Source: https://it.scribd.com/document/97182713/08-Guzzo-Spatafora-VassalloCaltavuturo
Timestamp: 2019-10-20 03:25:42+00:00
Document Index: 105192718

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'e contrario']

SalvaSalva 08 - Guzzo - Spatafora - VassalloCaltavuturo per dopo
MEFRA 122/2 2010, p. 451-477.
Una phiale doro iscritta dallentroterra di Himera
Pier Giovanni G UZZO , Francesca S PATAFORA e Stefano V ASSALLO
La storia del recupero della phiale lunga e complessa; si tratta non soltanto della riscoperta di un eccezionale reperto archeologico ma, ancor prima, del frutto di unimportante e difficile inchiesta giudiziaria che ha segnato un rilevante traguardo dello Stato Italiano nella riacquisizione del proprio patrimonio storico-artistico illegalmente trasferito allestero. La prima notizia sulla coppa appare nel 1989 : Giacomo Manganaro dichiara, in un articolo pubblicato su Revue des tudes anciennes, di avere visto il reperto alcuni anni prima in una collezione privata siciliana; ne fornisce la documentazione fotografica e una prima descrizione e interpretazione1. Cinque anni dopo, la Procura di Termini Imerese, nella persona del sostituto procuratore Aldo De Negri, coadiuvato dal maresciallo dei Carabinieri Salvatore Messineo, avvia lindagine sul trafugamento della phiale a partire da alcuni indizi recuperati nellambito di uninchiesta su oggetti darte sottratti dal Museo di Termini Imerese. Si apprende cos del rinvenimento casuale del reperto, probabilmente nel 1980, nel territorio di Caltavuturo, nel corso di lavori per la costruzione di un pilone della linea elettrica. Il pezzo, in un primo tempo acquistato da un collezionista di Catania, Vincenzo Pappalardo, viene rivenduto per 30 milioni di lire a Vincenzo Cammarata, noto collezionista ennese che lavrebbe successivamente ceduto, pare per 140
milioni di lire, al titolare, certo William Veres, di una societ di commercio con sede a Zurigo 2. Nel 1991, dunque, la phiale lascia clandestinamente la Sicilia e viene trasferita in Svizzera. Servendosi di un intermediario Robert Haber, proprietario di una societ che si occupa di arte antica, la Robert Haber & Company Ancient Art di New York il Veres riesce a piazzare il reperto negli Stati Uniti, consegnandolo ad Haber a Lugano, citt strategica per il passaggio di opere darte provenienti dallItalia. La phiale viene dunque venduta al miliardario statunitense Michel Steinhardt per 1.200.000 dollari, falsificando i documenti doganali, nei quali viene indicata la Svizzera come paese dorigine del pezzo e dai quali risulta ridotto il valore rispetto al reale prezzo dacquisto. A New York diversi esperti di metallurgia antica sottopongono la phiale ad approfondite analisi; in particolare da parte del Metropolitan Museum, gi in possesso di unaltra phiale mesomphalos aurea acquistata anni prima senza documenti che ne attestassero la provenienza. Il risultato a favore dellautenticit, esito confermato da altre analisi tecniche che, come vedremo pi avanti, saranno realizzate al suo rientro in Italia. Ovviamente, lautenticit della coppa un passaggio fondamentale a garanzia del nuovo acquirente, Michel Steinhardt. A questo proposito va ricordato che diversi anni dopo, il collezionista ennese Vincenzo Cammarata, protagonista in qualit di imputato nella lunga vicenda giudiziaria legata alla vendita della phiale, sosterr
1. Manganaro 1989. 2. Una sintetica ricostruzione del recupero della phiale in :
Ferruzza 1998 e Ferruzza 2001. Vedi anche : Bonacasa 1998 e Isler 1999.
Pier Giovanni Guzzo, pietro.giovanni.guzzo@alice.it Francesca Spatafora, Parco Archeologico di Himera, Palermo, francesca.spatafora@regione.sicilia.it Stefano Vassallo, Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Palermo, vassallo.stefano@gmail.com
Una phiale doro iscritta dallentroterra di Himera Pier Giovanni GUZZO , Francesca S PATAFORA e Stefano V ASSALLO
strumentalmente, a propria difesa, che si tratta di un falso. La phiale entra cos in possesso di Michel Steinhardt, uno dei pi importanti benefattori del Metropolitan Museum, restando nella sua collezione, senza alcuna contestazione, fino allapertura, nel 1995, dellinchiesta giudiziaria. la Procura di Termini Imerese che, muovendosi con abilit e districandosi nella complessa rete del diritto internazionale in materia di esportazione di opere darte, avanza richiesta di rogatoria internazionale alla competente autorit giudiziaria di New York, chiedendo la restituzione delloggetto e rivendicandone la legittima propriet allo Stato Italiano. Le autorit americane non rimangono insensibili alla richiesta e, sempre nel 1995, dispongono il sequestro della phiale, che viene trasferita negli uffici del Custom Service di New York, per violazione delle leggi doganali. Gli anni americani della phiale sono cos caratterizzati da un primo periodo che comprende larrivo fraudolento del reperto a New York e il suo temporaneo possesso da parte dellacquirente, e da una seconda movimentata fase di dura lotta giudiziaria, svoltasi non soltanto sul piano del diritto; il contenzioso Steinhardt apr, infatti, un duro conflitto, tutto americano, sulla legittimit dellacquisto di opere darte di provenienza sconosciuta da parte di musei e collezionisti 3. Da un lato lAAM (American Association of Museums) dallaltro lAIA (Archaeological Institute of America), due importanti Istituti americani di cultura i quali, con incisivi documenti, assumono in merito alla vicenda opposte e contrastanti posizioni, ispirate a impostazioni del problema diametralmente divergenti. LAAM, infatti, insieme ad altre associazioni legate ai Musei statunitensi, ponendo in secondo piano laspetto legato alle leggi di tutela dei paesi da cui provengono le opere darte, sostiene limportante ruolo svolto dai musei attraverso la conservazione, le pubblicazioni e leducazione pubblica nella valorizzazione del patrimonio artistico mondiale. Secondo lAIA, invece, le opere vanno in primo luogo valutate nel loro contesto
storico e geografico originale, nel rispetto delle diverse legislazioni nazionali a protezione del patrimonio archeologico di ciascun paese; non meno importante, sempre per lAIA, la considerazione del rapporto diretto che si viene ad instaurare tra i commerci illegali di materiali archeologici e il saccheggio dei siti da parte degli scavatori clandestini. Il primo coinvolgimento della Soprintendenza di Palermo si data al 1996, quando sulleco delle notizie giornalistiche, da cui emerge il collegamento tra il luogo di rinvenimento della phiale e il territorio di Caltavuturo in provincia di Palermo e quindi nellambito del territorio di competenza della Soprintendenza viene fatta richiesta al Nucleo dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di potere conoscere maggiori dettagli sul luogo di rinvenimento, per eventuali iniziative ed interventi legati alla tutela della zona archeologica di Monte Riparato, un abitato di et ellenistica il cui nome era emerso nel corso dellinchiesta come possibile sito di rinvenimento della coppa. Su Monte Riparato (fig. 1), infatti, la Soprintendenza di Palermo, in collaborazione con lUniversit di Palermo, conduce fin dagli anni settanta del secolo scorso, indagini archeologiche nelle necropoli e nellabitato 4 ; le ricerche hanno permesso di definire alcuni interessanti aspetti di un abitato che godette tra IV e II sec. a.C. di un discreto periodo di floridezza. Collocato su un rilievo naturalmente fortificato a controllo della media valle dellImera settentrionale (fig. 2), linsediamento stato ipoteticamente identificato con lantica Ambica ricordata da Diodoro Siculo nellambito degli avvenimenti bellici del IV sec. a.C. Labitato, occupato fin da et protostorica, ricadde certamente, in et arcaica, nellarea di influenza di Himera, a cui sopravvisse anche dopo la distruzione della colonia, riorganizzandosi sotto il profilo urbanistico e architettonico. A questa fase si collega la necropoli di localit Santa Venere dove sono state riportate alla luce circa settanta sepolture : si tratta di tombe a inumazione o di sepolture a incinerazione segnalate dalla presenza di
3. Sulle problematiche connesse alla vicenda processuale americana e soprattutto al dibattito sulla legittimit dellacquisizione di reperti archeologici nei musei americani, vedi Lyons 1998, Gestenbleth, Lyons 1999, Lyons 2002, con bibliografia di riferimento. A queste tematiche sono dedicati
anche gli atti di un convegno tenutosi alluniversit di Notre Dame (Stati Uniti) nel 2007; in particolare per la phiale di Caltavuturo Vassallo 2007. 4. Sulle ricerche a Monte Riparato, con bibliografia precedente vedi : Pancucci 2002; Chiovaro 2009.
Fig. 1 Il Monte Riparato visto da Sud.
Fig. 2 Larea centro-settentrionale della Sicilia con i principali centri di prima et ellenistica.
epitymbia, caratterizzate da ricchi corredi che documentano la prosperit dellinsediamento tra il IV ed il II sec. a.C. Ritornando alle vicende della phiale, opportuno ricordare che lintervento della Soprintendenza, non limitandosi allaspetto conoscitivo, invest anche quello giuridico, con la proposta, nel novembre del 1998, di costituzione di parte civile nellambito del procedimento giudiziario in corso, proprio in considerazione della probabile provenienza della phiale da scavi clandestini nelle campagne di Caltavuturo e, quindi, del danno perpetrato al patrimonio archeologico della giurisdizione provinciale 5. LAvvocatura dello Stato, interpellata, sugger, tuttavia, lopportunit che la costituzione di parte civile, nel processo di Termini Imerese contro Haber/Steinhardt e in quello contro Cammarata/Veres, avvenisse da parte del Ministero per i Beni Culturali. Pochi mesi dopo, il 12 luglio 1999, la Corte dAppello di New York, conferma la precedente sentenza di primo grado emessa dalla Corte Distrettuale il 14 novembre 1997 : con una sentenza per molti aspetti innovatrice, che segner un importante precedente ed una vigorosa svolta nellazione di tutela del patrimonio culturale italiano, la Corte dAppello respinge il ricorso di M. H. Steinhardt. Al di l del risultato, interessante considerare le motivazioni che sono alla base della sentenza; la prima fa riferimento alla rilevanza delle false dichiarazioni sul formulario di importazione della phiale negli Stati Uniti; la seconda, ben pi sostanziosa nei contenuti, chiarisce che la phiale da considerarsi di provenienza furtiva (stolen) ai sensi del National Stolen Property Art (NSPA), dal momento che la legislazione italiana attribuisce allo Stato la propriet degli oggetti di scavo. Limportazione del reperto , pertanto, da considerarsi illegale, perch lNSPA vieta limportazione negli Stati Uniti di oggetti di provenienza furtiva 6. La Commissione Interministeriale per il Recupero delle Opere dArte, nella nota con cui comunica al Ministero e alle altre Istituzioni interessate
(la Procura di Termini Imerese e la Soprintendenza) la sentenza del 12 luglio 1999, sottolinea anche limportanza di questo precedente per scoraggiare musei, mercanti e collezionisti dallimportazione illecita negli Stati Uniti di reperti archeologici italiani, e forse, come auspica lAmbasciata in Washington, anche a favorire la soluzione di altri casi aperti. Da questo momento si apre un nuovo capitolo nella storia della phiale, intrecciandosi gli aspetti pi strettamente giuridici collegati al rientro in Italia e alla conclusione dei procedimenti giudiziari in atto, con le potenziali prospettive legate alla valorizzazione di un oggetto prezioso non solo per il suo valore intrinseco e per la sua notevole importanza sotto il profilo storico-archeologico, ma anche, in qualche modo, per la valenza simbolica rispetto al tema della lotta che da decenni lo Stato Italiano conduce nel tentativo di arginare gli scavi abusivi ed il commercio illegale allestero delle opere darte. Pochi giorni dopo la storica sentenza di New York, nellimminenza del ritorno in Italia del reperto, la Soprintendenza di Palermo, basandosi sui dati noti dellinchiesta, secondo cui il territorio di Caltavuturo, ed in particolare il sito di Monte Riparato, rimaneva il maggiore indiziato in relazione alla provenienza della phiale, ne chiede lassegnazione finalizzata allesposizione nellAntiquarium di Himera. Tale assegnazione appariva, e appare tuttora, la pi coerente dal punto di vista culturale. Una sezione del Museo, inaugurato nel 1984 e riaperto alla pubblica fruizione nel 2001, riservata alle ricerche archeologiche condotte fin dal 1975, in collaborazione con lIstituto dArcheologia dellUniversit di Palermo, nel sito di Monte Riparato. LAntiquarium comprende, infatti, oltre al nucleo centrale destinato ad Himera, le collezioni relative alle esplorazioni archeologiche realizzate in diversi altri siti del territorio della Sicilia centro-settentrionale : Monte Riparato, Santa Venera, Terravecchia di Cuti, Cefal e Brucato/Mura Pregne. Il 24 gennaio 2000 la Corte Suprema degli Stati
5. Il carteggio relativo al coinvolgimento della Soprintendenza nei suoi rapporti istituzionali con le forze dellordine, la magistratura e il Ministero Beni Culturali conservato nellarchivio della Soprintendenza di Palermo.
