Source: https://www.avvocatoluciovincenzoiazzetta.com/post/il-mancato-pagamento-dell-assegno-di-mantenimento-e-divorzile
Timestamp: 2020-07-03 17:51:38+00:00
Document Index: 25326962

Matched Legal Cases: ['art.156', 'sentenza ', 'art. 156', 'art. 570', 'art. 570', 'art. 156', 'art. 156', 'art. 156']

Il mancato pagamento dell'assegno di mantenimento e divorzile
Quando i coniugi decidono di separarsi in via consensuale o giudiziale, al coniuge più debole al quale non viene addebitata la separazione, viene riconosciuto il versamento da parte dell'altro coniuge, dell'assegno di mantenimento, ossia la misura economica che permette allo stesso di poter godere di mezzi adeguati al proprio sostentamento così come previsto dall'art.156 c.c., secondo il quale “Il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri. L’entità di tale somministrazione è determinata in relazione alle circostanze e ai redditi dell’obbligato”.
Con la separazione dunque, i coniugi si liberano, dall'osservare alcuni obblighi nascenti dal matrimonio, quali la convivenza e la fedeltà, restando vincolati all’obbligo di contribuire materialmente a rendere dignitosa l’esistenza dell’altro coniuge.
Tale assegno di mantenimento, va distinto dal mantenimento riconosciuto ai figli, il quale viene versato fino a quando gli stessi non siano divenuti economicamente autonomi.
L'assegno riconosciuto al coniuge più debole, a seguito della sentenza di divorzio è chiamato "assegno divorzile".
Numerosissimi sono i casi di mancato pagamento (inadempimento) dell'assegno di mantenimento, sia nei confronti del coniuge che dei figli, tuttavia l'ordinamento giuridico mette a disposizione dei rimedi volti a garantire agli aventi diritto la disponibilità delle somme necessarie al loro mantenimento.
Pertanto il presupposto per l'attivazione dei strumenti coercitivi è l'inadempimento del coniuge obbligato al mantenimento, ossia quando lo stesso non rispetta l'obbligo del versamento del beneficio economico nei confronti del coniuge e dei figli.
L’inadempimento dell’obbligato può avere rilevanza sia in sede civile, per mezzo delle tutele previste dall’art. 156 c.c., che in sede penale in ragione delle conseguenze disciplinate dagli art. 570 e 570 bis del c.p.
- L'inadempimento in sede penale, costituisce reato.
Pertanto ai sensi dell'art. 570 c.p., modificato dal D. Lgs. n. 154/2013, viene sanzionato chiunque "si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale o alla qualità di coniuge" con la pena della reclusione fino a un anno o con la multa da euro 103 fino a 1.032, stabilendo altresì l'applicabilità congiunta di dette pene a chi "fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa".
La giurisprudenza, ritiene che il mancato pagamento dell’assegno di mantenimento in favore del coniuge o dei figli, costituisce reato, ma per l'applicazione delle pene derivanti dall’omissione di pagamento, è necessario che il giudice, oltre a verificare l'effettiva capacità del coniuge obbligato al pagamento della misura imposta, accerti che l’omissione abbia effettivamente privato i beneficiari dei mezzi di sopravvivenza e che la violazione sia addebitabile alla volontà dell’obbligato e non all'impossibilità di adempiervi.
Tale concetto sta a significare che, le pene non possono essere applicate quando si commette tal tipo di reato, nell'ipotesi in cui il coniuge obbligato al versamento, versi in una situazione di assoluta, persistente, ed incolpevole indisponibilità di introiti economici, al contrario laddove si accerti che nel periodo in cui si era verificato l’inadempimento, l’obbligato avesse percepito somme, anche se modeste, omettendo il pagamento dei suddetti benefici economici, il giudice deve dare applicazione alle pene previste dalla legge. - In sede civile il mancato pagamento dell'assegno di mantenimento costituisce illecito civile, pertanto l'art. 156 c.c. prevede delle tutele specifiche a favore del coniuge più debole o della prole nei casi di inadempimento.
L'art. 156 c.c. recita: “In caso di inadempienza, su richiesta dell’avente diritto, il giudice può disporre il sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato e ordinare ai terzi, tenuti a corrispondere anche periodicamente somme di danaro all’obbligato, che una parte di esse venga versata direttamente agli aventi diritto”.
Ai sensi del comma 6 dell’art. 156 gli strumenti civili a disposizione del coniuge beneficiario dell’assegno o dei figli, sono l’ordine di pagamento diretto ed il sequestro.
Con l’ordine di pagamento diretto, in caso di inadempienza dell’obbligazione di pagamento del coniuge obbligato verso il coniuge debole, quest'ultimo può chiedere al giudice di ordinare a terzi ( il datore di lavoro dell'obbligato o l’Inps) che, una parte delle somme dovute al coniuge avente diritto, venga versata direttamente al coniuge debole titolare del mantenimento.
L'altro strumento per far fronte all'inadempienza è il sequestro dei beni nei confronti dell'obbligato, il cui fine è sempre quello di garantire il pagamento dell’assegno.
Altro strumento seppur meno utilizzato, è il ritiro del passaporto, il quale viene richiesto con ricorso al giudice tutelare affinché lo stesso disponga il ritiro del passaporto al coniuge obbligato al mantenimento.
E' importante precisare che, nei casi di separazione e divorzio, le condanne al pagamento di somme relative agli obblighi di mantenimento, anche provvisorie, sono caratterizzate dall'immediata esecutorietà, pertanto le stesse sono titoli esecutivi sulla base delle quali gli aventi diritto possono agire per la riscossione delle somme spettanti, potendo altresì aggredire, in caso di inadempienza, anche i beni dell'obbligato con il pignoramento.
Concludendo, qualora il coniuge obbligato al mantenimento, non adempie spontaneamente a versare le somme al coniuge avente diritto o alla prole, l'ordinamento mette a disposizione per questi ultimi, strumenti per la tutela dei loro diritti, necessariamente affidandosi all'Avvocato ed incardinando i relativi giudizi.