Source: https://www.legalellb.com/newsletter/newsletter-n-3-del-27-febbraio-2019/
Timestamp: 2019-07-22 19:24:59+00:00
Document Index: 61086927

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 6', '§ 1', 'art. 6', '§ 1', 'art. 3']

Newsletter n. 3 del 27 febbraio 2019, Studio Lana – Lagostena Bassi
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Newsletter n. 3 del 27 febbraio 2019
La Corte europea dei diritti dell’uomo muta giurisprudenza sull’espulsione di stranieri.
Caso Amanda Knox: la Corte europea dei diritti dell’uomo condanna l’Italia.
Tavola rotonda “Il diritto all’equo processo tra diritto europeo e Costituzione italiana” – Firenze, 21 febbraio 2019.
Tavola rotonda “L’avvocato internazionalista nella difesa dei diritti davanti al Giudice interno e alle Corti internazionali” – Genova, 27 febbraio 2019.
Tavola rotonda “Le controversie cross border in materia civile e commerciale in ambito UE” – Perugia, 8 marzo 2019.
In data 14 febbraio 2019, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dichiarato all’unanimità la non violazione da parte dell’Italia dell’art. 8 CEDU (che tutela il diritto alla vita privata e familiare), in relazione ad un decreto di espulsione emesso nei confronti del sig. Narjis, cittadino marocchino, nonostante egli risiedesse in Italia da oltre 20 anni insieme alla madre, alle sorelle e al fratello.
La Corte europea ha infatti affermato che il decreto di espulsione emesso nei confronti del ricorrente, sebbene costituisca un’interferenza nella vita privata e familiare del ricorrente da parte delle autorità italiane, non integra nel caso di specie tuttavia una violazione dell’art. 8 CEDU. I giudici europei hanno ritenuto la misura come necessaria, in quanto adottata in base ad un bilanciamento tra istanze confliggenti condotto nel rispetto dei criteri guida stabiliti dalla giurisprudenza della Corte stessa, quali, ad esempio la natura e la gravità del reato commesso, la situazione familiare del ricorrente e la solidità dei legami sociali, culturali e familiari tra il richiedente ed il paese ospitante, così come quello di destinazione.
In particolare, la Corte afferma che le autorità italiane hanno tenuto in debito conto tali criteri nell’adozione del decreto di espulsione avverso il ricorrente e dunque, anche in considerazione del margine di apprezzamento di cui le autorità nazionali beneficiano, non sussisteva alcuna seria ragione per sostituire il suo giudizio a quello delle autorità italiane.
La pronuncia in esame, tuttavia, lascia adito a qualche perplessità. Ed infatti, le conclusioni cui pervengono i giudici di Strasburgo non sembrano essere del tutto coerenti con i criteri da loro stessi enunciati. Una maggiore attenzione ai legami familiari esistenti e alla durata della permanenza in Italia, in uno con la tenue gravità dei reati da lui commessi, avrebbe dovuto, quantomeno, suggerire alla Corte di sottoporre a vaglio critico il bilanciamento condotto dallo stato italiano, anche in ragione della giurisprudenza pregressa in materia.
Con la sentenza del 24 gennaio 2019, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dichiarato, all’unanimità, la violazione da parte dell’Italia dell’art. 3 CEDU (che stabilisce la proibizione della tortura e altri trattamenti inumani o degradanti), nonché dell’art. 6, §§ 1 e 3 (c) CEDU (che sancisce il diritto all’equo processo e il diritto all’assistenza legale) e dell’art. 6 §§ 1 e 3 (e) CEDU (che prevede il diritto all’assistenza di un interprete), violazioni in riferimento al procedimento che ha condotto alla condanna di Amanda Knox per calunnia, dopo che la stessa aveva accusato un barista dell’omicidio della studentessa con cui condivideva l’appartamento.
In particolare, la sig.ra Knox lamentava il comportamento tenuto dalle autorità italiane, in special modo nel corso dell’interrogatorio del 6 novembre 2007 cui era stata sottoposta in seguito all’omicidio della sua coinquilina, sostenendo di aver subito dei gravi maltrattamenti nel corso del suddetto interrogatorio.
A tal riguardo, la Corte ha rilevato che, nonostante le ripetute denunce della ricorrente, le autorità italiane non avrebbero condotto alcuna indagine diretta a chiarire i fatti e le eventuali responsabilità (in violazione del profilo procedurale dell’art. 3 CEDU), specificando, tuttavia, che non vi fosse alcuna prova del lamentato maltrattamento.
Per quanto attiene alla violazione del diritto all’assistenza legale, la Corte ha affermato che non è stata dimostrata alcuna circostanza eccezionale tale da giustificare la mancata assistenza di un avvocato nel corso dell’interrogatorio.
La Corte ha infine posto l’attenzione sul ruolo svolto dall’interprete della Knox, ritenendolo non conforme alle garanzie stabilite dalla Convenzione, avuto riguardo all’attitudine materna assunta dall’interprete, esorbitante le funzioni di interprete che avrebbe dovuto assicurare e che ha contribuito a compromettere l’equità del successivo processo contro la ricorrente.
Il 21 febbraio 2019, l’Unione forense per la tutela dei diritti umani in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli studi di Firenze e la Fondazione per la Formazione Forense dell’Ordine degli Avvocati di Firenze – Scuola Forense hanno organizzato la tavola rotonda: “Il diritto all’equo processo tra diritto europeo e Costituzione italiana”.
La tavola rotonda si è tenuta presso il Polo delle Scienze sociali, Via delle Pandette Edificio D5, Aula 1.12, a partire dalle ore 14:00 fino alle 18:00, alla presenza di Ilaria Pagni, Professore di Diritto processuale civile presso l’Università degli Studi di Firenze. Sono intervenuti Chiara Favilli, Professoressa di diritto europeo presso l’Università degli Studi di Firenze, Luca Minniti, magistrato presso la V Sezione Civile del Tribunale di Firenze, Paolo Palchetti, Professore di diritto internazionale presso l’Università di Macerata e Anton Giulio Lana, Presidente dell’Unione forense per la tutela dei diritti umani.