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Timestamp: 2018-06-18 19:00:08+00:00
Document Index: 34816333

Matched Legal Cases: ['art. 36', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 41', 'art. 36', 'art. 41', 'art. 36', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 41', 'sentenza ', 'art. 41', 'art. 36', 'art. 41', 'art. 36']

N. 355 SENTENZA 10 - 17 luglio 2002. Giudizio di legittimita' costituzionale in via incidentale. Affissioni pubbliche - Installazione di nuovi impianti pubblicitari - Autorizzazione comunale subordinata all'adozione del relativo regolamento e del piano generale degli impianti pubblicitari - Asserita mancanza di termini per l'emanazione di detto piano - Lamentata incidenza sulla liberta' d'iniziativa economica - Erroneita' del presupposto interpretativo da cui muove il giudice rimettente - Non fondatezza della questione. - D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 36, comma 8. | Edilone.it
N. 355 SENTENZA 10 – 17 luglio 2002. Giudizio di legittimita’ costituzionale in via incidentale. Affissioni pubbliche – Installazione di nuovi impianti pubblicitari – Autorizzazione comunale subordinata all’adozione del relativo regolamento e del piano generale degli impianti pubblicitari – Asserita mancanza di termini per l’emanazione di detto piano – Lamentata incidenza sulla liberta’ d’iniziativa economica – Erroneita’ del presupposto interpretativo da cui muove il giudice rimettente – Non fondatezza della questione. – D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 36, comma 8.
N. 355 SENTENZA 10 - 17 luglio 2002. Giudizio di legittimita' costituzionale in via incidentale. Affissioni pubbliche - Installazione di nuovi impianti pubblicitari - Autorizzazione comunale subordinata all'adozione del relativo regolamento e del piano generale degli impianti pubblicitari - Asserita mancanza di termini per l'emanazione di detto piano - Lamentata incidenza sulla liberta' d'iniziativa economica - Erroneita' del presupposto interpretativo da cui muove il giudice rimettente - Non fondatezza della questione. - D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 36, comma 8. - Costituzione, art. 41. (GU n. 29 del 24-7-2002)
N.  355 SENTENZA 10 – 17 luglio 2002.
Affissioni pubbliche – Installazione di nuovi impianti pubblicitari –
Autorizzazione   comunale  subordinata  all’adozione  del  relativo
regolamento  e  del  piano  generale  degli impianti pubblicitari –
Asserita  mancanza  di  termini  per  l’emanazione di detto piano –
Lamentata   incidenza   sulla  liberta’  d’iniziativa  economica  –
Erroneita’  del  presupposto interpretativo da cui muove il giudice
rimettente – Non fondatezza della questione.
– D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 36, comma 8.
– Costituzione, art. 41.
nel  giudizio  di legittimita’ costituzionale dell’articolo 36, comma
8,  del  decreto  legislativo  15 novembre 1993, n. 507 (Revisione ed
armonizzazione  dell’imposta comunale sulla pubblicita’ e del diritto
sulle pubbliche affissioni, della tassa per l’occupazione di spazi ed
aree pubbliche dei comuni e delle Province nonche’ della tassa per lo
smaltimento  dei  rifiuti solidi urbani a norma dell’articolo 4 della
legge  23 ottobre 1992, n. 421, concernente il riordino della finanza
territoriale),  promosso  con  ordinanza  emessa  l’8 marzo  2001 dal
Tribunale  amministrativo regionale della Liguria, iscritta al n. 964
del  registro  ordinanze  2001  e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica n. 2, 1a serie speciale, dell’anno 2002.
