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Timestamp: 2019-05-19 10:21:33+00:00
Document Index: 72218327

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Se l'ex marito non versa l'assegno di mantenimento al figlio deve risarcire anche i danni morali | Studio Legale Parenti
Se l’ex marito non versa l’assegno di mantenimento al figlio deve risarcire anche i danni morali
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Corte di Cassazione, sentenza n. 4571 del 22.03.2012
La Corte di Cassazione con la sentenza in esame ha precisato che l’ex coniuge casalinga può vedersi ridotto l’assegno di mantenimento se ha una potenziale capacità lavorativa. Quando, infatti, si accerta che la beneficiaria è dotata di una specifica qualifica professionale e che il soggetto obbligato ha avuto una diminuzione patrimoniale, è perfettamente legittima la richiesta dell’ex marito di “risparmiare” sul mantenimento.
La Corte ha respinto il ricorso di una donna che si era vista ridurre l’assegno perché, pur essendo impossidente e priva di alcuna fonte di reddito, aveva la qualifica di insegnante. Secondo i giudici di merito questa professionalità potenziale le avrebbe consentito di dare lezioni private o collaborare con scuole pubbliche o provate e di non gravare per intero sull’ex coniuge.
Corte di Cassazione, sentenza n. 4816 del 27.02.2009
Secondo la Suprema Corte solo la casa nella quale la famiglia ha vissuto può essere assegnata al coniuge affidatario dei figli minori. Nel caso di specie è stata riformata, sulla scorta del suddetto principio, la sentenza di merito in forza della quale era stata assegnata alla moglie separata quale casa coniugale un appartamento, diverso da quello dove la famiglia aveva vissuto unita, ma più rispondente ai desideri della figlia che viveva con lei. Il Giudice di Legittimità invece ha rigettato il ricorso ritenendo del tutto irrilevante il fatto che i coniugi abbiano nella loro disponibilità di un’altra casa anche se più piccola ma rispondente alle esigenze della prole in quanto più vicina alla scuola e ai parenti del genitore affidatario. L’assegnazione della casa familiare prevista dall’art. 155, comma 4, c.c., risponde secondo la Corte all’esigenza di conservare l’habitat domestico, inteso come il centro degli affetti, degli interessi e delle consuetudini in cui si esprime e si articola la vita familiare. L’assegnazione dunque consentita unicamente con riguardo all’immobile che abbia costituito il centro di aggregazione della famiglia durante la convivenza.
Corte di Cassazione, sentenza n. 2721 del 04.02.2009
La Corte di Cassazione ha statuito che la ex moglie ha diritto al mantenimento anche se le nozze sono durate una sola settimana ed il matrimonio non è stato consumato. Con tale premessa la Corte ha confermato una sentenza della Corte di Appello di Bologna che aveva dichiarato lo scioglimento del matrimonio di una coppia durato solo una settimana. La Corte di Appello di Bologna aveva infatti stabilito a carico del marito un assegno mensile ritenendo la brevità della convivenza non rilevante per escludere il diritto all’assegno, non essendo stato provato il denunziato intento utilitaristico nel contrarre matrimonio. Contro la sentenza di appello il marito aveva proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, respingendo il ricorso, ha confermato la decisione dei giudici di appello, ritenendo dimostrato, sulla base della sensibile disparità dei redditi dei coniugi, il deterioramento delle condizioni economiche della moglie sopravvenuto al divorzio, e confermando il diritto all’assegno.
Corte di Cassazione, sentenza n. 29249 del 12.12.2008
Per la Suprema Corte intrattenere una relazione extraconiugale con scambio di effusioni anche in pubblico con l’amante costituisce motivo di addebito della separazione. La Corte di Cassazione ha cosi confermato una sentenza della Corte di Appello di Ancona che aveva pronunciato la separazione nei confronti di due coniugi addebitandola alla moglie a causa di una sua comprovata e consolidata relazione extraconiugale. La ragione dell’addebito della separazione era dovuto al comportamento della moglie, il quale era stato ritenuto idoneo ad evidenziare ai terzi l’esistenza della relazione extraconiugale, quand’anche in concreto non ancora intrattenuta con carattere di stabilità. Trattandosi continua la Corte di un comportamento che ha reso intollerabile la prosecuzione della convivenza, ci troviamo dinnanzi ad una circostanza sufficiente a giustificare l’addebito della separazione al coniuge che se ne era reso responsabile.
Corte di Cassazione, sentenza n. 6575 del 16 febbraio 2009
La Suprema Corte, ha confermato le sentenze dei primi due gradi di giudizio nei confronti di un uomo di Rossano che, per 5 anni, non ha versato la cifra indicata dal giudice per il mantenimento del figlio minore affidato alla madre, statuendo inoltre che il marito in tale ipotesi deve risarcire anche i danni morali. Si tratta continua la Corte di un risarcimento di cui il padre è debitore” proprio nei confronti del figlio minore per “la sofferenza fisica e morale conseguente al reato di violazione degli obblighi di assistenza. La statuizione risarcitoria del danno morale scaturisce per la Corte dalla sofferenza fisica e morale conseguente al reato in cui persona offesa è il minore
L’educazione dei figli rientra negli obblighi di assistenza di un padre
Il rifiuto di un’offerta di lavoro dall’ex non riduce il mantenimento
Se la moglie ha prestato dei soldi al marito questa non può ottenere giudizialmente la restituzione