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Timestamp: 2020-08-07 04:07:36+00:00
Document Index: 184504601

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Il “sistema delle housing sociali” da Castellammare di Stabia a Sorrento - Mezzogiorno&Dintorni
Il “sistema delle housing sociali” da Castellammare di Stabia a Sorrento
– Posted on 27 maggio 2020Posted in: News&Attualità, Politica
Con la sentenza del Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso presentato dalla CEPS, Cooperativa Edilizia Penisola Sorrentina, avverso la sentenza del TAR Campania che aveva bloccato la realizzazione del piano di housing sociale in località Atigliana a Sorrento, crolla tutto l’impianto interpretativo che ha spinto privati e pubblica amministrazione ad attuare iniziative edilizie in aree urbane sottoposte ai vincoli del PUT e dove non si possono realizzare interventi di edilizia residenziale, ma soltanto di natura pubblica e nei limiti imposti dalla saturazione urbanistica. L’operazione Ceps prevedeva la realizzazione, su un’area di 11mila mq, di 48 appartamenti suddivisi in tre palazzine e di dimensione oscillante tra gli 80 e i 100 mq cadauno. Il progetto di housing sociale (“edilizia sociale residenziale finalizzata ad incrementare l’offerta abitativa per giovani coppie, famiglie in difficoltà o con forte disagio abitativo, emigrati nati e che lavorano a Sorrento”) prevedeva anche la realizzazione di un’area giardino di oltre 7mila mq destinati a parco giochi con la prospettiva anche di un uso pubblico. Lo stop definitivo all’operazione a seguito del pronunciamento del Consiglio di Stato succede al ricorso presentato da un confinante con l’area interessata all’operazione (difeso dall’avv. Francesco Saverio Esposito) e dalla Città Metropolitana di Napoli (difesa dall’avv. Alfredo Perillo) che rivelava l’incoerenza tra l’applicazione della legge regionale “piano-casa” del 2009 e i vincoli del PUT che per l’area in questione avrebbe consentito un intervento di “edilizia pubblica” con tutt’altra destinazione per quanto concerne gli assegnatari. Su questa vicenda è interessante il parere espresso dall’ing. Antonio Elefante, un professionista al momento agli arresti domiciliari in quanto progettista dell’housing sociale nell’area ex-Cirio a Castellammare di Stabia che, all’indomani della pronuncia del Tar Campania sul caso Ceps, commentava così la vicenda sul suo profilo facebook ripreso poi dal sito talepiano.it
IL COMMENTO DELL’ING. ELEFANTE
“Cari Amici, come era immaginabile, da molte persone mi viene chiesto un commento sulla sentenza del TAR che ha riguardato la vicenda edilizia del quartiere di Atigliana in Sorrento.
La soluzione…a mio avviso …per gli amici della CEEPS é abbastanza semplice e si prefigurano almeno due soluzioni proprio sulla base del perimetro applicativo delineato superbamente dal TAR. Questo è quanto al riguardo della vicenda di Sorrento, augurando una rapida soluzione. Nulla ho da aggiungere per dibattere o smentire a tutto quanto si stia torbidamente sollevando su housing sociale Sant’Agnello cercando di creare un parallelismo inesistente. I fatti sono estremamente chiari! Il permesso di costruire riguarda un intervento coerente con il PUT e anche con il PRG e i soggetti destinatari sono stati selezionati sulla base di un bando pubblico; il PRG non ha dato alcuna indicazione riguardo alla specifica caratteristica come richiesta dal PRG di Sorrento. Il permesso a costruire non é stato impugnato da nessuno”.
IL CASO CEPS TRA COMUNE E PROVINCIA DI NAPOLI
Va però evidenziato un altro aspetto della vicenda Ceps che investe le responsabilità della politica amministrativa locale. La Ceps comprò il terreno non appena fu varata dalla Regione Campania la legge sul “Piano Casa” nel 2009. All’epoca il Comune di Sorrento non aveva ancora adottato il Puc e in fase di adozione inserì l’intervento di housing sociale nella “zona C” destinata però a edilizia pubblica unicamente per soddisfare le esigenze di cui all’art.9 del Put: sostituzione di vani malsani o sovraffollati. Quanto il Puc adottato dal Comune fu trasmesso alla Provincia di Napoli, questa con una nota istruttoria del settembre 2010 segnalò che prevedere il “piano casa” in zona C non era corretto per le note motivazioni sucessivamente evidenziate prima dal Tar e poi dal CdS. Il Comune di Sorrento chiese e ottenne di svolgere la conferenza dei servizi che si tenne il 5 novembre dello stesso anno. In tale conferenza prese atto dell’impossibilità di inserire l’housing nella suddetta zona C. Ciò nonostante nel 2015 varò il Pua per consentire la realizzazione dell’l’housing non tenendo in considerazione il fatto di averlo stralciato in sede di approvazione del Puc.
