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Timestamp: 2018-11-16 13:43:09+00:00
Document Index: 166772563

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 17']

Ordinanza n. 24 del 2015 - RGN 53/2013
Presidente: LEONE. Estensore: LEONE.
GLI ILLECITI DISCIPLINARI FUNZIONALI. La violazione del dovere di correttezza.
Illecito disciplinare nell'esercizio delle funzioni - Doveri del magistrato - Diligenza - L'adozione di provvedimenti nei casi non consentiti dalla legge per negligenza grave ed inescusabile, che abbiano leso diritti personali o, in modo rilevante diritti patrimoniali - Magistrato del pubblico ministero - Richiesta di decreto penale - Sussistenza di elementi di colpevolezza, allo stato degli atti - Sufficienza - Sovvertimento degli elementi di prova in sede dibattimentale - Irrilevanza - Illecito disciplinare - Inconfigurabilità.
Non configura l'illecito disciplinare nell'esercizio delle funzioni per travisamento dei fatti determinato da negligenza inescusabile la condotta del magistrato del pubblico ministero il quale formuli una richiesta di emissione di un decreto penale del tutto ragionevole e congrua, sulla scorta degli elementi acquisiti nella fase monitoria atteso che, trattandosi di una decisione che il magistrato assume allo stato degli atti, non può venire in alcun rilievo il fatto che tali elementi siano stati successivamente superati dalla, necessariamente più completa, istruttoria dibattimentale.
Riferimenti normativi: Decreto Legisl. 23/02/2006 num. 109 art. 2 com. 1 lett. h
Ordinanza n. 24 del 2015
Avv. Antonio LEONE - Componente eletto dal Parlamento
Presidente - Estensore
Avv. Paola BALDUCCI - Componente eletto dal Parlamento
Dott.ssa Maria Rosaria SAN GIORGIO - Magistrato di legittimità
Dott. Lorenzo PONTECORVO - Magistrato di merito
Dott. Nicola CLIVIO - Magistrato di merito
Dott. Luca PALAMARA - Magistrato di merito
nel procedimento disciplinare n. 53/2013 R.G. nei confronti della
sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di UFF. 1,
degli illeciti disciplinari di cui agli artt. 1, primo comma, e 2, primo comma, lett. a), h) e m), del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, perché, mancando gravemente ai doveri di diligenza e correttezza e provocando con tale comportamento un danno ingiusto alla parte processuale, nella qualità di sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di UFF. 1 assegnatario del procedimento penale a carico dell'avv. NOME 2, con negligenza inescusabile, dapprima il 19 luglio 2000 richiedeva l'emissione del decreto penale di condanna ritenendo l'esistenza di un atto e di un fatto la cui esistenza era incontrastabilmente esclusa dagli atti del procedimento e, successivamente, il 23 dicembre 2003, rigettava l'acquisizione in dibattimento di un documento, poi acquisito dal giudice del dibattimento, costituente la prova della mancata commissione del reato contestato da parte dell'avvocato (artt. 110 e 648 c.p.).
In particolare, la dott.ssa NOME 1: a) con travisamento del fatto determinato da negligenza inescusabile, attribuiva erroneamente all'avv. NOME 2 l'indebita apposizione ad atti giudiziari (diritti di cancelleria apposti al momento del rilascio di copia conforme dei verbali di una causa di separazione tra coniugi) di due marche del valore di lire 3000, mentre gli atti processuali oggetto di indagine erano atti del cancelliere alla cui formazione l'avvocato era del tutto estraneo, con ciò contribuendo a determinare - con altri magistrati ora collocati a riposo - un danno ingiusto alla parte, costretta a subire il processo ordinario conclusosi poi con l'assoluzione; b) con provvedimento illegittimo, determinato da negligenza inescusabile, lesivo dei diritti personali dell'imputato, rigettava la richiesta dell'imputato stesso di acquisizione dell'atto notificato alla controparte su cui erano adese le marche; peraltro, dalla successiva acquisizione dell'atto, disposta dal giudice del dibattimento, sarebbe risultata l'innocenza del richiedente, accertata con sentenza di assoluzione per insussistenza del fatto del 18 ottobre 2005, ben sei anni dopo istanze disattese e continue prospettazioni di non colpevolezza.
