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Timestamp: 2020-05-28 15:59:12+00:00
Document Index: 79196346

Matched Legal Cases: ['art. 348', 'art. 348', 'art. 74', 'art. 348', 'art. 348', 'art. 323', 'art. 1', 'art. 323', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 323', 'art. 323', 'art. 323', 'art. 59', 'art. 59', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 22', 'art. 54', 'art. 650', 'art. 22', 'art. 54', 'art. 21', 'art. 650']

Massimario di legittimità - Numero 5-2001, May 2001 - Rivista penale - Libri e Riviste - VLEX 465359
Pagine: 485-506
@Abusivo esercizio di una professione - Ambito di applicazione - Elemento materiale - Attività priva di rilievo esterno
In tema di esercizio abusivo di una professione difetta l'elemento materiale del reato quando l'attività posta in essere dall'agente non abbia assunto rilevanza esterna e non sia caratterizzata dalla tipicità degli atti compiuti, riferibile all'attività professionale per la quale è richiesta una speciale abilitazione. (Fattispecie relativa a svolgimento di mansioni tecnico-burocratiche nell'istruttoria di pratiche di condono edilizio a supporto dell'ufficio comunale).
Cass. pen., sez. VI, 7 dicembre 2000, n. 12890 (ud. 4 maggio 2000), Fiorentini. (C.p., art. 348). [RV217433]
@Abusivo esercizio di una professione - Ambito di applicazione - Ordini professionali - Costituzione di parte civile
Cass. pen., sez. II, 28 ottobre 2000, n. 11078 (ud. 12 ottobre 2000), Zagami. (C.p., art. 348; c.p.p., art. 74). [RV217399]
@Abusivo esercizio di una professione - Professione forense - Attività di patrocinio innanzi al tribunale - Configurabilità del reato
Risponde del reato di cui all'art. 348 c.p. il praticante procuratore che compia atti tipici della professione legale ordinaria (nella specie: sottoscrizione della procura a margine della comparsa di costituzione per una citazione in tribunale), atteso che egli è agente e facultato solo in ambito ristretto e temporaneo all'esercizio della professione forense, laddove per contro lo svolgimento pieno dell'attività di patrocinio legale presuppone un'abilitazione che non è mera estensione operativa della facoltà in parola.
Cass. pen., sez. VI, 20 dicembre 2000, n. 13273 (ud. 23 novembre 2000), Magaddino. (C.p., art. 348). [RV217593]
@Abuso d'ufficio - Abuso - Nozione - Estremi
In tema di abuso d'ufficio, nella formulazione dell'art. 323 c.p. introdotta dall'art. 1 della legge 16 luglio 1997, n. 234, il legislatore, con l'utilizzazione dell'avverbio «intenzionalmente», ha voluto escludere la rilevanza penale non solo di condotte poste in essere con dolo eventuale, ma anche con dolo cosiddetto diretto, che ricorre quando il soggetto si rappresenti la realizzazione dell'evento come altamente probabile o anche come certa, ma la volontà non sia volta alla realizzazione di tale fine; ne consegue che, affinché una condotta possa essere addebitata all'agente a titolo di abuso di ufficio, è necessario che l'evento sia la conseguenza immediatamente perseguita dal soggetto attivo. (Nella specie è stata affermata la correttezza dell'operato del giudice di merito che aveva ritenuto l'insussistenza del dolo intenzionale, e quindi escluso la configurabilità del reato, nel comportamento del rettore di una università che, pur consapevole del blocco delle assunzioni di personale non docente stabilito con legge 27 febbraio 1980, n. 38, salvo deroghe per particolari esigenze delle facoltà di agraria e veterinaria e degli orti botanici, aveva assunto formalmente personale con tale qualifica per l'apparente utilizzazione in azienda agricola di proprietà dell'università, destinandolo, poi, a funzioni amministrative nell'ambito dell'università stessa; ha rilevato la Corte come la volontà dell'agente fosse diretta a garantire il funzionamento dell'ente, mentre le assunzioni non rivestivano la diretta finalità di procurare ad altri un ingiusto vantaggio).
Cass. pen., sez. VI, 2 agosto 2000, n. 8745 (ud. 1 giugno 2000), P.G. in proc. Spitella e altro. (C.p., art. 323; L. 16 luglio 1997, n. 234, art. 1; L. 27 febbraio 1980, n. 38, art. 2). [RV217558]
@Abuso d'ufficio - Elemento oggettivo - Ingiusto vantaggio patrimoniale - Delibera comunale in materia di parcheggi
Il D.P.R. n. 616 del 1977, delegando ai Comuni funzioni in determinate materie, prevede il potere di autorizzazione all'esercizio dei parcheggi privati ma non dispone che le modalità in cui esso si esplica siano delimitate da un previo regolamento; se segue che la delibera municipale che fissa il prezzo della sosta in un'area privata non ha natura di regolamento, agli effetti di cui all'art. 323 c.p., atteso che tale qualifica spetta alle sole fonti subprimarie adottate attraverso un iter regolamentare configurato da un provvedimento di legge ed in tal senso formalizzato con la qualifica espressa dell'atto come regolamento, alla cui violazione soltanto il legislatore circoscrive la previsione di norma penale in bianco in cui parzialmente si risolva il precetto dell'art. 323 c.p.
