Source: http://www.regione.sicilia.it/beniculturali/dirbenicult/normativa/altreamministrazioni/INTESAStatoRegione.htm
Timestamp: 2017-11-23 20:39:05+00:00
Document Index: 101178215

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 9', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 15', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 4', 'art. 28']

INTESA ISTITUZIONALE DI PROGRAMMA TRA IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA E LA GIUNTA REGIONALE SICILIANA
G.U.R.S. 5 novembre 1999, n. 52
Visto l'art. 2, comma 203, della legge 23 dicembre 1996, n. 662;
Vista la delibera CIPE del 21 marzo 1997, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell'8 maggio 1997, n. 105;
Vista la delibera CIPE del 21 aprile 1999, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 luglio 1999, n. 177;
Vista la legge regionale 30 marzo 1998, n. 5, art. 9, comma 2, che introduce il documento di programmazione economica e finanziaria (DPEF regionale), che costituisce "il quadro di riferimento della programmazione regionale" con la validità e l'efficacia giuridica del programma regionale di sviluppo previsto dall'art. 2 della legge regionale 19 maggio 1988, n. 6;
Visto il documento di programmazione economica e finanziaria approvato dalla Giunta della Regione Siciliana in data 18 dicembre 1998;
Visto il rapporto interinale regionale, predisposto ai sensi della delibera CIPE del 22 dicembre 1998, n. 140, assentito dalla Giunta regionale nella seduta del 15 marzo 1999;
Visto il rapporto di sintesi, predisposto dal Comitato nazionale per i fondi strutturali comunitari 2000-2006, ai sensi della delibera CIPE del 22 dicembre 1998, approvato, previo parere della Conferenza unificata, dal CIPE in data 14 maggio 1999;
Vista la delibera del CIPE del 6 agosto 1999, relativa al programma di sviluppo del Mezzogiorno nel periodo 2000-2006, approvazione del quadro finanziario programmatico;
Considerati gli obiettivi e le priorità programmatiche espressi nei predetti documenti;
Considerato che l'obiettivo di accelerazione e qualificazione del processo di sviluppo territoriale deve essere perseguito attraverso una più stretta cooperazione tra Governo e Regione Siciliana, che veda come un complesso unitario le molteplici iniziative promosse dai diversi soggetti pubblici e privati, in modo da assicurare una loro coordinata e funzionale programmazione e realizzazione;
Considerato che l'intesa istituzionale di programma costituisce il quadro di riferimento degli atti di programmazione negoziata da realizzarsi nella Regione Siciliana;
Considerato che nel vigente quadro legislativo, ai sensi della legge n. 662/96 e successive integrazioni e della delibera CIPE del 21 marzo 1997, l'intesa costituisce lo strumento con il quale sono stabiliti congiuntamente tra il Governo e la Giunta gli obiettivi da conseguire nei quali è indispensabile l'azione congiunta degli organismi predetti;
Considerato che l'intesa costituisce un impegno tra le parti contraenti per porre in essere ogni misura necessaria per la programmazione, la progettazione e l'attuazione delle azioni concertate, secondo le modalità e i tempi specificati in ciascuno degli strumenti attuativi;
Precisato che la destinazione delle risorse deve essere determinata secondo modalità di partenariato che valorizzino, nel quadro delle funzioni di indirizzo e di coordinamento statale, la funzione di programmazione della Regione circa le azioni e gli interventi da realizzare nel proprio territorio;
Considerata la ricognizione avviata sulla situazione economico-sociale della Regione, sui punti di forza del suo modello di sviluppo, sui punti critici sui quali intervenire, sulla connessione tra programmazione regionale e programmazione nazionale, sul grado d'attuazione degli interventi in essere, sulle risorse pubbliche e private utilizzabili per la realizzazione degli obiettivi dell'intesa;
Considerato che con l'intesa vengono indicati i parametri e le modalità attraverso le quali determinare le risorse (ordinarie e straordinarie, nazionali e comunitarie) attribuite all'intesa e da attivare mediante gli accordi di programma quadro da stipularsi tra il Governo e la Giunta regionale per la definizione:
- delle azioni che le parti, direttamente per quanto di loro competenza, o indirettamente, mediante interventi di indirizzo, vigilanza e controllo, si impegnano a svolgere per accelerare le procedure concernenti la realizzazione di un programma esecutivo di interventi di interesse comune o funzionalmente collegati, rientranti nelle attribuzioni delle diverse articolazioni dei poteri centrali dello Stato e del sistema delle autonomie, di cui dovranno essere specificate le attività e gli interventi da realizzare, i relativi tempi e le relative modalità di attuazione;
- dei soggetti, degli organi responsabili, delle procedure di attuazione e di tutti gli strumenti amministrativi che facilitino l'attivazione e la realizzazione dell'accordo, ivi compresi quelli relativi ad autorizzazioni, nulla osta, permessi, e quant'altro condizioni gli investimenti degli operatori privati;
- del fabbisogno finanziario di ciascun accordo di programma quadro nell'ambito delle complessive risorse destinate all'intesa e della sua articolazione temporale;
- delle procedure e dei soggetti responsabili per il monitoraggio e la verifica dei risultati;
Sentita, nella seduta del 1° luglio 1999, la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome;
Vista la delibera CIPE del 6 agosto 1999 con cui è approvato lo schema della presente intesa;
si stipula la presente
tra il Presidente del Consiglio dei Ministri, on.le Massimo D'Alema
ed il Presidente della Regione Siciliana, on.le Angelo Capodicasa
Recepimento delle premesse
Oggetto dell'intesa
Costituiscono oggetto della presente intesa gli obiettivi di sviluppo in ambito regionale verso cui far convergere l'azione delle parti, i piani e i programmi pluriennali di intervento nei settori di interesse comune le cui singole iniziative saranno individuate - in sede di definizione degli strumenti di attuazione - tenendo conto dell'esigenza di assicurarne i collegamenti funzionali, il quadro delle risorse impegnate per le realizzazioni in corso, nonchè di quelle impegnate nell'orizzonte temporale considerato, gli strumenti istituzionali di attuazione e, in particolare, gli accordi di programma quadro per i quali vengono stabiliti i criteri, i tempi e i modi per la loro sottoscrizione.
Durata dell'intesa
La presente intesa, costituendo strumento ordinario del rapporto di programmazione economica tra l'Amministrazione centrale e la Regione Siciliana, impegna le parti contraenti al periodico aggiornamento e ad operare per l'inserimento al suo interno del complesso degli interventi di carattere economico che interesseranno il territorio della Regione (comunitari, nazionali, regionali e locali).
Le parti, dato atto che le finalità di carattere generale dell'azione di sviluppo della Regione riguardano la massimizzazione dell'occupazione produttiva, lo sviluppo del sistema produttivo, la minimizzazione dell'impatto ambientale, il riequilibrio territoriale e il miglioramento della vita associata, con l'intento di incorporare la dimensione delle pari opportunità nel complesso delle azioni e delle politiche di intervento, concordano nell'identificare i seguenti settori di intervento:
1) trasporti;
2) approvvigionamento idrico e risanamento delle acque;
4) risorse umane e formazione professionale;
5) ricerca scientifica e tecnologica;
6) sviluppo locale;
7) aree urbane;
8) difesa del suolo e protezione della fascia costiera;
9) aree naturalistiche;
10) gestione rifiuti;
11) beni culturali;
12) turismo;
13) sistema agroalimentare;
14) reti della comunicazione;
15) sanità;
16) pari opportunità per donne e uomini.
Quadro finanziario dell'intesa
Le risorse finanziarie (ordinarie e straordinarie, nazionali e comunitarie) destinate all'intesa saranno individuate nel loro complesso avendo a riferimento:
1) per le risorse straordinarie: la ripartizione concordata tra le Regioni per l'attribuzione dei fondi comunitari;
2) per le risorse ordinarie: in prima applicazione la proiezione della spesa storica, per la Regione, del bilancio dello Stato ed, in prospettiva, la proiezione delle quantificazioni risultanti dal processo di regionalizzazione del bilancio dello Stato in corso, da realizzarsi, previo accordo tra le Regioni, con parametri che incrocino:
a) popolazione;
b) territorio;
c) PIL.
Tali risorse saranno attribuite agli specifici obiettivi individuati e ripartite tra i singoli accordi di programma quadro.
Le parti concordano che il quadro finanziario di ciascun accordo comprenderà le risorse ordinarie del bilancio regionalizzato, le risorse destinate alle aree depresse, le risorse comunitarie, le somme destinate al cofinanziamento nazionale degli interventi comunitari, le risorse regionali, le risorse degli enti locali, le eventuali risorse private.
MODALITA' DI ATTUAZIONE E VERIFICA
1. Le parti concordano di stipulare accordi di programma quadro nelle aree di seguito indicate:
- viabilità stradale;
- risorse idriche;
- ricerca e formazione;
- sviluppo locale;
- legalità, pari opportunità e recupero marginalità sociale;
I contenuti e le linee di intervento degli accordi di programma quadro da stipulare, relativi alle sopra indicate aree, sono specificatamente descritti nell'allegato "A", che costituisce parte integrante della presente intesa e al quale si rimanda.
Le parti si danno atto che i predetti accordi non esauriscono il complesso delle misure necessarie per conseguire gli obiettivi di sviluppo nei settori di comune interesse e pertanto si riservano di valutare l'opportunità di stipulare ulteriori accordi relativi agli altri settori dell'art. 4.
