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Timestamp: 2019-08-25 01:07:02+00:00
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BOZZA Codice Prevenzione Incendi v2 | STRATEGIA ANTINCENDIO Capitolo S.2 Resistenza al fuoco | FSEng
BOZZA Codice Prevenzione Incendi v2 | STRATEGIA ANTINCENDIO Capitolo S.2 Resistenza al fuoco
La finalità della resistenza al fuoco è quella di garantire la capacità portante
delle strutture in condizioni di incendio nonché la capacità di compartimentazione, per un tempo minimo necessario al raggiungimento degli obiettivi di sicurezza di prevenzione incendi.
2.Il capitolo S.3 sulle misure di compartimentazione costituisce complemento al presente capitolo.
Tabella S.2-1: Livelli di prestazione
S.2.3 Criteri di attribuzione dei livelli di prestazione
La tabella S.2-2 riporta i criteri generalmente accettati per l’attribuzione dei singoli livelli di prestazione.
Tabella S.2-2: Criteri di attribuzione dei livelli di prestazione
Nota La definizione di responsabile dell’attività è riportata nel capitolo G.1.
S.2.4 Soluzioni progettuali
S.2.4.1 Soluzioni conformi per il livello di prestazione I
Deve essere interposta una distanza di separazione su spazio a cielo libero verso le altre opere da costruzione o all’esterno del confine dell’area su cui sorge l’attività medesima non inferiore alla massima altezza della costruzione.
Deve essere limitata la propagazione dell’incendio verso le altre opere da costruzione o all’esterno del confine dell’area su cui sorge l’attività medesima, adottando le soluzioni indicate al paragrafo S.3.4.1.
Non è richiesta all’opera da costruzione alcuna prestazione minima di capacità portante in condizioni di incendio, o di compartimentazione interna.
S.2.4.2 Soluzioni conformi per il livello di prestazione II
Deve essere interposta una distanza di separazione su spazio a cielo libero verso le altre opere da costruzione come previsto per il livello di prestazione I.
Devono essere verificate le prestazioni di resistenza al fuoco delle costruzioni in base agli incendi convenzionali di progetto come previsto al paragrafo S.2.5.
La classe minima di resistenza al fuoco deve essere pari almeno a 30 o inferiore, qualora consentita dal livello di prestazione III per il carico di incendio specifico di progetto qf,d del compartimento in esame.
S.2.4.3 Soluzioni conformi per il livello di prestazione III
La classe minima di resistenza al fuoco è ricavata per compartimento in relazione al carico di incendio specifico di progetto qf,d come indicato in tabella S.2-3.
Tabella S.2-3: Classe minima di resistenza al fuoco
S.2.4.4 Soluzioni conformi per il livello di prestazione IV
Ai fini della verifica della capacità portante in condizioni di incendio si applicano le soluzioni conformi valide per il livello di prestazione III di cui al paragrafo S.2.4.3. Non possono essere impiegate le indicazioni dei paragrafi S.2.8.2 e S.2.8.3.
Ai fini del controllo del danneggiamento di tutti gli elementi di compartimentazione sia orizzontali che verticali ad esclusione delle chiusure dei varchi (es. porte, serrande, barriere passive, …), appartenenti sia al compartimento di primo innesco che agli altri, vanno verificati i seguenti limiti di deformabilità nelle condizioni di carico termico e meccanico previste per le soluzioni conformi del livello di prestazione III:
I giunti tra gli elementi di compartimentazione, se presenti, devono essere in grado di assecondare i movimenti previsti in condizioni di incendio. A tale fine è possibile impiegare giunti lineari testati in base alla norma EN 1366-4, caratterizzati dalla percentuale di movimento (M%) idonea.
Ai fini della capacità di compartimentazione, gli elementi di chiusura dei vani di comunicazione fra compartimenti devono essere a tenuta di fumo (EI S200) e le pareti devono essere dotate di resistenza meccanica (M) aggiuntiva, per una classe determinata come per il livello di prestazione III.
S.2.4.5 Soluzioni conformi per il livello di prestazione V
Ai fini della verifica della capacità portante in condizioni di incendio, della deformabilità (per il danneggiamento strutturale) e della compartimentazione si applicano le prescrizioni valide per il livello di prestazione IV.
Non si forniscono soluzioni conformi per la verifica degli impianti ritenuti significativi ai fini della funzionalità dell’opera.
S.2.4.6Soluzioni alternative per il livello di prestazione I
Sono ammesse soluzioni alternative, costituite da:
a. compartimentazione rispetto ad altre costruzioni;
b. assenza di danneggiamento ad altre costruzioni per effetto di collasso strutturale.
Ai fini della verifica della compartimentazione rispetto ad altre costruzioni, sono ritenute idonee le soluzioni conformi o alternative indicate per il livello di prestazione II della misura antincendio compartimentazione (capitolo S.3);
Ai fini della verifica dell’assenza di danneggiamento ad altre costruzioni, devono essere adottate soluzioni atte a dimostrare analiticamente, che il meccanismo di collasso strutturale in condizioni di incendio non arrechi danni ad altre costruzioni.
Dette verifiche devono essere condotte in base agli scenari di incendio di progetto ed ai relativi incendi convenzionali di progetto rappresentati da curve naturali di incendio secondo il paragrafo S.2.6.
