Source: http://www.gse.it/it/EnergiaFacile/faq/FER%20Elettriche%20DM%2023%206%202016/Pagine/default.aspx
Timestamp: 2017-11-21 22:50:46+00:00
Document Index: 130913836

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 4', 'art 8', 'art 8', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 26', 'art. 10', 'art. 10']

GSE - FER Elettriche DM 23/06/2016
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Ambito di applicazione del DM 23 giugno 2016
​Il DM 23 giugno 2016 incentiva la produzione di energia elettrica da impianti a fonti rinnovabili diversi da quelli fotovoltaici, inclusi i solari termodinamici, oggetto di nuova costruzione, integrale ricostruzione, riattivazione, potenziamento o rifacimento, aventi potenza superiore a 1 kW, entrati in esercizio dal 1° gennaio 2013, a condizione che presentino domanda di accesso agli incentivi entro i termini di seguito specificati:
per gli impianti in accesso diretto (articolo 4, comma 3, del Decreto), entro il 31 dicembre 2017 o, in ogni caso, decorsi 30 giorni dalla data dell’eventuale raggiungimento di un costo indicativo massimo degli incentivi di 5,8 miliardi di euro l’anno, comunicato con delibera AEEGSI sulla base dei dati forniti dal GSE
Quali sono le modalità di accesso agli incentivi previste dal DM 23 giugno 2016 per impianti nuovi, riattivazioni, integrali ricostruzioni e potenziamenti?
​L’articolo 4 del Decreto definisce diverse modalità di accesso ai meccanismi di incentivazione, a seconda della tipologia di fonte, della potenza e della categoria di intervento:
Schema delle modalità di accesso agli incentivi per impianti nuovi, riattivazioni, integrali ricostruzioni e potenziamenti
(di cui all'art. 4.3 lettera b)
(diverso dall’art. 4.3 lettera b)
Biomasse (di cui all’art 8.4 lettere a-b)
Biomasse (di cui all’art 8.4.lettere c-d)
​Per gli impianti oggetto di rifacimento parziale o totale, l’articolo 4 del Decreto definisce le seguenti modalità di accesso ai meccanismi di incentivazione, a seconda della potenza:
Schema delle modalità di accesso agli incentivi per impianti oggetto di rifacimento
Le fasi del processo di riconoscimento degli incentivi sono schematicamente descritte nella Tabella 4 a pagina 12 delle Procedure Applicative, accessibile anche al seguente link:
Cosa si intende per “fuori tempo” e per “data di entrata in esercizio convenzionale”?
​Per “fuori tempo” si intende la violazione dei termini per la presentazione delle domande di accesso agli incentivi [si veda FAQ “Quali sono le tempistiche per la presentazione della domanda di accesso agli incentivi?”].
Il “fuori tempo” comporta il mancato riconoscimento degli incentivi per un periodo temporale pari alla differenza tra la data di invio della domanda di accesso agli incentivi e la “data di entrata in esercizio”. La suddetta “decurtazione” temporale del periodo incentivante è applicata alla fine del periodo incentivante stesso.
La “data di entrata in esercizio convenzionale” è la data ottenuta sottraendo 30 giorni dalla data di presentazione tardiva della domanda di accesso agli incentivi. Nei casi di "fuori tempo" tale data verrà presa a riferimento ai fini dell’applicazione di tutte le disposizioni del Decreto (es. individuazione della tariffa base, rispetto dei termini massimi per l’entrata in esercizio dell’impianto, etc.)
Definizioni - Potenza di impianto
​Ai sensi del DM 23 giugno 2016:
Qual è la definizione di potenza ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera p) del DM 23 giugno 2016
Ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera p) del Decreto, la potenza di un impianto è “la somma, espressa in MW, delle potenze elettriche nominali degli alternatori (ovvero, ove non presenti, dei generatori) che appartengono all’impianto stesso, ove la potenza nominale di un alternatore è determinata moltiplicando la potenza apparente nominale, espressa in MVA, per il fattore di potenza nominale riportati sui dati di targa dell’alternatore medesimo, in conformità alla norma CEI EN 60034”.
L’articolo 2, comma 1, lettera p) introduce delle eccezioni per la definizione di “potenza” per gli impianti eolici, idroelettrici e solari termodinamici [si vedano specifiche FAQ].
Per precisazioni e approfondimenti si rimanda al paragrafo 1.3.3 delle Procedure Applicative.
Qual è la definizione di potenza di un impianto eolico?
​La potenza di un impianto eolico, ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera p) del Decreto, è la somma delle potenze nominali dei singoli aerogeneratori che compongono l’impianto se il valore di potenza, superiore a 0,500 MW, è univocamente riportato sulle targhe degli stessi, in conformità alla normativa CEI EN 61400 (per approfondimenti tecnici si rimanda al paragrafo 5.5 “Marcatura di un aerogeneratore” della norma CEI EN 61400-1).
Laddove il singolo aerogeneratore abbia una potenza nominale uguale o inferiore a 0,5 MW o il dato di potenza sia superiore a 0,5 MW ma non univocamente riportato sulle targhe degli aerogeneratori, la potenza dell’impianto è determinata dalla somma delle potenze riportate sulle targhe degli alternatori o generatori (per approfondimenti tecnici si rimanda al paragrafo 10 “Targhe” della norma CEI EN 60034-1) [si veda FAQ “Qual è la definizione di potenza ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera p) del DM 23 giugno 2016?”].
Qual è la definizione di potenza di un impianto idroelettrico?
​La potenza di un impianto idroelettrico, ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera p) del Decreto, è pari alla potenza nominale media annua di concessione di derivazione d’acqua ad uso idroelettrico.
(NEW) Qual è la definizione di potenza di un impianto solare termodinamico?
A​i sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera p) del Decreto, nei soli casi di impianti solari termodinamici in assetto ibrido con frazione di integrazione superiore al 35%, la potenza è calcolata sulla base della seguente formula: ​i sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera p) del Decreto, nei soli casi di impianti solari termodinamici in assetto ibrido con frazione di integrazione superiore al 35%, la potenza è calcolata sulla base della seguente formula:
dove Pn è espressa in kW e mq è la superficie captante dell’impianto espressa in metri quadrati, come definita al paragrafo 1.1.9 dell’Allegato 2 del Decreto.
Nei restanti casi, la potenza dell’impianto solare termodinamico è determinata sulla base della potenza riportata sulle targhe degli alternatori (potenza apparente espressa in MVA * fattore di potenza nominale).
Il valore di potenza, determinato secondo i criteri precedenti, è assunto a riferimento per il calcolo delle tariffe incentivanti, del valore di soglia e della potenza da indicare in fase di iscrizione alle procedure di Asta e Registro.
Si rappresenta che, ai fini della richiesta di iscrizione al Registro o di accesso diretto agli incentivi, per la determinazione della frazione di integrazione e, di conseguenza, della potenza dell’impianto, è necessario fare riferimento al valore massimo indicato nel titolo autorizzativo per la costruzione e l’esercizio dell’impianto o, in mancanza di riferimento esplicito, nel progetto ad esso relativo.
