Source: http://www.sindacatoavvocaticalabria.it/2017/01/29/tutta-la-verita-sullattuale-situazione-del-nostro-ordine-professionale/
Timestamp: 2018-12-18 21:59:25+00:00
Document Index: 38779349

Matched Legal Cases: ['art. 28', 'art. 110', 'art. 28', 'sentenza ', 'art. 28', 'sentenza ', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 21']

Tutta la verità sull’attuale situazione del nostro ordine professionale. – Sindacato Avvocati Calabria
Tutta la verità sull’attuale situazione del nostro ordine professionale
Sento la necessità, oltre che il dovere, alla luce della esperienza maturata in più di tre anni in cui ho rivestito la carica di segretario circondariale di Cosenza del Sindacato Avvocati Calabria e partecipato attivamente alla vita del nostro Foro, di informare tutti i colleghi sulle vicende che hanno interessato il nostro Ordine professionale, dalle mancate elezioni per il rinnovo del Consiglio, fino all’attuale commissariamento.
Come ben noto la legge n°247 del 31.12.2012, che ha introdotto la nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense, al 2°comma dell’art. 28 prevede che il riparto dei consiglieri da eleggere nei consigli dell’ordine sia effettuato in base ad un criterio che assicuri l’equilibrio tra i generi, con riserva di almeno un terzo dei consiglieri eletti al genere meno rappresentato, mentre il 3°comma dello stesso articolo dispone che ciascun elettore può esprimere un numero di voti non superiore ai 2/3 dei consiglieri da eleggere.
Tali disposizioni, a mio avviso più che condivisibili, erano e sono destinate a garantire la presenza di componenti di minoranza in seno al Consiglio, al fine di migliorare la dialettica ed il confronto ed evitare i famigerati listoni o le maggioranze bulgare che hanno funestato la vita delle ultime consiliature.
Ebbene l’ecc.mo Ministro della Giustizia (titolo di studio: maturità scientifica, professione: dirigente di partito), chiamato a ricoprire tale importante carica (è il solo ministero ad avere rilievo costituzionale perchè l’art. 110 Cost. gli assegna il compito di curare l’organizzazione ed il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia) per le sue indubbie conoscenze oltre che esperienze giuridiche, maturate nei banchi del liceo e nelle segreterie di partito, ha pensato bene di dare una interpretazione “matura e scientifica” dell’art. 28 nel D.M. 10.11.2014, con il quale è stato adottato il Regolamento sulle modalità di elezione dei componenti dei consigli degli ordini circondariale forensi, ignorando completamente il limite delle candidature di lista prescritto dalla legge per assicurare la presenza di una componente di minoranza in seno ai Consigli e statuendo che le liste possono recare l’indicazione dei nominativi fino ad un numero pari a quello complessivo dei consiglieri da eleggere, a condizione che i candidati appartengano ai due generi ed a quello meno rappresentato sia riservato almeno un terzo dei componenti della lista.
Tale illuminato regolamento è stato ovviamente impugnato da avvocati (quelli veri) dinanzi al Tar del Lazio, ma per fortuna dei resistenti (Ministro della Giustizia, Consiglio Nazionale Forense e Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma) è giunto loro un inaspettato e decisivo soccorso: l’atto di intervento ad opponendum del nostro valoroso Consiglio dell’Ordine, costituitosi in persona del Presidente in carica Avv. Oreste Morcavallo, e rappresentato e difeso dallo stesso Presidente e dagli avvocati Giancarlo Gentile e Giovanni Spataro (ovvero due dei sette consiglieri poi dimissionari).
Il nostro Consiglio dell’Ordine non ha (ovviamente e come al solito) sentito il dovere di raccogliere il parere degli iscritti all’albo degli avvocati di Cosenza, magari convocando apposita assemblea, su tale improvvida e del tutto immotivata iniziativa, assunta peraltro contro colleghi che giustamente impugnavano un regolamento “fatto con i piedi” ed in palese contrasto con i principi di democraticità e rappresentanza plurale all’interno dei Consigli dell’Ordine, chiaramente sanciti dalla legge n°247/12.
L’esito del glorioso intervento è stato disastroso, come ampiamente prevedibile, ed infatti il TAR del Lazio, con sentenza n°8332 del 2015, ha annullato con effetto erga omnes il regolamento nelle parti in contestazione (rappresentanza plurale all’interno dei Consigli).
Anche il Sindacato Avvocati di Bari, unitamente ad un gruppo di avvocati del Foro di Bari, aveva nel frattempo impugnato lo stesso infausto Regolamento, unitamente agli atti del procedimento elettorale che il Consiglio dell’Ordine di Bari aveva emanato per dar corso alle elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine con i criteri stabiliti dal Regolamento illegittimo, ed anche in tale giudizio è stata dichiarata la illegittimità delle disposizioni regolamentari impugnate dai ricorrenti.
Il TAR del Lazio ha ribadito il principio, per capire il quale non occorre nemmeno la maturità scientifica, che il numero di preferenze individuato dal comma 3 dell’art. 28 della legge n°247/2012 (Ordinamento della professione forense) si pone come limite massimo dei voti esprimibili dai singoli elettori, e che all’interno di detto limite deve muoversi la disposizione del comma 2, posta a tutela del genere meno rappresentato, laddove le successive disposizioni regolamentari avevano invece operato nel senso di tutelare solo l’obiettivo dell’equilibrio di genere (come se la sola presenza di una rappresentanza del genere meno rappresentato costituisse da sola garanzia di pluralismo e democraticità all’interno dei Consigli dell’Ordine) a scapito della finalità di tutela del pluralismo di cui al comma 3, consentendo la presentazione di liste contenenti un numero di candidati pari a quello dei Consiglieri complessivamente da eleggere, con il sol limite del rispetto della minoranza di genere.
Non paghi della batosta, i “soliti ignoti” hanno avuto il coraggio, o meglio la faccia tosta, di proporre ricorso in appello al Consiglio di Stato il quale, con sentenza della sua quarta sezione in sede giurisdizionale n°3414/2016, ha definitivamente sgombrato dal campo ogni equivoco, rigettando i temerari ricorsi e ribadendo il principio che il comma 3 dell’art. 28 della Legge Forense ha chiaramente ed inequivocabilmente introdotto il sistema del “voto limitato” proprio al fine di evitare il formarsi di liste “blindate” suscettibili di esprimere la totalità degli eletti ed assicurare il pluralismo nella rappresentanza degli eletti.
Tale principio di pluralismo viene definito dal Consiglio di Stato “corrispondente ad una esigenza effettivamente sussistente e ragionevole”.
In definitiva, conclude il Consiglio, il comma 3 dell’art. 28 della Legge Forense “deve essere considerato quale vera e propria norma di chiusura intesa a stabilire il numero massimo di voti che ciascun elettore può esprimere nel corso delle elezioni, ed a cui il regolamento attuativo non può che adeguarsi“.
Pare che alla fine l’ecc.mo Ministro della Giustizia, gli illustri rappresentanti dell’avvocatura sedenti nel Consiglio Nazionale Forense e gli avvocati che da decenni rivestono la carica di Presidente e Consiglieri nei vari Ordini territoriali, grazie ad un sistema elettorale che garantiva la possibilità dei già detti “listoni” che hanno di fatto ingessato ogni possibilità di dialettica democratica all’interno dei Consigli dell’Ordine, con inevitabili ripercussioni negative anche per quanto riguarda la elezione dei componenti del CNF, si siano dovuti arrendere perché il nuovo Regolamento per le elezioni, che sta per essere definitivamente varato, non consentirà la presentazione di liste con un numero di componenti superiore ai 2/3 od ai 3/5 dei componenti da eleggere (a seconda che sia inferiore o superiore a 200 il numero degli iscritti) e sempre con il rispetto della minoranza di genere, che dovrà essere presente in ogni lista in misura non inferiore ad 1/3.
Lascio ai colleghi del Foro di Cosenza valutare se il comportamento del Consiglio dell’Ordine uscente, compresi i sette dimissionari dell’ultima ora, abbia nuociuto alla immagine dell’intero nostro Foro, faticosamente guadagnata in decenni di specchiata attività dei nostri migliori colleghi, molti dei quali purtroppo scomparsi, che lo hanno fatto assurgere ad alti livelli di riconoscibilità, competenza e professionalità a livello nazionale.
Le successive vicende, che hanno portato al commissariamento del nostro Ordine, hanno creato un ulteriore danno di immagine al nostro Foro. Senza in alcun modo entrare nel merito delle vicende giudiziarie che hanno investito il Presidente uscente, sia perché non sarebbe corretto esprimere valutazioni su procedimenti giudiziali tuttora in corso e quindi non definiti, sia per il fatto che lo sciacallaggio è lontano anni luce dal modus operandi del sottoscritto, e mi sento di affermare per conoscenza personale della stragrande maggioranza degli iscritti al nostro Sindacato, è bene apportare alcuni elementi di chiarezza, visto il polverone sollevato sulla vicenda da alcuni consiglieri poi dimissionari i quali, alla ricerca della perduta verginità, hanno compiuto l’estremo ed eroico gesto di abbandonare le poltrone sulle quali sedevano passivamente da anni senza “disturbare il conducente”: le dimissioni dei sette “eroi” sono del tutto tardive, oltre che opportunistiche e strumentali al fine di rifarsi il “look” con una più che discutibile, oltre che effimera, operazione di “maquillage” finalizzata a riproporre la loro candidatura alle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine.
Ed infatti dopo la farsa dell’autosospensione del Presidente ed i “selfie” commemorativi sulla sua poltrona dell’autoproclamatosi “presidente reggente” è stato il nostro Sindacato ad assumere un ruolo attivo, oltre che istituzionalmente doveroso nella vicenda, con l’invio di una istanza al Presidente del Consiglio Nazionale Forense ed al Ministro della Giustizia, datata 30.09.2016, con la quale abbiamo segnalato la preoccupante situazione in cui versava il nostro Consiglio dell’Ordine a seguito del coinvolgimento del Presidente in carica in una indagine penale per presunti reati fiscali, che aveva peraltro avuto vasta eco nella stampa locale a seguito del sequestro preventivo dei suoi beni immobili disposto dal Gip titolare delle indagini presso il Tribunale di Cosenza.
Poiché tutto ciò avveniva alla vigilia dell’importante Congresso dell’avvocatura di Rimini, e la nostra delegazione avrebbe dovuto essere presieduta da un Presidente di fatto delegittimato da un cospicuo numero di Consiglieri che lo avevano indotto a ricorrere all’irrituale e giuridicamente non contemplato “istituto” dell’autosospensione, il Sindacato ha chiesto che venisse avanzata proposta di scioglimento del Consiglio al Ministro della Giustizia ai sensi degli artt. 33 e 35, comma 1, lettera o) della legge 247/12, previa acquisizione di tutta la documentazione esistente presso il Consiglio dell’Ordine in riferimento a quanto esposto, ed in subordine che venisse valutata la opportunità di disporre la sostituzione dei Consiglieri decaduti od autosospesi, mediante invito alla indizione di elezioni suppletive, o subentro dei candidati non eletti alle precedenti elezioni. E’ solo dopo tale iniziativa del nostro Sindacato, adeguatamente resa nota a tutti gli iscritti oltre che agli organi di stampa, che i Consiglieri (tardivamente) dissidenti hanno assunto l’iniziativa delle loro (ancor più che tardive) dimissioni!!!
In data 07.12.2016 perveniva la nota del Consiglio Nazionale Forense, diretta al segretario regionale del nostro Sindacato ed al Presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Cosenza, con la quale veniva comunicato che il CNF con delibera adottata nella corso della seduta amministrativa del 25.11.2016 aveva preso atto dell’avvenuta decadenza del Consiglio dell’Ordine ai sensi dell’art. 28, comma 8 della legge n°247/12, e che la suddetta delibera era stata inviata al Ministero della Giustizia per le conseguenti determinazioni.
Tutto il resto è storia nota, con l’intervenuto commissariamento del Consiglio dell’Ordine e la nomina del collega Stanislao De Santis quale commissario straordinario.
Questa la nuda e cruda verità dei fatti, ed alla luce di tali vicende e comportamenti mi sento di inviare a tutti i colleghi un invito a valutare e ponderare in modo approfondito il voto da esprimere alle ormai imminenti elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine.
La lista di candidati che il nostro Sindacato presenterà alle prossime elezioni sarà composta da colleghi che da anni si battono per tutelare gli effettivi interessi dell’intera categoria, e che certamente si avrà avuto modo di notare nell’atrio del nostro Palazzo di Giustizia a raccogliere firme per una serie di iniziative che vanno dalla lotta contro l’istituzione dell’inutile mediazione obbligatoria alla lotta contro l’art. 21 del nuovo Regolamento forense, diretto a creare barriere reddituali per la permanenza dell’iscrizione nell’albo degli avvocati.
Tra le nostre iniziative c’è il sostegno attivo ai colleghi di Rossano e Castrovillari per combattere le scellerate iniziative governative volte alla soppressione dei rispettivi Tribunali, la prima delle quali purtroppo riuscita; la simbolica raccolta di migliaia di firme nelle piazze della nostra città per chiedere le dimissioni dell’allora Ministro della Giustizia Angelino Alfano, poi “degnamente” sostituito dall’attuale, promotore di scellerate quanto incostituzionali leggi in materia di Giustizia; l’organizzazione di riunioni e convegni su temi riguardanti aspetti essenziali della nostra professione; la richiesta ed il successivo collocamento dell’elimina code presso l’Ufficio Notifiche del nostro Tribunale; la richiesta di pubblicazione del bilancio relativo alla gestione del nostro Consiglio dell’Ordine, ed altre iniziative volte ad assicurare il corretto funzionamento degli uffici giudiziari.
Abbiamo a cuore il recupero e la tutela della dignità della nostra professione, nel precipuo interesse di tutti quei cittadini che si rivolgono all’avvocato per ottenere Giustizia; intendiamo costruire un nuovo modello di gestione del Consiglio dell’Ordine, con un preciso ruolo politico a tutela dell’avvocatura; non è nostra intenzione andare a scaldare poltrone all’interno del Consiglio dell’Ordine con posizioni di minoranza che, come la storia recente insegna, non hanno alcun senso per cui chiediamo un voto per l’intera lista che andremo a presentare in modo da poter determinare una svolta effettiva alla politica gestionale del nostro organo di rappresentanza istituzionale, con un coinvolgimento effettivo di tutti gli iscritti e la convocazione dell’apposita assemblea ogni qualvolta si ravvisa la necessità di adottare decisioni che coinvolgano gli interessi dell’intero Foro.
La nostra indiscutibile coerenza ed il nostro impegno, nel caso di vittoria della lista che il Sindacato presenterà alle prossime elezioni, saranno per tutti gli iscritti una garanzia per una effettiva tutela degli interessi della nostra professione.
Questa è solo tutta la verità sull’attuale situazione del nostro ordine professionale
Antonio De Marco, elezioni, News, Ordine avvocati, Sindacato Avvocati Calabria