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Timestamp: 2019-12-05 18:22:45+00:00
Document Index: 22194069

Matched Legal Cases: ['art. 179', 'sentenza ', 'art. 179', 'art. 179', 'art. 179', 'art. 179', 'art. 179', 'sentenza ']

Coniugi. Il bene acquistato con denaro proprio non rientra nella comunione.
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Avv. Mary Corsi Diritto di famiglia
Comunione di beni: gli acquisti fatti con denaro proprio ne sono esclusi.
Nel caso di acquisto di un bene, vigente il regime della comunione legale dei beni tra i coniugi, mediante l’impiego di altro bene, di cui sia certa l’appartenenza al coniuge acquirente prima del matrimonio, l’acquisto dovrà ritenersi escluso dalla comunione legale e di natura personale al solo coniuge acquirente, senza che sia necessario rendere la dichiarazione di cui all’art. 179 lett. f) c.c.
E’ quanto chiarisce la sentenza n. 10855 del 5 maggio 2010 della Corte di Cassazione.
Ciò vale anche nel caso in cui il bene impiegato per l’acquisto sia del denaro appartenente al solo coniuge acquirente. Invero, la natura di bene fungibile riconosciuta al denaro e le connesse problematiche relative alla titolarità dello stesso non possono comunque ostacolare l’applicabilità dell’art. 179 lett. f) nel caso in cui sia certa la natura personale di tale bene, in quanto acquisito già prima del matrimonio, e la conseguente natura personale del bene con esso acquistato.
Innanzitutto e’ proprio il combinato disposto degli artt. 177 e 179 c.c. che consente, in regime di comunione legale fra coniugi, di poter dimostrare che determinati beni sono esclusi dalla comunione, quando siano stati acquistati con il trasferimento di beni strettamente personali o con il loro scambio.
Infatti, in relazione alla natura personale dei beni acquistati da uno dei coniugi durante il regime della comunione legale dei beni, l’art. 179 c.c. indica i casi ed i presupposti necessari affinché un determinato acquisto possa qualificarsi come “personale“.
In particolar modo la lett. f) del suddetto articolo afferma che hanno natura personale “i beni acquistati con il prezzo del trasferimento dei beni personali sopraelencati o col loro scambio, purché ciò sia espressamente dichiarato nell’atto di acquisto“, e tra i beni personali sopraelencati l’art. 179 c.c., lett f), indica “i beni di cui, prima del matrimonio, il coniuge era proprietario o rispetto ai quali era titolare di un diritto reale di godimento“.
Pertanto l’acquisto di un bene, effettuato con lo scambio o con il prezzo ricavato dalla vendita di un bene personale, fa sì che si concreti un’ipotesi di “surrogazione reale“, con conseguente riconoscimento della natura personale del nuovo bene così acquistato.
L’art. 179 c.c., lett. f), richiede, tuttavia, il concorso di un determinato requisito perché tale surrogazione possa realizzarsi, e cioè che venga espressamente dichiarata in atto la natura personale del bene impiegato per l’acquisto (fermo restando l’ulteriore requisito della partecipazione del coniuge all’atto, di cui all’art. 179 c.c., comma 2, richiesto tuttavia per i soli beni immobili e mobili registrati).
La famiglia di fatto e il regime degli acquisti. Aspetti pratici e normativa.
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In linea generale anche le vincite dovrebbero ricadere nella comunione legale dei beni. Ma mi pare che la condizione economica familiare non sia propriamente ben gestita da Suo marito. A mio parere potrebbe ben sottacere la questione. Qualora lui dovesse avanzare pretese, Lei avanzerà le Sue, come diritto al mantenimento Suo e dei Suoi figli.
Gentile avvocato:sono una donna straniera, sposata con un italiano da quasi 16 anni e abbiamo 2 figli. Purtroppo non ho mai avuto un lavoro fisso, solo in nero e da tanti anni ormai non riesco a trovare niente pertanto mi dedico alla casa e cura dei bimbi e mio marito lavora, ma mi ha escluso completamente dal menage familiare nel senso cge non mi lascia soldi per fare la spesa, la fa lui da solo o insieme alla sua mamma, scegliendo quello che piace a lui.inoltre mi ha detto tante volte che io non ho diritto alcuno a ricevere danaro del suo stipendio essendo Lui e solo Lui chi lavora pertanto i soldi sono suoi.
Allora io ho vinto una grossa somma di soldi con la lotteria istantanea dei Grattaevinci, e la mia domanda é questa:essendo in regime di comunione dei beni, ho l’obbligo di comunicargli questa vincita anche se, come ho spiegato prima, lui non si cura dei miei bisogni primari e mi nega anche lo più essenziale per definire questo una vita degna di essere vissuta? Nel caso che la legge mi obblighi, posso amministrare da sola questa somma e depositarla in un conto corrente a nome mio senza metterlo a nome suo anche? .
Vi ringrazio già di allora per la vostra risposta e mi scuso se trovate qualche errore grammaticale, saluti.
santorelli salvatore
Gentilissimo avvocato, io non so se faccio bene a scriverla perché Mi vergogno di quello che sto subendo oltre alla gravità che stanno commettendo di fronte alla mia dignità e onestà. Non e possibile subire situazioni simili un susseguirsi di reati, ruberie di denaro, evasione, tentativo di appropriazione furberie, abbandono di tetto. Tutto questo dovuto anche da controparte e parte, una vera organizzazione a delinquere dove non c’è ascolto e difesa e con rischi di intimidazioni senza colpa, comunque una schizzofrenia totale. Scusatemi del messaggio ma bisogna intervenire a questo bantidaggio anche da parte della banca. Ok spero mi si capisca oltre a quello che sto passando per rifarmi una normale grazie.