Source: http://licenziatidallacgil.blogspot.it/2013/02/
Timestamp: 2017-05-28 10:29:37+00:00
Document Index: 68946627

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 26', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art.64', 'art.3', 'art.5', 'art.3', 'art.3']

Lavoratori licenziati dalla CGIL: febbraio 2013
DELIBERA QUADRO Il CSN ha adottato la seguente deliberazione “quadro” sul tema di sanzioni e procedimenti ex art. 3 dello statuto CGIL. Per affrontare il tema delle eventuali sanzioni in caso di “reati” di particolare gravità ad esempio quelli connessi all’appartenenza ad associazioni terroristiche, occorre procedere ad una lettura congiunta di vari passaggi dello Statuto CGIL evidenziando le diverse casistiche. In particolare ART. 26 IV^ COMMA: SANZIONI DISCIPLINARI Ci si riferisce ai “casi di particolare gravità, derivanti da sottoposizione a procedimenti penali, con esclusione dei reati di opinione e, comunque, nei casi di provvedimenti restrittivi della libertà della persona, la Segreteria del Centro regolatore di riferimento (o di quello superiore se il caso si riferisce ad un Centro regolatore) può sospendere cautelativamente l’iscritto dalla carica ricoperta o dall’esercizio delle facoltà di iscritto, per il tempo strettamente necessario all’inchiesta e alla decisione di prima istanza e all’esame dell’eventuale ricorso. Il Comitato direttivo del Centro regolatore di riferimento dovrà, entro trenta giorni, ratificare tale decisione. Sono fatte salve la continuità delle prestazioni retributive e previdenziali secondo le modalità previste dal Regolamento del personale. La sospensione cautelativa non costituisce sanzione disciplinare. È facoltà dell’iscritto oggetto di tale provvedimento richiedere l’attivazione del Comitato di garanzia competente; in tale caso il provvedimento di sospensione cautelare cessa con le decisioni del Comitato stesso”. Si tratta in questo caso di un provvedimento “cautelare” di sospensione il cui scopo è la tutela dell’organizzazione da emanarsi nei casi di particolare gravità, ad esclusione dei reati di opinione, nei quali iscritti/e abbiano compiuto atti per i quali si attivano procedimenti penali e comunque sempre nei casi di provvedimenti restrittivi della libertà. Proprio perché si tratta di atti cautelari a tutela dell’organizzazione questi sono assunti dalla Segreteria del centro regolatore di riferimento o di quello superiore in caso si tratti di centro regolatore e non costituiscono sanzione disciplinare. E’ utile rammentare che tali provvedimenti debbono essere ratificati dal CD di riferimento entro 30 giorni dalla decisione di sospensione. Il ricorso dell’iscritto, a differenza dei procedimenti disciplinari ordinari, non produce la sospensione del provvedimento fino alla decisione del Comitato di garanzia competente che può confermare o revocare il procedimento (una sorta di Tribunale per il riesame). Alla luce della ratio della norma non siamo in presenza della normale procedura che si attiva in caso di sanzione disciplinare (due livelli di giudizio), bensì di una procedura straordinaria (1 solo livello di giudizio). Tutto ciò postula la massima attenzione alla lettera ed allo spirito indicato in relazione alla tipologia dei casi ai quali si applica l’istituto della sospensione cautelare. E’ bene rammentare come anche per le “infrazioni” di cui all’art. 26 III^ comma, in particolare quelle di cui alla lettera a): “comportamenti e atteggiamenti in contrasto con i principi fondamentali dello Statuto; con le regole in esso precisate; con le corrette norme di leale comportamento nell’organizzazione; con le norme fissate nei regolamenti approvati dagli organi statutari” la prassi ordinaria prevista dallo statuto è l’attivazione del procedimento disciplinare di cui agli articoli 26 e 27. ART. 3: ISCRIZIONE ALLA CGIL L’art. 3 dello statuto regola sia l’istituto del rifiuto dell’iscrizione, sia quello dell’interruzione del rapporto associativo con la CGIL. In particolare l’art. 3 “a tutela dell’organizzazione la domanda di iscrizione viene respinta nei casi di gravi condanne penali, sino all’espiazione della pena, di attività o appartenenza ad associazioni con finalità incompatibili con il presente Statuto (organizzazioni segrete, criminali, logge massoniche, organizzazioni a carattere fascista o razzista). Questi casi rappresentano, altresì, causa di interruzione del rapporto associativo con la CGIL regola tali istituti collegandoli all’ipotesi “di gravi condanne penali, sino all’espiazione della pena, di attività o appartenenza ad associazioni con finalità incompatibili con il presente Statuto (organizzazioni segrete, criminali, logge massoniche, organizzazioni a carattere fascista o razzista)”. In tale ambito sono sicuramente ricomprese le associazioni che praticano la violenza armata e quelle terroristiche. Fermo rimanendo l’iter giudiziario che dovrà dimostrare l’appartenenza o meno del soggetto indagato a tali organizzazioni, in virtù proprio dell’esercizio della “tutela dell’organizzazione” posto a base dell’adozione degli istituti di cui al citato art. 3, occorre affrontare in via deduttiva il tema dell’accertamento dell’effettiva appartenenza ad associazioni per le quali potrebbe scattare l’incompatibilità con l’iscrizione alla CGIL. La lettera e il senso politico dell’art. 3 afferma la centralità del principio della tutela dell’organizzazione che risulta essere il concetto che porta la CGIL a negare l’iscrizione o ad interrompere il rapporto associativo. Trattasi di un principio politico che in piena autonomia e legittimità la CGIL assume per via statutaria. 2 Ora nel caso dell’appartenenza alle associazioni di cui al citato art. 3, sia l’affermazione di appartenenza da parte dell’interessato, sia la non negazione dell’appartenenza, rappresentano fatti dai quali tutelare l’organizzazione. In particolare l’appartenenza a tali organizzazioni può essere accertata anche da dichiarazioni esplicite rese dagli stessi soggetti coinvolti nei procedimenti giudiziari nel corso del loro stesso iter. Si tratta di dichiarazioni rese dagli “inquisiti” dalle quali direttamente o indirettamente viene per la CGIL accertata l’appartenenza a tali organizzazioni ( ad esempio il dichiararsi prigioniero politico). Va altresì tenuto conto di dichiarazioni dalle quali si evinca la “non negazione dell’appartenenza” ( ad esempio avvalersi della facoltà di non rispondere). In particolare questo istituto previsto dall’art.64 del Codice di Procedura Penale rappresenta un diritto di difesa della persona indagata, ma esso non tutela l’organizzazione nel caso di ipotesi di reati gravi quali quelli di cui all’art.3. L’adozione di questo istituto, a detta di questo Collegio, potrebbe configurarsi anche come violazione dell’art.5 comma 2 dello Statuto CGIL ( le iscritte e gli iscritti sono chiamati a comportarsi con lealtà nei confronti delle altre iscritte/iscritti rispettando i valori e le finalità fissati dallo Statuto); la non negazione dell’appartenenza rientra nella violazione anche del principio di lealtà. Il conflitto tra il diritto individuale alla difesa previsto dal Codice e quello della tutela dell’organizzazione previsto dallo Statuto, non può nell’ipotesi ex art.3 che essere risolto a favore della tutela dell’organizzazione. Qualora si fosse in fattispecie diverse per quanto riguarda l’accertamento dell’appartenenza, quali ad esempio notizie a mezzo stampa, occorre procedere ad una valutazione circa la prevalenza di uno dei due diritti, prestando sempre la massima attenzione a quello della tutela dell’organizzazione. Stante la natura di non più iscritto del soggetto interessato a seguito dell’avvenuta assunzione delle decisioni di cui sopra, non è possibile ricorrere avverso il procedimento di rifiuto dell’iscrizione o di interruzione del rapporto associativo dall’organizzazione che quindi diviene inappellabile. Infine il CSN ritiene opportuno che le decisioni vengano condivise dai Centri regolatori interessati, fermo rimanendo che l’atto con il quale viene deciso il comportamento dell’organizzazione non possa che essere di titolarità del Centro regolatore confederale di riferimento; ciò si può evincere dalla stessa lettera dell’art.3 che fa riferimento all’iscrizione alla CGIL. La Presidenza del CSN Gentile – Berton - Sinchetto Roma, 14 maggio 2007 Pubblicato da
Articolo 26 -
Sanzioni disciplinari È passibile di sanzioni disciplinari l‟iscritta o l‟iscritto
il cui comportamento sia contrario ai principi di democrazia e di garanzia di altre/altri
iscritte/iscritti o risulti lesivo per la CGIL o configuri violazione di principi e norme dello Statuto.
