Source: https://www.slideshare.net/studiocivile/gli-aspetti-dello-statuto-dellimprenditore-39888220
Timestamp: 2017-12-15 21:49:14+00:00
Document Index: 135284813

Matched Legal Cases: ['art. 2188', 'art. 8', 'art. 2497', 'art. 2495', 'art. 2421', 'art. 2710', 'art. 2203', 'art. 2205', 'art. 227', 'art. 2204', 'art. 2204', 'art. 2207', 'art. 2203', 'art. 2204', 'art. 77', 'art. 1388', 'art. 2208', 'art. 2208', 'art. 2209', 'art. 2212']

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Presentazione molto dettagliata relativa ai diversi aspetti dello statuto dell'imprenditore: dalla pubblicità attraverso il Registro delle Imprese, agli ausiliari dell'imprenditore alle procedure concorsuali
mangilessia
1. GLI ASPETTI DELLO STATUTO DELL’IMPRENDITORE UNITÀ 4 UNIVERSITÀ  Pubbl icità legale (Registro Imprese)  Tenuta Scritture contabi l i  Rappresentanza commerciale  Fallimento e accordo di ristrutturazione DEGLI STUDI DI BERGAMO Prof. Diego Piselli - corso di diritto commerciale A.A. 2014/2015
2. LA PUBBLICITÀ DEI FATTI Chi opera sul mercato ha bisogno di informazioni certe relative all’esistenza delle imprese e alle loro vicende. Chi esercita un’attività d’impresa ha interesse a che l’esistenza e le vicende di tale attività siano conosciute dai terzi e siano loro opponibili. L’informazione consente di semplificare i rapporti economici e di prevenire le controversie tra le imprese. DELL’IMPRESA
3. LO STRUMENTO DI PUBBLICITÀ DEI FATTI DELLE IMPRESE La pubblicità dei fatti delle imprese è attuata attraverso il Registro delle Imprese previsto dal codice del 1942 per le sole imprese commerciali medio grande e istituito nel 1993 come sistema di informazione relativo a tutte le imprese.
4. STORIA DEL REGISTRO IMPRESE Non istituito per molti anni dopo l’entrata in vigore del Codice Civile. Attuato con L. 29-12-1993, n. 580, DPR 07-12-1995, n. 581 e DPR 16- 09-1996, n. 559. Tenuto presso le camere di commercio. Oggi non raccoglie solo atti delle imprese commerciali, ma anche atti degli altri tipi di imprese. Il registro è pubblico. Il registro è tenuto con modalità informatica.
5. UFFICIO DEL REGISTRO DELLE IMPRESE È istituito presso camera di commercio in ogni Provincia. È diretto da un Conservatore (segretario generale o dirigente) nominato dalla giunta della CCIAA, È vigilato da un Giudice designato dal Presidente del Tribunale («Giudice del Registro», art. 2188 c.c.). È tenuto con tecniche informatiche e telematiche Chiunque può consultarlo.
