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Timestamp: 2020-05-29 03:30:59+00:00
Document Index: 8608769

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 700', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 7']

Risoluzione del rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici. L’inidoneità e la destinazione ad altre mansioni | Gilda Venezia
InsegnantiVarie Autore:	Gilda Venezia - 04 Febbraio 2016 / 18 : 07
Commenti disabilitati su Risoluzione del rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici. L’inidoneità e la destinazione ad altre mansioni
di Nino Sabella, Orizzonte Scuola, 4.2.2016
– La risoluzione del rapporto di lavoro dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche, compreso il personale delle Istituzioni scolastiche, e il collocamento in altro ruolo rispetto a quello di inquadramento sono disciplinati dal D.P.R. n. 171/2011 (d’ora in avanti Regolamento).
Detto D.P.R. contiene il Regolamento, che disciplina la risoluzione del rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici per inidoneità psicofisica ai sensi dell’articolo 55-octies del decreto legislativo n. 165/01 (modificato dal decreto legislativo n. 150/09), e rinvia al DPR n. 461/01 riguardo ai soggetti preposti all’accertamento della condizione di inabilità.
È escluso da quanto appena detto e, quindi, sottoposto ai rispettivi ordinamenti, il personale indicato all’articolo 3 del suddetto decreto: i magistrati ordinari, amministrativi e contabili; gli avvocati e procuratori dello Stato; il personale militare e delle Forze di polizia di Stato; il personale della carriera diplomatica e della carriera prefettizia; i dipendenti degli enti che svolgono la loro attività nelle materie contemplate dall’articolo 1 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato n. 691/1947 e dalla legge n. 281/1985 e successive modificazioni ed integrazioni, e dalla legge n. 287/1990.
L’inidoneità psicofisica, per avviare la procedura di risoluzione del rapporto di lavoro o la destinazione ad altri compiti, deve essere permanente e può essere relativa o assoluta.
disturbi del comportamento gravi, evidenti e ripetuti, che fanno fondatamente presumere l’esistenza dell’inidoneità psichica permanente assoluta o relativa al servizio;
condizioni fisiche che facciano presumere l’inidoneità fisica permanente assoluta o relativa al servizio.
l’articolo 6 da parte della Commissione medica territorialmente competente, composta da 3 ufficiali medici e il cui Presidente è il direttore dell’Ente sanitario militare o l’ufficiale superiore medico da lui delegato;
l’articolo 9 da parte della Commissione medica (dell’Azienda sanitaria locale territorialmente competente), di cui all’articolo 1 comma 2 della legge 15 ottobre 1990 n. 295, ovvero alla Commissione medica di verifica, di cui all’articolo 2-bis comma 2 del decreto legislativo 30 aprile 1997 n. 157, come modificato dall’articolo 5 del decreto legislativo 29 giugno 1998 n. 278, competente secondo i criteri indicati all’articolo 6, comma 1.
Nel caso, invece, di disturbi del comportamento gravi, evidenti e ripetuti o di condizionifisiche che facciano presumere l’inidoneità fisica permanente assoluta o relativa al servizio, l’Amministrazione può richiedere l’accertamento (comunicandolo contestualmente al dipendente), senza limiti temporali, diversamente dal caso sopra descritto.
Tutte le comunicazione tra gli uffici, previste dal Regolamento (leggiamo all’articolo 5 del Regolamento), avvengono per via telematica ai sensi del D.L.vo 82/05 “Codice dell’Amministrazione digitale” e successive modificazioni e nel rispetto del decreto legislativo n. 196 del 2003 (Trattamento di dati personali).
La trasmissione dei documenti, relativi al procedimento, possono essere inviati al dipendente o in forma digitale (su richiesta delle stesso) o in forma cartacea. In quest’ultimo caso, la documentazione relativa alle condizioni di salute dell’interessato è inserita in un plico chiuso, che deve essere allegato alla nota di trasmissione.
L’Amministrazione, al fine di evitare il sorgere di situazioni di pericolo per la sicurezza e l’incolumità del dipendente interessato, degli altri dipendenti e dell’utenza, può disporre, prima della verifica dell’inidoneità, lasospensione cautelaredal servizio del dipendente sino alla data della visita.
La sospensione cautelare può essere disposta anche in caso di assenza ingiustificata del dipendente alla visita di inidoneità; se il dipendente non si presenta alla seconda visita, senza alcun giustificato motivo, l’Amministrazione può risolvere il rapporto di lavoro con preavviso a seguito del procedimento di cui all’articolo 55-bis del decreto legislativo n. 165 del 2001.
La sospensione va prima comunicata al dipendente, tranne che in casi d’urgenza debitamente motivati; entro i successivi 5 giorni dalla comunicazione, il dipendente può presentare memorie e documenti da sottoporre al vaglio dell’amministrazione.
La sospensione, che ha una durata massima di 180 giorni (eccetto proroghe per giustificati motivi), è disposta con atto motivato e comunicata all’interessato.
La sospensione perde immediatamente efficacia, qualora dall’accertamento medico non venga riscontrata alcuna inidoneità psicofisica tale da costituire pericolo per l’incolumità del dipendente interessato, degli altri dipendenti e dell’utenza.