Tabella 1 - Collegamento fra settori (art. 4) e aree in cui verranno individuati gli APQ (art. 6 e allegato A)
Settori prioritari Aree prioritarie in Termine per la
(art. 4), cui verranno individuati definizione degli APQ
gli APQ (art. 6 e alleg. A)
1 Trasporti Viabilità (settore 1) Gennaio 2000
Collegamenti ferroviari (settore 1) Gennaio 2000
Aereoporti (settore 1) Gennaio 2000
Porti (settore 1) Gennaio 2000
2 Approvvigionamento Risorse idriche (settore 2) Marzo 2000
idrico e risanamento
3 Energia Energia (settore 3) Marzo 2000
4 Risorse umane e Ricerca e formazione Marzo 2000
formazione pro- (combina obiettivi dei
fessionale settori 4 e 5)
5 Ricerca scientifica Ricerca e formazione Marzo 2000
e tecnologica (combina obiettivi dei
settori 4 e 5)
6 Sviluppo locale Sviluppo locale Marzo 2000
(combina obiettivi dei
settori 6 e 7)
7 Aree urbane Legalità, pari opportunità Marzo 2000
e recupero delle marginalità
sociale (combina obiettivi
dei settori 4, 6 e 7)
8 Sanità Sanità (settore 15 - area priori- Gennaio 2000
taria 8)
2. Le parti si impegnano, ciascuna nell'esercizio del proprio ruolo istituzionale, ad avviare ogni attività propedeutica e necessaria alla definizione, entro quattro mesi dalla sottoscrizione della presente intesa, degli schemi degli accordi di programma quadro relativi alle aree prioritarie: viabilità stradale, rete ferroviaria, aeroporti, porti, sanità ed entro sei mesi dalla sottoscrizione dell'intesa degli schemi degli accordi di programma quadro relativi alle aree prioritarie: risorse idriche, energia, ricerca e formazione, sviluppo locale, legalità, pari opportunità e recupero marginalità sociale.
3. Le parti concordano che, in sede di periodica verifica ed aggiornamento, gli accordi potranno essere integrati con iniziative ulteriori rispetto a quelle originariamente individuate e che si rendano necessarie per l'effettivo conseguimento degli obiettivi di sviluppo nei settori di comune interesse.
Nei predetti accordi saranno indicati:
a) le risorse complessive, la loro scansione temporale, le modalità di una loro utilizzazione con particolare riferimento alle procedure di cui all'art. 2, comma 203, lettera b) della legge 23 dicembre 1996, n. 662, come modificata dall'art. 15, comma 4 del decreto legge 30 gennaio 1998, n. 6, convertito con modificazioni dalla legge 30 marzo 1998, n. 61;
b) i soggetti responsabili della conclusione dell'intervento e quelli titolari di singole fasi di esso;
c) i tempi di completamento dell'intervento, con l'indicazione di scadenze intermedie che consentano specifiche attività di verifica con cadenze definite negli accordi e, in ogni caso, almeno semestrali;
d) le condizioni e le modalità di apertura delle procedure per l'esercizio di poteri sostitutivi.
Le parti convengono che i termini fissati negli accordi di programma quadro per l'emissione di pareri obbligatori o facoltativi siano assunti a riferimento per l'applicazione dell'art. 16, commi 1 e 2, della legge 7 agosto 1990, n. 241, così come modificato dall'art. 17, comma 24, della legge 15 maggio 1997, n. 127, salvo diverse disposizioni di leggi speciali, nonchè dall'art. 17, commi 1 e 2, della legge regionale n. 10/91 e successive modifiche ed integrazioni.
Estensione della disciplina dell'intesa
Dal momento della stipula degli accordi di programma quadro, che discendono dalla presente intesa e per le materie in essi previste, accordi, intese, patti e analoghe fattispecie negoziali stipulate anteriormente tra amministrazioni centrali e Regione Siciliana, sono resi funzionali all'intesa ed inclusi tra gli strumenti di attuazione della stessa.
Comitato istituzionale di gestione
1. Al fine di adottare iniziative e provvedimenti idonei a garantire la celere e completa realizzazione degli interventi, nonchè la possibile riprogrammazione e riallocazione delle risorse, è istituito il "Comitato istituzionale di gestione", composto di otto membri, di cui quattro in rappresentanza del Governo e quattro in rappresentanza della Giunta della Regione Siciliana.
Rappresentanti del governo:
- prof. Giorgio Macciotta - Sottosegretario di Stato al Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica;
- on.le avv. Antonio Bargone - Sottosegretario di Stato al Ministero dei lavori pubblici;
- on.le Luca Danese - Sottosegretario di Stato al Ministero dei trasporti e della navigazione;
- on.le prof. Giampaolo D'Andrea - Sottosegretario di Stato al Ministero per i beni e le attività culturali.
Rappresentanti della Giunta regionale.
- on.le Vladimiro Crisafulli - Assessore regionale alla Presidenza;
- on.le Carmelo Lo Monte - Assessore regionale ai lavori pubblici;
- on.le Vincenzo Lo Giudice - Assessore regionale al territorio e ambiente;
- on.le Domenico Rotella - Assessore regionale al turismo, comunicazione e trasporti.
3. Il Comitato istituzionale è presieduto dal Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica o suo delegato.
4. Il Comitato istituzionale di gestione può essere modificato nella sua composizione, su indicazione del presidente del Comitato, per quanto concerne la delegazione del Governo, e su indicazione del Presidente della Regione, previa delibera della Giunta regionale, per quanto riguarda la delegazione regionale. Analogamente può essere modificato nella sua composizione il Comitato paritetico d'attuazione di cui al successivo art. 9.
5. Il Comitato istituzionale si riunisce almeno due volte l'anno sulla base di rapporti predisposti dal Comitato paritetico di attuazione di cui al successivo art. 9. La convocazione è disposta dal presidente, anche a richiesta dei soli rappresentanti regionali.
6. Il Comitato istituzionale può essere integrato, in modo paritetico, da rappresentanti del Governo e della Regione in relazione a specifici argomenti.
7. Il Comitato delibera a maggioranza, con possibilità di ricorso alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato e le Regioni, per un riesame della decisione, secondo forme e modalità che verranno stabilite dalla Conferenza stessa.
8. Nel caso di verificato inadempimento degli impegni assunti da una pubblica amministrazione nell'ambito degli accordi di programma quadro, il Comitato istituzionale di gestione assegna un congruo termine per adempiere, decorso inutilmente il quale assume le determinazioni necessarie affinchè l'autorità competente, individuata nell'accordo di programma quadro, provveda ad esercitare i poteri sostitutivi.
9. Ove non sia consentito o efficacemente praticabile l'esercizio del potere sostitutivo, il CIPE o la Regione Siciliana, su richiesta del Comitato istituzionale di gestione, dispone la revoca immediata del finanziamento, senza pregiudizio per le eventuali azioni nei confronti della persona cui sia imputabile l'inadempimento e per l'esercizio di pretese risarcitorie. Le risorse revocate possono essere riprogrammate con la procedura di cui al successivo art. 10.
Comitato paritetico d'attuazione
1. E' istituito il Comitato paritetico d'attuazione con compiti di supporto tecnico al Comitato istituzionale di gestione, composto di otto membri di cui quattro designati dal Governo e quattro designati dalla Giunta regionale.
Designati dal governo:
- dott.ssa Antonella Manno - Direttore generale Servizio per le politiche di sviluppo territoriale - Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica;
- arch. Gaetano Fontana - Direttore generale della Direzione generale del coordinamento territoriale - Ministero dei lavori pubblici;
- dott. Arturo Pane - Servizio pianificazione - programmazione - Ministero dei trasporti e della navigazione;
- prof. Pietro Graziani - Vice Capo di Gabinetto vicario - Ministero per i beni e le attività culturali.
Designati dalla Giunta regionale:
- dr. Francesco Paolo Busalacchi - Direttore regionale alla programmazione;
- dr. Stefano Impastato - Direttore regionale dei lavori pubblici;
- dr. Agostino Porretto - Direttore regionale del turismo
- ing. Ignazio Sciortino - Direttore regionale del territorio
2. Alle sedute del Comitato paritetico possono essere invitati a partecipare, ogni qualvolta ciò sia necessario, rappresentanti delle amministrazioni centrali, degli enti locali o di altri soggetti pubblici o privati coinvolti nella programmazione, nel finanziamento, o nella realizzazione degli interventi, nonchè nei procedimenti amministrativi preordinati all'attuazione degli interventi medesimi.
3. Il Comitato paritetico, sulla base delle risultanze dei periodici monitoraggi effettuati in ordine allo stato di attuazione dei singoli interventi, predispone rapporti semestrali sullo stato di attuazione dell'intesa per il Comitato istituzionale di gestione corredandoli, ove necessario, delle proposte in ordine alle iniziative e misure idonee per la celere e completa realizzazione degli interventi compresi nel programma triennale, ovvero in ordine alla revoca dei finanziamenti assegnati e alla riprogrammazione degli interventi.
4. Il Comitato paritetico è presieduto da un rappresentante del Governo, che provvede alle convocazioni, anche su richiesta dei membri di parte regionale.
Verifica e aggiornamento dell'intesa
1. La verifica complessiva degli obiettivi dell'intesa e dei suoi strumenti attuativi sarà effettuata con cadenza almeno annuale dal Comitato istituzionale di gestione sulla base della relazione che sarà predisposta dal Comitato paritetico di attuazione.
2. Sulla base delle risultanze della verifica, nonchè delle eventuali nuove esigenze di sostegno allo sviluppo economico regionale o territoriale, il Comitato istituzionale di gestione può procedere all'aggiornamento degli obiettivi e dei settori di intervento dell'intesa, di cui all'art. 4, e alla riprogrammazione delle relative risorse.
3. Sulla medesima base e tenuto altresì conto delle variazioni eventualmente apportate agli obiettivi di cui sopra, il Comitato istituzionale di gestione può decidere la modifica o la ridefinizione degli interventi di attuazione dell'intesa e di riprogrammazione delle risorse.
4. Le decisioni di cui ai precedenti commi 2 e 3 sono prese all'unanimità dei componenti del Comitato.
Roma, 13 settembre 1999.
Il v. Presidente del Consiglio dei Ministri: MATTARELLA
Il Presidente della Regione Siciliana: CAPODICASA
QUADRO ECONOMICO E PROGRAMMATICO GENERALE
Il documento "Orientamenti per il Programma di sviluppo per il mezzogiorno (PSM) 2000/2006", elaborato ed adottato con delibera CIPE del 14 maggio 1999, costituisce il punto d'arrivo del processo di concertazione fra Amministrazioni centrali, Regioni, autonomie locali e parti economico sociali, per quanto riguarda gli indirizzi programmatici, gli assi prioritari di sviluppo, le ipotesi di allocazione delle risorse, l'elaborazione del programma di sviluppo per le Regioni ob. 1 e le scelte metodologiche per la redazione dei programmi operativi.
