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Timestamp: 2019-12-09 11:31:54+00:00
Document Index: 184921099

Matched Legal Cases: ['art. 414', 'art. 415', 'art. 404', 'art. 404', 'art. 406', 'art. 407', 'art. 407', 'art. 405', 'art. 407', 'art. 410', 'art. 408', 'art. 409', 'art. 405', 'art. 412', 'art. 405', 'art. 413', 'art. 702']

AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO | PROTEZIONE | PERSONE
La protezione fornita dall’amministratore di sostegno diretta a valorizzare le residue capacità del soggetto debole
L’introduzione, nell’ordinamento giuridico italiano, della legge 9 gennaio 2004, n. 6 ha sancito la previsione disciplinante l’istituto dell’amministratore di sostegno, così come disposto ai sensi degli artt. 404 e ss. del Codice Civile. Infatti, il Capo I, contenuto all’interno del Titolo XII -delle misure di protezione delle persone prive in tutto od in parte i autonomia- del Libro I, volto a disciplinare le persone e la famiglia, del Codice Civile, è dedicato alla figura dell’amministratore di sostegno.
La finalità che il legislatore, mediante l’approvazione della norma in parola, si è prefissato, consiste nel fornire tutela ad una categoria di individui che, viste le condizioni fisiche e psichiche nelle quali versano, non sono più in grado di espletare, autonomamente, la tutela dei propri interessi.
Rispetto al tempo in cui non vi era la possibilità di nominare l’amministratore di sostegno, per i soggetti che rappresentavano tale necessità, vi è una netta inversione di tendenza atteso che, precedentemente le uniche forme di tutela per i soggetti deboli erano rappresentate dall’interdizione, ex art. 414, cod. civ., e dall’inabilitazione, ex art. 415, cod. civ.
La distinzione tra l’attuale sistema normativo e l’assetto vigente ante riforma, è dettata dalla circostanza che oggi, il legislatore, mira a tutelare e, quindi, a valorizzare le residue capacità del soggetto debole, vale a dire del beneficiario, con la minore limitazione possibile della capacità di agire di quest’ultimo. Diversamente, l’interdizione e l’inabilitazione si configurano come istituti finalizzati a limitare la sfera d’azione di un dato soggetto in relazione all’esigenza di salvaguardia del suo patrimonio nell’interesse dei suoi familiari.
Orbene, come emerge dall’analisi dell’art. 404, cod. civ, l’amministratore di sostegno è da ritenersi quale soggetto che, mediante la sua attività, provvede a soddisfare gli interessi del beneficiario, considerato che, quest’ultimo, per infermità o a causa di una menomazione fisica o psichica, viene a trovarsi nell’impossibilità, anche temporanea o parziale, di provvedere, autonomamente, ai propri interessi.
Nel procedimento incardinato, volto alla nomina dell’amministratore di sostegno, vi è il coinvolgimento di tre soggetti che sono, in primo luogo, il giudice tutelare, ossia l’autorità giudiziaria deputata a valutare tutte le informazioni del caso specifico nonché il rispetto di tutti i requisiti richiesti dalla legge. In secondo luogo, viene coinvolto, il beneficiario, vale a dire il soggetto che, versando in una condizione tale da non permette, allo stesso, l’espletamento in autonomia di determinati tipi di azioni, per motivi fisici o psichici, è il soggetto che, difatti, beneficia degli effetti della nomina dell’amministratore.
L’amministratore di sostegno, infine, è il soggetto che, nell’esercizio della sua funzione, affianca il beneficiario, il quale è privo totalmente o in parte di autonomia, limitando il meno possibile la capacità di quest’ultimo.
Alla luce del summenzionato art. 404, cod. civ., la tutela fornita dall’amministratore di sostegno spetta a persone disabili, alcolisti, tossico-dipendenti, nonché a soggetti colpiti da ictus cerebrale e, dunque, a soggetti che, per via della loro incapacità a provvedere autonomamente al disbrigo di specifici atti, non sono in grado, tra le altre cose, di effettuare acquisti o vendite, di gestire il denaro o gli altri beni di loro proprietà, di riscuotere capitali e di esperire determinate tipologie di azioni giudiziarie.
Per ciò che concerne, altresì, i soggetti ai quali è riconosciuta la facoltà di depositare il ricorso per l’istituzione dell’amministratore di sostegno, l’art. 406, cod. civ. dispone che, la detta facoltà, è esercitabile, in primis, dal medesimo beneficiario, anche se trattasi di persona minore, interdetta o inabilitata. A ciò si aggiunga che, la possibilità di avviare il procedimento in analisi, è concessa a tutti i soggetti indicati nell’articolo 417, cod. civ., ovverosia dal coniuge, dalla persona stabilmente convivente, dai parenti entro il quarto grado, dagli affini entro il secondo grado dal tutore, dal curatore o dal pubblico ministero. Ebbene, anche i responsabili dei servizi sanitari e sociali, direttamente impegnati nella cura e assistenza della persona, ove a conoscenza di fatti tali da rendere opportuna e necessaria l’apertura del procedimento di nomina di amministratore di sostegno, sono tenuti a proporre al giudice tutelare il ricorso o, comunque, a darne notizia al pubblico ministero.
Come noto, in ossequio a quanto disposto dall’art. 407, cod. civ., il procedimento per la nomina di amministratore di sostegno, viene incardinato mediante il deposito del ricorso presso la cancelleria del giudice tutelare e deve contenere le generalità del beneficiario, la sua dimora abituale, le ragioni della richiesta nonché, qualora il ricorrente ne sia a conoscenza, il nominativo ed il domicilio del coniuge, dei discendenti, dei fratelli e dei conviventi del beneficiario medesimo.
Nella successiva fase istruttoria, ove si rende opportuno assumere, da parte del giudice incaricato, tutte le necessarie informazioni e disponendo, anche d’ufficio, gli accertamenti medici e, in ogni caso, tutti i mezzi probatori da ritenersi utili ai fini della decisione, quest’ultimo sarà tenuto a sentire direttamente il designando beneficiario, se occorre recandosi presso la sua ubicazione.
I criteri sui quali si basa il procedimento di nomina di amministratore di sostegno sono quelli di speditezza ed elasticità del procedimento medesimo con il palese intento di consentire, in tempi contenuti, la ricostruzione del quadro dei bisogni e degli interessi del beneficiario. A riprova di ciò, il giudice tutelare, è tenuto a provvedere entro sessanta giorni, che decorrono dalla data di presentazione della richiesta di nomina, con decreto motivato che è immediatamente esecutivo, ad eccezione si tratti di beneficiario sottoposto a misura interdittiva o inabilitativa, in quanto, nei confronti di questi ultimi, il decreto diventa esecutivo solo quando siano revocate le misure da ultime menzionate. Allorché il giudice incaricato dovesse avvisare la sussistenza di urgenze, lo stesso, mediante l’emanazione del decreto, anche d’ufficio, può adottare i provvedimenti che ritiene opportuni per la cura della persona interessata e per la conservazione e l’amministrazione del suo patrimonio. In ogni caso, alla luce dell’art. 407, comma 5, cod. civ., è richiesto l’intervento
del pubblico ministero nel procedimento di nomina dell’amministratore di sostegno.
Il decreto motivato di nomina è a contenuto tipico, con ciò si intende che devono essere riportate, al suo interno, una serie di informazioni previste tassativamente dal legislatore, così come dettato ex art. 405, cod. civ. In particolare, il decreto deve contenere le generalità del beneficiario e dell’amministratore di sostegno, la durata, che può essere anche a tempo determinato, e l’oggetto dell’incarico e degli atti che possono essere compiuti dal beneficiario con l’ausilio dell’amministratore nonché gli atti che l’amministratore medesimo può compiere in nome e per conto dell’interessato. Ed ancora, devono essere riportati, oltre a quanto sopra elencato, anche i limiti periodici delle spese quotidiane da sostenersi nell’interesse del beneficiario sempre tenendo conto di quelle che sono le possibilità economiche dello stesso.
