Source: https://www.ilcommercialistainrete.com/2010/05/
Timestamp: 2020-04-07 01:52:21+00:00
Document Index: 99073833

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 32', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 77', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 2513', 'art. 2513', 'art. 2512', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 26', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art, 15', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 25', 'art. 34', 'art. 17', 'art. 35', 'art. 34', 'art. 10', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 26']

05/2010 - Il Commercialista in Rete
Quesito: consulenza su lavorare a contratto all'estero.
Attualmente vivo all'estero (pacifico), ma stiamo pianificando di rientrare in Italia dove mia moglie riprende il suo lavoro fisso. Io invece lavoro a contratti in paesi esteri (UE e non, periodi da 3 mesi a piu di un anno). Ho anche la nazionalita nel paese dove attualmente vivo, noche' cittadinanza in un Paese europeo (ma non ho cittadinanza italiana).
Pensiamo di acquistare casa in Italia; siamo sposati in commune dei beni.
Quindi ho la neccessita di capire come organizzarmi se rientriamo in Italia, dove dovrei dichiarare il mio redditto e con quale modalita.
Attualmente vivo all'estero (pacifico), ma stiamo pianificando di rientrare in Italia dove mia moglie riprende il suo lavoro fisso. Io ...
Etichette: Lavoro all'estero, Quesiti
alle lunedì, maggio 31, 2010
Nell istruzioni del 730 si dice che nel caso in cui la casa acquistata sia oggetto di ristrutturazione edilizia, la detrazione degli interessi passivi sul mutuo, spetta dalla data in cui l'immobile è adibito ad abitazione principale, purché questo avvenga entro 2 anni dall'acquisto. Questo vuol dire che finché non trasferisco la residenza non ho diritto alla detrazione, oppure posso scaricare gli interessi anche nei due anni? Ho acquistato la casa a giugno 2009, a oggi, per lavori di ristrutturazione non ho ancora trasferito la residenza. Posso detrarre gli interessi pagati nel 2009 con il 730 2010?
Nell istruzioni del 730 si dice che nel caso in cui la casa acquistata sia oggetto di ristrutturazione edilizia, la detrazione degli interes...
Etichette: Detrazione, Interessi passivi, Mutui ipotecari, Quesiti
il proprietario di un alloggio nel quale risiede ha diritto alla
defiscalizzazione irpef anche se alcune stanze sono locate con regolare
faccio presente che per la dichiarazione utilizzo il programma unico web
dell'amministrazione finanziaria e che da un accertamento del 2007 e' scaturito
che pago piu' tasse del dovuto.
il proprietario di un alloggio nel quale risiede ha diritto alla defiscalizzazione irpef anche se alcune stanze sono locate con regolare con...
ho chiesto un preventivo a un' impresa edile per effettuare un rifacimento dell' intera facciata esterna della mia casa.
doppia rasatura con inserimento reti plastiche su tutte le pareti esterne compresi i sottogronda,
bonifica crepe di assestamento,
applicazione di materiali speciali e rasatura cementi armati.
Ho diritto alle detrazioni per questi lavori e in quale misura?
La casa è stata costruita nel 2001, ho raggiunto il compromesso nel 2003 e rogitata nel 2004.
ho chiesto un preventivo a un' impresa edile per effettuare un rifacimento dell' intera facciata esterna della mia casa. Comprende: ...
In rete il modello per le operazioni con paesi black list.
Con provvedimento del 28 maggio 2010, l’Agenzia delle Entrate ha diffuso lo schema di comunicazione telematica delle operazioni attive e passive effettuate con operatori avente sede in paesi a fiscalità privilegiata. Il primo invio, in scadenza il 31 agosto prossimo, riguarda le operazioni registrate o soggette a registrazione nel mese di luglio 2010. I trimestrali partono, invece, a fine ottobre con la comunicazione del periodo luglio-settembre.
Con provvedimento del 28 maggio 2010, l’Agenzia delle Entrate ha diffuso lo schema di comunicazione telematica delle operazioni attive e pas...
Con la circolare n. 28/E del 28 maggio 2010, l’Agenzia delle Entrate ha fornito varie delucidazioni in merito all’applicazione dell’Irap per i promotori finanziari e gli agenti di commercio. A seguito delle sentenze della Corte di Cassazione del 26 maggio 2009 e dopo il pressing delle associazioni di categoria, le Entrate aprono la possibilità dell’esonero dall’Irap anche per le micro-imprese che dichiarano un reddito d’impresa, ma sono sprovvisti di autonoma organizzazione. Di conseguenza, ai fini dell’assoggettamento al tributo delle attività di cui all’articolo 2195 del c.c. è necessaria la valutazione, caso per caso, dell’esistenza dell’autonoma organizzazione.
Con la circolare n. 28/E del 28 maggio 2010, l’Agenzia delle Entrate ha fornito varie delucidazioni in merito all’applicazione dell’Irap per...
Etichette: Agenti, IRAP
Permessi per assistere disabili ricoverati, articolo 33 legge 104 del 1992.
Con il messaggio n° 14480 del 28 maggio 2010 l’Inps definisce le modalità di fruizione dei permessi orari che spettano al familiare per acco...
Etichette: Assistenza disalibi, INPS
Valida la sentenza anche in caso di mancato esame della sospensiva
Ove la Commissione tributaria provinciale ometta di pronunciarsi sulla richiesta di sospensione dell’esecuzione dell’atto impugnato la sentenza non può, solo per questo motivo, ritenersi nulla, siccome il diritto di difesa non subisce alcuna menomazione.
Così, la Suprema Corte, con la sentenza n. 8510 del 9 aprile 2010, ha rigettato la tesi del contribuente, secondo cui la Commissione tributaria regionale avrebbe omesso, erroneamente, di considerare la eccepita violazione del diritto di difesa derivante dal fatto che la C.T. Prov. aveva tralasciato di considerare la richiesta di sospensiva, decidendo direttamente il merito
Ove la Commissione tributaria provinciale ometta di pronunciarsi sulla richiesta di sospensione dell’esecuzione dell’atto impugnato la sente...
alle domenica, maggio 30, 2010
volevo chiedere se potete calcolarmi il capital gain su conti su cui faccio
volevo chiedere se potete calcolarmi il capital gain su conti su cui faccio trading.
Etichette: Capital Gain, Quesiti, Trading on-line
alle venerdì, maggio 28, 2010
Una zia (senza coniuge, genitori e figli) vuole lasciare con testamento olografo i propri beni (appartamento e conto corrente) ai nipoti ma in quote diverse.
Ha due sorelle in vita che vuole escludere dal testamento.
Per evitare questioni tra gli eredi sul bene immobile deve espressamente scrivere che sia venduto? L'auto ed i beni personali (es. orologio, orecchini ecc.)come verranno
suddivisi se non indica dei legatari?Ci sono eredi legittimi che potrebbero opporsi alle sue volontà?
Una zia (senza coniuge, genitori e figli) vuole lasciare con testamento olografo i propri beni (appartamento e conto corrente) ai nipoti ma...
Etichette: Quesiti, Testamento olografo
vorrei sapere se ho diritto alla detrazione degli straordinari
ho un contratto part-time misto (16h) stipulato il 02/11/2007 a tutt'oggi (contratto del commercio settore terzario)
vorrei sapere se ho diritto alla detrazione degli straordinari ho un contratto part-time misto (16h) stipulato il 02/11/2007 a tutt'oggi...
Etichette: Detrazione, Lavoro straordinario, Quesiti
ho consigliato ad un mio cliente di aderire al regime dei minimi per l'anno 2010. Non poteva farlo. Purtroppo ha emesso fatture per il primo trimestre senza IVA devo fargli emettere fatture di sola IVA per integrare quelle emesse? in che data? poi calcolo il ravvedimento per il mancato versamento IVA 1 trimestre
ho consigliato ad un mio cliente di aderire al regime dei minimi per l'anno 2010. Non poteva farlo. Purtroppo ha emesso fatture per il p...
vendo acquistato a novembre del 2009 un box come pertinenza dell’abitazione principale ,anche se è stato intestato a mio nome io e mio marito siamo in comunione dei beni. Avevo pensato di dover dichiarare il box al 50% nelle due dichiarazioni dei redditi, ma essendo io proprietaria dell’abitazione principale al 100% avendola avuta in donazione e quindi dichiarandola esclusivamente ,ho visto che il programma per la compilazione al momento che inserisco i dati in quella di mio marito non li accetta, io ho pensato che fosse perché il quadro non contiene nessuna abitazione principale ma bensì un fabbricato tenuto a disposizione, invece in quella mia i dati vengono accettati senza problemi. Ora chiedo se legalmente posso dichiarare questo box al 100% sulla mia dichiarazione dei redditi, se no vorrei essere delucidata sul da farsi. Non vorrei incorrere in sanzioni da parte dell’agenzia delle entrate.
vendo acquistato a novembre del 2009 un box come pertinenza dell’abitazione principale ,anche se è stato intestato a mio nome io e mio mari...
Etichette: Quesiti, Redditi fabbricati
Invalidità civile: affidamento delle attività concessorie all’Inps.
Con il messaggio n. 14239 del 26 maggio 2010, l’Inps rende noto l’accordo quadro tra il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e la ...
Etichette: INPS, Invalidità
Ristrutturazioni, gli artigiani versano il 10% sugli incassi.
A partire dal 1° luglio 2010, gli artigiani dovranno versare all’erario la ritenuta del 10% su quanto incassato per le prestazioni di ristrutturazione edilizia o per il risparmio energetico (detrazione del 36% o del 55%). Il versamento avverrà in corso d’anno, ma potrà essere recuperato dall’artigiano in sede di pagamento delle proprie imposte. Questo è quanto si legge nel testo della manovra correttiva esaminata il 25 maggio 2010 dal governo.
A partire dal 1° luglio 2010, gli artigiani dovranno versare all’erario la ritenuta del 10% su quanto incassato per le prestazioni di ristru...
Etichette: Artigiani, Ritenute
Modalità di notifica degli atti processuali e sentenze.
La notifica degli atti processuali e delle sentenze da parte dei contribuenti in contenzioso con l’Amministrazione finanziaria può essere operata soltanto al competente ufficio periferico, e non anche alla sede centrale dell’Agenzia delle Entrate. Solo nei giudizi in cui si è già costituita l’Avvocatura le notifiche dovranno essere effettuate, a seconda dei casi, presso la competente Avvocatura distrettuale o generale.
circolare n. 27/e del 28 maggio 2010
La notifica degli atti processuali e delle sentenze da parte dei contribuenti in contenzioso con l’Amministrazione finanziaria può essere op...
Conversione in legge con modificazioni del Dl 40/2010 (Legge 73/2010) – (Testo coordinato).
E' stato convertito in legge dello Stato il D.L. 25 marzo 2010, n. 40 che contiene, tra l’altro, disposizioni in materia di contrasto alle frodi fiscali e finanziarie internazionali e nazionali con riferimento ai c.d. "caroselli" e "cartiere"; potenziamento dell'amministrazione finanziaria ed effettività del recupero di imposte italiane all'estero; deflazione del contenzioso e razionalizzazione dell'attività di riscossione anche in adeguamento alla normativa comunitaria; fondo per interventi a sostegno della domanda in particolari settori; attività edilizia libera. .
conversione in legge del dl 40/2010 (legge 73/2010)
E' stato convertito in legge dello Stato il D.L. 25 marzo 2010, n. 40 che contiene, tra l’altro, disposizioni in materia di contrasto al...
Etichette: Legge 73/2010
L’aliquota Iva ridotta non è applicabile ai servizi di telecomunicazione prestati nei confronti dei disabili. La tassazione al 4%, infatti, è riservata soltanto alle operazioni di cessione e importazione di quelle apparecchiature che, in qualche modo, facilitano l’autonomia di chi soffre disagi fisici o psichici. L’agevolazione, invece, non è estendibile alle prestazioni di servizi connessi ai beni acquistati.
Il chiarimento è dell’Agenzia delle Entrate, che risponde, con la risoluzione n. 43/E del 27 maggio, a una società attiva nel settore delle telecomunicazioni.
Il dubbio da chiarire è se sia corretto applicare, come molti utenti chiedono, l’Iva scontata, prevista dall’articolo 2, comma 9, del Dl n. 669/1996, alle prestazioni di servizi collegate alla telefonia, all’utilizzo di Internet, al noleggio di modem e, in generale, ai cosiddetti servizi flat. Si tratta di facilitazioni, secondo la società, che aiutano in modo sostanziale le attività svolte dal portatore di handicap, dandogli la possibilità di superare difficoltà fisiche e mentali, facilitandolo nelle relazioni e nell’apprendimento; motivi che giustificherebbero, secondo l’istante, estendibile alle ipotesi descritte, il regime di favore.
Per l’Agenzia delle Entrate non è così. L’Iva al 4%, infatti, chiarisce la risoluzione, è riservata soltanto agli acquisti di strumenti tecnici o informatici che aiutano la persona disabile a superare gli ostacoli alla propria autonomia, mentre le operazioni connesse all’utilizzo di tali strumenti rimangono fuori dallo sconto d’imposta.
