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Timestamp: 2020-02-19 09:50:22+00:00
Document Index: 70468629

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 369', 'art. 47', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 33', 'art. 6', 'art. 1362', 'art. 33', 'art. 6', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 366', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 33', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 6', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 15', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 33', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 112', 'art. 2126']

Sentenza Cassazione Civile n. 11916 del 30/05/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11916 del 30/05/2011
Cassazione civile sez. lav., 30/05/2011, (ud. 12/05/2011, dep. 30/05/2011), n.11916
sul ricorso 11066/2008 proposto da:
CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e difesa
COMUNE DI CALTANISSETTA, in persona del Sindaco pro tempore,
elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA MARTIRI DI BELFIORE 2,
presso lo studio dell’avvocato ALESSI GAETANO, rappresentato e difeso
dall’avvocato LUPO Michele, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 150/2007 della CORTE D’APPELLO di
CALTANISSETTA, depositata il 13/04/2007 r.g.n. 574/05;
12/05/2011 dal Consigliere Dott. GIANFRANCO BANDINI;
udito l’Avvocato TULLIO FORTUNA per delega MICHELE LUPO;
GAETA Pietro, che ha concluso per: improcedibilità.
Con sentenza del 28.3 – 13.4.2007 la Corte d’Appello di Caltanissetta rigettò l’impugnazione proposta da C.A. nei confronti del Comune di Caltanissetta, suo datore di lavoro, avverso la pronuncia di prime cure reiettiva della domanda volta al conseguimento del compenso per il lavoro svolto nell’ambito del progetto obiettivo per l’individuazione dei contribuenti evasori Ici e Tarsu per gli anni d’imposta 1993 e 1994.
A sostegno del decisum la Corte territoriale osservò che:
– risultava dalla documentazione in atti, in linea con quanto rilevato dal primo Giudice, che il dirigente competente – espressamente incaricato della liquidazione del progetto in virtù della decisione adottata in proposito dal Nucleo di valutazione con nota del 30.6.1999 – non aveva mai provveduto ad esprimere la necessaria valutazione e ad emettere i consequenziali provvedimenti, sull’evidente presupposto di una valutazione negativa dei risultati raggiunti;
il mancato raggiungimento del primo obiettivo di progetto, inerente il riordino e l’inventario dei beni comunali, trovava conferma nella dimessa nota a firma del Capo Ufficio tributi, che non aveva fatto riferimento alcuno al riguardo;
– il parere espresso dal Collegio dei Revisori dei Conti in occasione dell’approvazione del Bilancio di previsione per l’anno 2001, nonchè la delibera di Giunta dell’1.1.2000 n. 379, in base alla quale il Comune si era trovato nella necessità di fare ripetere, da altri soggetti, gli adempimenti connessi alla medesima attività oggetto del progetto in esame, portavano a ritenere che anche in ordine all’ulteriore obiettivo del progetto, inerente l’individuazione degli evasori delle imposte Ici e Tarsu, i risultati conseguiti non avevano raggiunto, comunque, un adeguato livello qualitativo;
– le condizioni per procedere alla liquidazione dei compensi non potevano ritenersi soddisfatte dall’attestazione del Capo Ufficio tributi (anzichè del dirigente), non rientrando nei poteri dell’Autorità Giudiziaria la possibilità di considerare equivalente ed idonea una procedura di liquidazione diversa da quella prevista nelle competenti sedi contrattuali;
– nè tali condizioni potevano ritenersi soddisfatte dall’avvenuto pagamento di un acconto, che, proprio perchè tale, prescindeva dalla verifica dei risultati;
– non poteva trovare accoglimento la domanda subordinata di pagamento del lavoro straordinario svolto, stante l’assoluta diversità degli istituti e in assenza dei presupposti di fatto e di diritto previsti per la liquidazione del lavoro straordinario;
in base alle considerazioni già svolte non poteva trovare accoglimento neppure la richiesta di pagamento avanzata ai sensi degli artt. 3 e 36 Cost., nonchè artt. 2099 e 2108 c.c..
Avverso l’anzidetta sentenza della Corte territoriale C. A. ha proposto ricorso per cassazione fondato su cinque motivi.