6. LA FUNZIONE DEL REGISTRO DELLE IMPRESE “assicurare completezza ed organicità di pubblicità per tutte le imprese soggette ad iscrizione, garantendo la tempestività dell’informazione su tutto il territorio nazionale” (art. 8, c. 6, legge 580/1993)
7. L’ORGANIZZAZIONE DEL REGISTRO Sezione ordinaria Sezioni speciali IMPRESE
8. Imprenditori individuali non piccoli Società in nome collettivo Società in accomandita semplice Società di capitali Società cooperative; Società consortili Consorzi con attività esterna SEZIONE ORDINARIA Gruppi europei di interesse economico (G.E.I.E.) Aziende speciali e consorzi fra enti locali, previsti dal d.lgs. 267/2000 Società estere nel caso di apertura di una sede secondaria o di svolgimento dell’attività principale in Italia. Associazioni ed altri enti od organismi che esercitano in via esclusiva o principale attività economica in forma di impresa Enti pubblici economici (aventi per oggetto esclusivo o principale un’attività commerciale)
9. soggetti per i quali l’iscrizione non era prevista dal c.c.: imprenditori individuali agricoli (2135 c.c.), piccoli imprenditori (2083 c.c), società semplici imprese artigiane disciplinate dalla L. 443/85 società tra professionisti (attualmente solo società tra avvocati ex d.lgs. 96/2001) società o enti che esercitano attività di direzione e coordinamento e quelle che vi sono soggette ex art. 2497 bis c.c., (l’iscrizione ai aggiunge a quella nella sezione ordinaria, se la società vi è tenuta); imprese sociali ex d.lgs. 115/2006 SEZIONI SPECIALI
10. MODALITÀ DI ATTUAZIONE DELLA Iscrizione a fini di opponibilità ai terzi o di informazione PUBBLICITÀ Deposito a fini di mera conoscibilità (es: deposito bilancio) In taluni casi l’iscrizione è accompagnata da pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (es.: pubblicità G.E.I.E:)
11. ATTI E FATTI DA ISCRIVERE O DEPOSITARE A REGISTRO IMPRESE Solo quelli specificati dalla legge (non esistono depositi o iscrizioni ulteriori). Si tratta delle informazioni necessarie per individuare l’imprenditore, l’impresa, la struttura e l’organizzazione delle società. Tutte le modificazioni degli atti iscritti devono essere iscritte.
12. PROCEDIMENTO DI ISCRIZIONE Le iscrizioni devono essere fatte nel registro delle imprese della provincia in cui l’impresa ha la sede. Nella corrispondenza deve essere indicato il registro delle imprese di iscrizione. L’iscrizione avviene su richiesta dell’interessato, ma può avvenire d’ufficio se si tratta di iscrizione obbligatoria e l’interessato non vi provvede. In particolare può essere disposta la cancellazione d’ufficio: cfr. d.p.r. 247/2004 e articolo 2490 c.c. (qualora per oltre tre anni consecutivi non venga depositato il bilancio la società è cancellata d’ufficio dal Registro Imprese con gli effetti previsti dall’art. 2495 c.c.)
13. CONTROLLO SULLE ISCRIZIONI L’ufficio del registro delle imprese è incaricato di un controllo di legalità formale su quanto oggetto di iscrizione: il controllo si estende alla verifica dell’esistenza e della veridicità dell’atto.
14. VICENDE ISCRIZIONE L’iscrizione deve avvenire entro dieci giorni dalla protocollazione della richiesta. Contro il rifiuto di iscrizione, il richiedente può ricorrere entro otto giorni al Giudice del registro, che provvede con decreto. Contro il decreto del Giudice del registro si può ricorrere al tribunale, che provvede anch’esso con decreto. Con le stesse modalità si può ricorrere contro la cancellazione d’ufficio.
15. SANZIONI La mancata iscrizione è punita: • con sanzione amministrativa; • con sanzioni indirette (per es. mancato decorso termine di un anno per dichiarazione fallimento).
16. EFFICACIA ISCRIZIONE • efficacia dichiarativa, • efficacia costitutiva, • efficacia normativa. Iscrizione nella sezione ordinaria: • normalmente pubblicità notizia e certificazione anagrafica, • per imprese agricole e società semplici: efficacia dichiarativa. Iscrizione nelle sezioni speciali:
17. EFFICACIA DICHIARATIVA (ART. 2193 C.C.) I fatti dei quali la legge prescrive l'iscrizione, se non sono stati iscritti, non possono essere opposti ai terzi da chi è obbligato a richiederne l'iscrizione, a meno che questi provi che i terzi ne abbiano avuto conoscenza L'ignoranza dei fatti dei quali la legge prescrive l'iscrizione non può essere opposta dai terzi dal momento in cui l'iscrizione è avvenuta (la conoscenza è sostituita da una formalità). L'adempimento pubblicitario è surrogabile dalla prova della conoscenza del fatto non pubblicizzato Questa regola subisce delle deroghe con riferimento alle società di capitali: • L’opponibilità ai terzi diventa piena solo decorsi 15 giorni dall’iscrizione. Durante questo periodo i terzi possono dimostrare la mancata conoscenza. • Per certi atti, previsti dalla legge, la pubblicità legale avviene tramite pubblicazione nella gazzetta ufficiale. • Art. 2384, 2° c.: «le limitazioni ai poteri degli amministratori che risultano dallo statuto o da una decisione degli organi competenti non sono opponibili ai terzi, anche se pubblicate, salvo che si provi che questi abbiano intenzionalmente agito a danno della società».
