Source: https://www.diritto.it/la-specifica-approvazione-di-clausole-vessatorie-nei-contratti-conclusi-on-line-osservazioni-a-margine-dell-ordinanza-del-tribunale-di-catanzaro-18-30-aprile-2012/
Timestamp: 2018-06-21 21:32:38+00:00
Document Index: 134420051

Matched Legal Cases: ['art. 1341', 'art. 1341', 'art. 1341', 'art. 700', 'art. 1341', 'art. 1460', 'art. 1460', 'art. 21']

L’interesse maggiore della decisione assunta dal Tribunale di Catanzaro sta nell’affermazione secondo cui ai fini della specifica approvazione scritta di una clausola vessatoria contenuta in un modulo contrattuale on line occorre (quanto meno stando alla “prima lettura” della motivazione) l’utilizzazione della firma digitale da parte del contraente che non l’ha predisposta.
Più nel dettaglio, l’argomentazione – detersa da alcuni obiter ed integrata con qualche sottinteso – si snoda lungo i seguenti passaggi angolari.
Primo. La «clausola intitolata “Abuso di eBay” contenuta nell’Accordo per gli utenti (documento disciplinante le condizioni generali di contratto) […], in base alla quale: “se ebay ritiene che un utente abbia compiuto azioni che possano comportare problemi, responsabilità legali o che tali azioni siano contrarie alle proprie regole, potrà, a mero titolo esemplificativo, limitare sospendere o interrompere i servizi e l’account dell’utente, vietare l’accesso al sito, ritardare o eliminare i contenuti salvati e prendere provvedimenti tecnici e legali per impedire a tale utente di accedere al sito”» va qualificata «come clausola attributiva di un potere di recesso» a tutto vantaggio del predisponente.
Secondo. Le clausole che stabiliscono, a favore di colui che le ha predisposte, la facoltà di recedere dal contratto rientrano nell’arco d’applicazione dell’art. 1341, comma 2 cod. civ. e, pertanto, non hanno effetto nei confronti dell’aderente se non sono specificamente approvate per iscritto.
Terzo. La specifica approvazione scritta di una clausola vessatoria contenuta in un modulo on line richiede l’uso della firma digitale.
Quarto. Nel caso particolare, la mancata specifica approvazione della clausola vessatoria contenuta nel modulo on line trae seco la conseguenza della sua inefficacia nei confronti della parte aderente e/o non predisponente.
Quinto. Ad litteram: «Mancando il requisito della specifica sottoscrizione, appare superfluo addentrarsi nella problematica […] della sufficienza della firma digitale debole a soddisfare il requisito della forma scritta».
Sul quinto ed ultimo punto conviene brevemente fermare l’attenzione. L’impiego dell’equivoca dizione “firma digitale debole” (?), a rifletterci, costituisce il classico lapsus linguae che rivela come l’estensore dell’ordinanza in esame non abbia impiegato l’espressione “firma digitale” in senso tecnico (ossia come peculiare tipologia di firma elettronica “forte” – ed anzi, “fortissima” – generata mediante l’uso di chiavi crittografiche asimmetriche, basata su un certificato qualificato e caratterizzata da ulteriori specifiche tecniche), sibbene come sinonimo di “firma elettronica” la quale, questa sì, può essere sia “debole” sia “forte” (rectius: non avanzata, avanzata o qualificata).
A tirar le somme, dunque, si dovrebbe concludere questo: il Tribunale di Catanzaro, dopo aver ribadito la necessità della specifica sottoscrizione della clausola vessatoria contenuta in un modulo on line, non ha (scientemente) preso posizione in ordine alla tipologia di firma elettronica necessaria ai fini dell’assolvimento dell’onere formale1.
Va semmai soggiunto – a mo’ di chiosa – che proprio la scarsa diffusione dei mezzi necessari per la generazione delle firme elettroniche (soprattutto di quelle avanzate e qualificate), ha finito per rivitalizzare l’asfittico meccanismo di tutela disegnato dall’art. 1341, comma 2, cod. civ.: vale a dire, la difficoltà tecnica di soddisfare il requisito di forma in parola è oggi di tale ostacolo alla negoziazione on line2 da indurre, in concreto, il predisponente a rinunciare d’imporlo all’aderente. Circostanza tanto più significativa per i contratti stipulati tra professionisti in un contesto di asimmetria di potere contrattuale – qual era quello da cui la controversia ha tratto scaturigine – ai quali non si applica la disciplina di protezione dettata dal codice del consumo.
