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Timestamp: 2017-08-20 21:15:03+00:00
Document Index: 149695125

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 4', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 52', 'art. 4', 'art. 15', 'art. 15']

T.A.R. Friuli Venezia Giulia, 1 agosto 2013
SENTENZA N. 413
1. La consistenza e le caratteristiche tecnico-costruttive dell’opera da concludere, anche in relazione alle modalità di realizzazione in economia e all’esigenza di eseguirla nei periodi climatici migliori, nonché la sopravvenuta indisponibilità dell’impresa cui la stessa era stata, da ultimo, commissionata non possono costituire un “fatto sopravvenuto”, idoneo a giustificare la proroga ai sensi dell’art. 15 del Testo Unico dell’edilizia.
2. La norma, che ricalca quella dell’art. 4 della legge 10/1977, è intesa dalla giurisprudenza nel senso che è illegittimo il provvedimento dell'Amministrazione comunale di declaratoria di decadenza del permesso di costruire, allorché sussistano impedimenti assoluti all'esecuzione dei lavori segnalati o comunque conosciuti all'Amministrazione e l'impedimento non sia riferibile alla condotta del concessionario, per cui è tale da costituire quella causa di forza maggiore che sospende il decorso dei termini di inizio e di ultimazione dei lavori di cui al titolo edilizio previsti dalla legge (ex multis TAR Lombardia, II, 9 febbraio 2012, n. 580; TAR Lazio, sez. II-quater, 7.6.2010, n. 15939).
3. La consistenza e le caratteristiche tecnico-costruttive delle opere da realizzare erano, infatti, conosciute sin dalla loro progettazione e dal perfezionamento del titolo edilizio. La loro ritardata realizzazione risulta, quindi, ascrivibile unicamente a un’inadeguata programmazione dei relativi lavori e nessun pregio può riconoscersi alla circostanza che l’esponente abbia scelto di eseguirle in economia, non potendosi, ovviamente, frustrare le esigenze di certezza temporale dell'attività di trasformazione edilizia ed urbanistica del territorio, consentendo al medesimo di protrarre, a proprio piacimento e senza soggiacere alle condizioni previste dalla legge, il termine di fine dei lavori a causa di personalissime valutazioni di opportunità e di convenienza economica nella realizzazione dell’intervento.
Il ricorrente contesta la legittimità del provvedimento in epigrafe indicato, con il quale il Comune di Trieste ha denegato la proroga del titolo abilitativo edilizio per l’intervento di ampliamento e ulteriori opere presso l’edificio di via Bartoli n. 2, che egli aveva richiesto, e dichiarato, per la parte non eseguita, la decadenza ope legis del titolo stesso, per inutile decorrenza del termine di ultimazione dei lavori.
A sostegno del gravame, affidato ad un unico articolato motivo di diritto, con cui vengono denunciati la violazione di diverse disposizioni di legge e l’eccesso di potere sotto plurimi profili, l’interessato deduce, in particolare, che: a) i fatti impeditivi alla ultimazione delle opere assentite sono estranei alla sua volontà e, in quanto tali, ascrivibili all’astratta previsione normativa di cui all’art. 15, comma 2, del d.P.R. n. 380 del 2001. Rappresenta, infatti, che la mancata ultimazione delle opere nei termini di legge è dipesa dalla sopravvenuta indisponibilità della ditta cui si era rivolto, la cui attività è stata peraltro inibita da un provvedimento amministrativo a causa di violazioni in materia contributiva, nonché dalle avverse condizioni atmosferiche, che hanno caratterizzato il periodo compreso tra febbraio 2007 e marzo 2008, mediamente superiori a quelle degli anni precedenti.; b) il provvedimento non è sorretto da un’adeguata motivazione; c) il Comune ha posto in essere un’ingiustificata disparità di trattamento rispetto ad alcuni casi trattati in passato.
Il Comune di Trieste ha controdedotto con diffuse argomentazioni alle tesi difensive ex adverso svolte e concluso per il rigetto del ricorso.
Alla pubblica udienza del 10 luglio 2013 la causa è stata trattenuta in decisione.
Va evidenziato, infatti, che l’art. 15 del d.P.R. 380/2001, al quale devesi fare riferimento in forza del rinvio di cui all’art. 52 della l.r. FVG n. 5/2007, consente la proroga dei termini di inizio e di ultimazione dei lavori previsti nel permesso di costruire, esclusivamente “per fatti sopravvenuti estranei alla volontà del titolare del permesso”.
La norma, che ricalca quella dell’art. 4 della legge 10/1977, è intesa dalla giurisprudenza nel senso che è illegittimo il provvedimento dell'Amministrazione comunale di declaratoria di decadenza del permesso di costruire, allorché sussistano impedimenti assoluti all'esecuzione dei lavori segnalati o comunque conosciuti all'Amministrazione e l'impedimento non sia riferibile alla condotta del concessionario, per cui è tale da costituire quella causa di forza maggiore che sospende il decorso dei termini di inizio e di ultimazione dei lavori di cui al titolo edilizio previsti dalla legge (ex multis TAR Lombardia, II, 9 febbraio 2012, n. 580; TAR Lazio, sez. II-quater, 7.6.2010, n. 15939, con la giurisprudenza ivi richiamata).