Cass. pen., sez. VI, 21 novembre 2000, n. 11933 (ud. 3 ottobre 2000), Della Morte ed altro. (C.p., art. 323; D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616). [RV217402]
@Acque pubbliche e private - Inquinamento - Responsabilità penale - Immissione occasionale
In tema di tutela delle acque dall'inquinamento, le immissioni occasionali, già sanzionate ai sensi della legge 10 maggio 1976 n. 319, sono previste come reato, nel caso di superamento dei valori limite, anche dall'art. 59, comma 5, del D.L.vo 11 maggio 1999 n. 152. (Fattispecie precedente all'entrata in vigore del D.L.vo 11 maggio 1999, n. 152 e succ. mod.).
Cass. pen., sez. III, 11 ottobre 2000, n. 10583 (ud. 23 maggio 2000), Banelli D. (D.L.vo 11 maggio 1999, n. 152, art. 59; L. 10 maggio 1976, n. 319). [RV217451]
@Acque pubbliche e private - Inquinamento - Responsabilità penale - Legale rappresentante
In tema di tutela delle acque dall'inquinamento, la delega conferita dal legale rappresentante di una società per azioni al direttore tecnico, in ordine a tutte le incombenze relative allo smaltimento dei rifiuti, non esonera il primo da responsabilità nel caso in cui l'impianto, deficitario nel garantire il rispetto della normativa sugli scarichi, preesistesse al conferimento della delega, ovvero nel caso in cui, verificatosi un inconveniente di esercizio, i fondi messi a disposizione del delegato fossero insufficienti ad ovviare al problema e questi ne avesse inutilmente riferito al delegante.
Cass. pen., sez. II, 30 agosto 2000, n. 9378 (ud. 22 agosto 2000), Guarnone R. (L. 10 maggio 1976, n. 319, art. 21; L. 11 maggio 1999, n. 152). [RV217415]
In tema di delega di funzioni in materia di inquinamento, ai fini dell'esonero da responsabilità dell'imprenditore o del titolare del potere di gestione dell'impresa sociale non è necessario che il delegato sia dotato di capacità tecnica, intesa in senso specialistico, in quanto non vi sono ragioni per esigere che questi abbia una competenza diversa e superiore rispetto a quella che il legislatore presuppone nel soggetto originariamente destinatario del precetto penale, essendo, invece, sufficiente che il delegato, sia dotato di effettiva autonomia gestionale e finanziaria così da evitare deleghe meramente apparenti. Né, una volta conferita efficace delega, persiste, in capo all'imprenditore, l'obbligo di sorveglianza sul concreto esercizio dei poteri delegati, giacché ciò vanificherebbe la funzione della delega stessa, fermo restando che si ricostituisce la responsabilità, sotto il profilo penale, del preponente ove vi sia stata da parte del delegato una richiesta (non esaudita) di intervento in quelle situazioni in cui questi non abbia il potere o i mezzi per incidere nel senso voluto. (Nell'affermare tale principio la Corte ha altresì chiarito che il conferimento della delega a soggetto dotato della necessaria autonomia gestionale e finanziaria, e tuttavia professionalmente privo di qualsiasi capacità organizzativa in ordine ai compiti da assolvere, è o può essre - indizio rilevante della volontà di creare una situazione di delega di poteri meramente apparente, e come tale inidonea a sollevare il preteso delegante dalle sue responsabilità).
Cass. pen., sez. II, 10 agosto 2000, n. 8798 (ud. 3 agosto 2000), Biadene M. (L. 10 maggio 1976, n. 319, art. 21; D.L.vo 11 maggio 1999, n. 152). [RV217703]
In materia di tutela delle acque dall'inquinamento la norma di cui all'art. 22 della legge 10 maggio 1976 n. 319, alla quale corrisponde quella diPage 486 cui all'art. 54, comma 3, del D.L.vo 11 maggio 1999 n. 152, che commina una sanzione amministrativa pecuniaria a chi esegua uno scarico senza l'osservanza delle prescrizioni indicate nel provvedimento di autorizzazione, è speciale rispetto a quella, penalmente sanzionata, di cui all'art. 650 c.p., con la conseguenza che il fatto va ricondotto alla sola previsione di cui alle citate disposizioni amministrative, e conseguentemente non è previsto dalla legge come reato. (Fattispecie precedente all'entrata in vigore del D.L.vo 11 maggio 1999, n. 152 e succ. mod.).
Cass. pen., sez. III, 11 ottobre 2000, n. 10609 (ud. 22 giugno 2000), Prezioso E. (L. 10 maggio 1976, n. 319, art. 22; D.L.vo 11 maggio 1999, n. 152, art. 54; D.L.vo 18 agosto 2000, n. 258, art. 21; c.p., art. 650). [RV217455]
@Acque pubbliche e private - Inquinamento - Scarichi - Superamento dei limiti di...