La nuova programmazione dei fondi strutturali comunitari deve inserirsi nell'ambito di un disegno unitario di programmazione. Lo strumento per la realizzazione di tale disegno è l'intesa istituzionale di programma, che costituisce il mezzo attraverso il quale sono stabiliti congiuntamente tra il Governo nazionale e il Governo regionale gli obiettivi da conseguire.
Il processo di verifica di coerenza degli obiettivi della programmazione regionale, esplicitati nel DPEF 98/2000 e nel rapporto interinale assentito dalla Giunta regionale con delibera n. 59 del 15 marzo 1999, con la programmazione nazionale è finalizzato alla stipula dell'intesa istituzionale di programma e degli accordi quadro che verranno stipulati nei settori di intervento prioritari.
LE PRINCIPALI CRITICITA' DELL'ECONOMIA REGIONALE
- alta incidenza della disoccupazione e del precariato;
- marginalità e dipendenza dall'esterno;
- bassi standard di vita civile e associata;
- forte squilibrio tra entrate e spese del bilancio regionale e patologico rapporto tra spese correnti e spese in conto capitale;
- scarsa efficienza del sistema pubblico regionale.
Il mercato del lavoro regionale continua a segnalare anche nel primo trimestre del 1999 una situazione strutturalmente grave. Dopo i modesti incrementi nel numero degli occupati nella II parte del 1998, l'occupazione è rimasta stagnante. Il tasso di disoccupazione ad aprile 1999 risultava del 25,2%, ancora in lieve crescita rispetto a 12 mesi prima; con l'attuale scenario economico, è prevedibile il permanere di tale livello di disoccupazione per tutto il 1999.
Dalla lettura dei principali indicatori economico-sociali, pur in presenza di un tasso di crescita simile a quello nazionale (1,6% del PIL), emerge la posizione di marginalità dell'economia siciliana caratterizzata dal forte squilibrio esistente tra il peso demografico della Regione e le performance economiche che invece essa esprime.
Un altro aspetto critico riguarda la composizione della produzione regionale. Emerge con evidenza, con il peso preponderante del terziario e quello invece scarso dell'industria in senso stretto, un tessuto produttivo debole, scarsamente interconnesso al suo interno, e la presenza di tipologie produttive rivolte principalmente al mercato locale ed a bassa produttività.
Collegato a tali aspetti appare il problema della dipendenza dell'economia siciliana dal resto del mondo. Un saldo permanentemente negativo, infatti, accompagna gli interscambi effettuati con il resto d'Italia e con l'estero, segnalando così un deficit di produzione interna.
E' tuttavia da sottolineare che, pur in presenza di un quadro generale complessivamente negativo, si registrano alcuni fenomeni fortemente innovativi dal punto di vista qualitativo: insediamento di alcune multinazionali che producono in settori avanzati, esistenza di alcune realtà imprenditoriali innovative ed aperte all'esterno, rafforzamento di alcune aree a produzione diffusa, dinamismo di alcune aree agricole.
Tra i punti di disagio sociale e di disgregazione della convivenza – oltre alla piaga della disoccupazione e di un mercato del lavoro asfittico – occorre riconoscere che il degrado urbano e la carenza degli standard civili di vita in generale su tutto il territorio regionale hanno giocato un ruolo frenante dei processi più positivi appena richiamati. La carenza di verde pubblico, i guasti dell'abusivismo, l'inquinamento ambientale, le difficoltà nell'assicurare un'assistenza sanitaria efficiente e la crescente problematicità della raccolta e del trattamento dei rifiuti costituiscono fattori negativi che ostacolano l'instaurarsi di un processo di crescita socio-economica sostenibile.
La spesa per servizi collettivi pubblici rappresenta il 23% circa del valore aggiunto prodotto in Sicilia (14% a livello nazionale).
GLI OBIETTIVI MACROECONOMICI DELLA PROGRAMMAZIONE REGIONALE
Il meccanismo dello sviluppo regionale deve collegarsi strettamente agli obiettivi macroeconomici perseguiti dai documenti di programmazione statale e comunitaria.
In particolare, si farà riferimento al PSM 2000/2006 e al patto di stabilità interno previsto dall'art. 28 della legge n. 448/98 (Finanziaria '99).
L'obiettivo generale del PSM prevede la riduzione significativa del divario economico sociale tra le aree del Mezzogiorno e il resto d'Europa, attraverso l'accrescimento della competitività di lungo periodo, e la creazione di condizioni di accesso pieno e libero al lavoro e in particolare:
- di conseguire entro il quarto anno del settennio 2000/2006 un tasso di crescita del Mezzogiorno pari al doppio di quello medio dell'UE;
- di ridurre drasticamente il disagio sociale.
Parallelamente l'obiettivo primario del patto di stabilità interno è quello di ridurre progressivamente il disavanzo del bilancio regionale e di ridurre il rapporto tra ammontare del debito e PIL.
In questo quadro si collocano le finalità generali che il Governo regionale si propone di conseguire per il prossimo periodo di programmazione:
a) risanamento del bilancio regionale;
b) massimizzazione dell'occupazione produttiva;
c) crescita economica e sviluppo del sistema produttivo;
d) miglioramento della qualità della vita.
Il complesso di tali obiettivi rappresenta la strategia che l'Amministrazione regionale intende mettere in atto per partecipare al processo di convergenza nazionale.
La prima finalità andrà perseguita attraverso un più razionale utilizzo delle risorse finanziarie disponibili, l'incremento della spesa in conto capitale rispetto a quella corrente, il miglioramento dell'efficienza e dell'efficacia dei servizi, la riconversione dell'occupazione regionale indiretta (precariato, LSU, forestali, ecc.), l'incremento degli investimenti in opere e servizi pubblici da parte del capitale privato.
Per quanto riguarda la seconda finalità, ci si propone di massimizzare l'occupazione stabile nei settori produttivi dell'industria e dei servizi, non trascurando l'apporto aggiuntivo dei lavoratori temporanei impiegati nel settore delle costruzioni.
La crescita economica e lo sviluppo del sistema produttivo regionale saranno perseguiti attraverso l'incremento del grado di utilizzazione delle risorse endogene e l'aumento degli investimenti, sia pubblici che privati, nei settori ad alto tasso di internalizzazione (ad es. agro-alimentare, turismo, ecc.); parallelamente occorrerà puntare all'aumento delle esportazioni regionali ed all'attivazione di partnership di rete, con particolare riferimento all'ambito euromediterraneo.
Considerato che lo sviluppo regionale non è legato esclusivamente a fattori di tipo economico e territoriale, e che la coesione sociale è messa in crisi dall'insicurezza sociale, dal degrado civile e dall'alto tasso di criminalità presenti in Sicilia, il miglioramento della qualità della vita associata informerà le azioni programmatiche attraverso la valorizzazione del terzo settore, la promozione di politiche inclusive per le fasce deboli, il miglioramento delle infrastrutture sanitarie e la realizzazione di quelle condizioni che consentano un pieno inserimento nel mercato del lavoro soprattutto della componente femminile.
Si individuano cinque grandi aree prioritarie di intervento.
I settori prioritari individuati sono:
1) infrastrutture;
2) tutela e risanamento ambientale;
3) beni culturali, ambientali e turismo;
4) innovazione, ricerca e risorse umane;
5) sviluppo locale ed aree urbane.
Il completamento ed il potenziamento del sistema infrastrutturale siciliano si rende necessario per attenuare la persistente situazione di isolamento e di perifericità in cui tuttora si trova la Sicilia. Con questo obiettivo si intende aumentare la competitività del sistema produttivo regionale, operando, nel contempo, in direzione di un riequilibrio territoriale tra aree forti e aree deboli, aree costiere ed aree interne. Il potenziamento del sistema infrastrutturale, inoltre, avrebbe un forte impatto occupazionale.
L'obiettivo posto di un livello ottimale di infrastrutturazione richiede la messa a punto di una strategia complessiva dai caratteri strutturali e quindi nuova rispetto al passato.
Per le opere non completate si potrà fare riferimento alla ricognizione già avviata dall'Osservatorio regionale sulle opere pubbliche e contestualmente potrà essere attivato un tavolo tecnico-operativo che fissi, tenuto conto della normativa vigente, parametri di selezione e scelte che consentano di valorizzare il parco progetti esistente. Per il settore idrico in particolare dovrà essere completata la ricognizione delle opere esistenti con riferimento agli individuandi ambiti territoriali ottimali.
Per quanto riguarda le nuove infrastrutture il disegno strategico di attuazione prende spunto dai sei ambiti prioritari già individuati in sede nazionale, e per i quali sono stati individuati i seguenti obiettivi specifici:
- miglioramento della connettività interna al territorio regionale a scala sia di area vasta (collegamenti infra ed interprovinciali) che di sistemi urbani con particolare riferimento agli ambiti metropolitani di Palermo, Catania e Messina;
- relazioni tra la Sicilia, il resto del paese ed il continente europeo, con l'obiettivo di migliorare il grado di accessibilità da e per l'isola;
- riqualificazione della posizione baricentrica della Sicilia nel bacino del Mediterraneo, con l'ampia gamma di proiezioni economico-produttive da rivalorizzare in senso longitudinale (est-ovest) e sud con i paesi transfrontalieri del continente africano.
Il miglioramento della connettività interna comporta le declinazione di interventi nel campo della mobilità viaria, ferroviaria e dell'intermodalità.
Le tradizionali relazioni lungo l'asse nord-sud comporteranno anch'esse interventi migliorativi per la mobilità lungo la direttrice del corridoio plurimodale tirrenico-ionico.
Analoghe prospettazioni vengono attribuite alla dimensione euromediterranea che una migliore fruizione dei collegamenti marittimi ed aerei possono dare alla Sicilia.
- individuazione e costituzione degli A.T.O. entro il 31 dicembre 1999;
- creazione ed attuazione dei presupposti e delle condizioni che consentano agli A.T.O. di assicurare la corretta gestione delle acque, nonchè di avviare in modo completo il servizio idrico integrato (legge Galli n. 36/94, come recepita con legge regionale n. 10/99);
- miglioramento degli standard quantitativi e qualitativi di fornitura della risorsa idrica e della qualità delle acque superficiali;
- ottimizzazione della gestione del servizio idrico integrato e dell'uso programmato delle risorse idriche destinate ad uso irriguo;
- incremento della capacità di captazione e adduzione, secondo quanto previsto dal nuovo piano regolatore generale degli acquedotti per la Regione Siciliana;
- completamento dei sistemi irrigui attraverso la realizzazione di reti di distribuzione e la riqualificazione del sistema distributivo.
