Source: http://www.guglielmovaccaro.it/newscommento.php?nid=554
Timestamp: 2017-10-18 09:13:37+00:00
Document Index: 114720849

Matched Legal Cases: ['art.5', 'art.7', 'art.3', 'art.4', 'art.8', 'art 4', 'art.1', 'art. 77', 'art.19', 'art.19', 'art.3', 'art.55', 'art.83', 'art.34', 'art.37', 'art. 4']

03/04/2010 - Camera dei Deputati
____________________________________________________________________ A.C. 3079
VACCARO, LETTA, NICOLAIS, BOCCIA, COLANINNO, CONCIA, DAL MORO, DE MICHELI, GARAVINI, GOZI, GRAZIANO, IANNUZZI, LULLI, MARCHI, MARIANI, MAZZARELLA, MOSCA, PICIERNO, PISTELLI, REALLACCI, TOUADI, SCHIRRU, VASSALLO, VIGNALI
Norme per il risparmio energetico e lo sviluppo dell’impiego di energia da fonti rinnovabili negli edifici pubblici
L'idea di elaborare un disegno di legge in materia di risparmio energetico e produzione di energia da fonti rinnovabili negli edifici e nelle aree pubbli¬che nasce sull'esempio del modello americano di «green economy» e punta a contrastare gli effetti della recessione economica promuovendo investimenti, occupazione e imprenditorialità in attività utili all’ambiente. Gli investimenti: utili, poiché ammortizzati con il risparmio dell’energia nel medio e lungo periodo; necessari, perché sviluppati in un settore strategico che fa da traino all’occupazione come quello edile e dei servizi collegati; politicamente centrali, perché vedono recitare da parte del settore pubblico un ruolo di esempio, con oneri molto bassi destinati a trasformarsi in risparmi e utili. Il Parlamento francese ha recentemente approvato, quasi all’unanimità la legge n.967 del 3 agosto 2009 in attuazione della «Grenelle de l’Environnement» che prevede all’articolo 5 che «Tutti gli edifici dello Stato e delle sue istituzioni pubbliche saranno verificati entro il 2010. L’obiettivo è avviare, sulla base dei risultati dei risultati dei controlli, il rinnovamento di tali immobili entro il 2012 con interventi strutturali finalizzati a eliminare la dispersione di energia. Questo rinnovamento avrà come obiettivo la riduzione di almeno il 40% dei consumi di energia e di almeno il 50% delle emissioni di gas a effetto serra di questi edifici in un arco temporale di otto anni.». Gli interventi disciplinati dalla legislazione francese, oltre a produrre significative riduzioni delle emissioni di gas a effetto serra, aiutano l’Italia a raggiungere l’impegnativo obiettivo di riduzione fissato in sede europea per il 2020. L’intenzione è infatti quella di proporre un programma energetico e ambientale che ri¬guardi gli edifici pubblici, così da assegnare allo Stato ed alle sue autonomie un ruolo di guida e di esempio nel perseguimento di obiettivi virtuosi in campo energetico ed am¬bientale. Il disegno dì legge, infatti, vuole rappresentare la prima tappa di una transizione del sistema energe¬tico italiano riguardante il settore pubblico, che porterà a significativi tagli di emissioni di gas serra e quindi ad un ricorso ancora più mas¬siccio alle fonti di energia rinnovabili dì quello sin qui attuato. A livello europeo, la direttiva 2009/28/CE ha recentemente stabilito come ogni Stato membro debba presentare alla Commissione euro¬pea, entro il 30 giugno 2010, piani di azione nazionali che indichino la traiettoria con la quale realizzare l’obiettivo, al 2020, di coprire almeno il 17% dei consumi finali di energia con fonti energetiche rinnovabili. Il consumo tendenziale di energia stimato per quella data sarebbe di circa 131 milioni di tonellate equivalenti di petrolio –Mtep- (comprensivo degli effetti delle misure di miglioramento dell’efficienza e del risparmio energetico e del rallentamento prolungato, su più anni, dei consumi energetici prodotto dalla crisi in corso); l’Italia, quindi, per raggiungere l’obiettivo europeo del 17% dovrà più che triplicare le energie rinnovabili utilizzate passando da 7,1 Mtep nel 2005, a bene 22,25 Mtep nel 2020. Mentre si è in attesa della nuova direttiva europea che rafforzerà l’impiego per l’efficienza energetica degli edifici e che è già in fase avanzata nel suo iter, con questo disegno di legge puntiamo a dare attuazione alla direttiva 2006/32/CE concernente l’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici: tale direttiva assicura, appunto, un ruolo esemplare del settore pubblico attraverso l’adozione di una o più misure che migliorino l’efficienza energetica, a livello nazionale, regionale e locale. Il risparmio energetico, supportato dallo sviluppo di fonti di energia rinnovabili, ap¬pare la maniera più immediata e economica¬mente conveniente {cost-effective) per por¬tare avanti gli obiettivi strategici: combattere il cambiamento climatico, assicurare la sicu¬rezza dell'approvvigionamento energetico e realizzare uno sviluppo economico e sociale sostenibile. Così all’articolo 1 del presente disegno di legge sono indicate le finalità, all’articolo 2 le definizioni, all'articolo 3 si enunciano i programmi di intervento sugli edifici pubblici, per la realizzazione di nuovi impianti di produzione di energia, elettrica e/ o termica, alimentati da fonti energetiche rin¬novabili. Si prevede così un programma di inter¬venti «verdi» che coinvolga i due terzi degli edifici pubblici comprensivi di sedi istituzio¬nali, scuole, ospedali, uffici, ai quali sarebbe così garantita una migliore qualità ed un maggior comfort con lo sviluppo di interventi per il risparmio, l'efficienza energetica lo sviluppo della produzione e dell'impiego di energia da fonti rinnovabili. Il suddetto programma, come stabilito dal comma 3 dell'articolo 3, dovrà necessariamente prevedere interventi per il risparmio e l'efficienza energetica, che producano una riduzione di almeno il 30 per cento della quantità di energia consu¬mata dagli edifici pubblici nell'anno prece¬dente a quello di entrata in vigore della legge, nonché parallelamente lo sviluppo della produzione e dell'utilizzo dell'energia da fonti rinnovabili pari ad almeno il 30 per cento di quella consumata da tali edifici. Come disciplinato dall’articolo 4, spetterà alle amministrazioni rispettivamente competenti il compito di definire i progetti esecutivi degli interventi di efficienza, di risparmio energetico, di sviluppo e di utilizzo delle rinnovabili, da realizzare negli edifici di pubblica proprietà. Le amministrazioni competenti potranno avvalersi anche del supporto tecnico di sog¬getti privati per la realizzazione dei progetti esecutivi. Gii oneri sostenuti per tale ausi¬lio, non potranno essere superiori al 5 per cento dell'importo complessivo dello stesso progetto esecutivo. All'articolo 5 il disegno di legge indica le possibili misure di miglioramento dell'efficienza energetica e l'impiego di fonti di energia rinnovabili negli edifici di proprietà pubblica. Il Ministero dello sviluppo economico, av¬valendosi del supporto tecnico dell'ENEA, come stabilito dall'articolo 6, prevederà le norme tecniche attuative dei progetti esecu¬tivi. Tali progetti esecutivi dovranno necessariamente determinare la quota di risparmio minimo che le amministrazioni stimano e puntano a raggiungere annualmente mediante la realizzazione degli interventi di efficienza, di risparmio energetico, di sviluppo e di utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili. La realizzazione di tali interventi nonché la gestione e la manutenzione delle misure saranno a carico dei privati vincitori del bando di gara d’appalto pubblicato annualmente dalle amministrazioni competenti. Clausola sine qua non: il risparmio energetico effettivo – misurato come differenza tra i consumi prodotti dall’edificio pubblico prima degli interventi di efficentamento e quelli raggiunti dopo la loro realizzazione – non dovrà essere inferiore al risparmio minimo annuale atteso dall’ente pubblico titolare dell’edificio. Comuni, Province, Regioni e Stato dovranno poi vincolare nella misura del 50 per cento i risparmi energetici minimi annuali al rientro dal finanziamento ottenuto per la realizzazione degli interventi. Gli ulteriori risparmi eccedenti il risparmio energetico minimo annuale saranno garantiti nella misura del 50% al soggetto appaltatore, mentre l’altra metà sarà messa a disposizione di Comuni, Province, Regioni, Stato e dei loro enti pubblici. L’articolo 7 disciplina poi le modalità di finanziamento degli interventi previsti nei progetti esecutivi. Le amministrazioni com¬petenti rientreranno dei costi sostenuti per l'investimento effet-tuato grazie alle entrate ottenute con il ri¬sparmio energetico e l'energia rinnovabile prodotta. Comuni, province, regioni, Stato ed enti pubblici saranno così autorizzati ad accedere al credito per l'ammontare dell'in¬vestimento, anche in deroga alle norme rego¬lanti il patto di stabilità, per un limite mas¬simo di accesso annuale, al credilo fissato in 1.600 milioni di euro, nel periodo dal 2011 fino al 2020. Secondo tale previsione, normativa verranno investiti 16 miliardi di euro in 10 anni. Inoltre per le amministra¬zioni compenti, una volta rientrate dell'inve¬stimento fatto, si prospetta un puro guadagno economico ed energetico. In ultimo, all'articolo 8 si prevede che l'Agenzia del Demanio, di concerto con i co¬muni, ovvero nei comuni al di sotto dei 5.000 abitanti, di concerto con unioni di comuni o con le associazioni di comuni ovvero con le comunità montane, bandisca una gara annuale tramite la quale affidare a privati investitori, mediante la stipula di contratti di locazione, l'uso di superfici pubbliche inutilizzale, per realiz¬zare e sviluppare impianti di produzione di energia elettrica e/o termica utilizzando tonti rinnovabili. L’affidamento delle superfici pubbliche inutilizzate avverrà mediante procedura aperta, come recita il decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, meglio conosciuto come «Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE». Il disegno di legge stabilisce che, per l’assegnazione delle stesse superfici, debba essere seguito il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, al fine di introdurre un meccanismo con cui affidare le superfici pubbliche inutilizzate a privati investitori che offrano una garanzia qualitativa; il bando di gara infatti stabilirà i criteri di valutazione dell’offerta, pertinenti alla natura, all’oggetto e alle caratteristiche del contratto, senza trascurare il prezzo, la qualità, il pregio tecnico, le caratteristiche estetiche e funzionali dell’opera o del servizio. L’Agenzia del Demanio dovrà promuovere entro la data del 31 dicembre di ogni anno il suddetto bando di gara e qualora ciò non dovesse accadere, l’amministrazione e la gestione economica delle superfici pubbliche inutilizzate dovrà essere affidata, ope legis, ai rispettivi Comuni o alle unioni di comuni o alle associazioni dei comuni o alle comunità montane per l’attivazione della procedura suddetta. I proventi dei contratti di locazione stipulati andranno a finire nelle casse comunali al fine di cofinanziare, almeno nella misura del 50 per cento, gli interventi esecutivi illustrati in precedenza. L'esempio e lo sviluppo di tali interventi nel settore pubblico, oltre ad indurre innova¬zione tecnologica, consentirebbe una grande crescita delle imprese del settore con una conseguente crescila della quota degli occu¬pati, pari a circa 300.000 lavoratori in più a regime. Le ripercussioni positive indotte da tali interventi nel pubblico, ricadrebbero anche sullo sviluppo dei medesimi progetti nel settore privato. Vi sarebbero, in ultimo, secondo le stime, effetti di crescita dell'1,2 per cento del Pil.
1. Le presenti norme attuano gli obblighi dell’art.5 della direttiva 2006/32/CE concernente l’efficienza degli usi finali dell’energia ed i servizi energetici, recante inoltre l’abrogazione della direttiva 93/76/CEE del Consiglio. Tale direttiva prescrive che gli Stati membri assicurino un ruolo esemplare del settore pubblico attraverso l’adozione di una o più misure che ne migliorino l'efficienza energetica, a livello nazionale, regionale e locale.
2. Le presenti norme attuano altresì la direttiva 2009/28/CE relativa alla promozione dell’uso dell’energia prodotta con fonti rinnovabili recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE, che prevede, in particolare, che l’Italia adotti misure per raggiungere l’obiettivo del 17% del consumo finale lordo al 2020, da soddisfare con fonti energetiche rinnovabili e per realizzare tale obiettivo è necessario il coinvolgimento del settore pubblico.
3. Tali misure per l’efficienza energetica e lo sviluppo dell’uso di fonti energetiche rinnovabili nel settore pubblico, sono necessarie per la mitigazione della crisi climatica, in attuazione del Trattato internazionale di Kyoto e degli ulteriori impegni di riduzione delle emissioni di gas- serra definiti dall’Unione Europea e da nuovi accordi internazionali per il 2020.
4. Gli investimenti e la nuova occupazione che tali misure producono mirano a ridurre sia le emissioni inquinanti che la dipendenza energetica del Paese, oltre a recitare un ruolo fondamentale per lo sviluppo tecnologico.
1. Ai sensi delle presenti norme sono definiti:
a) «Edifici pubblici»: le strutture edilizie esterne e interne e tutti gli impianti e i dispositivi tecnologici che si trovano stabilmente al loro interno, che siano di proprietà di Comuni, Province, Regioni e Stato, o di loro enti pubblici;
b) «Interventi per il risparmio e l’efficienza energetica»: gli interventi tesi a ridurre la quantità di energia consumata e a migliorare le prestazione energetiche dell’edificio, o quelli necessari a soddisfare i vari bisogni connessi all’uso dell’edificio;
c) «Sviluppo della produzione e dell’impiego dell’energia da fonti rinnovabili»: gli interventi tesi alla realizzazione di nuovi impianti di produzione di energia, elettrica e/o termica, alimentati da fonti energetiche rinnovabili;
d) «Risparmio energetico minimo annuale»: è il risparmio stimato per ciascun anno, da Comuni, Province, Regioni, Stato e da loro enti pubblici e individuato altresì nei rispettivi progetti esecutivi. Tale risparmio si raggiunge mediante la realizzazione degli interventi di efficienza, di risparmio energetico, di sviluppo e di utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili nei pubblici edifici.
e) «Risparmio energetico effettivo»: è il risparmio misurato come differenza tra i consumi prodotti prima degli interventi di efficienza, di risparmio energetico, di sviluppo e di utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili nei pubblici edifici e quelli raggiunti dopo gli stessi.
f) «Comunità montane»: sono enti locali costituiti fra comuni montani e parzialmente montani, anche appartenenti a province diverse, istituiti per la valorizzazione delle zone montane per l'esercizio di funzioni proprie, di funzioni conferite e per l'esercizio associato delle funzioni comunali;
g) «Associazioni di comuni»: sono associazioni di Comuni con popolazione al di sotto di 5.000 abitanti, che svolgono attività di sostegno, di assistenza tecnica ed erogazione di servizi nell’interesse e nei confronti dei Comuni singoli o associati;
h) «Unione di comuni»: è un ente territoriale di secondo grado regolato dal decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, che recepisce la legge 3 agosto 1999, n. 265, in particolare dall'articolo 32 dal titolo Unione di comuni.
(Programmi di intervento per gli edifici pubblici)
1.	Entro un anno dall’entrata in vigore della presente legge, i Comuni, le Province, le Regioni, lo Stato e i loro enti pubblici approvano un programma di intervento per il risparmio, l’efficienza energetica e per lo sviluppo della produzione e dell’impiego di energia da fonti rinnovabili che riguardi almeno i due terzi degli edifici pubblici di rispettiva competenza, da realizzare entro il 2020.
2.	Il programma di intervento, di cui al precedente comma, è aggiornato ogni due anni.
3.	Il programma di intervento deve prevede interventi per il risparmio e l’efficienza energetica che producano una riduzione di almeno il 30% della quantità di energia consumata nell’anno precedente a quello di entrata in vigore della presente legge; lo stesso programma dovrà prevedere interventi per lo sviluppo della produzione e dell’utilizzo dell’energia da fonti rinnovabili pari ad almeno il 30% di quella consumata da tali edifici.
(Progetti esecutivi e piani finanziari)
1.	I Comuni, le Province, le Regioni, lo Stato e i loro enti pubblici, avvalendosi del supporto tecnico anche privato, definiscono i progetti esecutivi degli interventi previsti nel programma di cui al precedente articolo.
2.	I progetti esecutivi determinano la percentuale di risparmio energetico minimo annuale da raggiungere al termine di ciascun anno rispetto al consumo prodotto dagli edifici pubblici di Comuni, Province, Regioni, Stato e loro enti pubblici, al termine dell’anno precedente. Il risparmio energetico minimo annuale si raggiunge mediante la realizzazione degli interventi di efficienza, di risparmio energetico, di sviluppo e di utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili.
3.	I Comuni, le Province, le Regioni, lo Stato e i loro enti pubblici pubblicano un apposito bando di gara per la realizzazione nonché la gestione decennale degli interventi di cui al comma precedente. Tali soggetti promuovo il bando di gara entro e non oltre il 31 dicembre di ogni anno.
4.	Al termine di ciascun anno, il risparmio energetico effettivo deve essere almeno pari al risparmio energetico minimo annuale individuato nel progetto esecutivo. L’ammontare del risparmio energetico minimo annuale è vincolato, al netto degli oneri annuali relativi alla realizzazione e alla gestione degli interventi e nella misura del 50%, alla copertura delle spese di cui al successivo art.7, sino alla concorrenza dello stesso.
5.	Gli ulteriori risparmi eccedenti il risparmio energetico minimo annuale individuato nel progetto esecutivo devono essere così ripartiti:
a)	nella misura del 50% al soggetto appaltatore vincitore del bando di gara di cui al comma 3;
b)	nella misura del 50% a disposizione di Comuni, Province, Regioni, Stato e dei loro enti pubblici.
6.	L’affidamento della realizzazione e della gestione decennale degli interventi di cui al comma 2 avviene mediante procedura aperta ai sensi dell’art.3, comma 37 e dell’articolo 55 del d.lgs.163/2006 e successive modificazioni, attraverso il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa di cui all’articolo 83 del suddetto d.lgs.
7.	Tali progetti saranno corredati da un annesso piano finanziario che preveda il recupero dei costi degli interventi, con quote annuali, per un periodo non superiore ai venti anni. Tali progetti esecutivi devono altresì comprendere, qualora non sia ancora stata realizzata, la certificazione energetica dell’edificio realizzata ai sensi del d.lgs. 192/2005.
8.	Gli oneri per il supporto tecnico alla progettazione ad opera di soggetti privati, di cui al comma 1, sono inclusi nel costo dei progetti e non possono superare il 5% degli investimenti sostenuti per la realizzazione complessiva dell’opera.
(Le misure)
1.	Misure di miglioramento dell'efficienza energetica e di impiego di fonti rinnovabili negli edifici di proprietà pubblica:
a)	riscaldamento e raffreddamento (ad esempio pompe di calore, nuove caldaie efficienti, installazione/aggiornamento efficiente di sistemi di teleriscaldamento e raffreddamento);
b)	isolamento e ventilazione (ad esempio isolamento delle cavità murarie e dei tetti, doppi/tripli vetri alle finestre, riscaldamento e raffreddamento passivo);
c)	acqua calda (ad esempio installazione di nuovi dispositivi, uso diretto ed efficiente per il riscaldamento degli ambienti, lavatrici);
d)	illuminazione (ad esempio nuove lampade e alimentatori a risparmio energetico, sistemi di controllo digitale, uso di rivelatori di movimento negli impianti di illuminazione );
e)	cottura e refrigerazione (ad esempio, nuovi apparecchi efficienti, sistemi di recupero del calore);
f)	altre attrezzature e apparecchi (ad esempio apparecchi di cogenerazione, nuovi dispositivi efficienti, sistemi di temporizzazione per l'uso ottimale dell'energia, riduzione delle perdite di energia in stand‑by, installazione di condensatori per ridurre la potenza reattiva, trasformatori a basse perdite);
g) generazione di fonti di energia rinnovabile che consente di ridurre la quantità di energia acquistata (ad esempio applicazioni termiche dell'energia solare, acqua calda, riscaldamento e raffreddamento degli ambienti a energia solare, caldaie e stufe efficienti a biomasse, impianti di cogenerazione e teleriscaldamento a biomasse, elettricità prodotta con pannelli solari fotovoltaici, con impianti eolici e con altre fonti energetiche rinnovabili).
2.	L’elenco delle misure di cui al precedente comma è meramente esemplificativo.
(Norme tecniche attuative)
1.	Il Ministero dello Sviluppo economico, avvalendosi del supporto tecnico dell’ENEA, con uno o più decreti, entro 90 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, definisce:
a)	qualora non siano già stabiliti a livello regionale, le modalità e i criteri per la definizione di Certificatori accreditati, titolati a verificare e certificare i progetti esecutivi e i relativi piani finanziari, di cui all’articolo 4;
b)	i modelli e gli esempi di interventi tesi a favorire e semplificare i progetti esecutivi, nonché a promuovere la diffusione di buone pratiche, delle migliori tecniche disponibili e di interventi innovativi negli edifici pubblici;
c)	i requisiti richiesti ai soggetti privati investitori per la partecipazione alle gare di cui all’art.4 e all’art.8 della presente legge.
(Modalità di finanziamento degli interventi)
1.	I Comuni, le Province, le Regioni, lo Stato e i loro enti pubblici, sono autorizzati ad accedere al credito per l’ammontare dell’investimento per i progetti esecutivi di cui all’art 4, derivanti dall’attuazione di obblighi comunitari e internazionali di cui all’art.1, per il limite massimo di 1.600 milioni di euro annui, dal 2011 fino al 2020.
2.	L’accesso al credito può avvenire anche in deroga al patto di stabilità, di cui:
a)	Per le Province ed i Comuni con popolazione superiore ai 5.000 abitanti, all’articolo 77-bis, dal comma 2 al comma 31, del decreto-legge 25 giugno 2008 n.122 convertito, con modificazioni, nella legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dalla legge 22 dicembre 2008, n. 203;
b)	Per le Regioni e le Province autonome, all’articolo l’art. 77-ter, commi da 2 a 19, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito, con modificazioni, nella legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dalla legge 22 dicembre 2008, n. 203.
3.	Le Regioni possono finanziare totalmente o cofinanziare gli interventi di cui alle presenti norme anche con proprie risorse e/o risorse europee utilizzabili a tal fine.
(Uso di superfici pubbliche inutilizzate per lo sviluppo delle fonti rinnovabili)
1.	L’Agenzia del Demanio, su proposta e indicazione dei Comuni, ovvero, nei Comuni al di sotto dei 5.000 abitanti, su proposta e indicazione delle unioni di comuni o delle associazioni di comuni ovvero delle comunità montane, secondo le disposizioni di cui al decreto legislativo in materia di federalismo demaniale emanato in attuazione dell’art.19 della l. 42 del 2009, con apposito bando di gara annuale, affida annualmente a privati investitori - tramite la stipulazione di contratti di locazione – l’uso di superfici pubbliche inutilizzate, al fine di realizzare impianti di produzione di energia elettrica e/o termica utilizzando fonti energetiche rinnovabili.
2.	L’Agenzia del Demanio, recepite le proposte e le indicazioni dei rispettivi Comuni, ovvero, nei Comuni al di sotto dei 5.000 abitanti, su proposta e indicazione delle unioni di comuni o delle associazioni di comuni ovvero delle comunità montane, promuove l’apposito bando di gara di cui al precedente comma, entro e non oltre il 31 dicembre di ogni anno.
3.	Qualora l’Agenzia del Demanio non promuova entro la data di cui al precedente comma, il bando di gara annuale per la concessione dell’uso a privati investitori delle superfici pubbliche inutilizzate proposte e indicate dai soggetti di cui al comma 1, l’amministrazione e la gestione economica di tali superfici viene affidata ai rispettivi Comuni o alle unioni di comuni ovvero alle associazioni di comuni o alle comunità montane per l’attivazione della procedura di cui al precedente comma - secondo le disposizioni di cui al decreto legislativo in materia di federalismo demaniale emanato in attuazione dell’art.19 della legge 42 del 2009.
4.	L'affidamento delle superfici avverrà mediante procedura aperta ai sensi dell'art.3, comma 37, e dell'art.55 del d.lgs. 12 aprile del 2006, n.163 e successive modifiche, con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa di cui all'art.83 di cui al suddetto decreto legislativo.
5.	Sono ammessi a partecipare alla procedura aperta i concorrenti di cui all’art.34 del d.lgs. 163/2006, costituiti da imprese singole o imprese riunite o consorziate o GEIE ovvero da imprese che intendano riunirsi o consorziarsi ai sensi dell’art.37 del d.lgs. 163/2006.
6.	I proventi dei contratti di locazione di cui al comma uno, sono versati, almeno nella misura del 50%, ai Comuni o alle unioni di comuni o alle associazioni di comuni ovvero alle comunità montane e da questi utilizzati per cofinanziare gli interventi di cui all’art. 4 delle presenti norme.