Source: https://luigioliveri.blogspot.com/2018/02/ccnl-enti-locali-il-clamoroso-errore.html
Timestamp: 2018-07-20 19:56:11+00:00
Document Index: 161004582

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 23', 'art. 64', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 70']

blOgLIVERI: Ccnl enti locali, il clamoroso errore nel finanziare parte degli incrementi con le risorse decentrate
Vi è poi un tentativo abbastanza farraginoso di consentire agli enti nella cui dotazione organica sono previste posizioni di categoria D, ma interamente non coperte, oppure che abbiano coperte le posizioni di categoria D in modo solo parziale, di attribuire incarichi di posizione organizzativa anche a dipendenti di categoria C, ma secondo condizioni e presupposti molto rigorosi (si veda in appendice a questo articolo). Si tratta di previsioni correttamente orientate a risolvere problemi operativi degli enti, ma che si presteranno senza alcun dubbio ad applicazioni in chiara violazione dei limiti previsti, soprattutto perché non sono previsti, come sempre, controlli preventivi. La valutazione che se ne può dare, quindi, è solo e necessariamente negativa: norme che portano all’accrescimento certo di illegittimità e possibili contenziosi non sono mai utili e positive. Manca, come sempre, il coraggio di indurre gli enti troppo piccoli o così male organizzati (anche per responsabilità del legislatore) ad adottare scelte radicali: coprire la dotazione organica assumendo le categorie D previste, oppure cancellare per sempre le categorie D dalla dotazione organica, oppure convenzionarsi per quei servizi nei quali le categorie D risultino assenti o, ancora, chiudere gli enti che vivono solo e sempre con l’acqua alla gola, per i quali ogni atto, ogni spesa, ogni programma, ogni appalto, ogni contratto è solo un’agonia burocratica, che non crea alcun valore aggiunto ma, al contrario, ampie disutilità per gli stessi cittadini.
Ma la norma contrattuale realmente problematica, che inciderà sicuramente in maniera molto negativa sulla contrattazione decentrata è quella contenuta nell’articolo 67, comma 7: “La quantificazione del Fondo delle risorse decentrate e di quelle destinate agli incarichi di posizione organizzativa di cui all’art. 15, comma 5 deve comunque avvenire, complessivamente, nel rispetto dell’art. 23, comma 2 del d. lgs. n. 75/2017”.
Questa disposizione pone a carico delle risorse della contrattazione decentrata, dunque non del bilancio, gli incrementi alla parte stabile del fondo disposti dal precedente comma 2[1]. In particolare, questo vale per gli incrementi delle posizioni economiche di sviluppo e delle indennità e compensi collegati agli incrementi tabellari.
E’, insomma, come se circa il 5% dei maggiori costi derivanti dal contratto siano finanziati dal fondo delle risorse decentrate (il 3,85% di aumento delle posizioni di sviluppo, più un altro 1,15% medio tra indennità di turno e altre voci, come il conglobamento dell’indennità di vacanza contrattuale, che fa incrementare il gabellare e le posizioni economiche di sviluppo, che aumentano di numero).
Ora, imporre ai fondi della contrattazione decentrata di finanziare parte dei costi derivanti dalla contrattazione è un inedito assoluto. Che rischia di creare non pochi problemi, in particolare negli enti, e sono tantissimi, che si trovino nella situazione nella quale l’eccessivo numero di progressioni orizzontali svolte negli anni tra il 1999 e il 2010 abbia sottratto, insieme col peso dell’indennità di comparto, ingenti disponibilità al fondo, incidendo per percentuali molto elevate, così, ad esempio, da consentire il pagamento della retribuzione di risultato facendo esclusivamente ricorso alle risorse variabili (in particolare, all’articolo 15, commi 2 e 5, del Ccnl 1.4.1999, che verrà sostituito dalle previsioni dell’articolo 67, commi 4 e 5, lettera b) della preintesa).
Il tutto discende da una lettura da considerare distorta e non condivisibile delle previsioni contenute nell’articolo 23, comma 2, del d.lgs 75/2017, considerato dall’articolo 67, comma 7, alla stregua di norma che non consenta alla contrattazione nazionale collettiva di far aumentare il volume del fondo delle risorse decentrate.
E’ una lettura sbagliata e foriera di conseguenze pratiche deleterie, sulle relazioni sindacali. In primo luogo, occorre osservare che la preintesa delle funzioni locali crea una disparità clamorosa con le funzioni centrali, il cui Ccnl non contiene nessuna norma che impedisca la crescita delle risorse decentrate in applicazione dell’articolo 23, comma 2, della legge Madia: una disparità clamorosa di trattamento, della quale Aran e organizzazioni sindacali stipulanti dovrebbero dare conto e spiegare le ragioni.
Ma, l’errore è soprattutto di natura giuridica: le parti stipulanti hanno ritenuto che la previsione dell’articolo 23, comma 2, del d.lgs 75/2017 costituisca un tetto invalicabile ai costi della contrattazione nazionale collettiva. Tesi assolutamente da contestare; basta leggere la norma: “Nelle more di quanto previsto dal comma 1, al fine di assicurare la semplificazione amministrativa, la valorizzazione del merito, la qualità dei servizi e garantire adeguati livelli di efficienza ed economicità dell'azione amministrativa, assicurando al contempo l'invarianza della spesa, a decorrere dal 1° gennaio 2017, l'ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale, anche di livello dirigenziale, di ciascuna delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, non può superare il corrispondente importo determinato per l'anno 2016. A decorrere dalla predetta data l'articolo 1, comma 236, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 è abrogato. Per gli enti locali che non hanno potuto destinare nell'anno 2016 risorse aggiuntive alla contrattazione integrativa a causa del mancato rispetto del patto di stabilità interno del 2015, l'ammontare complessivo delle risorse di cui al primo periodo del presente comma non può superare il corrispondente importo determinato per l'anno 2015, ridotto in misura proporzionale alla riduzione del personale in servizio nell'anno 2016”.
L’articolo 23, comma 2, del d.lgs 75/2017, al contrario, impedisce a ciascun singolo ente di incrementare i fondi, ma in sede di contrattazione collettiva decentrata integrativa, come senza dubbio alcuno dimostra il riferimento a tale livello di contrattazione contenuto nell’ultimo periodo del comma 2.
Le richieste potranno essere almeno due. La prima: laddove il fondo del 2016 avesse disponibilità di risorse variabili, utilizzare parte di esse, trasformandole in stabili, per finanziare i maggiori costi derivanti dal Ccnl. Questa tesi potrebbe basarsi su una lettura, tuttavia, erronea, dello stesso articolo 23, comma 2, del d.lgs 75/2017, quando si riferisce all’“ammontare complessivo” delle risorse. La pretesa sarà di considerare tale ammontare complessivo come un unicum, nel quale muovere indifferentemente le risorse di parte stabile e variabile.
Non è per niente detto, per altro, che nel 2018 e negli anni seguenti, quel singolo ente che nel 2016 potè incrementare il fondo con risorse variabili ai sensi dell’articolo 15, commi 2 e 5, del Ccnl 1.4.1999, disponga di nuovo delle condizioni giuridiche (rispetto dei saldi di finanza pubblica o progetti per l’incremento qualitativo dei servizi) per disporre nuovamente di tali maggiori risorse. E’, invece, certo che comunque molti enti non hanno avuto alcuna risorsa variabile tra 2015 e 2016, così come altrettanto certo è che tantissimi altri enti, pur disponendo di parte variabile in quell’ammontare complessivo, ne abbia in misura insufficiente per accogliere l’eventuale (provabilissima) richiesta dei sindacati.
Presupposti e condizioni per dare incarichi di posizione organizzativa a dipendenti di categoria C in enti la cui dotazione organica preveda categorie D.
[1] L’importo di cui al comma 1 è stabilmente incrementato:
a) di un importo, su base annua, pari a Euro 83,20 per le unità di personale destinatarie del presente CCNL in servizio alla data del 31/12/2015, a decorrere dal 31/12/2018 e a valere dall’anno 2019;
b) di un importo pari alle differenze tra gli incrementi a regime di cui all’art. 64 riconosciuti alle posizioni economiche di ciascuna categoria e gli stessi incrementi riconosciuti alle posizioni iniziali; tali differenze sono calcolate con riferimento al personale in servizio alla data in cui decorrono gli incrementi e confluiscono nel fondo a decorrere dalla medesima data;
c) dell’importo corrispondente alle retribuzioni individuali di anzianità e degli assegni ad personam non più corrisposti al personale cessato dal servizio, compresa la quota di tredicesima mensilità; l’importo confluisce stabilmente nel Fondo dell’anno successivo alla cessazione dal servizio in misura intera in ragione d’anno;
d) di eventuali risorse riassorbite ai sensi dell’art. 2, comma 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165/2001;
e) degli importi necessari a sostenere a regime gli oneri del trattamento economico di personale trasferito, anche nell’ambito di processi associativi, di delega o trasferimento di funzioni, a fronte di corrispondente riduzione della componente stabile dei Fondi delle amministrazioni di provenienza, ferma restando la capacità di spesa a carico del bilancio dell’ente, nonché degli importi corrispondenti agli adeguamenti dei Fondi previsti dalle vigenti disposizioni di legge, a seguito di trasferimento di personale, come ad esempio l’art. 1, comma 793 e segg. delle legge n. 205/2017; le Unioni di comuni tengono anche conto della speciale disciplina di cui all’art. 70-sexies;
f) dell’importo corrispondente agli eventuali minori oneri che deriveranno dalla riduzione stabile di posti di organico del personale della qualifica dirigenziale, sino ad un importo massimo corrispondente allo 0,2% del monte salari annuo della stessa dirigenza; tale risorsa è attivabile solo dalle Regioni che non abbiano già determinato tale risorsa prima del 2018 o, per la differenza, da quelle che l’abbiano determinata per un importo inferiore al tetto massimo consentito;
g) degli importi corrispondenti a stabili riduzioni delle risorse destinate alla corresponsione dei compensi per lavoro straordinario, ad invarianza complessiva di risorse stanziate; l’importo confluisce nel Fondo dell’anno successivo;
h) delle risorse stanziate dagli enti ai sensi del comma 5, lett. a).