Per raggiungere gli obiettivi, si procederà, negli accordi di programma quadro, ad indicare a) le iniziative mirate a garantire l'approvazione del programma degli interventi e del piano economico finanziario per la gestione del servizio idrico integrato, per ciascun ambito territoriale ottimale, ai sensi della legge n. 36/94, come recepita con legge regionale n. 10/99, e b) i termini e le condizioni per l'attivazione delle gestioni del servizio idrico integrato ai sensi della legge n. 36/94, come recepita con legge regionale n. 10/99.
- miglioramento della capacità di rendere disponibile alle imprese la risorsa "territorio";
- aumento della competitività del sistema produttivo regionale e rafforzamento dei sistemi produttivi locali, attraverso il potenziamento delle filiere produttive e la razionalizzazione delle aree di scambio;
- aumento della capacità di attrazione di grandi insediamenti produttivi dall'esterno;
- pianificazione settoriale delle aree attrezzate o da attrezzare in una logica di attrazione e supporto ai comparti produttivi.
- realizzazione di infrastrutture energetiche in grado di garantire uno standard europeo di continuità e di qualità del servizio elettrico nella Regione;
- aumentare la capacità di esportazione dell'energia;
- estensione anche agli usi agricoli del miglioramento degli standard quantitativi di fornitura di risorse energetiche;
- innalzamento della qualità della vita nei comuni dell'isola.
- miglioramento delle capacità endogene locali in termini di innovatività e competitività delle PMI siciliane e della pubblica amministrazione attraverso l'accesso ai servizi di livello superiore ed il miglioramento della capacità di condivisione e scambio delle informazioni;
- realizzazione di un sistema di monitoraggio permanente del sistema produttivo locale;
- introduzione stabile delle politiche innovative della pubblica amministrazione mirate alla garanzia della trasparenza dell'attività, allo snellimento procedurale, all'accesso alle informazioni da parte di cittadini, enti, istituzioni ed associazioni.
- miglioramento della qualità dell'assistenza attraverso la riorganizzazione della rete ospedaliera per pervenire all'ottimale utilizzo dei presidi, fondandone la gestione su criteri di economicità ed efficienza;
- creazione di strutture di assistenza dedicate per condizioni croniche, in modo da ricondurre l'ospedale alla sua funzione di trattamento delle patologie in fase acuta.
2. Tutela e risanamento ambientale
La "risorsa ambiente" riveste una particolare importanza per la promozione di politiche di sviluppo della Regione Siciliana in quanto, in forza della sua diffusione e diversificazione nell'ambito territoriale regionale, una sua attenta valorizzazione può rappresentare un volano per la ripresa civile, economica e d'immagine della Sicilia.
Sia sul versante della protezione delle risorse che sul versante delle condizioni della loro valorizzazione, le azioni programmatiche sulle quali è incardinata prioritariamente la politica ambientale regionale riguardano i seguenti obiettivi specifici:
DIFESA DEL SUOLO E PROTEZIONE DELLA FASCIA COSTIERA
- la messa in sicurezza delle strutture e degli insediamenti che risultano a rischio idrogeologico, da conseguire attraverso l'attuazione delle disposizioni del decreto legislativo n. 180/98 relativamente alla perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico;
- la predisposizione degli strumenti di pianificazione a livello di bacino, anche mediante le forme semplificate ed accelerative introdotte con il decreto legislativo n. 180/98, previa individuazione del soggetto competente;
- la compatibilità ambientale e la coerenza degli interventi con i programmi e gli strumenti di pianificazione:
- la protezione e la salvaguardia dei litorali sabbiosi, con interventi prioritari nel litorale tirrenico messinese;
- l'elaborazione di una legge organica sulla difesa dei litorali e la definizione del piano regionale di difesa delle coste;
- la protezione e la salvaguardia delle superfici boschive e delle aree degradate.
- chiudere il processo di primo impianto delle aree protette attraverso interventi di perimetrazione, tabellazione, sentieristica e acquisizione dove necessario;
- costruire il tessuto di relazioni fondato sulla partecipazione di soggetti istituzionali e, di fatto, per la promozione di iniziative di sviluppo locale finalizzate alla valorizzazione delle risorse endogene.
- pervenire innanzitutto ad una revisione dello schema di piano energetico regionale, predisposto dall'ESPI, anche alla luce della normativa statale in materia (legge n. 10/91);
- razionalizzare i consumi energetici nel settore dei trasporti, la cui incidenza si rivela, in Sicilia, molto più elevata rispetto agli altri comparti energivori (industria, terziario);
- incentivare l'uso di materiali e di tecniche costruttive orientate al risparmio energetico;
- avviare campagne di informazione mirate alla sensibilizzazione ed all'orientamento verso forme di risparmio energetico;
- creare maggiore connessione con il comparto della gestione dei rifiuti, al fine di promuovere attività di termovalorizzazione dei RSU.
Obiettivo prioritario è colmare lo scarto con le previsioni nazionali, attraverso misure tendenti alla riduzione della quantità di rifiuti da smaltire, potenziando progressivamente il ciclo della raccolta differenziata presso comuni e provincie. Altro obiettivo di carattere prioritario riguarda il completamento della revisione del piano regionale, estendendola alla fase di lungo periodo.
3. Beni culturali, ambientali e turismo
La consapevolezza del nesso organico che lega risorse ambientali e beni culturali, delle opportunità per lo sviluppo che i relativi interventi di protezione e valorizzazione offrono al sistema economico siciliano e della diversificazione che può derivarne per l'offerta turistica regionale motiva la scelta di connettere in un'unica politica di carattere territoriale gli interventi relativi a beni culturali, ambientali e turismo. Le iniziative vanno sviluppate in ambiti territoriali determinati, all'interno dei quali le azioni di recupero e valorizzazione ambientale, di protezione e promozione del patrimonio culturale siano finalizzate alla definizione e alla fruizione di itinerari tematici o territoriali, di un prodotto turistico cioè in grado di raggiungere i diversi segmenti della domanda turistica, contribuendo al contempo ad ampliare gli stretti confini della stagionalità.
Gli obiettivi specifici individuati sono:
a) sistematizzazione delle conoscenze e miglioramento della loro diffusione finalizzata alla tutela, fruizione culturale e valorizzazione turistica;
b) miglioramento dell'accessibilità dei beni attraverso il sostegno ad applicazioni tecnologiche e servizi avanzati di informazione e comunicazione;
c) miglioramento dell'efficienza dei servizi e introduzione modelli gestionali innovativi.
a) circuiti museali;
b) sistema delle biblioteche;
c) circuito delle aree archeologiche;
d) circuito monumentale.
- adeguamento dell'offerta alle esigenze del mercato della domanda;
- miglioramento delle performances del sistema turistico siciliano;
- incremento della produttività degli investimenti;
- attivazione di procedure di auditing;
- incremento dell'efficacia commerciale del sistema turistico;
- incremento dei flussi turistici;
- riposizionamento del prodotto turistico regionale;
- confezionamento di un'immagine capace di intervenire sulle motivazioni dei potenziali turisti;
- sviluppo della "cultura dell'ospitalità" nelle popolazioni residenti;
- favorire la crescita di un turismo compatibile ed equilibrato;
- rafforzare la filiera dell'offerta turistica siciliana;
- diversificazione dell'offerta;
- destagionalizzazione;
- promozione delle tradizioni culturali locali.
4. Risorse umane, ricerca, innovazione
Condizione necessaria per l'efficacia delle altre politiche è lo sviluppo delle risorse umane e più in generale delle "politiche della conoscenza e dell'innovazione". Le azioni prioritarie devono comprendere sia interventi a sostegno della domanda di innovazione proveniente soprattutto da parte delle imprese che interventi a sostegno dell'offerta, promuovendo il coordinamento e la cooperazione tra i diversi centri di ricerca pubblici e privati.
La valorizzazione delle risorse umane deve concorrere a produrre e diffondere innovazione nel tessuto economico e sociale. Per far questo è necessaria una seria riforma della formazione professionale per raccordarla maggiormente al sistema scolastico da una parte e alle esigenze del mondo produttivo dall'altra.
I principali obiettivi specifici sono i seguenti:
RISORSE UMANE E FORMAZIONE PROFESSIONALE
- un raccordo più stretto con il mondo della scuola, al fine di riportare all'interno della scuola la "cultura del lavoro" e di rafforzare la cultura organizzativa e d'impresa;
- una maggiore integrazione con il mondo del lavoro, facendo riferimento ai fabbisogni di formazione professionale delle aziende e ai nuovi profili professionali emergenti, con un'attenzione particolare al settore della piccola e media impresa, agricola, artigianale e industriale;
- la promozione di una formazione continua permanente, soprattutto per gli adulti a bassa scolarità, per le fasce deboli e per la riqualificazione delle donne;
- una riqualificazione dei docenti con riguardo alle nuove funzioni del sistema;
- una migliore qualificazione e specializzazione delle professionalità operanti nella pubblica amministrazione regionale nel campo della programmazione e attuazione dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali;
- un sostegno formativo alle amministrazioni locali interessate all'avvio di iniziative di sviluppo locale.
- creare le migliori condizioni per l'incontro tra domanda e offerta, al fine di potenziare la competitività dell'intero sistema economico regionale;
- stimolare e potenziare la domanda di ricerca direttamente nelle imprese coinvolte in processi innovativi;
- supportare le aziende in grado di gestire direttamente le proprie attività di ricerca e sviluppo, anche grazie a strutture di ricerca interne od all'ausilio di strutture di ricerca esterne delle quali si possa valutare l'efficacia;
- rafforzare il coordinamento e la cooperazione fra università siciliane, centri pubblici di ricerca e Amministrazione regionale;
- stimolare indirettamente il mercato attraverso il supporto all'offerta di ricerca scientifica e tecnologica;
- favorire il rafforzamento dei poli di eccellenza o la cooperazione dei centri di ricerca pubblici e privati;
- favorire la diffusione ed il trasferimento tecnologico attraverso strutture idonee, indipendenti e specializzate;
- favorire lo spin off di nuove imprese innovative dalle strutture universitarie e centri di ricerca e formazione tecnologico - scientifica;
- ridurre il divario del sistema scientifico e tecnologico con le altre regioni;
- potenziare il sistema ricerca attraverso la realizzazione delle necessarie infrastrutture, di adeguate attrezzature nonchè l'accrescimento e la valorizzazione delle risorse umane;
- avviare azioni di ricerca applicata finalizzate alla soluzione di pressanti problematiche inerenti i diversi comparti del settore agricolo e silvicolo.
