Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-proc-penale/art-105-cod-proc-penale-abbandono-e-rifiuto-della-difesa
Timestamp: 2020-01-26 08:47:20+00:00
Document Index: 175989544

Matched Legal Cases: ['art. 108', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 97', 'art. 1', 'art. 486', 'art. 105', 'art. 105', 'art. 2', 'art. 131']

Art. 105 cod. proc. penale: Abbandono e rifiuto della difesa | La Legge per tutti
2. Il procedimento disciplinare e’ autonomo rispetto al procedimento penale in cui e’ avvenuto l’abbandono o il rifiuto.
3. Nei casi di abbandono o di rifiuto motivati da violazione dei diritti della difesa, quando il consiglio dell’ordine li ritiene comunque giustificati, la sanzione non e’ applicata, anche se la violazione dei diritti della difesa e’ esclusa dal giudice.
(( 4. L’autorità giudiziaria riferisce al consiglio dell’ordine i casi di abbandono della difesa, di rifiuto della difesa di ufficio o, nell’ambito del procedimento, i casi di violazione da parte del difensore dei doveri di lealtà e probità nonché del divieto di cui all’articolo 106, comma 4-bis )).
L'assenza del difensore di fiducia ad una sola udienza non può interpretarsi come sintomo di un atto abdicativo espresso o di revoca dell'incarico, né di un comportamento di "abbandono" ai fini della concessione al difensore di ufficio del termine a difesa di cui all'art. 108 c.p.p., atteso che tale condotta può essere ricondotta ad una diversa, alternativa ed insindacabile, strategia processuale.
Cassazione civile sez. un. 13 giugno 2011 n. 12903
Lo Stato ha l'obbligo di rendere effettivo il diritto all'assistenza di un difensore, anche nominato d'ufficio, nel processo penale. Il ricorrente era stato fermato al suo arrivo in aeroporto e trovato in possesso di sostanza stupefacente. Era stato arrestato e gli era stato nominato quale difensore d'ufficio un praticante avvocato, che aveva assistito ai primi due interrogatori in stato di detenzione. Solo due mesi dopo l'arresto il p.m. procedente aveva provveduto a sostituire il difensore con un avvocato abilitato a patrocinare in relazione alla gravità delle accuse oggetto di indagine. Il ricorrente si era lamentato per iscritto più volte, anche tramite la propria ambasciata, del fatto che il nuovo difensore d'ufficio non aveva preso contatto con lui; diversi mesi dopo, il p.m. aveva trasmesso tali lettere di protesta al difensore. Dieci giorni prima dell'udienza fissata per il processo il giudice aveva invitato il difensore d'ufficio a pronunciarsi sul contenuto delle proteste: questi aveva risposto che aveva sospeso la propria iscrizione all'ordine professionale, chiedendo di essere sostituito con altro difensore. Il tribunale aveva nominato un difensore d'ufficio il giorno stesso del processo, dandogli un tempo di cinque ore per esaminare gli atti delle indagini. Il dibattimento si era svolto subito dopo ed il ricorrente era stato condannato per importazione di stupefacenti. Avanti la Corte europea il ricorrente ha denunciato la violazione dell'art. 6, parr. 1 e 3, lett. c), Cedu, allegando di non aver beneficiato di una vera assistenza legale. La Corte ha osservato che la nomina di un difensore d'ufficio di per sé non esaurisce l'obbligo dello Stato di assicurare una difesa effettiva nel processo penale. Se pure l'indipendenza degli ordini professionali confina il giudizio sulla condotta del difensore al rapporto tra questi ed il cliente, ai sensi dell'art. 6, par. 3, lett. c), Cedu lo Stato non può esimersi dall'intervenire qualora l'inadeguatezza del difensore designato sia manifesta o sia stata in qualsiasi modo portata all'attenzione delle autorità procedenti. Pertanto, doveva ritenersi che sia la nomina, in prima battuta, di un avvocato praticante, sia l'inerzia di fronte alle plurime denunce di inattività del secondo difensore d'ufficio, sia, infine, la concessione di un termine “ad horas” affinché il terzo difensore, nominato dal tribunale, prendesse cognizione degli atti, costituissero violazioni del diritto di difesa del ricorrente.
Corte europea diritti dell'uomo sez. II 07 ottobre 2008 n. 35228
La mera assenza del difensore, che pur abbia comunicato la rinuncia al mandato, non è di per sè idonea a configurare il peculiare istituto dell'abbandono della difesa, unico evento che impone l'interruzione dell'udienza.
Corte appello Venezia 02 dicembre 2002
Deve essere ordinata la restituzione al giudice "a quo", per un riesame della rilevanza, degli atti relativi alle q.l.c. del combinato disposto degli art. 97 comma 4, 105 comma 5 e 484 c.p.p. e degli art. 1 e 26 r.d.l. 27 novembre 1933 n. 1578, rispettivamente, nella parte in cui non consentono la prosecuzione del dibattimento in assenza del difensore dell'imputato, qualora tutti i difensori immediatamente reperibili e designati dall'autorità giudiziaria rifiutino, senza legittimo impedimento, di assumere e svolgere le funzioni di sostituto del difensore che non partecipi al dibattimento in violazione del provvedimento che ritiene non sussistenti i requisiti di cui all'art. 486 comma 5 c.p.p., e nella parte in cui non consentono la nomina degli aventi titolo all'iscrizione all'albo degli avvocati quali sostituti del difensore che non partecipi al dibattimento sebbene non legittimamente impedito, qualora tutti gli iscritti agli albi degli avvocati immediatamente reperibili abbiano opposto rifiuto, in quanto, successivamente alle ordinanze di rimessione, è stata pubblicata la l. 11 aprile 2000 n. 83, la quale ha introdotto nella l. 12 giugno 1990 n. 146, disposizioni volte a consentire l'applicabilità della disciplina ivi contenuta anche ai professionisti.
Corte Costituzionale 13 marzo 2001 n. 58
Nel vigente ordinamento processuale non è ammessa la rinuncia tacita all'incarico da parte del difensore nominato: la stessa invero non può desumersi dalla condotta processuale tenuta dal difensore poiché non compete, di certo, all'autorità giudiziaria, in difetto di una espressa disposizione di legge, sindacare, al di là delle ipotesi del tutto particolari di abbandono o di rifiuto della difesa previste dall'art. 105 c.p.p., le scelte difensive, espressioni di libero esercizio, autonomo ed inviolabile, del diritto di difesa. (Affermando siffatto principio la Cassazione ha escluso che il mancato intervento del difensore all'interrogatorio cosiddetto di garanzia potesse essere interpretato quale rinuncia al mandato.
Cassazione penale sez. VI 26 ottobre 1995 n. 3898
È manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 105 c.p.p. e dell'art. 2 comma 1 n. 4) della l. 16 febbraio 1987, n. 81, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24, 97 e 102 Cost., nella parte in cui hanno comportato l'abrogazione dell'art. 131 c.p.p. 1930 (la Corte ha osservato che la scelta dell'organo cui devolvere la competenza ad irrogare sanzioni disciplinari per il caso di abbandono o rifiuto di difesa è aspetto che non interferisce con lo svolgimento dell'attività dibattimentale e con le relative cause di sospensione).
Corte Costituzionale 30 dicembre 1994 n. 479