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Timestamp: 2019-12-09 21:41:09+00:00
Document Index: 50445282

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 29', 'art. 3', 'art. 117', 'sentenza ']

Rivista AIC - La sentenza 138/2010 della Corte Costituzionale sul matrimonio tra omosessuali e le sue interpretazioni
La sentenza 138/2010 della Corte Costituzionale sul matrimonio tra omosessuali e le sue interpretazioni
di: Roberto Romboli
SOMMARIO. 1. Una premessa di metodo. – 2. La determinazione dell’oggetto della questione di costituzionalità ed il possibile ricorso all’interpretazione conforme. La presenza di affermazioni e contenuti contraddittori e la loro giustificazione con l‘esistenza, accanto a quella sollevata, di altra, diversa questione “creata” dalla Corte costituzionale. – 3. La questione “creata” dalla Corte: il diritto fondamentale per le unioni omosessuali di vivere liberamente una condizione di coppia ed il rinvio al legislatore. Una decisione di “inammissibilità di principio”. – 4. La questione sollevata dai giudici a quibus: il diritto delle coppie omosessuali al matrimonio. L’interpretazione originalista dell’art. 29 Cost. e l’indicazione della differenza di sesso dei nubendi quale nucleo caratterizzante la nozione costituzionale di matrimonio. Il significato e valore come precedente della pronuncia per l’ipotesi dell’approvazione per legge ordinaria del matrimonio omosessuale: un obiter dictum. – 5. La supposta violazione dell’art. 3 Cost. e la necessità di un trattamento omogeneo tra le coppie omosessuali e quelle coniugate: il riferimento alle convivenze more uxorio, alla potenziale finalità procreativa ed alla legge sui transessuali quale tertium comparationis. La violazione degli obblighi internazionali e comunitari e l’art. 117, 1° comma, Cost. – 6. Una valutazione conclusiva: la vita familiare e di coppia e non l’accesso al matrimonio quale contenuto del diritto fondamentale riconosciuto dalla Corte costituzionale. L’affermazione dei diritti delle coppie omosessuali attraverso un’attuazione progressiva ed un’attività di collaborazione tra diritto politico e diritto giurisprudenziale come strada indicata dalla Corte. La necessità di giustificare i trattamenti differenziati anziché l’estensione di singoli diritti.
1. Una premessa di metodo.
Il compito che mi è stato assegnato dagli organizzatori di questo convegno, se ho ben inteso, consiste nell’esporre ed analizzare le diverse letture ed interpretazioni che sono state espresse dalla dottrina in ordine alla importante decisione n. 138 del 2010 con cui la Corte costituzionale ha affrontato e deciso la questione di legittimità costituzionale relativa alla disciplina del matrimonio con riguardo alla esclusione dallo stesso delle coppie omosessuali, tentando quindi di indicare a mia volta il significato da trarre dalla motivazione della suddetta pronuncia, specie con riguardo all’influenza che essa potrà svolgere in futuro sul tema del matrimonio tra persone dello stesso sesso.
La sentenza in discorso è stata, per molte ragioni, tra quelle più commentate degli ultimi anni ed ha ricevuto dalla dottrina valutazioni assai diverse sulle singole parti e sulle specifiche affermazioni di cui essa si compone, diverse anche in ragione del differente modo di rapportarsi alle stesse, per cui gli apprezzamenti e le critiche sono sovente derivate a seconda dell’aspetto preso in considerazione, secondo la classica rappresentazione del bicchiere per metà pieno e per metà vuoto.
Con riferimento al dispositivo e quindi alle conclusioni raggiunte dalla Corte, alcuni hanno ritenuto le stesse del tutto prevedibili, mentre altri avrebbero preferito una pronuncia a carattere additivo o perlomeno la presenza di un monito pressante al legislatore.
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