Source: https://scommettitore.wordpress.com/2017/05/
Timestamp: 2017-09-20 05:44:00+00:00
Document Index: 97069300

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', 'art. 32', 'art. 41', 'art. 47', 'art.53']

maggio | 2017 | lo scommettitore
Giochi, sen. Lumia (PD) presenta ddl per riordinare settore. Tessera sanitaria per acquistare qualunque gioco, divieto pubblicità e distanziometro a 500 metri
31 maggio 2017 Riccardo Calantropio Senza categoria
Obbligo di usare la tessera sanitaria per giocare, divieto di vendere Gratta e Vinci nei locali non dedicati esclusivamente al gioco, e divieto di pubblicità, distanziometro di 500 metri dai luoghi sensibili, e potere per i sindaci di limitare gli orari. E ancora, l’inserimento nel Codice Penale di un titolo, intitolato “Dei delitti concernenti il gioco d’azzardo” per “ridefinire l’impianto sanzionatorio degli illeciti ricollegabili al gioco d’azzardo”. Sono alcune delle misure previste dal disegno di legge Disposizioni in materia di gioco d’azzardo che il senatore Giuseppe Lumia (PD) ha presentato nei giorni scorsi, e assegnato all’esame delle Commissioni Finanze e Sanità. Sul testo dovranno inoltre rendere il proprio parere le Commissioni Affari Costituzionali; Giustizia; Bilancio; Istruzione pubblica, beni culturali; Lavori pubblici, comunicazioni; Industria, commercio, turismo; Politiche dell’Unione europea; e infine la Commissione parlamentare questioni regionali. Il disegno di legge prevede che per accedere a qualunque forma di gioco sia necessario utilizzare la tessera sanitaria, il giocatore potrà chiedere la disabilitazione della propria tessera – per un periodo minimo di un mese – direttamente all’esercente che vende i prodotti di gioco. Le sale da gioco dovranno rispettare una distanza minima di 500 metri da istituti scolastici di qualsiasi ordine e grado, luoghi di culto, impianti sportivi e centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente da giovani, ovvero da strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale o da strutture ricettive per categorie protette. Comuni e Regioni avranno comunque potere di inserire altri luoghi nella lista, i Sindaci inoltre potranno stabilire delle fasce orarie in cui non è possibile giocare. Il ddl prevede inoltre il divieto di “qualsiasi forma, diretta o indiretta, di propaganda pubblicitaria, di comunicazione commerciale, di sponsorizzazione o di promozione di marchi o prodotti di giochi d’azzardo con vincite in denaro”. Per gli operatori paralleli delle scommesse viene poi previsto l’obbligo di annotare in “un apposito conto ai sensi dell’articolo 3 della legge 13 agosto 2010, n. 136, (Piano straordinario contro le mafie, ndr) relativamente alle operazioni effettuate in ciascun giorno, l’ammontare globale delle somme giocate, delle vincite pagate e della differenza tra le somme giocate e le vincite pagate”. Per i trasgressori previste sanzioni dai 5mila ai 15mila euro, importo che viene raddoppiato “nei casi in cui siano accertate evasioni dell’imposta unica sui concorsi pronostici e sulle scommesse complessivamente superiori, nell’anno solare, a euro 10.000”. Inoltre se la somma non registrata supera nell’anno solare i 10.000 euro “è irrogata una sanzione amministrativa pecuniaria di importo compreso tra il 10 e il 20 percento degli importi non registrati”. Per quanto concerne il Codice Penale, infine, vengono inserite alcune fattispecie di reato, come l’Esercizio del gioco di azzardo (punito con la reclusione da tre mesi ad un anno e con la multa non inferiore ad euro 5.000) e le relative aggravanti, e la Partecipazione al gioco di azzardo (ipotesi punita con l’ammenda fino a 1.000 euro). Di seguito il testo del Ddl Lumia. gr/AGIMEG
Mi chiedo se il Sen. Lumia faccia parte dello stesso partito di Baretta, Mirabelli, etc. e soprattutto se abbia letto la relazione antimafia approvata alle camere sul gioco d’azzardo.
