Source: http://win.gildavenezia.it/docs/Archivio/2014/magg2014/voto_ammissione-esame1grado.htm
Timestamp: 2019-11-12 16:35:56+00:00
Document Index: 40819423

Matched Legal Cases: ['art.3', 'art.11', 'art. 1', 'art.3', 'art 11', 'art.1', 'art.3', 'art.3', 'sentenza ']

Il voto di ammissione all’Esame di Stato conclusivo nella Scuola Secondaria di primo grado
non può essere desunto da un calcolo matematico
Orizzonte scuola 21.5.2014
di Katjuscia Pitino - La normativa di riferimento è l’art.3 del D.P.R. n.122 del 2009, “Regolamento recante coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni” che, al comma 1, rimanda espressamente all’art.11 del D.Lgs. n.59 del 2004, così come integrato dall’art. 1 comma 4, del D.L. n.147 del 2007, convertito nella Legge n.176 del 2007.
Anzitutto occorre distinguere il voto di ammissione alias giudizio di idoneità, dall’esito finale dell’esame, il cui voto, in quest’ultimo caso, è invece desunto dalla media dei voti delle prove scritte ed orali, compreso il voto della prova scritta nazionale (INVALSI); il comma 6 dell’art.3 del D.P.R. n.122 del 2009 sancisce infatti: “il voto finale è costituito dalla media dei voti in decimi ottenuti nelle singole prove e nel giudizio di idoneità arrotondata all'unità superiore per frazione pari o superiore a 0,5”.
Per comprendere al contrario il significato di giudizio di idoneità non rimane che partire dal comma 4 dell’art 11 del D.Lgs. n.59/2004, modificato dal comma 4 dell’art.1 del D.L. n.147 del 2007 che così recita: “il terzo anno della scuola secondaria di primo grado si conclude con un esame di Stato, al quale sono ammessi gli alunni giudicati idonei a norma del comma 4-bis”; quest’ultimo stabilisce che “il consiglio di classe, in sede di valutazione finale, delibera se ammettere o non ammettere all'esame di Stato gli alunni frequentanti il terzo anno della scuola secondaria di primo grado, formulando un giudizio di idoneità o, in caso negativo, un giudizio di non ammissione all'esame medesimo”.
Il comma 2 dell’art.3 del D.P.R. n. 122/2009 riprende tale contenuto: “il giudizio di idoneità di cui all'articolo 11, comma 4-bis, del decreto legislativo n. 59 del 2004, e successive modificazioni, è espresso dal consiglio di classe in decimi, considerando il percorso scolastico compiuto dall'allievo nella scuola secondaria di primo grado”.
Il comma 2 dell’art.3 del D.P.R. n.122/2009, che sottolinea di dover considerare il percorso scolastico compiuto dall’alunno nella scuola secondaria di primo grado, al fine di determinare il giudizio di idoneità, sembrerebbe rinviare proprio al principio sopra espresso. Di conseguenza appare logico che il giudizio di idoneità debba essere dedotto, per ogni singolo alunno, attraverso un procedura di valutazione didattico-comportamentale, in cui il Consiglio di classe esprime le ragioni della valutazione, adducendo le dovute motivazioni a verbale. In aggiunta al fatto che ricavando il giudizio di idoneità da un mero calcolo matematico si verrebbe a svilire proprio il principio di collegialità che è insito nell’organo in parola. Al riguardo è utile ricordare che una sentenza del Tar Calabria - Catanzaro, la n. 514 del 7 marzo 2008 ha così asserito: “ogni valutazione deve essere eseguita collegialmente, dopo approfondito e puntuale esame per ciascun alunno, sulla base dei giudizi analitici dei docenti delle discipline di insegnamento. Ciò, anche perché ciascun allievo percorre un proprio iter, soggetto a valutazione finale complessiva, e, quindi, la situazione didattica di un alunno non può essere comparata con quella di altri soggetti”.