Source: https://circoloarmino.com/discutiamone/la-gestione-del-bene-comune/
Timestamp: 2018-01-20 08:42:16+00:00
Document Index: 124232758

Matched Legal Cases: ['art. 50', 'art. 57', 'art. 60', 'art. 61', 'art. 62', 'art. 42']

La Gestione del Bene Comune | CIRCOLO "A. ARMINO"
Chi a livello locale ci sta governando dovrebbe anche curare al meglio il rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini sul piano delle decisioni e della gestione del bene comune, dovrebbe auspicare, comunque, che vi sia una partecipazione piena dei cittadini alla vita pubblico-amministrativa della comunità.
Il nostro circolo, invece, così come sta già facendo, dovrebbe occuparsi di diffondere la politica, spiegare le forme di aggregazione, il ruolo dei partiti, il ruolo dei movimenti e delle associazioni e diffondere i principali strumenti di democrazia.
Dovrebbe, nel contempo, anche pretendere che l’Amministrazione comunale sia esempio di chiarezza e di trasparenza per concorrere a migliorare il rapporto con il cittadino avvicinandolo ad una piena partecipazione alla vita amministrativa della comunità.
La diffusione delle norme contenute nello statuto comunale e più in particolare quelle riportate al “Titolo III – Istituti di partecipazione popolare “ potrebbe stimolare future positive iniziative popolari e, eventualmente, consentire una più assidua partecipazione dei cittadini alla vita politico-amministrativa.
E’ chiaro che per poter contrastare questo ormai diffuso sistema oligarchico, che ci indigna e molto ci fa regredire, si rende necessario divulgare, con l’intento di fare applicare “alla lettera”, la normativa che regolamenta la materia della “ partecipazione popolare “.
Alcuni istituti hanno lo scopo preciso di consentire la partecipazione dei cittadini alla determinazione dei fini politici generali del comune e, pertanto, non possono continuare ad avere il valore di “carta straccia” ma, devono servire, invece, a rendere effettiva la partecipazione dei cittadini all’attività amministrativa.
Il nostro statuto comunale disciplina, tra l’altro, la partecipazione popolare alla vita amministrativa.
In particolare, l’art. 50 disciplina le iniziative, le petizioni e le proposte; gli artt. da 51 a 56 disciplinano la partecipazione dei cittadini all’amministrazione comunale; l’art. 57 disciplina il bilancio partecipativo; gli artt. 58 e 59 disciplinano la consultazione dei cittadini ed il referendum; l’art. 60 disciplina il diritto di partecipazione al procedimento amministrativo; l’art. 61 disciplina l’azione popolare; l’art. 62 disciplina il diritto di accesso e di informazione; gli artt. da 63 a 68 disciplinano, infine, il difensore civico.
Utilizzare al meglio tali strumenti di democrazia non solo è auspicabile ma è necessario; se oggi a Palmi viviamo questa degradata situazione amministrativa non basta più indignarsi ma, credo, sia arrivata l’ora di agire.
Il comune ha la possibilità di istituire forme di partecipazione e di coinvolgimento dei cittadini in modo singolo ed associato alla vita politico-amministrativa attraverso la costituzione di organi consultivi : le consulte. La consulta è un importante strumento di democrazia che è disciplinato degli articoli 54 e 55 dello statuto comunale.
Il comune di Palmi ha già proceduto alla costituzione, con delibera di giunta n. 28 in data 28.6.2012 , della “ Consulta giovanile comunale” indicando nella premessa della delibera l’intenzione di garantire la piena partecipazione dei cittadini singoli ed associati alla vita politico-amministrativa del comune.
Credo sarebbe utile ed opportuno che il comune costituisse altre consulte comunali in materia di economia, di lavoro, di anziani, di iniziative culturali, di iniziative sociali, di iniziative sportive e di tempo libero.
Più volte in questi anni abbiamo scritto, detto e letto che l’indifferenza uccide la democrazia e fa trionfare la tirannia.
Bisogna recuperare ad ogni costo spirito comunitario in quantità industriali e pretendere da chi ci amministra la massima trasparenza ed onestà nella gestione del bene comune.
Dobbiamo essere consapevoli che non vi possono essere diritti senza doveri e che interessarsi al bene comune è un nostro preciso dovere.
Bisogna sconfiggere l’ignavia e l’indifferenza che sono i peggiori mali che affliggono la nostra società sin da tempi remoti. Lo disse Dante e lo confermò anche Antonio Gramsci che l’indifferenza non è vita.
Noi che oggi rivestiamo il ruolo di anziani, di genitori, di nonni, siamo in obbligo verso i giovani, verso i nostri figli, verso i nostri nipoti, abbiamo il preciso dovere di tentare di cambiare in meglio questa società degradata, non possiamo permetterci il lusso di rimanere indifferenti alle problematiche che affliggono la nostra piccola comunità.
Credo, pertanto, che non sia un errore confrontarci con gli attuali amministratori sulla gestione del bene comune.
Per dirla, infine, con il Prof. Settis serve un’altra idea di municipio per liberare energie civili, creatività, lavoro.
