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Timestamp: 2016-10-26 00:38:53+00:00
Document Index: 116743619

Matched Legal Cases: ['art. 44', 'art. 44', 'art.\n44', 'art. 503', 'sentenza ', 'art. 42', 'art. 44', 'art. 44', 'sentenza ', 'art. 44', 'art. 62', 'art. 62', 'art. 62', 'art. 63', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 44']

Art. 44, comma 1, del DPR 26 aprile 1986, n. 131 - Vendite di aziende
effettuate nell'ambito dell'amministrazione straordinaria delle grandi
imprese in stato di insolvenza ai sensi del D.Lgs. 8 luglio 1999, n. 270
E' stata sottoposta alla scrivente la questione concernente
l'individuazione della base imponibile ai fini dell'imposta di registro per
le vendite di aziende o rami di aziende poste in essere nell'ambito della
procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di
insolvenza, disciplinata dal decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270 (c.d.
legge "Prodi-bis").
In particolare, la problematica concerne la possibilità di applicare
anche alle ipotesi di vendite sopra indicate la speciale disciplina
contenuta nell'art. 44, comma 1, del testo unico delle disposizioni
della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131 (di seguito: TUR), secondo cui "Per
la vendita di beni mobili e immobili fatta in sede di espropriazione forzata
ovvero all'asta pubblica e per i contratti stipulati o aggiudicati in seguito a pubblico incanto la base imponibile
è costituita dal prezzo di
aggiudicazione ...".
Con la presente circolare si forniscono chiarimenti in relazione alla
fattispecie prospettata.
L'art. 44, comma 1, del TUR, in deroga al principio generale secondo
cui, per gli atti di trasferimento, il valore dei beni, ai fini dell'imposta di registro, deve intendersi come valore venale in comune commercio,
stabilisce che in presenza di specifiche ipotesi - trasferimento fatto in sede di espropriazione forzata ovvero di asta pubblica oppure tramite
contratti aggiudicati o stipulati in seguito a pubblico incanto - la base
imponibile è costituita dal prezzo di aggiudicazione.
L'applicazione di tale disposizione, pertanto, inibisce
all'Amministrazione finanziaria il potere di accertare la congruità del
valore dei beni, avendo il legislatore eccezionalmente predeterminato tale
valore in misura corrispondente al prezzo pagato in sede di aggiudicazione.
Le fattispecie specificamente individuate dal citato art.
44, comma
1, sono le seguenti:
1) vendita in sede di espropriazione forzata (che, a norma
dell'art. 503 c.p.c., può farsi con incanto o senza);
2) vendita all'asta pubblica;
3) contratti stipulati o aggiudicati in seguito a pubblico incanto.
In particolare, la fattispecie sub 1) ricomprende le vendite
effettuate nell'ambito del procedimento di espropriazione forzata,
disciplinate dal codice di procedura civile nelle due forme della "vendita
senza incanto" (prevista dagli artt. 570-575 c.p.c.) e della "vendita con
incanto" (prevista dagli artt. 576 e segg. c.p.c.).
Le fattispecie sub 2) e 3) si riferiscono alle vendite nonché
stipulazioni o aggiudicazioni di contratti che si svolgono - ad di fuori del
procedimento di espropriazione forzata - con la specifica modalità
dell'asta pubblica o pubblico incanto, che sono procedure di selezione ad evidenza pubblica, dirette da pubblici ufficiali o da persone legalmente
autorizzate e contraddistinte dal carattere "aperto", cioè dalla garanzia
di libera competizione tra più concorrenti. Il fine è quello di scegliere nel miglior modo possibile il contraente, accertando che questi offra le
condizioni più vantaggiose rispetto agli altri, onde realizzare, attraverso
il meccanismo della normale concorrenza, la vendita del bene ad un prezzo
quanto più prossimo al valore di mercato. Per assolvere a tale scopo, è prevista l'adozione di idonei mezzi di
pubblicità, l'osservanza di forme e
termini per la celebrazione dell'incanto, la determinazione di un prezzo
base, il libero concorso delle offerte, nonché la sorveglianza da parte
delle pubbliche autorità, in modo da evitare qualsiasi turbativa in sede di
I casi sopra indicati - fatta eccezione per la vendita forzata senza
incanto - presuppongono che il trasferimento del bene avvenga nell'ambito di
una pubblica gara. Si tratta di sistemi di vendita che offrono garanzie
sull'autenticità del prezzo pagato e hanno la finalità di individuare un
prezzo di vendita prossimo, in quel dato luogo e in quel momento, al valore
Per l'ipotesi di vendita forzata senza incanto (artt. 570-575
non si realizza, invece, una forma di pubblica gara, ma sussiste comunque la
garanzia che il prezzo di vendita sia autentico e presumibilmente
corrispondente al prezzo di mercato.
