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Timestamp: 2018-12-12 20:55:49+00:00
Document Index: 154601315

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 10', 'art. 15', 'art. 10', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 1224', 'art. 1284', 'art. 40', 'art. 54', 'art. 41', 'art. 59', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2135', 'art. 12', 'art. 2364']

Novità fiscali del 24 marzo 2011: bonus del 55%: comunicazioni al Fisco entro il 31 marzo 2011; tardivi pagamenti: interessi di mora/penali e risvolti fiscali; fisco: controlli sulla vendita di partecipazioni rilevanti; in Gazzetta UE le nuove regole Iva; INPS: adempimenti per la compilazione degli elenchi nominativi dei braccianti agricoli valevoli per l’anno 2010; SISTRI: per le imprese la possibilità di procedure alternative; governo: prorogato il termine per le assemblee societarie | Commercialista Telematico
1) Tardivi pagamenti: interessi di mora/penali e risvolti fiscali
2) Fisco: controlli sulla vendita di partecipazioni rilevanti
3) Aams: a breve sarà trasformata in Agenzia dei monopoli
4) In Gazzetta UE le nuove regole Iva
5) Inps: adempimenti per la compilazione degli elenchi nominativi dei braccianti agricoli valevoli per l’anno 2010
6) Sistri: Per le imprese la possibilità di procedure alternative
7) Bonus del 55%: comunicazioni al Fisco entro il 31 marzo 2011
8) Governo: Prorogato il termine per le assemblee societarie
Nell’ambito delle operazioni commerciali occorre distinguere tra di interessi di mora (o penali) e quelli per dilazione di pagamento.
Ciò poiché i primi sono esclusi da Iva ai sensi dell’art. 15 del D.P.R. n. 633/1972, mentre i secondi (interessi per dilazione nel pagamento delle fatture) sono esenti da Iva ai sensi dell’art. 10 del medesimo Decreto.
Lo ha precisato <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />la Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro, con il parere n. 7 del 23 marzo 2011, che sulla base di un quesito, ha colto l’occasione per illustrare il trattamento fiscale (in particolare, ai fini dell’Iva) delle penalità ed interessi di mora per il ritardo nei pagamenti.
Il documento, comunque emesso dal Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro (Dipartimento scientifico), non ha poi mancato di chiarire anche altri interessanti aspetti.
E’ stato chiesto se per il mancato pagamento della fattura (relativa a contratto di fornitura di beni) sia possibile ottenere anche il risarcimento di interessi/penali e quale sia il relativo trattamento ai fini civili e fiscali.
In merito alla disciplina IVA relativa all’operazione in questione, la citata Fondazione studi ha precisato che gli interessi di mora fuori campo di applicazione dell’Iva ex art. 15 del D.P.R. n. 633/72, non devono essere confusi con quelli per dilazione di pagamento, i quali vengono addebitati al debitore in virtù della concessione allo stesso di un termine per il pagamento del prezzo. Ai fini dell’Imposta sul valore aggiunto, questi ultimi, infatti, sono esenti da tale imposta (art. 10, DPR n. 633/72) anche se addebitati nella stessa fattura di vendita imponibile.
Al contrario, sia gli interessi di mora sia le penali (ad es. per ritardata consegna dei beni acquistati) sono esclusi da IVA in virtù dell’art. 15 citato.
Infatti, nel suddetto documento viene precisato che tra le diverse fattispecie non rilevanti ai fini Iva riportate all’art. 15 del decreto IVA rientrano anche le somme aventi natura risarcitoria e, in particolare (art. 15, comma 1, n. 1, del DPR n. 633 del 1972):
– gli interessi moratori;
– le penalità.
Aspetti civilistici degli interessi di mora
Il documento della Fondazione ha, quindi, fornito anche interessanti precisazioni sugli aspetti civilistici legati all’applicazione o meno degli interessi di mora.
Interessi di mora al tasso legale per i privati e gli enti non profit
In base all’art. 1224 c.c. (per operazioni effettuate nei confronti di privati consumatori o di enti associativi non aventi scopo economico, quali le ONLUS, le associazioni senza fini di lucro e le fondazioni) gli interessi moratori sono dovuti dal giorno in cui il debitore, a seguito di una intimazione o richiesta fatta per iscritto dal creditore, è costituito in mora, nel limite dell’interesse legale fissato dall’art. 1284 c.c..
Interessi di mora al tasso legale per gli operatori commerciali (aziende,ecc.)
Tuttavia, occorre tenere presente che il Decreto Legislativo n. 231 del 9 ottobre 2002, di recepimento della direttiva 2000/35/CE, ha modificato profondamente i criteri di riconoscimento degli interessi di mora a carico degli operatori commerciali.
In particolare, avverte il documento dei Consulenti del Lavoro, la disciplina prevista dal citato D.Lgs. n. 231/2002 riguarda i contratti che comportano in via esclusiva o prevalente la consegna di merci o la prestazione di servizi che coinvolgono imprese/professionisti o pubbliche amministrazioni (sono comunque esclusi dalla disciplina in questione i crediti derivanti da appalti pubblici).
In base a tale nuova disciplina, nel caso in cui il creditore adempie agli obblighi contrattuali e di legge senza ricevere nei termini l’importo del corrispettivo dovuto (salvo che il ritardo non sia imputabile al debitore) gli interessi decorrono automaticamente (senza, quindi, costituzione in mora) a partire dal giorno successivo a quello di scadenza del pagamento.
Nel caso in cui, invece, le parti non abbiano previsto un termine di pagamento, gli interessi maturano decorsi 30 giorni dalla data di ricevimento della fattura o della richiesta di pagamento avente contenuto equivalente.
Laddove non sia certa la data di acquisizione materiale di tali documenti o il debitore abbia ricevuto gli stessi prima del ricevimento del bene o della prestazione, la decorrenza coincide con la data di ricevimento del bene o della prestazione del servizio.
Interessi di mora nella vendita di beni deteriorabili
Infine, la Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro, ha precisato che riguardo ai prodotti alimentari deteriorabili (ad es. cessione di pesci), gli interessi maturano decorsi 60 giorni dalla consegna o dal ritiro dei beni.
In particolare, per “prodotti alimentari deteriorabili” sono intesi quelli individuati dal Decreto Ministero della Sanità 16/12/1993.
Inoltre, per quanto concerne la misura del tasso d’interesse, dovrà utilizzarsi, salvo diverso accordo delle parti (non sono possibili, invece, deroghe per le cessioni di prodotti alimentari deteriorabili), il tasso di interesse stabilito dalla Banca Centrale Europea (attualmente l’1 %) aumentato di 7 punti percentuali (9 punti percentuali nel caso di prodotti deteriorabili). Vin.D’Andò.
Faro puntato dell’Agenzia delle Entrate sulla vendita di partecipazioni Parmalat a Lactalis e su quella di Bulgari a Lvmh.
L’Amministrazione finanziaria verificherà il rispetto delle disposizioni normative che prevedono, al ricorrere di determinati presupposti, la tassazione in Italia dei redditi derivanti dalle predette operazioni.
(Agenzia delle Entrate, comunicato n. 60 del 22 marzo 2011)
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del Decennale di istituzione delle Agenzie Fiscali, ha ricevuto al Quirinale, il 23 marzo alle 10:30, in udienza privata, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti, accompagnato dai direttori delle quattro Agenzie, Gabriella Alemanno (Territorio), Attilio Befera (Entrate), Giuseppe Peleggi (Dogane) e Maurizio Prato (Demanio).
Ha partecipato all’incontro anche Raffaele Ferrara, d.g. dell’Aams che, a breve, sarà trasformata in Agenzia (art. 40 del dl n. 159 del 2007).
(Agenzia delle Entrate, comunicato n. 61 del 22 marzo 2011)
IVA, regole europee aggiornate: Pubblicata la rifusione del regolamento n. 1777/2005. Si tratta del regolamento Consiglio CE n. 282/2011 del 15 marzo 2011.
E’, quindi, approdato nella Gazzetta Ufficiale europea, n. L77 del 23 marzo 2011, tale regolamento di esecuzione n. 282/2011, di “rifusione” del regolamento n. 1777/2005 recante disposizioni di applicazione della direttiva n. 2006/112/CE relativa al sistema comune di Imposta sul valore aggiunto.
Il nuovo regolamento, le cui disposizioni saranno obbligatorie e direttamente applicabili dai singoli Stati membri, dispone, tra l’altro:
– Una definizione restrittiva di “stabile organizzazione”, dato che la mera identificazione ai fini IVA non è sufficiente configurare come tale un’organizzazione;
– nuove precisazioni in merito alla territorialità in materia di tassazione dei servizi. In particolare, viene precisato che anche in caso di partecipazione a conferenze e seminari, così come per l’accesso in generale a manifestazioni culturali, artistiche, sportive scientifiche, a partire dal 1° gennaio 2011 risultano sempre soggette a tassazione nel luogo di svolgimento delle stesse;
– nuove precisazioni per gli adempimenti dei soggetti passivi in attesa di attribuzione del numero di identificazione IVA.
