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Timestamp: 2019-01-23 14:51:19+00:00
Document Index: 51030933

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 13', 'art. 2108', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2']

Circolare Inps 17-02-2000, n. 39
Circ. 17-2-2000 n. 39
Istituto contrattuale della "banca ore".
L’istituto contrattuale della "banca ore" è uno strumento per la gestione della prestazione lavorativa. Consiste nell’accantonamento, su di un conto individuale, di un numero di ore prestate in più oltre l’orario normale, la cui entità è definita dalla contrattazione.
Nel corso dell’anno il singolo lavoratore potrà attingere dal suddetto conto per godere di riposi compensativi secondo le modalità previste dalla contrattazione collettiva.
La "banca ore" s’inserisce nel quadro normativo vigente in Italia in materia di orario di lavoro, con riferimento anche ai criteri indicati dalla CEE in materia di orario di lavoro normale e straordinario e, più in generale, sulla flessibilità di orario.
1.1. L’orario di lavoro normale.
La disciplina della legge 24 giugno 1997, n. 196.
La legge n. 196 del 1997, abrogando il limite giornaliero, ha fissato l’orario normale settimanale di lavoro in 40 ore, con possibilità, demandata alla contrattazione collettiva nazionale, di stabilire limiti inferiori e di riferire l’orario normale alla durata media della prestazione lavorativa in periodi ultrasettimanali non superiori all’anno (art. 13, comma 1).
1.2. Il lavoro straordinario.
La configurazione del lavoro straordinario.
L’art. 13, comma 1, della legge n. 196 del 1997 (allegato 1), riducendo a 40 ore settimanali la durata normale del lavoro, distinguendola dalla durata massima, abbassa la soglia oltre la quale computare il lavoro straordinario e, ponendosi nel solco dell’art. 2108 c.c. (allegato 2), identifica, in un contesto di più ampio riconoscimento dell’autonomia privata, individuale e collettiva, lo straordinario come "prolungamento dell’orario normale" fissato dalla disciplina contrattuale.
Ci si allinea, pertanto, a quanto già anticipato dall’art. 2, comma 18, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, che assoggetta ad onere contributivo come straordinario, le ore eccedenti le 40 ore settimanali.
La fase transitoria di 6 mesi per la definizione della nuova normativa in materia di tempi di lavoro, prevista dalla legge n. 196 del 1997, prorogata una prima volta di ulteriori 6 mesi con la legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successivamente con il D.L. 27 luglio 1998, n. 248, è definitivamente scaduta il 26 settembre 1998, per mancata conversione del decreto.
È stato, quindi, emanato il D.L. 29 settembre 1998, n. 335, convertito con modifiche nella legge 27 novembre 1998, n. 409, il quale ha sostituito l’art. 5-bis del R.D.L. 15 marzo 1923, n. 692.
1.3. Ambito di applicazione del nuovo limite legale.
Per quanto concerne l’ambito di applicazione del nuovo limite legale delle 40 ore, la norma, a differenza della regolamentazione dell’art. 5-bis del R.D.L. n. 692 del 1923, non precisa il suo campo di estensione, assumendo, quindi, una valenza generale che non può incidere sulle regolamentazioni particolari che, in quanto discipline speciali, continuano a trovare applicazione.
La stessa direttiva 93/104/CEE ammette un’ampia possibilità di deroghe ad opera degli Stati e della contrattazione collettiva ai diversi livelli.
1.4. Il contributo sul lavoro straordinario.
L’esecuzione del lavoro straordinario comporta, in ogni caso, oltre al pagamento delle maggiorazioni previste dai C.C.N.L., anche il versamento, a carico dell’impresa, di una ulteriore somma in percentuale sulla retribuzione relativa alle ore straordinarie compiute.
L’art. 2, comma 21, della legge n. 549 del 1995, esclude l’obbligo del versamento qualora lo svolgimento di lavoro straordinario crei in capo al lavoratore, secondo i criteri stabiliti dalla contrattazione collettiva, il diritto ad una corrispondente riduzione dell’orario normale di lavoro e tale riduzione venga effettivamente goduta (circolare n. 100/96 del 10 luglio 1996 del Ministero del lavoro, circolare n. 40 del 20 febbraio 1996 dell’I.N.P.S.).
