Source: http://informastoria.blogspot.com/2012/09/
Timestamp: 2017-06-26 06:54:22+00:00
Document Index: 6034497

Matched Legal Cases: ['art.46', 'art. 46', 'art.46', 'art.4', 'art.46', 'art.4']

Ora che tutti parlano di riforma della nostra Costituzione,
chi sa che a qualcuno venga la voglia di dare un’occhiata all’art.46 che
recita:”Ai fini della elevazione economico-sociale del lavoro ed in armonia con
le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione
delle aziende”.
L’articolo è forse il più negletto della nostra carta
costituzionale, al quale solo pochissimi hanno tentato di por mano in passato.
Nato nel clima ribollente del dopoguerra allorchè gli ideali di giustizia sociale premevano in maniera non sempre razionale , la prassi legislativa , di fronte alla
difficoltà di dargli una pratica attuazione, se ne è disinteressata, lo ha
praticamente accantonato e non si è andati al di là di richieste quali l’obbligo da parte degli imprenditori, di “informare” e “consultare” i propri dipendenti
Ma se la “partecipazione” intesa nel senso di far
collaborare i dipendenti alla gestione
delle imprese (“cogestione”) è stata, almeno in Italia, praticamente
abbandonata, essa è venuta col tempo ad
assumere un diverso significato: “partecipazione” sì, ma agli utili delle aziende. L’argomento, caro
alla dottrina sociale della Chiesa, è
divenuto d’attualità negli ultimi tempi come
risulta anche dal Libro Bianco “La vita buona nella società attiva” edito dal
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ove, considerato che i lavoratori già partecipano dei profili
negativi del rischio d’impresa quando le cosa vanno male, si afferma essere
giusto che essi condividano, mediante il
sistema della partecipazione agli utili, i profili positivi del rischio quando invece, grazie a Dio, le cose vanno bene.
“Par condicio”, dunque, fra imprenditori e lavoratori
dipendenti, sia nel bene che nel male.
Molte voci si sono già levate a favore di questa
“partecipazione”: fra le altre, il
Ministro Maurizio Sacconi, ispiratore del Libro Bianco del quale si è sopra
parlato; il Ministro Renato Brunetta che ironizza, dicendo che a favore
dell’argomento ha già parlato vent’anni fa; il Ministro Giulio Tremonti che
su questa proposta ha ottenuto, secondo “Panorama”, il favore di Luigi Angeletti della U.I.L.; e l’On.Barbara Saltamartini del PdL che ha già presentato una proposta di legge
per la partecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese.
E gli industriali? Piuttosto cauti: Emma Marcegaglia,
presidente di Confindustria, in una recente intervista a “Panorama” ha
preferito glissare, dicendo che la
partecipazione agli utili “E’ un
discorso un po’ difficile e sicuramente complicato…… Siamo invece molto
contrari alla cogestione”, e il vice-Presidente Alberto Bombassei si espone un po’ di più, dicendosi
“interessato” all’argomento, ma, anche
lui, “solo se i lavoratori sono esclusi dal controllo”. A questo punto il Parlamento, che si prevede assumerà il delicato compito di aggiornare la seconda
parte della nostra Costituzione dovrà decidere anche se eliminare o modificare, l’art. 46.
Perché una cosa è certa: così com’ è non si capisce cosa ci stia a fare. Giovanni Zannini g.zannini@tele2.it –
Via Ferri n.6 – 35126 – Padova – TLFAX 049/757890 Pubblicato da
Penso capiti a molte persone anziane di svegliarsi la mattina con in testa l’aria
di una canzone in voga ai tempi della loro gioventù. Non so per quale fenomeno
del nostro cervello che è una macchina
meravigliosa complicatissima e strana, ma è così. E allora ti metti a
canticchiare “Vento, vento, portami via
con te”, “Torna piccina mia, torna dal
tuo papà”, “Mamma”, “Vivere” e così via.
Ma anche, e questo è il pericolo, “Giovinezza”, “Vincere!”, “Faccetta nera”, “All’armi siam fascisti”, e molte altre di questo genere piuttosto superate. Capirete, “Giovinezza” l’abbiamo cantata da quando
eravamo figli della lupa, “Faccetta nera” per la conquista d’Abissinia, e poi “Vincere” durante tutta la seconda guerra mondiale, ogni sera, nella trasmissione radiofonica “Canzoni del
tempo di guerra” - assieme a “La sagra
di Giarabub”, “L’inno dei sommergibilisti” , l’”Orticello di guerra” ecc. – per cui è fatale che nonostante il tempo trascorso,
qualcosa in testa ti sia rimasto. Con la differenza, però, che mentre la gente guarda con tenerezza il vecchiotto che canticchia “Vento, vento”, se quello, per distrazione, attacca “Giovinezza”, gli danno del fascista e
qualcuno addirittura lo vuole menare. E allora, tenuto conto che le parole non vanno più bene, ma che le arie sono buone, non resta che cambiare, con una sapiente
opera di restauro, le prime, e tener buone le seconde: in tal modo alcune
canzoni incriminate potranno essere tranquillamente cantate anche ai giorni
nostri senza il pericolo di prendersi in testa un fracco di legnate.
Pertanto, soprattutto per i giovani che non lo
conoscono, indicherò il testo
originale e poi, in maiuscolo, quello da
me restaurato; mentre per quanto riguarda il motivo musicale, dal momento che
non sono in grado di trascrivere le note del pentagramma, consiglio loro di
rivolgersi a qualche nonno, bisnonno o
prozio che, anche se un pò rimbambiti,
data l’indigestione fattane in gioventù, di sicuro non se le sono dimenticate.
Prendiamo, ad esempio, “Giovinezza”: con pochi ritocchi l’ho messa in grado di essere cantata
senza pericolo da chiunque, e, addirittura, di essere proposta a Sanremo per il
prossimo festival. Infatti l’”incipit” “Giovinezza,
giovinezza, primavera di bellezza, della vita nell’asprezza il tuo canto squilla e va” è stato da me
trasformato in “GIOVINEZZA, GIOVINEZZA, PRIMAVERA DI BELLEZZA, NELLA VITA LA
BELLEZZA DONA LA FELICITA’”. A questo punto l’ostacolo principale era
costituito da quel “…e per Benito Mussolini eia, eia, alalà” ripetuto due volte sul quale era assolutamente
necessario intervenire. Per la verità, anche ai suoi tempi questa frase creava problemi perché specie i più piccini (“Figli della lupa” e
“Balilla”, ma anche qualche “Avanguardista” tonto, nonostante le ripetute
raccomandazioni, e anche qualche scappellotto di capisquadra e capimanipolo) inserivano
una “e” di troppo fra il nome ed il cognome del Duce cosicchè
pareva che le persone fossero due, un “Benito” e un “Mussolini” con dimezzamento
quindi dell’autorità dell’unico, vero,
“Benito Mussolini”.
Ed ecco la nuova versione riveduta e corretta:”…E
ALLE MAMME ED AI BAMBINI LA SALUTE PORTERA’; E ALLE MAMME ED AI BAMBINI LA FORTUNA ARRIDERA’ ”.
Qualche maggior difficoltà ho dovuto superare per
il restauro di “Vincere!”, che ho ritenuto di trasformare da inno bellicoso in canzone leggera e
Così “Vincere! Vincere! Vincere! E vinceremo in
cielo, in terra e in mare! E’ la parola d’ordine d’una suprema volontà ! Vincere! Vincere!
Vincere! Ad ogni costo nessun ci
fermerà. I cuori esultano, son pronti ad obbedir, son pronti, lo giurano, o
vincere o morir” è divenuto:” “RIDERE, RIDERE,RIDERE, NOI RIDEREMO IN CIELO IN
TERRA E IN MARE, E’ LA PAROLA D’ORDINE DELLA MODERNA CIVILTA’. RIDERE, RIDERE,
RIDERE, MAI PIU’ NESSUNO AL MONDO
PIANGERA’. LE NOSTRE BOCCHE CANTANO: LA
PACE E’ LIBERTA’. E SEMPRE SIA LODATO
CHI RIDERE VORRA’ ”.
L’opera di restauro di altre canzoni procede
alacremente, e già molte importanti riviste letterarie hanno dedicato
recensioni favorevoli a questa nuova espressione di cultura della quale mi considero a buon diritto
fondatore e caposcuola.
LA RISCOSSA DELL'ART.46 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA Dimenticato dai più, sbeffeggiato come
irrealizzabile utopia, da altri, criticato da una sinistra che ne vedeva il veicolo per indebolire il sacro fuoco dei dipendenti contro i “padroni”, osteggiato
dal capitale che non tollera occhi indiscreti sulle proprie manovre non sempre
cristalline, difeso con ostinazione dai pochissimi che fin dall’ origine ne
hanno intravvisto il mezzo corretto per
regolare i rapporti fra capitale e lavoro, l’art.46 della Costituzione Italiana
(“Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le
collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende ”) sta finalmente, dopo un
lungo letargo, prendendo corpo.
Giustamente indaffarati dagli articoli dedicati al regolamento del mercato del
Lavoro - che costituisce, nel delicato momento politico attuale, un
problema impellente -, politici, sindacati dei datori di lavoro e dei lavoratori, giuristi, stampa, la cultura in generale, non hanno colto (quanto meno, dal nostro
piccolo osservatorio non ce ne siamo accorti, il che non esclude che altri
l’abbiano invece fatto) l’importanza di quanto emerge dalla lettura del comma
62 dell’art.4 della legge n.92 (meglio conosciuta come "Legge Fornero") relativa a “Disposizioni in materia del
mercato del lavoro in una prospettiva di crescita” approvata in via definitiva
dalla Camera dei Deputati nella seduta dello scorso 28 giugno e pubblicata sulla
G.U. n.153 del 3-7-2012. Esso rappresenta una pacifica rivoluzione e
sancisce la nascita, in Italia, della “Democrazia Economica” - così come recitava la proposta di legge presentata al
Senato - e per convincersene basta leggere alcuni punti del precitato comma. Si tratta, infatti, della prima proposta concreta
per realizzare quella collaborazione tra capitale e lavoro sostenuta dalla dottrina
sociale della Chiesa fin dal 1891 con
l’enciclica “Rerum Novarum” di Papa Leone XIII, e poi da Papa Giovanni Paolo II
con la “Laborem Exercens” del 1981, la Sollicitudo Rei Socialis” del 1987 e,
infine, la “Centesimus Annus” del 1998.
Vi si legge infatti che “ Al fine di conferire organicità e
sistematicità alle norme in materia di informazione e consultazione dei
lavoratori, nonché di partecipazione dei dipendenti agli utili ed al capitale,
il governo è delegato ad adottare entro 9 mesi dalla data di entrata in vigore
della presente legge su proposta del Ministro del Lavoro e delle politiche
sociali, uno o più decreti legislativi finalizzati a favorire le forme di
nell’impresa ”.
Tali decreti dovranno individuare “gli obblighi di
informazione, consultazione o negoziazione a carico dell’impresa nei confronti delle organizzazioni sindacali, dei lavoratori e di appositi organi individuati dal contratto medesimo”;
istituire “organismi congiunti,
paritetici o comunque misti dotati di competenze di controllo e partecipazione
nella gestione di materie quali la
sicurezza dei luoghi di lavoro e la salute dei lavoratori, l’organizzazione del
lavoro, la formazione professionale, la promozione e l’attuazione di una
situazione effettiva di pari opportunità, le forme di remunerazione collegate
al risultato , i servizi sociali destinati ai lavoratori ed alle loro
famiglie…”.
Al punto e) del predetto paragrafo 62 è prevista la
“partecipazione dei lavoratori
dipendenti agli utili o al capitale
dell’impresa e la partecipazione dei lavoratori all’attuazione ed al
risultato di piani industriali”. Infine,
il punto g) prevede “l’accesso privilegiato dei lavoratori dipendenti al
possesso delle azioni…direttamente o mediante associazioni di lavoratori i
quali abbiano fra i loro scopi un utilizzo non speculativo delle partecipazioni e l’esercizio della
rappresentanza collettiva nel governo dell’impresa”. Ma fuori da facili trionfalismi da una parte o da reazioni conservatrici dall’altra, le disposizioni previste dalla legge 92
potranno costituire un elemento di
progresso economico solo se le parti interessate dimostreranno quel senso di
responsabilità che, con la “Cogestione”, ha consentito alla Germania di
conseguire invidiabili risultati economici.
A cominciare dai lavoratori dipendenti i quali, a
fronte del beneficio economico derivante dalla partecipazione agli utili delle
imprese, vedranno aumentare le proprie responsabilità nel partecipare alla loro gestione condividendone i
rischi e le difficoltà; e poi dagli imprenditori che dalla collaborazione dei
propri dipendenti potranno trarre utili suggerimenti ed anche condividere con
loro le conseguenze di eventuali congiunture aziendali negative che non sono
sempre e solo da addebitare al datore di
lavoro il quale non ha idee chiare o commette errori - come si sbandiera in
molte manifestazioni sindacali - ma spesso da situazioni obbiettivamente
difficili che i lavoratori dovranno
Riconosciamo che l’attuale difficile situazione
economica impone di dare la precedenza a provvedimenti di breve termine che
consentano di superare l’emergenza.
Ma allorchè ciò , si spera, sarà avvenuto grazie ai
sacrifici di tutti gli italiani,
l’attuazione dell’art.46 della Costituzione previsto dal comma 62 dell’art.4 della legge 92 che ne indica le
modalità realizzative ed i tempi (nove
mesi dalla data di entrata in vigore
della legge) dovrà essere se non il
primo, certo uno dei principali obbiettivi per addivenire finalmente alla
stabilità economica nel nostro paese.