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Timestamp: 2019-10-23 05:00:57+00:00
Document Index: 133550554

Matched Legal Cases: ['art. 34', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 299', 'art. 2', 'art. 19', 'art. 37', 'art. 62', 'art. 41']

FAQ - Freework Servizi
Sistri: sono in vigore le nuove proroghe?
Si, il 31 dicembre 2014 è stato firmato il DECRETO-LEGGE n. 192 recante le disposizioni in merito alle proroghe di termini in materia ambientale. Con l’entrata in vigore del decreto, che avviene il giorno stesso della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ossia il 31 dicembre 2014 sono state posticipate:
– al 1° febbraio 2015 le sanzioni inerenti alla mancata iscrizione al SISTRI (per i soggetti obbligati) e le sanzioni inerenti al mancato pagamento del contributo annuale,
– al 31 dicembre 2015 le sanzioni inerenti all’errato, inesatto o incompleto utilizzo del SISTRI (es. omissione della compilazione del registro cronologico o scheda SISTRI).
Si ricorda che fino al 31 dicembre 2015 si continueranno ad applicare gli adempimenti e gli obblighi legati alla compilazione di registri di carico/scarico rifiuti e formulari.
Durante detto periodo, saranno quindi applicate le sanzioni inerenti alla mancata o inesatta o incompleta tenuta dei documenti cartacei.
Un'attività con dipendenti (piccolo negozio/ufficio/laboratorio non soggetto a rischio incendio...) è obbligata ad avere la porta di uscita di emergenza aprentesi nel verso dell'esodo?
Il D.M. 10/03/98 si applica alle attività che si svolgono nei luoghi di lavoro, ovvero quei luoghi destinati a ospitare posti di lavoro, ubicati all’interno dell’azienda o dell’unità produttiva, nonché ogni altro luogo di pertinenza dell’azienda o dell’unità produttiva accessibile al lavoratore nell’ambito del proprio lavoro. A norma dell’Allegato III, punto 3.9, del D.M. in commento, le porte installate lungo le vie di uscita ed in corrispondenza delle uscite di piano, devono aprirsi nel verso dell’esodo. L’apertura nel verso dell’esodo non è richiesta quando possa determinare pericoli per passaggio di mezzi o per altre cause, fatta salva l’adozione di accorgimenti atti a garantire condizioni di sicurezza equivalente. In ogni caso l’apertura nel verso dell’esodo è obbligatoria quando: a) l’area servita ha un affollamento superiore a 50 persone; b) la porta è situata al piede o vicino al piede di una scala; c) la porta serve un’area ad elevato rischio di incendio. Sostanzialmente conforme con le disposizioni del D.M. 10/3/1998 è l’Allegato IV, del D.Lgs 81/08 che, al punto 1.5.6, precisa che, “qualora le uscite di emergenza siano dotate di porte, queste devono essere apribili nel verso dell’esodo e, qualora siano chiuse, devono poter essere aperte facilmente ed immediatamente da parte di qualsiasi persona che abbia bisogno di utilizzarle in caso di emergenza. L’apertura delle porte delle uscite di emergenza nel verso dell’esodo non è richiesta quando possa determinare pericoli per passaggio di mezzi o per altre cause, fatta salva l’adozione di altri accorgimenti adeguati specificamente autorizzati dal Comando provinciale dei vigili del fuoco competente per territorio”.
Fino a quando i datori di lavoro rspp hanno i requisiti per formare i loro lavoratori?
Secondo i criteri di qualificazione della figura del formatore per la salute e la sicurezza sul lavoro i datori di lavoro possono svolgere attività formativa, nei soli riguardi dei propri lavoratori e se in possesso dei requisiti di svolgimento diretto dei compiti di servizio di prevenzione e protezione di cui all’art. 34 dlgs. 81/08, oltre che nel rispetto delle condizioni dell’Accordo Stato Regioni del 21/12/2011, per un periodo di 24 mesi dall’entrata in vigore dei sopracitati criteri (18 marzo 2014).
