Source: http://www.tgmaddalena.it/ne-bis-in-idem-non-due-volte-per-la-medesima-cosa-accusa-e-difesa-nel-processo-a-silvia-costa-e-billy-udienza-2-marzo-2016/
Timestamp: 2017-04-27 06:57:32+00:00
Document Index: 107631004

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.11', 'art. 53', 'art. 54', 'sentenza ', 'art. 55', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 54', 'sentenza ', 'art. 50', 'sentenza ', 'art.7', 'sentenza ', 'art. 54', 'art. 50', 'art. 50', 'art. 54', 'art. 50', 'artt 58', 'art. 52', 'art. 54', 'art. 50', 'art. 52', 'art.55', 'art. 52', 'sentenza ', 'art.7', 'sentenza ', 'art.1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art.11', 'art.6', 'art.11', 'artt 7', 'art.11', 'art.7', 'art. 8', 'art.8', 'art. 280', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 530', 'artt 7', 'art. 54', 'art. 54', 'art. 111', 'art.7', 'art.7', 'art. 54', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 55', 'artt 6', 'art. 55', 'art. 50', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 50', 'art. 54', 'sentenza ', 'art. 50', 'art. 52', 'art. 7', 'art. 54', 'art. 54', 'sentenza ', 'art. 270', 'art. 270', 'sentenza ']

TGMaddalena – “Ne bis in idem”, condannati in Svizzera per atti preparatori di incendio doloso e imputati per terrorismo in Italia. Accusa e difesa nel processo a Silvia, Costa e Billy – Udienza 2 marzo 2016
04/03/2016 at 02:38	by Simonetta Zandiriin In_Giustizia, Processo a Silvia Billy e Costa
Quel terrorismo che non fa notizia (e che per la Svizzera sono reati comuni: atti preparatori del reato di incendio doloso, trasporto e occultamento di materiale esplosivo).
Foto presidio all’EFSA di Parma – 26 febbraio 2016
Aula 47, ormai paradossalmente mi pare quasi un luogo familiare. Sono tanti i processi che ho seguito in quell’aula. Troppi. Il primo fu quello a Nina e Marianna, arrestate l’8 settembre 2011 durante una manifestazione notturna alle reti del fu non cantiere del Tav in Valsusa. E’ il 2 marzo, siamo nel 2016 e sono ancora nell’aula 47, l’udienza inizia con un’ora di ritardo con presenti due dei tre imputati, Costa e Silvia, l’avv. Pagani e l’avv. Novaro. L’apertura dell’udienza è già kafkiana, perché Novaro comunica di “essersi accorto che manca un elemento essenziale, ovvero l’informativa che per la sentenza passata in giudicato in Svizzera è stata anche scontata la pena”. Dettagli. Non so se ridere o piangere, nel dubbio continuo a scrivere. Ma non posso fare a meno di chiedermi se stiano scherzando… perché Costa, Silvia e Billy sono stati condannati per possesso, trasporto e ricettazione di esplosivo per il tentativo di attacco al centro di ricerche nano-tecnologiche IBM a Zurigo a firma Earth Liberation Front Switzerland. Il processo si concluse con la condanna tra i tre anni e quattro mesi e tre anni e otto mesi. Pena che hanno scontato interamente, dettaglio che evidentemente non risulta agli atti. Non fosse già grottesca questa mancanza, rilevata puntualmente da Novaro, il giudice chiede agli imputati di fare una dichiarazione nella quale confermino di avere scontato la condanna. Palesemente basiti dalla richiesta, Silvia e Costa ripetono la frase suggerita dai legali.
La requisitoria del PM Di BALME: la labirintica scappatoia dal “Ne bis in idem” (non due volte per la medesima cosa). Sulla rinnovazione del giudizio.
La parola passa al PM Di Balme, e non sono in grado di riassumere il discorso che è prevalentemente “tecnico” e rischierei di tralasciare passaggi magari importanti, quindi cercherò di completare il quadro con link alle fonti. Dopo avere evidenziato che questa causa “presenta aspetti di notevole originalità” ed è “un caso che non ha precedenti”, Di Balme affronta il nodo sostanziale, ovvero la rinnovazione del giudizio, e nel discorso che segue, quel “Ne bis in idem” (non due volte per la medesima cosa) sembra sfumare in un reticolo di normative, trattati, riserve, protocolli e allegati. Insomma un labirinto stile Azzeccagarbugli che pare fatto apposta per rendere incomprensibile la materia, perché la legge non ammetterà ignoranza ma qui mi è parso di essere in uno di quegli incroci in cui trovi i cartelli che indicano che devi svoltare a destra per “tutte le direzioni”, a sinistra per “tutte le direzioni”, andare dritto per “tutte le direzioni” e se proprio hai dubbi, fai inversione a U e arrivi comunque in “tutte le direzioni”. Cioè dove vogliono arrivare loro. Non so se mi spiego…
Il tema centrale è, come già detto, la rinnovazione del giudizio, dispositivo dell’art.11 del codice penale che, per quanto attiene al rispetto del principio del ne bis in idem (non due volte per la stessa cosa, letteralmente) rimanda agli articoli 54-58 della Convenzione di Schengen, firmata nel 1990 e resa esecutiva nel 1993. Ed è Schengen, secondo il PM, a determinare la necessità di una rinnovazione, perché l’aquis (accordo) di Schengen, a detta del PM, comprende “l’importantissima applicazione dell’accordo di Schengen detta CAS”, Convenzione di applicazione del 19 giugno 1990 dell’Accordo di Schengen [casualmente trovo il testo su un sito del dipartimento federale di giustizia e polizia svizzero che però si ferma all’art. 53…]. La CAS, all’art. 54 [ che devo cercare direttamente nel sito Eur-Lex] prevede che “Una persona che sia stata giudicata con sentenza definitiva in una Parte contraente non può essere sottoposta ad un procedimento penale per i medesimi fatti in un’altra Parte contraente a condizione che, in caso di condanna, la pena sia stata eseguita o sia effettivamente in corso di esecuzione attualmente o, secondo la legge dello Stato contraente di condanna, non possa più essere eseguita.”
Ma quello che pare nodale, nella requisitoria del PM, è l’art. 55 del CAS:
“Articolo 55
1. Una Parte contraente può, al momento della ratifica, dell’accettazione o dell’approvazione della presente convenzione dichiarare di non essere vincolata dall’articolo 54 in uno o più dei seguenti casi:
a) quando i fatti oggetto della sentenza straniera sono avvenuti sul suo territorio in tutto o in parte. In quest’ultimo caso questa eccezione non si applica se i fatti sono avvenuti in parte sul territorio della Parte contraente nel quale la sentenza è stata pronunciata;
2. Una Parte contraente che effettua una dichiarazione in relazione all’eccezione menzionata al paragrafo 1, lettera b) preciserà le categorie di reati per le quali tale eccezione può essere applicata.
4. Le eccezioni che sono state oggetto di una dichiarazione ai sensi del paragrafo 1 non si applicano quando la Parte contraente di cui si tratta ha, per gli stessi fatti, richiesto l’instaurazione del procedimento penale all’altra Parte contraente o concesso estradizione della persona in questione.”
