Source: http://www.avvgennarodenatale-salerno.com/2011/10/
Timestamp: 2018-03-24 17:41:53+00:00
Document Index: 30866593

Matched Legal Cases: ['art. 1131', 'art. 66', 'art. 66', 'art. 66', 'art. 66', 'art. 2', 'art. 6']

In base alle norme di cui agli artt. 1130 e seguenti del codice civile, l’amministratore del condominio deve convocare l’assemblea ordinaria annuale, e può convocare l’assemblea straordinaria quando lo ritenga opportuno per far fronte ad esigenze particolari o improvvise.
L’assemblea straordinaria, inoltre, deve essere convocata, ai sensi dell’art. 1131 cc, quando vengano notificate all’amministratore citazioni o provvedimenti dell’autorità amministrativa che esorbitino dalle sue attribuzioni.
Tuttavia, il potere di convocare l’assemblea può spettare anche ai condomini: infatti, possono verificarsi, e nella pratica si verificano di frequente, casi in cui l’amministratore sia latitante o poco diligente; ebbene, in tutti i casi in cui il comportamento dell’amministratore potrebbe paralizzare la vita condominiale, la legge ha previsto (art. 66 disposizioni di attuazione al codice civile) che l’assemblea straordinaria possa anche essere convocata dai condomini.
Per la precisione, la richiesta deve essere fatta da un minimo di due condomini che rappresentino almeno un sesto del valore dell’edificio, ossia 166,66 millesimi.
Se l’amministratore non convoca l’assemblea entro dieci giorni dal ricevimento della richiesta, i condomini possono convocarla direttamente, sostituendosi così all’amministratore.
Naturalmente, le eventuali spese (postali, fitto locale, ecc.) occorrenti per l’assemblea convocata dai condomini devono essere poste a carico di tutti i condomini, e non soltanto a carico dei promotori.
Il modello di lettera da inviare all’amministratore nel caso suddetto potrebbe essere il seguente:
Amministratore (nome e cognome)
Oggetto: Condominio ___________ Via ______________ - Salerno
Convocazione assemblea ex art. 66 disp. att. Cod. civ.
I sottoscritti Sigg.ri ________________________, proprietari di appartamenti (o box, o locale terraneo) nel condominio da Lei amministrato, _______________ sito in Salerno alla via __________________, rappresentanti n. _____ millesimi del valore dell’edificio,
ai sensi dell’art. 66 delle disposizioni di attuazione del codice civile, di convocare urgentemente l’assemblea straordinaria del condominio per discutere il seguente
Con avvertenza che, in mancanza, si provvederà direttamente alla convocazione dell’assemblea, così come previsto dalla legge.
Pubblicato da Gennaro De Natale a 10/15/2011 06:54:00 PM
Etichette: art. 66 disp. att., assemblea, condomini, convocazione
L’art. 2 della Legge n. 89/2001 (Legge Pinto) stabilisce che Chi ha subìto un danno patrimoniale o non patrimoniale per effetto di violazione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, ratificata ai sensi della legge 4 agosto 1955, n. 848, sotto il profilo del mancato rispetto del termine ragionevole di cui all'articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione, ha diritto ad una equa riparazione.
La eccessiva genericità del testo legislativo ha fatto sorgere problemi interpretativi, risolti dalla giurisprudenza, in relazione a situazioni particolari, come ad es., le società ed i condomini.
Per quanto riguarda le persone giuridiche, la Corte di Cassazione ha stabilito che il danno non patrimoniale, inteso come danno morale soggettivo, non diversamente da quanto avviene per le persone fisiche, si pone quale conseguenza normale, ancorché non automatica e necessaria della violazione del diritto alla ragionevole durata del processo, di cui all'art. 6 della Convenzione CEDU, a causa dei disagi e dei turbamenti di carattere psicologico che la lesione di tale diritto solitamente provoca alle persone preposte alla gestione dell'ente o ai suoi membri (Cass. 3396/2005; Cass. 13504/2004; Cass. 13163/2004; Cass. 15093/2004).
Pertanto, il ricorso per equa riparazione (cd Legge Pinto) può essere proposto, mediante gli amministratori, anche dalle società.
Il condominio, invece, è unicamente un ente di gestione, privo di personalità giuridica, distinto dai singoli condomini, che agisce, tramite l’amministratore, per la tutela ed amministrazione delle sole cose comuni.
Orbene, poiché l’equa riparazione per irragionevole durata del processo riguarda unicamente la sfera privata del singolo individuo, il relativo ricorso non può essere proposto dall’amministratore del condominio.
Quest’ultimo, infatti, può agire in giudizio esclusivamente per la tutela dei diritti del condominio inteso come collettività, mentre non può agire per questioni diverse da quelle relative alla gestione e conservazione delle parti comuni dell’edificio.
Pertanto, il ricorso per equa riparazione deve essere proposto personalmente dal singolo individuo, in quanto si tratta di un diritto riguardante l’interesse del singolo: in tali situazioni, il patema d’animo conseguente alla pendenza del processo incide unicamente sui condomini, titolari uti singuli del diritto al risarcimento (Cass. 23 ottobre 2009, n. 22558).
Pubblicato da Gennaro De Natale a 10/15/2011 06:52:00 PM
Etichette: condominio, equa riparazione, legge pinto