E' obbligatorio cancellarsi dal Sistri?
I soggetti non obbligati ad aderire al SISTRI (es. imprese produttrici di rifiuti pericolosi sino a 10 dipendenti compresi) devono effettuare la cancellazione dal sistema della tracciabilità entro il 31/12/2014.
Invece, per tutti i soggetti obbligati ad aderire al SISTRI si ricorda che, salvo diverse indicazioni, dal 01/01/2015 entra in vigore il regime sanzionatorio del SISTRI per cui è necessario, entro tale data, essere a regime con tutti gli obblighi previsti dal sistema (es. pagamento del contributo annuale).
· rischio di asfissia (ovvero mancanza di ossigeno) a causa della permanenza prolungata in ambienti con scarso ricambio di aria o con produzione di gas (es.CO2);
· rischio di avvelenamento per inalazione o per contatto epidermico di gas, fumi o vapori velenosi normalmente presenti (es. residui in recipienti di stoccaggio) o che possono penetrare da ambienti circostanti;
· rischio di incendio e esplosione in presenza di gas, liquidi e vapori infiammabili, polveri disperse nell’aria in alta concentrazione, eccesso di ossigeno, ecc.
Ascensori e spazi confinati: come li considera la norma?
In condizioni normali il DPR n° 177/2011, che ha disciplinato i lavori in spazi confinati o sospetti di inquinamento, non è applicato al vano e alla fossa di un ascensore, di un montacarichi o di una piattaforma elevatrice. Non è necessaria quindi alcuna qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi ne l’adozione di una specifica procedura di sicurezza anche se nell’elenco esemplificativo degli ambiti di applicabilità del provvedimento è riportato il termine “fossa”. Solo nel caso in cui sia accertato che ascensori, montacarichi e piattaforme elevatrici sono installati in ambienti particolari e/o in presenza di attività con rischi specifici, fossa e vano possono essere qualificati come spazi confinati o sospetti di inquinamento. In queste situazioni deve essere rispettato il DPR n° 177/2011 e il committente e l’azienda di manutenzione devono coordinarsi affinchè nel vano o nella fossa gli addetti operino in sicurezza.
FONTE: AMBIENTE & SICUREZZA
Come si calcolano i dipendenti per l'esclusione del SISTRI?
Per il calcolo dei lavoratori dipendenti si fa riferimento alle metodologie di calcolo delle Unità Lavorative Annue così come stabilite dal Decreto del Ministero delle Attività Produttive del 18 Aprile 2005.
In base a tale decreto, ai fini del calcolo delle ULA i dipendenti occupati part-time sono conteggiati come frazione di ULA in misura proporzionale al rapporto tra le ore di lavoro previste dal contratto part-time e quelle fissate dal contratto collettivo di riferimento. Ad esempio, qualora il contratto di riferimento preveda l’effettuazione di 36 ore settimanali e quello part-time di 18, il dipendente viene conteggiato pari a 0,5 ULA per il periodo di lavoro; qualora il contratto di riferimento preveda l’effettuazione di 40 ore settimanali e quello part-time di 28, il dipendente viene conteggiato pari a 0,7 ULA per il periodo di lavoro. Nei casi di assenza prolungata (maternità e malattie lunghe) verrà conteggiata una sola unità lavorativa anche nel caso in cui il datore di lavoro abbia provveduto a sostituire l’assente mediante la stipulazione di un contratto a termine. Si considerano dipendenti dell’impresa anche i proprietari gestori (imprenditori individuali) ed i soci che svolgono attività regolare nell’impresa; con riferimento a questi ultimi gli stessi devono percepire un compenso per l’attività svolta diverso da quello di partecipazione agli organi amministrativi della società. Al fine del calcolo in termini di ULA il socio che percepisce tali compensi viene considerato una ULA a meno che il contratto che regola i rapporti tra la società ed il socio stesso specifichi una durata inferiore all’anno (in tal caso si calcola la frazione di ULA). Per il calcolo dei lavoratori autonomi e parasubordinati, questi vanno conteggiati: come frazione di ULA in misura proporzionale al rapporto tra le ore di lavoro previste dal contratto come parasubordinato o lavoratore autonomo e quelle fissate dal contratto collettivo di riferimento. In caso di frazione si arrotonda all’intero superiore o inferiore più vicino. Qualora l’ente o l’impresa abbia un numero di dipendenti suddivisi in diverse unità locali va considerato il numero totale.
Quando un lavoratore, dopo un breve periodo di cessazione del rapporto di lavoro, viene riassunto per mansioni uguali, necessita una nuova visita preventiva?
La Commissione per gli interpelli – prevista dall’articolo 12 comma 2 del Testo Unico in materia di salute e sicurezza nel lavoro – è intervenuta altre volte, per fare chiarezza sul tema della visita medica preventiva. e con l’interpello n. 8/2013 del 24 ottobre 2013 risponde ad un quesito del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, su proposta del Consiglio provinciale di Palermo.
In particolare si chiede di sapere “se la previsione di visita medica preventiva di cui all’art. 41, comma 2, lett. a), del decreto debba ritenersi dovere operare ogni qualvolta il datore di lavoro provvede ad effettuare l’assunzione del lavoratore o se nel caso in cui vi siano assunzioni dello stesso lavoratore successive ad una interruzione del rapporto di lavoro, per mansioni uguali o sostanzialmente collegate allo stesso rischio, per il quale sia trascorso un termine breve e comunque entro la periodicità prevista dal medico competente per la visita successiva non necessita una nuova visita preventiva.”
La Commissione “ritiene che, nel caso di assunzioni successive, qualora il lavoratore sia impiegato in mansioni che lo espongono allo stesso rischio nel corso del periodo di validità della visita preventiva o della visita periodica di cui all’art. 41, comma 2, lett. b), del D.Lgs. n. 81/2008 e comunque per un periodo non superiore ad un anno, il datore di lavoro non è tenuto ad effettuare una nuova visita preventiva, in quanto la situazione sanitaria del lavoratore risulta conosciuta dal medico competente”.
Chi è il preposto aziendale e come si individua?
I preposti hanno il compito fondamentale di verificare la concreta attuazione delle procedure comportamentali stabilite dall’azienda, e dalla legge, tese alla protezione dei lavoratori e alla prevenzione dei rischi presenti negli ambienti di lavoro.
Anche prescindendo da una formale investitura da parte del datore di lavoro nella posizione di preposto con attribuzione dei compiti connessi e delle conseguenti responsabilità (art. 299 D.Lgs. n. 81/2008: “Esercizio di fatto di poteri direttivi”, norma secondo la quale “le posizioni di garanzia relative ai soggetti di cui all’articolo 2, comma 1, lettere b), d) ed e) [datore di lavoro, dirigente e preposto, n.d.r.] gravano altresì su colui il quale, pur sprovvisto di regolare investitura,eserciti in concreto i poteri giuridici riferiti a ciascuno dei soggetti ivi definiti”), il preposto (anche di fatto) sarà comunque obbligato a rispettare e a far rispettare ai lavoratori la normativa antinfortunistica, in quanto espressamente menzionato tra i soggetti contitolari dell’obbligazione di sicurezza dall’art. 2 comma 1 lettera d) e dall’art. 19 del D. Lgs. 9 aprile 2008 n. 81.
FONTE: SISTEMA 24 AMBIENTE E SICUREZZA
Il datore di lavoro di un'impresa sino a 50 dipendenti può utilizzare le procedure standardizzate per la valutazione dei rischi?
Nel caso in cui il rischio chimico e biologico siano stati valutati bassi per la sicurezza e nulli per la salute dei lavoratori e siano stati eliminati grazie alle misure di prevenzione adottate
l Ministero ha chiarito sul tema che tali procedure possono essere adottate poiché il divieto d’utilizzo delle stesse – di cui al comma 7 dell’articolo 29 del decreto legislativo n. 81/2008 – non opera nel caso in cui i lavoratori non siano esposti ai rischi sopra richiamati.
E' applicabile alle imprese familiari di fatto l'articolo 21 del decreto legislativo n. 81/2008?
Il Ministero ha chiarito come sia ammissibile costituire una impresa familiare di fatto e che alla suddetta fattispecie si applichino le disposizioni di cui all’articolo 21 del Testo Unico Salute e Sicurezza sul Lavoro.
Il datore di lavoro di dover impartire ai lavoratori formazione necessariamente rispondente al codice ATECO dell'attività della propria impresa?
Ovvero di potervi derogare, scegliendone i contenuti in funzione della reale situazione dei rischi, a valle cioè della procedura di valutazione dei rischi stessi.
Il Ministero ha specificato che tale possibilità è ammessa, anzi vi è l’obbligo del datore di lavoro [art. 37, comma 1 del decreto legislativo n. 81/2008] di impartire al lavoratore formazione sufficiente ed adeguata alla natura dei rischi presenti in azienda, potendo ciò significare una deroga rispetto alla tipologia di formazione prevista dal codice ATECO
Per il lavoro a domicilio sono applicabili gli obblighi informativi e formativi del datore di lavoro in materia di primo soccorso ed antincendio?
Il Ministero ha specificato che il datore di lavoro non è obbligato a informare/formare il lavoratore a domicilio su tali tematiche, stante – fra l’altro – la norma che specifica, art. 62 del decreto legislativo n. 81/2008, che il domicilio NON costituisce luogo di lavoro.
E' applicabile il divieto di fumo di cui all'articolo 51 della legge n. 3/2003 alle sigarette elettroniche?
Il Ministero ha chiarito come tale divieto concerna unicamente le sigarette tradizionali (contenenti tabacco). Il datore di lavoro può ad ogni modo proibire l’uso di tali sigarette elettroniche in ragione dell’organizzazione aziendale. In virtù, tuttavia, delle possibili differenti connotazioni organolettiche delle cartucce delle suddette sigarette, contenenti aromi vari e nicotina, è stato specificato che l’uso può esserne consentito dal datore di lavoro solo previa valutazione dei rischi per i lavoratori esposti.
A seguito di successione nel tempo di più rapporti di lavoro di uno stesso lavoratore da parte del medesimo datore di lavoro, se i rischi sono identici, va effettuata visita medica?
In questo caso il Ministero ha specificato che la visita medica in parola può non essere effettuata, a condizione che sia trascorso meno di un anno dalla suddetta visita preassuntiva ovvero da una precedente visita medica periodica [art. 41, comma 2, lett. b) del decreto legislativo n. 81/2008].
Qualora i percorsi formativi per lavoratori, dirigenti e preposti si sovrappongano è possibile che venga riconosciuto un credito formativo?
si, in seguito all’entrata in vigore del Decreto del Fare in tutti i casi di formazione e aggiornamento previsti dal D. lgs. 81/2008 per dirigenti, preposti, lavoratori e rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza in cui i contenuti dei percorsi formativi si sovrappongono in tutto o in parte è riconosciuto il credito formativo per la durata e per i contenuti della formazione e dell’aggiornamento corrispondenti erogati.
La formazione in materia di sicurezza sul lavoro fatta in Svizzera (es. Rspp, lavoratori etc.) può essere ritenuta valida anche in Italia ai sensi D.lgs. 81/08?
DOMANDA: La formazione in materia di sicurezza sul lavoro effettuata in Svizzera (ad esempio per RSPP, lavoratori, ecc.) può essere ritenuta valida anche in Italia ai sensi della D.lgs. 81/2008 e smi se i contenuti della formazione (anche se riferiti a normative differenti) sono però gli stessi?