Nel caso tali dati non siano riportati nei suddetti documenti, il Soggetto Responsabile dovrà indicare la frazione di integrazione massima con la quale intende esercire l’impianto nel corso della vita utile e la relativa potenza calcolata ai sensi della definizione di cui all’articolo 2, comma 1, lettera p), del Decreto.
Eventuali modifiche alle condizioni di esercizio dell’impianto successive all’iscrizione al Registro o alla partecipazione alla Procedura d’Asta, tali da determinare un aumento della frazione di integrazione o un valore di questa tale da determinare un aumento di potenza ai sensi della definizione di cui all’art. 2, comma 1, lettera p), iii. del Decreto rispetto a quanto dichiarato in fase di iscrizione, determineranno, anche se regolarmente autorizzate, la decadenza dal diritto agli incentivi.
Nel caso di accesso diretto, eventuali modifiche successive alla domanda di accesso agli incentivi, anche se regolarmente autorizzate, tali da determinare un valore di potenza, calcolata ai sensi della definizione di cui all’articolo 2, comma 1, lettera p), del Decreto, superiore a 0,100 MW, determinano la decadenza dal diritto agli incentivi.
Per approfondimenti si rimanda all’Allegato 1.e “Previsioni specifiche per impianti solari termodinamici” delle Procedure Applicative.
Tutti gli alternatori presenti sull’impianto devono essere considerati, compreso l’alternatore del gruppo di riserva. Fanno eccezione le apparecchiature non fisicamente installate e giacenti in magazzino.
Nel solo caso in cui uno o più alternatori siano azionabili alternativamente e singolarmente da un unico motore primo, ai fini del calcolo della potenza dell’impianto, si considera il solo alternatore di potenza maggiore.
A quali condizioni si applica l’articolo 5, comma 2, lettera a) del DM 23 giugno 2016?
Fermo restando l’articolo 29 del DM 23 giugno 2016, ai fini della determinazione della potenza dell’impianto, la condizione di cui all’articolo 5, comma 2, lettera a) si applica nel caso in cui gli impianti siano nella disponibilità del medesimo produttore o siano riconducibili, a livello societario, a un unico produttore.
L’articolo 5, comma 2, lettera a) del DM 23 giugno 2016 si applica anche agli impianti idroelettrici?
​No, a condizione che gli impianti idroelettrici siano dotati di distinte concessioni di derivazione d’acqua o di un’unica concessione che preveda potenze medie annue di derivazione distinte.
Quando due o più impianti devono essere considerati un unico impianto, ai fini della determinazione della potenza?
Fermo restando l’articolo 29 del DM 23 giugno 2016, sono da considerarsi un unico impianto, ai fini della determinazione della potenza, gli impianti ricadenti nel campo di applicazione dell’articolo 5, comma 2, del Decreto, ossia gli impianti alimentati dalla stessa fonte, nella disponibilità del medesimo produttore o riconducibili, a livello societario, a un unico produttore, se ubicati a monte di un unico punto di connessione alla rete elettrica o se localizzati nella medesima particella catastale o su particelle catastali contigue. In tal caso, gli impianti sono identificati come “sotto-impianti”.
Quale potenza deve essere considerata per accedere agli incentivi nel caso di due o più impianti contigui, alimentati dalla stessa fonte e in capo al medesimo produttore o riconducibili, a livello societario, a un unico produttore?
​Nel caso di “sotto-impianti” [si veda FAQ “Quando due o più impianti devono essere considerati un unico impianto, ai fini della determinazione della potenza?”], ai fini dell’individuazione del meccanismo di accesso (Accesso Diretto, Registri o Asta), è necessario considerare la somma delle potenze ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera p) di tutti i “sotto-impianti”.
La potenza ai sensi dell’articolo 5, comma 2, infatti, rileva ai fini della modalità di accesso, della formazione delle graduatorie, della tipologia di incentivo e dell’individuazione della tariffa incentivante base.
Per ciascun “sotto-impianto” deve essere presentata una distinta richiesta, indicando nel campo “Potenza dell'impianto così come definita dall'art. 5, comma 2, del Decreto” della sezione “Dati Preliminari” del Portale FER-E il valore della potenza complessiva di tutti i “sotto-impianti” e fornendo le informazioni necessarie all’individuazione di detti “sotto-impianti” e dei relativi Soggetti Responsabili.
Si precisa che, ai fini dell’applicazione dell’articolo 5, comma 2, non è da considerare la potenza degli impianti che non accedono ad alcun tipo di meccanismo di incentivazione.
Cosa succede se due o più impianti, ricadenti nell’ambito di applicazione dell’articolo 5, comma 2, del Decreto presentano domanda di accesso agli incentivi (accesso diretto, Registri) indicando la potenza del singolo impianto?
La non corretta applicazione dell’articolo 5, comma 2, del Decreto, può comportare la violazione delle norme per l’accesso agli incentivi, può influire sulla formazione delle graduatorie dei Registri e sulla determinazione delle tariffe incentivanti spettanti. Pertanto, l’errata indicazione della potenza di impianto può comportare la decadenza dal diritto agli incentivi, nonché l’integrale recupero delle somme già erogate.
Restano fermi gli eventuali ulteriori profili di rilevanza penale o amministrativa.
Ai fini dell’applicazione dell’articolo 5, comma 2, lettera b) del Decreto, devono considerarsi anche le particelle catastali interessate dai cavidotti?
​No, non sono da considerarsi purché sulle particelle catastali siano localizzati esclusivamente i cavidotti.
Qual è la data di riferimento per identificare la situazione catastale di un impianto ai fini della verifica del "frazionamento"?
​Nel caso di impianti che accedono direttamente agli incentivi, la situazione catastale di riferimento è quella esistente alla data di entrata in esercizio. Nel caso di impianti che si iscrivono ai Registri o partecipano alla Procedura d’Asta, si fa riferimento alla situazione catastale esistente alla data di iscrizione o di partecipazione. Se l’impianto è già in esercizio alla data di iscrizione ai Registri o di partecipazione alla Procedura d’Asta, si fa riferimento alla situazione catastale esistente alla data di entrata in esercizio.
Definizioni - Autorizzazioni e aspetti amministrativi
Cosa si intende per “non sostanzialità” della modifica ai sensi di quanto riportato nel paragrafo 3.2 delle Procedure Applicative?
​Una modifica che comporti la variazione della configurazione o dei dati caratteristici dell’impianto rispetto a quelli per i quali è stata richiesta l’iscrizione ai Registri o la partecipazione alla Procedura d’Asta può ritenersi “non sostanziale” qualora sia espressamente valutata come “non sostanziale” dall’Ente competente al rilascio dell’autorizzazione.
Il requisito di “non sostanzialità” deve essere documentato mediante esplicita dichiarazione di non sostanzialità delle modifiche apportate al progetto da parte dell’autorità competente al rilascio del titolo autorizzativo originario. Qualora la variante sia stata oggetto di specifico titolo autorizzativo, la non sostanzialità deve essere espressamente dichiarata nel testo del provvedimento.
