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Timestamp: 2019-01-24 04:22:23+00:00
Document Index: 78976014

Matched Legal Cases: ['art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2043', 'art.2051', 'art. 2051', 'art. 2043', 'art. 1227', 'art. 2051', 'sentenza ', 'sentenza ']

Responsabilità presunta ex art. 2051 c.c. - Prova da parte del danneggiato. | Avvocato Roma - Studio Legale Bagnardi
Responsabilità presunta ex art. 2051 c.c. – Prova da parte del danneggiato.
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Omissis…” L’appello, ad avviso della Corte, è infondato.
L’attrice, secondo l’assunto, sarebbe caduta mentre percorreva il vialetto condominiale esterno che porta al cancello di ingresso dello stabile a causa della presenza di una lastra del pavimento sollevata, resa invisibile e scivolosa per l’accumulo di un deposito di terriccio e foglie bagnate.
Il Tribunale ha escluso che la fattispecie potesse inquadrarsi nello schema della responsabilità ex art. 2051 c.c. o ex art. 2043 c.c., osservando che, nel caso in esame, non era stata fornita la prova del collegamento tra la caduta ed un dislivello della pavimentazione, né era emersa la presenza in terra di materiale scivoloso o di altri materiali che potessero costituire un’insidia o un trabocchetto, né, infine, era stato dimostrato che il viottolo fosse interamente coperto di foglie e che non vi fosse in concreto alcuna possibilità di non calpestarle.
Le argomentazioni con le quali il Tribunale ha respinto la domanda attrice appaiono in tutto condivisibili e non meritano le censure svolte dall’appellante.
Osserva il Collegio che la responsabilità per danni cagionati da cosa in custodia ha base nell’essersi verificato il danno nell’ambito del dinamismo connaturato alla cosa o dallo sviluppo di un agente dannoso insorto nella cosa (Cass.10687/2001). Il danneggiato ha l’onere di provare il nesso causale fra la cosa in custodia e il danno, ovvero di dimostrare che l’evento si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente lesiva, posseduta o assunta dalla cosa (Cass. 7062/2005, Cass.6407/879). Non è dunque sufficiente allegare che una cosa ha prodotto un danno, per poi avvalersi della presunzione di colpa ex art.2051 c.c. ma, a questi fini, occorre la prova di una necessaria ed obiettiva correlazione tra la cosa e il danno, essendo intuitivo che la responsabilità presunta di cui all’art. 2051 c.c. non possa affermarsi a carico del custode della cosa la quale, nella causazione del danno, abbia svolto un ruolo di semplice occasione del danno o un ruolo del tutto inerte e passivo. Nel caso in cui non vi sia tale necessaria ed obiettiva correlazione tra cosa e danno, potendo le cause dell’evento essere molteplici, il danneggiato potrà avvalersi della tutela apprestata dall’art. 2043 c.c. qualora ne ricorrano le condizioni, e cioè quando i danni siano stati cagionati da una situazione di pericolo occulto con i caratteri dell’insidia e del trabocchetto, caratteri che, secondo la costante giurisprudenza della S.C. (cfr. ex multis Cass. 366/2000), ricorrono quando venga provata dal danneggiato una situazione insidiosa caratterizzata dal doppio e concorrente requisito della non visibilità (elemento oggettivo ) e della non prevedibilità (elemento soggettivo). Il caso fortuito, idoneo a superare la presunzione di responsabilità del custode, può consistere anche nel comportamento colposo del danneggiato, allorché questo abbia costituito la causa esclusiva dell’evento dannoso. Peraltro, quando il comportamento colposo del danneggiato non è idoneo da solo ad interrompere il nesso eziologico tra la causa del danno, costituita dalla cosa in custodia, ed il danno, esso può, tuttavia, integrare un concorso colposo ai sensi dell’art. 1227, primo comma, c.c. con conseguente diminuzione della responsabilità del danneggiante secondo l’incidenza della colpa del danneggiato; detta norma si applica, infatti, anche al caso di responsabilità (presunta) del custode perché è espressione del principio che esclude la possibilità di considerare danno risarcibile quello che ciascuno procura a se stesso (Cass. 11414/2004, Cass. 10641/2002, Cass. 3957/94). Il giudizio sull’idoneità del fattore esterno, e così del fatto colposo del danneggiato, ad essere causa autonoma del danno va adeguato alla natura della cosa ed alla sua pericolosità “nel senso che tanto meno essa è intrinsecamente pericolosa e quanto più la situazione di possibile pericolo è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione delle normali cautele da parte dello stesso danneggiato, tanto più incidente deve considerarsi l’efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo (costituente fattore esterno) nel dinamismo causale del danno, fino ad interrompere il nesso eziologico tra cosa e danno ed escludere dunque la responsabilità del custode ai sensi dell’art. 2051 c.c.” (Cass. 2430/2004, Cass. 584/2001).
Nella specie, l’appellante non ha fornito la prova di un nesso di causalità diretta tra la cosa e il danno, tale da configurare l’evento come conseguenza normale di una condizione particolare, potenzialmente lesiva, della cosa, né ha fornito prova dell’esistenza di pericoli e/o trabocchetti. La situazione prospettata dall’appellante non implica una correlazione obiettiva e necessaria tra cosa e danno, che anzi, come già rilevato dal primo giudice, l’unico testimone oculare si è limitata a dichiarare che in terra vi erano alcune foglie e di aver visto la gamba sinistra dell’attrice piegarsi e subito dopo la stessa attrice cadere in terra dal lato dal quale aveva ceduto la gamba, confermando solo genericamente (“mi pare”) che nel punto in cui sarebbe caduta l’attrice vi erano dei dislivelli, a volte nascosti dalle foglie, sicché, sulla base degli indicati elementi, può certamente escludersi che vi siano sufficienti elementi di prova per ritenere che la caduta sia stata provocata necessariamente da qualche dislivello della pavimentazione o da materiali che potessero costituire una insidia o un trabocchetto nel senso sopra precisato, né tanto meno che l’evento si sia prodotto come conseguenza normale di una particolare condizione, potenzialmente lesiva, assunta dalla cosa.
Le osservazioni che precedono rivestono un rilievo decisivo per escludere qualsiasi possibilità di attribuire al Condominio appellato la responsabilità dell’evento dannoso e per ritenere, d’altra parte, prive di rilevanza, le richieste istruttorie formulate da parte appellante per verificare, a mezzo di espletamento di consulenza tecnica d’ufficio, l’idoneità del muretto esistente ai lati del viale condominiale quale adeguato mezzo di sostegno o per accertare, a mezzo di prova per testi, le modalità dell’accaduto, altro incidente in danno di altra condomina dello stesso stabile.
L’appello, in definitiva, deve essere respinto confermando in ogni sua parte la sentenza impugnata …”omissis.
Corte di Appello di Roma, Sez. III, sentenza n. 4907 del 15/12/2009, Presidente relatore Dr. Antonio Filabozzi, inedita.
(Inserita il 12/07/2010)
Caduta – Cosa in custodia – Insidia – Nesso causaleDanno da trasfusione. La responsabilità del Ministero della Salute, la prescrizione, il risarcimento.