Al fine di dimostrare il raggiungimento del collegato livello di prestazione il progettista deve impiegare uno dei metodi di cui al paragrafo G.2.7.
In tabella S.2-4 sono riportate alcune modalità generalmente accettate per la progettazione di soluzioni alternative. Il progettista può comunque impiegare modalità diverse da quelle elencate.
Tabella S.2-4: Modalità progettuali per soluzioni alternative, livello di prestazione I
S.2.4.7 Soluzioni alternative per il livello di prestazione II
b. assenza di danneggiamento ad altre costruzioni per effetto di collasso strutturale;
c. mantenimento della capacità portante in condizioni di incendio per un periodo sufficiente all’evacuazione degli occupanti in luogo sicuro all’esterno della costruzione. La capacità portante deve essere comunque tale da garantire un margine di sicurezza tmarg ≥ 100% · RSET e comunque ≥ 30 minuti (paragrafo M.3.2.2).
Per la verifica della compartimentazione e dell’assenza di danneggiamento in caso di collasso strutturale, si utilizzano le soluzioni alternative previste per il livello di prestazione I di resistenza al fuoco.
Per la verifica del mantenimento della capacità portante in condizioni di incendio, le soluzioni alternative si ottengono verificando le prestazioni di resistenza al fuoco delle costruzioni in base agli scenari di incendio di progetto ed ai relativi incendi convenzionali di progetto rappresentati da curve naturali di incendio secondo il paragrafo S.2.6.
S.2.4.8 Soluzioni alternative per il livello di prestazione III
Sono ammesse soluzioni alternative.
Le soluzioni alternative per il livello di prestazione III si ottengono verificando le prestazioni di resistenza al fuoco delle costruzioni in base agli scenari di incendio di progetto ed ai relativi incendi convenzionali di progetto rappresentati da curve naturali di incendio secondo il paragrafo S.2.6.
Per la verifica della capacità di compartimentazione all’interno dell’attività sono possibili soluzioni alternative.
In tabella S.2-5 sono riportate alcune modalità generalmente accettate per la progettazione di soluzioni alternative. Il progettista può comunque impiegare modalità diverse da quelle elencate.
Tabella S.2-5: Modalità progettuali per soluzioni alternative, livello di prestazione III
S.2.4.9 Soluzioni alternative per i livelli di prestazione IV e V
Soluzioni alternative per i livelli di prestazione IV e V
Le soluzioni alternative per i livelli di prestazione IV e V, si ottengono verificando i parametri di danneggiamento e di funzionalità previsti dal progettista e dalla committenza, oltre alle verifiche di cui al paragrafo S.2.4.8. Le soluzioni dovranno essere comunque ricercate nel rispetto delle NTC.
Al fine di dimostrare il raggiungimento del livello di prestazione il progettista deve impiegare uno dei metodi di cui al paragrafo G.2.7.
S.2.5 Verifica delle prestazioni di resistenza al fuoco
con incendi convenzionali di progetto
Le prestazioni di resistenza al fuoco delle costruzioni devono essere verificate in base agli incendi convenzionali di progetto rappresentati da curve nominali di incendio le cui espressioni analitiche sono riportate nel paragrafo S.2.7.
I criteri di progettazione degli elementi strutturali resistenti al fuoco sono riportati nel paragrafo S.2.8.
L’andamento delle temperature negli elementi deve essere valutato per l’intervallo di tempo di esposizione pari alla classe minima di resistenza al fuoco prevista per ciascun livello di prestazione.
La procedura per il calcolo del carico di incendio specifico di progetto qf,d impiegato per la definizione della classe di resistenza al fuoco è riportata nel paragrafo S.2.9.
Nei casi in cui il carico di incendio specifico di progetto venga determinato con riferimento all’effettiva area di pertinenza dello stesso, si ottengono in genere classi superiori rispetto a quelle riferite all’intero compartimento. Gli elementi interessati dalla distribuzione disuniforme del carico di incendio sono individuati in relazione alla prossimità con lo stesso.
Le curve nominali di incendio devono essere applicate ad un compartimento dell’edificio alla volta, salvo il caso degli edifici multipiano laddove elementi orizzontali di separazione, con capacità di compartimentazione adeguata nei confronti della propagazione verticale degli incendi, consentano di considerare separatamente il carico di incendio dei singoli piani.
Nota Ad esempio, nel caso di compartimento multipiano in presenza di scale di tipo aperto, con solai che garantiscono un’adeguata capacità di compartimentazione, è ammesso considerare il carico di
incendio agente separatamente sui singoli piani, poiché è prevedibile un ritardo non trascurabile della diffusione dell’incendio dal piano di origine a quelli immediatamente superiori. Si riporta un esempio di calcolo nella tabella S.2-9.
In caso di compartimenti con elementi di compartimentazione comuni, la classe di tali elementi deve essere coerente con quella del compartimento di origine dell’incendio.
In generale, la classe di resistenza al fuoco di elementi orizzontali di separazione deve essere coerente con quella del compartimento sottostante.
I valori del carico d’incendio specifico di progetto e delle caratteristiche del compartimento antincendio adottati nel progetto costituiscono un vincolo d’esercizio per le attività da svolgere all’interno della costruzione.
