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Timestamp: 2018-06-24 05:11:19+00:00
Document Index: 41733130

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 5', 'art. 10', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 5', 'art. 20', 'art. 28']

Legge regionale strutture extralberghiere Valle d’Aosta. | Bed and Breakfast Italia - Blog
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Posted by BnBItalia on 16 novembre 2013 in Bed and Breakfast, Leggi B&B, Regione, Valle d'Aosta
Di seguito la legge regionale che disciplina le strutture ricettive extralberghiere in Valle d’Aosta.
Nota: La legge riportate qui sotto deve essere integrata con quella del 4 Agosto 2000, n. 23 specificatamente riferita ai Bed and Breakfast (premi qui per leggere l’articolo).
1. La presente legge, in attuazione dei principi stabiliti dalla legge 17 maggio 1983, n. 217 (Legge quadro per il turismo e interventi per il potenziamento e la qualificazione dell’offerta turistica), disciplina le strutture ricettive non regolamentate dalle leggi regionali 22 luglio 1980, n. 34 (Disciplina delle attività di ricezione turistica all’aperto) e 6 luglio 1984, n. 33 (Disciplina della classificazione delle aziende alberghiere), e in particolare:
3. Nelle case per ferie dev’essere garantita non solo la prestazione dei servizi ricettivi di base, ma anche la disponibilità di strutture e servizi che consentano di perseguire le finalità di cui al comma 1.
e) cassetta di pronto soccorso, con le dotazioni indicate dall’autorità sanitaria competente;
(Obblighi amministrativi per lo svolgimento dell’attività)
1. L’esercizio dell’attività ricettiva nelle case per ferie è soggetto ad autorizzazione rilasciata dal Comune, riportante le generalità del proprietario dell’immobile e del titolare dell’autorizzazione stessa, il numero dei posti letto e il periodo di apertura.
2. Il rilascio dell’autorizzazione è subordinato alla stipula di apposita convenzione tra l’ente gestore e il Comune, allo scopo di definire:
c) l’eventuale durata minima e massima dei soggiorni;
d) il regolamento interno per l’uso della struttura.
3. L’autorizzazione può comprendere la somministrazione di alimenti e bevande, limitatamente alle sole persone alloggiate e a quelle che possono utilizzare la struttura in relazione alle finalità sociali cui la stessa è destinata.
4. I titolari o gestori di casa per ferie non sono tenuti ad iscriversi alla sezione speciale degli esercenti il commercio prevista dall’art. 5 della l. 217/1983.
2. Negli ostelli per la gioventù dev’essere garantita non solo la prestazione dei servizi ricettivi di base, ma anche la disponibilità di strutture e servizi che consentano di perseguire le finalità di cui al comma 1.
2. E’ consentito sovrapporre ad ogni posto letto un altro letto, senza con ciò dover incrementare le dimensioni delle camere, purché sia garantita la cubatura minima di mc. 8 a persona. Per il rispetto di tutti gli altri rapporti si computano i posti letto effettivi.
1. L’esercizio dell’attività ricettiva negli ostelli per la gioventù è soggetto ad autorizzazione rilasciata dal Comune, riportante le generalità del proprietario dell’immobile e del titolare dell’autorizzazione stessa, il numero dei posti letto ed il periodo di apertura.
d) l’eventuale durata minima e massima dei soggiorni.
4. I titolari o gestori della suddetta attività ricettiva non sono tenuti ad iscriversi alla sezione speciale degli esercenti il commercio prevista dall’art. 5 della l. 217/1983.
2. I rifugi alpini possono essere gestiti da enti pubblici o da enti ed associazioni operanti nel settore dell’alpinismo e dell’escursionismo, nonché da privati. Nel caso di gestione pubblica, la stessa dev’essere effettuata a mezzo di rappresentante o tramite appalto a gestore.
e) attrezzatura di pronto soccorso con le dotazioni indicate dall’autorità sanitaria competente;
1. L’esercizio dell’attività ricettiva nei rifugi alpini, se custoditi, è soggetto ad autorizzazione rilasciata dal Comune, riportante le generalità del proprietario dell’immobile e del titolare dell’autorizzazione stessa, il numero dei posti letto e il periodo di apertura.
2. Il rilascio dell’autorizzazione è subordinato al superamento da parte del gestore dell’esame preliminare di idoneità, ai sensi dell’art. 10 della l.r. 21/1993.
a) le indicazioni concernenti la località dove si trova il rifugio, l’altitudine e il tipo di manufatto;
2. I posti tappa escursionistici possono essere gestiti da enti pubblici, da enti o associazioni operanti nel settore dell’escursionismo, nonché da privati.
e) cassetta di pronto soccorso con le dotazioni indicate dall’autorità sanitaria competente;
1. L’esercizio dell’attività ricettiva nei posti tappa escursionistici è soggetto ad autorizzazione rilasciata dal Comune, riportante le generalità del proprietario dell’immobile e del titolare dell’autorizzazione stessa, il numero dei posti letto e il periodo di apertura.
