Source: http://www.stanleybetcorporate.com/en/news/
Timestamp: 2018-03-17 23:52:54+00:00
Document Index: 15856927

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NEWS – Stanleybet Corporate
NEWS ARE PUBLISHED IN THEIR ORIGINAL LANGUAGE
Press Release - 16 February, 2018
Secondo Giovanni Garrisi, CEO del Gruppo Stanley: “… La nostra azione di contrasto davanti alla Giustizia Tributaria ha ottenuto un primo successo globale di fronte alla Consulta. Oltre 750 avvisi di accertamento, il 70% del totale ricevuto ad oggi da ADM, si avvia al binario morto procedurale che porta al loro annullamento. Milioni di ore di lavoro perduti tra funzionari ADM, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Agenzia delle Entrate. L’esposto Stanley alla procura della Corte dei Conti è doveroso.
An interview to Mr. Giovanni Garrisi, CEO of Stanleybet, published on the Issue 01-2018 of iNTERGAMINGi and distributed during ICE 2018, the international event for online and offline gaming sectors, occurred in London, from 6th to 8th February 2018.
(Click here or the image below to open the interview in PDF)
CORTE COSTITUZIONALE, AVV. AGNELLO: "OGGI ULTIMA BATTAGLIA DI UNA GUERRA CHE DURA DA 17 ANNI"
Quest’udienza è il termine di un percorso – quello di Stanley – durato 17 anni”. ‎Lo ha detto l’avv. Daniela Agnello, legale di Stanley, nel corso dell’udienza di fronte alla Corte Costituzionale in cui si è discusso della legittimità della norma – contenuta nella Stabilità 2011 – che impone ai Ctd di pagare il prelievo sulle scommesse raccolte in favore delle scommesse. La questione ruota intorno al fatto che il centro, ai fini fiscali, viene trattato alla pari del bookmaker, in sostanza pur percependo un semplice aggio sulla raccolta trasmessa al bookmaker, è tenuto a pagare il prelievo sull’intera raccolta.
“I ctd hanno subito una serie di processi penali, ma dopo 3 sentenze della Corte di Giustizia e 1300 sentenze di assoluzione passate in giudicato, l’offensiva è passata sul fronte amministrativo e fiscale”. E sulla norma fiscale “Il centro percepisce un aggio tra il 3 e il 4 per cento della raccolta, ma adesso deve pagare un prelievo tra il 4 e il 7 per cento. Che capacità ha di pagare questo prelievo? Non ha alcuna possibilità di traslare il prelievo sul giocatore, visto che non è lui a stabilire le quote”. Ha quindi replicato alle memorie dell’avvocatura di Stato, secondo cui il Centro dovrebbe stipulare un contratto con il bookmaker in modo da addossare il prelievo a quest’ultimo: “ma la norma del 2011 ha efficacia retroattiva”. Ha quindi ricordato le sentenze della CGE sostenendo che a raccolta effettuata da un CTD non debba essere considerata illegale, e ha quindi sottolineato le differenze tra l’agenzia di un concessionario e un Ctd “nel primo, il prelievo viene pagato dalla compagnia madre. Nel secondo dal centro”. E quindi, ha ricordato che comunque la Stanley versa il prelievo previsto a Malta, in base alle norme locali.
La Corte Costituzionale discute oggi la questione del prelievo fiscale imposto a Ctd e bookmaker paralleli. A disporre il rinvio, nel dicembre 2015, è stata la Commissione tributaria provinciale di Rieti impegnata a decidere su quattro ricorsi intentati da StanleyBet e da alcuni Ctd collegati. La controversia nasce da una norma della Stabilità 2011 che equipara dal punto di vista fiscale i Ctd alle normali agenzie di scommesse, e li assoggetta quindi al pagamento dell’imposta unica sulle scommesse. Secondo il giudice rietino questa norma potrebbe violare il principio della capacità contributiva, il principio di uguaglianza, e quelli di proporzionalità e ragionevolezza.
I giudici tributari hanno sottolineato infatti che il Ctd è in sostanza una ricevitoria che si limita a raccogliere la scommessa e a trasmetterla al bookmaker estero, ricavandone un semplice aggio. Pertanto il prelievo “viola il dettato costituzionale, in quanto colpisce un soggetto che non possiede la capacità contributiva individuata dal Legislatore” e che “non ha alcuna possibilità di traslare l’onere su chi la possiede”. Il prelievo sulle scommesse – in termini generali – è un’imposta indiretta, “pensata per colpire il consumo della scommessa da parte dello scommettitore”. Il concessionario di conseguenza “non è il soggetto gravato dell’imposta, ma solo colui che materialmente ne versa il gettito all’erario”. Nel caso specifico dei bookmaker esteri, di fatto il soggetto che gravato è il Centro: “Non v’è alcuna norma infatti che consenta o imponga al centro di rivalersi sullo scommettiotire o di effettuare la ritenuta sulle puntate ricevute o sulle vincite versate. Piuttosto la disciplina amministrativa prevede il contrario”. Il centro infatti, sottolinea il giudice tributario, “ricevuta la somma da parte dello scommettitore deve trasmetterla al bookmaker, verso cui ha un obbligo di rendicontazione, così in alcun modo la ricevitoria può traslare sullo scommettitore l’imposta”.
Il prelievo inoltre violerebbe anche il principio di eguaglianza, dal momento che accomuna “situazioni oggettivamente diverse sotto molteplici profili”. Il giudice sottolinea infatti che il bookmaker organizza le scommesse (scegliendo ad esempio gli eventi su cui raccogliere gioco e fissando le quote), mentre il centro “si limita a fornirgli il supporto logistico esterno, mettendolo in contatto materiale con i giocatori”. In sostanza “il bookmaker è parte del contratto di scommessa”, mentre “la ricevitoria si limita a ricevere le schede di partecipazione”. Di conseguenza, il ricevitore insomma non ha la possibilità propria del bookmaker “di incidere la ricchezza dello scommettitore mediante quote meno favorevoli” e di “rinvenire la provvista necessaria all’assolvimento del tributo nelle puntate raccolte”.
La Commissione di Rieti sottolinea che alcuni giudici hanno provato a superare questa obiezione ipotizzando accordi specifici tra bookmaker e ctd. Ma simili accordi evidenziano “l’inidoneità della norma a garantire da sola la ragionevolezza della discriminazione”.
Ancora, la norma violerebbe il principio di proporzionalità e di ragionevolezza. In pratica, secondo la Commissione Tributaria, manca un nesso “tra l’obiettivo della norma e i mezzi che il Legislatore ha approntato per il suo raggiungimento, essendo sufficiente per dubitare della sua costituzionalità, il riscontro della sua intrinseca irragionevolezza”. E quindi sottolinea che la legge del 2010 che ha assoggettato a tassazione i Ctd non è idonea a raggiungere gli obiettivi che si era fissata. “Non realizza alcuna equiparazione soggettiva” tra i ricevitori paralleli e quelli in concessione (i primi sarebbero sottoposti a tassazione, i secondi no) e tra bookmaker fuori concessione e operatori autorizzati (in questo caso i primi sono esenti, i secondi versano il prelievo).
I giudici tributari si sono scagliati anche contro il carattere retroattivo del prelievo: “Se è vero che non sussiste un divieto costituzionale delle leggi extrapenali retroattive, queste soggiacciono però ‘ad un più penetrante scrutinio, a salvaguardia dei fondamentali valori di civiltà giuridica posti a tutela dei destinatari della norma'” come aveva già evidenziato la Corte Costituzionale nel 2007.
TRIBUNALE DI REGGIO ASSOLVE CTD STANLEYBET: "IL FATTO NON SUSSISTE"
Il Tribunale di Reggio Calabria ha assolto il titolare del centro Stanleybet di Reggio Calabria, difeso dall’avv. Daniela Agnello. L’imputazione riguardava l’esercizio in assenza di licenza dell’attività organizzata di scommesse di qualsiasi genere accettate da società estere. In sede di giudizio abbreviato il difensore ha depositato documentazione e giurisprudenza dimostrando che la società Stanleybet è stata ostacolato nell’accesso al sistema concessorio italiano. Sulla materia è intervenuta più volte la Corte di Giustizia UE.
Le sentenze Gambelli del 2003 e Placanica del 2007 hanno censurato la gara per l’affidamento in concessione dei diritti per l’esercizio dei giochi del 1999, la sentenza Costa Cifone dichiara che lo Stato italiano con la gara Bersani di affidamento di oltre 16.000 diritti concessori ha protetto e tutelato i concessionari statali, la sentenza Laezza del 28 Gennaio 2016 e la successiva giurisprudenza nazionale, affermano che anche la gara Monti per l’affidamento in concessione di 2000 diritti osta con il diritto dell’Unione e che il sistema concessorio italiano ha discriminato l’operatore maltese Stanleybet. La gara Monti, in realtà, ha creato un’oggettiva disparità di trattamento rispetto ai precedenti concessionari e non ha consentito alla Stanleybet di conseguire la concessione in condizioni di piena eguaglianza concorrenziale con le imprese già presenti sul territorio nazionale nello stesso settore di mercato.
Inoltre, la nuova gara non ha rimediato a 15 anni di ostacoli normativi e reiterate discriminazioni che hanno impedito l’accesso al sistema concessorio italiano in condizioni di parità con gli altri operatori. Anche il giudice di Reggio Calabria quindi, in specifico riferimento all’operatore Stanley, ha verificato e statuito la permanenza della “situazione di discriminazione tra la posizione degli operatori nazionali e quella degli operatori stranieri” affermando che “la normativa interna di cui al capo di imputazione, in quanto contrastante con quella sovranazionale, vada disapplicata, con conseguente assoluzione degli imputati, con la formula il fatto non sussiste”. La pronunzia del Giudice di Reggio Calabria conferma la costante e uniforme giurisprudenza di merito e di legittimità laddove si statuisce che l’attività dei centri Stanleybet è lecita e legittima, conforme al diritto sovranazionale ed è finalizzata alla realizzazione di un mercato privo di distorsioni concorrenziali
La concessione e’ stata aggiudicata ad un raggruppamento di imprese diretto dalla società Lottomatica. Secondo la Stanley, le caratteristiche della gara e la sua successiva aggiudicazione costituiscono, per diversi motivi, gravi violazioni del diritto dell’Unione attuate dallo Stato Italiano e dai suoi funzionari.
