Source: http://www.giustiziaquotidiana.it/dblog/storico.asp?s=&m=&pagina=57&ordinamento=asc
Timestamp: 2019-09-22 08:11:01+00:00
Document Index: 1052627

Matched Legal Cases: ['art.2', 'art. 734', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 270', 'art. 15', 'art.310', 'sentenza ', 'art. 574']

Di Loredana Morandi (del 01/02/2005 @ 20:05:40, in Indagini, linkato 1356 volte)
Questa è allucinante: leggete qui!
Come un aviere Usa stupra in Italia una bambina ma guadagna l'impunità per l'ignavia del ministero dell'ing. Castelli
Storia assai istruttiva, questa che vi racconto oggi. In breve l'antefatto. Nell'inverno 2002, a Pordenone, una banda di farabutti stupra una ragazzina di tredici anni. Della banda fanno parte, insieme ad un paio di minorenni, l'albanese Kasem Placu (20 anni) e Robert Scott Gardner (19 anni), aviere americano di stanza alla base Usaf di Pordenone. Lo stupro viene consumato in un appartamento avuto in prestito dal valoroso soldato Usa; la vittima, non solo violentata per ore ed ore ma anche maltrattata, sarà ricoverata in ospedale. La ragazza denuncia la banda, la polizia conferma le accuse con prove inconfutabili (prova del Dna). Diciotto mesi di indagini culminano nell'arresto dei quattro della banda. Ma proprio i principali responsabili dell'infamia (l'aviere Usa e l'albanese) non potranno essere processati, insomma non pagheranno nemmeno con un giorno di galera la loro criminale impresa. Ed il bello è che, paradossalmente, non è colpa loro ma dell'irresponsabile ignavia delle autorità italiane, in particolare del ministero della Giustizia amministrato dall'ing. Castelli. Vediamo come e perché sulla base della risposta scaricabarile che il ministro della Difesa Antonio Martino ha fornito per iscritto alla deputata dei Verdi Luana Zanella che aveva chiesto (al ministro della Giustizia, che non elegantemente ha passato la palla al collega Martino) conto e ragione dell'incredibile esito della vicenda.Cominciamo naturalmente dal caso più scandaloso, quello dell'aviere Usa. Spiega Martino che "si è rinunciato all'esercizio della giurisdizione spettante allo Stato italiano nei confronti del militare Nato" in considerazione di tre elementi: "la giovane età dell'imputato", "che, comunque, lo Stato di origine del medesimo avrebbe esercitato l'azione penale" (il come si è visto con i protagonisti della tragedia del Cermis: il cavo della funivia tranciato al culmine di un gioco di due avieri Usa che poi, in Usa, l'hanno fatta franca alla faccia dei venti morti), e infine "che il Paese di origine (vale a dire gli Stati Uniti, ndr) avrebbe fatto fronte ai risarcimenti dovuti alla parte lesa italiana". Quali e quante garanzie erano state ottenute dall'autorità giudiziaria italiana, ed in particolare dalla procura di Pordenone e dalla procura generale di Trieste? Evidentemente poche o punte se è potuto accadere che, mentre l'aviere farabutto se ne tornava tranquillamente al suo paese, "le autorità statunitensi non hanno dato seguito alla pratica di risarcimento ritenendo non sufficienti gli elementi posti a fondamento della richiesta e hanno manifestato perplessità sulla natura delle imputazioni mosse nei confronti del Gardner". Risultato: una volta scappati i buoi, la procura di Pordenone ha chiuso la stalla avviando procedimento nei confronti dell'aviere ormai tranquillo a casa sua!Altrettanto stupefacente quanto è accaduto per l'albanese Kasem Placu. Privo di permesso di soggiorno, era stato rinchiuso nella casa circondariale di Treviso, dove non sapevano del carico pendente su di lui per lo stupro. Risultato: l'ufficio matricola della prigione di Treviso avverte (per telefono!) l'ufficio immigrazione della questura che sta per scarcerare l'infame e chiede la scorta per espellerlo. Il che puntulamente avviene: Kasem Placu parte da Bologna in aereo per Tirana, su convalida da parte del tribunale di Treviso del decreto di espulsione. Insomma, con (quasi) tutti i crismi, anche questo farabutto guadagna la libertà addirittura con accompagnamento a casa. E il prescritto nulla osta al rimpatrio che avrebbe dovuto essere emesso dall'autorità giudiziaria, cioè dalla procura della repubblica di Pordedone o dalla procura generale di Trieste? Anche in questo caso il ministro della Difesa Martino s'incarica di prendere le difese del collega ing. Castelli: "la man!canza del nulla osta non determina, secondo costante giurisprudenza della Cassazione, l'invalidità del provvedimento". Ovviamente ora anche l'albanese è irreperibile.
