Source: http://federsupporter.it/index.php/930-tra-segretezza-e-trasparenza-tor-di-valle
Timestamp: 2019-03-19 10:27:12+00:00
Document Index: 66481217

Matched Legal Cases: ['art.97', 'art. 22', 'art. 24', 'art. 43', 'art.17', 'art. 328', 'art. 5']

Roma 4 febbraio 2019 - Le Relazioni del Politecnico di Torino sul Progetto Tor di Valle: non segretezza, bensì trasparenza.
Da notizie di stampa si apprende che la Relazione finale del Politecnico di Torino relativa alla mobilità in sicurezza concernente il Progetto Tor di Valle è- sarebbe- stata consegnata al Comune di Roma.
Si è avuta anche notizia che tale Relazione sarebbe stata e continuerebbe ad essere “ secretata”.
Ove ciò fosse confermato, si sarebbe indubbiamente in presenza di un fatto molto serio e molto grave.
Nei rapporti tra Pubblica Amministrazione e cittadini si è storicamente passati dal principio di segretezza a quello di trasparenza amministrativa.
Principio, quest’ultimo, che, sebbene non espressamente formulato in Costituzione, tuttavia, è ormai pacificamente considerato come espressione dei criteri costituzionali di legalità, imparzialità e buon andamento della Pubblica Amministrazione di cui all’art.97della Costituzione.
E, infatti, la Legge n. 241/1990 sul procedimento amministrativo, come integrata e modificata dalla Legge n. 15/2005, prescrive che “ l’attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di pubblicità e di trasparenza”.
Laddove, mentre il criterio di pubblicità si rivolge alla Pubblica Amministrazione, il criterio di trasparenza ha come destinatari i cittadini.
A valle di questi principi vigono nel nostro ordinamento quattro discipline normative in materia di pubblicità e trasparenza che possono essere come di seguito sintetizzate.
Il diritto di accesso generalizzato.
Tale diritto è disciplinato dagli artt. 22 e segg. della Legge n. 241/1990.
Esso si esercita mediante richiesta motivata a prendere visione e a estrarre copia di documenti amministrativi ( l’estrazione di copia è sottoposta al rimborso del costo di riproduzione).
Destinataria della richiesta è l’Amministrazione che ha formato il documento o lo detiene.
La domanda si presenta agli Uffici Relazioni con il Pubblico (URP) dell’Amministrazione cui è rivolta la richiesta.
In caso di diniego all’accesso, espresso o tacito, quest’ultimo decorsi invano 30 giorni dalla domanda senza che vi sia stata risposta, si può ricorrere, ove il diniego provenga da Enti territoriali, al difensore civico, oppure, in via giudiziale, al TAR territorialmente competente.
Il diritto di accesso è riconosciuto dall’art. 22 della Legge n. 241/1990 a “ tutti i soggetti privati, compresi quelli portatori di interessi pubblici o diffusi, che abbiano un interesse diretto, concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso”.
Non v’è dubbio, pertanto, alla luce di quanto precede, che Federsupporter, già riconosciuta soggetto portatore di interessi pubblici e diffusi nella vicenda Tor di Valle, come tale, ammessa a partecipare alla Conferenza di servizi decisoria sul Progetto de quo, ha il diritto, così come altri analoghi soggetti, di accesso alle Relazioni, sia preliminare sia finale, del Politecnico di Torino.
Federsupporter, infatti, è sicuramente in una posizione qualificata, diversa da quella di un generalizzato controllo di legalità sull’Amministrazione; posizione che implica interesse al conseguimento o alla conservazione, anche meramente potenziale, di un bene della vita ( cfr. Consiglio di Stato, Udienza Plenaria, n. 7 del 24 aprile 2012).
Bene, nella fattispecie, quale quello alla libera circolazione in sicurezza dei cittadini nell’area e zone circostanti in cui dovrebbe essere realizzato il Progetto.
In altre parole, nel caso in esame, l’accesso alle Relazioni del Politecnico di Torino integrerebbe l’interesse di Federsupporter, così come di altri analoghi soggetti privati portatori di interessi pubblici o diffusi, a poter accedere a tali documenti per la tutela di una specifica posizione giuridicamente rilevante, differente da un generico interesse al controllo del buon andamento dell’attività amministrativa.
