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Timestamp: 2019-08-21 21:08:18+00:00
Document Index: 108536784

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art.16', 'art.8', 'art. 5', 'art.8', 'art.19', 'art.8', 'art.5', 'art.16']

Sul diritto all’esenzione dal pagamento del costo di costruzione per la realizzazione di una cantina di vinificazione. | Avvocato Daniele Majori
Sul diritto all’esenzione dal pagamento del costo di costruzione per la realizzazione di una cantina di vinificazione.
Inviato da Avv. Daniele Majori ⋅ 15 marzo 2016 ⋅ Lascia un commento
Archiviato in art. 5 DPR 447/98, art.16 d.p.r. n. 380/2001, attività di trasformazione di prodotti agricoli, cantina di vinificazione, carattere industriale, costo di costruzione, esenzione, impianto produttivo, intervento edilizio, legge regionale, natura agricola, Oneri concessori, oneri di urbanizzazione, Testo Unico edilizia, variante urbanistica
(Consiglio di Stato, sez. IV, 18 febbraio 2016, n. 654)
«L’Amministrazione comunale appellante ritiene errate le statuizioni rese dal primo giudice sulla scorta di una tesi così riassumibile:
l’impianto autorizzato ( cantina di vinificazione ) ancorchè di tipo produttivo ha natura agricola perché con esso viene svolta attività di trasformazione di prodotti agricoli, in una struttura sita in zona agricola e l’esenzione dal pagamento del costo di costruzione per chi vuole realizzare un impianto agricolo in zona agricola spetta, in base alla normativa recata dalla legge regionale n.13/98 unicamente al coltivatore agricolo a titolo principale.
In particolare, sostiene sempre parte appellante, gli impianti produttivi realizzati su suolo agricolo del genere di quello qui in discussione godono del beneficio dell’esenzione in questione in quanto strumentali alle esigenze dell’imprenditore agricolo a titolo principale perchè funzionali alla conduzione del fondo e tali condizioni di tipo sia oggettivo che soggettivo non sussistono in capo alla [società ricorrente in primo grado] che non può perciò giovarsi del beneficio dell’esenzione come introdotto dagli artt.3, 70,71 e 72 della legge Regione Abruzzo n.13/98.
L’assunto difensivo pure pregevolmente esposto non è condivisibile.
In subiecta materia mette conto rimarcare in linea di principio che la quota del contributo di concessione commisurata al costo di costruzione risulta ontologicamente connessa alla tipologia dell’intervento edilizio che si intende porre in essere e per l’an e il quantum del relativo corrispettivo occorre fare riferimento alla disciplina legislativa e regolamentare vigente al momento del rilascio del titolo edilizio ( Cons. Stato Sez. IV 776/2012 n.3379; idem 25/6/2010 n. 4109).
Ebbene,in relazione a tale regola di carattere generale il Comune appellante fonda la sua tesi su un presupposto errato, quello di ritenere che la cantina di vinificazione sia un opificio agricolo realizzato in zona agricola che non può giovarsi del beneficio dell’esenzione di cui agli artt. 3, 70, 71 e 72 della legge n.13/98 riservato per tale tipo di intervento unicamente in favore dell’imprenditore agricolo e tale non è la [società ricorrente in primo grado]
Invero, la disciplina che qui rileva, come correttamente invocata dalla originaria ricorrente Società è quella descritta dall’art.8 comma 4 della citata legge regionale n.13/98 che così prevede: “ il costo di costruzione non è dovuto per gli insediamenti industriali ed artigianali anche quando trattasi di pertinenze di edifici produttivi e con differente destinazione d’uso…” .
Ora avuto riguardo alle caratteristiche oggettive dell’edificio, è indubbio che si è in presenza di un struttura destinata alla produzione di beni ( vino) a mezzo di un processo di trasformazione di materia prima, il che evidenzia la natura industriale della cantina.
Né risulta evincibile un nesso con la coltivazione dei fondi agricoli, se solo si osservi che l’impianto lavora anche prodotti acquisiti da terzi.
Alla destinazione oggettivamente industriale, si aggiunga, sotto il profilo soggettivo, che la [società ricorrente in primo grado] è una società commerciale avente ad oggetto lo svolgimento di attività di produzione di servizi e di commercializzazione di beni derivanti dalla trasformazione della materia prima senza che vi sia una connessione con lo sfruttamento e/o coltivazione dei suoli.
Rimane a questo punto il problema della destinazione “ agricola” della zona interessata all’intervento edilizio di che trattasi, circostanza che impedirebbe, ad avviso di parte appellante, la realizzazione di una struttura edilizia a carattere industriale “tout court”.
