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Timestamp: 2017-12-16 03:15:19+00:00
Document Index: 1242972

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 24', 'art. 15', 'art. 24', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 24', 'art. 15', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5']

Parere su una istanza di accesso civico - 9 novembre 2017 [7156608] - Garante Privacy
Parere su una istanza di accesso civico - 9 novembre 2017 [7156608]
[doc. web n. 7156608]
Parere su una istanza di accesso civico - 9 novembre 2017
n. 459 del 9 novembre 2017
Con la nota in atti, il Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza di questa Autorità ha chiesto al Garante il parere previsto dall'art. 5, comma 7, del d. lgs. n. 33 del 14 marzo 2013, nell'ambito del procedimento relativo a una richiesta di riesame sul provvedimento di diniego di un'istanza di accesso civico riscontrata dal Dipartimento Comunicazioni e Reti telematiche.
Il predetto accesso civico aveva a oggetto n. 17 segnalazioni inviate a questa Autorità, riguardanti i trattamenti dei dati personali oggetto di un provvedimento del Garante, emesso nei confronti di una società e pubblicato sul sito web istituzionale.
Nel merito risulta che il citato Dipartimento Comunicazioni e Reti telematiche non ha accolto l'istanza di accesso civico rappresentando, fra l'altro, che:
- «nella fattispecie in esame, ricorr[o]no le ipotesi di cui all'art. 5-bis, comma 2, lett. a), del [d. lgs. n. 33/2013], in base al quale "l'accesso civico di cui all'articolo 5, comma 2, è rifiutato se il diniego è necessario per evitare un pregiudizio concreto alla tutela di uno dei seguenti interessi privati", e in particolare, alla "protezione dei dati personali" e alla riservatezza, in quanto negli atti richiesti sono rinvenibili i dati identificativi e di contatto dei segnalanti, oltre che le vicende oggetto di specifica segnalazione»;
- «alla fattispecie trov[a] applicazione anche la norma di cui all'art. 5, comma 3 del citato decreto, ai sensi della quale l'accesso generalizzato "è escluso […] negli altri casi di divieti di accesso o divulgazione previsti dalla legge, ivi compresi i casi in cui l'accesso è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti, inclusi quelli di cui all'articolo 24, comma 1, della legge n. 241 del 1990", che a sua volta esclude l'accesso nei casi di divieto di divulgazione espressamente previsti dalla legge, dal regolamento governativo di cui al comma 6 e dalle pubbliche amministrazioni ai sensi del comma 2 del medesimo art. 24»;
- «che nei siffatti regolamenti rientra il regolamento n. 1/2006 ("Accesso ai documenti amministrativi presso l'Ufficio del Garante", doc. web n. 1320021), a tenore del quale (art. 15), ad ulteriore specificazione delle regole generali fissate nella l. n. 241/1990, art. 24, comma 6, lett. d): "sono esclusi dall'accesso i documenti inerenti alla vita privata o alla riservatezza di persone fisiche, persone giuridiche, gruppi, imprese ed associazioni, con particolare riferimento agli interessi epistolare, […], professionale, finanziario, industriale o commerciale di cui siano in concreto titolari"»;
- «[all'istante] è già stata messa a disposizione una pluralità di documenti detenuti dall'Autorità e correlati al citato provvedimento […] ai sensi della legge n. 241/1990».
Con riferimento al procedimento relativo all'accesso civico, la normativa statale di settore prevede che il Garante debba essere sentito dal Responsabile della prevenzione della corruzione nel caso di richiesta di riesame, laddove l'accesso sia stato negato o differito per motivi attinenti la tutela della «protezione dei dati personali, in conformità con la disciplina legislativa in materia» (artt. 5, comma 7; 5-bis, comma 2, lett. a), d. lgs. n. 33/2013).
Nel caso di specie, risulta che il Dipartimento Comunicazioni e Reti telematiche del Garante sia stato investito di una richiesta di accesso civico ai sensi dell'art. 5, comma 2, del d. lgs. n. 33/2013 e che, a seguito del provvedimento di diniego del predetto Dipartimento, l'istante abbia fatto richiesta di riesame al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza di questa Autorità.
In via preliminare, si rappresenta che il Collegio di questa Autorità, pur ritenendo che la norma non abbia previsto l'ipotesi in cui oggetto di parere siano gli atti emessi dallo stesso Garante, determinandolo così ad esprimere parere su atti suoi propri, ha comunque ritenuto, in ossequio al dettato formale della legge, di esprimere le proprie valutazioni, che restano autonome e distinte rispetto a quelle assumibili dal predetto Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, il quale è dotato di poteri idonei per lo svolgimento dell'incarico con piena autonomia ed effettività (art. 1, comma 7, legge n. 190/2012; artt. 5 e ss. d.lgs. n. 33/2013).
Per quanto concerne la richiesta in esame, si ricorda che il d. lgs. n. 33/2013 prevede, fra l'altro, che «Allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico, chiunque ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione ai sensi del presente decreto, nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi giuridicamente rilevanti secondo quanto previsto dall'articolo 5-bis» (art. 5, comma 2).
La medesima normativa sancisce che l'accesso civico è rifiutato, fra gli altri casi, «se il diniego è necessario per evitare un pregiudizio concreto alla tutela [della] protezione dei dati personali, in conformità con la disciplina legislativa in materia» (art. 5-bis, comma 2, lett. a)).
