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Timestamp: 2017-09-26 00:18:26+00:00
Document Index: 74259310

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 28', 'sentenza ']

Dal Ministero dello
istruzioni per adempiere alle nuove disposizioni normative che interessano le nostre attività
Come di consueto riportiamo le ultime novità interpretative diffuse dal Ministero dello Sviluppo economico di diretto interesse per le attività economiche del mondo Confcommercio.
Per coloro che desiderassero consultare direttamente la documentazione diffusa dal Ministero è possibile accedervi direttamente dal sito:
http://www.sviluppoeconomico.gov.it/pdf_upload/documenti/phpR5R1dI.pdf
Per ogni ulteriore dettaglio e per la corretta applicazione al proprio caso specifico, consigliamo vivamente di recarsi presso gli uffici Confcommercio del proprio mandamento.
Alberghi. Requisiti professionali
L’ autorizzazione per attività alberghiera abilita - ai sensi dell’art. 9 della legge 29 marzo 2001, n. 135 - ad effettuare, unitamente alla prestazione del servizio ricettivo, la somministrazione di alimenti e bevande alle persone alloggiate, ai loro ospiti ed a coloro che sono ospitati nella struttura ricettiva in occasione di manifestazioni e convegni organizzati. Di conseguenza a tale previsione normativa, il legale rappresentante non necessita del possesso dei requisiti previsti per l’attività di somministrazione di alimenti e bevande.
Esercizi commerciali. Requisiti professionali
L’esperienza acquisita in qualità di cameriera presso un bar/ristorante, trattandosi, peraltro, di pratica afferente il settore della somministrazione, non può essere considerata corrispondente al requisito previsto dall’art. 5, comma 5, lett. b), del decreto n. 114.
Il tenore della disposizione, nonché la specifica elencazione dei requisiti, non consente di riconoscere altre modalità di accesso al settore per l’esercizio dell’attività di vendita.
E’ in possesso del requisito professionale, previsto dall’art. 5, comma 5, lett. b) del decreto legislativo 114/98, il soggetto che ha prestato la propria opera, per almeno due anni nell’ultimo quinquennio, presso una impresa esercente negli stessi locali le attività di pasticceria, di somministrazione di alimenti e bevande e di vendita al dettaglio dei prodotti del settore alimentare, con la qualifica di fornaio specializzato con rapporto di lavoro di cui al C.C.N.L. previsto per le attività di dolciaria-artigiana.
La suddetta disposizione intende garantire che il soggetto aspirante ad avviare una attività nel settore alimentare sia in possesso di un livello di qualificazione adeguato alla manipolazione alimentare, a tutela dei fruitori del servizio. Nel caso di specie, pur in presenza di un rapporto contrattuale limitato allo svolgimento della attività di fornaio, la circostanza che il soggetto in questione ha espletato detta attività all’interno di un esercizio commerciale autorizzato alla vendita dei prodotti alimentari ed all’attività di somministrazione di alimenti e bevande consente il riconoscimento del possesso della qualifica professionale richiesta per l’avvio dell’attività di vendita dei prodotti appartenenti al settore merceologico alimentare.
Il Ministero fornisce alcuni chiarimenti in merito alla disciplina applicabile alla vendita di quotidiani e periodici:
1. Nel caso in cui la Regione non abbia emanato una propria disciplina resta applicabile il d.lgs. n 170/01. Ai sensi di tale normativa i Comuni possono autorizzare punti vendita “non esclusivi”, legittimati alla vendita di ambedue le tipologie di prodotto editoriale o solo una delle due tipologie ossia o i quotidiani o i periodici.
2. Nel caso in cui la Regione abbia emanato esclusivamente un provvedimento recante gli indirizzi per l’emanazione dei criteri comunali per l’apertura di punti vendita esclusivi, non è ammissibile il loro utilizzo per i non esclusivi. Resta fermo che non esiste alcun obbligo per i Comuni di emanare criteri anche per i punti non esclusivi.
3. Per i punti di vendita non esclusivi la disciplina nazionale non ha individuato criteri di contingentamento. Non esiste, infatti, un richiamo espresso nel decreto n. 170 all’emanazione di criteri per il rilascio delle autorizzazioni per i punti non esclusivi. In una precedente circolare (cfr. circolare esplicativa 20 dicembre 2001, n. 3538/c), il Ministero si era limitato ad indicare, solo al fine di garantire uniformità di trattamento ed equità, l’opportunità di adottare da parte del comune, un provvedimento recante i criteri ai quali fare riferimento ai fini del rilascio delle autorizzazioni all’esercizio dei punti non esclusivi di vendita. Comunque, considerato il tempo decorso dalla emanazione della disciplina in parola, la mancata adozione dei criteri per il rilascio delle autorizzazioni per i punti non esclusivi di vendita non può ritenersi condizione preclusiva al rilascio di nuove autorizzazioni.
4. Solo il Comune, sulla base dei principi contenuti nel decreto n. 170 finalizzati a garantire una adeguata distribuzione dei prodotti editoriali, è in grado di valutare la congruità del numero dei punti di vendita già esistenti, secondo criteri compatibili con le disposizioni vigenti, anche comunitarie, che impediscono di adottare limitazioni quantitative non supportate da motivi imperativi di interesse generale rispettando, in ogni caso, i principi di necessità e proporzionalità.
