Source: http://www.guidaconsulenzalegale.com/001402_risarcimento-da-sangue-infetto-da-quando-decorre-la-prescrizione/
Timestamp: 2019-03-23 22:32:50+00:00
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Prescrizione del risarcimento da sangue infetto
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Da quando parte la prescrizione per chiedere il risarcimento da sangue infetto, per epatite post-trasfusionale?
Sempre e solo dalla domanda amministrativa 210 o dalla notifica della CMO?
Mi permetto di tornare sull’argomento, avendo sperimentato, mio malgrado, come molti Giudici di merito intendano “interpretare” i principi della Suprema Corte di Cassazione, di cui alle sentenze del 2008, in relazione alla prescrizione del diritto al risarcimento danni (indicato in 5 anni) in maniera rigida e disattendendo gli ulteriori principi enunciati dalla Corte.
In particolare, si tende ad applicare il termine di 5 anni dalla proposizione della domanda amministrativa (ai sensi della legge 210/92 sull’indennizzo) e non dalla notifica della CMO (Commissione Medica Ospedaliera) che attesti la sussistenza di un nesso causale tra la trasfusione e l’infezione.
Ebbene, non mi stancherò mai di ribadire ciò di cui sono fermamente convinta, e che ho portato all’attenzione della Corte di Cassazione in un giudizio pendente proprio sull’argomento prescrizione, sperando che dia delle indicazioni più specifiche e chiarisca alcuni aspetti ancora equivoci.
Il Ministero, nei giudizi, eccepisce spesso l’intervenuta prescrizione. Dapprima voglio soffermarmi su tale aspetto.
Con la sentenza n. 584/2008 le Sezioni Unite ribadiscono che ‹‹il debitore che eccepisce la prescrizione ha l’onere di provare la stessa (quale fatto estintivo del diritto azionato) e quindi anche la data di decorrenza”. Non basterà, pertanto, che l’avvocatura sollevi genericamente tale eccezione, ma dovrà indicare il momento esatto secondo il quale ritiene che il danneggiato abbia avuto conoscenza della propria malattia e del nesso causale, sulla base di documentazione idonea a verificare tale circostanza.
Dovrà, poi, farlo tempestivamente, ovvero 20 giorni prima della prima udienza, altrimenti decadrà e l’eccezione si avrà come non proposta.
Quanto alla detta eccezione, il Giudice non può applicare tout court il principio che la prescrizione inizi a decorrere dalla domanda amministrativa in tutti i casi, poiché la Cassazione ha chiaramente evidenziato che
“l’individuazione del dies a quo presuppone una rigorosa analisi delle informazioni cui la vittima ha avuto accesso o per la cui acquisizione si sarebbe dovuta diligentemente attivare, della loro idoneità a consentire al danneggiato una conoscenza, ragionevolmente completa, circa i dati necessari per l’instaurazione del giudizio” (Cass. SSUU 581/08 e Trib. Venezia 7213/2003).
A tal uopo, si riporta quanto statuito dal Tribunale di Roma, con sentenza n. 17265/2008:
“Ed infatti, se, da un lato, è incontestabile che la parte attrice, all’esito degli esami clinici eseguiti durante il ricovero ospedaliero del 2001 presso il Policlinico A. Gemelli di Roma, ha avuto conoscenza della positività Anti-HCV, tuttavia soltanto dagli accertamenti svolti dalla C.M.O. del Ministero della Difesa (verbale in data 11.3.2003) ha potuto avere un quadro completo degli elementi della fattispecie configurante l’illecito civile, essendo emersa soltanto in seguito all’accertamento della eziologia post-trasfusionale della patologia infettiva la esistenza di un danno ingiusto risarcibile (e, dunque, potendo soltanto da tale momento essere fatto valere il diritto al risarcimento: Corte cass. 12.8.1995 n. 8845; Corte cass. 9.5.2000 n. 5913; Corte cass. 21.2.2003 n. 2645).
D’altronde, ritenere in via generale che il termine di prescrizione decorra sempre e comunque dalla domanda amministrativa, produrrebbe una disparità di trattamento e l’incertezza del diritto, laddove la proposizione di un giudizio, entro 5 anni dalla domanda amministrativa, che dovesse concludersi dopo la decisione positiva del Tribunale (e ciò è assolutamente possibile), nel caso in cui la CMO non dovesse ravvisare nesso causale (per assenza, ad esempio, di donatori infetti) avrebbe un esito indiscriminato dei giudizi.
