Source: https://www.sicurya.it/sentenza-parapetti/
Timestamp: 2019-04-19 14:17:40+00:00
Document Index: 61575796

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Sicurya > News > Se mancano “tanti parapetti” è esclusa la particolare tenuità del fatto
La sentenza Cass. Pen., Sez. III, 9 maggio 2018, n. 20428, individua le (mutevoli) condizioni in presenza delle quali può ritenersi applicabile l’art. 131 bis, c.p., in particolare, in una fattispecie nella quale l’imputato era stato condannato per non aver dotato di parapetti a norma di legge i ponteggi e le altre opere provvisionali di altezza superiore a due metri in un edifico in corso di ristrutturazione.
In tema di salute e sicurezza sul lavoro, correttamente è negata la sussistenza dei presupposti applicativi della causa di non punibilità di cui all’art. 131 bis c.p., ove il giudice faccia riferimento a elementi concreti, ossia alla specificità della condotta (nella specie, al fatto che i parapetti mancanti fossero “plurimi”), ciò in quanto, in base a tali elementi, ben può escludersi che il pericolo sia “esiguo”, dato che le misure di protezione, omesse nel caso di lavori in quota, hanno lo scopo di impedire la caduta dall’alto degli operai, così prevenendo un pericolo assai grave, posto che dalla caduta possono verificarsi eventi lesivi anche con esito mortale.
Con la sentenza Cass. Pen., Sez. III, 9 maggio 2018, n. 20428, la Corte di Cassazione si sofferma su un tema che sta ormai diventando una costante nella esegesi giurisprudenziale di legittimità, tanto in materia prevenzionistica quanto nell’affine materia del diritto dell’ambiente, ossia l’individuazione delle (mutevoli) condizioni in presenza delle quali può ritenersi applicabile l’art. 131 bis, c.p. La Cassazione, in particolare, in una fattispecie nella quale l’imputato era stato condannato per non aver dotato di parapetti a norma di legge i ponteggi e le altre opere provvisionali di altezza superiore a due metri in un edifico in corso di ristrutturazione, ha disatteso la tesi difensiva, ritenendo invece che il diniego non fosse stato giustificato in maniera apodittica, ma facendo riferimento a elementi concreti, ossia alla specificità della condotta e, soprattutto, al fatto che i parapetti mancanti fossero “plurimi”.
La vicenda processuale segue, come anticipato, alla sentenza con cui il tribunale condannava un imputato perché ritenuto responsabile del reato di cui all’art. 126, D.Lgs. n. 81/2008, per non aver dotato, quale legale rappresentante di una s.r.l., di parapetti a norma di legge i ponteggi e le altre opere provvisionali di altezza superiore a due metri.
Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione l’imputato, in particolare sostenendo, per quanto qui di interesse, che erroneamente il tribunale aveva negato l’applicazione della causa di non punibilità in esame sulla base di una motivazione congetturale, senza alcun riferimento ai parametri indicati dalla norma.
La Cassazione, nell’affermare il principio di cui in massima, ha invece escluso la fondatezza della doglianza difensiva. In particolare, i Supremi Giudici hanno rilevato come il tribunale correttamente aveva ha negato la sussistenza dei presupposti applicativi della causa di non punibilità di cui all’art. 131 bis c.p., non in maniera apodittica, ma facendo riferimento a elementi concreti, ossia alla specificità della condotta e, soprattutto, al fatto che i parapetti mancanti fossero “plurimi”; in base a tali elementi, si era dunque correttamente escluso che il pericolo fosse “esiguo”, in quanto le misure di protezione, omesse nel caso in esame, hanno lo scopo di impedire la caduta dall’alto degli operai, così prevenendo un pericolo assai grave, posto che dalla caduta possono verificarsi eventi lesivi anche con esito mortale. Nella specie, in particolare, veniva in rilievo la previsione dell’art. 126, D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, che sotto la rubrica «parapetti», prevede che “Gli impalcati e ponti di servizio, le passerelle, le andatoie, che siano posti ad un’altezza maggiore di 2 metri, devono essere provvisti su tutti i lati verso il vuoto di robusto parapetto e in buono stato di conservazione”.
Quanto ai precedenti giurisprudenziali, il principio di diritto, pur nuovo in relazione alla specifica fattispecie esaminata, riprende alcuni spunti che erano stati esaminati in casi analoghi. In particolare, la giurisprudenza della Cassazione, nella sua più autorevole composizione, ha ritenuto che, ai fini della configurabilità della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall’art. 131 bis c.p., il giudizio sulla tenuità richiede una valutazione complessa e congiunta di tutte le peculiarità della fattispecie concreta, che tenga conto, ai sensi dell’art. 133, primo comma, cod. pen., delle modalità della condotta, del grado di colpevolezza da esse desumibile e dell’entità del danno o del pericolo (Cass. pen., Sez. U, n. 13681 del 6/04/2016, Tushaj, Ced Cass. 266590). Con particolare riferimento, poi, alla materia della prevenzione degli infortuni sul lavoro, la Cassazione ha poi affermato che la causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto di cui all’art. 131-bis cod. pen. non può essere applicata, ai sensi del terzo comma del predetto articolo, qualora l’imputato, anche se non gravato da precedenti penali specifici, abbia commesso più reati della stessa indole (ovvero plurime violazioni della stessa o di diverse disposizioni penali sorrette dalla medesima “ratio punendi”), anche nell’ipotesi in cui ciascun fatto, isolatamente considerato, sia di particolare tenuità (Fattispecie di violazioni da parte del datore di lavoro di diverse disposizioni in materia di sicurezza di cui al D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81: Cass. pen., Sez. III, n. 776 dell’11/01/2018, D.G., Ced Cass. 271863).