- creazione di una rete di servizi reali alle PMI industriali e artigianali;
- creazione di un sistema integrato delle iniziative di sviluppo locale;
- sostegno alle attività innovative delle PMI industriali e artigianali;
- innovazione nei modelli organizzativi e gestionali dei Consorzi ASI e delle aree attrezzate industriali e artigianali.
- ammodernare il sistema produttivo agro-zootecnico siciliano in maniera da renderne competitive le relative produzioni assicurando al contempo agli imprenditori retribuzioni tali da contenere e razionalizzare l'attuale fenomeno migratorio a favore di altri settori produttivi;
- assicurare agli operatori della filiera un'adeguata formazione professionale di base;
- collegare in maniera efficace i diversi anelli della filiera tramite il supporto informativo necessario per favorire l'affermazione delle migliori tecniche produttive ed organizzative;
- incrementare le quote di prodotto vendute nel mercato del fresco e trasformato con contemporanea riduzione del ricorso agli interventi di sostegno;
- incrementare il numero degli imprenditori agricoli riuniti in associazioni con conseguente concentrazione dell'offerta e, indirettamente, stabilizzazione dei relativi redditi.
Nel settore della pesca il primo fattore strategico è quello di attivare lo strumento del piano regionale triennale.
Inoltre, nella definizione di una politica di decentramento per il settore, assume una funzione strategica l'istituzione e l'attuazione dei "Distretti marini" quali forme di autogoverno (attivazione del piano di distretto) e gestione delle aree di pesca e dei territori costieri.
5. Sviluppo locale ed aree urbane
Accanto alle politiche finalizzate allo sviluppo di settori si sono individuate politiche rivolte ad aree territoriali specifiche, con l'intento di favorire sinergie, valorizzare le risorse endogene, individuare percorsi autonomi di sviluppo. Tali politiche-riguardano trasversalmente tutti i quattro assi prioritari individuati, all'interno dei quali sono individuati specifici programmi di intervento.
Gli obiettivi di questo percorso si possono così sintetizzare:
- creare un quadro di riferimento programmatico e legislativo capace di orientare le iniziative di sviluppo locale;
- favorire un collegamento stabile - una rete - fra tutte le iniziative di sviluppo locale, aiutando la crescita dei soggetti intermedi;
- creare un supporto tecnico a livello centrale - agenzia - per l'assistenza, l'orientamento e l'accompagnamento delle attività di progettazione e attuazione.
L'altro versante delle politiche più strettamente territoriali riguarda le aree urbane. In tale ambito sono già state avviate alcune iniziative di carattere innovativo, alcune delle quali finanziate dall'Unione europea. Occorre dare organicità a queste iniziative individuando una politica di sviluppo delle aree urbane basata su alcuni principi chiave che possono così riassumersi:
- controllo dell'espansione delle città;
- integrazione delle funzioni e dei gruppi sociali nel tessuto urbano;
- corretta gestione dell'ecosistema urbano (acqua, energia, rifiuti);
- miglioramento dell'accessibilità nel rispetto dell'ambiente;
- recupero, conservazione e sviluppo del patrimonio culturale.
1. SETTORE TRASPORTI (AREE PRIORITARIE: VIABILITA' STRADALE, RETE FERROVIARIA, AEROPORTI, PORTI)
L'obiettivo di fondo della strategia di intervento regionale consiste nell'attenuazione progressiva di un duplice ordine di gap infrastrutturali che limitano e vincolano la traiettoria di crescita del sistema socio-economico e produttivo della Sicilia. Il primo è riferito ai circuiti di interscambio nazionali ed internazionali. Il secondo alla connettività interna del sistema dei trasporti regionale.
Rispetto al primo punto, è noto come la Sicilia, per la sua posizione geografica, può rivestire un ruolo primario nei collegamenti con i paesi che si affacciano nel bacino mediterraneo e, per questo, ha necessità di interventi per il potenziamento delle infrastrutture di trasporto esistenti e per la creazione di nuove infrastrutture per potere assolvere a questo suo ruolo specialmente in un momento, quale quello presente, in cui i rapporti economici e commerciali con i paesi mediterranei e dell'Europa dell'est sembrano destinati ad intensificarsi.
Di converso, l'instaurazione e lo sviluppo di nuovi rapporti economici, passano e si ricollegano all'accessibilità di tutto il territorio regionale, che può essere assicurata dal potenziamento dei trasporti, la cui attuale articolazione mostra caratteristiche di forte insufficienza.
Tale potenziamento costituisce elemento indispensabile per aumentare la competitività del sistema produttivo regionale, per contribuire al riequilibrio territoriale e per esplicare una forte azione sul piano occupazionale.
Gli sforzi che si stanno compiendo per migliorare il livello di competitività della Sicilia nel più ampio contesto europeo e mediterraneo saranno vani se non accompagnati da significativi interventi volti ad elevare, quantitativamente e qualitativamente, la dotazione infrastrutturale del sistema dei trasporti visto nel suo complesso e nelle sue interazioni.
L'attenzione riposta, sotto quest'ultimo punto di vista, sul settore dei trasporti trova motivazione nell'esigenza di una nuova strategia complessiva, che accanto al ruolo primario e basilare che possono svolgere le opere infrastrutturali, si rivolge ad un'organizzazione di nuovi processi che, spaziando in tutte le componenti sociali (sicurezza, ambiente, protezione civile, informatica), creano necessità di nuove professionalità.
In particolare, la necessità del monitoraggio continuo, da parte delle Amministrazioni competenti, dei livelli di sicurezza e di inquinamento nel campo dei trasporti, lo sviluppo di sistemi telematici per l'informazione ai guidatori, in generale agli operatori del settore (passeggeri e merci), ma anche agli utenti, la continua verifica degli standard infrastrutturali e di esercizio del sistema al fine di effettuare interventi rapidi ed efficaci in caso di calamità naturali, e, infine, l'esigenza dell'organizzazione di "osservatori" per la creazione di complesse banche dati necessarie per l'attività di pianificazione a tutti i livelli territoriali, pongono in primo piano la stretta correlazione fra evoluzione e controllo del sistema dei trasporti e formazione di nuove competenze e professionalità specialistiche.
A scala di maggior dettaglio analitico, le carenze nel settore delle infrastrutture viarie, che sono evidenziabili attraverso pochi indici significativi (1) (dotazioni infrastrutturali del territorio: km/1.000 kmq., 860 per la Sicilia e 1.015 per l'Italia e km/100.000 abitanti, 435 contro 534), emergono principalmente dai valori scadenti dei livelli di servizio maggiormente diffusi sulla rete delle strade statali, dai livelli di incidentalità, e dagli indici (per esempio, i tempi) di accessibilità tra le varie zone dell'isola con particolare riguardo alle aree metropolitane, dove si evidenziano elevati livelli di congestione veicolare in ogni zona dell'area urbana, bassi valori delle velocità commerciali per gli spostamenti interzonali, limitate capacità degli itinerari di attraversamento per i collegamenti di lunga distanza.
Le stesse considerazioni possono farsi per la rete ferroviaria, le cui carenze emergono sia nelle linee commerciali (le due dorsali tirrenica e ionica) sia, e maggiormente, nelle altre linee.
La Sicilia ha una rete ferroviaria in esercizio estesa 1.445 chilometri, di cui solo 25 a doppio binario, di fronte ai 6.400 della rete nazionale (lo 0,3%), e 664 elettrificati, circa il 43% della rete regionale contro il 63% della rete nazionale.
La valutazione quali-quantitativa della rete ferroviaria regionale siciliana in termini di "potenzialità di circolazione" e di funzione di collegamento tra i diversi punti del territorio ha portato alla determinazione di indici di qualità e quantità che per la Sicilia si attestano al di sotto di 1,00 (2). Quanto detto a conferma della carenza delle ferrovie siciliane sia dal punto di vista della disponibilità di una vasta rete di collegamenti diffusi sul territorio sia da quello della qualità del servizio ferroviario potenzialmente ottenibile dalla già limitata rete esistente.
L'apporto che può dare il cabotaggio al perseguimento di alcuni obiettivi di carattere generale della politica nazionale (riequilibrio della ripartizione modale del traffico merci, decongestionamento della rete viaria, riduzione dei consumi energetici e dell'impatto ambientale, utilizzazione delle tecniche intermodali) pone con forza il rilancio della portualità siciliana.
L'inadeguatezza dei fondali, dei moli foranei, delle banchine, delle attrezzature e delle comunicazioni stradali deve essere superata in un'ottica di sistema, che, superando la logica degli interventi a pioggia, ponga come prioritari gli interventi sui porti di Palermo - Termini Imerese e Catania come poli delle due aree principali della regione (lunghe percorrenze per i trasporti stradali).
Il sistema aeroportuale sconta l'inadeguatezza degli interventi sui due aeroporti di Punta Raisi e Fontanarossa, in continua crescita in termini di traffico movimentato.
Il quasi raggiungimento della soglia di saturazione nei due impianti pone con urgenza la necessità di interventi di potenziamento e di ammodernamento, come pure interventi sugli altri scali per un miglioramento complessivo del sistema.
Data, inoltre, la particolare connotazione urbanistica in cui l'aeroporto di Fontanarossa è inserito, si reputa necessaria la creazione di un terzo polo a supporto dello scalo catanese. A tal riguardo è stato proposto uno studio di fattibilità per Comiso, anche in relazione al livello infrastrutturale esistente in atto ed alla valenza territoriale e produttiva dell'area interessata.