6. Nota della Commissione Interministeriale per il Recupero delle Opere dArte del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali del 19 luglio 1999, agli atti nellarchivio della Soprintendenza di Palermo.
Uniti, rende esecutiva la sentenza e anche il Ministero degli Esteri sottolinea come il dispositivo della sentenza riconosca la titolarit dello Stato Italiano sugli oggetti di scavo, ai sensi della nostra legislazione di tutela, e pertanto essere la phiale oggetto di furto 7. Il 29 febbraio 2000 il giorno della riconsegna della phiale aurea allItalia, avvenuta nel corso di una significativa cerimonia svoltasi a Roma alla presenza del Ministro per i Beni Culturali, Giovanna Melandri, del Procuratore delle Repubblica di Termini Imerese, Francesco Messineo, dellAssessore ai Beni Culturali della Regione Sicilia, On.le Salvatore Morinello e dellambasciatore degli Stati Uniti a Roma, Thomas Foglietta. Poco dopo la phiale viene esposta per un solo giorno in Sicilia nella storica villa Whitaker di Palermo, in una prima, simbolica, presa di contatto con la terra di provenienza. Si avviano contemporaneamente, su incarico dellautorit giudiziaria, accertamenti e studi di tipo tecnico per fugare ogni dubbio sulla autenticit del reperto. Lesecuzione di una perizia tecnico-scientifica da parte dei Proff.ri Nicola Bonacasa, Giuseppe Nenci ed Antonietta Brugnone, attesta il valore e loriginalit della coppa, confermate del resto anche da analisi di laboratorio disposte dalla Procura di Termini Imerese ed effettuate da esperti dellUniversit di Siena e della Sapienza di Roma (E. Formigli e D. Ferro), che non rilevano alcuna prova a favore della tesi della falsificazione, riscontrando invece una serie di elementi che ne dimostrerebbero lautenticit. Nelle vicende della coppa si apre un nuovo importante capitolo, quello della valorizzazione. Il 3 maggio 2002 il procuratore di Termini Imerese, Francesco Messineo, affida la phiale in giudiziale custodia al Soprintendente ai Beni Culturali e Ambientali di Palermo, Adele Mormino, facendo carico alla stessa di tutti gli oneri e responsabilit inerenti alla custodia, ma consentendo nello stesso tempo che il custode nominato, sotto la propria responsabilit abbia facolt di utilizzare il reperto per studi ed osservazioni scientifiche e per la esposizione in pubblico con tutte le cautele necessarie a prevenire qualsivoglia pregiudizio.
A prescindere, dunque, dalla permanente esposizione nellAntiquarium di Himera, a fianco dei coevi reperti provenienti dalla necropoli di Monte Riparato di Caltavuturo, la phiale, nel mese di giugno del 2002, viene inserita nel percorso espositivo della Mostra Sicani, Elimi e Greci. Storie di contatti e terre di frontiera, allestita dalla Soprintendenza di Palermo nella sale di Palazzo Riso 8 e nellottobre del 2003 esposta ad Assisi in occasione della mostra, voluta dalla presidenza della Regione Siciliana, Luce. La cultura non unisola. A Zurigo, a partire dal 20 ottobre 2004 e fino al mese di febbraio del 2005, la phiale viene esposta nel Museo Archeologico dellUniversit svizzera nellambito della mostra Das Eigene und das Andere. Griechen, Sikaner und Elymer organizzata dalla Soprintendenza di Palermo in collaborazione con lIstituto di Archeologia della stessa Universit 9 e, dal 13 maggio al 20 agosto 2006, entra a far parte integrante del percorso espositivo Des Grecs en Sicile realizzato, ancora a cura della Soprintendenza e in collaborazione con il Centre Camille Jullien di Aix-en-Provence, nella prestigiosa sede del Muse dArchologie Mditerranenne del Centre de la Vieille Charit di Marsiglia10. Significative, in Sicilia, le esposizioni al Palazzo Reale di Palermo, sede dellAssemblea Regionale, una prima volta, il 23 settembre del 2006, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio e dal 15 giugno 2007 in occasione della mostra Ars Siciliae organizzata nellambito delle celebrazioni del 60o anniversario della costituzione dellAssemblea Regionale. Infine, dal mese di ottobre 2007 la phiale ritorna ad essere contestualizzata nel suo territorio di provenienza e tra i materiali della stesa epoca rinvenuti in quel comprensorio territoriale, in occasione dellesposizione Memorie dalla terra. Insediamenti ellenistici nelle vallate della Sicilia centrosettentrionale, realizzata dalla Soprintendenza di Palermo nei locali del restaurato Convento di San Francesco a Caltavuturo11. E ancora, in ultimo, a rappresentare lattivit del Nucleo dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale nel recupero di opere darte dal mercato internazionale
7. Nota della Segreteria del D.G.R.C. del Ministero degli Affari Esteri del 25 gennaio 2000, agli atti della Soprintendenza di Palermo. 8. Spatafora, Vassallo 2002. Vedi anche : Spatafora 2006;
Spatafora, Vassallo 2005; Vassallo 2005. 9. Spatafora, Vassallo 2004. 10. Spatafora, Vassallo 2006. 11. Spatafora, Vassallo 2007.
clandestino, il prezioso reperto stato esposto, dal 30 ottobre del 2009, al Real Albergo dei Poveri di
Palermo in occasione della Mostra LArma per lArte. Sicilia12.
Francesca SPATAFORA Stefano VASSALLO
LA PHIALE : DESCRIZIONE
Phiale mesomphalos (fig. 3). Diametro cm 22,75; altezza cm 3,7; peso gr. 982,40. La vasca, a profilo arrotondato, poggia sulla
concavit dellomphalos, con diametro di cm. 3,9. Il bordo, rialzato, ha il piano superiore lievemente inclinato allinterno, con spessore interno. La parete decorata a sbalzo. Il bordo liscio allinterno ed allesterno. Allesterno praticata una iscrizione puntinata in lettere dellalfabeto greco.
Fig. 3 Rilievo grafico della phiale.
12. Spatafora, Vassallo, in c.d.s.
Interno (fig. 4) : lomphalos, con altezza di cm. 2,7, a superficie liscia e profilo curvo. Alla base circondato da una lamina a corona circolare (fig. 5), ornata a sbalzo da palmette le cui due foglie laterali hanno gli apici piegati verso la foglia centrale ritta verticalmente. Alle palmette sono alternati fiori di loto stilizzati. La lamina marginata da grosso filo godronato, saldato a mascherare lapplicazione della stessa alla parete della phiale13. Allesterno del filo godronato, sulla parete della phiale incisa una serie di semicerchi, al cui interno sono motivi lineari, forse parte superiore di palmette.
Fig. 4 Interno della phiale.
La parete della phiale ornata a sbalzo da quattro corone concentriche, ognuna composta da 36 elementi, di altezza crescente verso lesterno. La prima corona alta cm 0,9. La seconda corona alta cm 1,2. La terza corona alta cm 1,7. La quarta corona alta cm 2,3. La prima corona costituita da elementi ovoidali, con apice verso linterno, a superficie solcata longitudinalmente. Sono contornati da linee, aperte e ingrossate allestremit interna. Fra un elemento e laltro, verso linterno, sono linee con estremit esterna affinata ed interna ingrossata. La seconda corona costituita da ghiande, con scudetto superiore finemente inciso a linee incrociate ed oblique, ed apice verso linterno. Sono contornate da linee che, in maniera variata fra loro, sono distinte, oppure continue, rispetto a quelle che contornano gli elementi componenti la prima e la terza corona. La terza corona costituita da ghiande, simili a quelle della seconda corona. Ai lati sono linee che variamente si continuano con quelle che marginano le ghiande costituenti la seconda corona. Esse sono incrociate fra loro, allaltezza del margine inferiore dello scudetto ; la zona dincrocio mostra tre linee orizzontali a formare un avvolgimento. In corrispondenza esterna del centro superiore delle ghiande che costituiscono la seconda corona sono linee con estremit esterna affinata ed interna ingrossata, analoghe a quelle presenti nella prima corona. La quarta corona costituita da ghiande, analoghe a quelle che costituiscono le due corone immediatamente pi interne. Fra queste ghiande sono api con il capo volto allesterno. Su di esse un cerchiello, con punto centrale, che regge un bocciolo formato da due ordini di foglie appuntite aperte laterali e tre petali arrotondati allinterno di esse. Esterno (fig. 6) : la concavit dellomphalos circondata da una corona (fig. 7), che reca incisa una decorazione formata da foglie dedera sorrette da steli curvilinei con corimbi (costituiti da una serie di cerchielli incisi con punto centrale) e ricci
Fig. 5 Particolare della lamina interna attorno allomphalos.
13. Per le fasi tecniche di realizzazione cfr. Ferro, Formigli, Pacini, Tossini 2008, p. 66.
Fig. 7 Particolare della corona inferiore esterna.
