Source: https://renatodisa.com/2016/07/14/corte-di-cassazione-sezione-iii-penale-sentenza-12-luglio-2016-n-28492/
Timestamp: 2018-12-14 08:56:37+00:00
Document Index: 98541715

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 609', 'art. 609', 'sentenza ', 'art. 609', 'art. 609', 'sentenza ']

Corte di Cassazione, sezione III penale, sentenza 12 luglio 2016, n. 28492 - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione penale 2016 Corte di Cassazione, sezione III penale, sentenza 12 luglio 2016, n. 28492
Corte di Cassazione, sezione III penale, sentenza 12 luglio 2016, n. 28492
Il delitto di cui all’art. 609-bis cod. pen. è integrato ogni qual volta sia lesa la libertà dell’individuo di poter compiere atti sessuali in assoluta autonomia, senza condizionamenti di ordine fisico o morale; con la conseguenza che non hanno diritto di cittadinanza, nella valutazione della condotta criminosa, eventuali giustificazioni dedotte in nome di presunti limiti o diversità culturali nella concezione del rapporto coniugale, posto che le stesse porterebbero al sovvertimento del principio dell’obbligatorietà della legge penale e all’affievolimento della tutela di un diritto assoluto e inviolabile dell’uomo quale è la libertà sessuale. In tema di violenza sessuale, ai fini del riconoscimento della diminuente per i casi di minore gravità di cui all’art. 609-bis, ultimo comma, cod. pen., deve farsi riferimento ad una valutazione globale del fatto, nella quale assumono rilievo i mezzi, le modalità esecutive, il grado di coartazione esercitato sulla vittima, le condizioni fisiche e psicologiche di quest’ultima, anche in relazione all’età, mentre per il diniego della stessa attenuante è sufficiente la presenza anche di un solo elemento di conclamata gravità. Nel caso di specie correttamente il giudice di appello, appunto valutando il fatto “globalmente”, ha rilevato che il rapporto coniugale tra imputato e p.o. non potesse ritenersi motivo di attenuazione della gravità intrinseca della violenza sessuale, considerata la sostanziale abitualità del comportamento dell’imputato stesso, il quale, del tutto indebitamente, riteneva l’attività sessuale una sorta di prestazione dovuta dalla moglie. In questo contesto relazionale il “caso” di violenza sessuale non può in alcun modo considerarsi di “minore gravità”.
sentenza 12 luglio 2016, n. 28492
Il delitto di cui all’art. 609-bis cod. pen. è integrato ogni qual volta sia lesa la libertà dell’individuo di poter compiere atti sessuali in assoluta autonomia, senza condizionamenti di ordine fisico o morale; con la conseguenza che non hanno diritto di cittadinanza, nella valutazione della condotta criminosa, eventuali giustificazioni dedotte in nome di presunti limiti o diversità culturali nella concezione del rapporto coniugale, posto che le stesse porterebbero al sovvertimento del principio dell’obbligatorietà della legge penale e all’affievolimento della tutela di un diritto assoluto e inviolabile dell’uomo quale è la libertà sessuale.
In tema di violenza sessuale, ai fini del riconoscimento della diminuente per i casi di minore gravità di cui all’art. 609-bis, ultimo comma, cod. pen., deve farsi riferimento ad una valutazione globale del fatto, nella quale assumono rilievo i mezzi, le modalità esecutive, il grado di coartazione esercitato sulla vittima, le condizioni fisiche e psicologiche di quest’ultima, anche in relazione all’età, mentre per il diniego della stessa attenuante è sufficiente la presenza anche di un solo elemento di conclamata gravità. Nel caso di specie correttamente il giudice di appello, appunto valutando il fatto “globalmente”, ha rilevato che il rapporto coniugale tra imputato e p.o. non potesse ritenersi motivo di attenuazione della gravità intrinseca della violenza sessuale, considerata la sostanziale abitualità del comportamento dell’imputato stesso, il quale, del tutto indebitamente, riteneva l’attività sessuale una sorta di prestazione dovuta dalla moglie. In questo contesto relazionale il “caso” di violenza sessuale non può in alcun modo considerarsi di “minore gravità”.
Corte di Cassazione, sezione I penale, sentenza 12 settembre 2016, n....