sensi dell’art. 23, direttiva 18/2001, giustifichino un intervento precauzionale dello Stato membro in termini di divieto o di limitazione della coltivazione.
Il ministero da parte sua sosteneva che non poteva autorizzare alcunché perché mancavano i piani di coesistenza. La corte rigetta questa interpretazione perché:
Considerati i profili prettamente economici che devono essere regolamentati dai piani di coesistenza, e considerato che a tali piani sono estranei i profili ambientali e sanitari, e il principio comunitario della coltivabilità degli OGM se autorizzati, il rilascio dell’autorizzazione alla coltivazione non può essere condizionato alla previa adozione dei piani di coesistenza.
Cioè, il diritto comunitario ammette che si possa derogare alle autorizzazioni europee solo per un OGM specifico, per rischi sanitari o di sicurezza ambientale, e a patto che questi siano documentati. Poiché la coesistenza riguarda l'aspetto economico e organizzativo, non si può su questa base negare l'autorizzazione
E a nulla vale il generico richiamo al principio di precauzione:
A ciò può essere aggiunto che anche il richiamo al principio di precauzione, a sostegno dell’impossibilità per l’Amministrazione di istruire e concludere i procedimenti autorizzativi, si palesa nella specie inconferente, non avendo l’Amministrazione indicato specifici studi scientifici ai quali potrebbe essere eventualmente ricondotto un rischio per la salute umana, o altri beni o diritti fondamentali, derivante dalla conclusione positiva dei medesimi procedimenti.
Per poter invocare questo principio, prima di tutto ci si deve riferire ad un OGM specifico e non ragionare in astratto, e in più si deve documentare scientificamente gli eventuali rischi per la salute o l’ambiente.
Quindi, conclude la corte
l’appello va accolto e per l’effetto vanno annullati gli atti impugnati e va dichiarato l’obbligo dell’Amministrazione di provvedere sull’istanza di autorizzazione, entro un termine di novanta giorni decorrente dalla comunicazione o, se anteriore, notificazione della sentenza. Resta fermo il potere dell’Amministrazione statale di avviare i procedimenti sostitutivi che l’ordinamento appresta per il caso di inerzia delle Regioni nel dare attuazione a obblighi comunitari.
Questo significa che ora gli agricoltori italiani che lo desiderino possono seminare il mais OGM? Non così presto. È possibile che il Ministero, vista l’avversione del Ministro Luca Zaia contro gli OGM, cerchi qualche altra via per impedirne la coltivazione. In Francia e in Germania ad esempio il mais MON810 è stato bandito invocando la clausola di salvaguarda, adducendo “nuovi rischi per la salute e l’ambiente”. “Nuovi” rispetto alle conclusioni giunte in sede UE quando è stata concessa l’autorizzazione. Come ricorda il Consiglio di Stato non è legalmente possibile semplicemente appellarsi ad un generico “rischio” ma si deve entrare nel dettaglio su quale rischio specifico, in che modo si esplica e quantificarlo, e supportare il tutto con adeguata letteratura scientifica seria.
Nessuna delle passate decisioni di vietare le coltivazioni nella UE è stata poi supportata da un parere scientifico favorevole e sono quindi da considerarsi decisioni dettate dalle esigenze politiche interne ai due paesi dove l’opposizione agli OGM non è meno forte che da noi in Italia. In Spagna invece ne coltivano circa 80.000 ettari. L’EFSA ha ribadito che il divieto applicato in Francia non è fondato scientificamente e alle stesse conclusioni è arrivata la commissione centrale tedesca per la biosicurezza.
Avendo già l’EFSA ribadito che non esistono fatti nuovi tali da giustificare un divieto alla coltivazione di questo mais, non ho idea se il Ministero vorrà, rischiando di perderci la faccia, tentare di applicare la clausola di salvaguardia.
Non sono un indovino né un giurista e non so ora cosa succederà, ma una cosa è certa: la sentenza del Consiglio di Stato è destinata a riaccendere il dibattito sugli OGM, anche perché ha stabilito che anche in mancanza dei piani di coesistenza regionali gli OGM già autorizzati possono essere coltivati.
In più ha chiarito ancora una volta che secondo la legislazione europea non è possibile per l’Italia dichiararsi, come in molti vorrebbero, contro gli OGM tout court ma è necessario entrare nel dettaglio caso per caso e se si vuole impedirne la coltivazione ovunque sono necessarie serie motivazioni scientifiche.
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Stella 5 febbraio 2010 alle 17:01
Non è un OT ma è lungo, è una relazione. Ci provo.
