Source: https://www.segretaricomunalivighenzi.it/10-08-2018-lordinanza-del-sindaco-adottata-a-norma-dellart-50-del-d-lgs-n-267-2000-comportante-lesclusione-e-o-la-limitazione-di-ospitalita-di-migranti-rifugiati-e-richiedenti-asilo-e-nulla-e-puo-essere-fonte-di-responsabilita-penale
Timestamp: 2018-08-18 10:10:05+00:00
Document Index: 112245965

Matched Legal Cases: ['art. 50', 'art. 50', 'art. 50', 'art. 50', 'art.323', 'art.323', 'art.604', 'art. 3', 'sentenza ']

10/08/2018 - L'ordinanza del Sindaco, adottata a norma dell'art. 50 del D.Lgs. n. 267/2000, comportante l'esclusione e/o la limitazione di ospitalità di migranti, rifugiati e richiedenti asilo, è nulla e può essere fonte di responsabilità penale — Segretari Comunali Vighenzi
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10/08/2018 - L'ordinanza del Sindaco, adottata a norma dell'art. 50 del D.Lgs. n. 267/2000, comportante l'esclusione e/o la limitazione di ospitalità di migranti, rifugiati e richiedenti asilo, è nulla e può essere fonte di responsabilità penale
L'ordinanza del Sindaco, adottata a norma dell'art. 50 del D.Lgs. n. 267/2000, comportante l'esclusione e/o la limitazione di ospitalità di migranti, rifugiati e richiedenti asilo, è nulla e può essere fonte di responsabilità penale ai sensi dell’art.323 c.p
Tar Catania, sez. IV, 6 agosto 2018, n. 1671 - leggi anche QUI
"Costituendo principio generalmente riconosciuto dalla comunità internazionale e dall’Unione Europea la considerazione della dignità umana quale diritto fondamentale dell’essere umano e limite alla sovranità degli Stati, va osservato che la discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi, ecc…, poiché espone a responsabilità internazionale lo Stato che ne sia autore, va prevenuta nell’ambito dell’ordinamento interno, inibendo in nuce, anzitutto, qualsivoglia esercizio di potestà pubblicistiche per il soddisfacimento di finalità discriminatorie o, implicanti, anche se soltanto indirettamente, effetti discriminatori. Dovendosi, dunque, escludere a priori il possibile esercizio di poteri autoritativi per il compimento di atti discriminatori, la funzione dei richiamati trattati internazionali deve rinvenirsi nell’assunzione di responsabilità per gli Stati firmatari, come l’Italia, dell’obbligo di tutelare il rispetto della dignità umana anche da provvedimenti delle Pubbliche Amministrazioni mediante l’introduzione negli ordinamenti nazionali di norme, non tanto disciplinanti le modalità di esercizio del potere, bensì preclusive dell’esercizio stesso del potere ogniqualvolta ciò possa implicare l’adozione di un provvedimento discriminatorio.
Considerato che l’ordinanza impugnata costituisce un atto di discriminazione per motivi razziali ed etnici e che potrebbe, quindi, essere fonte di responsabilità penale ai sensi dell’art.323 c.p., (potendo integrare il reato di abuso d’ufficio con l’aggravante della discriminazione razziale di cui all’art.604 ter c.p.) ovvero ai sensi dell’art. 3 co.1 lett. a) della legge 13 ottobre 1975 n.654 (come modificato dal D.L. 26 aprile 1993 n.122 convertito con modificazioni nella Legge 25 giugno 1993 n.205) di ratifica ed esecuzione della convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, aperta alla firma a New York il 7 marzo 1966, (secondo cui è punito con la pena della reclusione sino ad 1 anno e 6 mesi o con la multa sino ad € 6.000,00 colui il quale commetta atti di discriminazione per motivi razziali o etnici), va disposta la trasmissione di copia dei provvedimenti impugnati e della presente sentenza alla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Enna per gli adempimenti di sua competenza."
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