Source: http://ilguastafeste.ch/respinto%20dal%20tf%20ricorso%20a%20favore%20della%20referendabilita%20dei%20moltiplicatori.html
Timestamp: 2017-03-29 19:03:48+00:00
Document Index: 98373150

Matched Legal Cases: ['art. 127', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'in casu', 'sentenza ', 'sentenza ']

respinto dal tf ricorso a favore della referendabilita dei moltiplicatori
Losone, 20 febbraio 2013
Il Popolo non potrà votare sui moltiplicatori d’imposta Il Tribunale federale respinge
il ricorso del Guastafeste : iniziativa popolare ? Il Tribunale federale ha respinto
il ricorso che avevo presentato il 23 aprile 2012 contro la decisione del Gran Consiglio del 14 febbraio 2012 di non concedere al popolo la possibilità di lanciare referendum in materia di fiscalità comunale, e in particolare per quanto concerne il moltiplicatore d’imposta. A carico del Guastafeste sono state messe le spese di giustizia ( 2'000.- franchi).
Le motivazioni del Tribunale federale
In estrema sintesi ,
il ricorso faceva leva soprattutto sul non rispetto dell’art. 127 cpv 1 della Costituzione federale (“ Il regime fiscale, in particolare la cerchia dei contribuenti, l’imponibile e il suo calcolo, è, nelle linee essenziali, disciplinato dalla legge”)
e dell’art. 17 cpv 4 della Costituzione cantonale (“Il diritto di iniziativa e di referendum è garantito dove esiste il Consiglio comunale”).
In pratica io sostenevo che siccome la legge a livello comunale è
un “regolamento” e che i regolamenti a livello comunale sono
soggetti alla referendabilità (e al diritto di iniziativa) le decisioni in materia di moltiplicatore d’imposta dovevano essere referendabili nei Comuni con il Consiglio comunale, e ciò in virtù anche del citato art. 17 cpv. 4.
Il TF invece ha sostenuto che dal messaggio governativo risulta chiaro che l’art. 17 cpv 4 riconosce un diritto di iniziativa e referendum, ma ne demanda la concretizzazione alla legge (ovvero proprio a quelle norme della LOC che il Gran Consiglio non ha in casu voluto modificare), per cui già solo per questo motivo la violazione sostenuta nel ricorso “dev’essere dichiarata infondata”. E poi ha aggiunto che “I Cantoni dispongono di un’autonomia quasi completa che permette loro pure di decidere quali atti debbano o meno essere soggetti a referendum, sia esso facoltativo od obbligatorio”.
Come si ricorderà, nel febbraio del 2011 il Tribunale cantonale amministrativo aveva accolto un mio ricorso che contestava l’incostituzionalità della norma della legge organica comunale secondo la quale la competenza a decidere il moltiplicatore d’imposta era dei Municipi anziché – come avveniva in tutti gli altri Cantoni - dei Consigli comunali. A seguito di quella clamorosa sentenza il Governo ticinese dovette proporre una modifica della LOC per dare ai Consigli comunali una competenza che da oltre 150 anni era illecitamente attribuita ai Municipi.
A quel momento si pose pure il problema della “referendabilità” , ossia se concedere o meno la possibilità al popolo di opporsi a un’eventuale modifica del moltiplicatore tramite il lancio di un referendum (come la legislazione di diversi Cantoni consente) . Tenuto conto della forte opposizione manifestata dai Municipi in sede di consultazione verso questa eventuale estensione dei diritti popolari, il Governo nel suo messaggio del 7 settembre 2011 avanzò una proposta di compromesso sul modello in uso nel Canton Berna , e cioè quello di lasciare ai singoli Comuni la decisione di introdurre o meno nel regolamento comunale la possibilità di
assoggettare il moltiplicatore d’imposta a referendum facoltativo. Tutto il Gran Consiglio fu concorde nel bocciare questa soluzione a “macchia di leopardo”, ma dalla Commissione della legislazione uscì un rapporto di minoranza che proponeva di estendere a tutti i Comuni la referendabilità in materia di moltiplicatore. Questa proposta venne però silurata a grande maggioranza. A favore si espressero il PPD, i Verdi, l’UDC, l’MPS e l’attuale leader di Area liberale Sergio Morisoli. Contro di essa si schierarono il PLR, il PS e la Lega dei ticinesi. Per motivare la loro opposizione alla referendabilità i contrari diedero in pratica una patente di immaturità ai cittadini ticinesi, parlando di “facili strumentalizzazioni” e di decisioni soggette a fattori “emozionali”.
Non tutte le ciambelle riescono con il buco e dunque dopo aver vinto due ricorsi consecutivi contro l’incostituzionalità di una legge votata dal Gran Consiglio (la prima volta fu contro la vecchia norma della LOC che attribuiva ai Municipi anziché ai Legislativi la competenza di decidere l’ammontare del moltiplicatore
d’imposta e la seconda volta fu contro le nuove tasse sul consumo di elettricità che avrebbero dovuto entrare in vigore a partire dal 2014 ) questa volta il Guastafeste non è riuscito a spuntarla. Ciò non toglie che nell’interesse dei cittadini era giusto provarci, anche perché c’erano validi motivi per chiedere l’estensione dei diritti popolari pure in materia di fiscalità comunale, sull’esempio di quanto già avviene in materia di fiscalità cantonale ( vedi ad esempio l’iniziativa della lega dei ticinesi per gli sgravi fiscali) e federale. Se dal profilo giuridico la sentenza del TF ha chiarito che un Cantone non è obbligato a concedere il diritto di referendum in merito ai moltiplicatori d’imposta dei Comuni (e comunque molti Cantoni prevedono in questo settore un
referendum facoltativo o addirittura obbligatorio) , dal profilo politico la decisione del Gran Consiglio - o meglio del PLR, del PS e della Lega dei ticinesi - di non concedere tale diritto continua per me ad essere incomprensibile nella Patria dei diritti popolari, e denota una scarsa fiducia nelle regole del gioco democratico e nella maturità dei cittadini.
Del resto il primo a fare le spese di questa decisione poco democratica del Gran Consiglio è stato il presidente della lega dei ticinesi, il quale avrebbe voluto lanciare un referendum contro il prospettato innalzamento del moltiplicatore d’imposta di Lugano, ma non potrà farlo proprio grazie anche ai suoi deputati che avevano votato contro la referendabilità.
Però non è ancora detta l’ultima parola. Il bavaglio che una parte del Gran consiglio ha messo ai cittadini può essere tolto modificando la legge per il tramite di un’iniziativa popolare. Al presidente della Lega dei ticinesi e ai partiti che in Gran Consiglio avevano sostenuto la referendabilità del moltiplicatore (PPD, Verdi, UDC, MPS e Area liberale) chiedo dunque se sarebbero disposti a lanciare con il Guastafeste una simile iniziativa.