Source: https://www.laleggepertutti.it/157272_crisi-da-sovraindebitamento-creditori-estranei-e-privilegiati
Timestamp: 2018-12-10 12:07:36+00:00
Document Index: 12597362

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 182', 'art. 161', 'art. 67', 'art. 182', 'art. 8', 'art. 545', 'art. 160']

Crisi da sovraindebitamento: creditori estranei e privilegiati
8 aprile 2017 | Autore: Edizioni Simone
> L’esperto Pubblicato il 8 aprile 2017
Legge salva suicidi: presupposti per il Fallimento del consumatore e crisi da sovraindebitamento: i presupposti per la procedura prevista dalla legge n. 3/2012.
Per le procedure regolate dalle legge originaria, considerato che il piano deve obbligatoriamente contenere l’assicurazione del regolare pagamento ai creditori estranei è necessario che gli stessi siano individuati correttamente e stabilire, inoltre, cosa debba intendersi per regolare pagamento. La legge né precisa chi sono i creditori estranei né fornisce indicazioni per qualificare un pagamento regolare.
È però opportuno osservare che il legislatore, nel primo comma dell’art. 7 ha usato l’espressione “ un accordo di ristrutturazione dei debiti sulla base di un piano che assicuri il regolare pagamento dei creditori estranei all’accordo stesso ”terminologia che, sostanzialmente si ritrova nell’art. 182bis, primo comma, L.F. dove si legge che il debitore può chiedere, depositando la documentazione di cui all’art. 161 L.F. “l’omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti stipulato con almeno il sessanta per cento dei creditori, unitamente ad una relazione redatta da un professionista in possesso dei requisiti di cui all’art. 67, terzo comma, lettera d) L.F. sull’attuabilità dell’accordo stesso, con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare il regolare pagamento dei creditori estranei” [1].
Ciò porta a ritenere che ai fini dell’individuazione dei creditori estranei e del concetto di regolare pagamento si debba far riferimento a quanto affermato in relazione all’art. 182bis L.F.
Sulla base di tale osservazione i creditori estranei dovranno essere individuati in quei soggetti non aderenti [2] ed il regolare pagamento consistere nel pagamento integrale del debito alla scadenza prevista con l’immediato pagamento dopo l’omologa nel caso in cui il debito sia già scaduto [3], tenendo però conto che la procedura di composizione della crisi prevede esplicitamente che i creditori estranei possono essere pagati nell’arco di un anno, sempreché sussistano determinate condizioni (art. 8, comma 4).
Negli accordi di ristrutturazione dei debiti, i creditori non aderenti sono quelli che non hanno sottoscritto l’accordo e quindi sono individuati già al momento del deposito della richiesta di omologazione che l’interessato deposita al tribunale mentre nella procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento i creditori ai quali la proposta è stata indirizzata che esprimeranno il loro assenso (che dovrà rappresentare almeno il sessanta per cento della massa dei debiti dei soggetti interessati affinché la procedura possa proseguire) si conosceranno soltanto successivamente alla presentazione della domanda e la redazione del piano. Su tale considerazione è necessario chiarire se i creditori che non esprimono il loro consenso o lo esternano in maniera negativa siano o meno da considerare estranei e, quindi, da collocare tra coloro che hanno diritto ad essere pagati regolarmente, cioè integralmente e nei termini sopra detti.
Per alcuna dottrina [4] i creditori ai quali è stata indirizzata la proposta e quindi chiamati ad esprimersi con il voto al fine del raggiungimento del quorum previsto sono da considerare estranei, se non aderiscono, e quindi non soggetti alla volontà della maggioranza in quanto la procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento è un accordo volontario tra il debitore ed una percentuale qualificata dei creditori ma che non acquisisce natura di procedura concorsuale alternativa a quelle regolate dal regio decreto 267/1942.
Preso atto delle diverse posizioni che portano a conclusioni molto diverse bisogna rilevare che tra debitori e creditori sono sempre raggiunti e se ne possono raggiungere accordi e, quindi, l’introduzione di una specifica e complessa procedura per la soluzione della posizione di sovraindebitamento con il consenso dell’accoglimento da parte dei creditori che rappresentano uno zoccolo minimo abbastanza alto (60%) senza prevedere che i dissenzienti siano soggiogati alla volontà della maggioranza, come in sede concordataria, avrebbe la finalità di poter beneficiare di una dilazione di pagamento e la sospensione delle azioni esecutive.
Se è vero che lasciare al debitore la decisione di scegliere i creditori ai quali indirizzare la proposta potrebbe comportare il rischio di favore alcuni a danno di altri è altrettanto vero che i creditori che si ritengono danneggiati possono attivare le procedure riservate a tutelare i loro diritti.
È, comunque, opportuno rilevare che la tesi di ritenere i dissenzienti obbligati alla volontà della maggioranza consentirebbe di redigere il piano non sulla base di ipotesi sulla percentuale di aderenti ma su dati certi [5].
Il piano deve, inoltre, prevedere il pagamento integrale dei creditori privilegiati, salvo che gli stessi vi abbiano rinunciato anche parzialmente. Anche se la norma fa espressamente riferimento ai creditori privilegiati si deve ritenere che la previsione debba essere estesa anche ai creditori pignoratizi e ipotecari.
Il precetto è sicuramente riferito ai creditori inerti, cioè a coloro ai quali la proposta è indirizzata, poiché i creditori esterni cioè quelli estranei alla proposta devono essere necessariamente pagati integralmente indipendentemente dalla natura del credito medesimo.
In primo luogo è necessario rimarcare che con le modifiche introdotte dal D.L. 179/2012 la procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento è qualificata come procedura concorsuale e, quindi, rivolta a tutti i creditori con la conseguenza che gli stessi non possono essere suddivisi in due classi (aderenti ed estranei) come nella vigenza della legge originaria.
Ne consegue che la necessità di assicurare (nel piano) il regolare pagamento dei creditori estranei cade in quanto gli stessi sono vincolati all’accordo raggiunto con i creditori che rappresentano una maggioranza qualificata come accade da sempre nel concordato.
Con la rivisitazione della legge scompare anche la necessità di assicurare il pagamento integrale ai creditori privilegiati salvo che gli stessi non avessero rinunciato, anche parzialmente, al diritto.
Il piano, in base alle nuove regole, deve invece assicurare il pagamento dei titolari dei crediti impignorabili indicati dall’art. 545 c.p.c.40 e dalle altre disposizioni contenute in leggi speciali.
Le novità incidono anche sui creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca i quali non necessariamente devono essere soddisfatti integralmente in quanto il piano può prevedere che gli stessi una soddisfazione parziale a condizione che ne sia assicurato il pagamento in misura non inferiore a quella realizzabili, in ragione della collocazione preferenziale sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o ai diritti sui quali insiste la causa di prelazione, attestato dall’organismo di composizione della crisi. In sostanza, anche nel caso di composizione della crisi da sovraindebitamento, ricondotta nell’ambito delle procedure concorsuali, si applica la regola prevista dall’art. 160 L.F.41 con la sostanziale differenza che in quest’ultima procedura l’attestazione deve essere fatta, con relazione giurata, da un professionista in possesso dei requisiti di cui 67, comma 3, lettera d), L.F.
A da ritenere che l’organismo di composizione della crisi da sovra indebitamento nella propria attestazione debba indicare il valore da attribuire ai beni o ai diritti avuto riguardo al valore di mercato ancorché la valutazione sia con funzionalità liquidatoria come in ambito concordatario [6].
La previsione è sicuramente una novità estremamente importante che dovrebbe notevoli effetti per la reale utilizzazione della procedura [7].
[1] Art. 67 L.F. – Atti a titolo oneroso, pagamenti, garanzie
f) i pagamenti dei corrispettivi per prestazioni di lavoro effettuate da dipendenti ed altri collabora- tori, anche non subordinati, del fallito;
g) i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili eseguiti alla scadenza per ottenere la prestazione di servizi strumentali all’accesso alle procedure concorsuali di amministrazione controllata e di concorda- to preventivo.
[2] FERRO M., La legge fallimentare, (a cura di FERRO M.), Padova 2011, pag. 2131.
[3] NARDECCHIA G.B., Gli accordi di ristrutturazione del debito ed il procedimento di fallimento, in Il Fallimento 2008, pag. 703
[4] FABIANI M., La gestione del sovraindebitamento del debitore “non fallibile” (D.L. 212/2011), in IL CASO.it, cit.; GUITTO A., La nuova procedura per l’insolvenza del soggetto non fallibile: osserva- zioni in itinere, cit., pag. 21.
[5] D’AMORA R., L’insolvenza civile e la possibile nuova frontiera della concorsualità, convegno Pistia del 19/4/12
[6] Art. 545 c.p.c. – Crediti impignorabili
Non possono essere pignorati i crediti alimentari, tranne che per cause di alimenti, e sempre con l’autorizzazione del presidente del tribunale o di un giudice da lui delegato e per la parte dal medesimo determinata mediante decreto (1).
Non possono essere pignorati crediti aventi per soggetti sussidi di grazia o di sostentamento a perso- ne comprese nell’elenco dei poveri, oppure sussidi dovuti per maternità, malattie o funerali da casse di assicurazione, da enti di assistenza o da istituti di beneficenza.
Le somme dovute dai privati a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego comprese quelle dovute a causa di licenziamento, possono essere pignorate per crediti alimentari nella misura autorizzata dal presidente del tribunale o da un giudice da lui delegato (2).
Il pignoramento per il simultaneo concorso delle cause indicate precedentemente non può estendersi oltre alla metà dell’ammontare delle somme predette (3).
Restano in ogni caso ferme le altre limitazioni contenute in speciali disposizioni di legge (c.c. 1881, 1923, 2751, n. 7; c.p.c. 514).
[7] Art. 160 L.F. – Presupposti per l’ammissione alla procedura
La proposta può prevedere che i creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, non vengano soddisfatti integralmente, purchè il piano ne preveda la soddisfazione in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale, sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o diritti sui quali
sussiste la causa di prelazione indicato nella relazione giurata di un professionista in possesso dei requisiti di cui all’articolo 67, terzo comma, lettera d). Il trattamento stabilito per ciascuna classe non può avere l’effetto di alterare l’ordine delle cause legittime di prelazione.
[8] SOLLINI E., Il concordato preventivo e gli accordi di ristrutturazione dei debiti, Sistemi Editoriali 2008, pag. 52.
[9] SOLLINI E., La transazione fiscale e il superamento della crisi d’impresa, in www.cesimultimedia. it.