La Stanley era stata, infatti, ancora una volta esclusa in violazione delle norme europee da un importante segmento del mercato dei giochi e, di conseguenza, ha percorso con risolutezza l’iter della giustizia amministrativa, prima di fronte al TAR Lazio e poi al Consiglio di Stato, che ha portato alla decisione odierna, in relazione alla concessione del gioco del Lotto.
La caratteristica distintiva del bando di gara del 2015 era il suo manifesto confezionamento “su misura” per il concessionario uscente. C’e’ quindi da sorprendersi se Lottomatica è stata la sola partecipante alla selezione e si è aggiudicata la concessione?
Stanley auspica una decisione esemplare della Corte Europea, alla quale seguiranno sul piano nazionale le conseguenze di merito, la punizione dei responsabili delle violazioni che saranno accertate e un giusto risarcimento per tutti gli esclusi.
Lottomatica è il maggior operatore di gioco italiano. Il gioco del Lotto è, per diffusione territoriale, radicamento nella popolazione, dimensione della raccolta e valore degli interessi coinvolti, di gran lunga il più significativo prodotto di gioco italiano.
La Stanley, previo riconoscimento definitivo delle proprie ragioni all’esito della sentenza del Consiglio di Stato, intende offrirlo nei propri CTD. I concessionari autorizzati per le scommesse sportive hanno il diritto di offrirlo e dovrebbero immediatamente presentare istanza ad ADM per la sua proposizione nel palinsesto complementare. Si tratta di una semplice scommessa a quota fissa, come tante altre, e non c’e’ motivo che questo enorme business, per le cui caratteristiche tecniche non c’e’ alcun bisogno di un totalizzatore, venga mantenuto ancora come prerogativa esclusiva di un unico operatore.
Non stupisce che il gioco sia per Lottomatica un asset aziendale critico, al quale è probabilmente difficile finanche immaginare di rinunciare.
Ciò che invece dovrebbe destare meraviglia è che lo Stato Italiano e la sua Amministrazione di settore, l’ADM, abbiano potuto indursi a costruire, per così dire, intorno a Lottomatica, un’architettura di gara caratterizzata da parametri economici, patrimoniali, di raccolta e tecnici, di entità tale da non potere essere in concreto soddisfatti da alcun altro operatore diverso, appunto, da Lottomatica. Non diverse considerazioni valgono per l’elevatissima base d’asta (700 milioni di Euro), che soltanto Lottomatica, grazie alla sua dimensione dominante, avrebbe potuto sostenere. La Stanley ha dimostrato durante il giudizio che nessun altro operatore nazionale, e forse solo un singolo operatore europeo, sarebbero stati in grado da soli di ottenere affidamenti bancari o capitale di rischio dagli investitori in misura idonea a sostenerne l’onere.
Come raggiungere, allora, il prodigioso risultato di mettere tutto nelle mani del ‘solito’ concessionario?
In realtà abbastanza semplicemente, da un lato, prevedendo un concessionario unico (c.d. modello mono-providing) che non e’ in concorrenza con nessuno, anziché una pluralità di concessionari (c.d. modello multi-providing) in sana concorrenza tra di loro, con maggior vantaggio delle esangui casse dell’Erario, e dall’altro lato, blindando le regole di gara all’interno di una legge (anziché di un atto amministrativo). E, aggiungiamo noi col massimo rispetto, lascia perplessi che ADM, che della norma di legge è stata l’ovvio redattore e/o consigliere nella sua qualità di regolatore globale dei giochi, ignorasse che la presenza di quei requisiti non avrebbe potuto riscontrarsi in alcun altro mono-provider.
Non meno significativo è che le condizioni del bando prevedessero una serie di situazioni squalificanti soggettive collegate alla preesistenza di contenzioso penale e tributario a carico del partecipante in relazione alle attività di gioco e scommessa, con effetti escludenti che andavano al di là di ogni principio di proporzionalità. Infatti, per quanto riguarda specificatamente Stanley, era ultranoto che da circa 15 anni la stessa opera lecitamente in Italia nel settore delle scommesse, esercitando direttamente le libertà di prestazione dei servizi e stabilimento garantite dagli artt. 49 segg e 56 segg del TFUE in funzione rimediale delle discriminazioni subite nell’accesso al mercato. Era altrettanto noto che, in violazione del giudicato della Corte di Giustizia e delle stesse Corti Italiane, è stata incessante l’azione di contrasto e di enforcement delle forze di polizia e della Magistratura Inquirente.
Ma non di quella Giudicante, nazionale ed europea, come testimoniato da una decina di sentenze della Corte di Giustizia susseguitesi dal 2003 in avanti e tutte specificamente riguardanti la posizione del Gruppo Stanley. Per non parlare dei migliaia di provvedimenti emessi in favore di Stanley dalla Magistratura Giudicante di ogni ordine e grado.
Quand’anche Stanleybet, quindi, avesse potuto soddisfare gli abnormi requisiti economici imposti dal bando del Lotto, neppure allora avrebbe potuto partecipare alla selezione, dato il contenzioso continuamente proposto e riproposto dalle autorita’ inquirenti e di polizia in plateale violazione del giudicato delle stesse corti nazionali. Quindi la Stanley, anche ammesso che avesse reperito le enormi risorse irragionevolmente previste per la partecipazione alla gara di un unico operatore, avrebbe dovuto rinunciare alla sua principale attivita’ in Italia, la raccolta transfrontaliera delle scommesse, malgrado essa sia stata sempre riconosciuta come legittima.
Il Consiglio di Stato, nella sua ordinanza di trasmissione degli atti alla Corte di Giustizia, dubita della legittimità del reiterato modello mono-providing della concessione del Lotto, della fissazione di requisiti qualificanti e di una base d’asta straordinariamente elevata e alla portata del solo concessionario uscente – tutti elementi oggettivamente restrittivi della concorrenza per l’accesso al mercato. Il Consiglio di Stato sembra inoltre far propria la convinzione che nella previsione di situazioni soggettive squalificanti è arduo non ravvisare una volonta’ ad excludendum in danno di Stanleybet, che, si badi bene, aveva anche in tempi precedenti mostrato ad ADM il suo interesse al gioco del Lotto.
Queste le premesse e questi i quesiti. Le risposte si conosceranno dopo la pronuncia dei Giudici europei.
Il raggruppamento di cui Lottomatica è dominus continuerà a gestire la concessione del Lotto, avvicinandosi sempre più allo straordinario traguardo di un trentennio di possesso incontrastato della concessione, ma forse, dormendo sonni meno tranquilli. Lottomatica dovra’, infatti, dare al mercato pubblica ed adeguata notizia dell’accaduto, che investe il più significativo e prezioso dei suoi asset. E’ di tutta evidenza che la rimessa in discussione dell’aggiudicazione della concessione del Lotto potrebbe aprire scenari ripristinatori e risarcitori, sia verso la Stanley che verso gli altri legittimi operatori del mercato, di dimensione proporzionata all’elevatissimo valore della concessione.
Secondo John Whittaker, CEO di Stanley: “La storia si ripete e nessuno sembra imparare nulla dalle sue precedenti lezioni. Ancora una volta, lo Stato Italiano vede una propria gara in materia di giochi rimessa in discussione ad opera dei Giudici dopo le gare CONI del 1999, le gare Bersani del 2006 e la gara Monti del 2012 e dopo il rinnovo senza gara della concessione del Superenalotto nel 2007, annullata allora dal Consiglio di Stato. Tutte gare ‘demolite’ per via giudiziaria su iniziativa del Gruppo Stanley e sempre per contrarietà al diritto dell’Unione.
Ora, anche la gara del Lotto del 2015 sembra avere imboccato la stessa via. Ma questa volta non consentiremo al passare del tempo di cristallizzare l’ingiustizia. Ho dato quindi incarico ai nostri avvocati di studiare, anche alla luce della sentenze della Corte di Giustizia che hanno gia’ accertato le discriminazioni subite da Stanleybet nell’accesso al sistema concessorio italiano, i possibili rimedi immediati a questa situazione.”
Giovanni Garrisi, Executive Chairman della compagnia di Liverpool, raggiunto telefonicamente per un commento ha puntualizzato che “Il rinvio pregiudiziale deciso dal Consiglio di Stato appare un atto dovuto, data la qualità di ‘corte di ultima istanza’ del massimo organo di giustizia amministrativa italiano. Preferisco, per qualsiasi ulteriore commento, aspettare le conclusioni della Corte Europea. Personalmente penso che siamo in un momento molto delicato e vorrei che ci concentrassimo più sulla risoluzione degli attuali problemi dei protagonisti del perimetro legale del gioco, Stanley compresa, che sono attualmente soggetti a una snervante attesa della proroga delle attuali concessioni. In queste condizioni di incertezza nessun imprenditore puo’ fare investimenti e avere orizzonti di lungo periodo. Io mi vorrei proporre come imprenditore del settore in grado di dare un contributo di stabilità e certezza al mercato. Il lotto? Se va bene, se ne parlerà, tra decisione della Corte di Giustizia e successiva sentenza del Consiglio di Stato, tra 2/3 anni. Meglio concentrarsi sul presente e cercare le soluzioni che provengono dal consenso e non dallo scontro. Mi vengono in mente le parole di Papa Giovanni Paolo II: ‘a volte non esiste altra soluzione che il perdono’. E non serve a nulla chiedersi chi è che perdona e chi è che viene perdonato. Il perdono ha la forza della neutralità, serve a chiudere le stagioni della contrapposizione e a costruire il futuro.”