4. L’attività di affittacamere può altresì essere esercitata in modo complementare rispetto all’esercizio di ristorazione, qualora sia svolta da uno stesso titolare in una struttura immobiliare unitaria.
1. I locali destinati all’esercizio di affittacamere devono possedere i requisiti previsti dai regolamenti igienico-edilizi in materia di civile abitazione. In particolare, devono avere:
1. Chi intende gestire l’attività di affittacamere è soggetto ad autorizzazione rilasciata dal Comune, riportante le generalità del proprietario dell’immobile e del titolare dell’autorizzazione stessa, il numero dei posti letto e il periodo di apertura.
b) ubicazione delle camere destinate all’attività ricettiva e numero dei posti letto distinti per camera;
e) periodi di esercizio dell’attività.
1. Sono case e appartamenti per vacanze le unità abitative, ubicate anche in stabili diversi, purché situate nel medesimo territorio comunale, composte da uno o più locali, arredate e dotate di servizi igienici e di cucina autonomi, gestite unitariamente in forma imprenditoriale per l’affitto ai turisti senza offerta di servizi centralizzati o prestazioni di tipo alberghiero, nel corso di una o più stagioni, con contratti aventi validità non inferiore a sette giorni e non superiore a tre mesi consecutivi.
3. L’utilizzo delle predette unità secondo le modalità previste nella presente legge non ne comporta, ai fini urbanistici, la modifica della destinazione d’uso.
1. La gestione di case e appartamenti per vacanze dev’essere autorizzata.
2. L’autorizzazione è rilasciata dal Comune territorialmente competente.
3. Nel provvedimento autorizzativo devono essere riportate le generalità del proprietario dell’immobile e del titolare dell’autorizzazione stessa, il numero e l’ubicazione delle unità abitative da affittare.
b) numero, ubicazione e caratteristiche delle case e appartamenti destinati all’attività ricettiva, con indicazione del numero dei posti letto distinti per unità abitative;
d) periodi di esercizio dell’attività.
5. Il titolare dell’autorizzazione è tenuto a comunicare preventivamente al Comune ogni variazione del numero e delle caratteristiche delle case e appartamenti gestiti.
1. Entro trenta giorni dalla presentazione della domanda il Comune provvede al rilascio dell’autorizzazione per le attività ricettive di cui alla presente legge dopo aver accertato che sussistano i requisiti soggettivi del titolare e degli eventuali rappresentanti di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza), nonché i requisiti strutturali ed igienico-sanitari, sulla base delle indicazioni contenute nella domanda e nella relativa documentazione tecnica ad essa allegata, comprendente:
3. La richiesta di integrazioni e l’assegnazione di un termine per le relative incombenze sospendono il termine del procedimento di cui al comma 1.
1. L’autorizzazione per le attività ricettive di cui alla presente legge è rinnovata annualmente, su domanda dell’interessato, previo pagamento delle tasse di concessione e di quelle eventualmente dovute a qualsiasi titolo.
2. All’atto del rinnovo il Comune accerta la permanenza dei requisiti richiesti per il rilascio dell’autorizzazione.
3. In difetto, l’autorizzazione è revocata dal Comune.
1. Nel caso di violazione delle prescrizioni contenute nell’autorizzazione, il Comune procede alla sospensione temporanea, previa diffida, dell’autorizzazione per un periodo da cinque a trenta giorni.
2. Il titolare di una delle strutture ricettive disciplinate dalla presente legge che intenda procedere alla sospensione temporanea o alla cessazione dell’attività, deve darne preventivo avviso al Comune.
3. Il periodo di sospensione temporanea dell’attività non può essere superiore a sei mesi, prorogabili con atto del Comune, per gravi motivi, per altri tre mesi; decorso tale termine l’attività si intende definitivamente cessata.
1. Il Comune dà immediata comunicazione all’Assessorato regionale del turismo, sport e beni culturali del rilascio delle autorizzazioni per le attività ricettive di cui alla presente legge, nonché delle diffide, sospensioni, revoche e cessazioni.
3. E’ fatto obbligo al titolare o gestore dell’attività ricettiva di denunciare, mediante trasmissione di apposito modello Istat, l’arrivo e la presenza di ciascun cliente, oltre che all’autorità di pubblica sicurezza, anche all’azienda di promozione turistica competente per territorio, laddove esistente.
2. La mancata o incompleta comunicazione dei prezzi entro le date previste comporta l’obbligo dell’applicazione degli ultimi prezzi regolarmente comunicati.
3. Le tabelle e i cartellini con l’indicazione dei prezzi praticati devono essere esposti in modo ben visibile nei locali di ricevimento degli ospiti o di prestazione dei servizi e, limitatamente alle strutture di cui agli art. 14 e 17, in ciascuna camera o unità abitativa.
