Source: https://www.ecubo-progettazione.com/blog-ecubo/archives/01-2010
Timestamp: 2019-02-20 07:59:40+00:00
Document Index: 117288981

Matched Legal Cases: ['art.175', 'art.41', 'art.41', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 29']

DAL 1 LUGLIO NUOVE TARIFFE PER I CLIENTI DI ENEL SERVIZIO ELETTRICO
L'Autorità per l'energia elettrica e il gas ha deciso che dal prossimo 1 luglio 2010 venga progressivamente introdotto un nuovo sistema di "prezzi biorari", cioè prezzi dell'elettricità differenziati a seconda delle diverse ore della giornata e dei giorni della settimana.
In partica paga di meno chi consuma elettricità di sera nei giorni feriali o nei festivi. Per poter usufruire di un vantaggio economico sarà utile concentrare 2/3 dei propri consumi in questi giorni.
Ecubo propone dispositivi ad hoc per programmare i propri consumi in determinate ore del giorno e della settimana.
Sorveglianza sanitaria: VDT
"La fattispecie in oggetto è disciplinata dal Titolo VII del d.lgs. n. 81/2008, in forza del quale i lavoratori che utilizzano un’attrezzatura munita di videoterminali, in modo sistematico o abituale, per venti ore settimanali, dedotte le interruzioni di cui all’art.175 del medesimo testo normativo, sono sottoposti alla sorveglianza sanitaria di cui all’art.41, con particolare riferimento ai rischi della vista e degli occhi e ai rischi dell’apparato muscolo-scheletrico, con la periodicità indicata nel comma 2 dello stesso articolo, ovvero su richiesta del lavoratore, secondo le modalità previste all’art.41, comma 2, lett. c).
L’accertamento di eventuali violazioni delle citate norme di tutela della salute e sicurezza sul lavoro esula dalle competenze di questa Direzione generale, essendo invece rimesso agli uffici della Azienda Sanitaria Locale (ASL) territorialmente competente ovvero alla Procura della Repubblica l’effettuazione delle procedure di controllo previste per legge."
La certificazione energetica e la certificazione di sostenibilità ambientale degli edifici in Puglia
In questo post ci preoccupiamo di fornire in maniera più chiara possibile informazioni che riguardano la certificazione degli edifici per la regione Puglia sia quella energetica, sia la nuova certificazione ambientale.
L’ultimo atto legislativo nazionale riguardante la certificazione energetica è il DM 26/6/09 con le "Linee guida nazionali per la Certificazione Energetica degli Edifici" in cui, tra le altre cose, si specificano le metodologie di calcolo per la definizione dell’indicatore di prestazione energetica e si fornisce un criterio di classificazione.
L'Attestato di Certificazione Energetica ha una validità di 10 anni e deve essere aggiornato ogni volta che l'edificio subisce cambiamenti che possano modificarne le prestazioni energetiche (ad esempio una ristrutturazione) (Art. 6, comma 5). Nel caso di acquisto di un immobile (singola unità immobiliare, un appartamento, oppure interi immobili, abitazioni autonome) l'Attestato di Certificazione Energetica deve essere allegato all'atto di vendita (Art. 6, comma 3), mentre nel caso di locazione l'Attestato deve essere esibito dal Proprietario al Conduttore (Art. 6, comma 4).
Tutto quanto detto sopra è valido anche per la Puglia, ma chi può rilasciare la certificazione energetica in Puglia?
E’ in corso il varo della regolamentazione regionale in materia, atta a definire i requisiti professionali e i criteri di accreditamento dei soggetti abilitati al rilascio dell’attestato di certificazione energetica e alle ispezioni degli impianti termici e di condizionamento. Fino alla data di pubblicazione della normativa regionale vale il D.Lgs. 115/08 nazionale per cui i certificatori sono i professionisti abilitati alla progettazione.
Ma non è tutto, esiste un altro modo di certificare, l’autocertificazione da parte del proprietario o del locatore (All. 9, punto 9 DM 26/6/09) che attraverso una dichiarazione può produrre un documento sostitutivo dell’attestato di certificazione energetica: in pratica dichiara che l’edificio che vende o dà in locazione è energeticamente inefficiente, impatta l’ambiente, non garantisce il giusto comfort nonostante gli alti consumi ed è in classe G.
Passiamo ora alla certificazione ambientale. Alcune Regioni tra le quali la Puglia, l’Umbria e le Marche si sono preoccupate di approvare le regole della certificazione ambientale degli edifici ma come detto senza definire quelle per la certificazione energetica. In Puglia (art9 c.2 L.R. 13 /2008) è obbligatoria la certificazione ambientale degli edifici con finanziamento pubblico al 50%, per gli altri ha carattere volontario. Secondo la stessa legge regionale i soggetti che intenderanno certificare la sostenibilità ambientale del proprio edificio dovranno preoccuparsi di ottenere anche la certificazione energetica a fronte del rilascio della prima.
Infine, sebbene l’obbligatorietà del certificato energetico di un edificio sia stata sancita per legge, in tutte quelle regioni in cui non è stato adottato un provvedimento diverso in materia (tra cui la Puglia), non è obbligatorio consegnare l’attestato di certificazione all’acquirente, grazie alle modifiche approvate dal Parlamento al 192/2005 nell’agosto 2008.
I regolamenti edilizi comunali, a partire dal 1° gennaio 2010, dovranno prevedere che la concessione del permesso di costruire per i nuovi edifici sia subordinata alla presenza di impianti di produzione di energia rinnovabile.
Tale previsione è stata introdotta dalla Finanziaria 2008 (art. 1, comma 289) che aggiungeva nel Testo unico in materia edilizia (Dpr. 380/2001, l’art. 4, c. 1-bis) l’obbligo per i comuni di introdurre nei propri regolamenti – ai fini del rilascio del permesso di costruire per gli edifici di nuova costruzione – l’installazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.
Nello specifico, andrà garantita una produzione energetica non inferiore a 1 kW per ciascuna unità abitativa, compatibilmente con la realizzabilità tecnica dell’intervento. Per i fabbricati industriali, di estensione superficiale non inferiore a 100 metri quadrati, la produzione energetica minima dovrà essere di 5 kW.
Tale obbligo era previsto inizialmente per il 1° gennaio 2009, ma il decreto legge 30 dicembre 2008, n. 207, (comma 1-octies dell'art. 29), in sede di conversione lo ha prorogato al 1° gennaio 2010.
Autorizzazione paesaggistica, dal 1° gennaio 2010 fine del regime transitorio.
Entra pienamente in vigore il nuovo regime dell’autorizzazione paesaggistica, previsto dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (Dlgs 42/2004) . Fino al 31 dicembre 2009 era, infatti, in vigore un regime transitorio più agile della disciplina ordinaria. Dal 1° gennaio 2010 piena operatività alla più complessa procedura ordinaria prevista dall’articolo 146 del Dlgs 42/2004, come riscritto dal Dlgs 26 marzo 2008, n. 63, una procedura che, coinvolgendo da subito (e non ex post) la Soprintendenza, determina un inevitabile allungamento dei tempi. Vediamo brevemente in cosa consiste.
Chi possiede a qualunque titolo immobili ed aree di interesse paesaggistico, tutelati dalla legge, non può distruggerli o modificarli in modo da alterare il loro valore paesaggistico. Chi intenda fare interventi su questi beni occorre che ottenga la prescritta autorizzazione. L’autorizzazione paesaggistica è un documento autonomo e presupposto rispetto al permesso di costruire o ad altre autorizzazioni che legittimano un intervento edilizio, e dura 5 anni, scaduti i quali l’esecuzione dei lavori che si sono progettati deve essere sottoposta a nuova autorizzazione. Altra cosa da sottolineare è che, fuori di alcuni limitati casi, l’autorizzazione paesaggistica non può essere concessa “in sanatoria”, cioè dopo la realizzazione, anche parziale, degli interventi.
La documentazione che correda il progetto di intervento edilizio deve essere preordinata a verificare la compatibilità tra l’intervento progettato e l’interesse paesaggistico da tutelare. L’istanza è presentata alla Regione (che può delegare Province o Comuni, ma solo se essi sono dotati di personale specializzato), che, dopo le prime verifiche, la invia alla Soprintendenza per il parere vincolante.
Se entro 45 giorni la Soprintendenza trasmette il parere vincolante, l’Ente competente emana il provvedimento conforme al parere entro i successivi 20 giorni.
Se la Soprintendenza non trasmette il parere, l’Ente competente o indice una Conferenza di servizi entro 15 giorni oppure, decorsi 60 giorni (45 + 15) decide in assenza di parere. L’autorizzazione è efficace decorsi 30 giorni dal rilascio ed è impugnabile, con ricorso al Tar o con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, dalle associazioni portatrici di interessi diffusi in materia di ambiente e danno ambientale, e da qualsiasi altro soggetto pubblico o privato che ne abbia interesse.
La nuova procedura determina un allungamento dei tempi. Se prima la tempistica era nell’ordine dei 120 giorni, ora si può arrivare anche a 150 giorni dalla richiesta.
La nuova procedura autorizzatoria colpisce anche quegli interventi edilizi di piccola entità e impatto, anche se il Legislatore aveva promesso (articolo 146, comma 9 Dlgs 42/2004) che sarebbe stato emanato un regolamento contenente procedure semplificate di rilascio, in base a criteri di snellimento e concentrazione dei procedimenti.
Il regolamento non è stato ancora emanato, anche se ne esiste uno schema che evidenzia le semplificazioni procedurali cui andranno incontro una serie di interventi di piccola entità ai fini dell’ottenimento dell’autorizzazione.
Tra gli interventi che beneficerebbero della autorizzazione “semplificata” si segnalano:
• ampliamenti non superiori al 10% del volume originario e comunque non superiori a 100 metri cubi;
• interventi di demolizione e ricostruzione mantenendo la stessa volumetria e sagoma;
• interventi sulle coperture degli edifici esistenti;
• interventi sui prospetti degli edifici quali aperture di porte e finestre;
• modifiche che si rendono necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica ovvero per il contenimento dei consumi energetici degli edifici;
• installazione di impianti tecnologici esterni per uso domestico autonomo, quali condizionatori e impianti di climatizzazione dotati di unità esterna, caldaie, parabole, antenne (esclusi edifici nei centri storici);
• parabole satellitari condominiali e impianti di condizionamento esterni centralizzati (esclusi interventi nei centri storici);
• pannelli solari, termici e fotovoltaici fino ad una superficie di 25 m² (esclusi edifici in centri storici e aree vincolate ai sensi del Codice dei beni culturali e ambientali, ferme restando le diverse e più favorevoli previsioni sia del Dlgs 115/2008 sull’efficienza degli usi finali dell’energia, sia dell’articolo 1, comma 289 della Finanziaria 2008 e successive modifiche, che prevede l’obbligo dal 1° gennaio 2010 di installazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili sui nuovi edifici).