Infatti, in tale caso, si rinviene "un procedimento di determinazione
del valore venale che, per essere posto sotto il controllo del giudice
dell'esecuzione, e subordinato a rigorose forme di pubblicità, presenta
ampie garanzie di oggettività ed automatismo per la realizzazione del
massimo ricavo possibile" (cfr. sentenza della Corte Costituzionale n. 328
del 28 novembre 1983, con cui era stata dichiarata l'illegittimità
costituzionale del soppresso art. 42 del decreto del Presidente della
Repubblica 26 ottobre 1972, n. 634 - poi sostanzialmente trasfuso
nell'attuale art. 44 del TUR - nella parte in cui non disponeva che anche
per le vendite forzate senza incanto la base imponibile ai fini dell'imposta
di registro fosse costituita dal prezzo di aggiudicazione).
Va evidenziato che la giurisprudenza di legittimità è
costante nel
ritenere che il citato art. 44 del TUR, di stretta interpretazione, non
è suscettibile di applicazione analogica e che l'elencazione ivi contenuta è tassativa (ex multis, Cass. n. 6403 del 22 aprile 2003; n. 763 del 19
gennaio 2001; n. 85470 dell'11 luglio 1992).
In proposito, con la risoluzione n. 102/E del 17 maggio 2007,
l'Agenzia ha precisato, tenendo conto dell'indirizzo espresso dalla Corte di
cassazione con la sentenza n. 6403 del 22 aprile 2003, che "... la norma
(art. 44, comma 1, TUR, n.d.r.) comporta dunque presupposti rigidi di
applicabilità, richiedendo: a) che il trasferimento sia fatto in sede di
espropriazione forzata ovvero all'asta pubblica (oppure tramite contratti aggiudicati o stipulati a pubblico incanto); b) che vi sia un prezzo di
aggiudicazione fissato in sede di una pubblica gara, cui commisurare la base
imponibile ...".
3. Le cessioni effettuate nell'ambito delle procedure di amministrazione
Le cessioni dei beni delle imprese sottoposte ad amministrazione
straordinaria sono disciplinate dagli artt. 62 e 63 del D.Lgs. n. 270 del
In particolare, l'art. 62, comma 1, del D.Lgs. n. 270 del 1999,
prevede che le vendite siano effettuate "con forme adeguate alla natura dei beni e finalizzate al migliore realizzo, in
conformità dei criteri generali
stabiliti dal Ministro dell'Industria", senza imporre, quindi, le modalità
della gara pubblica.
Inoltre, con riguardo alle cessioni di beni immobili, aziende e rami
d'azienda di valore superiore a 51.645,69 euro, è stabilito che la vendita
sia preceduta da idonee forme di pubblicità (art. 62, comma 2).
Il valore dei beni oggetto di cessione deve essere preventivamente
determinato da uno o più esperti nominati dal commissario straordinario
(art. 62, comma 3).
Infine, con riferimento alle vendite di aziende o rami di azienda in
esercizio, il citato art. 63 prescrive specifiche cautele in ordine alla
valutazione dei beni, agli obblighi da assumersi a cura dell'acquirente
(inerenti, in particolare, al proseguimento delle attività imprenditoriali
e al mantenimento dei livelli occupazionali per almeno un biennio), nonché alla scelta dell'acquirente.
4. Applicabilità dell'art. 44, comma 1, del TUR, alle cessioni di
aziende nell'ambito dell'amministrazione straordinaria
Come sopra evidenziato, le cessioni di beni nell'ambito
dell'amministrazione straordinaria possono realizzarsi, ai sensi del D.Lgs.
n. 270 del 1999, secondo forme diverse, purché rispondenti al criterio
dell'adeguatezza rispetto alla natura dei beni e alla finalità di ottenere il migliore realizzo.
