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Timestamp: 2020-07-15 04:01:24+00:00
Document Index: 34268416

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 319', 'art. 319', 'art. 18', 'art. 486', 'art. 420', 'art. 127', 'art. 97', 'art. 420', 'art. 486', 'art. 420', 'art. 111', 'art. 420', 'art. 599', 'art. 599', 'art. 599', 'art. 127', 'art. 97', 'art. 599']

Legittimo Impedimento - Cassazione Penale 15/03/2016 N° 10157 - Legge semplice
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Legittimo Impedimento – Cassazione Penale 15/03/2016 N° 10157
Legittimo impedimento – Cassazione penale 15/03/2016 n° 10157 leggi la sentenza gratuitamente su leggesemplice.com
Numero: 10157
Testo completo della Sentenza Legittimo impedimento – Cassazione penale 15/03/2016 n° 10157:
1. C.C. ricorre per cassazione avverso la sentenza in epigrafe indicata, con la quale è stata confermata la sentenza di condanna emessa in primo grado, in ordine al delitto di cui all’art. 319-quater cod. pen.
2.1. Con il secondo motivo, si deduce ingiustificato rigetto dell’istanza di rinnovazione dell’istruzione dibattimentale, per procedere a perizia nei confronti dell’imputato e, se avesse acconsentito, anche della persona offesa, T., per l’accertamento della verità, in quanto erroneamente la Corte d’appello ha ritenuto che non si tratti di prova tecnico-scientifica valida ed affidabile.
2.2. Con il terzo motivo, si deduce ingiustificato rigetto della richiesta di visione del DVD agli atti, trattandosi del filmato relativo al presunto momento di induzione, in quanto la visione del DVD avrebbe mostrato l’inesistenza dei riscontri alle dichiarazioni del T.
2.5. Con il sesto motivo, si deduce erronea interpretazione dell’art. 319-quater cod. pen., per l’esistenza di un vuoto probatorio e motivazionale sulla decisiva circostanza se a C. fosse stato conferito dal T. un incarico professionale, consistente nella predisposizione dei ricorsi, o se fosse stato l’imputato a indurre il T. a pagare una somma per un’attività da quest’ultimo non voluta e subita, per timore di conseguenze negative, che l’imputato avrebbe potuto provocare a suo carico, in relazione alle irregolarità riscontrate durante il controllo da parte degli ispettori del lavoro. I ricorsi predisposti dal C. erano infatti tecnicamente ben redatti ed idonei allo scopo, trovando fondamento nell’art. 18 l. 24 novembre 1981, n. 689. Ingiustificatamente, secondo il ricorrente, è stata disattesa anche la richiesta difensiva di disporre perizia sulla validità giuridica dei ricorsi stessi. Anche l’opera di consulenza prestata dal C. era lecita, richiedendo esclusivamente l’autorizzazione del Ministero, la mancanza della quale integrava soltanto estremi di illecito disciplinare. E, in ogni caso, dalla mancanza dell’autorizzazione non potrebbe essere inferita la sussistenza del dolo del reato in disamina, anche perché la promessa del C. di far arrivare la pratica “sul suo tavolo” era relativa soltanto alla richiesta del T. di avere certezze sul protocollo. E comunque il T. era stato smentito dal C. , il quale aveva fornito riscontri oggettivi all’assunto dell’imputato. Ingiustificatamente, al riguardo, la Corte territoriale ha affermato che, atteso che i rapporti C. -Co. erano molto più stretti rispetto a quelli fra C. e T. , tale circostanza comprometteva l’imparzialità del Co.
