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Timestamp: 2020-07-02 19:33:02+00:00
Document Index: 84079377

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Sentenza Cassazione Civile n. 1318 del 19/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1318 del 19/01/2017
Cassazione civile, sez. lav., 19/01/2017, (ud. 08/11/2016, dep.19/01/2017), n. 1318
sul ricorso 24765-2011 proposto da:
N.R. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
G. ANTONELLI 3, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO GIANNUZZI,
rappresentato e difeso dall’avvocato LEANDRO CHIARELLI, giusta
GALILEO AVIONICA S.P.A. P.I. (OMISSIS), ora SELEX GALILEO S.P.A., in
avverso la sentenza n. 751/2011 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,
depositata il 23/06/2011 R.G.N. 1380255/2009;
08/11/2016 dal Consigliere Dott. MANNA ANTONIO;
udito l’Avvocato GIANNUZZI ALESSANDRO per delega Avvocato CHIARELLI
udito l’Avvocato BONFRATE FRANCESCA per delega orale Avvocato MORRICO
Con sentenza n. 1091/08 il Tribunale di Firenze, in parziale accoglimento d’un ricorso in opposizione a precetto presentato da Galileo Avionica S.p.A. nei confronti di N.R., riconosceva il diritto di quest’ultimo a procedere all’esecuzione forzata d’una precedente sentenza solo nella misura di Euro 30.027,38 pari alle differenze tra la retribuzione percepita a fronte d’un orario lavorativo di 40 ore settimanali e quella che gli sarebbe invece spettata ove l’azienda, nell’ambito d’una operazione di illegittimo demansionamento, non gli avesse ridotto l’orario rispetto alle 48 ore fino a quel momento prestate.
Con sentenza depositata il 23.6.11 la Corte d’appello di Firenze, in parziale accoglimento dell’appello di Galileo Avionica S.p.A., annullava il precetto, condannando il lavoratore a restituire alla società la somma di Euro 35.875,94 già percepita, oltre accessori e spese.
Per la cassazione della sentenza ricorre N.R. affidandosi a sei motivi. Selex Galileo S.p.A. (già Galileo Avionica S.p.A.) resiste con controricorso, poi ulteriormente illustrato con memoria ex art. 378 c.p.c..
1 – Il primo motivo di ricorso denuncia violazione o falsa applicazione dell’art. 618 c.p.c., comma 2, u.p., per essersi la Corte territoriale pronunciata nel merito nonostante che l’opposizione della società fosse da qualificarsi come opposizione agli atti esecutivi, il che avrebbe reso la sentenza di primo grado impugnabile soltanto con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. e non anche con appello, con conseguente inammissibilità dell’impugnazione.
Censura sostanzialmente analoga viene fatta valere con il secondo motivo di ricorso, in cui si lamenta violazione dell’art. 618 c.p.c..
Il terzo motivo prospetta violazione dell’art. 474 c.p.c., comma 2, per avere i giudici d’appello erroneamente individuato come titolo esecutivo cui era riferito il precetto non la sentenza n. 6/99 emessa dal Tribunale di Firenze (allora in qualità di giudice d’appello), bensì la sentenza di primo grado (n. 73/98) emessa dall’allora Pretore di Firenze, trascurando il consolidato principio per cui la sentenza di secondo grado si sostituisce sempre a quella di primo grado nei casi di sua conferma o riforma.
Con il quarto motivo ci si duole di violazione e falsa applicazione dell’art. 474 c.p.c., comma 1, per avere la gravata pronuncia trascurato che la sentenza d’appello (la n. 6/99 emessa dal Tribunale di Firenze) era chiara nel far emergere un credito certo e liquido a favore di N.R., quantificabile attraverso mere operazioni aritmetiche eseguibili sulla base dell’unico dato essenziale, vale a dire la retribuzione come desumibile dai dati contenuti nelle buste paga.
Il quinto motivo denuncia violazione dell’art. 474 c.p.c., comma 1, per avere la sentenza impugnata trascurato che la stessa società opponente aveva riconosciuto l’esistenza del diritto del lavoratore; inoltre – si legge, ancora, in ricorso – contrariamente a quanto sostenuto dalla società, il ricorrente non avrebbe dovuto fornire prova degli ulteriori danni maturati successivamente al pagamento.
