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Timestamp: 2020-08-07 04:44:49+00:00
Document Index: 3242396

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Sentenza Cassazione Civile n. 2682 del 30/01/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2682 del 30/01/2019
Cassazione civile sez. lav., 30/01/2019, (ud. 28/11/2018, dep. 30/01/2019), n.2682
sul ricorso 21442-2016 proposto da:
P.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA MONTE ZEBIO 9,
presso lo studio dell’avvocato GIORGIO DE ARCANGELIS, rappresentato
e difeso dall’avvocato ALESSANDRO GRACIS;
SOCIETA’ CATTOLICA DI ASSICURAZIONE SOC.COOP., in persona del legale
ANTONIO BERTOLONI 55, presso lo studio dell’avvocato FEDERICO MARIA
MARIA CORBO’;
VOPACHEL S.R.L., UNIPOLSAI ASSICURAZIONI S.P.A. (già UGF
ASSICURAZIONI S.P.A.), S.A.S. A & S AMBIENTE E SVILUPPO F.V.G.
DI A.F. & C.;
avverso la sentenza n. 69/2016 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE,
depositata il 22/04/2016, R.G.N. 112/2015;
28/11/2018 dal Consigliere Dott. ELENA BOGHETICH;
udito l’Avvocato FILIPPO MARIA CORBO’.
1. Con sentenza n. 69 depositata il 22.4.2016 la Corte di appello di Trieste rigettava il ricorso per revocazione della sentenza n. 44 del 29.4.2014 emessa dalla stessa Corte di appello che, in parziale riforma della pronuncia del Tribunale di Gorizia, riteneva totalmente risarcito tramite indennizzo erogato dall’INAIL il danno patrimoniale per perdita della capacità di lavoro specifica subito da P.S. nell’infortunio del (OMISSIS) presso il datore di lavoro Vopachel s.r.l., liquidava a G.L., madre del lavoratore infortunato, un danno biologico riflesso pari a Euro 15.000,00 e dichiarava esente da responsabilità la società A&S Ambiente e Sviluppo F.V.G. in quanto società di consulenza esterna al responsabile del servizio prevenzione del datore di lavoro.
2. La Corte distrettuale rilevava che la sentenza oggetto di revocazione aveva, con particolare riguardo al danno patrimoniale lamentato dal lavoratore, applicato un coefficiente di capitalizzazione diverso da quello considerato dal giudice di primo grado, pervenendo, peraltro, al medesimo risultato di completo assorbimento del danno da parte dell’indennizzo erogato dall’INAIL; rilevava che la doppia sottrazione dei danni liquidati dall’INAIL era frutto di valutazione congetturale del ricorrente con conseguente insussistenza di una svista materiale da parte del giudice di appello.
3. Avverso la detta sentenza P.S. ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi, illustrato da memoria. La società Cattolica Assicurazione coop. a r.l. resiste con controricorso. Le società Vopachel s.r.l. e A&S Ambiente e Sviluppo F.V.G. sono rimaste intimate.
1. Con i due motivi di ricorso si denunzia nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c. nonchè violazione e/o falsa applicazione dell’art. 395 c.p.c., comma 1, n. 4 (ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4) avendo, la Corte distrettuale, adottato un’interpretazione riduttiva dell’istituto della revocazione, trascurando che l’ipotizzata doppia sottrazione (dell’indennità erogata dall’INAIL) era la sola spiegazione razionale dell’errore percettivo commesso dal giudice di appello, errore di tipo matematico, in quanto non poteva ottenersi lo stesso risultato a fronte dell’uso (rispettivamente del Tribunale e del giudice di appello) di coefficienti di capitalizzazione tra loro quasi incommensurabili (rispettivamente 9,49 e 25,9828).
L’errore rilevante ex art. 395 c.p.c., n. 4 consiste nella erronea percezione dei fatti di causa che abbia indotto la supposizione della esistenza o della inesistenza di un fatto la cui verità è incontestabilmente esclusa o accertata dagli atti di causa, a condizione che il fatto oggetto dell’asserito errore non abbia costituito materia del dibattito processuale su cui la pronuncia contestata abbia statuito. Muovendo da detta premessa questa Corte ha evidenziato che: l’errore non può riguardare la attività interpretativa e valutativa; deve avere i caratteri della assoluta evidenza e della semplice rilevabilità sulla base del solo raffronto tra la sentenza impugnata e gli atti di causa, senza necessità di argomentazioni induttive o di particolari indagini ermeneutiche; deve essere essenziale e decisivo nel senso che tra la percezione erronea e la decisione emessa deve esistere un nesso causale tale che senza l’errore la pronuncia sarebbe stata sicuramente diversa (Cass. 5.7.2004 n.12283; Cass. 20.2.2006 n. 3652; Cass. 9.5.2007 n. 10637; Cass. 26.2.2008 n. 5075; Cass. 29.10.2010 n. 22171; Cass. 15.12.2011 n.27094).
La Corte distrettuale si è conformata ai suddetti principi rilevando che non ricorrevano, nella fattispecie esaminata, i requisiti di cui all’art. 395 c.p.c., comma 1, n. 4. La sentenza impugnata per revocazione, quanto alla quantificazione del danno patrimoniale, non appare fondata su un presupposto di fatto erroneo, avendo il giudice di appello proceduto applicando una formula matematica e calcolando il valore attuale della rendita inserendo dati pacifici e non contestati (quali il reddito annuo, l’età del lavoratore infortunato, il tasso di invalidità specifica, il danno liquidato dall’INAIL, lo scarto fra vita fisica e vita lavorativa).
3. In conclusione il ricorso va rigettato e le spese di lite seguono il principio della soccombenza dettato dall’art. 91 c.p.c.