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Timestamp: 2020-05-31 12:56:08+00:00
Document Index: 2101479

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 78', 'art. 11', 'art. 390', 'art. 372', 'sentenza ', 'art. 92']

Sentenza Cassazione Civile n. 25546 del 13/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25546 del 13/12/2016
Cassazione civile, sez. lav., 13/12/2016, (ud. 14/09/2016, dep.13/12/2016), n. 25546
sul ricorso 4643-2011 proposto
B.F. C.F. (OMISSIS), domiciliato in ROMA, VIALE DEI
PARIOLI studio dell’avvocato SEVERINO D’AMORE, rappresentato e
difeso dall’avvocato VINCENZO D’ALFONSO, giusta delega in atti;
CARISPAQ – CASSA DI RISPARMIO DELLA PROVINCIA DI L’AQUILA S.P.A.
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PO 25-B, presso lo studio
dell’avvocato FRANCESCO GIAMMARIA, che la rappresenta e difende
unitamente all’avvocato GIACOMO GIAMMARIA, giusta delega in atti;
B.F. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,
VIALE DEI PARIOLI 76, presso lo studio dell’avvocato SEVERINO
D’AMORE, rappresentato e difeso dall’avvocato VINCENZO D’ALFONSO,
avverso la sentenza n. 158/2010 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,
depositata il 28/02/2010 r.g.n. 225/2008;
14/09/2016 dal Consigliere Dott. DE GREGORIO FEDERICO;
SANLORENZO RITA, che ha concluso per: estinzione.
Con sentenza n. 158 in data 4 – 28 febbraio 2010 la Corte di Appello di L’AQUILA in parziale riforma della pronuncia di primo grado, impugnata da B.F. contro CARISPAQ S.p.a., condannava quest’ultima al pagamento di Euro 4000,00 a titolo d’integrazione retributiva C.C.N.L., ex art. 78, in favore dell’appellante, a decorrere dall’anno 2006 (in Euro 3500,00 a conguaglio della minor somma corrisposta in Euro 500,00) e per gli anni successivi nell’intero importo, oltre accessori; respinta ogni altra domanda, condannava altresì la società appellata al rimborso delle spese, liquidate in Euro 4000,00 (relativamente al secondo grado del giudizio, compensate quelle di primo grado).
Avverso la suddetta pronuncia ha proposto ricorso per cassazione B.F., come da atto notificato il 10-02-2011, affidato a tre motivi, cui ha resistito la S.p.a. CARISPAQ Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila, mediante controricorso con ricorso incidentale affidato a due motivi, notificato in data 24-25 febbraio 2011, cui ha fatto seguito, a sua vola, controricorso del B. notificato il 18 marzo 2011.
Successivamente, fissata la pubblica udienza di discussione, i difensori delle parti hanno depositato atto con i quale gli stessi avvocati dichiarano di rinunciare espressamente al giudizio di cassazione qui pendente, iscritto al n. 4643/2011 r.g., depositando contestualmente copia del verbale di conciliazione, sottoscritto in data 11 giugno 2015 da B.F. e dal procuratore speciale della società cooperativa Banca Popolare dell’Emilia Romagna (in proprio e quale incorporante la suddetta CARISPAQ S.p.a.), avv. Francesco Giammaria, nonchè dai componenti della commissione paritetica di conciliazione di Roma, costituita ai sensi del C.C.N.L. 19 gennaio 2012, art. 11, laddove hanno integralmente definito il contenzioso in atto, di cui al procedimento in epigrafe, intendendo peraltro anche interamente compensate tra le parti le spese di lite.
Non può essere dichiarata l’estinzione del processo, ex artt. 390 e 391 c.p.c., atteso che l’atto di rinuncia, datato 28 luglio 2016, è firmato dai soli avvocati Vincenzo D’Alfonso e Francesco Giammaria, unicamente quali difensori del ricorrente principale e della controricorrente – ricorrente incidentale (CARISPAQ S.p.a., poi fusa per incorporazione nella S.C.P.A. Banca Pollare dell’Emilia Romagna con sede in (OMISSIS)).
