Source: http://www.spazio-lavoro.it/01assistenza/circolari/circ138.htm
Timestamp: 2018-02-23 06:48:50+00:00
Document Index: 185278727

Matched Legal Cases: ['art. 42', 'art. 33', 'art.80', 'art.42', 'art.80', 'art. 42', 'art.33', 'art. 33', 'art. 80', 'art.42', 'art.45', 'art. 33', 'art.2', 'art.2', 'art.80', 'art.8', 'art.42', 'art.80', 'art.80', 'art.42', 'art.4']

Sommario: Secondo l’art. 42 del D. lgs. N. 151/2001, i riposi ai sensi dell’art. 33 della legge 104/1992 e il congedo straordinario dell’art.80, comma 2, della legge n.338/2000 possono spettare ai genitori di handicappati gravi maggiorenni conviventi anche se l’altro genitore non lavora Per i non conviventi va dimostrata la continuità e di esclusività dell’assistenza.
1. T. U. sulla maternità e paternità: permessi ex lege 104/92 e congedo straordinario per figli handicappati.
In particolare, l’art.42, ultimo comma, del suindicato testo unico, entrato in vigore il 27.4.2001, tratta dei permessi ai genitori (1), ai sensi dei commi 2 e 3 della legge 104/92 e del congedo straordinario di 2 anni illustrato con circolare n.64/2001. L’articolo suddetto chiarisce che i riposi, i permessi e i congedi, ivi previsti, spettano al genitore lavoratore anche quando l’altro genitore non ne abbia diritto, con la conseguenza che il genitore lavoratore ha titolo alle agevolazioni previste, anche quando l’altro genitore non svolge attività lavorativa, e ciò a prescindere dalla minore o dalla maggiore età (con diversa disciplina, di seguito illustrata, per quanto attiene ai figli maggiorenni non conviventi con il richiedente) del figlio portatore di handicap grave.
– in caso di figlio maggiorenne convivente con il genitore richiedente, è senz’altro possibile l’applicazione del criterio suddetto oltre che nel caso in cui l’altro genitore non lavora, anche nel caso in cui siano presenti nella famiglia altri soggetti non lavoratori in grado di prestare assistenza al disabile;
– in caso di figlio handicappato maggiorenne non convivente con il richiedente, secondo quanto previsto al comma 3 del suindicato articolo 42, è necessario che ricorrano i requisiti della continuatività ed esclusività dell’assistenza; si confermano su tale aspetto le disposizioni di cui alle circ.133/2000 e 164/2001. In particolare, per quanto attiene all’esclusività, se nel nucleo familiare del portatore di handicap, sono presenti altri soggetti (compreso l’altro genitore), non lavoratori, in grado di prestare assistenza, non sono concedibili né i permessi ex lege 104/92 né il congedo ex lege 388/2000.
Pertanto, in relazione a quanto suddetto, nel precisare che i giorni di permesso ex lege 104/92 e il congedo di cui al comma 2 dell’art.80 della legge n.388 del 23.12.2000, spettano con le nuove regole in tema di genitori di figli maggiorenni – sempreché ricorrano tutte le altre condizioni richieste per il conseguimento del relativo diritto – dalla data di entrata in vigore del succitato Testo Unico (27.4.2001), si conferma che i permessi ed il congedo suindicati non possono essere fruiti contemporaneamente, secondo i criteri di cui alla circ.n.64/2001.
Il medesimo art. 42, prevede, al quarto comma, che i riposi e i permessi ai sensi dell’art.33 comma 4, della legge n.104/92, possono essere cumulati con il congedo parentale ordinario (astensione facoltativa di 6 mesi per la madre e 7 mesi per il padre, con un massimo di 10/11 mesi se viene fruito da entrambi) e con il congedo per la malattia del figlio.
Al riguardo, restano fermi i criteri di cui alla circ.n.80 del 24.3.95, in materia di cumulabilità tra i giorni di permesso ex lege 104/92 e i congedi per la malattia del medesimo figlio (2) e i criteri relativi all’impossibilità di fruire contemporaneamente da parte dello stesso genitore, nella stessa giornata, dell’astensione facoltativa e dei suindicati permessi di cui alla legge 104/92.
Invece, in base a quanto previsto dal comma 4 dell’articolo in esame, è possibile godere, contemporaneamente, da parte di un genitore dell’astensione facoltativa e da parte dell’altro dei permessi di cui alla legge 104/92; pertanto, sono da intendersi modificate, su tale punto, le disposizioni di cui alla circ.n.80/95, da ultimo citata.
Sull’argomento, si chiarisce che il comma 4 dell’articolo 42 del T.U. suddetto, a proposito della cumulabilità dei congedi ora indicati fa esplicito riferimento soltanto all’art. 33 della legge 104/92: di conseguenza, non è possibile la fruizione contemporanea del congedo parentale (astensione facoltativa) e del congedo straordinario retribuito di 2 anni di cui all’art. 80 della legge n. 388/2000, (ora comma 5, art.42 del T.U.). Pertanto, in proposito, continuano a trovare applicazione le disposizioni di cui alla circ. n.64/2001, punto 7.