Quale data di conseguimento si considera per il titolo autorizzativo in presenza di variante?
​In caso di modifiche sostanziali, la data da considerare è quella dell’autorizzazione in variante.
La data del titolo autorizzativo originario può invece essere presa a riferimento solo sulla base di esplicita dichiarazione di non sostanzialità delle modifiche apportate al progetto da parte dell’autorità competente al rilascio del titolo autorizzativo originario.
Per un impianto autorizzato con DIA o con PAS, quale data deve essere considerata come data di conseguimento del titolo autorizzativo?
​Nell’ipotesi di Denuncia di Inizio Attività (DIA) o di Procedura Abilitativa Semplificata (PAS), il titolo abilitativo si intende conseguito decorsi 30 giorni dalla data di presentazione della relativa documentazione all’Ente comunale competente senza che siano intervenuti espliciti dinieghi e senza che si siano verificate cause di sospensione di detto termine, quali la necessità di acquisire, anche mediante convocazione di Conferenza di servizi, atti di amministrazioni diverse e di attivare il potere sostitutivo (articolo 23 D.P.R. 380/2001 e articolo 6, comma 5, D.Lgs. 28/2011).
Ai fini dell’iscrizione al Registro, il titolo abilitativo potrà intendersi conseguito in data antecedente al termine sopra indicato esclusivamente in presenza di un pronunciamento espresso dall’Ente comunale competente, che attesti la data di efficacia del titolo. Tale pronunciamento dovrà in ogni caso essere stato emesso e acquisito dal Soggetto Responsabile in data antecedente a quella di iscrizione al Registro.
E’ possibile iscriversi ai Registri nel corso di un procedimento per il rilascio di una variante all’autorizzazione alla costruzione ed esercizio dell’impianto?
Non è possibile iscrivere un impianto al Registro nel caso in cui il Soggetto Responsabile intenda avvalersi dell’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio la cui variante sostanziale sia in corso di rilascio. Qualora, per impianti idroelettrici, geotermoelettrici e da fonte oceanica, il Soggetto Responsabile intenda avvalersi del titolo concessorio, laddove la variante sostanziale al titolo autorizzativo incida sull’atto concessorio, il GSE effettuerà le dovute valutazioni ai fini dell’esclusione o decadenza dell’impianto dalla graduatoria.
Definizioni - Preventivo di connessione
Nel caso di impianti iscritti ai Registri o aggiudicatari della Procedura d’Asta, cosa succede in caso di superamento dei termini di validità del preventivo di connessione previsti dall’Allegato A alla Deliberazione AEEG ARG/elt 99/08 e s.m.i. – Testo Integrato delle Connessioni Attive (TICA)?
​Per gli impianti iscritti ai Registri e risultati in posizione tale da rientrare nei contingenti di potenza disponibili o aggiudicatari di Procedure d’Asta, nel caso in cui il preventivo di connessione, in possesso del Soggetto Responsabile all’atto dell’iscrizione/partecipazione alla procedura, decada per il superamento dei termini di validità previsti dal TICA e riportati nel preventivo di connessione stesso, è possibile mantenere la posizione in graduatoria ottenendo e accettando un nuovo preventivo di connessione che sia tale da non determinare alcuna variante al titolo autorizzativo per modifica sostanziale, fermo restando il rispetto dei termini massimi per l’entrata in esercizio dell’impianto previsti dal DM 23 giugno 2016.
Qual è la data di accettazione del preventivo di connessione?
​La data di accettazione del preventivo per la connessione è definita dall’art. 1, comma 1.1, lettera e) dell’Allegato A alla deliberazione dell’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico ARG/elt 99/08 e s.m.i. (cd. TICA) come “la data di invio del documento relativo all’accettazione del preventivo per la connessione”.
Qualora il Gestore di Rete dovesse modificare il preventivo di connessione già presentato in fase di iscrizione a Registro, come dovrà comportarsi il Soggetto Responsabile nel caso in cui il suo impianto entrasse in graduatoria?
​Il possesso/titolarità del preventivo di connessione accettato in via definitiva è un requisito per la richiesta di iscrizione ai meccanismi di incentivazione del Decreto. L’AEEGSI, attraverso l’Allegato A alla deliberazione ARG/elt 99/08 e s.m.i., cosiddetto TICA, nello stabilire le regole per la connessione alle reti con obbligo di connessione di terzi degli impianti di produzione ha definito anche le modalità di gestione delle modifiche ai preventivi di connessione. Ferma restando la validità e l’efficacia del preventivo per la connessione accettato in via definitiva di cui il Soggetto Responsabile ha dichiarato gli estremi e la data di accettazione, sono ammesse modifiche al preventivo di connessione accettato in via definitiva se previste e avvenute nelle modalità sancite dal TICA e tali da non aver determinato varianti al titolo autorizzativo per modifica sostanziale.
Definizioni - Entrata in esercizio
Cosa si intende per entrata in esercizio di un impianto?
​Per entrata in esercizio si intende il primo funzionamento dell'impianto in parallelo con il sistema elettrico, a seguito dell’attivazione della connessione, successivamente al completamento dei lavori di realizzazione per tutte le categorie di intervento.
Per approfondimenti si rimanda al paragrafo 1.3.1 delle Procedure Applicative, dove sono riportati alcuni esempi utili all’individuazione della data di entrata in esercizio con riferimento a diverse tipologie di impianto e categorie di intervento.
Cosa si intende per completamento dei lavori ai fini dell’entrata in esercizio di un impianto?
​Per “completamento dei lavori” si intende l’installazione di tutte le macchine e di tutti i dispositivi elettromeccanici e l’ultimazione delle opere civili di impianto in conformità a quanto autorizzato e a quanto dichiarato nella richiesta di accesso diretto, di iscrizione al Registro o di partecipazione alla Procedura d’Asta, con particolare riferimento alla potenza e alla configurazione complessiva dell’impianto, ivi inclusi gli apparati di misura e di connessione alla rete. In particolare, devono essere realizzate e installate tutte le opere impiantistiche, tutte le opere civili strutturali e tutte le opere civili funzionali all’esercizio dell’impianto in conformità con il progetto autorizzato.
Qual è la data di attivazione della connessione?
​La data di attivazione della connessione, validata dal Gestore di Rete, è la data del primo funzionamento in parallelo dell’impianto con il sistema elettrico come risultante dal sistema “GAUDÌ”.
Nel caso di un impianto con più sezioni, la data di primo parallelo con la rete da considerare è quella della validazione riferita all’ultima sezione completata.
L’impianto di produzione si intende in esercizio se il primo funzionamento dell’impianto in parallelo con il sistema elettrico è avvenuto con una modalità di esercizio di carattere transitorio, come previsto nel preventivo di connessione redatto dal gestore di rete?
​Sì, fatto salvo il rispetto delle seguenti condizioni:
l’impianto di connessione alla rete elettrica per l’esercizio transitorio, comprensivo dei gruppi di misura, è stato messo in tensione dal gestore di rete.