Cionondimeno, spiega rilevanti effetti l’anzidetto verbale di conciliazione in data (OMISSIS), laddove le parti hanno definitivamente e completamente regolato i propri rapporti riguardo alla causa di cui al qui pendente giudizio di legittimità. Ne deriva il venir meno di ogni interesse delle stesse parti in ordine alla prosecuzione del contenzioso, ancora pendente per effetto del ricorso principale e di quello incidentale, dei quali va pertanto dichiarata l’inammissibilità per sopravvenuta cessazione della materia del contendere (v., tra le altre, Cass. sez. un. civ. n. 3876 del 18/02/2010, secondo cui a norma dell’art. 390 c.p.c., u.c., l’atto di rinuncia al ricorso per cassazione deve essere notificato alle parti costituite o comunicato agli avvocati delle stesse, che vi appongono il visto; ne consegue che, in difetto di tali requisiti, l’atto di rinuncia non è idoneo a determinare l’estinzione del processo, ma, poichè è indicativo del venir meno dell’interesse al ricorso, ne determina comunque l’inammissibilità.
Cfr. altresì Cass. lav. n. 16341 del 13/07/2009, secondo cui la produzione, nel corso del giudizio di cassazione, del verbale di conciliazione tra le parti, dimostra che è venuto meno l’interesse del ricorrente all’impugnazione, con la conseguenza che il ricorso va dichiarato inammissibile per essere cessata la materia del contendere, dovendosi valutare la sussistenza dell’interesse ad agire, e quindi anche ad impugnare, avuto riguardo non solo al momento in cui è proposta l’azione o l’impugnazione, ma anche a quello della decisione.
In senso analogo Cass. lav. n. 20860 del 27/10/2005: quando nel corso del giudizio di legittimità intervenga un fatto che determini la cessazione della materia del contendere – nel caso di specie, la conciliazione della lite tra dipendenti e datore di lavoro in sede sindacale – ovvero il venir meno, con la materia controversa, di qualsiasi posizione di contrasto tra le parti, ma non risulti possibile una declaratoria di rinuncia agli atti o alla pretesa sostanziale, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, essendo venuto meno l’interesse alla definizione del giudizio, e, quindi, ad una pronuncia nel merito.
V. ancora Cass. 1 civ. n. 13565 del 24/06/2005: quando nel corso del giudizio di legittimità intervenga una transazione o altro fatto che determini la cessazione della materia del contendere, in tale fattispecie è ravvisabile una causa di inammissibilità del ricorso sia pure sopravvenuta – in ogni caso, idonea a consentire, ai sensi dell’art. 372 c.p.c., la produzione del documento che ne comprovi la sussistenza – per essere venuto meno l’interesse della parte ricorrente ad una pronuncia sul merito dell’impugnazione.
Cass. lav. n. 3645 del 12/03/2002: l’intervenuta conciliazione della lite successivamente alla proposizione del ricorso per cassazione, comportando la sostituzione del nuovo assetto pattizio voluto dalle parti del rapporto controverso alla regolamentazione datane dalla sentenza impugnata, che resta così travolta e caducata, fa venir meno l’interesse alla naturale definizione del giudizio e determina la cessazione della materia del contendere con conseguente estinzione del processo).
Tenuto conto, infine, che con l’anzidetta conciliazione le parti hanno pure regolato ogni questione relativa alle spese legali, nulla a tal riguardo deve essere disposto, in virtù di quanto previsto dall’art. 92 c.p.c., u.c. (Se le parti si sono conciliate, le spese si intendono compensate, salvo che le parti stesse abbiano diversamente convenuto nel processo verbale dì conciliazione).
La CORTE dichiara INAMMISSIBILI il ricorso principale e quello incidentale per sopraggiunta cessazione della materia del contendere.