2. La "banca ore".
Nel quadro normativo così delineato va inserito l’istituto della "banca ore".
Nei casi di richiesta di prestazione supplementare a carattere individuale o a carattere collettivo, nell’ambito della contrattazione aziendale, il lavoratore può optare, in alternativa alla remunerazione come straordinarie delle ore prestate, per l’accantonamento delle ore medesime in una speciale "banca ore" individuale dalla quale attingere per fruire, secondo le previsioni contrattuali, di riposi supplementari da collocare temporalmente a sua scelta.
La contrattazione può, altresì, prevedere che rimanga al lavoratore la facoltà di richiedere, successivamente, la "monetizzazione" delle ore accantonate sul conto individuale.
Stante l’impianto normativo, possono accedere alla "banca ore" soltanto i dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Attualmente l’istituto della "banca ore" è stato recepito in vari C.C.N.L. fra i quali si citano quello dei chimici, dei metalmeccanici, del commercio e dei bancari.
2.1. Ore remunerate al momento della prestazione.
Nessun problema è connesso alle ore aggiuntive remunerate unitamente alle competenze del mese in cui si è verificata la prestazione: deve farsi riferimento alla ordinaria normativa vigente.
Al riguardo si richiama la circolare n. 40 del 20 febbraio 1996, la circolare n. 174 del 28 agosto 1996, la circolare n. 246 del 10 dicembre 1996, la circolare n. 264 del 30 dicembre 1996 (relativa alle cooperative ex legge n. 240 del 1984), la circolare n. 13 del 23 gennaio 1997 e la circolare n. 247 del 29 novembre 1997 (relativa a cooperative con contribuzione commisurata a salari convenzionali).
Il C.C.N.L. dei metalmeccanici prevede l’accantonamento delle ore eccedenti le 80 annue per le imprese sino a 200 dipendenti ovvero le ore eccedenti le 32 per le altre imprese, con opzione da esercitare da parte del lavoratore entro tutto il mese successivo a quello in cui ha svolto il lavoro straordinario.
L’esercizio di tale opzione comporterà il conseguente differimento di ulteriori 30 giorni degli adempimenti contributivi della voce straordinario rispetto al termine previsto nella delibera del Consiglio di amministrazione dell’Istituto n. 5 del 26 marzo 1993.
2.2. Ore remunerate al momento dell’utilizzo come riposi supplementari.
La legge n. 549 del 1997, legittimando i regimi flessibili di orario, demanda alla contrattazione collettiva il compito di determinare il normale orario di lavoro.
L’art. 1, comma 1, del D.L. 9 ottobre 1989, n. 338, convertito nella legge 7 dicembre 1989, n. 389, nel determinare l’imponibile contributivo, fa obbligo al datore di lavoro di rispettare quanto è dovuto per legge, regolamento, contratto collettivo o individuale.
Ciò posto, nel caso in cui le ore, utilizzate a titolo di riposo o di altra assenza dal lavoro contrattualmente prevista, siano remunerate per contratto successivamente alla loro effettuazione, l’obbligo della ordinaria contribuzione previdenziale dovrà essere assolto unitamente alla contribuzione corrente alla data del pagamento.
2.3. Ore "monetizzate".
Scopo della banca ore individuale è quello di gestire la flessibilità dell’orario di lavoro e solo in via residuale di monetizzare le ore effettuate oltre l’orario normale.
Qualora, per espressa previsione contrattuale o per impossibilità sopravvenuta alla fruizione delle ore a titolo di riposo (es. cessazione del rapporto), si procedesse alla "monetizzazione" delle ore, la contribuzione dovrà essere assolta al momento del pagamento dei compensi relativi alle ore accantonate applicando, cioè il "criterio di cassa".
Lo stesso "criterio di cassa" dovrà essere applicato anche nella determinazione della fascia per il versamento del contributo aggiuntivo ex art. 2, comma 19, della legge n. 549 del 1995.
