Source: http://www.giurcost.org/decisioni/1982/0170s-82.html
Timestamp: 2013-12-05 11:13:36+00:00
Document Index: 36207363

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 71', 'art. 80', 'art. 71', 'art. 12', 'art. 36', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 71', 'art. 3', 'art. 80', 'art. 71', 'art. 71']

Consulta OnLine - Sentenza n. 170 del 1982 CONSULTA ONLINE SENTENZA N. 170
Prof. Giuseppe FERRARI Prof. Giovanni CONSO ha pronunciato la seguente SENTENZA
nei giudizi di legittimit� costituzionale degli artt. 71, 72, 80, comma secondo e 83
della legge 22 dicembre 1975, n. 685 (Disciplina degli stupefacenti e sostanze
psicotrope. Prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di
tossicodipendenza) promossi con le ordinanze emesse dalla Corte d'Appello di
Roma in data 5 e 14 ottobre 1976, 20 e 27 gennaio e 24 febbraio 1977, dal
Tribunale di Cremona in data 21 giugno 1977, dalla Corte d'appello di Roma in
data 12 e 26 gennaio 1978, dal Tribunale di Roma in data 6 gennaio 1979,dal Tribunale di Macerata in data 14 dicembre 1979 e dal
Giudice istruttore del Tribunale di Rovereto in data 21 maggio 1980,
rispettivamente iscritte ai nn. 21,
45, 156, 208, 460 e 526 del registro ordinanze 1977, al n. 119 del registro
ordinanze 1978, ai nn. 40 e 281 del registro
ordinanze 1979 ed ai nn. 50 e 645 del registro
ordinanze 1980 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 59, 80, 134, 148 e 334 del 1977, n.
25 e 135 del 1978, nn. 80 e 168 del 1979 e nn. 85 e 304 del 1980. Visti gli atti di intervento del Presidente del
Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 28 aprile 1982
il Giudice relatore Leopoldo Elia; udito l'avvocato dello Stato Giorgio Azzariti per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto in fatto
1) Con sette ordinanze, di identico contenuto,
la Corte d'appello di Roma solleva questione di legittimit� costituzionale
degli artt. 72, primo e secondo comma, e 80, secondo
comma, della legge 22 dicembre 1975, n. 685, in quanto non contenendo
indicazioni di sorta in relazione alla portata
dell'espressione "modiche quantit�" di sostanze stupefacenti o
psicotrope impiegata dalle norme denunziate, violerebbero l'art. 25, secondo
comma, della Costituzione. 2) Le ordinanze sono state regolarmente notificate, comunicate e
pubblicate nella Gazzetta Ufficiale. Nei giudizi dinanzi alla Corte costituzionale �
intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri rappresentato e difeso
dall'Avvocatura generale dello Stato. Nel chiedere che la questione sia dichiarata inammissibile o comunque non fondata, l'Avvocatura osserva, quanto al primo
punto, che le norme denunziate, secondo quanto ammesso dalla Corte d'appello,
sono norme pi� favorevoli al reo di quelle vigenti all'epoca della commissione
dei fatti. Stando cos� le cose, un'eventuale sentenza della Corte che ritenesse
l'illegittimit� di tali norme non potrebbe spiegare
effetti nei giudizi a quibus che dovrebbero pur
sempre decidersi in base ai disposti normativi pi� favorevoli. Del resto,
osserva l'Avvocatura, sembra che l'incidente di costituzionalit� sia stato
sollevato pi� per "interpretare autenticamente" le norme denunziate
che per eliminarle dall'ordinamento; funzione di interpretazione
che tuttavia non spetta alla Corte. Nel merito l'Avvocatura richiama la copiosa giurisprudenza di questa
Corte secondo cui il principio di legalit� deve ritenersi rispettato non solo
con la tassativa descrizione dei fatti ma anche con il ricorso a nozioni di
comune intellegibilit� e la espressione
impiegata nella specie consentirebbe una elaborazione giurisprudenziale tale da
conferirle un significato univoco. Infatti, considerando anche i lavori
preparatori, la formula "modica quantit�" appare consapevolmente
adottata dal legislatore per operare un discrimine
tra produttori e trafficanti di droga, da un lato, piccoli spacciatori e
consumatori dall'altro, finalit� che non si sarebbe potuta
raggiungere con l'indicazione di quantitativi fissi, data la necessit� di
valutare le singole fattispecie caso per caso in relazione ad elementi
variabili. 3) Il Giudice istruttore presso il Tribunale di Rovereto, con ordinanza
emessa il 21 maggio 1980, solleva questione di legittimit� costituzionale degli
artt. 71, 72 e 83 della legge 22 dicembre 1975, n.
685, nella parte in cui non distinguono ai fini del reato di importazione
di stupefacenti tra importazioni di modiche quantit� e importazioni in quantit�
non modiche, in riferimento all'art. 3 della Costituzione. La parificazione di
queste fattispecie si rivelerebbe infatti arbitraria,
considerando come lo stesso legislatore ai fini di altre attivit� illecite
quali la detenzione, il trasporto, l'offerta, l'acquisto, la vendita, la distribuzione
e la cessione di stupefacenti ha graduato la severit� della risposta penale a
seconda se si tratti o meno di modiche quantit�. D'altra parte l'irragionevole
parificazione si rivelerebbe anche dalla circostanza che se l'importazione
riguarda quantit� non modiche essa � punita allo stesso modo della detenzione,
del trasporto, dell'offerta ecc. di quantit� non modiche di stupefacenti. 4) L'ordinanza � stata regolarmente notificata,
comunicata e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale. Dinanzi
alla Corte costituzionale � intervenuto il Presidente del Consiglio dei
ministri rappresentato e difeso dall'Avvocatura dello Stato. Nel chiedere che la questione venga dichiarata
non fondata, l'Avvocatura osserva che nella specie si tratta di valutazioni
discrezionali del legislatore tali da sfuggire ad ogni sindacato di
legittimit�, a meno che la sperequazione assuma dimensioni tali da non
risultare sorretta dalla bench� minima giustificazione. Nella specie, peraltro,
considerando come l'importazione di sostanze stupefacenti comporti di regola un
impegno organizzativo diverso e maggiore da quello del piccolo spaccio o della
modica detenzione, evidente sarebbe la ragionevolezza della scelta operata dal
legislatore. 5) Con due ordinanze di rimessione (Tribunale
di Cremona 21 giugno 1977; Tribunale di Roma 6 gennaio 1979) � sottoposta alla
Corte la questione di legittimit� costituzionale dell'art. 71, quarto comma,
della legge 22 dicembre 1975, n. 685, nella parte in cui punisce o comunque prevede le stesse pene per il detentore attuale di
non modiche quantit� di stupefacenti a fine di uso personale e il detentore
delle medesime quantit� a fine di spaccio. Osservano i giudici a quibus che siffatta parificazione sarebbe chiaramente
contraria alla ratio della legge n. 685, nel suo complesso, rivolta a trattare
in maniera completamente diversa gli spacciatori di droga e coloro che di essa fanno uso personale, tanto pi� che l'art. 80 dichiara
non punibili coloro che abbiano in passato detenuto quantit� anche non modiche
di droga, ove ne sia stato accertato l'uso personale. 6) Le ordinanze sono state regolarmente notificate, comunicate e
pubblicate nella Gazzetta Ufficiale. Nel giudizio promosso dal Tribunale di Cremona dinanzi
a questa Corte � intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri,
rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, per chiedere che
la questione sia dichiarata non fondata. Osserva al riguardo che la mancata distinzione tra la detenzione di
quantit� non modiche a fini di spaccio o di uso
personale dipende dalla ragionevole presunzione del pericolo derivante
dall'accumulazione di sostanze stupefacenti, oggettivamente destinabili allo
spaccio. Il fatto che il legislatore esima il giudice dalla ricerca del motivo
preciso della detenzione obbedirebbe pertanto alla
logica delle cose normalmente prevedibili. 7) Il Tribunale di Macerata, con ordinanza emessa il 14 dicembre 1979,
solleva questione di legittimit� costituzionale dell'art. 71, quarto comma, in riferimento al primo comma della legge 22 dicembre 1975,
n. 685, sia nella parte in cui punisce la detenzione e la ricezione di sostanze
stupefacenti e psicotrope contenute nella tabella II di cui all'art. 12 della
legge stessa (hashish, cannabis indica), sia nella
parte in cui equipara ai fini della pena l'attivit� di ricezione e detenzione
di tali droghe con la cessione e la messa in commercio delle stesse. Quanto alla prima questione il Tribunale fa proprie le conclusioni
peritali dallo stesso richieste secondo cui gli
effetti dell'alcool in dosaggio superiore a quelli minimi sarebbero pi� nocivi
di quelli della cannabis. Di qui l'irrazionalit� del perseguire penalmente la
ricezione e la detenzione della cannabis. Quanto alla seconda questione il Tribunale osserva che
lo spaccio secondo la coscienza comune costituirebbe attivit� di maggior disvalore sociale che non la ricezione o la detenzione.
8) L'ordinanza � stata regolarmente notificata,
comunicata e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale. Dinanzi alla Corte costituzionale � intervenuto il Presidente del
Stato, per chiedere che le questioni siano dichiarate inammissibili o comunque infondate. L'inammissibilit� deriverebbe dal fatto che il Tribunale avrebbe sollevato in realt� solo critiche alle scelte di
politica criminale operate dal legislatore, scelte peraltro insindacabili in
sede di controllo di legittimit� costituzionale. Nel merito comunque l'Avvocatura ricorda come la
persecuzione penale della detenzione e ricezione anche delle cosiddette droghe
leggere derivi da convenzioni internazionali cui l'Italia aderisce, laddove la
scienza medica e quella tossicologica non conforterebbero affatto le
conclusioni del perito del Tribunale di Macerata. Quanto poi alla parificazione tra la detenzione
e lo spaccio di non modiche quantit�, anch'essa avrebbe fonte nella Convenzione
conclusa a New York il 30 marzo 1961 (art. 36) ed essa sarebbe stata ritenuta
costituzionalmente legittima da questa Corte con sentenza n. 9 del
1972. Considerato in diritto
1. - La Corte d'appello di Roma non si d� carico di chiarire in quali
precisi termini richieda la dichiarazione di
illegittimit� costituzionale della espressione "modica quantit�"
impiegata nelle norme impugnate, con l'effetto di impedire a questa Corte la
valutazione delle conseguenze suscettibili di derivare dalla natura di norme
penali pi� favorevoli degli articoli impugnati. A questo scopo occorreva invece
precisare se si intendesse mandare esente da pena la
detenzione per uso personale di qualsiasi quantit� di sostanze stupefacenti,
ovvero estendere anche alla detenzione di modica quantit� la disciplina dettata
dalla legge n. 685 del 1975 per le quantit� non modiche, ovvero ancora far rivivere
l'art. 6 della legge 22 ottobre 1954, n. 1041, applicata in primo grado nei
giudizi di merito. Per l'assoluta mancanza di elementi idonei ad
identificare la questione sottoposta all'esame della Corte, � dunque
inammissibile la denunzia degli artt. 72, primo e secondo comma e 80, secondo comma, della legge 22
dicembre 1975, n. 685, contenuta nelle ordinanze in epigrafe. 2. - Per violazione del principio di eguaglianza
sotto il profilo della irragionevole parificazione del trattamento penale di
chi importi modiche quantit� di sostanze stupefacenti e di chi importi invece
quantit� non modiche, vengono impugnati dal Tribunale di Rovereto gli artt. 71, 72 e 83 della legge n. 685 del 1975. La questione non � fondata. A parte il rilievo dell'Avvocatura dello Stato, secondo cui
l'importazione anche di modiche quantit� suppone in genere un impegno
organizzativo diverso e maggiore dalla detenzione, trasporto, offerta,
acquisto, vendita, distribuzione e cessione di modiche quantit�,
ragionevolmente il legislatore ha inteso punire comportamenti idonei ad
accrescere il quantitativo di sostanze stupefacenti
presenti nel territorio nazionale e quindi di ancor maggiore pericolosit� che
non quelli attinenti alla mera circolazione del quantitativo preesistente. Cos� operando inoltre si � adempiuto a precisi
obblighi internazionali, secondo cui lo Stato era ed � impegnato a punire
qualsiasi forma di importazione di sostanze stupefacenti. N�
� censurabile, secondo costante giurisprudenza di questa Corte, salvo il caso di
palese irrazionalit�, la misura della pena comminata dalle norme denunziate,
prevista peraltro con un'ampia possibilit� di determinazione tra il minimo e il
