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Timestamp: 2019-03-19 03:36:15+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 33', 'sentenza ', 'art. 33', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 33', 'art. 20', 'art. 33', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 33', 'art. 42', 'art. 3', 'art.24', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 33', 'art. 42', 'art. 24', 'art. 33', 'art.24', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 42', 'art. 4']

Permessi legge 104: evoluzione normativa
31 Gennaio 2014, Nicola Canestrini
Principalmente ad occuparsi dei permessi lavorativi previsti dall'articolo 33 della Legge 104/1992, sono stati gli enti previdenziali (INPS e INPDAP, solo per citare i principali) emanando circolari ora applicative ora esplicative. Non sempre le indicazioni fornite dai diversi enti sono fra loro omogenee, ragione per la quale numerose sono le controversie anche di carattere penale (truffa a danni dello Stato o dell'INPS).
Tre i focus della presente breve analisi:
- in primo luogo è da accertare la sussistenza dei requisiti della "continuità" ed "esclusività" dell'assistenza al fine del diritto all'erogazione dei benefici di cui alla l. 104/1992,
- in secondo luogo la possibilità di utilizzare tali benefici per far fronte oltre che ad attività di carattere materiale anche di carattere morale a favore del beneficiario dell'assistenza;
- in terza analisi ci si deve interrogare circa la possibilità di usufruire di tali benefici per porre in essere una attività a finalizzazione mista: ossia avente quale scopo sia la tutela del disabile, sia il soddisfacimento di altri bisogni estranei alla sfera del disabile.
1. I requisiti della "continuità" ed "esclusività"
Sul primo punto, ossia sui requisiti della "continuità" ed "esclusività", occorre ricordare che l'art. 33 comma 3° L. 104 del 1992 si limita stabilire che: «colui che assiste una persona con handicap in situazione di gravità parente o affine entro il terzo grado, convivente, ha diritto a tre giorni di permesso mensile coperti da contribuzione figurativa, fruibili anche in maniera continuativa a condizione che la persona con handicap in situazione di gravità non sia ricoverata a tempo pieno».
Proprio per fornire delucidazioni ai dubbi interpretativi sollevati da tale disposizione legislativa, la giurisprudenza ha dato opportuni e specifici chiarimenti in merito. Così, la Corte di Cassazione Sezione Lavoro con la sentenza n. 7701 del 16.05.2003, ha censurato l'interpretazione dell'art. 33 della legge 104/92, sostenuta in passato dall'Inps, secondo cui la presenza in famiglia di altra persona che sia tenuta o possa provvedere all'assistenza del parente con disabilità in situazione di gravità esclude il diritto ai tre permessi mensili retribuiti ed ha affermato il seguente principio: «non par esservi dubbio che lo spirito della legge sia quello di non lasciare il minore gravemente handicappato in balia di se stesso neanche momentaneamente e privo di affetto ad opera di chi lo possa assistere convenientemente anche dal punto di vista materiale. Se questo è lo scopo della legge, ove tale convenienza non sia raggiunta, come non è raggiunta ove il congiunto non lavoratore debba provvedere da solo all'incombenza, un'interpretazione conforme agli scopi della legge pretende che un'altra persona possa sostituire almeno momentaneamente l'avente diritto originario. Orbene, se questa seconda persona è un lavoratore appare ovvio e necessario che possa godere di brevi permessi retribuiti».
La stessa Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13481 del 20.07.2004, ha poi confermato il proprio precedente orientamento, ulteriormente specificando che: «essendo presupposto del diritto la circostanza che il portatore di handicap non sia ricoverato a tempo pieno, è presumibile che, durante l'orario di lavoro di chi presta l'assistenza e può fruire dei permessi, all'assistenza provveda altra persona presente in famiglia ed è ragionevole il bisogno di questa di fruire di tre giorni di libertà, coincidenti con la fruizione dei permessi retribuiti del lavoratore. Il criterio è analogo a quello previsto per i genitori di portatori di handicap, regolato nel medesimo articolo, per i quali la circostanza che uno di essi non lavori, e quindi possa prestare assistenza, non esclude il diritto ai permessi retribuiti. Si deve concludere che né la lettera, né la ratio della legge escludono il diritto ai permessi retribuiti in caso di presenza in famiglia di persona che possa provvedere all'assistenza».
Anche la giustizia amministrativa era pervenuta ad analoghe conclusioni. Il Consiglio di Stato, infatti, pronunciandosi circa l'applicabilità ad un docente di una scuola pubblica dell'articolo 33 comma 5 della legge 104/92, con sentenza del 19.01.1998, n. 394/97 della propria Terza Sezione, aveva affermato che «non si può negare il beneficio allorché sussista il presupposto dell'effettiva assistenza continuativa da parte del lavoratore medesimo sulla considerazione che il rapporto possa essere instaurato da altri familiari. Nella stessa sentenza il Consiglio di Stato ha evidenziato che il beneficio in questione non è subordinato alla mancanza di altri familiari in grado di assistere il portatore di handicap».
Giova, infine, sottolineare che anche la Corte Costituzionale, nella sentenza n. 325 del 1996 aveva posto in evidenza la ratio della legge nel suo insieme: «superare o contribuire a far superare i molteplici ostacoli che il disabile incontra quotidianamente nelle attività sociali e lavorative e nell'esercizio di diritti costituzionalmente protetti. Nella stessa sentenza, il giudice delle leggi aveva anche sottolineato come non debba corrersi il rischio opposto, cioè, il dare alla norma un rilievo eccessivo, perché non è immaginabile che l'assistenza al disabile si fondi esclusivamente su quella familiare».
Sulla base di tali precedenti una importante Circolare Inps (la n. 90 del 23 maggio 2007), sulla base di importanti arresti giurisprudenziali, [1] ha fornito alcuni criteri guida dell'istituto in questione, ossia: «(1) che a nulla rilevi che nell'ambito del nucleo famigliare della persona con disabilità in situazione di gravità si trovino conviventi famigliari non lavoratori idonei a fornire aiuto necessario; (2) che la persona con disabilità in situazione di gravità possa liberamente effettuare la scelta su chi, all'interno della stessa famiglia, debba prestare l'assistenza prevista dai termini di legge; (3) che tale assistenza non debba essere necessariamente quotidiana, purché assuma i carattere della sistematicità e dell'adeguatezza rispetto alle concrete esigenze della persona con disabilità in situazione di gravità».
La indicata evoluzione interpretativa giurisprudenziale è stata poi recepita anche dal legislatore che nel novembre 2010 con legge n. 183 e nel luglio del 2011 con il D.Lgs. n. 119 ha novellato l'art. 33 della legge 104 del 1992, non prevedendo più che il lavoratore che usufruisca dei permessi di cui alla menzionata legge assista il parente disabile «con continuità ed in via esclusiva».
In particolare, il 9 novembre 2010 è stata pubblicata il Gazzetta Ufficiale la Legge 183/2010 (il cosiddetto Collegato Lavoro) che contiene nuove disposizioni sui permessi lavorativi a favore dei dipendenti che assistono familiari con handicap grave. L'articolo 24modifica, infatti, la Legge 104/1992 che, in origine, ha introdotto quelle agevolazioni. L'INPS ha prontamente diramato le proprie disposizioni con una specifica e articolata Circolare (3 dicembre 2010, n. 155), a cui è seguita la Circolare del Dipartimento Funzione Pubblica n. 13 del 6 dicembre 2010.
Le due Circolari prendono atto che il Legislatore ha abrogato i requisiti della continuità e dell'esclusività quali presupposti necessari ai fini del godimento dei permessi in argomento da parte dei beneficiari. «Pertanto conferma INPS - oltre al requisito della convivenza, già eliminato dall'art. 20 della legge 53/2000, anche la "continuità" e l'"esclusività" dell'assistenza, non sono più elementi essenziali ai fini del godimento dei permessi di cui all'art. 33 della legge 104/92». Ricordiamo che INPS aveva rielaborato quei due confusi concetti facendone derivare due altre definizioni: quelle di sistematicità e all'adeguatezza dell'assistenza, poi fatti propri anche dal Ministero del Lavoro. Anche queste, congruamente, decadono e l'Istituto raccomanda che "Gli uffici (...) non dovranno più acquisire le dichiarazioni relative alla sistematicità e all'adeguatezza dell'ssistenza al disabile, prima richiesti (...)." L'abrogazione di quei due requisiti, riapre la possibilità per moltissimi lavoratori di ripresentare domanda nel caso in cui, precedentemente, ad esempio, fosse stata rigettata per assenza di continuità (ad es. distanza notevole dall'abitazione del familiare da assistere).
