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Timestamp: 2020-06-01 09:00:11+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 7763 del 27/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7763 del 27/03/2017
Cassazione civile, sez. I, 27/03/2017, (ud. 13/10/2016, dep.27/03/2017), n. 7763
s.r.l. I.A.T. Istituto Analitico Tuscanese, in persona
dell’amministratore L.A., elettivamente domiciliata in
Roma, piazza Don Minzoni 9 (fax 06/3244123), presso lo studio
dell’avv. Roberto Afeltra, che la rappresenta e difende per procura
Calliope s.r.l, in qualità di cessionaria del credito di Banca
Nazionale del Lavoro, e, per essa, Pirelli Re 2016 Credit Servicing
s.p.a., quale mandataria, giusta procura per atto notaio
M.P. di (OMISSIS), elettivamente domiciliata in Roma, piazza
Adriana 15, presso l’avv. Alberigo Panini che la rappresenta e
difende in virtù di procura speciale autenticata dal notaio
Ma.Pi. in data (OMISSIS) allegata al controricorso;
CALLIOPE s.r.l., come sopra rappresentata e difesa;
I.A.T. Istituto Analitico Tuscanese, s.r.l. come sopra rappresentata
e difesa;
avverso la sentenza n. 1370/09 della Corte di appello di Roma, emessa
il 28 febbraio 2009 e depositata il 26 marzo 2009, n. R.G.
2725/2004;
del ricorso principale e il rigetto del ricorso incidentale.
1. La controversia ha ad oggetto l’opposizione a decreto ingiuntivo ottenuto da B.N.L. nei confronti di I.A.T. s.r.l. e dei garanti L. e P. per scoperti di conto corrente e saldo di un’operazione di sconto cambiali per un ammontare di 610.827.284 Lire. L’opposizione è stata incentrata sui seguenti punti: a) carente documentazione del credito; b) interessi ultralegali superiori al tasso soglia fissato dalla L. n. 108 del 1996; c) applicazione di anoticismo trimestrale; d) riferibilità di una parte del credito azionato ad un’altra posizione soggettiva.
2. Il Tribunale di Roma ha revocato il decreto ingiuntivo,accertando che parte del credito dello sconto effetti riguardava un soggetto diverso dall’ingiunto e ha condannato per l’effetto la società al pagamento della minore somma di 244.545,90 Euro oltre agli interessi.
3. Ha proposto appello la società I.A.T..
4. La Corte di appello di Roma ha pronunciato sentenza non definitiva (in data 7 ottobre 2015 – 20 aprile 2016) con la quale ha dichiarato non dovute le somme richieste in relazione a uno dei due conti correnti. Per quanto riguarda il secondo conto corrente,la Corte di appello ha ravvisato la nullità della capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi. Ha disposto consulenza tecnica per la determinazione del dovuto anche in considerazione della difficoltà di ricostruire il saldo finale in assenza di numerosi estratti conto.
5. Successivamente con sentenza definitiva n. 1370/09 del 26 marzo 2009, la Corte di appello ha condannato la società I.A.T. al pagamento della diversa somma risultante dalla consulenza e cioè 88.135,41 Euro e ha compensato le spese dei due gradi di giudizio.
6. Ha proposto ricorso per cassazione la I.A.T. s.r.l. affidandosi a un motivo di impugnazione con il quale si deduce violazione di legge e difetto di motivazione censurando la parte della motivazione con la quale la Corte di appello ha ritenuto applicabile l’art. 1284 e non l’art. 1283 c.c., mentre avrebbe dovuto dichiarare non dovuta ogni forma di interesse come conseguenza della nullità di quelli contrattualmente pattuiti. La società I.A.T. contesta quindi l’affermazione della Corte di appello secondo cui non vi sarebbe controversia circa l’applicazione degli interessi convenzionali dopo l’emissione del decreto ingiuntivo.
7. Ha proposto controricorso la società Calliope s.r.l., cessionaria del credito della B.N.L., proponendo altresì ricorso incidentale affidato a un unico motivo con il quale deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 117 testo unico bancario, censurando la sentenza parziale della corte territoriale nella parte in cui, con riferimento al primo conto, ha respinto la domanda di condanna della società al pagamento del relativo saldo sulla base del mancato deposito del contratto di conto corrente da parte della banca. Tale decisione secondo la controricorrente è erronea, in quanto non vi è nessun onere di forma scritta per i contratti relativi a operazioni già previste in contratti redatti per iscritto e sotto altro profilo, perchè il contratto di conto corrente, prodotto dalla banca fin dalla fase monitoria, prevede la facoltà per la banca di concedere al cliente un’apertura di credito regolata in conto corrente di talchè tale ulteriore contratto non necessita della forma scritta.
8. La I.A.T. si è difesa con controricorso e ha depositato memoria difensiva con la quale ha chiesto rinviarsi la causa a nuovo ruolo per l’acquisizione del fascicolo di ufficio delle fasi di merito e, in particolare, del giudizio di appello, al fine di verificare se vi sia stata tempestiva riserva di impugnazione della sentenza non definitiva emessa dalla Corte di appello.
9. Con ordinanza interlocutoria del 26 febbraio 2016 la Corte di Cassazione ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa per l’acquisizione del fascicolo di ufficio del giudizio di merito al fine di verificare se vi sia stata riserva di impugnazione della sentenza non definitiva emessa dalla Corte di appello.
10. Acquisito il fascicolo di ufficio, si è potuta verificare la proposizione, da parte della IAT e della Banca Nazionale del Lavoro, della riserva di impugnazione per cassazione avverso la sentenza n. 1890/2006 della Corte di appello di Roma, come risulta dal verbale dell’udienza fissata per il conferimento di incarico al C.T.U. nominato con ordinanza del 20 aprile 2006 emessa contestualmente alla sentenza non definitiva n. 1890 del 2006.
11. Il ricorso principale è fondato laddove chiede di escludere qualsiasi capitalizzazione degli interessi per effetto della dichiarazione di nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale. Questa Corte ha già affermato il principio per cui, nelle controversie relative ai rapporti tra la banca ed il cliente correntista, il quale lamenti la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici maturati con riguardo ad un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente e negoziato dalle parti in data anteriore al 22 aprile 2000, una volta che il giudice abbia dichiarato la nullità della detta clausola,egli non può applicare la capitalizzazione annuale degli interessi, perchè questi, in conseguenza di quella declaratoria, si sottraggono a qualunque tipo di calcolo capitalizzato (cfr. Cass. civ. sez. 1 n.17150 del 17 agosto 2016 e Cass. civ. S.U. n. 24418 del 2 febbraio 2010). Per altro verso le norme che prevedono la nullità dei patti contrattuali che determinano gli interessi con rinvio agli usi, o che fissano la misura in tassi così elevati da raggiungere la soglia dell’usura (introdotte, rispettivamente, con la L. 17 febbraio 1992, n. 154, art. 4 poi trasfuso nel D.Lgs. 1 settembre 1983, n. 385, art. 117 e con la L. 7 marzo 1996, n. 108, art. 4), non sono retroattive, e pertanto, in relazione ai contratti conclusi prima della loro entrata in vigore, non influiscono sulla validità delle clausole dei contratti stessi, ma possono soltanto implicarne l’inefficacia ex nunc, rilevabile solo su eccezione di parte, non operando, perciò, quando il rapporto giuridico si sia esaurito prima ancora dell’entrata in vigore di tali norme ed il credito della banca si sia anch’esso cristallizzato precedentemente (cfr. Cass civ., sezione III, n. 6550 del 14 marzo 2013 e n. 2140 del 31 gennaio 2006). Nella specie non è stata, nel giudizio di merito, dichiarata la invalidità della misura degli interessi convenzionali nè è stata censurata l’applicazione degli interessi convenzionali dopo la data del decreto ingiuntivo.
12. Il ricorso incidentale è infondato. Come ricordato dalla ricorrente incidentale, il D.Lgs. n. 385 del 1993, art. 117, prevede che i contratti bancari sono redatti per iscritto a pena di nullità. Da parte della ricorrente incidentale si invoca però l’applicazione della normativa regolamentare della Banca d’Italia secondo cui la forma scritta non è obbligatoria per le operazioni e i servizi già previsti in contratti redatti per iscritto. E si chiede di affermare che, in presenza di una convenzione contrattuale di apertura di conto corrente bancario di corrispondenza, ovvero di conto corrente bancario ordinario, stipulata per iscritto, che preveda espressamente la possibilità di un’apertura di credito in favore del correntista sia o meno necessario, al fine di dimostrare il titolo del credito vantato dalla Banca in virtù del contratto di apertura di credito, provare per iscritto anche il successivo contratto di apertura di credito ovvero contratto di conto corrente speciale”.
13. La normativa invocata non può ritenersi risolutiva ai fini del decidere perchè, come questa Corte ha già avuto modo di precisare, la deroga al requisito della forma scritta, prevista nelle disposizioni adottate dal C.I.C.R. e dalla Banca d’Italia, ai sensi dell’art. 117 t.u.l.b., richiede che il contratto di apertura di credito sia già stato previsto e disciplinato da un contratto di conto corrente stipulato per iscritto (cfr. Cass. civ. n. 19941 del 15 settembre 2006 e Cass. civ. n. 14470 del 9 luglio 2005 secondo cui, in materia di disciplina della forma dei contratti bancari, la L. n. 154 del 1992, art. 3, comma 3, e, successivamente, l’art. 117, comma 2 t.u.l.b., nella parte in cui dispongono che il C.I.C.R. può prevedere che particolari contratti, per motivate ragioni tecniche, possono essere stipulati in forma diversa da quella scritta, attribuiscono a detto Comitato interministeriale il potere – da questo conferito alla Banca d’Italia – di emanare disposizioni che integrano la legge e, nei limiti dalla stessa consentiti, possono derogarvi e che, perciò, costituiscono norme di rango secondario, la cui legittimità non è esclusa dalla mancata indicazione delle motivate ragioni tecniche della deroga, dovendo l’onere della motivazione ritenersi adempiuto mediante l’indicazione del tipo di contratto e la precisazione che esso deve riferirsi ad operazioni e servizi già individuati e disciplinati in contratti stipulati per iscritto). Ciò comporta non solo una stretta connessione operativa e funzionale del contratto accessorio ma anche una sostanziale regolamentazione del contratto accessorio desumibile dal contratto redatto obbligatoriamente per iscritto. Requisiti che il giudice di merito deve verificare e che nella specie non ha rilevato riscontrando la mancanza di qualsiasi documentazione relativamente al contratto qualificato come “conto speciale”.
14. Va pertanto accolto il ricorso principale, con cassazione della sentenza impugnata e decisione nel merito che escluda ogni forma di capitalizzazione degli interessi. Il ricorso incidentale va invece respinto con conseguente condanna alle spese del giudizio di cassazione.
La Corte accoglie il ricorso principale, rigetta l’incidentale, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, esclude ogni forma di capitalizzazione degli interessi.
Condanna la controricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione liquidate in complessivi 6.200 Euro, di cui 200 per spese.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 13 ottobre 2016.