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Timestamp: 2019-11-21 10:10:38+00:00
Document Index: 115123990

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 7', 'art. 1122', 'art. 1102', 'art. 83', 'art. 7', 'art. 17', 'art. 7']

Modalità, quantitative o qualitative, dell’uso delle cose e dei servizi comuni – Sentenza n. 10397/04 del 1 marzo 2006 – Confederazione Giudici di Pace
Procedimento: Sentenza n. 10397/04 del 1 marzo 2006
Modalità, quantitative o qualitative, dell’uso delle cose o dei servizi comuni
Il Giudice di Pace nella sentenza in commento, relativa ad una controversia tra condomini, ha ribadito quanto precisato dalla Corte di Cassazione sulla competenza del Giudice di Pace: “In tema di controversie tra condomini, rientranti nella competenza del giudice di pace ex art. 7, comma 3, c.p.c., devono intendersi per cause relative alle modalità d’uso dei servizi condominiali quelle riguardanti i limiti qualitativi di esercizio delle facoltà contenute nel diritto di comunione, e, quindi, quelle relative al modo più conveniente ed opportuno in cui tali facoltà debbono essere esercitate, mentre per cause relative alla misura dei servizi in condominio debbono intendersi quelle concernenti una riduzione o limitazione quantitativa del diritto dei singoli condomini. Sussiste, invece, la competenza ordinaria per valore qualora al condomino non derivi una limitazione qualitativa o quantitativa del suo diritto, ma la negazione in radice di esso”.
Nel caso di specie, a fronte della richiesta di rimozione del cancello antistante la porta d’ingresso della abitazione della convenuta, parandosi il cancello medesimo verso il pianerottolo della scala comune, così da ridurne la fruibilità da parte degli altri condomini con il proprio ingombro in fase di apertura, la convenuta Tizia ha dedotto che trattasi di un proprio diritto, atteso che il manufatto è stato innestato nell’ornia della porta della sua proprietà esclusiva, senza poggiare sulle parti condominiali.
Ne deriva che, essendo in discussione il diritto stesso della convenuta Tizia ad un determinato uso del pianerottolo ovvero un diritto proprio esclusivo della convenuta, ben può ritenersi che la controversia non riguardi le modalità, quantitative o qualitative, dell’uso delle cose o dei servizi comuni, bensì la stessa possibilità dell’esercizio del diritto, essendo diretta ad ottenere la preclusione di un determinato utilizzo della cosa da parte della convenuta.
Il Giudice di Pace adito ha pertanto dichiarato la propria incompetenza per materia indicando quale giudice competente a conoscere della domanda in atti il Tribunale di Napoli, Sezione distaccata di Casoria.
nella causa, iscritta al n. 10397/04 R.G.A.C., avente ad oggetto “rimozione cancello”, riservata in decisione alla udienza del 1.3.2006
A, B, C, D, E, F, G, H, I, L, tutti elett.te domiciliati in Casoria (Na) alla via …, presso lo studio dei p. avv. …. e ….. , che li rappresentano e difendono, giusta procura in calce alla citazione;
TIZIA , elett.te domiciliata in Acerra (Na) alla via …, presso lo studio dell’Avv. …, che la rappresenta e difende, in virtù di procura in calce alla copia notificata della citazione;
CONCLUSIONI: come da citazione, scritti difensivi e verbale di causa del 1/3/06, che si intendono integralmente richiamati e trascritti.
Con atto di citazione, ritualmente notificato in data 20/10/04, A, B, C, D, E, F, G, H, I, L, assumevano di essere proprietari di singole o più unità immobiliari nel fabbricato sito nel comune di ….. alla via … ; che nel mese di gennaio dell’anno 2004, Tizia aveva provveduto a far installare un cancello in ferro, antistante la porta d’ingresso della sua abitazione; che tale cancello, con apertura all’esterno sul pianerottolo, ostacolava di fatto il normale utilizzo del bene comune da parte degli altri condomini; che il cancello aperto occupava buona parte del pianerottolo, creando un grave ostacolo agli altri condomini nell’utilizzo delle scale; che, inoltre, il manufatto in questione era in evidente disarmonia con le linee cromatiche del signorile stabile, le cui scale avevano perso l’armonia architettonica; che, in base alla S.C., l’art. 1122 c.c. intendeva vietare il compimento delle opere che potessero danneggiare le parti comuni dell’edificio e che il concetto di danno non doveva essere limitato al danno materiale, bensì ricomprendere ogni danno di ordine edonistico ed estetico; che, invero, il cancello, quando era aperto, riduceva in maniera apprezzabile l’utilità offerta dalla parte comune ai condomini, i quali utilizzavano le scale con maggior difficoltà sia in fase di salita che discesa; che, inoltre, in virtù dell’art. 1102 c.c., il manufatto in questione era illegittimo per aver alterato la destinazione della cosa comune, impedendo agli altri condomini di farne pari uso; che, inoltre, l’installazione del cancello aveva realizzato la lesione del decoro architettonico dell’edificio condominiale, per aver il cancello in parola una forma ed un colore in disarmonia con l’intero edificio.
