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Timestamp: 2019-08-25 19:49:38+00:00
Document Index: 179119720

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 5', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 117', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 24', 'art. 38', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 21', 'art. 1', 'art. 21', 'art.316', 'art. 640', 'art. 640', 'art. 416', 'art. 74', 'art. 416', 'art. 407', 'art. 318', 'art. 319', 'art. 319', 'art. 317', 'art. 322', 'art. 474', 'art. 514', 'art. 2621', 'art. 2621', 'art. 2622', 'art. 2625', 'art. 2626', 'art. 2627', 'art. 2628', 'art. 2629', 'art. 2629', 'art. 2632', 'art. 2633', 'art. 2635', 'art. 2635', 'art. 2636', 'art. 2637', 'art. 2638', 'art 270', 'art. 270', 'art. 270', 'art. 280', 'art. 289', 'art. 302', 'art. 304', 'art. 305', 'art. 306', 'art. 307', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 5', 'art.2', 'art. 583', 'art. 602', 'art. 603', 'art. 609', 'art. 185', 'art. 648', 'art. 171', 'art. 377', 'art. 452', 'art. 452', 'art. 452', 'art. 452', 'art. 452', 'art. 727', 'art. 733', 'art. 1', 'art. 2', 'art.3', 'art.6', 'art. 137', 'art. 256', 'art. 257', 'art. 259', 'art. 258', 'art. 260', 'art. 260', 'art. 279', 'art.8', 'art. 9', 'art.3', 'art. 25', 'art. 12', 'art. 22', 'art. 25', 'art. 440', 'art. 442', 'art. 444', 'art. 473', 'art. 474', 'art. 515', 'art. 517', 'art. 314', 'art. 315', 'art. 316', 'art. 316', 'art. 316', 'art. 317', 'art. 318', 'art. 319', 'art. 319', 'art. 319', 'art. 320', 'art. 322', 'art. 322', 'art. 323', 'art. 324', 'art. 325', 'art. 326', 'art. 328', 'art. 331', 'art. 334', 'art. 335', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 444', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 331', 'art. 1', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 6']

Modello di organizzazione, gestione e controllo ai sensi dei d.lgs 231/2001, legge n. 190/2012 e d.lgs 33/2013
Modello di organizzazione, gestione e controllo rev. 1 del 29 gennaio 2018 pag. 1 di 42
AI SENSI DEI
D.LGS. 231/2001, LEGGE N. 190/2012 E D.LGS. 33/2013
Il presente documento è di proprietà della società Azienda Farmaceutica di Cameri & Trecate S.p.A. e non può essere, neppure parzialmente, riprodotto e distribuito senza la preventiva autorizzazione del Consiglio di Amministrazione.
Tabella delle revisioni documento con allocazione delle responsabilità
Revisione Data Approntato da Approvato da
1 28 gennaio 2018
Consulenti esterni CdA
Tabella descrittiva delle revisioni
Revisione Descrizione Data
0 Prima emissione del documento 20 genn. 2017
1 Aggiornamento:
- D.Lgs. 38/2017 e legge 161/17;
- Definizione dell’Organismo di Vigilanza a composizione collegiale;
- Nomina del Responsabile Amministrativo 29 genn. 2018
1 QUADRO NORMATIVO ..................................................................................................................................4
2 DESCRIZIONE DELL'ORGANIZZAZIONE ........................................................................................................23
3 IL MODELLO...................................................................................................................................................25
4 L’ORGANISMO INTERNO DI VIGILANZA (ODV) ..........................................................................................30
5 IL RESPONSABILE DELLA TRASPARENZA E DELLA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE .............................36
6 LA FORMAZIONE DELLE RISORSE E LA DIFFUSIONE DEL MODELLO ............................................................38
7 SISTEMA DISCIPLINARE .................................................................................................................................39
Il Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231 rubricato “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell’art. 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300”, ha introdotto in Italia la “responsabilità amministrativa” delle società.
Si tratta di una innovazione di notevole rilievo e ciò in quanto fino alla data di entrata in vigore del Decreto non era possibile individuare nell’ordinamento italiano un sistema normativo che prevedesse conseguenze sanzionatorie dirette nei confronti degli Enti (rectius delle società) per i reati posti in essere nell’interesse o a vantaggio degli stessi da parte di collaboratori in funzione apicale e/o dipendenti.
Questa “riforma” è stata affrontata dal legislatore nazionale nell’ambito della ratifica di alcune convenzioni internazionali, quali, la Convenzione sulla tutela degli interessi finanziari delle Comunità Europee del 26 luglio 1995, la Convenzione relativa alla lotta contro la corruzione del 26 maggio 1997 e, infine, la Convenzione OCSE sulla lotta alla corruzione del 17 dicembre 1997.
Il Decreto prevede dunque la responsabilità e la conseguente “sanzionabilità” delle società in relazione a taluni reati commessi (o anche solo tentati) nell’interesse o a vantaggio della società stessa, come detto, dagli amministratori o dai dipendenti.
Le società possono, conformemente a quanto previsto nel Decreto nonché al fine di beneficiare dell’esimente ivi prevista, adottare modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire i Reati.
I soggetti giuridici destinatari delle norme di cui al D.Lgs. 231/2001 sono:
– gli enti forniti di personalità giuridica;
– le associazioni anche prive di personalità giuridica.
L’art. 5 del Decreto prevede la responsabilità dell’ente per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio da:
– persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione (dell’ente stesso o di una sua unità organizzativa autonoma); per esempio gli amministratori, i direttori generali, i responsabili di divisione; in questa categoria vanno comprese le persone che, anche di fatto, esercitano la gestione ed il controllo dell’ente, per esempio, soci non amministratori e gli amministratori di fatto;
– persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti indicati nel precedente punto; per esempio, dipendenti con facoltà decisionali, seppur limitate.
La società quindi, secondo il Decreto, non risponde se le persone sopra indicate, hanno agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi.
In linea generale, la normativa in parola è frutto di una tecnica legislativa che, mutuando principi propri dell’illecito penale e dell’illecito amministrativo, ha introdotto nell’ordinamento italiano un sistema punitivo degli illeciti d’impresa che va ad aggiungersi ed integrarsi con gli apparati sanzionatori già esistenti.
Per questa ragione, il Giudice penale competente a giudicare l’autore del fatto è, altresì, chiamato a giudicare, nello stesso procedimento, la responsabilità della società e ad applicare la sanzione conseguente, secondo una tempistica e una disciplina che risultano “tipiche” del processo penale.
Al riguardo, la responsabilità della società sorge per connessione con la realizzazione di uno dei Reati da parte di una persona fisica legata da un rapporto funzionale con l’Ente stesso.
La società, sempre secondo il Decreto, può essere ritenuta responsabile qualora il Reato sia commesso nel suo interesse o a suo vantaggio, mentre la responsabilità viene meno nel caso in cui l’autore dello stesso abbia agito, come sopra ricordato, nell’interesse esclusivo proprio o di terzi (e, quindi, con condotte estranee alla politica d’impresa).
Il tipo di rapporto funzionale che lega all'Ente colui che commette l’illecito penale può essere di rappresentanza o di subordinazione.
Nel primo caso (rapporto di rappresentanza), quando l’autore del reato è una persona fisica che riveste funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’Ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, nonché una persona che esercita, anche di fatto, la gestione ed il controllo dello stesso, il legislatore ha previsto una presunzione di colpa per l’ente (società), in considerazione della circostanza che tali soggetti esprimono, rappresentano e concretizzano la politica gestionale dello stesso.
Nel secondo caso (rapporto di subordinazione), quando invece l’autore del reato è un soggetto sottoposto all’altrui direzione o vigilanza, si avrà la responsabilità dell’ente soltanto qualora la commissione del reato sia stata resa possibile dall’inosservanza degli obblighi di direzione e vigilanza.
La società non va esente da responsabilità quando l’autore del reato non è stato identificato o non è imputabile e anche nel caso in cui il Reato si estingua per una causa diversa dall’amnistia.
In caso di illecito commesso all’estero, gli enti che hanno la loro sede principale nel territorio dello Stato italiano sono comunque perseguibili, sempre che lo Stato del luogo ove il fatto-reato è stato commesso non decida di procedere nei loro confronti.
Gli articoli 6 e 7 del Decreto prevedono tuttavia – e come già accennato – una forma specifica di esonero dalla responsabilità, qualora la società dimostri, tra l’altro, di aver adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione, di gestione e di controllo idonei a prevenire i Reati e di aver nominato un organismo di controllo dotato di autonomi poteri di iniziativa e (appunto) di controllo sui modelli.
La Legge 6 novembre 2012, n. 190 contenente le “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione” ha inteso rafforzare l’efficacia e l’effettività delle misure di contrasto al fenomeno corruttivo, tenendo conto sia delle indicazioni fornite da taluni strumenti sovranazionali di contrasto alla corruzione già ratificati dal nostro Paese (Convenzione Onu di Merida e la Convenzione penale sulla corruzione di Strasburgo), sia degli standard internazionali di contrasto ai fenomeni corruttivi.
La normativa (Art. 1 comma 5 – 8 – 9) prevede che venga redatto un Piano di prevenzione della corruzione al fine di - individuare le attività, tra le quali quelle di cui al comma 16, nell’ambito delle quali è più elevato il rischio di corruzione; - prevedere, per le attività individuate, meccanismi di formazione, attuazione e controllo delle decisioni idonei a prevenire il rischio di corruzione; - prevedere, con particolare riguardo alle attività individuate, obblighi di informazione nei confronti del responsabile chiamato a vigilare sul funzionamento e sull’osservanza del piano; - monitorare il rispetto dei termini, previsti dalla legge o dai regolamenti, per la conclusione dei procedimenti; - monitorare i rapporti tra l’amministrazione e i soggetti che con la stessa stipulano contratti o che sono interessati a procedimenti di autorizzazione, concessione o erogazione di vantaggi economici di qualunque genere, anche verificando eventuali relazioni di parentela o affinità sussistenti tra i titolari, gli amministratori, i soci e i dipendenti degli stessi soggetti e i dirigenti e i dipendenti dell'amministrazione; - individuare specifici obblighi di trasparenza ulteriori rispetto a quelli previsti da disposizioni di legge.
