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Timestamp: 2020-07-04 19:27:29+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 348', 'art. 380', 'art. 132', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 132', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 348', 'art. 144', 'art. 360', 'art. 2054', 'art. 360', 'art. 366', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 3149 del 07/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3149 del 07/02/2017
Cassazione civile, sez. III, 07/02/2017, (ud. 24/01/2017, dep.07/02/2017), n. 3149
sul ricorso iscritto al n. 16779 del ruolo generale dell’anno 2014,
D.A.M. (C.F.: (OMISSIS)) rappresentato e difeso, giusta
procura in calce al ricorso, dall’avvocato Frattini Fabio (C.F.:
(OMISSIS)), Impresa Designata per la liquidazione dei sinistri a
carico del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada per la
regione Lazio rappresentati e difesi, giusta procura in calce al
controricorso, dall’avvocato Dino Lucchetti (C.F.: (OMISSIS));
(OMISSIS) S.R.L. N. (OMISSIS) (C.F.: non dichiarato), in persona del
per la cassazione della sentenza n. 2061/2012 del Tribunale di
Velletri, depositata il 20 dicembre 2012;
24 gennaio 2017 dal consigliere TATANGELO Augusto.
Generali Italia S.p.A., quale Impresa Designata per la liquidazione dei sinistri a carico del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada per la regione Lazio, agì in giudizio nei confronti di D.A.M. onde ottenere il rimborso dell’importo pagato per il risarcimento dei danni derivanti da un sinistro stradale provocato dal conducente di una autovettura priva di copertura assicurativa, che risultava di proprietà del D.A.. Il convenuto chiamò in giudizio la curatela del fallimento della (OMISSIS) S.r.l., assumendo di avere a questa ceduto in permuta, diversi anni prima del sinistro, la vettura in questione.
La domanda principale fu accolta dal Tribunale di Velletri.
La Corte di Appello di Roma ha dichiarato inammissibile, ai sensi dell’art. 348 – bis c.p.c., comma 1, l’appello del D.A., il quale ricorre contro la pronunzia di primo grado, sulla base di tre motivi.
Sia parte ricorrente che parte controricorrente hanno depositato memorie ai sensi dell’art. 380 – bis c.p.c., comma 1.
1. Con il primo motivo del ricorso si denunzia “violazione e falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, nullità della sentenza per omessa motivazione (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5)”.
Il ricorrente deduce che la sentenza del Tribunale di Velletri è sostanzialmente priva di motivazione.
Si premette che il motivo di ricorso, sebbene nella rubrica venga richiamato l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, denunzia la nullità della sentenza per mancanza di motivazione, in violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e quindi va ricondotto al parametro di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4. Esso è comunque infondato.
La motivazione della sentenza impugnata, come correttamente rilevato dalla Corte di Appello di Roma nell’ordinanza pronunziata ai sensi dell’art. 348 – bis c.p.c., comma 1, sebbene molto succinta, è comunque da ritenersi (almeno implicitamente) fondata sull’argomento della prova presuntiva della proprietà del veicolo fornita dalle risultanze del P.R.A..
Proprio il suddetto argomento risulta del resto preso in considerazione e contestato in sede di gravame dallo stesso ricorrente.
Esso viene poi ampiamente chiarito e sviluppato dalla corte di appello, ed è altresì oggetto delle censure contenute nel secondo motivo del presente ricorso.
La parte è stata dunque messa in condizioni di esercitare, ed ha esercitato concretamente, il suo diritto di difesa.
Ciò è sufficiente ad escludere l’inesistenza o la mera apparenza della motivazione del provvedimento impugnato.
2. Con il secondo motivo del ricorso si denunzia “violazione e falsa applicazione della L. n. 990 del 1969, artt. 18 e 23, D.Lgs. 239 del 2005, art. 144 (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3))”.
Con il terzo motivo del ricorso si denunzia “violazione e falsa applicazione dell’art. 2054 c.c., comma 3, (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3))”.
Il secondo ed il terzo motivo del ricorso sono entrambi inammissibili, ai sensi dell’art. 366 c.p.c., comma 1.
Entrambi si fondano infatti su documenti (una dichiarazione di responsabilità in ordine al ritiro definitivo della vettura coinvolta nel sinistro proveniente dalla società alla quale il ricorrente deduce di averla ceduto in permuta; una successiva dichiarazione di vendita, con autentica notarile, di detta vettura in favore di un terzo; una sentenza definitiva che avrebbe dichiarato la perdita di possesso della medesima vettura da parte del D.A. in data anteriore al sinistro) che non risultano prodotti in allegato al ricorso e dei quali non è indicata l’allocazione nel fascicolo di causa nè è precisata la fase processuale in cui sarebbero stati prodotti.
L’impossibilità per la Corte di esaminare tali documenti rende impossibile anche la valutazione del merito dei motivi di ricorso in esame, che sugli stessi si fondano.
– condanna il ricorrente a pagare le spese del giudizio di legittimità in favore della società controricorrente, liquidandole in complessivi Euro 2.400,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali ed accessori di legge.