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Timestamp: 2019-08-23 02:09:41+00:00
Document Index: 104352378

Matched Legal Cases: ['art. 54', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 11', 'art. 16', 'art. 33', 'art. 3']

Scopo/
Written by Simonetta Turrin
Conoscere e amare la Costituzione
cito Calamandrei ( Padre costituente) “Però, vedete, la costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità.
CINQUE BUONI MOTIVI PER STUDIARLA
1) Perchè è la Fonte delle Fonti e la Legge fondamentale degli Italiani
2) Perchè l'art. 54 ci obbliga a rispettarla ma per rispettarla dobbiamo prima conoscerla;
3) Perchè è utile sapere quali siano i diritti e i doveri di noi cittadini;
4) Perchè è un testo normativo di facile comprensione e lettura e tutt'ora attuale;
5) Perchè leggendola posso capire come funzionano gli organi costituzionali, un referendum, i poteri dei comuni, provincie e regioni
Proviamo a capire cosa sia una Costituzione e perché dovremmo provare a “conoscerla” ed addirittura “amarla”. Provo a farlo. Soprattutto offrendo ai ragazzi qualche chiave di lettura.
Non capire cosa sia una Costituzione impedisce di capire cosa sia uno Stato. Non capire cosa sia uno Stato impedisce di comprendere a fondo il significato del principio di legalità.
Prima di ogni cosa, allora, proviamo ad individuare la caratteristica fondamentale di una “costituzione”, ciò che la differenzia rispetto alle altre raccolte di regole, di norme. Perché l'idea di avere leggi scritte, destinate a regolare la vita di una società pur cambiando gli individui e trascorrendo il tempo, è antica. Ci sono precedenti storici importantissimi addirittura antecedenti alle raccolte di leggi dell'antica Roma. Invece, quella di una “costituzione” è un’idea più moderna. Il termine si riferisce ad un qualcosa di stabilito ed è sinonimo di “statuto”, che rappresenta l'idea di una struttura essenziale propria di un organismo. Quando parliamo di “costituzione” ci riferiamo alla costituzione di un organismo sociale per indicare in senso figurato la struttura essenziale dell’organismo; in senso giuridico per raccogliere i fondamenti di una organizzazione sociale e politica.
Così, mentre nelle varie civiltà umane le leggi scritte si rivolgono prima di tutti agli individui, ai soggetti, ai sudditi di coloro che esercitano l’autorità (re, principi, imperatori, magistrati, capi insomma comunque denominati) e sono espressione di quest’ultimi, stabilendo obblighi e sanzioni; le moderne costituzioni, invece, vengono scritte per fissare limiti al potere di chi comanda, per definire condizioni e modi in cui l’autorità deve essere esercitata, per fissare i diritti dei soggetti nei confronti dell’autorità, che non può legalmente violarli. La modernità deriva dalla circostanza – storica – che l'esigenza di limitare e specificare questi poteri risale ad un certo periodo storico, risalente circa a due secoli fa.
Il carattere della modernità è presente nella nostra Costituzione in maniera significativa. Il nostro è uno Stato giovane. Dovremmo provare a ricordare quale situazione avevamo, territorialmente, ancora agli inizi dell’800. Il primo Stato italiano nasce in realtà per espansione, per successive annessioni di territori, del Regno di Piemonte e di Sardegna.
La prima Costituzione è stata quella di quel regno, concessa dal re Carlo Alberto prima che si unificasse l’Italia: lo Statuto Albertino del 1848, che, quando venne proclamato il Regno d’Italia, ne divenne la Costituzione, rimasta poi inalterata per cento anni. Si tratta di una Costituzione tipica del periodo delle monarchie trasformatesi da assolute in costituzionali, con l’accoglimento dei principi liberali posti alla base del patto stipulato tra i due centri effettivi del potere: il monarca e la ristretta classe di cittadini (abbienti o istruiti) rappresentati in Parlamento.
Questa premessa serve a comprendere meglio di cosa si occupi una “costituzione”.
Per la verità, per capire di cosa la nostra Costituzione si occupi, basterebbe che tutti la leggessimo. Mi permetto di ritenere che non tutti i cittadini maggiorenni (ed ovviamente meno che mai i minorenni) lo abbiano fatto. Addirittura forse non lo hanno fatto molti di quelli che ricoprono, a vario titolo, cariche politiche. Eppure il testo non è lungo. Appena 139 articoli, oltre a 18 disposizioni transitorie e finali. Né è di difficile lettura, anche per chi non sia abituato ad un linguaggio giuridico. È scritta in un italiano scorrevole, elegante, con un linguaggio che, in occasione del suo coordinamento finale, fu sottoposto per una revisione ad un gruppo di letterati. È scritta in un linguaggio chiaro e comprensibile a tutti.
