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Timestamp: 2017-11-23 07:26:25+00:00
Document Index: 185282430

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 78', 'art. 79', 'art. 94', 'art. 55', 'art. 55']

IL TARLO: 2016-10-02
REFERENDUM COSTITUZIONALE "Il giallo del quesito da “spot pubblicitario” "
L’accusa, in soldoni, sarebbe quella di aver violato la legge 352/1970, definendo il referendum “confermativo di legge costituzionale” e non “di revisione costituzionale”: differenza non da poco visto che secondo l’articolo 16 di detta legge nel secondo caso devono essere dettagliatamente elencate le norme sottoposte a modifica, mentre nel primo è sufficiente indicare la materia disciplinata dalla legge costituzionale oggetto di referendum.
È passata poco più di una settimana dalla pubblicazione del decreto presidenziale di indizione del referendum costituzionale, che ha fissato la data dello stesso al prossimo 4 dicembre, e già da giorni- come se già le moine attorno al referendum non riempissero abbastanza le colonne dei giornali del Paese- è scoppiato il putiferio, soprattutto con riguardo all’inusuale formulazione del quesito referendario. Il testo che ci troveremo di fronte fra meno di due mesi nelle cabine elettorali assomiglia, a guardarlo bene, più a un tendenzioso e ingannevole spot pubblicitario che a un equilibrato quesito referendario su una legge di revisione costituzionale. Esso invita infatti i cittadini a esprimere il proprio assenso o dissenso alla legge costituzionale che concerne, in ordine sparso e puramente casuale, “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, riduzione del numero dei parlamentari, contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, soppressione del CNEL e revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”. E formulato così il quesito, come dissentire dal nobile intento che anima la riforma? Quei signori che fanno propaganda per il No devono essere sicure mante dei gufi cattivi che odiano Matteo Renzi e vogliono distruggere qualsiasi cosa egli faccia.
Ovvio che la realtà non è questa e che il quesito, vistato dalla Corte di Cassazione e recepito per decreto dal polveroso Mattarella, è formulato in maniera sfacciatamente faziosa. Ecco che, come accennavamo all’inizio, intorno a esso si è subito alzato un gran polverone che è andato a sommarsi al già cospicuo polverone che a causa del referendum avvolge da settimane il dibattito politico italiano. Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana hanno infatti presentato pochi giorni fa ricorso al Tar del Lazio contro Presidenza della Repubblica, Presidenza del Consiglio e Ministero della Giustizia. L’accusa, in soldoni, sarebbe quella di aver violato la legge 352/1970, definendo il referendum “confermativo di legge costituzionale” e non “di revisione costituzionale”: differenza non da poco visto che secondo l’articolo 16 di detta legge nel secondo caso devono essere dettagliatamente elencate le norme sottoposte a modifica, mentre nel primo è sufficiente indicare la materia disciplinata dalla legge costituzionale oggetto di referendum.
Da qui è seguito un simpatico e tragicomico scaricabarile tra cariche dello Stato, con la prima e la quarta carica della Repubblica che hanno rimesso con gran stile la patata bollente nelle mani della Cassazione. Se Palazzo Chigi si è infatti subito tirato fuori dalla disputa, con Renzi che si è affrettato a dichiarare che il quesito è stato scelto dalla Cassazione (e fin qui non gli si può dar torto), anche il Quirinale ha tenuto a specificare che Mattarella ha soltanto firmato il decreto d’indizione, recependo automaticamente anche il quesito. Anche il Colle si è sfilato dunque dalla contesa, come se il Presidente della Repubblica fosse un insignificante impiegato ministeriale, un passacarte qualsiasi che vidima e firma pratiche burocratiche delle quali ignora il contenuto, e dunque la colpa, alla luce di tutto ciò, è senza ombra di dubbio della Cassazione, dalla quale però non sono arrivate dichiarazioni.
Dunque la Corte di Cassazione ha partorito di sua sponte un quesito così esageratamente sbilanciato e incompleto che, tra l’altro, richiama aspetti del tutto arbitrari della riforma (ricorda infatti l’abolizione del CNEL ma non parla del nuovo sistema di elezione del Presidente della Repubblica, o delle nuove disposizioni in materia di iniziativa legislativa popolare) o forse al Palazzaccio di Piazza Cavour c’è qualche “talpa” renziana? Pochi giorni fa è apparsa su molti giornali la notizia che il primo presidente della Suprema Corte Giovanni Canzio ha visto prolungato il suo incarico prolungato di un anno e mezzo tramite decreto di Matteo Renzi. A ogni modo entro la fine della prossima settimana dovrebbe arrivare la sentenza del Tar sulla richiesta avanzata da M5S e Sinistra Italiana, e allora sapremo se potremo votare il 4 dicembre o se il voto sarà rimandato a data da destinarsi.
di Alessandro Di Marzio - 8 ottobre 2016
Pubblicato da Edoardo Medini a 7:48 PM Nessun commento: Link a questo post
REFERENDUM COSTITUZIONALE 4 dicembre 2016, IL TESTO DELLA LEGGE
(GU n.88 del 15-4-2016)
Il testo della legge costituzionale e' stato approvato dal Senato della Repubblica, in seconda votazione, con la maggioranza assoluta dei suoi componenti, nella seduta del 20 gennaio 2016, e dalla Camera dei deputati, in seconda votazione, con la maggioranza assoluta dei suoi componenti, nella seduta del 12 aprile 2016.
«Art. 74. – Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.
(Soppressione della Commissione parlamentare per le questioni regionali).
.......... E la formulazione del quesito referendario può ridursi solo a questo ?
Pubblicato da Edoardo Medini a 11:26 AM Nessun commento: Link a questo post
La questione dei compiti a casa ritorna ciclicamente a galla come un elemento di conflitto fra genitori e scuola, tanto che in passato ci sono stati dei ricorsi all'Osservatorio per i diritti dei minori: la novità di quest'anno è che un paio di genitori hanno reso pubblica la decisione di non far fare i compiti ai loro figli, nelle vacanze o durante la settimana, perché ritengono più utile stare con loro, o far fare loro attività ludiche e sportive. Il quesito si sdoppia: compiti sì o compiti no? E se la scuola decide che sì, e il genitore pensa che no, che fare?
La normativa in proposito è chiara: una prima circolare (per chi volesse leggere l'intero testo,è la C.M. 20 febbraio 1964, n. 6) considera che il lavoro svolto a scuola e quello svolto a casa concorrano entrambi alla formazione culturale dell'alunno, anche se il primo è più importante, e conclude che "costringere i giovani ad aggiungere alle quattro o cinque ore di scuola altrettante, o anche più, ore di studio individuale a casa, oltre agli eventuali riflessi dannosi sotto il profilo igienico, contribuisce a determinare una preparazione lacunosa … e precaria". La più recente C.M. 14 maggio 1969, n. 117, tuttora valida, addirittura precisa che il ministero è venuto nella determinazione di disporre che agli alunni delle scuole elementari e secondarie di ogni grado e tipo non vengano assegnati compiti scolastici da svolgere o preparare a casa per il giorno successivo a quello festivo", provvedimento fra i più disattesi. Nelle singole scuole, il collegio dei docenti può deliberare le linee comuni che gli insegnanti dovrebbero seguire.
Nel caso milanese riportato ieri da Repubblica, per la bambina Mariasole si parla di "otto ore", quindi di una scuola elementare a tempo pieno con un orario da metalmeccanico, in cui nelle quaranta ore settimanali dovrebbe ragionevolmente trovare spazio anche un'eventuale attività di recupero delle lacune personali (alle elementari!) che difficilmente avviene a casa, anche perché i bambini con lacune spesso provengono da famiglie che non sono in grado di aiutarli. Per inciso, uno dei Focus di Pisa (il n. 46) ha per titolo "I compiti a casa accrescono le disuguaglianze" e dopo aver riscontrato che non c'è un rapporto fra ore di studio a casa e apprendimento, nota che i quindicenni italiani studiano a casa in media nove ore la settimana, a fronte delle sei di media, superati solo dai russi, con dieci ore.
Se questa (ripeto, sto pensando ai bambini più piccoli) è l'utilità dei compiti a casa, il genitore che giustifica la scelta di non farli sbaglia pur avendo ragione: ha ragione, perché il tempo della scuola non può essere così pervasivo da bloccare ogni altra esperienza dopo le otto ore passate a scuola, ma sbaglia perché delegittima la figura del docente e con il suo esempio incoraggia il bambino ad agire di testa sua ogni volta che non è d'accordo con i suoi insegnanti.
venerdì 7 ottobre 2016 - Luisa Ribolzi
Pubblicato da Edoardo Medini a 10:11 AM Nessun commento: Link a questo post
L’acronimo sta per anticipo pensionistico. Si tratta della possibilità di andare in pensione a 63 anni: 3 anni e 7 mesi prima della pensione di vecchiaia. Sul piatto, il governo ha messo 6 miliardi di euro in tre anni, che serviranno anche per la quattordicesima per le pensioni minime, che si tradurrà, ha detto Renzi, in 80 euro al mese. Certo, annunciata pochi giorni dopo aver fissato la data per il referendum costituzionale, ricorda tanto le famose 80 euro in busta paga annunciate prima delle elezioni europee.Fin qui tutto bene, ma solo in apparenza. La riforma Fornero rimane lì dov’è e per gli esodati c’è solo una rassicurazione del presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano che l’ottava salvaguardia non salterà. Intanto alla riforma Fornero nessuno sogna di metterci mano; anzi, conviene che resti lì alle banche, al padronato ed al loro governo amico. Quello che nasconde l’Ape, dietro i mirabolanti annunci di Renzi, è scritto nell’intesa tra governo e Cgil, Cisl e Uil (che hanno mostrato solo poche, moderate e tra loro differenti perplessità).
di Clash City Workers (sito) - giovedì 6 ottobre 2016
Pubblicato da Edoardo Medini a 3:57 PM Nessun commento: Link a questo post
Riforma Costituzionale " Nessuna semplificazione, il nuovo Senato è tutto una Camera di incertezze "
Lo slogan: la riforma costituzionale garantisce più celerità nell’approvazione delle leggi e supera il bicameralismo paritario che finora ha causato perdita di tempo nel passaggio fra Camera e Senato. Il Sì al referendum confermerà l’attribuzione di larga parte del potere legislativo alla Camera, riservando al Senato solo competenze di rilievo territoriale. La realtà corrisponde allo slogan? Partiamo dalla composizione del nuovo Senato, che dovrebbe scendere da 315 a 100 persone; “dovrebbe”, perché di questo ramo del Parlamento faranno parte a vita, come oggi, gli ex presidenti della Repubblica (che però non rientrano nel calcolo), più un numero fino a cinque di personalità nominate dal Capo dello Stato: è il tetto massimo, quindi potrebbe anche essere inferiore. La quota certa è quella di 95 componenti indicati dalle regioni: 21 sindaci, uno per ogni consiglio regionale, e 74 consiglieri regionali, scelti da ciascuna Regione in relazione alla popolazione residente, con un minimo di due per Regione.
Non sono noti i criteri per individuare i consiglieri-senatori: nella Costituzione vi è un generico rinvio a una legge di attuazione, chiamata a garantire criteri di proporzionalità che salvaguardino le minoranze. Ma non si comprende come questa garanzia possa realizzarsi quando i senatori da indicare sono soltanto due (il che accade per 7 Regioni): con un mutamento così profondo del Senato, la modalità di composizione di esso è un mistero. Il nuovo Senato sarà un’assemblea la cui composizione varierà in continuazione, dal momento che ciascun senatore resta in carica fino a quando durano la consiliatura della Regione o del Comune da cui proviene. La prima ricaduta è che non si riuscirà mai a capire quale è la maggioranza, e questo, in un sistema che vanta semplificazione, ha riflessi di segno opposto: la stabilità è una delle condizioni dell’efficienza. È sufficiente ricordare che nella legislatura 2006/08 la differenza di maggioranza era determinata al Senato dalla presenza in aula dei 5-6 senatori a vita: l’incertezza che allora dipendeva dalle condizioni di salute di un numero così ristretto di componenti oggi diventa strutturale e complessiva. Nelle materie per le quali dovrà avere interlocuzione col nuovo Senato il Governo non potrà ricorrere al voto di fiducia, che è rimasto solo nel rapporto con la Camera.
Quanto alle materie di competenza, il nuovo art. 78 Cost. lascia che lo stato di guerra sia dichiarato dalla sola Camera dei deputati; il nuovo art. 79 conferisce l’esclusiva alla Camera per amnistia e indulto; il nuovo art. 94 riserva solo alla Camera il potere di concedere o revocare la fiducia al Governo. È accettabile che passi così significativi nella vita della Nazione prescindano dalla valutazione del Parlamento nella sua interezza?
Localismi e norme comunitarie
Per altro verso, secondo l’art. 55 il Senato partecipa «alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Ue». È un caso probabilmente unico al mondo di competenza sovranazionale per un ramo del Parlamento di impostazione localistica (lo stesso art. 55 precisa che il nuovo Senato «rappresenta le istituzioni territoriali», non la Nazione, a differenza della Camera) in un contesto nel quale buona parte delle norme che regolano la nostra vita quotidiana sono di provenienza comunitaria. Immaginiamo che il sindaco di Velletri sia scelto dalla regione Lazio per andare al Senato: quale attinenza ha il suo profilo istituzionale con la «formazione e l’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Ue»? Sappiamo peraltro che il Governo nazionale partecipa agli organismi comunitari: come si coordina la sua azione, che anch’essa partecipa alla formazione e alla attuazione degli atti dell’Ue, con quella del Senato? E che cosa accade se vi è un dissenso fra Senato e Governo sull’attuazione della politica europea, nel momento in cui il Governo non ha neanche l’arma della fiducia per far passare la propria linea? Come viene composto un eventuale conflitto? Si va davanti alla Corte costituzionale? E dove finiscono l’efficienza e la rapidità delle decisioni?
ottobre 6, 2016 - Alfredo Mantovano
Pubblicato da Edoardo Medini a 2:23 PM Nessun commento: Link a questo post
Riforma Cistituzionale "Pasticcio costituzionale che non si può votare"
Prima di esprimere qualunque valutazione in merito, sottopongo alla pazienza del lettore il testo di modifica dell’articolo 70 della Costituzione, così come è stato elaborato dai cervelloni al timone del Paese.
L’articolo 70 della Costituzione è sostituito dal seguente: “Articolo 70 – La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all’articolo 71, per le leggi che determinano l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea, per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di senatore di cui all’articolo 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma. Le stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma. Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei deputati. Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato della Repubblica può deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva. Qualora il Senato della Repubblica non disponga di procedere all’esame o sia inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge può essere promulgata. L’esame del Senato della Repubblica per le leggi che danno attuazione all’articolo 117, quarto comma, è disposto nel termine di dieci giorni dalla data di trasmissione. Per i medesimi disegni di legge, la Camera dei deputati può non conformarsi alle modificazioni proposte dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei suoi componenti, solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza assoluta dei propri componenti. I disegni di legge di cui all’articolo 81, quarto comma, approvati dalla Camera dei deputati, sono esaminati dal Senato della Repubblica, che può deliberare proposte di modificazione entro quindici giorni dalla data della trasmissione. I Presidenti delle Camere decidono, d’intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti. Il Senato della Repubblica può, secondo quanto previsto dal proprio regolamento, svolgere attività conoscitive, nonché formulare osservazioni su atti o documenti all’esame della Camera dei deputati”.
Ora, mi chiedo e chiedo a quanti abbiano avuto lo stomaco di leggere e digerire un simile polpettone normativo: si può realisticamente andare a votare per un così incomprensibile geroglifico costituzionale? Io penso proprio di no. Se le evidenti aspettative legate ad una semplificazione del sistema politico e istituzionale hanno partorito questa montagna di bizantinismi in salsa renziana stiamo messi veramente male, signori miei. In tale, prolisso esercizio di gattopardismo costituzionale emerge in modo molto evidente l’errore politico di un personaggio il quale, per voler tutto cambiare senza cambiare nulla, rischia addirittura di peggiorare le cose.
Di fronte a questo scempio del buon senso l’elettore medio, a cui era stato promesso il regno della chiarezza politica, si domanderà per quale disgraziato motivo il mago di Firenze non abbia semplicemente chiesto loro di abolire del tutto il Senato della Repubblica, evitando di mettere in piedi il summenzionato pasticciaccio brutto. In quel caso sarebbe stato molto difficile per il fronte del “No” giustificare l’opposizione ad un provvedimento che avrebbe facilitato non poco la decisione politica del Governo di turno. Ma per adottare una linea tanto coraggiosa ci vogliono statisti con gli attributi e non una schiera di azzeccagarbugli dalla parlantina facile.
di Claudio Romiti - 06 ottobre 2016
Pubblicato da Edoardo Medini a 11:49 AM Nessun commento: Link a questo post
Ieri l’altro l’Italia dei “buoni” si è ritrovata a Lampedusa per commemorare la “Giornata del migrante”.
La data del 3 di ottobre non è stata scelta a caso: ricorda il naufragio avvenuto tre anni fa nel quale persero la vita, davanti alle coste di Lampedusa, 368 immigrati. Da quel tragico giorno del 2013 le cose però non sono cambiate. Anzi, se possibile sono peggiorate. I clandestini continuano a mettersi in mare e in tanti continuano a morire, nonostante gli improbi sforzi degli uomini della nostra forza navale che fanno quello che possono. E anche oltre. E il Governo? Il “Palazzo” si concede alle commemorazioni con l’intento di autocelebrarsi. Per parlare bene di se stesso ha inondato i media e l’opinione pubblica di una quantità straordinaria di melassa buonista. Che spettacolo penoso quel ministro dell’Interno ritratto in posa nell’atto di lanciare in mare una corona di fiori! Roba da anni Cinquanta, da cinegiornale Incom. Piuttosto che autoincensarsi, dovrebbero andare a nascondersi per la vergogna questi nostri governanti. Vogliamo dirla tutta? L’implementazione del soccorso in mare nel Canale di Sicilia si è trasformata nel più efficace spot per gli affari criminali dei trafficanti di corpi e di anime. Già! Perché il miraggio del salvataggio appena salpati dalle coste africane è costato la vita a 11.400 persone negli ultimi tre anni. Soltanto nel 2016 i morti in mare sono stati 3.498, stando ai dati forniti dall’Unhcr per il Sud Europa. Sono numeri da conflitto bellico, eppure nessuno di quelli che occupano la stanza dei bottoni sembra preoccuparsene.
Evidentemente, nella macabra contabilità di questo dramma dei nostri tempi gli annegati vengono considerati danni collaterali sostenibili. Ci siamo sentiti ripetere fino allo sfinimento che al flusso incontrollato di clandestini non c’è rimedio: non si possono alzare muri in mezzo al mare. Ma si tace della possibilità di fermare questo traffico di morte alla fonte, sulle coste africane. Fino a qualche tempo fa la sinistra compagnia che ci governa si faceva scudo del pretesto che la Libia fosse nel caos e quindi nessun accordo avrebbe potuto essere validamente stipulato con le autorità locali. Ora anche questo sbilenco paravento è crollato. Il governo italiano ha riconosciuto il governo di unità nazionale insediato a Tripoli. Lo ritiene talmente legittimo come interlocutore che manda uomini e mezzi per installare a proprie spese un ospedale da campo destinato ad assistere e curare i combattenti feriti dell’area di Misurata. Roma si prodiga per aiutare la ripresa libica ma non trova la forza per imporre una soluzione sulla questione del traffico dei clandestini? Non può o non vuole? Comunque sia è grave che non si provveda.
Codici alla mano, si commette reato anche solo omettendo di agire quando le circostanze lo imporrebbero. Gli occupanti dei “sacri palazzi” del potere vanno a fare passerella a Lampedusa? Se fossero persone serie dovrebbero andare a costituirsi nella prima caserma dei carabinieri perché quelle morti in mare le hanno sulla coscienza. Mentre il teatrino buonista andava in scena ieri l’altro, nelle stesse ore venivano soccorsi dalle navi in servizio nel Canale di Sicilia oltre 6mila immigrati. È come se un intero paesino della nostra provincia fosse nato in una notte. Esageriamo? Niente affatto. I numeri dicono che i comuni italiani con una popolazione inferiore a 5mila abitanti sono il 69,82 per cento del complesso delle municipalità. Con le frontiere settentrionali sbarrate, dove li metteremo i nuovi arrivati? Mica l’Italia ha l’estensione della Groenlandia. E non si tiri fuori la fregnaccia dell’accoglienza diffusa perché a furia di distribuire ospiti in accoglienza forzata tra qualche tempo saranno gli italiani a doversi cercare una qualche riserva indiana in cui rinchiudersi per non estinguersi. Che bella prospettiva ci attende!
di Cristofaro Sola - 05 ottobre 2016