Per ultimo, ma non per ordine di importanza, va ricordato il ruolo che nell'isola può esercitare il ricorso all'intermodalità, attraverso la realizzazione di alcuni centri di interscambio modale di diverso livello, soprattutto per il riequilibrio della ripartizione modale nel settore del trasporto merci.
In particolare l'attivazione dei centri intermodali di Termini Imerese e di Bicocca vuole essere uno stimolo, per l'intera economia regionale, al fine di minimizzare il costo generalizzato del trasporto da e per l'isola. L'ottica di sistema perseguita, infatti, privilegia lo sviluppo di anelli di congiunzione efficienti per ottimizzare, da un lato, le prestazioni delle singole reti di trasporto e ottenere un sinergismo capace di esaltare le caratteristiche peculiari di ciascun modo di trasporto; e dall'altro, per candidare l'isola al ruolo di nodo di interscambio nevralgico nell'ambito delle reti intercontinentali, grazie anche alla posizione geografica favorevole soprattutto in ambito marittimo.
Alla luce delle considerazioni esposte, emerge l'importanza di un processo di infrastrutturazione della Sicilia, che deve articolarsi su tutte le modalità di trasporto e nell'ottica del raggiungimento di una rete diffusa nel territorio e con alto grado di connettività.
A questo scopo gli interventi individuati rispondono ai seguenti obiettivi:
- riassetto e potenziamento della rete viaria ai vari livelli al fine di creare una intelaiatura infrastrutturale di supporto ai collegamenti di breve, media e lunga percorrenza con caratteristiche tali da migliorare i livelli di servizio e conseguentemente ridurre i livelli di inquinamento e di sicurezza;
- riequilibrio della ripartizione modale sia nel campo del trasporto passeggeri che in quello merci per recuperare quote di traffico alle modalità ferroviaria e marittima;
- potenziamento del sistema portuale regionale, articolato su due livelli: due poli destinati ad un ruolo primario per il trasporto di cabotaggio e di federaggio, gli altri con funzioni specifiche legate alle attività produttive e vocazionali del territorio circostante;
- definizione di un sistema articolato a servizio del trasporto merci fortemente basato sulla logistica e sull'intermodalità;
- potenziamento del sistema aeroportuale siciliano, basato principalmente sullo sviluppo degli aeroporti di Palermo e Catania, anche attraverso il miglioramento della loro accessibilità, e sulla creazione di un polo aeroportuale secondario in funzione delle potenzialità produttive e socio-economiche del territorio regionale;
- miglioramento delle qualità socio-economiche ed ambientali nelle aree urbane e metropolitane, attraverso il riordino e la ristrutturazione dei servizi di trasporto pubblico locale, nell'ottica di quanto previsto nel decreto legislativo n. 422/97;
- recupero di efficienza nel sistema ferroviario, attraverso interventi di ammodernamento e di potenziamento infrastrutturale, anche ai fini di quanto esposto nel punto precedente, ed in vista della "regionalizzazione" del trasporto ferroviario locale.
1.2 Programmi europei e politiche regionali in materia di trasporti
Dal documento di programmazione economico-finanziario 1998 - 2000 della Regione Siciliana emerge un chiaro intento volto all'infrastrutturazione del territorio isolano. In particolare, si sottolinea la necessità di:
- completare le grandi arterie autostradali in modo da dare concretezza al corridoio plurimodale tirrenico e quindi consentire la piena integrazione dell'isola nel sistema trasportistico nazionale ed europeo;
- ammodernare e potenziare gli aeroporti di Falcone - Borsellino (Punta Raisi) e Fontanarossa;
- completare il raddoppio delle dorsali ferroviarie Palermo - Messina e Messina - Catania - Siracusa;
- completare - realizzare importanti itinerari trasversali che consentano di migliorare l'accessibilità di vaste zone interne dell'isola al contesto infrastrutturale ed economico più evoluto.
Gli interventi proposti nel settore ferroviario trovano inoltre riscontro nel contratto di programma 1994 - 2000 (25 marzo 1996) e successivo Addendum (10 settembre 1996) delle Ferrovie dello Stato S.p.A., nonchè in una risoluzione del Parlamento europeo (emendamento n. 80 del 18 maggio 1998 in sede di esame dello schema della rete ferroviaria transeuropea) che inserisce il tracciato Siracusa - Gela nello schema della rete ferroviaria transeuropea.
Gli interventi proposti nel settore stradale sono supportati dal piano triennale ANAS 1997/99, dalla sua proposta d'integrazione per gli anni 1997/2000 e dalla proposta di piano triennale 2000/2003.
Ulteriore riscontro delle proposte avanzate in questa sede si hanno infine:
- nella programmazione dei fondi strutturali 2000/2006 - Rapporto interinale Regione Siciliana;
- nella programmazione per i fondi Q.C.S. 2000/2006;
- nel piano regionale dei trasporti (in via di definizione e di approvazione).
- nello studio propedeutico alla redazione del piano provinciale dei trasporti della provincia di Palermo.
1.3. Programmi di intervento specifici individuati per la definizione degli accordi di programma quadro nel settore dei trasporti
Allo stato attuale il quadro di insieme può essere specificato nelle tematiche di seguito indicate:
- completamento della rete autostradale e di grande comunicazione;
- completamento linee ferroviarie Messina - Palermo e Messina - Siracusa (raddoppi ed elettrificazione);
- potenziamento porti Palermo - Termini Imerese e Catania come porti principali del sistema regionale;
- potenziamento e ammodernamento degli aeroporti di Falcone - Borsellino (Punta Raisi) e Fontanarossa;
- miglioramento dell'accessibilità e della connettività della rete viaria, nei suoi diversi livelli, nelle aree interne della regione, con particolare riferimento al collegamento delle aree medesime con la rete viaria costiera;
- accessibilità ferro-stradale ai principali poli portuali ed agli aeroporti di Palermo e Catania;
- centri logistici per l'interscambio modale;
- integrazione nel campo del trasporto pubblico locale, con particolare riguardo alla valorizzazione del rapporto ferrovia-strada e del miglioramento delle condizioni del traffico nelle aree metropolitane;
- sistemi di trasporto in sede propria nelle aree urbane e metropolitane;
- riassetto a livello regionale del sistema aeroportuale;
- riassetto a livello regionale del sistema portuale (commerciale, turistico, industriale), con particolare riguardo ai collegamenti con le isole minori.
Nell'ambito della procedura di negoziazione dell'accordo di programma quadro in materia di trasporti saranno attivate opportune metodologie per l'elaborazione di proposte destinate a migliorare il sistema di collegamento da e per l'isola.
2. AREA PRIORITARIA RISORSE IDRICHE
L'area richiede interventi articolati in tre linee operative:
- approvvigionamento idropotabile;
- approvvigionamento idrico irriguo;
- risanamento delle acque.
2.1. Approvvigionamento idropotabile
L'approvvigionamento idrico dei grandi e piccoli centri urbani continua a presentare gravi deficienze sia qualitative che quantitative; la vetustà e le inadeguate gestioni degli impianti per i turni di distribuzione provocano gravi perdite specialmente nelle reti capillari di distribuzione con dispendio delle risorse idriche particolarmente deficitarie in alcune zone dell'isola e soprattutto nelle isole minori.
L'azione che sarà volta alla realizzazione di altre reti idriche interne, di acquedotti esterni o extracomunali è quindi finalizzata ad incrementare la disponibilità e la fruibilità di acqua per usi civili: essa, oltre che determinare un indubbio miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni residenti, è anche una condizione indispensabile per ipotesi di sviluppo turistico.
Le linee di intervento riguardano:
a) miglioramento degli standard quantitativi e qualitativi di fornitura della risorsa idrica;
b) ottimizzazione della gestione del servizio idrico integrato in attuazione della legge Galli n. 36/94, come recepita con legge regionale n. 10/99;
c) incremento della capacità di captazione ed adduzione, secondo quanto previsto dal nuovo piano regolatore degli acquedotti per la Regione Siciliana.
2.2. Approvvigionamento idrico irriguo
In Sicilia sono oggi in esercizio 16 grandi sistemi irrigui collettivi. Il complesso delle opere realizzate ed in fase di completamento a cura dei Consorzi di bonifica include:
- 11 grandi serbatoi in esercizio, 5 in fase di costruzione, per una capacità utile di oltre 550 milioni di metri cubi destinati all'uso irriguo;
- circa 7.000 km. di condotte e canali di adduzione e distribuzione per una superficie irrigabile di 140 mila ha.
Un notevole limite alla normalizzazione dell'approvvigionamento irriguo è ancora oggi rappresentato dal mancato completamento di alcuni sistemi idrici. In alcuni casi i ritardi nella realizzazione delle reti a valle delle opere di regolazione ed accumulo dei deflussi superficiali ha comportato danni rilevanti alle aziende.
La strategia che si prevede di attuare riguarda quindi la razionalizzazione delle reti irrigue primarie e secondarie al fine di ottimizzare la funzionalità dei relativi impianti e la realizzazione degli interventi volti a salvaguardare la capacità d'invaso dei serbatoi irrigui (sfangamento, messa in sicurezza, etc.) e delle opere di captazione e di adduzione.
2.3. Risanamento delle acque
Il settore fognario e depurativo va inquadrato nella logica del servizio idrico integrato volto a migliorare le condizioni di fruizione e di vivibilità, alla tutela della qualità della risorsa idrica per i vari usi, nonchè alla sua salvaguardia e conservazione.
Il gap infrastrutturale e la carenza organizzativa e gestionale sono dà ritenersi i principali nodi critici per garantire l'erogazione di un servizio rispondente ai requisiti minimi ormai definiti dal DPCM 4 marzo 1996.
Il fabbisogno conseguenziale risiede pertanto nella realizzazione di interventi infrastrutturali atti a consentire una dotazione di infrastrutture sufficienti per l'erogazione delle prestazioni minime, ma anche nella definizione e implementazione di modelli gestionali soddisfacenti in termini di efficacia, efficienza ed economicità.
