Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-7879-del-20-03-2019
Timestamp: 2019-04-24 15:58:24+00:00
Document Index: 160928711

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 380', 'art. 24', 'art. 39', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 2953', 'art. 3', 'art. 2946', 'art. 20']

Sentenza Cassazione Civile n. 7879 del 20/03/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7879 del 20/03/2019
Cassazione civile sez. VI, 20/03/2019, (ud. 06/12/2018, dep. 20/03/2019), n.7879
sul ricorso 15637-2017 proposto da:
e difesa dall’avvocato ORTENSIO STANZIONE;
S.B., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLA GIULIANA
32, presso lo studio dell’avvocato GIANCARLO SANTORIELLO,
rappresentata e difesa dagli avvocati MARCELLO MUROLO, MARIA CITRO;
avverso la sentenza n. 134/2017 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,
1. La Corte d’appello di Salerno, in riforma della sentenza impugnata, accoglieva l’opposizione proposta da S.B. avverso ingiunzione di pagamento, accertando l’intervenuta prescrizione quinquennale del credito portato da cartella esattoriale relativa a contributi previdenziali, ritenendo estinto il credito per maturazione della prescrizione quinquennale intercorsa tra la notifica della cartella e quella dell’ingiunzione.
2. Equitalia Servizi di Riscossione s.p.a. ha proposto ricorso affidato a unico articolato motivo;
3. S.B. resisteva con controricorso;
4. la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio non partecipata.
1. A fondamento del ricorso Equitalia Servizi di Riscossione s.p.a. lamenta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 24, comma 5 e del D.Lgs. n. 112 del 1999, artt. 19 e 20, nonchè degli artt. 2946 e 2953 c.c. Sostiene che con l’ingresso nel rapporto dell’Agente della Riscossione, si determinerebbe un effetto novativo delle obbligazioni originariamente dovute a separate ragioni di credito, che resterebbero assoggettate al regime ordinario di prescrizione entro il quale l’agente della riscossione ha diritto di azionare il credito. Argomenta che la rinnovata natura dell’obbligazione a carico del debitore, a seguito dell’ingresso nel rapporto dell’agente per la riscossione e della formazione del ruolo, risulterebbe da diversi indici normativi e sarebbe confermata dal D.Lgs. n. 112 del 1999, art. 39,nel quale l’agente della riscossione è riguardato come autonomo soggetto legittimato passivo dell’impugnazione proposta dal debitore e comunque responsabile in proprio in caso di mancata chiamata in causa dell’ente creditore. Ulteriormente richiama il D.Lgs. n. 112 del 1999, art. 20, che al comma 6, successivamente al discarico dall’agente della riscossione per l’accertata inesigibilità del credito iscritto a ruolo, prevede che qualora l’ente creditore individui l’esistenza di significativi elementi reddituali patrimoniali riferibili agli stessi debitori, può riaffidare in riscossione le somme all’esecuzione, alla “condizione che non sia decorso il termine di prescrizione decennale”.
2. Va premessa l’ammissibilità del motivo, in considerazione del rilievo che le questioni di diritto che esso pone sono esaminabili per la prima volta nel giudizio di legittimità: avendo la parte tempestivamente eccepito la prescrizione al giudice è rimessa l’identificazione della norma di diritto sulla durata della prescrizione, con riferimento alla fattispecie sostanziale, così come la qualificazione giuridica di quest’ultima (v. Cass. n. 3126 del 03/03/2003 e successive conformi).
3. Il motivo è infondato (si veda Cass. n. 31352 del 04/12/2018 alla quale si rinvia). Il conferimento al concessionario della funzione di procedere alla riscossione dei crediti, nonchè la regolamentazione ex lege della procedura e la previsione di diritti e obblighi del concessionario stesso, infatti, non determina il mutamento della natura del credito previdenziale e assistenziale, che è assoggettato per legge ad una disciplina specifica. Nè tantomeno potrebbe determinarsi in tal modo una modifica del regime prescrizionale, che per i contributi sarebbe incompatibile con il principio di “ordine pubblico” dell’irrinunciabilità della prescrizione, valorizzato anche dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 23397 del 17/11/2016.
4. Conseguentemente, in assenza di un titolo giudiziale definitivo, che accerti con valore di giudicato l’esistenza del credito e produca la rideterminazione in dieci anni della durata del termine prescrizionale ex art. 2953 c.c., continua a trovare applicazione, anche nei confronti del soggetto titolare del potere di riscossione, la speciale disciplina della prescrizione prevista dalla L. n. 335 del 1995, art. 3, in luogo della regola generale sussidiaria di cui all’art. 2946 c.c.,
5. Nè giova alla tesi della ricorrente il richiamo al D.Lgs. n. 112 del 1999, art. 20 comma 6, che prevede un termine di prescrizione strettamente inerente al procedimento amministrativo per il rimborso delle quote inesigibili.
6. In base alle svolte argomentazioni il ricorso va rigettato, con liquidazione delle spese in favore della parte costituita.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 3.000, 00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15% e accessori di legge.