Source: http://www.assocond-conafi.it/raccolta-sentenze/877/compravendita/liti-e-azioni-legali/nessun-pagamento-al-mediatore-che-non-si-qualifica
Timestamp: 2020-02-19 05:12:09+00:00
Document Index: 83704261

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1759', 'art. 1756', 'art. 1754', 'art. 1755', 'sentenza ', 'art. 366', 'art. 2697']

Nessun pagamento al mediatore che non si qualifica - Raccolta Sentenze - Assocond Conafi
Nessun pagamento al mediatore che non si qualifica
Affinchè sorga il diritto del mediatore alla provvigione è necessario che l’attività di mediazione sia da questi svolta in modo palese e cioè rendendo note ai soggetti intermediati la propria qualità e la propria terzietà.
Corte cassazione, Sezione terza civile, 7 giugno 2011, n. 12390
La S.C. conferma il principio secondo cui, affinché sorga il diritto del mediatore alla provvigione è necessario che l'attività di mediazione sia da questi svolta in modo palese, e cioè rendendo note ai soggetti intermediati la propria qualità e la propria terzietà. Con la conseguenza che nel caso in cui il mediatore celi tale sua veste, presentandosi formalmente come mandatario di una delle parti (cosiddetta «mediazione occulta») egli non ha diritto alla provvigione e l'accertamento della relativa circostanza è demandato al giudice di merito che è incensurabile in sede di legittimità, se correttamente motivato.
E’ pacifico che perché sorga il diritto del mediatore alla provvigione sia sufficiente la prova che l'affare sia stato concluso per effetto del suo intervento e che la sua attività, nota ai contraenti, sia stata da loro, anche implicitamente, accettata. A tal fine, pertanto, non è necessario il conferimento di alcun incarico formale, con atto scritto, giacché questo acquista rilevanza solo agli effetti della misura della provvigione e sulla sua ripartizione a carico delle parti contraenti, in quanto, solo in mancanza di un accordo tra le parti, tale misura viene determinata facendo ricorso alle tariffe professionali o agli usi o, in via sussidiaria, dal giudice secondo equità.
Con la sentenza in commento, tuttavia, la S.C. pone l’accento sulla necessità, ai fini della sussistenza del diritto a percepire la provvigione, che il mediatore espliciti il proprio ruolo e la propria funzione: in altri termini non è sufficiente la mera attività materiale di mediazione, occorre che essa sia attribuita ad un soggetto che sin dall’inizio ha chiaramente manifestato alle parti il proprio ruolo di mediatore.
La soluzione è senz’altro condivisibile perché assolutamente coerente con il dato normativo. La disciplina della mediazione è infatti contenuta nel Capo IX del Titolo III del Codice Civile Dei singoli contratti, ma la fattispecie contrattuale non è definita, essendo invece definito il soggetto mediatore e l’attività del medesimo.
La natura giuridica della intermediazione di affari è tema dibattuto da moltissimo tempo senza che ancor oggi sia possibile dare una risposta univoca: vi è chi ritiene la mediazione un contratto, chi sostiene che, pur non integrando un contratto, sia comunque possibile concludere un contratto di mediazione, e chi ritiene che in alcun caso la mediazione possa integrare una fattispecie negoziale. La questione non è solo di carattere scientifico, ma incide sulla soluzione dei casi concreti, in particolare in relazione al diritto alla provvigione del mediatore, giacché se si ritiene che la mediazione non possa mai configurarsi come un contratto, allora si dovrà ritenere di non poter applicare gli artt. 1754 e segg. cod.civ. in tutti i casi in cui è svolta un’attività di mediazione, con l’ulteriore conseguenza di dover stabilire quale disciplina sia applicabile in tali casi. Vi è chi sostiene che non sorgono obblighi in capo al mediatore e il contratto non è perfetto prima dell'effettivo svolgimento dell'attività: sarebbe l'inizio di questa a costituire accettazione della proposta di contratto (l'incarico) e non la conclusione dell'affare. Di contro, però, una serie di diritti ed obblighi tra le parti preesiste alla conclusione del contratto principale: tra questi, l'obbligo di informazioni posto a carico del mediatore di cui all'art. 1759 cod. civ. e il diritto al rimborso delle spese, che può essere preteso anche se l'incarico non è stato eseguito, salvo "patti o usi contrari" (art. 1756 cod.civ.).
Non è dunque casuale che la mediazione non sia definita come “il contratto con cui …”, ma ponendo l’accento sul soggetto: l’art. 1754 c.c. infatti recita “E’ mediatore colui che mette in relazione due o più persone per la conclusione di un affare, senza essere legato ad alcuna di esse da rapporti di collaborazione, di dipendenza o di rappresentanza”.
Diventa quindi rilevante la qualificazione soggettiva di colui che svolge la mediazione ai fini del sorgere del suo diritto alla provvigione: anche l’art. 1755 c.c. evidenzia il contributo soggettivo (“il suo intervento”) come elemento indispensabile perche sorga il diritto alla provvigione.
La vicenda esaminata dalla S.C. trae origine dalla domanda svolta da un mediatore per ottenere la condanna del venditore al pagamento della provvigione mediatoria sul presupposto di avere lo stesso, in quanto regolarmente iscritto al ruolo dei mediatori, agevolato la conclusione dell’affare. A fondamento di tale pretesa il mediatore deduceva di essersi fatto promotore e di aver organizzato un incontro tra la società venditrice, in persona del suo amministratore, e l’acquirente, ma di essere stato successivamente escluso dalle trattative.
La società convenuta contestava la pretesa evidenziando che l’attore non si era mai qualificato come mediatore avendo invece partecipato all’incontro come amministratore delegato di un ente.
In primo grado il Tribunale accoglieva la domanda e condannava la società venditrice al pagamento della provvigione. La corte d’appello, invece, in totale riforma della decisione del giudice di prime cure, respingeva la domanda osservando che il diritto del mediatore alla provvigione non sorge nei confronti della parte che non sia stata posta in grado di conoscere l’opera dello stesso e ne abbia dunque incolpevolmente ignorato l’attività.
Avverso tale decisione il mediatore ha proposto ricorso per cassazione articolato su tre motivi avverso il quale la società venditrice ha resistito con controricorso..
In primo luogo il mediatore si duole della violazione e falsa applicazione degli artt. 1754 e 1755 c.c. formulando il seguente quesito di diritto: se il diritto del mediatore alla provvigione sorga prescindendo dal preventivo conferimento a quest’ultimo di un incarico da parte dei soggetti messi in contatto. La S.C. ne ha dichiarato l’inammissibilità per difetto di pertinenza con la ratio decidendi della sentenza impugnata. I giudici di legittimità hanno osservato che la corte di merito aveva, infatti, fondato la propria decisione sul consolidato principio secondo cui il diritto la provvigione non sorge in caso di incolpevole inconsapevolezza della parte del ruolo di mediatore svolto da un soggetto che solo successivamente alla conclusione dell’affare abbia rivendicato il suo ruolo, manifestato la sua qualifica e formulato le proprie pretese. del quesito di diritto
Anche il secondo motivo è stato ritenuto inammissibile in quanto non pertinente con il fatto accertato dalla corte di merito: il quesito di diritto così formulato “ se sia necessario ai fini del sorgere del diritto al compenso che il mediatore dichiari espressamente alle parti la sua intenzione di inserirsi nelle trattative o la propria iscrizione all’albo dei mediatori e se sia sufficiente, per innescare il rapporto giuridico e per il sorgere del diritto alla provvigione, che le parti abbiano nei fatti accettato l’attività del mediatore avvalendosene ed avvantaggiandosene”, non poteva attagliarsi al fatto di specie ove mancava del tutto la consapevolezza da parte della società venditrice che il soggetto intervenuto ad un incontro nell’ambito di una trattativa per la vendita di un immobile fosse un mediatore.
Il terzo motivo proposto dal ricorrente censura il vizio di motivazione, ma la S,C. l’ha ritenuto inammissibile perché non conteneva, come dispone l’art. 366 bis c.p.c. “ la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione”.
In conclusione, la S.C. , respingendo il ricorso anche sotto il profilo dell’eccepita violazione di norme di diritto, sottolinea come chi adduca di aver ignorato che fosse un mediatore colui che si è ingerito nelle trattative che hanno condotto alla conclusione dell’affare non svolge una eccezione in senso proprio e dunque non ha l’onere di dimostrare alcunché, posto che la conoscenza da parte di chi ha concluso l’affare della qualità di colui che alla stessa domandi la provvigione costituisce uno dei fatti costitutivi del diritto ad ottenerla: in altri termini, è il mediatore che chieda il pagamento che ha l’onere di dimostrare, come previsto dall’art. 2697 c.c. i fatti posti a fondamento della propria pretesa e, dunque, di essere mediatore e di essersi con tale qualifica presentato.
Ribadisce inoltre la S.C. il principio secondo cui la mediazione presuppone la volontà delle parti di avvalersi del mediatore, con la conseguenza che il rapporto, e conseguentemente il diritto alla provvigione, non sorge nei confronti della parte che non sia stata posta in grado di conoscere l’opera di intermediazione ed abbia dunque incolpevolmente ignorato l’attività del mediatore .
Nessun diritto alla provvigione può dunque sorgere quando l’attività di mediatore non sia svolta in modo palese, ossia rendendo note ai soggetti intermediati la propria qualità e la propria terzietà: l’ordinamento infatti non appresta alcuna tutela a forme di “mediazione occulta o a sorpresa”.
In definitiva, non può essere posta a carico delle parti alcuna provvigione anche quando abbiano concluso l’affare grazie all’attività del mediatore se questi non le abbia poste in grado di conoscere l’opera di intermediazione svolta dal medesimo e non abbiano perciò neppure potuto valutare l’opportunità di avvalersi o meno della relativa prestazione e di soggiacere ai conseguenti oneri.
E’ indispensabile che il mediatore si qualifichi come tale perché solo così potrà alla conclusione dell’affare pretendere di ricevere il compenso, ossia la provvigione: diversamente, tale diritto non sorge.