Source: https://carlolattanzio.com/category/sicurezza-sul-lavoro/
Timestamp: 2020-08-13 21:00:19+00:00
Document Index: 121234106

Matched Legal Cases: ['art. 95', 'art. 3', 'art. 110', 'art 110', 'art. 90', 'art. 21', 'art. 17', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 90', 'art. 3', 'art. 21', 'art. 3', 'art 28', 'art.41', 'art. 168', 'art. 176', 'art. 196', 'art. 204', 'art. 229', 'art. 259', 'art. 279', 'art.6', 'art 41', 'art. 37', 'art. 37', 'art. 37', 'art. 55']

Sicurezza sul Lavoro | Studio Lattanzio
QUANDO E’ OBBLIGATORIA LA DOCCIA NEL PUBBLICO ESERCIZIO?
SERVONO LE DOCCE PER I DIPENDENTI DI UN BAR O DI UN RISTORANTE / PIZZERIA?
Uno dei problemi ricorrenti che ci ti terrorizza quando stiamo per apre il nostro pubblico esercizio è quello di essere sicuri di rispettare tutti i requisiti strutturali e igienico sanitari…… da qui spesso mi si chiede se sia necessario installare una doccia in questa o quella nuova impresa.
La questione non si è rivelata di semplice soluzione……ma vediamo e valutiamo insieme…..
Innanzitutto consideriamo l’ELENCO DELLE ATTIVITA’ INSUDICIANTI PER LE QUALI E’ NECESSARIO LA DOTAZIONE DI DOCCE (DPR 215/88): Ristoranti, Rosticcerie, Laboratorio panificazione, Palestre, Dormitori pubblici / asili notturni, Pubblico spettacolo , Attività in industrie alimentari, (…
Se sei elencato tra questi devi avere una doccia, se sei ancora in dubbio o vuoi altre spiegazioni continua con l’articolo…
Consideriamo poi la delibera 2117 16 novembre 2013, che tra le tante norma i requisiti igienico sanitari dei luoghi di lavoro (di cui direttiva 123/2006/CE). Riporto estratto, come da allegato alla delibera 2117:
DOCCE AD USO DEI DIPENDENTI: Le docce sono obbligatorie per le lavorazioni che espongono a rischio di insudiciamento o imbrattamento. Qualora necessaria, va realizzata, di norma, 1 doccia ogni 8 dipendenti; devono essere previsti locali separati per sesso, oppure deve essere garantita l’utilizzazione separata degli stessi.
1.2. REQUISITI E DOTAZIONI
Le docce realizzate negli spogliatoi devono essere separate tramite pareti o box chiusi a tutta altezza e dotate di singola aspirazione forzata. Deve essere garantito l’accesso diretto dal locale spogliatoio alla doccia.
Ma cosa vuol dire insudiciamento o imbrattamento?
In una linea guida del 2011 redatta dall’AAS di Trieste si specifica:
Le docce sono obbligatorie per le lavorazioni che espongono a rischio di insudiciamento o imbrattamento, pertanto anche per le attività svolte nelle cucine ed ove vengono effettuate attività di preparazione alimentare assimilabili alle attività di cucina, con trattamento a caldo.
Sei un’osteria o una pieria e tratti alimenti a caldo in una cucina/laboratorio? si?….ti serve una doccia. Sei un bar e hai solo un forno e una tostiera…….non ti serve la doccia!……ma continuiamo.
Il D.Lgs. 81/08 all’ALLEGATO IV REQUISITI DEI LUOGHI DI LAVORO prescrive:
1.13. Servizi igienico assistenziali 1.13.2. Docce
1.13.2.2. Devono essere previsti locali per docce separati per uomini e donne o un’utilizzazione separata degli stessi. Le docce e gli spogliatoi devono comunque facilmente comunicare tra loro.
Riporto anche una risposta del Ministero del lavoro in merito alla necessità delle docce
Ministero del Lavoro – Commissione interpelli (Interpello n. 4 – Nota Prot. 37/0007882/MA007.A001 del 2 maggio 2013)
Il datore di lavoro assolve all’obbligo di mettere a disposizione del lavoratore i servizi igienico – assistenziali nel luogo di lavoro o nelle sue immediate vicinanze, purché tali servizi, anche se non in uso esclusivo, siano fruibili dai lavoratori liberamente, facilmente e senza aggravio di costo per loro e nel rispetto delle norme igieniche.
Secondo me tutto gira intorno alle parole insudiciamento o imbrattamento.
Nel dizionario italiano le parole citate vogliono dire:
insudiciàrsi: rendere lercio, sporcarsi, lordarsi, imbrattarsi (ti sei tutto insudiciato);
Imbrattare: macchiare, sporcare qualcuno, con liquidi o sostanze appiccicose.
Considerato quanto detto dalle normative bisogna ovviamente prendere in considerazione il tipo di attività che si andrà a svolgere. Fatti le seguenti domande:
1) Durante il lavoro c’è la possibilità d’imbrattamento dell’indumento di lavoro?
2) Le condizioni igieniche potrebbero dare origine alla necessità di una doccia? (dopo una giornata di 8-10 ore il mese di agosto l’eccessiva sudorazione ci porterà alla necessità di lavarsi?)
3) Sono presenti polveri, fumi, vapori untuosi ecc.? in ragione del tipo di lavoro, potrei ben dire di si…
4) E’ possibile il contatto con sostanza biologiche? (sangue, liquidi contaminati?)
Se avete totalizzato 3 o più “SI” ci sono ragionevoli motivi per fornire la doccia.
Diciamo che, gli spogliatoi servono per cambiarsi d’abito e la doccia, in prevalenza, per non indossare un abito pulito da sporchi.
Nemmeno discutere sul fatto che i servizi igienici devono essere previsti!
Contattami se vuoi una perizia precisa del tuo locale e una relazione dettagliata di quali sono le tue reali necessità….per non incappare in inutili sanzioni!
Inviato su Pubblici esercizi e Attività di somministrazione alimenti e bevande, Sicurezza sul Lavoro
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QUANDO EFFETTUARE GLI AGGIORNAMENTI AI CORSI DI FORMAZIONE OBBLIGATORI?