Il sesto motivo deduce violazione della tabella A voce 7 n. 52 e della Tabella B voce 2 n. 47 D.M. Giustizia 8 aprile 2004 n. 127, per quel che concerne la somma portata nell’atto di precetto in linea capitale, non specificamente contestata dalla società.
2 – Il primo motivo merita accoglimento, sia pure per ragioni non coincidenti con quelle in esso enunciate.
Per costante giurisprudenza di questa S.C., ove vengano proposte con unico atto un’opposizione all’esecuzione e un’opposizione agli atti esecutivi (come avvenuto nel caso in oggetto), l’impugnazione della conseguente sentenza deve seguire il diverso regime applicabile per i distinti tipi di opposizione e, pertanto, è soggetta alle forme e ai termini dell’appello avuto riguardo all’opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c., mentre è solo ricorribile per cassazione, ai sensi dell’art. 111 Cost., comma 7, con riferimento alla parte della pronuncia relativa all’opposizione agli atti esecutivi (cfr., ex aliis, Cass. n. 18312/14; Cass. n. 13203/10).
Nondimeno, nella vicenda processuale in esame anche la parte della sentenza di primo grado che ha pronunciato inter partes sull’opposizione ex art. 615 c.p.c., era – in realtà – impugnabile soltanto mediante ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., comma 7.
Infatti, per consolidata giurisprudenza di questa S.C. (cfr. Cass. Sez. 6^ – 3, ord., 17.8.2011 n. 17321; Cass. Sez. 6^ – 1, ord., 6.6.2011 n. 12165; Cass. Sez. 3^ 21.1.2011 n. 1402; Cass. Sez. 2^ 27.9.2010 n. 20324), cui va data continuità, per le sentenze pubblicate prima del 1.3.06 che abbiano deciso opposizioni all’esecuzione il regime d’impugnazione prevede l’appello; a quelle pubblicate successivamente si applica la regola della non impugnabilità ai sensi del testo dell’art. 616 c.p.c., come modificato dalla L. 24 febbraio 2006, n. 52, con la conseguenza della loro esclusiva ricorribilità per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost.(è questo il caso in esame); se, invece, il giudizio di primo grado era pendente alla data di entrata in vigore della L. 18 giugno 2009, n. 69 (e non è questo il caso in discorso) trova applicazione, ai sensi dell’art. 49 di tale legge, la nuova disposizione dell’art. 616 c.p.c., che ha eliminato la previsione della non impugnabilità, con conseguente ripristino dell’appellabilità delle pronunce di prime cure.
Ne discende l’inammissibilità dell’appello proposto da Galileo Avionica S.p.A. contro la sentenza di primo grado (la n. 1091/08) emessa il 22.10.08 dal Tribunale di Firenze, dunque dopo il 1.3.06 e anteriormente al ripristino del regime impugnatorio dell’appello avvenuto in forza della citata L. n. 69 del 2009, inammissibilità che comporta la formazione del giudicato interno che, come ogni giudicato, è rilevabile anche d’ufficio in ogni stato e grado del processo.
3 – In conclusione, va accolto – sia pure per ragioni non coincidenti con quelle in esso enunciate – il primo motivo di ricorso, con assorbimento delle restanti censure. Ne discende, ex art. 382 c.p.c., u.c., che la sentenza impugnata deve cassarsi senza rinvio perchè la causa non poteva essere proseguita.
Le spese del giudizio di legittimità e di quello di secondo grado, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.
La Corte accoglie il primo motivo, dichiara assorbite le restanti censure e cassa senza rinvio la sentenza impugnata perchè la causa non poteva essere proseguita. Condanna la società controricorrente alle spese, che liquida, per il grado d’appello, in Euro 3.100,00 di cui Euro 100,00 per esborsi ed Euro 3.000,00 per diritti ed onorari, oltre al 12% di spese generali e agli accessori di legge e, per il giudizio di legittimità, in Euro 3.600,00 di cui Euro 100,00 per esborsi ed Euro 3.500,00 per compensi professionali, oltre al 15% di spese generali e agli accessori di legge.