Source: https://www.ilcappellaiomatto.org/2016/10/non-stiamo-violando-i-diritti-umani-si.html?showComment=1504523603647
Timestamp: 2020-07-07 08:02:58+00:00
Document Index: 130155822

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 15', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 15', 'art. 16']

il cappellaio matto: Non stiamo violando i diritti umani. _ Si, lo state facendo! di Anne Grethe Teien
Non stiamo violando i diritti umani. _ Si, lo state facendo! di Anne Grethe Teien
Questo intervento sostiene la Campagna per il divieto assoluto del TSO: https://absoluteprohibition.wordpress.com/2016/03/15/we-are-not-violating-the-human-rights-yes-you-are-by-anne-grethe-teien/
Le violazioni dei diritti umani in psichiatria, sono spesso negati e banalizzati, persino ridefiniti in modo distorto come “diritti umani” e “diritto all’aiuto salvavita”. La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, la CRPD, sta cambiando tutto questo. La CRPD esige un divieto assoluto del trattamento e del ricovero psichiatrico obbligatorio. Questi sono requisiti importanti, perché ai cittadini con disabilità psicosociali, vengano riconosciuti diritti umani equi. In questo testo, metterò in luce diversi aspetti della CRPD, relativi a tale richiesta. Illustrerò, con alcuni riferimenti alla Norvegia, il paese in cui vivo, i modi in cui il Mental Health Act norvegese non è conforme alla convenzione. Vorrei anche condividere alcune ulteriori riflessioni. In chiusura ho scritto un breve riassunto delle mie esperienze con la psichiatria obbligatoria. Le leggi sulla salute mentale possono variare da paese a paese, ma alcuni elementi prevalgono: le leggi sono in genere rivolti specificamente alle persone con disabilità psicosociali, e prevedono il trattamento sanitario obbligatorio e il ricovero involontario. Questo testo è stato scritto a sostegno della Campagna per divieto assoluto del trattamento sanitario obbligatorio e il ricovero involontario nella CRPD (17). Si deve smettere a rinviare – si deve dare inizio alle riforme giuridiche basate sulla CRPD!
La Norvegia e la CRPD
La Norvegia ha ratificato il CRPD il 3 giugno 2013, ma con alcune dichiarazioni interpretative degli articoli 12, 14 e 25 che minano le parti centrali della convenzione (1). La Norvegia utilizza queste dichiarazioni per cercare di difendere il Mental Health Act e il trattamento psichiatrico coercitivo. Nel febbraio 2015, Tor Levin Hofgaard, presidente della Norwegian Psychological Association, ha scritto un articolo per chiedere un chiarimento al Governo, e cioè se il personale sanitario viola i diritti umani quando seguono le norme sulla coercizione del Mental Health Act (2). Ha fatto riferimento a un rapporto inviato alle autorità nel mese di dicembre 2013, dall’allora Equality and Anti-Discrimination Ombud - LDO, Sunniva Ørstavik (3). Il rapporto afferma che il Mental Health Act è discriminatorio e non conforme alla CRPD. L’LDO ha altresì sollecitato la Norvegia a ritirare rapidamente le sue dichiarazioni interpretative. In pubblico, da parte delle autorità, il rapporto LDO è stato accolto con un silenzio rumoroso. Successivamente, Hofgaard ha chiesto i già menzionati chiarimenti. Anna Grethe Erlandsen, Segretario di Stato presso il Ministero della Salute e dei Servizi di Assistenza, ha risposto a nome delle autorità norvegesi: “Vi bryter ikke menneskerettighetene / - Noi non stiamo violando i diritti umani”(4). Questa risposta non è affatto veritiera.