Ci sono vari modi per leggere la Costituzione.
Si può leggere la Costituzione attraverso il linguaggio della storia. Forse sarebbe il primo interessante metodo per i più giovani. Perché la Costituzione riassume i tratti di una secolare evoluzione, in cui si condensano principi divenuti patrimonio tendenzialmente universale e permanente (diritti fondamentali di libertà e sociali, eguaglianza degli individui pur nella diversità di situazioni e funzioni, doveri di solidarietà, principio di legalità e garanzia...).
Si potrebbe insegnare la “storia” leggendo la Costituzione. Per esempio facendo riferimento ai rapporti tra Stato e Chiesta (art. 7, richiamo ai Patti Lateranensi); al nostro peculiare paesaggio, come all'eccezionale patrimonio storico e artistico plurisecolare (art. 9); all'esperienza tragica delle due guerre mondiali, soprattutto la seconda (art. 11); alla libertà di espressione delle proprie opinioni “politiche” (art. 16); alla esperienza, anch'essa tipica italiana, della emigrazione (artt. 16 e 35); ai rapporti tra scuola pubblica e privata, il cui dibattito non è assolutamente recente, ma richiama storie e conflitti antichi (art. 33). Sono solo alcuni esempi, che pure potrebbero fornire utili occasioni di approfondimento scolastico.
C'è un dato che deriva da tutto questo. La nostra Costituzione, la Costituzione Repubblicana, non disegna uno Stato del tutto nuovo: è lo Stato preesistente che sopravvive, pur profondamente rinnovato nelle sue basi.
Ovviamente si può leggere la Costituzione attraverso il linguaggio del diritto. Basterà ricordare come la Costituzione sia comunque anche un testo normativo. Contiene cioè prescrizioni, obblighi. Dice quello che devono fare alcuni soggetti. A quali criteri si devono informare le condotte dei diversi protagonisti.
Un altro linguaggio utilizzabile nella lettura, è il linguaggio della politica. La Costituzione è un “prodotto” della politica intesa nel senso più alto: è uno strumento di cui le collettività civili si sono dotate per fondare e indirizzare le regole essenziali della loro convivenza.
Così, se dovessi definire con poche parola cosa sia e di cosa si occupi una “costituzione”, potrei limitarmi a dire che la Costituzione è la base del patto di convivenza nella società civile e politica italiana. Un patto, dunque, che da un canto crea un raccordo ed un equilibrio tra i poteri della nostra società; d'altro canto guida lo svolgimento della “politica”, cioè del sistema con il quale si producono scelte rilevanti per la società stessa.
Sempre più spesso uomini politici e commentatori chiedono regole. Per ogni situazione problematica si invoca un “garante”. Le norme della Costituzione sembrano ormai prive di efficacia. La verità è che le ragioni storiche che portarono all'approvazione della nostra Costituzione ne hanno da sempre costituito il suo limite. Ma nonostante le retoriche ed i problemi di attuazione, quel testo a mio parere resta solido e solo una nuova assemblea costituente potrebbe produrre una revisione organica e completa dei nuovi equilibri tra i poteri dello Stato.
In ogni modo, per quanto a noi competa guardare al futuro, l'attualità o meno di un testo costituzionale non si misura con il metro della società, che pure oggettivamente è cambiata. Occorre invece avere la capacità di segnare ciò che deve cambiare e ciò che deve restare. La nostra Costituzione ha oltre mezzo secolo: 70 anni. È tra le più longeve al mondo. Bisogna saperne fare tesoro anche per il nostro futuro. Soprattutto, dobbiamo ancora imparare a far tesoro dei suoi cardini. Di tutta la parte relativa ai “principi fondamentali” e dei “diritti e doveri dei cittadini”. Se è vero che "la legalità si pratica non si predica", anche per la Costituzione deve valere il valore della testimonianza.
Suggerirei di partire provando ad ispirare le condotte personali di ciascuno di noi ad alcuni termini che riassumono i caratteri della nostra Costituzione : equilibrio, ugualianza (formale e sostanziale) democrazia(rappresentativa e diretta), garanzie, unità-autonomia. Proviamoafarne tesoro.
Concludo con un invito, sincero: leggiamola! studiamola la nostra Costituzione, tutti. Per poter aiutare a studiare anche loro, i più giovani, i nostri “cittadini del futuro” . Inoltre approfondire in particolare principio di uguaglianza ex art. 3 Costituzione, inteso anche come “rispetto delle diversità” si rende prioritario per accrescere il senso civico e di responsabilità sociale degli alunni ora e imprenditori e soprattutto uomini di domani.