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Timestamp: 2017-09-24 10:34:59+00:00
Document Index: 185384541

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G8 Genova, depositate le motivazioni della sentenza. La Cassazione: condotta violenta della polizia ha screditato l’Italia in tutto il mondo | Fatto & Diritto
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G8 Genova, depositate le motivazioni della sentenza. La Cassazione: condotta violenta della polizia ha screditato l’Italia in tutto il mondo
Posted by Redazione Fatto&Diritto on 3 ottobre 2012 in Inchieste | 7 Views | Leave a response
Una scena del film di Daniele Vicari "Diaz - Non pulire questo sangue"
GENOVA, 3 OTTOBRE ’12 – Sono state depositate le motivazioni della sentenza, datata 5 luglio 2012, che ha confermato le condanne per gli ormai ex vertici della polizia che hanno partecipato all’assalto alla scuola Diaz, dove nel corso del G8 di Genova nel 2001 dormivano i no-global, e dichiarato la prescrizione per le lesioni gravi nei confronti di alcuni militari. I giudici della quinta sezione penale della Cassazione, nelle motivazioni, ha sottolineato come la condotta violenta della polizia nell’irruzione alla Diaz, le violenze ai danni di persone inermi e innocenti e gli arresti immotivati, abbia screditato l’Italia agli occhi del mondo intero. Secondo la Cassazione la stessa irruzione alla Diaz è stata un puro esercizio di violenza, di una gravità assoluta. Nella sentenza si legge che “le violenze, generalizzate in tutti gli ambienti della scuola, si sono scatenate contro persone all’evidenza inermi, alcune dormienti, altre già in atteggiamento di sottomissione con le mani alzate e, spesso, con la loro posizione seduta in manifesta attesa di disposizioni, così da potersi dire che s’era trattato di violenza non giustificata e punitiva, vendicativa e diretta all’umiliazione e alla sofferenza fisica e mentale delle vittime”. E ancora che l’operazione non solo si è caratterizzata per l’uso “sistematico e ingiustificato” della violenza ma anche per la mancanza di ordini a cui attenersi. Secondo la ricostruzione della Cassazione l’irruzione alla Diaz, avvenuta nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001, venne decisa per una sorta di riscatto d’immagine: la polizia era risultata inerte davanti alla devastazione e al saccheggio che stava subendo la città di Genova in quei giorni e così avrebbe dovuto riscattarsi effettuando arresti.
D: E ora cosa si potrà fare?
R: La sentenza della Cassazione è l’ultimo grado di giudizio e diventerà definitiva. I responsabili dovranno scontare le loro pene. Per quelle prescritte non vi è più nulla da fare. Le persone danneggiate dal reato potranno mettere in esecuzione i risarcimenti danni ottenuti.
D: Se mai dovessero intervenire nuove prove il processo potrebbe essere riaperto?
R: L’ordinamento italiano prevede l’istituto della revisione del processo (art. 630 c.p.p.), mezzo d’impugnazione straordinario in quanto esperibile soltanto dopo il passaggio in giudicato di una sentenza di condanna. La revisione può essere richiesta solo nei casi tassativamente previsti dal codice di rito ossia sopravvenienza di nuove prove, inconciliabilità dei fatti posti a fondamento della sentenza di condanna con quelli di altra sentenza penale irrevocabile, revoca di una sentenza pregiudiziale posta a fondamento della sentenza di condanna, pronuncia della condanna a seguito di falsità in atti o in giudizio. L’articolo 630 c.p.p. è stato dichiarato di recente incostituzionale (sentenza 4 aprile 2011 n. 113) nella parte in cui non prevede un diverso caso di revisione della sentenza (o del decreto penale di condanna) al fine di conseguire la riapertura del processo, quando ciò sia necessario per conformarsi ad una sentenza definitiva della Corte europea dei diritti dell’uomo. La richiesta di revisione può essere proposta senza limiti di tempo a favore dei condannati ed è richiesta dallo stesso condannato oppure da un suo prossimo congiunto dinnanzi alla Corte di Appello nel cui distretto si trova il giudice che ha emesso la sentenza di primo grado. Se la richiesta è accolta, la condanna è revocata con il conseguente proscioglimento che deve necessariamente fondarsi sulla valutazione di nuove prove; qualora, invece, l’istanza venga rigettata la parte può comunque ricorrere in cassazione.
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