Source: http://www.incittagiovinazzo.it/politica/19-news/politica/891-ancora-sul-complesso-turistico-nell-ex-marmeria
Timestamp: 2020-07-10 08:39:28+00:00
Document Index: 122456640

Matched Legal Cases: ['art.8', 'art. 8', 'art.8', 'art.2', 'art. 23', 'art. 25', 'art.5', 'art.13', 'art. 1', 'art.2', 'art.8', 'art. 23', 'art. 8', 'art.8', 'art.8', 'art. 23']

InCittà Giovinazzo - ANCORA SUL COMPLESSO TURISTICO NELL’EX MARMERIA
A seguito del mio articolo della settimana scorsa, riguardante la richiesta della S.r.l. Blue Tourism, allo Sportello SUAP, finalizzata a trasformare in un complesso turistico-ricettivo l’ex marmeria Barbone, poco meno di 8 mila mq. di superficie, mediante la riconversione delle opere edilizie interne, qualcuno mi ha contattato per conoscere se, ormai, quel tipo di insediamento è cosa certa. Evidentemente la mia estesa trattazione, per la verità, volta a ricostruire l’accidentato e contorto percorso amministrativo, chiusosi con la Determina n.12 del 17 gennaio 2018 dell’ing. Trematore, non ha reso una completa ricognizione della vicenda. Mi propongo così di riprendere, ancora, l’argomento allo scopo di chiarire cosa manca perché si possa dare esecuzione a quella anomala e stravolgente operazione edilizia che ritengo essere stata condotta al di fuori di una corretta osservanza della normativa cui si è ispirata la risoluzione dirigenziale appena richiamata. Con quel provvedimento il Dirigente comunale ha chiuso positivamente la Conferenza dei Servizi, indetta secondo norma, e ha approvato il progetto di ristrutturazione dell’immobile, formulando anche la relativa proposta di variante urbanistica, ai sensi dell’art.8 del D.P.R. n.160/2010, da portare all’approvazione del Consiglio comunale. Tanto mi ha indotto a eplicitare meglio le mie riserve su questo lungo iter amministrativo cui mi è parso prevalere più un interesse speculativo, piuttosto che il conclamato proposito di incrementare la dotazione di strutture ricettive sul nostro territorio. Comunque, per una migliore comprensione della questione è bene fare qualche cenno su quella che è la posizione organico-funzionale del SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive), particolarmente a seguito della riforma varata con il D.P.R. n.160/2010 che ha soppiantato la precedente disciplina del D.P.R. n.447/1998. Presso quell’ufficio comunale vanno depositate tutte le domande di avvio o di trasformazione, cessione e/o estinzione di attività produttive, commerciali e di prestazione di servizi sul territorio comunale, giacchè è quell’organismo che assume in toto la responsabilità dell’unico procedimento attraverso cui le imprese possono ottenere l’insieme dei provvedimenti abilitativi necessari per la realizzazione di nuove attività di tipo produttivo, artigianale, commerciale e di servizio, nonché l’accesso a tutte le informazioni indispensabili per la gestione delle loro aziende. In forza dell’art. 8, c.1, sempre a quello Sportello, è possibile chiedere, ricorrendo particolari condizioni, anche la modifica del P.R.G.C., qualora il progetto presentato per l’allocazione dell’attività o riqualificazione della stessa non sia conforme alla pianificazione urbanistica in vigore. Questa possibilità è, comunque, voluta dalla legge allo scopo di ottenere celermente le autorizzazioni all’attivazione dei nuovi esercizi, anche con una specifica deroga urbanistica. Ed è questo l’aspetto di rilievo che caratterizza ora la vincenda in questione. Perché, allo stato in cui è la pratica, è indispensabile che il Consiglio Comunale sia chiamato a esprimersi, proprio, sul punto della variante allo strumento urbanistico, deliberando il suo formale assenso, oppure il suo diniego, con le dovute necessarie ragioni di diritto e di merito. Le motivazioni del deliberato consiliare sono fondamentali, specie se si dovesse decidere per la non approvazione del progetto e, quindi, disporre il rigetto della proposta di trasformazione urbanistica dell’area dell’ex marmeria per la diversa utilizzazione ad attività turistiche, così come formulata dall’ing. Trematore. I poteri in materia di pianificazione e assetto del territorio sono proprie del Consiglio comunale che può anche non validare la prospettazione della variante urbanistica convenuta in sede di Conferenza dei Servizi, ancorchè il Dirigente possa aver già rilasciato la relativa autorizzazione edilizia.
