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Timestamp: 2019-07-16 20:54:19+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 96', 'sentenza ', 'art. 96', 'art. 204', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 615', 'art. 7', 'art. 36', 'art. 7', 'art. 204', 'sentenza ']

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È possibile nominare un difensore attraverso atti concludenti e senza il rispetto delle formalità previste dalla legge?
Secondo l’art. 96 c.p.p., “l’imputato ha diritto di nominare non più di due difensori di fiducia. La nomina è fatta con dichiarazione resa all’autorità procedente ovvero consegnata alla stessa dal difensore o trasmessa con raccomandata”.
Ma nel caso in esame, il difensore aveva assunto l’incarico dal proprio assistito pur non essendo mai stato depositato e nemmeno allegato al ricorso introduttivo, alcun atto formale di nomina.
Si trattava di una situazione assolutamente singolare, specie perché il difensore, in tal modo, avrebbe proposto atto di impugnazione dinanzi alla Corte di appello di Genova senza alcuna chiara e formale investitura da parte dell’imputato.
Sicché comprensibilmente la corte territoriale aveva dichiarato inammissibile il ricorso in quanto proposto da soggetto privo di mandato difensivo.
La vicenda è stata così rimessa ai giudici della Seconda Sezione Penale della Cassazione, i quali si sono pronunciati con la sentenza in commento (n. 12684/2019), dichiarando il ricorso manifestamente infondato.
«Pur dovendosi dare atto – affermano i giudici Ermellini – della presenza di un orientamento di questa Corte per cui risulta valida la nomina del difensore di fiducia, pur se non effettuata con il puntuale rispetto delle formalità indicate dall’art. 96 c.p.p., in presenza di elementi inequivoci dai quali la designazione possa desumersi per “facta concludentia”, deve osservarsi come nel caso di specie mancasse – al momento della decisione in grado di appello – alcun elemento per ritenere la presenza di una nomina implicita, in difetto di alcun elemento riferibile all’imputato personalmente e presente in atti univocamente espressivo di una manifestazione di volontà – anche implicita – dell’imputato medesimo».
A tal proposito non si può omettere di rilevare che in tanto può dirsi esistente una nomina implicita del difensore, in quanto tale nomina possa univocamente e evidentemente essere ricollegata a un comportamento processualmente riscontrabile da parte dell’imputato, tale da evidenziare in maniera incontrovertibile il conferimento da parte dello stesso di mandato fiduciario.
Trattasi infatti, di ipotesi assolutamente eccezionale perché contrastante con il principio generale della necessaria formalizzazione della nomina al fine di rendere la stessa oggettivamente riconoscibile, in ragione della serietà e pluralità di conseguenze che la nomina del difensore di fiducia ha in termini di comunicazioni, notificazioni e conseguenti oneri.
Ne consegue che, in tutti i casi in cui non sia possibile individuare all’interno del fascicolo una condotta inequivocabilmente espressiva di tale volontà, non può in alcun modo ritenersi presente alcuna nomina implicita.
Ora, nel caso in esame, era evidente – anche alla stregua della formulazione del motivo di ricorso – che nessuna condotta concreta, evincibile dal fascicolo processuale, fosse interpretabile univocamente, quale nomina fiduciaria.
Per tali ragioni, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché al versamento in favore della Cassa delle Ammende della somma di 2.000,00 euro.
DOVERI PROFESSIONALI: E’ IL CLIENTE CHE DEVE VIGILARE SULL’OPERATO DEL DIFENSORE
Cartella di pagamento per infrazioni stradali: 30 giorni per impugnare
Il termine per proporre opposizione contro la cartella di pagamento emessa per sanzione stradale è di 30 giorni a pena di decadenza, per tutti i procedimenti successivi al 6 ottobre 2011, mentre per quelli pendenti a tale data, vale il termine di 60 giorni di cui all’art. 204 bis C.d.S
Con ricorso presentato dinanzi al Giudice di Pace di Ancona, il ricorrente contestava la cartella di pagamento di Euro 2.559,94, notificatagli da Equitalia Spa sulla base di 6 verbali di contestazione relativi a violazioni del Codice della Strada.
