Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-11923-del-10-06-2016
Timestamp: 2020-06-06 05:41:24+00:00
Document Index: 167239959

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Sentenza Cassazione Civile n. 11923 del 10/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11923 del 10/06/2016
Cassazione civile sez. III, 10/06/2016, (ud. 11/05/2016, dep. 10/06/2016), n.11923
sul ricorso 7853/2015 proposto da:
E.A., (C.F. C(OMISSIS)), elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA DELLE MILIZIE 9, presso lo studio
dell’avvocato ROBERTO CANESTRELLI, rappresentata e difesa
dall’avvocato BONIFACIO GIUDICEANDREA, “giusta delega a margine
dell’atto di citazione ex art. 395 c.p.c., dd. 29.10.2013”;
F.E., in giudizio anche di persona ai sensi dell’art. 86
c.p.c., elettivamente domiciliato in Roma, VIA MICHELE MERCATI 51,
presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE ANTONINI, che pure lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato ELISABETTA FRONZA in
avverso la sentenza n. 366 della CORTE D’APPELLO DI TRENTO, emessa il
7/10/2014, depositata il 16/12/2014;
udito l’Avvocato GIUSEPPE ANTONINI;
SOLDI Anna Maria, che ha concluso per l’inammissibilità o in
1. – E.A. ricorre, affidandosi a due motivi, per la cassazione della sentenza n. 366 del 16.12.14 della corte di appello di Trento, notificata il 9.3.15, con cui è stata rigettata la sua domanda di revocazione – per i motivi di cui ai nn. 4 ed 1 dell’art. 395 c.p.c. – della precedente sentenza n. 244 del 3.9.13 di quella stessa corte, di reiezione, in sede di appello, dell’opposizione da lei dispiegata avverso l’esecuzione immobiliare intentata ai suoi danni dall’avv. F.E.. Questi resiste con controricorso; e, per la pubblica udienza del giorno 11.5.16, deposita altresì documentazione e memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..
2. – La ricorrente si duole:
– col primo motivo, di violazione o falsa applicazione degli artt. 505 e 490 c.c., in relazione all’art. 395 c.p.c., n. 4, ravvisando l’errore della sentenza gravata di revocazione nel non avere “conferito rilievo all’azione contro l’erede beneficiata” (pag. 7 del ricorso) e ad un esposto in data 27.6.94 a firma di controparte, ma pure contestando la qui gravata sentenza per avere essa riservato al giudizio cognitorio la limitazione di responsabilità dell’erede beneficiato;
– col secondo motivo, di vizio motivazionale e violazione e falsa applicazione dell’art. 395 c.p.c., n. 1, dolendosi dell’esclusione del dolo revocatorio nonostante numerosi fatti ed elementi endoprocessuali sommariamente riportati.
3. – Il controricorrente:
– concorda con la valutazione della gravata sentenza sulla riserva al giudizio di cognizione, ormai definitivamente precluso dalla definitività del monitorio ritualmente notificato alla E., di ogni questione sulla limitazione della responsabilità dell’erede beneficiato, che comunque contesta pure nel merito; e rimarca esulare le censure avversarie dall’ambito di applicazione dell’art. 395 c.p.c., n. 4;
– contesta l’ammissibilità del secondo motivo e, in ogni caso, la sussistenza di un dolo revocatorio, pure alla stregua proprio del precedente richiamato in giudizio e che lo riguardava.
4. – Il ricorso è inammissibile, in quanto la procura a proporlo vi viene indicata come conferita a margine dell’atto di citazione ai sensi dell’art. 395 c.p.c. – vale a dire, dell’atto che ha dato ingresso al giudizio di revocazione concluso con la sentenza oggi gravata – e quindi per un grado o fase anteriore al giudizio di legittimità: ciò che, escludendo la posteriorità temporale del conferimento della procura rispetto alla sentenza impugnata, preclude la ritualità del conferimento della procura stessa e del ricorso medesimo, in base a fermissima giurisprudenza (fin da epoca remota;
basti un richiamo a Cass. 14 gennaio 1974, n. 114, o a Cass. 10 gennaio 1980, n. 229, via via fino a Cass. Sez. Un., 4 febbraio 2009, n. 2636, oppure a Cass., ord. 11 settembre 2014, n. 19226).
5. – Tanto assorbe la disamina dei motivi di ricorso ed impone senz’altro la declaratoria di inammissibilità, con condanna della ricorrente, soccombente, alle spese del giudizio di legittimità in favore di controparte.
6. – Trova infine applicazione – mancando ogni discrezionalità al riguardo (Cass. 14 marzo 2014, n. 5955) – del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, inserito della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione: norma che vincola il giudice dell’impugnazione, pronunziando il provvedimento che definisce quest’ultima, a dare atto della sussistenza dei presupposti (rigetto integrale o inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) per il versamento, da parte dell’impugnante soccombente, di ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione proposta, a norma del detto art. 13, comma 1-bis.
– condanna E.A. al pagamento delle spese del giudizio di legittimità in favore di F.E., liquidate in Euro 7.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre maggiorazione per spese generali, CPA ed IVA nella misura di legge;