Inoltre, il Consiglio di Amministrazione deve individuare e nominare una figura (di norma tra i dirigenti amministrativi di ruolo di prima fascia in servizio) che rivesta il ruolo di Responsabile della trasparenza e della prevenzione della corruzione (così come previsto dall’art. 1 comma 7, 8, 10, 12, 13 e 14 della legge 190/2012).
La figura individuata deve: - proporre il piano triennale di prevenzione della corruzione che viene adottato dall’organo di indirizzo politico entro il 31 gennaio di ogni anno. - entro il 31 gennaio di ogni anno, definire procedure appropriate per selezionare e formare i dipendenti destinati ad operare in settori particolarmente esposti alla corruzione. Le attività a rischio di corruzione devono essere svolte, ove possibile, dal personale di cui al comma 11. La mancata predisposizione del piano e la mancata adozione delle procedure per la selezione e la formazione dei dipendenti costituiscono elementi di valutazione della responsabilità dirigenziale. - provvedere:
a) alla verifica dell’efficace attuazione del piano e della sua idoneità, nonché a proporre la modifica dello stesso quando sono accertate significative violazioni delle prescrizioni ovvero quando intervengono mutamenti nell’organizzazione o nell’attività dell'amministrazione;
In caso di commissione, all’interno dell'amministrazione, di un reato di corruzione accertato con sentenza passata in giudicato, il responsabile risponde ai sensi dell’art. 21 del D.Lgs. e successive modificazioni, nonché sul piano disciplinare, oltre che per il danno erariale e all’immagine della pubblica amministrazione, salvo che provi tutte le seguenti circostanze:
a) di avere predisposto, prima della commissione del fatto, il piano di cui al comma 5 e di aver osservato le prescrizioni di cui ai commi 9 e 10;
La sanzione disciplinare a carico del responsabile non può essere inferiore alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da un minimo di un mese ad un massimo di 6 mesi.
In caso di ripetute violazioni delle misure di prevenzione previste dal piano, il responsabile risponde ai sensi dell’art. 21 del d.lgs. 165/2001, e successive modificazioni, nonché, per omesso controllo, sul piano disciplinare.
La violazione, da parte dei dipendenti dell'amministrazione, delle misure di prevenzione previste dal piano costituisce illecito disciplinare.
Ai fini della legislazione italiana, la trasparenza dell’attività amministrativa costituisce livello essenziale delle prestazioni concernenti i diritti sociali e civili ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione, secondo quanto previsto all’art. 11 del d.lgs. 150/2009.
La trasparenza dell’attività amministrativa è assicurata mediante la pubblicazione, nel sito web, delle informazioni relative ai procedimenti amministrativi, secondo criteri di facile accessibilità, completezza e semplicità di consultazione, nel rispetto delle disposizioni in materia di segreto di Stato, di segreto d’ufficio e di protezione dei dati personali (art. 1 comma 15 legge 190/2012).
L’Azienda assicurano i livelli essenziali (previsti al comma 15) con particolare riferimento ai procedimenti di:
b) scelta del contraente per l’affidamento di lavori, forniture e servizi, anche con riferimento alla modalità di selezione prescelta ai sensi del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al d.lgs. 163/2006;
d) concorsi e prove selettive per l’assunzione del personale e progressioni di carriera di cui all’art. 24 del d.lgs. 150/2009.
Ogni amministrazione deve rendere nota, tramite il proprio sito web istituzionale, almeno un indirizzo di posta elettronica certificata cui il cittadino possa rivolgersi per trasmettere istanze ai sensi dell’art. 38 del D.P.R. 445/2000, e successive modificazioni, e ricevere informazioni circa i provvedimenti e i procedimenti amministrativi che lo riguardano.
Con riferimento ai procedimenti di cui al comma 16, lettera b) (scelta del contraente) le stazioni appaltanti sono in ogni caso tenute a pubblicare nei propri siti web istituzionali: la struttura proponente; l’oggetto del bando; l’elenco degli operatori invitati a presentare offerte; l’aggiudicatario; l’importo di aggiudicazione; i tempi di completamento dell’opera, servizio o fornitura; l’importo delle somme liquidate. Entro il 31 gennaio di ogni anno, tali informazioni, relativamente all’anno precedente, sono pubblicate in tabelle riassuntive rese liberamente scaricabili in un formato digitale standard aperto che consenta di analizzare e rielaborare, anche a fini statistici, i dati informatici. Le amministrazioni trasmettono in formato digitale tali informazioni all’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, che le pubblica nel proprio sito web in una sezione liberamente consultabile da tutti i cittadini, catalogate in base alla tipologia di stazione appaltante e per regione. L’Autorità individua con propria deliberazione le informazioni rilevanti e le relative modalità di trasmissione. Entro il 30 aprile di ciascun anno, l’Autorità trasmette alla Corte dei conti l’elenco delle amministrazioni che hanno omesso di trasmettere e pubblicare, in tutto o in parte, le informazioni di cui al presente comma in formato digitale standard aperto. Si applica l’art. 6, comma 11, del codice di cui al D.Lgs. 163/2006.
La mancata o incompleta pubblicazione, da parte delle PPAA, delle informazioni di cui al comma 31 costituisce violazione degli standard qualitativi ed economici ai sensi dell’art. 1, comma 1, del d.lgs. 198/2009 ed è comunque valutata ai sensi dell’art. 21 del d.lgs. 165/2001, e successive modificazioni.
Il Modello deve essere essenzialmente fondato su un sistema di controlli preventivi attuato anche mediante l’adozione di protocolli diretti a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni nell’ambito degli specifici processi includenti fattori di rischio tipici.
Il Modello intende altresì delineare l’attività ed i processi formativi rivolti ai Destinatari indicando, in apposita sezione, la funzione pedagogica della formazione, il suo orientamento e la sua intensità (diversamente modulate a seconda dei soggetti cui si rivolge e in funzione del loro grado di coinvolgimento nel rischio di reato) nonché la sua continuità.
L’assetto normativo in materia di prevenzione della corruzione è poi completato con il contenuto
dei decreti attuativi: - Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell'articolo 1, comma 63, della Legge 6 novembre 2012, n. 190, approvato con il D.Lgs. 31 dicembre 2012, n. 235; - Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni, approvato dal Governo il 15 febbraio 2013, in attuazione di commi 35 e 36 dell’art. 1 della L. n. 190 del 2012, decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33; - Disposizioni in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico, a norma dell'articolo 1, commi 49 e 50, della Legge 6 novembre 2012, n. 190, decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39.
1.2 L’EFFICACIA DEL MODELLO E L’APPARATO SANZIONATORIO
L’efficacia del Modello per essere tale deve essere garantita attraverso la verifica costante della sua corretta applicazione e l’adozione di un adeguato sistema sanzionatorio.
A tale fine, la Società deve creare al proprio interno un Organismo di Vigilanza (e di Controllo) dotato di poteri autonomi di iniziativa e di controllo, che verifichi il funzionamento, l’attuazione e l’attualità del Modello e deve, inoltre, nominare un Responsabile della trasparenza e della prevenzione della corruzione.
Per quanto riguarda invece il sistema sanzionatorio, il legislatore ha previsto, accanto a sanzioni interdittive, l’applicazione all'Ente di una sanzione pecuniaria – a struttura bifasica - commisurata per quote.
Pertanto, ed in via esemplificativa, il Giudice, in caso di procedimento, determinerà il numero delle quote in relazione alla gravità dell’illecito ed assegnerà ad ogni singola quota un valore economico.
Unitamente alla sanzione pecuniaria, possono essere applicate, nei casi più gravi, sanzioni interdittive, quali per esempio: - l’interdizione dall’esercizio dell’attività; - la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni; - il divieto di contrarre con la Pubblica Amministrazione; - l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi; - il divieto di pubblicizzare beni o servizi.
Il legislatore ha inoltre previsto che tali misure interdittive possano essere applicate, su richiesta del Pubblico Ministero, anche in via cautelare, cioè a dire, durante la fase delle indagini.
Come è agevole intuire, le sanzioni interdittive pongono limiti alla capacità di agire sul mercato e sono quindi destinate ad incidere in modo significativo sulla capacità di profitto delle società (è la c.d. funzione “general-preventiva”).
Proprio per questa ragione le sanzioni interdittive possiedono una maggiore efficacia deterrente rispetto alle sanzioni pecuniarie
Per quanto riguarda l’efficacia temporale di tali sanzioni, il Decreto distingue tra sanzioni interdittive temporanee e sanzioni interdittive definitive.
Il Decreto traccia le linee guida attraverso le quali i giudici determinano, in concreto, la sanzione da irrogare:
 la gravità del fatto (oggettiva e soggettiva; grado di responsabilità dell’ente);
 le condizioni economiche della società;
 l’attività svolta per eliminare o attenuare le conseguenze del fatto o per prevenire la commissioni di ulteriori illeciti.
Il sistema sanzionatorio così previsto dal D. Lgs. 231/2001 si completa infine con l’applicazione della confisca e la pubblicazione della relativa sentenza.
Infine, è utile segnalare che, al verificarsi di specifiche condizioni, il Giudice, in sede di applicazione di una sanzione interdittiva che determina l’interruzione dell’attività dell’ente, ha altresì la facoltà di inviare un commissario che vigili sulla prosecuzione dell’attività della società per un periodo corrispondente alla durata della pena interdittiva applicata.
L’Art. 1 comma 33 della legge 190/2012 prevede le sanzioni in caso di: - mancata o incompleta pubblicazione delle informazioni (così come prevista dall’art. 21 del D.Lgs. 165/2001 e s.m.i,). Nel caso in cui si verifichino condotte di tal ordine imputabili al dirigente l'amministrazione può inoltre, previa contestazione e nel rispetto del principio del contraddittorio, revocare l'incarico collocando il dirigente a disposizione dei ruoli di cui all'articolo 23 ovvero recedere dal rapporto di lavoro secondo le disposizioni del contratto collettivo; Nel caso di grave inosservanza delle direttive impartite, il dirigente, previa contestazione e contraddittorio, può essere escluso dal conferimento di ulteriori incarichi di livello dirigenziale corrispondente a quello revocato, per un periodo non inferiore a due anni. Nei casi di maggiore gravità, l'amministrazione può recedere dal rapporto di lavoro, secondo le disposizioni del codice civile e dei contratti collettivi. - Ritardi o mancati aggiornamenti dei contenuti sono sanzionabili a carico dell’Azienda.