Dunque, tutto è rimesso alla volontà politica dell’Assemblea civica che ci si augura voglia fare un approfondimento alquanto scrupoloso di tutti i passaggi amministrativi che si sono concentrati in capo all’ing. Trematore, non escluso quello che ha prodotto l’autorizzazione paesaggistica dell’intervento in un’area di litorale, tipizzata come agricola -E.1- dal P.R.G.C., senza aver consultato l’apposita Commissione comunale per il Paesaggio.
Inutile dire che, riguardo alla specificità del progetto posto all’esame del SUAP, l’ing. Trematore si è occupato in maniera preponderante di risolvere le problematiche di compatibilità dell’iniziativa con lo strumento urbanistico, al fine di poter arrivare a trovare la maniera per farla risultare confacente agli indirizzi di pianificazione locale e sovracomunale e, quindi, ritenere fattibile anche una variante al vigente Piano Regolatore, limitatamente, a detto manufatto edilizio.
Chi sa, se il Consesso civico vorrà attrezzarsi per valutare compiutamente quanto gli sarà sottoposto per la decisione finale, adducendo alla sua scelta di politica urbanistica, qualunque essa sia, motivazioni concrete che tengano conto preminentemente degli indubbi riflessi che potrà produrre sul territorio comunale quell’intervento, indipendentemente dagli interessi privati che possano aver mosso un così considerevole investimento.
L’Area, destinata all’insediamentodel complesso turistico, in catasto F.9, p.7, sub 3 e 4, di mq. 7.785. Categoria D7: fabbricato per speciali esigenze di attività industriale, non suscettibile di destinazione diversa senza radicali trasformazioni.
Senza voler in alcun modo influenzare i rappresentanti della città, che occupano gli scranni della sala civica, mi permetto di ribadire una personale obiezione sul procedimento fin qui condotto e che ha portato, in forza dell’art.8, c.1 del D.P.R. n.160/2010, all’approvazione dell’insediamento del complesso turistico in una zona, identificata come agricola e tutelata sotto l’aspetto paesaggistico, perfino, dalla legge Galasso. La perplessità che nutro, oltre naturalmente alla grande frammenazione delle corrispondenze dei vari uffici, che si sono susseguite e sovrapposte finora, si traduce in questi termini: se l’attività di tipo ricettivo, com’è quella che si vuole esercitare presso l’ex marmeria, possa rientrare nella configurazione legislativa di “impianti produttivi di beni e servizi”, prevista dall’art.2, c.1 del DPR n.160/2010 per la presentazione all’unico organismo del Comune (SUAP) ai fini del completo procedimento concernente la realizzazione, l’ampliamento, riattivazione, localizzazione e riconversione di impianti produttivi, ivi incluso il rilascio del titolo autorizzativo edilizio (cfr. art. 23 del D.Lgs. n.112/19989), anche in deroga al P.R.G.C.. A me non pare, del tutto chiara, infatti, che emerga, dagli atti a disposizione, un’effettiva inerenza dell’intervento edilizio in esame come attività produttiva, né evinco una diretta strumentalità tra i capannoni esistenti di cui si chiede la totale trasformare con le esigenze di una realtà di produzione cioè di uno stabilimento per una qualsivoglia lavorazione. Nella fattispecie, infatti, la realtà che si vuol realizzare su quell’immobile sembra essere ascrivibile, per come prospettata, di tipo residenziale.
Ora, non si può negare che l’inziativa imprenditoriale di avviare una azienda di ospitalità turistica avrebbe dovuto necessariamente interessare il SUAP per ottenere tutta una serie di certificazioni abilitative che sono necessarie per l’esercizio dei servizi di accoglienza da offrire alla clientela, non potendosi disconoscere il dispositivo dell’art. 25 del D.Lgs. n. 112/1998 (legge sul trasferimento di funzioni dalla Stato alle Regione ed Enti Locali). E’ in funzione a tale legge, infatti, che, per quanto attiene all’insediamento di attività produttive e/o commerciali, ogni autorizzazione o certificato abilitativo è da ricondursi in un unico procedimento curato da un soggetto pubblico di riferimento territoriale (SUAP), impegnato tra l’altro ad assicurare la semplificazione procedurale per il funzionamento di nuove imprese. Ne è conferma anche la recente L. n.134/2012 di riforma dello Sportello Unico dell’Edilizia (SUE), la cui competenza è da circoscrivere, ratione materiae, all’edilizia “non produttiva”, quindi, all’esame e relativo rilascio di titoli edilizi attinenti ai soli immobili catalogabili come residenze. Dettato legislativo riaffermato anche dall’art.5 del D.P.R. n.380/2001, così come modicato dall’art.13 del D.L. n.83, convertito dalla richiamata L. n.134/2012, che all’art. 1, bis chiarisce: resta, comunque, ferma la competenza dello Sportello Unico per le Attività Produttive, definita dal Regolamento di cui al D.P.R. 380/2001”.
Ma nel caso di specie sussistono seri dubbi che la trasformazione e riconversione edilizia dell’immobile dell’ex marmeria risponda a una realistica esigenza produttiva, così come inteso dall’art.2 del D.P.R. n.160/2010, per quanto riguarda naturalmente la sperimentazione della procedura della “variante urbanistica semplificata” di cui all’art.8, c.1, sempre del sopra menzionato disposto normativo. E tanto mi viene da segnalare anche alla luce del testo dell’art. 23 ter del D.P.R. n.380/2001, modificato dalla recente L. n.164/2014 che, riguardo al mutamento d’uso urbanistico rilevante di un immobile, recita: …costituisce mutamento rilevante della destinazione d’uso, ogni forma di utilizzo dell’immobile […]diversa da quella originaria,[…] purchè tale da comportare l’assegnazione dell’immobile ad una diversa categoria funzionale tra quelle sotto elencate: – a) residenziale; - a bis) turistico-ricettiva; - b) produttiva e direzionale; - c) commerciale; - d) rurale. Dunque, l’ex marmeria iscritta in cataso alla Categoria D.7, come immobile destinato ad attività industriale, ai fini della richiesta di riqualificazione funzionale, dovrebbe essere ricodificato nella categoria residenziale di tipo turistico ricettivo (-a bis-) e, tra l’altro, con prospettive d’esercizio difforme con le previsioni urbanistiche della maglia di cui è parte, tipizzata agricola -E.1-.
Il suesposto quadro normativo mi induce a ritenere che, per il progetto in questione, non ricorrano i requisiti che declinano la vocazione “produttiva” così come intesa dal D.P.R. n.160/2010, per poter percorrere la via della “variazione urbanistica accelerata” dell’art. 8, c.1, perché tale declaratoria escluderebbe il riutilizzo dell’immobile in forma residenziale, categoria cui ascrivere il mutamento d’uso dell’immobile a scopo turistico-ricettivo. L’utorizzazione alla trasformazione in un complesso turistico di quella struttura, già asservita a speciali esigenze di tipo industriale, sarebbe dovuta scaturire da una decisione di variante urbanistica ordinaria e non attraverso la procedura dell’art.8 del D.P.R. n. 160/2010 che fa riferimento alle trasformazioni di fabbricati o edifici dediti ad attività produttive e che rimangono comunque tali a prescindere dalla ntura delle lavorazioni che ivi verranno svolte. E, nel caso della variante urbanistica ordinaria, l’iniziativa spetta sempre alla Amministrazione comunale, perchè per tali ipotesi ci si muove in ragione di un interesse generale anche se provocata dall’esigenza di favorire la realizzazione di nuove strutture turistiche sul territorio. Un tale approccio sarebbe stato più logico potendo, l’Amministrazione, attraverso un tale percorso, addivenire ad una valutazione consona all’esigenza funzionale da soddisfare e, quindi, escludere un qualsiasi utilizzo del territorio comunale, specie lungo la costa, in forma residenziale e in particolare per un’accoglienza turistica, solo perché proposto da un investitore.
Né si può fare a meno di sottolineare come il rimedio previsto dall’art.8 del D.P.R. n.160/2010, di poter conseguire una variante urbanistica accelerata, ha natura del tutto eccezionale e, comunque, non può costituire, in alcun modo, uno strumento di modifica dell'assetto urbanistico, azionabile in base alle soggettive preferenze e convenienze di un imprenditore.
A chi poi mi fa osservare che il ricorso a una variante urbanistica nelle vie ordinarie, come da me proposto, è alquanto aleatoria circa gli esiti, ma soprattutto lunga perché richiede la autorizzazione dell’Autorità regionale competente che ne valuta la congruenza con le pianificazioni locali ed eventualmente con gli strumemti sovracomunali, non posso che far rilevare che la pratica della trasformazione dell’ex marmeria Barbone in una struttura di accoglienza turistica è in cantiere presso il Comune da oltre tre anni. Cioè sin dal 13 gennaio 2015, quando il sig. Dipalma Angelo in qualità di amministratore delegato della S.r.l. Blue Tourism ebbe a presentare alla SUAP comunale la richiesta del rilascio del provvedimento autorizzativo unico per insediare la nuova attività turistica su quel sito.
E’un paradosso che, indotti a conseguire la variante urbanistica “semplificata” allo scopo di adegure il progetto della S.r.l. Blue Tourism allo strumento urbanistico, si parli sempre di attività produttiva della ex marmeria, quando poi l’impianto stesso, con la trasformazione degli interni, dal punto di vista edilizio, secondo l’art. 23 ter del D.P.R. n.380/2001, verrebbe a mutare la sua destinazione d’uso per essere identificato della categoria a) bis, come attività residenziale-ricettivo.