“La parte contraente”, precisa il PM, “in relazione alla lettera B preciserà le categorie di reati per le quali questa eccezione potrà essere applicata. La CAS è stata poi incorporata con il trattato di Amsterdam, che ne è stato dalle riserve? La facoltà di esercitare le riserve è stata applicata dall’Italia, con l’art. 54 della convenzione” che può non essere vincolante [nella non procedibilità, ndr] qualora i fatti oggetto della sentenza straniera costituiscano “reati contro la sicurezza“, ed è il caso dei delitti contro la personalità dello Stato” che sarebbero quindi oggetto di riserva. “Cosa interviene successivamente?” (e qui inizio ad andare in tilt… quindi proseguo con una certa ansia) “La carta di Nizza.. la carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, proclamata nel 2000 e nel 2007 fatta proprio dall’UE con il trattato di Lisbona, art. 50 trattato di Nizza: “Nessuno può essere perseguito o condannato per un reato per il quale è già stato assolto o condannato nell’Unione a seguito di una sentenza penale definitiva conformemente alla legge.”
Sono confusa. Ed è come se le pareti di questo labirinto diventassero sempre più alte. Prosegue il PM Di Balme: “Alla carta di Nizza viene attribuito valore giuridico dei trattati… allora la prima domanda che mi sono fatto è: com’è andata a finire la revisione di cui all’art.7 della nostra legge? Qual è il destino della riserva? Facendo le dovute ricerche incappo subito nel falso ostacolo della sentenza 8984 del 2015, che porta un discorso che è assolutamente infondato, ma la voglio citare e la produrrò, perché sostanzialmente aggancia la resistenza degli accordi pre Lisbona ad un protocollo, il numero 36 allegato agli articoli 9 e 10 che disciplinano la normativa in regime transitorio. Sulla base del regime transitorio dice che passati 5 anni dal trattato di Lisbona sarebbero decaduti tutti gli accordi presi compresi gli articoli che ci riguardano.”
A questo punto penso che il prossimo che mi dice che “la legge non ammette ignoranza” lo stendo, e non metaforicamente.
Andiamo avanti. “Quindi primo passaggio: la CAS non ha perso efficacia, mantiene la sua piena validità , l’art. 54 e 55 ci sono [ma non si trovano sul testo svizzero, ndr]. E allora si apre ovviamente un problema di interpretazione, per quello che è il 54 di SCHENGEN e il 50 della CARTA di Nizza. Se li guardiamo, li ho letti apposta, c’è una sostanziale e importante sovrapposizione ma vi sono elementi di diversità: uno è la condizione di esecuzione, che troviamo in Schengen, il fatto che la pena sia stata eseguita… questo in Nizza non lo troviamo, l’altro sono le riserve di cui alla lettera B e C che in Nizza non troviamo. E’ pacifico che l’applicazione del 54 e del 55 deve passare attraverso il confronto con l’art. 50 della carta di Nizza allora entriamo in una valutazione interpretativa, il primo problema che mi pongo è se quella data previsione non è più prevista in Nizza è caduta o non è caduta? Il fatto che non esista più è di per sé elemento idoneo a farla interpretare come non più esistente? Parto da quello che ho, la condizione di esecuzione, la prima che è venuta all’attenzione della corte. La corte si trova con una norma di rango primario, art. 50, e una di rango secondario, l’art. 54. Dove si guarda per avere una prima illuminazione in tal senso? Si guarda ad un atto dell’UE, si chiama “Spiegazioni relative alla carta dei diritti fondamentali, è del 2007, un’elaborazione relativa a ciascun articolo della carta in cui vengono date delle indicazioni e sono ritenute importanti nel diritto per l’interpretazione da parte dei giudici. Io richiamo le spiegazioni relative all’art. 50 in cui si fa riferimento agli artt 58 e 58 della CAS e si dice testualmente “le eccezioni molto limitate per le quali dette condizioni consentono agli stati membri di derogare.. sono disciplinate dall’art. 52, paragrafo 1…” della Carta di Nizza. Torno su quel punto perché è importante, cioè le spiegazioni ci dicono.. se vuoi parlare dell’art. 54 e 55 in relazione all’art. 50 fallo però in relazione all’art. 52″.
Di Balme prosegue la sua requisitoria, ma io a questo punto ho bisogno di una pausa e forse anche voi che, leggendo, vi siete trovati in quel labirinto con le pareti sempre più alte.
[Persa. Mi sento persa nel nulla. Perché in quelle spiegazioni citate dal PM leggo cose che sulla carta sono quasi poesia ma solo sulla carta. Perché non c’è niente di reale. Leggetele anche voi, sono 19 pagine che meritano tutta la vostra attenzione. ]
L’unica frase che rimbomba nella mia mente mentre faticosamente trascrivo è “situazione surreale” e di certo non si riferisce all’azione di Silvia, Costa e Billy… E come dice Novaro, all’inizio dell’arringa, una cosa è legalità ed un altra la giustizia.
E mentre l’eco di questi pensieri rimbalza tra i miei neuroni, il PM cita alcuni casi giudicati dalla Corte di Giustizia Europea, il caso Spasic (qui il comunicato stampa) e poi un caso che per il PM: “ci riguarda, ovvero la vigenza delle riserve di cui all’art.55, la territorialità, la personalità passiva, certamente sono riserve che hanno un senso, un significato per garantire che alcune porzioni del fatto non vengano private di tutela giurisdizionale così come alcuni valori e interessi statali non vengano privati di tutela, il problema è vedere se sono ancora attuali, se sono ancora applicabili o se invece il giudice debba arrivare con un processo interpretativo alla loro disapplicazione.” Si tratta del caso Kossowski, causa C-486/14 [un caso di apologia del nazismo], la cui risposta [da parte della Corte di Giustizia Europea ndr], precisa Di Balme, “è attesa a settimane, se non a mesi”. Quindi un caso aperto. ” E’ la prima volta che una questione relativa alle riserve viene portata all’attenzione della corte, causa C486/14 del 2014, il giudice tedesco pone la questione giudiziale della lettera A relativa alla territorialità. Pone due problemi semplici: se continuano a valere le riserve… se tali eccezioni costituiscano limitazioni proporzionate alla luce dell’art. 52 (carta di Nizza). La risposta dei giudici non l’abbiamo perché non c’è ancora, abbiamo però , ed è molto interessante, le conclusioni dell’avvocato generale, uno degli undici avvocati generali che compongono la corte, è una figura super partes che non c’entra nulla con la parte pubblica, è un organismo istituzionale, sono grandi giuristi che intervengono nelle cause nelle quali è richiesto, che riguardano punti di diritto. Il parere non è vincolante ma è seguito ed è di enorme importanza, un atto che va guardato con enorme rispetto”. “L’avvocato generale”, prosegue Di Balme, “presenta le conclusioni due mesi e mezzo fa e dà atto che la presente causa solleva per la prima volta la questione delle riserve… Ai punti 33 e 34 del suo lavoro che ovviamente è prodotto, risolve il problema dell’attuale sussistenza nel diritto dell’unione europea delle riserve e con risposta positiva ci sono, non sono invalidate automaticamente e non si pone il problema legato a quella normativa transitoria. Quello che a noi interessa è il discorso della compatibilità con le riserve con la carta di Nizza. (…) Parte dai concetti di utilità o necessità per un interesse superiore, dobbiamo andare a vedere se queste riserve sono utili o necessarie a interessi superiori, ovviamente in un processo di bilanciamento con quelli che sono i fini per i quali Schengen è entrato nell’unione europea cioè creare uno spazio di libertà, sicurezza.”