In Norvegia la coercizione in psichiatria viene molto utilizzata. Nonostante le strategie di riduzione, l’uso della coercizione rimane a livelli stabilmente elevati (3: P.6-8; 5: p.20-23). Inoltre, le strategie di riduzione, contrariamente alle strategie di abolizione basate sulla CRPD, non vanno al cuore del problema. La Norvegia è solita vedere se stessa come nazione che protegge i diritti umani, e spesso non esita a criticare altri paesi per le loro violazioni dei diritti umani. Quindi, è forse difficile per le autorità prendere atto del fatto che lo Stato della Norvegia, sta di fatto accettando la tortura e altre gravi violazioni dei diritti umani nel proprio sistema di salute mentale, tramite il Mental Health Act. Il punto 42 dei Commenti Generali della CRPD nr. 1 afferma quanto segue:
“Così come è stato affermato dal Comitato in diverse osservazioni conclusive, il trattamento obbligatorio esercitato dagli operatori psichiatrici e da tutte le figure professionali del settore medico, è una violazione del diritto di essere riconosciuti uguali di fronte alla legge, e una violazione del diritto all’integrità personale (art. 17), alla libertà dalla tortura (art. 15) e alla libertà dalla violenza, dallo sfruttamento e dagli abusi (art. 16). Questa pratica nega la capacità giuridica di una persona a scegliere il trattamento medico ed è quindi una violazione dell'articolo 12 della Convenzione. Gli Stati Parti devono, invece, rispettare la capacità giuridica delle persone con disabilità a prendere decisioni in ogni momento, anche in situazioni di crisi; devono assicurare che sulle opzioni di assistenza vengano fornite informazioni accurate e accessibili, che vengano rese disponibili gli approcci non medici e devono fornire l’accesso a un supporto indipendente. Gli Stati Parti hanno l’obbligo di fornire l’accesso a un supporto per le decisioni riguardanti le cure psichiatriche e mediche. Il trattamento obbligatorio è un problema, in particolare per le persone con disabilità psicosociali, intellettuali e altre disabilità cognitive. Gli Stati Parti devono abolire le politiche e le disposizioni di legge che consentono o perpetrano il trattamento obbligatorio, in quanto è una continua violazione presente nelle leggi sulla salute mentale di tutto il mondo, nonostante l’evidenza empirica indichi la sua mancanza di efficacia, e nonostante le opinioni di persone che utilizzano i sistemi di salute mentale sperimentino profondo dolore e trauma a seguito del trattamento obbligatorio. Il Comitato raccomanda che gli Stati Parti garantiscano che, le decisioni relative all’integrità fisica o mentale di una persona, possano essere prese solo con il consenso libero e informato della persona interessata”.(6: # 42).
Danni e traumi trascurati - e la necessità di risarcimenti
Studi a lungo termine hanno mostrato tassi di recupero più elevati per le persone che non hanno assunto neurolettici o che li hanno assunti a dosi molto basse (14, 15). L’elenco dei potenziali effetti dannosi causati dai neurolettici è lunga: discinesia tardiva, danni cerebrali, declino cognitivo, supersensitività indotta dai neurolettici, parkinson, disfunzioni sessuali, aumento di peso, diabete, demotivazione, ansia, aggressività, suicidio, acatisia (forma di estrema irrequietezza che di per sé può portare al suicidio), sindrome neurolettica maligna (una complicanza potenzialmente letale dovuta al trattamento), ecc (14, 18). In una sintesi della sua ricerca sui possibili danni causati dalla psichiatria coercitiva, l’infermiera e ricercatrice Reidun Norvoll ha elencato le seguenti categorie principali: 1) Violazione dell’autonomia e dell’integrità psico-fisica. Privazione della libertà di circolazione (privazione della libertà). 2) Danni fisici e morte. 3) Violenza e abuso. 4) Trauma, ritraumatizzazione e sindrome da stress post-traumatico. 5) Reati / violazioni, perdita di dignità e esperienze punitive, 6) Sofferenza psicologica sotto forma di vergogna, ansia, sensazione di insicurezza, rabbia, impotenza, depressione e perdita di autostima. 7) Problemi sociali e perdita dell’identità sociale. 8) Perdita di accesso alle proprie capacità di far fronte alle situazioni, e possibilità di sviluppo autonomo. 9) Perdita di accesso al trattamento volontario. 10) Relazioni terapeutiche dannose, risentimento contro i servizi di salute mentale e sfiducia nei confronti di essi. (7: p 16; 8:. # 5.3).
Può essere difficile elaborare traumi che non vengono riconosciuti e compresi come tali dalla società in generale. Quando i servizi di salute mentale rappresentano colui che abusa e, dato che viene ufficialmente considerata come assistenza del servizio psichiatrico, si può venire lasciati in una situazione molto emarginata, mentre si cerca di fare fronte ai traumi indotti dalla psichiatria. Credo che, come parte integrante dell’attuazione della Convenzione ONU, dovrebbe essere previsto l’accesso all’aiuto e al sostegno a coloro che combattono con i traumi e altri danni causati dalla coercizione psichiatrica. Immagino una realtà in cui sia possibile per ognuno chiedere aiuto, quando si sente di averne bisogno, sapendo che si avrà il CRPD dalla propria parte; che lo Stato non può esporre nessuno alla tortura e ad altre terribili violazioni dei diritti umani, nemmeno se ci si trova in una condizione di sofferenza psichica (!)
Quando la imprescindibile abolizione delle leggi discriminatorie sulla salute mentale e il divieto del trattamento e del ricovero psichiatrico obbligatorio saranno diventati realtà, penso che i rappresentanti della politica e della psichiatria dovranno pronunciare pubblicamente dichiarazioni su- e scuse per -le gravi violazioni dei diritti umani, che sono state perpetrate per tanto tempo, nei confronti delle persone con disabilità psicosociali. Dopo che la società ha accettato il silenzio e la negazione di queste forme di abuso, penso che il riconoscimento e le scuse siano di rilevante importanza, perché si possa iniziare l’operazione di reintegrazione; i risarcimenti ne rappresentano una parte importante. Allo stesso tempo, non ci dovrebbe essere nessuna pressione nei confronti delle vittime della psichiatria, per costringerli al perdono e al superamento. Consiglio vivamente l’appello, sulla necessità urgente di effettivi rimedi, risarcimenti e garanzie di non reiterazione, in materia di tortura e di altri maltrattamenti in psichiatria, della sopravvissuta e avvocata Hege Orefellen (9). Il suo appello è stato presentato nel corso di un evento collaterale della CRPD sull’articolo 15 e il suo potenziale per porre termine all’impunità delle torture in psichiatria (10). Inoltre, nelle Linee Guida per l’articolo 14 della CRPD, punto 24 (a f) si può leggere circa “l’accesso alla giustizia, riparazione e risarcimento alle persone con disabilità, private della libertà in violazione dell’articolo 14 preso da solo, e in combinato disposto con l’articolo 12 e/o dell'articolo 15 della Convenzione” (11).
Criteri di pericolo e di trattamento
Il norvegese Mental Health Act ha un criterio, in aggiunta ai criteri di pericolo, chiamato il criterio del trattamento, che non richiede che vi sia pericolo per sé o per altri. Il criterio del trattamento consente la coercizione psichiatrica, se viene dichiarato che la persona ha un disturbo mentale grave, e che l’applicazione della psichiatria coercitiva è ritenuta necessaria per impedire alla persona di avere la sua prospettive di recupero o di significativo miglioramento, seriamente ridotto; in alternativa, viene considerato come molto probabile, che senza coercizione, in un futuro molto prossimo, la condizione della persona si possa deteriorare in modo significativo (12: Sezione 3 - 3. 3 a). Si tratta davvero di un criterio molto annacquato, che è molto in uso. Nel 2014 solo il criterio del trattamento, è stato utilizzato nel 72% dei casi delle persone ricoverate (16: p.37).
Sia il criterio del trattamento che i criteri riguardanti la pericolosità per sé o per altri, sono discriminanti nei riguardi delle persone con disabilità psicosociali o con “grave disturbo mentale”, e rappresentano una premessa perché la coercizione psichiatrica venga applicata. In altre parole, questa discriminazione è una violazione dell’articolo 14 della CRPD, che dice che l’esistenza di una disabilità in nessun caso può giustificare la privazione della libertà (13). In secondo luogo, dato che il Mental Health Act permette il trattamento psichiatrico coercitivo, esso viola il diritto all’integrità personale (art. 17); la libertà dalla tortura (art. 15); e la libertà dalla violenza, dallo sfruttamento e dagli abusi (art. 16). (6: # 42).
In questo contesto sono rilevanti anche i punti 13-15 delle Linee Guida dell’articolo 14:
“VII. La privazione della libertà basata sulla pericolosità percepita delle persone con disabilità, per la presunta necessità di assistenza o di trattamento o altre ragioni.
13. Nel corso di tutti i riesami dei rapporti degli Stati Parti, il Comitato ha stabilito che, consentire la detenzione di persone con disabilità sulla base della pericolosità per se stessi per gli altri, è in contrasto con l'articolo 14. La detenzione non-volontaria delle persone con disabilità, basata sul rischio o sulla pericolosità, sul presunto bisogno di cure o trattamenti, o per altri motivi legati alla disabilità o alla diagnosi medica, è in contrasto con il diritto alla libertà, e equivale alla privazione arbitraria della libertà.
