Source: http://biblus.acca.it/wp-content/uploads/2018/05/news_567.htm
Timestamp: 2020-02-28 06:24:31+00:00
Document Index: 106170082

Matched Legal Cases: ['art. 24', 'art. 20', 'art. 13', 'art. 33', 'art. 37', 'art. 34', 'art. 17', 'art. 3']

Newsletter n. 567 del 24 maggio 2018
Se nel contratto di appalto privato la nomina del direttore dei lavori è facoltativa, nell’appalto di lavori pubblici la sua designazione è sempre prevista, come prevede lo stesso art. 24 comma 1 del Codice appalti:
Secondo il principio di costante progressione della contabilità, le attività di accertamento dei fatti producenti spesa devono essere eseguite contemporaneamente al loro accadere e,
quindi, devono procedere di pari passo con l’esecuzione.
Il 25 maggio entra ufficialmente in vigore il Gdpr, General data protection regulation, anche detto Rgpd (Regolamento general e per la protezione dei dati) in materia di protezione dei dati personali – regolamento n. 2016/679.
In quanto regolamento, è applicabile in maniera diretta dai Paesi membri e non ha bisogno di leggi di recepimento, ma solo di un lavoro di armonizzazione con le proprie leggi.
Ma a chi si applica, cosa prevede, quali sono le vere novità?
In questo articolo cerchiamo di fare una panoramica sul nuovo Regolamento e di dare un risposta alle domande più frequenti.
Il regolamento riprende alcuni principi fondamentali già in vigore con la precedente legislazione e ne aggiunge di nuovi.
I principi generali relativi al trattamento dei dati che vengono confermati possono essere così riassunti:
tutela del dati persona e trattamento opportuno
necessità e proporzionalità: il trattamento deve essere adeguato, pertinente e necessario allo scopo
durata limitata: il trattamento non può protrarsi a tempo indeterminato
rispetto del diritto delle persone
Sono stati, inoltre, introdotti ulteriori principi non presenti nella precedente norma:
principio di accountability (principio di responsabilizzazione)
notificazione tempestiva dei data breach al Garante e agli interessati
Il nuovo Regolamento si applica a:
che raccolgono e trattano (manualmente o mediante procedure automatiche) qualsiasi tipo di dato personale in UE.
effettuati per attività che non rientrano nell’ambito di applicazione del diritto dell’Unione
effettuati dagli Stati membri nell’esercizio di attività che rientrano nell’ambito di applicazione del titolo V, capo 2, TUE
Per dato personale si intende qualsiasi informazione riguardante una persona fisica identificata o identificabile («interessato»). Si considera identificabile la persona fisica che può essere identificata, direttamente o indirettamente, con particolare riferimento a un identificativo come il nome, un numero di identificazione, dati relativi all’ubicazione, un identificativo online o a uno o più elementi caratteristici della sua identità:
Dati genetici: sono i dati personali relativi alle caratteristiche genetiche ereditarie o acquisite di una persona fisica che forniscono informazioni univoche sulla fisiologia o sulla salute di detta persona fisica, e che risultano in particolare dall’analisi di un campione biologico della persona fisica in questione.
Dati biometrici: sono i dati personali ottenuti da un trattamento tecnico specifico relativi alle caratteristiche fisiche, fisiologiche o comportamentali di una persona fisica che ne consentono o confermano l’identificazione univoca, quali l’immagine facciale o i dati dattiloscopici.
Dati relativi alla salute: sono i dati personali attinenti alla salute fisica o mentale di una persona fisica, compresa la prestazione di servizi di assistenza sanitaria, che rivelano informazioni relative al suo stato di salute.
Con il termine trattamento si intende qualsiasi operazione o insieme di operazioni, compiute con o senza l’ausilio di processi automatizzati e applicate a dati personali o insiemi di dati personali, come:
l’organizzazione, la strutturazione, la conservazione, l’adattamento o la modifica, l’estrazione, la consultazione di dati
l’uso di dati
la comunicazione mediante trasmissione, diffusione o qualsiasi altra forma di messa a disposizione, il raffronto o l’interconnessione,
la limitazione, la cancellazione o la distruzione di dati
Con il termine profilazione si intende qualsiasi forma di trattamento automatizzato di dati personali consistente nell’utilizzo di tali dati personali per valutare determinati aspetti personali relativi a una persona fisica, in particolare per analizzare o prevedere aspetti riguardanti:
l’ubicazione o gli spostamenti di detta persona fisica.
