Source: https://www.filodiritto.com/articoli/2011/09/collegato-lavoro-e-conciliazione-monocratica
Timestamp: 2019-10-15 04:53:59+00:00
Document Index: 41580391

Matched Legal Cases: ['art. 409', 'art. 442', 'art. 409', 'art. 447', 'art. 31', 'art. 32', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 2103', 'art. 2112', 'art. 27']

Le controversie di lavoro palesano dei contrasti tra un prestatore di lavoro ed un datore di lavoro in merito ad alcuni aspetti peculiari del rapporto di lavoro intercorrente tra di loro, oppure di un rapporto di lavoro che è già cessato.
Le controversie di lavoro possono essere distinte in:
individuali, concernenti i diritti di un singolo prestatore di lavoro;
plurime, che riguardano i diritti individuali di più prestatori di lavoro; e, infine,
collettive, concernenti i diritti generali dei prestatori di lavoro.
Il processo del lavoro è regolamentato dalle norme di cui agli artt. 409 ss. c.p.c..
Il nostro ordinamento ha previsto un rito speciale - introdotto con la Legge 11 agosto 1973, n.° 533 - per la trattazione di tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro ed in materia di previdenza e di assistenza obbligatoria.
La disciplina del processo del lavoro costituisce il frutto di un iter legislativo giunto al suo approdo con la promulgazione della L. 11 sgosto 1973, n.° 533.
Una disciplina del processo del lavoro esisteva già nel codice del 1940, che ad essa avevav riservato il titolo quarto del libro secondo, dedicato al processo di cognizione. Tale titolo quarto era rubricato «Norme per le controversie in materia corporativa» ed era suddiviso in quattro capi, dedicati rispettivamente alle controversie collettive, alle controversie individuali di lavoro, alle controversie in materia di previdenza e di assistenza obbligatorie, nonché alle controversie individuali in materie regolate da norme corporative.
i rapporti di lavoro subordinato privato, anche se non inerenti all’esercizio di una impresa;
rapporti di agenzia, di rappresentanza commerciale ed altri rapporti di collaborazione che si concretino in una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, anche se non a carattere subordinato;
Quindi, oltre alle normali pretese di natura retributiva ed alle impugnazioni dei licenziamenti, rientrano nella disciplina in esame anche le controversie aventi ad oggetto ad esempio:
l’impugnazione dei trasferimenti individuali;
l’applicazione di sanzioni disciplinari;
il risarcimento di danni conseguenti a violazioni di regole imperative (mancata fruizione di ferie, danni da infortunio, mancato versamento dei contributi previdenziali, etc.);
il risarcimento di danni all’immagine professionale;
l’inquadramento del lavoratore (attribuzione a mansioni superiori o inferiori, demansionamento, etc.);
la violazione degli obblighi di fedeltà e di non concorrenza;
il trasferimento d’azienda;
la cessazione del rapporto associativo e del rapporto lavorativo del socio lavoratore con la società cooperativa;
gli atti aventi ad oggetto rinunzie o transazioni.
Il rito speciale in oggetto si applica, inoltre, anche a controversie estranee all’ambito del rapporto di lavoro subordinato privato, quali quelle relative a:
rapporti di agenzia e di rappresentanza commerciale, se caratterizzati da prestazione d’opera continuativa e coordinata e prevalentemente personale (art. 409 n. 3 c.p.c.);
rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, lavoratori a progetto, procacciatori d’affari, amministratori di società di capitali, amministratori di condominio.
prestazioni previdenziali ed assistenziali obbligatorie (art. 442 c.p.c.);
contratti agrari (rapporti di mezzadria, colonia parziaria, compartecipazione agraria, affitto a coltivatore diretto), o conseguenti alla conversione dei contratti associativi in affitto, ferma restando, però, la competenza delle sezioni specializzate agrarie previste dalla legge n. 320/1963 (art. 409 n. 2 c.p.c.);
locazione e comodato di immobili urbani e affitto di aziende (art. 447-bis c.p.c.), innanzi al Giudice ordinario.
In relazione alle materie di cui all’articolo 409 del codice di procedura civile, le parti contrattuali possono pattuire clausole compromissorie (arbitrali), solo ove cio’ sia previsto da accordi interconfederali o contratti collettivi di lavoro stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale. La clausola compromissoria, a pena di nullita’, deve essere certificata dagli organi competenti (art. 31). La clausola compromissoria non puo’ essere pattuita e sottoscritta prima della conclusione del periodo di prova, ove previsto, ovvero se non siano trascorsi almeno trenta giorni dalla data di stipulazione del contratto di lavoro, in tutti gli altri casi. La clausola compromissoria non puo’ riguardare controversie relative alla risoluzione del contratto di lavoro.
Tutte le controversie saranno arbitrabili, ad eccezione di quelle connesse al licenziamento, riservate al giudice ordinario: il licenziamento dovrà essere impugnato entro 60 giorni dalla ricezione della comunicazione scritta.
L’impugnazione del licenziamento e’ inefficace se non e’ seguita, entro il successivo termine di duecentosettanta giorni, dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale in funzione di giudice del lavoro o dalla comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato, ferma restando la possibilita’ di produrre nuovi documenti formatisi dopo il deposito del ricorso. Qualora la conciliazione o l’arbitrato richiesti siano rifiutati o non sia raggiunto l’accordo necessario al relativo espletamento, il ricorso al giudice deve essere depositato a pena di decadenza entro sessanta giorni dal rifiuto o dal mancato accordo (art. 32).
- il rafforzamento dell’istituto dell’apprendistato, con la previsione di poter assolvere all’ultimo anno di obbligo scolastico (cioè a partire dai 15 anni) imparando un mestiere in azienda;
- nuove sanzioni amministrative pecuniarie in caso di violazione della normativa sull’orario di lavoro (art. 7);
Nella richiesta la parte è tenuta a precisare:
nome, cognome e residenza dell’istante e del convenuto; se l’istante o il convenuto sono una persona giuridica, un’associazione non riconosciuta o un comitato, l’istanza deve indicare la denominazione o la ditta, nonché la sede;
Si precisa, in proposito, che sia le parti che i terzi, nella cui sfera giuridica il contratto certificato è destinato a produrre effetti, possono adire l’autorità giudiziaria per:
difformità tra il programma negoziale certificato e la sua successiva attuazione;
vizi del consenso;
DECADENZE.-
A seguito della modica dell’art. 6 della Legge 15 luglio 1966, n.° 604, l’impugnazione del licenziamento è inefficace se non è seguita entro il termine di 270 (duecentosettanta) giorni - che decorrono dal termine di decadenza di cui al primo comma dell’art. 6 cit. - dal deposito del ricorso nella Cancelleria del Tribunale in funzione di Giudice del Lavoro o dalla comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato.
Qualora la conciliazione o l’arbitrato richiesti siano rifiutati o non sia raggiunto l’accordo necessario al relativo espletamento, il ricorso al Giudice del Lavoro deve essere depositato a pena di decadenza entro sessanta giorni dal rifiuto o dal mancato accordo.
Tali nuove disposizioni si applicano anche:
a tutti i casi di invalidità del licenziamento;
ai licenziamenti che presuppongono la risoluzione di questioni relative alla qualificazione del rapporto di lavoro ovvero alla legittimità del termine apposto al contratto;
al recesso del committente nei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, anche nella modalità a progetto;
al trasferimento ai sensi dell’art. 2103 c.c., con termine decorrente dalla data di ricezione della comunicazione di trasferimento;
all’azione di nullità del termine apposto al contratto di lavoro, ai sensi degli artt. 1, 2 e 4 del Decreto legislativo 6 settembre 2001, n.° 368, e successive modificazioni, con termine decorrente dalla scadenza del medesimo;
ai contratti di lavoro a termine stipulati ai sensi degli artt. 1, 2 e 4 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n.° 368, in corso di esecuzione alla data di entrata in vigore della legge 4 novembre 2010, n.° 183, con decorrenza dalla scadenza del termine;
ai contratti di lavoro a termine, stipulati anche in applicazione di disposizioni di legge previgenti al Decreto legislativo 6 settembre 2001, n.° 368, e già conclusi alla data di entrata in vigore della legge 4 novembre 2010, n.° 183, con decorrenza dalla medesima data di entrata in vigore della presente legge;
alla cessione di contratto di lavoro avvenuta ai sensi dell’art. 2112 c.c. con termine decorrente dalla data del trasferimento; in ogni altro caso in cui, compresa l’ipotesi prevista dall’art. 27 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n.° 276, si chieda la costituzione o l’accertamento di un rapporto di lavoro in capo a un soggetto diverso dal titolare del contratto.
1Crisanto Mandrioli, DIRITTO PROCESSUALE CIVILE, III Tomo;