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Timestamp: 2020-08-08 15:47:59+00:00
Document Index: 37606717

Matched Legal Cases: ['art. 267', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 17', 'art. 267', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 37', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 5']

Corte di Giustizia Europea, sez. III, Sentenza n. C-145-10 del 1 dicembre 2011 - Dirittodautore.it
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Nel procedimento C145/10,
avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 267 TFUE, dall’Handelsgericht Wien (Austria), con decisione 8 marzo 2010, pervenuta in cancelleria il 22 marzo 2010, nella causa
2 Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra la sig.ra Painer, fotografa indipendente, e cinque case editrici, vale a dire la Standard VerlagsGmbH (in prosieguo: la «Standard»), la Axel Springer AG (in prosieguo: la «Axel Springer»), la Süddeutsche Zeitung GmbH, la Spiegel&#8209;Verlag Rudolf Augstein GmbH & Co KG e la Verlag M. DuMont Schauberg Expedition der Kölnischen Zeitung GmbH & Co KG, in merito all’utilizzo, da parte di queste ultime, di fotografie di Natascha K.
3 L’Accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio, contenuto nell’allegato 1C dell’Accordo di Marrakech 15 aprile 1994, che istituisce l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), è stato approvato mediante la decisione del Consiglio 22 dicembre 1994, 94/800/CE, relativa alla conclusione a nome della Comunità europea, per le materie di sua competenza, degli accordi dei negoziati multilaterali dell’Uruguay Round (1986&#8209;1994) (GU L 336, pag. 1).
«Sono lecite le citazioni tratte da un’opera già resa lecitamente accessibile al pubblico, nonché le citazioni di articoli di giornali e riviste periodiche nella forma di rassegne […] stamp[a], a condizione che dette citazioni siano fatte conformemente ai buoni usi e nella misura giustificata dallo scopo».
10 Il trattato dell’OMPI sul diritto d’autore prevede, all’art. 1, n. 4, che le parti contraenti devono conformarsi agli artt. 1&#8209;21 nonché all’allegato della Convenzione di Berna.
«(…) la protezione delle opere fotografiche negli Stati membri è soggetta a regimi diversi; (…) per conseguire un’armonizzazione sufficiente della durata di protezione delle opere fotografiche, in particolare di quelle che per la loro natura artistica o professionale hanno rilievo nell’ambito del mercato interno, è necessario definire nella presente direttiva il livello di originalità richiesto; (…) un’opera fotografica ai sensi della convenzione di Berna deve essere considerata originale se è il risultato della creazione intellettuale dell’autore e rispecchia la personalità di quest’ultimo, indipendentemente da qualsiasi altro criterio quale il pregio o lo scopo; (…) è opportuno affidare la protezione delle altre fotografie alla legislazione nazionale».
28 La sig.ra Painer contrassegna, da oltre 17 anni, le fotografie da lei realizzate con il proprio nome. Tale contrassegno è stato apposto, nel corso del tempo, con modalità diverse, tramite adesivi e/o timbri su buste e passe&#8209;partout. Il suo nome e il suo indirizzo professionale sono sempre stati precisati in tali contrassegni.
4) Se l’art. 1, n. 1, della direttiva 2001/29, in combinato disposto con l’art. 5, n. 5, della stessa e l’art. 12 della Convenzione di Berna […], in considerazione, in particolare, dell’art. 1 del protocollo addizionale n. 1 alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali [firmata a Roma il 4 novembre 1950] e dell’art. 17 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, debba essere interpretato nel senso che le opere fotografiche e/o le fotografie, in particolare i ritratti fotografici, non godono di alcuna tutela o di una tutela “ridotta” del diritto d’autore in quanto, in considerazione della “riproduzione realistica”, offrono possibilità di creazione artistica troppo limitate».