2. Assistenza di carattere morale
Circa la possibilità di utilizzare tali benefici per far fronte oltre che ad attività di carattere materiale anche di carattere morale a favore del beneficiario dell'assistenza, si ricordi la giurisprudenza più recente sul punto ha affermato che: «costituisce principio oramai pacifico nella prassi amministrativa e nella giurisprudenza di merito quello secondo cui, per poter fruire dei benefici previsti dalla legge 104, l'assistenza che il lavoratore deve prestare nei confronti del familiare portatore di handicap non debba essere necessariamente quotidiana -Il beneficio può, quindi, essere riconosciuto in favore di quei lavoratori che - pur risiedendo o lavorando in luoghi anche distanti da quello in cui risiede la persona con disabilità grave - offrano alla stessa un'assistenza sistematica ed adeguata dovendosi intendere come tale una cura della persona disabile avente cadenza regolare e periodica idonea a soddisfarne gli effettivi bisogni materiali e morali». (T.A.R. Milano Sez. III 14 luglio 2011 sentenza n. 1885).
2. Utilizzazione dei permesssi l. 104 a finalità mista (assistenza al disabile unita a vantaggio del fruitore dei permessi)
Circa l'utilizzo di tali permessi per svolgere una attività dalla finalità mista, ossia che oltre ad essere finalizzata a beneficio del disabile determini il soddisfacimento di altri interessi del fruitore dei permessi, vi è silenzio di legge.
Tuttavia, pare che l'unica interpretazione ragionevole e quindi conforme agli artt. 3 e 32 Cost. dovrebbe essere quella che ammette la legittimità della richiesta dei detti permessi anche in presenza di attività con finalizzazione mista o spuria.
Infatti, in caso contrario al disabile sarebbe ingiustificatamente sottratta una possibilità di tutela per la sola circostanza che oltre a soddisfare i bisogni materiali e morali dello stesso, l'attività dell'obbligato determina un contemporaneo beneficio anche ad interessi di terzi.
Così ad esempio non potrebbe essere legittimamente richiesto il permesso ex l. 104/92 dall'obbligato per trascorrere tempo a giocare a carte o a tombola con il beneficiario disabile e altri famigliari (visto che soddisferebbe oltre alle esigenze di carattere morale del disabile, anche le proprie e quelle di terzi che partecipa al passatempo), oppure non potrebbe nelle ore di permesso il beneficiario provvedere all'acquisito di medicinali o a fare la spesa oltre che per il disabile beneficiario anche per sé.
E' evidente che tale soluzione sarebbe irragionevole ed inaccettabile, in quanto foriera di pregiudizio per il disabile, che non potrebbe legittimamente giovarsi di un soggetto per lo svolgimento di attività assistenziale in senso lato, ove tale attività nel contempo determini effetti favorevoli anche a terzi.
(coautore Avv. Giovanni Guarini)
[1] Cfr. Cassazione sentenza 13481 del 20 luglio 2004 e C. Stato sentenza del 19 gennaio 1998, n. 304/97.
Approfondimenti (dal sito INPS, http://www.inps.it/portale/default.aspx?itemdir=5941 visitato il 31.1.2014):
(L. 104/1992 art. 33, Dlgs 151/2001 art. 42)
L'handicap assume connotazione di gravità ( art. 3, comma 3, legge 104/92) se la minorazione, singola o plurima, ha ridotto l'autonomia personale, correlata all'età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione.
ai coniuge, parenti o affini entro il 2° grado che lavorano come dipendenti spettano 3 giorni al mese anche frazionabili in ore Msg 15995/07. Il diritto può essere esteso ai parenti e agli affini di terzo grado della persona con in situazione di disabilità grave soltanto qualora i genitori o il coniuge della persona disabile abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti. I tre giorni di permesso mensili possono essere fruiti anche dai parenti e dagli affini del minore di tre anni in situazione di disabilità grave (33, comma 3, della legge 104/92 come modificato dall'art.24 della legge 183/2010 - vedi circolare n. 155/2010-).
Frazionabilità ad ore dei 3 permessi giornalieri Msg 15995/07 - msg 16866/2007 Qualora i permessi giornalieri vengano utilizzati, anche solo parzialmente, frazionandoli in ore opera unlimite orario mensile. Tale limite massimo mensile fruibile è uguale all'orario normale di lavoro settimanale diviso il numero dei giorni lavorativi settimanali per 3. msg 16866/2007
la persona che chiede o per la quale si chiedono i permessi sia in situazione di handicap grave ai sensi dell'art. 3 comma 3 della legge 104/92 riconosciuta dall'apposita commissione della ASL (handicap grave art. 4, comma 1 L. 104/92) A decorrere dal 01.01.2010 le suddette commissioni sono integrate da un medico dell'Inps. (Circ. 162/93, punto 1 , Circ. 80/95, punto 1 ,circ. 32/2006 , circ. 131/2009)
tre giorni di permesso mensili anche frazionabili in ore (vedi combinato disposto art. 33, comma 3, della legge n. 104/92 e art. 42, comma 2, del decreto legislativo n. 151/2001 come modificati nell'art. 24 della legge n. 183/2010).