L’accertamento di verifica può avere, come suddetto, due esiti: inidoneità permanente relativa allo svolgimento delle mansioni proprie del ruolo di inquadramento o inidoneità permanente assoluta che non permette lo svolgimento di alcuna attività lavorativa.
Nel primo caso l’amministrazione farà di tutto per assegnare il dipendente, in base ai titoli posseduti e all’esito del l’accertamento medico, ad altre mansioni proprie di un ruolo equivalente (nel settore di appartenenza) o anche inferiore, fermo restando il trattamento economico fisso e continuativo corrispondente all’area ed alla fascia economica di provenienza
Se non sono presenti profili professionali adeguati, in base agli esiti dell’accertamento medico, l’Amministrazione colloca il dipendente in soprannumero e rende, conseguentemente indisponibili, sino a successivo riassorbimento, un numero di posti equivalente dal punto di vista finanziario.
Se risulta impossibile rendere indisponibili i posti per carenza d’organico, l’amministrazione attiverà una consultazione di mobilità, anche temporanea, presso altre amministrazioni ubicate nell’ambito territoriale della provincia, al fine di ricollocare il dipendente interessato. Se la consultazione, trascorsi 90 giorni, non va a buon fine, si applica l’articolo 33 del decreto legislativo n.165 del 2001.
La procedura appena descritta riguarda anche il personale dirigente, almeno nella prima fase, ovvero il collocamento in un ruolo pari, quindi dirigenziale, a quello di riferimento, per cui l’amministrazione può conferire un incarico dirigenziale, tra quelli disponibili, diverso e compatibile con l’esito dell’accertamento medico, assicurando eventualmente un adeguato percorso di formazione.
Nel caso di indisponibilità di posti di funzione dirigenziale, il dirigente con inidoneità permanente relativa è collocato a disposizione dei ruoli di cui all’articolo 23 del decreto legislativo n. 165/01 e successive modificazioni, senza incarico.
Nel caso di dirigenti incaricati ai sensi dell’ articolo 19 del decreto legislativo n. 165 del 2001, la cui inidoneità risulti incompatibile con lo svolgimento dell’incarico stesso, l’Amministrazione procede alla revoca e dispone il rientro presso le amministrazioni di appartenenza nella posizione lavorativa ricoperta in precedenza.
Il personale docente inidoneo permanentemente a svolgere la funzione d’insegnamento, ma che può essere adibito ad altre mansioni, può essere ricollocato, anche temporaneamente, presso altre pubbliche amministrazioni (mobilità intercompartimentale) ai sensi all’ articolo 3 comma 127 della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
L’amministrazione, previa comunicazione all’interessato entro 30 giorni dal ricevimento del verbale di accertamento medico, risolve il rapporto di lavoro e corrisponde, se dovuta, l’ indennità sostitutiva del preavviso.
Possiamo ricordare a titolo esemplificativo due sentenze che hanno costretto il MIUR a reintegrare e collocare a riposo due docenti inidonei, che si erano rifiutati di svolgere altre mansioni, chiedendo di essere dispensati dal servizio ai sensi dell’art. 4.4 del D.M. n. 79/2011.
Di seguito le due sentenze riportate dalla nostra redazione nell’articolo “Burnout: inidoneità all’insegnamento e diritto alla dispensa dal servizio”
inviato dall’ Avv. Nino Ruscitti – Il Giudice del Lavoro di Sulmona, Ciro Marsella, ha accolto un ricorso ex art. 700 c.p.c. patrocinato dall’Avv. Nino Ruscitti del foro di Sulmona ed ha riconosciuto, con ordinanza depositata in data 09.07.2014, il diritto di una docente dichiarata “non idonea all’insegnamento in modo assoluto e permanente. Si idonea ad altri compiti ispettivo-amministrativi” ad ottenere il provvedimento di dispensa anziché proseguire nel servizio con mansioni diverse.
La FLC CGIL comunica l’esito di una sentenza in cui il docente dichiarato inidoneo al servizio ha diritto alla dispensa per motivi di salute e non può essere obbligato dall’amministrazione ad essere utilizzato in compiti diversi. È questa la rilevante sentenza del giudice del Tribunale di Udine che ha riconosciuto il diritto alla dispensa ad una docente inidonea che era stata licenziata dall’amministrazione perché aveva rifiutato l’utilizzo in altri compiti.
La docente era stata dichiarata inabile al servizio ma idonea ad altri compiti e pertanto l’ amministrazione intendeva obbligarla a prestare servizio in qualità di non docente. A fronte del rifiuto della docente e alla sua richiesta di essere dispensata dal servizio (ai sensi dell’art. 4.4 del DM 79/2011 che disciplina la ricollocazione del personale dichiarato inidoneo nei ruoli ATA), il dirigente scolastico dell’istituto presso cui la docente era titolare l’ha dichiarata decaduta dall’impiego ritenendo che l’art. 7 comma 2 del DPR 171/2011 (ovvero il regolamento in materia di risoluzione del rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici inidonei) avesse cancellato la possibilità della dispensa.
Risoluzione del rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici. L’inidoneità e la destinazione ad altre mansioni ultima modifica: 2016-02-04T18:07:40+01:00 da Gilda Venezia
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