Source: http://europeanconsumers.it/articolo.asp?sez0=4&sez1=0&art=9286
Timestamp: 2017-12-14 00:34:39+00:00
Document Index: 75135216

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 844', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 2059', 'art. 2059', 'Cass. Sez. ', 'art. 2059', 'art. 2059', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ']

27/11/2014 - Tolleranza zero pesticidi: Prima sentenza storica in Italia. Viticultore condannato in Toscana per aver contaminato con pesticidi l'abitazione e le piante del vicino, biologico
Il nostro Giuseppe Altieri, Connsulente tecnico di parte, è riuscito a far ottenere una grande vittoria in favore dell'ambiente
Grazie all'azione legale condotta in Toscana dal signor Michelacci e dagli Avvocati Pini e Peri, con la Consulenza Tecnica di Parte del Prof. Giuseppe Altieri e la Memoria Magistralis del Prof. Emerito Costituzionalista Domenico Corradini H. Brousshard, abbiamo vinto un'altra causa importante al tribunale di Pistoia, per la tutela dei cittadini e degli agricoltori biologici dalle contaminazioni di pesticidi derivanti da aziende agricole limitrofe che usano prodotti chimici pericolosi per la salute e l'ambiente. Il Prof. Giuseppe Altieri ha redatto le perizie tecniche di parte nella prima fase del procedimento, atto a verificare le derive di pesticidii, chiedendo al giudice di applicare la tolleranza zero per il diritto di chi non vuo essere contaminato da pesticidi, agricoltori biologici e cittadini in generale. Si rammenta che nelle polveri, in genere, i residui di Pesticidi si concentrano. Abbiamo trovato residui di Cimoxanil (fungicida chimico) e Rame (anche se il rame non presenta problemi, in quanto autorizzato in Agricoltura Biologica) sulla vegetazione e nella proprietà del signor Michelacci, nel momento in cui venivano fatti i trattamenti convenzionali con gli stessi prodotti.
Con una bella e congrua multa per il viticultore chimico e l'imposizione di trattamenti verso l'interno sui terreni di confine, al fine di annullare la deriva di prodotti chimici, con tolleranza zero pesticidi nella proprietà dei vicini. Ma in questa seconda parte della sentenza, a mio parere, sussistono lacune in quanto le precauzioni imposte dal giudice, su indicazioni del Consulente Tecnico d'Ufficio, non credo saranno sufficienti a garantire l'assenza di deriva di pesticidi. Nella mia relazione avevo indicato gli studi ufficiali condotti sulle derive di Agrofarmaci nell'ambiente, in cui si dimostra che le contaminazioni da pesticidi avvengono anche a distanze superiori a 100-150 metri. Ma non sono state considerate dal Giudice, che si è affidato alle prove tecniche balistiche effettuate da un secondo CTU. E il Giudice non considera nemmeno l'obbligo di rispettare una fascia di almeno 50 metri lungo i confini di proprietà , nella quale bisogna evitare i trattamenti con prodotti chimici di sintesi, così come stabilito da sentenze dei TAR del Trentino e della Liguria. Link: http://genova.repubblica.it/cronaca/2013/07/14/news/diano_marina_la_guerra_delle_olive_stop_ai_pesticidi_vicino_alle_case-62976175/
In ogni caso, è passato il principio del diritto all'assenza di contaminazione. Ed alla eventuale prossima contaminazione il ricorrente potrebbe denunciare di nuovo il viticultore chimico. --------------------------------
- diffondere il modello di azione legale per il diritto alla deriva zero Pesticidi.
- imporre l'assenza di residui chimici nei prodotti biologici, in quanto gli eventuali confinanti che usano prodotti chimici non devono contaminare le coltivazioni biologiche, mentre oggi tale residuo è consentito, a livelli pericolosi per la salute, dal momento che i danni da Pesticidi si esplicano anche a livelli infinitesimi, e soprattutto indesiderati dai consumatori biologici (tolleranza corrispondente a 0,01 mg/kg, un livello molto superiore ai limiti di rilevazione della presenza di pesticidi)
- Imporre in tutta Italia il limite minimo di distanza dai confini per l'uso di prodotti chimici non consentiti nell'agricoltura biologica. Distanza per ora stabilita in 50 metri dalle sentenze dei TAR (Trentino e Liguria), ma che dovrebbe essere di almeno 100-150 metri. Modificando in tal senso il PAN, Piano d'Azione Nazionale sull'uso sostenibile dei pesticidi. I trattamenti fitosanitari possono essere effettuati nelle zone di confine con mezzi autorizzati in agricoltura biologica, altrettanto efficaci.
