Source: http://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/ruoli-figure-C-7/committenti-di-lavori-edili-C-108/sulla-responsabilita-penale-dell-amministratore-di-condominio-AR-15665/
Timestamp: 2016-10-23 16:09:11+00:00
Document Index: 162152784

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1130', 'art. 1135', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 26', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1130', 'art. 1135', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 358', 'art. 3']

23 febbraio 2016 - Cat: Committenti di lavori edili
L’amministratore di condominio: un mero esecutore delle delibere assembleari o un destinatario della normativa in tema di sicurezza sul lavoro? Limiti ed ambito di applicazione della posizione di garanzia. A cura di Carlotta Gribaudi.
Il Tribunale di Torino ha assolto due amministratori di condominio imputati di omicidio colposo a seguito di un tragico evento che ha visto la morte di una giovane ragazza. Il Giudice, discostandosi dalla Procura, ha escluso la violazione della normativa in tema di salute e sicurezza sul lavoro, nonché della UNI 7697 in materia di sicurezza dei vetri. Una lettura della posizione di garanzia dell’ amministratore di condominio rispettosa del principio di colpevolezza.
La presentazione della sentenza e i commenti dell’avvocato Carlotta Gribaudi.
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La responsabilità penale dell’amministratore di condominio va
ricondotta nell’ambito della disposizione di cui all’articolo 40 secondo comma
del codice penale, per la quale “non
impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a
cagionarlo”. Per rispondere del mancato impedimento di un evento è
necessaria, in forza di tale norma, l’esistenza di un obbligo giuridico di
attivarsi allo scopo: detto obbligo può nascere da qualsiasi ramo del diritto,
e quindi anche dal diritto privato, e specificamente da una convenzione che da
tale diritto sia prevista e regolata, come nel rapporto di rappresentanza
volontaria intercorrente tra il condominio e l’amministratore (a riguardo,
vedasi Cass. Pen. n. 46385/15). L’amministratore di condominio, in quanto tale,
assume dunque una posizione di garanzia ope
legis che discende dal potere attribuitogli dalle norme civilistiche di
compiere atti di manutenzione e gestione delle cose comuni. Come detto, l’amministratore trae
i suoi poteri in forza dell’incarico conferitogli dall’assemblea condominiale
ed esercita tali poteri nel rispetto e nei limiti delle attribuzioni di legge o
dei maggiori poteri conferitigli dal regolamento di condominio o dall’assemblea
(artt. 1130; 1131 comma 1 c.c.). In forza delle attribuzioni normative
l’amministratore è tenuto a compiere gli atti conservativi dei diritti inerenti
le parti comuni dell’edificio (art. 1130 n. 4 c.c.); non può ordinare lavori di
manutenzione straordinaria, salvo che rivestano carattere di urgenze, ma deve
riferirne nella prima assemblea (art. 1135 comma 2 c.c.). Pertanto, è nel codice civile che
trova fondamento la posizione di
garanzia dell’amministratore, il quale ha il potere/dovere di compiere atti
conservativi a tutela dei diritti inerenti le parti comuni ed interventi di
ordinaria manutenzione. Esulano invece dalla sua autonoma iniziativa gli
interventi di straordinaria manutenzione, salvo presentino carattere di
urgenza. Ciò premesso in ordine alla
posizione di garanzia dell’ amministratore
di condominio, intendo analizzare un procedimento penale conclusosi con
sentenza di assoluzione pronunciata dal Tribunale
di Torino, sezione prima penale, in
data 30 settembre 2015, motivazione depositata il 30 dicembre. Tale procedimento è sorto a
seguito del tragico evento che ha visto la morte di una giovane ragazza colpita
da un frammento di vetro di un portoncino condominiale. Nell’avviso di
conclusione delle indagini preliminari la Procura di Torino ha contestato ai due amministratori
di condominio che si sono succeduti negli anni, oltre alla colpa generica,
anche la colpa specifica, ravvisata, in particolare, nella violazione delle
cosiddette Norme UNI 7697 e nella
violazione della normativa in tema di sicurezza e salute sul lavoro ( D.Lgs. 81/2008).
