Source: http://www.diritto.it/docs/39256-la-prorogatio-nell-amministrazione-degli-enti-locali
Timestamp: 2017-05-25 16:17:28+00:00
Document Index: 7190863

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 123', 'art. 18', 'art. 61', 'art. 123', 'art. 18', 'art. 2367']

La prorogatio nell’amministrazione degli enti locali :: Diritto & Diritti
Pubblicato dal 06/04/2017
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[14] Corte cost., 1 giugno 2016, n. 157; 24 giugno 2015, n. 158; 29 aprile 2015, n. 81; 10 marzo 2015, n. 64; 10 marzo 2015, n. 55; 10 marzo 2015, n. 44 . [15] Corte cost., 3 dicembre 2014, n. 285 .
in Diritto amministrativo, Diritto costituzionale
Autore Leanza Mauro
Sommario: 1. Il caso. 2. Le questioni di legittimità costituzionale. 3. La soluzione data dalla Corte. 1. Il caso La sentenza in commento, trae origine da una questione di legittimità costituzionale sollevata con ordinanza del Tribunale Amministrativo Regionale della regione Calabria[1]. Nella specie, con ordinanza emessa il 20 marzo 2015, il Tribunale amministrativo regionale per la Calabria ha sollevato, in riferimento agli artt. 123 e 117, primo comma della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 1, lettera a), della legge della Regione Calabria 12 settembre 2014, n. 19, recante «Modifica della legge regionale 7 febbraio 2005, n. 1[2] che prevede la soppressione del comma 2, secondo periodo, dell’art. 1 della legge regionale 7 febbraio 2005, n. 1. La disposizione soppressa faceva salva l’applicazione dell’art. 5, comma 1, della legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1[3], contenente la previsione della nomina a consigliere regionale del candidato che ha riportato un numero di voti immediatamente inferiore a quello del Presidente eletto. Il giudizio a quo ha per oggetto il ricorso proposto dalla prima candidata non eletta alla carica di Presidente della Giunta regionale calabrese − al fine di ottenere l’annullamento del verbale dell’Ufficio centrale. Nell’ordinanza di rimessione degli atti alla Corte Costituzionale, il TAR, specifica che, tale intervento legislativo è avvenuto in pieno regime di prorogatio, senza che lo stesso fosse imposto dalla necessità di adeguarsi ai rilievi formulati nel ricorso n. 59 del 2014, proposto dalla presidenza del consiglio dei ministri avverso la legge regionale 6 giugno 2014, n. 8, recante «Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 7 febbraio 2005, n. 1 (Norme per l’elezione del Presidente della Giunta regionale e del Consiglio regionale)». Con riferimento al requisito della rilevanza, il giudice rimettente osserva che, laddove non fosse stata adottata la disposizione censurata, sarebbe ancora in vigore il richiamo all’art. 5, comma 1, della legge costituzionale n. 1 del 1999, che prevede la nomina a consigliere regionale del candidato che ha riportato un numero di voti immediatamente inferiore a quello del Presidente eletto. 2. Le questioni di legittimità costituzionale Il TAR denuncia, in primo luogo, la violazione dell’art. 123
Il testo si propone una duplice finalità. La prima è quella di offrire un agile commento aggiornato e con esso una guida alla lettura della Costituzione italiana e alla comprensione del suo significato nel presente. La seconda è quella di far...
123 Cost., in relazione al parametro interposto costituito dall’art. 18 dello statuto della Regione Calabria. A parere del giudice rimettente, esso dovrebbe essere interpretato nel senso che, nel periodo di prorogatio, l’assemblea legislativa sia titolare unicamente «delle attribuzioni relative ad atti necessari ed urgenti, dovuti o costituzionalmente indifferibili»[4], essendo connaturale a tale istituto la limitazione dei poteri degli organi regionali, anche laddove non espressamente prevista dallo statuto regionale. Nell’ambito di tali attribuzioni − limitate in forza della deminutio della rappresentatività politica dell’organo legislativo in prossimità della sua scadenza − non potrebbe intendersi compresa l’adozione di una legge elettorale. Il giudice a quo evidenzia che l’esistenza di limiti “immanenti” all’istituto della prorogatio è riconosciuta sia a livello nazionale, essendo l’istituto previsto dall’art. 61, secondo comma, Cost., al fine di assicurare la continuità funzionale del Parlamento, sia con riferimento alle assemblee regionali. Tale istituto costituisce, infatti, il punto di equilibrio tra il principio di rappresentatività e l’esigenza di continuità funzionale dell’attività cui sono preposti gli organi rappresentativi. Ne consegue che, pur dovendo escludersi un’assoluta paralisi delle attribuzioni riconosciute all’organo legislativo, è tuttavia connaturale all’istituto prorogatio il “depotenziamento” delle ordinarie attribuzioni, dovendosi riconoscere alle assemblee regionali in fase pre-elettorale solo la «eccezionale possibilità di esercitare alcuni dei loro poteri per rispondere a speciali contingenze» . Il giudice a quo, inoltre, evidenzia che la disciplina della prorogatio degli organi elettivi regionali e degli eventuali limiti dell’attività degli organi prorogati è di competenza degli statuti regionali, in armonia con i precetti e con i principi tutti ricavabili dalla Costituzione, ai sensi dell’art. 123, primo comma, Cost.[5]. In particolare, nel caso in esame, sebbene l’art. 18, comma 2, dello statuto della Regione Calabria non preveda alcuna espressa limitazione, esso deve interpretarsi alla luce dei principi sopra riportati come
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