46 A tale proposito, emerge da una giurisprudenza costante che l’esigenza di giungere ad un’interpretazione del diritto dell’Unione che sia utile per il giudice nazionale impone che quest’ultimo definisca l’ambito di fatto e di diritto in cui si inseriscono le questioni sollevate o che esso spieghi almeno le ipotesi di fatto su cui tali questioni sono fondate (v., in particolare, sentenze 17 febbraio 2005, causa C&#8209;134/03, Viacom Outdoor, Racc. pag. I&#8209;1167, punto 22; 12 aprile 2005, causa C&#8209;145/03, Keller, Racc. pag. I&#8209;2529, punto 29, nonché 6 dicembre 2005, cause riunite C&#8209;453/03, C&#8209;11/04, C&#8209;12/04 e C&#8209;194/04, ABNA e a., Racc. pag. I&#8209;10423, punto 45).
47 La Corte ha anche ribadito l’importanza dell’indicazione, ad opera del giudice nazionale, dei motivi precisi che l’hanno indotto ad interrogarsi sull’interpretazione del diritto dell’Unione e a ritenere necessario proporle questioni pregiudiziali. Così la Corte ha dichiarato che è indispensabile che il giudice nazionale fornisca un minimo di spiegazioni sui motivi della scelta delle disposizioni del diritto dell’Unione di cui chiede l’interpretazione e sul nesso che individua tra quelle disposizioni e la normativa nazionale applicabile alla controversia (v., in particolare, sentenze 21 gennaio 2003, causa C&#8209;318/00, Bacardi-Martini e Cellier des Dauphins, Racc. pag. I&#8209;905, punto 43, nonché ABNA e a., cit., punto 46).
58 Tuttavia, secondo una giurisprudenza costante, nell’ambito della cooperazione istituita in forza dell’art. 267 TFUE, spetta soltanto al giudice nazionale, cui è stata sottoposta la controversia e che deve assumersi la responsabilità dell’emananda decisione giurisdizionale, valutare, alla luce delle particolari circostanze della causa, sia la necessità di una pronuncia pregiudiziale per essere in grado di emettere la propria sentenza, sia la rilevanza delle questioni che sottopone alla Corte. Di conseguenza, se le questioni sollevate riguardano l’interpretazione del diritto dell’Unione, la Corte, in via di principio, è tenuta a pronunciarsi (v., sentenze 5 febbraio 2004, causa C&#8209;380/01, Schneider, Racc. pag. I&#8209;1389, punto 21; 30 giugno 2005, causa C&#8209;165/03, Längst, Racc. pag. I&#8209;5637, punto 31, nonché 16 ottobre 2008, causa C&#8209;313/07, Kirtruna e Vigano, Racc. pag. I&#8209;7907, punto 26).
59 Da ciò consegue che le questioni relative all’interpretazione del diritto dell’Unione proposte dal giudice nazionale nell’ambito del contesto di diritto e di fatto che egli individua sotto la propria responsabilità, del quale non spetta alla Corte verificare l’esattezza, godono di una presunzione di rilevanza. Il rigetto, da parte della Corte, di una domanda proposta da un giudice nazionale è possibile soltanto qualora appaia in modo manifesto che l’interpretazione del diritto dell’Unione richiesta non ha alcun rapporto con l’effettività o l’oggetto della causa principale, qualora la questione sia di tipo ipotetico o, ancora, qualora la Corte non disponga degli elementi di fatto e di diritto necessari per rispondere in modo utile alle questioni che le sono sottoposte (v., in particolare, sentenze 5 dicembre 2006, cause riunite C&#8209;94/04 e C&#8209;202/04, Cipolla e a., Racc. pag. I&#8209;11421, punto 25; 7 giugno 2007, cause riunite da C&#8209;222/05 a C&#8209;225/05, van der Weerd e a., Racc. pag. I&#8209;4233, punto 22, nonché Kirtruna e Vigano, cit., punto 27).
64 Tuttavia, non è in alcun modo fatto divieto al giudice nazionale di sottoporre alla Corte una questione pregiudiziale la cui risposta, secondo il parere delle convenute in via principale, non lasci adito a ragionevoli dubbi (v., in tal senso, sentenza 11 settembre 2008, cause riunite da C&#8209;428/06 a C&#8209;434/06, UGT&#8209;Rioja e a., Racc. pag. I&#8209;6747, punti 42 e 43).
74 Tale norma speciale, poiché deroga alla competenza generale del foro del domicilio del convenuto di cui all’art. 2 del regolamento n. 44/2001, è di stretta interpretazione, e non consente un’interpretazione che vada oltre le ipotesi prese in considerazione esplicitamente dal citato regolamento (v. sentenza 11 ottobre 2007, causa C&#8209;98/06, Freeport, Racc. pag. I&#8209;8319, punto 35 e giurisprudenza ivi citata).
78 D’altro lato, tale medesima norma non può, tuttavia, essere applicata in modo che consenta al ricorrente di citare in giudizio più convenuti al solo scopo di sottrarre uno di questi convenuti alla competenza dei giudici dello Stato in cui risiede (v., in tal senso, sentenze 27 settembre 1988, causa 189/87, Kalfelis, Racc. pag. 5565, punti 8 e 9, nonché 27 ottobre 1998, causa C&#8209;51/97, Réunion européenne e a., Racc. pag. I&#8209;6511, punto 47).
84 Alla luce delle considerazioni suesposte, si deve risolvere la prima questione dichiarando che l’art. 6, punto 1, del regolamento n. 44/2001 deve essere interpretato nel senso che non osta alla sua applicazione il mero fatto che domande formulate nei confronti di una pluralità di convenuti per violazioni del diritto d’autore di contenuto identico siano basate su fondamenti giuridici nazionali differenti in ogni Stato membro. Spetta al giudice nazionale valutare, alla luce di tutti gli elementi del fascicolo, la sussistenza del rischio di soluzioni incompatibili se dette domande fossero decise separatamente.
87 Per quanto riguarda, in primo luogo, la questione se le riproduzioni realistiche, e, in particolare, i ritratti fotografici, godano della protezione del diritto d’autore in forza dell’art. 6 della direttiva 93/98, occorre rilevare che la Corte ha già deciso, nella sentenza 16 luglio 2009, causa C&#8209;5/08, Infopaq International (Racc. pag. I&#8209;6569, punto 35), che il diritto d’autore può trovare applicazione solamente con riferimento ad un oggetto, come una fotografia, che sia originale nel senso che sia una creazione intellettuale dell’autore.
89 Orbene, ciò si verifica se l’autore ha potuto esprimere le sue capacità creative nella realizzazione dell’opera effettuando scelte libere e creative (v., a contrario, sentenza 4 ottobre 2011, cause riunite C&#8209;403/08 e C&#8209;429/08, Football Association Premier League e a., non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 98).
99 Alla luce di tutto quanto precede, occorre risolvere la quarta questione dichiarando che l’art. 6 della direttiva 93/98 deve essere interpretato nel senso che un ritratto fotografico può essere protetto, in forza di tale disposizione, dal diritto d’autore alla condizione, che spetta al giudice nazionale verificare in ogni caso di specie, che un siffatto ritratto costituisca una creazione intellettuale dell’autore che ne riflette la personalità e si manifesta attraverso le scelte libere e creative di quest’ultimo nella realizzazione di tale ritratto. Una volta accertato che il ritratto fotografico di cui trattasi presenta la qualità di un’opera, la tutela di quest’ultimo non è inferiore a quella di cui beneficia ogni altra opera, ivi comprese quelle fotografiche.
101 A tale proposito, è giocoforza constatare che le disposizioni della direttiva 2001/29 non indicano le circostanze nelle quali è possibile invocare un interesse di pubblica sicurezza per l’utilizzo di un’opera protetta, per cui gli Stati membri che decidono di prevedere una siffatta eccezione dispongono di un ampio potere discrezionale a tale proposito (v., per analogia, sentenza 16 giugno 2011, causa C&#8209;462/09, Stichting de Thuiskopie, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 23).
102 Infatti, tale potere discrezionale, da un lato, è conforme al concetto secondo cui ogni Stato membro è nella posizione migliore per identificare, conformemente ai suoi bisogni nazionali, le necessità di pubblica sicurezza alla luce di considerazioni di ordine storico, economico, giuridico o sociale che gli sono proprie (v., per analogia, sentenza 16 dicembre 2008, causa C&#8209;213/07, Michaniki, Racc. pag. I&#8209;9999, punto 56).
103 Dall’altro lato, tale potere discrezionale è conforme alla giurisprudenza della Corte secondo la quale, in assenza di criteri sufficientemente precisi in una direttiva per delimitare gli obblighi da essa derivanti, spetta agli Stati membri determinare, nell’ambito del loro territorio, i criteri più pertinenti per assicurare il rispetto di quest’ultima (v., in tal senso, sentenze 6 febbraio 2003, causa C&#8209;245/00, SENA, Racc. pag. I&#8209;1251, punto 34, e 16 ottobre 2003, causa C&#8209;433/02, Commissione/Belgio, Racc. pag. I&#8209;12191, punto 19).
105 A tale proposito occorre rilevare, in primo luogo, che, secondo la giurisprudenza costante, nell’adottare provvedimenti di attuazione di una regolamentazione dell’Unione, le autorità nazionali sono tenute ad esercitare il proprio potere discrezionale nel rispetto dei principi generali del diritto dell’Unione, tra i quali si annovera il principio di proporzionalità (v., in particolare, sentenze 20 giugno 2002, causa C&#8209;313/99, Mulligan e a., Racc. pag. I&#8209;5719, punti 35 e 36; 25 marzo 2004, cause riunite C&#8209;231/00, C&#8209;303/00 e C&#8209;451/00, Cooperativa Lattepiú e a., Racc. pag. I&#8209;2869, punto 57, e 14 settembre 2006, causa C&#8209;496/04, Slob, Racc. pag. I&#8209;8257, punto 41).
106 Conformemente a tale principio, le misure che possono essere adottate dagli Stati membri devono essere idonee a realizzare lo scopo perseguito e non andare oltre quanto è necessario per raggiungerlo (sentenze 14 dicembre 2004, causa C&#8209;434/02, Arnold André, Racc. pag. I&#8209;11825, punto 45; causa C&#8209;210/03, Swedish Match, Racc. pag. I&#8209;11893, punto 47, nonché 6 dicembre 2005, ABNA e a., cit., punto 68).
109 In quarto luogo, l’art. 5, n. 3, lett. e), della direttiva 2001/29, che rappresenta una deroga al principio generale sancito da tale direttiva, ossia il principio della necessità di un’autorizzazione del titolare del diritto d’autore per qualsiasi riproduzione di un’opera protetta, deve essere soggetto, secondo la giurisprudenza costante, ad un’interpretazione restrittiva (sentenze 29 aprile 2004, causa C&#8209;476/01, Kapper, Racc. pag. I&#8209;5205, punto 72, e 26 ottobre 2006, causa C&#8209;36/05, Commissione/Spagna, Racc. pag. I&#8209;10313, punto 31).
116 Alla luce di tutto quanto suesposto, occorre risolvere la terza questione, lett. a) e b), dichiarando che l’art. 5, n. 3, lett. e), della direttiva 2001/29, in combinato disposto con l’art. 5, n. 5, di tale direttiva, deve essere interpretato nel senso che un mezzo di comunicazione di massa, come una casa editrice, non può utilizzare di propria iniziativa un’opera protetta dal diritto d’autore invocando uno scopo di pubblica sicurezza. Tuttavia, non può essere escluso che essa contribuisca in singoli casi al conseguimento di un siffatto scopo pubblicando la fotografia di una persona ricercata. Va imposto che tale iniziativa, da un lato, si inquadri nel contesto di una decisione adottata o di un’azione condotta dalle autorità nazionali competenti e volta ad assicurare la pubblica sicurezza e, dall’altro, sia presa in accordo e coordinamento con le citate autorità, al fine di evitare il rischio di conflitto con le misure adottate da queste ultime, senza che sia necessario, tuttavia, un appello concreto, attuale ed esplicito delle autorità di pubblica sicurezza a pubblicare una fotografia a fini di inchiesta.
124 In via preliminare, occorre parimenti precisare il senso della nozione di «mise à la disposition du public» [«messi (…) a disposizione del pubblico»] prevista nella versione francese dell’art. 5, n. 3, lett. d), della direttiva 2001/29.
126 Pertanto, conformemente ad una giurisprudenza costante, l’art. 5, n. 3, lett. d), della direttiva 2001/29 deve essere interpretato, per quanto possibile, alla luce delle norme applicabili del diritto internazionale, e in particolare quelle contenute nella Convenzione di Berna (v. sentenze 7 dicembre 2006, causa C&#8209;306/05, SGAE, Racc. pag. I&#8209;11519, punti 35, 40 e 41, nonché Football Association Premier League e a., cit., punto 189), atteso che, in forza del suo art. 37, la versione francese fa fede in caso di contestazione circa l’interpretazione delle diverse versioni linguistiche.
135 Tale giusto equilibrio è assicurato, nella specie, privilegiando l’esercizio del diritto alla libertà di espressione degli utenti rispetto all’interesse dell’autore a poter opporsi alla riproduzione di estratti della sua opera che è già resa lecitamente accessibile al pubblico, pur garantendo a tale autore il diritto di veder menzionato, in linea di principio, il suo nome.
1) L’art. 6, punto 1, del regolamento (CE) del Consiglio 22 dicembre 2000, n. 44/2001, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, deve essere interpretato nel senso che non osta alla sua applicazione il mero fatto che domande formulate nei confronti di una pluralità di convenuti per violazioni del diritto d’autore di contenuto identico siano basate su fondamenti giuridici nazionali differenti in ogni Stato membro. Spetta al giudice nazionale valutare, alla luce di tutti gli elementi del fascicolo, la sussistenza del rischio di soluzioni incompatibili se dette domande fossero decise separatamente.
2) L’art. 6 della direttiva del Consiglio 29 ottobre 1993, 93/98/CEE, concernente l’armonizzazione della durata di protezione del diritto d’autore e di alcuni diritti connessi, deve essere interpretato nel senso che un ritratto fotografico può essere protetto, in forza di tale disposizione, dal diritto d’autore alla condizione, che spetta al giudice nazionale verificare in ogni caso di specie, che un siffatto ritratto costituisca una creazione intellettuale dell’autore che ne riflette la personalità e si manifesta attraverso le scelte libere creative di quest’ultimo nella realizzazione di tale ritratto. Una volta accertato che il ritratto fotografico di cui trattasi presenta la qualità di un’opera, la tutela di quest’ultimo non è inferiore a quella di cui beneficia ogni altra opera, ivi comprese quelle fotografiche.
3) L’art. 5, n. 3, lett. e), della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 22 maggio 2001, 2001/29/CE, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, in combinato disposto con l’art. 5, n. 5, di tale direttiva, deve essere interpretato nel senso che un mezzo di comunicazione di massa, come una casa editrice, non può utilizzare di propria iniziativa un’opera protetta dal diritto d’autore invocando uno scopo di pubblica sicurezza. Tuttavia, non può essere escluso che detto mezzo di comunicazione di massa contribuisca in singoli casi al conseguimento di un siffatto scopo pubblicando la fotografia di una persona ricercata. Va imposto che tale iniziativa, da un lato, si inquadri nel contesto di una decisione adottata o di un’azione condotta dalle autorità nazionali competenti e volta ad assicurare la pubblica sicurezza e, dall’altro, sia presa in accordo e coordinamento con le citate autorità, al fine di evitare il rischio di conflitto con le misure adottate da queste ultime, senza che sia necessario, tuttavia, un appello concreto, attuale ed esplicito delle autorità di pubblica sicurezza a pubblicare una fotografia a fini di inchiesta.
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