Source: http://www.filcams.cgil.it/category/pol-att-lavoro-e-tutela/parasubordinato-l-pol-att-lavoro-e-tutela/
Timestamp: 2018-05-23 13:07:27+00:00
Document Index: 134383305

Matched Legal Cases: ['art. 2094', 'art. 36', 'art. 3', 'art. 2222', 'art. 2230', 'art. 2222', 'art. 409', 'art. 2549', 'art. 2549', 'art. 2550', 'art. 2549']

Category Archives: PARASUBORDINATO
come preannunciato, vi trasmettiamo il documento congiunto delle segreterie sulla contrattazione inclusiva.
Il documento, frutto dell’intenso lavoro congiunto delle nostre strutture, si propone di essere traccia di lavoro per le strutture territoriali e, nel contempo, con l’inoltro alla Segreteria Confederale, un contributo di merito al dibattito in corso nell’Organizzazione.
Il Segretario Generale FilcamsIl Segretario Generale NIdiL
Franco Martini Filomena Trizio
Mag13_Filcams-Nidil_DocCongiuntoContrattazInclusiva.pdf
Il Decreto legislativo n. 276 introduce l’obbligo di ricondurre i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa prevalentemente personale e senza vincolo di subordinazione, ad uno o più progetti, programmi o fasi di lavoro determinate dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore in funzione del risultato, nel rispetto del coordinamento con l’organizzazione del committente e indipendentemente dal tempo impiegato per l’esecuzione dell’attività lavorativa.
Non rientrano in questi obblighi:
·Le professioni regolate dagli albi o dagli ordini,
·gli amministratori di condominio, società e associazioni sportive dilettantistiche,
·le prestazioni dei pensionati di vecchiaia,
·le prestazioni occasionali.
Cosa distingue il lavoro a progetto dalle prestazioni occasionali?
Le collaborazioni occasionali hanno una durata inferiore a 30 giorni l’anno per singolo committente e ricevono un compenso non inferiore a 5.000 euro l’anno.
La forma del contratto a progetto
Il contratto di lavoro a progetto deve essere stipulato per iscritto all’atto del rapporto di lavoro. Il contratto dovrà contenere:
·la durata (determinabile o determinata) del rapporto di lavoro di lavoro,
·la caratteristica del progetto,
·le forme di coordinamento con il committente, che in ogni caso non possono essere tali da pregiudicarne l’autonomia nell’esecuzione dell’obbligazione lavorativa,
·il corrispettivo (compenso) e i criteri per la sua determinazione, nonché i tempi e le modalità di pagamento e la disciplina dei rimborsi spese.
·le eventuali misure per la tutela della salute e sicurezza del collaboratore a progetto (l. 626 quando la prestazione avviene nel luogo di lavoro del committente).
Il corrispettivo/compenso
Sul corrispettivo/compenso, la legge fa riferimento ai compensi vigenti per il lavoro autonomo.
Pluricommittenze
Salvo diverso accordo tra le parti, il collaboratore a progetto può svolgere la sua attività a favore di più committenze.
Obblighi del lavoratore a progetto/concorrenza
Il lavoratore a progetto non deve svolgere attività in concorrenza con i committenti né, in ogni caso, diffondere notizie e apprezzamenti attinenti ai programmi e all’organizzazione di loro, né compiere, in qualsiasi modo, atti in pregiudizio dell’attività dei committenti medesimi.
