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Timestamp: 2017-08-17 05:43:13+00:00
Document Index: 38380095

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2948', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 612', 'art. 1138', 'art. 700', 'art.2', 'art. 1129']

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Studio Ragolia Senza categoria nov 22, 2014 Commenti disabilitati
L’amministratore ha il dovere di recuperare le spese condominiali non pagate dai condomini morosi entro il termine di cinque anni. Così stabilisce la Suprema Corte con la sentenza n° 4489 pubblicata il 25 febbraio 2014, dove si è stabilito l’applicabilità di quanto è disciplinato nell’art. 2948 comma IV in base al quale la prescrizione è di cinque anni per “tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi”, così come accade per il pagamento, periodico, delle quote delle spese condominiali.
Qual è il dies a quo, il giorno da cui ha inizio la prescrizione?
La Corte Suprema spiegava nella sentenza n° 15288 del 21 luglio 2005 che: “l’obbligo dei condomini di contribuire al pagamento delle spese condominiali sorge per effetto della delibera dell’assemblea che approva le spese stesse e non a seguito della successiva delibera di ripartizione volta soltanto a rendere liquido un debito preesistente e che puù anche mancare ove esistano tabelle millesimali, per cui l’individuazione delle somme concretamente dovute dai singoli condomini è il frutto di una semplice operazione aritmetica”. Ma ora, con la sentenza n°4489/2014 la Corte Suprema riconsidera anche la delibera dello stato di riparto.
La Cassazione afferma che: “la decorrenza della prescrizione di cinque anni delle spese condominiali è da rapportarsi alla data della delibera di approvazione del rendiconto delle spese e del relativo stato di riparto”.
Si nota come sia stato fatto un passo indietro visto e considerato che lo stato di riparto potrebbe anche mancare, come afferma la sentenza n° 15288/2005. Ben diverso è il caso che il condominio decida di approvare lo stesso anche lo stato di riparto per fare in modo che l’amministratore abbia un potere in più per mandare avanti un decreto ingiuntivo ad effetto immediato contro chi si presenta come condomino moroso.
Studio Ragolia blog, Vivere in un condominio serenamente nov 10, 2014 0
Il supercondominio è tale quando più palazzi hanno in comune beni e servizi posti in rapporto di accessorietà rispetto agli altri edifici condominiali. Il supercondominio è un ente distinto da tutti gli altri singoli condomìni. Non esiste una vera e propria definizione data dal legislatore, ma dal 18 giugno 2013 si applicano per legge le norme presenti negli artt. 1117 e seguenti. Solo la Corte di Cassazione definisce il supercondominio come situazione in cui singoli edifici hanno in comune cose, impianti e servizi (portierato o viale di ingresso per esempio). Queste parti comuni devono essere legate in modo stabile con quelle principali.
Il supercondominio, viene in essere “ipso iure et facto”, se il titolo non dispone altrimenti, senza bisogno d’apposite manifestazioni di volontà o altre esternazioni e tanto meno d’approvazioni assembleari, sol che singoli edifici, costituiti in altrettanti condomini abbiano in comune talune cose, impianti e servizi legati, attraverso la relazione di accessorio e principale, con gli edifici medesimi e per ciò appartenenti, “pro quota”, ai proprietari delle singole unità immobiliari comprese nei diversi fabbricati” (Cass. 21 febbraio 2013, n. 4340)
Il supercondominio ha degli organi propri e il suo regolamento.
l’assemblea composta dai proprietari degli appartamenti che lo formano e non dal collegio degli amministratori che gestiscono i singoli condomini. Ciascun partecipante ha il diritto di intervenire alla riunione e di esprimere il suo parere sui punti all’ordine del giorno
l’amministratore del supercondominio: deve essere nominato dall’assemblea del supercondominio, formata da tutti i partecipanti dei singoli condomìni. La figura dell’amministratore è di rappresentanza e perciò valgono i principi generali che si applicano in materia condominiale. Il suo ruolo è determinato dalle norme previste nell’articolo 1130 e seguenti
Studio Ragolia vita in condominio ott 23, 2014 0
Il rumore è uno dei motivi che portano i condomini a litigare con maggiore frequenza. Il concetto di rumore è variabile e si adegua al momento della giornata, all’intensità dello stesso e alla sua frequenza. Una cosa però è certa: chi disturba, tanto da impedire il riposo delle persone all’interno di un condominio, è perseguito penalmente. I rumori fastidiosi che superano i limiti del tollerabile devono, per essere considerati tali, disturbare una cerchia di persone indeterminata e la pubblica tranquillità. Ma in effetti per sollevare la questione non è necessario che si siano lamentate persone precise, basta che i rumori abbiano arrecato un danno ad una pluralità di persone indeterminate. Leggiamo cosa recita a tal proposito l’articolo del codice penale.