Ora, a voler dare una rilevanza decisiva ai fini in esame alla destinazione urbanistica dell’area interessata, vale qui osservare che l’intervento in questione costituito da una cantina per la vinificazione è stato assentito con provvedimento che ha definito il procedimento di approvazione di specifica variante urbanistica posto in essere e concluso ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 del DPR 447/98 e attivato, in particolare, dal SUAP proprio in ragione dell’originario contrasto della struttura de qua con il PRG vigente .
Se così è, si è impresso all’area deputata ad ospitare il manufatto una destinazione esclusivamente industriale (sia pure in una “enclave” agricola ) rendendosi del tutto compatibile, sotto il profilo della zonizzazione urbanistica, l’insediamento in parola.
In forza della suindicata percorsa procedura e stante il carattere oggettivamente industriale del manufatto e dell’attività ivi svolta, deve allora convenirsi che nella specie si versa, ricorrendone i presupposti soggettivi ed oggettivi , nell’ipotesi normativa di esenzione del costo di costruzione tipizzata dal legislatore regionale all’art.8 della legge n.13/98, riproduttiva peraltro della disciplina all’uopo dettata dall’art.19 del testo unico n.380/2001, risultando ingiustificato e comunque erroneo il richiamo alla fattispecie di cui agli artt.3 e 70-72 della stessa legge regionale invocato dalla difesa dell’Amministrazione comunale appellante.
Quanto alla questione sollevata con il terzo motivo di appello, questa va definita nei sensi consequenziali alle considerazioni fin qui svolte in ordine alla natura industriale dell’edificio assentito, meritevole della esenzione per il titolo di cui all’art.8 della legge regionale n.13/98 più volte citato.
Dunque il Comune stigmatizza la decisione del primo giudice nella parte in cui ha accolto la censura della ricorrente Società circa l’erronea applicazione delle tabelle parametriche relativamente al computo del costo di urbanizzazione,ma la censura va disattesa, rivelandosi anche su tale punto esatta la statuizione assunta dal TAR.
Invero, dal momento che l’attività svolta nel manufatto di che trattasi si qualifica non già come agricola , ma come industriale , il conteggio del contributo afferente il costo di urbanizzazione va effettuato con applicazione delle tabelle riferite agli impianti industriali, ai sensi dell’art.5 comma 2 della L.R. n.13/98, non potendosi applicare, come invece erroneamente preteso dal Comune, le tabelle riguardanti gli ordinari manufatti insistenti su suoli agricoli di cui all’art.16 del t.u. n. 380/2001.
Priva di pregio infine si rivela la doglianza di cui al quinto ed ultimo motivo con cui si denuncia la erronea pronuncia di condanna alle spese del giudizio di primo grado.
Invero, la statuizione in questione si pone perfettamente in linea con l’accoglimento delle ragioni di merito fatte valere dalla parte ricorrente, con corretta applicazione della regola della condanna alle spese per la parte soccombente.
In forza delle suestese considerazioni l’appello , in quanto infondato, va respinto».
Daniele Majori – Avvocato e consulente aziendale
Fonte:www.giustizia-amministrativa.it
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« Per il Tar Emilia Romagna – Parma (così come già affermato dal Tar Abruzzo), è errata l’interpretazione dell’ANAC secondo cui la sanzione pecuniaria prevista dagli artt. 38, comma 2-bis, e 46, comma 1-ter, d.lgs. n. 163/ 2006 può essere applicata soltanto quando il concorrente che sia incorso in un’irregolarità essenziale decida di avvalersi del soccorso istruttorio, integrando o regolarizzando la dichiarazione resa, dovendo invece applicarsi anche nell’ipotesi in cui questi, non avvalendosi del soccorso istruttorio, venga escluso dalla procedura di gara.
Gara a doppio oggetto per la scelta del socio privato e per l’affidamento del servizio: l’affidamento a società miste è ammissibile a condizione che si svolga in unico contesto una gara avente ad oggetto la scelta del socio privato e l’individuazione del determinato servizio da svolgere, delimitato in sede di gara sia temporalmente che con riferimento all’oggetto (che deve essere predeterminato e non genericamente descritto), con obbligo della società mista di mantenere lo stesso oggetto sociale durante l’intera durata della concessione (nella fattispecie, il Consiglio di Stato ha confermato l’illegittimità del bando che indicava un oggetto eccessivamente ampio, non delimitabile e, pertanto, non determinabile ai fini della tutela della concorrenza, statuendo altresì che le specificazioni necessarie ai fini dell’affidamento del servizio non sono suscettibili di integrazione postuma, in particolare con una modifica dello statuto sociale). »