Source: http://www.studiolegalecdg.it/ad-agosto-resta-a-santo-domingo-dove-si-trovava-in-vacanza-al-ritorno-viene-licenziato/
Timestamp: 2019-12-15 04:39:44+00:00
Document Index: 172738157

Matched Legal Cases: ['art.1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2119', 'art. 1', 'art.48', 'art. 1', 'art. 48', 'art. 48', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 47', 'art. 47', 'art. 48', 'art.47', 'art. 7', 'art. 1']

Licenziato per assenza ingiustificata perchè resta in vacanza a Santo Domingo l’Avv. Di Gennaro lo fa riassumere – Studio Legale CDG
Ad agosto resta a Santo Domingo dove si trovava in vacanza al ritorno viene licenziato per assenza ingiustificata, l’Avv. Di Gennaro ottiene l’ordine di reintegra e vince anche in seguito alla opposizione promossa dal datore di lavoro.
Il Giudice del lavoro, dott. Roberto De Matteis, alla pubblica udienza del 17.05.2018, ha pronunciato, mediante lettura contestuale di motivazione e dispositivo, la seguente
nella controversia di lavoro iscritta al R.G. n. 8260/2017 avente ad oggetto: oppposizione all’ordinanza emessa ai sensi dell’art.1, comma 49, l. n. 92/2012, in materia di impugnativa di licenziamento;
S. SPA, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa, in virtù di procura in atti, dall’avv. G. F., ed elettivamente domicilaita presso il suo studio sito in Napoli alla via S.G. n.15;
A.B. (C.F.), rappresentato e difeso, in virtù di procura in atti, dall’avv. Adriana Di Gennaro, ed elettivamente domiciliata presso il suo studio sito in Napoli alla via Scipione Rovito n.9;
PER L’OPPONENTE: accogliere il ricorso in opposizione e per l’effetto, revocando l’ordinanza gravata, rigettare la domanda proposta con ricorso ex art. 1, comma 47, l. n. 92/2012 dal ricorrente; con vittoria di spese di lite.
PER L’OPPOSTO: rigettando l’opposizione, dichiarare il diritto del ricorrente alla reintegra nel posto di lavoro e/o all’esercizio del diritto di opzione; condannare la società al risarcimento del danno patito per il licenziamento illegittimo, stabilendo un’indennità commisurata alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione e/o della cessazione del rapporto, in ogni caso in misura non inferiore alle cinque mensilità, ed al versamento dei contributoi assistenziali e previdenziali; accertare il diritto del ricorrente, che ha esercitato il diritto di opzione, di ottenere dal datore di lavoro, in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, un’indennità pari a qundici mensilità di retribuzione globale di fatto. Il tutto con vittoria di psese di lite, con attribuzione.
Il presente giudizio trae origine dal ricorso, ex art. 1, comma 47, della legge n. 92/2012, depositato in data 28.12.2016, con il quale A.B. esponeva di aver lavorato alle dipendenze della N.S. SPA dal 14.09.2003, con la qualifica di operaio addetto alle pulizie nel mercato di Bagnoli.
precisava di avere il proprio nucleo familiare, composto dalla moglie, N. M. M., e dalla figlia, A. M. A., a Santo Domingo, dove si era recato nell’agosto del 2016 per trascorrere le ferie.
Riferiva di essere affetto da diabete (mellito e scompensato) e da depressione e che proprio, per l’acuirsi di tali patologie, probabilmente anche in seguito al repentino cambiamento di clima e di alimentazione, di essersi ammalato durante il periodo di ferie con conseguente impossibilità di rientrare in servizio al termine dello stesso, ovvero in data 08.08.2016, come confermato da due certificati medici, emessi in data 08.08.2016 e 24.08.2016, come confermato da due certificati medici, emessi in data 8.08.2016 e 24.08.2016, entrambi prescriventi quindici giorni di riposo e di cure.
Sosteneva di aver provveduto tempestivamente all’invio del certificato medico con traduzione legale di un interprete giudiziale, ma lamentava di aver ricevuto in data 13.09.2016 la contestazione disciplinare dell’assenza ingiustificata per il giorno 23.08.2016 e di aver ricevuto senza preavviso, nonostante le giustificazioni addotte, la lettera di licenziamento per giusta causa ai sensi dell’art. 2119 c.c. e degli artt. 46 e ss. del CCNL di categoria.