In relazione alla suindicata condotta della dott.ssa NOME 1 - già attinta dalla sanzione della censura per fatti analoghi con sentenza CSM, sez. disc., 15 aprile 2011 n. 84, passata in giudicato - è stata dichiarata ammissibile l'azione risarcitoria proposta dall'avv. NOME 2, con decreto del Tribunale di UFF. 2 depositato il 6 marzo 2013.
Notizia circostanziata dei fatti acquisita il 17 aprile 2013.
1. La dott.ssa NOME 1 è incolpata degli illeciti disciplinari di cui agli artt. 1, primo comma, e 2, primo comma, lett. a), h) e m), del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, perché, mancando gravemente ai doveri di diligenza e correttezza e provocando con tale comportamento un danno ingiusto alla parte processuale, nella qualità di sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di UFF. 1 assegnatario del procedimento penale a carico dell'avv. NOME 2, con negligenza inescusabile, dapprima il 19 luglio 2000 richiedeva l'emissione del decreto penale di condanna ritenendo l'esistenza di un atto e di un fatto la cui esistenza era incontrastabilmente esclusa dagli atti del procedimento e, successivamente, il 23 dicembre 2003, rigettava l'acquisizione in dibattimento di un documento, poi acquisito dal giudice del dibattimento, costituente la prova della mancata commissione del reato contestato da parte dell'avvocato (artt. 110 e 648 c.p.).
2. Ritiene la sezione che la richiesta di non doversi procedere debba essere accolta.
Occorre esaminare separatamente le incolpazioni elevate nei confronti dell'incolpata.
Viene, anzitutto, ascritto alla dott.ssa NOME 1 di aver mancato gravemente ai doveri di diligenza e correttezza, con negligenza inescusabile per aver richiesto la emissione del decreto di condanna di cui in incolpazione , ritenendo l'esistenza di un atto e di un fatto la cui esistenza era incontestabilmente esclusa dagli atti del procedimento.
Dagli atti acquisiti al presente procedimento emerge chiaramente che soltanto all'esito del dibattimento è stata esclusa, a seguito di una seconda perizia disposta sulla marca da bollo, l'esistenza del fatto di ricettazione, mentre al fine di procedere alla richiesta di emissione del decreto penale di condanna la dott.ssa NOME 1 si era correttamente avvalsa degli esiti apparentemente congrui della consulenza tecnica dei RIS di LUOGO 1.
D'altro canto occorre considerare che nel procedimento per decreto, caratterizzato da una valutazione allo stato degli atti, il contraddittorio è eventuale e positicipato e si instaura a seguito della eventuale opposizione. Ed in effetti, fisiologicamente, soltanto in esito al dibattimento penale, ed a seguito di ulteriori accertamenti istruttori, è stata esclusa la sussistenza del fatto di ricettazione, oggetto della imputazione elevata a carico dell'imputato. Deve, quindi, escludersi, per le ragioni sopra rappresentate, la configurabilità dell'illecito disciplinare oggetto della contestazione sopra indicata, essendo risultata la richiesta di emissione del decreto penale, del tutto ragionevole e congrua, sulla scorta degli elementi acquisiti nella fase monitoria. 3. Viene , in secondo luogo, contestato alla dott.ssa NOME 1 di aver adottato provvedimenti in casi non consentiti dalla legge per negligenza grave ed inescusabile.
