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Timestamp: 2013-06-19 14:12:52+00:00
Document Index: 14287573

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 82', 'art.146', 'art. 82', 'art. 139', 'art. 140', 'art. 139', 'art. 144', 'art. 149', 'art. 17', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 77', 'art. 7', 'art. 1', 'art 1']

recensione legislazione su sviluppo sostenibile e ambiente
maggio 2000 relativa all'approvazione a nome della Comunit� del nuovo allegato
V della convenzione per la protezione dell'ambiente marino dell'Atlantico
nordorientale, concernente la protezione e la conservazione degli ecosistemi e
della diversit� biologica della zona marittima e della relativa appendice 3
n. L/118 del 19/05/2000
convenzione OSPAR, che mira a prevenire e a eliminare l'inquinamento nonch� a
proteggere la zona marittima dagli effetti nocivi delle attivit� umane, �
stata modificata con ladozione del nuovo allegato V concernente la protezione
e la conservazione degli ecosistemi e della diversit� biologica della zona
obiettivi dell'allegato V sono complementari agli obiettivi della direttiva
79/409/CEE del 2 aprile 1979, concernente la conservazione degli uccelli
selvatici e della direttiva 92/43/CEE del 21 maggio 1992, relativa alla
conservazione degli habitat naturali e siminaturali e della flora e della fauna
selvatiche. L'adozione dell'allegato V a parte della Comunit� non incide
sull'attuazione di tali direttive.
finalit� del nuovo All. V sono ladozione delle misure necessarie per
proteggere e conservare gli ecosistemi e la diversit� biologica della zona
marittima e ripristinare, laddove possibile, le zone marittime che hanno subito
effetti nocivi, anche adottando programmi e misure atti a disciplinare le
attivit� umane che, per ampiezza, intensit� e durata, possono produrre effetti
nocivi, reali e potenziali, eventualmente irreversibili o persistenti, su
determinate specie, comunit�, habitat e processi ecologici.
MINISTERIALE 3 aprile 2000
Elenco dei siti di importanza comunitaria e delle zone di protezione speciali,
individuati ai sensi delle direttive 92/43/CEE e 79/409/CEE.
Suppl. Ordinario n. 65/2000 alla Gazzetta Ufficiale n. 95 del 22/04/2000
decreto elenca negli allegati A e B rispettivamente le zone di protezione
speciali e i siti di importanza comunitaria.
Regionale n. 39 del 21/03/2000 Legge forestale della Toscana (Bollettino Ufficiale n 14
del 31/03/2000, parte Prima , SEZIONE I )
La presente legge unifica, coordina e
modifica la normativa regionale vigente in materia forestale, nel rispetto dei
principi fondamentali dettati dalle leggi dello Stato in materia di boschi,
territori montani, vincolo idrogeologico, difesa del suolo e tutela
delle zone di particolare interesse ambientale.
particolare la legge regionale 39/2000 : a)
disciplina la gestione del vincolo idrogeologico;
persegue gli obbiettivi dello sviluppo sostenibile, della conservazione della biodiversit�, della tutela delle risorse genetiche autoctone e
degli habitat naturali, della
gestione multifunzionale
del bosco e degli ecosistemi
forestali, anche nellambito
delle politiche comunitarie per
lagricoltura, lo spazio rurale
e lambiente.
Tutti i territori coperti da boschi sono sottoposti a vincolo idrogeologico e
a vincolo paesaggistico. I cambiamenti
di destinazione duso dei suoli coperti da bosco, le
trasformazioni del bosco e gli imboschimenti sono
soggetti alla valutazione
dimpatto ambientale (VIA) nei casi di cui alla legge regionale 3 novembre 1998, n. 79 "Norme per
lapplicazione della valutazione dimpatto ambientale".
Oltre ai terreni coperti da boschi, sono sottoposti a vincolo idrogeologico i terreni ricompresi nelle zone determinate ai sensi del regio decreto legge 30 dicembre 1923, n. 3267
"Riordinamento e riforma
della legislazione in materia di boschi e di terreni montani".
Ai fini della tutela e del corretto uso del bosco e dellarea forestale,
la Provincia redige (su direttive della regione) il regolamento forestale con riferimento allintero territorio provinciale o ad ambiti territoriali subprovinciali riconosciuti omogenei per
caratteristiche fisiche, vegetazionali, economiche o daltra natura.
Il regolamento forestale disciplina
anche le attivit� che interessano i terreni non boscati sottoposti a vincolo per scopi
regolamento forestale integra le norme di tutela, i vincoli e le prescrizioni
previsti dalla presente legge, si conforma alla prescrizioni dei piani di bacino di cui alla L. 183/1989,
articolo 17 e tiene altres� conto delle esigenze di tutela della fauna
selvatica e dei suoi habitat.
La trasformazione dei boschi � subordinata ad autorizzazione da parte della Provincia ai fini del vincolo idrogeologico e ad autorizzazione del Comune ai fini del vincolo paesaggistico; lautorizzazione del Comune � rilasciata ai sensi della legislazione regionale vigente
e nel rispetto delle procedure di cui al decreto legislativo 29
ottobre 1999, n. 490 "Testo unico delle disposizioni legislative in materia
di beni culturali e ambientali, a norma dellarticolo 1
della legge 8 ottobre 1997
n.352".
Nei territori sottoposti a
vincolo idrogeologico ai sensi dellarticolo
38, sono altres� soggette ad
autorizzazione della Provincia:
la trasformazione dei terreni saldi in terreni soggetti a periodica lavorazione;
la trasformazione della destinazione duso dei terreni;
la realizzazione di ogni opera e movimento di terreno che possa alterare la stabilit� dei terreni stessi e la regimazione delle acque.
Per le trasformazioni ed opere che sono soggette ad autorizzazione paesaggistica o comunque ad autorizzazione o concessione ai sensi della normativa urbanistica,
lautorizzazione della Provincia � acquisita dufficio dal Comune prima del
rilascio dellautorizzazione o concessione di competenza.
La Provincia, nel regolamento
forestale, individua i casi in cui il rilascio della autorizzazione ai fini del vincolo idrogeologico pu� avvenire
tramite silenzio-assenso e quelli in cui lautorizzazione medesima pu� essere sostituita da dichiarazione dinizio dei lavori. Ai fini della sostituzione dellautorizzazione con la dichiarazione dinizio dei
lavori, la Provincia definisce
norme tecniche relative allesecuzione dei lavori.
La flora spontanea delle aree forestali
e dei terreni non soggetti a coltivazione
� tutelata su tutto il territorio regionale allo scopo di preservarne lintegrit� e la variabilit�
genetica. Su tutto il territorio
regionale sono vietati la raccolta, il taglio e lestirpazione delle specie di flora spontanea indicate
nellallegato C.
legge regionale disciplina la raccolta di fragole; i lamponi; i mirtilli; le more di rovo; le bacche di ginepro;
gli asparagi selvatici; i muschi.
La raccolta di questi prodotti secondari del
bosco, fatti salvi i diritti del proprietario o del possessore del fondo, � consentita entro i limiti
stabiliti dalla Giunta regionale. La raccolta
dei prodotti di cui sopra , deve essere effettuata senza lausilio di strumenti. E comunque
vietato il taglio e lo sradicamento dellintera pianta e luso, per la
raccolta dei frutti, di rastrelli e pettini.
Nellambito di un parco
nazionale la Provincia, ai fini
del rilascio delle autorizzazioni
in materia di uso dei boschi , terreni boscati e prodotti del sottobosco, acquisisce il nulla osta dellEnte parco, ai sensi della L.394/1991)legge quadro nazionale sulle aree protette) articolo 13.
