Source: https://forum.commercialistatelematico.com/contenzioso-tributario/35800-sentenza-cassazione.html
Timestamp: 2019-05-23 02:57:32+00:00
Document Index: 163921749

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 327', 'art. 335', 'art. 327', 'art. 384', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 19', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Discussione: Sentenza cassazione
04-11-10, 06:25 PM #1
qualcuno può dirmi dove ritrovare la sentenza cassazione civile sez. I n. 4294 del 15.05.1997? Grazie
04-11-10, 06:45 PM #2
Originariamente Scritto da SPICCHIO
Sezione civile ?? Ma sei sicuro che parli di fiscale ??
05-11-10, 08:02 AM #3
..dovrebbe essere una sentenza che si riferisce al termine lungo per proporre appello...
05-11-10, 09:18 AM #4
Sentenza Cassazione civile, sez. I, 15-05-1997, n. 4294 - Pres. Cantillo - Rel. Rordorf
Imposta detraibile per operazioni esenti.
Svolgimento del processo - Con avviso di rettifica notificato il 23-10-1980 l' ufficio IVA di Latina richiese alla S. srl la restituzione dell' importo di ú. 12.389.000, che detta societa' aveva percepito quale credito di rimborso risultante dalla dichiarazione IVA per l' anno 1976. A parere dell' ufficio, infatti, la societa' non aveva titolo al rimborso, perche' l' imposta portata in detrazione si riferiva ad acquisti e prestazioni di servizi eseguiti in vista della costruzione di uno stabilimento termale, cioe' finalizzati al compimento di operazioni esenti dall' I.V.A.: onde, ai sensi dell' art. 19, secondo comma (nel testo allora vigente), del D.P.R. n. 633/72, la detrazione d' imposta non avrebbe potuto essere operata.
La S. ricorse alla commissione tributaria di primo grado di Latina, che le dette ragione ed annullo' il contestato avviso di rettifica. La decisione fu confermata anche dalla competente commissione di secondo grado, e l' ufficio propose allora gravame dinanzi alla Commissione tributaria centrale, che tuttavia, con pronuncia resa pubblica il 7-7-1994, respinse l' impugnazione.
La Commissione centrale ritenne che non sussistesse l' impedimento alla detrazione d' imposta ipotizzato della citata disposizione dell' art. 19: non gia', tuttavia, come avevano affermato i precedenti giudici tributari, perche' la detrazione era stata operata nell' anno 1976 ed in quell' anno nessuna operazione esente la S. aveva compiuto, bensi' per la ragione che l' ufficio, cui spettava il relativo onere di prova, non aveva in alcun modo dimostrato che nelle operazioni di costruzione di un immobile a destinazione alberghiera e termale (compiute nell' anno 1979) l' elemento termale fosse prevalente su quello alberghiero e che, pertanto, dette operazioni davvero rientrassero tra quelle che (con riferimento alla sola attivita' termale) la legge esenta dall' I.V.A.
Per la cassazione di tale decisione ricorre l' amministrazione delle finanze, deducendo un unico motivo di censura con cui sostiene che non all' ufficio tributario, bensi' al contribuente, compete l' onere di provare l' esistenza dei presupposti della detrazione d' imposta.
Resiste con controricorso e ricorso incidentale la societa' S., la quale preliminarmente eccepisce l' inammissibilita' del ricorso dell' amministrazione siccome proposto dopo la scadenza del termine indicato dall' art. 327 c.p.c.
1. - I ricorsi proposti avverso la medesima decisione debbono essere riuniti, ai sensi dell' art. 335 c.p.c.
2. - L' eccezione d' inammissibilita' del ricorso principale non appare fondata.
La decisione impugnata (non notificata) risulta essere stata resa pubblica, mediante deposito nella segreteria del giudice che la ha pronunciata, in data 7-7-1994.
Il termine annuale di decadenza previsto dall' art. 327 c.p.c. ha dunque subito una prima interruzione, dopo il decorso di ventiquattro giorni, in conseguenza della sospensione feriale protrattasi dal 31 luglio al 15 settembre del 1994.
Il medesimo termine non ha quindi potuto completare il proprio decorso prima che si verificasse una seconda sospensione, per il sopravvenire dell' ulteriore periodo feriale compreso tra il 31 luglio ed il 15-9-1995. Ed, infatti, come gia' altre volte questa corte ha avuto occasione di precisare (vedi, per tutte, Cass. n. 1382/94), il termine annuale di decadenza dall' impugnazione, che, ove iniziato a decorrere prima della sospensione durante il periodo feriale, deve prolungarsi di quarantasei giorni per effetto della sospensione medesima (non dovendosi tener conto del periodo compreso tra il 1o agosto ed il 15 settembre) e' suscettibile di un ulteriore analogo prolungamento quando l' ultimo giorno di detta proroga venga a cadere dopo l' inizio del nuovo periodo feriale dell' anno successivo.