Visti  l’atto  di  costituzione  della parte privata del giudizio
principale  nonche’ l’atto di intervento del Presidente del Consiglio
Udito   nell’udienza  pubblica  del  23 aprile  2002  il  giudice
relatore Carlo Mezzanotte;
Uditi  l’avvocato  Federico  Sorrentino  per la parte privata del
giudizio  principale  e  l’avvocato  dello Stato Paolo Gentili per il
1. – Il Tribunale amministrativo regionale della Liguria, dovendo
decidere  su  due  ricorsi diretti ad ottenere, l’uno, l’annullamento
del  provvedimento  del  comune  di  Genova  con  il  quale era stata
respinta  la  richiesta  di  autorizzazione  alla installazione di un
impianto  pubblicitario  su  un  sottoponte  ferroviario sito in quel
comune,   presentata  nel  1995,  e,  l’altro,  l’annullamento  della
ordinanza  dirigenziale  con la quale era stata disposta la rimozione
del  predetto  impianto, ha sollevato, in riferimento all’articolo 41
della    Costituzione,    questione    di   legittimitacostituzionale
dell’art. 36,  comma  8,  del  decreto  legislativo 15 novembre 1993,
n. 507  (Revisione  ed  armonizzazione  dell’imposta  comunale  sulla
pubblicita’ e del diritto sulle pubbliche affissioni, della tassa per
l’occupazione  di spazi ed aree pubbliche dei comuni e delle Province
nonche’  della  tassa  per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani a
norma dell’art. 4 della legge 23 ottobre 1992, n. 421, concernente il
riordino della finanza territoriale).
La disposizione censurata stabilisce che “il comune non da’ corso
alle  istanze  per  l’installazione  di  impianti pubblicitari, ove i
relativi  provvedimenti  non  siano  gia’ stati adottati alla data di
entrata   in  vigore  del  presente  decreto,  ne’  puo’  autorizzare
l’installazione   di   nuovi   impianti   fino  all’approvazione  del
regolamento comunale e del piano generale previsti dall’art. 3”.
Ad  avviso  del remittente, alla luce della normativa vigente, il
diniego opposto dal comune di Genova alla richiesta di autorizzazione
alla   installazione   dell’impianto   pubblicitario  sul  sottopasso
ferroviario,  motivato  con  il  rilievo  che  “non  sono assentibili
impianti  come  quello  richiesto  fino  all’approvazione  del  piano
generale degli impianti previsto dall’art. 3 d.lgs. 15 novembre 1993,
n. 507”,  sarebbe  giustificato,  dal momento che tale piano e’ stato
adottato  dal  comune  di  Genova con deliberazione in data 30 luglio
1998,  successivamente,  quindi,  alla  data  di  presentazione della
richiesta  di  autorizzazione.  Del  resto,  prosegue  il remittente,
trattandosi  di  impianto  ubicato  in  ambito ferroviario e comunque
visibile  dalla pubblica via, non potrebbe dubitarsi della necessita’
dell’autorizzazione comunale, la quale e’ condizionata al rispetto di
tutte  le condizioni relative al tipo di pubblicita’ considerato, ivi
comprese quelle poste dall’art. 36, comma 8.
Della legittimita’ costituzionale di tale disposizione, peraltro,
dubita  il  giudice  a  quo  giacche’  la  stessa,  non prevedendo, a
differenza  di  quanto  dispone  il comma 2 dell’art. 36 del medesimo
decreto  legislativo  per  l’adozione  del  regolamento  comunale, il
termine  entro  il  quale il comune deve provvedere alla adozione del
piano  generale  degli  impianti  pubblicitari,  avrebbe l’effetto di
comprimere  in  maniera  indeterminata  nel  tempo e non correlata ad
alcun  pubblico  interesse  (la cui tutela militerebbe, anzi, per una
sollecita   entrata  in  vigore  del  piano),  la  libera  iniziativa
2. – Si  e’  costituta nel presente giudizio la parte privata del
giudizio principale e ha chiesto l’accoglimento della questione.
La  difesa  della  parte  privata  sostiene  che  la disposizione
censurata, in quanto prevede che una attivita’ economica, subordinata
ad autorizzazione, possa essere interdetta, non perche’ esercitata in
violazione di altri interessi costituzionali meritevoli di tutela, ma
soltanto perche’ l’amministrazione non abbia approvato il piano degli
impianti,  contrasterebbe  con l’art. 41 della Costituzione. Infatti,
al cospetto di altri interessi, anche pubblici, che non ricevono pari
tutela  in  Costituzione, non dovrebbe essere l’interesse del privato
allo   svolgimento   dell’attivita’  economica  ad  assumere  valenza
recessiva. A questo proposito, la difesa privata ricorda che, secondo
la  giurisprudenza  di  questa  Corte, l’iniziativa economica privata
puo’  essere  si’ limitata, ma solo in ragione di interessi di ordine
superiore,  economici  o  sociali,  che  assumono  rilievo  a livello
costituzionale,  restando  in  ogni  caso  decisivo  il  necessario e
ragionevole  bilanciamento  che il legislatore operi tra questa e gli
interessi nel caso concreto confliggenti (sentenza n. 393 del 2000).