Qualora le cessioni di aziende avvengano con una delle
previste dall'art. 44, comma 1, del
TUR, è ovviamente preclusa la possibilità di procedere ad accertamento di maggior valore.
L'aspetto problematico investe, invece, i casi di cessioni che si
discostano dalle ipotesi tassativamente previste dal citato art. 44 del TUR.
Considerato che tali cessioni avvengono comunque all'interno di un
procedimento ad evidenza pubblica, risultando quindi assistite da forme di
pubblicità e da controlli di tipo giudiziale ed amministrativo, va valutato
se sia possibile assimilare le stesse alla vendita giudiziale senza incanto,
contemplata dal citato art. 44, comma 1, del TUR.
La Corte di cassazione ha escluso la riconducibilità alla vendita
forzata senza incanto di fattispecie analoghe a quella in esame, quali le
cessioni di beni avvenute senza incanto nell'ambito dell'amministrazione
straordinaria disciplinata dal decreto-legge 30 gennaio 1979, n. 26,
convertito, con modificazioni, dalla legge 3 aprile 1979, n. 95 (Cass. n.
5048 del 30 maggio 1996), del concordato preventivo (Cass. n. 3420 dell'8
marzo 2002; Cass. 6403 del 22 aprile 2003) e del concordato fallimentare
(Cass. n. 763 del 19 gennaio 2001; n. 8470 dell'11 luglio 1992).
Con le citate sentenze, la Suprema Corte ha messo in luce che il
controllo svolto dall'autorità amministrativa e giudiziaria sulle vendite
realizzatesi nell'ambito della casistica sopra richiamata è diverso da
quello esercitato sulla vendita senza incanto in sede di espropriazione
forzata: nel primo caso siamo in presenza di procedure a carattere
amministrativo, nelle quali è previsto un controllo giurisdizionale
successivo ed eventuale, limitato alla legittimità degli atti; nel secondo
caso, invece, trattandosi di procedura a carattere giudiziale, al giudice
sono attribuiti poteri di controllo, anche preventivo, in ordine al prezzo
di vendita, finalizzati a verificarne la corrispondenza con il valore di
mercato del bene.
Si ritiene che tali principi siano da applicare anche alle cessioni
di aziende o rami di aziende - realizzate al di fuori delle ipotesi di cui
all'art. 44 del TUR - nell'ambito dell'amministrazione straordinaria di cui
alla legge c.d. Prodi-bis, con la conseguenza che la base imponibile ai fini
dell'imposta di registro va accertata secondo le regole ordinarie, ossia
avendo riguardo al valore venale in comune commercio dei beni che compongono
A questi ultimi fini, va tuttavia tenuto conto delle vicende che
hanno inciso sulla redditività dell'azienda (che, non va dimenticato, è in
crisi) e delle circostanze che hanno influito sulla formazione del prezzo di
Ad esempio, qualora sia stata effettuata una vendita a trattativa
privata dopo l'esperimento di diversi incanti andati deserti, non sarebbe
congruo fondare acriticamente l'accertamento di maggior valore
esclusivamente sulla perizia originariamente redatta per fissare il prezzo
da porre come base d'asta del primo incanto. In tal caso, infatti, il prezzo
stimato dal perito non è stato ritenuto adeguato dal mercato, all'interno del quale nessun operatore ha reputato conveniente acquistare l'azienda per
quel prezzo, né per quelli inferiori di cui agli incanti successivi al
Va altresì tenuto conto del fatto che l'assunzione di eventuali
obblighi contrattuali ulteriori rispetto al pagamento del prezzo (quali, ad
esempio, il mantenimento o il raggiungimento di livelli occupazionali in una
determinata misura) costituisce circostanza idonea ad incidere sullo stesso
prezzo di cessione, il quale potrebbe per tale motivo discostarsi dal valore
di mercato del bene. Tale principio emerge anche dalla giurisprudenza di
legittimità, secondo cui "le obbligazioni assunte dal cessionario si
riflettono sul prezzo di cessione, che viene corrispondentemente allontanato
dal valore di mercato" (cfr. citata Cass. n. 3420 del 2002).
nello svolgimento dell'attività di controllo e nella gestione del
contenzioso pendente in materia.