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Timestamp: 2018-08-16 00:22:05+00:00
Document Index: 56799947

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 23', 'art. 208', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 184', 'art.1', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 182', 'art. 1', 'art. 22', 'art. 14', 'art. 14', 'e contrario', 'sentenza ']

Servizio di gestione rifiuti - Realizzazione inceneritore - Legittimazione ed interesse ad agire - Rilievo della vicinitas - Sufficienza - Onere di prova dell`effettivitÃ del danno subendo - Non addossabile al ricorrente
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Consiglio di Stato sez.V 18/8/2010 n. 5819 Maggioli Editore
SERVIZIO DI GESTIONE RIFIUTI – REALIZZAZIONE INCENERITORE – LEGITTIMAZIONE ED INTERESSE AD AGIRE – RILIEVO DELLA VICINITAS – SUFFICIENZA – ONERE DI PROVA DELL’EFFETTIVITÀ DEL DANNO SUBENDO – NON ADDOSSABILE AL RICORRENTE
Se è vero che la giurisprudenza ha affermato che la mera circostanza della prossimità all`opera pubblica da realizzare non è di per sé idonea a radicare un interesse all`impugnazione in assenza della congrua dimostrazione del danno che deriverebbe dall`impianto, nel caso in esame risulta adeguatamente indicato e sufficiente provato il danno astrattamente derivante dalla realizzazione dell’impianto di termovalorizzatore, sotto il duplice profilo di danno alla salute e danno al patrimonio, il che radice, al di là di ogni ragionevole dubbio, la legittimazione e l’interesse ad agire dei ricorrenti.
Al riguardo occorre innanzitutto rilevare che gli atti impugnati non si limitano a ritenere necessaria per la corretta gestione dei rifiuti la realizzazione di un nuovo termovalorizzatore, atteggiandosi cioè a mere dichiarazioni di intenti di natura vagamente politico – programmatorie, ma, oltre a individuarne la localizzazione, ne dispongono anche la costruzione.
Inoltre, anche a voler prescindere della rilevanza della documentazione prodotta dai ricorrenti fin dal primo grado in ordine agli effetti negativi sulla persona e sull’ambiente derivante dal funzionamento degli inceneritori, dalla voluminosa documentazione prodotta dalla stessa società di gestione circa gli studi svolti dall’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale del Piemonte proprio in relazione al costruendo termovalorizzatore, ed in particolare dalla relazione avente ad oggetto “valutazione di impatto sulla salute umana e analisi critica delle conoscenze scientifiche esistenti riguardanti gli effetti avversi determinati dalle emissioni da inceneritori – termovalorizzatori” emerge, tra l’altro, che “…gli inceneritori rilasciano sostanze tossiche persistenti, che si bioaccumulano, sono cancerogene e distruttori del sistema endocrino”; che “…non solo i vecchi inceneritori ma anche quelli moderni possono contribuire alla contaminazione del suolo e della vegetazione con sostanze chimiche organiche ed inorganiche presenti in quantità variabile nelle ceneri volatili e nelle emissioni a camino degli impianti”; che “…gli individui che vivono in prossimità di inceneritori, allo stesso modo di coloro che vivono vicino ad una discarica, sono potenzialmente esposti a sostanze chimiche attraverso l’inalazione di aria contaminata, il consumo di cibo e acqua contaminati o il contatto dermico con il suolo contaminato”.
Non può pertanto negarsi in astratto (ovviamente in relazione al solo profilo della sussistenza dell’interesse ad agire) della possibile ricorrenza del danno alla salute e di conseguenza, non si può ragionevolmente escludere che, secondo l’id quod plerumque accidit, la realizzazione dell’impianto di termovalorizzazione sia altrettanto astrattamente idonea a determinare una diminuzione del valore dei terreni circostanti il sito prescelto e delle aziende agricole dei ricorrenti, così concretizzandosi anche il possibile danno economico.
