Source: https://www.lavoripubblici.it/news/2017/10/PROFESSIONE/19251/Prestazioni-gratuite-e-bando-Catanzaro-Inarcassa-scrive-ad-ANAC-sulla-sentenza-del-Consiglio-di-Stato
Timestamp: 2018-03-18 15:34:45+00:00
Document Index: 166442979

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 24', 'sentenza ', 'art. 36']

Prestazioni gratuite e bando Catanzaro, Inarcassa scrive ad ANAC sulla sentenza del Consiglio di Stato
Non è destinata ad evaporare in fretta la vicenda che negli ultimi giorni ha sollevato non poche polemiche, botte e risposte, e indignazione sui social (vai alla nostra pagina Facebook) sulla recente sentenza n. 4614 del 3 ottobre 2017 con la quale il Consiglio di Stato ha dato il via libera ad un bando che prevedeva un importo a basa d'asta pari ad 1 euro e rimborso spese documentato di 250.000 euro (leggi notizie).
Dopo le recenti commenti e dichiarazioni, la Cassa di Previdenza degli Architetti e Ingegneri (Inarcassa) e la sua Fondazione è passata ai fatti inviando una lettera aperta al Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), Raffaele Cantone, e al Componente del Consiglio dell’Autorità, Michele Corradino.
Rivolgendosi a Raffaele Cantone, il Presidente di Inarcassa, Arch. Giuseppe Santoro, e il Presidente della Fondazione Inarcassa, ing. Egidio Comodo, hanno evidenziato tutta la loro preoccupazione verso una situazione che potrebbe minare le professioni sia nel presente che nel loro futuro.
"La recente sentenza del Consiglio di Stato, che legittima la gara indetta dal Comune di Catanzaro per la redazione del Piano strutturale della Città nella quale era stato stabilito un compenso simbolico di un euro, apre una frattura profonda nel mondo delle libere professioni. Gli architetti e ingegneri liberi professionisti iscritti a Inarcassa, circa 170 mila unità in tutta Italia, ogni giorno, nonostante le difficoltà oggettive di una macchina burocratica pesante e farraginosa, sono al servizio dei cittadini con le proprie competenze e capacità professionali per mettere al riparo il nostro Paese dalle conseguenze di una incuria del territorio di cui, purtroppo, ne vediamo sempre più spesso i segni evidenti.
Già il nuovo Codice degli Appalti, all’art. 24, vieta alle stazioni appaltanti sia di subordinare la corresponsione dei compensi per l’attività di progettazione al finanziamento dell’opera, sia di prevedere quale corrispettivo forme di sponsorizzazione o di rimborso. Inoltre, con l’intervento correttivo dello scorso aprile, proprio su sollecitazione di ANAC, si è reso obbligatorio il riferimento al c.d. decreto parametri quale criterio per la determinazione dell’importo da porre a base dell’affidamento (d.m. 17/06/16). Da questo punto di vista, la gratuità della prestazione è la più grave delle violazioni della norma codicistica che vincola al decreto parametri. Oltretutto, la sentenza del Consiglio di Stato reca un pregiudizio dei più elementari principi di tutela della dignità umana e professionale, dei quali l’art. 36 della Costituzione (“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa”), pacificamente applicabile anche alle libere professioni, è espressione.
Ciò che preoccupa, insomma, è la tenuta sociale del Paese. La sentenza, a nostro avviso, rischia di spalancare le porte al male cronico italiano, la corruzione, contro cui tanto sta facendo l’ANAC, e mettere definitivamente in soffitta il dibattitto che negli ultimi mesi si è riacceso attorno al tema dell’equo compenso. Non sono mancate, a tal proposito, le osservazioni da parte di Inarcassa e la sua Fondazione, che abbiamo l’onore di rappresentare, da sempre attente agli sviluppi della disciplina in materia di equa retribuzione per i liberi professionisti. Ma occorre fare di più, da parte di tutte le istituzioni. Innanzitutto, il Parlamento e il Governo devono sin da subito tracciare un percorso legislativo che inquadri perfettamente il tema della giusta retribuzione individuando le possibili e concrete soluzioni. Ci consenta, infine, di rivolgere ad ANAC l’invito a restare vigile e offrire il proprio contributo per restituire dignità del lavoro, adeguatamente retribuito, ai liberi professionisti architetti e ingegneri, che non può di certo essere a titolo gratuito. Tutto ciò al fine di evitare quella commistione tra pubblico e privato che anziché essere rivolta al pagamento delle prestazioni è solo in grado di generare malaffare e corruzione e paralizzare l’Italia di fronte alle innovazioni".