Dopo lo strepitoso successo riscosso nella edizione 2016, il Gruppo Stanleybet è tornata all’Enada Primavera, la cui 29esima edizione si è svolta tra il 15 – 17 marzo, all’Expo Centre di Rimini. Il colosso di Liverpool, che conta 3.000 dipendenti in tutta Europa, 2.000 negozi aperti ed è presente in 7 nazioni UE, nella passata edizione si presentò con uno stand ipertecnlogico e rivoluzionario tra i più ammirati e visitati in assoluto. Anche nel 2017 è stato l’indiscusso “show stealer” della rassegna riminese: “II bookmaker dei due mondi: tra digital e retail” è stato il filo conduttore dell’innovativo e futuristico spazio espositivo del Gruppo inglese. La “connessione”, un mondo in cui il player può navigare in modo semplice, intuitivo ed eccitante, ma sempre con il ricevitore nel ruolo di “driver” esclusivo. Il giocatore dovrà sempre sentirsi “connesso” al mondo digital anche quando vivrà l’esperienza più tipicamente social della tradizione della ricevitoria italiana, tra contatto con il gestore e compagnia degli amici. L’obiettivo è andare incontro al target degli scommettitori tradizionali creando una connessione anche con i target più giovani – ormai sempre più orientati alla scommessa online e alla ricerca della quota migliore – ma che in Italia ancora amano incontrarsi per una giocata collettiva dal loro ricevitore di fiducia.
I visitatori dello stand hanno trovato due zone espositive:
l’area Digital, con toni black e informazione su grandi schermi, dove sono stati presentati la piattaforma online, le app del gruppo, il nuovo torneo live “Poker One” in arrivo a giugno e il “red spot” per le ricariche del sito Stanleybet.it;
l’area “Retail”, lo sguardo al futuro, in cui era visibile uno shop virtuale con tutti i prodotti e i software – alcuni già in fase di certificazione Aams (V-Sports) – che saranno presenti nelle agenzie autorizzate dopo la gara.
Al centro dei due mondi, un’area interna che ha racchiuso il “cuore” pulsante di “Magellan Robotech”, il dipartimento supertecnologico che produce tutti i software utilizzati negli shop Stanleybet, molti dei quali già operativi negli altri mercati europei in cui è presente il Gruppo. Ecco quindi una zona “Magellan” dove sono stati installati terminali touch-self e per il virtual gaming. Nell’area corporate, sono stati poi presentati i franchise per i mercati esteri. “Abbiamo obiettivi molto ambiziosi per il 2017. Parteciperemo al nuovo bando di Gara anche se auspichiamo il passaggio ad un sistema autorizzatorio: quello concessorio non è più compatibile con la rapidità di cambiamento imposta dal mercato e dalla società moderna”. dichiara John Whittaker, CEO del Gruppo, “Da operatore retail puntiamo alla crescita intercettando il mercato online puro e proponendo innovazione. La nostra filosofia è creare “qualità dall’interno” della Compagnia: i nuovi software per il bando presentati ad Enada sono la proposta della nuova struttura B2B del Gruppo Stanley, Megellan Robotech”
With over 280 participants (82% of whom hold boardroom/ executive level positions) the World Gaming Executive Summit is the only forum in the world where the industry’s elite CEOs from both the online and offline community gather annually to share ideas and debate their strategies in an open forum.
Award fast as lightning to the outgoing – and immediately re-entering – evergreen monoprovider Lottomatica. Italian authorities ignore warning to wait for the upcoming judgment of the Latium Regional Administrative Court expected to rule on Stanley’s challenge seeking the annulment of the tender. Stanley HQ say: “We will challenge the award in the Italian courts and European venues”.
Legal considerations aside, the Lottomatica award story shows that common sense and credibility were truly trampled on. Only two days after the opening of bids containing the economic offer of tenderers, the Customs and Monopolies Agency (ADM) evidently was in a great hurry to award the Italian Lotto concession for the next nine years to a joint venture (JV) led by the outgoing incumbent, Lottomatica.
The astonishing score given to Lottomatica – 99.30 points out of 100 – is bound to leave the second bidder way behind. However, no need to worry about that, since one bidder only participated in the tender. In fact, it was immediately clear from the tender documents which Stanley had challenged before the Administrative Court that the requisites were tailor-made for a specific operator with very specific characteristics. And Stanley demonstrated by an independent opinion by an economic expert filed with the Court that Lottomatica alone on the planet could have fulfilled those requisites. Which was the case.
Single bidder. Real-time award. Last but not least, total disrespect for the Administrative Court seized of the challenge, which at the 6 April hearing had indicated that the filing of its judgment was imminent. And indeed, there was ample time to finalize the awarding process, considering that the expiring concession remains in place until the end of June.
In brief, a horror-story for consumers, which though presents a comic side.
Says Lottomatica MD Fabio Cairoli: “We are proud and happy with this award, because we always worked with great care and passion, conscious as we were to hold in our hands a precious jewel”. “I had no doubt” retorts Stanley CEO John Whittaker “and indeed that jewel, which ultimately consists of a normal fixed odd bet on numbers, properly ought to have been shared with the networks of all Italian concession-holders and that of Stanley. To achieve that, it would have been enough to insert Lotto within the “palinsesto complementare” (i.e. the official list of events on which bets may be placed) which is open to all lawful operators”
Be it as it may, Lottomatica thus happily enters into its third ten-year period of possession of the concession for the most widespread and lucrative number game in Italy and probably Europe.
Even prior to the launching of the process, anglo-maltese bookmaker Stanley had asked the Ministry of Finance and the ADM to reconsider the tender architecture, by switching from a mono-concession model fitting only too well the incumbent alone, to a multi-concession model more mindful of free competition and likely to produce greater returns for the awarding authority and ultimately the Exchequer. The authorities paid no heed to that request. Stanley consequently chose to challenge the tender, on the reasoning that it was designed in such a way, that only the incumbent concession-holder Lottomatica could qualify, no matter if individually or as the dominant partner of a JV. The merit case was argued last week, and the panel had indicated that the judgment would be handed down in a couple of months.
Yesterday, Stanley addressed a warning to the Ministry and the ADM not to proceed with the awarding of the concession to single bidder Lottomatica, and duly wait for the upcoming ruling of the Administrative Court on the lawfulness of the tender. The reply was strikingly prompt, and the agencies launched practically in real-time thereafter the news of the award deliberated by the ADM. In a country where the pace with which the Public Administration operates is not precisely swift as lightning for the vast majority of citizens and undertakings, such an extraordinary efficiency leaves one dumbfounded.
As it were, the most elementary principles of transparency and good and impartial administration seem to have been trampled on. Stanley has announced that it will challenge the award, without prejudice to any other action and remedy in any competent venue.
Said Stanley CEO John Whittaker: “I heard with disbelief about the real-time award of the Lotto concession to Lottomatica, based on terms of tender challenged in court and awaiting judgment, which point to a tailor-made architecture beyond one’s wildest imagination. I am truly sorry in seeing that the new Italian Government, which was able to gain much respect and visibility abroad for its vision and forward-looking capabilities, should have shown itself sadly inadequate to manage in a credible way a major European tender. We will, as usual, place full confidence in the Courts and will in the coming years leave no stone unturned to oppose this fresh injustice which, besides to Stanley, causes damage to all gambling concession-holders and millions of Italian consumers”.
Questo messaggio riguarda tre parole chiave – profitto, passione, divertimento – ed è rivolto a ragazze e ragazzi di grande energia e talento…
In preparazione alla partecipazione al Bando di Gara 2016, Stanleybet seleziona 250 nuovi operatori/operatrici professionali per negozio/corner di scommesse sportive.
– Residenza in Italia o disponibilità al trasferimento;
– Diploma di Scuola Superiore o parificato all’ordinamento scolastico del Paese di provenienza;
– Conoscenza e capacità di utilizzo di base del PC;
– Passione per lo sport e disponibilità a lavorare in un team internazionale.
– Corso di formazione in lingua italiana presso una delle sedi europee Stanleybet;
– Ingresso all’interno in un Gruppo Leader in Europa nel gaming;
– Posizione di gestore di Negozio/Corner di scommesse sportive.
Manda il tuo curriculum corredato da una foto all’indirizzo email info@stanleybetacademy.com o meglio, visita il nostro spazio espositivo presso la fiera di Rimini (Enada) al padiglione A7 stand 200 dal 16 al 18 marzo 2016.
The Company has officially announced its presence at the popular gaming fair “Enada Primavera” which will take place in Rimini between the 16th and the 18th of March.
Stanleybet will be present with one of the biggest stands introducing its European network as well as unveiling the Company’s plans for the future.
This will be a fundamental event for Stanleybet especially ahead of the 2016 tender which will take place in Italy next June in order to assign licenses to betting operators.
L’avv. Daniela Agnello difensore di Stanleybet anche nelle cause Gambelli, Placanica e Costa Cifone della Corte di Giustizia, dichiara:
Negli ultimi 15 anni il sistema concessorio italiano è stato caratterizzato da tre gare censurate dalla Corte di Giustizia, dichiarate discriminatorie, con schemi di convenzioni non proporzionati, poco chiari e trasparenti e, quindi, in contrasto con il diritto dell’Unione.
Le sentenze Gambelli e Placanica si sono occupate della prima gara del 1999 che conteneva misure escludenti, la sentenza Costa-Cifone ha evidenziato che la normativa della gara Bersani era in contrasto con i principi comunitari, proteggeva e tutelava i concessionari storici.
Oggi, la sentenza Laezza evidenzia che la normativa di gara Monti è in contrasto con il Trattato e con la giurisprudenza dell’Unione Europea e che la società Stanleybet è stata impedita nell’accesso al mercato italiano.