S.2.6 Verifica delle prestazioni di resistenza al fuoco
con curve naturali di incendio
L’andamento delle temperature negli elementi è valutato in riferimento a una curva naturale d’incendio, tenendo conto della durata dello scenario di incendio indicata nel capitolo M.2.
Il processo di individuazione degli scenari di incendio di progetto deve essere conforme a quanto indicato nel capitolo M.2.
Le curve naturali di incendio possono essere determinate mediante:
a. modelli di incendio sperimentali,
b. modelli di incendio numerici semplificati dell’Eurocodice UNI EN1991-1-2
c. modelli di incendio numerici avanzati.
Le curve di incendio naturale devono essere determinate per lo specifico compartimento antincendio, con riferimento a metodi di riconosciuta affidabilità come quelli di cui al comma 3 e facendo riferimento, quando necessario, al carico di incendio specifico di progetto qf,d di cui al paragrafo S.2.9 ponendo pari ad 1 i coefficienti δni relativi alle misure antincendio che si intende modellare secondo i criteri di cui al capitolo M.2.
Nota Ad esempio, per i modelli di incendio sperimentali, localizzati di UNI EN 1991-1-2 e numerici avanzati di fluidodinamica computazionale si impiega qf. Per le curve parametriche interne o
esterne di UNI EN 1991-1-2 si usa qf,d. Per i modelli a zona si usa qf,d ponendo pari a 1 i coefficienti δni (tabella S.2-8) relativi alle misure antincendio modellate.
I valori del carico d’incendio e delle caratteristiche del compartimento antincendio costituiscono un vincolo d’esercizio per le attività da svolgere all’interno della costruzione.
S.2.7 Curve nominali d’incendio
Nel caso di incendi sviluppatisi all’interno del compartimento, ma che coinvolgono strutture poste all’esterno, per queste ultime la curva di incendio nominale standard può essere sostituita con la curva nominale esterna seguente:
S.2.8 Criteri di progettazione strutturale in caso di incendio
S.2.8.1 Criteri generali
La capacità del sistema strutturale in caso di incendio si determina sulla base della capacità portante propria degli elementi strutturali singoli, di porzioni di struttura o dell’intero sistema costruttivo, comprese le condizioni di carico e di vincolo, tenendo conto della eventuale presenza di materiali protettivi.
Le deformazioni ed espansioni imposte o impedite dovute ai cambiamenti di temperatura per effetto dell’esposizione al fuoco producono sollecitazioni indirette, forze e momenti nei singoli elementi strutturali, che devono essere tenuti in considerazione, ad eccezione dei seguenti casi:
a. è riconoscibile a priori che esse sono trascurabili o favorevoli;
b. i requisiti di sicurezza all’incendio sono valutati in riferimento ad una curva nominale d’incendio di cui al paragrafo S.2.7.
Nel progetto e nelle verifiche di sicurezza all’incendio si deve tenere conto della combinazione dei carichi per azioni eccezionali prevista dalle vigenti NTC
S.2.8.2 Elementi strutturali secondari
Ai fini della verifica dei requisiti di resistenza al fuoco degli elementi strutturali secondari, il progettista deve verificare che il cedimento di tali elementi per effetto dell’incendio non comprometta:
Ai fini della verifica dei requisiti di cui ai punti 1.d e 1.e è sufficiente verificare che la capacità portante degli elementi strutturali secondari sia garantita per un tempo tale che tutti gli occupanti dell’attività raggiungano o permangano in un luogo sicuro. Tale verifica è garantita adottando le soluzioni previste per il livello di prestazione II.
S.2.8.3 Strutture vulnerabili in condizioni di incendio
Ai fini della verifica dei requisiti di resistenza al fuoco, per strutture vulnerabili in condizioni di incendio si intendono quelle strutture, solitamente di tipo leggero che per loro natura risultano particolarmente sensibili all’azione del fuoco. La vulnerabilità di tali strutture può essere legata alla loro ridotta iperstaticità o robustezza,
alla snellezza degli elementi strutturali, alla impossibilità o all’antieconomicità di applicazione di sistemi protettivi o al pieno affidamento della resistenza a regimi membranali sensibili ai forti incrementi di temperatura.
Nota Tipici esempi di sistemi costruttivi vulnerabili nei confronti dell’incendio sono: tensostrutture, strutture pressostatiche, strutture strallate, membrane a doppia o semplice curvatura, coperture
geodetiche, strutture in lega di alluminio, allestimenti temporanei in tubo e giunto, tunnel mobili, …
alla snellezza degli elementi strutturali, alla impossibilità o all’antieconomicità
di applicazione di sistemi protettivi o al pieno affidamento della resistenza a regimi membranali sensibili ai forti incrementi di temperatura.
S.2.9 Procedura per il calcolo del carico di incendio specifico di progetto
Il valore del carico d’incendio specifico di progetto qf,d è determinato secondo la seguente relazione:
Tabella S.2-6: Parametri per la definizione del fattore δq1
Tabella S.2-7: Parametri per la definizione del fattore δq2
Tabella S.2-8: Parametri per la definizione dei fattori δni
Qualora, in alternativa all’equazione S.2-5, si pervenga alla determinazione di qf attraverso una valutazione statistica del carico di incendio per la specifica attività, si deve far riferimento a valori con probabilità di superamento < 20%. Considerazioni aggiuntive utili a tale scopo sono fornite nel paragrafo S.2.9.1.
In caso di presenza di strutture portanti lignee nel compartimento va seguita la procedura di cui al paragrafo S.2.9.2
Fatto salvo quanto indicato al comma 6 del paragrafo S.2.5, lo spazio di riferimento generalmente coincide con il compartimento antincendio considerato e il carico di incendio specifico è quindi riferito alla superficie lorda del piano del compartimento stesso, nell’ipotesi di una distribuzione sufficientemente uniforme del carico di incendio.
In caso di marcata e ben identificata distribuzione disomogenea del carico di incendio, il valore del carico d’incendio specifico qf è riferito anche all’effettiva distribuzione dello stesso.
Tabella S.2-9: Esempi di calcolo del carico di incendio specifico qf per compartimenti multipiano
S.2.9.1 Indicazioni aggiuntive sulla determinazione statistica del carico di incendio
Per calcolare il valore al frattile 80% del carico di incendio partendo da valori reperiti in letteratura tecnica, da considerare come valori medi, è necessario moltiplicare il valore medio per un coefficiente amplificativo, secondo i seguenti criteri:
a. per attività con variabilità molto limitate per quanto riguarda il mobilio o le merci in deposito, come ad esempio abitazioni, alberghi, ospedali, uffici e scuole è possibile scegliere un valore del coefficiente moltiplicativo compreso tra 1,20 e 1,50;
b. per attività con variabilità maggiori per quanto riguarda il mobilio o le merci in deposito, come ad esempio centri commerciali, grandi magazzini attività industriali è possibile scegliere un valore del coefficiente moltiplicativo compreso tra 1,20 e 1,75.
All’interno di tali intervalli può essere individuato il valore del coefficiente appropriato alla trattazione del caso in esame.
Nell’appendice E della norma UNI EN 1991-1-2 è presente la tabella S.2-10 ove sono riportate le densità di carico di incendio per diverse destinazioni d’uso, sia come valore medio che come frattile 80%.
Tabella S.2-10: Densità di carico di incendio da UNI EN 1991-1-2
S.2.9.2 Procedura per il calcolo del contributo al carico di incendio di
Il contributo degli elementi strutturali di legno può essere determinato attraverso il seguente procedimento:
a. si determina la classe del compartimento prescindendo inizialmente dalla presenza degli elementi strutturali lignei; tale classe, ai soli fini della determinazione di cui al successivo punto b, non potrà in ogni caso essere inferiore a 15 minuti;
b. si calcola lo spessore di carbonizzazione degli elementi strutturali di legno corrispondente alla classe determinata al punto precedente, adottando come valori di riferimento della velocità di carbonizzazione quelli contenuti nella norma UNI EN 1995-1-2 “Progettazione delle strutture di legno – Parte 1– 2: Regole generali – Progettazione strutturale contro l’incendio” di cui si riporta uno stralcio nella tabella S.2-11. In caso di elementi strutturali di legno dotati di rivestimenti protettivi antincendio si può procedere al calcolo dello spessore di carbonizzazione tenendo conto delle specifiche indicazioni fornite dalla norma UNI EN 1995-1-2.
c. si determina definitivamente la classe del compartimento, tenendo anche conto del carico di incendio specifico relativo alle parti di elementi strutturali di legno corrispondenti allo spessore di cui al punto b. che hanno partecipato alla combustione.
Per tipologie di legnami non espressamente riportate nella tabella soprastante, ci si potrà regolare per analogia assumendo in ogni caso valori conservativi ai fini della sicurezza antincendio.
Tabella S.2-11: Velocità di carbonizzazione del legno
S.2.10 Classificazione di resistenza al fuoco di prodotti ed elementi
costruttivi di opere da costruzione
I prodotti e gli elementi costruttivi sono classificati in base alle loro caratteristiche di resistenza al fuoco, secondo i simboli e le classi indicate nelle tabelle del presente capitolo, in conformità alle decisioni della Commissione dell’Unione europea 2000/367/CE del 3 maggio 2000, 2003/629/CE del 27 agosto 2003 e 2011/232/UE dell’11 aprile 2011. Ai contenuti di tali decisioni il presente documento
aggiunge i richiami ad ulteriori norme.
Le prestazioni di resistenza al fuoco dei prodotti e degli elementi costruttivi possono essere determinate in base ai risultati di:
a. prove,
b. calcoli,
c. confronti con tabelle.
Le modalità per la classificazione di prodotti ed elementi costruttivi in base ai risultati di prove di resistenza al fuoco e di tenuta al fumo sono descritte nel paragrafo S.2.13.
Le modalità per la classificazione di prodotti ed elementi costruttivi in base ai risultati di calcoli sono descritte nel paragrafo S.2.14.
Le modalità per la classificazione di elementi costruttivi in base a confronti con tabelle sono descritte nel paragrafo S.2.15.
S.2.11 Simboli
La tabella S.2-12 riporta l’elenco dei simboli utilizzati per le prestazioni di resistenza al fuoco di elementi costruttivi o strutturali. Per la descrizione dettagliata si rimanda alle pertinenti norme di classificazione della serie EN 13501 ed alle norme richiamate nel paragrafo S.2.12.
Tabella S.2-12: Simboli
S.2.12 Classi
Le norme contenute nelle tabelle di cui al presente capitolo sono indicate genericamente con la classifica EN senza far riferimento allo status vigente (prEN, ENV, EN).
Alla classificazione REI-M di un prodotto per un dato intervallo di tempo corrisponde automaticamente anche la classificazione REI, RE, R per lo stesso periodo indipendentemente dalla presenza di tale valore nella tabella pertinente.
Alla classificazione EI-M di un prodotto per un dato intervallo di tempo corrisponde automaticamente anche la classificazione EI e E per lo stesso periodo indipendentemente dalla presenza di tale valore nella tabella pertinente.
Al requisito I di un prodotto per un dato intervallo di tempo corrisponde automaticamente anche il requisito W per lo stesso periodo indipendentemente dalla presenza di tale valore nella tabella pertinente.
Ai fini della resistenza al fuoco, gli elementi costruttivi ed i prodotti da costruzione non marcati CE possono essere classificati con qualsiasi classe discreta compresa tra 15 e 360 minuti (15, 20, 30, 45, 60, 90 120, 180, 240, 360). In caso di obbligo di marcatura CE successivo alla classificazione, le classi non ammesse non sono impiegabili.
La classificazione di resistenza al fuoco di un prodotto per un dato intervallo di tempo è estendibile a tutte le classi inferiori.
Nota Ad esempio se un elemento strutturale è classificato REI 60-M, esso ricomprende anche le classi REI 45-M, REI 20-M e REI 15-M.
S.2.12.1 Elementi portanti privi di funzione di compartimento antincendio
Tabella S.2-13: Muri, solai, tetti, travi, colonne, balconi, scale, passerelle
S.2.12.2 Elementi portanti con funzione di compartimento antincendio
Tabella S.2-14: Muri
Tabella S.2-15: Solai e tetti
S.2.12.3 Prodotti e sistemi per la protezione di parti o elementi portanti
delle opere di costruzione
Tabella S.2-16: Controsoffitti privi di intrinseca resistenza al fuoco (membrane protettive)
Tabella S.2-17: Rivestimenti, pannelli, intonaci, vernici e schermi protettivi dal fuoco
S.2.12.4 Parti o elementi non portanti di opere di costruzioni
e prodotti afferenti
Tabella S.2-18: Pareti divisorie (comprese quelle che presentano parti non isolate e barriere
tagliafiamma interne)
Tabella S.2-19: Controsoffitti dotati di intrinseca resistenza al fuoco
Tabella S.2-20: Facciate (curtain walls) e muri esterni (che includono parti vetrate)
Tabella S.2-21: Pavimenti sopraelevati
Tabella S.2-22: Sistemi di sigillatura di fori passanti e di giunti lineari
Tabella S.2-23: Porte e chiusure resistenti al fuoco (comprese quelle che includono parti vetrate e accessori), e rispettivi sistemi di chiusura
Tabella S.2-24: Porte a tenuta di fumo
Tabella S.2-25: Chiusure dei passaggi destinati ai nastri trasportatori e ai sistemi di trasporto su rotaia
Tabella S.2-26: Canalizzazioni di servizio e cavedi
Tabella S.2-27: Camini
Tabella S.2-28: Rivestimenti per pareti e soffitti
S.2.12.5 Prodotti destinati ai sistemi di ventilazione,
esclusi i sistemi di estrazione del fumo e del calore
Tabella S.2-29: Condotte di ventilazione
Tabella S.2-30: Serrande tagliafuoco
S.2.12.6 Prodotti destinati all’uso nelle installazioni tecniche
Tabella S.2-31: Cavi elettrici e in fibre ottiche e accessori; Condotte e sistemi di protezione dal fuoco per cavi elettrici
Tabella S.2-32: Cavi e sistemi di cavi elettrici o per la trasmissione di segnali di diametro ridotto
S.2.12.7 Prodotti da utilizzare nei sistemi di controllo del fumo e del calore
Tabella S.2-33: Condotti di estrazione del fumo per comparto singolo
Tabella S.2-34: Condotti di estrazione del fumo resistenti al fuoco per comparti multipli
Tabella S.2-35: Serrande per il controllo del fumo di un comparto singolo
Tabella S.2-36: Serrande per il controllo del fumo di comparti multipli
Tabella S.2-37: Barriere al fumo
Tabella S.2-38: Evacuatori motorizzati di fumo e calore (ventilatori), giunti di connessione
Tabella S.2-39: Evacuatori naturali di fumo e calore
S.2.13 Modalità per la classificazione in base ai risultati di prove
Le prove di resistenza al fuoco hanno l’obiettivo di valutare il comportamento al fuoco dei prodotti e degli elementi costruttivi, sotto specifiche condizioni di esposizione e attraverso il rispetto di misurabili criteri prestazionali.
Le condizioni di esposizione, i criteri prestazionali e le procedure di classificazione da utilizzare nell’ambito delle prove di cui al comma 1, sono indicate nelle parti 2, 3 e 4 della norma EN 13501.
Le specifiche dei forni sperimentali, delle attrezzature di prova, degli strumenti di misura e di acquisizione, le procedure di campionamento, conservazione, condizionamento, invecchiamento, installazione e prova e le modalità di stesura del rapporto di prova sono indicate nelle norme EN o ENV, nelle loro versioni vigenti all’atto della prova, richiamate dalle parti 2, 3 e 4 della EN 13501.
Nel caso in cui una parte della EN 13501 oppure una delle norme EN o ENV in essa richiamate non sia ancora oggetto di una pubblicazione UNI, le prove sono effettuate e la classificazione rilasciata secondo le modalità seguenti:
a. si segue la norma EN o ENV prevista, se disponibile;
b. si segue il progetto di norma europeo (prEN o prENV) previsto, se disponibile e ritenuto sufficiente dal laboratorio di prova in mancanza della possibilità indicata al punto precedente.
Il rapporto di classificazione è il documento, redatto in conformità ai modelli previsti nella norma EN 13501 da parte del laboratorio di prova, che attesta, sulla base di uno o più rapporti di prova, la classe del prodotto o dell’elemento costruttivo oggetto della prova. In caso di prodotti testati in base alle norme della serie EN 13381 il rapporto di classificazione è sostituito dal rapporto di valutazione.
Il rapporto di prova deve essere rilasciato per prodotti o elementi costruttivi completamente definiti e referenziati nel complesso e nelle parti componenti. Queste definizioni e referenze, riportate sul rapporto di prova da parte del laboratorio, devono essere fornite dal committente della prova e verificate dal laboratorio.
I rapporti di prova sono redatti in conformità allo specifico paragrafo previsto dalle norme EN 1363-1, 2 e alle informazioni richieste dalle norme di prova proprie di ciascun prodotto o elemento costruttivo. In particolare il richiedente la prova deve fornire al laboratorio almeno:
a. la descrizione dettagliata del campione comprendente disegni ed elenchi identificativi dei componenti comprendenti le denominazioni commerciali e i produttori dei componenti;
b. il campione (o i campioni) destinati alla prova e quelli necessari all’identificazione dei componenti;
c. eventuali altri campioni o componenti degli stessi ritenuti necessari, a discrezione del laboratorio di prova, alla verifica sperimentale delle prestazioni dichiarate.
In caso di variazioni del prodotto o dell’elemento costruttivo classificato, non previste dal campo di diretta applicazione del risultato di prova, il produttore è tenuto a predisporre un fascicolo tecnico contenente almeno la seguente documentazione:
a. elaborati grafici di dettaglio del prodotto modificato;
b. relazione tecnica, tesa a dimostrare il mantenimento della classe di resistenza al fuoco, basata su prove, calcoli e altre valutazioni sperimentali o tecniche, anche in conseguenza di migliorie apportate sui componenti e sul prodotto, tutto nel rispetto delle indicazioni e dei limiti contenuti nelle apposite norme EN o prEN sulle applicazioni estese dei risultati di prova laddove esistenti (EXAP);
c. eventuali altre approvazioni maturate presso uno degli Stati dell’UE oppure uno degli altri Stati contraenti l’accordo SEE e la Turchia;
d. parere tecnico positivo sulla completezza e correttezza delle ipotesi a supporto e delle valutazioni effettuate per l’estensione del risultato di prova rilasciato da un laboratorio di prova; ai fini del completamento del fascicolo tecnico, il rapporto di classificazione emesso in base ad una norma EXAP è da intendersi quale parere tecnico del laboratorio di prova.
Il produttore è tenuto a conservare suddetto fascicolo tecnico e a renderlo disponibile per il professionista che se ne avvale per la certificazione, citando gli estremi del fascicolo tecnico. Il fascicolo tecnico è altresì reso disponibile alla DCPST per eventuali controlli.
S.2.14 Modalità per la classificazione in base ai risultati di calcoli
I metodi di calcolo della resistenza al fuoco hanno l’obiettivo di consentire la progettazione di elementi costruttivi portanti, separanti o non separanti, resistenti al fuoco anche prendendo in considerazione i collegamenti e le mutue interazioni con altri elementi, sotto specifiche condizioni di esposizione al fuoco e attraverso il rispetto di criteri prestazionali e l’adozione di particolari costruttivi.
Le condizioni di esposizione al fuoco sono definite in specifici regolamenti e basate sugli scenari di incendio di progetto in essi prescritti o su quelli attesi. Nei medesimi regolamenti sono definite le combinazioni di carico da considerare agenti insieme all’azione del fuoco e i coefficienti di sicurezza sui materiali e sui modelli.
I metodi di calcolo da utilizzare ai fini del presente documento sono quelli contenuti negli Eurocodici di seguito indicati, completi delle appendici contenenti i parametri definiti a livello nazionale (NDPs):
a. EN 1991-1-2 “Azioni sulle strutture – Parte 1-2: Azioni generali – Azioni sulle strutture esposte al fuoco”;
b. EN 1992-1-2 “Progettazione delle strutture di calcestruzzo – Parte 1-2: Regole generali – Progettazione strutturale contro l’incendio”;
c. EN 1993-1-2 “Progettazione delle strutture di acciaio – Parte 1-2: Regole generali – Progettazione strutturale contro l’incendio”;
d. EN 1994-1-2 “Progettazione delle strutture miste acciaio calcestruzzo – Parte 1-2: Regole generali – Progettazione strutturale contro l’incendio”;
e. EN 1995-1-2 “Progettazione delle strutture di legno – Parte 1-2: Regole generali “Progettazione strutturale contro l’incendio”;
f. EN 1996-1-2 “Progettazione delle strutture di muratura – Parte 1-2: Regole generali – Progettazione strutturale contro l’incendio”;
g. EN 1999-1-2 “Progettazione delle strutture di alluminio – Parte 1-2: Regole generali – Progettazione strutturale contro l’incendio”;
I metodi di calcolo di cui al comma 3 possono necessitare della determinazione, al variare delle temperature, dei parametri termofisici dei sistemi protettivi eventualmente presenti sugli elementi costruttivi portanti. In questi casi i valori che assumono detti parametri vanno determinati esclusivamente attraverso le prove indicate nel paragrafo S.2.13. Elaborazioni numeriche dei valori di detti parametri, che esulano dall’ambito delle prove indicate nel paragrafo S.2.13 o dalle norme citate nel comma 3, non sono valide ai fini della verifica della resistenza al fuoco degli elementi costruttivi portanti.
S.2.15 Modalità per la classificazione in base a confronti con tabelle
Le tabelle seguenti propongono delle condizioni sufficienti per la classificazione di elementi costruttivi resistenti al fuoco. Dette condizioni non costituiscono un obbligo qualora si proceda alla determinazione delle prestazioni di resistenza al fuoco secondo gli altri metodi di cui ai paragrafi S.2.13 e S.2.14. I valori contenuti nelle tabelle sono il risultato di campagne sperimentali e di elaborazioni
numeriche e si riferiscono alle tipologie costruttive e ai materiali di maggior impiego. Detti valori, pur essendo cautelativi, non consentono estrapolazioni o interpolazioni tra gli stessi oppure modifiche delle condizioni di utilizzo.
L’uso delle tabelle è strettamente limitato alla classificazione di elementi costruttivi per i quali è richiesta la resistenza al fuoco nei confronti della curva temperatura-tempo standard di cui al paragrafo S.2.7 comma 1 e delle altre azioni meccaniche previste in caso di incendio.
Altre tabelle di natura sperimentale o analitica diverse da quelle sotto esposte non ricadono tra quelle previste al paragrafo S.2.10, comma 2, lettera c.
a. In presenza di elementi di impianti lineari sotto traccia aventi profondità massima di incasso compresa tra 1/5 ed 1/3 dello spessore richiesto di murature non portanti, si deve adottare cautelativamente lo spessore del muro corrispondente alla classe superiore a quella richiesta. Questa disposizione non si applica a murature non portanti di classe 240.
b. In presenza di elementi di impianti lineari sotto traccia aventi profondità massima di incasso inferiore a 1/10 dello spessore richiesto di murature portanti, si deve adottare cautelativamente lo spessore del muro corrispondente alla classe superiore a quella richiesta. Questa disposizione non si applica a murature portanti di classe 240.
S.2.15.1 Murature non portanti di blocchi
La tabella S.2-40 riporta i valori minimi espressi in millimetri dello spessore s di murature di blocchi di laterizio (escluso l’intonaco) esposte su un lato, sufficienti a garantire i requisiti EI o EI-M per le classi indicate, con le seguenti limitazioni:
a. altezza della parete fra i due solai o distanza fra due elementi di irrigidimento con equivalente funzione di vincolo dei solai ≤ 4 m;
b. per i requisiti EI, presenza di 10 mm di intonaco su ambedue le facce oppure 20 mm sulla sola faccia esposta al fuoco;
c. per i requisiti EI-M, presenza di 10 mm di intonaco su ambedue le facce.
Tabella S.2-40: Murature non portanti in blocchi di laterizio (Requisiti E, I, M)
La tabella S.2-41 riporta i valori minimi espressi in millimetri dello spessore s di murature di blocchi di calcestruzzo normale (escluso l’intonaco) esposte su un lato, sufficienti a garantire i requisiti EI o EI-M per le classi indicate, con le seguenti limitazioni:
b. per i requisiti EI, facciavista o con 10 mm di intonaco su ambedue le facce oppure 20 mm sulla sola faccia esposta al fuoco.
Tabella S.2-41: Murature non portanti in blocchi di calcestruzzo normale (Requisiti E, I, M)
La tabella S.2-42 riporta i valori minimi espressi in millimetri dello spessore s di murature di blocchi di calcestruzzo leggero (massa volumica netta ≤ 1700 kg/ m3) o aerato autoclavato, esposte su un lato, sufficienti a garantire i requisiti EI per le classi indicate, con la seguente limitazione:
a. altezza della parete fra i due solai o distanza fra due elementi di irrigidimento con equivalente funzione di vincolo dei solai ≤ 4 m.
Tabella S.2-42: Murature non portanti in blocchi di calcestruzzo leggero o aerato autoclavato
(Requisiti E, I)
La tabella S.2-43 riporta i valori minimi espressi in millimetri dello spessore s di murature di blocchi di pietra squadrata esposte su un lato, sufficienti a garantire i requisiti EI o EI-M per le classi indicate, con le seguenti limitazioni:
b. per i requisiti EI-M, presenza di 10 mm di intonaco su ambedue le facce.
Tabella S.2-43: Murature non portanti in blocchi di pietra squadrata (Requisiti E, I, M)
S.2.15.2 Murature portanti di blocchi
La tabella S.2-44 riporta i valori minimi espressi in millimetri dello spessore s di murature portanti di blocchi (escluso l’intonaco) esposte su un lato, sufficienti a garantire i requisiti REI o REI-M per le classi indicate, con le seguenti limitazioni:
a. rapporto h/s ≤ 20;
b. per i requisiti REI:
i. h ≤ 8 m, dove h è l’altezza della parete fra due solai o elementi di irrigidimento con equivalente funzione di vincolo dei solai;
c. per i requisiti REI-M:
i. h ≤ 4 m, dove h è l’altezza della parete fra due solai o elementi di irrigidimento con equivalente funzione di vincolo dei solai;
ii. presenza di 10 mm di intonaco su ambedue le facce.
Tabella S.2-44: Murature portanti in blocchi (Requisiti R, E, I, M)
S.2.15.3 Solette piene e solai alleggeriti
La tabella S.2-45 riporta i valori minimi espressi in millimetri dello spessore totale H di solette e solai, della distanza a dall’asse delle armature longitudinali alla superficie esposta sufficienti a garantire il requisito R per le classi indicate.
Per garantire i requisiti di tenuta e isolamento i solai di cui alla tabella S.2-45 devono presentare uno strato pieno di materiale isolante, non combustibile e con conducibilità termica non superiore a quella del calcestruzzo, di cui almeno una parte in calcestruzzo armato. La tabella S.2-46 riporta i valori minimi espressi in millimetri dello spessore h dello strato di materiale isolante e della parte d di c.a., sufficienti a garantire i requisiti EI per le classi indicate.
Gli spessori h e d del precedente comma 2, sono sufficienti a garantire i requisiti EI anche per tipologie di solai diverse da quelle riportate nella tabella S.2-45.
Nota Nel caso di interposizione di uno strato di materiale combustibile (es. strato di materiale per il contenimento energetico o per l’isolamento acustico, …) lo spessore di quest’ultimo non concorre
a determinare lo spessore h.
Tabella S.2-45: Solai (requisito R)
Tabella S.2-46: Solai (requisiti E, I)
S.2.15.4 Travi, pilastri e pareti in calcestruzzo armato ordinario
e precompresso
La tabella S.2-47 riporta i valori minimi espressi in millimetri della larghezza b della sezione, della distanza a dall’asse delle armature longitudinali alla superficie esposta e della larghezza d’anima bw di travi con sezione con bulbo inferiore sufficienti a garantire il requisito R per le classi indicate di travi. Per travi con sezione a larghezza variabile b è la larghezza in corrispondenza della linea media delle armature longitudinali tese.
Tabella S.2-47: Travi in cemento armato (requisito R)
La tabella S.2-48 riporta i valori minimi espressi in millimetri del lato più piccolo b di pilastri a sezione rettangolare oppure del diametro di pilastri a sezione circolare e della distanza a dall’asse delle armature longitudinali alla superficie esposta sufficienti a garantire il requisito R per le classi indicate di pilastri esposti su uno o più lati che rispettano entrambe le seguenti limitazioni:
a. lunghezza effettiva del pilastro (da nodo a nodo) ≤ 6 m (per pilastri di piani intermedi) oppure ≤ 4,5 m (per pilastri dell’ultimo piano o per edifici monopiano);
b. area complessiva di armatura AS ≤ 0,04 AC area della sezione trasversale del pilastro.
Tabella S.2-48: Pilastri in cemento armato (requisito R)
La tabella S.2-49 riporta i valori minimi (mm) dello spessore s e della distanza a dall’asse delle armature longitudinali alla superficie esposta sufficienti a garantire i requisiti REI o REI-M per le classi indicate di pareti portanti esposte su uno o due lati che rispettano le limitazione: altezza effettiva della parete (da nodo a nodo) ≤ 6 m (per pareti di piani intermedi) oppure ≤ 4,5 m (per pareti dell’ultimo piano o per edifici monopiano).
Tabella S.2-49: Pareti portanti in cemento armato (requisiti R, E, I, M)
La tabella S.2-50 riporta i valori minimi (mm) dello spessore s sufficiente a garantire i requisiti EI o EI-M per le classi indicate di pareti non portanti esposte su un lato che rispettano entrambe le seguenti limitazioni:
a. altezza effettiva della parete (da nodo a nodo) ≤ 6 m (per pareti di piani intermedi) oppure ≤ 4,5 m (per pareti dell’ultimo piano o per edifici monopiano);
b. rapporto tra altezza di libera inflessione e spessore < 40.
Tabella S.2-50: Pareti non portanti in cemento armato (requisiti E, I, M)
Si indicano i seguenti riferimenti:
a. Commissione europea, Direzione generale per le Imprese e l’industria, Joint Research Center, “Construction – Harmonised European Standards”, documentazione da http://eurocodes.jrc.ec.europa.eu
b. Commissione europea, Direzione generale per le Imprese e l’industria, “Construction – Harmonised European Standards”, documentazione da http://ec.europa.eu/enterprise/sectors/construction/declaration-ofperformance
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