Riconoscimenti/invenzioni
Al lavoratore a progetto spetta il riconoscimento delle invenzioni da lui realizzate e la prelazione in caso di loro sfruttamento economico
Quando si sospende il rapporto di lavoro a progetto
Si sospende nei casi di:
·malattia e infortunio senza erogazione di retribuzione. La sospensione non comporta l’allungamento del contratto (salvo diverso accordo individuale tra le parti)
·Maternità per 180 giorni (per tutta la durata della maternità vale l’integrazione INPS d.lgs 151/01). In caso di maternità la durata del rapporto è prorogata per 180 giorni (salvo condizioni più favorevoli del contratto individuale)
Casi di estinzione del rapporto di lavoro
La collaborazione a progetto si estingue:
·al compimento del progetto
·qualora la sospensione per malattia, infortunio o altro, si protrae per un periodo superiore ad un sesto della durata stabilita nel contratto (quando la stessa sia determinata), ovvero superiore a 30 giorni per i contratti di natura determinabile,
·le parti possono recedere prima della scadenza del termine per giusta causa, ovvero secondo le diverse causali o modalità. Incluso il preavviso, stabilite dalle parti nel contratto di lavoro individuale
Qualora la prestazione lavorativa avvenga all’interno dell’azienda, si applicano le norme previste dal D.lgs n. 626/94)
Quali le sanzioni a carico delle imprese
In caso di mancanza di uno specifico progetto, il rapporto di collaborazione si converte in rapporto subordinato a tempo determinato.
Il lavoro a progetto è tra quelli che possono essere certificati. La legge prevede che, sempre in sede di certificazione, le parti possono “concordare” rinunzie o transizioni tra le parti di cui al titolo V della presente legge.
I rapporti di collaborazione instaurati senza l’individuazione di uno specifico progetto, programma di lavoro o fase di esso, sono considerati rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto. Qualora un Giudice accerti che sia un lavoro subordinato, esso si trasforma in rapporto dipendente corrispondente alla tipologia negoziale. Il controllo da parte del Giudice è limitato all’accertamento del progetto, programma di lavoro o fase di esso, e non può sindacare nel merito di valutazioni o scelte tecniche, organizzative, produttive che spettano al committente.
Le collaborazioni coordinate e continuative, stipulate ai sensi della disciplina vigente, che non possono essere ricondotte a un progetto o ad una fase di esso, mantengono l’efficacia fino alla loro scadenza e, in ogni caso, non oltre un anno dalla data di entrata in vigore del presente provvedimento.
Termini diversi, anche superiori all’anno, possono essere stabiliti in sede di accordi aziendali con le istanze dei sindacati comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale.
Prestazioni di tipo accessorio rese da particolari soggetti Decreto legislativo n. 276/2003
Che cosa è il lavoro accessorio?
La possibilità , limitata ad alcune attività ed alcuni soggetti, di pagare la prestazione di lavoro mediante un voucher emesso da una specifica agenzia. Il lavoro accessorio, occasionale non è considerato lavoro subordinato.
Chi sono i “fortunati” che possono svolgere il lavoro accessorio?
·Disoccupati da oltre un anno,
·lavoratori extracomunitari, nei sei mesi successivi alla perdita del lavoro,
·casalinghe, studenti, pensionati,
·disabili e soggetti in comunità di recupero.
I soggetti su indicati, comunicano la loro disponibilità ai servizi per l’impiego delle province, nell’ambito territoriale di riferimento, o ai soggetti accreditati (agenzie, ecc.). A seguito della loro comunicazione i soggetti interessati allo svolgimento delle prestazioni occasionali di tipo accessorio ricevono, A PROPRIE SPESE, una tessera magnetica dalla quale risulti la loro condizione.
Per quali attività è previsto il lavoro accessorio?
·Piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresa l’assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalato o handicap,
·Ripetizioni scolastiche,
·Pulizie, e manutenzione di edifici e monumenti, piccoli lavori di giardinaggio,
·Lavori di emergenza, come quelli dovuti a calamità naturali o eventi naturali improvvisi, o di solidarietà, in collaborazione con enti pubblici e associazione di volontariato.
La durata della prestazione occasionale di tipo accessorio
Queste attività possono essere svolte a favore di più beneficiari. La durata complessiva non può essere superiore a trenta giorni nel corso dell’anno solare e, in ogni caso, non possono superare 3.000 euro nell’anno solare (non chiaro come si calcolano i 30 gg.. Il giorno indipendentemente dalle ore lavorate si calcola per intero? Oppure si sommano tutte le ore e si ricavano i giorni?)
