Source: https://lawrenewablenergy.com/2011/03/14/primi-commenti-al-decreto-rinnovabili-2011/
Timestamp: 2016-12-08 04:02:03+00:00
Document Index: 145492241

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art.23', 'art. 17', 'art. 23', 'art. 76', 'art. 17', 'art. 240', 'art. 10']

Decreto Rinnovabili 2011: dal Terzo al Quarto Conto Energia in soli 4 mesi! | Renewable Energy - Law Solutions
Decreto Rinnovabili 2011: dal Terzo al Quarto Conto Energia in soli 4 mesi!
marzo 14, 2011 di Tonucci&Partners	3 commenti
Pubblichiamo un contributo dell’Avv. Pasquale Silvestro (psilvestro@tonucci.it) sulle novità del recentissimo Decreto Rinnovabili 2011, con particolare riferimento alle disposizioni sulla incentivazione del fotovoltaico.
Dopo la approvazione del Governo, e successiva firma dello stesso da parte del Presidente della Repubblica Napolitano, il cd. Decreto Rinnovabili 2011 è in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Adottato, in attuazione della direttiva 2009/28/CE e sulla base della legge 4 giugno 2010 n. 96, il Decreto definisce strumenti, meccanismi ed incentivi necessari per il raggiungimento degli obiettivi fino al 2020 in materia di quota complessiva di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo di energia.
Per quanto concerne invece gli impianti il cui allacciamento alla rete elettrica avrà luogo in data successiva al 31 maggio 2011, il comma 9-ter dell’art. 23 dispone che il Ministro dello sviluppo economico adotterà un decreto ad hoc “di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del mare, sentita la Conferenza unificata entro il 30 aprile 2011”
In sostanza, il Decreto, attraverso la fissazione al 31 maggio 2011 del termine ultimo entro cui gli impianti dovranno essere connessi alla rete elettrica, è intervenuto sulla efficacia temporale degli incentivi di cui al Terzo Conto Energia la quale, a far data dalla pubblicazione del DM 06.08.2010, aveva consentito agli operatori la opportunità di pianificare investimenti per il triennio 2011-2013.
Nel presupposto perseguimento degli obiettivi 2020, il legislatore è stato capace di intervenire su un quadro regolatorio certo, di limitare fino ad annullarne la portata, il tutto senza preoccuparsi fin da subito di fornire certezze per il futuro, certezze che in un settore strategico come quello dell’energie rinnovabili non possono essere rappresentate dalla fissazione del termine del 30 aprile 2011, entro cui il Ministero dello Sviluppo economico dovrà adottare un decreto avente ad oggetto le forme di incentivazione e sostegno ai impianti allacciati dopo il 31 maggio 2011.
Procediamo, però, per gradi cercando di ricostruire e capire le ragioni che hanno spinto il legislatore ad adottare un siffatto provvedimento. A tal proposito, chiariamo fin da subito che le critiche più dure che possono muoversi al Governo riguardano non tanto la decisione di imporre il limite temporale suddetto, nell’ottica di contenere i costi derivanti dagli incentivi al bilancio dello Stato, quanto di essere intervenuto nel quadro normativo di riferimento ignorando il dovuto apporto regolatorio agli investimenti successivi al 31 maggio 2011.
Siamo infatti convinti che se il Decreto avesse ridotto il quantum degli incentivi previsti dal DM 6.08.2010, con riferimento ai quadrimestri successivi del Conto Energia, mantenendo però la certezza degli stessi, con ogni probabilità la decisione avrebbe generato malcontento, determinato un ridimensionamento degli investimenti ma non certamente il “panico” degli ultimi giorni che, ribadiamo, nasce più dalla indeterminatezza degli incentivi successivi al 31 maggio 2011 che dalla percezione della loro riduzione.
In riferimento a quanto sopra, preoccupano, per approssimazione, le dichiarazioni del Ministro dell’Ambiente e del Ministro dello Sviluppo Economico secondo cui “Non è che non ci saranno più incentivi, ci sarà un nuovo quadro di incentivi al massimo entro due settimane” (cfr. AGI – nota 10 marzo 2011); se il termine per conoscere il contenuto dei nuovi incentivi è così stretto, però, viene da interrogarsi sulle ragioni che non hanno determinato il legislatore a compiere qualche sforzo riformatore in più ed approvare i nuovi incentivi da subito in seno al Decreto. Sul punto meglio soprassedere in quanto rischiamo di addentrarci in problematiche che hanno poco a vedere con il contegno del Decreto.
Tornando dunque all’oggetto della presente analisi, ricordiamo come il Decreto sia stato approvato in attuazione delle disposizioni di cui alla Direttiva 2009/28/CE e sulla base della legge 4 giugno 2010 n. 96.
Infatti, i sostenitori della riforma asseriscono che l’introduzione dell’art.23, comma 9-bis, nel corpo del Decreto, risponde ad un preciso obbligo derivante dalle norme comunitarie e dalla legge delega n. 96/2010.
