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Timestamp: 2018-07-17 19:05:59+00:00
Document Index: 156236002

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 32']

la vita ci appartiene: 2009
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Testamento biologico, resa dei conti contro Fini i...
Lo «strappo» di Gianfranco sul testamento biologic...
Fine vita: riprende la discussione, dai Radicali 2400 emendamenti
Il Fatto Quotidiano del 24 novembre 2009
La Commissione Affari sociali della Camera riprenderà a parlare di testamento biologico probabilmente la prima settimana di dicembre. Il numero degli emendamenti presentati dalle forze politiche su questo tema che ha diviso il Senato e il paese negli ultimi giorni della giovane Englaro è molto alto. Solo dal Pd ne sono arrivati 120 mentre quelli dei Pdl sono circa una trentina. I radicali, poi, ne hanno presentati 2400. Sia la maggioranza sia l`opposizione hanno presentato proposte di modifica sul contestato articolo della legge Calabrò che riguarda l`imposizione della nutrizione ai malati privi di coscienza. Così com`è uscita dal Senato, infatti, la legge rischia di essere in contrasto con l`articolo 32 che vieta l`imposizione di un trattamento sanitario contro la volontà dei paziente, e dunque è necessario trovare una mediazione politica che assicuri l`assistenza e la nutrizione per i malati senza incorrere nell`accanimento terapeutico. La legge potrebbe arrivare in aula prima di Natale, ma per l`approvazione definitiva si dovrà aspettare almeno la fine di gennaio.
Fine vita, al Colle la ricerca dei Radicali e di "A buon diritto"
L'Unità del 23 ottobre 2009
Il segretario dell’associazione Luca Coscioni, Cappato, e il presidente di «a buon diritto», Manconi, hanno inviato al Capo dello stato, Giorgio Napolitano, i risultati di una ricerca condotta tra i cittadini italiani sul tema del testamento biologico. Le due associazioni, nei mesi di febbraio e marzo di quest’anno, hanno pubblicato sui propri siti un modulo per le direttive anticipate di volontà in materia di trattamenti sanitari. in poche settimane oltre 3.300 cittadini hanno compilato il loro testamento biologico, lo hanno sottoscritto e inviato alle associazioni, autorizzando il trattamento dei dati personali. I risultati sono stati raccolti in un supporto elettronico e consegnati un mese fa al presidente della Camera Fini. Martedì sono stati inviati al capo dello stato.
Testamento biologico, tra dieci giorni la decisione in Giunta
Il Secolo XIX del 14 ottobre 2009, pag. 24
Tra dieci giorni la giunta comunale deciderà sull’introduzione a Genova dei registro dei testamenti biologici. Finora lo hanno adottato i comuni di Roma, Vicenza, Pisa, Firenze, la Provincia di Cagliari e alcuni comuni minori. Marta Vincenzi avrebbe tutta l’intenzione di accelerare i tempi che renderanno possibile (non obbligatorio, ovviamente) per i genovesi depositare e far registrare gratuitamente in Comune le loro volontà anticipate sui trattamenti medici e sanitari. Lo hanno annunciato ieri Luca Dallorto, capogruppo dei Verdi a Palazzo Tursi, insieme a Mina Welby, compagna di Piergiorgio e membro della direzione dell’associazione Luca Coscioni, Patrizia De Fusco, coordinatore della Cellula Coscioni di Genova, Alessandro Rosasco, della giunta di Radicali italiani e Bruno Mellano, presidente nazionale di Radicali italiani in trasferta a Genova per sostenere la campagna sul testamento biologico e contro la legge sulla fine della vita, approvata dal Senato, definita da Mellano «più che orrenda». Dallorto ha depositato in Comune una proposta di delibera per il registro dei testamenti biologici che ricalca quella del municipio X di Roma. Il modello "romano" istituisce il registro telematico con i nomi delle persone che hanno consegnato disposizioni scritte sui trattamenti medici che intendono ricevere o rifiutare in caso di incapacità mentale. L’elenco viene periodicamente trasmesso al ministero del lavoro e della salute per l’aggiornamento delle tessere sanitarie, all’assessorato regionale alla sanità, alle Asl. «Fino ad oggi - ha chiarito Mina Welby - a Roma abbiamo registrato circa 400 testamenti biologici, ma abbiamo prenotazioni fino a fine novembre. Posso dire che il testamento biologico risponde a un’esigenza sentita, purtroppo sono poche le persone e le famiglie che non hanno avuto casi di gravi malattie e non si sono mai dovute porre il problema di come affrontare il tema della libertà di cura». Welby e la delegazione radicale, insieme a Dallorto, sono stati ricevuti dal sindaco Marta Vincenzi e dall’assessore ai servizi civici Paolo Veardo, «disponibili - ha sottolineato Alessandro Rosasco - a portare in giunta tra una decina di giorni una delibera sul registro dei testamenti biologici. Ci hanno consegnato una bozza riservata, sulla quale nei giro di pochi giorni faremo le nostre osservazioni». La bozza di Tursi consentirebbe la massima libertà d’espressione ai cittadini, senza costringere la forma dei testamento biologico in un modulo unico e standardizzato (come avviene a Roma), «affinchè chiunque - si limita a commentare Veardo - possa esprimersi come crede, magari per precisare che intende essere sottoposto a cure sanitarie fino alla fine». Il registro telematico sarà istituito presso l’Anagrafe con un ufficio dedicato. Lasciare in custodia al Comune le proprie volontà scritte non costerà nulla.
l’Unità 4.10.09
La sentenza 8650/09 del Tar del Lazio, ancorché non produca giurisdizione, è stata capace di scontentare molti esponenti della maggioranza. Essa è stata emessa in riferimento al ricorso presentato da Gianluigi Pellegrino, legale del Movimento difesa dei Cittadini, dopo l’indirizzo col quale, lo scorso di-cembre, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi diffidava le strutture del sistema sanitario pubblico dall’interrompere idratazione e nutrizione a pazienti in stato vegetativo permanente. Quell’atto, lo si ricorderà, era volto a tenere in vita Eluana Englaro contro la sua volontà e nella persistenza di un quadro clinico irrecuperabile.
Il Tar, pochi giorni addietro, si è detto non competente ad esprimersi sul ricorso; e, tuttavia, nelle motivazioni della sentenza ha formulato un parere che proietta molte ombre sul disegno di legge del centrodestra in materia di Testamento biologico, approvato dal Senato e che sta per tornare in discussione alla Camera. Vi si legge, infatti, che «i pazienti in Stato Vegetativo Permanente, che non sono in grado di esprimere la propria volontà sulle cure loro praticate o da praticare e non devono, in ogni caso, essere discriminati rispetto agli altri pazienti in grado di esprimere il proprio consenso, possono, nel caso in cui la loro volontà sia stata ricostruita, evitare la pratica di determinate cure mediche nei loro confronti». La bagarre è facile a immaginarsi: il PdL si fa forza del difetto di giurisdizione ammesso dal Tar per confermare la validità dell’indirizzo voluto da Sacconi, fino a proporlo quale base di discussione in sede legislativa; altri ricordano, invece, come quel provvedimento sia severamente criticato dal Tar, che ne evidenzia infondatezza e ambiguità (si tratta di un atto meramente ricognitivo che, così si legge, finisce con l’essere «un atto prescrittivo ... che trasforma in obbligo di comportamento il contenuto di pareri e di proposte di disposizioni non ancora entrate nel quadro normativo»).
