Source: https://www.laleggepertutti.it/262071_rampa-disabili-condominio-chi-paga
Timestamp: 2019-07-16 19:54:38+00:00
Document Index: 17364134

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 360', 'art. 54', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 13']

Rampa disabili condominio: chi paga
Montascale, scivolo o ascensore: il condominio è obbligato ad abbattere le barriere architettoniche per un solo condomino che non può camminare?
Nel tuo condominio c’è un anziano che ormai da tempo non riesce a camminare più
bene. Da poche settimane ha acquistato una sedia a rotelle e si fa aiutare da una badante. Le sue condizioni peggiorano di mese in mese e ben presto non potrà più mettersi in piedi, neanche per compiere pochi passi. Ha così chiesto di realizzare un un montascale e una serie di altre opere al fine di raggiungere meglio il proprio appartamento e il giardino. Sul punto l’amministratore ha indetto una riunione di condominio e, in quella sede, il dibattito è caduto ovviamente sul problema dei “costi”: chi paga la rampa disabili in condominio?
Alcuni dei partecipanti hanno sostenuto che l’abbattimento delle barriere architettoniche è un obbligo per ogni condominio: impossibile esimersi. Altri invece sostengono che la normativa vale solo per gli edifici pubblici e non per quelli privati dove ognuno può fare ciò che vuole; sicché, in condominio, continua a valere la regola della maggioranza in assemblea.
Dove sta la verità? Il disabile può imporre al condominio di realizzare un montascale, uno scivolo o, addirittura un ascensore (almeno in quei pochi palazzi antichi che non ne sono muniti) quando tutti gli altri si oppongono? E, in caso contrario, può sostenere da solo i lavori, sobbarcandosi le spese e poi evitando che gli altri condomini utilizzino tali servizi?
La questione è stata di recente affrontata da una sentenza della Cassazione [1]. Anche se il caso si riferisce all’installazione di un ascensore, ben può essere adattato anche alla rampa disabili. Vediamo dunque cosa è stato detto in questa occasione.
1 Il disabile può obbligare il condominio a realizzare una rampa o un montascale?
2 Se il condominio non vuol installare la rampa che può fare il disabile?
3 Quando i condomini possono opporsi all’abbattimento delle barriere architettoniche
Il disabile può obbligare il condominio a realizzare una rampa o un montascale?
Un disabile non può obbligare il condominio ad abbattere le barriere architettoniche, ma ha diritto a imporre all’amministratore che venga indetta un’assemblea per decidere sulla sua richiesta. L’assemblea, poi, è sovrana: nel senso che potrà accogliere la domanda del portatore di handicap e, in tal caso, ripartire i costi dei lavori tra tutti i condomini secondo millesimi; oppure potrà rigettare la richiesta.
Nel 2012 una riforma ha modificato le maggioranze per l’approvazione dei lavori di abbattimento delle barriere architettoniche. Oggi è sufficiente la maggioranza degli intervenuti i quali però devono avere almeno la metà dei millesimi dello stabile (quindi, i votanti a favore devono raggiungere 500 millesimi, pari alla metà del valore dell’edificio). Non è richiesta pertanto né l’unanimità né una maggioranza qualificata. Ciò significa che, se anche un singolo condomino si oppone al sostenimento delle spese, se il predetto quorum viene raggiunto, il disabile la spunta e può ottenere la rampa, l’ascensore, il montascale o qualsiasi altra opera a lui necessaria.
Se il condominio non vuol installare la rampa che può fare il disabile?
Immaginiamo che l’assemblea abbia rigettato la richiesta del disabile di abbattere le barriere architettoniche. La maggioranza si è espressa per il “no”. Cosa può afre l’interessato? Egli può far installare, a proprie spese, il montascala, l’ascensore e qualsiasi altra struttura mobile a proprie spese. Può anche far allargare gli ingressi e le porte. In questo caso il portatore di handicap sarà l’unico soggetto a poter utilizzare gli impianti da lui realizzati, opponendosi all’utilizzo da parte di chi non ha contribuito ai costi. Resta ferma la possibilità per gli altri condomini che vogliono poi partecipare alla spese di servirsi dell’impianto, in prima battuta interamente pagato da altri.
