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Timestamp: 2018-06-23 13:50:04+00:00
Document Index: 62279437

Matched Legal Cases: ['art. 428', 'art. 409', 'art. 420', 'art. 38', 'art. 420', 'art.700', 'art.33', 'art.33', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 9', 'art.1', 'art.1', 'sentenza ', 'art. 66', 'art. 8', 'art. 87', 'art. 8', 'art. 87', 'art. 8', 'art. 87']

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Sintesi Pronunce Giudice del Lavoro - Anno 2008
Creato Giovedì, 18 Febbraio 2016 11:37
Pubblicato Giovedì, 18 Febbraio 2016 11:37
Art. 669 terdecies – Eccezione di incompetenza territoriale non sollevata nella prima fase del giudizio – Inammissibilità
(Tribunale di Agrigento, ordinanza su reclamo 19 dicembre 2008)
L‘art. 428 c.p.c. stabilisce che, nelle controversie relative ai rapporti regolati dall’art. 409, l’incompetenza per territorio possa essere eccepita dal convenuto nella memoria difensiva ovvero rilevata d’ufficio dal giudice non oltre l’udienza di discussione di cui all’ art. 420 c.p.c. A tale disposizione fa da contraltare l’art. 38 c.p.c. secondo cui l’incompetenza per territorio c.d. inderogabile può essere rilevata d’ufficio, non oltre la prima udienza di trattazione. Dalla lettera di entrambe le disposizioni di legge e dalla loro ratio ( essendo evidente l’esigenza del legislatore volta a far sì che la questione relativa alla competenza sia definita prima dell’emanazione di qualsiasi altro provvedimento anche di carattere istruttorio) le espressioni “non oltre l’udienza di cui all’art. 420” e “non oltre l’udienza di trattazione”, rispettivamente contenute nei due articoli di legge, devono essere intese in senso restrittivo, con la conseguenza che non può essere consentito il rilievo d’ufficio da parte del giudice dopo che lo stesso si sia già pronunciato sulla richiesta di provvedimento cautelare formulata dalla parte, senza constatare, in tale provvedimento, alcun profilo di incompetenza ed anzi emettendo, insieme con la decisione sul merito dell’istanza, una implicita pronuncia affermativa della propria competenza.
Art. 428 c.p.c.; Art. 38 c.p.c.
Cassazione nn. 896/1988 e 1263/1998
Art.700 c.p.c. – Periculum in mora – Presupposti – Trasferimento di sede – Insussistenza Art.700 c.p.c. – Periculum in mora – Presupposti – Mancato trasferimento di sede – Insussistenza
(Tribunale di Palermo, ordinanza 5 dicembre 2008)
Ogni trasferimento di sede determina un sicuro disagio per il lavoratore e la sua famiglia, ma non determina, nelle more del giudizio di merito, un rischio di pregiudizio imminente e, soprattutto, irreparabile a meno di non voler giungere alla conclusione che ogni impugnativa di trasferimento legittimi di per sé, in relazione alla materia, il ricorso al procedimento di urgenza ex art.700 c.p.c., con sostanziale abolizione del requisito del periculum in mora.
La mancata concessione di un trasferimento atteso non comporta pregiudizio alla vita familiare e di relazione, non risarcibili per equivalente, in quanto consente il mantenimento della situazione di vita anteriore. .
Mobilità – Personale docente- Attribuzione precedenze ex art.33 legge104/1992- Produzione certificazione dell’Handicap successiva alla domanda di trasferimento per ritardo dell’organo sanitario – Inammissibilità
Mobilità – Personale docente- Attribuzione precedenze ex art.33 legge104/1992- Produzione certificazione dell’Handicap successiva alla domanda di trasferimento per ritardo dell’organo sanitario - Effettiva sussistenza del requisito - Irrilevanza
(Tribunale di Agrigento, sentenza n. 439/2008)
Non rileva il ritardo da parte dell’organo sanitario competente nel certificare la situazione di handicap, perché è possibile ovviarvi utilizzando il rimedio previsto dalla contrattazione collettiva che consente di documentare in via provvisoria la situazione di handicap con certificazione rilasciata da un medico specialista nella patologia denunciata in servizio presso l’AUSL da cui è assistito l’interessato (art. 9, lett. a, CCNI sottoscritto il 15.12.2006).
Stante la natura concorsuale della procedura di mobilità e la conseguente esigenza di garantire la par condicio degli aspiranti in ordine ai tempi e modalità di presentazione dei titoli, la norma contrattuale ( art. 9, u.c., CCNI sottoscritto il 15.12.2006) non collega la mancata attribuzione del beneficio al mero difetto dei requisiti, ma proprio alla mancata allegazione, con la conseguenza che se tale allegazione non avviene nei termini previsti dal contratto pur in presenza del requisito, la precedenza non può essere riconosciuta.
Art.9 del CCNI in data 15.12.2006
Istituti paritari – Formazione classi collaterali terminali – Inammissibilità
(CGA per la Regione Sicilia decisione n. 1123/2008)
L’art.1, comma 4, lett.f della legge n. 62/2000 afferma chiaramente il principio secondo cui non può essere riconosciuta di regola la parità a singole classi “tranne che in fase di istituzione di nuovi corsi completi, ad iniziare dalla prima classe”. Si tratta di un postulato posto in essere per garantire la serietà degli studi e per impedire itr scolastici avventurosi non accompagnati da quella continuità nell’ insegnamento che costituisce il presupposto minimo indispensabile per una adeguata formazione dei discenti. Tale principio non è stato peraltro sovvertito (né avrebbe potuto esserlo) da norme specifiche o da circolari ministeriali, apparendo l’istituzione di classi collaterali terminali frutto di una forzatura, nascente essenzialmente da una forte domanda di semplificazione degli studi per guadagnare il tempo perduto.
art.1, comma 4, lett.f , legge n. 62/2000
Lavoro (rapporto di) - personale ATA - direttore dei servizi generali e amministrativi (DSGA) - inquadramento - retribuzione - contrattazione collettiva.
(Tribunale di Agrigento, sentenza 140/2008 e, in senso conforme, sentenze 141/2008, 142/2008, 143/2008, 145/2008, 147/2008, 148/2008, 149/2008,150/2008)
La determinazione del trattamento retributivo all'atto dell'inquadramento nel profilo dei DSGA non è regolato dall'art. 66, comma 6, del CCNL 1995 e dalle norme da questo richiamate. La fattispecie risulta espressamente ed esclusivamente regolata dall'art. 8 del CCNL 15.3.2001 e dall’ art. 87 del CCNL 24.7.2003.
Le due disposizioni contrastanti si pongono in rapporto di continenza perché nel disciplinare la stessa fattispecie, quella degli inquadramenti contrattuali, l’una (comb.disp. artt. 66,comma 6,CCNL 4.8.1995 e 142 CCNL 24.7.2003) è di portata generale, in quanto riferita all’intera categoria del personale ATA, l’altra (art. 8 del CCNL 15.3.2001 e art. 87 del CCNL 24.7.2003), il cui ambito soggettivo è circoscritto al personale ATA transitato nel profilo DSGA, ha natura di lex specialis rispetto alla prima. Pertanto, il criterio risolutore deve essere quello della prevalenza della disposizione speciale su quella generale.
comb.disp. artt. 66,comma 6,CCNL 4.8.1995 e 142 CCNL 24.7.2003; art. 8 del CCNL 15.3.2001 ; art. 87 del CCNL 24.7.2003.