Nel caso di specie, il ricorrente ha addotto a giustificazione della richiesta di proroga la consistenza e le caratteristiche tecnico-costruttive dell’opera da concludere, anche in relazione alle modalità di realizzazione in economia e all’esigenza di eseguirla nei periodi climatici migliori, nonché la sopravvenuta indisponibilità dell’impresa cui la stessa era stata, da ultimo, commissionata (vedi istanza di proroga in data 31 marzo 2008 – all. 3 fascicolo doc. ricorrente).
Il Collegio è dell’avviso che nessuna delle circostanze suindicate possa costituire un “fatto sopravvenuto”, idoneo a giustificare la proroga ai sensi dell’art. 15 del Testo Unico dell’edilizia.
La consistenza e le caratteristiche tecnico-costruttive delle opere da realizzare erano, infatti, conosciute sin dalla loro progettazione e dal perfezionamento del titolo edilizio. La loro ritardata realizzazione risulta, quindi, ascrivibile unicamente ad un’inadeguata programmazione dei relativi lavori e nessun pregio può riconoscersi alla circostanza che l’esponente abbia scelto di eseguirle in economia, non potendosi, ovviamente, frustrare le esigenze di certezza temporale dell'attività di trasformazione edilizia ed urbanistica del territorio, consentendo al medesimo di protrarre, a proprio piacimento e senza soggiacere alle condizioni previste dalla legge, il termine di fine dei lavori a causa di personalissime valutazioni di opportunità e di convenienza economica nella realizzazione dell’intervento
Del pari priva di pregio s’appalesa, inoltre, l’invocata esigenza di eseguirle nei periodi climatici migliori (poi trasformata, in sede di gravame, addirittura in impedimento alla loro realizzazione), dato che, come puntualmente osservato dalla difesa dell’ente civico, l’inizio dei lavori risale all’inizio del mese di maggio del 2005 e le avverse condizioni climatiche lamentate (peraltro, smentite dalle stesse risultanze documentali) riguardano il solo periodo compreso tra febbraio 2007 e marzo 2008.
Non può, infine, essere apprezzata quale assoluto impedimento ad edificare la circostanza che l’impresa, cui il ricorrente in data 27 aprile 2007 aveva commissionato la realizzazione delle opere indicate in apposito preventivo, si sia resa definitivamente indisponibile ad eseguirle, atteso che, a fronti di ripetuti rinvii nell’avvio dei lavori (vedi all. 9 fascicolo doc. ricorrente ove il rappresentante dell’impresa rappresenta d’essere costretto “ancora a posticipare l’avvio dei lavori”), il ricorrente si sarebbe dovuto tempestivamente attivare per individuare un’altra impresa in grado di eseguirli e portarli a compimento nel ristretto periodo di validità residua del titolo edilizio.
Vero è, invece, che il ricorrente - che aveva deciso di rivolgersi ad un’impresa per l’esecuzione di parte dei lavori solo un anno prima della scadenza del titolo edilizio - è rimasto inerte di fronte ai reiterati posticipi da questa comunicati, l’ultimo dei quali risalente al 6 novembre 2007, al quale ha fatto, inevitabilmente, seguito la comunicazione del 15 marzo 2008, con cui l’impresa l’ha informato che non sarebbe stata più in grado di adempiere alla realizzazione dell’opera concordata.
Non può, quindi, nemmeno ritenersi che egli abbia incolpevolmente subito un fatto altrui e ciò anche a prescindere da quale possa essere effettivamente il motivo che ha portato l’impresa incaricata a recedere dall’incarico.
Del tutto apodittica e sfornita di elementi di riscontro s’appalesa, infine, la denunciata disparità di trattamento. Prova ne è che lo stesso ricorrente, nella speranza di poter ricavare qualche utile elemento a supporto, chiede di poter, genericamente, accedere a casi analoghi a quello di suo interesse.
Le ragioni addotte dall’esponente per la proroga non costituiscono, in definitiva, assoluti impedimenti ad edificare e valgono, anzi, a rendere chiaramente intellegibile e coerente con il disposto di cui all’art. 15 del d.P.R. n. 380 del 2001 la motivazione posta dal Comune a sostegno del diniego.
Il ricorso va, quindi, respinto, in quanto infondato.
Sussistono, in ogni caso, giusti motivi per compensare tra le parti le spese di lite.
Compensa tra le parti le spese e le competenze di giudizio.
Così deciso in Trieste nella camera di consiglio del giorno 10 luglio 2013 con l'intervento dei magistrati: