Source: https://www.diritto.it/la-funzione-della-mediazione-familiare-con-i-bambini/
Timestamp: 2018-12-16 12:47:46+00:00
Document Index: 145657570

Matched Legal Cases: ['art. 147', 'art. 147', 'art. 5', 'art. 315', 'art. 147', 'art. 337', 'art. 3']

Abstract: L’Autrice mette a fuoco e analizza l’importanza e il ruolo dell’intervento del mediatore familiare nelle situazioni familiari conflittuali, vissute dalla prospettiva dei bambini.
“Questo mondo è pieno di ex mogli ed ex mariti. Ma non esistono ex figli” (Bruno Ferrero, scrittore e pedagogista salesiano).
La mediazione familiare è connaturalmente “pro figli” per la sua aggettivazione “familiare” e la famiglia è pienamente compiuta quando vi sono dei figli. Svolge un’educazione familiare perché richiama i genitori sulla continuità e sulla comunanza degli obblighi verso i figli enucleati nell’art. 147 cod. civ. e soprattutto “nel rispetto” (locuzione inserita nel novellato testo dell’art. 147 cod. civ. dal decreto legislativo 28 dicembre 2013 n. 154 “Revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione, a norma dell’articolo 2 della legge 10 dicembre 2012, n. 219”) di quanto espresso e manifestato dai figli anche circa il loro affidamento. Già nell’art. 5 lettera b della “Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna” del 1979 si prevedeva “ogni misura adeguata” “al fine di far sì che l’educazione familiare contribuisca alla comprensione che la maternità è una funzione sociale e che uomini e donne hanno responsabilità comuni nella cura di allevare i figli e di assicurare il loro sviluppo, restando inteso che l’interesse dei figli è in ogni caso la considerazione principale”. La mediazione contribuisce anche a responsabilizzare i genitori a non far mancare ai figli quell’assistenza morale introdotta dall’art. 315-bis “Diritti e doveri del figlio” cod. civ. aggiunto dalla legge 10 dicembre 2012 n. 219 e, poi, nell’art. 147 come novellato dal decreto legislativo 28 dicembre 2013 n. 154.
Chiudersi nella stanza di mediazione per spezzare la catena della conflittualità e prendersi un nuovo tempo e un nuovo spazio, per riprendersi in mano la vita è didascalico per i genitori e indirettamente per i bambini. “Gli uomini si agitano disperatamente nel loro quotidiano per evitare di confrontarsi con se stessi. Cercano una presenza, un palliativo per la loro disperata solitudine interiore, e ciò in una folle ricerca dell’altro, perché la solitudine è per loro insopportabile. L’uomo moderno sembra preso in una corsa vertiginosa contro l’orologio. Accumula compiti, azioni e poiché ciò non basta, riempie di rumori ogni spazio libero per immaginare che la sua vita sia piena. Molto presto noi condizioniamo i nostri bambini a questo ritmo così poco naturale. Così il bambino perde molto presto la sua capacità di essere e diventa lo specchio dell’angoscia dei genitori che sono sempre più condizionati dai modelli di vita imposti e falsi, spesso veicolati dai mezzi audiovisivi” (Jacqueline Morineau, francese esperta di mediazione umanistica).[5] La mediazione familiare nel codice civile è associata all’ascolto perché menzionata nell’art. 337-octies rubricato “Poteri del giudice e ascolto del minore”. “Ascolto” ha la stessa origine etimologica di “cultura”; nell’art. 3 lettera o della legge 22 luglio 2011 n. 112 “Istituzione dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza” si legge: “[…] favorisce lo sviluppo della cultura della mediazione e di ogni istituto atto a prevenire o risolvere con accordi conflitti che coinvolgano persone di minore età, stimolando la formazione degli operatori del settore”. Il legislatore del 2011 ha accolto, pertanto, l’appello e l’auspicio formulato nel Documento “Per una mediazione a misura di bambini” del 2005 in cui, tra l’altro, al punto n. 5 sta scritto: “L’intervento legislativo dovrà promuovere la diffusione sia della cultura che dei servizi di mediazione”. L’accostamento dell’ascolto alla cultura della mediazione fa ben sperare in una nuova cultura dell’infanzia e dell’adolescenza; quell’infanzia e quell’adolescenza cui in famiglia, tanto in un clima sereno quanto in un periodo conflittuale, sono da “ascoltare” (dal latino “auris”, orecchio, e “colere”, coltivare, curare, trattare riguardosamente, quindi “coltivare nell’orecchio, porgere attentamente l’orecchio”), una via di mezzo tra l’“udire” (propendere verso qualcuno), il “sentire” (dirigere verso qualcuno i sensi) e l’“intendere” (volgere la mente verso qualcuno).