Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-2550-del-31-01-2017
Timestamp: 2020-07-05 11:33:22+00:00
Document Index: 63838704

Matched Legal Cases: ['art. 360', 'art. 2', 'art. 360', 'art. 2', 'art. 44', 'art. 76', 'art. 77', 'art. 6', 'art. 117', 'art. 54', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 44', 'art. 20', 'art. 2']

Sentenza Cassazione Civile n. 2550 del 31/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2550 del 31/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 31/01/2017, (ud. 15/12/2016, dep.31/01/2017), n. 2550
sul ricorso 12838-2016 proposto da:
L.S.A., + ALTRI OMESSI
RONLA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso AVVOCATURA GENERALE DELLO
avverso il decreto n. 1783/2015 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,
1 Con decreto 24.11.2015 la Corte d’Appello di Perugia ha respinto l’opposizione proposta da Massimo Attanasio e gli altri soggetti indicati in epigrafe contro il precedente decreto del consigliere delegato che aveva dichiarato inammissibili le loro domande di equa riparazione in relazione alla durata irragionevole di un giudizio lavoristico svoltosi davanti al TAR Lazio dal 7.7.2000 al 29.1.2014 (data di pubblicazione della sentenza).
2 Per la cassazione di tale decreto l’Attanasio e gli altri opponenti ricorrono con sei motivi.
1.1 Con un primo motivo i ricorrenti lamentano, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 2, allegato 3, titolo 2 (Codice del processo amministrativo) nella parte in cui prevede che “per i termini che sono in corso alla data di entrata in vigore del Codice continuano a trovare applicazione le norme previgenti”.
1.2 Con un secondo motivo i ricorrenti deducono ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 l’eccezione di illegittimità costituzionale del D.Lgs. n. 104 del 2010 nella parte in cui all’art. 2, allegato 3, titolo 2^ prevede che per i termini che sono in corso alla data di entrata in vigore del Codice continuano a trovare applicazione le norme previgentz” perchè eccedente i limiti della delega conferita al Governo dalla L. 19 giugno 2009, n. 69, art. 44 e per ciò stesso per contrasto con l’art. 76 Cost. e art. 77 Cost., comma 1.
1.3 Con un terzo motivo deduce ancora l’illegittimità della medesima disposizione, ma per contrasto con gli artt. 3, 24 e 113 Cost. nonchè per contrasto con l’art. 6, comma 1, Convenzione europea dei diritti dell’uomo e per ciò stesso per contrasto con l’art. 117 Cost..
1.4 Con un quarto motivo i ricorrenti denunziano violazione e/o erronea applicazione del D.L. n. 112 del 2009, art. 54, comma 2 come convertito e ulteriormente modificato nella parte in cui prevede che “la domanda di equa riparazione non è proponibile se nel giudizio amministrativo in cui si assume essersi verificata la violazione di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 2 non è stata presentata istan.za di prelievo” per contrasto con gli artt. 6 e 13 della Convenzione Europea dei, Diritti dell’Uomo alla luce della sentenza C.E.D.U. 25.2.2016 (Caso Olivieri e altri).
2 I primi tre motivi, per il loro comune riferimento al termine lungo per impugnazione delle sentenze del giudice amministrativo (ai fini della individuazione del dies a quo per la proposizione della domanda di equa riparazione, possono essere trattati unitariamente: ebbene, essi sono privi di fondamento.
Tale interpretazione trova riscontro anche nella giurisprudenza del Consiglio di Stato, ove pure è stato affermato più volte che l’art. 2, allegato 3, c.p.a., il quale con norma transitoria dispone che per i termini in corso alla data di entrata in vigore del codice stesso (16.9.2010) continuano ad operare le norme previgenti, non trova applicazione ai casi in cui il mutamento del termine come quello c.d. lungo per proporre appello – sia già entrato in vigore anteriormente al deposito della sentenza impugnata. Ciò in quanto già prima dell’entrata in vigore del c.p.a., le norme del c.p.c. si applicavano al giudizio amministrativo in quanto compatibili e salvo non fosse diversamente previsto.
La contraria tesi dei ricorrenti, fondata in definitiva su una lettura personale della disposizione normativa si scontra con la costante giurisprudenza di questa Corte e pertanto non coglie nel segno, mentre la questione di legittimità costituzionale per eccesso di delega è manifestamente infondata: l’art. 44, comma 2, lett. g), legge di delega (L. 18 giugno 2009, n. 69 Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonchè in materia di processo civile) prevede espressamente chè i decreti legislativi di cui al comma 1, oltre che ai principi e criteri direttivi di cui alla L. 15 marzo 1997, n. 59, art. 20, comma 3 in quanto applicabili, si attengono ai seguenti principi e criteri direttivi: “g) riordinare il sistema delle impugna.zioni, individuando le disposizioni mediante rinvio a quelle del processo di primo grado, e disciplinando la concentrazione delle impugnazioni, l’effetto devolutivo dell’appello, la proposizione di nuove domande, prove ed eccezioni”.
– lo è infine, sotto il quarto profilo (inopportunità della applicazione della sanzione stante l’evidente incertezza giuridica nell’interpretazione della norma transitoria di cui all’art. 2 c.p.a., all. 3 e la non necessari età dell’istanza di prelievo, anche per evitare un danno ulteriore agli istanti): trattasi invero di una mera censura in fatto, che interferisce nel potere direzionale del giudice di merito, come tale non prospettabile in questa sede.