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Timestamp: 2020-08-14 15:13:29+00:00
Document Index: 50857639

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 360', 'art. 1375', 'art. 1375', 'art. 21', 'sentenza ', 'art. 384']

Sentenza Cassazione Civile n. 15779 del 29/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15779 del 29/07/2016
Cassazione civile sez. III, 29/07/2016, (ud. 19/05/2016, dep. 29/07/2016), n.15779
sul ricorso 4059-2014 proposto da:
avverso la sentenza n. 204/2013 della CORTE D’APPELLO di CAMPOBASSO,
depositata il 28/08/2013, R.G.N. 357/2009;
19/05/2016 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVIERI;
La Corte d’appello di Campobasso, con sentenza 28.8.2013 n. 204, ha rigettato la impugnazione proposta dal Comune di Venafro ed ha confermato la decisione del Tribunale di Isernia n. 559/2009 che, in accoglimento della opposizione proposta da NEPTUN s.r.l. (affidataria della gestione del servizio idrico comunale), aveva revocato il decreto ingiuntivo con il quale era stato ingiunto alla società, accollante del debito del Comune per fornitura idrica nei confronti di ERIM, il pagamento della somma di Euro 667.301,14 oltre accessori, portata dalla fattura n. 200/2006 emessa dal somministrante ERIM per consumi relativi all’anno 2005.
I Giudici di appello ritenevano fosse onere del Comune debitore -accollato, che agiva in giudizio per l’adempimento della convenzione di accollo, di fornire la prova della esistenza del debito convenzionalmente assunto dall’accollante NEPTUN s.r.l., non essendo idonea all’uopo la esibizione della fattura emessa dall’accollatario ERIM, tenuto conto che quest’ultimo non aveva aderito all’accordo e che il predetto documento non esplicitava le singole poste del credito nè i consumi effettuati.
La Corte territoriale rigettava inoltre il motivo di gravame volto alla impugnazione del capo relativo alle spese di lite, non avendo il Comune descritto le attività difensive, nè indicato quale fosse la esatta liquidazione delle voci di tariffa.
Con ricorso notificato il 14.2.2014 il Comune di Venafro ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza di appello, deducendo vizi di violazione di norme di diritto e vizio di omessa motivazione.
Con il primo motivo è dedotta la violazione degli artt. 1273 e 1322 c.c. Il Comune sostiene che, avendo entrambi i giudici di merito qualificato come accollo (interno) la clausola di cui al punto d) dell’art. 5 della convenzione stipulata in data 21.11.2002, avente ad oggetto l’affidamento a NEPTUN s.r.l. della gestione del servizio idrico comunale, ne seguiva che – avendo la società affidataria, con detta clausola, assunto “a proprio carico gli oneri per la gestione e manutenzione ordinaria e straordinaria di tutti gli impianti di captazione, sollevamento, trattamento e distribuzione dell’acqua agli utenti, anche se proveniente da Enti terzi erogatori, ai quali la Concessionaria corrisponderà direttamente quanto dovuto per la fornitura” – la pretesa fatta valere dal Comune trovava titolo nella predetta convenzione ed aveva ad oggetto la prestazione dovuta da NEPTUN s.r.l. in relazione alla quale era stata esperita l’azione di adempimento, rimanendo estranea ogni altra questione concernente la fattura emessa da ERIM (quale Ente terzo erogatore dell’acqua).
Con il secondo motivo (vizio di omessa motivazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 sul punto concernente la clausola della convenzione di affidamento della gestione del servizio idrico), vengono ribadite, in relazione al differente vizio di legittimità, le stesse argomentazioni svolte con il precedente motivo, ritenendo il Comune ricorrente che la pretesa oggetto della controversia atteneva all’accertamento dell’obbligazione prevista nella convenzione e rimasta inadempiuta da parte di NEPTUN s.r.l., e non invece alla prova del debito oggetto dell’accollo, ossia del credito vantato da ERIM nei confronti del Comune. Aggiunge ancora il ricorrente che errata era la statuizione della Corte territoriale che aveva ritenuto destituita di efficacia probatoria la fattura, quale documento proveniente dalla parte che agisce in giudizio per far valere il credito, atteso che nella specie la fattura era documento emesso da un terzo, e conteneva tutti gli elementi essenziali per individuare l’ammontare del credito ERIM (tipologia della fornitura, soggetto erogatore, metri cubi di acqua consumati, prezzo complessivo ed unitario a metro cubo. per le acque bianche, riferimento temporale dei consumi all’anno 2005).
Indipendentemente dalla correttezza o meno della qualificazione giuridica della fattispecie come “accollo interno”, questione non oggetto di impugnazione e comunque non rilevante ai fini della decisione della controversia, rileva il Collegio che – tanto più, come rilevato dal Giudice di merito, in difetto di manifestazione di adesione all’accordo da parte del terzo creditore – il rapporto obbligatorio oggetto della presente controversia deve essere individuato nella convenzione stipulata il 21.11.2002 tra Comune e NEPTUN s.r.l. e dunque unicamente in relazione alle prestazioni, che si asseriscono inadempiute, concernenti le obbligazioni derivanti da tale accordo.
