Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2009/10/novita-fiscali-del-21-ottobre-2009-avvocati-normativa-antiriciclaggio-ed-obblighi-notifica-degli-atti-impositivi.html
Timestamp: 2017-11-19 17:27:34+00:00
Document Index: 63509719

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 37', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 54', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 54', 'art. 5', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 139']

Novità fiscali del 21 ottobre 2009: avvocati: normativa antiriciclaggio ed obblighi; notifica degli atti impositivi; rimpatrio di denaro con trasporto al seguito: lo scudo non esime dall’obbligo di dichiarazione in dogana; intermediazioni nella UE: le prestazioni sono non imponibili, e concorrono al plafond Iva, se effettuate entro il 14.7.2009; comunicazioni di irregolarità: l’assistenza apre al 770/2008
1) Avvocati: Normativa antiriciclaggio ed obblighi
2) Notifica degli atti impositivi
3) Rimpatrio di denaro con trasporto al seguito: Lo scudo non esime dall’obbligo di dichiarazione in dogana
4) Messinese: rinviati al 01.11.2009 adempimenti e pagamenti tributari
5) Intermediazioni nella UE: Le prestazioni sono non imponibili, e concorrono al plafond Iva, se effettuate entro il 14.07.2009
6) Comunicazioni di irregolarità: l’assistenza apre al 770/2008
1) Ordini degli avvocati: Normativa antiriciclaggio ed obblighi
L’Ufficio studi del Consiglio Nazionale Forense, con la circolare n. 24 del 15.10.2009 ha predisposto un approfondimento relativo alla esatta delimitazione degli obblighi gravanti sui Consigli dell’ordine in attuazione della “Terza direttiva antiriciclaggio”, con il quale ha inviato a tutti i Consigli dell’ordine le proprie indicazioni in merito al D.Lgs. correttivo della normativa in materia di obblighi antiriciclaggio (D.lgs. del 21.11.2007, n. 231) che è in corso di pubblicazione in G.U..
Il Decreto Legislativo è correttivo della normativa vigente primaria in materia di obblighi antiriciclaggio (D.Lgs. n. 231/2007, recante attuazione della direttiva 2005/60/CE concernente la prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo nonché della direttiva 2006/70/CE che ne reca misure di esecuzione).
In occasione del citato decreto correttivo, il legislatore ha precisato, a proposito dell’obbligo di informazione dell’UE in relazione alle eventuali violazioni della normativa di cui si abbia notizia, che tale obbligo grava sugli ordini “nell’ambito dell’esercizio delle loro funzioni istituzionali”.
I nuovi obblighi gravanti sugli ordini professionali: la funzione di controllo.
Una delle significative novità della terza direttiva antiriciclaggio e della correlata normativa di recepimento consiste nella introduzione di prescrizioni che si traducono in altrettanti obblighi in capo agli ordini professionali, accanto alla ridefinizione dei doveri che gravano sugli iscritti negli albi professionali.
Tra tali nuovi obblighi, particolare preoccupazione ha suscitato l’introduzione di un generale obbligo di vigilanza degli ordini nei confronti degli iscritti, con riferimento al rispetto, da parte di questi ultimi, degli obblighi posti dalla normativa antiriciclaggio.
L’art. 8, comma 1, D.Lgs. n. 231/2007 dispone infatti che: “Il Ministero della giustizia esercita l’alta vigilanza sui collegi e gli ordini professionali competenti, in relazione ai compiti di cui al presente comma.
I collegi e gli ordini professionali competenti, secondo i principi e le modalità previste dall’ordinamento vigente, promuovono e controllano l’osservanza da parte dei professionisti (…) degli obblighi stabiliti dal presente decreto”.
