Source: http://www.ratzinger.us/Norme-Potestas-Ecclesiae/
Timestamp: 2018-08-21 13:54:38+00:00
Document Index: 123966317

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', '§ 1', 'art. 6', 'art. 7', '§ 1', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 11', '§ 1', 'art. 12', 'art. 13', '§ 1', '§ 2', 'art. 14', '§ 1', 'art. 15', '§ 1', 'art. 16', '§ 1', '§5', 'art. 17', '§ 1', 'art. 18', '§ 1', 'art. 19', '§ 1', 'sentenza ', 'art. 20', '§ 1', 'art. 21', '§ 1', 'art. 22', '§ 1', 'art. 23', 'art. 24', '§ 1', 'art. 5', 'art. 25', '§ 1', '§ 2']

Norme Potestas Ecclesiae – J. Ratzinger's Fan Club
La potestà della chiesa di sciogliere un matrimonio in favore della fede, al di fuori del privilegio paolino, è ancora ordinato quanto all’applicazione dalla Istruzione per lo scioglimento del matrimonio e dalle Norme procedurali approvate da Paolo VI ed emanate dalla Congregazione per la dottrina della fede nel 1973. In tali documenti sono indicate le condizioni affinchè un caso di scioglimento del matrimonio in favore della fede possa essere ammesso e sono riportate le norme procedurali alle quali attenersi nelle diocesi, prima che gli atti siano inviati a questa Congregazione. Ma dopo la promulgazione del Codice di diritto canonico per la chiesa latina e del Codice dei canoni delle chiese orientali per le chiese orientali, è necessario, dopo una revisione di quei documenti, adattare un certo numero di norme alla nuova legislazione.
È noto del resto che i matrimoni fra acattolici, dei quali almeno uno non sia battezzato, a determinate condizioni possono essere sciolti dal vescovo di Roma in favore della tede e per la salvezza delle anime. Ma l’esercizio di tale potestà, tenute presenti sia le esigenze pastorali dei tempi e dei luoghi, sia tutte le circostanze di ogni singolo caso, è soggetto al giudizio supremo del medesimo sommo pontefice.
Nel Codice di diritto canonico (cann. 1143-1147) e nel Codice dei canoni delle chiese orientali (cann. 854-858) viene regolato il cosiddetto “privilegio paolino”, cioè il caso di scioglimento del matrimonio prospettato nella prima lettera di san Paolo ai Corinzi (7,12-17). La chiesa infatti intende le parole dell’apostolo nel senso di vera libertà concessa alla parte fedele a contrarre un nuovo matrimonio, “se la parte infedele si separa” (I Cor 7,15). D’altra parte la chiesa, col trascorrere del tempo, ha garantito sempre più l’applicazione del privilegio paolino con norme positive, fra le quali eccellono sia la precisazione della parola “si separa”, sia la prescrizione affinchè “la separazione” risulti attraverso “interpellanze” nel tribunale della chiesa, sia la norma secondo la quale il matrimonio è sciolto soltanto nel momento in cui la parte fedele contrae un altro matrimonio. E così è accaduto che l’istituto teologico-canonico del privilegio paolino perfettamente delineato fosse stabilito definitivamente già dall’inizio del secolo XIII; esso rimase essenzialmente pressoché immutato nei secoli successivi ed è stato recepito anche nel diritto testé promulgato, sia pure perfezionato nella forma. Tutto questo evidentemente attesta che la chiesa era pienamente consapevole di avere la potestà di precisare i limiti del privilegio stesso e di poterlo interpretare in senso più ampio, come fece per esempio circa il significato della parola “separarsi”, che è il fulcro del privilegio paolino.
La prassi dello scioglimento del vincolo, da concedersi dal romano pontefice caso per caso è stata introdotta dopo la promulgazione del Codice del 1917. Infatti in precedenza si provvedeva a sufficienza mediante il privilegio paolino e con le costituzioni sopra citate, dato che raramente fuori dei territori di missione si verificavano casi che richiedevano questo rimedio. Infatti le situazioni sociali e religiose nei territori di antica cristianità, soprattutto la stabilità del matrimonio e della famiglia e il modesto numero di dispense relative all’impedimento di disparità di culto ottenevano come risultato che fossero assai rari i matrimoni validi fra una parte battezzata e una parte non battezzata. Nel secolo XX il numero dei matrimoni che richiedono il rimedio pastorale dello scioglimento del vincolo è aumentato sempre più per cause molteplici, fra le quali si possono elencare le seguenti: la separazione fra gruppi religiosi, chiusi in se stessi, che vigeva nei secoli passati, in questo secolo è sparita quasi del tutto, cosicché i matrimoni misti si sono moltiplicati a dismisura e anche i matrimoni contratti, dopo aver ottenuto la dispensa dall’impedimento di disparità di culto, fra una parte cattolica e una parte non battezzata: così pure il Codice del 1917 abrogò l’impedimento di disparità di culto quanto agli acattolici battezzati, e perciò i matrimoni fra questi acattolici e i non battezzati sono validi senza alcuna dispensa, e di conseguenza aumenta il numero di matrimoni che sono soggetti al rimedio dello scioglimento del vincolo; si aggiunge poi la progressiva crescente fragilità e incostanza dei vincoli della famiglia, per cui avviene che il divorzio si diffonda sempre più (cf. Gaudium et spes, n. 47) e il numero dei matrimoni che naufragano aumenta di giorno in giorno.
Quindici anni dopo la promulgazione del Codice pio-benedettino, i casi di scioglimento in favore della fede erano già così frequenti che la Congregazione del Sant’Offizio il 1° maggio 1934 emanò una Istruzione con il seguente titolo: Norme per l’istruzione del processo nei casi di scioglimento del vincolo matrimoniale in favore della fede mediante l’autorità suprema del sommo pontefice. In questa Istruzione, dopo aver affermato l’autorità del sommo pontefice quanto a sciogliere i matrimoni contratti fra acattolici, dei quali almeno uno non sia battezzato (art. I), come pure la competenza esclusiva della Congregazione del Sant’Offizio ad esaminare questo istituto (art. 2), si indicavano i requisiti per la concessione della grazia di scioglimento (art. 3) e si dettavano le norme procedurali per istruire il processo in diocesi prima dell’invio di tutti gli atti alla Congregazione del Sant’Offizio (artt. 4-18). Questa Istruzione fu consegnata agli ordinari dei luoghi interessati; ma non fu pubblicata in Acta Apostolicae Sedis, per evitare il pericolo che i mezzi di comunicazione sociale presentassero la Chiesa come favorevole al divorzio.
Mentre il Codice di diritto canonico veniva sottoposto a revisione, furono redatti gli schemi dei canoni nei quali sinteticamente erano proposti sia i principi di diritto sostantivo sia le norme procedurali per lo scioglimento del vincolo matrimoniale in favore della fede. Tuttavia all’autorità superiore sembrò più opportuno che questa delicata materia non fosse inclusa nel Codice, ma ad essa si provvedesse con delle norme particolari approvate in modo specifico dal sommo pontefice ed emanate dalla Congregazione per la dottrina della fede.
Affinché poi i fedeli non patiscano danno spirituale e temporale, i vescovi curino attentamente che i casi per lo scioglimento del vincolo in favore della fede, se ve ne fossero nella loro diocesi, prima dell’accoglienza siano diligentemente esaminati per appurare se davvero, secondo le Norme allegate, possano essere ammessi: e se risultasse che si devono accogliere, i vescovi provvedano a far sì che il processo in diocesi sia istruito diligentemente e fedelmente secondo le medesime Norme in modo tale che gli atti da inviare a questa Congregazione risultino completi sotto ogni aspetto e redatti in modo esatto.
+ Tarcisio Bertone, SDB, arciv. emerito di Vercelli, segretario
art. 1. – II matrimonio contratto dalle parti, delle quali almeno una non sia battezzata, può essere sciolto dal romano pontefice in favore della fede, purché il matrimonio stesso non sia stato consumato dopo che ambedue i coniugi hanno ricevuto il battesimo.
art. 2. – Spetta alla Congregazione per la dottrina della fede esaminare i singoli casi e, se ricorrono le condizioni, presentare al sommo pontefice la domanda per chiedere la grazia.
art. 3 – Il vescovo diocesano e gli equiparati a lui nel diritto, o il vescovo eparchiale. hanno la competenza per istruire il processo.
art. 4 – Per la concessione della grazia dello scioglimento del vincolo si richiede che al momento della concessione:
art. 5. – § 1. La parte cattolica, se intende contrarre o convalidare un nuovo matrimonio con una persona non battezzata o battezzata non cattolica, dichiari di essere pronta a rimuovere i pericoli di venir meno alla fede e la parte acattolica dichiari di essere disposta a lasciare alla parte cattolica la libertà di professare la propria religione e di battezzare ed educare cattolicamente i figli.
art. 6. – II processo non può essere istruito per lo scioglimento del vincolo di un matrimonio che sia stato contratto o convalidato dopo l’ottenimento di scioglimento in favore della fede di un precedente matrimonio, ne può essere ammesso ad esame presso la Congregazione per la dottrina della fede.
art. 7. – § 1. La domanda per lo scioglimento del vincolo di un matrimonio non-sacramentale contratto con la dispensa dall’impedimento di disparità di culto può essere presentata al sommo pontefice se la parte cattolica intende contrarre nuove nozze con una persona battezzata.
