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Timestamp: 2017-07-20 20:42:34+00:00
Document Index: 29344529

Matched Legal Cases: ['art. 77', 'art. 1911', 'art. 2952', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 346', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 2952', 'art. 2952', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 77', 'art. 366', 'art. 5', 'art. 2952', 'art. 346', 'art. 346', 'art. 346', '§ 2']

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE - SENTENZA 17 ottobre 2016, n.20934
ASSICURAZIONI Coassicurazione e “clausola di delega” CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE - SENTENZA 17 ottobre 2016, n.20934MASSIMAIn materia di coassicurazione, la "clausola di delega" (o "di guida") - con la quale i coassicuratori conferiscono ad uno solo di essi l’incarico di compiere gli atti relativi allo svolgimento del rapporto assicurativo - non fa venir meno, anche quando preveda che la denuncia di sinistro sia fatta al solo delegato, la caratteristica saliente della coassicurazione, consistente nell’assunzione "pro quota" dell’obbligo di pagare l’indennità. Ne consegue che, laddove in aggiunta ai compiti di gestione della polizza non risulti attribuita anche la rappresentanza in ordine a tutte le comunicazioni contrattuali, la prescrizione del diritto all’indennizzo nei confronti del coassicuratore delegante non rimane interrotta dalla costituzione in mora del delegato, così come non rimane interrotta neanche dalla citazione in giudizio di quest’ultimo, salvo che non gli sia stata conferita la rappresentanza processuale (art. 77 cod. proc. civ.) del delegante.CASUS DECISUSLa P.I.A. S.p.A., in veste di cessionaria del vantato credito della C.C.S. s.r.l. avente ad oggetto "l’indennizzo assicurativo in corso di liquidazione da parte della Compagnia Assitalia", convenne in giudizio, davanti al Tribunale di Roma, l’Assitalia S.p.A., la F.A.T.A. S.p.A., la Lloyd Adriatico S.p.A. e la Lloyd Italico Assicurazioni S.p.A., in qualità di coassicuratrici ex art. 1911 cod. civ., affinché, accertata l’operatività della polizza n. (OMISSIS) avente ad oggetto una "assicurazione sopra merci contro i rischi del trasporto terrestre", dette Compagnie assicuratrici fossero condannate al pagamento, in suo favore, della somma di Euro 80.377,96, a titolo di indennizzo per il furto della merce trasportata dal vettore all’uopo incaricato, occorso in data 25 novembre 1992.
1.1. - Costituitesi in giudizio, le convenute compagnie di assicurazione chiesero il rigetto della domanda attorea ed eccepirono: l’intervenuta estinzione per prescrizione ex art. 2952, secondo comma, cod. civ. "laddove il diritto non era mai sorto ed appartenuto all’attrice o alla sua dante causa, quantomeno nei confronti dei coassicuratori diversi dalla delegataria della polizza"; la carenza di prova in ordine ai "fatti costitutivi" della pretesa svolta; la carenza di legittimazione attiva dell’attrice per nullità della cessione del credito; il diritto di riduzione dell’indennizzo.
1.2. - Con sentenza del 7 marzo 2005, l’adito Tribunale di Roma rigettò la domanda della Panapesca S.p.A. (già P.I.A. S.p.A.), ritenendo prescritto il diritto azionato.
2. - Avverso tale decisione proponeva impugnazione la Panapesca S.p.A., che la Corte d’Appello di Roma, nel contraddittorio con le compagnie appellate, accoglieva con sentenza resa pubblica il 18 aprile 2013, condannando le società coassicuratrici, ciascuna in proporzione della rispettiva quota, al pagamento, in favore della assicurata società Panapesca S.p.A., della somma complessiva di Euro 80.377,86.
2.1. - La Corte territoriale osservava che l’eccezione di prescrizione, in assenza di deduzione sull’inerzia del titolare del diritto, non era stata "compiutamente formulata" e ciò, segnatamente, da parte della Assitalia, posto che la "estinzione" era dedotta "quantomeno nei confronti dei coassicuratori diversi dalla delegataria di polizza".
Sicché, soggiungeva la Corte capitolina, quantomeno "il credito nei confronti della Assitalia non poteva dichiarasi prescritto non essendo stata ritualmente proposta la relativa eccezione".
Peraltro, il giudice di appello sottolineava che, in ogni caso, la prescrizione era da ritenersi interrotta dalla lettera del 6 giugno 2000, il cui inoltro non era "stato mai tempestivamente contestato in primo grado", ma soltanto, tardivamente, in sede di gravame.
2.2. - Quanto, poi, alla posizione delle compagnie coassicuratrici, la Corte territoriale rilevava che il contratto di assicurazione era stato "sottoscritto nel 1992 esclusivamente dall’assicurato e dalla compagnia Assitalia", la quale si definiva "delegataria" ed aveva sottoscritto "anche in nome e per conto delle coassicuratrici".
Inoltre, osservava ancora il giudice di secondo grado, nel corpo di detto contratto non vi era alcun riferimento a quest’ultime, "se non nell’art. 5 dell’allegato laddove si specifica che i rischi in applicazione della polizza sarebbero stati ripartiti fra le varie compagnie". Sicché, la "posizione delle coassicuratrici... con riferimento allo specifico contratto" era da reputarsi "meramente interna", con la conseguenza che l’assicurato, per interrompere la prescrizione, non era tenuto a "formulare le proprie richieste a soggetti con i quali non aveva avuto alcun rapporto contrattuale".
2.3. - Infine, la Corte di appello riteneva di non poter prendere in esame le eccezioni già sollevate in primo grado dalle compagnie di assicurazione, in quanto non riproposte, con la comparsa di costituzione in appello, "espressamente nel nuovo giudizio in modo chiaro e preciso", così da evitare la rinuncia alle stesse ai sensi dell’art. 346 cod. proc. civ..
3. - Per la cassazione di tale sentenza ricorrono congiuntamente la Generali Italia S.p.A. (succeduta all’Assitalia S.p.A. e alla Toro Assicurazioni S.p.A., già Lloyd Italico Assicurazioni S.p.A.), la Allianz S.p.A. (succeduta alla Lloyd Adriatico S.p.A.) e la F.A.T.A. Assicurazioni Danni S.p.A., affidando le sorti dell’impugnazione a tre motivi, illustrati da memoria.
PRECEDENTIConformeDifformeCass., 28 gennaio 2005, n. 1754; analogamente: Cass., 19 maggio 2004, n. 9469; Cass., 28 agosto 2000, n. 11228; Cass., 5 agosto 1993, n. 8551TESTO DELLA SENTENZACORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE - SENTENZA 17 ottobre 2016, n.20934 - Pres. Chiarini – est. Vincenti
1. - Con il primo mezzo
è denunciata, ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.,
violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2952, secondo comma, cod. civ..
territoriale avrebbe erroneamente ritenuto che l’eccezione di prescrizione non
era stata 'compiutamente formulata' dalle compagnie di assicurazione
all’atto della loro costituzione nel primo grado di giudizio, nonostante esse
avessero 'opportunamente' tipizzato la detta eccezione mediante il
richiamo all’art. 2952, secondo comma, cod. civ.. Inoltre, il giudice del
gravame, nell’affermare che l’eccezione non era stata specificata in ragione
della mancata deduzione sulla assenza di una lettera di interruzione della
prescrizione, avrebbe violato il principio secondo cui, una volta sollevata
l’eccezione di prescrizione, spettava al giudice stabilire se, sulla base degli
elementi in atti e, dunque, nella specie, avuto riguardo alle lettere di messa
in mora prodotte dalla parte attrice, il diritto fatto valere era prescritto o
Il motivo non può
trovare accoglimento, nei termini di seguito precisati.
Esso, infatti, non
coglie appieno le ragioni giustificative che fondano la sentenza impugnata.
In primo luogo, la
Corte Capitolina ha resecato l’affermazione sulla mancata rituale proposizione
dell’eccezione di prescrizione nei confronti dell’Assitalia S.p.A., assumendo,
infine, che soltanto nei confronti di detta compagnia il credito non poteva
dirsi prescritto in forza di detta specifica ragione.
Inoltre, il giudice
appello ha ritenuto che la prescrizione fosse stata, comunque, interrotta con
lettera del 6 giugno 2000 e ciò, anzitutto, nei confronti della Assitalia, per
poi saggiare la posizione delle compagnie coassicuratrici in rapporto alla
efficacia di detto atto interruttivo ricevuto unicamente da Assitalia.
Sicché, sempre nei
confronti di Assitalia S.p.A. (ora Generali S.p.A.), la mancata impugnazione
della ratio decidendi concernente l’interruzione della prescrizione, autonoma
rispetto a quella sulla mancata proposizione della presupposta eccezione e di
per sé idonea a sorreggere da sola la decisione, rende inammissibile, per
difetto sopravvenuto di interesse, le doglianze veicolate con il motivo in
esame, giacché, stante la definitività della ratio non censurata, un eventuale
loro accoglimento non potrebbe in ogni caso condurre alla cassazione della
sentenza impugnata (tra le tante, Cass., 14 febbraio 2012, n. 2108).
2. - Con il secondo
mezzo è denunciata, ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.,
violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2952, secondo comma, e 1911 cod.
Posto che la polizza
non contiene alcuna clausola di delega che abiliti l’assicurato ad indirizzare
tutte le comunicazioni inerenti allo svolgimento del rapporto assicurativo al
solo coassicuratore delegatario, con effetti nei confronti di tutti gli altri
coassicuratori, la Corte d’Appello avrebbe erroneamente affermato che le
lettere di costituzione in mora prodotte dall’attrice erano idonee ad
interrompere la prescrizione anche nei confronti dei coassicuratori diversi
dalla delegataria della polizza, atteso che le citate lettere erano state
indirizzate dalla Panapesca S.p.A. alla sola Assitalia S.p.A..
2.1. - Il motivo è
Questa Corte ha più
volte enunciato il principio (cui ha fatto riferimento anche il giudice di
secondo grado, sebbene non applicandolo alla fattispecie in modo corretto)
secondo il quale, 'in materia di coassicurazione, la 'clausola di
delega' (o 'di guida') - con la quale i coassicuratori
conferiscono ad uno solo di essi l’incarico di compiere gli atti relativi allo
svolgimento del rapporto assicurativo non fa venir meno, anche quando preveda
che la denuncia di sinistro sia fatta al solo delegato, la caratteristica
saliente della coassicurazione, consistente nell’assunzione 'pro
quota' dell’obbligo di pagare l’indennità. Ne consegue che, laddove in
aggiunta ai compiti di gestione della polizza non risulti attribuita anche la
rappresentanza in ordine a tutte le comunicazioni contrattuali, la prescrizione
del diritto all’indennizzo nei confronti del coassicuratore delegante non
rimane interrotta dalla costituzione in mora del delegato, così come non rimane
interrotta neanche dalla citazione in giudizio di quest’ultimo, salvo che non
gli sia stata conferita la rappresentanza processuale (art. 77 cod. proc. civ.)
del delegante' (tra le altre, Cass., 28 gennaio 2005, n. 1754;
analogamente: Cass., 19 maggio 2004, n. 9469; Cass., 28 agosto 2000, n. 11228;
Cass., 5 agosto 1993, n. 8551).
Nella specie, dalla
polizza di coassicurazione versata in atti (come posto in risalto dalla parte
ricorrente, nel rispetto dell’art. 366, primo comma, n. 6, cod. proc. civ.) non
risulta alcuna 'clausola di delega', per la gestione del rapporto
assicurativo, in favore della Assitalia S.p.A., né che la stessa sia stata
espressamente investita della rappresentanza in ordine a tutte le comunicazioni
contrattuali', là dove la sola stipula del contratto anche 'in nome e
per conto' delle altre compagnie di coassicurazione (indicate, unitamente
alla quota di riparto, nell’art. 5 dell’allegato 'patti speciali')
non è elemento che, di per sé, sia indicativo della ricomprensione di ogni
potere rappresentativo inerente anche allo svolgimento del rapporto
coassicurativo.
Ha, dunque, errato
la Corte di appello a ritenere sufficiente, ai fini dell’interruzione della
prescrizione ex art. 2952, secondo comma, cod. civ. anche nei confronti delle
compagnie di coassicurazioni diverse dalla Assitalia, l’invio di atto, idoneo a
detto fine, nei confronti della sola Assitalia, pur in assenza di potere
rappresentativo in capo a quest’ultima anche per 'tutte le comunicazioni
contrattuali'.
3. - Con il terzo
violazione e/o falsa applicazione dell’art. 346 cod. proc. civ..
territoriale, affermando che 'le società appellate non hanno
specificamente dedotto alcuna eccezione già sollevata in primo grado nel loro
atto introduttivo del giudizio, limitandosi a riproporre tutte le eccezioni e
difese già sollevate nel precedente grado', avrebbe erroneamente inteso
come rinunciate le dette eccezioni, nonostante le Compagnie coassicuratrici
avessero chiaramente e compiutamente manifestato la volontà di chiederne il
riesame, tanto nelle rispettive comparse di costituzione in appello, quanto, in
sede di precisazione delle conclusioni.
3.1. - Il motivo è
questa Corte ha affermato che 'la parte concretamente vittoriosa nel
merito non ha l’onere di proporre appello incidentale per richiamare eccezioni
o questioni che risultano superate o assorbite; essa è, tuttavia, tenuta a
riproporre le une e le altre in modo espresso fino alla precisazione delle
conclusioni, operando altrimenti la presunzione di rinuncia di cui all’art. 346
cod. proc. civ. con conseguente formazione del giudicato implicito' (tra
le altre, Cass., 12 gennaio 2006, n. 413; Cass., 28 maggio 2007, n. 12490).
assicurazioni appellanti, con la comparsa di costituzione in appello (indicata
in ricorso), hanno dedotto di aver riproposto 'tutte le eccezioni e difese
già sollevate ovvero svolte in primo grado e da aversi quivi integralmente
trascritte', per poi precisarle in sede di conclusioni a verbale
(dell’udienza del 3 ottobre 2012, come specificato in ricorso alla nota 12 di
In tal senso è,
quindi, da ritenersi errata la censurata decisione della Corte capitolina che
ha ravvisato, nella specie, una rinuncia ai sensi dell’art. 346 cod. proc.
4. - Va, dunque,
rigettato il primo motivo di ricorso, nei termini sopra precisati, ed accolti i
impugnata deve essere cassata in relazione ai motivi accolti e la causa
rinviata alla Corte di appello di Roma, in diversa composizione, che dovrà
attenersi al principio enunciato sub § 2.1. che precede, nonché delibare nel
fondo le eccezioni e le difese delle parti appellate ritenute erroneamente
rinvio dovrà provvedere anche alla legittimità.
delle spese del presente giudizio di legittimità.
LA CORTE accoglie il
secondo ed il terzo motivo di ricorso e rigetta il primo motivo nei termini di
cui in motivazione;
impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia la causa alla Corte di
appello di Roma, in diversa composizione, anche per la regolamentazione delle
spese del presente giudizio di legittimità.