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Timestamp: 2019-10-23 02:08:09+00:00
Document Index: 179564917

Matched Legal Cases: ['art. 80', 'art. 80', 'art. 83', 'art. 11', 'art. 84', 'art. 39']

VALUTAZIONE RISCHIO ELETTRICO IMPIANTI DI MESSA A TERRA E DI PROTEZIONE CONTRO LE SCARICHE ATMOSFERICHE PER GRU EDILI: UN OBBLIGO DEL DATORE DI LAVORO | studioFonzar's Blog
VALUTAZIONE RISCHIO ELETTRICO IMPIANTI DI MESSA A TERRA E DI PROTEZIONE CONTRO LE SCARICHE ATMOSFERICHE PER GRU EDILI: UN OBBLIGO DEL DATORE DI LAVORO
L’art. 80 del D. Lgs. 81/08, modificato dal D. Lgs. 196/09, ha introdotto l’esplicito obbligo a carico del Datore di Lavoro di effettuare la valutazione del rischio elettrico al quale sono sottoposti i lavoratori. L’obbligo di valutazione di tutti i rischi era già previsto dall’abrogato D. Lgs. 626/94, che quindi conteneva implicitamente anche l’obbligo di valutazione del rischio elettrico, ma la nuova articolazione del T.U. rileva che non è sufficiente garantire la “conformità” degli impianti elettrici alla regola tecnica, ma è necessario un ulteriore approfondimento per l’individuazione e il controllo dei rischi residui.
In particolare la gru a torre è una macchina che dal punto di vista elettrico presenta 2 rischi:
1. le scariche atmosferiche, deve essere fatto un calcolo specifico sulla probabilità che i fulmini intercettino la massa metallica della gru per verificare se
la stessa è protetta o meno;
2. le linee elettriche vicine, cioè verificare la possibilità che la struttura metallica della gru possa entrarne in contatto.
E’ quindi importante rilevare che, alla luce delle novità legislative, diventa obbligatoria la valutazione dei due rischi elettrici sopra citati. Il presente lavoro ha appunto la finalità di illustrare quali siano le disposizioni normative in merito e quali le modalità di assolvimento.
2. L’EVOLUZIONE DEL PANORAMA LEGISLATIVO ITALIANO.
Il rischio elettrico è stato affrontato per la prima volta con l’introduzione del DPR 547/55, provvedimento tecnico e giuridico di riferimento per più di mezzo secolo. Successivamente è stata emanata la Legge 186/68, composta da solo 2 articoli, che ha dimostrato una capacità di sintesi e di efficacia legislativa tuttora sconosciuta. Il primo articolo stabiliva che “Tutti i materiali, le apparecchiature, i macchinari, le installazioni e gli impianti elettrici ed elettronici devono essere realizzati e costruiti a regola d’arte“, mentre il secondo definiva la presunzione di conformità alle norma CEI alla regola dell’arte afffermando che “I materiali, le apparecchiature, i macchinari, le installazioni e gli impianti elettrici ed elettronici realizzati secondo le norme del Comitato Elettrotecnico Italiano (CEI) si considerano costruiti a regola d’arte“.
Negli anni ‘90, la Legge 46/90 “Norme per la sicurezza degli impianti” e il DPR 447/91 “Regolamento di attuazione della Legge 46/90” avevano introdotto, tra le altre cose, l’obbligo di rilascio della Dichiarazione di Conformità degli impianti da parte degli installatori.
Con l’avvento delle Direttive Europee, l’Italia aveva emanato il D. Lgs. 626/94 imponendo la valutazione di tutti i rischi (nessuno escluso) come principio guida per il miglioramento della sicurezza dei lavoratori, senza abrogare quanto disposto dal DPR 547/55.
Infine il D. Lgs. 81/08 ha abrogato il DPR 547/55 e il D. Lgs. 626/94 introducendo la definizione di precise indicazioni sulla valutazione del rischio elettrico disciplinandole nel Capo III. Tali disposizioni sono state integrate e modificate, anche sostanzialmente, in una fase successiva dal D. Lgs. 106/09.
3. IL TESTO UNICO SULLA SICUREZZA: D. LGS. 81/08.
Appare rilevante l’obbligo introdotto dall’art. 80 del D. Lgs. 81/08, “Obblighi del datore di lavoro“, di effettuare una specifica valutazione del rischio elettrico. Il comma 1 ha disposto che il Datore di Lavoro deve adottare le misure necessarie affinchè i lavoratori siano salvaguardati da tutti i rischi di natura elettrica connessi all’impiego dei materiali, delle apparecchiature e degli impianti elettrici messi a loro disposizione ed, in particolare, da quelli derivanti da:
– contatti elettrici diretti;
– contatti elettrici indiretti;
– fulminazione diretta ed indiretta.
