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Timestamp: 2017-10-20 05:10:04+00:00
Document Index: 95483769

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 41', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 41', 'art. 23', 'art. 53', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 41']

T.A.R. Basilicata, Sezione I, 6 ottobre 2011
Dal combinato disposto di cui agli artt. 3 e 18 D.Lg.vo n. 507/1993 si desume agevolmente che il Regolamento comunale ex art. 3, comma 1, D.Lg.vo n. 507/1993 deve stabilire la superficie complessiva di impianti pubblicitari (“in misura proporzionale al numero degli abitanti e comunque non inferiore a 18 mq. per ogni 1.000 abitanti nei Comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti” ed a 12 mq. nei Comuni più piccoli) ed all’interno di tale superficie complessiva deve individuare: sia la quota percentuale di impianti pubblicitari, destinati alle affissioni, contenenti comunicazioni aventi finalità istituzionale, sociali o comunque priva di rilevanza economica, secondo una valutazione di opportunità in relazione alle esigenze di carattere istituzionale e/o sociale, ma che comunque va determinata con una quota percentuale di molto inferiore a quella di carattere commerciale; sia la quota percentuale di impianti pubblicitari, destinati alle affissioni di natura commerciale, la quale va a sua volta ripartita in una quota percentuale, che può essere realizzata direttamente dal Comune o da un suo concessionario, ed in una quota percentuale, che può essere effettuata direttamente dai soggetti privati, esercenti tale attività economica, la quale risulta assoggettata soltanto al regime autorizzatorio comunale. Comunque, la quota percentuale di impianti pubblicitari di natura commerciale, riservata al Comune o al suo concessionario, per non ledere i principi di tutela della concorrenza nell’esercizio dell’attività economica ed imprenditoriale dell’installazione di impianti pubblicitari, non può essere maggiore di quella riservata ai soggetti privati, mentre l’esatta determinazione della quota percentuale di impianti pubblicitari di natura commerciale, riservata ai soggetti privati, va ponderata, tenendo conto del numero e delle esigenze complessive degli operatori, esercenti l’attività economica di installazione degli impianti pubblicitari. Da ciò discende che l’installazione di impianti pubblicitari è un’attività economica contingentata, stante la limitatezza degli spazi a ciò destinati, la quale non si pone in contrasto con la tutela costituzionale della libera iniziativa privata, giacché lo stesso art. 41 della Costituzione ammette la possibilità di limitare tale libertà, al fine di contemperarla con l’utilità sociale (cfr. C.d.S. Sez. V Sent. n. 2723 del 29.4.2009; TAR Bari Sez. III Sent. n. 1884 del 13.5.2010; TAR Umbria Sent. n. 48 del 3.2.2010). Conseguentemente, il Comune (se ritiene di non voler svolgere direttamente l’attività di installazione di impianti pubblicitari) può affidare mediante procedimento di evidenza soltanto la quota percentuale di impianti pubblicitari, riservata al Comune o al suo concessionario, mentre la quota percentuale di impianti pubblicitari di natura commerciale, riservata ai soggetti privati, risulta disciplinata soltanto dal regime autorizzatorio comunale. Al riguardo, va anche precisato che, se la domanda di impianti pubblicitari di natura commerciale è superiore all’offerta comunale, le precedenti ditte, già titolari di autorizzazione triennale, non possono vantare alcun diritto al rinnovo dell’autorizzazione per altri tre anni, per cui in tal caso il Comune può indire appositi procedimenti di evidenza pubblica per lotti e/o quote oppure, in alternativa, stabilire idonei ed oggettivi criteri proporzionali di redistribuzione della superficie commerciale.
La società ricorrente svolge l’attività imprenditoriale nel settore economico della pubblicità.