Giochi, Baretta (Mef): “Non vogliamo eliminare il gestore ma organizzare meglio la diffusione del gioco”
“L’obiettivo non è affatto eliminare il gestore, ma organizzare al meglio la diffusione del gioco di cui i gestori sono i terminali più importanti, perché i più vicini al giocatore e gli addetti alla raccolta. Quando sostengo che ci sono troppi concessionari e troppi gestori è un invito a ripensare il modello attuale di filiera che non tutela i più piccoli. Parliamone…”. Sono le parole del sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, in risposta ai vari operatori del settore. “L’abbassamento del payout – aggiunge – è stato chiesto dai gestori proprio per compensare l’aumento del Preu. Non é automatico che la riduzione delle slot produca lo spostamento dei giocatori verso le Vlt (sulle quali prevediamo una limitazione a 100 euro dell’inserimento di banconote), che non sono disponibili alla stessa stregua delle slot, le quali, non dimentichiamolo, si riducono del 30% ed il 70% resta a disposizione dei giocatori. Semmai lo spostamento da temere di più, ma che sta avvenendo comunque, è verso l’on line, che si riesce a controllare meno; soprattutto quello illegale (6000 siti oscurati dalla GdF lo scorso anno!). Servono migliori normative e ancora maggiori controlli”. “Sugli altri giochi ho detto più volte e scritto nel documento in discussione in Conferenza che ci saranno regole nuove che bisogna definire. Tra gratta e vinci, lotto, scommesse sportive (e all’interno tra queste) ci sono differenze. È un lavoro che non è stato fatto in passato e che io intendo fare, ma che necessita di tempo. Si è deciso di cominciare dalle slot perché sono le più numerose e le più diffuse nel territorio. Per quanto riguarda il proibizionismo – chiarisce Baretta – sono d’accordo con lei, ma nemmeno il liberismo è la soluzione. Ci vogliono regole e nel settore del gioco, per colpa di tutti, ma prima di altri della politica che ha aspettato troppo ad intervenire, c’è confusione. Mancano regole nazionali adeguate a gestire la notevole crescita del volume di gioco e della trasformazione dei giochi che c’è stata in questi ultimi anni. Troppe regole locali (distanze, orari) diverse da Comune a Comune… Non è una questione di “mini casinó”, è che, visto il clima del dibattito pubblico, che certamente non è favorevole al settore, e vista la evoluzione tecnologica (quei… totem ai quali anche lei si riferisce…), solo una offerta ridotta e più qualificata salverà il gioco legale e, quindi, anche il settore. Si passerà – spiega il sottosegretario – attraverso una riorganizzazione – ci sono problemi che dovremo gestire – che dovrà comportare anche una diversa visione della filiera… ma – e questo lo dico a coloro che mi ricordano che sono stato sindacalista – proprio la esperienza di tante trattative su settori in crisi, per salvare lavoro e produzione, mi fanno dire che o si guarda avanti e ci si riorganizza, gestendo i problemi, pensando a nuovi modi di stare nel mercato, o si scompare. Io non penso affatto che i gestori debbano scomparire ma penso che puó succedere se non si vede che serve una diversa strategia. Ho detto più volte, attirandomi critiche da entrambi, che ci sono troppi concessionari e troppi gestori, soprattutto questi ultimi frantumati ed in concorrenza a volte spietata tra loro, con una separazione di ruoli troppo netta dai concessionari e con regole di rapporto poco codificate. È questo semmai che favorisce, davvero, non genericamente le “lobby”, ma alcune – poche e ben robuste – lobby! Quello che penso – in buona fede – è che se lasciamo le cose come stanno vinceranno il proibizionismo, i pochi giganti e la illegalità”. “Perché dice che abbassare a 100 euro la introduzione delle banconote nelle Vlt è una “offesa alla intelligenza umana”? Intanto riduce la propensione al gioco, ma soprattutto rende meno semplice il riciclaggio”, afferma Baretta nel rispondere ad un altro operatore. “Inoltre abbiamo ridotto la presenza di Awp, non “tolte”. Il 30% in meno certamente non è poco, lo so, ma il 70% resta disponibile. Per quanto riguarda gli altri giochi ha ragione: tutti creano attesa; ovviamente alcuni più di altri. Su questo dobbiamo lavorare per equilibrare tra tutti. Se però non cominciamo mai… Infine, l’errore che è stato fatto negli anni scorsi, sicuramente dai governi, ma, mi permetta, anche dalla filiera, è di aver lasciato che le “macchine” si diffondessero senza regole condivise. A questo errore si è sovrapposta, per reazione, una linea prevalente degli enti locali che per… “rimediare” hanno adottato una limitazione talvolta esagerata degli orari di apertura e, soprattutto, le distanze. Per i metri proposti (500 m) e il numero dei luoghi sensibili (chiese, scuole, ospedali, centri sportivi, per anziani e giovani, parchi, spiagge e… sale da ballo) finiranno per far sparire ben altro del 30% e quel che resta finisce nella periferia più lontana e meno attrezzata, con conseguenze che possiamo ben immaginare. Ecco perché stiamo provando a fare una riforma che eviti gli eccessi contrapposti e renda il gioco “normale” e quindi un divertimento accettato e ben gestito. Possiamo correggere e migliorare le nostre scelte, ma se non facciamo niente il risultato sarà peggiore”. “Non cerco consenso politico – dice ancora il sottosegretario – altrimenti non mi sarei occupato di giochi, visto che mi trovo in mezzo al fuoco incrociato dei no slot, da una parte, che dicono che la riforma è acqua fresca e che sono schiavo delle lobby perché contrasto le distanze, tipo quelle dette dal sindaco di Roma (500m da scuole, ospedali, parchi, centri per anziani, spiagge, chiese, ecc.; l’Assessore lombardo aggiunge anche le sale da ballo!) e, dall’altra, da una parte dei gestori che scrivono quello che anche lei legge in queste pagine. Io parto da una valutazione su cosa è successo in questi anni e vedo che la diffusione delle 400 mila slot è stata disordinata nel territorio e presenta rischi di abuso e di non controllo per quelle non collegate con totalizzatore centrale (non per la trasmissione dei dati, ma per i giochi). A fronte di ció servono soluzioni che razionalizzino il settore e lo qualifichino per evitare che prevalga una logica proibizionista, che è molto diffusa, come si vede da molte delibere comunali. Con le associazioni dei gestori discutiamo da tempo e molto. Ci sono punti di differenza, ovviamente, ma anche di convergenza; penso, ad esempio, alla rottamazione delle Awp e alla nuova tecnologia. Questa potrebbe essere una occasione per un salto di qualità della filiera… La vicenda è, quindi, molto complessa e, come sanno tutti, (anche chi fa finta di non capirlo) un riordino è inevitabile. Senza di ció prevale il caos, il contenzioso e vincerà la linea più dura… altro che riduzione del 30% di slot…” E ancora: “Ha ragione sul fatto che se ci sono 400mila slot è perchè la politica passata lo ha permesso (perso al finanziamento per il terremoto dell’Aquila…). Ha torto sul payout perché la riduzione dal 74% al 70% è stata una richiesta dei gestori per compensare l’aumento del Preu. L’anticipo della riduzione delle slot (peraltro annunciato da tempo) è per mettere un punto fermo nella pressione forte che c’è ed evitare che un qualche emendamento in Parlamento finisca per decidere una riduzione addirittura maggiore, più drastica”. Il sottosegretario ha affermato poi: “Sono due anni che sostengo che bisognerebbe ridefinire le regole contrattuali tra concessionari e gestori definendo un contratto tipo e rendendolo pubblico e considerandolo valido in caso di contenzioso. A parole sono tutti d’accordo; perché non si riesce a farlo…?”