Il consenso dell’interessato è qualsiasi manifestazione di volontà libera, specifica, informata e inequivocabile dell’interessato, con la quale lo stesso manifesta il proprio assenso, mediante dichiarazione o azione positiva inequivocabile, che i dati personali che lo riguardano siano oggetto di trattamento;
Il Gdpr mira ad una semplificazione della definizione del consenso: il consenso alla raccolta dei dati e al successivo trattamento da parte degli utenti deve essere per esempio fornito in forma chiara, con un atto inequivocabile.
In pratica, ok a una casella da spuntare, no a caselle precompilate, silenzio assenso o altri meccanismi poco chiari. L’autorizzazione dovrebbe anche essere spacchettata, cioè richiesta per ogni elaborazione che su quelle informazioni sarà effettuata.
Il trattamento di dati personali di un minore è lecito ove il minore abbia almeno 16 anni. Se il minore ha un’età inferiore ai 16 anni, il trattamento è lecito solo se il consenso è prestato o autorizzato da un genitore. Gli Stati membri possono stabilire per legge un’età inferiore a tali fini purché non inferiore ai 13 anni.
I dati in possesso dei titolare devono essere accessibili. L’utente deve essere messo in condizione di poterne chiedere:
l’accesso, per conoscere i dati in possesso del titolare
la rettifica, in caso volesse modificare qualcosa
la cancellazione, qualora cambiasse idea
l’approfondimento delle informative sulle finalità e sulle tecniche di profilazione.
L’art. 20 del Gdpr attribuisce all’interessato il diritto di ricevere in un formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico i dati personali che lo riguardano forniti a un titolare del trattamento e ha il diritto di trasmettere tali dati a un altro titolare del trattamento senza impedimenti da parte del titolare del trattamento cui li ha forniti qualora il trattamento si basi sul consenso o su un contratto e sia effettuato con mezzi automatizzati.
Pertanto, se l’interessato chiede al titolare del trattamento la trasmissione dei suoi dati ad un altro titolare, il titolare dovrà trasferirli in formato strutturato comunemente usato e leggibile da una macchina.
Al riguardo, viene spontaneo pensare alle piattaforme Social (Facebook, Twitter, LinkedIn, ecc.): sarà possibile trasferire i dati da un servizio all’altro.
L’art. 13, del Gdpr impone al titolare di fornire tutta una serie di informazioni, tra cui:
l’identità e i dati di contatto del titolare e, ove applicabile, del suo rappresentante all’estero
i dati di contatto del responsabile della protezione dei dati (ove applicabile)
i diritti che gli interessati possono esercitare
le condizioni e le modalità per l’esercizio dei diritti degli interessati
le informazioni sulla natura normativa o contrattuale del trattamento quando si tratta della base giuridica del trattamento.
Alla luce del considerando n. 58 e dei chiarimenti resi dal Garante, l’informativa deve:
avere forma concisa
essere trasparente, comprensibile per l’interessato
essere facilmente accessibile
Deve essere scritta in un linguaggio chiaro e semplice e può essere resa anche in formato elettronico (su sito web) o comunicata via email.
Il titolare del trattamento deve definire una politica di durata e di conservazione dei dati.
Data breach e notifica delle violazioni
Una violazione dei dati personali è una violazione di sicurezza che comporta accidentalmente o in modo illecito la distruzione, la perdita, la modifica, la divulgazione non autorizzata o l’accesso ai dati personali trasmessi, conservati o comunque trattati.
Ogni violazione dei dati dev’essere notificata con una serie di informazioni specifiche agli interessati entro 72 ore, dice l’art. 33 del regolamento.
Viene istituito un registro delle attività nel quale vengano registrati nome e dati di contatto del titolare del trattamento, le finalità, le categorie di interessati e di dati raccolti, i trasferimenti di quegli stessi dati verso Paesi terzi o altre organizzazioni, i termini per la cancellazione e una sintesi delle misure di sicurezza adottate.
La pseudonimizzazione consiste nel modificare e mascherare i dati personali e sensibili di una persona fisica al fine di non renderli direttamente e facilmente attribuibili allo stesso senza l’utilizzo di informazioni aggiuntive. Risulta evidente che il dato e le informazioni aggiuntive, comunemente chiamate chiavi, debbano essere materialmente conservati in zone differenti, ad esempio server distinti, al fine di impedire un facile ricongiungimento.
