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Timestamp: 2020-07-03 16:08:24+00:00
Document Index: 64301861

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'art. 37', 'art. 24', 'art. 71', 'art. 71', 'art. 71']

S.T.A. Studio Tecnico Ambientale, Author at S.T.A. Studio tecnico ambientale S.r.l. S.T.A. Studio Tecnico Ambientale, Author at S.T.A. Studio tecnico ambientale S.r.l.
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Riguardo ai lavori sugli impianti elettrici, il 1° febbraio 2014 è entrata in vigore la quarta edizione della norma CEI 11-27.
Fino al 1° febbraio 2015 sarà sempre applicabile la vecchia normativa risalente al 2005.
Generalmente le norme CEI hanno interesse specifico per gli operatori del settore, mentre la norma in oggetto interessa non solo le imprese installatrici ma anche gli uffici tecnici interni di imprese non installatrici che eseguono direttamente la manutenzione dei propri impianti elettrici, delle macchine e delle apparecchiature elettriche.
Importanti precisazioni riguardano inoltre i lavori sugli impianti elettrici che vengono affidati ad un’impresa installatrice esterna (campo di attuazione dell’art. 26 del D.Lgs 81/08): il datore di lavoro committente è fatto carico di richiedere e verificare che l’impresa esecutrice impieghi personale qualificato.
La norma interessa infine coloro che eseguono lavori non elettrici vicino a linee elettriche esterne o comunque a parti attive non protette.
Valutazione di clima acustico: quando è una necessità?
By S.T.A. Studio Tecnico Ambientale	/ 3.18.2014	/ No Comment
La valutazione di clima acustico viene effettuata con lo scopo di determinare il livello di rumore in un’area soggetta a trasformazioni, per la costruzione di nuove abitazioni o di insediamenti produttivi, con particolare attenzione a recettori sensibili quali scuole ed ospedali. Il clima acustico è l’insieme dei livelli di rumore, che caratterizzano in modo sistematico e ripetitivo la rumorosità di una determinata area. Tali livelli sono riferiti agli intervalli temporali indicati dalla vigente normativa.
In altre parole, mediante la caratterizzazione di clima acustico si valuta , in particolare se il progetto dell’opera prevede la realizzazione di una struttura “sensibile”, se l’area che dovrà ospitare la nuova realizzazione sia in grado di garantire, dal punto di vista acustico, un’adeguata fruibilità. Parimenti è scopo della valutazione di clima acustico permettere quindi una progettazione che tenga conto di eventuali opere di mitigazione.
La valutazione di clima acustico riveste obbligo di legge a partire dal 1995 quando la legge quadro sul rumore (L. 447/95) ha imposto la verifica preliminare del livello di rumore di un’area prima della realizzazione di nuovi insediamenti.
Per effettuare una valutazione di clima acustico è necessario effettuare misurazioni mediante campionamento notturno e diurno. Un’analisi delle misure per la verifica di compatibilità è sempre opportuna nella valutazione del clima acustico. Tali attività vengono svolte dai Tecnici Competenti in Acustica Ambientale di S.T.A, Studio Tecnico Ambientale srl e sono riportate in un documento tecnico denominato “Valutazione di Clima Acustico”.
In tale relazione verrà posta con particolare attenzione alle posizioni in cui è prevista la presenza di recettori sensibili. E’ necessario quindi uno studio che tenga conto delle sorgenti fisse (insediamenti) presenti nell’area e delle sorgenti variabili (traffico veicolare, infrastrutture di trasporto ecc.).
Il lavoro effettuato dai tecnici di S.T.A. srl può essere quindi di supporto ai privati, agli studi professionali ed alle imprese edili nel corso della progettazione e realizzazione di nuove strutture, qualsiasi sia la loro destinazione d’uso.
Consulenza HACCP: uno strumento di supporto indispensabile per l’industria alimentare
La consulenza HACCP fornita da S:T:A. Studio Tecnico Ambientale srl è organizzata in modo da offrire a tutte le industrie alimentari un supporto per l’applicazione, per ogni industria alimentare, indipendentemente dalle dimensioni, delle normative comunitarie (Regolamento CE 178//02, 852/04 e 853/04. Lo scopo principale della consulenza HACCP è quello di condurre l’azienda, in breve tempo, ad un alto livello di qualità igienica
Il nostro servizio di consulenza HACCP si struttura in diversi momenti, ognuno dei quali può rappresentare un momento di crescita in azienda.
Il primo passo è sempre quello del sopralluogo dall’industria alimentare, con un’analisi dettagliata sia degli aspetti strutturali (locali, attrezzature ed impianti), sia degli aspetti operativi (modalità di lavoro). Al termine del sopralluogo una relazione tecnica dettagliata costituirà un primo passo per l’analisi degli interventi tecnici organizzativi e procedurali da adottare. Dall’analisi delle attività dell’industria alimentare scaturirà l’identificazione dei potenziali rischi associati all’igiene durante ogni stadio della produzione
Una consulenza HACCP efficace deve fornire un puntale servizio di formazione ed informazione del personale sulle corrette procedure di lavoro, sulle modalità di gestione dell’igiene delle strutture e delle apparecchiature, dando un segnale importante di cos’è l’autocontrollo secondo il sistema HACCP al responsabile del piano.
Come tutti i sistemi anche il sistema HACCP deve essere periodicamente monitorato ed aggiornato, per questo il servizio di consulenza HACCP di S.T.A. Studio Tecnico Ambientale srl si rivela indispensabile per garantire il mantenimento del livello di qualità raggiunto. Fondamentale è infatti mantenere l’aderenza della parte “burocratica” a quella che è la realtà aziendale. Molto spesso la consulenza HACCP viene effettuata imponendo standard operativi che mal si adattano alla realtà aziendale, con il risultato di non offrire alcun vantaggio all’azienda alimentare.
Scegliere S.T.A. Studio Tecnico Ambientale srl si può rivelare la scelta vincente non solo per garantire l’azienda in caso di controllo degli organi di vigilanza, ma per offrire occasione di crescita ed innalzamento della qualità fornita e percepita dai clienti
Formazione addetti antincendio ed emergenza: abilitati gli ingegneri “818”
By S.T.A. Studio Tecnico Ambientale	/ 12.17.2013	/ No Comment
Formazione addetti antincendio ed emergenza: chiarimenti della commissione
La Commissione consuntiva permanente in tema di prevenzione incendi, riconosce, finalmente, la possibilità per gli ingegneri abilitati ai sensi della legge n. 818/84 allo svolgimento di attività di prevenzione incendi, di assumere il ruolo di formatore nei corsi rivolti agli addetti antincendio ed emergenza nelle imprese a rischio medio e basso. Tale fatto è un riconoscimento della professionalità specifica ed “operativa” rispetto a quella più generica del “formatore di sicurezza”.
Viene quindi chiarito gli ingegneri in possesso dei suddetti requisiti possono rilasciare i relativi attestati di frequenza (validi ai sensi dell’art. 37, comma 9, D.lgs. n. 81 del 2008).
Naturalmente i corsi per addetti antincendio ed emergenza devono essere organizzati secondo quanto previsto dal D.Lgs. 81/08.
La formazione per addetti antincendio ed emergenza varia a seconda del livello di rischio incendio che emerge dalla valutazione del rischio.
È il D.M. 10 marzo 1998 che fornisce la guida e le indicazioni per l’effettuazione della valutazione in azienda.
Vengono riconosciute attività a rischio medio tutte quelle soggette a controllo dei Vigili del Fuoco, a rischio elevato quelle contenute negli allegati al decreto già citato e a rischio basso tutte le altre.
Sgravi fiscali INAIL 2014
By S.T.A. Studio Tecnico Ambientale	/ 11.25.2013	/ No Comment
Con qualche mese di anticipo, l’INAIL ha presentato il nuovo modello OT24 INAIL 2014 relativo ad interventi di sicurezza sul lavoro e formazione effettuati nel corso del 2013 volto ad ottenere la riduzione del tasso medio di tariffa (art. 24 delle Modalità di applicazione delle Tariffe dei premi – D.M. 12/12/2000 e s.m.i.) per imprese con più di due anni di attività. Tale sconto è previsto sia per il comparto pubblico che per il comparto privat0.
A seguito dell’entrata in vigore del D.M. 03/12/2010 di approvazione della delibera INAIL n. 79/2010, gli sgravi fiscali INAIL tramite modello OT24 INAIL 2014 si traducono in sconti sui premi secondo quando riportato di seguito (i numeri indicano il numero lavoratori):
Per beneficiare della riduzione del premio INAIL mediante il modulo OT24 del 2014 le aziende devono essere in possesso dei requisiti per il rilascio della regolarità contributiva e assicurativa e in regola con le disposizioni obbligatorie in materia di prevenzione infortuni e di igiene del lavoro.
Gli interventi da indicare nel modulo e implementati nel 2013 non sono obbligatori, ma rappresentano interventi di miglioramento nel campo della prevenzione degli infortuni e igiene del lavoro che va oltre i limiti di legge.
La dichiarazione dell’azienda è soggetta a controllo a campione da parte INAIL per verificare la veridicità di quanto dichiarato.
Gli allegati del modello OT24 INAIL e il modello da compilare sono riportati di seguito
Allegati OT24 – 2013-2014.doc.pdf
Allegato I OT24 -2013-2014.docx.pdf
Modulo di domanda OT24 -2013- 2014.docx
Verifiche periodiche attrezzature di lavoro: le modifiche all’art. 71 D.Lgs. 81/08
By S.T.A. Studio Tecnico Ambientale	/ 11.21.2013	/ No Comment
L’art. 71 del D.Lgs. 81/08, comma 11, modificato nel mese di agosto con la Legge 98/2013, ha subito un ulteriore intervento correttivo per effetto della Legge 30 ottobre 2013, n. 125 (di conversione del D.Lgs. 31 agosto 2013, n. 101) riguardo alle verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro.
La norma elimina un onere introdotto dalla richiamata Legge 98/2013, che comportava l’obbligo di effettuare la prima verifica entro 45 giorni dalla “messa in servizio” delle attrezzature di lavoro.
Ciò determinava l’introduzione di un nuovo ed inutile adempimento nella fase di messa in servizio della macchina, anzichè secondo le normali scadenze previste dall’allegato VII del D.Lgs 81/08.
La nuova formulazione dell’art. 71, ripristinando il testo precedente alla Legge n. 98/2013, prevede che la prima verifica alle attrezzature di lavoro venga effettuata entro 45 giorni dalla “richiesta”, da parte del datore di lavoro, e non dalla “messa in servizio”.
Sono quindi confermate le scadenze dei termini per l’ esecuzione delle verifiche previste dall’allegato VII.
Il provvedimento sulle verifiche periodiche alle attrezzature di lavoro, pubblicato nella G.U. del 30 ottobre 2013, n. 255, è entrato in vigore lo scorso 31 ottobre.
By S.T.A. Studio Tecnico Ambientale	/ 10.30.2013	/ No Comment
Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro
Articolo 26 – Obblighi connessi ai contratti d’appalto o d’opera o di somministrazione (DUVRI)
Modificato dal decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69 (in S.O. n. 50/L alla Gazzetta Ufficiale – Serie generale – n. 144 del 21 giugno 2013), convertito con legge 9 agosto 2013, n. 98 «Disposizioni urgenti per il rilancio dell’ economia».
(GUn.194 del 20-8-2013 – Suppl. Ordinario n. 63) – In vigore dal 21 agosto 2013
Si riportano le modifiche in grassetto
a) verifica, con le modalità previste dal Decreto di cui all’articolo 6, comma 8, lettera g), l’idoneità tecnico professionale delle imprese appaltatrici o dei lavoratori autonomi in relazione ai lavori, ai servizi e alle forniture da affidare in appalto o mediante contratto d’opera o di somministrazione.