Come funziona il meccanismo dei buoni/vaucher?
I soggetti che intendono utilizzare lavoratori per le prestazioni su indicate, dovranno acquistare presso rivendite autorizzate, uno o più carnet di buoni del valore nominale di 7,5 euro. Per ogni di lavoro corrisponderanno al lavoratore un buono.
Dove riscuote il lavoratore il buono?
Il lavoratore per riscuotere il proprio compenso, dovrà presentarsi presso uno o più enti o società concessionarie ( il Ministero entro 60 gg. Individua gli enti, ecc., nonché i soggetti autorizzati alla vendita dei buoni stessi e le relative coperture assicurative e previdenziali). Il lavoratore riceverà per ogni ora di lavoro prestata 5,8 euro – 1,5 euro sono versati dall’agenzia in contributi all’INAIL e all’INPS, 0,2 euro sono appannaggio dell’agenzia.
Il lavoratore è tenuto a dichiarare al fisco queste entrate?
No, questi compensi sono esenti da qualsiasi imposizione fiscale e non incidono sullo stato di disoccupazione o in occupazione.
LAVORI ATIPICI ? NUOVI LAVORI ? PARASUBORDINATI ?
Per iniziare a parlare di queste forme di contratto, dobbiamo prima cercare di capire la differenza che esiste nel Codice Civile e in giurisprudenza tra lavoratori subordinati, autonomi e “parasubordinati” ovvero rapporti di collaborazione.
LAVORO SUBORDINATO art. 2094 Codice Civile
E’ prestatore di lavoro subordinato, chi si obbliga mediante retribuzione a collaborare con l’impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore
(art. 36 Costituzione ; C.C. : art. 3, 2086, 2104)
Questo vuole dire che il lavoratore subordinato è ravvisabile nel rapporto di lavoro in qualità di dipendente, in quanto il prestatore (lavoratore) mette a disposizione dell’imprenditore le energie lavorative (non un risultato) che utilizza secondo le sue esigenze, nei limiti delle leggi e dei contratti, nell’ambito e per le finalità dell’impresa.
LAVORO AUTONOMO art. 2222 Codice Civile-Contratto d’opera prestazioni occasionali.
Quando una persona si obbliga a compiere verso un corrispettivo (c.c.2225) un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente, si applicano le norme di questo capi, salvo che il rapporto abbia una disciplina particolare nel libro IV (c.c. 1655).
Segue regolamentazione in altri articoli del codice civile.
Sempre nel “campo” del lavoro autonomo, il codice civile, regolamenta anche altre prestazioni quali ad esempio quelle d’opera intellettuale (art. 2230c.c.), le imprese, ecc.
LAVORO SUBORDINATO LAVORO AUTONOMO
Il l vincolo della subordinazione che consiste, per il lavoratore, nell’assoggettamento gerarchico e per
Il datore di lavoro, nel poter imporre direttive non solo generali ma anche per lo svolgimento della\e mansione\i ;
L’oggetto della prestazione deve essere l’energia lavorativa e non un risultato ;
Lo stipendio è mensile – minimi stabiliti dai CCNL ;
Il rischio inerente l’attività produttiva è a carico del datore di lavoro ; l’organizzazione dell’impresa è responsabilità dell’imprenditore ;
La non proprietà dei mezzi e te
e attrezzature.
l’inserimento nell’organico della
struttura aziendale;
il rispetto un orario prefissato ;
La prestazione lavorativa che rientra nella “normalità” strutturale dell’impresa lo svolgersi della prestazione deve avvenire senza vincolo di subordinazione al committente , è libero di eseguire il lavoro secondo le modalità tecniche da lui\lei, ritenute più opportune fuori dalla influenza del committente ;
l’oggetto della prestazione deve essere un risultato ;
il compenso deve essere in relazione all’opera eseguita o al servizio reso e non deve essere un compenso periodico ;
il rischio è proprio ; idem per la propria organizzazione del lavoro ;
utilizza mezzi e attrezzature proprie ;
non opera in commistione con il personale dipendente del committente ;
non deve essere inserito nel ciclo operativo\produttivo del committente ;
la prestazione non deve avere carattere continuativo ;
opera in modo indipendente, salvo le indicazioni di massima del committente ;
QUALI E QUANTE FORME DI CONTRATTO ESISTONO ?
·prestazioni occasionali che sono regolate dall’art. 2222 del codice civile (contratto d’opera)
·prestazioni di collaborazioni coordinate-continuate regolate dall’art. 409 del c.c.
·contratti in partecipazione-associazione regolati dagli art. 2549 e successivi articoli
PRESTAZIONI OCCASIONALI D’OPERA – CONTRATTI DI COLLABORAZIONE OCCASIONALI
A differenza del lavoro autonomo non richiede l’iscrizione ad albi professionali e può essere esercitato con o senza partita I.V.A.
E’ un contratto frutto di un accordo tra le due parti : committente (colui\e che commissiona l’esecuzione dell’opera e prestatore (colui\e che invece presta l’opera stessa).
La prestazione si intende occasionale quando ha il requisito dell’unicità anche se prolungata nel tempo, non deve quindi essere reiterata più volte (1 sola volta all’anno con lo stesso committente)
Il prestatore è obbligato a prestare la propria opera o servizio dietro pagamento di un corrispettivo per il quale deve presentare regolare fattura che è assoggettata a ritenuta d’acconto al 20%.
L’organizzazione del lavoro deve avvenire in forma autonoma da parte del prestatore e non vi devono essere vincoli di orario determinati dal committente, inoltre il prestatore deve utilizzare per l’esecuzione dell’opera mezzi e attrezzature proprie.
In sintesi possiamo dire che il prestatore d’opera o come qualcuno lo chiama oggi lavoratore parasubordinato agisce, a differenza di quello autonomo, in assenza di rischio economico, in assenza di un orario di lavoro prefissato e che la natura dell’oggetto della prestazione e la forma di retribuzione sono legate al raggiungimento di obiettivi.
Il pagamento del corrispettivo, non esaurisce tutti gli obblighi fiscali del prestatore, che dovrà pagare sui propri guadagni, dopo il raggiungimento di certi scaglioni di reddito, l’IRPEF e la tassa sulla salute.
CONTRATTI DI COLLABORAZIONE COORDINATA CONTINUATIVA PREVALENTEMENTE PERSONALE
Cosa si intende per continuativa ?
per la giurisprudenza questo tipo di prestazione non deve essere occasionale il che significa che se nel corso dell’anno il lavoratore stipula almeno due contratti con la medesima impresa è un rapporto a carattere continuativo. Il disegno di legge invece ipotizza anche un elemento temporale del singolo rapporto (due mesi).
Cosa si intende per coordinata ?
significa una connessione funzionale tra l’attività del prestatore d’opera e il committente. Il lavoratore “parasubordinato” deve avere autonomia organizzativa circa le modalità, il tempo ed il luogo dell’adempimento, propria ; ma l’attività lavorativa deve comunque collegarsi funzionalmente e strutturalmente con l’organizzazione produttiva dell’impresa.
Il committente può esercitare il controllo solo per assicurare che il collaboratore agisca in vista del risultato.
Cosa si intende per prevalentemente personale ?
la prestazione non deve assumere caratteri di attività imprenditoriale. Il prestatore dovrà utilizzare mezzi ed attrezzature proprie.
I rapporti di lavoro possono essere in esclusiva o con più committenti.
In sostanza è una figura che si colloca tra il lavoro autonomo e quello dipendente\subordinato.
