Source: http://www.globallegalchronicle.com/italia/gli-effetti-del-coronavirus-sulla-giustizia-civile-ed-amministrativa-brevi-considerazioni/
Timestamp: 2020-05-31 16:35:48+00:00
Document Index: 173534885

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 190', 'art. 183', 'art. 184', 'art. 3', 'art. 54', 'art. 73', 'art. 1']

Gli effetti del CORONAVIRUS sulla Giustizia Civile ed Amministrativa: brevi considerazioni – Global Legal Chronicle Italia
March 17, 2020 March 17, 2020 Alessio Tuccini
1. Anche in un periodo di massima crisi come quella attuale, che avrebbe imposto norme il più possibili brevi, chiare ed uniformi per tutto il sistema giustizia, il legislatore italiano non ha rinunciato alla sua insopprimibile brama di incomprensibili distinguo, eccezioni, o addirittura eccezioni alle eccezioni: il tutto a discapito degli operatori, in primis gli avvocati, chiamati ad una faticosa opera ermeneutica al fine di rispettare i termini dei procedimenti.
2. Per la giustizia civile, il D.L. 08.03.2020, n. 11 stabilisce direttamente la sospensione delle udienze dal 9 al 22 marzo (art. 1), delegando poi ai capi degli uffici giudiziari la possibilità di adottare, nel periodo dal 23 marzo al 31 maggio, diverse misure di contenimento dell’emergenza, tra cui il rinvio delle udienze a data successiva al 31 maggio (art. 2).
In entrambi i periodi, si terranno comunque le udienze attinenti a:
– categorie di procedimenti considerati urgenti ex lege, elencati all’art. 2, comma 2, lett. g), norma che desta perplessità in termini di ragionevolezza, ad es. per la eccessiva limitazione dei procedimenti cautelari (la cui trattazione è consentita solo se attengano a “diritti fondamentali della persona”), a fronte, viceversa, di una inclusione generalizzata di tutti i procedimenti di inibitoria in corte d’appello e cassazione (che, evidentemente, possono ben attenere a diritti meramente patrimoniali, peraltro già tutelati in uno o due gradi di giudizio);
– singoli procedimenti in cui “la ritardata trattazione può produrre grave pregiudizio alle parti”, nel qual caso la dichiarazione di urgenza è effettuata dal Magistrato[1] con decreto non impugnabile, eventualmente su richiesta di parte.
L’art. 1, comma 2, secondo una interpretazione che emerge dalla sua formulazione letterale prevede, per i soli procedimenti interessati dal rinvio delle udienze ex lege[2], la sospensione dei relativi termini dal 9 al 22 marzo, con una disposizione che, così interpretata, sarebbe irragionevole, oltre che di dubbia utilità.
Irragionevole, perché creerebbe una iniqua disparità di trattamento tra procedimenti le cui udienze sono fissate nel periodo di sospensione, e tutti gli altri, i cui termini continuano a correre inesorabilmente. Ad es., per le cause già in decisione i termini ex art. 190 cpc non sarebbero sospesi; analogamente, la sospensione non opererebbe per i termini ex art. 183, cpc, decorrenti entro il periodo 9-22 marzo, giacché evidentemente, in tali casi, l’udienza ex art. 184 cpc sarà stata fissata in data successiva al 22 marzo.
In definitiva, si tratterebbe di norma di difficile applicazione, perché l’unica ipotesi interessata sembrerebbe essere quella dei termini assegnati dal Giudice a ritroso rispetto alla data di udienza; ipotesi già di per sé non frequente e nella quale, oltretutto, il rinvio d’ufficio dovrebbe comportare, ragionevolmente, la decorrenza di un nuovo termine a ritroso, a partire dalla nuova udienza[3].
E’ quindi fortemente auspicabile una correzione della norma in sede di conversione del D.L., atta ad estendere chiaramente la sospensione dei termini a tutti i procedimenti.
3. Per la giustizia amministrativa, viceversa, il legislatore sembra aver delineato un sistema più uniforme e ragionevole, che tuttavia è stato già interpolato in modo infausto da un parere del Consiglio di Stato.
Similmente al giudizio civile, l’art. 3 del D.L. prevede il rinvio ex lege di tutte le udienze amministrative dal 9 al 22 marzo, nonché la possibilità per i presidenti di disporre ulteriore rinvio a data successiva al 31 maggio, con le eccezioni dei procedimenti cautelari, elettorali, e di quelli – da individuarsi mediante apposito decreto presidenziale – per cui “la ritardata trattazione potrebbe produrre grave pregiudizio alle parti”.
Per quanto riguarda i termini, viceversa, la norma prevede l’applicazione generalizzata della sospensione processuale, mediante il richiamo all’art. 54, commi 2 e 3, c.p.a.
In questo caso, dunque, il sistema pare conforme alla ratio della normativa emergenziale, sospendendo tutti i termini processuali, a prescindere dalla fissazione di un’udienza nel periodo de quo.
Tuttavia, a fronte di tale chiarissima disposizione, il Consiglio di Stato, con parere n. 571 del 10 marzo 2020, ha inopinatamente ritenuto che la sospensione riguardi esclusivamente il termine decadenziale per la notificazione del ricorso introduttivo, e non anche i termini c.d. “endoprocessuali”, vale a dire quelli per il deposito di documenti, memorie e repliche, di cui all’art. 73, cpa. Ciò in quanto, trattandosi di termini a ritroso, la sospensione imporrebbe un differimento delle udienze già fissate, con conseguente pregiudizio alla programmazione dell’attività giudiziaria, mentre d’altro canto il difensore potrebbe eseguire tali attività in modo telematico, senza pericolo per la salute.
Trattasi di considerazioni che potrebbero avere dignità de jure condendo, ma che si pongono in frontale contrasto con la lettera della legge, e come tali appaiono massimamente censurabili. Di tale conflitto, del resto, mostra di essere consapevole lo stesso Consiglio di Stato, allorché – nella parte finale del parere – rimette comunque ai singoli Collegi la possibilità di accordare la remissione in termini per errore scusabile. Non era allora più facile rassegnarsi all’interpretazione letterale, e differire di un paio di settimane tutti i ruoli delle udienze?
[1] In particolare, dal capo dell’ufficio giudiziario o da un suo delegato in calce alla citazione o al ricorso, ovvero, per le cause già iniziate, con provvedimento del giudice istruttore o del presidente del collegio.
[2] Secondo la relazione governativa al disegno di legge di conversione del DL, l’art. 1, comma 2 si riferirebbe “a tutti i procedimenti e processi civili e penali pendenti, anche quando non sia fissata udienza nel periodo interessato”, e disporrebbe “la sospensione di tutti i termini per il compimento di qualsiasi attività processuale, ivi inclusi gli atti di impugnazione”. Tuttavia, tale interpretazione pare essere contrastante con la lettera della norma, che si riferisce ai “procedimenti indicati al comma 1”, vale a dire quelli le cui udienze sono rinviate d’ufficio.
[3] In tal senso, cfr. TAR Abruzzo, sez. I, 20.04.2016, n. 245. Ad es., in caso di udienza fissata il 20 marzo, con assegnazione di un termine di 7 giorni prima per note difensive, il rinvio dell’udienza dovrebbe comportare automaticamente la decorrenza di un nuovo termine a ritroso, a partire dalla nuova data. Una possibile interpretazione alternativa potrebbe essere quella di ritenere che il termine, sospeso a partire dal 9 marzo (quando mancavano 5 giorni alla scadenza) reinizi a decorrere il 23 marzo, con nuova scadenza al 28 marzo).
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