Source: https://www.davidemura.com/flat-tax-e-progressivita-ex-art-53-cost-1957/
Timestamp: 2019-12-15 15:19:45+00:00
Document Index: 46357949

Matched Legal Cases: ['art. 53', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 53', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 53']

Flat Tax e progressività ex-art. 53 Cost. – Davide Mura
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Una delle più rilevanti contestazioni che vengono mosse alla flat tax proposta dal centrodestra, è l’assenza di progressività. La flat tax – si dice – è solo proporzionale, ma non è progressiva, disattendendo dunque l’art. 53 Cost., che afferma che il sistema tributario deve essere informato ai criteri di progressività.
Qualche perplessità però qui mi sovviene. In primo luogo, l’art. 53 Cost. parla giustappunto di sistema tributario e non di imposte. Anzi, l’unico criterio certo per calcolare le imposte sul reddito, è proprio il criterio proporzionale. Infatti, la norma afferma che «tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva». E’ facile interpretare questa disposizione nel senso che ognuno è tenuto a contribuire in proporzione al proprio reddito.
Eppure, è acclarato che un sistema impositivo davvero equo e che garantisca la giustizia sociale, richieda più che la proporzionalità. Ed è nel periodo successivo che questa necessità si evince, là dove sempre l’art. 53 Cost., afferma che «il sistema tributario è informato a criteri di progressività».
Ma, appunto, il sistema tributario nel suo complesso, e non già solo quello che esige un’imposta in base al reddito prodotto. Sicché, la verità costituzionale è ben più complessa di quanto qualcuno ci voglia far credere. Il criterio di progressività è in realtà un criterio che non necessariamente deve riguardare ogni singolo tributo, bensì è un criterio che deve informare – appunto – il sistema tributario visto complessivamente. E del resto, questa è l’interpretazione data dalla stessa Corte Costituzionale nella sentenza n. 128 del 1966, quando afferma che:
Del pari evidenti sono le ragioni per le quali la norma costituzionale non vieta che i singoli tributi siano ispirati a criteri diversi da quello della progressività, ma si limita a dichiarare che il sistema tributario deve avere nel suo complesso un carattere progressivo. Ed invero – nella molteplicità e varietà di imposte, attraverso le quali viene ripartito fra i cittadini il carico tributario – non tutti i tributi si prestano, dal punto di vista tecnico, all’adattamento al principio della progressività, che – inteso nel senso dell’aumento di aliquota col crescere del reddito – presuppone un rapporto diretto fra imposizione e reddito individuale di ogni contribuente.
Come si evince dalla massima anzidetta, la Corte non afferma che sia obbligatorio il principio di progressività per il singolo tributo, bensì afferma che al massimo questo principio, per essere applicato, richiede (come nel caso dell’IRPEF) un rapporto diretto tra imposizione e reddito individuale. E’ evidente, dunque, che il giudice costituzionale definisce il principio di progressività come “principio programmatico” e non come precetto vincolante per il legislatore, che ben potrebbe scegliere strade diverse per conseguire l’equità e la giustizia sociale.
Se questo è vero, non esistono in realtà vere e convincenti obiezioni di natura costituzionale alla flat tax, se non nei limiti del rispetto del principio di uguaglianza (art. 3), secondo il quale, si esige dal legislatore una normativa tributaria che tratti in modo eguale i fatti che esprimono la stessa capacità contributiva, e in modo diverso quelli che esprimono una diversa capacità contributiva.
Dunque, i problemi connessi alla flat tax sono ben altri, e sono legati soprattutto all’incognita sulla entità dei contributi riscossi (perfomance del tributo), rispetto al sistema IRPEF basato sugli scaglioni progressivi, attualmente in vigore. Su questo tema, è interessante e dirimente un articolo pubblicato su Lavoce.info, a firma di Paolo Liberati e Antonio Scialà, gentilmente segnalato da Alberto Bagnai. In sintesi (potete leggere l’articolo qui), i due autori ritengono che il sistema attuale progressivo, sia in realtà un sistema difettoso, e ciò soprattutto a causa dell’erosione dell’imposta sui redditi e dell’eccessiva specialità del prelievo, sostanzialmente limitata solo ad alcune categorie di redditi (quello da lavoro dipendente e pensioni):
… È proprio la crescente specialità che sta caratterizzando l’Irpef a consigliarne la revisione in direzione di un’area di proporzionalità molto più ampia di quella attuale, anche senza giungere all’estremo di un’aliquota unica. Quando la specialità del prelievo si associa a gettiti elevati (l’Irpef è la prima fonte di prelievo) e a forme estese di progressività, si generano distorsioni equitative inaccettabili a favore di evasori e percettori di redditi che sfuggono alla tassazione personale. E sotto questo profilo, l’attuale Irpef è un pessimo esempio. L’impiego di addizionali regionali e comunali ha poi ulteriormente accresciuto le aliquote marginali stabilite a livello centrale, in alcuni casi fino a circa 3 punti percentuali, inasprendo le attuali distorsioni. Quando l’attuazione di un’imposta progressiva si dimostra molto difettosa, sarebbe buona regola attenuare fortemente il regime di progressività, in favore di forme di imposizione più semplici; e recuperare un profilo progressivo attraverso provvedimenti di spesa pubblica che favoriscano direttamente (con la prova dei mezzi) o indirettamente (attraverso un recupero di universalità delle prestazioni dello stato sociale) le classi meno abbienti…
Il suggerimento, dunque, è chiaro: se il sistema fa acqua da tutte le parti, è inutile insistere nel perpetrarlo solo per una questione – dico io – puramente ideologica; è necessario cambiare per cercare di renderlo più performante e idoneo a intercettare tutti i redditi disponibili prodotti. Il criterio di progressività, poi, è facilmente recuperabile attraverso altri metodi che permettano di superare l’iniquità di un sistema poco o meno progressivo.
Sicuramente aiuta nel sostegno alla flat tax, la famosissima curva di Laffer, secondo la quale, all’aumento dell’imposizione fiscale, diminuisce il gettito, fino ad azzerarsi del tutto (imposizione al 100%), con la conseguenza che esiste un’aliquota ottimale oltre la quale il sistema fiscale diventa non solo oppressivo, ma anche inefficiente. Del resto, chi è disposto a lavorare per pagare solo le tasse? Nessuno. Questo è il senso della curva di Laffer.
Ad ogni buon conto, se è vero che il nostro sistema tributario deve essere informato ai criteri di progressività, è anche vero che non necessariamente questo debba riguardare tutte le imposte e dunque sia un criterio assoluto, vincolante per il legislatore. E se è pur vero che un sistema fiscale che si possa dire equo debba garantire la giustizia sociale (seppure, su questo punto, personalmente io ho qualche perplessità), è anche vero che questo debba comunque garantire che la ricchezza venga prodotta.
Categorie: Economia, PoliticaEtichette: art. 53 cost., flat tax, irpef, italia, progressività, sistema tributario