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Timestamp: 2020-04-02 01:36:43+00:00
Document Index: 101777283

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 345', 'art. 360', 'art. 132', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 366', 'art. 360', 'art. 360']

Sentenza Cassazione Civile n. 2325 del 31/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2325 del 31/01/2017
Cassazione civile, sez. III, 31/01/2017, (ud. 06/06/2016, dep.31/01/2017), n. 2325
sul ricorso 14075-2013 proposto da:
V.G.F. (OMISSIS), V.E.S. (OMISSIS),
elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DARDANELLI 46, presso lo
studio dell’avvocato STEFANO PELLEGRINO, che li rappresenta e
GE.CA.MED. SRL IN LIQUIDAZIONE, C.S.;
avverso la sentenza n. 1861/2012 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,
udito l’Avvocato STEFANO PELLEGRINO;
Con sentenza del 18/12/2012 la Corte d’Appello di Palermo, in parziale accoglimento del gravame interposto dalla società Ge.Ca.Med. s.r.l. e dal sig. C.S. e in conseguente parziale riforma della pronunzia Trib. Marsala 31/1/2006, ha condannato i sigg. V.G.F. e V.E.S. al pagamento di somma in loro favore, rigettando la domanda da questi ultimi in origine nei confronti dei medesimi, nella rispettiva qualità di conduttrice e di fideiussore, monitoriamente azionata di pagamento a titolo di canoni di locazione di immobile sito in (OMISSIS).
Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito i V. propongono ora ricorso per cassazione, affidato a 2 motivi.
Con il 1 motivo i ricorrenti denunziano violazione dell’art. 345 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4
Con il 2 motivo denunziano violazione dell’art. 132 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4; nonchè “omesso esame” di punto decisivo della controversia, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Va anzitutto osservato che esso risulta formulato in violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 10, n. 6, atteso che gli atti e documenti del giudizio di merito dai ricorrenti posti a base delle censure (es., all’atto di “introduzione del giudizio di primo grado” ove “la società e il C. prospettavano la funzione della dazione di denaro in parola quale garanzia della esecuzione dei lavori pag. 4 dell’atto di citazione per opposizione a decreto ingiuntivo e i successivi riferimenti contenuti nel medesimo atto”; all'”atto di citazione in appello” recante “prospettazione del tutto differente da quella fornita dal giudice di primo grado” e cioè “che detta somma sarebbe stata convenuta a garanzia “(quanto meno) del pagamento di sei mensilità di canone (se non anche dell’effettuazione dei lavori di ripristino dei locali)” (così testualmente a pag. 15 dell’atto di citazione in appello nonchè, nello stesso senso, a pag. 21)”, alla “testimonianza del signor C.G.M.”, alla “testimonianza del Dott. T.”, alla “data riportata sugli assegni” risultano meramente richiamati e non anche (per la parte strettamente d’interesse in questa sede) debitamente riportati nel ricorso ovvero, laddove riprodotti, senza fornire puntuali indicazioni necessarie ai fini della relativa individuazione con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte di Cassazione, al fine di renderne possibile l’esame v., da ultimo, Cass., 16/3/2012, n. 4220), con precisazione (anche) dell’esatta collocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte, e se essi siano stati rispettivamente acquisiti o prodotti (anche) in sede di giudizio di legittimità (v. Cass., 23/3/2010, n. 6937; Cass., 12/6/2008, n. 15808; Cass., 25/5/2007, n. 12239, e, da ultimo, Cass., 6/11/2012, n. 19157), la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rendendo il ricorso inammissibile (cfr., da ultimo, Cass., Sez. Un., 19/4/2016, n. 7701).
Senza sottacersi, con particolare riferimento al 2 motivo, che vengono invero sostanzialmente censurate le emergenze processuali senza che risulti nemmeno formulata censura relativamente agli artt. 115 e 116 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5; e che il denunziato vizio di motivazione è inammissibile, atteso che alla stregua della vigente formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nel caso ratione temporis applicabile, il vizio di motivazione denunciabile con ricorso per cassazione concerne solamente l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti, dovendo riguardare un fatto inteso nella sua accezione storico-fenomenica, e non già i vizi degli odierni ricorrenti viceversa denunziati di omessa, contraddittoria e insufficiente o illogica motivazione su questioni decisive della controversia, e a fortiori di omesso o illogico o superficiale esame di determinate emergenze probatorie, essendo invero sufficiente che come nella specie il fatto sia stato esaminato, non essendo il giudice di merito tenuto a dare necessariamente conto di tutte le risultanze probatorie emerse all’esito dell’istruttoria come astrattamente rilevanti (cfr. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053, e, da ultimo, Cass., 29/9/2016, n. 19312).