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Timestamp: 2018-08-18 21:51:46+00:00
Document Index: 167443725

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11', 'sentenza ', 'art. 84', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Medici specializzandi – Mancata o tardiva trasposizione di Direttiva comunitaria - Responsabilità dello Stato legislatore – Prescrizione dell’azione – Criteri di liquidazione del danno - Tribunale de L’Aquila– sentenza 14.12.2015, n. 1041 – est. Magarò.
1. Ai medici specializzandi che abbiano conseguito il diploma di specializzazione prima dell’emanazione del D.Lgs. n. 368/1999 va riconosciuto il risarcimento del danno da mancata o tardiva trasposizione delle Direttiva Comunitarie n. 75/362/CEE e n. 82/76/CEE, posto che il D.Lgs. n. 368/1999 può considerarsi una forma di adempimento parziale alle direttive comunitarie medesime.
2. Il diritto al risarcimento del danno da mancata o tardiva trasposizione di direttiva comunitaria va ricondotto - anche a prescindere dall'esistenza di uno specifico intervento legislativo accompagnato da una previsione risarcitoria - allo schema della responsabilità per inadempimento dell'obbligazione “ex lege” dello Stato, di natura indennitaria per attività non antigiuridica, dovendosi ritenere che la condotta dello Stato inadempiente sia suscettibile di essere qualificata come antigiuridica nell'ordinamento comunitario, ma non anche alla stregua dell'ordinamento interno. Ne consegue che il relativo risarcimento, avente natura di credito di valore, non è subordinato alla sussistenza del dolo o della colpa e deve essere determinato, con i mezzi offerti dall'ordinamento interno, in modo da assicurare al danneggiato un’idonea compensazione della perdita subita in ragione del ritardo oggettivamente apprezzabile [n.d.r. in senso uniforme, Cass., Sez. Un., sentenza 17 aprile 2009, n. 9147].
2. L’azione di responsabilità dello Stato legislatore per mancata o tardiva trasposizione di direttiva comunitaria, in ragione dello schema della responsabilità per inadempimento della obbligazione “ex lege” dello Stato, di natura indennitaria per attività non antigiuridica, è riconducibile all’area della responsabilità contrattuale e, dunque, assoggettata all’ordinario termine decennale di prescrizione.
3. Per quanto riguarda i criteri per la liquidazione del pregiudizio sofferto dai medici specializzandi per mancata o tardiva trasposizione di direttiva comunitaria, occorre procedere ad una valutazione equitativa, utilizzando come parametro di riferimento, allo scopo di garantire l’effettività del ristoro, alle disposizioni della l. 266/05 e del D.P.C.M. del 7.3.2007, e prima di tutto allo stesso dlgs. 368/99. Inoltre, il legislatore, dettando l'art. 11 della legge 370/1999, ha effettuato una precisa quantificazione dell'obbligo risarcitorio da parte dello Stato, a seguito della quale, alla precedente obbligazione risarcitoria per mancata attuazione delle direttive, si è sostituita un'obbligazione avente natura di debito di valuta, per cui, secondo le regole generali di cui agli artt. 1219 e 1224 c.c., gli interessi legali possono essere riconosciuti solo dall'eventuale messa in mora o, in difetto, dalla notificazione della domanda giudiziale
Processo civile – Rito camerale in materia di volontaria giurisdizione – Note d'udienza – Tribunale di Lanciano – sentenza 18.11.2015, n. 4832 – est. Brindesi.
Nel processo civile, sono inammissibili, ai sensi dell'art. 84 disp.att. c.p.c., le c.d. note d'udienza, senza la previa autorizzazione del giudice, anche laddove trattasi di rito camerale, mentre è ammissibile la produzione di documenti in udienza.
Divorzio – Assegno - Breve durata del matrimonio – Stato di disoccupazione del richiedente l'assegno – Tribunale di Chieti – sentenza 12.11.2015, n. 651 – est. Romandini.
1. In tema di riconoscimento e quantificazione dell'assegno divorzile, rileva, ai fini della determinazione, la breve durata del matrimonio (pochi mesi), ma non può non tenersi conto anche di una lunga convivenza more uxorio precedente.
2. L'assegno divorzile va congruamente ridotto, qualora il coniuge economicamente più debole possieda capacità lavorativa e non dia la prova di aver tentato di procurarsi un lavoro nonostante sia in giovane età.
Furto in abitazione - Nesso occasionale tra ingresso nell'abitazione e impossessamento della cosa mobile – Esclusione – Tribunale di Pescara - sentenza 09.92.2015 – est. D’Arcangelo.
Non è configurabile il reato di furto in abitazione ove non sia dimostrato che l'imputato si sia introdotto con l'inganno presso l'abitazione della persona offesa e sussista, quindi, un nesso meramente occasionale tra l'ingresso nell'abitazione e l'impossessamento della cosa mobile, integrato dallo sfruttamento di una situazione di fatto propizia; in tal caso, invece, sussistono gli estremi costitutivi della fattispecie di furto.
Illecito amministrativo – Oblazione – Tar Abruzzo, sez. Pescara – sentenza 03.12.2015, n. 494 - Pres. – est. Eliantonio.
L’oblazione conseguente ad illecito amministrativo non è un semplice adempimento pecuniario, ma consiste in un negozio giuridico unilaterale, processuale o extraprocessuale, produttivo di effetti di diritto pubblico, nel senso che il relativo pagamento implica il riconoscimento dell’illecito, con conseguente rinuncia irretrattabile alla garanzia giurisdizionale. Il cd. pagamento in misura ridotta comporta, invero, un’incompatibilità (oltre che un’implicita rinuncia) a far valere qualsiasi contestazione della sanzione pecuniaria irrogata e della violazione contestata, e ciò sia nella sede amministrativa che in quella giurisdizionale. Non si tratta cioè solo di una preclusione impugnatoria a carico della parte, dato che il divieto in questione attiene al fatto che con il pagamento immediato si formalizza, secondo i noti principi generali della materia, una vera e propria estinzione della controversia, non più recuperabile da parte di tutte le parti in causa e quindi sia dalla parte pubblica, che da quella privata.
Inquinamento -Bonifica e messa in sicurezza – Proprietario e gestore – Insussistenza dell’obbligo - Tar Abruzzo, sez. Pescara – sentenza 04.12.2015, n. 457 - Pres. Eliantonio – est. Balloriani.
Nel vigente sistema gli obblighi di bonifica e messa in sicurezza possono essere imposti solo al soggetto responsabile dell’inquinamento per dolo o colpa e non viceversa al proprietario o al gestore a vario titolo del sito. Ed infatti, sulla base del quadro normativo nazionale vigente, l'Amministrazione non può imporre al proprietario di un'area inquinata, o comunque a chi non sia anche l'autore dell'inquinamento, l'obbligo di porre in essere le misure di messa in sicurezza di emergenza e bonifica, di cui all'articolo 240, comma 1, lett. m) e p), d.lgs. n. 152 del 2006.Emerge, dunque, come le misure di messa in sicurezza e bonifica in questione non possano essere accollate a soggetti diversi da quelli a carico dei quali sia stata accertata una responsabilità dell’inquinamento, non bastando a tal fine una semplice relazione di detenzione o possesso del bene inquinato, né una mera responsabilità di tipo oggettivo, cioè fondata sul solo nesso oggettivo di causalità senza accertamento degli elementi soggettivi del dolo o della colpa.
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