Nellambito dei parchi regionali,
dei parchi provinciali e delle riserve naturali di cui
alla legge regionale 11 aprile 1995,
n. 49 "Norme sui parchi, le
riserve naturali e le aree naturali protette dinteresse locale", lEnte parco o
lorganismo di gestione � competente al rilascio delle autorizzazioni di
cui al presente capo. Le autorizzazioni si conformano alle prescrizioni del piano e del regolamento del parco e della riserva naturale o,
in assenza di questi, si conformano alla disciplina del regolamento forestale.
Regionale n. 37 del 21/03/2000 Norme
per la prevenzione dellinquinamento luminoso  (Boll. n 14 del 31/03/2000, parte Prima , SEZIONE I )
La presente legge prescrive misure per la prevenzione dellinquinamento luminoso sul territorio regionale,
al fine di tutelare e migliorare
lambiente, di conservare gli equilibri ecologici
nelle aree naturali protette, nonch� al fine di promuovere le attivit� di ricerca e divulgazione
scientifica degli Osservatori Astronomici. Agli effetti delle disposizioni di cui alla presente legge si intende per
"inquinamento luminoso" ogni forma di irradiazione di luce artificiale al di fuori delle aree a cui essa � funzionalmente dedicata e
in particolare modo verso la volta celeste.
disposizioni di cui alla presente legge non si applicano:
a) alle installazioni,
impianti e strutture pubbliche,
civili e militari, la cui progettazione, realizzazione
e gestione sia gi� regolata da
specifiche norme statali;
b) agli impianti privati di
illuminazione esterna, costituiti da non pi� di dieci sorgenti luminose con un flusso luminoso, per ciascuna sorgente, non superiore a 1.500 lumen.
Regione dovr� approvare e aggiornare un Piano Regionale per la Prevenzione dellInquinamento
Luminoso. Il Piano , disciplina lattivit� della Regione e dei Comuni in materia di prevenzione dellinquinamento luminoso, provvedendo, in particolare, a definire, anche mediante la conformazione
alle norme tecniche, emanate dallEnte nazionale
italiano di unificazione (UNI) e dal Comitato Elettrotecnico
Italiano (CEI):
le linee guida per la progettazione, lesecuzione degli impianti di illuminazione esterna;
le tipologie di impianti di illuminazione esterna disciplinati dalla presente legge, compresi quelli a
scopo pubblicitario, da assoggettare ad autorizzazione da parte dellamministrazione
comunale e le relative procedure;
i criteri per lindividuazione
delle zone di protezione degli Osservatori
Astronomici;
le misure di protezione da applicare
nelle zone di cui alla lettera c), ;
le misure di protezione da applicare nelle aree naturali protette;
f) i criteri per la predisposizione del piano comunale
dellilluminazione pubblica di cui allarticolo 6.
Il Piano ha lefficacia di piano di settore. Le prescrizioni e i vincoli di carattere territoriale contenuti nel P.R.P.I.L.
sono approvati e acquistano efficacia secondo il procedimento di variante
al Piano di indirizzo
territoriale, ai sensi dellarticolo 7, comma 9, della LR 5/95 Legge quadro
urbanistica e territorio ) .
di competenza dei Comuni : a) la predisposizione, lapprovazione e laggiornamento del Piano Comunale della Illuminazione Pubblica;
b) ladeguamento del Regolamento Edilizio, di cui allarticolo 35
della legge regionale 16 gennaio 1995, n.