14. Le persone con disabilità intellettive e psico-sociali sono spesso considerate pericolose per se stessi e gli altri, quando non danno il consenso e/o resistono al trattamento medico o terapeutico. Tutte le persone, comprese quelle con disabilità, hanno il dovere di non fare del male. I sistemi giudiziari basati sullo stato di diritto, hanno leggi penali e altre leggi vigenti per affrontare la violazione di tale obbligo. Alle persone con disabilità viene spesso negata un’equa protezione sancita da questa legislazione, e vengono dirottate su un binario legislativo separato, anche mediante le leggi psichiatriche. Queste leggi e procedure hanno comunemente uno standard più basso, quando si tratta di tutela dei diritti umani, in particolare il diritto a un processo giusto e imparziale, e sono incompatibili con l'articolo 13, in combinato disposto con l'articolo 14 della Convenzione.
15. La libertà di compiere le proprie scelte, stabilito come principio di cui all'articolo 3 (a) della Convenzione, comprende la libertà di assumere rischi e commettere errori, su base di uguaglianza con gli altri. Nel suo Commento Generale No. 1, il Comitato ha dichiarato che le decisioni riguardanti le cure mediche e psichiatriche, devono essere basate sul consenso libero e informato della persona interessata, e devono rispettare l’autonomia della persona, la sua volontà e le sue preferenze . La privazione della libertà nelle istituzioni psichiatriche, che priva le persone con disabilità della loro capacità legale, sulla base della disabilità reale o percepita, o dello stato di salute, equivale ugualmente ad una violazione dell'articolo 12 della Convenzione”. (11:#13-15).
Le leggi che si applicano alle persone nel resto della società, per quanto riguarda le situazioni acute e nel sistema di giustizia penale, devono essere applicate anche alle persone con disabilità, in modi non discriminatori. La richiesta della CRPD per il Divieto Assoluto del Trattamento e del Ricovero Obbligatori, si intende che venga applicata sia in contesti di giustizia sia civili, che criminali. (11: # 14, 16, 20-21, anche 10-12). Per le persone con disabilità psicosociali che entrano in contatto con il sistema giudiziario penale, deve essere fornito il supporto necessario a garantire il diritto alla capacità giuridica, al pari riconoscimento davanti alla legge e a un processo equo. Il trattamento e il ricovero psichiatrico obbligatori, non possono essere applicati come sanzioni per atti criminali e/o per la loro prevenzione.
Sostituire la tutela con il processo decisionale supportato
La tutela deve essere sostituita dal processo decisionale supportato. Dare la possibilità di accesso al supporto del processo decisionale per alcuni, ma mantenere i regimi decisionali sostitutivi [della tutela], non è sufficiente perché venga rispettato l’articolo 12 della Convenzione ONU (6: # 28); dal Commento Generale nr. 1:
“Un regime decisionale di supporto comprende varie opzioni di supporto, che danno la priorità alla volontà e alle preferenze di una persona e che rispetta le norme sui diritti umani. Dovrebbe inoltre fornire la protezione di tutti i diritti, compresi quelli relativi all’autonomia (diritto alla capacità giuridica, diritto al pari riconoscimento davanti alla legge, diritto di scegliere dove vivere, ecc.) e dei diritti connessi alla libertà dagli abusi e dai maltrattamenti (... )”. (6:. # 29)
Alcuni, che sono d’accordo con la CRPD e cioè che i criteri diagnostici ai fini della coercizione dovrebbero essere aboliti, sembrano però ancora essere dell’idea che l”incapacità mentale” debba essere utilizzato come criterio per la coercizione psichiatrica. Questo non è in linea con la CRPD, che non accetta né i criteri di disabilità per la privazione della libertà, né la coercizione psichiatrica. Ecco un punto rilevante da notare, dal Commento Generale nr. 1: “L’assegnazione di un supporto per l’esercizio della capacità legale non dovrebbe dipendere dalla valutazione delle capacità mentali; per le necessità di supporto vengono richiesti nuovi indicatori, non discriminatori, nell’assegnazione di un supporto finalizzato all’esercizio della capacità giuridica”. (6: # 29 i).
