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Timestamp: 2020-05-28 08:35:41+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 25925 del 15/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25925 del 15/12/2016
Cassazione civile, sez. lav., 15/12/2016, (ud. 26/10/2016, dep.15/12/2016), n. 25925
sul ricorso 7431/2011 proposto da:
D.M.V. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,
avverso la sentenza n. 5530/2010 della CORTE D’APPELLO di BARI,
depositata il 14/12/2010 R.G.N. 1353/2009;
26/10/2016 dal Consigliere Dott. ENRICA D’ANTONIO;
udito l’Avvocato RINELLA ROSSANA per delega Avvocato DI PALMA
Con sentenza pubblicata il 30/12/2010 la Corte d’Appello di Bari ha confermato la sentenza del Tribunale di Trani che, in accoglimento dell’eccezione di decadenza L. n. 83 del 1970, ex art. 22, dall’azione giudiziaria sollevata dall’INPS, aveva rigettato la domanda di D.M.V. volta ad ottenere la reiscrizione negli elenchi anagrafici dei braccianti agricoli per gli anni dal 2000 al 2004.
La Corte territoriale ha esposto che contro il provvedimento di cancellazione comunicato il 10/8/2006 il ricorrente aveva proposto ricorso amministrativo in data 8/9/2006 dal quale dovevano decorrere i termini previsti dal D.L. n. 375 del 1983, art. 11, per l’esaurimento dei rimedi amministrativi trascorsi i quali il provvedimento doveva ritenersi definitivo con conseguente decorrenza da tale momento del termine di 120 giorni per l’esercizio dell’azione giudiziaria. Secondo la Corte, invece, non poteva essere accolta la tesi dell’appellante secondo cui il termine per il ricorso all’azione giudiziaria avrebbe dovuto decorrere dalla data di comunicazione all’interessato del provvedimento espresso di rigetto effettuata successivamente alla formazione del silenzio rigetto.
Avverso la sentenza propone ricorso in Cassazione il D.M. formulando due motivi. Resiste l’Inps. Entrambe le parti hanno depositato memoria ex art. 378 c.p.c..
Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione del D.L. n. 7 del 1970, art. 22, e del D.Lgs. n. 375 del 1993, art. 11.
Il D.Lgs. n. 375 del 1993, art. 11, sostituendo integralmente il D.L. n. 7 del 1970, art. 17 (come è reso evidente dalla disposizione transitoria contenuta nel comma 3), ha previsto, nel comma 1, la facoltà di proporre, contro i provvedimenti adottati in materia di accertamento dei lavoratori agricoli e contro la non iscrizione, entro il termine di trenta giorni, ricorso amministrativo alla Commissione provinciale per la manodopera agricola, che decide entro novanta giorni. Decorso inutilmente detto termine il ricorso si intende respinto. Il comma 2, dello stesso art. prevede che, contro le decisioni della Commissione provinciale, può essere proposto, entro trenta giorni, ricorso alla Commissione centrale preposta al servizio contributi agricoli unificati, che decide entro novanta giorni. Decorso inutilmente detto termine il ricorso si intende respinto.
La giurisprudenza di questa Corte afferma, altresì, che il termine di 120 giorni previsto dall’art. 22 per il ricorso giudiziale, ha natura di decadenza sostanziale (in quanto relativo al compimento di un atto di esercizio di un diritto soggettivo), così da non essere suscettibile di sanatoria ai sensi della L. n. 533 del 1973, art. 8, (fra tante, Cass. 1 ottobre 1997 n. 9595, 21 aprile 2001 n. 5942, 8 novembre 2003 n. 16803, 10 agosto 2004 n. 15460, 18 maggio 2005 n. 10393). La decadenza, poi, salvo il limite del giudicato interno, è rilevabile dal giudice di ufficio in ogni stato e grado, ai sensi dell’art. 2969 c.c., riguardando una materia – come quella della iscrizione negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli – sottratta alla disponibilità delle parti. Questa interpretazione è stata ritenuta dalla Corte costituzionale – con sentenza n. 192 del 2005, che ha modificato l’orientamento assunto dalla stessa Corte nella sentenza n. 88 del 1988 non configgente con i precetti degli artt. 3 e 38 Cost., in base al rilievo che la previsione degli indicati termini decadenziali, per contestare in sede giurisdizionale i provvedimenti di iscrizione o di mancata iscrizione ovvero di cancellazione dagli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli, è giustificata dall’esigenza di accertare nel più breve tempo possibile la sussistenza del diritto all’iscrizione, avuto riguardo al fatto che essa costituisce presupposto per l’accesso alle prestazioni previdenziali (quali l’indennità di malattia e di maternità) collegate al solo requisito assicurativo e titolo per l’accredito, in ciascun anno, dei contributi (corrispondenti al numero di giornate risultanti dagli elenchi stessi).
Deve darsi, poi, continuità alla ormai consolidata giurisprudenza di questa S.C. secondo cui, in caso di avvenuta presentazione dei ricorsi amministrativi previsti dal D.Lgs. n. 375 del 1993, art. 11, contro i provvedimenti di mancata iscrizione (totale o parziale) negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli, ovvero di cancellazione dagli elenchi medesimi, il termine di centoventi giorni per l’esercizio dell’azione giudiziaria, stabilito dal D.L. n. 7 del 1970, art. 22, decorre dalla definizione del procedimento amministrativo contenzioso, definizione che coincide con la data di notifica all’interessato del provvedimento conclusivo espresso, se adottato nei termini previsti dall’art. 11 citato, ovvero con la scadenza di questi stessi termini nel caso del loro inutile decorso, dovendosi equiparare l’inerzia della competente autorità ad un provvedimento tacito di rigetto, conosciuto ex lege dall’interessato al verificarsi della descritta evenienza (cfr., ex aliis,Cass. 2898.2014; Cass. 11.6.2013; Cass. 27.12.11 n. 29070; Cass. 19.7.11 n. 15785; Cass. 2.10.07 n. 20668; Cass. 10.9.07 n. 18965; Cass. 14.3.07 n. 5906; Cass. 1.3.07 n. 4819; Cass. 23.2.07 n. 4261; Cass. 5.2.07 n. 2373; Cass. 16.1.07 n. 813).
La tesi di parte ricorrente secondo cui l’avvenuta adozione in data 17/11/2006, cioè entro il termine di 90 giorni, del provvedimento espresso di rigetto da parte della commissione notificato con raccomandata del 31/1/2007 pervenuta al lavoratore alcuni giorni dopo i comporta che il termine per ricorrere al giudice deve decorrere da tale ultima data,risulta del tutto infondata.