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Timestamp: 2020-05-30 02:28:51+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 18', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 10', 'art. 10']

Cassazione Civile Sez. lavoro del 15.07.2011, n. 15610 - testo integrale Sentenza
Cassazione Civile Sez. lavoro del 15.07.2011, n. 15610
Lavoro · dipendente · coordinato · precariato · cassazione · civile · somministrazione · tempo determinato
http://dirlav.blogspot.it/2011/11/cass-156102011-somministrazione-poste.html
" "nel caso di scadenza di un contratto di lavoro a termine illegittimamente stipulato, la disdetta con la quale il datore di lavoro, allo scopo di evitare la rinnovazione tacita del contratto, comunica al dipendente la scadenza del termine illegittimamente apposto, configura un atto meramente ricognitivo, non una fattispecie di recesso, e la prestazione lavorativa cessa in ragione dell'esecuzione che le parti danno alla clausola nulla. Ne consegue l'inapplicabilità della L. n. 604 del 1966, art. 6 e L. n. 300 del 1970, art. 18, benchè la conversione del rapporto a termine in rapporto a tempo indeterminato dia al dipendente il diritto al ripristino del rapporto di lavoro e, ove negato, il diritto alla tutela risarcitoria. "
Con sentenza del 18/4 - 12/7/07 la Corte d'Appello di Milano, pronunziando sull'impugnazione proposta da R.E. avverso la sentenza n. 3134/06 del giudice del lavoro del Tribunale dello stesso capoluogo lombardo che le aveva rigettato la domanda diretta all'accertamento dell'illegittimità del termine apposto ai contratti di lavoro stipulati in virtù del contratto di somministrazione a tempo determinato intercorso tra le Poste italiane s.p.a e la società ALI s.p.a. in relazione al periodo 13/1/04 - 13/1/06, accolse l'appello e, in riforma della gravata sentenza, dichiarò che tra le parti era in corso un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato dall'8/1/2005, con condanna della società postale a riammetterla nel posto di lavoro precedentemente occupato, nonchè a corrisponderle il risarcimento del danno nella misura della retribuzione globale dalla data del recesso, unitamente alle spese del doppio grado di giudizio.
1. Col primo motivo la ricorrente denunzia il vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360 c.p.c., n. 5) dolendosi del fatto che il giudice d'appello, pur avendo escluso l'applicabilità nella fattispecie, sia della L. n. 1369 del 1960, che della disciplina dettata dalla L. n. 196 del 1997, art. 10, ha finito per applicarle la sanzione della trasformazione del rapporto in quello a tempo indeterminato di cui al citato art. 10, ancorchè quest'ultima norma contempli la diversa ipotesi della carenza di forma scritta del contratto di fornitura riferito alla diversa tipologia del contratto interinale. Inoltre, secondo la ricorrente sussisterebbe un vizio di motivazione nel fatto che il giudice d'appello ricolleghi alla ravvisata mancanza di una causale del contratto la sanzione della conversione dello stesso in rapporto di lavoro a tempo indeterminato in capo all'utilizzatrice, quando, invece, la ben più grave violazione della carenza di forma scritta comporta una tale conseguenza in capo alla tornitrice.
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