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Timestamp: 2020-08-05 05:36:48+00:00
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Omesso versamento dell'imposta sul valore aggiunto - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione penale 2019 Omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto
Corte di Cassazione, sezione terza penale, Sentenza 4 ottobre 2019, n. 40772.
Sentenza 4 ottobre 2019, n. 40772
In tema di omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto, l’inadempimento della obbligazione tributaria può essere attribuito a forza maggiore solo quando derivi da fatti non imputabili all’imprenditore che non abbia potuto tempestivamente porvi rimedio per cause indipendenti della sua volontà e che sfuggono al suo dominio finalistico.
avverso la sentenza del 24/09/2018 della CORTE APPELLO di BRESCIA;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Dr. MOLINO PIETRO, che ha concluso chiedendo l’inammissibilita’ del ricorso;
il difensore, Avv. (OMISSIS), si riporta ai motivi di ricorso e ne chiede l’accoglimento.
1. La Corte d’Appello si Brescia con sentenza del 24 settembre 2018 ha confermato la sentenza del Tribunale di Bergamo (del 20 settembre 2017) che aveva condannato (OMISSIS) alla pena di anni 1 e mesi 6 di reclusione relativamente ai reati unificati con la continuazione di cui all’articolo 10 quater (limitatamente alla sola annualita’ del 2011, capo A) e 10 bis – capo B, per l’anno 2011 per omissioni di Euro 322.265,00 – Decreto Legislativo n. 74 del 2000.
2. L’imputato propone ricorso per Cassazione, tramite il difensore, deducendo i motivi di seguito enunciati, nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall’articolo 173 disp. att. c.p.p., comma 1.
2. 1. Mancanza e contraddittorieta’ della motivazione e omessa valutazione delle prove espletate in dibattimento.
Il ricorrente non aveva competenze tali da poter commettere i reati in oggetto, egli si occupava solo del lavoro e mai della contabilita’, con la sola licenza media. Egli ha pagato i dipendenti e i fornitori, manca pertanto l’accertamento del dolo dei reati in oggetto. La situazione di crisi economica dell’azienda (con la cessione dell’attivita’) non consentiva comunque di pagare il fisco.
3. Il ricorso risulta inammissibile in quanto proposto oltre i termini perentori per l’impulnazione e per manifesta infondatezza dei motivi, genericita’ e perche’, valutato nel suo complesso, chiede alla Corte di Cassazione una rivalutazione del fatto preclusa in sede di legittimita’.
La sentenza e’ stata emessa il 24 settembre 2018, con giorni 30 indicati nel dispositivo per il deposito della motivazione. La sentenza e’ stata depositata l’8 ottobre 2018 e l’impugnazione e’ stata proposta il 31 dicembre 2018 (deposito presso la cancelleria del Tribunale di Frosinone), quindi oltre il termine previsto di 45 giorni (articolo 585 c.p.p. e articolo 544 c.p.p., comma 3).
4. Inoltre, deve comunque rilevarsi l’inammissibilita’ del ricorso, in quanto in tema di giudizio di Cassazione, sono precluse al giudice di legittimita’ la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione impugnata e l’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti, indicati dal ricorrente come maggiormente plausibili o dotati di una migliore capacita’ esplicativa rispetto a quelli adottati dal giudice del merito. (Sez. 6, n. 47204 del 07/10/2015 – dep. 27/11/2015, Musso, Rv. 265482).
4. 1. La Corte di appello (e il Giudice di primo grado, in doppia conforme) ha con esauriente motivazione, immune da vizi di manifesta illogicita’ o contraddizioni, dato conto del suo ragionamento che ha portato all’affermazione di responsabilita’ per il reato di cui al Decreto Legislativo n. 74 del 2000, articolo 10 bis, rilevando l’omesso versamento della somma di Euro 322.265,00 risultante dalle certificazioni e l’inadempimento non risultava derivante da forza maggiore perche’ l’imprenditore aveva optato per l’assolvimento di altri oneri- diversi da quelli fiscali – come sostenuto anche nel ricorso in cassazione da parte dell’imputato.
La Corte di appello sul punto ha fatto corretta applicazione di quanto sostenuto da questa Corte di legittimita’: “In tema omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto, l’inadempimento della obbligazione tributaria puo’ essere attribuito a forza maggiore solo quando derivi da fatti non imputabili all’imprenditore che non abbia potuto tempestivamente porvi rimedio per cause indipendenti dalla sua volonta’ e che sfuggono al suo dominio finalistico. (Fattispecie, nella quale la Corte ha escluso che potesse essere ascrivibile a forza maggiore la mancanza della provvista necessaria all’adempimento dell’obbligazione tributaria per effetto di una scelta di politica imprenditoriale volta a fronteggiare una crisi di liquidita’)” (Sez. 3, n. 8352 del 24/06/2014 – dep. 25/02/2015, Schirosi, Rv. 26312801; vedi anche per il Decreto Legislativo n. 74 del 2000, articolo 10 bis, Sez. 3, n. 3647 del 12/07/2017 – dep. 25/01/2018, Botter, Rv. 27207301).
5. Relativamente al reato di cui al capo A (Decreto Legislativo n. 74 del 2000, articolo 10 quater) non risultano specifici motivi nel ricorso in cassazione, se non la generica prospettazione che il ricorrente non si occupava di contabilita’, ma solo del lavoro in azienda. Come adeguatamente rilevato nella sentenza impugnata egli era il legale rappresentante e nella qualita’ risponde delle illecite compensazioni per crediti inesistenti. Il fatto che egli non si occupasse direttamente della contabilita’ non e’ rilevante come esattamente motivato nella sentenza della Corte di appello – in quanto in qualsiasi azienda di quelle dimensioni la contabilita’ e’ normalmente affidata a professionisti.
Il ricorso si limita a reiterare acriticamente i motivi dell’appello senza confronto con le specifiche motivazioni della sentenza gravata.