Definizioni - Componenti rigenerati
E’ possibile utilizzare componenti usati/rigenerati negli impianti che richiedono l’accesso agli incentivi ai sensi del DM 23 giugno 2016?
​Sì, il DM 23 giugno 2016 prevede la possibilità di impiego di dispositivi usati/rigenerati e non ne esclude l’utilizzo per alcuna categoria di intervento.
A tal fine si richiama l’articolo 2, comma 1, lettera ae) del Decreto: “per componente rigenerato si intende un componente già utilizzato che a seguito di lavorazioni specifiche, se necessarie, viene riportato alle normali condizioni di operatività”.
Al riguardo, si precisa che per rigenerazione si intende un’attività finalizzata a riportare il componente nelle condizioni funzionali e prestazionali nominali, dimostrata da relativa garanzia sul componente, rilasciata al termine del relativo processo.
Qual è la documentazione da presentare nel caso si utilizzino componenti usati/rigenerati?
​Nel caso di installazione di uno o più componenti usati, il Soggetto Responsabile dovrà produrre, mediante dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, un elenco dei componenti rigenerati comprensivo di:
garanzia sul componente, rilasciata al termine delle lavorazioni specifiche effettuate per riportarlo alle condizioni funzionali e prestazionali nominali
valutazioni per le quali il componente usato è stato ritenuto in condizioni funzionali e prestazionali nominali e, pertanto, non è stato sottoposto a lavorazioni specifiche.
Definizioni - Interconnessione funzionale
Cosa si intende per interconnessione funzionale?
​Per interconnessione funzionale tra due o più impianti si intende l’utilizzo di opere, sistemi e componenti comuni finalizzati all’esercizio combinato e/o integrato degli stessi. Per approfondimenti si rimanda all’Allegato 1.a delle Procedure Applicative e, per la definizione degli impianti e dei relativi componenti, all’Allegato 2 del Decreto.
Nel caso di due o più impianti interconnessi funzionalmente, qual è la potenza da considerare ai fini dell’accesso ai meccanismi di incentivazione?
​Nel caso in cui due o più impianti presentino interconnessioni funzionali, sono da considerarsi un unico impianto e, come tale, la potenza ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera p) del Decreto è determinata dalla somma delle potenze delle singole sezioni individuate secondo le definizioni di cui al medesimo articolo.
​La condivisione di un’unica rete di distribuzione dell’energia termica non è considerata interconnessione funzionale a condizione che l’energia termica sia ceduta alla rete mediante scambiatori distinti per ciascun impianto.
Fonti - Idroelettrico
Interventi che modificano la potenza di un impianto idroelettrico esistente (es: variazione della portata e/o del salto) possono essere configurati come nuovo impianto?
​No. Ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera a) del Decreto, un impianto alimentato da fonti rinnovabili è considerato un “nuovo impianto” quando è realizzato in un sito sul quale, prima dell’avvio dei lavori di costruzione, non era presente, da almeno cinque anni, un altro impianto, o le principali parti di esso, alimentato dalla stessa fonte rinnovabile. Nel caso in cui non sia soddisfatta tale condizione, l’intervento può configurarsi come integrale ricostruzione, rifacimento, potenziamento o riattivazione qualora soddisfi i requisiti previsti rispettivamente dall’articolo 2, comma 1, lettere b), c), d), e) e dall’Allegato 2 al Decreto.
Ai fini dell’accesso diretto agli incentivi, il DM 23 giugno 2016 prevede condizioni particolari per i Consorzi di Bonifica?
​Sì, il DM 23 giugno 2016 stabilisce che possono accedere direttamente ai meccanismi di incentivazione gli impianti realizzati con procedure ad evidenza pubblica da Amministrazioni pubbliche, anche tra loro associate, ivi inclusi i Consorzi di Bonifica, aventi potenza fino al doppio dei valori indicati all’articolo 4, comma 3, lettere a), b) e c).
Al riguardo, si precisa che possono presentare richiesta di accesso diretto agli incentivi, a seguito dell’entrata in esercizio dell’impianto idroelettrico, i Soggetti Responsabili titolari del titolo concessorio e del titolo autorizzativo/abilitativo per la costruzione e l’esercizio dell’impianto, anche a seguito di voltura.
Nel caso di impianti idroelettrici su canali e cavi dei consorzi di bonifica e irrigazione, il titolo concessorio può essere sostituito dall’autorizzazione prevista dall’articolo 166 del D.lgs. 152/2006 ai fini dell’uso legittimo dell’acqua
consideri autorizzato alla costruzione e all’esercizio, in equipollenza all’AU, l’impianto dotato sia della concessione di derivazione ad uso idroelettrico sia della concessione edilizia, la data del titolo autorizzativo da indicare all’atto dell’iscrizione ai Registri e che rileva ai fini della formazione della graduatoria è quella di conseguimento dell'ultimo dei due provvedimenti succitati
Fonti - Biomasse e biogas
E’ previsto un incentivo per impianti con alimentazione mista (es. biomasse e bioliquidi sostenibili)?
​Il Decreto individua specifiche modalità di accesso agli incentivi, criteri di priorità, contingenti e tariffe per impianti alimentati a biomasse, biogas o bioliquidi sostenibili. Per tale ragione non è possibile l’accesso agli incentivi per gli impianti con alimentazione mista del tipo, ad esempio, biomasse-bioliquidi sostenibili.
Gli impianti di produzione di energia elettrica mediante utilizzo di syngas, ai sensi del DM 23 giugno 2016, sono classificati come impianti alimentati a biomassa o impianti alimentati a biogas?
​Ai sensi del DM 23 giugno 2016, in analogia al DM 6 luglio 2012, gli impianti di produzione di energia elettrica mediante l’utilizzo di syngas prodotto dalla gassificazione della biomassa, sono classificati come impianti alimentati a biomassa secondo la definizione di cui al paragrafo 1.1.8 dell’Allegato 2 al Decreto: “Impianto a biomasse: è l’insieme degli apparati di stoccaggio, trattamento e trasformazione del combustibile (tra cui se presenti i gassificatori), dei generatori di vapore, dei forni di combustione, delle griglie e di tutti i gruppi di generazione (gruppi motore-alternatore), dei condensatori, della linea di trattamento fumi, del camino, e, quando ricorra, delle opere di presa e di scarico dell’acqua di raffreddamento e delle torri di raffreddamento.”
Ai sensi del DM 23 giugno 2016, quali sono le modalità con cui i titoli autorizzativi/abilitativi devono riportare indicazioni sulle tipologie di biomassa con cui è alimentato l’impianto (articolo 8, comma 4, del Decreto)?
​Il titolo autorizzativo alla costruzione e all’esercizio dell’impianto deve riportare in modo puntuale i prodotti, i sottoprodotti e/o i rifiuti di cui si prevede l'utilizzo e le relative quantità massime (in peso) previste in ingresso all'impianto.
Al riguardo si precisa che, nel caso di Autorizzazione Unica, le suddette informazioni devono essere riportate nel testo dell’autorizzazione stessa o nei relativi allegati. Nel caso di iter autorizzativo alla costruzione e all’esercizio dell’impianto che non preveda l’emanazione di specifico provvedimento o atto d’assenso comunque denominato da parte dell’Autorità competente, le suddette informazioni devono essere riportate nella documentazione che il richiedente è tenuto a presentare alla stessa Autorità.