Roma, 28-30 settembre 2009
Marina Miraglia e Carlo Brera
Dipartimento di Sanità Pubblica Veterinaria e Sicurezza Alimentare, ISS
III CONGRESSO NAZIONALE: LE MICOTOSSINENELLA FILIERA AGRO-ALIMENTARE E ZOOTECNICA
Dal 28 al 30 settembre2009 si è svolto pressol’Istituto Superiore diSanità (ISS) il "III Congresso nazionale: Le micotossine nella filiera agro-alimentare e zootecnica", organizzato dal Reparto OGM e Xenobiotici di origine fungina del Dipartimentodi Sanità Pubblica Veterinaria e Sicurezza Alimentare (DSPVSA)dell'ISS.
Nel programmare l’evento gli organizzatori, nella consapevolezza che l’argomento è ormai ben presente alla coscienza e alla conoscenza delle autorità governative, della comunità scientifica e degli operatori del settore, hanno voluto imprimere un carattere innovativo e dialettico alle tre giornate. Ne è risultato essenzialmente un evento “per addetti ai lavori” anche se sono state fornite informazioni di base su come questa difficile tematica viene affrontata in Italia da partedi tutti gli stakeholder. Le micotossine rappresentano una classe di contaminanti della filiera agro-alimentare ancora poco nota al consumatore, ma che si colloca ai primi posti nell’attenzione dell’Unione Europea (UE) e delle principali organizzazioni internazionali quali CODEX, WorldHealth Organization e Food and Agriculture Organization (FAO). Sono tossine prodotte dal metabolismo secondario delle muffe tossigene che possono colonizzare un gran numero di materie prime e prodotti alimentari, contaminando, secondo stime della FAO, il 25% delle derrate alimentari in tutto il pianeta. Le micotossine rappresentano pertanto un problema di carattere globale e interessano a livello mondiale sia la food safety che la food security, problemi peraltro strettamente correlati. Le caratteristiche che rendono il problema delle micotossine molto controverso e oggetto di accesi dibattiti a livello internazionale, sono riconducibili a molteplici e svariati fattori quali la loro elevata tossicità, la loro presenza a livelli spesso molto rilevanti in molte derrate prodotte da Paesi in via di sviluppo e la necessità di armonizzazione dei limiti massimi tollerabilia livello internazionale. Ne consegue un evidente conflitto trala volontà e la necessità primaria ditutelare la salute del consumatoreeuropeo e italiano, e l’importanza di consentire il flusso di merci daiPaesi esportatori nel rispetto delle regole di armonizzazione delle norme politico-commerciali, nonché etiche a livello internazionale. Questi e altri argomenti di rilievo, sempre nell’ambito dell’analisidel rischio, sono stati dibattuti nel Congresso, le cui caratteristiche innovative sono state anche quelle di illustrare con letture plenarie ad hoc i risultati dei progetti di ricercadi maggiore respiro e di dare spazio agli aspetti economici.
Il rischio da micotossine
Nella prima giornata, dedicata alla valutazione del rischio, la sessione è stata aperta - in sostituzione dell’intervento diRomano Marabelli, Direttore delDipartimento di Sanità PubblicaVeterinaria, Nutrizione e Sicurezza Alimentare del Ministero dellaSalute - da Pierfrancesco Catarci, che ha illustrato il ruolo delMinistero della Salute nella ricerca scientifica sulle micotossine. In particolare, è stato illustrato come nel Piano Sanitario Nazionale per il triennio 2009-2011 sia stato dato particolare rilievo al miglioramento dei sistemi di prevenzione, controllo e abbattimento del livello di micotossine nei prodotti alimentari di origine vegetale e nei mangimi.
La relazione plenaria di Marina Miraglia, Reparto OGMe Xenobiotici di origine fungina del DSPVSA dell'ISS, sui risultati dei progetti di ricerca nazionali ed europei relativi alla valutazione del rischio per l’uomo riferibile alle micotossine, ha criticamente espresso sia le numerose carenze in materia, sia la necessità di acquisire maggiori informazioni sul reale impatto delle micotossine sulla salute della popolazione in generale e dell’individuo in particolare, considerato sia a sé sia come appartenente a gruppi specifici.
Per contro, a causa della presenza di alti livelli di micotossine nelle derrate alimentari, in alcuni Paesi in via di sviluppo è stato possibile stabilire correlazioni tra micotossine e patologie. Per quanto riguarda gli effettia lungo termine invece, quali quelli ipotizzabili nei Paesi industrializzati, attualmente vengono fatte stime precise sulla base del potere cancerogeno di alcune di queste tossine, come l’aflatossina B1. Molto lavorodi ricerca andrebbe ancora svolto per prendere in considerazione altri effetti tossici, quali l’immunotossicità e la neurotossicità, oltre a privilegiare studi sull’individuo e non sulla popolazione. Anna Castoldi dell’EFSA (European Food Safety Authority) ha illustrato il lavoro dell'Autorità europea, con particolare riferimento alla recente opinione sull’effetto per la salute pubblica derivante dall’aumento previsto dei limiti massimi di aflatossine nella frutta secca. Semprenell’ambito della valutazione del rischio una prospettiva nuova della tossicità cronica delle micotossine nell’uomo e negli animali da reddito è stata presentata rispettivamente da Maria Rosaria Carratù, Università di Bari, e da Carlo Nebbia, Università di Torino, che hanno messo in rilievo aspetti ancora non ben esploratiquali il rischio in particolari aree geografiche e l’azione sinergica fra più tossine co-presenti nelle materie prime e nei prodotti alimentari.
La giornata dedicata alla gestione del rischio è stata anch’essa divisa in due aree tematiche correlate, da un lato l’analisi critica dei progetti nazionali ed europei e dall’altro le azioni di gestione del rischio a livello nazionale. La parte relativa alla progettualità è stata trattata da Gianfranco Piva, Preside della Facoltà di Agraria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore diPiacenza, che oltre a presentare una panoramica puntuale sui principali progetti europei attinenti la gestione del rischio da micotossine, ha sollevato interessanti interrogativi, quali il reale significato dei limiti di legge e la distribuzione della ricerca fra i vari argomenti afferenti alla gestione del rischio. Per le azioni condotte a livello nazionale, molto qualificante ed esauriente per il Congresso è stata la partecipazione delle principali Autorità governative impegnate nella problematica oggetto del Congresso, in particolare il Ministero della Salute, Autorità competente per questo settore, e il Ministero delle Politiche Agricole Alimentarie Forestali (MIPAAF). Per quanto riguarda il primo Ministero le letture plenarie presentate da Silvio Borrello, Direttore della DG Sicurezza Alimentare e Nutrizione, e da Gaetana Ferri, Direttore della DG Sanità Animale e del FarmacoVeterinario, hanno fornito, rispettivamente, una panoramica completa del controllo ufficiale per le micotossine negli alimenti e i criteri e le strategiedell’innovativo Piano triennale alimentazione animale 2009-2011. Queste relazioni, unitamente a quelle di Carmelo Cicero e di ElviraCecere, entrambi del Ministero della Salute, hanno dimostrato l’impegno dell’Autorità competente sui problemi relativi alle micotossine e la sinergia esistente al riguardo con l’ISS. Particolarmente interessante, soprattutto per i ricercatori presenti, è stato l’intervento moderno e prospettico di Marina Montedoro, DG Ricerca del MIPAAF, che ha evidenziato l’attenzione posta dal Ministero negli anni passati al tema micotossine e ha prospettato le stimolanti azioni previste nella progettualità futura. Sempre nell’ambito della gestione del rischio e con riferimento alla prevenzione e al monitoraggio nella produzione primaria, ampio spazio è stato dato nel Congresso all'illustrazione di progetti di ricerca con particolare riferimento a MICOCER e MICORID.
Va sottolineato che alla strutturazione organica di questiprogetti va il merito di avere prodotto informazioni molto attendibili sulla contaminazione nel settore cerealicolo in Italia, perché ottenute da piani di campionamento e da analisi a bassa incertezza e statisticamente attendibili. Questi risultati, unitamente a quelli illustrati da altri contributi presentati al Congresso, hanno sicuramente fornito informazioni utilissime sia per una valutazione del rischio più accurata, sia per fronteggiare al meglio la contaminazione anche in vista dei futuri cambiamenti climatici. Importante è stato anche l’intervento di Daniele Rossi, Direttoredi Federalimentare (FederazioneItaliana dell'Industria Alimentare) che, pur ribadendo con forza la necessità della salubrità come prerequisito irrinunciabile per qualsiasi tipologia di alimento, ha sottolineato l’impossibilità del rischio zero. Daniele Rossi ha anche esposto i criteri di massima della Federalimentare per la gestione delle micotossine che rappresentano “una sfida per l’interafiliera”. Tali criteri sono basati sul coinvolgimento, la condivisione di responsabilità e la trasparenza di tutte le componenti della filiera, che si devono avvalere di politiche di prevenzione e di diffusione delle conoscenze tecnico-scientifiche e dei codici internazionali.
L’intervento previsto di Rolando Manfredini, Direttore della Coldiretti, sostituito da Ermanno Coppola, oltre a effettuare un’ampia panoramica dei problemi e delle possibili soluzioni per le micotossine nel settore primario, ha essenzialmente confermato quanto ribadito da Daniele Rossi relativamente alla condivisione di responsabilità, includendo però in tale responsabilità anche il settore pubblico. La distonia sopracitata tra problemi sanitari riferibili alle micotossine e costi a loro imputabili èstata evidenziata da Andrea Villani, Camera di Commercio di Bologna, e da Teresa Babuscio, EuropeanAssociation COCERAL di Bruxelles (Belgio), che, con cifre reali, hanno fornito uno spaccato della reale dimensione economica che la presenza di micotossine nelle commodities può comportare nell’equilibrio del mercato dei cereali.
La diagnosticadelle micotossine
La terza e ultima giornata è stata infine dedicata ai risultati ottenuti e alle problematiche aperte nel settore della diagnostica delle micotossine. Il tema del campionamento, punto cruciale per la valutazione dello stato di contaminazione delle micotossine in una derrata alimentare è statol’argomento della relazione plenaria di Carlo Brera, Reparto OGMe Xenobiotici di origine fungina del DSPVSA dell'ISS, che ha posto l’accento sui molti interrogativi che questo primo e fondamentale stadio della diagnostica pone, sollevando quesiti, proponendo soluzioni innovative e raccogliendo le difficoltà che molti stakeholder in sala hanno avuto modo di esporre. Di rilievo anche altri contributi sul campionamento, a dimostrazione del fatto che questa problematica ha finalmente raggiunto a pieno titolo la consapevolezza degli operatori. Malgrado questa presa di coscienza, Carlo Brera ha rilevato come progetti di ricerca mirati all'individuazione delle problematiche del campionamento e alle possibili soluzioni siano, a livello nazionale, del tutto assenti. Per quanto riguarda gli aspetti analitici, l’argomento è stato passatoin rassegna dalla relazione plenaria di Angelo Visconti, Istituto diScienze delle Produzioni Alimentari, Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bari, che ha effettuato una panoramica completa dei moltissimiprogetti, finanziati dal 5°, 6°e 7°Programma Quadro dell'UE per lo sviluppo di metodologie analiti che per la determinazione delle micotossine in alimenti e mangimi. Questa ingente mole di finanziamenti dimostra come il settore analitico sia sorprendentemente quello che, nell’ambito delle micotossine, riesce ad attrarre molte più risorse rispetto ad altri temi dell’analisi del rischio. L’insieme delle comunicazioni sulla diagnostica ha infine offerto un incredibile panorama di novità spaziando dall’analisi dell’emergente problema relativo alle maskedmycotoxin, alle innovative tecniche di rivelazione, dalle metodiche microarray alla messa a punto dimetodi in LC-MS/MS.10
bacillus 5 febbraio 2010 alle 18:44
@Shadowfax
Oh, grazie! Sì, hai ragione, ne sono un fan. Non ci posso fare niente, più la conosco, più mi affascina.
zeb 5 febbraio 2010 alle 21:33
Chiedo scusa, Stella: non mi è chiaro come posso rendermi utile.
Suppongo non ti interessino le metodologie di campionamento a X piuttosto che a W, la "sterilità" degli attrezzi e dei contenitori, il numero di campioni elementari e di quelli complessi finali... cosa, quindi?
Stella 5 febbraio 2010 alle 21:41
@zeb, volevo sapere se il tuo ruolo rientra nel quadro dell'attività di cui al link dell'EFSA, e poi volevo sapere in pratica che cosa si fa, perchè in questo momento non posso chiedere che cosa fanno gli ispettori quando vengono da noi a controllare gli ulivi.
Dell'esame dei registri lo so.
zeb 5 febbraio 2010 alle 21:59
Guarda, Stella: non ho letto a fondo quel link, ma a naso direi che i risultati dei miei campionamenti non vanno a finire in quelle statistiche.
Io faccio i campioni secondo metodo (è quasi più importante - l'ammetto subito - una corretta verbalizzazione piuttosto che una corretta esecuzione metodologica, almeno per le realtà in cui mi son trovato ad agire io), poi è la Direzione Regionale, in linea con le direttive della Direzione Tecnica, che decide quali gruppi di principi attivi andare a ricercare in laboratorio.
Non mi risulta che il nostro Piano di Campionamento sia coordinato o integrato con altri: si fanno perché si devono fare, si cerca di farli il più correttamente possibile, poi si spera che l'Ispettore sappia quel che fa e comprenda con chi ha a che fare... Ma per l'appunto, io ho sempre operato in regioni e situazioni dove il rischio era quasi sempre zero, tranne qualche eccezione sulla frutta romagnola dove la personalità dell'Operatore era tale da escludere qualsiasi eventuale dolo, ma il vento non si sa dove può portar i segreti che gli vengono affidati...
Stella 5 febbraio 2010 alle 22:18
zeb, grazie, ma come ho detto la mosca olearia a 800 mt non c'è, fertilizzanti chimici non ne useremmo comunque per ragioni economiche, ci sono le pecore...
Forse gli ispettori che vengono da noi oramai lo sanno... e si limitano ai registri e a vedere se ci sono sacchi sospetti in giro, comunque chiederò.