[Schengen uno spazio di libertà e sicurezza? Non ho parole, ndr]
In sintesi, spiega Di Balme, “l’avvocato generale si occupa della riserva della territorialità, lettera A, ma dice che non è più necessaria, non ne abbiamo bisogno” (…) “Approfondisce il concetto di oggetto facendo riferimento alla sostanza, il significato che gli attribuisce l’intenzione delittuosa…. “somiglianza di reato” connotata dallo scopo, dall’intenzione, dal significato che l’agente gli ha dato… cambia l’intenzione, sono reati diversi (…). E arriviamo a un inciso molto interessante perché evidentemente nella discussione della causa il governo tedesco per provare la necessità della clausola aveva fatto un esempio, il governo gli aveva detto: ma se un cittadin0 mi commette atti di violenza a casa mia ispirati dall’apologia del nazismo e per quegli atti viene condannato in altro stato che non ha apologia del nazismo io mi trovo privo di tutela (….) e lui analizza questo caso, ovviamente si libera della distinzione tra movente e intenzione (…) e intende pertanto farne reato specifico, elemento costitutivo reato specifico, perfettamente lecito e legittimo, si tratta del suo ordine pubblico”.
“Perché ho fatto questo inciso?” si chiede il PM [e me lo chiedo anch’io, ndr] “perché il fatto in oggetto si connota per simili finalità [non credo proprio, ma abbiamo chiaramente punti di vista diversi, ovviamente io non ravvedo e non ho contezza, per dirla in legalese, di finalità simili, tanto più se la questione riguarda apologia del nazismo, ennesima ndr ]
“Qua mi fermo con la carta di Nizza e mi fermo per un motivo molto chiaro. Sempre nell’ambito sono incappato due sentenze della cassazione. Una riguarda una sentenza del Montenegro e una dell’Albania. Perchè queste due, perchè queste due nazioni non rientrano nell’unione europea. Quindi se i giudici hanno giudicato su due casi così… quello nostro in cui la Svizzera ha aderito al trattato di Schengen ma non all’unione europea. Quindi entro in un mondo governato da Schengen e non dalla carta di Nizza. La carta di Nizza dice testualmente assolto o condannato nell’unione. (…)”
“Andiamo a vedere di cosa stiamo parlando. Io credo che i fatti siano chiari… sappiamo che i nostri imputati sono stati fermati nel 2010, che disponevano di esplosivo, bombole di gas, micce e detonatori e quant’altro [nell’udienza precedente il teste ricordava anche zampironi, ndr] utile per un attentato dinamitario, sappiamo che possedevano i comunicati a firma ELF e attinenti all’attentato di cui stavano parlando, sappiamo quali erano finalità e obiettivo, l’istituto di Zurigo IBM x nanotecnologie, sappiamo dove questo obiettivo nasceva tramite una comunicazione proveniente da un anarchico detenuto in Svizzera che aveva tradotto un articolo che riguardava questo centro di ricerca, abbiamo un comunicato in cui si ribadisce la volontà di contrastare in modo violento … (legge comunicato) … abbiamo la finalità per cui questo esplosivo è detenuto, abbiamo il contesto generale, la genesi nell’ambito di queste persone coalizione contro le nocività, ecologismo radicale, manifesto trovato in Valchiusella … quindi siamo anche nelle condizioni di inserire in un contesto ideologico estremamente chiaro e coerente con quest’azione, abbiamo ricostruito qual è stato il percorso effettuato dagli imputati che lasciano la Valchiusella e si ricongiungono a Bergamo la sera del 13 aprile, sono i due uomini che partono all’alba del 14 e la G. che parte all’alba del 15, abbiamo le riprese filmate, gli appunti, il luogo dove verranno trovati e tutta la ricostruzione dello spostamento. Abbiamo gli accertamenti fatti sul materiale esplosivo, i candelotti, prodotti nel 2005 da un’azienda austriaca e commercializzati dalla Pravisani di Udine così come la miccia… abbiamo gli accertamenti effettuati dalla polizia che ci dicono che i candelotti provenivano dallo stesso lotto usato per altri due attentati, prov. di Modena e Lucca. Allora stiamo avvicinando, stiamo entrando nell’analisi di quella che era la finalità, l’intenzione e stiamo valutando quindi la finalità di terrorismo che incontriamo sia nel capo A 280 bis che negli altri reati. La nozione della finalità di terrorismo è nota (….). Abbiamo una definizione che viene dal consiglio dell’UE, dalla decisione quadro dell’UE nel 2002 sulla lotta al terrorismo che poi verrà portata nel 270 sexies, parliamo di condotte che possano arrecare grave danno al paese [ vi rimando, per approfondimenti, a tutto il materiale disponibile su TGMaddalena sulla materia, ndr ]. Ecco, in questo caso noi abbiamo una struttura pubblica [trattasi di laboratorio IBM, ndr] con interesse nazionale del politecnico svizzero, abbiamo lo stesso lotto di esplosivo usato in altri attentati, abbiamo un quantitativo di esplosivo significativo e micidiale…. ecco che cominciamo a ricondurre questo tipo di comportamento nel quadro che ci siamo dati con il 270 sexies e la stessa decisione quadro. Perché il grave danno è previsto dalla decisione quadro, le finalità sono indicate dalla decisione quadro e questa riporta anche un elenco di attività tipiche ricondotte all’attività terroristica ritenute rilevanti. Alla lettera D troviamo distruzione di vasta portata di strutture governative o pubbliche, alla lettera F detenzione o uso armi da fuoco o esplosivi. Noi abbiamo una potenzialità di danno che è oggettiva legata ai candelotti, le rivendicazioni che ci danno la volontà del danno, la finalità che è condizionare la ricerca pubblica e privata quindi le decisioni degli organismi pubblici, quindi due condotte, trasporto e detenzione dell’esplosivo ,pianificazione e messa in atto di attentato di proprietà privata ma di interesse pubblico che rientrano nella definizione sia di 270 sexies che della nostra decisione quadro. Qual era la finalità della decisione quadro? Definire linee comuni per l’UE, far sì che tutti gli stati riconoscessero gli aspetti e le finalità per definire certe condotte, che tutti gli stati adeguassero un livello di tutela a fronte di certi comportamenti, norme che sono diventate del nostro codice. Perché se la volontà era che il terrorismo fosse punito in tutti i paesi europei con un livello omogeneo questo non è avvenuto in Svizzera perché la legislazione Svizzera non prevede il reato di terrorismo , ecco perché le sentenze passate in giudicato svizzere sono condanne per reati comuni. Se così è vengo all’analisi dei singoli reati. Il 280 bis è stato visto dagli svizzeri con atti preparatori punibili di incendio doloso, là dove invece noi lo configuriamo come un attentato con mezzi micidiali per finalità di terrorismo muovendoci all’interno di quei paletti che sono dati dall’UE. Ne consegue che 280 bis deve essere certamente considerato ricadente nella riserva di cui alla lettera B, credo che a questo punto i passaggi siano estremamente chiari: primo ipotesi che sottopongo alla vostra attenzione se ragionassimo come l’avvocato generale della corte di giustizia diremmo che si tratta di fatti diversi perché non sono gli stessi reati, l’intenzione non è stata presa in considerazione, la finalità di terrorismo non è stata presa in considerazione, i reati per i quali sono stati giudicati sono diversi.