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Timestamp: 2020-08-14 23:11:33+00:00
Document Index: 86813199

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 51', 'art. 32', 'art. 140', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 60', 'art. 6', 'art. 360', 'art. 140', 'art. 1362', 'art. 60', 'art. 140', 'art. 13', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 18248 del 24/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18248 del 24/07/2017
Cassazione civile, sez. VI, 24/07/2017, (ud. 20/04/2017, dep.24/07/2017), n. 18248
sul ricorso 1774-2016 proposto da:
avverso la sentenza n. 221/9/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di TRIESTE, depositata l’08/06/2015;
Con sentenza n. 221/9/2015, depositata l’8 giugno 2015, non notificata, la CTR del Friuli Venezia Giulia ha accolto l’appello proposto nei confronti del sig. P.A. dall’Agenzia delle Entrate, Direzione provinciale di Pordenone, per la riforma della sentenza di primo grado della CTP di Pordenone, che aveva invece accolto il ricorso del contribuente avverso cartella di pagamento per IRPEF, IVA ed IRAP per l’anno 2006.
La CTR, riformando la pronuncia di primo grado, ritenne non validamente espressa dal contribuente l’elezione di domicilio presso lo studio del rag. M. con atto del 15 luglio 2011, consegnato brevi manu al funzionario delegato della locale Agenzia delle Entrate a seguito di invio al contribuente di questionario, D.P.R. n. 633 del 1972, ex art. 51 e D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32 in relazione a rapporti bancari intrattenuti nel periodo 2006-2008 e quindi rigettò il ricorso del contribuente, che aveva eccepito la nullità della cartella per invalidità della notifica del prodromico avviso di accertamento, eseguita, con le modalità di cui all’art. 140 c.p.c., al domicilio del contribuente, non essendo stato egli reperito al momento del tentativo di consegna dell’atto presso il proprio domicilio e non essendo stata ritirata la successiva raccomandata informativa, rispedita al mittente per compiuta giacenza.
Avverso la pronuncia della CTR il contribuente ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi.
Con il primo motivo il ricorrente censura la sentenza impugnata, deducendone, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la nullità, stante l’omessa integrazione del contraddittorio nei confronti del litisconsorte necessario, sul piano processuale, Equitalia Nord S.p.A.. che era stata parte del giudizio di primo grado ed alla quale l’appellante Agenzia delle Entrate non aveva notificato il ricorso in appello.
Con il secondo motivo il ricorrente denuncia violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, comma 1, lett. d) anche in relazione agli artt. 1362 c.c. e ss., nonchè della L. n. 212 del 2000, art. 6 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, lamentando che la decisione impugnata avrebbe erroneamente escluso nella fattispecie in esame l’esistenza di elezione di domicilio del contribuente presso lo studio del professionista dal quale era assistito, a ciò conseguendo la nullità o inesistenza della notifica dell’avviso di accertamento, eseguita, con le modalità di cui all’art. 140 c.p.c., al domicilio del contribuente, non essendo stato egli reperito al momento del tentativo di consegna dell’atto presso il proprio domicilio e non essendo stata ritirata le successiva raccomandata informativa, rispedita al mittente per compiuta giacenza.
Ritiene la Corte che possa essere esaminato con priorità il secondo motivo, in ragione del criterio della ragione più liquida (cfr. Cass. sez. unite 18 novembre 2015, n. 23542) essendo la decisione sullo stesso in grado di portare alla definitiva soluzione del contenzioso tra le parti, in conformità anche al canone della ragionevole durata del processo, tale da giustificare l’omissione di formalità, ivi compresa quella riferita al litisconsorzio processuale, oggetto della doglianza di cui al primo motivo, non indispensabile in vista dell’esito globale del giudizio (cfr. Cass. sez. unite 23 settembre 2013, n. 21670).
Venendo dunque all’esame del secondo motivo, esso è manifestamente infondato.
Ciò è sufficiente ad escludere che l’atto del 15 luglio 2011 contenga valida elezione di domicilio presso lo studio del professionista delegato, indipendentemente da ogni altra considerazione sul piano ermeneutico su cui si diffonde la pronuncia impugnata, oggetto in ciò di censura da parte del contribuente in relazione alla dedotta violazione dell’art. 1362 c.c. e segg. (cfr. già, sulla necessità che l’elezione di domicilio effettuata dal contribuente D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 60, comma 1, lett. d), non possa desumersi aliunde rispetto a quelle che le modalità previste nella citata disposizione, Cass. sez. 1, 23 giugno 1998, n. 6236).
Ne consegue la validità della notifica dell’avviso di accertamento indirizzati al domicilio fiscale del contribuente, perfezionatosi nelle forme di cui all’art. 140 c.p.c.
Il ricorso va dunque rigettato, ciò comportando, secondo l’ordine seguito nell’esame delle questioni, l’assorbimento del primo motivo. Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 , dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso artr. 13, del comma 1- bis.