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Timestamp: 2019-03-19 16:43:08+00:00
Document Index: 30507107

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 1418', 'art. 18']

ASSUNZIONI OBBLIGATORIE E RECESSO IN PROVA. DIRITTO AL RISARCIMENTO DEL DANNO, MA NON ALL`ASSUNZIONE. CASS., SEZ. LAV., 27 OTTOBRE 2010, N. 21965
La Corte di Cassazione ha affermato che in caso di recesso in prova dal rapporto di lavoro instaurato con un lavoratore disabile, malgrado l�esito positivo del periodo di prova, il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno, ma non all�assunzione.
La Corte di Cassazione, con sentenza 27 ottobre 2010, n. 21965, si � pronunciata sul tema della configurazione del recesso del datore di lavoro per mancato superamento del periodo di prova nell�ambito di un rapporto di lavoro con un soggetto collocato obbligatoriamente.
La questione controversa attiene ai limiti che tale recesso incontra nell�ordinamento del lavoro ed alle connessioni che si instaurano con la disciplina comune dei licenziamenti.
Su tali questioni, le Sezioni Unite della Cassazione, con sentenza 2 agosto 2002, n. 11633, hanno affermato che il licenziamento del lavoratore in prova rientra nell�area della recedibilit� acausale, per effetto della previsione dell�art. 10 della legge n. 604/1966, che prescrive che le norme limitative dei licenziamenti individuali si applicano nei confronti dei lavoratori assunti in prova �dal momento in cui l�assunzione diventa definitiva, e, in ogni caso, quando sono decorsi sei mesi dall�inizio del rapporto�; ma che ci� non significa ammettere che l�esercizio del potere di licenziamento del datore di lavoro possa estrinsecarsi in un atto del tutto arbitrario. � fatta salva, pertanto, la facolt� del lavoratore di dimostrare che l�atto di recesso � stato determinato da motivi illeciti, ossia con l�obiettivo di aggirare la normativa sulle assunzioni obbligatorie, ottenendo l�accertamento della nullit� dello stesso perch� posto in essere in frode alla legge.
Con la recente sentenza la Suprema Corte, nel ribadire le posizioni delle Sezioni Unite, ha precisato che l�illegittimit� del recesso in prova, ove accertata, non trova sanzione nei rimedi ripristinatori previsti dalla disciplina comune dei licenziamenti individuali, mentre pu� determinare il diritto al risarcimento del pregiudizio economico derivante dalla mancata assunzione, da commisurarsi alle retribuzioni che il lavoratore avrebbe percepito ove l�esperimento della prova avesse avuto regolare esecuzione.
Nel fattispecie esaminata dalla Sezione Lavoro, una lavoratrice disabile, assunta con patto di prova presso una casa di cura, veniva licenziata per mancato superamento del periodo di prova. Ricorrendo in giudizio, lamentava l�avvenuta interruzione del periodo di prova, e quindi la mancata assunzione, nonostante la prova avesse avuto esito positivo, come risultava dal fatto che la stessa aveva svolto correttamente le mansioni affidatele, senza alcun richiamo o contestazione e senza che tale circostanza fosse stata contrastata dalla controparte.
La lavoratrice rivendicava, quindi, il diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro previsto dall�art. 18 dello Statuto dei lavoratori per i licenziamenti illegittimi.
La casa di cura resisteva sostenendo che la volont� di recedere dal rapporto di lavoro manifestata dal datore di lavoro doveva qualificarsi al pari di una valutazione negativa dell�esito dell�esperimento e che gravava sulla lavoratrice l�onere di dimostrare l�eventuale illiceit� del licenziamento. Ove accertata, inoltre, tale illiceit� avrebbe determinato il solo diritto al risarcimento del danno, limitato al pagamento delle retribuzioni dovute fino alla scadenza del periodo di prova.
La Sezione Lavoro della Cassazione, con la sentenza n. 21965/2010, ha confermato l�insegnamento di Cass., Sez. Unite, 2 agosto 220, n. 11633, secondo il quale l�interruzione del periodo di prova rientra nell�area della �recedibilit� acausale� e, pertanto, resta sottratto al regime comune dei licenziamenti in punto di motivazione, oneri probatori e di sanzioni.
Ad avviso dei giudici di legittimit�, tuttavia, il lavoratore ha facolt� di dimostrare che il recesso in prova del datore di lavoro � stato determinato da motivi illeciti, quali lo svolgimento dell�esperimento in mansioni incompatibili con lo stato di invalidit� o la finalizzazione del recesso, nonostante il positivo superamento della prova, all�elusione della disciplina sul collocamento dei disabili.
Il diritto dell�imprenditore di sottoporre a prova il dipendente disabile � afferma la Corte � � legittimamente esercitato solo se finalizzato a riscontrare, in termini di effettivit�, l�attitudine e la diligenza dell�invalido nei limiti tracciati dalla sua effettiva capacit� lavorativa.
Ove venga accertata l�illegittimit� del recesso intimato, tale atto deve qualificarsi come un atto nullo in quanto contrario a norme di diritto ex art. 1418 cod. civ., non gi� passibile dei rimedi ripristinatori di cui all�art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, bens� tale da determinare un danno risarcibile, qualificabile come pregiudizio da mancata assunzione.
Secondo la Corte, in definitiva, qualora vengano appurati la natura fraudolenta del recesso ed il positivo superamento della prova, il lavoratore pu� rivendicare il diritto al risarcimento del danno secondo i principi comuni, quindi tenendo conto delle utilit� economiche che lo stesso avrebbe percepito ove l�esperimento avesse avuto regolare esecuzione.