Il decreto del ministero delle Finanze del 14 marzo 1998, che detta legge in materia, all’articolo 1, precisa con chiarezza, sottolineano i tecnici del Fisco, che l’ambito di applicazione dell’aliquota ridotta è quello delle “cessioni e importazioni” di beni materiali e, in particolare delle apparecchiature e dei dispositivi “basati su tecnologie meccaniche, elettroniche o informatiche, appositamente fabbricati o di comune reperibilità, preposti ad assistere la riabilitazione, o a facilitare la comunicazione interpersonale, l’elaborazione scritta o grafica, il controllo dell’ambiente e l’accesso alla informazione e alla cultura in quei soggetti per i quali tali funzioni sono impedite o limitate da menomazioni di natura motoria, visiva, uditiva o del linguaggio.”; quindi, nulla da fare per le “prestazioni di servizi”.
Un’interpretazione diversa, del resto, entrerebbe in contrasto con quanto previsto dalla direttiva 2006/112/Ce, concernente il sistema comune di tassazione ai fini Iva.
L’aliquota Iva ridotta non è applicabile ai servizi di telecomunicazione prestati nei confronti dei disabili. La tassazione al 4%, infatti, ...
Etichette: Disabile, Iva
Modello 730: ok al bonus energia con l'atto notorio che rettifica.
I contribuenti che entro il 31 maggio devono presentare il modello 730 potranno usufruire della detrazione del 55%, anche per le spese che non risultano sulla scheda informativa in possesso dell'Enea, esibendo, ai Caf e ai professionisti abilitati, una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, in cui si evidenziano le modifiche effettuate. Il cittadino si impegna a trasmettere per via telematica le variazioni entro 90 giorni dall'attivazione della procedura informatica da parte dell'Enea.
Questo il contenuto della risoluzione n. 44/E del 27 maggio con la quale l'Agenzia delle Entrate, considerate le difficoltà tecniche riscontrate dall'ente, prevede le nuove modalità a cui attenersi per usufruire del bonus energetico.
Per i contribuenti che hanno realizzato interventi di riqualificazione energetica nel 2009 è stata riconosciuta la possibilità di usufruire della detrazione del 55%, a condizione che venissero trasmessi all'Enea, entro 90 giorni dalla data di ultimazione dei lavori, i dati contenuti nell'attestato di certificazione e la scheda informativa relativa agli interventi effettuati.
La circolare n. 21/E del 23 aprile 2010 ha introdotto la possibilità per questi contribuenti di correggere e/o integrare il contenuto della scheda informativa da inviare, esclusivamente per via telematica, all'Enea anche oltre i 90 giorni dalla data di fine lavori ma non oltre i termini di presentazione della dichiarazione dei redditi nella quale la spesa può essere portata in detrazione.
Per venire incontro ai contribuenti, in vista della scadenza per la presentazione del modello 730, l'Agenzia ha provveduto ad aprire una "via alternativa" per la trasmissione dei dati richiesti e ha previsto che chi ha prestato l'assistenza fiscale specifichi, nelle annotazioni dei modelli di dichiarazione, che la detrazione è riconosciuta sulla base della dichiarazione sostitutiva di atto notorio.
Infine i tecnici dell'Amministrazione finanziaria ricordano ai contribuenti che, se non procederanno all'invio telematico della scheda modificata all'Enea, entro 90 giorni dall'attivazione della procedura di trasmissione, la detrazione relativa alle spese di riqualificazione energetica concessa verrà considerata indebita, senza che questo comporti sanzioni nei confronti di chi ha effettuato l'assistenza fiscale.
I contribuenti che entro il 31 maggio devono presentare il modello 730 potranno usufruire della detrazione del 55%, anche per le spese che n...
Etichette: 730, Bonus energetico
IVA. Spazio all’allineamento “tecnico” per il modello VR sui rimborsi.
L’articolo 73 del D.P.R. 633/72 prevede un particolare metodo di liquidazione dell’Iva che consente, alle società appartenenti ad un gruppo, di compensare i crediti e i debiti risultanti dalle liquidazioni periodiche Iva. Nel nuovo modello VR/2010 è previsto quest’anno una nuova sezione, la numero 4, per consentire la presentazione dell’istanza di rimborso ai soggetti che al momento del loro ingresso nell’Iva del gruppo, disponevano di un credito che non hanno potuto trasferire alla liquidazione del gruppo. Tuttavia, tali società sono andate incontro ad alcune difficoltà tecniche, che possono essere superate indicando nella sezione 1 del modello VR i dati dei crediti e dei debiti maturati dalla società nel 2009.
L’articolo 73 del D.P.R. 633/72 prevede un particolare metodo di liquidazione dell’Iva che consente, alle società appartenenti ad un gruppo,...
Assegno per il nucleo familiare, gli importi dal 1° luglio 2010.
Sono stati rivalutati i nuovi livelli reddituali, nonchè i corrispondenti importi mensili dell'assegno per il nucleo familiare da applicare dal 1° luglio 2010.L'INPS trasmette le tabelle contenenti i nuovi livelli reddituali, nonchè i corrispondenti importi mensili della prestazione, da applicare dal 1° luglio 2010 al 30 giugno 2011, alle diverse tipologie di nuclei familiari.
La rivalutazione è stata fatta sulla base dela variazione percentuale dell'indice dei prezzi al consumo tra l'anno 2008 e l'anno 2009 pari allo 0,7 %.
(Circolare INPS 26/05/2010, n. 69)
Sono stati rivalutati i nuovi livelli reddituali, nonchè i corrispondenti importi mensili dell'assegno per il nucleo familiare da applic...
Sono "5124" e "5126" i due codici tributo che i titolari di concessione di giochi pubblici devono utilizzare per versare, tramite il modello F24 Accise, gli interessi maturati per aver pagato con ritardo il canone di concessione, le vincite non riscosse e i rimborsi non richiesti entro i termini di regolamento di gioco.
Per contrastare il fenomeno delle scommesse illegali, con specifiche convenzioni vengono richiesti ai titolari di concessione determinati adempimenti per evitare l'evasione ed elusione fiscale e per tutelare il giocatore. Tra questi c'è l'obbligo della corresponsione di una quota per l'esercizio della raccolta (codice tributo 5152) e il versamento allo stato delle vincite "dimenticate" (codice tributo 5120). Se le relative somme vengono versate in ritardo, scattano gli interessi, per il versamento dei quali, la risoluzione n. 41/E del 26 maggio ha istituito i codici "5124" e "5126.
Sono "5124" e "5126" i due codici tributo che i titolari di concessione di giochi pubblici devono utilizzare per versare...
Sanzione penale anche per fatture emesse in acconto
Anche le fatture emesse a titolo di acconto, ove relative ad operazioni inesistenti, possono integrare la fattispecie di cui all’art. 8 del DLgs. 74/2000 (emissione di fatture per operazioni inesistenti).
A stabilirlo è la Corte di Cassazione, nella sentenza 26 maggio 2010 n. 19907, in relazione ad un caso in cui il titolare di un’impresa di costruzioni era stato condannato, sia in primo che in secondo grado, per l’emissione, tra il febbraio ed il luglio 2003, di 19 fatture relative ad operazioni ritenute inesistenti per complessivi 215.019,28 euro. Il soggetto in questione, infatti, non solo era risultato privo di strutture imprenditoriali, ma non aveva eseguito alcuna prestazione in favore del destinatario e non risultava avere percepito alcun pagamento
Anche le fatture emesse a titolo di acconto, ove relative ad operazioni inesistenti, possono integrare la fattispecie di cui all’art. 8 del ...
Etichette: sanzione penale
alle giovedì, maggio 27, 2010
Il beneficio prima casa è applicabile anche nel caso in cui i proprietari siano diversi.
Con la sentenza n. 12269 del 19 maggio 2010, la Cassazione ha affermato che il contribuente ha diritto all’esenzione Ici se utilizza contemporaneamente diversi fabbricati come abitazione principale. Peraltro, per i giudici non conta che gli immobili distintamente iscritti in catasto, siano di proprietà di soggetti diversi. Tuttavia, la tesi dei giudici si pone in contrasto con quanto affermato dal dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia con la Risoluzione n. 6/2002.
Con la sentenza n. 12269 del 19 maggio 2010, la Cassazione ha affermato che il contribuente ha diritto all’esenzione Ici se utilizza contemp...
Etichette: Abitazione principale, Esenzione ICI
alle mercoledì, maggio 26, 2010
Il versamento di assegni, non transitati dalla contabilità, da parte di soci o dipendenti a favore della società configura, di per sé, una presunzione grave, precisa e concordante, sufficiente a poter desumere ricavi in nero e, conseguentemente, legittimare un accertamento di tipo analitico-induttivo. Questo, in sintesi, il principio di diritto desumibile dalla sentenza della Cassazione n. 10584, depositata lo scorso 30 aprile.
La controversia trae origine dall'emissione di cinque avvisi di accertamento ai fini Irpeg e Ilor, per gli anni di imposta dal 1993 al 1997, con i quali, a seguito di un'indagine penale condotta su soci e dipendenti di una società cooperativa, l'allora ufficio Imposte indirette, contestava, tra vari rilievi, l'omessa giustificazione contabile di numerosi assegni emessi da soci e dipendenti in favore della società, sul presupposto che si trattasse di somme versate da clienti sui loro conti correnti bancari per prestazioni in nero.
Contro tali avvisi, la società proponeva ricorso eccependo, quale principale motivo di impugnazione, la carenza di prove che giustificassero la rettifica, basata su presunzioni prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. Sul punto, la Commissione tributaria provinciale adita, pronunciandosi nel merito, respingeva il ricorso.
Nel grado successivo, la commissione tributaria regionale accoglieva parzialmente il gravame, affermando che l'onere della prova circa l'omessa contabilizzazione dei ricavi incombesse sull'Amministrazione finanziaria e che lo stesso non potesse, in ogni caso, essere soddisfatto in ordine alla sussistenza di un nesso logico tra i movimenti bancari dei soci esattori e l'evasione della società, considerato, tra l'altro, il lungo periodo intercorrente tra il deposito delle somme nei conti correnti dei soci e il riversamento presso quello della società che, in alcuni casi, avveniva anche in maniera non integrale.
Inoltre, per i giudici di secondo grado la società non avrebbe dovuto rispondere fiscalmente di tali introiti in quanto, dalla perizia eseguita in sede di procedimento penale a carico del rappresentante legale, dell'amministratore della società e di alcuni soci, essa stessa era risultata parte lesa dal momento che soci e dipendenti si sarebbero indebitamente appropriati di parte delle somme destinate alla stessa.
Contro tale ultima decisione l'Agenzia delle Entrate proponeva, con unico motivo, ricorso per Cassazione.
Il Collegio, ritenendo fondato il ricorso, ha cassato la sentenza dei giudici di merito e rinviato la causa ad altra sezione della Commissione tributaria regionale.
Per la Cassazione, la Ctr, partendo dall'esatto presupposto secondo cui la pretesa fiscale deve essere provata dalla Amministrazione finanziaria, erra quando, implicitamente, ritiene che tale prova, in presenza di un legittimo accertamento di tipo analitico-induttivo, non possa essere assolta attraverso l'esclusivo utilizzo dei dati emergenti dai movimenti dei conti correnti bancari.
Secondo i giudici di legittimità, deve riconoscersi che, con riferimento all'accertamento del maggior reddito di impresa "... è legittima, ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 32 l'utilizzazione da parte dell'amministrazione finanziaria (anche attraverso un puntuale richiamo, nell'avviso di accertamento, al verbale di ispezione redatto dalla guardia di finanza) dei dati relativi ai movimenti bancari del contribuente e degli eventuali soci, che costituiscono valida prova presuntiva, anche senza l'indicazione analitica delle singole annotazioni utilizzate per la ricostruzione dell'imponibile...".
Peraltro, a conferma della propria tesi, la Cassazione richiama diversi precedenti (sentenze 51/1999, 6465/2002, 9884/2002, 15299/2005, 16993/2007) secondo i quali, per aversi una "valida" prova presuntiva, la relazione tra il fatto noto e quello ignoto non deve essere necessariamente "stringente", bensì è sufficiente "... che il rapporto di dipendenza logica tra fatto noto e quello ignoto sia accertato alla stregua di canoni di probabilità, con riferimento ad una connessione possibile e verosimile di accadimenti la cui sequenza e ricorrenza possano verificarsi secondo regole di esperienza".
In presenza di una valida presunzione, quindi, spetta al contribuente l'onere della prova liberatoria, la quale, per i giudici di legittimità, dovrà inevitabilmente "...essere specifica e riguardare analiticamente i singoli movimenti bancari..." ed atta a dimostrare "...che ciascuna delle operazioni effettuate fosse estranea a fatti imponibili".
