Source: https://sites.google.com/view/daprova/programma/approfondimento
Timestamp: 2019-02-22 23:43:13+00:00
Document Index: 33573973

Matched Legal Cases: ['art. 32', 'art.114', 'art.118', 'art.119', 'art.132', 'art.133']

Democrazia Atea - Approfondimento
I Padri Costituenti, nel sancire con l’art. 32 della Costituzione la tutela della salute come “diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività” hanno voluto evidenziare l’importanza di non violare, in nessun caso, i limiti imposti dal rispetto della persona umana la cui dignità deve essere tutelata in ogni contesto.
Adozione della legge sul conflitto d’interesse per coloro che devono ricoprire cariche pubbliche.
Un nucleo familiare può ben essere costituito da soggetti che non hanno la finalità procreativa, oppure che hanno un legame affettivo, non necessariamente sessuale, senza finalità alcuna, se non il compiacimento e il reciproco sostentamento nella convivenza.
La legislazione sulle unioni civili, nota come Legge Cirinnà, ha creato una gerarchia legislativa che differenzia unioni eterosessuali da unioni omosessuali, e crea ancora le premesse per una sostanziale discriminazione.
Democrazia Atea auspica una legislazione che superi qualsivoglia differenza in base all'orientamento sessuale delle persone che intendono legarsi nel vincolo giuridico del matrimonio, consentendo l'adozione secondo i criteri di valutazione di cui alla legge 184/1983 estesi anche a coppie dello stesso sesso.
Difesa e piena attuazione della Legge sull’interruzione di gravidanza (194), con iniziative a tutela della maternità e all’inserimento di programmi educativi nelle scuole, che consentano una sessualità consapevole.
Nonostante la presenza dal 1978 di una normativa che tutela l’interruzione di gravidanza in determinate fattispecie, allo stato attuale negli ospedali pubblici avere assistenza sanitaria è quasi impossibile.
Nel corso degli anni, medici e personale infermieristico, nascondendosi dietro l’obiezione di coscienza, hanno fatto prevalere i loro preconcetti di stampo religioso sugli obblighi derivanti dalla loro funzione professionale all’interno di strutture pubbliche.
Grazie alla connivenza di una classe politica subalterna al potere religioso, si sta scientemente cercando di equiparare l’obiezione di coscienza alla Libertà di Coscienza, diritto fondamentale inviolabile che trova la sua fonte nella Costituzione e nelle Convenzioni internazionali sui diritti fondamentali dell’uomo.
Diversamente con l’obiezione di coscienza non si denuncia alcuna incostituzionalità della norma che si intende disattendere e ciò che si invoca sono i personali convincimenti, politici o religiosi, attraverso i quali si ritiene di poter legittimare il proprio rifiuto.
Tenuto conto che la scuola è il luogo ideale di socializzazione e di discussione, è nostra convinzione che sia anche teatro ideale per lo scambio di conoscenze in materia di sanità; si ritiene che potenziando i progetti educativi indirizzati alla conoscenza del proprio corpo e dei metodi di contraccezione, si possa abbassare la percentuale delle maternità indesiderate, avviando la popolazione ad una sessualità consapevole e libera, specchio di una società altrettanto matura e responsabile.
Diffusione di asili nido pubblici con oneri a carico dello Stato, ovvero degli Enti Locali.
Democrazia Atea chiede l’inserimento degli asili nido tra le scuole dell’infanzia e quindi nell’ordinamento scolastico della Pubblica Istruzione.
Gli asili nido infatti da una parte svolgono una funzione di sostegno alle famiglie nella cura dei figli facilitando l’accesso dei genitori, e soprattutto delle madri, al lavoro; dall’altra, e non meno rilevante, gli asili nido svolgono la funzione di favorire le potenzialità cognitive, affettive e relazionali dei bambini.
Sostenere i costi degli asili nido deve rientrare nelle priorità dello Stato tanto più che, creare le condizioni per un sicuro aumento dell’occupazione femminile, come già sperimentato in altre nazioni, si traduce in un indubbio miglioramento della qualità della vita e, in generale, del vivere sociale, senza trascurare un aumento del PIL.
Nel progetto complessivo di distruzione della scuola pubblica, il Ministro Fedeli ha elaborato una riforma del segmento 0-6 e si è concretizzato un assoluto peggioramento del sistema degli asili nido.