Ciò che la Suprema Corte ha voluto evidenziare è che non sempre dalla notifica della CMO deve farsi decorrere l’invocato termine di prescrizione, poiché in molti casi la diligenza della vittima può portarlo a conoscere la rapportabilità causale, usando l’ordinaria diligenza, prima della verifica da parte della Commissione.
Ma nella maggior parte dei casi così non è. Esigere che il danneggiato azzardi un giudizio (oneroso e rischioso) solo sulla base di supposizioni, si rivelerebbe altamente temerario ed imprudente.
E la proposizione della domanda amministrativa non deve far supporre di per sé che il danneggiato abbia acquisito quella “conoscenza, ragionevolmente completa, circa i dati necessari per l’instaurazione del giudizio”, poiché, come chiarito dalla Suprema Corte, non si deve scivolare nell’indagine psicologica del soggetto:
“Va specificato che il suddetto principio in tema di exordium praescrìptionis, non apre la strada ad una rilevanza della mera conoscibilità soggettiva del danneggiato. Esso deve essere saldamente ancorato a due parametri obiettivi, l’uno interno e l’altro esterno al soggetto, e cioè da un lato al parametro dell’ordinaria diligenza, dall’altro al livello di conoscenze scientifiche dell’epoca, comunque entrambi verificabili dal giudice senza scivolare verso un’indagine di tipo psicologico. In particolare, per quanto riguarda l’elemento esterno delle comuni conoscenze scientifiche esso non andrà apprezzato in relazione al soggetto leso, in relazione al quale l’ordinaria diligenza dell’uomo medio si esaurisce con il portarlo presso una struttura sanitaria per gli accertamenti sui fenomeni patologici avvertiti, ma in relazione alla comune conoscenza scientifica che in merito a tale patologia era ragionevole richiedere in una data epoca ai soggetti a cui si è rivolta (o avrebbe dovuto rivolgersi) la persona lesa.” (Cass. SSUU n. 581/08).
Pertanto, la proposizione della domanda amministrativa può rivelarsi sostenuta da certezze meramente soggettive, ma che non hanno alcun riscontro con gli elementi oggettivi richiesti.
Ciò comporta una rigorosa analisi da parte del giudice di merito sul contenuto della diligenza esigibile dalla vittima nel caso concreto, ovvero sulle informazioni che erano in suo possesso, o alle quali doveva esser messa in condizioni di accedere, o che doveva attivarsi per procurarsi (si verifichi anche la buona tenuta delle cartelle cliniche, poiché molto spesso mancano elementi minuziosi relativamente alle trasfusioni subite, soprattutto negli anni 70, ovvero non si può acceere ai centri trasfusionali, con la conseguenza che ancor più gravoso risulta, per il soggetto leso, vagliare la possibilità di un nesso trasfusione-infezione prima della verifica della CMO).
Resta, quindi, al giudice del merito vagliare quale fosse la misura di diligenza esigibile dal soggetto danneggiato e quindi quali fossero le informazioni in suo possesso o quali fossero quelle alle quali egli doveva essere posto in condizione di accedere o che doveva comunque attivarsi per procurarsi.
Da ultimo, vorrei far rilevare come, se dovesse applicarsi tout court il dies a quo dalla proposizione della domanda amministrativa, la Suprema Corte non avrebbe evidenziato tutti questi aspetti (diligenza della vittima, conoscenze scientifiche, etc..), potendo semplicemente affermare che dalla domanda ex lege 210/92 decorre il termine di prescrizione (mi permetto di evidenziare quanto sopra, posto che molti giudici di merito ritengono di procedere in tal senso, senza verificare i principi innanzi esposti e sin’anche senza il supporto di idonea CTU).
Vi terrò informati di eventuali nuove decisioni.