Il Tar riconosce una cosa semplicissima: che c’è un vuoto legislativo. E che la misura del Governo con cui si intendeva tenere in vita la Englaro non poggia, pertanto, su alcuna normativa; piuttosto essa viola il dettato costituzionale e molte convenzioni internazionali sottoscritte dal nostro paese. Per alcuni – e ti pareva! si tratta di «uso politico dell’attività giurisdizionale». Per noi appare sempre più evidente come l’obbligo alla cura – nato come principio di tutela, ma che si fa crudele quando la cura diventa ostinazione e accanimento – possa risultare incompatibile con la liberalità del diritto e con i fondamenti di una società democratica.
Pubblicato da Francesco Scanagatta a 05:30 Nessun commento:
l’Unità 16.9.09
L’Avvenire e la diagnosi di Eluana
di Carlo Alberto Defanti, neurologo
Essendo stato per tredici anni il neurologo di Eluana, mi sento in dovere di formulare qualche considerazione su quanto affermato dal mio collega Gianluigi Gigli sugli aspetti scientifici dello stato vegetativo persistente (Avvenire, 10 settembre). Citando articoli recenti e un’intervista di Steven Laureys, neurologo di Liegi, in occasione del Congresso della European Neurological Society tenutosi a Milano a giugno, Gigli non fa che ricordare un dato noto, ossia l’elevata percentuale di errori commessi nel diagnosticare la mancanza di coscienza in questi pazienti. Come neurologi siamo sollecitati ad una maggiore attenzione sia nel porre questa diagnosi sia a ricorrere a scale di valutazione standardizzate oggi non ancora diffuse. Su questo punto non si può che concordare. Meno scontata, invece, è la tesi dell’importanza delle indagini strumentali (Pet, Risonanza Magnetica Funzionale, ecc.) per avvalorare la diagnosi. È vero che negli ultimi anni vi sono stati progressi nello studio strumentale, ma il significato delle nuove acquisizioni è ancora incerto e le indagini citate non sono fra le linee guida per la diagnosi di stato vegetativo.
Il vero obiettivo di Gigli è polemico: sostenere che senza le misurazioni strumentali le diagnosi basate sulle proprie convinzioni cliniche possono essere fuorviate, «specie se influenzate dall’ideologia o da influenze esterne». Così sostiene che «purtroppo di quanto accaduto nel mondo scientifico negli ultimi quindici anni non c’è traccia nel decreto della Corte di appello di Milano con cui si è autorizzata la sospensione dell’idratazione e della nutrizione in Eluana».
Quest’ultimo ragionamento è sbagliato: una cosa è sottolineare il dovere alla prudenza nel diagnosticare lo stato vegetativo – punto su cui non posso che concordare –, altro è voler riferire l’invito alla cautela al caso di Eluana, che in 17 anni di decorso non ha mai manifestato alcun segno di coscienza. Trovo offensivo il sospetto avanzato da Gigli che sulla diagnosi di Eluana, che altri prima di me avevano posto ma di cui porto la responsabilità, possano aver interferito «ideologia o influenze esterne», in altre parole la volontà da fare di lei l’agnello sacrificale di una battaglia bioetica “laicista”. Il fatto che io sia stato sia l’esperto che fa la diagnosi sia il sostenitore della battaglia del padre per far rispettare la volontà della figlia può apparire una contraddizione agli occhi di coloro che vedono nella difesa della vita sempre e comunque il dovere assoluto del medico. Io penso invece che essere a fianco del malato significhi non solo difenderne la vita, ciò che credo di aver fatto durante tutta la mia carriera, ma anche porsi al suo servizio quando, in condizioni terminali o di estrema menomazione, manifesti la volontà di rinunciare ai trattamenti di sostegno vitale.
Corriere della Sera 17.9.09
Passa all’unanimità alla Camera la legge che garantisce anche la terapia del dolore
Le cure palliative diventano un diritto per tutti i cittadini, dal Pie­monte alla Sicilia. Dovranno esse­re assicurate con criteri uniformi, sostenute da un finanziamento proprio: 150 milioni presi in parte dal Fondo sanitario nazionale (100), il resto dall’ultimo decreto anticrisi. Semplificate in modo permanente le procedure per i far­maci antidolorifici. Sono alcuni dei passaggi salienti della legge ap­provata ieri dalla Camera.
Sanità La Camera approva il testo in due sedute. Il piano sarà finanziato con 150 milioni di euro
ROMA — Le cure palliative escono dall’ombra e diventano diritto di tutti i cittadini, dal Pie­monte alla Sicilia. Dovranno es­sere assicurate in ogni Regione, con criteri uniformi, sostenute da un finanziamento proprio. In tutto 150 milioni presi in par­te dal Fondo sanitario naziona­le (100), il resto dall’ultimo de­creto anti crisi. Semplificate in modo permanente le procedu­re per i farmaci antidolorifici.
l 'articolo completo su corriere.it
Biotestamento e medici Martini riapre il confronto
Corriere della Sera 7.9.09
Patti: volontà del paziente decisiva. D’Agostino: troppi rischi
ROMA — «Forse è tempo di fermarsi un po’ a pensare, prima di riprendere la discussione sul testamento biologico». Il cardinal Martini che fa la recensione del­l’ultimo saggio di Ignazio Marino, deputa­to pd e autore di una delle proposte di leg­ge sul fine vita più indigeste per la Chiesa, ha un primo effetto collaterale non irrile­vante: mette d’accordo in pochi minuti due punti di vista molto lontani, quello del teodem Enzo Carra (Pd) e dell’ideolo­go del pensiero laico di Gianfranco Fini, Alessandro Campi. Non solo, permette an­che ad un radicale come Marco Cappato di intravvedere «nei dubbi di Martini, un’impostazione liberale che indica come non vi possa essere una soluzione unica per ogni situazione».
Marco Bellocchio "Girerò una storia su Eluana Englaro"
La Repubblica 22.8.09
"Un film per parlare di amore per la vita"
intervista di Paolo D'Agostini
Il regista parla del suo nuovo progetto cinematografico sul caso Englaro Intanto parte per presentare al pubblico internazionale il suo "Vincere"
Ho elaborato l´idea partendo dal caso di Eluana, ma i miei saranno personaggi d´invenzione
A questa costrizione a far vivere chi è già morto, oppongo un´altra costrizione a far vivere chi può e deve vivere
Visti i tempi, il declino generale del cinema, quello della politica direi che l´esito è stato buono
"Vincere" sarà distribuito all´estero dalla stessa società di "Gomorra"
ROMA. In partenza per un tour americano che sarà anche l´inizio della campagna di promozione del suo Vincere in vista dei prossimi Oscar, Marco Bellocchio (70 anni il 9 novembre) dà la notizia. Il prossimo film nascerà dalle riflessioni e dalle emozioni provocate in lui dal caso Englaro.
Così annuncia il progetto. «Tre elementi. Il primo è la fiaba della Bella addormentata. Il secondo: la tragedia della ragazza Eluana e del personaggio eroico del padre che vuole rispettare la volontà della figlia - viva ma solo vegetalmente - rispettando la legge, pretendendo l´applicazione della legge. Senza cercare scorciatoie. Il terzo, tema opposto e mia profondissima convinzione: quando invece ci sono condizioni per riportare alla vita qualcuno che vuole morire per forza - e penso alle anoressiche o ai depressi che vogliono uccidersi, che vogliono morire - lì non solo lo psichiatra ma anche chi è loro vicino, familiari o genitori, deve costringerli a vivere. Da una parte il rispettare la volontà della povera ragazza e quindi permetterle di morire. Dall´altra invece il caso di qualcuno che lotta fisicamente per impedire di morire, per costringere a vivere una persona che vuole morire ma che ha tutte le possibilità per poter vivere, per rinascere. Questa doppia storia mi interessa raccontare. Non so se riuscirò, è un tema secondo me molto positivo ma certo non molto divertente».