Fino alla data di entrata in vigore del Decreto di cui al periodo che precede, la verifica è eseguita attraverso le seguenti modalità:
acquisizione dell’autocertificazione dell’impresa appaltatrice o dei lavoratori autonomi del possesso dei requisiti di idoneità tecnico professionale, ai sensi dell’articolo 47 del Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al Decreto del Presidente della Repubblica del 28 dicembre 2000, n. 445;
3. Il datore di lavoro committente promuove la cooperazione e il coordinamento di cui al comma 2, elaborando un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare o, ove ciò non è possibile,ridurre al minimo i rischi da interferenze
ovvero individuando, limitatamente ai settori di attività a basso rischio di infortuni e malattie professionali di cui all’articolo 29, comma 6-ter,con riferimento sia all’attività del datore di lavoro committente sia alle attività dell’impresa appaltatrice e dei lavoratori autonomi, un
proprio incaricato, in possesso di formazione, esperienza e competenza professionali, adeguate e specifiche in relazione all’incarico conferito, nonché di periodico aggiornamento e di conoscenza diretta dell’ambiente di lavoro, per sovrintendere a tali cooperazione e coordinamento. In caso di redazione del documento esso e’ allegato al contratto di appalto o di opera e deve essere adeguato in funzione dell’evoluzione dei lavori, servizi e forniture. A tali dati accedono il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e gli organismi locali delle organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Dell’individuazione dell’incaricato di cui al primo periodo o della sua sostituzione deve essere data immediata evidenza nel contratto di appalto o di opera. Le disposizioni del presente comma non si applicano ai rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o dei singoli lavoratori autonomi. Nel l’ambito di applicazione del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, tale documento e’ redatto, ai fini dell’affidamento del contratto, dal soggetto titolare del potere decisionale e di spesa relativo alla gestione dello specifico appalto.
3-bis. Ferme restando le disposizioni di cui ai commi 1 e 2, l’obbligo di cui al comma 3 non si applica ai servizi di natura intellettuale, alle mere forniture di materiali o attrezzature, ai lavori o servizi la cui durata non e’ superiore a cinque uomini-giorno, sempre che essi non
comportino rischi derivanti dal rischio di incendio di livello elevato, ai sensi del decreto del Ministro dell’interno 10 marzo 1998, pubblicato nel supplemento ordinario n. 64 alla Gazzetta Ufficiale n. 81 del 7 aprile 1998, o dallo svolgimento di attività in ambienti confinati, di cui al
regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 14 settembre 2011, n. 177, o dalla presenza di agenti cancerogeni, mutageni o biologici, di amianto o di atmosfere esplosive o dalla presenza dei rischi particolari di cui all’allegato XI del presente decreto.
Ai fini del presente comma, per uomini-giorno si intende l’entità presunta dei lavori, servizi e forniture rappresentata dalla somma delle giornate di lavoro necessarie all’effettuazione dei lavori, servizi o forniture considerata con riferimento all’arco temporale di un anno all’inizio dei lavori.
3-ter. Nei casi in cui il contratto sia affidato dai soggetti di cui all’articolo 3, comma 34, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, o in tutti i casi in cui il datore di lavoro non coincide con il committente, il soggetto che affida il contratto redige il documento di valutazione dei rischi da interferenze recante una valutazione ricognitiva dei rischi standard relativi alla tipologia della prestazione che potrebbero potenzialmente derivare dall’esecuzione del contratto. Il soggetto presso il quale deve essere eseguito il contratto, prima dell’inizio dell’esecuzione, integra il predetto documento riferendolo ai rischi specifici da interferenza presenti nei luoghi in cui verrà espletato l’appalto; l’integrazione, sottoscritta per accettazione dall’esecutore, integra gli atti contrattuali
4. Ferme restando le disposizioni di legge vigenti in materia di responsabilità solidale per il mancato pagamento delle retribuzioni e dei contributi previdenziali e assicurativi, l’imprenditore committente risponde in solido con l’appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori, per tutti i danni per i quali il lavoratore, dipendente dall’appaltatore o dal subappaltatore, non risulti indennizzato ad opera dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) o dell’Istituto di previdenza per il settore marittimo (IPSEMA).
Le disposizioni del presente comma non si applicano ai danni conseguenza dei rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici.
