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Timestamp: 2017-06-23 21:06:33+00:00
Document Index: 99709056

Matched Legal Cases: ['art. 190', 'art. 2', 'art. 14', 'art.16', 'art. 24', 'art. 189', 'art. 14', 'art.1', 'art. 2', 'art. 14', 'art. 1', 'art.14', 'art.17', 'art.36', 'art. 265', 'arte 1', 'arte 2', 'arte 3', 'arte 4', 'arte 5', 'arte 6', 'arte 7', 'arte 8', 'arte 9', 'art. 15', 'art. 52', 'art. 674']

MANUALE OPERATIVO PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI PRODOTTI ALL INTERNO DELL ISS - PDF
MANUALE OPERATIVO PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI PRODOTTI ALL INTERNO DELL ISS
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Adelmo Ferrara
1 MANUALE OPERATIVO PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI PRODOTTI ALL INTERNO DELL ISS Responsabile della Gestione Rifiuti dell ISS (Dott.ssa Loredana Musmeci) Responsabile dell Unità Gestione Rifiuti dell ISS (Ing. Anna Santarsiero) Responsabile Servizio Prevenzione dell ISS (Dott. Eugenio Sorrentino) NOVEMBRE 2011 Rev.02 RESPONSABILE GESTIONE RIFIUTI PER DELEGA DEL PRESIDENTE DELL ISS (dott.ssa Loredana Musmeci) UNITA GESTIONE RIFIUTI ALLE DIRETTE DIPENDENZA DEL DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO AMBIENTE (AMPP) dott.ssa LOREDANA MUSMECI) costituita da: - Ing. Anna Santarsiero (Responsabile); - Dott.ssa Francesca Prestinaci (Farmacista Collaboratore); - Sig. Marco Vischetti (Collaboratore tecnico e vigilante); - Sig. Luca Nardi (Opter e vigilante). L Unità si avvale anche del supporto della Sig.ra Maria Cristina Romanello -Collaboratore tecnico e vigilante.3 INDICE 1. DEFINIZIONI 1 2. PREMESSA 5 3. NORMATIVA VIGENTE IN MATERIA DI RIFIUTI, DI TRACCIABILITA DEI RIFIUTI E DI TRASPORTO Normativa vigente in materia di rifiuti Normativa sulla tracciabilità in tempo reale dei rifiuti (SISTRI) Normativa in materia di trasporto dei rifiuti su strada (ADR) ADR : Obblighi dell ISS in qualità di Speditore/Produttore ORGANIZZAZIONE TECNICA A CARATTERE GENERALE DELLA GESTIONE DEI RIFIUTI IN ISS CLASSIFICAZIONE E GESTIONE DEI RIFIUTI GENERATI NELL ISS Classificazione dei rifiuti prevista dalla normativa vigente Classificazione generale dei rifiuti generati nell ISS GESTIONE DEI RIFIUTI SPECIALI ASSIMILATI AGLI URBANI E RACCOLTA DIFFERENZIATA di CARTA, CARTONE, VETRO, PLASTICA e METALLO GESTIONE DEI RIFIUTI SPECIALI (SANITARI) NON PERICOLOSI/PERICOLOSI A RISCHIO CHIMICO Rifiuti speciali (sanitari) e pericolosi a rischio chimico generati in ISS Modalità operative e organizzative della gestione dei rifiuti speciali (sanitari) pericolosi e non pericolosi a rischio chimico in ISS Deposito temporaneo dei rifiuti speciali (sanitari) pericolosi e non pericolosi a rischio chimico in ISS Istruzioni di lavoro per la gestione dei rifiuti speciali (sanitari) pericolosi e non pericolosi a rischio chimico in ISS GESTIONE DEI RIFIUTI SPECIALI (SANITARI) PERICOLOSI A RISCHIO INFETTIVO Rifiuti speciali (sanitari) e pericolosi a rischio infettivo generati in ISS Modalità operative ed organizzative della gestione dei rifiuti speciali (sanitari) a rischio infettivo generati in dell ISS Deposito temporaneo dei rifiuti speciali (sanitari) a rischio infettivo Istruzioni di lavoro per la gestione speciali (sanitari) a rischio infettivo in ISS RIFIUTI SANITARI RADIOATTIVI Classificazione dei rifiuti radioattivi Prescrizione generali per i rifiuti radioattivi generati nell attività di ricerca condotta nell ISS Modalità operative di confezionamento, raccolta e stoccaggio, e conferimento dei rifiuti radioattivi generati nell area dell ISS RIFIUTI DA ATTIVITA DI DEMOLIZIONE E/O COSTRUZIONE EDILIZIA BENI DUREVOLI DISMESSI DICHIARATI RIFIUTI CONDENSE PRODOTTE DA COMPRESSORI 46 ALLEGATI ALLEGATO 1 MODULO A. PRODUZIONE/INDIVIDUAZIONE NUOVI RIFIUTI 49 ALLEGATO 2 MODULO PER I RIFIUTI SPECIALI E PERICOLOSI A RISCHIO CHIMICO 50 ALLEGATO 3 PER I RIFIUTI SPECIALI E PERICOLOSI A RISCHIO INFETTIVO 514 ALLEGATO 4 SCHEDA ACCOMPAGNATORIA (SA) RIFIUTI RADIOATTIVI 52 ALLEGATO 5 SCHEDA PRELIEVO RIFIUTI RADIOATTIVI (SPRR) 53 ALLEGATO 6 MODELLO EQ/86 54 ALLEGATO 7 SCHEDA SMALTIMENTO RIFIUTI RADIOATTIVI IN FORMA LIQUIDA 55 ALLEGATO 8 SCHEDA COMUNICAZIONE SMALTIMENTO RIFIUTI 565 1. DEFINIZIONI Ai fini della corretta gestione dei rifiuti e della applicazione del presente Manuale, si intende per: ADR: sintesi di Accord europeen relatif au transport international des marchandises dangereuses par route, cioè Accordo europeo relativo ai trasporti internazionali di merci pericolose su strada. Tale accordo vale anche su Territorio Nazionale. Il trasporto su strada delle merci e sostanze pericolose è regolamentata dall ADR. Caratteristiche chimico-fisiche del rifiuto: caratteristiche chimico-fisiche del rifiuto e specifiche caratteristiche (per es. aspetto esteriore), in modo che il rifiuto possa essere identificato con la massima accuratezza qualora la descrizione del CER non fosse esaustiva (soprattutto per i codici generici che terminano con le cifre 99(Rifiuti non specificati altrimenti); Caratteristiche di pericolo: in caso di rifiuti pericolosi, le caratteristiche di pericolo codificate ed individuate sulla base dell'allegato I al Decreto 3 Dicembre 2010 n.205: H 1 Esplosivi; H 2 Comburente; H 3-A Facilmente Infiammabile; H 3-B Infiammabile; H 4 Irritante; H 5 Nocivo; H 6 Tossico (incluso molto tossico) ; H 7 Cancerogeno; H 8 Corrosivo; H 9 Infettivo; H 10 Tossico per la riproduzione; H 11 Mutageno; H 12 Rifiuti che a contatto con l'acqua libera gas tossici; H 13 Sensibilizzanti; H 14 Ecotossico; H15 Rifiuti suscettibili, dopo l eliminazione, di dare origine in qualche modo ad un altra sostanza, ad esempio a un prodotto di lisciviazione avente una delle caratteristiche elencate da H1 a H 14. Codice CER: codice a sei cifre identificativo della tipologia di rifiuto, così come indicato dal Catalogo Europeo dei Rifiuti (vedasi ALLEGATO D al Decreto Legislativo 3 Dicembre 2010 n. 250). Collo: Imballaggio etichettato del rifiuto pericoloso il cui trasporto è soggetto all ADR e quindi classificato anche secondo l ADR. Denominazione Rifiuto: denominazione del rifiuto, di determinato CER, così come denominato dal Catalogo Europeo dei Rifiuti (vedasi ALLEGATO D al Decreto Legislativo 3 Dicembre 2010 n. 250). Descrizione Rifiuto: ulteriori indicazioni sulle caratteristiche del rifiuto (es. sostanza organica/inorganica, contenente specifiche sostanze, aspetto esteriore del rifiuto etc.) tale da consentire di identificare il rifiuto con il massimo grado di accuratezza Detentore: il produttore dei rifiuti o la persona fisica o giuridica che li detiene. Deposito temporaneo: il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti alle condizioni riportate ai punti 1-5 della lettera bb) del comma 1 dell Art.10 del decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205 (-Modifiche all articolo 183 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152) Dispositivo USB: dispositivo elettronico per l accesso in sicurezza dalla propria postazione al sistema SISTRI, che consente la trasmissione dei dati di carico/scarico dei rifiuti, la firma elettronica delle informazioni fornite e la memorizzazione sul dispositivo stesso (vedasi SISTRI). 16 Etichettatura ADR: l etichetta o l'insieme delle etichette sull'imballaggio di rifiuti soggetti all ADR e quindi classificati secondo la normativa ADR. Formulario di Identificazione dei Rifiuti (FIR): documento formale, numerato, vidimato e redatto in quattro copie, che accompagna il trasporto di rifiuti effettuato da enti o imprese e garantisce la tracciabilità del flusso dei rifiuti nelle varie fasi del trasporto, dal produttore/detentore al sito di destinazione. Contiene tutti i dati necessari all'identificazione dei soggetti coinvolti nel trasporto, dei veicoli e della natura e quantità dei rifiuti. Il formulario, redatto in 4 esemplari, deve essere compilato, datato e firmato dal produttore (o detentore) e controfirmato dal trasportatore. Una copia deve essere conservata dal produttore del rifiuto; le altre tre, debitamente controfirmate e datate dal destinatario, sono acquisite rispettivamente: una dal destinatario stesso (terza copia) e due ( seconda e quarta copia ) dal trasportatore che ha conferito il rifiuto. Il trasportatore deve provvede a sua volta a trasmetterne una copia al produttore (quarta copia) entro massimo 3 mesi dalla data di effettivo conferimento dei rifiuti. Gestione: la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compreso il controllo di queste operazioni. Gruppo di imballaggio ADR: codice che indica genericamente la pericolosità delle sostanze, può assumere i valori di I, II o III (dal più al meno pericoloso) ed è utilizzato per stabilire la severità dei controlli a cui devono essere sottoposti gli imballaggi. Imballaggio o confezione: il contenitore o il recipiente di certo tipo e determinato materiale nel quale il rifiuto viene contenuto o raccolto, ed il relativo sistema di chiusura. Imballaggio combinato: combinazione di imballaggi per il trasporto soggetto all ADR, costituita da uno o più imballaggi interni sistemati in un imballaggio esterno(vedasi cap.4 e cap.6 dell ADR). Imballatore (ADR): l impresa/operatore che riempie le merci pericolose o rifiuti pericolosi in imballaggi, e prepara i colli ai fini del trasporto con l obbligo di osservare: 1) le disposizioni relative alle condizioni di imballaggio ed alle condizioni di imballaggio in comune; 2) le disposizioni concernenti i marchi e le etichette di pericolo da apporre sui colli. MUD Modello Unico di Dichiarazione delle quantità annue di rifiuti prodotti è una dichiarazione annuale riepilogativa delle movimentazioni di rifiuti delle imprese ed enti che viene inoltrata alla Camera di Commercio e/o SISTRI Numero ONU o "UN : il numero d'identificazione a quattro cifre del rifiuto il cui trasporto è soggetto all ADR. Produttore/ Detentore: la persona (fisica o giuridica) la cui attività ha prodotto rifiuti; il produttore di rifiuti o la persona fisica o giuridica che li detiene. Raccolta Differenziata: la raccolta in cui un flusso di rifiuti è tenuto separato in base al tipo e alla natura dei rifiuti al fine di facilitarne il trattamento specifico. Referente: persona incaricata dal responsabile di Dipartimento/Centro/ Servizio della gestione dei rapporti con l UNITA di GESTIONE RIFIUTI. Registro di carico e scarico (art. 190 del D.Lgs. n. 152/2006 e ss.mm.ii). Registro su cui vanno annotati tutti i carichi e gli scarichi di rifiuti con specifiche modalità. E un documento formale 27 numerato e vidimato che garantisce insieme al formulario la tracciabilità del flusso dei rifiuti nelle varie fasi del trasporto, dal produttore/detentore al sito di destinazione. In regime SISTRI, tale documento è sostituito dal registro cronologico e le schede di movimentazione (SISTRI) che sono resi disponibili all autorità di controllo in qualsiasi momento ne faccia richiesta e sono conservate in formato elettronico da parte del soggetto obbligato per almeno tre anni dalla rispettiva data di registrazione o di movimentazione dei rifiuti. Responsabile Tecnico della Gestione Rifiuti in ISS: Responsabile Tecnico designato dal Rappresentante legale dell Ente/Impresa per la Gestione dei Rifiuti (Dott.ssa Musmeci, nel caso dell ISS) Responsabile Unità Gestione Rifiuti in ISS: Responsabile, Unità della Gestione Rifiuti (UGR) istituita con delibera del CDA dell ISS in data (Ing. Anna Santarsiero). Rifiuto: qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l intenzione o abbia l'obbligo di disfarsi. Rifiuto Pericoloso: rifiuto che presenta una o più