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Timestamp: 2020-07-11 00:35:36+00:00
Document Index: 148904770

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 44', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 2', 'art. 38', 'art. 3']

Numero 5 - Maggio 2020 — DeAWeb
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Semplice Numero 5 - Maggio 2020
I due padri tra ordinanza di rimessione e sezioni unite della Cassazione*
Massimo Dogliotti**
L’art. 1, c. 20, legge n. 76 del 2016, sulle unioni civili, com’è noto, esclude l’equiparazione tra coniuge e parte dell’unione, anche con riguardo alla legge 1983/184 (affidamento e adozione), ma ambiguamente aggiunge che «resta fermo quanto previsto e consentito dalle norme vigenti in materia di adozione». Non potrebbero dunque disporsi adozioni piene e neppure in casi particolari ex art. 44 legge n. 184 quanto alla lett. b): adozione del figlio del coniuge. Rimaneva aperta una via già praticata da alcune pronunce di merito che avevano applicato la lettera d) dell’art. 44: impossibilità di affidamento preadottivo, secondo un’interpretazione, come si è detto, allargata, relativa pure all’impossibilità giuridica, oltre a quella di fatto (perché ad esempio non vi sono adottanti disponibili), che può prescindere dunque dall’abbandono. E l’interpretazione ha trovato, dopo la legge n. 76, sicuro avallo in una ormai nota pronuncia della Cassazione. Nella specie, due donne, legate da una relazione sentimentale di convivenza, decidono di avere un figlio, ricorrendo in Spagna alla fecondazione assistita di una delle due (con seme di donatore anonimo). Nasce una bambina che instaura un profondo legame affettivo con entrambe le donne. La compagna della madre intendendo formalizzare la relazione con essa, chiede di poter adottare la bambina ai sensi dell’art. 44 lett. d) della legge 1983/184. La corte di legittimità, confermando la pronuncia di appello, ritiene che la predetta norma, ove prevede l’adozione del minore in casi particolari, in presenza della constata impossibilità di affidamento preadottivo, vada interpretata alla luce del quadro costituzionale e convenzionale ed in particolare dei principi affermati dalla Corte EDU in ordine al reale interesse del minore. Sostiene appunto che con l’espressione “constata impossibilità di affidamento preadottivo” debba intendersi non solo una impossibilità di fatto, derivante da una situazione di abbandono, ma pure una, per così dire, di diritto, di procedere all’affidamento preadottivo. Richiama la pronuncia una sentenza della Corte costituzionale3 che confermerebbe l’interpretazione meno rigorosa: in realtà la Consulta parlava di impossibilità giuridica, riferendosi specificamente all’adozione di parenti entro il quarto grado e non di soggetti totalmente estranei
Incontrare i congiunti” ai tempi del COVID-19 *
Denise Amram**
“Se ami l’Italia mantieni la distanza” è la formula della c.d. Fase 2 utilizzata dal Presidente del Consiglio dei Ministri al fine di confermare la necessità di mantenere la distanza sociale e fisica a fini di contenimento della emergenza COVID-19. L’art. 1 del DPCM del 26 aprile 2020 alla lettera a) prevede che, a partire dal 4 maggio, siano “consentiti solo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute e si considerano necessari gli spostamenti per incontrare congiunti purché venga rispettato il divieto di assembramento e il distanziamento interpersonale di almeno un metro e vengano utilizzate protezioni delle vie respiratorie” [1]. Le ragioni sottese alla disposizione rispondono alla necessità di diminuire la compressione sia della libertà personale (art. 13 Cost.) che del diritto fondamentale della persona alla realizzazione della propria personalità nell’ambito della prima formazione sociale del nostro ordinamento: la famiglia (art. 2, 29, 30 Cost.).
Dichiarazione di volontà alla Cremazione ai tempi del Coronavirus
Fin dagli inizi degli anni 2000, da quando il legislatore ha previsto la possibilità di autorizzare la cremazione sulla base della volontà manifestata dai familiari, cioè senza necessità di una volontà manifestata per iscritto in vita dal defunto, si sono formate due diverse teorie riguardo alle modalità con cui i familiari medesimi (coniuge o parte dell’unione civile, o in mancanza il parente più prossimo, o nel caso di concorrenza di più parenti di pari grado, la maggioranza assoluta degli stessi) possano esprimere detta volontà. Una prima teoria ritiene che la volontà alla cremazione espressa dai familiari possa risultare da una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, che può essere sottoscritta in presenza dell’Ufficiale dello stato civile oppure trasmessa nei modi previsti dall’art. 38 DPR n. 445/2000 (cioè presentata unitamente ad una fotocopia di un documento d’identità del sottoscrittore, o inviata via fax o per via telematica). Una seconda teoria sostiene invece che la dichiarazione di volontà dei familiari debba necessariamente essere resa in presenza dell’Ufficiale dello stato civile, il quale ne redige processo verbale, come sembrerebbe di intuire dall’art. 3, comma 1, lettera b), numero 3) della Legge n. 130/2001 - Disposizioni in materia di cremazione e dispersione delle ceneri - norma richiamata da diverse leggi regionali in materia: “in mancanza della disposizione testamentaria, o di qualsiasi altra espressione di volontà da parte del defunto, la volontà del coniuge o, in difetto, del parente più prossimo individuato ai sensi degli articoli 74, 75, 76 e 77 del codice civile e, in caso di concorrenza di più parenti dello stesso grado, della maggioranza assoluta di essi, manifestata all'ufficiale dello stato civile del comune di decesso o di residenza. Nel caso in cui la volontà sia stata manifestata all'ufficiale dello stato civile del comune di decesso, questi inoltra immediatamente il relativo processo verbale all'ufficiale dello stato civile del comune di ultima residenza del defunto”. La nostra Associazione si è dichiarata da sempre favorevole alla prima teoria, sulla base delle seguenti considerazioni.
Non commette reato la madre che si oppone agli incontri della figlia con l'ex aggressivo
Carta di soggiorno, genitori extracomunitari: prova libera per la convivenza Corte di Cassazione - Sentenza n. 3876/2020
Formazione atti di morte e pratiche funerarie e cimiteriali
Un uomo qualumque