Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-21124-del-19-10-2016
Timestamp: 2020-08-13 20:16:58+00:00
Document Index: 116601169

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 360', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 58', 'art. 327', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 49', 'art. 53', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 21124 del 19/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21124 del 19/10/2016
Cassazione civile sez. VI, 19/10/2016, (ud. 28/06/2016, dep. 19/10/2016), n.21124
sul ricorso 23149-2013 proposto da:
dall’avvocato LUIGI BERTOLINO giusta procura in calce al
avverso la sentenza n. 30/42/2013 della COMMISSIONE. TRIBUTARIA
REGIONALE di MILANO del 06/02/2013, depositata il 21/02/2013;
28/06/2016 dal Consigliere Relatore Dott. PAOLA VELLA.
1. Con l’unico motivo di ricorso si deduce: “art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3): violazione e lo falsa applicazione del D.Lgs. n. 440 del 1997, art. 2”, per avere la C.T.R. erroneamente escluso “che possa dirsi integrato il presupposto di imposta in presenza di un dipendente, con contratto di lavoro a tempo indeterminato”, mentre “la presenza di personale dipendente è, di per sè, idonea ad integrare il requisito dell’autonoma organizzazione” ai fini della soggezione ad IRAP.
2. Va preliminarmente disattesa l’eccezione di tardività del ricorso, in quanto il giudizio di primo grado, conclusosi con la sentenza della C.T.P. di Lecco n. 153/3/11, risulta instaurato prima del 4 luglio 2009 e, ai sensi della L. n. 69 del 2009, art. 58, comma 1, la modifica dell’art. 327 c.p.c., comma 1 (che ha ridotto da un anno a sei mesi il cd. termine lungo per l’impugnazione) si applica solo ai giudizi instaurati successivamente.
3. Nel merito, il motivo è palesemente infondato.
4. Invero, muovendo da circostanze di fatto che lo stesso ricorrente segnala come pacifiche – ossia trattarsi di medico di base che “si serve di una segretaria con rapporto di lavoro subordinato”, avvalendosi “di uno studio dove riceve i pazienti, un computer tel. fax e una segretaria per fissare gli appuntamenti” – la decisione impugnata, nell’affermare che “l’attività del contribuente è svolta senza un’autonoma organizzazione per far si che il reddito prodotto sia imponibile ILOR” (rectius IRAP), risulta in linea con il recente arresto nomofilattico di questa Corte (Cass., s.u., 10 maggio 2016, n. 9451), che in tema di IRAP ha puntualizzato i seguenti principi di diritto:
3.1. “a norma del combinato disposto del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, primo periodo, e art. 3, comma 1, lett. c), l’esercizio delle attività di lavoro autonomo di cui all’art. art. 49, comma 1 (nella versione vigente fino al 311/12/2003), ovvero all’art. 53, comma 1 (nella versione vigente dal 1/1/2004), del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, è escluso dall’applicazione dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) solo qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata”;
3.2. “il requisito della autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di mento ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui”;
3.3. quest’ultimo presupposto si intende integrato qualora il lavoro altrui “superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive”;
3.4. “costituisce onere del contribuente che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta dare la prova dell’assenza delle condizioni sopraelencate”.
4. Il ricorso va dunque respinto, ma sussistono giuste ragioni per la compensazione integrale delle spese tra le parti, essendo recente l’intervento nomofilattico chiarificatore.
La Corte rigetta il ricorso e dichiara compensate tra le parti le spese processuali. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.