1. Il primo motivo di ricorso è fondato. Nel caso di specie, infatti, è incontroverso che il difensore non sia potuto intervenire all’udienza, fissata di fronte alla Corte d’appello, a norma del combinato disposto degli artt. 443, comma 4, e 599 cod. proc. pen., (atteso che, in primo grado, il processo si era svolto nelle forme del rito abbreviato), a causa di un legittimo impedimento, di carattere assoluto, in quanto determinato dalle avverse condizioni meteorologiche, che gli avevano impedito di raggiungere la (…). Questo legittimo impedimento venne rappresentato, il giorno dell’udienza, alla Corte d’appello, la quale, senza contestarne la sussistenza, rigettò l’istanza di rinvio, sulla base dell’asserto secondo il quale, nei procedimenti in camera di consiglio, rileva esclusivamente il legittimo impedimento dell’imputato e non anche quello del difensore, che viene sentito soltanto se compare. La Corte territoriale ha dunque deciso conformemente all’orientamento giurisprudenziale per il quale l’impossibilità, per il difensore, di partecipare all’udienza camerale non costituisce motivo di rinvio della stessa. Secondo questo indirizzo ermeneutico, infatti, una volta espletate le rituali comunicazioni e notifiche, non è prevista, per ragioni di speditezza e di concentrazione,intrinseche alla natura del procedimento, la partecipazione necessaria del pubblico ministero e del difensore, sicché l’eventuale impedimento di quest’ultimo non costituisce motivo di rinvio, sempre che non debba procedersi a rinnovazione dell’istruzione dibattimentale (Cass., Sez. 5, 17-2-1998, Gulinello, Rv. 211515; Sez. 5, 22-11-1999, Patalano, Rv.215482). In quest’ottica, si è infatti affermato che il contraddittorio è assicurato, quanto al difensore, dalla notifica dell’avviso di fissazione dell’udienza, con la conseguente irrilevanza dell’assenza del difensore stesso, anche se causata da un legittimo impedimento (Cass., Sez. 6, n. 14396 del 19-2-2009, Leoni, Rv. 243263). Di talché la nullità del procedimento per mancata comparizione del difensore consegue esclusivamente al difetto di notifica dell’avviso di fissazione di udienza (Cass., Sez. 6, n. 40542 del 23-9-2004, Di Gregorio, Rv.230260; Sez. 5, n. 36623 del 16-7-2010, Borra, Rv. 248435). L’orientamento è stato validato dalle Sezioni unite, le quali hanno affermato che il disposto dell’art. 486, comma 5 (oggi art. 420-ter), cod. proc. pen., a norma del quale il giudice provvede alla sospensione o al rinvio in caso di legittimo impedimento del difensore, non si applica ai procedimenti in camera di consiglio, che si svolgono con le forme previste dall’art. 127 cod. proc. pen. (Sez. U., n. 7551 del 8-4-1998, Cerroni, Rv.210796): nemmeno a quelli per i quali la presenza del difensore è prevista come necessaria, soccorrendo, in tale ipotesi, la regola dettata dall’art. 97,comma 4, cod. proc. pen. (Sez. U., n. 31461 del 27-6-2006, Passamani, Rv. 234145). Questo orientamento è così consolidato da essere qualificato dalle Sezioni unite, che più recentemente hanno affrontato la questione, come “diritto vivente” (Sez. U., n. 15232 del 30-10-2014, Tibo, Rv. 263022).
3.1. Tale conclusione appare ancor più avvalorata ove si consideri che l’art. 420, comma 1, cod. proc. pen. prevede, in relazione all’udienza preliminare, pur avendo quest’ultima natura camerale, la partecipazione necessaria del difensore dell’imputato. Orbene, se essa è considerata dalla legge indefettibile in relazione ad una fase processuale nella quale l’oggetto della decisione consiste esclusivamente nello stabilire la fondatezza o meno della domanda di giudizio formulata dal pubblico ministero (Corte cost., n. 185 del 2001), preordinata soltanto ad un eventuale rinvio a giudizio dell’imputato e quindi ad una decisione in rito, non può non considerarsi un’aporia che, quando l’oggetto della decisione sia costituito dal merito della regiudicanda, l’udienza possa svolgersi senza la partecipazione del difensore di fiducia,tanto più laddove venga in rilievo, come nel caso in esame, un assoluto impedimento dipendente da forza maggiore. Ed infatti, in questa prospettiva, si è ritenuto, in giurisprudenza, che, a seguito dell’entrata in vigore della legge 16 dicembre 1999, n. 479, esistano i presupposti normativi per una rimeditazione del problema, essendo stato abrogato l’art. 486 cod. proc. pen.,sull’impedimento a comparire dell’imputato o del difensore all’udienza dibattimentale, e introdotto l’art. 420-ter cod. proc. pen., il quale estende la regola del rinvio per assoluto,legittimo impedimento del difensore anche alla fase dell’udienza preliminare. Con tali modifiche, si è inteso tutelare, con pari rigore e senza distinzioni di sorta, sia nel procedimento camerale che nella fase dibattimentale, l’effettività del contraddittorio e del diritto di difesa dell’imputato, anche alla luce del novellato art. 111 Cost. Di conseguenza, secondo questo orientamento giurisprudenziale, il disposto dell’art. 420-ter cod. proc. pen., per il quale l’udienza preliminare deve essere rinviata in caso di legittimo impedimento del difensore, trova applicazione, per identità di ratio, anche nel procedimento camerale d’appello (Cass., Sez. 2, n. 13033 del 11-10-2000, Matranga, Rv. 217507).