art. 8. – Quando trattasi di un matrimonio che sarà celebrato da un catecumeno, le nozze siano rinviate a dopo il battesimo: se ciò non fosse possibile per gravi cause, si abbia la certezza morale dell’imminente ricevimento del battesimo.
art. 9. – Ogni volta che ci sono difficoltà specifiche sul modo in cui la parte richiedente intenda onorare i suoi obblighi verso il coniuge precedente e gli eventuali figli, o si dovesse temere uno scandalo dalla concessione della grazia, il vescovo consulti la Congregazione.
art. 10. – Sia nel processo presso il vescovo sia nell’esame presso la Congregazione per la dottrina della fede, se si dubitasse positivamente per qualche fondato motivo circa la validità del matrimonio stesso per il quale è stato chiesto lo scioglimento, le domande siano presentate al romano pontefice facendo esplicita menzione di tale dubbio.
art. 11. – § 1. Il vescovo istruisca il processo o personalmente o conferendone l’incarico ad un istruttore scelto fra i giudici del tribunale o fra persone da lui stesso approvate per tale ufficio, con l’assistenza di un notaio e l’attiva partecipazione di un difensore del vincolo.
art. 12. – § I. Le asserzioni devono essere provate a norma di legge, sia con documenti sia con deposizioni di testimoni degni di fede.
art. 13. – § 1. I documenti presentati, sia in originale sia in copia autentica, devono essere convalidati dal notaio.
§ 2. I documenti da inviare alla Congregazione per la dottrina della fede siano integri e per di più in copia convalidata dal notaio del vescovo.
art. 14. – § 1. L’interrogatorio delle parti e dei testimoni viene svolto dal giudice istruttore, in presenza del difensore del vincolo e con l’assistenza del notaio.
art. 15. – § 1. Se una delle due parti o un testimone si rifiutasse o non avesse la possibilità di comparire e deporre alla presenza dell’istruttore, le loro dichiarazioni possono essere raccolte alla presenza di un notaio o in qualunque altro modo legittimo, purché consti della loro genuinità e autenticità.
§ L’assenza dal processo di una delle due parti, dichiarata a norma di legge, deve risultare dagli atti.
art. 16. – § 1. L’assenza del battesimo in uno dei due coniugi va dimostrata in modo tale da togliere ogni prudenziale dubbio.
§5. Se il matrimonio fu celebrato con la dispensa dall’impedimento di disparità di culto, il giudice istruttore acquisisca agli atti le copie della dispensa come anche dell’interrogatorio prematrimoniale.
art. 17. – § 1. Se nel periodo in cui viene chiesta la grazia dello scioglimento il coniuge non battezzato riceve il battesimo, si deve svolgere un’indagine circa la eventuale coabitazione avuta dopo il battesimo; su questo siano sentiti anche dei testimoni.
art. 18. – § 1. Il giudice istruttore raccolga informazioni circa lo stato di vita dell’altra parte, e non ometta di precisare se essa dopo il divorzio ha attentato nuove nozze.
art. 19. – § 1. Dev’essere presentata copia dei decreto di divorzio o della sentenza di nullità civile delle parti.
art. 20. – § 1. Il giudice istruttore precisi se la parte richiedente ha avuto dei figli e in che modo abbia provveduto o intenda provvedere, secondo le leggi e le proprie possibilità, all’educazione religiosa della prole stessa.
art. 21. – § 1. La parte richiedente o promessa in matrimonio, se si fosse convertita e avesse già ricevuto il battesimo, dev’essere interrogata circa il tempo e l’intenzione nel ricevere il battesimo.
art. 22. – § 1. Negli atti si faccia una relazione esplicita della religiosità sia della parte richiedente sia della parte promessa in matrimonio.
art. 23. – Completata l’istruzione, il giudice istruttore trasmetta tutti gli atti, omettendone la pubblicazione, accompagnati da una opportuna relazione al difensore del vincolo: è suo compito scoprire le ragioni, se ve ne fossero, che si oppongono allo scioglimento del vincolo.
art. 24. – § 1. Il vescovo, ricevuti tutti gli atti, esponga il parere circa la petizione: in esso sia precisato dettagliatamente se sono state adempiute tutte le condizioni per la concessione della grazia, in particolare se siano state prestate le cauzioni di cui all’art. 5.
art. 25. – § 1. Il vescovo trasmetta alla Congregazione per la dottrina della fede tre copie di tutti gli atti riprodotti a stampa, unitamente al proprio parere e alle osservazioni del difensore del vincolo, completati con l’indice della materia e il sommario.
§ 2. Si provveda anche a far sì che gli atti della causa, redatti nella lingua e nello stile del luogo, siano tradotti in una delle lingue accolte nell’ordinamento della Curia romana, allegando una dichiarazione sotto giuramento che ne garantisce la fedele versione e trascrizione.
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