Tuttavia, il giudice tutelare può, ai sensi del comma 4, art. 407, cod. civ., in ogni tempo, modificare o integrare, anche d’ufficio, ossia di sua iniziativa, le decisioni che lo stesso ha assunto con il decreto di nomina.
L’art. 410, cod. civ., regola i doveri che sorgono in capo all’amministratore di sostegno, una volta assunta tale qualifica. Cosicché, il nominato amministratore, nello svolgimento dell’ufficio, deve tener conto dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario, nonché è tenuto ad informare tempestivamente il beneficiario in ordine agli atti da compiersi. Peraltro, in caso di dissenso, in merito ad una o più decisioni da prendere, tra il beneficiario e l’amministratore, quest’ultimo deve informare il giudice tutelare che provvede a dirimere il contrasto con decreto motivato. Inoltre, l’amministratore non è tenuto a continuare nello svolgimento dei compiti a lui attribuiti oltre dieci anni, eccezion fatta se tale ruolo è svolto dal coniuge, dalla persona stabilmente convivente, dagli ascendenti o dai discendenti.Sempre con riferimento ai doveri del designato amministratore, il giudice, mediante decreto motivato di nomina, deve indicare la periodicità con cui, l’amministratore nominato, è tenuto a riferire all’autorità giudiziaria adita in ordine all’attività svolta, mediante rendicontazioni e relazioni, e alle condizioni di vita personale e sociale del beneficiario.
I poteri che, mediante la nomina, vengono attribuiti all’amministratore di sostegno, sono stabiliti dal decreto di nomina, emesso dal giudice tutelare, come richiesto dalla legge, all’interno del quale vengono definiti specificatamente tutti gli atti che il nominato amministratore sarà tenuto a compiere, in primo luogo, in nome e per conto del beneficiario e, in secondo luogo, gli atti che debbono essere compiuti dal beneficiario assistito dall’amministratore.
Al momento della nomina ad amministratore di sostegno, questo, è tenuto a prestare il giuramento, con il quale si impegna a svolgere il proprio incarico con fedeltà e diligenza, iniziando a decorrere da detto momento lo svolgimento dell’ufficio di amministratore.
Dal punto di vista della scelta del soggetto che andrà a ricoprire l’ufficio di amministratore di sostegno, è bene evidenziare come, ai sensi dell’art. 408, cod. civ., questa, deve essere ispirata con esclusivo riguardo alla cura e agli interessi della persona del beneficiario e, difatti, il giudice tutelare è tenuto a preferire, ove possibile, il coniuge non separato legalmente, la persona stabilmente convivente, i genitori, i figli o i fratelli, dunque parenti entro il quarto grado ed anche il soggetto designato dal genitore superstite tramite testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata. Tuttavia, dall’elenco testé riportato, non è possibile desumere alcun criterio preferenziale nella designazione dell’amministratore.
In virtù di quanto sancito dal legislatore, come previsto dall’art. 409, cod. civ., gli effetti della nomina ad amministratore di sostegno, sono finalizzati a limitare il meno possibile, come sopra detto, la capacità di agire del beneficiario, con il chiaro intento di valorizzare le residue capacità dello stesso. Segnatamente, va rilevato che il beneficiario conserva la capacità di agire per tutti quegli atti che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l’assistenza necessaria dell’amministratore di sostegno. Ebbene, il beneficiario può in ogni caso compiere gli atti necessari a soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana.