Quando i condomini possono opporsi all’abbattimento delle barriere architettoniche
Gli altri condomini si possono opporre solo in un caso: qualora la realizzazione di tali opere renda impossibile o estremamente complicato l’uso delle parti comuni. Si pensi a un montascale che impegna gran parte della scalinata rendendo impossibile salire e scendere le scale a piedi; o a un ascensore che riduce il varco dell’androne tanto da non consentire più di accedervi agevolmente.
Secondo la Cassazione, i condomini non possono opporsi alla realizzazione dell’ascensore, se il problema della riduzione del varco per il passaggio di persone o cose e, all’occorrenza scooter e biciclette, può essere superato con la rimozione degli scarichi e la demolizione della muratura di rivestimento. Neppure la riduzione dell’illuminazione e dell’aereazione dei locali, non destinati alla permanenza delle persone, può essere un impedimento se anche a questo inconveniente si può ovviare.
Per i giudici l’abbattimento delle barriere architettoniche e, quindi, la realizzazione di una rampa disabili, di un montascale, di uno scivolo o di un ascensore è un diritto del portatore di handicap se questi ne sostiene anche i costi [2]. È prevalente l’esigenza di avvalersi di un impianto indispensabile per una completa utilizzazione del proprio appartamento – come previsto dalla legge sull’abbattimento delle barriere architettoniche [3] – rispetto alle comodità degli altri condomini. La norma, ricorda la Cassazione, costituisce un principio di solidarietà sociale e persegue un fine di carattere pubblicistico nell’interesse generale teso a favorire l’accessibilità agli edifici anche alle persone con handicap o ridotta mobilità.
[1] Cass. sent. 31462/18 del 5.12.2018.
[3] L. n. 13/89.
Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza 11 ottobre – 5 dicembre 2018, n. 31462
Presidente Correnti – Relatore Criscuolo
1.- S.A. , C.C. , M.M. , I.R. e I.A. convennero in giudizio E.A. e F.R. dinanzi al Tribunale di Ascoli Piceno, chiedendo dichiararsi l’illegittimità dell’ascensore realizzato dai convenuti e che questi ultimi fossero condannati alla riduzione in pristino dello stato dei luoghi ed al risarcimento dei danni.
Resistono con controricorso E.A. e F.R. .
Quanto alle doglianze concernenti l’aspetto motivazionale, deve escludersi, nella specie (avendo la corte territoriale dedicato all’analisi delle risultanze della c.t.u. oltre due pagine della sentenza), tanto la “mancanza assoluta della motivazione sotto l’aspetto materiale e grafico”, quanto la “motivazione apparente”, o il “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e la “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, figure – queste – che circoscrivono l’ambito in cui è consentito il sindacato di legittimità dopo la riforma dell’art. 360 primo comma n. 5 cod. proc. civ. operata dall’art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in legge 7 agosto 2012, n. 134 (Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629830), mentre non risulta dedotto il vizio di cui al nuovo testo dell’art. 360 primo comma n. 5 cod. proc. civ. (relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo), non avendo parte ricorrente indicato – come era suo onere – il “fatto storico” il cui esame sia stato omesso, il “dato” (testuale o extratestuale) da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti nonché la sua “decisività”, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sé, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie (Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629831).
4. Ricorrono i presupposti di cui all’art. 13, comma 1-quater D.P.R. n. 115/02, applicabile ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), per il raddoppio del versamento del contributo unificato.
Ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater, del d.P.R. n. 115/2002, inserito dall’art. 1, co. 17, l. n. 228/12, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti del contributo unificato dovuto per il ricorso a norma dell’art. 1 bis dello stesso art. 13.