Quanto all'assunto della Ctr relativo alla "scusante", costituita dalla posizione di parte lesa rivestita dalla società nel processo penale, per la Cassazione la stessa può avere importanza solo in quella sede, risultando del tutto irrilevante nell'ambito del rapporto tributario, per il quale ad ogni introito, costituente reddito, deve irrinunciabilmente corrispondere l'adempimento dell'obbligo fiscale.
I giudici di merito avevano, in conclusione, ritenuto che la presunzione stabilita dal Dpr 600/1973, articolo 39, non fosse idonea a fondare la rettifica accollando, paradossalmente, all'ente impositore l'onere della ulteriore prova, sul presupposto che non fossero state eseguite altre indagini finalizzate a riscontrare se i versamenti sui conti correnti dei soci costituissero o meno proventi della società.
Il versamento di assegni, non transitati dalla contabilità, da parte di soci o dipendenti a favore della società configura, di per sé, una p...
Etichette: Accertamento induttivo, Assegno
La professione di revisore contabile non rientra nell’ambito di applicabilità dell’imposta regionale sulle attività produttive (Irap). Questo è quanto affermato con la sentenza n. 4/1/2010, emessa dalla prima sezione Ctp di Novara. L’attività di revisore contabile, secondo i giudici provinciali, infatti, non integra il presupposto impositivo della autonoma organizzazione contemplato dalla normativa Irap e, pertanto, rimane automaticamente esclusa dal tributo regionale
La professione di revisore contabile non rientra nell’ambito di applicabilità dell’imposta regionale sulle attività produttive (Irap). Quest...
Dilazione cartelle esattoriali: impossibilità di ipoteca successiva
L’ottenimento della dilazione delle somme iscritte a ruolo concessa da Equitalia a seguito di istanza presentata dal contribuente comporta la caducazione dell’ipoteca iscritta successivamente alla suddetta dilazione.
Questo è l’importante principio enunciato dalla quarta sezione della Commissione tributaria provinciale di Bari con la sentenza n. 56 del 9 marzo 2010.
Così, i giudici danno continuità all’orientamento della pregressa giurisprudenza di merito, la quale aveva già sancito che la concessione della dilazione delle somme iscritte a ruolo comporta l’impossibilità, per l’Agente della Riscossione, di iscrivere ipoteca ai sensi dell’art. 77 del DPR 602/1973.
L’ottenimento della dilazione delle somme iscritte a ruolo concessa da Equitalia a seguito di istanza presentata dal contribuente comporta l...
alle martedì, maggio 25, 2010
Quesito: interessi passivi su mutuo di immobile affittato.
vorrei sapere se gli interessi passivi su mutuo di aquisto di un
secondo fabbricato sono detraibili pur avendo affitato l'immobile.
vorrei sapere se gli interessi passivi su mutuo di aquisto di un secondo fabbricato sono detraibili pur avendo affitato l'immobile.
Etichette: Interessi passivi, Mutui ipotecari, Quesiti
Quesito: calcolo plusvalenza da vendita, rispetto a quanto dichiarato nella cessione del preliminare o rispetto al rogito?
ho appena acquistato il preliminare (cessione del preliminare) da una persona che ha acquistato un appartamento su carta da un costruttore, ma prima di fare il rogito mi ha venduto il preliminare facendo un guadagno di 80M€, questo vuol dire che la cifra dichiarata nella cessione del preliminare è maggiore di 80M€ di quanto verrà dichiarato al momento del rogito. La domanda è questa, se io farò il rogito e rivenderò la casa entro i 5 anni, la eventuale plusvalenza verrà calcolata rispetto al valore dichiarato al momento del rogito (cifra minore) oppure quella dichiarata al momento della cessione del preliminare, quindi quella realmente spesa?
ho appena acquistato il preliminare (cessione del preliminare) da una persona che ha acquistato un appartamento su carta da un costruttore, ...
Etichette: Plusvalenze, Quesiti, Vendita immobile
sono un lavoratore dipendente da 25 anni e da 20 sono iscritto all’albo dei dottori commercialisti di Roma.
Non ho mai esercitato la professione ma da diversi anni sono componente del collegio sindacale di una S.p.A.
Per le attività di sindaco mi sono iscritto alla gestione separata dell’INPS ed ho sempre gestito le mie prestazioni con parcella.
Adesso ho la possibilità di svolgere, fuori dall’orario di lavoro, delle attività professionali c/o una società che vuole contrattualizzarle solo a condizione che apra una partita iva.
· pur subentrando l’obbligo del contributo fisso alla cassa professionale posso continuare a versare i contributi alla gestione separata ?
· la partita iva come professionista mi obbliga a qualche adempimento (oltre quelli di legge) verso gli studi di settore, pur essendo prevalente la mia attività di lavoratore subordinato ?
sono un lavoratore dipendente da 25 anni e da 20 sono iscritto all’albo dei dottori commercialisti di Roma. Non ho mai esercitato la profess...
Agevolazioni in materia di piccola proprietà contadina.
Per il riconoscimento del regime agevolativo in materia di piccola proprietà contadina non è più necessaria la presentazione del certificato dell'ispettorato provinciale agrario competente che attesti l'abitualità della lavorazione manuale della terra nonché l'idoneità del fondo alla formazione e all'arrotondamento della piccola proprietà contadina. Così ha chiarito l’Agenzia delle Entrate.
risoluzione n. 36/e del 17 maggio 2010
Per il riconoscimento del regime agevolativo in materia di piccola proprietà contadina non è più necessaria la presentazione del certificato...
Etichette: Agevolazioni, Proprietà contadina
Prestazioni alberghiere e di ristorazione - Regime fiscale IVA
L'Iva su prestazioni alberghiere e di ristorazione, non detratta per la mancanza delle relative fatture, può essere dedotta dal reddito se inerente all'attività esercitata. L’ Iva non detratta , qualora iscritta fra i costi della produzione, riduce anche la base imponibile Irap. E’ quanto chiarito con circolare dall’Agenzia delle Entrate.
circolare n. 25/e del 19 maggio 2010
L'Iva su prestazioni alberghiere e di ristorazione, non detratta per la mancanza delle relative fatture, può essere dedotta dal reddito ...
Etichette: Iva, Prestazioni alberghiere
Aliquota ridotta del 10 per cento sulle importazioni di oggetti d’arte, d’antiquariato o da collezione.
Per il riconoscimento della natura di opera d'arte, d'antiquariato e da collezione, alla cui importazione si rende applicabile l'aliquota Iva ridotta del 10 per cento, è necessario far riferimento alle disposizioni comunitarie in materia doganale, se il bene non è compreso fra quelli che ricevono la certificazione del Ministero dei Beni culturali. Sono alcuni dei chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate in materia di importazioni di oggetti d’arte.
circolare n. 24/e del 17 maggio 2010
Per il riconoscimento della natura di opera d'arte, d'antiquariato e da collezione, alla cui importazione si rende applicabile l'...
Etichette: Importazioni, Iva
La fattura troppo generica è indice di operazioni inesistenti
Le irregolarità nelle fatture, quali una descrizione troppo generica e la doppia numerazione, sono una prova sufficiente al fisco per contestare una falsa fatturazione.
Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 12246 del 19 maggio 2010, ha respinto il terzo motivo del ricorso presentato da un’azienda destinataria di un accertamento. In sostanza l’amministrazione finanziaria aveva contestato la deducibilità di alcuni costi perché le fatture emesse, avevano una doppia numerazione ed erano troppo generiche. Contro l’atto impositivo i soci avevano fatto ricorso di fronte alla commissione tributaria provinciale di Torino che, sul punto, aveva respinto. La decisione era stata poi confermata dalla commissione regionale del Piemonte
Le irregolarità nelle fatture, quali una descrizione troppo generica e la doppia numerazione, sono una prova sufficiente al fisco per contes...
alle sabato, maggio 22, 2010
Quesito: ritardato pagamento contributi fissi INPS.
Scrivo per chiedervi a quanto ammonta la mora per il ritardato pagamento contributi fissi INPS, considerando che li ho pagati giorno 20 maggio anzichè giorno 17.
Scrivo per chiedervi a quanto ammonta la mora per il ritardato pagamento contributi fissi INPS, considerando che li ho pagati giorno 20 magg...
Etichette: INPS, Quesiti, Ritardato pagamento contributi
alle venerdì, maggio 21, 2010
sono un lavoratore dipendente a
tempo indeterminato presso una ASL e ho un reddito di circa 36.000
euro annui lordi, da quest'anno possiedo una casa di proprieta' ma non
possiedo null'altro, sono esente o devo fare la dichiarazione dei
redditi?
sono un lavoratore dipendente a tempo indeterminato presso una ASL e ho un reddito di circa 36.000 euro annui lordi, da quest'anno possi...
Gli impedimenti di carattere personale non esentano il contribuente dall’obbligo di trasferire la propria residenza nel comune di ubicazione dell’immobile acquistato con i benefici “prima casa”. Così la Ctr di Trieste, con la sentenza n. 13/9/10 (depositata lo scorso 26 aprile), ha confermato la legittimità del recupero effettuato dall’ufficio, a seguito del mancato trasferimento della residenza, da parte del beneficiario della tassazione ridotta, entro 18 mesi dalla stipula del rogito.
Il 22 aprile 2003, una contribuente acquistava, in comproprietà con il convivente more uxorio, un immobile da adibire ad abitazione principale. Per usufruire della tassazione da “prima casa”, la stessa, nel contratto di compravendita, dichiarava di voler stabilire la propria residenza nel comune di ubicazione dell’immobile, nel termine di 18 mesi dalla stipula (come stabilito dal punto 1, lettera a), della nota II-bis all’articolo 1 della Tariffa, parte I, allegata al Dpr 131/1986).
Tuttavia, ad oltre 3 anni dalla stipula del rogito, l’ufficio riscontrava il mancato trasferimento della residenza anagrafica della contribuente e, pertanto, in data 18 maggio 2006, procedeva al recupero delle imposte dovute nella misura ordinaria, oltre a interessi e sanzioni.
La contribuente, pur riconoscendo il mancato trasferimento della residenza nel comune di ubicazione dell’immobile, provvedeva a impugnare l’avviso di liquidazione davanti alla Ctp di Pordenone, affermando che tale inerzia era stata determinata da cause di forza maggiore, ravvisabili in sopravvenuti problemi di relazione con il comproprietario. In particolare, la ricorrente sosteneva che, a seguito della rottura del rapporto sentimentale con il convivente, era venuto meno il progetto abitativo che aveva ispirato l’acquisto del fabbricato e che tale circostanza, sopravvenuta e non prevedibile in sede di stipula del contratto di compravendita, doveva essere assimilata a una causa di forza maggiore, come tale fonte di esenzione della responsabilità della contribuente.
La Ctp adita accoglieva il ricorso della contribuente, reputando le difficoltà relazionali con il comproprietario quale elemento rilevante ai fini del mancato adempimento burocratico del trasferimento della residenza e ritenendo, dunque, che, non essendo configurabile una “colpevole inattività da parte della ricorrente”, dovesse essere ravvisata “la buona fede nel rapporto tra amministrazione finanziaria e contribuente” tale da riconoscere “nella sostanza, il beneficio agevolativo, e ciò anche in ossequio ai principi sanciti dallo Statuto del Contribuente agli artt. 6 e 5 nonché 10, comma 1”.
Avverso tale sentenza, l’Amministrazione finanziaria proponeva appello, evidenziando come, ai fini del trasferimento della residenza richiesto per il riconoscimento dei benefici “prima casa”, la situazione personale e relazionale della ricorrente non potesse assumere alcun tipo di rilevanza, considerato, peraltro, che la richiamata normativa non ha previsto che il trasferimento della residenza debba essere effettuato nell’immobile acquistato, bensì nell’intero territorio comunale di sua ubicazione.
L’ufficio evidenziava, inoltre, come le invocate cause di forza maggiore fossero configurabili solo in presenza di “circostanze obiettive”, tali da impedire in modo assoluto l’ottenimento del trasferimento della residenza anagrafica nel comune in questione, in considerazione, peraltro, dell’apprezzabile lasso di tempo previsto dalla normativa per l’adempimento (Cassazione, sentenze 1616/1981 e 1392/2010).
La Commissione tributaria regionale del Friuli Venezia Giulia ha, innanzitutto, preso le mosse dall’analisi del requisito costitutivo del trasferimento della residenza, previsto dalla normativa in esame per l’ottenimento del diritto all’agevolazione, sottolineando come lo stesso debba intendersi quale formale iscrizione all’anagrafe del Comune ove è ubicato l’immobile, sulla scorta della consolidata interpretazione della giurisprudenza di legittimità, che attribuisce la prevalenza del dato anagrafico sulle risultanze fattuali (Cassazione, sentenza n. 9949/2008).
