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Timestamp: 2017-09-25 20:31:56+00:00
Document Index: 165212768

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Comitato art. 33: un Referendum a sostegno della scuola pubblica. Succede a Bologna | Caffè News
Comitato art. 33: un Referendum a sostegno della scuola pubblica. Succede a Bologna
Il coraggio a loro di certo non manca.
Il Comitato art.33, composto inizialmente da più di 200 cittadini bolognesi, ha iniziato a far sentire la propria voce due anni fa. E da lì non si è più fermato. Consapevoli dello stato in cui versa la scuola pubblica, si sono rimboccati le maniche, hanno raddoppiato il loro numero e si sono ricostituiti in un Nuovo Comitato che comprende, dal 2012, 400 persone provenienti dai settori più disparati: tra i tanti, Cgl, Cobas, Fiom, Assemblea Genitori e Insegnanti, Rete Laica e comuni cittadini. La società civile al completo, unita per rivendicare il proprio diritto a partecipare, in base allo Statuto del Comune di Bologna, alle decisioni che riguardano la cittadinanza ma soprattutto a tutela del fondamentale e imprescindibile diritto ad una scuola pubblica, laica e inclusiva. Ho parlato di questo e di molto altro con Francesca De Benedetti, vicepresidente e portavoce del comitato promotore.
Buongiorno Francesca, ti va raccontarci come è nato Comitato art.33, che obiettivi si prefiggere di raggiungere e quali ostacoli ha incontrato?
Come già anticipato, la prima esperienza di aggregazione dal basso risale a due anni fa, con la costituzione di Comitato art.33 per volere di più di 200 persone volenterose, la cui richiesta al Comune di Bologna era quella di dirottare i finanziamenti pubblici destinati alle scuole dell’infanzia paritarie private verso quelle pubbliche, stremate dai continui tagli imposti dalla politica. La scelta del nome deriva, infatti, dall’art.33 della Costituzione italiana. Il comma 3 recita: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”, ma anche il comma 2 ci sta a cuore.“La Repubblica istituisce scuole statali di ogni ordine e grado”, garantisce la Costituzione. Da qui il via: il 21 maggio 2012, 280 cittadini hanno presentato in comune una proposta di referendum consultivo, sulla cui ammissibilità doveva pronunciarsi il Comitato dei Garanti. Dal momento in cui la Segreteria Generale trasmette la pratica ai garanti, questi ultimi hanno un mese di tempo per decretarne o meno la validità. Il 20 maggio, il giorno precedente la scadenza, il Segretario Generale, incalzato dalla Presidente della Commissione Affari Generali Istizionali Castaldini (pdl), notificava ai garanti vizi di forma nella raccolta delle firme.
Una piccola parentesi: la legge regionale n.26 del 08/08/2001 ha abrogato il finanziamento diretto alle scuole materne private che si riservano, tra l’altro, il diritto di organizzare privatamente l’offerta scolastica. Il Comune di Bologna però non ha interrotto l’erogazione di fondi, che dovrebbero pervenire esclusivamente da Stato e Regione, creando un vero e proprio doppione nel flusso di denaro destinato alle scuole paritarie private.
Nonostante il primo stop sopraggiunto con la bocciatura della proposta, voi non vi siete arresi e l’avete ripresentata , giusto?
Non era facile fermarci. Il Comitato sta assumendo un peso sempre più consistente a livello comunale, superando di gran lunga il numero minimo di adesioni necessarie a presentare un’iniziativa cittadina in Comune. Per questo non abbiamo lasciato ma raddoppiato, ripresentando il 4 luglio due quesiti con il sostegno di ben 400 promotori per ciascuno: abbiamo riproposto lo stesso quesito e riformulato il testo della proposta a livello giuridico, lasciandone inalterato il contenuto e la portata politica. Non si possono ignorare le posizioni di 400 cittadini, del resto ne basterebbero la metà per usufruire degli strumenti di democrazia partecipativa previsti della nostra Costituzione. Forti di questa convinzione, il 4 luglio abbiamo ripresentato la proposta, scevra questa volta di quei “vizi di forma” che ne avevano decretato il fallimento. La politica deve tornare ad essere concreta, quasi palpabile. Deve restituire la parola dei cittadini su un tema così importante come la scuola pubblica. Chiediamo che torni a essere una priorità politica, sentiamo che gran parte della società civile è con noi nella battaglia.
Bologna ombelico di tutto, canta Guccini. Pensi che lo stesso movimento dal basso possa sorgere in altre città di Italia o addirittura acquisire visibilità a livello nazionale?
Ce lo auguriamo. Potremo ufficialmente cantar vittoria il 4 agosto, ad un mese esatto dalla deposizione della nostra proposta, giorno in cui sapremo il verdetto da parte del Comitato dei Garanti. Se il loro responso dovesse essere positivo, dovremo raccogliere ulteriori 9000 firme di residenti bolognesi per poter poi finalmente aprire le urne per il referendum. Migliaia di cittadini come noi saranno quindi chiamati a sostenere la scuola pubblica e il diritto di ogni bambino a ricevere un’istruzione adeguata, ma soprattutto a non venirne escluso. A livello nazionale la situazione non è migliore. Se la giunta Merola continua a elargire fondi alle scuole private, la spending review decisa dal Governo Monti ha fatto scandalo per aver sottratto 200 milioni di euro all’istruzione pubblica mantenendo però milionari finanziamenti alle private. Non ci spaventano le battute d’arresto, come abbiamo dimostrato rispondendo ai vizi di forma con un rilancio di sostanza, se dovessero individuare altri cavilli legali ai quali attaccarsi per bocciare la nostra proposta, ne presenteremo una terza e via di questo passo. Il nostro comitato potrebbe fare proseliti in altre città italiane e fornire appoggio a tutti coloro volessero riprodurlo in altre realtà.
Ringrazio Francesca e rifletto sulla nostra chiacchierata. Quante volte ci è capitato di sentire una mamma lamentarsi della carenza di posti nelle scuole pubbliche? E’ giusto che l’accesso all’istruzione sia un diritto di pochi?
Le consuetudini si possono cambiare, e c’è qualcuno che ci sta riuscendo.
Possiamo aiutare il Nuovo Comitato art.33 tenendoci aggiornati sul decorso e gli sviluppi della loro proposta ma anche prestandoci come volontari. Un vecchio detto sostiene che l’unione faccia la forza, io ne sono convinta.
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