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Timestamp: 2020-06-07 07:44:11+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 7306 del 22/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7306 del 22/03/2017
Cassazione civile, sez. un., 22/03/2017, (ud. 07/03/2017, dep.22/03/2017), n. 7306
sul ricorso 4705-2016 proposto da:
C.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA MAGNAGRECIA
95, presso lo STUDIO LEGALE ASSOCIATO GUERRA, rappresentato e difeso
dagli avvocati PAOLO GUERRA e MAURIZIO MARIA GUERRA;
avverso la sentenza della CORTE D’APPELLO di ANCONA, depositata in
data 16/12/2015;
udito l’Avvocato Maurizio Maria Guerra.
che, con sentenza n. 531/2014, il Tribunale di Ancona respinse la domanda proposta da C.L. al fine di ottenere i benefici previsti in favore delle vittime del dovere e dei soggetti ad esse equiparati;
che la Corte d’appello di Ancona, con sentenza n. 348/2015, ha invece accolto la domanda del C., condannando il Ministero della Difesa a corrispondergli l’indennità di cui alla L. n. 266 del 2005, art. 1, commi 564, oltre accessori di legge;
che i Giudici del merito sono giunti alla suddetta conclusione dopo aver respinto l’eccezione di difetto di giurisdizione dell’AGO proposta dal Ministero della Difesa;
che per la cassazione di tale ultima sentenza il Ministero della Difesa ha proposto ricorso per un unico motivo, con il quale ha denunciato, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 1, violazione dell’art. 7 c.p.a. di cui al D.Lgs. n. 104 del 2010, per difetto di giurisdizione del giudice ordinario in favore del giudice amministrativo, in ragione della natura della posizione giuridica soggettiva azionata (interesse legittimo), di cui i giudici del merito non avrebbero tenuto conto;
che C.L. ha resistito con controricorso;
che il 17 febbraio 2017 il Ministero della Difesa, per il tramite dell’Avvocatura generale dello Stato, ha depositato regolare atto di rinunzia al ricorso, per essere sopravvenuta la sentenza di queste Sezioni Unite 13 settembre 2016, n. 23300, nella quale è stato chiarito che in relazione ai benefici di cui alla L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 565, in favore delle vittime del dovere, il legislatore ha configurato un diritto soggettivo, e non un interesse legittimo e che tale diritto non rientra nell’ambito di quelli inerenti il rapporto di lavoro subordinato dei dipendenti pubblici ed ha natura prevalentemente assistenziale, sicchè la competenza a conoscerne è regolata dall’art. 442 c.p.c. e la giurisdizione è del giudice ordinario, quale giudice del lavoro e dell’assistenza sociale;
che tale atto di rinuncia è stato regolarmente notificato alla controparte;
che il difensore del C., presente all’udienza, ha dichiarato di non accettare la rinuncia, svolgendo anche le proprie argomentazioni in proposito;
che la rinuncia è un atto unilaterale a carattere recettizio che, una volta pervenuto a conoscenza della controparte, produce i propri effetti a prescindere dalla accettazione, la quale rileva esclusivamente ai fini del regime delle spese;
che, in particolare, per effetto del sopravvenuto atto di rinuncia al ricorso del Ministero della Difesa deve essere dichiarata l’estinzione del processo, in conformità alla richiesta del Procuratore Generale;
che, quanto alle spese, stante la facoltatività della condanna del rinunciante nel caso di mancata accettazione prevista dall’art. 391 c.p.c., come emendato dal D.Lgs. n. 40 del 2006, nella specie, si ritiene di disporne la compensazione tra le parti, in quanto, come si è detto, solo di recente (con la sentenza n. 23300 del 2016 cit.) è stato chiarito da queste Sezioni Unite che la giurisdizione per le controversie riguardanti i benefici in favore delle vittime del dovere e dei soggetti equiparati è del giudice ordinario.
La Corte, a Sezioni Unite, dichiara estinto il giudizio per rinuncia al ricorso e compensa, tra le parti, le spese.