Source: http://www.giuristidemocratici.it/Immigrazione_Asilo/post/20071121212540
Timestamp: 2017-06-27 01:53:12+00:00
Document Index: 104287943

Matched Legal Cases: ['art. 20', 'art. 21', 'e contrario', 'art. 20', 'art. 13', 'art. 13']

Tutto ciò già stava a dimostrare la particolare attenzione che il Governo riservava al problema della sicurezza che, però, veniva visto soprattutto in chiave repressiva. Si dice ciò non per contestare la rilevanza del problema sicurezza; la sicurezza è questione che interessa ogni cittadino, sia esso di destra o di sinistra, ed è giusto che ogni Governo, che sia esso di Centro-destra o di centro-sinistra, se ne faccia carico.
Al comma 5, viene poi introdotto il concetto dei “motivi imperativi di pubblica sicurezza, che costituiscono motivo per l’allontanamento anche dei cittadini dell’Unione che abbiano soggiornato nei 10 anni precedenti nel territorio nazionale.”, concetto sul quale tornerò in seguito. Vengono poi inseriti i commi 7 bis e 7 ter in tema di allontanamento per motivi di pubblica sicurezza e per motivi imperativi di pubblica sicurezza; viene inserito come detto l’art. 20 bis relativo all’allontanamento del cittadino dell’Unione o di un suo familiare sottoposto a procedimento penale ed infine viene inserito all’art. 21 il comma 2 bis in tema di allontanamento del cittadino dell’Unione per cessazione delle ragioni che ne consentivano il soggiorno.
Tirando le prime somme da quanto ho detto, occorre rilevare come la disciplina degli allontanamenti risultante dal combinato disposto del D.Lgs. n. 30/07 e del D.L. n. 181/07 comprenda, sostanzialmente, 4 tipi di ipotesi: l’allontanamento per motivi attinenti la sicurezza dello Stato; per motivi di ordine pubblico; per motivi di pubblica sicurezza; per motivi imperativi di pubblica sicurezza.
La natura delle competenze del Giudice di Pace, sia pure oggi estese alla materia penale, non prevede la possibilità di irrogazione di sanzioni che comportino un potere coercitivo del condannato; nel caso in esame, invece, il Giudice di Pace interviene sul cittadino comunitario trattenuto presso il C.P.T. convalidandone l’espulsione dal Territorio Nazionale. Ciò appare francamente irragionevole e contrario, come detto, all’impostazione che pareva essere propria di questo Governo che, nel progetto di riforma, restituiva alla magistratura ordinaria la cognizione sulla convalida giurisdizionale per gli stranieri, sottraendola al Giudice di Pace. Si è già detto, poi, che il cittadino comunitario allontanato a sensi dell’art. 20 del Decreto Legge che rientri nel Territorio Nazionale in violazione del divieto di reingresso, che non può essere superiore a 3 anni, è punito con la reclusione fino a 3 anni, ma è anche nuovamente ed immediatamente allontanato con accompagnamento disposto dal Questore. Però, a differenza del caso previsto dal comma 7 bis per il provvedimento di allontanamento, per il quale è prevista la fase della convalida, nel caso di reingresso non vi è alcun controllo giurisdizionale e, dunque, si configura una ipotesi di privazione della libertà personale di un soggetto in capo all’Autorità di Pubblica sicurezza che appare in aperto contrasto con la già ricordata disposizione di cui all’art. 13 comma 3 Costituzione che testualmente recita “In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente della legge, l’Autorità di Pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro 48 ore all’Autorità Giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive 48 ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto”. Ora, appare evidente come, nel caso in esame, il provvedimento di restrizione della libertà del soggetto rientrato in Italia contro il divieto già sancito appare non rispondere ai criteri richiesti dall’art. 13 comma 3 Costituzione, non essendovi nemmeno l’Autorità Giudiziaria cui il provvedimento dovrebbe essere presentato per la sua convalida. In definitiva, si tratta di produzione normativa inaccettabile sotto un profilo sia etico che costituzionale, trattato con provvedimento d’urgenza privo di quei caratteri richiesti dalla nostra Costituzione, frutto dell’onda emozionale sollevata dagli episodi di cronaca, stilato in maniera approssimativa e generica, tanto da consentire possibili interpretazioni ed applicazioni di natura chiaramente discriminatoria e razzista.
Il fenomeno migratorio, invece, meritava e merita un trattamento tutt’affatto diverso, così come l’Unione aveva stabilito nel suo programma elettorale, che deve avere come obiettivo il pieno rispetto della dignità umana e del principio di responsabilità individuale di ogni cittadino, pure in presenza di esigenze di rafforzamento della sicurezza sociale. Torino, 14 novembre 2007 Avv. Roberto Lamacchia Per contattarci