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Timestamp: 2017-01-23 19:39:51+00:00
Document Index: 26121503

Matched Legal Cases: ['art. 67', 'art. 48', 'art. 67', 'art. 32', 'art. 2', 'art. 409', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 48', 'art. 1', 'art. 62', 'art. 99', 'art. 67', 'art. 32', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 2', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 2', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 68', 'art. 68', 'art. 301', 'art. 67', 'art. 10', 'art. 65', 'art. 37', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 26', 'art. 7', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 12', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 14', 'art14', 'art. 26', 'art. 55', 'art. 26', 'art. 47', 'art. 17', 'art. 40', 'art. 14', 'art. 26', 'art. 3', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 9', 'art. 37', 'art. 32', 'art 17', 'art 17', 'art. 4', 'art. 306', 'art. 1', 'art.90', 'art 59', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 90', 'art.90', 'art.12', 'art. 26', 'art 15', 'art. 90', 'art. 2087', 'art. 37', 'art. 2']

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Emma Simonetti
1 Mensile di aggiornamento e approfondimento in materia di sicurezza sul lavoro Numero 6 Giugno 20142 Sommario APPROFONDIMENTI Datori di lavoro e dirigenti NUOVE ATTIVITÀ E SICUREZZA SUL LAVORO: AL DEBUTTO IL NUOVO MODELLO UNICO Individuate le informazioni da trasmettere all'organo di vigilanza in caso di costruzione e di realizzazione di edifici o locali da adibire a lavorazioni industriali, nonché nei casi di ampliamenti e di ristrutturazione di quelli esistenti Mario Gallo, Il Sole 24 ORE Guida al Lavoro, maggio 2014, n Prevenzione incendi OBBLIGATORIETÀ DELL'AGGIORNAMENTO DEGLI ADDETTI ANTINCENDIO PER IL RILASCIO DEL CPI Negli ultimi tempi sono sempre più numerose le segnalazioni da parte di imprese alle quali, in sede di rinnovo del certificato di prevenzione incendi, viene richiesto da parte del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco l'attestato di partecipazione al corso di aggiornamento per addetto antincendio. Tale richiesta è supportata dalla Circolare prot del 23 febbraio 2011 emessa dal Ministero dell'interno - Direzione Centrale per la Formazione che prevedeva semplici indicazioni per uniformare, su scala nazionale, i programmi formativi qualora le imprese facessero volontaria richiesta di corsi di aggiornamento. Pierpaolo Masciocchi, Il Sole 24 ORE - Antincendio24, 20 maggio 2014, n. 2 7 Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza VALUTAZIONE DEL RISCHIO E RLS: STRUMENTI E MODALITÀ OPERATIVE DELLA CONSULTAZIONE E DELLA PARTECIPAZIONE Un'efficace consultazione e conseguente partecipazione attiva del RLS al processo di valutazione del rischio sono necessari per una corretta identificazione dei reali fattori di pericolo e nella conseguente definizione di scelte appropriate da parte del Datore di Lavoro nell'ambito del sistema di prevenzione e protezione aziendale. Fabrizio Nobile, Il Sole 24 ORE - Sicurezza24, 15 maggio Sicurezza e appalti SICUREZZA DEL LAVORO E APPALTI: I CHIARIMENTI MINISTERIALI La Commissione del Ministero del lavoro per gli interpelli in materia di sicurezza interviene sulla documentazione obbligatoria per la verifica dell'idoneità tecnico-professionale di imprese e lavoratori autonomi da parte del committente in caso di appalti Mario Gallo, Il Sole 24 ORE Guida al Lavoro, 2 maggio 2014, n L ESPERTO RISPONDE 17 RASSEGNA DI NORMATIVA 20 2 Chiuso in redazione il 4 giugno 20143 Datori di lavoro e dirigenti Nuove attività e sicurezza sul lavoro: al debutto il nuovo modello unico Individuate le informazioni da trasmettere all'organo di vigilanza in caso di costruzione e di realizzazione di edifici o locali da adibire a lavorazioni industriali, nonché nei casi di ampliamenti e di ristrutturazione di quelli esistenti Mario Gallo, Il Sole 24 ORE Guida al Lavoro, maggio 2014, n D.M. 18 aprile 2014 (Comunicato in G.U , n. 106) Con l'emanazione del decreto dei Ministri del lavoro e P.S. e per la semplificazione e la pubblica amministrazione del 18 aprile 2014, è stato aggiunto uno dei tanti tasselli ancora mancanti per la completa attuazione del D.Lgs. n. 81/ 2008; il provvedimento, pubblicato sul sito del Ministero del lavoro (comunicato in Gazzetta Ufficiale 9 maggio 2014, n. 106), attua la riformata disciplina in materia di notifica all'organo di vigilanza dei nuovi insediamenti produttivi e delle modifiche apportate a quelli preesistenti prevista dall'art. 67 del cd. "Testo unico" della sicurezza n. 81/2008. Si tratta di un obbligo di comunicazione, questo, molto risalente nel nostro ordinamento giuridico in quanto previsto originariamente dall'art. 48 del D.P.R. n. 303/1956, che con la riforma del 2008 è stato riprodotto nel citato art. 67 ma che, recentemente, è stato "alleggerito" prima con il D.Lgs. n. 106/2009 e da ultimo profondamente modificato dall'art. 32, comma 1, lett. (cd. decreto "del fare"), convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, che, invero, ha introdotto importantisemplificazioni che raccordano la disciplina antinfortunistica con quella dello Sportello unico delle attività produttive (Suap) e, in particolare, ha previsto il modello Unico Nazionale (Mun) di comunicazione che è stato ora definito dal decreto interministeriale del 18 aprile 2014 (si veda la tabella uno). I datori di lavoro obbligati alla comunicazione L'obbligo di presentazione del nuovo modello unico ricade sui datori di lavoro, pubblici e privati, che occupano lavoratori subordinati ed equiparati, secondo la definizione contenuta nell'art. 2, comma 1, lett. b), dello stesso decreto nei casi di costruzione e di realizzazione di edifici o locali da adibire a "lavorazioni industriali", nonché nei casi di ampliamenti e di ristrutturazioni di quelli esistenti (1). Il comma 4 dello stesso articolo, tuttavia, circoscrive come in passato l'adempimento in questione qualora nel nuovo insediamento o in quello da ampliare o ristrutturare è prevista la presenza di più di tre lavoratori; è bene precisare che nel computo non vanno considerati solo i lavoratori subordinati (art c.c.) ma anche gli altri equiparati dalla predetta norma come, ad esempio, i soci lavoratori, gli associati in partecipazione d'opera (artt e ss. c.c.), i collaboratori coordinati e continuativi (art. 409 c.p.c.) e i lavoratori a progetto (artt. 61 e ss., D.Lgs. n. 276/2003) che svolgono la propria prestazione nei luoghi di lavoro del committente. Il risultato, quindi, è che l'adempimento in questione interessa anche i titolari di attività che non occupano lavoratori subordinati ma, ad esempio, si avvolgono solo di soci lavoratori ipotesi questa molto diffusa.4 Le attività interessate e le esclusioni tra conferme e nuove incertezze Occorre, poi, anche osservare che oltre al parametro dimensionale l'art. 67 circoscrive l'adempimento ai luoghi di lavoro da adibire o già adibiti a lavorazioni industrialie, come si desume dal decreto del 18 aprile 2014, sempreché siano interessati da un intervento edilizio di nuova costruzione, di ampliamento o di ristrutturazione. Invero, l'art. 67, comma 1, prevede che "In caso di costruzione e di realizzazione di edifici o locali da adibire a lavorazioni industriali, nonché nei casi di ampliamenti e di ristrutturazioni di quelli esistenti, i relativi lavori devono essere eseguiti nel rispetto della normativa di settore e devono essere comunicati all'organo di vigilanza competente per territorio..."; tale disposizione è apparsa fin da subito alquanto controversa in quanto non è chiaro se vi rientrano anche i casi di semplici adattamenti per lavorazioni industriali di edifici già esistenti senza interventi edilizi, ipotesi, questa, che invece era prevista dall'abrogato art. 48 del D.Lgs. n. 303/1956. Inoltre, poiché la norma fa espresso riferimento alle "lavorazioni industriali", riprodotta anche nell'art. 1 del decreto 18 aprile 2014, sono da ritenersi comprese sia le attività propriamente industriali e, sulla base degli orientamenti espressi in passato dalla giurisprudenza sulla nozione di attività "industriale", anche quelle artigiane e zootecniche considerate assimilabili; sembrano escluse, quindi, quelle commerciali anche se, occorre osservare, che nella modulistica predisposta da alcune aziende sanitarie locali - da ritenersi ora non più valida con l'entrata in vigore del decreto 18 aprile erano state, comunque, considerate come sottoposte a notifica. Si tratta, quindi, di profili problematici che dovrebbero essere chiariti quanto prima per evitare nuovi comportamenti difformi sul territorio nazionale; si osservi ancora che secondo l'art. 62, comma 2, del