Per impianti a biomasse o a biogas, come si individuano le biomasse ricadenti nel “Tipo a” e quelle ricadenti nel “Tipo b” (articolo 8, comma 4, del Decreto)?
​Ai sensi dell’articolo 8, comma 4, del DM 23 giugno 2016, ricadono nel “Tipo a” i prodotti di origine biologica elencati in modo esaustivo nella Tabella 1-B dell’Allegato 1 del Decreto, e ricadono nel “Tipo b” esclusivamente i sottoprodotti che soddisfino entrambi i seguenti requisiti:
sono riportati nella Tabella 1.A dell’Allegato 1 del Decreto, tenuto conto di quanto disposto dalla Legge n. 221 del 28 dicembre 2015 c.d. “Collegato Ambientale” (per l’elenco completo si rimanda all’Allegato 1.b delle Procedure Applicative)
rispettano le disposizioni di cui al D.Lgs. n. 152/2006 e s.m.i. e, per i sottoprodotti di origine animale non destinati al consumo umano, del Regolamento CE n. 1069/2009, del Regolamento CE n. 142/2011, del Regolamento CE n. 592/2014 e delle Linee Guida approvate in Conferenza Unificata Stato Regioni il 7 febbraio 2013
Per l’identificazione delle biomasse come “sottoprodotti” ai sensi dell’articolo 184-bis del D.Lgs. 152/06 s.m.i., il GSE fa riferimento esclusivamente a quanto attestato nel titolo autorizzativo alla costruzione e all’esercizio dell’impianto.
Quali sono le modalità di accesso agli incentivi per gli impianti a biomasse o a biogas?
Come si individuano le tariffe incentivanti per ciascuna tipologia di alimentazione?
​Per la determinazione della tariffa incentivante base dell’impianto, occorre fare riferimento esclusivamente alla tipologia di alimentazione riportata nel titolo autorizzativo alla costruzione e all’esercizio.
Nei casi in cui il titolo autorizzativo non indichi in modo esplicito l’utilizzo di una sola tipologia (“Tipo a”, “Tipo b”, “Tipo c” o “Tipo d”) o, comunque, consenta un utilizzo di fonti ricadenti in più “Tipi”, la tariffa incentivante di riferimento, attribuita all’intera produzione incentivabile, è quella di minor valore tra quelle riferibili alle tipologie autorizzate.
Per i soli impianti a biomasse e biogas di potenza non superiore a 1 MW, autorizzati esclusivamente all’utilizzo di biomasse di “Tipo b” congiuntamente a biomasse di “Tipo a”, con una percentuale di queste ultime non superiore al 30% in peso, si attribuisce all’intera produzione la tariffa incentivante base prevista per i sottoprodotti di “Tipo b”. Nello specifico, il titolo autorizzativo alla costruzione e all’esercizio dell’impianto deve riportare in modo puntuale i prodotti e i sottoprodotti di cui si prevede l'utilizzo e le relative quantità massime (in peso) previste in ingresso all'impianto.
Nel caso in cui il titolo autorizzativo preveda anche l’utilizzo di sostanze non riconducibili ad alcun “Tipo”, la quota di energia prodotta netta e immessa in rete ascrivibile a tali sostanze non potrà essere incentivata. In tal caso, il Soggetto Responsabile ha l’onere di fornire idonea documentazione atta a dimostrare il contributo energetico imputabile a tale quota.
Nel caso di impianti autorizzati all’utilizzo di rifiuti di “Tipo c” e/o di “Tipo d”, la quota di produzione incentivabile deve essere calcolata mediante l’applicazione di metodi analitici o, laddove previsto, del forfait. Per approfondimenti si rimanda all’Allegato 1.b delle Procedure Applicative.
Le tariffe incentivanti base sono riportate alla Tabella 1.1 dell’Allegato 1 del Decreto.
Il titolo autorizzativo alla costruzione e all’esercizio di un impianto a biogas da 100 kW prevede l’utilizzo di sottoprodotti di “Tipo b”(75%), prodotti di “Tipo a” (15%), insilato di mais (10%). L’impianto può godere della tariffa spettante alle biomasse di “Tipo b” su tutta l’energia incentivabile?
​Ai fini della determinazione della tariffa incentivante base dell’impianto è necessario individuare la tipologia di alimentazione dell’impianto facendo riferimento esclusivamente a quanto riportato nel titolo autorizzativo alla costruzione e all’esercizio [si veda FAQ “Come si individuano le tariffe incentivanti per ciascuna tipologia di alimentazione?”].
Nel caso specifico, il titolo autorizzativo prevede anche l’utilizzo di sostanze (insilato di mais) non riconducibili ad alcun “Tipo”, pertanto la quota di energia prodotta netta e immessa in rete ascrivibile a tali sostanze non potrà essere incentivata. Il Soggetto Responsabile dovrà fornire idonea documentazione atta a dimostrare il contributo energetico imputabile a tale quota.
Escludendo la quantità di biomassa non incentivabile, l’impianto risulta autorizzato all’utilizzo di biomasse di “Tipo b” congiuntamente a biomasse di “Tipo a” con una percentuale di queste ultime non superiore al 30% in peso. Pertanto, ai sensi dell’articolo 8, comma 5 del Decreto, all’energia incentivabile sarà attribuita la tariffa base prevista per i sottoprodotti di “Tipo b”.
L’olio vegetale derivante dalla spremitura di semi ottenuti come scarti dei processi di lavorazione di prodotti di cui all’articolo 8, comma 4, lettera a) (“Tipo a”) può essere considerato un sottoprodotto di “Tipo b” ai fini dell’individuazione della tariffa base incentivante?
​Gli oli vegetali derivanti dalla spremitura di semi ottenuti come scarti da processi di lavorazione di prodotti di “Tipo a”, anche nell’eventualità in cui questi fossero ricompresi nella Tabella 1.A dell’Allegato 1 del Decreto, non possono considerarsi sottoprodotti di ”Tipo b” in quanto, come tutti gli oli, essendo combustibili liquidi, sono da ricomprendersi nella categoria dei bioliquidi e pertanto non soggetti alla classificazione di cui all’articolo 8, comma 4, del Decreto, ma ai criteri di sostenibilità di cui all’articolo 38 del D.Lgs. 28/2011.
I grassi animali fusi utilizzati per alimentare un impianto a biomassa possono essere considerati sottoprodotti di “Tipo b” ai fini dell’individuazione della tariffa base incentivante?
​I grassi animali fusi e gli scarti di macellazione che subiscono un trattamento di liquefazione o di estrazione meccanica non possono considerarsi sottoprodotti di ”Tipo b”, in quanto, essendo combustibili liquidi, sono da ricomprendersi nella categoria dei bioliquidi e pertanto non soggetti alla classificazione di cui all’articolo 8, comma 4, del Decreto, ma ai criteri di sostenibilità di cui all’articolo 38 del D.Lgs. 28/2011.
