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Timestamp: 2020-08-05 21:42:40+00:00
Document Index: 25799629

Matched Legal Cases: ['art. 46', 'art.46', 'art.45', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 49', 'art. 01', 'art. 17', 'art. 45', 'art. 46', 'art. 24', 'art. 97']

l Comune è l'organo competente ad adottare i provvedimenti di revoca o decadenza dalla concessione da esso rilasciata. Il vizio di incompetenza fatto valere avverso il provvedimento di secondo grado, che lo mutua da quello originario, non può essere fatto valere se l'atto presupposto da cui deriva non è stato tempestivamente impugnato e si è quindi consolidato.
La l.r. puglia 17/2006 non impone di rinnovare le concessioni demaniali marittime in essere nelle more di approvazione dei piani comunali delle coste
Dalla l.reg. Puglia n. 17/2006 non è dato ricavare alcuna regola, di dettaglio o di principio, la quale in corso di approvazione dei Piani comunali delle coste imponga di rinnovare puramente e semplicemente le concessioni demaniali marittime in essere e non ne consenta il diniego, purché adeguatamente motivato.
Se la richiesta di conoscere le modalità di subentro nella concessione demaniale, ai sensi dell'art. 46, terzo comma, cod. nav., è stata trasmessa da tutti gli eredi, prima dei quali la vedova del concessionario, è legittimo il successivo provvedimento comunicato a quest'ultima, e per essa agli eredi stessi.
Sia nel caso di “subingresso” nella concessione demaniale marittima ex art.46 C.d.N., sia nel caso di “subconcessione” ex art.45-bis C.d.N., è pur sempre necessario che sia acquisita la preventiva autorizzazione dell'autorità competente e/o concedente, così come è inequivocabilmente e tassativamente previsto da entrambi i canoni codicistici citati.
La proroga delle concessioni demaniali marittime di cui all'art. 1, comma 18, del d.l. 30 dicembre 2009 n. 194, conv. in l. 26 febbraio 2010 n. 25, trova applicazione anche nel caso delle concessioni aventi ad oggetto punti di ormeggio per unità da diporto.
Nell'art. 1, comma 246, l. 145/2018, l'utilizzo del termine “possono” in luogo di termini come “mantengono” o “devono mantenere” significa semplicemente che il legislatore non ha inteso costringere i titolari delle concessioni demaniali marittime a mantenere installate le strutture amovibili, ma ha rimesso alla discrezionale valutazione di ciascuno - e nell'ambito delle proprie valutazioni imprenditoriali - la decisione di mantenere tali strutture ovvero di procedere al relativo smontaggio.
Dal tenore letterale dell'art. 10, comma 3, d.p.r. n. 509 del 1997, e in applicazione di un criterio ermeneutico teleologico, l'ipotesi di proroga delle concessioni di beni del demanio marittimo per la realizzazione di strutture dedicate alla nautica da diporto non è tanto prevista a tutela, quantomeno in via principale, degli interessi della concessionaria, ma di quelli al cui soddisfacimento sono finalizzati l'attività esercitata e, conseguentemente, i poteri attribuiti all'Amministrazione competente. Infatti, la proroga non è intesa come strumento per “l'ammortamento” dei costi per manutenzioni e innovazioni, ancorché di ingente entità economica, sostenuti in corso di rapporto dalla concessionaria (la cui tutela dovrebbe trovare regolamentazione nelle pattuizioni concessorie, o in specifiche altre previsioni normative, in mancanza non potendo la concessionaria pretendere alcunché), ma è funzionale a soddisfare l'interesse dell'Amministrazione a far sì che la concessionaria termini le opere già previste, ma non ancora ultimate, non per responsabilità della stessa, ovvero realizzi nuovi interventi necessari per la funzionalità delle strutture portuali.
Non è consentito alla p.a. modificare ad libitum l’oggetto della concessione demaniale marittima, in violazione delle regole di evidenza pubblica
Una concessione demaniale marittima "integrativa" rispetto ad una già rilasciata che incrementa notevolmente le aree concesse porta ad escludere che tale provvedimento abbia avuta natura di mera modificazione della concessione in essere; all'esito della concessione suppletiva, infatti, il bene demaniale concesso risulta oggettivamente diverso da quello oggetto dell'originaria concessione demaniale marittima. È chiaro che, se si consentisse la modifica ad libitum dell'oggetto della concessione, vi potrebbero essere facili elusioni delle regole di evidenza pubblica che debbono presidiare l'assegnazione di concessioni demaniali marittime.
Il principio generale della illegittimità di norme interne che consentono la proroga automatica delle concessioni demaniali marittime, senza procedura di selezione - direttamente ricavabile dalla direttiva 2006/123/CE e definitivamente sancito dalla sentenza della Corte di Giustizia 14 luglio 2016, C-458/14 e C-67/15 - opera indipendentemente dal fatto che la concessione in esame rivesta interesse transfrontaliero certo. Siffatto presupposto, infatti, assume rilievo solo nei casi in cui - non potendo trovare diretta applicazione la direttiva 2006/123/CE - si debba verificare la compatibilità di una eventuale proroga ex lege delle concessioni alla luce delle regole fondamentali del Trattato FUE e dell'art. 49 in particolare.