Fig. 6 Esterno della phiale.
terminali. La composizione base ripetuta sei volte, con piccole differenze, anche dimensionali. Dallesterno di questa corona si hanno le quattro corone gi descritte allinterno della phiale. Dalla sommit della quarta corona si alza il bordo liscio continuo, quasi verticale. Una parte di esso occupata, per una lunghezza di cm. 15, da uniscrizione puntinata (fig. 8) :
DAMARXOYAXYRIOS XRYSOI PDD
Allesterno, tra bordo ed estremit superiore della quarta corona (fig. 9), si ha una profonda ammaccatura causata da un oggetto a punta arrotondata, che ha causato una piccola lacerazione della parete; accanto a questa se ne ha una seconda simile, ma meno profonda, posizionata pi verso linterno. A sinistra del D iniziale delliscrizione sono almeno due segni lineari incisi profondi, che hanno causato corrispondenti convessit allinterno del labbro.
Altezza dei caratteri : cm. 1,2 max; 0,6 min. Ampiezza dellintervallo : cm. 3. Allinterno del labbro non si notano convessit in corrispondenza delliscrizione.
La denominazione antica della forma attestata dal nostro recipiente fialh : il termine fiala inciso sul labbro di un recipiente in argento, rinvenuto a Cipro : cos da assicurarci il nome che a questa forma veniva dato dagli Antichi14.
Fig. 8 Sviluppo fotografico delliscrizione.
14. Wolters 1913, p. 195-196; Richter Milne 1973, p. 29-30; Luschey 1939, p. 10 nt. 4; Sparkes Talcott 1970, p. 105106; Lazzarini 1973-1974, p. 374. Non paiono essere frequenti le iscrizioni, contenenti nomi di forme, su recipienti : a quelli raccolti da Rolfe 1891, si aggiungano quelli discussi da Burzachechi 1962, p. 28, 30-31 (a p. 32 : su un
aryballos in bronzo da Sparta inciso : agalma) e la coppa di Nestore : Buchner-Russo 1955. V. anche lelenco redatto da Lazzarini 1973-1974 e da Hansen 1976, p. 30 e nt. 11. Per analoghe iscrizioni in etrusco e in lingue italiche : L. Agostiniani, Le iscrizioni parlanti dellItalia antica, Firenze, 1982.
Fig. 9 Particolare della quarta corona esterna.
Della storia del nome testimonia Ateneo (11, 501-502) : gi Omero utilizza il sostantivo, ma per indicare un recipiente in bronzo, sulla esatta conformazione del quale gli Antichi hanno emesso ipotesi diverse fra loro15. In epoca pi recente, il sostantivo viene riferito a recipienti provvisti di omphalos e ornati a rilievo con elementi a forma di ghianda16. Il grammatico Polluce, di poco pi recente di Ateneo, conserva una citazione di Saffo a proposito di phialai in oro, provviste di astragali17 : al termine di una lacuna nella tradizione del testo di Ateneo (11, 502 b) contenuta una simile descrizione, dalla quale risulta che tali astragali si trovavano sotto il fondo del recipiente, forse con funzione di sostegni. Ateneo, per il nome del recipiente, rimanda ad un passo di Cratino intessuto da giochi di parole, in quanto balanov richiama laltro sostantivo balaneon. Ateneo ricorda come le phialai in argento e in oro fossero abitual-
mente definite solamente con riferimento al metallo impiegato (argyrv e xrysv, rispettivamente); che i Nassii dedicarono ad Apollo Delio una palma in bronzo e karywtav fialav ; che gli 18 Eoli chiamavano la forma arakh . Il passo insiste sulla decorazione delle phialai : forse anche perch ci ha dato destro di ricordare il gioco di parole di Cratino. Oltre alla rappresentazione di balanoi, le phialai, come quelle dedicate dai Nassii a Delo, possono essere karywtai : cio, decorate con karya. A questo sostantivo Ateneo dedica un paragrafo (2, 52 b), nel quale riportata una citazione da Eubolos, che equipara fhgov alle karya Karystia. Fhgov ha il significato di ghianda, risultando cos sinonimo di balanov : il quale ultimo sostantivo assume tuttavia una sfera semantica molto pi ampia, potendo riferirsi a frutti diversi, come ad esempio dattero o anche castagna, di forma analoga19. Karyon sembra assumere un significato pi ristretto, riferendosi alla noce, oppure alla nocciola. Ma si gi accennato che in Eubolos, riportato da Ateneo (2, 52 b), le karya delleuboica Karystos paiono valere come sinonimi di fhgoi : cos come in altri scrittori attici. Non sembra, quindi, che i diversi sostantivi ricordati dagli Antichi possano avere significati univoci : anche se tutti rimandano a frutti di forma allungata e, pi o meno, affusolata. Lidentificazione con frutti reali sembra limitata alla sola attestazione della ricordata dedica dei Nassii a Delo : in quanto lassociazione delle phialai allalbero di palma pu indirizzare verso un significato di datteri per gli elementi che ne decoravano la superficie.
15. Luschey 1939, p. 12; Valenza Mele. Nellepigramma, conservato da Paus. 5, 10, 4, della dedica nel tempio di Zeus a Olimpia di uno scudo dorato da parte degli Spartani dopo la battaglia di Tanagra del 457 a. C. usato il sostantivo fialh come sinonimo, indotto dalla somiglianza della forma : cfr. Richter-Milne 1935, p. 29, con citazioni di Autori antichi al proposito. Per il donario e il confronto fra il testo letterario e quanto rimane di quello epigrafico : Clairmont 1982, spec. p. 80 per la metafora, esemplificata anche da Arist., Rhet. 3, 4; da ultimo : Nafissi 2007, p. 209-214. Per lo scudo come oggetto di dedica : Lazzarini 1976, p. 103, 167, 16. Ath. 11, 501d : balaneiomfalov. 17. Pollux 6, 98; Luschey 1939, p. 13. Sostegni di questa forma sono sotto il bacile raffigurato nel mosaico con colombe da Villa Adriana.
18. Per altre denominazioni cfr. Luschey 1939, p. 21-22. 19. Ed anche allasticella costituente il fermo di una chiusura : cfr. Aristoph., Lys., v. 410. Per un significato generico del termine anche Luschey 1939, p. 26. Sulla genericit del termine e sulla difficolt di identificazione delle rappresentazioni con i diversi tipi di ghiande noti in natura : Zancani Montuoro 1979; Kurz 2007, p. 82-84. Herzhoff 1990 la identifica nel frutto della Quercus troiana, propria di Dodona, del quale vede una rappresentazione, a tutto tondo, nella ghianda in argento con scudetto in bronzo, alta cm 3 : Carapanos, 1878, p. 92 n. 3, tav. 49, 10, della quale funzionalit e cronologie non paiono definibili. Altrimenti Brosse 1998, p. 73 (Quercus Robur L.), il quale associa le api al tronco delle querce, nei quali avevano i propri alveari (p. 76).
Ma da notare che, sia nella nostra phiale sia in quella conservata a New York (infra, n. 4) sono rappresentati elementi che rimandano ai frutti del faggio (Fagus silvatica L.) oppure alle nocciole 20, che non sembrano essere ricordati dagli Autori antichi come elementi decorativi di phialai. Gli inventari dellAcropoli di Atene 21, redatti nel corso del V secolo, registrano phialai, talvolta utilizzando il sostantivo xrysv, attestato come si ricordato in Ateneo (11, 502), ma non sembra che si sia notato se le pareti dei recipienti fossero lisce oppure decorate a sbalzo. Alla met del IV secolo risale un inventario 22 nel quale si registra una fia lh y pa rgyrov akylwth : si tratta di un recipiente argentato, oppure in oro contenente argento 23, decorato con la rappresentazione dei frutti del leccio (Quercus ilex L.) 24. Gli Autori antichi distinguono questi frutti dalle ghiande, pur se ambedue sono utilizzati come alimentazione di animali : in quanto lakylov di dimensioni minori della balanov 25. Laggettivo utilizzato nellepigrafe , a quanto si conosce, apax : non so se a causa della rarit di una decorazione del genere, oppure per motivi differenti. Gli inventari di Delo 26, successivi alla met del IV secolo, ricordano phialai karywtai, accanto ad altre leai, cio a superficie liscia, iscritte come doni ad Apollo Delio ed alla dea Artemide. In un rendiconto sono registrati introiti ek fialhv : sono stati interpretati come derivanti dal canone di affitto di arredi cultuali, e specialmente di phialai, versato da quei fedeli economicamente non in grado di acquistarli 27. La donazione che Seleuco Nicatore effettu al Didymaion di Mileto allinizio del III secolo era
composta anche da tre phialai in oro, tutte karywtai, iscritte ad Agate Tyche, ad Osiride e a Latona rispettivamente 28. Ovviamente, non pi possibile conoscere i modi della decorazione che ornava quei preziosi doni votivi : dai quali si deduce che la decorazione sbalzata a forma di frutti allungati testimoniata per lungo tempo, con ci verificandosi un aggancio alla citazione di Cratino, tramandataci da Ateneo, che pu valere come termine cronologico post quem. Da nobili opere di sculture a tutto tondo, come quelle delle Cariatidi poste sulla loggia meridionale dellEretteo, possiamo apprendere come le phialai tenute nella mano destra di queste fossero decorate da corone, concentriche allomphalos, composte da ghiande 29. Poich, tuttavia, nessuna fonte letteraria a noi pervenuta descrive le phialai delle Cariatidi ateniesi, non siamo in grado di porre in relazione la documentazione archeologica con le definizioni che ad essa davano gli scrittori antichi. possibile, comunque, che le phialai delle Cariatidi dellEretteo possano definirsi balanotai 30. Quanto leggiamo in Pausania (1, 33, 3) in riferimento alla statua tutta in marmo della Nemesi a Ramnunte, opera di Agoracrito da Paro (anche se molti Autori antichi la ritenevano invece opera di Fidia), attesta che la dea teneva nella mano destra una phiale decorata con Etiopi : alcuni interpreti antichi (ai quali il Periegeta non crede, esponendo dettagliate controdeduzioni nei paragrafi 4-6) ne giustificavano la presenza essendo essi abitanti delle terre poste lungo il fiume Oceano, ritenuto padre di Nemesi 31. Della phiale che caratterizzava la scultura nulla ci conservato, al contrario di
20. Ferro-Formigli-Pacini-Tossini 2008, p. 65. 21. Vickers 1989. 22. E. van Hille, Tamiake epigraphe ex Akropoleos, in ArchEph, 1903, c. 139-150 : c. 145, l. 93 I. 23. Cfr. ThesGrecaeLing, s. v. fialh. 24. Luschey 1939, p. 23. 25. Theophr., Hist. Plant. 3, 16. 26. F. Durrbach, Inscriptions de Dlos. Comptes des hiropes (nn. 290371), Parigi, 1926, in particolare nn. 296, 298. 27. Inscrip. Dlos, n. 442 A, l. 156. Cfr. DictAntiq, s. v. phiala. 28. Gasparri 1970. 29. Il particolare si conserva nelle copie rinvenute nel canopo di Villa Adriana ed in quelle nel Foro di Augusto : Schmidt 1973, p. 19-27, tav. 20, a-b : VH 3-4 (da Villa Adriana); p. 13-14, fig. 7-8, 12-13 : AF 9, 11 (dal Foro di Augusto). Gli
esemplari da Villa Adriana sono ambedue copia della Cariatide D di Atene : Lauter 1976, p. 16 con fig. a p. 12; Scholl 1995, p. 200, fig. 14. 30. Uninterpretazione anti persiana della rappresentazione di ghiande in queste phialai argomentata da Vickers 1985, p. 23. Vi si oppone Scholl 1995, p. 202, che ne rialza la datazione e intende le korai come partecipanti ad un rito funebre, compiuto con libazioni dalle phialai, in onore di Cecrope. 31. P. Leveque, in un intervento in Dakar 1978, p. 191, suggerisce che la citazione figurata di Negri sia analoga, per significato, a quella di Amazzoni : ambedue sarebbero simboli dellincultura e della violenza alle quali si opposero vittoriosamente i Greci durante le invasioni persiane. Cfr. anche Lissarague 1997.
