Source: https://books.openedition.org/pcjb/1386
Timestamp: 2019-09-20 13:09:41+00:00
Document Index: 35272500

Matched Legal Cases: ['§ 15', '§ 5', '§ 11', '§ 8', '§ 9', '§ 11', '§ 4', '§ 4', '§ 11', '§ 4', '§ 15', '§ 14', '§ 9', '§ 9', '§ 5', '§ 10', '§ 13', '§ 15', '§ 15', '§ 15', '§ 13', '§ 15', '§ 4', 'art, 1922', '§ 15', '§ 12']

Les « bourgeoisies » municipales italiennes aux IIe et Ier siècles av. J.-C. - Per una storia della classe dirigente di Aquileia repubblicana - Publications du Centre Jean Bérard
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Assisi: aspetti prosopografici
1 Desidero ringraziare Luisa Bertacchi, direttrice del Museo Archeologico di Aquileia, e Silvio Panci (...)
1 È appena il caso di avvertire che l’uso di termini come “classe dirigente”, “classe politica”, “bor (...)
11. Lo studio della storia sociale di una qualunque città dell’Italia romana presenta dei problemi che derivano anzitutto dalla scarsità della documentazione.
2 V. App. I, nn. 2 e 4.
2Il limitato interesse delle fonti letterarie per le realtà locali trova conferma anche nel caso di Aquileia. A parte infatti le cifre riportate da Livio a proposito della fondazione del 181 e del supplementum del 1692, dagli autori antichi ricaviamo soltanto pochissimi altri elementi.
3 V. App. II, n. 7 (?).
4 V. App. II, n. 2. La presenza dei Gavillii ad Aquileia è attestata anche da iscrizioni posteriori: (...)
3Sempre da Livio ci è trasmesso qualche dato prosopografico. Nel contesto della sua narrazione della campagna contro gli Istri del 178 egli ricorda gli aquileiesi Cn. e L. Gavillii Novelli, incaricati di portare rifornimenti all’esercito romano3. Veniamo cosi a conoscenza del nome di due dei più di tremila coloni dedotti nel 181. L’attendibilità della notizia è verificabile in sede epigrafica, poichè la presenza dei Gavillii ad Aquileia è attestata da una delle sue più antiche iscrizioni4. Nulla ci dice lo storico patavino sulla posizione dei due nell’ambito della nuova colonia: che i Gavillii appartenessero all’aristocrazia locale risulta però dal fatto che il membro della gens nominato nell’iscrizione fu censor della città.
5 Sui Barbii v., soprattutto, S. Panciera, Vita economica di Aquileia in età romana, Padova, 1957, pp (...)
6 TLL, II, c. 1748; J. Šasel, Barbii, cit., p. 120 n. 1 e nt. 10 p. 128.
7 V., ad es., J. Bayet, Cicéron, Correspondance, V, Paris, 1964, p. 291 e D.R. Shackleton Bailey, Cic (...)
4Discussa è la menzione di un Barbius, di un personaggio, quindi, che potrebbe essere di origine aquileiese5, in Cicerone (Ad. Att., IX, 14, 2). La lezione Barbius, presente in alcuni manoscritti, è accolta dal Thesaurus Linguae Latinae, seguito da J. Sasel6. Gli editori più recenti ne preferiscono in genere un’altra, cioè Baebius7. Dal contesto del passo ciceroniano non si ricava comunque nulla di preciso su questo conoscente di Curione, la cui patria e il cui rango sembrano ignoti allo stesso oratore (Barbius ο Baebius quidam).
5Qualche elemento per la storia sociale di Aquileia repubblicana è offerto forse da fonti numismatiche.
8 V. § 15 e App. II, n. 31[?].
6In Q. Titius, monetalis intorno al 90, è stato proposto, sulla base di un confronto con iscrizioni aquileiesi di età imperiale, di riconoscere un Q. Titius Mutto, cioè un ascendente dei personaggi attestati da tali iscrizioni. Se l’identificazione fosse esatta, il che è tutt’altro che sicuro8, dovremmo constatare che un dato, nella fattispecie numismatico, di per sé difficilmente inquadrabile, riceve luce, ancora una volta, da documenti epigrafici; ma che, d’altra parte, solo la testimonianza numismatica consente di individuare nei Titii Muttones una delle più antiche e originariamente più cospicue famiglie di Aquileia, cosa che non poteva risultare, allo stato attuale della nostra documentazione, dalla loro relativamente tarda e sporadica presenza nei tituli della città.
7Comunque, in un campo caratterizzato da una generale carenza di notizie, quello che è dato di conoscere deriva, in massima parte, anche per Aquileia, dalle iscrizioni.
9 CIL I2, 621, 652, 739, 814, 826, 2171, 2193-2216, 2503, 2647, 2648, 2822, 2823. Sulla provenienza a (...)
10 Apprestato da A. Degrassi (1887-1969), il fascicolo è ora affidato alle cure di H. Krummrey. Devo q (...)
11 V., da ultimo, G. Brusin, Le epigrafi di Aquileia, RAL, s. VIII, v. XXI, f. 3-4 (marzo-aprile 1966) (...)
12 Su G. Brusin (1883-1976), che ha dedicato tutta la vita allo studio di Aquileia, v. i necrologi di (...)
8Rispetto ad esse lo studioso si trova, oggi, in una posizione che è, al tempo stesso, di privilegio e di difficoltà: di privilegio, poichè, per quanto riguarda l’età repubblicana, il loro corpus è relativamente ricco (il più ricco di tutta la Gallia Cisalpina); di difficoltà, poichè il materiale non è ancora raccolto in uno strumento di consultazione adeguato. I tre fascicoli pubblicati della pars posterior di CIL I2 non comprendono neanche una quarantina di documenti aquileiesi9, il quarto non è ancora disponibile10. Dell’incremento registrato a partire dagli Anni Trenta avrebbe dovuto render conto il previsto volume delle Inscriptiones Italiae, affidato a G. Brusin. Più volte annunciato11, esso non ha ancora visto la luce. Dopo la morte del curatore12 i materiali da lui consegnati all’Unione Accademica Nazionale sono stati affidati, per i necessari aggiornamenti, ad un gruppo di studiosi coordinati da S. Panciera, che ne sta preparando l’edizione in una serie di fascicoli. Quello repubblicano conterà poco meno di duecento numeri: situazione derivante non solo dalle nuove scoperte, che incidono in misura limitata, ma soprattutto da una corretta datazione di numerosi pezzi già editi.
13 Per una valutazione complessiva rimando a G. Bandelli, Le iscrizioni repubblicane, in corso di pubb (...)
9In attesa di poter disporre di tale strumento la ricerca va condotta in sedi diverse. Delle iscrizioni conservate, alcune delle quali totalmente ο parzialmente inedite, la maggior parte può essere reperita nelle gallerie e nei magazzini del Museo Archeologico di Aquileia, riordinati nel corso degli Anni Cinquanta e continuamente arricchiti; altre sono visibili nei Musei di Trieste, Cividale, Udine, Padova, Verona ο presso privati. Le iscrizioni perdute si possono recuperare attraverso lo spoglio delle raccolte già pubblicate, oltre che di molti materiali inediti13.
14 V. A. Calderini, Aquileia romana, cit., in particolare i capp. II-VII. pp. 91 ss.
15 V., ad es., tra i contributi che riguardano anche il periodo repubblicano, le ricerche sui Barbii c (...)
16 V., ad es., G. Brusin, Aspetti della vita economica e sociale di Aquileia, Aquileia e l’alto Adriat (...)
102. Una storia sociale di Aquileia, in particolare di Aquileia repubblicana, non è ancora stata scritta. Le premesse create da A. Calderini con la grande quantità di dati raccolti nella sua monografia14 non hanno avuto un seguito adeguato. Disponiamo di contributi su aspetti particolari che sono talvolta di alto livello15. Ma recenti tentativi di sintesi appaiono deludenti16. È prevalsa inoltre finora un’impostazione di tipo sistematico, nella quale è spesso difficile cogliere la diacronicità e la dinamica dei fenomeni.
17 P. Castrén, Ordo Populusque Pompeianus-Polity and Society in Roman Pompeii (Acta Instituti Romani F (...)
11La realtà è che manca una serie di lavori preliminari sui molteplici aspetti della vita sociale della città nei diversi periodi. Solo su queste basi, e prendendo come punto di riferimento opere ormai paradigmatiche come, ad es., quella di P. Castrén su Pompei17, potrà fondarsi una trattazione complessiva. Quanto segue intende appunto offrire un contributo in tal senso.
18 La distinzione tra equites, centuriones e pedites risulta esplicitamente solo per la deduzione del (...)
19 M. Rostovtzeff, The Social and Economic History of the Roman Empire2, II, Oxford, 1957, p. 554, nt. (...)
123. Quella aquileiese è fin dall’inizio una società nettamente stratificata. Il fatto che nell’ambito dei coloni dedotti nel 181 ci fosse una distinzione tra equites, centuriones e pedites rispecchia da un lato la diversità di condizione economica e sociale esistente tra coloro che si arruolarono; e costituisce dall’altro la premessa per il mantenimento, attraverso il regime differenziato delle assegnazioni (140 iugeri agli equites, 100 ai centuriones, 50 ai pedites), di tale situazione nella colonia. Né il quadro generale dovette sostanzialmente mutare dopo il supplementum del 169, a proposito del quale, peraltro, non disponiamo di dati precisi sulla eventuale presenza dei tre livelli tra i nuovi venuti18. Fu organizzata dunque secondo un modello accentuatamente censitario quella che agli occhi di M. Rostovzev è apparsa come un’ideale “rich town of well-to-do landowners”19.
20 I dati al riguardo sono raccolti, ad es., in G. Tibiletti, Ricerche di storia agraria romana - La p (...)
21 G. Tibiletti, Ricerche di storia agraria romana, cit., pp. 222 ss. Cfr. C. Nicolet, L’ordre équestr (...)
13Nella storia della colonizzazione romana il fenomeno era tutt’altro che nuovo20 e rispondeva ad una logica precisa. “La divisione classistica dei coloni di colonie latine dipende da una necessità costituzionale. Una colonia latina [...] era, formalmente, uno stato autonomo e fornito di autonomia militare, e come sarebbe stato possibile in quel tempo a Roma concepire la fondazione di uno stato autonomo senza una classificazione timocratica? Come si sarebbe potuto pensare alla costituzione di uno stato aristocratico ο monarchico? La necessità di una classificazione censitaria delle colonie latine è così evidente che non è necessario spendere altre parole”21.
22 Un riesame del problema in G. Bandelli, Per una storia economica di Aquileia repubblicana, cit.
14Se il modello era già stato sperimentato, la sua attuazione pratica assunse, nel caso di Aquileia, aspetti del tutto particolari. Per la prima volta, a quanto almeno risulta dalle fonti, tra gli equites ed i pedites compaiono, come gruppo a sé stante, i centuriones; e dimensioni senza precedenti assume la disparità di trattamento riservata ai coloni (a Bononia, dedotta nel 189, l’accepta degli equites era stata di 70 iugeri, quella dei pedites di 50; ad Aquileia, rispettivamente, di 140 e 50)22.
15L’assetto originario della società aquileiese, mantenutosi probabilmente inalterato durante il difficile periodo di consolidamento della città, dovette risentire in seguito della progressiva e molteplice crescita economica di essa (v. § 5). Si può dunque pensare che, fermi restando i criteri censitari secondo cui era strutturata, siano mutati, e forse ripetutamente, i suoi equilibri interni.
16Non è questa la sede per affrontare il problema nel suo complesso. Mi limiterò per il momento ad esaminare, attenendomi al tema del “Colloque”, i caratteri e l’evoluzione di quella componente che, per la sua posizione nella scala sociale, era destinata ad avere il ruolo di classe dirigente.
23 Per un’interpretazione in tal senso v., da ultimo, E. Gabba, Sulle strutture agrarie, cit., p. 34.
174. L’oggetto dell’indagine deve essere anzitutto meglio definito. L’analisi riguarderà la fascia superiore del corpo civico, detentrice di gran parte del potere economico e monopolizzatrice delle cariche pubbliche. Essa è identificabile, in un primo tempo, con gli equites e i centuriones dedotti nel 18123 ed, eventualmente, nel 169; ma, in seguito, probabilmente si modificò, per la scomparsa ο la decadenza di qualche famiglia e l’ascesa di “genti nove” (v. § 11). Non verranno considerati invece gruppi sociali ο individui la cui posizione economica ad Aquileia, soprattutto negli ultimi decenni della repubblica, fu rilevante, ma che, non godendo pienamente dei diritti civici, come i liberti, ο non godendone affatto, come gli stranieri residenti, erano esclusi dal governo della città.
24 Per una distinzione dei due concetti, riferiti però al governo centrale, v. F. Cassola, Il concetto (...)
25 La parte più consistente del complesso è costituita da sette blocchi ora addossati alla galleria la (...)
18Il criterio di scelta è stato individuato dunque nell’esplicita attestazione dell’esercizio di cariche locali (magistrature, sacerdozi, decurionato) ο “nazionali”. Tale criterio, che sarà comunque applicato in senso ampio (v. § 8), comporta il rischio di qualche esclusione. In una colonia ο in un municipium di età repubblicana classe dirigente e classe politica24 tendono a coincidere. Ma può accadere che delle famiglie ο singoli esponenti di esse, dotati dei livelli di censo richiesti, si sottraggano al privilegio e all’onere del governo della cosa pubblica. Nel caso, in particolare, di Aquileia questa potrebbe essere una delle spiegazioni, anche se non la più probabile (v. § 9), del fatto che alcune delle famiglie più cospicue della città, bene attestate del resto in sede epigrafica, non lo siano invece in relazione a cariche pubbliche. In attesa che vengano adeguatamente distinti e interpretati i molteplici elementi di cui sono composte si è preferito tralasciare anche la serie di iscrizioni incise su elementi di gradinata comunemente riferiti al teatro (o al circo)25. È ragionevole ritenere, comunque, che rispetto al complesso della nostra documentazione le eventuali esclusioni non debbano costituire una percentuale rilevante.
195. Anche sui limiti cronologici del periodo preso in esame è opportuno fare una premessa. Il termine iniziale sarà ovviamente il 181, anno della deduzione della colonia. Quello finale, che potremmo fissare convenzionalmente al 31 ο al 27, si presenta invece, per vari motivi, poco significativo.
26 Sulla storia della città v., in generale, S. Panciera, Vita economica di Aquileia, cit. e G. Cuscit (...)
27 Secondo R.F. Rossi, La romanizzazione della Cisalpina, Aquileia e Milano (Antichità Altoadriatiche,(...)
28 Rapporti tra Aquileia e il Magdalensberg sono attestati fin dalla metà del II secolo: v. S. Pancier (...)
29 Sulla spedizione di C. Sempronio Tuditano v., tra i contributi più recenti, M. Gwyn Morgan, Pliny, (...)
30 Per la fabbricazione di mattoni v. V. Righini, Lineamenti di storia economica della Gallia Cisalpin (...)
31 V., al riguardo, le osservazioni di M. Verzár Bass, ibid.
32 La data del 90 a.C., già sostenuta da Th. Mommsem, CIL V, p. 971 e contestata da K.J. Beloch, Römis (...)
33 Sul riflusso verso l’alto Adriatico v. P. Baldacci, Alcuni aspetti dei commerci nei territori cisal (...)
34 Sul problema rimane fondamentale A. Degrassi, II confine nord-orientale dell’Italia romana - Ricerc (...)
20Sullo sviluppo economico di Aquileia repubblicana26 i singoli “événements” della storia politica, militare e amministrativa sembrano avere un’incidenza scarsa ο comunque non immediata. Si può ritenere infatti che dopo il difficile periodo iniziale, nel quale il problema istrico dovette ritardare l’impianto e la crescita delle nuove aziende agricole27, per tutto il II secolo e oltre l’ascesa della città fosse dovuta essenzialmente a fattori interni. All’agricoltura, che rimase sempre una voce fondamentale dell’economia aquileiese, si aggiunsero via via quelle attività commerciali e manifatturiere, che conferirono ad essa una complessità che ha pochi confronti nell’Italia romana. L’inizio dei commerci con le regioni alpine28 è precedente alle campagne di C. Sempronio Tuditano del 129 e di M. Emilio Scauro del 11529: queste dovettero semplicemente contribuire a rendere più sicure imprese già avviate. Per quanto riguarda la manifattura certi settori, come quello fittile, sono attestati almeno a partire dagli ultimi decenni del II secolo30; altri, come la produzione vetraria e l’artigianato artistico, sembrano più precoci di quanto finora non si ritenesse31. La trasformazione della colonia latina in municipium, avvenuta probabilmente nel 9032, non ebbe, dal nostra punto di vista, alcun rilievo. È invece opinione comune che il principio di una nuova fase di sviluppo della città sia da collegare al riflusso verso l’alto Adriatico di uomini e di iniziative in seguito alla crisi mitridatica33: se realmente si verificò, il fenomeno dovette avere tuttavia delle conseguenze apprezzabili soltanto sul medio e lungo periodo. Quanto all’operato di Cesare e di Ottaviano nella Venetia orientale, ne è stata sottolineata l’importanza soprattutto dal punto di vista della storia amministrativa34: attendono ancora di essere adeguatamente valutati gli eventuali riflessi della loro presenza sullo sviluppo complessivo della regione. Se, come possiamo ritenere, dei riflessi ci furono, nell’ampio arco di tempo che va dal proconsolato del futuro dittatore al secondo triumvirato sarà da individuare un’altra fase della storia economica del municipium. Rispetto ad essa i fatti del 31 e del 27 appaiono marginali.
21Venendo al tema della presente ricerca, avremo occasione di osservare (v. § 11) che alcune delle trasformazioni riscontrabili nella classe dirigente di Aquileia repubblicana sono collegate probabilmente allo sviluppo della città: mentre, anche da questo punto di vista, la fondazione del principato, che è stata assunta come termine finale, è insignificante.