La pronunzia reitera le conclusioni della Commissione europea e, soprattutto, dell’avv. Generale Wahl che aveva evidenziato che la clausola era “una misura svantaggiosa” per i nuovi operatori economici; un obbligo “idoneo a rendere meno interessante l’esercizio di tale attività economica”, il rischio per un’impresa che può “scoraggiarla dal partecipare a una gara d’appalto di questo tipo” “ancor più vincolante e dissuasivo … con conseguenze economiche non trascurabili”.
La sentenza Laezza censura lo schema di convenzione:
ritiene che la clausola può impedire all’impresa di trarre profitto dal proprio investimento;
evidenzia che la clausola inserita in un contratto di concessione concluso per una durata più breve delle precedenti contrasta con il requisito di proporzionalità;
rileva che l’operatività della clausola rimessa alla discrezionalità dell’amministrazione contrasta con il principio di certezza del diritto;
ritiene che le condizioni e le modalità di una gara di appalto devono essere formulate in modo chiaro, preciso ed univoco.
La gara Monti, quindi, per l’operatore Stanleybet era una gara non concorrenziale che prevedeva misure non proporzionate, poco chiare e poco trasparenti, rimesse alla discrezionalità dell’amministrazione.
La Società è stata ancora una volta ostacolata e privata della sua capacità concorrenziale e ha subito, tra l’altro, i danni conseguenti al sequestro dei centri e alla sospensione prolungata dell’attività.
Una storia giudiziaria che si ripete.
È contrario al diritto dell’Unione lo schema di convenzione della Gara Monti.
La Corte richiama le conclusioni dell’Avvocatura generale e ritiene Stanley discriminata in violazione del diritto dell’Unione.
Seguirà un comunicato stampa della Compagnia e dell’Avvocato Agnello.
Cresce la partnership del bookmaker inglese con Active Games: annunciato il rilascio della App Poker per IOS e Android e oltre 25 nuove slot.
Nel quadro del progressivo lancio e potenziamento della sua licenza italiana .IT di gioco telematico a distanza, Stanleybet annuncia l’introduzione di 25 nuove slot Netent e World Match, che seguono il rilascio della App Poker per Android e IOS già disponibile sul sito www.stanleybet.it.
La brillante operazione rafforza ed estrae nuovi valori ed energie dalla partnership tra Stanleybet e Active Games, operatore leader del gaming per la fornitura di prodotti di gioco in licenza AAMS.
Il bookmaker inglese rappresenta per Active il partner con l’offerta Poker e Casino più ampia: basti pensare che ad oggi Stanleybet offre oltre 120 giochi da Casinò e una piattaforma Poker (Ongame) tra le più complete in Italia.
La partnership Stanley-Active prevede l`inserimento continuo di nuovi prodotti e il prossimo passo può già essere annunciato: ad inizio 2016 arrivano i giochi del colosso Microgaming con le sue slot online. Poi seguiranno gli Skill Games di Gioca Online e la versione Mobile dei giochi di Netent.
Giuseppe Bellomo, Poker Manager dell’operatore di Liverpool, dichiara al riguardo: “Siamo molto soddisfatti di questa partnership con Active Games che ci ha permesso di entrare nel mercato del .it con un’offerta molto competitiva sia per il Poker che per il Casinò. Inoltre – continua Bellomo – il nostro ingresso nel circuito ha portato un beneficio a tutto il sistema gioco italiano sia in termini di liquidità che di professionalità a favore dei giocatori stessi. Con Active Games abbiamo l’obiettivo di far crescere il prodotto Casinò e quello Poker attraverso strumenti operativi e scelte commerciali condivise che ci permetteranno di acquisire nuovi clienti nell’immediato. Tuttavia, entrambi sentiamo l’esigenza di tutelare i nostri clienti dagli squali del gioco, facendolo ritornare ad essere puro e semplice divertimento e non opportunità di business per pochi”, conclude il Poker Manager di Stanleybet.
Sulla stessa linea d’onda Manuel Raffanini, attuale COO di Active Games: “Non posso che essere orgoglioso dell’ingresso di Stanleybet nella famiglia Active che segue il nostro trend di acquisizione di grandi operatori sia nazionali che internazionali con l’obiettivo di favorire la crescita dei nostri prodotti. Sono ancora più soddisfatto di come il bookmaker inglese abbia professionalmente incominciato questa avventura entrando con merito nell’elite del gaming del dot it”.
La scommessa “Scooore!” della Lotteria Nazionale belga ha indebitamente sfruttato il suo monopolio con pregiudizio di Stanleybet e altri concorrenti. Dopo il ricorso vincente in Belgio, Stanley e’ pronta a contrastare la gara per la riassegnazione a GTech Lottomatica del monopolio per la gestione del Lotto, che si preannuncia con caratteristiche che violano il diritto dell’Unione.
Con decisione dello scorso 22 settembre 2015, l’Antitrust belga ha comminato alla Lotteria Nazionale una multa di circa 1,2 milioni di Euro per pratiche anticoncorrenziali poste in essere dal 2013 nel settore delle scommesse.
In Belgio, la Lotteria Nazionale gode di un monopolio legale sulle lotterie e sui giochi numerici. Con l’introduzione di un sistema di licenze nel settore delle scommesse nel 2012, la Lotteria Nazionale ha deciso di fare ingresso anche in quel segmento, per sfruttare il proprio potere di monopolio di cui gode in un mercato contiguo. In questa prospettiva, la Lotteria Nazionale aveva ottenuto una licenza straordinaria per l’esercizio delle scommesse (poi nota come “trentacinquesima licenza”), al di là del numero chiuso nazionale di 34 licenze fissato dal Legislatore Belga. La trentacinquesima licenza venne poi annullata dal Consiglio di Stato belga a seguito di un ricorso proposto dal bookmaker inglese Stanleybet, che opera in Belgio in base ad una regolare licenza nazionale. Tuttavia, la Lotteria Nazionale si è poco dopo vista riassegnare una nuova licenza per l’esercizio delle scommesse “ripescata” dalle trentaquattro comprese nel numero chiuso e non ha, in realtà, mai smesso di operare.
La Lotteria Nazionale belga è entrata nel settore nel 2013, lanciando ed ampiamente pubblicizzando una nuova scommessa denominata “Scooore!”. Se ciò sarebbe di per sé cosa lecita, non sono tali le modalità di introduzione di questo nuovo prodotto, che hanno cercato di sfruttare la posizione dominante di cui la Lotteria Nazionale gode nel segmento monopolistico delle lotterie e dei giochi numerici.
Questa situazione ha indotto Stanleybet a presentare una denunzia all’Antitrust belga, in cui è stato evidenziato un numero rilevante di condotte anticoncorrenziali poste in essere dalla Lotteria Nazionale per agevolare il proprio ingresso nel segmento delle scommesse, fra cui: utilizzazione di dati e profilazioni di dettaglianti e consumatori acquisiti in precedenza operando nel segmento monopolistico; utilizzazione immediata della “trentacinquesima licenza” a lei riservata; utilizzazione della propria immagine e del proprio brand già conosciutissimo a livello nazionale anche nel nuovo segmento delle scommesse; pratiche di sussidi incrociati, utilizzando nel segmento liberalizzato delle scommesse risorse ricavate dal segmento monopolistico delle lotterie e dei giochi numerici; ed imposizione di clausole di esclusiva e non concorrenza nei propri contratti tipo con i dettaglianti destinati a commercializzare la nuova scommessa “Scooore!”, con finalità o effetti escludenti. Altri operatori si sono accodati all’iniziativa di Stanley depositando una propria denunzia.
A seguito di indagini approfondite, che hanno compreso anche ispezioni a sorpresa condotte presso la sede della Lotteria Nazionale, l’Antitrust belga ha deciso (con scelta discrezionale delle proprie priorità di enforcement) di perseguire la prima condotta denunziata da Stanleybet, cioe’, l’utilizzo da parte della Lotteria Nazionale nel segmento liberalizzato delle scommesse, di dati e profilazioni di dettaglianti e clienti acquisiti nel segmento monopolista delle lotterie e dei giochi numerici. La Lotteria Nazionale ha ammesso la violazione delle norme di concorrenza ed ha transato il procedimento dinanzi all’Antitrust beneficiando di uno sconto sulla sanzione. Le rimanenti condotte denunziate da Stanleybet rimangono da valutare. L’infrazione accertata dall’Antitrust belga potrebbe dare origine ad azioni civili di danno antitrust (c.d. di “follow-on”) da parte di Stanleybet, di altri operatori di gioco belgi e, in definitiva, dei consumatori e delle associazioni di consumatori belgi.
John Whittaker, CEO di Stanleybet, ha dichiarato: “Siamo molto lieti del risultato ottenuto, avendo piena fiducia nella giustizia, come da nostra tradizione. L’Antitrust ha accertato che la Lotteria Nazionale belga ha ingiustamente abusato della sua posizione dominante monopolistica nel mercato contiguo liberalizzato delle scommesse. Per esperienza diretta di numerosi Paesi, Stanleybet è ben conscia dell’arroganza dei monopolisti nazionali del gioco, che danno per scontato di poter operare a loro piacimento, senza la minima considerazione dei diritti e degli interessi dei concorrenti e dei consumatori. Stanleybet sta considerando la possibilità di un’azione civile in Belgio per il risarcimento del danno patito”.
Whittaker, chiaramente avendo a mente l’Italia, ha poi aggiunto: “Il caso belga dimostra che la crescente attenzione che abbiamo dedicato alle dinamiche concorrenziali dei mercati nazionali del gioco sta incominciando a dare frutti. In molti Paesi, c’è un “nocciolo duro” di retaggio anticoncorrenziale che riesce a sopravvivere anche al venire meno dei monopoli. E’, questo, per esempio, il caso dell’Italia, uno dei nostri storici campi di battaglia legale, dove le concessioni per le scommesse sportive e per il Lotto sono in via di riassegnazione. Le Concessioni sportive senza alcuna gara!