Si precisa che i genitori di figli con disabilità grave hanno la possibilità di fruire dei giorni di permesso alternativamente, sempre nel limite dei tre giorni per soggetto disabile, anche con assenze contestuali dal rispettivo lavoro (es.: madre 2 gg, padre 1 gg. anche coincidente con 1 dei 2 gg. della madre). (Circ. 133/2000 punto 2.2.3, Circ. 128/2003 punto 9)
Si sottolinea inoltre che, trattandosi di istituti speciali rispondenti alle medesime finalità di assistenza al disabile in situazione di gravità, la fruizione dei benefici dei tre giorni di permesso mensili, del prolungamento del congedo parentale e delle ore di riposo deve intendersi alternativa e non cumulativa nell'arco del mese.
Pertanto, nel mese in cui uno o entrambi i genitori, anche alternativamente, abbiano beneficiato di uno o più giorni di permesso ai sensi dell'art. 33, comma 3 citato, gli stessi non potranno usufruire per lo stesso figlio delle due ore di riposo giornaliero o del prolungamento del congedo parentale.
GENITORI PARENTI E AFFINI DI PERSONE IN SITUAZIONE DI DISABILITA'
I tre giorni di permesso mensili possono essere fruiti anche dai parenti e dagli affini del minore di tre anni in situazione di disabilità grave (33, comma 3, della legge 104/92 come modificato dall'art.24 della legge 183/2010 - vedi circolare n. 155/2010-) Il diritto può essere esteso ai parenti e agli affini di terzo grado (a titolo esemplificativo sono parenti di terzo grado: zii, nipoti in quanto figli di fratelli/sorelle, bisnonni, pronipoti in linea retta; sono affini di terzo grado zii acquisiti, nipoti acquisiti) della persona con disabilità in situazione di gravità soltanto qualora i genitori o il coniuge della persona in situazione di disabilità grave abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.
Al riguardo, si chiarisce che l'espressione 'mancanti' deve essere intesa non solo come situazione di assenza naturale e giuridica (celibato o stato di figlio naturale non riconosciuto), ma deve ricomprendere anche ogni altra condizione ad essa giuridicamente assimilabile, continuativa e debitamente certificata dall'autorità giudiziaria o da altra pubblica autorità, quale: divorzio, separazione legale o abbandono, risultanti da documentazione dell'autorità giudiziaria o di altra pubblica autorità.
Per quanto concerne le patologie invalidanti, ai fini dell'individuazione di tali patologie si prendono a riferimento soltanto quelle, a carattere permanente, indicate dall'art. 2, comma 1, lettera d), numeri 1, 2 e 3 del Decreto Interministeriale - Ministro per la Solidarietà Sociale, di concerto con i Ministri della Sanità, del Lavoro e della Previdenza Sociale e per le Pari Opportunità - n. 278 del 21 luglio 2000, Regolamento recante disposizioni di attuazione dell'articolo 4 della L. 8 marzo 2000, n. 53, concernente congedi per eventi e cause particolari, che individua le ipotesi in cui è possibile accordare il congedo per gravi motivi di cui all'art. 4, comma 2, della legge n. 53 del 2000.
Quelli concessi a titolo di prolungamento dell'astensione facoltativa fino al 3° anno di vita del bambino saranno indennizzati al 30% della retribuzione effettivamente corrisposta o convenzionale se appartenenti a categorie di lavoratori che hanno diritto all'indennità per congedo parentale sulla base di retribuzioni convenzionali.
Durante la fruizione dei permessi retribuiti si ha diritto anche all'assegno per il nucleo familiarecirc. 199/1997
Le ferie e la tredicesima mensilità non saranno soggette a decurtazione quando i riposi ed i permessi previsti dall'art. 42 del Dlgs 151/2001 non siano cumulati con il congedo parentale. -Parere espresso dal Consiglio di Stato in merito alla incidenza dei permessi di cui all'articolo 33 della L 104/92 su ferie e tredicesima mensilità - (msg 7014/2006)
Per gli operai agricoli a tempo determinato (OTD) e a tempo indeterminato (OTI) l'indennità viene pagata direttamente dall'Inps con le seguenti modalità su espressa richiesta dell'interessato circ. 61/2009:
dalla consegna dell'originale della lettera di avviso della disponibilità del pagamento trasmessa all'interessato via Postel con Posta Prioritaria.