caratteristiche di cui all allegato I del decreto Legislativo 3 Dicembre 2010, n.205. Rifiuti Speciali (Rifiuti Sanitari): rifiuti che derivano da strutture pubbliche e private che svolgono attività medica e veterinaria di prevenzione, di diagnosi, di cura, di riabilitazione e di ricerca (vedasi DPR n. 254/2003, art. 2). Con il DPR n. 254 del 15 luglio 2003 è stato approvato il regolamento recante la disciplina della gestione dei rifiuti sanitari con lo scopo di garantire elevati livelli di tutela dell'ambiente e della salute pubblica, nonché un efficace sistema di controlli. Tale provvedimento mantiene le caratteristiche di specialità nell ambito della regolamentazione espressa dal D.lgs. n. 152/2006 e ss.mm.ii. (incluso il Decreto Legislativo 205/2010). SISTRI sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (vedasi decreto 17 dicembre 2009, recante l'istituzione del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti, ai sensi dell'articolo 189 del decreto legislativo n. 152 del 2006, ai sensi dell art. 14-bis del decreto-legge n. 78 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 102 del 2009; ed art.16 Decreto Legislativo 3 Dicembre 2010). Il sistema cartaceo - imperniato sui tre documenti costituiti dal Formulario di identificazione dei rifiuti, Registro di carico e scarico, Modello unico di dichiarazione ambientale (MUD) è sostituito da sistema informatico di controllo e tracciabilità (SISTRI), in tempo reale, di tutta la filiera dei rifiuti, la cui gestione è stata affidata al Comando Carabinieri per la Tutela dell Ambiente. In regime SISTRI, il sistema cartaceo è sostituito dal registro cronologico e dalle schede di movimentazione del SISTRI che sono resi disponibili all autorità di controllo in qualsiasi momento ne faccia richiesta e sono conservate in formato elettronico da parte del soggetto obbligato (es. l ISS) per almeno tre anni dalla rispettiva data di registrazione o di movimentazione dei rifiuti. Speditore (ADR): impresa che effettua la spedizione dei rifiuti pericolosi con l'obbligo di presentare al trasportatore una spedizione conforme alle disposizioni dell'adr. Lo speditore di merci pericolose ha l'obbligo di effettuare una spedizione conforme alle disposizioni dell'adr ed in particolare: -assicurarsi che le merci pericolose siano classificate e autorizzate al trasporto conformemente all'adr; fornire al trasportatore informazioni e dati, e, se necessario, i documenti di trasporto e i documenti di accompagnamento richiesti; utilizzare soltanto imballaggi, approvati e adatti al trasporto delle materie in questione e recanti i marchi prescritti dall'adr; osservare le disposizioni sulle modalità di inoltro e sulle restrizioni di spedizione. 38 Stato fisico del rifiuto:stato fisico del rifiuto codificato ed individuato secondo il D.lgs 152/2006 e ss.mm.ii: (1) Solido pulverulento; (2) Solido non pulverulento; (3) Fangoso palabile; (4) Liquido. Unità della Gestione Rifiuti in ISS: Unità (U.G.R) della gestione rifiuti istituita con delibera del CDA dell ISS in data , per dare attuazione alle procedure di controllo previste dal D.M recante: Istituzione del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI). L U.G.R. è alle dirette dipendenze del Direttore del Dipartimento Ambiente- Responsabile tecnico designato dal Presidente ISS-. Vigilante: persona incaricata dall Ufficio IV RE dell ISS di vigilare l esecuzione dei servizi affidati tramite CONTRATTI stipulati dall ISS con ditte e dei rapporti con l Amministrazione ISS. Responsabile degli adempimenti normativi e tecnici: registro carico/scarico e/o USB del SISTRI e documento trasporto, verifica dell imballaggio, etichettatura del rifiuto, accettazione rifiuto conferito, speditore rifiuto (Cter Sig.ra Maria Cristina Romanello, Cter Sig. Marco Vischetti, Opter Sig. Luca Nardi). 49 2. PREMESSA Obiettivo del presente lavoro è fornire gli elementi basilari della normativa vigente in materia di rifiuti e classificazione dei rifiuti. Lo scopo principale è fornire le procedure operative specifiche per la gestione dei: rifiuti speciali (sanitari) non pericolosi; rifiuti speciali (sanitari) pericolosi: 1. rifiuti speciali pericolosi a rischio chimico; 2. rifiuti speciali pericolosi a rischio infettivo; rifiuti radioattivi; derivanti specificamente dalle attività di ricerca e controllo svolte dall ISS. In ISS sono svolte anche altre attività (manutenzioni, costruzioni edili etc.) che originano rifiuti, tuttavia la gestione di tali rifiuti è disciplinata da altrettante procedure specifiche e/o regolamenti di specifici Soggetti e/o Organi su cui ricade la competenza, infatti : - la gestione dei rifiuti urbani e rifiuti assimilabili agli urbani soggetti a raccolta differenziata, è di competenza del concessionario del servizio pubblico di raccolta per cui le modalità operative sono normate con regolamento comunale (vedasi capitolo 6); - la gestione dei rifiuti generati da lavori di demolizione, ristrutturazione, manutenzione dei fabbricati o porzione degli stessi, degli impianti tecnologici e quanto altro concerne la produzione di rifiuti di cantiere, effettuati dall Unità di Gestione Tecnica, Patrimonio Immobiliare e Tutela della Sicurezza e Salute dei Lavoratori (UGT) dell ISS è di competenza delle ditte appaltatrici (vedasi capitolo 10); - la gestione dei rifiuti derivanti da attività sotto il diretto controllo di altri soggetti presenti in ISS (rifiuti urbani, assimilabili agli urbani etc.; o prodotti nell area mensa, bar, etc.) è di competenza di tali soggetti; - la gestione dei beni durevoli dismessi dell ISS, qualora non formalmente dichiarati rifiuti dall Ufficio Competente dell ISS è di competenza dell Ufficio Consegnatario dell ISS (vedasi capitolo 11). - gli effluenti gassosi emessi nell atmosfera ed i liquidi immessi nel sistema fognario, sono specificamente normati. Tanto premesso, nei laboratori di ricerca sanitaria ed attività di controllo ad essa correlata, si evidenziano diversi fattori di rischio professionali, dovuti sia ai materiali manipolati che ai rifiuti generati nel corso dell attività. Al fine di limitare al massimo detti fattori di rischio, oltre all introduzione di progressive migliorie, occorre che vi sia una puntuale conoscenza delle procedure organizzative tese alla minimizzazione dei rischi stessi. La sicurezza si realizza fondamentalmente attraverso l adozione di pratiche standardizzate per la manipolazione di agenti biologici, di agenti chimici o materiali radioattivi, nonché attraverso la predisposizione di dispositivi collettivi ed individuali di protezione e sicurezza, di idonee strutture di laboratorio ed una corretta procedura per la gestione dei rifiuti. I Rifiuti sia allo stato solido che allo stato liquido, possono presentare alcune caratteristiche di pericolo per i potenziali esposti, per la presenza di agenti biologici, di agenti chimici e di radioattivi. 510 Pertanto nell organizzazione del lavoro all interno dei vari laboratori si deve tenere conto anche della problematica rifiuti, adottando tutte le procedure finalizzate alla minimizzazione del rischio e cioè minimizzazione della pericolosità ed alla riduzione delle quantità di rifiuti prodotti. In particolare i rifiuti generati dall ISS possono presentare aspetti e rischi specifici correlati alle diverse tipologie d attività svolte. Una gestione controllata dei rifiuti deve pertanto prevedere l adozione di modalità operative standardizzate che garantiscano il rispetto della sicurezza degli operatori e il rispetto degli obblighi derivanti dai dettami normativi. A tal riguardo si evidenziano alcuni comportamenti da evitare assolutamente, quali: l abbandono di rifiuti di qualsiasi genere, allo stato solido e/o liquido e/o lo sversamento in ambienti/ricettori non idonei; la miscelazione di categorie diverse di rifiuti pericolosi; lo sversamento di rifiuti speciali (pericolosi e non pericolosi) nei cassonetti adibiti alla raccolta dei rifiuti assimilati agli urbani; lo sversamento di rifiuti speciali (pericolosi e non pericolosi), nella rete fognaria. La definizione di rifiuto in base alle norme oggi vigenti (Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 "Norme in materia ambientale" e ss.mm.ii. (incluso il Decreto Legislativo 205/2010)) è la seguente: Qualsiasi sostanza o oggetto di cui il detentore/produttore si disfi o abbia deciso o abbia l obbligo di disfarsi. Pertanto nella normale attività di laboratorio si generano rifiuti nel momento in cui il produttore/detentore decide o ha l obbligo di disfarsi della specifica sostanza, prodotto, apparecchiatura, ecc.. Ne deriva, quindi, una responsabilità del produttore/detentore, il quale conferisce ad uno specifico oggetto/sostanza lo status giuridico di rifiuto, in quanto decide di disfarsene. A questo punto il produttore/detentore ha l obbligo di seguire le corrette procedure per le successive fasi di gestione, e cioè per quanto concerne i rifiuti generati all interno dell ISS: - classificazione del rifiuto in funzione della tipologia dello stesso; - confezionamento imballaggio ed etichettatura del rifiuto in funzione della tipologia dello stesso; - tempi di permanenza presso il luogo di produzione (reparto/servizio); - tempi di stoccaggio presso deposito temporaneo dell ISS; - spedizione, tramite ditta di trasporto autorizzata, agli impianti autorizzati di smaltimento ultimo. Al Rappresentante legale dell ISS compete l organizzazione di tutte le fasi di gestione dei rifiuti prodotti nell ISS, del deposito temporaneo e delle modalità di spedizione, tramite ditta di trasporto autorizzata, agli impianti autorizzati di smaltimento ultimo. Infatti, sia per il D.Lg.s 152/2006 e ss.mm.ii (incluso il Decreto Legislativo 205/2010), che regolamenta la materia dei Rifiuti, sia per l ADR 2011 che regolamenta il trasporto dei rifiuti su strada, il Responsabile della gestione dei rifiuti è il legale rappresentante. Tale responsabilità può essere esercitata anche attraverso la designazione di un Responsabile Tecnico. La Figura 1. riporta l organizzazione dell ISS, in termini di responsabilità in materia di gestione rifiuti. Tali responsabilità sono delegabili, tranne che per il Presidente dell ISS, in quanto Rappresentante Legale dell ISS stesso. 611 Figura 1. Organizzazione/ Responsabilità nella Gestione Dei Rifiuti in ISS PRESIDENTE ISS DIRETTORE GENERALE RESPONSABILE TECNICO (Delegato del Presidente) DIRETTORE DIPARTIMENTO AMBIENTE DIRETTORE SERVIZIO PREVENZIONE RESPONSABILE UNITA GESTIONE RIFIUTI VIGILANTI E DELEGATI ALL USO USB DIRETTORI DI DIPARTIMENTO /CENTRO/SERVIZIO E DIVISIONI REFERENTI DIPARTIMENTI I DIRETTORI DI REPARTO/DIVISIONI PERSONALE 712 3. NORMATIVA VIGENTE IN MATERIA DI RIFIUTI, DI TRACCIABILITA DEI RIFIUTI E DI TRASPORTO 3.1 Normativa vigente in materia di rifiuti Le normative che regolamentano i rifiuti sono riconducibili essenzialmente al Dlgs 152 del 2006 e ss.mm.ii (incluso il Decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205) ed il DPR 254/2003-Regolamento recante disciplina della gestione dei rifiuti sanitari a norma dell'art. 24 della legge 31 luglio 2002, n Il Decreto legislativo 3 dicembre 2010, n in vigore dal 25 dicembre recepisce nell'ordinamento italiano la Direttiva Europea 2008/98/CE sui rifiuti. Tale Decreto è un correttivo al D.lgs. 152 del 2006 e rappresenta il collegamento tra quanto stabilito dal Dlgs. 152/2006 in materia di rifiuti ed il nuovo sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI). Il Decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205 si compone di 39 articoli e 5 allegati, ed introduce - nuove definizioni di sottoprodotto ; - concetto