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Timestamp: 2018-07-18 20:27:45+00:00
Document Index: 106245858

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 177', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 10', 'art. 82', 'art. 159', 'sentenza ']

Rifiuti - Emergenza in Campania - Messa in opera di tutti gli strumenti necessari al superamento dell'emergenza - Enti locali inadempienti
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Martedì 12 Luglio 2011 15:40
Consiglio di Stato 8/6/2011 n. 3502
Ministero per i beni e le attività culturali in persona del Ministro in carica, Soprintendenza per beni architettonici e per il paesaggio delle Province di Lecce, Brindisi e Taranto in persona del Soprintendente in carica, rappresentati e difesi dall`Avvocatura generale dello Stato, domiciliataria in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Ciccarese Rosa, rappresentata e difesa dall`avvocato Pietro Nicolardi, elettivamente domiciliata presso l’avvocato Marco Gardin in Roma, via L. Mantegazza 24;
Visto l`atto di costituzione in giudizio di Ciccarese Rosa;
Relatore nell`udienza pubblica del giorno 1 marzo 2011 il consigliere Roberta Vigotti e uditi per le parti l’avvocato dello Stato Colelli e l’avvocato Nicolardi;
In via più generale (ed è considerazione conclusiva) questo Consiglio di Stato (es. Cons. Stato. VI, 11 dicembre 2008, n. 5620; 9 novembre 2010, n. 7981; 31 gennaio 2011, n. 712) ha già ripetutamente rilevato come, secondo l’ormai prevalente orientamento - da cui non v`è motivo di discostarsi - l`istituto della conferenza di servizi c.d. decisoria disciplinato dagli artt. 14 ss. legge 7 agosto 1990, n. 241, in esito alle riforme apportate dalle leggi 24 novembre 2000, n. 340, e 11 febbraio 2005, n. 15 - e secondo la disciplina vigente all`epoca di adozione degli atti qui in questione (marzo 2007 - giugno 2008) - è caratterizzato da una struttura dicotomica, articolata in una fase che si conclude con la determinazione della conferenza (anche se di tipo c.d. decisorio), che ha valenza endoprocedimentale, e in una successiva fase che si conclude con l`adozione del provvedimento finale, che ha valenza esoprocedimentale ed esterna, effettivamente determinativa della fattispecie e incidente sulle situazioni degli interessati.
- la previsione normativa contenuta nell`art. 14-quater, comma 2, della legge n. 241 del 1990 (introdotto dall`art. 177 l. 15 maggio 1997, n. 127), enunciativa del carattere immediatamente esecutivo della determinazione conclusiva dei lavori della conferenza, è stata espressamente abrogata dalla legge 24 novembre 2000, n. 340;
- la legge 11 febbraio 2005, n. 15 ha espressamente abrogato la previsione normativa contenuta nell`art. 14-ter, comma 7, che consentiva alle amministrazioni dissenzienti di impugnare direttamente ed immediatamente la determinazione conclusiva della conferenza di servizi;
- se da un lato appare innegabile che il sistema introdotto nel 2005 sia ispirato dall`intento di anticipare già al momento della conclusione dei lavori della conferenza la palese espressione delle volontà da parte delle amministrazioni partecipanti (in particolare, abrogando la formula del c.d. dissenso postumo e la possibilità con essa connessa di ribaltamenti di posizioni fra il momento della determinazione conclusiva e quello del provvedimento finale), dall`altro lato ciò non può indurre a ritenere che le medesime esigenze di semplificazione e concentrazione comportino anche la dequotazione sistematica delle ragioni sottese alla distinzione fra il momento conclusivo dei lavori della Conferenza e il successivo momento provvedimentale;
- la scelta di mantenere un provvedimento espresso come momento conclusivo della complessiva vicenda appare ispirato dalla volontà di lasciare inalterato il complessivo sistema di garanzie e responsabilità trasfuso nel nuovo Capo IV-bis della legge n. 241 del 1990, con particolare riguardo all`onere di comunicazione, all`acquisto di efficacia e - sussistendone le condizioni - al carattere di esecutorietà del provvedimento.
Si aggiunga che poi la formulazione del comma 6-bis del citato art. 14-ter, aggiunto dall`art. 10 legge 11 febbraio 2005, n. 15, rafforza il ruolo e la responsabilità dell`amministrazione procedente, cui è rimessa la determinazione finale previa valutazione delle specifiche risultanze della conferenza e tendo conto delle posizioni prevalenti ivi espresse, ferma restando l’autonomia del potere provvedimentale dell`autorità procedente stessa. È su questa che comunque si concentra, con riferimento agli interessi che per legge le spetta curare, l`imputazione di responsabilità derivante dall`assunzione della decisione amministrativa che segue la valutazione collegiale (responsabilità che non è condivisa dagli altri partecipanti alla conferenza). Sicché non vi è un nesso di consequenzialità automatica con le determinazioni della conferenza stessa, perché a questa imputazione autonoma non può non corrispondere un’autonomia di valutazione, pur dovendosi tener conto delle risultanze della conferenza e delle posizioni ivi prevalenti: il cui oggetto coerentemente è ciò che, per essere (a differenza della competenza) disponibile, è proprio dell’incontro e concreta la sua utilità operativa, vale a dire la conoscenza delle reciproche posizioni, il raccordo organizzativo e temporale, l’obiettivo di complessiva accelerazione delle decisioni.
Ove si consideri, come sopra si è detto essere doveroso, che solo con il provvedimento del 3 giugno 2008 è stata formalizzata l’autorizzazione da parte del Comune, e che la trasmissione è avvenuta il successivo 5 giugno, l’esercizio del potere di cogestione, concretizzatosi con il provvedimento di annullamento del 1° agosto 2008 si manifesta tempestivo, non essendo condivisibile la tesi dell’appellante, tesa a considerare ricettizio il provvedimento stesso. Come questo Consiglio di Stato ha già avvertito (Cons. Stato, VI, 13 febbraio 2009 , n. 769) il termine di sessanta giorni originariamente previsto dall`art. 82, nono comma, d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, come modificato dalla legge 8 agosto 1985, n. 431, si riferisce non alla comunicazione, ma alla adozione del provvedimento ministeriale (non recettizio) di annullamento del parere favorevole espresso dall`amministrazione cui compete esprimersi in merito alla compatibilità paesaggistica. Eguale conclusione vale con riferimento a quanto dispone, in merito, l’art. 159 d.lgs. n. 42 del 2004, che, sul punto, non innova al regime previgente.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando, accoglie l’appello principale in epigrafe indicato e respinge l’appello incidentale e, per l`effetto, in riforma della sentenza impugnata respinge il ricorso di primo grado
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 1 marzo 2011 con l`intervento dei magistrati: