Source: https://www.sangiorgioservice.com/aree-di-attivita/start-up/
Timestamp: 2019-03-19 17:29:25+00:00
Document Index: 158590953

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 25', 'art.73', 'art. 73', 'art. 25', 'art.1', 'art.26', 'art.27', 'art.27', 'art.27', 'art.29', 'art.30']

Nel linguaggio economico il termine Start-up indica una fase del ciclo di vita di un’impresa. Si può quindi affermare che la condizione di start-up corrisponde alla fase in cui l’impresa, dopo aver ideato un prodotto o servizio, lo propone al mercato.
Le imprese nello stadio di start-up sono caratterizzate da un rischio elevato legato al fatto che non si è ancora in grado di capire se l’impresa sarà redditizia, se riuscirà a sfondare sul mercato e se otterrà il successo sperato. Per queste ragioni le start-up incontrano diversi problemi nel portare avanti la propria iniziativa soprattutto per quanto riguarda la ricerca di fonti di finanziamento. Per questo motivo rappresentano il target ideale per le società di private equity e venture capital.
Le imprese in fase di start-up presentano un elevato tasso di mortalità causato da molteplici fattori quali: dimensione troppo ridotta, la difficoltà a reperire risorse finanziarie, la mancanza di capacità e cultura imprenditoriale da parte dei fondatori e un complesso sistema burocratico con cui è necessario interfacciarsi.
Accogliendo i suggerimenti formulati nel Rapporto Restart, Italia!– elaborato da una task force di 12 esperti istituita nell’aprile del 2012 dal Ministro dello Sviluppo Economico – e emersi dalla consultazione con i principali attori dell’ecosistema imprenditoriale nazionale, il Decreto Crescita 2.0 ha introdotto nell’ordinamento giuridico italiano la definizione di nuova impresa innovativa ad alto valore tecnologico, la start-up innovativa: in via del tutto inedita, in favore di questa tipologia di impresa è stato predisposto – senza operare distinzioni settoriali o porre limite alcuno legato all’età dell’imprenditore – un vasto corpus normativo (art. 25-32) che prevede nuovi strumenti e misure di vantaggio che incidono sull’intero ciclo di vita dell’azienda, dall’avvio alle fasi di crescita, sviluppo e maturazione. Tuttavia nel corso degli anni il Decreto è stato via via modificato, poiché come è la società ad evolversi anche la giurisprudenza deve camminare di pari passo.
Decreto Legge 179/2012:
Il decreto 179/2012 ha fornito in base all’art. 25 una serie di requisiti identificativi affinché si possa parlare di start-up innovativa:
Requisiti in fase di costituzione:
Possono assumere la qualifica di start-up innovative:
Società di capitali: quali: Società per Azioni, Società in Accomandita per Azioni, Società a responsabilità limitata, anche in forma cooperativa. Possono rientrare tra queste anche le Società a responsabilità limitata a capitale ridotto (ovvero le “S.r.l. semplificate”).
Società Europaea: è una forma di società che può essere costituita nel territorio dell’Unione Europea ed è disciplinata dal Regolamento UE n.2157 del 8 ottobre 2011 e che dovrà essere residente in Italia ai sensi dell’art.73 del T.U.I.R. Tra le Societas Europaea rientrano anche le società cooperative europee disciplinate dal Regolamento (CE) n.1435 del 2003.
Le start-up innovative devono essere residenti in Italia ai sensi dell’art. 73 del T.U.I.R., per la maggior parte del periodo d’imposta e avere la sede dei propri affari e interessi in Italia per l’intera durata del periodo d’imposta.
La start-up innovativa può essere un’impresa di nuova costituzione o può essere già stata costituita al momento dell’entrata in vigore del Decreto 179/2012, a patto che tale società deve essere costituita e svolgere attività d’impresa da non più di 60 mesi, ovvero 5 anni in base alla nuova Legge di stabilità del 2017 (mentre prima la disciplina prevedeva un termine di 48 mesi, 4 anni).
La sezione speciale del Registro delle Imprese consente la condivisione delle informazioni anagrafiche, attività svolta, soci fondatori e agli altri collaboratori, al bilancio, al rapporto con gli altri attori della filiera, quali incubatori o investitori. L’iscrizione nella sezione speciale del Registro delle Imprese avviene a seguito della compilazione e presentazione della domanda, in formato elettronico. Deve essere indicato il complessivo “avvio delle attività di sviluppo, produzione e commercializzazione di prodotti e servizi innovativi ad alto valore tecnologico”, con specificazione della natura dei prodotti o servizi in parola. Si dovrà dare prova della corretta esecuzione delle stesse nel momento in cui si richiede l’iscrizione nella sezione speciale. La semplice ricerca non permette di avere i requisiti per essere iscritti nella sezione speciale delle start-up innovative.
Requisiti Cumulativi:
Oltre i requisiti visti in precedenza, per essere qualificati come start-up innovativa bisogna possedere altresì requisiti cumulativi:
La società deve essere costituita e svolgere attività d’impresa da non più di 60 mesi, 5 anni (mentre prima era 48 mesi, 4 anni).
La sede principale dei suoi affari e degli interessi deve essere in Italia, cioè nel Territorio dello Stato
A partire dal secondo anno di attività, il totale del valore della produzione annua non deve essere superiore ai 5 milioni di €. Tale valore deve essere ricavato dal bilancio approvato entro 6 mesi dalla chiusura dell’esercizio, trattasi della voce A) del CE.
La società non deve distribuire utili né deve averne distribuiti a partire dalla sua costituzione: tale previsione ha lo scopo di favorire l’investimento degli utili nella ricerca e sviluppo, al fine di sostenere la crescita della start-up innovativa. Il divieto di distribuzione degli utili vige per tutto il periodo in cui la società possiede i requisiti di start-up innovativa, ossia per un massimo di 5 anni dall’iscrizione nella sezione speciale del R.I.
La società deve avere ad oggetto esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico.
La società non deve essere costituita in base a un’operazione straordinaria di fusione o scissione, né derivare da una cessione d’azienda o un ramo d’azienda. La motivazione sottostante a questo requisito è che la start-up non sia una continuazione, sotto un’altra veste giuridica di altra impresa preesistente.
Per essere qualificata come start-up innovativa, oltre che il possesso congiunto di tutti i requisiti di cui in precedenza indicati, la società deve possedere almeno uno dei seguenti requisiti:
Spesa in R&S:
Le spese in ricerca e sviluppo devono essere uguali o superiori al 15% del maggior valore tra il costo e il valore della produzione, tali valori sono riportati nel bilancio d’esercizio della società e nel primo anno, poiché non c’è bilancio, vengono attestati da una dichiarazione del legale della rappresentante. Occorre raffrontare lo stesso all’importo delle spese in ricerca e sviluppo senza considerare le spese per l’acquisto e la locazione di beni immobili, escluse per espressa disposizione di legge.
Impiego come dipendenti o collaboratori altamente qualificati:
Di almeno 1/3 della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di dottorato di ricerca o che sta svolgendo dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera ovvero in possesso di laurea che abbia svolto, da almeno 3anni, attività di ricerca presso istituti di ricerca pubblici o privati in Italia o all’estero,
Di almeno 2/3 della forza lavoro complessiva in possesso di laurea magistrale.
Sia titolare o depositaria o licenziataria di un titolo di privativa diretto a tutelare le invenzioni industriali, le invenzioni biotecnologiche, le topografie dei prodotti a semiconduttori, le nuove varietà vegetali, ovvero sia titolari dei diritti relativi ad un programma per elaboratore originario registrato presso il registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore, purché tali privative siano direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività d’impresa.
Start-up a vocazione sociale:
Il comma 4 dell’art. 25 D.L.179/2012 disciplina anche le start-up innovative, definite a “vocazione sociale”. Si tratta di start-up innovative che, oltre a soddisfare i requisiti generali, operano in via esclusiva in 11 determinati settori, ovvero:
Assistenza sociale, in materia di sistema integrato di interventi e servizi sociali
Assistenza sanitaria, in materia di livelli essenziali di assistenza
Assistenza socio-sanitaria, in materia di indirizzo e coordinamento per le prestazioni socio-sanitarie
Educazione, istruzione e formazione, in materia di definizione delle normi generali sull’istruzione e sui livelli essenziali delle prestazioni per l’istruzione e la formazione professionale
Tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, in materia di ambiente e misure dirette all’applicazione
Valorizzazione del patrimonio culturale, ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio
Servizi strumentali alle imprese sociali, resi da enti composti in misura superiore al 70% da organizzazioni che esercitano un’impresa sociale
Da quanto previsto da suddetta norma si evince che la start-up a vocazione sociale è individuata nell’impresa sociale di cui al D.Lgs.155/2006. L’ impresa sociale può dirsi parte dello strumento giuridico degli operatori del Terzo Settore; è una particolare figura di soggetto che riproduce gli elementi tipici dell’impresa tradizionale e si caratterizza per la finalità di natura sociale perseguita e dei settori di operatività tassativamente indicati.
Con l’espressione “attività principale” si considera l’attività per la quale i relativi ricavi sono superiori al 70% dei ricavi complessivi dell’organismo che esercita l’impresa sociale.
L’impresa in esame deve:
avere per oggetto lo svolgimento di attività di utilità sociale
essere costituita senza fine di lucro soggettivo
rispettare, in caso di aggregazione, la disciplina dei gruppi di imprese sociali
Non possono assumere la qualifica di impresa sociale:
gli enti pubblici di cui all’art.1 comma 2 del D.Lgs. n°165 del 30 marzo 2001
le organizzazioni i cui statuti limitano l’erogazione di beni o servizi in favore dei soli soci, associati o partecipi
La start-up innovativa a vocazione sociale è tenuta a redigere e trasmettere in via telematica alla Camera di Commercio competente il “Documento di descrizione di impatto sociale”.
Misure a favore delle start-up innovative:
Le misure del decreto intervengo in tutte le fasi di vita dell’impresa: dalla costituzione, allo sviluppo fino alla crisi. Gli strumenti a favore delle start-up innovative sono introdotte negli articoli dal 26 a 31, del D.L. 179/2012.
Incentivi in fase di costituzione:
La totale esenzione dal pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria dovuti per l’iscrizione nel registro delle imprese nonché dal pagamento del diritto annuale alla Camera di Commercio. L’esenzione dal pagamento di tali oneri opera dal momento dell’iscrizione della start-up innovativa nella sezione speciale del registro delle imprese e termina al venir meno dello status di start-up innovativa.
Perdite di esercizio:
Per agevolare lo sviluppo delle start-up innovative il Decreto 179/2012 ha previsto alcune deroghe alle norme di carattere civilistico con riferimento alle perdite di esercizio effettive per tutte le società di capitali.
Perdite oltre 1/3 del capitale:
Vi è il termine entro il quale la perdita deve risultare diminuita a meno di un terzo. Tale termine, è posticipato al secondo esercizio successivo, e sarebbe opportuno motivarne le ragioni nel verbale di assemblea. L’estensione dei 12 mesi può consentire all’impresa start-up innovativa di completare la fase di avvio e di rientrare dalle perdite maturate nelle primissime attività poste in essere.
Perdite oltre 1/3 al di sotto del minimo legale:
L’assemblea, convocata senza indugio dagli amministratori, in alternativa all’immediata riduzione del capitale e al contemporaneo aumento dello stesso di una cifra non inferiore al minimo legale, può deliberare di rinviare tali decisioni alla chiusura dell’esercizio successivo e sarebbe opportuno motivarne le ragioni nel verbale di assemblea.
Particolari categorie di quote:
L’art.26, comma 2 e 3, del decreto 179/2012 consente attraverso la creazione di categorie di quote anche prive di diritto di voto o con diritto di voto non proporzionale la partecipazione al capitale; in modo da consentire, anche, una diversificazione delle opzioni di investimento per gli investitori interessati ad entrare nel capitale delle imprese start-up innovative, favorendone la crescita.
Remunerazione con strumenti finanziari:
Il legislatore ha emanato disposizioni al fine di facilitare l’accesso nel mercato del lavoro sia in termini di risorse interne (amministratori, dipendenti e collaboratori continuativi) e di risorse esterne (prestatori di opera e servizi), attraverso forme di remunerazione innovative. Il legislatore ha così voluto perseguire due obiettivi: da una parte, evitare esborsi monetari a carico delle start-up, dall’altra, fidelizzare e incentivare il management. Tali forme di remunerazione stentano, però, ad essere utilizzate a causa dello scetticismo sia del lavoratore che dal datore di lavoro, questo perché il lavoratore non è abituato al cosiddetto “rischio d’impresa” e dall’altra parte il datore di lavoro ritiene che la presenza di simili figure nella compagine sociale possa portare una certa rigidità nelle decisioni e nella governance in generale.
Assegnazione di strumenti finanziari a amministratori, dipendenti e collaboratori continuativi:
Ai sensi dell’art.27, comma 1 e 2, del D.179/2012, gli amministratori, i dipendenti e i collaboratori continuativi delle start-up innovative e dell’incubatore certificato possono essere remunerati mediante l’attribuzione di strumenti finanziari emessi da medesimi soggetti con i quali intrattengono il proprio rapporto di lavoro.
Per “soggetti beneficiari” si fa riferimento a
lavoratori legati da un rapporto di lavoro dipendente, anche se a tempo determinato o part-time
collaboratori continuativi, ovvero tutti gli altri soggetti, inclusi i lavoratori a progetto e esclusi i prestatori d’opera e servizi
Per “strumenti finanziari” devono intendersi tutti gli incentivi attribuiti mediante l’assegnazione di
strumenti finanziari partecipativi emessi o diritti assegnati
Il Decreto 179/2012, prevede che i redditi di lavoro derivanti dall’assegnazione dei suddetti strumenti finanziari non concorrono a formare il reddito imponibile.
Assegnazione di strumenti finanziari a prestatori di opera e servizi:
L’art.27, comma 4, del Decreto 179/2012, dispone che a fronte dell’apporto di prestazioni di opere e servizi o a titolo di compensazioni di crediti maturati per la prestazione degli stessi, anche se di natura professionale, possono essere attribuite azioni, quote o altri strumenti finanziari partecipativi (work for equity). Così facendo, una start-up innovativa può remunerare una collaborazione esterna consentendo al fornitore, di diventare socio oppure titolare di strumenti finanziari partecipativi della società. Per il work for equity è necessario disporre preliminarmente di uno statuto sociale che disciplina l’emissione di strumenti finanziari partecipativi a fronte dell’apporto di opere e servizi.
Agevolazioni per l’assunzione di personale altamente qualificato:
L’art.27bis del Decreto 179/2012 prevede alcune semplificazioni per le start-up innovative o incubatore certificato che intende accedere al credito d’imposta per l’assunzione di personale altamente qualificato.
Il beneficio corrispondente al 35%, con un limite massimo di € 200.000,00 annui ad impresa, del costo aziendale sostenuto per le assunzioni a tempo indeterminato di
personale in possesso di un dottorato di ricerca universitaria conseguito presso un’università italiana o estera se riconosciuta equipollente in base alla legislazione vigente in materia;
Incentivi fiscali a sostegno delle start-up:
L’art.29 del Decreto 179/2012 rappresenta il quadro di riferimento degli incentivi fiscali a sostegno degli investimenti in start-up innovative. L’incentivo fiscale si applica:
ai soggetti passivi IRPEF di cui al titolo I del TUIR,
ai soggetti passivi IRES, di cui al titolo II del TUIR, che effettuano un investimento agevolato in una o più start-up innovative.
L’investimento può avvenire direttamente ad opera del contribuente o indirettamente tramite organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) che investono prevalentemente in start-up innovative (ovvero detengono azioni o quote di start-up innovative di valore almeno pari al 70% del valore complessivo degli investimenti in strumenti finanziari risultanti dal rendiconto di gestione o dal bilancio chiuso nel corso dell’anzidetto periodo d’imposta).
ai conferimenti in denaro iscritti alla voce del capitale sociale e alla riserva da sovrapprezzo di azioni;
agli investimenti in quote degli OICR che investono prevalentemente in start-up innovative;
Soggetti passivi IRPEF (ovvero, persone fisiche). L’agevolazione consiste in una detrazione del 30% della somma investita nel capitale. Oggi l’investimento non può eccedere 1.000.000 € con un risparmio d’imposta annuo pari a 300.000€ (mentre prima l’investimento massimo era 500.000 € e l’aliquota del 19%).
Deduzione IRES:
Soggetti passivi IRES (ovvero, esercenti professionali, enti non commerciali, imprenditori individuali, società semplici e imprese famigliari). Il beneficio consiste, che in caso di investimento in start-up si ottiene una deduzione del 30% della somma investita nel capitale sociale di una start-up. L’investimento non può eccedere, in ciascun periodo d’imposta, l’importo di € 1.800.000 con un risparmio di imposta massimo annuo per soggetto pari a (1.800.000*30%*24%) € 129.600, considerata l’attuale aliquota del 24% (fino al 2016, il risparmio massimo annuo era 1.800.000*20%*27,5% = 99.000€).
Il termine minimo di mantenimento dell’investimento è aumentato a 3 anni
Al fine di evitare duplicazioni fittizie di investimento e di garantire, al contempo, l’immissione di nuovi capitali nelle start-up innovative sono espressamente esclusi dall’agevolazione fiscale i soggetti stessi beneficiari degli investimenti agevolati e i soggetti deputati a promuovere tali investimenti, ossia:
gli incubatori certificati,
gli OICR e le altre società di capitali che investono prevalentemente in start-up innovative.
Società di comodo e in perdita sistemica:
Alle start-up innovative non si applicano le disposizioni in materia di società di comodo (Art.30 della L.724/94) e di società in perdita sistemica (Art.2, comma 36decies, 36duodecies del D.L.138/2011).
Nel dettaglio, la non applicazione della disciplina della società non operativa comporta che per tutto il periodo in cui la società ha i requisiti per qualificarsi quale start-up innovativa la stessa non è tenuta ad effettuare il test di operatività. Nel periodo successivo a quello in cui viene meno la qualifica di start-up innovativa, la società è, invece, tenuta, all’effettuazione del test di operatività.
Allo stesso modo, alle start-up innovative non si applica la disciplina delle società in perdita sistematica per tutto il periodo in cui mantengono i requisiti per qualificarsi come start-up innovativa. Quindi “triennio di osservazione” ai fini dell’applicazione della disciplina delle società in perdite sistematica decorre dal periodo di imposta successivo a quello in cui viene meno la qualifica di start-up innovativa.
Le start-up innovative costituite in forma di S.r.l. possono costituire oggetto di offerta al pubblico di prodotti finanziari, anche attraverso i portali per la raccolta di capitali on-line. Si precisa che l’attività di gestione di portali per la raccolta di capitali per le start-up innovative è riservata alle imprese di investimento e alle banche autorizzate ai relativi servizi di investimento, nonché ai soggetti iscritti in un apposito registro tenuto dalla Consob.
La principale criticità che si trova ad affrontare una start-up è senz’altro il reperimento di finanziamenti necessari per l’avvio dell’attività e quindi la nascita e lo sviluppo dell’impresa nella delicatissima fase in cui ci sono certamente costi da sostenere.
Le normali modalità d’investimento (credito bancario, business angel e venture capital) sono certamente attuabili, ma richiedono comunque un grado di “maturità” della start-up più o meno avanzato.
Lo strumento del crowdfunding è stato introdotto in Italia con il Decreto Legge 18 ottobre 2012, n.179 recante “ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” (c.d. Decreto Crescita bis), coordinato con la legge di conversione 17 dicembre 2012, n.221 e quella del 18 dicembre 2012, n.294. Il Decreto 179/2012 ha introdotto, in Italia, la possibilità di costituire portali online per la raccolta di capitali di rischio (art.30), assegnando alla CONSOB, il compito di emanare la disciplina tramite portali online.
Il crowdfunding (dall’inglese crowd, folla e funding, finanziamento) definisce un processo per cui un gruppo di persone finanzia un progetto ideato da altre persone o da organizzazioni di vario genere. In altre parole, si può riassumere il concetto come una “colletta” fatta tramite la rete internet.
L’Italia è il primo paese in Europa ad essersi dotato di una normativa specifica e organica relativa al solo equity crowdfunding. La Consob ha adottato un nuovo Regolamento n.18592 del 26 giugno 2013 “Regolamento sulla raccolta di capitali di rischio da parte di start-up innovative tramite portali online”.
Accesso semplificato al fondo di garanzia per le PMI:
Con l’articolo 30, comma 6, del D.L. 179/2012 il legislatore ha previsto per le start-up innovative e per gli incubatori certificati il ricorso in forma gratuita e con modalità semplificate al Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese. Il Fondo è stato istituito con lo scopo di favorire l’accesso al credito da parte delle PMI; l’intervento del fondo si sostanzia nella concessione di una garanzia pubblica che permetta alla PMI di ottenere finanziamenti da parte degli intermediari finanziari. La garanzia diretta del Fondo può coprire fino all’80% dell’ammontare dell’esposizione per capitale, interessi, contrattuali e di mora, fino ad un massimo di 2.500.000 €. Le richieste di garanzia indirizzate al Fondo sono valutate dal Comitato di gestione, il quale deve assegnare priorità assoluta alle richieste presentate dalle start-up e dagli incubatori.
Servizi per l’internazionalizzazione ICE:
Le start-up innovative rientrano tra le imprese destinatarie dei servizi forniti dall’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane (ICE) e dal Desk Italia (Sportello unico attrazione investimenti esteri). Entrambe le istituzioni hanno ad oggetto l’internazionalizzazione delle imprese italiane: in particolare l’ICE ha il compito di “agevolare, sviluppare e promuovere i rapporti economici e commerciali italiani con l’estero”, mentre il Desk Italia svolge funzioni di coordinamento “per gli investitori esteri che manifestino un interesse (…) alla realizzazione in Italia di investimenti (…) di rilevante impatto economico e significativo interesse per il Paese”. In attuazione di tale previsione legislativa l’ICE ha emesso la “Carta servizi Startup” che prevede a favore delle start-up innovative di registrare presso la sezione speciale del Registro delle Imprese, uno sconto pari al 30% sulle tariffe dei servizi erogati dall’ICE.
Crisi, fallimento (FAIL FAST)
La start-up innovativa non è soggetta alle procedure concorsuali previste dalla legge fallimentare, bensì è sottoposta all’accordo di ristrutturazione dei debiti e la liquidazione del patrimonio. Tali procedure sono state introdotte per porre rimedio alle situazioni di sovra-indebitamento che si manifestano qualora si verifichi “una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, nonché la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni”.
Italia Startup Visa e #ISVsurvey
Per quanto riguarda l’attrazione di lavoratori altamente qualificati attraverso il rilascio di visti d’ingresso, è stato creato uno speciale Visto start-up “per chi sceglie di costituire una start-up innovativa in Italia e assicura un piano di impresa e una disponibilità minima di fondi”. In particolare il Visto start-up può essere richiesto da “cittadini stranieri extra-UE che intendono costituire ed avviare sul territorio italiano un’impresa start-up, anche avvalendosi dei servizi di accoglienza offerti dagli incubatori certificati”.
Per ottenere il Visto è necessario presentare alla Rappresentanza diplomatico-consolare competente una precisa documentazione. Per la valutazione dei progetti di start-up innovative richiedenti, il visto viene costituito un comitato tecnico “Italia Startup Visa” il quale è chiamato altresì a verificare la documentazione fornita dal richiedente.
Il MISE nel 2016 ha avviato una rilevazione chiamata #ISVsurvey, tesa a monitorare gli sviluppi dell’esperienza dei beneficiari del visto startup. Una sintesi dei risultati di questo sondaggio, rimasto finora a uso interno, viene pubblicata nell’ambito di questa Relazione per la prima volta. Molteplici sono le aree tematiche toccate dalla survey.
Come previsto dal decreto, il MISE nel 2015 ha aperto lo sportello per Smart&Start Italia, il programma di finanza agevolata diretto alle start-up innovative localizzate su tutto il territorio nazionale gestito da Invitalia. Tale dotazione è dedicata al finanziamento di progetti a forte contenuto tecnologico presentati da startup innovative, inerenti l’economia digitale o tesi alla valorizzazione della ricerca. I progetti devono prevedere programmi di spesa di importo compreso tra 100 mila e 1,5 milioni di euro per beni di investimento e per costi di gestione. Il finanziamento consiste in un mutuo a tasso zero per il 70% dell’ammontare dell’investimento. La quota coperta dal finanziamento agevolato raggiunge l’80% nel caso in cui le compagini sociali siano composte in maggioranza da donne o da under 36, o annoverino un dottore di ricerca di rientro dall’estero. Se le start-up innovative destinatarie sono localizzate in una regione meridionale (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia) o nell’area del cratere sismico aquilano, il 20% del finanziamento viene concesso a fondo perduto.
Visto di conformità per compensazione dei crediti IVA
Il recente decreto Investment Compact ha innalzato per le start-up innovative la soglia oltre la quale deve essere richiesto il visto di conformità per la compensazione dei crediti IVA. Tale obbligo impone, al soggetto che intenda avvalersi della compensazione dei crediti IVA, l’apposizione del “visto di conformità” per gli importi superiori ai 15.000€. Il visto di conformità è una certificazione rilasciata da un professionista abilitato il quale attesta la correttezza e veridicità del credito vantato.
La legge di stabilità 2015 ha introdotto il regime di Patent box che consiste nell’opzione di assoggettare i redditi derivanti dall’utilizzo di alcuni beni immateriali ad un regime di tassazione agevolata. Attraverso il regime di Patent box le imprese possono optare per escludere da tassazione il 50% dei redditi derivanti dallo sfruttamento della proprietà intellettuale. Il patent box si applica dal 2015 per un periodo di 5 anni ed è irrevocabile; è tuttavia prevista la possibilità di rinnovo per un ulteriore quinquennio. La percentuale di detassazione del 50% sarà applicata a partire dal 2017 mentre nel 2015 la percentuale sarà pari al 30%, e nel 2016 al 40%.
Con tale intervento normativo il legislatore ha inteso perseguire un triplice scopo:
“incentivare la collocazione in Italia dei beni immateriali attualmente detenuti all’estero da imprese italiane o estere;
incentivare il mantenimento dei beni immateriali in Italia (o meglio, evitarne la ri-localizzazione all’estero);
favorire l’investimento in attività di ricerca e sviluppo”