Di conseguenza, mentre il giudice di primo grado ha erroneamente effettuato una valutazione personale e sostanziale della posizione della contribuente, a discapito del requisito anagrafico previsto dalla norma in questione, a parere della Ctr, invece, “i problemi relazionali con il comproprietario non possono certo qualificarsi come causa di forza maggiore, cioè come un evento imprevisto, imprevedibile e inevitabile verificatosi successivamente all’acquisto, che abbia reso impossibile l’avveramento, nel termine di legge, della condizione di cui alla lettera a) della nota II bis dell’art. 1 della Tariffa, parte I allegata al DPR 131/86 e cioè il trasferimento nel Comune ove era ubicato l’immobile”.
Tale conclusione trova fondamento, oltre che nella inequivocità del dato letterale, anche nella circostanza che la norma agevolativa speciale in questione, derogando all’ordinario regime di tassazione, deve essere considerata di stretta interpretazione e, quindi, non suscettibile di applicazione estensiva.
Come si è detto, tale disposizione normativa, nel prevedere l’agevolazione “prima casa”, ne subordina la spettanza al rispetto di un requisito formale, quale è appunto il trasferimento della residenza secondo le risultanze anagrafiche del Comune ove è ubicato l’immobile.
La Commissione adita ha, dunque, condiviso le considerazioni dell’Amministrazione finanziaria relative all’insussistenza, nel caso di specie, di “cause di forza maggiore” e, nella sostanza, ha confermato l’orientamento espresso dalla Corte di cassazione nelle richiamate sentenze, ribadendo che l’unico elemento idoneo a verificare il pieno rispetto dell’obbligo di trasferimento della residenza deve essere ricercato esclusivamente nel dato anagrafico, a nulla valendo la dimostrazione, da parte dei contribuenti, della presenza di situazioni soggettive e personali ostative all’adempimento in questione.
Gli impedimenti di carattere personale non esentano il contribuente dall’obbligo di trasferire la propria residenza nel comune di ubicazione...
Intensificate le misure finalizzate al contrasto delle frodi carosello e delle cartiere (vedi articolo): le imprese dovranno inviare, attraverso il modello di Comunicazione unica, anche le informazioni relative a operazioni di conferimenti d'azienda, fusione e scissione realizzate con l'estero.
News anche dalla riscossione. Equitalia non potrà più iscrivere l'ipoteca sulla casa per chi ha debiti inferiori a 8mila euro. Inoltre, un contribuente, iscritto a ruolo, che ha già pagato potrà bloccare la riscossione coattiva dimostrando l'avvenuto pagamento.
Viene estesa alla produzione di bottoni e calzature l'agevolazione fiscale prevista, nella versione originaria del decreto, per le imprese del settore tessile e dell'abbigliamento. Si tratta della detassazione degli investimenti in attività di ricerca industriale e sviluppo precompetitivo, finalizzate alla realizzazione di campionari.
Norme più stringenti anche in ambito contributivo: si prevede l'iscrizione a ruolo del recupero coattivo di somme indebitamente erogate dell'Inps e di crediti contributivi dello stesso Istituto.
Il decreto legge incentivi incassa la fiducia di Palazzo Madama, con 163 voti favorevoli, 134 contrari e nessun astenuto. Il testo del Dl n....
Con la risoluzione n. 40/E del 18 maggio 2010, l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito alla possibilità per i contribuenti di procedere all’adeguamento rateale agli studi di settore per l’Iva. In particolare, le Entrate hanno aggiornato le modalità di compilazione del modello F24 per il versamento della maggiore imposta in più soluzioni. Per tale adempimento si utilizza il codice tributo 6494, istituito con la precedente risoluzione n. 89/1999.
Con la risoluzione n. 40/E del 18 maggio 2010, l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito alla possibilità per i contribuenti ...
Etichette: Iva, Rateazione imposte
Modello C17: documentazione delle cooperative a mutualita' prevalente.
Le cooperative gia' iscritte all'Albo Nazionale delle cooperative, nella sezione «Cooperative a mutualita' prevalente» di cui agli articoli 2512, 2513 e 2514 c.c., devono presentare il Modulo C17 allegato al bilancio per dimostrare la permanenza delle condizioni di mutualita' prevalente (art. 2513 c.c.). Le cooperative che hanno presentato domanda di iscrizione all'Albo, e che sono in attesa di assegnazione del relativo numero di iscrizione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico, devono utilizzare il numero convenzionale “A000000” richiesto come campo obbligatorio nel Modulo C17.
Con il D.M. 23/6/04 è stato disciplinato il procedimento di iscrizione di tutte le cooperative nelle due sezioni che compongono l’Albo: quella delle cooperative a mutualità prevalente e quella delle cooperative che non possiedono tale qualità.
La modulistica per gli adempimenti verso l’Albo nazionale delle società cooperative è costituita da un unico Modulo Albo Cooperative C17.
Il modulo C17 è un file in formato PDF, realizzato in base alle specifiche pubblicate al sito Web del Ministero www.minindustria.it , scaricabile gratuitamente da sito Telemaco (http://telemaco.infocamere.it/) alla voce “invio pratiche”, menu “download”.
Il Mod. C17 non risulta attualmente compatibile con la versione 9 di Adobe, è quindi necessario utilizzare Adobe Reader in versioni precedenti, per poter visualizzare e compilare il modello C17 in modo corretto.
Il modello C17 serve a documentare la condizione di prevalenza evidenziando i parametri di bilancio previsti nell’art. 2513 del c.c. per le cooperative iscritte alla sezione: “Cooperative a Mutualità prevalente di cui agli art. 2512,2513, e 2514 del c.c.”.
Le cooperative gia' iscritte all'Albo Nazionale delle cooperative, nella sezione «Cooperative a mutualita' prevalente» di cui ...
Etichette: Modello C17
Con la sentenza n. 10802 del 5 maggio 2010, la Corte di Cassazione ha affermato che il giudice tributario non può rilevare il difetto di motivazione dell’avviso di accertamento se il contribuente non lo contesta. Nella fattispecie è stata respinta la richiesta di un contribuente, che non aveva contestato la carenza di motivazione della pretesa tributaria, ma aveva contestato l’inadeguatezza degli elementi indiziari a base dell’accertamento e l’illegittimità del metodo induttivo
Con la sentenza n. 10802 del 5 maggio 2010, la Corte di Cassazione ha affermato che il giudice tributario non può rilevare il difetto di mot...
Il codice tributo per interessi su sanzioni a rate.
L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 39/E del 18 maggio, ha istituito il codice tributo "5213" utilizzabile per il versamento degli interessi dovuti da coloro che hanno richiesto, e ottenuto, il pagamento rateale delle pene pecuniarie, irrogate dall'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato "per violazioni concernenti la rimozione di offerte di gioco illegali o irregolari da reti telematiche o di telecomunicazione, ai sensi dell'art. 1, comma 50, della legge 27 dicembre 2006, n. 296".
La legge 689/81, che ha apportato sostanziali modifiche al sistema penale, ha preso in considerazione, all'articolo 26, la possibilità da parte dell'autorità giudiziaria o amministrativa che applica sanzioni pecuniarie di disporre, a richiesta dell'interessato che si trovi in condizioni economiche disagiate, che la "multa" possa essere pagata a rate (da 3 a 30).
Con la risoluzione n. 46/E del 2007, era stato istituito il codice tributo "5153" che permette il versamento delle sanzioni, previste a carico di coloro che hanno offerto giochi illegali o irregolari tramite internet o reti di telecomunicazioni, irrogate dai Monopoli di Stato (articolo 1, comma 50, legge 296/2006).
Il codice tributo 5213 - Interessi per pagamento rateale effettuato ai sensi dell'art. 26, legge 689/81, della sanzione pecuniaria di cui all'art. 1, c. 50, legge 296/06 - va utilizzato in corrispondenza delle somme indicate nella colonna "importi a debito versati" nella specifica sezione "Accise/Monopoli ed altri versamenti non ammessi in compensazione" del modello F24 Accise, reperibile in formato elettronico sui siti dell'Agenzia delle Entrate e dell'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato.
I contribuenti che hanno ottenuto la rateizzazione della sanzione dovranno, inoltre, provvedere a indicare sul modello F24 Accise, nel campo "codice identificativo" con i primi tre caratteri il numero della rata per cui si effettua il versamento e con i successivi due caratteri il numero totale delle rate che si è scelto di pagare (esempio: "00130" nel caso si effettui il pagamento della prima di trenta rate); in caso di pagamento della sanzione in unica soluzione nel campo "codice identificativo" va indicato "00101".
L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 39/E del 18 maggio, ha istituito il codice tributo "5213" utilizzabile per il v...
alle giovedì, maggio 20, 2010
Adeguamento agli studi di settore. Nuove istruzioni per l'Iva a rate.
E' dell'anno scorso la possibilità per i contribuenti di procedere all'adeguamento rateale agli studi di settore anche per l'Iva. Arrivano, adesso, dall'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 40/E del 18 maggio 2010, le istruzioni per la compilazione del campo "rateazione/regione/prov./mese rif." dell'F24, per il versamento della maggiore imposta in più soluzioni. Adempimento per cui si utilizza il codice tributo 6494 denominato "Studi di settore - adeguamento Iva", istituito con la precedente risoluzione n.89/1999.
Le informazioni dell'eventuale rateazione vanno riportate nel campo "NNRR" dove NN indica il numero della rata da versare e RR quello delle rate complessive. Con le cifre "0101" si evidenzia, invece, che il pagamento avviene in un'unica soluzione.
E' dell'anno scorso la possibilità per i contribuenti di procedere all'adeguamento rateale agli studi di settore anche per l'...
Vitto e alloggio senza fattura. IVA indetraibile come costo.
L'Iva su prestazioni alberghiere e di ristorazione, non detratta per la mancanza delle relative fatture, può essere dedotta dal reddito come elemento aggiuntivo del costo, se - chiaramente - inerente all'attività d'impresa o professionale. Iva non detratta che, se iscritta fra i costi della produzione, alleggerisce anche la base imponibile Irap. Il chiarimento è contenuto nella circolare n. 25/E del 19 maggio.
Si chiude, così, il cerchio interpretativo sugli effetti della modifica normativa (Dl 112/2008) con efficacia dal 1° settembre 2008, allorché è stata eliminata la previsione di indetraibilità oggettiva dell'imposta sul valore aggiunto pagata sui servizi di "vitto e alloggio".
Il Dl 112/2008 e la modifica normativa
Come anticipato, con il decreto legge 112 del 25 giugno 2008 è stato modificato l'articolo 19-bis1 del Dpr 633/1972, cassando la previsione di indetraibilità oggettiva dell'Iva sulle prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande (che non formassero oggetto dell'attività propria dell'impresa, o che non fossero effettuate nei confronti dei datori di lavoro nei locali dell'impresa, in locali adibiti a mensa scolastica, aziendale o interaziendale, oppure poste in essere da imprese fornitrici di servizi sostitutivi di mensa aziendali).
La modifica si era resa necessaria per eliminare il contrasto fra la disposizione interna e l'articolo 168 della direttiva 2006/112/CE.
A partire dal 1° settembre 2008, quindi, l'imposta relativa a tali servizi è detraibile secondo gli "ordinari" principi dettati dal Dpr 633/1972 e, cioè, nella misura gli stessi risultino inerenti all'attività.
La detrazione è imprescindibile, però, dal possesso della relativa fattura, che va richiesta (rientrando le prestazioni in oggetto fra quelle per le quali l'emissione del documento è obbligatoria solo "a domanda" del cliente) non oltre il momento di effettuazione dell'operazione.
Ma cosa accade ai fini delle imposte sui redditi se l'imprenditore o il professionista la fattura non l'abbiano richiesta? L'Iva, in questo caso, non detraibile (ma non "oggettivamente" indetraibile), può essere dedotta - incrementando il costo del servizio documentato dallo scontrino o dalla ricevuta fiscale - dal reddito imponibile?
La novità interpretativa
L'Agenzia delle Entrate era già intervenuta sul tema, con la circolare n. 6/E del 2009 e con la risoluzione n. 84/2009. In quelle occasioni era stato specificato che l'imposta non detratta in seguito a una valutazione discrezionale del contribuente fosse deducibile né dal reddito né dalla base imponibile Irap.
Il principio, e in ciò risiede la novità interpretativa contenuta nella circolare n. 25/E, può però subire una deroga nelle ipotesi in cui la scelta di non richiedere la fattura si basi su "valutazioni di convenienza economico-gestionale". Quando, cioè, i costi da sostenere per gli adempimenti Iva connessi alle fatture risultano superiori al vantaggio economico costituito dall'importo dell'imposta detraibile. Una valutazione, quest'ultima, che l'Agenzia riconosce come effettuata dal contribuente (imprenditore o professionista), le cui scelte si prospettano logicamente "come la soluzione economicamente più vantaggiosa".
Detto in altri termini, un costo che l'operatore economico ha valutato come "funzionale" al raggiungimento del maggior risultato economico possibile e che, perciò, è da considerarsi "inerente".
Da qui alla sua deducibilità dal reddito imponibile, il passo è breve: l'Iva non detratta va ad aggiungersi alla spesa alberghiera o di ristorazione, formando il totale deducibile nei limiti prescritti dalla norma (ad esempio, nell'ambito del reddito d'impresa è deducibile il 75% del suo ammontare).
