Source: http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/2011/03/04/caccia-in-deroga-condannata-litalia-e-la-regione-autonoma-della-sardegna/
Timestamp: 2018-02-21 09:23:19+00:00
Document Index: 111255760

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 19']

Gruppo d'Intervento Giuridico o.n.l.u.s. » Caccia in deroga: condannata l’Italia e la Regione autonoma della Sardegna!
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Si ricorda che la Commissione europea, dopo aver aperto la procedura di infrazione n. 2004/4242, proprio su ricorso delle associazioni ecologiste Lega per l’Abolizione della Caccia, Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra (esposti del 13 e 20 febbraio 2004, 22 aprile 2004) contro la legge regionale Sardegna n. 2/2004 (modificata dalla legge regionale n. 4/2006) e il decreto assessoriale n. 3/V del 18 febbraio 2004 e il successivo n. 2225/DecA/3 del 30 gennaio 2009 che avevano autorizzato la c.d. caccia in deroga nel mese di febbraio ai danni di quattro specie avifaunistiche (Storno, Tordo sassello, Passera mattugia, Passera sarda) ha deciso di adìre la Corte di Giustizia europea per la grave violazione della direttiva n. 79/409/CEE sulla tutela dell’avifauna selvatica: il ricorso dell’8 dicembre 2009 ha dato luogo alla causa C-508/09 appena decisa.
Recentemente la Regione autonoma della Sardegna ci ha riprovato con la legge regionale 5/2009, già portata all’attenzione del Governo nazionale e della Commissione europea per i suoi contenuti illegittimi (già cassati dalla Corte costituzionale in giudizi su leggi analoghe, da ultimo vds. sent. Corte cost. n. 266/2010) e ora con la recentissima sentenza della Corte di Giustizia. L’Assessore regionale della difesa dell’ambiente Giorgio Oppi ha ritenuto di soprassedere – per ora – con la c.d. caccia in deroga. Ha fatto bene. Gli conviene.
Nota per la stampa – documento non ufficiale
Sentenza nella causa C-508/09, Commissione europea/ Italia
(Regione Sardegna – Conservazione degli uccelli selvatici – Deroghe)
La direttiva 79/409 vieta in maniera generale di uccidere o di catturare tutte le specie di uccelli viventi allo stato selvatico. Qualora non vi siano altre soluzioni soddisfacenti, essa autorizza tuttavia delle deroghe, a determinate condizioni.
La legge regionale sarda n. 2/2004 definisce le modalità delle deroghe. L’Assessore regionale all’ambiente - ritenuto che non vi siano altre soluzioni soddisfacenti ai sensi della legge n. 221/ 2002, e della direttiva 79/409 – con proprio decreto, consente, per periodi di tempo definiti, il prelievo in deroga di specie omeoterme che provocano gravi danni alle colture agricole in atto. Nel decreto vengono indicati specie, numero di capi e modalità di prelievo. Qualora vi siano accertate riduzioni delle specie prelevabili o siano venute meno determinate condizioni, l’Assessore all’ambiente, sentiti l’Assessore per l’agricoltura e il Comitato regionale faunistico, può sospendere in qualsiasi momento l’attività di prelievo.
La legge regionale n. 2/2004 è stata emendata con legge regionale n. 4/2006.
La Commissione europea ha ritenuto che la legge regionale n. 2/2004 non rispettasse la direttiva e che fosse fonte di atti applicativi anch’essi in contrasto con essa.
Essa chiede alla Corte di giustizia UE di constatare che, poiché la Regione Sardegna ha adottato e applica una normativa sulle deroghe al regime di protezione degli uccelli selvatici che non rispetta le condizioni enunciate dalla direttiva, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi che le derivano dalla direttiva stessa. (Il ragionamento che la Commissione consacra alla legge regionale n. 2/2004 deve essere inteso come riferito alla legge regionale n. 2/2004 emendata, adottata prima della scadenza del termine stabilito nel parere motivato e ritenuta perpetuare l’inadempimento denunciato inizialmente.)
La Commissione sostiene che la legge regionale n. 2/2004 emendata continui a non impedire l’adozione di atti carenti sul piano della giustificazione e della motivazione delle deroghe. Inoltre, continuerebbe a non prevedere l’obbligo di indicare, nei provvedimenti in deroga, le condizioni stabilite dalla direttiva. Il fatto che la legge preveda che l’Istituto nazionale per la fauna selvatica verifichi il rispetto della direttiva non garantirebbe che tali elementi e condizioni siano menzionati nei singoli provvedimenti di deroga.
Ad esempio, il decreto n. 2225/DecA/3 avrebbe autorizzato l’abbattimento di un determinato numero di cormorani durante il mese di febbraio 2009, per evitare i danni causati dal transito di tale specie alle produzioni ittiche, senza tuttavia fornire indicazioni sufficienti circa l’entità dei danni né traccia della ricerca di soluzioni alternative. Questo stesso decreto avrebbe per di più autorizzato il prelievo cinegetico in deroga, senza il parere dell’organismo scientifico preposto a tal fine e senza menzionare le condizioni.
