Source: https://studiolegaleramelli.it/2019/03/20/omesso-versamento-di-contributi-previdenziali-il-superamento-della-soglia-di-punibilita-va-valutato-con-riferimento-allannualita/
Timestamp: 2020-08-06 19:28:16+00:00
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Omesso versamento di contributi previdenziali: il superamento della soglia di punibilità va valutato con riferimento all’annualità – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Omesso versamento di contributi previdenziali: il superamento della soglia di punibilità va valutato con riferimento all’annualità.
Si segnala ai lettori del blog la sentenza di legittimità n.11465/2019 in tema di omesso versamento di contributi previdenziali e assistenziali.
La Suprema Corte, con la pronuncia in commento, ha affermato l’irrilevanza della eventuale prescrizione delle singole omissioni mensili ai fini della punibilità del reato, posto che la soglia di 10.000 euro fissata dalla norma penale introdotta nel 2016 è riferita al periodo annuale.
L’imputazione penale e lo svolgimento del processo.
La Corte di appello di Ancona, in riforma della sentenza resa dal locale Tribunale – che aveva dichiarato l’indagata responsabile del reato dl cui agli artt. 81 cpv cod.pen. e 2 l.n. 638/1983 – perché quale legale rappresentante e obbligato solidale della ditta (omissis) ometteva di versare la somma complessiva di euro 19.176,00 relativa alle ritenute previdenziali ed assistenziali operate sulle retribuzioni corrisposte ai lavoratori dipendenti per i mesi da novembre 2009 a dicembre 2010 e l’aveva condannata alla pena di mesi due di reclusione ed euro 500,00 di multa – dichiarava non doversi procedere nei confronti della stessa con riferimento ai fatti-reati di omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali sino al giugno 2010 perché estinti per intervenuta prescrizione e rideterminava la pena in relazione alle residue imputazioni – mensilità da luglio a dicembre 2010- in giorni venti di reclusione ed euro 100,00 di multa.
Ricorreva per cassazione la difesa dell’imputata lamentando plurimi vizi di legge e di motivazione come sintetizzati nella sentenza in commento.
La Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente alla doglianza, avente ad oggetto la condotta omissiva contributiva relativa all’anno 2009, non costituente più reato perché al di sotto della soglia di punibilità di 10.000 euro introdotta dal D.Lgs. n. 15/2016, dichiarando il ricorso inammissibile nel resto.
Di seguito si riporta il passaggio della motivazione contenente il principio di diritto di interesse per il presente commento:
“Va ricordato che l’art. 3 comma 6 del d.lgs. 15 gennaio 2016 n. 8, entrato in vigore il 6.2.2016, ha modificato l’art. 2 comma 1 bis del decreto-legge 12 settembre 1983 n. 463, convertito con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983 n. 638, nel senso di attribuire rilevanza penale unicamente alle condotte di omesso versamento delle ritenute di cui al comma 1 il cui importo sia superiore ad euro 10.000,00 annui; va aggiunto che tale modifica, in quanto comportante una disposizione più favorevole rispetto alla precedente, si applica, ex art. 2, comma 4, c.p., anche ai fatti posti in essere antecedentemente.
Tale modifica legislativa ha, quindi, depenalizzato la condotta oggetto del presente procedimento, relativa all’anno 2009, il cui ammontare (…), non supera la soglia di punibilità di euro 10.000,00, trasformandole in illecito amministrativo, con conseguente venir meno della relativa giurisdizione del giudice penale. Trattandosi di violazioni c.d. sotto soglia, il fatto contestato al ricorrente non è più previsto dalla legge come reato e, pertanto, la sentenza impugnata va annullata sul punto, senza rinvio, con la formula perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato (…).
In relazione al secondo motivo, va osservato che il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali operate sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti (art. 2 D.L. n. 463 del 1983, conv. in I. n. 638 del 1983) è integrato, siccome è a dolo generico, dalla consapevole scelta di omettere i versamenti dovuti, sicchè non rileva, sotto il profilo dell’elemento soggettivo, la circostanza che il datore di lavoro attraversi una fase di criticità e destini risorse finanziarie per far fronte a debiti ritenuti più urgenti (Sez.3, n.3705 del 19/12/2013, dep.28/01/2014, Rv. 258056; conf. n. 5755/2014, non massimata).
In relazione al terzo motivo, va rilevato che questa Corte ha affermato che, ai fini della punibilità in relazione all’accertamento della nuova soglia di punibilità annua, non è rilevante l’eventuale già dichiarata prescrizione delle omissioni mensili ricomprese nell’annualità in contestazione, in quanto la soglia è ora riferita al periodo annuale ed è perciò indipendente da fatti estintivi diversi da quello, satisfattivo, del pagamento (Sez.3, n.14729 del 09/02/2016, Rv.266633). Le residue condotte oggetto del presente procedimento – relative al periodo luglio/dicembre 2010 – hanno, pertanto, conservato rilevanza penale perché l’ammontare complessivo delle omissioni relative all’annualità 2010- considerate anche quelle in relazione alle quali è stata già dichiarata la prescrizione del reato- è pari ad euro 13.641,00 e supera, quindi, il limite annuo di euro 10.000,00, collocando tali condotte al di fuori della soglia di depenalizzazione”.
Art. 2 D.l. 12 settembre 1983 conv. in l. 683/1983, n. 463
1-bis. L’omesso versamento delle ritenute di cui al comma 1, per un importo superiore a euro 10.000 annui, e’ punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 1.032. Se l’importo omesso non e’ superiore a euro 10.000 annui, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 a euro 50.000. Il datore di lavoro non è punibile, ne’ assoggettabile alla sanzione amministrativa, quando provvede al versamento delle ritenute entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’avvenuto accertamento della violazione.
[3. Nel settore agricolo, per quanto attiene la contribuzione unificata dovuta per gli operai, le ipotesi previste dai precedenti commi si realizzano allorquando la mancata o minore imposizione dei contributi sia conseguente ad una omessa, incompleta, reticente o infedele presentazione delle denunce contributive previste dall’art. 2 della legge 18 dicembre 1964, n. 1412, e successive modificazioni ed integrazioni.]
Entro il 30 novembre 1983 i datori di lavoro che abbiano effettuato il versamento dei contributi afferenti al periodo successivo al 1° febbraio 1983 sono ammessi a regolarizzare la loro posizione debitoria relativa ai periodi di paga precedenti. La regolarizzazione estingue il reato e le obbligazioni per sanzioni amministrative e per ogni altro onere accessorio connessi con la denuncia ed il versamento dei contributi stessi, ivi compresi quelli di cui all’art. 18 del decreto-legge 30 agosto 1968, n. 918, convertito, con modificazioni, nella legge 25 ottobre 1968, n. 1089, in materia di sgravi degli oneri sociali, con esclusione delle spese di giudizio e degli aggi connessi alla riscossione dei contributi a mezzo ruoli esattoriali. La regolarizzazione è effettuata con versamento in unica soluzione dei contributi dovuti.
Il versamento dei contributi può essere effettuato anche in rate mensili eguali e consecutive, in numero non superiore a nove, delle quali la prima entro il 30 novembre 1983, con applicazione sull’importo delle rate successive degli interessi di dilazione previsti dall’art. 13, primo comma, del decreto-legge 29 luglio 1981 n. 402, convertito, con modificazioni, nella legge 26 settembre 1981, n. 537. Il mancato versamento anche di una sola rata comporta la decadenza dai benefici economici di cui al comma che precede. La regolarizzazione delle posizioni debitorie relative ai contributi agricoli unificati è effettuata in unica soluzione entro il 30 giugno 1984 secondo le modalità stabilite dall’ente impositore.
6-bis. Le imprese sottoposte ad amministrazione straordinaria in data successiva al 1° febbraio 1983 sono ammesse a regolarizzare la loro posizione debitoria relativa ai periodi di paga precedenti con gli effetti di cui al secondo periodo del comma quinto, a condizione che provvedano al versamento dei contributi afferenti al periodo successivo alla data suindicata entro il 30 novembre 1983.
6-ter. Le imprese sottoposte ad amministrazione straordinaria possono usufruire dei benefici di cui al comma quinto anche se non sono in regola con i versamenti dei contributi previsti nello stesso comma, alla condizione che sia stata autorizzata dal CIPI la continuazione dell’esercizio dell’impresa e che esse, od il gruppo di cui fanno parte, abbiano usufruito delle garanzie del Tesoro di cui all’art. 2- bis del decreto-legge 30 gennaio 1979, n. 26, convertito, con modificazioni, nella legge 23 aprile 1979, n. 95, in misura non superiore al 20 per cento degli importi dei contratti di finanziamento autorizzati dal CIPI ed abbiano fatto ricorso alla Cassa integrazione guadagni per una percentuale non superiore al 30 per cento del personale in forza.
Per le imprese che alla data del 30 novembre 1983 si trovino in stato di amministrazione controllata o di amministrazione straordinaria, il termine per la regolarizzazione della posizione debitoria è differito all’ultimo giorno del mese successivo a quello di cessazione dell’amministrazione controllata o straordinaria.
7-bis. Per gli istituti di patronato e di assistenza sociale, istituiti ai sensi del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 29 luglio 1947, n. 804, e successive integrazioni, in attesa della emanazione del decreto del Presidente della Repubblica previsto dall’art. 2 della legge 27 marzo 1980, n. 112, il termine per la regolarizzazione dell’intera partita debitoria è differito al 31 ottobre 1984. Nel frattempo il 10 per cento delle somme che sono erogate a qualsiasi titolo dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale agli istituti di patronato e di assistenza sociale deve essere utilizzato a scomputo della posizione debitoria ed entro i limiti della relativa esposizione.
Per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali è differito al 30 novembre 1983 il termine utile per la presentazione della richiesta di cui al primo comma dell’art. 14 della legge 10 maggio 1982, n. 251.
La regolarizzazione estingue le obbligazioni per le sanzioni civili di cui agli articoli 50 e 51 del testo unico delle disposizioni per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, le sanzioni amministrative di cui alla legge 24 novembre 1981, n. 689 ed all’art. 2del decreto-legge 6 luglio 1978, n. 352, convertito, con modificazioni, nella legge 4 agosto 1978, n. 467, nonché i provvedimenti adottati a norma del sesto comma dell’art. 28 del predetto testo unico, afferenti a periodi assicurativi fino al 31 dicembre 1982, compresa la regolazione dei premi relativa all’anno 1982, e per i quali non sia stato già effettuato il pagamento, con la esclusione delle spese di giudizio e degli aggi esattoriali. La regolarizzazione estingue, altresì, le obbligazioni per le sanzioni amministrative di cui all’ultimo comma dell’art. 16 della legge 10 maggio 1982, n. 251, relative ad inadempienze commesse entro il 30 aprile 1983.
Per il pagamento rateale dei premi, per lo stato di regolarità fino al 31 dicembre 1983 e per le imprese che alla data del 30 novembre 1983 si trovino in stato di amministrazione controllata o di amministrazione straordinaria valgono le disposizioni di cui al presente articolo.
Decade dal beneficio della regolarizzazione di cui al presente articolo il datore di lavoro che ometta di effettuare, alle scadenze di legge, il versamento dei contributi di previdenza ed assistenza dovuti per il periodo compreso tra la data di effettuazione del versamento di cui al presente articolo ed il 31 luglio 1984.
Gli enti previdenziali e assistenziali impositori determinano le modalità per i versamenti.
Le disposizioni di cui ai commi da 5 a 13 si applicano anche ai coltivatori diretti, ai mezzadri e coloni e rispettivi concedenti, agli artigiani, agli esercenti attività commerciali ed ai liberi professionisti iscritti negli appositi alibi o elenchi professionali, per la regolarizzazione delle posizioni debitorie relative a periodi di contribuzione anteriori al 1° gennaio 1983. I relativi contributi sono versati entro il 30 giugno 1984. Per coloro che non abbiano ottemperato all’obbligo di iscrizione presso le rispettive commissioni, le disposizioni si applicano purchè la denuncia entro il 30 novembre 1983 e la relativa regolarizzazione avvenga comunque entro sessanta giorni dall’iscrizione stessa.
Il datore di lavoro, tenuto alla denuncia ed al versamento dei contributi con le modalità previste nel decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 5 febbraio 1969, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 67 del 13 marzo 1969, il quale non abbia presentato all’Istituto nazionale della previdenza sociale le denunce individuali dei lavoratori occupati nei periodi anteriori all’entrata in vigore del decreto-legge 6 luglio 1978, n. 352, convertito, con modificazioni, nella legge 4 agosto 1978, n. 467, deve presentare, per tali periodi, una denuncia dei lavoratori interessati, delle retribuzioni individuali, nonchè di tutti i dati necessari all’applicazione delle norme in materia di previdenza e assistenza sociale. La denuncia, redatta su modulo predisposto dall’Istituto nazionale della previdenza sociale, deve essere presentata entro il 30 giugno 1984.
I termini per la presentazione all’Istituto nazionale della previdenza sociale della denuncia nominativa di cui all’art. 4 del decreto-legge 6 luglio 1978, n. 352, convertito, con modificazioni, nella legge 4 agosto 1978, n. 467, sono fissati al 30 giugno di ciascun anno e, per le amministrazioni dello Stato, al 31 dicembre di ciascun anno. Alle stesse date sono fissati i termini per la consegna ai lavoratori della copia della denuncia predetta. Per l’anno 1983 il termine del 30 giugno è differito al 30 novembre 1983.
Alle amministrazioni dello Stato, che abbiano presentato o presentino, entro il 30 novembre 1983, le denunce nominative degli anni 1978, 1979, 1980 e 1981, non si applicano le sanzioni previste dal citato art. 4. Alle predette amministrazioni non si applicano, altresì, le sanzioni previste dall’art. 30 della legge 21 dicembre 1978, n. 843, qualora abbiano presentato o presentino entro il 31 ottobre 1983, le denunce contributive relative a periodi di paga scaduti anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto.
I termini di prescrizione relativi ai contributi dovuti o la cui riscossione è affidata a qualsiasi titolo all’Istituto nazionale della previdenza sociale ed all’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro sono sospesi per un triennio dalla data di entrata in vigore del presente decreto ed è corrispondentemente prolungato il periodo durante il quale il datore di lavoro ha l’obbligo di conservare i libri paga e di matricola.
Dalla data di entrata in vigore della legge 21 dicembre 1978, n. 843, al 31 dicembre 1983, in deroga all’art. 23 della stessa legge, e successive modificazioni e integrazioni, i soprappremi di rateazione di cui al secondo comma dell’art. 28 del testo unico delle disposizioni sull’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, restano invariati nelle misure ivi previste .
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