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Timestamp: 2019-05-24 14:48:16+00:00
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La prescrizione per i crediti tributari dopo la notifica della cartella è quinquennale - Il tuo tributarista
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La prescrizione per i crediti tributari dopo la notifica della cartella è quinquennale
L’atto con cui inizia il procedimento di riscossione forzata, pur avendo natura di atto amministrativo con le caratteristiche del titolo esecutivo (come accade per la cartella), tuttavia è privo di attitudine ad acquistare efficacia di giudicato perché espressione del potere di autoaccertamento e di autotutela della P.A..
Pertanto, l’inutile decorso del termine perentorio per proporre l’opposizione, pur determinando la decadenza dell’impugnazione, non produce effetti di ordine processuale, ma solo l’effetto sostanziale dell’irretrattabilità del credito (qualunque ne sia la fonte, di diritto pubblico o privato), con la conseguente inapplicabilità dell’art. 2953 c.c..
E’ questo l’orientamento maggioritario delle principali commissioni tributarie regionali, tra cui Toscana, Lazio, Lombardia ed Emilia, che esaminiamo nelle singole motivazioni.
Secondo l’orientamento maggioritario e di origine più remota, in base all’art. 2953 c.c., si può verificare la conversione della prescrizione da breve a decennale soltanto per effetto di sentenza passata in giudicato, oppure di credito ingiuntivo che abbia acquisito efficacia di giudicato formale e sostanziale (vedi per tutte: Cass. 24 marzo 2006, n. 6628; Cass. 27 gennaio 2014, n. 1650; Cass. 29 febbraio 2016, n. 3987) o anche di decreto o di sentenza penale di condanna divenuti definitivi (ove si tratti di fattispecie anche penalmente rilevante)”.
Per tale indirizzo l’atto con cui inizia il procedimento di riscossione forzata, qualunque sia il credito cui si riferisce, quindi, senza che attenga al pagamento di tributi oppure di contributi previdenziali, senza che riferisca a sanzioni pecuniarie per violazioni tributarie o amministrative e così via – pur avendo natura di atto amministrativo con le caratteristiche del titolo esecutivo (come accade per la cartella de qua), tuttavia è privo di attitudine ad acquistare efficacia di giudicato perché espressione del potere di autoaccertamento e di autotutela della P.A..
Pertanto, l’inutile decorso del termine perentorio per proporre l’opposizione, pur determinando la decadenza dell’impugnazione, non produce effetti di ordine processuale, ma solo l’effetto sostanziale dell’irretrattabilità del credito (qualunque ne sia la fonte, di diritto pubblico o privato), con la conseguente inapplicabilità dell’art. 2953 c.c. […] “…il diritto alla riscossione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste per la violazione di norme tributarie, derivante da sentenza passata in giudicato si prescrive entro il termine di dieci anni, per diretta applicazione dell’art. 2953 c.c., che disciplina specificatamente ed in via generale la cosiddetta actio judicati, mentre se la definitività della sanzione non deriva da un provvedimento giurisdizionale irrevocabile vale il termine di prescrizione di cinque anni, previsto dal D. Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 20, atteso che il termine di prescrizione entro il quale deve essere fatta valere l’obbligazione tributaria principale e quella accessoria relativa alle sanzioni non può che essere di tipo unitario“.
[…]” …. la disciplina della prescrizione è “di stretta osservanza ed è insuscettibile d’interpretazione analogica” (vedi, per tutte: Cass. 15 luglio 1966, n. 1917 e Cass. 18 maggio 1971, n. 12482, è pacifico che:
a) se in base all’art. 2946 c.c., la prescrizione ordinaria dei diritti è decennale a meno che la legge disponga diversamente, nel caso dei contributi previdenziali (e qui anche per le imposte IRPEF) è appunto la legge che dispone diversamente (L. n. 335 del 1995 cit., art. 3, comma 9);
b) la norma dell’art. 2953 e.e. non può essere applicata per analogia oltre i casi in essa stabiliti (ex multis: Cass. 29 gennaio 1968, n. 285; Cass. 10 giugno 1999, n. 5710).