Ancora piu’ clamoroso il caso del Lotto, dove la riassegnazione sembra destinata allo stesso monopolista che la ha gestita per circa vent’anni, GTech Lottomatica, grazie ad un bando di gara “su misura” i cui requisiti potranno venire soddisfatti soltanto da lei. GTech Lottomatica è indiscutibilmente l’operatore dominante del mercato dei giochi in Italia, e se le sarà ancora una volta riassegnata la concessione del Lotto, si rafforzerà ancor di più, a spese di tutti gli stakeholders del mercato, dai concorrenti ai consumatori. Siamo già al lavoro per contrastare questo inaccettabile esito a tutti i livelli, sia di diritto interno che dell’Unione. Stiamo sondando la disponibilita’ di una importante associazione di consumatori a far parte dell’alleanza di contrasto al permanere di queste pratiche monopolistiche e non rispettose del diritto dell’Unione , in un contesto in cui Stanleybet, operatore discriminato in violazione del diritto interno e dell’Unione da oltre 15 anni, viene sistematicamente ignorato e perseguitato”.
John Whittaker (Ceo del bookmaker inglese) ad Agipro: “svolta in rapporti con Italia”.
Il bookmaker inglese Stanleybet ha annunciato una virata decisa alla strategia per il mercato italiano. “Abbiamo già da tempo concordato con le autorità italiane – ha detto in una dichiarazione rilasciata in esclusiva all’agenzia specializzata Agipronews – le modalità di ingresso della Stanley nel circuito ufficiale. Dopo le assicurazioni ricevute stiamo preparando una massiccia partecipazione alla prossima gara del 2016 e questo metterà la parola fine alla avventura dei Ctd”, ha detto John Whittaker, Ceo di Stanleybet.
Le conclusioni dell’Avvocato della Corte Ue hanno confermato che “la nostra posizione era corretta ed il bando Monti illegittimo. Il tutto accompagnato da un senso di profonda tristezza: la Stanley è stata tenuta lontano dal sistema concessorio con ogni tipo di artificio. I grandi operatori
storici sono riusciti a influenzare i governi che hanno confezionato, in quindici anni, tre gare che, si è poi confermato dopo gli appelli Stanley, hanno violato il diritto dell’Unione. Sappiamo però che con la prossima gara sarà tutto diverso perché sono mesi che parliamo con le autorità italiane
che ora vogliono a tutti i costi favorire l’entrata di Stanley nel sistema”, ha spiegato Whittaker.
“Abbiamo già da tempo concordato con le autorità italiane le modalità di ingresso della Stanley nel circuito ufficiale. Dopo le assicurazioni ricevute – ha aggiunto il Ceo di Stanleybet – stiamo preparando una massiccia partecipazione alla prossima gara del 2016 e questo metterà la parola fine alla avventura dei Ctd. Una volta che la Stanley sarà entrata nel sistema attraverso una gara che si preannuncia equa e rispettosa delle leggi dell’Unione, non ci sarà più alcuna nessuna giustificazione al mantenimento di una rete parallela. Ad ogni centro Stanley – ha concluso – sarà assegnato uno dei diritti conseguiti all’esito del processo di gara. Dato che puntiamo ad una partecipazione ‘massima’ i diritti in più saranno assegnati ai migliori gestori del mercato, in precedenza collegati a concessionari e altre reti. Con la cancellazione del palinsesto di Stato, ottenuta anche grazie al nostro lavoro di quest’anno, puntiamo sull’innovazione e la sana competizione tra gli operatori. Vediamo, quando saremo ad armi pari, chi sarà il più bravo”.
Annunciato l’avvio di azioni legali multiple contro il Sindacato che raggruppa i concessionari storici.
Secondo Agisco, il sistema concessorio risulterebbe rafforzato dalla sentenza pronunziata ieri dalla Corte di Giustizia.
Ricordiamo che Agisco è il sindacato che raccoglie prevalentemente i concessionari storici della gara del 2000, cioè i primi clamorosi beneficiari di una serie di normative considerate discriminatorie e in contrasto con i principi comunitari dalle 3 precedenti sentenze della Corte di Giustizia (sentenze Gambelli, Placanica e Costa-Cifone).
Agisco si augura che l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e lo Stato mettano in campo tutte le loro forze ‘per svolgere attivita’ repressive” contro i CTD e, dato che la sentenza della Corte Europea sorge da un appello della Stanley contro la gara del 2012 in sede di Consiglio di Stato, è chiaro che i CTD a cui Agisco si riferisce sono proprio i CTD Stanley.
La Stanley annuncia che chiamerà in giudizio il Sindacato Agisco per i profili diffamatori di tali dichiarazioni, suscettibili di suggestionare e ingenerare nei lettori una visione distorta della realtà, con conseguenti danni e pregiudizi per la Stanley, i suoi CTD e, paradossalmente, per l’intero sistema concessorio.
Detto questo, entriamo nel merito.
Agisco non si rende conto che la sentenza non dice affatto che Stanley avrebbe dovuto partecipare alla gara, ma solo ed esclusivamente che la gara poteva avere una durata limitata.
Agisco non si accorge che la Corte risponde solo al secondo quesito posto dal Consiglio di Stato che, per come formulato, non può che avere una banale conseguenza: lo Stato, se vuole, può anche fare una gara di soli 3 mesi!
Infatti, tralascia la problematica principale posta dallo stesso giudice amministrativo italiano al primo quesito: la gara con ridotta durata è uno strumento per rimediare alle pregresse normative e ai CTD che durante questi 15 anni hanno subito circa 2000 procedimenti penali a loro carico.
Agisco non si sofferma su tale preminente problematica e non si accorge o … non si vuole accorgere che i CTD Stanley non possono essere considerati operatori in grado di competere in condizioni di parità con gli altri.
E ancora. La sentenza si pone al di fuori della realtà normativa e fattuale italiana quando parla del futuro dell’Italia.
La pronunzia arriva ad affermare che una gara di breve durata finalizzata ad allineare tutte le concessioni potrebbe essere funzionale all’intenzione dello Stato di ridurre in futuro il numero di concessioni e le occasioni di gioco o di rendere più incisivi i controlli di ordine pubblico.
La Corte sembra ignorare, con specifico riferimento all’ordine pubblico e al contenimento del gioco, che la nuova legge di stabilità prevede l’entrata di 7000 nuovi operatori, per di più senza alcun preventivo controllo di ordine pubblico.
E’ qui irrilevante il fatto che, per un pasticcio incredibile, la nuova legge non consente in realtà di raggiungere il suo obiettivo, dato che la licenza di polizia, per legge, non può essere rilasciata ai titolari dei CTD e, quindi, ogni soggetto che si propone di aderire alla legge di stabilità , si vedrà poi non accolto o revocato il presunto beneficio di “condono fiscale” in un momento successivo.
Ma anche su tale profilo, Agisco dimostra di non conoscere o di non aver approfondito la materia.
A questo punto, le contraddizioni che rilevano sono gravi: 1) la Corte di Giustizia giustifica una durata breve della gara del 2012 con l’esigenza di una potenziale politica di contenimento del gioco e di riduzione dei titoli abilitativi oppure con l’esigenza di esercitare controlli più approfonditi. Di contro il governo Italiano opera in maniera opposta: a) attua una forte e incisiva politica espansiva con 7000 nuovi entranti e b) si disinteressa completamente delle esigenze di ordine pubblico che nascono dal consentire a 7000 nuovi operatori di iniziare l’attività senza alcun preventivo controllo. La legge, infatti, prevede solo in un secondo momento l’intervento della Questura per valutare la concessione o meno della licenza di polizia.
Ora, è mai possibile che professionisti con comprovata esperienza del settore come gli illustri componenti di Agisco si permettano di consigliare allo Stato e alle autorità di mandare allo sbaraglio i propri funzionari pubblici contro un operatore come Stanley, che ha mostrato e dimostrato una eccezionale capacità di interpretare gli eventi del settore e che in passato ha sempre smascherato il reale obiettivo del legislatore?
E’ veramente possibile che Agisco possa pensare che, a seguito della chiusura di un proprio CTD, la Stanley non sia in grado di determinarne la quasi immediata riapertura semplicemente mostrando all’Autorità Giudiziaria il reale contesto in cui questa sentenza è maturata, la sua irragionevolezza, contraddittorietà, lacunosità e tanto tanto altro?
E’ possibile che Agisco non si renda conto di questo?
John Whittaker CEO di Stanley ha dichiarato, “Dopo 15 anni di inesorabili battaglie giudiziarie affrontate con serena rassegnazione, la nostra pazienza è stata logorata ed è finita da tempo. Rispettiamo le autorità italiane, le decisioni e le iniziative delle istituzioni, le leggi e le sentenze le impugniamo nelle sedi giudiziarie, ma sia chiaro che avvieremo reazioni giudiziarie contro tutti coloro che tentano e/o in qualsiasi modo promuovono la chiusura di CTD Stanley e la nostra reazione legale sarà determinata, risoluta e completa”.
Purtroppo, la presa di posizione di Agisco, che sottintende l’apertura di nuovi conflitti con la Stanley, mortifica e getta nel ridicolo l’iniziativa “Obiettivo 2016”, che, nelle intenzioni dei promotori, avrebbe dovuto incoraggiare e sviluppare l’accordo tra le forze in campo per arrivare a un canale legale unico delle scommesse.
Ma, mentre con la mano sinistra l’associazione tendeva la mano ai CTD per coinvolgerli in incontri e discussioni su questo tema, la comunicazione strategica di Agisco continua a insistere che i CTD vanno chiusi.
Stanley, quindi, ha smascherato la reale natura di Agisco.