Un film nel quale dovrebbero convivere due storie.
«Esatto. Anche se non nascondo che ho iniziato a elaborare quest´idea a partire da Eluana, naturalmente i miei saranno personaggi d´invenzione. In un certo senso sono due aspetti della stessa lotta per la vita. Quella di un padre-eroe. E quella di chi lotta e impedisce di morire, costringe a vivere chi - penso anche ai giovani perduti nella droga degli anni passati - ha tutte le potenzialità per vivere una vita straordinariamente ricca. Nella stessa Italia, contemporaneamente forse in due città diverse, immagino queste due lotte. Una nei confronti dello Stato e dell´ipocrisia di chi per paura di perdere l´appoggio della Chiesa cattolica, pur non condividendone i principi, si è inchinato per conformismo e pavidità. A questa costrizione a far vivere chi è già morto, oppongo un´altra costrizione a far vivere chi può e deve vivere».
Può essere la metafora di qualcosa di più ampio? Un discorso sull´occuparsi degli altri, del prossimo, delle vite che ti circondano? Sull´esporsi, scegliere, impegnarsi. Sullo scambio fra discrezione e indifferenza?
«Penso a quella che è stata la fragilità di tutta la cultura di sinistra. Un certo tipo di "discrezione", sì. Adesso ha buon gioco la Lega che in nome di principi assurdi e disumani fa valere la voce del "no". Un certo tipo di durezza, o forse sicurezza, è qualcosa di cui la sinistra o quello che ne rimane dovrebbe appropriarsi. Vincere la paura di dire "no"».
Dunque, intanto, l´America. La vita internazionale che si dischiude a Vincere con le vendite e le uscite su altri mercati. A partire da Australia e Francia. In Nordamerica, dove il film sarà distribuito dalla stessa società che ha distribuito Gomorra, Vincere è stato invitato tra gli altri dai festival di Telluride, Toronto e New York da dove partirà il viaggio verso la conquista della candidatura all´Oscar di marzo. «Ho sempre saputo e detto che la celebrità della figura di Mussolini nel mondo ha il suo peso. Ma l´interesse un po´ speciale che effettivamente il film ha riscosso forse non dipende soltanto da questo. Ma anche dal come io ho visto e raccontato Mussolini, dallo stile del film. Il contrasto fascismo-antifascismo si è indubbiamente un po´ sbiadito. Nessun esponente politico o istituzionale di rilievo di matrice fascista, per esempio, in Italia è intervenuto. Quando ho presentato il film al cinema Eden di Roma mi ha fermato la nipote di Starace per dirmi che lo aveva apprezzato. Ma insomma non è un film che ha cercato la provocazione o lo scandalo, e non ho neanche sollecitato il confronto tra il Duce e Berlusconi, non ho soffiato sul fuoco. In realtà il film ha raccolto soprattutto un´attenzione di tipo estetico. Non di tipo ideologico. O di facile implicazione tra passato e presente. Semmai le implicazioni sono da cogliere in modo indiretto. Quando l´ho mostrato a Eugenio Scalfari mi ha colpito il suo commento. Ha detto che secondo lui oggi in Italia c´è la stessa "puzza" di allora. La puzza di una situazione nella quale ognuno pensa a sé: allora le mille lire al mese oggi le gratificazioni del Grande Fratello».
Il film è stato sottovalutato, incompreso?
«Prendere un premio a Cannes avrebbe favorito forse esiti migliori, ma onestamente - visti i tempi non favorevoli, la stagione già quasi estiva, il declino generale del cinema, quello della politica - direi che l´esito è stato buono».
Testamento biologico, resa dei conti contro Fini il laico
L’attacco di Gasparri e Quagliarello a Fini apre ufficialmente le ostilità sul testamento biologico nella maggioranza. È una iniziativa che i finiani leggono come figlia della pressione delle gerarchie cattoliche sul governo dopo quel che Fini ha detto a Genova alla festa del Pd. Certo, Gasparri e Fini avevano sulla questione un conto aperto da quando, dopo la morte di Eluana Englaro, avendo il capogruppo del Pdl dichiarato che aveva pesato nella vicenda la firma non messa da Napolitano in calce al decreto varato dal consiglio dei ministri, Fini lo redarguì dicendo che avrebbe dovuto tacere per rispetto nei confronti della massima autorità della Repubblica. Ma la difesa del lavoro fatto a Palazzo Madama suona soprattutto come un avviso preventivo a chi nella maggioranza mostra dubbi sul ddl: il testo che prevede l’obbligo di idratazione e alimentazione non è figlio di nessuno, è stato anzi per ben due volte approvato dal consiglio dei ministri, prima come decreto e poi come disegno di legge e la linea di governo e maggioranza è quella. Per questo i capigruppo di centro destra daranno indicazione di voto favorevole, pur lasciando la possibilità di votare in dissenso, come già accaduto in Senato. Ma il testo non cambia, soprattutto sull’obbligo di alimentazione e idratazione. Lo ha chiarito il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto ieri, dichiarando che questa non può essere definita un norma clericale e che, per i laici come lui, non c’è una superiore autorità che sancisce quale sia l’ortodossia: allusione che i più hanno letto come rivolta proprio a Fini. L’unica mediazione possibile, se così si può definire, è quella alla quale sta lavorando il ministro Sacconi: appprovare subito il divieto di rinuncia al sondino nasogastrico, impedendo che possano ripetersi in futuro casi come quello di Eluana Englaro, e rimandare la discussione sul resto. Nella maggioranza addirittura qualcuno si dice pronto a scommettere su una dichiarazione in tal senso dello stesso Berlusconi in occasione della sua partecipazione, con il cardinal Bertone, alle celebrazioni della perdonanza celestiniana a L’Aquila, dove attraversando la Porta Santa «sinceramente pentiti e confessati», come recita la Bolla di Papa Celestino V del 1294, si ottiene l’indulgenza plenaria per i propri peccati.
Lo «strappo» di Gianfranco sul testamento biologico
Agli esponenti politici a lui più vicini Gianfranco Fini avrebbe annunciato l’intenzione di compiere un gesto clamoroso: votare contro la legge sul testamento biologico se il testo dovesse rimanere quello licenziato dal Senato. «Ci sto pensando», avrebbe detto il presidente della Camera.
Un gesto che, d’altra parte, sarebbe coerente con quanto Fini disse dopo la sentenza con cui la Consulta bocciò il testo sulla fecondazione assistita: se una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso è sempre suscettibile di censure di costituzionalità. Fu un chiaro altolà proprio al ddl in tema di dichiarazione di volontà anticipata presentato dal governo dopo il no del Quirinale al decreto Englaro. I dubbi costituzionali riguardano il punto più contestato del testo, quello che introduce l’obbligo di idratazione e alimentazione. Esattamente il punto che il ministro Sacconi, pur di ricucire con il Vaticano dopo le note e imbarazzanti vicende, vorrebbe stralciare e tradurre subito in legge. Invece Fini, riprendendo uno dei temi più cari al Colle, ha chiesto di approvare una legge con la più ampia maggioranza possibile. E quindi di modificare il testo che a Palazzo Madama aveva avuto un consenso tutt’altro che bipartisan. Messaggi, i suoi, lanciati alle forze politiche di maggioranza e opposizione. Con effetti per il momento deludenti.
Perché se è vero che nel Pdl i voti in dissenso potrebbero arrivare anche a una ottantina, come taluno ipotizza all’interno della maggioranza, è altrettanto vero che senza una mobilitazione seria di Pd e Idv quella di Fini rischierebbe di diventare una battaglia di testimonianza. Un segnale ieri lo ha mandato una parlamentare del Pdl vicino al presidente della Camera, la senatrice Maria Ida Germontani, dichiarando che è necessario cambiare il provvedimento del Senato «perché votato sull’onda emotiva della tragica vicenda di Eluana Englaro». Ma queste posizioni nel Pdl continuano a essere nettamente minoritarie. E così, almeno per ora, sembra davvero molto difficile che il presidente della Camera possa rendere pubblica l’intenzione di votare contro il ddl. L’ha confidata agli amici per dare un segnale politico. In attesa che altri prendano coraggio ed escano allo scoperto.
Testamento biologico: la maggioranza di centro destra vuole una legge feudale e retrograda per compiacere le gerarchie vaticane. ...
Testamento biologico: la maggioranza di centro destra vuole una legge feudale e retrograda per compiacere le gerarchie vaticane. Piuttosto che questa legge, meglio nessuna legge.
Quello che segue è l’intervento di Maria Antonietta Farina Coscioni in commissione Affari Sociali della Camera, dove si sta discutendo il ddl sul testamento biologico e il fine vita.
Signor Presidente, colleghe, colleghi, parlo in assenza del Governo.
Preliminarmente desidero ripetere quanto ho già affermato nei giorni scorsi. Chiedo scusa per la ripetizione, ma credo sia opportuno e necessario farlo anche in questa sede, non fosse altro perché ne resti traccia in un resoconto parlamentare, di modo che chi vorrà, in futuro, ripercorrere le varie fasi del dibattito in materia di testamento biologico e fine vita ne possa venire a conoscenza. Un contributo, insomma, a che non si smarrisca la memoria di quello che accade, perché è importante che la memoria abbia un futuro.
Dicevo ieri, e ripeto oggi, che rimangiandosi pubblici impegni, il capogruppo del PdL in commissione Affari Sociali ha proposto, di fatto, di strozzare il dibattito generale sul testamento biologico; le audizioni sono giudicate inutili, in quanto sarebbe sufficiente il lavoro effettuato dal Senato, e come testo base occorrerebbe adottare il testo di legge Calabrò licenziato da Palazzo Madama. Una posizione, una proposta pretestuosa e grave.
Una proposta inaccettabile sotto un doppio profilo: perché si annullano, si espropriano prerogative e funzioni di una commissione della Camera dei Deputati; rivelano una curiosa, singolare concezione del rispetto delle istituzioni e delle prerogative parlamentari. Ma anche sotto il profilo sostanziale, perché questa fretta – ma non credo di esagerare se parlo anche di arroganza – manifestata a ogni pié sospinto, ha una sola spiegazione: si vuole, in tempi rapidi portare in dono alle gerarchie ecclesiastiche il testo di legge sul testamento biologico; e si vuole che sia il testo di legge che le stesse gerarchie vogliono e hanno letteralmente dettato; in questo modo patetico e offensivo per le coscienze di tantissimi cattolici, la PdL intende farsi perdonare stili di vita e personali comportamenti del suo leader, l’attuale presidente del Consiglio: in pubblico difensore di virtù e morale, che privatamente in modo plateale contraddice e smentisce. Dunque, almeno, si sia meno ipocriti: si abbia il coraggio di dirlo e sostenerlo apertamente: giorno dopo giorno, tassello dopo tassello, le tessere del mosaico che si sta componendo rivelano un quadro deprimente e inquietante, e si procede verso quello che altri molto più autorevoli di me, hanno definito “Stato etico”: la blindatura, da parte del Governo, del ddl Calabrò annunciata dal ministro Sacconi in un’intervista al quotidiano della CEI “Avvenire”; il colpo di mano sulle cure palliative, con gli emendamenti presentati dal relatore alla Commissione Affari Sociali che stravolgono l’intero testo di legge e vanificano il paziente lavoro svolto in questi mesi; i finanziamenti negati alla ricerca sulle cellule staminali embrionali con una modalità ancora tutta da chiarire; la composizione di una commissione a senso unico con il compito di fornire le nuove linee guida in conseguenza alla sentenza della Corte Costituzionale, che – lo ricordo – ha letteralmente demolito un’altra legge da Stato etico, e mi riferisco alla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita…
Assicurare un nuovo ciclo di audizioni anche da parte della Commissione Affari Sociali potrebbe, per esempio, consentirci di toccare con mano una drammatica realtà, vissuta quotidianamente, dai malati e dalle loro famiglie. La realtà, per esempio, di Giancarlo Frignone, affetto di SLA dal 2006, che ha già scritto il suo testamento biologico: “Io ho già scelto e deciso per la mia morte naturale: in nessun caso voglio che mi sia praticata una tracheotomia, per la respirazione artificiale. Non riconosco a nessun parente, tutore, medico o leggi, che possano decidere diversamente da quanto io stia dichiarando qui…desidero solo essere aiutato con sedazione e terapia antidolore”; la realtà di Delia D’Ettorre, una insegnante di Francavilla Fontana di 54 anni, malata di Sla da sedici anni. “Non escludo che in momenti di disperazione, io scelga la sospensione dell’alimentazione…Perché i politici si sono affrettati a emanare un decreto legge che sospendeva la sentenza che ha permesso ad Eluana di porre fine al suo calvario, mentre non fanno niente per i malati di SLA che hanno la sfortuna di vivere in regioni più povere?”. Così cominciava il suo intervento al recente secondo congresso della Cellula Coscioni di Francavilla Fontana, letto dal marito Francesco Mellone. E perché la commissione non dovrebbe acquisire la testimonianza, preziosa, di Paolo Ravasin che dichiara: “A partire dal momento in cui non fossi più in grado di nutrirmi ed idratarmi attraverso la mia bocca”, sostiene, “rifiuto la somministrazione di qualsiasi terapia medica destinata a trattare la malattia di cui sono affetto e oltre altre patologie sopravvenienti intese come complicazioni. Accetto unicamente i farmaci necessari a trattare i sintomi dolorosi derivanti…”. Siamo, siete certi che ascoltare le loro testimonianze, i loro racconti, le loro drammatiche esperienze non sia utile e necessario per il nostro lavoro? Da dove deriva questa vostra certezza?
Il dibattito, colleghe, colleghi, non è tra di noi, ma tra qui e i cittadini la fuori. Ed è uno dei più importanti e più autorevoli che ci troviamo a svolgere. E la differenza non risiede nello scontro tradizionale tra destra e sinistra ma tra visioni diverse della persona, della dignità della vita, del rapporto tra cittadino e lo stato. E proprio su questo ultimo aspetto che si caratterizzerà il dibattito non solo in questa legislatura, ma in uno Stato che si vuole laico, libero e democratico.
Il capogruppo della PdL della Commissione Affari Sociali, e quanti si dichiarano d’accordo con lui, si assumono una grave, pesantissima responsabilità: quella di negare la conoscenza su quanto ogni giorno accade in questo paese, dove migliaia di pazienti con le loro famiglie sono condannati a inutili, spesso atroci sofferenze; perché poco o nulla si è finora fatto sul versante delle cure palliative; e ricordo che si era stabilito che ci si sarebbe occupati di testamento biologico e fine vita contestualmente alle cure palliative; al tempo stesso si tradisce il dettato costituzionale: l’articolo 32 stabilisce – lo sapete, ma è sempre bene rammentarlo - che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
Ripeto: “La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Come si sa, è a Aldo Moro e a Giovanni Leone che si deve la stesura della parte finale dell’art 32,secondo comma della Costituzione. Aldo moro ebbe a dichiarare nella seduta della Commissione per la Costituzione del 28 gennaio 1947 che quel limite era necessario perché il legislatore non cadesse “nella tentazione dell’onnipotenza legata a considerazioni di carattere generale e di mala intesa tutela degli interessi collettivi”.
