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Timestamp: 2017-08-23 15:31:15+00:00
Document Index: 110212526

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 1418', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1']

Parere in materia di unità di misura per vendita di adesivi.
La società Alfa S.p.A. richiede parere motivato in ordine alla possibilità di procedere alla vendita dei propri adesivi in litri anziché in chilogrammi, così come invece avviene attualmente. Più propriamente ci viene richiesto se ed in quale misura la vendita in litri potrebbe generare delle problematiche per la società stessa.
Al fine di dare correttamente risposta al predetto quesito, è, innanzi tutto, necessario porre in rilievo il fatto che una siffatta questione è caratterizzata da diverse sfaccettature, la cui trattazione determina, per certi aspetti, lo sconfinamento in argomentazioni squisitamente tecniche (chimico-fisiche) e l’analisi di queste ultime andrà, pertanto, meglio demandata agli specialisti del settore.
Dunque, ciò che in questa sede ci preoccuperemo di sviluppare è una disamina meramente giuridica del quesito così come posto, che andrà, tuttavia, contemperata e definita con l’ausilio di altri e distinti pareri tecnico-specialistici, tra i quali non dovrà mancare un giudizio che prenda, altresì, in considerazione le eventuali problematiche fiscali-contabili, che possano venire in rilievo. I riferimenti normativi sui quali si incentra la questione in esame sono riconducibili principalmente al D.P.R. n. 802 del 12 agosto 1982 (Testo coordinato sulle unità di misura), di attuazione della direttiva CEE 80/181 riguardante le unità di misura ed al Testo Unico delle Leggi metriche 23/08/1890 n. 7088. Preliminarmente e per inciso, si sottolinea che, nella presente disamina, tratteremo esclusivamente delle unità di misura menzionate nel quesito, ossia il chilogrammo ed il litro.
Occorre, dapprima, chiarire che la metrologia legale è la branca della metrologia che si occupa delle unità di misura, dei metodi e degli strumenti di misurazione utilizzati nelle transazioni commerciali.
Le transazioni commerciali, sia tra imprese che tra imprese e consumatori, allorché avvengano secondo quantità, sono effettuate sulla base di procedure di misurazione e strumenti di misura che ciascuno Stato, al suo interno, riconosce come legali. Poiché gli stati stabiliscono le norme di metrologia legale in piena autonomia, ma le imprese possono scambiare merci tra Stati con differenti legislazioni, il mercato internazionale ha necessità di regole condivise (a tal proposito a Parigi hanno sede le maggiori organizzazioni nonché comitati internazionali, i cui scopi principali sono quelli di uniformare gli standard metrologici ed armonizzare le procedure di controllo metrologico applicate dai servizi metrologici dei vari stati membri).
La corretta misurazione della merce oggetto di compravendita è uno degli aspetti primari della transazione commerciale e, attraverso la metrologia legale, è possibile intervenire per regolare la concorrenza tra imprese nell’ambito della correttezza e, soprattutto, è possibile assolvere all’importante funzione di tutela del consumatore.
La base della metrologia legale, e della più parte delle transazioni e degli accordi commerciali, sono le unità di misura legali, in assenza delle quali, evidentemente, non sarebbe possibile determinare in modo uniforme le ’quantità’, siano esse, poi, nella pratica, espresse in grammi, litri, metri o altro.
Le unità di misura servono a determinare il valore delle grandezze fisiche e un sistema unitario è un insieme di regole riconosciute che stabilisce in modo incontrovertibile le unità di misura stesse. Il sistema unitario utilizzato attualmente a livello mondiale è il Sistema Internazionale delle Unità (SI), introdotto dall’undicesima Conferenza Generale dei Pesi e delle Misure (CGPM) nel 1960.
La CGPM ha definito le unità di base del Sistema Internazionale delle Unità prevedendo 7 grandezze fondamentali (intervallo di tempo, lunghezza, massa, temperatura, quantità di sostanza, intensità di corrente elettrica, intensità luminosa) e definendo le relative unità di misura.
La grandezza riferita alla massa ha come relativa unità di misura il chilogrammo (simbolo Kg).
La predetta Conferenza ha disposto, poi, la suddivisione delle unità di misura in unità di base e in unità derivate. Le unità derivate (in questa sede ed ai nostri fini, non rilevanti) sono quelle formate dalla combinazione delle Unità Base secondo relazioni algebriche che così collegano le corrispondenti quantità.
Vi sono poi alcune unità di misura cosiddette ’unità di misura non vietate dal Sistema Internazionale’, spesso usate nella pratica e non più ammesse legalmente. Tra queste ultime vi è il quintale (simbolo q) riferito anch’esso alla grandezza denominata massa, il cui fattore di conversione equivale a 100 Kg. Fino al 31 dicembre 2009 tali unità non vietate potranno essere utilizzate solo se accompagnate dalle corrispondenti unità legali riconosciute.
Infine, vi sono talune unità di misura cosiddette ’unità di misura non autorizzate dal Sistema Internazionale’ e tra di esse vi è la grandezza denominata volume che ha come relativa unità di misura il litro (simbolo l). Tali unità di misura, pur non appartenendo al SI, sono di uso comune e conseguentemente tollerate.
La metrologia legale italiana, al pari di quella di ogni Stato moderno, si occupa della tutela della fede pubblica nei rapporti inter partes, che per la loro esplicazione prevedono l’utilizzo di uno strumento per pesare o per misurare. E’ bene rimarcare che l’autonomia negoziale delle parti, talvolta, non è perfetta quando si applica al campo della compravendita a peso o a misura, poiché non tiene conto delle norme imperative sopra richiamate. Tuttavia, è necessario che le parti, pur nell’esercizio della autonomia privata, non violino le norme imperative dettate in materia di misure legali.
Il legislatore del Testo Unico delle Leggi metriche 23/08/1890 n. 7088 afferma infatti all’art. 11 che: ’Ogni convenzione di quantità, che non sia di solo denaro, anche per privata scrittura, dovrà farsi con pesi e misure legali’. Nel contratto di compravendita, dunque, la quantità della cosa scambiata contro il prezzo, per una esigenza di subiettività, voluta cioè dall’ordinamento giuridico, dovrà essere espressa in unità di misura legali, o comunque tollerate, come legali devono essere gli strumenti metrici impiegati e regolare deve esserne l’impiego (come ad esempio la bilancia utilizzata per la determinazione del peso della merce venduta).
Da quanto sopra esplicitato consegue, dunque, che, essendo, in materia, l’autonomia negoziale limitata da norme imperative -nella specie quelle relative all’ordinamento metrico-, il negozio giuridico, allorché stipulato in violazione di norme inderogabili, ricadrà nella categoria della invalidità per nullità totale o parziale del negozio stesso, giusta la previsione dell’art. 1418 c.c.
Proseguendo nella disamina giuridica delle argomentazioni riconducibili al quesito sottoposto alla nostra attenzione, vi è poi da sottolineare che la violazione di norma imperativa, nel significato sopra riportato, oltre a rendere nullo il negozio concluso, nel caso di compravendita attuata in violazione delle norme metriche, è tale da estendere al campo penale la propria sfera di influenza.
Può certamente affermarsi che in campo metrologico (legale) i principi di legalità nel nostro ordinamento giuridico sono quelli di cui all’art. 1 del sopra citato Testo Unico 23/08/1890 n. 7088 che esplicitamente statuisce il principio di tassatività dei pesi e delle misure e delle unità di misura che devono essere impiegati e del già citato art. 11 della stessa normativa.
Ciò significa che ogni compravendita deve -e può- essere effettuata a mezzo di unità di misura legali, ossia quelle tassativamente elencate dalla legislazione in materia.
Per quel che è per noi di interesse, il predetto art. 1 statuisce che la unità di misura per i pesi è ’il gramma, millesima parte del chilogramma internazionale’ (il gramma come unità di peso di cui al suddetto articolo è attualmente il chilogrammo internazionale in virtù dell’art. 1, Legge 13.12.1928 n. 2886).; unità di misura per le misure di capacità è invece, ancora si sensi dell’art. 1, il ’litro, volume di mille grammi d’acqua pura a quattro gradi del termometro centesimale’.
In conclusione, per quanto deriva da tutto ciò che sin qui si è esplicitato e volendo dare risposta al quesito a noi sottoposto da Alfa S.p.A., può dirsi quanto segue.
Non vi è alcuna norma, riconducibile al sistema legislativo italiano o internazionale, che vieti la vendita del prodotto cui ha interesse Alfa s.p.a. (adesivi e collanti) in litri anziché in chilogrammi, essendo, a maggior ragione, tale prodotto, come a noi suggerito da Alfa stessa, di composizione liquida.
Ne consegue che, in teoria ed in assenza di un espresso divieto normativo, Alfa s.p.a. può procedere alla vendita in unità di misura litro anziché in unità di misura chilogrammo. Ciò non toglie che, nel caso in cui Alfa s.p.a. produca le proprie quantità o acquisti i prodotti base in chilogrammi, al fine di vendere il prodotto finale in litri, sia evidentemente necessario, per evitare qualsiasi tipo di illecito rilevante, identificare e dichiarare con esattezza il fattore di conversione utilizzato per enucleare ’l’effettivo valore’ che comporti l’equivalenza della merce compravenduta, a prescindere dall’unità di misura utilizzata in concreto per la negoziazione.
Per effettuare l’identificazione di tale fattore di conversione, sarà necessario considerare e valutare taluni parametri tecnici (ad esempio temperatura e peso specifico) e procedere ad una analisi specifica ed alla identificazione di un procedimento esatto, per i quali risulta imprescindibile il consulto e l’opera di esperti della materia, per la completezza dell’esame e per la effettiva realizzazione della questione trattata, come si è detto nelle premesse al presente parere.
In particolare quello che potremmo definire, del tutto atecnicamente, ’procedimento di conversione’ dovrà essere interamente validato scientificamente, dall’inizio alla fine, e dovrà mantenere costanti ed invariati gli standard e le caratteristiche procedimentali, cosicché, ad esempio, la temperatura -fattore che potrebbe procurare delle variabili nel procedimento e dunque nel prodotto finale- resti sempre la medesima ed il prodotto non risulti più o meno diluito ma abbia sempre la stessa densità.
Giuridicamente, per quanto a noi compete, è possibile affermare che la vendita a litri del prodotto Alfa non presenta rischi di sorta, nella sola ipotesi in cui siano esattamente espressi gli specifici fattori di calcolo per la conversione e sia scientificamente individuato, descritto, dichiarato e validato un procedimento preciso ed immutabile per la realizzazione della conversione.
Sarà opportuno, in ogni caso, coordinare con il parere giuridico qui formulato e con l’esame e la valutazione tecnica da richiedere agli esperti della materia, un parere fiscale-contabile che ponga in luce le eventuali problematiche che possano verificarsi nella evenienza in cui si procedesse alla operazione cui ha interesse Alfa s.p.a.
Tanto si doveva in virtù dell’incarico conferito.