Source: https://www.mognonpartners.com/it/news/lesioni-stradali-la-parola-alla-consulta
Timestamp: 2018-11-16 12:42:36+00:00
Document Index: 110018094

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 222', 'sentenza ', 'art. 222', 'art. 589', 'art. 590', 'art. 590', 'art. 589', 'art. 590']

Lesioni stradali: la parola alla Consulta | Mognon & Partners
Con la Legge 23.3.2016, n. 41 il Legislatore ha inteso proseguire l’inasprimento delle sanzioni in caso di omicidio colposo e lesioni colpose commessi in violazione delle norme sulla circolazione stradale. Con l’art. 1, comma 6, lettera b), modifiche all’art. 222 del Codice della Strada (D.Lgs. n. 285/1992) in materia di sanzioni amministrative accessorie all’accertamento dei reati si è previsto che, nel caso in cui dalla commessa violazione del Codice della Strada derivino danni alle persone, con la sentenza di condanna, il Giudice applica le sanzioni amministrative pecuniarie previste, nonché le sanzioni amministrative accessorie della sospensione o della revoca della patente di guida.
Il punto più interessante, e soprattutto più discusso, è situato però ai commi 2 e 3 ter dell’art. 222 C.d.S., laddove si legge che sia per il reato di omicidio stradale sia per il reato di lesioni personali stradali gravi o gravissime di cui agli artt. 589 bis e 590 bis c.p., consegue automaticamente la revoca della patente di guida e l’impossibilità di conseguirne una nuova prima che siano trascorsi 5 anni.
Si ricorda che anche gli artt. 589 bis e 590 bis c.p. sono stati colpiti dall’inasprimento sanzionatorio intervenuto con l’introduzione della Legge 41/2016: trattasi rispettivamente dei reati di omicidio stradale e di lesioni personali stradali. In particolare:
il comma 1 dell’art. 589 bis c.p. prevede la pena della reclusione da due a sette anni per chiunque cagioni per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale;
il comma 1 dell’art. 590 bis c.p., prevede per il caso in cui le lesioni colpose siano state commesse in occasione di violazione delle norme sulla circolazione stradale , la pena della reclusione da 3 mesi a un anno per le lesioni gravi (quando dal fatto deriva una malattia che mette in pericolo la vita della persona offesa, ovvero una malattia o un’incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai 40 giorni; quando il fatto produce l’indebolimento permanente di un senso o un organo) e la pena della reclusione da uno a 3 anni per le lesioni gravissime (quando dal fatto deriva una malattia certamente o probabilmente insanabile, la perdita di un senso , la perdita di un arto o una mutilazione che renda l’arto inservibile, la permanente e grave difficoltà della favella, la deformazione ovvero lo sfregio permanente del viso).
Oltre alla tematica relativa alla sanzione accessoria, di non scarsa importanza è anche la previsione della procedibilità d’ufficio, e non più a querela di parte, per i reati in questione. Detta previsione ha provocato notevoli ripercussioni, in quanto d’ostacolo ad una possibile soluzione conciliativa tra responsabile e persona offesa, con la conseguenza che il processo penale viene comunque promosso e prosegue, anche a seguito di un risarcimento integrale del danno. Ciò, si noti, senza peraltro alcuna distinzione tra colui che ha commesso il reato guidando in stato di ebbrezza e colui che invece ha provocato lesioni, per disattenzione o negligente condotta, in stato di sobrietà.
Proprio l’applicazione uniforme della sanzione accessoria della revoca della patente nonché la previsione di una procedibilità d’ufficio per due fattispecie la cui offensività è indubbiamente di diversa graduazione, ha portato molti operatori del diritto a premere per una riforma, o almeno una revisione della normativa in questione.
Auspici peraltro frustrati per lo meno quanto al reato di cui all’art. 590 bis c.p., allorchè la attesa riforma del processo penale (che prometteva l’introduzione della procedibilità a querela per i reati contro la persona puniti con pena detentiva fino a quattro anni), avvenuta con D.Lgs. 95/2018 su L. delega 103/2017, nulla ha previsto circa la procedibilità dei reati di lesioni stradali gravi e gravissime, che, pertanto, ad oggi, rimangono procedibili d’ufficio.
Come risulta dalla relazione illustrativa del D.Lgs. attuativo 95/2018 della L. delega 103/2017, il mandato della legge delega non era ampio al punto di consentire una revisione complessiva del regime della procedibilità ma consisteva, piuttosto, nel delegare al Governo il potere di valutare quali tra i reati procedibili d’ufficio, potessero essere affidati all’istituto della querela.
In attesa, dunque, di una nuova proposta di riforma, due Tribunali hanno sollevato questione di legittimità costituzionale.
Dapprima il Tribunale di Forlì, con ordinanza del 28.2.2018, e successivamente il Tribunale di Torino, con ordinanza dell’8.6.2018, hanno posto l’attenzione della Corte Costituzionale sulla possibile illegittimità della pena accessoria della revoca della patente per 5 anni ugualmente applicata a reati con un diverso grado di offensività, quali l’omicidio stradale (art. 589 bis c.p.) e le lesioni personali stradali gravi o gravissime (art. 590 bis c.p.).
In particolare, l’ordinanza del Tribunale di Forlì, a firma del Giudice Dott.ssa Sonia Seravini, rileva, che: sebbene “il legislatore, con l’introduzione del reato di omicidio stradale e del reato di lesioni personali stradali ha stabilito uno specifico ed autonomo assetto normativo, significativamente più repressivo rispetto a quanto previsto per le figure colpose di omicidio e lesioni; ciò, con l’obiettivo di contenere in modo efficace il crescente numero di vittime della strada determinato da condotte di guida colpose o sotto l’effetto di alcool e di sostanze stupefacenti” è anche vero che “giungendo ad applicare la medesima sanzione accessoria” (ossia la revoca della patente per 5 anni) “a condotte con offensività e grado di colpa diverso, ha disatteso i criteri di ragionevolezza e di proporzione, quali elementi integratori del principio costituzionale di uguaglianza”.
Alla luce di quanto sopra appare evidente la disparità di trattamento circa l’applicazione della stessa pena accessoria per due reati con diversa offensività e grado di colpa: in sostanza, oggi, in aggiunta alla condanna per lesioni stradali gravi o gravissime (le cui pene consistono nella reclusione nel primo caso fino a un anno e nel secondo caso fino a tre anni) viene applicata la stessa sanzione accessoria (la revoca della patente di guida per 5 anni) prevista per il condannato per omicidio stradale (la cui pena consiste nella reclusione fino a 18 anni). Secondo la ricostruzione proposta dall’ordinanza in commento, quanto discende dal combinato disposto degli articoli 589 bis c.p., 590 bis c.p. e 222 C.d.S., collide con i principi costituzionali di proporzionalità della pena, rispetto alla gravità del fatto commesso, e della finalità rieducativa della medesima, oltre che con il principio di uguaglianza che vieta “non solo il trattamento di situazioni uguali in modo diverso, ma anche il trattamento di situazioni diverse in modo uguale, salvo che il legislatore non abbia stabilito le differenze con ragionevolezza ed obiettività”.