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Timestamp: 2020-06-01 15:36:09+00:00
Document Index: 163421808

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Art. 643 codice di procedura penale - Riparazione dell'errore giudiziario - Brocardi.it
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Articolo 643 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 643 Codice di procedura penale
1. Chi è stato prosciolto in sede di revisione, se non ha dato causa per dolo o colpa grave all'errore giudiziario, ha diritto a una riparazione commisurata alla durata dell'eventuale espiazione della pena o internamento e alle conseguenze personali e familiari derivanti dalla condanna [314].
Il diritto alla riparazione dell'errore giudiziario ha fondamento costituzionale (art. 24 Cost.) e trova la sua giustificazione nella necessità di riparare la danno causato a chi, prima condannato, è stato poi prosciolto in sede di revisione.
Spiegazione dell'art. 643 Codice di procedura penale
Ai sensi dell'articolo 24 della Costituzione, le legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari. La norma in commento ha dato attuazione a tale principio, riconoscendo a favore di chi sia stato prosciolto in sede di revisione del processo di una condanna divenuta irrevocabile.
Il comma 3, coordinandosi con l'articolo 657, comma2, stabilisce che la pena espiata per un reato diverso, su cui non si è avuta revisione, non concorre ovviamente alla determinazione della riparazione.
Massime relative all'art. 643 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 13199/2017
Il condannato, che sia stato assolto e liberato a seguito di accoglimento della richiesta di revisione da parte della Corte d'appello, con provvedimento non definitivo, ha interesse, ai fini della riparazione di cui all'art. 643 cod. proc. pen., a proporre ricorso straordinario per errore di fatto contro la sentenza della Corte di cassazione che abbia definito in senso negativo il precedente procedimento di revisione, in quanto la dimostrazione dell'errore di fatto in cui sia incorsa la pronuncia impugnata consentirebbe di escludere che l'errore giudiziario sia dipeso da dolo o colpa grave del ricorrente.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 13199 del 17 marzo 2017)
Cass. pen. n. 10878/2012
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 10878 del 20 marzo 2012)
Cass. pen. n. 11251/2008
In tema di danni provocati dall'attività giudiziaria, l'ordinamento vigente prevede la riparazione del danno, patrimoniale e non patrimoniale, patito segnatamente a seguito delle situazioni di custodia cautelare ingiusta ex art. 314 c.p.p., di irragionevole durata del processo in ragione della cosiddetta legge Pinto e di condanna ingiusta accertata in sede di revisione a norma dell'art. 643 c.p.p., senza invece contemplare alcun indennizzo per una imputazione «ingiusta» cioè per una imputazione rivelatasi infondata a seguito di sentenza di assoluzione. (Nella specie il ricorrente, esercitante la professione di avvocato, invocava la riparazione del danno derivatogli per il decremento medio dei guadagni professionali patito dall'inizio della carcerazione sino alla emanazione della sentenza di assoluzione).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 11251 del 13 marzo 2008)
Cass. pen. n. 24359/2006
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 24359 del 14 luglio 2006)
In tema di riparazione dell'errore giudiziario, esclusa l'operatività del limite stabilito per la riparazione dell'ingiusta detenzione, il carattere essenzialmente indennitario e non risarcitorio che deve riconoscersi a detta riparazione, in quanto basata sul presupposto di un danno non riconducibile ad atto illecito, se implica la necessità che la liquidazione si basi su criteri prevalentemente equitativi, non esclude, tuttavia, che possano e debbano trovare applicazione anche i criteri risarcitori civilistici relativamente ai danni, patrimoniali e non patrimoniali (ivi compreso il danno biologico e quello esistenziale) di cui, secondo le regole generali, risulti dimostrata la sussistenza e la riconducibilità alla condanna rivelatasi ingiusta, fermo restando che anche con riguardo a tali danni, ove essi non possano essere provati nel loro preciso ammontare, può farsi ricorso al criterio equitativo, secondo le regole stabiliti dagli artt. 1226 e 2056, comma primo, c.c. (Nella specie, in applicazione di tali principi, la Corte ha passato in rassegna le varie voci di danno riconosciute nella pronuncia di merito, verificandone la conformità ai principi civilistici e giungendo, per tale via, al parziale annullamento con rinvio della stessa pronuncia relativamente ad alcune di dette voci).
Cass. pen. n. 2569/1999
La colpa ostativa al diritto alla riparazione dell'errore giudiziario deve essere esaminata non soltanto in relazione al grado di ingiustificatezza della negligenza o imprudenza ma anche in relazione alla sua incidenza causale, intesa come idoneità non a concorrere, ma a causare l'errore giudiziario. (Fattispecie in cui la colpa dell'imputato era stata individuata nella menzogna raccontata per discolparsi; la S.C. ha annullato con rinvio per accertare se la menzogna fosse da sola determinante per la condanna o avesse concorso con altre circostanze a determinarla).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 2569 del 1 febbraio 1999)
Cass. pen. n. 2624/1996
Ai fini della revisione, non ha alcuna rilevanza la circostanza che il condannato abbia potuto dare causa — per dolo o per colpa — alla sentenza da revocare. Invero l'esclusione, in tale ipotesi, della riparazione dell'errore giudiziario a favore del prosciolto in sede di revisione (art. 643 comma 1 c.p.p.) rivela implicitamente come il legislatore abbia voluto comunque liberare l'operatività della revisione dalla preclusione derivante dal comportamento processuale, negligente o addirittura doloso, della parte quanto alla mancata produzione della prova esistente e conosciuta.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2624 del 3 luglio 1996)
Cass. pen. n. 1114/1996
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 1114 del 24 maggio 1996)