Deduceva l’illegittimità e la sproporzionalità del licenziamento, evidenziando, da un lato, a norma del CCNL di categoria, l’assenza ingiustificata per un giorno, oggetto della contestazionedisciplinare ricevuta, non rientri tra le cause di licenziamento (essendo lo stesso intimabile solo laddove l’assenza perduri per un periodo superiore a quattro giorni o si ripeti per tre volte in un anno nel giorno seguente alle festività o alle ferie); dall’altro, come essendo il licenziamento una misura sanzionatoria di extrema ratio, nel caso di specie, esso risulti sproporzionato rispetto alla gravità dell’addebito formulato, ben potendo applicarsi una sanzione disciplinare di tipo conservativo, quale la multa o, al più la sospensione.
La N.S.SPA sosteneva, invece, la legittimità del licenziamento, valorizzando: l’inidoneità della certificazione medica prodotta dal ricorrente a giustificare l’assenza;l’asserita preordinazione dello stato di malattia, attesa la reiterazione di episodi simili, per i quali il sig. A. era già stato sanzionato con la sospensione dal servizio pri a tre giuorni lavorativi nel febbraio 2013; il presunto nocumento che l’assenza del ricorrente avrebbe provocato alla società convenuta, integrante gli estremi della giusta causa; la violazioe complessiva e sistematica dei canoni di buona fede e di correttezza che renderebbe impossibile la prosecuzione del rapporto.
All’esito della prima fase della procedura introdotta dall’art. 1, commi 47 e ss, della legge l. 92/2012, il Tribunale di Napoli, in funzione di Giudice del Lavoro, accoglieva la domanda, evidenziando come “considerata la contestazione nel suo complesso, da essa emergono due comportamenti addebbitati al ricorrente: 1) assenza ingiustificata per il giorno 23.08.2016; 2) reiterazione dolosa dello stato di malattia al fine di evitare il rientro dalle vacanze con ciò manifestando un disinteresse per l’azienda”.
Per quel che rigarda il primo comportamento addebitato, veniva precisato, da un lato, che “ai sensi dell’art.48 lett. E) del c.c.n.l.applicabile al caso di specie, il licenziamentopuò essere intimato solo in caso di assenze ingiustificate prolungate oltre quattro giorniconsecutivi”, dall’altro, che ” la pur rilevata mancata rispondenza della certificazione medica spedita dal ricorrente ai requisiti formali e sostanziali necessari a considerare giustificata l’assenza, [non] è stata di per sé sufficiente alla società per considerare ingiustificata l’assenza per l’intero periodo, posto che, dalla lettuara complessiva della contestazione non emerge assolutamente l’addebito dell’intero periodo richiesto dal ricorrente per la malattia, nè risulta la contestazione della stessa malattia”.
Per quel che riguarda il secondo comportamento addebitato, veniva sottolineato come ” dalla cognizione sommaria, non può ritenersi che i comportamenti relativi agli anni 2010 e 2013, già sanzionati con la sospensione dal servizio, possano di per sè essere un indice della reiterazioen dolosa dello stato di malattia e del disinteresse del ricorrente nei confronti dell’azienda, posto che essi sono, in primo luogo, datati nel tempo, oltre che già valutati dalla società scarsamente gravi”.
Con il presente ricorso, ex art. 1, comma 51, e della legge n.92/2012, depositato in data 6.04.2017, la N. S. s.p.a. proponeva opposizione avverso l’ìordinanza di accoglimento dell’impugnativa di licenziamento pronunciata in data 15.03.2017, che la condannava “alla reintegra del ricorrente nel posto del lavoro oltre al risarcimento del danno commisurato alle retribuzioni globali di fatto dal giorno del licenziamento sino all’effettiva reintegra ed al versamento dei contributi previdenziali”.