L’articolo 659 del Codice Penale relativo al disturbo del riposo delle persone recita così:
1) Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 309.
2) Si applica l’ammenda da euro 103 a euro 516 a chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell’autorità.
La nuova normativa sulla riforma del condominio non ne fa cenno, però molte sentenze hanno fatto riferimento anche all’art. 612 del Codice Penale, relativo alle minacce, dunque alla materia anti-stalking. Gli articoli sono applicati alle relazioni di coppia ma anche a chi pone in essere rumori eccessivi e molesti in modo continuato.
Recita così l’articolo 612:
1) Chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a euro 1.032.
2) Se la minaccia è grave, o è fatta in uno dei modi indicati nell’articolo 339, la pena è della reclusione fino a un anno e si procede d’ufficio.
Ma quali sono i rumori che pongono in essere un intervento in base al Codice Penale?
Possono essere considerati intollerabili i rumori causati da animali, scarpe, auto, da strumenti musicali, radio e tv, e pure da bambini… tutti, però, solo se prodotti in particolari fasce di orario. E una perizia fonometrica è comunque necessaria per determinare i valori del rumore prodotto. La normativa comunitaria impone dei limiti di emissione che riducano al minimo l’inquinamento acustico (regolati dalla legge 447/1995). La perizia deve essere redatta da un tecnico competente in acustica e vibrazioni, deve avere un fonometro per misurare l’ampiezza del suono. La relazione verrà presentata agli uffici comunali che rilasceranno apposito nulla osta.
Studio Ragolia vita in condominio ott 15, 2014 0
Il comma 5 dell’art. 1138 del Codice Civile, riguardante il regolamento di condominio e in vigore dal 17 giugno 2013, determina che non si può “vietare di possedere o detenere animali domestici”. Questo perché i giudici hanno riconosciuto l’animale come “essere senziente”. La Cassazione, con il decreto del 13 marzo 2013, ha riconosciuto che cane e gatto sono da considerare membri della famiglia.
Ci sono comunque delle regole da rispettare in un condominio per chi ha animali. Si devono prendere in considerazione le disposizioni che il Ministero della Salute ha emanato in una ordinanza in vigore dal 2009 (mantenere pulita l’area di passeggio, utilizzare il guinzaglio e la museruola). Occorre stipulare una polizza di assicurazione di responsabilità civile per danni causati dal proprio cane, soprattutto se considerato pericoloso, contro terzi.
E bisogna fare in modo di:
- non lasciare che gli animali circolino liberamente negli spazio comuni (tranne che non abbiano guinzaglio e museruola)
- fare in modo che gli animali non disturbino la quiete e l’igiene degli altri condomini (perché altrimenti si può richiedere l’allontamento dell’animale dallo stabile come prevede l’art. 700 del Codice di Procedura Civile)
- non abbandonare gli animali sul balcone o in casa perché è possibile che venga ipotizzato il reato di “omessa custodia”, che è disciplinato dal Codice Penale. L’articolo 672 disciplina infatti che “Chiunque lascia liberi, o non custodisce con le debite cautele, animali pericolosi da lui posseduti, o ne affida la custodia a persona inesperta, è punito con la sanzione amministrativa da 25 a 258 euro. Alla stessa sanzione soggiace: 1) chi, in luoghi aperti, abbandona a se stessi animali da tiro, da soma o da corsa, o li lascia comunque senza custodia, anche se non siano disciolti, o li attacca o conduce in modo da esporre a pericolo l’incolumità pubblica, ovvero li affida a persona inesperta. 2) chi aizza o spaventa animali, in modo da mettere in pericolo l’incolumità delle persone.
Se in una delibera condominiale sono presenti disposizioni che danneggiano gli animali (impedire per esempio l’uso dell’ascensore o le scale) occorre sapere che si può presentare ricorso al Giudice di Pace entro trenta giorni dalla data della delibera. Per fare il ricorso è necessario una lettera in carta libera dove si descrive la problematica e si allega una copia della delibera (eventualmente anche il libretto sanitario dell’animale). Questo se viene discusso come argomento nell’ordine del giorno, altrimenti se il punto è discusso nelle “varie ed eventuali” allora la delibera è da considerarsi nulla e basta inviare solo una raccomandata A/R.
1) nessuno può perseguitare il tuo animale, anche se si sente disturbato dalla sua presenza. Se ciò dovesse verificarsi fai una denuncia alla Polizia contro ignoti se non conosci chi minaccia.