D.Lgs. n. 81/2008, sono esclusi dalla nozione di luogo di lavoro, ai fini del titolo II e quindi anche dell'art che è contenuto nello stesso - i cantieri temporanei o mobili (per i quali si applica la disciplina del titolo IV e in particolare l'obbligo di notifica all'asl e la Dtl previsto dall'art. 99), le industrie estrattive e i campi, i boschi e gli altri terreni facenti parte di un'azienda agricola o forestale. Il modello unico a matrice e le semplificazioni Il modello unico introdotto dal decreto del 18 maggio 2014 dovrebbe semplificare, quindi, la vita dei datori di lavoro; infatti, prima della sua emanazione gli stessi dovevano notificare il nuovo insediamento o le modifiche di quello già esistente all'azienda sanitaria locale (Asl) competente per territorio, specificando l'oggetto delle lavorazioni e le principali modalità di esecuzione delle stesse, nonché la descrizione delle caratteristiche dei locali e degli impianti (art. 67, comma 1). Nella prassi accadeva, però, che ogni Asl predisponeva una propria modulistica e, almeno in alcuni casi, chiedeva una notevole mole di notizie e di documentazione che frequentemente andava ben oltre la ratio dell'adempimento che ha finalità essenzialmente conoscitive, e con l'imposizione anche di oneri; in tal senso le richieste erano tra le più disparate e proprio per esigenze di semplificazione ma anche di uniformazione il legislatore con l'art. 32, comma 1, lett. e), del D.L. n. 69/2013, come accennato ha profondamente modificato l'art. 67 inserendo il nuovo comma 2, in base quale le notifiche non dovranno essere più effettuate direttamente all'organo di vigilanza ma, sempre prima dell'esecuzione dell'intervento, attraverso lo Sportello unico per le attività produttive (Suap), con le modalità stabilite dal regolamento di cui al D.P.R. 7 settembre 2010, n. 160, insieme quindi all'istanza o alla segnalazione relativa all'avvio delle attività produttive, e sulla base del modello unico previsto ora dal decreto del 18 maggio 2014; con questa procedura la disciplina viene così allineata con quella prevista in materia di antincendio. Invero, nel comunicato del Ministero del lavoro e P.S. del 12 maggio 2014, si afferma che "Le informazioni da trasmettere nei casi suindicati potranno essere trasmesse all'organo di vigilanza utilizzando l'apposita modulistica disponibile nella presente sezione " e tale precisazione potrebbe creare confusione; su questo punto, invece, l'art. 67, comma 3, è chiaro: saranno le amministrazioni che ricevono le comunicazioni a trasmettere in via telematica all'organo di vigilanza competente per territorio il modello unico. Per quanto, invece riguarda la struttura del modello occorre rilevare che appare, invero, molto semplificato ma non mancano - come al solito - alcuni punti poco chiari; infatti, il datore di lavoro oltre a dover riportare i dati anagrafici dell'impresa (denominazione o ragione sociale, partita Iva, codice ATECO ecc.) deve anche precisare il numero totale dei "lavoratori della ragione sociale" e gli impiegati: anche se non è chiaro se il riferimento dovrebbe essere al numero complessivo dei 45 lavoratori dell'impresa, secondo la definizione dell'art. 2, comma 1, lett. a) del D.Lgs. n. 81/2008, e a quelli occupati presso il sito oggetto dell'intervento edilizio. Nel modello, inoltre, per ogni ciclo lavorativo vanno fornite une serie d'informazioni, che ricalcano lo schema classico a matrice blocchi-postazioni, come, ad esempio, l'area/reparto/luogo di lavoro, le fasi del ciclo lavorativo, l'elenco delle attrezzature di lavoro, delle macchine, degli apparecchi, degli utensili, degli impianti sia di produzione e che di servizio (climatizzazione, riscaldamento ecc.), le materie prime, i semilavorati e le sostanze e i prodotti impiegati, gli scarti di lavorazione (quindi anche i rifiuti), le mansioni/postazioni e i principali rischi per la salute e la sicurezza. Al modello, inoltre, deve essere allegata una piantina dell'edificio sul quale si attua l'intervento edilizio con indicate le strutture in costruzione e quelle in demolizione, il layout, la destinazione d'uso di ogni singolo locale, la presenza di locali sotterranei o semisotterranei (2); si osservi, inoltre, che non è prevista alcuna relazione tecnica illustrativa. Tabella 1 L'obbligo della notifica degli insediamenti produttivi in sintesi (art. 67, D.Lgs. n. 81/ D.I. 18 aprile 2014) 5 Datori di lavoro obbligati Datori di lavoro pubblici e privati che prevedono di occupare nel luogo di lavoro interessato dall'intervento più di tre lavoratori (art. 67, commi 1, 3). Ai fini della nozione di "lavoratore" occorre fare riferimento all'art. 2, comma 1, lett. a) del D.Lgs. n. 81/2008 Oggetto notifica della Costruzione e realizzazione di edifici o locali da adibire a lavorazioni industriali, nonché i casi di ampliamenti e di ristrutturazioni di quelli esistenti (art. 67, comma 1) Presentazione Prima dell'esecuzione dell'intervento tramite lo Sportello unico per le attività produttive (Suap) con le modalità stabilite dal regolamento di cui al D.P.R. 7 settembre 2010, n. 160, che dovrà provvedere a trasmettere in via telematica all'organo di vigilanza competente per territorio il modello con gli allegati (art. 67, commi 2, 3) Modello Unico Nazionale (Mun) Deve essere redatto conformemente all'allegato 1 al decreto interministeriale 18 aprile 2014, corredato dalla piantina dell'edificio sul quale si attua l'intervento edilizio. Nel modello vanno riportate una serie d'informazioni relative sia all'impresa che alle diverse fasi del ciclo di lavorazione e i principali rischi associati Sanzioni L'omessa presentazione del Mun comporta in capo al datore di lavoro l'applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria da 548,00 a euro (art. 68, comma 1, lett. c, D.Lgs. n. 81/2008) Sanzioni e regolarizzazione amministrativa La mancata presentazione del modello unico, nei casi in cui è prevista, comporta in capo al datore di lavoro l'applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria da 548,00 a euro (art. 68, comma 1, lett. c, D.Lgs. n. 81/2008); la violazione commessa è da ritenersi comunque sanabile attraverso l'istituto dellaregolarizzazione amministrativa in base al quale il trasgressore, al fine di estinguere l'illecito amministrativo, è ammesso al pagamento di una somma pari alla misura minima prevista dalla legge qualora provveda a regolarizzare la propria posizione non oltre il termine assegnato dall'organo di vigilanza mediante verbale di primo accesso ispettivo (art. 301). Entrata in vigore Resta, infine, solo da osservare che fino alla data di entrata in vigore del decreto del 18 aprile 2014 la notifica deve essere eseguita ancora all'organo di vigilanza territorialmente competente (art. 67,6 comma 5); nel decreto in questione, però, non è indicato nulla in merito, pertanto trova applicazione l'art. 10 disp. sulla legge gen. cod. civ. in base al quale "Le leggi e i regolamenti diventano obbligatori nel decimoquinto giorno successivo a quello della loro pubblicazione, salvo che sia altrimenti disposto" e, quindi, il decreto è in vigore dal 24 maggio Elenco degli oneri informativi introdotti ed eliminati dal decreto interministeriale di cui all'articolo 67, comma 2, del D. Lgs. n. 81/2008 ONERI ELIMINATI Denominazione dell'onere Comunicazione delle informazioni da trasmettere all'organo di vigilanza in caso di costruzione e di realizzazione di edifici o locali da adibire a lavorazioni industriali, nonché nei casi di ampliamenti e di ristrutturazione di quelli esistenti. Riferimento normativo: articolo 67, D.Lgs. n. 81/2008. Comunicazione o dichiarazione Cosa cambia per il cittadino e/o l'impresa Con il decreto interministeriale di cui all'articolo 67 del D.Lgs. n. 81/2008, modificato dall'articolo 32 del D.L , n. 69 recante "Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia" convertito con modificazioni dalla legge , n. 98, vengono individuate, secondo criteri di semplicità e comprensibilità, le informazioni da trasmettere all'organo di vigilanza competente per territorio secondo quanto specificato nel modello unico nazionale allegato al medesimo. Nella previgente formulazione dell'articolo 67, non era previsto un modello unico per cui il cittadino o l'impresa doveva utilizzare, di volta in volta, la modulistica prevista dal singolo organo di vigilanza competente per territorio. Con tale decreto viene, quindi, nei casi previsti, garantita la semplificazione e l'uniformità della comunicazione degli elementi informativi da trasmettere all'organo di vigilanza competente per territorio. ONERI INTRODOTTI Non sono stati introdotti nuovi oneri a carico dei cittadini e/o imprese bensì sono stati semplificati quelli già esistenti. 