Source: http://iusletter.com/111608-2/
Timestamp: 2018-06-22 21:09:43+00:00
Document Index: 150055621

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 182', 'art. 7']

Falcidia IVA: la decisione al vaglio della Corte Costituzionale - Iusletter
Il Tribunale di Udine, con la recente ordinanza, ha sospeso il procedimento di sovraindebitamento ex L. 3/2012 introdotto da un debitore, disponendo la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale, avendo ritenuto rilevante e, non manifestamente infondata, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 7, comma 1, terzo periodo, L. 3/2012, limitatamente alle parole “all’imposta sul valore aggiunto”, rispetto al parametro costituzionale del buon andamento della Pubblica Amministrazione, di cui all’ordinamento della U.E., e al parametro di uguaglianza e ragionevolezza, di cui all’art. 3 della Costituzione.
Un soggetto sovraindebitato aveva, infatti, proposto ai suoi creditori un accordo ex L. 3/2012, che prevedeva la degradazione dei suoi debiti al chirografo, tra cui il debito IVA, e richiesto al Tribunale, la “non applicazione” della regola posta dall’art. 7 comma 1, terzo periodo, L. 3/2012, secondo cui “in ogni caso, con riguardo (….) all’imposta sul valore aggiunto (…), il piano può prevedere esclusivamente la dilazione del pagamento”.
Più precisamente, il debitore aveva richiesto la “non applicazione” della sopra citata norma, per contrasto con quanto previsto dall’ordinamento dell’U.E., richiamando l’orientamento di quella parte di giurisprudenza di merito (per tutte Tribunale di Pistoia 26 aprile 2017, Tribunale di Torino 07 agosto 2017 e Tribunale di Pescara 19 ottobre 2017), che, premettendo “che la materia in discussione è di competenza dell’ordinamento dell’U.E. e che i giudici comuni e la Pubblica Amministrazione, a fronte di una normativa interna che risulti incompatibile con il diritto comunitario dotato di effetti diretti, devono procedere senza indugio all’applicazione di quest’ultimo e alla “non applicazione” della norma interna”, ritiene che sia legittimo procedere alla “non applicazione” dell’obbligo di pagamento integrale dell’IVA di cui all’art. 7 comma 1, terzo periodo, L. 3/2012, perché l’ordinamento dell’U.E. considera lecito, a determinate condizioni, che lo Stato consenta un recupero solo parziale dell’IVA dovuta.
Nonché, in subordine, il debitore aveva rilevato come l’art. 7 comma 1, terzo periodo, della L. 3/2012, violi l’art. 3 della Costituzione, atteso che le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento, nonostante la similitudine alle procedure concorsuali del concordato preventivo e dell’accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all’art. 182 bis L. F., vengono disciplinate in maniera irragionevolmente diversa da quest’ultime, per le quali, è possibile prevedere una falcidia dell’IVA.
Il Tribunale di Udine, ritenendo, dunque, che “una norma siffatta introduce un’eccezione ingiustificata alla regola generale della falcidibilità dei crediti privilegiati, vigente nel medesimo settore, e ciò è dimostrato dal fatto che nel settore omologo del concordato preventivo la medesima regola generale non prevede eccezione alcuna per il credito IVA”, ha dichiarato “ rilevante e non manifestamente fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 7 comma 1, terzo periodo, L. 3/2012, limitatamente alle parole “all’imposta sul valore aggiunto”, e ha sospeso il procedimento fino alla decisione della Corte Costituzionale.
Tribunale di Udine, ordinanza del 14 maggio 2018