5. Nei singoli contratti di subappalto, di appalto e di somministrazione, anche qualora in essere al momento della data di entrata in vigore del presente Decreto, di cui agli articoli 1559, ad esclusione dei contratti di somministrazione di beni e servizi essenziali, 1655, 1656 e 1677 del Codice civile, devono essere specificamente indicati a pena di nullità ai sensi dell’articolo 1418 del Codice civile i costi delle misure adottate per eliminare o, ove ciò non sia possibile, ridurre al minimo i rischi in materia di salute e sicurezza sul lavoro derivanti dalle interferenze delle lavorazioni.
I costi di cui al primo periodo non sono soggetti a ribasso. Con riferimento ai contratti di cui al precedente periodo stipulati prima del 25 agosto 2007 i costi della sicurezza del lavoro devono essere indicati entro il 31 dicembre 2008, qualora gli stessi contratti siano ancora in corso a tale data. A tali dati possono accedere, su richiesta, il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e gli organismi locali delle organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più rappresentative a livello nazionale.
6. Nella predisposizione delle gare di appalto e nella valutazione dell’anomalia delle offerte nelle procedure di affidamento di appalti di lavori pubblici, di servizi e di forniture, gli enti aggiudicatori sono tenuti a valutare che il valore economico sia adeguato e sufficiente rispetto al costo del lavoro e al costo relativo alla sicurezza, il quale deve essere specificamente indicato e risultare congruo rispetto all’entità e alle caratteristiche dei lavori, dei servizi o delle forniture. Ai fini del presente comma il costo del lavoro è determinato periodicamente, in apposite tabelle, dal Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, sul la base dei valori economici previsti dalla contrattazione collettiva stipulata dai sindacati comparativamente più rappresentativi, delle norme in materia previdenziale ed assistenziale, dei diversi settori merceologici e delle differenti aree territoriali.
In mancanza di contratto collettivo applicabile, il costo del lavoro è determinato in relazione al contratto collettivo del settore merceologico più vicino a quello preso in considerazione.
7. Per quanto non diversamente disposto dal Decreto Legislativo 12 aprile 2006 n. 163, come da ultimo modificate dall’articolo 8, comma 1, della Legge 3 agosto 2007, n. 123, trovano applicazione in materia di appalti pubblici le disposizione del presente Decreto.
Corsi di aggiornamento addetto antincendio
By S.T.A. Studio Tecnico Ambientale	/ 9.11.2013	/ No Comment
Indicazioni sui corsi di aggiornamento per i lavoratori incaricati dell’attività di prevenzione incendi
La circolare dei Vigili del Fuoco del 23.02.2011
L’articolo 37 comma 9 del D. Lgs. n. 81/2008 da indicazioni circa la formazione che devono ricevere i lavoratori incaricati dell’attività di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro:
Visto che il Decreto 10 marzo 1998, non da indicazioni circa l’aggiornamento periodico e in attesa dell’emanazione delle nuove disposizioni, il Dipartimento dei Vigili del Fuoco del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile, ha emanato una lettera circolare nella quale sono stati definiti il programma, i contenuti e la durata dei corsi medesimi distinguendoli per tipologia di rischio.
La circolare divide l’aggiornamento in tre livelli di rischio: basso, medio, alto.
CORSO A: aggiornamento addetto antincendio in attività a rischio di incendio basso – 2 ore
Argomento: presa visione del registro antincendio e istruzioni sull’uso degli estintori (dimostrazione pratica o avvalendosi di sussidi audiovisivi)
CORSO B: aggiornamento addetto antincendio in attività a rischio di incendio medio – 5 ore
Parte teorica: 2 ore
Argomento: l’incendio e la prevenzione; protezione antincendio e procedure da adottare
Parte pratica: 3 ore
Presa visione del registro antincendio; esercitazione sull’uso di estintori, naspi e idranti
CORSO C: aggiornamento addetto antincendio in attività a rischio di incendio alto – 8 ore
Parte teorica: 5 ore
Presa visione del registro antincendio; chiarimento sull’uso dei DPI; esercitazione sull’uso di estintori, naspi e idranti
Lettera Circolare Ministero Interno 23.2.2011 prot.12653 (Corsi di aggiornamento)
S.T.A. Studio Tecnico Ambientale srl è in grado di fornire i corsi sopra elencati per la parte teorica e di fornire supporto ed indicazioni per la parte pratica.