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Timestamp: 2020-01-21 21:25:16+00:00
Document Index: 75460726

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Sentenza Cassazione Civile n. 16077 del 28/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16077 del 28/06/2017
Cassazione civile, sez. trib., 28/06/2017, (ud. 12/01/2017, dep.28/06/2017), n. 16077
Dott. ZOSO Liana M. T. – Consigliere –
sul ricorso 4204-2012 proposto da:
R.C., M.I., R.N.,
R.V.N. & C. SNC in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliati in ROMA P.ZA DELL’UNITA’ 13,
presso lo studio dell’avvocato ROBERTO RICCI, rappresentati e difesi
dall’avvocato LAMBERTO GIUSTI giusta delega in calce;
AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,
AGENZIA DELLE ENTRATE DIR. PROV. DI ASCOLI PICENO;
avverso la sentenza n. 122/2011 della COMM. TRIB. REG. di ANCONA,
depositata il 23/06/2011;
12/01/2017 dal Consigliere Dott. FASANO ANNA MARIA;
udito per il controricorrente l’Avvocato ROCCHITTA che si riporta al
ZENO IMMACOLATA che ha concluso per l’inammissibilità e in
subordine l’accoglimento per quanto di ragione del ricorso.
L’Agenzia delle Entrate notificava alla società R.V.N. &amp; C. S.n.C. un atto di irrogazione di sanzioni, ai sensi del D.L. n. 12 del 2002, art. 3, comma 3, perchè, a seguito di verifica fiscale per l’anno 1999, in sede di accesso presso il locale ristorante gestito dalla società, veniva rilevata la presenza di n. 7 lavoratori dipendenti che non risultavano indicati in nessuna scrittura obbligatoria. Il legale rappresentante della società, nonchè i soci, versavano in favore dell’Erario la somma di Euro 22.481,73, imputandola alla pretesa sanzionatoria, e successivamente proponevano ricorso avverso il provvedimento dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Ascoli Piceno, che accoglieva parzialmente il ricorso, rideterminando la sanzione amministrativa in Euro 13.057,88. La sentenza veniva impugnata dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale delle Marche, che dichiarava inammissibile l’appello principale e l’appello incidentale proposto dall’Agenzia delle Entrate.
In data 5.2.2010 veniva notificata ai ricorrenti una cartella di pagamento emessa da Equitalia Marche, relativa all’irrogazione delle sanzioni come rideterminata dalla sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Ascoli Piceno. La cartella di pagamento veniva impugnata, atteso che i contribuenti si ritenevano creditori nei confronti dell’Amministrazione della somma di Euro 9.423,85. La CTP accoglieva il ricorso ed annullava la cartella esattoriale, ordinando il rimborso della somma versata in eccedenza. Avverso tale sentenza l’Agenzia delle Entrate proponeva appello, accolto dalla Commissione Tributaria Regionale delle Marche. La società R.V.-.N. &amp; C. S.n.C. ed i soci R.N., R.C., M.I., propongono ricorso per la cassazione della sentenza, svolgendo tre motivi. Si è costituita con controricorso l’Agenzia delle Entrate.
1. IL Collegio ha disposto, come da decreto del Primo Presidente in data 14.9.2016, che la motivazione della sentenza sia redatta in forma semplificata.
Con il primo motivo di ricorso, si censura la sentenza impugnata, denunciando in rubrica: “Violazione di legge e falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 c.p.c., n. 3″, atteso che, pur risultando, per tabulas, che parte ricorrente avesse già provveduto, per le medesime sanzioni, al pagamento di un importo superiore a quello riportato in cartella, pari ad Euro 22.481,73, il giudice di appello ha applicato erroneamente le norme di diritto tributario, precisamente il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, comma 3, sostenendo che la cartella di pagamento poteva essere impugnata solo per vizi propri e non con riferimento all’atto di accertamento dell’imposta.
2. Con il secondo motivo di ricorso, si censura la sentenza impugnata, denunciando in rubrica: ” Violazione di legge ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per abuso del diritto”, atteso che l’Ufficio contenzioso dell’Agenzia delle Entrate, venuto a conoscenza, sia pure a seguito della notifica del ricorso proposto dai ricorrenti, che per le sanzioni si era già provveduto al pagamento, avrebbe dovuto ordinare all’Ufficio che si occupa dell’iscrizione a ruolo delle imposte di procedere allo sgravio della cartella per mancanza del presupposto.
3. Con il terzo motivo di ricorso, si censura la sentenza impugnata, denunciando in rubrica: “Violazione e falsa applicazione di norme di diritto censurabile ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3” atteso che la Commissione Tributaria Regionale ha erroneamente ritenuto che, avendo la società contribuente, proposto istanza di rimborso, non avrebbe dovuto chiedere la restituzione della somma versata in eccedenza con il ricorso presentato alla Commissione Tributaria Provinciale.
4. I motivi di ricorso, da esaminarsi unitariamente perchè connessi, prescindendo da possibili rilievi di inammissibilità con riguardo alla genericità delle censure, sono in ogni caso infondati, giacchè la cartella non può essere impugnata per motivi relativi alla pretesa recata in mancanza di allegazione e di prova della mancata notifica dell’atto prodromico.
5. Sulla base dei rilievi espressi, il ricorso va rigettato. La parte soccombente va condannata al pagamento delle spese di lite, liquidate come da dispositivo.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna la parte soccombente al pagamento delle spese di lite, liquidate in Euro 2.650,00 per compensi, oltre eventuali spese prenotate a debito.
Così è deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 12 gennaio 2017.
Depositato in Cancelleria il 28 giugno 2017