A tal fine rilevava che l’ordinanza gravata dovesse essere rivista per diverse ragioni, precisando, innanzitutto, che l’addebito contestato in via disciplinare risultase ultroneo e ben più grave della sola assenza dal servizio per il giorno 23.08.2016, ma comprendesse
l’intero periodo di malattia che andava dal 8.08.2016 al 7.09.2016, essendo la certificazione prodotta dal sig. Acunzo “priva dei requisiti formali e sostanziali necessari per considerare giustificata la sua assenza”, in quanto non pervenuta entro due giorni dalla data del rilascio e priva dell’atto di legalizzazione a cura della rappresentanza diplomatica e consolare italiana operante nel territorio estero.
Deduceva, inoltre, di aver contestato al dipendente oltre all’assenza ingiustificata, già di per sè integrante, per i motivi suddetti, gli estremi della giusta causa di licenziamento a norma dell’art. 48, lett. A), punto e), del CCNL, la mancata comunicazione dell’assenza, il danno cagionato alla produzione e la natura artificiosa della condotta del lavoratore in quanto utile ad eliminare il controllo datoriale, ovvero, comportamenti che, “anche singolarmente presi, sono totalmente disancorati dai principi di buona fede, corretteza e collaborazione che ogni tipo di prestazione lavorativa di carattere subordinato prevede come elementi indissolubili“.
Riferiva, pertanto, che la gravità degli addebiti contestati e la reiterazione delle condotte, come evidenziato dai precedenti, in un caso anche sanzionati a livello disciplinare con la sospensione dal servizio pari a tre giorni, risalenti al periodo tra il 2010 e il 2013, giustificavano al più l’intimazione del licenziameno senza preavviso a norma dell’art. 48 lett B), del CCNL, avendo il lavoratopre provocato all’azienda grave nocumento materiale e morale, tanto da comportare l’interruzione del vincolo fiduciario.
Tanto premesso, la N. S. s.p.a. conveniva in opposizione il sig. Acunzo chiedendo al Tribunalòe di Napoli, in funzione di Giudice del lavoro, di revocare l’ordinanza gravata e, per l’effetto, di rigettare la domanda proposta dal ricorrente perchè inamissibile, improcedibile, oltre che infondata nel merito; con vittoria delle spese di lite.
Ritualmente instaurato il contraddittorio, Biagio Acunzo si costituiva in giudizio, eccependo, preliminarmente, la violazione dei principi di immodificabilità e specificità della contestazione.
Nel merito, insisteva per l’illegittimità e la non proporzionalità del licenziamento, con conseguente infondatezza, in fatto e in diritto, dell’opposizione di cui chiedeva il rigetto. Con vittoria delle spese di lite, con attribuzione.
Acquisita la documentazione prodotta, alla odierna udienza la causa veniva discussa e decisa coem ada sentenza letta al termine della camera di consiglio.
L’opposizione è infondata e va, pertanto, rigettata.
Anche la riflessione di questo giudicante non può non muovere dalla lettera di contestazione disciplinare del 13.09.2016, in cui testaulmente si legge:
” La presente per contestarLe, sotto il profilo disciplinare quanto segue:
1 In data 24/08/2016 […….] riceviamo una certificazione medica nella quale […] le viene attestato un suo stato morboso per il quale le viene prescritto un periodo di riposo della durata di 15 giorni […] fino al 22/08/2016.
Tale certificazione risulta priva dei requisiti formali e sostanziali necessari per considerare giustificata la sua assenza dal servizio [..].
In data 25/08/2016 […] riceviamo una seconda certificazione medica […] nella quale, a seguito di visita medica eseguita in data 24/08/2016, le viene prescritto per lo stesso stato morboso un nuovo periodo di riposo della durata sempre di giorni 15 a partire dalla succitata data, ovvero fino al 7/09/2016.
Le contestiamo in conseguenza la sua assenza ingiustificata dal servizio per il giorno 23/08/2016.
– da un esame accurato delle certificazioni mediche da lei prodotte dal 2010 al 2013 è emerso che nello stesso periodo dell’anno solare e per la stessa durata temporale lei è stato affetto da uno stato morboso con identica diagnosi presso la Repubbliva Dominicana.
– nel febbraio 2013 lei è stato sanzionato con la sospensione paria 3 giorni lavorativi per le succitate motivazioni e comportamenti;
– per le annulaità 2014 e 2015 tali episodi non si sono più ripetuti, probabilmente quale effetto della impegnativa sanzione disciplinare comminatale;
– lei ha manifestato il suo stato morboso esattamente il giorno prefissato per il rientro in servizio, […] lasciando a questo punto chiaramente supporre, con tale comportamento concludente, che lei avesse già intenzionalmentye immaginato il circostanziarsi di uno stato morboso che le consentiva il prolungamento dell’assenza dal lavoro.
Dunque i suoi comportamenti, anche singolarmente presi, sono totalmente disancorati dai principi di buona fede, correttezza e collaborazione che ogni tipo di prestazione lavorativa di carattere subordinato prevede come elemnti indissolubili. “
A Fronte di tale comunicazione, considerando prive di ogni valore giustificativo le controdeduzioni rese dal sig. Acunzo in data 15.09.2016, seguiva comunicazione aziendale di recesso, in cui si legge:
” rilevato [..] che il comportamento contestatole- ed ora definitivamente addebitatole – è estremamente grave e inescusabile sia considerato autonomamente, sia ed ancor di più ove valutato nella più ampia lettura organica dei fatti a lei contestati, preso atto che nonostante l’atteggiamento che la scrivenete ha osservato di conservazione del rapporto – anche allorquando erano già in essere le condizioni per la risoluzione – lei ha continuato a perseverare nel suo atteggiamento di totale disinteresse peril rapporto, di fatto manifestando con comportamenti concludenti la volontà di non proseguire nello stesso, visti gli artt. 2219 c.c. e 46 e seguenti del vigente CCNL di settore, le comunichiamo il suo licenziamento con effetto immediato dal ricevimento del presente, per le motivazioni espresse nella lettera di contestazione, il cui contenuto si intende qui integralmente riportato in chiave di motivazione del licenziamento.”
Tanto premesso, non possono che condividersi le riflessioni del Giudice della fase sommaria in ordine all’interpretazione della lettera di contestazione e della relativa comunicazione di recesso, alla luce dei principi costantemente enunciati dalla Suprema Corte, che ha in più occasioni chiarito come “il comma secondo dell’art. 7 l. 300/70 prevede che l’adozione del provvediemnto disciplinare sia preceduta dalla contestazione dell’addebito (oltre che dalla audizione dell’interessato a sua difesa), conferendo in tal modo certezza ed immutabilità al contenuto della infrazione, scopo primario della contestazione” e ribadito come “i requisiti fondamentali della contestazione – la cui violazione vizia il procedimento disciplinare determinando la nullità del provvediemnto sanzionatorio irrogato – sono stati dalla dottrina e dalla giurisprudenza di legittimità, individuati nella specificità, immediatezza ed immutabilità” (Cass., sez. l., 15 settembre 2016, n.22127).
Detti requisiti, secondo i Giudici di legittimità, sono volti a garantire il diritto di difesa del lavoratore incolpato, diritto che sarebbe compromesso qualora si consentisse al datore di lavoro di intimare il licenziamento in relazione a condotte rispetto alle quali il dipendente non è stato messo in condiozione di discolparsi, perchè non adeguatamente definite nelle loro modalità essenziali, ed essere così esattamente individuabili; perchè non tempestivamente contestate; perchè diverse dalle condotte oggetto della iniziale contestazione.
Ebbene, da una lettura complessiva della contestazione, stando a quanto inequivocabilemente esplicitato nella stessa e non a quanto sottinteso dalla difesa della società in questa sede, consistono esclusivamente nell’assenza ingiustificata per il giorno 23.08.2016 e nella reiterazione dolosa dello stato di malattia al fine di evitare il rientro dalle vacanze con ciò manifestando un disinteresse per l’azienda.
Per valutare, in relazione al primo addebito, l’esistenza, o meno, della giusta causa del licenziamento disciplinare, è necessario partire dal CCNL di categoria, che all’art. 47 prevede, espressamente, che “incorre nei provvediemnti di ammonizione scritta, multa o sospensione il lavoratore che : a) non si presenti al lavoro o abbandoni il proprio post6o di lavoro senza giustificato motivo oppure non giuistifichi l’assenza entro il giorno successivo a quello dell’inizio dell’assenza stassa salvo il caso di impedimento giustificato”.