1.3 OBIETTIVI PERSEGUITI DALL’AZIENDA
Azienda Farmaceutica di Cameri & Trecate S.p.A., con l’adozione del Modello si pone l’obiettivo di dotarsi e di adeguare il complesso dei principi di comportamento e di condotta già esistenti nonché di aggiornare e, ove necessario, costituire procedure e protocolli che, ad integrazione del sistema di attribuzione di funzioni e di delega dei poteri, nonché degli altri strumenti organizzativi e di controllo interni esistenti, risponda alle finalità e alle prescrizioni richieste dal D. Lgs. 231/2001, sia in fase di prevenzione dei Reati, che di controllo dell’attuazione del Modello e dell’eventuale irrogazione di sanzioni.
In particolare Azienda Farmaceutica di Cameri & Trecate S.p.A., con l’adozione del Modello, intende comunicare e ricordare ai Destinatari, come peraltro già indicato nelle premesse, il complesso dei doveri e dei comportamenti a cui gli stessi sono tenuti nell’esercizio delle loro
funzioni e/o incarichi nell’ambito dei processi esposti a rischio, così come individuati nel relativo allegato al presente Modello.
Il Modello pertanto integra gli strumenti organizzativi e di controllo già operanti:
 il Codice Etico distribuito ai dipendenti e collaboratori e comunque disponibile presso i locali dell’Azienda;
 le procedure interne: si tratta di procedure interne in cui vengono indicati i principi che devono animare determinate attività ovvero le indicazioni da seguire nel caso si trattino determinate materie; le procedure interne sono costantemente aggiornate e messe a disposizione dei Dipendenti;
 l’analisi dei rischi aziendali: delle attività ritenute sensibili di commissione di reati, svolta mediante analisi delle procedure adottate nell’ambito aziendale e colloqui con i responsabili di funzione;
 il sistema dei controlli interni esistente: si tratta di una serie di organi quali, oltre alle attività di controllo del Presidente del CdA, l’O.D.V. e il Responsabile della trasparenza e della prevenzione della corruzione. In questo modo l’Azienda intende predisporre una sorta di “griglia capillare di garanti” che, collocati nelle diverse fasi dei processi decisionali possano garantire una adeguata protezione ai beni giuridici tutelati dalle norme (anche penali).
 il sistema di controllo contabile: seppur con compiti e funzioni non strettamente inerenti il Modello, l’Azienda è sottoposta alla supervisione di professionisti;
 l’attività formativa continua: si tratta di una vera e propria attività di informazione e formazione continua inerente le procedure interne periodicamente svolta tramite il c.d. affiancamento tra dipendenti neo assunti e responsabili di funzione;
 il sistema dei poteri: si tratta dell’insieme dei poteri necessari al funzionamento aziendale.
1.4 ESONERO RESPONSABILITÀ DELL’ENTE EX D.LGS 231/01
In sintesi, il Decreto prevede che la società non risponda dei Reati:
 nel caso in cui i soggetti apicali e/o subordinati abbiano agito nell’esclusivo interesse proprio o di terzi e nel caso in cui la Società provi di aver adottato ed efficacemente attuato modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire i Reati;
 se è stato affidato ad un organismo dell’ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo, il compito di vigilare sul funzionamento e sull’osservanza dei modelli di organizzazione: il c.d. organismo di vigilanza (O.d.V.);
 se le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione
1.5 I C.D. REATI PRESUPPOSTO
REATI COMMESSI NEI RAPPORTI CON LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – INDEBITA PERCEZIONE DI EROGAZIONI, TRUFFA IN DANNO DELLO STATO O DI UN ENTE PUBBLICO PER IL CONSEGUIMENTO DI EROGAZIONI PUBBLICHE E FRODE INFORMATICA IN DANNO DELLO STATO O DI UN ENTE PUBBLICO (ART. 24, D.LGS. 231/01).
– Indebita percezione di erogazioni a danno dello stato (art.316-ter c.p.);
– Frode informatica in danno dello Stato o di altro ente pubblico (art. 640-terc.p.).
DELITTI INFORMATICI E TRATTAMENTO ILLECITO DI DATI (ART. 24-BIS, D.LGS. 231/01) [ARTICOLO AGGIUNTO DALLA L. 18 MARZO 2008 N. 48, ART. 7 E MODIFICATO DAL D.LGS. 7 E 8 /2016].
– frode informatica del certificatore di firma elettronica (art. 640-quinquies c.p.)
DELITTI DI CRIMINALITÀ ORGANIZZATA (ART. 24-TER, D.LGS. 231/01) [ARTICOLO AGGIUNTO DALLA L. 15 LUGLIO 2009, N. 94, E MODIFICATO DALLA L.69/2015].
– Associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.) [ARTICOLO MODIFICATO DALLA L. 59/2015];
– Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 74 DPR 9 ottobre 1990, n. 309); - Tutti I delitti se commessi avvalendosi della condizioni previste dall’art. 416-bis c.p. per agevolare l’attività della associazioni previste dallo stesso articolo (Legge 203/91).
– Illegale fabbricazione, introduzione nello Stato, messa in vendita, cessione, detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra o tipo guerra o parti di esse, di esplosivi, di armi clandestine nonché di più armi comuni da sparo (art. 407, co. 2, lett. a), numero 5), c.p.p.).
CONCUSSIONE, INDUZIONE INDEBITA A DARE O PROMETTERE ALTRE UTILITA’ E CORRUZIONE (ART. 25,D.LGS.231/01) [ARTICOLO MODIFICATO DALLA L. N. 190/2012].
– Corruzione per l’esercizio della funzione (art. 318 c.p.) [articolo modificato dalla Legge n. 190/2012 e n. 69/2015].;
– Corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio (art. 319 c.p.) [articolo modificato dalla Legge n. 69/2015].;
– Corruzione in atti giudiziari (art. 319-ter c.p.) [articolo modificato dalla Legge n. 69/2015].;
– Concussione (art. 317 c.p.) [articolo modificato dalla Legge n. 69/2015].
– peculato, concussione, induzione indebita dare o promettere utilità, corruzione e istigazione alla corruzione di membri degli organi delle comunità europee e di funzionari delle comunità europee e di stati esteri (art. 322 bis c.p.) [articolo modificato dalla legge n. 190/2012];
REATI DI FALSO NUMMARIO (ART. 25-BIS, D.LGS. 231/01) [ARTICOLO AGGIUNTO DAL D.L. 25 SETTEMBRE 2001 N. 350, ART. 6, D.L. CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA LEGGE N. 409 DEL 23/11/2001; MODIFICATO DALLA LEGGE N. 99 DEL 23/07/09; MODIFICATO DAL D.LGS. 125/2016 ].
– Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi (art. 474 c.p.).
DELITTI CONTRO L'INDUSTRIA E IL COMMERCIO (ART. 25-BIS.1, D.LGS. 231/01) [ARTICOLO AGGIUNTO DALLA LEGGE N. 99 DEL 23/07/09 ]
– Frodi contro le industrie nazionali (art. 514).
REATI SOCIETARI (ART. 25-TER, D.LGS. 231/2001) [ARTICOLO AGGIUNTO DAL D.LGS. 11/04/ 2002 N. 61, MODIFICATO DALLA L. N. 190/2012; DALLA L. N. 69/2015 E DAL D.LGS. N. 38/2017]:
 False comunicazioni sociali (art. 2621 c.c.) [articolo modificato dalla L. n. 69/2015];
 Fatti di lieve entità (art. 2621–bis c.c.) [articolo modificato dalla L. n. 69/2015];
 False comunicazioni sociali delle società quotate (art. 2622 c.c) [articolo modificato dalla L. n. 69/2015];
 Impedito controllo (art. 2625, comma 2, c.c.);
 Indebita restituzione di conferimenti (art. 2626 c.c.);
 Illegale ripartizione degli utili e delle riserve (art. 2627 c.c.);
 Illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante (art. 2628 c.c.);
 Operazioni in pregiudizio dei creditori (art. 2629 c.c.);
 Omessa comunicazione del conflitto d’interessi (art. 2629-bis c.c.) [Articolo aggiunto dalla L. n. 262/2005];
 Formazione fittizia del capitale (art. 2632 c.c.);
 Indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori (art. 2633 c.c.);
 Corruzione tra privati (art. 2635 c.c.) [aggiunto dalla L. n. 190/2012; modificato dal D.Lgs. n. 38/2017];
 Istigazione alla corruzione tra privati (art. 2635-bis c.c.) [aggiunto dal D.Lgs. n. 38/2017];
 Illecita influenza sull’assemblea (art. 2636 c.c.);
 Aggiotaggio (art. 2637 c.c.);
 Ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza (art. 2638, commi 1 e 2, c.c.).
– Associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico (art 270 bis c.p.);
– Addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale (art. 270 quinques c.p.);
– Condotte con finalità di terrorismo (art. 270 sexies c.p.);
– Atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi (art. 280 bis c.p.);
– Sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione (art. 289 bis c.p.);
– Istigazione a commettere alcuno dei delitti preveduti dai Capi primo e secondo (art. 302 c.p.);
– Cospirazione politica mediante accordo (art. 304 c.p.);
– Cospirazione politica mediante associazione (art. 305 c.p.);
– Banda armata: formazione e partecipazione (art. 306 c.p.);
– Assistenza ai partecipi di cospirazione o di banda armata (art. 307 c.p.);
– Impossessamento, dirottamento e sidtruzione di un aereo (L. n. 342/1976, art. 1);
– Danneggiamneto delle installazioni a terra ( L. n. 342/1976, art. 2);
– Sanzioni (L. n. 422/1989, art. 3); - Pentimento operoso (D.Lgs. n. 625/1979, art. 5); - Convenzione di New York del 9 dicembre 1999 (art.2).
PRATICHE DI MUTILAZIONE DEGLI ORGANI GENITALI FEMMINILI (ART. 583-BIS C.P.) (ART. 25-QUATER.1, D.LGS. 231/01) [ARTICOLO AGGIUNTO DALLA L. 9 GENNAIO 2006 N. 7, ART. 8]
– Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili (art. 583 bis c.p.)
DELITTI CONTRO LA PERSONALITÀ INDIVIDUALE (ART. 25-QUINQUIES, D.LGS. 231/01) [ARTICOLO AGGIUNTO DALLA L. 11/08/2003 N. 228; MODIFICATO DALLA L. N. 199/2016].
– Acquisto e alienazione di schiavi (art. 602 c.p.); - Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (art. 603-bis); - Addescamento di minorenni (art. 609 – undicies).
– Manipolazione del mercato (D.Lgs. 24.02.1998, n. 58, art. 185)
– Autoriciclaggio (art. 648-ter.1 c.p.).
DELITTI IN MATERIA DI VIOLAZIONE DEL DIRITTO D'AUTORE (ART. 25-NOVIES, D.LGS. 231/01) [ARTICOLO AGGIUNTO DALLA LEGGE N. 99 DEL 23/07/09 ]
– Riproduzione, trasferimento su altro supporto, distribuzione, comunicazione, presentazione o dimostrazione in pubblico, del contenuto di una banca dati;
– estrazione o reimpiego della banca dati; distribuzione, vendita o concessione in locazione di banche di dati (art. 171-bis l. 633/1941 comma 2);
– Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria (art. 377-bis c.p.)
REATI AMBIENTALI (ART. 25-UNDECIES, D.LGS. 231/01) [ARTICOLO AGGIUNTO DALLA D.LGS. N. 121 DEL 7 LUGLIO 2011, MODIFICATO DALLA L.N. 68/2015]
- Inquinamento ambientale (art. 452-bis c.p.); - Disastro ambientale (art. 452-quarter c.p.); - Delitti colposi contro l’ambiente (art. 452- quinquies c.p.); - Traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività (art. 452-sexies c.p.); - Circostanze aggravanti (art. 452 – octies c.p.); - Uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione di esemplari e di specie animali o vegetali selvatiche protette (art. 727-bis c.p.); - Distruzione o deterioramento di habitat all’interno di un sito protetto (art. 733-bis c.p.); - Importazione, esportazione, detenzione, utilizzo per scopo di lucro, acquisto, vendta, esposizione o detenzione per la vendita o per fini commerciali di specie protette (L.n. 150/1992, art. 1, art. 2, art.3-bis e art.6); - Scarichi di acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose; scarichi sul suolo, nel sottosuolo e nelle acque sotterranee; scarico nelle acque del mare da parte di navi od aeromobili (D.Lgs. 152/2006, art. 137);
- Attività di gestione di rifiuti non autorizzata (D.Lgs. 152/2006, art. 256); - Inquinamento del suolo, del sottosuolo, delle acque superficiali o delle acque sotterranee (D.Lgs. 152/2006, art. 257); - Traffico illecito di rifiuti (D.Lgs. n. 152/2006, art. 259); - Violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registry obbligatori e dei formulary (D.Lgs. 152/2006, art. 258); - Attività organizzate per il traffic illecito di rifiuti (D.lgs. n. 152/2006, art. 260; - False indicazioni sulla natua, sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti nella predisposizione di un certificate di analisi dei rifiuti; inserimento nel SISTRI di un certificate di analisi dei rifiuti falso; omission o fraudolenta alterazione della copia cartacea della scheda SISTRI – area movimentazone nel trasporto di rifiuti (D. Lgs. 152/2006, art. 260-bis); - Sanzioni (D.Lgs. 152/2006, art. 279); - Inquinamento doloso provocato da navi (D.Lgs. 202/2007, art.8); - Inquinamento colposo provocato da navi (D.Lgs. 202/2007, art. 9); - Cessazione e riduzione dell’impiego di sostanze lesive (L. n. 549/1993, art.3).
IMPIEGO DI CITTADINI DI PAESI TERZI IL CUI SOGGIORNO E’ IRREGOLARE (art. 25-duodecies, D.lgs. 231/2001) [Articolo aggiunto dal D.lgs. 109/2012, modificato dalla L. n. 161/2017]:
 Disposizioni contro le immigrazioni clandestine (art. 12, commi 3, 3-bis, 3-ter e 5, D.Lgs. n. 286/1998);
 Impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (art. 22, comma 12-bis, D.Lgs. 286/1998).
RAZZISMO E XENOFOBIA (art. 25-terdecies, D.lgs. 231/2001) [Articolo aggiunto dalla L. n. 167/2017]:
 Art. 3, comma 3-bis, L. n. 167/2017.
RESPONSABILITÀ DEGLI ENTI PER GLI ILLECITI AMMINISTRATIVI DIPENDENTI DA REATO (ART. 12, L. N. 9/2013) [COSTITUISCONO PRESUPPOSTO PER GLI ENTI CHE OPERANO NELL´AMBITO DELLA FILIERA DEGLI OLI VERGINI DI OLIVA]
- Adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari (art. 440 c.p.);
- Commercio di sostanze alimentari contraffatte o adulterate (art. 442 c.p.);
- Commercio di sostanze alimentari nocive (art. 444 c.p.);
- Contraffazione, alterazione o uso di segni distintivi di opere dell´ingegno o di prodotti industriali (art. 473 c.p.);
- Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi (art. 474 c.p.);
- Frode nell´esercizio del commercio (art. 515 c.p.);
- Contraffazione di indicazioni geografiche denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari (art. 517-quater c.p.).
1.6 LA LEGGE 190/2012
La legge 6 novembre 2012, n. 190, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n. 265 del 13 novembre 2012, titolata "Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione", introduce, al fine di allinearsi alla normativa europea, nell’ordinamento italiano un sistema organico di prevenzione della corruzione.
A livello nazionale, il Dipartimento della Funzione Pubblica ha predisposto, sulla base di linee di indirizzo adottate da un Comitato interministeriale, il Piano Nazionale Anticorruzione (P.N.A.), il quale viene poi approvato dall’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC).
Al secondo livello, quello “decentrato”, ogni amministrazione pubblica definisce un Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione (P.T.P.C.), che, sulla base delle indicazioni presenti nel P.N.A., effettua l’analisi e valutazione dei rischi specifici di corruzione e conseguentemente indica gli interventi organizzativi volti a prevenirli.
In data 11.09.2013, l’ANAC ha approvato in via definitiva il Piano Nazionale Anticorruzione che ha chiarito l’ambito soggettivo di applicazione del Piano ed i contenuti minimi dei piani triennali delle amministrazioni.
Il concetto di corruzione preso a riferimento dall’Autorità ha un’accezione in cui rilevano non solo le fattispecie penalistiche disciplinate dagli artt. 318 c.p. (Il pubblico ufficiale, che, per l'esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, riceve indebitamente , per sé o per un terzo, denaro o altra utilità, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da uno a sei anni), 319 c.p. (Il pubblico ufficiale, che, per omettere o ritardare o per aver omesso o ritardato un atto del suo ufficio, ovvero per compiere o per aver compiuto un atto contrario ai doveri di ufficio, riceve, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da sei a dieci anni), e 319 ter c.p. (Se i fatti indicati negli artt. 318 e 319sono commessi per favorire o danneggiare una parte in un processo civile, penale o amministrativo, si applica la pena della reclusione da sei a dodici anni. Se dal fatto deriva l'ingiusta condanna di taluno alla reclusione non superiore a cinque anni, la pena è della reclusione da sei a quattordici anni; se deriva l'ingiusta condanna alla reclusione superiore a cinque anni o all'ergastolo, la pena è della reclusione da otto a venti anni), ma anche l’intera gamma dei reati contro la P.A. disciplinati dal Titolo II del Libro II del codice penale, nonché le situazioni di “cattiva amministrazione”, nelle quali vanno compresi tutti i casi di deviazione significativa, dei comportamenti dei funzionari pubblici e delle decisioni delle pubbliche amministrazioni, dalla cura imparziale dell’interesse pubblico, cioè le
Ai fini del presente Modello, si riportano di seguito gli articoli del codice penale inerenti i delitti contro la Pubblica Amministrazione disciplinati nel Titolo II, Capo I: - art. 314 Peculato; - art. 315 Malversazione a danno di private; - art. 316 Peculato mediante profitto dell'errore altrui; - art. 316-bis Malversazione a danno dello Stato; - art. 316-ter Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato; - art. 317 Concussione; - art. 318 Corruzione per l'esercizio della funzione; - art. 319 Corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio; - art. 319-ter Corruzione in atti giudiziari; - art. 319-quater Induzione indebita a dare o promettere utilità; - art. 320 Corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio; - art. 322 Istigazione alla corruzione; - art. 322-bis Peculato, concussione, induzione indebita dare o promettere utilità, corruzione e istigazione alla corruzione di membri degli organi delle Comunità europee e di funzionari delle Comunità europee e di Stati esteri; - art. 323 Abuso di ufficio; - art. 324 Interesse privato in atti di ufficio; - art. 325 Utilizzazione d'invenzioni o scoperte conosciute per ragione d'ufficio; - art. 326 Rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio; - art. 328 Rifiuto di atti d'ufficio. Omissione - Art. 329 Rifiuto o ritardo di obbedienza commesso da un militare o da un agente della forza pubblica; - art. 331 Interruzione di un servizio pubblico o di pubblica necessità; - art. 334 Sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall'autorità amministrativa; - art. 335 Violazione colposa di doveri inerenti alla custodia di cose sottoposte a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall'autorità amministrativa.
In esito al quadro normativo descritto, nel redigere il presente modello di organizzazione, gestione e controllo, oltre al D.Lgs. 231/2001, si è tenuto in debita considerazione il parere dell’Autorità Nazionale Anticorruzione per la Valutazione e la trasparenza delle Amministrazioni pubbliche orientamento nr. 43 del 11 giugno 2014 in cui viene dichiarato “Ai fini dell’applicazione della legge n. 190/2012 e del Piano nazionale anticorruzione, le farmacie comunali, costituite anche attraverso società partecipate prevalentemente dal Comune, sono ricomprese nella categoria degli enti di diritto privato in controllo pubblico, in quanto esercitano attività di gestione di servizi pubblici e sono sottoposte a controllo maggioritario di un’amministrazione pubblica. Gli stessi soggetti sono tenuti ad adottare i modelli di organizzazione e gestione del rischio sulla base del d.lgs. n. 231/2001, implementati con adeguate misure organizzative e gestionali, al fine di dare attuazione alle norme contenute nella l. n. 190/2012 o, in mancanza, ad adottare il Piano triennale di prevenzione della corruzione (par. 3.1.1 del PNA)”.