Leggendo, però, le disposizioni afferenti la incentivazione della produzione di energia da fonte rinnovabile, più di un dubbio viene circa la esatta interpretazione da parte del Governo di quanto contenuto all’art. 17 lett. h della legge delega, ove si prevede che il Governo debba “adeguare e potenziare il sistema di incentivazione delle fonti rinnovabili e dell’efficienza e del risparmio energetico, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, anche mediante l’abrogazione totale o parziale delle vigenti disposizioni in materia”.
Ebbene, “adeguare e potenziare il sistema di incentivazione delle fonti rinnovabili senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”, come previsto dalla legge delega, è cosa assai diversa dall’intervenire sulla normativa vigente delimitandone la portata fino alla abrogazione della stessa nel giro di pochi mesi, il tutto senza una prospettiva futura.
Non è questa la sede per contestate la legittimità costituzionale dell’art. 23, comma 9-bis, del Decreto, ma vale la pena sottolineare che la funzione legislativa delegata deve essere esercitata dal Governo in conformità ai principi ed ai criteri definiti nella legge delega, così come stabilito dall’art. 76 della Costituzione. Nel caso di specie, tale conformità non sembra sussistere; anzi, il comportamento del Governo pare addirittura violare quanto previsto all’art. 17 lett. h della legge delega.
Tra l’altro, la vita breve del Terzo Conto Energia non consentirà di verificare sul campo il successo o meno delle norme riguardanti la ubicazione degli impianti fotovoltaici in zone classificate, alla data di entrata del DM 6.08.2010, quali industriali, commerciali, cave o discariche esaurite, aree di pertinenza di discariche o di siti contaminati come definiti dall’art. 240 del Codice dell’Ambiente (D.lgs. 152/2006). Infatti, ai sensi dell’art. 10 del suddetto Decreto, tali impianti avrebbero ricevuto una tariffa incentivante incrementata del 5%, favorendo una diversificazione di allocazione degli impianti fotovoltaici sostenuta in particolar modo da coloro i quali, in ambito nazionale e regionale, da mesi danno battaglia al fotovoltaico in zona agricola. Resta da sperare che norme così ispirate vengano inserite in quello che molti già chiamano il “Quarto Conto Energia”.
In attesa di conoscerne il contenuto, però, non possiamo aderire all’ottimismo espresso dai Ministri coinvolti nei relativi processi decisionali atteso che, i progetti in corso di realizzazione, che si stima non possano rispettare il termine di cui al 31 maggio 2011, sono stati cautelativamente sospesi mentre le banche finanziatrici chiamano in causa le clausole di “force majeure” per congelare i finanziamenti.
In conclusione, riteniamo che le prospettive di crescita di un settore come quello delle rinnovabili debbano passare attraverso politiche che assecondino la pianificazione degli investimenti a lungo termine, non certamente a mezzo di disposizioni inserite in provvedimenti omnibus o, ancora peggio, norme che insistono su diritti acquisiti annullandone la efficacia.
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dicembre vittorio
marzo 15, 2011 alle 1:53 am	Certo non ci smentiamo mai. Ecco il classico esempio di Italianità.
Siamo sempre o troppo permissivi o troppo restrittivi.
Pensare che se avessero messo un tetto per gli impianti a terra, già dal primo conto energia, adesso non saremmo in questa situazione.
Purtroppo ci sono sempre i “furbi” che avendo grossi capitali possono fare il bello e il cattivo tempo. Io sono un agente di vendita di sistemi fotovoltaici, e non ritengo giusto agevolare le aziende che reperiscono terreno in affitto per insediare centrali fotovoltaiche. Perchè devono sempre guadagnare molto poche persone?
Non era più giusto agevolare i piccoli impianti per lo SCAMBIO SUL POSTO?
Io penso che in Italia non avremo mai leggi o oltro a favore dei cittadini “normali”
Ha ragione il grande Benigni quando dice……………..QUA E’ TUTTO UN MAGNA MAGNA………….e mangiano sempre i soliti.
marzo 15, 2011 alle 12:59 pm	Erg. Dott,
al di là del merito tecnico, la questione centrale è proprio quella che Lei evidenza ovvero l’approccio che il Legislatore (in questo caso il Governo) ha avuto negli ultimi anni nel regolamentare il settore delle energie rinnovabili. Infatti, tra norme inserite in provvedimenti omnibus (finanziarie, milleproroghe etc.), decreti emessi all’ultimo momento solo per rispettare formalmente gli impegni con la UE, il settore rinnovabili nel suo complesso, e non solo limitatamente al fotovoltaico, ne ha fortemente risentito con le conseguenze che Lei sottolineava.
Rispondi	Thomas Braga
aprile 1, 2011 alle 1:30 pm	In risposta al sig. Dicembre Vittorio, posso ricordare che impianti a terra (anche se non necessariamente) delle dimensioni di 1 MW e oltre, è vero che ricevono incentivi statali, ma producono una mole di energia che sarebbe possibile ottenere solo attraverso la costruzione di nuove centrali. Spesso solo i grossi investitori hanno tempo e capitale per promuovere questa produzione, di cui non dimentichiamolo, in Italia c’è urgente necessità.