di responsabilità estesa del produttore del prodotto ; - concetto di riutilizzo di prodotti e preparazione per il riutilizzo dei rifiuti ; - aggiornamento delle caratteristiche di pericolo dei rifiuti; - abrogazione e modifica degli allegati (gli allegati B, C, D ed I alla Parte IV del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 sono sostituiti dai corrispondenti allegati al Decreto 3 Dicembre 2010 n.205; gli allegati A, G ed H alla Parte IV del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 sono abrogati; dopo l allegato I alla parte IV del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è aggiunto l allegato L riportato in allegato al Decreto 3 Dicembre 2010 n.205; - inserimento del sistema SISTRI e connesso regime sanzionatorio e il coordinamento con la relativa specifica disciplina; - concetto di deposito temporaneo ; - variazioni in materia di raccolta differenziata (es. semplificazioni per i sistemi di raccolta gestiti su base non professionale); - riorganizzazione dell Albo gestori ambientali. Si riporta tuttavia, un elenco esemplificativo delle normative più recenti cui i rifiuti sono soggetti o cui riferirsi per una corretta gestione dei rifiuti. - Decreto ministeriale 18 febbraio 2011, n.52. Istituzione del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti ai sensi dell'articolo 189 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152 e dell'articolo 14 bis del decreto legge 1 luglio 2009, n.78 convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n Decreto legislativo 3 dicembre 2010, n Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive. - Decreto ministeriale del 9 luglio Modifiche ed integrazioni al decreto 17 dicembre 2009, recante l'istituzione del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti, ai sensi dell'articolo 189 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e dell'articolo 14-bis del decreto-legge n. 78 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 102 del Decreto ministeriale del 15 febbraio Modifiche ed integrazioni al decreto 17 dicembre 2009, recante: «Istituzione del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti, ai sensi 813 dell'articolo 189 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e dell'articolo 14-bis del decreto-legge n. 78 del 2009 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 102 del 2009». - Decreto ministeriale del 17 dicembre Istituzione del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti, ai sensi dell'art. 189 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e dell'art. 14- bis del decreto-legge n. 78 del 2009 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 102 del Direttiva 2008/98/CE -Direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive. - Decreto Legislativo 16 gennaio 2008, n. 4 -Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale - Decreto Legislativo 9 Aprile 2008, n.81: Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro. - Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152: Norme in materia ambientale. - D.P.R. 15 luglio 2003, n. 254: Regolamento recante la disciplina della gestione dei rifiuti sanitari a norma dell articolo 24 della legge 31 luglio 2002, n Direttiva 09 aprile 2002: Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio indicazioni per la corretta e piena applicazione del regolamento comunitario n.2557/2001 sulle spedizioni di rifiuti ed in relazione al nuovo elenco rifiuti. 3.2 Normativa sulla tracciabilità in tempo reale dei rifiuti: SISTRI (sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti speciali) e relativi riferimenti normativi Con Decreto 17 dicembre 2009 del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, viene introdotto il sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti (Sistri) per i rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi. Il sistema cartaceo basato sul registro di carico e scarico, sul formulario dei rifiuti e sul MUD (Modello Unico di Dichiarazione), è sostituito dal sistema informatico Sistri. Il DM 17 dicembre 2009 ha riunito in un provvedimento legislativo i precedenti intendimenti legislativi, al fine di permettere l'informatizzazione della tracciabilità nella gestione dei rifiuti speciali (sia pericolosi che non pericolosi) ed anche dei rifiuti urbani per la sola Regione Campania. Il SISTRI informatizza tutte le attività di gestione dei rifiuti (raccolta, trasporto, recupero e smaltimento). I produttori, i trasportatori, i recuperatori e gli smaltitori di rifiuti obbligati all'iscrizione al SISTRI sono soggetti all obbligo di inserire i dati relativi ai propri rifiuti nel sistema informatico. La vigilanza sull'intero sistema e sull'intera filiera dei rifiuti speciali prodotti dalle imprese è affidata all'arma dei Carabinieri attraverso il Comando Carabinieri per la Tutela dell'ambiente. In definitiva, il decreto 17 dicembre 2009 ha riunito in un provvedimento legislativo i precedenti intendimenti legislativi quali : - Legge 27 dicembre 2006, n. 296 (art.1, comma 1116) che stabilisce la realizzazione di un sistema integrato per il controllo e la tracciabilità dei rifiuti, in funzione ed in rapporto: - alla sicurezza nazionale; - alla prevenzione e repressione dei gravi fenomeni di criminalità organizzata in ambito di smaltimento illecito dei rifiuti; - Decreto Legislativo 16 gennaio 2008, n. 4 (art. 2, comma 24) che stabilisce l obbligo per alcune categorie di soggetti di installazione ed utilizzo di apparecchiature elettroniche, ai fini della 914 trasmissione e raccolta di informazioni su produzione, detenzione, trasporto, recupero e smaltimento di rifiuti. - Legge 3 agosto 2009, n. 102 (art. 14-bis) che affida al Ministro dell Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare la realizzazione del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti speciali e di quelli urbani limitatamente alla Regione Campania, attraverso uno o più decreti che definiscono: - tempi e modalità di attivazione; - data di operatività del sistema; - informazioni da fornire; - modalità di fornitura e di aggiornamento dei dati; - modalità di interconnessione ed interoperabilità con altri sistemi informativi; - modalità di elaborazione dei dati; - modalità con le quali le informazioni contenute nel sistema informatico dovranno essere detenute e messe a disposizione delle autorità di controllo; - entità dei contributi da porre a carico dei soggetti obbligati per la costituzione e funzionamento del sistema. - Direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti, la quale, tra l altro: - stabilisce l obiettivo di ridurre al minimo le conseguenze della produzione e della gestione di rifiuti per la salute umana e per l ambiente (art. 1); - riconosce il principio chi inquina paga (art.14); - obbliga gli Stati ad adottare misure affinché produzione, raccolta, trasporto, stoccaggio e trattamento dei rifiuti pericolosi siano eseguiti in condizioni da garantire protezione dell ambiente e della salute umana; a tal fine prevede, tra l altro, l adozione di misure volte a garantire la tracciabilità dalla produzione alla destinazione finale ed il controllo dei rifiuti pericolosi, per soddisfare i requisiti informativi su quantità e qualità di rifiuti pericolosi prodotti o gestiti (art.17); - stabilisce che le sanzioni debbano essere efficaci, proporzionate e dissuasive (art.36). Con il decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, che recepisce la Direttiva 2008/98/CE si ha un preciso collegamento tra quanto stabilito dal Dlgs. 152/2006 in materia di rifiuti ed il SISTRI, includendo anche il connesso regime sanzionatorio. La Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Roma ha già consegnato all ISS, in quanto utente con obbligo all iscrizione al SISTRI, il dispositivo USB per l accesso in sicurezza dalla propria postazione al Sistri stesso. Il dispositivo USB consegnato all ISS contiene l identificazione univoca (Username e Password) delle tre persone fisiche, delegate dal Presidente dell ISS all l accesso al sistema, per la trasmissione dei dati, per firmare elettronicamente le informazioni fornite e memorizzare le stesse sul dispositivo stesso. Quando entrerà pienamente in vigore la gestione informatica degli adempimenti ambientali prevista dal SISTRI, la compilazione del Formulario di Identificazione dei Rifiuti, del Registro di carico e scarico e del MUD verrà effettuata anch essa con sistema informatico SISTRI direttamente in rete. 3.3 Normativa in materia di trasporto dei rifiuti su strada (ADR) Il trasporto di rifiuti pericolosi, oltre alle previsioni di legge nazionali, è rimandato, tramite l'art. 265 D.Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii (incluso il Decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205), alle norme e regolamenti internazionali delle merci pericolose. Fatte salve, quindi, le disposizioni in materia di rifiuti previste dal D.Lgs. 152/2006, nonché dai DD.MM. 145/1998 e 148/1998, in merito ai formulari di identificazione del rifiuto e ai registri di 1015 carico e scarico, il trasporto di rifiuti pericolosi è soggetto anche alle disposizioni dell'adr e Codice della strada. ADR è l acronimo di Accord Dangereuses Route, sintesi di Accord europeen relatif au transport international des marchandises dangereuses par route, cioè Accordo europeo relativo ai trasporti internazionali di merci pericolose su strada, il cui testo è aggiornato ogni due anni (ultimo aggiornamento recepito Direttiva n. 2010/61/UE del 2 settembre 2010). Con esso vengono regolamentati obbligatoriamente anche su Territorio Nazionale: la classificazione delle sostanze pericolose e quindi dei rifiuti pericolosi in riferimento al trasporto su strada; le norme e prove che determinano la classificazione delle singole sostanze come pericolose; le condizioni di imballaggio (requisiti degli imballaggi e dei contenitori in funzione della pericolosità che la merce può esibire e quindi della classe ADR cui appartiene) delle merci; le modalità costruttive dei veicoli e delle cisterne; i requisiti per il mezzo di trasporto, compresi i documenti di viaggio. Le disposizioni dell ADR sono suddivise in 9 parti, ciascuna delle quali divisa in capitoli; ogni capitolo è suddiviso in sezioni che a loro volta sono ripartite in sottosezioni. La struttura principale della norma si presenta in forma di due Allegati (A e B), come segue: 1. Allegato A: disposizioni generali e disposizioni relative ai materiali e agli oggetti pericolosi; - Parte 1 disposizioni generali; - Parte 2 classificazione; - Parte 3 lista delle merci pericolose, disposizioni speciale ed esempi relativi al trasporto delle merci pericolose imballate in quantità limitate; - Parte 4 disposizioni relative all utilizzo degli imballaggi e delle cisterne; - Parte 5 procedure di spedizione; - Parte 6 prescrizioni relative alla costruzione degli imballaggi, dei grandi recipienti per il trasporto alla rinfusa (GIR), dei grandi imballaggi e delle cisterne e alle prove a cui questi devono essere sottoposti; - Parte 7 disposizioni riguardanti le condizioni di trasporto, il carico, lo scarico e la movimentazione. 