Cara Rosy, sull’argomento, abbastanza complesso, chiedo di solito di essere contattata telefonicamente. Solo così potrò avere un quadro completo della situazione e dirLe se i termini sono ancora validi. Può chiamarmi al 0862.441180. Saluti
Gentile Avvocata
vorrei capirci qualcosa in piu nella vicenda
mia madre è titolare dell’indennizzo per l’epatite c,la domanda risale al 2006,
ci è stato consigliato nel tempo limite quinquennale di interrompere la prescrizione,
quindi mandare il modulo di risarcimento danni al Ministero,senza mediazioni di avvocati,
praticamente lo abbiamo spedito e firmato da mia madre
questo avrà un valore per chiedere un eventuale risarcimento per mia madre in vita?
oppure non si è piu in tempo?
Beh, direi proprio di sì.. l’ostacolo principale per queste cause è proprio la prescrizione. Non Le resta che attendere la Sentenza per poter esultare.
Gentile avvocato. Ho fatto domanda di risarcimento danni per infezione hcv da sangue infetto. Il giudice ha rigettato la richiesta di prescrizione fatta dall’avvocatura dello stato ed ha riconosciuto i limiti temporali della mia domanda. Ha dato immediata disposizione (per il 17 dicembre) al ctu per la valutazione del nesso causale. Che cosa significa? E’ un buon passo avnti?
Il termine di prescrizione è di 10 anni dall’evento morte. Ma si potrebbe tentare sul presupposto che il nesso causale è stato riconosciuto solo nel 2002, e il termine di prescrizione è stato interrotto con la raccomandata.
Buongiorno. Nel lontano 1994 il mio papà perdeva la vita a seguito di complicazioni derivanti da sangue infetto. L’anno successivo feci domanda x il riconoscimento dell’indennizzo ex l 210/92. Dopo un primo esito negativo della cmo il successivo ricorso al ministero ebbe esito positivo nel 2002. Nel 2005 tramite racc chiesi al ministero i risarcimenti x danni biologici e sospensione termini di prescrizione. Mi chiedo ora se dal punto di vista legale ci sono ancora i termini x un contenzioso con il ministero x il riconoscimento del risarcimento da danno biologico. Anticipatamente ringrazio x la collaborazione e per il servizio. Cordiali saluti.
avvocato lei e veramente gentile ,purtroppo le distanze sono lunghe ,diversamente sarei diventato sicuramente vostro cliente cordiali saluti Enzo.
Mai chiaramente, perché spesso trattasi di giudizio di tipo probabilistico. Ma in eventuale causa certamente avrà il suo peso.
buona sera avvocato nel 2008 il cmo di caserta ha confermato il nesso casuale con esito positivo , erogando successivamente l’una tantum ,secondo lei quest’ultimo non dimostra chiaramente la certezza del nesso causale in sede legale ? se cosi fosse eviterei il ctp. cordiali saluti .
Non ritengo ci sia motivo per dubitare della professionalità dei CTU. E’ sempre opportuno nominare un consulente di parte che possa eventualmente contestare la CTU, ma molto spesso io non procedo in questo modo, sia per i costi, a meno che non troviate un medico di fiducia che possa pretendere il pagamento solo dopo l’eventuale risarcimento, sia perché se il nesso causale è chiaro, mi affido al CTU.
Buona sera avvocato ,nel 2010 io ed i miei fratelli abbiamo iniziato una causa contro il ministero della salute per il risarcimento danni per la morte di nostra madre ,causato da una trasfusione di sangue infetto.
il giudice del trib. di napoli ha eletto un consulente tecnico di ufficio , che a sua volta ci ha convocati per il 16 di luglio , visto che la nostra situazione economica non e delle migliori ,secondo lei e indispensabile assumere un consulente tecnico di parte ,secondo lei visto l’importanza, e la complessità della causa ,il giudice avrà scelto un ctu esperto ,possiamo fidarci? cordiali saluti.
mi fa una domanda a cui posso rispondere solo indicativamente. Innanzitutto bisogna verificare cosa dice la sentenza e solo allora si potrà valutare se fare appello o meno (non è affatto obbligatorio, naturalmente). Purtroppo la giurisprudenza è lapidaria nel ritenere che i 5 anni di prescizione partano dalla domanda di indennizzo. Ma se si argomenta bene sulla conoscibilità del nesso, potrebbe esserci qualche spiraglio, soprattutto alla luce di una recente sentenza (disponibile su questo blog) del Tribunale di Milano, che innalza a 6 anni il termine di prescrizione.
Mia madre nell’80 dopo una trasfusione contrasse l’epatite virale, solo nel 2001 venni a conoscenza della l. 210/92 e facemmo il ricorso al Ministero per l’epatite allora conosciuta con: non a non b; nell’ottobre 2003 venne ricoverata per epatite acuta in ospedale, diagnosticarono l’ HCV; il 7/11/2003 viene convocata da C.M.O. Nel 2007 viene notificato dal Ministero il giudizio della CMO i quali confermano HCV con nesso causale da trasfusione ASCRIVIBILE ALL’8^ cat. ma con intempestività di termini.Si fa subito ricorso al Ministero sostenendo che solo nel 2003 si era avuta la certezza dell’ HCV e dell’aggravamento di mia madre. Intanto a settembre del 2008 si intenda causa di risarcimento. Gennaio 2009 il M.S. accoglie istanza x l’indennizzo. La causa di risarcimento è ancora in atto, il legale mi ha detto che il giudice ha chiesto la prescrizione e fra 60 gg dovrebbe concludersi. Lei Avv.to che è molto preparato su questa materia cosa mi consiglia di fare, se la sentenza è negativa dovrò andare in appello? Ci sono i presupposti per i termini del ricorso legale. La ringrazio.
direi che ci possano essere certamente i requisiti per un appello, in quanto manca il criterio della conoscibilità del nesso causale e, quindi, della colpevolezza del Ministero.
Il trib. di Roma ha infatti dichiarato la prescrizione per il mio diritto al risarcimento del danno, avendo tenuto conto solo della data della mia richiesta di indennizzo.In realtà in un primo tempo la cmo aveva dato parere negativo e soloi nseguito a ricorso nel 2004 il ministero aveva dichiarato l’esistenza del nesso tra trasfusione ed epatite.In tal modo ritengo che si richieda al danneggiato competenze che in realtà non ha.Comunque ritengo doveroso procedere con l’appello e sperare in giudici meno frettolosi a redigere sentenze.La mia trasfusione risale alla fine degli anni 70 e la scoperta dell’epatite nel 1999:come avrei potuto avere tante certezze rispetoo al nesso di causalità visto che ancora oggi le incertezze a riguardo sono innumerevoli?insomma aoltre il danno pure la beffa.
Caro Colleg, della prescrizione decennale a favore dei congiunti che agiscono iure proprio nel parla la Sentenza 581/08
http://www.altalex.com/index.php?idnot=39766
Naturalmente essa decorre dall’evento morte, poiché solo in quel momento si configura il reato ipotizzato di omicidio colposo.
Gentile collega, in merito alla decorrenza del termine decennale di prescrizione dell’azione di risarcimento danni da parte degli eredi nei confronti del Ministero, per morte a seguito di epatite c,potrebbe indicarmi i relativi riferimenti giurisprudenziali, atteso che, sull’argomento, dalla disamina delle pronunce della Cassazione non emerge con precisione il dies a quo.
quanto alla prescrizione è dato incontrovertibile che essa sia decennale e che decorra dalla morte del de cuius. Questo per quel che concerne il risarcimento iure proprio.
La questione si fa più spinosa per il danno iure hereditatis, che si prescrive in 5 anni dalla data di esteriorizzazione del danno, correlato alla conoscibilità del nesso causale (da parte del soggetto danneggiato, ovviamente).
Se è deceduto nel 2006, temo ci sia ben poco da fare (a meno che non si agisca contro la struttura ospedaliera, nel qual caso la prescrizione è decennale, ma il soggetto leso deve aver avuto conoscibilità del danno e del nesso entro i 10 anni precedenti la domanda di risarcimento).
Ad ogni modo, non essendovi alcuna domanda di indennizzo, rimetterei alla CTU ogni valutazione.
gentile Collega,premetto che condivido in pieno le Sue doglianze specialmente quelle afferenti il rito e la tempestivitàd della proposizione dell’eccezione di prescrizione da parte della difesa erariale. Ho spertimentato di persona, tuttavia, che questo ostacolo è superato dalla (ritenuta) sollevabilità d’ufficio dell’eccezione stessa.
Ciò posto, Le chiedo: i miei assistiti -tutti eredi del compianto padre e marito decedeuto nel 2006 dopo lunghe sofferenze per epatite hcv correlata secondara ad emotrasfusioni- si sono determinati a proporre domanda risarcitoria nei confronti del ministero e dell’ente che procedette alle trasfusioni con sangue infetto.
Preciso che, per loro personale scelta, non hanno mai proposto domanda in sede amministrativa per il ricoscimento dei benefici assistenziali ex lege 210/92.
Considerato quest’ultimo dato, qual’è l’esordio della prescrizione? Potrebbe essere la data del decesso sia nei confronti del Ministero che dell’azienda ospedaliera?
ovviamente posso dare solo qualche indicazione di massima, poichè la questione è complessa e bisognerebbe conoscere gli atti di causa, oltre che le motivazioni della sentenza.
Certamente va valutata l’opportunità di appellare la sentenza, proprio sulla scorta dei principi da Lei addotti.
Il dies a quo della prescrizione non può riferirsi solo ed esclusivamente all’esteriorizzazione del danno, ma deve essere collegato anche alla sua rapportabilitàà causale.
Se vuole sono a disposizione per una disamina della documentazione, senza impegno.
Può contattarmi privatamente.
non ho ben compreso cosa Lei non abbia capito.
Premesso che, nel momento in cui il Suo legale Le riferisce una cosa, può ben chiedere dei chiarimenti, credo che volesse dire quanto segue:
ha il 50% delle probabilità di vittoria, e dunque, il 50% di probabilità di sconfitta.
Poichè ogni diritto si estingue per prescrizione, se non viene azionato (con apposita causa), il Suo legale ha provveduto ad interrompere questo termine con una raccomandata con la quale ha chiesto il risarcimento dei danni.
Ciò vuol dire che ha tempo 5 anni per agire in giudizio, a partire dalla ricezione della raccomandata da parte del Ministero.
Vi sollecito, ancora una vola, a chiedere ai Vs. legali che Vi seguono specifiche spiegazioni sulla Vs. pratica.
egregio avvocato volevo chiedere chiedere chirimenti in merito alla possibilita di intrarprendere un cusa per danno biologico premetto che dopo 18 anni di cause percepiscosolo da un anno indennizzo per la 210/92 il mio legale mi ha prospettato la possibilita di vincita del 50%cosa vuol dire inoltre mi ha anche detto di aver chiesto interruzione della prescrizione tramite raccomandata la ringrazio anticipatamente
egregio avvocato le chiedo gentilmente se dopo aver fatto richiesta di risarcimento danni presso il Ministero della Salute per delle emotrasfusioni fatte presso l’azienda s.camillo-folanini di roma e risultate infette (la sentenza di 1° grado è prevista in questi giorni)posso fare richiesta per risarcimento anche alla struttura non avendola inserita nel ricorso descritto.Dopo aver mandato pe rrr una richiesta di risarcimento con interruzione della prescrizione, le domando se devo farla anche presso la regione. Mi è stato riconosciuto l’indennizzo legge 210/92
la questione è molto complessa e non può essere esaminata in questa sede. In generale, l’azione di prescrizione per il risarcimento danni da morte, da parte dell’erede, è di 10 anni dall’evento morte.
Si potrebbe valutare che il termine decorra da quando Le è stato noificato il verbale della CMO che attesta il nesso tra patologia e morte. Ma avrei bisogno di vagliare la documentazione.
infatti la pienezza della conoscenza causa effetto l’ho ottenuta dalla
comunicazione seguita al termine del processo Verbale della CMO che ha
esaminato e giudicato l’inizio e la fine delle responsabilità uniche,
dirette ed inconfutabili.
Salve Avvocato, sono un ragazzo di 25 anni che ha perso entrambi i genitori a causa di una trasfusione di sangue infetto (hiv), praticata a mio padre con conseguente contagio di mia madre. Entrambi sono deceduti negli anni ’80. Da premettere che io ho scoperto tutto a 18 anni. Due anni fa ho fatto richiesta per la 210/92 per mia madre e mi è stata concessa. Posso chiedere un risarcimento in sede civile?