E nel testo che deriva dal lavoro del Senato, l’autodeterminazione, la libertà di scelta che possono e devono essere temperati da altri diritti a me sembra che vengano totalmente negati.
E si ricade in quella mala intesa tutela degli interessi collettivi di cui parlava Aldo Moro.
Esiste l’articolo 3 della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea, sul diritto all’integrità della persona. Dispone che ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica; e che nell’ambito della medicina e della biologia devono essere particolarmente rispettati il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge. C’è infine la convenzione di Oviedo, con il suo articolo 9: “I desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione”. Insomma, la volontà del paziente è preminente. Negarla, come la si sta negando con il ddl Calabrò significa porsi fuori dalla Costituzione. Vorrà dire che, al pari della legge 40 o dei ricorsi che la maggioranza di centro destra ha voluto opporre in merito a un inesistente conflitto di interessi a proposito della vicenda Englaro, la Corte Costituzionale provvederà, come mi auguro, a ripristinare il diritto violato.
Ma nel frattempo migliaia di cittadini saranno costretti a pagare sulla propria pelle l’invasione e l’arroganza di una politica che di fatto è lontana dalle loro istanze.
Cosa può essere una persona privata della libertà di scegliere nei momenti della sua vita, quando non fa danno ad altri? Il danno è già stato qualificato dallo Stato liberale, con alcuni pilastri fondamentali, cioè quello che il peccato non automaticamente è reato, e l’altro appunto che non c’è reato se non c’è vittima.
Credo si debba essere chiari e al tempo stesso onesti. Il paese, ci chiede che nelle scelte relative al fine della vita sia rispettato il diritto all’autodeterminazione di ciascun cittadino, per abbattere il fenomeno dell’eutanasia clandestina e di quella cattiva morte “all’italiana”, fatta di violenza contro i malati, accanimento terapeutico e imposizione di inutile sofferenza.
Il paese ci chiede il riconoscimento legale di “un testamento biologico” attraverso il quale siano obbligatoriamente rispettate le scelte individuali, compresa quella di non ricorrere alla nutrizione e all’idratazione artificiale.
E’ giunto il momento, colleghe e colleghi, di schierarsi. Lo dico alle colleghe e colleghi del centro-sinistra; ancor più lo dico alle amiche e agli amici laici del centro-destra. Vedete: le battaglie per il diritto a una buona vita, e a una buona morte non riguardano solo la libertà della ricerca e le questioni legate alla bioetica, ma anche e soprattutto all’etica della vita. Quello che dobbiamo affermare, difendere, conquistare sono i valori dello Stato di diritto e della laicità. Nessuno ovviamente intende negare il diritto del Vatiano di esprimere le proprie idee, i propri principi. Quello che si chiede, però, è che l’Italia sia un paese sovrano, e non subisca ingerenze da parte di altri Stati.
Il testo di legge sul testamento biologico proposto dalla maggioranza non rispecchia il sentire degli italiani; e credo sia sufficiente leggere qualche sondaggio per rendervi conto quanto la comunità scientifica sia desiderosa che il nostro sia un paese più laico e moderno.
Negare, come si intende negare, la possibilità di audizioni e di acquisire informazioni e ulteriori “saperi” serve, tra le altre cose, a rinunciare a prendere atto che il ddl Calabrò è un testo che non ha corrispondenza con le legislazioni degli altri paesi europei e occidentali.
Gli Stati Uniti hanno regolamentato la materia fin dal 1991, a conclusione di un lungo e approfondito dibattito cominciato negli anni Settanta. In quel paese nutrizione e idratazione sono considerati trattamenti sanitari, non un mezzo per il mantenimento della vita, il paziente cosciente può rifiutare i trattamenti, anche se di sostegno vitale; per quanto riguarda il paziente non più cosciente, va rispettata la sua volontà quando espressa in condizione di capacità, e documentabile; altrimenti è un fiduciario a decidere.
In Belgio è prevista l’eutanasia su richiesta esplicita del paziente. Ai cittadini viene riconosciuta la possibilità di predisporre un testamento biologico con dichiarazione anticipata di trattamento, scegliendo a quali cure sottoporsi e quali rifiutare.
In Danimarca è stata istituita una banca dati elettronica, che custodisce le direttive anticipate dei cittadini. In caso di malattia incurabile o di grave incidente, i danesi che hanno depositato il testamento medico possono chiedere l’interruzione delle cure e dei trattamenti e di non essere tenuti in vita artificialmente. Nel caso di sopravvenuta incapacità, il diritto del malato può essere esercitato dai familiari.
In Francia la materia è regolata con una legge del 2005 che riconosce il diritto al rifiuto dell’accanimento terapeutico. E’ riconosciuta la figura del fiduciario, da consultare nel caso in cui il paziente sia incapace di esprimere le proprie volontà.
In Germania il testamento biologico trova attuazione nella legge recente e di questa legge ne ha evidenziato le pecularietà il collega Della vedova.
L’Olanda è il primo paese al mondo che, fin dal 2001, ha modificato il suo codice penale per rendere legali, in alcune circostanze rigorosamente normate, sia l’eutanasia che il suicidio assistito dal medico. Questa normativa contiene anche le disposizioni relative al testamento biologico. Le dichiarazioni di volontà possono essere sottoscritte anche dai minori, se c’è l’accordo dei genitori e se il minore ha un’età compresa tra i 12 e i 16 anni.
In Spagna le norme sulle dichiarazioni anticipate di volontà sono all’interno di una più ampia legge sui diritti dei pazienti che risale al 2003. Al cittadino maggiorenne è riconosciuto il diritto di manifestare anticipatamente e per iscritto la propria volontà in merito a cure e terapie cui essere sottoposto, nel caso dovesse perdere la capacità di esprimerle personalmente. Può inoltre nominare un suo rappresentante-fiduciario, che funge da interlocutore con i medici per realizzare le sue volontà ed evitare che ci sia accanimento terapeutico.
E tanti altre realtà sono disponibili nel lavoro fatto dall’Ufficio Studi.
Possiamo ben dire che l’Europa, il mondo civile ci guardano. Il ddl Calabrò si configura come una destrutturazione totale di tutto quello che ha fatto la giurisprudenza fino ad oggi. Stabilire che nutrizione e idratazione non sono terapie, e che pertanto il medico ha la facoltà di disattendere le disposizioni redatte dal cittadino è lo svuotamento – stile legge 40 – di una pratica che a livello giurisprudenziale si era già affermata. Il ddl Calabrò è a tutti gli effetti una controriforma non tanto rispetto a una “riforma” che non c’è mai stata, quanto a quel che prescrive la Costituzione. Si vanifica, inoltre quanto fatto, con l’istituzione nel 2001 di una Commissione proprio sulla definizione di idratazione e nutrizione artificiale, che stabilì che si trattava, a tutti gli effetti, di trattamenti sanitari, e come tali vanno interrotti qualora non apportino miglioramenti dello stato complessivo del paziente, e ne prolunghino le sue sofferenze.