6 (1) Cfr. anche Cass. pen., sez. III, 15 novembre (2) Si osservi che l'art. 65 del D.Lgs. n. 81/2008, stabilisce che è vietato destinare al lavoro locali chiusi sotterranei o semisotterranei; in deroga possono essere destinati al lavoro locali chiusi sotterranei o semisotterranei, quando ricorrano particolari esigenze tecniche. In tali casi il datore di lavoro deve provvedere ad assicurare idonee condizioni di aerazione, di illuminazione e di microclima. L'organo di vigilanza può consentire l'uso dei locali chiusi sotterranei o semisotterranei anche per altre lavorazioni per le quali non ricorrono le esigenze tecniche, quando dette lavorazioni non diano luogo a emissioni di agenti nocivi, sempre che siano rispettate le misure di tutela del D.Lgs. n. 81/2008.7 Prevenzione incendi Obbligatorietà dell'aggiornamento degli addetti antincendio per il rilascio del CPI Negli ultimi tempi sono sempre più numerose le segnalazioni da parte di imprese alle quali, in sede di rinnovo del certificato di prevenzione incendi, viene richiesto da parte del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco l'attestato di partecipazione al corso di aggiornamento per addetto antincendio. Tale richiesta è supportata dalla Circolare prot del 23 febbraio 2011 emessa dal Ministero dell'interno - Direzione Centrale per la Formazione che prevedeva semplici indicazioni per uniformare, su scala nazionale, i programmi formativi qualora le imprese facessero volontaria richiesta di corsi di aggiornamento. Pierpaolo Masciocchi, Il Sole 24 ORE - Antincendio24, 20 maggio 2014, n. 2 I contenuti dell'aggiornamento La Direzione aveva previsto i seguenti contenuti dei corsi di aggiornamento, distinti per tipologia di rischio: CORSO A: AGGIORNAMENTO ADDETTO ANTINCENDIO IN ATTIVITÀ A RISCHIO D'INCENDIO BASSO (DURATA 2 ORE) Tabella 1 7 ARGOMENTO 1) ESERCITAZIONI PRATICHE - Presa visione del registro della sicurezza antincendi e chiarimenti sugli estintori portatili; - istruzioni sull'uso degli estintori portatili effettuata o avvalendosi di sussidi audiovisivi o tramite dimostrazione pratica DURATA 2 ore CORSO B AGGIORNAMENTO ADDETTO ANTINCENDIO IN ATTIVITÀ A RISCHIO D'INCENDIO MEDIO (DURATA 5 ORE) Tabella 2 ARGOMENTO 1) L'INCENDIO E LA PREVENZIONE - Principi della combustione; - prodotti della combustione; - sostanze estinguenti in relazione al tipo di incendio; - effetti dell'incendio sull'uomo; - divieti e limitazioni di esercizio; - misure comportamentali. DURATA 1 ora 2) PROTEZIONE ANTINCENDIO E PROCEDURE DA ADOTTARE IN CASO D'INCENDIO - Principali misure di protezione antincendio; - evacuazione in caso di incendio; - chiamata dei soccorsi. 1 ora 3) ESERCITAZIONI PRATICHE 3 ore8 - Presa visione del registro della sicurezza antincendio e chiarimenti sugli estintori portatili; - esercitazioni sull'uso degli estintori portatili e modalità di utilizzo di naspi ed idranti. CORSO C AGGIORNAMENTO ADDETTO ANTINCENDIO IN ATTIVITÀ A RISCHIO D'INCENDIO ELEVATO (DURATA 8 ORE) Tabella 3 ARGOMENTO 1 ) L'INCENDIO E LA PREVENZIONE INCENDI - Principi sulla combustione e l'incendio; - le sostanze estinguenti; - triangolo della combustione; - le principali cause di un incendio; - rischi alle persone in caso di incendio; - principali accorgimenti e misure per prevenire gli incendi. DURATA 2 ore 8 2) PROTEZIONE ANTINCENDIO E PROCEDURE DA ADOTTARE IN CASO D'INCENDIO - Le principali misure di protezione contro gli incendi; - vie di esodo; - procedure da adottare quando si scopre un incendio o in caso di allarme; - procedure per l'evacuazione; - rapporti con i Vigili del Fuoco; - attrezzature ed impianti di estinzione; - sistemi di allarme; - segnaletica di sicurezza; - illuminazione di emergenza. 3 ore 3) ESERCITAZIONI PRATICHE - Presa visione del registro della sicurezza antincendi e chiarimenti sui mezzi di estinzione più diffusi; - presa visione e chiarimenti sulle attrezzature di protezione individuale; - esercitazione sull'uso degli estintori portatili e modalità di utilizzo di naspi ed idranti. 3 ore La richiesta di corsi di aggiornamento sarebbe indebita Va infatti in primo luogo rilevato che l'art. 37, comma 9, del D.Lgs 81/08, nel riferirsi genericamente all'aggiornamento periodico della formazione che devono ricevere i lavoratori addetti alla lotta antincendio e gestione delle emergenze, stabilisce che, in attesa dell'emanazione di uno o più decreti interministeriali, che andranno tra l'altro a ridefinire, criteri e misure in materia di prevenzione incendi nei luoghi di lavoro, continua ad applicarsi il D.M. 10 marzo 1998, che nulla dispone in ordine all'aggiornamento. I contenuti dei corsi di aggiornamento, la loro periodicità, il numero di ore determinato in base ai livelli di rischio devono essere definiti attraverso un apposito decreto ministeriale e non possono trovare legittimazione in una mera circolare ministeriale. Infatti, secondo un indirizzo giurisprudenziale oramai ampiamente consolidato, la circolare ha natura di atto meramente interno della pubblica amministrazione e, non potendo esserle riconosciuta alcuna efficacia normativa esterna, non può essere annoverata fra gli atti generali di imposizione in quanto le circolari non possono contenere né disposizioni derogative di norme di legge (ed il legislatore, nel Testo unico, fa espresso rinvio a decreti ministeriali), né essere considerate alla stregua di norme regolamentari (come la definizione dei contenuti e il numero di ore nel caso di specie) vere e proprie. Occorre poi segnalare, in proposito, che l'articolo 101 della Costituzione Italiana, nel disporre che9 (...). "i giudici sono soggetti soltanto alla legge" (e, quindi, non alle circolari ministeriali o alle "linee interpretative), si rivela prezioso e rappresenta, per dirla con Guariniello "un insegnamento che mette a nudo l'inaccettabilità di alcune prassi applicative incoraggiate da fuorvianti indicazioni non di rado fornite alle imprese da autorità amministrative preposte alla vigilanza". Il loro carattere non vincolante determina sovente ricadute giuridiche di rilevante entità laddove se ne faccia uso per procedere all'accertamento di una presunta responsabilità. Le innumerevoli varianti che interagiscono con la loro applicazione pratica come, ad esempio, la diversità dei settori merceologici e dei profili di rischio fanno sì che debbano essere considerate un utile strumento di indirizzo e sostegno applicabile in determinate e precise situazioni (ma non sempre comunque e ovunque), lasciando necessariamente spazio alla abilità, preparazione culturale, buon senso e sensibilità del singolo datore di lavoro. A tale logica si è sostanzialmente ispirata la sentenza n del 2011 della Corte Suprema di Cassazione Penale, laddove ha considerato comunque colpevole il datore di lavoro che si era attenuto ad una circolare, ma disattendendo precisi obblighi adempimentali comunque richiesti dalla normativa primaria. Più in generale occorre ricordare che le circolari amministrative (es. dei Ministeri, della Assessorati Regionali) così come le "linee interpretative", sono giuridicamente vincolanti solamente per coloro che appartengono alle amministrazioni che le hanno emanate, ma non sono affatto vincolanti per tutti gli altri soggetti giuridici, e tanto meno per la magistratura, che è tenuta solamente ad applicare le leggi: articolo 101 costituzione ai sensi del quale "i giudici sono soggetti soltanto alle leggi". Ciò è tanto più vero nella materia penale, nella quale vige il principio assoluto della riserva di legge in materia penale (articolo 25 comma 2 della Costituzione, ai sensi del quale "nessuno può essere punito se non in forza di una legge entrata in vigore prima del fatto commesso"). In tal senso il giudice applica il diritto col solo vincolo della legge, e qualora constati che una determinata circolare (o una linea interpretativa) pertinente il procedimento giudiziario contrasti con la legge, disapplicherà tale circolare. Si segnala, da ultimo, la Sentenza n del 15 ottobre 2010, con la quale la V sezione del Consiglio di Stato precisa che: "le circolari sono atti diretti agli organi e uffici periferici ovvero sottordinati, che non hanno di per sé valore normativo o provvedimentale. Ne consegue che tali atti non rivestono una rilevanza determinante nella genesi dei provvedimenti che ne fanno applicazione". Quanto poi all'efficacia vincolante delle stesse la sentenza precisa che "tali atti non sono vincolanti per i soggetti estranei all'amministrazione, mentre, per gli organi destinatari esse sono vincolanti solo se legittime, potendo essere disapplicate qualora siano contra legem. (C. Stato, sez. IV, , n. 6299).". Ne consegue che le circolari non possano essere considerate atti amministrativi in senso proprio, ma vadano considerate piuttosto un mezzo per portare alla conoscenza dei suoi destinatari disposizioni normative, organizzative, interpretative o informative. In altre parole, le circolari non sono fonti di diritto ma sono e rimangono una indicazione di massima non provvedimentale e neppure di contenuto normativo. In sostanza, quindi, le circolari: - non possono derogare alla legge; - non sono equiparabili alla fonte regolamentare, che in quanto tale è vincolante per tutti soggetti dell'ordinamento; - sono dotate di mera efficacia interna nell'ambito dell'amministrazione dalla quale provengono. Va infine ricordato che la presunzione legale di conoscibilità di una norma è costituita dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale o dalla comunicazione, sempre sulla stessa, della adozione di un determinato provvedimento, elementi, questi, non garantiti attraverso una mera comunicazione interna che non mette a conoscenza i soggetti circa eventuali nuovi adempimenti. 910 Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza Valutazione del rischio e RLS: strumenti e modalità operative della consultazione e della partecipazione Un'efficace consultazione e conseguente partecipazione attiva del RLS al processo di valutazione del rischio sono necessari per una corretta identificazione dei reali fattori di pericolo e nella conseguente definizione di scelte appropriate da parte del Datore di Lavoro nell'ambito del sistema di prevenzione e protezione aziendale. Fabrizio Nobile, Il Sole 24 ORE - Sicurezza24, 15 maggio La partecipazione attiva si ottiene con modalità operative che garantiscano al RLS di svolgere efficacemente il proprio ruolo e attraverso l'introduzione di strumenti quali i gruppi di lavoro, la sperimentazione diretta da parte dei lavoratori di soluzioni ipotizzate, la formazione "attiva" ed una corretta gestione delle comunicazioni che consenta un'agevole analisi delle situazioni pericolose, degli incidenti e dei quasi - infortuni. Importante anche la disponibilità di procedure di negoziazione tra lavoratori, RLS e Datore di Lavoro. Modalità e strumenti operativi per la consultazione e la partecipazione attiva Quali modalità operative, quali strumenti introdurre per una efficace consultazione e partecipazione attiva del RLS al processo di valutazione del rischio e conseguente elaborazione del documento? Quali modalità operative per il coinvolgimento dei lavoratori? La consultazione del RLS rappresenta una parte rilevante nella gestione della salute e della sicurezza. Non sempre il Datore di Lavoro, i Dirigenti, il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione (RSPP) hanno soluzioni per ogni situazione mentre il RLS, unitamente ai lavoratori, possiede conoscenze approfondite relative alla modalità quotidiana di svolgimento di un'attività. Per cui indagare dettagliatamente un'attività attraverso il RLS si traduce nell'identificazione dei reali fattori di rischio e nella conseguente definizione di scelte appropriate. La partecipazione attiva non si limita però alla consultazione, ma prevede che il RLS sia coinvolto nei processi decisionali. La check list per garantire la partecipazione attiva La check list che segue è una linea guida ed efficace strumento operativo per garantire la partecipazione attiva del RLS al processo di valutazione del rischio. Il metodo trae spunto dalle indicazioni dell'agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA). 1. Il RLS può svolgere efficacemente il proprio incarico, ovvero: - Il RLS può accedere a tutte le informazioni pertinenti? - Il RLS ha una formazione adeguata sui principi della prevenzione e dell'applicazione delle norme di salute e sicurezza sul lavoro (la formazione deve comprendere quella di base cogente ma possibilmente anche formazione ulteriore)? - Il RLS riceve un'assistenza completa di tipo amministrativo nello svolgimento delle proprie funzioni? - Al RLS è consentito richiedere permessi di lavoro retribuiti per discutere alcune questioni e fornire riscontri ai lavoratori che rappresenta? 2. La procedura di identificazione dei pericoli e di valutazione del rischio prevede, oltre che la cogente consultazione, anche la partecipazione attiva del RLS? La partecipazione attiva del RLS è documentata in una procedura dedicata? La procedura di identificazione dei pericoli e di valutazione del rischio deve prevedere la modalità con la quale il RLS è consultato e coinvolto nel processo decisionale. La procedura deve indicare gli argomenti di consultazione ovvero gli interventi sul sistema di prevenzione e protezione, la designazione dei lavoratori responsabili della salute e della sicurezza, delle emergenze, la pianificazione della formazione in materia di salute e sicurezza, le modalità di introduzione di nuovi11 macchinari/apparecchiature e/o tecnologie. La procedura relativa alla partecipazione attiva deve indicare gli strumenti operativi utilizzati tra i quali: - Gruppi di lavoro Un gruppo di lavoro è costituito con l'obiettivo di affrontare un problema specifico. Al gruppo di lavoro partecipa, con l'eventuale supervisione e coordinamento del RSPP, il RLS e/o un insieme omogeneo di lavoratori la cui mansione è pertinente l'argomento trattato. Il gruppo decide in merito al problema con una pianificazione delle azioni e delle misure necessarie per la rimozione e/o riduzione a livelli accettabili dello stesso (prescrizioni, regole, procedure, formazione, dispositivi di protezione individuale). La decisione del gruppo è parte integrante del Documento di Valutazione del rischio (al gruppo può essere attribuito il termine di "gruppo decisionale" anche per rinforzare "psicologicamente" i partecipanti). Ovviamente la decisione deve essere sempre confermata dal Datore di Lavoro che rimane l'unico responsabile della valutazione dei rischi. Il coinvolgimento del personale addetto a mansioni pertinenti garantisce che il risultato ottenuto abbia "acquisito" l'esperienza del gruppo e aumenta notevolmente le probabilità che i lavoratori rispettino le prescrizioni stabilite. - Test o prove sul campo Il RLS e i lavoratori sono coinvolti nello sperimentare o testare direttamente delle soluzioni. Sono pianificati il periodo di prova e i criteri rispetto ai quali la prova possa essere considerata positiva. La soluzione è quindi integrata definitivamente nel Documento di Valutazione del Rischio, sempre dopo conferma del Datore di Lavoro. - Formazione "attiva" La formazione "attiva" è erogata direttamente dal Datore di Lavoro, attraverso il RSPP, con ampia considerazione della realtà aziendale e con la possibilità per i lavoratori di discutere ed esprimere le proprie opinioni in merito alle questioni affrontate. A seguito degli incontri di formazione, con la partecipazione pianificata del RLS, sono gestite le informazioni raccolte e inserite nel processo decisionale. 3. La comunicazione con RLS e lavoratori è gestita con apposita procedura? RLS e lavoratori devono essere opportunamente e tempestivamente informati. I canali di comunicazione sono sia formali che informali; devono in ogni caso essere privilegiati i canali formali che in particolare devono consentire ai lavoratori di fare proposte ma anche e soprattutto di ottenere feedback che diano loro confidenza della presa in carico da parte dell'azienda delle loro segnalazioni. I canali comprendono discussioni/riunioni di "reparto" fra dirigenti, lavoratori, riunioni informative, rete intranet dell'organizzazione, indagini, sistemi di suggerimenti (tipo cassetta dei suggerimenti), la newsletter del personale ecc. Gli argomenti è opportuno che siano ad ampio raggio includendo anche temi quali l'organizzazione del lavoro, i processi di produzione e conseguenti metodi, procedure e prescrizioni. 4. I controlli sul sistema salute e sicurezza sul lavoro comprendono la partecipazione attiva del RLS oltre che del management? Nella procedura dei controlli prevedere verifiche periodiche a cura del RLS, sia legate alla corretta applicazione delle prescrizioni (ad esempio corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale) ma anche all'adeguatezza delle prescrizioni stesse (ad esempio: i dispositivi di protezione individuale in uso sono adeguati?). I controlli devono essere registrati. 5. La segnalazione delle situazioni pericolose, dei quasi - incidenti e degli incidenti è gestita con apposita procedura? Il RLS è pienamente coinvolto nelle indagini condotte in caso di infortunio? RLS e lavoratori dispongono di una modalità codificata per segnalare le situazioni pericolose, i quasi - incidenti e gli incidenti? Soprattutto, a seguito di una segnalazione, sono coinvolti nel processo di analisi della stessa? 6. Il RLS ha capacità di negoziazione al fine di ricercare soluzioni consensuali tra lavoratori e Datore di Lavoro in caso di conflitti? Opportuno disporre di procedure di negoziazione. Affinché la negoziazione sia efficace è necessaria formazione specifica sia del RLS che dei dirigenti. 1112 Sicurezza e appalti Sicurezza del lavoro e appalti: i chiarimenti ministeriali La Commissione del Ministero del lavoro per gli interpelli in materia di sicurezza interviene sulla documentazione obbligatoria per la verifica dell'idoneità tecnico-professionale di imprese e lavoratori autonomi da parte del committente in caso di appalti Mario Gallo, Il Sole 24 ORE Guida al Lavoro, 2 maggio 2014, n. 18 Con l'interpello del 27 marzo 2014, n. 3, la Commissione presso il Ministero del lavoro è intervenuta nuovamente sul delicato profilo della verifica da parte del committente dell'idoneità tecnico-professionale e, in particolare, sulla documentazione che lo stesso deve esigere dalle imprese in base a quanto prescritto dall'art. 26 del D.Lgs n. 81/2008. Invero, si tratta di un onere di notevole importanza sia sul piano della prevenzione dei rischi che delle responsabilità (pesanti) che per essere compreso nella sua effettiva portata richiede necessariamente alcune considerazioni preliminari utili anche per avere una visione più precisa degli orientamenti espressi dalla Commissione con l'interpello in commento che, come vedremo non esauriscono, tuttavia, la tematica che si presenta molto più complessa rispetto a quanto traspare dalla risposta fornita. In primo luogo occorre osservare che nel corso dell'ultimo ventennio la disciplina antinfortunistica in materia di appalti è profondamente cambiata, sia per quelli pubblici che per quelli privati; si è passati, infatti, da un regime in cui il committente occupava una posizione sostanzialmente neutra, a cui corrispondeva anche un ampio divieto di non ingerenza nelle attività appaltate, ad una assolutamente diversa e innovativa in cui sullo stesso gravano pesanti obblighi di tutela del diritto alla salute sia dei propri lavoratori che di quelli delle imprese appaltatrici e subappaltatrici. Questo profondo mutamento della posizione di garanzia del committente è ascrivibile all'intenso processo di esternalizzazione che ha interessato il sistema produttivo italiano nel corso degli ultimi decenni che, tra gli effetti collaterali, ha determinato anche una crescita del trend infortunistico e che, pertanto, ha imposto al legislatore un necessario ripensamento sul ruolo di tale soggetto rendendolo così strategico e centraleall'interno del modello prevenzionale degli appalti. Il "termometro" di questo progressivo innalzamento del livello di attenzione sulla posizione del committente è l'intensa evoluzione normativa che ha interessato l'art. 7 del D.Lgs. n. 626/1994, che è stato oggetto di continui rimaneggiamenti e che, invero, lo hanno reso disorganico e sempre più irto di criticità applicative anche dopo che è stato riprodotto in modo pressoché pedissequo nell'art. 26 del D.Lgs. n. 81/2008. L'obbligo di verifica dell'idoneità tecnico-professionale e il Duvri Tra i diversi profili problematici, indubbiamente, spicca quello della verifica dell'idoneità tecnicoprofessionale delle imprese appaltatrici e subappaltatrici che rappresenta un onere specifico fondamentale che grava sul datore di lavoro-committente (art. 26, comma 1); la ratio di tale norma risiede nell'esigenza obiettiva di assicurare che le imprese che entrano nei luoghi di lavoro del committente posseggano le indispensabili competenze tecniche e professionali e le risorse umane e tecnologiche - attrezzature di lavoro, macchinari ecc. - adeguate rispetto "ai lavori, ai servizi e alle forniture da affidare in appalto o mediante contratto d'opera o di somministrazione". Tale obbligo, pertanto, com'è stato osservato in dottrina, mira a difendere gli operatori economici "virtuosi in ragione della loro abilità nel gestire e organizzare la sicurezza" (1), e si sostanzia in una vera è propria valutazione preliminare che il committente deve compiere in quanto ritenuto il "regista " della sicurezza del sistema degli appalti aziendali; si osservi, però, che questo importante adempimento non riguarda solo il caso dell'appalto e del subappalto ma anche quello del contratto d'opera (art c.c.) e di somministrazione (artt e ss. c.c.) (2) che, tuttavia, non va confusa con quella di lavoro assoggettata ad un autonomo regime ben diverso (3). Documentazione e prassi aziendale Nel corso degli ultimi anni proprio in relazione a tale adempimento poiché lo stesso è stato solo genericamente definito dal comma 1 dell'art. 26 sono emersi i comportamenti più; disparati da 1213 parte dei committenti in ordine alla documentazione richiesta alle imprese e i lavoratori autonomi per evitare una possibile culpa in eligendo e in alcuni casi, paradossalmente, i committenti hanno altresì preteso dagli appaltatori il documento unico di valutazione dei rischi di interferenze (il cd. "Duvri) che, invece, deve essere redatto dai committenti stessi (art. 26, comma 3) e che, va ricordato, deve essere allegato al contratto di appalto o d'opera e quindi deve essere già disponibile prima dell'inizio dei lavori e adeguato in funzione dell'evoluzione dei lavori, servizi e forniture (4). Questa prassi aziendale è, quindi, lo specchio dell'oggettiva indeterminatezza della norma che induce i committenti a un atteggiamento iper prudenziale, proprio per il fondato timore di possibili censure in sede giudiziaria, e che li spinge a richiedere documenti di ogni tipo che spesso non sono nemmeno attinenti alla verifica da compiere; proprio in relazione a questa prassi diffusa il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili ha presentato alla Commissione presso il Ministero del lavoro e P.S. un'istanza d'interpello ai sensi dell'art. 12 del D.Lgs. n. 81/ 2008, chiedendo di sapere in particolare se sia corretto, ai sensi dell'art. 26 dello stesso decreto, che il committente chieda alle imprese di consegnare la copia del modello LAV, il consenso all'utilizzo dei dati sottoscritto da ogni lavoratore, la copia del Duvri della ditta appaltatrice, la dichiarazione che i dipendenti dell'impresa sono in possesso del certificato di idoneità fisica e l'autocertificazione di idoneità tecnico-professionale. I documenti obbligatori previsti dal regime ordinario La Commissione con il citato interpello n. 3/2014, in relazione al quesito sottoposto dopo aver richiamato per sommi capi gli obblighi gravanti sul committente previsti dai commi 1, 2 e 3 dell'art. 26, molto lapidariamente ha precisato che l'acquisizione del certificato d'iscrizione alla Camera di commercio, industria e artigianato e dell'autocertificazione dell'impresa appaltatrice o dei lavoratori autonomi del possesso dei requisiti di idoneità tecnico-professionale "sono elementi sufficienti a soddisfare la valutazione dell'idoneità tecnico-professionale " rimarcando, al tempo stesso, che il committente non può chiedere copia del Duvri "dal momento che la redazione del suddetto documento, da allegare al contratto di appalto o di opera, è un obbligo, nei casi previsti, del datore di lavoro committente"(5). La Commissione, quindi, si è strettamente attenuta a quanto disposto dall'art. 26, comma 1, lett. a), del D.Lgs. n. 81/2008 che, invero, richiama solo il certificato camerale e l'autocertificazione dei requisiti; di conseguenza il committente deve chiedere alle imprese appaltatrici solo questi documenti ai fini della suddetta verifica anche se, precisa ancora la Commissione, poiché sullo stesso ricadono anche gli obblighi di promozione della cooperazione e del coordinamento tra le diverse imprese che dovranno operare in azienda (art. 26, comma 2) questi "può chiedere, viceversa, i documenti e le informazioni necessarie ai fini dell'elaborazione del Duvri" nei casi in cui tale documento è obbligatorio(6). Insomma, per la Commissione è necessario un distinguo tra i documenti che il committente deve richiedere per la valutazione dell'idoneità tecnico-professionale delle imprese appaltatrici e dei lavoratori autonomi e quelli - non precisati - che lo stesso può richiedere per elaborare il Duvri. Contenuti del certificato camerale e dell'autocertificazione Nessuna ulteriore precisazione, però, è stata fornita dalla Commissione circa i contenuti di tali documenti sui quali vanno fatte, quindi, alcune considerazioni; la prima è che per quanto riguarda il certificato della Camera di commercio occorre osservare che lo stesso deve necessariamente riportare l'oggetto dell'attività dell'appaltatore - o subappaltatore o lavoratore autonomo - che sia corrispondente a quello delle attività previste nel contratto; invece, per quanto riguarda l'autocertificazione la stessa dovrà essere resa ai sensi del D.P.R. n. 445/2000, e attestare