Source: https://www.solopromozioni.it/2020/02/14/il-punto-del-tribunale-venezia/
Timestamp: 2020-02-26 00:21:36+00:00
Document Index: 116538319

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il punto del Tribunale Venezia
Segnaliamo una interessante sentenza del Tribunale di Venezia (sentenza 20 maggio 2019, n. 978, dott.ssa Guzzo) in merito alle varie problematiche che riguardano il mutuo: usura degli interessi corrispettivi, usura degli interessi moratori, sommatoria dei due tassi, conseguenze sugli interessi corrispettivi dell’usura degli interessi moratori, indeterminatezza della pattuizione dei tassi, il rilievo della penale di estinzione anticipata, l’erroneità dell’indicazione dell’ISC, la validità dell’ammortamento alla francese.
La sentenza fa il punto sulle varie questioni, offrendo indicazioni sull’orientamento del Tribunale di Venezia.
Introduzione su: usura mutuo, indeterminatezza tassi mutuo, ISC mutuo erroneo, penale di estinzione anticipata, ammortamento alla francese nel mutuo.
Come anticipato il Tribunale di Venezia con la sentenza 20 maggio 2019, n. 978, dott.ssa Guzzo, in commento fa il punto sulle diverse problematiche che possono coinvolgere il mutuo: usura, indeterminatezza tassi, ISC erroneo, penale di estinzione anticipata, ammortamento alla francese.
Vediamo ora separatamente le indicazioni offerte dalla sentenza.
Mutuo e usura interesse di mora.
La prima questione affrontata riguarda l’usura dell’interesse di mora.
La sentenza indiche sinteticamente che: il tasso di mora può essere usurario; l’usura va verificata applicando il tasso soglia senza alcun correttivo; è difficile configurare un tasso effettivo di mora; l’usura del tasso di mora deve essere verificata ab origine sulla base di elementi apprezzabili e valutabili a priori.
La motivazione è approfondita: “va innanzitutto premesso che non solo gli interessi corrispettivi ma anche gli interessi di mora sono assoggettati al vaglio di usurarietà alla luce non solo del disposto dell’ art 1815 cc. ma anche di quanto disposto con il D.L. 394/2000, conv. in legge 24/01 che,quanto alla disciplina in materia di usura, fa espresso riferimento agli interessi a qualunque titolo convenuti (in tal senso anche la prevalente giurisprudenza di merito e di legittimità; per quest’ultima si veda Cass. 350/2013; Cass. 602/2013).
Quanto al primo dedotto profilo di usurarietà e cioè il profilo di usurarietà dei tassi moratori, va osservato quanto segue. Fermo quanto esposto circa il fatto che anche gli interessi moratori possono essere usurari, assai problematica è la verifica in concreto della usura con riferimento a tali tassi nel mutuo: ciò in primis per assenza di specifiche rilevazioni di TEGM per gli interessi di mora (di qui il correttivo del 2,1% elaborato dalla Banca d’Italia che , che è però solo “statistico”, e dunque inutilizzabile ) e in secondo luogo per la difficoltà di configurare un Tasso Effettivo di Mora (T.E.MO), frutto di sommatoria tra spese, oneri ed interessi moratori, in analogia con il Tasso Annuo Effettivo Globale – TAEG ( v. ad esempio Tribunale di Milano che con le sentenze n. 16873 del 16.02.2017 e sentenza del 29.11.2016, ha affermato che la verifica della usurarietà in termini oggettivi degli interessi moratori risulta preclusa dalla assenza di un termine di raffronto, ossia di un tasso soglia coerente con il valore da raffrontare, oltre che per impossibilita allo stato di individuare il “TEMO” , ferma restando la possibilità che tali interessi possano essere riconosciuti comunque come usurari per usura “ soggettiva” ex art. 644 c.p., qualora venga dimostrato che siano stati pattuiti in termini tali da creare una sproporzione delle prestazioni, con approfittamento delle condizioni di difficoltà economiche e finanziarie del debitore). La Corte di Cassazione terza sezione civile con ordinanza 27442 pubblicata il 30 .10. 2018 ha comunque ribadito che va effettuata a verifica della usura anche per gli interessi moratori e che tale verifica va effettuata avendo quale parametro di raffronto i tassi soglia rilevati senza alcun “correttivo”.Ritiene questo Tribunale che poiché la pattuizione usuraria va apprezzata ab origine e dunque al momento della pattuizione del contratto essa vada valutata ai fini dell’usura solo sulla base di elementi apprezzabili e valutabili a priori”.
Usura e interessi di mora calcolati sulla rata scaduta, comprensiva di interessi corrispettivi.
Sul tema abbiamo dedicato specifici post e pubblicazioni in riviste scientifiche ai quali rinviamo.