Stella 5 febbraio 2010 alle 22:54
@alberto ...
Luca@S 6 febbraio 2010 alle 12:26
I furbetti del PODERINO (figuriamoci i controlli!)
Auguri soprattutto sul fronte dei falsi braccianti agricoli. Che sono concentrati per il 99,1 % in 5 regioni: Campania (35.556 furbetti scovati nel 2009), Puglia (25.896), Sicilia (20.790), Calabria (13.262) e Basilicata (2004) per un totale di 97.508 imbroglioni su un totale nazionale di 98.376. Una sproporzione assurda. Basti dire che è stato scovato un truffatore ogni 294 abitanti in Basilicata, uno ogni 242 in Sicilia, uno ogni 163 in Campania, uno ogni 157 in Puglia, uno ogni 151 in Calabria.
http://www.corriere.it/cronache/10_febbraio_06/stella_lavoronero_59860720-12f6-11df-aca8-00144f02aabe.shtml
giov 9 febbraio 2010 alle 09:27
Salve segnalo sul giornale l'Eco di Bergamo questo sondaggio su
Mangeresti polenta OGM?
http://www.ecodibergamo.it/polls/Sondaggi/314/
Dario Bressanini 10 febbraio 2010 alle 15:55
Qui trovate il commento dell'Avvocato Luca Simonetti alla sentenza
http://www.salmone.org/2010/02/10/un-nuova-rubrica-su-salmone-leggi-la-legge-di-luca-simonetti/
Franco Cifatte 10 febbraio 2010 alle 17:05
Davvero molto interessante il commento dell'Avv.Simonetti.
Dario Bressanini 10 febbraio 2010 alle 18:14
Segnalo anche questo: OGM laici e OGM confessionali http://www.thefrontpage.it/?p=4641
alberto 10 febbraio 2010 alle 21:32
Speremm che l' avvocatessa ci abbia azzeccato.
Giusto un paio di giorni fa avevo sentito il ministro padagno che minacciava decreti leggi; magari erano smargiassate
Dario Bressanini 11 febbraio 2010 alle 10:21
alberto: puo' essere. In questo paese, dove il rispetto della legge, a destra come a sinistra, e' funzione di cosa pensiamo noi essere "giusto", un decreto non si nega a nessuno, specialmente in tempo di elezioni. Non sarebbe la prima volta che si emettono decreti poi, successivamente, annullati dalle varie corti.
Non so se davvero riusciranno a seminare ad aprile quelli di Futuragra, ma la sentenza e' importante per i principi che rimarca.
Prima poi anche gli italiani si renderanno conto di far parte dell'Unione Europea. Qui sono tutti europeisti solo a parole
Dario Bressanini 11 febbraio 2010 alle 22:25
ancora con 'sto gelato ogm ... http://espresso.repubblica.it/dettaglio/gli-ogm-sono-tra-noi/2120663/25
bacillus 11 febbraio 2010 alle 22:33
"Numeri sconosciuti ai più, che circolano solo fra gli addetti ai lavori". Sono arrivato fino lì. Dario, il tuo blog è solo per "addetti ai lavori"?
Che nervi. Forse continuo domani, non voglio rovinarmi la serata di una giornata che già è stata devstante ("dies nigro signando lapillo..." - ehi, Franco, come sono andato, eh? )
Franco Cifatte 11 febbraio 2010 alle 23:59
Ammazza, Bacillus, non riesco a non commuovermi ! Grazie.
Marco 12 febbraio 2010 alle 09:23
leggo da tempo il tuo blog, oggi scrivo per la prima volta: non ne posso più! Ho appena finito di leggere l'articolo dell'Espresso sugli OGM, che hai segnalato anche tu...non è possibile che per l'ennesima volta non si faccia vera informazione scientifica, ma si alimentino ancora sospetti e pregiudizi ingiustificati! Soprattutto su un giornale del vostro stesso gruppo editoriale. Ulteriore perla: decalogo anti-OGM del sempre presente Carlo Petrini...
Dario, perchè non intervieni direttamente sull'Espresso per dare un contributo realmente scientifico e obiettivo sull'argomento?
Franco Cifatte 12 febbraio 2010 alle 10:33
In effetti... Dario, scusa, ma tu non hai la possibilità di intervenire in qualche modo? Magari con una lettera. Pensi che l'Espresso la rifiuterebbe?
O esistono problemi di "equilibri" tra giornali, seppur dello steso gruppo editoriale? O siete (voi de Le Scienze) obbligati, in un certo senso, a non calpestare l'orticello altrui? A non disturbare il manovratore del "vicino di casa"?