La Stanley continua il percorso del dialogo, della prudenza e si augura che le Autorità Italiane ed AAMS in particolare, una volta contenute e risolte le attuali difficoltà e incongruenze della legge di stabilità, assumano un atteggiamento costruttivo per iniziare colloqui con la Stanley medesima e con le associazioni dei concessionari, inclusi quelli raccolti sotto l’egida di Confindustria, per arrivare ad una soluzione condivisa che sfoci in un unico canale legale per il settore, con specifico riferimento alle scommesse.
Demolita la tesi accusatoria della Guardia di Finanza: la Stanleybet non è un evasore fiscale e non esiste alcuna sua stabile organizzazione nel territorio italiano. Dissequestrati tutti i beni.
Il Tribunale del Riesame di Roma, con ordinanza depositata ieri 13/11/2014, ha annullato il decreto di sequestro preventivo disposto sul conto corrente della Stanleybet e sui beni del Dott. Giovanni Garrisi.
Con una ricostruzione precisa e ineccepibile, il Tribunale, in accoglimento delle argomentazioni dei difensori, avvocati Daniela Agnello e Roberta Feliziani, ha dichiarato insussistente il fumus del reato ipotizzato, escludendo sia la sussistenza di una stabile organizzazione occulta di Stanleybet, sia l’esistenza dell’intento di evadere le imposte.
Il nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Roma nel marzo di quest’anno aveva avviato una vasta indagine su tutto il territorio nazionale, giungendo alla conclusione dell’esistenza di una stabile organizzazione occulta a direzione unitaria di mezzi e persone individuate nei centri trasmissione dati e nella rete dei manager della Stanleybet.
L’indagine si era sviluppata con intercettazioni, sequestri e varie dichiarazioni di soggetti informati sui fatti, quali esponenti dei Monopoli di Stato, ex dipendenti di Stanleybet e altri soggetti a vario titolo coinvolti con la società.
La Procura di Roma, ipotizzando un’interposizione fittizia di società operanti in Stati Esteri con precise finalità di elusione fiscale, aveva chiesto il sequestro preventivo per equivalente del conto corrente della società di Liverpool per un importo di 56 milioni di euro o, in via subordinata, dei beni e dei conti correnti del Dott. Garrisi, quale titolare della società, per il reato di associazione per delinquere finalizzata all’omessa dichiarazione dei redditi prodotti in Italia.
Già il Giudice delle Indagini preliminari, nell’accogliere le richieste della Procura, aveva escluso il reato associativo. La Stanleybet ha però dimostrato:
1) che i CTD e i manager svolgono un’attività preparatoria e ausiliaria rispetto alla gestione delle scommesse;
2) che le società del gruppo – Stanleybet Malta e Stanley International Betting – adempiono regolarmente e in piena trasparenza gli obblighi fiscali nel Paese di appartenenza e che anche la società maltese paga le imposte nel Regno Unito;
3) che non è possibile accusare la Stanleybet di aver creato una stabile organizzazione quando è sotto gli occhi di tutti che nei passati 15 anni, fin dal 2000, tale società è stata avversata in tutti i modi nel suo tentativo di ‘stabilirsi’ in Italia;
4) che per il riconoscimento dei diritti della Stanleybet e della loro conformità all’ordinamento comunitario e nazionale si sono rese necessarie, in 15 anni di attività, circa 2000 pronunce dell’A.G. italiana e 5 sentenze della Corte di Giustizia Europea.
È veramente singolare pretendere ora, dopo 15 anni, che in tale arco di tempo il Gruppo Stanleybet avrebbe dovuto adempiere in Italia a tutti quegli obblighi di dichiarazione e versamento delle imposte, che invece presuppongono uno stabile riconoscimento della liceità dell’attività da essa esercitata. Un riconoscimento, tuttavia, che non è mai arrivato dalle autorità italiane, che finiscono quindi per entrare in contraddizione con se stesse.
Il Tribunale ha ritenuto le argomentazioni difensive pienamente fondate.
Il Giudice di Roma ha confermato, nella sua ordinanza, che “È documentalmente dimostrato che SML [Stanleybet Malta] e SIBL [Stanley International Betting Liverpool] adempiono regolarmente gli obblighi fiscali nel Regno Unito; e che Garrisi aveva avviato, nel 2013, un tentativo di definizione del contenzioso pendente con l’Amministrazione dei Monopoli di Stato (AAMS), in relazione al pagamento dell’imposta unica sui giochi; rimasto senza seguito per il perdurare dell’attività di contrasto nei riguardi della Stanleybet, sfociata in nuovi sequestri e procedimenti penali”.
Il Tribunale ha poi precisato che “È ragionevole ritenere, a tale stregua, che, se Stanleybet ottenesse riconoscimento definitivo della liceità dell’attività di scommesse svolta in Italia (cui aspira), adempirebbe anche qui agli obblighi fiscali – e può condividersi la perplessità difensiva sulla pretesa tributaria dello Stato avanzata nei confronti di un’impresa il cui stabilimento in Italia, per converso, è sempre stato ritenuto illegittimo”.
Il testo integrale dell’ordinanza del Tribunale del Riesame di Roma è a disposizione di chiunque ne faccia richiesta.
I dirigenti apicali di ADM (Dogane e Monopoli) e 71 funzionari della Guardia di Finanza accusati di gravissime responsabilita’ risarcitorie. I dirigenti apicali del bookmaker inglese accusati di gravissimi reati fiscali.
Un’altro modo con cui lo Stato Italiano cerca di proteggere il sistema concessorio già condannato da 3 sentenze della Corte di Giustizia? No, questa volta no.
E’ solo un regolamento di conti di specifici ambienti del Nucleo Tributario della Guardia di Finanza e di AAMS contro la Stanley!
La Stanley annuncia di essere oggetto di un decreto di sequestro “per equivalente” per 56 milioni di Euro, sul presupposto di aver evaso l’imposta sui redditi. Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Roma, e’ una misura punitiva a carico di un operatore dell’Unione Europea “colpevole” di aver perseguito per 15 anni la legalità e il suo diritto alla parità di trattamento. Tutto ciò all’interno di un Paese che, di contro, ha protetto un sistema concessorio caratterizzato da misure legislative discriminatorie e logorato da tre gare contrarie ai principi comunitari.
Le suggestive ricostruzioni contabili-fiscali predisposte per la Procura della Repubblica dal Nucleo Tributario della Guardia di Finanza sono errate, parziali e prive di fondamento. E, considerato il livello di presunta competenza del Corpo, sorprendentemente fuorvianti.
Il Gruppo Stanley opera in Europa dal 1956. E’ oggi uno dei maggiori operatori del settore dei giochi e delle scommesse, presente in 10 Stati comunitari, e non ha mai perpetrato comportamenti puniti dal codice penale o qualsivoglia omissione fiscale. Questo non e’ mai stato messo in dubbio da alcuna autorità dei paesi ove opera, a parte l’Italia, dove e’ stata oggetto in 15 anni di circa 5000 procedimenti penali contro i suoi CTD e i suoi dirigenti, tutti conclusisi a favore degli stessi.
Purtroppo la Procura di Roma, prima di trarre le attuali conclusioni e procedere al sequestro, non ha valutato fatti, circostanze e documentazione fondamentali e decisive ai fini di una corretta indagine penale, non ha inteso procedere all’audizione dei dirigenti Stanley malgrado fosse stata espressamente richiesta, non ha approfondito i dati contabili, non ha sentito il bisogno di rivolgersi a periti esperti in materia fiscale.
– non ha approfondito i bilanci del Gruppo StanleyBet, acquisiti solo parzialmente;
– non ha verificato la rigorosa cultura aziendale Stanley in tema di adempimenti fiscali, rimasta identica a quella delle società quotate Inglesi.
– appare sorprendentemente inconsapevole del ruolo di controllo e di compliance fiscale che viene assicurata dagli Auditors nella più rigorosa osservanza della legge;
– non ha accertato che la Stanleybet Malta Limited, pur essendo legalmente costituita a Malta, è residente fiscalmente nel Regno Unito secondo il principio di “place of effective management” che e’ a Malta ai fini del rischio (trading) e nel Regno Unito ai fini della Gestione. Quindi e’ assoggettata nel Regno Unito, senza alcuna esenzione o benefici fiscali di altro tipo, ad imposizione sui redditi prodotti ai sensi dell’art. 4 della Convenzione contro le doppie imposizioni conclusa tra Regno Unito e Malta.
– non ha preso in considerazione che nel Regno Unito le aliquote pagate dalla Stanleybet Malta sono state in alcuni anni più elevate di quelle italiane. Già questo sarebbe bastato a concludere che anche la sola ipotesi di un intento evasivo e’ semplicemente ridicola, con conseguente insussistenza del reato contestato.
In realtà, l’impianto accusatorio finisce per far “rientrare dalla finestra” le sanzioni penali nei confronti degli esponenti aziendali di Stanley, già “uscite dalla porta” a pieno titolo per effetto delle sentenze Gambelli, Placanica e Costa-Cifone della Corte di Giustizia.
L’effetto della nuova contestazione del reato fiscale è il medesimo di sempre: impedire l’accesso al mercato nazionale da parte di Stanley e, quindi, il suo legittimo esercizio diretto delle libertà fondamentali.
Occorre rammentare che la Corte di Giustizia ha più volte accertato che l’applicazione del divieto penalmente sanzionato contenuto nell’art. 4 della Legge 401/89 costituisce una restrizione non consentita della libertà di prestazione dei servizi di Stanley e dei suoi CTD, poiché fu loro impedito di ottenere i requisiti abilitanti nazionali prescritti (concessioni e autorizzazioni), in violazione del diritto dell’Unione. La giurisprudenza della Corte è costante nel ritenere che il modus operandi di Stanley e dei CTD a lei affiliati costituiva, di fatto e di diritto, l’unico possibile per essere presente sul mercato nazionale delle scommesse, poiché a Stanley – non per sua colpa, e bensì a causa delle discriminazioni in suo danno poste in essere da pregresse misure legislative, regolamentari, amministrative e giudiziarie italiane – fu impedito di prendere parte alle procedure di affidamento dapprima delle concessioni CONI del 1999, e successivamente di quelle AAMS (c.d. concessioni Bersani) del 2006 (oltre a quelle ultime del 2012).
Ciò nonostante, lo Stato Italiano, anzi specifici ambienti del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, vanificano le libertà fondamentali garantite a Stanley ed ai suoi organi direttivi dal diritto dell’Unione, prospettando nei loro confronti una differente tipologia di reato, l’omessa dichiarazione delle imposte sui redditi, utilizzando allo scopo l’art. 5 del D.Lgs. 74/2000. In sostanza, le autorità italiane rimettono in discussione la legittimità del modus operandi di Stanley, pur ripetutamente riconosciuta dalla Corte di Giustizia.
John Whittaker, Chief Executive del Gruppo, ha dichiarato: “Oggi, alla vigilia del riordino del sistema concessorio fissato nel 2016, compare un nuovo e infamante procedimento penale a carico dei dirigenti della Compagnia. Questo dopo che decine di funzionari pubblici, prevalentemente della Guardia di Finanza, sono stati avvisati della intenzione di Stanley di chiamarli a giudizio per il risarcimento del danno (in corso le relative notifiche già pervenute, ad oggi, a 71 di loro). Il dott. Fanelli e’ stato chiamato a risarcire 5 milioni di Euro. La prima udienza si terrà il 3 dicembre di fronte al Tribunale di Roma. Nei confronti del Dott. Magistro e’ in corso di preparazione, e ne e’ stato reso consapevole, di una richiesta risarcitoria, in solido con il gruppo l’Espresso, per 3 milioni di sterline. Per tutti i dirigenti apicali AAMS, all’epoca della emanazione dell’ultimo bando di gara, anche non più in AAMS, e’ in corso di preparazione, e ne sono consapevoli, una richiesta risarcitoria di 375 milioni di sterline.”
“Come non pensare” – prosegue John Whittaker – “che il nuovo attacco alla Stanley, questa volta dal lato fiscale, non sia direttamente o indirettamente connesso con le chiamate a giudizio dei funzionari della Guardia di Finanza e dell’AAMS?”
A parere della Stanley l’ipotesi di reato, completamente infondata e pretestuosa, ha pero’ l’effetto di una nuova stagione di discriminazioni a carico del Gruppo con successivi nuovi contenziosi e conseguente paralisi del sistema concessorio italiano. A causa della pendenza di questo procedimento, infatti, anche nel 2016 Stanley non potrà accedere al sistema concessorio Italiano e trovare una stabile sistemazione e organizzazione con la creazione di una Stanley Italia.
In sintesi: lo Stato Italiano contro sé stesso.
La Stanley si difenderà con la risolutezza che gli e’ congeniale e ben conosciuta da tutti.
Questo ennesimo attacco non farà venir meno la azioni di Stanley avviate nei confronti dei funzionari che hanno agito con colpa grave a danno dei principi fondamentali dell’ordinamento, violando, di propria iniziativa e malgrado gli avvertimenti ricevuti, il giudicato delle Alte Corti Nazionali ed Europee.
E’ opinione della Stanley che il nuovo procedimento che si apre porterà nel tempo grandi benefici e cambiamenti all’intero Paese perché la Stanley, come e’ suo costume, non si limiterà a dimostrare la propria estraneità al nuovo reato contestato, ma la difesa punterà anche alla risoluzione del grave problema della mancanza, di fatto, di rimedi risarcitori quando si subisce un procedimento penale ingiusto. Si tratta di un problema che ha due aspetti, in relazione al doveroso rispetto che i funzionari delle Pubbliche Amministrazioni devono garantire: (1) ai cittadini e (2) all’Amministrazione della Giustizia.
Agisco attacca il sistema dei CTD, ma punta alla destabilizzazione del sistema concessorio. Stanleybet chiede di rimanere uniti per ricostruire il sistema concessorio.
È necessario che le Autorità italiane mantengano lucidità e chiarezza nel perseguimento dell’obiettivo di salvare il sistema concessorio, non di farlo fallire definitivamente.
Stanleybet annuncia il suo intervento ad adiuvandum di Snai dinanzi al TAR Lazio. Lettera aperta di John Whittaker a Maurizio Ughi e Francesco Ginestra.
Dear Maurizio and Francesco,
Gli ispiratori delle normative censurate dalla Corte di Giustizia siete stati Voi. Tali normative hanno provocato il progressivo collasso del sistema, con ben definibile responsabilita anche riconducibile ai vertici apicali ADM, che le hanno applicate, ignorando gli atti di avviso inviati da Stanleybet.
“Da Ughi solo provocazioni e nessuna soluzione”. Il bookmaker inglese chiarisce la problematica situazione del sistema concessorio italiano in risposta alla lettera aperta inviata al premier Renzi.
Il Signor Maurizio Ughi, con la sua ennesima provocazione, dimostra ancora una volta di voler continuare ad essere parte degli attuali problemi del sistema concessorio italiano, piuttosto che divenire fautore di possibili soluzioni.
Ughi NON dice
che la normativa monopolistica attuale, che ha portato al collasso il sistema concessorio italiano, era stata ispirata dai titolari di monopoli esistenti già alla fine degli anni 90, tra cui quello delle scommesse ippiche, che faceva capo proprio al Signor Ughi.
che la rete parallela è la conseguenza di normative che hanno protetto e agevolato i monopolisti storici, normative che sono state censurate da ben 3 sentenze della Corte di Giustizia e sono state disapplicate da ben 14 anni di giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione e dei giudici di merito.
al Presidente del Consiglio che eventuali nuove misure legislative che recepissero, ancora una volta, le pretese del Signor Ughi (e degli altri monopolisti storici) sarebbero inevitabilmente destinate alla censura degli organi dell’Unione Europea e alla disapplicazione da parte dei tribunali italiani.
Stanleybet ritiene che sia certamente auspicabile l’inserimento della rete parallela, legittimamente nata in conseguenza del carattere discriminatorio della normativa italiana degli ultimi 16 anni, nel circuito legale.
La Compagnia è tenuta a pagare le imposte nel Paese che l’ha autorizzata ad operare, non a quello che ha fatto e fa di tutto per impedire, in violazione delle norme e dei principi comunitari, la sua attività.
Stanleybet ritiene che, a seguito del riconoscimento della legittimità della rete parallela ad opera della Corte di Giustizia, se seguirà analogo riconoscimento da parte delle autorità italiane, sarà giusto pagare le imposte in Italia.
Ma lo Stato italiano dovrà capire che la soluzione è possibile solo se la rete parallela sarà considerata come una risorsa, e non come un fenomeno da combattere (a beneficio e dietro sollecitazione degli operatori esistenti). Altrimenti assisteremo, ancora una volta, al disastroso scenario di leggi apparentemente in favore dei concessionari, che però saranno disapplicate dai tribunali italiani perpetuando senza fine il fenomeno dei CTD.
Il CEO di Stanleybet, John Whittaker, ha osservato che: “Il Presidente Renzi, se vorrà intervenire nelle norme che regolano il settore, dovrà prima di tutto riconoscere il fallimento del sistema concessorio, nelle modalità discriminatorie con cui è stato realizzato in Italia”. E, prosegue il CEO di Stanleybet, “potrà poi aprire un tavolo di confronto tra gli esperti del settore, evitando le trappole poste dai protagonisti del passato per passare ad un sistema autorizzatorio basato sulla libertà d’impresa, come in quasi tutti gli altri paesi europei”.
Questo è l’unico modo per assicurare la parità di trattamento tra operatori nazionali ed esteri, la libera circolazione dei servizi, la leale concorrenza tra le imprese, e gli adempimenti fiscali nello Stato italiano.
Se non si riesce a capire che la soluzione arriva dal dialogo e non dal contenzioso, si prospetta l’incubo, sia per i Concessionari Statali che per Stanleybet, di un nuovo sistema nel 2016 con 2 diversi circuiti entrambi ‘diversamente’ legali.
“Con le sue provocazioni senza senso,” conclude John Whittaker, “il Signor Ughi sta preparando il perpetuarsi dell’attuale sistema, basato sul contenzioso, sulla violazione delle sentenze della Corte Europea, sulla disapplicazione della normativa interna da parte dei tribunali italiani. Sembra non aver imparato che un tale sistema non conviene più neanche a Lui”.
Si conferma il carattere illegale e discriminatorio dell’ultima gara AAMS.
Il Tribunale del Riesame di Salerno, con ordinanza depositata in data 14.04.2014, ha trasmesso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea gli atti sulla gara per 2000 concessioni.
I Giudici, richiamando integralmente l’ordinanza della Suprema Corte di Cassazione, hanno ammesso i dubbi interpretativi esistenti sulla normativa italiana e la necessità di sollevare la questione pregiudiziale comunitaria.
Secondo i giudici “i profili di rimessione esplicitati nell’ordinanza della Suprema Corte di Cassazione … complessivamente valutati, in maniera condivisibile, delineano dubbi ragionevoli circa la compatibilità con i principi di cui agli artt. 49 e 56 TFUE delle previsioni del nuovo bando di gara (d.l. 16/12)”.
“Inoltre – conclude il Chairman di Stanleybet – apprendo che gli altri operatori comunitari, tra cui Goldbet e SKS365, seguono la strada già avviata da Stanleybet ottenendo successive pronunzie di identico tenore e contenuto. Le autorità italiane, con la loro cieca politica di totale incomprensione del fenomeno Stanley, che poteva ben diversamente essere interpretato subito dopo la sentenza Costa – Cifone della Corte di Giustizia, hanno ottenuto il miracolo di ricompattare tutti gli operatori comunitari, oggi uniformemente discriminati dalle gare AAMS”.
