Source: http://www.dirittoegiustizia.it/allegati/17/0000086928/Corte_di_Giustizia_EU_Terza_Sezione_sentenza_11_dicembre_2019_causa_C_708_18.html
Timestamp: 2020-03-31 11:08:38+00:00
Document Index: 101792587

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(Corte di Giustizia EU, Terza Sezione, sentenza 11 dicembre 2019, causa C-708/18) - COMUNITARIO e INTERNAZIONALE | Diritto e Giustizia
Corte di Giustizia UE, Terza Sezione, sentenza 11 dicembre 2019, causa C-708/18 (*)
2 Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia che oppone TK all’Asociaţia de Proprietari bloc M5A ScaraA (associazione dei comproprietari dell’immobile M5A scala A, Romania; in prosieguo: l’«associazione dei comproprietari»), in merito alla domanda di TK di ingiungere a detta associazione di mettere fuori servizio il sistema di videosorveglianza dell’immobile in questione e di rimuovere le telecamere installate in alcune parti comuni di quest’ultimo.
32 In secondo luogo, mediante la sua prima e la sua seconda questione, il giudice del rinvio fa riferimento agli articoli 8 e 52 della Carta, presi isolatamente ovvero letti in combinato disposto con l’articolo 7, lettera f), della direttiva 95/46. Orbene, la Corte ha già precisato che la valutazione della condizione enunciata da quest’ultima disposizione, relativa all’esistenza di diritti e di libertà fondamentali della persona interessata dalla tutela dei dati, i quali prevarrebbero sul legittimo interesse perseguito dal responsabile del trattamento dei dati ovvero dal terzo o dai terzi ai quali i dati vengono trasmessi, esige che si proceda ad una ponderazione degli opposti diritti e interessi in gioco sulla base delle circostanze concrete dello specifico caso in questione, nell’ambito della quale si deve tener conto dell’importanza dei diritti della persona interessata risultanti dagli articoli 7 e 8 della Carta (sentenza del 24 novembre 2011, Asociación Nacional de Establecimientos Financieros de Crédito, C 468/10 e C 469/10, EU:C:2011:777, punto 40). Ne consegue che i citati articoli 8 e 52 non devono, nel caso di specie, essere applicati in maniera isolata.
34 Occorre ricordare che una sorveglianza effettuata mediante una registrazione video delle persone, stoccata in un dispositivo di registrazione continua, vale a dire un disco rigido, costituisce, a norma dell’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 95/46, un trattamento di dati personali automatizzato (sentenza dell’11 dicembre 2014, Ryneš, C 212/13, EU:C:2014:2428, punto 25).
36 Inoltre, qualsiasi trattamento di dati personali deve, da un lato, essere conforme ai principi relativi alla qualità dei dati, enunciati all’articolo 6 della direttiva 95/46, e, dall’altro, rispondere ad uno dei principi relativi alla legittimazione dei trattamenti di dati, elencati all’articolo 7 della medesima direttiva (sentenza del 13 maggio 2014, Google Spain e Google, C 131/12, EU:C:2014:317, punto 71 nonché la giurisprudenza ivi citata).
37 L’articolo 7 della direttiva 95/46 stabilisce un elenco esaustivo e tassativo dei casi nei quali un trattamento di dati personali può essere considerato lecito. Gli Stati membri non possono né aggiungere all’articolo suddetto nuovi principi relativi alla legittimazione dei trattamenti di dati personali, né prevedere requisiti supplementari che vengano a modificare la portata di uno dei sei principi previsti da tale articolo (sentenza del 19 ottobre 2016, Breyer, C 582/14, EU:C:2016:779, punto 57).
40 A questo proposito, l’articolo 7, lettera f), della direttiva 95/46 prevede tre condizioni cumulative affinché un trattamento di dati personali sia lecito, vale a dire, in primo luogo, il perseguimento di un legittimo interesse da parte del responsabile del trattamento oppure da parte del terzo o dei terzi cui vengono comunicati i dati, in secondo luogo, la necessità del trattamento dei dati personali per la realizzazione del legittimo interesse perseguito e, in terzo luogo, l’esigenza che i diritti e le libertà fondamentali della persona interessata dalla protezione dei dati non prevalgano sul legittimo interesse perseguito (sentenza del 4 maggio 2017, Rīgas satiksme, C 13/16, EU:C:2017:336, punto 28).
42 Nel caso di specie, l’obiettivo che persegue, in sostanza, il responsabile del trattamento dei dati allorché mette in opera un sistema di videosorveglianza quale quello controverso nel procedimento principale, vale a dire la protezione dei beni, della salute e della vita dei comproprietari di un immobile, è suscettibile di essere qualificato come «legittimo interesse», ai sensi dell’articolo 7, lettera f), della direttiva 95/46. La prima condizione stabilita da tale disposizione appare dunque, in linea di principio, soddisfatta (v., per analogia, sentenza dell’11 dicembre 2014, Ryneš, C 212/13, EU:C:2014:2428, punto 34).
46 Quanto alla seconda condizione stabilita dall’articolo 7, lettera f), della direttiva 95/46, relativa alla necessità del ricorso ad un trattamento dei dati personali ai fini della realizzazione del legittimo interesse perseguito, la Corte ha ricordato che le deroghe e le restrizioni al principio della tutela dei dati personali devono aver luogo nei limiti dello stretto necessario (sentenza del 4 maggio 2017, Rīgas satiksme, C 13/16, EU:C:2017:336, punto 30 e la giurisprudenza ivi citata).
53 In tale contesto, la Corte ha statuito che l’articolo 7, lettera f), della direttiva 95/46 osta a che uno Stato membro escluda in modo categorico e generalizzato la possibilità che talune categorie di dati personali siano oggetto di trattamento, senza consentire di effettuare una ponderazione degli opposti diritti e interessi in gioco in uno specifico caso. Uno Stato membro non può quindi stabilire, per tali categorie, in modo definitivo, il risultato della ponderazione degli opposti diritti e interessi, senza consentire un risultato differente in ragione di particolari circostanze di un caso concreto (sentenza del 19 ottobre 2016, Breyer, C 582/14, EU:C:2016:779, punto 62).
54 Risulta altresì dalla giurisprudenza della Corte che, al fine di effettuare tale ponderazione, è possibile prendere in considerazione il carattere variabile – in funzione della possibilità di accedere ai dati di cui trattasi in fonti accessibili al pubblico – della gravità del pregiudizio arrecato ai diritti fondamentali della persona interessata da detto trattamento (v., in tal senso, sentenza del 4 maggio 2017, Rīgas satiksme, C 13/16, EU:C:2017:336, punto 32).
55 A differenza dei trattamenti di dati contenuti in fonti accessibili al pubblico, i trattamenti di dati risultanti da fonti che non sono accessibili al pubblico implicano che delle informazioni sulla vita privata della persona interessata saranno ormai conosciute dal responsabile del trattamento e, eventualmente, dal terzo o dai terzi ai quali i dati vengono comunicati. Tale più grave pregiudizio arrecato ai diritti della persona interessata, sanciti dagli articoli 7 e 8 della Carta, deve essere preso in considerazione e messo in bilanciamento con il legittimo interesse perseguito dal responsabile del trattamento oppure dal terzo o dai terzi ai quali i dati vengono comunicati (v., in tal senso, sentenza del 24 novembre 2011, Asociación Nacional de Establecimientos Financieros de Crédito, C 468/10 e C 469/10, EU:C:2011:777, punto 45).