Source: https://www.fiscomania.com/2018/01/digital-wallet-iva-bitcoin/
Timestamp: 2018-04-27 06:27:54+00:00
Document Index: 55937307

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 135', 'art. 135', 'art. 10', 'art. 135', 'art. 15', 'art. 135', 'art. 10', 'art. 135', 'art. 135', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 135', 'art. 135', 'art. 14', 'art. 135', 'sentenza ', 'art. 135', 'art. 10', 'art. 135', 'art. 135', 'art. 135']

Digital Wallet: esenzione Iva e transazioni Bitcoin - Fiscomania
Digital Wallet: regime di esenzione Iva delle transazioni Bitcoin
Transazioni Bitcoin. L’equiparazione sostanziale tra Bitcoin e moneta legale (sentenza Hedqvist) avvicina il mondo della moneta virtuale a quello finanziario tradizionale. Nell’ambito di tale contesto passeremo in rassegna una serie di servizi (Digital Wallet, “mining”) che rendono possibile lo scambio della moneta virtuale per capire se godono dell’esenzione (art. 135, par. 1 lett. e, della Direttiva IVA) prevista per le operazioni finanziarie o se invece devono essere assoggettati ad Iva.
Nel corso degli ultimi mesi stiamo assistendo alla diffusione del fenomeno dei Bitcoin. Si tratta di una moneta virtuale, non agganciata a nessun valore sottostante, che circola online e sulla quale vengono effettuate transazioni finanziarie a scopo speculativo.
Come tutte le monete, anche il Bitcoin può essere utilizzato anche come mezzo di scambio per il pagamento di beni e servizi. Naturalmente è necessario che le parti si accordino per accettare questo tipo di pagamento.
Accanto al regime di tassazione dei Bitcoin di cui vi abbiamo parlato in questo contributo: “Bitcoin il regime fiscale di tassazione“, adesso concentriamo la nostra attenzione i servizi legati a questa moneta.
In particolare, in questo contributo passeremo in rassegna una serie di servizi, come il Digital Wallet e il Mining. Si tratta di servizi che rendono possibile lo scambio della moneta virtuale. L’obiettivo è quello di capire se tali servizi godono dell’esenzione (art. 135, par. 1 lett. e, della Direttiva IVA) prevista per le operazioni finanziarie o se invece devono essere assoggettati ad Iva.
Servizi finanziari secondo la Direttiva Iva
Operazioni esenti Iva ex art. 10
Caso Hedqvist: scambio di Bitcoin esente Iva
Legame tra Bitcoin e moneta legale
I servizi connessi ai Bitcoin
Il servizio Digital Wallet
Digital Wallet imponibili Iva
Servizio di Mining
Servizi d’intermediazione
Ai sensi dell’art. 135 della Direttiva 2006/112/CE gli Stati membri esentano le seguenti operazioni:
La lett. d) esenta le operazioni, compresa la negoziazione, relative ai depositi di fondi, ai conti correnti, ai pagamenti, ai giroconti, ai crediti, agli assegni e ad altri effetti commerciali. Ad eccezione del ricupero dei crediti;
La lett. e) esenta le operazioni, compresa la negoziazione, relative a divise, banconote e monete con valore liberatorio. Ad eccezione delle monete e dei biglietti da collezione ossia monete d’oro, d’argento o di altro metallo e biglietti che non sono normalmente utilizzati per il loro valore liberatorio o presentano un interesse per i numismatici;
Infine, la lett. f) stabilisce l’esenzione per quanto concerne la negoziazione ma eccettuate la custodia e la gestione, relative ad azioni, quote parti di società o associazioni, obbligazioni e altri titoli. Ad esclusione dei titoli rappresentativi di merci e dei diritti o titoli di cui all’art. 15, paragrafo 2.
L’esenzione per tali prestazioni ovviano alla oggettiva difficoltà per il prestatore di determinare la base imponibile, nonché l’importo dell’Iva detraibile. Iva che può determinare a valle un aumento dei costi per l’accesso dei consumatori ai suddetti servizi.
L’articolato normativo individua la maggior parte delle prestazioni concentrate nell’ambito del settore bancario-creditizio e cioè a dire operazioni su valuta, legate a rapporti di conto corrente, depositi, assegni, giroconti ed ancora operazioni sui titoli. È esclusa la semplice gestione dei suddetti rapporti nonché la custodia (considerati servizi generici).
Il legislatore nazionale recepisce l’art. 135, par. 1, lett. da d) a f) nell’art. 10, comma 1, n. 1 e 4 del DPR n. 633/72.
Spostando l’attenzione sulle operazioni che rientrano nella lett. d) dell’art. 135 e quelle nella lett. e), è utile stabilire quale sia la ratio di entrambe le lettere in modo da capire anche quali servizi sono sussumibili nell’una o nell’altra categoria. Tale distinzione è stata funzionale alla Corte UE per inquadrare il servizio di acquisto e vendita di bitcoin verso un corrispettivo, individuato nella moneta legale, nelle operazioni esenti. Operazioni di cui alla lett. e) dell’art. 135 della Direttiva (sentenza Hedqvist).
Nella lett. d) rientrano le operazioni che conferiscono un diritto ad una somma di danaro o che attribuiscono un effetto commerciale analogo. Nella lett. e) invece la somma di danaro rappresentata da una valuta o moneta rappresenta l’oggetto principale della transazione senza assumere a valore di strumento di pagamento di una controprestazione. Sul punto, in maniera molto chiara la Corte UE nella sentenza Hedqvist, osserva che oggetto di una transazione è la valuta quale bene in sé considerato, la norma di riferimento è l’art. 135, paragrafo 1, lett. e).
Il caso sottoposto alla Corte UE riguardava il sig. Hedqvist che, tramite Internet, effettuava acquisto e vendita di Bitcoin dietro un corrispettivo di corone svedesi. Il prezzo dei bitcoin si basava su di un indice di una determinata piattaforma di cambio, con l’aggiunta di una percentuale a titolo di corrispettivo per il cambio.
Il fornitore ha inteso il servizio reso come esente Iva in base alla legge svedese, considerandolo servizio finanziario. Viceversa l’amministrazione fiscale svedese ha ritenuto tale prestazione non rientrante nella categoria prevista e pertanto il Tribunale ha sollevato le seguenti questioni pregiudiziali:
Se le operazioni indicate come cambio di valuta virtuale contro valuta tradizionale e viceversa, effettuato dietro un corrispettivo costituiscono prestazione di servizi effettuata a titolo oneroso ai sensi della Direttiva Iva;
In caso di risposta affermativa alla prima questione, se tale servizio è esente ai sensi dell’art. 135, paragrafo 1, della Direttiva Iva.
La Corte, in risposta alla prima domanda, ha escluso che la valuta virtuale a flusso bidirezionale bitcoin, cambiata contro valute tradizionali nel contesto di operazioni di cambio, possa essere qualificata come “bene materiale” ai sensi dell’art. 14 della Direttiva Iva. Questo poiché la sua finalità è quella di un mezzo di pagamento e dunque conclude che tale operazione è una prestazione di servizi a titolo oneroso.
La Corte, poi, considera che le operazioni relative a valute non tradizionali (Bitcoin), ovvero diverse dalle monete con valore liberatorio in uno o più Paesi, costituiscono operazioni finanziarie. Questo in quanto tali valute siano state accettate dalle parti di una transazione quale mezzo di pagamento alternativo ai mezzi di pagamento legali e non abbiano altre finalità oltre a quella di un mezzo di pagamento.
Il legame tra il Bitcoin e la moneta legale è dato dal valore liberatorio che entrambi gli strumenti hanno. Nel caso della moneta legale il valore liberatorio è legittimato dalla legge. Nel caso del Bitcoin dall’accordo contrattuale in cui le parti volontariamente accettano l’effetto della moneta virtuale. Sotto il profilo Iva entrambi gli strumenti a dette condizioni devono ricevere lo stesso trattamento.
Posto dunque che l’acquisto e la vendita di Bitcoin verso un corrispettivo formato da una moneta legale è una prestazione di servizi esente, in particolare una operazione avente oggetto moneta, occorre valutare quale trattamento riservare ad una serie di servizi connessi allo scambio di Bitcoin.
Occorre capire se tali servizi sono soggetti ad Iva o esenti è una questione che interessa tanto le amministrazioni degli Stati membri quanto gli operatori del settore.
La valutazione in termini di assoggettamento ad Iva o esenzione dei servizi connessi allo scambio dei Bitcoin transita per i principi espressi dalla Corte unionale nell’ambito dei servizi informatici connessi alle operazioni finanziarie.
Il Digital Wallet rappresenta un software attraverso cui gli users (coloro che utilizzano i bitcoin) possono conservare la moneta elettronica. Oppure, con esso eseguire transazioni tra loro inviando e ricevendo bitcoin.
Il Digital Wallet è dunque un servizio che può essere realizzato da un terzo il più delle volte, senza la corresponsione di alcun corrispettivo. Tuttavia, gli users (coloro che possiedono i bitcoin) possono anche non utilizzare tale servizio potendo essi stessi effettuare movimentazioni dei bitcoin autonomamente.
Nei casi in cui sia previsto un corrispettivo per il servizio occorre chiarire se esso possa essere considerato esente ai sensi dell’art. 135, par. 1, lett. e) o lett. d). [norme che prevedono rispettivamente l’esenzione per le operazioni, compresa la negoziazione, relative a divise, banconote e monete con valore liberatorio (…) e, l’esenzione per le operazioni, compresa la negoziazione, relative ai depositi di fondi, ai conti correnti, ai pagamenti, ai giroconti (…) ].
I servizi di Digital Wallet, quindi, sembrano identificarsi concretamente nella messa a disposizione di un software o piattaforma ove conservare e/o prelevare bitcoin per poterli utilizzare. Tale servizio potrebbe per certi versi essere assimilato ad un deposito o ad un conto corrente bancario, dove il cliente ritira e usa il proprio danaro. Se si seguisse il ragionamento della sentenza Hedqvist, che ha equiparato sotto il profilo funzionale i bitcoin ad uno strumento di pagamento tradizionale, tali servizi (digital wallet) dovrebbero essere esentati ai sensi della lett. d) dell’art. 135 (art. 10, comma 1 del DPR n. 633/1972).
Questo in quanto operazioni concernenti conto corrente giroconti etc. Tale equiparazione appare, tuttavia, una forzatura, in quanto, per i servizi tradizionali di conto corrente e deposito è necessaria una professionalità tale che non ogni soggetto passivo è in grado di erogarli. Infatti i principali fornitori dei servizi di deposito e/o conto corrente sono enti o istituti specifici (istituti di credito).
Nel caso di specie la conservazione dei bitcoin e il prelievo non necessita di una professionalità particolare in quanto sono operazioni fattibili dagli stessi users senza l’apporto di un terzo. Ne consegue che sono da considerare servizi connessi alle operazioni con i bitcoin e pertanto l’esenzione dei predetti servizi va valutata attentamente. Pertanto, si ritiene che i servizi di Digital Wallet, non essendo essenziali al fine di operare trasferimenti di bitcoin tra gli users e quindi non possano godere dell’esenzione di cui al citato art. 135, lett. d) della Direttiva.
Il servizio di Mining consiste in un processo di validazione della richiesta di bitcoin da parte degli users finalizzata a realizzare delle transazioni. In sostanza i miners eseguono una serie di attività al fine di elaborare e confermare (validazione) la richiesta di bitcoin da parte degli utenti.
Considerata la natura del servizio e la finalità si ritiene che tali operazioni siano esenti ai sensi dell’art. 135, par. 1, lett. d) della Direttiva Iva. In particolare, tali servizi, contrariamente a quanto visto per i Digital Wallet, sembrano avere una connessione molto stretta con il processo di trasferimento dei bitcoin.
Questo in quanto prevedono la validazione degli stessi conferendo un grado di attendibilità e sicurezza delle transazioni. Inoltre, sembra che i miners siano in grado di generare bitcoin. Dunque si pongono su una scala molto importante di tutto il processo di gestione della moneta virtuale.
In taluni casi, si può configurare un servizio di pura intermediazione finalizzato allo scambio diretto dei bitcoin. Il prestatore, in sostanza, mette a disposizione una piattaforma di libero scambio cui accedono direttamente gli users.
Tale prestazione non ha sicuramente natura finanziaria e quindi è fuori dal raggio di azione dell’esenzione.
iva news	2018-01-11
gennaio 15, 2018 at 20:43
come dichiarato nell’articolo, anche io non pago nulla per il servizio di Digital Wallet tenuto su un sito terzo.
Pago una commissione nel momento in cui converto euro in bitcoin e viceversa.
Non ho capito quindi cosa devo fare visto che “si ritiene che i servizi di Digital Wallet, non essendo essenziali al fine di operare trasferimenti di bitcoin tra gli users e quindi non possano godere dell’esenzione di cui al citato art. 135, lett. d) della Direttiva.” ma io non ricevo nessuna fattura per il servizio gratuito offerto.
gennaio 15, 2018 at 22:16
Lei non deve fare niente. Si parla di esenzione Iva delle transazioni che riguardano i Bitcoin.