Al successivo articolo, riferito al licenziamento disciplinare, il contratto collettivo nazionale che “in tale provvedimento incorre il lavoratore che commette infrazioni alla disciplina e alla diligenza del lavoro che, pur essendo di maggior rilievo di quelli contemplate nell’art. 47, non siano così gravi da rendere applicabile la sanzione di cui alla lettera B) del presente articolo. A titolo inidcativo rientrano nelle infrazioni di cui sopra:…..e) assenze ingiustificate prolungata oltre quattro giorni consecutivi o assenze ripetute per tre volte in un anno nel giorno seguente alle festività o alle ferie”.
Nella fattispecie, come detto, il primo dei due addebiti- come specificamente contestato al sig. A. – che può essere vavalutato al fine di accertare la legittimità dell’impugnato licenziamento è costituito dall’assenza dal lavoro per il giorno 23.08.2016, atteso che non risulta contestato esplicitamente al ricorrente l’intero periodo di malattia, nè risulta la contestazione della malattia, avendo la N. S. s.p.a. evidenziato in premessa l’insussistenza dei requisiti formali e sostanziali necessari per rendere la certificazione medica prodotta idoena a giustificare la complessiva asssenza, senza però procedere ad alcuna formale ed esplicita contestazione sul punto.
Applicando le predette disposizioni contrattuali e tenuto conto delle circostanze del caso concreto, la prima condotta posta alla base della sanzione disciplinare non può senz’altro considerarsi tale da legittimare il licenziamento, per di più senza preavviso, riservato, stando a quanto previsto dalla lettera B) dell’art. 48 CCNL, al solo “lavoratore che provochi all’azienda grave nocumento morale o materiale o che compia, in connessione con lo svolgimento del rapporto di lavoro, azioni che costituiscono delitto a termine di legge”.
La condotta tenuta dal lavoratore, invece, è perfettamente sussumibile nella fattispecie astratta ( di assenza ingiustificata per un giorno) per la quale l’art.47 prevede la sanzione conservativa; ragion per cui è meritevole di accoglimento la prospettazione attorea secondo cui la sanzione inflitta è, comunque, sproporzionata rispetto al primo dei fatti addebitati, trattandosi di una ipotesi di lieve negligenza del dipendente.
Analogamente, non può legittimare il licenziamento del sig. Acunzo il secondo dei comportamenti addebitati, ovvero la asserita reiterazione dolosa dello sato di malattia finalizzata al prolungamento del periodiodi ferie e indicativa di un completo disinteresse per l’azienda, come tale integrante, unitamente alle condotte relative agli anni tra il 2010 e il 2013, già sanzionate con la sospensione dal servizio, un sistema comportamentale totalmente disancorato dai principi di buona fede, correttezza e collaborazione che ogni tipo di prestazione lavorativa di carattere subordinato prevede come elementi indissolubili.
A tal riguardo, giova premettere, con riferiemtno al principio di necessaria proporzionalità fra fatto addebitato e recesso, come la “Suprema Corte abbia da tempo individuato l’inadempimento idoneo a giustificare il licenziamento in ogni comportamento che, per la sua gravità, sia suscettibile di scuotere la fiducia del datore di lavoro e di far ritenere che la continuazione del rapporto si risolva in un pregiudizioper gli scopi aziendali, sicchè quel che è veramente decisivo, ai fini della valutazione della proporzionalità fra addebito e sanzione, è l’influenza che sul rapporto di lavoro sia in grado di esercitare il comportamento del lavoratore che, per le sue concrete modalità e per il contesto di riferimentpo, appaia suscettibile di porre in dubbio la futura correttezza dell’adempimento e denoti una scarsa inclinazione ad attuare diligentemente gli obblighi assunti, conformando il proprio comportamento ai canoni di buana fede e correttezza” (Cass., sez. l., 10 gennaio, n.2013).
Ne deriva che la proporzionalità della sanzione implica un giudizio di adeguatezza calibrato sulla gravità della colpa e sull’intensità della violazione della buona fede contrattuale che esprimano i fatti contestati, alla luce di ogni circostanza utile (in termini soggettivi ed oggettivi) ad apprezzarne l’effettivo disvalore ai fini della prosecuzione del rapporto contrattuale.