Etichette: IVA indetraibile, Spese vitto e alloggio
La Corte di Cassazione con sentenza n. 17525 del 7 maggio 2010 afferma che le fatture emesse a nome di un soggetto differente da quello reale (soggettivamente inesistente), se non hanno consentito l’evasione fiscale, non costituiscono reato, in quanto manca il dolo specifico richiesto dal delitto tributario. Nella fattispecie viene accolta la richiesta di un professionista odontoiatra, che aveva messo a disposizione di un altro soggetto (non abilitato) il proprio studio nell’esercizio abusivo della sua professione. Secondo la Cassazione il professionista viene considerato responsabile penalmente solo nel caso in cui il suo comportamento è caratterizzato dal dolo.
La Corte di Cassazione con sentenza n. 17525 del 7 maggio 2010 afferma che le fatture emesse a nome di un soggetto differente da quello real...
Etichette: Fatture false, Responsabilità
A seguito dell’entrata in vigore del d.lgs. 18/2010, l’Agenzia delle Entrate, con risoluzione n. 37 del 17 maggio 2010 chiarisce che i lavor...
Etichette: Armatore, Iva
Case da gioco e impianti sportivi: da INPS a ENPALS.
A seguito del passaggio dall'INPS all'ENPALS, sono sorte problematiche in relazione all'esatto inquadramento previdenziale di alcune categorie di lavoratori, vediamo quali.L'INPS riepiloga i criteri per l'esatta definizione del regime previdenziale in relazione a:
- impiegati e operai dipendenti dalle case da gioco, sale scommesse, sale giochi, ippodromi, scuderie di cavalli da corsa e cinodromi, prestatori d'opera addetti ai totalizzatori o alla ricezione delle scommesse, presso gli ippodromi e cinodromi, nonché presso le sale da corsa e le agenzie ippiche;
- impiegati, operai, istruttori e addetti agli impianti e circoli sportivi di qualsiasi genere, palestre, sale fitness, stadi, sferisteri, campi sportivi, autodromi.
Il Ministero del lavoro ha precisato che a far tempo dal 22 aprile 2005 “ i lavoratori che prestano attività lavorativa, in qualità di impiegati e operai dipendenti dalle case da gioco e dalle sale di scommesse, devono, ai fini previdenziali, essere obbligatoriamente iscritti presso l’ENPALS, sempre che l’attività delle sale da gioco e delle (sale, n.d.r.) di scommesse sia esercitata in modo esclusivo dal datore di lavoro”.
L'INPS fa presente che tale assunto è estensibile, per analogia, alle sale giochi. Qualora l’attività abbia carattere promiscuo, situazione che nel settore è abbastanza frequente, tenuto conto che soprattutto le case da gioco e le sale giochi sono spesso all’interno o annesse ai pubblici esercizi, si dovrà valutare se tali attività presentino o meno il carattere dell’autonomia.
L’iscrizione all’ENPALS dei dipendenti di sale di scommesse prescinde dal tipo di scommessa, sia essa inerente eventi ippici ovvero relativa ad altri eventi sportivi, ma riguarda esclusivamente lavoratori con contratto di lavoro subordinato. Diversamente, nel caso dei prestatori d’opera addetti ai totalizzatori o alla ricezione delle scommesse, gli stessi sono obbligatoriamente iscrivibili all'ENPALS indipendentemente dalla tipologia di rapporto di lavoro, subordinato o autonomo, solo in caso di scommesse effettuate presso gli ippodromi o cinodromi, ovvero presso le sale da corsa e le agenzie ippiche.
I dipendenti di palestre, sale fitness, impianti e circoli sportivi, ecc… , rientrano nelle categorie obbligatoriamente iscritte all’ENPALS. Per ciò che riguarda gli istruttori e gli addetti agli impianti e circoli sportivi e alle altre strutture, gli stessi sono soggetti all’assicurazione presso l’ENPALS a prescindere dalla natura giuridica, autonoma o subordinata, del rapporto di lavoro. Pertanto, l’assoggettamento a contribuzione ENPALS non può discendere dalla mera denominazione dell’attività quale “palestra”.
Nel caso concreto, è necessario procedere ad un’attenta disamina dell’attività complessivamente esercitata dall’azienda e delle professionalità nella stessa impiegate al fine di valutarne il corretto inquadramento e il conseguente obbligo contributivo. Da quanto precede, discende che le aziende che esplicano l’attività di gestione di palestre nelle quali viene svolta attività sportiva devono essere inquadrate nel settore industria con l’obbligo assicurativo dei lavoratori nei confronti dell’ENPALS; viceversa, le palestre che svolgono esclusivamente attività estetica o di recupero motorio continueranno a essere inquadrate nel settore terziario o artigiano, con l’obbligo di assicurazione all’INPS dei propri dipendenti. Infine, i datori di lavoro esercenti l’attività di gestione piscine devono essere inquadrati nel settore industria qualora le piscine stesse vengano utilizzate per lo svolgimento di attività sportiva. Peraltro, in analogia a quanto affermato per le palestre, qualora la piscina venga utilizzata esclusivamente per l’educazione motoria, il gestore dovrà essere inquadrato nel settore terziario o artigiano, con l’obbligo di assicurazione all’INPS dei propri dipendenti.
(Circolare INPS 18/05/2010, n. 66)
A seguito del passaggio dall'INPS all'ENPALS, sono sorte problematiche in relazione all'esatto inquadramento previdenziale di al...
Etichette: Case da gioco, Enpals, Impianti sportivi, INPS
Il comportamento antieconomico apre all'analitico induttivo.
E' legittimo l'accertamento analitico-induttivo nel caso in cui la società, nell'ambito di operazioni infragruppo, abbia tenuto un comportamento inspiegabilmente "antieconomico". Lo ha sancito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 11154 del 7 maggio 2010.
La pronuncia si riferisce a un avviso di accertamento Irpeg e Ilor, emesso nei confronti di una società per azioni. I verificatori della Guardia di Finanza avevano concluso l'attività istruttoria mediante la consegna alla spa di un pvc con il quale veniva contestata l'omessa applicazione e rilevazione in contabilità di interessi attivi di mora, su crediti vantati nei confronti di alcune società facenti parte del medesimo gruppo.
Il conseguente ricorso in Ctp veniva respinto; al contrario, la Ctr accoglieva l'appello della spa, sulla base della considerazione che gli interessi di mora (che agli atti non risultavano ancora percepiti) dovevano essere contabilizzati al momento del loro effettivo incasso.
Avverso tale decisione, l'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso per cassazione.
A parere dell''Agenzia delle Entrate, tra l'altro, la sentenza della Ctr violava l'articolo 56 del Tuir (ante riforma del 2004). In particolare, la spa, operante nel settore dell'intermediazione finanziaria, aveva addebitato a un'altra società, facente parte del gruppo, interessi di mora al tasso del 18% relativi a un credito non onorato alla scadenza pattuita. La stessa spa, però, non aveva addebitato e rilevato nelle scritture contabili gli interessi attivi di mora nei confronti di altre società del medesimo gruppo che si trovavano in analoga posizione debitoria nei suoi confronti.
Conseguentemente, l'Agenzia aveva fondato la pretesa tributaria eccependo un comportamento "antieconomico ed irragionevole", tale da consentire l'accertamento del maggior reddito ai fini Irpeg e Ilor mediante la ripresa a tassazione dei componenti positivi di reddito (interessi di mora) non addebitati ai clienti e non rilevati nel conto economico.
La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate.
A giudizio della Corte, gli interessi attivi e passivi relativi a crediti e debiti derivanti da operazioni infragruppo devono essere contabilizzati secondo il criterio di competenza economica (interessi maturati nell'esercizio) e non in base a quello di cassa (interessi percepiti o pagati).
Il rispetto della regola contabile indicata è funzionale alla redazione delle scritture contabili e del bilancio d'esercizio secondo i "principi di trasparenza" previsti dall'articolo 2423 del codice civile, in base al quale "Il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della società e il risultato economico dell'esercizio".
La Corte ha affermato che non assume alcun rilievo il fatto che i rapporti di credito e debito, da cui scaturiscono gli interessi, intercorrano tra società del medesimo gruppo.
Inoltre, l'accertamento induttivo emanato dall'Amministrazione finanziaria è valido in quanto l'articolo 39, comma 1, lettera d), del Dpr 600/1973, consente lo stesso pur in presenza di scritture formalmente corrette, qualora la contabilità possa essere considerata complessivamente inattendibile. Inattendibilità che può sussistere quando non si rispettano regole fondamentali di ragionevolezza, a causa, ad esempio, di un comportamento manifestamente e inspiegabilmente antieconomico.
La Cassazione ha sottolineato l'importanza del rispetto del principio di competenza economica ai fini della rilevazione in contabilità dei costi e ricavi d'impresa, compresi gli interessi di mora, indipendentemente dal momento dell'effettiva percezione o pagamento.
Un corretto comportamento contabile è funzionale alla redazione del bilancio di esercizio secondo i principi di trasparenza sanciti dall'articolo 2423 del codice civile. Trasparenza che non deve venir meno nel caso di rappresentazione contabile delle operazioni intercorse tra società appartenenti al medesimo gruppo.
In tale ambito, molte operazioni tra due o più compagini societarie possono essere "a somma zero" in relazione al risultato economico complessivo del gruppo (ad esempio, il costo per una società rappresenta specularmente il ricavo per l'altra); in tal caso, le operazioni possono rappresentare una compensazione tra reciproche posizioni di debito e di credito ("partite di giro").
Nonostante ciò, ogni società deve distintamente rilevare i componenti positivi e negativi derivanti dalle operazioni infragruppo.
In particolare, ogni singola operazione di natura commerciale (ad esempio, acquisto di materie prime da una società del gruppo), se posta in essere perché giustificata da precise scelte imprenditoriali dei soggetti coinvolti, deve essere correttamente rappresentata in contabilità da ciascuna società, indipendentemente dal risultato complessivo dell'operazione.
Sarà, pertanto, legittimo l'accertamento del Fisco se nell'ambito delle attività istruttorie si rilevano comportamenti palesemente antieconomici, che disattendono i principi sanciti dall'articolo 2423 del codice civile e che sono volti a non far emergere la reale natura di una o più operazioni aziendali, con particolare riferimento a quelle infragruppo.
E' legittimo l'accertamento analitico-induttivo nel caso in cui la società, nell'ambito di operazioni infragruppo, abbia tenuto ...
Iva: nuovo obbligo dichiarativo per operazioni effettuate con Paesi a fiscalità privilegiata.
L’art. 1 della Legge 25 marzo 2010, n. 40 ha introdotto a carico dei contribuenti nazionali passivi dell’Iva un nuovo obbligo dichiarativo. Andranno comunicate tutte le operazioni, cessioni di beni e prestazioni di servizi registrate o soggette a registrazione, effettuate e ricevute dal 1° luglio 2010 con gli operatori economici aventi sede, residenza o domicilio nei territori a fiscalità privilegiata (D.M. 4/5/1999 - black list delle persone fisiche; D.M. 21/11/2001 - black list delle società controllate estere).
L’art. 1 della Legge 25 marzo 2010, n. 40 ha introdotto a carico dei contribuenti nazionali passivi dell’Iva un nuovo obbligo dichiarativo. ...
vorrei acquistare una casa.Quella in cui vivo e’ in usufrutto a mia madre mentre io sono l’intestatario.
Ho diritto all’iva al 4%????
Devo fare una donazione a mia madre e poi posso acquistare la nuova casa?
vorrei acquistare una casa.Quella in cui vivo e’ in usufrutto a mia madre mentre io sono l’intestatario. Ho diritto all’iva al 4%???? Devo ...
AVREI BISOGNO DI UNA PRECISAZIONE CIRCA ALLA DETRAIBILITA' DELLE SPESE SOSTENUTE PER L'AFFITTO. HO UNA FIGLIA CHE FREQUENTA L'UNIVERSITA' A UDINE, HA LA RESIDENZA IN PROVINCIA DI TREVISO E QUINDI A CIRCA 80 KM. visto che la circolare dell'ag. delle entrate cita che l'art, 15 comma 1 lett. i-sexies prevede la detraibilità dell'irpef del 19% dell'importo del canone di locazione, derivante dai contratti stipulati o rinnovati al sensi della legge 431/1998 da studenti universitari a condizione che LA SEDE UNIVERSITARIA SIA UBICATA IN UN COMUNE DIVERSO DA QUELLO DI RESIDENZA, DISTI DA QUEST'ULTIMO ALMENO 100 KM. E SIA COMUNQUE SITUATO IN UNA PROVINCIA DIVERSA.
QUINDI ESSENDO IN PROV. DI TV E DISTANTE A CIRCA 80 KM. DA UDINE POSSO USUFRUIRE DELLA DETRAZIONE VISTO CHE L'UNIVERSITA' E' SITUATA IN UNA PROVINCIA DIVERSA?.