35 V., al riguardo, G. Brusin, Il problema cronologico, cit., cc. 30 ss. (dopo aver passato in rassegn (...)
22L’adozione di tale termine comporta inoltre difficoltà di altro genere. La distinzione, nell’ambito del materiale epigrafico, dei documenti riferibili alla colonia latina da quelli relativi al municipium è spesso agevolata dalla menzione delle magistrature, che nella prima sono in gran parte (duovirato, edilità e censura) diverse che nel secondo (caratterizzato dal sistema quattuorvirale). La città mantenne la condizione di municipium fino ad un momento imprecisabile della prima età imperiale, quando divenne colonia romana35: la titolatura delle cariche, con al vertice il quattuorvirato, entrata in vigore nel 90 a.C., rimase invece immutata. Facendo riferimento soltanto al tipo di magistratura è dunque impossibile distinguere non solo le iscrizioni del municipium di età repubblicana da quelle del municipium di età protoimperiale, ma anche le iscrizioni del municipium da quelle della colonia romana. In tale situazione bisogna ricorrere e limitarsi, in assenza di altri elementi, al criterio paleografico e/o a quello onomastico, con tutti i rischi che ciò notoriamente comporta. È più che probabile, pertanto, che la raccolta di dati relativi ai notabili aquileiesi di età repubblicana, che mi accingo ad analizzare, possa risultare in qualche caso sovrabbondante, in qualche altro manchevole.
236. I dati sono stati distribuiti in quattro appendici. La prima riporta una serie di passi liviani concernenti la deduzione del 181 e il supplementum del 169. La seconda, divisa in tre parti, presenta le fonti epigrafiche, letterarie e numismatiche riferentisi a quegli esponenti della “borghesia” aquileiese per i quali è attestato l’esercizio di magistrature locali ο “nazionali”. Sulla seconda appendice è fondata la terza, che contiene l’elenco, in ordine alfabetico, di tali esponenti e delle persone ad essi legate da vincoli di parentela di varia natura. La quarta appendice è divisa in due parti: la prima riporta un gruppo di iscrizioni relative a personaggi, identificati e non, aquileiesi e non, magistrati ο privati, illustratisi per manifestazioni di evergetismo; la seconda un frammento, forse di elogium, da riferire probabilmente ad un notabile locale.
36 Per un confronto con la situazione delle altre colonie v. la tabella riassuntiva in G. Tibiletti, R (...)
247. Cominciando con alcune considerazioni di carattere generale, noterò che, come di consueto in tale campo, la documentazione presenta i caratteri della casualità e della scarsità. La prima discende semplicemente dalle circostanze che hanno portato alla conservazione e alla scoperta di certi materiali anzichè di altri. La seconda richiede un’analisi più precisa. Le fonti non riportano il numero degli equites e dei centuriones dedotti nel 181 ed, eventualmente, nel 169, ma si può calcolare che assommassero ad alcune centinaia36. Considerato che essi ed i loro discendenti si identificarono a lungo con la classe dirigente della colonia latina (v. § 4), è chiaro che questa non è rappresentata che in minima parte dalla dozzina di nomina attestati per il periodo più antico della città. Alle stesse conclusioni si può arrivare anche da un altro punto di vista. Per tutto il novantennio della colonia latina conosciamo una sola coppia certa, rispettivamente, di duumviri, di censores e di aidiles e un solo collegio completo di quaestores. Considerazioni analoghe valgono per il municipium di età repubblicana.
25In tale situazione ogni tentativo di ricostruzione storica, e quindi anche questo, deve considerarsi ipotetico e provvisorio.
37 Per questi dati e per quelli successivi rimando una volta per tutte, quando non ci siano altre indi (...)
268. I nomina dei titolari di cariche pubbliche, in tutto 31, sono i seguenti: Alfius, Allius, Annaus, Annius, Apolonius, Appulleius, Attius, Aufidius, Babrinius, Capenius, Carminius, Decius, Flaminius, Fruticius, Gavillius, Geminius, Horatius, Laberius, Lucilius, Lucretius, Metellus, Octavius, Petronius, Plausurnius, Postumius, Sa[---], Statius, Terentius, Titius, Veiedius, Vibius37.
27Oltre ad essi possono essere presi in considerazione i nomina dei loro parenti. Si tratta di 9 donne (Babullia, Caeparia, Decia, Graiena, Petronia, Raia, Sepstinia, Titia, [---]cia) e di 1 uomo (Servilius). L’appartenenza di molti di questi personaggi a famiglie di rango magistratuale è probabile. Il nomen di Decia, Petronia e Titia si riscontra anche nella lista dei magistrati. Le altre donne sono sicuramente (Babullia, Sepstinia, [---]cia Ga[l?]la) ο verosimilmente (Caeparia, Graiena, Raia) madri ο mogli di magistrati. Se, come è ragionevole pensare, la politica di matrimoni tra famiglie dello stesso rango che risulta per L. Flaminius L.f. Hister e Titia P.f. e, forse, per C. Aufidius C.f. e Petronia C.f., era una pratica comune, ai 31 nomina già elencati dovremmo aggiungeme altri 6: Babullius, Caeparius, Graienus, Raius, Sepstinius, [---]cius.
28In base a considerazioni analoghe andrebbe incluso nella lista anche Servilius. Infatti, se i due fratelli M. Alfius M.f. e L. Servilius L.f. erano figli della stessa madre e di padri diversi e se la madre, il cui nomen è ignoto, apparteneva ad una famiglia di rango magistratuale, è ipotizzabile (ma nulla più) che entrambi i mariti fossero stati del medesimo rango.
38 V. App. IV, n. 2.
29Estendendo l’analisi ai parenti dei magistrati abbiamo già superato i limiti prestabiliti per la nostra indagine (v. § 4). Sul piano di una ricerca di tipo indiziario si potrebbero forse prendere in considerazione anche altri documenti di Aquileia repubblicana. In questa prospettiva, e per concludere, esaminerò ancora un solo caso, quello di Tampia L.f.38. La sua condizione di ingenua e la manifestazione di evergetismo piuttosto cospicua cui è legato il suo nome (la costruzione di un sacello a Giove) rendono probabile l’appartenenza di questa donna alla fascia sociale più alta di Aquileia. Al nostro elenco dovrebbe essere aggiunto quindi anche Tampius.
30Tirando le somme, risulta che i nomina individuati sono 39.
39 V. A. Calderini, Aquileia romana, cit.: all’elenco onomastico, pp. 444 ss. e all’analisi statistica (...)
319. Facendo riferimento alla lista compilata da A. Calderini39, che peraltro, a cinquant’anni dalla sua pubblicazione, è superata, rileviamo che questi occupano nell’onomasticon aquileiese posizioni molto diverse.
32Due, Horatius e Sepstinius, finora non vi comparivano: l’uno perchè il frammento che ha consentito di identificare L. Horatius L.f. è tutt’ora inedito; l’altro perché, pur essendo nota da tempo l’iscrizione che menziona Sepstinia, era stato dimenticato.
40 I casi di Plausurnius e di Veiedius richiedono delle precisazioni. Per quanto riguarda il primo va (...)
41 Non è però da escludere l’esistenza di rapporti tra M. Annaus Q.f. e qualcuno dei posteriori Annaei (...)
33Allo stato attuale delle nostre conoscenze una parte abbastanza consistente dei 39 nomina è rarissimamente attestata. Alcuni (Apolonius, Capenius, Decius, Metellus, Plausurnius, Tampius, Veiedius, oltre ad Horatius e Sepstinius) sono presenti in un solo documento epigrafico40, quello appunto da noi considerato; altri (Annaus, Babrinius, Caeparius, Graienus, Raius) in due41.
42 Per una datazione del sacello di Tampia ancora entro il periodo della colonia latina v. il contribu (...)
43 Sulle difficili condizioni in cui dovette versare la colonia nei primi decenni v. G. Bandelli, Per (...)
34In particolare, Apolonius, Babrinius, Capenius, Horatius, Plausurnius, Tampius e Veiedius compaiono solo in iscrizioni del periodo della colonia latina42. Ciò può essere dovuto alla casualità e alla scarsità della documentazione. Ma non è da escludere che in alcuni casi il fatto sia indizio di un fenomeno più generale, che andrebbe verificato sulla totalità dell’onomasticon repubblicano: la precoce scomparsa, dovuta a estinzione, emigrazione43 ο altro (v. § 11b), di molte delle famiglie originarie.
35I rimanenti 25 nomina sono attestati ciascuno da tre ο più documenti epigrafici. Di essi Lucretius, Octavius, Petronius, Statius, Terentius, Titius e Vibius rientrano nel novero di quelli più diffusi ad Aquileia. Non è detto peraltro che al ramo di età repubblicana risalgano tutti quelli noti successivamente. Nel caso, ad es., di M’. Petronius M’.f. il fatto che il praenomen M’., piuttosto caratteristico, non ritorni in nessun altro dei 52 Petronii identificati rende la cosa piuttosto improbabile. Lo stesso discorso vale per i Vibii della colonia latina, il cui praenomen K., ancora più caratteristico, in seguito non si riscontra più.
44 V. J. Šašel, Barbii, cit., p. 134.
36Colpisce l’assenza tra i nomina individuati di qualche altra delle grandi gentes aquileiesi. È il caso, ad es., dei Barbii, la cui appartenenza al gruppo originario dei coloni è stata sostenuta con buoni argomenti da J. Šašel44 e che è comunque bene attestata già in età repubblicana. La spiegazione più probabile è che tale assenza vada attribuita, ancora una volta, alla casualità e alla scarsità della documentazione. Ma sono possibili anche altre interpretazioni (v. § 4).
45 La trattazione più analitica del problema rimane quella di A. Calderini, Aquileia romana, cit., pp. (...)
3710. Non disponiamo ancora di uno studio complessivo sull’origo delle famiglie aquileiesi. Il problema riguarda anzitutto i coloni dedotti nel 181 e nel 169. È stato riconosciuto che si arruolarono sia cives Romani che alleati latini e alleati italici: essendo la colonia di diritto latino, ciò comportava per il primo gruppo una diminuzione di stato giuridico, per il terzo una promozione. Resta da precisare la percentuale delle varie componenti. È inoltre opinione comune che la maggior parte dei coloni fosse originaria dell’Italia centro-meridionale45. Essa attende di essere verificata attraverso una più esatta determinazione delle diverse aree di provenienza. Problemi analoghi si pongono per gli elementi che entrarono a far parte della cittadinanza aquileiese in seguito.
46 V. S. Panciera, Aquileiesi in Occidente e Occidentali in Aquileia, Aquileia e l’Occidente (Antichit (...)
38La questione è stata recentemente impostata nei suoi termini generali da S. Panciera, che si propone di condurre un’indagine sistematica46. L’esistenza di un progetto complessivo mi esime dall’affrontare anche la sola parte della ricerca relativa alla classe dirigente di Aquileia. Accennerò soltanto ad un fenomeno, a mio giudizio particolarmente interessante.
47 Per alcune delle aree geograficamente contigue e culturalmente affini a quella di Aquileia v. G. Al (...)
48 Per l’analisi di alcuni casi particolari v. C. Zaccaria, Due iscrizioni aquileiesi inedite, AN, 52, (...)
39Nello studio dei processi di romanizzazione uno degli strumenti che consentono di rilevare il livello di presenza e le forme di adattamento della componente “indigena” è quello dell’analisi onomastica47. Ad Aquileia, in particolare, è presente un certo numero di nomina e di cognomina di origine venetica48 ο celtica ο illirica. Alcuni di questi, sui quali intendo attirare l’attenzione, si riscontrano anche tra i notabili locali.
49 Ad Aquileia è attestato anche Raienus (CIL V, 8443). Mi chiedo se non ci sia qualche rapporto tra q (...)
50 V. App. II, nn. 1 e 25.
40Di origine venetica sono nomina come Fruticius e, probabilmente, Raius49. Il caso di Apolonius e di Appulleius è incerto: l’interpretazione più semplice è che i due nomina siano quelli originari, ma non è escluso che derivino da una riformazione latina di un (illirico?) Ap(u)lo50.
41Per un gruppo di famiglie dell’aristocrazia aquileiese sono attestati ο ipotizzati cognomina celtici: si tratta degli Appullei Tappones, degli Octavii (Rusones?), dei Titii (Muttones?) e dei Vibii Rusones. Il fenomeno potrebbe essere ricondotto a matrimoni misti tra coloni e indigene ο derivare da adozioni. Più difficile è che dipenda da manumissioni. Per gli Octavii (Rusones?) e i Titii (Muttones?), ammesso che siano aquileiesi, 1’appartenenza all’aristocrazia locale risalirebbe almeno agli ultimi decenni del II secolo, per gli Appullei Tappones è documentata dagli inizi del I: sembra improbabile che in un periodo così antico la classe dirigente originaria potesse aprirsi ad elementi di ascendenza libertina, come avverrà invece in età imperiale. Non va taciuta infine la possibilità che l’uso di taluni cognomina derivi da una moda diffusasi in un ambiente caratterizzato da una rilevante presenza celtica.
42A qualcuna delle ipotesi formulate potrebbe ricondursi anche l’origine di cognomina come Hister (v. Flaminius Hister) e, forse, Galla (v. [---]cịa Ga[l?]la).
51 Per alcuni orientamenti di carattere generale v. intanto l’intervento nella discussione di E. Lepor (...)
43Solo un esame sistematico di tutto l’onomasticon aquileiese consentirà di chiarire meglio il fenomeno e di definirne l’entità51. Si può comunque constatare fin da ora, rimanendo nei limiti di questa ricerca, che l’apporto della componente “indigena” o, eventualmente, mista all’aristocrazia locale fu significativo. Alcuni elementi di essa ascesero fino al senato romano (v. § 15).
4411. L’analisi dei dati raccolti suggerisce delle considerazioni sulla dinamica della classe dirigente di Aquileia repubblicana, la cui sommarietà ed ipoteticità sono direttamente proporzionali all’insufficienza dei dati stessi.
45a) Fin dai primi decenni della colonia latina, durante i quali, nel suo complesso, la “borghesia” locale fu caratterizzata probabilmente da una relativa omogeneità e stabilità, fondate sull’assetto della proprietà fondiaria conseguente alle assegnazioni del 181 e del 169, dovettero determinarsi nell’ambito di essa delle differenziazioni.
52 Nel periodo del municipium di età repubblicana sembrano attestati, ad es., dei praefecti: v. App. I (...)
53 Per il periodo repubblicano sono attestati l’augurato, il flaminato e il pontificato: v. App. II, r (...)
46Queste saranno derivate anche dalla particolare struttura del governo cittadino. Non è pensabile che le trecento ο quattrocento famiglie appartenenti alle classi degli equites e dei centuriones potessero accedere nella stessa misura e con gli stessi intervalli alle magistrature. I posti da ricoprire ogni anno erano all’incirca una decina (due ciascuno per il duovirato e l’edilità, cinque per la questura, più eventualmente qualche altro per funzioni straordinarie52); a questi si aggiungevano, probabilmente ogni cinque anni, i due della censura; le cariche sacerdotali53 erano verosimilmente vitalizie. È ovvio inoltre che non tutti coloro che ricoprissero una magistratura di grado inferiore come la questura potevano sperare di ottenere via via quelle di grado superiore come l’edilità, il duovirato e la censura. In un sistema che presentava tali strozzature è probabile che le famiglie che, per motivi diversi, avevano esercitato all’inizio le cariche più importanti mantenessero una certa supremazia. A tale gruppo appartennero verosimilmente gli Apolonii, i Babrinii, i Gavillii e i Vibii, per i quali la nostra documentazione attesta l’esercizio del duovirato e/o della censura. Nel caso dei Babrinii possiamo verificare anche la continuità della loro presenza nelle magistrature superiori: due loro esponenti, L. Babrinius L.f. e P. Babrinius M.f., il primo forse edile, il secondo duumviro, compaiono infatti in due epigrafi databili, in base a considerazioni di carattere paleografico, a momenti successivi della colonia latina. Questa e le altre ricordate, più altre ancora di cui non è rimasta attestazione, dovettero costituire nell’ambito dell’aristocrazia originaria le gentes, per così dire, maiores.
47Le modifiche determinate nel sistema magistratuale dalla trasformazione della colonia latina in municipium non mutarono nella sostanza il meccanismo di selezione: salvo che esso operava ormai in una situazione divenuta più complessa. Il processo di differenziazione all’interno della classe dirigente era andato accentuandosi, in rapporto, probabilmente, con lo sviluppo economico e le conseguenti trasformazioni sociali. Si stabilì col tempo una scala gerarchica ai cui estremi vennero a trovarsi da un lato quelle famiglie che, forse già alla fine del II secolo e certo, in misura via via crescente, nel corso del I, erano ascese al rango equestre e a quello senatorio, dall’altro quelle che non superavano mai i livelli più bassi della carriera locale. Sul primo aspetto ritornerò in seguito (v. §§ 14 e 15); mi soffermo ora su alcuni casi che potrebbero rientrare nel secondo.
54 Sul problema v. ora il contributo di U. Laffi, in questi stessi Atti.
55 Il senato di Aquileia è menzionato da parecchie iscrizioni di età repubblicana: v. App. II, nn. 9, (...)
56 V., al riguardo, l’intervento nella discussione di U. Laffi, in questi stessi Atti.
48È noto che la componente principale dei senati locali era costituita da ex magistrati54. Ad Aquileia55 il rapporto, normale e quindi generalmente non ricordato, tra l’esercizio di una carica e l’accesso al decurionato risulta esplicitamente da una sola iscrizione: quella di C. Aufidius C.f. q(uaestor), decu(rio). Due personaggi sono attestati invece soltanto come decuriones: si tratta di Sex. Attius Sex.f. e di M’. Petronius M’.f. Si potrebbe pensare che non abbiano mai ricoperto delle magistrature e che siano stati adlecti nel collegio per completarne il numero. In tale ipotesi bisognerebbe concludere che appartenevano al livello più basso dell’aristocrazia locale. Non abbiamo nessun elemento per stabilire se l’eventuale adlectio fu un atto di ossequio nei confronti dell’esponente di una famiglia decaduta ο il primo riconoscimento pubblico ad una famiglia in ascesa. Un discorso analogo potrebbe valere anche per il privilegio, di natura incerta56, concesso dal senato locale a Metellus Optatus.
57 V. J.H. D’Arms, Rapporti socio-economici fra città e territorio nella prima età imperiale, Il terri (...)
49b) Nel medesimo processo di trasformazione va inquadrata probabilmente un’altra serie di dati. Dei 39 nomina individuati alcuni, corne abbiamo visto (§ 9), sono presenti soltanto nella fase della colonia latina; altri, che continuano ad essere attestati durante il municipium di età repubblicana ο non lo sono che in questo, scompaiono in età imperiale. Ne nasce un problema che, già posto da J.H. D’Arms57, si può riformulare forse in modo più articolato.
50Che ne è stato, anzitutto, degli Apolonii, dei Babrinii, dei Capenii, degli Horatii, dei Plausurnii, dei Tampii e dei Veiedii, che appartengono al primo gruppo? Alle ipotesi già prospettate, che cioè la loro scomparsa sia dovuta ad estinzione ο ad emigrazione (v. § 9), se ne può aggiungere un’altra. Il confronto con situazioni analoghe induce a supporre che una parte dell’originaria classe dirigente possa essere decaduta in seguito alle trasformazioni economiche e al riassetto sociale incominciati già negli ultimi decenni del II secolo e intensificatisi nel corso del I: in tale prospettiva la scomparsa dei nomina ricordati sarebbe attribuibile ad un loro abbassamento al di sotto della “soglia epigrafica”, cioè della possibilità di lasciar traccia di sé attraverso un documento durevole ma costoso, quale è un’iscrizione. È da ritenere che i vuoti apertisi per l’uno ο per l’altro dei fattori considerati fossero riempiti da “genti nove”. Distinguere tra le famiglie attestate solamente nel periodo del municipium quelle di più antica nobiltà da quelle di nobiltà più recente è peraltro impossibile.
51Che ne è stato, poi, degli Appullei Tappones, dei Decii, dei Metelli e di altri, che appartengono al secondo gruppo? Si possono riproporre le medesime ipotesi.
58 CIL V, 875 = Dessau, 1379: C. Appuleius Celer, decurione, a. 105; CIL V, 996: A. Lucretius A.f. III (...)
59 CIL V, 798: Alfius Plocamus, pubblicano, a. 165; CIL V, 1040: C. Plos[urnius], negotiator. Alle isc (...)
60 Alcuni di questi portano nomina che in età repubblicana appartengono anche a famiglie di rango sena (...)
52L’esame andrebbe esteso inoltre ad un ambito più vasto. Tra i nomina illustrati in età repubblicana dall’esercizio di magistrature un certo numero continua ad essere documentato anche in età imperiale. Dal nostro punto di vista ciò avrebbe rilevanza soltanto nei casi in cui esistesse una continuità genealogica tra personaggi omonimi dei due periodi. Poichè tali casi sono difficilmente individuabili, limitiamoci a constatare che, in età imperiale, dei nomina suddetti: a) un piccolo gruppo ha relazione talvolta con cariche pubbliche58; b) pochi altri detengono talvolta posizioni di rilievo almeno sul piano economico59; c) i rimanenti non sembrano appartenere alla fascia più elevata della cittadinanza60. Anche in rapporto a questi ultimi potrebbe valere, nel caso di continuità genealogica, l’ipotesi della decadenza.
53La composizione della classe dirigente di Aquileia continuò dunque a cambiare anche nel passaggio dalla repubblica al principato e oltre. Le cause di ciò andranno ricercate in una situazione storica che è al di là dei limiti cronologici di questo contributo.
5412. Nell’analisi, di carattere essenzialmente prosopografico, condotta finora, ho creduto di poter riferire alcune delle trasformazioni riscontrabili nell’aristocrazia aquileiese di età repubblicana allo sviluppo economico della città. Si pone a questo punto un ulteriore problema: su quali basi si fondava la posizione di predominio delle famiglie che, nelle diverse fasi, costituirono tale aristocrazia?
55È probabile che le loro fortune consistessero in principio soprattutto nella proprietà terriera e che questa rimanesse anche in seguito una componente importante di esse. Ma quale parte vi ebbero, col passare del tempo, il commercio e la manifattura? Le fonti che abbiamo finora considerato non offrono di per sé elementi per rispondere a questa domanda.
56Solo facendo riferimento ad un quadro generale definito nei vari aspetti si potrà forse far luce sulla questione. Ma l’elaborazione di una storia economica di Aquileia repubblicana è resa per il momento impossibile dallo stato della ricerca al riguardo. Alcuni studi preliminari sono già stati fatti, ma devono, in certi casi, essere verificati, corretti ο aggiornati (v. § 5). Altri rimangono da fare: tra questi sarebbe particolarmente importante la raccolta e l’analisi dei dati relativi a tutti gli Aquileiesi, liberi, liberti e schiavi, le cui attività economiche siano attestate, ad Aquileia ο altrove.
5713. Resta da dire qualcosa su quelli che potremmo definire gli atteggiamenti ideologici della classe dirigente di Aquileia repubblicana.
61 Una ricca serie di dati è ricavabile attraverso lo spoglio di ILLRP. Parecchi casi sono stati esami (...)
62 V. App. IV, nn. 1-4: cfr. anche App. II, n. 10 (?). Sul fenomeno v. inoltre le osservazioni di M. V(...)
63 V. App. IV. n. 5.
58Le fonti epigrafiche attestano alcune manifestazioni di evergetismo. Si tratta di un fenomeno largamente diffuso nell’Italia romana61: ad Aquileia esso è relativamente precoce e assume talvolta dimensioni non comuni62. In un frammento di iscrizione sembra di intravvedere l’elogium di un notabile63: lo stato del documento non consente peraltro di precisare le circostanze cui esso si riferiva e di valutarne il tono.
64 V., al riguardo, la relazione di M. Verzár Bass, in questi stessi Atti.
65 CIL I2, 652 = I.I. XIII, 3, n. 90 = I.I. X, 4, n. 317 = ILLRP, 335 = Im. 147. Sulle diverse propost (...)
66 V., ad es., A. Degrassi, I.I. XIII, 3, n. 90: cfr. Id., ILLRP, 335.
59Significative e vitali si presentano le varie correnti del gusto artistico64. Sulla presenza di interessi letterari abbiamo invece solo indizi tenuissimi. Tralascio il problema relativo all’autore dell’elogium in saturni di C. Sempronio Tuditano65: alcuni hanno pensato allo stesso Tuditano, personaggio interessante anche sotto il profilo culturale66, ma non si può escludere che il testo dell’iscrizione aquileiese sia stato composto in loco. Non è invece inutile attirare l’attenzione su di un altro caso.
67 Per interpretazioni diverse, del Cichorius e di altri, v. le opere citate in App. II, n. 31 [?].
68 C. Corbato, Letteratura latina nella Gallia Transpadana, Aquileia e Milano, cit., p. 83.
60La proposta di considerare il monetalis Q. Titius come un esponente della famiglia aquileiese dei Titii Muttones risale a C. Cichorius. Modificando la lettura del v. 1031 Marx: et Musconis manum perscribere posse tagacem in: et Muttonis manum perscribere posse tagacem e collegando il verso di Lucilio ad un accenno di Cicerone (Pro Scauro, 23), lo studioso identifica questo Mutto con il padre del monetalis. Fr. Münzer accetta la nuova lettura, ma ritiene che il personaggio luciliano e il monetalis siano la stessa persona. Partendo dal presupposto, peraltro molto incerto, che la satira si riferisca comunque ad un individuo definito (che si debba cioè leggere Mutto e non mutto, come altri editori preferiscono) e che questi sia di origine aquileiese, è interessante, dal nostra punto di vista, rilevare che Lucilio sembra caratterizzarlo come un poetastro noto per la sua tendenza al plagio: riterrei questa infatti l’interpretazione più probabile della formula manum tagacem, soggetto e non complemento oggetto, associata a perscribere67. Avremmo dunque un aquileiese la cui attività letteraria, tra la fine del II secolo e gli inizi del I, era conosciuta, anche se screditata, negli ambienti culturali. Il fatto non era destinato comunque a lasciar traccia: “Aquileia, una ricca e grande, una grandissima città romana [...], non ha dato alla cultura latina nessun nome fino a Cromazio”68.
61Anche per quanto concerne la presenza, nell’ambito dell’aristocrazia aquileiese, di tradizioni culturali diverse da quelle latine e italiche i dati non sono molto numerosi. Abbiamo già avuto occasione di osservare (v. § 10) come una parte dell’aristocrazia locale avesse ascendenze “indigene”: difficile è precisare se ed, eventualmente, in quale misura il fatto abbia trovato espressione a livello sia pubblico che privato.
69 Per una recente sintesi sui culti aquileiesi v. I. Chirassi Colombo, I culti locali nelle regioni a (...)
70 L’esistenza di magistri del culto del Timavo è attestata dall’elogium di C. Sempronio Tuditano. Ad (...)
71 Una rassegna delle diverse interpretazioni è data da C. Cichorius e H.A. Grueber nelle opere citate (...)
62Per quanto riguarda il primo aspetto è noto che nel pantheon aquileiese le divinità epicorie sono largamente presenti, talvolta in posizione dominante, come nel caso di Beleno69. L’intervento delle autorità in questo processo di sincretismo è attestato70: mancano però gli elementi per accertare la parte specifica avuta in esso dalla componente “indigena” della nobiltà locale. Per quanto riguarda il secondo aspetto l’uso di cognomina celtici potrebbe essere indicativo, talvolta, della volontà di non nascondere ο addirittura di valorizzare le proprie origini. In questo contesto deve essere considerato nuovamente il caso del monetalis Q. Titius (Mutto?). In una delle sue emissioni compare l’immagine di un dio barbuto, la cui identità è discussa71. Il Borghesi aveva pensato al Mercurio celtico: in tale ipotesi ci potrebbe essere qualche collegamento tra le supposte ascendenze celtiche del personaggio e il dio. La maggior parte degli studiosi identifica però quest’ultimo con Mutinus Titinus e ritiene che il monetalis abbia voluto presentarlo come una “Familiengottheit”, giocando sull’affinità onomastica Titius Mutto/Mutinus Titinus.
6314. Concluso l’esame generale delle fonti relative all’aristocrazia di Aquileia repubblicana, è opportuno dedicare un’analisi particolare a quegli esponenti di essa che superarono i confini locali e ottennero cariche a livello “nazionale”.
64Tale analisi può partire da una constatazione: non conosciamo nessun Aquileiese la cui appartenenza all’ordine equestre sia esplicitamente attestata, mentre è identificabile un certo numero di senatori la cui origine aquileiese è probabile ο certa.
72 Sul censo equestre v. soprattutto C. Nicolet, L’ordre équestre, I, cit., pp. 48 ss. e passim; Id., (...)
73 V., al riguardo, le osservazioni di M. Verzár Bass, in questi stessi Atti.
74 V. App. IV, in particolare nn. 2 e 3: cfr. App. II, n. 10 (?). Cfr. anche § 13.
65a) È fuori discussione che molte famiglie raggiunsero il censo equestre72. Cio è dimostrato sia dai dati archeologici, che rivelano l’esistenza di domus sontuose e l’importazione ο la produzione in loco di opere d’arte ο di oggetti di lusso73, sia dai dati epigrafici, che documentano manifestazioni di evergetismo finanziariamente piuttosto impegnative74.
75 V. C. Nicolet, L’ordre équestre, I, cit., pp. 163 ss.: cfr. gli articoli citati a nt. 72. V. anche (...)
76 Sui rapporti tra ordo equester e ordo senatorius v. C. Nicolet, L’ordre équestre, I, cit., pp. 253 (...)
66Altrettanto indubbio è che Aquileia repubblicana dovette contare parecchi equites Romani nel senso stretto e tecnico del termine, qual è stato definito da C. Nicolet75: l’ordine equestre era infatti il vivaio di quell’ordine senatorio76 che si aperse relativamente presto ad alcuni notabili della città (v. § 15). Da questo punto di vista il fatto che per nessun esponente dell’aristocrazia locale risulti esplicitamente la qualifica di eques Romanus è da considerarsi puramente casuale.
77 J. Suolahti, The Junior Officers of the Roman Army in the Republican Period-A Study on Social Struc (...)
67Disponiamo di un solo documento che attesterebbe, ma in modo indiretto, l’esistenza ad Aquileia di equites Romani allo stato, per così dire, puro. Si tratta di un’iscrizione relativa a tre personaggi della stessa famiglia, L. Flaminius L.f. Hister, Q. Flaminius L.f. Hister e Sex. Flaminius L.f. Hister. La carriera del primo è caratterizzata anche da una carica locale, l’augurato; ciascuno dei tre è insignito del grado di tribunus militum. I loro nomi non compaiono nella prosopografia dei “junior officers” di età repubblicana raccolta da J. Suolahti77, forse perchè l’iscrizione non è riportata da CIL I2.
78 Un bilancio sulla problematica in C. Nicolet, L’ordre équestre, I, cit., p. 254 e p. 270: cfr. Id.,(...)
79 V. ora, al riguardo, il contributo di S. Demougin, in questi stessi Atti.
68Come è noto, la posizione dell’ordine equestre rispetto al tribunato militare in età repubblicana è discussa. A giudizio di alcuni studiosi, tra i quali lo stesso Suolahti, l’appartenenza al primo sarebbe il presupposto dell’accesso al secondo; secondo un’altra teoria, formulata già da Th. Mommsen e ripresa da altri, il rapporto potrebbe essere inverso78. Sembra peraltro ormai accertato che almeno a partire dagli ultimi anni della repubblica i tribuni militum appartenessero tutti all’ordine equestre79. I tre personaggi aquileiesi, la cui iscrizione è databile al più tardi all’inizio del principato, dovrebbero dunque essere considerati equites Romani.
80 C. Nicolet, L’ordre équestre, cit., II, Paris, 1974.
69b) In margine al nostro discorso accenno al problema dell’eventuale presenza ad Aquileia di equites Romani di origine diversa, ο almeno di loro agenti. Non essendo possibile in questa sede un confronto sistematico tra la prosopografia dell’ordine raccolta da C. Nicolet80 e la prosopografia aquileiese, mi limiterò ad attirare l’attenzione su alcuni casi.
81 C. Nicolet, ibid., p. 979, n. 270.
82 Pais 275. Nella sala alfabetica dei magazzini del Museo Archeologico di Aquileia. Il testo è il seg (...)
83 M. Torelli, Industria estrattiva, lavoro artigianale, interessi economici: qualche appunto, The Sea (...)
84 C. Nicolet, L’ordre équestre, II, cit., pp. 857 s., n. 122.
85 CIL V, 1180. Nella galleria lapidaria, sezione repubblicana, del Museo Archeologico di Aquileia. Il (...)
86 M. Torelli, Industria estrattiva, cit., p. 320.
87 V., al riguardo, le osservazioni di M. Verzár Bass, in questi stessi Atti.
70In uno di essi riscontriamo la coincidenza dei tria nomina. C’è qualche relazione tra l’eques Romanus L. Pinarius Natta, cognato di Clodio, morto probabilmente prima del 5681, e L. Pinarius L.f. Natta padre e figlio, ricordati da un’iscrizione aquileiese grosso modo coeva82? Dei numerosi casi in cui un eventuale rapporto è suggerito dalla presenza del medesimo praenomen in un sistema onomastico di due elementi citerò soltanto uno. M. Torelli ha studiato recentemente un gruppo di esponenti della gens Cossutia attestati in luoghi diversi dalla seconda metà del II secolo a.C. alla prima metà del I e collegabili tra di loro per l’uso degli stessi praenomina83. Di tale gruppo fanno parte anche il probabile eques Romanus M. Cossutius, operante in Sicilia ai tempi di Verre84, e C. Cossutius M.f. e T. Cossutius M.f., menzionati da un’iscrizione aquileiese85 che il Torelli considera “forse ancora repubblicana”86 e che repubblicana è invece sicuramente. Lo studioso, che connette in generale questo ramo dei Cossutii con attività di estrazione, commercio e lavorazione del marmo, ritiene che il M. Cossutius attestato in Sicilia fosse impegnato a soddisfare la “fame di capolavori” di Verre, mentre non si pronuncia in particolare sull’attività dei Cossutii aquileiesi. È probabile che anche questi ultimi fossero legati al commercio e alla produzione di opere d’arte, per i quali una piazza come Aquileia doveva essere particolarmente interessante87.
88 T.P. Wiseman, New Men in the Roman Senate, 139 B.C.-A.D. 14, Oxford, 1971, p. 213, n. 34: C. Appull (...)
89 G. Alföldy, Senatoren aus Norditalien (Regiones IX, Χ, XI), Colloquio Internazionale A.I.E.G.L. su (...)
90 S. Panciera, ibid., Testi-base II, c. 49; G. Alfoldy, ibid., intervento nella discussione.
7115. Il contributo più importante all’identificazione dei senatori aquileiesi di età repubblicana è venuto da T.P. Wiseman. Nella prosopografia dei “New Men in the Roman Senate” compilata dallo studioso compaiono quattro personaggi che vanno considerati in questa prospettiva: due, Q. Titius (Mutto) e C. Lucilius C.f., titolari di “pre-senatorial positions”; due, M. Fruticius M.f. e C. Appulleius M.f. Tappo, sicuramente senatori88. Tale elenco è stato accolto e confermato da G. Alföldy89. Da ultimo, riprendendo uno spunto offerto da S. Panciera, ancora G. Alföldy ha proposto di aggiungere ad esso un quinto personaggio, Cn. Octavius Q.f. (Ruso)90.
72a) I cinque casi presentano dei problemi che lo stato della documentazione non sempre consente di risolvere con un grado soddisfacente di probabilità.
91 Per un bilancio problematico e bibliografico v. App. II, n. 30 [?]: cfr. anche § 15e.
92 V. App. II, n. 31 [?]: cfr. anche § 15e.
73Molto incerta è la posizione di Cn. Octavius Q.f. e di Q. Titius. Per essi il problema dell’origo è strettamente legato a quello del nome. L’ipotesi che il Cn. Octavius Q.f. menzionato nell’iscrizione di Asculum sia un Aquileiese dipende da altre due ipotesi, a loro volta intrecciate, cioè che il personaggio porti un cognomen tipicamente aquileiese come Ruso e che quindi la sua tribù sia la Velina91. L’ipotesi che il monetalis Q. Titius sia un Titius Mutto, e quindi un aquileiese, parte dal presupposto, non del tutto sicuro (v. § 13), che il dio raffigurato su una delle sue emissioni sia Mutinus Titinus e che il fatto alluda al cognomen del magistrato92.
93 V. App. II, nn. 32, 33, 34: cfr. anche § 15e.
94 Cfr. A. Calderini, Aquileia romana, cit., p. 515 Lucilii, p. 499 Fruticii, p. 455 Ap(p)ul(l)eii.
74L’origo aquileiese di C. Lucilius C.f., di M. Fruticius M.f. e di C. Appulleius M.f. sembra invece fuori discussione. Le iscrizioni relative al primo e al terzo sono state rinvenute ad Aquileia; per quella relativa al secondo la provenienza aquileiese è quasi sicura93. A questi si aggiungono altri dati di fatto: in età repubblicana i Lucilii, i Fruticii e gli Appullei Tappones sono bene attestati nella città94; i Fruticii e gli Appullei Tappones, in particolare, non si riscontrano che in essa.
75b) Se l’inquadramento cronologico di Cn. Octavius Q.f. e di Q. Titius non pone problemi (il primo fece parte del consilium di Cn. Pompeo Strabone nell’89 a.C.; il secondo fu monetalis tra il 90 e l’87), quello di C. Lucilius C.f., di M. Fruticius M.f. e di C. Appulleius M.f. Tappo deve essere riesaminato.
95 Sul personaggio, non meglio identificato, v., tra i contributi più recenti, C.J. Fordyce, Catullus- (...)
96 Non mi è chiaro su quali elementi si fondi la datazione più precisa (“aetatis, ut videtur, Caesaris(...)
76Rifacendosi a valutazioni di autori precedenti sia il Wiseman che l’Alföldy li collocano tutti e tre tra la fine della repubblica e gli inizi del principato. L’analisi dei dati relativi a ciascuno di essi consente di distribuirli lungo un arco cronologico più ampio e di proporre delle datazioni differenziate almeno per i primi due. I caratteri paleografici dell’iscrizione di C. Lucilius C.f. riportano infatti alla prima metà del I secolo, quelli dell’iscrizione di M. Fruticius M.f. al più tardi all’età cesariana. Il criterio paleografico non è applicabile invece all’iscrizione di C. Appulleius M.f. Tappo, perduta; nè essa presenta aspetti particolarmente indicativi dal punto di vista linguistico. Troppo vaga è anche la possibilità che il Tappo ricordato da Catullo (104, 4)95 sia un Appulleius e quindi un Aquileiese. In tale situazione un inquadramento generico tra la fine della repubblica e l’inizio del principato, proposto già dal Mommsen in base all’analisi del cursus honorum del personaggio, rimane il più ragionevole96.
77c) I dati prosopografici e cronologici messi in evidenza suggeriscono innanzitutto alcune considerazioni di carattere generale.
97 Il fatto è stato sottolineato per la prima volta da G. Alföldy, Senatoren aus Norditalien, cit., cc (...)
78Va notato che, allo stato attuale della nostra documentazione, Aquileia può vantare probabilmente il più antico senatore della Gallia Cisalpina97.
98 In generale sul rango degli appartenenti al consilium v. Ν. Criniti, L’epigrafe di Asculum di Gn. P (...)
99 Sull’acquisto della cittadinanza romana da parte dei magistrati delle colonie latine v., tra i cont (...)
100 Si potrebbe pensare, ad es., che l’acquisto della cittadinanza fosse dovuto all’appoggio di qualche(...)
79Il primo candidato a questo riconoscimento, Cn. Octavius Q.f., ammesso che si tratti di un Aquileiese, sarebbe entrato in senato alquanto prima che la colonia latina divenisse un municipium, dato che la sua posizione nel consilium di Cn. Pompeo Strabone è indice di un cursus honorum già avanzato98. La cittadinanza romana, presupposto di tale ascesa, potrebbe esser stata acquisita dagli immediati ascendenti del personaggio ο da lui stesso, attraverso l’esercizio delle magistrature locali99 ο per qualche privilegio non meglio determinabile100.
80Anche per Q. Titius, probabilmente più giovane (o, forse, più lento nella carriera), l’esercizio delle prime cariche di livello “nazionale” nell’ambito dei “junior officers” dovette avvenire prima del 90. Se si trattava di un Aquileiese, il godimento da parte sua della cittadinanza sarà da ricondurre ancora ad una delle possibilità accennate.
101 In base ai dati raccolti da G. Alföldy, Senatoren aus Norditalien, cit., c. 39, nn. ??1 e ??2, il p (...)
81Tralasciando, come incerte, queste due canditature, il primato di Aquileia dovrebbe essere comunque assicurato da C. Lucilius C.f., titolare di “pre-senatorial positions” nella prima metà del I secolo101.
102 Sempre in base ai dati raccolti da G. Alföldy, ibid., per la sola Verona risulterebbe un gruppo di (...)
82Sempre allo stato attuale della documentazione Aquileia vanta per l’età repubblicana, tra tutte le città della Gallia Cisalpina, uno dei più consistenti gruppi di senatori (da un massimo di cinque a un minimo di tre)102.
83d) Una serie di problemi nasce anche dal tentativo di definire la posizione politica dei senatori aquileiesi.
103 Sulle clientele dei Pompeii Strabones e in particolare sulla composizione del consilium dell’89 v. (...)
104 V. ibid., pp. 89 s.
105 Sulla distribuzione territoriale delle tribù rappresentate nel consilium v. ibid., pp. 85 s.
84Quella di Cn. Octavius Q.f. dovrebbe essere chiara: la sua presenza nel consilium di Cn. Pompeo Strabone sembra indicare un’appartenenza al gruppo politico di quest’ultimo103. Partendo dal presupposto che il personaggio sia iscritto alla tribù Velina, la sua eventuale origine aquileiese costituirebbe un fatto singolare: si riteneva finora che i dodici appartenenti a questa tribù registrati nel decreto di Asculum fossero di origine picena104; Cn. Octavius sarebbe inoltre uno dei pochissimi personaggi di eventuale provenienza cisalpina entrati nel consilium105.
106 Sul rapporto tra Q. Titius e C. Vibius Pansa v., da ultimo, M.H. Crawford, Roman Republican Coinage (...)
85L’anno in cui Q. Titius fu monetalis è incerto. Una datazione intorno al 90, già presente nel Babelon, sembra preferibile anche al Crawford; il Sydenham si pronuncia per l’88; il Munzer e il Grueber per l’87. Si tratta di un periodo di continui rivolgimenti politici: sicchè la soluzione data al problema cronologico non è senza riflessi su quella relativa alla collocazione politica del personaggio. La tesi del Munzer, seguito dal Grueber, che Q. Titius fosse un “Parteigänger Sullas” dipende infatti anche dalla datazione accolta dai due studiosi; analogamente, l’interpretazione del Rowland, secondo cui le sue emissioni presenterebbero elementi di “Cinnan propaganda”, presuppone una diversa cronologia. Senza pretendere di considerarlo un elemento decisivo, noterò soltanto come il fatto che l’attività di Q. Titius come monetalis sia strettamente legata a quella di C. Vibius C.f. Pansa, probabile vittima delle proscrizioni106, sia a sfavore della tesi che il primo fosse un partigiano di Silla.
86Sulle amicizie politiche di C. Lucilius C.f., ricordato da un’iscrizione databile alla prima metà del I secolo, non abbiamo nessun elemento preciso.
107 Oltre alle opere citate a nt. 34 v. R.F. Rossi, Cesare tra la Gallia ed Aquileia, Aquileia e l’Occi (...)
87Quanto a M. Fruticius M.f. e, forse, C. Appulleius M.f. Tappo, cui si riferiscono dati collocabili intorno alla metà del secolo ο giù di lì, si potrebbe ipotizzare che la loro ascesa al senato, ο quantomeno alle cariche più alte del loro cursus honorum, sia da collegare all’appoggio di Cesare, il cui interesse per la Venetia orientale è noto e la cui presenza ad Aquileia durante il suo proconsolato è attestata alcune volte107. Nel caso di C. Appulleius M.f. Tappo una datazione eventualmente più bassa porterebbe a supporre l’appoggio di Ottaviano.
88e) Molto problematico si presenta infine il collegamento tra i dati prosopografici fin qui analizzati e alcuni dati archeologici.
108 J.H. D’Arms, Rapporti socio-economici fra città e territorio, cit., pp. 71 ss.
109 Su tutta la questione cfr. il contributo di M. Verzár Bass, in questi stessi Atti.
89“Chi abitava ad Aquileia, le belle case dai ricchi mosaici che sembrano datare alla fine della repubblica ο alla prima età augustea?”. L’ipotesi presentata da J.H. D’Arms in risposta a questa domanda, che cioè “appartene[ssero] [...] alle principali famiglie dell’Aquileia tardo-repubblicana che, essendosi costituita una fortuna, lasciarono Aquileia per più attraenti posizioni politiche nella Roma capitale”108, appare probabile. A giudizio di M. Verzár Bass le più antiche di queste domus risalgono già alla fine del II secolo/inizi del I, cioè allo stesso periodo cui ricondurrebbero anche le notizie, peraltro molto incerte, sui più antichi senatori aquileiesi. A famiglie senatoriali essa attribuisce anche alcune delle domus databili nel corso del I secolo e la committenza di opere e oggetti d’arte di alto livello e quindi particolarmente costosi: non abbiamo però nessun elemento per riferire l’uno ο l’altro di questi dati all’uno ο all’altro dei senatori aquileiesi identificati109.
110 Per i problemi relativi al navarca v. ibid., dove ulteriori indicazioni bibliografiche.
90Un discorso analogo vale per il cosiddetto “navarca di Cavenzano”, indubbiamente un ex magistrato dotato di imperium, come dimostra una serie di suoi attributi110. La statua è databile al periodo cesariano ο triumvirale, ma l’identificazione del personaggio è, allo stato attuale della nostra documentazione, impossibile.
Appendice I. Dal dibattito del 183 a.C. al supplementum del 169 a.C.
1. Liv., XXXIX, 55, 5-6
[a. 183] Illud agitabant, uti colonia Aquileia deduceretur, nec satis constabat, utrum Latinam an civium Romanorum deduci placeret. Postremo Latinam potius coloniam deducendam patres censuerunt. Triumviri creati sunt P. Scipio Nasica, C. Flaminius, L. Manlius Acidinus.
2. Liv., XL, 34, 2-3
Aquileia colonia Latina eodem anno [a. 181] in agrum Gallorum est deducta. Tria milia peditum quinquagena iugera, centuriones centena, centena quadragena equites acceperunt. Tresviri deduxerunt P. Cornelius Scipio Nasica, C. Flaminius, L. Manlius Acidinus.
Sulla deduzione della colonia cfr. Vell., 1, 15, 2.
3. Liv., XLIII, 1, 5-7
[a. 171] Ingressum hoc iter consulem senatus ex Aquileiensium legatis cognovit, qui querentes coloniam suam novam et infirmam necdum satis munitam inter infestas nationes Histrorum et Illyriorum esse, cum peterent, ut senatus curae haberet, quomodo ea colonia muniretur, interrogati, vellentne earn rem C. Cassio consuli mandari, responderunt Cassium Aquileiam indicto exercitu profectum per Illyricum in Macedoniam esse.
4. Liv., XLIII, 17, 1
Eo anno [a. 169] postulantibus Aquileiensium legatis, ut numerus colonorum augeretur, mille et quingentae familiae ex senatus consulto scriptae triumvirique, qui eas deducerent, missi sunt T. Annius Luscus, P. Decius Subulo, M. Cornelius Cethegus.
Appendice II. Fonti epigrafiche, letterarie e numismatiche sulla classe politica di Aquileia repubblicana
[?] = fonti relative a personaggi la cui origine aquileiese è considerata incerta
(?) = fonti relative a personaggi la cui qualifica di magistrate ο di decurione è considerata incerta
? = fonti relative a personaggi la cui datazione al periodo repubblicano è considerata incerta
A. Magistrati della colonia latina, identificati e non identificati: nn. 1-10 (?); magistrati del municipium, identificati e non identificati: nn. 11-24; sacerdoti: nn. 15, 22?, 25, 29; decurioni nn. 21, 26?-28
1. CIL V, 971, cfr. p. 83; Pais 78; CIL I2, 2203; ILLRP, 536; Im. 224.
Nella galleria lapidaria, sezione repubblicana, del Museo Archeologico di Aquileia.
T. Apolonius C.f, / P. Babrinius M.f. / duomvirum
A. Calderini, Aquileia romana-Ricerche di storia e di epigrafia, Milano, 1930, p. 276, p. 454 Apolonii, p. 466 Babrinii; G. Brusin, Il problema cronologico della colonia militare di Aquileia, AN, 7-8, 1936-37, c. 29 e f. 12; A. Degrassi, Problemi cronologici delle colonie di Luceria, Aquileia, Teanum Sidicinum, RFIC, n.s. 16, 1938, p. 133 = Scritti vari di antichità, I, Roma, 1962, p. 84; Id., L’amministrazione delle città, Guida allo studio della civiltà romana antica, I2, Napoli, 1958, p. 318 = Scritti vari di antichità, IV, Trieste, 1971, p. 84; Id., Epigrafica, I, MAL, s. VIII, v. XI, 1963, p. 140 = Scritti vari di antichità, III, Venezia-Trieste, 1967, p. 2. V. ora anche il contribute di M. Verzár Bass, in questi stessi Atti.
Datazione. CIL V, p. 83: “titul[us] antiquissim[us]”; ILLRP: “Saec. I in.”; Im.: “Saec. II”. Da riferire comunque al periodo della colonia latina per la menzione del duovirato: v., in particolare, A. Degrassi, artt. citt.
Per quanto riguarda il nomen Apolonius, accanto alla possibilità che sia quello originario, è da considerare anche l’ipotesi che si tratti di una riformazione latina di un (illirico?) Ap(u)lo: v. F. Crevatin, Storia linguistica dell’Istria preromana e romana, § 4.3, in corso di pubblicazione in ANRW.
2. [H.] Majonica, Mitth. C.-C., N.F. 16, 1890, p. 127 n. 15.
Nella sala alfabetica dei magazzini del Museo Archeologico di Aquileia.
[.] Vibius K. [f.]1, / [.] Gavillius [. f.] / cens(ores)
1 La lettura L. Vibius P.f. del Majonica all’autopsia si rivela insostenibile. La lettura K. del praenomen del padre si fonda su quanto è dato di leggere al di sotto di una concrezione che ricopre parzialmente la lettera. Lo stesso praenomen è attestato anche per altri Vibii di Aquileia: cfr. il K. Vibius K.f. del n. 4 e il [.] Vibius K. (et) S [ex. 1], in G. Brusin, Gli scavi di Aquileia, Udine, 1934, pp. 89 s. n. 15 (la lettura del Brusin è diversa).
A. Calderini, Aquileia romana, cit., p. 278 nt. 4, p. 503 Gavillii n. 9, p. 569 Vibii n. 23.
Una datazione al periodo della colonia latina si fonda sui seguenti elementi: a) le affinità paleografiche coi nn. 1 e 5; b) il fatto che fin dalle fasi più antiche del municipium le funzioni censorie sono esercitate da IIIIviri i. d. quinq.: cfr. il n. 11.
Scettico sull’esistenza di censores ad Aquileia è A. Calderini, p. 278, nt. 4.
3. Bertoli, p. 113, n. 101 [b]; CIL I, 1456 [b]; CIL V, 840 [b]; Garrucci 2182 [b]; CIL I2, 2196 [b].
L’iscrizione è spezzata in due parti [a+b], La parte sinistra [a], che consente di precisare i nomina dei due personaggi e la loro carica, è inedita.
De doneis sacr(um) / faciendum coira(vere) / a[i]d(iles) / C. Lucretius V.f., / L. Horatius L.f.
A. Calderini, Aquileia romana, cit., p. 583 (aggiunta a p. 121). V. ora anche il contributo di M. Verzár Bass, in questi stessi Atti.
Una datazione al periodo della colonia latina si fonda sui seguenti elementi: a) i caratteri paleografici, tra cui tre L ad uncino (le prime due piuttosto accentuate); b) il tipo di magistratura. Sulla L ad uncino come elemento di datazione v., tra i contributi più recenti, H. Solin, Analecta epigraphica, Arctos, n.s. 6, 1970, p. 104 e F. Coarelli, Un elmo con iscrizione latina arcaica al Museo di Cremona, Mélanges Heurgon, I, Roma, 1976, p. 160 nt. 7. Per i dati relativi all’edilità nelle colonie latine v., ad es., A. Degrassi, Scritti vari, cit., passim (cfr. gli Indici).
4. G. Brusin, Not. Sc., 1933, pp. 115 s.; CIL I2, 2822; Warmington, p. 126, n. 156; ILLRP, 306; Im. 127.
De doneis / L. Babrinius L.f., / K. Vibius K.f.
A. Degrassi, Problemi cronologici, cit., p. 134 = p. 85; G. Brusin, Epigrafi aquileiesi in funzione di pietre militari, AIV, 114, 1955-56, p. 288, p. 290 n. 9 e t. V f. 6; L. Bertacchi, Presenze archeologiche romane nell’area meridionale del territorio di Aquileia, Il territorio di Aquileia nell’antichità (Antichità Altoadriatiche, XV), Udine, 1979, pp. 271 s. V. ora anche il contributo di M. Verzár Bass, in questi stessi Atti.
Datazione. G. Brusin, Not. Sc.: “90 circa av. Cr.”; ILLRP: “Saec. I in.”: cfr. Im. Ad una data alquanto più alta sembrano riportare: a) i caratteri paleografici, tra cui due L ad uncino (la prima piuttosto accentuata): cfr. il n. 3; b) il tipo di pietra, arenaria, non ancora sostituito dal calcare carsico ο istriano: sul problema v. G. Bandelli. Le iscrizioni repubblicane, in corso di pubblicazione in I Musei di Aquileia, (Antichità Altoadriatiche, XXIII).
