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Timestamp: 2019-06-26 07:58:02+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 43', 'art. 1', 'art. 32', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 590', 'art. 19', 'art. 2043', 'art. 1218', 'art. 2230', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 5', 'art. 590', 'art.6', 'art. 138', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 696', 'art. 5', 'art.3', 'art. 9', 'art. 16']

COLPA E ERRORE NELLA PRATICA PROFESSIONALE MEDICA.docx - Docsity
Appunti Medicina Dello Sport
pietro.zaccara.91 9 marzo 2019
COLPA E ERRORE NELLA PRATICA PROFESSIONALE MEDICA.docx, Appunti di Medicina Dello Sport
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COLPA E ERRORE NELLA PRATICA PROFESSIONALE MEDICA.docx medicina legale
COLPA E ERRORE NELLA PRATICA PROFESSIONALE MEDICA
Nonostante fin dall’antichità vi siano testimonianze di norme disciplinari e sanzioni giudiziarie nei confronti del medico
che incorresse in errori nella sua professione, il tema della responsabilità professionale sanitaria si è sistematizzato solo
in tempi recenti, in particolare grazie agli ultimi interventi legislativi di riforma, a cominciare dal D.L. n. 158/2012,
convertito con modificazioni nella L. n. 189/2012 (la cd. legge Balduzzi) fino alla recentissima L. n. 24/2017 (legge
Gelli-Bianco). Alla luce proprio di questi nuovi interventi legislativi la disamina non può prescindere dalla diversa considerazione della relazione tra medico e paziente, peraltro già condivisa dalla precedente evoluzione giurisprudenziale e concentrata sull'importanza della volontà e autonomia del paziente, non più in totale balia delle volontà del professionista. 2 Più precisamente in materia di consenso informato e di diritto alle cure già l’art. 5 della Convenzione di Oviedo del 1997 prescriveva che un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato. Questa persona riceve innanzitutto una informazione adeguata sullo scopo e sulla natura dell’intervento e sulle sue conseguenze e i suoi rischi. La persona interessata può, in qualsiasi momento, liberamente ritirare il proprio consenso.3 La necessaria acquisizione del consenso informato e il diritto del paziente all'autodeterminazione delle scelte terapeutiche pertanto richiede ora che l'azione del sanitario possa dirsi legittima in relazione non solo alla congruità degli interventi curativi effettuati, ma anche al corretto assolvimento degli obblighi informativi, in mancanza del quale si profila un particolare aspetto della responsabilità medica.
▲ LA COLPA La tipica responsabilità professionale medica è quella di natura colposa, dalla quale può derivare il delitto di omicidio o di lesioni personali.Il concetto di colpa, che rileva ai fini della valutazione del comportamento professionale del medico, è contenuto nell’art. 43 cp, il quale definisce colposo o contro l’intenzione un evento che, anche se previsto, non è voluto dall’agente e si verifica a causa di negligenza, imprudenza o imperizia, ovvero x inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline.
La colpa, in particolare, è generica se sussiste • la negligenza, ossia superficialità, trascuratezza, disattenzione. Esempi tipici possono
riguardare il medico che prescrive un farmaco al posto di un altro o del chirurgo che non si accorge della mancata rimozione di corpi estranei in un campo operatorio;
• l'imprudenza, che può riferirsi alla condotta avventata o temeraria del medico che, pur consapevole dei rischi per il paziente, decide comunque di procedere con una determinata pratica;
• infine l'imperizia, che coincide con la scarsa preparazione professionale per incapacità proprie, insufficienti conoscenze tecniche o inesperienza specifica.
La colpa specifica invece consiste nella violazione di norme che il medico non poteva ignorare e che era tenuto ad osservare quali espressioni
• Leggi: fonti normative ordinarie e atti governativi equiparati
• Regolamenti: atti amministrativi a carattere normativo
• Ordini: prescrizioni specifiche dirette a soggetti determinati
▲ MISURA OGGETTIVA E SOGGETTIVA DELLA COLPA
Gli elementi sin qui illustrati consentono di ottenere una misura oggettiva della colpa riguardano riguardano cioè l’individuazione della norma cautelare che è il presupposto necessario alla successiva valutazione, di esclusiva competenza del giudice, riguardante la misura soggettiva della colpa. Ossia, accertata l’esistenza di una norma cautelare, si deve stabilire se l’agente si trovava nelle condizioni individuali e soggettive per potersi adeguare alla regola cautelare. Entrano in discussione fattori estremamente eterogenei, alcuni contingenti (es. condizioni fisiche e psichiche in cui si trovava), altri
meno (es. anzianità di sevizio). Si tratta, in altri termini, di valutare se sussistevano condizioni soggettive ed ambientali in grado di interferire sulle capacità della persona di decidere e di agire.
▲ IL NESSO DI CASUALITA’ E' opportuno anticipare che l'accertamento di una condotta colposa o imperita non è autonomamente sufficiente a ricondurre alcuna responsabilità in capo al sanitario. Il passo successivo richiede che venga individuato un preciso legame, un nesso eziologico tra errore commesso e danno subito dal paziente, perché il secondo possa qualificarsi come diretta conseguenza del primo.
Su un piano strettamente tecnico la causalità tra condotta ed evento non è sempre pacificamente lineare per la complessità dei fenomeni clinici, spesso condizionati da variabilità soggettive o da un decorso atipico, senza contare che determinate patologie, pur opportunamente trattate, possono comunque presentare complicanze proprie e non dipendenti dalla condotta medica. E' il caso ad esempio delle terapie dai possibili effetti collaterali “iatrogeni” che sono direttamente collegati alla terapia effettuata, ma non riconducibili ad errore medico.
Difficile, se non addirittura arduo, è spesso per il medico-legale pronunciarsi in termini di certezza assoluta; opportuna risulterà in tali situazioni l'applicazione del criterio statistico-probabilistico a cui comunque si richiede che, soprattutto in materia di colpa omissiva, consenta di indicare il legame tra condotta ed evento con un grado di probabilità molto elevato, se non assai prossimo alla certezza. ▲ Cenni sulla nuova legge sulla responsabilità sanitaria: la riforma Gelli-
Bianco Il 1° aprile 2017 è entrata in vigore la legge 8 marzo 2017, n. 24, recante "Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie" che disciplina fondamentali aspetti del ruolo e delle funzioni del medico, principalmente con l’intento di prevenire il rischio clinico, ridurre il contenzioso sulla responsabilità medica, arginare la fuga delle assicurazioni dal settore sanitario e contenere gli ingenti costi della cosiddetta medicina difensiva.4 All'art. 1 è subito indicata la sicurezza delle cure come parte costitutiva del diritto alla salute, perseguita non solo nell’interesse dell’individuo ma anche dell'intera collettività, quindi dotata di dignità normativa in relazione alla tutela individuale, costituzionalmente riconosciuta dall'art. 32 Cost., e al valore dell'erogazione delle prestazioni sanitarie come obiettivo prioritario della sanità pubblica. Concorrono a tali obiettivi, unitariamente considerati, le attività di prevenzione del rischio sanitario (cd. clinical risk management), l'utilizzo appropriato delle risorse strutturali, tecnologiche e organizzative, nonché il personale delle strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private, compresi i liberi professionisti convenzionati, in vista di un’azione coordinata e organizzata di tutti gli operatori del sistema sanitario. L’art. 4 poi sancisce l’obbligo di trasparenza per tutte le prestazioni sanitarie erogate dalle strutture pubbliche e private, stabilendo l'obbligo per la direzione sanitaria di fornire, entro i sette giorni successivi alla richiesta di accesso da parte degli interessati, la documentazione sanitaria del paziente.
L’art. 5, infine, conferma l'evoluzione della codificazione delle linee guida elaborate dalla comunità scientifica, fondamentali per la valutazione in sede penale della condotta del sanitario. Nell'esecuzione delle prestazioni gli operatori medici devono seguire le raccomandazioni previste dalle linee guida o, in mancanza, le buone pratiche clinico-assistenziali, pubblicate in un apposito elenco istituito e regolato con Decreto ministeriale e inserito nel Sistema nazionale per le linee guida (SNLG), da aggiornarsi ogni due anni. ▲ 3.1. La responsabilità penale del medico secondo la legge Gelli-Bianco
Proprio a tale ultimo proposito, in particolare per le difficoltà sull'interpretazione del concetto di colpa lieve nell'ambito penale, nemmeno una copiosa giurisprudenza di legittimità5 ha potuto raggiungere un orientamento univoco. La riforma Gelli-Bianco interviene ad abrogare l’art. 3, legge Balduzzi per inserire l' art. 590-sexies(Responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario) con cui è eliminato il riferimento alla colpa lieve in precedenza richiamato, limitando la scriminante ai casi di colpa per imperizia, infatti in base all’articolo citato qualora l’evento si sia verificato a causa di imperizia, la punibilità è esclusa quando siano rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate in base alla legge, o in mancanza di queste, le buone pratiche clinico-assistenziali.. Negligenza e imprudenza determinano in ogni caso la punibilità del sanitario anche se la sua condotta era in linea con le indicazioni guida, lasciando il tema della colpa medica privo di certezze interpretative. E' bene precisare peraltro che la norma in esame si riferisce solo ai reati di omicidio colposo e lesioni colpose, rimanendo esclusi dalla sua applicazione gli altri reati, quali ad esempio l'interruzione colposa di gravidanza (art. 19 l. 194/78).
.3. La responsabilità civile del medico: contrattuale o extracontrattuale? Secondo la sua distinzione classica la responsabilità civilepuò essere extracontrattuale per fatto illecito (qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno, art. 2043 c.c.) o contrattuale, quando a norma dell'art. 1218 c.c. la mancata o inesatta prestazione dovuta origina il risarcimento del danno in assenza di una prova a connotare l'impossibilità della prestazione per una causa al soggetto agente non imputabile. Sussiste la responsabilità contrattuale nei casi di preesistenza di un rapporto di tipo obbligatorio, costituito ad esempio per il medico da un contratto di lavoro subordinato oppure da un contratto d’opera intellettuale.
La responsabilità extracontrattuale invece esclude il presupposto della contrattualità con il soggetto assistito: l'esempio classico è quello del medico che interviene su un paziente in stato di incoscienza con il quale non ha certo potuto stipulare nell'imminenza dell'intervento alcun tipo di contratto, sorgendo in questi casi l'illecito dalla violazione del principio di carattere generale del “neminem laedere”.
In merito occorre aggiungere che la professione medica rientra nella categoria codicistica delle professioni intellettuali con la connaturata prestazione che è d'opera intellettuale, regolata dall'art. 2230 e ss. c.c. e svolta anche secondo forme organizzative storicamente ispirate dall'affermazione di principi solidaristici, quindi esercenti una funzione pubblica. In via generale la prestazione medica contrattualmente precostituita consiste in un'obbligazione di mezzi e non di risultato, per la quale il medico non può garantire la guarigione, impegnandosi piuttosto ad utilizzare i mezzi scientifici più idonei per il raggiungimento del risultato favorevole al paziente. Il fallimento di una terapia, un esito infausto della malattia sono effetti che non è possibile ritenere automaticamente consequenziali alla sua attività in mancanza della prova di un nesso che causalmente o concausalmente ricolleghi queste o altre nefaste circostanze ad una condotta professionale inadempiente.
A parte la varietà dei comportamenti medici commissivi anche un'omissione o un ritardo diagnostico- terapeutico può provocare un danno al paziente con conseguenze che una tempestiva esecuzione avrebbe evitato o reso meno gravi. In tali ultime ipotesi l’accertamento del nesso causale appare più complicato, perché occorre specularmente stabilire quale incidenza il trattamento doveroso omesso o ritardato avrebbe avuto nel preservare la salute del paziente, in considerazione di componenti imprescindibili, quali ad esempio la variabilità di decorso di una certa patologia che, per le sue caratteristiche, potrebbe comunque resistere ad una adeguata e tempestiva attività medica.
▲ 3.2. La natura della responsabilità civile del medico secondo la legge Gelli- Bianco
Diversamente ai sensi dell'art. 2043 c.c. l’onere della prova riguarda l’esistenza del danno, il nesso di causalità con la condotta e la colpa (o dolo) dell’agente. A ciò si aggiunge il minore termine di prescrizione dell’azione extracontrattuale rispetto a quello decennale previsto per l'azione contrattuale. Vi è da dire che prima della riforma la giurisprudenza prevalente 6 aveva compreso anche il medico nella responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, presente un contatto sociale qualificato tra paziente e professionista, obbligato quest'ultimo, al di là del neminem laedere, da specifiche disposizioni di legge a tutelare la salute del paziente e ad assumere precisi obblighi di protezione. Dopo l'entrata in vigore della legge Balduzzi la giurisprudenza di merito7 aveva sostenuto per tale particolare fisionomia del soggetto agente una responsabilità extracontrattuale e così le vigenti disposizioni ora si limitano a prevedere che, esclusi i casi in cui vi sia un rapporto contrattuale tra paziente e professionista, sull'art. 2043 c.c. si basi il criterio attributivo della responsabilità civile sanitaria. ▲ 3.3. La determinazione del danno
Nella determinazione del risarcimento del danno il giudice deve tenere conto della condotta medica ai sensi dell’art. 5 e dell’art. 590 sexies c.p., come introdotto dal precedente art.6. Il danno conseguente all’attività della struttura sanitaria o sociosanitaria, pubblica o privata, e dell’esercente la professione sanitaria è risarcito sulla base delle tabelle di cui agli articoli 138 e 139 del codice delle assicurazioni private(D.Lgs. n.209/2005), integrate, ove necessario, con la procedura di cui al comma 1 del predetto art. 138 e sulla base dei criteri di cui ai citati articoli, per tener conto delle fattispecie da esse non previste, afferenti alle attività di cui al presente articolo. 8 In realtà il criterio della condotta rispettosa delle linee guida e delle buone pratiche è obiettivamente rilevante per l'accertamento della colpa (an debeatur) e non è precisato come possa essere applicato anche per la quantificazione del danno (quantum debeatur). Sembrerebbe potersi intendere che l’accertamento della colpa lieve o, all’opposto, di quella grave sia idoneo a giustificare una diminuzione ovvero correlativamente un aumento del risarcimento. Senza ulteriori specificazioni sulla sua natura patrimoniale o non, recenti interpretazioni hanno ritenuto possibile attribuire al medico attento alle linee guida, ma comunque in colpa, una diminuzione sul risarcimento in base al criterio equitativo di liquidazione previsto dagli artt. 2056 e 1226 c.c. Diversamente si potrebbe recepire un riferimento solo diretto al danno non patrimoniale, nella sua componente morale soggettiva del cd. patema d'animo, con esclusione del danno biologico nella parte in cui deve ormai essere risarcito secondo criteri tabellari vincolanti (secondo il comma 4, art. 7 , l. 24/2017).
▲ 3.4. Gli aspetti processuali: la deflazione del contenzioso Altro obiettivo della riforma Gelli-Bianco è dato dalla riduzione del contenzioso da responsabilità sanitaria. L'art. 8 prevede a tal fine l’introduzione di un tentativo obbligatorio di conciliazione, condizione di procedibilità della domanda risarcitoria, secondo le forme previste dall'art. 696-bisc.p.c. per l’espletamento della consulenza tecnica preventiva o, in alternativa, del procedimento di mediazione (art. 5, comma 1- bis, d.lgs. 28/2010), esclusa la negoziazione assistita (art.3, L. n. 162/2014). Se la conciliazione fallisce o il procedimento non è concluso entro il termine perentorio di 6 mesi, la domanda, da depositarsi entro i successivi 90 giorni, può essere proposta nelle forme del procedimento sommario di cognizione.
▲ 3.4.1. La scelta procedurale tra mediazione e ATP Considerando le caratteristiche delle due forme procedurali va precisato che rispetto all'ATP la mediazione prevede il termine minore di 3 mesi per l’espletamento, mentre l'elaborato conclusivo in sede di accertamento tecnico preventivo potrà essere utilizzato, anche se con determinati limiti, nel giudizio di merito. Se poi la CTU accerti un qualche profilo di responsabilità è intuibile che la compagnia di assicurazione possa formulare una proposta risarcitoria, tenuto conto delle sanzioni previste per la mancata partecipazione al procedimento e per la mancata formulazione dell’offerta.
3.5. L’azione di rivalsa e di responsabilità amministrativa Nei casi in cui venga emesso un provvedimento giudiziale o stragiudiziale che abbia attribuito un risarcimento del danno da "malpractice" l'art. 9 stabilisce termini e modalità per l’esercizio delle azioni di rivalsa e di responsabilità amministrativa a carico dei sanitari da parte della struttura sanitaria e dell'impresa assicuratrice tenute a risarcire il danno ma solo in presenza di dolo o colpa grave.
▲ 3.6. Aspetti assicurativi, azione diretta, Fondo di garanzia e risk management Le strutture sanitarie e sociosanitarie, pubbliche e private, devono essere provviste di copertura assicurativa per la responsabilità civile verso terzi e verso i prestatori d’opera, anche per i danni cagionati dal personale a qualunque titolo operante presso di esse e pure per le prestazioni svolte in regime di libera professione intramuraria o in regime di convenzione con il servizio sanitario nazionale o attraverso la telemedicina (artt. 10,11).
Grazie all'art. 16 infine vi è sicuramente la valorizzazione delle cd. pratiche di risk management, preservata la sicurezza delle cure, obiettivo primario dell’attività sanitaria. E' vietato infatti utilizzare al di fuori delle procedure di gestione del rischio clinico i relativi atti, vincolandoli ad una riservatezza interna che dovrebbe maggiormente tutelare gli operatori sanitari ed agevolare una più ampia collaborazione con le istituzioni preposte alla gestione del rischio sanitario.
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Colpa professionale 17
schema su Errore e colpa
hart il concetto di diritto
SCHEMA HART:"IL CONCETTO DI DIRITTO"
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