Source: http://publifarum.farum.it/ezine_articles.php?publifarum=39d03a27c70192cb8e59a81541a73692&art_id=236
Timestamp: 2017-03-29 11:08:17+00:00
Document Index: 1615879

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art 342', 'art 2', 'art 3', 'art 3', 'art 55', 'art 288', 'art 288', 'art 288', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sotto certi aspetti potrebbe sembrare un paradosso, in oltre mezzo secolo di storia quella che oggi è l’Unione Europea ha sempre cercato, attraverso un lungo processo di integrazione, l’unità (il mercato unico, la moneta unica, le politiche comuni e via dicendo), ma per quanto riguarda le lingue ha, sin da subito, rispettato, anzi strenuamente difeso, la diversità. All’inizio del progetto europeo era infatti emersa la necessità di concertare le diversità linguistiche dei Paesi aderenti con le esigenze del funzionamento della neonata organizzazione internazionale. Di fatto <La centralità attribuita da subito alla questione linguistica traspare dalla stessa formulazione dell’articolo 217 del Trattato CEE del 25 marzo 1957 e in particolare della condizione che in sede di Consiglio sia raggiunta una intesa assoluta sulla materia> (COSMAI 2011: 3). Il regime linguistico, essendo elemento fondamentale per il futuro funzionamento del progetto europeo, fu affrontato dai sei Paesi fondatori, ovvero da Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo. E non è certamente un caso se, sulla base delle citate disposizioni del Trattato istitutivo1, la prima “legge” della neonata Comunità economica europea riguardò proprio il regime linguistico2 e la parità delle lingue ufficiali degli Stati membri. Il Regolamento numero 1, modificato nel corso degli anni solo dalla necessità di aggiungere, alle iniziali quattro lingue, le lingue ufficiali degli Stati che via via hanno aderito all’Ue, è ancora in vigore e non è certamente logoro.
Se nella fase iniziale la regolamentazione del regime linguistico fu posta come una questione interna per le istituzioni, si potrebbe dire una priorità organizzativa, e non un valore da difendere, è anche vero che i sei Paesi fondatori del progetto europeo, attribuendo al Consiglio la competenza a deliberare e stabilendo la necessità del ricorso al voto all’unanimità4, andarono oltre la questione strettamente organizzativa. La materia linguistica <venne da subito considerata come riserva propria degli Stati membri (dei quali il Consiglio è l’espressione istituzionale) e sottratta sia alla Comunità come tale (cioè alla Commissione che rappresenta l’esecutivo), sia alle mutevoli maggioranze che possono formarsi in seno al Consiglio> (O. FIUMARA 2008: 4). Il regime linguistico nell’Europa unita è non soltanto una materia dichiaratamente tecnica e neppure esclusivamente politica ma rappresenta uno dei pilastri dell’identità europea su cui unicamente tutti gli Stati totalmente d’accordo, possono intervenire. Con l’Unione europea <gli Stati membri non si sono limitati ad aprire ciascuno ai cittadini ed alle imprese dell’altro il proprio mercato, ma hanno messo in comune i loro destini> (MENGOZZI 2010: 5). Si potrebbe dire che il multilinguismo appartiene al dna dell’Unione stessa perché la lingua è cultura e <l’Europa è stata per secoli un insieme composito che ogni giorno metteva in contatto tante lingue e tanti filoni culturali e li faceva dialogare tra loro> pertanto, proprio per questa ragione, > (BAUMAN 2012: 90). E oggi come allora l’Europa che tutti noi abbiamo davanti <rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla salvaguardia e sullo sviluppo del patrimonio> come sancisce il Trattato sull’Unione europea nella sua versione consolidata 5.
I casi di divergenze linguistiche vengono, come abbiamo visto, risolti dalla Corte di Giustizia, salvaguardando il principio del pari valore delle versioni linguistiche e il principio di uniforme interpretazione ed applicazione del diritto europeo attraverso l’interpretazione del testo nelle altre lingue. L’esame <di tutte le versioni linguistiche di un testo multilingue non è solo una risorsa per l’interpretazione , ma un preciso obbligo giuridico sancito dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia europea> (M. E. COMBA 2010: 47). Considerato che il numero delle lingue ufficiali nell’Unione europea è decisamente elevato questa “regola” interpretativa ci offre lo spunto per una considerazione: il multilinguismo rappresenta in ambito europeo un fondamentale “strumento” per raggiungere la maggiore chiarezza di un atto. La disponibilità di diverse versioni, o meglio l’attività di comparazione delle varie versioni linguistiche, consente innegabilmente di accertare l’esatta volontà di chi ha redatto l’atto e, se si tratta di una norma, l’esatta volontà del legislatore. In conclusione il multilinguismo sul piano interpretativo delle scelte europee, siano esse espresse attraverso qualsiasi tipo di atto o attraverso precise norme, rappresenta un vantaggio rispetto al monolinguismo o al bilinguismo.
Il Trattato CEE firmato a Roma il 25 marzo 1957 ed entrato in vigore il 1° gennaio 1958.
Si tratta del Regolamento numero 1 che stabilisce il regime linguistico della Comunità Economica Europea (GU L 17 del 6.10.1958, pag. 385).
Corte di Giustizia, sentenza 5 febbraio 1963, Nv Algemene transport-en expeditie onderneming Van Gend en Loos contro Amministrazione olandese delle Poste (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Tariefcommissie di Amsterdam), causa 26/62.
Art 290 TCE oggi art 342 TUE
Art 3, comma 4, TUE.
Sul punto si veda Jacques Ziller, Il nuovo Trattato europeo, il Mulino, 2007
“Uniti nella diversità” è il motto dell’Unione Europea.
Leonard Orban è stato commissario europeo per le Politiche linguistiche ed il multilinguismo dal 1° gennaio2007 fino al 9 febbraio2010.
http://ec.europa.eu/archives/commission_2004-2009/orban/index_en.htm
Androulla Vassiliou è commissario europeo ad Istruzione, cultura, multilinguismo e gioventù dal 2010 e resterà in carica fino al 2014
http://europa.eu/rapid/press-release_IP-12-1005_it.htm
TUE art 2.
TUE art 3 paragr 1
TUE art 3 paragr 3, quarto comma.
Il sistema delle “fonti” europee si compone essenzialmente di due livelli, quello delle “fonti primarie” cioè i Trattati, gli atti ad esso allegati e la Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, e quello delle “fonti derivate” cioè i Regolamenti, le Direttive e le Decisioni.
TUE art 55 paragrafo 1.
TFUDE art 288, secondo comma.
TFUDE art 288, terzo comma
TFUDE art 288, quarto comma
Corte di Giustizia, sentenza del 7 febbraio 1973, Commissione delle Comunità europee contro Repubblica italiana, causa 39/72.
Corte di Giustizia sentenza 10 ottobre 1973, F.lli Variola spa contro Amministrazione italiana delle finanze (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal tribunale di Trieste), causa 34/73.
Art 1 Regolamento 1/58.
Edoardo PUSILLO, Il regime giuridico delle lingue nell’Unione europea, Lingua e Diritto. La Lingua della Legge, la Legge nella Lingua, Publifarum, n. 18, pubblicato il 13/03/2013, consultato il 29/03/2017, url: http://publifarum.farum.it/ezine_articles.php?id=236