Source: https://www.dirittieuropa.it/blog/15447/notizie/le-sentenze-della-corte-europea-dei-diritti-delluomo-del-16072015/
Timestamp: 2017-12-18 03:09:37+00:00
Document Index: 152933487

Matched Legal Cases: ['art.5', 'art.6', 'art. 2', 'art.3', 'sentenza ', 'art. 46', 'art.6', '§1', 'art.13', 'art.8', 'art.8', 'art.3', 'art.6', 'art. 3', 'art. 1', 'art.3', 'art. 9']

Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell'uomo del 16/07/2015 | Diritti EuropaDiritti Europa
Home / In evidenza / Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 16/07/2015
Posted by: Aurora Licci in In evidenza, Notizie, Rassegna sulla Corte Europea 16 luglio 2015
Di seguito la rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data Giovedì 16 luglio 2015, di cui, per ciascuna, si ripropongono:
Kuttner c. Austria 7997/08 2 Il signor Kuttner, oggi sessantacinquenne, nel 2005 inizia a scontare la condanna a sei anni a causa delle lesioni inferte all’anziana madre. viene poi trasferito in una struttura di detenzione consona ai suoi disturbi mentali accertati dalla relativa perizia.Poc tempo dopo il ricorrente presenta, senza successo, la richiesta per il rilascio condizionato. Una serie di richieste vengono inoltrate alle istituzioni ma è la sua pericolosità sociale a costituirne fatto impediente sino al 2009: anno in cui le autorità acconsentono ad un rilascio condizionato.
Oggi Kuttner invoca il suo diritto alla libertà personale così come protetto dal’art.5 CEDU; lamenta inoltre la violazione dell’art.6 CEDU (diritto ad un processo equo). Articolo 5
Articolo 6 resto irricevibili
Danno non patrimoniale - riconoscimento (articolo 41 - Danno morale)
Kerimli c. Azerbaijan 3967/09 2 La vicenda del signor Kerimli, politico azero, nasce dal rifiuto da parte delle autorità a rilasciare il suo passaporto.
Queste si appellano alla commissione del reato di detenzione di materiale esplosivo durante una manifestazione nel 1994.
Secondo le leggi egli avrebbe potuto beneficiare dei termini prescrizionali già quattro anni dopo, ma inspiegabilmente le pronunce dei tribunali non ne decretano la prescrizione del procedimento a suo carico. Il ricorrente Kerimli denuncia in Corte edu la violazione della libertà di circolazione, così come tutelata all’art. 2 dal Protocollo addizionle n°4.
Articolo 2 Protocollo n°4 resto irricevibile
Violazione dell'articolo 2 del Protocollo n ° 4 - Libertà di movimento- {} generale (articolo 2, paragrafo 2 del Protocollo n. 4 - La libertà di lasciare un paese)
Danno non patrimoniale - riconoscimento (articolo 41 - danno non patrimoniale
Ghedir e Altri c. Francia 20579/12 3 Nel 2004 Abdelkader Ghedir che all’età di ventun’anni viene arrestato dalla polizia ferroviaria francese nella stazione di Mitry-Villeparisis perché sospettato di gettare dei sassi contro i treni.
Gli ufficiali, si apprende dal ricorso, per immobilizzarlo usano una forza eccessiva. Poco dopo il ragazzo, entra in coma, che gli provocherà danni cerebrali permanenti per il 95%.
Il pubblico ministero avvia le indagini a carico di tre poliziotti coinvolti nel fermo, ma il Gip sospende il procedimento nel 2010. Anche la Corte d’Appello e successivamente la Corte di Cassazione respingono il ricorso. Oggi Abdelkader Ghedir insieme alla madre, al padre ed al fratello denunciano ex art.3 CEDU i trattamenti inumani e degradanti rispetto alle condizioni del suo arresto.
Articolo 3 Parzialmente irricevibile
Trattamento inumano) (aspetto materiale)
Nessuna violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Equa soddisfazione riservata (Articolo 41 - Equa soddisfazione)
Gazsó c. Ungheria 48322/12 2 La Corte europea rileva già nel 2014 una vuoto nel sistema giuridico ungherese in materia di contenzioso del lavoro, tale da proporre una sentenza pilota ex art. 46.
Il signor Gazsó rifiuta la posizione lavorativa offerta da suo datore, nel 2006 a conclusione di un contenzioso. Sei anni dopo i giudici ungheresi confermano le decisioni precedenti, sicché Gazsó denuncia, la violazione ex art.6§1 CEDU (diritto a un equo processo entro un termine ragionevole) in combinato disposto con l’art.13 CEDU (diritto ad un ricorso effettivo); ed è proprio rispetto a quest’ultima doglianza che il Governo ungherese dovrà presentare le proprie osservazioni.
Articolo 13 Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedura civile
Violazione dell'articolo 13 + 6-1 - Diritto a un ricorso effettivo (Articolo 13 - ricorso effettivo) (Articolo 6 - Diritto a un equo processo
Gégény c. Ungheria 44753/12 3 Il signor Gégény è un cittadino ungherese e denuncia oggi le condizioni degradati nei vari penitenziari in cui ha scontato,e tuttora sconta la sua condanna.In particolare egli lamenta scarsi servizi igienici, una situazione di grave sovraffollamento oltre ai brevissimi intervalli di tempo trascorsi fuori dalla cella.
