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Timestamp: 2017-05-01 04:17:42+00:00
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Divorzio, tutta la famiglia in terapia se c’è conflitto tra genitori :: Diritto di famiglia :: Diritto & Diritti
Pubblicato dal 22/04/2016
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Divorzio, tutta la famiglia in terapia se c’è conflitto tra genitori
Può accadere che il giudice disponga che il nucleo familiare, nella sua interezza, segua un percorso terapeutico mirato.
È quanto ha statuito il Tribunale di Roma con la sentenza n. 25777/2015.
Coppia divorziata, in cui l'ex marito lavorava spesso lontano dai figli e si era risposato. Il giudice si è espresso a favore dell’affidamento condiviso e del percorso terapeutico “di gruppo” atteso.
Di solito, questo approccio diventa necessario allorquando tra i genitori esiste molta conflittualità. Così, per garantire la serenità dei figli e farli continuare a godere di entrambi i genitori il giudice può mandare tutta la famiglia in terapia.
Invero, sul punto, gli Ermellini si sono espressi negativamente rilevando, con la recente sentenza numero 13506/2015, che una simile imposizione rischia di configurare un ostacolo alla libertà personale dei membri della famiglia.
Tuttavia, come spesso accade, l’orientamento della Suprema Corte non ha attecchito in tutti gli uffici giudiziari.
Infatti, con la sentenza numero 25777/2015, la prima sezione del Tribunale di Roma ha ritenuto che un percorso terapeutico familiare non limita la libertà personale e di autodeterminazione ma è solo volta a favorire le condizioni necessarie affinché i figli crescano in maniera quanto più possibile serena.
L’esistenza del conflitto, peraltro, ha portato il giudice capitolino ad affidare la scelta del percorso più indicato e del professionista da consultare alla madre, collocataria, in piena autonomia. Il padre potrà contestare tale scelta solo per gravi motivi.
Può accadere che il giudice disponga che il nucleo familiare, nella sua interezza, segua un percorso terapeutico mirato. È quanto ha statuito il Tribunale di Roma con la sentenza n. 25777/2015. Coppia divorziata, in cui l'ex marito lavorava spesso lontano dai figli e si era risposato. Il giudice si è espresso a favore dell’affidamento condiviso e del percorso terapeutico “di gruppo” atteso. Di solito, questo approccio diventa necessario allorquando tra i genitori esiste molta conflittualità. Così, per garantire la serenità dei figli e farli continuare a godere di entrambi i genitori il giudice può mandare tutta la famiglia in terapia. Invero, sul punto, gli Ermellini si sono espressi negativamente rilevando, con la recente sentenza numero 13506/2015, che una simile imposizione rischia di configurare un ostacolo alla libertà personale dei membri della famiglia. Tuttavia, come spesso accade, l’orientamento della Suprema Corte non ha attecchito in tutti gli uffici giudiziari. Infatti, con la sentenza numero 25777/2015, la prima sezione del Tribunale di Roma ha ritenuto che un percorso terapeutico familiare non limita la libertà personale e di autodeterminazione ma è solo volta a favorire le condizioni necessarie affinché i figli crescano in maniera quanto più possibile serena. L’esistenza del conflitto, peraltro, ha portato il giudice capitolino ad affidare la scelta del percorso più indicato e del professionista da consultare alla madre, collocataria, in piena autonomia. Il padre potrà contestare tale scelta solo per gravi motivi.