Aggiornamenti ai corsi di formazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro (D.Lgs. 81/08, ex 626/94) e igiene degli alimenti (Reg. 852/04/CE, L.R. 21/05)
Fra i vari adempimenti per la Sicurezza sul lavoro e l’Igiene degli alimenti, uno di primaria importanza è quello che riguarda la formazione obbligatoria. Di seguito indichiamo perché e ogni quanto tempo è necessario ripetere la formazione:
Corso di formazione OSA8 e OSA3
La normativa regionale per il Friuli Venezia Giulia (L.R. n°21 del 18.08.2005 – Art.5) ed il Protocollo n°9916 / SPS-VETAL del 12.05.2008 fissano:
– la durata del corso rivolto al solo Operatore del Settore Alimentare è di 8 ore, validità 5 anni;
– la durata del corso rivolto agli Addetti del Settore Alimentare è di 3 ore, validità 2 anni.
Contattaci per avere maggiori informazioni sui corsi obbligatori erogati da noi, per essere sempre nel pieno rispetto della normativa vigente.
Corso di formazione RSPP – Datore di lavoro
L’Accordo Stato Regioni del 21-12-2011 prevede aggiornamento quinquennale, con durata variabile in base al rischio aziendale: 6 ore rischio basso, 10 ore rischio medio, 14 ore rischio alto;
Individuazione decorrenza e scadenza dei termini per l’aggiornamento :
– Datori di lavoro RSPP esonerati ( ante 31/12/96 ) dalla frequenza dei corsi in base (all’art. 95 dell’ex D. Lgs. 626/94) 24 mesi per l’ultimazione degli aggiornamenti a partire dal 11/01/2012 (data di pubblicazione dell’Accordo) e quindi con scadenza 11/01/2014;
– Datori di Lavoro RSPP che hanno frequentato i corsi sulla base dell’art. 3 del D.M. 16 gennaio 1997 prima della data di pubblicazione dell’Accordo: il quinquennio decorre dalla pubblicazione dell’Accordo stesso e pertanto la scadenza avverrà il 11/01/2017.
L’Accordo Stato Regioni del 21-12-2011 prevede aggiornamenti quinquennali di 6 ore per i lavoratori (indipendentemente dal rischio aziendale).
Corso di formazione Addetti al PRIMO SOCCORSO
La legge prevede una cadenza minima triennale per almeno la parte pratica, 6 ore, infatti l’articolo 3 decreto 388 del 15 luglio 2003 riporta: “La formazione dei lavoratori designati andrà ripetuta con cadenza triennale almeno per quanto attiene alla capacità di intervento pratico. ” .
Corso di formazione Addetti ANTINCENDIO
Da un lato il D.M. 10 marzo 1998, che regolamenta i percorso formativi in materia di antincendio,non prevede un obbligo esplicito di aggiornamento periodico del corso antincendio.
D’altra parte il D.lgs. 81/2008, aggiornato al D.lgs. 106/2009, Art.37 recita: ”I lavoratori incaricati dell’attività di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave ed immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell’emergenza devono ricevere un’adeguata e specifica formazione e un aggiornamento periodico.
La soluzione la troviamo nella Circolare del Min. Interni del 23-3-2011 che indica l’aggiornamento ogni tre anni, basso rischio 2 ore, medio rischio 5 ore e alto risschio 8 ore.
Inviato su Antincendio e Gestione delle Emergenze, Igiene degli alimenti, Autocontrollo e HACCP, Sicurezza sul Lavoro
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APRIRE UN PUBBLICO ESERCIZIO: LA SEGNALETICA DI SICUREZZA
APRIRE UN PUBBLICO ESERCIZIO: LA SEGNALETICA PER COMUNICARE TUTTA LA SICUREZZA
Sul posto di lavoro è estremamente importante la sicurezza per i lavoratori, i clienti e visitatori. Quando si è in fase di progettazione uno dei primi ragionamenti da fare è sulla disposizione dei locali, degli arredi, macchinari, attrezzature. Nel farlo è bene tenere in considerazione anche la segnaletica di sicurezza.
In un locale è obbligatoria la presenza della segnaletica di sicurezza che indica le cause di rischio più frequenti nel settore degli esercizi pubblici e che riguarda:
• le uscite di emergenza;
• gli estintori;
• la cassetta del pronto soccorso;
• il divieto di fumo.
In tutti questi casi cartelli e pittogrammi sono creati e disposti perché si possano comprendere e vedere nel modo migliore possibile dagli utenti.
Quali sono e quali mi servono? dove le posiziono nel mio locale? Contattaci, senza alcun impegno, faremo insieme un sopralluogo per valutare la sicurezza sul lavoro del tuo locale.
SCARICA GRATIS i Cartelli da esporre nei pubblici esercizi
Cartelli, autorizzazioni, documenti e segnali da esporre obbligatoriamente in bar, ristorante, trattoria, osteria, albergo, negozio, ecc.
Ai sensi delle vigenti normative comunitarie, nazionali, regionali e locali, sono numerosi i cartelli, autorizzazioni, documenti e segnali che devono essere esposti al pubblico nei locali, in modo ben visibile. Lo scopo dei controlli presso un Pubblico Esercizio, durante una verifica di routine, è anche quello di accertare la presenza della cartellonistica, delle autorizzazioni e varie previste dalla normativa vigente.
So che sei impegnato a gestire la tua azienda, ecco perché ti fornisco l’elenco completo dei cartelli e dei documenti che devi esporre (alcuni li puoi scaricare gratis):
Cartello Divieto di Fumo, con l’indicazione dei soggetti ai quali spetta vigilare.
scarica il file: Divieto di Fumo (formato A5).
Estratto Testo Unico di Pubblica Sicurezza (TULPS).
scarica il file: ESTRATTO TULPS
Licenza U.T.I.F. per la vendita di Liquori o di prodotti contenenti alcol (non ha scadenza).
Tabelle Alcolemiche:
scarica il file: 1) Tabella Alcool Test 1
scarica il file: 2) Tabella Alcool Test 2
Cartelli indicanti gli Ingredienti e i possibili allergeni;
scarica il file: 1) CARTELLO INFORMATIVO PRESENZA ALIMENTI INGREDIENTI O COADIUVANTI TECNOLOGICI CONSIDERATI ALLERGENI
scarica il file: 2) CARTELLO INFORMATIVO PRESENZA ALIMENTI INGREDIENTI O COADIUVANTI TECNOLOGICI CONSIDERATI ALLERGENI
Autorizzazione Amministrativa (SCIA) rilasciata dal comune ove ha sede l’esercizio (che comprende anche l’Autorizzazione sanitaria o Nuova Registrazione Alimentare, gli scarichi delle acque, le emissioni in atmosfera, dichiarazione del rumore, sorvegliabilità dei locali, requisiti morali e professionali).
Autorizzazione sanitaria (NIA o VIA) rilasciata dall’A.A.S.
Copia della documentazione da cui risulta la nomina del Preposto, in possesso dei requisiti professionali, nominati dopo il rilascio delle autorizzazioni.
Cartello, o simili, indicante gli orari (di apertura e chiusura, il giorno o i giorni di chiusura settimanale), ben visibile dall’esterno dell’esercizio (come precisato dalla Regione FVG: Esposizione orari).
Listino dei Prezzi praticato, indicante il costo delle consumazioni e i servizi offerti. In caso di somministrazione di pasti, Menù con:
elenco e il costo delle pietanze/consumazioni
indicazione delle eventuali maggiorazioni
stato di conservazione all’origine degli alimenti
visibile anche dall’esterno (come precisato dalla Regione FVG: Somministrazione ed esposizione prezzi).
Cartello con il prezzo di vendita dei prodotti venduti per asporto (dolciumi, gelati, brioche, panini, ecc.).
Denuncia per giochi leciti (gioco delle carte, biliardo, calcetto, ping-pong, ecc.) fatta in SCIA, e rilasciata dal Comune.
Tabella dei giochi proibiti, rilasciata dal Comune.
Cartello divieto somministrazione e vendita alcol ai minori di anni 18.
Licenza o patentino dei Monopoli di stato per la vendita di tabacchi (rilasciata dai Monopoli di Stato);
Nella sala da biliardo, se presente, deve essere esposto in modo visibile il costo della singola partita ovvero quello orario;
Autorizzazione ministeriale per detenere eventuali giochi elettronici (nulla-osta, messa in esercizio) su ogni slot machine;
Cartello indicante formule di avvertimento sul rischio di dipendenza dalla pratica dei giochi con vincite in denaro (es. gratta e vinci) nonché le relative probabilità di vincita. Le medesime formule devono essere applicate:
sugli apparecchi di cui all’art. 110 comma 6, lettera a) del TULPS
su apposite targhe esposte nelle aree ovvero nelle sale in cui sono istallati i videoterminali di cui all’art 110, c. 6 lett. b) del TULPS, nonché nei punti vendita in cui si esercita l’attività di scommesse in via principale.
I titolari dei locali di cui sopra sono altresì tenuti ad esporre all’ingresso e all’interno dei locali il materiale informativo predisposto dalle ASL diretto a evidenziare i rischi collegati al gioco e a segnalare la presenza dei servizi di assistenza pubblici e del privato sociale dedicati alla cura e al reinserimento sociale delle persone con patologie collegate alla GAP.
Ordinanza comunale divieto vendita bevande in bottiglia (da verificare presso ogni comune se c’è tale obbligo);
Per i titolari di Pubblici esercizi ove si svolgono, con qualsiasi modalità e in qualsiasi orario, spettacoli o altre forme di intrattenimento, congiuntamente all’attività di vendita e di somministrazione, vige l’obbligo di esporre un cartello posto all’entrata/uscita e all’interno del locale con riportate le apposite tabelle. Inoltre si ricorda che in capo ai gestori l’obbligo di dotarsi e di mettere a disposizione del pubblico, all’uscita del locale, apposite apparecchiature per la misurazione del test alcolico;
Autorizzazione comunale per trattenimenti, anche danzanti, nel locale e relativi pagamenti SIAE;
Cartello indicante la videosorveglianza, in caso di uso di sistemi di videosorveglianza;
Indicazioni sulle mescite di bevande alcoliche alla spina o sulle bottiglie o altri contenitori, del tipo di bevanda o di vino contenuti e del relativo grado alcolico, utilizzando etichette o collarini (in opzione cartello indicate l’elenco delle bevande alcoliche superiori ai 21°);
In caso di utilizzo di “acqua trattata”, indicazione sul contenitore, sul menù o sul listino, del tipo di acqua servita (“acqua potabile trattata” oppure “acqua potabile trattata e gassata”).
Non dimenticare le importantissime segnaletiche di sicurezza! Ecco un articolo dedicato solo a questo argomento: APRIRE UN PUBBLICO ESERCIZIO: LA SEGNALETICA DI SICUREZZA.
Se vendi alimenti sono importantissime le etichettature! Ecco un articolo dedicato solo a questo argomento: QUALI ETICHETTI SI METTONO SUGLI ALIMENTI? COSA INDICO IN ETICHETTA?
il Manuale di Autocontrollo (o anche detto piano HACCP) in base alla normativa comunitaria;
attestati validi per la formazione di ciascun addetto alla manipolazione delle sostanze alimentari, ai sensi della normativa regionale:
il documento di valutazione dei rischi, in base al Decreto Legislativo n. 81/2008 (ex 626) sulla sicurezza, nonché la nomina del Responsabile della prevenzione e protezione, dell’addetto al pronto soccorso e l’addetto antincendio;
l’autorizzazione all’occupazione di suolo pubblico rilasciata dal comune se colloca tavolini, sedie, ombrelloni su suolo pubblico;
l’autorizzazione comunale all’esposizione delle eventuali insegne e tende.
Hai difficoltà nel percorso per aprire il tuo locale? Seguo l’apertura di pubblici esercizi per professione! Contattami senza impegni per una prima consulenza gratuita. Soluzioni mirate, su misura!
LA SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO INTERESSA ANCHE I VOLONTARI DELLE ASSOCIAZIONI SPORTIVE DILETTANTISTICHE?
LA SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO INTERESSA ANCHE I VOLONTARI ?
OBBLIGHI SICUREZZA ASSOCIAZIONI SPORTIVE DILETTANTISTICHE (A.S.D)
L’Associazione Sportiva Dilettantistica (ASD), indipendentemente dalla sua specificità dalla sua struttura gerarchica e organizzativa, nonché dalla sua dimensione, è soggetta all’applicazione del D.Lgs. 81/08 e quindi deve individuare e valutare i rischi connessi ai processi di supporto all’attività sportiva, equiparabili alle attività di tipo occupazionale (es. attività di segreteria, di movimentazione materiali, di preparazione degli attrezzi sportivi, di trasporto atleti, di manutenzione locali, attrezzature e impianti sportivi, etc.) negli specifici luoghi di lavoro sede dell’Associazione Sportiva e/o altri luoghi di svolgimento delle attività.
Si tratta quindi di individuare e valutare i rischi complementari all’evento agonistico, alle sedute di preparazione o di allenamento.
L’applicazione alle Associazioni Sportive della disciplina speciale sulla Tutela della sicurezza dei lavoratori, contenuta nel D.Lgs. 81/08, non può essere messa in discussione dato che la normativa di settore, precipuamente l’art. 90 L. 289/2002, la L. 398/91 e le numerose norme di dettaglio fiscale/tributario, non solo non escludono espressamente l’applicazione della disciplina speciale sulla sicurezza, ma confermano anzi che le prestazioni lavorative rese nell’ambito delle Associazioni Sportive non godono di un particolare regime giuridico. Lo stesso D.Lgs. 81/08 non prevede alcuna esclusione, parziale o totale, della sua applicazione alle Associazioni Sportive.
Le Associazioni Sportive sono pertanto sottoposte alla disciplina del Decreto Legislativo n. 81 del 9 aprile 2008, c.d. “Testo Unico sulla Sicurezza”, come qualsiasi “azienda” che per lo svolgimento delle proprie attività statutariamente previste si avvalga della collaborazione di persone che svolgono la propria azione in forma professionale o anche volontaria.
Tuttavia per determinare correttamente e completamente gli adempimenti previsti dal D. Lgs. 81/08 a carico delle Associazioni sportive è necessario individuare in concreto quale tipologia di rapporto di lavoro l’associazione intrattiene con i propri collaboratori, distinguendo tra lavoratori subordinati e non subordinati.
Tipologia di collaborazioni lavorative esistenti nelle Associazioni/Società sportive
Le Associazioni e Società sportive dilettantistiche, per il perseguimento del proprio scopo sociale si avvalgono dell’opera di molteplici collaboratori che possono essere classificati nelle seguenti categorie:
– collaboratori didattici: istruttori, animatori, etc.;
– collaboratori amministrativi: addetti alla segreteria, tesorieri, cassieri, etc.;
– collaboratori gestionali: custode, manutentore, addetto alle pulizie e alla lavanderia, etc.;
– collaboratori professionali: medici, fisioterapisti, consulenti, etc.;
– figure che operano nell’attività agonistica: atleti, allenatori, direttori sportivi, dirigenti accompagnatori, etc.
Per semplicità, riportiamo di seguito uno schema utile per individuare i principali obblighi.
Descrizione dei principali adempimenti
previsti dal D.Lgs. 81/08 Articolo di riferimento del D.Lgs. 81/08 Associazione sportiva conalmeno un lavoratore subordinato Associazione sportiva privadi rapporti di lavoro subordinati
Redazione di un documento contenente lavalutazione dei rischi e l’individuazione delle misure di sicurezza Art. 17Art. 28 SI SI
Nomina del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione o svolgimento diretto dei compiti da parte del Datore di Lavoro Art. 17 SI NO
Nomina del Medico Competente nei casi incui si renda necessaria la sorveglianza sanitaria dei lavoratori Art. 18 SI NO
Nomina e formazione dei lavoratori addetti alla gestione delle emergenze,dell’antincendio e del primo soccorso Art. 43 SI si (*)
Predisposizione delle procedure da attuarein caso di emergenza Art. 43 SI si (*)
Informazione, formazione e addestramentosulla sicurezza dei lavoratori Art. 36Art. 37 SI NO
Formazione del Rappresentante deiLavoratori, se eletto dai lavoratori Art. 37 SI NO
Gestione sicurezza nei lavori in appalto nondi tipo “edile”, presso i luoghi di cui si ha giuridica disponibilità Art. 26 SI NO
Adempimenti a carico del Committente di lavori di natura edile Titolo IV SI SI
(*): la gestione dell’emergenza dovrà comunque essere garantita nei confronti degli utenti e del pubblico eventualmente presente
Si vuole evidenziare che, a prescindere dalla presenza o meno di lavoratori subordinati, l’Associazione sportiva dovrà sempre e comunque garantire la sicurezza dei terzi che a qualsiasi titolo dovessero trovarsi presso i luoghi in cui la stessa eserciti la propria attività, sia durante il normale espletamento delle attività sportive, sia durante situazioni di emergenza.
Ultimo significativo dato è l’individuazione del soggetto che acquisisca la posizione di Datore di lavoro nell’ambito dell’Associazione. Egli si identifica, generalmente, con il legale rappresentante dell’Associazione o Società sportiva dilettantistica, ma ciò dipenderà dalla tipologia di struttura che ogni Associazione si è data per Statuto. La sua individuazione precisa è molto importante poiché egli assume non solo gli obblighi suindicati onde “mettere in sicurezza” l’Associazione, ma in prima persona viene investito della responsabilità giuridica derivante da eventuali incidenti che possano determinarsi in caso di mancata attuazione delle misure di sicurezza previste nel Documento di Valutazione del Rischio, volte a tutelare la salute dei lavoratori e dei soggetti terzi che possano accedere nei luoghi dell’Associazione.
Con riferimento alla tutela della salute e sicurezza dei volontari, bisogna ricordare che il Decreto del Fare-Legge n. 98/2013 ha modificato il D.Lgs. n. 81/2008 definendo in modo più dettagliato le caratteristiche dei soggetti rientranti nel campo di applicazione del volontariato e che sono equiparati ai lavoratori autonomi e, dunque, soggetti ai soli obblighi dell’art. 21. Ricordando che tali facilitazioni riguardano solo i soggetti che “prestano la propria attività, spontaneamente e a titolo gratuito o con mero rimborso spese”.
Sugli obblighi delle associazioni di volontariato interviene un parere della Commissione Interpelli che con l’Interpello n. 8/2014 del 13 marzo 2014, avente per oggetto “risposta al quesito relativo all’obbligo di redazione del documento di valutazione dei rischi per i volontari”, risponde a un’istanza di interpello presentata dalla Federazione Italiana Cronometristi. Tale Federazione ha chiesto il parere della Commissione in merito all’obbligatorietà della redazione del documento di valutazione dei rischi, ai sensi dell’art. 17 (Obblighi del datore di lavoro non delegabili), comma 1, lett. a), del D.Lgs. n. 81/2008 da parte delle “associazioni, non aventi personale dipendente ma che si avvalgono dell’ausilio di volontari nei confronti dei quali può essere disposto un rimborso spese di importo annuo comunque di gran lunga inferiore a e 7.500,00“.
Per rispondere al quesito la Commissione fa alcune premesse normative.
Viene premesso che l’art. 2, comma 1 lett. a), del D.Lgs. n. 81/2008 definisce lavoratore la “persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito ell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari“.
Inoltre il successivo art. 3, comma 12-bis (come recentemente modificato dalla Legge n. 98/2013) riporta che “nei confronti dei volontari di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, dei volontari che effettuano servizio civile, dei soggetti che prestano la propria attività, spontaneamente e a titolo gratuito o con mero rimborso di spese, in favore delle associazioni di promozione sociale di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 383, e delle associazioni sportive dilettantistiche di cui alla legge 16 dicembre 1991, n. 398, e all’articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, nonché nei confronti di tutti i soggetti di cui all’articolo 67, comma 1, lettera m), del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 21 del presente decreto (…)“.
Per maggiore chiarezza aggiungiamo a queste premesse della Commissione anche il contenuto del suddetto articolo 21 (Disposizioni relative ai componenti dell’impresa familiare di cui all’articolo 230-bis del Codice civile e ai lavoratori autonomi):
1. I componenti dell’impresa familiare di cui all’articolo 230-bis del Codice civile, i lavoratori autonomi che compiono opere o servizi ai sensi dell’articolo 2222 del Codice civile, i coltivatori diretti del fondo, i soci delle società semplici operanti nel settore agricolo, gli artigiani e i piccoli commercianti devono:a) utilizzare attrezzature di lavoro in conformità alle disposizioni di cui al Titolo III;
Ciò premesso la Commissione fornisce le seguenti indicazioni.
La Commissione ritiene che “il regime applicabile, per i soggetti che prestano la propria attività volontariamente e a titolo gratuito (o con mero rimborso spese) per le associazioni sportive dilettantistiche, di cui alla Legge n. 398/1991 e all’art. 90 della Legge n. 289/2002, sia quello previsto per i lavoratori autonomi di cui all’articolo 2222 del codice civile, per i quali l’art. 3, comma 11, del D.Lgs. n. 81/2008 dispone l’applicazione dell’art. 21”.
Tuttavia la Commissione evidenzia che, l’art. 3 comma 12-bis del D.Lgs. 81/2008 prevede anche che qualora i soggetti di cui sopra svolgano la loro “prestazione nell’ambito di un’organizzazione di un datore di lavoro, questi è tenuto a fornire al soggetto dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti negli ambienti nei quali è chiamato ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla sua attività. Egli é altresì tenuto ad adottare le misure utili a eliminare o, ove ciò non sia possibile, a ridurre al minimo i rischi da interferenze tra la prestazione del soggetto e altre attività che si svolgano nell’ambito della medesima organizzazione“.
E restano fermi i principi generali di diritto che “impongono al responsabile dell’impianto o dell’associazione sportiva dilettantistica che di esso abbia la disponibilità, da individuare secondo la normativa di settore che regola la materia, di predisporre adeguate misure di tutela nei confronti di chi venga chiamato ad operare nell’ambito delle attività di riferimento dell’ associazione sportiva dilettantistica e che, pertanto, ne sanciscono la responsabilità secondo i principi comuni civili e penali nel caso di danni causati a terzi da cose in disponibilità”.
La valutazione dei rischi è lo strumento fondamentale per determinare dettagliatamente i successivi adempimenti, nonché le specifiche misure di sicurezza da mettere in atto per la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. Tra queste ultime vanno annoverate anche le misure per la gestione delle emergenze, compreso il primo soccorso.
Contattami per redigere il tuo Documento di Valutazione dei Rischi e per le altre necessità della tua associazione!
Inviato su Sicurezza sul Lavoro
LA VALUTAZIONE DEI RISCHI CON AUTOCERTIFICAZIONE VALIDA SOLO FINO AL 31 MAGGIO
Si avvisa che il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con una nota ha stabilito il termine finale per l’esercizio della facoltà di autocertificare la valutazione dei rischi per le microimprese (articolo 29, comma 5, del D. Lgs. n. 81/2008 e s.m.i.). In questa sede il Ministero ha precisato che la possibilità per i datori di lavoro che occupano fino a 10 dipendenti di effettuare la valutazione dei rischi mediante autocertificazione termina il 31 maggio 2013.
Ne consegue che dal 31/05/2013 non sarà più possibile autocertificare l’avvenuta valutazione dei rischi, ma dovrà essere predisposto il DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI (previsto all’art 28 D.Lgs 81/2008). Tale documento, redatto dal Datore di Lavoro, anche tramite la collaborazione di figure qualificate, dovrà essere custodito presso ogni unità operativa dell’azienda ed esibito in caso di ispezione. Questo documento deve essere redatto entro 90 giorni dall’apertura di ogni nuova attività.
Nulla cambia ovviamente per i Datori di lavoro che occupano fino a 50 lavoratori di cui al comma 6 dello stesso articolo 29 ai quali è stata estesa la facoltà, dopo l’entrata in vigore del Decreto Interministeriale del 30/11/2012, di effettuare la valutazione dei rischi sulla base delle procedure standardizzate.
Avviso Scadenza Autocertificazione
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Classe ATECO e classificazione dei rischi: un utile strumento per orientarsi!
I Macro settori ateco 2007 e rischio alto-medio-basso
Individuare e assegnare un livello di rischio preciso non è semplice proprio perché la Valutazione del Rischio viene effettuata all’interno di una fascia in cui le differenze che determinano l’assegnazione di un grado di rischio piuttosto che un altro sono minime.
Ma in questo ci possono venire in aiuto i codici Ateco.
Per ATECO (ATtività ECOnomiche) si intende una tipologia di classificazione delle attività economiche adottata dall’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica Italiano) per rilevazioni nazionali di carattere economico.
La ATECO è una classificazione alfa-numerica che riporta più gradi di dettaglio con le lettere che vanno a indicare il macro-settore dell’attività economica e i numeri (da 2 a 6 cifre) che vanno a rappresentare le articolazioni dei settori stessi.
Tale classificazione, oltre che per le normali indagini ISTAT, è importante anche per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro, infatti in base a questa viene poi assegnato il livello di rischio sul lavoro correlato alle attività dell’azienda, esso può essere basso, medio o alto, tale distinzione è poi determinante per quanto riguarda la modalità relativa alla formazione sulla sicurezza sul lavoro del lavoratore e del Datore di lavoro.
Per determinare il livello di rischio:
CLASSIFICAZIONE DEL RISCHIO AZIENDALE
Codici Ateco 2007 delle aziende a Basso Rischio (uffici e servizi, commercio, artigianato e turismo):
G (45, 46, 47) I (55, 56) K (64, 65, 66) L (68) M (69, 70, 71, 72, 73, 74, 75, 77, 78, 79, 80, 81, 82) J (58, 59, 60, 61, 62, 63) R (90, 91, 92, 93) S (94, 95, 96) P (97, 98) Q (99)
Codici Ateco 2007 delle aziende a Medio Rischio (agricoltura, pesca, P.A., istruzione, Trasporti, magazzinaggio):
A (01, 02, 03) H (49, 50, 51, 52, 53) Q (88) O (84) P (85)
Codici Ateco 2007 delle aziende ad Alto Rischio (costruzioni, industria, alimentare, tessile, legno, manifatturiero, energia, rifiuti, raffinerie, chimica, sanità, servizi residenziali)
B (05, 06, 07, 08, 09) F (41, 42, 43) C (10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 23, 24, 25, 28, 26, 29, 30, 21, 32) D (35) E (36, 37, 38, 39) C (19, 20, 21, 22) Q (86, 87)
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Quando nominare il medico competente?
Le aziende, nella persona del datore di lavoro, sono tenute alla nomina del medico competente aziendale nei casi previsti dal D. lgs. 81/08, quindi, la nomina, non è sempre obbligatoria ma è necessaria quando si individua l’obbligo di effettuare sorveglianza sanitaria.
Alla nomina medico competente si ricorre solamente nei casi previsti dalla legge vigente, ossia dal D. Lgs. 81/2008 e s.m.i.. Più precisamente, a titolo esemplificativo, ciò avviene quando i lavoratori si trovano a svolgere l’attività lavorativa, sottoposti a rischi di tipo chimico, a rumori, vibrazioni, a movimentazione manuale carichi, all’esposizione di amianto, piombo e altri agenti pericolosi.
L’incarico medico competente è, anche, obbligatorio, nel caso di lavoratori che facciano utilizzo dei videoterminali per più di venti ore la settimana o di lavori notturni. Non basta la presenza di uno o più rischi, occorre valutare inoltre il loro grado, dipendente dalla gravità, intensità e dal tempo di durata.
Cos’è la sorveglianza sanitaria?
La sorveglianza sanitaria è definita dal D.Lgs 81/08 come l’insieme degli atti medici, finalizzati alla tutela dello stato di salute e sicurezza dei lavoratori, in relazione all’ambiente di lavoro, ai fattori di rischio professionali e alle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa. In pratica si tratta di un’attività complessa volta a tutelare la salute dei lavoratori e a prevenire l’insorgenza di malattie professionali, si può
definire come la somma delle visite mediche, delle indagini specialistiche e di laboratorio, delle informazioni sanitarie e dei provvedimenti adottati dal medico, al fine di garantire la protezione sanitaria dei lavoratori nei confronti del rischio lavorativo.
Quando occorre fare la sorveglianza sanitaria?
La sorveglianza sanitaria deve essere attivata in tutti i luoghi di lavoro nei quali sono presenti dei fattori di rischio per la salute dei lavoratori. Naturalmente prima devono essere adottati tutti i possibili accorgimenti, tecnici e/o procedurali per eliminare o ridurre tali rischi.
In ogni caso, la periodicità delle visite mediche previste dalla sorveglianza sanitaria dipende dal livello di esposizione al rischio riscontrato sul luogo di lavoro, dopo un’attenta valutazione.
Chi è soggetto a Sorveglianza Sanitaria?
Ad esempio i lavoratori quando utilizzano i videoterminali per venti o più ore la settimana, quando sono esposti ad agenti chimici pericolosi per la salute, all’amianto o al rumore, ad agenti cancerogeni e biologici, a raggi X e sostanze radioattive, a radiazioni ottiche artificiali, a radiazioni ultraviolette e infrarosse, a vibrazioni o quando sono sottoposti a movimentazione manuale dei carichi. Questi sono solo alcuni dei casi previsti per Legge. Segue a fine articolo l’elenco dettagliato dei lavori che sono soggette a sorveglianza sanitaria, oppure contattateci per avere maggiori informazioni.
Quali sono le sanzioni per mancata nomina del Medico competente?
Importanti sono le sanzioni amministrative e penali cui l’Azienda non adempiente incorre per la violazione della norma che prevede l’obbligo di nomina del Medico competente:
Il datore di lavoro che non nomina il medico competente rischia l’arresto con condanne dai tre ai sei mesi di reclusione oppure un’ammenda che può arrivare a 10.000 €.
La visita di assunzione: per chi è necessaria?
Tutti i lavoratori che devono essere adibiti ad una mansione per la quale è prevista sorveglianza sanitaria periodica devono essere sottoposti alla visita preventiva da parte del Medico Competente dell’azienda, al fine di rilasciare l’idoneità alla mansione specifica.
Quando è necessario effettuare la visita medica in occasione della cessazione del rapporto di lavoro?
In occasione di cessazione del rapporto di lavoro tutti i lavoratori che sono stati esposti a rischio e per i quali era prevista una sorveglianza sanitaria devono essere sottoposti a visita.
Il socio operante deve essere sottoposto a visita medica?
Il socio di una società di capitali (che non ha titolo per lavorare in azienda se non come amministratore), non deve essere sottoposto a sorveglianza sanitaria. I soci di società di persone, se operanti, sono considerati lavoratori e devono essere sottoposti a visita medica.
ELENCO DEI LAVORI CHE PREVEDONO LA SORVEGLIANZA SANITARIA OBBLIGATORIA
(ai sensi del Titolo I Capo III Sezione V art.41* del DLgs 81/2008 e succ. mod. DLgs 106/2009)
Lavorazioni che espongono a movimentazione manuale di carichi (DLgs 81/2008, art. 168 c.2, l.d)).
Lavorazioni che espongono a videoterminale (VDT): utilizzo sistematico o abituale per venti ore settimanali (DLgs 81/2008, art. 176).
Lavorazioni che espongono a valori di rumore che eccedono al valore superiore d’azione, cioè superiori a LEX 85dB(A) e ppeak 140Pa (DLgs 81/2008, art. 196, c.1).
Lavorazioni che espongono a vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio e/o al corpo intero, precisamente a valori superiori ai valori d’azione (sistema mano-braccio valore d’azione giornaliero, normalizzato ad un periodo di riferimento di 8ore, fissato a 2.5m/s2; corpo intero valore d’azione giornaliero, normalizzato ad un periodo di riferimento di 8ore, fissato a 0.5m/s2.) (DLgs 81/2008, art. 204, c.1).