Tanto premesso, gli istanti convenivano in giudizio Tizia per sentirla condannare, previa declaratoria di illegittimità dell’installazione del cancello antistante la porta d’ingresso della abitazione della convenuta, sita in …. (Na) alla via … n. . p . .. int. … , alla eliminazione di tale manufatto, ripristinando lo stato dei luoghi, con vittoria delle spese e competenze di lite ed attribuzione ai difensori anticipatari.
Si costituiva in giudizio la convenuta Tizia, la quale impugnava estensivamente la domanda, chiedendone il rigetto, vinte le spese e competenze di lite, con attribuzione. In via preliminare, eccepiva la incompetenza per materia del giudice adito in favore del Tribunale di Napoli – Sezione Distaccata di Casoria, riguardando la controversia la esistenza del diritto di essa convenuta di apporre, nella sua proprietà, un cancello prospiciente il pianerottolo condominiale. Esponeva, infatti, che si trattava di un manufatto posto non su parti condominiali bensì nell’ornia della porta di sua proprietà esclusiva; che, pertanto, la lite riguardava diritti reali e non la regolamentazione d’uso dei servizi condominiali; che, contrariamente a quanto sostenuto dalla controparte, non si era realizzata alcuna limitazione dell’uso del pianerottolo da parte degli altri condomini, in quanto, una volta aperto, il cancello stesso poggiava sulla parete laterale della porta, senza affatto occupare ed ostacolare il passaggio agli altri condomini. Eccepiva altresì la nullità della citazione per nullità del mandato, che risultava conferito su foglio separato a margine e non in calce, senza costituire corpo unico con l’atto. Inoltre eccepiva la carenza di legittimazione attiva da parte degli istanti, in quanto, trattandosi di un condominio, la stessa spettava all’amministratore, ai sensi degli artt. 1130 e 1131 c.c..
Nel corso del giudizio, senza assunzione di mezzi di prova, venivano precisate le conclusioni, come in epigrafe trascritte, e la causa veniva riservata per la decisione all’udienza del 1/3/06.
Preliminarmente, va esaminata l’eccezione di nullità della procura alle liti conferita dagli istanti, sollevata dalla convenuta Tizia, per essere stata apposta su foglio separato a margine e non in calce alla citazione, senza costituire un corpo unico con l’atto.
L’eccezione non è condivisibile e pertanto va disattesa.
Invero, riesce agevole rilevare come la procura in questione risulti rilasciata su foglio separato, materialmente congiunto alla citazione cui si riferisce, in ossequio al disposto di cui all’art. 83 c.p.c.. D’altro canto, considerata la particolare natura della controversia ed il numero considerevole degli istanti, non può revocarsi in dubbio che la procura alle liti in parola si riferisca alla citazione che ne occupa e sia pertanto idonea ad instaurare un valido rapporto processuale.
Sempre in via preliminare, va esaminata la questione pregiudiziale concernente la competenza di questo giudice a conoscere della domanda. Occorre premettere che in base all’art. 7 c.p.c., introdotto dall’art. 17 L. 374/91, il giudice di pace è competente, qualunque ne sia il valore, per le cause relative alla misura ed alle modalità d’uso dei servizi di condominio di case. Orbene, in linea generale, si intendono per cause relative alle modalità d’uso dei servizi condominiali, (già di competenza del conciliatore), quelle concernenti i limiti qualitativi di esercizio delle facoltà contenute nel diritto di comunione, nelle quali si controverte sul “modo” – “come”, più conveniente ed opportuno, in cui tali facoltà devono essere esercitate, nel rispetto della parità di godimento in proporzione delle rispettive quote, secondo quanto stabilito dagli artt. 1102 ed 1118 c.c. ed in conformità della volontà della maggioranza e delle eventuali disposizioni del regolamento condominiale, mentre le cause relative alla misura di detti servizi, (già di competenza del Pretore), si identificano con quelle riguardanti una limitazione o riduzione quantitativa del diritto di godimento dei singoli condomini (Cass. 7888/94, 8431/94, 25/00, 6642/00, 5449/02).