Nella  fattispecie in esame, ci si troverebbe invece di fronte ad
una situazione di vero e proprio blocco dell’attivita’ economica: non
si  tratterebbe,  quindi, di una mera compressione dell’attivita’, ma
della   totale  esclusione  della  possibilita’  di  esercizio  della
attivita’ stessa per un periodo non predeterminato. In cio’, dovrebbe
ravvisarsi una lesione del generale principio di proporzionalita’, il
quale  non  consentirebbe  in  alcun  caso che la compressione di una
situazione  soggettiva si spinga oltre quanto strettamente necessario
per   tutelare   gli   interessi  considerati,  sino  a  imporre  una
restrizione  all’attivita’ economica che risulti assoluta e protratta
per  un  tempo  illimitato, o il cui termine non sia configurato come
perentorio  e  di  durata  ragionevole,  ma sia lasciato all’arbitrio
Pur  non  negando  che  l’attivita’  di installazione di impianti
pubblicitari  possa essere sottoposta al controllo da parte dell’ente
locale  al  fine  del  rispetto  dei  valori  urbanistici  (estetici,
ambientali e di decoro dell’assetto urbano) cui esso e’ preposto, ne’
che  l’esercizio di tale potere possa, a sua volta, essere oggetto di
una  pianificazione  comunale,  in  modo  da  offrire all’ente locale
parametri  obiettivi  per  i  suoi interventi e al privato criteri di
orientamento  per  la  propria  attivita’,  la parte privata conclude
affermando  che l’omessa approvazione dell’atto di pianificazione non
potrebbe  mai  precludere  un’attivita’  economica  di  per  se’  non
rientrante  nei  divieti di cui all’art. 41, secondo comma, Cost., ma
oggetto di disciplina ai sensi del terzo comma del medesimo articolo.
3. – E’  intervenuto  nel  presente  giudizio  il  Presidente del
Consiglio   dei  ministri,  rappresentato  e  difeso  dall’Avvocatura
generale  dello Stato, e ha chiesto, in primo luogo, che la questione
sia   dichiarata   inammissibile,   dal   momento  che  con  essa  si
solleciterebbe    un    intervento    additivo    consistente   nella
determinazione di un termine da introdurre nell’art. 36, comma 8, del
d.lgs.  n. 507  del  1993, e cioe’ lo svolgimento di una funzione che
sarebbe  propria  del  legislatore  in considerazione degli interessi
pubblici che lo stesso remittente riconosce esistenti e meritevoli di
Nel  merito,  la  questione  sarebbe  anche  infondata, in quanto
proprio  l’esistenza  di  quegli  interessi  pubblici darebbe ragione
della   particolare   ponderazione  valutativa  richiesta  ai  comuni
nell’emanazione del provvedimento amministrativo generale nel proprio
ambito  territoriale,  e giustificherebbe la mancata previsione di un
termine che, del resto, non potrebbe non avere natura ordinatoria.
4. – In  prossimita’ dell’udienza, la parte privata ha depositato
una memoria illustrativa, con la quale insiste per la declaratoria di
illegittimita’ costituzionale della disposizione censurata.
La  difesa  richiama  in  primo luogo una recente pronuncia della
Corte  di  cassazione,  nella  quale  si  afferma  che la pubblicita’
rientra  nella  liberta’  di  iniziativa  economica  privata,  che e’
tutelata  dall’art. 41  Cost;  cio’  vorrebbe  dire,  ad avviso della
parte, che essa e’ attivit…
N. 355 SENTENZA 10 – 17 luglio 2002. Giudizio di legittimita’ costituzionale in via incidentale. Affissioni pubbliche – Installazione di nuovi impianti pubblicitari – Autorizzazione comunale subordinata all’adozione del relativo regolamento e del piano generale degli impianti pubblicitari – Asserita mancanza di termini per l’emanazione di detto piano – Lamentata incidenza sulla liberta’ d’iniziativa economica – Erroneita’ del presupposto interpretativo da cui muove il giudice rimettente – Non fondatezza della questione. – D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 36, comma 8. redazione redazione 2015-05-19T19:13:55+00:00