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Timestamp: 2020-04-08 06:46:16+00:00
Document Index: 100778752

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 82', 'art. 117', 'art. 360', 'art. 2', 'art. 2697', 'art. 36', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 3478 del 09/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3478 del 09/02/2017
Cassazione civile, sez. lav., 09/02/2017, (ud. 24/11/2016, dep.09/02/2017), n. 3478
sul ricorso 10714/2011 proposto da:
N.R., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,
avverso la sentenza n. 229/2011 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 17/02/2011 R.G.N. 6406/2009;
Con sentenza depositata il 17/2/2011 e notificata il 19/3/2011 la Corte d’appello di Roma confermava la pronuncia con cui il Tribunale della stessa sede aveva respinto la domanda proposta da N.R. di accertamento dell’esistenza d’un rapporto di lavoro a tempo indeterminato alle dipendenze di Poste Italiane S.p.A. previa declaratoria di nullità del termine apposto al contratto stipulato tra le parti in relazione al periodo 30/615/9/06 ai sensi del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 2, comma 1 bis.
Per la cassazione della sentenza ricorre la lavoratrice affidandosi a due motivi.
1.1 Con il primo motivo il ricorso lamenta violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 2 comma 1 bis, della direttiva 99/70/CE e della clausola n. 8 par. 3 dell’accordo quadro 18.3.99 per violazione del principio di non regresso; violazione e falsa applicazione dell’art. 1, comma 3 Regolamento CE n. 1/03 perchè la norma della L. n. 368 del 2001, art. 2, comma 1 bis integra abuso di posizione dominante ex art. 82 del Trattato Ce in violazione degli artt. 85 e 86 dello stesso Trattato tale da imporre al giudice nazionale la sua disapplicazione; violazione e falsa applicazione della Legge Comunitaria n. 422 del 2000, nonchè dell’art. 117 Cost., comma 1. Ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
7. Con il secondo motivo si deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 2, comma 2 e dell’art. 2697 c.c., ex art. 36 c.p.c., comma 1, n. 3.
Si critica la sentenza impugnata per aver ritenuto che “la violazione del limite percentuale del 15% intanto potrebbe incidere sulla validità del contratto a termine in quanto proprio l’assunzione di cui si discute rientri tra quelle poste in essere dopo l’avvenuto superamento della percentuale consentita”. Si deduce, per contro, che nell’anno 2006 la società avrebbe superato il numero delle assunzioni a termine, sicchè anche sotto tale profilo, la sentenza impugnata si palesa censurabile.
8. La doglianza è inammissibile.
Diversamente da quanto argomentato da parte ricorrente, la corte distrettuale ha testualmente rilevato “che nessuna censura è stata mossa in ordine al rispetto del limite quantitativo del 15% nè è stata contestata la sussistenza delle ulteriori condizioni previste dalla legge (comunicazioni alle OO.SS…)”.
Va al riguardo richiamato il principio affermato da questa Corte, e che va qui ribadito, alla cui stregua qualora una determinata questione giuridica – che implichi un accertamento di fatto – non risulti trattata in alcun modo nella sentenza impugnata nè indicata nelle conclusioni ivi epigrafate, il ricorrente che riproponga tale questione in sede di legittimità, al fine di evitare una statuizione di inammissibilità per novità della censura, ha l’onere non solo di allegare l’avvenuta deduzione della questione innanzi al giudice di merito, ma anche di indicare in quale scritto difensivo o atto del giudizio precedente lo abbia fatto, onde dar modo alla Corte di cassazione di controllare “ex actis” la veridicità di tale asserzione, prima di esaminare nel merito la questione stessa (vedi, ex plurimis, di recente, Cass. 22/04/2016 n. 8206).