Ora nel calderone 0-6 le specificità proprie dei percorsi di istruzione non si differenzieranno dalle specificità del servizio, sicché anche la scuola materna sarà un servizio, affidato ad enti locali che esternalizzeranno a cooperative con gare al ribasso.
L’unica certezza, ormai, è che l’istituzione scolastica è stata definitivamente e completamente mortificata e che i più piccoli saranno affidati a quello che appare essere una brutta imitazione dell'area giochi dei centri commerciali, per giunta a pagamento.
Democrazia Atea propone di cancellare integralmente la legge attualmente in vigore proponendo l'adozione di modelli all'avanguardia.
Il Trattato di Lisbona è all'origine del progetto eversivo di distruzione della scuola pubblica, con la precisa finalità di creare studenti "utilizzabili" dal mercato senza alcuna formazione critica.
Il progetto neoliberista di distruzione della scuola pubbblica ha trovato in Italia il suo definitivo traguardo con l'approvazione della legge 107/2015 che toglie alla scuola pubblica definitivamente qualità e valore.
Anche il linguaggio si è uniformato alle necessità del mercato sicchè alla "conoscenza" è stata sovrapposta la "competenza" mentre dal linguaggio finanziario sono statiti mutuati termini come "crediti" e "debiti".
Democrazia Atea propone di abrogare integralmente la legge 107/015 perchè è vergognosa e inqualificabile, e con essa propone di abrogare integralmente tutti i decreti attuativi ad essa collegati.
Nel contempo propone l'adozione della LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE PER LA SCUOLA DELLA COSTITUZIONE (http://lipscuola.it/blog/).
Nel 2016 l'European research council ha premiato 314 ricerche (per 650 milioni di euro totali).
Soltanto 14 ricerche sono state sviluppate presso scuole, università o centri di ricerca italiani.
La classifica riguarda complessivamente 23 Paesi.
Le ricerche premiate per il Regno Unito sono state 58, per la Germania 48, per la Francia 43, per l'Olanda 29, per la Spagna 24, per la Svizzera 22, per Israele 15, per l’Italia 14.
Ma il dato più preoccupante sta nel fatto che in totale 25 ricerche premiate sono state vinte da italiani che lavorano stabilmente presso centri di ricerca all’estero.
I ricercatori italiani, in Italia, trovano una occupazione più o meno stabile anche dopo dieci anni dal dottorato, ed è un tempo vergognoso.
E’ evidente che occorre investire nella ricerca quantomeno una percentuale del PIL pari a quella investita dagli altri Paesi e il problema dell’emigrazione dei nostri ricercatori sarebbe risolto alla radice.
L’accesso alla cremazione trova un ostacolo nella diffusione dei centri, decisamente più diffusi nel centro nord, e dunque è auspicabile che ogni provincia possa disporre del proprio inceneritore.
Le sale di commiato per coloro che non appartengono alla religione cattolica, devono invece essere istituite in ogni Comune.
Quanto alle tariffe, un recente decreto del 2006 ha stabilito che la tariffa massima per ogni cremazione non possa superare la somma di € 424,95 e quindi l’incentivazione alla cremazione, auspicabile anche sotto il profilo urbanistico, passa attraverso il mantenimento della regolamentazione nazionale delle tariffe, evitando che le tariffe possano essere gestite dai Comuni o da società private.
Questo sistema fa si che il debito pubblico resti inestinguibile e sia desinato a crescere a dismisura perché per le banche private è un introito irrinunciabile. Nel programma politico di DA si prevede una riforma complessiva del sistema con l'azzeramento della partecipazione delle banche private alla redistribuzione degli utili e del patrimonio della Banca D'Italia.
Introduzione di una tassa sul patrimonio immobilire di proprietà di cittadini o Stati stranieri, escluse le Sedi diplomatiche e le Ambasciate.
E' sempre prioritario creare le premesse che possano incentivare lo sviluppo economico attraverso la crescita.
Il tipico esempio di filiera corta, sempre auspicabile, è proprio il mercato dei contadini che vendono direttamente i l
L'agricoltura italiana rappresenta il 17% del PIL nazionale.
Nel rapporto dell'Istituto Nazionale di Economia Agraria 2013 si trova una descrizione accurata della situazione italiana.
L'appartenenza al sistema economico europeo ha visto in alcuni casi un allungamento eccessivo della filiera agroalimentare, cioè l’itinerario seguito da un prodotto nell’apparato agroalimentare dalla fase di produzione fino al consumatore finale, con relativo aumento dei prezzi; e dall'altra uno sradicamento della funzione produttiva dai contesti, rurale e sociale, nel quali si sviluppa.
Questa direzione deve essere seguita con ogni sforzo possibile, studiando un piano di riforma strutturale dell'agricoltura che da una parte sostenga le aziende, e dall'altra includa tutto in un quadro logico più ampio dove si trovi l'attenzione e la tutela per l'ambiente, della biodiversità, il benessere animale e il rispetto per la dignità dei lavoratori.
Dallo Statuto dei Lavoratori al Job Act non si sono modificate solamente le tipologie contrattuali e le tutele del lavoro.
La flessibilità dei contratti di lavoro, introdotta in un mercato padronale irrispettoso delle regole e con una supponenza neoliberista, si è trasformata in precarietà diffusa le cui ripercussioni sulla società italiana non si sono fatte attendere. L’impossibilità, ad esempio, per le giovani coppie di accedere al credito in assenza di garanzie legate ad un lavoro stabile, ha indebolito le prospettive di intere generazioni. Non c’è stato solo un calo dei consumi e di produttività, ma un generale decadimento anche delle potenzialità di crescita in ogni settore. A distanza di 10 anni dalla introduzione di quella sciagurata riforma, chiamata Biagi sull’onda della strumentalizzazione emotiva della sua uccisione, ma che sarebbe corretto chiamare Maroni, Ministro del Lavoro della Lega Nord, un’altra rovina si è abbattuta in Italia sul mondo del lavoro, ovvero la riforma del Ministro Fornero, da tutti gli osservatori economici definita unanimemente come la più fallimentare.
Alla legge Fornero è seguitao il cosiddetto Job act, un pasticcio legislativo che ha avuto come finalità principare quello di rendere irreversibile il processo di precarizzazione del lavoro.
Nel momento in cui la crisi finanziaria del secolo doveva essere contrastata con politiche in grado di far aumentare il PIL, le riforme sciagurate sono andate nella direzione opposta, rendendo ancora più instabili le forme di occupazione che dovrebbero invece contribuire a spingere verso la crescita. Due dati: tasso di disoccupazione generale in Italia del 12%; tasso di disoccupazione giovanile in Italia del 40%.
Era evidente la necessità di cambiare rotta per porre soluzione alla crisi occupazionale che attanaglia il nostro Paese da ormai troppo tempo e ciò sarebbe stato possibile solo con un serio percorso di risanamento che doveva prevedere una significante e duratura riduzione del cuneo fiscale, una riduzione della pressione fiscale e in ultima ma non meno importante, un ricambio generazionale.
Il cosiddetto “total tax rate”, il totale della tassazione sulle imprese, in Italia, secondo la Banca Mondiale è attualmente al 68,5%, il livello più alto nell'Unione europea.
La media europea è del 44,2%, quella mondiale al 47,8 per cento.
Tutto ciò induce le aziende a spostare le loro sedi in paesi con una tassazione minore, causando gravi perdite di occupazione in Italia.
Non possiamo altresì pensare ad un serio rilancio dell’occupazione senza un adeguato ricambio generazionale.
In questa prospettiva appare fondamentale reintrodurre la pensione di anzianità abolita dal governo Monti, attraverso il sistema pensionistico cosiddetto “a quota 100”, ovvero un sistema che consenta di sommare l'età anagrafica del lavoratore alla sua anzianità contributiva per raggiungere appunto il valore 100 necessario a maturare il diritto di collocamento a riposo con la massima contribuzione.
L'età anagrafica minima di uscita dovrà essere di 60 anni.
Il futuro delle nuove generazioni è più importante delle casse confuse e malate del nostro istituto previdenziale; una cattiva gestione dell'INPS ci ha portati ad una commistione tra sistema assistenziale e sistema previdenziale affossando il secondo, senza contare i capitoli di spesa destinati a categorie privilegiate che usufruiscono di un sistema previdenziale agevolato.
La successiva unificazione con l'istituto previdenziale pubblico (INPDAP) ha contribuito a dare il colpo di grazia, visti i bilanci inquinati della previdenza pubblica dove i contributi versati dai lavoratori sono solo figurativi.
Le risorse economiche necessarie si aggirano attorno ai 10 miliardi e siamo sicuri che come sono stati raccolti 20 miliardi in qualche giorno per sanare la crisi economica di alcune banche, sarà possibile reperire quanto necessario in egual tempo, addirittura senza ricorrere alle ingenti somme che regaliamo ogni anno senza motivo ad uno stato estero extracomunitario.
Inutile aggiungere che investimenti in produzioni sostenibili, formazione, ricerca, scuola pubblica, università, sono ingredienti fondamentali, in linea con i precetti costituzionali.
Abrogare le mostruosità legislative in tema di lavoro, ripristinano le tutele che erano state disegnate dallo Statuto dei lavoratori, è una delle priorità di Democrazia Atea.
Dunque la società è improntata ad una mentalità di sottomissione sociale veicolata e giustificata dalla religione ca
Affinché la società maturi il valore della responsabilità sociale, compatibilmente con le professionalità specifiche di cui ogni soggetto dispone, si deve anche prevedere che i fruitori di un ammortizzatore sociale possano accettare una occupazione alternativa all’ammortizzatore sociale ove fosse proprio lo Stato a crearla e proporla, non oltre 50 km dal luogo di residenza.
Il rapporto Government at a Glance 2013 dell'Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione Economica evidenzia come in Italia i dirigenti pubblici di più alto livello percepiscano uno stipendio che risulta essere il più alto in Europa, addirittura tre volte la media.
Il sistema deve cambiare, non si possono sprecare risorse per garantire stipendi eccessivi a vertici dirigenziali mentre si racconta a chi vorrebbe accedere ad un posto fisso - che significa, oltre allo stipendio, la possibilità di pianificarsi un futuro – che non ci sono fondi a sufficienza.
Devono cambiare le retribuzioni, con l'inserimento di un tetto massimo per i manager pubblici; e deve cambiare il sistema di incentivazione alla produttività, che adesso è solo un aggiungere altro denaro a chi ne guadagna fin troppo.
La maggior parte delle centrali termoelettriche italiane sono alimentate a gas naturale, di cui l'Italia è il terzo
L'eliminazione del pedaggio è il primo passo verso la nazionalizzazione.
I sacerdoti nelle strutture carcerarie, le suore o i preti nelle corsie d’ospedale, i cappellani militari nelle caserme dell’esercito, una valanga ingiustificata di denaro pubblico viene spesa ogni anno per pagare una casta parassitaria di soggetti, peraltro già ingiustificatamente mantenuti con i soldi derivati dalle tasse e sottratti a servizi pubblici.
Chi desidera un servizio spirituale dovrà pagarselo ovvero, a rigor di logica, attendere che gli sia reso gratuitamente da chi lo fa per “vocazione".
Rendere prioritario il loro esame è un dovere politico e istituzionale.
L’art.114 (La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato), l’art.118 (Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza), l’art.119 (I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa, nel rispetto dell'equilibrio dei relativi bilanci, e concorrono ad assicurare l'osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea), l’art.132 (Si può, con l'approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Province e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un'altra) e l’art.133 (Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove Province nell'ambito d'una Regione sono stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziativa dei Comuni, sentita la stessa Regione) sono gli articoli che disegnano e stabiliscono le funzioni delle Province.
L’attuale assetto istituzionale non ha più l’equilibrio originario, irreversibilmente modificato, dal 2001, dalla riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione.
La Provincia, nell’ordinamento dello Stato originario, si poneva come istituzione intermedia tra Comuni e Regioni, con una funzione di raccordo che, nelle intenzioni dei costituenti, avrebbe reso maggiormente efficace l’attività amministrativa.
Molte delle prerogative delle Province sono state assegnate direttamente ai Comuni, e molte invece sono state assegnate direttamente alla Regione, depotenziando le Province quale Enti intermedi.
Il progetto di riforma della Costituzione promosso dal Governo Renzi, prevedeva la soppressione delle Province, ma quel progetto è stato bocciato con il referendum del 4 dicembre 2016 e le Province non sono state soppresse.
In adesione alla volontà referendaria le Province vanno mantenute nella loro funzione e nella pienezza della rappresentatività.
La legge Delrio, formulata con l’arroganza di pensare che la riforma costituzionale sarebbe stata approvata dal referendum, ha ridisegnato gli enti territoriali, e dopo il referendum ciò che resta è un pasticcio foriero di conflitti.
A questo punto occorre rimettere mano alla riorganizzazione degli enti territoriali, abrogando la legge Delrio che, allo stato, è in gran parte incostituzionale, ivi compresa l’elezione “di secondo livello” che toglie agli elettori il potere di decidere i propri rappresentanti.
Abrogazione della norma che istituisce le cosiddette “ronde”