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Timestamp: 2018-09-20 11:35:46+00:00
Document Index: 14645067

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Art. 319 codice penale: Corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio
Codice penale Art. 319 codice penale: Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio
Il pubblico ufficiale, che, per omettere o ritardare o per aver omesso o ritardato un atto del suo ufficio, ovvero per compiere o per aver compiuto un atto contrario ai doveri di ufficio, riceve, per sè o per un terzo, denaro od altra utilità, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da due a cinque anni (1) .
In tema di corruzione, la nozione di "altra utilità", quale oggetto della dazione o promessa, ricomprende qualsiasi vantaggio materiale o morale, patrimoniale o non patrimoniale, che abbia valore per il pubblico agente, a nulla rilevando, inoltre, che lo stesso venga corrisposto a distanza di tempo dall'accordo corruttivo. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato con rinvio la decisione impugnata che aveva escluso i gravi indizi di colpevolezza del delitto di corruzione di cui all'art. 319 c.p. con riferimento alla condotta di corresponsione nel 2011, da parte dell'amministratore di una società operante nel settore del lavori stradali, della somma di Euro 30.000 al gruppo sportivo dei vigili urbani, gestito dal Comandante del corpo, in cambio dell'affidamento - disposto nel 2009 da quest'ultimo - del servizio di ripristino della viabilità post-incidente all'interno del territorio comunale). (Annulla con rinvio, Trib. lib. Roma, 12/05/2014 )
Cassazione penale sez. VI 14 ottobre 2014 n. 45847
Dopo la l. n. 190 del 2012 che ha modificato i reati in materia di corruzione, deve ritenersi comunque sussistente un'area di applicabilità dell'art. 319 c.p. quando la vendita della funzione pubblica è caratterizzata "da uno o più atti contrari ai doveri d'ufficio, accompagnati da indebite dazioni di denaro o prestazioni di utilità, sia antecedenti che susseguenti rispetto all'atto tipico". Dopo la legge Severino, infatti, anche se l'art. 318 c.p. va a contrastare la corruzione per l'esercizio della funzione, mentre l'art. 319 c.p. va invece a sanzionare i casi di maggiore gravità, in cui il pubblico ufficiale omette o ritarda un atto di sua competenza o ne compie addirittura di contrari ai doveri d'ufficio, ben può verificarsi, come nel caso di specie, che "all'accettazione di indebite promesse o (evenienza più verosimile) alla percezione di indebite utilità collegate semplicemente all'esercizio della pubblica funzione si accompagnino situazioni in cui è, invece, riconoscibile il sinallagma tra quelle e il compimento di un atto contrario ai doveri d'ufficio ovvero l'omissione o il ritardo di un atto dovuto"
Cassazione penale sez. VI 25 settembre 2014 n. 47271
In tema di corruzione, lo stabile asservimento del pubblico ufficiale ad interessi personali di terzi, attraverso il sistematico ricorso ad atti contrari ai doveri di ufficio non predefiniti, né specificamente individuabili "ex post", ovvero mediante l'omissione o il ritardo di atti dovuti, integra il reato di cui all'art. 319 c.p. e non il più lieve reato di corruzione per l'esercizio della funzione di cui all'art. 318 c.p., il quale ricorre, invece, quando l'oggetto del mercimonio sia costituito dal compimento di atti dell'ufficio. (In motivazione la Corte ha individuato un rapporto di progressione criminosa tra le due fattispecie incriminatrici).
In tema di reato di corruzione, la messa a disposizione del proprio ufficio corrisponde oggi alla fattispecie di cui al nuovo testo dell'art. 318 c.p., e tale condotta già rientrava nell'art. 319 c.p., costituendo atto contrario ai doveri d'ufficio, e atteso che le due norme prevedono la medesima pena (massima), stante l'evidente continuità normativa fra le stesse, appare irrilevante chiedersi se una condotta pregressa rientri nell'una o nell'altra disposizione. La riconduzione della vendita della funzione all'attuale art. 318 c.p. non incide sulla natura del fatto pregresso, che resta riconducibile all'art. 319 c.p. vigente all'epoca dei fatti, anche sotto il profilo della sanzione, in quanto norma più favorevole dell'attuale art. 319 c.p. (fattispecie relativa alla condotta di un pubblico ufficiale il quale, dietro pagamento, vanificava la sua funzione di controllo nell'acquisizione di forniture pubbliche).
In tema di corruzione, lo stabile asservimento del pubblico ufficiale ad interessi personali di terzi realizzato attraverso l'impegno permanente a compiere od omettere una serie indeterminata di atti ricollegabili alla funzione esercitata, integra il reato di cui all'art. 318 c.p. (nel testo introdotto dalla l. 6 novembre 2012 n. 190), e non il più grave reato di corruzione propria di cui all'art. 319 c.p., salvo che la messa a disposizione della funzione abbia prodotto il compimento di un atto contrario ai doveri di ufficio, poiché, in tal caso, si determina una progressione criminosa nel cui ambito le singole dazioni eventualmente effettuate si atteggiano a momenti esecutivi di un unico reato di corruzione propria a consumazione permanente. (Rigetta, Trib. lib. Venezia, 28/06/2014 )
Cassazione penale sez. VI 25 settembre 2014 n. 49226