- Interrompere la palese ingiustizia verso i produttori biologici, che attualmente devono sopportare danni nelle zone di confine con le aziende chimiche, rinunciando al raccolto biologico, con perdite spesso considerevoli ed impossibilità di coltivazioni biologiche su piccole superfici, quali gli ortofrutticoli e gli orti familiari. Dal momento che è il confinante ad inquinare chi coltiva biologico, commettendo reato, e non viceversa. Il quale confinante, lungo i confini, può in ogni caso utilizzare tecniche biologiche, ampiamente disponibili e "registrate" sul mercato, ovvero sottoposte a prove di efficacia... se proprio si vuol continuare a usare pesticidi chimici nel resto dell'azienda. Si rammenta che il calo eventuale di resa ed i maggiori costi della produzione biologica sono ampiamente compensati dai Pagamenti Agroambientali europei nell'ambito dei PSR regionali, con enormi risorse disponibili, obbligatorie e prioritarie per i benefici collettivi.
- Gli Agrofarmaci chimici di sintesi non possono essere venduti senza prescrizione e devono essere autorizzati da un tecnico abilitato (Circolare dell'Ordine degli Agronomi sull'Atto Fitoiatrico), solo dopo aver impiegato prioritariamente tutte le tecniche alternative (biologiche) disponibili, così come previsto dal D. lgs. n. 150/2012, che impone l'obbligo di Agricoltura Integrata su tutto il territorio nazionale dal 1 gennaio 2014. Agricoltura Integrata regolamentata, nelle Tecniche di Difesa Integrata, dalla Decisione CE del 30-12-1996, All. 1 - Norme OILB. Una Legge europea di ben 18 anni fa... di immediata applicazione ...ma mai rispettata in Italia.
I Disciplinari di Agricoltura Integrata in Italia non prevedono l'impiego obbligatorio e prioritario delle tecniche sostitutive dei prodotti chimici di sintesi. Pertanto, miliardi di € di Pagamenti Agroambientali, risorse destinate prioritariamente alla riconversione biologica dell'Agricoltura, sono stati distratti dalle Regioni (in maniera illegittima a partire dal 1996) verso agricoltori che hanno usato sempre più pesticidi e disseccanti chimici di sintesi, con netto peggioramento Ambientale (inquinamento delle acque, erosione, alluvioni e dissesto idrogeologico per la distruzione dell'Humus) e Sanitario (incremento drammatico delle Patologie degenerative e mortali nel nostro paese, con crollo dell'Aspettativa di vita sana negli ultimi 10 anni). Un "Disastro Agroambientale" sostenuto dai fondi europei che erano stanziati per l'esatto opposto. Ed avrebbero dovuto e potuto risolvere il problemi derivanti dall'enorme abuso di Pesticidi nel nostro paese, che incidono pesantemente sul Bilancio dello Stato, laddove la spesa "sanitaria" (per malattie, ndr) rappresenta oltre l'80% dei Bilanci regionali !!! E' necessaria pertanto un'azione decisa della Corte dei Conti, per il recupero delle somme economiche percepite illegittimamente, con individuazione dei responsabili di tale abuso di poteri pubblici.
- Dal 2014 vanno immediatamente interrotti i Pagamenti Agroambientali regionali per l'Agricoltura Integrata, in quanto obbligo di Legge e non più impegno facoltativo agroambientale.
Lentamente, la Giustizia si fa strada... ...se qualcuno la "Coltiva". Per fermare l'olocausto da Pesticidi, principali concause aggravanti di Patologie degenerative per gli esseri viventi. ----------- Sostegno Tecnico alla vertenze giuridiche e alle azioni amministrative pubbliche
Siamo a disposizione di tutti i cittadini Italiani per le vertenze atte ad evitare le contaminazioni da pesticidi e punire i responsabili, per le ordinanze comunali sul divieto dell'uso di Agrofarmaci e per ogni forma di assistenza tecnica Agroecologiica avanzata alle Istituzioni Regionali e Nazionali nella definizione delle Norme e Sostegni Agroambientali. E per l'assistenza alle produzioni biologiche locali, con esperienza trentennale nel settore dell'Agricoltura Biologica e nella formazione professionale nel settore.
Oggi i sindaci possono tanquillamente dichiarare i propri territori "biologici", essendo la produzione biologica ampiamente compensata dai Pagamenti Agroambientali dei PSR regionali, obbligatori e prioritari, che riconoscono inoltre il 20% per i costi burocratici di transazione e un 30% per le azioni collettive di piÃ¹ agricoltori che si riconvertono al biologico, con immensi benefici territoriali. Viene inoltre pagata dai PSR Regionali la consulenza tecnica (con 1.500 € annui per consulenza) e le spese di Certificazione biologica. Vi sono inoltre altri contributi disponibili, prioritari per le aziende agricole biologiche e per i giovani imprenditori agricoli.
- si allega la Sentenza in pdf
i nostri cari saluti Giuseppe Altieri --------------------- Prof. Giuseppe Altieri, Agroecologo Studio AGERNOVA - Servizi Avanzati per l'Agroecologia e la Ricerca Loc. Viepri Centro 15, 06056 Massa Martana (PG) tel 075-8947433, Cell 347-4259872 P. IVA 02322010543 Email: agernova@libero.it http://www.agernova.it
Ciò premesso ha così concluso: “voglia l’Ecc.mo Tribunale di Pistoia, aliis reiectis, - accertare l’intollerabilità delle immissioni di sostanze nocive (pesticidi, diserbanti, insetticidi, etc.) provenienti dal terreno adibito a vigna dalla convenuta società Cantine Bonacchi e la conseguente responsabilità della detta società; - ordinare alla convenuta Cantine Bonacchi spa l’immediata cessazione delle predette immissioni; e per l’effetto: - condannare la convenuta Cantine Bonacchi spa al risarcimento dei danni tutti patiti dall’istante, a seguito dell’intollerabilità delle predette immissioni, da quantificarsi in via equitativa. Con vittoria di spese, diritti e onorari di causa”.
- di eseguire i trattamenti antiparassitari del vigneto prospiciente la proprietà del sig. Michelacci, ed in
- di eseguire i trattamenti antiparassitari del vigneto prospiciente la proprietà del sig. Michelacci, ed in particolare dei quattro filari prossimi al confine, mediante altra macchina che: presenti bocchettoni rivolti verso la proprietà Michelacci, indirizzi il getto dall’interno del vigneto e verso l’esterno, abbia una velocità di avanzamento superiore agli 8 km/h, utilizzi una pressione di esercizio superiore ai 4 bar.
3. Sotto il primo profilo, giova richiamare l’orientamento costante della Corte di Cassazione secondo cui “in tema di immissioni, l'art. 844, secondo comma, cod. civ., nella parte in cui prevede la valutazione, da parte del giudice, del contemperamento delle esigenze della produzione con le ragioni della proprietà, considerando eventualmente la priorità di un determinato uso, deve essere letto, tenendo conto che il limite della tutela della salute è da ritenersi ormai intrinseco nell'attività di produzione oltre che nei rapporti di vicinato, alla luce di una interpretazione costituzionalmente orientata, dovendo considerarsi prevalente rispetto alle esigenze della produzione il soddisfacimento ad una normale qualità della vita. Ne consegue che le immissioni acustiche determinate da un'attività produttiva che superino i normali limiti di tollerabilità fissati, nel pubblico interesse, da leggi o
regolamenti, e da verificarsi in riferimento alle condizioni del fondo che le subisce, sono da reputarsi illecite, sicché il giudice, dovendo riconoscerle come tali, può addivenire ad un contemperamento delle esigenze della produzione soltanto al fine di adottare quei rimedi tecnici che consentano l'esercizio della attività produttiva nel rispetto del diritto dei vicini a non subire immissioni superiori alla normale tollerabilità” (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 5564 del
08/03/2010; negli stessi termini Cass. Sez. 3, Sentenza n. 8420 del 11/04/2006). Orbene i trattamenti antiparassitari eseguiti dalla convenuta comportano l’utilizzo di sostanze la cui tossicità per la salute, oltre a costituire fatto notorio, risulta chiaramente dalle schede tecniche dei singoli prodotti utilizzati, allegate alla relazione tecnica del CTU dott. Emanuele Orsi, ove si fa riferimento ai gravi rischi derivanti dalla inalazione e dal contatto con la pelle e con gli occhi. L’immissione dei prodotti antiparassitari nella proprietà del sig. Michelacci comporta, pertanto, un evidente rischio per la salute di quest’ultimo quale conseguenza dell’inalazione o del contatto con sostanza tossiche. Dette immissioni devono considerarsi intollerabili, prescindendosi dalla valutazione della priorità di un determinato uso, stante la prevalenza – sulla base dei principi costituzionali - del diritto alla tutela della salute rispetto alle esigenze della produzione.
avanzamento non superiore a 7-8 Km/h, e con i bocchettoni rivolti verso il vigneto. Giova precisare che dette conclusioni erano state condivise dalla Cantine Bonacchi spa mentre parte attrice non aveva dato spiegazioni tecnicamente verificabili a sostegno dell’inefficacia o comunque dell’insufficienza della proposta del CTU. Nel giudizio di merito è stato conferito nuovo incarico peritale al CTU dott. Sergio Giannessi al fine di accertare se le modalità di irrorazione prescritte all’esito del procedimento cautelare avessero eliminato le immissioni nocive nella proprietà dell’attore. Nel corso delle operazioni peritali si è accertato che la convenuta continua ad utilizzare, anche nei quattro filari prossimi alla proprietà dell’attore, la macchina atomizzatrice sebbene modificando le modalità operative di irrorazione quanto alla pressione dell’aria, alla velocità di avanzamento e al numero di ugelli utilizzati. Ritiene il giudice di dover valutare se le cautele in concreto adottate da Cantine Bonacchi spa, pur diverse da quelle prescritte nell’ordinanza cautelare, siano idonee ad evitare l’effetto deriva. La Corte di Cassazione ha, infatti, affermato il principio secondo il quale “in tema di azione diretta alla cessazione delle immissioni, i fatti sopravvenuti nel corso del processo - come l'adozione di accorgimenti tecnici idonei a ridurre le immissioni - incidendo sul livello di tollerabilità delle stesse e quindi su una condizione dell'azione, devono essere presi in considerazione dal giudice al momento della decisione e, qualora la consulenza tecnica di ufficio espletata non ne abbia tenuto conto, il giudice, a fronte di specifiche e circostanziate critiche mosse alla stessa, deve disporre una nuova consulenza, anche al fine di valutare l'idoneità dell'adozione di misure meno afflittive di quelle interdittive già disposte“ (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 18422 del 01/08/2013). Nel corso delle operazioni peritali l’irrorazione dei prodotti antiparassitari, nei primi sette filari prospicienti la proprietà dell’attore, è avvenuta mediante una macchina atomizzatrice, con velocità di avanzamento di 3-4 km/h, pressione di esercizio di 1,3 bar, con l’attivazione di un solo ugello della macchina, quello in basso, orientato in direzione opposta alla proprietà Michelacci; negli altri filari l’irrorazione è avvenuta aumentando la pressione di esercizio a 2,2 bar ed utilizzando i due ugelli in basso. Ebbene il CTU dott. Giannessi ha accertato: che la vegetazione spontanea presentava, prima e dopo
