Source: https://www.hedya.it/tag/appalti/
Timestamp: 2020-08-12 00:43:42+00:00
Document Index: 182234439

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 83', 'art. 83', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 105', 'art. 53']

appalti Archivi | Hedya
Gare telematiche e presentazione dell’offerta: quando è esperibile il soccorso istruttorio?
Con la recente sentenza dello scorso 24 giugno 2020, il Consiglio di stato conduce un’importante riflessione in materia di gare telematiche e presentazione dell’offerta in via telematica. Come è noto, il Codice dei contratti pubblici (d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50) prevede l’attivazione, nei casi di mera irregolarità, del rimedio del soccorso istruttorio di cui all’art. 83, comma 9, del Codice.
Nel caso in esame, in particolare, il disciplinare della gara telematica stabiliva che l’offerta economica fosse trattenuta sul sistema informatico utilizzato dai concorrenti e scaricata sulla piattaforma informatica della stazione appaltante solo dopo l’ammissione e la valutazione dell’offerta tecnica.
Proprio per garantire che essa fosse stata formulata prima della scadenza del bando e in uno all’offerta tecnica, il concorrente era tenuto a provvedere alla sua “marcatura temporale”, operazione che “chiude” la busta telematica contenente l’offerta, contrassegnandola con un codice composto da numeri e lettere da caricarsi sulla piattaforma telematica insieme ai documenti necessari all’ammissione: solo successivamente, dopo l’attribuzione dei punteggi all’offerta tecnica, il concorrente doveva scaricare l’offerta economica sulla piattaforma della stazione appaltante, munita della predetta marcatura temporale.
Secondo l’opinione consolidata del Consiglio di Stato, nel caso delle gare telematiche, la conservazione dell’offerta è affidata allo stesso concorrente: questi sarà tenuto a custodire l’offerta all’interno della memoria del proprio personal computer nella fase che intercorre tra il termine di presentazione e la procedura di upload.
Per quanto concerne la marcatura temporale, il Consiglio di Stato ritiene che l’identità del numero seriale della marcatura temporale inserita all’atto della presentazione dell’offerta e quella apposta sull’offerta nella fase di upload costituisce un adempimento essenziale al fine di garantire che l’offerta non sia stata modificata o sostituita in data successiva al termine ultimo perentorio di presentazione delle offerte” (Cons. Stato, III, 3 ottobre 2016, n. 4050).
Pertanto, l’Autorità giudiziaria ritiene che la marcatura temporale costituisce un elemento costitutivo dell’offerta stessa: di conseguenza, non vi è alcuna possibilità di applicare il rimedio del soccorso istruttorio alle carenze dell’offerta tecnica ed economica, ai sensi dell’art. 83, comma 9, del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50.
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Le recenti posizioni del Consiglio di stato evidenziano tutta la complessità delle gare telematiche, richiedendo nuove competenze per le PA nella gestione delle comunicazioni con tutti i soggetti richiedenti, per adeguarsi ai canoni di trasparenza e digitalizzazione in corso.
3 Luglio 2020 /da Hedya
Subappalto, illegittimo il limite fissato rigidamente al 30% dell’importo contrattuale
Subappalti e limiti del Codice dei contratti pubblici: cosa cambia?
Con la recente sentenza dello scorso 11 giugno 2020, il Tar Toscana conduce un’importante riflessione in materia di subappalto. Come è noto, il subappalto è regolato dall’articolo 105 del D.lgs. 50/2016, cd. “Codice dei contratti pubblici”, che lo qualifica come il contratto con il quale l’appaltatore affida a terzi l’esecuzione di parte delle prestazioni o lavorazioni oggetto del contratto di appalto.
La norma, in particolare, prescrive un limite quantitativo al ricorso a tale contratto, che non potrà superare il 30% dell’importo complessivo del contratto di lavori, servizi o forniture. Le Amministrazioni, alla luce del quadro normativo così delineato, hanno interpretato la limitazione prevista dall’articolo 105 in modo rigoroso, esplicitando in apposite clausole contenute nei bandi di gara l’inderogabilità della soglia prevista.
Per tali ragioni, il Tar Toscana ha proceduto ad una rilettura della disposizione del Codice, in linea con i più recenti orientamenti della giurisprudenza dell’Unione europea. La Corte di Giustizia dell’Unione europea, infatti, con sentenza C-63/18 del 26 settembre 2019, ha affermato che la direttiva 2014/24/Ue in materia di contratti pubblici dev’essere interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale, come quella di cui all’art. 105 del codice dei contratti pubblici, che limita in modo rigido ed indiscriminato al 30% la parte dell’appalto che l’offerente è autorizzato a subappaltare a terzi.
Pertanto, il Tar ha affermato che il bando di gara, nella parte in cui ha fatto applicazione di una norma nazionale contrastante con la vigente direttiva in materia di appalti pubblici (così come interpretata dalla Corte di Giustizia) debba ritenersi illegittimo e va annullato.
L’effetto del predetto annullamento, inoltre, investe l’intera procedura atteso che la eliminazione del limite all’importo subappaltabile incide sulle regole concorrenziali per l’accesso alla commessa e richiede quindi la apertura di un nuovo confronto pubblico e trasparente sulla base di regole conformi alla disciplina comunitaria.
Le recenti posizioni del Tar Toscana ridisegnano i confini tra appalti pubblici e limiti al subappalto, richiedendo nuove competenze per le PA nella gestione delle comunicazioni con tutti i soggetti richiedenti, per adeguarsi ai canoni di trasparenza e digitalizzazione in corso.
16 Giugno 2020 /da Hedya
Anticorruzione e Pantouflage: quali misure ?
Con il Comunicato pubblicato lo scorso 8 giugno 2020, l’Autorità nazionale anticorruzione ha reso nota la segnalazione, inviata al Governo e al Parlamento lo scorso 27 maggio, per richiedere un intervento normativo in materia di pantouflage, istituto introdotto nell’ordinamento con la Legge 190/2012, che ha inserito all’art. 53 del d.lgs. n. 165/2001 il comma 16 ter.. Esso mira ad impedire che un dipendente pubblico possa sfruttare la propria posizione all’interno di un’amministrazione, per ottenere un lavoro presso un’impresa o un soggetto privato verso cui ha esercitato poteri autoritativi o negoziali.
Per tali ragioni, la normativa imprime un vincolo di indisponibilità a svolgere – nei tre anni successivi alla cessazione del rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione – attività lavorativa o professionale presso i soggetti privati destinatari dell’attività della pubblica amministrazione svolta attraverso i medesimi poteri, pena la nullità dei contratti conclusi e degli incarichi conferiti.
L’istituto, in sintesi, mira ad assicurare l’imparzialità e il buon andamento della pubblica amministrazione. Tali misure si affiancano ai meccanismi di pre-employment, (di cui ai regimi di c.d. “inconferibilità degli incarichi”, ossia i divieti temporanei di accesso alla carica) e di in-employment (le c.d. “incompatibilità”, ossia il cumulo di più cariche) previsti dal decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39.
Ciononostante, l’Anac ha rilevato come la regolamentazione del pantouflage risulti particolarmente scarna, presentando rilevanti questioni di incertezza interpretativa legate alle conseguenze derivanti dall’accertamento della violazione.
L’Autorità ha sottoposto al Governo e Parlamento una serie di indicazioni:
In primo luogo, l’Anac ritiene che la durata del vincolo triennale di indisponibilità sia troppo eccessivo, giacchè si traduce, di fatto, in una vera e propria paralisi dell’attività del soggetto privato. Per tali ragioni, l’Autorità richiede di ripensare e rimodulare l’entità della pena interdittiva, sproporzionata sia con riferimento alla durata prevista che in relazione all’impossibilità di graduare il periodo di interdizione.
L’Autorità ritiene, inoltre, che dalla lettura del dettato normativo non sia chiaro se il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione valga solo nei confronti dell’amministrazione di provenienza o verso tutte le pubbliche amministrazioni.
La necessità di percorsi formativi integrati in Anticorruzione e Privacy: Hedya propone il percorso innovativo “Anticorruzione, trasparenza e privacy: un rapporto inscindibile”
Le recenti pronunce del Consiglio di stato confermano che per poter operare correttamente, una conoscenza integrata dei principi e delle novità introdotte dal GDPR, nonché in materia di anticorruzione e trasparenza.
Per tali ragioni, Hedya propone l’innovativo percorso formativo “Anticorruzione, trasparenza e privacy: un rapporto inscindibile”. Il corso che si propone ha una durata di 8 ore, e consente ai partecipanti di ottenere un’adeguata formazione trasversale sul rapporto che sussiste tra i concetti di anticorruzione, trasparenza e privacy e tra le rispettive discipline di riferimento.
15 Giugno 2020 /da Hedya
Appalti pubblici, dall’Anac nuovo Vademecum per affidamenti rapidi
Appalti pubblici nell’emergenza Covid: cosa cambia?
L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha comportato sospensioni e rallentamenti di molteplici procedimenti amministrativi. In particolare, la sospensione dei termini è stata disposta dall’articolo 103 del decreto legge n. 18 del 17 marzo 2020, così come modificato dall’articolo 37 del decreto-legge n. 23 dell’8/4/2020.
Il regime di sospensione ha destato notevoli perplessità in materia di appalti pubblici. Per tali ragioni, l’Anac è intervenuta in più occasioni, precisando che:
sono state diffuse erronee interpretazioni, da parte di alcune stazioni appaltanti, delle indicazioni fornite per lo svolgimento delle procedure di gara in concomitanza con l’emergenza sanitaria (delibera 312/2020);
l’Autorità non ha mai chiesto la sospensione di dette procedure.
Al contrario, proprio per evitare possibili ripercussioni negative sul comparto degli appalti pubblici, l’Autorità ha indirizzato al Governo e al Parlamento la segnalazione 4/2020, concernente l’applicazione dell’articolo 103, comma 1, del decreto-legge n. 18/2020. Con tale segnalazione, l’Autorità ha sollecitato gli organi istituzionali nazionali alla più celere individuazione di misure specifiche per la Fase 2, al fine di scongiurare che l’applicazione delle disposizioni, adottate in via generale per tutti i procedimenti amministrativi, possa comportare rilevanti criticità applicative al settore specifico degli appalti pubblici.
Al contempo, l’Autorità è intervenuta nell’ambito delle sue competenze per assicurare celerità alle procedure di affidamento in concomitanza con l’emergenza sanitaria in atto. A tal fine, ha realizzato un apposito Vademecum rivolto alle stazioni appaltanti, denominato “Vademecum Anac per affidamenti rapidi durante l’emergenza e nella “fase 2”. Procedure speditive già previste nel Codice, ma spesso sono poco note”.
L’obiettivo del Vademecum è di chiarire l’attuale quadro normativo a disposizione delle stazioni appaltanti. Il Documento, pertanto, fornisce alle amministrazioni una ricognizione delle norme attualmente in vigore, elencando tutti i casi in cui, in presenza dei presupposti di legge, è possibile procedere ad un’accelerazione o una semplificazione delle gare.
Il Vademecum dell’Anac mira dunque a dimostrare che i procedimenti accelerati in materia di appalti prescindano dall’attuale stato emergenziale.
8 Maggio 2020 /da Hedya