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Timestamp: 2017-11-24 14:54:19+00:00
Document Index: 100153739

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art.21', 'art.7', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 42', 'art. 21', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 42']

1. ¾ Con ordinanza del 20 dicembre 2000 - nel corso di un giudizio promosso dalla Federazione Radio Televisione e da alcune emittenti radiotelevisive avente ad oggetto l'annullamento della deliberazione n. 29 del 1° marzo 2000 in tema di "Disposizioni di attuazione della disciplina in materia di comunicazione politica e di parità di accesso ai mezzi di informazione relative alla campagna per le elezioni regionali, provinciali e comunali fissate per il giorno 16 aprile 2000" e della successiva deliberazione n. 200 del 22 giugno 2000 in tema di "Disposizioni di attuazione della disciplina in materia di comunicazione politica e di parità di accesso ai mezzi di informazione nei periodi non elettorali" adottate dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni in attuazione della legge 22 febbraio 2000, n. 28 - il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 1, 2, 3, 4, 5 e 7 della legge 22 febbraio 2000, n. 28 (Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica) per contrasto con gli artt. 3, 21 e 42 della Costituzione.
2. ¾ Il giudice rimettente premette che le deliberazioni impugnate costituiscono mera attuazione, e per alcuni aspetti mera riproduzione, delle norme della legge n. 28 del 2000 sicchè la questione é rilevante.
3. ¾ Nel merito, il Tar ritiene che la disciplina della "comunicazione politica" radiotelevisiva - come delineata agli artt. 2 e 4 della legge n. 28 del 2000 - non fisserebbe "limiti" all'esercizio di specifiche attività, ma renderebbe il mezzo radiotelevisivo funzionale all'interesse per il quale é stato posto il limite, e ciò in contrasto con il riconoscimento della libertà dei mezzi di diffusione garantita dall'art. 21 della Costituzione. Inoltre, le disposizioni impugnate non terrebbero conto che l'emittente privata, in quanto "impresa di opinione", sarebbe titolare di un'autonoma posizione soggettiva tutelata dall'art.21 della Costituzione, e, nonostante abbia la "paternità" del programma trasmesso, la esproprierebbero del diritto di "manifestare una propria identità politica".
3.1. ¾ L'art.7 della legge n. 28 del 2000, ad avviso del Tar, violerebbe invece l'art. 3 della Costituzione, in quanto, diversamente da quanto previsto per la stampa periodica, stabilisce limitazioni alla propaganda elettorale per le imprese del settore radiotelevisivo realizzando un'ingiustificata disparità di trattamento, in violazione del canone di eguaglianza.
3.2. ¾ Un’ultima censura di costituzionalità riguarda infine la disposizione in tema di "messaggi politici autogestiti". L'art. 4, comma 3, lettera b) stabilisce che, durante la campagna elettorale, i messaggi in questione - consistenti nell'esposizione di un programma o di un’opinione politica per un tempo tra uno e tre minuti - devono essere trasmessi "gratuitamente" dalle emittenti nazionali, mentre per le emittenti locali, a norma del successivo quinto comma dello stesso art. 4, é previsto un rimborso da parte dello Stato. Pertanto ad avviso del rimettente, tale disciplina arrecherebbe un arbitrario svantaggio alle emittenti nazionali, privo di ogni plausibile fondamento giuridico, e risulterebbe immotivatamente in contrasto con l'art. 42 della Costituzione perchè imporrebbe atti ablatori della proprietà privata senza la corresponsione di un indennizzo.
4. ¾ Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, é intervenuto nel giudizio, chiedendo che le questioni siano dichiarate infondate.
4.1. ¾ Nella memoria depositata in prossimità dell'udienza pubblica, la difesa erariale ribadisce la genericità delle censure.
5. ¾ Si sono costituite in giudizio le parti ricorrenti del giudizio principale chiedendo l'accoglimento delle questioni di costituzionalità sollevate e facendo proprie le argomentazioni del Tribunale.
5.1. ¾ Nelle memorie difensive, depositate in prossimità dell'udienza pubblica, le parti private ribadiscono che le prescrizioni imposte ad una "impresa di opinione" sarebbero incompatibili con la libertà di espressione sancita dall'art. 21 della Costituzione e con gli indirizzi oramai uniformi della giurisprudenza costituzionale sulla netta distinzione tra pluralismo "esterno" riguardante le emittenti private e pluralismo "interno" che interessa il servizio pubblico. Inoltre, si pone l'accento sulla mancanza di precise modalità relative alla partecipazione di soggetti politici ai programmi di informazione; programmi che l'ultima proposizione del comma 2 dell'art. 2 della legge n. 28 del 2000 esclude dal novero di quelli che sono soggetti alla disciplina de qua.
6. ¾ All'udienza pubblica, l'Avvocatura dello Stato e le parti private hanno insistito per l'accoglimento delle conclusioni rassegnate nelle difese scritte.
1. ¾ Le questioni di legittimità costituzionale, sollevate dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio con l'ordinanza indicata in epigrafe, riguardano gli artt. 1, 2, 3, 4, 5 e 7 della legge 22 febbraio 2000, n. 28 (Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica), in riferimento agli artt. 3, 21 e 42 della Costituzione.
2. ¾ Le questioni prospettate non sono fondate.
2.1. ¾ In questo quadro, il primo dubbio di costituzionalità che l'ordinanza di rimessione solleva riguarda l'obbligo imposto dall'art. 2, comma 2, della legge censurata alle singole emittenti di predisporre appositi programmi di "opinioni e valutazioni politiche", da organizzare in forma particolare, e nei quali deve essere appunto assicurata la parità di accesso tra i diversi soggetti partecipanti.
2.2. ¾ In ogni caso non é esatto ritenere che in questo modo si pervenga -come sostiene l'ordinanza di rimessione- ad <<espropriare in toto di ogni manifestazione "politica" le emittenti private>>. Ed infatti l'art. 2, comma 2, della legge censurata, stabilendo espressamente che le disposizioni che regolano la comunicazione politica radiotelevisiva "non si applicano alla diffusione di notizie nei programmi di informazione", preclude che in questi programmi, che certamente costituiscono un momento ordinario, anche se tra i più caratterizzanti dell'attività radiotelevisiva, all'emittente possano essere imposti limiti, che derivino da motivi connessi alla comunicazione politica. L'espressione "diffusione di notizie" va pertanto intesa, del resto secondo un dato di comune esperienza, nella sua portata più ampia, comprensiva quindi della possibilità di trasmettere notizie in un contesto narrativo-argomentativo ovviamente risalente alla esclusiva responsabilità della testata.
3. ¾ Un'ulteriore censura riguarda l'art. 7 della stessa legge, sotto il profilo della disparità di trattamento in danno del settore radiotelevisivo, poichè per la stampa periodica non sono previste limitazioni così incisive in ordine alla propaganda elettorale.
4. ¾ L'ultima censura, infine, riguarda il diverso regime cui sono soggetti i "messaggi politici autogestiti", la cui trasmissione durante le campagne elettorali, mentre per le emittenti locali prevede un rimborso da parte dello Stato (cfr. art. 4, comma 5, della legge n. 28 del 2000), deve invece essere gratuita per le emittenti nazionali (cfr. art. 4, comma 3, lettera b della medesima legge), in violazione, secondo l'ordinanza di rimessione, dell'art. 42 della Costituzione, sotto il profilo che "gli atti ablatori della proprietà privata postulino la corresponsione di un indennizzo, il quale non potrebbe non interessare anche l'ipotesi dell'esproprio di spazi radiotelevisivi privati".