Inoltre, l’art.45, comma 2, del T.U. in questione, riconosce la titolarità del diritto ai riposi, permessi e congedi, spettanti ai genitori, anche a quelli adottivi e agli affidatari (generalmente si tratta di due genitori con figli, oppure di una persona singola), realizzando la necessaria integrazione tra il riferimento, contenuto nei commi 1 e 3 dell’art. 33 della legge 104/92, ai genitori adottivi e l’estensione prevista nel comma 7 del medesimo articolo agli affidatari.
– l’affidamento può riguardare soltanto soggetti minorenni (art.2, legge 149/2001);
– l’affidamento è concesso per un periodo massimo di due anni, rinnovabile non oltre la maggiore età dell’affidato;
– gli “affidatari” sono individuabili esclusivamente nei soggetti indicati nel provvedimento di affidamento, da produrre a cura degli interessati alla Sede INPS competente.
Non rientra nell’ipotesi di “affidamento” il caso in cui il disabile minorenne, secondo quanto si rileva dal comma 2 dell’art.2 della legge n.149 del 28.3.2001 (riguardante disposizioni in materia di adozione e di affidamento di minori), venga “inserito” in comunità di tipo familiare o in un istituto di assistenza pubblico o privato. In questi casi il provvedimento sarà, appunto, di “inserimento” e non di “affidamento”, con la conseguenza che in tali ipotesi non saranno estensibili i benefici riconosciuti agli “affidatari”.
Ciò premesso, agli affidatari spettano, non solo, come già detto, i giorni di permesso di cui alla legge 104/92 – con l’applicazione delle disposizioni dettate in materia, in particolare quelle attinenti ai soggetti disabili minorenni – ma, dalla data del 27.4.2001, anche il congedo straordinario retribuito di 2 anni ex art.80, comma 2 della legge 388/2000.
Il congedo di cui trattasi, spettante secondo i criteri di cui alla circ. n.64/2001, è fruibile non oltre la scadenza del periodo dell’affidamento (che può essere, come suddetto, pari o inferiore ai due anni). Se trattasi di un affidamento contemporaneo a due persone della stessa famiglia, il congedo sarà ovviamente fruibile solo alternativamente e spetterà tra tutti e due gli affidatari un periodo complessivo di congedo non superiore alla durata del periodo dell’affidamento ed entro il limite massimo tra i due, di due anni. Ove il congedo “straordinario” sia stato fruito per un periodo inferiore, il periodo restante potrà essere fruito da eventuale altro affidatario, che subentri ai precedenti affidatari, sempre nei limiti della durata dell’affidamento e del massimo di due anni.
Con l’occasione, si fa presente che in caso di modifica dei periodi richiesti o comunque di altri dati della domanda, mod. hand 4 o hand 5, (circ.64/2001 punto 5), sulla nuova domanda, diretta a rettificare la precedente, deve essere evidenziata la dicitura “La presente domanda annulla la precedente presentata il…” o altra analoga.
3. Lavoratori a tempo determinato. Legge 388/2000, art.8. (ora T.U., d. lgs. n.151/2000, art.42)
4. Chiarimenti
a) Circ. n.64 del 21.3.2001. Congedo straordinario legge 388/2000, art.80
Con circ. n. 64 del 15.3.2001, è stato fatto presente che per poter beneficiare del congedo di due anni retribuito, di cui all’art.80 della legge 388/2000 (ora art.42, comma 5, del più volte citato T.U.), è necessario che l’handicap in situazione di gravità sia stato accertato da almeno cinque anni decorrenti dalla data del rilascio del relativo attestato da parte della Commissione medica della competente ASL, salvo che nello stesso sia indicata una diversa decorrenza. In proposito, si chiarisce che tale diversa decorrenza, rispetto alla data di rilascio del suindicato attestato, può essere individuata soltanto nella data della domanda di riconoscimento della gravità dell’handicap. In sostanza non sono ammissibili – anche secondo orientamenti ministeriali – dichiarazioni di preesistenza delle condizioni di gravità dell’handicap, rispetto alla domanda.
Inoltre, si conferma che l’accertamento della gravità dell’handicap può essere effettuato soltanto dall’apposita Commissione, di cui all’art.4 comma 1 della legge 104/92, la cui composizione ha caratteristiche ben individuate dal comma stesso. Pertanto, successive dichiarazioni rilasciate dalle ASL attestanti che l’accertamento suddetto è stato effettuato a suo tempo (in genere si tratta di accertamenti di invalidità civile, sia pure con il riconoscimento del diritto all’indennità “di accompagnamento”) non possono essere, parimenti, prese in considerazione.