Source: https://www.laleggepertutti.it/195150_clausola-vessatoria-con-caratteri-minuscoli-che-valore-ha
Timestamp: 2019-01-16 07:01:00+00:00
Document Index: 58515061

Matched Legal Cases: ['art. 1341', 'art. 1341', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1341', 'art. 13']

2 Contratti capestri
3 Clausole con caratteri molto piccoli: che valore hanno?
Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 4 dicembre 2017 – 12 febbraio 2018, n. 3307
Ha osservato la Corte territoriale che la società telefonica aveva prodotto in giudizio due documenti: il doc. n. 3, contenente copia del contratto, scarsamente leggibile, identico a quello prodotto dalla società Publi Bolgheri, e il doc. 3-bis, contenente un fac simile del modulo contrattuale, chiaramente leggibile. Ha quindi rilevato) che la circostanza per cui il doc. n. 3 non era leggibile non voleva significare che fosse illeggibile anche l’originale del contratto a suo tempo sottoscritto; tale circostanza era, anzi, da escludere, perché non poteva ritenersi che la società Publi Bolgheri avesse apposto una doppia firma su di un contratto senza leggerne le clausole. 11 problema, quindi, non era quello della leggibilità del contratto originario, ma semmai delle copie del medesimo prodotte in giudizio.
2.1. Rileva innanzitutto il Collegio che la clausola con la quale si preveda la deroga alla competenza territoriale è, per esplicita previsione dell’art. 1341, secondo comma, cod. civ., una clausola vessatoria, per la quale si richiede l’espressa approvazione per iscritto da parte del contraente c.d. debole (ordinanza 14 ottobre 2009, n. 21816). Il primo comma dell’art. 1341 cod. civ., tuttavia, dispone che le condizioni generali di contratto) predisposte da uno dei contraenti siano efficaci nei confronti dell’altro “se al momento) della conclusione del contratto questi le ha conosciute o avrebbe dovuto conoscerle usando l’ordinaria diligenza”.
La società ricorrente sostiene di non aver potuto in realtà visionare l’originale del contratto contenente la contestata clausola derogatoria e di aver apposto la propria firma su di una copia pressoché del tutto illeggibile; la Corte d’appello, da parte sua, riconosce la sostanziale illeggibilità (dato che le clausole erano “scritte piccolissime”), ma specifica che nel facsimile prodotto le clausole erano perfettamente leggibili e che l’odierna ricorrente non aveva mai contestato, in sede di merito, la conformità del facsimile rispetto al documento realmente sottoscritto.
Negli atti di causa a disposizione di questa Corte non si rinviene il documento che la sentenza impugnata indica con il n. 3-bis, ossia il facsimile del contratto) che la società telefonica risulta aver prodotto in sede di merito. Dalla lettura degli atti prodotti risulta che, effettivamente, il documento firmato era ai limiti della illeggibilità; il che, però, non è sufficiente ai fini dell’accoglimento del ricorso. Devono essere compiute, al riguardo, due osservazioni. In primo luogo, va detto che nel documento sottoscritto (indicato dalla sentenza impugnata col n. 3) l’esistenza della clausola derogatoria della competenza è visibile e leggibile; essa, infatti, inserita in un elenco, è indicata con un apposito numero che la distingue dalle altre (il che soddisfa i requisiti indicati dalla giurisprudenza di questa Corte: v., sul punto, l’ordinanza 21 luglio 2015, n. 15278, e la sentenza 11 novembre 2015, n. 22984). In secondo luogo si deve aggiungere che, a prescindere dalla mancanza, in questa sede, del facsimile (certamente leggibile) che la Corte d’appello ha visionato, si può considerare circostanza pacifica che una grande compagnia telefonica predisponga un modello di contratto contenente anche le clausole vessatorie, per cui tale “originale” era certamente esistente. Ora, l’eventuale illeggibilità di una o più clausole vessatorie non esonera il contraente debole dall’onere di vigilare affinché non vengano apposte firme “ad occhi chiusi”; l’art. 1341, primo comma, cod. civ., prevede, come si è visto, l’efficacia delle clausole che il contraente avrebbe dovuto conoscere con l’ordinaria diligenza, per cui la società oggi ricorrente non può addurre, a sostegno della propria tesi, il fatto che la clausola in questione non fosse “chiaramente comprensibile e decifrabile”. Né può essere taciuto che nella presente vicenda la società ricorrente non ha mai contestato, neppure in questa sede, che il facsimile del contratto) prodotto in sede di merito fosse diverso nel contenuto rispetto al documento, poco leggibile, effettivamente sottoscritto; circostanza posta in luce dalla Corte d’appello nel provvedimento qui impugnato. In definitiva, la scarsa possibilità di conoscenza che la società ricorrente lamenta non è riconducibile all’effettiva impossibilità di fermare l’attenzione sul contenuto della clausola, ma ad una sostanziale disattenzione di chi ha firmato senza leggere o, in alternativa, non si è preoccupato di farsi consegnare un documento pienamente leggibile. Va enunciato, in conclusione, il seguente principio di diritto:
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-cater, del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della società ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.