Source: http://www.affariregionali.gov.it/banche-dati/dettaglioleggeregionale/?id=12260
Timestamp: 2020-04-03 23:33:16+00:00
Document Index: 149004062

Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art. 35', 'art. 2', 'art. 36', 'art. 3', 'art. 37', 'art. 8', 'art. 38', 'art. 39']

Norme per la disciplina dell'attività di cava. (16-3-2018)
Estremi: Legge n.13 del 16-3-2018
Bur: n.27 del 16-3-2018
Delibera C.d.M. del: 9-1-2020 / Rinuncia parziale
Con delibera del Consiglio dei Ministri in data 8 maggio 2018 il Governo ha impugnato dinanzi alla Corte Costituzionale gli articoli 2, commi 2 e 3, 3, 8, comma 2, lettera g) , 11, comma 5, 12 , comma 4, e 32, comma 1, lettera g) della Legge Regione Veneto 16 marzo 2018, n. 13 recante “Norme per la disciplina dell'attività di cava”.
L’articolo 2 comma 2 della l.r. 13/2018, definiva la «coltivazione» in modo tale da ricomprendervi anche «la gestione dei materiali equiparabili a quelli di cava derivanti da scavi per la realizzazione di opere pubbliche e private e la ricomposizione ambientale della cava», mentre il comma 3 subordinava l’attività di coltivazione, così definita, esclusivamente «al rilascio dell'autorizzazione all'attività di cava».
La norma era dunque apparsa sottrarre la gestione di tali materiali dalla disciplina dei rifiuti in violazione del codice dell’ambiente quindi della competenza esclusiva statale di cui all’art. 117, secondo comma, lett. s), Cost.
Con l’art. 35 della Legge Regionale Veneto 25 luglio 2019 n. 29, pubblicata sul BUR 30/07/2019 n.83, la citata Regione ha modificato l’art. 2, comma 2, della l.r. n. 13/2018 determinando l’esclusione dell’applicazione della previsione per i materiali qualificati come rifiuti e richiamando la disciplina del Codice.
L’articolo 3 della l.r. 13/2018 estendeva all’attività dei miglioramenti fondiari con materiale di risulta la disciplina dell’attività di cava, determinando così, anche in questo caso, la “sottrazione” della prima dalla disciplina dei rifiuti.
Con l’art. 36 della l.r. n. 29/2019 la Regione Veneto ha modificato l’art. 3 determinando l’esclusione dell’applicazione della previsione per i materiali qualificati come rifiuti.
L’articolo 8, comma 2 lett. g) della l.r. 13/2018 prevedeva che l’autorizzazione costituisse titolo unico per la coltivazione del giacimento e tenesse luogo di ogni altro atto di autorizzazione. La disposizione, pertanto, si presentava problematica in relazione alle attività di cava soggette a VIA che, in base al Codice dell’Ambiente, richiede una apposita conferenza di servizi.
Con l’art. 37 della l.r. n. 29/2019 la Regione Veneto ha abrogato l’art. 8, comma 2, lett. g), della l.r. n. 13/2018 determinando il richiamo alla disciplina codicistica.
L’Articolo 11 comma 5 prevedeva che “l’autorizzazione costituisce titolo unico per la coltivazione del giacimento e tiene luogo di ogni altro atto di autorizzazione, nulla osta o assenso comunque denominato per l’esercizio della attività di cava”. Tale disposizione contrastava con le norme legislative statali in materia di VIA.
Con l’art. 38 della l.r. n. 29/2019 la Regione Veneto ha modificato la norma che, pertanto, troverà attuazione “ove non trovi applicazione l’articolo 27 bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152”.
L’articolo 12, comma 4 della l.r. 13/2018 consentiva, alla conclusione dei lavori di estrazione, un rinnovo dell’autorizzazione in assenza dell’osservanza della relative procedure dettate da disposizioni legislative statali poste a tutela dell’ambiente.
Con l’art. 39 della l.r. n. 29/2019 la Regione Veneto ha modificato la citata norma censurata consentendo la proroga delle concessioni solo previa verifica della permanenza delle condizioni di ammissibilità ambientale dei lavori.
Alla luce delle modifiche introdotte, le motivazioni dell’impugnativa pendente limitatamente agli articoli 2, commi 2 e 3, 3, 8, comma 2, lettera g) , 11, comma 5 , 12, comma 4, risultano superati ed appare dunque venuto meno l’interesse a coltivare il ricorso pendente di fronte alla Corte Costituzionale.
Acquisito il parere favorevole del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e visto che la norma impugnata, così’ come formalmente comunicato dalla stessa Regione Veneto, non ha trovato applicazione "medio tempore", sussistono i presupposti per la rinuncia parziale all’impugnativa pendente residuando la questione relativa all’articolo 32 comma 1, lettera g), non modificato dalla Regione.
Permangono ancora validi gli altri motivi di impugnativa di cui alla delibera del Consiglio dei Ministri in data 8 maggio 2018.
Delibera C.d.M. del: 8-5-2018 / Impugnata