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Timestamp: 2017-07-23 14:48:54+00:00
Document Index: 137921805

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I debiti delle vecchie USL non possono gravare sulle nuove ASL e sussiste una gestione concorrente tra gestioni liquidatorie e Regione. – Noi Radiomobile™
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I debiti delle vecchie USL non possono gravare sulle nuove ASL e sussiste una gestione concorrente tra gestioni liquidatorie e Regione.
Posted on22 luglio 2015AuthorNoi RadiomobileLeave a comment	(Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 19 maggio – 1 luglio 2015, n. 13511)
1.- Con citazione notificata il 23.4.1998 la Tecnoelettronica Sud srl ha convenuto in giudizio l’Assessorato Regionale della Sanità della Regione Siciliana e ne ha chiesto la condanna al pagamento di £. 48.129.801, oltre accessori, a titolo di corrispettivo per prestazioni di servizi di manutenzione effettuate, nel corso dell’anno 1993, nel reparto pronto soccorso della ex Usl (…) di Paterno e, in subordine, all’indennizzo per ingiustificato arricchimento.
Nel contraddittorio con l’Assessorato Regionale della Sanità, il Tribunale di Catania ha rigettato la domanda di adempimento per mancanza del contratto scritto e, con riguardo alla domanda subordinata di arricchimento, ha dichiarato l’Assessorato Regionale privo di legittimazione passiva e, comunque, infondata la domanda per mancanza di prova del riconoscimento dell’utilitas.
2.- Nel quarto motivo (sub II-A) è denunciata la violazione degli artt. 111 Cost. e 6, primo comma, della legge 23.12.1994 n. 724, per avere violato il principio secondo cui, in seguito alla soppressione delle Usl, ad opera del d.lgs. 30.12.1992 n. 502, che aveva istituito le Asl, e per effetto degli artt. 6, primo comma, della legge n. 724/1994 e 2, quattordicesimo comma, della legge 28.12.1995 n. 549, si sarebbe verificata una successione ex lege della Regione nei rapporti di debito e credito già facenti capo alle soppresse Usl, con la conseguenza che la legittimazione sostanziale e processuale concernente i pregressi rapporti creditori e debitori, di natura sia contrattuale che extracontrattuale, spetterebbe alla Regione.
Nel quinto motivo (sub 2-B) è denunciato il vizio motivazionale per avere implicitamente confermato la sentenza di primo grado nella parte che aveva negato qualsiasi soggettività giuridica alle gestioni liquidatorie delle soppresse Usl, attribuendola implicitamente alla Regione, e contraddittoriamente affermato che le suddette gestioni liquidatorie sarebbero gli unici soggetti legittimati nelle azioni proposte, come quella in esame, a norma dell’art. 2041 c.c..
Non v’è ragione per escludere l’applicazione di tale principio alle domande di arricchimento proposte a norma dell’art. 2041 c.c.. Se è vero che la Usl è il soggetto che, sul piano giuridico, ha tratto vantaggio dalle prestazioni rese in suo favore ed è (o dovrebbe essere) il soggetto passivo delle obbligazioni ex art. 2041 c.c. (v. Cass. n. 13317/1999), è però anche vero che la medesima Usl è stata soppressa; che “in nessun caso” è consentito far gravare sulle neo costituite Asl “i debiti e i crediti facenti capo alle gestioni soppresse delle Unità Sanitarie Locali” (art. 6, primo comma, della legge n. 724/1994) e che, pertanto, queste ultime hanno perduto ex lege la legittimazione passiva, che è stata trasferita, come detto, in capo alle gestioni liquidatorie e, in via concorrente, alla medesima Regione.
E coerente con tale ricostruzione è l’interpretazione in senso abrogativo dell’art. 55, decimo comma, della legge reg. Sicilia 3.11.1993 n. 30 (che prevedeva il trasferimento alle neocostituite Asl dei rapporti giuridici relativi alle soppresse Usl) ad opera del citato art. 6 della legge n. 724 del 1994 (v. Cass. n. 23634/2012, n. 13077/2000).
Le Sezioni Unite di questa Corte, all’esito di una approfondita rimeditazione dell’ambito applicativo dell’azione di indebito arricchimento nei confronti della pubblica amministrazione, hanno interpretato l’art. 2041 c.c. nel senso che la regola di carattere generale, secondo cui non sono ammessi arricchimenti ingiustificati né spostamenti ingiustificabili, trova applicazione paritaria nei confronti del soggetto privato come dell’ente pubblico; e poiché il riconoscimento dell’utilità non costituisce requisito dell’azione di indebito arricchimento, il privato attore ex art. 2041 c.c. nei confronti della P.A. deve provare – e il giudice accertare – il fatto oggettivo dell’arricchimento, senza che l’amministrazione possa opporre il mancato riconoscimento dello stesso, potendo essa, piuttosto, eccepire e dimostrare che l’arricchimento non fu voluto o non fu consapevole (Cass., sez. un., n. 10798/2015).
Infatti, consentendo alla P.A. di opporre il mancato riconoscimento dell’arricchimento al fine di paralizzare l’azione del privato, si riconoscerebbe alla stessa una posizione di potere o di vantaggio che è priva di basi normative.
P.Q.M. La Corte, in accoglimento dei motivi dal quarto all’ottavo, rigettati i primi tre e assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’appello di Catania, anche per le spese del giudizio di cassazione. Condividi:Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Google+ (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Pinterest (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per inviare l'articolo via mail ad un amico (Si apre in una nuova finestra)Mi piace:Mi piace Caricamento...
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