L’intimato Comune di Caltanissetta ha resistito con controricorso, illustrato con memoria.
1. Osserva preliminarmente il Collegio che, secondo la giurisprudenza delle Sezioni Unite di questa Corte, l’improcedibilità del ricorso per cassazione a norma dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, non può conseguire al mancato deposito del contratto collettivo di diritto pubblico, ancorchè la decisione della controversia dipenda direttamente dall’esame e dall’interpretazione delle relative clausole, atteso che, in considerazione del peculiare procedimento formativo, del regime di pubblicità, della sottoposizione a controllo contabile della compatibilita economica dei costi previsti, l’esigenza di certezza e di conoscenza da parte del giudice era già assolta, in maniera autonoma, mediante la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 47, comma 8, sicchè la successiva previsione, introdotta dal D.Lgs. n. 40 del 2006, deve essere riferita ai contratti collettivi di diritto comune (cfr., Cass., SU, nn. 23329/2009; 21558/2009); non è quindi ostativa alla procedibilità del ricorso l’omessa produzione dei CCNL di diritto pubblico sulle cui interpretazione il ricorso medesimo si fonda.
2. Con il primo motivo parte ricorrente denuncia nullità della sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per violazione degli artt. 112 e 115 c.p.c., assumendo che la Corte territoriale aveva fondato la propria decisione motivandola ai sensi dell’art. 33, comma 2, CCNL del 1995, laddove con l’atto introduttivo del giudizio il riconoscimento del compenso era stato richiesto per l’attività espletata in applicazione del CCNL 1998 – 2001.
2.1 La Corte territoriale ha pronunciato in ordine alla domanda svolta, sicchè l’applicazione ai fini del decidere di un CCNL in tesi diverso da quello invocato potrebbe semmai impingere nella violazione della normativa contrattuale applicabile, ma non già in quella del principio di corrispondenza fra il chiesto e il pronunciato; la doglianza, prima ancora che infondata per le ragioni testè espresse, presenta peraltro evidenti profili di inammissibilità per violazione del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, non essendo stati ivi trascritti i termini con i quali, nel ricorso introduttivo del giudizio e, in prosieguo, nel ricorso d’appello, sarebbe stata invocata, secondo l’assunto, l’applicazione del CCNL 1998 – 2001.
3. Con il secondo motivo parte ricorrente denuncia violazione di norme di legge e di contratto collettivo nazionale (CCNL del 6.4.1995 con riferimento agli artt. 2, 15, 17, 18 CCNL 1.4.1999 e all’art. 6 CCNL 31.3.1999; art. 1362 c.c., e segg.), deducendo che erroneamente la Corte territoriale aveva ritenuto applicabile alla fattispecie l’art. 33, u.c., CCNL del 6.7.1995, nel mentre avrebbero dovuto trovare applicazione gli artt. 15, 17 e 18 CCNL 1.4.1999 e l’art. 6 CCNL 31.3.1999, quest’ultimo avendo demandato la valutazione delle prestazioni e dei risultati dei dipendenti al dirigente;
correttamente, pertanto, il Nucleo di valutazione, con nota del 30.6.1999, aveva demandato al dirigente la valutazione circa il raggiungimento totale o parziale degli obiettivi; e tale valutazione di raggiungimento dell’obiettivo richiesto dal progetto risultava dall’attestazione in data 14.4.2000 del funzionario responsabile del Reparto finanze – Ufficio tributi e dalla successiva certificazione in data 6.9.2000 a firma del medesimo funzionario e del Segretario Generale.
Con il terzo motivo, deducendo vizio di motivazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, parte ricorrente si duole che la Corte territoriale abbia ritenuto decisivo al fine della prova del raggiungimento degli obiettivi il mancato giudizio del nucleo di valutazione, nonostante le ridette certificazioni del funzionario responsabile dell’Ufficio tributi e del Segretario Generale e benchè la realizzazione dell’attività progettuale fosse risultata anche dalla prova testimoniale assunta e dalla documentazione allegata, essendo altresì emerso che il riordino dell’inventario non formava oggetto dell’attività di progetto e dovendo ritenersi il parere del Collegio dei Revisori afferente ad attività estranee alle finalità del progetto medesimo.