. Ha concluso: “Una strada interessante sulla quale stiamo lavorando: nuovi apparecchi a prestazioni contenute; tassazione sul margine; remoto; tessera sanitaria; meno macchine negli esercizi; altre scelte che stanno nel documento depositato in Conferenza Unificata. Su chi gestisce il sistema italiano si sa che il nostro è un regime concessorio. Non ci sono proposte per cambiarlo. O gestione diretta dei Monopoli (ma questa soluzione non ci convince), o totale liberalizzazione (e questa ci preoccupa). Approfondiamo questa strada…”. cdn/AGIMEG
30 maggio 2017 Riccardo Calantropio Senza categoria
“I tempi sono ormai maturi per vedere Stanleybet entrare nel mercato regolamentato italiano dalla porta principale”. Questa in estrema sintesi la risposta che arriva dall’ufficio legale della compagnia di Liverpool in merito alla domanda di Agimeg su come stanno vivendo l’attuale situazione italiana. “Il mancato accordo tra Stato e Regioni in materia di gioco non deve bloccare o rallentare ulteriormente, secondo noi, il percorso intrapreso da Stanleybet per entrare nel mercato regolamentato italiano. Sembra che non ci opporremo ad una proroga delle attuali concessioni, ma l’Europa difficilmente accetterebbe che il sistema non tenga conto, insieme alla proroga per i concessionari, di altri due tipi di operatori: i nuovi entranti e i discriminati. Per i nuovi entranti la definizione è facile: non devono avere mai operato precedentemente sul mercato italiano e dovrebbero rispondere a requisiti di eccellenza, conseguiti in altri paesi europei, su betting e gaming. Per i discriminati il punto chiave è proprio la definizione. Che cosa è un operatore ‘discriminato’? Discriminato da cosa? Si tratta di una definizione importantissima perché deve servire come perimetro per definire ‘chi’ può entrare”. Fin qui la posizione dell’Ufficio legale. Ma Giovanni Garrisi, Executive Chairman della compagnia non nasconde ad Agimeg le sue perplessità. “Il problema di una corretta definizione dell’operatore ‘discriminato’ non è tanto quello che riguarda quello o quelli a cui sarà permesso entrare ma questa definizione deve reggere legalmente per definire chi, invece, non ha il diritto di entrare! Insomma non ci deve essere la sorpresa che la norma sia mal orchestrata e generi di conseguenza nuovi tipi di discriminazione. La Stanley non potrebbe accettare una norma che, se mal formulata o comunque non corretta, permetterebbe alla Stanley di entrare lasciando però il fianco a nuove legittime aspettative di altri operatori esclusi. Sono convinto – prosegue Garrisi – che anche i maggiori concessionari la pensano così. Il sistema che uscirà dalla legge di Stabilita di fine anno dovrà essere un sistema perfettamente legittimo e legalmente inattaccabile. Altrimenti se sarà generato il pasticcio di un nuovo sistema illegittimo secondo le leggi dell’Unione, la Stanley deciderà, legittimamente, di non entrare. Dopo 3 gare in 15 anni dichiarate tutte illegittime per motivi diversi da sentenze della Corte di Giustizia, lo Stato non può permettersi un altro errore. Ecco perché è di importanza capitale che questo processo avvenga attraverso delle consultazioni, magari utilizzando lo strumento della ‘transazione’, di cui ci sono già precedenti riguardanti altri settori. E’ nostro interesse – ha concluso Garrisi – mettere la nostra esperienza tecnico legale al servizio dello Stato. Non è interesse dello Stato rifiutarla”. lp/AGIMEG
MANOVRA BIS, AND: ‘GIOCO, NON SI ESCLUDA IL CONTRADDITTORIO’
L’associazione And chiede di tutelare, in materia di gioco, i diritti dei cittadini, e di non escludere il contraddittorio con i portatori di interessi.
