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Timestamp: 2020-02-20 04:30:00+00:00
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Art. 355 codice penale - Inadempimento di contratti di pubbliche forniture - Brocardi.it
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Articolo 355 Codice penale
Dispositivo dell'art. 355 Codice penale
Chiunque, non adempiendo gli obblighi (1)che gli derivano da un contratto di fornitura concluso con lo Stato, o con un altro ente pubblico, ovvero con un'impresa esercente servizi pubblici o di pubblica necessità, fa mancare, in tutto o in parte, cose od opere, che siano necessarie a uno stabilimento pubblico o ad un pubblico servizio, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a centotre euro.
La pena è aumentata [64] se la fornitura concerne:
Se il fatto è commesso per colpa [43], si applica la reclusione fino a un anno, ovvero la multa da cinquantuno euro a duemilasessantacinque euro.
Le stesse disposizioni si applicano ai subfornitori, ai mediatori e ai rappresentanti (2) dei fornitori, quando essi, violando i loro obblighi contrattuali, hanno fatto mancare la fornitura [251, 356 4, 32quater] (3).
(1) La norma rinvia al concetto civilistico di inadempimento contrattuale, dunque sia nella forma totale sia in quello parziale. Secondo alcuni autori tuttavia ciò non sarebbe sufficiente, dovendo anche derivare dall'inadempimento l'evento di pericolo rappresentato dalla mancanza di cose o opere necessarie.
(2) Il reato attiene alla fase di esecuzione del contratto quindi la qualità di rappresentante deve essere riferita non solo al momento della stipulazione, ma anche in quello successivo dell'esecuzione del contratto, come chiarito dalla Cassazione nella sen. 19 dicembre 1991, n. 12889.
Si tutela il buon andamento della P.A. minacciato dall'inadempimento ed in relazioni a particolari contratti di rilevante interesse pubblico, aventi ad oggetto determinati beni.
Spiegazione dell'art. 355 Codice penale
La fattispecie in esame punisce una condotta che, se non avesse come parte contrattuale lo Stato, realizzerebbe unicamente una forma di responsabilità civilistica.
Il bene giuridico tutelato è il buona andamento della pubblica amministrazione e, più nello specifico, il regolare funzionamento dei servizi pubblici e dei pubblici stabilimenti.
Esso è un reato proprio, dato che può essere commesso solamente da chi sia vincolato contrattualmente con lo Stato, con un ente pubblico o con un'impresa esercente un servizio di pubblica necessità, e quindi dal fornitore, dal subfornitore, dal mediatore e dal rappresentante.
Il contratto di fornitura assurge a presupposto del reato, non intendendosi però uno specifico tipo di contratto, ma, più in generale, ogni strumento contrattuale destinato a fornire alla P.A. cose o servizi ritenute necessarie.
Di fondamentale importanza è la considerazione secondo cui è irrilevante l'adempimento totale o parziale, in quanto, essendo un reato di pericolo, l'inadempimento è punito solo se determini in concreto la mancanza di cose od opre necessarie alla pubblica amministrazione.
Da ultimo, si precisa che la norma punisce diversamente il fatto commesso con dolo e quello commesso con mera colpa, prevedendo altresì delle circostanze aggravanti speciali qualora la fornitura abbia d oggetto sostanze alimentari o medicinali, cose od opere destinate alla comunicazione, all'equipaggiamento o all'armamento delle forze armate, o ad ovviare ad un comune pericolo o ad un pubblico infortunio.