2) Il Testo Unico delle Leggi Sanitarie stabilisce il divieto, con punizioni fino a reclusioni di due anni, di distribuzione di sostanze velenose perché potrebbero essere ingerite anche da bambini. Perciò state all’erta a chi minaccia l’uso di sostanze velenose contro gli animali!
Trovate le nostre consulenze anche su NetworkMamas
www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2013-04-06/libera-animali-condominio-senza-145726.shtml?uuid=AbL5TqkH
www.e-glossa.it/wiki/codice_civile_art._1138.aspx
Ripartizione Acqua nel Condominio
Studio Ragolia Vivere in un condominio serenamente ott 02, 2014 0
Il codice civile è lacunoso in tema di ripartizione delle spese per il consumo d’acqua.
Di solito è presente in ogni condominio un regolamento che contenga disposizioni al riguardo, che non violino in alcun modo il principio di equità. Può accadere, infatti, che il regolamento imponga la suddivisione in parti uguali o quella in base ai componenti del nucleo familiare. Queste disposizioni, se contenute in un regolamento contrattuale o in una deliberazione dell’assemblea con votazione unanime di tutti i partecipanti al condominio, sono pienamente vincolanti.
Nel momento in cui non esiste un regolamento di condominio, sostanzialmente bisogna capire come si debba suddividere la spesa della bolletta dell’acqua, in mancanza di elementi di riferimento fattuali o regolamentari.
Sul punto è risolutivo il riferimento alla legge n. 36 del 1994 (oggi sostituita dal d.lgs 152 del 2006) ed al d.p.c.m. (decreto della presidenza del consiglio dei ministri) n. 62 del marzo 1996, che, rifacendosi ad un criterio di equità nella ripartizione delle spese per il consumo d’acqua, prevedono la necessità d’installare un contatore (c.d. di sottrazione) per ogni singola unità immobiliare (per unità immobiliare si considerano pure magazzini, garage) . Così facendo la bolletta andrà ad essere calcolata in base ai consumi rilevati dal contatore generale, mentre la ripartizione interna avverrà sulla base dei consumi effettuati dai singoli condomini.
Se i condomini non sono dotati di questo contatore, il d.p.c.m. sul punto è chiaro: ogni utente se ne deve dotare a proprie spese. In mancanza, quindi, ogni condomino può sollecitare l’assemblea a decidere in tal senso e in caso d’inerzia dell’assise rivolgersi all’Autorità Giudiziaria per ottenere il rispetto della legge.
Infine ogni gestore idrico deve permettere all’utenza la possibilità di ottenere un contatore autonomo per ogni singola unità immobiliare.
Condizionatore: 5 piccoli consigli per un grande risparmio
Studio Ragolia green life giu 09, 2014 0
L’estate è alle porte, il caldo ci farà impazzire ancor di più quando vedremo bollette salatissime. Quali sono le piccole azioni quotidiane che ci permettono di risparmiare sulla bolletta salvaguardando anche l’ambiente?
Ecco in cinque punti quello che sarebbe necessario fare per un corretto uso del condizionatore:
1 – Leggere bene l’etichetta energetica. Si trovano importanti informazioni sulla classe di efficienza (le lettere dell’alfabeto indicano i consumi, A = minor consumo – G = maggior consumo). Il consumo dipende da quanta energia elettrica si impiega per raffreddare gli ambienti. I condizionatori con classe energetica A++ riducono a un terzo il costo della bolletta rispetto a un condizionatore di classe inferiore
2 – Impostare correttamente la temperatura. Se il vostro appartamento non è esposto troppo al sole, potete evitare di impostare il condizionatore a temperature fredde perché queste possono essere anche causa di malattie a danno dell’apparato respiratorio. Considerate che non si devono avere sbalzi di temperatura che superano i sei gradi. Se fuori abbiamo 35 gradi sarebbe opportuno impostare la temperatura sei gradi sotto. Fate attenzione che non ci siano dispersioni: le finestre devono essere chiuse e le tapparelle abbassate. L’ambiente si raffredderà prima, soprattutto nelle ore di punta.
3 – Pulire costantemente i filtri. In questo modo eviterete che l’impianto si guasti, che l’aria venga contaminata da microbi e che il consumo aumenti.
4 – Accendere il condizionatore solo se necessario e nelle stanze dove si trascorre la maggior parte del tempo.
5 – Usare il metodo della nonna. Risulta efficace, soprattutto nelle ore serali: create una corrente d’aria aprendo finestre e porte che consentano il ricambio. Funziona più di mille condizionatori!!
Abbattere le barriere architettoniche nei condomini
Studio Ragolia Vivere in un condominio serenamente mag 30, 2014 0
Un condominio non sempre è pronto a venire incontro alle esigenze dei diversamente abili. Quando ciò succede, ovvero quando siano necessarie opere che abbiano come obbiettivo il superamento delle barriere architettoniche, allora è necessaria una delibera condominiale. Il legislatore ha abbassato il quorum richiesto per l’approvazione della delibera da parte dell’assemblea portandolo alla metà invece che ai 2/3. Dunque sarà più semplice realizzare opere con il fine di migliorare la fruizione degli spazi condominiali. La spesa verrà così affrontata dai condomini secondo la suddivisione dei millesimi di proprietà.
L’art.2 della Legge 13 del 9 gennaio 1989, n° 13 tutela il disabile con le disposizioni atte a favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere negli edifici privati. Questa legge prevede che si possano modificare le parti comuni, sempre soggette al parere dell’assemblea condominiale, di un edificio con una maggioranza di 1/3 dei condomini in seconda convocazione.
Nella nuova legge di riforma del condominio del 2012 però, non viene abrogato quanto presente nella legge 13/89 in merito alle maggioranze condominiale. Restano così in vigore entrambi i provvedimenti.
L’articolo prevede inoltre che se il condominio si rifiuta di assumere, o non assuma entro tre mesi dalla richiesta fatta per iscritto, tale delibera,allora il disabile potrà installare, a proprie spese, servoscala o strutture mobili e facilmente rimovibili. La ratio della legge è permettere ai disabili di accedere a qualsiasi edificio per svolgere tutte le funzioni proprie della loro vita cercando di eliminare qualsiasi genere di discriminazione.
Si può accedere ad agevolazioni fiscali e a un’aliquota IVA ridotta. Non bisogna perciò demordere neanche in caso di pareri negativi. Sarà poi necessario consegnare tutti i documenti relativi ai pagamenti, come la fattura e la ricevuta del bonifico, e consegnarla al commercialista. Conservare tutti i documenti per poterli esibire in caso di controlli.
per qualsiasi altra informazione commentate sotto o scriveteci studioragolia@gmail.com
Studio Ragolia green life mag 27, 2014 0
Avere realtà edilizie ecosostenibili è possibile? Certo!
A Milano dalla fine del 2009 c’è il primo condominio ecosostenibile, nato dai progetti della Arch&Arch. Per la sua costruzione sono stati utilizzati materiali innovativi che puntano ad assicurare una alimentazione energetica pulita e un notevole risparmio sulla bolletta. La corretta esposizione est-ovest dello stabile garantisce lo sfruttamento massimo dell’energia solare. Su questa si basa l’intera costruzione.
In una intervista rilasciata dall’architetto, veniamo a conoscere una serie di difficoltà che prescindono dal costo economico (si parla di solo un 10% in più del costo di un normale edificio) e che includono le maestranze capaci di lavorare e utilizzare questi nuovi materiali.
Ma l’ecocondomio è una realtà. L’idea che possano nascere anche a Palermo simili costruzioni non deve mai venir meno.
Studio Ragolia Vivere in un condominio serenamente mag 23, 2014 0
Le scelte ecologiche, il vivere green, si trasmettono di padre in figlio. Partendo proprio dalle piccole cose!
Art. 1129: Conto corrente condominiale obbligatorio
Studio Ragolia Vivere in un condominio serenamente mag 19, 2014 0
Con la nuova normativa è obbligatorio avere un conto corrente, come sancisce l’art. 1129 c.c che così recita.
Ogni condominio ne avrà uno gestito direttamente dall’amministratore.
L’amministratore infatti è il vostro rappresentante e in quanto tale ha la gestione diretta del conto, perché è tra lui e la banca (o altro istituto) che si instaura il rapporto.
Il condomine in base all’articolo sopra menzionato, può chiedere di visionare il conto e di avere una copia della rendicontazione periodica (questo sarà una spesa a suo carico). Non può infatti rivolgersi lui direttamente alla banca, ma deve sempre fare una richiesta al proprio amministratore. Questo per tutelare la trasparenza e anche a tutela della privacy.
Fare in modo che i condomini possano accedere al conto corrente è uno dei compiti dell’amministratore, rientra tra gli obblighi del suo mandato. Se questo non succede allora il condomino potrà agire in giudizio chiedendo formalmente all’amministratore di adempiere a quanto richiesto. Può, questo suo non agire, anche essere motivo di revoca dall’incarico.
Per qualsiasi dubbio o richiesta potete contattarci in privato scrivendo a studioragolia@gmail.com
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