Vi è chiaro ora perché la risposta richiesta da Luana Zanella a Castelli è arrivata (quasi un anno dopo) da Martino? Perché l'ing. Castelli avrebbe dovuto contestare a più di un magistrato l'ignavia (a dir poco) con cui questa truce vicenda si è trasformata in un ignobile scandalo d'impunità. Chi paga tutto questo? Assolutamente nessuno. Anzi qualcuno ha pagato: la pavera bambina (tredici anni) di Pordenone: in tutta la lunga risposta del ministro della Difesa non c'è una sola parola di solidarietà, di omprensione, di scuse nei suoi confronti. Che vergogna.
{Fonte: Associazione Itaca - Autore: Giorgio Frasca Polara}
Movimento sul CSM per l'incompatibilità Apicella
Di Loredana Morandi (del 01/02/2005 @ 20:23:22, in Magistratura, linkato 1385 volte)
L'archiviazione, votata dal plenum del Consiglio Superiore a maggioranza, della pratica relativa alla prospettata incompatibilità ambientale del Procuratore della Repubblica di Salerno dott. Apicella (di cui si dà ampia notizia nel nostro sito) ha segnato un momento non certo esaltante della vita consiliare nonostante l'opposizione, sia durante i lavori di commissione che nel dibattito conclusivo, dei componenti del Movimento.
Il lungo e travagliato iter della pratica , caratterizzato per di più da una singolare atipicità procedurale, avrebbe meritato una conclusione diversa da parte di un CSM realmente capace di praticare in concreto il rigore comportamentale di una magistratura che, specie nei travagliati momenti che stiamo vivendo, deve dar prova di essere giustamente severa con se' stessa ogniqualvolta le occasioni lo impongono.
I fatti storici attribuiti al Procuratore della Repubblica di Salerno, come inutilmente segnalato dai consiglieri del Movimento, riguardano condotte assai discutibili che avrebbero dovuto comportare la formale apertura della procedura ex art.2 L. Guar. ed i conseguenti accertamenti, anche per offrire un quadro di necessaria chiarezza all'interno di un ufficio di particolare importanza nell'azione di contrasto alla criminalità organizzata.
La centralità della "questione morale" interna nella strategia di salvaguardia dell'Autogoverno, oggi minacciato e messo a repentaglio dall'azione controriformatriice, è di assoluta evidenza , ed impone una vigile attenzione da parte di tutti i magistrati, e soprattutto dalle loro rappresentanze consiliari.
CAGLIARI: 12 FEBBRAIO DIBATTITO SUI BENI CULTURALI
Di Loredana Morandi (del 01/02/2005 @ 20:29:57, in Magistratura, linkato 1453 volte)
PIANIFICAZIONE TERRITORIALE E NUOVI CONDONI
dibattito pubblico promosso da Magistratura Democratica, dall'associazione ecologista Gruppo d'Intervento Giuridico e dai Giuristi Democratici
Cagliari, sabato 12 febbraio 2005, ore 9.00
Palazzo di Giustizia, Piazza Repubblica, aula magna
Dott.ssa Fiorella Pilato, Magistrato presso la Corte d'Appello di Cagliari,
Dott.ssa Cristina Ornano, Magistrato presso il Tribunale penale di Cagliari
la tutela penale del paesaggio: dall'art. 734 cod. pen. alla legge Galasso, al codice dei beni culturali e del paesaggio
On. Dott. Monica Frassoni, co-Presidente del gruppo Verdi/A.L.E. al Parlamento Europeo
dalla Convenzione europea sul paesaggio al diritto penale ambientale europeo: un percorso possibile quanto necessario
Dott. Stefano Deliperi, presidente del Gruppo d'Intervento Giuridico
il Codice per i beni culturali ed il paesaggio e la nuova pianificazione territoriale paesistica
Arch. Alfredo Ingegno, Soprintendenza B.A.P.P.S.A.D. per le Province di Cagliari ed Oristano
la valutazione di impatto paesaggistico come fulcro dell'autorizzazione ambientale
Dott. Vincenzo Santoni, Soprintendente per i Beni archeologici per le Province di Cagliari ed Oristano
la tutela del paesaggio archeologico
Avv. Silvia Curto, libero professionista
interrelazioni fra tutela paesaggistica e normativa urbanistica
Dott. Alessandro Castello, Magistrato presso il Tribunale di Cagliari
rapporti fra il nuovo condono edilizio e la tutela paesaggistica
Dott. Elisabetta Pilia, Assessore della Pubblica istruzione, Beni culturali, informazione, spettacolo e sport della Regione autonoma della Sardegna
la nuova politica regionale della pianificazione paesistica e conclusioni
Sarà possibile la prenotazione degli Atti del dibattito presso la medesima aula magna.