2. Allegato B: disposizioni relative al materiale da trasportare e al trasporto - Parte 8 prescrizioni relative agli equipaggi, all equipaggiamento e all esercizio dei veicoli e alla documentazione; - Parte 9 prescrizioni relative alla costruzione e all approvazione dei veicoli. L obiettivo primario dell ADR è la sicurezza del trasporto e pertanto: il rispetto delle norme in materia di identificazione delle merci/rifiuti e relativi imballaggi (omologati e codificati in funzione della pericolosità delle sostanze), di mezzi di trasporto, di autorizzazioni, di formazione degli addetti alle varie operazioni, di verifica dell osservanza delle norme relative a carico e scarico. Il criterio di classificazione di un rifiuto, secondo il D.Lgs. 152/2006, come pericoloso o non pericoloso, è diverso da quello della classificazione ADR, pertanto non c è corrispondenza tra codice CER e codice ADR (numero ONU UN ). Infatti quest ultimo considera il rischio immediato derivante dal rifiuto in caso di incidente durante il trasporto. In linea generale, un rifiuto classificato come pericoloso ai sensi del D.lgs. n. 152/06 e ss.mm.ii. (incluso il Decreto Legislativo 3 Dicembre 2010) è classificato tale anche per l ADR, ma non viceversa. L ADR raggruppa le merci pericolose ed i rifiuti in relazione al tipo di pericolo che essi presentano, e le divide in classi contraddistinte da una numerazione progressiva. 1116 Esse sono: - Classe 1: Materie ed oggetti esplosivi; - Classe 2: Gas compressi, liquefatti o disciolti sotto pressione; - Classe 3: Materie liquide infiammabili; - Classe 4.1: Solidi infiammabili; - Classe 4.2: Materie soggette ad accensione spontanea; - Classe 4.3: Materie che a contatto con l acqua sviluppano gas infiammabili; - Classe 5.1: Materie comburenti; - Classe 5.2: Perossidi organici; - Classe 6.1: Materie tossiche; - Classe 6.2: Materie infettanti; - Classe 7: Materie radioattive; - Classe 8: Materie corrosive; - Classe 9: Materie e oggetti pericolosi diversi. Ogni sostanza o materia pericolosa o rifiuto è individuata tramite l ADR da: numero ONU, di 4 cifre, associato univocamente alla singola sostanza o gruppo collettivo-rubrica. 3.4 ADR : Obblighi del Produttore/ Speditore Rifiuti Anche secondo l ADR, al produttore ricade la responsabilità della classificazione del rifiuto. Di fatto, la contemporanea presenza di diverse sostanze utilizzate in un processo produttivo (noto al produttore), dal quale ne è scaturita la produzione del rifiuto stesso, può dare origine a rifiuti pericolosi non facilmente riconducibili alle caratteristiche, di cui all'allegato A dell ADR, che consentono di attribuire al rifiuto un determinato numero ONU ( UN ). Poiché è d obbligo assegnare al rifiuto il corretto numero ONU, solo il produttore è in grado di attribuire, in base al processo lavorativo che ha generato il rifiuto, l idoneo numero ONU. Infatti, la sicurezza del trasporto di rifiuti pericolosi richiede la conoscenza del tipo e grado di pericolo/i che soltanto una figura come il produttore può e deve essere in grado di fornire al trasportatore/vettore assumendosene la completa responsabilità. Il Capitolo 1.4 della normativa ADR contempla esplicitamente tali obblighi. A tal riguardo si riportano parti di alcuni paragrafi ( e ) del Capitolo Speditore Lo speditore di i rifiuti pericolosi ha l'obbligo di presentare al trasporto una spedizione conforme alle disposizioni dell'adr. Nell'ambito del deve in particolare: a) assicurarsi che i rifiuti pericolosi siano classificati e trasportati conformemente all'adr; b) fornire al trasportatore informazioni e dati, e, se necessario, i documenti di trasporto e i documenti di accompagnamento richiesti (autorizzazioni, approvazioni, notifiche, certificati, ecc.),con particolare riguardo alle disposizioni del capitolo 5.4 e delle tabelle della parte Nel caso in cui lo speditore faccia ricorso ai servizi di altri operatori (imballatore, caricatore, riempitore, ecc.), occorre prendere le appropriate misure affinché sia garantito che la spedizione risponda alle disposizioni dell'adr 1217 Quando si agisce per conto di un terzo, questi deve segnalare per iscritto allo speditore che si tratta di merci pericolose e mettere a disposizione tutte le informazioni e i documenti necessari all'esecuzione degli obblighi Imballatore Nell'ambito del 1.4.1, l'imballatore deve in particolare: a)osservare le prescrizioni concernenti le condizioni d' imballaggio, e le condizioni di imballaggio in comune; e b) preparare i colli ai fini del trasporto, con marchi ed etichette di pericolo secondo le normeadr 1318 4. ORGANIZZAZIONE TECNICA A CARATTERE GENERALE DELLA GESTIONE DEI RIFIUTI IN ISS L ISS si è dato una organizzazione interna che prevede la nomina di un Responsabile Tecnico, per la gestione di tutte le tipologie di rifiuti generati in ISS a seguito delle varie attività ivi svolte. Tale Responsabile Tecnico mette in essere il sistema operativo della gestione delle varie tipologie di rifiuti in tutte le sue fasi: raccolta, confezionamento/imballaggio, conferimento, deposito temporaneo, trasporto agli impianti idonei per il definitivo smaltimento. Il Responsabile Tecnico mette in essere un sistema informativo interno che permetta la circolazione delle informazioni in merito alle procedure operative di gestione delle varie tipologie di rifiuti ed inoltre che permetta una conoscenza la più puntuale possibile delle quantità di rifiuti generati, al fine di individuare le necessità globali di smaltimento. Inoltre predispone le linee guida finalizzate alla ottimizzazione della gestione. Proprio per la finalità della circolazione delle informazioni l organizzazione interna prevede per ciascun Dipartimento, Centro o Servizio dell Istituto la nomina di un Referente di Dipartimento/Centro/Servizio per ognuna delle 3 seguenti tipologie di rifiuti: 1. rifiuti speciali (sanitari) a rischio chimico; 2. rifiuti speciali (sanitari) a rischio infettivo; 3. rifiuti radioattivi. Per ciascuna delle tre tipologie di rifiuti viene nominato un Vigilante con il compito di vigilare sulla corretta esecutività dei contratti in essere tra l I.S.S. e le varie ditte per la raccolta, trasporto e smaltimento delle tre tipologie di rifiuti. Inoltre i Vigilanti hanno anche il compito di fornire agli utenti i contenitori previsti per i diversi rifiuti di