“Il termine decennale si applica soltanto nelle ipotesi in cui intervenga un titolo giudiziale divenuto definitivo, mentre la […] cartella, avendo natura di atto amministrativo, è priva dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato“.
Se questi sono gli orientamenti della Suprema corte di cassazione, tutto quanto stabilito dalla stessa sentenza si applica con riguardo a tutti gli atti – comunque denominati – di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti relativi ad entrate dello Stato, e dei vari enti locali e previdenziali per la violazione di norme tributarie o amministrative.
Ebbene, ogni tributo è dotato di propria prescrizione che deve essere rispettata, da caso a caso e, l’art. 2953 c.c. si applica solo in presenza di titolo giudiziale divenuto definitivo.
CTR Lombardia sentenza n. 1883/16/2018 depositata il 23/04/2018
Secondo l’insegnamento della Suprema Corte, il termine prescrizionale quinquennale risulta applicabile alle cartelle esattoriali qualora le stesse non siano precedute da un titolo di accertamento divenuto definitivo, mentre solo laddove le stesse siano precedute da un titolo di accertamento definitivo il termine è decennale (cfr. Cass. Sez. Un. n. 23397/2016, nonché la recentissima Cass. n. 12200/2018).
Se le cartelle di pagamento non sono state precedute da avvisi di accertamento divenuti definitivi, il termine prescrizionale per esigere le somme è quinquennale.
CTR Bologna n. 434/11/2018 depositata il 17/07/2018
I crediti tributari fatti valere con le cartelle di pagamento (IRPEF, IRAP, IVA, Addizionali, Sanzioni, Interessi) non prevedono la prescrizione ordinaria decennale, ma – ratione temporis – una prescrizione più breve (quadriennale o quinquennale per gli avvisi di accertamento relativi ad imposte sui redditi, ad IRAP o IVA, quinquennale per le sanzioni ex art. 20 d.lgs. n. 472/1997).
Secondo i principi di recente affermati da Cass., SS.UU., n. 23397/2016, in base ai quali “il principio, di carattere generale, secondo cui la scadenza del termine perentorio sancito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo, o comunque di riscossione coattiva, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito, ma non anche la cd. “conversione” del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale, ai sensi dell’art. 2953 c.c., si applica con riguardo a tutti gli atti – in ogni modo denominati – di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali, ovvero di crediti relativi ad entrate dello Stato, tributarie ed extratributarie, nonché di crediti delle Regioni, delle Province, dei Comuni e degli altri Enti locali, nonché delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative e così via. Pertanto, ove per i relativi crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l’opposizione, non consente di fare applicazione dell’art. 2953 c.c., tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo“.
CTR di Roma sentenza n. 1229/8/2017 depositata il 14/03/2017
I giudici della Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la recente sentenza n° 23397 del 17.11.2016, offrono una nuova occasione di riflessione in ordine alla complessa tematica del termine prescrizionale da applicare in ambito tributario. La Corte, riconfermando, in parte, il precedente orientamento precisa l’inapplicabilità della disposizione di cui all’art. 2946 c.c. all’ingiunzione fiscale per assenza di giudicato, statuendo che la mancata impugnazione di un atto impositivo nonché di un atto della riscossione, non permette l’applicazione dell’art. 2953 c.c. e quindi la conversione del termine di prescrizione breve in quello ordinario decennale.
Secondo gli ermellini gli “atti amministrativi di autoformazione” quali l’atto di accertamento, la cartella di pagamento o l’avviso di addebito dell’Inps non sono suscettibili di passare in giudicato, con conseguente esclusione dell’applicazione dell’art. 2953 c.c. – c.d. aedo iudicad – riservata solamente alle sentenze di condanna o al decreto ingiuntivo.