Deve escludersi la qualificazione in termini di attività “turistico-ricreativa” dell'attività di gestione di un parcheggio in area demaniale marittima, che non sia meramente strumentale e accessorio ad attività propriamente turistico-ricreative. Infatti la gestione di un parcheggio non rientra nemmeno nella generica previsione del del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, art. 01, comma 1, lettera f) - servizi di altra natura - che deve logicamente interpretarsi, se si vuole mantenere un senso all'elenco (tassativo) contenuto nella legge ed evitare una sua generalizzata estensione a qualsivoglia attività di servizio, come riferita esclusivamente a servizi di altra natura che siano strumentali e direttamente connessi a quelli propriamente turistico-ricreativi elencati nella precedenti lettere da a) ad e).
In puglia fino all’approvazione dei pcc i comuni applicano le norme del prc, strumento pianificatorio costiero a cui i progetti devono essere conformi
In Puglia ai sensi dell'art. 17, comma 2, l.r. n. 17/2006 fino all'approvazione dei Pcc - Piani comunali delle coste - i Comuni applicano, nell'attività concessoria demaniale marittima, esclusivamente le disposizioni rivenienti dal Prc - Piani regionali delle coste, il quale costituisce lo strumento di pianificazione costiera a cui i progetti presentati devono risultare conformi.
Dal complessivo evolvere della normativa di settore risulta pertanto evidente come, allo stato, l'Autorità amministrativa preposta alla gestione e salvaguardia dei beni facenti parte del demanio marittimo non debba più vigilare su di una indefettibile coincidenza, fra titolarità del rapporto concessorio ed utilità ritraibili mediante l'impiego del bene demaniale all'interno del ciclo produttivo dell'impresa gestita in proprio dal concessionario, giacchè l'art. 45 bis c. nav. prevede una possibile, anche parziale, scissione tra titolarità e gestione della concessione, in tal modo implicando una differenziazione dei corrispondenti rapporti giuridici.
La subordinazione del rilascio di titoli concessori alla approvazione del piano comunale delle coste risulta giustificata dall'esigenza di ancorare l'attività di concreta gestione delle aree demaniali ad un contesto preventivamente definito e programmato.
L'art. 46 del codice della navigazione, nel subordinare il subingresso all'autorizzazione del concedente, attribuisce allo stesso un potere ampiamente discrezionale che nulla esclude possa essere esercitato anche a priori per particolari tipologie di concessioni, in seno ad atti amministrativi generali, nel senso di precludere ex ante la possibilità di subingresso nella concessione, così ristabilendo senza eccezioni la regola del divieto di cessione del rapporto concessorio.
Il mantenimento delle strutture stagionali fino al 31.12.2020 è legittimo anche se non previamente dichiarato all’amministrazione
La facoltà o diritto di non procedere allo smontaggio delle strutture amovibili al termine della stagione estiva e solo fino al 31 dicembre 2020, attribuito ex lege ai titolari delle concessioni demaniali marittime cosi come individuati dalla norma, può essere fatto valere anche per così dire “in via di eccezione”, atteso che - non essendo previsto alcun procedimento o necessità di conseguimento di titoli e pareri - l'effetto sospensivo consegue ex lege ed in via automatica; non occorre pertanto alcuna previa dichiarazione o manifestazione della volontà di volersi avvalere dell'effetto previsto in via automatica dalla norma in esame.
L’ampliamento della concessione con concessione suppletiva richiede la procedura di evidenza pubblica
Non è di per sé sufficiente a legittimare l'affidamento diretto il fatto che si sia in presenza di una concessione c.d. suppletiva, nessun argomento decisivo in tal senso potendo rinvenirsi nell'art. 24, secondo comma, del regolamento per l'esecuzione del codice della navigazione coerentemente con i principi di legalità, imparzialità e buon andamento di cui all'art. 97 Cost. e con quelli di matrice comunitaria: infatti tale disposizione deve essere interpretata nel senso che l'affidamento diretto e senza gara (al precedente concessionario) può ammettersi solo in presenza di situazioni eccezionali e nella misura in cui l'estensione della originaria concessione sia obiettivamente funzionale e necessaria per l'effettivo corretto e proficuo utilizzo del bene già concesso ed abbia in ogni caso una minima consistenza quantitativa e non anche quando essa riguardi un (ulteriore) bene demaniale che solo soggettivamente sia collegato al primo, ma che obiettivamente potrebbe essere oggetto di una autonoma e distinta concessione.
Bisognerebbe amare, amare follemente, senza vedere ciò che si ama. Perché vedere è comprendere, e comprendere è disprezzare (Henri-René-Albert-Guy de Maupassant)