Source: http://bologna.sentenze.ilcaso.it/massimari/bancario/16-7/Pegno
Timestamp: 2019-11-15 15:53:55+00:00
Document Index: 82428089

Matched Legal Cases: ['art. 1419', 'art. 2787', 'art. 48', 'art. 48', 'art. 2704', 'art. 5', 'art. 2797', 'art. 3', 'art. 2797', 'art. 1515', 'art. 83', 'art. 532', 'sentenza ', 'art. 2797']

Ai fini del giudizio di eventuale propagazione della nullità parziale ex art. 1419 cod. civ., per stabilire il ruolo che le condizioni generali di un contratto bancario assegnano alla clausola di pegno omnibus non risulta determinante la presenza, nel medesimo contratto, di altre clausole che pongono dei beni alla specifica sicurezza di talune voci di credito. La costante presenza (da tempi remoti) della clausola omnibus nei moduli contrattuali predisposti dalle banche manifesta come tale clausola rivesta, in linea di principio, carattere connotativo del «fare credito» di questo tipo di imprese. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 05 Agosto 2019, n. 20895. Segue...
Deve dichiararsi la nullità, per carenza del requisito della sufficiente indicazione del credito garantito di cui all’artt. 2787 co. 3 c.c., del c.d. pegno omnibus, vale a dire prestato a garanzia di un credito non determinato, né determinabile (nella specie, il Tribunale ha dichiarato la nullità di vincoli e pegni su polizze costituiti “a garanzia di ogni altro credito – anche se non liquido ed esigibile ed anche se assistito da altra garanzia, reale o personale – già in essere o che dovesse sorgere a favore della Banca verso il debitore, rappresentata dal saldo passivo di conto corrente e/o dipendente da operazioni bancarie di qualunque natura”). (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 30 Luglio 2019. Segue...
Il sintagma «credito su pegno» di cui all’art. 2787, comma 4, cod. civ. è nozione che intende circoscrivere il campo di applicazione della norma ad uno specifico tipo di operatività creditizia - tradizionalmente dei monti di pietà e di pegno, e che nell’oggi può essere esercitata, nei limiti di cui all’art. 48 TUB, dalle banche - qualificata dal fatto che al rimborso del finanziamento è destinato unicamente il bene mobile dato in garanzia, e conformata, quanto alla disciplina, dalla l. 745/1938 e dal reg. 1279/1939, come richiamati dall’art. 48 del TUB. Ne discende che la disposizione in esame non trova applicazione nel contesto di tutte le diverse operazioni bancarie assistite da pegno, con la conseguenza che - rispetto all’universo di tale variegata operatività - la banca non è esonerata dall’onere della data certa per l’opponibilità a terzi del vincolo. Del resto, ritenere le banche esonerate dall’onere della data certa con riferimento all’universo dell’operatività assistita da pegno sarebbe irrazionale (non essendo in alcun modo logicamente giustificabile una deroga, per una così ampia porzione di operatività - e solo per essa - all’art. 2704 cod. civ.), confliggente con il principio di par condicio creditorum (per la deteriore posizione in cui verrebbe a collocare i creditori pignoratizi di diritto comune rispetto a quelli bancari) nonché distonico rispetto al dovere di sana e prudente gestione di cui all’art. 5 del TUB. (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Giugno 2019, n. 15421. Segue...
Fallimento – Pegno regolare ed irregolare – Fattispecie – Onere del creditore di insinuarsi al passivo del fallimento del debitore
Pegno - Escussione in presenza di concordato preventivo - Ammissibilità - Condizioni.
Pegno di credito all'acquisto e alla consegna di titoli non ancora emessi - Natura giuridica - Pegno di credito futuro.
Espropriazione forzata - Beni gravati da pegno o ipoteca - Limiti alla pignorabilità di beni diversi da quelli oggetto di garanzia - Distinzione tra pegno e ipoteca.
Le disposizioni contenute nell'articolo 2911 c.c. tendono a consentire la realizzazione della soddisfazione dei creditori il cui il credito sia assistito da cause di prelazione in primo luogo sui beni che ne costituiscono l'oggetto, introducendo un regime di impignorabilità relativa dei beni non gravati dal diritto reale di garanzia. Ciò significa che ai creditori titolari di causa di prelazione non è precluso di soddisfarsi su beni diversi da quelli gravati da ipoteca o da pegno ma che la condizione per poter agire su tali beni è che l'azione esecutiva sia in corso anche su quelli che rendono operante la causa di prelazione. Il regime di impignorabilità opera però in modo differente a seconda che riguardi i beni ipotecati ovvero sottoposti a pegno. Nel primo caso, si ritiene che, sebbene il creditore ipotecario non possa procedere al pignoramento di immobili non ipotecati, qualora l'azione esecutiva non sia stata esercitata anche sui beni ipotecati, nessun limite incontri quanto alla promozione dell'espropriazione mobiliare. Al contrario, il creditore garantito da pegno non può esercitare alcuna azione esecutiva se non abbia pignorato anche i beni che costituiscono oggetto del pegno. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Tempio Pausania, 25 Settembre 2012. Segue...