CTR di Roma sentenza n. 1050/12/2017 depositata il 07/03/2017
La Corte a Sezioni Unite, in materia di sanzioni amministrative, ha di recente osservato che “il diritto alla riscossione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste per la violazione di norme tributarie, derivante da sentenza passata in giudicato, si prescrive entro il termine di dieci anni, per diretta applicazione dell’art. 2953 c.c., che disciplina specificamente ed in via generale la cosiddetta “actio iudicati“, mentre, se la definitività della sanzione non deriva da un provvedimento giurisdizionale irrevocabile vale il termine di prescrizione di cinque anni, previsto dall’art. 20 del d.lgs. 18 dicembre 1997 n. 472, atteso che il termine di prescrizione entro il quale deve essere fatta valere l’obbligazione tributaria principale e quella accessoria relativa alle sanzioni non può che essere di tipo unitario (Rigetta, Seni. Comm. Trib, Reg. Roma, 28/10/2006)”.
Risulta, quindi, condivisibile l’orientamento di parte della giurisprudenza di merito che lega la mancata applicazione del termine di cui all’ art. 2953 c.c. esclusivamente all’assenza di analogia tra la cartella di pagamento non opposta e la sentenza passata in giudicato. A tal proposito, il Tribunale di Brindisi aveva, infatti, affermato che “la cartella esattoriale non opposta non può assimilarsi ad un titolo giudiziale, e, pertanto, non può applicarsi al credito ivi contenuto la prescrizione decennale conseguente ad una sentenza di condanna passata in giudicato, ex art. 2953 c.c..
La perentorietà del termine fissato dall’art. 24 comma 5 d.l.vo n. 46/99 determina effetti analoghi al giudicato ma, in assenza di un’espressa previsione legislativa in tal senso, non possono ritenersi del tutto equiparabili al giudicato di formazione giudiziale (cfr. Cass. n. 12263/07 e Cass. S.U. n. 25790/09)” (infra multis, Trib. Brindisi, Sez. Lav., 27/11/2012 n. 4078/2012).
In senso conforme, si era pronunciato, ad esempio, il Tribunale di Torino, secondo il quale “la cartella esattoriale può essere assimilata all’ingiunzione fiscale che, in quanto espressione del potere di accertamento e di autotutela della P.A., ha natura di atto amministrativo, e, pur cumulando in sé le caratteristiche del titolo esecutivo e del precetto, risulta priva dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato: ne consegue che la decorrenza del termine per l’opposizione, pur determinando la decadenza dall’impugnazione, non produce effetti di ordine processuale, con conseguente inapplicabilità degli effetti del giudicato sulle prescrizioni brevi (art. 2953 c.c.).
Del medesimo tenore è la sentenza del Tribunale di Cosenza.
Secondo una nota pronuncia del Tribunale cosentino, infatti, “non può ritenersi che il termine sia decennale in conseguenza della mancata opposizione avverso le cartelle, perché questa produce il solo effetto sostanziale della irretrattabilità del credito, ma non rende applicabile, ai fini della prescrizione, l’art. 2953 c.c., che riguarda solo le pronunce giudiziali, solo queste idonee al giudicato (cfr. Cass. 12263/2007, SU 25790/2009)” (Trib. Cosenza, Sez. Lavoro, sentenza 8 maggio 2013, in Leggi d’Italia Professionale, Dea Professionale, massima redazionale 2013).
Proprio in tale direzione, si pone la recentissima già citata sentenza della C. App. Lecce, sent. n. 668/2014 laddove, nel riformare il proprio precedente giurisprudenziale, espressamente evidenzia che “alla luce di un più approfondito esame della materia, non può che ritenere che solo il credito derivante da una sentenza passata in giudicato si prescrive entro il termine di dieci anni, per diretta applicazione dell’ art. 2953 c.c., (che in quanto norma di carattere eccezionale, non può estendersi per analogia a casi semplicemente assimilabili), mentre, se la definitività del credito non deriva da un provvedimento giurisdizionale irrevocabile, vale il termine di prescrizione di cinque anni previsto dalla norma specifica (Cass. 10.12.2009 n. 25790)”.
CTR per la Toscana sentenza n. 640/31/2016 del 08/04/2016
Nel caso che ci occupa vi è stata solo una acquiescenza amministrativa per cui si applica il termine prescrizionale relativo all’imposta riportata in cartella, essendo stata tale eccezione tempestivamente sollevata dalla parte nel ricorso di l grado.
CTR per la Toscana sentenza n. 1954/9/2017 del 18/09/2017.
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autoaccertamento
D. Lgs. 18 dicembre 1997
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