Con Del. C.C. n. 22 del 25.2.2002 (successivamente modificata ed integrata dalle Delibere C.C. n. 25 del 28.3.2003, n. 21 del 30.3.2004, n. 39 del 21.4.2005, n. 18 del 30.3.2007 e n. 74 del 3.8.2007) il Comune di Potenza ha approvato Regolamento Comunale ex art. 3, comma 1, D.Lg.vo n. 507/1993, disciplinante la pubblicità e le installazioni pubblicitarie.
Con provvedimenti, rilasciati il 23.5.2007, il 16.11.2007 ed il 24.9.2008, la ditta ricorrente è stata autorizzata “fino all’1.3.2010” ad installare 157 impianti pubblicitari, “salvo rinnovo in base a nuova istanza e verifica del permanere delle necessarie condizioni”.
Con istanza del 18.2.2010 la ricorrente ha chiesto il rinnovo dell’autorizzazione all’installazione dei predetti 157 impianti pubblicitari, ma tale autorizzazione veniva rilasciata con provvedimento prot. n. 211 del 10.9.2010 soltanto fino al 31.12.2010, in quanto con Del. G.M. n. 34 del 16.3.2010 (pubblicata nell’Albo Pretorio dal 18.3.2010 al 2.4.2010 ed autonomamente impugnata dinanzi a questo TAR) il Comune di Potenza aveva stabilito“di non rilasciare nuovi titoli autorizzativi per impianti pubblicitari fino alla data di entrata in vigore” delle modifiche al suddetto Regolamento Comunale ex art. 3, comma 1, D.Lg.vo n. 507/1993 “e, comunque, procedere alle nuove autorizzazioni, qualora il Regolamento non fosse operativo entro il 31.12.2010, mediante evidenza pubblica”, mentre “i titoli autorizzativi attualmente in scadenza, ove richiesto”, potevano “essere prorogati fino al 31.12.2010 e, comunque, non oltre la data di entrata in vigore delle modifiche al Regolamento” ex art. 3, comma 1, D.Lg.vo n. 507/1993.
Successivamente, con Del. G.M. n. 214 del 28.12.2010 (pubblicata nell’Albo Pretorio dal 30.12.2010 al 13.1.2011) il Comune di Potenza approvava “l’atto di indirizzo per le installazioni pubblicitarie”, proposto dall’Assessore alla Viabilità, cioè nelle more dell’approvazione del nuovo Regolamento Comunale ex art. 3, comma 1, D.Lg.vo n. 507/1993, disciplinante la pubblicità e le installazioni pubblicitarie, stabilendo che:
1) “per rendere appetibile la gestione degli impianti di arredo urbano con sfruttamento pubblicitario”, veniva provvisoriamente rideterminata in complessivi 6.100 mq. la superficie massima, da adibire ad installazione di impianti pubblicitari, di cui: a) massimo 1.200 mq., pari a poco meno del 20%, destinati alle affissioni, contenenti comunicazioni aventi finalità istituzionale, sociali o comunque priva di rilevanza economica; b) massimo 2.400 mq., pari a poco meno del 40%, destinati alle affissioni di natura commerciale, effettuate dal Comune o dal concessionario del Comune; c) 2.500 mq., pari al 41%, destinati alle affissioni di natura commerciale, effettuate direttamente dai soggetti privati, previo rilascio di apposita autorizzazione comunale;
2) gli impianti pubblicitari potevano essere installati esclusivamente su muri o su pali adiacenti ai muri “ove non sia tecnicamente possibile la posa diretta” (mentre l’art. 3, comma 1, vigente Regolamento Comunale ex art. 3, comma 1, D.Lg.vo n. 507/1993 prevedeva anche la possibilità di installare gli impianti pubblicitari su pali non adiacenti ai muri), sia per “il miglioramento dello scenario urbano”, sia per “aumentare i livelli di sicurezza in termini di circolazione veicolare e pedonale”;
3) “le superfici, da adibire alle affissioni” dovevano essere “assegnate con gare ad evidenza pubblica” e, pertanto, dava mandato al Dirigente dell’Unita di Direzione Viabilità “di predisporre il bando di gara e il Capitolato Speciale, per l’affidamento delle superfici di natura commerciale (gestione privati)”, cioè dei predetti 2.500 mq., destinati alle affissioni di natura commerciale, effettuate direttamente dai soggetti provati, previo rilascio di apposita autorizzazione comunale.
Quest’ultima Del. G.M. n. 214 del 28.12.2010 è stata impugnata con il presente ricorso (notificato il 27.1.2011), deducendo la violazione dell’art. 41 della Costituzione, dell’art. 23 D.Lg.vo n. 285/1992, dell’art. 53 DPR n. 495/1992, degli artt. 1, 3 e 18 D.Lg.vo n. 507/1993, degli artt. 42 e 48 D.Lg.vo n. 267/2000, degli artt. 1, 2, 3, 5, 11, 12 e 15 del vigente Regolamento Comunale ex art. 3, comma 1, D.Lg.vo n. 507/1993, l’incompetenza e/o la carenza di potere, nonché l’eccesso di potere per ingiustizia grave e manifesta, difetto dei presupposti di fatto e di diritto, contraddittorietà, carenza di motivazione, perplessità, illogicità manifesta e sviamento di potere.
Si è costituito in giudizio il Comune di Potenza, il quale, oltre a sostenere l’infondatezza, ha anche eccepito l’inammissibilità del ricorso.
Con Ordinanza n. 47 del 23.2.2011 questo Tribunale ha accolto l’istanza di provvedimento cautelare.
Con Del. G.M. n. 42 del 24.3.2011 il Comune di Potenza ha annullato la predetta Del. G.M. n. 214 del 28.12.2010, impugnata con il ricorso in epigrafe.
Pertanto, con memoria del 4.7.2011, depositata il 6.7.2011, la ditta ricorrente ha chiesto che fosse dato atto della cessazione della materia del contendere, ma ha insistito per la condanna del Comune al pagamento delle spese di lite.
All’Udienza Pubblica del 22.9.2011 sia il difensore dell’impresa ricorrente, sia il difensore del Comune di Potenza hanno confermato la cessazione della materia del contendere; indi il ricorso in epigrafe è passato in decisione.
Ciò stante, al Collegio non rimane null’altro che prendere atto della sopravvenuta cessazione della materia del contendere.
Sembra, peraltro, opportuno dare conto del fatto – già rilevato in fase cautelare – che l’impugnazione appariva fondata con riguardo alla parte della Del. G.M. n. 214 del 28.12.2010, che stabiliva che “le superfici, da adibire alle affissioni” dovevano essere “assegnate con gare ad evidenza pubblica” e, pertanto, dava mandato al Dirigente dell’Unita di Direzione Viabilità “di predisporre il bando di gara e il Capitolato Speciale, per l’affidamento delle superfici di natura commerciale (gestione privati)”, cioè dei predetti 2.500 mq., destinati alle affissioni di natura commerciale, effettuate direttamente dai soggetti privati, previo rilascio di apposita autorizzazione comunale, dal momento che secondo un orientamento giurisprudenziale (cfr. C.d.S. Sez. V Sentenze nn. 6384 e 6386 del 16.11.2005), condiviso anche da questo Tribunale (cfr. TAR Basilicata Sent. n. 413 del 21.5.2007), il Regolamento Comunale ex art. 3, comma 1, D.Lg.vo n. 507/1993 non può introdurre un regime di esclusiva per il Comune o un suo concessionario, perché tale decisione risulterebbe lesiva dei principi di tutela della concorrenza nell’esercizio dell’attività economica ed imprenditoriale dell’installazione di impianti pubblicitari.
Infatti, dal combinato disposto di cui agli artt. 3 e 18 D.Lg.vo n. 507/1993 si desume agevolmente che il Regolamento comunale ex art. 3, comma 1, D.Lg.vo n. 507/1993 deve stabilire la superficie complessiva di impianti pubblicitari (“in misura proporzionale al numero degli abitanti e comunque non inferiore a 18 mq. per ogni 1.000 abitanti nei Comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti” ed a 12 mq. nei Comuni più piccoli) ed all’interno di tale superficie complessiva deve individuare: sia la quota percentuale di impianti pubblicitari, destinati alle affissioni, contenenti comunicazioni aventi finalità istituzionale, sociali o comunque priva di rilevanza economica, secondo una valutazione di opportunità in relazione alle esigenze di carattere istituzionale e/o sociale, ma che comunque va determinata con una quota percentuale di molto inferiore a quella di carattere commerciale; sia la quota percentuale di impianti pubblicitari, destinati alle affissioni di natura commerciale, la quale va a sua volta ripartita in una quota percentuale, che può essere realizzata direttamente dal Comune o da un suo concessionario, ed in una quota percentuale, che può essere effettuata direttamente dai soggetti privati, esercenti tale attività economica, la quale risulta assoggettata soltanto al regime autorizzatorio comunale. Comunque, la quota percentuale di impianti pubblicitari di natura commerciale, riservata al Comune o al suo concessionario, per non ledere i principi di tutela della concorrenza nell’esercizio dell’attività economica ed imprenditoriale dell’installazione di impianti pubblicitari, non può essere maggiore di quella riservata ai soggetti privati, mentre l’esatta determinazione della quota percentuale di impianti pubblicitari di natura commerciale, riservata ai soggetti privati, va ponderata, tenendo conto del numero e delle esigenze complessive degli operatori, esercenti l’attività economica di installazione degli impianti pubblicitari.
Da ciò discende che l’installazione di impianti pubblicitari è un’attività economica contingentata, stante la limitatezza degli spazi a ciò destinati, la quale non si pone in contrasto con la tutela costituzionale della libera iniziativa privata, giacché lo stesso art. 41 della Costituzione ammette la possibilità di limitare tale libertà, al fine di contemperarla con l’utilità sociale (cfr. C.d.S. Sez. V Sent. n. 2723 del 29.4.2009; TAR Bari Sez. III Sent. n. 1884 del 13.5.2010; TAR Umbria Sent. n. 48 del 3.2.2010).
Conseguentemente, il Comune (se ritiene di non voler svolgere direttamente l’attività di installazione di impianti pubblicitari) può affidare mediante procedimento di evidenza soltanto la quota percentuale di impianti pubblicitari, riservata al Comune o al suo concessionario, mentre la quota percentuale di impianti pubblicitari di natura commerciale, riservata ai soggetti privati, risulta disciplinata soltanto dal regime autorizzatorio comunale. Al riguardo, va anche precisato che, se la domanda di impianti pubblicitari di natura commerciale è superiore all’offerta comunale, le precedenti ditte, già titolari di autorizzazione triennale, non possono vantare alcun diritto al rinnovo dell’autorizzazione per altri tre anni, per cui in tal caso il Comune può indire appositi procedimenti di evidenza pubblica per lotti e/o quote oppure, in alternativa, stabilire idonei ed oggettivi criteri proporzionali di redistribuzione della superficie commerciale.
Comunque, in applicazione del criterio della soccombenza virtuale, il Comune di Potenza, ai sensi degli artt. 91 e 92, comma 2, C.P.C., va condannato al pagamento delle spese di lite, liquidate in dispositivo tenuto conto anche della fase cautelare, ma al contempo va pure valorizzato il comportamento di ravvedimento operoso, tenuto dallo stesso Comune resistente.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Basilicata dichiara la cessata materia del contendere in ordine al ricorso indicato in epigrafe.
Condanna il Comune di Potenza al pagamento delle spese di giudizio in favore della società ricorrente, che vengono liquidate in 500,00 € oltre IVA, CPA e spese per Contributo Unificato nella misura versata.