“Anche lo Stato e il Governo si allineino agli sforzi compiuti da Regioni, Comuni, Associazioni e da tutti coloro che operano nel settore del gioco d’azzardo lecito con finalità preventive e non lucrative, finalmente mettendo al centro dell’attività e della legislazione che verrà emessa la tutela della salute del cittadino preoccupandosi in particolare modo dei soggetti più deboli e quindi più esposti al rischio di forme di gioco compulsivo che potrebbe determinare conseguenze assai gravi sia dal punto di vista economico che sociale, sia direttamente che indirettamente”. Lo afferma l’associazione And-Azzardo e Nuove Dipendenze, che, nel commentare la recente sentenza della Corte costituzionale sulla legge pugliese sul gioco, chiede “che vengano espressamente presi in considerazione anche i danni da gioco passivo subiti dai familiari dei giocatori patologici e dalle loro reti prossime. Ci si augura inoltre che ciò che non è ancora riuscito a passare ormai da parecchi mesi in Conferenza Unificata Stato-Regioni (ultimo rinvio, il 25 maggio scorso), non venga sdoganato per altre vie, ad esempio attraverso la manovra bis in cui si ipotizza di includere quanto non accettato in Conferenza Stato-Regioni, di fatto escludendo il contraddittorio con tutti i soggetti portatori di interessi coinvolti, e soprassedendo persino a quanto dallo stesso sottosegretario Pier Paolo Baretta asserito, di voler raggiungere una intesa con tutti gli attori in gioco”.
And si augura inoltre che “il sottosegretario Baretta prenda finalmente in debita considerazione non solo gli interessi dell’industria del gioco d’azzardo, ma anche i diritti dei cittadini italiani costituzionalmente garantiti (art. 3, art. 32, art. 41, art. 47, art.53), invertendo radicalmente la direzione di marcia”.
Idee poche, ma confuse. E l’illegalità e la criminalità come si combattono, se prevale il proibizionismo?
Giochi, Baretta: entro 2018 via 135mila slot. Tutte le altre diventeranno awp da remoto
29 maggio 2017 Riccardo Calantropio Senza categoria
Il sottosegretario all’Economia con delega spiega al VELINO: per tutti gli altri temi si aspetta la Conferenza Unificata. Niente su Pay out e Preu. E su manifestazione gestori “no comment”
di Redazione 1804 20 minuti fa fonte ilVelino/AGV NEWS Roma
Roma, 18:04 – 20 minuti fa (AGV NEWS)
“Entro aprile 2018 rimarranno soltanto 265mila slot su 400mila. E saranno – come previsto dalla precedente Stabilità – sostituite con la tecnologia da remoto”. Così al VELINO il sottosegretario con delega ai giochi Pier Paolo Baretta a pochi minuti dal placet in commissione alla Manovra, che domani arriverà in aula. ”Abbiamo anticipato la riduzione già prevista dai precedenti provvedimenti”, specifica. “Andranno via 135mila macchinette da intrattenimento in due tranche, la prima a dicembre 2017 e la seconda ad aprile 2018”. Su quali saranno i parametri che saranno usati per la riduzione Baretta spiega: “È proporzionale su base regionale. Nel documento che abbiamo presentato in Conferenza Unificata c’è la tabella. Si partirà dai generalisti secondari – edicole, alberghi e ospedali. Ci si baserà anche su parametri stabiliti sulla metratura ma tutto sarà precisato nel decreto previsto entro luglio”.
Baretta è ottimista sui prossimi passaggi in Senato: “non credo che l’emendamento presentato dal governo subirà alcun tipo di ostruzionismo. Il lavoro fatto è stato ampiamente condiviso dal Parlamento ed è in linea con quanto chiesto da Camera e Senato. Tutti gli altri temi sono sul tavolo della Conferenza Unificata”. E sul Preu e il Pay outi, argomenti caldi nel settore del gaming nazionale? “non credo che saranno affrontati”, spiega il sottosegretario. Per quanto riguarda invece la ‘minaccia’ da parte dei gestori di sospendere la raccolta e di manifestare davanti a Montecitorio, Baretta si limita a un “no comment”.