2 DESCRIZIONE DELL’ORGANIZZAZIONE
2.1 AZIENDA FARMACEUTICA DI CAMERI E TRECATE S.P.A.
Nel lontano 1920, il Comune di Cameri provvedeva all’acquisto delle due farmacie esistenti nel paese, di proprietà dei Dottori Ruspa e Calderoni, nonché alla successiva fusione delle stesse in un’unica sede da gestire in economia.
Dal 30 ottobre 2002 l’Azienda Speciale Farmaceutica viene trasformata in Società per Azioni ad intero capitale pubblico, avente come unico socio il Comune di Cameri. La trasformazione si è resa necessaria per rendere più snella l’operatività aziendale e per poter attuare
successivamente una fusione con un’altra società: l’Azienda Farmaceutica di Trecate Srl. Tale fusione ha lo scopo di migliorare la gestione aziendale, riducendo le spese gestionali ed ottimizzando la gestione del magazzino con una maggiore possibilità di concentrazione degli ordini.
Come da statuto (art. 4 – oggetto), l’Azienda ha per oggetto le attività di gestione di farmacie, attività di informazione ed educazione sanitaria.
Nell’ambito dei propri compiti l'Azienda provvede: - alla dispensazione e distribuzione delle specialità medicinali e dei preparati galenici, officinali e magistrali; - alla fornitura di materiali di medicazione, presidi medico-chirurgici, reattivi e diagnostici; - alla vendita al pubblico di prodotti parafarmaceutici, prodotti omeopatici, articoli sanitari, alimenti per la prima infanzia, dietetici speciali, complementi alimentari, prodotti apistici, integratori della dieta, prodotti di erboristeria, giochi per l'infanzia, cosmetici e prodotti per l'igiene personale ed altri prodotti normalmente in vendita nelle farmacie.
La società potrà svolgere ogni attività industriale o commerciale complementare, strumentale o connessa ai servizi richiamati sopra ed in particolare: - studi, ricerche, indagini, piani, progetti ed azioni promozionali nel settore medico e farmaceutico. - attività di assistenza e di informazione all'utenza.
2.2 STRUTTURA ORGANIZZATIVA
L’Azienda è governata da un sistema di amministrazione che prevede un Consiglio di Amministrazione composto da tre membri investito dei più ampi poteri per l’amministrazione ordinaria e straordinaria. Al socio Comune di Cameri è riservata la nomina del Presidente e di un Consigliere, al Comune di Trecate la nomina di un Consigliere.
I consiglieri hanno carica triennale con scadenza coincidente alla data dell’Assemblea convocata per l’approvazione del bilancio relativo all’ultimo esercizio della loro carica.
Per Statuto, la rappresentanza legale della Società, di fronte a terzi e in giudizio e la firma sociale spettano al Presidente del Consiglio di Amministrazione.
La Società è dotata di un organo di controllo, il Collegio Sindacale, composto da tre sindaci effettivi, di cui uno con funzioni di Presidente e di due sindaci supplenti.
Il collegio sindacale è nominato dall’Assemblea e ha compiti di vigilanza sull' osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione ed in particolare sull' adeguatezza dell' assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla società e sul suo concreto funzionamento ed esercita altresì il controllo contabile, salvi i casi in cui sia obbligatoria la nomina del revisore contabile o della società di revisione o la società ne proceda volontariamente alla nomina.
I sindaci restano in carica per tre esercizi e non possono essere revocati se non per giusta causa.
3.1 LA COSTRUZIONE DEL MODELLO
La redazione del Modello è stata preceduta, come detto, da una serie di attività preparatorie e preliminari suddivise in differenti fasi e dirette allo studio approfondito dei processi dell’Azienda Farmaceutica di Cameri & Trecate S.p.A. al fine di pervenire alla realizzazione di un sistema di prevenzione e di gestione dei rischi di Reato che, nonostante sia un sistema in “itinere”, è in linea con le disposizioni del D.Lgs. 231/01 e in linea con i requisiti previsti dalla Legge 190/2012.
Queste attività hanno comportato, oltre all’analisi dei documenti societari (visura, statuto, bilancio, procedure in essere, protocolli, nomine, organigramma, etc.) e all’esame della normativa vigente nel settore, lo svolgimento di interviste e colloqui con le funzioni aziendali, allo scopo di individuare e censire i contatti, i comportamenti ed i processi suscettibili di (potenzialmente) risolversi nei Reati.
L’Azienda Farmaceutica di Cameri & Trecate S.p.A., esprime, con l’adozione del modello organizzativo, gestione e controllo, la propria politica aziendale improntata a profonda serietà e volontà di rispettare le norme di legge vigenti.
L’Azienda, inoltre, è consapevole che l’adozione di tale Modello Organizzativo rappresenti un’opportunità per migliorare ed integrare la propria corporate governance all’interno di un percorso di innovazione, di “sensibilizzazione” e di trasparenza dalla stessa.
Si descrivono qui di seguito, brevemente, le fasi in cui si è articolato il lavoro di individuazione delle aree a rischio, sulle cui basi si è poi dato luogo alla predisposizione del Modello.
a) Mappatura aziendale delle aree a rischio reato
La redazione ed implementazione di un modello di prevenzione è strettamente legata ad una corretta ed efficace (previa) mappatura dei rischi-reato. Si tratta di una fase c.d. cognitivo rappresentativa, deputata alla percezione del rischio e alla valutazione della sua intensità.
Il Decreto prevede espressamente, al relativo art. 6, comma 2, lett. a), che il Modello dell’ente
individui, infatti, le attività aziendali, nel cui ambito possano essere potenzialmente commessi i
reati c.d. presupposto.
L’Azienda Farmaceutica di Cameri & Trecate S.p.A. è dunque chiamata ad effettuare un’indagine dei fattori di rischio e degli elementi di criticità tipici del suo agire, considerando la complessità aziendale, la frammentazione delle competenze, la polverizzazione dei processi decisionali e la c.d. procedimentalizzazione dell’attività.
In questa fase assumono un ruolo importante l’analisi dei flussi informativi aziendali (le comunicazioni) e dei flussi decisionali, nonché la politica attuata dalla Società (intesa sia come concreta distribuzione del potere che come analisi dei rapporti di forza esistenti tra le diverse unità).
La valutazione del grado di rischio, cui è esposta l’Azienda, è stata effettuata in sede di mappatura delle attività aziendali, con riguardo a ciascuna attività sensibile e processo strumentale, sulla base di considerazioni di tipo quantitativo e qualitativo che hanno tenuto conto, a titolo esemplificativo, dei seguenti fattori: frequenza dell’accadimento, dell’evento o dell’attività e gravità delle sanzioni potenzialmente associabili alla commissione di uno dei reati.
Il fine di questa fase è l’analisi del contesto aziendale, per identificare in quale area e/o settore di attività e secondo quale modalità vi sia la (potenziale) possibilità di commissione dei Reati.
b) Identificazione dei processi sensibili
L’identificazione dei Processi Sensibili è stata attuata, come già anticipato, attraverso il previo esame della documentazione aziendale, nonché attraverso una serie di interviste con i soggetti “chiave” nell’ambito della struttura aziendale, proprio al fine di individuare i Processi Sensibili e i sistemi e/o le procedure di controllo già in atto con riferimento ai medesimi.
Questa analisi ha tenuto in debita considerazione tutte le attività che prevedano, anche in astratto, un contatto ovvero una interazione tra talune risorse aziendali e, per esempio, soggetti qualificabili come pubblici ufficiali o incaricati di un pubblico servizio, nonché, come già detto, considerando le attività che possano influire sulla commissione dei reati societari ovvero, più in generale, dei Reati.
c) Sistema di controllo – protocolli specifici
Sulla base dei Processi Sensibili, come sopra individuati, delle procedure e dei controlli già adottati, nonché delle previsioni e finalità del Decreto, si è proceduto ad individuare e verificare il grado di efficacia dei sistemi operativi e di controllo già in essere, allo scopo di reperire i punti di criticità rispetto alla prevenzione del rischio reato.
d) Indagine storica
Questa fase si pone il fine di esaminare la storia (ed i “precedenti”) della Società e verificare l’esistenza di eventuali inclinazioni o propensioni alla illegalità.
e) Redazione del modello organizzativo
Il Modello, come detto, è costituito da una “Parte Generale”, da una “Parte Speciale” e dall’Analisi del Rischio, predisposte per le diverse categorie di reato contemplate nel D. Lgs. 231/2001.
Il Modello tende a costituisce un sistema organico di regole e di attività di controllo volto a: - assicurare condizioni di trasparenza e correttezza nella conduzione delle attività aziendali a tutela della reputazione e dell’immagine, proprie e dei soci, e del lavoro dei propri dipendenti; - prevenire i reati che potrebbero essere posti in essere sia da parte di soggetti apicali sia da parte dei loro sottoposti, e dare luogo all’esonero da responsabilità dell’Azienda in caso di commissione di uno dei reati individuati nel D. Lgs. 231/2001.
3.2 LA FUNZIONE DEL MODELLO
L’adozione, l’efficace praticabile e funzionale attuazione del Modello, non solo consente a Azienda Farmaceutica di Cameri & Trecate S.p.A. di beneficiare dell’esimente prevista dal
Decreto e, comunque, di “disinnescare” le fonti di rischio penale legate alla specifica attività d’impresa, ma migliora, nei limiti previsti dallo stesso, la sua Corporate Governance, limitando il rischio di commissione dei Reati.
Inoltre, attraverso l’integrazione nel modello Organizzato dei requisiti previsti dalla legge 190/2012 e dal Decreto Trasparenza D.lgs. 33/2013, l’Azienda adempie agli obblighi dettati dal legislatore.
Scopo del Modello, quindi, è la predisposizione di un sistema strutturato ed organico che abbia come obiettivo la riduzione del rischio di commissione dei Reati mediante la individuazione dei Processi Sensibili.
I principi contenuti nel presente Modello devono condurre, da un lato, a determinare una piena consapevolezza nel potenziale autore del Reato di commettere un illecito (la cui commissione, ricordiamo, è fortemente condannata e contraria agli interessi di Azienda Farmaceutica di Cameri & Trecate S.p.A., anche quando apparentemente essa potrebbe trarne un vantaggio o un interesse), dall’altro, grazie ad un monitoraggio costante dell’attività, a consentire a Azienda Farmaceutica di Cameri & Trecate S.p.A. di reagire tempestivamente nel prevenire od impedire la commissione del Reato stesso.