Un sommario della mia esperienza di trattamento psichiatrico obbligatorio
Non avevo intenzione di suicidarmi quando la psichiatria mi ha messo sotto il Mental Health Act e ha deciso che dovevo essere costretta a un “trattamento” con neurolettici. Non avevo mai avuto l’intenzione di suicidarmi. Il criterio trattamentale menzionato precedentemente è proprio il criterio che è stato utilizzato su di me. La psichiatria obbligatoria, con il suo rinchiudermi, contenermi, drogarmi, e mettermi sotto CTO [Community Treatment Order], quando sono stata dimessa dall’ospedale, indubbiamente non ha migliorato la mia vita in alcun modo, - tutto è indescrivibilmente peggiorato di molto. Ho sperimentato la psichiatria coercitiva, come una lunga punizione per avere problemi mentali. Dopo aver assunto neurolettici per un po’ di tempo, la mia consapevolezza, le mie capacità intellettuali, sono state gravemente colpite e ridotte - e così è stato anche per il mio linguaggio: da un vocabolario solitamente ricco, sono passata a riuscire a pronunciare solo frasi brevi e semplici. Il mio corpo era diventato rigido e aveva perso le sue capacità motorie; non riuscivo più a ballare. Un periodo ho avuto anche l’acatisia, una terribile irrequietezza che mi ha fatto camminare senza sosta avanti e indietro, avanti e indietro. Ho la formazione di ballerina professionista e l’aver medicato via le mie capacità di danzare, è stata una grande perdita di per sé. Il trattamento mi ha portato via la mia vitalità, la mia sensibilità.
Le mie emozioni erano intorpidite. La mia personalità era svanita. Poi iniziò una grave depressione - solo uno stato di totale disperazione - e per la prima volta nella mia vita sono ho pensato di suicidarmi. Dicevo continuamente al personale, agli psicologi, ai medici: - Non ne posso più di prendere gli psicofarmaci. Ho cercato di far loro capire che i neurolettici stavano distruggendo me e la mia vita. Mi hanno fatto sapere che secondo loro ero viziata. Erano un grande muro che proprio non voleva ascoltarmi. Senza alcun rispetto, alcuni mi hanno addirittura detto – si, mi hanno detto -che andavo meglio. I medici mi hanno detto che avrei avuto bisogno di prendere psicofarmaci per il resto della mia vita. Il messaggio mi ha fatto intendere di come la mia situazione era completamente senza speranza. Da quando sono entrata in psichiatria, anzi, ho iniziato ad avere problemi mentali, ma essendo una persona vitale, riflessiva ed espressiva, che ballava più volte alla settimana, la psichiatria mi aveva coercitivamente medicalizzato via da me, e mi ha fatto diventare gravemente depressa e propensa al suicidio in modo iatrogenico. Era in effetti una forma lenta di eutanasia coercitiva. Un giorno, durante il CTO [Community Treatment Order], poco dopo una nuova iniezione obbligatoria nei glutei con quegli orribili psicofarmaci, ho tentato il suicidio in modo drammatico. Sono stata di nuovo ricoverata in ospedale. Ero molto contenta di essere sopravvissuta, perché incredibilmente, un paio di mesi dopo, mi è stato detto che qualcuno aveva fatto un errore burocratico: i documenti riguardanti il trattamento non erano stati rinnovati in tempo, così non potevano in alcun modo trattenermi. Certo, mi consigliavano di proseguire il trattamento (Ha!) E di non lasciare l’ospedale troppo velocemente (Ha!). Ho lasciato l’ospedale il giorno stesso. Mi ci sono voluti circa sei mesi per diventare di nuovo me stessa, per essere in grado di pensare e parlare liberamente, per riottenere la mia sensibilità e le mie emozioni, di ballare, di sentirmi di nuovo umana, per sentire la vita. Da allora non sono mai più stata in un ospedale psichiatrico. Non ho mai più avuto un’altra dose di neurolettici. E non ho mai più tentato il suicidio. Più di un decennio più tardi, sono ancora traumatizzata dalle mie esperienze di psichiatria obbligatoria.
Sono molto grata al Comitato CRPD per il suo lavoro importante. Il CRPD rappresenta un cambiamento di paradigma, e là fuori c’è chiaramente una resistenza per l’accettazione della Convenzione nella sua piena ampiezza e la profondità della convenzione. Che i diritti umani e la non discriminazione si applichi anche alle persone con disabilità, nel 2016 non deve essere visto come un messaggio radicale, ma purtroppo, lo è ancora. Le società con i loro leader devono rendersi conto che la discriminazione sistematica e legalizzata, e l’abuso delle persone con disabilità si basa su modi di pensare tradizionali e abituali - non sui diritti umani. Che qualcosa sia stato brutalmente sbagliato per un lungo periodo di tempo, non per questo lo rende più giusto. C’è la necessità che il trattamento e il ricovero psichiatrico forzato e involontario debba essere assolutamente proibito.