1. Non sono soggetti alla disciplina dell’esercizio dell’attività di affittacamere e delle case e appartamenti per vacanze coloro che danno in locazione a forestieri case e appartamenti, di cui abbiano a qualsiasi titolo la disponibilità, senza la fornitura dei servizi complementari di cui all’art. 14 e sempre che non ricorrano le condizioni di cui all’articolo 17.
1. Ferme restando le attribuzioni degli organi statali per gli aspetti di rispettiva competenza, le funzioni di vigilanza e di controllo sull’osservanza delle disposizioni della presente legge sono esercitate dal Comune.
2. E’ fatta salva la facoltà dell’Assessorato regionale del turismo, sport e beni culturali di disporre controlli ispettivi a mezzo di proprio personale.
1. Per quanto non previsto dalla presente legge è fatta salva l’osservanza delle norme statali e regionali che regolano l’esercizio dell’attività ricettiva, in quanto applicabili alle attività disciplinate dalla presente legge, e in particolare delle norme riguardanti la pubblica sicurezza in materia di registrazione e notifica delle persone alloggiate, la rilevazione statistica, l’iscrizione alla sezione speciale del registro degli esercenti il commercio, prevista dall’art. 5 della l. 217/1983, la prevenzione incendi ed infortuni, la tutela igienico-sanitaria, l’uso e tutela del suolo, la salvaguardia dell’ambiente.
1. Chiunque eserciti una delle attività ricettive disciplinate dalla presente legge senza l’autorizzazione prevista dall’art. 20 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire 1.000.000 a lire 3.000.000.
2. La mancata o incompleta comunicazione dei prezzi entro i termini stabiliti o l’omessa esposizione di tabelle e cartellini prezzi, ove previsti, comporta la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire 150.000 a lire 300.000.
3. Fatto salvo quanto disposto dalla normativa statale in materia di prezzi, l’applicazione di prezzi difformi da quelli denunciati comporta la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire 500.000 a lire 1.000.000.
4. L’utilizzo di locali destinati ad alloggio dei clienti con un numero di posti letto superiore a quello autorizzato ai sensi della presente legge comporta la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire 500.000 a lire 1.000.000.
5. Nel corso di un anno, in caso di recidiva delle violazioni di cui ai commi 1, 2, 3 e 4, la sanzione è raddoppiata e nei casi più gravi si può procedere alla revoca dell’autorizzazione.
6. Sono fatte salve le sanzioni previste da leggi statali e regionali per la violazione nell’esercizio di attività ricettive di norme riguardanti la pubblica sicurezza, la rilevazione statistica, l’iscrizione alla sezione speciale del registro degli esercenti il commercio, la tutela igienico-sanitaria, la prevenzione incendi ed infortuni, l’uso e la tutela del suolo, la salvaguardia dell’ambiente.
1. Ferme restando le attribuzioni degli organi statali per gli aspetti di rispettiva competenza, all’accertamento delle violazioni per le quali sono previste le sanzioni amministrative di cui all’art. 28, provvede il Comune territorialmente interessato.
2. All’irrogazione delle sanzioni provvede il Sindaco.
3. In caso di inadempienza, all’irrogazione delle relative sanzioni amministrative, provvede, previo invito al Sindaco, l’Assessore regionale al turismo, sport e beni culturali.
1. Alla definizione dei requisiti igienico-sanitari, ivi compresi quelli relativi all’approvvigionamento idro-potabile e agli scarichi, nonché di sicurezza delle strutture ricettive disciplinate dalla presente legge si provvede con apposito regolamento, da approvarsi da parte del Consiglio regionale entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
3. Il regolamento di cui al comma 1 deve contenere l’indicazione dei requisiti minimi igienico-sanitari previsti dalle disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 marzo 1980, n. 327 (Regolamento di esecuzione della L. 30 aprile 1962, n. 283, e successive modificazioni, in materia di disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande), nonché dei requisiti minimi con riferimento ai servizi igienici necessari in relazione alle differenti strutture disciplinate dalla presente legge. Detto regolamento, inoltre, fissa le modalità tecnico-amministrative per l’approvvigionamento idro-potabile e per lo scarico delle acque reflue, in conformità alle disposizioni vigenti in materia di tutela delle acque destinate al consumo umano e di tutela delle acque dall’inquinamento.
1. Entro cinque anni dall’entrata in vigore della presente legge le strutture ricettive extralberghiere già operanti devono essere adeguate, per poter continuare l’attività, ai requisiti della presente legge: in tale periodo possono essere rinnovate le autorizzazioni di esercizio sempre che sussistano i requisiti previsti dalla legislazione che disciplinava precedentemente le singole attività.
2. Fatto salvo quanto disposto dal comma 1, a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, non si applicano più nella regione Valle d’Aosta le disposizioni della legge 16 giugno 1939, n. 1111 (Disciplina degli affittacamere), del decreto del Presidente della Repubblica 4 agosto 1957, n. 918 (Approvazione del testo organico delle norme sulla disciplina dei rifugi alpini) e della legge 21 marzo 1958, n. 326 (Disciplina dei complessi ricettivi complementari a carattere turistico-sociale).
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