Source: https://forum.fallcoweb.it/discussione.php?argomento_id=8JwMmRKm6D&discussione_id=av9edVxKWR
Timestamp: 2020-08-12 20:40:54+00:00
Document Index: 121672423

Matched Legal Cases: ['art. 103', 'art. 103', 'art. 54', 'art. 80', 'art. 80', 'art. 54', 'art. 555', 'art. 14', 'art. 54', 'art. 103', 'art. 624']

Liberazione immobile del fallito - Forum FALLIMENTI - VARIE
Liberazione immobile del fallito
Il d.l. 17 marzo 2020, n. 18 al comma 6 dell'art. 103 dispone che "l'esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli immobili, anche ad uso non abitativo, è sospesa fino al 30 giugno 2020", scadenza poi prorogata.
Tale disposizione deve essere applicata anche alle procedure concorsuali?
RE: Liberazione immobile del fallito
Il decreto legge n. 18 del 17.03.2020, il c.d. decreto "Cura Italia", ha previsto all'art. 103, comma 6, la sospensione fino al 30 giugno 2020 (termine poi prorogato all'1.9.2020 con la legge di conversione n. 27 del 2020 e successivamente ulteriormente prorogato al 31 dicembre 2020) dell'esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli immobili, sia ad uso abitativo che ad uso diverso. (Cosa ben diversa dalla sospensione di ogni procedura esecutiva per il pignoramento immobiliare avente ad oggetto l'abitazione principale del debitore, di cui all'art. 54ter dello stesso decreto legge).
Il riferimento ai provvedimenti di rilascio fa capire che rientrano nella previsione normativa quegli sfratti che si trovavano, all'entra in vigore della legge, già nella fase esecutiva e, quindi, lì dove vi era già stata l'udienza di convalida dello sfratto con l'emissione del provvedimento di sfratto esecutivo.
Al di la della portata applicativa della norma, bisogna capire- perché questo è l'oggetto del quesito- in quali casi può sorgere il problema della applicazione della stessa alle procedure fallimentari. A nostro avviso, le ipotesi prospettabili sono le seguenti:
a- Fallimento del conduttore, che deve suddividersi in due sottospecie:
a.1- Se l'oggetto della locazione era un bene destinato ad uso abitativo, questo rapporto è estraneo alla procedura fallimentare e rimane tra conduttore e locatore, con conseguente applicazione, nei confronti del conduttore della possibilità dello sfratto per eventuale inadempimento o finita locazione e sospensione in base alla normativa citata, ove ne ricorrano i requisiti.
a.2-Se l'oggetto della locazione è un bene non ad uso abitativo, il curatore si è trovato di fronte ad un contratto di locazione commerciale pendente da regolare a norma dell'art. 80 l.fall. per cui egli o ha esercitato il recesso di cui al comma terzo - nel qual caso il rapporto è cessato- oppure, in mancanza di recesso, è subentrato automaticamente nella locazione, assumendo la posizione della parte contrattuale fallita. In questo caso, può porsi il problema se la normativa emergenziale citata possa essere applicata al fallimento nel caso ne ricorrano i requisiti. La specialità della norma in questione il cui scopo è quello di tutelare le esigenze abitative e commerciali dei conduttori in difficoltà a pagare i canoni a causa dell'epidemia da Covid-19, fa ritenere che la sospensione non si applichi in questa fattispecie in cui sia subentrato il fallimento nel rapporto locativo al posto del conduttore, per cui, a nostro avviso, valgono le norme ordinarie.
b-Fallimento del locatore . Questo evento, a norma del primo comma dell'art. 80 non scioglie il contratto di locazione e il curatore, subentrato nel rapporto, può esercitare le relative azioni che avrebbe potuto effettuare il fallito e , quindi agire per sfratto. In questo caso, la tutela sottesa alla norma emergenziale, riferita al conduttore in bonis esiste, per cui lo sfratto rimane sospeso, se rientra nella previsione della norma da cui si è partiti.
RE: RE: Liberazione immobile del fallito
Chiedo scusa, ma nella fretta ho dato tutto per scontato e non ho precisato che l'immobile è l'abitazione del fallito. Fallimento di una sas e quindi del socio illimitatamente responsabile.
RE: RE: RE: Liberazione immobile del fallito
Ed allora, come accennavamo nella precedente risposta, trova applicazione l'art. 54ter del d.l.17.3.2020 n. 18, introdotto dalla legge di conversione 24 aprile 2020, n. 27, il quale dispone che "Al fine di contenere gli effetti negativi dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, in tutto il territorio nazionale è sospesa, per la durata di sei mesi a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto (30 aprile 2020), ogni procedura esecutiva per il pignoramento immobiliare, di cui all'articolo 555 del codice di procedura civile, che abbia ad oggetto l'abitazione principale del debitore".
Come già abbiamo detto in una precedente occasione, il riferimento alla sospensione di ogni procedura esecutiva per il pignoramento immobiliare, di cui all'art. 555 del codice di procedura civile delimita in maniera puntuale il campo di applicazione della disposizione in parola alle sole esecuzioni individuali, per cui essa non può spiegare i propri effetti nell'ambito di procedure esecutive diverse. Né a conclusione diversa può pervenirsi attraverso una applicazione analogica della norma perché il ricorso all'analogia in questo caso è inibito dalla natura eccezionale della norma (e dunque dal divieto di cui all'art. 14 disp.prel. c.c.).
Del resto, la scelta normativa di circoscrivere alle sole esecuzioni individuali la sospensione in parola ha una sua logica, coerente con la ratio dell'art. 54-ter, quale si ricava dalla lettura complessiva della normativa introdotta per fronteggiare l'emergenza sanitaria in atto.
Invero, scopo della disposizione non sembra tanto quello di tutelare le esigenze abitative del debitore (per fronteggiare le quali si è intervenuto sull'attuazione dell'ordine di liberazione con l'art. 103, comma 6, di cui si è parlato nella precedente risposta) quanto piuttosto quello di intervenire sulla garanzia patrimoniale generica, ponendo temporaneamente al riparo dalla vendita l'abitazione principale del debitore, nell'auspicio (evidentemente) che questi possa, nell'arco temporale di sei mesi, trovare le risorse finanziarie per evitarne la liquidazione (accedendo, ad esempio, al beneficio della conversione del pignoramento, concordando con i creditori un piano di rientro che consenta la presentazione di una richiesta congiunta di sospensione dell'esecuzione ex art. 624 bis c.p.c., reperendo fonti di finanziamento che gli permettano l'adempimento della obbligazione fatta valere in executivis, così da ottenere dal creditore una dichiarazione di rinuncia all'esecuzione). Orbene, una esigenza di questo tipo non si pone in sede fallimentare o di liquidazione del patrimonio, poiché in questo caso il debitore non ha ormai alcuna possibilità di evitare la vendita del cespite, non esistendo nell'ambito di queste procedure istituti analoghi a quelli che abbiamo appena richiamato.