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Timestamp: 2020-05-31 14:43:53+00:00
Document Index: 116483418

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 380', 'art. 375', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 25240 del 07/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25240 del 07/12/2016
Cassazione civile sez. VI, 07/12/2016, (ud. 29/09/2016, dep. 07/12/2016), n.25240
sul ricorso 18471/2014 proposto da:
P.G., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR
D’ANGELO giusta mandato in calce al ricorso;
avverso la sentenza n. 192/17/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di NAPOLI del 20/12/2013, depositata il 10/01/2014;
29/09/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ENRICO MANZON;
La CTR di Napoli ha accolto l’appello dell’Agenzia – appello proposto contro la sentenza n. 439/31/2012 della CTP di Napoli che aveva già accolto il ricorso del contribuente P.G., esercente attività di medico di medicina generale – ed ha così rigettato l’impugnazione del silenzio-rifiuto sull’istanza di rimborso per IRAP relativa ai periodi d’imposta 2004-2008 a riguardo di versamenti già effettuati e che si assumevano indebiti per il difetto del presupposto d’imposta consistente nell’autonoma organizzazione.
La predetta CTR – dopo avere dato atto dell’indirizzo giurisprudenziale che ritiene esenti da soggezione all’imposta solo quelle attività autonome per le quali difetti il ricorso non occasionale al lavoro altrui ovvero impiego di capitali rilevanti- ha motivato la decisione nel senso che dai modelli unici allegati al ricorso di parte contribuente si riscontrava che l’attività era stata esercitata con l’utilizzo di beni strumentali, di un ufficio, di personale dipendente e di terzi collaboratori dipendenti (di cui esprimeva il dettaglio per ciascuna annualità), cosi che appariva sufficientemente provata l’esistenza di una organizzazione idonea ad integrare il presupposto impositivo.
Il contribuente ha interposto ricorso per cassazione affidato a duplice motivo.
ricorso – ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., assegnato allo scrivente relatore – può essere definito ai sensi dell’art. 375 c.p.c..
Con il primo motivo di impugnazione (centrato sulla violazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3) la parte ricorrente si duole del fatto che il giudicante abbia ritenuto sussistente il presupposto di imposta in ragione di indici inidonei a comprovare la sussistenza di quel requisito organizzativo sufficiente ad integrare la base di soggezione all’imposizione IRAP.
Benvero, la parte ricorrente ha dettagliato compiutamente il materiale istruttorio prodotto in giudizio e ha argomentato convincentemente in ordine alla significatività di detto materiale ai fini della ricostruzione della circostanza di fatto utile a fornire idonea prova circa l’esistenza o meno del presupposto dirimente dell’organizzazione autonoma, così come ha anche utilmente evidenziato di avere prospettato l’impossibilità di essere riconosciuto a capo di una organizzazione autonoma, in presenza di un unico dipendente di genere esecutivo e di beni strumentali non eccedenti il minimo necessario, oltre che di compensi corrisposti a terzi al solo fine di provvedere alle necessarie sostituzioni finalizzate a non sospendere il servizio durante i periodi di malattie o ferie.
Ciò posto, occorre evidenziare che i rilievi del giudicante di appello non si riferiscono ad elementi astrattamente idonei all’espressione di un giudizio circa la sussistenza del presupposto dell’autonoma organizzazione. Il giudice deve infatti valorizzare, ai fini del presupposto non-nativo dell’autonoma organizzazione, un compendio di elementi capaci di dimostrare, nel loro complesso, la loro incidenza sull’organizzazione del professionista (si veda Cass. sentenza n. 27000 del 19 dicembre 2014), ma senza tralasciare di tenere conto del fatto che l’assenza dei requisiti minimi a riguardo di ciascun elemento in considerazione priva poi il combinato complesso di una concreta rilevanza.
In specie, la superficialità dell’esame va apprezzata alla luce del principio giurisprudenzialmente pacifico secondo il quale, in base al D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2 (come modificato dal D.Lgs. n. 137 del 1988, art. 1), ai fini della soggezione ad IRAP dei proventi di un lavoratore autonomo (o un professionista), non è sufficiente che il lavoratore si avvalga di una struttura organizzata, ma è anche necessario che questa struttura sia “autonoma”, cioè faccia capo al lavoratore stesso, non solo ai fini operativi bensì anche sotto i profili organizzativi (a questi fini si vedano Cass. 9451/2016; Cass. n. 6855/2016; – Cass. n. 9276/2012 e Cass. n. 9693/2012).
E perciò, non vi è dubbio che il giudicante avrebbe dovuto indagare a riguardo di ciascuno e di tutti gli indicati elementi di fatto, se l’apporto produttivo sia idoneo a superato il livello discretivo di cui si è detto, mentre risulta che il giudicante si è limitato ad apprezzare l’aspetto dell’esistenza in sè e per sè di costi finalizzati alla realizzazione dell’organizzazione ovvero a valorizzare il valore assoluto degli stessi, senza alcuna verifica in ordine alla concreta significatività degli stessi nell’ottica menzionata.
Ciò non avendo fatto, ed anzi palesandosi direttamente dagli atti di causa che un simile apporto produttivo sia da ritenersi non idoneo a questo proposito, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio per manifesta fondatezza del primo motivo (ed assorbimento del secondo), con conseguente facoltà per la Corte di decidere direttamente la lite, non essendovi ragione di accertamento di ulteriori fatti.
La sentenza impugnata va dunque cassata con rinvio alla Commissione tributaria regionale della Campania anche per le spese del presente procedimento.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Campania anche per le spese del presente procedimento.