Lavorazioni che espongono a campi elettromagnetici (DLgs 81/2008, Titolo VII, Capo IV): entrerà in vigore dal 30/04/2012.
Lavorazioni che espongono a radiazioni ottiche artificiali (DLgs 81/2008, Titolo VII, Capo V): entrerà in vigore dal 26/04/2010.
Lavorazioni che espongono ad atmosfere iperbariche (DPR 321/56: “Norme per la prevenzione degli infortuni e l’igiene del lavoro nei cassoni ad aria compressa”).
Lavorazioni che espongono a rischio chimico: esposizione a sostanze pericolose per la salute (classificate come molto tossiche, tossiche, nocive, sensibilizzanti, corrosive, irritanti, tossici per il ciclo riproduttivo, cancerogeni e mutageni) con rischio valutato NON moderato (DLgs 81/2008, art. 229).
Lavorazioni che espongono a cancerogeni e mutageni (DLgs 81/2008, Artt. 242-246).
Lavorazioni che espongono ad amianto (DLgs 81/2008, art. 259).
Lavorazioni che espongono a rischio biologico (DLgs 81/2008, art. 279).
Lavoro notturno (DLgs 66/2003, DLgs 213/2004, Circolare Ministeriale 03/03/2005 n°8).
Lavorazioni che espongono a radiazioni ionizzanti (DLgs 230/1995)
Verifica di assenza di condizioni di alcol dipendenza … per attività lavorative che comportano un elevato rischio per la sicurezza, l’incolumità e la salute di terzi: soggetti in sorveglianza sanitaria obbligatoria e che svolgono mansioni incluse nell’allegato I del documento di intesa Stato, Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano del 16 marzo 2006. **
Verifica di assenza … assunzione di sostanze psicotrope e stupefacenti per attività lavorative che comportano un elevato rischio per la sicurezza, l’incolumità e la salute di terzi: mansioni incluse nell’allegato I relativo all’atto della Conferenza Unificata 30 ottobre 2007, con procedure stabilite dal provvedimento n°99 Presidenza Consiglio dei Ministri, documento 18/09/2008. **
* Art. 41, c.1, l. a) nei casi previsti dalla normativa vigente, dalle indicazioni fornite dalla Commissione consultiva di cui all’art.6 (del DLgs81/2008); b) qualora il lavoratore ne faccia richiesta e la stessa sia ritenuta dal medico competente correlata ai rischi lavorativi.
** DLgs 81/08, art 41 c4bis:…entro il 31 dicembre 2009, con accordo in Conferenza Stato-regioni, …saranno rivisitate le condizioni e le modalità per l’accertamento della tossicodipendenza e della alcol dipendenza.
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Ogni azienda italiana secondo la normativa di legge deve annoverare in organico un addetto antincendio. Una persona adeguatamente formata da adeguato corso antincendio che avrà il compito di prevenire gli incendi, monitorare le misure di emergenza, e reagire nella nascita improvvisa di un focolaio. In ogni azienda la formazione antincendio è obbligatoria , prevista e voluta dalla normativa italiana, come elemento fondamentale per la sicurezza sul lavoro e la tutela della salute dei lavoratori.
Chi è l’Addetto alla lotta antincendio e da chi viene nominato?
Dipendente (lavoratore) o titolare dell’azienda (Datore di Lavoro) che fornisce il proprio contributo in caso di emergenze.
Il dipendente non può rifiutare la nomina se non per giustificato motivo (impossibilità fisica).
I destinatari del corso Addetti Antincendio quindi sono:
Lavoratori o Datore di Lavoro obbligatoriamente incaricati all’attuazione delle misure di prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze nelle attività a rischio di incendio medio ai sensi del D.Lgs. 81/2008 e D.M. 10 marzo 1998.
Quanti Addetti Antincendio devo avere? C’e’ una legge che lo regola?
Il D.Lgs 81/08 non spiega esattamente quanti addetti devono essere nominati, ma ai fini delle designazioni il Datore di Lavoro deve tener conto delle dimensioni dell’azienda, dei rischi specifici, dell’organizzazione del lavoro (turni, squadre ecc.) e designa quanti addetti ritiene necessari ad avere una copertura adeguata in caso di necessità. Importante: deve essere sempre presente in ogni unità produttiva negli orari lavorativi, per ogni turno e squadra di lavoro.
Indicativamente, sempre tenendo conto che dev’essere sempre presente, in un’azienda ci devono essere :
– Fino a 3 occupati: 1 addetto, con la condizione che sia un soggetto sempre presente nelle fasi lavorative.
– Da 3 a 10 occupati: almeno 2 addetti
– Da 10 a 20 occupati: almeno 3 addetti
– Da 20 a 30 occupati: almeno 4 addetti
– Da 30 a 40 occupati: almeno 5 addetti
– Da 40 a 50 occupati: almeno 6 addetti
Quali corsi deve frequentare l’Addetto Antincendio?
Frequenta apposito corso di formazione ai sensi del Decreto del Ministero degli Interni di 4, 8 o 16 ore (in funzione del rischio incendio).
Gli addetti antincendio nelle aziende devono essere formati con istruzione teorica e pratica per l’attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei lavoratori in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio di pronto soccorso e, comunque, di gestione dell’emergenza, secondo i “contenuti minimi” previsti dall’Allegato IX del Decreto Ministeriale 10 marzo 1998.
Come faccio a classificare il rischio incendio?
Per capire se la vostra azienda è ad alto, medio o a basso rischio di incendio dovrete, come previsto dalla legge, provvedere alla valutazione dei rischi dove sarà specificato il rischio presente nella vostra aziende e luoghi di lavoro.
Citando la normativa:
– Luogo di lavoro a rischio basso:
– Luogo di lavoro a rischio medio:
Si intende luogo di lavoro a rischio di incendio medio i luoghi di lavoro o parte di essi, in cui sono presenti sostanze infiammabili e/o condizioni locali e/o di esercizio che possono favorire lo sviluppo di incendi, ma nei quali, in caso di incendio, la probabilità di propagazione dello stesso è da ritenersi limitata.
– Luogo di lavoro a rischio di incendio elevato:
Si intendono a rischio di incendio elevato i luoghi di lavoro parte di essi, in cui per presenza di sostanze altamente infiammabili e/o per le condizioni locali e/o di esercizio sussistono notevoli probabilità di sviluppo di incendi e nella fase iniziale sussistono forti probabilità di propagazione delle fiamme, ovvero non è possibile la classificazione come luogo a rischio di incendio basso o medio.
Ogni quanto devo aggiornare il corso antincendio?
Il Decreto Legislativo non specifica ogni quanto va ripetuto.
Il D.Lgs. 81/08 all’art. 37, comma 9, prevede un aggiornamento periodico per gli addetti antincendio, ma il D.M. 10 Marzo 1998, decreto di riferimento per quanto concerne la prevenzione incendi nei luoghi di lavoro, non fa menzione di corsi di aggiornamento. Al fine di chiarire la situazione, il dipartimento dei Vigili del Fuoco ha emanato una circolare (Circolare del 23 Febbraio 2011) in cui descrive il programma, i contenuti e la durata dei corsi di aggiornamento, senza però indicare la periodicità. Il consiglio è di “associarlo” (anche per ragioni organizzative) alla scadenza TRIENNALE della formazione degli addetti primo soccorso prevista per legge.
Per le aziende che non nominano l’addetto antincendio, in caso di controllo, possono incorrere in una sanzione da € 750 a € 4.000 (artt. 18, comma 1, lettera b) e 43, comma 1, lettera b)).
Per le normative antincendio devo segnalare le vie di fuga e le uscite di emergenza?
Si, con appositi cartelli, segnaletica e lampade di emergenza.
Che estintori e quali devo avere come minimo?
L’estintore a polvere, indicativamente ogni 50mq, ed uno a CO2 per il quadro elettrico.
Il Piano di emergenza ed esercitazione antincendio sono obbligatori?
Nelle attività con più di 10 dipendenti è obbligatorio mettere a punto un piano di emergenza ed effettuare una volta l’anno un’ esercitazione antincendio durante la quale si simula una situazione di emergenza, facendo intervenire tutti gli addetti individuati.
Il Decreto Ministeriale stabilisce che nelle grandi aziende almeno una volta all’anno i lavoratori devono partecipare ad esercitazioni antincendio per mettere in pratica le procedure di esodo e di primo intervento.
Nei luoghi di piccole dimensioni tali esercitazioni devono essere fatte solo per: percorrere le vie di uscita, identificare le porte resistenti al fuoco, identificare la posizione dei dispositivi di allarme ed identificare l’ubicazione delle attrezzature di spegnimento.
Sono in grado non solo di offrire una consulenza completa sulla Vostra Sicurezza aziendale ma anche soluzioni efficaci, nonché la formazione degli Addetti Antincendio, sia in aula che presso la sede del Cliente, che consentono di ottenere attestati legalmente riconosciuti e validi a tutti gli effetti.
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Inviato su Antincendio e Gestione delle Emergenze, Sicurezza sul Lavoro
Contratti di lavoro di breve durata, come bisogna comportarsi per quanto riguarda la formazione dei lavoratori?
Nel caso di contratti di lavoro di durata molto breve come bisogna comportarsi per quanto riguarda la formazione dei lavoratori? Se ad esempio si attiva un contratto breve (es. di una settimana) e considerato che l’accordo dà la possibilità di adempiere a tale obbligo entro 60 giorni, se dopo pochi giorni (meno di 60) il datore di lavoro dovesse ricevere una visita ispettiva da parte dell’organo di vigilanza può essere sanzionato per non aver ancora formato il lavoratore?
Innanzitutto l’obbligo della formazione dei lavoratori da parte del datore di lavoro è contenuto nel comma 1 dell’art. 37 del D. Lgs. 9/4/2008 n. 8. Nello stesso articolo, al comma 4, si stabilisce che:
“4. La formazione e, ove previsto, l’addestramento specifico devono avvenire in occasione:
c) della introduzione di nuove attrezzature di lavoro o di nuove tecnologie, di nuove sostanze e preparati pericolosi”.
Con il comma 2 dello stesso articolo 37 il legislatore ha assegnato alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano il compito di definire, mediante un accordo, le modalità della formazione dei lavoratori , cosa che la Conferenza ha fatto con l’Accordo raggiunto nella seduta del 21/12/2011 (Rep. Atti n. 221/CSR), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’11/1/2012 ed entrato in vigore il 26/1/2012.
E’ con il punto 10 del succitato Accordo del 21/12/2011, nel quale sono riportate le disposizioni transitorie di prima applicazione, che è stata regolamentata la formazione dei lavoratori nel caso di nuove assunzioni. Secondo tale punto infatti:
“Al fine di consentire la piena ed effettiva attuazione degli obblighi di cui al presente accordo, unicamente in sede di prima applicazione, i datori di lavoro sono tenuti ad avviare i dirigenti e i preposti a corsi di formazione di contenuto rispettivamente coerente con le disposizioni di cui al presente accordo in modo che i medesimi corsi vengano conclusi entro e non oltre il termine di 18 mesi dalla pubblicazione del presente accordo. Il personale di nuova assunzione deve essere avviato ai rispettivi corsi di formazione anteriormente o, se ciò non risulta possibile, contestualmente all’assunzione. In tale ultima ipotesi, ove non risulti possibile completare il corso di formazione prima della adibizione del dirigente, del preposto o del lavoratore alle proprie attività, il relativo percorso formativo deve essere completato entro e non oltre 60 giorni dalla assunzione”
L’Accordo ha richiesto che la formazione dei lavoratori neoassunti avvenga anteriormente o, se ciò non risulti possibile, contestualmente all’assunzione e che la formazione stessa debba essere completata prima che il lavoratore sia adibito alla sua attività.
I 60 giorni indicati nell’Accordo non costituiscono un periodo entro il quale il datore di lavoro ha l’obbligo di avviare la formazione, come indicato nel quesito, ma un periodo entro il quale lo stesso la deve comunque completare se proprio non lo ha potuto fare prima che il lavoratore fosse avviato alla sua attività.
In conclusione il datore deve comunque provvedere a formare il lavoratore neoassunto anteriormente o contestualmente all’assunzione ed in caso di inadempimento lo stesso può essere sottoposto a sanzione in occasione di una visita ispettiva da parte dell’organo di vigilanza avendo violato il citato art. 37 comma 1.
La sanzione per gli inadempienti è stabilita dall’art. 55 comma 5 lettera c) del D. Lgs. n. 81/2008 nell’arresto da due a quattro mesi o nell’ammenda da 1.200 a 5.200 euro.