Source: http://guide.directio.it/guide-interattive/guida-adempimenti-pmi/indice/le-prime-scelte/01-passo-dopo-passo.aspx?print=1
Timestamp: 2020-01-23 10:18:40+00:00
Document Index: 93592525

Matched Legal Cases: ['art. 2195', 'art. 2082', 'art. 2135', 'art. 2195', 'art. 2555', 'art. 73', 'art 2195', 'art. 2']

Passo dopo passo verso l'attivita' d'impresa
Guida adempimenti PMI
La definizione di impresa
L’individuazione della tipologia delle attività che possono definirsi d’impresa è esposta nell’art. 2195 del codice civile, che elenca semplicemente le seguenti categorie di attività soggette all'obbligo di iscrizione nel registro delle imprese.
Nella premessa al capitolo abbiamo ricordato le principali disposizioni civilistiche che definiscono l'imprenditore, ossia:
l’art. 2082 cod.civ. che recita :“… è imprenditore colui che esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi”.
l’art. 2135 cod.civ. definisce poi l’imprenditore agricolo come colui “…che esercita un’attività diretta alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, all’allevamento del bestiame e attività connesse. ….”
In un'altra disposizione troviamo l'indicazione della tipologia delle attività che possono definirsi d’impresa : è l’art. 2195 cod.civ., che elenca semplicemente le seguenti categorie di attività soggette all'obbligo di iscrizione nel registro delle imprese:
quella industriale diretta alla produzione di beni e servizi;
intermediaria alla circolazione dei beni;
quella di trasporto per terra, acqua e aria;
quella bancaria ed assicurativa;
quelle ausiliarie alle precedenti.
In linea generale possiamo dire di essere in presenza di un’impresa quando questa rispecchia alcuni requisiti:
professionalità: l’attività è svolta in modo stabile e non occasionale;
economicità: l’attività è produttiva di ricchezza (o quanto meno volta ad essere economicamente autosufficiente);
organizzazione: l’attività richiede il coordinamento dei fattori produttivi, capitale e lavoro, proprio ed altrui;
scopo: l’attività ha quale fine quello della produzione e scambio di beni e servizi, ossia è destinata al mercato, con il fine del conseguimento di un profitto.
Il codice civile introduce inoltre il concetto di azienda, che spesso viene confuso con quello di impresa, ma che in realtà, l’art. 2555 cod.civ., individua nel “… complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa..”. Se quindi i due termini individuano la stessa entità economica, da un punto di vista giuridico:
l’azienda individua un complesso di beni,
l’impresa è l’attività economica esercitata dall’imprenditore.
Su questo schema è poi intervenuta la normativa fiscale che ha voluto porre, in alcuni casi, una serie di presunzioni proprio per definire l’ambito operativo delle norme applicabili al reddito prodotto dall’impresa.
Possiamo quindi parlare di deroghe alla norma civilistica, che si applicano in modo assoluto individuando un reddito d’impresa, quando l’attività è esercitata, ad esempio, da:
soggetti IRES di cui all’art. 73 TUIR (società di capitali, enti commerciali, ecc..);
società di persone quali s.a.s. e s.n.c., anche se esercitano attività agricole;
coloro che esercitano le attività indicate dall’art 2195 cod.civ.
In linea generale la differenza tra l’inquadramento civilistico e quello fiscale è che in questo secondo caso è impresa anche quella che esercita una delle attività predette, anche se non organizzate in forma d’impresa.
Ecco quindi che le attività degli ausiliari, ad esempio gli agenti e rappresentanti, danno luogo a reddito d’impresa, indipendentemente dalla struttura organizzativa.
L’attività che si esercita (o che si ritiene di voler esercitare) viene dichiarata agli uffici competenti – nel momento della costituzione dell’impresa o nel suo prosieguo in caso di modifiche – riferendola ad uno specifico codice, che ne riassume appunto la natura. La rispondenza tra il codice individuato, l’esercizio effettivo dell’attività e le conseguenze fiscali e civilistiche sono poi oggetto di valutazione e controllo da parte degli Uffici competenti
l'Agenzia delle Entrate, per il regime del reddito conseguente,
il Registro delle Imprese per le conseguenze di natura civilistica,
gli Albi per quanto di loro competenza e così via,
l'INPS e gli altri enti previdenziali per l'inquadramento sia dei soci/imprenditori che dei loro dipendenti/collaboratori.
La classificazione delle attività economiche si desume dai codici attività. La scelta del codice di attività, da indicare in atti e dichiarazioni da presentare all’Agenzia delle Entrate, e in qualsiasi altro adempimento ove richiesto, è effettuata dal contribuente, in relazione all’oggetto dell’attività il cui inizio, variazione o cessazione si denuncia all’Amministrazione Finanziaria.
Con Provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate del 16 novembre 2007 è stata introdotta la nuova tabella di classificazione delle attività economiche - ATECO 2007 - che a partire dal 1° gennaio 2008 viene utilizzata dai contribuenti negli atti e nelle dichiarazioni da presentare all'Agenzia delle Entrate.
La tabella ATECO 2007 è stata adottata dall’Agenzia delle Entrate in sostituzione della tabella ATECOFIN 2004 che è rimasta in vigore fino al 31 dicembre 2007. E' fornita anche una tabella di raccordo tra i codici delle due diverse classificazioni.
Tecnicamente la nuova classificazione si articola in cinque livelli, comprendenti, rispettivamente, le voci identificate da un codice:
alfabetico (sezioni);
numerico a due cifre (divisioni);
numerico a tre cifre (gruppi);
numerico a quattro cifre (classi);
numerico a cinque cifre (categorie);
numerico a sei cifre (sotto categorie).
La struttura di classificazione è ad “albero” e parte dal livello 1 (distinto in 21 sezioni), fino a giungere al livello massimo di dettaglio, punto 6, comprendente 1.226 sotto categorie. La struttura gerarchica serve per guidare la scelta del contribuente che, per approssimazioni successive, partendo dalle sezioni arriverà a classificarsi nella specifica sotto categoria che meglio descrive la sua attività.
La classificazione è standardizzata a livello europeo fino alla quarta cifra, mentre le categorie e le sotto categorie (rispettivamente livello 5 e 6) possono differire tra i singoli Paesi per meglio cogliere le specificità nazionali.
Una delle conseguenze pratiche della scelta di un codice attività è la classificazione che ai fini fiscali deriva alla propria attività esercitata:
norme specifiche possono determinare regimi speciali per singoli attività
il codice attività classifica l'impresa ai fini del controllo con vari strumenti, quali studi di settore e altri
Attività multiple
E’ frequente trovarsi difronte a casi in cui considerevoli porzioni delle attività di un’unità ricadono in più categorie ATECO; ciò accade quando c’è integrazione verticale delle attività (per esempio raccolta del grano con annessa macinazione e produzione di pane) oppure integrazione orizzontale delle attività (per esempio produzione di prodotti in legno con utensili in plastica) o da qualsiasi altra combinazione di attività all’interno di un’unità statistica. Nel caso in cui un’unità svolge attività che ricade solamente in due posizioni ATECO, una delle attività inciderà sempre per oltre il 50% del valore aggiunto, tranne il caso eccezionale in cui ambedue le attività producano egualmente il 50%. L’attività che rappresenta più del 50% del valore aggiunto sarà considerata quella principale e determinerà la classificazione dell’unità. Nel caso complesso in cui un’unità svolge più attività classificate in più di due posizioni ATECO, e nessuna delle attività incide per oltre il 50% del valore aggiunto, la classificazione per attività dell’unità dovrà essere stabilita secondo il cosiddetto metodo top-down. Tale metodo segue il principio gerarchico per cui la classificazione di un’unità al livello più basso della classificazione deve essere coerente con la classificazione dell’unità al livello più alto della struttura. Il processo da seguire è così sintetizzabile:
identificare la sezione con la percentuale di valore aggiunto più alta;
identificare, all’interno della sezione, la divisione con la percentuale di valore aggiunto più alta;
identificare, all’interno della divisione, il gruppo con la percentuale di valore aggiunto più alta;
identificare, all’interno del gruppo, la classe con la percentuale di valore aggiunto più alta.
L'attività di servizi
E' utile soffermarsi sulla individuazione dell'attività di servizi - nell'ambito di quella d'impresa - andando ad individuare in tal modo, per contrapposizione, coloro che invece svolgono le cosiddette “altre attività di impresa”.
Particolare attenzione va dedicata al riconoscimento dell'attività esercitata distinguendo se si tratta di servizi o meno.
Per l'individuazione delle attività di servizi si fa riferimento al Decreto Ministeriale 17 gennaio 1992, dedicato appunto ai criteri per l'individuazione delle attività consistenti nella prestazione di servizi.
Tale decreto individua come attività di servizi quelle riguardanti:
le prestazioni dipendenti da contratti d'opera, appalto, trasporto, mandato, spedizione, agenzia, mediazione, deposito e in genere da obbligazioni di fare, di non fare e di permettere;
le concessioni di beni in locazione, affitto, noleggio e simili;
le cessioni, concessioni, licenze e simili relative ai diritti d'autore, quelle relative ad invenzioni industriali, modelli, disegni, processi, formule e simili e quelle relative a marchi e insegne, e le cessioni, cessioni, licenze e simili relative a diritti o beni similari ai precedenti;
i prestiti di denaro e di titoli non rappresentativi di merci, comprese le operazioni finanziarie mediante la negoziazione, anche a titolo di cessione pro soluto, di crediti, cambiali o assegni;
le somministrazione di alimenti e bevande;
le cessioni di contratti di ogni tipo e oggetto;
le assegnazioni ai soci fatte a qualsiasi titolo da società di ogni tipo e oggetto nonché le assegnazioni e le analoghe operazioni fatte da altri enti privati o pubblici, compresi i consorzi e le associazioni o altre organizzazioni senza personalità giuridica quando hanno per oggetto cessioni, concessioni o licenze di cui ai numeri 2,3 e 6;
le cessioni, concessioni, licenze e simili relative ai diritti d'autore effettuate dagli autori e loro eredi legatari, tranne quelle relative ai disegni e ad altre opere dell'architettura, arte cinematografica e alle opere di ogni genere utilizzate dalle imprese a fini di pubblicità commerciale;
le prestiti obbligazionari o le relative prestazioni di mandato e mediazione;
le cessioni dei contratti che hanno per oggetto cessioni di denaro o crediti in denaro, aziende o rami di azienda (anche conferiti) e terreni non suscettibili di utilizzazione edificatoria;
le prestazioni di mandato e di mediazione relative ai diritti d'autore, tranne i diritti concernenti opere di cui al numero 8, e le prestazioni relative alla protezione dei diritti d'autore di ogni genere, comprese quelle di intermediazione nella riscossione dei proventi;
le prestazioni dei commissionari relative ai passaggi dal committente al commissionario;
le prestazioni rese o ricevute dai mandatari senza rappresentanza.
Perché è importante qualificare correttamente l'attività di servizi?
Perché per le imprese esercenti tali attività l'accesso alla contabilità semplificata e alla possibilità di liquidare l'IVA trimestralmente è ammesso fino a un importo di volume d'affari diverso da quello previsto per le imprese esercenti altre attività (produzione, commercio).
La procedura per avviare un’attività
Qualunque sia l’attività che si intende intraprendere è opportuno analizzare tutte le problematica che possono sorgere con l’avvio della stessa e le soluzioni più opportune da adottare per ottenere il miglior risultato. E’ usuale che chi intenda avviare un’attività d’impresa abbia le idee abbastanza chiare sulla tipologia di business da gestire, sul target di clientela da soddisfare, sui fornitori a cui rivolgersi, ma altrettanto spesso lo stesso soggetto ha idee confuse sugli adempimenti amministrativi che deve soddisfare prima dell’avvio dell’attività o immediatamente dopo averla iniziata.
Qualunque sia l’attività che si intende intraprendere è utile aver presente che le diverse scelte da fare risultano più fluide e meglio indirizzate se rispondono a un approccio per importanza e consequenzialità.
Ad esempio il seguente schema - in sintesi - riassume l'opportuno approccio e sequenza per l'analisi dei vari aspetti e l'assunzione delle varie decisioni:
Nei capitoli e paragrafi seguenti è possibile approfondire i vari aspetti (selezionali a lato).
PMI : Le dimensioni dell'impresa
Appare opportuno evidenziare la reale portata di un concetto, quello di Piccola Media Impresa, che nella prassi corrente spesso raggruppa semplicisticamente, a livello dimensionale, tutte le imprese che si contrappongono alla grande industria. L'abbreviazione PMI è diffusa soprattutto nell'Unione Europea e nelle organizzazioni internazionali, quali la Banca mondiale e le Nazioni Unite; inoltre ciascuno stato membro dell'UE ha tradizionalmente utilizzato una propria definizione di PMI.
Cosa significa - in pratica - la definizione PMI (Piccola e Media Impresa)?
L'abbreviazione PMI è diffusa soprattutto nell'Unione Europea e nelle organizzazioni internazionali, quali la Banca mondiale e le Nazioni Unite; inoltre ciascuno stato membro dell'UE ha tradizionalmente utilizzato una propria definizione di PMI.
Con l'art. 2 del Regolamento CE n. 364/2004 del 25 febbraio 2004, l'Unione Europea ha uniformato il concetto di PMI dandone una definizione dimensionale che viene applicata in tutti gli Stati membri a partire dal 1° gennaio 2005. Tale definizione risulta particolarmente rilevante poiché individua il significato di micro, piccola e media impresa che è la ripartizione in cui i vari Stati UE raggruppano, dal punto di vista dimensionale, l’impresa per la determinazione della qualifica aziendale ai fini della concessione di aiuti alle attività produttive.
Il Decreto del Ministero delle Attività Produttive del 18 aprile 2005 ha recepito, a livello nazionale, quanto definito dalla Commissione Europea, introducendo nel nostro Paese i nuovi parametri finalizzati alla determinazione della dimensione aziendale ai fini della concessione di aiuti alle attività imprenditoriali, che si applicano alle imprese di tutti i settori produttivi.
L’impresa può quindi essere così definita:
micro impresa - 1) meno di 10 occupati e, 2) un fatturato annuo (corrispondente alla voce A.1 del conto economico redatto secondo la vigente norma del codice civile) o, in alternativa, un totale di bilancio annuo (corrispondente al totale dell'attivo patrimoniale) non superiore a 2 milioni di euro;
piccola impresa - 1) meno di 50 occupati e, 2) un fatturato annuo, o, in alternativa, un totale di bilancio annuo non superiore a 10 milioni di euro;
media impresa - 1) meno di 250 occupati e, 2) un fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro, o, in alternativa, un totale bilancio annuo non superiore a 43 milioni di euro.
Nelle tre tipologie i due requisiti sub 1) e 2) sono cumulativi, nel senso che entrambi devono sussistere.
Se un'impresa, alla data di chiusura dell’esercizio, verifica di aver superato, nell'uno o nell'altro senso e su base annua, le soglie degli effettivi o le soglie finanziarie sopra esposte perde o acquisisce la qualifica di media, piccola o micro-impresa solo se il superamento dei limiti descritti avviene per due esercizi consecutivi. Ove ci si trovi di fronte ad un’impresa di nuova costituzione, ancora in fase di esercizio del primo periodo di attività, i dati in questione sono oggetto di una stima in buona fede ad esercizio in corso.
Gli effettivi occupati nell’impresa
Tale criterio tiene in considerazione il personale impiegato a tempo pieno, a tempo parziale o su base stagionale e comprende le seguenti categorie:
i dipendenti;
le persone che lavorano per l’impresa, ne sono dipendenti e, secondo la legislazione nazionale, sono considerati come gli altri dipendenti dell’impresa;
i proprietari-gestori;
i soci che svolgono un’attività regolare nell’impresa e beneficiano di vantaggi finanziari da essa forniti.
Gli apprendisti con contratto di apprendistato e gli studenti con contratto di formazione non sono considerati come facenti parte degli effettivi; non viene inoltre presa in considerazione la durata dei congedi di maternità o parentali. Gli effettivi sono espressi in ULA (Unità Lavorative Anno); i dipendenti che hanno lavorato a tempo parziale, i lavoratori stagionali e coloro che non hanno lavorato tutto l’anno devono essere considerati nei conteggi in frazioni di unità.
Fatturato annuo e totale di bilancio
Il fatturato annuo deve essere considerato calcolando quanto l’impresa ha ricavato durante l’anno di riferimento dalla vendita di prodotti e dalla prestazione di servizi e non deve prendere in considerazione l’imposta sul valore aggiunto (IVA) o altre imposte indirette. Il bilancio generale annuo si riferisce al valore degli elementi attivi dell’impresa: immobilizzazioni, magazzino, crediti, ecc...
Stampato il 23/01/2020 alle 11.18
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