quanto si verifica, grazie alle copie romane, per le phialai della Cariatidi poste sulla loggetta dellEretteo 32. La descrizione di Pausania non autorizza nessuna deduzione a proposito della rappresentazione di Etiopi, se a figura intera oppure limitata alle protomi 33. Luso della phiale prevalente nella fase della libazione 34, che introduce al sacrificio vero e proprio : cos che lapparente contraddizione costituita dalla raffigurazione di figure divine in atto di reggere una phiale (come la Nemesi a Ramnunte) assume il significato, invece, coerente di rafforzarne e simboleggiarne la natura sacra, in quanto proprio tramite quel recipiente cultuale che luomo si introduce al culto 35. La documentazione archeologica nota, utile al nostro studio, composta da phialai in oro 36 variamente decorate a sbalzo : se ne pu proporre il seguente elenco. 1. Solokha : deposta agli inizi del IV secolo. Luschey 1939, p. 112; p. 138 n. 6 (a parete
decorata); p. 142; Bothmer 1962-1863, p. 163; Or des Scythes 1975, Paris 1975, p. 152 n. 65. Diam. 21,8 cm; alt. 3 cm; peso 698 gr. Concentriche allomphalos sono tre corone, decorate a sbalzo con gruppi, simili fra loro, ripetuti pi volte, raffiguranti, rispettivamente dallinterno : un leone che atterra un daino; due leoni che atterrano un cavallo; due leoni che si cibano di un cavallo abbattuto. Fra i gruppi, il fondo liscio. 2. Koul-Oba (figg. 10, 11, 12) : deposta entro il IV secolo. Minns 1913, p. 204 fig. 99; Luschey 1939, p. 96 n. 11 (con bocciolo di foglie); p. 112; Bothmer 1962-1963, p. 162; Or des Scythes 1975, p. 163-164 n. 94. Diam. 23 cm; peso 698,55 gr. Attorno allomphalos una fascia, delimitata allinterno da un filo godronato e allesterno da un kyma a petali, con delfini a sbalzo, ai quali sono intercalati pesci di due forme differenti fra loro. Allesterno di questa fascia sono protomi di
Fig. 10 Phiale da Koul-Oba : particolare esterno.
Fig. 11 Phiale da Koul-Oba : particolare esterno.
32. In epoca recente si sono ritrovati solamente frammenti della base e del panneggio : Despinis 1970; Despinis 1979. 33. Si hanno attestazioni epigrafiche di phialai e ktypoi e apotypoi, intese come decorate con figurazioni : DictAntiq, s. v. phiala; PW suppl. 7, s. v. fialh. Ma PW, s. v. fialh 1, le intende solamente decorate a rilievo. Cfr., per, infra nt. 41. 34. Richter-Milne 1935, p. 30; Gericke 1970, p. 30-31; p. 100. Hesych., s. v. fialh la assimila ad una atrike pyjiv ; phialai dargento dal peso di 100 dracme, dedicate dagli schiavi manomessi nellAtene del IV secolo, erano dette fialai
ejeleyuerika : Guarducci 1974, p. 271-272. 35. Veyne 1990, con discussione delle precedenti interpretazioni. 36. Luschey 1939, p. 22 nt. 13 elenca gli esemplari al suo tempo noti : quella da Michalkow databile tra let del Bronzo e quella del Ferro e mostra una forma del tutto diversa dalla nostra, come anche quella dal c.d. Tesoro dellOxus; e inoltre, a p. 89, quella dedicata dai Bacchiadi ad Olimpia, ora a Boston, entro la fine del VII secolo, con iscrizione (Jeffery, 1990, p. 131 n. 13).
Fig. 12 Phiale da Koul-Oba : particolare esterno.
Fig. 13 Phiale da Panagyurischte : esterno.
pantera, rivolte allesterno. La parete decorata radialmente da elementi a foglia appuntita, contornati allinterno da fascetta sinuosa a granuli. Ogni elemento ha sbalzato un gorgoneion orrido con serpenti attorti sul capo, dal quale si diparte verso lesterno un motivo a girali con palmette frammiste. Fra questi elementi sono sbalzati altri gorgoneia, simili ai precedenti, dai quali si dipartono verso lesterno motivi a girali, simili ai precedenti, ma di minori dimensioni. Al bordo sono sbalzate, fra le estremit degli elementi a foglia, protomi umane caratterizzate da un berretto a punta e da baffi spioventi e lunga barba; esse sono contornate da protomi animali (cinghiali?) ai lati delle quali sono api, con testa rivolta allinterno. Sul labbro sono applicati due anelli in filo doro. 3. Panagyurishte (figg. 13, 14) : deposta alla fine del IV secolo. Svoboda Concev 1956, p. 143-146; Tontschev 1959, p. 13-14; Venedikov 1961, p. 17; Griffith 1974, p. 42; G. von Bulow, Treasures of Thrace, New York, 1987, p. 123; Ancient Gold 1998, p. 148 n. 76; Die Thraker 2004, p. 225 n. 233 b. Diam. 25 cm; alt. 3 cm; peso 845,7 gr. Lomphalos marginato da una fascia liscia, allesterno della quale una serie di ghiande, allestremit inferiori delle quali alternato un elemento costituito da puntini sbalzati raccolti in
Fig. 14 Phiale da Panagyurischte : particolare esterno.
una sorta di corimbo circolare. La parete decorata da tre corone concentriche formate da protomi di Negri. Gli spazi fra le protomi delle due fasce pi esterne sono riempiti da palmette contrapposte; quelli della fascia pi interna da girali annodati. 4. Di origine incerta (fig. 15) : New York, Metropolitan Museum of Arts. Bothmer 1962-1963; Strong 1966, p. 97-99; Bothmer 1984, p. 50 n. 86; Vickers 1984, p. 50, tav. 3a, 4a; Vickers-Gill 1994, p. 43 nt. 80, fig. 2. 4.
Fig. 15 Phiale di origine incerta, Metropolitan Museum di New York : esterno.
Ohnefalsch-Richter 1893, p. 480; tav. 198, 3; Froehner 1897, p. 18 n. 39, tav. 6, 25 (dai dintorni di Smirne); Luschey 1939, p. 61 n. 2a; p. 75; Bothmer 1962-1963, p. 159-160, fig. 8; Pacek 1963 38. Si conserva una parte della parete, completa di orlo, che permette di ricostruire un diametro superiore di circa 25 cm. La parete, pi alta che nel nostro esemplare, decorata a sbalzo con due corone concentriche di ghiande, con scudetto solcato obliquamente, fra le quali sono palmette. Pi allinterno si conserva poca, ma riconoscibile, parte dello scudetto solcato di una terza corona di ghiande. Lorlo, liscio, svasato : tra questo e le ghiande della corona esterna sono incise linee curve godronate, unite a due a due, con apice alla giunzione. I dati di contesto della sepoltura indicano una chiusura della tomba entro la fine del VI o linizio del V secolo. II. Afghanistan : Shigarika, Miho Museum. Pichikyan 1997, p. 352-353, n. 31/197, fig. 16. Si conserva circa un terzo della parete di una phiale in argento, laminata in oro, decorata a sbalzo da tre corone concentriche costituite da elementi definiti drop; al centro interno applicata una rosetta circolare. Le superfici sono pesantemente ricoperte dallossidazione del metallo mista a sabbia. Datata al periodo achemenide. La stato di conservazione non permette di affermare con sicurezza che le drops siano in realt ghiande : come induce ad ipotizzare, o almeno a suggerire, la forma affusolata di tali elementi 39. Di stretta attinenza un esemplare di phiale, a destinazione votiva, in terracotta : A. Locri Epizefiri, santuario della Mannella. Iacopi 1947, p. 3-8, figg. 1-2; Svoboda-Concev 1956, p. 144 nt. 61, tav. 9, 4; Bothmer 1962-1963, p. 162 fig. 17; Pacek 1963, p. 114 nt. 18, fig. 3-4; Arti di Efesto 2002, p. 199 n. 40. Diam. 17,9 cm; alt. 4 cm.
Diam. 22,4/22,7 cm; alt. 3,7 cm 37 ; peso 747 gr. Lomphalos marginato da una fascia decorata con palmette a sbalzo, delimitato allesterno con un grosso filo liscio. La parete decorata con quattro corone concentriche : la pi interna composta da elementi ovoidali, con apice verso linterno, a superficie solcata longitudinalmente, definiti frutti di faggio (beechnuts). Le altre tre sono composte da ghiande con scudetto finemente inciso a linee incrociate oblique, di lunghezza crescente verso lesterno. Tutti gli elementi delle tre corone pi interne sono contornati da linee a sbalzo; le ghiande della corona pi esterna sono intervallate da api con il capo allesterno, dal quale si diparte un bocciolo. Sulla parete esterna, concentrica alla cavit dellomphalos, si ha una fascia liscia, sulla quale sono incise due iscrizioni : una in caratteri greci, la seconda in caratteri punici. Rientrano nel nostro argomento due ulteriori esemplari, ambedue parzialmente conservati : I. Marion, tomba 92 : Varsavia, Museo Nazionale.
37. Bothmer 1962, p. 166 riporta ununica misura per il diametro in cm 22,7 e unaltezza di cm 3,6. 38. Debbo la possibilit di conoscere questo riferimento alla cortesia della dr.ssa Maria Paola Guidobaldi.
39. Dubbi sulla pertinenza al tesoro dellOxus conservato al British Museum di questo importante ritrovamento casuale sono espressi da Curtis 2004, p. 333-334.
Allinterno lomphalos marginato da una fascia decorata a rilievo da palmette e fiori di loto. Seguono tre corone concentriche : la pi interna composta da elementi di forma triangolare, con lati arrotondati, con scudetto a spicchi; la mediana da ghiande, con scudetto solcato da linee solo longitudinali; lesterna da protomi di Negro. Gli esemplari di phialai in oro qui elencati presentano due sistemi sintattici della decorazione sbalzata, a prescindere dalla forma di questultima. La phiale da Koul-Oba mostra una decorazione organizzata su linee radiali, ponendo lomphalos come centro del recipiente. Una sintassi del genere si trova in phialai con omphalos decorate a sbalzo con costole, datate in epoca arcaica o tardo arcaica 40 ed anche in periodo pi recente 41. Organizzata in maniera simile pu essere considerata la decorazione di ulteriori esemplari, di maggiore altezza 42 : le costole si riducono di lunghezza e si ampliano in lobi 43, fino a divenire profonde cavit oblunghe, mentre i recipienti mostrano il bordo svasato allesterno 44, non a caso definite anche coppe per uova 45. La phiale da Koul-Oba (supra, n. 2) accanto alla sintassi radiale degli elementi a foglia appuntita mostra anche attenzione ad un posizionamento concentrico dei gorgoneia dei due ordini e delle protomi barbate, poste allorlo. Questultimo elemento si pu confrontare in una coppia di phialai, con orlo rialzato svasato 46 : le protomi sono a sbalzo sporgente e delimitano superiormente una zona decorata a foglie allungate, disposte radialmente.
Le phialai da Solokha (supra, n. 1), da Panagyurishte (supra, n. 3), di origine incerta (supra, n. 4) e quelle da Marion e dallAfghanistan (supra, I-II), come la nostra e lesemplare in terracotta da Locri Epizefiri (supra, A), sono invece decorate con sintassi rigidamente concentrica, anche se i diversi elementi a sbalzo seguono un ordinamento radiale. La loro sintassi organizzata come quella attestata nelle phialai delle Cariatidi dellEretteo 47. Per quanto riguarda gli elementi a sbalzo che decorano le pareti di phialai, si gi accennato a quelli a foglie e a costole : modelli che assumono sia differenti forme sia modi differenti di comporsi fra loro. Gli elementi figurati presenti sulle phialai da Solokha e da Koul-Oba si distinguono da tutti gli altri conosciuti per la loro complessit. Nella phiale da Solokha i gruppi animalistici si possono collocare nella tradizione di analoghe figurazioni, attestate fra i prodotti, di varia tipologia e in differenti materiali, in uso fra gli Sciti, che si sono proposte essere derivazioni da modelli orientali. Nella phiale da Koul-Oba, lelemento principale rappresentato dai gorgoneia, del tipo orrido, con tratti arcaici sia nel volto sia nella conformazione dei serpenti del capo. probabile una derivazione da un modello greco di epoca arcaica : ma per le protomi al bordo abbiamo gi richiamato confronti 48, assegnati a produzione lidia 49. La phiale da Panagyurishte presenta protomi di Negri : che rimandano alla descrizione letteraria della decorazione della phiale sorretta dalla statua in marmo della Nemesi a Ramnunte 50. Come tuttavia si gi accennato, non ricaviamo da
40. Unterweg 1995, p. 139 fig. 134; p. 292 n. 258 : da Pitschwari, tomba 110 della seconda met del V secolo; Bothmer 1984, p. 21 n. 12, di origine incerta; Silver 1977, p. 27 n. 3, di origine incerta; Traci 1989, p. 182 n. 142/2, da Stojanovo, datata alla met del IV secolo : Summerer 2003, p. 21-22. 41. Silver 1977, p. 42 n. 12, forse dallAcarnania, ma senza omphalos. La phiale in oro dal kurgan di Bratoljubovskij presso Oltino (Ucraina) decorata a forte sbalzo con protomi di cavallo : Gold der Steppe 1991, p. 318 n. 120 e. 42. Gericke 1970, p. 31 propone che il rapporto dimensionale tra altezza e diametro diminuisca con il passare del tempo. 43. Bothmer 1984, p. 25 n. 18, di origine incerta, datata al IV secolo. 44. Traci 1989, p. 234 n. 183/13, da Lovocit, datata tra IV e III secolo; Platz-Horster 2003, p. 224-232 n. 7, tavv. 30-32,
datata entro la fine del IV secolo. Da identificarsi con la forma, usata dai Re persiani, detta wion in Athen. 11, 503 f? Ne nota una produzione fittile dipinta da zona apula : De Palma 1989; adde : Riccardi 2008, p. 37 fig. 51. Luschey 1939, p. 132-133. Bothmer 1984, p. 24 nn. 16-17, di origine incerta. Si osserva che in numerosi pinakes dal santuario della Mannella sono rappresentate phialai con decorazioni radiali : cfr., ad es., Orsi 1909, p. 413 fig. 6; p. 415 fig. 8; p. 419 fig. 14; p. 420 fig. 16. V. supra, nt. 46. Bothmer 1981, p. 196, fig. 1. Per unindimostrabile interpretazione della presenza di Etiopi : Bourgeois 1978.
Pausania se, nella statua, gli Etiopi fossero rappresentati a figura intera oppure solamente accennati con le protomi. Nella phiale in argento da Duvanli 51 si hanno quattro gruppi, simili fra loro, raffiguranti un carro trainato da due cavalli al galoppo, sferzati da un guerriero armato. La rappresentazione qui incisa e dorata, cos da risaltare sulla parete in argento : nella statua a Ramnunte le figurazioni saranno state, si pu ipotizzare, a rilievo, cos da rendersi pi evidenti, cos come si vede nelle repliche romane della Cariatidi. Ma non si pu escludere n che fossero ravvivate dal colore n che fossero state solamente dipinte. Che, per, lelemento decorativo pi frequente per le phialai sia costituito da elementi affusolati sembra potersi dedurre sia dalle phialai a New York, dalla nostra, dallesemplare in ceramica da Locri Epizefiri, da quelle da Marion e dallAfghanistan ed, inoltre, dalla ripetuta specificazione al proposito tramandati dalle fonti letterarie ed epigrafiche. Le fonti scritte, almeno per quanto si conosce, paiono concordi nellindicare decorazioni del genere, salve le incertezze per intenderne il rapporto con specifici frutti reali, come gi notato, mentre non ricordano decorazioni n a foglie o a costole radiali, registrate negli inventari epigrafici 52, n, esplicitamente, a figure intere. Figurazioni, ma prevalentemente proswpa sono invece registrate in inventari epigrafici 53. La menzione di astragali manca, al momento, di riscontri archeologici (ma cfr. supra, nt. 17); mentre le drops dellesemplare afgano non possono non rimandare alla forma delle ghiande. Per quanto riguarda il rapporto cronologico relativo che lega la documentazione archeologica nota, si osserva come essa sia pertinente ad una fase pi recente rispetto alla datazione da assegnare alla tradizione letteraria. Saffo attiva entro linizio del VI secolo; Cratino muore entro lultimo quarto del V secolo : di certo non ha visto la decorazione delle phialai tenute dalle Cariatidi dellEretteo, ma forse i loro modelli. Circa la data della Nemesi a Ramnunte non abbiamo informazioni precise : ma di sicuro precedente a quella
delle Cariatidi. Le deposizioni in tombe di Solokha e di Koul-Oba avvengono entro il IV secolo; la dedica dei Nassii a Delo non determinata cronologicamente. Se il dono fosse stato effettuato dal tiranno Ligdami ci aspetteremmo che nella tradizione figurasse il suo nome; incerta la data dinizio del suo dominio, che sembra terminare antro il 522 54 ; lisola fu conquistata dai Persiani nel 490. Pertanto, si pu proporre che la dedica sia stata votata tra la fine del VI secolo e linizio del successivo. Daltronde, non conosciamo la forma delle karya di quelle phialai, anche se abbiamo ipotizzato avessero forma di datteri. I ritrovamenti archeologici sono, invece, grosso modo in fase con le attestazioni epigrafiche degli inventari di Delo e della donazione di Seleuco Nicatore : i quali, anchessi, non specificano la forma delle decorazioni delle phialai, mentre quelli dellAcropoli di Atene, tranne che in un caso, non ricordano leventuale decorazione delle phialai votate. Le phialai da Solokha e da Koul-Oba mostrano un repertorio decorativo del tutto proprio, e differente da quello documentato nelle restanti sopra elencate, compreso lesemplare in terracotta, appunto da Locri. Se ne deduce che la produzione degli esemplari utilizzati dagli Sciti avvenuta in ambienti diversi da quelli nei quali si sono prodotte le altre phialai, che non sembrano doversi assegnare ad una cronologia troppo distante, se non forse nel caso di quella da Solokha, che pare essere la pi antica della classe. Le phialai scitiche si suppone siano state prodotte in ambito greco orientale, nel quale erano diffusi recipienti in metalli preziosi. difficile sfuggire alla suggestione di collegare le phialai da Panagyurishte, quella a New York, la nostra e quella da Locri Epizefiri ad ambienti di produzione toreutica ai quali erano note sia le Cariatidi dellEretteo sia la Nemesi a Ramnunte. Ma occorre ricordare che la decorazione con karya di phialai era praticata anche in periodo precedente alla realizzazione di quelle sculture : lo attesta Cratino, specificando che si tratta di balanoi, cio delle stesse ghiande che vediamo nelle phialai delle Cariatidi; e, se nel reale la
51. Loro 1992, p. 171 n. 136; p. 266 n. 136. 52. Luschey 1939, p. 27.
53. Luschey 1939, p. 28. 54. Costa 1996.
collocazione cronologica sopra proposta per il dono dei Nassii a Delo, abbiamo un secondo precedente, di poco pi recente di quello da Marion. Cratino di ambiente ateniese, mentre i Nassii del periodo arcaico partecipano di un diverso ambito culturale. Inoltre, la forma delle drops sbalzate sulla parete della phiale afghana (supra, II) rimanda, come anticipato, alla forma di ghiande : con ci indicando come, pur su una forma sprovvista di omphalos, una decorazione del genere fosse prodotta da botteghe achemenidi del periodo arcaico. forse un caso che le phialai delle Cariatidi siano state ornate con balanoi, mentre quella della Nemesi, opera del pario Agorakritos, con Etiopi : la rispettiva produzione deriva da tradizioni culturali differenti fra loro, per quanto formalmente armonizzate dalla lezione fidiaca. Si pu, quindi, ipotizzare che non sia esistito un rapporto diretto di dipendenza tra le balanoi delle phialai delle Cariatidi e quelle delle phialai a New York e la nostra : essendo generico e diffuso in botteghe differenti fra loro lelemento che le decora tutte. Ed altrettanto potrebbe valere per la phiale della Nemesi e quella da Panagyurishte, se la prima recava solamente protomi e non figure intere. Lesemplare in terracotta da Locri Epizefiri reca ambedue le forme : facendone dedurre che esse erano intercambiabili fra loro, valendo solamente la loro forma a decorare efficacemente la superficie costituita dalla parete del recipiente. La sua derivazione da una phiale in metallo appare evidente. Come si ricordato, stata proposta una stimolante ipotesi per giustificare la presenza di balanoi nelle phialai delle Cariatidi 55 : ma, oltre a quanto controdedotto da Scholl, la stessa decorazione documentata da Cratino, di certo prima che quelle statue fossero scolpite, cos che lipotesi, per quanto ben argomentata, non pu che rimanere tale. Circa la motivazione che ha condotto Agorakritos a rappresentare Etiopi nella phiale della Nemesi si gi accennato che Pausania non d credito a quella mitologica, non prospettandone tuttavia una propria alternativa : cos che il nostro
giudizio al proposito non pu che rimanere sospeso, limitandosi a quanto proposto poco sopra sulla base della documentazione archeologica locrese. Infine, fin banale ricordare come la nostra conoscenza della realt produttiva antica di recipienti in metalli preziosi (ma anche vili, seppure in minore proporzione) talmente infinitesimale rispetto allinsieme originario di essa da permettere solamente una cautissima prudenza allo studioso moderno. A tale dato quantitativo si aggiunge, sempre con negativa valenza, la assai ridotta conoscenza dei luoghi nei quali si sono effettuati i ritrovamenti di oggetti del genere giunti fino a noi e, in misura ancora minore, delle rispettive situazioni di contesto. Cos che tentarne una critica per cercare di conoscere luoghi ed epoche di produzione, le rispettive pertinenze culturali e i reciproci rapporti, influssi ed imprestiti, appare essere compito arduo, dai risultati incerti e, comunque, ipotetici.
Liscrizione composta da caratteri puntinati, com frequente su supporti metallici, preziosi ma anche vili. Essa stata praticata con cura, senza procurare rigonfiamenti allinterno in corrispondenza dei punti impressi; risulta ben allineata, senza essere stata graffita in precedenza 56 e con regolare spaziatura fra le lettere. Queste ultime presentano le o di minori dimensioni rispetto alle altre, delle quali le i, r, y sono di maggiore altezza. Tra la formula onomastica iniziale e la notazione numerale si ha un intervallo di separazione. Lintera iscrizione, per la coerenza che mostrano le lettere che la compongono, appare essere stata incisa dalla stessa mano e in un unico momento : definibile dopo linizio del III secolo. a) La formula onomastica La prima parte delliscrizione contiene una formula onomastica al caso genitivo : se ne deduce che la phiale stata propriet, e quindi successivamente dono, del personaggio ricordato.
55. Cfr. supra, nt. 30. Se le drops della patera afghana (supra, II) fossero state ghiande, si perderebbe uno degli appoggi sui quali Vickers ha argomentato la sua ipotesi.
56. Come accade in una coppa da Patern : Platz-Horster 2003, p. 211 n. 2, tav. 41, Kat. 2.
incerto se si ha ricordo di un nome proprio e di un patronimico, oppure di un solo antroponimo preceduto dalla menzione della magistratura ricoperta. La prima parola che si distingue Damarxoy (gen.) : intesa come antroponimo in Sicilia occidentale e Siracusa 57 ; in Grecia centrale e in Tessaglia 58. Alla ionica, attestato ad Atene, Beozia, ancora in Tessaglia, nel Bosforo Cimmerio e in Macedonia 59. Daltro canto, ben nota la magistratura del da/hmarxov 60. La seconda parola Axyriov (gen.) : incerto se il nominativo sia stato Axyriv 61, oppure Axyriov 62. Questultima forma attestata in uniscrizione dedicatoria di una sinagoga di Stobi, forse del 165 d.C. : stato proposto essere adnomen, forse di origine ebraica, di Tiberiov Polyxarmov, costruttore della sinagoga stessa 63. Un Axyriwn elencato come manomesso ad Atene 64 : il suo antroponimo fatto derivare da axyron (= paglia). La rarit di questo antroponimo e lincertezza circa la sua esatta conformazione rendono difficoltoso intendere appieno la formula onomastica iscritta sulla nostra phiale. Fra le due parole che la compongono, solamente la seconda di sicuro un antroponimo, per quanto raro; la prima non permette alcuna sicurezza dinterpretazione 65. Per le formule delle iscrizioni di dedica del nostro periodo cronologico manca lanalisi critica compiuta per quelle del periodo arcaico : cos che non si pu valutare se le formulazioni, epigraficamente attestate, di epoca precedente possano considerarsi valide anche in prosieguo di tempo. Nelle dediche arcaiche menzioni del patronimico del dedicante si riscontrano non di rado 66, mentre non molto numerose sono quelle rela-
tive alla condizione politica 67 del dedicante stesso. Ammesso che il sistema formulare arcaico sia rimasto valido anche in tempo successivo, come appare probabile stante il conservatorismo dei testi di dedica, la documentazione epigrafica di epoca arcaica offrirebbe probabilit ad intendere la prima parola della nostra iscrizione come nome proprio di un individuo con il patronimico Axyriov. b) La notazione numerale I tre estremi caratteri a destra delliscrizione si intendono come notazione numerale : sono preceduti dal sostantivo xryso, il significato del quale in diretto collegamento con la materia con la quale costituita la phiale. Si torner in seguito su questo sostantivo. La notazione numerale segue il sistema acrofonico pseudoascendente 68, proprio della Sicilia occidentale. La lettura che stata finora proposta della notazione la intende equivalente al numero 115. I due segni estremi a destra, con elemento tondeggiante in basso, possono essere ricondotti ad un D con apice rettilineo verticale superiore 69 ; quello a sinistra di essi chiaramente un P. Un segno del tutto analogo ai due estremi di destra presente in una tavola dellarchivio di Zeus Olimpio a Locri 70, con il valore di 10. Il primo segno da destra simile al secondo : salvo avere una sbarretta orizzontale nel settore circolare intesa con valore di moltiplicazione 71. Analogo espediente per intendere multipli utilizzato nella seconda lettera da sinistra delliscrizione ponderale incisa sulla phiale da Panagyurishte 72 : questa una P con linea obliqua superiore interna, che rende il significato di 50. Tuttavia, in documenti epigrafici sicelioti analoghe sbarrette non paiono attestate, se non nel caso della tabella V da Entella, reso dubbio dallimpossibilit di un
Lexikon 3 A, 1997, s. v. Damarxov. Lexikon 3 B, 2000, s. v. Damarxov. Lexikon 2, 1994; 3 B, 2000; 4, 2005, s. v. Damarxov. Cos preferisce intendere Manganaro 1989, p. 302-304. Lexikon 3 A, 1997, s. v. Axyriv. Manganaro 1989, p. 302-304. Corpus Inscriptionum Iudaicarum 1, Citt del Vaticano, 1936, n. 694; Lexikon 4, 2005, s. v. Axyriov. 64. D. M. Lewis, Attic Manumissions, in Hesperia, 28, 1959, p. 208-238 : p. 231, B l. 207; Manganaro 1989, p. 302-304.
65. Segnano dubbio SEG 39, 1034; Lexikon 3 A, 1997, s. v. Damarxov. 66. Lazzarini 1976, p. 62. 67. Lazzarini 1976, p. 68-70. 68. Lombardo 1982, p. 881-882; Nenci 1995. 69. Sul quale cfr. Nenci 1995, p. 4-5. 70. Lombardo 1982, p. 884; Polis e Olympieion 1992, p. 269, tab. 20, l. 2. 71. Manganaro 1990, p. 404. 72. Zontschev 1959, p. 14; Griffiths 1974, tav. 1, b.
controllo autoptico e comunque di incerto significato 73. Stante la successione dei segni, le considerazioni fin qui espresse autorizzano a confermare il valore di 115 per la notazione numerale, gi accettata nella bibliografia riferita alla nostra phiale. Come di consueto, il numero da riferirsi al peso della phiale sulla quale inciso : e lo standard utilizzato rappresentato dal sostantivo xryso, con il quale si indicano stateri 74. Sono noti stateri di pesi diversi fra loro : variabile, per di pi, nella successione delle rispettive emissioni, come si rappresenta nella tabella 1.
quali, uniti alla ovvia disparit di efficienza tra la tecnologia di misurazione antica e quella moderna, rendono del tutto incerta lidentificazione dello standard adoperato. A puro scopo illustrativo, si propone la seguente tabella 2, con lesplicitazione dei rapporti tra il peso attuale della phiale, corrispondente a gr 982,40 che risulta essere il maggiore fra tutti quelli finora noti, e quelli della tabella 1, cos da far risultare quanti di quei diversi stateri vi potrebbero corrispondere.
Tabella 2 Tabella 1
Emittente Peso in gr Bibl. Stateri Peso in gr Media evt. qui utilizzata Unit
Filippo II e Alessandro III di Macedonia Filippo II e Alessandro III di Macedonia Seleucidi Persia (darico) Persia (darico) Persia (darico) Taranto Lampsaco
Filippo II e Alessandro III di Macedonia
8,76 8,45 8,56
115,03 112,4 114,23 115,03 116,26 116,95 112,91 115,57 113,96 114,57
Filippo II e Alessandro III 8,73/8,79 di Macedonia 8,73 75 Manganaro 1990 a, p. 410 Seleucidi Persia (darico) Persia (darico) 8,60 8,54 Segr 1928, p. 283 Manganaro 1990, p. 404 Persia (darico) Taranto Lampsaco 1 Lampsaco 2 Lampsaco media 8,50/8,62 M. Thompson, Alexanders Drachm Mints II : Lampsacus and Abydos, New York 1991 8,60 8,54
8,44/ 8,46 78 8,40 79 8,70 8,50 8,62
8,44/8,46 Vickers 1989, p. 254-255 8,40 8,70 Vickers 1984 Guzzetta 1992, p. 138
Loscillazione del peso delle emissioni, tutte comunque pressappoco corrispondenti fra loro, equivalente ai variati pareri espressi nella moderna bibliografia 76, e la sicura, anche se non quantificabile, differenza tra il peso originale e quello attuale della nostra phiale sono elementi i
da aggiungere lo statere doro emesso da Tolomeo Sotere, noto come tr xryson , di 80 gr 17,85 : ove fosse stato usato questo standard, ne risulterebbero 55,03 unit, corrispondenti a poco meno della met del numero inciso 81. Come risulta dalla tabella 2, i valori sono quasi equivalenti fra loro e possono essere ritenuti tutti coerenti sia con lindicazione incisa sia con il peso attuale della phiale, tenendo in conto le considera-
73. Lombardo 1982, p. 884. 74. Manganaro 1990 a, p. 412. 75. Un esemplare con peso di gr 8,79 ritenuto provenire da Morgantina : Manganaro 1990 a. 76. Healty 1986 : indica un peso di gr 8,42 uguale a quello del darico persiano. 77. Manganaro 1990, p. 404.
Vickers 1989, p. 254-255. Vickers 1984. Segr 1928, p. 261. Anche nelliscrizione punica della phiale a New York sarebbe inciso un numero corrispondente al doppio degli standard utilizzati : cfr. infra ntt. 90-91.
zioni limitative poco sopra avanzate. Ove non si tratti di numerologia fantasiosa, si pu notare, una volta di pi, come i diversi sistemi metrologici antichi permettevano valutazioni di conguaglio 82. Appare, quindi, impossibile definire a quale ambito metrologico abbia fatto riferimento la bottega di toreuti che ha prodotto la nostra phiale, oppure il responsabile del tesoro votivo che lha inventariata, al di l di ritenerli, come fin banale dire, partecipi della generale cultura produttiva del primo ellenismo mediterraneo. Per quanto riguarda le altre phialai doro, Vickers ha compiuto studi al proposito, argomentando sulla citazione letteraria a proposito della phiale doro donata al padre dellateniese Demus dal Gran Re di Persia allinizio del IV secolo 83 : ne ha proposto un valore di 100 darici dal peso di circa gr 8,40. Lo stesso standard di peso lo studioso inglese riconosce, in diversi multipli, per phialai doro registrate negli inventari di Delo 84 e per quella da Panagyurishte 85. Si pu aggiungere che la phiale da Solokha, con peso di gr 865,80, corrisponde a 103,07 unit di gr 8,40 : con ci indiziando un valore medio diffuso per tal genere di recipienti in oro. Mentre quella da Koul-Oba, con peso di gr. 698, corrisponde solamente ad 83 unit di gr 8,40, ammesso che questultimo valore sia stato usato come standard. La nostra phiale, in quanto rapportata ad un maggior numero di unit come registra liscrizione che vi stata apposta, si differenzia dal modello di 100 standard proposto da Vickers. Di peso minore la phiale conservata a New York, per quanto quasi del tutto corrispondente alla nostra nella decorazione. Il suo attuale peso di gr 747 : sul fondo esterno il graffito in caratteri punici stato inteso come indicazione del numero 180 86, corrispondente quindi a 90 2 87. Se si fa riferimento alla dracma tolemaica di gr 4,28 88 e se ne moltiplica il peso per 180 risultano gr 756,00 : cio il peso ricostruito come originario.
Ma il graffito punico da leggersi, con maggiore sicurezza, con valore di 140 89 : in questo caso, lunit alla base del peso attuale della phiale risulta di gr 5,33. Lipinski, come gi Vickers e von Bothmer, ricostruisce un peso originario della phiale di gr 756 : con tale valore, e avendo voluto intendere il sostantivo punico zuz, con significato di mezzo siclo, dalla singola lettera zayn incisa, ne fa conseguire che il peso (ricostruito) della phiale corrisponde a 70 sicli di gr 10,8 : tale standard appare ben attestato 90. Ma rimane da capire il motivo per il quale stato inciso un numero corrispondente al doppio degli standard utilizzati 91. Il rapporto tra il peso della nostra phiale e quello della phiale a New York, tanto simili fra loro per decorazione, di poco pi di 1/10 di meno (per lesattezza : 13%). Il rapporto tra quelle da Solokha e da Koul-Oba di poco inferiore, corrispondendo al 12,40% : ma queste ultime mostrano evidenti differenze nella sintassi decorativa, come si gi accennato. La registrazione incisa del peso della phiale, oltre a quella della formula onomastica in caso genitivo, indica che il prezioso recipiente stato votato, comera diffuso costume, in un santuario, descrivendola dettagliatamente nel rispettivo inventario.
LA RICOSTRUZIONE DEL CONTESTO DI PRODUZIONE, DUSO E DI RITROVAMENTO
Lanalisi che si fin qui proposta non ha fornito elementi sicuri per intendere lambiente nel quale la nostra phiale stata prodotta entro la fine del IV o linizio del secolo successivo. Liscrizione, oltre alluso della parlata dorica e del sistema numerale acrofonico pseudoascendente, non offre altri indizi illuminanti : anche a causa sia dellincertezza circa la prima parola sia della rarit dellantroponimo Axyriv/Axyriov. Se intendiamo la prima parola come nome
82. Cfr. in particolare per una convincente identificazione del sistema metrologico ateniese nei pesi degli oggetti preziosi registrati negli inventari dellAcropoli : Martinelli 1997; Martinelli 1999. 83. Vickers 1984. 84. Vickers 1984, p. 50. 85. Venedikov 1961, p. 22 invece intende il peso come corrispondente a 100 stateri lampsaceni. 86. Bothmer 1962, p. 155, 157 : da tale ricostruzione, non moti-
vata se non per verosimiglianza, lA. ricava uno standard di gr 4,2, come risultato della divisione dellipotizzato peso originario per 180. Vickers 1984, p. 50 ricostruisce un peso originario di gr 756, corrispondente a 90 darici di gr 8,40. Segr 1928, p. 260. Lipinski 1993, p. 98. Vickers 1989; Lipinski 1993, p. 101. Cfr. supra, nt. 81.
proprio, la sua diffusione molto ampia : cos come lo se, invece, preferiamo ricostruire che Axyriv/ Axyriov abbia ricoperto la demarchia. La parlata dorica permette una delimitazione allinterno del mondo greco : escludendo che lincisore delliscrizione sia stato dAsia Minore, ad esempio. Altrettanto vale per il sistema numerale adoperato, che si restringe ad alcune zone della Sicilia 92. Ma, appunto, lincisore, non il toreuta che ha prodotto la phiale : la quale pu essere giunta in un ambiente dorico provenendo da tuttaltro ambiente. Anche per quanto riguarda il peso del recipiente non sembra che esso possa indicare in maniera univoca la zona di produzione, stanti la diffusione di standard analoghi fra loro e la sicura differenza tra il peso attuale della phiale e quello originario. A questo proposito appare del tutto ingiustificato proporre una ricostruzione del peso originario : si pu facilmente intendere come gli Autori che hanno compiuto un tale esercizio aritmetico siano partiti dalla propria preferenza per un determinato standard, aggiungendo quellintegrazione, causata dallusura dovuta al tempo ed allimpiego, al peso attuale necessaria per raggiungere un valore tondo, che giustificasse la scelta, compiuta a monte, proprio di quello standard. Come per i nomi propri, o quello della magistratura, anche lidentificazione dellunit di misura utilizzata per il peso della nostra phiale non permette indizi direzionati utili a delimitare lambito di produzione. La decorazione a sbalzo della nostra phiale trova un preciso e dettagliato riscontro in quella attualmente conservata a New York : non solamente per la presenza di ghiande e di altri elementi ovoidali (frutti di faggio), ma anche per quella di api, intervallate alle ghiande della corona pi esterna, poste in uguale posizione. Questultimo particolare potrebbe rafforzare lipotesi della pertinenza delle due phialai ad uno stesso ambiente produttivo, in quanto nella phiale da Koul-Oba le api, ugualmente intercalate alle protomi della corona pi esterna, sono poste in direzione inversa.
Tale ipotizzato ambiente era partecipe di una diffusa cultura decorativa, caratterizzata dalluso di elementi affusolati a sbalzo come decorazioni delle pareti di phialai : decorazione che si visto essere diffusa nello spazio e nel tempo. A questa morfologia abituale e tradizionale Agorakritos (o Fidia) apport una variante non tanto morfologica e figurativa, quanto contenutistica : forse, riprendendola dalla pi antica presenza di protomi umane sbalzate sul bordo di coppe di produzione asianica 93. Si visto essere incerto, per noi, il motivo che port lo scultore a raffigurare Etiopi, mentre la nostra attuale conoscenza, pur ridotta quantitativamente e non sufficiente a ricostruire un dettagliato sviluppo, diacronico e culturale, della produzione di phialai in metalli preziosi, sembra farci preferire linterpretazione che quegli Etiopi fossero limitati alle protomi. Ad appoggio di questa interpretazione, pi che la phiale da Panagyurishte, sembra essere quella fittile dal deposito votivo della Mannella di Locri Epizefiri : nella quale ghiande e protomi di Negri assolvono lo stesso compito, variando figurativamente fra loro, cos come accade per le ghiande miste ai frutti di faggio nella nostra e nella phiale a New York. Purtroppo, la non scarsa menzione di phialai decorate a sbalzo nei diversi inventari templari non permette identificazioni delle rispettive decorazioni, oltre al sapere che esse erano state balanotoi : specificazione che reputiamo di significato generico, ad esempio tale da non permetterci di distinguere fra ghiande e frutti di faggio. Pur cos, mancano, a quanto sembra di conoscere, menzioni (che ci attenderemmo, essendo registrati esemplari a superficie liscia) di figurazioni figurate, sia ridotte a protomi sia di gruppi, come nella phiale da Solokha. Tanto da proporre, sia pure con ogni cautela, che questultima sia stata prodotta a seguito di una precisa commessa, originatasi in un ambiente culturale duso nel quale decorazioni del genere fossero preferite a quelle costituite solamente da balanoi in genere. E la variet decorativa di phialai figurate in
92. Guzzo 2002, p. 31 e ntt. 44, 46. 93. Cfr. supra, nt. 46.
metalli preziosi attestata : anche se la casualit della nostra attuale conoscenza sembra restringerla nelle zone periferiche orientali, come nel caso della phiale, ritrovata in contesto funerario nel kurgan Zubovskii, nel Caucaso settentrionale, in origine votata allApollo Hegemon di Fasi nella Colchide 94. Questo recipiente si caratterizza, rispetto agli altri analoghi esemplari superstiti, per la separazione fra loro delle figurazioni sbalzate sulla parete, consistenti in protomi di cervidi, e per lunicum, finora, costituito dalla rappresentazione di serpente avvolto allomphalos. Anche se questultimo particolare facilmente spiegabile con loriginale scopo votivo, ad Apollo!, del recipiente rimane il fatto che il toreuta ha saputo variare lo schema pi abituale, almeno per quanto noi oggi possiamo ritenere, specificandone gli elementi compositivi per renderli pi coerenti alla destinazione del suo prodotto : in questo caso, chiaramente su commissione. Se quanto argomentato corrisponde alla realt antica, possiamo credere che le phialai in metalli preziosi siano state realizzate su commesse. Le quali, tuttavia, possono essere divise in due ampie categorie : una composta da ordini specifici (come nel caso della phiale votiva di Fasi); una seconda pi generica, ornata da karya e balanoi. Per ambedue le categorie possiamo ulteriormente ipotizzare che comprendessero, ovviamente, varianti : per la prima, rappresentazioni pi generiche, come quelle della phiale da Solokha, e, forse, da Koul-Oba, coerenti alla pi generale cultura figurativa dellambiente duso, e non invece specifico come nel caso di un voto ad Apollo; per la seconda, per quanto riguarda la forma degli elementi a sbalzo, sempre con analogo profilo affusolato, ma variabili sia allinterno di
una comune pertinenza al regno vegetale sia invece raffiguranti protomi. Inoltre, si possono avere altri elementi aggiunti, come si verifica allintorno dellomphalos nella phiale a New York 95. Per quanto riguarda gli ambienti di produzione non possediamo elementi sicuri di giudizio 96. Le essenziali condizioni necessarie ad ospitare produzioni del genere consistono, oltre che nella tradizione toreutica, anche nella disponibilit del metallo prezioso e nella continuit di commesse. Queste tre condizioni paiono concentrarsi in ambienti orientali e dAsia Minore : nelle quali luso di recipienti in metalli preziosi, in specie oro, risale nel tempo e fa parte di un attestato cerimoniale della corte persiana 97. La disponibilit economica necessaria per effettuare commesse del genere propria, sia nella diacronia sia nella distribuzione geografica, di varie sedi : e a tale variabilit, si aggiungano, come ulteriori elementi di incertezza, sia i doni 98 sia i bottini 99 : cos che dallanalisi dei luoghi di ritrovamento finora noti non si pu dedurre quelli di produzione, se non in forma mediata e largamente ipotetica. Dalla fine del IV secolo la frammentazione politica dei regni dei Diadochi ha di certo portato ad aumentare gli ambienti di corte, e quindi le ipotizzabili potenzialit di produzione di recipienti in metalli preziosi di varie forme, oltre che di ornamenti personali, altrettanto preziosi : ma gli studi finora compiuti al riguardo hanno messo in evidenza le somiglianze reciproche dei prodotti noti, pur lasciando incerti sullidentificazione dellambiente nel quale specifici particolari siano stati elaborati, o addirittura inventati, e sulla direzione e la diacronia degli influssi e degli imprestiti100. Le corti tolemaica, seleucida, pergamena e quella
94. Minns 1913, p. 232 fig. 137; Tsetskhladze 1994 : la phiale, datata al V secolo, iscritta (cfr. Jeffery 1990, p. 373 n. 72), cos che possibile ricostruire come essa fosse stata dedicata nel santuario di Apollo a Fasi, dal quale stata successivamente asportata, in unoccasione bellica non determinabile, cos da essere poi deposta nella tomba di I secolo nella quale stata ritrovata; cfr. anche Treister 2005, p. 239-241. Per gli elementi figurati separati fra loro che decorano la superficie cfr. Ancient Gold 1998, p. 153 n. 81, phiale dal tesoro di Rogozen decorata con bucrani separati fra loro. 95. Bothmer 1962, p. 158 fig. 5; Bothmer 1984, n. 86. 96. Tutti pi recenti paiono essere i ritrovamenti di gruppi costituiti da arnesi toreutici : Treister 2001, p. 253-273 (Galjub); p. 274-279 (Herakleia di Lucania), p. 280-296 (antica Daors, odierna Osanici = Pfrommer 1990, p. 246, FK 86). Di epoca arcaica, invece, sono quelli da Berezan : Solovyov Treister
2004, e quelli, senza precisa provenienza, dalla Lidia : zgen-zturk 1996, p. 211-230, nn. 188-219. Non chiaro lo scopo della matrice in gesso di testa di Negro da Memphis : Cheshire 1996, p. 30-31 n. 4, figg. 15-16. Cfr. supra nt. 44. Gi Creso avrebbe dedicato a Delfi una phiale doro : Plut., Sol. 4, 5. Cfr. anche Hdt. 9, 80 circa la composizione del bottino conquistato dagli Spartani a danno dei Persiani dopo la battaglia di Platea. Ad esempio, la phiale doro donata al padre dellateniese Demus dal Gran Re di Persia : cfr. Vickers 1984. Cfr. supra, nt. 83. Il dono di coppe in metallo prezioso antica consuetudine orientale : Zaccagnini 1979. Cfr. supra, nt. 94; per altri esempi : Kallipolits Feytmans, 1948-1949; Nylander 1968; Rocco 1995; Guzzo 2002. Pfrommer 1982; Pfrommer 1983; Pfrommer 1987; Pfrommer 1990; Platz-Horster 2003, p. 235-237.
macedone, anche per la rispettiva incidenza politica oltre che per il trapasso, o lacquisizione, di precedenti tradizioni culturali e produttive, sembrano essere state le principali sedi propulsive di produzioni, utilitarie, votive, ad uso personale, oltrech di rappresentanza, in metalli preziosi. In questo quadro, il ruolo svolto dai centri principali di Magna Grecia e di Sicilia, come Taranto101 e Siracusa102, sembra essere stato collaterale a quello, che possiamo ritenere dominante, delle corti nate allinterno dellimpero di Alessandro. Anche in altre citt di Magna Grecia sappiamo si avessero recipienti preziosi, di funzione cultuale : Neapolis si offr di rimpinguare lerario della Repubblica ai tempi di Canne con il dono di quaranta patere doro; altrettanto offrirono i coloni latini di Paestum103. Liscrizione punica incisa sul fondo esterno della phiale a New York ne indica un uso, non sappiamo se ultimo nel tempo, entro un ambito culturale che comprende anche parte della Sicilia; il tesoro di argenteria con provenienza rivendicata a Morgantina, pur se composito nella sua consistenza104, documenta della frequenza, in diversi ambienti culturali dellisola, delluso di recipienti ed arredi preziosi. Altrettanto variata nella sua composizione largenteria sepolta entro il III secolo a Patern105, di successiva propriet di personaggi italici106, che potrebbero esser stati mercenari. La totalit dei ritrovamenti finora effettuati nellisola, per quanto sprovvisti di dati di contesto, sembra con verosimiglianza costituire insiemi composti da disparate acquisizioni e non da commesse unitarie e coerenti. Se ne deduce che gli oggetti non provengono nei luoghi di ritrovamento direttamente dagli ambienti di produzione, ma sono stati sottratti ai rispettivi, precedenti proprietari. Dove risiedessero, e chi fossero questi fin ozioso chiederselo : considerando la fase storica durante la quale assistiamo alle pi ampie
mobilit di uomini e di cose, motivate nella maniera pi varia. La notazione numerale acrofonica pseudoascendente sulla nostra phiale assicura che essa stata incisa in Sicilia in un momento, non definibile, del suo uso. I modelli decorativi presenti in alcune phialai doro non sembrano permettere di restringere la ricerca della rispettiva localizzazione produttiva; in diversa categoria di prodotti preziosi si solidamente argomentata la loro diffusione geografica duso : derivante da un artigiano itinerante107, oppure da comune riferimento agli stessi schemi da parte di botteghe differenti fra loro. Nella nostra phiale le palmette a rilievo sulla fascia interna contigua allomphalos, come i girali incisi allesterno, rientrano in schemi consueti e diffusi, dei quali del tutto incerto, come si anticipato, tentare di identificare il protos euretes. Lavvolgimento triplice che stringe le linee intercalate alle ghiande nella terza corona pu rimandare ad analogo motivo documentato in phialai dargento da Tuch el-Karamus108, di periodo achemenide pre-ellenistico. Ma la resa stilistica mostra una secchezza di tratto del tutto differente da quanto si vede nel nostro esemplare : anche se altri prodotti toreutici documentano di stretti rapporti fra Alessandria e Taranto109, tuttavia consistenti in importazioni dalla prima alla seconda, per essere in questultima utilizzati come necessari arredi a servizio di culti di origine egiziana. La fascia interna intorno allomphalos della phiale a New York decorata da palmette racchiuse in una linea semicircolare, con estremit inferiori ripiegate allinterno110 ; la fascia esterna allomphalos liscia. La forma delle palmette si pu confrontare con quella analoga della phiale fittile dal deposito votivo della Mannella a Locri Epizefiri, non tuttavia marginata da alcun elemento rialzato.
101. Lippolis 2002, 120-121. Il trionfo di Fabio Massimo su Taranto nel 209 fu magnificato anche per la grande quantit di vasellame prezioso conquistato : Liv. 27, 16, 7. 102. legittimo supporre che fra gli ingenti tesori (Plut., Marc. 19) che costituivano il bottino razziato dopo la conquista della citt da parte di Marcello nel 212 fossero anche recipienti di metallo prezioso. Lattivit di una bottega toreutica si pu dedurre dallaneddoto relativo alla indagine compiuta da Archimede allo scopo di definire la proporzione di oro e di argento nella corona che Ierone di Siracusa aveva commis-
sionato : Vitruv. 9, praef. 9. Guzzo 1998, 27-28. Guzzo 2002. Platz-Horster 2003, p. 235. De Simone 2003. Williams 1988. Pfrommer 1987, p. 152-153, tav. 16-17, KTK 13-15. Pfrommer 1987, p. 160-167. Bothmer 1962, p. 158 fig. 5.
Ulteriore differenza in queste decorazioni accessorie fra questa phiale e la nostra costituita dal fatto che il grosso filo che margina la fascia decorata interna liscio, mentre quello della nostra godronato. Analogo tra le due phialai in oro il triplice avvolgimento che stringe le linee intercalate fra le ghiande nella terza corona : ma si visto come esso sia attestato in prodotti alessandrini, e quindi pu essere stato imitato da botteghe diverse fra loro. Oltre alle incertezze derivanti dallanalisi dei motivi decorativi, si anticipato come il ridotto numero di recipienti preziosi coerenti con la nostra phiale renda del tutto inaffidabili associazioni produttive. Si crede sia soltanto giustificato quanto proposto poco pi sopra circa i pochi collegamenti che si stati in grado di cogliere : in quanto lesemplare ceramico da ritenersi calco di un recipiente metallico, per noi perduto. La produzione della nostra phiale pu essere avvenuta in uno dei centri principali del mondo ellenistico, entro il IV secolo : forse lo stesso dal quale proviene la phiale ora a New York. Circa lambiente duso pi recente, da assumersi corrispondente a quello di seppellimento, la nostra conoscenza si limita a quanto risultato dalle indagini giudiziarie compiute : cio allidentificazione del comune moderno, ma non a quella dei collegamenti del contesto antico. Tra la produzione ed il seppellimento, la phiale stata (anche) di propriet del dorico figlio di Axyriv/ Axyriov, allinterno di una societ non pi identificabile entro le zone occidentali e settentrionali della Sicilia. Liscrizione, pur nella sua stringatezza, documenta della compilazione di un inventario : quasi sicuramente in un contesto templare, del quale per non fornita alcuna indicazione circa la divinit titolare e la localizzazione : che possiamo tuttavia dedurre sia stata l dove si utilizzava il sistema numerale acrofonico pseudoascendente111.
Laccuratezza e la posizione evidente delliscrizione indicano che si desiderava che essa fosse ben leggibile : e, di conseguenza, rendere noto ai devoti il pio dono compiuto da Ahmarxov, di certo personaggio dominante di quella societ, anche se non necessariamente investito di una carica pubblica. La mancata conoscenza dei dati di ritrovamento ci impedisce di conoscere se la phiale tornata alla luce allinterno del deposito votivo, o in diverso contesto, come pure altrove documentato per doni votivi112. Ove sia reale quanto appena ipotizzato, Ahmarxov stato uno dei proprietari della phiale, e non necessariamente lultimo prima della divinit titolare del tesoro allinterno del quale stata inventariata, come dimostra liscrizione. Che questultima abbia avuto, come appena anticipato, un carattere pubblico si ricava e contrario dalla cursoriet e dalla posizione in settori non evidenti dei graffiti, ma anche delle notazioni puntinate, che registrano sia i proprietari sia i pesi di altri recipienti in metalli preziosi. Come si verifica nella phiale a New York : anchessa sembra essere passata da una mano allaltra, a giudicare dalle diverse lingue che esprimono i graffiti su di essa incisi. Poich il luogo di ritrovamento della nostra phiale stato dalle indagini giudiziarie accertato essere il territorio di Caltavuturo, si spinti ad ipotizzare che anche quella a New York, simile per costruzione generale pur se differente in particolari, provenga dalla stessa localit oppure, genericamente, dalla Sicilia : nella quale documentata la diffusione sia del greco sia del punico. Ma non sembra motivato spingersi oltre con le ipotesi : cos che ci si limita a deprecare, ancora una volta, quanto comportamenti illegittimi, e conseguenti cinici commerci, danneggino, limitandola, la ricerca storica e la conoscenza dellAntichit113.
111. Guzzo 2002, p. 31 e ntt. 45, 47 con bibl. prec. 112. Cfr. supra nt. 94. 113. alla generosit di Francesca Spatafora e di Stefano Vassallo che debbo lopportunit di aver potuto studiare questo
reperto : a loro va tutta la mia gratitudine. Ringrazio Maria Giulia Amadasi, Annalisa Polosa, Serena Querzoli, Malcolm Bell, Carlo Gasparri e Nicola Parise per preziosi consigli e suggerimenti.
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