Le nuove disposizioni prevedono decorrenze diverse, a partire dal 1° luglio 2011. In materia viene, comunque, attesa una apposita circolare dell’Agenzia delle Entrate.
Il regolamento n. 1777/2005 (senza le attuali rifusioni) aveva svolto una funzione di natura prettamente interpretativa della VI Direttiva IVA.
In un contesto in cui talune disposizioni legislative in materia di IVA comunitaria venivano interpretate in modo non uniforme nei singoli Stati membri.
Adesso, il Legislatore comunitario ha ritenuto opportuno fissare le linee interpretative al fine di eliminare la disomogeneità di applicazione della normativa.
L’obiettivo del regolamento oggi in G.U.U.E. è quello di garantire l’applicazione uniforme dell’attuale sistema dell’IVA attraverso disposizioni di esecuzione della direttiva n. 2006/112/CE, in particolare in materia di soggetti passivi, cessioni di beni e prestazioni di servizi e luogo delle operazioni imponibili. Il regolamento – che si applica, in linea generale (fatte salve alcune specifiche disposizioni) a decorrere dal 1° luglio 2011 – fissa pertanto i criteri interpretativi di riferimento per le prestazioni di servizi e con riguardo al luogo in cui le stesse devono considerarsi effettuate.
Ad esempio, il montaggio di parti componenti di un macchinario, fornite dal committente, è da considerarsi quale prestazione di servizi: ad eccezione del caso in cui le componenti montate diventino parte integrante di beni immobili, il luogo della prestazione di servizi è determinato ai sensi dell’art. 54 della direttiva IVA.
Riguardo alla territorialità dei servizi di traduzione di testi, il regolamento precisa che gli stessi rientrano nell’ambito di applicazione degli artt. 44 e 45 della Direttiva IVA; fatto salvo quanto disposto dall’art. 41 del regolamento, secondo il quale le prestazioni di servizi di traduzione di testi a una persona che non è soggetto passivo stabilita al di fuori della Comunità rientrano nell’ambito di applicazione dell’art. 59, comma 1, lettera c), della direttiva n. 2006/112/CE.
L’art. 7 del regolamento rifuso definisce servizi prestati tramite mezzi elettronici (cd. “e-commerce”) quei “servizi forniti attraverso Internet o una rete elettronica e la cui natura rende la prestazione essenzialmente automatizzata, corredata di un intervento umano minimo e impossibile da garantire in assenza della tecnologia dell’informazione”.
Il regolamento n. 282/2011 contiene anche la definizione di stabile organizzazione ai fini IVA.
In particolare, la stabile organizzazione viene individuata in qualsiasi organizzazione, diversa dalla sede dell’attività economica, che sia caratterizzata da requisiti quali un grado sufficiente di permanenza e una struttura idonea in termini di mezzi umani e tecnici.
Con precedenti circolari sono stati illustrati i relativi adempimenti per la compilazione degli elenchi nominativi dei braccianti agricoli.
Adesso, l’Inps con la circolare n. 55 del 23 marzo 2011 è intervenuta in materia di adempimenti per la compilazione degli elenchi nominativi dei braccianti agricoli valevoli per l’anno 2010.
le aziende, i cui lavoratori hanno diritto ai benefici devono avere fruito degli interventi di cui all’art. 1, comma 3 del D.Lgs. n. 102 del 2004 e ricadere in area dichiarata calamitata, con i seguenti requisiti:
– l’area calamitata deve essere delimitata ai sensi dell’art. 1, comma 1079 della L. n. 296/2006;
– alla delimitazione delle aree calamitate provvedono le Regioni, attraverso proprie delibere/decreti;
Riconoscimento del beneficio ai fini dell’iscrizione negli elenchi anagrafici valevoli per l’anno 2010
Il beneficio consiste nel riconoscimento, ai fini previdenziali ed assistenziali, in aggiunta alle giornate di lavoro prestate, di un numero di giornate necessarie al raggiungimento di quelle lavorative effettivamente svolte alle dipendenze dei medesimi datori di lavoro nell’anno precedente a quello di fruizione dei benefici.
Nell’anno 2010, il lavoratore deve essere stato occupato per almeno cinque giornate presso un’impresa agricola di cui all’art. 2135 del codice civile.
Le dichiarazioni di calamità devono fare riferimento alle aree delimitate così come da decreti/delibere regionali.