L'obiettivo di fondo è il miglioramento del servizio di fognatura e depurazione attraverso l'incremento di dotazione di capitale infrastrutturale che consenta il successivo avvio del servizio idrico integrato. Per raggiungere tale obiettivo, si ritiene dover agire seguendo alcuni criteri generali quali:
- concentrazione degli interventi sulla base di orientamenti ed indirizzi di indiscutibile valore;
- miglioramento della qualità della programmazione, assicurando per gli interventi scelti la progettazione, il finanziamento ed un iter celere;
- definire una strategia di intervento unitaria che coinvolga i soggetti istituzionali competenti e si basi su fonti di finanziamento diverse (regionali, statali, comunitarie) ma coordinate;
- fornire gli strumenti idonei per la formulazione di un quadro conoscitivo e per la realizzazione di un sistema di monitoraggio dei corpi idrici e dei presidi depurativi necessari per orientare ad una corretta ed efficace azione di risanamento delle acque;
- favorire il riuso delle acque reflue depurate.
3. AREA PRIORITARIA ENERGIA
L'area prioritaria richiede interventi articolati in due linee operative:
- risparmio energetico ed energie alternative.
1. Reti energetiche:
L'asse del sistema elettrico in Sicilia, relativamente alle grandi linee di trasporto a 380/220/150 KV non consente di garantire uno standard "europeo" di continuità e di qualità del servizio elettrico, intesa come mantenimento di valori ottimali di frequenza e di tensione dell'energia elettrica distribuita.
La rete elettrica siciliana non è sicuramente una "rete matura" nei confronti del resto del paese: è, infatti, incapace di soddisfare pienamente gli utenti siciliani per le sue peculiarità che comportano gravi ripercussioni sull'economia della Regione: in alcune aree della Sicilia - in particolare l'area occidentale - è attualmente impossibile garantire eventuali nuovi insediamenti produttivi.
Per quanto riguarda le reti di metanizzazione in atto i comuni serviti sono 106 con una popolazione di circa 3,5 milioni di abitanti; restano ancora da metanizzare 283 comuni per una popolazione pari a circa 1,8 milioni di abitanti. Pertanto si reputa necessario il completamento di tali reti.
Altra emergenza degna di interesse è quella attinente la metanizzazione a servizio delle imprese agricole dell'isola e l'uso della cogenerazione delle celle a combustibile per le strutture ospedaliere pubbliche e private.
Gli obiettivi da conseguire:
- potenziamento - quantitativo, ma soprattutto qualitativo - dell'offerta di energia elettrica;
- riequilibrio del sistema della produzione e del sistema della distribuzione su tutto il territorio siciliano;
- miglioramento degli standard quantitativi di fornitura di risorse energetiche destinati agli usi agricoli;
- potenziamento della rete di metanizzazione dei comuni siciliani;
- creazione della rete di metanizzazione a fini produttivi.
2. Risparmio energetico ed energie alternative
Lo sviluppo di politiche energetiche mirate a ridurre l'impatto della produzione dell'energia, attraverso il contenimento e la razionalizzazione dei consumi pubblici e privati, la differenziazione delle fonti ed, in particolare, il ricorso a quelle rinnovabili, la razionalizzazione dei cicli produttivi, è incentrato sull'innovazione tecnologica nei campi:
- della produzione energetica;
- della produzione industriale;
- della realizzazione di prodotti ad uso civile.
In forza di queste interconnessioni, le politiche energetiche vanno disposte in modo integrato e sorrette da una mirata politica di ricerca scientifica.
Pertanto, vanno prioritariamente promosse, anche alla luce del quadro normativo più recente ed agli accordi internazionali sui gas clima-alteranti, forme di concorso con le politiche ambientali, urbane e dei trasporti.
Gli obiettivi da conseguire possono riassumersi in:
4. e 5. AREA PRIORITARIA RICERCA E FORMAZIONE
- risorse umane e formazione.
L'analisi del settore ricerca scientifica e tecnologica, degli enti impegnati nelle relative attività e della realtà imprenditoriale regionale rileva una scarsa presenza di centri di ricerca applicata e una ridotta cooperazione tra centri di ricerca e sistema produttivo locale.
Il tessuto imprenditoriale presenta una dimensione ridotta delle imprese ed una loro frammentazione con aggregazioni di tipo "distrettuale" ancora scarsamente sviluppate.
Considerata la esigua presenza sul territorio di imprese di medie dimensioni, la ricerca applicata rischia di non avere una base economica sufficientemente ampia in grado di sostenerla.
Si registra, inoltre, una bassa propensione del sistema imprenditoriale ad investire in attività di ricerca scientifica e tecnologica ed innovazione legata al basso livello di export.
Inoltre, fra i nodi del sistema scientifico e tecnologico sul territorio siciliano, si individua una insufficiente dotazione del sistema infrastrutturale; permane un forte squilibrio strutturale rispetto agli standard del centro nord e si rileva, in particolare, una carenza di infrastrutture di comunicazione telematica per il trasferimento di tecnologie e di capacità di innovazione delle PMI isolane.
Le principali linee di intervento:
- sostenere il trasferimento tecnologico mediante la sensibilizzazione del sistema delle imprese alle tematiche dell'innovazione, e, in particolare, attraverso l'introduzione di nuove figure professionali, che operano su scala regionale, specializzate nei vari settori produttivi;
- sostenere le strutture di interfaccia tra ricerca e impresa, attraverso il potenziamento dei consorzi misti (pubblico privati), attualmente esistenti;
- sostenere i poli, i parchi scientifici e i centri di innovazione (parchi scientifici e tecnologici, BIC, incubatori e centri servizi) secondo una strategia unitaria;
- favorire la creazione di una struttura stabile di coordinamento delle azioni di ricerca;
- perseguire il rafforzamento e la riqualificazione dei poli di ricerca in poli di eccellenza, mediante il concentramento, la specializzazione e la cooperazione dei vari centri ed organizzazioni di ricerca;
- sensibilizzare il sistema della ricerca alle esigenze di innovazione delle imprese, attraverso la creazione di uffici di liason e di marketing della ricerca, all'interno delle università e degli enti pubblici di ricerca;
- sostenere la creazione di una rete di centri di ricerca;
- verificare la fattibilità di un'agenzia regionale per l'innovazione;
- promuovere azioni di ricerca e sperimentazioni settoriali, in particolare nell'ambito della filiera agro-alimentare (nelle componenti della produzione agricola, agroindustriale ed attività complementari) e della silvicoltura.
2. Risorse umane e formazione
Il patrimonio di risorse umane della Sicilia è caratterizzato da un lato da un alto grado di scolarizzazione non sufficientemente valorizzato, dall'altro da una qualificazione generica e poco orientata ai bisogni del mondo produttivo e del settore pubblico allargato.
Il sistema della formazione professionale appare appesantito da un gran numero di interventi, ma ancora scarsamente collegato con il sistema scolastico da un lato e con il mondo della produzione dall'altro.
Un altro aspetto da sottolineare riguarda il livello di professionalità delle risorse umane operanti nella pubblica amministrazione pubblica, regionale e locale. Rispetto ai nuovi compiti dell'operatore pubblico si ravvisa una situazione di deficit qualitativo e quantitativo, soprattutto a livello locale.
Un ultimo nodo problematico fa riferimento ad un settore in espansione, ma ancora poco sviluppato in Sicilia: il terzo settore (cooperative, associazioni, imprese sociali).
Si può operare puntando sulle seguenti azioni:
- costituire, a livello sperimentale, alcune agenzie polifunzionali che dovrebbero prefigurare il nuovo sistema ed i nuovi rapporti tra Regione e centri di formazione oggi in convenzione;
- continuare l'opera di riqualificazione dei docenti della formazione professionale in maniera più mirata;
- sperimentare percorsi di integrazione con la scuola, sul versante dell'orientamento e della promozione della cultura organizzativa e d'impresa, attraverso la stipula di accordi e protocolli d'intesa con Ministero della pubblica istruzione, enti locali, associazioni imprenditoriali e sindacali e strutture formative;
- incentivare e diffondere quelle iniziative di alta formazione già avviate con il POP 1994-99 e con alcuni programmi operativi multiregionali in raccordo con la ricerca scientifica e miranti alla qualificazione di risorse umane, in settori di punta, quali turismo, beni culturali, ambiente e servizi alle imprese (si fa riferimento in particolare al finanziamento del diploma di laurea in "Tecnologia e gestione delle piccole e medie organizzazioni nel turismo" e al programma "Parco progetti");
- sperimentare attività informative e di orientamento in raccordo con provveditorati, organismi bilaterali, associazioni datoriali ed autonomie funzionali;
- incentivare l'apprendistato e la qualificazione giovanile presso le PMI;
- incentivare la formazione per agenti di sviluppo locale;
- costituire istituti di formazione di livello universitario rivolti ad utenze internazionali, nelle materie della P.A. e nei diversi campi della didattica tecnico-scientifica (Politecnico del Mediterraneo).
6. AREA PRIORITARIA SVILUPPO LOCALE
La necessità di rimettere in moto il processo di sviluppo siciliano - partendo dalla consapevolezza che la produzione di valore aggiunto, e dunque di benessere, non ha più come protagonista esclusivo nè lo Stato nè il singolo imprenditore - implica una maggiore attenzione da una parte alle diverse realtà territoriali ed ai relativi fenomeni di concentrazione (demografici, infrastrutturali, produttivi, di servizio) e dall'altra alle iniziative delle autonomie locali e al ruolo propulsivo del sistema urbano regionale. Obiettivo principale è pertanto quello di una valorizzazione della progettualità locale, sia essa espressione di singoli soggetti economici, sia delle aggregazioni di rappresentanza e cura degli interessi sia, infine, delle amministrazioni locali.
a) Negli ultimi anni sono state avviate in Sicilia diverse iniziative di sviluppo locale. Associazioni imprenditoriali, forze sindacali ed amministratori locali hanno iniziato a definire progetti di sviluppo per il proprio territorio, partendo da problemi e potenzialità specifiche delle aree direttamente coinvolte; ciò è stato favorito anche dalle importanti riforme che hanno coinvolto gli enti locali e che hanno reso più stabili le amministrazioni di comuni e province.
Si sono diffuse esperienze quali i patti territoriali, i piani di azione locale (programma Leader), i contratti d'area, i programmi di riqualificazione urbana (PRUSST), in stretto raccordo con l'impostazione della programmazione regionale comunitaria e nazionale, che vanno adesso ancora di più supportate e sostenute.