ciascuna tipologia e di vigilare affinché le prescrizioni date vengano rispettate. Non è previsto un Referente di Dipartimento/Centro/Servizio per i rifiuti urbani e gli speciali assimilabili agli urbani, in quanto tali rifiuti sono regolamentati dall Azienda di Igiene Urbana del Comune di Roma (AMA S.p.A) e le operazioni di raccolta e conferimento ai Cassonetti dell AMA vengono svolte dagli addetti alla pulizia dei locali dell ISS. La responsabilità relativa alla vigilanza e all informazione del personale è attribuita al Direttore del Dipartimento AMPP, ai Direttori di Dipartimenti/centri /Servizi, ai Direttori di Reparti e ad ogni altro Responsabile dei diversi contesti organizzativi presenti. Il PRESIDENTE dell ISS designa il Responsabile Tecnico della Gestione Rifiuti ISS che organizza la gestione dei Rifiuti ISS. La Figura 1. riporta l organizzazione tecnica e responsabilità della gestione dei rifiuti dell ISS. Il Responsabile tecnico, attualmente coincidente con il Direttore del Dipartimento Ambiente e connessa Prevenzione Primaria, si avvale dell Unità Gestione Rifiuti (U.G.R.) istituita con CDA dell ISS in data , per dare attuazione alle procedure di controllo previste dal D.M recante: Istituzione del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI). L U.G.R. assiste i Vigilanti con delega all utilizzo del SISTEMA INFORMATICO SISTRI (vedasi Fig. 2). Il responsabile dell U.G.R gestisce le attività del personale attribuito alla U.G.R stessa, effettua sopralluoghi all interno dei diversi contesti operativi al fine di verificare l attuazione e l applicabilità del sistema di gestione adottato dall ISS, effettua gli audit di tutti i soggetti coinvolti nella gestione e responsabilità dei rifiuti, periodicamente e con regolare verbale, per valutare il livello di adeguatezza del sistema di gestione e per elaborare soluzioni tecniche e/o gestionali, che vengono sottoposte al Responsabile tecnico, per ottimizzare il sistema di gestione. Il Responsabile tecnico ed i Vigilanti sono responsabili della compilazione e della corretta conservazione dei registri di carico/scarico dei rifiuti e dei relativi Formulari di Identificazione 1419 Rifiuti (FIR) nonché della preparazione della documentazione necessaria per la comunicazione annuale alla Camera di Commercio dei quantitativi prodotti per ogni singola tipologia di rifiuto nell anno solare. Il Legale Rappresentante dell ISS è responsabile della trasmissione alla Camera di Commercio dei dati in questione. In regime SISTRI, tale documentazione cartacea è sostituita dal registro cronologico e dalle schede di movimentazione del SISTRI, che sono resi disponibili all autorità di controllo in qualsiasi momento ne faccia richiesta e sono conservate in formato elettronico da parte del soggetto obbligato (ISS) per almeno tre anni dalla rispettiva data di registrazione o di movimentazione dei rifiuti. Il Responsabile tecnico della Gestione Rifiuti ed i Vigilanti sono i delegati del Presidente all uso dell USB per l accesso al SISTRI. Figura 2. Organizzazione tecnica dell Unità gestione dei rifiuti dell ISS RESPONSABILE TECNICO (Delegato Presidente ISS) GESTIONE RIFIUTI in ISS Dott.ssa Loredana Musmeci RESPONSABILE UNITA GESTIONE RIFIUTI Ing. Anna Santarsiero Ing. Anna Santarsier o CONSULENTE ESTERNO RIFIUTI RADIOATTIVI COORDINATORE ATTIVITÀ dott.ssa Francesca Prestinaci VIGILANTE RIFIUTI RADIOATTIVI CTER Marco Vischetti CONSULENTE ESTERNO VIGILANTE CONTRATTO CTER MARIA CRISTINA ROMANELLO VIGILANTE RIFIUTI A RISCHIO CHIMICO CTER Marco Vischetti VIGILANTE RIFIUTI A RISCHIO INFETTIVO OPTER Luca Nardi 1520 5. CLASSIFICAZIONE E GESTIONE DEI RIFIUTI GENERATI NELL ISS 5.1 Classificazione dei rifiuti prevista dalla normativa vigente In base alla normativa vigente, Decreto Legislativo 152/2006 e successive modifiche ed integrazioni, i rifiuti si suddividono in: A) Rifiuti urbani: 1. i rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione; 2. i rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quello domestico che vengono assimilati ai rifiuti urbani per qualità e quantità; 3. i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade; 4. i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d acqua; 5. i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali; 6. i rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni, nonché gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale diversi da quelli di cui ai punti precedenti. B) Rifiuti speciali: 1. i rifiuti da attività agricole e agro-industriali; 2. i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti pericolosi che derivano dalle attività di scavo; 3. i rifiuti da lavorazioni industriali; 4. i rifiuti da lavorazioni artigianali; 5. i rifiuti da attività commerciali; 6. i rifiuti da attività di servizio; 7. i rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento dei fumi; 8. i rifiuti derivanti da attività sanitarie; 9. i macchinari e le apparecchiature deteriorati ed obsoleti; 10. i veicoli a motore, e simili fuori uso e loro parti. B.1) Rifiuti speciali assimilabili agli urbani: - i rifiuti che pur provenendo dalle attività di cui sopra, e quindi classificabili Speciali, in base alle loro caratteristiche sia qualitative che quantitative sono del tutto simili ai rifiuti urbani. Pertanto i rifiuti speciali assimilati agli urbani vengono gestiti dal punto di vista tecnico come un rifiuto urbano. B.2) Rifiuti speciali pericolosi: sono rifiuti pericolosi i rifiuti che presentano una o più caratteristiche pericolose di cui all allegato III del Decreto Legislativo 3 Dicembre Tali rifiuti pericolosi sono individuati in base all origine e composizione dei rifiuti e, ove necessario, dei valori limite di concentrazione delle sostanze pericolose. 16 Vedere altro
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