Pablo R. 12 febbraio 2010 alle 10:39
più divento vecchio e più mi convinco che la categoria dei giornalisti viola la seconda legge della stupidità umana di Cipolla:
La probabilità che una certa persona sia stupida é indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona
tra i giornalisti gli stupidi sono chiaramente sovrarappresentati, di un fattore alfa (maggiore di uno), la cui quantificazione lascerei ai ragazzi di rudi matematici.
Franco Cifatte 12 febbraio 2010 alle 12:51
Ma no, la percentuale di stupidi, tra loro, non è superiore a quella presente tra il resto della gente. Io ne conosco parecchi, di giornalisti, ed alcuni sono, anzi, di ottima qualità.
Solo che sono, come li chiamo io, dei "professionisti del dilettantismo". Bene o male "devono" scrivere; e spesso, quindi, "devono" scrivere anche di cose di cui non sanno un bel nulla in profondità. Hanno orecchiato qualcosa qua e là, e te lo spiattellano senza remore né pudore.
Pronti già a scrivere un altro pezzo, c on uguale disinvoltura, su un argomento del tutto diverso.
E' il giornalismo, baby!
Pablo R. 12 febbraio 2010 alle 13:09
non voglio aprire un dibattito sui giornalisti (essendo anch'io giornalista, benché non praticante).
Ma rimango convinto che occorrerebbe progettare un protollo sperimentale per capire perché concetti come "controllo delle fonti", "approfondimento delle posizioni contrapposte", "verifica dei dati" (che sono un po' il "doppio cieco" e il "peer review" del giornalismo) riescano a essere così accuratamente dimenticati dalla maggior parte degli iscritti all'albo dei sedicenti giornalisti.
Marco 12 febbraio 2010 alle 13:42
Secondo me il problema di fondo è la superficialità. Approfondire un argomento costa tempo e impegno; non solo per chi scrive, ma soprattutto per chi legge. Oggi in Italia si parla più per slogan, per frasi fatte e luoghi comuni. Fermarsi a ragionare un momento, circostanziare i fatti, provare a fare delle ipotesi, sono cose sempre più rare e spesso recepite come una perdita di tempo. Un bravo giornalista, o divulgatore (come Dario...), deve essere in grado di semplificare e sintetizzare al massimo un argomento per essere recepito da più persone possibili. Però semplificare non vuol dire banalizzare, quindi il giusto rigore e, di conseguenza, un certo numero di righe sono sempre indispensabili. Per cui è richiesto da parte del lettore un minimo di impegno, per capire, e questo molto spesso non verifica...Senza parlare poi della televisione, che sembra proprio allergica all'approfondimento (vedi servizi di Striscia...).
Franco Cifatte 12 febbraio 2010 alle 13:43
Aldo (Pablo?), tutto giusto quel che dici, per carità.
Poi, però, come tutti, anche loro hanno la routine. E quando devi scrivere un pezzo perché domani il giornale deve uscire, beh... scrivi. E tanti saluti se non è un testo ineccepibile.
Pablo R. 12 febbraio 2010 alle 14:40
sono d'accordo. finché uno sbaglia a fare copia e incolla scrivendo una breve su Leggo o City. O tira fuori un titolo assurdo scrivendo su Oggi o Vero
Meno nel momento in cui prsenta 4 pagine di presunto approfondimento sull'espresso, beh, no. Non è accettabile.
È come un portiere che sbaglia una banale uscita: si può tollerare in terza categoria. Se però sbaglia Zenga nella semifinale dei mondiali e fa fare un gol di testa a Caniggia, la cosa fa girare un po' più le scatole
giulio (runner) 4 marzo 2010 alle 22:49
@Franco: "Poi, però, come tutti, anche loro hanno la routine."
Giustissimo. Quelli che fanno così, in qualsiasi mestiere, si chiamano cialtroni, nello specifico "giornalisti cialtroni". Nulla di male, basta che si sappia...forse il lavoro dei cialtroni nel giornalismo è più visibile che tra i dentisti o gli avvocati forse, ma di cialtroni si tratta ed in effetti direi che i giornalisti seri e preparati sono decisamente un'eccezione.
Dario Bressanini 4 marzo 2010 alle 23:10
Posso dire che sono disgustato per il dibattito "farsa" che hanno organizzato al ministero dell'agricoltura (dove si leggono anche dichiarazioni da ricovero, oltre che da bocciatura immediata ad un esame di biologia) oppure qualche lettore si scandalizza perché non sono politicamente corretto?
http://www.agricolturaitalianaonline.gov.it/contenuti/il_dibattito/ogm_cui_prodest
zeb 4 marzo 2010 alle 23:24
Solo per sorbirsele tutte, le dichiarazioni-interviste del tuo ultimo link, Dario, bisogna esser foraggiati non solo dalle mitiche Multinazionali, ma anche da Grinpis, Slufuud, Italiamianosuamagarinostra, la Fondazione Rokerduck, la Compagnia dei Magnaccioni...