Akinnibosun c. Italia 9056/14 3 Il signor Akinnibosun, nel 2008, arriva in Italia con la figlioletta attraversando in Mediterraneo in un’imbarcazione di fortuna. Lo stesso anno ottiene il permesso di soggiorno per ragioni umanitarie. Egli vive attualmente a Lecce, e è proprio a causa delle pronunce delle Corti pugliesi che oggi denuncia ex art.8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare).
L’anno successivo al suo arrivo, lo psichiatra, nella sua relazione descrive un conflittuale tra il ricorrente e sua figlia; quest’ultima sempre secondo il medico soffriva da stress post traumatico, e viveva un senso di abbandono da parte del padre.
Nel 2009 i ricorrente viene arrestato -e assolto nel 2011- con l’accusa di aver partecipato al traffico dei migranti, ciò ha costituito le basi per la sospensione della sua potestà genitoriale -disposta dal Tribunale nel 2010- e per l’affidamento della figlia ad una famiglia.
Uavolta rilasciato Akinnibosun, chiede alle autorità di poter vedere la figlia, ma per gli assistenti sociali tale incontro non produce effetti benefici sulla minore. Tempo dopo il padre cerca di mantenere il contatto recapitando alcune lettere alla figlioletta, ma secondo il Tribunale, questi la avesse di fatto abbandonata: per tali motivi avalla la strada del’adozione. Oggi la Corte europea ammonisce l’Italia accogliendo la denuncia del ricorrente: le autorità italiane, nonostante il margine di apprezzamento che la Convenzione riconosce, non hanno adottato misure necessarie per garantire il rispetto della vita privata e familiare (art.8 CEDU), e nello specifico che Akinnibosun vivesse insieme a sua figlia. Articolo 8
Articolo 14 Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8-1 - Il rispetto della vita familiare)
Ciprian Vladut e Ioan Florin Pop c. Romania 43490/07 e 44304/07 2 I ricorrenti sono due fratelli rumeni, che nel 2004 vennero arrestati a conclusione di un’indagine che vide coinvolti agenti sotto copertura. Le intercettazioni congiuntamente alle testionianze della Polizia stessa fornirono prove schiaccianti della colpevolezza. Ciprian Vladut e Ioan Florin Pop l’anno successivo iniziarono a scontare in carcere rispettivamente sette e sei mesi e tre anni e sei mesi per traffico di droga. Oggi lamentano in Corte Edu oltre alle condizioni degradanti di detenzione (art.3 CEDU), anche, ex art.6 ,l’impossibilità di un’effettiva contestazione in giudizio delle accuse a loro carico: questi, infatti, non hanno mai avuto accesso alle trascrizioni delle intercettazioni.
Samachişă c. Romania 574 67/10 3 Liviu Samachişă, cittadino con doppia cittadinanza (rumena e statunitense) il 31 luglio del 2008 vine fermato, vicino alla sua automobile, dalla Polizia rumena perché sospettato d aver investito alcuni pedoni poco tempo prima. Stando alla sua denuncia questo venne immobilizzato con un uso eccessivo della forza e malmenato bruscamente nella stazione di polizia.
Dal report dell’ospedale i medici riscontrarono ematomi in varie parti del corpo e lesioni al cranio e al mento.
In tutti i gradi del giudizio la versione del ricorrente non trovò accoglimento; I Giudici infatti basarono le proprie decisioni accogliendo quella, diametralmente opposta, degli agenti che si trovarono costretti ad immobilizzare il ricorrente a causa della resistenze e del rifiuto a collaborare. Liviu Samachişă deununcia oggi la Roamnia per trattamenti inumani e degradanti (art. 3 CEDU).
Samoila c. Romania 19994/04 3
Il caso trae origine nel 2002 dal procedimento di liquidazione della Banca di Credito Cooperativo con sede in Romania. I suoi clienti, per la maggior parte piccoli risparmiatori hanno appreso della possibilità di presentare ricorso dalla televisione e dai giornali.
Oggi, il signor Gheorghe Samoila, contesta sia i mezzi di comunicazione in quanto inefficaci, sia l’impossibilità di adire un tribuanle per far valere il suo diritto di credito, per tali motivi denuncia la Romania ex art. 1 Porotocollo n°1.
Articolo1 Protocollo n° 1 Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedura civile
Sanatkar c. Romania 74721/12 2 Hakan Sanatkar, un cittadino turco di religione musulmana,nel 1998 viene condannato, in Romania, a sette anni di carcere per tentato omicidio.
La sua denuncia ex art.3 CEDU al Giudice di Strasburgo riguarda la situazione di grave affollamento (egli afferma di aver diviso la sua cella, di 45 mq, insieme ad altre 38 persone); Ciò avrebbe, impedito anche al ricorrente di avere lo spazio necessario per stendere il tappetino e pregare. Per tali ragioni solleva anche la violazione della libertà di religione, così come tutelato all’art. 9 della Carta convenzionale. Articolo 3
Articolo 9 Resto irricevibile (articolo 35-1 - Esaurimento dei ricorsi interni)
Austria Azerbaijan Francia Italia Romania Russa Slovacchia Ungheria	2015-07-16
Tagged with: Austria Azerbaijan Francia Italia Romania Russa Slovacchia Ungheria
Previous: Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 9/07/2015
Next: Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 21/07/2015