Magistratura. G. Brusin, Not. Sc.: “se non praetores, duoviri iure dicundo”; A. Degrassi, Problemi cronologici, cit.: “con eguale probabilità si potrebbe pensare anche a quaestores ο aediles”; ILLRP: “magistros aedis cuiusdam vel magistratus Aquileienses monumentum [...] exstruxisse puto”. La formula de doneis si riscontra anche nel n. 3, in relazione ad una coppia di aidiles.
5. CIL V, 1442; E. Maionica, A.-E. Mitth., 4, 1880, p. 93 n. 3; Pais 103; ILLRP, 535; Im. 223.
P. Veiedius Q.1 [f.], / C. Postumiu[s. f.], / M. Allius P.f., / L. Capenius L.f., / Q. Gem[i]nius2 Pe. [f.] / q(uaestores)
1 Gli editori precedenti leggono C.
2 Gli editori precedenti leggono Ce[io]nius ο Cei[o]nius.
A. Calderini, Aquileia romana, cit., p. 279, p. 450 Allii n. 6, p. 478 Capenii, p. 481 Ceionii n. 1, p. 537 Postumii n. 1, p. 564 Veiedii; A. Degrassi, L’amministrazione delle città, cit., p. 309 = p. 74 e p. 318 = p. 84; Id., Epigraphica, I, cit., pp. 140 s. = pp. 3 s. (dove la lettura Pe(tronis) [f.] alla r. 5, ripresa poi in ILLRP).
Datazione. ILLRP: “ut recte Brusin interpretatus est, sunt quinque quaestores coloniae latinae”; Im.: “Saec. II”.
Magistratura. Sull’importanza della questura in Aquileia repubblicana v., contro lo scetticismo di A. Calderini, p. 279, le osservazioni di A. Degrassi, artt. citt.
6. Gregorutti 66; CIL V, 8298; Garrucci 2181; Pais 65; CIL I2, 2209; ILLRP, 537; Im. 225.
T. Plausurnius T.f. q(uaestor) / coiravit
A. Calderini, Aquileia romana, cit., p. 279 e p. 534 Plausurnii: A. Degrassi, Problemi cronologici, cit., p. 134 = p. 85. V. ora anche il contributo di M. Verzár Bass, in questi stessi Atti.
Datazione. G. Brusin, in A. Degrassi: “intorno al 100 a. Cr.”; ILLRP: “Saec. I in.”; Im.: “Saec. I ineuntis?”.
Magistratura. Im.: “Magna basis [...] a quaestore coloniae Aquileiensium posita”.
7 (?). Liv., XLI, 5, 1.
A. Calderini, Aquileia romana, cit., p. 20 nt. 5 e p. 503 Gavillii nn. 1 e 2.
Datazione. 178 a.C.
Magistratura. L’ipotesi, molto labile, che si tratti di magistrati della colonia latina (due dei cinque quaestores?), si fonda sulla natura del compito loro affidato. L’appartenenza dei Gavillii alle famiglie magistratuali della colonia latina risulta comunque dal n. 2.
8 (?). Gregorutti 600.
Sul muro di cinta, sezione aquileiese, seconda campata, dell’Orto Lapidario dei Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste.
---]d1 [---/---]us [---/---]m1 duu[mvir?---/---]m v[---
1 La diversa lettura del Gregorutti all’autopsia si rivela insostenibile.
Una datazione al periodo della colonia latina sarebbe suggerita dalla possibile menzione del duovirato. La cosa rimane peraltro incerta, poichè l’analisi paleografica dell’iscrizione, per quanto la frammentarietà di questa la consente, sembra riportare ad età più recente e pregiudicare quindi la stessa integrazione duu[mvir].
9. CIL V, 8313; C. Gregorutti, Arch. Tr., n.s. 10, 1884, pp. 383 ss. n. 102; Pais 125; Dessau, 5366; CIL I2, 2197;
Warmington p. 178 n. 36; Diehl5 432; ILLRP, 487a; Im. 208.
[---] // de via Postumia in / forum pequarium / meisit. Lata p(edes) XXX[X?]. / De senatous1 sent(entia)
1 Warmington, Diehl5, ILLRP danno per errore senatuos.
C. Gregorutti, Arch. Tr., n.s. 17, 1891, pp. 169 ss.; H. Maionica, Fundkarte von Aquileia, Dreiundvierzigster Jahresbericht des k.k. Staatsgymnasiums in Görz, Gorz, 1893, pp. 54 s.; G. Brusin, Aquileia-Guida storica e artistica, Udine, 1929, p. 247; A. Calderini, Aquileia romana, cit., p. 252; P. Fraccaro, La via Postumia nella Venezia, Festschrift Egger, Klagenfurt, 1952, p. 275 = Opuscula, III, 1, Pavia, 1957, pp. 226 s.; G. Brusin, Epigrafi aquileiesi, cit., pp. 286 ss., p. 290, n. 7 e t. IV, f. 4.
Datazione. G. Brusin, Aquileia, p. 247: “forse il più antico monumento di Aquileia fin qui riapparso”; Id., Epigrafi aquileiesi: sembra datarla al 148, anno della costruzione della via Postumia; Im.: “Saec. I fere ineuntis”. I caratteri paleografici, tra cui una L appena uncinata, e la pietra impiegata, arenaria, sembrano a favore della datazione più alta: cfr. i nn. 3 e 4.
Magistratura. La costruzione di strade nelle colonie e nei municipia è affidata alle magistrature più diverse: cfr. gli Indici di ILLRP, II, p. 492.
10 (?). P. Kandler, L’Istria, 7, 1852, p. 99; CIL V, 1021.
--- po]rticum dupl[icem---/---]o1 sternendas [---
1 dec(urionum) decret]o?, sax[o?, de su]o?
G. Brusin, Aquileia, cit., p. 242, n. 35; Id., Lo scavo del foro di Aquileia, AN, 6, 1935, 2, c. 35. V. ora anche il contributo di M. Verzár Bass, in questi stessi Atti.
Datazione. P. Kandler: “agli ultimi tempi della Repubblica od ai primi del Triumvirato d’Augusto”; G. Brusin: “fine della Repubblica”; M. Verzár Bass: fine II/inizi I secolo. La forma delle lettere (in particolare la D quasi quadrata e la Ρ molto aperta) e l’uso dei punti quadrati sono a favore della cronologia più alta. Sui punti quadrati come elementi di datazione v., tra i contributi più recenti, M. Cébeillac, Quelques inscriptions inédites d’Ostie: de la République à l’Empire, MEFRA, 83, 1971, pp. 46 s.
Magistratura. La costruzione di porticos nelle colonie e nei municipia è affidata alle magistrature più diverse: cfr. gli Indici di ILLRP II, p. 491. È attestato sia il finanziamento pubblico che quello privato. Nel caso della porticus duplex di Aquileia non è esclusa la seconda possibilità. Non è escluso neppure che l’opera sia stata realizzata non da un magistrate ma da un privato. In entrambe le ipotesi l’iscrizione andrebbe collegata a quelle raccolte in App. IV, nn. 1-4.
11. Gregorutti 67 [A]; CIL V, 8288 [A]; C. Gregorutti, Arch. Tr., n.s. 5, 1877-78, pp. 340 s., n. 43 [B]; Pais 121 [A e B]; Hübner 23 [A]; CIL I2, 2198 [A]; Warmington p. 178 n. 37 [A]; Diehl5 375 [A]; ILLRP, 538 [B e A]; Im. 226 [B e A]
Dell’iscrizione esistono due copie1 [A e B].
M. Annaus / Q.f. IIIIvir i(ure) d(icundo) / quinq(uennalis) portam / refic(iundam) locavit / ex s(enatus) c(onsulto) eidemq(ue) / probavit
C. Gregorutti, Arch. Tr., n. s. 17, 1891, pp. 185 s.; R. Egger, Historisch-epigraphische Studien in Venezien, JÖAI, 21-22, 1922-1924, c. 313; G. Brusin. Aquileia, cit., pp. 6 s.; A. Calderini, Aquileia romana, cit., p. 276 e p. 451 Annai n. 1; G. Brusin, Gli scavi di Aquileia, cit., pp. 57 s.; A. Degrassi, Problemi cronologici, cit., pp. 133 s. = pp. 84 s.; I. Calabi Limentani, Epigrafia latina3, Milano, 1974, p. 281, n. 72.
Datazione. Hübner p. LXXV: “exempl[um] [...] Caesare vetusti[us]”; R. Egger: età cesariana; G. Brusin, Aquileia: “40-30 a.C.”; Id., Gli scavi: “età preaugustea”; Warmington: “c. 100 B.C.?”; ILLRP: “paulo post a. 52”; Im.: “circa a. 52?”. La proposta del Warmington è esclusa dalla menzione del quattuorvirato, che riporta comunque al periodo del municipium, cioè a dopo il 90. Per quanto riguarda le altre proposte la presenza in una delle due copie [A] dei punti quadrati sembra a favore della datazione più alta dello Hübner. Sui punti quadrati cfr. il n. 10 (?).
12 ?. CIL V, 989.
[.] Fruticius M.f. / IIIIvir i(ure) d(icundo) quinq(uennalis) / IIIIvir i(ure) d(icundo)
A. Calderini, Aquileia romana, cit., p. 276 e p. 499 Fruticii n. 3.
Nell’impossibilità di una verifica sul piano paleografico una datazione al periodo repubblicano è ipotizzabile in base all’uso del nominativo e alla mancanza del cognomen: i due elementi non escludono però una cronologia più bassa (fino alla seconda metà del I secolo d.C.). Un indizio a favore della prima proposta è il probabile rapporto con i Fruticii del n. 33: cfr. anche il M. Fruticius Q.f. di CIL V, 1218.
13 ?. Gregorutti 71; CIL V, 8304.
Nella galleria lapidaria, sezione elementi architettonici, del Museo Archeologico di Aquileia.
[-L]aberi Q.f. IIIIvir(i) i(ure) [d(icundo)]
H. Maionica, Fundkarte, cit., p. 12, n. 29; G. Brusin, Aquileia, cit., p. 241, n. 28; A. Calderini, Aquileia romana, cit., p. 277 e p. 512 Laberii, nn. 3 e 4; S. Stucchi-L. Gasperini, Considerazioni archeologiche ed epigrafiche sui monumenti del foro aquileiese, AN, 36, 1965, cc. 11 s. e f. 6, cc. 21 s. e f. 9; M.J. Strazzulla, in E. Mangani-F. Rebecchi-M.J. Strazzulla, Emilia-Venezie, (Guide Archeologiche Laterza, 2), Bari, 1981, p. 218.
Si tratta di una delle iscrizioni incise su alcuni elementi della decorazione architettonica del foro imperiale di Aquileia. Tali iscrizioni ricordano probabilmente una serie di personaggi legati a momenti importanti della storia della città.
Quella riportata è una trascrizione di L. Gasperini, c. 22. Per un’altra lettura dello studioso v. ibid.
L’ipotesi che in questo Laberio, non altrimenti noto, si debba riconoscere un quattuorviro del municipium di età repubblicana si fonda sul fatto, tutt’altro che decisivo (cfr. le osservazioni relative al n. 12?), che il personaggio non ha cognomen.
14 ?. Bertoli, p. 300, n. 418; Orelli 3862; CIL V, 1010.
L. Titius M.f. / IIIIvir i(ure) d(icundo) / quinq(uennalis)
C. Gregorutti, Arch. Tr., n.s. 17, 1891, pp. 187 s.; A. Calderini, Aquileia romana, cit., p. 277 e p. 553 Titii n. 21.
Per quanto riguarda la datazione cfr. le osservazioni relative al n. 12?.
15. CIL V, 1016; Pais 81.
Nella galleria lapidaria, sezione magistrati e sacerdoti, del Museo Archeologico di Aquileia.
T1. Vibius T.f. Ruso / IIIIvir i(ure) d(icundo) / IIIIvir quinq(uennalis), / T. Vibius T.f. Ruso / augur, / Caeparia Cn. f.
l Il CIL legge L.
Una datazione a periodo ancora repubblicano è proponibile su base paleografica. Tale non era probabilmente l’opinione di A. Degrassi, che non ha considerato l’iscrizione nè in Problemi cronologici, cit., pp. 133 s. = pp. 84 s., nè in ILLRP.
Sul cognomen Ruso in generale v. A. Holder, Alt-celtischer Sprachschatz, II, Leipzig, 1904, c. 1251 v. Rus-o(n) e G. Perin, Onomasticon, Lexicon Totius Latinitatis, VI, Padova, 1940, p. 1940, s.v.; sul cognomen Ruso ad Aquileia v. G. Alföldy, Senatoren aus Norditalien (Regiones IX, Χ, XI), Colloquio Internazionale A.I.E.G.L. su “Epigrafia e ordine senatorio”, Roma 14-20 maggio 1981, Testi-base, I, c. 31 n. 6. Cfr. infra n. 30 [?].
16. CIL V, 966; Hübner 25; CIL I2, 2200.
M. Alfius M.f. / colonus, IIIIvir. / L. Servilius L.f. frater / fieri iussit
H. Majonica, Mitth. C.-C., N.F. 17, 1891, p. 40 n. 53; A. Calderini, Aquileia romana, cit., p. 276 e p. 449 Alfii n. 2; G. Brusin, Il problema cronologico, cit., f. 16 e c. 43; A. Degrassi, Problemi cronologici, cit., p. 133 = p. 84 e p. 139 = p. 92.
Datazione. Hübner: “aetas Caesaris”; G. Brusin: “L’arcaicità dei caratteri [...] è palese, nè essa permette di scendere con la datazione ad epoca posteriore ad Augusto, anzi CIL V, 966 parrebbe di qualche po’ più antica”: cfr. A. Degrassi, p. 139 = p. 92. Che però il Degrassi avesse dei dubbi è forse ricavabile dal fatto che non ha compreso l’epigrafe in ILLRP, dove pure le aquileiesi sono largamente rappresentate.
A. Calderini, locc. citt. e I. Kajanto, The Latin Cognomina, Helsinki-Helsingfors, 1965, p. 321 leggono Colonus, considerando il termine un cognomen; il Brusin e il Degrassi concordano nella lettura colonus, ma divergono nell’interpretazione dell’appellativo (il primo lo intende come deductus in coloniam, il secondo come “colui al quale è assegnato un terreno”).
17. CIL V, 983.
Iscrizione incisa su un architrave (?) spezzato in sette parti. Il testo riportato dalla prima, relativo alla madre degli altri due personaggi, è inedito.
Addossata, rivolta verso il giardino, alla galleria lapidaria, sezione repubblicana, del Museo Archeologico di Aquileia.
[---]cia Q.f. Ga[l?]la / mater, // Decia Q.f. soror, // Q. Decius Q.f. Flaccu[s] / IIIIvir
A. Calderini, Aquileia romana, cit., p. 276 e p. 490 Decii nn. 1 e 2.
Datazione CIL V: “litteris antiquis”. Non compare nè in CIL I2 nè in ILLRP. I caratteri paleografici non escludono, in effetti, anche una datazione alla prima età imperiale.
18 ?. CIL V, 999 = 3997, cfr. p. 1025; CIL I2, 2201.
Nel museo Maffeiano di Verona.
Cn. Octavius / C.f. Cornicla / IIIIvir / v(ivus) f(ecit)
A. Calderini, Aquileia romana, cit., p. 277 e p. 527 Octavii n. 6; A. Degrassi, Problemi cronologici, cit., p. 133 = p. 84; Id., Epigraphica, I, cit., p. 146 = p. 10.
Datazione. CIL V = CIL I2: “litteris vetustis”; G. Brusin, in A. Degrassi: fine repubblica/inizi principato. Tra gli studiosi di storia dell’arte antica ricorrono invece delle datazioni nell’ambito del I secolo d.C.: v., tra i contributi più recenti, L. Franzoni, Arte e civiltà romana nell’Italia settentrionale, II, Bologna, 1965, pp. 204 s., n. 301: cfr. I, t. XCVI, f. 195; Th. Kraus, Das römische Weltreich (Propyläen Kunstgeschichte, 2), Berlin, 1967, p. 228, t. 193; R. Bianchi Bandinelli, Roma-La fine dell’arte antica, Milano, 1970, p. 112.
19 ?. Gregorutti 72; CIL V, p. 1025 ad n. 999.
Nell’ex Villa Florio di Buttrio?
Cn. Octavius C.f. Cornicula / IIIIvir v(ivus) f(ecit)
Sia dal Gregorutti che dal CIL il personaggio è identificato con quello del n. 18?.
20. P. Sticotti, Mem. St. Forog., 9, 1913, p. 374; CIL I2, 2648; Diehl5 361; ILLRP, 539; Im. 227.
Nell’atrio del Museo Archeologico di Cividale.
Ti. Carminius Ti.f., / P. Annius M.f. pr(aefecti), / P. Annius Q.f., / Sex. Terentius C.f. / q(uaestores) / portas, muros / ex s(enatus) c(onsulto) locavere / eidemq(ue) probave(re)
R. Egger, Historisch-epigraphische Studien, cit., cc. 309 ss.; G. Brusin, Aquileia, cit., p. 6; Id., Gli scavi di Aquileia, cit., p. 57, nt. 1; A. Degrassi, Problemi cronologici, cit., p. 134 = p. 85 e p. 136 = p. 87; G. Brusin, AN, 9, 1938, c. 154; P.M. Moro, Iulium Carnicum (Zuglio), Roma, 1956, pp. 212 s., n. 20; A. Degrassi, Epigraphica, I, cit., pp. 142 ss. = pp. 4 ss.; L. Bosio, Itinerari e strade della Venetia romana, Padova, 1970, pp. 150 ss.
Datazione. P. Sticotti: fine I secolo a.C.; R. Egger: prima metà I secolo a.C.; A. Degrassi: intorno al 52 a.C. La tesi del Degrassi è accolta da G. Brusin, AN, da P.M. Moro e da L. Bosio.
Magistrature. Dopo le prime interpretazioni, insoddisfacenti, dello Sticotti e dello Egger è stato il Degrasi a leggere pr(aefecti) e ad attribuire il titolo di quaestores sia a P. Annius Q.f. che a Sex. Terentius C.f. Sulla lettura pr(aefecti) v. ora L. Margetić, Riflessioni sull’iscrizione di Curicum CIL III, 13295 = Dessau ILS II 5322, AN, 50, 1979, cc. 153 ss.
21. S. Panciera, Un falsario del primo Ottocento-Girolamo Asquini e l’epigrafia antica delle Venezie, Roma, 1971, pp. 151 ss. e f. 15.
Sulla porta originaria della casa di via Udine 1-3 a Tapogliano.
Petronia C.f., / C. Aufidius C.f. / scr(iba) l(ibrarius), q(uaestor), decu(rio)1, / T. (Aufidius) C.f. q(uaestor), / M. (Aufidius) C.f.
1 Nell’originale la r. 3 è la seguente: SVR. L. Q. DEC. V. Quella proposta è una lettura del Panciera. Un’altra lettura dello studioso è: Sur(a) (scriba) l(ibrarius), q(uaestor), decu(rio).
Datazione. S. Panciera: “L’epigrafe è senza dubbio ancora d’età repubblicana come appare, oltre che dalla paleografia, dalla mancanza, in generale, dei cognomina, dalla diversità del prenome dei figli rispetto a quello del padre, dall’uso del nominativo, dall’assenza della dedica agli Dei Mani nonchè, infine, dall’omissione, piuttosto caratteristica in questa età, dei due ultimi gentilizi, essendo sottinteso quello paterno, leggibile nella seconda riga”. Per quest’ultima particolarità cfr. i nn. 23, 26?, 33.
22 ?. CIL V, 1277; Gregorutti 161; CIL V, 8293.
L. Lucilius C.f. / fl(amen), q(uaestor)
C. Gregorutti, Arch. Tr., n.s. 17, 1891, p. 192; A. Calderini, Aquileia romana, cit., p. 175, p. 279 e p. 515 Lucilii n. 4.
Sulle funzioni svolte dal personaggio gli studiosi sono discordi. CIL V, 1277: “In secundo versu non puto latere flaminem quaestorem, quod non respondet consuetudini Aquileiensium hominum, sed eum fractum fuisse et male exceptum”; C. Gregorutti, Arch. Tr.: “flamine Quirinale”; A. Calderini, p. 175: “forse fl(amen) q(uinquennalis)”, p. 515, n. 4: “flamen quaestor”.
In stretto rapporto con questa sembra l’iscrizione CIL V, 8292, relativa a un L. Lucilius G.(?) f.
23. Pais 289; C. Gregorutti, Arch. Tr., n.s. 13, 1887, p. 194 n. 314.
C. Statius C.f., / C. (Statius) C.f., / P. (Statius) C.f., / P. (Statius) P.f. q(uaestor) / 1Licinis
1 L’ipotesi del Pais che all’inizio della r. 5 sia caduta una lettera non mi sembra esca confermata da un nuovo esame autoptico.
Datazione. Pais: “litteris vetustis”; C. Gregorutti: “caratteri dell’ultimo tempo della repubblica”. L’autopsia conferma tali valutazioni. Valgono inoltre molti dei rilievi fatti da S. Panciera a proposito del n. 21. Per il tipo di iscrizione, caratterizzato dal risparmio sul nomen, v. anche i nn. 26? e 33.
L’interpretazione della r. 5 pone dei problemi che non è possibile affrontare in questa sede.
24. Pais 199; C. Gregorutti, Arch. Tr., n.s. 13, 1887, p. 192 n. 309.
La ricerca del frammento nei magazzini del Museo Archeologico di Aquileia ha dato esito negativo. Ho potuto esaminare una riproduzione fotografica.
P. Sa[---] IIIIv[ir---]
Datazione. C. Gregorutti: “tempo di Augusto”. I caratteri paleografici, per quanto la frammentarietà e la riproduzione fotografica consentono di valutarli, sembrano ancora nettamente repubblicani. Un altro indizio in tal senso, peraltro non del tutto sicuro (cfr. le osservazioni relative al n. 12?), è la probabile mancanza del cognomen, ipotizzabile in base alle dimensioni presumibili della parte perduta.
25. Bertoli, p. 128, n. 121; CIL I, 1458; CIL V, 861; Garrucci 2184; CIL I2, 2199; Diehl5 591; ILLRP, 540.
C. Appulleo (!) C.f. Tapponi / pontufici / Sepstinia uxor
C. Gregorutti, Arch. Tr., n.s. 17,1891, p. 187; [E.] Klebs, v. Appuleius n. 31, in RE II, 1 (1895), c. 269; PIR A 783 = PIR2 A 967; A. Calderini, Aquileia romana, cit., p 175 e p. 455 Ap(p)ul(l)eii n. 2.
Nell’impossibilità di una verifica sul piano paleografico una datazione al periodo repubblicano è suggerita da alcuni arcaismi linguistici (Appulleo, pontufici) e dal probabile rapporto col n. 34 e con CIL I2, 2205 (quest’ultima conservata nella galleria lapidaria, sezione repubblicana, del Museo Archeologico di Aquileia e sicuramente repubblicana). Rispetto ad esse l’iscrizione del pontufex presenta anche degli elementi che sembrano recenziori, come l’uso del dativo.
Il personaggio è generalmente considerato un ascendente del n. 34. Per quanto riguarda il nomen Appulleius, accanto alla possibilità che sia quello originario, è da considerare anche l’ipotesi che si tratti di una riformazione latina di un (illirico?) Ap(u)lo: v. F. Crevatin, Storia linguistica, cit. al n. 1.
Sul cognomen Tappo v. A. Holder, Alt-celtischer Sprachschatz II, cit., cc. 1724 s., v. Tapp-o(n): cfr. anche le opere di C.J. Fordyce e Fr. Stoessl, citate a nt. 95.
26?. CIL V, 973.
Sex. Attius [- f.], / Raia M. [f.], / Sex. Attius Sex. f., / [-] (Attius) Sex. f. / Vel(ina) dec(urio)
A. Calderini, Aquileia romana, cit., p. 274, p. 459 Attii nn. 3-5, p. 539 Raii n. 1.
Nell’impossibilità di una verifica sul piano paleografico una datazione al periodo repubblicano è suggerita dall’uso del nominativo e dalla mancanza dei cognomina (cfr. però le osservazioni relative al n. 12?), oltre che dal risparmio su un nomen (cfr. le osservazioni del Panciera relative al n. 21). Per quest’ultima particolarità v. anche i nn. 23, 33.
Sull’origine del nomen Raius v. A.L. Prosdocimi in G.B. Pellegrini-Α.L. Prosdocimi, La lingua venetica, II, Padova, 1967, pp. 155 s. (Rakoi).
27[(?)]. CIL V, 713; C. Gregorutti, Arch. Tr., n.s. 18, 1892, p. 40, n. LXXX; I.I. X, 4, n. 314.
Sul muro di cinta, sezione tergestina, ultima campata, dell’Orto Lapidario dei Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste.
[-] Metellus / [-] f. Optatus / [lect]us1 dec(urionum) s(ententia) / [an]nor(um) XII[---]
1 Ritorno alla lettura proposta dal Gregorutti. La lettura adlectus del Degrassi, accolta dallo Sticotti in I.I. X, 4, appare improbabile, poichè la parte perduta a sinistra dalla pietra doveva essere piuttosto stretta (alla r. 1 manca il praenomen, alla r. 2 il patronimico, alla r. 4 AN) e lo spazio scheggiato a sinistra di VS poteva contenere non più di una/due lettere.
Datazione. Non compare nè in CIL I2 nè in ILLRP. I caratteri paleografici ammetterebbero, in effetti, anche una datazione alla prima età imperiale.
Carica. Contro la possibilità che si tratti di un decurione v. ora le osservazioni di U. Laffi nell’intervento relativo alla presente relazione, in questi stessi Atti.
La pertinenza amministrativa del luogo di rinvenimento dell’iscrizione (Ivanigrad/Castelgiovanni, sulla strada per Emona) è discussa: sia il CIL che le I.I. X, 4 lo attribuiscono all’ager Tergestinus; mi risulta che G. Brusin ha inserito invece il documento nel volume aquileiese delle I.I.
28. CIL V, 1002.
M’. Petronius / M’.f. dec(urio), / Graiena Q.f.
A. Calderini, Aquileia romana, cit., p. 274, p. 504 Graieni n. 2, p. 532 Petronii n. 41.
Datazione. I caratteri paleografici sono indiscutibilmente ancora repubblicani. Valgono inoltre alcune delle osservazioni fatte dal Panciera a proposito del n. 21.
B. Tribuni militum
29. CIL V, 913.
Ai Civici Musei di Udine.
L. Flaminius L.f. / Hister aug(ur), tr(ibunus) mil(itum), / Titia P.f. uxsor, / Babullia T.f. mater, / Q. Flaminius L.f. / Hister tr(ibunus) mil(itum), / Sex. Flaminius L.f. / Hister tr(ibunus) mil(itum)
A. Calderini, Aquileia romana, cit., p. 220 nt. 1, p. 346 nn. 92-94, p. 375, p. 466 Babullii n. 1, p. 497 Flaminii nn. 1-3, p. 554 Titii n. 37.
Datazione. Non compare nè in CIL I2 nè in ILLRP. I caratteri paleografici non escludono, in effetti, anche una datazione alla prima età imperiale.
Sul cognomen Hister v. I. Kajanto, The Latin Cognomina, cit., p. 196 e p. 321.
C. Senatori – “certain senators”: nn. 30 [?], 33, 34; “pre-senatorial positions”: nn. 31 [?], 32 (i criteri di distinzione sono quelli di T.P. Wiseman, New Men in the Roman Senate, 139 B.C.-A.D. 14, Oxford, 1971, pp. 205 ss.)
30[?]. S. Panciera, Colloquio Internazionale A.I.E.G.L. su “Epigrafia e ordine senatorio”, cit., Testi-base II, c. 49; G. Alföldy, ibid., intervento nella discussione.
Cn. Octavius Q.f. V[ ]
Si tratta di uno dei membri del consilium di Cn. Pompeo Strabone, nominati nel decretum de civitate equitibus Hispanis danda dell’89 a.C.: Dessau, 8888; CIL I2, 709, cfr. p. 714 e p. 726; CIL VI, 37045; FIRA I2, 17; ILLRP, 515; Im. 397; N. Criniti, L’epigrafe di Asculum di Gn. Pompeo Strabone, Milano, 1970.
Sull’identificazione del personaggio con Cn. Octavius Q.f. Ruso, questore di C. Mario nel 105 e pretore intorno al 91, v. N. Criniti, pp. 94 ss., dove ulteriori indicazioni bibliografiche.
La lettura della V a destra del patronimico è di S. Panciera, loc. cit., che sottolinea come ciò restringa la scelta della tribù tra la Velina, la Voltinia e la Voturia. Partendo dall’identificazione generalmente accettata e considerando che il cognomen Ruso è attestato epigraficamente, nella Gallia Cisalpina, solo ad Aquileia, G. Alföldy, loc. cit., ha proposto di integrare V[el(ina)] e di considerare il personaggio aquileiese.
Tra gli Octavii di Aquileia il praenomen Cn. è attestato, il praenomen Q. non lo è: cfr. A. Calderini, Aquileia romana, cit., pp. 527 s. Octavii. Non è attestato neppure il cognomen Ruso: cfr. ibid. Sul cognomen Ruso v. le opere citate al n. 15.
31[?]. Borghesi, Œuvres complètes, II, pp. 5 ss.; Mommsen, Münzwesen, pp. 583 s., n. 213; Mommsen-Blacas, II, pp. 411 ss., n. 214; Babelon, II, pp. 489 ss.; Grueber, I, pp. 286 ss., nn. 2220 ss., cfr. III, Pl. XXXVI, n. 5; Sydenham, p. LXIII e p. 107, n. 691; Crawford, I, pp. 75 ss., pp. 344 s., n. 341 e p. 349.
Q. Titi(us) (Mutto?)
Si tratta di un monetalis variamente datato tra il 90 e l’87 a.C.
L’identificazione della famiglia del personaggio con quella dei Titii Muttones di Aquileia risale a C. Cichorius, Untersuchungen zu Lucilius, Berlin, 1908 [rist. anast. Zürich-Berlin, 1964], pp. 206 ss. Lo studioso ritiene che si possano individuare tre esponenti di essa in età repubblicana: il padre del monetalis, cui si riferirebbero Lucil. 1031 Marx e Cic. Pro Scauro, 23, interpretato alla luce di una glossa del Codex Taurinensis; il monetalis; un figlio del monetalis, cui si riferirebbe un frammento di Cic. Pro Fundanio (= fr. 1 ed. Schoell). Fr. Münzer, v. Q. Titius Mutto, in RE VI A 2 (1937), c. 1568, riduce i Q. Titii Muttones a due, sostenendo che il personaggio menzionato da Lucilio e nella Pro Scauro e il monetalis sono lo stesso individuo. In particolare sul monetalis v. anche MRR, II, p. 454; A. Alföldi, The Main Aspects of Political Propaganda on the Coinage of the Roman Republic, Essays Mattingly, Oxford, 1956, p. 80; T.P. Wiseman, Some Republican Senators and Their Tribes, CQ, n.s. 14,1964, p. 131; R.J. Rowland, Numismatic Propaganda under Cinna, TAPhA, 97,1966, p. 409; T.P. Wiseman, New Men in the Roman Senate, cit., p. 266 n. 437?; G. Alföldy, Senatoren aus Norditalien, cit., c. 30 n. 1. L’identificazione del Cichorius non è accolta da tutti: v. M.H. Crawford, Roman Republican Coinage, I, London, 1974, p. 345.
Il collegamento del frammento di Lucilio con il passo della Pro Scauro è reso incerto dal fatto che sia l’uno che l’altro presentano dei problemi testuali che riguardano proprio l’ipotetico personaggio. Per Lucilio v. le diverse letture, ad es., in ed. Marx 1031 (Musconis), Cichorius p. 206 (Mutonis), ed. Bolisani 1089 (Mutonis), ed. Terzaghi 1036 (muttonis), ed. Krenkel 1096 (muttonis): cfr. anche I. Mariotti, Studi luciliani, Firenze, 1960, p. 106 (muttonis) e A. Pennacini, Funzioni della rappresentazione del reale nella satira di Lucilio, AAST, 102, 1968, p. 372 (muttonis). Per Cicerone v. le diverse letture, ad es., in ed. Clark (Q. Muttonis) e in ed. Grimai (T. Quincti Muttonis).
Per i Titii Muttones attestati ad Aquileia risulta solo il praenomen T.: v. CIL V, 1412 e 8473, entrambe di età imperiale.
Sul cognomen Mutto v. A. Holder, Alt-celtischer Sprachschatz, II cit., c. 666, v. Mutt-o(n) e G. Perin, Onomasticon, cit., p. 301, v. Muttius, cfr. p. 300, v. Mutinus: v. anche Κ.H. Schmidt. Die Komposition in Gallischen Personennamen, Tubingen, 1957, p. 245 Moto- e D. Ellis Ewans, Gaulish Personal Names-A Study of Some Continental Celtic Formations, Oxford, 1967, p. 233 Mot-.
32. CIL V, 872; Hübner 24; CIL I2, 2204.
C. Lucilius C.f. / triumvirum / cap(italium)
C. Gregorutti, Arch. Tr., n.s. 17, 1981, p. 192; PIR L 281; C. Cichorius, Romische Studien, Stuttgart, 1922 [rist. anast. 1971], p. 70; Fr. Münzer, v. Lucilius n. 6, in RE XIII, 2 (1927), c. 1637, cfr. n. 23 c. 1642 (Miltner) e n. 25 c. 1645 (Münzer); A. Calderini, Aquileia romana, cit., p. 290 e p. 515 Lucilii n. 1; MRR, II, p. 484; PIR2 L 377; T.P. Wiseman, New Men in the Roman Senate, cit., p. 238 n. 235?; A.P. Steiner, The Vigintivirate during the Empire: a Study of the Epigraphical Evidence, Diss. The Ohio State University, 1973 [University Microfilms Internationl, Ann Arbor 1980], p. 19; G. Alföldy, Senatoren aus Norditalien, cit., c. 30 n. 24.
Datazione. Hübner: «Aetas Caesaris»; PIR = PIR2: «fortasse Augusto antiquior»; Wiseman e Alföldy: fine repubblica/inizi principato. L’analisi dei caratteri paleografici riporta alla prima metà del I secolo a.C. Cade quindi l’ipotesi del Cichorius, sulla quale già il Münzer (n. 25 c. 1645) aveva espresso dei dubbi, che il personaggio sia figlio di C. Lucilius Hirrus, tr. pl. 53.
33. CIL V, 3339, cfr. p. 1095; CIL I2, 826; ILLRP, 440.
«Veronae in domo hominis privati» (ILLRP). Ho potuto esaminare una riproduzione fotografica.
M. Fruticius Q.f, / L. (Fruticius) Q.f, / L. (Fruticius) L.f, / M. Fruticius M.f. / pr(aetor), aed(ilis), tr(ibunus) pl(ebis), / M. (Fruticius) M.f., / L. (Fruticius) M.f, / [---]
Th. Mommsen, St.-R., I3, p. 555, nt. 1; PIR F 335; Weiss, v. Fruticius, in RE VII, 1 (1910), c. 188; G. Niccolini, I fasti dei tribuni della plebe, Milano, 1934, p. 446; PIR2 F 494; MRR, II, p. 464, p. 467, p. 469; T.P. Wiseman, New Men in the Roman Senate, cit., p. 231 n. 181; G. Alföldy, Senatoren aus Norditalien, cit., c. 30 n. 3.
L’ipotesi di un’origine aquileiese dell’iscrizione, presente già in CIL V, p. 1095, è ormai generalmente accettata.
Datazione. PIR = PIR2, Weiss: prima età augustea; Niccolini, MRR, Wiseman, Alföldy: fine repubblica/inizi principato; ILLRP: «aetatis, ut videtur, Caesaris». L’analisi dei caratteri paleografici è a favore della data più alta. Per il tipo di iscrizione, caratterizzato dal risparmio sul nomen, v. anche i nn. 21, 23, 26?
Per l’origine venetica del nomen v., tra i contributi più recenti, J. Untermann, Die venetischen Personennamen, I, Wiesbaden, 1961, p. 147; A.L. Prosdocimi in G.B. Pellegrini-A.L. Prosdocimi, La lingua venetica, II, cit., p. 97 (Frutanai); G. Alföldy, Senatoren aus Norditalien, cit., c. 5.
34. Bertoli, p. 300, n. 419; Orelli 3827; CIL V, 862; Dessau, 906; CIL I2, 814; ILLRP, 436.
C. Appulleius / M.f. Tappo / pr(aetor), aed(ilis), tr(ibunus) pl(ebis), q(uaestor), / iudex / quaesitionis / rerum capital(ium).
T. Mommsen, St.-R., I3, p. 555 nt. 1; C. Gregorutti, Arch. Tr., n.s. 17, 1891, p. 188; [E.] Klebs, v. Appuleius n. 31, in RE II, 1 (1895), c. 269; PIR A 783 = PIR2 A 967; G. Niccolini, I fasti dei tribuni della plebe, cit., p. 466; MRR, II, p. 462, p. 466, p. 474, p. 484; A. Degrassi, Epigraphica, I, cit., p. 146 = p. 10; R. Syme, Senators, Tribes and Towns, Historia, 13, 1964, p. 111; T.P. Wiseman, New Men in the Roman Senate, cit., p. 213, n. 34; G. Alföldy, Senatoren aus Norditalien, cit., c. 30, n. 2.
Datazione. Klebs, PIR = PIR2, Niccolini, Wiseman, Alföldy: fine repubblica/inizi principato; CIL I2: anteriore alla morte di Cesare; ILLRP: «aetatis, ut videur, Caesaris». Sul problema v. le osservazioni fatte al § 15b.
Il personaggio è generalmente considerato un discendente del n. 25. Sul nomen Appulleius e sul cognomen Tappo v. il n. 25.
Appendice III. Esponenti della classe politica di Aquileia repubblicana e loro parenti
IIIIvir i.d. quinq.
duomvir
APPULLE(I)US
APPULLEIUS
pr., aed., tr. pl., q., index quaesitionis rerum capital.
scr.(?) l., q., decu.
BABRINIUS
BABULLIA
CAPENIUS
aug., tr.mil.
tr.mil.
FRUTICIUS
pr., aed., tr. pl.
Illlvir. i.d. quinq., Illlvir i.d.
GAVILLIUS
GRAIENA
IIIIvir i.d.
triumvir cap.
fl.,q.
[lect]us dec.s.
27[(?)]
18?, 19?
(RUSO?)
praetorius (?) nell’89 a.C.
PLAUSURNIUS
IIIIv[ir---]
SEPSTINIA
IlIIvir i.d. quinq.
(MUTTO?)
(monetalis)
VEIEDIUS
IlIIvir i.d., IIIvir quinq
[---]CIA
GA[L?]LA
A. Opere di interesse pubblico costruite con finanziamento privato
1. CIL V, 968; CIL I2, 2202; ILLRP, 541; Im. 228.
C. Annius T.f. / Interamna / ex sua pecunia / municipio Aq(uileiensi) / dat
A. Calderini, Aquileia romana, cit., p. 346 n. 99, p. 352, p. 452 Annii n. 2; G. Brusin, Il problema cronologico, cit., c. 16 e f. 3; A. Degrassi, Problemi cronologici, cit., p. 135 = p. 86; S. Panciera, Aquileiesi in Occidente ed Occidentali in Aquileia, Aquileia e l’Occidente (Antichità Altoadriatiche, XIX), Udine, 1981, pp. 121 s. e p. 128.
Datazione. G. Brusin: «può risalire anche alla prima metà del I sec. av. Cr.»; Im.: «Saec. I fere medii»; S. Panciera; «tra il 90 e il 50 circa».
2. CIL I, 1435 [A]; CIL V, 2799, cfr. p. 1073 ad n. 2975 [corr. 2799] [A]; Garrucci 2155 [A]; C. Gregorutti, Arch. Tr., n.s. 5, 1877-78, p. 339, n. 41 [B]; Pais 593 [B e A]; Dessau, 2992 [Β] e 2993 [A]; CIL I2, 2171 [A e B]; Diehl5 123; ILLRP, 195 [B], cfr. II, Addenda p. 382; Im. 94 [B].
Due iscrizioni identiche su due colonne diverse, conservate l’una [A] al Museo Civico di Padova, l’altra [B] nella galleria lapidaria, sezione elementi architettonici, del Museo Archeologico di Aquileia.
Tampia L.f. / Diovei
G. Brusin, Aquileia cit., p. 243 n. 38 e f. 184; A. Calderini, Aquileia romana, cit. pp. 143 s. e p. 550 Tampii; A. Moschetti, Il Museo Civico di Padova2, Padova, 1938, p. 369 f. 279 e p. 375 n. 233; V. Scrinari, I capitelli romani di Aquileia, Padova, 1952, pp. 19 s., n. 5; F. Crevatin, Note a C.I.L. I2 2171b = V 2799, AN, 45-46, 1974-75, cc. 159 ss.; G. Cavalieri Manasse, La decorazione architettonica romana di Aquileia, Trieste, Pola, I, Ass. Naz. per Aquileia, 1978, p. 48 n. 7 e t. 3 n. 7, dove ulteriori indicazioni bibliografiche. V. ora anche il contributo di M. Verzár Bass, in questi stessi Atti.
Datazione. Im.: «Aetatis fere Sullanae»; G. Cavalieri Manasse: «Prima metà I secolo a.C.» (in base alla tipologia del capitello); M. Verzár Bass: fine II/inizi I secolo.
3. Inedita.
- - - sua imp]ens(a) porticu[m - - -
V. ora il contributo di M. Verzár Bass, in questi stessi Atti.
Datazione. Per la forma delle lettere e per l’uso dei punti quadrati l’iscrizione sembra vicina a quella di App. II, n. 10 (?).
4. Gregorutti 280.
Sul muro di cinta, sezione aquileiese, quinta campata, dell’Orto Lapidario dei Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste.
Il frammento consta di due parti, che sul muro sono esposte separatamente. Esse appaiono comunque riunite già nell’edizione del Gregorutti.
- - -]aius M.[f. - - - / - - - de]dere [- - - / pecu]nia [- - -
Datazione. I caratteri paleografici sono ancora nettamente repubblicani.
5. H. Majonica. Mitth. C.-C., N.F. 19, 1893, p. 113 n. 1.
- - -]mas laud[es - - - / - - -I]umine con[siliorum? - - - / - - - sen?]atus [- - -
Datazione. I caratteri paleografici sembrano ricondurre alla prima metà del I secolo a.C. Frammento di elogium?
Buone riproduzioni fotografiche delle iscrizioni di App. II, nn. 1, 5, 11, 20, e di App. IV, nn. 1, 2 si trovano nel volume Da Aquileia a Venezia, Milano, 1980, rispettivamente nn. 11, 8, 14-15, 17, 10, 16. Non sempre attendibili sono invece le relative didascalie.
1 È appena il caso di avvertire che l’uso di termini come “classe dirigente”, “classe politica”, “borghesia locale” e simili, desunti dal lessico politico moderno, è convenzionale.
4 V. App. II, n. 2. La presenza dei Gavillii ad Aquileia è attestata anche da iscrizioni posteriori: v. A. Calderini. Aquileia romana-Ricerche di storia e di epigrafia, Milano, 1930, p. 503 Gavillii.
5 Sui Barbii v., soprattutto, S. Panciera, Vita economica di Aquileia in età romana, Padova, 1957, pp. 95 ss. e J. Šasel, Barbii, Eirene, 5, 1966, pp. 117 ss.
7 V., ad es., J. Bayet, Cicéron, Correspondance, V, Paris, 1964, p. 291 e D.R. Shackleton Bailey, Cicero’s Letters to Atticus, IV, Cambridge, 1968, p. 194.
9 CIL I2, 621, 652, 739, 814, 826, 2171, 2193-2216, 2503, 2647, 2648, 2822, 2823. Sulla provenienza aquileiese di CIL I2, 826 v. App. II, n. 33.
10 Apprestato da A. Degrassi (1887-1969), il fascicolo è ora affidato alle cure di H. Krummrey. Devo questa informazione, come quelle relative al volume aquileiese delle Inscriptiones Italiae, alla cortesia di S. Panciera.
11 V., da ultimo, G. Brusin, Le epigrafi di Aquileia, RAL, s. VIII, v. XXI, f. 3-4 (marzo-aprile 1966), pp. 27 ss.
12 Su G. Brusin (1883-1976), che ha dedicato tutta la vita allo studio di Aquileia, v. i necrologi di L. Burtulo e G. Fogolari, AN, 48, 1977, cc. 3 ss.
13 Per una valutazione complessiva rimando a G. Bandelli, Le iscrizioni repubblicane, in corso di pubblicazione in I Musei di Aquileia, (Antichità Altoadriatiche, XXIII). Per quanto riguarda, in particolare, le iscrizioni utilizzate nella presente ricerca i luoghi di edizione e di conservazione, quando si diano, sono riportati nell’App. II e nell’App. IV.
15 V., ad es., tra i contributi che riguardano anche il periodo repubblicano, le ricerche sui Barbii citate a nt. 5.
16 V., ad es., G. Brusin, Aspetti della vita economica e sociale di Aquileia, Aquileia e l’alto Adriatico I, (Antichità Altoadriatiche, I), Udine, 1972, pp. 15 ss. e G. Cuscito, Economia e società, Da Aquileia a Venezia, Milano, 1980, pp. 569 ss.
17 P. Castrén, Ordo Populusque Pompeianus-Polity and Society in Roman Pompeii (Acta Instituti Romani Finlandiae, VIII), Roma, 1975.
18 La distinzione tra equites, centuriones e pedites risulta esplicitamente solo per la deduzione del 181; a proposito del supplementum del 169 Livio parla genericamente di 1500 familiae: v. App. I, nn. 2 e 4. Un’analisi del problema in G. Bandelli, Per una storia economica di Aquileia repubblicana, di prossima pubblicazione.
19 M. Rostovtzeff, The Social and Economic History of the Roman Empire2, II, Oxford, 1957, p. 554, nt. 31.
20 I dati al riguardo sono raccolti, ad es., in G. Tibiletti, Ricerche di storia agraria romana - La politica agraria dalla guerra annibalica ai Gracchi, Athenaeum, n.s. 28, 1950, p. 222. Sulla colonizzazione in generale v., tra i contributi più recenti, A. Toynbee, Hannibal’s Legacy - The Hannibalic War’s Effects on Roman Life I-II, London, 1965, passim; E.T. Salmon, Roman Colonization under the Republic, London, 1969; P.A. Brunt, Italian Man-Power, 225 B.C.-A.D. 14, Oxford, 1971, passim; A. Bernardi, Nomen Latinum, Pavia, 1973; G. Luraschi, Foedus Ius Latii Civitas-Aspetti costituzionali della Romanizzazione in Transpadana, Padova, 1979.
21 G. Tibiletti, Ricerche di storia agraria romana, cit., pp. 222 ss. Cfr. C. Nicolet, L’ordre équestre à l’époque républicaine (312-43 av. J.-C), I, Paris, 1966, p. 55 e pp. 289 s. ed E. Gabba, Sulle strutture agrarie dell’Italia romana fra III e I sec. a.C., in E. Gabba-M. Pasquinucci, Strutture agrarie e allevamento transumante nell’Italia romana (III-I sec. a.C.), Pisa, 1979, pp. 34 s.
24 Per una distinzione dei due concetti, riferiti però al governo centrale, v. F. Cassola, Il concetto di oligarchia negli studi sulla repubblica romana, Diritto e potere nella storia europea (Atti del IV Congresso Intern. della Società Italiana di Storia del Diritto), Firenze, 1982, pp. 53 ss.
25 La parte più consistente del complesso è costituita da sette blocchi ora addossati alla galleria lapidaria, sezione repubblicana, del Museo Archeologico di Aquileia: partendo da sinistra, il primo, il secondo, il quarto, il quinto ed il settimo corrispondono, rispettivamente, a Pais 206, Not.Sc., 1930, p. 447, Pais 207, CIL V, 1168, Pais 205; il terzo ed il sesto sono inediti. Alla stessa serie vanno attribuiti probabilmente anche CIL V, 1406, CIL V, 8558 = Pais 145 e altre iscrizioni inedite. Più incerta mi sembra la pertinenza al gruppo di CIL V, 1399. La situazione è complicata dal fatto che esistono inoltre dei sedili con tituli, taluno edito (CIL V, 1023), altri inediti, che vengono riferiti all’anfiteatro. Tutta la questione attende di essere adeguatamente studiata. Limitando il discorso ai blocchi corrispondenti a CIL V, 1168, Pais 205, Pais 206, Pais 207, Not.Sc., 1930, p. 447 (ma cfr. anche, per l’affinità dell’impaginazione, CIL V, 1406), noterò soltanto che le iscrizioni più antiche incise su di essi, sicuramente di età repubblicana, che occupano sempre i registri inferiori e si riferiscono sempre a personaggi maschili, sono anche le sole eseguite con cura: si potrebbe ipotizzare quindi che siano le sole “ufficiali” e che distinguessero i posti riservati ai personaggi più autorevoli della città.
26 Sulla storia della città v., in generale, S. Panciera, Vita economica di Aquileia, cit. e G. Cuscito, Economia e società, cit. Non disponiamo ancora di una trattazione specifica per il periodo repubblicano: v. anche § 12. Un bilancio delta situazione in G. Bandelli, Per una storia economica di Aquileia repubblicana, cit.
27 Secondo R.F. Rossi, La romanizzazione della Cisalpina, Aquileia e Milano (Antichità Altoadriatiche, IV), Udine, 1972, pp. 48 ss.; Id., Aquileia nella storia romana dell’Italia settentrionale, Mosaici in Aquileia e nell’alto Adriatico (Antichità Altoadriatiche, VIII), Udine, 1975, pp. 15 ss.; Id., L’epoca romana, Enciclopedia monografica del Friuli-Venezia Giulia, III, 1, Udine, 1978, pp. 65 ss., il decollo delle aziende agricole aquileiesi e del commercio dei loro prodotti fu immediato. A mio giudizio le condizioni idrogeologiche ed ecologiche del territorio, oltre che i difficili rapporti con le popolazioni indigene (guerra istrica del 178-177; tensioni del 171-170), dovettero determinare invece un certo ritardo: v. G. Bandelli, Per una storia economica di Aquileia repubblicana, cit.
28 Rapporti tra Aquileia e il Magdalensberg sono attestati fin dalla metà del II secolo: v. S. Panciera, Strade e commerci tra Aquileia e le regioni alpine, Aquileia e l’arco alpino orientale (Antichità Altoadriatiche, IX), Udine, 1976, pp. 153 ss. Altre direttrici sono meno indagate. Sui rapporti con la regione padana orientale v. qualche accenno nel contributo di P. Baldacci, citato a nt. 33. Sulle rotte commerciali v. S. Panciera, Porti e commerci nell’alto Adriatico, Aquileia e l’alto Adriatico, 2, (Antichità Altoadriatiche, II), pp. 79 ss. e F. Cassola, Aquileia e l’Oriente mediterraneo, Aquileia e l’Oriente mediterraneo (Antichità Altoadriatiche, XII), Udine, 1977, pp. 67 ss.
29 Sulla spedizione di C. Sempronio Tuditano v., tra i contributi più recenti, M. Gwyn Morgan, Pliny, N.H., III, 129, the Roman Use of Stades and the Elogium of C. Sempronius Tuditanus (Cos. 129 B.C.), Philologus, 117, 1973, pp. 29 ss. e R.F. Rossi, Dai Gracchi a Silla (Storia di Roma, IV), Bologna, 1980, pp. 79 s. Sui problemi relativi al trionfo di M. Emilio Scauro de Galleis Karneis v. A. Degrassi, I.I. XIII, 1: Fasti consulares et triumphales, Roma, 1947, p. 561.
30 Per la fabbricazione di mattoni v. V. Righini, Lineamenti di storia economica della Gallia Cisalpina: la produttività fittile in età repubblicana, Bruxelles, 1970, passim. Per le altre classi di materiali v. il bilancio problematico e bibliografico di M. Verzár Bass, in questi stessi Atti.
32 La data del 90 a.C., già sostenuta da Th. Mommsem, CIL V, p. 971 e contestata da K.J. Beloch, Römische Geschichte, Berlin und Leipzig, 1926, p. 622 (che propone il 49 a.C., anno della lex Rubria), è stata riproposta e confermata da G. Brusin, II problema cronologico della colonia militare di Aquileia, AN, 7-8, 1936-37, cc. 16 ss. e da A. Degrassi, Problemi cronologici delle colonie di Luceria, Aquileia, Teanum Sidicinum, RFIC, n.s. 16, 1938, pp. 132 ss. = Scritti vari di antichità, I, Roma, 1962, pp. 83 ss.: cfr., da ultimo, Id., Epigrafica I, MAL, s. VIII, v. XI, 1963, pp. 139 ss. = Scritti vari di antichità, III, Venezia-Trieste, 1967, pp. 2 ss., dove ulteriori indicazioni bibliografiche.
33 Sul riflusso verso l’alto Adriatico v. P. Baldacci, Alcuni aspetti dei commerci nei territori cisalpini, Atti CeSDIR, 1, 1967-1968, p. 14: cfr. p. 46. La tesi dello studioso è ripresa, con particolare riferimento ad Aquileia, da S. Panciera, Porti e commerci, cit., p. 107 e da F. Cassola, Aquileia e l’Oriente mediterraneo, cit., p. 73, ma attende ancora di essere verificata.