Con riguardo alla particolare fattispecie in questione, pur tenendo conto delle deroghe contenute nell’art. 6 del decreto legislativo 2 settembre 1997, n. 314, soccorrono anche i criteri per la determinazione del reddito fiscalmente imponibile definito dall’articolo 48 del testo unico delle imposte sui redditi, D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, che concretizzano la base imponibile nel momento della liquidazione delle somme contrattualmente dovute al lavoratore.
Tale orientamento è stato espresso dal Ministero del lavoro con le note n. 6/PS/50090/RI/314 del 27 gennaio 1999 e n. PS/RI/314/97 del 19 novembre 1999.
Ai fini dell’assolvimento degli obblighi contributivi, i datori di lavoro si atterranno alle seguenti modalità.
3.1. Ore remunerate al momento della prestazione.
Come precisato al precedente punto 2.1, nessuna particolarità prevista nell’ipotesi di cui trattasi.
- cumuleranno alle competenze del mese in cui si è verificata la prestazione i compensi relativi alle ore effettuate in più;
- sottoporranno l’importo così risultante a contribuzione (ordinaria e aggiuntiva) in base alla normativa vigente e con le consuete modalità.
Per l’esposizione sulle denunce contributive di mod. DM10/2 della contribuzione aggiuntiva ex art. 2, comma 19, della legge n. 549 del 1995, si richiamano le istruzioni emanate al punto 2.1 della circolare n. 40 del 20 febbraio 1996.
3.2. Ore remunerate al momento dell’utilizzo come riposi supplementari.
In tale ipotesi, all’atto della fruizione dei riposi, i datori di lavoro sottoporranno a contribuzione ordinaria i compensi relativi alle ore prestate in più, cumulandoli alle retribuzioni correnti.
Essendo tale ipotesi riconducibile a quella della flessibilità ordinaria, nessun contributo aggiuntivo per lavoro straordinario dovrà essere versato.
3.3. Ore "monetizzate"
Nelle ipotesi di "monetizzazione" delle ore accantonate, i datori di lavoro sottoporranno l’importo relativo alle ore prestate in più a contribuzione (ordinaria e aggiuntiva) in base al regime contributivo (aliquote ed agevolazioni contributive) vigente al momento in cui avviene il pagamento dei compensi ("criterio di cassa").
3.3.1. Imprese industriali.
Lo stesso "criterio di cassa" dovrà essere seguito anche ai fini della determinazione della fascia per il versamento del contributo aggiuntivo ex art. 2, comma 19, della legge n. 549 del 1995, dovuto dalle imprese industriali.
Poiché il "criterio di cassa" prescinde dalla valutazione del momento temporale in cui le ore stesse sono state di fatto effettuate, le aziende imputeranno, convenzionalmente, le ore "monetizzate" alle fasce contributive (5%, 10%, 15%) settimanali del mese in cui si effettua la "monetizzazione".
Esempio di "monetizzazione" di 100 ore, in un mese di 4 settimane
Contr. 5%
Contr. 10%
I compensi relativi alle rimanenti 68 "ore monetizzate" dovranno essere sottoposte al contributo del 15%.
Qualora all’atto della "monetizzazione" le imprese industriali fossero contestualmente tenute anche al versamento del contributo aggiuntivo ex art. 2, comma 19, della legge n. 549 del 1995 sulle retribuzioni per ore di lavoro straordinario "corrente", ai fini dell’imputazione alle fasce di contribuzione aggiuntiva, le ore di lavoro straordinario "corrente" e le "ore monetizzate" dovranno essere computate separatamente.
Le ore di lavoro straordinario "corrente" troveranno collocazione nelle fasce contributive (5%, 10%, 15%) settimanali del mese in cui sono state di fatto effettuate e saranno soggette alla normativa vigente in materia (vedi punto 2.1.).
Ai fini dell’esposizione sulle denunce contributive di mod. DM10/2 della contribuzione aggiuntiva ex art. 2, comma 19, della legge n. 549 del 1995, si richiamano le istruzioni emanate al punto 2.1 della circolare n. 40 del 20 febbraio 1996.
Al riguardo si precisa che le "ore monetizzate" e le ore di lavoro straordinario "corrente" dovranno essere sommate.