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Timestamp: 2020-06-06 21:54:22+00:00
Document Index: 179895159

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 624', 'sentenza ', 'art. 624', 'art. 624', 'art. 624', 'sentenza ']

Cassazione penale, Sezioni unite, 17/07/2014, n. 52117
Due Ladri in un centro commerciale sorvegliato
La sentenza in commento trae origine dalla condotta tenuta all’interno di un centro commerciale da due soggetti che operavano in concorso tra loro.
Nello specifico, essi prelevavano dagli scaffali di un supermercato caffè, biscotti e tre flaconi di profumo, lacerandone le confezioni e rimuovendo le relative placche antitaccheggio, ponendo la refurtiva in parte in una borsa e in parte sotto gli indumenti, al fine di occultarla e superare la barriera delle casse, ove viceversa mostravano altri prodotti regolarmente pagati; successivamente, uscivano quindi dal centro commerciale.
Aall’esterno venivano fermati da un addetto alla sicurezza che già antecedentemente si era avveduto dell’azione criminosa in atto e, al momento dell’allontanamento dei soggetti, era intervenuto promovendo altresì l’intervento della polizia giudiziaria che aveva eseguito l’arresto.
Il Pubblico Ministero procedeva quindi alla contestazione del reato di furto di cui all’art. 624 c.p., ritenendo che detto reato fosse stato consumato al momento del superamento delle casse senza procedere al pagamento della merce adeguatamente occultata.
Furto Tentato, Non Consumato
Tuttavia, contraddicendo la tesi d’accusa, il Tribunale qualificava il superiore accadimento come furto tentato e non consumato, applicando pertanto una pena inferiore rispetto alle richieste dell’accusa, in quanto tutta l’azione criminosa si era svolta sotto il costante controllo del personale di sicurezza, indi per cui la merce occultata dagli autori del fatto non era mai realmente uscita dalla sfera di controllo della persona offesa.
Il Pubblico Ministero impugnava tale sentenza mediante ricorso immediato in Cassazione, conclusosi con il provvedimento che qui si analizza.
La rilevanza della Sorveglianza attiva e Impossessamento
Sulla qualificazione della condotta furtiva, consistente nel prelievo di merce dai banchi di un supermercato e nel successivo occultamento della refurtiva all’atto del passaggio davanti al cassiere, in termini di tentativo o di consumazione del reato si contendevano il campo due diversi orientamenti giurisprudenziali.
Secondo un primo orientamento, la condotta in parola integrava gli estremi del delitto di furto consumato, non rilevando la circostanza che l’intera azione si fosse svolta sotto il costante controllo degli addetti alla sorveglianza.
Il superiore indirizzo, invece, poggiava le proprie fondamenta sull’affermazione che l’immanente possibilità di intervento dell’offeso nell’immediatezza a tutela della detenzione, a seguito del controllo operato dai dipendenti o anche da strumentazione elettronica, impedisce la consumazione del reato per il mancato perfezionarsi dell’impossessamento mediante sottrazione della cosa altrui.
Il bene dunque non esce mai dalla sfera di vigilanza e controllo del soggetto passivo, la cui “signoria sulla cosa” non viene eliminata.
Tale secondo orientamento privilegiava dunque l’effettività dell’impossessamento come elemento tipico della fattispecie di cui all’art. 624 c.p., rispetto al semplice momento sottrattivo, richiedendo per la consumazione del reato una recisione netta e definitiva del rapporto tra il soggetto passivo e la cosa sottratta, recisione che, secondo tale tesi, non si verifica allorquando il detentore vigila durante tutto il compimento della condotta furtiva.
Perdita del Possesso del bene
Al fine di comporre il superiore contrasto, è apparso indispensabile individuare, da parte delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, la corretta definizione dell’impossessamento della cosa altrui, come richiesta dall’art. 624 c.p. per la consumazione del reato di furto, attesa la necessità di determinare con precisione il momento in cui detto reato si perfeziona.
La norma citata ha introdotto il criterio personale o funzionale della sottrazione, per cui l’autore del reato “si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri”, ponendo l’accento sull’elemento della perdita della detenzione da parte dell’offeso.
Si individuano due diversi segmenti della condotta delittuosa: la sottrazione e l’impossessamento.
Valorizzando maggiormente l’uno o l’altro o accentuando la distinzione cronologica e logica tra i due momenti, si perviene a conclusioni differenti, potendosi riconoscere la consumazione al momento della sottrazione o al momento in cui si esclude definitivamente la detenzione dell’offeso o, ancora, al momento dell’effettivo impossessamento da parte dell’agente.
Principio di Offensività della Tesi delle Sezioni Unite
La Suprema Corte (a sez. unite), superando in via definitiva le superiori divergenze, ha riconosciuto nel principio di offensività il faro guida per l’interpretazione dell’oggetto giuridico della norma. Detto principio, già assunto in precedenza dalle Sezioni Unite quale canone ermeneutico di ricostruzione del reato.
In definitiva, le motivazioni della Corte per la qualificazione di tale condotta in termini di tentativo, appaiono pienamente condivisibili. Il costante controllo da parte del personale preposto, infatti, impedisce l’esclusione della signoria della persona offesa sulla cosa, arrestando la consumazione del reato.
Finché la merce permane nella signoria del soggetto passivo, il quale è in grado di ripristinarne la completa detenzione, non esiste lesione dell’interesse protetto dalla fattispecie di cui all’art. 624 c.p. e, quindi, alla luce del principio di offensività, si rimane nell’alveo normativo del tentativo.
Richiesto l'allontanamento dal supermercato
Dall’analisi della sentenza appare quindi evidente come la Corte abbia posticipato la consumazione del furto nei moderni esercizi commerciali, in cui si è sottoposti al costante controllo del personale e di impianti video, non essendo sufficiente il mero attraversamento delle casse ma richiedendosi l’allontanamento dall’esercizio stesso sino alla definitiva fuoriuscita dalla sfera di controllo della persona offesa.
Tuttavia, benché le superiori argomentazioni appaiano coerenti e logiche sotto il profilo giuridico, non si può fare a meno di chiedersi quali siano le conseguenze di tali posizioni sul piano dell’allarme sociale che un reato come il furto suscita.
É evidente difatti come la qualificazione in termini di tentativo dei fatti più volte descritti determina una riduzione sotto il profilo della sanzione irrogata, dovendosi ridurre la pena da un terzo a due terzi rispetto a quella prevista per il delitto consumato, con conseguente percezione da parte degli estranei al mondo del diritto di una costante impunità, ovvero di una sempre insufficiente risposta della giustizia alla criminalità.
Non va dimenticato che il furto è il reato statisticamente più commesso nel mondo e, soprattutto, uno dei reati in cui ci si imbatte con maggior frequenza nella quotidianità, ragion per cui ci si aspetterebbe una risposta sempre pronta e ferma da parte dell’autorità giudiziaria, che consenta alla società civile di sentirsi in qualche modo protetta.
Il problema sta anche nel fatto che chi ha maggiore disponibilità economica e si può permettere vigilanti, guardie e impianti di sicurezza audio visivi si senta discriminato. Per un corretto inquadramento del problema e della denuncia contattare un Avvocato Penalista, anche a roma.
Eppure, sebbene tali preoccupazioni appaiano comprensibili, è invece errato salire sul cavallo della paura e galoppare verso un inevitabile giustizialismo che non aiuterebbe in alcun modo a vivere più serenamente.
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