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Timestamp: 2019-12-12 23:49:26+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 10', 'art. 117', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 14', 'art. 27', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 14', 'art. 123', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 17', 'art. 11', 'art. 12']

Corte Costituzionale sentenza 313 del 3 - 11.11.2010 - testo integrale Sentenza
Corte Costituzionale sentenza 313 del 3 - 11.11.2010
Energia · leggi regionali · autorizzazioni · impatto ambientale · ambiente
" Nell’individuazione del contrasto con la disciplina statale, costituita dall’art. 12 del d.lgs. n. 387 del 2003, pur se il ricorso denuncia la creazione, da parte del legislatore, di categorie di interventi che sarebbero sottratti al titolo abilitativo costituito dalla DIA di cui all’art. 10, comma 1, la tipologia degli interventi, indicati alle lettere a), b) e c) della norma sospettata d’incostituzionalità, li fa considerare in gran parte assoggettati all’ambito di applicazione dell’autorizzazione unica regionale, e non della semplice DIA."
Osserva, poi, il ricorrente, che riguardo alla costruzione e all’esercizio degli elettrodotti, la giurisprudenza costituzionale ha riconosciuto «l’attribuzione di rilevanti responsabilità ad organi statali e quindi la parallela disciplina legislativa da parte dello Stato di settori che di norma dovrebbero essere di competenza regionale ai sensi del terzo comma dell’art. 117 Cost.» (sentenza n. 383 del 2005), e, a proposito dell’autorizzazione unica ministeriale, ha affermato che «la stessa finalità per la quale tale disciplina è stata posta verrebbe frustrata da un assetto delle competenze amministrative diverso da quello da essa stabilito, anche in considerazione delle necessaria celerità con cui – al fine di evitare il pericolo della interruzione della fornitura di energia su tutto il territorio nazionale – le funzioni amministrative concernenti la costruzione o il ripotenziamento di impianti di energi a elettrica di particolare rilievo devono essere svolte» (sentenza n. 6 del 2004).
L’art. 3, lettera d) della legge della Regione Toscana n. 39 del 2005, come sostituito dall’art. 1 della legge n. 71 del 2009, non prevede affatto che la Regione autorizzi gli elettrodotti facenti parte della rete nazionale di trasporto dell’energia elettrica. L’art. 3 della legge regionale n. 39 del 2005, come sostituito dalla norma in esame, tratta infatti delle competenze regionali, mentre l’art. 3-bis individua le competenze provinciali e l’art. 3-ter individua le competenze comunali; alla lettera d), l’art. 3 prevede che la Regione rilasci le autorizzazioni di cui agli artt. 11 e 13 e le concessioni di cui all’art. 14, per quanto concerne impianti geotermici, impianti eolici di potenza superiore a 1 megawatt, in coerenza con la semplificazione introdotta dall’art. 27, comma 43, lettera b), della legge 23 luglio 2009, n. 99 (Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, n onché in materia di energia), nonché linee e impianti di trasmissione, trasformazione, distribuzione di energia elettrica di tensione nominale superiore a 100 mila volt, qualora assoggettati a procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA) regionale ai sensi della legge della Regione Toscana 3 novembre 1998, n. 79 (Norme per l’applicazione della valutazione di impatto ambientale) o qualora interessino un ambito territoriale interregionale.
Ne conseguirebbe la piena legittimità della disposizione contestata. Essa richiede per tutti gli impianti il rispetto degli strumenti urbanistici (modalità di installazione meno impattanti); individua per l’eolico una soglia di 100 chilowatt, che rispetto ad un impianto di 60 chilowatt si risolve in un rotore del 10% più grande; individua per il fotovoltaico la soglia di 200 chilowatt invece di 20 chilowatt: l’aumento è qui più rilevante ma asseconda il forte impulso di semplificazione dato dal d.lgs. n. 115 del 2008 su tale fonte rinnovabile, nel senso di qualificare tutte le installazioni di impianti fotovoltaici integrati come interventi di manutenzione ordinaria, e rispetta le nuove soglie individuate dal Decreto ministeriale 18 dicembre 2008 (Incentivazione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, ai sensi dell’art. 2, comma 150, della legge 24 dicembre 2007, n. 244) per la disciplina dello «s cambio sul posto» (portate appunto da 20 chilowatt a 200 chilowatt).
Nulla, però, consente di concludere che la disposizione impugnata non possa avere per oggetto soltanto le linee, e le relative opere, di potenza non superiore a 150 chilovolts, che non siano state incluse nella rete nazionale, per le quali necessita la competenza autorizzatoria regionale: la giurisprudenza costituzionale, del resto, ha dichiarato l’infondatezza della questione quando la norma regionale è suscettibile di una interpretazione tale da non determinare una lesione della competenza legislativa statale (sentenze n. 248 del 2006, n. 8 del 2004, n. 246 del 2006). Ciò risulta avvalorato dal contesto in cui s’inserisce la disposizione impugnata, essendo seguito l’art. 3, sostituito dalla disposizione oggetto di censura, dagli artt. 3-bis e 3-ter, rispettivamente attribuenti le funzioni amministrative alle Province ed ai Comuni, sicché alla norma impugnata può riconoscersi lo scopo di specificare le competenze re gionali, rispetto alle competenze provinciali e comunali, all’interno del sistema autorizzatorio di cui agli artt. 11 e 13 (e delle concessioni di cui all’art. 14) del Capo III della legge regionale, per definizione relativo ad impianti non rientranti nella competenza statale.
Le norme statali di riferimento, citate dalla Regione resistente a giustificazione del proprio intervento, attengono al limitato settore della disciplina edilizia (decreto Presidente della Repubblica 6 giugno 2001 n. 380, recante «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia»), nella parte in cui essa persegue il contenimento del consumo di energia nelle costruzioni, incentivando l’utilizzo delle fonti di energia rinnovabile, e stabilendo che gli interventi a ciò finalizzati negli edifici e negli impianti industriali, sono equiparati alle opere di manutenzione straordinaria (art. 123). La difesa regionale richiama anche l’art. 11 del d.lgs. 30 maggio 2008, n. 115 (Attuazione della direttiva 2006/32/CE relativa all’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici e abrogazione della direttiva 93/76/CEE), che nell’ottica di semplificazione delle procedure autorizzatorie, classif ica come opera di manutenzione ordinaria l’installazione di piccoli generatori eolici e di impianti solari termici o fotovoltaici sui tetti degli edifici.
Le norme citate non appaiono richiamate a proposito: la diversa categoria concettuale, fatta palese dall’oggetto di sistemi normativi del tutto autonomi – la produzione dell’energia elettrica da inserire in rete, e dunque finalizzata al mercato, da un lato, l’utilizzo delle fonti alternative mediante apparecchi omogenei agli edifici, anche industriali, per l’autoconsumo, dall’altro – è inequivocabilmente confermata dalle descrizione delle opere, che l’art. 11 del d.lgs. n. 115 del 2008, limita nelle dimensioni (generatori eolici con altezza complessiva non superiore a 1,5 metri e diametro non superiore a 1 metro) e nella forma (impianti solari termici o fotovoltaici aderenti o integrati nei tetti degli edifici con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda e i cui componenti non modificano la sagoma degli edifici stessi), considerando evidentemente l’irrilevanza funzionale di queste o pere nel sistema di produzione dell’energia elettrica.
La stessa legge regionale, di cui è impugnato l’art. 10, comma 2, modificando, all’art. 11, comma 2, l’art. 17 della precedente legge n. 39 del 2005, cui aggiunge un comma 1-bis, mostra di considerare separatamente il fenomeno dell’utilizzo diretto dell’energia alternativa, di cui dimensiona i supporti tecnologici con riproduzione delle caratteristiche prescritte dall’art. 11 del d.lgs. n. 115 del 2008, al fine di esentarli, come la normativa statale, dalla necessità del titolo abilitativo. Che gli impianti di utilizzo dell’energia rinnovabile costituiscano categoria a sé, rilevante ai soli effetti della disciplina urbanistica, in cui, a seconda dei casi, sono assoggettati alla disciplina della DIA, quando non costituiscono attività libera, è fatto palese dal linguaggio legislativo impiegato dalla stessa norma regionale impugnata, che, invece, richiama l’art. 12 del d.lgs. n. 387 del 200 3, e significativamente ne ripete la formulazione, nel riferimento alla costruzione e all’esercizio «degli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili», senza ulteriore connotazione (e dunque diversi dagli impianti tecnologici di edifici abitativi e industriali), per i quali illegittimamente oltrepassa le soglie che la normativa statale ha imposto all’ambito del regime semplificato della DIA.
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