Source: https://bertocchi.law/category/news/
Timestamp: 2020-04-08 14:37:59+00:00
Document Index: 30030020

Matched Legal Cases: ['art. 2476', 'art. 2746', 'art. 2403', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 2126', 'sentenza ', 'art. 19', 'sentenza ']

News | Avv. Matteo Bertocchi
Diritto di controllo dei soci della holding sulla società controllata
L’art. 2476 c.c. dispone, al secondo comma, che “i soci che non partecipano all’amministrazione hanno diritto di avere dagli amministratori notizie sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare, anche tramite professionisti di loro fiducia, i libri sociali ed i documenti relativi all’amministrazione“.
Il diritto di controllo è riconosciuto dalla norma ai “soci che non partecipano all’amministrazione“.
L’ambito del diritto di controllo del socio è delimitato dal legislatore con riguardo all’acquisizione di “notizie sullo svolgimento degli affari sociali” ed alla consultazione dei libri sociali e dei documenti relativi all’amministrazione.
Nulla dice la norma circa il caso in cui la società eserciti il controllo su altre società. Non è quindi espressamente previsto che il diritto di controllo del socio possa altresì consentire di acquisire notizie sugli affari sociali delle società controllate e di consultare i libri sociali e i documenti relativi all’amministrazione anche di queste ultime.
Tuttavia, è possibile una interpretazione estensiva dell’art. 2746 c.c., in analogia con quanto disposto dall’art. 2403-bis c.c. che, relativamente alla delimitazione dei poteri di controllo del collegio sindacale nella società per azioni, dispone che “il collegio sindacale può chiedere agli amministratori notizie, anche con riferimento a società controllate, sull’andamento delle operazioni sociali o su determinati affari. Può altresì scambiare informazioni con i corrispondenti organi delle società controllate in merito ai sistemi di amministrazione e controllo ed all’andamento generale dell’attività sociale“.
In tal senso, anche una recente pronunzia del Tribunale di Torino (Ordinanza 20 febbraio 2019), che stabiliva che “l’ambito del potere di controllo del socio di s.r.l. va parametrato al potere di gestione spettante all’organo amministrativo di essa, e dunque, con riguardo a società holding, ricomprende il diritto di essere informato su ciò che succede nelle società controllate, la cui gestione costituisce l’attività specifica della capogruppo“.
L’indennità per le ferie non godute è soggetta a tassazione?
L’indennità per le ferie non godute viene erogata solo a fronte di una cessazione del rapporto di lavoro in cui il lavoratore non abbia usufruito di tutte le ferie maturate.
La sua assoggettabilità a tassazione è discussa.
Da un lato vi è chi sostiene (parliamo soprattutto di giurisprudenza di merito: Commissioni Tributarie Provinciali e Regionali) che la natura dell’erogazione sia risarcitoria di un danno emergente e, conseguentemente, esente da tassazione ai sensi dell’art. 6 comma 2 TUIR, che prevede la tassabilità delle indennità aventi funzione risarcitoria di un lucro cessante.
Dall’altro, una recentissima sentenza della Corte di Cassazione (n. 5482-19), stabilisce che: “l’indennità sostitutiva del riposo settimanale, come pure l’indennità per ferie non godute, è da ritenere soggetta a tassazione a norma del D.P.R. n. 917 del 1986, artt. 46 e 48, sia perchè, essendo in rapporto di corrispettività con le prestazioni lavorative effettuate nel periodo di tempo che avrebbe dovuto essere dedicato al riposo, ha carattere retributivo e gode della garanzia apprestata dall’art. 2126 c.c., a favore delle prestazioni effettuate con violazione delle norme poste a tutela del lavoratore; sia perché un eventuale suo concorrente profilo risarcitorio non ne escluderebbe la riconducibilità all’ampia nozione di retribuzione imponibile delineata dai citati articoli, costituendo essa comunque un’attribuzione patrimoniale riconosciuta a favore del lavoratore in dipendenza del rapporto di lavoro e non essendo ricompresa nell’elencazione tassativa delle erogazioni escluse dalla contribuzione“.
Impugnabilità del diniego di autotutela in ambito tributario
La CTR di Milano, con con sentenza n. 4979/18, ha stabilito che il diniego all’esercizio del potere di autotutela non è un atto autonomamente impugnabile:
perché non rientra tra quelli elencati nell’art. 19 D.Lgs 546/92;
perché costituisce esercizio di un potere “discrezionale” che non può essere valutato dal Giudice Tributario.
Si ricorda, tuttavia, che l’impugnabilità del diniego di autotutela è sempre stato oggetto di pronunzie contrastanti.
Secondo altro filone giurisprudenziale più risalente “il contribuente deve prospettare l’esistenza di un interesse di rilevanza generale dell’Amministrazione alla rimozione dell’atto, qualora richieda il ritiro in autotutela di un atto impositivo divenuto definitivo, non potendo limitarsi a dedurre eventuali vizi dell’atto medesimo, la cui deduzione deve ritenersi definitivamente preclusa.”
A sostegno di tale interpretazione, vi è anche una sentenza della Corte di Cassazione (Cass. 10020-12), che prevede che “contro il diniego dell’amministrazione di procedere all’esercizio del potere di autotutela può essere proposta impugnazione soltanto per dedurre eventuali profili di illegittimità del rifiuto e non per contestare la fondatezza della pretesa tributaria.”
Alla luce di ciò, nonostante la recente pronunzia tranchant della CTR di Milano occorre quindi considerare che l’impugnabilità di un diniego di autotutela va sempre valutato in concreto, alla luce dei potenziali presupposti per sostenerne l’autonoma impugnazione.