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Timestamp: 2020-08-13 06:50:48+00:00
Document Index: 20756602

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Sentenza Cassazione Civile n. 7260 del 22/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7260 del 22/03/2017
Cassazione civile, sez. trib., 22/03/2017, (ud. 19/12/2016, dep.22/03/2017), n. 7260
sul ricorso 1608-2012 proposto da:
presso 10 studio dell’avvocato ROBERTO FERRI, che lo rappresenta e
avverso la sentenza n. 1042/2010 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di
1. Con sentenza n. 1042 del 12.10.2010 la Commissione Tributaria Regionale di Roma – sez. dist. di Latina- accoglieva l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate avverso la sentenza di primo grado che aveva accolto il ricorso proposto da A.G., intermediario finanziario, avverso un avviso di accertamento relativo ad IRPEF e IRAP 2000 con il quale, sulla scorta delle risultanze di un processo verbale di constatazione redatto dalla G.d.F., si recuperavano a tassazione ricavi non contabilizzati risultanti da versamenti bancari su uno dei propri conti correnti e spese considerate indeducibili. La commissione regionale accoglieva altresì l’appello dell’Amministrazione finanziaria sul capo di sentenza relativo al separato atto di contestazione con il quale erano state irrogate le conseguenti sanzioni.
1.1. Sostenevano i giudici di appello che il ricorso in CTP del contribuente avverso l’autonomo atto di irrogazione delle sanzioni, impugnato in primo grado congiuntamente all’accertamento, doveva giudicarsi inammissibile perchè tardivo, dal momento che la sospensione dei termini determinata dall’istanza di accertamento con adesione (avanzata dal contribuente avverso l’atto di accertamento prima di depositare il ricorso in CTP) non poteva operare in relazione all’autonomo atto di irrogazione delle sanzioni (avverso il quale era solo possibile presentare deduzioni difensive ai sensi dell D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 16); quanto invece ai maggiori ricavi determinati nell’atto di accertamento, la CTR rilevava che gli assegni tratti sul c/c BNL relativo all’attività professionale (che a dire del ricorrente erano poi stati versati sul c/c familiare presso il (OMISSIS)) non trovavano corrispondenza nelle entrate sul conto familiare e dunque, in assenza di diverse spiegazioni del contribuente, doveva operare la presunzione di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, con il conseguente recupero a tassazione.
2. Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente deduce ancora, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, la carenza motivazionale del profilo in questione, lamentando l’omessa motivazione, da parte della CTR, sulle ragioni per le quali non è stata accolta la spiegazione difensiva relativa al parziale impiego per le esigenze familiari dei contanti prelevati dal c/c BNL e poi solo parzialmente riversati sul c/c del (OMISSIS); inoltre, difetta la motivazione in relazione alla ulteriore deduzione del contribuente secondo la quale ai predetti contanti si univano i proventi direttamente riscossi di un canone di locazione nonchè i prelevamenti da un ulteriore conto corrente, presso la banca MPS, ove confluiva l’indennità relativa a cariche amministrative ricoperte (sindaco e assessore provinciale).
3. Con il terzo motivo di ricorso il ricorrente deduce ancora, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, la carenza motivazionale sul punto in questione, sotto il profilo della mancata disamina della cointestazione del conto familiare con la moglie nonchè della circostanza, ampiamente documentata, della notevole superiorità del reddito familiare (cioè quello prodotto dal contribuente, dalla moglie e dalla figlia), tutto confluente sul c/c/ BNL, rispetto all’ammontare dei versamenti operati sul c/c acceso presso il (OMISSIS).
5. Con il quinto motivo di ricorso il ricorrente deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione di legge in relazione al D.Lgs. n. 218 del 1997, artt. 1, 2, 3, 5, 6 e 7 e D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 16 per essere stato considerato tardivo e inammissibile il ricorso relativo all’atto di contestazione delle sanzioni per omessa presentazione delle deduzioni difensive e del ricorso in CTP entro i 60 giorni dalla notifica; l’argomento, introdotto dall’amministrazione in sede di appello, deve considerarsi inammissibile e comunque è infondato, avendo il contribuente replicato con il richiamo alla istanza di accertamento per adesione, tempestivamente avanzata rispetto al coevo (rispetto alla contestazione delle sanzioni) avviso di accertamento, sicchè deve ritenersi validamente interrotto il termine per proporre ricorso anche in relazione all’atto relativo alle sole sanzioni.
Invero, ribadito che in tema di accertamenti in rettifica ai fini IRPEF, gli uffici competenti sono autorizzati, ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, artt. 37 e seguenti, ad avvalersi della “prova per presunzione”, la quale presuppone la possibilità logica di inferire, in modo non assiomatico, da un fatto noto e non controverso, il fatto da accertare (con conseguente onere della prova contraria a carico del contribuente il quale, ove intenda contestare l’efficacia presuntiva dei fatti addotti dall’ufficio a sostegno della propria pretesa, oppure sostenere l’esistenza di circostanze modificative o estintive dei medesimi, deve a sua volta dimostrare gli elementi sui quali le sue eccezioni si fondano), nella fattispecie occorreva verificare se i versamenti giustificati dal contribuente come sostanziali giroconti (rispetto alla provvista tratta dal conto presso la BNL o dalla banca MPS -previa deduzione degli importi spesi per le ordinarie esigenze di vita del nucleo familiare) non appaiono con certezza significativi di un reddito non dichiarato, fermo restando che l’onere della prova liberatoria, per il contribuente, si commisura alla natura ed alla impiegati dall’amministrazione.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della 5^ sezione civile, del 19 dicembre 2016.