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Timestamp: 2018-05-24 02:32:50+00:00
Document Index: 87605800

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 610', 'art. 612', 'art. 51', 'art. 7', 'art. 336', 'sentenza ']

Chi impedisce al proprietario del garage di parcheggiare il suo veicolo, ostruendo l'ingresso con la propria auto, è punibile con la reclusione per il reato di violenza privata.
Può essere condannato penalmente chi parcheggia l’autovettura davanti all’ingresso di un garage impedendo al proprietario di entrare o uscire con il proprio veicolo.
L’automobilista indisciplinato può subire la reclusione per il reato di violenza privata (610 c.p.) che è integrato dall’uso di qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente l’offeso della libertà di determinazione e di azione
In tal senso persuade ad evitare comportamenti del genere, spiega Giovanni D’Agata presidente e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, la sentenza della quinta sezione penale della Corte di Cassazione 28487 del 2 luglio 2013, che ha preso in esame il caso di chi blocca l’ingresso al garage del proprietario - persona offesa impedendole di parcheggiarvi la sua auto. I giudici di Piazza Cavour sulla scia di precedenti per casi simili hanno rilevato che tale comportamento integra il reato di cui all’articolo 610 del Codice Penale in quanto la “violenza privata” si identifica in qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente l’offeso della libertà di determinazione e di azione.
Dispositivo dell'art. 610 Codice Penale
Fonti → Codice Penale → LIBRO SECONDO - Dei delitti in particolare → Titolo XII - Dei delitti contro la persona (Artt. 575-623 bis) → Capo III - Dei delitti contro la libertà individuale → Sezione III - Dei delitti contro la libertà morale
Chiunque, con violenza [581] o minaccia (1), costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni (2) (3).
La pena è aumentata [64] se concorrono le condizioni prevedute dall'articolo 339 (4).
(1) La violenza e la minaccia sono considerate dalla norma in esame come strumenti per coartare l'altrui volontà. In altri casi, invece, il legislatore penale attribuisce rilevanza alla violenza e alla minaccia come tali, cioè, in quanto usate per arrecare direttamente un danno al soggetto (così nei reati di percosse [v. 581], di lesione [v. 582], di omicidio [v. 575] etc. e nel reato di minaccia ex art. 612).
(2) Molto discusso è il problema se il delitto in esame possa essere scriminato dal diritto di sciopero. Il problema riguarda in special modo quella particolare forma di manifestazione dello sciopero che va sotto il nome di picchettaggio e che consiste in atti diretti a costringere altri lavoratori ad astenersi dalla prestazione lavorativa. Sul punto si veda la trattazione dell'art. 51.
(3) Costituiscono esempi di violenza privata l'immobilizzare con la mano il volante di un'automobile, con privazione, sia pure per breve periodo, della libertà di movimento; il compiere, da parte del conducente di un'autovettura, atti emulativi tali da interferire in modo consistente nella condotta di guida di altro utente della strada, costringendolo a determinarsi in modo diverso dal proprio volere.
(4) Cfr. anche art. 7, l. 31-5-1965, n. 575 come sostituito dal d.l. 13-5-1991, n. 152, conv. in l. 12-7-1991, n. 203 riportato alla nota in calce all'art. 336.
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La Corte di Cassazione, nella sentenza n. 19033 del 2013, ha affermato che l'utilizzo di mezzi informatici per avviare conversazioni (chat e social network) rende gli approcci agevoli e naturalmente tali strumenti non richiedono dati personali e quindi facile adescare minori e comunicare con loro avendo quindi la possibilità di ottenere foto intime che li ritraggono. Ma commette violenza sessuale chi attraverso tali sistemi costringe il minore ad inviare foto e video pornografici.
19 ago 2013 0 3507