Per adempiere alle disposizioni del c.1, al c.2 è stato introdotto l’esplicito obbligo, a carico del Datore di Lavoro, di valutare i rischi di natura elettrica.
Il mancato assolvimento di tale obbligo comporta l’arresto da 3 a 6 mesi o l’ammenda da 2.500 a 6.400 €.
L’art. 83 (Lavori in prossimità di parti attive) modifica la distanza dalle linee elettriche aeree precedentemente fissata dall’abrogato DPR 164/56 art. 11, in 5 metri. La nuova distanza varia in funzione della tensione agente sulla linea elettrica come indicato nella Tabella 1 dell’Allegato IX, salvo che vengano adottate disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti rischi.
Tab. 1 – Allegato IX – Distanze di sicurezza da parti attive di linee elettriche e di impianti elettrici non protette o non sufficientemente protette.
Tensione (V)	Distanza (m)
≤ 1000	3
1000 < Un ≤ 30000	3,5 30000 < Un ≤ 132000	5 > 132000	7
Per adempiere quindi alle disposizioni del T.U., il Datore di Lavoro deve valutare il rischio elettrico indotto dalla vicinanza di una linea elettrica al pari della valutazione di rischio indotto dall’interferenza creata dalla contemporanea presenza in cantiere di 2 o più gru a torre appartenenti alla stessa ditta o a imprese diverse. In questo caso è obbligatoria la redazione di un piano anti-interferenziale con nomina di gruisti, numerazione delle gru, dichiarazione di precedenza e schema grafico degli ingombri (Layout). Altra analogia è quella della dichiarazione di idoneità della base d’appoggio, documento richiesto dai funzionari ASL/ARPA che verificano la gru al montaggio e che attesta l’idoneità del piano di appoggio della gru a sopportate il peso nelle fasi di montaggio e di esercizio.
4. STIMA DEL RISCHIO DI FULMINAZIONE.
Nell’ art. 84 (Protezioni dai fulmini), viene disposto che il Datore di Lavoro provvede affinché gli edifici, gli impianti, le strutture, le attrezzature (e quindi anche la gru a torre) siano protetti dagli effetti dei fulmini.
La stima del rischio dovuto a tutti i possibili effetti del fulmine su una struttura è trattata nella norma CEI EN 62305-2 mediante una specifica procedura di calcolo per la determinazione di questo rischio. Questa procedura è piuttosto complessa e articolata e richiede specifiche competenze tecniche sull’argomento nonché l’ausilio di appositi software.
Il rischio, definito dalla norma CEI EN 62305-2 come la probabile perdita media annua di vite umane dovuta al fulmine in una struttura (in questo caso la gru), dipende sostanzialmente dalla somma di 2 rischi parziali RA ed RB chiamati rispettivamente “componente di rischio per tensione di contatto o di passo” e “componente di rischio per incendi od esplosioni” (quest’ultima nulla perché la gru non presenta questo tipo di rischio). Il risultato numerico ottenuto (R = RA = Nd – Pa – ra – Lt ”) è la misura della probabile perdita annua, dove:
Nd è il numero annuo di fulmini che interessano la struttura, che costituisce un dato di progetto in quanto dipendente dalla zona in cui sorge la gru;
Pa è la probabilità che un fulmine, colpendo la gru, provochi danni ad esseri viventi;
ra è l’influenza del tipo di suolo;
Lt è l’ammontare medio della perdita di vite umane dovute a tensioni di contatto e di passo su base annua.
La norma fornisce anche il valore di rischio tollerabile RT definito come il massimo valore di rischio che può essere tollerato per la struttura da proteggere dove possono esserci delle “Perdite di vite umane o danni permanenti”. Un valore tipico di RT per la gru a torre è 10-5 (anni -1).