Ciò considerato, per i profili di competenza in materia di protezione dei dati personali, si rinvia, in primo luogo, al contenuto delle Linee guida dell'ANAC in materia di accesso civico, laddove è precisato, in particolare (par. 8.1), che:
Nel merito, dagli atti risulta che il predetto accesso civico aveva a oggetto segnalazioni inviate da persone fisiche al Garante, contenenti dati e informazioni personali.
- da un lato all'esigenza di evitare un pregiudizio concreto alla «protezione dei dati personali, in conformità con la disciplina legislativa in materia» (art. 5-bis, comma 2, lett. a), del d. lgs. n. 33/2013);
- dall'altro, alla ricorrenza di ipotesi di esclusione dell'accesso civico ai sensi dell'art. 5-bis, comma 3, del d. lgs. n. 33/2013.
Come evidenziato dal Dipartimento Comunicazioni e Reti telematiche, che ha riscontrato l'istanza, «negli atti richiesti sono rinvenibili i dati identificativi e di contatto dei segnalanti, oltre che le vicende oggetto di specifica segnalazione».
A ciò si aggiunge il richiamo effettuato nel provvedimento di diniego alla normativa di settore in materia di accesso civico laddove, in ogni caso, si esclude l'accesso civico – ai sensi dell'art. 5-bis, comma 3, del d. lgs. n. 33/2013 – oltre che «nei casi di segreto di Stato», anche «negli altri casi di divieti di accesso o divulgazione previsti dalla legge, ivi compresi i casi in cui l'accesso è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti, inclusi quelli di cui all'articolo 24, comma 1, della legge n. 241 del 1990».
Come noto, tale ultima disposizione, a sua volta, prevede che «Il diritto di accesso è escluso: a) per i documenti coperti da segreto di Stato ai sensi della legge 24 ottobre 1977, n. 801, e successive modificazioni, e nei casi di segreto o di divieto di divulgazione espressamente previsti dalla legge, dal regolamento governativo di cui al comma 6 e dalle pubbliche amministrazioni ai sensi del comma 2 del [medesimo art. 24]». Come sottolineato dal Dipartimento che ha riscontrato l'accesso civico, fra i siffatti regolamenti rientra anche il Regolamento del Garante n. 1/2006, intitolato «Accesso ai documenti amministrativi presso l'Ufficio del Garante» (in G.U. n. 183 dell'8/8/2006 e in www.gpdp.it, doc. web n. 1320021).
Pertanto, nel caso esaminato, l'accesso civico è stato, in ogni caso, escluso richiamando l'art. 15, comma 1, del predetto Regolamento, in base al quale «Sono esclusi dall'accesso i documenti inerenti alla vita privata o alla riservatezza di persone fisiche, persone giuridiche, gruppi, imprese ed associazioni, con particolare riferimento agli interessi epistolare, sanitario, professionale, finanziario, industriale o commerciale di cui siano in concreto titolari».
L'interpretazione dell'art. 5-bis, comma 3, del d. lgs. n. 33/2013 offerta dal Dipartimento che ha riscontrato l'istanza risulta conforme – come già rilevato precedentemente da questa Autorità (provv. n. 434 del 26/10/2017, in corso di pubblicazione sul sito web istituzionale) – alla più recedente giurisprudenza dei tribunali amministrativi regionali (TAR Lazio, sez. 1, 3/7/2017 n. 7592; cfr. anche TAR Veneto 10/5/2017 n. 463) e del Consiglio di Stato che, proprio da ultimo, ha precisato, con riferimento all'accesso civico disciplinato dall'art. 5, commi 1 e 2 del d. lgs. n. 33/2013, che «Come la giurisprudenza ha già avuto modo di affermare (Cons. Stato, sez. VI, 20 novembre 2013 n. 5515), l'accesso civico disciplina situazioni non ampliative, né sovrapponibili a quelle che consentono l'accesso ai documenti amministrativi, ai sensi degli artt. 22 ss. l. n. 241/1990» (Cons. Stato, sez. IV, 13/7/2017 n. 3461. Cfr. anche TAR Veneto n. 463/2017, cit., laddove si afferma che «In sostanza, l'accesso civico non può essere utilizzato per superare, in particolare in materia di interessi personali e dei principi della riservatezza, i limiti imposti dalla legge 241 del 1990»).
Tali circostanze non renderebbero possibile accordare neanche un accesso civico parziale, ai sensi dell'art. 5-bis, comma 4, del d. lgs. n. 33/2013 (come richiesto dall'istante in sede di riesame).
In tale contesto, con particolare riferimento al caso in esame, tenendo anche conto delle indicazioni contenute nelle Linee guida dell'ANAC in materia di accesso civico, considerando la natura dei dati e delle informazioni personali contenute nelle segnalazioni oggetto della richiesta, nonché il particolare regime di pubblicità dei dati e documenti oggetto di accesso civico, ai sensi della normativa vigente e della giurisprudenza richiamata, si ritiene che il Dipartimento Comunicazioni e Reti telematiche abbia correttamente respinto l'istanza di accesso civico.
esprime parere nei termini suesposti in merito alla richiesta del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza di questa Autorità ai sensi dell'art. 5, comma 7, del d. lgs. n. 33/2013.