Ascoltare radio Rai Uno al telefono ...
Di Loredana Morandi (del 02/02/2005 @ 12:04:22, in Varie, linkato 1529 volte)
..e anche dal citofono di casa mia. In effetti il problema dell'inquinamento elettromagnetico alla Balduina (quartiere di Roma) è reale. Ciò nonostante tutte le associazioni ambientaliste, che brancolano da queste parti sono più che disoneste. Da qui i romani possono tranquillamente ascoltare le reti radiofoniche della Rai, mentre non c'è nessuna traccia di Radio Vaticana, bersaglio invece di tutti i loro tiri per quanto lunghi essi possano essere. Il caso Radio Vaticana copre un enorme, dannosissimo e radioattivo scandalo: quello della radioattività del suolo determinato dai reattori nucleari accesi alla centrale civile della Casaccia, dove (pergiunta) sono stoccati tutti i fusti di scorie radioattive recuperate in Italia dai Carabinieri.
La questione dell'inquinamento elettromagnetico è reale, ma per l'effetto simpatico genetico con il corpo umano, esso determinerà solo sintomatologie più vicine alle fonti elettromagnetiche, come le sinapsi neuronali del cervello. Qui alla Balduina i bambini soffrono spessissimo dei fastidiosi "mal di testa", mia figlia per esempio. Nello stesso modo è decisamente più onesto attribuire i molti casi di leucemia di Roma Nord, considerando che la leucemia è una malattia degenerativa del midollo spinale e le ossa sono le parti del corpo umano più vicini alla composizione della "terra" (capelli e unghie, della stessa materia delle ossa, come fa l'erba proseguono la loro crescita anche dopo morti), alla radioattività del suolo.
Ma qui a Roma nord accade l'esatto contrario: tutti i ricercatori (o pseudo tali) sono impegnati a tenere ben puntato verso il cielo il loro rilevatore, mentre la radioattività si trova all'altezza delle loro scarpe sul nudo suolo.
A mio avviso l'unico dato indagabile su questa situazione, predeterminata da uno status sociale di cose (disonestà varie fra governo, interessi televisivi, regione, provincia, comune), è a chi nell'associazionismo piovono denari in tasca per la copertura del dato reale sulla radioattività del suolo nel circondario di Roma, zona anche naturalmente radioattiva e spugna tufacea per le radioazioni indotte dall'incuria umana.
Per risolvere il caso Radio Vaticana è sufficiente un occhiata sulla casistica di morte del personale negli ultimi 20 anni, oppure risalire al periodo "anni 70" e gli articoli di allora, che allarmatissimi intitolavano all'asportazione di milioni di metri quadri di terriccio radioattivo a causa degli scarichi inquinanti della centrale della Casaccia (20 cm di terriccio su un area sterminata) nel vicino fiume.
Anche la casistica legata al Chernobil lascia questi pseudo studiosi indifferenti, come se non fosse mai stata nella primavera del 1986 e non avesse arrecato morte e distruzione nella lontana europa dell'estremo est, che non considerano sufficientemente radioattive le polveri proveniente dagli inquinamenti da bombardamento ad uranio impoverito (procedimento che consente agli usa di disfarsi del problema di stoccaggio delle scorie) in Kosovo, in Afganistan e in Iraq. In quest'ultimo paese è stato lanciato l'equivalente in radioattività di 250.000 bombe nucleari, ma agli ambientalisti romani questo non fa nessun effetto ...