Per impianti ad accesso diretto alimentati a biomasse e a biogas, entrati in esercizio in data antecedente al 30 giugno 2017, ai fini della individuazione delle tipologie di alimentazione si applica il DM 6 luglio 2012 o il DM 23 giugno 2016?
​Per gli impianti a biomasse e a biogas che presentano domanda di accesso diretto ai sensi del DM 23 giugno 2016 e che entrano in esercizio in data antecedente al 30 giugno 2017, ai fini dell’individuazione della tipologia di alimentazione si applica quanto previsto dall’articolo 8 del DM 6 luglio 2012 e il relativo paragrafo 1.3.5 delle Procedure Applicative.
Per impianti a biomasse e a biogas che presentano domanda di iscrizione al Registro ai sensi del DM 23 giugno 2016, ai fini della individuazione delle tipologie di alimentazione, per la verifica del criterio di priorità di cui all’articolo 10, comma 3, lettera a), si applica il DM 6 luglio 2012 o il DM 23 giugno 2016?
​Ai fini della formazione della graduatoria del Registro, da svolgersi ai sensi del DM 23 giugno 2016, il Decreto attribuisce un criterio di priorità, di cui all’articolo 10, comma 3, lettera a), agli impianti a biomasse e biogas con potenza fino a 0,600 MW, autorizzati esclusivamente all’utilizzo di biomasse di “Tipo b”, o di biomasse di “Tipo b” e di “Tipo a” con una percentuale di queste ultime non superiore al 30% in peso, e facenti parte del ciclo produttivo di una impresa agricola, di allevamento o, in via subordinata, forestale.
A quali condizioni la sansa di olive, autorizzata come sottoprodotto ai sensi dell’articolo 184-bis del D.Lgs. 152/06 e s.m.i., è considerata ricadente nella tipologia dei sottoprodotti (“Tipo b”)?
​Ai sensi del DM 23 giugno 2016, rientrano nella Tabella 1.A dell’Allegato 1 al medesimo Decreto le sanse di oliva disoleata, le sanse umide, le sanse esauste e le acque di vegetazione. L’uso della sansa è consentito nella sola Regione Sardegna o qualora la sansa fornita all’impianto di produzione di energia elettrica provenga da impianti di produzione di sansa che distino più di 70 km dal più vicino sansificio. Qualora risultino rispettati entrambi i requisiti richiesti dal Decreto [si veda FAQ “Per impianti a biomasse o a biogas, come si individuano le biomasse ricadenti nel “Tipo a” e quelle ricadenti nel “Tipo b” (articolo 8, comma 4, del Decreto)?”], la biomassa può essere considerata ricadente nel “Tipo b”.
Per gli impianti che entrino in esercizio entro il 29 giugno 2017, ai fini della determinazione della tariffa base di riferimento si applica la classificazione di cui all’articolo 8 del DM 6 luglio 2012, ai sensi della quale rientrano nella sottocategoria “Sottoprodotti provenienti da attività alimentari ed agroindustriali” della Tabella 1.A - ELENCO SOTTOPRODOTTI/RIFIUTI UTILIZZABILI NEGLI IMPIANTI A BIOMASSE E BIOGAS di cui all’Allegato 1 del succitato Decreto i sottoprodotti della trasformazione delle olive: sanse, sanse di oliva disoleata, acque di vegetazione.
A quale tariffa di riferimento possono accedere gli impianti alimentati da cippato di legno e/o pellet di legno?
​Gli impianti alimentati da cippato di legno e/o pellet di legno possono accedere alla tariffa incentivante spettante ai sottoprodotti nel solo caso in cui siano identificabili come sottoprodotti le biomasse legnose oggetto della cippatura o della pellettizzazione, indipendentemente dal luogo in cui avviene il processo di lavorazione (es. cippatura). Per i soli impianti di potenza non superiore a 1 MW, è comunque possibile accedere alla tariffa di cui sopra nel caso siano impiegate in alimentazione all’impianto biomasse legnose identificabili come sottoprodotti congiuntamente a biomasse identificabili come prodotti, con una quantità di queste ultime non superiore al 30% in peso. Nel caso non ricorrano le condizioni sopra indicate è possibile accedere esclusivamente alla tariffa incentivante spettante ai prodotti.
Le informazioni necessarie all’attestazione dei suddetti requisiti devono essere riportate nel testo del titolo autorizzativo alla costruzione e all’esercizio dell’impianto o nei relativi allegati. Nel caso in cui l’iter autorizzativo alla costruzione e all’esercizio dell’impianto non preveda l’emanazione di uno specifico provvedimento o atto d’assenso comunque denominato da parte dell’Ente competente, le suddette informazioni devono essere riportate nella documentazione che il richiedente è tenuto a presentare allo stesso Ente per l’ottenimento del titolo autorizzativo. Eventuali variazioni al titolo autorizzativo, derivanti da una modifica delle tipologie di biomassa impiegate, seppur non sostanziali, che dovessero intervenire successivamente all’accesso agli incentivi, non possono in alcun caso comportare un incremento della tariffa incentivante.
Resta fermo che, ai fini dell’individuazione delle tariffe, le biomasse legnose sono identificabili come sottoprodotti ai sensi del D.M. 6 luglio 2012 se possono essere ricomprese in una o più delle 4 sotto-categorie indicate nella Tabella 1.A dell’Allegato 1 del predetto Decreto. Ai sensi del D.M. 23 luglio 2016, le biomasse legnose sono identificabili come sottoprodotti esclusivamente se annoverate nell’elenco esaustivo dei sottoprodotti di cui alla Tabella 1.A dell’Allegato 1 dello stesso Decreto, mentre sono identificabili come prodotti di origine biologica esclusivamente se annoverate nell’elenco esaustivo di cui alla Tabella 1.B dell’Allegato 1 del medesimo Decreto.
Si ricorda infine che, ai fini dell’individuazione del livello di incentivazione, per gli impianti che accedono agli incentivi ai sensi del D.M. 23 giugno 2016 sono applicabili la classificazione delle biomasse prevista dal D.M. 6 luglio 2012 e le relative tariffe, esclusivamente nel caso in cui la data di entrata in esercizio sia antecedente al 30 giugno 2017.
Agli impianti entrati in esercizio in data successiva si applicheranno invece la classificazione delle biomasse prevista dal D.M. 23 giugno 2016 e le relative tariffe.
Fonti - Geotermoelettrico
Registri e Aste
​Alcuni dati specifici richiesti all’atto dell’iscrizione sul portale FER-E, come ad esempio le potenze di targa degli alternatori, potrebbero non essere disponibili in veste definitiva al momento della presentazione dell’istanza. In tali casi, è necessario indicare i dati coerentemente a quanto riportato nel progetto autorizzato.
​A titolo esemplificativo, nel caso di un impianto di potenza pari a 60,4 kW, il valore di potenza deve:
Nel caso di trasferimento della titolarità del progetto, ai fini dell’iscrizione al Registro o della partecipazione alle Procedure d’Asta, è sufficiente aver definito la cessione del ramo d’azienda o è anche necessario aver formalizzato la voltura del titolo autorizzativo e del preventivo di connessione?