Non c’è persona ragionevole che sia favorevole all’accanimento terapeutico; ognuno di noi sa di persone in coma irreversibile, che da anni vegetano in quella terra di nessuno che è la vita-non-vita, legata a un polmone artificiale o a una alimentazione endo-gastrica; tutti noi abbiamo pensato che in quelle condizioni – quelle di Eluana Englaro, per intenderci – avremmo preferito la morte. “I paladini del martirio e della morte”, come li definiva Luca Coscioni, ieri erano contrari al divorzio, all’aborto, alla ricerca sulle cellule staminali; oggi lo sono all’eutanasia, e sono però favorevoli ai nuovi roghi, vittime malati sofferenti senza speranza, purché questo rogo avvenga “nell’intimità delle mura domestiche, lontano dai riflettori, purché il dibattito e il confronto politico non abbiano luogo”. Noi questo dibattito e questo confronto vogliamo che esploda.
Un dibattito non ideologico, un dibattito non fuorviante così come invece è stato quello del capogruppo del PdL con tutta una serie di richiami sui “malati scomodi”, di giudici “simili (…) agli spartani che sacrificano(…)i bambini deformi, malati e non utili alla dura società di Sparta”; e ancora, continua il capogruppo del Pdl, “ sono cambiati i metodi di uccisione e di selezione, nella opulenta società occidentale, ma non la sostanza, se i giudici decidono se far vivere o morire un essere umana”.
Ma cosa c’entra tutto questo? Chi sta parlando di disabili gravi? Non è stato forse Luca Coscioni ad occuparsi di più dei disabili gravi e gravissimi? Facendo della sua malattia la più grande battaglia per il diritto all’assistenza personale 24 ore su 24, all’assistenza autogestita con progetti di vita indipendente, anche con gli strumenti tecnologici più avanzati con la scrittura con gli occhi, con la testa, per permettere ai malati e ai disabili di uscire, finché possibile,di uscire dalla prigionia del silenzio?
Perché parliamo di disabili gravi? O pensa il collega capogruppo del PdL di essere il solo a pensare che anche l’esistenza di un disabile grave ha il diritto a vivere? Perché mischiamo tali questioni? Qualcuno sta forse proponendo di sopprimere i malati scomodi? Tutto ciò a me non risulta. Semmai risulta una forte disattenzione ai malati. Una carenza di risposta alla solitudine dei tanti Luca Coscioni, Welby, Nuvoli, Ravasin, di coloro che letteralmente “dal corpo del malato” sono arrivati “al cuore della politica”. Vi chiedo rispetto e di non cadere in quella disonestà intellettuale che caratterizza quanti vorrebbero contrapporre un partito della vita a quello della morte.
Nessuno vuole imporre nulla a nessuno, nessuno si sogna di imporre ad altri la propria “morale” e valori. Però a quanti si oppongono a una regolamentazione di queste questioni e non riconoscono la facoltà a porre fine ad atroci e inutili sofferenze, e lo fanno in nome “della vita” e della sua sacralità, va chiesto cosa vi sia di misericordioso, in questa situazione; e ognuno di noi si deve chiedere se sia o no più misericordioso interrompere la sofferenza, quando viene chiesto dallo stesso malato. Bisogna chiedere ragione del sordo opporsi all’introduzione del “testamento biologico, con il quale il cittadino, SE VUOLE, stabilisce preliminarmente quali cure gli devono o non gli devono essere prestate, nel caso in cui si venga a trovare in uno stato di incapacità totale o parziale di intendere e volere, nominando un fiduciario che garantisca delle sue volontà.
Luca Coscioni, Piergiorgio Welby, Giovanni Nuvoli, Paolo Ravasin e tanti altri malati al momento non noto al pubblico, che della loro sofferenza, del loro dolore, del loro corpo hanno fatto, letteralmente politica, tutto questo hanno disvelato, ed è grazie a loro se queste questioni, che si voleva relegati tra i “problemi di coscienza” sono diventati “cosa” di cui tutta la città parla, e di cui anche la politica deve occuparsi. Grazie a Luca, Piergiorgio, Giovanni, Paolo, il paese ha preso coscienza e conoscenza di una realtà esistente e negata, sommersa e ignorata: quella di migliaia di persone vive, lucide, capaci di amore per la vita e per il diritto. I mille Luca, Piergiorgio e Giovanni che lottano contro malattie crudeli che li hanno aggrediti; e devono patire, in più, l’aggressione crudele di uno Stato, di politici, di leggi e di “morali” che negano loro quel diritto alla libertà che un giorno forse li potrebbe salvare, o comunque aiutare a vivere con dignità e morire con minor sofferenza.
C’è un diritto a non soffrire inutilmente, e di questo diritto siamo titolari perché siamo persone libere, e perché lo scopo della terapia medica presuppone la persona; e che dunque abbia a che fare con una persona la cui volontà deve essere rispettata.
La battaglia da combattere è, da una parte, quella per la libertà della ricerca scientifica; dall’altra per affermare i diritti umani fondamentali, fra i quali il diritto alla vita, alla salute; a una vita dignitosa fino all’ultimo istante che ciascuno considera degno di essere vissuto, scegliere di vivere senza sentirsi dire da altri; questo o quello non lo puoi fare. L’attuale maggioranza sostiene che occorre scongiurare il ripetersi di nuovi casi come quello di Eluana Englaro. Quello dunque che si vuole scongiurare è dunque il diritto di tutti i cittadini di questo paese a poter predisporre il proprio testamento biologico, compreso il diritto a includere la eventualità della rinuncia all’alimentazione e all’idratazione artificiale. Quando si dice: “Un caso Englaro non deve essere più possibile”, quello che in realtà si dice, si vuole dire, è il potere di vita e di morte, i nostri corpi, appartengono ad altri, al Vaticano. Ufficialmente, pubblicamente, beninteso; perché poi nella realtà si continuerà nella pratica di sempre, il classico “si fa ma non si dice”. Quello che importa – la posta in gioco – è che un padre, una madre, una moglie o un marito, un figlio o una figlia, un amico o una compagna non possono, non devono, rivendicare apertamente il diritto naturale e costituzionale a fare quello che altri cittadini sono costretti a combinare di nascosto, confidando nella pietà e nella misericordia di un medico, di un’infermiera. Vogliono continuare a detenere il potere sui nostri corpi, perché per loro noi non siamo cittadini, ma sudditi, gregge.
In questi giorni, con le associazioni “Luca Coscioni”, “A buon diritto”, la “Fondazione Veronesi” e altre organizzazioni e cittadini, si stanno raccogliendo le dichiarazioni anticipate di volontà; si sta lavorando perché nei comuni si istituisca un registro del testamento biologico: per responsabilizzare le amministrazioni pubbliche nella ricezione e validazione gratuita dei biotestamenti; e soprattutto per mandare un messaggio chiaro a chi ha il compito di fare le leggi e specificatamente a chi lavora per confiscare questo diritto di tutti; ci si sta insomma cautelando, nel caso di definitiva approvazione di questa legge proibizionista, realizzando un atto che potrà essere utilizzato per impugnare la legge davanti alla Corte costituzionale. Perché è evidente che se sarà approvata una legge che obbliga forzatamente un cittadino che non può più deglutire e ingerire cibo, a subire un intervento contro la sua volontà che gli inserisce una cannula nello stomaco e a condannarlo a sofferenze atroci invece che ad essere assistito e accompagnato a spegnersi nel modo più sereno possibile; una legge che condanna chi entra in coma a essere ricoverato in ospedale, a essere nutriti e idratati artificialmente, è evidente che una legge simile sarà portata decine, centinaia di volte in tribunale, perché quell’imposizione confligge con i diritti costituzionali del cittadino.