Riguardo la problematica su come gli ordini possano controllare l’osservanza degli obblighi da parte dei professionisti, posto che la normativa non conferisce agli stessi ordini particolari poteri ispettivi o di indagine, è stato precisato che l’art. 37 della Direttiva 2005/60/CE impone agli Stati membri di assicurare alle Autorità competenti adeguati poteri e risorse per lo svolgimento della funzione di controllo sull’osservanza, da parte dei destinatari della normativa, degli obblighi antiriciclaggio.
La disposizione peraltro, attribuisce ai Paesi membri, in sede di recepimento, la facoltà di consentire che le funzioni di vigilanza siano assolte da organismi di autoregolamentazione, purché ad essi siano attribuiti i poteri e le risorse adeguati per l’effettivo svolgimento di tali funzioni.
Il richiamo all’impianto ordinamentale vigente operato dal citato art. 8 conduce a ritenere che il suddetto obbligo possa essere inteso probabilmente come una specificazione concreta della generale funzione di vigilanza volta appunto a garantire “il corretto esercizio della professione a tutela dell’affidamento della collettività” e non attribuisca nuovi particolari poteri.
L’art. 9, comma 1 introduce l’obbligo di osservare il segreto d’ufficio: “Tutte le informazioni in possesso (…) degli ordini professionali e degli altri organi di cui all’articolo 8, relative all’attuazione del presente decreto, sono coperte dal segreto d’ufficio anche nei confronti della pubblica amministrazione. Sono fatti salvi i casi di comunicazione espressamente previsti dalla legislazione vigente. Il segreto non può essere opposto all’autorità giudiziaria quando le informazioni richieste siano necessarie per le indagini o i procedimenti relativi a violazioni sanzionate penalmente”.
L’art. 9, comma 5 dispone che “Le amministrazioni interessate e gli ordini professionali forniscono alla UIF le informazioni e le altre forme di collaborazione richieste”.
L’art. 9, comma 6 dispone che“…gli ordini professionali informano la UIF delle ipotesi di omissione delle segnalazioni di operazioni sospette e di ogni fatto che potrebbe essere correlato a riciclaggio o finanziamento del terrorismo, rilevate nei confronti dei soggetti di cui agli articoli 10, comma 2, 11, 12, 13 e 14″.
L’art. 54, comma 1 prevede che “I destinatari degli obblighi e gli ordini professionali adottano misure di adeguata formazione del personale e dei collaboratori al fine della corretta applicazione delle disposizioni del presente decreto”.
L’effettiva portata della funzione di controllo
Ai fini del corretto inquadramento delle funzioni assegnate agli ordini nella terza direttiva antiriciclaggio viene prima rilevato che il grado di coinvolgimento degli ordini professionali (per lo più indicati nel testo della direttiva con il riferimento a “organismi di autoregolazione”) è dalla direttiva costruito con una certa elasticità, lasciando gli Stati membri liberi di conformare la propria legislazione interna di recepimento nel modo ritenuto più opportuno.
Nel caso di specie la discrezionalità del legislatore nazionale si presenta dotata di un’ampia latitudine: viene rimessa alla decisione dello Stato membro anche la individuazione della autorità destinataria delle segnalazioni operate dai professionisti. Questa autorità può essere sia l’autorità nazionale preposta alla cura del settore (in Italia la Unità di informazione finanziaria presso la Banca d’Italia – UIF – che ha ereditato le funzioni già proprie dell’Ufficio italiano cambi), sia il proprio ordine professionale.
Dal combinato disposto degli artt. 22 e 23 della direttiva, è emerso come il soggetto destinatario della segnalazione di operazione sospetta sia di norma l’UIF, ma in deroga a tale regola lo Stato membro può prevedere che destinatario dell’informazione sia l’organismo di autoregolazione delle varie categorie professionali.
Il legislatore italiano, nel recepire tale disposizione, ha confermato la flessibilità della soluzione sul punto adottata, riservando ad una fonte subordinata l’individuazione degli “ordini professionali che possono ricevere (…) la segnalazione di operazione sospetta dai propri iscritti”.
Un decreto del Ministro dell’economia, di concerto con il Ministro della giustizia, opera tale scelta, che deve ritenersi subordinata al consenso dell’ordine professionale considerato.
Allo stato attuale, solo il Consiglio nazionale del notariato, sulla base di una espressa manifestazione di volontà in tal senso, è stato autorizzato a ricevere le segnalazioni dei propri iscritti.
Per cui la misura del coinvolgimento degli ordini professionali interessati dalla disciplina antiriciclaggio può essere diversa, e quindi gli obblighi previsti dal D.Lgs. n. 231/2007 sugli ordini si possono conseguentemente diversificare.
Si può, perciò, distinguere tra obblighi che gravano comunque in capo agli ordini professionali, ed obblighi che invece gravano solo su alcuni di essi, in relazione allo svolgimento o meno della funzione di “filtro” da questi assunta (intendendo con l’espressione atecnica “filtro” riferirci al potere-dovere dell’ordine di ricevere la segnalazione e di trasmetterla all’UIF senza ritardo, privata del nome del segnalante).
Peraltro, gli ordini “promuovono e controllano” l’osservanza degli obblighi antiriciclaggio nell’ambito delle attribuzioni già previste dall’ordinamento, non essendone qui previste delle altre.
Per cui tali funzioni siano da inquadrare nel più generale potere di vigilanza dell’ordine sull’iscritto, e dunque si risolvono nella potestà disciplinare.
Se, nell’ambito dei propri poteri di cognizione esercitati nel quadro del controllo disciplinare, emerge a carico di un iscritto una violazione di un obbligo previsto dalla normativa antiriciclaggio, l’ordine dovrà tenerne conto nelle comminazione di eventuali sanzioni, atteso che la responsabilità disciplinare è collegata dall’ordinamento alla violazione di ogni dovere professionale, abbia esso fonte nella legge o nel codice deontologico.
Alla norma si collega strettamente l’obbligo di informare l’UIF di eventuali omissioni di segnalazione.
L’art. 9, comma 6 dispone infatti che “…gli ordini professionali informano la UIF delle ipotesi di omissione delle segnalazioni di operazioni sospette e di ogni fatto che potrebbe essere correlato a riciclaggio o finanziamento del terrorismo, rilevate nei confronti dei soggetti di cui agli articoli 10, comma 2, 11, 12, 13 e 14”.
Ove l’ordine, nell’ambito dell’esercizio della funzione disciplinare, dovesse rilevare un’ipotesi di omissione di segnalazione a carico di un iscritto, sarebbe certamente tenuto ad informarne l’UIF.
Modulazione degli obblighi in relazione allo svolgimento della funzione di “filtro”.
La posizione di soggezione dell’ordine rispetto ai doveri introdotti dalla terza direttiva é molto diversa a seconda che l’ordine si sia assunto la responsabilità di ricevere le segnalazioni e ritrasmetterle all’UIF, o viceversa abbia preferito evitare tale ruolo di filtro.
Nel primo caso possono essere più frequenti le occasioni concrete di collaborazione tra tale ente e l’UIF.
L’art. 9, comma 1 dispone che “Tutte le informazioni in possesso (…) degli ordini professionali e degli altri organi di cui all’articolo 8, relative all’attuazione del presente decreto, sono coperte dal segreto d’ufficio anche nei confronti della pubblica amministrazione. Sono fatti salvi i casi di comunicazione espressamente previsti dalla legislazione vigente. Il segreto non può essere opposto all’autorità giudiziaria quando le informazioni richieste siano necessarie per le indagini o i procedimenti relativi a violazioni sanzionate penalmente”.
Anche con riguardo agli obblighi di formazione del personale, la lettera della norma assume una valenza diversa in un contesto di “ordine-filtro” piuttosto che in un diverso contesto.
L’art. 54, comma 1 prevede come detto che “I destinatari degli obblighi e gli ordini professionali adottano misure di adeguata formazione del personale e dei collaboratori al fine della corretta applicazione delle disposizioni del presente decreto”.
Maggiore rilevanza assume tale obbligo per quegli ordini professionali che, ai sensi di apposito decreto ministeriale, sono chiamati a ricevere le segnalazioni di operazioni sospette e ad inoltrarle all’UIF.
In questo caso occorre costituire in seno all’ente un’apposita unità organizzativa preposta alla ricezione e all’inoltro all’UIF delle segnalazioni; tale unità organizzativa deve potersi avvalere di personale qualificato, oltre che doverosamente tenuto al rispetto del segreto d’ufficio.
Da ultimo, anche l’obbligo di fornire “dati statistici ed informazioni sulle attività rispettivamente svolte nell’anno solare precedente” entro il 30 marzo di ogni anno (art. 5, comma 3) deve essere letto alla luce dell’interpretazione sistematica qui offerta: l’obbligo assume particolare pregnanza per l’ordine che raccoglie le segnalazioni e le inoltra all’UIF, accumulando pertanto un certo bagaglio informativo, mentre la situazione appare assai diversa per l’ordine che non svolga la funzione di “filtro” (allo stato, sia il Consiglio nazionale forense che il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili).
In linea generale gli obblighi previsti dalla vigente disciplina antinciclaggio assumono consistenza diversa a seconda dello svolgimento o meno, da parte dell’ordine, della funzione di ricezione delle segnalazioni e di inoltro all’UIF delle stesse.
La mancata attribuzione di specifici poteri ispettivi in capo all’ordine è dovuta alla generica funzione di controllo dell’ordine in materia di obblighi antiriciclaggio al contesto della vigilanza disciplinare.
L’art. 8. comma 1, D.Lgs. é attuabile solo nei limiti riferiti, e comunque al di fuori di ogni previsione di attribuzione di ulteriori poteri ispettivi, informativi e di controllo.
Per ciò che concerne l’art. 5, comma 3, l’obbligo di informazione ivi previsto deve ritenersi concretamente operante soprattutto per gli ordini che hanno assunto la funzione di “filtro” delle segnalazioni, mentre nel caso del Consiglio nazionale forense e del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili lo stesso non può trovare applicazione, considerato il peculiare oggetto dell’informativa, che presuppone di necessità un ruolo più attivo dell’ente.
Vi è, infine, l’obbligo di riferire entro il 30 marzo di ogni anno nel momento in cui l’ordine sia venuto a conoscenza di qualcuno degli elementi indicati nell’art. 5, comma 3, altrimenti, e cioè mancando in capo ai Consigli nazionali alcun dato da segnalare, l’obbligo di informazione dell’UIF rimane privo di contenuto e quindi inattuabile.
La problematica della querela di falso ha assunto particolare importanza anche riguardo alla notifica degli atti impositivi.
Infatti, spesso il contribuente ne contesta il contenuto della relata di notifica.
Di recente la giurisprudenza (Commissione Tributaria Regionale Lazio, sez. XIV, sentenza 25/2/2009 n. 51) ha trattato il caso della notifica di un avviso di accertamento debitamente consegnato nel domicilio del destinatario e sottoscritto da persona ivi rinvenuta.
Nel caso specifico, dalla relata di notifica non risultava la qualità o la relazione della persona rinvenuta con il destinatario dell’atto.
Secondo la Commissione Tributaria, la notifica si deve considerare regolare se il contribuente non ha presentato querela di falso per dimostrare l’estraneità della persona che ha sottoscritto l’avviso, alla propria sfera personale o familiare.
La Cassazione, con la sentenza n. 16164/2003 ha stabilito che è regolare la notifica di un avviso di accertamento compiuta ai sensi dell’art. 139, comma 2, del codice civile, presso il domicilio del contribuente a mani di persona qualificatasi appunto come coadiuvante; incombe sul destinatario dell’atto, contestare la validità della notifica, l’onere di fornire la prova contraria in particolare, di allegare e provare l’inesistenza di alcun rapporto con consegnatario, ovvero l’occasionalità della presenza nel domicilio dello stesso consegnatario.
Per tale forma di notifica non è inoltre necessario l’ulteriore adempimento dell’avviso destinatario, a mezzo lettera raccomandata dell’avvenuta notifica, come è invece previsto in caso di consegna al portiere o al vicino di casa.
Se l’operazione di rimpatrio concerne il trasporto al seguito di denaro ed altre attività finanziarie e gli importi da rimpatriare sono pari o superiori a 10.000 euro, occorre rispettare sempre l’obbligo di dichiarazione valutaria previsto dal D.Lgs. n. 195/2008.
(Agenzia delle Dogane, nota del 16.10.2009)
Sospesi i termini degli adempimenti e dei versamenti tributari per i contribuenti residenti nelle zone colpite dall’alluvione del 1 ottobre 2009.
Pronta e tempestiva la “Risposta” del Governo per aiutare i contribuenti residenti nelle zone colpite dall’alluvione del 1 Ottobre 2009.
Dopo la dichiarazione dello stato di emergenza è stato infatti pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 240 del 15.10.2009, il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze datato 8 ottobre 2009, con il quale sono stati sospesi i termini relativi agli adempimenti e ai versamenti tributari che scadono dal 1° Ottobre al 1° Novembre 2009, per i contribuenti residenti nelle zone colpite dall’alluvione del 1 Ottobre 2009.
(Consulenti del Lavoro, nota del 20.10.2009)
Le prestazioni di intermediazione effettuate nei confronti di imprese UE e fatturate fino al 14.07.2009, sono legittimamente computabili ai fini del calcolo del plafond degli esportatori abituali e, quindi, considerate non imponibili. . Pertanto, solo dopo tale data, i corrispettivi di tali prestazioni non concorreranno più alla determinazione dello status di esportatore abituale e alla formazione del plafond.
E’ questa una delle principali precisazioni contenute nella Circolare Assonime n. 42/2009.
Altresì, a decorrere dal 2010, tranne che siano apportate modifiche alla normativa IVA nazionale, le intermediazioni relative ad operazioni extra UE rese a soggetti passivi italiani saranno considerate rilevanti ai fini territoriali e soggette a tassazione in Italia.
Il binario Pec messo a punto dall’Agenzia delle Entrate per l’assistenza sulle comunicazioni di irregolarità si amplia con il modello 770/2008.
Il canale dedicato, inaugurato lo scorso giugno per le richieste di chiarimenti relative alle comunicazioni su Unico Società di capitali 2007 ed esteso a luglio a quelle su Unico Società di persone 2007, può ora essere utilizzato anche per le comunicazioni di irregolarità relative ai modelli 770 presentati nel 2008 (periodo d’imposta 2007), partite in questi giorni.
Grazie a questo canale ad hoc, gli iscritti agli ordini professionali e i consulenti tributari dotati di posta elettronica certificata hanno a disposizione uno strumento di dialogo fluido e veloce per inviare all’Amministrazione finanziaria – per delega del contribuente destinatario della comunicazione di irregolarità – tutti i chiarimenti necessari.
Una volta ricevuto il messaggio di posta elettronica, l’Agenzia fornisce, in tempi rapidi, la soluzione o la conferma delle irregolarità rilevate.
Il servizio si affianca agli altri già forniti dalle Entrate sia attraverso il call center, che risponde al numero unico 848.800.444, sia attraverso gli uffici locali dislocati su tutto il territorio nazionale.
Per conoscere l’indirizzo di posta elettronica e le modalità per usufruire dell’assistenza dedicata i professionisti interessati possono rivolgersi all’Ordine o all’Associazione di appartenenza.
(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 19.10.2009)