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Timestamp: 2017-03-28 17:53:40+00:00
Document Index: 142452314

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 138', 'art. 42', 'art. 383', 'art. 380']

Sventa la rapina e ferisce il bandito, il giudice lo condanna a risarcirlo | Fatto & Diritto
/ Sventa la rapina e ferisce il bandito, il giudice lo condanna a risarcirlo
Posted by Redazione Fatto&Diritto on 7 novembre 2012 in Inchieste | 588 Views | Leave a response	VENEZIA, 7 NOVEMBRE ’12 – Sentenza choc quella pronunciata dal giudice del Tribunale di Venezia nei confronti della guardia giurata triestina Marco Dogvan, 39 anni, condannata per lesioni colpose a risarcire 10.000 euro al bandito ferito durante una rapina. I fatti risalgono al 28 giugno 2004, quando la guardia giurata (fuori servizio, si trovava in banca per pratiche personali), sparò ai banditi che stavano rapinando la filiale della Unicredit di via Fausta. Dogvan sparò quattro colpi, non voleva uccidere e neppure colpire i banditi, ma semplicemente sventare il colpo. Ma uno dei proiettili raggiunse il rapinatore, ferendolo.
Ieri il giudice veneziano Antonio Liguori, lo ha condannato a un anno di reclusione, ma non per tentato omicidio (come sosteneva il pm Paola Tonini, che aveva chiesto una condanna a 4 anni), bensì per lesioni colpose. Il rapinatore, Giorgio Azzolin, vicentino, si era costituito parte civile. Ieri il giudice ha condannato Marco Dogvan a risarcire la parte lesa di 10.000 euro, per i danni subiti.
La difesa della guardia giurata aveva chiesto l’assoluzione e in via secondaria la derubricazione del reato in lesioni.
Il processo si era aperto con la Procura che contestava al vigilante il reato di lesioni, poi il giudice monocratico Barbara Lancieri dopo aver ascoltato in aula alcuni testimoni, aveva trasmesso nuovamente alla Procura gli atti perché procedesse per tentato omicidio. Secondo il giudice, Dogvan sparò con la sua calibro 9 uno dei colpi in faccia ad Azzolin e lo avrebbe fatto ad una distanza di 10 metri mentre i banditi erano già in fuga. Dalla perizia balistica eseguita dai carabinieri del Ris di Parma, emerse che tre dei colpi avevano centrato il motore dell’automobile con la quale i rapinatori stavano fuggendo, mentre il quarto aveva colpito un finestrino, finendo poi sul viso di Azzolin. Non era stato dimostrato, dunque, che quel quarto proiettile era stato sparato per colpire la faccia del rapinatore, ma poteva essere finito sul volto del bandito a causa di un rimbalzo. È anche sulla base di questa perizia che il giudice Liguori ha condannato Dogvan non per tentato omicidio, bensì per il meno grave reato di lesioni colpose.
L’intervento della guardia giurata Marco Dogvan aveva permesso di sventare la rapina in banca e di arrestare due dei banditi, non solo il ferito, il vicentino Azzolin ma anche un altro complice, il pordenonese Mauro Prata. Un mese dopo era finito in manette anche un terzo complice della banda, Roberto Gobbo di Belluno e a quasi un anno dalla tentata rapina fallita grazie alla tempestività di Dogvan, anche il quarto uomo, il veneziano Lorenzo Visconti. Tutti accusati di aver partecipato all’assalto al Cavallino. Ora la sentenza di risarcimento desta perplessità e solleva interrogativi tra l’opinione pubblica.
R: Il tentato omicidio è un reato che nel nostro ordinamento descrive la condotta di chi compie atti diretti in modo non equivoco a cagionare la morte di un uomo ma l’evento, per cause non dipendenti dalla volontà dell’autore, non si verifica. Non basta quindi la sola intenzione, ma serve una serie di atti diretti e in astratto idonei alla commissione del reato. Se la pena prevista per il reato è l’ergastolo, in caso di tentativo si avrà la reclusione non inferiore a 12 anni, altrimenti la pena è diminuita da un 1/3 a 2/3. Ricordiamo che la pena per l’omicidio non aggravato è della reclusione non inferiore a 21 anni
D: Quali sono i limiti di intervento di un pubblico ufficiale fuori servizio in caso di emergenza?
R: Anzitutto occorre precisare che la guardia giurata non è un pubblico ufficiale.
Alle Guardie giurate particolari non compete alcun di tipo di tutela sulle le persone, la cui tutela dell’incolumità è onere e prerogativa esclusivamente dell’Autorità di pubblica sicurezza (art. 1 del TULPS).
Gli enti pubblici, gli altri enti collettivi e i privati possono destinare guardie particolari alla vigilanza o custodia delle loro proprietà mobiliari o immobiliari.
La guardia particolare giurata che lavora alle dipendenze di un istituto di vigilanza privata è, dopo varie vicissitudini giurisprudenziali, inquadrata giuridicamente come “incaricato di pubblico servizio” (ai sensi del decreto legge 8 aprile 2008 n. 59, che ha modificato l’art. 138 del TULPS), benché alcune sentenze della Corte di cassazione in passato ne abbiamo evidenziato anche la qualità di “agente di polizia giudiziaria”.
La Guardia particolare giurata essendo titolare della licenza di porto d’armi per difesa personale, concessa ai sensi dell’art. 42 T.U.L.P.S., è autorizzata a portare l’arma per la quale è stata concessa la licenza, anche fuori dell’orario di servizio.
Quanto all’uso delle armi, possono farne uso solo per legittima difesa (anche di terze persone): non gliene viene concesso anche l’”uso legittimo delle armi” come agli agenti e ufficiali di pubblica sicurezza, per la repressione in flagranza.
Per la guardia giurata si applica la normale disciplina prevista per i privati cittadini: la facoltà di arresto da parte di privati è sancita nell’ art. 383 C.P. che prevede che ogni privato ha la facoltà di procedere all’arresto nei casi previsti dall’ art. 380 C.P ( casi in cui l’ arresto è obbligatorio, in flagranza e il delitto è perseguibile d’ ufficio) e deve consegnare al più presto l’arrestato e le cose costituenti il corpo del reato alla Polizia Giudiziaria.
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