Il Tribunale accoglie la nostra tesi, per la quale nei mutui conclusi dopo la delibera CICR del 2000 è legittimo, in caso di inadempimento del cliente, capitalizzate gli interessi corrispettivi contenuti in una rata scaduta, con la conseguenza che l’usura va valutata in relazione all’intero importo della rata (oramai tutta capitale) e non alla sola parte di rata in origine capitale.
Ecco la motivazione sul punto: “secondo parte attrice (v. osservazioni del CTP riportate anche a pag 13 della CTU) detta conclusione del CTU sarebbe erronea in quanto l’effettivo tasso degli interessi moratori sarebbe stato verificato scorrettamente prendendo a riferimento le intere rate (in ipotesi scadute ed inadempiute) mentre l’effettivo “peso” degli interessi in caso di mora dovrebbe esser verificato non con riferimento alle intere rate inadempiute ma alla sola quota capitale delle stesse e l’applicazione di tale ultimo criterio comporterebbe usurarietà degli interessi nel caso di mora. Rileva per contro questo giudice che come ben osservato dalla convenuta il contratto di mutuo è stato concluso dopo la delibera CICR del 09.02.2000, che consentiva, a certe condizioni la capitalizzazione degli interessi: per effetto della lecita capitalizzazione degli interessi nel caso di scadenza della rata e di inadempimento, gli interessi corrispettivi diventano per l’appunto (lecitamente) capitale e il mutuante, quando applica sulla intera rata scaduta il tasso di mora, applica tale tasso su un importo che è ormai interamente importo “capitale”: la CTU ha dunque utilizzato una corretta metodologia di verifica tecnica”.
Usura degli interessi di mora e rilievo per quelli corrispettivi.
Anche questo è un argomento già affrontato.
Il Tribunale di Venezia indica che l’eventuale usurarietà degli interessi di mora porta al più al diritto alla restituzione di tali interessi (effettivamente pagati), senza conseguenze per gli interessi corrispettivi: “Si osserva in ogni caso che quand’anche fosse emersa l’usurarietà della pattuizione degli interessi moratori (il che non è) solo la relativa pattuizione sarebbe nulla e non anche la diversa pattuizione relativa agli interessi corrispettivi: in tal senso si richiama l’orientamento del Tribunale di Venezia e la sentenza della Corte di Cassazione n. 21470 del 15.9.2017 la quale premesso che “più disposizioni in tema di interessi, in base alla loro concreta formulazione, possono confluire in un’unica clausola o dar vita a diverse clausole contrattuali…. chiarisce che “Ciò che rileva, infatti, è che l’art. 1815 comma 2 c.c., nel prevedere la nullità della clausola relativa agli interessi, intende per clausola la singola disposizione pattizia che contempli interessi eccedenti il tasso soglia, indipendentemente dal fatto che essa esaurisca la regolamentazione dell’entità degli interessi dovuti in forza del contratto. La sanzione dell’art. 1815, comma 2, c.c. dunque, non può che colpire la singola pattuizione che programmi la corresponsione di interessi usurari, non investendo le ulteriori disposizioni che, anche all’interno della medesima clausola, prevedano l’applicazione di interessi che usurari non siano” ( La ordinanza della Corte di Cassazione terza sezione civile n. 27442/98 dinnanzi richiamata afferma addirittura che in caso di usurarietà degli interessi di mora non è applicabile l’art 1815 comma secondo, cod. civ. così motivando: “ Reputa nondimeno opportuno questo Collegio aggiungere che, nonostante l’identica funzione sostanziale degli interessi corrispettivi e di quelli moratori, l’applicazione dell’art. 1815, comma secondo, cod. civ. agli interessi moratori usurari non sembra sostenibile, atteso che la norma si riferisce solo agli interessi corrispettivi, e considerato che la causa degli uni e degli altri è pur sempre diversa: il che rende ragionevole, in presenza di interessi convenzionali moratori usurari, di fronte alla nullità della clausola, attribuire secondo le norme generali al danneggiato gli interessi al tasso legale”)”
Usura e sommatoria interessi di mora e corrispettivi.
Anche tale questione è già stata approfondita e peraltro risolta con fermezza dalla giurisprudenza.
Ecco le indicazioni contenute in sentenza: “quanto al secondo profilo di usurarietà ( sommatoria di interessi corrispettivi e moratori) va ritenuto scorretto ai fini della verifica del superamento del tasso soglia d’usura la sommatoria tra interessi corrispettivi e interessi di mora: tali tipologie di interessi hanno “cause” diverse e sono contemplate in distinte pattuizioni ad applicazione “alternativa”: per il caso di regolare pagamento delle rate è stato previsto un certo tasso; per il caso, diverso, di ritardo nel pagamento delle rate e dunque di inadempimento è stato previsto l’interesse di mora che ancorchè calcolato in una maggiorazione rispetto all’interesse corrispettivo in caso di inadempimento si sostituisce e non si “somma”, al tasso corrispettivo (v. quanto già sopra esposto in punto “rate” ed interessi di mora)”.
Mutuo, usura e panale di estinzione anticipata.
La sentenza conferma l’orientamento del Tribunale di Venezia, che esclude il rilievo di tale penale nella verifica dell’usura: “resta da precisare che la penale per la anticipata estinzione – che nel caso di specie non è stata in alcun modo applicata essendo il contratto in essere- non costituisce un “ onere collegato alla erogazione del credito” operando in via del tutto eventuale in caso di risoluzione anticipata rimessa alla discrezionale scelta del mutuatario ed essendo volto a indennizzare- in percentuale al capitale restituito – la parte mutuante della “perdita del lucro“ discendente dalla mancata corresponsione degli interessi originariamente programmati nella ipotesi- meramente eventuale “volontaria” e rimessa al mutuatario- della risoluzione anticipata.
Tale penale inoltre ha applicazione “alternativa” rispetto agli interessi di mora posto che la estinzione del rapporto anticipata non equivale a ritardo nei pagamenti di tal che non può esser considerata neppure con riferimento alla valutazione della usurarietà degli interessi di mora.
In ogni caso per completezza si osserva che da un lato la sua eventuale invalidità non travolgerebbe le pattuizioni relative agli interessi corrispettivi e di mora, dall’altro, non essendo intervenuta risoluzione anticipata nulla vi sarebbe da restituire o computare a tal titolo”.
Contratto di mutuo ed erronea indicazione dell’ISC.
Sul punto la sentenza conferma altre precedenti decisioni del Tribunale di Venezia, per le quali l’ISC ha solo natura informativa, derivandone che la sua eventuale erroneità non comporta invalidità del tasso “nel contratto di mutuo l’indicatore sintetico di costo (ISC) è uno strumento con funzione meramente informativa di esprimere in termini percentuali il costo complessivo del finanziamento: esso non integra dunque una vera e propria condizione economica direttamente applicabile al contratto e non può quindi considerarsi un “tasso” al pari dei tassi di interesse, non incidendo sul contenuto della prestazione a carico del mutuatario o sulla determinatezza o determinabilità dell’oggetto contrattuale: l’eventuale difformità di detto indicatore sintetico di costo rispetto al costo complessivo effettivamente applicato al rapporto contrattuale in forza delle clausole che prevedono interessi oneri e spese correlati al finanziamento non comporta dunque nullità ex art.117 TUB essendo detti interessi oneri e spese imposti per l’appunto dalle diverse singole clausole che li prevedono ( al più secondo parte della giurisprudenza la erronea indicazione dell’ISC potrebbe far sorgere una mera obbligazione risarcitoria a titolo di responsabilità precontrattuale a carico della Banca che abbia applicato un ISC difforme rispetto a quello indicato in sede di conclusione del contratto)”.
Indeterminatezza del tasso pattuito, ammortamento alla francese e Euribor.
Anche su tali questioni il Tribunale di Venezia si pronuncia rigettando le varie doglianze: “Iil mutuo con ammortamento rateale cosiddetto “alla francese”, ha un meccanismo di ammortamento che prevede una rata costante che si compone di una quota di interessi e di una quota capitale. L’importo della rata costante dell’ammortamento è calcolato sulla base della somma dovuta per capitale, del tasso di interesse e del numero delle rate, attraverso un meccanismo di interesse “composto” che non è equipollente di anatocismo. Tale meccanismo infatti non integra anatocismo in quanto il computo degli interessi avviene mese per mese, su capitale residuato al mese precedente sicchè essi vengono calcolati unicamente sulla quota capitale ancora dovuta, via via decrescente e per il periodo corrispondente a quello di ciascuna rata e non “capitalizzando” gli interessi corrisposti nelle rate precedenti.
Tale è il meccanismo adottato nel mutuo in esame: nel mutuo all’art 2) è indicato che- dopo le prime tre rate di soli interessi – per ogni rata gli interessi vengono conteggiati sul “residuo” di quota capitale, e cioè vengono conteggiati sul capitale via via residuo al netto delle restituzioni di capitale effettuate con le rate precedenti; sono state poi esplicitate in contratto le modalità per determinare l’entità del tasso da applicare in riferimento alle singole rate; non vi è dunque la lamentata discordanza tra il tasso pattuito e l’applicato in ragione del meccanismo di ammortamento adottato. Per costante giurisprudenza poi la clausola che determina il tasso di interessi a mezzo di rinvio ai tassi Euribor è valida poiché il tasso è univocamente determinabile tenuto conto del fatto che i tassi Euribor, vengono rilevati ufficialmente dalla E.B.F. e sono dunque dotati delle caratteristiche di certezza e determinabilità Sotto altro profilo inoltre la complessità dei calcoli e la necessità di applicare formule finanziarie se sono adeguatamente identificati i parametri di riferimento, come nella fattispecie, non comportano indeterminatezza o indeterminabilità delle clausole di pattuizione degli interessi”.
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