AVREI BISOGNO DI UNA PRECISAZIONE CIRCA ALLA DETRAIBILITA' DELLE SPESE SOSTENUTE PER L'AFFITTO. HO UNA FIGLIA CHE FREQUENTA L'UN...
Etichette: 730, Detrazione, Quesiti, Studenti
Quesito: quota interessi mutuo da scaricare se coniuge a carico.
Nel 2003 ho acquistato la prima casa insieme a mia mogli e per delle neccesità
abbiamo deciso di intestarla a LEI. Siamo in regime di separazione dei beni.
L'acquisto lo abbiamo fatto tramite mutuo bancario intestato ad entrambi.
Mia moglie non lavora e quindi e a carico mio.
Vorrei sapere se posso detrarre quote degli interessi del mutuo?
se si in che parte?
Pongo il quesito perché negli anni scorsi mi facevano scaricare la quota di mia moglie.Pari al 50%
Nei ultimi due anni addirittura tutta la quota degli interessi.Pari al 100%
Invece quest'anno con mio grosso stupore non mi fanno scaricare nessuna quota.
Nel 2003 ho acquistato la prima casa insieme a mia mogli e per delle neccesità abbiamo deciso di intestarla a LEI. Siamo in regime di separ...
Etichette: 730, Familiari a carico, Interessi passivi, Mutui ipotecari, Quesiti
Quesito: sanzioni anche per il lavoratore per lavoro nero?
nel 2009 la guardia di finanza e l' ispettorato del lavoro hanno fatto un controllo sul posto di lavoro dove lavorava mia moglie (dipendente) in un centro meccanografico che era in regola solo per 4 ore e hanno appunto trovato documentazione che nel 2007-2008 lavorava in nero per 4 ore .
Poco dopo la ditta S.R.L. è fallita e ha chiuso.
Adesso a mia moglie e anche alle altre colleghe sono arrivate da pagare dalla Agenzia delle entrate svariate migliaia di euro tra contributi da versare e sanzioni per le ore fatte in nero in nel 2007 -2008.
Premetto che le ore che le pagava in nero fuori busta non erano superiori a quello che le veniva dato in busta.
Chiaramente non è stata una scelta di mia moglie a lavorare in nero per 4 ore ma è stata praticamente costretta altrimenti la porta è quella gli disse il datore di lavoro e con la crisi che c'è oggi sfido a trovare un altro lavoro.
La mia domanda è: è giusto che paghi mia moglie "ora disoccupata" quello che avrebbe dovuto pagare il datore di lavoro?
nel 2009 la guardia di finanza e l' ispettorato del lavoro hanno fatto un controllo sul posto di lavoro dove lavorava mia moglie (dipend...
Etichette: Lavoro nero, Quesiti
Non è responsabile il liquidatore di una società per le imposte dovute all’Amministrazione finanziaria se non è provato il pagamento di debiti di grado inferiore rispetto a quelli tributari.
È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione nella sentenza 18 maggio 2010 n. 12149, che ha respinto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate volto a far dichiarare la responsabilità personale dell’amministratore e del liquidatore per l’omesso pagamento dei tributi della società in liquidazione
Non è responsabile il liquidatore di una società per le imposte dovute all’Amministrazione finanziaria se non è provato il pagamento di debi...
Etichette: responsabilità liquidatore
I crediti Ici sono privilegiati. Infatti d’ora in avanti il comune che deve riscuotere il tributo di un’azienda fallita potrà godere del privilegio generale che la legge ha previsto per i beni mobili.
Lo hanno stabilito le Sezioni unite civili della Corte di cassazione che, con la sentenza n. 11930 di oggi, hanno respinto il ricorso di un fallimento, estendendo questo importante privilegio, sancito dal legislatore per la Tosap e la tassa sui rifiuti, anche all’imposta comunale sugli immobili
I crediti Ici sono privilegiati. Infatti d’ora in avanti il comune che deve riscuotere il tributo di un’azienda fallita potrà godere del pri...
alle mercoledì, maggio 19, 2010
Nel mod. 730/10 dove devo inserire i dati del punto 124 del Cud (Tfr erogato nell'anno).
Etichette: 730, CUD, Quesiti
alle martedì, maggio 18, 2010
Quesito: lavoratore dipendente full time e freelance part time.
vorrei un vostro consiglio sulla mia situazione: lavoro come dipendente full time con contratto a tempo indeterminato (reddito annuo lordo di circa 24000 euro) in italia.
vorrei svolgere lavori freelance (traduzioni) per societa' estere (europa). vorrei sapere se:
- esiste un limite annuo per poter lavorare senza partita iva
- come devo comportarmi per quanto riguarda la dichiarazione dei redditi lavorando senza ritenuta d'acconto (per l'estero. sono obbligata a dichiarare?), e cosa devo aspettarmi in termini di tassazione
- quali sono le condizioni per i lavoratori dipendenti con partita iva
vorrei un vostro consiglio sulla mia situazione: lavoro come dipendente full time con contratto a tempo indeterminato (reddito annuo lordo d...
sono un contribuente che ho come reddito il solo ricavato del fitto di un appartamento e per tale motivo, come lo scorso anno devo necessariamente effettuare la dichiarazione a mezzo unico 2010.Lo scorso anno, quindi, in sede di dichiarazione versai l'irpef dovuta ed a novembre versai il previsto acconto. Ritengo che l'acconto si riferisse all'irpef da versare quest'anno o sono in errore? Se è così in quale quadro va indicata la somma versata in acconto?
sono un contribuente che ho come reddito il solo ricavato del fitto di un appartamento e per tale motivo, come lo scorso anno devo necessari...
Etichette: IRPEF, Quesiti, UNICO
IVA - La territorialità dei lavori di manutenzione.
A seguito dell’entrata in vigore del d.lgs. 18/2010, l’Agenzia delle Entrate, con risoluzione n. 37 del 17 maggio 2010 chiarisce che i lavori di manutenzione dei beni mobili, effettuati nei confronti delle imprese, in quanto prestazioni generiche, si considerano effettuati nel territorio italiano se il committente è stabilito in Italia, al contrario sono fuori campo iva se il committente è residente all’estero.
Dichiarazioni 2010. Farmaci senza copia della ricetta.
Con la risoluzione n. 10/E del 17 febbraio 2010, l’Amministrazione Finanziaria ha fornito alcuni chiarimenti sulla detraibilità del 19% delle spese sanitarie. In particolare, è stato chiarito che è possibile riconoscere l’agevolazione fiscale, a condizione però che la documentazione indichi comunque la natura del prodotto attraverso sigle, abbreviazioni o terminologie chiaramente riferibili ai farmaci. Inoltre, si precisa che non è più necessario conservare la fotocopia della ricetta rilasciata dal medico di base, in quanto la natura e la qualità del prodotto acquistato si evincono dalla dicitura “farmaco” o “medicinale” e dalla indicazione del numero AIC riportate nei documenti di spesa rilasciati dalle farmacie.
Con la risoluzione n. 10/E del 17 febbraio 2010, l’Amministrazione Finanziaria ha fornito alcuni chiarimenti sulla detraibilità del 19% dell...
Etichette: 730, Dichiarazione dei redditi, Spese mediche
Nel limite alla compensazione va computata anche la quota del credito annuale IVA richiesta a rimborso con procedura semplificata al competente agente della riscossione. Quando si pianifica l'utilizzo dei crediti si deve quindi tenere conto di tale aspetto, al fine di non commettere violazioni pesantemente sanzionate.I limiti alla compensazione
L’art. 25, comma 4, D.Lgs. n. 241/1997 e l’art. 34, comma 1, legge n. 388/2000 stabiliscono che la compensazione tra imposte diverse può essere effettuata fino all’importo di 516.456,90 euro. Il limite è elevato ad un milione di euro per i soggetti subappaltatori che nell’anno precedente hanno effettuato operazioni soggette a reverse charge di cui all’art. 17, comma 6, lettera a), D.P.R. n. 633/1972 per almeno l’80% del volume d’affari (art. 35, comma 6-ter, D.L. n. 223/2006).
Si tenga comunque presente che l’art. 34, comma 1, ultimo periodo, legge n. 388/2000 (così come modificato dall’art. 10 del D.L. n. 78/2009) prevede, tramite apposito D.M., la possibilità di elevazione del limite generale da 516.456,90 euro al più elevato ammontare di 700.000 euro.
Gli importi da computare nel limite
Per quello che riguarda l’IVA, nel limite alla compensazione di 516.456,90 o di un milione di euro devono essere computati non solo gli importi in compensazione del credito annuale e del credito infrannuale, ma anche altri importi.
In particolare, va computata nel limite:
-la quota del credito annuale ceduta per la partecipazione al consolidato nazionale (art. 7, comma 1, lettera b, D.M. 9 giugno 2004);
-la quota del credito annuale chiesta a rimborso con procedura semplificata direttamente al competente agente per la riscossione (rigo VR4 campo 2 del modello VR).Di contro, non entra nel limite:
-la quota del credito annuale chiesta a rimborso e liquidata dal competente Ufficio dell’Agenzia delle Entrate (differenza tra campo 1 e campo 2 del rigo VR4 del modello VR);
-la quota del credito infrannuale a rimborso, considerato che questa viene sempre liquidata dal competente Ufficio dell’Agenzia delle Entrate.
La pianificazione dell’utilizzo dei crediti IVA
Considerato che nel limite di 516.456,90 o di un milione di euro devono essere computati anche importi diversi da quelli in compensazione, è necessario pianificare attentamente la gestione dei crediti IVA.
Per quello che riguarda il credito annuale, nel caso in cui si intenda chiederne il rimborso totale o parziale, e nel caso in cui gli importi siano elevati, si dovrà effettuare una scelta sul soggetto (agente della riscossione o Agenzia delle Entrate) a cui richiedere il rimborso del credito annuale.
Si tenga comunque presente che il modello VR va in ogni caso presentato al competente agente per la riscossione, in quanto il soggetto che dovrà liquidare il rimborso sarà individuato in base alla modalità di compilazione del rigo VR4 del modello.
Compilazione del modello VR: un esempio
Si consideri la seguente situazione: una società ha maturato nell’anno di imposta 2009 un credito di 1.100.000 euro, che intende utilizzare in detrazione su IVA a debito per 200.000 euro, in compensazione con altre imposte per 300.000 euro e chiedere a rimborso per la parte residua pari a 600.000 euro.
L’utilizzo del credito in questa maniera andrà evidenziato nel quadro VX come esemplificato nella Tavola n. 1.
In caso di presentazione della dichiarazione unificata si dovrà fare riferimento ai corrispondenti righi del quadro RX.
Si noti che le quote del credito in detrazione su IVA a debito ed in compensazione con altre imposte vanno evidenziate cumulativamente.
In senso analogo, la quota del credito chiesta a rimborso va inserita integralmente nel rigo VX4 anche se, come evidenziato nella Tavola n. 2, una parte viene chiesta al competente agente della riscossione ed una parte al competente Ufficio dell’Agenzia delle Entrate.
Come si può vedere, nel rigo VR3 è stato indicato l’importo del credito annuale.
Nel rigo VR4 campo 1 è stato poi inserito l’intero importo chiesto a rimborso, mentre nel campo 2 è stata evidenziata solo la quota di cui si chiede l’erogazione tramite procedura semplificata.
In particolare, nel campo 2 è stato indicato l’ammontare di 216.456 euro in quanto si intende compensare con altre imposte una quota del credito pari a 300.000 euro.
La somma dei due importi, quindi, non supera il limite previsto per la compensazione, nel quale, come evidenziato in precedenza, entra per l’appunto anche la quota del rimborso annuale di cui si chiede la liquidazione con procedura semplificata.
La differenza tra il campo 1 e il campo 2 del rigo VR4 (in questo caso pari a 383.544 euro) verrà liquidata dal competente Ufficio dell’Agenzia delle Entrate.
Si tenga comunque presente che nella compilazione del rigo VR4 si deve tenere conto anche delle compensazioni dei crediti infrannuali maturati ed utilizzati nel 2010, considerato che anche questi devono essere computati nel limite di 516.456,90 o di un milione di euro.
Nel limite alla compensazione va computata anche la quota del credito annuale IVA richiesta a rimborso con procedura semplificata al compete...
Etichette: Compensazione, Iva
La piccola proprietà contadina si "libera" dell'ispettore agrario.
Per il riconoscimento del regime agevolativo in materia di piccola proprietà contadina non è più necessaria la presentazione del certificato dell'ispettorato provinciale agrario competente (prevista dalla legge 604/1954), che attesti l'abitualità della lavorazione manuale della terra nonché l'idoneità del fondo alla formazione e all'arrotondamento della piccola proprietà contadina. Questo per effetto delle novità introdotte, in materia, dall'articolo 2, comma 4- bis, del Dl 194/2009.
La precisazione è contenuta nella risoluzione n. 36/E del 17 maggio.
Nel documento di prassi, i tecnici delle Entrate, prima di dare soluzione al quesito, ripercorrono le norme di riferimento in materia di agevolazioni per la piccola proprietà contadina, anche in relazione alla disciplina contenuta nella legge 604/1954.