18. EFFICACIA COSTITUTIVA Si ha solo quando è previsto dalla legge e non è surrogabile dalla conoscenza effettiva dell’atto non iscritto. Costituisce il presupposto perché un atto produca effetti nei confronti di chiunque o solo dei terzi. Per esempio: in mancanza di iscrizione società per azioni, delle società in accomandita per azioni, delle società a responsabilità limitata e delle cooperative non «nascono».
19. EFFICACIA NORMATIVA All’iscrizione consegue un particolare regime normativo, che non si applica in caso contrario. Per esempio: i soci delle s.n.c. e la s.a.s. iscritte sono sottoposti a un regime di responsabilità per i debiti della società meno gravoso di quello che si applica ai soci delle società non iscritte.
20. LA PUBBLICITÀ-NOTIZIA Ha il limitato effetto di rendere conoscibili determinati fatti ma non ha alcun rilievo in termini di opponibilità di tali fatti. Esempi di pubblicità notizia: iscrizione delle società tra Avvocati; iscrizione dei soggetti che esercitano attività di direzione e coordinamento; iscrizione del piccolo imprenditore commerciale.
21. LE SCRITTURE CONTABILI In un’economia fondata sul credito è fondamentale per l’imprenditore e per i terzi che con lui hanno rapporti avere una costante informazione sul movimento degli affari dell’impresa e sulla sua consistenza patrimoniale. Tale controllo si attua attraverso le scritture contabili. Le scritture contabili sono obbligatorie per l’imprenditore commerciale medio-grande, per le società commerciali anche se non svolgono attività commerciale, per gli enti pubblici economici e per le imprese sociali. Le scritture devono essere conservate per dieci anni.
22. LE SCRITTURE CONTABILI OBBLIGATORIE (ART. 2214 C.C.) Il soggetto obbligato deve tenere il libro giornale e il libro degli inventari (2215, 2216 e 2217 c.c.). Deve altresì tenere le altre scritture contabili che siano richieste dalla natura e dalle dimensioni dell'impresa e conservare ordinatamente per ciascun affare gli originali delle lettere, dei telegrammi e delle fatture ricevute, nonché le copie delle lettere, dei telegrammi e della fatture spedite.
23. LIBRO GIORNALE (ART. 2216 C.C.) In esso devono essere indicate giorno per giorno le operazioni relative all’esercizio dell’impresa. Le registrazioni devono essere in ordine cronologico ma non è necessario che siano effettuate il giorno stesso in cui sono eseguite. Non devono essere registrate separatamente tutte le operazioni compiute in un giorno: quelle omogenee possono essere registrate giornalmente in modo cumulativo. Sono possibili libri giornali sezionali.
24. LIBRO DEGLI INVENTARI (ART. 2217 C.C.) È un registro sistematico in cui vanno riportati l’inventario da redigere all’inizio e gli inventari periodici annuali. L’inventario deve descrivere e valutare le attività e le passività dell’impresa nonché delle attività e delle passività dell'imprenditore estranee alla medesima e si chiude con il bilancio. Nelle valutazioni di bilancio qualsiasi imprenditore deve attenersi ai criteri stabiliti per i bilanci delle società per azioni, in quanto applicabili.
25. ESEMPI DI ALTRE SCRITTURE RICHIESTE DALLA NATURA E DAL LE DIMENSIONI DEL L’ IMPRESA Libro mastro, libro cassa, libro magazzino. Molte scritture sono tenute in forza della legislazione fiscale. Altre scritture sono imposte dalla disciplina societaria (v. art. 2421 c.c.).
26. LE REGOLE DI TENUTA DELLE SCRITTURE CONTABILI (2215 /2219 C.C. ) I libri contabili, prima di essere messi in uso, devono essere numerati progressivamente in ogni pagina e, qualora sia previsto l'obbligo della bollatura o della vidimazione, devono essere bollati in ogni foglio dall'ufficio del registro delle imprese o da un notaio secondo le disposizioni delle leggi speciali. L'ufficio del registro o il notaio deve dichiarare nell'ultima pagina dei libri il numero dei fogli che li compongono. Il libro giornale e il libro degli inventari devono essere numerati progressivamente e non sono soggetti a bollatura né a vidimazione. Tutte le scritture devono essere tenute secondo le norme di un'ordinata contabilità, senza spazi in bianco, senza interlinee e senza trasporti in margine. Non vi si possono fare abrasioni e, se è necessaria qualche cancellazione, questa deve eseguirsi in modo che le parole cancellate siano leggibili. È oggi possibile la tenuta delle scritture con modalità informatica e archiviazione virtuale.
27. IL CONTROLLO DELLE SCRITTURE CONTABILI In generale le scritture contabili dell’imprenditore non sono soggette in quanto tali a controllo. Nelle s.p.a. e nelle s.r.l. di maggiori dimensioni e nelle società qualificate dalla legge come «enti di interesse pubblico» (D. Lgs. 39 del 2010) ovvero in quelle che le controllano o ne sono controllate è previsto un articolato sistema di revisione legale dei conti
28. SANZIONI L’imprenditore che non tiene regolarmente le scritture contabili non può utilizzarle come mezzo di prova a proprio favore (art. 2710 c.c.): le scritture irregolari fanno, però, prova contro l’imprenditore. In caso di fallimento la mancata tenuta della contabilità o la tenuta irregolare possono portare all’applicazione della sanzione per il reato di bancarotta. Le norme del diritto penale sanzionano in certi casi l’infedeltà delle informazioni contabili rese al pubblico attraverso i bilanci (ma non la mancata tenuta della contabilità in sé).
29. RISERVATEZZA DELLE SCRITTURE Le scritture contabili normalmente restano riservate all’imprenditore e non sono accessibili ai terzi. Solo il bilancio delle società di capitali e delle cooperative deve essere reso pubblico con il deposito nel registro delle imprese. Nelle società sottoposte a controllo pubblico il segreto non può essere opposto all’organo preposto alla vigilanza. Per esempio nelle quotate il segreto non può essere opposto alla Consob, che può disporre anche la diffusione di notizie ulteriori rispetto all’informativa di bilancio. Fanno eccezione le norme penali e tributarie che possono derogare al principio del segreto. CONTABILI
30. RILEVANZA PROBATORIA DELLE SCRITTURE CONTABILI NEL PROCESSO (2709- 2710 C.C.) Le scritture possono essere utilizzate contro l’imprenditore sempre, comunque siano tenute (regolarmente o irregolarmente). Chi vuole farle valere contro l’imprenditore non può scinderne il contenuto (l’imprenditore può dimostrare falsità o erroneità della registrazione contabile). Le scritture possono essere utilizzate a favore dell’imprenditore (ma entro limiti rimessi all’apprezzamento del Giudice) se ricorrono tre condizioni: • le scritture sono essere regolarmente tenute, • la controparte deve essere un imprenditore, • la controversia deve riguardare rapporti inerenti l’esercizio dell’impresa.
31. LA COMUNICAZ IONE E L’ESI BI Z IONE DEL LE SCRITTURE CONTABILI (2711 C.C. ) • Solo in tre casi tassativi il Giudice può ordinare la comunicazione integrale in giudizio di tutte le scritture contabili: controversie relative allo scioglimento delle società, controversie relative alla comunione di beni e controversie relative alla successione mortis causa. • Negli altri casi il giudice può ordinare, anche d'ufficio, che si esibiscano i libri per estrarne le registrazioni concernenti la controversia in corso. Può ordinare altresì l'esibizione di singole scritture contabili, lettere, telegrammi o fatture concernenti la controversia stessa.
32. LA RAPPRESENTANZA COMMERCIALE  L’imprenditore commerciale si avvale di ausiliari (dipendenti o autonomi) ai quali possono essere conferiti poteri di rappresentanza;  Gli ausiliari non sono, normalmente, utilizzati dal piccolo imprenditore.  La legge dedica particolare disciplina a tre tipi di ausiliari dell’imprenditore commerciale, dotati di potere di rappresentanza: institori, procuratori e commessi.  Tali ausiliari si intendono dotati di poteri di rappresentanza indipendentemente dall’esistenza di un’esplicita procura.
33. PECULIARITÀ RAPPRESENTANZA COMMERCIALE Institori, procuratori e commessi sono automaticamente investiti del potere di rappresentanza dell'imprenditore ex lege commisurato al tipo di mansioni che la qualifica comporta. Non occorre una specifica procura, dato che il potere di rappresentanza costituisce effetto naturale della mansione da essi svolta. L’imprenditore può modificare il contenuto legale tipico del potere di rappresentanza di tali ausiliari: in tal caso è necessario uno specifico atto, opponibile ai terzi solo se portato a conoscenza di costoro nelle forme stabilite dalla legge.
34. L’INSTITORE  È colui che è preposto all'esercizio dell'impresa (art . 2203, 1° c.) o di una sede secondaria o di un ramo di essa (art. 2203, 2° c.). Corrisponde al direttore generale dell'impresa o di una filiale o di un settore produttivo. È posto al vertice della gerarchia del personale, in virtù di un atto di preposizione dell' imprenditore.  Solitamente è un lavoratore subordinato con la qualifica di dirigente.  L' institore è investito dall'imprenditore di un potere di gestione generale, che abbraccia tutte le operazioni della struttura alla quale è preposto. Non può essere considerato institore chi ha poteri limitati a un determinato settore funzionale dell’impresa .
35. GLI OBBLIGHI DELL’INSTITORE L'institore è tenuto, insieme all’imprenditore, all'adempimento degli obblighi di iscrizione nel registro delle imprese e di tenuta delle scritture contabili dell'impresa o della sede cui è preposto (art. 2205). In caso di fallimento dell'imprenditore trovano applicazione anche nei confronti dell'institore le sanzioni penali a carico del fallito (art. 227 l. f.).
36. IL POTERE DI RAPPRESENTANZA DELL’INSTITORE All’institore è attribuito generale il potere di rappresentanza, sia sostanziale sia processuale, corrispondente al suo potere di gestione (art. 2204 c.c.). Egli può compiere in nome dell'imprenditore «tutti gli atti pertinenti all'esercizio dell'impresa» o della sede o del ramo cui è preposto. All’institore è espressamente vietato alienare o ipotecare i beni immobili del preponente, se non è stato a ciò specificamente autorizzato. L'institore può stare in giudizio, sia come attore (soggetto che inizia una causa), sia come convenuto (soggetto che subisce una causa) per «le obbligazioni dipendenti da atti compiuti nell'esercizio dell'impresa a cui è preposto» (art. 2204, 2° comma).
37. LIMITAZIONE POTERI INSTITORE Il potere di rappresentanza attribuito all’institore dalla legge può essere ampliato o limitato dall'imprenditore, sia all'atto della preposizione sia in un momento successivo. Le limitazioni sono opponibili ai terzi solo se la procura o il successivo atto di limitazione siano stati pubblicati nel registro delle imprese (artt. 2206, 1° comma e 2207, 1° comma, c.c.). In mancanza, «la rappresentanza si reputa generale», salvo che l’imprenditore provi che i terzi effettivamente conoscevano l'esistenza di limitazioni al momento della conclusione dell'affare. La revoca della procura institoria è opponibile ai terzi solo se pubblicata o se l'imprenditore dimostra che i terzi ne sono a conoscenza (art. 2207 c.c.).
38. CASSAZIONE 8397/2009 L'attività posta in essere dalle filiali o succursali di una banca - le quali sono prive di personalità giuridica - va sempre imputata all'istituto di credito di cui sono emanazione. Ai dirigenti preposti a filiali e succursali, inoltre, va - di regola - riconosciuta la qualità di institore, ex art. 2203, comma 2, c.c., di modo che gli stessi possono agire o resistere in giudizio in nome della banca preponente, per qualsiasi rapporto derivante da atti compiuti nella filiale o succursale cui sono proposti, come previsto dall'art. 2204, comma 2, c.c., e dall'art. 77, comma 2, c.p.c. a norma del quale, tra l'altro, il potere di stare in giudizio per il preponente si presume conferito all'institore.
39. LA RAPPRESENTANZA INSTITORIA- Il rappresentante deve rendere esplicito al terzo con cui contratta che opera in nome del rappresentato, affinché l'atto compiuto e i relativi effetti ricadano direttamente su quest’ultimo (art. 1388). Il rappresentante che non osserva questa regola si obbliga personalmente. Nella disciplina generale della rappresentanza in tal caso il preponente non resta obbligato. In quella della rappresentanza institoria (art. 2208) anche il preponente è personalmente obbligato, quando gli atti compiuti dall'institore «siano pertinenti all'esercizio dell'impresa a cui è preposto».
40. CASSAZIONE 9130/2013 La nomina di un institore non esclude la responsabilità del titolare dell'impresa per gli atti dallo stesso compiuti, evincendosi dal sistema, ed in particolare dall'art. 2208 c.c., che l'imprenditore risponde in via presuntiva di tutti gli atti compiuti in suo nome nella sede dell'impresa stessa, per essere a lui riferibili, secondo i principi fondamentali dell'apparenza giuridica e dell'affidamento, le attività svolte da coloro i quali, a qualsiasi titolo, agiscano nella suddetta sede quali suoi incaricati o che, ragionevolmente, possano essere considerati tali. Quindi – nel caso di specie – una Banca ha dovuto rispondere del danno provocato dal Direttore di Filiale con il cattivo utilizzo delle somme ricevute in deposito.
41. I PROCURATORI Sono coloro che «in base ad un rapporto continuativo, abbiano il potere di compiere per l'imprenditore gli atti pertinenti all'esercizio dell'impresa, pur non essendo preposti ad esso» (art. 2209). Essi sono in una posizione di grado inferiore rispetto all'institore in quanto: • a) non sono posti a capo dell'impresa o di un ramo o di una sede secondaria; • b) sono anch’essi ausiliari con funzioni direttive, ma il loro potere decisionale è circoscritto ad un determinato settore operativo dell'impresa o ad una serie specifica di atti.
42. POTERI E OBBLIGHI DEL PROCURATORE (2209 C.C.) Anche ai procuratori si applicano gli artt. 2206 (pubblicità della procura institoria) e 2207 (modifica e revoca della stessa): in mancanza di specifiche limitazioni iscritte nel registro delle imprese, i procuratori sono ex lege investiti di un potere di rappresentanza generale dell'imprenditore, ma limitato alla specie di operazioni per le quali hanno potere decisionale. A differenza dell’institore, il procuratore non ha la rappresentanza processuale (attiva e/o passiva) dell'imprenditore, se tale potere non gli è stato espressamente conferito e non è soggetto agli obblighi di iscrizione nel registro delle imprese e di tenuta delle scritture contabili. L'imprenditore non risponde per gli atti, pur pertinenti all'esercizio dell'impresa, compiuti da un procuratore senza spendita del nome dell'imprenditore.
43. COMMESSI I commessi sono ausiliari subordinati cui sono affidate mansioni esecutive e materiali che li pongono in contatto con i terzi.
44. POTERI E OBBLIGHI COMMESSI (2210 C.C.) Ai commessi è riconosciuto potere di rappresentanza dell'imprenditore anche in mancanza di specifico atto di conferimento; essi «possono compiere gli atti che ordinariamente comporta la specie di operazioni di cui sono incaricati». Salvo espressa autorizzazione, i commessi: a) non possono esigere il prezzo delle merci delle quali non facciano la consegna, né concedere dilazioni o sconti che non siano d'uso; b) non hanno il potere di derogare alle condizioni generali di contratto predisposte dall'imprenditore o alle clausole stampate nei moduli dell'impresa; c) se preposti alla vendita nei locali dell'impresa, non possono esigere il prezzo fuori dei locali stessi (salvo che consegnino quietanza firmata dall'imprenditore), né possono esigerlo all'interno dell'impresa se alla riscossione è destinata apposita cassa. A tutti i commessi è poi riconosciuta — limitatamente agli affari da essi conclusi — la legittimazione a ricevere per conto dell'imprenditore le dichiarazioni che riguardano l'esecuzione dei contratti ed i reclami relativi alle inadempienze contrattuali. È riconosciuta, altresì, la legittimazione a chiedere provvedimenti cautelari nell'interesse dell'imprenditore (art. 2212). L'imprenditore può ampliare o limitare tali poteri. Non è previsto un sistema di pubblicità legale; perciò le limitazioni saranno opponibili ai terzi solo se portate a conoscenza degli stessi con mezzi idonei (ad esempio, avvisi affissi nei locali di vendita), o se si prova l'effettiva conoscenza delle limitazioni medesime da parte dei terzi.
45. FALLIMENTO E ALTRE PROCEDURE CONCORSUALI Il complesso delle regole della legge fallimentare è applicabile solo all’imprenditore commerciale medio-grande: Oggi, però, sono non sono «fallibili» tutti gli imprenditori commerciali medio-grandi, ma solo quelli che presentino determinati parametri relativi all’attivo patrimoniale, ai ricavi lordi e all’indebitamento In linea generale la procedura di fallimento determina lo spossessamento dell’imprenditore e il concorso di tutti i suoi creditori nella soddisfazione derivante dall’alienazione del patrimonio dell’impresa.
46. ARTICOLO 1 LEGGE FALLIMENTARE Sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori che esercitano una attività commerciale, esclusi gli enti pubblici. II. Non sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori di cui al primo comma, i quali dimostrino il possesso congiunto dei seguenti requisiti: a) aver avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di fallimento o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila; b) aver realizzato, in qualunque modo risulti, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila; c) avere un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila. III. I limiti di cui alle lettere a), b e c) del secondo comma possono essere aggiornati ogni tre anni con decreto del Ministro della giustizia, sulla base della media delle variazioni degli indici ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati intervenute nel periodo di riferimento.
47. MANOVRA 2011 E IMPRENDITORE AGRICOLO Importanti novità per l’imprenditore agricolo dall’articolo 23 del d.l. 98/2011 In attesa di una revisione complessiva della disciplina dell'imprenditore agricolo in crisi e del coordinamento delle disposizioni in materia, gli imprenditori agricoli in stato di crisi o di insolvenza possono accedere alle procedure di cui agli articoli 182- bis e 182-ter della legge fallimentare (accordo di ristrutturazione dei debiti e transazione fiscale).