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Timestamp: 2019-12-11 01:01:37+00:00
Document Index: 158089858

Matched Legal Cases: ['art 31', 'art 31', 'art.31', 'art 31', 'art 31', 'art 31', 'art 65', 'art 63', 'art 31', 'art 412', 'art 412', 'art 31', 'art 421', 'art 31']

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Collegato lavoro: conciliazione e arbitrato
L’art 31 del collegato lavoro, disciplina le ipotesi di conciliazioni e arbitrato.Le conciliazioni diventano del tutto facoltative.
Di Massima Di Paolo	 23 Novembre 2010
L’art 31 del collegato lavoro, disciplina le ipotesi di conciliazioni e arbitrato. Questo è uno dei due articoli per il quale il presidente della Repubblica, lo scorso 31 marzo, rinviava la precedente versione del ddl lavoro alle Camere, poichè, “non è possibile acconsentire alla formulazione del comma 9 art.31 ddl lavoro, secondo cui, la decisione di devolvere ad arbitri la definizione di eventuali controversie può essere assunta non solo in costanza di rapporto allorché insorga la controversia, ma anche nel momento della stipulazione del contratto, attraverso l’inserimento di apposita clausola compromissoria..”.
L’art 31, ridisegna la sezione del codice di procedura civile recante le disposizioni generali in materia di controversie individuali di lavoro, trasformando il tentativo di conciliazione, attualmente obbligatorio, in facoltativo. L’unica eccezione, rimane il tentativo di conciliazione sui cd. “lavori certificati”, di cui all’articolo 80, comma 4, del d. lgs. n. 276/2003, che continua ad essere obbligatorio (art 31 co 2).
Il tentativo di conciliazione diviene facoltativo anche per il settore pubblico poichè, il co 9 dell’art 31, dopo aver abrogato gli art 65 (tentativo di conciliazione obbligatorio nelle controversie individuali) e 66 (collegio di conciliazione) del d. lgs 30 n. 165/2001, stabilisce che la normativa privata prevista si applica anche alle controversie ex art 63 co 1 d. lgs 30 n. 165/2001.
La conciliazione, può essere proposta, anche, tramite l’associazione sindacale alla quale l’interessato aderisce o conferisce mandato. La comunicazione della richiesta di espletamento del tentativo di conciliazione interrompe la prescrizione e sospende, per la durata del tentativo di conciliazione e per i 20 giorni successivi alla sua conclusione, il decorso di ogni termine di decadenza.
Ove ciò non avvenga, ciascuna delle parti è libera di adire l’autorità giudiziaria. Entro i dieci giorni successivi al deposito, la commissione fissa la comparizione delle parti per il tentativo di conciliazione, che deve essere tenuto entro i successivi trenta giorni. Dinanzi alla commissione il lavoratore può farsi assistere anche da un’organizzazione cui aderisce o conferisce mandato.
L’art 31 del collegato, riscrive integralmente l’art 412 c.p.c (Risoluzione arbitrale della controversia) stabilendo che:
il termine per l’emanazione del lodo, che non può comunque superare i sessanta giorni dal conferimento del mandato, spirato il quale l’incarico deve intendersi revocato;
le norme invocate dalle parti a sostegno delle loro pretese e l’eventuale richiesta di decidere secondo equità, nel rispetto dei princìpi generali dell’ordinamento e dei princìpi regolatori della materia, anche derivanti da obblighi comunitari.
Viene sostituito anche l’art 412-ter c.pc. (Altre modalità di conciliazione e arbitrato previste dalla contrattazione collettiva):
La conciliazione e l’arbitrato, in materia di controversie individuali di lavoro, possono essere svolti inoltri presso le sedi e con le modalità previste dai contratti collettivi sottoscritti dalle associazioni sindacali maggiormente rappresentative.
Vi è poi un’altra possibilità prevista dal comma 8 dell’art 31 (che riscrive l’art 421-quater c.p.c) ossia l ‘arbitrato innanzi a un collegio costituito a iniziativa delle parti:
Il comma 10 dell’art 31 stabilisce che:
Nelle controversie individuali di lavoro, le parti contrattuali possono pattuire clausole compromissorie che rinviino alle modalità di esecuzione dell’arbitrato di cui agli artt. 412 (presso la commissione di conciliazione) e 412-quater (presso il collegio di conciliazione e arbitrato irrituale) quando:
Inoltre, in ossequio ai rilievi di Napolitano, si prevede che, a tutela della libertà dell’arbitrato, “le commissioni di certificazione accertano, all’atto della sottoscrizione della clausola compromissoria, la effettiva volontà delle parti di devolvere ad arbitri le eventuali controversie nascenti dal rapporto di lavoro. (le parole in neretto sono state aggiunte dopo i rilievi del Colle).
Cosa molto importante è che:
La clausola compromissoria non può riguardare controversie relative alla risoluzione del contratto di lavoro; vale a dire in caso di licenziamenti.
Davanti alle commissioni di certificazione le parti possono farsi assistere da un legale di loro fiducia o da un rappresentante dell’organizzazione sindacale o professionale a cui abbiano conferito mandato. Per le restanti parti, nulla cambia rispetto alla stesura originaria della L. 183/2010.
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