A carico degli imputati è stato
mosso l’addebito di avere omesso di sostituire il vetro ricotto con un vetro
temperato stratificato di sicurezza, così cagionando la morte della ragazza. A seguito di una lunga e
complessa istruttoria, il Giudice del Tribunale di Torino, prima sezione
penale, ha pronunciato sentenza di
assoluzione. Trattasi di una pronuncia senza dubbio garantista, rispettosa
del principio di colpevolezza, emanazione del principio costituzionale di
personalità della responsabilità penale.
Per inciso, sottolineo che il
tema oggetto del procedimento penale in esame - la posizione di garanzia e
quindi la responsabilità penale dell’amministratore di condominio – è molto
discusso negli ultimi tempi, considerato che di recente la Cassazione si è
espressa sul punto, con una sentenza che citerò nel prosieguo della presente
trattazione. Procedendo all’esame della
sentenza, il Giudice ha riconosciuto che la ragazza è deceduta a causa della
lesione patita dalla scheggia di vetro. Certamente determinante nella
causazione dell’evento è stata l’azione dell’amico della giovane, il quale -
dopo essere sceso dalle scale - ha battuto con il palmo della mano destra sulla
lastra di vetro (azione posta in essere o per richiamare l’attenzione della
ragazza o per frenare la velocità acquisita scendendo dagli scalini – scrive il
Giudice in sentenza). Come concluso dallo stesso consulente dell’accusa, causa
necessaria della frattura della lastra di vetro è da individuarsi in un urto.
In conclusione, in assenza della “manata”
impressa sul vetro dal ragazzo, la lastra non si sarebbe frantumata con le
modalità in concreto verificatesi: “si
sarebbe rotta ma non si avrebbe avuta la proiezione di frammenti con quella
spinta trasversale che ha fatto sì che attingessero la persona di … omissis”
(sentenza). Venendo alla trattazione
dell’argomento che interessa, ovvero i profili
di responsabilità penale degli amministratori, lo stesso consulente della
difesa ed il Giudice in sentenza riconoscono che, qualora la lastra vetrata
fosse stata realizzata con vetro stratificato di sicurezza (nel caso in esame
il vetro era semplicemente ricotto), la forza applicata sulla lastra
dall’azione del ragazzo non avrebbe avuto la capacità di spingere i frammenti
sino alla distanza a cui si trovava la ragazza. Pertanto, conclude il Giudice
in sentenza, “qualora la lastra vetrata
del portone di ingresso dello stabile di Corso Cincinnato 256 fosse stata
realizzata non già con vetro ricotto bensì con vetro di sicurezza, ossia
temperato oppure stratificato di sicurezza secondo le norme UNI, non si sarebbero
prodotte schegge acuminate aventi potenzialità di tagliente improprio ovvero
tali schegge non avrebbero attinto …omissis; in altri termini non si sarebbe verificata la lesione della vena
succlavia destra della predetta con conseguente suo decesso” (sentenza). Nonostante quanto sopra espresso,
il Giudice, per le ragioni di seguito esposte, non ha pronunciato sentenza di
condanna, bensì di assoluzione perché il fatto non sussiste, in ossequio al
citato principio di personalità della responsabilità penale. Non è infatti
sufficiente per addivenire ad una condanna sostenere che in presenza di un tipo
di vetro diverso l’evento non si sarebbe
verificato, essendo necessario verificare - in concreto - l’eventuale violazione di norme di legge da
parte degli imputati, nonché la posizione di garanzia in capo ai medesimi. Per quanto concerne l’addebito
inerente la violazione della cosiddetta norma UNI 7697 (che a parere
dell’Accusa avrebbe imposto la sostituzione del vetro ricotto con uno di
sicurezza), il Giudice effettua in sentenza una disamina riguardo la portata
delle medesime, concludendo per la natura non obbligatoria delle stesse,
trattandosi non di prescrizioni di legge, bensì di prescrizioni raccomandative
senza forza cogente.