5. Allo stato attuale non risultano emanate ulteriori disposizioni nazionali in materia di apertura di punti di vendita esclusivi e non-esclusivi di quotidiani e periodici oltre quelle di cui al citato decreto n. 170.
6. Il tenore della disposizione di cui all’art. 2, comma 3, lettera e), del citato decreto legislativo n. 170 non consente di derogare al limite dei 120 mq di superficie disponibile sia nel caso di attivazione che nel caso di subingresso e successivo trasferimento di sede.
Ai fini del rilascio dell’autorizzazione per la vendita di quotidiani e periodici ai sensi dell’art. 2, comma 4, del d.lgs. 24 aprile 2001 n. 170 è sufficiente la sola esibizione dell’istanza a suo tempo presentata al comune competente per territorio dal soggetto che intendeva partecipare alla sperimentazione ex art. 1 della legge del 13 aprile 1999 n. 108.
In caso di mancata effettuazione delle vendite nella fase sperimentale, non occorre motivare, ai fini dell’ottenimento dell’autorizzazione, le cause impeditive. Non si possono infatti far ricadere sul soggetto che intendeva partecipare alla sperimentazione le eventuali disfunzioni dei centri di distribuzione dei quotidiani e periodici che, in taluni casi, si sono verificate.
Il titolare della concessione per la vendita dei farmaci OTC e SOP può anche essere diverso dal titolare dell’attività del supermercato, in quanto quest’ultimo può legittimamente affidare uno o più reparti ad un soggetto terzo in possesso dei requisiti prescritti affinché, previa comunicazione al Comune competente per territorio, li gestisca in proprio.
I soggetti autorizzati alla vendita in sede fissa, qualora intendano commercializzare alcuni prodotti sottocosto, devono attenersi alle prescrizioni della normativa vigente nazionale, previa comunicazione da redigere mediante apposito modello, con particolare riguardo alle informazioni richieste nel medesimo.
Non sussiste alcun obbligo per l’esercente dettagliante di allegare al modello di comunicazione la documentazione fiscale, inerente il prezzo di acquisto dei prodotti, oggetto del sottocosto. E’ infatti in sede di controllo, da parte degli organi di vigilanza preposti, che eventuali anomalie, se sussistenti, sono individuate e conseguentemente sanzionate.
Non è da scrivere nel modello di comunicazione l’indicazione relativa al numero minimo dei pezzi disponibili per ciascuna referenza ma, come precisato nel Foglio Notizie allegato allo stesso, è da indicare inequivocabilmente nei messaggi pubblicitari, promozionali della vendita sottocosto, posti sia all’interno che all’esterno dell’esercizio (Cfr. art. 3, comma1, lett. a) del D.P.R. n. 218 del 6 aprile 2001).
Riguardo a tale circostanza, il Ministero aveva già precisato, nella circolare esplicativa n. 3528/c del 24 ottobre 2001 che “Il riferimento al quantitativo disponibile per ogni referenza può essere espresso anche con l’indicazione del numero minimo delle unità di prodotto disponibili presso l’esercizio commerciale. Quanto sopra in considerazione della oggettiva difficoltà per le imprese che operano con più punti di vendita dislocati sul territorio nazionale ad indicare il numero esatto dei prodotti oggetto della vendita sottocosto disponibili presso ciascun esercizio della catena distributiva.
Ad avviso della scrivente, infatti, l’indicazione del numero dei pezzi minimo disponibile consente di salvaguardare il diritto all’informazione del consumatore sancito dalla disposizione e semplifica la gestione delle iniziative commerciali a livello nazionale.”
Nel caso di trasferimento della gestione o della titolarità dell’attività di vendita su aree pubbliche, al soggetto subentrante devono essere trasferiti anche i titoli di priorità acquisiti dal dante causa nelle c.d. “spunte”, ossia le presenze maturate in seguito alla possibilità - sancita dall’art. 28 comma 11, del d.lgs. 114 - per l’operatore non concessionario di posteggio di occupare un posteggio libero o temporaneamente non occupato dal titolare della concessione.
Infatti, le presenze maturate in un mercato, per il fatto di consentire, al determinarsi dell’assenza di un titolare, la possibilità di esercitare e quindi di acquisire priorità rispetto ad altri soggetti, possono rientrare nella nozione d’azienda, e pertanto nel complesso dei beni per l’esercizio dell’impresa, il cui trasferimento è garantito dalle norme vigenti.
Pubblici esercizi. Parametri numerici
La pronuncia del TAR Lombardia, sentenza n. 6259/2007-Sez. IV, essendo riferita al caso specifico oggetto di impugnativa, ed essendo peraltro stata sospesa, non può automaticamente comportare l’obbligo, per l’Ente locale situato in altra Regione, del rilascio dell’eventuale autorizzazione richiesta. Questa, infatti, va rilasciata o negata sulla base dell’applicazione delle relative norme e dell’interpretazione che ne viene data dall’organo competente ad applicarle. Il quadro che risulta dalla giurisprudenza amministrativa in materia è solo un utile riferimento per le valutazioni di tale autorità amministrativa.