Source: http://www.sindacatofsi.it/2013/07/05/pubblico-impiego-al-g-o-le-cause-iniziate-prima-del-30-giugno-1998-e-poi-protrattesi/
Timestamp: 2018-02-25 15:54:00+00:00
Document Index: 96163115

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 45', 'art. 69', 'art. 11', 'art. 69']

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Pubblico impiego, al G.O. le cause iniziate prima del 30 giugno 1998 e poi protrattesi
Quando il lavoratore deduce un inadempimento unitario dell’amministrazione, la protrazione della fattispecie oltre il discrimine temporale del 30 giugno 1998 radica la giurisdizione presso il Giudice ordinario anche per il periodo anteriore a tale data.
Il T.A.R. di Reggio Calabria con la sentenza 19 giugno 2013, n. 428, recependo l’indirizzo in terminis della Corte regolatrice, ha chiarito che, per un’esigenza di unitarietà della tutela apprestata dall’ordinamento giuridico, debbono deferirsi alla cognizione dell’A.G.O. le controversie in materia di pubblico impiego che, benché iniziate prima, sono proseguite oltre il 30 giugno 1998.
Il ricorrente era stato assunto alle dipendenze di un’azienda forestale a far data dal 1988 fino al 2000, come operaio agricolo–forestale (adibito a lavori di manutenzione), con una successione di contratti a termine di diritto privato, su chiamata da collocamento; i relativi contratti non venivano mai stipulati con atto scritto e si protraevano oltre i termini di legge, sicché a suo avviso il licenziamento sarebbe stato comunicato in violazione della legge n. 604/1969.
Pertanto ha eccepito la violazione dell’art. 1 della L. n. 230/1962 e dell’art. 1 della legge n. 442/1984 (illegittima apposizione del termine), come dell’art. 2 della L. n. 230/1962 (illegittima proroga del rapporto oltre il termine previsto sotto diversi profili).
Ha così chiesto al G.A. di Reggio Calabria di accertare l’illegittimità del termine apposto al rapporto di lavoro, di dichiarare l’intervenuta costituzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato sin dalla prima data di assunzione, o dalla data ritenuta di giustizia, con la condanna delle parti intimate alla sua reintegrazione nel posto di lavoro e ogni conseguenza in ordine alla ricostruzione di carriera e al pagamento delle differenze retributive.
Il Collegio, prima di ogni altra considerazione, ha esaminato l’eccezione processuale sollevata dall’Avvocatura distrettuale dello Stato relativa al difetto di giurisdizione del compulsato G.A..
Ha infatti ricordato che, ai sensi del comma 17 dell’art. 45, D.Lgs. n. 80/1998, sono attribuite al Giudice ordinario, in funzione di Giudice del lavoro, le controversie di cui all’articolo 68 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, relative a questioni attinenti al periodo del rapporto di lavoro successivo al 30 giugno 1998. Le controversie relative a questioni attinenti al periodo del rapporto di lavoro anteriore a tale data restano attribuite alla giurisdizione esclusiva del Giudice amministrativo e debbono essere proposte, a pena di decadenza, entro il 15 settembre 2000.
In talché, ha fatto richiamato il recente orientamento delle Sezioni unite della Corte di Cassazione secondo il quale “in tema di pubblico impiego contrattualizzato, la sopravvivenza della giurisdizione del Giudice amministrativo, regolata dall’art. 69, comma 7, del D.Lgs. n. 165 del 2001, costituisce, nelle intenzioni del legislatore, ipotesi assolutamente eccezionale, sicché, per evitare il frazionamento della tutela giurisdizionale, quando il lavoratore deduce un inadempimento unitario dell’amministrazione, la protrazione della fattispecie oltre il discrimine temporale del 30 giugno 1998 radica la giurisdizione presso il Giudice ordinario anche per il periodo anteriore a tale data, non essendo ammissibile che sul medesimo rapporto abbiano a pronunciarsi due giudici diversi, con possibilità di differenti risposte a una stessa istanza di giustizia” (Sez. Un., 1° marzo 2012, n. 3183 e 28 marzo 2012, n. 4942).
Per l’effetto, ha osservato l’adito T.A.R. che il principio di diritto sancito dalle S.U. trovava piena applicazione alla fattispecie al suo esame, nella quale il ricorrente aveva fatto valere una pretesa unitaria che si è sostanziata nella domanda di accertamento della trasformazione del proprio rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato, a causa dell’asserita violazione da parte dell’azienda forestale dei limiti e delle condizioni previsti dalla legge per il reclutamento.
Il ricorrente aveva invero prospettato uno svolgimento senza soluzioni di continuità del rapporto di lavoro, che superava il discrimine temporale del 30 giugno 1998, essendosi interrotto il rapporto stesso nel 2000.
Pertanto, a differenza di altre fattispecie pendenti tra le stesse parti e inerenti pretese periodiche a carattere retributivo legate a specifici aspetti del trattamento contrattuale, nel caso in parola il Collegio calabrese, ritenendo il proprio difetto di giurisdizione, ha declinato la controversia a favore del Giudice ordinario ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 11 c.p.a.
Più recentemente il principio recepito in massima dal T.A.R. di Reggio Calabria è stata ribadito dalle Sezioni unite della Corte di Cassazione che hanno ribadito come: “In tema di pubblico impiego privatizzato, il comma 7 dell’art. 69 del D.Lgs. n. 165/2001, nel mantenere la giurisdizione esclusiva del Giudice amministrativo per i fatti anteriori al 30 giugno 1998, va inteso nel senso che, nel caso in cui il lavoratore deduca un inadempimento unitario dell’amministrazione, la protrazione della vicenda anche oltre il 30 giugno 1998 radica la giurisdizione del Giudice ordinario pure per il periodo precedente” (Cass. civ., Sez. Un. 7 gennaio 2013, n. 142, in Diritto & Giustizia, 8 gennaio 2013, con nota di Valerio).
Molto importanti sono del resto le implicazioni operative dell’indirizzo inaugurato dal Giudice nomofilattico atteso che, in questo modo, si evita finalmente il doppio processo e una frammentazione innanzi a distinti plessi giudiziari della tutela del pubblico dipendente (poi) privatizzato, scongiurando, non da ultimo, anche potenziali, svilenti situazioni di conflitto tra giudicati.
di Michele Didonna iPSOA