Purtroppo è la cultura, quella vera, che manca ai modernissimi ambientalisti romani ...
La cellula islamica - rassegna stampa
Di Loredana Morandi (del 04/02/2005 @ 08:33:49, in Magistratura, linkato 1775 volte)
Il ministro dell'Interno vuole allontanare il marocchino assolto dal Gip Forleo dall'accusa di terrorismo internazionale
Pisanu firma l'espulsione per Daki ma la Procura non è d'accordo
Lo stesso giudice accoglie però la richiesta dei Pm "Deve restare in Italia per affrontare gli altri gradi di giudizio"
Intanto domani un altro giudice deciderà invece sul trattenimento di Daki al centro di permanenza di via Corelli a Milano dove il marocchino è andato appena uscito dal carcere di Como. Se la sentenza lo considererà legittimo, Daki resterà nella struttura che raccoglie gli extracomunitari senza permesso di soggiorno, in caso contrario il marocchino potrebbe invece lasciare il centro ma dovrebbe restare a disposizione dell'autorità giudiziaria. (La Repubblica 3 febbraio 2005)
Accolta la richiesta di arresto per gli estremisti islamici
Il gup nella sentenza contestata si era dichiarata incompetente
Brescia, due ordini di custodia "I kamikaze sono terroristi"
Il Gip sulla prima sentenza: "Confusione e opinioni personali"
La Forleo: "Non entro nel merito delle valutazioni dei colleghi"
BRESCIA - Custodia cautelare per i due estremisti islamici Noureddine Drissi e Kamel Hamroui e critiche di "confusione" e di "aver espresso opinioni personali" al Gup Clementina Forleo che, con la sua ordinanza dei giorni scorsi si era dichiarata incompetente a giudicarli e aveva revocato la necessità di tenerli in prigione.
Sono i punti salienti della nuova ordinanza di custodia cautelare per terrorismo internazionale (articolo 270 bis del codice penale) emessa dal gip di Brescia Roberto Spanò. Noureddine Drissi e Kamel Hamroui sono, insomma, devono stare in galera e Clementina Forleo, secondo Spanò, ha sbagliato a revocare la misura restrittiva della libertà.
Il gip nelle motivazioni che hanno accompagnato il provvedimento ha di fatto ribaltato l'interpretazione data dalla collega milanese. "Azioni violente condotte anche con il ricorso a 'kamikaze' da portatori di ideologie estremiste islamiche nei confronti di unità militari attualmente impiegate in Asia (tra cui un contingente italiano) - si legge nell'ordinanza - non possono qualificarsi come atti di legittima e giustificata 'guerriglia', ma vanno senz'altro definiti ad ogni effetto come atti di 'terrorismo'".
Su richiesta del procuratore aggiunto di Brescia, Roberto Di Martino, il gip ha anche rinnovato la custodia cautelare per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Per questo reato i due si trovano ancora in carcere. Con la stessa sentenza-ordinanza con cui il gup Forleo si dichiarava incompetente, erano stati assolti dall'accusa di terrorismo internazionale altri tre imputati nel processo milanese che erano, invece, stati condannati per reati cosiddetti 'satellite'.
La sentenza-ordinanza del gup Forleo era stata al centro di numerose polemiche per quella parte di motivazione secondo cui alcune azioni in un contesto bellico vanno considerate guerriglia anziché terrorismo. Polemiche che secondo uno dei difensori degli indagati, l'avvocato Sandro Clementi, ha influenzato anche la scelte della magistratura di Brescia. "E' una decisione che risente del clima politico, intimidatorio e liberticida che si è venuto a creare in seguito alle polemiche dopo l'ordinanza del gup Clementina Forleo", ha commentato il legale.
Da parte sua il Gip si sottrae alla polemica. "Nel merito delle valutazioni del collega di Brescia - dice il Gup di Milano - non voglio entrare". "Si tratta - ha proseguito Forleo - di atti e procedimenti diversi, motivo per il quale ho mandato a Brescia le due posizioni, come avevo già detto nel mio provvedimento". (La Repubblica 1 febbraio 2005)
Per la procura di Milano i due arabi non andavano assolti
"Errori ed omissioni di valutazione da parte del giudice"
Terrorismo, ricorso dei pm contro la sentenza Forleo
MILANO - La procura di Milano presenta ricorso contro la sentenza che ha assolto due arabi dall'accusa di terrorismo. I pm parlano di "errori ed omissioni di valutazione del giudice". E sostengono che il gup Clementina Forleo non poteva revocare la custodia cautelare per 270 bis (terrorismo internazionale) nei confonti di Nourredine Drissi, 40 anni, marocchino, e Kamel Ben Mouldi Hamraoui, 28 anni, tunisino.
Ultimato l'esame della decisione assunta il 24 gennaio dal giudice Forleo, la procura ha presentato oggi il ricorso al Tribunale del Riesame. Sedici pagine, preparate personalmente dal procuratore aggiunto Armado Spataro e approvate dal procuratore capo Manlio Minale, che rispondono punto per punto alle osservazioni del giudice.
La Forleo si era dichiarata incompetente a decidere sui due imputati e aveva disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di Brescia, revocando però la misura cautelare per terrorismo per carenza di gravi indizi di colpevolezza per quel reato, per l'inutilizzabilità, secondo il suo parere, di alcuni atti (rogatorie e informative) e perché l'attività degli imputati si sarebbe qualificata come "guerriglia" e non come crimine contro l'umanità e cioè "terrorismo". I due imputati sono comunque in carcere per altri reati. (La Repubblica 29 gennaio 2005)
Di Loredana Morandi (del 04/02/2005 @ 08:49:19, in Magistratura, linkato 1550 volte)
The following as response to points A) 3 - 4 - 7 of the questionnaire "Derives Penales Européennes: Libertés Constitutionelles contre Culture Sécuritaire" drafted in view of the Meeting in Bordeaux. No specific observations on the remaining issues addressed in the questionnaire.
· Decree 25th September 2001 n. 353 converted into Law 27 November 2001 n. 415 providing sanctions against the violation of measures adopted towards the Taliban government of Afghanistan;
· Decree 12th October 2001 n. 369 converted into Law 14th November 2001 providing urgent measures to prevent the financing of international terrorism;
· Decree 12th October 2001 n. 374 converted into Law 15th December 2001 n. 438 providing urgent measures against international terrorism, which constituted the most relevant statutory answer to the facts of September 11th and included, among others:
1) the restating of art. 270-bis of the Criminal Code establishing the crime of Association pursuing terrorism, also international; in this respect, the fact that no shared definition of terrorist act exists in Italy or in the international community opens the road for abuse of the concept, which could easily be bent to comprise the prejudicial notions of public prosecutors leading the investigations or of judicial organs; 2) the attribution of competence concerning investigations on terrorism to the 29 district prosecution offices already entrusted with investigations on mafia-related crimes; 3) a redefinition of the conditions required to authorize eavesdropping in investigations concerning terrorism, which are made easier; 4) the possibility for public prosecutors to order eavesdropping before any authorization of a judge, although without validity of the results at trial; this constitutes and exception to the rule established for in art. 15 of the Italian Constitution which provides that freedom of communication and secrecy thereof can only be limited by an act of jurisdiction.
· rejection of incoming migrants: this is achieved through a widespread militarization of frontiers with the attribution to Naval Forces of penetrating police powers to be exercised also outside the territorial waters; also, in accordance with a suggestion deriving originally from the British government, Italy has started a campaign to establish control structures abroad, in countries where migrations originate or transit: e.g., Italy has provided hardware and training to the Libyan Coast Guard to aid in the effort to patrol the shores in search for departing shipments of clandestines; also, recently negotiations with the Gheddafi regime have started for the installment of "temporary permanence centers" (see below) on Libyan territory. On the criminal side, the statute establishes as a crime the favoring of clandestine immigration, with a legislative technique which, due to its imprecision, has been widely criticized.
· pursuit of clandestines: this part of the statute on immigration is centered on several criminal provisions: not only the one, mentioned earlier, establishing a penalty for the foreigner found with proper identification (which in most countries of origin of illegal migrants is almost impossible to obtain, thus in practice sanctioning clandestinity itself); other criminal provisions concern the favoring of illegal permanence of clandestines in the territory of the State, including such cases as the employment of clandestines. These provisions are evidently aimed at "scorching the earth" around clandestines to discourage the phenomenon.
