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Timestamp: 2020-07-05 21:22:46+00:00
Document Index: 177441219

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 29', 'art. 3', 'art. 375']

Sentenza Cassazione Civile n. 2676 del 01/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2676 del 01/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 01/02/2017, (ud. 11/01/2017, dep.01/02/2017), n. 2676
proprio e quale procuratore speciale della S.C.C.I. spa,
MARIATERESA GRIMALDI giusta procura speciale a margine del
avverso la sentenza n. 9/2015 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE emessa
il 13/01/2015 e depositata il 13/01/2015;
che, con sentenza del 13.1.2015, la Corte di appello di Firenze confermava la decisione di primo grado che aveva annullato due avvisi di addebito notificati a B.V., con i quali veniva ingiunto il pagamento di contributi asseritamente dovuti alla Gestione Commercianti al predetto, nella sua qualità di socio della s.n.c. B.M.B di B.P., M. e B., avente ad oggetto l’attività di locazione del bene immobile (adibito a capannone per lo svolgimento di attività artigiana); che avverso tale sentenza l’INPS in proprio e nella qualità epigrafata ha proposto ricorso affidato ad unico motivo, al quale ha opposto difese il B., con controricorso;
che viene denunziata violazione e/o falsa applicazione della L. 22 luglio 1966, n. 613, art. 1, della L. 27 novembre 1960, n. 1397, art. 1 così come modificato dalla L. dicembre 1996, n. 662, art. 1, comma 203, della stessa L. n. 1397 del 1960, art. 2 e degli artt. 2991, 2298 e 2697 c.c., assumendosi: che, contrariamente a quanto sostenuto nella impugnata sentenza il socio di una s.n.c. è per ciò stesso, in quanto unico soggetto abilitato a compiere atti in nome della società, tenuto alla iscrizione nella Gestione Commercianti perchè l’esercizio dell’attività commerciale in modo abituale e prevalente era “in re ipsa”, ossia immediatamente e direttamente correlato all’essere socio con poteri di gestione della società; che l’attività di riscossione di canoni di locazione di immobile, rientrando in quella più ampia di gestione del patrimonio immobiliare, aveva natura commerciale; che il giudizio di prevalenza richiesto dalla L. n. 662 del 1996 è di natura endogena, ossia deve essere compiuto solo in relazione alle vicende interne della società, senza che assumano alcun rilievo altre ed ulteriori attività espletate dal socio al di fuori della attività sociale, nella specie non provate.
che è stato accertato che la SNC B.M.B., di cui il B. era socio amministratore, non svolgeva alcuna attività diretta all’acquisto ed alla gestione di beni immobili e non svolgeva attività diverse da quella limitata alla riscossione del canone di locazione dell’ immobile di cui la società era proprietaria – non diversamente dall’ipotesi in cui più soggetto contitolari di più beni immobili, ricevuti ad esempio per successione ereditaria, diano in locazione gli stessi anzichè goderli direttamente -, e pertanto non rileva la mancanza di prova che gli altri soci fossero impegnati negli atti di gestione ordinaria e straordinaria della società, nè di prova idonea ad escludere la presunzione normativa di esercizio di attività imprenditoriale che l’INPS erroneamente collega alla circostanza che la società fosse costituita in forma diversa da quella semplice;
che questa Corte – sia pure con riferimento alle società in accomandita semplice – ha affermato il principio (Cass. n. 3835 del 26 febbraio 2016) secondo cui ai sensi della L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 203, che ha modificato la L. n. 160 del 1975, art. 29 e della L. n. 45 del 1986, art. 3 in tali società la qualità di socio accomandatario non è sufficiente a far sorgere l’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali, essendo necessaria anche la partecipazione personale al lavoro aziendale, con carattere di abitualità e prevalenza, la cui ricorrenza deve essere provata dall’istituto, prova che, nel caso in esame, secondo i giudici di merito non è stata fornita, essendo emerso che il B. si limitava a gestire la locazione di un unico immobile;
che pertanto, essendo da condividere la proposta del relatore, il ricorso va rigettato con ordinanza, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5, non essendo il contenuto della memoria dell’INPS idoneo ad incidere nel senso di una diversa soluzione della controversia rispetto a quella prospettata;
che le spese del presente giudizio vanno regolate come da dispositivo, con attribuzione al difensore dichiaratosi antistatario;
Rigetta il ricorso e condanna l’INPS al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in Euro 100,00 per esborsi, Euro 1500,00 per compensi professionali, oltre accessori come per legge, nonchè al rimborso delle spese forfetarie in misura del 15%, spese da distrarsi in favore dell’avv. Maria Teresa Grimaldi.