Massime relative all'art. 355 Codice penale
Cass. pen. n. 23819/2013
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 23819 del 31 maggio 2013)
Cass. pen. n. 7033/2010
Integra il delitto di inadempimento di contratti di pubbliche forniture colui che, contrariamente a quanto stabilito dal capitolato sottoscritto, fornisca alla P.A. un'ambulanza con autista, ma non il personale abilitato al servizio di pronto soccorso destinato ad operare sul mezzo e la cui presenza doveva considerarsi invece essenziale per il corretto svolgimento del servizio pubblico di trasporto dei degenti in condizioni di sicurezza.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7033 del 22 febbraio 2010)
Cass. pen. n. 47194/2004
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 47194 del 6 dicembre 2004)
Cass. pen. n. 1174/1999
Ai fini della sussistenza della fattispecie criminosa del reato di inadempimento di contratti di pubbliche forniture di cui all'art. 355 c.p., l'appaltatore non può giustificare il suo inadempimento adducendo il fatto che la pubblica amministrazione non abbia accordato la revisione dei prezzi quando risulti che l'appaltatore stesso (nel caso: del servizio di nettezza urbana) non abbia mai sollevato eccezione ai sensi dell'art. 1460 c.c. e che il capitolato speciale di appalto preveda che la ditta non può sospendere il servizio o rifiutare la sua continuazione per nessuna ragione.
Per integrare la fattispecie obiettiva del reato previsto dall'art. 355 c.p. non basta il mero inadempimento degli obblighi sorgenti dal contratto di fornitura stipulato con la pubblica amministrazione, ma occorre altresì che, per effetto dell'inadempimento, vengano a mancare, in tutto o in parte, le cose od opere «necessarie» allo stabilimento o al servizio pubblico. Si deve pertanto affermare che la norma incriminatrice configura un reato di evento mediante omissione, in quanto l'inadempimento contrattuale è punito solo se determini l'evento di pericolo costituito dalla mancanza di cose od opere «necessarie» alla pubblica amministrazione. (Nella specie si sono ritenute necessarie per il corretto servizio di nettezza urbana le attività di svuotamento dei cassonetti in varie zone della città, non eseguite per più giorni consecutivi, con conseguente degrado dell'ambiente sotto il profilo igienico-sanitario).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1174 del 28 gennaio 1999)
Cass. pen. n. 13002/1998
In tema di inadempimento di contratti di pubbliche forniture, l'espressione «fornitura» di cui all'art. 355 c.p. deve intendersi riferita sia a cose sia a opere, e quindi anche a quel facere costituito dalle prestazioni di attività lavorative e tecniche di un'impresa, volte ad assicurare il soddisfacimento delle finalità sottese al servizio pubblico.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 13002 del 11 dicembre 1998)
Cass. pen. n. 9525/1998
Alla stregua della lettera e della ratio della fattispecie di inadempimento di contratti di pubbliche forniture, descritta dall'art. 355 c.p., il requisito della necessità delle cose od opere per uno stabilimento pubblico o per un pubblico servizio deve essere inteso in senso assoluto, e non relativo, come esprimente cioè l'esigenza che le cose od opere costituiscano in via immediata il bene attraverso il quale vengono soddisfatte le necessità del pubblico stabilimento o del pubblico servizio. (Fattispecie in cui è stato escluso il requisito della necessità, come sopra precisato, in relazione a un contratto di appalto concernente la manutenzione del patrimonio edilizio dell'ATER - Azienda Territoriale Edilizia Residenziale di Firenze - la cui attività istituzionale consisteva nella realizzazione di complessi immobiliari da assegnare a cittadini).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9525 del 21 agosto 1998)
Cass. pen. n. 12889/1991
Il reato di inadempimento di contratti di pubbliche forniture, previsto dall'art. 355 c.p., appartiene alla categoria dei reati propri, configurabili solo se il loro autore rivesta quella particolare qualificazione o si trovi in quella particolare posizione richiesta dalla norma incriminatrice e rispetto ai quali la partecipazione di altri soggetti è concepibile solo a titolo di concorso.
Tra le varie posizioni tipiche del soggetto attivo del reato di inadempienza di contratti di pubbliche forniture, l'ultimo comma dell'art. 355 c.p. indica anche quella di rappresentante. Peraltro, ponendosi la condotta criminosa del reato de quo nella fase di adempimento del contratto di pubblica fornitura, la qualità di rappresentante deve essere riferita non al fatto puro e semplice della stipulazione negoziale a nome e per conto del contraente, che può rimanere senza ulteriori sviluppi, ma all'esecuzione del contratto stesso, quando questa sia stata affidata dall'obbligato alla fornitura ed un altro soggetto con autonomia gestionale.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 12889 del 19 dicembre 1991)