Tribunale di Catanzaro, sez. I civile, ord. 18 – 30 aprile 2012 – Rel. Naso.
Rif. legislativi: art. 1341 c.c.
(Pres. dott.ssa Anna Maria Raschellà – Rel. dott.ssa Maria Antonietta Naso)
[…], svolgente attività di commercializzazione tramite internet di prodotti di elettronica, informatica, modellismo, subacquea ed altro, con ricorso depositato il 25.05.2011, esponeva che il gestore della piattaforma virtuale di eBay, aveva illegittimamente sospeso l’account professionale “[…]com” utilizzato per la pubblicità e la vendita dei suoi prodotti agli utenti della rete eBay.
In particolare, evidenziava che il gestore eBay aveva attuato una serie di ingiustificate restrizioni sino a giungere, nel gennaio del 2011, alla sospensione a tempo indeterminato dell’account […]com; che tale grave limitazione, equivalente negli effetti ad una risoluzione del contratto, avveniva senza previo avviso e in assenza di un inadempimento grave della ricorrente, la quale, anzi, nel corso delle sue transazioni sulla piattaforma eBay, aveva conseguito un elevato grado di soddisfazione degli acquirenti, rivelandosi quindi un venditore serio ed affidabile.
Chiedeva, pertanto, che il giudice designato, con provvedimento di urgenza, ai sensi dell’art. 700 c.p.c. ordinasse a eBay Europe s.a.r.l., eBay international AG, eBay Italia s.r.l. di riattivare l’account “[…]_com”, con vittoria di spese del giudizio.
Alle richieste della ricorrente le resistenti replicavano che unica legittimata passiva nel giudizio era eBay Europe s.a.r.l., essendo le altre due estranee al rapporto contrattuale; che la sospensione dell’account […]_com era avvenuta legittimamente in ragione delle gravi e reiterate violazioni di […] ad una pluralità di regole previste nel regolamento contrattuale, relative, precisamente, al gradimento degli utenti, alla performance del venditore, alla offerta di oggetti vietati, ai metodi di pagamento, all’utilizzo di link non consentiti e al divieto di inserzioni di siti web personali o aziendali; che i pregiudizi lamentati configuravano mero danno economico non tutelabile con il ricorso d’urgenza.
Il giudice con ordinanza depositata il 23.08.2011 rigettava il ricorso osservando che, seppure la clausola intitolata “Abuso di eBay” contenuta nell’Accordo per gli utenti (documento disciplinante le condizioni generali di contratto), invocata da eBay come titolo giustificativo del potere di risolvere il contratto, dovesse ritenersi nulla ex art. 1341 ce, per assenza di specifica sottoscrizione da parte di […], configurandosi come clausola vessatoria attributiva al provider del potere di recedere ad nutum dal contratto, tuttavia la sospensione dell’account […]_com aveva costituito legittimo rifiuto del provider di eseguire la propria prestazione, ai sensi dell’art. 1460 ce, a fronte di un grave inadempimento della controparte alle regole sull’ “inadempimento del venditore”, presenti sul portale www.ebay.it e vincolanti tra le parti in quanto conoscibili con l’ordinaria diligenza.
Avverso la predetta ordinanza proponeva reclamo […], reiterando le argomentazioni svolte nei precedenti atti difensivi e deducendo in particolare che il Giudice aveva omesso ogni valutazione sulla gravità dell’inadempimento, basandosi solo sulle non dimostrate affermazioni di controparte e che, non avendo controparte mai proposto l’eccezione di inadempimento ex art. 1460 cc, il Giudice, nel rilevarla d’ufficio, era andato ultra petita.
Come già osservato dal primo Giudice, non può venire in rilievo la tutela apprestata dal codice di consumo (d. lgs. 205/2005), non rivestendo la ricorrente la qualifica di consumatore. Consumatore, difatti, è colui che utilizza il contratto per il raggiungimento di scopi legati a bisogni o interessi personali, sganciati dall’esercizio di una professione e di un’attività imprenditoriale. Professionista, invece, è colui che acquista o utilizza beni o servizi per scopi riferibili all’attività imprenditoriale e professionale svolta.
