Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2015/10/il-trasferimento-della-licenza-taxi-non-e-una-cessione-dazienda.html
Timestamp: 2018-10-19 10:53:47+00:00
Document Index: 133311000

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1346', 'art. 1343']

Il trasferimento della licenza taxi non è una cessione d’azienda! Lo dice la Commissione tributaria di Milano | Commercialista Telematico
I controlli fiscali sui trasferimenti delle licenze dei taxi sono iniziati all’incirca nel 2007, sulla base di un articolato percorso d’indagine elaborato dall’Ufficio analisi fenomeni evasivi della Direzione Centrale dell’Agenzia delle entrate, con il quale era stato evidenziato che tali trasferimenti devono essere trattati fiscalmente alla stregua di cessioni d’azienda e tassati secondo la relativa disciplina. La prassi degli operatori del settore sino ad allora, invece, era proprio quella di non dichiarare gli importi percepiti per il trasferimento della licenza al soggetto subentrante e ovviamente non tassarli.
Della questione si è recentemente occupata la C.T. Prov. di Milano, con la «singolare» sentenza 1886/8/15, che merita un approfondimento. Secondo i giudici milanesi, infatti, la scrittura con la quale l’intestatario della licenza taxi s’impegna a richiedere al Comune il trasferimento del titolo amministrativo all’altro contraente della scrittura, a fronte di una contropartita in denaro, non configura una cessione d’azienda, ma un contratto atipico tra il titolare della licenza ed il soggetto subentrante.
In passato, la giurisprudenza di merito ha stabilito che il trasferimento della licenza di taxi deve considerarsi alla stessa stregua di una vera e propria cessione d’azienda, che impone al cedente di presentare la dichiarazione dei redditi, esponendo come reddito il valore della plusvalenza conseguita con il predetto trasferimento. Se il taxista omette la dichiarazione, l’Ufficio è legittimato a procedere all’accertamento induttivo, avvalendosi di dati e notizie comunque raccolti e utilizzando anche presunzioni semplici (C.T. Reg. di Roma, sentenza del 20 luglio 2011, numero 234/29/11.).
In un’altra occasione, invece, è stato stabilito che la cessione da padre a figlio della licenza del servizio taxi si presume a titolo gratuito, non generando quindi alcuna plusvalenza imponibile (C.T. Reg. Roma, sentenza 2 febbraio 2011 n. 24/6/11).
La Cassazione – a quanto consta – non si è ancora pronunciata apertamente sulla questione. Tuttavia, con la sentenza 16836/2014, ha sostanzialmente confermato l’annullamento di un atto impositivo, atteso che, nel caso di specie, l’Ufficio si era limitato ad affermare l’omessa indicazione, da parte del contribuente, di una plusvalenza derivante dalla cessione della licenza di taxi, senza peraltro precisare a quale delle ipotesi di “redditi diversi” fosse riconducibile la cessione della licenza di taxi, omettendo di qualificare l’oggetto di tale negozio ed, in particolare, di indicare se detta cessione configurasse, o dovesse ritenersi equiparabile, alla cessione di azienda.
Con la pronuncia in oggetto – sebbene riguardante l’ambito dell’imposta di registro, a differenza di tutte le sentenze sopra richiamate che attengono le imposte dirette ed, in particolare, le plusvalenze ai fini Irpef – il collegio milanese ha osservato che la licenza taxi costituisce un provvedimento amministrativo comunale e, quindi, non può essere oggetto di accordi tra privati, atteso che un contratto di diritto privato avente ad oggetto un provvedimento rientrante nella discrezionalità della pubblica amministrazione sarebbe radicalmente nullo per impossibilità dell’oggetto (art. 1346 C.C.) o per contrarietà della causa all’ordine pubblico e a norme imperative (art. 1343 C.C.).
A supporto di ciò, è stato evidenziato che, infatti, nel caso di specie, il regolamento comunale consentiva al titolare della licenza soltanto di indicare il soggetto subentrante, il quale avrebbe dovuto essere fornito dei requisiti normativamente previsti per poter subentrare nella licenza.
In regione di quanto poc’anzi espresso, secondo il collegio di merio, il “passaggio” della licenza dal titolare al subentrante non poteva configurarsi come una cessione d’azienda, perché con il contratto non era prevista alcuna cessione di beni, dovendosi escludere, per quanto sopra indicato, che la licenza taxi possa costituire…