Source: http://foro.romoloromani.it/topic/64437-problema-terreno-culturale/?tab=comments
Timestamp: 2017-10-20 12:48:00+00:00
Document Index: 153672217

Matched Legal Cases: ['art. 54', 'art. 10', 'art. 12', 'art. 56', 'art. 54', 'art. 12', 'art. 56', 'art. 12', 'art. 10', 'art. 54', 'art. 54']

Problema Terreno Culturale - Quid Iuris? - ROMOLOROMANI.IT
a firma di Lupo Albe, March 9 in Quid Iuris?
Una Fondazione è proprietaria di un terreno, sul quale una sas intende costruire una cantina per la produzione e vendita di vini. Nei pressi del terreno (non sul terreno) è presente un palazzo, dichiarato di interesse culturale con provvedimento non trascritto. Il notaio diligente: 1) chiede alla Fondazione il provvedimento che dichiara la culturalità del palazzo e accerta che il vincolo riguarda effettivamente soltanto l'edificio, non facendo alcun accenno o riferimento ai terreni vicini. 2) effettua le visure ipotecarie (sia tramite computer sia recandosi presso la Conservatoria), dalle quali non risulta alcun vincolo (neppure sul Palazzo); nel corso degli anni passati scopre anzi che alcuni terreni vicino al Palazzo sono stati oggetto di numerosi atti, dai quali ovviamente non risulta alcun vincolo che li riguardasse. 3)si documenta, attraverso vari articoli e studi del CNN che sono tutti concordi nel ritenere che il "nudo terreno in quanto tale non può essere considerato bene culturale". 4) convinto della bontà del suo operato, per un eccesso di zelo, fa presente nell'atto di vendita (tramite dichiarazione del venditore) che il vincolo riguarda soltanto il limitrofo Palazzo ma, per quanto occorrer possa, provvederà alla comunicazione alla Sovrintendenza dell'atto in questione (ca..ata!!!!!!!!!!!!)
La Sovrintendenza, dopo aver dato mesi prima rispetto alla data dell'atto parere favorevole alla costruzione della cantina, con tanto di prescrizioni sui materiali e modalità attraverso le quali costruirla, ci ripensa e blocca tutto (è cambiato il Sovrintendente), riservandosi di verificare che il terreno in questione possa essere considerato bene culturale. Dopo qualche mese arriva la doccia fredda: la Sovrintendenza, accertando la culturalità del terreno, dichiara l'atto nullo, in quanto la vendita in questione risulta essere avvenuta senza che il terreno fosse stato preventivamente sottoposto al procedimento di verifica dell 'interesse culturale, risultando pertanto il bene inalienabile ex art. 54 comma 2 del D.lgs 42/2004. Oltre a essere assurdo, mi sembra veramente un casino... Più di dare la questione in mano ad un bravo avvocato, impugnando il provvedimento della Sovrintendenza, non credo si possa fare. Voi che dite?
Come al solito grazie a chiunque possa o voglia rispondere!
Mah... secondo me tacere o non tacere, il rischio che prima o poi saltasse fuori il problema c'era sempre. Piuttosto l'errore è stato lisciare in pieno il combinato disposto degli artt. 54-55-56 d.lgs 42/2004 e partire subito con la denuntiatio.
In ogni caso, il tuo notaio tra i vari studi del cnn troverà anche la tesi non della nullità ma della mera inefficacia dell'atto, sostenuta da Casu.
Non svegliare mai il can che dorma, il problema salta fuori solo se lo denunci, la Sovraintendenza non se ne sarebbe mai accorta; l'eccesso di zelo (il meglio) e nemico del bene
Eccesso di zelo? Fare la denuntiatio dimenticandosi degli artt. 54 e segg del d.lgs. 42/04 è eccesso di zelo?
Sarebbe bastato preliminarmente chiedere l'autorizzazione prevista, seppur per quanto occorre possa, nel dubbio, e si cominciava quindi a sondare il terreno, con zelo.
No, prima della prelazione, occorreva la dichiarazione di interesse culturale, quindi la verifica con procedimento e valutazione finale.
Adesso il notaio si trova con l'atto nullo, se non avesse scritto quello che "per quanto occorrer possa, provvederà alla comunicazione alla Sovrintendenza dell'atto in questione. Lo zelo sta proprio nell'aver fatto la comunicazione: nel dubbio o fai come tutti gli altri (ossia finta di nulla)..... oppure applichi subito la legge non quando occorre possa.
Lupo Albe ci siamo capiti....
No, attenzione. Il bene, in quanto appartenente a una fondazione è di per sè soggetto ai vincoli culturali (art. 10 comma 1), sussistendo una presunzione di legge (art. 12). Quindi il primo passo da fare (proprio per zelo) ma che è stato omesso, doveva essere la richiesta di autorizzazione dell'art. 56. Ottenuta la autorizzazione, si passava serenamente a fare la denuntiatio, considerando il bene sempre come culturale in attesa di una eventuale verifica (o in alternativa a tutto ciò si avviava ab origine il procedimento per la verifica).
Fare la denuntiatio, avendo lisciato l'autorizzazione, non è zelo, ma è buttarsi nella bocca del lupo.
Modificato March 9 da Pigei
A parte quello che ho scritto prima: se il procedimento di verifica si conclude con esito negativo, le cose medesime sono liberamente alienabili (art. 54, 2a),
Ciò significa che sono temporaneamente inalienabili quelle dubbie, ad es. immobili con oltre 70 anni: si effettua la verifica ex art. 12, poi se non sono di interesse sono liberamente alienabili (ved. altresì art. 56 4sexies); se invece sono considerate di interesse culturale, sono soggette ad autorizzazione.
Attenzione tu; non esiste alcuna presunzione di legge: non tutti i beni beni delle persone giuridiche private senza scopo di lucro sono di interesse culturale (artistico, torico, archeologico, ecc.), ma solo quelle dichiarati tali (con successiva trascrizione ex art. 12.7), dopo la verifica.
Leggiti bene tutto l'art. 10 co. 1: " Sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico"
Ossia solo se presentano interesse culturale, non in quanto beni mobili o immobili di per sé appartenenti alle persone giuridiche private
Ah quindi una fondazione può vendere qualsiasi cosa liberamente finchè non c'è la verifica che dice che è culturale? Hanno cambiato il d.lgs. e nessuno ne sapeva nulla?
Comunque stiamo divagando, perchè qui il problema è un altro. Ossia se il notaio ha ritenuto (come ha ritenuto seppur in modo incerto) che il bene fosse sotto vincolo, doveva applicare la normativa per intero e non solo a metà, ossia limitandosi alla sola denuntiatio. Facendo invece così si è esposto a un grosso rischio, per sè e per i clienti, con tutte le conseguenze del caso (nullità, risarcimenti, ecc.)... altro che zelo.
Modificato March 10 da Pigei
Sì, il vincolo vale solo per i beni di interesse culturale (pers. giuridiche priv.), non per tutti; nei casi dubbi si deve sottoporre il bene a verifica, Quindi, se il bene non è di interesse culturale è liberamente alienabile (l'art. 54 2a è chiaro sul punto,). La legge non è cambiata è solo che va letta interamente (e bene).
Riporta infatti Lupe Albe: " La Sovrintendenza, ........ ci ripensa e blocca tutto (è cambiato il Sovrintendente), riservandosi di verificare che il terreno in questione possa essere considerato bene culturale la Sovrintendenza, accertando la culturalità del terreno, dichiara l'atto nullo, in quanto la vendita in questione risulta essere avvenuta senza che il terreno fosse stato preventivamente sottoposto al procedimento di verifica dell 'interesse culturale, risultando pertanto il bene inalienabile ex art. 54 comma 2 del D.lgs 42/2004"
Nel caso specifico, essendovi dubbi sull'interesse culturale, il notaio avrebbe dovuto invitare le parti a sottoporre il bene a verifica; all'esito, comportarsi come per legge, ossia chiedere l'autorizzazione, oppure non chiederla se il bene non risultava di interesse culturale. L'averlo fatto dopo l'atto, è un errore, soprattutto, se per eccesso di zelo (e in questo sta l'eccesso, non nel non averlo fatto prima), fa outing proprio nell'atto (o tiri dritto o lo fai prima !)