il possesso dell'idoneità tecnico-professionale per quanto riguarda, ad esempio, l'esperienza pregressa, le abilitazioni ove obbligatorie - si pensi al regime degli impianti disciplinato dal D.M. n. 37/ le attrezzature di lavoro adeguate ai lavori da eseguire, la disponibilità di manodopera qualificata, l'assenza di provvedimenti di sospensione dell'attività ex art. 14 del D.Lgs. n. 81/2008 ecc. Sistemi di gestione e regimi speciali Naturalmente il committente può richiedere all'appaltatore - o subappaltatore o lavoratore autonomo - di autocertificare anche ulteriori informazioni che a suo giudizio sono necessari per avere un metro di valutazione più completo dell'idoneità tecnico-professionale, anche sulla base dei vincoli imposti dal D.Lgs. n. 231/2001, in materia di responsabilità amministrativa delle società e degli enti in genere che, occorre ricordare, trova una disciplina particolare integrativa nell'art14 del D.Lgs. n. 81/2008, che impone che il sistema di gestione della salute e sicurezza del lavoro (Sgssl) per avere un'efficacia esimente da tale responsabilità deve assicurare anche il pieno adempimento degli obblighi in materia di appalti. Desta, tuttavia, notevoli perplessità che la Commissione ministeriale si sia limitata a fornire solo delle indicazioni sulla disposizione generale (ordinaria) contenuta nell'art. 26 del D.Lgs. n. 81/ 2008, senza alcun accenno ai diversi regimi che prevedono norme speciali per effettuare la verifica dell'idoneità tecnico-professionale; ciò, quindi, può essere fuorviante in quanto, invero, il legislatore ravvisando la sussistenza di maggiori rischi o la necessità di garantire il buon funzionamento della pubblica amministrazione ha previsto disposizioni particolari che andavano almeno richiamate sommariamente (si veda la tabella). Ci si riferisce, in particolare, agli appalti di lavori edili (titolo IV, D.Lgs. n. 81/2008), ai lavori in luoghi confinati o sospetti d'inquinamento (D.P.R. n. 177/ 2001) e ai contratti pubblici (artt. 38 e ss., D.Lgs. n. 163/2006); si consideri, ad esempio, che per gli appalti, subappalti e i contratti d'opera da eseguirsi in luoghi di lavoro classificati come confinati o sospetti d'inquinamento, così come definiti - sia pure genericamente - dagli artt. 66, 121 e all'allegato IV, p. 3, del D.Lgs. n. 81/2008 (pozzi neri, fogne, camini, fosse, gallerie e in generale in ambienti e recipienti, condutture, caldaie e simili, ove sia possibile il rilascio di gas deleteri, tubazioni, recipienti ecc.), il committente dovrà attivarsi per la certificazione (preventiva) del contratto d'appalto, subappalto o d'opera secondo quanto previsto dagli artt. 75 e ss. del D.Lgs. n. 276/2003 (7). Effetti sanzionatori e sanatoria degli illeciti Resta, infine, solo da osservare che la mancata verifica dell'idoneità tecnico-professionale comporta a carico del committente la sanzione dell'arresto da due a quattro mesi o l'ammenda da a 5.260,80 euro (art. 55, comma 5, lett. b, D.Lgs. n. 81/2008) (8); tale sanzione è applicabile anche nella fattispecie dell'incompleta verifica dell'idoneità come, ad esempio, la mancata certificazione del contratto per i lavori in luoghi confinati o sospetti d'inquinamento, come precisato anche dal Ministero del lavoro con la nota del 27 giugno 2013, n In tali casi si ritiene che il committente possa sanare l'illecito attraverso l'istituto della prescrizione obbligatoria ex D.Lgs. n. 758/1994, ottemperando alla prescrizione impartita dall'organo di vigilanza e versando entro il termine di trenta giorni una somma pari ad un quarto del massimo dell'ammenda, ossia, 1.315,20 euro. Diversa, invece, è l'ipotesi in cui dalla violazione sia disceso un infortunio sul lavoro: in tale caso troveranno applicazione le sanzioni penali previste dagli artt c.p. e per l'impresa quelle previste dal D.Lgs. n. 231/ I regimi della verifica dell'idoneità tecnico-professionale in sintesi Contratti interessati Contratto d'appalto e di subappalto (artt e ss. c.c.) Contratto d'opera (art c.c.) Contratto di somministrazione (art c.c.) Documentazione obbligatoria prevista dal regime generale (art. 26, D.Lgs. n. 81/2008) Certificato d'iscrizione alla Camera di commercio, industria e artigianato riportante l'oggetto dell'attività corrispondente a quelle previste nel contratto Autocertificazione del possesso dei requisiti di idoneità tecnico-professionale, ai sensi dell'art. 47 del D.P.R. n. 445/2000 Il Ministero del lavoro e P.S. con l'interpello n. 3/2014 ha chiarito che tali documenti sono sufficienti per la verifica dell'idoneità tecnico-professionale Regimi speciali Lavori in ambienti confinati o sospetti di inquinamento Art. 2, D.P.R. n. 177/2011 Tra i requisiti di qualificazione è previsto che l'impresa deve occupare personale, in percentuale non inferiore al 30% della forza lavoro, con esperienza almeno triennale relativa a lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati, assunta con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato ovvero anche con altre tipologie contrattuali o di appalto, a condizione, in questa seconda ipotesi, che i relativi contratti siano stati15 preventivamente certificati ai sensi del D.Lgs n. 276/2003. Certificazione obbligatoria e preventiva del contratto di appalto, subappalto d'opera (artt. 75 e ss., D.Lgs. n. 276/2003). Lavori edili Titolo IV, D.Lgs. n. 81/2008 La verifica dell'idoneità tecnico-professionale deve essere effettuata secondo quanto previsto dall'allegato XVII, che per le imprese esecutrici e affidatarie prescrive, in particolare, che il committente debba acquisire: a) certificato d'iscrizione alla Camera di commercio, industria ed artigianato con oggetto sociale inerente alla tipologia dell'appalto; b) documento di valutazione dei rischi (Dvr) di cui all'art. 17, comma 1, lett. a) del D.Lgs. n. 81/2008; c) documento unico di regolarità contributiva (Durc) di cui al D.M. Lavoro e P.S. 24 ottobre 2007; d) dichiarazione di non essere oggetto di provvedimenti di sospensione o interdittivi di cui all'articolo 14 del D.Lgs. n. 81/2008. Per la verifica dell'idoneità dei lavoratori autonomi il Ministero del lavoro e P.S. con l'interpello 2 maggio 2013, n. 7, ha fornito diverse indicazioni. 15 Contratti pubblici Art. 38, D.Lgs. n. 163/2006 Il committente dovrà verificare che con riferimento all'impresa partecipante alla gara: a) non siano state commesse gravi violazioni alla disciplina in materia di sicurezza sul lavoro o di obblighi in materia di lavoro; b) sia in possesso della cd. attestazione Soa nei casi in cui è prevista (art. 40, D.Lgs. n. 163/200); c) non abbia subito sanzioni interdittive derivanti dalla responsabilità amministrativa della società (D.Lgs. n. 231/2001); d) non sia destinataria di un provvedimento di sospensione dell'attività ai sensi dell'art. 14 del D.Lgs. n. 81/2008. Tali verifiche sono aggiuntive a quelle previste dall'art. 26 del D.Lgs. n. 81/2008. (1) P. Rausei, Il sistema di qualificazione delle imprese operanti negli spazi confinati, in Igiene e sicurezza del lavoro, 2012, n. 1, p. 5. (2) La somministrazione è il contratto con il quale una parte si obbliga, verso corrispettivo di un prezzo, a eseguire, a favore dell'altra, prestazioni periodiche o continuative di cose. (3) Cfr. art. 3, comma 5, D.Lgs. n. 81/2008, in base al quale tutti gli obblighi di prevenzione e protezione previsti da tale decreto sono a carico dell'utilizzatore. (4) Si osservi, inoltre, che il Duvri rappresenta anche l'indispensabile presupposto per la quantificazione dei costi della sicurezza, circoscritti alle sole interferenze, che devono essere indicati nel contratto specificamente a pena di nullità (art c.c.) secondo quanto previsto dall'art. 26, comma 5, del D.Lgs. n. 81/2008. (5) Si osservi che sulla natura e le finalità del Duvri il Ministero del lavoro con la circolare 11 febbraio 2011, n. 5, molto efficacemente ha precisato che "La declinazione più puntuale delle misure di prevenzione e protezione incidenti sulla attività lavorativa oggetto dell'appalto viene realizzata mediante l'elaborazione di uno specifico documento che formalizza tutta l'attività di cooperazione, coordinamento e informazione reciproca delle imprese coinvolte ai fini della16 eliminazione ovvero della riduzione dei possibili rischi legati alla interferenza delle diverse lavorazioni". (6) Cfr. art. 26, commi 3 e 3-bis, del D.Lgs. n. 81/2008, come novellato da ultimo dal D.L. n. 69/2013, che disciplinano i casi di esenzione dalla redazione del Duvri da parte del datore di lavoro-committente, sia pure in base a determinate condizioni. (7) Per un approfondimento si veda dello stesso Autore, Certificazione obbligatoria dei contratti nei lavori in ambienti confinati, in Guida al Lavoro n / 2013, pp. 31 e