Invero, a detta del ricorrente, la cartella costituiva il primo atto con il quale era venuto a conoscenza della sanzione, in quanto i verbali di accertamento non gli erano mai stati notificati; inoltre, in relazione a due verbali era stato palesemente violato il termine di 150 giorni per la notifica.
Per tali motivi, decideva di presentare opposizione ricorrendo al giudice civile.
Ed infatti, il giudice di Pace investito della casa, rigettava l’opposizione dal conducente perché inammissibile, in quanto presentata oltre il termine di 30 giorni dalla notifica della cartella esattoriale.
La sentenza veniva confermata anche in appello nonostante il tentativo dell’appellante di mutare le sorti del processo, sostenendo che dal momento che la cartella esattoriale costituiva il primo atto con il quale egli era venuto a conoscenza della sanzione, aveva diritto a presentare opposizione entro il termine più lungo di 60 giorni.
Il tema sul quale i giudici della Cassazione sono stati chiamati a pronunciarsi è il seguente: qual è il termine entro il quale è necessario presentare opposizione contro la cartella esattoriale contenente sanzioni per violazioni del codice della strada, se si vuole evitare la decadenza? 30 o 60 giorni?
Già in passato le Sezioni Unite della Cassazione (Cass. sez. un. n. 22080 del 2017) avevano risolto la questione affermando che: “L’opposizione alla cartella di pagamento, emessa ai fini della riscossione di una sanzione amministrativa pecuniaria comminata per violazione del codice della strada, va proposta ai sensi del D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, art. 7 e non nelle forme della opposizione alla esecuzione ex art. 615 cod. proc. civ., qualora la parte (come nella fattispecie) deduca che essa costituisca il primo atto con il quale è venuta a conoscenza della sanzione irrogata in ragione della nullità o dell’omissione della notificazione del processo verbale di accertamento della violazione del codice della strada”.
Il termine per la proponibilità del ricorso, a pena di inammissibilità, è quello di trenta giorni decorrente dalla data di notificazione della cartella di pagamento (conf. Cass. n. 30774 del 2017; Cass. n. 1285 del 2018; v. anche Cass. n. 17042 del 2018).
Quanto cioè sostenuto dai giudici di merito!
Ma in realtà, il ricorso dell’opponente col quale si deduceva la legittimità del termine di 60 giorni dalla notifica della cartella esattoriale, coglie nel segno laddove si tiene in considerazione della disciplina applicabile ratione temporis.
La successione delle leggi nel tempo
Ed in effetti, vale la pena ricordare che in materia è intervenuto il D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150 (recante “Dell’opposizione al verbale di accertamento di violazione del codice della strada”), che all’art. 7, terzo comma, prevede che il ricorso è proposto, a pena di inammissibilità, entro trenta giorni dalla data di contestazione della violazione o di notificazione del verbale di accertamento (sessanta se il ricorrente risiede all’estero).
Ai sensi dell’art. 36, comma primo, del detto decreto legislativo, la norma si applica “ai procedimenti instaurati successivamente alla data di entrata in vigore dello stesso”, che è quella del 6 ottobre 2011.
Ne deriva che in materia di violazioni del codice della strada, l’opposizione proposta dopo il 6 ottobre 2011 (data di entrata in vigore del decreto legislativo), con cui si deduca l’illegittimità della cartella esattoriale per sanzione amministrativa, a ragione dell’omessa notifica del verbale di contestazione della violazione, è soggetta al termine di trenta giorni stabilito dall’art. 7 comma terzo del detto decreto legislativo.
Mentre per i giudizi già pendenti alla predetta data del 6 ottobre 2011, come nel caso in esame, vale il termine di sessanta giorni previsto dall’art. 204 bis C.d.S.
Il ricorso è stato perciò, accolto; e la sentenza impugnata cassata, con rinvio al Tribunale di Ancona.