Source: http://www.treccani.it/enciclopedia/processo-civile/
Timestamp: 2020-04-07 08:27:13+00:00
Document Index: 45068497

Matched Legal Cases: ['art. 24', 'art. 111', 'art. 102', 'art. 101', 'art. 2908', 'art. 737', 'art. 324', 'art. 742', 'art. 24']

Processo civile nell'Enciclopedia Treccani
In generale, con il termine processo si intende il complesso delle attività e delle forme mediante le quali appositi organi prestabiliti dalla legge esercitano, con l’osservanza di determinate modalità, il potere di giurisdizione, cioè attuano nel caso concreto il comando della legge.
Il processo civile, in particolare, è disciplinato innanzitutto dal codice di procedura civile, ma anche da numerose leggi speciali, ha la funzione di tutelare i diritti soggettivi assicurando in tal modo una delle principali garanzie costituzionali del nostro ordinamento, ovvero il diritto di azione, di cui all’art. 24 Cost.
Il processo civile deve tuttavia svolgersi nel rispetto di altre norme costituzionali. Innanzitutto, l’art. 111 Cost. esige un «giusto processo regolato dalla legge» e che ogni processo si svolga in un tempo ragionevole nel contraddittorio tra le parti, nonché in condizioni di parità davanti a un giudice terzo e imparziale. L’art. 102 prevede invece che la funzione giurisdizionale, e quindi anche quella civile, sia esercitata dai magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario, i quali, ai sensi dell’art. 101 sono soggetti soltanto alla legge.
Per raggiungere il proprio obiettivo di tutelare i diritti soggettivi, il processo civile si articola in vari tipi di attività. Innanzitutto vi è il processo di cognizione (Accertamento. Diritto processuale civile), disciplinato dal libro II del codice di procedura civile, che può essere di mero accertamento, se l’attore si limita a chiedere l’accertamento dell’esistenza e del modo di essere del diritto soggettivo, di condanna, se l’attore oltre all’accertamento chiede al giudice la condanna del convenuto alla reintegrazione del diritto soggettivo affermato come leso o violato, o, infine, costitutivo se con la propria domanda l’attore promuove un’azione costitutiva, cioè rivolta a ottenere dal giudice un provvedimento di costituzione, modificazione o estinzione di un rapporto giuridico, ai sensi dell’art. 2908 c.c. In secondo luogo, vi è il processo civile di esecuzione forzata, disciplinato dal libro III del codice di procedura civile, il quale è finalizzato a far ottenere al titolare del diritto soggettivo la concreta realizzazione del proprio diritto risultante dal titolo esecutivo. In terzo luogo, vi è il processo cautelare che serve per ottenere un provvedimento idoneo a impedire che nelle more del processo di cognizione o di esecuzione il diritto oggetto dell’azione di merito subisca un pregiudizio tale da rendere inutile o infruttuoso il successivo provvedimento di merito. Vi è, infine, un quarto tipo di attività, che prende il nome di volontaria giurisdizione, che si svolge di fronte al giudice civile e che perciò può farsi rientrare nella nozione di processo civile, pur discostandosi sensibilmente dalle attività sopra indicate, in quanto il suo oggetto non è la tutela dei diritti soggettivi ma la cura o la gestione di interessi privati. In quest’ultimo caso il processo civile segue principalmente la disciplina delle disposizioni comuni ai procedimenti in camera di consiglio, di cui agli art. 737 ss. c.p.c.
Alle diverse funzioni svolte dai vari tipi di processo civile corrispondono diverse caratteristiche strutturali. Tipica del processo di cognizione è l’idoneità del provvedimento conclusivo ad acquistare gli effetti di giudicato, ai sensi degli art. 324 c.p.c. e 2909 c.c. Caratteristica distintiva del processo di esecuzione forzata è il possibile impiego della forza al fine di attuare praticamente il diritto soggettivo consacrato nel titolo esecutivo. Il processo cautelare, data la sua funzione strumentale al processo di cognizione o a quello di esecuzione, non ha una propria autonomia strutturale, sicché di volta in volta condividerà le caratteristiche strutturali di quelle azioni. Infine, peculiare della giurisdizione volontaria è il concludersi con provvedimenti inidonei al giudicato, che sono anzi revocabili e modificabili in ogni tempo, ai sensi dell’art. 742 c.p.c.
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