Source: https://gruppomaurizi.it/analisi-legionella-ed-obblighi-dei-gestori-in-materia/
Timestamp: 2019-09-21 17:59:01+00:00
Document Index: 177689236

Matched Legal Cases: ['art. 267', 'art. 268', 'art. 271', 'art. 282', 'art. 282', 'art. 271', 'art. 282', 'art. 282', 'art. 283']

Analisi legionella ed obblighi dei gestori in materia - Gruppo Maurizi
Analisi legionella ed obblighi dei gestori in materiaRedazione2019-07-17T17:09:08+02:00
Analisi Legionella: obblighi dei gestori in materia e valutazione del rischio biologico
Analisi legionella: chi deve svolgerle
Vuoi Maggiori informazioni sulle analisi legionella?
Campionamento legionella e monitoraggio rischio legionella
Sanzioni a carico del datore di lavoro e dei preposti
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La valutazione di rischio biologico e la relativa analisi legionella rappresenta un obbligo di legge per tutte quelle aziende riportate all’interno delle Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi approvato in Conferenza Stato-Regioni, nella seduta del 7 maggio 2015 ovvero:
Strutture turistico ricettive (alberghi, case per ferie, B&B, beauty farm, villaggi turistici, campeggi, etc);
Strutture sanitarie (ospedali, centri medici, odontoiatri, etc);
Quanto di sopra riportato non esclude la possibilità e l’obbligo del datore di lavoro di altre tipologie di organizzazione di procedere comunque con analisi di legionella e relativa valutazione del rischio; ricordiamo, infatti, che le stesse Linee Guida riportano esempi di categorie di lavoratori nell’ambito delle quali si registrano in letteratura casi di legionellosi, ovvero:
Vigili del Fuoco ed altri operatori del soccorso pubblico e della difesa civile;
Personale addetto alle operazioni di manutenzione/pulizia delle torri evaporative e degli impianti di distribuzione/trattamento acqua sanitaria;
Personale addetto alla vendita/manutenzione di vasche idromassaggio;
Lavoratori delle cave di marmo durante le operazioni di taglio del marmo con acqua;
Definizione e classificazione degli agenti biologici
Per effettuare una corretta valutazione del rischio biologico il primo step è quello, quindi, di valutare se sussista un uso volontario di agenti biologici oppure una “semplice” esposizione potenziale, in quanto la procedura di valutazione del rischio stesso andrebbe a prevedere degli passaggi differenziati.
Cosa si intende per “agente biologico”?
E soprattutto gli agenti biologici sono tutti uguali?
Il D.Lgs 81/2008 e s.m.i. definisce all’art. 267 l’agente biologico come
“qualsiasi microrganismo anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni”.
Ovviamente non tutti gli agenti biologici sono uguali ed il gap tra una tipologia ed un’altra è funzione di due parametri principali: la probabilità di causare malattie in soggetti umani e, quindi, tra i lavoratori e la probabilità di propagazione all’interno della comunità.
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Il D.Lgs 81/2008 e s.m.i. classifica gli agenti biologici in quattro gruppi dandone relativa definizione all’art. 268 ed in particolare:
a)agente biologico del gruppo 1: un agente che presenta poche probabilità di causare malattie in soggetti umani;
b)agente biologico del gruppo 2: un agente che può causare malattie in soggetti umani e costituire un rischio per i lavoratori; è poco probabile che si propaga nella comunità; sono di norma disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche;
c)agente biologico del gruppo 3: un agente che può causare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori; l’agente biologico può propagarsi nella comunità, ma di norma sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche;
d)agente biologico del gruppo 4: un agente biologico che può provocare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori e può presentare un elevato rischio di propagazione nella comunità; non sono disponibili, di norma, efficaci misure profilattiche o terapeutiche.
Sono previste comunicazione e/o autorizzazioni da parte del datore di lavoro di un’azienda?
La risposta è sì, ma solo in alcuni casi ed in particolare:
qualora in un’azienda alcuni lavoratori facciano uso volontario di agenti appartenenti al gruppo 3 e al gruppo 4 la normativa prevede una specifica comunicazione all’organo di vigilanza territorialmente competente ;
nel caso specifico di agenti biologici appartenenti al gruppo 4, il datore di lavoro deve ricevere specifica autorizzazione da parte del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali sentito il parere dell’Istituto superiore di sanità.
La Legionella pneumophila appartiene al gruppo 2.
Non esistono, quindi, vincoli autorizzativi, ma qualora si verifichi un caso di legionellosi le Direzioni sanitarie degli ospedali o i Servizi di Igiene Pubblica delle Regioni da cui deriva la diagnosi, hanno l’obbligo di compilare e far pervenire all’Istituto Superiore di Sanità una scheda di segnalazione in cui siano riportati i dati anagrafici dei pazienti, gli aspetti clinici e le possibili fonti di esposizione all’infezione.
Gli obblighi dei gestori in materia di legionella consistono in una valutazione del rischio legionellosi, cioè come indicato nelle stesse Linee Guida, del rischio che nella struttura possano verificarsi uno o più casi di malattia.
Tale valutazione deve essere effettuata da una figura competente (microbiologo, ingegnere con esperienza specifica, etc) che sarà anche il responsabile dell’effettuazione di tale attività.
La valutazione del rischio biologico ha una periodicità triennale come indicato nel D.Lgs 81/2008; in caso di rischio legionellosi la valutazione deve essere eseguita con periodicità annuale e documentata formalmente; solo in alcune situazioni viene tollerata una periodicità biennale.
In che cosa consiste il campionamento di legionella e l’analisi di legionella?
I campionamenti sono di due tipologie principali:
Campionamenti finalizzati all’analisi legionella nelle acque
Campionamenti finalizzati all’analisi legionella in impianti aeraulici
In entrambi i casi la periodicità di campionamento è, di solito, semestrale ma tale frequenza può variare notevolmente in base ai risultati riscontrati, in base al tipo di struttura in cui viene eseguita l’attività e qualora vengono realizzati dei lavori di ristrutturazione con modifiche agli impianti.
Il campionamento deve essere sempre eseguito almeno 48 h prima di qualsiasi intervento di disinfezione da personale esperto che elimini qualsiasi possibilità di contaminazione del campione stesso con eventuali altri campione e/o l’ambiente stesso.
Il rischio legionellosi dipende da diversi fattori tra i quali quelli che devono essere maggiormente tenuti in considerazione sono:
Temperatura dell’acqua tra i 20 e i 50°C
Presenza di tubazioni con flusso d’acqua minimo o assente
Caratteristiche e manutenzione degli impianti e dei terminali di erogazione
Caratteristiche dell’acqua di approvvigionamento a ciascun impianto
Ampliamento o modifica dell’impianto esistente a seguito di lavori di ristrutturazione
Presenza e concentrazione di legionella evidenziata a seguito di pregressi campionamenti ambientali
I campioni prelevati vengono, quindi, sottoposti ad analisi di laboratorio con emissione del relativo rapporto di prova in cui viene indicato:
La prova eseguita
La firma ed il timbro del Responsabile di laboratorio
Il D.Lgs 81/2008 e s.m.i. prevede, in caso di inadempienza, diverse sanzioni ed in particolare:
Nel caso in cui il datore di lavoro, nella valutazione del rischio, non tenga conto di tutte le informazioni disponibili relative alle caratteristiche dell’agente biologico e delle modalità lavorative, specificate all’art. 271, comma 1 lettera a), b), c), d) ed f) è previsto, ai sensi dell’art. 282 comma 1, l’arresto da tre a sei mesi o ammenda da 3.071,27 a 7.862,44 euro;
Nel caso in cui il datore di lavoro non effettui nuovamente la valutazione del rischio in occasione di modifiche dell’attività lavorativa significative ai fini della sicurezza e della salute sul lavoro e, in ogni caso, trascorsi tre anni dall’ultima valutazione effettuata è previsto, ai sensi dell’art. 282 comma 1, l’arresto da tre a sei mesi o ammenda da 3.071,27 a 7.862,44 euro;
Nel caso in cui il datore di lavoro non inserisca nella valutazione del rischio alcune informazioni indicate all’art. 271, comma 5, è previsto, ai sensi dell’art. 282 comma 1, l’arresto da tre a sei mesi o ammenda da 3.071,27 a 7.862,44 euro;
Nel caso in cui il datore di lavoro non applichi i principi di buona prassi microbiologica, ed adotti, in relazione ai rischi accertati, adeguate misure protettive e preventive è previsto, ai sensi dell’art. 282 comma 2 lettera a) l’arresto da tre a sei mesi o ammenda da 3.071,27 a 7.862,44 euro. Per tale articolo di legge, in caso di inadempienza, è prevista sanzione a carico anche del preposto ovvero arresto fino a due mesi o ammenda da 491,40 a 1.965,61 euro ai sensi dell’art. 283 comma 1.
In taluni casi, a seguito di accertamenti da parte di enti preposti del batterio in oggetto, può essere anche essere disposta la chiusura della struttura, almeno fino alla conclusione di interventi di bonifica: diversi sono i casi in letteratura.
Il rischio legionellosi rappresenta una problematica molto attuale e soprattutto che coinvolge non solo i lavoratori di aziende ma anche tutti gli eventuali ospiti, degenti, clienti delle strutture oggetto di studio.
Purtroppo la Legionella pneumophila è un batterio molto frequente all’interno degli impianti idrici ed aeraulici, soprattutto in caso di impianti datati, con scarsa manutenzione e/o con ramificazioni utilizzate raramente.
Il campionamento ed il monitoraggio da parte di tecnici competenti è un misura di prevenzione la cui adozione è obbligatoria e costituisce un ausilio per determinare la migliore misura di contenimento da applicare in caso di positività sempre nel rispetto della normativa vigente e delle Linee Guida disponibili.
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