· expulsion of clandestines: this measure is the final answer of the Italian legal system to unauthorized immigration. No stable mechanism for naturalization or de-illegalization is provided: clandestines, under the current statute, face one of two possibilities. They can be rejected at the frontier or, if found on the State territory, immediatelly expelled; only if expulsion is not immediatelly executable (e.g., if there is a doubt as to the actual identity and nationality of the stranger found illegally in Italy: which represents the vast majority of cases, since most clandestines have no positive identification) they can be held for a period up to 60 days in a "temporary permanence center", in a situation which must be classified as "administrative detention". This detention, virtually an imprisonment, is regulated only by administrative provisions and does not pass through any kind of judicial review. If, after this detention, the identification is still not possible, the foreigner is ordered to leave the country in the term of 5 days on his own means: if the clandestine does not comply with this order, he commits a misdemeanor punished with a mild penalty.
http://www.movimentoperlagiustizia.it/modules.php?name=News&file=article&sid=259
La cellula islamica: dove leggere il carteggio giudiziario
Di Loredana Morandi (del 04/02/2005 @ 09:24:13, in Magistratura, linkato 1417 volte)
Appello ex art.310 cpp del Pm contro la sentenza del Gip d.ssa Forleo, del sostituto procuratore dr Armando Spataro
http://www.magistraturademocratica.it/md.php/6/download/appellospataro.pdf
L'ordinanza del gip di Brescia, giudice dr Roberto Spanò
http://www.magistraturademocratica.it/md.php/6/download/ordinanza_cautelare_brescia.pdf
L'ordinanza bresciana è stata inserita on line in prima pagina anche dal sito del Ministero di Giustizia.
http://www.giustizia.it/newsonline/data/multimedia/322.doc
insieme ad un ampia rassegna stampa sul caso della cellula islamica in formato tif.
http://www.giustizia.it/newsonline/data/multimedia/323.tif
Di Loredana Morandi (del 09/02/2005 @ 09:51:30, in Magistratura, linkato 3113 volte)
ANM GENOVA: SULL'AGGRESSIONE ALLA GIUDICE DEI MINORI
Di Loredana Morandi (del 09/02/2005 @ 09:55:35, in Magistratura, linkato 1487 volte)
La Giunta distrettuale dell'ANM esprime sentita solidarietà alla collega Marina Besio, per l' aggressione subita nel Tribunale per i Minorenni di Genova, mentre era in procinto di iniziare l'udienza.
Il rischio di manifestazioni di violenza incontrollata, da parte di persone che non sono in grado di tollerare decisioni giudiziarie che li riguardino, sussiste per tutti i magistrati e per il personale amministrativo, e ripetutamente è stata segnalata la scarsa o del tutto inesistente tutela della nostra sicurezza nel luogo in cui operiamo.
Questa carenza è ancora più grave nel caso del Tribunale per i Minorenni, luogo ove vengono necessariamente adottate gravi decisioni nei confronti di chi, al di là della vicenda giudiziaria di cui è protagonista, è spesso portatore di profondo disagio.
Oltre a proporre l'abolizione dei Tribunali per i Minorenni e lasciar passare dei mesi per decidersi ad avallare la nomina del candidato designato dal Consiglio Superiore della Magistratura a presiedere quello genovese, il Ministro della Giustizia dovrebbe preoccuparsi di garantire l'incolumità fisica dei giudici che ne fanno parte, esposti, come lo sono oggi tutti i magistrati, agli attacchi ­ come si vede non soltanto virtuali ­ della gente comune, ormai abituata, in una sorta di emulazione del violento dileggio che promana di continuo anche da ministri e parlamentari della Repubblica, a vedere il bersaglio di ogni propria frustrazione e rivendicazione nel singolo magistrato che si trovi ad avere di fronte.
Sul Caso delle due Rom di Lecco
Di Loredana Morandi (del 09/02/2005 @ 10:01:48, in Magistratura, linkato 1843 volte)
Siamo tutti abbastanza informati sulla vicenda degli islamici giudicati a Milano e sulla ineseguita espulsione di uno di essi (infatti, sono circolati sulle liste e sono nei siti, sentenze, appelli, ordinanze, pareri, nonchè la decisiva opinione del Ministro Calderoli ed il consiglio illuminato del sottosegretario Mantovano: i PM rinuncino all'appello così da fare espellere Daki Mohamed !!!), ma poco sappiamo sulla vicenda di Lecco; circolano solo alcuni sostantivi ("zingare", "bambini", "sequestro") attorno ai quali, come in un gioco di società, tutti costruiscono il fatto secondo la propria personae immaginazione (più che secondo la propria opinione).