massimo, di modo che se ne possa adeguare l'entit� al caso concreto. 3. Per la maggiore pericolosit� sociale del comportamento di chi spacci
non modiche quantit� di stupefacenti rispetto a chi detenga non modiche
quantit� delle stesse sostanze per uso personale, � denunciata dai Tribunali di
Cremona e di Roma la parificazione quoad poenam delle due fattispecie operata
dall'art. 71, quarto comma, della pi� volte citata legge n. 685 del 1975, in
riferimento all'art. 3 della Costituzione. La questione non � fondata. Nel punire la accumulazione di quantit� di
stupefacenti, anche quando se ne possa ipotizzare la destinazione ad uso
personale, il legislatore ha avuto di mira l'oggettiva pericolosit� della
condotta, possibile fomite di ulteriori delitti, rimesso com'� l'uso soltanto
personale ad una scelta del tutto libera e sempre modificabile da parte del
detentore. L'argomento tratto dall'art. 80 della legge secondo cui non vengono puniti coloro che abbiano in passato detenuto
quantit� anche non modiche di sostanze stupefacenti di cui sia stato accertato
l'uso personale, convalida semmai quanto appena detto. �
infatti evidente che in questo caso, gi� esauritasi l'azione, � cessata
altres� quella pericolosit� insita invece nella detenzione attuale. 4) Sempre in relazione al principio di
eguaglianza, il Tribunale di Macerata solleva infine questione di legittimit�
costituzionale dell'art. 71, quarto comma, in relazione al primo, della legge
n. 685 del 1975, nella parte in cui punisce nello stesso modo chi detenga
quantit� non modiche di cannabis indica e chi detenga
altre specie di stupefacenti. La questione non � fondata. � riservata al potere discrezionale del legislatore la valutazione della
nocivit� delle droghe, valutazione i cui risultati non sono sindacabili da
questa Corte, a meno che non ne sia evidente
l'arbitrariet�. Ci� non ricorre nella specie, ove si consideri soltanto come le
convenzioni internazionali, che hanno ricevuto la pi� larga adesione e alle
quali l'Italia si � obbligata ad adempiere, includano
la cannabis indica nelle sostanze stupefacenti la cui
diffusione va inibita e penalmente sanzionata. Va del pari ritenuto inconferente il richiamo alla nocivit� dell'uso di bevande alcooliche, dovendosi ritenere che il legislatore, nel
nostro contesto storico sociale, abbia ragionevolmente
apprezzato l'entit� del danno che per l'ordinato vivere sociale comporta l'uso
di tali bevande col penalizzare soltanto l'ubriachezza manifesta (sent.
n. 104/1982). PER QUESTI MOTIVI
dichiara: 1) inammissibile la questione di legittimit� costituzionale degli artt. 72, primo e secondo comma, e 80,
secondo comma, della legge 22 dicembre 1975, n. 685; 2) non fondata la questione di legittimit� costituzionale degli artt. 71,72 e 83 della legge 22 dicembre 1975, n. 685; 3) non fondate le questioni di legittimit� costituzionale dell'art. 71,
quarto comma, anche in relazione al primo, della legge
22 dicembre 1975, n. 685; questioni promosse in riferimento agli artt. 3 e 25, secondo comma, della
Costituzione, dalle ordinanze indicate in epigrafe. Cos� deciso in Roma, nella sede della Corte
costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 ottobre 1982. Leopoldo ELIA - Antonino DE STEFANO - Guglielmo
ROEHRSSEN - Oronzo REALE - Brunetto BUCCIARELLI DUCCI - Livio
PALADIN - Arnaldo MACCARONE - Antonio LA PERGOLA - Virgilio ANDRIOLI - Giuseppe
FERRARI - Giuseppe CONSO. Giovanni VITALE - Cancelliere Depositata in cancelleria il 26 ottobre 1982.