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Timestamp: 2017-09-20 13:00:23+00:00
Document Index: 100143666

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 609', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 609', 'sentenza ', 'sentenza ']

Bacio fugace sulla guancia della bambina: non è violenza sessuale. – Noi Radiomobile™
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Bacio fugace sulla guancia della bambina: non è violenza sessuale.
(Cassazione penale, sez. III, sentenza 4 maggio 2016 n° 18679)
Il bacio fugace dato sulla guancia di una bambina non è idoneo a configurare, dal punto di vista oggettivo, il delitto di violenza sessuale, non potendosi parlare di compimento di un “atto sessuale”.
E’ quanto emerge dalla sentenza della Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione del 5 maggio 2016, n. 18679 che, di seguito, si riporta;
3.1.A tal fine è necessario ricordare che il reato di cui all’art. 609-bis, cod. pen., è posto a presidio della libertà personale dell’individuo che deve poter compiere atti sessuali in assoluta autonomia e libertà, contro ogni possibile condizionamento, fisico o morale, e contro ogni non consentita e non voluta intrusione nella propria sfera intima, anche se attuata con l’inganno.
La libertà sessuale, quale espressione della personalità dell’individuo, trova la sua più alta forma di tutela nella proclamazione della inviolabilità assoluta dei diritti dell’uomo, riconosciuti e garantiti dalla Repubblica in ogni formazione sociale (art. 2, Cost.), e nella promozione dei pieno sviluppo della persona che la Repubblica assume come compito primario (art. 3, comma 2, Cost.).
3.5.E’ necessario e sufficiente che l’imputato sia consapevole della natura “sessuale” dell’atto posto in essere con la propria condotta cosciente e volontaria; tale natura preesiste alla volontà dell’agente, non è da questi creata, né conformata.
Essa appartiene all’elaborazione scientifica ma è anche espressione della cultura di una determinata comunità in un determinato momento storico e può variare da regione a regione, da Paese a Paese, secondo i ì costumi e le usanze locali; il medesimo gesto può non avere ovunque la stessa valenza sessuale, presso alcuni popoli potrebbe non averne affatto (cfr. Sez. 3, n 25112 del 2007, cit., in ordine al bacio russo).
3.6. Il sesso evoca l’eros, ne è per certi versi sinonimo. Si può dunque sostenere che la natura sessuale dell’atto deriva dalla sua attitudine ad essere oggettivamente valutato, secondo canoni scientifici e culturali, come erotico, idoneo cioè a incarnare il piacere sessuale o a suscitarne lo stimolo, a prescindere dal fatto che proprio questo sia lo scopo dell’agente.
Tale valutazione oggettiva costituisce il necessario presupposto del diritto alla libertà sessuale dell’individuo, ne definisce anche contenuto e ampiezza, conformandone, ad un tempo, l’oggetto mediante l’incessante osmosi con la scienza ed i mutevoli costumi sociali.
3.12.Come ricordato anche dal Giudice delle leggi, «la condotta del (…) delitto di violenza sessuale consiste nel costringere taluno a compiere o subire, con violenza, minaccia o abuso di autorità, atti sessuali i quali abbracciano ora una gamma assai vasta di comportamenti, caratterizzati dall’idoneità a incidere comunque sulle facoltà della persona offesa di autodeterminarsi liberamente nella propria sfera sessuale.
A fronte di una nozione di atto sessuale che continua ad avere come punti di riferimento da un lato la congiunzione carnale e dall’altro gli atti di libidine, ma intende distaccarsi dalla fisicità e materialità della distinzione per apprestare una più comprensiva ed estesa tutela contro qualsiasi comportamento che costituisca una ingerenza nella piena autodeterminazione della sfera sessuale, il legislatore ha avvertito l’esigenza di introdurre una circostanza attenuante per i casi di minore gravità (art. 609-bis, terzo comma, cod. pen.).
Mediante una consistente diminuzione (in misura non eccedente i due terzi) della pena prevista per il delitto di violenza sessuale (fissata, nel minimo, in cinque anni di reclusione), risulta così possibile rendere la sanzione proporzionata nei casi in cui la sfera della libertà sessuale subisca una lesione di minima entità.
L’attenuante si pone dunque quale temperamento degli effetti della concentrazione in un unico reato di comportamenti, tra loro assai differenziati, che comunque incidono sulla libertà sessuale della persona offesa, e della conseguente diversa intensità della lesione dell’oggettività giuridica del reato» (Corte Costituzionale, sentenza n. 325 del 22/06/2005).
3.15.Resta dunque solo il bacio sulla guancia, la cui natura di atto sessuale – al di là di classificazioni definitorie inammissibilmente autosufficienti – non è affatto scontata (ché anzi il bacio sulla guancia è, secondo consuetudine, percepito come manifestazione di affetto o dato in segno s i o di saluto); si deve perciò far riferimento, come detto, alle circostanze concrete del caso.
Ognuno vede, infatti, che una cosa è baciare repentinamente (ma puramente e semplicemente) una persona sulla guancia, altra è – per esempio – baciare un’alunna in luoghi appartati, trattenendola per i fianchi, chiedendole di essere baciati e rivolgendole apprezzamenti per il suo aspetto fisico (questo il caso oggetto della sentenza Sez. 3, n. 10248 del 12/02/2014, Rv. 258588), o il bacio sulla guancia dato nel tentativo di raggiungere la bocca.
Premesso che, come ricordato in sede espositiva del motivo unico di ricorso, l’imputato eccepisce il solo vizio di violazione di legge, la Corte di appello fa buon governo del principio secondo il quale «in tema di attenuanti generiche, posto che la ragion d’essere della relativa previsione normativa è quella di consentire al giudice un adeguamento, in senso più favorevole all’imputato, della sanzione prevista dalla legge, in considerazione di peculiari e non codificabili connotazioni tanto dei fatto quanto del soggetto che di esso sì è reso responsabile, ne deriva che la meritevolezza di detto adeguamento non può mai essere data per scontata o per presunta, sì da dar luogo all’obbligo, per il giudice, ove questi ritenga invece di escluderla, di giustificarne sotto ogni possibile profilo, l’affermata insussistenza.
Al contrario, è la suindicata meritevolezza che necessita essa stessa, quando se ne affermi l’esistenza, di apposita motivazione dalla quale emergano, in positivo, gli elementi che sono stati ritenuti atti a giustificare la mitigazione del trattamento sanzionatorio» (Sez. 1, n. 11361 del 19/10/1992, Gennuso, Rv. 192381; Sez. 2, n. 2769 del 02/12/2008, Poliseno, Rv. 242709; nonché Sez. 2, n. 38383 del 10/07/2009, Squillace, Rv. 245241; e Sez. 5, 7562 del 17/01/2013, La Selva, Rv. 254716).
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