Source: http://mobile.ilcaso.it/codice_procedura_civile/88
Timestamp: 2018-10-21 19:03:44+00:00
Document Index: 73931274

Matched Legal Cases: ['art. 615', 'art. 88', 'art. 111', 'art. 615', 'art. 88', 'art. 111', 'art. 21', 'art. 20', 'art. 2', 'art. 92', 'art. 88', 'art. 88']

Dei doveri delle parti e dei difensori
Dovere di lealtà e di probità
I. Le parti e i loro difensori hanno il dovere di comportarsi in giudizio con lealtà e probità.
II. In caso di mancanza dei difensori a tale dovere, il giudice deve riferirne alle autorità che esercitano il potere disciplinare su di essi.
Condotta della parte che, a fronte della medesima istanza cautelare, invochi l’applicazione di due criteri determinativi della competenza per materia che presuppongono due diverse, e tra loro inconciliabili, causae petendi – Violazione del dovere di lealtà e probità – Sussistenza – Possibilità di disporre la compensazione delle spese – Sussistenza.
Deve giudicarsi contrario al dovere di realtà e probità fissato dall'articolo 88 c.p.c., e giustifica la compensazione delle spese processuali, il comportamento processuale tenuto dalla parte vittoriosa in giudizio consistito nell'invocare, a fronte della medesima istanza cautelare (in quanto fondata sui medesimi presupposti di fatto e di diritto), l’applicazione di due criteri determinativi della competenza per materia dell’autorità giudiziaria, che presuppongono due diverse, e tra loro inconciliabili, causae petendi.
Infatti la sola finalità che può riconoscersi ad una simile difesa è quella di ritardare la trattazione nel merito della controversia senza considerare l’aggravio che essa comporta per il sistema giudiziario nel suo complesso (Il principio di cui alla massima è stato affermato in un caso in cui le resistenti in un procedimento cautelare avevano eccepito l’incompetenza per materia del tribunale ordinario che era stato adito dal ricorrente dopo che il Tribunale delle imprese, precedentemente adito, si era dichiarato incompetente per materia in accoglimento dell’eccezione sollevata davanti a lui dalla stesse resistenti). (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 20 Dicembre 2016. Segue...
Richiesta di sospensione dell’esecuzione in sede di opposizione ex art. 615, 2° comma, c.p.c. – Riscontrata violazione da parte del creditore del dovere di correttezza di cui all’art. 88 c.p.c. e del divieto di abuso degli strumenti processuali ricavabile dall’art. 111 comma 1 Cost. – Gravi motivi – Sussistenza.
In sede di opposizione all’esecuzione ex art. 615, II comma c.p.c., l’esecuzione va sospesa in caso di violazione da parte del creditore del dovere di correttezza di cui all’art. 88 c.p.c. (inteso anche come divieto di aggravamento della posizione debitoria della controparte, non rispondente ad un apprezzabile interesse) nonché del divieto di abuso degli strumenti processuali ricavabile dall’art. 111 comma 1 Cost. e richiamato dalla più recente elaborazione della giurisprudenza di legittimità proprio in relazione a condotte dei creditori nel ricorso a procedure di esecuzione forzata (v. Cass. n. 7078/15). (Fattispecie relativa ad esecuzione promossa dal creditore nei confronti del terzo pignorato: nello specifico, il creditore aveva notificato atto di precetto e dato seguito all’esecuzione dopo aver intimato con fax al terzo pignorato, Istituto di credito, di corrispondere entro cinque giorni la somma assegnata, senza dar seguito alla richieste della Banca di trasmettere copia del provvedimento di assegnazione, nonché di comunicare ex art. 21 comma 15 L. 449/97 e Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate prot. n. 34755/2010 del 03.03.2010 quale parte della somma pignorata doveva assoggettarsi a ritenuta d’acconto). (Matteo Filippi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 09 Agosto 2016. Segue...
Avvocato e procuratore - Giudizi disciplinari - In genere - Espressioni sconvenienti od offensive - Rilevanza disciplinare - Fondamento - Veridicità e contesto dei fatti - Ininfluenza.
Ai fini della responsabilità disciplinare dell'avvocato, le espressioni sconvenienti od offensive vietate dall'art. 20 del codice deontologico forense (nel testo applicabile "ratione temporis") rilevano di per sé, a prescindere dal contesto in cui sono usate e dalla veridicità dei fatti che ne sono oggetto. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 31 Maggio 2016, n. 11370. Segue...
Tutela giudiziale – Frazionamento – Abuso del processo – Sussiste.