Sulla base delle ultime disposizioni introdotte con l'articolo 2, comma 4-bis, del Dl 194/2009, a decorrere dallo scorso 28 febbraio (data di entrata in vigore della legge di conversione) e fino al 31 dicembre 2010, viene prevista, al fine di assicurare le agevolazioni per la piccola proprietà contadina, l'applicazione delle imposte di registro e ipotecaria nella misura fissa e dell'imposta catastale nella misura dell'1%, per i trasferimenti a titolo oneroso di terreni e relative pertinenze, qualificati agricoli in base a strumenti urbanistici vigenti. Destinatari del regime di favore sono i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella relativa gestione previdenziale ed assistenziale, nonché le operazioni fondiarie attraverso l'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea). La stessa norma stabilisce espressamente le ipotesi di decadenza dal regime agevolativo.
Secondo l'Agenzia delle Entrate, la disposizione definisce in maniera puntuale e, per alcuni aspetti, innovativi, rispetto alla disciplina dettata dalla legge 604/1954, i presupposti oggettivi e soggettivi, nonché le condizioni per poter accedere al regime agevolativo della piccola proprietà contadina che trova applicazione per gli atti stipulati tra il 28 febbraio e il 31 dicembre 2010.
In particolare, assume rilevanza, sotto il profilo soggettivo, che i destinatari dell'agevolazione (imprenditore agricolo professionale e coltivatore diretto) siano iscritti nella relativa gestione previdenziale e assistenziale tenuta presso l'Inps. Dal punto di vista del requisito oggettivo, rileva la qualificazione agricola dei terreni in base agli strumenti urbanistici vigenti.
Anteriormente all'intervento normativo in commento, la precedente agevolazione in materia di piccola proprietà contadina trovava la propria fonte nella legge 6 agosto 1954, n. 604, i cui termini di validità sono stati ripetutamente prorogati per oltre cinquanta anni; da ultimo, l'articolo 2, comma 8, della legge 203/2008, li ha prorogati fino al 31 dicembre 2009.
Con tale regime, i soggetti che potevano fruire delle disposizioni in materia di piccola proprietà contadina venivano individuati in considerazione dell'attività manuale di lavorazione della terra e di altri parametri, prescindendo, quindi, dalla iscrizione nella relativa gestione previdenziale. In particolare, l'agevolazione riguardava una serie di atti, "…posti in essere per la formazione o per l'arrotondamento della piccola proprietà contadina…", senza porre attenzione alla onerosità dell'atto né alla circostanza che il terreno oggetto del trasferimento fosse qualificato agricolo in base agli strumenti urbanistici vigenti.
Nella risoluzione viene affermato, quindi, che esistono delle sostanziali divergenze tra il sistema definito dal recente decreto 194/2009 e quello originariamente dettato dalla legge 604/1954, tali da far desumere che la disposizione agevolativa non costituisca una proroga del regime precedente, ma una vera e propria norma innovativa, posta anche la soluzione di continuità con il precedente regime.
Per l'applicazione dell'articolo 2, comma 4- bis, del citato decreto legge occorre, quindi, porre rilievo ai requisiti soggettivi e oggettivi individuati ex novo, nonché alle cause di decadenza dall'agevolazione espressamente indicate.
Pertanto, poiché il Dl 194/2009 non richiede ulteriori condizioni, se non quelle espressamente indicate, ai fini della fruizione delle agevolazioni non è richiesta la sussistenza delle ulteriori condizioni contenute nell'articolo 2, numeri. 1), 2) e 3), della legge 604/1954 (quali, la qualità dell'acquirente che deve dedicare abitualmente la propria attività alla lavorazione della terra, l'idoneità del fondo alla formazione e all'arrotondamento della piccola proprietà contadina, la mancata alienazione nel biennio precedente di fondi rustici di oltre un ettaro).
Una volta esclusa l'applicabilità delle "vecchie" condizioni, viene meno anche la funzione della certificazione, prevista dai successivi articoli 3 e 4 della legge 604/1954, da parte dell'ispettorato provinciale agrario competente, che attesti la sussistenza dei requisiti richiamati dai citati numeri 1,2 e 3.
Per il riconoscimento della natura di opera d'arte, d'antiquariato e da collezione, che fa scattare l'aliquota Iva ridotta (10%) sull'importazione della stessa, si fa riferimento alle disposizioni comunitarie in materia doganale, se il bene non è compreso fra quelli che ricevono la certificazione del ministero dei Beni culturali. I chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate, nella circolare n. 24/E del 17 maggio.
L'Amministrazione finanziaria "aggiorna", così, in parte la precedente prassi (circolare 177/1995) che subordinava l'applicazione dell'Iva al 10% al rilascio, da parte del ministero dei Beni culturali e ambientali, di apposito certificato dal quale risulti, anteriormente all'introduzione del bene nel territorio italiano, la natura artistica dell'opera.
L'Agenzia delle Dogane, al riguardo, aveva segnalato alcune difficoltà operative, evidenziando che in alcuni casi il Ministero non rilascia il predetto attestato. Secondo la normativa vigente, infatti, in caso di importazione da uno Stato membro in Italia di opere d'arte è prevista la certificazione, a domanda, dall'ufficio di esportazione, solo per determinati beni aventi interesse culturale: si tratta di opere di autori non più in vita la cui esecuzione risalga a oltre cinquant'anni, archivi e singoli documenti appartenenti a privati che presentino interesse culturale, alcuni tipi di fotografie con almeno 25 anni di vita e mezzi di trasporto o strumenti scientifici aventi più di cinquanta anni (articolo 72 Dlgs 42/2004). La certificazione, in questi casi, costituisce un attestato sulla legittima provenienza estera del bene che è così tutelato, con conseguente semplificazione dei controlli in caso di riesportazione.
In sostanza, non c'è perfetta coincidenza fra i beni artistici che fruiscono dell'aliquota ridotta (Tabella allegata al Dl 41/1995) e quelli assistiti dalla speciale tutela e per i quali il ministero dei Beni culturali è tenuto, a richiesta, al rilascio della descritta certificazione (Articolo 72 Dlgs 42/2004). Di conseguenza, per i beni che non rientrano in quest'ultima categoria protetta, ma che sono elencati nella Tabella del Dl 41/995, non è previsto il rilascio dell'apposita attestazione.
Pertanto, per il riconoscimento della natura di "oggetto d'arte, d'antiquariato o da collezione" delle opere in questione- conclude l'Agenzia delle Entrate - è necessario far riferimento alle disposizioni comunitarie in materia doganale, in considerazione del fatto che i predetti beni sono individuati tramite le indicazioni dello specifico codice della Nomenclatura Combinata della Tariffa Doganale.
Per il riconoscimento della natura di opera d'arte, d'antiquariato e da collezione, che fa scattare l'aliquota Iva ridotta (10%)...
La risoluzione n. 12115, del 15 febbraio 2010 della Dre Lombardia, ha chiarito che gli immobili detenuti all’estero e ivi soggetti a tassazione, concessi in locazione, costituiscono reddito imponibile in Italia per un importo pari alla differenza tra il valore dell’affitto e le spese deducibili secondo la legislazione locale. Pertanto nel quadro RL dovrà essere indicato l’ammontare di imponibile al netto delle spese sostenute nel paese estero.
La risoluzione n. 12115, del 15 febbraio 2010 della Dre Lombardia, ha chiarito che gli immobili detenuti all’estero e ivi soggetti a tassazi...
Gli atti impositivi devono contenere gli estremi di pubblicazione dell’atto a cui il fisco ha rinviato.
Lo ha stabilito le sezioni unite civili della Cassazione che, con la sentenza n. 11722 di oggi, hanno accolto alcuni dei motivi presentati dal comune di Bassano del Grappa destinatario di una cartella esattoriale (“la cui natura è tributaria”) da parte di un consorzio di bonifica. Subito l’ente locale aveva lamentato la mancata e incompleta motivazione della cartella, carente, secondo la difesa dell’ente locale, del Piano di classifica e dei ruoli di contribuenza. Non solo. Il consorzio non aveva neppure indicato dove queste delibere erano state pubblicate
Gli atti impositivi devono contenere gli estremi di pubblicazione dell’atto a cui il fisco ha rinviato. Lo ha stabilito le sezioni unite ci...
Siamo una azienda che importa carbone vegetale di legna dal Paraguay ed Egitto.
Vorremmo sapere se abbiamo l'obbligo di dichiarare sulla confezione la provenienza della merce
se si quali sono le sanzioni per omesso dicitura di provenienza ?
Siamo una azienda che importa carbone vegetale di legna dal Paraguay ed Egitto. Vorremmo sapere se abbiamo l'obbligo di dichiarare sulla...
Etichette: Provenienza merci, Quesiti
sono un disoccupato o meglio ho lavorato nel 2009 a tempo determinato e a lavoro occasionale. Vi elenco quindi i lavori che ho svolto:
A settembre ho partecipato a n° 2 campi scuola per due distinte scuole. Il lavoro è stato in qualità di esperto docente per un periodo di 15 giorni ciascuno e percependo rispettivamente 1.000 euro circa , con ritenuta d'acconto di 258 euro, e 1200 circa per il secondo progetto.
Tra novembre e dicembre ho svolto lavoro di vigilanza per un mese e mezzo, fino al 31/12/2009, percependo un reddito complessivo di circa 1.100 euro.
Il totale complessivo è di circa 3.400 euro.
1) devo dichiarare tali redditi e se si devo dichiararli assieme ai redditi di mio padre?
2) Superando i 2.850 non rientro più come figlio a carico?
3) Cosa perdono i miei genitori in termini di figlio non più a carico?
4) Le spese universitarie sostenute nel 2009 le debbo detrarre dal 730 di mio padre o eventualmente nella mia dichiarazione reddituale del 730?
5) Essendo mio padre invalido al 100% con accompagnatore ha diritto a qualche agevolazione fiscale nella dichiarazione reddituale?
sono un disoccupato o meglio ho lavorato nel 2009 a tempo determinato e a lavoro occasionale. Vi elenco quindi i lavori che ho svolto: A set...
sono proprietaria di 2 box come seconda casa, il primo lo utilizzo saltuariamente e non ha luce, acqua e gas, il secondo non lo utilizzo mai ed ha solo la corrente elettrica. Quale codice di utilizzo devo indicare nella dichiarazione dei redditi?
sono proprietaria di 2 box come seconda casa, il primo lo utilizzo saltuariamente e non ha luce, acqua e gas, il secondo non lo utilizzo ma...
Etichette: 730, Pertinenze, Quesiti
Quesito: detrazione per ristrutturazione edilizia per cambio proprietà.
Avendo acquistato un appartamento in comproprietà con mia moglie ed essendo disponibile un credito di imposta per ristrutturazione edilizia del precedente proprietario, è necessario usufruire della detrazione tra comproprietari in relazione alla percentuale di proprietà o la detrazione può essere utilizzata da uno solo dei 2 coniugi?
Avendo acquistato un appartamento in comproprietà con mia moglie ed essendo disponibile un credito di imposta per ristrutturazione edilizia ...
Verifiche su fatture sulle variazioni in diminuzione d'imposta.
Se nel corso del giudizio il contribuente rileva l'erronea indicazione in fattura di un'aliquota d'imposta superiore rispetto a quella reale, il giudice di merito, al di fuori delle ipotesi di correzione previste dall'articolo 26 del Dpr 633/1972, non è legittimato a ridurre, di sua iniziativa, l'ammontare dell'imposta quantificata nel predetto documento fiscale.
La variazione in diminuzione dell'imposta indicata in fattura è sottoposta esclusivamente alle regole previste dall'articolo 26.
Questo il principio di diritto desumibile dalle decisioni "gemelle", pronunciate su identiche controversie, dalla sezione tributaria della Corte di cassazione con ordinanze nn. 9587 e 9588, del 22 aprile.
La vicenda, comune a entrambe le controversie, è originata da una rettifica Iva operata dall'Agenzia delle Entrate e relativa all'accertamento di maggiori corrispettivi nei riguardi dell'emittente le fatture oggetto di recupero.
A seguito della sentenza della Commissione tributaria provinciale, parzialmente sfavorevole alle sorti dell'Agenzia, l'ufficio proponeva appello che, successivamente, veniva rigettato dai giudici di secondo grado.
Contro tale decisione, l'Agenzia delle Entrate ricorreva in Cassazione, eccependo, con unico motivo, la doglianza secondo cui, il giudice tributario, nel ritenere dovuta l'imposta recata dalla fattura nella quale i corrispettivi erano indicati in misura superiore a quelli reali, ne avesse tuttavia ridotto l'ammontare per avere, l'emittente, erroneamente indicato l'aliquota del 19% anziché quella, effettivamente applicabile, ratione temporis, del 9 per cento.
Il Supremo collegio, aderendo a quanto affermato dal giudice relatore, con due identiche ordinanze, ha cassato le sentenze dei giudici di merito, rinviando le cause ad altra sezione della Commissione tributaria regionale.