Slot nei CTD: legittima presenza apparecchi in agenzie discriminate dalle Gare dell'Amministrazione
Stanleybet in particular welcomes the Commission announcement of a Letter of Formal Notice sent to the Republic of Cyprus related to unjustified requirements of establishment for online operators. The Commission however continues to ignore the very inconsistent state of the Cyprus offline sports betting market in which OPAP SA – via its 100% owned subsidiaries – has enjoyed privileges arising from the old Inter-Governmental Agreement giving them a strong competitive advantage in clear contravention of EU law and the acquis. Specifically, OPAP offers its sport betting services in Cyprus via outlets that also offer privileged monopoly products like KENO and Lotto, whilst all other sports betting operators are restricted to sports betting alone. In the long run this creates an untenable competitive situation for licensed operators like Stanleybet. Whilst we welcome the fact that the Commission has probably taken heed of the issue of establishment, we hope the Cypriot authorities will rectify the situation and ensure a level playing field for all sports betting operators.
Anglo-Maltese bookmaker Stanleybet celebrates “its” sixth ECJ gambling ruling, after Gambelli, Placanica and Commission v Italy in 2007, Markus Stoß in 2010 and Costa-Cifone in 2012.
This is the ruling delivered on 24.01.2013 relative to the Greek gambling monopoly, Joined Cases C-186/11 and C-209/11, Stanleybet and others v Ministry of Economy, OPAP and others. Here are the facts.
There is in place, in Greece, a historical monopoly on terrestrial gambling conferred to OPAP, nominally with objectives of protection of public order. OPAP, an erstwhile public entity, was later transformed into a company listed in the Athens Stock Exchange. The Greek State owns 34% of the OPAP stock, while the rest is being held by institutional investors and the public. OPAP features one the three highest market capitalizations in Greece and operates in every respect as a highly successful commercial undertaking. It is self-evident that the status of monopoly-holder under public law and that of listed company aimed at maximizing its profits are hard to reconcile.
Being firmly persuaded that the OPAP monopoly was contrary to Community law, far back in 2004 Stanley sought before the Greek Authorities a licence to accept sports bets in Greece. The application remained unheeded and Stanley filed a challenge against the deemed rejection before the Greek Courts. As a result of protracted litigation, in 2011 the Greek Council of State stayed the case before itself and made a reference to the ECJ, to be enlightened on the compatibility of the Greek gambling monopoly with EU law. In his Opinion of September 2012, Advocate General Mazàk took the view that the monopoly was not compatible.
OPAP carries formidable value in the war theatre of the financial crisis of Greece. Namely, the privatization of 34% of the OPAP stock owned by the Greek State constitutes the most significant component of the Greek fund-raising plan that is under way in order to honour the commitments taken by Greece with the “Troika” (that is, the informal body comprised of the European Commission, the European Central Bank and the International Monetary Fund that is supposed to oversee and govern the reformation of the Greek financial system). Quite clearly, the existence or non-existence of the gambling monopoly is bound to make a formidable difference in the valuation of the OPAP stock owned by the Greek State and the appreciation of international investors expected to participate in the privatization process.
Yesterday’s ruling of the ECJ needs to be placed into context against this complex political background.
In the first place, in the wake of a nearly-twenty years old stream of case-law, the ECJ finds that the provisions of the Treaty guaranteeing the fundamental freedoms of establishment and to render services (now Art.s 49 ff and 56 ff TFEU) are not compatible with domestic legislation such as that of Greece, which grants exclusive rights in the matter of gambling to a single body (that is, a monopolist), unless this satisfies a true intent of the State to significantly reduce gambling opportunities for its citizens in a coherent and systematic manner.
In fact, a monopoly constitutes the most severe restriction to the economic freedoms, and entails that any other Community operators are prevented outright from entering the national market place. However, the case-law of the ECJ says that even a monopoly could in the abstract be justified in the presence of a real strict State control over the gambling sector and its growth and, furthermore, of proof that the monopoly is necessary to effectively pursue goals of prevention of fraud and countering criminal infiltration. Both circumstances, though, need to withstand a strict proportionality test, which was developed by ECJ nearly ten years ago.
The merit of the case is now being returned to the Greek Council State, which remains competent to adjudge the principal action, conforming itself to the ruling of the ECJ. However, the ECJ thought fit to impart precise directions to the national Court.
The reason why it was so, is to be found in the abundant evidence that is present in the principal case, that, instead of reducing gambling supply, the Greek State in reality systematically encouraged its unlimited expansion, even blessing massive advertising and communication policies on the part of OPAP indistinctly aimed at the entire population; that domestic gambling supply in Greece has continuously increased over the years in quality and product diversification, as well as quantity; that the Greek State exercises over OPAP but a “light” supervision, which is of form rather than substance; and that the objectives of prevention of criminal infiltration and public order would appear to be merely invoked by the Greek State in order to gain a safe-conduct or clean bill of health, rather than pursued in earnest. These very reservations had been singled out by the Greek Council or State in its order of reference of 2011. Stanley will very shortly resume the principal case, and has the fullest confidence in the competence and fairness of the supreme administrative court of Greece.
But there is much more to be found in the ruling.
Namely, the ECJ had been expressly seized by the Greek Council of State of a number of questions bearing on the post-Luxembourg transitional period, that is, during the period of time that will inevitably lapse in Greece until the domestic legislation is re-written in order to reflect the legal holdings of the ECJ and make it EU-compliant. The Council of State was doubtless wise in raising those questions. It was imperative to prevent the ECJ ruling from remaining confined in the distant realms of European law, until the gambling sector was re-shaped in compliance with EU law in real life. The issue is obviously bound to prove even more critical in a post-OPAP privatization scenario, lest a bunch of private inventors should be permitted to receive on a silver plate control of an OPAP still endowed with a status extraordinary privilege. Whilst the Greek financial situation is never mentioned, the ECJ addresses to the Greek State a number of highly appropriate, binding directions, on the tacit assumption that, downstream of its ruling, Stanley and other Community bookmakers will want to enter the Greek gambling market, in particular, that of sports bets, seeking a licence or authorization to operate therein through a network of terrestrial agencies. The directions of the Court are twofold.
First, in the light of the sever criticism expressed on the Greek system and on its incompatibility as it stands with EU law, the ECJ says that it will not be permissible for the Greek Authorities to decline receiving, investigating and satisfying the applications for licences and authorizations that will be filed by new entrants, by merely objecting that the sector is undergoing adjustments, reformations, etc., and that the end of that future domestic process should be awaited. The solution given by the ECJ reflects settled case law resting on the principle of primacy, which, in the matter of gambling and transitory regimes pending the adjustment to EU law of national systems, was recently reaffirmed by the Winner Wetten ruling of 2010. It is evident that any different solution would open the doors to an indefinite avoidance of the rulings of the ECJ and, ultimately, defeat the very object and purpose of Community law.
Second, already during the transitional period and until achievement of the domestic legislative reorganization, the Greek Authorities will be obliged to examine and evaluate applications for authorizations and licenses filed by the new entrants based on their merits, namely, having regard to the level of protection of consumers and social order surrounding the offering of their products and services. Moreover, this process will need to rest on non-discriminatory and objective conditions (hence, transparent and capable of knowing in advance). In that way, the Court gives credit to the position expressed by the Greek Government, which repeatedly emphasized the laudable aims supposedly pursued through the grant of special rights to OPAP. It is true that aims such as the one of prevention of criminal infiltration and frauds in prejudice of consumers, if genuinely pursued, could in the abstract make reasonable and proportionate restrictions to the freedoms of establishment and to render services permissible. However, if gambling opportunities are not genuinely reduced in Greece instead (as indeed they are not), and an absolute monopoly, therefore, remains without justification, the new entrants showing to pursue the same laudable aims, will need to be entitled to secure a national licence on transparent and non-discriminatory conditions, and permitted to operate.
Already on a first reading, the solutions offered by the ECJ are notable for the wisdom that permeates them. Namely, the fundamental principles of Union law are safeguarded and reaffirmed without ambiguity; a monopoly granted to a large quoted undertaking pursuing objectives of profit and expansion is – per se, only subject to verification by the National Court – adjudged incompatible with Union law; the entry on the Greek terrestrial gambling market by new operators is clearly foreshadowed, and it is ensured in advance that they should, in fact and at law, be placed in a position to operate in a supervised legal environment (through licensing or authorization mechanisms), but on transparent and non discriminatory conditions; and, last but not least, a generous “assist” is offered to the Greek Government, in order for the privatization campaigns that are in hand being capable of advancing in compliance with Greece’s international commitments, in a regulated, moderately competitive market scenario, in which the new entrants will operate alongside the ex-monopolist OPAP.
Stanleybet sincerely hopes that the Greek Government will make sensible use of the “assist” offered by the ECJ. On its part, Stanleybet is willing to add its personal “olive branch” entering the gambling market in earnest and in a spirit of loyalty, fully guided by the ground rules that have been designed by the Court of Justice.
However, a reform of OPAP S.A., a highly profitable company, would in effect require that Greece abandons the private, for-profit model of OPAP (a global giant of the gambling sector) and reverts to a state-owned company with minimal products and advertising. This, at a time when Greece is committed to raising significant revenues from further sale of the state-owned piece of OPAP S.A.’s shares leaving the company 99% privately controlled. At the same time, the Greek government committed to significantly widening the offer of OPAP and the gambling offer in Greece in general by granting the company 16500 licenses for the operation of Video Lottery Terminals (VLTs) in addition to the nearly 9000 currently operated in casinos across the country. It is evident that the only way forward to bring Greece in line with EU law would be to adopt a non-discriminatory model that would ensure fair competition.
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