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Timestamp: 2020-07-07 13:27:16+00:00
Document Index: 87477062

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 33', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 414', 'art. 345', 'art. 1', 'art. 437', 'art. 360', 'art. 4', 'art. 33']

Sentenza Cassazione Civile n. 4670 del 18/02/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4670 del 18/02/2019
Cassazione civile sez. lav., 18/02/2019, (ud. 22/11/2018, dep. 18/02/2019), n.4670
sul ricorso 10457-2017 proposto da:
P.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA LUIGI
CALAMATTA, 16, presso lo studio dell’avvocato MANUELA MARIA ZOCCALI,
che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato SABINO ANTONINO
FRESYSTEM S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore,
lo studio dell’avvocato PAOLA VACCARO, rappresentata e difesa dagli
avvocati FRANCESCO LAURI, MASSIMO GARZILLI;
avverso la sentenza n. 536/2017 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
depositata il 24/01/2017 R.G.N. 3043/2016.
1.1. con sentenza n. 536/2017 la Corte d’appello di Napoli, decidendo sul reclamo proposto ai sensi della L. n. 92 del 2012 da P.R. nei confronti della Fresystem S.p.A., confermava la pronuncia del Tribunale partenopeo che aveva rigettato l’opposizione del P. avverso la pronuncia resa nella fase sommaria con cui era stato respinto il ricorso del predetto inteso ad ottenere la declaratoria d’illegittimità del licenziamento intimatogli in data 20 marzo 2015;
1.2. il P., dipendente della Fresystem S.p.A. dal 12 gennaio 2004 e inquadrato nel 4 livello del c.c.n.l. per i lavoratori dell’industria alimentare, era stato licenziato in relazione alla contestazione di una indebita utilizzazione dei permessi ex L. n. 104 del 1992 nei giorni 22, 23 e 24 dicembre 2014 nonchè 22 e 23 gennaio 2015 e 5 febbraio 2015;
tale indebita utilizzazione era emersa a seguito di quanto appreso dalla società datrice per il tramite di un’agenzia di investigazione privata che, con riferimento agli indicati giorni, aveva riferito che il P., anzichè prestare assistenza al proprio familiare per il quale usufruiva dei permessi, aveva svolto attività varie di tipo personale (presso esercizi commerciali ed altri luoghi comunque diversi da quello deputato all’assistenza);
1.3. il Tribunale, pur scorporando dalla contestazione i giorni 22, 23 e 24 dicembre nei quali l’azienda aveva deciso di sospendere l’attività lavorativa per le festività natalizie, riteneva, quanto ai fatti accaduti il 22 e 23 gennaio nonchè il 5 febbraio 2015, che, legittime essendo le investigazioni disposte dall’azienda, si trattasse di comportamenti così gravi da giustificare la massima sanzione espulsiva;
in particolare, richiamato quanto da questa Corte affermato nelle decisioni n. 4894/2014 e n. 19955/2014, riteneva pienamente legittimo il controllo finalizzato all’accertamento dell’utilizzo improprio dei permessi ex L. n. 104 del 1992dal momento che lo stesso non riguardava l’adempimento della prestazione, essendo effettuato al di fuori dell’orario di lavoro ed in fase di sospensione dell’obbligazione principale di rendere tale prestazione;
riteneva integrato un abuso del diritto di cui alla L. n. 104 del 1992, art. 33 in violazione dell’affidamento riposto nel dipendente ed integrante una condotta così grave da giustificare l’adottato provvedimento pur in assenza di precedenti disciplinari;
2. per la cassazione della sentenza ricorre P.R. con due motivi.
4. il ricorrente ha depositato memoria. Considerato che:
1.1. con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione di norme di diritto (L. n. 92 del 2012, art. 1,commi 51, 58 e 59, art. 414 cod. proc. civ. e art. 345 cod. proc. civ.);
rileva che il divieto di nuove eccezioni non risulta previsto con riguardo al reclamo introdotto dalla L. n. 92 del 2012, art. 1;
la questione della nullità delle disposte indagini investigative in quanto svolte da soggetti privi delle licenze prefettizie, lungi dall’integrare una mera difesa fondata sugli stessi elementi di fatto già dedotti dinanzi al giudice di prime cure, essendo attinente al merito della lite e fondata su circostanze diverse ed ulteriori rispetto a quelle prospettate nella pregressa fase innanzi al Tribunale (come tale, secondo la stessa prospettazione del ricorrente, idonea a condizionare i poteri decisori del giudice), inseriva nel processo un nuovo tema di indagine, sul quale non si era formato in precedenza il contraddittorio ed era pertanto inammissibile in sede di reclamo, avente natura di impugnazione (v. Cass. 9 settembre 2016, n. 17863) ed essendo soggetto alla regola del divieto dei nova di cui all’art. 437 cod. proc. civ.;
2.1. con il secondo motivo il ricorrente deduce l’illegittimità delle indagini investigative compiute dalla parte avversa, la violazione del principio di libertà e della riservatezza del lavoratore (art. 360 cod. proc. civ., comma 1, n. 3);
nè a ciò ostano sia il principio di buona fede sia il divieto di cui all’art. 4 dello Statuto dei lavoratori, ben potendo il datore di lavoro decidere autonomamente come e quando compiere il controllo, anche occulto, ed essendo il prestatore d’opera tenuto ad operare diligentemente per tutto il corso del rapporto di lavoro (cfr. 10 luglio 2009, n. 16196);
è stato in particolare ritenuto legittimo tale controllo durante i periodi di sospensione del rapporto al fine di consentire al datore di lavoro di prendere conoscenza di comportamenti del lavoratore, che, pur estranei allo svolgimento dell’attività lavorativa, siano rilevanti sotto il profilo del corretto adempimento delle obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro, che permane nonostante la sospensione (si vedano con riferimento ai controlli disposti nel corso di una malattia Cass. 26 novembre 2014, n. 25162 e Cass. 22 maggio 2017, n. 12810 e con riferimento alla fruizione dei permessi ex L. n. 104 del 1992, Cass. 6 maggio 2016, n. 9217 e Cass. 4 marzo 2014, n. 4984; quest’ultima ha in particolare evidenziato che il comportamento del prestatore di lavoro subordinato che, in relazione al permesso ex art. 33 I. n. 104/1992, si avvalga dello stesso non per l’assistenza al familiare, bensì per attendere ad altra attività, integra l’ipotesi dell’abuso di diritto, giacchè tale condotta si palesa, nei confronti del datore di lavoro come lesiva della buona fede, privandolo ingiustamente della prestazione lavorativa in violazione dell’affidamento riposto nel dipendente ed integra nei confronti dell’Ente di previdenza erogatore del trattamento economico, un’indebita percezione dell’indennità ed uno sviamento dell’intervento assistenziale);