A) La verifica dell’assenza di soluzioni alternative soddisfacenti (art. 9, n. 1, dir 79/409)
Un provvedimento nazionale che preveda la possibilità di una deroga senza fare alcun riferimento al fatto che una tale deroga può essere concessa solo nel caso in cui non vi sia un’altra soluzione soddisfacente non è conforme alla direttiva.
Peraltro, la circostanza che il decreto n. 2225/DecA/3 non fornirebbe indicazioni sufficienti circa l’entità dei danni causati dal cormorano alle produzioni ittiche, non dimostra che la legge regionale n. 2/2004 emendata consenta all’assessore regionale di concedere prelievi in deroga di specie protette in assenza delle condizioni necessarie, vale a dire senza che vi siano in concreto gravi rischi per la fauna ittica. Infatti, detta disposizione, nella misura in cui prevede che l’assessore regionale autorizzi il prelievo in deroga ai soli fini enunciati all’art. 9 della direttiva 79/409, si riferisce a tutti gli obiettivi di cui all’art. 9 n. 1, lett. a)-c), in particolare di prevenire gravi danni alla pesca.
Di conseguenza, il ricorso dev’essere respinto su questo punto.
B) Indicazioni da menzionare nelle deroghe (art. 9, n. 2, dir 79/409)
Queste indicazioni hanno lo scopo di limitare le deroghe allo stretto necessario e di permettere la vigilanza dalla Commissione.
Costituendo la deroga un regime eccezionale, i criteri devono essere di stretta interpretazione e l’onere di provare la sussistenza dei requisiti prescritti, per ciascuna deroga, deve gravare sull’autorità che ne prende la decisione. Gli Stati membri sono tenuti a garantire che qualsiasi intervento riguardante le specie protette sia autorizzato solo in base a decisioni contenenti una motivazione precisa e adeguata riferentesi ai motivi, alle condizioni e alle prescrizioni della direttiva.
In assenza di una disposizione di diritto interno che imponga all’assessore regionale competente – nella decisione che autorizza il prelievo in deroga – di menzionare dette indicazioni, non può ritenersi garantito che ogni intervento sia autorizzato in base a decisioni contenenti una motivazione precisa e adeguata.
Poiché la Regione Sardegna ha adottato e applica una normativa relativa all’autorizzazione delle deroghe al regime di protezione degli uccelli selvatici che non rispetta le condizioni stabilite all’art. 9 della direttiva del Consiglio 2 aprile 1979, 79/409/CEE, concernente la conservazione degli uccelli selvatici, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi che le derivano dall’art. 9 di detta direttiva.
Ricordiamo che in merito alla direttiva sulla protezione degli uccelli selvatici, esiste una giurisprudenza della Corte di giustizia relativa all’Italia, che conta 7 ricorsi per inadempimento(v. in particolare la sentenza sulla Caccia in Liguria : C-506/06 del 15.5.2008) e 2 pregiudiziali.
E’ pendente il procedimento pregiudiziale C-2/10 Azienda Agro-Zootecnica Franchini sarl Eolica di Altamura Srl/Regione Puglia (domanda del TAR Puglia).
Per il testo integrale della sentenza vi invitiamo a consultare oggi il sito www.curia.europa.eu.
15 Marzo 2011 a 8:28	| #1
SPECULATORI E CACCIATORI I PIU’ IGNORANTI SOGGETTI DEL PAESE E NOI SIAMO IN BALIA DI QUESTI ARROGANTI SOGGETTI, PARE IMPOSSIBILE.
10 Marzo 2011 a 21:30	| #2
Il Consiglio dei ministri ha impugnato la legge regionale sulla caccia relativamente alla norma che prevede che il provvedimento di caccia in deroga sia adottato previo parere dell’Istituto regionale per la fauna selvatica o, nelle more della sua istituzione, di un comitato tecnico-scientifico istituito con deliberazione della Giunta regionale, in contrasto con quanto stabilito dalla norma statale di riferimento (art. 19bis comma3 legge 11 febbraio 1992 n. 157) secondo il quale le deroghe sono applicate, per periodi determinati, sentiti esclusivamente l’Istituto nazionale per la fauna selvatica – ora Ispra, o gli istituti riconosciuti a livello regionale. La previsione regionale non può considerarsi espressione della competenza esclusiva regionale in materia di caccia riconosciuta alla Regione Sardegna dallo Statuto speciale di autonomia, in quanto viola una previsione statale finalizzata ad assicurare un nucleo minimo di tutela. La legge, quindi, eccede dalle competenze statutarie ed invade la comptenza esclusiva statale in materia di ambiente ed ecosistema di cui all’articolo 117, comma 2, lettera s) della Costituzione, oltre a non rispettare obblighi comunitari in contrasto con l’articolo 117, comma 1 Cost. La Corte di giustizia della Comunità Europea ha di recente condannato l’Italia relativamente ad una norma della Regione Sardegna in materia di deroghe. E’ stato tuttavia d’intesa con la Regione Sardegna , individuato un percorso che potrebbe portare alla modifica delle parti impugnate e alla conseguente rinuncia all’ impugnativa.
Il piano per l’edilizia sardo finisce davanti alla Corte costituzionale. Il Consiglio di Stato aiuta Tuvixeddu.