Garanzie - Pegno - Disciplina ex art. 2797 c.c. - Derogabilità.
Pegno - Pegno di azioni - Vendita - Modalità - Oscillazioni di prezzo - Obbligo del creditore del miglior realizzo - Inesistenza.
Premesso che la vendita dei beni costituiti in pegno non costituisce un obbligo ma una facoltà, non viola il principio di correttezza e buona fede la banca che pone in vendita le azioni date in pegno non immediatamente al verificarsi dei presupposti per la escussione della garanzia ma in un momento successivo quando il corso dei prezzi è meno favorevole. (Nel caso di specie, il contratto di pegno facoltizzava la banca a porre in vendita le azioni “in tutto o in parte, anche in via frazionata”). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 13 Aprile 2011. Segue...
Pegno - Pegno di azioni - Oscillazioni di prezzo - Rilevante perdita di valore - Bene soggetto a deterioramento - Esclusione.
La possibilità che le azioni costituite in pegno siano soggette ad oscillazioni di prezzo e, quindi, anche ad una rilevante perdita di valore non consente di ritenerle un bene soggetto a deterioramento, in quanto la diminuzione del prezzo non è un fatto ineluttabile ma un evento del tutto imprevedibile. Alla fattispecie non è, pertanto, applicabile il richiamo all'articolo 2790 c.c. relativo alla custodia dei beni suscettibili di deterioramento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 13 Aprile 2011. Segue...
Pegno – Contratto di pagamento parziale – Clausola di riduzione proporzionale della garanzia – Incapienza della residua quota di pegno – Riduzione – Necessità.
Qualora il contratto di pegno preveda, a richiesta del debitore, la riduzione proporzionale della garanzia a fronte del pagamento della corrispondente quota del debito complessivo, il creditore deve procedere alla riduzione del pegno anche nel caso in cui il debito residuo sia di importo superiore al valore della quota residua di pegno. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Castrovillari, 30 Settembre 2010. Segue...
Enti pubblici - Partecipazioni societarie - Realizzazione di opera pubblica - Concessione di pegno sulle azioni - Ammissibilità - Condizioni.
Enti pubblici - Partecipazioni societarie - Limite del perseguimento delle finalità istituzionali - Partecipazioni delle società partecipate - Condizioni.
Enti pubblici - Province - Partecipazioni indirette - Concessione di pegno sulle azioni - Previsione regolamentare - Necessità.
Non vi sono norme che precludono agli enti pubblici ed alle società da essi partecipate di concedere il pegno sulle azioni della società che ha la titolarità della realizzazione di un'opera, tanto più che la concentrazione della garanzia sulle azioni della società che realizza l'intervento limita l'ampiezza della potenziale esposizione debitoria al solo valore delle azioni della società partecipata, evitando il rischio di ulteriori perdite di risorse pubbliche. E’ quindi possibile affermare che il pegno sulle azioni di una società a partecipazione pubblica, che sia destinato a garantire un finanziamento ottenuto dalla stessa società e finalizzato alla realizzazione di un'opera pubblica che sia idonea a generare i ricavi necessari per il rimborso del debito mediante il proget financing, è uno strumento utilizzabile sia dagli enti pubblici che dalle società a partecipazione pubblica. Tuttavia, considerata la particolare natura dell'operazione che coinvolge una società a partecipazione pubblica e che presenta pertanto ricadute patrimoniali sull'ente controllante che ha in gestione risorse della collettività, è opportuno che la regolamentazione pattizia della garanzia di cui si discute contenga clausole che: a) in relazione al diritto di voto nelle assemblee sociali, specifichino che lo stesso deve permanere in capo alla società controllante, sia perché si tratta di un organismo di diritto pubblico la cui sorte influenza sia pure, in senso lato, il patrimonio dell'ente locale socio sia perché la gestione della società per l'effettuazione dell'intervento di realizzazione della dell'opera pubblica è elemento essenziale; b) limitino la circolazione del diritto di pegno ai soli soggetti finanziatori e ciò al fine di consentire sempre la tracciabilità ed il controllo pubblico sui soggetti che, in caso di esito negativo dell'operazione, potrebbero escutere il pegno; c) in ragione della necessaria trasparenza che deve connotare l'azione della pubblica amministrazione, prevedano che la cessione del credito derivante dal finanziamento e del conseguente pegno sulle azioni possa avvenire solo previo gradimento dell'ente, utilizzando all’uopo lo stesso meccanismo autorizzatorio previsto per il rilascio del pegno; d) in deroga alla previsione di carattere generale prevista dall'articolo 2791, codice civile, gli eventuali frutti del bene sottoposto al pegno (nel caso di azioni, gli utili) siano di competenza del debitore e non del creditore pignoratizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Il limite posto dall'art. 3, comma 27, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (finanziaria per il 2008), in base al quale le amministrazioni locali non possono mantenere partecipazioni societarie che abbiano "per oggetto la produzione di beni e di servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali", comporta che le società direttamente partecipate da detti enti non potranno che avere un oggetto sociale, e a loro volta detenere partecipazioni, che siano compatibili con le finalità indicate dalla norma citata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
L'amministrazione provinciale può autorizzare il rilascio del pegno sulle azioni di una società partecipata indirettamente a condizione che il regolamento di contabilità dell'ente contempli tale possibilità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Corte dei Conti, 21 Settembre 2010. Segue...
