Source: http://www.quarryandconstructionweb.it/rubriche/collaborazioni/attivita-estrattive-di-idrocarburi-novita-e-limitazioni-a-seguito-della-emanazione-del-decreto-legge-135-2018.htm
Timestamp: 2019-07-18 23:27:44+00:00
Document Index: 31687600

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11']

Attività estrattive di idrocarburi: novità e limitazioni a seguito della emanazione del decreto legge 135/2018
SEI IN: Home »	COLLABORAZIONI » Attività estrattive di idrocarburi: novità e limitazioni a seguito della emanazione del decreto legge 135/2018
By A.N.I.M. Associazione Nazionale Ingegneri Minerari, delle Georisorse, delle Geotecnologie, dell’Ambiente e del Territorio on 22/02/2019 COLLABORAZIONI
Con decreto legge n. 135/2019 del 14 dicembre 2018, convertito con legge n. 12/2019 del 11 febbraio 2019 in materia di "Sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione", in sede di conversione è stato inserito l'art. 11 ter avente rubrica "Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee", che nulla ha a che vedere con il titolo della legge stessa, oltre che essere poco rappresentativo dei contenuti dell'articolo stesso.
In concreto, l'articolo 11 ter è finalizzato a limitare, per motivi di sostenibilità ambientale e sociale, le attività estrattive di idrocarburi in terraferma e in mare, e risulta da un compromesso in sede parlamentare tra le forze di governo, senza che della problematica sia stato in alcun modo discusso con gli stakeholders interessati.
Naturalmente la legge non evidenzia gli effettivi motivi che hanno portato il legislatore a limitare fortemente lo sviluppo futuro del settore estrattivo di idrocarburi liquidi e gassosi, che, però, si possono dedurre dalle dichiarazioni alla stampa dei proponenti: è obiettivo effettivo dell'art. 11 ter la limitazione delle attività estrattive e in particolare di quelle di ricerca, per impedire fenomeni negativi di impatto ambientale e di sfruttamento fortemente condizionato dalla convenienza economica dell'estrazione, in assenza di vantaggi sociali per le popolazioni interessate e con la conseguenza di aumentare l'effetto serra.
Non vi è stato un effettivo confronto tra le parti interessate, per cui non si sono potute sostenere con efficacia le ragioni di tipo economico e sociale che spingevano a favore dello sviluppo dell'attività estrattiva: a nulla sono valse le prese di posizione di alcune amministrazioni locali, sede di importanti attività economiche collegate alla stessa attività estrattiva, né dei rappresentanti datoriali e dei lavoratori del settore.
La stessa rubrica dell'articolo 11 ter farebbe pensare ad una transizione energetica verso un mondo decarbonizzato, in cui prevalgono significativamente le energie rinnovabili, salvo poi constatare che lo sviluppo di tali energie incontra ostacoli crescenti a livello locale in sede pianificatoria e autorizzativa.
Gli obiettivi e il contenuto della legge
L'intero articolo 11 ter trova fondamento e attuazione nella definizione, , del PiTESAI, Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee, che altro non è se non il Piano nazionale delle aree all'interno delle quali può essere effettuata l'attività di prospezione, di ricerca e di coltivazione degli idrocarburi, in terraferma e in mare. Il PiTESAI è da approvare entro diciotto mesi dall'entrata in vigore della legge di conversione.
I principi generali che devono essere rispettati in sede di approvazione del Piano sono quelli della "valorizzazione" della sostenibilità ambientale, economica e sociale delle aree individuate, tenendo conto delle peculiarità dei territori interessati; per quanto riguarda le attività in aree marine si deve tenere conto dell'ecosistema, della pescosità e delle rotte marine.
I principi cui deve rispondere il Piano appaiono tutti condivisibili, ancorché estremamente generici e quindi soggetti a interpretazioni e valutazioni le più disparate, per cui dovrà essere profuso il massimo impegno perché siano correttamente considerate tutte le problematiche e valutato l'interesse prioritario all'uso del territorio, senza penalizzare a priori le attività estrattive.
Si osserva che la pianificazione prevista dovrà necessariamente interessare le aree in cui si ritiene vi siano i giacimenti minerari, tenendo conto delle modalità di prospezione mineraria, ricerca mineraria, sia geofisica che mediante pozzi esplorativi, e di coltivazione: si tratta di tre modalità operative che hanno finalità ben specifiche, differenziati e conseguenti, interessanti aree e obiettivi minerari notevolmente differenti.
La prospezione mineraria, per sua natura, si applica ad aree molto vaste, dell'ordine di molte migliaia di chilometri quadrati, ed è difficilmente inquadrabile in una pianificazione anche di carattere generale, la ricerca mineraria può interessare vaste aree ma solo con interventi ridotti nel tempo e nella entità e può prevedere pozzi esplorativi che in termini areali possono limitarsi anche a un solo ettaro occupato per pozzo perforato, mentre la coltivazione, che usufruisce in parte delle infrastrutture della ricerca, interessa ridotte superfici per l'estrazione, con infrastrutture lineari per il trasporto e impianti pertinenziali per il trattamento degli oli o gas estratti.
Sarà ben difficile, in sede di PiTESAI, coniugare le esigenze minerarie di prospezione, ricerca e coltivazione: i risultati della prospezione condizionano la ricerca e quelli di quest'ultima la coltivazione.
Allo stato attuale ritengo che la Valutazione di Impatto Ambientale, la Valutazione di Incidenza e le autorizzazioni alla modifica dei vincoli eliminabili esistenti, insieme ad un progetto minerario rispettoso delle esigenze dello sviluppo sostenibile del territorio, adeguatamente valutato dagli Organi competenti, siano sufficienti ad assicurare la tutela di tutti gli interessi in gioco, senza necessità di una pianificazione territoriale di carattere generale.
Il termine di diciotto mesi per l'approvazione del PiTESAI costituisce un obiettivo del tutto aleatorio, per la complessità delle valutazioni da effettuare e degli attori che devono intervenire, anche con riferimento alla previsione della Valutazione Ambientale Strategica.
Occorre segnalare che già nel 2014 il decreto "Sblocca Italia" aveva previsto che il Ministero dello sviluppo economico predisponesse un decreto contenente un Piano delle aree in cui era consentita l'attività di prospezione, ricerca, coltivazione e stoccaggio del gas naturale in sotterraneo: la previsione circa la predisposizione di tale Piano era stata successivamente soppressa con successivo provvedimento legislativo.
Per quanto riguarda le attività estrattive in terraferma, in applicazione della Parte Seconda del Titolo V della Costituzione, il PiTESAI deve essere approvato a seguito di intesa con la Conferenza unificata: poiché le regioni e gli enti locali sostengono posizioni non uniformi in materia estrattiva di idrocarburi, sarà difficile una piena intesa, per cui ritengo probabile che il PiTESAI stesso dovrà limitarsi alle attività off-shore, la cui approvazione compete esclusivamente allo Stato.
L'art. 11 ter prevede, ancora, la sospensione dei procedimenti amministrativi in corso relativamente a permessi di prospezione e ricerca di idrocarburi per tutto il termine di redazione del PiTESAI, con l'aggiunta di ulteriori sei mesi, nel caso di mancata approvazione del Piano.
Nel caso particolare dei permessi di ricerca, il relativo procedimento amministrativo risulta estremamente complesso, per cui non è infrequente una durata del procedimento stesso di molti anni (presso il Ministero dello Sviluppo economico vi sono istanze in istruttoria anche da oltre dieci anni): la sospensione di tali procedimenti non sarebbe di eccessivo danno per gli operatori, ma pende su di loro l'incognita delle previsioni del PiTESAI, che potrebbe escludere le aree interessate dalla possibilità di prosieguo dell'iter autorizzativo.
Particolarmente problematica, invece, risulta la previsione circa la sospensione dei lavori di prospezione e ricerca per i permessi in corso, che comprometterebbe l'operatività delle aziende coinvolte, obbligate anche a mettere in sicurezza le aree interessate dalla ricerca mineraria: il blocco dei lavori di ricerca certamente avrà ripercussioni economiche notevoli, anche con richieste di giusto ristoro del danno subito, come danno emergente e lucro cessante. L'incertezza amministrativa potrà provocare, infine, una riduzione dell'interesse delle aziende estrattive di idrocarburi per le aree nazionali, con investimenti che sarebbero riorientati verso altri Stati, soprattutto della sponda orientale del mare Adriatico.
L'art. 11 ter non ostacola attualmente l'istruttoria delle istanze di concessione mineraria, che possono essere istruite normalmente, mentre le attività estrattive in corso possono continuare senza problemi, salvo non essere assoggettabili a proroga alla scadenza naturale qualora il PiTESAI preveda per le aree interessate l'esclusione delle attività minerarie.
Particolarmente rilevante risulta la previsione circa l'aumento di 25 volte dei canoni dei permessi di prospezione, ricerca e coltivazione. Certamente gli attuali canoni risultano particolarmente favorevoli per gli operatori, ma un aumento così rilevante rischia di creare difficoltà ai piccoli operatori minerari di permessi di ricerca, per l'onerosità economica in relazione a ridotti obiettivi di ricerca, e ai concessionari di giacimenti marginali o in fase di esaurimento, in quanto il valore della produzione potrebbe non compensare gli oneri richiesti.
L'aumento dei canoni è stato escluso per le concessioni di stoccaggio del gas naturale in sotterraneo.
Rilevo che quasi in contemporanea con il provvedimento legislativo di cui si parla, la gazzetta ufficiale dell'Unione Europea del 30/1/2019 riporta l'annuncio dell'Autorità del Petrolio e del Gas del Regno Unito della 31° tornata supplementare di concessione di licenze di esplorazione off-shore di petrolio e gas: le domande saranno esaminate alla luce di un approccio innovativo adottato per i programmi di lavoro del periodo iniziale delle licenze e integreranno la flessibilità combinando le fasi fino a un massimo di tre nello stesso periodo iniziale, che sarà della durata massima di nove anni.
Le previsioni legislative di cui all'art. 11 ter del decreto legge n. 135/2018 hanno certamente come obiettivo di assoggettare lo sviluppo dell'attività estrattiva di idrocarburi a livello nazionale a forti vincoli e limitazioni territoriali e ambientali, senza che siano emerse particolari motivazioni negative, dal punto di vista ambientale, economico o di non corretto sfruttamento minerario. La penalizzazione maggiore è legata allo stato di incertezza, amministrativo e produttivo, cui è costretto a dibattersi il settore, con il risultato di una inevitabile e consistente riduzione degli investimenti programmati.
L'occupazione, concentrata in alcune aree del territorio nazionale, ne risentirà, e a nulla sono valse le azioni di protesta e sensibilizzazione da molte parti intraprese.
Certamente saranno avviate azioni risarcitorie da parte degli operatori, dell'ordine di molte centinaia di milioni di euro, il cui destino non è possibile prevedere. E' auspicabile, in sede di applicazione della novità legislativa, un aggiustamento delle previsioni normative che, nel rispetto dei vincoli ambientali e della valorizzazione del territorio, permetta un adeguato sviluppo del settore estrattivo degli idrocarburi.
Occorre osservare, infine, che il settore degli idrocarburi, a livello comunicativo, soffre di un eccesso di autoreferenzialità. Certamente si ha ragione nell'evidenziare il ridotto impatto ambientale delle attività estrattive di idrocarburi, il basso indice di infortuni, l'importanza economica delle attività produttive interessate, la positiva e consistente ricaduta sulle amministrazioni locali delle royalties versate, ma occorre calarsi nelle singole realtà locali cercando di convincere della bontà delle proprie azioni il comune cittadino, parlando un linguaggio più comprensibile e accettando il confronto anche aspro con la società civile.
Rilevo, infine, che la "Proposta di piano nazionale integrato per l'energia e il clima" del 31 dicembre 2018, presentato dai Ministri dello sviluppo economico, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle infrastrutture, pur enfatizzando i principi dell'efficienza energetica, della decarbonizzazione e delle Fonti di Energie Rinnovabili (FER), prevede che al 2030 il 70% del fabbisogno energetico nazionale totale debba ancora essere ottenuto da materie prime fossili, che salirà all'80% per il settore dei trasporti. Ancora per molti anni sarà necessario estrarre e utilizzare le risorse energetiche fossili, che sono presenti, in quantità economicamente rilevanti, nel sottosuolo nazionale.
Per l'interesse della materia presso gli operatori si riporta integralmente il contenuto dell'art. 11 ter del decreto legge n. 135/2018
1. Entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, è approvato il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (PiTESAI), alfine di individuare un quadro definito di riferimento delle aree ove è consentito lo svolgimento delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sul territorio nazionale, volto a valorizzare la sostenibilità ambientale, sociale ed economica delle stesse.