ss. (8) Nuovi importi così elevati per le violazioni commesse dal 1 luglio 2013 dall'art. 9, comma 2, del D.Lgs. n. 76/17 Formazione AREE TEMATICHE DI 06/03/2013 D. Ai fini della qualifica come formatore vengono individuate le aree tematiche oggetto della docenza. Non mi è chiaro il concetto delle aree tematiche: per fare la formazione dei lavoratori il formatore dev'essere qualificato nelle prime due aree tematiche? la prima per relazionare sulla normativa di riferimento, la seconda per i rischi presenti? E come viene "certificata" la qualifica del docente per ogni area tematica? ad esempio un dipendente di una ditta metalmeccanica con diploma, corsi di formazione in materia di SSL maggiori di 64 ore, con percorso formativo in didattica di almeno 24 ore (3 criterio) può essere docente per formare lavoratori, preposti e dirigenti? ---- R. Ai fini della qualifica come formatore vengono individuate le aree tematiche oggetto della docenza. non mi è chiaro il concetto delle aree tematiche: per fare la formazione dei lavoratori il formatore dev'essere qualificato nelle prime due aree tematiche? la prima per relazionare sulla normativa di riferimento, la seconda per i rischi presenti? E come viene "certificata" la qualifica del docente per ogni area tematica? ad esempio un dipendente di una ditta metalmeccanica con diploma, corsi di formazione in materia di SSL maggiori di 64 ore, con percorso formativo in didattica di almeno 24 ore (3 criterio) può essere docente per formare lavoratori, preposti e dirigenti? Il Decreto Interministeriale del 6 marzo 2013 (Cfr. comunicato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 65 del 18 marzo 2013), recante: «Criteri di qualificazione della figura del formatore per la salute e sicurezza sul lavoro, anche tenendo conto delle peculiarità dei settori di riferimento», entrato in vigore il 18 marzo 2014, chiarisce che, ai fini della ricorrenza dei criteri di qualificazione dei formatori-docenti, come sopra individuati, le aree tematiche attinenti alla salute e sicurezza sul lavoro, cui fare riferimento, sono le seguenti tre: 1. Area normativa/giuridica/organizzativa. 2. Area rischi tecnici/igienico-sanitari. Nel caso di rischi che interessino materie sia tecniche sia igienicosanitarie, gli argomenti dovranno essere trattati sotto il duplice aspetto. 3. Area relazioni/comunicazione. Circa la certificazione delle competenze, essa consiste nella prova, anche documentale, della partecipazione ai vari percorsi formativi. Nel caso riportato nel quesito il dipendente della ditta metalmeccanica, se possiede i vari attestati dei percorsi formativi svolti (diploma, corsi di formazione in materia di SSL maggiori di 64 ore, con percorso formativo in didattica di almeno 24 ore) può essere qualificato come docente per la formazione di lavoratori, preposti e dirigenti, sempre che possa dimostrare di possedere almeno dodici mesi di esperienza lavorativa o professionale coerente con l'area tematica oggetto della docenza, come sopra definita. (Pierpaolo Masciocchi, Il Sole 24 ORE Tecnici 24) COLLABORAZIONE ENTI BILATERALI D. La collaborazione con gli organismi paritetici per organizzare la formazione dei lavoratori, dirigenti e preposti fatta da un formatore esterno qualificato scelto dal Datore di lavoro, è solamente il mero invio agli enti/organismi paritetici del programma didattico del corso (ai sensi dell'accordo stato-regioni del 21/12/2011) e della documentazione che qualifica il formatore? ---- R. A norma dell'art. 37, comma 12, del D.Lgs 81/08, la formazione dei lavoratori e quella dei loro rappresentanti deve avvenire, in collaborazione con gli organismi paritetici, ove presenti nel settore e nel territorio in cui si svolge l'attività del datore di lavoro, durante l'orario di lavoro e non può comportare oneri economici a carico dei lavoratori. La predetta collaborazione si sostanzia quindi, in via preliminare, in un atto formale di richiesta volto a portare a conoscenza tali organismi della volontà di svolgere una attività formativa; ciò in modo che essi possano, se del caso, svolgere efficacemente la funzione che il testo unico attribuisce loro, attraverso proprie proposte al riguardo. Al riguardo, si puntualizza che la richiesta in parola può essere avanzata agli organismi paritetici in qualunque modo idoneo allo scopo (ad esempio, anche con semplice comunicazione per posta elettronica), purché contenga indicazioni sufficienti a poter permettere all'organismo paritetico di comprendere il tipo di intervento formativo di riferimento e, quindi, mettendolo nelle condizioni di potere supportare il datore di lavoro al riguardo. Resta inteso che tale richiesta di collaborazione 1718 opera unicamente in relazione agli organismi paritetici che abbiano i requisiti di legge e che, quindi, siano costituiti nell'ambito di organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale (in questo senso la definizione di organismo paritetico dettata all'articolo 2, comma 1, lettera ee), del d.lgs. n. 81/2008) e che svolgano la propria attività di supporto alle aziende operando sia nel territorio che nel settore di attività del datore di lavoro (in questo senso l'articolo 37, comma 12, citato). Ove la richiesta riceva riscontro da parte dell'ente bilaterale o dell'organismo paritetico, delle relative indicazioni occorre tener conto nella pianificazione e realizzazione delle attività di formazione, anche ove tale realizzazione non sia affidata agli enti bilaterali o agli organismi paritetici. Ove la richiesta di cui al precedente periodo non riceva riscontro dall'ente bilaterale o dall'organismo paritetico entro quindici giorni dal suo invio, il datore di lavoro procede autonomamente alla pianificazione e realizzazione delle attività di formazione. Si evidenzia, infine, che della risposta dell'organismo paritetico il datore di lavoro tiene conto, senza che, tuttavia, ciò significhi che la formazione debba essere svolta necessariamente con l'organismo paritetico, qualora la risposta di quest'ultimo comprenda una proposta di svolgimento presso l'organismo della attività di formazione né che le indicazioni degli organismi paritetici debbano essere obbligatoriamente seguite nella realizzazione dell'attività formativa. (Pierpaolo Masciocchi, Il Sole 24 ORE Tecnici 24) 18 Luoghi di lavoro FERITE DA TAGLIO E PUNTA D. Il nuovo titolo X-bis del D.Lgs. 81/08 (aggiunto dal D.Lgs. 19/14) si applica ai luoghi di lavoro interessati da attività sanitarie: cosa si intende precisamente con attività sanitarie? sembrerebbe ovvio includere medici, dentisti e ambulatori vari, ma cosa dire riguardo a parrucchiere ed estetiste? sono incluse? ---- R. In effetti, in apparenza, la norma dettata dal decreto legislativo 19 febbraio 2014, n. 19 può trarre in inganno facendo riferimento genericamente ad attività sanitarie e, quindi, lasciando una loro generica equiparabilità ad attività ad esse connesse o complementari, come parrucchieri, estetisti, ecc. In realtà, per ricomprendere appieno l'esatto ambito di applicazione del disposto normativo, occorre leggere l'articolo 286-bis che si riferisce alle attività sanitarie - in modo coordinato con il successivo articolo 286-ter, il quale delimita e circoscrive la portata della norma. Il predetto articolo precisa infatti che si devono intendere per luoghi di lavoro interessati e quindi rientranti nel campo di applicazione della normativa le strutture o i servizi sanitari del settore pubblico e privato in cui si svolgono attività e servizi sanitari sottoposti alla responsabilità organizzativa e decisionale del datore di lavoro. Così delimitato il campo di applicazione, si ritiene che le attività citate nel quesito - quali parrucchieri, estetisti e simili possano essere esclusi dalla suddetta normativa. (Pierpaolo Masciocchi, Il Sole 24 ORE Tecnici 24) Responsabile del servizio di prevenzione e protezione AGGIORNAMENTO MODULO B RUOLO RSPP ESTERNO D. Lo svolgimento del ruolo RSPP esterno secondo art. 32 del D.Lgs 81/08 comporta degli aggiornamenti quinquennali del modulo B. Si può conteggiare nelle ore di aggiornamento (60 ore, 40 ore o 100 per più moduli ateco facenti capo ai due raggruppamenti) le ore svolte per altri moduli B diversi da quello da aggiornare ogni 5 anni? Esempio: svolgo già il modulo B4 e devo svolgere 60 ore di aggiornamento, posso inserire nell'orario il corso svolto per il modulo B-8? ---- R. L'Accordo Stato Regioni del 26 gennaio 2006 (formazione per RSPP esterni) dispone, per quanto riguarda l'aggiornamento, che i relativi corsi (che potranno anche essere effettuati tramite FAD formazione a distanza) devono fare riferimento al percorso formativo effettuato, con particolare riguardo: "al settore produttivo di riferimento" alle novità normative