Source: http://www.dirittoamministrazioni.it/urbanistica/giurisprudenza/item/826-illegittimit%C3%A0-ordine-di-demolizione-relativa-ad-una-sopraelevazione-di-53-cm.html
Timestamp: 2018-08-20 10:58:30+00:00
Document Index: 58641191

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 112']

Rideterminazione oneri concessori: questione rimessa alla Plenaria
Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), sentenza n. 2837 del 11 maggio 2018, sulla illegittimità di ordine di demolizione ove sia lieve/irrisorio l’abuso per sopraelevazione di 53 cm.
L’Adunanza Plenaria di questo Consiglio, con la sentenza n. 9 del 17-10-2017 ha affermato il principio di diritto secondo il quale “ il provvedimento con il quale viene ingiunta, sia pure tardivamente, la demolizione di un immobile abusivo e giammai assistito da alcun titolo, per la sua natura vincolata e rigidamente ancorata al ricorrere dei relativi presupposti in fatto e in diritto, non richiede motivazione in ordine alle ragioni di pubblico interesse (diverse da quelle inerenti al ripristino della legittimità violata) che impongono la rimozione dell’abuso…”.
N. 02837/2018REG.PROV.COLL.
N. 03082/2013 REG.RIC.
Comune di Bologna, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Giorgio Stella Richter, Giulia Carestia, con domicilio eletto presso lo studio Giorgio Stella Richter in Roma, via Orti della Farnesina n.126;
omissis, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Gianpaolo Ruggiero, Domenico Fata, con domicilio eletto presso lo studio Gianpaolo Ruggiero in Roma, viale Parioli, 180;
della sentenza del T.A.R. EMILIA-ROMAGNA - BOLOGNA (SEZIONE I) n. 00691/2012, resa tra le parti, concernente rimessione in pristino stato dei luoghi
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Condominio di viale della Repubblica N. 4;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 15 marzo 2018 il Cons. Francesco Mele e uditi, per le parti, gli avvocati Stella Richter e Ruggiero.;
Con sentenza n.691 /2012 del 19-11-2012 il Tribunale Amministrativo Regionale per L’Emilia Romagna (Sezione Prima) accoglieva il ricorso proposto dal Condominio Viale omissis, inteso ad ottenere l’annullamento dell’ordinanza di rimessione in pristino pg. n.38698/2011 del 17-2-2011, adottata in relazione a rilevate difformità dal titolo edilizio a suo tempo rilasciato e consistenti in: a) Variazione della sagoma volumetrica dell’intero stabile mediante innalzamento del fabbricato di circa mt. 0,53; b) Ampliamento di superficie in pianta dello stabile.
Lamenta che , in tal modo, il Tribunale ha di fatto attribuito decisivo rilievo all’affidamento insorto nel Condominio per il mero decorso del tempo, in contrasto con il consolidato principio secondo il quale il potere di irrogare sanzioni in materia edilizia non necessita di specifica motivazione in ordine all’interesse pubblico alla irrogazione della sanzione, non essendo configurabile alcun legittimo affidamento del privato a vedere conservata una situazione di fatto che rimane contra ius e che il tempo non può mai legittimare.
Con il secondo motivo di appello il Comune di Bologna lamenta: Erroneità per falso presupposto di fatto – violazione ed errata applicazione della normativa edilizia –motivazione contraddittoria e perplessa.
E’ ben vero che l’Adunanza Plenaria di questo Consiglio, con la sentenza n. 9 del 17-10-2017 ha affermato il principio di diritto secondo il quale “ il provvedimento con il quale viene ingiunta, sia pure tardivamente, la demolizione di un immobile abusivo e giammai assistito da alcun titolo, per la sua natura vincolata e rigidamente ancorata al ricorrere dei relativi presupposti in fatto e in diritto, non richiede motivazione in ordine alle ragioni di pubblico interesse (diverse da quelle inerenti al ripristino della legittimità violata) che impongono la rimozione dell’abuso…”.
In esso, invero, si legge: “6. Tuttavia, l’applicazione di detto principio generale non può prescindere dall’analisi del caso concreto e dalle peculiarità che lo caratterizzano e dalla sostanziale assenza di un pregiudizio effettivo per l’interesse pubblico alla base dell’esercizio del potere amministrativo del controllo sull’uso del territorio. Infatti, nel caso concreto l’abuso realizzato dal costruttore 54 anni prima dell’accertamento dello stesso è caratterizzato dall’assenza di incremento di superficie utile sui singoli appartamenti, a seguito della sanatoria ad opera dei proprietari, in un periodo storico in cui qualche piccolo scostamento dal titolo edilizio in sede di realizzazione degli interventi poteva ritenersi fisiologico”.
Tali affermazioni si riconnettono ai rilievi in precedenza effettuati in sentenza, laddove si evidenzia che “l’abuso contestato …. consiste in una modestissima sopraelevazione di cm. 53 rispetto al remoto titolo edilizio”, evidenziandosi che “i modesti incrementi di superficie e di volumetria che si sono determinati nei singoli appartamenti sono stati sanati dai singoli proprietari per cui non residua alcuna superficie utile nelle proprietà individuali”.
Le questioni appena vagliate esauriscono la vicenda sottoposta alla Sezione, essendo stati toccati tutti gli aspetti rilevanti a norma dell’art. 112 c.p.c., in aderenza al principio sostanziale di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato (come chiarito dalla giurisprudenza costante, ex plurimis, per le affermazioni più risalenti, Cassazione civile, sez. II, 22 marzo 1995 n. 3260 e, per quelle più recenti, Cassazione civile, sez. V, 16 maggio 2012 n. 7663). Gli argomenti di doglianza non espressamente esaminati sono stati dal Collegio ritenuti non rilevanti ai fini della decisione e comunque inidonei a supportare una conclusione di tipo diverso.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo rigetta.
Francesco Mele Luciano Barra Caracciolo