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Timestamp: 2018-06-20 01:42:01+00:00
Document Index: 110536738

Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art. 31', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 4']

[Sardegna, l.r. n. 8/2011] A tutela dell'infanzia e dell'adolescenza - Diritti Regionali
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[Sardegna, l.r. n. 8/2011] A tutela dell’infanzia e dell’adolescenza
8 aprile 2011 di Redazione
Anche la Regione Sardegna, al pari di altre, con l. 7 febbraio 2011, n. 8, ha provveduto all'”Istituzione del Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza“.
In via preliminare, è da dirsi che questa “materia”, non rientrando tra quelle elencate ai commi 2 e 3 dell’art. 117 Cost., può ritenersi senz’altro riconducibile alla potestà legislativa regionale di tipo negativo-residuale; inoltre, sembra che una normativa riguardante la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza possa proficuamente mettersi a servizio dell’art. 31, comma 2, Cost., la legislazione regionale – come si sa – potendo assurgere a privilegiato strumento di attuazione su base locale del dettato costituzionale.
Non è possibile analizzare compiutamente l’intero testo di legge, tuttavia sembra utile mettere in risalto taluni profili maggiormente degni di nota.
Istituito presso il Consiglio regionale, il Garante dovrebbe secondo i propositi del legislatore (art. 1) assicurare una maggiore attuazione, a livello regionale, “dei diritti e degli interessi riconosciuti ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze in conformità a quanto previsto dalla Convenzione sui diritti del fanciullo, approvata a New York” (1989) “e dalla Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei fanciulli” (1996). A questo proposito, sia consentito aprire una breve parentesi. Assai interessante appare il richiamo alle norme di diritto internazionale pattizio suddette, confermandosi così l’attitudine delle leggi regionali a concorrere alla loro attuazione interna.
Pertanto, appare evidente che la legge di cui si sta adesso brevemente dando conto assuma un doppio rilievo: da un lato, come strumento di protezione dei diritti fondamentali di quella particolare categoria di soggetti deboli che sono gli infanti e gli adolescenti; dall’altro, come si è detto, quale esempio del contributo che gli enti locali possono offrire sul versante dei rapporti tra diritto internazionale e diritto interno.
Procedendo all’esame degli articoli, non senza effetto sembra il fatto che il Garante non sia “sottoposto ad alcuna forma di controllo gerarchico e funzionale” (art. 1) e che, “al fine di tutelare gli interessi e i diritti dei bambini e dei ragazzi presenti sul territorio regionale“, possa agire d’ufficio “qualora ne abbia diretta conoscenza, o su segnalazione, anche da parte di minori e, ove possibile, in accordo con le famiglie“. Egli, inoltre, può “richiamare le istituzioni pubbliche a prendere in considerazione, nello svolgimento dei loro compiti, il superiore interesse dei bambini e dei ragazzi“; “vigilare sul rispetto dei diritti dei minori nel territorio regionale e segnalare alle amministrazioni competenti casi di bambini e ragazzi in situazioni di rischio o di pregiudizio” ed anche “promuovere e sollecitare interventi di aiuto e sostegno a favore di bambini e ragazzi, nonché l’adozione di atti o la modifica o riforma degli stessi qualora ritenuti pregiudizievoli dell’interesse dei minori“; infine, può “trasmettere, informandone i servizi sociali competenti, all’autorità giudiziaria informazioni, eventualmente corredate di documenti, inerenti la condizione o gli interessi della persona di minore età” (art. 2).
Molte sono le funzioni elencate nell’art. 3 della suddetta legge; tra le altre, il Garante: “promuove … iniziative per la diffusione di una cultura dell’infanzia e dell’adolescenza, il riconoscimento dei diritti individuali, sociali e politici dei bambini e dei ragazzi e assume ogni iniziativa per la loro concreta realizzazione“; “vigila sull’applicazione nel territorio regionale delle convenzioni internazionali ed europee e delle norme statali e regionali di tutela dei soggetti minori“; “vigila … sulle condizioni dei minori a rischio di emarginazione sociale e sui fenomeni di discriminazione, per motivi di sesso, di appartenenza etnica o religiosa, e favorisce le iniziative da parte delle amministrazioni competenti per rimuovere le cause che ne impediscono la tutela“; “promuove iniziative, in accordo con le istituzioni scolastiche, volte all’assunzione di misure per fare emergere e contrastare i fenomeni di violenza fra minori all’interno del mondo della scuola e di dispersione scolastica“; “segnala ai servizi sociali e all’autorità giudiziaria situazioni di rischio o di danno derivanti a bambini e ragazzi da situazioni ambientali carenti o inadeguate dal punto di vista igienico-sanitario e abitativo o che comunque richiedono interventi immediati di ordine assistenziale o giudiziario nel caso di violazione dei diritti indicati alla lettera a)“, ovvero quelli elencati nella prima delle funzioni in questa sede richiamate; “vigila sui fenomeni dei minori scomparsi e dei minori abbandonati non segnalati ai servizi sociali e alla magistratura minorile“; “verifica le condizioni e gli interventi volti all’accoglienza ed all’inserimento del minore straniero, anche non accompagnato” (a tal proposito, il pensiero va alle tristi vicende connesse alla crisi libica); “promuove … iniziative per la diffusione di una cultura dell’infanzia e dell’adolescenza finalizzata al riconoscimento dei bambini e dei ragazzi come soggetti titolari di diritti“; “vigila sulla programmazione televisiva, sulla comunicazione a mezzo stampa e sulle altre forme di comunicazione audiovisive e telematiche per la salvaguardia e la tutela dei bambini e ragazzi“.
Quelle appena riportate sono soltanto alcune delle funzioni che il Garante è chiamato a svolgere, non meno rilevanti essendo le altre, elencate nell’art. 3, che si è ritenuto opportuno in questa sede non riportare per motivi di spazio.
A norma dell’art. 4, poi, “Il garante promuove … la cultura della tutela e della curatela, anche tramite l’organizzazione di idonei corsi di formazione“.
La disciplina è poi completata da una serie di norme ulteriori (ad esempio, quelle relative ai rapporti con altri organismi di garanzia, alle modalità attraverso cui avviene la nomina del Garante, alle cause di incompatibilità e di scadenza anticipata).
In conclusione, quali siano i risultati concreti che si raggiungeranno grazie alla disciplina adesso fugacemente e per grandi linee descritta non è dato in questo momento sapere; al riguardo, sia consentito osservare che, al di là delle nobili finalità che si propone la normativa in questione, occorrerà appurare “sul campo” non solo se concretamente il Garante incomincerà a lavorare sul territorio, ma anche quali saranno le modalità del suo operare e quale l’effettività dei suoi interventi. Pertanto, solo l’esperienza, in definitiva, sarà in grado di dire quanto la protezione dell’infanzia e dell’adolescenza potrà davvero considerarsi beneficiata dal ricorso a strumenti di tutela di questo tipo.
(Università di Messina)
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