Source: https://www.avvocatocivilistaroma.it/la-cedu-e-il-diritto-di-proprieta-sui-terreni-demaniali-o-del-patrimonio-indisponibile/
Timestamp: 2020-06-06 20:38:08+00:00
Document Index: 129727120

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', '§ 3', '§ 1']

La CEDU e il diritto di proprietà sui terreni demaniali o del patrimonio indisponibile. | Avvocato Civilista Roma
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La Corte di Strasburgo si è pronunciata con un’importante sentenza il 4 luglio 2019 a seguito di un ricorso instaurato dalla società Zappa S.a.s.
la ricorrente ha acquistato con atto notarile un’area lagunare nella provincia di Venezia;
lo Stato ha chiesto la restituzione delle aree in quanto ritenute demanio pubblico ed in quanto tale non acquistabile e non usucapibile;
la ricorrente ha richiesto tutela e giustizia dinnanzi i Tribunali Italiani senza avere soddisfazione (e quindi non ha agito in via diretta alla Corte EDU);
la ricorrente si è vista costretta ad adire la Corte CEDU tramite un avvocato per ottenere l’accertamento che la condotta dello Stato aver configurato una illecita interferenza nel diritto di proprietà.
La società ricorrente, attiva nella gestione di bacini idrici per l’allevamento ittico, ha adito la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, dopo aver esperito invano le vie di ricorso interne, poiché lamentava la violazione dell’art. 1 del Protocollo n. 1 CEDU.
Nello specifico tale articolo tutela il diritto di proprietà ed afferma che:
La ricorrente ha adito la Corte in seguito all’intimazione, da parte dell’Intendenza di Finanza, di lasciare le aree ove la Società esercitava la propria attività in quanto si trattava di territori appartenenti al pubblico demanio e asseritamente occupati sine titulo dalla Zappa S.a.s. alla quale era richiesto di corrispondere un’indennità per l’occupazione senza titolo.
Ebbene, la società ha provato di aver acquisito, mediante atto notarile, la proprietà delle valli da pesca assertivamente parte del demanio già dal 1972. Ha chiesto, alla Corte, che venisse riconosciuto il proprio diritto e la contestuale condanna dello Stato italiano al risarcimento del danno.
La Corte di Strasburgo, richiamando una precedente sentenza su un caso analogo (Valle Pierimpiè Società Agricola S.p.A. c. Italia), ha accertato la violazione del diritto tutelato dall’art. 1 del Protocollo n. 1 e ha condannato lo Stato italiano al risarcimento del danno morale subito dalla società ricorrente: danni morali che sono stati quantificati in € 5.000 rigettando, tuttavia, la richiesta di danno materiale per mancanza di quantificazione da parte della ricorrente.
È da segnalare, in merito a tale ultima questione, l’opinione dissenziente di tre giudici in seno alla Corte che hanno argomentato quanto segue: “ […] ci sembra evidente che, in una causa in cui
la Corte, in un contesto fattuale pressoché identico ha rilevato nuovamente che vi è stata una privazione della proprietà della società ricorrente in violazione dell’articolo 1 del Protocollo n. 1 alla Convenzione, e
sia il governo convenuto che la Corte erano consapevoli che tali cause potevano comportare perdite economiche significative;
vi era un rischio molto concreto che alla società ricorrente, in parte per una svista della Corte, non fosse data una adeguata possibilità di chiedere e/o quantificare la perdita patrimoniale. 8. Di conseguenza, secondo la nostra opinione, la questione del risarcimento per danno patrimoniale non era (ancora) istruita per la decisione e sarebbe stato più opportuno per la Corte esercitare la discrezione chiaramente conferitale dall’articolo 60 § 3 del Regolamento della Corte e riservare la materia, tenendo conto della possibilità di un accordo tra lo Stato convenuto e la società ricorrente (come in Valle Pierimpiè Società Agricola S.P.A.; articolo 75 §§ 1 e 4 del Regolamento della Corte)”.
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