Ciò rende sufficiente, proprio con riguardo alla ricordata giurisprudenza, ai fini della sussistenza della legittimazione ad agire la vicinitas, cioè il fatto che i ricorrenti vivano abitualmente in prossimità del sito prescelto per la realizzazione del nuovo impianto (circostanza questa non contestata), non dovendo addossarsi ad essi il gravoso onere della la prova dell’effettività del danno subendo, prova che, non potendo prescindere dall’effettiva realizzazione dell’impianto, finirebbe per svuotare di significato il principio costituzionale del diritto di difesa predicato dall’articolo 24 della Costituzione, rendendolo possibile solo allorquando il diritto alla salute e/o all’ambiente salubre fossero già definitivamente ed irrimediabilmente compromessi o esposti a pericolo.
N. 05819/2010 REG.DEC.
N. 00984/2009 REG.RIC.
sul ricorso in appello iscritto al numero di registro generale 984 del 2009, proposto da:
NIGRA FERDINANDO, in proprio e quale titolare dell’omonima Azienda Agrivola, e GRANDI LUIGI, in proprio e quale titolare dell’omonima Azienda Agricola, rappresentati e difesi dall`avv. Pier Costanzo Reineri, con domicilio eletto presso Elisabetta Esposito in Roma, via Pietro Cossa, n. 41;
PROVINCIA DI TORINO, in persona del Presidente della Giunta provinciale in carica, rappresentata e difesa dagli avv. Silvana Gallo e Paolo Scaparone, con domicilio eletto presso Gian Marco Grez in Roma, corso V.Emanuele II, n.18;
COMUNE DI TORINO, in persona del sindaco in carica, rappresentato e difeso dagli avv. Massimo Colarizi e Maria Lacognata, con domicilio eletto presso Massimo Colarizi in Roma, via Panama, n. 12;
TRATTAMENTO RIFIUTI METROPOLITANI S.P.A., in persona del legale rappresentante in carica, rappresentata e difesa dagli avv. Margherita Buscaglino e Gabriele Pafundi, con domicilio eletto presso Gabriele Pafundi in Roma, V. Giulio Cesare, n. 14 Sc A/4;
della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Piemonte, sez. II, n. 3610 del 1° dicembre 2007, resa tra le parti, concernente REALIZZAZIONE INCENERITORE DEL GERBIDO.
Visti gli atti di costituzione in giudizio della Provincia di Torino, del Comune di Torino e di T.R.M. S.p.A., che ha spiegato anche appello incidentale;
Relatore nell`udienza pubblica del giorno 30 marzo 2010 il Cons. Carlo Saltelli e uditi per le parti gli avvocati Reineri, Scaparone, Colarizi, Buscaglino e Pafundi;
1. Il Tribunale amministrativo regionale per il Piemonte, sez. II, con la sentenza n. 3610 del 1° dicembre 2007 ha ritenuto la determinazione del Dirigente del Servizio Gestione Rifiuti e Bonifiche della Provincia di Torino n. 309-557341/2006 del 21 dicembre 2006 avente ad oggetto “Autorizzazione integrata ambientale ai sensi del D.Lgs. 18 febbraio 2005, n. 59. Impianto di incenerimento di rifiuti urbani e rifiuti speciali non pericolosi, impugnata insieme ad ogni altro atto ivi menzionato (tra cui in particolare: la determinazione del dirigente del Servizio VIA della Provincia di Torino, 4 aprile 2006 n. 13-110032/2006, di conclusione della fase di specificazione dei contenuti dello studio di impatto ambientale non conosciuta; la deliberazione del Consiglio comunale di Torino 4.12.2006 n. 226 (mecc. 2006 07747/49) di approvazione, ha tra l’altro, dei contenuti in deroga al regolamento edilizio del Comune di Torino; la determinazione del dirigente del Servizio Gestione Rifiuti e Bonifiche della Provincia di Torino, 21 dicembre 2006, prot. 556890, recante la determinazione motivata di conclusione del procedimento ai sensi del comma 6 bis dell’art. 14 ter della L. n. 241/90 e s.m.i., non pubblicata e non meglio nota; la deliberazione della Giunta provinciale di Torino 21 novembre 2006, prot. 1317-433230/2006, avente ad oggetto “Progetto Impianto di termovalorizzazione dei rifiuti della Provincia di Torino”. Comune: Torino. Proponente: T.R.M. S.p.A.. Procedura: valutazione di Impatto Ambientale ai sensi dell’art. 12 delle legge regionale n. 40/98. Giudizio positivo di compatibilità ambientale), immune dai vizi sollevati con apposito ricorso giurisdizionale dai signori Ferdinando Nigra e Luigi Grandi, coltivatori e conduttori di aziende agricole e alimentari dedite alla produzione cerealicola, ortofrutticola e zootecnica, nonché al commercio dei relativi prodotti ed attività agrituristiche, attività tutte collocate nell’area Torino Sud interessata dalla localizzazione, realizzazione e autorizzazione del nuovo termovalorizzatore.
