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Timestamp: 2019-08-17 13:38:24+00:00
Document Index: 173010187

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.4', 'art.211', 'art.9', 'art.211', 'art.2']

Assegni familiari nuovi livelli reddituali 2014 2015 – Studio Balestra
Studio Balestra–News– 25 Giugno 2014 24 Marzo 2017
Assegni per il nucleo familiare: nuovi livelli reddituali per il periodo 1° luglio 2014 – 30 giugno 2015
Gentile cliente, con la presente desideriamo informarla che l’INPS con la circolare n. 83 del 13.06.2011 ha definito i nuovi livelli di reddito utili per la corresponsione dell’assegno per il nucleo familiare (Anf). Questo sulla scorta della Legge 153/1988 che ha statuito che i livelli di reddito familiare ai fini della corresponsione dell’assegno per il nucleo familiare sono rivalutati annualmente, con effetto dal 1° luglio di ciascun anno, in misura pari alla variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, calcolato dall’ISTAT, intervenuta tra l’anno di riferimento dei redditi per la corresponsione dell’assegno e l’anno immediatamente precedente.
Ciò detto, poiché secondo i calcoli effettuati dall’Istat, la variazione percentuale dell’indice dei prezzi al consumo tra l’anno 2012 e l’anno 2013 è risultata pari al 1,1%, l’INPS ha rivalutato i livelli di reddito utili per incassare l’assegno per il nucleo familiare, parametri in vigore per il periodo decorrente dal 01.07.2011 al 30.06.2012, secondo quanto precisato dalle tabelle allegate al suddetto documento di prassi contenenti i nuovi livelli reddituali, nonché i corrispondenti importi mensili della prestazione in relazione alle diverse tipologie di nuclei familiari. Gli stessi livelli di reddito avranno validità per la determinazione degli importi giornalieri, settimanali, quattordicinali e quindicinali alla prestazione. Le novità più rilevanti riguardano i nuclei familiari con entrambi i genitori o un solo genitore con almeno un figlio minore in cui non siano presenti componenti inabili e per i nuclei con un solo genitore e almeno un figlio minore in cui non siano presenti componenti inabili.
L’INPS, con la circolare del 11.6.2014 n. 76, ha pubblicato le tabelle che riguardano la rivalutazione dei livelli di reddito familiare ai fini della corresponsione dell’assegno per il nucleo familiare per il periodo compreso tra il 1.7.2014 e il 30.6.2015.
Cos’è l’assegno per il nucleo familiare?
Brevemente si ricorda che l’assegno per il nucleo familiare è una prestazione che è stata stabilita allo scopo di prestare soccorso alle famiglie dei lavoratori dipendenti e dei pensionati da lavoro dipendente:
i cui nuclei siano composti da più persone;
i cui redditi siano al di sotto di limiti stabiliti di anno in anno per legge.L’assegno spetta in misura diversa in rapporto al numero dei componenti e al reddito del nucleo familiare.
L’assegno per il nucleo familiare spetta, sia nel settore privato che nel settore pubblico:
ai lavoratori dipendenti (compresi i lavoratori in malattia, in cassa integrazione, in disoccupazione, in mobilità indennizzata, assistiti per tubercolosi);
ai pensionati del Fondo pensioni lavoratori dipendenti ed ai pensionati dei fondi speciali (autoferrotranvieri, elettrici, gas, esattoriali, telefonici, personale di volo, dazieri);
ai lavoratori parasubordinati, cioè a coloro che si sono iscritti alla Gestione separata dei lavoratori autonomi.
Beneficiari dell’assegno per il nucleo familiare
Pensionati del Fondo pensioni lavoratori dipendenti ed ai pensionati dei fondi speciali
Sono esclusi dalla prestazione dell’assegno per il nucleo familiare:
piccoli coltivatori diretti, per le giornate di lavoro autonomo con le quali integrano quelle di lavoro agricolo dipendente;
pensionati delle gestioni speciali per i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri).
A questi lavoratori si applica la disciplina sugli assegni familiari e sulle quote di maggiorazione delle pensioni.
Soggetti esclusi dall’assegno per il nucleo familiare
Pensionati delle gestioni speciali per i lavoratori autonomi
Le caratteristiche del nucleo familiare
Il nucleo familiare, per ottenere l’assegno, deve avere specifiche caratteristiche che variano se il richiedente è un lavoratore dipendente, un titolare di pensione diretta o un titolare di pensione ai superstiti.
I lavoratori dipendenti ed i titolari di pensione diretta
Più nello specifico, il nucleo familiare può essere composto da:
Il coniuge, per far parte del nucleo familiare, non deve essere separato legalmente o divorziato né avere abbandonato la famiglia. Si considerano non conviventi anche i “separati in casa” cioè coloro che sono stati autorizzati dal giudice, in via temporanea, a vivere nella stessa abitazione.
In caso di divorzio o di separazione legale con affidamento congiunto dei figli, il diritto all’assegno per il nucleo familiare scatta a favore di entrambi i coniugi affidatari. Può essere stabilito di comune accordo quale dei due coniugi deve richiedere l’autorizzazione al trattamento di famiglia. In caso di contrasto tra i coniugi affidatari, viene utilizzato il criterio della convivenza per valutare intorno a quale dei due coniugi affidatari si è ricomposto il nucleo familiare.
Sono equiparati agli affidati i minori “in accasamento” o in collocamento eterofamiliare: si tratta cioè di quei bambini affidati ai servizi sociali e collocati in una famiglia.
i figli (ed equiparati) maggiorenni inabili che si trovano, per difetto fisico o mentale, nella assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi ad un lavoro proficuo;
i fratelli, le sorelle e i nipoti ([1]) del richiedente minori di età – o maggiorenni inabili – a condizione che:
î non sono conviventi con il richiedente;
î non sono a carico del richiedente;
î non sono residenti in Italia (se il richiedente è cittadino italiano o di uno stato membro dell’Unione europea o di altro Stato estero con il quale esiste apposita Convenzione).
I titolari di pensione ai superstiti
Nel caso di pensione ai superstiti, derivante da lavoro dipendente, possono far parte del nucleo familiare:
i figli ed equiparati minorenni titolari o contitolari della pensione;
i figli ed equiparati maggiorenni inabili, anche se non contitolari della pensione.
Il nucleo familiare può essere composto anche da una sola persona. In questo caso si tratta di orfano/a o vedovo/a, minorenne o maggiorenne inabile, titolare di pensione ai superstiti che, se risponde ai requisiti di legge, ha diritto all’assegno per se stesso.
Sono esclusi dal nucleo del richiedente:
i figli affidati all’altro coniuge o ex coniuge (in caso di separazione legale o divorzio);
i familiari di cittadino straniero non residenti in Italia ([2]);
i figli ed equiparati maggiorenni, non inabili, anche se studenti o apprendisti;
i figli minorenni o maggiorenni inabili che sono coniugati;
i fratelli, le sorelle e i nipoti (ad eccezione dei nipoti viventi a carico dell’ascendente) – anche se minorenni o inabili – che sono orfani di un solo genitore o titolari di pensione ai superstiti o sposati;
i genitori e equiparati, e gli altri ascendenti.
Risposte Ministero delle Finanze
Da chi è composto il nucleo familiare? Il nucleo familiare è composto dai coniugi, con esclusione di quello legalmente ed effettivamente separato, e dai figli ed equiparati minori di età e senza limiti di età qualora si trovino nell’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi ad un proficuo lavoro.
Quali altri soggetti possono far parte del nucleo familiare? Sono inclusi anche i fratelli, le sorelle ed i nipoti del richiedente nel caso in cui essi siano orfani di entrambi i genitori e non abbiano conseguito la pensione ai superstiti e sempreché siano minorenni ovvero maggiorenni qualora si trovino nell’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi ad un proficuo lavoro.
Possono essere inclusi nel nucleo familiare i nipoti in linea retta, minori di età e viventi a carico degli ascendenti? A seguito della sentenza della Corte Costituzionale n.180 del 1999 è possibile includere nel nucleo familiare anche i nipoti in linea retta, minori di età e viventi a carico degli ascendenti, anche se non formalmente affidati, purchè sia accertata la sussistenza del requisito dello stato di non autosufficienza economica dei minori e quello del loro mantenimento da parte dell’ascendente, mantenimento che può intendersi presunto nel caso di convivenza del nipote e che dovrà essere provato con dichiarazione sostitutiva di atto notorio nel caso di non convivenza.
Il convivente può essere incluso nel nucleo familiare? La legge ha individuato esattamente i componenti del nucleo familiare: il soggetto convivente, non rientrando nell’elencazione fornita dalla norma, non può essere ricompreso nel nucleo né, conseguentemente, possono essere inclusi nel reddito familiare i redditi da lui percepiti.
Possono essere inclusi nel nucleo familiare i figli nati da precedente matrimonio o da una precedente relazione del coniuge? Sì, possono essere inclusi nel nucleo familiare del dipendente – anche se conviventi con l’altro genitore – a condizione che risulti da apposita dichiarazione che i minori stessi non siano inclusi agli stessi fini in altro nucleo familiare.
Quando il nucleo familiare può essere composto di una sola persona? Costituisce nucleo familiare la persona sola (orfano/a o vedovo/a) a condizione che sia altresì in possesso degli ulteriori seguenti requisiti:
a) titolare di pensione ai superstiti da lavoro dipendente;
b) minore di età o maggiorenne inabile che si trovi nell’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi ad un proficuo lavoro.
Il pagamento dell’assegno è condizionato dal reddito familiare, che è costituito dalla somma del reddito del richiedente e da quello di tutte le persone che compongono il nucleo familiare. Il reddito del nucleo familiare, da prendere in considerazione ai fini della concessione dell’assegno, è quello prodotto nell’anno solare precedente.
Il diritto all’assegno è subordinato al reddito complessivo del nucleo familiare che non deve superare i limiti annui indicati dalla legge. I limiti di reddito familiare hanno valore dal 1° luglio di ogni anno al 30 giugno dell’anno successivo:
sono stabiliti dalla legge e rivalutati ogni anno in base alla variazione percentuale dell’indice medio annuo dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, calcolato dall’Istat.
Sono previsti limiti di reddito familiare più elevati per i nuclei monoparentali e per quelli con soggetti inabili.
I redditi utili o da considerare
i redditi complessivi assoggettabili all’Irpef;
Sono assoggettabili ad Irpef:
î redditi da lavoro ([3]) dipendente, autonomo o professionale, redditi d’impresa, pensioni e vitalizi, redditi da terreni e fabbricati ecc.;
î quelli a tassazione separata (arretrati di retribuzione o di pensione, indennità di preavviso, somme risultanti dalla capitalizzazione di prestazioni ecc.);
î i redditi prodotti all’estero che, se fossero prodotti in Italia, sarebbero sottoposti a tassazione Irpef;
î i redditi da lavoro, conseguiti presso Enti internazionali aventi sede nel territorio italiano, ma non soggetti alla normativa tributaria italiana (ad esempio la FAO);
î gli assegni periodici corrisposti dal coniuge in caso di separazione o di divorzio (non si tiene conto della parte degli assegni destinata al mantenimento dei figli).
i redditi di qualsiasi natura, se di importo complessivamente superioread € 1.032,91 euro, e precisamente:
quelli esenti da imposta (pensioni, indennità e assegni erogati dalMinistero dell’Interno agli invalidi civili, ai ciechi e ai sordomuti,pensioni sociali, assegni accessori alle pensioni privilegiate di primacategoria ecc.);
quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta sostitutiva (renditeda Bot, da Cct, e da altri titoli emessi dallo Stato, interessi bancari epostali, premi e vincite del lotto e dei concorsi a pronostici ecc.).
Se un familiare ha dei redditi da lavoro, quest’ultimi contribuiscono a calcolare il reddito familiare solo se positivi. In altre parole, le perdite di esercizio, ossia “i redditi negativi” non vengono considerati ai fini del calcolo del reddito familiare.
I redditi da escludere o non rilevanti
Non devono, invece, essere compresi:
i trattamenti di fine rapporto (liquidazione, buonuscita ecc.);
le anticipazioni sui trattamenti di fine rapporto;
l’assegno per il nucleo familiare e ogni altro trattamento di famiglia dovuto per legge;
gli arretrati delle integrazioni salariali riferiti ad anni precedenti a quello di pagamento;
le pensioni di guerra e le rendite Inail;
le indennità di accompagnamento agli invalidi civili, ai ciechi civili assoluti, ai minori invalidi non deambulanti;
l’indennità di frequenza ai minori invalidi civili;
le indennità ai sordi prelinguali e ai ciechi parziali;
gli indennizzi per danni causati da vaccinazioni, trasfusioni ed emoderivati.
Quali sono i redditi da considerare ai fini dell’attribuzione dell’assegno per il nucleo familiare? La legge 13.5.1988, n.153, prevede la valutazione dei redditi di qualsiasi natura assoggettabili ad Irpef, dei redditi esenti da Irpef e di quelli assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva, qualora il loro importo complessivo annuo sia superiore ad euro 1.032,91 annui.