(…) Certamente il 280 bis per contenuto e collocazione nell’ambito del codice, reati contro la personalità dello stato, rientra a pieno titolo in quelle riserve che certamente valgono nell’ambito di una dimensione giuridica che ci vede collegati con la Svizzera e non con un altro paese dell’UE. Nè può minare ovviamente questo concetto il fatto che il 280 bis si trovi in quello che è il capo che riguarda i reati contro la personalità interna dello stato posto che la distinzione personalità interna e personalità internazionale ha ampiamente perso ogni significato alla luce della normativa europea di cui ho appena parlato e della stessa definizione del 270 sexies quindi non deve rappresentare elemento di impedimento, il fatto che l’obiettivo nello stato straniero possa far venir meno obiettivo nel nostro paese … organizzazione internazionale prevista nel nostro ordinamento. Per quanto riguarda gli altri due reati abbiamo in Svizzera trasporto e occultamento di materiale esplosivo e importazione non autorizzata dell’esplosivo, abbiamo invece una contestazione da parte del nostro ufficio che trasferivano dalla Valchiusella il materiale che ben conosciamo, nonché la ricettazione dell’esplosivo di provenienza illecita, siamo di fronte a due reati aggravati dalla finalità di terrorismo che li colloca all’interno dei reati contro la personalità dello stato e certamente ce li colloca all’interno dei reati contro la sicurezza o altri interessi essenziali dello stato, riserva alla lettera B, quindi anche per i reati B e C la richiesta è di ritenere sussistenza la riserva formulata dall’art.7 e il procedersi alla rinnovazione del giudizio. Sulla ricettazione: stiamo parlando di un reato che non è proprio stato considerato, l’acquisizione di quell’esplosivo, da Pravisani, con miccia detonatori e quant’altro, tutto riconducibile all’Italia… perché ho messo che è lo stesso che arriva da due attentati commessi e che non ho contestato a loro, perché quello che m’interessa è supportare la certezza che si tratti di esplosivo che arriva dall’Italia, che viene dagli imputati acquisito dall’Italia e che poi parte dalla Svizzera, l’acquisizione è certamente un’attività che non è stata neanche ipotizzata e considerata dal giudice svizzero e che invece riguarda noi (…). Per quanto riguarda invece occultamento, trasporto e commercio di esplosivi la sentenza svizzera analizza la parte italiana soltanto come antefatto, che giustifica, spiega, è ragionevole, sono interessati a quello che avviene in Svizzera, quindi anche qui non vi è stata pronuncia. Ma mettiamo anche che il trasferimento effettivamente presenti una certa ambiguità, certamente la detenzione in italia e la ricettazione è fatto che non è stato contestato. Non è stato oggetto di giudizio. E allora se queste sono le conclusioni io ritengo che si debba procedere con la giudicabilità per tutti i reati loro contestati, chiedo la condanna per questi reati nei loro confronti, il più grave è il reato di cui al capo B, applicata aggravante di cui all’art.1, che non può andare in bilanciamento, concesse le attenuanti generiche equivalenti alla recidiva per R. capo B, condannarsi R. a pena finale di anni 5 e mesi 6 di reclusione ed euro 1.000 di multa, B. anni 5 mesi 4 ed euro 800 di multa … G. 5 anni e mesi 4 ed euro 800 di multa.
La parola alla difesa: avv. Novaro:
“discutiamo molto di diritti e pochissimo dei fatti”. “Noi siamo consapevoli che non sempre i sentimenti di giustizia e legalità vanno di pari passo… ma ragioniamo sui dati legislativi, ci sono ottimi argomenti per dire che è possibile una composizione tra il sentimento di giustizia e il dato normativo nel senso che tendono tutti e due ad una pronuncia di improcedibilità o assoluzione lo deciderà il tribunale.”
<<Parlo in difesa di B. Ho apprezzato la requisitoria del PM per la chiarezza espositiva ma non ne condivido il contenuto, occorre prima misurarsi prima ancora che con gli istituti del diritto internazionale con gli istituti interni al nostro codice. Un dato che mi pare salti all’attenzione di tutti, discutiamo molto di diritti e pochissimo dei fatti, dando quasi per scontato che quei fatti siano avvenuti con le modalità dette dal PM un po’ lacunoso sugli elementi di prova… provo a ricostruire: il fatto storico è del 15 aprile 2010 in questa località svizzera, gli imputati vengono fermati a bordo dell’autovettura, vengono arrestati, giudicati e voi avete una prima condanna del 22 luglio 2011, sentenza annullata dal tribunale federale il 12 novembre 2012 per un problema di acquisizione della documentazione, poi nuova sentenza il 7 novembre 2013 che conferma la prima sentenza. Quella sentenza è definitiva, la pena è stata integralmente espiata. I tre reati: atti preparatori del reato di incendio doloso, trasporto occultamento di materiale esplosivo, trasporto non autorizzato materiale esplosivo, gli imputati sono stati condannati per i primi due reati e non per il terzo, io ho citato una memoria della prima sentenza, l’unica che se ne occupa con dovizia di argomentazione, si dice “la presunta importazione non può essere dimostrata dal loro fatto che gli imputati sono entrati in Svizzera… manca la prova chiara relativa all’importazione”. Io credo che nulla voi sappiate del meccanismo con cui gli imputati sono arrivati in Svizzera portando con sé che cosa.. il tribunale non è in grado di dirlo perché l’unico dato che riusciamo a misurare è la presenza degli imputati con l’esplosivo in Svizzera ma da dove siano arrivati non è possibile dirlo. (…) Mi pare che il contrasto col sentimento di giustizia del normale cittadino vi sia, è già stato arrestato, condannato, giudicato.. e rifacciamo le stesse cose in italia? Noi siamo consapevoli che non sempre i sentimenti di giustizia e legalità vanno di pari passo… ma ragioniamo sui dati legislativi, ci sono ottimi argomenti per dire che è possibile una composizione tra il sentimento di giustizia e il dato normativo nel senso che tendono tutti e due ad una pronuncia di improcedibilità o assoluzione lo deciderà il tribunale. Il famoso principio di territorialità contenuto negli articoli 6 e 11 del nostro codice (…) all’art. 6 : “Il reato si considera commesso nel territorio dello Stato, quando l’azione o l’omissione, che lo costituisce, è ivi avvenuta in tutto o in parte, ovvero si è ivi verificato l’evento che è la conseguenza dell’azione od omissione” e l’art.11 ci dice che se il cittadino o lo straniero è stato giudicato all’estero, “è giudicato nuovamente nello Stato, qualora il MINISTRO della Giustizia ne faccia richiesta.”
Proviamo a misurarci con questi dati normativi, il primo parametro è la presunta azione, posto che l’evento avrebbe dovuto verificarsi in Svizzera ma l’azione è stata commessa in Italia? Occorre riferirsi alla giurisprudenza … ho provato a fare una rapida ricerca sugli elementi che consentono di dire se un frammento dell’azione è stato commesso in Italia.. prospettiva del reato tentato … (…) La Cassazione, ho trovato sentenze 2009, 2008, 2006, “ai fini della giurisdizione italiana è sufficiente che nel territorio dello stato si sia verificato un frammento … apprezzabile collegando la condotta in Italia e quella all’estero”. Allora qui il problema è: c’è stato un frammento di condotta commesso in Italia? Ed è sufficiente un accordo avvenuto in territorio italiano anche se altre .. non sono state commesse? Ho trovato sentenze diverse… alcune glissano altre parlano di condotte materiali. Ma fosse anche un accordo… io mi sono confrontato ovviamente con il disposto dell’art.6 all’art.11 del codice sostanziale …. condotte realizzate in Valchiusella, in Italia e questo è il meccanismo… Se vado a confrontarmi in particolare per B. con le altre norme del CP, artt 7,8,9,10, vado sostanzialmente alle stesse conclusioni ho già detto prima che l’art.11 comma 2 dice nei casi 8,9,10 il cittadino giudicato all’estero è gudiciato nuovamente qualora il ministero ne faccia richista, qui non c’è stata la richiesta del pubblico ministero, a maggior ragione per B. perché l’art.7 si rifersice ai reati commessi all’estero contro la personalità dello stato italiano e tra questi rientrano per l’indicazione primo comma n.1 i delitti contro la personalità dello stato italiano e nel caso di specie non ne trattiamo. La norma di rierimento il 270 sexies .. ci consente di illuminare la nozione di terrorismo è stata introdottta nel 2005 dopo gli attentati alla metropolitana di Londra e che dilata il concetto di terrorismo andando a colmare la normativa …. (…).
Riprendo la disamina molto rapida sugli altri articoli, art. 8 possibilità di procedere per delitti commessi all’estero, ma anche qui ci vuole la richiesta del ministro della giustizia per fatti commessi contro le istituzioni dello stato, non basta un movente politico generico … quindi art.8 va messo da parte, il 9 riguarda i reati del cittadino all’estero e il 10 richiede una presenza di una richiesta del ministero della giustizia. Sulla prospettazione dell’accusa che dice possiamo procedere in Italia perchè parte dei reati sono stati commessi in Italia, combinato articoli 6 e 11, perché una parte della condotta è avvenuta su territorio italiano, vediamo se è cosi.
Partiamo dal reato sub A è quello contestato nel decreto che dispone il giudizio per il 280bis: noi di questo sappiamo l’approdo finale dell’intera vicenda, noi sappiamo che l’intenzione era con ogni proababilità quella di attentare all’istituto per le nanotecnologie di Zurigo, la Svizzera ha qualificato diversamente il fatto, ma poco o nulla sappiamo della modalità concreta dell’organizzazione e modalità del fatto. Possiamo dire che un frammento della condotta volta a realizzare il reato di cui all’art. 280 bis è avvenuto su suolo italiano? Io credo di no, non abbiamo nessun elemento per dirlo, voi non disponete di dati fattuali e probatori per dire cosi’ . Voi potreste dire che è evidente che hanno acquisito quel materiale in italia, allora io aggiungo che forse l’accordo è stato raggiunto in italia, ma i processi non si fanno sulle intenzioni investigative ma su elementi di prova, come facciamo a dire che c’è stato un accordo pregresso che parte dall’italia, o non piuttosto a dire che i tre sono transitati nell’italia e nelle settimane precedenti si trovavano in Mozambico? Sappiamo solo che sono transitati da Bergamo e poi sono andati in Svizzera.
Quindi la conclusione è la seguente: come possiamo sulla base degli elementi raccolti che si traducono in quella rogatoria lacunosa sulla ricostruzione storica della vicenda, come fate voi a dire che l’acquisizione del materiale è avvenuta in italia? Io credo che non lo possiate dire e non potete dire che il reato di cui al 280 bis abbia avuto un frammento di condotta in Italia, noi sappiamo che andava commesso in Svizzera, l’importanza di essere partiti dall’Italia non ci consente di dire che parte della condotta a rilevanza penale sia avvenuta in Italia.
Il reato sub B riguarda la detenzione e porto di esplosivo, non sappiamo nulla … a parte le indicazioni del teste Variale [ si veda resoconto udienza 13 gennaio] .. sulla provenienza del materiale e sul percorso fatto dagli imputati per arrivare al famoso luogo dove sono stati arrestati, confrontiamoci con il percorso, sappiamo che gli imputati sono partiti dall’italia perché ritratti da quei fotogrammi prodotti.. ma io faccio fatica a riconoscere gli imputati, ma diamo pure per scontato che fossero loro, hanno con loro delle borse e uno zaino ma si tratta di borse non particolarmente grosse, è compatibile che in quelle borse ci fosse tutto l’armamentario costituito da 5 bombole di gas da 5 lt ciascuno, delle taniche etc… chiaro che non ci stavano le taniche di gas ma anche sui candelotti che elementi avete voi per dimostrare che sono stati portati dall’Italia? Voi prove non ne avete… poi sono stati bloccati sull’auto, che percorso ha fatto l’auto? Non lo sappiamo, noi abbiamo visto gli atti in Svizzera… voi se acquisite la relazione introduttiva, in quell’annotazione si dice che l’auto ha percorso 420 km… facciamo finta che sia andata cosi’, B. noleggia l’auto che fa 420 km e che è un percorso più ampio se la macchina dal luogo del noleggio fosse andata direttamente al luogo dove sono stati trovati, può aver fatto un percorso per depistare o per recuperare il materiale che sarebbe servito per l’attentato… quindi non sappiamo assolutamente se nelle borse partite dall’Italia ci fosse dell’esplosivo, quindi come possiamo ragionare in termini di ricettazione? Ma confrontiamoci con questo reato, sul percorso sappiamo che presumibilmente potrebbero aver fatto il percorso che ci ha raccontato il teste Variale…. ma quegli appunti non sappiamo se sono stati rispettati o meno però sappiamo che l’auto ha fatto un percorso più ampio… Vediamo l’ipotesi di provenienza dell’esplosivo, proviene da ditta austrica, la Pravisani ha acquistato in due lotti diverse tot kg di esplosivo, lo cede ad un tot di aziende e il teste ne ha elencate una decina, molte nel comune di Fiorenzuola, tra queste una ditta che ha comprato 14.100 kg di esplosivo “il Casone” a Fiorenzuola, gli altri 13.500 ad altre ditte disseminate sul territorio nazionale. Noi sappiamo che quell’esplosivo arriva da quel lotto della Austin Power alla Pravisani nel 2005, ma cos’è successo nei 5 anni successivi non lo sappiamo, quell’esplosivo è stato sottratto? Ma manca la denuncia… NESSUNO ha fatto DENUNCE sulla sottrazione di quell’esplosivo, Il Casone ha fatto denuncia di sottrazione di miccia nel 2005, dello stesso tipo di quella trovata in Svizzera.. ma ho chiesto al teste se era la stessa miccia… perché di miccia commercializzata ce n’è a bizzeffe e quella denuncia non ci prova assolutamente nulla. Sappiamo per il teste Variale che sarebbe stato usato lo stesso tipo di esplosivo della Pravisani ma come sia arrivato sui luoghi non lo sappiamo, per un attentato nel 2006 ad un istituto per la zootecnia in provincia di Modena e poi al traliccio dell’alta tensione in provincia di Lucca nel 2008, poi ci dice il teste “guardate che sul piano investigativo questo secondo attentato è stato posto in relazione con attentato in provincia di Pisa nel 2005 che ha visto il coinvolgimento di R. e G.”… (…) ma per quel processo i due imputati sono stati assolti, quindi la circostanza che possano c’entrare con gli altri 2 attentati non c’è… Allora.. dove fosse stato comprato, da chi, quando, navighiamo nel buio… criteri probatori… tre massime della corte di cassazione, la prima rilevante non solo sul fronte responsabilità “il principio per cui la responsabilità penale deve essere accertata al di là del ragionevole dubbio va applicato a tutte le componenti del giudizio e, pertanto, anche alle circostanze, elementi fattuali considerati dal legislatore come idonei – ove verificatesi – a determinare una attenuazione o amplificazione del trattamento sanzionatorio”. anche …. (cita altra entenza, sempre sulla territorialità dell’azione) un frammento di quella condotta è avvenuta in Italia oppure no? Qual è il criterio della valutazione della prova che dobbiamo mettere in campo? Al di là di ogni ragionevole dubbio… e qui non possiamo dirlo… mi sono portato due massime.. sentenza Franzoni 31456 del 2008 “Circa il modo di intendere il precetto secondo cui “il giudice pronuncia la sentenza di condanna se l’imputato risulta colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio“, va precisato che impone di pronunciare condanna quando il dato probatorio acquisito lascia fuori solo eventualità remote, pur astrattamente formulabili e prospettabili come possibili, ma la cui concreta realizzazione nella fattispecie concreta non trova il benché minimo riscontro nelle emergenze processuali, ponendosi al di fuori dell’ordine naturale delle cose e della normale razionalità umana.”. Possiamo dire che quell’esplosivo è stato al di là di ogni ragionevole dubbio acquisito e ricettato in italia? Ma su quali basi? Dobbiamo ragionare su elementi concreti e qui non ce n’è traccia. Altra sentenza, del 2009, la numero 48320 del 12 novembre … “la regola dell’oltre ogni ragionevole dubbio ha messo in crisi ordinamento giurisprudenziale … [ riprendo una parte della sentenza della Cassazione : «il legislatore aveva già disciplinato un analogo criterio per l’assoluzione stabilendo che, al di sotto di un determinato standard probatorio il giudice deve assolvere (art. 530 c.p.p.: quando la prova manca, o è insufficiente o è contradditoria) ndr ] .
E’ evidente che qui avete una pluralità di dubbi, o meglio avete un’incertezza assoluta, conoscete solo il punto di approdo della vicenda, quel fermo …. (…) . Dal 2005 al 2010 i passaggi intermedi sono una pluralità… non avete nulla per circostanziare questo fatto… la mancanza di elementi di prova non consente di ritenere quello che il PM vi ha prospettato. Come facciamo a dire che il reato è considerato commesso nel territorio dello stato italiano perhcé una parte è avvenuta sul nostro territorio? Non lo possiamo dire…. aveva un senso la prospettazione accusatoria in termini teorici quando il PM contestava il 270 bis, associazione eversiva … ma siccome è tramontata ed è chiusa quell’ipotesi, noi su quello che è avvenuto in italia non sappiamo assolutamente nulla… Se tutto questo è vero, se quindi noi non abbiamo nessun elemento che ci consente di dire che una parte della condotta è avvenuto sul territorio italiano è evidente che ci poniamo un problema di procedibilità, voi non potete procedere perché questi signori sono già stati giudicati all’estero e manca la richiesta del ministero della giustizia.. per artt 7,8,9,10 … non vi è prova che sia stato commesso in Italia ma all’estero, per procedere ai sensi di quegli articoli… non sono questi i casi con cui ci confrontiamo e se anche poteste non c’è richiesta del ministero. Se il reato non è stato commesso in Italia non si pone problema di procedibilitò in Italia ….>>
L’avv. Novaro cita poi alcune sentenze, rinviando poi alla memoria e, in particolare rispondendo al PM Arnaldi Di Balme su art. 54, cita accordo internazionale UE-Svizzera del 26 ottobre 2004 per applicazione e sviluppo aquis (accordo) di Schengen con estensione rapporti di giurisdizione elvetica, Trib. Varese, Sez. G.i.p., (sent.) 28.01.2011, Giud. Battarino: “L’accordo internazionale “tra la Confederazione Svizzera, l’Unione europea e la Comunità europea, riguardante l’associazione della Svizzera all’attuazione, all’applicazione e allo sviluppo dell’acquis di Schengen” del 26 ottobre 2004 estende ai rapporti tra le giurisdizioni italiana ed elvetica la disciplina del “ne bis in idem” internazionale codificato dall’art. 54 della Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen. Nel nostro ordinamento il principio del “ne bis in idem” ha forza espansiva, tanto più se letto alla luce dell’art. 111 della Costituzione: costituisce complemento logico dei principi del giusto processo e della ragionevole durata di esso che il cittadino non debba essere sottoposto ad alcun processo, al ricorrere delle condizioni minime perché questo aggravio della sua condizione personale possa non verificarsi.”
L’avvocato ripercorre poi i “trattati che riguardano questa vicenda, circostanza condanna stati diversi conv. AIA maggio 1970, conv Bruxelles maggio 1987 Schengen e aquis di Schengen, esecutivo L 388/1993 (ratifica ed esecuzione) . Schengen caposaldo diritto penale europeo… (…) il passaggio che manca nelle osservazioni del dott Arnaldi è art.7 di questo accordo…. “entrano in vigore simultanemante per Ue e Svizzera” allora è vero, concentriamoci su Schengen, su CAS , ma dico io sulla base dell’art.7 c’è un’estensione di Schengen, norme modificate e novellate da trattati successivi valgono per la Svizzera se riguardano gli stessi temi in termini di cooperazione giudiziaria e di polizia. L’Art. 55 su cui il PM ha ragionato della convenzione: “la parte contraente può dichiarare di non essere vincolata dall’art. 54 e quindi bloccare l’applicazione del principio “ne bis in idem” (…) “quando i fatti oggetto della sentenza straniera costituiscono un reato contro la sicurezza o contro altri interessi egualmente essenziali di quella Parte contraente” e qui manca un pezzo, “di quella parte contraente” quindi i reati devono riferirsi alla sicurezza della parte contraente, lo stato italiano! Come già ricordava il PM art. 7 lo Stato italiano si è avvalso di questa facoltà, punti A-B-C art. 55, in particolare ha precisato lettera B “reati contro la sicurezza i delitti contro la personalità dello stato”. Se noi riuscissimo a stabilire che i fatti oggetto del processo, fatta salva improcedibilitò ai sensi artt 6 e 11, dobbiamo ragionare se i fatti sono gli stessi … se i fatti fossero gli stessi, quelli di cui ai capi B e C, uguali a quelli già giudicati in Svizzera è evidente che siamo di fronte alla clausola di riserva art. 55 .. ma un reato di furto aggravato da finalità di terrorismo non è un reato contro la personalità dello stato, indicati dal 240 in avanti, quelli sono contro la personalitò dello stato, un reato di ricettazione aggravato da finalità di terrorismo è un reato contro il patrimonio aggravato da finalità di terrorismo eversione … se i fatti fossero gli stessi , se parlassimo degli stessi fatti ci dovremmo porre un problema di riserva solo per il reato di cui al capo A che è contro la personalità dello stato, per il B e C non si può applicare la riserva.
Anche per il reato di cui al capo A il ragionamento deve essere calibrato sulle stesse ragioni per capo B e C, anche per reato capo A … non è un reato contro la personalità dello stato italiano, sicuramente contro la personalità dello stato estero ma non italiano… sul piano della cronologia e sistematico ragioniamo con le norme…
(…)Possiamo dire che il reato contro istituto nanotecnologie [dell’IBM ndr ] di Zurigo è un reato contro lo stato italiano?”
Novaro prosegue poi passando in rassegna le diverse normative, art. 50 della Carta di Nizza. “Il trattato di Lisbona del 2007 dice che i principi contenuti nella Carta di Nizza hanno lo stesso valore giuridico dei trattati, vincolanti per gli stati membri e per le istituzioni europee. Obiezioni finali del PM che dice badate che Nizza si riferisce soltanto.. siccome non è stata sottoscritta dalla Svizzera, Schengen si, ma Nizza rigurda solo l’UE, che c’entra Nizza? Perché citarla? io rispondo richiamando all’art. 7 convenzione UE e Svizzera dell’ottobre 2004, che estendeva i principi della carta di Schengen anche agli sviluppi normativi successivi… L’art. 6 trattato di Lisbona … affema che i diritti fanno parte dei principi generali …. art. 50 aspetti di differenziazione rispetto all’art. 54 … nessuno può essere perseguito o condannato per reati per cui è stato assolto o condannato a seguito di sentenza definitiva. Trattandosi di fonte primaria, norme direttamente applicabile, evidentemente quella norma superava le riserve espresse dall’Italia e andava a derogare Schengen … citavo anche a sostegno di questa tesi dell’inderogabilità del principio di cui all’art. 50 il contenuto dell’art. 52 (…). Se con l’entrata in vigore di Lisbona la carta di Nizza ha il valore giuridico dei trattati se la sua applicazione deve essere immediata e diretta, se i rapporti sono stati delineati da cassazione e corte di giustizia è del tutto evidente che una riserva come quella fattta dall’art. 7 della legge 388 dell’83 e CAS sono subordinate a questa nuovo trattato …. Questo vale anche per la Svizzera, ma siccome noi ragioniamo in chiave di ordinamento italiano è evidente che per l’ordinamento italiano a prescindere da quello che possa pensare o fare la Svizzera quelle riserve del 1983 non valgono più dall’introduzione nel nostro ordinamento della carta di Nizza che ha superato l’aquis (accordo) di Schengen.
Richiamo il prot. 36 sul funzionamento dell’UE…
Dopo Schengen è entrato in vigore il trattato di Amsterdam…. incorporazione nel 1999 ha riguardato esclusivamente il testo della convenzione ma non le eventuali dichiarazioni che gli stati contraenti possono aver presentato successivamente (…)”.
Davvero un’impresa tentare di sbrogliare la matassa.
Novaro prosegue poi rispondendo all’argomentazione portata dal PM sul parere espresso dall’avv. generale che “ragiona in termini di identità dei reati, dei fatti oggetto di due procedimenti penali diversi” ma, fa notare Novaro, “non c’è nessun parere concreto sulla possibilità di applicare la clausola di riserva”. “Poi”, continua Novaro, ” l’avv. generale non si pone il problema di capire se sono ancora in vigore le clausole di riserva, il riferimento normativo è l’art. 54 e sulla base di quel parere l’avv. dello stato dice si confronta sulla nozione di medesimo fatto”. Novaro fa notare che “il PM ha dedicato particolare attenzione sull’intenzione dei soggetti che commettono i reati ma la giurisprudenza europea si concentra su altri aspetti…. nozione medesimo fatto corte giustizia europea il criterio a cui si riferisce la corte di giustizia è l’identità di fatti materiali intesi come insieme di circostanze concrete inscindibilmente collegate tra di loro che parte dalla verifica delle circostanze di fatto su cui si sono sviluppati e incatenati quei fatti, la concretezza dei fatti più che la qualificazione giuridica e l’intenzione che sta dietro la condotta materiale, riferimento che non trovo neanche nella giurisprudenza della corte europea di Strasburgo … anche per quanto riguarda gli ultimi approdi interpretativi la corte europea. (…) Non avete un benché minimo elemento probatorio sufficiente per dire che una parte di quella condotta sia stata commessa in Italia quindi non potete procedere in Italia per questi reati, in mancanza dell’autorizzazione del ministero della giustizia. Se riusciste a superare questo primo importante impedimento alla valutazione nel merito il secondo riguarda la circostanza che noi dobbiamo confrontarci con la giurisprudenza internazionale che riguarda il principio della territorialità e qui entra in campo il “ne bis in idem” europeo e la convenzione di Schengen, l’art. 54 può essere derogato ai sensi del 55 con clausole di riserva, ma non si tratta di reati contro la personalità dello stato … la Svizzera è tenuta e vincolata anche dai passaggi successivi a Schengen …. superata dalla Carta di Nizza, in ogni caso incorporata con trattato di Lisbona che non ha recuperato le clausole di rogatoria alla convenzione … gerarchia delle fonti e non rinnovo .. Non credo si possa invocare il 280 bis … grave danno al paese…. dolo specifico… tre profili dolo specifico.. difetto su entrambi i fronti dei requisiti della norma, non avete la prova di un danno grave e che ci fosse la volontà di costringere un’organizzazione internazionale ad abdicare da certe scelte…. povertà elementi probatori non vi consente di fare grandi passi avanti… difetto requisiti che riguardano sia la struttura del reato di cui al capo A, 280 bis…
L’arringa dell’avv. Pagani per Silvia e Costa.
“in Svizzera le indagini sono state fatte e si è giunti alla conclusione che non c’è alcuna prova che l’esplosivo sia stato importato dall’Italia alla Svizzera.. e per i principi che tutti conosciamo significa assoluzione degli imputati per questo reato” (…) “siamo ancora prima del dubbio, c’è la certezza che queste cose non sono avvenute in Italia nella misura in cui non c’è nessun elemento di prova che ci possa indurre a ritenere il contrario.”
“Aveva ragione il PM, è un processo particolare perché non c’è stato nessun tipo di indagine … io farò riferimento e penso che sia indispensabile per chiunque fare riferimento alla ricostruzione dei fatti che ha fatto l’autorità giudiziaria svizzera che ha compiuto anche atti investigativi e ha portato ad alcune conclusioni ovviamente con la condanna dei tre imputati per i reati che abbiamo visto e su qusto non c’è dubbio che stessero attivandosi per compiere questo tipo di azione e di attentati e questa è una cosa certa ma è ugualmente certo che il tribunale elvetico ha assolto i tre imputati dall’accusa di importazione di materiale esplosivo in Svizzera un dato fattuale fondamentale. Nel nostro paese le indagini sono state fatte in maniera superficiale o comunque incompleta, in Svizzera le indagini sono state fatte e si è giunti alla conclusione che non c’è alcuna prova che l’esplosivo sia stato importato dall’Italia alla Svizzera.. e per i principi che tutti conosciamo significa assoluzione degli imputati per questo reato. Le indagini che sono state compiute nel nostro paese sono superficiali, non ci dicono assolutamente niente, si cerca di trovare dei collegamenti con altri attentati, si tenta di paragonare la miccia ad altre micce ma non c’è nessuna.. siamo ancora prima del dubbio, c’è la certezza che queste cose non sono avvenute in Italia nella misura in cui non c’è nessun elemento di prova che ci possa indurre a ritenere il contrario. La cosa che vorrei far rilevare e fare presente in maniera un minimo più approfondita è la vicenda sia del 280bis sia dell’aggravante di terrorismo. Il collega Novaro … abbiamo visto che a Torino in questi anni si è lungamente dibattuto su terrorismo [ si vedano trascrizioni udienze processi con accusa terrorismo per sabotaggio cantiere TAV 13 maggio 2013 ndr ], cosa lo sia e cosa non lo sia, siamo arrivati alle sentenze di merito che mi risulta abbiano assolto i pervenuti in quei casi dall’accusa di terrorismo, la cassazione nella sentenza del 2014 ha dato una parola ben chiara e cioè si è limitata a fare un’esegesi dell’art. 270 sexies per rilevare cosa? Che si possa dare una qualificazione terroristica ad ogni reato politicamente motivato. Cioè non è necessario che un reato abbia una connotazione politica perché si possa parlare di terrorismo (…) … occorre molto di più ed è tutto contenuto nella lettera dell’art. 270 sexies. Ora questi ragazzi, perché questo sono data la loro età… sono militanti anarchico ecologici . Non sto a dilungarmi su questo anche perché non ne conosco moltissimo ma so che non hanno nelle loro intenzioni e nelle loro attività una cosa sicuramente non hanno fatto e non volevano farla cioè di provocare pericoli o danni alle persone, hanno ritenuto di compiere quest’azione, di predisporre perché poi non sappiamo neanche esattamente quale sarebbero potute essere le conseguenze di quest’azione se fosse stata portata a compimento, anche ragionare in termini di quanto grave è il danno è impossibile, per fortuna l’evento non è avvenuto, i congegni esplosivi non sono esplosi perché le persone sono state arrestate in precedenza, quindi parlare di gravità di danno è un’astrazione, non è un dato fattuale. Nessuno contesta che abbiano fatto questo tentativo… sappiamo tutti che non c’è il tentativo in questo tipo di reati, su questo ovviamente non è che stiamo discutendo di questo, stiamo discutendo se quest’azione che non si è realizzata potesse essere qualificata come azione terrorista e manca la cosa principale dell’azione terroristica come descritta nel 270 sexies e nella direttiva del 2001, cioè l’intento di intimidire la popolazione, non risulta da nessuna parte che ci sia stato questo intento di intimidazione, così come non risulta da nessuna parte che ci sia stato l’intento di costringere i pubblici poteri a fare alcunché, non c’è nessun elemento di questa cosa, era un’azione condannabile e sono stati condannati, un’azione che poteva essere pericolosa ovviamente ma non c’è nessun elemento che ci possa far dire che tra i loro scopi o nella loro pratica vi fosse quella di costringere i poteri pubblici… difetta quindi uno degli elementi che la legge e la cassazione danno come indispensabili perché si possa parlare di terrorismo perché non è sufficiente che ci sia un atto violento e connotato politicamente perché si possa parlare di terrorismo, occorrre molto di più e questo molto di più non c’è mai stato, non risulta.. il loro obiettivo era quello di danneggiare una istituzione PRIVATA che essi ritenevano che fosse gravemente dannosa per la salute e per l’ecosistema di tutto il pianeta, a torto o ragione [ ndr: sulla questione invitiamo alla lettura di un testo tradotto da Marco Camenisch sulle nanotecnologie e il nano argento]. ma su queste cose qua spesso ci sono delle cassandre che… cioè pensare ad alcune manifestazioni fisiche come assolutamente innocue e che invece nel corso degli anni e del tempo si verifica sono estremamente gravi e pericolose il loro obiettivo era colpire un’istituzione privata, un’azienda privata che non aveva alcun riferimento con il pubblico se non quello di essere in qualche maniera legata all’università ma ciò che li premeva era colpire un modo di ricerca e produzione che essi ritenevano estremamente dannoso e pericoloso… manca l’elemento della costrizione dei pubblici poteri, anche nei volantini da diffondere… se il loro tentativo fosse andato a buon fine, anche in queste dichiarazioni non esiste nessun elemento che ci possa far ritenere che avessero l’intenzione sia di provocare il terrore tra la popolazione sia di costringere i pubblici poteri a fare o ad omettere.. quindi ritengo che al di là di tutte le giuste considerazioni, soprattutto che questo processo non va neanche fatto per i motivi detti prima, se anche il tribunale dovesse ritenere di scendere nel merito delle accuse la prima considerazione che andrebbe fatta è che non ci troviamo davanti a un caso di terrorismo, siamo di fronte a reati ma non qualificabili o collegabili al fenomeno terrorismo così come è ormai inteso e percepito nell’accezione.. comunque. Richiedo dichiararsi in prima battuta l’improcedibilità per sentenza già passata in giudicato avente per oggetto gli stessi fatti e se si dovesse andare nel merito l’assoluzione di tutti gli imputati per capo A perché il fatto non costituisce reato, capi B e C per non aver commesso il fatto.
L’Avv. Novaro produce le sentenze citate nella sua arringa.
Breve discussioni tra le parti, in chiusura udienza, per capire se il PM ha intenzione di replicare, Di Balme risponde di programmare l’udienza “come se non replicasse”. La prossima data prevista, con la lettura del dispositivo di sentenza, è il 23 marzo alle ore 11:45 aula 47.
L’udienza termina alle 14:30.
Solidarietà a Silvia, Billy e Costa.
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