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Timestamp: 2018-03-22 11:57:43+00:00
Document Index: 109728732

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 26', 'art. 25', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 25', 'art. 26', 'art. 25', 'art. 13', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 6']

LIVORNO | EUROPEAN WINES' GEOGRAPHICAL INDICATIONS -VINI EUROPEI CON INDICAZIONI GEOGRAFICHE-Sauro Avezza-
ALEATICO PASSITO DELL'ELBA D.O.C.G.
VAL DI CORNIA ROSSO D.O.C.G
VIGNETI LA SERRA ELBA
Legame con l’ambiente geografico e umano.
La zona di produzione del Vino a denominazione di origine controllata e garantita “Elba Aleatico Passito” o “Aleatico Passito dell’Elba” corrisponde all’intero territorio amministrativo dei comuni dell’Isola d’Elba.
L’isola d’Elba, la maggiore dell’Arcipelago toscano, ha una superficie di 224 kmq ed è la terza isola italiana per estensione.
La morfologia del suo territorio è prevalentemente collinare con un massiccio rilievo montuoso nella sua parte occidentale che supera i 1000 m. di altitudine.
La fascia altimetrica di coltivazione della vite si estende dal livello del mare fino ai 450 m.
La complessa origine geologica dell’isola ha determinato differenti tipi di substrati rocciosi nelle sue diverse zone e quindi diversi tipi di suoli: la zona occidentale del massiccio del monte Capanne ha suoli derivati dalla disgregazione di rocce granitiche che hanno originato terreni sciolti e molto permeabili.
La zona centrale di origine sedimentaria presenta piccole pianure di raccordo tra le coste e colline non ripide con suoli calcarei, ciottolosi e mediamente argillosi; nella parte orientale dell’isola di origine metamorfica predominano i suoli poco profondi, con scheletro grossolano e buona presenza di minerali.
Anche se differenti per tessitura i suoli delle diverse zone dell’isola sono sempre poveri di sostanza organica e ben adatti quindi alla produzione di uve di qualità che conferiscono ai vini particolari caratteristiche aromatiche, struttura e complessità.
Il clima è di tipo mediterraneo caratterizzato da masse di aria di genesi tropicale marittima in estate alternate a masse invernali di provenienza marittima polare; la temperatura media annuale si colloca intorno ai 17°C con medie invernali di 10°C ed estive di 24°C; le precipitazioni si concentrano dall’autunno inoltrato alla primavera, con una media annuale di circa 700 mm con punte di 900 nei versanti nord del complesso del Monte Capanne.
La viticoltura dell’isola d’Elba risale al periodo etrusco, anche se l’antico sistema di allevamento ad alberello denota l’influenza greca. Già i Romani la descrivevano come “isola feconda di vino”. (Plinio il Vecchio, Naturalis Historia).
Nei secoli del Rinascimento si definiscono le principali varietà di uve da vino che provengono dalle diverse zone del Mediterraneo che hanno esercitato influenze economiche e sociali sull’isola: dalla Toscana proviene il Trebbiano, il Sangiovese e l’Aleatico, dalla Sicilia l’Ansonica e il Moscato, dalla Corsica e dalla Liguria il Vermentino; tra le tante varietà che sono state coltivate sull’isola nel corso dei secoli e provenienti dalle più diverse zone viticole europee, quelle elencate sono oggi le principali varietà che compongono e caratterizzano le tipologie dei Vini della DOC
“Elba”, per il loro migliore adattamento alle condizioni climatiche e ai diversi tipi di suoli.
La viticoltura è stata fino alla metà del secolo XX la principale attività economica della popolazione dell’isola; è indicativo della sua importanza il calo demografico superiore al 10% che si ebbe alla metà del secolo XIX in concomitanza con l’esplosione della crittogama “Oidio della vite” che portò all’estirpazione di gran parte dei vigneti: solo con l’introduzione dello zolfo come curativo della patologia, anche la popolazione isolana riprese ad aumentare.
Il vitigno Aleatico si adatta alla variabilità dei tipi di suoli nelle diverse zone dell’isola per la rusticità della pianta, la bassa produttività e la conformazione spargola dei grappoli che induce resistenza alle patologie crittogamiche nella fase di maturazione.
Le condizioni climatiche, la viticoltura concentrata soprattutto sui terrazzamenti e sui versanti collinari e i tradizionali sistemi di allevamento poco espansi (alberello e in seguito l’attuale cordone speronato basso) sono fattori ambientali e umani che conferiscono particolari caratteristiche al vino: elevato tenore in estratto secco e in contenuto zuccherino; il clima caldo e asciutto nei mesi estivi determina una bassa produzione per ettaro e per ceppo e favorisce una maturazione precoce ed una elevata sanità delle uve;
C) Descrizione dell’interazione causale tra gli elementi di cui alla lettera A e gli elementi di cui alla lettera B
L’uva Aleatico è descritta dai secoli del Rinascimento come uva atta a produrre “vini speciali” intesi come vini adatti a particolari ricorrenze e feste della vita sociale degli abitanti. Per la sua concentrazione e per il suo elevato contenuto zuccherino, polifenolico,e molecole antiossidanti, al vino Aleatico venivano attribuite proprietà, oltre che nutrienti, ricostituenti in particolare per anziani e bambini.
Mentre i differenti tipi di suoli tendono a differenziare le caratteristiche enologiche delle uve nelle diverse zone dell’isola, i fattori climatici, in particolare la vicinanza al mare, e antropici le accomunano.
Le temperature alte ed il clima assolato nel mese di settembre hanno determinato la pratica dell’appassimento al sole per breve periodo (10-20 giorni) tipico della viticoltura delle isole mediterranee;
Lo stesso clima asciutto ha da sempre indotto i viticoltori a praticare irrigazioni di soccorso, dove la presenza e la raccolta delle acque lo permettevano, soprattutto nei primi anni di vita del vigneto.
La coltivazione, l’appassimento e la vinificazione dell’Aleatico richiedono un elevato carico di lavoro e di attenta manualità, fattori che sono tipicamente disponibili nelle piccole aziende agricole a base familiare: la viticoltura dell’isola d’Elba infatti si è sempre sviluppata in piccole imprese proprietarie di piccoli poderi dove l’attenta manodopera familiare permetteva la produzione di varietà differenti di uve e di vini.
Ancora oggi la vitivinicoltura dell’isola è formata da aziende medio-piccole che occupano tutta la filiera produttiva, dal vigneto alla vinificazione sino all’imbottigliamento e alla commercializzazione del prodotto.
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La Camera di Commercio di Livorno è l’Organismo di Controllo autorizzato dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo n. 61/2010 che effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente all’art. 25, par 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all’art. 26 del Reg. CE n. 607/2009, per i prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli sistematica nell’arco della intera filiera produttiva (viticoltura, vinificazione, confezionamento), conformemente al citato art. 25, par. 1, 2° capoverso, lettera c).
In particolare tale verifica è espletata nel rispetto di un predeterminato piano di controlli, approvato dal Ministero delle Politiche agricole, conforme al modello approvato con DM 2 novembre 2010 (Allegato 2).
VIGNETI SUVERETO
La denominazione di origine controllata e garantita «Suvereto» è riservata ai vini rossi che rispondono alle condizioni e ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione.
I vini a denominazione di origine controllata «Suvereto» devono essere ottenuti da uve prodotte nella zona di produzione delimitata nel successivo art. 3 e provenienti da vigneti aventi, nell’ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
Cabernet Sauvignon e Merlot: da soli o congiuntamente, fino al 100%;
Merlot : minimo 85%;
La zona di produzione delle uve atte alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata e garantita «Suvereto» ricade nella provincia di Livorno e comprende i terreni vocati alla qualità dell’intero territorio amministrativo del comune di Suvereto.
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata e garantita «Suvereto» di cui all’art. 2 devono essere quelle tradizionali della zona o comunque atte a conferire alle uve, al mosto e al vino derivato le specifiche caratteristiche di qualità.
Sono da considerarsi pertanto idonei ai fini dell’iscrizione all’albo dei vigneti unicamente quelli collinari di giacitura e orientamento adatti con buona sistemazione idraulico-agraria.
Sono da considerarsi invece inadatti, e non possono essere quindi iscritti al predetto Albo, quei vigneti situati
su terreni eccessivamente umidi o insufficientemente soleggiati e di pianura alluvionale.
La resa massima di uva per ettaro in coltura specializzata non deve superare 9,00 t/ha.
Ai fini dell’entrata in produzione si fa riferimento all’anno vegetativo (per impianto primaverile si intende anche quello effettuato nel periodo successivo con barbatelle in vaso).
È consentita la scelta vendemmiale, ove ne sussistano le condizioni di legge, verso la denominazione di origine «Val di Cornia».
La resa massima dell’uva in vino finito non deve essere superiore al 68%.
Qualora superi detto limite, ma non il 73%, l’eccedenza non ha diritto alla denominazione di origine controllata e
Oltre il 73% decade il diritto alla denominazione di origine controllata e garantita per tutto il prodotto.
I vini Suvereto, Suvereto Sangiovese, Suvereto merlot e Suvereto Cabernet Sauvignon non possono
essere immessi al consumo prima del
I vini Suvereto, Suvereto Sangiovese, Suvereto Merlot e Suvereto cabernet Sauvignon con la qualifica riserva non possono essere immessi al consumo prima del
1° gennaio del terzo anno successivo a quello di produzione delle uve,
fermo restando il periodo di affinamento obbligatorio minimo di
diciotto mesi in contenitori di rovere
e di sei mesi in bottiglia,
così come specificato al successivo articolo 6.
I prodotti vitivinicoli atti a divenire vino a denominazione di origine controllata e garantita Suvereto, Suvereto Sangiovese, Suvereto Merlot e Suvereto Cabernet Sauvignon possono essere riclassificati, con la denominazione di origine controllata Val di Cornia Sangiovese, Val di Cornia Merlot, e Val di Cornia Cabernet Sauvignon purché corrispondano alle condizioni e ai requisiti previsti dal relativo disciplinare, previa comunicazione del detentore agli organi competenti.
Suvereto riserva:
sapore: asciutto, vellutato, armonico, di corpo, con eventuale sentore di legno;
Suvereto Sangiovese riserva:
sapore : asciutto, armonico, di corpo;
estratto non riduttore: 25,00 g/l.
Suvereto Merlot riserva:
profumo: delicato e caratteristico, elegante;
sapore: asciutto ed armonico, di corpo;
estratto non riduttore: 25,00 g/l
Suvereto Cabernet Sauvignon riserva:
I vini a denominazione di origine controllata e garantita Suvereto , Suvereto Sangiovese, Suvereto Merlot, e Suvereto Cabernet Sauvignon,
che provengano da uve la cui resa ad ettaro è pari ad 8,00 t/ha
e con un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 13,00%,
sottoposti ad un periodo di invecchiamento non inferiore a
18 in contenitori di rovere,
possono ottenere la qualifica «riserva».
Ai vini a denominazione di origine controllata e garantita Suvereto, Suvereto Sangiovese, Suvereto Merlot e Suvereto Cabernet Sauvignon è vietata l’aggiunta di qualsiasi specificazione aggiuntiva diversa da quella prevista dal presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi “extra”, “fine”, “scelto”, “selezionato” e “similari”.
Nella designazione dei vini a denominazione di origine controllata e garantita Suvereto, Suvereto Sangiovese, Suvereto Merlot e Suvereto Cabernet Sauvignon può inoltre essere utilizzata la menzione “vigna” a condizione che sia seguita dal relativo toponimo o nome, che la relativa superficie sia distintamente specificata nell’albo dei vigneti, che la vinificazione, elaborazione e conservazione del vino avvengano in recipienti separati e che tale menzione, seguita dal toponimo o nome, venga riportata sia nella denuncia delle uve, sia nei registri, sia nei documenti di accompagnamento.
I vini a denominazione di origine controllata e garantita Suvereto, Suvereto Sangiovese, Suvereto Merlot e Suvereto Cabernet Sauvignon possono essere immessi al consumo esclusivamente in bottiglie dei tipi bordolese o borgognona di volume nominale fino a 5 litri di capacità, aventi forma ed abbigliamento consoni ai caratteri dei vini di pregio.
Legami con l’ambiente geografico
La zona geografica delimitata comprende il territorio del Comune di di Suvereto.
Dal punto di vista geologico abbiamo la presenza di calcari cavernosi e calcari neri stratificati del trias medio
La parte collinare che borda a valle è caratterizzata da litologie appartenenti ai domini: Toscano, Austro – Alpino e Ligure, mentre nelle zone pianeggianti i depositi sono essenzialmente neoautoctoni.
Le caratteristiche del suolo agrario dell'intera area sono spiccatamente favorevoli alla coltivazione della vite.
La tessitura evidenzia frazioni granulometriche rappresentate dal medio impasto, dal medio impasto sabbioso e dal medio impasto argilloso. La reazione del terreno è essenzialmente subalcalina, con presenza anche di ph neutro ed in minor misura alcalino.
La presenza di sostanza organica è generalmente al di sotto della media come la dotazione di azoto totale.
Buona invece la dotazione di fosforo assimilabile e talvolta molto elevata quella di potassio assimilabile e di calcio.
Sotto l’aspetto agropedologico buona parte della zona è rappresentata da terreni alluvionali leggeri sabbio- limosi e lima – sabbiosi, profondi e freschi, e da terreni alluvionali pesanti limosi e argillosi, profondi e freschi.
Le temperature non sono mai particolarmente ostili, ma anzi nel periodo primaverile favoriscono con la loro mitezza un
equilibrato sviluppo vegetativo, una ottima fioritura ed allegagione.
Le temperature estive, l'insolazione l’illuminazione garantiscono sempre una perfetta maturazione dei grappoli, ed il
raggiungimento di ottimali indici di maturazione per tutte le varietà di vite coltivate.
Eventi meteorici particolarmente dannosi quali gelate primaverili e siccità prolungate ricadono solo raramente.
Anche le precipitazioni hanno una buona distribuzione concentrandosi essenzialmente nel periodo di inizio primavera ( Marzo - Aprile ) ed autunnale ( Ottobre - Novembre).
La temperatura media si attesta intorno ai 14 ° e la piovosità annuale non supera i 650 mm. La zona è dotata di una buona escursione termica che favorisce la naturale esaltazione dei profumi e degli aromi del vino.
In effetti il territorio per le peculiari caratteristiche pedoclimatiche è particolarmente vocato alla produzione di vini di qualità confermando la naturale predisposizione di questo territorio alla produzione di vini di qualità con forti caratteri di tipicità e spiccata identità.
La storia della viticoltura a Suvereto si può assimilare a quella della Val di Cornia, e come questa parte da molto lontano, e si intreccia con la storia degli Etruschi, dei Romani, per poi passare dal basso ed alto medio evo ed arrivare ai giorni nostri.
L’impero Romano sviluppò la coltivazione della vite e l’uso del vino in modo razionale ed esteso.
Nel XIV secolo la famiglia Della Gherardesca, proprietari feudali da Cecina fino a Follonica, dette un ulteriore impulso alla diffusione dell’attività vitivinicola a Suvereto.
Un incremento più consistente ed esteso delle attività viticole ed enologiche si ebbe a partire dal XVII secolo, con la nascita dell’Accademia dei Georgofili e con lo spezzettamento del latifondo a causa della eredità e dei fallimenti economici dei proprietari, che dettero impulso ad una impostazione agricola diversa dal passato.
Intorno al 1830 si ebbero le prime bonifiche , ed esse portarono nuovi spazi agricoli ed anche nuovi vigneti e nuove cantine.
Emanuele Repetti nel suo dizionario del 1843 scrive a proposito dei terreni bonificati “…pianure e campi tramezzati di vignetie oliveti.
Ora colui che attraversasse il piano di Campiglia e le pendici del suo poggio stupirebbe in vedere l’uno e l’altre coperte di vigne, di oliveti…vedrebbe vaste campagne adorne di vigneti disposti a filari, poggianti alle canne (anche se) alcune moderne piantagioni sono all’uso fiorentino…”
Agli inizi si pigiava l’uva nel vigneto per poi portare il mosto in fattoria o nella proprietà, nelle quali c’era la grande cantina. In seguito si fecero piccole cantine poderali.
Il consumo del vino continuò ad avere i suoi canali : la maggior parte venduto in botti, , ed il resto per autoconsumo dei proprietari. Le prime testimonianze di un certo valore culturale – enoico l’abbiamo nel 1886 con la partecipazione di cinque produttori di Suvereto all’Esposizione Mondiale di Roma; nel 1907 alcuni produttori sono ad un concorso enologico sui vini di Toscana.
La Denominazione di Origine Controllata e Garantita “Suvereto” è riferita alle tipologie previste dal disciplinare di produzione, le quali sotto gli aspetti analitici ed organolettici evidenziano caratteristiche riconoscibili, ben evidenti e peculiari. Le stesse sono descritte all’ art. 6 del disciplinare.
Dette caratteristiche esprimono una chiara caratterizzazione ed identità dei vini legata all’ambiente geografico e che si esprimono in tutte le componenti visive, olfattive e gustative.
I vini presentano mediamente un modesto tenore di acidità, il colore è rosso rubino, intenso e profondo, e con l’invecchiamento evolve verso il granato. Il profumo è intenso, elegante, ampio, con note caratteristiche dei vitigni di provenienza.
Il sapore è caldo ed asciutto, giustamente tannico, con note speziate e sentore di legno nei prodotti invecchiati I vini esprimono caratteri di grande equilibrio che mettono in evidenza la perfetta interazione vitigni/territorio. I vini per i quali è previsto l’invecchiamento, si arricchiscono con il tempo, di profumi, aromi e sapori più intensi, consistenti e persistenti.
Il particolare ed ottimale ambiente pedo-climatico della zona, particolarmente vocato alla coltivazione della vite, concorre a determinare le condizioni nelle quali i più importanti elementi naturali favoriscono positivamente tutte le funzioni vegeto – produttive della pianta e la perfetta ed equilibrata maturazione dei frutti.
Nella scelta dei terreni ove collocare i vigneti vengono privilegiate le zone con ottima esposizione e giacitura, adatti ad una viticoltura di pregio e di qualità.
La secolare storia vitivinicola della zona di Suvereto, e la continua e positiva opera dell’uomo, è la prova della stretta connessione ed interazione esistente fra i fattori umani e la qualità e le peculiari caratteristiche dei vini “Suvereto”. Il territorio per le proprie e particolari caratteristiche pedoclimatiche è particolarmente vocato alla produzione di vini di qualità, confermando la naturale predisposizione di questi territori alla produzione di vini con forti caratteri di tipicità e spiccata identità.
L’ntervento dell’uomo nel corso dei secoli ha tramandato e consolidato sul territorio le tradzionali tecniche di coltivazione della vite e di produzione del vino, le quali durante l’epoca moderna e contemporanea sono state ulteriormente migliorate ed affinate con il progresso scientifico e tecnologico, fino ad ottenere gli attuali vini rinomati.
Nome e indirizzo: Camera di Commercio Industria Agricoltura di Livorno
Tel. 0586/23111 ax 0586/231229
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La struttura di controllo che svolge l’attività prevista dal regolamento CE 1234/2007 per la Denominazione di Origine Controllata e Garantita “Suvereto” è la CCIAA di Livorno.
La CCIAA di Livorno svolge l’attività di certificazione e di controllo sulla base del piano di controllo approvato con Decreto del Dipartimento dell’Ispettorato Centrale della Tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agro-alimentari e redatto, in applicazione del Decreto Legislativo n. 61/2010 (Allegato 2), secondo lo schema previsto dal Decreto 2 Novembre 2010 (Allegato 3 ),
Ai sensi della normativa vigente, la CCIAA di Livorno assicura l’acquisizione degli elementi documentali propedeutici allo svolgimento delle attività previste dal piano di controllo e dalle attività connesse al procedimento di certificazione delle partite. Inoltre la CCIAA di Livorno svolge controlli ispettivi per ciascuna categoria di soggetti immessi nel sistema tutelato (viticoltori, centri intermediazione delle uve, vinificatori, aziende operanti l’acquisto e/o la vendita di vini sfusi,
VIGNETI CAMPIGLIA MARITTIMA
Cabernet Sauvignon e Merlot: da soli o congiuntamente, fino ad un massimo del 60%;
tutto il territorio amministrativo dei comuni di Suvereto e Sassetta
e parte del territorio amministrativo dei comuni di Piombino, San Vincenzo e Campiglia Marittima;
tutto il territorio amministrativo del comune di Monteverdi Marittimo.
Partendo da Piombino, il limite segue viale Unità d’Italia quindi continua lungo la strada della Principessa fino a Fiorentina.
Da qui prosegue verso Venturina lungo la strada provinciale piombinese, e superato il Ponte di Ferro, volge verso la strada per Campo all'Olmo, incontra la strada provinciale Rinsacca, continua per detta strada deviando poi lungo la strada vicinale di Montegemoli fino ad incontrare la ferrovia.
La delimitazione continua verso nord seguendo la ferrovia fino alla stazione di Populonia.
Da qui prosegue verso la strada vicinale di Poggio all’Agnello, incontra la strada che porta alla Principessa, continua per detta strada deviando poi lungo la strada poderale che porta al podere Poggio al Lupo.
Da questo podere, seguendo la direzione di questa strada, il limite raggiunge un’altra strada poderale tramite la quale arriva alla strada della Principessa.
Da qui la linea di delimitazione prosegue a sud lungo la detta strada, devia lungo la strada poderale che porta al podere delle Fornace e raggiunge il mare seguendo la stessa direzione.
Dall’incrocio della ferrovia con il confine tra la provincia di Livorno con quella di Grosseto, il limite segue verso nord la ferrovia stessa fino ad incontrare fosso Valnera.
Da qui risalendo il corso di tale fosso arriva alla strada comunale di Riotorto-Piombino e continua su di essa, entra nel
comune di Campiglia Marittima e arriva alla strada comunale di Casalappi.
Da qui il limite prosegue su questa strada, deviando poi lungo la strada comunale piombinese fino al confine tra il
comune di Campiglia Marittima e quello di Suvereto.
Da questo punto la linea di delimitazione prosegue verso ovest identificandosi con il confine tra i due comuni fino all'incrocio con il fosso Riomerdancio, risale il corso di tale fosso fino a quota 28 e continua a nord lungo la strada
provinciale pisana fino alla strada statale n. 398.
Da qui il limite prosegue verso Venturina, si identifica con questa strada devia a sud lungo la strada per Cignanella, arriva al fosso di Riomerdancio seguendo la stessa direzione, segue il corso di detto fosso al fiume Cornia e segue il
corso di quest’ultimo fino alla vecchia strada statale n. 1.
Il limite continua quindi verso nord lungo la vecchia strada Aurelia fino a località Lumiere da dove prosegue lungo la via Remigliano deviando in direzione sud-ovest per la strada delle Lotrine fino ad incontrare la ferrovia.
Qualora superi detto limite, ma non il 75%, l’eccedenza non ha diritto alla denominazione di origine controllata e
Il vino “Val di Cornia Rosso” o “Rosso della Val di Cornia” non può essere immesso al consumo prima del
1° maggio del secondo anno successivo a quello di produzione delle uve.
Il vino “Val di Cornia Rosso” o “Rosso della Val di Cornia” con la qualifica «riserva» non può essere immesso al consumo prima del
diciotto mesi in contenitori di legno
“Val di Cornia Rosso” o “Rosso della Val di Cornia” riserva:
Nella designazione dei vini a denominazione di origine controllata e garantita “Val di Cornia Rosso” o “Rosso della Val di Cornia” può inoltre essere utilizzata la menzione “vigna” a condizione
La zona geografica delimitata comprende il territorio dei Comuni di Suvereto, Sassetta, Monteverdi Marittimo e parte del territorio amministrativo dei comuni di Piombino, San Vincenzo, Campiglia Marittima e Monteverdi Marittimo.
Dal punto di vista geologico abbiamo la presenza di calcari cavernosi e calcari neri stratificati del trias medio superiore. La parte collinare che borda a valle è caratterizzata da litologie appartenenti ai domini : Toscano, Austro – Alpino e Ligure, mentre nelle zone pianeggianti i depositi sono essenzialmente neoautoctoni.
Da sottolineare la presenza di estesi eventi intrusivi di rocce magmatiche associati a mineralizzazioni a skarne “solfuri metallici”.
Buona invece la dotazione di fosforo assimilabile e talvolta molto elevata quella di potassio assimilabile.
equilibrato sviluppo vegetativo, una ottima fioritura ed allegagione. Le temperature estive e l'insolazione e l’illuminazione garantiscono sempre una ottima maturazione ed il raggiungimento di ottimali indici di maturazione per tutte le varietà di vite coltivate.
La temperatura media si attesta intorno ai 14 ° e la piovosità annuale non supera i 650 mm.
Le zone più interne risultano avere anche una discreta escursione termica che favorisce la naturale esaltazione dei profumi e degli aromi del vino.
In effetti il territorio per le peculiari caratteristiche pedoclimatiche è particolarmente vocato alla produzione di vini di qualità confermando la naturale predisposizione di questi territori alla produzione di vini di qualità con forti caratteri di tipicità e spiccata identità.
La storia della viticoltura in Val di Cornia parte da molto lontano, e si intreccia con la storia degli Etruschi, dei Romani, per poi passare dal basso ed alto medio evo ed arrivare ai giorni nostri.
Probabilmente il primo segno della presenza e della coltivazione della vite in questa zona ci è testimoniato da Plinio il Vecchio il quale nella sua “Naturalis Historia” – libro XIV segnala che in Populonia c’era una vite talmente grande da averci scolpito il volto di Giove.
Questa vite è ricordata anche da Targioni Terzetti nel XVII secolo d.C. nel suo “Viaggio in Toscana”. L’impero Romano
da queste parti sviluppò la coltivazione della vite e l’uso del vino in modo razionale ed esteso.
Nel XIV secolo la famiglia Della Gherardesca, proprietari feudali da Cecina fino a Follonica, dette un ulteriore impulso alla diffusione dell’attività vitivinicola effettuando piantagioni di vigneti nei nelle aree di Campiglia Marittima, Sassetta e Suvereto.
Intorno al 1830 si ebbero le prime bonifiche , ed esse portarono nuovi spazi agricoli ed anche nuovi vigneti e nuove
Emanuele Repetti nel suo dizionario del 1843 scrive a proposito dei terreni bonificati “…pianure e campi tramezzati di vignetie oliveti. Ora colui che attraversasse il piano di Campiglia e le pendici del suo poggio stupirebbe in vedere l’uno e l’altre coperte di vigne, di oliveti… vedrebbe vaste campagne adorne di vigneti disposti a filari, poggianti alle canne (anche se) alcune moderne piantagioni sono all’uso fiorentino…”
Gli archivi comunali offrono alcuni dati sulla consistenza dei vigneti molto interessanti.
Nel 1834 la superficie vitata è di 530 ettari ; nel 1842 sale a 748 ettari ; nel 1875scende a 582 ettari. Agli inizi si pigiava l’uva nel vigneto per poi portare il mosto in fattoria o nella proprietà, nelle quali c’era la grande cantina. In seguito si fecero piccole cantine poderali.
Il consumo del vino continuò ad avere i suoi canali : la maggior parte venduto in botti, , ed il resto per autoconsumo dei proprietari.
Le prime testimonianze di un certo valore culturale – eroico l’abbiamo nel 1886 con la partecipazione di cinque produttori di Suvereto all’Esposizione Mondiale di Roma; sette anni dopo tre produttori di Campiglia partecipano alla mostra di Zurigo; nel 1907 alcuni produttori sono ad un concorso enologico sui vini di Toscana.
Con il dopoguerra l’area cerca lentamente di avviare un percorso di valorizzazione e riconoscimento delle produzioni
vitivinicole, e con un progressivo lavoro di qualificazione dei vini, nel 1980 nasce la prima mostra dei vini della Val di Cornia e negli anni a venire il riconoscimento della DOC “Val di Cornia”.
La Denominazione di Origine Controllata e Garantita “Val di Cornia Rosso” è riferita alle tipologie base e riserva previste dal disciplinare di produzione, le quali sotto gli aspetti analitici ed organolettici evidenziano caratteristiche riconoscibil, ben evidenti e peculiari.
Le stesse sono descritte all’ art. 6 del disciplinare.
I vini presentano un modesto tenore di acidità, il colore è rosso rubino intenso, e con l’invecchiamento evolve verso il granato. Il profumo è intenso, elegante ed ampio, e ricorda la frutta rossa di bosco e la confettura nei vini più invecchiati.
Il sapore è caldo ed asciutto, consistente, giustamente tannico, con note speziate e sentore di legno nei prodotti invecchiati.
I vini esprimono caratteri di grande equilibrio che mettono in evidenza la perfetta interazione vitigni/territorio. I vini per i quali è previsto l’invecchiamento, si arricchiscono con il tempo, di profumi, aromi e sapori più intensi, consistenti e persistenti.
Il particolare ambiente pedo-climatico della zona, e l’ ottimale esposizione dei vigneti concorrono a determinare un ambiente nel quale i più importanti elementi naturali favoriscono positivamente tutte le funzioni vegeto – produttive della pianta e la perfetta ed equilibrata maturazione dei frutti.
Nella scelta dei terreni ove collocare i vigneti vengono privilegiate le zone con buona esposizione adatti ad una viticoltura di pregio e di qualità.
La secolare storia vitivinicola della zona dove insiste la DOCG “Val di Cornia Rosso” , e la continua e positiva opera dell’uomo, è la prova della stretta connessione ed interazione esistente fra i fattori umani e la qualità e le peculiari caratteristiche dei vini “Val di Cornia Rosso”.
In effetti il territorio per le proprie caratteristiche pedoclimatiche è particolarmente vocato alla produzione di vini di qualità confermando la naturale predisposizione di questi territori alla produzione di vini con forti caratteri di tipicità e spiccata identità.
L’intervento dell’uomo nel corso dei secolo ha tramandato sul territorio le tradizionali tecniche di coltivazione della vite e di produzione del vino, le quali durante l’epoca moderna e contemporanea sono state migliorate ed affinate con il progresso scientifico e tecnologico fino ad ad ottenere gli attuali vini rinomati.
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La struttura di controllo che svolge l’attività prevista dal regolamento CE 1234/2007 per la Denominazione di Origine Controllata e Garantita “Val di Cornia Rosso” è la CCIAA di Livorno.
La CCIAA di Livorno svolge l’attività di certificazione e di controllo sulla base del piano di controllo approvato con Decreto del Dipartimento dell’Ispettorato Centrale della Tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agro-alimentari e redatto, in applicazione del Decreto Legislativo n. 61/2010 (Allegato 2), secondo lo schema previsto dal Decreto 2 Novembre 2010 (Allegato 3 ).
Ai sensi della normativa vigente, la CCIAA di Livorno assicura l’acquisizione degli elementi documentali propedeutici allo svolgimento delle attività previste dal piano di controllo e dalle attività connesse al procedimento di certificazione delle partite.
Inoltre la CCIAA di Livorno svolge controlli ispettivi per ciascuna categoria di soggetti immessi nel sistema tutelato (viticoltori, centri intermediazione delle uve, vinificatori, aziende operanti l’acquisto e/o la vendita di vini sfusi,
Modifica Decreto 19 dicembre 2013
1. La denominazione di origine controllata «Bolgheri» è riservata ai vini:
1. La denominazione di origine controllata «Bolgheri» bianco è riservata al vino ottenuto dalle uve provenienti dai vigne aventi, nell'ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
2. La denominazione di origine controllata «Bolgheri» Vermentino è riservata al vino provenienti dalle uve del vitigno Vermentino minimo l'85%.
3. La denominazione di origine controllata «Bolgheri» Sauvignon è riservata al vino proveniente dalle uve del vitigno
4. La denominazione di origine controllata «Bolgheri» rosso e rosato è riservata ai vini ottenuti dalle uve provenienti dai vigneti aventi nell'ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
5. Si riportano nell'allegato 1 i vitigni complementari che possono concorrere alla produzione dei vini sopra indicati, iscritti nel Registro nazionale delle varietà di vite per uve da vino approvato con D.M. 7 maggio 2004 (pubblicato sulla G.U. n. 242 del 14 ottobre 2004), e successivi aggiornamenti.
I vigneti impiantati o reimpiantati successivamente alla entrata in vigore del disciplinare approvato con Decreto ministeriale 21 marzo 2011 dovranno avere una densità di almeno 4500 ceppi per ettaro calcolati su sesto di impianto con distanza massima tra le file di 2,5 m.
1. Le operazioni di vinificazione, di affinamento, di imbottigliamento e di invecchiamento dei vini di cui all'articolo 1 devono essere effettuate nell’ intero territorio amministrativo del comune di Castagneto Carducci.
Conformemente all’art. 8 del Reg. CE n.607/2009, l’imbottigliamento deve aver luogo nella predetta zona geografica per salvaguardare la qualità e la reputazione, garantire l’origine del prodotto e l’efficacia dei controlli.
Conformemente al medesimo art. 8 del Reg. CE n.607/2009, a salvaguardia dei diritti precostituiti dei soggetti che tradizionalmente hanno effettuato l’imbottigliamento al di fuori del Comune di Castagneto Carducci, sono previste autorizzazioni individuali alle condizioni di cui all’articolo 10, comma 3 e 4 del decreto legislativo n.61/2010
La resa massima dell' uva in vino finito non deve essere superiore al 70% per i vini «Bolgheri» rosso, rosato, Qualora superi questo limite, ma non oltre il 75%, l'eccedenza non ha diritto alla denominazione di origine controllata.
Per i vini designati con la denominazione di origine controllata «Bolgheri» è consentito l’uso della menzione «vigna», seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale, alle condizioni previste dalla normativa vigente e che i relativi toponimi o nomi tradizionali figurino nell’apposito elenco regionale ai sensi dell’art. 6 comma 8, del decreto legislativo n. 61/2010.
Nella presentazione e designazione del prodotto, la menzione «vigna» seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale, deve essere riportata immediatamente sia al di sotto della denominazione «Bolgheri» che della menzione specifica tradizionale «denominazione di origine controllata Superiore».
In tal caso è vietato fare riferimento al colore «rosso».
Sulle bottiglie o altri recipienti contenenti i vini a denominazione origine controllata «Bolgheri» deve figurare l'indicazione dell'annata di produzione delle uve.
1. Le bottiglie o altri recipienti di capacità inferiore a 5 litri in cui possono essere confezionati i vini «Bolgheri» , in vista dell'immissione al consumo, debbono essere, anche per quanto riguarda l'abbigliamento, consoni ai caratteri di un vino di pregio.
2. Per l'immissione al consumo del vino «Bolgheri» sono ammessi soltanto recipienti della capacità di litri: 0,375, 0,750, 1,500, 3,000, 6,000, 9,000 e 12,000.
Il recipiente utilizzato per i vini «Bolgheri» rosso, rosso superiore deve consistere in una bottiglia di vetro di forma bordolese di colore scuro.
3. La chiusura dei recipienti destinati all’immissione al consumo dei vini «Bolgheri» rosso superiore deve essere effettuata con il tappo di sughero raso bocca.
La zona geografica delimitata comprende l’intero territorio amministrativo del Comune di Castagneto Carducci ad est della SS1 Aurelia.
L’analisi climatica e pedologica dell’ambiente dimostra che i caratteri agro climatici dell’area ne fanno un territorio vocato per una viticoltura di qualità.
In particolare l’analisi delle risorse climatiche mostra ottimi livelli delle risorse radiative, termiche e pluviometriche.
Gli indici bioclimatici di Huglin, pari a 2444, e di Winkler, pari a 1747, si collocano su valori simili a quelli riscontrati nelle migliori aree viticole italiane e mondiali.
La conformazione orografica dell’area è caratterizzata dalla presenza di una linea di colline con giacitura nord-sud, con quote variabili tra i 250 ed i 400m slm, pressoché parallela alla linea di costa, situata all’estremità orientale della zona, di una fascia pedecollinare dove insistono i vigneti, e del mar Tirreno ad ovest.
A nord e a sud si trovano due fiumi, rispettivamente Cecina e Cornia. Questa situazione si rivela favorevole al manifestarsi di intensificazioni orografiche delle piogge allorché ad esempio una depressione tirrenica produce l’afflusso di masse d’aria umida da sud-ovest.
Le colline proteggono, inoltre, le colture dai rigori invernali, mentre nel periodo estivo i fiumi e la grande massa idrica del mar Tirreno, agiscono da regioni sorgenti di masse d’aria costanti che mitigano gli eccessi di calore e consentono maturazioni delle uve ottimali.
Una recente ricerca di zonazione condotta dal Prof. Attilio Scienza dell’Università Statale di Milano, ha individuato 27 unità pedologiche , organizzate in 16 unità di paesaggio.
Quasi tutte le aree sono caratterizzate da una elevata eterogeneità geopedologica dei suoli.
Essi variano da sabbiosi a franco-sabbiosi-argillosi, e sabbioso-argillosi, fino ad argillosi o argilloso-limosi. Inoltre sono da debolmente alcalini ad alcalini, presentano salinità trascurabile e non manifestano problemi legati a presenza di sodio e calcare attivo.
Testimonianze più recenti risalgono al periodo medievale per la presenza di numeroso monasteri e domini ecclesiastici. Sul finire del 1600 la famiglia Gherardesca iniziò la viticoltura nelle zone di San Guido e Belvedere.
Nel settecento ebbe rilevanza la produzione della zona di Segalari, con le documentate vocazionalità enologiche a Grattamacco, Lamentano, Sant’Agata, Il Castellaccio, Casavecchia e Felciaino.
Il conte Guido Alberto della Gherardesca, nella prima metà del 1800, fece emergere una nuova cultura enologica con l’assunzione di esperti di vinificazione tra cui Giuseppe Mazzanti a Bolgheri.
Nel 1816 sorsero i primi vigneti sperimentali alle Capanne di Castiglioncello, ove più tardi nacque la prima vigna del Sassicaia, e nei fondi del Castelluccio.
La distruzione dei vigneti a causa dell’attacco di fillossera degli inizi del ‘900 costrinse a ripensare all’assetto globale del vigneto ed al tipo di vitigno più idoneo per il territorio.
Dopo un periodo interlocutorio, tra le due guerre, le intuizioni del Marchese Mario Incisa della Rocchetta e le sue preferenze per i vitigni francesi, si rivelarono del tutto fondate e dimostrarono che i vini prodotti in questo territorio a partire da quelle uve francesi, bordolesi in particolare, sono in grado di competere con i più famosi vini del mondo.
Per questi impianti, nati già dal 1944, si era scelta all’inizio una collocazione di alta collina con esposizione ad est, in quanto si riteneva che l’influsso del mare fosse negativo per la qualità dei vini.
Caduto ben presto questo preconcetto, si capì che i terreni migliori erano quelli pedecollinari e della pianura e che il clima marino non faceva che apportare benefici effetti sulla maturazione delle uve. La consacrazione ufficiale del vino Sassicaia avviene nel 1978 quando la rivista Decanter pubblica una degustazione comparata di cabernet del mondo ed il Sassicaia si piazza al primo posto.
Successivamente l’annata 1985 di Sassicaia compete, in una degustazione del Grand Jury Européen, con i Grands Crus di Bordeaux ed ottiene il massimo riconoscimento.
Ma il vino Sassicaia non rimane un fenomeno isolato e, a partire dagli anni ’80, viene affiancato da numerosi altri vini di famose aziende che ottengono una enorme messe di riconoscimenti.
E’ sufficiente ricordare i risultati ottenuti dai vini Bolgheri nelle Guide Vini del Gambero Rosso (Tre Bicchieri), L’Espresso, Veronelli, Duemilavini, Luca Maroni, o i riconoscimenti nei tasting periodici delle riviste Wine Spectator, Wine Advocate, Wine Enthusiast, Decanter Magazine, La Revue du Vin de France, Fine Wine, Taste, Weinwirtschaft, Falstaff, Feinschmecker, Vinart Japan, e numerose altre per capire che la reputazione dei vini DOC “Bolgheri” è a livelli di assoluta eccellenza ed ha carattere internazionale.
Il riconoscimento a DOC è stato ottenuto con DPR 1 agosto 1983; il disciplinare successivamente è stato modificato ed ampliato con DPR 5 novembre 1994, 14 giugno 2011 e 21 marzo 2011.
L’intervento umano sul territorio di Bolgheri ha consentito di ottimizzare la scelta <vitigno per unità di paesaggio per tipo di suolo>.
I vitigni codificati come base ampelografica nel presente disciplinare, sia bianchi che rossi, si sono rivelati come la migliore scelta qualitativa per l’area in questo senso.
Il fattore umano ha influito inoltre su tutte le scelte colturali: il sistema di allevamento non deve essere espanso, ma a spalliera con potature a cordone speronato o guyot, il sesto di impianto deve avere densità sufficientemente alta per contenere gli eccessi produttivi, così come il sistema di potatura, il materiale genetico è scelto tenendo conto delle caratteristiche del suolo e del microclima, le pratiche colturali sono quelle leali e costanti della viticoltura di qualità, le esperienze di irrigazione ne consentono l’uso solo per soccorso.
Le pratiche relative all’elaborazione dei vini sono quelle consolidate in zona per la vinificazione in rosso, adeguatamente differenziate per i vini base e la tipologia superiore, riferita quest’ultima a vini maggiormente strutturati, la cui elaborazione comporta determinati periodi di invecchiamento e affinamento in botte e in bottiglia obbligatori.
Per la vinificazione in bianco e rosato le pratiche sono adeguate all’ottenimento di vini freschi sapidi e armonici.
Qualità e caratteristiche dei vini di cui al presente disciplinare, come descritte all’Art. 6, sono confermate dai parametri analitici dei vini, che presentano, dal punto di vista analitico ed organolettico, caratteristiche con andamento positivo superiore ai minimi precauzionali previsti dal disciplinare, e permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata all’ambiente geografico. organolettico, caratteristiche con andamento positivo superiore ai minimi precauzionali previsti dal disciplinare, e permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata all’ambiente geografico.
C) Interazione causale tra gli elementi di cui alla lettera A) e gli elementi di cui alla lettera B)
La qualità dei vini dell’area di Bolgheri è sempre la risultante dell’azione combinata di un insieme di fattori generatori e che agiscono a diverse scale.
Nella scelta delle aree di produzione vengono selezionati i terreni più adatti alla produzione di vini rossi e distinti da quelli più adatti alla produzione di vini bianchi.
I fattori latitudinali, con i conseguenti effetti sulla ciclicità giornaliera e sulla radiazione solare, si combinano con i fattori orografici (pendenza, esposizione e giacitura) e l’effetto combinato dà origine al topoclima.
I dati rilevati sono sempre comunque superiori ai minimi precauzionali previsti dal disciplinare.
Si conferma quindi l’interazione tra il fattore umano e l’ambiente, in quanto i vini prodotti sono il risultato di quanto ottenuto in vigna e non risentono di manipolazioni successive tendenti ad uniformare il prodotto in maniera indipendente dall’ambiente.
Nome ed indirizzo della struttura di controllo:
Camera di Commercio Industria e Artigianato Livorno
Piazza Municipio, 48
Tel. 0586 231111
Fax: 0586/886689
La Camera di Commercio di Livorno è l’Organismo di controllo autorizzato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali che effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente all’articolo 25, par. 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all’articolo 26 del Reg. CE n. 607/2009 per i prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli sistematica nell’arco dell’intera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento), conformemente al citato articolo 25, par. 1, 2° capoverso, lettera c).
3. In particolare la Camera di Commercio di Livorno assicura l’acquisizione degli elementi documentali propedeutici allo svolgimento delle attività previste dal piano dei controllo e dalle attività connesse al procedimento di certificazione delle partite.
Inoltre svolge controlli ispettivi per ciascuna categoria di soggetti immessi nel sistema tutelato (viticoltori, centri di intermediazione delle uve, vinificatori, aziende operanti l’acquisto e/o la vendita di vini sfusi, imbottigliatori) su una percentuale fissata nel piano dei controlli.
1. La denominazione di origine controllata del vino “Bolgheri Sassicaia” è riservata al vino rosso che risponde alle condizioni e requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione.
1. La denominazione di origine controllata “Bolgheri Sassicaia” è riservata al vino ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti aventi, nell'ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
Cabernet Sauvignon: almeno l'80%;
Tali vitigni, iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino, approvato con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti, sono riportati nell’allegato 1 del presente disciplinare.
1. Le uve destinate alla produzione del vino a denominazione di origine controllata “Bolgheri Sassicaia” devono essere prodotte nell’ambito della zona del territorio amministrativo del Comune di Castagneto Carducci, di seguito delimitata:
oltrepassato di circa 200 m in direzione Bolgheri il pod. Alberto, sulla strada comunale di San Guido (viale dei Cipressi) si dirige a nord-ovest per circa 600 m fino ad incontrare il fosso Barinca e, progredendo dall'argine sinistro di suddetto fossato, per circa 1200 m in direzione est, incontra la strada campestre del pod. Aianova, confinante con l’ azienda agricola Castello di Bolgheri e, all'interno di questa delimitazione si estende in direzione sud in linea retta per 100 m includendo l'amm. Le Capanne ed il pod. Sassicaia fino a congiungersi, dopo una lieve inflessione in direzione sud-ovest al botro delle Fornaci.
Di qui, internamente all'argine sinistro del botro, procedendo in direzione est per circa 2500 m, giunge all'intersezione con una strada poderale che, con un tratto di circa 200 m in direzione sud, si ricollega alla strada Poggio-Patanocco. Delimitata da tale strada, sempre in direzione est per 1300 m, si dirige verso pod. Patanocco e, successivamente, dal proseguimento della precedente strada, denominata in questo tratto «strada Patanocco Castiglioncello» segue questa delimitazione, al suo interno, prima per 1200 in, in direzione est-sud-est poi per 1100 m, in direzione sud-ovest tagliando il tratto di strada di collegamento tra Castiglioncello-Colle Ulivo.
Di qui in direzione nord-ovest per circa 500 m continua fino ad incontrare la strada di collegamento tra pod. Casa Bezzini e il Quercione ed internamente ad essa per 450 m, in direzione ovest e successivamente in direzione nord-ovest per 900 m, confinando con la tenuta dell'Ornellaia, fino ad incontrare il botro Macine e costeggiando l'argine sinistro per circa 500 m, in direzione ovest sud-ovest.
Internamente al fosso il confine si estende in direzione ovest per circa 350 m, fino ad incontrare la via Bolgherese e costeggiando questa per 100 m in direzione nord-ovest, prosegue verso ovest internamente alla Strada delle Ferruggini per 300 m, fino all'intersezione di essa con il fosso Campo-Fantaccio e da esso delimitata per 600 m, in direzione nord-ovest.
1. Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione del vino a denominazione di origine controllata “Bolgheri Sassicaia” devono essere quelle tradizionali della zona e comunque atte a conferire alle uve e al vino derivanti le specifiche caratteristiche di qualità.
2. È vietata ogni pratica di forzatura.
3. Le forme di allevamento ed i sistemi di potatura ammessi sono: il cordone speronato mono e bilaterale, l'archetto semplice o doppio ad alberello basso.
4. La produzione di uva ammessa per il vino a denominazione di origine controllata “Bolgheri Sassicaia” non deve essere superiore a tonnellate 7 per ettaro con una produzione media per ceppo di kg 2,000.
6. Per i nuovi impianti o reimpianti, successivi all'entrata in vigore del disciplinare approvato con Decreto ministeriale 21 marzo 2011, la produzione di uva per ettaro, pur risultando di tonnellate 7, deve prevedere una densità degli impianti di almeno 4000 ceppi con una produzione media per ceppo di kg 1,800.
7. Le uve destinate alla produzione del vino a denominazione di origine controllata “Bolgheri Sassicaia” devono assicurare al medesimo
un titolo alcolometrico volumico naturale minimo dell’11,50% vol.
1. Le operazioni di vinificazione, affinamento, imbottigliamento ed invecchiamento del vino a denominazione di origine controllata “Bolgheri Sassicaia” devono essere effettuate nell'ambito del territorio amministrativo del comune di Castagneto Carducci.
Conformemente all’articolo 8 del Reg. CE n.607/2009, l’imbottigliamento o il condizionamento deve aver luogo nella predetta zona geografica delimitata per salvaguardare la qualità e la reputazione, garantire l’origine del prodotto e garantire l’efficacia dei controlli.
2. Sono esclusi i tagli con uve, mosti e vini provenienti da zone di produzione esterne alla zona di produzione della denominazione di origine controllata del vino “Bolgheri Sassicaia”.
3. È consentito l’arricchimento con mosti provenienti da uve di vigneti iscritti allo schedario viticolo della denominazione di origine controllata “Bolgheri Sassicaia” o con mosto concentrato rettificato.
4. La resa massima dell’uva in vino finito non deve essere superiore al 70%.
Qualora superi questo limite, ma non oltre il 75%, l'eccedenza non ha diritto alla denominazione di origine controllata. Oltre il 75% decade il diritto alla denominazione di origine controllata per tutto il prodotto.
5. Nella vinificazione del vino a denominazione di origine controllata di cui all'articolo 1 sono ammesse soltanto le pratiche enologiche locali, leali e costanti, atte a conferire al vino medesimo la sua peculiare caratteristica.
6. Il vino a denominazione di origine controllata “Bolgheri Sassicaia” non può essere immesso al consumo se non dopo essere stato sottoposto ad
un periodo di invecchiamento di almeno 2 anni,
1. Il vino a denominazione di origine controllata “Bolgheri Sassicaia” all’ atto di immissione al consumo deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
1. Nella designazione e presentazione del vino a denominazione di origine controllata “Bolgheri Sassicaia” è vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste nel presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi extra, fine, scelto,selezionato e similari.
2. È tuttavia consentito l'uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi aziendali, ragioni sociali e marchi privati non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno il consumatore. In particolare il nome «Sassicaia» può precedere la denominazione «Bolgheri Sassicaia» e figurare in carattere di dimensioni pari o superiori a quelli per la denominazione medesima.
3. Per i vini designati con la denominazione di origine controllata del vino “Bolgheri Sassicaia” è consentito l’uso della menzione «vigna», seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale, alle condizioni previste dalla normativa vigente e che i relativi toponimi o nomi tradizionali figurino nell’apposito elenco regionale ai sensi dell’art. 6 comma 8, del decreto legislativo n. 61/2010.
4. Nella presentazione e designazione del prodotto, la menzione «vigna» seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale, deve essere riportata immediatamente sia al di sotto menzione tradizionale "denominazione di origine controllata”.
5. Sulle bottiglie o altri recipienti contenenti il vino a denominazione origine controllata “Bolgheri Sassicaia” deve figurare l'indicazione dell'annata di produzione delle uve.
1. Le bottiglie o altri recipienti di capacità inferiore a 5 litri in cui può essere confezionato il vino “Bolgheri Sassicaia”, in vista dell'immissione al consumo, debbono essere, anche per quanto riguarda l'abbigliamento, consoni ai caratteri di un vino di pregio.
2. Per l'immissione al consumo del vino a denominazione di origine controllata “Bolgheri Sassicaia” sono ammessi soltanto recipienti della capacità di litri: 0,375, 0,750, 1,500, 3,000, 6,000, 9,000 e 12,000.
3. Il recipiente utilizzato per il vino a denominazione di origine controllata “Bolgheri Sassicaia” deve consistere in una bottiglia di vetro di forma bordolese di colore scuro.
4. La chiusura dei recipienti destinati all’immissione al consumo del vino a denominazione di origine controllata “Bolgheri Sassicaia” deve essere effettuata con il tappo di sughero raso bocca.
La zona geografica delimitata comprende la porzione del territorio amministrativo del Comune di Castagneto Carducci come meglio descritta all’articolo 3 del presente Disciplinare.
Il conte Guido Alberto della Gherardesca, nella prima metà del 1800, fece emergere una nuova cultura enologica con l’assunzione di esperti di vinificazione tra cui Giuseppe Mazzanti a Bolgheri. Nel 1816 sorsero i primi vigneti sperimentali alle Capanne di Castiglioncello, ove più tardi nacque la prima vigna del vino Sassicaia, e nei fondi del Castelluccio.
Le scelte viticole furono effettuate non solo in base al terroir ma soprattutto in base alla cultura vinicola francese con particolare attenzione ai metodi di vinificazione e ai vitigni usati in Francia: a conferma di questo le scelte effettuate dal conte Guido Alberto e da Mazzanti furono proprio indirizzate sui vitigni francesi tra cui Gamay, Cabernet e Syrah.
Caduto ben presto questo preconcetto, si capì che i terreni migliori erano quelli pedecollinari e della pianura e che il clima marino non faceva che apportare benefici effetti sulla maturazione delle uve. La consacrazione ufficiale del vino “Sassicaia” avviene nel 1978 quando la rivista Decanter pubblica una degustazione comparata di cabernet del mondo ed il “Sassicaia” si piazza al primo posto.
Da allora, la sua assoluta eccellenza è stata confermata da un grande numero di premi nazionali ed internazionali nei tasting periodici delle riviste di settore.
Il rischio di stress idrico nel periodo estivo non è elevato grazie alla particolare tessitura dei terreni dove la componente argillosa è ben presente favorendo un buon rapporto vegeto-produttivo della coltivazione della vite. L’inerbimento a file alterne praticato in questa zona è reso possibile anche dall’uso di portainnesti di vigore non troppo limitato.
In questa zona non vengono praticate cimature tardive e eccessive sfogliature, consentendo un maggiore riparo delle uve. Queste caratteristiche, unite alle pratiche agronomiche praticate dall’azienda conferiscono al vino le sue peculiari caratteristiche di eleganza e freschezza, oltre ad un profilo olfattivo che ricorda la macchia mediterranea che circonda interamente gli impianti viticoli di quest’area.
La vocazionalità della zona di produzione del vino DOC “Bolgheri Sassicaia” è orientata particolarmente sui Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc.
Il Cabernet ha qui un rapporto tra lo sviluppo vegetativo e la produzione di uva per pianta ottimale; questo determina elevati accumuli zuccherini, buone degradazioni acidiche e riscontri sensoriali caratterizzati da un’elevata persistenza gusto-olfattiva con note evidenti di frutta rossa e di speziato.
La elevata presenza di scheletro e la scarsa profondità dei suoli inducono un corretto e limitato sviluppo vegetativo con ottimi risultati qualitativi ed olfattivi.
Per quanto riguarda la zona pedoclimatica della Denominazione DOC Bolgheri Sassicaia, – i risultati delle interazioni tra fattori ambientali e fattori umani hanno portato come ulteriore effetto la imposizione di un periodo di invecchiamento pari a 24 mesi di cui almeno 18 in botti di rovere da 225l.
1.Nome ed indirizzo della struttura di controllo:
2. La Camera di Commercio di Livorno è l’Organismo di controllo autorizzato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali che effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente all’articolo 25, par. 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all’articolo 26 del Reg. CE n. 607/2009 per i prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli sistematica nell’arco dell’intera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento), conformemente al citato articolo 25, par. 1, 2° capoverso, lettera c).
VIGNETI ISOLA D'ELBA
La denominazione di origine controllata "Elba" è riservata ai vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione per le seguenti tipologie:
Sangiovese (o Sangioveto),
Bianco spumante,
Trebbiano toscano (o Procanico),
Ansonica passito,
Vin Santo occhio di pernice.
Base ampelografica dei vini
I vini della denominazione di origine controllata "Elba" devono essere ottenuti da uve provenienti dai vitigni presenti nell'ambito aziendale nelle proporzioni di seguito indicate:
rosso, rosso riserva:
Sangiovese almeno il 60%;
altri vitigni a bacca rossa autorizzati nella regione Toscana, da soli o congiuntamente, fino ad un massimo del 40%.
Rosato e Vin santo occhio di pernice:
altri vitigni a bacca rossa autorizzati nella Regione Toscana, da soli o congiuntamente, fino ad un massimo del 40%; sono ammessi anche vitigni a bacca bianca fino ad un massimo del 20%.
Sangiovese almeno per l'85%;
possono concorrere altri vitigni con uve a bacca rossa, autorizzati nella regione Toscana, fino ad un massimo del 15%.
Bianco, Bianco Spumante e Vin santo:
Trebbiano toscano dal 10 al 70%, Ansonica e/o Vermentino dal 10 al 70%;
possono concorrere altri vitigni autorizzati nella regione Toscana con uve a bacca bianca fino ad un massimo del 30%.
Ansonica e Ansonica passito:
Ansonica almeno per l'85%;
altri vitigni a bacca bianca autorizzati nella regione Toscana fino ad un massimo del 15%.
Vermentino almeno per l'85%;
Trebbiano toscano (o Procanico):
Trebbiano toscano almeno per l'85%;
Moscato Passito:
Bianco Passito:
Ansonica, Moscato, Trebbiano toscano, Vermentino da soli o congiuntamente per almeno il 70%;
possono concorrere altri vitigni con uve a bacca bianca autorizzati nella regione Toscana fino ad un massimo del 30%.
Le uve dei vitigni indicati possono essere destinati per scelta vendemmiale alle diverse tipologie dei vini che le prevedono.
Le uve destinate alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata "Elba" devono essere prodotte esclusivamente nel territorio amministrativo dei
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata "Elba" devono essere quelle normali della zona ed atte a conferire alle uve ed ai vini le specifiche caratteristiche di qualità.
I vigneti in coltura specializzata impiantati successivamente all'entrata in vigore del presente disciplinare dovranno avere una densità di almeno 4.000 ceppi per ettaro.
Le forme di allevamento e i sistemi di potatura devono essere atti a non modificare le caratteristiche delle uve e dei vini.
E' vietata ogni pratica di forzatura consentendo tuttavia l'irrigazione come pratica di soccorso.
Le produzioni massime di uva ad ettaro in coltura specializzata e i titoli alcolometrici volumici naturali minimi delle uve sono i seguenti:
Elba bianco e Vin Santo: 9,00 t/ha, 10,50% vol.;
Elba bianco spumante: 9,00 t/ha, 10,00% vol.;
Elba Ansonica: 9,00 t/ha, 11,00% vol.;
Elba Vermentino: 9,00 t/ha, 11,00% vol.;
Elba Trebbiano toscano: 9,00 t/ha, 11,00% vol.;
Elba rosso: 8,00 t/ha, 11,00% vol.;
Elba rosso riserva: 8,00 t/ha, 12,00% vol.;
Elba rosato: 8,00 t/ha, 10,50% vol.;
Elba Sangiovese: 8,00 t/ha, 11,00% vol.;
Elba Vin Santo occhio di pernice: 8,00 t/ha, 11,00% vol.;
Elba Ansonica passito: 7 t/ha, 11,00% vol.;
Elba Moscato passito: 7,00 t/ha, 11,00% vol.;
Elba bianco passito: 7,00 t/ha, 10,50% vol.
Fermo restando i limiti di produzione/ha indicati, la produzione di uva per ceppo dei vigneti preesistenti all'entrata in vigore del presente disciplinare aventi densità inferiore ai 4.000 ceppi/ha.
Non potrà comunque superare i 2,5 kg e i 2 kg per i vini Elba Ansonica passito, Moscato passito e Bianco passito.
Ai suddetti limiti di produzione per ettaro, anche in annate eccezionalmente favorevoli, la resa dovrà essere riportata attraverso una cernita delle uve, purché la produzione globale del vigneto non superi del 20% i limiti medesimi.
La eccedenza delle uve non ha diritto alla denominazione di origine controllata.
Le operazioni di appassimento delle uve, spumantizzazione, vinificazione, conservazione, invecchiamento ed imbottigliamento devono essere effettuate nell'ambito della zona di produzione delimitata nell'art. 3.
E' consentito l'arricchimento con mosti concentrati ottenuti da uve dei vigneti iscritti all'albo della stessa denominazione d'origine controllata o con mosto concentrato rettificato e comunque secondo le norme CE vigenti.
La resa massima dell'uva in vino non deve superare:
il 70% per i vini Bianco,Bianco Spumante, Ansonica, Vermentino, Trebbiano toscano, Rosso, Rosso riserva, Sangiovese e rosato;
il 35% riferito all'uva fresca per i vini Moscato passito, Ansonica passito e Bianco passito, Vin Santo e Vin Santo occhio di pernice.
Le uve destinate alla produzione dei vini Moscato passito, Ansonica passito e Bianco passito, dopo un'accurata cernita, devono essere sottoposte per un periodo minimo di almeno dieci giorni ad appassimento all'aria o in locali idonei, con possibilità di una parziale disidratazione con aria ventilata e/o deumidificata sino al raggiungimento di un contenuto zuccherino minimo del 30%.
Nella vinificazione del vino doc "Elba" Vin Santo e Vin Santo occhio di pernice sono ammesse soltanto le pratiche enologiche atte a conferire al vino la sua peculiare caratteristica: in particolare il tradizionale metodo di vinificazione prevede quanto segue:
l'uva, dopo aver subito un'accurata cernita, deve essere sottoposta ad un appassimento naturale e può essere ammostata, per le particolari condizioni climatiche dell'isola d'Elba, non prima del
1° novembre dell'anno di raccolta e non oltre il 31 marzo dell'anno successivo;
l'appassimento delle uve deve avvenire in locali idonei ed è ammessa una parziale disidratazione con aria ventilata e deve raggiungere un contenuto zuccherino minimo non inferiore la 26,50%;
la conservazione e l'invecchiamento devono avvenire in recipienti di legno di capacità non superiore a 5 ettolitri;
un titolo alcolometrico volumico totale minimo del 16,00%.
Il vino "Elba" rosso sottoposto ad un periodo di invecchiamento obbligatorio non inferiore a
24 mesi dei quali almeno 12 in recipienti di legno,
può portare in designazione la specificazione aggiuntiva "riserva".
I vini a DOC "Elba" all'atto dell'immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
Elba bianco:
colore: da giallo paglierino a paglierino scarico;
profumo: delicato più o meno fruttato;
Elba bianco spumante:
profumo: delicato, tenue;
acidità totale minima: 5,50 gr/l;
Elba Ansonica:
colore: da paglierino scarico a paglierino;
Elba Vermentino:
Elba Trebbiano toscano (o Elba Procanico):
colore: da paglierino scarico a paglierini
profumo: delicato, più o meno fruttato
sapore: secco e armonico
acidità totale minima: 5,00 gr/l
Elba rosso:
estratto non riduttore minimo: 21,00 gr/l.
Elba Rosso riserva:
colore: da rosso rubino intenso a granato;
Elba Sangiovese:
Elba Rosato:
profumo: delicato, più o meno fruttato;
sapore: fresco, secco e armonico;
Elba Moscato passito:
colore: dal paglierino all'ambrato;
sapore: armonico, dall'amabile al dolce;
estratto non riduttore minimo: 30,00 gr/l.
Elba Ansonica passito:
Elba Bianco passito:
colore: dal giallo paglierino all'ambrato
Elba Vin santo:
colore: dal giallo paglierini al dorato, all'ambrato intenso;
sapore: armonico, vellutato e rotondo;
Elba Vin santo occhio di pernice:
profumo: caldo, intenso;
E' facoltà del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini, modificare con proprio decreto i limiti dell'acidità totale e dell'estratto non riduttore.
In sede di designazione e presentazione dei vini a denominazione di origine controllata "Elba" Moscato passito, Ansonica, Ansonica passito e Bianco passito, tali indicazioni di tipologia o di vitigno possono precedere la denominazione Elba, ovvero figurare seguiti dalla specificazione "dell'Elba".
Nella designazione e presentazione dei vini di origine controllata "Elba" è vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste dal presente disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi extra, fine, scelto, superiore, selezionate e similari.
E' consentito altresì l'uso di indicazioni toponomastiche aggiuntive che facciano riferimento a comuni, frazioni, aree, zone, località e vigne dalle quali effettivamente provengono le uve da cui il vino così qualificato è stato ottenuto, nel rispetto di quanto previsto dalle norme vigenti.
Per tutte le tipologie della denominazione di origine controllata "Elba" è obbligatorio indicare in etichetta l'annata di produzione delle uve.
I vini di cui all'art. 1 possono essere immessi al consumo esclusivamente in recipienti di vetro di volume nominale non superiore a litri 3.
Sono consentiti i sistemi di chiusura previsti dalla normativa vigente.
Legame con l’ambiente geografico e umano
La zona di produzione dei Vini della denominazione di origine “Elba” corrisponde all’intero territorio amministrativo dei comuni dell’Isola d’Elba.
L’isola d’Elba, la maggiore dell’Arcipelago toscano, ha una superficie di 224 kmq ed è la terza isola italiana per estensione. La morfologia del suo territorio è prevalentemente collinare con un massiccio rilievo montuoso nella sua parte occidentale che supera i 1000 m. di altitudine. La fascia altimetrica di coltivazione della vite si estende oggi dal livello del mare fino ai 450 m.
La complessa origine geologica dell’isola ha determinato differenti tipi di substrati rocciosi nelle sue diverse zone e quindi diversi tipi di suoli: la zona occidentale del massiccio del monte Capanne ha suoli derivati dalla disgregazione di rocce granitiche che hanno originato terreni sciolti e molto permeabili; la zona centrale di origine sedimentaria
presenta piccole pianure di raccordo tra le coste e colline non ripide con suoli calcarei, ciottolosi e mediamente argillosi; nella parte orientale dell’isola di origine metamorfica predominano i suoli poco profondi, con scheletro grossolano e buona presenza di minerali.
Il clima è di tipo mediterraneo caratterizzato da masse di aria di genesi tropicale marittima in estate alternate a masse invernali di provenienza marittima polare; la temperatura media annuale si colloca intorno ai 17°C con medie invernali di 10°C ed estive di 24°C; la vicinanza di tutte le coltivazioni viticole al mare influenza e determina zone
microclimatiche uniformi nelle diverse parti dell’isola; le precipitazioni si concentrano dall’autunno inoltrato alla primavera, con una media annuale di circa 700 mm con punte di 900 mm nei versanti nord del complesso del Monte Capanne e 500 mm. sui versanti sudsudovest.
La viticoltura dell’isola d’Elba risale al periodo etrusco, anche se l’antico sistema di allevamento ad alberello denota l’influenza greca. Già i Romani la denotavano come “isola feconda di vino”.
Nei secoli del Rinascimento si definiscono le principali varietà di uve da vino che provengono dalle diverse zone del Mediterraneo che hanno esercitato influenze economiche e sociali sull’isola: dalla Toscana proviene il Trebbiano, il Sangiovese e l’Aleatico, dalla Sicilia l’Ansonica e il Moscato, dalla Corsica e dalla Liguria il Vermentino; tra le tante varietà che sono state coltivate sull’isola nel corso dei secoli e provenienti dalle più diverse zone viticole europee, quelle elencate sono oggi le principali varietà che compongono e caratterizzano le tipologie dei Vini della DOC “Elba”,
sicuramente per il loro migliore adattamento alle condizioni climatiche e ai diversi tipi di suoli.
La viticoltura è stata fino alla metà del secolo XX la principale attività economica della popolazione dell’isola; è indicativo della sua importanza il calo demografico superiore al 10% che si ebbe alla metà del secolo XIX in concomitanza con l’esplosione della crittogama “Oidio della vite” che portò all’estirpazione di gran parte dei vigneti: solo con l’introduzione dello zolfo come curativo della patologia, anche la popolazione isolana riprese ad aumentare. Una relazione per il primo censimento del Regno d’Italia (Inchiesta Agraria del senatore Stefano Iacini) indica in quasi 5000 ettari (più del 20% dell’intera superficie dell’isola) l’estensione dei vigneti nel 1870.
La maggior parte della produzione dei vini era commercializzata nel centro e nord Italia soprattutto per migliorare la qualità e la concentrazione dei vini di quei territori; tale commercializzazione dei mosti e vini ben si integrava con l’attività marinara presente nei paesi dotati di porti.
La Doc “Elba” è riferita a 8 tipologie di vini fermi e 5 di vini passiti le cui caratteristiche organolettiche e analitiche sono descritte nell’articolo 6 del disciplinare. Le diverse tipologie sono ottenute principalmente dai vitigni che nei secoli si sono meglio adattati all’ambiente geografico dell’isola d’Elba: i vini bianchi sono ottenuti prevalentemente dalle varietà Trebbiano toscano, Ansonica, Vermentino e Moscato, i vini rossi ed il rosato dalla varietà Sangiovese.
Per il clima caldo e asciutto i vini hanno titolo alcolometrico totale minimo abbastanza elevato e modesto tenore in acidità totale; i vini passiti, ancora a motivo del clima caldo durante il periodo di appassimento delle uve, presentano un elevato estratto non riduttore e un buon contenuto in residuo zuccherino.
Per la composizione minerale dei terreni i vini, in particolare i bianchi, presentano una buona sapidità e unadecisa mineralità al gusto.
C) Descrizione dell’interazione causale fra gli elementi di cui alla lettara A) e quelli alla lettera B)
Mentre i differenti tipi di suoli tendono a differenziare le caratteristiche enologiche delle uve nelle diverse zone dell’isola, i fattori climatici e antropici le accomunano.
Le condizioni climatiche, la viticoltura concentrata soprattutto sui terrazzamenti e sui versanti collinari e i tradizionali sistemi di allevamento poco espansi (alberello e successivamente cordone speronato basso) sono fattori ambientali e umani che conferiscono particolari caratteristiche ai vini della DOC “Elba”: il clima caldo e asciutto nei mesi estivi determina una bassa produzione per ceppo e favorisce una maturazione precoce ed una elevata sanità delle uve; lo stesso ambiente climatico caldo ed assolato nel mese di settembre ha determinato la pratica dell’appassimento al sole per breve periodo delle varietà più pregiate per ottenere i vini passiti della DOC “Elba” quali l’Ansonica, Il Moscato, il Bianco, il Vin santo ed il Vin santo occhio di pernice.
Il clima asciutto dei mesi tardo-primaverili ed estivi ha da sempre indotto i viticoltori a praticare irrigazioni di soccorso, dove la presenza e la raccolta delle acque lo permettevano, soprattutto nei primi anni di vita del vigneto. Lo stesso clima ha determinato rese basse per ettaro delle uve, come prevede l’articolo 4 del disciplinare, concorrendo alla qualità dei vini.
La varietà delle tipologie e delle categorie dei vini della DOC “Elba” (Vini bianchi, rosato, rossi e vini passiti) attestano l’importanza che la coltivazione della vite e l’elaborazione dei vini hanno sempre avuto nel tessuto sociale ed economico dell’isola; la viticoltura infatti si è sempre sviluppata in piccole imprese proprietarie di piccoli poderi dove era l’attenta manodopera familiare permetteva la produzione di varietà differenti di uve e di vini.
Camera di Commercio di Livorno,
piazza del Municipio 48, 57037
La Camera di Commercio di Livorno è l’Organismo di Controllo autorizzato la Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo n. 61/2010 che effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente all’art. 25, par 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed
all’art. 26 del Reg. CE n. 607/2009, per i prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli sistematica nell’arco della intera filiera produttiva (viticoltura, vinificazione, confezionamento), conformemente al citato art. 25, par. 1, 2° capoverso, lettera c).
In particolare tale verifica è espletata nel rispetto di un predeterminato piano di controlli, approvato dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali con decreto dirigenziale del 21 luglio 2009 e adeguato al DM 2 novembre 2010 con decreto del 21 aprile 2011.
Il Piano descrive l’insieme dei controlli ai quali la filiera produttiva e il prodotto devono essere sottoposti affinché i vini nelle tipologie Rosso, Rosso riserva, Rosato, Sangiovese, Bianco, Bianco Spumante, Ansonica, Vermentino, Trebbiano toscano, Ansonica Passito, Moscato Passito, Bianco Passito, Vin santo e Vin santo occhio di pernice possano essere
identificati come Denominazione di Origine Controllata DOC “Elba” secondo quanto predisposto dal DM 13 luglio 2007 e successive modifiche e integrazioni.
Le funzioni di controllo si integrano con le competenze dei diversi enti pubblici in materia di programmazione, gestione e controllo nel settore dei Vini di Qualità Prodotti in regioni determinate al quale la DOC “Elba” appartiene.
Sono assoggettati alle prescrizioni del piano dei controlli i viticoltori, i vinificatori e gli imbottigliatori – complessivamente indicati come operatori – che concorrono alla produzione di una partita di vino da identificare come DOC “Elba”.
L’Organismo di Controllo trasmette entro il 31 gennaio di ogni anno la relazione sull’attività dei controlli svolti nell’anno precedente al Ministero delle politiche agricole e alla Regione Toscana; detta relazione contiene almeno i seguenti elementi: operatori controllati (viticoltori, vinificatori e imbottigliatori) in percentuale rispetto al totale dei quantitativi di uva denunciati, dei volumi di vino lavorati e certificati; operatori conformi; non conformità lievi e non conformità gravi.
I soggetti che intendono produrre vini della DOC “Elba” devono assoggettarsi al controllo attuato dall’Organismo di Controllo ed operare in conformità al disciplinare della DOC “Elba” ed al Piano dei Controlli approvato dal Ministero delle Politiche agricole.
La rintracciabilità delle partite di prodotto inizia con l’identificazione delle uve durante il trasporto, al momento dell’accettazione presso i vinificatori, lungo tutta la fase di produzione del vino fino all’imbottigliamento. Eventuali trasferimenti di semilavorati (mosti e vini atti a divenire DOC “Elba”) dovranno essere identificati in uscita dagli
stabilimenti di provenienza, durante il trasporto e in accettazione negli stabilimenti di destinazione.
Le lavorazioni subite dalle partite di mosto/vino devono essere preventivamente comunicate all’Organismo di Controllo. Opportune registrazioni delle attività svolte in relazione alle partite di prodotto permetteranno di conoscere le lavorazioni subite da tali partite (miscelazioni, tagli, arricchimenti, ecc.) in ogni momento della fase di produzione.
Dai registri di cantina si deve poter risalire anche alle quantità di prodotto lavorato in ogni punto della filiera e per ogni partita le quantità in entrata dovranno corrispondere alle quantità in uscita.
Il controllo di conformità è attuato dall’Organismo di Controllo e corrisponde a controlli documentali, verifiche ispettive di processo svolte presso le aziende agricole produttrici di uva, presso le aziende di trasformazione, presso le aziende di imbottigliamento e confezionamento, e prove chimico-fisiche ed organolettiche sul prodotto.
Si specifica l’oggetto delle verifiche ispettive per tipologia di operatore:
Verifiche presso le aziende agricole produttrici di uva, per la verifica della persistenza delle condizioni di iscrizione all’albo e dell’applicazione delle prescrizioni agronomiche previste dal disciplinare di produzione della DOC “Elba”. Ogni anno le verifiche sono effettuate su un campione pari ad un minimo del 15% della produzione rivendicata l’anno
precedente; limitatamente alle rese uve/ettaro l’Organismo di Controllo effettua una verifica pre-vendemmiale sul 10% della produzione dell’anno precedente:
Le visite ispettive alle aziende agricole, a partire dall’ottavo anno, riguarderanno un campione di almeno l’8% delle aziende.
Le verifiche ispettive presso vinificatori e imbottigliatori si effettuano con intensità analoghe a quelle predisposte per le aziende produttrici di uva.
Le verifiche agli imbottigliatori sono effettuate su un campione pari ad un minimo del 15% della produzione
rivendicata dell’anno precedente tra gli operatori che hanno comunicato l’attività di imbottigliamento nel corso dell’anno solare.
Le verifiche di conformità del prodotto semilavorato sono svolte in fase intermedia di produzione sugli stessi vinificatori sui quali si effettua la verifica ispettiva.
Le verifiche di conformità del prodotto confezionato si svolge sul prodotto prelevato presso gli imbottigliatori sui quali si effettua la verifica ispettiva, in ragione del 15% annuo della produzione rivendicata dell’anno precedente.
L’ispettore incaricato esegue la verifica e compila un verbale che riporta i dati dell’azienda sottoposta a controllo, i dati dell’ispettore, le risultanze della verifica, eventuali dichiarazioni e osservazioni del referente dell’azienda sottoposta a verifica. L’ispettore e il referente dell’azienda sottoscrivono il verbale che è compilato in triplice copia (copia per
l’azienda, copia per l’Organismo di Controllo, copia per l’ispettore).
N.B. fa fede solo il testo pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
Decreto 28 Giugno 2006
La denominazione di origine controllata “Terratico di Bibbona”, è riservata ai vini bianchi, rossi, rosso superiore e rosati che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione per le seguenti tipologie:
Terratico di Bibbona bianco,
Terratico di abbona rosso,
Terratico di Bibbona rosso superiore,
Terratico di Bibbona rosato,
Terratico di Bibbona trebbiano,
Terratico di Bibbona Sangiovese,
Terratico di Bibbona Merlot,
Terratico di Bibbona Cabernet Sauvignon,
Terratico di Bibbona Syrah.
I vini a DOC “Terratico di Bibbona” devono essere ottenuti esclusivamente dalle uve provenienti dalle zone di produzione del successivo articolo 3, da vigneti che, nell’ambito aziendale, abbiano la seguente composizione ampelografica:
Vermentino minimo 50%,
possono concorrere alla produzione di detto vino altri vitigni a bacca bianca, non aromatici, idonei alla coltivazione per la regione toscana da soli o congiuntamente fino ad un massimo del 50%;
Terratico di Bibbona rosso:
Terratico di Bibbona rosato:
Merlot minimo 35%,
possono concorrere alla produzione di detti vini, altri vitigni a bacca nera, non aromatici, idonei alla coltivazione per la regione Toscana fino ad un massimo del 30%;
Terratico di Bibbona Trebbiano:
Trebbiano toscano minimo 85%;
Terratico di Bibbona Vermentino:
possono concorrere alla produzione di detti vini, altri vitigni a bacca bianca, non aromatici, idonei alla coltivazione per la regione Toscana, fino ad un massimo del 15%;
Terratico di Bibbona Sangiovese:
Terratico di Bibbona Cabernet Sauvignon:
Terratico di Bibbona Merlot:
Terratico di Bibbona Syrah:
Syrah minimo 85%,
possono concorrere alla produzione di detti vini, altri vitigni a bacca nera, non aromatici, idonei alla coltivazione per la regione Toscana, fino ad un massimo del 15%.
La zona di produzione dei vini a DOC “Terratico di Bibbona” ricade nei territori amministrativi dei seguenti comuni:
Rosignano Marittimo, Cecina, Bibbona, Collesalvetti
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini a DOC “Terratico di Bibbona” di cui all’articolo 2, devono essere quelle normali della zona e, comunque, atte a conferire alle uve ed ai vini le specifiche caratteristiche di qualità.
I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli generalmente usati atti, comunque, a non modificare le caratteristiche delle uve e dei vini.
I vigneti impiantati precedentemente all’entrata in vigore del presente disciplinare di produzione, purché rispettosi della base ampelografica di cui all’articolo 2, hanno il diritto di essere iscritti nell’albo dei vigneti per la produzione dei vini di cui all’articolo 1 del presente disciplinare, anche se con un numero di ceppi/ettaro inferiore a quello disposto al seguente comma.
I vigneti impiantati successivamente all’entrata in vigore del presente disciplinare di produzione, dovranno avere una densità di almeno:
4.000 ceppi/ettaro.
Le produzioni massime di uva per ettaro di vigneto specializzato non dovranno essere superiori ai seguenti limiti:
Terratico di Bibbona bianco: 10,00 t/ha;
Terratico di Bibbona rosso: 9,00 t/ha;
Terratico di Bibbona rosso superiore: 8,00 t/ha;
Terratico di Bibbona rosato: 9,00 t/ha;
Terratico di Bibbona Trebbiano: 10,00 t/ha;
Terratico di Bibbona Vermentino: 10,00 t/ha;
Terratico di Bibbona Sangiovese: 9,00 t/ha;
Terratico di Bibbona Cabernet Sauvignon: 9,00 t/ha;
Terratico di Bibbona Merlot: 9,00 t/ha:
Terratico di Bibbona Syrah: 9,00 t/ha.
Per i vigneti in coltura promiscua la produzione massima di uve per ettaro deve essere rapportata alla superficie effettivamente impegnata dalla vite.
In annate di elevata produzione i quantitativi delle uve da destinare alla produzione dei vini a DOC “Terratico di Bibbona” devono essere riportati, nei limiti di cui sopra, purché la produzione globale non superi del 20% i limiti medesimi, fermi restando i limiti di resa uva/vino di cui all’articolo 5 per i quantitativi di cui trattasi.
Le eccedenze delle uve, nei limite massimo del 20%, non hanno diritto alla denominazione di origine controllata.
Qualora detto limite venga superato, l’intero quantitativo di vino ottenuto dalla partita interessata, decade il diritto alla denominazione di origine controllata.
Per l’entrata in produzione dei nuovi impianti la produzione massima per ettaro, rispetto alla produzione massima ammessa di cui al comma 6 del presente articolo, è:
1° anno: nessuna
2° e 3° anno: 60%
4° anno e successivi: 100%.
Le uve destinate alla produzione dei vini a DOC “Terratico di Bibbona” devono assicurare un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di:
Terratico di Bibbona bianco: 10,50% vol.;
Terratico di Bibbona rosso: 12,00% vol.;
Terratico di Bibbona rosso superiore: 12,50% vol.;
Terratico di Bibbona rosato: 11,00% vol.;
Terratico di Bibbona Trebbiano: 10,50% vol.;
Terratico di Bibbona Vermentino: 10,50% vol.;
Terratico di Bibbona Sangiovese: 12,00% vol.;
Terratico di Bibbona Cabernet Sauvignon: 12,00% vol.;
Terratico di Bibbona Merlot: 12,00% vol.;
Terratico di Bibbona Syrah:12,00% vol.
La regione Toscana, con proprio provvedimento, di anno in anno, prima della vendemmia, tenuto conto delle condizioni ambientali di coltivazione, può stabilire i limiti massimi di produzione di uve per ettaro, inferiori a quelli fissati dal presente disciplinare di produzione, nonché consentire, nel rispetto del regolamento comunitario e della legge n. 164/1992 articolo 10, un titolo alcolometrico volumico minimo naturale inferiore a quello fissato dal presente disciplinare di produzione, dandone immediata comunicazione al Ministero delle politiche agricole e forestali – Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini.
Le operazioni di vinificazione, invecchiamento ed imbottigliamento devono essere effettuate nell’ambito del territorio della denominazione di origine controllata “Terratico di Bibbona”.
E’ tuttavia consentito che dette operazioni possano essere effettuate in cantine situate all’interno del territorio amministrativo dei comuni confinanti con la zona di produzione delle uve.
La resa massima dell’uva in vino per tutte le tipologie dei vini della DOC “Terratico di Bibbona”, all’atto dell’immissione al consumo, non deve essere superiore al 70%.
Qualora la resa superi detto limite, ma non il 75%, l’eccedenza non avrà diritto alla denominazione di origine controllata.
Oltre il 75% decade il diritto alla denominazione di origine controllata per tutta la partita.
Il vino a DOC “Terratico di Bibbona rosso superiore” deve essere sottoposto ad un periodo di invecchiamento non inferiore a:
La tipologia “superiore” deve essere rivendicata in sede di denuncia annuale delle uve.
I vini a DOC “Terratico di Bibbona” di cui all’articolo 1, all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
estratto non riduttore minimo: 15,00 g/l.;
estratto non riduttore minimo: 17,00 g/l.;
estratto non riduttore minimo: 20,00 g/l.;
Terratico di Bibbona rosso superiore:
colore: rosso rubino intenso tendente al granata con l’invecchiamento;
profumo: ampio, elegante, caratteristico, vinoso;
sapore: asciutto, pieno, caldo, elegante, con eventuale sentore di legno;
colore: rosso rubino, tendente al rosso aranciato con l’invecchiamento;
colore: da rosso rubino al granata;
acidità totale minima: 4,50g/l.;
colore: rosso granata vivo,talvolta con qualche riflesso violaceo, tendente al rosso mattone con l’invecchiamento;
profumo: sentore di piccoli frutti, intenso;
colore: da rosso rubino a granata, tendente al rosso mattone con l’invecchiamento;
profumo: intenso, speziato, sentore di piccoli frutti;
E’ in facoltà del Ministero delle politiche agricole e forestali – Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini, modificare, con proprio decreto, i limiti minimi sopra menzionati per l’acidità totale e l’estratto non riduttore minimo.
Nella etichettatura, designazione e presentazione dei vini di cui all’articolo 1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste dal presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi: extra, fine, scelto, riserva, vecchio, selezionato e similari.
Nella designazione dei vini a DOC “Terratico di Bibbona” il nome del vitigno, ove previsto, deve figurare in etichetta in caratteri di dimensioni non superiori a quelli utilizzati per la denominazione di origine controllata.
Alla DOC Terratico di Bibbona” è consentito l’aggiunta di ulteriori indicazioni facenti riferimento a poderi, vigneti, ubicati all’interno della stessa zona di quali provengono effettivamente le uve da cui il vino così qualificato è stato ottenuto, in tali casi è consentito l’uso del termine “vigna”.
In etichetta è’ obbligatoria l’indicazione dell’annata di produzione delle uve per tutte le tipologie.
Per il confezionamento dei vini a DOC Terratico di Bibbona” sono ammesse, ai sensi della normativa vigente, soltanto bottiglie di vetro aventi forma ed abbigliamento consoni ai caratteri dei vini di pregio, con volume nominale di litri: 0,187, 0,375, 1,500, 3.000, 6.000, 9,000, 12,000, con chiusura a tappo di sughero raso bocca.
dei Comuni di Rosignano Marittimo, Cecina, Bibbona, Collesalvetti, in provincia di Livorno.
La zona geografica delimitata comprende l’intero territorio amministrativo dei Comuni di Rosignano Marittimo, Cecina, Bibbona, Collesalvetti, in provincia di Livorno.
In particolare l’analisi delle risorse climatiche mostra ottimi livelli delle risorse radiative, termiche e pluviometriche. Gli indici bioclimatici, si collocano su valori simili a quelli riscontrati nelle migliori aree viticole italiane e mondiali.
La conformazione orografica dell’area è caratterizzata dalla presenza di una linea di colline con giacitura nord-sud,con quote variabili tra i 100 ed i 350 m s.l.m., pressoché parallela alla linea di costa, sviluppata per tutta l’estensione della zona, di una fascia pedecollinare dove insistono i vigneti e del mar Tirreno ad ovest.
A nord e a sud si trovano due importanti corsi d’acqua, rispettivamente “Arnaccio” e “Cecina”. Questa situazione si rivela favorevole al manifestarsi di intensificazioni orografiche delle piogge allorché, ad esempio, una depressione
tirrenica produce l’afflusso di masse d’aria umida da sud-ovest.
Le temperature estive e l’insolazione garantiscono sempre una perfetta maturazione e il raggiungimento di ottimali indici di maturazione per tutte le qualità di vite coltivata.
Eventi meteorici particolarmente dannosi, quali gelate primaverili e siccità prolungate, ricadono solo molto raramente. Anche le precipitazioni hanno una buona distribuzione, concentrandosi essenzialmente nel periodo di inizio primavera (Marzo Aprile) ed autunnale (Ottobre-Novembre).
Le caratteristiche del suolo agrario dell’intera area sono spiccatamente favorevoli alla coltivazione della vite.
La tessitura evidenzia frazioni granulometriche di medio impasto, dal medio impasto sabbioso e dal medio impasto argilloso. La reazione del terreno è tendenzialmente sub alcalina, con presenze anche di pH neutro ed in minor misura alcalino.
La presenza di sostanza organica è generalmente al di sotto della media, così come la dotazione di azoto totale. Buona invece la dotazione di fosforo assimilabile e talvolta molto elevata quella di potassio assimilabile.
La tradizione viticola di questo territorio risale al tempo degli etruschi, con 2.500 anni di storia.
Gli etruschi avevano appreso la tecnica della coltura della vite attraverso i loro contatti con le civiltà mediterranee dei fenici e dei greci. Utilizzavano tecniche su sostegno vivo (in pratica con l’ausilio di alberi su cui appoggiare i tralci di vite) ancora oggi in uso.
Erano forniti di attrezzi per tagliare e potare, che venivano forgiati dai fonditori di ferro.
Possono oggi essere definiti maestri e cultori delle pratiche enoiche, pratiche che vennero successivamente imparate
e diffuse dai romani.
Con la caduta dell’Impero Romano le coltivazioni in pianura vennero abbandonate e la coltura della vite venne praticata esclusivamente sulle colline tufacee attorno ai comuni.
Negli statuti dei comuni di Rosignano Marittimo e di Bibbona (1490) vengono riportate norme che regolano la raccolta, la produzione ed il commercio del vino (artt. 73-76-110-116).
Durante la dominazione francese si ebbe il primo (anche se parziale) censimento della produzione di vino della zona. In base al Decreto della Prefettura del Dipartimento del Mediterraneo del 20 Agosto 1809, la popolazione era tenuta a denunciare le “portate” di vino e cereali prodotte degli anni 1809 (retroattivo) e 1810, motivando la causa di un eventuale calo di produzione.
Tali documenti di denuncia delle portate sono depositati presso l’archivio comunale di Bibbona (46/3 Fascicolo Portate di vino 1810). Le quantità di vino sono espresse in barili, la cui capacità è (per la Legge dei pesi e delle misure del 14 Febbraio 1810) di “mezzo ectolitro”, ovvero 50 litri.
Dal “Dal diario di Vittorio Chiavacci (1900)” leggiamo:
… “si mangiò le abbondanti e famose pappardelle, poli e triglie chiappate a Marina, ed annaffiate da saporoso vino del Paratino”…
I vini di famose aziende che ricadono nel territorio ottengono ed hanno ottenuto nel tempo una enorme messe di riconoscimenti nelle Guide Vini del Gambero Rosso (3 bicchieri), L’Espresso, Veronelli, Duemilavini, o i riconoscimenti nei tasting periodici delle riviste Wine Spectator, Wine Advocate, Wine Enthusiast, Decanter Magazine, e numerose altre; questo consente di capire che la reputazione delle aziende ricadenti nel territorio della denominazione
di origine controllata “Terratico di Bibbona” è a livelli di assoluta eccellenza ed ha carattere internazionale.
La conformazione orografica particolare del territorio ed i conseguenti caratteri agro climatici consentono una maturazione delle uve sempre regolare e completa.
La qualità dei vini dell’area è sempre la risultante dell’azione combinata di un insieme di fattori generatori che agiscono a diverse scale. I fattori latitudinali, con i conseguenti effetti sulla ciclicità giornaliera e sulla radiazione solare, si combinano con i fattori orografici (pendenza, esposizione e giacitura) e l’effetto combinato dà origine al topoclima.
Le variabilità topoclimatiche vengono costantemente monitorate e concorrono a determinare un ambiente ben areato, luminoso e con suolo sgrondante dalle acque in eccesso durante i rari periodi di eccessiva piovosità.
In quest’ambiente, coltivato a vigneto fin dall’antichità, l’uomo è intervenuto nel tempo effettuando sistemazioni idraulico- agrarie tali da impedire ristagni idrici.
Nel corso storico di coltivazione della vite sono state selezionate le varietà che meglio si adattano alle peculiarità topoclimatiche e sono state affinate tecniche di coltivazione che esaltano le caratteristiche fisico-chimiche ed organolettiche delle uve.
I viticoltori hanno applicato da tempo tecniche produttive atte a valorizzare la qualità delle uve prodotte dai vitigni presenti: forma di allevamento principalmente effettuata a capovolto o a Guyot, a cordone speronato, ad alberello, lasciando poche gemme produttive a tutto vantaggio dell’aumento del contenuto di zuccheri e delle componenti aromatiche, particolarmente influenzate dal clima temperato, e caratterizzato, segnatamente nella fase finale di maturazione delle uve, da una elevata escursione termica tra notte e giorno.
Si conferma quindi l’interazione tra il fattore umano e l’ambiente, in quanto i vini prodotti sono il risultato di quanto ottenuto in vigna e risentono soltanto marginalmente di manipolazioni successive tendenti ad uniformare il prodotto in maniera indipendente dall’ambiente.
Sulla base di quanto riportato non vi è quindi alcun dubbio che il vino prodotto in questa zona ha caratteristiche peculiari proprio perchè con questo ambiente e con le scelte fatte dall’uomo si ottiene un prodotto unico e tipico, con qualità che consentono inequivocabilmente di ricondurlo alla zona di origine.
Camera di Commercio Industria, Artigianato e Agricoltura di Livorno
E-Mail: lucia.goti@li.camcom.it
La Camera di Commercio Livorno è l’Organismo di controllo autorizzato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali,con Decreto del 21-7-2009, pubblicato sulla GU n.178 del 3-8-2009, ai sensi dell’art. 13 del decreto legislativo n. 61/2010 che effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente all’articolo 25, par. 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all’articolo 26 del Reg. CE n. 607/2009
per i prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli sistematica nell’arco dell’intera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento), conformemente al citato articolo 25, par. 1, 2° capoverso, lettera c).
In particolare, tale verifica è espletata nel rispetto di un predeterminato piano dei controlli, approvato dal citato Ministero,in data 31 maggio 2011 con decreto direttivo 26-4-2011, conforme al modello approvato con il DM 2 novembre 2010, pubblicato in GU n.271 del 19-11-2010 (Allegato 3).
VIGNETI SAN VINCENZO
La denominazione di origine controllata «Val di Cornia» è riservata ai vini che corrispondono alle condizioni e ai requisiti prescritti dal presente disciplinare di produzione per le seguenti tipologie:
Ansonica passito.
La qualifica «superiore» è riservata alle seguenti tipologie:
I vini a denominazione di origine controllata «Val di Cornia» devono essere ottenuti dalle uve prodotte dai vigneti aventi, nell’ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
«Val di Cornia» bianco:
Vermentino bianco: minimo il 50%
Trebbiano toscano, Ansonica, Viognier, Malvasia bianca lunga, da soli o congiuntamente:massimo il 50%;
possono concorrere alla produzione di detto vino le uve a bacca bianca, da sole o congiuntamente, provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione per la regione Toscana, fino ad un massimo del 15%.
«Val di Cornia» rosato:
possono concorrere alla produzione di detti vini le uve a bacca nera, da sole o congiuntamente, provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione per la regione Toscana, fino ad un massimo del 20%.
«Val di Cornia» Ansonica:
Ansonica, minimo l’85%;
«Val di Cornia» Vermentino:
Vermentino, minimo l’85%;
«Val di Cornia» Cabernet Sauvignon:
Cabernet Sauvignon, minimo l’85%;
possono concorrere alla produzione di detto vino le uve a bacca nera, da sole o congiuntamente, provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione per la regione Toscana, fino ad un massimo del 15%.
«Val di Cornia» Ciliegiolo:
Ciliegiolo, minimo l’85%;
«Val di Cornia» Merlot:
Merlot, minimo l’85%;
«Val di Cornia» Sangiovese:
Sangiovese, minimo l’85%;
«Val di Cornia» Aleatico passito:
Aleatico, 100%;
«Val di Cornia» Ansonica passito:
La zona di produzione delle uve atte alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata «Val di Cornia» ricade nelle province di Livorno e Pisa e comprende i terreni vocati alla qualità rispettivamente:
Partendo da Piombino, il limite segue viale Unità d'Italia quindi continua lungo la strada della Principessa fino a Fiorentina.
La delimitazione continua verso nord seguendo la ferrovia fino alla stazione di Populonia. Da qui prosegue verso la strada vicinale di Poggio all'Agnello, incontra la strada che porta alla Principessa, continua per detta strada deviando poi lungo la strada poderale che porta al podere Poggio al Lupo.
Da questo podere, seguendo la direzione di questa strada, il limite raggiunge un'altra strada poderale tramite la quale arriva alla strada della Principessa. Da qui la linea di delimitazione prosegue a sud lungo la detta strada, devia lungo la strada poderale che porta al podere delle Fornace e raggiunge il mare seguendo la stessa direzione.
Dall'incrocio della ferrovia con il confine tra la provincia di Livorno con quella di Grosseto, il limite segue verso nord la ferrovia stessa fino ad incontrare fosso Valnera.
Da questo punto la linea di delimitazione prosegue verso ovest identificandosi con il confine tra i due comuni fino all'incrocio con il fosso Riomerdancio, risale il corso di tale fosso fino a quota 28 e continua a nord lungo la strada provinciale pisana fino alla strada statale n. 398.
corso di quest'ultimo fino alla vecchia strada statale n.1.
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata «Val di Cornia» di cui all’articolo 2 devono essere quelli tradizionali della zona e comunque atte a conferire alle uve, ai mosti e ai vini derivati le specifiche caratteristiche di qualità.
Per i nuovi impianti e i reimpianti la densità dei ceppi non può essere inferiore a 4.000 piante ad ettaro.
È vietata ogni pratica colturale avente carattere di forzatura. È consentita l’irrigazione di soccorso.
La produzione massima di uva ad ettaro in coltura specializzata ed il titolo alcolometrico volumico minimo naturale sono le seguenti:
Bianco: 12,00 t/ha, 11,00% vol.;
Rosato: 10,00 t/ha, 11,00% vol.;
Ansonica: 10,00 t/ha, 11,50% vol.;
Vermentino: 10,00 t/ha, 11,50% vol.;
Cabernet Sauvignon: 10,00 t/ha, 12,00% vol.;
Cabernet Sauvignon superiore: 9,00 t/ha, 12,50% vol.;
Ciliegiolo: 10,00 t/ha, 12,00% vol.;
Merlot: 10,00 t/ha, 12,00% vol.;
Merlot superiore: 9,00 t/ha, 12,50% vol.;
Sangiovese: 10,00 t/ha, 12,00% vol.;
Sangiovese superiore: 9,00 t/ha, 12,50% vol.;
Aleatico passito: 6,00 t/ha, 16,00% vol.;
Ansonica passito: 7,00 t/ha, 16,00% vol.
Le operazioni di vinificazione, ivi compreso l’invecchiamento obbligatorio e l’appassimento delle uve, devono essere effettuate nell’ambito del territorio dei comuni indicati, anche in parte, nel precedente art. 3.
È consentito l’arricchimento dei mosti e dei vini di cui all’art. 1, fatta eccezione per le tipologie “passito”, nei limiti stabiliti dalle norme comunitarie e nazionali, con mosti concentrati ottenuti da uve prodotte nella zona di produzione delimitata dal precedente art. 3 o, in alternativa, con mosto concentrato rettificato o a mezzo di altre tecnologie consentite.
Il vino a denominazione di origine controllata «Val di Cornia» rosato deve essere ottenuto con la vinificazione in “rosato” delle uve a bacca nera.
Bianco: 70%, 84,00 hl/ha;
Rosato: 70%, 70,00 hl/ha;
Ansonica: 70%, 70,00 hl/ha;
Vermentino: 70%, 70,00 hl/ha;
Cabernet Sauvignon: 70%, 70,00 hl/ha;
Cabernet Sauvignon superiore: 70% 63,00 hl/ha;
Ciliegiolo: 70%, 70,00 hl/ha;
Merlot: 70%, 70,00 hl/ha;
Merlot superiore: 70%, 63,00 hl/ha;
Sangiovese: 70%, 70,00 hl/ha;
Sangiovese superiore: 70%, 63,00 hl/ha;
Aleatico passito: 40%, 24,00 hl/ha;
Ansonica passito: 40%, 28,00 hl/ha.
Qualora la resa uva/vino superi il limite sopra indicato, ma non il 75% (45% per le tipologie “Passito”), anche se la produzione ad ettaro resta al di sotto del limite massimo consentito, l’eccedenza non ha diritto alla denominazione di origine controllata.
I vini «Val di Cornia» Sangiovese, «Val di Cornia» Merlot, «Val di Cornia» Cabernet Sauvignon nonché le tipologie «Val di Cornia» con la menzione «superiore» devono essere sottoposti ad un periodo di invecchiamento di diciotto mesi.
I vini a denominazione di origine controllata «Val di Cornia» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: giallo paglierino di limpidezza brillante;
colore: giallo paglierino, brillante;
colore: rosato, rosato tenue di limpidezza brillante;
profumo: vinoso delicato, più o meno fruttato;
sapore: secco fresco, gradevole;
colore: rosso rubino tendente al granato con l’invecchiamento, di limpidezza brillante;
colore: rosso rubino intenso, di limpidezza brillante;
profumo: intenso, vinoso;
sapore: leggermente dolce, ricco di corpo;
acidità volatile massima: 1,70 g/l.
colore: paglierino intenso, limpidezza brillante;
sapore: amabile;
I vini «Val di Cornia» con la qualifica «superiore» devono rispondere alle caratteristiche dei rispettivi vini con l’unica eccezione del
titolo alcolometrico volumico totale minimo che deve essere pari a 12,50% vol.
In relazione all’eventuale conservazione in recipienti di legno il sapore dei vini può rivelare lieve sentore di legno.
Ai vini a denominazione di origine controllata di cui all’articolo 2 è vietata l’aggiunta di qualsiasi specificazione aggiuntiva diversa da quella prevista dal presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi «extra», «fine», «scelto», «selezionato» e similari.
È obbligatoria l’indicazione dell’annata in etichetta per tutte le tipologie di vino
Per il confezionamento dei vini a denominazione di origine controllata «Val di Cornia» sono ammessi tutti i recipienti di volume nominale autorizzati dalla normativa vigente, ivi compresi i contenitori alternativi al vetro costituiti da un otre in materiale plastico pluristrato di polietilene e poliestere racchiuso in un involucro di cartone o di altro materiale rigido.
Per la tappatura dei vini, allorquando siano confezionati in bottiglie di vetro, può essere utilizzata qualsiasi tipo di chiusura, escluso il tappo a corona per bottiglie di capacità nominale superiore a 375 ml.
Tuttavia, per le tipologie «superiore» nonché per le tipologie «Sangiovese», «Cabernet Sauvignon» e «Merlot» sono consentite soltanto bottiglie di vetro aventi forma ed abbigliamento consoni ai caratteri dei vini di pregio, con volume nominale fino a 6 litri e con chiusura a tappo di sughero raso bocca.
I vini «Val di Cornia» Aleatico passito e «Val di Cornia» Ansonica passito devono essere immessi al consumo esclusivamente in bottiglie in vetro di capacità non superiore a 0,75 litri, con chiusura a tappo raso bocca.
La zona geografica delimitata comprende il territorio dei Comuni di Suvereto, Sassetta, Monteverdi Marittimo e parte del territorio amministrativo dei comuni di Piombino, San Vincenzo, Campiglia Marittima e Monteverdi Marittimo. Dal punto di vista geologico abbiamo la presenza di calcari cavernosi e calcari neri stratificati del trias medio superiore. . La parte collinare che borda a valle è caratterizzata da litologie appartenenti ai domini: Toscano, Austro – Alpino e Ligure, mentre nelle zone pianeggianti i depositi sono essenzialmente neoautoctoni.
La tessitura evidenzia frazioni granulometriche rappresentate dal medio impasto, dal medio impasto sabbioso e dal medio impasto argilloso.
Sotto l’aspetto agropedologico buona parte della zona è rappresentata da terreni alluvionali leggeri sabbio- limosi e lima – sabbiosi, profondi e freschi, e da terreni alluvionali pesanti limosi e argillosi, profondi e freschi. Le condizioni climatiche che si riscontrano nella zona sono tali da creare un habitat particolarmente idoneo alla viticoltura di qualità. Le temperature non sono mai particolarmente ostili, ma anzi nel periodo primaverile favoriscono con la loro mitezza un
Le temperature estive e l'insolazionee l’illuminazione garantiscono sempre una ottima maturazione ed il raggiungimento di ottimali indici di maturazione per tutte le varietà di vite coltivate.
La temperatura media si attesta intorno ai 14 ° e la piovosità annuale non supera i 650 mm. Le zone più interne risultano avere anche una discreta escursione termica che favorisce la naturale esaltazione dei profumi e degli aromi del vino.
Questa vite è ricordata anche da Targioni Terzetti nel XVII secolo d.C. nel suo “Viaggio in Toscana”.
L’impero Romano da queste parti sviluppò la coltivazione della vite e l’uso del vino in modo razionale ed esteso. Nel
XIV secolo la famiglia Della Gherardesca, proprietari feudali da Cecina fino a Follonica, dette un ulteriore impulso alla diffusione dell’attività vitivinicola effettuando piantagioni di vigneti nei nelle aree di Campiglia Marittima, Sassetta e Suvereto.
Un incremento più consistente ed esteso delle attività viticole ed enologiche si ebbe a partire dal XVII secolo, con la nascita dell’Accademia dei Georgofili e con lo spezzettamento del latifondo a causa della eredità e dei fallimenti economici dei proprietari, che dettero impulso ad una impostazione agricola diversa dal passato. Intorno al 1830 si
ebbero le prime bonifiche , ed esse portarono nuovi spazi agricoli ed anche nuovi vigneti e nuove cantine.
Emanuele Repetti nel suo dizionario del 1843 scrive a proposito dei terreni bonificati “ …pianure e campi tramezzati di vigneti e oliveti. Ora colui che attraversasse il piano di Campiglia e le pendici del suo poggio stupirebbe in vedere l’uno e l’altre coperte di vigne, di oliveti… vedrebbe vaste campagne adorne di vigneti disposti a filari, poggianti alle canne (anche se) alcune moderne piantagioni sono all’uso fiorentino…”.
Gli archivi comunali offrono alcuni dati sulla consistenza dei vigneti molto interessanti. Nel 1834 la superficie vitata è di 530 ettari ; nel 1842 sale a 748 ettari; nel 1875 scende a 582 ettari. Agli inizi si pigiava l’uva nel vigneto per poi portare il mosto in fattoria o nella proprietà, nelle quali c’era la grande cantina. In seguito si fecero piccole cantine poderali.
Il consumo del vino continuò ad avere i suoi canali : la maggior parte venduto in botti, , ed il resto per autoconsumo dei proprietari. Le prime testimonianze di un certo valore culturale – eroico l’abbiamo nel 1886 con la partecipazione di cinque produttori di Suvereto all’Esposizione Mondiale di Roma; sette anni dopo tre produttori di Campiglia partecipano alla mostra di Zurigo; nel 1907 alcuni produttori sono ad un concorso enologico sui vini di Toscana.
La Denominazione di Origine Controllata “Val di Cornia” è riferita alle tipologie previste dal disciplinare di produzione, le quali sotto gli aspetti analitici ed organolettici evidenziano caratteristiche riconoscibile e ben evidenti e peculiari. Le stesse sono descritte all’ art. 6 del disciplinare.
I vini rossi, bianchi e rosati esprimono caratteri di grande equilibrio che mettono in evidenza la perfetta interazione vitigni/territorio. I vini rossi per i quali è previsto l’invecchiamento, esprimono, e si arricchiscono con il tempo, di profumi, aromi e sapori più intensi e consistenti.
La secolare storia vitivinicola della zona dove insiste la DOC “Val di Cornia”, è la continua e positiva opera dell’uomo, è la prova della stretta connessione ed interazione esistente fra i fattori umani e la qualità e le peculiari caratteristiche dei vini “Val di Cornia”.
L’intervento dell’uomo nel corso dei secolo ha tramandato sul territorio le tradizionali tecniche di coltivazione della vite e di produzione del vino, le quali durante l’epoca moderna e contemporanea sono state migliorate ed affinate con il progresso scientifico e tecnologico fino ad ottenere gli attuali vini rinomati.
La struttura di controllo che svolge l’attività prevista dal regolamento CE 1234/2007 per la Denominazione “Val di Cornia” è la CCIAA di Livorno.
La CCIAA di Livorno svolge l’attività di certificazione e di controllo sulla base del piano di controllo approvato con Decreto del Dipartimento dell’Ispettorato Centrale della Tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agro-alimentari e redatto, in applicazione del Decreto Legislativo n. 61/2010 (Allegato 2), secondo lo schema previsto dal Decreto 2 Novembre 2010 (Allegato 3 ),.