2) Tor Levin Hofgaard: Bryter vi menneskerettighetene?
3) In Norwegian: Equality and anti-discrimination ombud (LDO): CRPD report to Norwegian authorities 2013 – summary http://www.ldo.no/globalassets/brosjyrer-handboker-rapporter/rapporter_analyser/crpd–2013/crpd_report_sammendrag_pdf_ok.pdf
4) Anne Grethe Erlandsen: Vi bryter ikke menneskerettighetene http://www.dagensmedisin.no/artikler/2015/02/27/vi-bryter-ikke-menneskerettighetene/
5) In Norwegian: LDO’s report to the CRPD committee 2015 – a supplement to Norway’s 1st periodic report http://www.ldo.no/globalassets/03_nyheter-og-fag/publikasjoner/crpd2015rapport.pdf
6) Link to download of CRPD General Comment No 1: http://www.ohchr.org/EN/HRBodies/CRPD/Pages/GC.aspx
7) In Norwegian: Equality and anti-discrimination ombud (LDO): CRPD report to Norwegian authorities 2013- full version http://www.ldo.no/globalassets/brosjyrer-handboker-rapporter/rapporter_analyser/crpd–2013/rapportcrpd_psykiskhelsevern_pdf.pdf
8) NOU 2011: 9. Økt selvbestemmelse og rettssikkerhet — Balansegangen mellom selvbestemmelsesrett og omsorgsansvar i psykisk helsevern. 5. Kunnskapsstatus med hensyn til skadevirkninger av tvang i det psykiske helsevernet. Utredning for Paulsrud-utvalget https://www.regjeringen.no/no/dokumenter/nou-2011-9/id647625/?q=&ch=12
9) Hege Orefellen: Torture and other ill-treatment in psychiatry – urgent need for effective remedies, redress and guarantees of non-repetition https://absoluteprohibition.wordpress.com/2016/02/06/hege-orefellen-on-reparations/
10) CRPD 13: WNUSP side event on Article 15: Its Potential to End Impunity for Torture in Psychiatry http://www.treatybodywebcast.org/crpd-13-wnusp-side-event-on-article-15-english-audio/
11) Link to guidelines on article 14 of the CRPD under “Recent Events and Developments” http://www.ohchr.org/EN/HRBodies/CRPD/Pages/CRPDIndex.aspx
12) Norwegian Mental Health Act translated to English http://app.uio.no/ub/ujur/oversatte-lover/data/lov-19990702-062-eng.pdf
13) CRPD Convention http://www.ohchr.org/EN/HRBodies/CRPD/Pages/ConventionRightsPersonsWithDisabilities.aspx#14
14) Via Mad in America / ‘Anatomy of an Epidemic’ (Robert Whitaker): List of long-term outcomes literature for antipsychotics http://www.madinamerica.com/mia-manual/antipsychoticsschizophrenia/
15) Lex Wunderink et al: Recovery in Remitted First-Episode Psychosis at 7 Years of Follow-up of an Early Dose Reduction/Discontinuation or Maintenance Treatment Strategy. Long-term Follow-up of a 2-Year Randomized Clinical Trial http://archpsyc.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=1707650
16) Bruk av tvang i psykisk helsevern for voksne i 2014 (report on the use of coercion in psychiatry in Norway 2014) https://helsedirektoratet.no/Lists/Publikasjoner/Attachments/1161/Rapport%20om%20tvang%20IS-2452.pdf
17) Campaign to Support CRPD Absolute Prohibition of Forced Treatment and Involuntary Commitment https://absoluteprohibition.wordpress.com/
18) RxISK Guide: Antipsychotics for Prescribers: What are the risks? http://rxisk.org/antipsychotics-for-prescribers/#How_likely_are_the_listed_side_effects_of_antipsychotics_to_happen
Etichette: Anne Grete Teien, Articolo, Campagna divieto assoluto TSO, Trattamento Sanitario Obbligatorio, TSO
writing tips 4 settembre 2017 13:13