I pagamenti delle prestazioni a sostegno del reddito possono avvenire anche all'estero (msg. 000237 del 09.04.2003)
Per tutti gli altri lavoratori, aventi diritto, l'indennità viene, invece, erogata dal datore di lavoro col metodo del conguaglio
Nel caso di un rapporto di lavoro agricolo a tempo determinato, il riconoscimento dei 3 giorni di permesso (frazionabili in sei mezze giornate) è possibile solo se i lavoratori sono occupati con contratto stagionale di almeno un mese e l'attività lavorativa articolata su 6 giorni della settimana o 5 giorni se effettuano la settimana corta.
Ai lavoratori impegnati in lavori socialmente utili e di pubblica utilità (LSU/LPU) senza riduzione o sospensione dell'assegno (le domande e la documentazione vanno presentate al soggetto utilizzatore e non all'Inps) - Circ. 86/1999, punto g) - Msg. 671 del 10.07.2003) spettano 3 giorni al mese (Circ. 80/95, punto 1) anche frazionabili in ore Msg 15995/07 e msg 16866/2007;
CUMULABILITA' DEI PERMESSI
Si sottolinea inoltre, che come indicato nella circolare n. 155/2010, trattandosi di istituti speciali rispondenti alle medesime finalità di assistenza al disabile in situazione di gravità, la fruizione dei benefici dei tre giorni di permesso mensili, del prolungamento del congedo parentale e delle ore di riposo deve intendersi alternativa e non cumulativa nell'arco del mese.
La certificazione provvisoria di handicap in situazione di gravità deve essere rilasciata dal medico specialista, per medico specialista si intende anche il medico dell'Ospedale purchè:
se medico dell'Ospedale che visita ambulatoriamente, sia specialista nella patologia denunciata;
se medico dell'Ospedale che segue in corsia il soggetto, il requisito specialistico transita dal medico al reparto e quindi è sufficiente che il medico sia specializzato nelle patologie di interesse; per medico dell'Ospedale inoltre si intende il medico della struttura di ricovero pubblica o privata equiparata alla pubblica. circ. 32/2006 punto 1.
Il medico dell'Inps non potrà rettificare il giudizio sull'handicap e/o sulla situazione di gravità espresso né nella certificazione provvisoria né in quello definitivo della Commissione ASL.
La domanda ha validità a decorrere dalla sua presentazione, non scade alla fine dell'anno solare (msg 39956 del 9.12.2004), non deve essere rinnovata annualmente allo scadere dei 12 mesi di validità circ. 53/2008 punto 4, dovrà essere completa delle previste dichiarazioni di responsabilità e, entro 30 giorni dal cambiamento , il richiedente i permessi dovrà comunicare le eventuali variazioni delle notizie o delle situazioni autocertificate nel modello di richiesta. circ. 53/2008 punto 4
Modelli di domanda (Msg n. 945/2002 - Circ. 128/2003, punto 7 - Msg n. 820 del 10.09.2003 - Msg. 39956 del 09.12.2004 - circ. 53/2008 ) :
HAND1 (Genitori di Minori) ( circ. 53/2008);
certificato rilasciato dalla Commissione di cui all'art. 4 della legge 104/92. A decorrere dal 01.01.2010 le suddette commissioni sono integrate da un medico dell'Inps. (Circ. 162/93, punto 1 , Circ. 80/95, punto 1 ,circ. 32/2006 , circ. 131/2009) attestante lo stato di gravità dell'handicap, o, per i:
Certificazione provvisoria del medico specialista nella patologia denunciata. Tale certificazione potrà essere presa in considerazione solo se trascorsi almeno 90 giorni dalla richiesta di riconoscimento dell'handicap grave alla Commissione Medica Integrata e nellemore del rilascio dell'attestazione dell'handicap grave (da presentare comunque non appena disponibile). La su indicata certificazione non definitiva dello specialista, produce effetto fino all'accertamento definitivo (senza limiti di tempo) circ. 32/2006 punto 5 - circ. 53/2008 punto 5
modello HAND AGR. M sg. 39956/2004 (solo per gli operai dell'agricoltura).
copia del documento rilasciato dall'Autorità competente da cui risulti la data di effettivo ingresso del bambino in famiglia.
certificato dell'Ente autorizzato, da cui risulti l'adozione o affidamento da parte del giudice straniero, l'avvio del procedimento di "convalida" presso il giudice italiano e la data di inserimento del minore presso i coniugi affidatari o i genitori adottivi.