Considerato il valore della nomina dell’amministratore di sostegno è richiesta, come disciplinato ex art. 405, cod. civ., una specifica pubblicità relativamente alle decisioni assunte in proposito. Ed invero, il legislatore, sancisce, da un lato, che il decreto di apertura dell’amministrazione di sostegno, il decreto di chiusura ed ogni altro provvedimento assunto dal giudice tutelare nel corso dell’amministrazione devono essere immediatamente annotati, a cura del cancelliere, negli appositi registri. Dall’altro, viene statuito che il decreto di apertura dell’amministrazione di sostegno e il decreto di chiusura devono essere comunicati, entro dieci giorni dalla loro emanazione, all’ufficiale di stato civile per le necessarie annotazioni a margine dell’atto di nascita del beneficiario.
Pare doveroso precisare che, il legislatore, nel disciplinare minuziosamente l’istituto dell’amministratore di sostegno, ha stabilito che, determinati tipi di atti, compiuti in violazione di norme di leggi o di disposizioni del giudice, possano essere annullati. In quest’ottica, l’art. 412, cod. civ., dispone che, gli atti compiuti dall’ amministratore di sostegno in violazione di disposizioni di legge o in eccesso rispetto all’oggetto dell’incarico, possono essere annullati, su istanza dell’amministratore di sostegno, del pubblico ministero, del beneficiario o dei suoi eredi ed aventi causa. Conseguentemente, sono altrettanto annullabili, gli atti compiuti personalmente dal beneficiario in violazione di norme di legge o delle disposizioni contenute nel decreto di nomina e, in tal caso, i soggetti abilitati a presentare istanza di annullamento sono l’amministratore di sostegno, il beneficiario e i suoi eredi o aventi causa. Il termine di prescrizione per la presentazione di istanza di annullamento di cui in oggetto è di cinque anni, il quale inizia a decorrere dal momento in cui è cessato lo stato di sottoposizione all’amministrazione di sostegno.
La durata dell’incarico di amministratore di sostegno può essere tanto a tempo indeterminato quanto a tempo determinato. In quest’ultimo caso, ai sensi dell’art. 405, comma 6, cod. civ., al giudice tutelare è riconosciuta la facoltà di prorogare, l’incarico in analisi, sempre mediante decreto motivato, pronunciandosi, anche d’ufficio, prima della scadenza del termine fissato originariamente.
Ordunque, gli effetti che si producono a seguito della nomina dell’amministratore di sostegno, possono cessare, oltre che per lo spirare del termine dell’incarico, anche per l’intervento di revoca.
Invero, ai sensi dell’art. 413, cod. civ., allorquando il beneficiario, l’amministratore di sostegno, il pubblico ministero o alcuno degli altri soggetti ai quali è riconosciuta la facoltà di presentare il ricorso di cui in oggetto, ritiene che si siano verificati i presupposti per porre fine alla necessità di tutela offerta dall’amministratore di sostegno, presentano istanza motivata al giudice tutelare, il quale provvede, acquisite necessarie informazioni e disposti gli opportuni mezzi probatori,
mediante decreto motivato. Del resto, nel qual caso che il giudice tutelare ravvisi l’inidoneità, da parte dell’amministrazione di sostegno, a realizzare la piena tutela del beneficiario, provvede anche d’ufficio dichiarando la cessazione dell’ ufficio volto alla tutela.
Si rende necessario segnalare che, tutte le decisioni del giudice tutelare, per ciò che concerne l’istituto dell’amministratore di sostegno, ex artt. 404 e ss., cod. civ., devono essere assunte con decreto motivato e che, contro le stesse è ammesso, quale mezzo di impugnazione, il reclamo da presentarsi alla Corte d’Appello, ai sensi dell’art. 702, cod. proc. civ., e che, contro il decreto emesso dalla Corte d’Appello è possibile presentare ricorso per Cassazione.
In merito al compenso in capo al soggetto che ricopre l’ufficio di amministratore di sostegno, occorre rilevare come, il detto incarico, è da considerarsi a tutti gli effetti gratuito anche se, in determinati casi, qualora si tratti di patrimoni consistenti o di situazioni che presentino particolari difficoltà per ciò che concerne l’amministrazione, il giudice tutelare può riconoscere, al nominato amministratore, un equo indennizzo relativamente all’attività dallo stesso svolta.
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