La condotta di chi, a fronte di posizioni comuni, frazioni successivamente la tutela giudiziale, ad esempio proponendo distinti ricorsi, è lesiva sia del canone generale di buona fede oggettiva e correttezza, in quanto contrastante con il dovere di solidarietà di cui all'art. 2 Cost., e contraria ai principi del giusto processo, in quanto l'inutile moltiplicazione dei giudizi produce un effetto inflattivo confliggente con l'obiettivo costituzionalizzato della ragionevole durata del processo, di cui all'articolo 111 Cost. Tali principi possono trovare applicazione anche ove l'evento causativo del danno, e quindi giustificativo della pretesa, sia identico, come unico sia il soggetto che ne deve rispondere e plurimi siano solo i danneggiati, i quali dopo aver assunto la stessa condotta in fase di richiesta dell'indennizzo, agendo con lo stesso difensore, hanno instaurato singolarmente procedimenti diversi, destinati inevitabilmente alla riunione. Una tale condotta, priva di alcuna apprezzabile motivazione ed incongrua rispetto alle rilevate modalità di gestione, sostanzialmente unitaria delle comuni pretese, contrasta con l'inderogabile dovere di solidarietà sociale, che osta all'esercizio di un diritto con modalità tali da arrecare un danno ad altri soggetti, che non sia l'inevitabile conseguenza di un interesse degno di tutela dell'agente, danno che nella fattispecie graverebbe sullo Stato debitore, a causa dell'aumento degli oneri processuali, ma contrasta altresì soprattutto con il principio costituzionalizzato del giusto processo, inteso come processo di ragionevole durata, posto che la proliferazione oggettivamente non necessaria dei procedimenti incide negativamente sull'organizzazione giudiziaria a causa dell'inflazione dell'attività, con il conseguente generale allungamento dei tempi processuali. Dal riscontralo abuso dello strumento processuale non può tuttavia, conseguire la sanzione dell'inammissibilità dei ricorsi, posto che non è l'accesso in sé allo strumento che è illegittimo, ma le modalità con cui è avvenuto, ma l'eliminazione per quanto possibile degli effetti discorsivi dell'abuso e quindi, nella fattispecie, la valutazione dell'onere delle spese come se unico fosse stato il procedimento sin dall'origine. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 24 Aprile 2015, n. 8381. Segue...
Regolamentazione delle spese di lite – Comportamento incoerente della parte vittoriosa – Compensazione delle spese di lite – Sussiste..
La condotta processualmente incoerente può determinare l'applicazione dell'art. 92 cod. proc. civ., comma I, ultima parte e, pertanto, il giudice, a prescindere dalla soccombenza può condannare una parte al rimborso delle spese che, in violazione dell'art. 88 cod. proc. civ., ha causato all'altra parte ovvero, alla luce del comportamento scorretto tenuto dalla parte vittoriosa, comunque pronunciare la compensazione delle spese di lite. Ciò è possibile in quanto, di fatto, nel processo civile, il momento deliberativo conclusivo non è più solo giudizio sull’oggetto del procedimento (nell’interesse egoistico delle parti a vedere distribuiti torti e ragioni) ma anche giudizio sul comportamento dei litiganti (nell’interesse pubblico ad una Giustizia sana ed efficiente), cosicché l’azione disvela il suo volto di situazione giuridica soggettiva autonoma, dismettendo le vesti ancillari di mero riflesso della titolarità sostanziale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 27 Ottobre 2012. Segue...
Istanza di una delle parti del processo – Controparte che dichiara di “rimettersi” al giudice – Equivalenza ad adesione alla istanza – Sussiste – Obbligo delle parti di prendere posizione sulle istanze altrui – Art. 88 c.p.c. – Difetto di presa di posizione – Equivalenza ad adesione – Sussiste..
Il dovere di lealtà e probità processuale, che grava sui difensori e sulle parti patrocinate (art. 88 c.p.c., comma 1), impone all'avvocato, cui sia stata sollecitata una presa di posizione su di una istanza chiara e processualmente ben definita, non solo di rispondere, ma anche di esprimersi in maniera altrettanto comprensibile e, soprattutto, di attenersi ad una logica di tipo binario, che non ammette formule di dubbia lettura ne' ipotesi terze tra l'affermazione e la negazione, la condivisione e il rifiuto. In quest’ambito rientra senz’altro l’affermazione dell’avvocato di “rimettersi” al giudice. Tale rispettosa espressione d'uso curiale deve intendersi equivalente ad una dichiarazione di adesione all'istanza della controparte, non solo perché mostra una sostanziale non avversità ad essa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 02 Marzo 2012, n. 3338. Segue...