Con il quarto motivo, deducendo ulteriormente vizio di motivazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, parte ricorrente si duole che la Corte territoriale abbia omesso l’esame della documentazione prodotta, con riferimento alle ricordate note del Nucleo di valutazione, del funzionario responsabile dell’Ufficio tributi e del Segretario Generale.
I motivi, tra loro collegati, vanno esaminati congiuntamente.
3.1 A riguardo deve rilevarsi l’inammissibilità del terzo e del quarto motivo per violazione dell’art. 366 bis c.p.c., applicabile ratione temporis alla presente controversia.
In base alla norma suddetta, infatti, nel caso previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione.
Secondo l’orientamento di questa Corte, la censura concernente l’omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione deve contenere un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto) che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità (cfr., ex pluhmis, Cass., SU, n. 20603/2007).
Nel caso che ne occupa, sia con il terzo che con il quarto motivo di ricorso sono stati denunciati vizi di motivazione (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), ma entrambi tali motivi sono privi de momento di sintesi diretto a circoscrivere i limiti delle censure inerenti ai lamentati vizi motivazionali.
3.2 Quanto al secondo motivo, deve rilevarsi che, secondo l’art. 2 CCNL Comparto Regioni – Enti Locali del 5.7.1995, detto contratto concerneva il periodo 1 gennaio 1994 – 31 dicembre 1997 per la parte normativa ed era valido dal 1 gennaio 1994 fino al 31 dicembre 1995 per la parte economica (comma 1); il successivo comma 4 prevedeva poi il tacito rinnovo contrattuale alla scadenza, salva disdetta, e che, in caso di disdetta, le disposizioni contrattuali sarebbero rimaste in vigore fino a quando non fossero state sostituite dal successivo contratto collettivo.
A sua volta il CCNL Comparto Regioni – Enti Locali per il periodo 1998 – 2001, stipulato il 1.4.1999, aveva previsto, salva diversa prescrizione, che gli effetti giuridici decorressero dal giorno successivo alla data di stipulazione (art. 2, comma 2). Ne consegue che, essendosi pacificamente attuata l’approvazione del progetto in epoca anteriore al 1 aprile 1999, lo stesso, nel suo momento genetico, venne ad essere disciplinato dall’art. 33 CCNL del 1995 (Fondo per la produttività collettiva e per il miglioramento dei servizi).
3.3 Deve tuttavia esaminarsi se fosse ancora applicabile, al fine della valutazione dei risultati raggiunti, propedeutica alla liquidazione finale del compenso e non ancora conclusasi nel corso del 1999 (le certificazioni richiamate dalla parte ricorrente ed asseritamente idonee allo scopo risalendo al 2000), il disposto del quarto comma di tale articolo, secondo cui “I risultati raggiunti, per ciascuna amministrazione, in termini di maggiore produttività e di miglioramento del livello qualitativo e quantitativo dei servizi, mediante l’impiego del fondo di cui al presente articolo, sono oggetto di monitoraggio e valutazione da parte del competente servizio per il controllo interno o del nucleo di valutazione di cui al D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 20. L’attività di monitoraggio si conclude con un rapporto da trasmettere all’A.RA.N”.
Deve ritenersi la soluzione negativa, alla luce delle modifiche normative (di legge e contrattuali collettive) medio tempore intervenute.
Va infatti considerato che:
a) il D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 20, come sostituito dal D.Lgs. n. 470 del 1993, art. 6 (prevedente, al comma 2, che “Nelle amministrazioni pubbliche, ove già non esistano, sono istituiti servizi di controllo interno, o nuclei di valutazione, con il compito di verificare, mediante valutazioni comparative dei costi e dei rendimenti, la realizzazione degli obiettivi, la corretta ed economica gestione delle risorse pubbliche, l’imparzialità ed il buon andamento dell’azione amministrativa. I servizi o nuclei determinano almeno annualmente, anche su indicazione degli organi di vertice, i parametri di riferimento del controllo”), è stato abrogato (salvo il comma 8, che non rileva nella presente causa) dal D.Lgs. n. 286 del 1999, art. 10, comma 2 (di Riordino e potenziamento dei meccanismi e strumenti di monitoraggio e valutazione dei costi, dei rendimenti e dei risultati dell’attività svolta dalle amministrazioni pubbliche, a norma della L. 15 marzo 1997, n. 59, art. 11);
b) il CCNL Comparto Regioni ed Autonomie locali personale non dirigente – Revisione del sistema di classificazione professionale, del 31.3.1999, aveva previsto, all’art. 6 (Sistema di valutazione) che “In ogni ente sono adottate metodologie permanenti per la valutazione delle prestazioni e dei risultati dei dipendenti, anche ai fini della progressione economica di cui al presente contratto; la valutazione è di competenza dei dirigenti, si effettua a cadenza periodica ed è tempestivamente comunicata al dipendente, in base ai criteri definiti ai sensi dell’art. 16, comma 2”;
c) la suddetta previsione collettiva era stata espressamente richiamata dall’art. 17 (Utilizzo delle risorse per le politiche di sviluppo delle risorse umane e per la produttività), comma 2, lett. a) CCNL Comparto Regioni e Autonomie locali 1998 – 2001, secondo cui “…le risorse di cui all’art. 15 sono utilizzate per: a) erogare compensi diretti a incentivare la produttività e il miglioramento dei servizi, attraverso la corresponsione di compensi correlati al merito e all’impegno di gruppo per centri di costo, e/o individuale, in modo selettivo e secondo i risultati accertati dal sistema permanente di valutazione di cui all’art. 6 del CCNL del 31.3.99;
Risulta dunque sostanzialmente coerente con le suddette previsioni collettive la decisione del Nucleo di valutazione del giugno 1999 di demandare la responsabilità della liquidazione dei progetti ai singoli dirigenti, anche per ciò che concerne la responsabilità della dichiarazione del raggiungimento totale o parziale degli obiettivi.
3.4 Tale essendo il quadro normativo di riferimento, deve rilevarsi che la sentenza impugnata:
– non ha affermato la necessità della verifica del Nucleo di valutazione, alla stregua del ricordato disposto dell’art. 33, comma 4, CCNL del 1995, ma, piuttosto, quella del dirigente competente, in sostanziale aderenza, dunque, ai mutamenti normativi intervenuti e, comunque, della ricordata decisione del Nucleo di demandare la responsabilità della liquidazione del progetto al dirigente;
– ha affermato invece espressamente la competenza del dirigente che non aveva mai provveduto ad esprimere la necessaria valutazione e ad emettere i consequenziali provvedimenti, sull’evidente presupposto di una valutazione negativa dei risultati raggiunti, negando al contempo l’idoneità allo scopo dell’attestazione del Capo Ufficio tributi;
tali affermazioni, implicanti un accertamento fattuale, non sono state validamente censurate dalla parte ricorrente, che, apoditticamente, si limita a sostenere l’idoneità allo scopo delle certificazioni rese dal Funzionario responsabile dell’Ufficio tributi e dal Segretario Generale.
Ne consegue il rigetto anche del motivo all’esame.
4. Con il quinto motivo parte ricorrente denuncia nullità della sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per violazione dell’art. 112 c.p.c., assumendo che la Corte territoriale aveva omesso di pronunciarsi sul motivo d’appello inteso al riconoscimento del diritto al pagamento dell’attività svolta ai sensi degli artt. 3 e 36 Cost. e dell’art. 2126 c.c., essendosi limitata a ritenere, erroneamente, che la richiesta non fosse sussumibile nella categoria del lavoro straordinario.
4.1 Il motivo prima ancora che infondato, avendo la Corte territoriale espressamente escluso l’accoglibilità della richiesta di pagamento avanzata ai sensi degli artt. 3 e 36 Cost., nonchè artt. 2099 e 2108 c.c., è inammissibile per violazione del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, non essendo stato ivi trascritto l’esatto contenuto dello specifico motivo di gravame in ordine al quale la Corte territoriale avrebbe omesso di pronunciarsi.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente alla rifusione delle spese, che liquida in Euro 40,00 oltre ad Euro 2.000,00 (duemila) per onorari, spese generali, I.V.A. e C.P.A. come per legge.
Così deciso in Roma, il 12 maggio 2011.