Tra le finalità del Modello vi è, quindi, quella di sviluppare la consapevolezza e la sensibilità nei Destinatari che operino per conto o nell’interesse della Società nell’ambito dei Processi Sensibili di poter incorrere - in caso di comportamenti non conformi alle norme e procedure aziendali (oltre che alla legge) - in illeciti passibili di conseguenze penalmente rilevanti non solo per se stessi, ma anche per la stessa Società.
Inoltre, si intende censurare fattivamente ogni comportamento illecito, attraverso la costante attività dell’Organismo di Vigilanza sull’operato delle persone, rispetto ai Processi Sensibili e la comminazione di sanzioni disciplinari o contrattuali.
3.3 L’ADOZIONE DEL MODELLO E SUCCESSIVE MODIFICHE
L’Azienda ha ritenuto necessario procedere all’adozione del Modello così aggiornato, con la delibera del Consiglio di Amministrazione.
Le successive modifiche, integrazioni e aggiornamenti del Modello e dei documenti connessi, anche su impulso dell’Organismo di Vigilanza (OdV), sono rimesse alla competenza del Consiglio di Amministrazione di Azienda Farmaceutica di Cameri & Trecate S.p.A..
3.4 COMPOSIZIONE DEL MODELLO
Il presente documento è composto da: 1) Modello Parte Generale 2) Modello Parte Speciale 3) Allegato A: Codice Etico 4) Allegato B: Documento di Analisi dei rischi di commissioni dei c.d. Reati presupposto ex D.Lgs 231/01. 5) Allegato C: nomine e attribuzione incarichi
4 L’ORGANISMO INTERNO DI VIGILANZA
4.1 L’ORGANISMO DI VIGILANZA DI AZIENDA FARMACEUTICA DI CAMERI & TRECATE S.P.A.
In base alle previsioni del D.Lgs. 231/2001 – art. 6, comma 1, lett. a) e b) – l’ente può essere esonerato dalla responsabilità conseguente alla commissione di reati da parte dei soggetti qualificati ex art. 5 del D.Lgs. 231/2001, se l’organo dirigente ha, fra l’altro:
– adottato ed efficacemente attuato modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire i reati considerati;
– affidato il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza del modello e di curarne l’aggiornamento ad un organismo dell’ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo.
L’affidamento dei suddetti compiti ad un organismo dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo, unitamente al corretto ed efficace svolgimento degli stessi rappresentano, quindi, presupposti indispensabili per l’esonero dalla responsabilità prevista dal D.Lgs. 231/2001.
I requisiti principali dell’Organismo di Vigilanza, così come proposti dalle Linee guida per la predisposizione dei Modelli di Organizzazione e Gestione emanate da Confindustria e fatti propri anche dagli organi giudicanti nelle diverse pronunce giurisprudenziali pubblicate, possono essere così identificati:
– autonomia ed indipendenza;
– continuità di azione.
Il D.Lgs. 231/2001 non fornisce indicazioni specifiche circa la composizione dell’organismo di vigilanza. In assenza di tali indicazioni, il Consiglio di Amministrazione di Azienda Farmaceutica di Cameri & Trecate S.p.A. ha optato per una soluzione che, tenuto conto delle finalità perseguite dalla legge e dagli indirizzi ricavabili dalla giurisprudenza pubblicata e dalle linee guida di Confindustria, è in grado di assicurare, in relazione alle proprie dimensioni ed alla propria complessità organizzativa, l’effettività dei controlli cui l’organismo di vigilanza è preposto.
Azienda Farmaceutica di Cameri & Trecate S.p.A. ha optato per una composizione collegiale del proprio organismo di vigilanza (di seguito, “OdV”) individuandola nel Collegio dei Sindaci.
Tale soluzione è stata giudicata idonea in quanto l’autonomia, l’indipendenza e la professionalità sono garantite dal fatto che i soggetti esterni non svolgono attività operative all’interno di Azienda Farmaceutica di Cameri & Trecate S.p.A. e sono selezionati proprio in virtù delle loro competenze in materia.
Il requisito della professionalità può essere anche garantito dal ricorso a funzioni specialistiche presenti in Azienda Farmaceutica di Cameri & Trecate S.p.A. ed a consulenze esterne cui l’OdV può accedere per l’espletamento del proprio incarico.
4.1.1 Principi generali in tema di istituzione, nomina e sostituzione dell’Organismo di Vigilanza
L’Organismo di Vigilanza di Azienda Farmaceutica di Cameri & Trecate S.p.A. è istituito con delibera scritta da parte del Consiglio di Amministrazione. L’Organismo di Vigilanza resta in carica per un anno dalla nomina ed è rieleggibile. L’Organismo di Vigilanza cessa per scadenza del termine del periodo stabilito in sede di nomina, pur continuando a svolgere ad interim le proprie funzioni fino a nuova nomina dell’Organismo stesso che deve essere effettuata nella prima riunione Assembleare utile.
Se, nel corso della carica, un componente dell’Organismo di Vigilanza cessa dal suo incarico, il Consiglio di Amministrazione provvede alla sostituzione con propria delibera. Fino alla nuova nomina, l’Organismo di Vigilanza opera con gli altri componenti rimasti in carica e, in mancanza, con altro nominato ad interim da parte del Presidente del Consiglio di Amministrazione di Azienda Farmaceutica di Cameri & Trecate S.p.A.
L’eventuale compenso per la qualifica di componente dell’Organismo di Vigilanza è stabilito, per tutta la durata del mandato.
La nomina quale componente dell’Organismo di Vigilanza è condizionata alla presenza di requisiti soggettivi di eleggibilità.
In particolare, all’atto del conferimento dell’incarico, i soggetti designati a ricoprire la carica di componente dell’Organismo di Vigilanza devono rilasciare una dichiarazione nella quale attesti l’assenza di motivi di ineleggibilità quali:
– funzioni di amministrazione – nei tre esercizi precedenti alla nomina quale componente dell’Organismo di Vigilanza – di imprese sottoposte a fallimento, liquidazione coatta amministrativa o altre procedure concorsuali;
– sentenza di condanna anche non passata in giudicato ed anche ai sensi dell’art. 444 c.p.p., in Italia o all’estero, per i delitti richiamati dal D.Lgs. 231/2001 o delitti comunque incidenti sulla moralità professionale;
– condanna, con sentenza anche non passata in giudicato, ovvero con provvedimento che comunque ne accerti la responsabilità, a una pena che importa l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici, ovvero l’interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese.
Laddove alcuno dei sopra richiamati motivi di ineleggibilità dovesse configurarsi a carico di un soggetto nominato, questi decadrà automaticamente dalla carica.
L’Organismo di Vigilanza potrà giovarsi – sotto la sua diretta sorveglianza e responsabilità – nello svolgimento dei compiti affidatigli della collaborazione di tutte le funzioni e strutture di Azienda Farmaceutica di Cameri & Trecate S.p.A. ovvero di consulenti esterni, avvalendosi delle rispettive competenze e professionalità. Tale facoltà consente all’Organismo di Vigilanza di assicurare un elevato livello di professionalità e la necessaria continuità di azione.
A tal fine la Direzione assegna, ogni anno, un budget di spesa all’Organismo di Vigilanza tenuto conto delle richieste di quest’ultimo che dovranno essere formalmente presentate all’Amministrazione.
L’assegnazione del budget permette all’Organismo di Vigilanza di operare in autonomia e con gli strumenti opportuni per un efficace espletamento del compito assegnatogli dal presente Modello, secondo quanto previsto dal D.Lgs. 231/2001.
Al fine di garantire la necessaria stabilità ai membri dell’Organismo di Vigilanza, la revoca dei poteri propri dell’Organismo di Vigilanza e l’attribuzione di tali poteri ad altro soggetto potrà avvenire soltanto per giusta causa, mediante un’apposita delibera del Consiglio di Amministrazione. A tale proposito, per “giusta causa” di revoca dei poteri connessi con l’incarico di componente dell’Organismo di Vigilanza, potrà intendersi, a titolo meramente esemplificativo:
– una grave negligenza nell’assolvimento dei compiti connessi con l’incarico quale (a titolo meramente esemplificativo): l’omessa redazione della relazione informativa semestrale all’Amministrazione/Direzione sull’attività svolta, di cui al successivo paragrafo 4.4;
– l’“omessa o insufficiente vigilanza” da parte dell’Organismo di Vigilanza – secondo quanto previsto dall’art. 6, comma 1, lett. d), D.Lgs. 231/2001 – risultante da una sentenza di condanna, anche non passata in giudicato, emessa nei confronti di Azienda Farmaceutica di Cameri & Trecate S.p.A. ai sensi del D.Lgs. 231/2001 ovvero da provvedimento che comunque ne accerti la responsabilità;
– l’attribuzione di funzioni e responsabilità operative all’interno dell’organizzazione aziendale incompatibili con i requisiti di “autonomia e indipendenza” e “continuità di azione” propri dell’Organismo di Vigilanza.
In casi di particolare gravità, il Consiglio di Amministrazione potrà comunque disporre la sospensione dei poteri dell’Organismo di Vigilanza e la nomina di un Organismo ad interim.
4.2 FUNZIONI E POTERI DELL’ORGANISMO DI VIGILANZA
Le attività poste in essere dall’Organismo di Vigilanza non possono essere sindacate da alcun altro organismo o struttura di Azienda Farmaceutica di Cameri & Trecate S.p.A., fermo restando però che l’organo dirigente è in ogni caso chiamato a svolgere un’attività di vigilanza
sull’adeguatezza del suo operato, in quanto l’organo dirigente ha la responsabilità ultima del funzionamento e dell’efficacia del Modello.
All’Organismo di Vigilanza sono conferiti i poteri di iniziativa e controllo necessari per assicurare un’effettiva ed efficiente vigilanza sul funzionamento e sull’osservanza del Modello secondo quanto stabilito dall’art. 6 del D.Lgs. 231/2001.
Pertanto, a tale Organismo è affidato il compito di vigilare in generale:
– sulla reale (e non meramente formale) efficacia del Modello e sulla sua adeguatezza rispetto all’esigenza di prevenire la commissione dei reati per cui trova applicazione il D.Lgs. 231/01;
– sull’osservanza delle prescrizioni del Modello da parte dei destinatari;
– sull’aggiornamento del Modello nel caso in cui si riscontrassero esigenze di adeguamento in relazione alle mutate condizioni aziendali o normative.
– effettuare verifiche mirate su specifiche attività a rischio avendo libero accesso ai dati relativi;
– promuovere l’aggiornamento della mappatura dei rischi in caso di significative variazioni organizzative o di estensione della tipologia di reati presi in considerazione dal D.Lgs. 231/2001;
– monitorare le iniziative di informazione/formazione finalizzate alla diffusione della conoscenza e della comprensione del Modello in ambito aziendale promosse dalla funzione competente;
– raccogliere e gestire le informazioni necessarie a fornire un quadro costantemente aggiornato circa l’attuazione del Modello;
– esprimere, sulla base delle risultanze emerse dalle attività di verifica e di controllo, una valutazione periodica sull’adeguatezza del Modello rispetto alle prescrizioni del D.Lgs. 231/2001, ai principi di riferimento, alle novità normative ed agli interventi giurisprudenziali di rilevo, nonché sull’operatività dello stesso;
– segnalare al Presidente del Consiglio di Amministrazione / Consiglio di Amministrazione eventuali violazioni di protocolli o le carenze rilevate in occasione delle verifiche svolte, affinché questi possa adottare i necessari interventi di adeguamento;
– vigilare sull’applicazione coerente delle sanzioni previste dalle normative interne nei casi di violazione del Modello, ferma restando la competenza dell’organo deputato per l’applicazione dei provvedimenti sanzionatori;
– rilevare gli eventuali scostamenti comportamentali che dovessero emergere dall’analisi dei flussi informativi e dalle segnalazioni alle quali sono tenuti i responsabili delle varie funzioni.
Il Presidente del Consiglio di Amministrazione di Azienda Farmaceutica di Cameri & Trecate S.p.A., curerà l’adeguata comunicazione alle strutture aziendali dei compiti dell’Organismo di Vigilanza e dei suoi poteri.
L’Organismo di Vigilanza è tenuto al vincolo di riservatezza rispetto a tutte le informazioni di cui è a conoscenza a causa dello svolgimento del suo incarico.
La divulgazione di tali informazioni potrà essere effettuata solo ai soggetti e con le modalità previste dal presente Modello.
4.3 OBBLIGHI DI INFORMAZIONE NEI CONFRONTI DELL’ORGANISMO DI VIGILANZA – FLUSSI INFORMATIVI
L’Organismo di Vigilanza deve essere tempestivamente informato, mediante apposito sistema di comunicazione interna, in merito ad atti, comportamenti od eventi che possano determinare una violazione del Modello o che, più in generale, siano rilevanti ai fini del D.Lgs. 231/2001.
Gli obblighi di informazione su eventuali comportamenti contrari alle disposizioni contenute nel Modello rientrano nel più ampio dovere di diligenza ed obbligo di fedeltà del prestatore di lavoro di cui agli artt. 2104 e 2105 c.c.
Il corretto adempimento dell’obbligo di informazione da parte del prestatore di lavoro non può dar luogo all’applicazione di sanzioni disciplinari.
Valgono, in proposito, le seguenti prescrizioni di carattere generale:
– devono essere raccolte eventuali segnalazioni relative:
I. alla commissione, o al ragionevole pericolo di commissione, dei reati richiamati dal D.Lgs. 231/2001;
II. la violazione di norme poste a tutela della salute e sicurezza sul lavoro;
III. a “pratiche” non in linea con le norme di comportamento emanate dalla Società;
IV. a comportamenti che, in ogni caso, possono determinare una violazione del Modello;
– il dipendente che intenda segnalare una violazione (o presunta violazione) del Modello può contattare il proprio diretto superiore gerarchico ovvero, qualora la segnalazione non dia esito o il dipendente si senta a disagio nel rivolgersi al suo diretto superiore per effettuare la segnalazione, riferire direttamente all’Organismo di Vigilanza;
– al fine di raccogliere in modo efficace le segnalazioni sopra descritte, l’Organismo di Vigilanza provvederà a comunicare, a tutti i soggetti interessati, i modi e le forme di effettuazione delle stesse;
– l’Organismo di Vigilanza valuta discrezionalmente e sotto la sua responsabilità le segnalazioni ricevute e i casi in cui è necessario attivarsi.
I segnalanti in buona fede sono garantiti contro qualsiasi forma di ritorsione, discriminazione o penalizzazione ed in ogni caso è assicurata la riservatezza dell’identità del segnalante, fatti salvi gli obblighi di legge e la tutela dei diritti di Azienda Farmaceutica di Cameri & Trecate S.p.A. o delle persone accusate erroneamente e/o in mala fede.
Oltre alle segnalazioni di cui sopra, devono essere inoltre obbligatoriamente trasmesse all’Organismo di Vigilanza le informazioni concernenti:
– i provvedimenti e/o notizie provenienti da organi di polizia giudiziaria, o da qualsiasi altra autorità, dai quali si evinca lo svolgimento di indagini, anche nei confronti di ignoti, per i reati contemplati dal D.Lgs. 231/2001 o dalla normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro e che possano coinvolgere la Società;
– le richieste di assistenza legale inoltrate dal Presidente o dal Consiglio di Amministrazione o dipendenti in caso di avvio di procedimento giudiziario nei loro confronti ed in relazione ai reati di cui al D.Lgs. 231/2001 o alla normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro;
– le notizie relative ai procedimenti disciplinari svolti e alle eventuali sanzioni irrogate ovvero ai provvedimenti di archiviazione di tali procedimenti con le relative motivazioni;
– le comunicazioni inerenti modifiche organizzative e societarie.
Tutte le segnalazioni e le comunicazioni indirizzate all’Organismo di Vigilanza potranno essere inoltrate ai seguenti indirizzi:
Organismo di Vigilanza di Azienda Farmaceutica di Cameri & Trecate S.p.A..
Via Novara, 45 – 28062 Cameri (NO)
Tel. +39 0321518815
4.3.1 Raccolta e conservazione delle informazioni
Ogni informazione, segnalazione, e relazione previste nel Modello sono conservate dall’Organismo di Vigilanza in un apposito archivio riservato (informatico o cartaceo).
I componenti uscenti dell’Organismo di Vigilanza devono provvedere affinché il passaggio della gestione dell’archivio avvenga correttamente ai nuovi componenti.
4.4 REPORTING DELL’ORGANISMO DI VIGILANZA VERSO GLI ORGANI SOCIETARI
L’Organismo di Vigilanza riferisce in merito all’efficacia ed osservanza del Modello, all’emersione di eventuali aspetti critici, alla necessità di interventi modificativi. A tal fine, l’Organismo di Vigilanza predispone:
– con cadenza almeno semestrale, una relazione informativa, relativa all’attività svolta da presentare ai membri del Consiglio di Amministrazione;
– immediatamente al verificarsi di violazioni accertate del Modello, con presunta commissione di reati, una comunicazione da presentare ai membri del Consiglio di Amministrazione;
– nell’ambito del reporting semestrale vengono affrontati i seguenti aspetti:
o controlli e verifiche svolti dall’Organismo di Vigilanza ed esito degli stessi;
o stato di avanzamento di eventuali progetti di implementazione/revisione di processi sensibili;
o eventuali innovazioni legislative o modifiche organizzative che richiedono aggiornamenti nell’identificazione dei rischi o variazioni del Modello;
o eventuali sanzioni disciplinari irrogate dagli organi competenti a seguito di violazioni del Modello;
o altre informazioni ritenute significative;
– valutazione di sintesi sull’adeguatezza del Modello rispetto alle previsioni del D.Lgs. 231/2001.
Gli incontri con gli organi societari cui l’Organismo di Vigilanza riferisce devono essere documentati. L’Organismo di Vigilanza cura l’archiviazione della relativa documentazione.
5. IL RESPONSABILE DELLA TRASPARENZA E DELLA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE
L’Azienda Farmaceutica di Cameri & Trecate è tenuta a nominare la figura di Responsabile per la prevenzione della corruzione (RPC).
l RPC è una figura centrale del sistema di trattamento del rischio di corruzione. A tale figura la normativa assegna alcuni importanti compiti il cui corretto assolvimento permette di rafforzare l'efficacia del sistema di controllo preventivo.
Le funzioni ed i compiti del RPC sono disciplinati dall’art. 1, commi 8-10, della legge n. 190 del 2012 e dal D.lgs. n. 39/2013.
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Il Responsabile della trasparenza e della prevenzione della corruzione è colui a cui spetta predisporre il Piano di prevenzione della corruzione dell’Azienda, ai fini della successiva adozione da parte del Consiglio di Amministrazione, quale organo di indirizzo, o di altro organo con funzioni equivalenti.
ll responsabile individuato ai sensi del comma 7 provvede anche: - alla verifica dell’efficace attuazione del piano e della sua idoneità, nonché a proporre la modifica dello stesso quando sono accertate significative violazioni delle prescrizioni ovvero quando intervengono mutamenti nell’organizzazione o nell’attività dell’amministrazione; - alla verifica, d’intesa con il dirigente competente, dell’effettiva rotazione degli incarichi negli uffici preposti allo svolgimento delle attività nel cui ambito è più elevato il rischio che siano commessi reati di corruzione; ad individuare il personale da inserire nei programmi di formazione di cui al comma 11.
Per lo svolgimento dei compiti assegnati, il RPC dispone di supporto in termini di risorse umane, finanziarie e strumentali adeguate alle dimensioni dell’Azienda, nei limiti della disponibilità di bilancio, e ha completo accesso a tutti gli atti dell’organizzazione, dati e informazioni, funzionali all’attività di controllo che comunque sono di pertinenza del vertice gestionale. Tra gli obblighi del RPC rientrano anche gli obblighi di denuncia che ricadono sul pubblico ufficiale e sull'incaricato di pubblico servizio ai sensi dell'art. 331 del codice penale. Le responsabilità del RPC sono definite dall'art. 1, commi 8, 12 e 14 della legge n. 190/2012.
Il Responsabile della trasparenza e della prevenzione della corruzione è nominato dall’organo di indirizzo della società.
Nell’effettuare la scelta, l’Azienda ha valutato l’eventuale esistenza di situazioni di conflitto di interesse e ha evitato la designazione di figure incaricate in quei processi dell’attività individuate come aree a maggior rischio corruttivo. La scelta è ricaduta su una figura che ha dimostrato nel tempo un comportamento integerrimo.
