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Timestamp: 2020-06-05 13:39:36+00:00
Document Index: 110587106

Matched Legal Cases: ['art. 2749', 'art. 27', 'art. 2752', 'art. 2749', 'art. 54', 'art. 2788', 'art. 2855', 'art. 50', 'sentenza ', 'art. 54', 'art. 2749']

Sentenza Cassazione Civile n. 21459 del 15/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21459 del 15/09/2017
Cassazione civile, sez. I, 15/09/2017, (ud. 22/03/2017, dep.15/09/2017), n. 21459
sul ricorso iscritto al n. 20455/2011 R.G. proposto da:
EQUITALIA CENTRO S.P.A., in persona del legale rappresentante p.t.,
rappresentata e difesa dal Prof. Avv. Bruno Cucchi e dall’Avv.
Giuseppe Lomonaco, con domicilio eletto presso lo studio degli
stessi in Roma, via Panama, n. 68;
avverso il decreto del Tribunale di Firenze depositato il 22 luglio
Premesso che, ai sensi dell’art. 2749 c.c., il privilegio accordato al credito si estende soltanto agl’interessi dovuti per l’anno in corso alla data del pignoramento e per quello precedente, ha infatti rilevato che sia nell’istanza di insinuazione al passivo che nell’opposizione la creditrice non aveva specificato nè la data di decorrenza degl’interessi nè il periodo di riferimento.
2. Con il secondo motivo, la ricorrente deduce la violazione e la falsa applicazione del D.L. 6 luglio 2011, n. 98, art. 27, commi 37-40, affermando che, ai sensi dell’art. 2752 c.c., comma 1, nel testo modificato dalla predetta disposizione, applicabile anche ai crediti sorti in epoca anteriore alla sua entrata in vigore, il privilegio si estende, per le imposte dirette, anche alle somme iscritte a ruolo negli anni precedenti a quelli in cui viene promossa l’esecuzione ed alle sanzioni, nonchè agl’interessi maturati nel periodo successivo all’assoggettamento dell’impresa alla procedura concorsuale.
Il decreto impugnato non ha affatto escluso, almeno in via astratta, la possibilità di riconoscere al credito per interessi il privilegio accordato dalla legge a quello per capitale, avendo anzi richiamato espressamente l’art. 2749 c.c., il quale prevede la predetta estensione, circoscrivendola però agl’interessi dovuti per l’anno in corso alla data del pignoramento ed a quelli dell’anno precedente, nonchè, limitatamente alla misura legale, agli interessi maturati successivamente. In materia fallimentare, l’estensione del diritto di prelazione agl’interessi è peraltro disciplinata specificamente dalla L. Fall., art. 54, comma 3, il quale richiama gli artt. 2749 c.c., art. 2788 c.c. e art. 2855 c.c., commi 2 e 3, equiparando la dichiarazione di fallimento all’atto di pignoramento e precisando che, per i crediti assistiti da privilegio generale, il decorso degl’interessi cessa alla data del deposito del progetto di riparto nel quale il credito è soddisfatto, anche se parzialmente. Il testo attuale di detta disposizione, introdotto dal D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, art. 50 riproduce sostanzialmente quello previgente, così come modificato dalla sentenza della Corte costituzionale n. 162 del 2001, con cui fu dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 54, comma 3, nella parte in cui non richiamava, ai fini dell’estensione del diritto di prelazione agli interessi, l’art. 2749 c.c..
In tema di estensione del diritto di prelazione agl’interessi, questa Corte ha tuttavia precisato, in riferimento tanto ai crediti ipotecari quanto a quelli privilegiati, che il trattamento preferenziale accordato dalla legge agli accessori del credito non comporta la sottrazione degli stessi alla necessità di una specifica domanda di ammissione al passivo (cfr. Cass., Sez. 5, 24/03/ 2006, n. 6642; 19/03/1996, n. 2321; Cass., Sez. 1, 21/02/2001, n. 2493), ai fini della quale, come correttamente ritenuto dal decreto impugnato, non è sufficiente la mera individuazione dell’importo complessivamente dovuto per interessi, ancorchè distinta da quella relativa alla sorta capitale, ma occorre l’indicazione di tutti gli elementi necessari per il calcolo degli stessi (e quindi almeno della data di scadenza del credito e del tasso d’interesse applicabile), in modo tale da consentire al Giudice delegato nel procedimento di verificazione, ed al Tribunale nell’eventuale giudizio di opposizione, di verificare l’esatta determinazione dell’importo richiesto, anche in relazione al trattamento differenziato previsto per gl’interessi maturati successivamente alla dichiarazione di fallimento.
Non merita pertanto censura il decreto impugnato, il quale, dato atto che l’opponente non aveva provveduto a specificare la data di decorrenza degl’interessi o il periodo di riferimento, nè nell’istanza di insinuazione al passivo nè nel ricorso introduttivo del giudizio di opposizione, ne ha negato l’ammissione al passivo in via privilegiata, ai fini della quale, come si è detto, non poteva considerarsi sufficiente la mera distinzione, nell’ambito dello importo complessivamente richiesto, tra quello dovuto per sorta capitale e quello dovuto per interessi.