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Incompatibilità, conferimento incarichi, scadenze e dubbi interpretativi
Pubblicato il gennaio 13, 2013 da Francesca Ciangola
La legge 190/2012, cosiddetta anticorruzione, è intervenuta anche in tema di incompatibilità del pubblico impiego, cogliendo l’occasione per irrigidire un ambito ormai anacronistico e dai dubbi profili di illegittimità costituzionale.
E’ lecito chiedersi infatti perché, dopo decenni di contrattualizzazione del pubblico impiego, debbano sopravvivere divieti esclusivamente dedicati ai pubblici impiegati, quali la possibilità di esercitare un doppio lavoro e arrotondare le proprie entrate, in un momento in cui da anni il pubblico impiego subisce il blocco contrattuale.
Stipendi fermi, impossibilità di lavorare di più per guadagnare qualcosa in più; privatizzazione o ingiustizia?
Nel frattempo si può analizzare un’altra ipotesi di confusione nella redazione normativa, a volere essere buoni, anche ipotesi di impossibilità applicativa determinata dal Governo dei tecnici e non solo.
Si parla delle scadenze di legge imposte, e rinnovate, alle amministrazioni che conferiscano incarichi, ai propri dipendenti o ad esterni, oppure autorizzino gli stessi dipendenti allo svolgimento di un’altra attività (ipotesi consentita in alcuni casi).
La norma di riferimento è l’art. 53 del D. Lgs. 165/2001, disposizione più volte modificata e adesso, come capita praticamente sempre, divenuta di difficile lettura.
I commi di interesse si riportano di seguito; nel link appena richiamato sono evidenziate in neretto le ultime modifiche.
14. Al fine della verifica dell’applicazione delle norme di cui all’articolo 1, commi 123 e 127, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e successive modificazioni e integrazioni, le amministrazion pubbliche sono tenute a comunicare al Dipartimento della unzione pubblica, in via telematica o su supporto magnetico, entro il 30 giugno di ciascun anno, i compensi percepiti dai propri dipendenti anche per incarichi relativi a compiti e doveri d’ufficio; sono altresi’ tenute a comunicare semestralmente l’elenco dei collaboratori esterni e dei soggetti cui sono stati affidati incarichi di consulenza, con l’indicazione della ragione dell’incarico e dell’ammontare dei compensi corrisposti. Le amministrazioni rendono noti, mediante inserimento nelle proprie banche dati accessibili al pubblico per via telematica, gli elenchi dei propri consulenti indicando l’oggetto, la durata e il compenso dell’incarico nonche’ l’attestazione dell’avvenuta verifica dell’insussistenza di situazioni, anche potenziali, di conflitto di interessi. Le informazioni relative a consulenze e incarichi comunicate dalle amministrazioni al Dipartimento della funzione pubblica, nonche’ le informazioni pubblicate dalle stesse nelle proprie banche dati accessibili al pubblico per via telematica ai sensi del presente articolo, sono trasmesse e pubblicate in tabelle riassuntive rese liberamente scaricabili in un formato digitale standard aperto che consenta di analizzare e rielaborare, anche a fini statistici, i dati informatici. Entro il 31 dicembre di ciascun anno il Dipartimento della funzione pubblica trasmette alla Corte dei conti l’elenco delle amministrazioni che hanno omesso di trasmettere e pubblicare, in tutto o in parte, le informazioni di cui al terzo periodo del presente comma in formato digitale standard aperto. Entro il 31 dicembre di ciascun anno il Dipartimento della funzione pubblica trasmette alla Corte dei conti l’elenco delle amministrazioni che hanno omesso di effettuare la comunicazione, avente ad oggetto l’elenco dei collaboratori esterni e dei soggetti cui sono stati affidati incarichi di consulenza.
Cercando di riassumere le molteplici incombenze, sembra di poter sintetizzare come segue:
– Incarichi conferiti ai dipendenti pubblici (da parte di amministrazioni pubbliche o strutture private): i relativi compensi vanno comunicati all’amministrazione di appartenenza, da parte dei soggetti pubblici o privati che li hanno erogati, entro 15 giorni dall’erogazione.
– Incarichi, anche gratuiti, conferiti o autorizzati ai propri dipendenti da amministrazioni pubbliche: vanno comunicati al Dipartimento Funzione Pubblica entro 15 giorni (si presume dal conferimento o autorizzazione). Va allegata una relazione che specifichi norme di legge, ragioni, criteri di scelta del dipendente, rispondenza ai criteri del buon andamento e misure per contenimento della spesa, e devono indicarsi l’oggetto dell’incarico e il compenso lordo.
– Incarichi non conferiti o autorizzati nell’anno precedente: vanno comunicati entro il 30 giugno dell’anno successivo al Dipartimento Funzione Pubblica (lo so che fa ridere, ma è così). Anche nel caso di mancato conferimento o autorizzazione va effettuata la comunicazione. La modalità alternativa suggerita (o conferimento o autorizzazione) fa supporre che nel casi di conferimenti senza autorizzazione, o inverso, non serva questa comunicazione.
– Compensi percepiti dai dipendenti pubblici per incarichi ulteriori: tutti i compensi percepiti dai dipendenti nell’anno precedente, sia se conferiti dalla medesima amministrazione che autorizzati, devono essere comunicati al Dipartimento Funzione Pubblica entro il 30 giugno di ogni anno.
– Compensi derivanti da incarichi relativi a compiti e doveri di ufficio dei propri dipendenti: vanno comunicati al Dipartimento Funzione Pubblica entro il 30 giugno di ogni anno.
– Collaboratori esterni e incarichi di consulenza: vanno comunicati, insieme all’ammontare dei compensi e alle ragioni dell’incarico, ogni sei mesi al Dipartimento Funzione Pubblica. Le stesse informazioni vanno rese pubbliche in banche dati accessibili in via telematica.
Il disposto normativo è l’ennesimo emblema di come NON si scrivono le leggi, e come anni di direttive e circolari sul punto abbiano ormai manifestato il loro esito fallimentare.
L’articolo è di lettura quasi incomprensibile; oltre alla stratificazione di norme che rendono il significato del testo di difficle applicazione immediata, abbondano le forme passive e ricorre una lunghezza delle frasi insopportabile.
A questo link il “Codice di stile delle amministrazioni pubbliche”; il carattere giallino del testo sembra indicare un testo lasciato in un cassetto piuttosto che il canone redazionale di tutte le leggi, ma è un testo importantissimo.
Veniamo al comma 12.
Il legislatore impone alle amministrazioni di comunicare gli incarichi conferiti o autorizzati ai dipnedenti pubblici, indicando alla Funzione Pubblica l’ammontare dei compensi, l’oggetto dell’incarico, norme di legge, ragioni, criteri di scelta del dipendente. Un adempimento possibile nel caso di conferimento, impossibile nel caso dell’autorizzazione.
L’autorizzazione infatti si riferisce a richieste di incarichi che provengano dal’esterno, da strutture pubbliche o private.
Caso tipico: una richiesta di un’altra amministrazione per far svolgere ad un funzionario il compito di commissario in sede di concorso. L’amministrazione che concede l’autorizzazione dovrebbe conoscere e comunicare le ragioni o i criteri di scelta del dipendente; nelle richieste di autorizzazione, pervengano dal dipendente o dall’amministrazione richiedente, tali ragioni non sono richieste, nè è richiesto indicare i criteri di scelta. Il comma 10 dell’art. 53 non ne parla affatto.
Inoltre, l’amministrazione autorizzante dovrebbe anche indicare i compensi, entro 15 giorni, alla Funzione Pubblica; lo stesso termine è imposto all’amministrazione che conferisce l’incarico, che entro 15 giorni (dall’erogazione) deve comunicare i compensi all’amministrazione di appartenenza.
Come può l’amministrazione autorizzante comunicare il compenso percepito dal dipendente entro 15 giorni (dall’autorizzazione?), se l’amministrazione conferente è obbligata a comunicare il compenso entro 15 giorni dal’erogazione?
Ovvero: come può comunicare l’amministrazione di appartenenza quanto percepito dal dipendente entro 15 giorni dall’autorizzazione se lo sa mesi dopo l’autorizzazione stessa?
Tale adempimento quindi:
– è impossibile;
– pone un obbligo implicito all’amministrazione richiedente, di indicare ragioni o criteri di scelta e compenso lordo in sede di richiesta. Tale ipotesi osta con il fatto che la richiesta può provenire anche dal dipendente interessato (che dovrebbe indicare i criteri di scelta di se stesso), oltre che con quel divieto di aggravare il procedimento che è principio generale dell’attività aministrativa, disposto dall’art. 1 comma 2 della legge 241/90.
Un altro punto su cui discutere, arrovellarsi, emanare pareri (forse).
Altra questione meritevole di attenzione è l’attenzione certosina che si presta alle incompatibilità dei pubblici impiegati, e alle numerose imposizioni procedimentali collegate, e la totale leggerezza con cui (non) si norma alcun adempimento nei confronti di altri incarichi.
Parlo degli incarichi a tempo determinato con cui le amministrazioni locali possono assumere negli staff politici, senza concorso e pagandoli anche molto di più degli altri dipendenti, i loro uomini e donne di fiducia, che potranno (sempre grazie al governo tecnico) godere di canali privilegiati per le assunzioni definitive.
Anche qui, ne riparleremo.
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