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Timestamp: 2020-06-06 18:12:00+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 188', 'art. 188', 'art. 188', 'sentenza ', 'art. 175', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Art. 188 codice di procedura civile - Attività istruttoria del giudice - Brocardi.it
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Articolo 188 Codice di procedura civile
Attività istruttoria del giudice
Dispositivo dell'art. 188 Codice di procedura civile
Il giudice istruttore provvede all'assunzione dei mezzi di prova e, esaurita l'istruzione, rimette le parti al collegio per la decisione a norma dell'articolo seguente (1).
(1) La dottrina prevalente non dà alcun rilievo a questa norma, in quanto le disposizioni contenute negli artt. 202 c.p.c. e ss. sono molto più esaurienti.
Spiegazione dell'art. 188 Codice di procedura civile
La norma in esame ribadisce un principio di ordine generale, in base al quale l'assunzione dei mezzi di prova deve essere curata direttamente dal giudice ed ha un carattere preminentemente formalistico, in quanto all'assunzione dei mezzi probatori e alla rimessione della causa al collegio, il giudice istruttore provvede in virtù di specifiche disposizioni di legge (si vedano gli artt. 202 e ss. c.p.c.).
Per rimessione della causa al collegio si deve intendere la traslazione della controversia nella fase decisoria, con conseguente chiusura della fase istruttoria (ovvero, il passaggio alla fase decisionale, indipendentemente dalla struttura monocratica o collegiale dell'organo giudicante).
Il giudice di merito ha un ampio potere discrezionale nel valutare la sufficienza del materiale istruttorio acquisito ai fini della risoluzione della controversia e conseguentemente nel decidere di rimettere la causa in decisione, allorché ritenga esaurita l'istruzione.
Si ritiene possa essere utile evidenziare che il giudizio sulla necessità, influenza o pertinenza dei mezzi di prova offerti dalle parti è riservato ai giudici di merito e che esso comporta un accertamento di fatto che, se sorretto da adeguata motivazione, preclude il sindacato in sede di legittimità.
Massime relative all'art. 188 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 12241/2002
Qualora la parte che abbia indicato un teste richieda la fissazione dell'udienza di precisazione delle conclusioni, la stessa manifesta con tale inequivoco comportamento la sua volontà di rinunciare all'audizione del teste stesso e se la controparte aderisce alla richiesta di remissione della causa al collegio in sostanza accede alla rinuncia al teste. Tale rinuncia acquista poi efficacia per effetto del consenso del giudice implicitamente espresso con il provvedimento di chiusura dell'istruttoria e di rimessione della causa in decisione, per cui compete solo al collegio, con giudizio non sindacabile in sede di legittimità, ordinare la riapertura della istruttoria, revocando l'ordinanza del giudice istruttore.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 12241 del 19 agosto 2002)
Cass. civ. n. 124/1977
Fra i poteri discrezionali del giudice istruttore «intesi al più sollecito svolgimento del giudizio» (art. 175 c.p.c.), deve comprendersi la facoltà di dichiarare chiusa la prova testimoniale, con l'esclusione di un teste in precedenza ammesso, ove ritenga acquisiti sufficienti elementi di convincimento.
(Cassazione civile, sentenza n. 124 del 12 gennaio 1977)
Cass. civ. n. 515/1976
La spedizione della causa a sentenza non è condizionata dalla fissazione di un'udienza destinata preventivamente alla precisazione delle conclusioni.
(Cassazione civile, sentenza n. 515 del 17 febbraio 1976)
Cass. civ. n. 3455/1969
I giudici di merito esattamente non prendono in esame, ai fini del decidere, documenti non regolarmente prodotti nei modi di legge e sui quali la controparte non abbia espressamente accettata la discussione, nonostante la irregolare produzione.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3455 del 22 ottobre 1969)
Cass. civ. n. 312/1963
Il giudizio sulla necessità, influenza, o pertinenza dei mezzi di prova, offerti dalle parti è riservato ai giudici di merito: esso involge un apprezzamento di fatto, che preclude il sindacato in sede di legittimità quando sia sorretto da adeguata motivazione.
(Cassazione civile, sentenza n. 312 del 14 febbraio 1963)