Per la concessione del beneficio ai piccoli coloni e compartecipanti familiari, i concedenti devono presentare istanza cartacea come da fac-simile allegato alla suddetta circolare.
La trasmissione telematica o cartacea, dovrà avvenire entro la data del 15 aprile 2011, per consentire alle sedi di procedere alla validazione delle domande, entro la data del 22 aprile 2011.
Viene ricordato che dall’opzione “Valutazione Dichiarazioni di Calamità”, cliccando sul campo ‘Info’, l’operatore abilitato procede alla valutazione dei dati trasmessi dall’azienda (verifica del decreto/delibera di Giunta Regionale di calamità ai sensi dell’articolo 1, comma 1079 delle legge 27 dicembre 2006, n. 296 già inserito in procedura a cura delle Direzioni Regionali).
Entro il 30 aprile 2011, i soggetti che rientrano nel Sistri (Decreto Ministeriale 17 dicembre 2009, art. 12, comma 1), dovranno trasmettere i dati sui rifiuti prodotti, smaltiti o recuperati dal 1° gennaio al 31 dicembre 2010.
Come precisato dalla circolare del Territorio del 2 marzo 2011, l’adempimento può essere assolto in due maniere:
– Inviando telematicamente la “dichiarazione Sistri” (le istruzioni sono reperibili online);
– oppure inviando alla camera di commercio il Mud.
A seconda delle tipologia del soggetto coinvolto, sarà possibile ricorrere alla relativa procedura di trasmissione.
Invio obbligatorio per i lavori iniziati nel 2009-2010 e non ultimati.
Si avvicina anche quest’anno la scadenza per presentare le comunicazioni per i lavori che danno diritto alla detrazione d’imposta del 55%, il cd. bonus energia,
avviati negli ultimi due anni e non ultimati entro il 31 dicembre 2010.
La comunicazione riguarda solo le spese agevolabili sostenute nei periodi d’imposta precedenti a quello in cui i lavori sono terminati e viaggia esclusivamente online, grazie al software di compilazione e invio dedicato, disponibile sul sito Internet www.agenziaentrate.gov.it.
Il modello dovrà essere trasmesso all’Agenzia delle Entrate entro il prossimo 31 marzo, indicando le spese sostenute nel 2010, se i lavori non erano terminati entro il 31 dicembre scorso.
L’invio non va effettuato se gli interventi sono stati avviati e conclusi nello stesso periodo d’imposta, né con riferimento ai periodi d’imposta in cui non sono state sostenute spese.
Resta fermo che, una volta ultimati gli interventi, i contribuenti che vogliono beneficiare della detrazione del 55% sono comunque tenuti a trasmettere all’Enea, entro 90 giorni dalla fine dei lavori, l’apposita comunicazione contenente i dati relativi agli interventi conclusi, attraverso il sito http://efficienzaenergetica.acs.enea.it.
(Agenzia delle Entrate, comunicato n. 62 del 23 marzo 2011)
Si è svolta a Palazzo Chigi la riunione del Consiglio dei Ministri che, tra gli altri provvedimenti, ha approvato un decreto legge che dispone in ordine alla proroga del termine per le assemblee societarie.
Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge che dispone in ordine alla proroga del termine per le assemblee societarie nei casi di cui al testo allegato:
“In sede di prima applicazione del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 27, è consentito alle società alle quali si applica l’articolo 154-ter del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, convocare l’assemblea di cui all’art. 2364, secondo comma, e 2364-bis, secondo comma del codice civile, nel termine di centottanta giorni dalla chiusura dell’esercizio 2010, anche qualora tale possibilità non sia prevista dallo statuto della società”.
“Nel caso in cui alla data di entrata in vigore del presente decreto l’avviso di convocazione dell’assemblea è già stato pubblicato, è consentito al consiglio di amministrazione o al consiglio di sorveglianza di convocare l’assemblea, in prima o unica convocazione, a nuova data, nel rispetto dei termini e delle modalità di cui all’articolo 125-bis del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58. Qualora l’assemblea sia stata convocata anche per la nomina dei componenti degli organi societari, le liste eventualmente già depositate presso l’emittente sono considerate valide anche in relazione alla nuova convocazione”.
Il ministro dell’Economia e delle Finanze ha illustrato al Consiglio dei ministri altre ipotesi di intervento normativo che potranno tra l’altro prendere la forma di emendamenti al decreto legge di cui sopra, previa – se del caso – consultazione europea
(Consiglio dei Ministri n. 133 del 23 Marzo 2011)