Dal momento in cui il termine ha ripreso a decorrere, dopo la conclusione di questo secondo periodo di sospensione, mancavano percio' al suo definitivo spirare ancora ventidue giorni (un anno e quarantasei giorni, meno i ventiquattro giorni gia' trascorsi all' inizio). Donde consegue che, avendo l' amministrazione finanziaria notificato il ricorso alla controparte in data 7-10-1995 (cioe' esattamente ventidue giorni dopo il 15 settembre di quello stesso anno), non puo' dirsi che tale ricorso sia tardivo.
3. - Quanto al merito, il ricorso dell' amministrazione non puo' tuttavia essere accolto, anche se la motivazione della decisione impugnata dev' essere corretta, ai sensi dell' art. 384, secondo comma, c.p.c.
Prima di argomentare in ordine alla prova del compimento, da parte della societa' contribuente, di operazioni esenti da IVA, eventualmente ostative alla possibilita' di detrazioni d' imposta ai sensi dell' art. 19 del D.P.R. no 633/72 (nel testo all' epoca vigente), la Commissione tributaria centrale ha ritenuto che non fosse rilevante la circostanza - del tutto pacifica in causa - secondo cui tali operazioni erano state compiute in esercizi diversi e successivi rispetto a quello cui si riferivano le imposte assolte dalla medesima societa' e portate in detrazione dalla dichiarazione annuale.
Tale assunto e' pero' inesatto.
Questa corte, infatti, ha gia' di recente chiarito come, in tema di IVA, ai sensi del citato art. 19 del D.P.R. 26-10-1972 no 633 (nel testo previgente alle modifiche recate dai D.P.R. 29-1-1979 no 24 e 31-3-1979 no 94), il diritto alla detrazione dell' imposta assolta per l' acquisto di beni o l' approvvigionamento di servizi utilizzati dal contribuente nell' esercizio della propria impresa non e' precluso dalla circostanza che tali beni o servizi siano destinati ad essere impiegati in operazioni esenti da imposta, ai sensi dell' art. 10 dello stesso D.P.R. n. 633, ogni qual volta dette operazioni debbano aver luogo in un anno diverso (si veda la sentenza no 4208 del 6-5-1996).
Siffatta conclusione appare invero evidente alla luce di quanto dispone ora il vigente terzo comma dell' art. 19 sopracitato, ma essa e' da tener ferma anche con riguardo alla situazione esistente prima delle suaccennate modifiche normative del 1979, perche' il testo originario del secondo comma del medesimo articolo, nell' escludere la detraibilita' dell' imposta relativa a beni o servizi utilizzati per effettuare prestazioni esenti nel caso in cui l' ammontare dei ricavi di queste ultime fosse stato superiore al 5% del volume degli affari, pur sempre logicamente postulava la necessita' di riferirsi ad una ben precisa annualita', in relazione alla quale occorreva infatti verificare l' accennata misura percentuale dei ricavi delle prestazioni esenti. Pertanto, non par dubbio che tale annualita' dovesse essere appunto la stessa nel corso della quale era stata assolta dal contribuente l' imposta sui beni o servizi strumentali, in una logica di bilanciamento che presupponeva l' effettiva realizzazione, nello stesso periodo d' imposta, delle menzionate operazioni esenti, e non gia' la sola possibilita' di porle in essere in un' annualita' successiva.
Poiche' dunque, come s' e' detto, non e' controverso che, nel caso in esame, la contestata detrazione si e' riferita ad imposte il cui onere e' gravato sulla societa' nell' anno 1976 - cioe' nell' anno in cui e' stata resa la dichiarazione IVA indicante il credito che ha formato oggetto dell' avviso di rettifica notificato dall' ufficio - e che, viceversa, le operazioni esenti da IVA, in rapporto alle quali l' ufficio ha negato la detraibilita' dell' imposta in precedenza assolta, si sono verificate solo alcuni anni dopo (precisamente nel 1979), ne consegue - per questa preliminare ed assorbente ragione - l' infondatezza della pretesa dell' ufficio.
Rettificata la motivazione del provvedimento impugnato nel senso sopra chiarito, il ricorso dell' amministrazione dev'essere, percio', senz' altro respinto.
4. - Il ricorso incidentale enunciato dalla societa' resistente nell' intestazione dell' atto con il quale la societa' medesima si e' costituita nel presente giudizio dinanzi alla Suprema corte non trova poi sviluppo alcuno nel corpo del medesimo atto.
Esso, quindi, va dichiarato inammissibile, per totale carenza di motivi.
5. - Appare equo compensare tra le parti le spese del giudizio.
P.Q.M. - La corte:
3) dichiara inammissibile il ricorso incidentale;
05-11-10, 03:53 PM #5
grazie "Contabile"... infatti è una sentenza che dovrebbe stabilire il computo del termine "lungo" per proporre appello poichè, in relazione ad una sentenza di primo grado, depositata in data 26.08.2009, l'AE ha spedito appello in data 30.10.2010 notificato il 2.11.2010, mi chiedo è nei temini l'appello oppure no? con questa sospensione feriale che può diventare anche doppia non si capisce quanto è tale termine......
ici esenzione sentenza cassazione
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