Tali norme non obbligatorie
acquisterebbero forza precettiva in virtù del rinvio a loro operato da norme di
legge. Nel caso in esame, osserva il Giudice, nel capo di imputazione non è
indicata dalla Procura la fonte normativa di richiamo della norma non
obbligatoria, cioè non è individuata la fonte normativa in forza della quale la
norma nazionale non obbligatoria acquisterebbe forza precettiva. Ciò detto, il Giudice ha
verificato in concreto se gli ambiti normativi nei quali le norme UNI
acquistano forza cogente di legge possano ricomprendere il caso in esame, ossia
se i dettati normativi, che rinviando a tale norma le attribuiscono efficacia
precettiva, hanno negli amministratori di condominio i loro destinatari. Citando la Direttiva 2011/95/CE del Parlamento europeo, volta
a garantire che i prodotti destinati ai consumatori siano sicuri, il Giudice ha
risposto al quesito in termini negativi, affermando che i destinatari di tale
normativa si identificano esclusivamente in coloro che – produttore o
distributore – tali prodotti fabbricano, o che comunque svolgono attività nella
catena della commercializzazione, e non negli amministratori
di condominio. Ne discende l’impossibilità di
identificare nell’amministratore di condominio, in virtù delle sue funzioni e
dei suoi poteri come attribuitigli dalla legge (trattandosi di soggetto
chiamato in forza del mandato conferitogli dal condominio ad attuare ed
eseguire la volontà del medesimo ed a garantire l’uso e la conservazione del
bene comune) un soggetto che svolge attività commerciale di produzione e
distribuzione di beni destinati al consumo, e pertanto destinatario della
cosiddetta norma UNI 7697.
In ordine all’addebito inerente
la normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro, il Giudice sgombra il
campo da eventuali dubbi ribadendo un importante principio, ovvero che i precetti di legge volti alla tutela della
sicurezza e della salute dei lavoratori devono trovare attuazione con
riferimento a tutte le attività nelle quali siano addetti lavoratori subordinati
od equiparati (vedasi Cassazione, Sezioni Unite, n. 9616 del 14 settembre
1995). Pertanto, anche nel caso del
condominio, ove l’assemblea esprime la volontà dei condomini ed attua le
proprie determinazioni attraverso l’amministratore, i precetti di legge diretti
alla tutela della salute e sicurezza sul lavoro trovano applicazione
nell’ipotesi in cui il condominio si avvalga dell’opera di lavoratori
subordinati o equiparati. Nel caso in esame, alla data
dell’evento nessun lavoratore risultava impiegato per l’espletamento di
attività condominiali ed, in particolare, era cessato ormai da tempo il
rapporto di lavoro subordinato con l’addetto al servizio di portierato. Difettava pertanto - scrive il
Giudice in sentenza - il presupposto per l’applicazione della disciplina volta
alla tutela della sicurezza e salute dei lavoratori. Resta da analizzare il profilo di
contestazione inerente la figura del committente (nel capo di imputazione
veniva indicata la violazione dell’art. 26 D.Lgs. 81/2008), ossia colui che
invece di provvedere direttamente all’esecuzione di lavori per il tramite di
lavoratori subordinati o equiparati, affida tali lavori o servizi in appalto a
terzi. L’articolo 26 del D.Lgs. 81/08, al fine di garantire una rafforzata
tutela della sicurezza sul lavoro, ha reso destinatario di alcuni specifici
obblighi il committente il quale, per il solo fatto di affidare i lavori
all’appaltatore, non è automaticamente esonerato dall’osservare le norme di
sicurezza che avrebbe dovuto applicare in caso di diretta esecuzione
dell’intervento, ossia nel caso in cui si fosse avvalso di lavoratori
subordinati. A riguardo, occorre precisare che l’articolo 26, rubricato “obblighi connessi ai contratti d’appalto, o
d’opera o di somministrazione”, è chiaro nello statuire che il committente
sia un datore di lavoro. Recita infatti l’articolo 26 D.Lgs. 81/08 “Il datore di lavoro, in caso di affidamento
di lavori, servizi e forniture…(omissis)”.