34 Sul problema rimane fondamentale A. Degrassi, II confine nord-orientale dell’Italia romana - Ricerche storicotopografiche, Bern, 1954. Contributi relativi a singoli centri: P.M. Moro, Iulium Carnicum (Zuglio), Roma, 1956; A. Fraschetti, Per le origini della colonia di Tergeste e del municipium di Agida, Sic. Gymn., n.s. 28, 1975, pp. 319 ss.; L. Bosio, Cividale del Friuli-La storia, Udine, 1977. Per un aggiornamento complessivo sulla problematica e sulla bibliografia v. ora C. Zaccaria, Insediamenti romani nel territorio di Aquileia. Il territorio di Aquileia nell’antichità (Antichità Altoadriatiche, XV), Udine, 1979, pp. 189 ss.: cfr. anche R.F. Rossi, Aspetti amministrativi dei centri urbani del territorio aquileiese, ibid., pp. 537 ss.
35 V., al riguardo, G. Brusin, Il problema cronologico, cit., cc. 30 ss. (dopo aver passato in rassegna le varie proposte lo studioso si pronuncia per l’età augustea) e A. Degrassi, Epigraphica, I, cit., p. 143 = p. 6 (“età di Claudio ο Nerone”).
36 Per un confronto con la situazione delle altre colonie v. la tabella riassuntiva in G. Tibiletti, Ricerche di storia agraria romana, cit., p. 222. Un tentativo di determinare le cifre relative ad Aquileia in G. Bandelli, Per una storia economica di Aquileia repubblicana, cit.
37 Per questi dati e per quelli successivi rimando una volta per tutte, quando non ci siano altre indicazioni, alla prosopografia dell’App. III, dalla quale si può risalire alle fonti riportate nell’App. II.
39 V. A. Calderini, Aquileia romana, cit.: all’elenco onomastico, pp. 444 ss. e all’analisi statistica, pp. 573 ss. rimando qui una volta per tutte.
40 I casi di Plausurnius e di Veiedius richiedono delle precisazioni. Per quanto riguarda il primo va detto che, oltre all’iscrizione che menziona T. Plausurnius T.f., ce n’è una (CIL V, 1040) che ricorda due Plosurnii (Calderini, p. 535): si tratta verosimilmente dello stesso nomen. Per quanto concerne il secondo andrebbero chiariti gli eventuali rapporti tra la famiglia di P. Veiedius Q.f. e quelle dei numerosi Vedii e Veidii (Calderini, p. 564).
41 Non è però da escludere l’esistenza di rapporti tra M. Annaus Q.f. e qualcuno dei posteriori Annaei, Annei e Annavi (Calderini, p. 451).
42 Per una datazione del sacello di Tampia ancora entro il periodo della colonia latina v. il contributo di M. Verzár Bass, in questi stessi Atti. Altri autori propongono una cronologia più bassa: v. App. IV, n. 2.
43 Sulle difficili condizioni in cui dovette versare la colonia nei primi decenni v. G. Bandelli, Per una storia economica di Aquileia repubblicana, cit.
45 La trattazione più analitica del problema rimane quella di A. Calderini, Aquileia romana, cit., pp. 573 ss., dove ulteriori indicazioni bibliografiche. Tra gli autori più recenti la teoria dell’origine prevalentemente centro-meridionale è ripetuta da S. Panciera, Vita economica di Aquileia, cit., p. 45 nt. 131; G. Cavalieri Manasse, La decorazione architettonica romana di Aquileia, Trieste, Pola, I, Ass. Naz. per Aquileia, 1978, p. 23; M.J. Strazzulla, in E. Mangani - F. Rebecchi - M.J. Strazzulla, Emilia-Venezie (Guide Archeologiche Laterza, 2), p. 211.
46 V. S. Panciera, Aquileiesi in Occidente e Occidentali in Aquileia, Aquileia e l’Occidente (Antichità Altoadriatiche, XIX), Udine, 1981, pp. 106 ss.: cfr. p. 121.
47 Per alcune delle aree geograficamente contigue e culturalmente affini a quella di Aquileia v. G. Alföldy, Noricum, London and Boston, 1974 e M. Lejeune, Ateste à l’heure de la romanisation (Étude anthroponymique), Firenze, 1978.
48 Per l’analisi di alcuni casi particolari v. C. Zaccaria, Due iscrizioni aquileiesi inedite, AN, 52, 1981, cc. 149 ss.
49 Ad Aquileia è attestato anche Raienus (CIL V, 8443). Mi chiedo se non ci sia qualche rapporto tra questo nomen e quello di Graiena, moglie (?) del decurione M’. Petronius M’.f. (cfr. anche Q. Graienus Eucharistus in CIL V, 1239): in tale prospettiva anche Graienus potrebbe essere considerato di origine venetica. Per i problemi fonetici che suscita un simile accostamento v. le osservazioni di A.L. Prosdocimi, in G.B. Pellegrini-A.L. Prosdocimi, La lingua venetica, II, Padova, 1967, p. 156.
51 Per alcuni orientamenti di carattere generale v. intanto l’intervento nella discussione di E. Lepore, in questi stessi Atti.
52 Nel periodo del municipium di età repubblicana sembrano attestati, ad es., dei praefecti: v. App. II, n. 20.
53 Per il periodo repubblicano sono attestati l’augurato, il flaminato e il pontificato: v. App. II, rispettivamente nn. 15 e 29, 22? e 25.
55 Il senato di Aquileia è menzionato da parecchie iscrizioni di età repubblicana: v. App. II, nn. 9, 11, 20, 27 [(?)]. Cfr. anche App. II, n. 10 (?) e App. IV, n. 5.
57 V. J.H. D’Arms, Rapporti socio-economici fra città e territorio nella prima età imperiale, Il territorio di Aquileia nell’antichità, cit., p. 558: “Chi rimpiazzò le prime famiglie governanti, gli Apuleii, i Luc[il]ii, i Gavillii, i Popillii, i Titii?”. L’inclusione dei Popillii è dovuta a qualche svista.
58 CIL V, 875 = Dessau, 1379: C. Appuleius Celer, decurione, a. 105; CIL V, 996: A. Lucretius A.f. IIIIvir; CIL V, 961: C. Lucretius Helvianus, decurione; Pais 200: C. Titius C.f. Rufus, IIIIv. aed. pot. Probabilmente da riferire a Concordia è CIL V, 1008a = Dessau, 5375, che menziona un L. Terentius T.f., IIIIvir i. d.: v. S. Panciera, Una nuova iscrizione ed il teatro di Iulia Concordia, Atti del Terzo Congr. Int. di Epigr. gr. e lat., Roma 4-8 settembre 1957, Roma, 1959, pp. 317 ss., cfr. AÉ, 1959, 273.
59 CIL V, 798: Alfius Plocamus, pubblicano, a. 165; CIL V, 1040: C. Plos[urnius], negotiator. Alle iscrizioni precedenti può aggiungersi CIL V, 1126, che menziona una Gavillia Nigella, moglie di un L. Barbius, mercator (a meno che quest’ultimo termine non sia un cognomen).
60 Alcuni di questi portano nomina che in età repubblicana appartengono anche a famiglie di rango senatorio: cfr. A. Calderini, Aquileia romana, cit., p. 499 Fruticii (nn. 2 e 4), p. 515 Lucilii (varii), p. 554 Titii (n. 30).
61 Una ricca serie di dati è ricavabile attraverso lo spoglio di ILLRP. Parecchi casi sono stati esaminati anche in alcune delle relazioni pubblicate in questi stessi Atti.
62 V. App. IV, nn. 1-4: cfr. anche App. II, n. 10 (?). Sul fenomeno v. inoltre le osservazioni di M. Verzár Bass, in questi stessi Atti.
65 CIL I2, 652 = I.I. XIII, 3, n. 90 = I.I. X, 4, n. 317 = ILLRP, 335 = Im. 147. Sulle diverse proposte di integrazione e di interpretazione del documento v. A. Calderini, Aquileia romana, cit., pp. 24 ss. e i contributi di M. Gwyn Morgan e R.F. Rossi, citati a nt. 29.
69 Per una recente sintesi sui culti aquileiesi v. I. Chirassi Colombo, I culti locali nelle regioni alpine, Aquileia e l’arco alpino orientale, cit., pp. 173 ss., dove ulteriori indicazioni bibliografiche.
70 L’esistenza di magistri del culto del Timavo è attestata dall’elogium di C. Sempronio Tuditano. Ad un “riciclaggio” di culti locali sembrano riferibili anche le iscrizioni di cui all’App. II, nn. 3 e 4: cfr. le osservazioni di M. Verzár Bass, in questi stessi Atti.
71 Una rassegna delle diverse interpretazioni è data da C. Cichorius e H.A. Grueber nelle opere citate in App. II, n. 31 [?], dove ulteriori indicazioni bibliografiche.
72 Sul censo equestre v. soprattutto C. Nicolet, L’ordre équestre, I, cit., pp. 48 ss. e passim; Id., Le cens sénatorial sous la République et sous Auguste, JRS, 66, 1976, pp. 20 ss.; Id., Les classes dirigeantes romaines sous la République: ordre sénatorial et ordre équestre, Annales ESC, 32, 1977, pp. 726 ss.
75 V. C. Nicolet, L’ordre équestre, I, cit., pp. 163 ss.: cfr. gli articoli citati a nt. 72. V. anche le importanti precisazioni di T.P. Wiseman, The Definition of ‘Eques Romanus’ in the Late Republic and Early Empire, Historia, 19, 1970, pp. 67 ss.
76 Sui rapporti tra ordo equester e ordo senatorius v. C. Nicolet, L’ordre équestre, I, cit., pp. 253 ss. e passim: cfr. gli articoli citati a nt. 72.
77 J. Suolahti, The Junior Officers of the Roman Army in the Republican Period-A Study on Social Structure, Helsinki, 1955. Lo studioso considera invece il caso di un altro Aquileiese, Q. Gavius Q.f. Aquila, decurio, tr(ibunus) mil(itum) a populo (CIL V, 916), datato genericamente “a. A.D. 15?”. Mi risulta che si sta considerando la possibilità di inserire questa iscrizione nel fascicolo repubblicano delle I.I.: in tale ipotesi il personaggio dovrebbe essere aggiunto alla nostra prosopografia. Sulla carica ricoperta da Q. Gavius Aquila e sulle prime attestazioni di essa v. però C. Nicolet, Tribuni militum a populo, MEFR, 79, 1967, pp. 29 ss. e le precisazioni di P. Castrén, Ordo Populusque Pompeianus, cit., pp. 98 s.
78 Un bilancio sulla problematica in C. Nicolet, L’ordre équestre, I, cit., p. 254 e p. 270: cfr. Id., Tribuni militum a populo, cit., pp. 69 s.
82 Pais 275. Nella sala alfabetica dei magazzini del Museo Archeologico di Aquileia. Il testo è il seguente: L. Pinarius L.f. Natta / pater, / L. Pinarius L.f. Natta f(ilius), / Cailia C.l. Antiopa / uxsor opsequen[s], I caratteri paleografici e linguistici suggeriscono una datazione non lontana dagli Anni Sessanta-Cinquanta, cui si riferiscono le testimonianze relative all’eques Romanus. L’identificazione di uno dei personaggi aquileiesi con quest’ultimo sembra esclusa dalla posizione socialmente inferiore della liberta Cailia Antiopa.
83 M. Torelli, Industria estrattiva, lavoro artigianale, interessi economici: qualche appunto, The Seaborne Commerce of Ancient Rome: Studies in Archaeology and History (Memoirs of the American Academy in Rome, XXXVI), Roma, 1980, pp. 313 ss.
85 CIL V, 1180. Nella galleria lapidaria, sezione repubblicana, del Museo Archeologico di Aquileia. Il testo è il seguente: C. Cossutius M.f. / T. (Cossutius) M.f. / fieri iussit. Per altre iscrizioni dello stesso periodo caratterizzate dal risparmio sul nomen v. App. II, nn. 21, 23, 26?, 33.
88 T.P. Wiseman, New Men in the Roman Senate, 139 B.C.-A.D. 14, Oxford, 1971, p. 213, n. 34: C. Appulleius M.f. Tappo; p. 231, n. 181: M. Fruticius M.f.; pp. 238 s., n. 235?: C. Lucilius C.f.; p. 266, n. 437?: Q. Titius (Mutto).
89 G. Alföldy, Senatoren aus Norditalien (Regiones IX, Χ, XI), Colloquio Internazionale A.I.E.G.L. su “Epigrafia e ordine senatorio”, Roma, 14-20 maggio 1981, Testi-base I.c. 30 n. ?1: Q. Titius Mutto; n. 2: C. Appuleius M.f. Tappo; n. 3: M. Fruticius M.f.; n. ?4: C. Lucilius C.f.
95 Sul personaggio, non meglio identificato, v., tra i contributi più recenti, C.J. Fordyce, Catullus-A Commentary, Oxford, 1961, pp. 392 s. e Fr. Stoessl, C. Valerius Catullus-Mensch, Leben, Dichtung, Meisenheim am Glan, 1977, p. 133.
96 Non mi è chiaro su quali elementi si fondi la datazione più precisa (“aetatis, ut videtur, Caesaris”), di A. Degrassi, ILLRP, 436.
97 Il fatto è stato sottolineato per la prima volta da G. Alföldy, Senatoren aus Norditalien, cit., cc. 3 s., in relazione a Q. Titius Mutto. Sul problema dell’origine aquileiese del personaggio lo studioso assume poco oltre una posizione più prudente: v. c. 30, n. ?1 (“? = Herkunft aus der betreffenden Stadt naheliegend, ganz eindeutige Beweise sind jedoch nicht vorhanden”).
98 In generale sul rango degli appartenenti al consilium v. Ν. Criniti, L’epigrafe di Asculum di Gn. Pompeo Strabone, Milano, 1970, pp. 77 ss.; in particolare sul rango di Cn. Octavius Q.f. v. ibid., pp. 94 s.
99 Sull’acquisto della cittadinanza romana da parte dei magistrati delle colonie latine v., tra i contributi più recenti, A.N. Sherwin-White, The Roman Citizenship-Α Summary of Its Development into a World Franchise, ANRW, I 2, Berlin-New York, 1972, p. 34 e nt. 46 e Id., The Roman Citizenship2, Oxford, 1973, pp. 215 s., dove ulteriori indicazioni bibliografiche: cfr. C. Nicolet, Rome et la conquête du monde méditerranéen, I, Paris, 1977, p. 280 e p. 289.
100 Si potrebbe pensare, ad es., che l’acquisto della cittadinanza fosse dovuto all’appoggio di qualche patronus appartenente alla nobilitas romana.
101 In base ai dati raccolti da G. Alföldy, Senatoren aus Norditalien, cit., c. 39, nn. ??1 e ??2, il primato di Aquileia potrebbe essere contestato da Verona: l’origo Veronese dei due personaggi è però incerta.
102 Sempre in base ai dati raccolti da G. Alföldy, ibid., per la sola Verona risulterebbe un gruppo di senatori più numeroso (al massimo sette) di quello di Aquileia: in parecchi casi l’origo Veronese dei personaggi considerati è però dubbia.
103 Sulle clientele dei Pompeii Strabones e in particolare sulla composizione del consilium dell’89 v. ora N. Criniti, L’epigrafe di Asculum, cit., pp. 62 ss.
106 Sul rapporto tra Q. Titius e C. Vibius Pansa v., da ultimo, M.H. Crawford, Roman Republican Coinage, I, Cambridge, 1974, pp. 75 e 77, cfr. p. 346. Sulla proscrizione del secondo v., ad es., R.J. Rowland, Numismatic Propaganda under Cinna, TAPhA, 97, 1966, p. 400: cfr. anche V. Vedaldi Iasbez, I figli dei proscritti sillani, Labeo, 27, 1981, 2, pp. 196 ss.
107 Oltre alle opere citate a nt. 34 v. R.F. Rossi, Cesare tra la Gallia ed Aquileia, Aquileia e l’Occidente, cit., pp. 71 ss.
1 Desidero ringraziare Luisa Bertacchi, direttrice del Museo Archeologico di Aquileia, e Silvio Panciera, direttore dell’Istituto di Epigrafia ed Antichità Romane dell’Università di Roma, che hanno agevolato in ogni modo il mio lavoro. Sono debitore di informazioni, consigli e correzioni anche a Filippo Coarelli, Franco Crevatin, Monika Verzár Bass e Claudio Zaccaria. La responsabilità di quanto scritto è naturalmente soltanto mia.
BANDELLI, Gino. Per una storia della classe dirigente di Aquileia repubblicana In : Les « bourgeoisies » municipales italiennes aux IIe et Ier siècles av. J.-C : Actes du Colloque International du CNRS n. 609 (Naples 1981) [en ligne]. Naples : Publications du Centre Jean Bérard, 1983 (généré le 20 septembre 2019). Disponible sur Internet : <http://books.openedition.org/pcjb/1386>. ISBN : 9782918887287. DOI : 10.4000/books.pcjb.1386.
Bandelli, G. 1983. Per una storia della classe dirigente di Aquileia repubblicana. In Les « bourgeoisies » municipales italiennes aux IIe et Ier siècles av. J.-C : Actes du Colloque International du CNRS n. 609 (Naples 1981). Publications du Centre Jean Bérard. doi :10.4000/books.pcjb.1386
Bandelli, Gino. “Per una storia della classe dirigente di Aquileia repubblicana”. Bandelli, Gino. Les « bourgeoisies » municipales italiennes aux IIe et Ier siècles av. J.-C : Actes du Colloque International du CNRS n. 609 (Naples 1981). Naples : Publications du Centre Jean Bérard, 1983. (pp. 175-203) Web. <http://books.openedition.org/pcjb/1386>.
. Les « bourgeoisies » municipales italiennes aux IIe et Ier siècles av. J.-C : Actes du Colloque International du CNRS n. 609 (Naples 1981). Nouvelle édition [en ligne]. Naples : Publications du Centre Jean Bérard, 1983 (généré le 20 septembre 2019). Disponible sur Internet : <http://books.openedition.org/pcjb/1361>. ISBN : 9782918887287. DOI : 10.4000/books.pcjb.1361.
Per una storia della classe dirigente di Aquileia repubblicana
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