Il nuovo approccio allo sviluppo locale, già sperimentato in alcune realtà territoriali come evidenziato nell'analisi svolta nel rapporto interinale regionale, presuppone un processo di animazione propedeutico alle azioni e la costruzione di metodologie e strumenti utili a realizzare un efficace processo decisionale di attuazione e monitoraggio delle politiche di sviluppo.
In applicazione del principio di sussidiarietà, ciò può consentire la promozione di nuove configurazioni territoriali e la costruzione delle premesse di uno sviluppo più maturo: un processo di sensibilizzazione capillare e di connessione dei gruppi partecipanti agli investimenti integrati, capace di fare emergere filiere con atti vincolanti, necessari all'efficacia delle iniziative.
Questo processo è il presupposto essenziale per la corretta utilizzazione dei nuovi strumenti di programmazione negoziata e per attuare con maggiore efficacia le politiche strutturali dirette al raggiungimento degli obiettivi di occupazione e di coesione politica economica e culturale dell'Europa.
Si indicano di seguito gli obiettivi articolati in azioni:
- creare un quadro di riferimento programmatico e legislativo capace di orientare le iniziative di sviluppo locale.
Questo primo obiettivo, propedeutico agli altri, prevede una serie di attività centrate sulla conoscenza dei processi in atto, sul loro monitoraggio e sulla individuazione degli strumenti normativi più idonei per favorire lo sviluppo delle iniziative;
- favorire un collegamento stabile - una rete - fra tutte le iniziative di sviluppo locale, aiutando la crescita di soggetti intermedi.
La promozione di un processo reale di animazione e concertazione presuppone il supporto di strutture di assistenza tecnica locali. L'obiettivo di creare consensi sulle linee individuate per lo sviluppo delle potenzialità endogene potrebbe essere agevolata dalla creazione di agenzie con compiti di promozione e concertazione tra attori locali ed istituzioni, prima di procedere alla progettazione dei singoli patti o altri strumenti di attuazione. Le agenzie assumeranno poi il compito di supporto funzionale ed operativo per le azioni di elaborazione, coordinamento, integrazione, attuazione e monitoraggio delle politiche di sviluppo e gestione dei servizi;
- creare un supporto tecnico a livello centrale per l'assistenza, l'orientamento e l'accompagnamento delle attività di progettazione ed attuazione.
Occorrerà coordinare le azioni di sostegno allo sviluppo locale, accompagnando tutto il processo al fine di massimizzare l'impatto positivo delle iniziative. Tali azioni hanno come obiettivo l'innesco di un processo di sperimentazione-attuazione che potrà condurre in futuro alla costruzione di un'agenzia regionale per lo sviluppo locale. Lo scopo è di supportare gli attori locali nella progettazione e nella individuazione di metodologie e strumenti appropriati, al fine di facilitare anche il collegamento tra le azioni integrate di sviluppo dei vari comprensori, integrandoli così nel processo di programmazione regionale.
b) parallelamente alla vitalità dimostrata dai soggetti dello sviluppo locale si è assistito negli ultimi anni ad un nuovo protagonismo delle autonomie locali ed al rafforzamento del ruolo propulsivo del sistema urbano regionale. D'altra parte la Regione è consapevole della gravità dei problemi (sociali, economici ed ecologici) che caratterizzano le città e della inadeguatezza di risposte di tipo settoriale; la strada da intraprendere riguarda, pertanto, la definizione di progetti territoriali integrati.
Occorrerà individuare una politica di sviluppo delle aree urbane basate su alcuni principi chiave che possono così riassumersi:
- orientamento dell'espansione delle città con l'incentivazione delle politiche di manutenzione e recupero urbano;
- l'integrazione delle funzioni e dei gruppi sociali nel tessuto urbano;
- una corretta gestione dell'ecosistema urbano (con particolare riferimento all'acqua, all'energia ed ai rifiuti);
- il recupero, la conservazione e lo sviluppo del patrimonio culturale.
7. AREA PRIORITARIA LEGALITA', PARI OPPORTUNITA' E RECUPERO MARGINALITA' SOCIALE
L'analisi dei principali indicatori sociali e i risultati delle ricerche più recenti evidenziano il persistere di problematiche sociali che influenzano negativamente la qualità della vita dei cittadini siciliani e che richiedono quindi strategie di azione integrate tra pubblico e privato. Infatti, pur in presenza di forti segnali positivi da parte della società civile in termini di nuova progettualità diretta a contrastare queste tendenze e dell'emergere di una crescente consapevolezza dell'urgenza di intervento, permane una vasta area di sfiducia sociale sulla possibilità di riscatto e una forte "crisi di legalità". Permangono, infatti, alcuni punti di debolezza del contesto sociale, in particolare identificabili nei fenomeni di:
- insufficiente sicurezza. Nonostante i progressi in campo investigativo e giudiziario, la situazione si presenta ancora grave (gli indicatori statistici relativi a omicidi, rapine denunciate, diffusione del racket ed attentati mostrano per la Sicilia valori significativamente più alti rispetto alla media del Mezzogiorno, che la portano al primo posto nella graduatoria nazionale insieme alla Campania);
- degrado urbano. Soprattutto nelle grandi aree urbane e nei centri più urbanizzati si assiste ad un progressivo degrado fisico, urbanistico, igienico-sanitario che conduce a gravi forme di disgregazione socio-economica, minacciando la normale vivibilità;
- criminalità minorile. Nonostante la tendenza ormai consolidata di allontanare dal sistema penale gli interventi di trasgressione minorile, è ancora insufficiente la presa in carico del fenomeno da parte delle istituzioni pubbliche;
- carenza di servizi di cura ed assistenza alla persona.
Sui segnali di novità è tuttavia possibile costruire una strategia. E' da sottolineare che negli ultimi anni sono emersi segnali innovativi che potrebbero portare ad un mutamento del quadro appena descritto.
- la vitalità di una nuova soggettualità sociale capace anche di progettare e gestire interventi contro il degrado e l'esclusione sociale;
- la crescita della scolarizzazione delle donne;
- la diffusione di esperienze significative di educazione alla legalità nelle scuole;
- un nuovo protagonismo delle istituzioni locali nel campo delle politiche sociali.
La forte caduta del tasso di legalità può essere combattuta soltanto con un progetto coordinato di politiche sociali, economiche, d'ordine pubblico e giudiziario affinchè il bene legalità possa risultare appetibile alla maggior parte dei cittadini.
In considerazione di quanto sopra evidenziato gli obiettivi degli "Accordi di programma quadro" riguardano l'avvio di azioni volte alla prevenzione e recupero dalla devianza e dalla marginalità sociale, alla diffusione di una nuova cultura della responsabilità, della partecipazione e della legalità, alla promozione di politiche di inclusione dei soggetti a rischio. Si tratta di avviare un percorso che, a partire da un primo momento di conoscenza territoriale finalizzato alla individuazione delle aree più compromesse e di quelle "in bilico", si articoli successivamente in un ventaglio di interventi con il coinvolgimento del settore pubblico, dell'associazionismo tra imprese e del privato sociale, volti alla realizzazione di:
a) offerta di sicurezza e controllo del territorio;
b) politiche di inclusione in e di autopromozione dei soggetti a rischio; azioni di contrasto del disagio sociale anche attraverso il rafforzamento dell'azione contro la dispersione scolastica e il recupero della devianza; iniziative, anche attraverso capillari campagne informative, di sensibilizzazione alla cultura della legalità e dei suoi vantaggi sociali ed economici, da realizzarsi prioritariamente nei contesti che presentano maggiori elementi di rischio e indirizzati sia ai giovani, sia agli adulti;
c) azioni di recupero anche fisico dei territori caratterizzati da forte degrado;
d) politiche di promozione delle pari opportunità attraverso un sistema di servizi finalizzato a rimuovere le cause che ostacolano un'adeguata partecipazione delle donne alle misure di politiche attive del lavoro.
8. AREA PRIORITARIA SANITA'
Nel settore della sanità, le priorità sono il miglioramento della qualità dell'assistenza e l'assicurazione della continuità dell'erogazione dei servizi sanitari in una situazione di risorse scarse. L'azione prioritaria consiste quindi in una riorganizzazione della rete ospedaliera in modo da pervenire all'ottimale utilizzo dei presidi, fondandone la gestione su criteri di economicità ed efficienza.
Per ottenere questi obiettivi, bisogna:
- puntare al riequilibrio territoriale delle strutture;
- riattare, adeguare alle norme di sicurezza e ammodernare i presidi ospedalieri per acuti;
- riordinare la rete dei presidi, con un incremento della disponibilità di posti letto residenziali, al fine di ottimizzare il circuito assistenziale del paziente in modo da garantire allo stesso l'intervento specifico per gli eventi acuti e la disponibilità di aree adeguate per le terapie di lunga durata, riducendo i cosiddetti "ricoveri impropri".
Le priorità per gli interventi nel settore includono:
- completamenti di strutture ospedaliere;
- adeguamenti a norma;
- creazione di strutture territoriali, particolarmente nelle aree di disagio sociale;
- ristrutturazione di poliambulatori e distretti socio-sanitari;
- adeguamento dei laboratori di igiene e profilassi;
- riorganizzazione degli uffici amministrativi;
- verifica dei fabbisogni di strutture per la riabilitazione e altre strutture territoriali;
- definizione di un programma in tema di malattie infettive;
- attivazione di un sistema informativo regionale;
- proposta relativa agli interventi programmati dai policlinici universitari, dall'Istituto zooprofilattico sperimentale per la Sicilia, dall'Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico
(1) In sede di predisposizione degli APQ saranno effettuate analisi di domanda, sulla base delle più importanti variabili esplicative della medesima, sia con riferimento alla situazione attuale che allo sviluppo previsto.
(2) L'indice di qualità funzionale è definito in base a quattro tipologie di linea ferroviaria, ovvero, la linea a binario semplice non elettrificato, la linea a binario doppio non elettrificato, la linea a binario semplice elettrificato e la linea a binario doppio elettrificato, assumendo come base di riferimento il livello qualitativo funzionale della rete nazionale.
L'indice quantitativo di rete ferroviaria è definito considerando il rapporto tra l'estesa chilometrica della rete ferroviaria e la superficie utile dell'unità territoriale considerata (superficie del territorio posto ad un'altitudine non superiore a 1.000 m. s.l.m.).