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Timestamp: 2018-08-17 22:49:06+00:00
Document Index: 143507078

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 44', 'art. 8', 'art. 44', 'art. 57']

Argomento: Famiglia, Minori
Parole chiave: Adozione, Convivenza, Interesse del minore, Doveri genitoriali
- non poteva revocarsi in dubbio che si fosse instaurato tra il minore (e la madre) da una parte e la ricorrente ed i componenti della sua famiglia dall’altra un solido legame e che la ……….costituisse per il minore un punto di riferimento di assoluta rilevanza e che era di primaria importanza salvaguardare;
- l’ambito di applicazione della norma invocata doveva individuarsi in relazione a quelle “situazioni in cui il minore è sostanzialmente privo di un contesto genitoriale idoneo a sostenere la sua crescita e che è peraltro inserito in un contesto di legami parentali o affettivi che, nel suo interesse, devono essere mantenuti”;
- il ricorso non appariva accoglibile in quanto nel caso di specie “il minore è inserito in un contesto familiare e ambientale del tutto idoneo e la madre è presente ed è perfettamente adeguata a soddisfare le sue esigenze di crescita ed educazione.”;
- considerato il particolare caso sottoposto all’attenzione della Suprema Corte definito con la sentenza n. 12962 del 26.5.2016 (richiesta di adozione presentata dalla compagna di vita e convivente di una donna che aveva partorito un bambino in seguito a un progetto genitoriale con lei maturato e realizzato di comune intesa, col ricorso a procedure di procreazione medicalmente assistita effettuate in Spagna), non poteva neppure sostenersi che una diversa soluzione potesse essere fondata sul recente arresto della giurisprudenza di legittimità.
Se la situazione come descritta, ad avviso del Collegio imponeva l’accoglimento della domanda della signora ……….anche alla luce dell’orientamento del Supremo Collegio antecedente alla recente sentenza n. 12962/2016, considerato che la madre - da sola - non sarebbe stata in grado di crescere ……….come dimostrato dalla delega di gran parte dei suoi doveri genitoriali alla signora………, in ogni caso non può revocarsi in dubbio che tale debba essere la decisione dell’impugnazione per cui è causa alla luce della sentenza de qua richiamata dall’appellante.
La Suprema Corte in detta sentenza delimita esattamente l’ambito di applicazione dell’ipotesi normativa di adozione in casi particolari disciplinata nell'art. 44, comma 1, lettera d), della legge n. 184 del 1983, concentrando l'indagine ermeneutica sul contenuto da attribuire alla disposizione «constatata impossibilità di affidamento preadottivo», condizione questa - in cui deve trovarsi il minore adottando - indispensabile per l'applicazione di tale fattispecie di adozione.
Per le argomentazioni chiaramente ed esaustivamente esposte alle pagg. 31 e ss. della sentenza, il giudice di legittimità ha quindi affermato che “In conclusione, l'interpretazione della espressione «constatata impossibilità dell'affidamento preadottivo» da prescegliere non può che essere quella adottata dalla Corte d'Appello di Roma: coerentemente con il sistema della tutela dei minori e dei rapporti di filiazione biologica ed adottiva attualmente vigente, deve ritenersi sufficiente l'impossibilità "di diritto" di procedere all'affidamento preadottivo e non solo quella "di fatto", derivante da una condizione di abbandono in senso tecnico-giuridico o di semi abbandono (art. 8, comma l). [….]L'interpretazione della «impossibilità di affidamento preadottivo» all'interno di conflitti quale quello sopra delineato non osta, in conclusione, alla più ampia opzione ermeneutica che ricomprenda nella formula anche l'impossibilità "di diritto", e con essa tutte le ipotesi in cui, pur in difetto dello stato di abbandono, sussista in concreto l'interesse del minore a vedere riconosciuti i legami affettivi sviluppatisi con altri soggetti, che se ne prendano cura. […] Ne consegue che, coerentemente con i principi sopra affermati, poiché all'adozione in casi particolari prevista dall'art. 44, comma 1, lettera d), possono accedere sia le persone singole che le coppie di fatto, l'esame dei requisiti e delle condizioni imposte dalla legge, sia in astratto («la constatata impossibilità dell'affidamento preadottivo»), sia in concreto (l'indagine sull'interesse del minore imposta dall'art. 57, primo comma, n. 2), non può essere svolto - neanche indirettamente - dando rilievo all'orientamento sessuale del richiedente e alla conseguente natura della relazione da questo stabilita con il proprio partner.”
Solo per completezza, il Collegio osserva che la relazione dei Servizi Sociali del Comune di ……….sopra richiamata, ha consentito di verificare, con esito assolutamente positivo, anche la situazione di ……….con riguardo al compagno della signora……….., ………., originario del…….., che convive da lei da circa tre anni. Si legge in detta relazione: “Il signor ……..sembra essersi inserito gradualmente nella quotidianità della signora ………e del minore, senza interferire sulle abitudini già presenti ma offrendo un supporto nei casi in cui risulti necessario, oppure su richiesta di……… (per esempio andare al cinema oppure condividere interessi ludici). Egli in coerenza con la propria storia familiare, all’interno della quale è presente un’esperienza di accoglienza di minori (la sorella minore e il marito hanno adottato due bambini, figli di una conoscente che si trovava nell’impossibilità di accudirli), sembra vivere con naturalezza la storia del minore e del nucleo all’interno del quale si è inserito, accettando con la stessa apertura la figura della signora …….……Nel domiciliare del 12 dicembre 2017 si è osservato il comportamento del minore in presenza dei signori ……..e……..: il minore è apparso sereno e adeguato nella relazione con entrambi. Nel nucleo si osserva una modalità comunicativa diretta e chiara tale da permettere al minore di formulare le richieste in modo esplicito. ………rispetta le indicazioni che gli vengono date da entrambi e sembra riconoscere il ruolo di ciascun adulto, riconoscendo la centralità del ruolo di accudimento della signora………...”