Source: http://www.esproprionline.it/site/Quesito_Dettaglio.asp?ID=332&IDCat=172
Timestamp: 2018-01-17 01:28:57+00:00
Document Index: 98336951

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 22', 'art. 1', 'art. 23', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 20', 'art. 52']

EMILIANO BOTTAZZI: « Una società per azioni concessionaria del servizio per la distribuzione del gas (e l'implementazione della rete) ha necessità di ampliare la rete di distribuzione del gas. Allo scopo (e dopo aver infruttuosamente tentato di addivenire ad un accordo con i proprietari dei terreni interessati dall'intervento) si trova oggi nella necessità di addivenire all'esproprio delle aree interessate. In questa fase, ci si domanda peraltro se sia indispensabile addivenire all'espropriazione tout court delle aree (alias: ablazione della proprietà) o, piuttosto, non sia consentito - invece che espropriare le aree - chiedere l'imposizione di una servitù coattiva di metanodotto. Nel rispondere al quesito si invita a riflettere sul contenuto della sentenza C.Cost. 17 luglio 2002, n. 357, che parrebbe negare la sussistenza di una generalizzata servitù di metanodotto nel nostro ordinamento. Con riguardo alla stessa fattispecie, si chiede anche autorevole parere in merito alla coordinata interpretazione dell'art. 52 octies del D.P.R. 327/2001 e degli artt. 20 e 22 dello stesso decreto (in articolare, dopo il provvedimento della conferenza dei servizi, è possibile l'immediata emissione del decreto di esproprio? Per quanto non previsto espressamente dall'art. 52 octies, trovano applicazione le norme dell'art. 22 dello stesso D.P.R. 327/2001?). »
PL - E’ illegittimo espropriare la proprietà piena laddove lo scopo pubblico sia ugualmente perseguibile mediante un procedimento ablatorio meno incidente nella sfera giuridica soggettiva del proprietario, qual è l’asservimento coattivo. L’ordinanza della Corte Costituzionale a cui lei fa cenno, ben lungi dal disconoscere l’esistenza della servitù da metanodotto e la possibilità di imporla coattivamente per scopi di pubblica utilità mediante una procedura ablatoria pubblicistica, ha semplicemente rigettato un’interpretazione dell’articolo 1033 c.c. volta ad equiparare le condutture energetiche agli acquedotti ai fini del diritto civilistico di condurre acque per il fondo altrui mediante la costituzione coattiva della servitù di acquedotto per uso privato. A parte il fatto che la possibilità di asservire è comunque attestata dall’articolo 52 octies da Lei citato, attribuire all’ordinanza della Corte Costituzionale la negazione della possibilità di imporre la servitù di metanodotto per scopi di pubblica utilità mediante procedura ablatoria, condurrebbe ad esiti aberranti: sarebbe dunque possibile espropriare ma non asservire ? Cioè sarebbe possibile solo imporre alla proprietà privata il massimo sacrificio possibile, quando ci si potrebbe limitare ad un asservimento ? Bisognerebbe allora impossessarsi, per effetto dell’acquisto della proprietà, di ogni terreno sovrastante la condotta, intercludendo o tagliando a metà migliaia di ettari con danni incalcolabili, ovvero stipulare improbabili concessioni, etc. ? La regola è semplicemente questa: se la permanenza nel sottosuolo della conduttura è compatibile con un utilizzo, anche limitato, della superficie da parte di terzi, si procede ad una procedura ablatoria mediante asservimento coattivo e non mediante espropriazione della proprietà piena; viceversa, si esproprierà laddove esigenze di gestione e manutenzione dell’impianto richiedano l’utilizzo della superficie, ovvero laddove per ragioni di sicurezza od altro al proprietario non sia nemmeno consentito il passaggio. Si badi che il concetto di “espropriazione” in generale, nel testo unico, non si limita alla proprietà, ma riguarda anche la sottrazione o l’imposizione di servitù (art. 1.1, art. 23.1.f): cioè il concetto di “asservimento coattivo” per scopi pubblici si pone in rapporto di specie a genere rispetto al concetto di “espropriazione”. Per quanto attiene ai rapporti tra articolo 52 octies e la procedura generale, il decreto di asservimento ex art. 52 octies è incompatibile come contenuto sia con il 22 che con il 22 bis, dei quali costituisce una sorta di via di mezzo: infatti il decreto di asservimento contiene: a) l’asservimento condizionato all’esecuzione; b) l’occupazione temporanea delle aree interessate; c) la determinazione dell’indennità. Non mi pare tuttavia che il 52 octies sia incompatibile con il 22 dal punto di vista delle condizioni per emettere immediatamente il provvedimento anziché farlo precedere dall’articolo 20: il 22 e il 22 bis del resto sono esplicitamente richiamati per la procedura di esproprio (art. 52 quinquies comma 3), e sarebbe abbastanza inverosimile poter - al verificarsi di determinati presupposti quali l’urgenza, ecc. - subito espropriare ma non asservire. L’applicazione dell’iter dell’art. 20 è richiamata dall’art. 52-nonies. <?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />