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Timestamp: 2017-11-19 14:29:25+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 155', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 548', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 583']

separazione Archivi - Pagina 3 di 8 - Avvocatoblog
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Pubblicato il 16/01/2010 da Simone Falusi Lascia un commento
Separazione e divisione della casa familiare
Sono proprietario congiuntamente a mia moglie di una villa suddivisa in due appartamenti con ingressi indipendenti e corte comune, con piscina ed altri servizi. Siamo in procinto di separarci, purtroppo in via giudiziale, e subisco continue pressioni da parte di mia moglie, avvocato, sulla incombente necessità di trovarmi un alloggio in affitto. Ho domandato nel ricorso l’affido esclusivo e in subordine condiviso di nostro figlio. E’ possibile che io debba lasciare la mia abitazione per far posto all’attuale compagno di mia moglie ed ai di lui figli? Ma la Corte Suprema non si era espressa anche per la convivenza dei coniugi separati o separandi sotto lo stesso tetto? Grazie per la risposta.
Risposta: qualora il figlio venisse affidato a Te o, comunque, il giudice disponga che il figlio continui ad abitare prevalentemente con Te, molto probabilmente ad andarsene dalla casa familiare dovrebbe essere Tua moglie. Quanto alla convivenza sotto lo stesso tetto, questa potrebbe essere ammissibile purchè la casa familiare sia comodamente divisibile in due distinte ed autonome unità immobiliari: circostanza che, nel Tuo caso, sempre sussistere.
Archiviato in:Separazione e Divorzio Etichettato con:assegnazione casa familiare, separazione
Pubblicato il 15/01/2010 da Simone Falusi 1 commento
Separazione coniugi e durata del diritto di abitazione
Egr. avvocato, sono proprietario della casa (da successione) dove attualmete vivono la moglie e 2 figli. Nella bozza della proposta di separazione consensuale, la controparte ha esplicitato il diritto di mia moglie di vivere nella casa per il resto dellla vita. Le spetta tale diritto?
Risposta: direi proprio di no: se la ex casa coniugale appartiene in via esclusiva ad un coniuge, l’immobile in questione potrà essere assegnato all’altro coniuge solo se quest’ultimo è anche il genitore collocatario di figli minori o non economicamente indipendenti. Infatti, il godimento della casa familiare al coniuge che non ne è proprietario e finalizzato unicamente alla tutela della prole. Ne deriva che, venendo meno questo presupposto a seguito del raggiungimento dell’indipendenza economica dei figli, il coniuge assegnatario non ha più titolo per continuare ad occupare l’ex casa coniugale di proprietà esclusiva dell’altro coniuge.
Per disposizione normativa, inoltre, il godimento della casa familiare viene meno nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva “more uxorio” o contragga nuovo matrimonio.
Archiviato in:Separazione e Divorzio Etichettato con:assegnazione casa coniugale, separazione
Pubblicato il 15/09/2009 da Simone Falusi Lascia un commento
Separazione: ancora sull’affidamento dei figli e l’assegnazione della casa
Buongiorno,vorrei porle un quesito. Sono proprietaria di una casa per la quale abbiamo acceso un mutuo di 10 anni. sono in comunione dei beni con mio marito e abbiamo 2 bambine piccole. in caso di separazione, tenendo conto che io ho un lavoro part time e mio marito lavora a tempo pieno (dalle 8 alle 19) a chi vengono assegnate le bimbe. E la casa? Essendo mia lui può rivalersi? E il mutuo, intestato a me perchè la casa è mia, lui deve continuare a pagare? Gradirei una risposta a breve.
Risposta: Cara Ilenia, prima di tutto una premessa: in questa sede non possiamo pubblicare i post nei tempi che il lettore ci chiede, non essendo un servizio di consulenza prefessionale, ma finalizzato unicamente alla trattazione di questioni giuridiche di interesse diffuso. Chi ha necessità di avere risposte precise al proprio caso ed in tempi certi, deve necessariamente utilizzare il nostro servizio di consulenza professionale a pagamento.
Rispondendo ora alla Tua domanda: quanto all’affidamento delle figlie, come abbiamo esposto in precedenti post, la legge 54/2006 ha introdotto il c.d. affido condiviso (affidamento ad entrambi i genitori) come regola generale in quanto finalizzato a garantire il diritto dei figli a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi. Con l’attuale normativa, quindi, la custodia dei figli è prioritariamente attribuita sia al padre che alla madre. In verità lanorma è più che altro una innovazione di principio. Nella pratica, per lo più, poco è cambiato rispetto alla precedente normativa (affidamento ad uno dei due coniugi), poiché i figli vivono per lo più con un solo genitore e quindi la custodia dell’altro appare più che altro simbolica. In presenza di figli piccoli, solitamente è la madre il genitori collacatorio degli stessi e la casa coniugale viene affidata automaticamente allo stesso, proprio in quanto collacatorio della prole. L’art. 155 quater c.c. prevede infatti che “il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli”. L’interpretazione oggi data alla norma dalla Corte di Cassazione è quello secondo cui il diritto all’assegnazione della (ex) casa coniugale spetta al genitore con cui convivono i figli minorenni o maggiorenni non autonomi conviventi e ciò indipendentemente dal fatto che sia o meno titolare di un diritto reale o personale di godimento sull’immobile.
Infine, va ricordato che il diritto all’assegno di mantenimento spetta di norma al coniuge cui non sia addebitabile la separazione, qualora egli non abbia adeguati redditi propri; inoltre, l’entità di tale somministrazione è determinata in relazione alle circostanze e ai redditi dell’obbligato.
Pertanto, se hai ha un reddito significamente più basso di Tuo marito, è probabile che Lui sia tenuto a corrisponderTi qualcosa. Ovviamente se il contratto di mutuo con la banca lo hai sottoscritto Tu, nei confronti della banca rimani comunque l’unica obbligata.
Archiviato in:Famiglia, Separazione e Divorzio Etichettato con:affidamento figli, casa, figli, separazione, Separazione coniugi
Pubblicato il 31/07/2009 da Simone Falusi Lascia un commento
Conto corrente cointestato tra coniugi e versamento di denaro personale
sono sposato in regime di separazione dei beni.
Attualmente io e mia moglie abbiamo un conto corrente in comune nel quale è stato versato il ricavato della vendita di una casa di mia proprietà nella quale abbiamo abitato per 5 anni dopo il matrimonio.
In caso di separazione l’importo del conto corrente va diviso in parti uguali o il ricavato della vendita della casa spetta a me?
Risposta: nei rapporti interni tra correntisi le parti di ciascuno si presumono uguali, se non risulta diversamente. Quindi se l’attivo del conto corrente è, ad esempio, di 200 mila euro, in caso di separazione si presume che la quota spettante a sua moglia sia pari al 50%, ovvero 100 mila euro. Tuttavia, la presunzione può essere superata dalla prova contraria, ovvero dalla circostanza che il denaro, o una parte di quel denaro, è stato da Lei ottenuto a titolo di prezzo per l’alienazione di un bene di Sua proprietà esclusiva.
Archiviato in:Contratti, Famiglia, Separazione e Divorzio Etichettato con:banca, coniugi, conto corrente, denaro, separazione
Pubblicato il 23/07/2009 da Simone Falusi Lascia un commento
Separazione: non voglio che l’appartamento a morte avvenuta possa andare a mio marito
Sono separata legalmente, senza figli e da poco ho acquistato casa. Non voglio che l’appartamento a morte avvenuta possa andare a mio marito posso farlo? Come ?
Risposta: il coniuge cui non è stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato, ai sensi del secondo comma dell’articolo 151, ha gli stessi diritti successori del coniuge non separato. Il coniuge cui è stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato ha diritto soltanto ad un assegno vitalizio se al momento dell’apertura della successione godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto. L’assegno è commisurato alle sostanze ereditarie e alla qualità e al numero degli eredi legittimi, e non è comunque di entità superiore a quella della prestazione alimentare goduta. La medesima disposizione si applica nel caso in cui la separazione sia stata addebitata ad entrambi i coniugi (art. 548 c.c.)
L’Art. 585 c.c. dispone, inoltre, che il coniuge cui non è stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato ha gli stessi diritti successori del coniuge non separato. Nel caso in cui al coniuge sia stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato, si applicano le disposizioni del secondo comma dell’articolo 548. Pertanto, qualora Lei dovesse morire senza fare testamento (successione legittima), in mancanza di figli legittimi o naturali, di ascendenti, di fratelli o sorelle, a suo marito sarà devoluta l’intera eredità (anche se dallo stesso si è separata, ma a lui non è stata addebitata la separazione) (art. 583 c.c.). Allo stesso coniuge (in assenza di figli) è comunque riservata la metà del patrimonio ereditario. Quindi Lei non può lasciare con il testamente l’intera casaad un terzo, escludendo suo marito, giacchè a quest’ultimo, in quanto erede legittimario, è riservata la metà dell’eredità.
Solo con il divorzio, poiché viene meno in via definitiva il vincolo matrimoniale, Suo marito non avrà alcun diritto sulla Sua eredità. Egli potrà solo riceverne una quota se è titolare dell’assegno alimentare o dell’assegno divorzile. Non potrà invece ricevere nulla se l’assegno divorzile è stato versato in un’unica soluzione.
Archiviato in:Separazione e Divorzio, Successioni Etichettato con:coniugi, separazione, successione ereditaria
Separazione e affidamento della prole
Gent.mo avvocato, sono separata da un anno dal mio compagno (convivente) ed ho due bambini di 4 anni e 6 mesi. Ci siamo inizialmente accordati fra noi sia sul mantenimento delle bambine sia sulle visite del padre. I bambini vivono con me ed il padre viene a trovarli presso la mia abitazione. Adesso il padre ha cambiato idea e non é più daccordo né sull’aspetto economico, né sulla sua presenza per i bambini. Ho alcuni dubbi riguardo alle sue richieste:
– nel caso di bambini piccoli (come il mio di 6 mesi) sono previste visite presso la madre oppure il padre può portarli (e con che modalità?) presso la propria abitazione?
– come vengono gestiti i rapporti per due bambini di età diversa, ovvero vengono separati e stanno con il padre in maniera diversa oppure viene mantenuta una via comune ed i fratelli restano uniti?
– come viene gestito l’affidamento condiviso nel caso di genitori che non vivono nella stessa città? Il mio timore é che i figli diventino “pacchi postali” …é un timore fondato?
– esistono indicazioni di massima riguardo all’entità del mantenimento dei figli? Voci di corridoio mi hanno detto un terzo del reddito del padre, altri dicono un terzo della somma dei redditi dei genitori, altri ancora il 25 % del genitore con reddito più alto…. come stanno veramente le cose?
Risposta: in mancanza di un accordo tra i genitori sull’affidamento e sull’entità del contributo per il mantenimento dei figli, deciderà il Giudice. Quanto al mentenimento, si tenga presente che la prole ha diritto ad un mantenimento tale da garantirle un tenore di vita corrispondente alle risorse economiche della famiglia ed analogo, per quanto possibile, a quello goduto in precedenza.
Quanto alle modalità di affidamento, in liena generale, non ci sono preclusioni affinchè ilpadre, anzichè fare visita ai figli presso la madre, possa tenerli con sè. Ripeto: se non si riesce a trovare un accordo tra genitori, ciascuno di essi può ricorrere la giudice.
Archiviato in:Famiglia, Separazione e Divorzio Etichettato con:affidamento figli, divorzio, separazione
Pubblicato il 01/07/2009 da Simone Falusi Lascia un commento
Separati sotto lo stesso tetto?
Gent. avvocato, sono madre di tre ragazze nel mese di giugno ho ottenuto dopo comparizione delle parti in fase dibattimentale x separazione giudiziale, l’assegnazione della casa coniugale, della quale io e il mio ex marito siamo comproprietari al 50/ il suo godimente e l’assegno x la figlia minore. nella prima parte del provvedimento il giudice trascrive pero’ che eventualmente mio marito poteva coabitare nella stessa apportando un muro divisorio trasformando cioe’ l’abitazione in due nuclei abitativi. questo pero’ dimenticando di scrivere che io dovevo essere d’accordo. adesso mi ritrova con un muro in carton gesso che divide in parte l’abitazione anche se pero’ noi continuiamo a convivere sotto lo stesso allogio occupando ancora ognuno le proprie camere dividendo gli stessi spazi questo perche’ io nn sono d’accordo alla divisione della casa. Come posso far correggere il provvedimento in urgenza,corro il rischio che il provvedimento venga trasformato in suo favore??
Visto che la convivenza tra lui e le ragazze me compresa e’ divenuta quotidianemente motivo di turbamento e scontro quotidiano?io me ne andrei se ne avessi la possiblita vista la situazione divenuta oramai insostenibile tra l’altro pagola meta’ del mutuo che e’ di 300 euro,e uno stipendio di 1.200 circa nn ho alternative mentre lui e’ proprietario di un altra casa.
Avevamo intravisto un barlume di serenita’ x me’ e le mie tre figlie, invece una sola parola nn messa ci ha ributtate nella disperazione e violenza piscologica che ormai da troppo tempo sopportiamo. ….grazie
Risposta: cara Giuseppina, non conoscendo le circostanze esatte della vicenda, non posso esprimermi con precisione su questo provvedimento giudiziale (lo potrà fare certamente l’avvocato che ti assiste). Certo è che a Tu, quale affidataria delle figlie, hai il diritto di continuare ad abitare nella casa familiare anche se l’abitazione è in comproprietà con il marito. Non è escluso che a quest’ultimo possa essere consentito di continuare ad abitare nella casa ex familiare, a condizione, però, che questa sia facilmente divisibile in modo da poter ricavare due unità abitative distinte (ipotesi, peraltro, non molto frequente).
Archiviato in:Famiglia, Separazione e Divorzio Etichettato con:casa, cessazione convivenza, separazione