In particolare il predetto Tribunale ha giudicato infondate le doglianze relative: a) all’omessa valutazione d’impatto ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente ex art. 1 D.P.C.M. 377/1988, osservando che, trattandosi di impianto di incenerimento ex art. 2 del D.Lgs. 11 maggio 2005, n. 133, esso era soggetto alla valutazione di impatto ambientale provinciale ai sensi dell’allegato 2, n. 6, della legge regionale n. 40/1998; b) all’omessa comunicazione di avvio del procedimento in relazione al rilascio del permesso di costruire in deroga al vigente regolamento edilizio comunale, rilevando che dato l’alto numero dei soggetti destinatari degli effetti del provvedimento si era correttamente proceduto a dare conoscenza del procedimento attraverso apposito avviso pubblico; c) all’omessa effettiva valutazione di soluzioni alternative al progetto approvato, sottolineando che dalla documentazione in atti risultava essere stata svolta una approfondita istruttoria.
2. Con atto di appello notificato il 12 gennaio 2009 gli originari ricorrenti, signori Ferdinando Nigra e Luigi Grandi, hanno chiesto la riforma della predetta sentenza, lamentandone l’erroneità alla stregua di due motivi di gravame, con cui sono stati riproposti integralmente il primo ed il secondo motivo di censura sollevati in primo grado, a loro avviso superficialmente esaminati ed inopinatamente respinti, con motivazione contraddittoria, perplessa, insufficiente e assolutamente non condivisibile.
Hanno resistito al gravame chiedendone il rigetto, siccome inammissibile e infondato, la Provincia e il Comune di Torino.
T.R.M. S.p.a. (Trattamento Rifiuti Metropolitani), oltre a resistere nel merito al gravame, ha spiegato appello incidentale, deducendo, per un verso, la tardività dell’appello per violazione dei termini previsti dall’art. 23 bis della legge n. 1034/1971, atteso che l’impugnata autorizzazione integrata ambientale comporta tra l’altro la dichiarazione di pubblica utilità urgenza ed indifferibilità dei lavori, e, per altro verso, la omessa declaratoria di inammissibilità del ricorso per carenza di interesse, non ricorrendo in concreto, per la notevole distanza intercorrente tra le aziende dei ricorrenti ed il luogo dove doveva sorgere il termovalorizzatore, il criterio della vicinitas per legittimare l’impugnazione.
3. Le parti hanno illustrato con apposite memorie le proprie rispettive tesi difensive.
All’udienza pubblica del 30 marzo 2010 la causa è stata trattenuta in decisione.
4. Deve essere preliminarmente esaminata la questione della legittimazione e dell’interesse ad agire dei ricorrenti in primo grado, risolta positivamente dai primi giudici, ma decisamente contestata con specifica eccezione dalla Regione Piemonte e dalla Provincia di Torino, nonché dalla società T.R.M. S.p.A., con apposito motivo di appello incidentale.
In sintesi, secondo tali enti, i primi giudici avrebbero inopinatamente riconosciuto la sussistenza della legittimazione e dell’interesse ad agire dei ricorrenti sulla scorta della mera vicinitas delle loro aziende agricole al sito prescelto per la localizzazione del nuovo termovalorizzatore, senza che peraltro fossero stati provati la proprietà dei fondi e l’effettività dell’asserito danno derivante dalla realizzazione dell’impianto, contraddittoria, parziale e lacunosa essendo al riguardo la documentazione scientifica prodotta.
L’assunto, ad avviso della Sezione, non merita condivisione.
Se è vero che la giurisprudenza ha affermato che la mera circostanza della prossimità all`opera pubblica da realizzare non è di per sé idonea a radicare un interesse all`impugnazione in assenza della congrua dimostrazione del danno che deriverebbe dall`impianto (Cons. St., Sez. VI, 18 luglio 1995 n. 754; Sez. V 13 luglio 1998 n. 1088; 31 gennaio 2001 n. 358; 20 maggio 2002 n. 2714; 16 aprile 2003 n. 1948), nel caso in esame, diversamente da quanto ex adverso eccepito, risulta adeguatamente indicato e sufficiente provato il danno astrattamente derivante dalla realizzazione dell’impianto di termovalorizzatore, sotto il duplice profilo di danno alla salute e danno al patrimonio, il che radice, al di là di ogni ragionevole dubbio, la legittimazione e l’interesse ad agire dei ricorrenti in primo grado, odierni appellanti.
Inoltre, anche a voler prescindere della rilevanza della documentazione prodotta dai ricorrenti fin dal primo grado in ordine agli effetti negativi sulla persona e sull’ambiente derivante dal funzionamento degli inceneritori, dalla voluminosa documentazione prodotta dalla stessa T.R.M. S.p.A. circa gli studi svolti dall’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale del Piemonte proprio in relazione al costruendo termovalorizzatore, ed in particolare dalla relazione avente ad oggetto “valutazione di impatto sulla salute umana e analisi critica delle conoscenze scientifiche esistenti riguardanti gli effetti avversi determinati dalle emissioni da inceneritori – termovalorizzatori” emerge, tra l’altro, che “…gli inceneritori rilasciano sostanze tossiche persistenti, che si bioaccumulano, sono cancerogene e distruttori del sistema endocrino”; che “…non solo i vecchi inceneritori ma anche quelli moderni possono contribuire alla contaminazione del suolo e della vegetazione con sostanze chimiche organiche ed inorganiche presenti in quantità variabile nelle ceneri volatili e nelle emissioni a camino degli impianti”; che “…gli individui che vivono in prossimità di inceneritori, allo stesso modo di coloro che vivono vicino ad una discarica, sono potenzialmente esposti a sostanze chimiche attraverso l’inalazione di aria contaminata, il consumo di cibo e acqua contaminati o il contatto dermico con il suolo contaminato”.
5. E’ stato altresì eccepita la irricevibilità dell’appello (ed anzi sul punto T.R.M. S.p.A. ha spiegato anche un apposito motivo di appello incidentale), sostenendosi che, poiché l’autorizzazione integrata ambientale, rilasciata con determinazione del dirigente del Servizio gestione rifiuti e bonifiche della Provincia di Torino n. 309 – 557341/2006 del 21 dicembre 2006, per la realizzazione dell’impianto di incenerimento di rifiuti urbani e rifiuti speciali non pericolosi (impugnata con il quarto motivi per motivi aggiunti), comporta la dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità dei lavori (ai sensi dell’articolo 27, comma 5, del D. Lgs. 22/1997; art. 208, comma 6, del D. Lgs. 152/2006), la controversia in esame sarebbe soggetta alla disciplina di cui all’articolo 23 bis della legge 6 dicembre 1971, n. 1034: di conseguenza l’appello sarebbe tardivo, essendo stato notificato nell’ordinario termine annuale, laddove andava notificato al massimo entro 120 giorni dalla pubblicazione della sentenza di primo grado.
Anche tale assunto non merita condivisione.
Giova premettere che, secondo un consolidato indirizzo giurisprudenziale, da cui non vi è alcun motivo per discostarsi, l’invocato articolo 23 bis della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, costituisce norma di carattere eccezionale che può pertanto trovare applicazione solo ai casi tassativamente indicati, senza possibilità di interpretazione estensiva in via analogica (ex multis, C.d.S., sez. IV, 28.4.2006, n. 2402 e 21.5.2007, n. 2582; sez. V, 9.6.2008, n. 2857 e 5.2.2007, n. 442; Cons. St., sez. VI, 23 dicembre 2008, n. 6520 e 23.6.2006, n. 3981).
Ciò posto, sebbene l’autorizzazione integrata ambientale, comporti la dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità dei lavori (di costruzione del nuovo impianto di termovalorizzazione), ciò non è di per sé sufficiente a rendere applicabili le norme accelleratorie del ricordato articolo 23 bis, non rientrando la fattispecie in esame in alcuna delle previsioni ivi contemplate.
Invero, come emerge dalla lettura del quarto ricorso per motivi aggiunti, l’autorizzazione integrale ambientale è stata impugnata quale atto “…consequenziale ai (e/o attuativa dei) pregressi atti già posti in essere dalla Provincia di Torino (e/o dagli altri soggetti competenti) concernenti la localizzazione nel sito del Gerbido dell’impianto in questione…” e quindi quale “condizione” per la realizzazione dell’impianto di termovalorizzazione e non già quale atto direttamente ed in equivocamente presupposto di un (altro) provvedimento (di cui non vi è traccia) relativo a procedure di aggiudicazione, affidamento ed esecuzione di opere pubbliche o di pubblica utilità ovvero di un provvedimento relativo a procedure di occupazione e/o espropriazione delle aree destinate a tali opere, uniche sole fattispecie che, rientrando espressamente nella previsione normativa (art. 23 bis, comma 1, lett. b), renderebbe applicabili i termini abbreviati e acceleratori ivi previsti.
Ciò, sotto altro concorrente profilo, esime la Sezione dalla delibazione della eccezione, pur essa avanzata dalle parti appellate, circa la ammissibilità e/o la ricevibilità del quarto ricorso per motivi aggiunti con cui è stata impugnata la predetta autorizzazione integrata ambientale (dovendo peraltro segnalarsi che in ogni caso per la notifica dei motivi aggiunti non trova applicazione la dimidiazione dei termini, C.d.S., IV, 12 maggio 2008, n. 2187; sez. VI, 5 dicembre 2007, n. 6183).
7. Passando all’esame del merito dell’appello, la Sezione è dell’avviso che esso sia infondato e che debba pertanto essere respinto.
7.1. Con il primo motivo di gravame, rubricato , “Determinazione del dirigente del Servizio Gestione Rifiuti e Bonifiche della Provincia di Torino, 21.12.2006, n. 309-557341/2006 “Autorizzazione integrata ambientale ai sensi del D,lgs 18 febbraio 2005, n. 59. Impianto di inceneritore di rifiuti urbani e rifiuti speciali non pericolosi”. Violazione di legge (art. 1, comma 1, lett. P, D.P.C.M. 10.08.1988, n. 377 e s.m.i; art. 6 L. n. 349/1986” gli appellanti, riproponendo l’identica censura sollevata in prime cure hanno evidenziato che l’impianto in progetto non constava soltanto di un inceneritore di rifiuti urbani e speciali non pericolosi, ma anche di un impianto termoelettrico di trasformazione dell’energia termica prodotta dall’incenerimento dei rifiuti in energia elettrica: ciò, a loro avviso, pur essendo in linea con le previsioni dell’art. 184, comma 4, del D.lgs. n. 152/2006, non derogava al disposto dell’art.1, comma 1, lett. p., del D.P.C.M. 10 agosto 1988, n. 377 (come modificato dall’art. 1 del D.P.R. 11 febbraio 1998) che assoggettava gli impianti termoelettrici alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui all’art. 6 della legge 349/1986, procedura che era stata amena nel caso di specie.
Come si evince dalla lettera del provvedimento impugnato l’autorizzazione integrale ambientale riguarda un “impianto di incenerimento con recupero energetico, come definito dall’art. 2, comma 1, lett. d), del D.Lgs 133/2005 e dell’art. 2, comma 1, lett. c) del D.Lgs 59/05”.
L’articolo 2, comma 1, lett. d), del d.Lgs 11 maggio 2005, n. 133 (Attuazione della direttiva 2000/76/CE, in materia di incenerimento dei rifiuti), definisce come impianto di incenerimento “qualsiasi unità e attrezzatura tecnica, fissa o mobile, destinata al trattamento termico dei rifiuti, ai fini dello smaltimento, con o senza recupero del calore prodotto dalla combustione.
Sono compresi in questa definizione l’incenerimento mediante ossidazione dei rifiuti, nonché altri processi di trattamento termico, quali ad esempio la pirolisi, la gassificazione ed il processo al plasma, a condizione che le sostanze risultanti dai trattamenti siano successivamente incenerite.
La definizione include il sito e l’intero impianto di incenerimento, comprese le linee di incenerimento, la ricezione dei rifiuti in ingresso allo stabilimento e allo stoccaggio, le installazioni di pretrattamento in loco, i sistemi di alimentazione dei rifiuti, del Combustibile ausiliario e dell’aria di combustione, i generatori di calore, le apparecchiature di trattamento, movimentazione e stoccaggio in loco delle acque reflue e dei rifiuti risultanti dal processo di incenerimento, le apparecchiature di e dei rifiuti risultanti dal processo di incenerimento, le apparecchiature di trattamento degli effluenti gassosi, i camini, i dispositivi ed i sistemi di controllo delle varie operazioni e di registrazione e monitoraggio delle condizioni di incenerimento”.
L’art. 2, comma 1, lett. C) del D.lgs. 18 febbraio 2005, n. 59 (Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento” definisce come impianto “l’unità tecnica permanente in cui sono svolte una o più attività allegate nell’allegato J e qualsiasi altra attività accessoria, che siano tecnicamente connesse con le attività svolte nel luogo suddetto e possano influire sulle emissioni e sull’inquinamento”; nell’allegato J, alla voce 5, sono contemplati anche gli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani.
Diversamente da quanto sostenuto dagli appellanti non è possibile scorporare dall’attività di incenerimento dei rifiuti quella del recupero energetico derivante dalla prima, trattandosi di attività strettamente connesse tra di loro che danno vita in realtà ad un unico ciclo produttivo/lavorativo.
Infatti, come si legge nelle premesse della Deliberazione della Giunta Provinciale di Torino (verbale n. 49 del 21 novembre 2006 prot. 1317- 433230/2006) il progetto di cui si discute riguarda “impianto di termovalorizzazione dotato di recupero energetico, per la combustione dei rifiuti solidi urbani residui dalla raccolta differenziata (RSU) e di rifiuti speciali assimilabili agli urbani (RSA).
L’impianto è organizzato su tre linee ciascuna delle quali sarà costituta da una propria sezione di combustione e depurazione fumi, mentre saranno comuni le sezioni di stoccaggio dei rifiuti, il ciclo di potenza, il trattamento dei residui e il camino; deve inoltre aggiungere che, come riconosciuto dagli stessi appellanti l’eliminazione dei rifiuti mediante incenerimento è consentita solo se accompagnata proprio da recupero energetico, come prevede l’art. 182, comma 4 del D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152.
Correttamente quindi l’impianto in questione è stato sottoposto al procedimento di valutazione di impatto provinciale, come previsto dall’allegato A2 della legge regionale del Piemonte 14 dicembre 1998, n. 40, (che al n. 6 contempla gli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti non pericolosi, con capacità superiore a 100+/giorno, mediante operazione di incenerimento o di trattamento di cui all’allegato B, lettere D2 e dal D8 a D11, ed allegato C, lett. da R1 a R9, del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, ad esclusione degli impianti di recupero sottoposti alle procedure semplificate di cui agli artt. 31 e 33 del medesimo decreto legislativo n. 22/1997”).
E’ appena il caso di aggiungere che, sulla scorta delle specifiche definizioni di impianto di incenerimento sopra ricordate, in nessun caso l’impianto di cui si discute poteva rientrare nella previsione di cui alla lett. p), del comma 1, dell’art. 1, del D.P.C.M. 10 agosto 1988, n. 77, che fa generico riferimento agli impianti termoelettrici (con potenza elettrica superiore a 50 MW con esclusione di quelli con potenza generica fino a 300 MW di cui agli accordi di programma previsti dall’art. 22, comma 11, del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22).
7.2. Ugualmente infondato è il secondo motivo di gravame, con cui lamentando “Deliberazione G.P. Torino 21.11.2006, n. 1317 – 433230/2006 “Giudizio positivo di compatibilità ambientale” e determinazione del dirigente del Servizio Gestione Rifiuti e Bonifiche della Provincia di Torino, 21.12.2006, n. 309-557341/2006 “Autorizzazione integrata ambientale ai sensi del d.lgs 18 febbraio 2005, n. 59. Impianto di incenerimento rifiuti urbani e rifiuti speciali non pericolosi – “Violazione di legge (art. 14 bis L. n. 241/1990 e s.m.i.) – Eccesso di potere per carenza e/o difetto di motivazione e di istruttoria. Contraddittorietà – Perplessità – illegittimità derivata”, gli appellanti hanno sostenuto che l’amministrazione si era limitata a prendere atto della Relazione generale sull’istruttoria dell’organo tecnico, senza alcuna autonoma valutazione del progetto, in violazione dell’art. 14 bis della legge 7 agosto 1990, n. 241 tanto più che non era stata presa in considerazione l’azione zero e non erano state considerate opzioni alternative.
Sul punto, secondo gli appellanti, i primi giudici si erano palesemente contraddetti con motivazione lacunosa, ritenendo insussistente il vizio, pur affermando che le questioni erano state affrontate alquanto sinteticamente.
Nella impugnata delibera della Giunta Provinciale di Torino, protocollo 1317-433230/206 del 21.11.2006 esaminando complessivamente il progetto dell’impianto di termovalorizzazione dei rifiuti ai fini del giudizio di compatibilità ambientale, si evidenzia tra l’altro la questione della sua localizzazione dal punto di vista degli strumenti di pianificazione, rilevando come:
I) il programma Provinciale di gestione dei rifiuti, approvato dal Consiglio Provinciale con deliberazione n. 74269 del 27 aprile 2005, aveva individuato:
a) l’area AMI 3 – Gerbido quale sito ottimale di localizzazione del termovalorizzatore (Studio di micro localizzazione redatto da questa Provincia e approvato in via definitiva con D.G.P. n. 955-348277 del 26 luglio 2005);
b) il percorso tecnicamente ed ambientalmente più sostenibile per la realizzazione dell’impianto (studio condotto dalla Commissione Altamente Specializzata, istituita dalla Provincia di Torino con D.G.P. n. 528-324404 del 9/11/04 e composta da esperti e docenti universitari.
II) lo Studio di Impatto Ambientale teneva conto del lungo e complesso percorso della scelta delle alternative sia localizzate che tecnologiche indicate;
III) L’istruttoria dell’organo tecnico, sulla base delle scelte indicate nel Piano Provinciale della Gestione dei Rifiuti, aveva puntualmente verificato la rispondenza delle scelte ai criteri di tutela ambientale, senza che emergessero dagli approfondimenti istruttori aspetti critici rilevanti tali da mettere in discussione le scelte localizzative effettuate in sede di pianificazione.
Analogamente nella determinazione dirigenziale n. 309-557341/2006 del 21 dicembre 2006, recante il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale vengono svolte puntuali considerazioni non solo sugli strumenti di pianificazione (in relazione ai quali si richiamano le motivazioni e le indicazioni programmatiche contenute nella D.G.P. n. 1317-433230 del 21 novembre 2006), ma anche sugli aspetti urbanistico-edilizie; inoltre vengono esaminate anche le singole osservazioni presentate.
Ad avviso della Sezione deve pertanto escludersi che, come invece sostenuto dagli appellanti, gli atti impugnati costituiscono una mera presa d’atto della Relazione generale sull’istruttoria dell’Organo tecnico, emergendo indiscutibilmente lo svolgimento di un’adeguata attività istruttoria.
E’ appena il caso di segnalare che la dedotta omessa valutazione in sede di conferenze di servizio della c.d. opzione zero è priva di qualsiasi fondamento, essendo del tutto irragionevole (oltre che contrario allo stesso spirito della conferenza dei Servizi) che fosse stato rimesso in discussione non solo la localizzazione del sito, ma la stessa scelta di realizzare l’impianto di termovalorizzazione, scelta che, oltre ad essere contenuta in atti di programmazione, risulta essere stata comunque oggetto di valutazione (sia implicitamente in sede istruttoria) e, peraltro vero, giammai contestata con l’individuazione di adeguata alternativa.
8. In conclusione devono essere respinti tanto l’appello principale che quello incidentale.
La peculiarità del caso e la reciproca soccombenza giustificano la compensazione delle spese del presente grado di giudizio.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, definitivamente pronunciando sull’appello principale dei signori Ferdinando Nigra e Luigi Grandi e sull’appello incidentale di T.R.M. S.p.A., entrambi rivolti nei confronti della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Piemonte, sez. II, n. 3610 del 1° dicembre 2007, li respinge entrambi.
Così deciso in Roma nelle camere di consiglio del giorno 30 marzo e del 25 giugno 2010 con l`intervento dei Signori: