Source: http://www.medialaws.eu/non-i-diritti-in-internet-ma-internet-nei-diritti/
Timestamp: 2019-05-25 15:37:40+00:00
Document Index: 143234085

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art.14', 'art.3', 'art.12', 'art.21', 'art.2', 'art.3', 'art. 21', 'art. 41', 'art. 21', 'art.21', 'art.21', 'art. 21']

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By Carlo Blengino on	 February 16, 2015 Comments
La tutela di internet in sé, quale mero strumento frutto di innovazione tecnologica mi pare operazione sbagliata, soprattutto in una Dichiarazione di principi che aspira a porsi ad un livello para-costituzionale e che vorrebbe vincolare nel futuro i tanti soggetti, pubblici e privati, che in fatto (col codice) o in diritto (con leggi e regolamenti) influiranno sul governo (rectius: sull’uso) della rete. Credo sia velleitario pensare di tutelare, per come la percepiamo oggi, una risorsa tecnologica in continua mutazione, tant’è che, saggiamente, la Commissione ha evitato di definire cosa sia Internet. E d’altra parte anche quei diritti che nella Dichiarazione paiono esser propri del mezzo in quanto tale (penso all’art. 12 sicurezza in Rete intesa come l’integrità delle infrastrutture, o all’art.14 sui criteri per il governo della rete, o alla stessa net neutrality di cui all’art.3) sono comunque (almeno parzialmente) declinati come diritti degli utenti. Il che è corretto, perché Internet trova ragione di tutela solo là dove sia fondamentale per l’esercizio di diritti: è tutelando i diritti degli utenti che tutelo internet.
Paradossalmente però, nella Dichiarazione, Internet è troppo centrale nelle formulazioni dei singoli principi proclamati ed il documento prodotto dalla Commissione rischia di inseguire forzatamente una sorta di legge del cavallo evocata a proposito della cyberLaw dal giudice Esterwood nel lontano 1996.
Non i diritti in internet, ma internet nei diritti.
Nella bozza della Dichiarazione la libertà d’espressione compare unicamente come inciso all’art.12 sulla sicurezza in rete: davvero poco per un principio che, tra tutti i diritti fondamentali, è quello maggiormente scosso ed ampliato da Internet ed in generale dalle tecnologie digitali. Inutile ripetere quanto la creazione, la diffusione e la fruizione delle informazioni, delle idee ed in generale dei prodotti del libero pensiero sia radicalmente mutata grazie al digitale ed alla rete. E a poco vale affermare che detto principio sia saldamente consolidato nei nostri ordinamenti, tanto da poter esser dato per scontato. Grazie ad internet il concetto stesso di libera manifestazione del pensiero è profondamente mutato. Non è più solo <<il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione>> consacrato all’art. art.21 della nostra Costituzione, ma è diventato il diritto di ciascuno di noi di essere partecipe nell’attuale società dell’informazione, di informare e soprattutto di esser informato, che vuol dire, oggi, riconoscere il diritto di accesso ad internet (art.2 della Dichiarazione). La libertà d’espressione oggi è il diritto di fruire, a parità di condizioni, di ogni servizio sia reso disponibile per veicolare idee, informazioni e contenuti. Ed a ben guardare, su internet, la libertà di espressione trascina con sé la tutela della neutralità della rete (art.3 della Dichiarazione). Come più volte affermato dalla Corte di Giustizia Europea, ogni nuovo servizio della società dell’informazione (un aggregatore, una piattaforma di condivisione o una nuova modalità di fruizione dei contenuti) è esso stesso esercizio di libertà di espressione, e come tale va tutelato da discriminazioni, filtri e blocchi. E la neutralità della rete come declinazione della libertà d’espressione si lega anche alla tutela della concorrenza e della libertà economica. Sul punto è interessante l’interpretazione resa dal TAR del Lazio nell’ordinanza 25/06/2014 sul regolamento AGCOM, ove si afferma che <<… il diritto di informare, da una parte, come profilo passivo, è posto a tutela dei singoli utenti, ai fini di una loro effettiva partecipazione alla vita democratica, dall’altra, come profilo attivo, è teso a proteggere coloro che operano nel sistema dei media, per assicurare che le informazioni immesse nel circuito economico contribuiscano alla crescita del mercato, oltreché a garantire ai singoli utenti la possibilità di scelta tra una molteplicità di fonti informative>>. E prosegue:<< Diventa, pertanto, obbligata una lettura congiunta dell’art. 21 con le libertà economiche dell’art. 41 della Costituzione, inteso in senso ampio non come mera libertà di attività di impresa, ma come copertura costituzionale di ogni atto con cui il soggetto scelga il fine economico da perseguire, in linea con la configurazione della libertà economica come di un diritto di libertà proprio della persona>>.
Ma la visione esposta è frutto del faticoso lavoro di interpretazioni della magistratura e necessita oggi di esser esplicitata con chiarezza e con valore cogente, per dispiegare i propri effetti sulle nuove modalità di esercizio della libera manifestazione del pensiero in rete. Per ragioni storiche l’art. 21 della nostra Carta fondamentale è oggi quanto di più inadatto ed obsoleto sia offerto al giurista per difender la libera manifestazione del pensiero in Internet. Per una scelta in allora comprensibile, in vero non dissimile da quella compiuta oggi con la Dichiarazione, l’art.21 si addentra in una minuta difesa del mezzo,la stampa tipografica ieri internet oggi, così che a 50anni di distanza la forza precettiva del principio è affidata alla buona volontà dell’interprete. Piccoli segnali giurisprudenziali consentono di adeguare l’art.21 Costituzione al tempo del web (mi riferisco ad esempio alla recente Sentenza delle Sezioni Unite sulla sequestrabilità per oscuramento delle testate online), ma è innegabilmente necessaria una nuova formulazione dell’art. 21 Costituzione ed una complessiva riscrittura dei principi a questo collegati.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico, tecnologico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti all’organizzazione politica, economica, culturale e sociale del Paese.
Il domicilio, fisico ed informatico, è inviolabile. Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale. Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali.
O ancora, solo per render concreto quanto in precedenza affermato, e senza l’ardire di ergersi a padre costituente, perché non immaginare un nuovo articolo 21 della nostra Carta Costituzionale che reciti ad esempio :
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Tale diritto include la libertà di ricevere o di comunicare informazioni e idee con ogni mezzo, senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera.
Si può procedere a sequestro ed alla rimozione di contenuti digitali soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria o delle autorità di vigilanza a ciò espressamente autorizzate, nei soli casi e con le modalità tassativamente previste dalla legge.