5 "Norme per il governo del
territorio" ,con disposizioni concernenti la progettazione,
linstallazione e lesercizio
degli impianti di illuminazione esterna;
c) i controlli sul rispetto delle misure stabilite dalla presente legge e dal Piano regionale ;
d) lapplicazione delle sanzioni amministrative di cui allarticolo 12;
sanzioni amministrative riguardano ad esempio la mancanza o la difformit�
dalla autorizzazione comunale per gli
impianti di illuminazione esterna disciplinati dalla presente legge, compresi quelli a scopo pubblicitario, da assoggettare ad
autorizzazione da parte dellamministrazione comunale e le relative
procedure. La sanzioni in questi casi sar�
da lire 500.000 a lire 2 milioni. Il Comune
ha facolt� di disporre, a spese del titolare dellimpianto, la disinstallazione
o la riduzione a conformit�
delle opere realizzate senza la preventiva autorizzazione
o in difformit� alla medesima,
come disposto al comma 1, ovvero in difformit� delle prescrizioni del regolamento
La Regione, compatibilmente con
le risorse di bilancio, pu� concedere ai Comuni contributi per: -
la predisposizione del Piano Comunale di Illuminazione
Pubblica , in misura non superiore al cinquanta per cento della spesa ritenuta ammissibile e
comunque per un importo non superiore a lire 30 milioni.
per ladeguamento alle disposizioni della presente legge e del P.R.P.I.L. degli impianti pubblici di illuminazione
esterna, esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge, in misura non superiore al cinquanta per cento della spesa ritenuta ammissibile e comunque per un importo non superiore a
lire 70 milioni per ogni singolo intervento.
I contributi di cui ai commi
1 e 2 sono assegnati sulla base dei seguenti criteri di priorit�:
Comuni ricadenti nelle zone di protezione degli
osservatori Astronomici non
Comuni ricadenti nelle aree naturali protette ai sensi della LR 49/1995.
alla entrata in vigore del Piano regionale : - i Comuni adottano, in materia di progettazione, realizzazione e gestione degli impianti pubblici di
illuminazione esterna, i criteri tecnici indicati nellallegato C alla presente legge
- i Comuni promuovono
ladeguamento della progettazione, realizzazione e
gestione degli impianti privati di illuminazione esterna ai criteri tecnici indicati nellallegato C .
Legge Regionale n 68 del
22/12/1999 Modifiche alla Legge regionale 22 marzo 1999, n. 16 "Raccolta
e commercio dei funghi epigei spontanei". (Boll. n 36 del 31/12/1999, parte Prima , SEZIONE I ) La raccolta dei funghi epigei spontanei nelle aree protette (ex legge 6 dicembre 1991, n. 394 Legge quadro
sulle aree protette e legge
regionale 11 aprile 1995, n. 49 "Norme
sui parchi) � regolamentata dai rispettivi organismi di gestione.
legge regionale 68/1999 introduce poi modifiche in materia di autorizzazione
alla raccolta dei funghi , modalit� di accertamento e sanzioni per le infrazioni agli obblighi
Decreto Ministero Ambiente 10 agosto 1999 "Istituzione dell'albo degli idonei all'esercizio dell'attivit� di direttore di parco. (Gazzetta Ufficiale n. 264 del 10-11-1999)
E' istituito presso il Ministero dell'ambiente - Servizio conservazione della natura, l'albo degli idonei all'esercizio dell'attivit� di direttore di parco.
Decreto Legislativo 29 ottobre 1999, n.490 "Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, a norma dell'articolo 1 della legge 8 ottobre 1997, n. 352 ". (Suppl. Ordinario n.229 alla Gazzetta Ufficiale n. 302 del 27/12/1999) Beni culturali Ci si riferisce ai beni costituenti patrimonio storico , artistico, demo-etno-antropologico, archeologico, archivistico, librario ai sensi dell'art. 2 e seguenti del dlg 490/1999. Il dlg in oggetto abroga la vecchia 1089/1939 pur facendo salva l'impostazione di fondo di quella legge. Per gli interventi su tali beni resta la necessit� di apposita autorizzazione. Beni ambientali e/o paesaggistici
Il nuovo Testo Unico abroga la normativa precedente in materia di bellezze paesaggistiche (legge 1497/1939 e Dpr 616/1977 art. 82 , legge 431/1985). Secondo il Dlg 490/1999 i beni ambientali a valenza paesaggistica sono individuati: 1. ex lege secondo l'elenco dell'art.146 che riprende quello gi� contenuto nell'abrogato art. 82 del dpr 616/1977 2. beni ex art. 139 individuati sulla base di elenchi provinciali elaborati e approvati dalle regioni ai fini della dichiarazione di notevole interesse pubblico secondo le procedure di cui agli art. 140,141,142, 143. In particolare i beni ex art. 139 sono: a) le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarit� geologica;
b) le ville, i giardini e i parchi, non tutelati a norma delle disposizioni del Titolo I (disciplina dei beni culturali) , che si distinguono per la loro non comune bellezza;
d) le bellezze panoramiche considerate come quadri e cos� pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze.