5. Deve essere respinta la domanda di risarcimento del danno non patrimoniale ex art. 2059 c.c. L’orientamento della Corte di Cassazione invocato dall’attore (secondo cui l'accertamento dell'eventuale intollerabilità delle immissioni comporta l'esistenza del danno in re ipsa e per il vicino il diritto ad ottenere il risarcimento del danno non patrimoniale a norma dell'art. 2059 c.c. - Cass. Sez. 3, Sentenza n. 5844 del 13/03/2007; negli stessi termini vedi
pronunce delle Sezioni Unite (sentenze cosiddette di San Martino n. 26972/2008 e 26973/2008) secondo cui “il danno non patrimoniale è risarcibile nei soli casi "previsti dalla legge", e cioè, secondo un'interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 2059 cod. civ.: (a) quando il fatto illecito sia astrattamente configurabile come reato; in tal caso la vittima avrà diritto al risarcimento del danno non patrimoniale scaturente dalla lesione di qualsiasi interesse della persona tutelato dall'ordinamento, ancorché privo di rilevanza costituzionale; (b) quando ricorra una delle fattispecie in cui la legge espressamente consente il ristoro del danno non patrimoniale anche al di fuori di una ipotesi di reato (ad es., nel caso di illecito trattamento dei dati personali o di violazione delle norme che vietano la discriminazione razziale); in tal caso la vittima avrà diritto al risarcimento del danno non patrimoniale scaturente dalla lesione dei soli interessi della persona che il legislatore ha inteso tutelare attraverso la norma attributiva del diritto al risarcimento (quali, rispettivamente, quello alla riservatezza od a non subire discriminazioni); (c) quando il fatto illecito abbia violato in modo grave diritti inviolabili della persona, come tali oggetto di tutela costituzionale; in tal caso la vittima avrà diritto al risarcimento del danno non patrimoniale scaturente dalla lesione di tali interessi, che, al contrario delle prime due ipotesi, non sono individuati "ex ante" dalla legge, ma dovranno essere selezionati caso per caso dal giudice”. Orbene nel caso di specie: 1) manca una norma di legge che espressamente consenta il risarcimento del danno non patrimoniale in caso di
immissioni intollerabili; 2) non sussiste alcuna grave violazione dei diritti inviolabili della persona atteso che la condotta illecita non ha provocato lesioni personali (per esplicita ammissione dell’attore) e non è dedotta altra lesione di diritti aventi copertura costituzionale; in particolare lo stato di ansia, la compromissione delle proprie abitudini di vita per non aver potuto liberamente godere del giardino o invitare amici nell’abitazione, il disagio per tale situazione e lo scontento in ordine all’acquisto non integrano una lesione di un diritto inviolabile della persona ma appaiono riconducibili alla nozione tradizionale di danno esistenziale, la cui autonoma configurabilità è però stata esclusa dalle citate pronunce della Corte di Cassazione a Sezioni Unite; 3) l’attore non ha allegato, con la doverosa specificità, che la condotta tenuta dalla convenuta integrasse un reato. Infatti, ai fini del risarcimento del danno non patrimoniale, ai sensi dell'art. 2059 cod. civ., l'accertamento del giudice civile deve essere condotto secondo la legge penale e deve avere ad oggetto l'esistenza del reato in tutti i suoi elementi oggettivi e soggettivi (v. tra le tante Cass. Sez. 3, sent. n. 20684 del 25/09/2009 e Cass. Sez. 1, sentenza n. 3747 del 15/03/2001); da ciò consegue la necessità che il danneggiato alleghi specificatamente sia l’esistenza di un comportamento integrante l’elemento oggettivo di un reato sia la sussistenza di una condotta, dolosa o colposa, dell’autore del fatto illecito. In mancanza di tali allegazioni deve ritenersi estranea al thema decidendum l’indagine volta a verificare la sussistenza delle condizioni volute dalla legge perché possa attribuirsi al danneggiato un danno non patrimoniale (v. Cass. Sez. 3, Sentenza n. 13391 del 08/06/2007; si richiama altresì, in tema risarcimento del danno non patrimoniale da immissioni intollerabili, Cass. Sez. 2, Sentenza n. 5564 del 08/03/2010 secondo cui l’accoglimento della domanda risarcitoria presuppone necessariamente che l'attore prospetti, a fondamento della domanda, un fatto illecito costituente reato).