Libertà della persona (uso volutamente questa espressione cara al personalismo cristiano), e diritto di autodeterminazione non valgono a senso unico: sono tali proprio per assicurare la possibilità di consapevoli scelte diverse. Quella dei trattamenti di fine vita è una zona opaca sulla quale non per un caso la maggioranza del Parlamento non vuole compiere alcuna inchiesta, nonostante indagini demoscopiche condotte in forma ovviamente anonima ma con criteri scientifici, documentino come si faccia ricorso a forme di eutanasia clandestina molto più diffuse di quanto si dica e si ammetta, e il tutto avviene in solitudine, tra il disinteresse e il silenzio. Uno Stato che sceglie di imporsi con violenza contro la libertà della persona e il suo diritto di autodeterminazione non costituisce una garanzia per nessuno. La violenza non è mai a senso unico, esattamente come non lo è la libertà di scelta.
Termino ricordando a me stessa e a tutti noi quello che disse un indiscutibile credente, papa Giovanni Paolo II nella fase ultima della sua vita, gravemente malato. E per evitare una qualsiasi obiezione circa la fonte, così come è avvenuto nella seduta di ieri, dal sottosegretario Roccella, cito la fonte: gli "Acta Apostolicae Sedis"; si tratta della raccolta ufficiale degli atti della Santa Sede. Nel supplemento del 17 aprile 2005, a pagina 460, si riferisce: "Giovedì 31 marzo (...) Veniva rispettata l'esplicita volontà del Santo Padre di rimanere nella sua abitazione, ove era peraltro assicurata una completa ed efficiente assistenza". Nella successiva pagina 461 si può poi leggere: "Sabato 2 aprile (...) Verso le ore 15,30, con voce debolissima e parola biascicata, in lingua polacca, il Santo Padre chiedeva "lasciatemi andare alla casa del padre". Poco prima delle 19 entrava in coma".
Vorrei che la libertà di scelta di Giovanni Paolo II, sia garantita per tanti altri malati.
In sostanza: non esiste obbligo a utilizzare tutte le tecniche di sopravvivenza che la scienza offre. Esattamente quello che nel testo Calabrò viene negato.
Per questo e per le motivazioni che ho argomentato chiedo di fermarvi. Qualora non riuscissimo a rispondere alle istanze che ci vengono dai cittadini italiani, è preferibile nessuna legge.
Ordini dei Medici/Testamento biologico, Viale: Referendum tra i medici
Torino, 23 luglio 2009
Dichiarazione di Silvio Viale rappresentante dell’Associazione Luca Coscioni e di Exit.Italia
A proporlo è Silvio Viale, ginecologo torinese impegnato nelle battaglie per i diritti civili, dopo che 18 presidenti provinciali (Aosta, Bologna, Caserta, Catania, Ferrara, Lodi, Lucca, Messina, Mantova, Milano, Oristano, Palermo, Pavia, Potenza, Roma, Rovigo, Trapani, Trieste) con una lettera hanno criticato la posizione assunta dalla FNOMCEO in tema di direttive anticipate di trattamento.
Silvio Viale, che fa parte dell’Associazione Luca Coscioni e di Exit.Italia e che aveva definito “un mezzo passo avanti” la posizione espressa dalla FNOMCeO a Terni, critica la lettera dei 18 e le dichiarazioni del presidente del’Ordine di Roma Mario Falconi.
“E’ curioso che sui temi etici si invochi l’unanimità dei presidenti provinciali, come fanno Mario Falconi e coloro che hanno risposto alla convocazione del PDL, perché questo significherebbe mettere la museruola ad ogni confronto ed imprigionarlo nei veti delle ideologie. E’ curioso che a dirlo sia Mario Falconi, l’attuale presidente dell’Ordine di Roma, e mi chiedo se sia lo stesso Mario Falconi, allora presidente della FIMG, che il 23-24 luglio 2002 intervenne al Convegno “DIRITTO A VIVERE – DIRITTO A MORIRE” voluto da ENZO BOGIORNO presso l’aula magna dell’Ospedale San Giovanni Calabita Fatebenefratelli. In quel convegno sull’isola Tiberina, organizzato da Cittadinanza con il patrocinio della World Federation of the Right to Die Societies, Mario Falconi assunse l’impegno di promuovere in autunno una grande discussione tra i medici di famiglia sull’eutanasia e la morte, che attendo tuttora. Non so cosa sia accaduto nel frattempo, ma il tentativo di limitare la portata della posizione espressa a Terni dalla FNOMCeO mi sembra in contrasto con quanto da lui affermato nel 2002. Poiché credo che il documento di Terni sia solo uno scontato mezzo passo avanti contro una legge che offende sia i medici che i cittadini, chiedo ai 18 firmatari della lettera di Roma di sostenere la mia proposta di un referendum tra i medici italiani. Se i 18 firmatari condividono e sostengono il DDL approvato dal Senato non dovrebbero temere di dirlo apertamente. D’altra parte, come potrebbero mai esserci posizioni unanime dei medici sull’aborto, sulla fecondazione assistita, sulle cellule staminali, sulla contraccezione di emergenza, sulla RU486, sull’eutanasia volontaria e su tant’altro se bastasse il potere di veto di alcuni per bloccare ogni risoluzione?”
Left del 17 luglio 2009, pag. 84/85
Il richiamo delle vacanze è stato più forte delle pressioni vaticane. Proprio quando sembrava che quella appena conclusa fosse la settimana decisiva per il disegno di legge sul testamento biologico, portato in tutta fretta l’8 luglio scorso in commissione Affari sociali dai deputati della maggioranza, la discussione del testo è stata rinviata al rientro dalle ferie estive. Approvato a fine marzo dal Senato, il ddl Calabrò è stato pianificato dal centrodestra con l’obiettivo di sfruttare l’onda emotiva della vicenda di Eluana Englaro, che proprio in quei giorni arrivava all’epilogo. Una "singolare" coincidenza del testo con precise dichiarazioni delle gerarchie ecclesiastiche sulla fine della vita umana ha poi originato feroci polemiche tra i due schieramenti, che hanno accompagnato tutto l’iter della prima approvazione. Ora, anche alla Camera si prospetta uno scontro duro; lo stesso inizio di discussione in commissione è stato frenato dalle diatribe sulla legge inerenti le cure palliative, che secondo gli accordi doveva essere calendarizzata prima di quella sul testamento biologico. Questo repentino cambio di programma ha provocato le proteste dell’opposizione ritardando l’avvio dei lavori. Tanto che la relazione introduttiva sul progetto di legge del deputato Pdl Domenico Di Virgilio, si è svolta in tarda serata. La decisione di procedere oltre il normale orario di lavoro, lì per lì, ha confermato la tesi di chi accusava il centrodestra di voler procedere rapidamente, come al Senato, per far passare il testo prima dell’estate. Ma il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha fugato ogni sospetto dichiarando che non ci sarà nessuna accelerazione, e che il testo ancora non è stato calendarizzato per l’Aula. Lo snodo dei confronto, che molto probabilmente riprenderà a metà settembre, alimentazione e idratazione forzata, che secondo la maggioranza e i teodem dell’opposizione sono da considerarsi sostegni vitali indisponibili e non trattamenti medici. Intanto, al di là dell’iter parlamentare, c’è chi cerca. di mobilitarsi per altra via. L’associazione Luca Coscioni continua a procedere con la raccolta firme per la petizione al Parlamento, ma rilancia anche la campagna sul territorio per l’istituzione dei registri dei testamenti biologici nei Comuni italiani. Di fatto il registro è già attivo in otto amministrazioni locali che hanno deliberato a tal riguardo, ed è già operativo in grandi città come Roma e Pisa. I testamenti dei cittadini, intanto, sono accolti anche a Rimini, Lecco e Massa; mentre in altri comuni come Genova sono state presentate o preannunciate proposte nel Consiglio comunale, e in 8 municipalità - tra le quali Torino, oltre alla stessa Roma - sono state raccolte le firme per proposte di delibere di iniziativa popolare comunale. Ad Avellino si stanno già raccogliendo firme per la convocazione di referendum comunali, e in decine di comuni sottoscrizioni su petizioni comunali. La campagna sta avendo un grande seguito popolare, confermando quanto da sempre emerge da tutti i sondaggi demoscopici in materia di trattamenti di fine vita. In settimana li dibattito politico sull’istituzione dei registri, come specchio delle reazioni provocate in tutto il territorio, è andato in scena a Torino. Mina Welby e Beppino Englaro sono stati ricevuti dal sindaco Chiamparino per illustrare i contenuti della delibera di iniziativa popolare per l’istituzione di tale registro. Chiamparino ha definito l’iniziativa un utile strumento a disposizione dei cittadini, ma ha sottolineato che i punti più «politici» come alimentazione e idratazione forzata, non sono messi in discussione dal registro: «Sarà il Parlamento a legiferare su questo». Le dichiarazioni di Chiamparino arrivano in risposta alle polemiche che, nell’ambito del Pdl torinese, si sono scatenate dopo l’incontro con Welby ed Englaro, in cui l’iniziativa popolare era stata definita come un bieco tentativo di strumentalizzazione nei confronti della proposta di legge in discussione alla Camera. Nel panorama di tutti questi aspri contrasti, sia a livello parlamentare che territoriale sembra, però, essersi aperto uno spiraglio di dialogo. In un articolo del 15 luglio su Il Secolo d’Italia, Benedetto Della Vedova, parlamentare del Pdl, ha proposto una"soft law” , un passo indietro da parte dei sostenitori delle posizioni più nette ma speculari, per giungere a formulare «un testo inclusivo e non divisivo», ricevendo il plauso di Roberto Giachetti, deputato del Pd. Secondo Giachetti le parole di Della Vedova non vanno fatte cadere nel vuoto perché potrebbero essere un punto di partenza per evitare che su una materia così delicata si producano solo danni per tutti. Speriamo che l’estate porti consiglio.
il Riformista 15.7.09
VERSO UNA LEGGE. Inizia oggi alla Camera il dibattito sul ddl Calabrò. I sospetti di accelerazione forzata non spaventano la maggioranza. E nemmeno la Cei, sicura della promessa del premier di 5 mesi fa.
Mentre il ddl sicurezza è destinato a rallentare la sua corsa verso l'entrata in vigore al fine di approvare, contestualmente, quella sanatoria tanto apprezzata dalla Chiesa italiana che prevede la possibilità di regolarizzare colf e badanti, si parla in queste ore di un movimento contrario riguardante un altro ddl, quello sul biotestamento che inizia oggi l'esame alla Camera. Movimento contrario che significherebbe accelerazione e, dunque, allineamento dell'iter parlamentare ai voleri della Chiesa italiana. Le cose stanno così? Davvero, come hanno denunciano i radicali, il centrodestra imponendo la discussione sul ddl in sede di commissione Affari Sociali della Camera ha di fatto manifestato la volontà di procedere a tappe forzate? Davvero la manovra del Pdl sarebbe «politica» e cioè mirerebbe a rendere impossibile qualunque discussione e modifica del ddl stesso assecondando in questo modo le aspettative della Chiesa italiana? Oppure ha ragione il relatore, Domenico Di Virgilio (Pdl), secondo il quale «sarà una normale discussione, senza alcun paletto sui tempi», insomma un «dibattito che si spera sia tranquillo, sereno» e «su basi scientifiche e non ideologiche»? Difficile rispondere. Certo è che un accordo Chiesa-maggioranza di Governo sull'argomento non c'è stato. C'è stata, questo sì, una promessa avanzata da Silvio Berlusconi nelle ore immediatamente successive la scomparsa di Eluana Englaro. Questi - e le sue parole sono state recepite bene dal segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone - ha promesso che una legge ci sarebbe stata. Non ha detto quando, ma la certezza della Chiesa italiana è che la cosa si farà senz'altro entro l'anno. E questa certezza basta e avanza. Gli incontri tra Berlusconi, esponenti del Governo e importanti rappresentanti della Chiesa italiana (e anche del Vaticano) furono due. Il primo avvenne immediatamente dopo la morte di Eluana Englaro. Il secondo poco dopo, nella metà del mese di febbraio durante il ricevimento all'ambasciata italiana della Santa Sede in occasione degli 80 anni dei patti Lateranensi e dei 25 anni della revisione del Concordato. Berlusconi, dopo aver incontrato Bertone e il presidente della Cei Angelo Bagnasco, assicurò che «il tema della fine della vita è un problema che non è assolutamente di parte ma riguarda tutti, quindi l'auspicio è che si possa trovare una soluzione condivisa». E ancora, disse che tra il Governo e il Vaticano «vi sono visoni comuni». Quale poi sia il contenuto di questa visione comune lo spiegò bene, sempre alla metà del mese di febbraio, un altro importante esponente vaticano, il cardinale Camillo Ruini. Al Tg1 tornò sul caso Englaro affermando che la vicenda di Eluana «ha insegnato che è necessaria una legge che escluda l'eutanasia e l'accanimento terapeutico. Quindi che non consenta di rinunciare a idratazione e nutrizione, una pessima forma di eutanasia. Serve una legge - disse - che lasci al medico le sue responsabilità professionali, una legge che chieda che sia espressa la volontà del paziente, una volontà informata e scritta. La Chiesa non è un legislatore e non vuole esserlo, ma come qualunque altro soggetto vuole esprimere la sua opinione». Oggi, al di là della questione morale, al di là delle ripetute critiche (la maggior parte indirette e consumate a mezze parole) dei vescovi italiani intorno al libertinaggio, alla necessità di fare chiarezza, a una certa condotta morale che si ritiene importante per chi guida un Paese, la Chiesa sembra avere chiara una cosa: la promessa del premier sarà da questi mantenuta. Un segnale positivo per Berlusconi sul fronte ecclesiastico è venuto nelle scorse ore da Avvenire. Il giornale dei vescovi italiani, dopo qualche critica sul ddl sicurezza e anche sulla questione morale, ha lodato la gestione del G8. E la cosa non è secondaria. Inoltre, quanto al testamento biologico, il giornale della Cei non ha mai offerto particolari spunti di frizione o di scontro con la maggioranza, come fosse consapevole che, in un modo o nell'altro, la cosa si farà. A conti fatti l'unica accelerazione reale dell'iter parlamentare potrà venire "per colpa" delle forze avverse al ddl Calabrò. Ovvero da coloro che ritengono di poter modificare i contenuti del ddl in chiave eutanasica. Se poi Ignazio Marino imposterà la campagna verso il congresso del Pd tutta ruotante attorno alle questioni etiche - bio testamento incluso - sarà inevitabile la messa in campo d'una reale accelerazione da parte del Pdl (con la scontata benedizione della Chiesa italiana).
Pubblicato da Francesco Scanagatta a 09:25 1 commento: