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Timestamp: 2019-06-24 16:42:53+00:00
Document Index: 184696983

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Language of document : French Italian ECLI:EU:C:2013:667
17 ottobre 2013 (*)
Nella causa C‑344/12,
avente ad oggetto il ricorso per inadempimento, ai sensi dell’articolo 108, paragrafo 2, TFUE, proposto il 18 luglio 2012,
Commissione europea, rappresentata da G. Conte e D. Grespan, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
«Qualora lo Stato membro interessato non si conformi ad una decisione condizionale o negativa, in particolare nei casi di cui all’articolo 14, la Commissione può adire direttamente la Corte (...) ai sensi dell’articolo [108, paragrafo 2, TFUE]».
«(...) Alcoa aveva stipulato un contratto bilaterale con [il fornitore di energia elettrica] ENEL a un prezzo nominale equivalente all’incirca alla tariffa standard in alta tensione applicata da ENEL. Secondo la Commissione, questo è il prezzo che Alcoa avrebbe pagato per le sue forniture di energia elettrica in assenza della tariffa. La Commissione pertanto ritiene che l’importo da recuperare corrisponda alla differenza tra il prezzo contrattuale e il prezzo agevolato. Tale importo coincide con il contributo compensativo riscosso dalla società nel periodo in questione (...)».
L’aiuto di Stato concesso illegalmente dall’Italia a partire dal 1° gennaio 2006 in base all’articolo 1 del decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 6 febbraio 2004 e all’articolo 11, comma 11, della legge n. 80/2005 a favore di Alcoa (...), in violazione dell’articolo 88, paragrafo 3, [CE], è incompatibile con il mercato comune. L’importo dell’aiuto è calcolato conformemente al metodo indicato al considerando 285 della presente decisione.
3. Gli interessi sono calcolati secondo il regime dell’interesse composto a norma del capo V del regolamento (CE) n. 794/2007 e del regolamento (CE) n. 271/2008 della Commissione (...) che modifica il regolamento (CE) n. 794/2004.
11 L’Alcoa ha presentato ricorso contro la decisione di avvio della fase d’indagine formale dell’aiuto di cui trattasi, ricorso respinto dalla sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee del 25 marzo 2009, Alcoa Trasformazioni/Commissione (T‑332/06). L’impugnazione proposta dalla ricorrente è stata respinta dalla sentenza del 21 luglio 2011, Alcoa Trasformazioni/Commissione (C‑194/09 P, Racc. pag. I‑6311).
12 Con atto introduttivo depositato nella cancelleria del Tribunale il 19 aprile 2010, l’Alcoa ha proposto un ricorso diretto all’annullamento della decisione 2010/460 (causa pendente T‑177/10). Peraltro, detta impresa ha chiesto, infruttuosamente, al giudice dei procedimenti sommari la sospensione dell’esecuzione di tale decisione. Con ordinanza del 14 dicembre 2011, Alcoa Trasformazioni/Commissione [C‑446/10 P(R)], il presidente della Corte ha respinto l’impugnazione dell’Alcoa avverso l’ordinanza del presidente del Tribunale del 9 luglio 2010, Alcoa Trasformazioni/Commissione (T‑177/10 R).
18 Con lettera del 25 maggio 2010 la Repubblica italiana ha informato la Commissione che, in considerazione del ricorso proposto dall’Alcoa contro la decisione 2010/460 (cause citate T‑177/10 e T‑177/10 R), non riteneva opportuno presentare all’Alcoa una domanda di recupero.
26 Quanto all’obbligo di recupero imposto dagli articoli 2 e 3 della decisione 2010/460, la Commissione sostiene che la Repubblica italiana ha ammesso, nella sua lettera del 25 maggio 2010, di non aver richiesto all’Alcoa il rimborso dell’aiuto percepito. Dato che i ricorsi di annullamento non hanno effetto sospensivo, la Commissione ritiene che la Repubblica italiana non potesse addurre a giustificazione della propria inerzia il ricorso pendente nella citata causa T‑177/10.
32 Con decisione del 4 luglio 2012 il Consiglio di Stato avrebbe respinto i ricorsi dell’Alcoa contro le decisioni che imponevano la garanzia in parola. La Repubblica italiana ritiene, di conseguenza, che fosse legittimo attendere l’esito del procedimento dinanzi al Consiglio di Stato prima di attivare tale garanzia. D’altronde, la Repubblica italiana ricorda che il Tribunale non si è ancora pronunciato nel merito sul ricorso nella citata causa T‑177/10, circostanza che riveste una certa importanza (sentenza del 26 giugno 2003, Commissione/Spagna, C‑404/00, Racc. pag. I‑6695, punto 45).
37 Occorre ricordare che la soppressione di un aiuto illegale mediante recupero è la logica conseguenza dell’accertamento della sua illegalità e che tale conseguenza non può dipendere dalla forma in cui l’aiuto è stato concesso (v. sentenza del 14 aprile 2011, Commissione/Polonia, C‑331/09, Racc. pag. I‑2933, punto 54 e giurisprudenza ivi citata).
38 Di conseguenza, secondo costante giurisprudenza della Corte, lo Stato membro destinatario di una decisione che gli impone di recuperare aiuti illegali è tenuto, ai sensi dell’articolo 288 TFUE, ad adottare ogni misura idonea ad assicurare l’esecuzione di tale decisione. Esso deve giungere a un effettivo recupero delle somme dovute (sentenze del 5 ottobre 2006, Commissione/Francia, C‑232/05, Racc. pag. I‑10071, punto 42, e Commissione/Polonia, cit., punto 55).
39 In caso di decisione che dichiara l’illegalità e l’incompatibilità di un aiuto, il recupero del medesimo, ordinato dalla Commissione, avviene alle condizioni previste all’articolo 14, paragrafo 3, del regolamento n. 659/1999 (sentenza del 20 ottobre 2011, Commissione/Francia, C‑549/09, punto 28).
41 Come già dichiarato dalla Corte, un recupero tardivo, successivo ai termini impartiti, non può soddisfare i requisiti del Trattato (sentenze del 22 dicembre 2010, Commissione/Italia, C‑304/09, Racc. pag. I‑13903, punto 32, e del 14 luglio 2011, Commissione/Italia, C‑303/09, punto 30).
42 A tale riguardo, da costante giurisprudenza della Corte emerge che la data di riferimento per l’applicazione dell’articolo 108, paragrafo 2, secondo comma, TFUE è quella prevista nella decisione di cui si fa valere la mancata esecuzione o, eventualmente, quella che la Commissione ha fissato successivamente (v. sentenze del 1° giugno 2006, Commissione/Italia, C‑207/05, punto 31, nonché Commissione/Polonia, cit., punto 50 e giurisprudenza ivi citata).
48 Per quanto riguarda i motivi presentati dalla Repubblica italiana a propria difesa, occorre rilevare che, secondo costante giurisprudenza della Corte, il solo mezzo di difesa che uno Stato membro può opporre ad un ricorso per inadempimento promosso dalla Commissione sulla base dell’articolo 108, paragrafo 2, TFUE è quello dell’impossibilità assoluta di dare correttamente esecuzione alla decisione di cui trattasi (v., in particolare, sentenze del 20 settembre 2007, Commissione/Spagna, C‑177/06, Racc. pag. I‑7689, punto 46; del 13 novembre 2008, Commissione/Francia, C‑214/07, Racc. pag. I‑8357, punto 44, e del 14 luglio 2011, Commissione/Italia, cit., punto 33).
49 La condizione relativa all’esistenza di un’impossibilità assoluta di esecuzione non è soddisfatta quando lo Stato membro convenuto si limita a comunicare alla Commissione le difficoltà giuridiche, politiche o pratiche che l’esecuzione della decisione presenta, senza intraprendere alcuna vera iniziativa presso le imprese interessate al fine di recuperare l’aiuto e senza proporre alla Commissione modalità di esecuzione alternative della decisione che avrebbero consentito di superare tali difficoltà (v. sentenze del 5 maggio 2011, Commissione/Italia, C‑305/09, Racc. pag. I‑3225, punto 33 e giurisprudenza ivi citata, nonché del 14 luglio 2011, Commissione/Italia, cit., punto 34).
52 Dato che la Repubblica italiana non ha adottato, entro il termine impartito, le misure necessarie per recuperare presso il beneficiario l’aiuto contemplato dalla decisione 2010/460, la censura di tale Stato membro relativa all’asserita mancanza di cooperazione da parte della Commissione risulta inconferente (v., in tal senso, sentenza del 1° marzo 2012, Commissione/Grecia, C‑354/10, punto 78).