Ho assunto alcune informazioni a Lecco (fatto, reati contestati, possibilità tecnica di mantenere la custodia cautelare) ed ecco la sintesi della vicenda:
tre ROM (una di dodici anni la cui posizione non è stata evidentemente trattata) si avvicinano ad una italiana che sta portando a spasso nella carrozzina il figlioletto. Una delle rom (a Lecco, però, anche i giornali le chiamano "zingare" ) porge una tazzina alla signora per chiedere la carità, la signora si sottrae e si accorge che le altre due rom la "circondano" da dietro e da davanti. L'italiana riferisce di aver sentito una rom dire: bambino, bambino", al che lei si sarebbe gettata sul figlio prendendolo in braccio. A questo punto la rom avrebbe detto : "vestiti, vestiti" e l'italiana con il figlio in braccio ha iniziato a calciare le rom.
il procedimento - i reati
le due rom maggiorenni sono arrestate e processate per direttissima. Inizialmente viene loro contestato il reato di tentato sequestro di persona 56/605, e per tale titolo il giudice (dott.ssa Maria Cristina Sarli) convalida l'arresto, le imputate si protestano innocenti.
Dato corso al giudizio direttissimo il P.M. (dott. Luca Masini) e le imputate patteggiano la pena a mesi otto di reclusione, qualificato il reato come tentata sottrazione di persone incapaci(56/574), pena sospesa.
Le imputate sono incensurate. Per il reato di cui all'art. 574 c.p. non è consentita l'applicazione di misure cautelari. La pena non è esigua: infatti per l'ipotesi tentata, le parti hanno stabilito la pena base in anni uno e mesi sei di reclusione (il reato consumato è punito con la pena della reclusione da uno a tre anni), cui sono state applicate le diminuzioni previste per le attenuanti generiche e la scelta del rito;
Mi chiedo come avrebbe fatto il giudice di Lecco, SENZA COMMETTERE UN REATO, a non "rimettere in libertà le zingare"?
Da più parti si afferma che non si doveva decidere allo stato degli atti, ma occorreva andare al dibattimento, così la deposizione della madre avrebbe potuto chiarire molti aspetti. Si dimentica però che anche in caso di dissenso al patteggiamento, la difesa avrebbe chiesto (con certezza quasi matematica) l'abbreviato e la decisione, sempre ovviamente allo stato degli atti, non sarebbe cambiata (salvo la possibilità più concreta di un'assoluzione).
il P.M. gode fama di magistrato tutt'altro che superficiale o lassista; il giudice, che è accusato di non proteggere i bambini (locandine sui giornali locali riportano "mamme di lecco preoccupate per i propri figli) viene dal tribunale dei minori di catania ed ha sempre dimostrato, sia in civile che in penale, grande attenzione e sensibilità per i minori.
Per favore, che l'ANM - se già non l'ha fatto (in tal caso chiedo scusa) - si mobiliti a sostegno ed a tutela anche della collega Cristina Sarli, anche se Lecco non è Milano o Palermo, e senza timori di inflazionare il peso dei propri interventi. Credo che la giovane collega lo meriti !! Non ti conosco Cristina, ma stai serena: passerà anche questa e lo racconterai ai tuoi figli, quando ricorderai la barbarie di questi tempi! Che passeranno anche loro perchè non possono non passare!
Ultima nota: dal messaggio di Ernesto Aghina delle 20.10, leggo che, in una dichiarazione all' Ansa, il Ministro Castelli ha affermato, in relazione alla vicenda di Lecco: "... il magistrato deve emettere sentenze secondo il sentire comune del popolo, sapendo interpretare qual'e' il sentimento popolare di un determinato momento storico".
A questo punto, pur con il massimo rispetto per chi vi ha sin qui partecipato, considero personalmente chiuso il dibattito sin qui sviluppatosi in lista, sul "sano sentimento popolare" !
22/09/2019 @ 10.10.58