intervenute nel frattempo eventualmente in quella materia "ad innovazioni nel campo delle misure della prevenzione Pertanto non possono essere conteggiati nelle ore dedicate all'aggiornamento, corsi di formazione per altri moduli B svolti per settori diversi da quello della formazione iniziale. Ossia l'aggiornamento deve riferirsi a quello specifico settore di riferimento per il quale avevo svolto la formazione iniziale. (Pierpaolo Masciocchi, Il Sole 24 ORE Tecnici 24)19 231 INCOMPATIBILITÀ RUOLI D. Con riferimento al Dlgs 231/2001, quali obiezioni potrebbero essere mosse all azienda che ad una stessa persona ha delegato tutti i doveri a carico del datore di lavoro (esclusi quelli previsti dall'art 17 del Dlgs 81/2008) e assegnato l'incarico di RSPP? Perché i 2 ruoli (DELEGATO DELLA SICUREZZA e RSPP) potrebbero essere considerati incompatibili? ---- R. Il tema è estremamente complesso e, peraltro, molto dibattuto in dottrina. Difficile poter articolare in questa sede una ricostruzione articolata delle varie posizioni e, soprattutto, offrire argomentazioni di dettaglio a sostegno delle varie tesi. Si evidenzia solo che la figura del responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) è formalmente e sostanzialmente distinta da quella del soggetto cui il datore di lavoro ha attribuito determinate funzioni (tecnico delegato). Il primo, infatti, è un consulente del datore di lavoro privo dei poteri decisionali e di spesa per cui la sua designazione non esonera il datore di lavoro da responsabilità per eventi verificatisi per la mancata applicazione delle misure di sicurezza; solo più recentemente è stata individuata una sua posizione di responsabilità ogni qualvolta un infortunio sul lavoro sia riconducibile ad una sua mancata segnalazione di una situazione di pericolo che aveva l'obbligo di segnalare. Il secondo, il tecnico delegato alla sicurezza sul lavoro, assume una diversa posizione in quanto delegato a predisporre le misure di sicurezza in azienda e a verificare sulla loro attuazione assumendo così una posizione di garanzia originatasi per il suo ruolo specifico e derivatagli dalla delega conferitagli. La normativa prevenzionale non vieta l'affidamento dell'incarico di Rspp a chi abbia anche ricevuto specifica delega (escluse, come giustamente evidenziato nel quesito, le funzioni non delegabili a norma dell'art 17 del D.Lgs 81/2008). Qualora pertanto si ancora possa affermare la validità del principio che è tutto permesso tranne ciò che è espressamente vietato (principio tipico di una società liberale ma che, evidentemente, taluno vorrebbe non riconoscere), nessuna incompatibilità si ravvisa tra le due funzioni, pur se ricoperte da un unico soggetto. (Pierpaolo Masciocchi, Il Sole 24 ORE Tecnici 24) 19 Segnaletica di sicurezza ATTIVITÀ SVOLTE IN PRESENZA DI TRAFFICO VEICOLARE D. Con l'entrata in vigore del DI 4 marzo 2013, cosa cambia per le imprese che non svolgono attività di cantiere ma svolgono comunque attività lavorative in presenza di traffico veicolare come, ad esempio, raccolta rifiuti, cambio lampade illuminazione pubblica, o più semplicemente consegna di merci, come ad esempio nella ristorazione, pasti, bevande ecc. Quali obblighi a loro carico e qual è la normativa di riferimento ---- R. Il Decreto Interministeriale 4 marzo 2013 individua i criteri generali di sicurezza relativi alle procedure di revisione, integrazione e apposizione della segnaletica stradale destinata alle attività lavorative che si svolgono in presenza di traffico veicolare. Se l'impresa, pur non svolgendo attività di cantiere, esercita comunque un'attività lavorativa in presenza di traffico veicolare ha l'obbligo di conformarsi alle previsione del decreto in commento. Tre sono le previsioni normative cui far riferimento: 1) Procedure di apposizione della segnaletica stradale - Le fasi di installazione, di disinstallazione e di manutenzione della segnaletica di cantiere, unitamente agli interventi eseguiti in emergenza (ad esempio, per incidenti stradali), costituiscono attività lavorative comportanti un rischio derivante dall'interferenza con il traffico veicolare. Il decreto definisce, in proposito, criteri minimi per la posa, il mantenimento e la rimozione della segnaletica di delimitazione e di segnalazione delle attività lavorative che si svolgono in presenza di traffico veicolare, definiti nell'allegati I) 2) Informazione e formazione Occorre assicurare che ciascun lavoratore riceva una informazione, formazione e addestramento specifici relativamente alle procedure di apposizione della segnaletica stradale. La durata, i contenuti minimi e le modalità della formazione sono individuati nell'allegato II. 3) Dispositivi di protezione individuale Occorre infine mettere a disposizione dei lavoratori, fermo restando i vigenti obblighi di formazione e addestramento, specifici dispositivi di protezione individuale, come individuati dall'art. 4 del decreto in commento. (Pierpaolo Masciocchi, Il Sole 24 ORE Tecnici 24)20 (G.U. 4 giugno 2014, n. 127) Antincendio VIGILI DEL FUOCO - Lettera prot. 8 maggio n NOTA Impianti termici alimentati da combustibili gassosi: nuove indicazioni Con la lettera prot. n dell 8 maggio 2014 i vigili del fuoco hanno inteso evidenziare come le indicazioni contenute nel D.M. 12 aprile 1996, ovvero la norma di riferimento nel campo della prevenzione incendi per quanto concerne gli impianti termici alimentati da combustibile gassoso, debbano essere necessariamente aggiornate per tener conto, a ben 18 anni dalla sua emanazione, di una significativa evoluzione tecnologica nel settore impiantistico. Ovviamente tale aggiornamento dovrà seguire l iter normativo ordinario che richiederà del tempo per esprimersi completamente, nel frattempo la nota ricorda che ai fini dei procedimenti di prevenzione incendi l impianto interno di adduzione del gas, ovvero il complesso delle condotte compreso tra il punto di consegna del gas e gli apparecchi utilizzatori (questi esclusi), così come definito alla lettera h) dell allegato al D.M. 12 aprile 1996, è soggetto alle procedure di cui al D.M. 37/1998, la norma che riordina le disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all'interno degli edifici. Nello specifico viene fatto un richiamo alla necessità che nella progettazione e realizzazione di tali impianti sia garantito il rispetto della regola dell arte e, in particolare, alle norme di prodotto e di installazione adottate sia a livello comunitario (è il caso delle norme UNI EN) che a livello nazionale dall UNI. Ma nell approccio alla problematica dovranno essere considerate le norme aggiornate che tengano conto, come più sopra evidenziato, dell evoluzione tecnologica di settore. Dopo questa premessa con cui il Direttore Centrale per la Prevenzione e la Sicurezza Tecnica dei vigili del fuoco, ing. Fabio Dattilo, coglie l occasione per puntualizzare alcuni aspetti connessi con i procedimenti di prevenzione incendi, la nota segnala la recente pubblicazione (febbraio 2014) delle seguenti norme UNI: UNI (Impianti a gas di portata termica maggiore di 35 kw - Progettazione, installazione e messa in servizio) UNI 8723:2010 (Impianti a gas per l ospitalità professionale di comunità e similare - Prescrizioni di sicurezza). Entrambe rappresentano la recente evoluzione tecnologica dei rispettivi aspetti impiantistici, individuandone la regola dell arte. La prima di queste, in particolare, colma un gap normativo che durava da tempo, ovvero da quando la storica norma UNI 7129:1972 era stata revisionata nel 92 per la sola parte relativa all installazione di apparecchi a gas con singola portata termica fino a 35 kw, lasciando invariate le vecchie prescrizioni per gli impianti con potenza superiore che ora sono state finalmente aggiornate con la UNI La seconda definisce i criteri per la progettazione, l installazione e il collaudo degli impianti realizzati nell ospitalità professionale di comunità e similare nei quali s impiegano gas combustibili appartenenti alla 1, 2 e 3 famiglia e che sono alimentati da rete di distribuzione di cui alla UNI 9165 e UNI La norma sostituisce la UNI 8723: A207:1987. VIGILI DEL FUOCO Nota 23 aprile n. 598 NOTA Nuovi chiarimenti sull'adeguamento delle strutture turistico-alberghiere Una puntualizzazione della Direzione Centrale per la Prevenzione e la Sicurezza Tecnica dei Vigili del Fuoco, emanata con nota prot. n. 598 del 23 aprile 2014, precisa alcuni aspetti applicativi del decreto legge 150/2013, convertito in legge 15/2014, per quanto concerne i termini di adeguamento delle strutture ricettive turistico-alberghiere con oltre 25 posti letto esistenti alla data di entrata in vigore del D.M. 9 aprile Vedere altro
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