Nella specie la clausola contrattuale (interamente trascritta a pag. 2 del ricorso per cassazione), che non prevedeva l’assunzione da parte della affidataria NEPTUN s.r.l. di una nuova obbligazione -di contenuto identico al debito del Comune e che si aggiungeva ad esso- nei confronti del creditore ERIM ma soltanto l’adempimento della prestazione pecuniaria in luogo del Comune, limitava la “garanzia” del Comune in ordine al “nomen verum” del debito per fornitura idrica (ove riguardato come oggetto del contratto di accollo interno) soltanto alla esistenza del contratto di somministrazione stipulato dal Comune con ERIM e – qualora gli impianti di misurazione non fossero accessibili a NEPTUN s.r.l. – alla verifica della corrispondenza tra le registrazioni dei consumi e gli importi fatturati conformemente ai criteri contrattuali di determinazione del prezzo (tanto in osservanza al principio di buona fede ex art. 1375 c.c. che deve improntare anche la esecuzione dei contratti e dunque anche i doveri di cooperazione del Comune-creditore – qual è appunto il controllo e la trasmissione della fattura – alla attuazione della prestazione del debitore NEPTUN s.r.l.), mentre rimane escluso in difetto di specifica previsione contrattuale alcun obbligo del Comune di garantire che l’importo fatturato corrisponda al corretto funzionamento tecnico degli impianti di misurazione della erogazione, esulando dagli impegni assunti con la convenzione di affidamento del servizio pubblico alcuna obbligazione del Comune di effettuare o richiedere, prima della trasmissione a NEPTUN s.r.l. della fattura, preventive verifiche tecniche degli impianti di pertinenza del terzo somministrante al fine di controllare le modalità di registrazione dei consumi idrici.
Nell’eseguire la convenzione l’ente locale non era tenuto, pertanto, a fornire a NEPTUN s.r.l. la prova del “quantum” del debito nei confronti di ERIM, essendo tenuto, invece, soltanto a trasmettere alla affidataria – in virtù del dovere di cooperazione che grava ex art. 1375 c.c. sul creditore della prestazione per consentire l’esatto adempimento del debitore – i documenti contabili – le fatture – necessari per provvedere ai pagamenti diretti verso il fornitore ERIM. Ne consegue che – conformemente ai principi stabiliti da questa Corte in tema di riparto dell’onere prova nell’azione di adempimento del contratto: Corte cass. Sez. U, Sentenza n. 13533 del 30/10/2001, id. Sez. 3, Sentenza n. 826 del 20/01/2015- il Comune, mediante la produzione in giudizio del titolo negoziale sul quale era fondata la pretesa (convenzione di affidamento del servizio pubblico), e l’allegazione dell’ inadempimento della società-affidataria obbligata, ha assolto pienamente all’onere della prova del proprio diritto a ricevere la prestazione cui si era obbligata NEPTUN s.r.l. sottoscrivendo la convenzione, gravando su quest’ultima la prova contraria della non imputabilità dell’inadempimento (dimostrando che, nella specie, non era dovuto in tutto od in parte il pagamento diretto al fornitore ERIM, con riferimento all’importo indicato nella fattura n. (OMISSIS)).
Nè peraltro vengono in rilievo eventuali contestazioni da parte di NEPTUN s.r.l. relative alla impossibilità di adempiere alla obbligazione assunta nella convenzione in quanto il Comune non aveva ottemperato ai doveri di cooperazione necessari alla esecuzione della convenzione, atteso che non è stata formulata alcuna contestazione circa le modalità ed i tempi di trasmissione della fattura, nè in ordine alla insufficienza dei dati in essa indicati (ad esempio perchè redatta in modo difforme da quanto prescritto – peraltro ai fini fiscali – dal D.P.R. n. 633 del 1972, art. 21, comma 2) per consentire il corretto adempimento della obbligazione avente ad oggetto il pagamento diretto al fornitore. Sul punto il Giudice di appello ha affermato che la fattura recava un importo complessivo senza specificare “le singole poste di credito temporali”, argomento che è svolto a supporto della tesi del mancato assolvimento dell’onere probatorio da parte del Comune e che non incide sulla regolarità formale della fattura, nè sui dati riportati nella stessa idonei a consentire di la individuazione del soggetto emittente, il riferimento al contratto di somministrazione idrica stipulato con il Comune, l’ammontare dell’importo dovuto ed il riferimento temporale all’anno di competenza.
In conclusione, ritenuto fondato il terzo motivo (assorbiti il primo ed il secondo), la sentenza impugnata deve essere cassata e, non occorrendo procedere ad ulteriori accertamenti in fatto, la causa può essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, con la condanna di NEPTUN s.r.l. al pagamento della somma portata dalla fattura n. (OMISSIS) emessa da ERIM. La parte resistente va condannata alla rifusione delle spese dell’intero giudizio come liquidate in dispositivo.
– accoglie il ricorso, quanto al terzo motivo, assorbiti gli altri, e decidendo nel merito condanna la parte resistente al pagamento della somma portata dalla fattura n. (OMISSIS) emessa da ERIM, nonchè alla rifusione delle spese dell’intero giudizio che vengono liquidate, per il primo grado, in Euro 3.000,00 per compensi, ed Euro 200,00 per esborsi; per il secondo grado in 8.000,00 per compensi, ed Euro 500,00 per esborsi; per il giudizio di legittimità in Euro 12.000,00 per compensi, Euro 200,00 per esborsi, oltre ad accessori di legge sugli importi liquidati per ciascun grado di giudizio.