Gli atti di revoca dell’incarico di Responsabile della trasparenza e della prevenzione della corruzione sono motivati e comunicati all’A.N.AC. che, entro 30 giorni può formulare una richiesta di riesame qualora rilevi che la revoca sia correlata alle attività svolte dal responsabile in materia di prevenzione della corruzione ai sensi dell’art. 15 del d.lgs. n. 39/2013.
Al fine di adempiere ai requisiti normativi, il Consiglio di Amministrazione ha provveduto al formale conferimento dell’incarico di Responsabile della trasparenza e della prevenzione della corruzione, individuando nello stesso le conseguenze derivanti dall’inadempimento agli obblighi
che ne conseguono, declinandone gli eventuali profili di responsabilità disciplinare e dirigenziale. In particolare, sono state specificate le conseguenze derivanti dall’omessa vigilanza sul funzionamento e sull’osservanza del Piano, nonché dall’omesso controllo in caso di ripetute violazioni del Piano, in analogia a quanto previsto dall’ art. 1, commi 12 e 14, della legge n. 190 del 2012.
6. LA FORMAZIONE DELLE RISORSE E LA DIFFUSIONE DEL MODELLO
E’ data ampia divulgazione dei principi contenuti nel Modello.
La Società si impegna a facilitare e promuovere la comunicazione e la conoscenza del Modello da parte dei Destinatari, con grado di approfondimento diversificato a seconda della posizione e del ruolo, e il loro contributo costruttivo sui suoi contenuti.
Il soggetto che riceve la comunicazione sottoscrive una dichiarazione di conoscenza, adesione ed impegno al rispetto del Modello, dichiarazione che viene archiviata e conservata dall’Organismo di Vigilanza. I principi e i contenuti del Modello sono inoltre divulgati mediante corsi di formazione; i Destinatari sono tenuti a partecipare ai corsi di formazione.
La struttura dei corsi di formazione è definita dall’Azienda in coordinamento con l’Organismo di Vigilanza. Le iniziative di formazione e informazione mirata possono svolgersi anche a distanza e mediante utilizzo di risorse informatiche (e-learning).
Il Modello e la sua relativa adozione saranno infine portati a conoscenza – anche tramite formali comunicazioni - di tutti coloro con i quali l’Azienda intrattiene relazione d’affari. L’impegno al rispetto dei principi di riferimento del Modello da parte dei terzi aventi rapporti contrattuali con l’Azienda – dall’approvazione del presente Modello - dovrà essere previsto da apposita clausola del relativo contratto che formerà oggetto di accettazione del terzo contraente.
In particolare, l’Azienda ritiene, come detto, importante l’attività formativa, le varie procedure e linee guida esistenti; per tale ragione, Azienda Farmaceutica di Cameri & Trecate S.p.A., e l’OdV, con l’ausilio di consulenti esterni, provvederà ad effettuare la programmazione dell’attività formativa. L’attività formativa dovrà essere “teleologicamente” orientata distinguendosi a seconda del Reato e del soggetto coinvolto (soggetti apicali, responsabili di funzione, soggetti sottoposti all’altrui direzione, etc.). L’attività formativa potrà essere svolta sia singolarmente che in gruppi ma la partecipazione dei collaboratori a tali corsi sarà da considerarsi obbligatoria.
La decisione in merito alla frequenza con cui tale attività sarà svolta è concordata tra Azienda Farmaceutica di Cameri & Trecate S.p.A. e l’OdV. L’OdV avrà il compito di valutare l’efficacia del Modello e, quindi, avrà anche la possibilità di programmare i corsi da proporre alla Società. L’OdV avrà, in questo ambito, il compito di specificare ed adattare l’attività formativa a seconda delle esigenze aziendali. L’attività formativa è obbligatoria e sarà documentata attraverso la richiesta della firma di presenza e la comunicazione all’OdV dei nominativi presenti, ovvero, in caso di e-learning, attraverso appositi sistemi di rilevamento della partecipazione all’attività formativa.
7 SISTEMA DISCIPLINARE
7.1 FUNZIONE DEL SISTEMA DISCIPLINARE
La definizione di un sistema di sanzioni (commisurate alla violazione e dotate di efficacia deterrente) applicabili in caso di violazione delle regole di cui al Modello, rende efficiente e praticabile l’azione di vigilanza dell’OdV ed ha lo scopo di garantire l’effettività del Modello stesso.
La predisposizione di tale sistema disciplinare costituisce, infatti, ai sensi dell’art. 6 primo comma lettera e) del D. Lgs. 231/2001, un requisito essenziale del Modello medesimo ai fini dell’esimente rispetto alla responsabilità dell’Azienda.
L’applicazione del sistema disciplinare e delle relative sanzioni è indipendente dallo svolgimento e dall’esito del procedimento penale eventualmente avviato dall’autorità giudiziaria nel caso in cui il comportamento da censurare valga anche ad integrare una fattispecie di reato rilevante ai sensi del Decreto.
Le violazioni delle norme del codice di condotta nonché di quanto previsto nel presente Modello (inteso nella sua totalità e, quindi, nella sua parte generale e nelle singole parti speciali) ledono il rapporto di fiducia instaurato dai Destinatari con l’Azienda e, conseguentemente, comportano le azioni disciplinari nel seguito indicate, indipendentemente dall’eventuale instaurazione di un giudizio penale nei casi in cui il comportamento costituisca reato.
7.2 MISURE NEI CONFRONTI DEI DIPENDENTI
A) Violazioni del Modello
Fermi restando gli obblighi per la Società nascenti dallo Statuto dei Lavoratori, i comportamenti sanzionabili sono i seguenti: - violazione di procedure interne previste o richiamate dal presente Modello (ad esempio non osservanza delle procedure prescritte, omissione di comunicazioni all’OdV in merito a informazioni prescritte, omissione di controlli, etc.) o adozione, nell’espletamento di attività connesse ai Processi Sensibili, di comportamenti non conformi alle prescrizioni del Modello o alle procedure ivi richiamate; - violazione di procedure interne previste o richiamate dal presente Modello o adozione, nell’espletamento di attività connesse ai Processi Sensibili, di comportamenti non conformi alle prescrizioni del Modello o dalle procedure ivi richiamate che espongano la Società ad una situazione oggettiva di rischio di commissione di uno dei Reati; - adozione, nell’espletamento di attività connesse ai Processi Sensibili, di comportamenti non conformi alle prescrizioni del presente Modello, o alle procedure ivi richiamate, e diretti in modo univoco al compimento di uno o più Reati; - adozione, nell’espletamento di attività connesse ai Processi Sensibili, di comportamenti palesemente in violazione delle prescrizioni del presente Modello, o con le procedure ivi richiamate, tale da determinare la concreta applicazione a carico della società di sanzioni previste dal Decreto.
Le sanzioni e l’eventuale richiesta di risarcimento dei danni verranno commisurate al livello di responsabilità ed autonomia del Dipendente, all’eventuale esistenza di precedenti disciplinari a carico dello stesso, all’intenzionalità del suo comportamento nonché alla gravità del medesimo, con ciò intendendosi il livello di rischio a cui la Società può ragionevolmente ritenersi esposta - ai sensi e per gli effetti del D. Lgs. 231/2001 - a seguito della condotta censurata.
Il sistema disciplinare è soggetto a costante verifica e valutazione da parte dell’OdV e della Direzione, rimanendo quest’ultimo responsabile della concreta applicazione delle misure disciplinari qui delineate su eventuale segnalazione dell’OdV e sentito il superiore gerarchico dell’autore della condotta censurata.
B) Le sanzioni
I provvedimenti disciplinari irrogabili nei riguardi di detti lavoratori - nel rispetto delle procedure previste dall’articolo 7 della legge 30 maggio 1970, n. 300 (Statuto dei Lavoratori) ed eventuali normative speciali applicabili – sono quelli previsti dall’apparato sanzionatorio del CCNL di cui restano ferme tutte le previsioni.
Per quanto riguarda l’accertamento delle infrazioni, i procedimenti disciplinari e l’irrogazione delle sanzioni restano invariati i poteri già conferiti, nei limiti della rispettiva competenza, al management aziendale.
L’estratto del CCNL relativo al sistema sanzionatorio sopra indicato è accessibile a tutto lo staff tramite visualizzazione a sistema.
7.3 MISURE NEI CONFRONTI DEGLI AMMINISTRATORI
In caso di violazione del Modello da parte di uno o più membri del Consiglio di Amministrazione e del quadro dirigenziale, l’OdV provvederà ad effettuare, collegialmente, tra i membri stessi dell’OdV, un’assemblea straordinaria per valutare la natura del comportamento, al fine di stabilire o la mera violazione del modello o la commissione di reato a seguito della violazione dello stesso.
Inoltre, l’OdV dovrà tempestivamente informare dell’accaduto l’Organo di Controllo.
A tal proposito, i destinatari dell’informativa da parte del’OdV, potranno assumere, secondo quanto previsto dallo Statuto, gli opportuni provvedimenti al fine di adottare le misure più idonee previste dalla legge.
7.4 MISURE NEI CONFRONTI DEI CONSULENTI E DEI PARTNER
Ogni violazione da parte dei Consulenti o dei Partner delle regole di cui al presente Modello agli stessi applicabili o di commissione dei Reati nello svolgimento della loro attività per la Società è sanzionata secondo quanto previsto nelle specifiche clausole contrattuali inserite nei relativi contratti.
Resta salva l’eventuale richiesta di risarcimento qualora da tale comportamento derivino danni concreti alla Società, come nel caso di applicazione alla stessa da parte del giudice delle misure previste dal D. Lgs. 231/2001.
7.5 MISURE NEI CONFRONTI DELL’ORGANO DI CONTROLLO
Alla notizia di violazione delle disposizioni e delle regole di comportamento del Modello da parte di uno o più sindaci, l’Organismo di Vigilanza dovrà tempestivamente informare dell’accaduto l’intero Collegio Sindacale e il Consiglio di Amministrazione. I soggetti destinatari dell’informativa dell’Organismo di Vigilanza potranno assumere, secondo quanto previsto dallo Statuto, gli opportuni provvedimenti tra cui, ad esempio, la convocazione dell’assemblea dei soci, al fine di adottare le misure più idonee previste dalla legge.