A norma dell’articolo 37 del D.Lgs 81/08 è fatto obbligo al datore di lavoro di assicurare che ciascun lavoratore riceva una formazione sufficiente ed adeguata in materia di salute e sicurezza, anche rispetto alle conoscenze linguistiche, con particolare riferimento sia ai rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell’azienda, sia ai concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione, organizzazione della prevenzione aziendale, diritti e doveri dei vari soggetti aziendali, organi di vigilanza, controllo, assistenza. Il datore di lavoro deve assicurare, altresì, che ciascun lavoratore riceva una formazione sufficiente ed adeguata in merito ai rischi specifici di cui ai titoli del presente decreto successivi al I. Dalla lettura del disposto normativo si può trarre la conclusione che la formazione – oltre ad essere riferibile ai singoli e specifici rischi presenti in azienda – debba avere a riferimento anche le nozioni normative dettate dal D.Lgs 81/08, con riferimento particolare ai titoli successivi al I (Rischi cancerogeni, Rischi biologici, Rischi fisici, Rumore, Vibrazione, Radiazioni, Microclima e illuminazione, Videoterminali, DPI Organizzazione del lavoro, Ambienti di lavoro, Stress lavoro-correlato, Movimentazione manuale carichi, Movimentazione merci, Segnaletica, Emergenze, ecc.). Ne consegue che la formazione svolta in Svizzera, avendo a riferimento una legislazione diversa, non può essere ritenuta idonea nel nostro Paese.
Colui che svolge stage o tirocini formativi può essere equiparato a tutti gli effetti al lavoratore ai fini dell'applicazione della normativa prevista dal D. Lgs. 9 aprile 2008, n. 81?
DOMANDA: Colui che svolge stage o tirocini formativi può essere equiparato a tutti gli effetti al lavoratore ai fini dell’applicazione della normativa prevista dal D. Lgs. 9 aprile 2008, n. 81?
Dalla definizione fornita dall’articolo 2, comma 1, lett. a) del D. Lgs. 9 aprile 2008, n.
81, si evince che al lavoratore è equiparato, ai fini dell’applicazione della normativa in materia, anche “chi svolge attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere nonché il soggetto beneficiario delle iniziative di tirocini formativi e di orientamento di cui all’articolo 18 della legge 24 giugno 1997, n. 196, e di cui a specifiche disposizioni delle leggi regionali promosse al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro o di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro”.
In una società con solo soci e nessun lavoratore dipendente dove nessun socio da la sua disponibilità a ricoprire il ruolo di RLS*, l'azienda è tenuta ad avere un RLS esterno?
RISPOSTA: Principio generale posto dal D.Lgs 81/08 è che in tutte le aziende, o unità produttive, deve essere eletto o designato il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e che, in caso ciò non fosse possibile, tali funzioni siano esercitate dai rappresentanti territoriali o di sito produttivo, salvo diverse intese tra le associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Unica eccezione a tale principio vale per i componenti dell’impresa familiare di cui all’articolo 230-bis del codice civile, per i coltivatori diretti del fondo, per gli artigiani, per i piccoli commercianti e per i soci delle società semplici operanti nel settore agricolo. A tali soggetti si applicano infatti esclusivamente le disposizioni di cui all’articolo 21 del D.Lgs 81/08.
*NOTA BENE: il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) è la persona eletta o designata per rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro; il D.Lgs. 81/2008 stabilisce che all’interno di tutte le aziende si deve garantire la presenza di un Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, al quale va garantita dal datore di lavoro, la formazione necessaria per gestire i rapporti con i lavoratori per questioni che riguardano la salute e la sicurezza sul lavoro.
Per le aziende con meno di 15 dipendenti possono, in alternativa avvalersi di:
· un Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale (RLST) le cui modalità di elezione o designazione sono individuate dagli accordi collettivi nazionali, interconfederali o di categoria, stipulati dalle associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Le organizzazioni sindacali dei lavoratori ne daranno comunicazione alle aziende, ai lavoratori interessati e agli organi preposti al controllo così come previsto dalla normativa vigente, attraverso le proprie articolazioni territoriali.
· Adesione Fondo Inail: per le aziende in cui la contrattazione nazionale non comprende sistemi di rappresentanza per i lavoratori e di pariteticità migliorativi.