Sul punto si è pronunciata la Suprema Corte
statuendo che la responsabilità del committente in relazione all’osservanza
degli obblighi di verifica, informazione, cooperazione, non è di automatica
applicazione, non potendosi esigere dal predetto un controllo pressante,
continuo e capillare sull’organizzazione e sull’andamento dei lavori (a
riguardo, Cass. n.
3563/2012). E’ infatti necessario verificare
in concreto quale sia stata l’incidenza della sua condotta nell’eziologia
dell’evento, a fronte delle capacità organizzative della ditta scelta per
l’esecuzione dei lavori, avuto riguardo alla specificità dei lavori da eseguire
(diverso è il caso in cui il committente dia in appalto lavori relativi ad un
complesso aziendale di cui sia titolare, da quello dei lavori di
ristrutturazione edilizia di un proprio immobile), ai criteri seguiti dallo
stesso committente per la scelta dell’appaltatore, alla sua ingerenza
nell’esecuzione dei lavori oggetto di appalto, nonché alla agevole ed immediata
percepibilità da parte del committente di situazioni di pericolo (sul punto,
vedasi Cass. n. 42347/2013).
Esaurita la premessa in tema di
responsabilità penale del committente, il Giudice ha precisato che l’Accusa,
muovendo la contestazione dell’articolo 26 D.Lgs. 81/2008, non ha specificato
nel capo di imputazione i singoli profili di violazione dei precetti dettati
dalla norma citata, né ha indicato il contratto di appalto di riferimento ed il
suo oggetto. Procedendo alla disamina degli
appalti in essere alla data del fatto, l’istruttoria dibattimentale ha
acclarato che il giorno del tragico evento non era più in essere l’appalto
finalizzato alla rimozione della copertura
in amianto dal tetto dello stabile, bensì esclusivamente l’appalto avente
ad oggetto il servizio di pulizia delle parti comuni. Si è trattato allora per il
Giudice di verificare se gli imputati - in relazione all’appalto del servizio
di pulizia delle parti comuni - ricoprissero la posizione di garanzia del
committente. Ribadendo quanto affermato dalla
Suprema Corte (sentenza citata Cass. n. 42347/2013), il Giudice ha ribadito
che, nell’attribuire la qualifica di committente e le responsabilità che ne
derivano all’amministratore, non si può prescindere dalla peculiare qualità di
amministratori e dal ruolo effettivamente svolto nella stipulazione del
contratto e nella sua successiva attuazione, considerando anche l’ambito di
autonomia di azione ed i poteri decisionali concretamente attribuiti, posto che
l’amministratore è soggetto istituzionalmente chiamato a dare attuazione alle
delibere assembleari cui è vincolato.
Ciò premesso, considerato che non
sono emersi in istruttoria elementi sulla base dei quali poter ricostruire il
percorso che ha condotto alla stipulazione del contratto di appalto per il
servizio di pulizia, né in ordine alle modalità della successiva attuazione, né
sono stati rinvenuti dati di fatto a dimostrazione di un intervento in concreto
degli imputati nella stipulazione ed esecuzione del contratto, l’organo
giudicante non ha potuto attribuire agli stessi la qualifica di committenti. Pertanto, essendo preclusa la possibilità di attribuire la qualifica di
committenti, rimane preclusa anche la riconducibilità ai medesimi degli
obblighi di cui all’articolo 26 D.Lgs. 81/2008.
Fatte salve le argomentazioni
sopra esposte in tema di norme UNI e tutela della salute e sicurezza sul
lavoro, è interessante quanto sottolineato più volte dal Giudice in
sentenza in merito al ruolo
istituzionale dell’amministratore di condominio, che è quello di dare
esecuzione alle delibere assembleari nei limiti dalle stesse fissati, salvo i
casi eccezionali normativamente previsti di intervento diretto che hanno per
presupposto l’urgenza in relazione alla conservazione del bene comune.
