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Timestamp: 2020-04-08 12:47:36+00:00
Document Index: 121042709

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Sentenza Cassazione Civile n. 25359 del 09/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25359 del 09/10/2019
Cassazione civile sez. lav., 09/10/2019, (ud. 22/05/2019, dep. 09/10/2019), n.25359
sul ricorso 12646/2015 proposto da:
B.B., M.G., G.A.,
D.P.V., MA.CL., C.F., MO.GI.,
P.E.D. O P., L.V.R., T.L.,
BA.TO. O BA., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA POMPEO
MAGNO 23/ A, presso lo studio dell’avvocato CARLO COMANDE’, che li
rappresenta e difende unitamente all’avvocato DOMENICO PITRUZZELLA;
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, REGIONE SICILIA, UNIVERSITA’
STUDI DI PALERMO, MINISTERO ECONOMIA FINANZE C.F. (OMISSIS),
MINISTERO DELLA SALUTE C.F. (OMISSIS), MINISTERO ISTRUZIONE
UNIVERSITA’ RICERCA C.F. (OMISSIS), in persona dei legali
I.C.M. domiciliata ope legis presso la Cancelleria
GIOVANNI MERCADANTE;
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, UNIVERSITA’ STUDI PALERMO,
C.F. (OMISSIS), REGIONE SICILIANA, MINISTERO ISTRUZIONE UNIVERSITA’
RICERCA C.F. (OMISSIS), in persona dei legali rappresentanti pro
avverso la sentenza n. 2067/2014 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,
depositata il 14/11/2014 R.G.N. 2354/2012.
3. in via principale: il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato, la condanna degli enti convenuti al pagamento delle differenze retributive da parametrarsi alla retribuzione di un medico neo assunto, ovvero ai compensi previsti dal D.P.C.M. 7 febbraio 2007, anche a tutolo di risarcimento del danno per mancato recepimento della direttiva comunitaria;
8. la Corte Costituzionale (sentenza n. 432 del 1997) aveva escluso che il blocco della indicizzazione delle borse di studio di cui al D.Lgs. n. 257 del 1991, art. 6, ad opera della L. n. 549 del 1995, costituisse una misura irragionevole o discriminatoria; era stato poi escluso che tale sospensione contrastasse con le direttive Comunitarie che, pur sancendo in modo incondizionato e sufficientemente preciso l’obbligo di retribuire in maniera adeguata i periodi di formazione dei medici specializzandi, non erano immediatamente e direttamente applicative quanto alla identificazione del debitore tenuto al versamento della remunerazione adeguata e quanto alla misura di quest’ultima;
10. avverso questa sentenza i ricorrenti indicati in epigrafe hanno proposto due distinti ricorsi per cassazione (un ricorso è stato proposto da I.C.M.; l’altro ricorso dai rimanenti ricorrenti), affidati rispettivamente a due e a tre motivi; a ciascuno dei ricorsi hanno resistito con controricorso e ricorso incidentale condizionato, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, i Ministeri dell’Istruzione Università e Ricerca, dell’Economia e Finanze, della Salute, l’Università degli Studi di Palermo e la Regione Siciliana; per la ricorrente I. è stato depositato controricorso al ricorso incidentale condizionato.
11. Sintesi dei motivi di ricorso di I.C.M.:
12. con il primo motivo la ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e/o falsa applicazione del D.L. n. 384 del 1992, art. 7, comma 1, L. n. 507 del 1993, art. 3, comma 36, L. n. 549 del 1995, art. 1, comma 300 e della L. n. 289 del 2002, art. 36; sostiene che la Corte di merito avrebbe errato nel negare la rideterminazione della borsa di studio in conseguenza degli incrementi contrattuali per il personale medico dipendente dal SSN, per i periodi successivi all’anno accademico 1992-1993; invoca i principi affermati nella sentenza di questa Corte n. 18562 del 2012.
13. col secondo motivo la ricorrente deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, per avere la sentenza impugnata omesso la dovuta distinzione tra integrazione automatica in base al tasso programmato di inflazione e adeguamento della borsa di studio mediante rideterminazione triennale;
14. entrambi i motivi prospettano questioni giuridiche già affrontate e risolte da questa Corte con le sentenze Cass. SS.UU. 29345 del 2008; Cass. 4449 del 2018; Cass. 18670 del 2016, 12625 del 2015, 11565 del 2011 e nelle Ordinanze nn. 19792/2017, 19449/2017, ai cui principi si ritiene di dare continuità;
15. diversamente da quanto opina la ricorrente, l’importo della borsa di studio prevista dal D.Lgs. 8 agosto 1991, n. 257, art. 6, non è soggetto all’incremento in relazione alla variazione del costo della vita per gli anni accademici dal 19921992 al 2003-2005; per chi, come le ricorrenti, ha frequentato i corsi di specializzazione a partire dall’anno scolastico 1998-1999, trovano applicazione della L. 27 dicembre 1997, n. 449, art. 32, comma 12, che ha disposto che non si applicano per il triennio 1998-2000 gli aggiornamenti di cui del predetto D.Lgs. n. 257 del 1991, art. 6, comma 1 e della L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 36, comma 1 (legge finanziaria 2003), che ha confermato il meccanismo di blocco dell’incremento annuale e della rideterminazione delle borse di studio previsto della L. n. 449 del 1997, citato art. 32, comma 12;
17. con il primo motivo i suddetti ricorrenti denunciano, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione e falsa applicazione dell’allegato alla Direttiva 93/16, per avere la Corte territoriale qualificato in modo erroneo l’attività prestata dai medici specializzandi; deducono che i medici in formazione hanno l’obbligo di eseguire personalmente le prestazioni dedotte nel contratto e di osservare le disposizioni impartite dai tutori per l’esecuzione e per la disciplina del lavoro e sono tenuti a rispettare i tempi e le modalità della prestazione indicati dal Consiglio della Scuola; richiamano la Direttiva 2000/34/CEE del 22.6.2000, modificativa della direttiva 93/104/CEE e del D.Lgs. n. 66 del 2003, art. 17;
18. con il secondo motivo i ricorrenti denunciano, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, omessa disapplicazione del D.Lgs. n. 368 del 1999, art. 46 e del D.Lgs. n. 517 del 1999, art. 8 e conseguente violazione e falsa applicazione dell’art. 249, comma 3 del Trattato CEE, del principio di leale cooperazione tra Stati membri e Istituzioni comunitarie e del principio comunitario di certezza del diritto; erronea e falsa applicazione delle norme sulla diretta efficacia dell’allegato 1 (adeguata retribuzione) della Direttiva 93/16 nell’ordinamento italiano; assumono che l’importo della borsa di studio, per essere rimasto immutato nel tempo e sottratto agli incrementi annuali, non corrisponde alla nozione di adeguatezza di cui alla Direttiva Comunitaria e che lo Stato Italiano, introducendo il blocco degli incrementi, ha recepito solo in parte le direttive Comunitarie;
24. con il D.Lgs. 17 agosto 1999, n. 368, il legislatore ha dato attuazione alla direttiva 93/16/CEE e, nel disporre il differimento dell’applicazione delle disposizioni contenute negli artt. da 37 a 42 e la sostanziale conferma del contenuto del D.Lgs. n. 257 del 1991, ha esercitato legittimamente la sua potestà discrezionale;
27. l’importo della borsa di studio prevista dal D.Lgs. 8 agosto 1991, n. 257, art. 6, comma 1, non è soggetto ad incremento in relazione alla variazione del costo della vita per gli anni dal 1993 al 2005;
28. ai sensi della L. 27 dicembre 1997, n. 449, art. 32, comma 12 e della L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 36, comma 1, l’importo delle 23, ai sensi della L. 27 dicembre 1997, n. 449, art. 32, comma 12 e della L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 36, comma 1, l’importo delle borse di studio dei medici specializzandi iscritti negli anni accademici dal 1998 al 2005 non è soggetto all’adeguamento triennale previsto del D.Lgs. n. 257 del 1991, art. 6, comma 1;
35. ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte di ciascuna dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.