L’HOUSING SOCIALE A SANT’AGNELLO
Housing Sant’Agnello
Il caso dell’housing sociale realizzata a Sant’Agnello e bloccato sul fil di lana della consegna agli assegnatari per l’intervento della Procura della Repubblica di Torre Annunziata diretta dal dott. Pierpaolo Filippelli presenta le stesse caratteristiche di un’applicazione errata della legga regionale “paino-casa” che non consente la realizzazione di edilizia privata, ma soltanto di quella pubblica e nei limiti della saturazione urbanistica del territorio. A progettare l’opera è stato l’ing. Antonio Elefante (coinvolto nello stralcio dell’inchiesta Olimpo a Castellammare di Stabia relativa alla riconversione dell’area ex-Cirio dove aveva progettato la realizzazione di una mega housing sociale con oltre 300 appartamenti) che nel febbraio scorso, a pochi giorni dalla cerimonia inaugurale del complesso residenziale costituito da 53 appartamenti e 67 box auto, fu posto sotto sequestro dalla Procura oplontina ravvisandosi le medesime irregolarità urbanistiche riassunte nella sentenza del Consiglio di Stato per il “caso Ceps”. L’ing. Elefante nel febbraio scorso così presentava l’opera giunta ormai al termine: “Sicuramente uno dei primi esempi di edilizia ad alta sostenibilita ambientale…riduzione dei costi energetici al 30% …energia fotovoltaica per alimentare la produzione comune di acqua calda e il condizionamento estivo e invernale…produzione di acqua calda diretta dal sole tramite pannelli solari di ultima generazione capaci di elevare la temperatura dei fluidi fino a 250°C…recupero delle acque di pioggia tramite sistema di raccolta e immissione in circuito idraulico separato da quello sanitario per alimentare i soli sciacquoni dei bagni ….differenzazione dei rifiuti a monte….integrazione delle coperture con giardini pensili…primo esempio di giardino verticale ….spazi living generosi per adulti e bambini per realizzare momenti di aggregazione e socializzazione …. edilizia antisismica …..53 alloggi per gente comune ….scusate il disturbo”. L’interrogativo che sta sulla bocca di tutti, mentre cresce il livello di tensione tra le famiglie che nell’acquisto degli immobili hanno investito i risparmi di una vita e oggi si ritrovano senza denaro e molti anche senza un’abitazione, è come sia stato possibile che a Sant’Agnello l’operazione edilizia sia andata avanti fino alla sua completa realizzazione senza intralci. Effettivamente l’housing santanellese fa bella mostra di sè nell’area urbana a ridosso del centro cittadino proponendosi come un complesso residenziale all’avanguardia che attende soltanto di animarsi di vita umana, quelle stesse che ormai quasi ogni giorno si riuniscono in protesta fuori l’housing, sotto al Municipio o sulle scale della Basilica dei SS. Prisco e Agnello patroni della cittadina amministrata dal sindaco Piergiorgo Sagristani che ha espresso solidarietà alle famiglie e fiducia nell’azione della Magistratura auspicando una sollecita e positiva soluzione della vicenda. Torniamo però all’interrogativo e cioè: perchè a Sant’Agnello si è riusciti a realizzare l’opera e negli altri Comuni invece no? Oltre alle questioni tecnico-urbanistiche ampiamente evidenziate, la risposta l’ha data lo stesso ing. Elefante nel commento alla sentenza del Tar sul caso Ceps postato sul suo profilo facebook: “…il permesso a costruire non è stato impugnato da nessuno”. Cioè, tanto per essee chiari: se qualcuno avesse impugnato sul piano legale gli atti autorizzatori del Comune di Sant’Agnello molto probabilmente per il contenzioso che ne sarebbe scaturito l’opera non sarebbe stata realizzata (com’è avvenuto a Sorrento e anche a Castellammare di Stabia) e oggi le 53 famiglie (tra le quali anche non pochi esponenti delle forze dell’ordine cui il progetto riservava una quota del 10%) che hanno investito i loro risparmi nell’acquisto della casa non vivrebbero il dramma di un sogno forse destinato a restare nel cassetto!
Per la vicenda Housing Sociale la Procura di Torre Annunziata ha indagato fino a questo momento 4 persone: il progettista Antonio Elefante (attualmente ai domiciliari per la vicenda ex-Cirio, Ndr), specializzato nei grandi progetti e artefice dell’abbattimento dell’ecomostro di Alimuri, quale amministratore della Shs srl, società che stava ultimando le opere, e contemporaneamente relatore del progetto e direttore dei lavori; gli altri indagati sono Massimiliano Zurlo, commercialista e altro amministratore e altri due ex ad della società, l’avv. Danilo Esposito e Francesco Gargiulo entrambi di Piano di Sorrento.
Tags: antonio elefante, castellammare di stabia, housing sociale, sant'agnello
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