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Timestamp: 2017-01-24 19:21:50+00:00
Document Index: 39955296

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 17', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 122 del 12.08.2005
Istanza d'interpello - Art. 7, comma 4, lettera d), del D.P.R. 26 ottobre
1972, n. 633 - XY
l'interpretazione dell'art. 7 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633,
La XY, società di diritto ..... operante nel settore
dell'elettronica di sicurezza in ambito commerciale e industriale,
manifestando l'intenzione di svolgere la propria attività anche in Italia
per conto di soggetti passivi d'imposta in Italia, chiede di conoscere il
corretto trattamento tributario, ai fini IVA, dei servizi che intende rendere.
Nello specifico, le prestazioni riguarderanno le
attività di "testing e certificazioni di sicurezza" e di "follow up service" dirette
a) valutare, attraverso prove e test di laboratorio condotte da
tecnici ed ingegneri specializzati, la conformità dei prodotti e delle
apparecchiature elettroniche esaminate a determinati requisiti e standard di
sicurezza imposti dalle norme vigenti in ambito nazionale e internazionale e
al rilascio di certificazione comprovante la loro idoneità;
b) effettuare ispezioni e controlli periodici presso i soggetti che
hanno ottenuto la certificazione di sicurezza, al fine di accertare il
mantenimento dei requisiti richiesti e di aggiornare i medesimi in relazione a intervenute modifiche delle disposizioni di legge.
La qualificazione delle prestazioni rese rileva al fine di stabilire
il corretto trattamento fiscale in materia d'IVA; in particolare, viene
chiesto se i servizi appena descritti rientrino tra le prestazioni, comprese le perizie, di cui all'art. 7, quarto comma, lettera b), del D.P.R. n. 633
del 1972, per le quali rileva il luogo in cui sono rese, ovvero tra le
attività di consulenza ed assistenza tecnica o legale di cui alla lettera
d) della medesima norma, imponibili ai fini dell'Iva nel luogo di residenza
La società istante dichiara, inoltre, di riservarsi di svolgere le
suddette attività per il tramite di società italiane esperte nel settore.
L'istante ritiene che le attività di testing, certificazione e
quella di follow up service siano riconducibili nel novero delle prestazioni
di consulenza e assistenza tecnica di cui all'art. 7, quarto comma, lettera d), del D.P.R. n. 633 del 1972, atteso che entrambe le fattispecie
- postulano un'elevata specializzazione tecnica dei soggetti che partecipano allo svolgimento delle suddette prestazioni;
- sono dirette a valutare determinate caratteristiche non
dell'esemplare sottoposto a test, ma della tipologia dei prodotti in cui lo
stesso è ricompreso non potendosi, pertanto, qualificare come prestazioni relative al bene sottoposto a prova;
- si sostanziano nella produzione di relazioni nelle quali si
fornisce un giudizio sulla conformità dei prodotti ai requisiti di
sicurezza richiesti (attività di testing e di certificazione) e sul
mantenimento nel tempo dei suddetti requisiti (attività di follow up).
Pertanto, l'istante ritiene che le attività in oggetto si
configurino come servizi di assistenza o consulenza tecnica di cui
all'articolo 9.2, lettera e), della sesta direttiva IVA 77/388/CEE, recepito
nell'ordinamento interno con l'art. 7, quarto comma, lettera d), del D.P.R.
n. 633 del 1972 per le quali i relativi obblighi di fatturazione dovranno
essere adempiuti dalle società clienti ai sensi dell'art. 17, comma 3, del
citato decreto IVA.
L'art. 7, comma 4, lettera b), del D.P.R. n. 633 del 1972 stabilisce,
in tema di territorialità, che, ai fini dell'imposizione dell'IVA, le
prestazioni di servizi relativi a beni mobili materiali rilevano nello Stato
in cui sono eseguite.
La successiva lettera d) detta, invece, un diverso criterio per le
prestazioni di consulenza e assistenza tecnica o legale le quali rilevano,
in linea generale, nel paese del committente del servizio, se soggetto
L'Amministrazione finanziaria negli ultimi anni ha emanato diversi
documenti di prassi, cercando di individuare gli elementi che caratterizzano
una prestazione come "servizio di consulenza"; in detta prassi è stata data
una certa rilevanza all'effettuazione, da parte del prestatore, di
valutazioni di ordine soggettivo, anche di alta specializzazione tecnica,
che si estrinseca in giudizi, precisazioni, chiarimenti e pareri.
Al fine di qualificare correttamente la fattispecie in esame, torna
utile comunque richiamare la sentenza della Corte di Giustizia CE del 6
marzo 1997, causa C-167/95, Z, nella quale è stato precisato che la nozione di perizia "corrisponde (...) all'esame fisico o all'analisi
dell'autenticità di un bene, al fine di procedere ad una stima del suo
valore o a una valutazione dei lavori da compiere o della gravità di un
danno sofferto".
In tal senso, la definizione di "perizia" fornita dall'Organo
comunitario risulta ancorata ad una valutazione effettuata in merito agli
elementi di fatto che caratterizzano uno specifico bene.
Inoltre, la Commissione europea, nel documento di lavoro n. 152
recepito dal Comitato consultivo IVA nel corso della 31esima riunione del
27-28 gennaio 1992, ha espresso l'opinione, condivisa dalla rappresentanza italiana in seno al comitato stesso, che i servizi di analisi di campioni di
prodotti farmaceutici si inquadrano tra i servizi di consulenza, considerato
che l'analisi "comprende sia un'opera valutativa (atteso che la sostanza che
costituisce il campione deve essere analizzata) sia un'opera intellettuale
il cui scopo va oltre l'effettivo campione, in vista dell'effettuazione di
uno studio che stabilisca se il prodotto che si intende commercializzare su
larga scala rispetti gli standard in vigore nel relativo mercato".
Tenendo opportunamente conto degli orientamenti espressi in sede
comunitaria si può, quindi, affermare che la perizia (rientrante fra i
servizi relativi a beni mobili materiali di cui all'art. 7, quarto comma, lettera b) del D.P.R. n. 633 del 1972) si sostanzia in prestazioni che
comportano valutazioni circoscritte allo specifico bene esaminato, restando esclusa ogni analisi di
utilità prospettica; essa, in definitiva, è diretta ad individuare oggettivamente concreti elementi di fatto di un
determinato bene mobile materiale o immobile, in relazione al loro valore,
quantità e qualità (vedi, da ultimo, la risoluzione del 23 maggio 2002, n. 153) senza possibilità di estendere le medesime considerazioni ad altri
elementi della stessa specie.
I servizi di consulenza di cui all'art. 7, quarto comma, lettera d),
dello stesso decreto, invece, implicano anche valutazioni su fatti o
circostanze connessi con l'utilizzo della categoria di beni cui il campione
si riferisce, a fini di commercializzazione o per altri scopi e, di norma,
producono risultati validi per la totalità del prodotto dal quale è stato estratto il campione.
Con riferimento alla fattispecie in questione, si è
una prestazione complessa che prevede l'analisi effettuata su campioni di
prodotti al fine di verificarne la rispondenza agli standard di qualità
richiesti dalla normativa in vigore e, quindi, un'attività di follow up
service consistente nello svolgimento di visite ispettive periodiche di
aggiornamento della certificazione di qualità precedentemente ottenuta. La
prestazione unitariamente considerata, quindi, va oltre l'analisi diretta ad
individuare oggettivamente i concreti elementi di fatto di un determinato
bene, fino a sostanziarsi in valutazioni che impattano sull'utilizzo del
bene esaminato, a valere per l'intera tipologia di beni prodotti dal
committente del servizio.
Conseguentemente, alla luce di quanto sopra, si può affermare che i
servizi in questione - sia quelli resi dalla istante nei confronti di
soggetti residenti in Italia, sia quelli prestati da società italiane terze
nei confronti dell'istante stessa - sono inquadrabili tra i "servizi di
consulenza" da assoggettare a tassazione secondo le previsioni contenute
nell'art. 7, quarto comma, lett. d) del D.P.R. n. 633 del 1972.
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