Ma chitte paga a te, eh, chittepaga, non quanto che sarà sempre poco, ma chi?
Dario Bressanini 4 marzo 2010 alle 23:33
Zeb: io per ora ho visto solo quella di morandini, l'altro giorno in diretta.
Comunque queste cose le guardo la sera. ora. Zeb, non è che Stello e Oracolo invece si guardano i truzzoni del grande fratello?
StellOracolJones 4 marzo 2010 alle 23:54
Magari! Ci fa leggere Flaiano...
Luigi 5 marzo 2010 alle 13:34
Guardate cosa scrive Alessandro Gilioli sul blog "piovono rane" (sic)
"...Gli OGM sono vere e proprie bombe genetiche a scoppio certo ma imprevisto e imprevedibile (chissà perché non li si vuole nemmeno studiare), ma c’è di più, sono un capestro economico per gli agricoltori di tutto il mondo che ora seminano parte del precedente raccolto, mentre gli OGM sono sterili ! La loro diffusione “umanitaria” ha già messo in ginocchio milioni di contadini e determinato un rilevante aumento dei prezzi, rendendo quei prodotti meno accessibili al mercato interno e quindi destinati all’esportazione nei cosiddetti paesi ricchi.
Altra bomba alimentare e sociale, a cui è bene prepararsi, è quella delle produzioni agricole per ottenere combustibili per autotrazione: insieme agli OGM stanno determinando migrazioni bibliche e non ci saranno Bossi-Fini o Del Turco-Napolitano, che terranno."
grassgis 8 marzo 2010 alle 13:43
@ Bacillus
Mi daresti il link della discussione sull' eolico ? L'anno scorso ho lavorato per una coop piccola che faceva mico-eolico e solare e ne ho viste di cotte e di crude
A partire da una tale presidente di una tale comunità muntana che invece di fare un mutuo in banca voleva mettersi un bel paio di pale eoliche da 200 kW/h di potenza nominale in uno dei più bei paesaggi collinari d'Italia. Fin qui si può capire se fosse stato "energeticamente conveniente"...ma con psr + conto energia + tariffe enel, la convenienza finanziare poteva fare a meno della produttività reale .
bacillus 8 marzo 2010 alle 13:53
@grassgis
...ah, guarda, ho appena postato un commento... basta girare l'angolo:
http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/02/17/il-nucleare-di-obama-e-quello-della-polverini/
Non so se ti possa essere utile, la discussione, ma insomma, qualche argomento c'è.
alberto 19 marzo 2010 alle 12:37
“Via libera”
o “divieto d’ accesso”?
http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/World_in_Progress/Ogm-Commissione-Sementi-nega-iscrizione-mais-biotech-al-registro_139476042.html
MARCO 18 maggio 2010 alle 13:08
ho ascoltato il tuo intervento al salone del libro....e poi ho comprato il libro;
sono stato fino a ieri oppositore dell'ogm,ma devo dire che la frase piu' "azzeccata" riguardo l'argomento e' : bisogna analizzare e decidere come procedere CASO PER CASO non si puo generalizzare il mondop vegetale con o tutto a favore o tutto contro;l'esempio della mela del trentino ìun po bruttina ma che restiste agli insetti e che sperimentalmente funziona da gene per le mele belle che vediamo sul nostro mercato e' lampante per essere dalla parte degli OGM(anche se mi chiedo perche' non cominciamo a mangiare le mele sane ma un po' "bruttine"..,PERO SUL MON810 HO APPENA LETTO UN ARTICOLO SU NUOVE SCOPERTE DI ALTERAZIONE SU TOPI DOPO L'ASSUNZIONE DI DIVERSI TIPI DI MAIS OGM....Come tu affermi caso per caso,si alla mela del trentino ...ma forse no al mais(per ora) cosa ne pesni di questi ultimi studi?
Dario Bressanini 18 maggio 2010 alle 13:21
MARCO: sono anni che, sistematicamente, "escono" questi studi che poi sistematicamente vengono ritirati (come quello austriaco che e' stato ritirato qualche mese fa perche' considerato non affidabile) o ridimensionati. Se ne contano a decine ormai. NESSUNO studio di questi allarmistici e' mai sopravvissuto allo scrutinio scientifico SERIO. Solo che servono a chi, come Greenpeace, vuole opporsi per principio agli ogm, per "allarmare" la popolazione. Quasi sempre vengono annunciati alla stampa ancora prima che vengano pubblicati sulle riviste scientifiche, e molto spesso non vengono neppure pubblicati, perche' ritenuti scientificamente carenti e dubbi. Vedremo cosa succedera' in questo caso
MARCO 18 maggio 2010 alle 13:49
Grazie Dario...e sul riso che resiste al glufosinato?cosa ne pensi,quali metodi possono essere utilizzati in alternative al monopolio Bayer sia per semenze che per pesticidi.questa resistenza a sostanze nocive(se non erro verranno eliminate dal commercio) puo causare problemi all'ecosistema?