In ordine alla violazione dei precetti di colpa generica
(regole di diligenza, prudenza e perizia), il Giudice ha concluso per l’assenza
di un obbligo in capo agli imputati di sostituzione del vetro. L’organo giudicante è addivenuto
a tale conclusione dopo avere verificato se gli amministratori di condominio siano
titolari di una posizione di garanzia propria e quali siano gli obblighi
giuridici specifici di tale eventuale posizione. Come anticipato, l’amministratore
di condominio trae i suoi poteri in forza dell’incarico conferitogli
dall’assemblea condominiale ed esercita tali poteri nel rispetto e nei limiti
delle attribuzioni di legge (art. 1130 c.c.). In forza delle attribuzioni
normative, l’amministratore è tenuto a compiere gli atti conservativi dei
diritti inerenti alle parti comuni dell’edificio, con onere di rendiconto a
termine gestione; non può ordinare lavori di manutenzione straordinaria, salvo
che rivestano carattere di urgenza, ma in questo caso deve riferirne nella
prima assemblea (art. 1135 c. 2 c.c.). In sintesi, scrive l’organo giudicante, la posizione di garanzia
dell’amministratore di condominio è una posizione di protezione, ossia
diretta a preservare i diritti dei condomini inerenti le parti comuni e
l’integrità dell’edificio condominiale da tutti i pericoli che possono
minacciarne l’integrità, e non una
posizione di controllo, diretta a neutralizzare determinate fonti di pericolo
in modo da garantire l’integrità di tutti i beni giuridici che ne possono
risultare minacciati.
Ciò detto, si è trattato per il
Giudice di verificare se gli imputati, “in
relazione ai doveri conservativi del diritto e manutentivi dell’edificio propri
del mandato ricevuto” (sentenza), fossero tenuti alla sostituzione della
lastra di vetro infrantasi. In altri termini, l’organo
giudicante ha dovuto accertare se nel caso in esame sussistesse una situazione
di pericolo per il bene da proteggere, o comunque una situazione di
compromissione della sua integrità. Il Giudice è addivenuto ad una
risposta negativa, ovvero non sussisteva
obbligo per gli imputati di sostituire la lastra vetrata, sulla base degli
elementi di fatto emersi in istruttoria. In particolare, prima del tragico
evento la lastra non presentava segnali di rottura di immediata percepibilità
(assenza di crepe o cricche visibili ad occhio nudo), era in perfette
condizioni d’uso, ed era ben ancorata. Tale lastra era altresì di
spessore tale da garantire una resistenza idonea rispetto all’uso, ed è
risultata essere stata in concreto impiegata per l’utilizzo cui era destinata. Peraltro, non sono emersi
elementi di prova a testimonianza di indicazioni all’amministrazione dello
stabile di anomalie presenti nella lastra di vetro, lastra di vetro che, come
detto, era risultata montata in maniera corretta ed efficiente.
Esaurita la trattazione inerente
la parte motiva della sentenza del Tribunale di Torino, mi preme spendere
qualche parola in merito alla recente pronuncia della Cassazione (sentenza n. 46385/15) che ha concluso
per la responsabilità penale di un
amministratore di condominio, distanziandosi – solo in apparenza – dalla
sentenza in esame. Ad una lettura superficiale della
citata sentenza, sembrerebbe quasi dedursi una sorta di responsabilità
oggettiva dell’amministratore di condominio. Così non è. Ed il caso di specie
oggetto della vicenda posta ad esame della Cassazione è ben diverso da quello
del Tribunale di Torino.
In particolare, ad un
amministratore era stato addebitato il reato di lesioni colpose per non avere
impedito, non predisponendo gli ordinari lavori di manutenzione del condominio,
che parti di rivestimento della facciata dello stabile, cadendo, provocassero
lesioni ad un minore.
Sulla scorta dell’articolo 1135
c.c., la Cassazione
ha affermato che l’amministratore, a prescindere da specifica autorizzazione
dei condomini, ha il dovere di attivarsi a tutela dei diritti inerenti le parti
comuni. Peraltro, la Suprema Corte -
tenendo conto che a monte dell’amministratore vi è l’assemblea ed è l’assemblea
l’organo votato ad assumere le decisioni - ha precisato che, in caso di
pericolo, l’amministratore non è per forza tenuto a far eseguire interventi di
manutenzione, bensì semplicemente a predisporre le cautele più idonee a
delimitare la zona pericolosa, per far poi deliberare l’assemblea in merito al
da farsi. È il caso dell’amministratore che
non ha nella cassa del condominio i fondi necessari; dovrà intervenire sugli
effetti, anziché sulla causa, interdicendo ad esempio l’accesso o il transito
nelle zone pericolanti. Alla luce di tali principi, la Cassazione ha
confermato la sentenza che aveva condannato l’amministratore di condominio
perché, in un caso di evidenza di pericolo, non si era attivato in alcun modo,
mentre sarebbe stato sufficiente transennare la zona sottostante la facciata da
cui si erano staccate le mattonelle che hanno provocato le lesioni. Ciò detto, si evince che le due
sentenze, rispettivamente della Cassazione e del Tribunale di Torino, seppur
addivenute a conclusioni diverse in punto responsabilità, hanno affermato lo
stesso principio di diritto: l’amministratore
di condominio è titolare di una posizione di garanzia che, in presenza di
situazioni di pericolo conosciute o conoscibili con ordinaria diligenza, lo
obbliga ad attivarsi, dimostrando di avere ottemperato ai propri obblighi,
anche in caso di assenza dei fondi di cassa, intervenendo sugli effetti,
anziché sulla causa della rovina. Pertanto, per andare esenti da
addebiti di colpa, gli amministratori saranno tenuti a prestare attenzione alle
segnalazioni da parte dei condomini di situazioni di pericolo per le parti
comuni, ed attivarsi di conseguenza, non essendo tenuti a mettere mano ai
propri risparmi in assenza di fondi di cassa - ciò violerebbe il principio di
esigibilità in tema di colpa - bensì mettendo in sicurezza (sul punto, Cass.
Pen. n. 21401/2009: “è sufficiente per
l’amministratore, al fine di andare esente da responsabilità penale,
intervenire sugli effetti anziché sulla causa della rovina, ovverosia prevenire
la specifica situazione di pericolo prevista dalla norma incriminatrice
interdicendo – ove ciò sia possibile – l’accesso o il transito nelle zone
pericolanti”). Ritengo che la lettura degli
obblighi dell’amministratore di condominio nei termini sopra esposti, così come
argomentato dal Tribunale di Torino nella sentenza commentata, possa ritenersi
rispettosa del principio di colpevolezza, emanazione del sommo principio della
personalità della responsabilità penale. Carlotta Gribaudi
Avvocato del foro di Torino. Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.	QUESITI? proponili nel FORUM	Commenta questo articolo!Rispondi Autore: Giorgio Gallo24/02/2016 (00:01:51)Sono anni che sostengo queste cose. Direi FINALMENTE. Bell'articolo.
GGRispondi Autore: Aurora B 24/02/2016 (18:41:33)anche a me è piaciuto, questo articolo: l'ho letto tutto ieri sera tardi e ci trovo 1 cosa ottima e 1 sola negativa ma appena appena.
La cosa ottima, è che -come spesso accade- i magistrati giudicanti si leggono tutte le carte e si vanno a cercare i riferimenti di legge,cosa che assai raramente vedo fare dai magistrati nquirentim anche alla faccia di quanto indicherebbe (condizionale d'obbligo)l'art. 358 C.P.P. sul dovere anche di "accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini",
Quella appena negativa è che -per quanto riferito ma solo tra le righe- a mio modo di vedere non si enfatizza il concetto che in ogni caso i lavoratori dipendenti di un condominio non sono equiparabili a quelli di un DdL "tradizionale" e soprattutto che nè i condomini e men che mai l'amministratore di condominio sono soggetti agli obblighi del coso 81. Insomma, io una bottarella di risalto a quanto prevede l' art. 3 c.9 del D.Lgs.81/08 gliel'avrei proprio data.