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Timestamp: 2018-05-27 21:40:18+00:00
Document Index: 868667

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 702', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 24', 'sentenza ', 'art. 14', 'sentenza ']

Rimborso spese forfettarie all'avvocato anche se la sentenza non lo dice
Lo sai che? Rimborso spese forfettarie all’avvocato anche se la sentenza non lo dice
Condanna alle spese: non c’è bisogno che il provvedimento del giudice menzioni, oltre agli onorari dell’avvocato, il rimborso del 15%.
Anche se il giudice dimentica di menzionare, nella condanna alle spese legali nei confronti della parte soccombente, il rimborso forfettario delle spese generali del 15% dovuto all’avvocato di controparte, tale previsione si considera comunque implicita nel provvedimento e non necessita di apposita menzione. Non c’è quindi neanche bisogno di procedere alla correzione dell’errore materiale. È quanto chiarito tempo fa dalla Cassazione [1] e, di recente, ripreso dalla Corte di Appello di Roma [2].
La Suprema Corte aveva già a suo tempo precisato che il rimborso delle spese generali spetta all’avvocato in via automatica e con determinazione “ex lege”, dovendosi, pertanto, ritenere compreso nella liquidazione degli onorari e diritti di procuratore nella misura del 15%, anche senza espressa menzione nel dispositivo della sentenza.
La Corte di secondo grado capitolina aggiunge poi che tale principio non vale solo per le sentenze (come indicato dalla Cassazione), ma anche per qualsiasi altro provvedimento del giudice di tipo decisorio, ivi comprese quindi le ordinanze emesse ex art. 702 bis del codice di procedura civile.
La questione è stata sottoposta ai giudici di appello nell’ambito del procedimento di correzione dell’errore materiale: sebbene in tale sede la lacuna del provvedimento giudiziale è stata colmata, la Corte ricorda, tuttavia, che non è strettamente necessario intraprendere il secondo procedimento, poiché la previsione del rimborso forfettario è sempre implicita nella condanna alle spese, anche se non espressamente menzionata. Il rimborso è infatti automatico.
[1] Cass. sent. n. 17046/2015.
[2] C. App. sent. del 18.12.2015.
Cassazione civile, sez. II, 20/08/2015, (ud. 27/05/2015, dep.20/08/2015), n. 17046
1.- N.G. propone ricorso per cassazione affidato a tre motivi avverso la sentenza n. 504/09 della Corte di appello di Catanzaro che, in parziale riforma della decisione di primo grado, poneva tra l’altro a carico dei soccombenti convenuti, L.F. N., L.F.V. e D.V.F., e a favore dell’attuale ricorrente le spese processuali di primo e di secondo grado. Non hanno svolto attività difensiva gli intimati.
1.1. – Il primo motivo lamenta che la sentenza impugnata aveva liquidato le spese processuali relative al giudizio di primo grado in misura largamente inferiore a quelle indicate nella nota specifica ritualmente depositata, senza adeguatamente motivare in ordine alla eliminazione o alla riduzione delle voci ritenute non dovute;
inoltre, non era stato riconosciuto il richiesto rimborso forfettario.
In presenza di una domanda di liquidazione delle spese, specificamente indicata, la immotivata riduzione dei compensi indicate nella nota specifica compiuta in violazione dei minimi tariffari comportava, ai sensi degli artt. 112 e 115 cod. proc. civ., la nullità della sentenza, atteso l’onere gravante sul giudice di merito, il quale aveva in tal modo impedito alla ricorrente di verificare il rispetto del principio di inderogabilità dei minimi tariffari.
2.- Il secondo motivo denuncia, sotto il profilo del vizio di omessa motivazione, la liquidazione delle spese di primo grado non conforme alla nota specifica, che i Giudici di appello avevano compiuto senza indicare le ragioni di tale decisione.
3-Il primo e il secondo motivo, da esaminare congiuntamente per la stretta connessione, sono inammissibili.
In tema di liquidazione delle spese processuali, il giudice, in presenza di una nota specifica prodotta dalla parte vittoriosa, non può limitarsi ad una globale determinazione, in misure inferiori a quelle esposte, dei diritti di procuratore e degli onorari di avvocato, ma ha l’onere di dare adeguata motivazione della eliminazione o della riduzione di voci da lui operata, allo scopo di consentire, attraverso il sindacato di legittimità, l’accertamento della conformità della liquidazione a quanto risulta dagli atti ed alle tariffe, in relazione alla inderogabilità dei relativi minimi, a norma della L. n. 794 del 1942, art. 24; tuttavia, ove il ricorso per cassazione avverso la liquidazione delle spese processuali operata dal giudice non riporti le singole voci della nota spese ridotta globalmente, esso non consente di verificare la pretesa violazione dei minimi, sia per i diritti che per gli onorari, e, pertanto, non essendo autosufficiente, è inammissibile. Tali principi valgono in tutti i casi di scostamento dagli importi richiesti con la nota spese, anche se dovuti a pura e semplice pretermissione di quest’ultima da parte del giudice, che erroneamente abbia ritenuto non prodotta la nota, perchè ciò che rileva è il rispetto o meno dei limiti tariffari (Cass. 20808/14; 24635/14).
Nella specie, i motivi difettano di autosufficienza laddove non riportano il contenuto della nota specifica depositata dalla ricorrente con la indicazione delle singole voci.
4.1.- Il terzo motivo denuncia che la sentenza non aveva liquidato l’importo forfettario dovuto per spese generali sia per il giudizio di primo che per quello di appello.
Il rimborso delle spese generali – nella specie richiesto ai sensi dell’art. 14 della tariffa professionale, approvata con D.M. n. 127 del 2004, e dovuto nella misura del 12,5% – spetta all’avvocato in via automatica e con determinazione “ex lege”, dovendosi, pertanto, ritenere compreso nella liquidazione degli onorari e diritti di procuratore, anche senza espressa menzione nel dispositivo della sentenza (Cass. 23053/09; 8512/11).
Non avendo gli intimati svolto attività difensiva, non va adottata alcuna statuizione sulle spese della presente fase.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 27 maggio 2015.