La richiesta di decreto penale avanzata dal P:M: corrisponde, come detto, perfettamente alle risultanze acquisite in sede investigativa, cioè, come puntualmente evidenziato dalla Procura Generale " agli apparenti compiuti esiti della attività di indagine". Che il complesso degli elementi acquisiti in fase monitoria giustificasse l'adozione del decreto di condanna è , peraltro, reso evidente dalla valutazione effettuata dal Giudice per le indagini preliminari il quale , nel pronunziare il decreto in accoglimento della richiesta del PM , ha evidenziato che la responsabilità degli imputati risultava "chiaramente provata" sulla scorta degli atti e della relazionane tecnica disposta.
Deve, quindi, escludersi, per le ragioni sopra rappresentate, la configurabilità dell'illecito disciplinare oggetto della contestazione sopra indicata, essendo stata la richiesta di decreto penale formulata in presenza dei presupposti che, allo stato degli atti, la giustificavano.
4. Viene , in terzo luogo,contestato alla dott.ssa NOME 1 di aver rigettato la acquisizione in dibattimento di un documento sollecitata da parte dell'avvocato NOME 2. poi acquisito dal giudice del dibattimento , costituente la prova della mancata commissione del reato contestato.
La contestazione in esame è infondata atteso che, dall'esame degli atti, si vince che alla dott.ssa NOME 1 è stata rivolta una sola istanza, avente ad oggetto la richiesta di conoscere il nome del GIP e di avere copia degli atti del fascicolo del PM, richiesta peraltro correttamente trasmessa dalla incolpata alla cancelleria del GIP, ove oramai era stato trasferito il fascicolo. Risulta inoltre formulata, successivamente, un'istanza al GIP diretta ad ottenere l'accesso allo studio legale per effettuare rilievo tecnici e fotografici. Nell'ambito di tale sub procedimento l'incolpata è stata chiamata a formulare un parere, reso in senso negativo, e sul punto ragionevolmente motivato. D'altro canto, l'istanza dell'avv. NOME 2 del 9 maggio 2001 , diretta a richiedere il sequestro dell'originale dell'atto sul quale risultava apposta l'altra parte dell'unica marca da bollo, era stata rivolta al solo GIP. In sostanza, alla dott.ssa NOME 1 non è mai stata sottoposta alcuna richiesta di sequestro probatorio, il che dimostra la assoluta infondatezza dell'addebito disciplinare
5. Da ultimo, si contesta alla dott.ssa NOME 1 l'illecito di cui all'art. 2, comma 1, lett. a) del d.lgs.109/2006. Tuttavia, alla stregua di quanto sopra evidenziato, deve concludersi per la infondatezza anche di tale contestazione. non emergendo alcuna scorrettezza o negligenza dell'operato del magistrato che abbia determinato a carico delle parti un danno avente rilievo disciplinare. 6. Nel ribadire la chiara distinzione tra il giudizio sommario monitorio e quello, pieno, proprio della fase dibattimentale, questa Sezione intende, infine, evidenziare che il risultato della attività giudiziaria non è , ai sensi dell'art. 2 D lgs. 109/2006, sindacabile in sede disciplinare, se non trasmodi nella abnormità (in questo senso Cass. S.U. n. 20159 del 2010). Nel caso di specie, alla stregua delle considerazioni sopra formulate deve escludersi che la condotta della dott.ssa NOME 1 possa essere definita abnorme , neanche sotto il profilo della estraneità della attività giudiziaria ad ogni schema processuale o sotto il profilo della scarsa ponderazione, approssimazione o superficialità della decisione, essendosi il magistrato limitato, sulla scorta degli elementi istruttori disponibili nell'ambito del procedimento monitorio, ad interpretare le disposizioni normative secondo criteri che non trasmodano nella assoluta irragionevolezza o nel travisamento delle vicende del procedimento.
La Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura Visto l'art. 17 del D.Lgs. 23 febbraio 2006, n. 109,
non doversi procedere nei confronti della dott.ssa NOME 1 per essere rimasti esclusi gli addebiti.