Uniche esclusioni sono consentite per somme aventi carattere risarcitorio (ad esempio le pensioni di guerra, le rendite infortunistiche erogate dall’INAIL, le pensioni privilegiate “ordinarie tabellari”) o di rimborso spese forfetario (ad esempio le indennità di accompagnamento).
Qual è il periodo di riferimento dei redditi da prendere in considerazione? L’assegno viene attribuito sulla base dell’ammontare dei redditi percepiti nell’anno solare immediatamente precedente il 1° luglio di ciascun anno
Può essere chiesto il trattamento di famiglia per periodi antecedenti la data della domanda? Si, nei limiti della prescrizione quinquennale e purchè sussistano per tali periodi le condizioni richieste dalla legge per l’attribuzione dell’assegno per il nucleo.
L’indennità di comunicazione prevista dalla legge n.508/1988 va esclusa dal computo del reddito complessivo? L’indennità di comunicazione prevista dall’art.4 della legge n.508/1988, in quanto concessa ai sordomuti “al solo titolo della minorazione”, è da considerare assimilabile agli emolumenti di natura risarcitoria e, quindi, può essere esclusa dal computo del reddito complessivo ai fini della determinazione del trattamento di famiglia.
La pensione di invalidità civile erogata al coniuge del dipendente va computata nel reddito familiare complessivo? La pensione di invalidità civile ha carattere sostitutivo di un reddito autonomamente non producibile per effetto di una minorazione e, in quanto tale, va computata nel reddito familiare.
Come vanno computati gli emolumenti arretrati ai fini della corresponsione dell’assegno? Gli emolumenti arretrati vanno considerati nel reddito familiare complessivo dell’anno di percezione, a prescindere dagli anni cui si riferiscono. Uniche esclusioni previste dal legislatore sono i trattamenti di fine rapporto e le prestazioni della cassa integrazione guadagni.
L’assegno alimentare percepito per il mantenimento dei figli nei casi di separazione fra i coniugi va incluso nel reddito familiare? Poiché gli assegni periodici destinati al mantenimento dei figli non costituiscono reddito non vanno inclusi nel reddito familiare complessivo ai fini della dell’attribuzione dell’assegno per il nucleo familiare.
In caso di variazione della composizione del nucleo familiare quali redditi devono essere presi in considerazione?
Una volta individuato il nucleo familiare, si computano i redditi percepiti nell’anno precedente da coloro che alla data di attribuzione del trattamento di famiglia fanno parte del nucleo medesimo. Le eventuali modifiche intervenute, da comunicare tempestivamente all’amministrazione, hanno effetto dalla data dell’evento (ad esempio, in caso di separazione legale, il coniuge legalmente ed effettivamente separato non potrà essere ricompreso nel nucleo del dipendente dalla data della separazione né il relativo reddito potrà essere computato nel reddito familiare complessivo).
Quali sono le percentuali di invalidità da considerare ai fini del beneficio dell’elevazione dei livelli di reddito previsto per i nuclei con soggetti inabili? Il beneficio dell’aumento dei limiti di reddito – previsto per i nuclei familiari comprendenti soggetti che si trovino, a causa di infermità o difetto fisico o mentale, nell’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi ad un proficuo lavoro oppure, se minorenni, che abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età – può essere riconosciuto solo nei casi di invalidità che comportano una riduzione della capacità lavorativa del 100%, percentuale che deve essere espressamente indicata nella certificazione prodotta.
Da quale data decorre il beneficio? Dalla data del verbale con cui la Commissione medica riconosce effettivamente il requisito della totale inabilità.
L’aumento dei limiti di reddito previsto per i nuclei comprendenti soggetti inabili può essere concesso qualora l’inabile sia lo stesso dipendente? L’attribuzione del beneficio presuppone l’impossibilità dell’inabile di dedicarsi ad un proficuo lavoro. Tale circostanza è esclusa nel caso del dipendente fornito di un trattamento economico di attività.
L’aumento dei limiti di reddito previsto per i nuclei comprendenti soggetti inabili può essere concesso ad un dipendente per la sua condizione di non vedente? Il beneficio dell’aumento dei limiti di reddito non può essere concesso al dipendente non vedente in quanto la condizione di cieco assoluto non è tale da comportare una inabilità assoluta a proficuo lavoro. La circostanza che il dipendente sia fornito di un trattamento economico di attività non soddisfa la condizione dell’impossibilità di dedicarsi ad un proficuo lavoro posta dal legislatore a presupposto del beneficio in oggetto.
