Source: http://di-elle.it/300-risposte/39-lavoratori-a-partita-iva
Timestamp: 2017-06-27 13:48:06+00:00
Document Index: 42900682

Matched Legal Cases: ['art. 69', 'art. 69', 'art. 69', 'art. 2', 'art. 76', 'art. 2']

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Cosa si intende per lavoratore a partita IVA?
Il legislatore non offre una definizione specifica di lavoratore autonomo. Tuttavia, si può far riferimento alla nozione di contratto d’opera fornita dall’articolo 2222 cod. civ, e quindi considerare lavoratore autonomo chi compie un’opera o un servizio richiesto da un committente con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione.
Il contratto potrà avere ad oggetto qualunque attività (opera o servizio) di carattere manuale ovvero tecnica che abbia l’attitudine a generare un risultato di natura economica, con la precisazione che l’opera si distingue dal servizio in quanto in quest’ultimo caso non interviene la trasformazione della materia.
Il lavoratore autonomo si distingue, quindi, da quello subordinato e da quello parasubordinato.
La caratteristica fondamentale che distingue la categoria in esame da quella dei lavoratori subordinati è quella dell’autonomia.
Il soggetto svolge la propria attività senza alcun vincolo di subordinazione nei confronti del committente: ciò significa che quest’ultimo- a differenza di ciò che accade con i dipendenti- non ha, dunque, alcun tipo di potere in relazione ai tempi, alle modalità e ai mezzi utilizzati per lo svolgimento dell’opera commissionata.
La parasubordinazione, invece, pur rientrando nel più ampio genere del lavoro autonomo, se ne distingue per la presenza degli elementi della continuità e della coordinazione.
Nell’ambito del lavoro autonomo, si distinguono, invece, due categorie di lavoratori a seconda che essi svolgano prestazioni di tipo manuale o intellettuale. In quest’ultima categoria, rientrano, a loro volta, coloro che svolgono professioni per le quali è obbligatoria l’iscrizione ad un albo e coloro per i quali tale iscrizione non è prevista.
In tutti i casi, comunque, lo svolgimento dell’attività professionale comporta l’obbligo di iscriversi all’ufficio IVA, quando sussistano contemporaneamente tre requisiti:
l’oggetto della prestazione riguarda la cessione di beni o la prestazione di servizi (requisito oggettivo);
le operazioni di cui sopra devono essere poste in essere nell’esercizio di imprese di arti e professioni (requisito soggettivo);
L’attività, inoltre, deve essere svolta abitualmente: non è dunque necessario adempiere all’obbligo di iscrizione quando il lavoratore si limiti a svolgere prestazioni di tipo occasionale, ossia poste in essere in via sporadica e non ripetuta.
Il nostro ordinamento prevede delle forme per tutelare i lavoratori dal rischio di abuso da parte dei datori di lavoro?
Di frequente, dietro ad un rapporto di lavoro formalmente qualificato come autonomo, si nasconde un rapporto che, nella sostanza, presenta tutte le caratteristiche della subordinazione. Appare dunque fondamentale analizzare la situazione concretamente per verificare la reale qualificazione da attribuire allo stesso.
Poiché gli articoli 2222 e 2094 cod. civ. forniscono definizioni piuttosto generiche rispettivamente del lavoro autonomo e di quello subordinato, la giurisprudenza ha elaborato degli indici pratici che agevolano l'operazione di qualificazione del rapporto.
È bene precisare che questi indici costituiscono una serie di “indizi” che rendono più facile l'opera di qualificazione, ma nessuno di essi può pretendere di avere una forza esaustiva nell'inquadramento della fattispecie concreta.
Tali indicatori non sono tassativi e non assumono una valenza esaustiva. Ne consegue che, in relazione alla specifica attività svolta, è possibile – e frequentemente avviene – che la giurisprudenza si avvalga di indicatori alternativi e differenti, idonei a rivelare la sussistenza degli elementi della eterodirezione e della dipendenza.
Alcuni degli indici di subordinazione individuati dalla giurisprudenza erano stati tipizzati dal legislatore nel 2012, allorché, con la legge 92/2012, aveva introdotto una nuova norma (art. 69 bis d. lgs. 276/2003) finalizzata a contrastare l’abuso della collaborazione prestata dai liberi professionisti titolari di partiva IVA da parte dei datori di lavoro.
L’art. 69 bis stabiliva, in particolare, che le prestazioni fornite da persona titolare di partita IVA dovevano considerarsi rapporti di collaborazione coordinata e continuativa al ricorrere di almeno due dei seguenti presupposti:
In altri termini, era stata introdotta una presunzione a favore del titolare di partita IVA, che, in presenza di almeno due delle condizioni elencate, poteva chiedere l’applicazione della normativa relativa alla collaborazione a progetto e, ove il contratto stipulato non avesse posseduto i requisiti indicati da tale normativa, l’accertamento in via presuntiva della natura subordinata del rapporto di lavoro.
Detta presunzione, tuttavia, non è “sopravvissuta” alla successiva riforma del 2015 (c.d. Jobs Act): il d.lgs. 81/2015, nel rinnovare radicalmente la disciplina dei contratti di collaborazione, ha disposto l’abrogazione di tutte le norme del d.lgs. 276/2003 che disciplinavano i contratti di lavoro a progetto, ivi incluso l’art. 69 bis del d.lgs. 276/2003.
Con il medesimo decreto, peraltro, il legislatore ha provveduto a introdurre una nuova presunzione di subordinazione; l’art. 2 del d.lgs. 81/2015 stabilisce, infatti, che a partire dal 1° gennaio 2016 la disciplina del rapporto di lavoro subordinato “si applica anche ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro”.
Le tre condizioni sopra indicate costituiscono, di fatto, altrettanti indici di subordinazione, che vengono così ad affiancarsi – e in taluni casi a sovrapporsi – a quelli enucleati in questi anni dalla giurisprudenza.
La nuova presunzione di subordinazione non si applica:
È poi prevista la possibilità per le parti di richiedere alle commissioni di cui all'art. 76 del d.lgs. 276/03 la certificazione dell'assenza dei requisiti contemplati dalla stessa norma per l’applicazione della disciplina del lavoro subordinato. Il lavoratore, in tal caso, potrà farsi assistere da un rappresentante dell'associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato o da un avvocato o da un consulente del lavoro.
Per quanto riguarda le pubbliche amministrazioni, infine, la riforma le esclude dalla nuova disciplina, ma stabilisce che dal 1° gennaio 2017 esse non potranno più stipulare contratti di collaborazione caratterizzati dagli indici di subordinazione indicati dall’art. 2. < Prec