4.1. Nemmeno è sostenibile che l’interpretazione contraria trovi fondamento nel disposto dell’art. 599, comma 2, cod. proc. pen., non potendosi ritenere che questa disposizione,prevedendo il rinvio dell’udienza in caso di legittimo impedimento dell’imputato, che abbia manifestato la volontà di comparire, escluda implicitamente che il rinvio possa essere disposto in presenza di un legittimo impedimento del difensore. L’art. 599,comma 2, cod. proc. pen., infatti, è norma del tutto estranea alla problematica inerente al legittimo impedimento del difensore, come si evince dal tenore testuale della disposizione,nella quale manca ogni riferimento a quest’ultima figura. La disposizione, infatti, disciplina un profilo del tutto distinto e cioè quello inerente al legittimo impedimento dell’imputato. Né vi sono elementi di carattere logico-sistematico sulla base dei quali ritenere che l’art. 599, comma 2,cod. proc. pen. disciplini, in termini esaustivi, l’intera problematica del legittimo impedimento delle parti private, nulla autorizzando ad estendere la portata precettiva della norma al di là della tematica inerente al legittimo impedimento del solo imputato. Dunque da essa non può ricavarsi alcun argomento né a favore né contro l’opzione ermeneutica relativa alla rilevanza dell’assoluto impedimento a comparire del difensore, nei giudizi camerali, che trova il suo diretto referente normativo esclusivamente nel combinato disposto degli artt. 599, comma 1,e 127 cod. proc. pen.
5.1. Tuttavia, prima di optare per un incidente di costituzionalità, occorre chiedersi se non sia percorribile la via di un’interpretazione costituzionalmente orientata. È infatti consolidato, al riguardo, nella giurisprudenza costituzionale, il principio secondo cui, ove una norma sia suscettibile di diverse interpretazioni, il giudice è tenuto ad adottare un’interpretazione adeguatrice, escludendo l’opzione ermeneutica suscettibile di dar luogo a dubbi di costituzionalità e privilegiando la soluzione interpretativa che ponga la norma sicuramente in linea con i parametri costituzionali. Tant’è che la mancata verifica preliminare, da parte del giudice a quo, della praticabilità di una scelta ermeneutica diversa da quella posta a base del dubbio di costituzionalità prospettato e tale da neutralizzarlo, comporta l’inammissibilità della questione di legittimità costituzionale, eventualmente sollevata (Corte cost., n. 287 del 2011; sent. n. 192 del 2007). Orbene, le considerazioni appena formulate inducono a ritenere che l’orientamento ermeneutico secondo il quale il combinato disposto degli artt. 127, comma 3, 443, comma 4, e 599 cod. proc. pen. annette rilievo al legittimo impedimento del difensore anche nei procedimenti in camera di consiglio, oltre ad elidere ogni dubbio di costituzionalità, risultando pienamente conforme al dettato degli artt. 24 e 111 Cost., sia imposto dalle ragioni di ordine logico-sistematico poc’anzi illustrate e non incontri, d’altronde, alcun ostacolo di ordine testuale. In particolare, la formulazione dell’art. 127, comma 3, cod. proc. pen., secondo cui i difensori sono sentiti “se compaiono”, non preclude certamente ma anzi favorisce l’interpretazione secondo la quale la partecipazione all’udienza del difensore è facoltativa ma il difensore ha comunque il diritto di comparire. Pertanto, ove il difensore non compaia, senza addurre alcun legittimo impedimento, il procedimento ha senz’altro corso, senza che la mancata comparizione del difensore determini l’obbligo di provvedere ex art. 97, comma 4, cod. proc. pen né alcun’altra conseguenza processuale. Laddove invece il difensore rappresenti tempestivamente il proprio intendimento di comparire e documenti un legittimo impedimento, a sostegno della richiesta di rinvio, il giudice è tenuto, in presenza di tutte le condizioni di legge, a disporre in tal senso.
6. In conclusione, deve ritenersi che il legittimo impedimento del difensore assuma rilevanza anche nei procedimenti in camera di consiglio e, in particolare, nel giudizio camerale di appello, ex art. 599 cod. proc. pen., a seguito di rito abbreviato, svoltosi in primo grado.
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