Source: http://www.dirittolavoro.org/2012/01/interposizione-non-sussiste.html
Timestamp: 2018-03-21 20:08:21+00:00
Document Index: 128555913

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 116', 'sentenza ']

Diritto del lavoro: INTERPOSIZIONE - NON SUSSISTE LITISCONSORZIO - CASS., SEZ. LAORO, SENT. N. 6214 DEL 23.06.2008
INTERPOSIZIONE - NON SUSSISTE LITISCONSORZIO - CASS., SEZ. LAORO, SENT. N. 6214 DEL 23.06.2008
Il pretore giudice del lavoro di Monza, sezione distaccata di Desio, adito da T. A., U. F., R. M., B. S., Z. G., F. L., F. P., U. M., R. E., L. F., D. A., P. G. e D. S., condannava - per quanto ancora interessa in questa sede - la srl F. Nova al pagamento delle somme meglio descritte in atti in applicazione dell'art. 1 della legge n. 1369 del 1960 a titolo di differenze retributive maturate da costoro, formalmente dipendenti dalla ditta A. E. di Angelo B., di cui lamentavano l'interposizione fittizia, per il lavoro svolto presso un cantiere del Comune di Carugate, che veniva assolto dalle domande proposte nei suoi confronti.
Avverso la sentenza del Tribunale di Monza promuove ricorso per Cassazione affidato a tre motivi la soc. F. Nova, che ha anche depositato memoria.
Contro la sentenza del Tribunale di Monza che ha rigettato l'appello proposto dalla srl F. Nova, questa parte denuncia tre motivi di ricorso per Cassazione.
Con la prima censura dolendosi della violazione e falsa applicazione dell'art. 1 legge n. 1369 del 1960 la società rileva che la sentenza da un lato afferma apoditticamente l'esistenza del vincolo di subordinazione inter partes sulla base dei pagamenti diretti delle retribuzioni e dei licenziamenti da parte della F., non risultando ciò dalle carte processuali e, dall'altro, afferma l'esistenza dell'assoggettamento dei lavoratori alle direttive dell'impresa, senza aver esaminato la ricorrenza del rischio in capo al subappaltatore, nella specie esistente essendo la ditta subappaltata non solo tenuta a eseguire specifici lavori ricompensati con un corrispettivo non commisurato al personale e al tempo impiegato, ma anche responsabile della loro esecuzione tempestiva in base al contratto di subappalto che prevedeva, a garanzia dell'esatto adempimento, la ritenuta del 10% sul corrispettivo e una penale in caso di ritardo.
Si duole altresì, con il secondo mezzo, della "violazione e falsa applicazione dell'art. 116 c.p.c. o quantomeno dell'omessa e insufficiente motivazione su vari punti essenziali della controversia" osservando, quanto al pagamento diretto dei lavoratori che ciò risulta contraddetto dai pagamenti quindicinali delle retribuzioni effettuati dalla Ditta B. a fronte d'incassi mensili della stessa in base agli stati di avanzamento dei lavori e, quanto ai cd. licenziamenti, che il ragionamento del Tribunale si basava su un'affermazione equivoca e riferita da un solo teste, tal P., tempestivamente contestato - perché inattendibile - dalla difesa societaria, del legale rappresentante della F. che aveva detto ai lavoratori "di andare a casa in quanto non aveva più i soldi per pagare il B.", mentre affatto apodittica l'affermazione, contraddetta dal contratto di subappalto, della esistenza di un accordo simulatorio fra la F. e la ditta B..
Il Procuratore generale s'è dato carico di rilevare preliminarmente che andava disposta l'integrazione del contraddittorio nei confronti della Ditta edile artigiana di Angelo Barbareschi, nei cui confronti la notificazione del ricorso per Cassazione si è compiuta il 22 marzo 1997, oltre il termine annuale decorrente dal deposito della sentenza, non notificata, del Tribunale di Monza (9 febbraio - 20 marzo 1996).
Negare infatti il vincolo di subordinazione dei lavoratori alla F. attestando che non ve ne sarebbe traccia nelle risultanze processuali, né che sarebbe emerso un autonomo rischio di impresa significa tentare di sollecitare in questa sede un diverso giudizio di fatto della controversia attraverso il rinvio alle risultante probatorie emerse nei gradi di merito, non apprezzabile in Cassazione se non nei limiti in cui il ricorso ne riferisca specificamente e incisivamente il contenuto (v. ad es. testimonianza Pizzamiglio), sia attraverso la riproduzione degli atti istruttori, sia attraverso la trasposizione degli atti di cui si lamenta la svalutazione (ad es. contratto di subappalto), per denunciare il corrispondente vizio di motivazione, soprattutto se si considera che, con riferimento al vizio di "violazione della legge n. 1369 del 1960", non viene correttamente ed espressamente evidenziata la particolare rilevanza tecnica e professionale che avrebbe dovuto caratterizzare la temporanea prestazione dei lavoratori.
Quanto infine al motivo di ricorso che, investendo il quantum della condanna, lamenta lo stravolgimento dei principi dell'onere della prova, è appena il caso di osservare che il Tribunale, anche qui con giudizio di fatto non sindacabile in questa sede, attesta che "l'appellante (F.) a fronte delle precise richieste economiche da parte dei ricorrenti ha opposto una contestazione tutt'altro che specifica e puntuale", anche perché non poteva non essere a conoscenza "di quanti e di quali operai si serviva nel cantiere di Carugate", oltretutto e significativamente - si rileva in altra parte della sentenza - il contratto di subappalto non essendo stato autorizzato dal Comune di Carugate che ne aveva affidato l'esecuzione alla sola F..