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Timestamp: 2018-12-19 06:05:55+00:00
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L’usura originaria del mutuo bancario e la non applicabilità degli interessi: la considerazione del tasso moratorio al fine del superamento del tasso-soglia dell’usura e le conseguenze sul credito della banca | Studio Legale Tidona e Associati
21 Febbraio 2014 In Diritto bancario
1) se il colpevole ha agito nell’esercizio di una attività professionale, bancaria o di intermediazione finanziaria mobiliare; 2) se il colpevole ha richiesto in garanzia partecipazioni o quote societarie o aziendali o proprietà immobiliari; 3) se il reato è commesso in danno di chi si trova in stato di bisogno; 4) se il reato è commesso in danno di chi svolge attività imprenditoriale, professionale o artigianale.
La Corte di Cassazione ha recentemente deciso, con la sentenza n. 350 del 9 gennaio 2013, che ai fini dell’applicazione dell’art. 1815 c.c. e dell’art. 644 c.p. si considerano usurari gli interessi che superano il limite stabilito nella legge al momento in cui sono promessi o comunque convenuti a qualunque titolo, e quindi anche a titolo di “interessi moratori”.
Il ragionamento della Suprema Corte si fonda principalmente sull’interpretazione della Corte Costituzionale contenuta nella sentenza n. 29 del 25 febbraio 2002, che ha deciso che il riferimento agli interessi a qualunque titolo convenuti – contenuto nel D.L. n. 394 del 2000 (Interpretazione autentica della legge 7 marzo 1996, n. 108, recante disposizioni in materia di usura), e precisamente dell’art. 1, comma 1 – rende plausibile l’assunto che “il tasso soglia riguarda anche gli interessi moratori”.
La Corte Costituzionale, nella sentenza n. 29/2002, ha affermato altresì che il regime civilistico della nullità delle clausole contenenti la pattuizione di interessi usurari è del tutto distinto dal profilo penalistico, ed in sé autosufficiente, e questo sarebbe confermato dal fatto stesso che il legislatore del 1996 (Legge n. 108/1996 sull’usura) ha provveduto a riscrivere tanto la norma di cui all’art. 644 cod. pen. quanto, separatamente, quella di cui all’art. 1815, secondo comma, cod. civ. Da ciò consegue, nell’interpretazione del giudice delle leggi, che non è neppure necessaria la contestazione di una fattispecie penale (quella prevista all’art. 644 cod. pen.) per ottenere la dichiarazione di nullità civilistica, della clausola del mutuo che sia ritenuto usurario, ai sensi dell’art. 1815 cod. civ., quale norma da ritenersi autonoma e in sé sufficiente.
La Corte Costituzionale, sempre nella sentenza n. 29/2002, ha anche precisato che la ratio della legge n. 108 del 1996, che risulta con chiarezza dai lavori preparatori, è quella di contrastare nella maniera più incisiva il fenomeno usurario, e tale finalità è stata perseguita da un lato rendendo più agevole l’accertamento del reato, attraverso l’individuazione di un tasso obiettivamente usurario e la trasformazione dell’approfittamento dello stato di bisogno, di difficile prova, da elemento costitutivo del reato a circostanza aggravante, dall’altro inasprendo le sanzioni penali e civili connesse alla condotta illecita (artt. 1 e 4 della legge).
Si dà cenno, in tale filone, alla sentenza n. 342 del 18 febbraio 2013 della Corte d’Appello di Venezia che ha deciso che il principio di cui all’art. 1815, comma 2, cod. civ., vale per qualsiasi obbligazione pecuniaria e, quindi, non soltanto per quelle sub specie d’interessi corrispettivi ma anche per quelle sub specie d’interessi moratori; dal che, ove, al momento della relativa pattuizione, il tasso d’interesse, corrispettivo o moratorio che sia, superi il tasso soglia, la relativa clausola è nulla.
La nullità della convenzione di interessi usurari è rilevabile d’ufficio, da parte del giudice, trattandosi di una questione di diritto e non integrando gli estremi di un’eccezione in senso stretto da parte del mutuatario, bensì di una mera difesa che può essere formulata in comparsa conclusionale o avanzata anche in appello, a condizione però che sia fondata su elementi già acquisiti al giudizio (così: Cass., sent. n. 350/2013; Cass., sent. n. 21080/2005).
In merito alla concreta determinazione del tasso oltre il quale il mutuo diviene usurario, la Legge n. 108 del 7 marzo 1996 (Legge sull’usura), all’art. 2, dispone che il Ministro del tesoro, sentiti la Banca d’Italia e l’Ufficio italiano dei cambi, rileva trimestralmente il tasso effettivo globale medio, comprensivo di commissioni, di remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse, riferito ad anno, degli interessi praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari iscritti negli elenchi tenuti dall’Ufficio italiano dei cambi e dalla Banca d’Italia ai sensi degli articoli 106 e 107 del Testo Unico Bancario, nel corso del trimestre precedente per operazioni della stessa natura.
La rilevazione svolta dalla Banca d’Italia sui tassi effettivi globali medi distingue due tipologie di crediti:
– per i finanziamenti a utilizzo flessibile sono rilevati i TEG praticati nel trimestre per tutti i conti in essere anche se si tratta di contratti stipulati in precedenza. Le forme tecniche che ricadono in questa fattispecie sono le aperture di credito in conto corrente, gli anticipi su crediti e sconto di portafoglio commerciale, il factoring e il credito revolving. I TEG applicati per tali operazioni sono sensibili alle variazioni di mercato, fermo restando quanto disposto dalla legge in materia di variazioni contrattuali unilaterali. La Banca d’Italia ha dato indicazione agli intermediari di condurre una verifica trimestrale sul rispetto delle soglie vigenti in ciascun periodo per tutti i finanziamenti di tale tipo in corso;
– per i finanziamenti con un piano di ammortamento predefinito (credito personale, credito finalizzato, leasing, mutui, prestiti contro cessione del quinto e della pensione, altri finanziamenti) viene rilevato il TEG relativo ai nuovi contratti stipulati nel trimestre. Per questa tipologia di crediti la verifica sul rispetto delle soglie è compiuta solo al momento della stipula del contratto, in cui la misura degli interessi è stabilita.
Tale nuovo metodo di calcolo è stato introdotto dal D.L. n. 70/2011, che ha modificato l’art. 2, comma 4 della legge 108/96, che determinava il tasso soglia aumentando il TEGM del 50 per cento.
Precedentemente all’entrata in vigore del D.L. n. 70/2011, si dovrà applicare la norma previgente, la quale disponeva che il limite previsto dal terzo comma dell’art. 644 cod. pen., oltre il quale gli interessi sono sempre usurari, è stabilito nel tasso medio risultante dall’ultima rilevazione pubblicata nella Gazzetta Ufficiale relativamente alla categoria di operazioni in cui il credito è compreso, aumentato della metà.
L’art. 3, comma 4, del decreto ministeriale di rilevazione del TEGM (si veda il Decreto ministeriale n. 69148 del 24 giugno 2013), dispone difatti che i tassi effettivi globali medi di cui all’art. 1, comma 1, del decreto non sono comprensivi degli interessi di mora contrattualmente previsti per i casi di ritardato pagamento.
Il decreto ministeriale aggiunge che l’indagine statistica condotta nel 2002 a fini conoscitivi dalla Banca d’Italia e dall’Ufficio italiano dei cambi ha rilevato che, con riferimento al complesso delle operazioni facenti capo al campione di intermediari considerato, la maggiorazione stabilita contrattualmente per i casi di ritardato pagamento è mediamente pari a 2,1 punti percentuali.
La Banca d’Italia, nella richiamata nota di chiarimenti, concorda che gli interessi di mora sono soggetti alla normativa anti-usura, e per evitare il confronto tra tassi disomogenei (TEG applicato al singolo cliente, comprensivo della mora effettivamente pagata, e tasso soglia che esclude la mora), i decreti trimestrali richiamano sempre i risultati dell’indagine per cui la maggiorazione – stabilita contrattualmente – per i casi di ritardato pagamento è mediamente pari a 2,1 punti percentuali.
Sulla rilevanza dell’opinione della Banca d’Italia, la Corte d’Appello di Milano ha però recentemente statuito (sentenza n. 3283/2013; Pres. Maria Rosaria Sodano – Est. Carla Romana Raineri) che le direttive e le Istruzioni della Banca d’Italia, quale organo di vigilanza e indirizzo delle banche e degli altri intermediari finanziari, non sono mai vincolanti per gli organi giurisdizionali, e questo neppure in materia di usura.
La soluzione, al fine di evitare un effetto che potrebbe essere deflagrante per la solidità dello stesso sistema bancario, è che il Ministero dell’Economia e delle Finanze rilevi trimestralmente, in base ad indagine della Banca d’Italia, anche gli interessi moratori, al fine di determinare il tasso effettivo globale medio, comprensivo di commissioni, di remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse.
Di Maurizio Tidona, Avvocato Una ipotesi frequente nel contenzioso bancario è quella del cliente…