Per i giudici di piazza Cavour, nel caso in questione, risulta applicabile la norma di cui all'articolo 21, comma 7, del Dpr 633/1972, e cioè che "… se i corrispettivi delle operazioni o le imposte relative sono indicate in misura superiore a quella reale, l'imposta e' dovuta per l'intero ammontare indicato o corrispondente alle indicazioni in fattura".
Per la Cassazione tale formulazione non riveste carattere sanzionatorio, ma ha il solo scopo di ricondurre a coerenza il sistema dell'Iva.
Ne consegue che, se nella fattura vengono esposti corrispettivi in misura superiore a quella reale, l'imposta è dovuta per l'intero ammontare indicato, con l'ulteriore conseguenza che "…l'eventuale errore commesso nella indicazione o nel calcolo della aliquota di imposta può essere corretto solo mediante il ricorso alla procedura di cui all'art. 26 dello stesso D.P.R.".
Con le pronunce in esame, la Cassazione pone in evidenza la circostanza secondo cui l'unica procedura, atta a poter correggere in diminuzione una fattura già emessa, è rappresentata da quella descritta nell'articolo 26 del decreto Iva.
Secondo tale norma, anche in caso di rettifica di inesattezze della fatturazione, che abbiano dato luogo all'applicazione del settimo comma dell'articolo 21 (qual è il caso dell'esposizione in fattura di Iva in misura superiore a quella dovuta per legge), la correzione è ammessa mediante la predisposizione di un'apposita nota di variazione redatta da parte dell'emittente della fattura "inesatta", nel termine di un anno dall'effettuazione dell'operazione da rettificare.
Questa "limitazione alla correzione" riferita alle ipotesi delineate dal settimo comma dell'articolo 21, è giustificata dalla volontà del legislatore di ricondurre a coerenza il sistema impositivo dell'Iva, che si fonda sui principi della rivalsa e della detrazione.
Ne deriva che neppure il giudice tributario, al di fuori della procedura all'uopo prevista dal predetto articolo 26, potrà provvedere alla correzione dell'errore dell'emittente della fattura, per mezzo della riduzione dell'imposta ivi esposta.
Se nel corso del giudizio il contribuente rileva l'erronea indicazione in fattura di un'aliquota d'imposta superiore rispetto a ...
Etichette: Fattura, Iva
Agevolazioni ad hoc per i contribuenti benevoli nei confronti del no profit, della cultura, dello sport, dell’istruzione e della ricerca scientifica. Due le strade offerte, in base al tipo di erogazione, o la detrazione del 19% dall’Irpef o la deduzione dal reddito complessivo delle somme versate. Per le Onlus, le associazioni di promozione sociale e le fondazioni e associazioni riconosciute operanti nel settore artistico e culturale, invece, si può scegliere tra detrazione o deduzione.
Ecco come compilare le sezioni del modello 730 ad esse dedicate.
Il Fisco prevede una detrazione d’imposta del 19% per le liberalità effettuate a favore di iniziative e organismi che operano in campo sociale e umanitario. Le “spese” in questione vanno indicate, all’interno del quadro E “Oneri e spese”, nella sezione I, “Oneri per i quali è riconosciuta una detrazione d’imposta del 19%”, nei righi da E19 a E21: nella colonna 1 va indicato il codice identificativo del tipo di erogazione, nella colonna 2 il suo importo.
Il codice 20 va inserito per le erogazioni a favore delle Organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus) e per le iniziative umanitarie promosse da fondazioni, associazioni, comitati ed enti individuati con decreto del Presidente del consiglio dei ministri e operanti in Paesi non aderenti all’ Ocse.
Nello stesso ambito rientrano anche le erogazioni destinate alle popolazioni colpite da calamità o eventi straordinari, avvenuti anche in altri Stati, realizzate tramite Onlus, organizzazioni internazionali di cui fa parte l’Italia, organismi che prevedono tra le proprie finalità istituzionali tali tipi di interventi, amministrazioni pubbliche statali, regionali, locali, enti pubblici non economici e associazioni sindacali di categoria.
La detrazione spetta su un importo complessivo non superiore a 2.065,83 euro per uno sconto massimo, quindi, di 245,32 euro.
Codice 21, invece, per gli aiuti in denaro a favore di associazioni sportive dilettantistiche, per un importo massimo di 1.500 euro, con una detrazione massima di 285 euro.
Sconto del 19% (codice 23) anche per le erogazioni rivolte ad associazioni di promozione sociale (Aps) iscritte nei registri previsti dalle disposizioni di legge, per una detrazione non superiore a 392,51 euro, con somma massima detraibile di 2.065,83 euro.
Ma il Fisco riserva uno spazio anche all’arte e alla cultura.
Va indicato il codice 24 per le erogazioni in denaro a favore della Fondazione “La Biennale di Venezia”. In questo caso, la detrazione spetta nel limite del 30% del reddito complessivo.
Codice 26, invece, per le erogazioni liberali in denaro a favore di enti che operano nel settore culturale artistico e per il costo specifico (o, in mancanza, il valore normale) dei beni ceduti gratuitamente sulla base di una apposita convezione.
Le erogazioni liberali in denaro per la realizzazione di nuove strutture, il restauro e il potenziamento di quelle esistenti e la produzione nel settore dello spettacolo (codice 27) possono essere detratte per un importo non superiore al 2% del reddito complessivo dichiarato.
Stessa regola valida per gli “aiuti” rivolti agli enti operanti in ambito musicale, per i quali è prevista la trasformazione in fondazioni di diritto privato (codice 28). In quest’ultimo caso, il limite è aumentato al 30% del reddito per le somme destinate al patrimonio della fondazione dai soggetti privati al momento della loro partecipazione o come contributo alla sua gestione.
Non è previsto alcun limite di importo, invece, per le erogazioni liberali a favore di istituti scolastici di ogni ordine e grado, finalizzate all’innovazione tecnologica, all’edilizia scolastica, all’ampliamento dell’offerta formativa (codice 31).
Alcune erogazioni liberali, invece, possono seguire la strada della deducibilità dal reddito complessivo dichiarato.
In questo caso, le somme vanno indicate, sempre all’interno del quadro E “Oneri e spese”, nella sezione II “Oneri deducibili dal reddito complessivo”, nel rigo E27, annotando nella colonna 1 il codice relativo e nella colonna 2 l’importo.
Rientrano in questa categoria i contributi, le donazioni e le oblazioni erogate alle Organizzazioni non governative riconosciute idonee (il cui elenco è consultabile nel sito www.esteri.it), operanti nell’ambito della cooperazione con i Paesi in via di sviluppo. In questo caso, il codice da indicare è il 2, se l’erogazione è dedotta nella misura massima del 2% del reddito complessivo.
Oppure, si può optare per la deduzione nel limite del 10% del reddito, e comunque entro i 70mila euro, indicando il codice 3. Tale codice è riferibile anche alle erogazioni in denaro o in natura riservate a Onlus (le Ong sono considerate anche “Onlus di diritto” ai sensi del Dlgs 406/1997), ad associazioni di promozione sociale e a fondazioni e associazioni riconosciute aventi come finalità la tutela, la promozione e la valorizzazione di beni di interesse artistico, storico e paesaggistico. Per questo tipo di erogazioni, quindi, il contribuente può optare, alternativamente, per la detrazione o per la deduzione. All’interno del codice 3, inoltre, rientrano anche le liberalità destinate a fondazioni e associazioni riconosciute che promuovono la ricerca scientifica.
Codice 4, invece, per le liberalità in denaro a favore di enti universitari, di ricerca pubblica e di quelli vigilati, e degli enti parco regionali e nazionali.
Si può fruire degli sconti previsti dal Fisco per le erogazioni liberali in denaro solo quando le stesse sono state effettuate tramite versamento bancario o postale, carte di debito, di credito o prepagate, bancomat, assegni bancari e circolari. Per le erogazioni effettuate tramite carta di credito, basta conservare l’estratto conto della società che gestisce tale strumento di pagamento ed esibirlo, se richiesto, all’Amministrazione finanziaria. Negli altri casi, invece, il beneficiario deve rilasciare a chi elargisce le somme un’apposita ricevuta.
Agevolazioni ad hoc per i contribuenti benevoli nei confronti del no profit, della cultura, dello sport, dell’istruzione e della ricerca sci...
Etichette: Detrazione, Erogazioni liberali
Il carattere distintivo del marchio dev'essere valutato, da un lato, in rapporto ai prodotti o ai servizi per i quali è chiesta la registrazione e, dall'altro, con riguardo alla percezione che di esso ha il pubblico interessato, costituito dai consumatori medi dei detti prodotti o servizi.Il carattere distintivo del marchio dev’essere valutato, da un lato, in rapporto ai prodotti o ai servizi per i quali è chiesta la registrazione e, dall’altro, con riguardo alla percezione che di esso ha il pubblico interessato, costituito dai consumatori medi dei detti prodotti o servizi.
Oggetto della controversia è la decisione con la quale l’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (UAMI) ha respinto la domanda di registrazione di marchio comunitario presentata dalla società Kerma per il segno denominativo BIOPIETRA nella classe merceologica 19 (materiali da costruzione non metallici; pietre; manufatti di cemento amalgamato a pietra macinata lastre, pavé ecc.): secondo l’UAMI il segno denominativo BIOPIETRA è privo di carattere distintivo in quanto, agli occhi del consumatore di lingua italiana, il segno si scompone in due vocaboli («bio» e «pietra») che corrispondono in un prefisso utilizzato per fare riferimento all’ambiente e ad un materiale largamente usato nell’edilizia. Pertanto, secondo l’UAMI, anche se il termine «biopietra» non esiste, verrà percepito da un consumatore interessato ai materiali per l’edilizia come facente riferimento ad una caratteristica dei prodotti e non come un marchio esclusivo di un fabbricante.
I giudici comunitari concordano con i rilievi dell’UAMI. Per appurare se il segno denominativo BIOPIETRA sia privo di carattere distintivo, bisogna partire dalla considerazione che, per costante giurisprudenza, il carattere distintivo del marchio dev’essere valutato, da un lato, in rapporto ai prodotti o ai servizi per i quali è chiesta la registrazione e, dall’altro, con riguardo alla percezione che di esso ha il pubblico interessato, costituito dai consumatori medi dei detti prodotti o servizi.
Occorre, dunque, innanzitutto tener conto della percezione del pubblico di professionisti nel settore delle costruzioni e/o delle ristrutturazioni di beni immobili, nonché di quella del grande pubblico interessato all’acquisto di materiali per costruzioni e/o ristrutturazioni. In secondo luogo, se è vero che, nel senso stretto del termine, derivante dal greco, l’elemento denominativo «bio» significa «vita» o «vivente», l’aggettivo «biologico» e l’elemento denominativo «bio» hanno acquisito un significato differente nel linguaggio corrente: nel commercio l’utilizzazione del termine «bio» come prefisso o suffisso ha acquisito oggigiorno una portata altamente evocativa, la quale può eventualmente essere percepita in modo differente a seconda del prodotto offerto in vendita cui il detto termine si ricollega, ma che, in linea generale, rinvia all’idea di rispetto dell’ambiente, di utilizzo di materie naturali o, addirittura, di procedimenti di fabbricazione ecologici. Infine, quanto al termine «pietra», esso designa una sostanza minerale solida e dura, che viene utilizzata quale materiale per costruzioni e/o ristrutturazioni. Ne consegue che, riguardo ai prodotti utilizzati nel settore delle costruzioni e/o delle ristrutturazioni di beni immobili, tanto il termine «bio» quanto il termine «pietra», presi separatamente, forniscono informazioni attinenti alla natura di tali prodotti.
Da un punto di vista semantico, il termine «biopietra», preso nel suo insieme e significante letteralmente «pietra biologica», verrà compreso non nel senso di «pietra organica», bensì in quello di «pietra ecologica»: anche se il termine «biopietra» non esiste, esso evocherà nel pubblico interessato l’impressione generale che, ad esempio, la pietra sia stata estratta nel rispetto dell’ambiente, o che il materiale sia compatibile con le norme della bioarchitettura, o anche che si tratti di un nuovo tipo di mattone simile alla pietra e avente spiccate caratteristiche ecologiche. Per queste ragioni, il segno denominativo BIOPIETRA non verrà percepito come indicazione dell’origine dei prodotti in questione, ossia del fatto che si tratta di prodotti fabbricati e commercializzati dalla ricorrente, bensì come una semplice indicazione della natura di tali prodotti, vale a dire che si tratta di pietre o di materiali a base di pietre, di tipo ecologico. Non consentendo di distinguere i prodotti in questione da quelli provenienti da altre imprese, il segno richiesto non può essere distintivo.
(Tribunale di I grado CE Sentenza 29/04/2010, n. T 586/08)
Il carattere distintivo del marchio dev'essere valutato, da un lato, in rapporto ai prodotti o ai servizi per i quali è chiesta la regis...