Il rapporto negoziale per cui è causa resta fuori anche dall’ambito di applicazione della legge 192/98. Tale normativa, disciplinante la subfornitura nelle attività produttive, presuppone l’inserimento del subfornitore, nel processo produttivo di un’impresa committente, la quale gli conferisce talune fasi di lavorazione o l’incarico di predisporre parti del prodotto finale. La subfornitura non è altro che una lavorazione su commessa, manifestazione del fenomeno del decentramento produttivo, caratterizzata da dipendenza economica e tecnologica dell’impresa subfornitrice. In ragione di ciò, non può in alcun modo ricondursi la relazione commerciale intercorsa tra le parti – concernente l’acquisto da parte di […] di un servizio di hostin per la vendita dei propri prodotti, all’istituto della subfornitura, proprio per la diversità dei settori economici su cui operano le parti.
Passando ora all’esame della fattispecie concreta, vi è un contratto tra le parti che si è perfezionato in forma telematica mediante la pressione del tasto virtuale ed il cui testo negoziale, contenente le condizioni generali, è rappresentato dall’ “Accordo per gli utenti”.
Ha osservato che le uniche inadempienze, tra le tante contestate, che potevano legittimare il rifiuto di eseguire la prestazione erano quelle relative all’insufficiente valutazione degli acquirenti, poiché gli ulteriori addebiti non erano stati contestati con la comunicazione del provvedimento di sospensione, ma solo in epoca postuma, e pertanto l’eccezione di inadempimento, con riferimento a tali ultimi addebiti, appariva contraria a buona fede. Ha evidenziato inoltre che le regole sugli standards del venditore per mantenere elevata la soddisfazione degli utenti, indicate nella pagina “inadempimento del venditore” erano vincolanti per le parti perché conoscibili con la diligenza media e che, per il numero di controversie aperte, l’inadempimento di […] a tali regole non poteva non ritenersi grave.
Il primo aspetto che occorre approfondire attiene alla conoscibilità delle regole sull’inadempimento del venditore che individuano i parametri per la valutazione degli standards di un venditore. Ad avviso del Collegio, il requisito della conoscibilità non è soddisfatto nella ipotesi in esame, per le seguenti ragioni.
Tale affermazione non è condivisibile. Occorre, infatti, considerare che il settore dell’ e-commerce è attualmente caratterizzato da una forte concentrazione nelle mani di pochi operatori e che la piattaforma di eBay è quella che vanta la platea più ampia di utenti. Di fronte a tale dato, è di scarsa rilevanza la circostanza della presenza di propri siti internet da parte di è […], non equiparabili, infatti, per diffusione ed importanza alla piattaforma eBay.
Questo sistema oligopolista che attualmente caratterizza il mercato elettronico deve indurre a ritenere che l’esclusione a tempo indeterminato da eBay non si traduca semplicemente in una mera perdita di clienti, ma abbia una incidenza molto più pesante che può arrivare sostanzialmente, ad escludere l’impresa dal mercato stesso. Bisogna poi considerare il danno alla reputazione che subisce l’impresa a seguito della sospensione dell’account. E’ facile immaginare, infatti, che la scomparsa di […] dalla vetrina di eBay possa determinare negli utenti del sito il convincimento che la stessa non sia un venditore serio ed affidabile.
Sussiste, pertanto, anche il periculum in mora, poiché, per le ragioni sopra esposte, l’esclusione a tempo indeterminato dalla piattaforma di eBay potrebbe verosimilmente determinare una situazione di insolvenza dell’impresa […], che opera unicamente nel commercio on line.
Il reclamo va dunque accolto e va ordinato a eBay Europe s.a.r.l. di riattivare l’account […] com.
Decidendo sul reclamo proposto da […] nei confronti di eBay Europe S.A.R.L., eBay International AG, eBay Italia s.r.l., avverso l’ordinanza del 23.08.2011 del Giudice designato di questo Tribunale, in riforma del provvedimento reclamato ordina a eBay Europe S.A.R.L. di riattivare l’account […]_com, intestato a […].
1 Al riguardo, la dottrina più recente – quella che ha avuto modo di confrontarsi con il “nuovo” art. 21 del Codice dell’amministrazione digitale – è incline ritenere che per la specifica approvazione di clausole vessatorie sia sufficiente l’uso di una firma elettronica avanzata, pur se non qualificata. In questo senso, S. Pagliantini, La modificazione unilaterale del contratto asimmetrico secondo la Cassazione (aspettando la Corte di giustizia), in Contratti, 2012, p. 165 ss., spec. 173, e, mi sia perdonato questo piccolo peccato di vanità, G. Navone, La disciplina del documento informatico dopo il d.lgs. 30 dicembre 2010, n. 235, in Nuove leggi civ. comm., 2012, p. 269 ss., spec. 307.
2 E, in particolare, all’esigenza di velocità consustanziale alla contrattazione telematica.