​Si, nei casi di specie il GSE non procederà all’escussione.
Nell’ambito della procedura d’Asta, in caso di impossibilità alla conclusione dei lavori di realizzazione ed entrata in esercizio di un impianto riconducibile a un sopravvenuto annullamento/revoca dei titoli autorizzativi da parte dell’autorità amministrativa e/o giudiziaria, il GSE escute comunque la fideiussione prestata?
Per l’applicazione del criterio di priorità di cui all’art. 10, comma 3, lettera b), ai fini della formazione della graduatoria, rileva in qualche modo la posizione conseguita nella Tabella C relativa ai precedenti Registri 2012, 2013, 2014 del DM 6 luglio 2012?
No, il Decreto 23 giugno 2016 prevede, all’art. 10, comma 3, lettera b), un criterio di priorità per gli “impianti idonei iscritti in posizione non utile nei registri aperti ai sensi del decreto ministeriale 6 luglio 2012, muniti, alla data di entrata in vigore del presente decreto, sia di titolo autorizzativo sia, per le fonti per le quali è necessaria la concessione, di titolo concessorio”.
Per impianti già in esercizio [si veda FAQ: “Gli impianti per i quali sono già iniziati i lavori possono iscriversi al Registro o al Registro per interventi di rifacimento ai sensi del DM 23 giugno 2016?”] che abbiano sottoscritto una convenzione RID o SSP è necessario presentare disdetta prima dell’iscrizione al Registro?
Stipula del contratto - Misure
E’ possibile la condivisione di un unico punto di consegna alla rete (POD) per due o più impianti alimentati dalla stessa fonte o da fonti diverse?
​Ai fini dell’accesso ai meccanismi di incentivazione di cui al DM 23 giugno 2016, nel caso impianti alimentati da fonti diverse o impianti alimentati dalla stessa fonte non ricadenti nell’ambito di applicazione dell’articolo 5, comma 2 del Decreto condividano un unico POD, ciascun impianto, identificato da un proprio codice Censimp e da una UP commerciale, deve essere dotato di dedicata apparecchiatura di misura dell’energia prodotta lorda.
Cosa si intende per “data di entrata in esercizio commerciale” dell’impianto? E’ possibile modificare tale data?
​La “data di entrata in esercizio commerciale” è la data a decorrere dalla quale ha inizio il periodo di incentivazione.
Tale data è richiesta dal produttore e non può essere antecedente alla maggiore tra la data di entrata in esercizio (o la data di entrata in esercizio convenzionale nel caso di “fuori tempo”) e l’eventuale data di chiusura della convenzione RID o SSP e non può essere successiva al termine dei 18 mesi dalla “data di entrata in esercizio” (o dalla data di entrata in esercizio convenzionale nel caso di “fuori tempo”).
Eventuali richieste di rettifica della data di entrata in esercizio commerciale successive alla richiesta di accesso agli incentivi saranno accettate dal GSE solo se presentate dal Soggetto Responsabile prima della stipula del contratto tramite l’apposita funzionalità del Portale FER-E nella sezione “Stipula del Contratto”.
Tale funzionalità sarà inibita nei casi di mancato riconoscimento dell’incentivo, nel caso in cui il periodo intercorrente tra la data di entrata in esercizio dell’impianto (o la data di entrata in esercizio convenzionale nel caso di “fuori tempo”) e la prima data utile per la decorrenza dell’incentivazione risulti superiore ai 18 mesi previsti dal Decreto o nel caso di risoluzione di diritto da parte del GSE di contratti RID o SSP attivi.
Qual è l’energia incentivabile alla quale può essere riconosciuta la Tariffa omnicomprensiva (To) o l’incentivo (I)?
​La Tariffa omnicomprensiva (To) per gli impianti di potenza fino a 500 kW che la richiedano o l’Incentivo (I) sono riconosciuti dal GSE all’energia prodotta netta immessa in rete.
L’energia prodotta netta immessa in rete è calcolata come il minor valore tra la produzione netta dell’impianto e l’energia elettrica effettivamente immessa in rete dallo stesso.
La produzione netta è a sua volta calcolata a partire dalla produzione lorda dell’impianto diminuita dell’energia elettrica assorbita dai servizi ausiliari di centrale, delle perdite nei trasformatori principali e delle perdite di linea fino al punto di consegna dell’energia alla rete elettrica.
Per le modalità di calcolo dei consumi dei servizi ausiliari e delle perdite si rimanda al par. 3.4.2 Procedure Applicative.
Incentivi - Premi e decurtazioni
Ai sensi del DM 23 giugno 2016, per quale tipologia di fonte rinnovabile sono previsti i premi?
Ai fini della determinazione della Tariffa onnicomprensiva o dell’Incentivo, alle tariffe incentivanti base (Tb) di cui alla Tabella 1 dell’Allegato 1 del Decreto si possono aggiungere i seguenti premi:
Per impianti solari termodinamici:
- premio con frazione di integrazione tra 0,15 e 0,50 (articolo 21, comma 3, del Decreto)
- premio con frazione di integrazione fino a 0,15 (articolo 21, comma 3, del Decreto)
• Per impianti geotermoelettrici:
- premio per totale reiniezione ed emissioni nulle (articolo 20, comma 1, del Decreto)
- premio per impianti su aree nuove (articolo 27, comma 1, del Decreto)
- premio per l’abbattimento dei gas incondensabili (articolo 20, comma 1, del Decreto)
• Per impianti eolici off-shore:
- premio per la realizzazione delle opere di connessione (Allegato 1, Tabella 1.1 del Decreto)
Per approfondimenti si rimanda al paragrafo 3.4.6 delle Procedure Applicative.
Per gli impianti, esclusi i solari termodinamici, la cui data di entrata in esercizio (o la data di entrata in esercizio convenzionale nel caso di “fuori tempo”) risulti antecedente al 30 giugno 2017, alle tariffe di cui alla Tabella 1.1 dell’Allegato 1 del DM 6 luglio 2012 si possono aggiungere i premi previsti dal medesimo Decreto. Per approfondimenti su quest’ultimi si rimanda al paragrafo 4.4.8 delle Procedure Applicative del DM 6 luglio 2012.
Il Decreto prevede decurtazioni della tariffa incentivante base?
​I livelli di incentivazione base si riducono nei seguenti casi:
- interventi diversi dal nuovo impianto
- partecipazione alle Procedure d’Asta
- richiesta di una tariffa pari al 90% per beneficiare dell’applicazione del relativo criterio di priorità nei Registri
- percepimento di contributi in conto capitale nei limiti di cumulabilità previsti
- superamento dei termini previsti per l’entrata in esercizio
- mancato rispetto dei termini per l’entrata in esercizio previsti dal D.M. 6 luglio 2012, per impianti in posizione utile nelle graduatorie dei Registri e dei Registri per interventi di rifacimento aperti ai sensi del medesimo decreto
- riduzioni per impianti a biomasse e biogas per impianti sopra i 300 kW che non rispettano specifiche condizioni ambientali [si veda FAQ: “Per impianti alimentati a biomasse e biogas, sono previste decurtazioni della tariffa incentivante base?”].
Per le modalità di calcolo del livello di incentivazione per interventi diversi dal nuovo impianto si rimanda al par. 3.4.5 delle Procedure Applicative del DM 23 giugno 2016.
Per approfondimenti sulle eventuali ulteriori riduzioni si rimanda al par. 3.4.7 delle Procedure Applicative dello stesso decreto.
Per impianti alimentati a biomasse e biogas, sono previste decurtazioni della tariffa incentivante base?
​Per gli impianti a biomasse e biogas di potenza superiore a 300 kW che entrano in esercizio in data successiva al 29 giugno 2017, le tariffe incentivanti base di cui alla Tabella 1.1 dell’Allegato 1 del DM 23 giugno 2016 sono ridotte del 5% qualora l’impianto non rispetti tutte le seguenti condizioni:
a) operare in cogenerazione ad alto rendimento
b) rispettare i valori di emissione di cui all’Allegato 5 al Decreto 6 luglio 2012
c) effettuare il recupero di almeno il 30% dell’azoto totale in ingresso all’impianto attraverso la produzione di fertilizzanti; le vasche di stoccaggio del digestato e quelle di alimentazione dei liquami in ingresso, ove presenti, siano dotata di copertura impermeabile e il recupero dell’azoto non comporti emissioni in atmosfera di ammoniaca o altri composti ammoniacali.
Le predette condizioni devono essere verificate secondo specifica procedura semplificata predisposta dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, avvalendosi di AGEA, ai sensi dell’art. 26, comma 4 del DM 6 luglio 2012.
Per gli impianti che hanno ricevuto un contributo in conto capitale sono previste decurtazioni della tariffa incentivante?
​Per gli impianti ai quali è stato assegnato o riconosciuto un contributo in conto capitale, nei limiti di cumulabilità di cui all’articolo 26 del Decreto Legislativo n. 28/2011, il GSE ridetermina il valore della tariffa incentivante base. Le modalità di applicazione della formula di rideterminazione della tariffa sono chiarite al paragrafo 3.4.7 delle Procedure Applicative del DM 23 giugno 2016.
Qual è la documentazione da presentare nel caso all’impianto siano stati assegnati altri incentivi pubblici?
​Nel caso di impianti che abbiano ricevuto altri incentivi pubblici comunque denominati e/o per i quali è stato riconosciuto o assegnato un contributo in conto capitale di qualunque forma ed entità (cit. Paragrafo 3 dell’Allegato 1 del D.M. 23 giugno 2016), all’atto delle richiesta di accesso agli incentivi dovrà essere trasmessa la seguente documentazione:
- provvedimento di concessione dell’/degli altro/i incentivo/i pubblico/i comunque denominato/i e/o di riconoscimento o assegnazione del contributo in conto capitale
- documentazione contabile di supporto (fatture emesse a riscontro dei costi sostenuti per la realizzazione dell’intervento)
- elenco delle fatture emesse a riscontro dei costi sostenuti per la realizzazione dell’intervento.
Per maggiori dettagli si rimenda all’Allegato 4 delle Procedure Applicative del DM 23 giugno 2016.
La decurtazione del 10% (criterio di priorità di cui all’art. 10, comma 3, lettera c) del Decreto), a quale tariffa incentivante viene applicata? Si applica anche nel caso in cui l’impianto entri in esercizio entro il 30 giugno 2017?
​I Soggetti Responsabili, in fase di iscrizione ai Registri, possono richiedere la riduzione del 10% della tariffa incentivante al fine di beneficiare del criterio di priorità nella formazione della graduatoria di cui all’articolo 10, comma 3, lettera c), del Decreto.
Come specificato al paragrafo 2.2.3 delle Procedure Applicative, la richiesta implica l’applicazione delle tariffe di riferimento di cui Tabella 1.1 dell’Allegato 1 del DM 23 giugno 2016 e il possibile accesso ai soli premi del medesimo decreto, anche per impianti entrati in esercizio in data antecedente al 30 giugno 2017.
Secondo quanto disposto dallo stesso articolo 10, il GSE forma le graduatorie applicando i criteri in ordine gerarchico [si veda anche la FAQ: “Per l’applicazione del criterio di priorità di cui all’art. 10, comma 3, lettera b), ai fini della formazione della graduatoria, rileva in qualche modo la posizione conseguita nella Tabella C relativa ai precedenti Registri 2012, 2013, 2014 del DM 6 luglio 2012?”]
Incentivi - corrispettivi - oneri istruttori
Qual è la soglia di accesso alla tariffa omnicomprensiva per gli impianti che entrano in esercizio entro il 29 giugno 2017 e per i quali si applicano le tariffe del DM 6 luglio 2012?
Indipendentemente dalla data di entrata in esercizio (entro o oltre il 29 giugno 2017) e delle conseguenti tariffe base di riferimento (Tab.1.1 Allegato 1 del DM 6 luglio 2012 o Tab.1.1 Allegato 1 del DM 23 giugno 2016), la soglia di potenza massima per l’accesso alla Tariffa omnicomprensiva, secondo le modalità previste dalla delibera 343/2012/R/efr, è pari a 0,500 MW.
Si ricorda che, a tale scopo, fa riferimento la potenza dell’impianto ai sensi dell’articolo 5, comma 2.
In caso di pagamento di un importo superiore a quello dovuto (ad esempio nel caso di sostituzione di una richiesta di iscrizione per la quale sia stato inizialmente indicato per errore un valore di potenza superiore a quello corretto), la differenza è rimborsabile?
​Sì, in caso di pagamento di un importo superiore a quello dovuto, incluso il caso di sostituzione di una richiesta di iscrizione per la quale sia stato inizialmente indicato per errore un valore di potenza superiore a quello corretto, la differenza sarà rimborsata.
E’ possibile accedere alla tariffa omnicomprensiva per impianti oggetto di interventi di potenziamento ai sensi del DM 23 giugno 2016 e di potenza complessiva post operam superiore a 0,500 MW?
​Nei casi di interventi di potenziamento incentivati ai sensi del DM 23 giugno 2016 e tali da determinare una potenza complessiva dell’impianto superiore a 0,500 MW non è possibile l’accesso alla tariffa omnicomprensiva.
Per impianti già incentivanti con il meccanismo della “tariffa omnicomprensiva” ai sensi del decreto 18 dicembre 2008 o del decreto 6 luglio 2012, la realizzazione di un intervento di potenziamento incentivato ai sensi del DM 23 giugno 2016, che comporti il superamento della potenza complessiva di 0,500 MW, implica la risoluzione della convenzione per il ritiro dell’energia elettrica a tariffa omnicomprensiva per la porzione originaria dell’impianto e il contestuale accesso, per il periodo residuo di incentivazione, alle modalità alternative di incentivazione previste dalla normativa di riferimento (“tariffa premio”, “incentivo”).
Pagina FER Elettriche DM 23/06/2016