Nel caso di specie, tuttavia, non possono ritenersi acquisiti elementi idonei a dimostrare la violenza da parte del sig. A. del proprio dovere di correttezza probità.
Innanzitutto, non può darsi alcun rilievo agli analoghi comportamenti tenuti dal lavoratore nel periodo che intercorre tra il 2010 e il 2013 e con essi alla sanzione disciplinare irrogata nel febbraio del 2013, atteso che, da un lato, si tratta di precedenti isolati, che non si sono ripetuti negli anni successivi, come ammesso anche dalla società datrice di lavoro, e che sono stati valutati dalla stessa di modesta entità, tanto da non consentire il licenziamento; dall’altro, la sanzione disciplinare è stata irrogata per motivi di carattere meramente formale (mancata indicazione da parte del medico redattore del certificato dell’indirizzo di Santo Domingo del sig. A.) e comunque non più considerabile, ai sensi dell’art. 7, ultimo comma,l. 300/70, essendo decorosi due anni dalla sua applicazione.
In secondo luogo, in assenza di specifici elementi di segno contrario, è ben possibile che la reiterazione delle assenze, più che ad un impianto doloso costruito dal lavoratore, finalizzato a posticipare il rientro in servizio e a sottrarsi dal controllo datoriale, sia riconducibile ad un aggravamento delle patologie croniche da cui questo risulta affetto, conosciute, dedotte e non contestate dalla datrice di lavoro, ovvero il diabete mellito e scomposto e la depressione.
Ciò, del resto trova conferma del fatto che tutte le precedenti assenze di analogo tenore, tranne che in un caso, sono state sempre correttamente e tempestivamente giustificate e non sono mai state contestate dalla N. S. s.p.a., ben conscia dal cagionevole stato di salute del sig. A..
Quanto detto determina la illegittimità del licenziamento ed assorbe ogni ulteriore considerazione.
Quanto alle conseguenze della declaratoria di illegittimità del licenziamento disciplinare, qualora “il fatto rientra tra le condotte punibili con una sanzione conservativa sulla base delle previsioni dei contratti collettivi ovvero dei codici disciplinari applicabili”, il comma 42 dell’art. 1 cit. prevede l’annullamento dell’atto di recesso; con la condanna del datore di lavoro alla reintegrazione del dipendente, nonché al pagamento di un identità risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegra ed i relativi contributi previdenziali. Ciò con decurtazione dell’aliunde preceptum e percipendum, nella fattispecie non provato.
Va, però, osservato che nella fattispecie, il sig. A. ha pacificamente esercitato la cd. Opzione, comunicandola alla datrice di lavoro in data 06.4.2017, con la notifica dell’ordinanza opposta.
Alla stregua delle suesposte considerazioni, rigettata l’opposizione e dichiarata l’illegittimità del licenziamento intimato ad A. B. in data 3.10.2016, la N. S. spa va condannata al risarcimento del danno pari alla retribuzione globale di fatto maturata dal licenziamento e sino all’esercizio del diritto di opzione (06.4.2017), ed al versamento dei relativi contributi previdenziali; la stessa va condannata al pagamento in favore del sig. A., in luogo della reintegra, di una ulteriore somma pari a 15 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.
le spese di lite seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo, con attribuzione in favore dell’avv. Adriana Di Gennaro dichiaratosene antistatario.
Il dott. Roberto De Matteis, quale Giudice del lavoro, definitivamente pronunciando, ogni contraria istanza, eccezione e difesa disattesa, così provvede:
dichiarata la illegittimità del licenziamento intimato ad A. B. in data 3.10.2016, condanna la N. S. spa al risarcimento del danno in suo favore pari alla retribuzione globale di fatto maturata da licenziamento e sino all’esercizio del diritto di opzione (06.4.2017) ed al versamento dei contributi previdenziali;
condanna la N. S. spa al pagamento in favore di A. B., in luogo della reintegra, di un ulteriore somma pari a 15 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto;
condanna la N. S. S.p.a al pagamento delle spese di lite, liquidate in €.xxxxx, oltre IVA, CPA e rimborso forfettario come per legge, con attribuzione in favore dell’avv. Adriana Di Gennaro.
Così deciso in Napoli, lì 17.05.2018.