E’ appena il caso di rilevare che nell’ambito della previsione normativa del citato articolo rientrano non solo le controversie in cui si discute della utilizzazione dei servizi in senso tecnico, cioè degli impianti comuni (acqua, riscaldamento, ascensore), bensì anche quelle che riguardano la regolamentazione dell’uso degli spazi comuni (scale, lastrici solari, cortili interni). Invero, la S.C., secondo consolidato indirizzo, formatosi sopratutto quando vigeva la figura del conciliatore, ha precisato che, sebbene la norma in questione menzioni espressamente soltanto i servizi comuni, questa dizione ricomprenda necessariamente anche i beni comuni, in quanto i servizi comuni, lungi dal costituire qualcosa di diverso e di contrapposto ai beni condominiali, rappresentano la risultante della destinazione dei beni all’uso comune e della loro conseguente utilizzazione da parte dei condomini (Cass. 1529/67, 2854/71, 5800/92).
In definitiva, rientrano nella competenza del giudice di pace le cause condominiali nelle quali si controverta delle modalità qualitative e/o quantitative dell’utilizzazione, in senso materiale, dei servizi e delle cose comuni e quindi le cause aventi ad oggetto, rispettivamente, il modo in cui deve essere esercitato il godimento dei beni immobili comuni e quelle relative ai limiti quantitativi, spaziali e temporali, del diritto di godimento da parte dei singoli condomini. Per contro, esulano da questa speciale competenza le cause nelle quali si controverta sull’esistenza stessa del diritto ad un determinato uso del bene o del servizio ovvero sul regolamento dei rapporti economici tra condomini, derivanti dal godimento dei servizi e beni comuni (Cass. 7041/88, 5449/02).
Nel caso di specie, occorre rilevare che, a fronte della richiesta di rimozione del cancello antistante la porta d’ingresso della abitazione della convenuta, parandosi il cancello medesimo verso il pianerottolo della scala comune, così da ridurne la fruibilità da parte degli altri condomini con il proprio ingombro in fase di apertura, la convenuta Tizia ha dedotto che trattasi di un proprio diritto, atteso che il manufatto è stato innestato nell’ornia della porta della sua proprietà esclusiva, senza poggiare sulle parti condominiali. Ne deriva che, essendo in discussione il diritto stesso della convenuta Tizia ad un determinato uso del pianerottolo ovvero un diritto proprio esclusivo della convenuta, ben può ritenersi che la controversia non riguardi le modalità, quantitative o qualitative, dell’uso delle cose o dei servizi comuni, bensì la stessa possibilità dell’esercizio del diritto, essendo diretta ad ottenere la preclusione di un determinato utilizzo della cosa da parte della convenuta.
La stessa S.C. ha chiarito che “Sussiste la competenza ordinaria per valore, qualora al condomino non derivi una limitazione qualitativa del suo diritto, ma la negazione in radice dello stesso, come per la domanda diretta alla declaratoria di inibizione al parcheggio dell’autovettura nel cortile comune” (Cass. 7888/94). In altri termini, si verte in tema di diritti immobiliari e la competenza non può che essere attribuita al Tribunale. Invero, l’art. 7 del codice di rito, nello statuire che il giudice di pace è competente per le cause relative a beni mobili di valore non superiore a €. 2582,28, che non siano attribuite alla competenza di un altro giudice, implicitamente, ma inequivocabilmente, esclude, sotto il profilo della materia, la competenza del giudice anzidetto per tutte le controversie immobiliari, cioè per tutte le controversie aventi ad oggetto domande afferenti a diritti tanto reali, quanto personali relativi a beni immobili, cioè pretese che abbiano la loro fonte in un rapporto giuridico o di fatto riguardante un bene immobile (Cass. 1031/95, 10787/96).
Va affermata, pertanto, la incompetenza per materia di questo giudice a conoscere della domanda in atti, in favore del Tribunale di Napoli – Sezione Distaccata di Casoria. Il carattere assorbente di tale questione preclude l’esame di tutte le altre eccezioni sollevate dalle parti in causa. Sussistono giusti motivi per dichiarare interamente compensate tra le parti le spese di lite di questa fase di giudizio.
Il Giudice di Pace di Casoria, definitivamente pronunciando, così provvede:
dichiara la propria incompetenza per materia a conoscere della domanda in atti, essendo competente il Tribunale di Napoli, Sezione distaccata di Casoria, innanzi al quale rimette la causa, assegnando alle parti il termine di legge per la riassunzione;