Premetto che a parer mio la soluzione sta nel ridurre la domanda...evitando gli saprechi a tavola(che senso ha cercare la soluzione per produrre di piu' o con maggiore qualita' se poi buttiamo tonnellate di cibo nella pattumiera...gli americani insegnano)
alberto 11 giugno 2010 alle 14:05
http://www.coldiretti.it/docindex/cncd/informazioni/405_10.htm
Franco Cifatte 11 giugno 2010 alle 14:42
benissimo! splendido splendente!
così, se per pura ipotesi il 72% dei cittadini italiani, dopo adeguata e martellante campagna pubblicitaria "pro", si esprimesse favorevolmente alla psittacornicosi spalmabile sul pane toscano, saremmo costretti a sviluppare allevamenti di piccioni e pappagalli dappertutto.
Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta...
(escluso Capanna, s'intende)
Franco Cifatte 11 giugno 2010 alle 14:44
naturalmente era "psittacornitosi", ma lo si sa...
alberto 11 giugno 2010 alle 14:59
pss, Franco, il problema non sono i cittadini italiani (che anche quando al 99% non vogliono il finanziamento pubblico dei partiti, contano come il 2 di coppe) ma il fatto che il potere di approvazione o divieto passa dall' Europa all' Italia.
L' Italia dei Capanna, dei Marini, degli Alemanno, dei Pecoraro, degli Zaja
e, fino a prova contraria, dei Galan.
Comunque non fare l' anti-italiano il nostro Grande Timoniere che ci porterà prima e meglio di altri fuori dalla crisi, ce l' abbiamo saldo ... sulle poppe
Franco Cifatte 11 giugno 2010 alle 17:04
l'Europa che sconfessa se stessa, che abdica al proprio ruolo, che opera una scelta pilatesca... ah, siamo proprio messi bene!
Quando si tratta di decidere la curvatura delle banane, o il nome del tocai, faccia feroce!
Ma quando persino l'EFSA si pronuncia "non condannando" gli OGM, allora ecco lì che si diventa sordi, muti e ciechi.
E si diventa così ipocriti che, per coprire le proprie "non decisioni", ci si proclama "a favore della lbertà di scelta" dei singoli stati. Sepolcri imbiancati, davvero.
Non c'è nessun futuro per una politica agricola comunitaria così concepita.
bacillus 11 giugno 2010 alle 17:15
Oggi in tv Dario ha tentato di spiegare qualcosa di interessante. Fino ad ora l'autorizzazione se coltivare OGM o meno dipendeva dall'approvazione degli stati membri con maggioranza qualificata. Nel momento in cui si decide di lasciare libera scelta ai singoli Stati, beh, le cose cambiano. Noi, lo sappiamo, non avremo mai tale possibilità, ma la Romania, per dire, lo farà. O qualsiasi altro stato non governato da tromboni vecchi ed ignoranti.
Quasi, quasi la cosa non mi dispiace.
(sempre se ho capito bene, eh)
Franco Cifatte 11 giugno 2010 alle 18:08
Sì, bac, avevo letto anch'io qualcosa del genere; purtroppo non mi ricordo dove, se no linkerei.
Comunque no, non si può essere contenti di una "non scelta" siffatta, anche se in qualche parte d'Europa se ne avessero poi conseguenze positive.
E' infatti una soluzione non "politica", ma solamente molle, equilibristica ed opportunistica, frutto, sostanzialmente, d'ignoranza, di paura, di mancanza di capacità d'indirizzo comune.
Mi pare di ricordare d'aver letto che sarebbe soprattutto figlia di non so quale "responsabile", maltese (?), che se ne è voluto sostanzialmente lavare le mani, malgrado il parere pro-OGM dell'EFSA.
Siccome l'argomento è serio, e riguarda le questioni di politica agraria - che sono centralissime in Europa - questo è un segnale davvero bruttissimo; non vorei esagerare ma, secondo me, è quasi una campana a morto.
Voglio sbagliarmi, naturalmente.
alberto 13 luglio 2010 alle 12:30
http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/ambiente/articolo/lstp/270412/
za(ia)n, za(ia)n
alla faccia di Galan;-)
exCommesso 17 luglio 2010 alle 22:10
Addio al panino del ministro.
http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2010/07/17/AMp7hYsD-addio_ministro_panino.shtml?url=/p/italia/2010/07/17/AMp7hYsD-addio_ministro_panino.shtml&offset=0#comments
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