Fonte originale Il Velino
“L’abbassamento del payout è stato chiesto dai gestori proprio per compensare l’aumento del preu. Non é automatico che la riduzione delle slot produca lo spostamento dei giocatori verso le Vlt (sulle quali prevediamo una limitazione a 100 euro dell’inserimento di banconote), che non sono disponibili alla stessa stregua delle slot, le quali, non dimentichiamolo, si riducono del 30% ed il 70% resta a disposizione dei giocatori. Semmai lo spostamento da temere di più, ma che sta avvenendo comunque, è verso l’online, che si riesce a controllare meno; soprattutto quello illegale (6.000 siti oscurati dalla Gdf lo scorso anno!). Servono migliori normative e ancora maggiori controlli”. Le parole del sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, in risposta alla critiche ricevute in seguito all’approvazione alla Camera dell’emendamento alla Manovra Bis che ha introdotto il taglio al numero delle slot autorizzate. Baretta è stato accusato da molti operatori di essere in ‘cattiva fede’ e di aver voluto tutelare gli interessi delle lobby ‘dell’azzardo’ riferendosi alle multinazionali del gioco. “Sugli altri giochi ho detto più volte e scritto nel documento in discussione in Conferenza che ci saranno regole nuove che bisogna definire. Tra gratta e vinci, lotto, scommesse sportive (e all’interno tra queste) ci sono differenze. È un lavoro che non è stato fatto in passato e che io intendo fare, ma che necessita di tempo. Si è deciso di cominciare dalle slot perché sono le più numerose e le più diffuse nel territorio”. “Nemmeno il liberismo è la soluzione al proibizionismo – continua -. Ci vogliono regole e nel settore del gioco, per colpa di tutti, ma prima di altri della politica che ha aspettato troppo ad intervenire, c’è confusione. Mancano regole nazionali adeguate a gestire la notevole crescita del volume di gioco e della trasformazione dei giochi che c’è stata in questi ultimi anni. Troppe regole locali (distanze, orari) diverse da Comune a Comune… Non è una questione di “mini casinó“, è che, visto il clima del dibattito pubblico, che certamente non è favorevole al settore, e vista la evoluzione tecnologica (quei… totem ai quali si fa riferimento…), solo una offerta ridotta e più qualificata salverà il gioco legale e, quindi, anche il settore. Si passerà attraverso una riorganizzazione – ci sono problemi che dovremo gestire – che dovrà comportare anche una diversa visione della filiera… ma – e questo lo dico a coloro che mi ricordano che sono stato sindacalista – proprio la esperienza di tante trattative su settori in crisi, per salvare lavoro e produzione, mi fanno dire che o si guarda avanti e ci si riorganizza, gestendo i problemi, pensando a nuovi modi di stare nel mercato, o si scompare. Io non penso affatto che i gestori debbano scomparire, ma penso che puó succedere se non si vede che serve una diversa strategia. Ho detto più volte, attirandomi critiche da entrambi, che ci sono troppi concessionari e troppi gestori, soprattutto questi ultimi frantumati ed in concorrenza a volte spietata tra loro, con una separazione di ruoli troppo netta dai concessionari e con regole di rapporto poco codificate. È questo semmai che favorisce, davvero, non genericamente le “lobby”, ma alcune – poche e ben robuste – lobby! Quello che penso – in buona fede – è che se lasciamo le cose come stanno vinceranno il proibizionismo, i pochi giganti e l’illegalità”, conclude Baretta. cdn/AGIMEG
BOLZANO, VIETATO ESPELLERE IL GIOCO LECITO
27 maggio 2017 Riccardo Calantropio Senza categoria
Le sale a Bolzano non devono chiudere mentre si decide al Consiglio di Stato, e forse neanche mentre si decide in Conferenza Unificata.