Contratto di garanzia finanziaria – Pegno di titoli di credito – Costituzione – Consegna dei titoli al creditore – Necessità – Notifica al debitore ceduto – Irrilevanza.
Il pegno di titoli di credito si costituisce mediante la semplice consegna del titolo al creditore pignoratizio, senza che vi sia necessità di provvedere alla notifica dell’atto di costituzione del pegno al debitore o di procurarsi l’accettazione con data certa di quest’ultimo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 28 Novembre 2008. Segue...
Responsabilità patrimoniale - Cause di prelazione - Pegno - Di beni mobili - Vendita della cosa - Forma - Creditore bancario - Oggetto della garanzia - Titoli del debito pubblico - Beni aventi un prezzo di mercato - Configurabilità - Preavviso e termine per la vendita - Derogabilità - Ammissibilità - Sussistenza - Vendita diretta dei beni - Configurabilità - Fondamento - Condizioni - Conseguenze in materia di revocatoria fallimentare.
In tema di pegno, la possibile derogabilità consensuale della disciplina dettata dall'art. 2797 cod. civ. è applicabile sia al termine minimo di preavviso (ridotto nella specie ad un giorno) sia all'intimazione a mezzo dell'ufficiale giudiziario (sostituita con un preavviso al debitore dato in forma scritta); se poi la cosa ha "un prezzo di mercato", nel significato desumibile per analogia dall'art. 1515 cod. civ. relativo all'esecuzione coattiva della vendita e dunque "un prezzo corrente stabilito per atto della pubblica autorità ovvero risultante da listini di borsa o mercuriali", la vendita stessa può avvenire a mezzo delle persone autorizzate, ai sensi dell'art. 83 disp. att. cod. civ. o anche tramite commissionario, ciò implicando una "vendita a trattative private" ad un prezzo non inferiore al minimo del listino, così potendosi argomentare in via analogica dall'art. 532 cod. proc. civ. (in applicazione di tali principi è stata cassata con rinvio la sentenza che erroneamente, trattandosi di cose oggetto del pegno costituite da titoli del debito pubblico rilasciati a garanzia, non aveva valutato se esse avessero un prezzo di mercato e così pure se la banca, nella sua qualità di intermediario finanziario e quindi abilitato alla negoziazione di valori mobiliari, rivestisse la qualità di persona autorizzata alla vendita ex art. 2797 cod. civ.). (fonte CED – Cassazione Civile) Cassazione civile, sez. I, 10 Novembre 2008, n. 26898. Segue...
Intermediazione finanziaria – Mandato a vendere titoli costituiti in pegno a garanzia di affidamento – Diminuzione del valore – Obbligo della banca di vendere i titoli – Esclusione.
La banca non può essere ritenuta responsabile della violazione del mandato a vendere “al meglio” i titoli del cliente costituiti in pegno a garanzia di un affidamento allo stesso concesso qualora, in base al contratto di pegno, tale mandato sia connesso alla facoltà di revoca dell’affidamento, facoltà il cui esercizio è per la banca del tutto discrezionale. Ne consegue che la diminuzione del valore dei titoli costituiti in pegno e la conseguente erosione del margine di garanzia non imponeva di per sé alla banca la revoca o la diminuzione dell’affidamento e la vendita dei titoli. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 26 Febbraio 2008. Segue...