Si parla di pseudonimizzazione o cifratura e non di anonimizzazione poiché non esistono tecniche informatiche per rendere completamente anonimo un dato.
Il regolamento istituisce la figura del data protection officer (DPO) o responsabile della protezione dei dati. Si tratta di una figura distinta dal titolare che deve garantire la messa in pratica delle diverse norme previste.
La designazione del DPO, ai sensi dell’art. 37 è obbligatoria in tre ipotesi:
quando le attività principali dell’organizzazione consistono nel trattamento “su larga scala” di dati “sensibili” o “giudiziari”
Data breach e violazione dei dati
L’art. 34 prevede che In caso di violazione dei dati personali, il titolare del trattamento deve notificare la violazione all’autorità di controllo competente senza ingiustificato ritardo e, ove possibile, entro 72 ore dal momento in cui ne è venuto a conoscenza, a meno che sia improbabile che la violazione dei dati personali presenti un rischio per i diritti e le libertà delle persone fisiche.
descrivere le misure adottate o di cui si propone l’adozione da parte del titolare del trattamento per porre rimedio alla violazione dei dati personali e anche, se del caso, per attenuarne i possibili effetti negativi
Qualora non sia possibile fornire le informazioni contestualmente, le informazioni possono essere fornite in fasi successive senza ulteriore ingiustificato ritardo.
la comunicazione richiederebbe sforzi sproporzionati. In tal caso, si procede invece a una comunicazione pubblica o a una misura simile, tramite la quale gli interessati sono informati con analoga efficacia
Il diritto all’oblio previsto dall’art. 17 del regolamento consiste in una sorta di cancellazione rafforzata dei propri dati in determinate situazioni: ad esempio quando non sono più necessari rispetto alle finalità per le quali sono stati raccolti o altrimenti trattati o quando si revoca o ci si oppone al consenso e se non sussiste altro fondamento giuridico per il trattamento.
Da sottolineare che la richiesta inoltrata al primo che ha trattato i dati comporta l’obbligo per quest’ultimo titolare di trasmetterla a tutti coloro che li utilizzano o li hanno utilizzati in seguito.
Il diritto all’oblio non si applica se il trattamento è necessario per:
Si inaspriscono le sanzioni amministrative pecuniarie in caso di inosservanza: le multe possono arrivare fino a 20 milioni di euro o 4% del volume d’affari globale.
Rimangono dei margini interpretativi a disposizione delle singole autorità nazionali per stabilire l’entità e la gravità delle violazioni.
L’ecobonus può essere utilizzato anche per gli interventi di riqualificazione energetica realizzati su immobili di qualunque categoria catastale, anche su edifici collabenti (i cosiddetti ruderi).
Il chiarimento arriva da una recente circolare dell’Agenzia delle Entrate accogliendo la proposta di Udicem, Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani, circa la possibilità di poter usufruire della detrazione fiscale del 65% per gli edifici collabenti, presenti in numero molto elevato nei borghi alpini, favorendone così il recupero.
Edifici collabenti, definizione
Per “edificio collabente” si intende un immobile, o parte di esso, che a causa dell’accentuato livello di degrado, dissesti statici, di fatiscenza o inesistenza di elementi strutturali e impiantistici non è abitabile o agibile e quindi non è in grado di produrre reddito.
Un immobile, in sostanza, che si trova allo stato di rudere, la cui concreta utilizzabilità, pertanto, non è conseguibile con soli interventi edilizi di manutenzione ordinaria o straordinaria, occorrendo, invece, opere più radicali (art. 3 del dm 28/1998 ). Lo stesso dm 28/1998 prevede, inoltre, che le unità collabenti, ossia le costruzioni caratterizzate da un notevole livello di degrado che ne determina una incapacità di produrre ordinariamente un reddito proprio, possono essere iscritte in catasto.
Con la nota n. 29439 del 2013, la Direzione centrale catasto e cartografia ha precisato che la categoria catastale di appartenenza è la F2 – Unità collabenti, sia per abitazioni che per fabbricati produttivi, quando lo stato di fatto non consenta l’iscrizione in altra categoria catastale e sono soddisfatti i presupposti di individuazione e/o perimetrazione dell’immobile.
