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Timestamp: 2020-06-04 15:35:45+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 18577 del 26/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18577 del 26/07/2017
Cassazione civile, sez. II, 26/07/2017, (ud. 10/05/2017, dep.26/07/2017), n. 18577
sul ricorso 7876-2013 proposto da:
D.P.S. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
LATTANZIO 66, presso lo studio dell’avvocato MARIO ESPOSITO, che la
D.P.C. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, P.ZZA
CAVOUR presso la CORTE di CASSAZIONE rappresentata e difesa
dall’avvocato FEDERICO DE GERONIMO;
D.L.O.M. (OMISSIS), D.L.A.C.M.
(OMISSIS), S.A., D.G.F. (OMISSIS),
SC.MA.GI. (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 1891/2012 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,
1. D.P.C. ha convenuto innanzi al tribunale di Catania la propria madre L.M.L. e i propri germani D.P.N.S.G., D.P.S. e D.P.F..
1.1. Ha esposto che nel (OMISSIS) era deceduto il padre D.P.S., la cui successione si era devoluta per legge ai quattro figli allora minori, salvo l’usufrutto uxorio a favore della vedova; che con atto per notar C. del 16/07/1997 essa D.P.C. unitamente a N.S.G. e D.P.F. aveva conferito alla madre procura generale e che con successivo atto per notar C. del 05/01/1998 analoga procura era stata conferita alla madre da D.P.S.; che con atto di divisione del 04/02/2005 per notar D’. la madre, quale procuratrice delle figlie C. e S., e personalmente N.S.G. e D.P.F. avevano attribuito tutti gli immobili comuni in (OMISSIS) a N.S.G. e F., assegnando a C. e a S. rispettivamente la metà indivisa di due diverse botteghe in Catania, con grave sperequazione di valori.
1.2. Ha chiesto, per quanto qui interessa, dichiararsi la nullità o annullarsi l’atto di divisione, in quanto costituente donazione indiretta in assenza di testi, o in quanto avente causa o motivo comune illeciti, o perchè concluso in conflitto di interessi tra rappresentante e la rappresentata noto ai condividenti cui è conseguito danno alla rappresentata; in subordine ha chiesto la rescissione della divisione per lesione oltre il quarto; ha chiesto dichiararsi quindi comuni ai germani in parti uguali i beni predetti, gravati da usufrutto uxorio.
2. Pronunciando sulle predette domande – e non anche sulle ulteriori domande attrici di risarcimento dei danni nei confronti di L.M.L., di rendiconto nei confronti della stessa e di N.S.G., di dichiarazione di inefficacia di atti negoziali posti in essere sia da L.M.L. che da N.S.G. e dalla coniuge S.M.G. pure evocata in giudizio e di divisione dei beni comuni tra le parti, nonchè sulle domande riconvenzionali di indennità, di risarcimento dei danni e di declaratoria del diritto di revocare donazioni proposte da L.M.L. e di rilascio dell’immobile in (OMISSIS) e di risarcimento dei danni proposte da N.S.G. e D.P.F. anche nei confronti di D.L.O.M., D.L.A.C.M. e S.A. (marito, cognato e suocera di D.P.C.) – con sentenza non definitiva depositata il 13/04/2010 il tribunale di Catania ha rigettato la domanda attrice tesa ad ottenere dichiarazione di nullità, annullamento o rescissione dell’atto di divisione.
3. D.P.C. ha proposto appello nei confronti di tale sentenza, sulla resistenza di L.M.L. e degli altri germani D.P., nella contumacia di Sc.Ma.Gi., D.L.O.M., D.L.A.C.M. e S.A..
3.1. La corte d’appello di Catania, con sentenza depositata il 27/12/2012, ha accolto l’appello e, per l’effetto, ha annullato l’atto di scioglimento della comunione per notar D’., siccome stipulato da rappresentante in conflitto d’interessi, condannando le controparti alle spese.
4. Per la cassazione di tale sentenza hanno proposto ricorso – da qualificarsi come principale (notificato il 15/3/2013) – L.M.L., N.S.G. D.P. e D.P.F., articolato su nove motivi.
Ha proposto altresì ricorso – da qualificarsi come incidentale per essersi avuta la prima notificazione, avviata il 15/03/2013, il 18/03/2013 – D.P.S., affidato a sei motivi.
Rispetto a entrambi i ricorsi C. D.P. ha resistito con controricorsi.
5. Con atto sottoscritto dai ricorrenti e da D.P.C., giusta autenticazione per notar Me. in data 6 aprile 2017, le parti tutte espletanti difese innanzi a questa Corte hanno dichiarato di intendere rinunciare ai ricorsi, chiedendo non pronunciarsi sulle spese.
1. – A seguito della dichiarazione di rinuncia dei ricorrenti, unitamente a dichiarazione di adesione di D.P.C. controricorrente, nonostante l’assenza del procedimento di cui all’art. 390 c.p.c., e la partecipazione di tutti i difensori (è presente la sottoscrizione di uno di essi), deve ritenersi venuto meno l’interesse delle parti alla decisione da parte di questa corte di legittimità.
Infatti (v. sez. un., n. 3876 del 2010; sez. 3, n. 2259 del 2013), se è vero che la carenza dei rigorosi requisiti dell’atto di rinuncia, previsti dall’art. 390 c.p.c., u.c., lo rende inidoneo a determinare l’estinzione del processo, è peraltro denotato in modo chiaro dalla dichiarazione in atti – purchè, come avviene nel caso di specie, non sussistano elementi in contrario – il venire meno definitivo di ogni interesse alla decisione del ricorso.
2. – Tanto va dunque dichiarato con sentenza di inammissibilità per carenza di interesse.
3. – Le spese possono compensarsi stante l’accordo delle parti.
4. – Non sussistono i presupposti perchè si dia atto della debenza del raddoppio del contributo unificato. In argomento va data infatti continuità all’indirizzo giurisprudenziale (v. sez. 6 – 2, n. 13636 del 2015; v. anche sez. 6 – 5, n. 19464 del 2014) per cui la ratio del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che pone a carico del ricorrente rimasto soccombente l’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, va individuata nella finalità di scoraggiare le impugnazioni dilatorie o pretestuose, sicchè tale meccanismo sanzionatorio si applica per l’inammissibilità originaria del gravame (nella specie, ricorso per cassazione) ma non per quella sopravvenuta (nella specie, per sopravvenuto difetto di interesse).
La corte dichiara inammissibili i ricorsi e compensa le spese.