Source: https://www.tuttostranieri.org/sentenze/sentenza-n-678-del-20-gennaio-2012-tribunale-amministrativo-regionale-per-il-lazio/
Timestamp: 2019-03-19 18:03:50+00:00
Document Index: 53101672

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 3', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 17']

Sentenza n. 678 del 20 gennaio 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio - Tutto Stranieri
Home Sentenze Sentenza n. 678 del 20 gennaio 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il...
Richiesta asilo politico – trasferimento in Belgio, quale Stato competente a decidere sulla domanda diretta al riconoscimento dello status di rifugiato.
sul ricorso numero di registro generale 2150 del 2011, proposto da: *****, rappresentato e difeso dall’avv. Marco Grispo, con domicilio eletto presso Marco Grispo in Roma, via Otranto, 12;
del decreto emesso dal Ministero dell’Interno, Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione notificato in data 23.12.2010 dalla Questura di Bari con il quale si decreta il trasferimento del ricorrente in Belgio, quale Stato competente a decidere sulla domanda di asilo politico;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 6 dicembre 2011 il dott. Maria Laura Maddalena e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Il ricorrente, cittadino Pakistano, si duole del provvedimento di trasferimento in Belgio quale Stato competente sulla sua domanda diretta al riconoscimento dello status di rifugiato.
L’Unità Dublino – ufficio preposto all’espletamento delle procedure dirette a determinare lo Stato membro competente per l’esame di una domanda di asilo ai sensi del Reg. n. 343/2003 – dopo aver verificato attraverso il sistema EURODAC (riscontro delle impronte digitali a livello europeo) che l’interessato aveva già varcato illegalmente la frontiera del Belgio, ha inviato a quest’ultimo la richiesta di ripresa in carico ai sensi dell’art. 10.1 del Reg. n. 343/3003 (Regolamento Dublino II).
Il Belgio ha riconosciuto la propria competenza, pertanto con il provvedimento impugnato è stato disposto il trasferimento dell’interessato , per la disamina della domanda di protezione, in Belgio, ritenuto un paese terzo sicuro e non ravvisandosi motivi che avrebbero potuto indurre l’Italia ad assumere la competenza ai sensi dell’art. 3.2 del citato Regolamento.
Lamenta il ricorrente la violazione e falsa applicazione dell’art. 16, comma 3 del Reg. CE n. 343/03, eccesso di potere per difetto di istruttoria e di motivazione perché egli, dopo il primo ingresso in Belgio, avvenuto nel 2008, sarebbe tornato in Pakistan per un periodo superiore a tre mesi. L’allontanamento dal territorio dei Paesi membri per un periodo superiore a tre mesi fa venir meno, ai sensi dell’art. 16, comma 3 del Reg. CE la competenza dello Stato membro ai fini della “ripresa in carico” disciplinata appunto dallo stesso art. 16.
La censura è fondata nei termini che si diranno.
Gli elementi indiziari che si possono trarre dalla data risalente delle precedenti richieste di protezione (rispettivamente 2.10.2008 e 23.6.2009), dalla circostanza che il ricorrente risulta aver ottenuto in Pakistan patente di guida in data 20.7.2009 ed è stato ricoverato presso l’ospedale di Peshwar dal 3 al 13 agosto 2009, nonché dal fatto che solo nel maggio 2010, alla frontiera italiana, ha presentato una nuova richiesta di asilo fanno ritenere che effettivamente il ricorrente, dopo aver presentato la prima domanda di protezione internazionale in Belgio, si sia allontanato dal territorio dei Paesi membri per un periodo maggiore di tre mesi, con conseguente venir meno della competenza ai fini della “ripresa in carico” del Belgio.
Infondato è invece l’ulteriore motivo di ricorso concernente l’asserita violazione dell’art. 17 del regolamento CE, in quanto esso non si attaglia alla fattispecie in esame bensì a quella della c.d. “presa in carico” del richiedente asilo, ovvero del caso in cui il richiedente abbia presentato una sola domanda di asilo e tuttavia lo Stato membro che ha ricevuto la domanda d’asilo ritenga che la competenza spetti ad altro Stato membro in base alle norme dello stesso regolamento. In questo caso, la norma prevede il termine perentorio di tre mesi per interpellare tale Stato membro affinché prenda in carico il richiedente asilo.
In conclusione, il ricorso deve essere accolto unicamente in relazione al primo motivo di ricorso, e il provvedimento impugnato va conseguentemente annullato.
Previous articleSentenza n. 154 del 18 gennaio 2012 Consiglio di Stato
Next articleSentenza n. 36446 del 10 ottobre 2011 Corte di Cassazione