Le eccezioni tassative poste al diritto generalizzato di accesso sono assolute e relative.
Quelle assolute sono : il segreto di Stato; altri casi di divieto di accesso o divulgazione previsti dalla legge, quali : il segreto bancario, statistico, industriale, professionale, dati sulla salute, sulla vita sessuale, etc.
Le eccezioni relative possono ricorrere qualora l’Amministrazione richiesta dell’accesso valuti che l’interesse pubblico alla trasparenza possa, in esito ad un bilanciamento, nuocere
ad interessi considerati dall’ordinamento.
Il pregiudizio deve essere concreto e deve possedere un preciso nesso di causalità tra l’accesso ed il pregiudizio stesso, non potendosi, quindi, prefigurare soltanto il rischio di un pregiudizio meramente in via generica e astratta.
L’Amministrazione è tenuta, comunque, a privilegiare sempre il diritto di accesso, esigendosi che la deroga, anche parziale, a tale diritto non ecceda mai quanto è strettamente necessario ed adeguato per evitare il pregiudizio ad interessi considerati dal legislatore.
Aggiungo che, sempre nella fattispecie, non può neppure essere opposto il diniego all’accesso ai documenti de quibus sulla base di quanto stabilito dall’art. 24 della Legge n. 241/1990, poiché la possibilità per la Pubblica Amministrazione di negare l’accesso riguarda esclusivamente l’attività amministrativa relativa ad atti normativi ed amministrativi generali, mentre nel caso del Progetto Tor di Valle, si tratta di attività amministrativa diretta all’esame di un atto particolare e specifico, quale l’approvazione del suddetto Progetto.
Il principio ed il diritto della/alla trasparenza sono stati ulteriormente ampliati dal Decr. Lgs.vo n. 33 del 2013, attuativo della Legge Delega n. 190/2012 recante disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella Pubblica Amministrazione.
L’accesso civico prevede che chiunque, quindi non soltanto soggetti portatori di interessi pubblici o diffusi, ha il diritto di chiedere ed ottenere che gli siano resi noti i documenti, le informazioni o i dati in possesso della Pubblica Amministrazione che non siano stati pubblicati.
A differenza dell’accesso generalizzato, però, l’accesso civico consente di acquisire solo quegli atti la cui pubblicazione sia prevista come obbligatoria, quali, per esempio, quelli a carattere normativo ed amministrativo generale e provvedimenti amministrativi già adottati.
In sintesi, si può dire che, mentre l’accesso generalizzato di cui alla Legge n. 241/1990 consente un accesso più in profondità a documenti pertinenti alla tutela di un interesse giuridicamente rilevante, l’accesso civico consente un accesso meno in profondità ma potenzialmente più esteso.
Le eccezioni poste al diritto di accesso generalizzato valgono, a maggior ragione, anche per l’accesso civico.
L’accesso di Consiglieri comunali e provinciali.
Il Testo Unico degli Enti Locali (TUEL) prevede, art. 43, comma 2, che “ i Consiglieri comunali e provinciali hanno diritto di ottenere dagli uffici, rispettivamente, del Comune e della Provincia tutte le notizie e le informazioni in loro possesso, utili all’espletamento del proprio mandato. Essi sono tenuti al segreto nei casi espressamente previsti dalla legge.”.
Nessun limite e nessuna eccezione, in pratica, possono essere opposti al suddetto diritto, neppure quello della tutela della riservatezza di terzi, sussistendo nei confronti dei Consiglieri, come dettato dalla legge, il vincolo del segreto nei casi espressamente previsti dalla legge stessa ( per tali casi si rinvia a quanto detto sub 1).
Ne consegue che l’unico, eventuale limite al diritto di accesso in questione potrebbe essere costituito da richieste dei Consiglieri che siano del tutto generiche o meramente emulative, vale a dire ostruzionistiche .
Con Decreto legs.vo n. 195/2005 è stata recepita nel nostro ordinamento la così detta “ Convenzione di AARHUS” dal nome della città danese in cui è stata firmata.
Mediante questa Convenzione l’Unione Europea ha voluto e vuole coinvolgere i cittadini nelle questioni ambientali.
A tal fine, ha previsto di garantire l’accesso dei cittadini alle informazioni ambientali in possesso delle Pubbliche Amministrazioni.
Chiunque, pertanto, ha il diritto di chiedere ed ottenere da tali Amministrazioni, non solo documenti, ma anche qualsiasi altra informazione scritta, visiva, sonora, elettronica o in qualsiasi altra forma in materia ambientale.
Non è necessario che il richiedente dimostri di avere un interesse specifico, fermo restando, però, che, ove l’Amministrazione chieda, a propria volta, al richiedente di specificare la sussistenza di un effettivo interesse, il richiedente stesso è tenuto a specificare che la ragione della richiesta è sorretta da un effettivo interesse ambientale.
Quanto alla nozione di informazione ambientale, essa attiene sia allo stato dell’ambiente ( suolo, territorio, etc) sia ai fattori che possono incidere sullo stesso ( sostanze, energia, rumore, rischio idrogeologico, etc).
Anche per la tutela di tale tipo di accesso, in caso di diniego, vale la possibilità di ricorso alla sede giurisdizionale dinanzi al TAR competente per territorio.
Così riepilogate le tipologie di diritto di accesso, resta da dire che, a mio avviso, non ricorre, nella fattispecie, alcuna, almeno legittima e lecita, possibilità per il Comune di Roma sia di sottrarsi alla pubblicazione dei documenti, preliminare e finale, del Politecnico di Torino, sia di negare il diritto di accesso a tali documenti.
Circa, poi,la natura e valenza giuridiche dei suddetti documenti, ribadisco che non trattasi di parere, bensì di valutazioni tecniche richieste e rilasciate ai sensi dell’art.17 della Legge n. 241/1990.
Laddove le valutazioni tecniche riguardano profili esclusivamente, per l’appunto, tecnici, di carattere accertativo. Vale a dire giudizi espressi unicamente in conformità a scienza e non atti di discrezionalità tecnica.
Ed è tenuto conto di quanto sopra che, ove la Relazione finale del Politecnico di Torino si discostasse in maniera sostanziale e significativa da quella preliminare, quest’ultima di cui ampi contenuti sono stati già resi noti da tempo da plurimi organi di informazione, sarebbe legittimo e fondato il sospetto che o la prima o la seconda Relazione siano frutto di imperizia e/o negligenza (tertium non datur). Ancora peggio, si potrebbe sospettare che vi possano essere state indebite ed improprie pressioni onde rendere la Relazione finale più consona o, comunque, più edulcorata per alcuni interessi privati, a discapito dell’interesse pubblico.
In tale, peraltro, non creduta ipotesi, rafforzandosi ciò che emerge dall’impianto accusatorio di cui all’Ordinanza del GIP del Tribunale di Roma dell’11 giugno scorso,in cui si parla, senza mezzi termini, di “ asservimento del procedimento amministrativo all’interesse privato”.
Ribadisco, altresì, come le valutazioni pesantemente negative contenute nella Relazione preliminare del Politecnico di cui si è avuta notizia corrispondono a quelle già formulate dai competenti Uffici tecnici in sede di Conferenza di servizi decisoria
Infine, l’eventuale mancata pubblicazione da parte del Comune delle Relazioni in parola o il diniego illegittimo all’accesso ad esse esporrebbero, a mio parere, lo stesso Comune, nelle persone del Sindaco pro tempore e degli altri Pubblici Ufficiali responsabili del suddetto Comune, ad esposti/denuncia per il reato di rifiuto di atti d’ufficio, ai sensi e per gli effetti dell’art. 328, comma 1, CP.
“Il nuovo volto della trasparenza amministrativa” di Rita Maiolo in Rivista di Diritto e Giurisprudenza commentata, n. 3/ 2014, pagg. 108-122;
“Schema linee guida recanti indicazioni operative ai fini della definizione delle sclusioni e dei limiti all’accesso civico di cui all’art. 5 co.2 del D.Lgs.33/2013” , Documento in consultazione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (www.anticorruzione.it)