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Timestamp: 2019-03-25 21:12:59+00:00
Document Index: 11146652

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 290', 'sentenza ', 'art. 343', 'art. 290', 'art. 21', 'art. 290', 'art. 290', 'art. 290', 'art. 290', 'art. 290', 'art. 49', 'art. 54']

Art. 290 codice penale: Vilipendio della Repubblica, delle Istituzioni costituzionali e delle Forze armate | La Legge per tutti
Art. 290 codice penale: Vilipendio della Repubblica, delle Istituzioni costituzionali e delle Forze armate
Chiunque pubblicamente (1) (2) [2664] vilipende la Repubblica, le Assemblee legislative o una di queste, ovvero il Governo o la Corte costituzionale o l’ordine giudiziario (3), è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000 (4).
La stessa pena si applica a chi pubblicamente vilipende le Forze Armate dello Stato (5) o quelle della liberazione [292bis, 3133] (6).
Vilipendere: disprezzare, tenere a vile, ricusare qualsiasi valore etico sociale e politico delle istituzioni protette dalla norma.
(1) Art. così risultante in seguito alle innovazioni apportate ex d.lgs.lgt. 14-9-1944, n. 288 (art. 3), l. 11-11-1947, n. 1317 (art. 2) e l. 30-7- 1957, n. 655 (art. 1).
(2) Secondo parte della dottrina la pubblicità del fatto costituisce condizione obiettiva di punibilità [v. 44], mentre per altra parte è un elemento costitutivo del reato, che deve perciò essere conosciuto e voluto dall’agente.
(3) L’ordine giudiziario cui si riferisce la norma, secondo parte della dottrina (AN TOLISEI ) è soltanto la magistratura ordinaria, con esclusione quindi della magistratura amministrativa, dei tribunali militari etc.
(4) Le parole «con la multa da euro 1000 a euro 5000» così sostituiscono le originarie «con la reclusione da sei mesi a tre anni» ex art. 11, c. 1, l. 24-2-2006, n. 85 (Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione). Per un esame del fondamento complessivo, nonché delle linee-guida di tale riforma, si rinvia a quanto detto nell’introduzione al Titolo I del Libro II del codice penale.
(5) In esse sono compresi anche i Carabinieri e la Polizia di Stato.
(6) È stato escluso il reato in esame nel caso di diffusione di un bollettino contenente articoli critici dell’ordinamento penitenziario, quando il relativo tenore letterale sia mantenuto nei confronti di una critica sia pure stringata e polemica e non abbia travalicato i limiti costituzionali del diritto di libera manifestazione del pensiero.
Non integra il reato di vilipendio di cui all'art. 290 c.p. il fatto di diffondere un bollettino contenente articoli critici dell'ordinamento penitenziario, quando il relativo tenore letterale sia mantenuto nei confini di una critica sia pure stringata e polemica e non abbia travalicato i limiti costituzionali del diritto di libera manifestamente del pensiero.
Corte assise Massa 10 maggio 1983
Va annullata la sentenza di primo grado (con conseguente ordine di trasmissione degli atti al pubblico ministero) che abbia ritenuto sussistere il reato di oltraggio a magistrato in udienza, ex art. 343 c.p., e non quello di vilipendio dell'ordine giudiziario, ex art. 290 c.p., nel fatto di appartenenti ad un gruppo eversivo che abbiano letto in udienza un documento contenente un messaggio minaccioso e spregiativo articolato su frasi gravemente lesive per la stima ed il rispetto della istituzione giudiziaria ed occasionalmente indirizzato al giudice avanti al quale si celebrava il procedimento.
Corte appello Perugia 02 giugno 1981
È manifestamente infondata - in relazione all'art. 21 cost. la questione di legittimità costituzionale dell'art. 290 c.p. sotto il profilo che il predetto articolo punendo il vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate impedirebbe la libera manifestazione del pensiero.
Cassazione penale sez. I 13 giugno 1979
Il corpo della guardia di pubblica sicurezza fa parte, quale entità organica ed autonoma, delle forze armate dello Stato e rientra, pertanto, nella tutela della disposizione di cui all'art. 290 del c.p.
Cassazione penale sez. I 05 aprile 1979
Il corpo delle guardie di pubblica sicurezza fa parte, quale entità organica ed autonoma, delle forze armate dello Stato, e rientra pertanto nella tutela della disposizione di cui all'art. 290 c.p.
L'elemento soggettivo del delitto di vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate consiste nel dolo generico, con conseguente irrilevanza dei motivi particolari che possano aver indotto gli imputati a commettere consapevolmente il fatto vilipendioso addebitato. (Nella specie si trattava di vilipendio dell'ordine giudiziario).
Cassazione penale sez. I 07 marzo 1979
La legge istitutiva del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza non ha abrogato la disciplina concernente il sostituito corpo degli agenti di pubblica sicurezza, per la parte in cui prevedeva l'appartenenza alle forze armate dello Stato. D'altra parte, tale conclusione si impone sia per la struttura e l'organizzazione militare del corpo oggi operante sia per la funzione di difesa della Nazione che ad esso compete e che ne implica il congiungimento alle forze armate nel loro complesso. Integra, pertanto, il delitto di vilipendio l'offesa, pubblicamente perpetrata, al prestigio del corpo stesso.
Cassazione penale sez. I 01 febbraio 1978
Il corpo delle guardie di pubblica sicurezza fa parte delle Forze armate dello Stato e rientra, quindi, nel novero delle istituzioni il cui prestigio è tutelato dall'art. 290 c.p.
L'elemento soggettivo del reato di vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle Forze armate, consiste nella coscienza e volontà di esprimere offensivi ed aggressivi giudizi nei confronti delle istituzioni tutelate con l'intenzione di produrre l'evento costituito dalla pubblica manifestazione di disprezzo delle stesse. (Fattispecie in cui la Cassazione ha ritenuto che l'agente non poteva non rendersi conto del carattere grossolano dell'offesa - pronunciata senza alcuna necessità e senza alcuna relazione con una obiettiva critica - e del significato vilipendioso della stessa).
L'art. 290 c.p. non è stato abrogato dall'art. 49 Cost. nè è viziato da incostituzionalità per contrasto con la stessa norma, poiché il diritto di riunirsi in partiti politici per concorrere, con metodo democratico, a determinare la politica nazionale, deve esercitarsi nel rispetto del prestigio delle istituzioni protette dalla suddetta norma penale, prestigio che rientra tra beni costituzionalmente garantiti, onde si pone come limite ad altri diritti protetti dalla Carta.
Cassazione penale sez. I 05 dicembre 1977
peppand ha detto:
16/03/2018 @ 13:10
La cattiva condotta di un funzionario pubblico, manifestata pubblicamente, che non tiene conto del proprio ruolo quando “eccede” in atteggiamente poco ad esso poco consoni, e deplorevoli, in contrasto a quanto prevede la costituzione “sull’onorabilità” (art. 54), può considerarsi, e quindi configurarsi,” il reato, di Vilipendio agli organi costituzionali?