Le sanzioni applicabili, in ordine di gravità, sono le
b. in caso di iscritta/o con incarichi di dirigente a
qualsiasi livello, o componente
del comitato Direttivo, sospensione dalla/e carica/he
sindacale/i ricoperta/e da 3 a 12 mesi;. c. sospensione da tre a dodici mesi dall‟esercizio delle
facoltà d‟iscritta/o;
Tali sanzioni vengono irrogate, secondo il principio di
gradualità, proporzionalità e personalità in relazione al tipo e alla gravità dell‟infrazione,
1.1. incompatibili con i principi fondamentali dello
Statuto; 1.2. in contrasto con le regole in esso precisate; 1.3. contrarie alle corrette norme di leale comportamento
nell‟organizzazione; 1.4. in contrasto con le norme fissate nei Regolamenti
approvati dagli organi statutari.
La violazione, in particolare, delle norme elettorali
comporta la decadenza dagli incarichi sindacali di carattere elettivo e la ineleggibilità per
almeno due anni a qualunque incarico;
3. condanna per reati dolosi, esclusi in ogni caso quelli di
In casi di particolare gravità derivanti da sottoposizione a
procedimenti penali con esclusione dei reati di opinione e, comunque, nei casi di provvedimenti restrittivi della
libertà della persona, la Segreteria del Centro regolatore di riferimento
(o di quello superiore se il caso si riferisce ad un Centro regolatore) può sospendere
cautelativamente l‟iscritto dalla carica ricoperta o dall‟esercizio delle facoltà di iscritto, per il
tempo strettamente necessario all‟inchiesta, alla decisione di prima istanza e all‟esame
dell‟eventuale ricorso.
Il Comitato direttivo del Centro regolatore di riferimento dovrà, entro trenta
giorni, pena l‟inefficacia del provvedimento, ratificare tale decisione.
Sono fatte salve la continuità delle prestazioni retributive e previdenziali secondo le modalità
previste dal Regolamento del personale.
La sospensione cautelativa non costituisce sanzione
È facoltà dell‟iscritto oggetto di tale provvedimento
richiedere l‟attivazione del Comitato di garanzia competente che deciderà in unico grado.
Il provvedimento di sospensione cautelare cessa con le
decisioni del Comitato stesso, qualora non venga confermata. Nel corso del procedimento disciplinare, il Comitato di
Garanzia, in relazione alla natura dei fatti evidenziati ed alla carica esecutiva ricoperta
dall‟iscritto/a sottoposto/a al procedimento stesso, può chiedere allo/a stesso/a che si sospenda
cautelativamente dall‟incarico ricoperto per la durata della stessa procedura. Nei casi più gravi sanzionati come al punto d) del 1^ comma,
a tutela dell‟organizzazione la sanzione è immediatamente esecutiva, fatta salva la
procedura di garanzia da parte del/la sanzionato/a.
I materiali raccolti in sede di procedimento disciplinare
sono utilizzabili anche ai fini di eventuali provvedimenti che le strutture possono assumere
nella loro funzione di “datori di lavoro”.Lo Statuto della CGIL
Le strutture che vengono a conoscenza di
fatti penalmente illeciti sono tenute a darne immediata comunicazione all‟autorità giudiziaria, fermo
rimanendo l‟avvio del procedimento disciplinare.
I procedimenti disciplinari non sostituiscono il diritto ad
eventuali azioni civili per il risarcimento dei danni subiti dall‟organizzazione.
Il patteggiamento nei procedimenti penali davanti
all‟autorità giudiziaria non esclude responsabilità anche patrimoniali nei confronti dell‟organizzazione.