L’utilizzo di queste forme contrattuali di lavoro sono molto diffuse in alcuni settori :
COMMERCIO\SERVIZI (FILCAMS), SPETTACOLO\TELECOMUNICAZIONI (S.L.C.), AMMINISTRAZIONI COMUNALI\SANITA’ (FUNZIONE PUBBLICA), UNIVERSITA\RICERCA.
L’utilizzo di queste forme contrattuali di lavoro sono molto diffuse :
Promoters e merchandising (allestitori) nei supermercati\ipermercati
Hostess per convegni\meeting\fiere
Procacciatori di affari presso agenzie immobiliari, assicurazioni, imprese
Agenzie ippiche, ecc.
Venditori porta a porta (che possono anche essere dipendenti vedi operatori alla vendita CCNL commercio)
Elenco di attività svolte in collaborazione coordinata e continuativa :
Amministratori e sindaci revisori di società (associazioni o enti con personalità giuridica) ;
Persone che collaborano con enti o associazioni privi o meni di personalità giuridica ;
Persone membri di commissioni, collegi, ecc. ;
Amministratori di condominio ;
Istruttori di guida ;
Persone che collaborano con giornali, periodici o enciclopedie (esclusi i diritti di autore)
(il 12%)
Queste persone (parasubordinati\e) non avevano fino a qualche tempo fa nessun fondo al quale versare la contribuzione previdenziale, ora questo fondo è stato isitituito presso l’INPS e prevede ad oggi il versamento di una aliquota contributiva pari al 12% .
Il contributo del 13% (arriverà al 20% dal 2012) grava per 2|3 a carico del committente e 1|3 a carico del prestatore se non c’è partita IVA. Se c’è partita IVA in questo caso i 2|3 sono a carico del lavoratore e 1\3 a carico dell’impresa.
Devono versare questo contributo :
·Collaboratori coordinati continuativi
·venditori porta a porta
·liberi professionisti iscritti alle casse di categoria (relativamente ai redditi professionali non assoggettati a contribuzione della cassa stessa)
I CONTRATTI DELL’ASSOCIAZIONE IN PARTECIPAZIONE
L’art. 2549 del codice civile : con il contratto di associazione in partecipazione l’associante attribuisce all’associato una partecipazione agli utili della sua impresa o più affari verso il corrispettivo di un determinato apporto (c.c.1350, n.9, n. 10)
Il codice civile definisce inoltre che la gestione dell’impresa spetta alla ditta e che l’associato (art. 2550) ha diritto al rendiconto dell’affare compiuto o a quello annuale della gestione se questa si protrae per più di 1 anno.
Prevede che salvo patto contrario, l’associato partecipi anche alle perdite nella stessa misura in cui partecipa agli utili e che le perdite che colpiscono l’associato non possono superare il valore del suo apporto (c.c.2553)
Con questa forma di contratto solitamente il prestatore apporta capitali o mezzi es. camion e alle volte anche la propria manodopera e la sua retribuzione potrà essere corrisposta a percentuale – mensilmente o periodicamente, a cottimo, comunque legata agli utili netti della impresa.
Negli ultimi anni questa forma contrattuale ha “preso piede” in particolare nella nostra categoria, infatti molte volte i proprietari di catene di negozi (presenti prevalentemente nei centri commerciali) es. Calzedonia.
Anziché assumere delle commesse quali dipendenti, preferiscono questi contratti perché ritengono che la partecipazione degli utili all’impresa è un fattore incentivante delle vendite, in realtà nella maggioranza dei casi si tratta solo di risparmi contributivi e fiscali.
L’abuso sta nel fatto che in questi anni ha preso piede la prestazione di puro lavoro (senza apporto di capitali o mezzi) , che di fatto ha snaturato i principi originari del codice civile .
Vi sono imprese che hanno previsto nei contratti il patto di non concorrenza il che significa che la persona se si dimette non può più lavorare per un massimo di due anni in quel settore su tutto il territorio nazionale.
La magistratura ha orientamenti diversi sulla materia. I prestatori di “puro lavoro” sono esclusi dall’obbligo di versamento di contribuzione previdenziale.
Filcams e Nidil hanno deciso una azione congiunta al fine di contrastare il fenomeno tentando di modificare il codice civile affinchè sia reso esplicito che l’associazione in partecipazione non può sussistere per apporti di puro lavoro.
Negli ultimi anni il lavoro cosiddetto parasubordinato è aumentato, le ragioni sono molteplici, da un lato vi sono lavori che effettivamente rientrano nel campo di applicazione (anche se oggi non chiaro e definito), dall’altro vi sono imprese che per risparmiare utilizzano queste forme di lavoro. La legge, che auspichiamo sia varata in tempi brevi e la contrattazione, dovrebbero regolamentare finalmente il fenomeno.
A cura di Marinella Meschieri
Filcams\CGIL Naz.le
Oggetto: Contratti di associazione
in partecipazione
e p.c. ALLE FEDERAZIONI NAZIONALI
DI CATEGORIA CGIL- CISL- UIL
Le segreterie nazionali di Filcams, Fisascat, Uiltucs, intendono porre alla vostra attenzione un tema che riteniamo debba essere affrontato dalle Confederazioni: contratti di associazione in partecipazione regolati dagli articoli n. 2549, 2550, ecc. del codice civile.
Il codice civile prevede che con il contratto di associazione in partecipazione l’associante attribuisce all ‘associato una partecipazione agli utili della sua impresa o " più affari verso il corrispettivo di un determinato apporto"; che la gestione dell’impresa spetta alla ditta e che l’associato ha diritto al rendiconto dell’affare compiuto o a quello annuale della gestione se questa si protrae per più di 1 anno, ecc. Con questa forma di contratto solitamente il prestatore apportava capitali o mezzi, es. camion e alle volte anche la propria manodopera e la sua retribuzione in genere veniva corrisposta a percentuale, mensilmente o periodicamente, comunque legata agli utili netti dell’impresa.
Negli ultimi anni queste forme di contratto sono state largamente utilizzati nei settori che noi rappresentiamo, oggi constatiamo che sono ulteriormente in espansione anche in altri settori quali: edilizia, pubblico impiego, meccanici, spettacolo.
I consulenti e alcune associazioni datoriali interpretando in modo distorto il c.c., stanno dando indicazioni alle imprese di utilizzare questi contratti in quanto i costi sono limitatissimi ad es. non si è tenuti ad alcun versamento contributivo ed è presente inoltre una forte evasione fiscale in quanto la maggioranza delle persone non effettua alcuna dichiarazione dei redditi (gli anticipi sugli utili vanno in media d £. 1.200.000 a £. 1.600.000 mensili).
La stragrande maggioranza di questi contratti (il 95%) mascherano rapporti di lavoro subordinato (es. commesse, cassiere, macellai, assistenti infermieristiche, operai edili, ecc.). L’abuso sta nel fatto che in questi anni i contratti vengono sottoscritti con la sola prestazione di puro lavoro (senza apporto di capitali o mezzi), snaturando nei fatti i principi originari del codice civile.
Riteniamo indispensabile ed urgente che le Confederazioni nazionali intervengano presso il Ministero del Lavoro e gli Enti preposti affinchè venga predisposta una circolare interpretativa delle norme del c.c. che in sostanza NON CONSENTA la stipula di questi contratti qualora vi sia l’apporto di puro-solo lavoro al fine di arginare un fenomeno che tende ad ampliarsi. Oppure valutare altre iniziative che portino comunque ad una chiarimento o cassazione degli articoli del c.c.
Ciò si rende maggiormente necessario anche perché oggi si sta determinando una legge per regolare i rapporti di collaborazione che si collocano tra il lavoro subordinato e quello autonomo.
Vi informiamo inoltre che FILCAMS, FISASCAT, UILTuCS nazionali daranno indicazioni alle proprie strutture, di effettuare vertenze, denuncie agli Ispettorati del lavoro, ecc. combattendo in tutti i modi questi abusi al fine di ricondurre questi contratti nei rapporti di lavoro corretti ovvero subordinati.
In attesa di riscontro e a disposizione per eventuali chiarimenti, vi salutiamo.
Ivano Corraini Gianni Baratta Bruno Boco
FILCAMS CGIL CGIL NIDIL
Roma 4.1.2000
-Alle Strutture Regionali e Territoriali Filcams -CGIL
-Ai Responsabili Territoriali CGIL-NIdiL
-Agli Uffici Vertenze Filcams-CGIL
-Agli Uffici vertenze Confederali
-Alle Camere del lavoro Territoriali
-Alle Categorie Nazionali
Oggetto: contratti di associazione In partecipazione
Il 17 dicembre 1999 si è tenuta a Bologna una riunione congiunta Filcams e NIdiL Nazionali con la presenza delle rispettive strutture territoriali per approfondire il tema di cui all’oggetto.
Premesso che gli art. 2549, 2550 del C.C. prevedono che con il contratto di associazione in partecipazione l’associante attribuisce all ‘associato una partecipazione agli utili della sua impresa o " più affari verso il corrispettivo di un determinato apporto", che la gestione dell’impresa spetta alla ditta e che l’associato ha diritto al rendiconto dell’affare compiuto o a quello annuale della gestione se questa si protrae per più di 1 anno, ecc. Con questa forma di contratto solitamente il prestatore apportava capitali o mezzi, es. camion e alle volte anche la propria manodopera e la sua retribuzione in genere veniva corrisposta a percentuale, mensilmente o periodicamente, comunque legata agli utili netti dell’impresa.
Nell’ambito della riunione sono emersi elementi preoccupanti:
1) questi contratti che generalmente si collocavano nel settore Terziario-Servizi ( pubblici esercizi, commercio, ecc.) si stanno estendendo anche ad altre categorie: EDILIZIA, FUNZIONE PUBBLICA (dilagano nelle associazioni infermieristiche e nelle strutture protette), S.L.C., FIOM (pensionati in particolare);
2) La stragrande maggioranza di questi contratti mascherano rapporti di lavoro subordinato (es. commesse nei centri commerciali, baristi, ecc.). L’abuso sta nel fatto che in questi anni i contratti vengono sottoscritti con la sola prestazione di puro lavoro (senza apporto di capitali o mezzi) , snaturando nei fatti i principi originari del Codice Civile.
3) ) aumento consistente di questi tipi di contratti nelle forme più disparate (dalla partecipazione alle perdite, al patto di non concorrenza, ai vincoli di orario, salari medi che vanno da 1.200.000 a 1.600.000 mensili) ;
4) questi tipi di contratti vengono proposti alle imprese da consulenti del lavoro e da alcune sedi territoriali Confcommercio e Confesercenti.
A conclusione della riunione si è deciso quanto segue:
·Si invitano le strutture Filcams, NIdiL, gli uffici vertenze, le Camere del Lavoro a mettere insieme le sinergie al fine di contrastare il fenomeno. Ovunque sia possibile devono essere denunciate agli Ispettorati del lavoro, all’INPS le forme di abuso per ricondurle nel giusto ambito di appartenenza (lavoro subordinato) ; se vi sono le condizioni effettuare vertenze di principio informandone le rispettive strutture nazionali.
Nelle prossime settimane verranno predisposti volantini informativi sulla materia da diffondere nei centri commerciali, ecc. al fine di dare una corretta informazione alle lavoratrici e ai lavoratori.
Si ritiene inoltre indispensabile prevedere un incontro con la Confederazione Nazionale e le categorie interessate, al fine di elaborare ulteriori proposte di iniziativa.
p. FILCAMS-CGIL p. CGIL-NIDIL
(Marinella Meschieri) (Federico Sabri)