Il Ministero per i beni e le attivit� culturali , ex art. 144 del dlg 490/1999, ha facolt� di integrare gli elenchi dei beni e delle localit� indicati all'articolo 139. Per gli interventi nelle zone sottoposte a vincolo occorre sempre l'autorizzazione regionale salvo i seguenti casi: a) per gli interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di consolidamento statico e di restauro conservativo che non alterino lo stato dei luoghi e l'aspetto esteriore degli edifici;
b) per gli interventi inerenti l'esercizio dell'attivit� agro - silvo - pastorale che non comportino alterazione permanente dello stato dei luoghi con costruzioni edilizie ed altre opere civili, e sempre che si tratti di attivit� ed opere che non alterino l'assetto idrogeologico del territorio;
c) per il taglio colturale, la forestazione, la riforestazione, le opere di bonifica, antincendio e di conservazione da eseguirsi nei boschi e nelle foreste indicati alla lettera g) dell'articolo 146, purch� previsti ed autorizzati in base alle norme vigenti in materia.
Sono previsti i piani paesistici regionali che, ex art. 149, prevalgono sugli strumenti ordinari di pianificazione territoriale. Non esiste pi� il termine del 31/12/1986 per la redazione di tali piani , termine peraltro ampiamente violato da molte regioni. Resta il potere sostitutivo del Governo in caso di inadempimento delle regioni
LEGGE 5 maggio 1999, n.122 "Proroga dei termini per l'emanazione del testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali". (Gazzetta Ufficiale n. 105 del 7/5/1999) Decreto Ministero Ambiente 20/1/1999 "Modificazioni degli allegati A e B del Dpr 8/9/1997 n. 357 , in attuazione della direttiva 97/62/CE del Consiglio, recante adeguamento al progresso tecnico e scientifico della direttiva 92//43" (Gazzetta Ufficiale n. 32 del 9/2/1999)
Si tratta della normativa che disciplina la tutela della biodiversit�:
negli habitat naturali e seminaturali di interesse comunitario ex allegato A
nelle specie floristiche e faunistiche ex allegato B
Il Decreto in oggetto , in attuazione della Direttiva 97/62 sostituisce gli allegati A e B.
Si ricorda che la normativa in oggetto prevede che per tutelare i suddetti habitat dovranno essere istituite (dagli Stati membri) apposite zone speciali di conservazione secondo la seguente procedura:
le Regioni individuano i siti degli habitat ex allegati A e B del dpr 357/1997 ora modificati dal D.M. 20/1/1999 .
il Ministro dell'Ambiente comunica l'elenco dei siti alla Commissione della UE
il Ministro dell'Ambiente designa con D.M. i siti suddetti quali Zone speciali di conservazione entro 6 anni dalla definizione dei siti da parte della Commissione UE
il Ministro dell'Ambiente definisce con la Conferenza Stato Regioni Citt� , nell'ambito delle linee fondamentali dell'assetto del territorio , direttive per la gestione delle aree di collegamento ecologico funzionale (aree essenziali per la migrazione , la distribuzione geografica e lo scambio genetico di specie selvatiche)
Le Regioni adottano per i siti di cui al punto 3 misure di conservazione
Nella Pianificazione Territoriale ed Urbanistica dovr� essere tenuta in considerazione la valenza naturalistico - ambientale dei siti e gli strumenti di pianificazione territoriale devono essere accompagnati da una relazione in tal senso
Le autorit� che approvano gli strumenti di pianificazione territoriale potranno prevedere prescrizioni e divieti di tutela dei siti
La normativa in oggetto prevede inoltre divieti specifici per la tutela delle specie faunistiche e vegetali e vincoli per i prelievi faunistici. Legge regionale 1 dicembre 1998, n. 88 "Attribuzione agli enti locali e disciplina generale delle funzioni amministrative e dei compiti in materia di urbanistica e pianificazione territoriale, protezione della natura e dell'ambiente, tutela dell'ambiente dagli inquinamenti e gestione dei rifiuti, risorse idriche e difesa del suolo, energia e risorse geotermiche, opere pubbliche, viabilita' e trasporti conferite alla Regione dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112. " ( Bollettino Ufficiale della Regione Toscana - n. 42 del 10/12/1998)
Protezione della fauna e della flora. Riparto delle competenze (art. 17) Nella materia "protezione della fauna e della flora"di cui agli artt. 68 e seguenti del DLG 112/(1998 sono riservati alla Regione i compiti di protezione ed osservazione delle zone costiere. Sono attribuite alle Province tutte le funzioni non riservate alla Regione e in particolare le funzioni in materia di commercializzazione e detenzione di fauna selvatica, nonch� quelle gi� esercitate dal Corpo forestale dello Stato. Nei territori dei parchi regionali dette funzioni sono esercitate dagli enti parco. Sono fatte salve le disposizioni della legge regionale 6 febbraio 1998, n. 9 (Attribuzione delle funzioni amministrative i in materia di agricoltura, foreste, caccia, pesca, sviluppo rurale, agriturismo, alimentazione, conferite dalla Regione dal Decreto legislativo 4/6/1997, n. 143). Legge 9 dicembre 1998, n. 426 "Nuovi interventi in campo ambientale" (Gazzetta Ufficiale n. 291 del 14/12/1998)
La legge all'art. 2 contiene le seguenti novit� in materia di aree protette:
Abusivismo in aree protette
Nelle aree naturali protette nazionali l'acquisizione gratuita delle opere abusive eseguite in terreni sottoposti a vincolo di inedificabilit� , si verifica di diritto a favore degli organismi di gestione dell'area protetta. Si tratta della estensione alle aree protette di quanto previsto in generale dall'art. 7 comma 6 della legge 47/1985
Nelle aree protette nazionali, i sindaci sono tenuti a notificare al Ministero dell'ambiente e agli Enti parco, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, gli accertamenti e le ingiunzioni alla demolizione (una volta accertata l'esecuzione di opere senza concessione o in difformit� da essa) .
Il Ministro dell'ambiente pu� procedere agli interventi di demolizione di opere abusive avvalendosi delle strutture tecniche e operative del Ministero della difesa, sulla base di apposita convenzione stipulata d'intesa con il Ministro della difesa, nel limite di spesa di lire 500 milioni per l'anno 1998 e di lire 2.500 milioni a decorrere dall'anno 1999.
Le somme dovute allo Stato, a titolo di recupero o rimborso per l'esecuzione in danno del ripristino, ovvero per risarcimento del danno ambientale, dai responsabili degli abusi edilizi in aree protette , sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate, con decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, ad apposita unit� previsionale di base dello stato di previsione del Ministero dell'ambiente, per essere devolute agli organismi di gestione delle aree naturali protette per il ripristino naturalistico dei siti.
Classificazione e Istituzione di nuovi parchi nazionali Con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell'ambiente, di intesa con le regioni interessate e previa consultazione dei comuni e delle province interessati, sono istituiti i Parchi nazionali dell'Alta Murgia e della Val d'Agri e
La classificazione e l'istituzione dei parchi nazionali e delle riserve naturali statali terrestri, fluviali e lacuali sono effettuate d'intesa con le regioni; ci� in attuazione del dlg 112/1998 art. 77 (federalismo amministrativo)
Viene individuata una nuova area di reperimento al fine di istituire una nuova area protetta marina Alto Tirreno-Mar Ligure "Santuario dei cetacei".
Misure di incentivazione ai parchi nazionali e regionali Viene prevista una priorit� per ottenere finanziamenti anche della UE ai Comuni e Provincie comprese nelle aree del parco al fine di realizzare nel parco le opere indicate dall'art. 7 della legge 394/1991 (legge quadro sui parchi)
Per l'istituzione, l'avviamento e la gestione di aree marine protette previste dalle leggi 31 dicembre 1982, n. 979 (difesa del mare) , e 6 dicembre 1991, n. 394 , � autorizzata la spesa di lire 6.000 milioni per gli anni 1998 e 1999 e di lire 7.000 milioni a decorrere dall'anno 2000.
Si prevede la possibilit� di promuovere patti territoriali (strumento gi� previsto per promuovere a livello locale lo sviluppo economico e l'occupazione ex legge 662/1996 ) da parte di regioni , enti locali, comunit� del parco ( formata dai rappresentanti degli enti locali dell'area parco) ed altri soggetti pubblici e privati al fine di tutelare e gestire le aree protette.
Dopo l'art. 1 della legge 6 dicembre 1996 n. 394 � inserito il seguente : " art 1bis . Programmi nazionali e politiche di sistema. 1. Il ministro dell'ambiente promuove, per ciascuno dei sistemi territoriali dei parchi dell'arco alpino, dell'Appennino, delle isole e di aree marine protette, accordi di programma per lo sviluppo di azioni economiche sostenibili con particolare riferimento ad attivit� agrosilvopastorali tradizionali, dell'agriturismo e del turismo ambientale con i ministri per le politiche agricole, dell'industria, del lavoro, dei beni culturali, con le regioni e con altri soggetti pubblici e privati 2. Il ministro dell'ambiente, sentito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo stato , le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, degli enti parco interessati e delle associazioni ambientaliste maggiormente rappresentative, individua altres� le risorse finanziarie nazionali e comunitarie impiegabili nell'attuazione degli accordi di programma di cui al comma 1"
Vigilanza sulle aree protette marine
Viene estesa anche alle polizie degli enti locali (guardie provinciali) delegati nella gestione delle medesime aree protette".
Potenziamento personale enti parco
Il personale proveniente da altre amministrazioni pubbliche che, alla data di entrata in vigore della presente legge, � comandato presso gli Enti parco nazionali che svolge funzioni indispensabili all'ordinaria gestione dei predetti Enti, � inserito, a domanda, nei ruoli organici degli Enti medesimi, nei limiti dei posti disponibili nelle relative piante organiche e secondo le procedure di cui all'articolo 33 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 (legge quadro sul pubblico impiego) . Conseguentemente le piante organiche delle amministrazioni pubbliche di provenienza sono ridotte di un numero di unit� pari al predetto personale.
Novit� in materia di organizzazione attivit� organismi dell'ente parco nazionale
Si prevede che l'elezione del vicepresidente dell'ente parco nazionale da parte del consiglio direttivo avvenga su designazione della Comunit� del parco (organismo costituito dai rappresentanti dei comuni rientranti nell'area del parco)
Il consiglio direttivo delibera sullo statuto dell'ente parco (prima lo elaborava soltanto) sentito il parere della comunit� del parco e lo trasmette al Ministero dell'ambiente che ne verifica la legittimit� e pu� richiederne il riesame entro sessanta giorni dal ricevimento. L'Ente parco deve controdedurre entro sessanta giorni dal ricevimento alle eventuali osservazioni di legittimit� del Ministero dell'ambiente, con deliberazione del consiglio direttivo. Il Ministro dell'ambiente adotta lo statuto con proprio decreto entro i successivi trenta giorni".
Il Direttore del parco � nominato con decreto dal ministro dell'ambiente scelto in una rosa di tre candidati proposti dal consiglio direttivo tra soggetti iscritti a un albo di idonei all'esercizio dell'attivit� di direttore di parco istituito presso il ministero dell'ambiente, al quale si accede mediante procedura concorsuale per titoli . Il presidente del parco provvede a stipulare con il direttore nominato un apposito contratto di diritto privato per una durata non superiore a cinque anni . Con decreto del ministro dell'ambiente, sono determinati i requisiti richiesti per l'iscrizione all'albo, nonch� le modalit� di svolgimento delle procedure concorsuali. All'Albo sono iscritti i direttori in carica alla data di entrata in vigore della presente legge.
La Comunit� del parco deve dare parere obbligatorio sullo statuto dell'ente parco nazionale. La Comunit� del parco partecipa alla definizione dei criteri riguardanti la predisposizione del piano del parco indicati dal consiglio direttivo del parco ed esprime il proprio parere sul piano stesso, si ricorda che nel testo precedente della legge 394/1991 la Comunit� dava solo un parere consultivo sul piano del parco
Il piano pluriennale economico sociale del parco viene elaborato contestualmente e con reciproche consultazioni dal Consiglio direttivo del parco e dalla Comunit� del parco (in contemporanea all'elaborazione del piano del parco) , il piano � poi approvato dalla regione . In precedenza il piano era elaborato dalla Comunit� e sottoposto al parere vincolante del consiglio direttivo . La novit� sulla contestualit� del piano del parco e del programma di sviluppo dimostra la necessit� di coordinare gli obiettivi di vincoli territoriali (ex piano del parco) con quelli di sviluppo economico dell'area protetta ( ex programma pluriennale)
La gestione delle riserve naturali, di qualunque tipologia, istituite su propriet� pubbliche, che ricadano o vengano a ricadere all'interno dei parchi nazionali, � affidata all'Ente parco previa dpcm . La normativa precedente ora abrogata prevedeva una procedura pi� articolata per la concessione della gestione delle riserve naturali all'ente parco , inoltre prevedeva che le riserve biogenetiche e i territori delle riserve parziali destinati ad attivit� produttive venissero affidate alla gestione del Corpo forestale dello Stato.
Legge Regionale 81 del 18/11/1998 LR 11 agosto 1997 n. 65 "Istituzione dell'Ente per la gestione del Parco regionale delle Alpi Apuane. Soppressione del relativo Consorzio" - Norma transitoria. (Bollettino Ufficiale Regione Toscana n. 39 del 27/11/1998, parte Prima, SEZIONE I) Il territorio del Parco e dell'area contigua risultante dalla cartografia allegata alla LR n.65/1997 ( Istituzione dell'Ente Parco regionale delle Alpi Apuane) � modificato con l'esclusione dal Parco delle aree individuate nella cartografia allegata alla presente legge e la loro classificazione in area contigua. Tale modifica ha efficacia a partire dalla tabellazione del perimetro del Parco e fino alla fine della stagione venatoria 1999/2000.
Nelle aree di cui alla cartografia allegata si applicano le salvaguardie previste per il Parco ai commi 2, 3 e 8 dell'articolo 31 LR 6.5.1997 n. 65, ad eccezione dell'attivit� venatoria che potr� esercitarsi nelle forme previste per le aree contigue dalla LR 11 aprile 1995 n. 49 (Norme sui parchi , le riserve naturali e le aree naturali d'interesse locale ) e dalla LR 12 gennaio 1994 n. 3 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio). E' disposto il contributo straordinario di L. 100 milioni per la realizzazione della tabellazione del Parco a favore dell'Ente Parco delle Alpi Apuane.
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