Pertanto il risultato ottenuto nella fase di analisi del rischio secondo la norma CEI EN 62305-2 identificherà il rischio totale R associato alla gru a torre. Se il rischio totale R è minore del rischio tollerabile RT, la protezione contro il fulmine non è necessaria e la gru si definisce “auto protetta”. Se invece R > RT dovranno essere adottate idonee misure di protezione (una messa a terra a regola d’arte) per poter rendere R < RT. 4.1 – ESEMPIO RELAZIONE TECNICA SULLA PROTEZIONE CONTRO FULMINI DI STRUTTURE METALLICHE (Gru a torre). Caratteristiche della gru - Marca gru: RAIMONDI - Modello: MR 81+3 - Numero di fabbrica: 987 - Anno: 2004 - Altezza gru : 30 m - Lunghezza braccio: 51 m - Larghezza braccio: 1 m Caratteristiche ambientali - Indirizzo cantiere: Via Zeno Zani – Bologna - Coordinate GPS: N 44°47’58.33” E 11°25’55.70” - Tipo di suolo: Argilla - Coefficiente di posizione: Altezza della gru maggiore o uguale a quella degli oggetti circostanti (Cd = 0,5) - Protezioni contro le tensioni di contatto e di passo: Nessuna - Numero di fulmini all’anno al km2: Nt=2,5 Valori di rischio - Componente di rischio relativa alle tensioni di contatto e di passo: RA=4,36×10-6 - Valore di rischio tollerato dalla norma CEI EN 62305-2: RT=1,00×10-5 Esito Considerato che (con riferimento alla fulminazione diretta della gru): 1) La gru in questione non contiene materiali combustibili, né infiammabili e quindi la componente di rischio relativa ad incendi ed esplosioni è nulla (RB = 0); 2) Si assume un valore medio del danno per tensioni di contatto e di passo Lt = 0,01. 3) R RT dovrà essere effettuata una idonea messa a terra della gru a torre. Quanto sopra evidenzia come la protezione sia richiesta solo in casi particolari, ma per capire se si rientra in questa condizione occorre fare l’analisi del rischio, peraltro obbligatoria dal Testo Unico.
C’è da dire che in cantiere ad oggi, sia tra i costruttori di gru, sia tra le imprese di costruzioni che utilizzano le gru a torre sia tra i funzionari pubblici che le verificano, si è rimasti ancora legati a disposizioni legislative ormai superate con la convinzione che le strutture metalliche installate all’aperto, quali gru e ponteggi, debbano essere obbligatoriamente “protette” contro i fulmini. Secondo l’art. 39 del DPR 547/55 infatti (ora abrogato, ma evidentemente ancora applicato) “Le strutture metalliche degli edifici e delle opere provvisionali, i recipienti e gli apparecchi metallici di notevoli dimensioni situati all’aperto, devono essere collegati elettricamente a terra mediante conduttore in modo da garantire la dispersione delle scariche atmosferiche”.
Finora, per stabilire se una gru o un ponteggio richiedevano la protezione, si utilizzava la procedura semplificata si cui all’appendice G della norma CEI 81-1, molto immediata e di semplice applicazione; con un semplice grafico (Fig. 1) si riusciva a stabilire istantaneamente se la struttura metallica necessitava di protezione.
Con l’entrata in vigore della norma CEI EN 62305 (entro la data del 01/11/2006 doveva essere recepita a livello nazionale da tutti gli stati membri, in Italia ciò è avvenuto con la pubblicazione della norma 81-10 da parte del CEI) tale procedura è stata abrogata e occorre pertanto effettuare il calcolo del rischio completo secondo le nuove norme per stabilire se occorre proteggere e denunciare, ai sensi del DPR 462/01, le strutture metalliche.
Ciò nonostante, visto il momento di profonda incertezza sulla interpretazione e sulla applicazione delle norme riguardanti gli apparecchi di sollevamento da parte degli organi pubblici ISPESL(INAIL)/ASL/ARPA dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. 81/08, è sempre meglio effettuare la messa a terra della gru per i seguenti motivi:
E’ una operazione facilmente ed economicamente attuabile;
Viene prescritto sui manuali di uso e manutenzione delle gru;
Vengono eliminati o ridotti i rischi residui e il datore di lavoro non incorre in eventuali sanzioni per “culpa in eligendo”.
La prassi generalmente adottata (Fig. 2) quando si installa una gru a torre in cantiere è quindi quella di mettere comunque a terra la gru seguendo le indicazioni fornite dal costruttore nel manuale di uso e manutenzione (cavo con sezione non inferire a 35mm2, dispersore a croce in acciaio zincato di 2,5 m, pozzetto in cls autocarrato di protezione, ecc.).
In ogni caso, anche se la messa a terra viene effettuata a regola d’arte, l’articolo 80 del D.Lgs. 81/08, introduce l’esplicito obbligo a carico dal Datore di Lavoro di effettuare la valutazione del rischio elettrico, per cui si ritiene necessario uno studio sul rischio fulminazione in base alla norma CEI EN 62305-2, e uno studio sul rischio indotto dalla vicinanza di una linea elettrica, con l’emissione di un certificato di valutazione timbrato e firmato da un professionista iscritto all’albo specifico analogamente alla Dichiarazione di idoneità della base di appoggio della gru a torre.
AUTORE: Ing. CATANESE FRANCESCO – Libero professionista nel campo degli apparecchi di sollevamento
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