La nota chiarisce anche che per ottenete la dichiarazione di un edificio come “collabente” è necessario che alla dichiarazione predisposta dal professionista venga allegata una specifica relazione, datata e firmata, che rappresenti, mediante documentazione fotografica, lo stato dei luoghi e del fabbricato, accompagnata da un’autodichiarazione, resa dall’intestatario del’immobile, che attesti l’assenza di allacciamento ai servizi primari (luce, acqua e gas).
Con la recente circolare 7/E l’Agenzia delle Entrate ha chiarito l’agevolazione è ammessa se gli interventi sono realizzati:
Come chiarito nella circolare, non conta la categoria catastale per usufruire dell’ecobonus: anche gli interventi realizzati sugli edifici classificati nella categoria catastale F2 (unità collabenti) possono usufruire della detrazione fiscale.
Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto 10 maggio 2018 contenente:
Il contenitore-distributore è un sistema di distruzione carburanti, rimovibile o fisso, destinato a contenere ed erogare carburante liquido di categoria C (generalmente gasolio), di capacità geometrica limitata fino a 9 m³.
Si configura come attività soggetta ai controlli dei Vigili del Fuoco, ricompresa nell’allegato I al DPR al punto 13.1A (Impianti di distribuzione carburanti liquidi Contenitori distributori rimovibili e non di carburanti liquidi fino a 9 m3, con punto di infiammabilità superiore a 65 °C), con esclusione dei depositi uso agricolo fino a 6 m3.
Ricordiamo che il decreto 22 novembre 2017 ha approvato la nuova regola tecnica di prevenzione incendi per l’installazione e l’esercizio di contenitori-distributori mobili di gasolio, ad uso privato, di capacità fino a 9 m³.
Il decreto si applica ai contenitori-distributori di nuova installazione e a quelli esistenti, ad eccezione delle attività già in possesso di autorizzazione, di Certificato Prevenzione Incendi in corso di validità o in caso siano pianificati o in corso interventi di adeguamento già approvati con parere di conformità dai VVF; il provvedimento non riguarda, invece, gli impianti fissi di distribuzione carburanti per autotrazione, per i quali continuano ad applicarsi le specifiche disposizioni di prevenzione incendi.
Il decreto 10 maggio 2018 detta la seguente norma transitoria:
la commercializzazione e l’installazione dei contenitori-distributori di tipo approvato conformi alle specifiche tecniche contenute nel decreto del Ministro dell’interno del 19 marzo 1990 (Norme per il rifornimento di carburanti, a mezzo di contenitori-distributori mobili, per macchine in uso presso aziende agricole, cave e cantieri) e nel decreto del Ministro dell’interno del 12 settembre 2003 (Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per l’installazione e l’esercizio di depositi di gasolio per autotrazione ad uso privato, di capacita’ geometrica non superiore a 9 m³, in contenitori-distributori rimovibili per il rifornimento di automezzi destinati all’attività’ di autotrasporto) è consentita per un periodo non superiore a nove mesi dalla data di entrata in vigore del decreto in esame, ossia fino a febbraio 2019.
Il provvedimento chiarisce, inoltre, che tale norma transitoria si applica ai contenitori-distributori prodotti prima dell’entrata in vigore del decreto 22 novembre 2017, ossia il 5 gennaio 2018.
Ingegneri e architetti che prevedono di conseguire per il 2018 un reddito professionale inferiore a 15.931 euro possono non versare il contributo soggettivo minimo e pagare il 14,5% del solo reddito effettivamente prodotto entro dicembre 2019, dopo la presentazione della dichiarazione on line.
La norma prevede, infatti, la possibilità di derogare all’obbligo della contribuzione minima soggettiva per un massimo di 5 anni – anche non continuativi – nell’arco della vita lavorativa, per chi produce redditi inferiori al valore corrispondente al contributo minimo soggettivo.
Nel corso dell’anno di deroga restano garantiti i servizi di assistenza, quali:
indennità temporanea inabilità
domanda di riscatto (laurea, servizio militare, periodi di lavoro all’estero) o di ricongiunzione dei periodi assicurativi maturati presso altre gestioni previdenziali.
Per l’anno 2018 la deroga deve essere richiesta entro e non oltre il 31 maggio, esclusivamente in via telematica tramite l’applicativo disponibile nell’area riservata di Inarcassa On Line al menù “Agevolazioni – Deroga contributo soggettivo minimo”.