Nei casi di separazione legale o di divorzio, il nucleo familiare è composto, tra gli altri, dal dipendente e dai figli ed equiparati minori di età e senza limiti di età qualora si trovino nell’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi da un proficuo lavoro, con esclusione del coniuge separato; conseguentemente il nucleo familiare da considerare, anche ai fini dell’individuazione del reddito annuo, è quello composto dal dipendente e dai figli, a prescindere dall’affidamento degli stessi all’uno o all’altro genitore.
In caso di separazione legale, da quale data può considerarsi escluso dal nucleo il coniuge separato Perchè il coniuge sia escluso dal nucleo familiare è necessario che ci sia una separazione effettiva (avvenuta materialmente) e legale (accertata dall’autorità giudiziaria): tale circostanza si intende realizzata con il provvedimento dell’autorità giudiziaria che autorizza i coniugi a vivere separati ed è dalla data di tale pronuncia che il coniuge può intendersi escluso dal nucleo, ai fini della corresponsione dell’assegno.
In caso di separazione legale o divorzio l’ex coniuge sfornito di reddito ha diritto a percepire l’assegno per il nucleo familiare per i figli a lui affidati? Nei casi di separazione legale o di divorzio il genitore affidatario della prole, qualora non abbia titolo al trattamento di famiglia per un suo rapporto di lavoro, esercita solo il diritto a percepirlo, ai sensi dell’art.211 della legge n.151/1975, ma non ne acquisisce la titolarità che resta all’altro genitore dipendente o pensionato; quindi il trasferimento della corresponsione del trattamento di famiglia al coniuge affidatario può essere attivato solo su istanza di quest’ultimo, in mancanza del quale continua ad essere erogato al relativo titolare.
Al genitore affidatario che ne faccia richiesta, ancorchè non titolare dell’assegno, viene corrisposto l’assegno per il nucleo familiare, in misura piena, in relazione al numero dei figli a lui affidati.
Come va corrisposto l’assegno per il nucleo familiare nei casi di separazione legale fra i coniugi con affidamento condiviso dei figli ad entrambi i genitori? Nei casi di separazione legale tra i coniugi l’assegno per il nucleo familiare può essere richiesto alternativamente dall’uno o dall’altro genitore, se entrambi lavoratori dipendenti.
Il nucleo familiare sarà quello composto dal lavoratore dipendente e dai figli, con esclusione del coniuge separato, e i redditi presi in considerazione saranno esclusivamente i redditi percepiti dai componenti come sopra individuati.
In caso di disaccordo, però, se entrambi i genitori ne fanno richiesta, il suddetto beneficio deve essere corrisposto al genitore con il quale il figlio convive, ai sensi dell’art.9 della legge n.903/77.
Invece nel caso uno dei genitori coaffidatari sia privo di reddito e richieda il trattamento di famiglia ai sensi dell’art.211 della legge n.151/1975, l’assegno per il nucleo familiare andrà suddiviso in quote proporzionalmente al numero dei componenti il nucleo. Se, ad esempio, i figli affidati fossero due, l’importo dell’assegno andrebbe diviso in tre quote, una delle quali andrebbe corrisposta interamente al dipendente mentre le restanti due, riferite ai figli, verrebbero suddivise al 50% tra il dipendente e il coniuge separato.
Il riconoscimento dell’assegno in favore del lavoratore dipendente o del pensionato è condizionato al fatto che il reddito complessivo derivi prevalentemente da lavoro dipendente o da pensione. L’assegno, infatti, spetta solo se la somma dei redditi – derivanti da lavoro dipendente, da pensione o da altre prestazioni conseguenti ad attività lavorativa dipendente (integrazioni salariali, disoccupazione ecc.) – riferita al nucleo familiare nel suo complesso, ammonta almeno al 70% dell’intero reddito familiare.
Contribuiscono a formare la quota del 70% anche le prestazioni previdenziali derivanti da lavoro dipendente (integrazioni salariali, indennità di disoccupazione e mobilità, malattia e maternità, indennità per tubercolosi ecc.).
La presenza nel reddito familiare di redditi diversi da quelli da lavoro dipendente preclude l’attribuzione dell’assegno per il nucleo familiare? L’art.2, comma 10, della legge n.153/88, dispone che l’assegno per il nucleo familiare non spetta se la somma dei redditi da lavoro dipendente, da pensione o da altra prestazione previdenziale derivante da lavoro dipendente è inferiore al 70% del reddito complessivo del nucleo familiare
Per ottenere il pagamento dell’assegno, l’interessato deve presentare domanda utilizzando gli appositi moduli dell’Inps reperibili presso le Sedi (in caso di pagamento diretto), presso i datori di lavoro (per la generalità dei lavoratori dipendenti) oppure sul sito dell’Istituto www.inps.it, nella sezione “moduli”, allegati in calce alla presente informativa. La domanda va presentata:
alla sede dell’Inps in tutti gli altri casi: pensionato, disoccupato, operaio agricolo, addetto ai servizi domestici e familiari ecc.Può verificarsi che, anche nel corso dello stesso anno, il lavoratore cambi datore di lavoro, oppure che la competenza del pagamento dell’assegno passi dall’azienda all’Inps. In tal caso è necessario presentare una nuova domanda nonché la relativa documentazione.
Le autorizzazione
Il datore di lavoro deve pagare l’assegno dietro richiesta diretta del lavoratore che dimostra di averne diritto. In alcuni casi però il datore di lavoro è tenuto a pagare solo se il lavoratore è stato preventivamente autorizzato dall’Inps.
Occorre l’autorizzazione dell’Inps in caso di richiesta per:
figli di genitori legalmente separati o divorziati o del coniuge già divorziato;
figli naturali riconosciuti da entrambi i genitori;
figli ed equiparati per i quali non sia stata sottoscritta la prevista dichiarazione del coniuge del richiedente;
familiari maggiorenni inabili per i quali non sia già documentata l’invalidità al 100%;
familiari minorenni inabili per i quali non sia già documentata l’incapacità a svolgere i compiti e le funzioni dell’età;
Ai lavoratori in attività, l’assegno viene materialmente corrisposto dal datore di lavoro, in occasione del pagamento della retribuzione. Il datore di lavoro chiede poi all’Inps il rimborso delle somme pagate. Per alcune categorie di lavoratori l’assegno viene pagato direttamente dall’Inps senza l’intervento del datore di lavoro (colf, lavoratori agricoli dipendenti, disoccupati ecc.).
Ai pensionati l’assegno viene pagato dall’Inps insieme alla rata di pensione.
Le nuove tabelle valide dal 01.07.2014 al 30.06.2014
Come già esposto, le nuove tabelle, che alleghiamo alla presente informativa, che indicano l’aumento dei limiti di reddito, valide dal 1° luglio 2014, riguardano le diverse tipologie di nucleo familiare, ovvero la presenza o meno di entrambi i genitori o di componenti inabili. In particolare, il limite di reddito annuo minimo della tabella 11, che riguarda la generalità dei casi, e cioè il nucleo con entrambi i genitori e almeno un figlio minore e nessun componente inabile, passa da 14.354,66 euro. Resta invece invariato l’importo mensile dell’assegno: 137,5 per tre componenti; 258,33, per 4 componenti.
Per i nuclei familiari con entrambi i genitori o un solo genitore e con almeno un figlio minore, in cui non siano presenti componenti inabili di cui rispettivamente alle tabelle 11 e 12, sono stati stabiliti differenti livelli di reddito familiare, in relazione al numero dei componenti il nucleo. Più precisamente, gli importi dell’assegno diminuiscono all’aumentare del reddito; infatti ad ogni 100,00 euro di aumento del reddito familiare si assiste ad una diminuzione dell’importo dell’assegno di una cifra fissa che va da un minimo di 0,5 euro ad un massimo di 25 euro.
Per i nuclei composti anche da fratelli, sorelle o nipoti l’importo dell’assegno va ridotto:
in presenza di un solo figlio, di 10,42 euro per il primo fratello, sorella o nipote presente nel nucleo e di 54,17 euro per ciascuno degli altri eventuali fratelli, sorelle o nipoti;
in presenza di almeno due figli, di 54,17 euro per ogni fratello, sorella o nipote presente nel nucleo. In caso di nuclei composti da più di 12 componenti l’importo dell’assegno previsto alla colonna 7 va maggiorato di un ulteriore 15% nonché di 55,00 euro per ogni componente oltre il settimo.
[1] Non tutti i nipoti possono fare parte del nucleo familiare. Quelli che ne possono fare parte sono solamente i nipoti collaterali ed i nipoti diretti.
[2] Può fare parte del nucleo familiare il familiare del richiedente che risieda sia in Italia che all’estero, a condizione che colui che richiede l’assegno sia cittadino italiano.
[3] I redditi da lavoro vanno considerati al netto dei contributi previdenziali e assistenziali obbligatori per legge
Moratoria dei finanziamenti alle piccole e medie imprese: proroga al 31 dicembre 2014