Ottobre 2013, Carmelo Garipoli
15 thoughts on “La Gestione del Bene Comune”
Difficile non essere d’accordo. Intervengo solo per dare il link della Statuto Comunale vigente a cui Carmelo fa riferimento nell’articolo
https://circoloarmino.files.wordpress.com/2012/09/statuto_vigente_del-_cp_n-119-2011-1.pdf
7 ottobre 2013 alle 20:35
Ma non avevamo chiesto le dimissioni degli attuali amministratori? O pensiamo anche noi che sbagliando si azzera l’errore e non chi l’ha compiuto?
7 ottobre 2013 alle 21:46
Leggo in questo appassionato intervento un bisogno urgente di concretezza, la necessità di pervenire a risultati che interrompano la lunga sequenza di atti di mediocre e pessima amministrazione della cosa pubblica. Un’urgenza che condivido perché ogni anno che passa Palmi scivola sempre più rapidamente in fondo alla classifica delle città “vivibili”, con riferimento anche alla sola Calabria.
Considero questo degrado della vita pubblica e, conseguentemente, della qualità del nostro vivere in comune il frutto della politica, pessima, dominata dalle incapacità e, peggio ancora, dal sistema degli incrociati favori tra amministratori, tra amministratori ed amministrati e, talora, tra le stesse forze politiche che dovrebbero contrastarsi.
In queste circostanze la partecipazione all’amministrazione, attraverso gli strumenti previsti dallo Statuto comunale, rischia di trasformarsi in una sterile quanto frustrante attività. Un azzardo che non dobbiamo sottovalutare.
Ritengo, infine, che la costante azione di denuncia, la pubblicità data a quel che si vorrebbe viceversa nascondere, il dibattito aperto con i cittadini, la proposizione di alternative possibili, siano un modo, anche questo, più che concreto di sviluppare l’azione politica e di preparare il cambiamento.
8 ottobre 2013 alle 00:08
Non leggevo l’articolo di Carmelo come qualcosa da attuare subito (credo che da ambo le parti si sia molto impreparati), ma come un modo auspicabile, futuro, di gestione della cosa pubblica. Forse è per questo motivo che non ho sentito i campanelli d’allarme che invece hanno sentito Pino ed FB. Comunque non vedo che tipo di “puntello” potrebbe avere questa Amministrazione anche da una miriade di nasciture consulte. Credo che avrebbe solo più critiche per le sue “manchevolezze”.
Lo abbiamo sperimentato in questo periodo, più o meno lungo, della vita del circolo: non c’è più sordo di chi non voglia sentire .
A me sembra che ne la precedente amministrazione, ne il commissario prefettizio dell’epoca e, neanche l’attuale amministrazione comunale, abbiano alcuna intenzione di ascoltare minimamente le preposte passate, presenti e, magari quelle future, del nostro circolo.
Ergo: interpretazione autentica del superiore articolo : non ho deciso, ancora, di prendere la tessera del PDL o di Forza Italia e neanche quella del P.D. – Ideologicamente, posso assicurarvi, che nulla in me è cambiato. Preciso, comunque, ad ogni buon conto, ma solo per chi non lo avesse, ancora intuito, che “ confrontarci con gli amministratori sulla gestione del bene comune “ non può significare certamente cconsentire ad una forma di collaborazione con una amministrazione di destra che sta amministrando solo i propri affari.
Significa, invece, costringere, in modo civile e legale, gli attuali amministratori a voltare pagina.
Quanto, invece, alle “ CONSULTE “ voglio chiarire che tali organi dovrebbero essere costituiti da cittadini e/o associazioni ESTERNE all’amministrazione ai quali affidare compiti di studio e di analisi e, principalmente, poteri di proposta ed iniziativa in ambiti importanti della gestione del bene comune.
Forse a questi cittadini potrebbe rivolgersi il nostro circolo posto che gli amministratori, purtroppo, non sentono bene in questo periodo.
Le consulte, Pino scusami se non sono del tuo identico parere, potrebbero contribuire a realizzare nuove prospettive e sviluppi nell’amministrazione comunale.
Non è secondo me una buona idea quella di aspettare la prossima amministrazione per realizzare qualcosa di utile per il bene comune. Cerchiamo di vivere concretamente la speranza. Il confronto secondo me deve esserci nel superiore interesse della collettività. Si alle belle, ma poi devono seguire i fatti, altrimenti facciamo solo atto di testimonianza.
8 ottobre 2013 alle 16:22
Condivido le ragioni e il significato di quanto scrivi, sono un po’ meno ottimista sulla possibilità ottenere qualche utile risultato. Esaminiamo, a titolo esemplificativo, la questione, piuttosto semplice, delle fontanelle pubbliche che sono state per buona parte chiuse per consentire un risparmio all’ente comunale (lo stesso che non riesce a far pagare la bolletta idrica ad un certo numero di importanti utenze). Abbiamo proposto, e prima di noi Mani Pulite, di non spegnere quelle utilissime fontanelle ma di dotarle tutte di rubinetto temporizzato conseguendo, sulla generalità dei punti acqua, forse anche più risparmio (e il rapido ritorno dell’investimento) di quanto non se ne ottenga oggi con lo stupido espediente di sigillarne parte. Bene, io non sono affatto convinto che la stessa proposta avanzata da una Consulta cittadina sortirebbe maggiore effetto. Figuriamoci quando si trattasse di toccare interessi ben più corposi. Nondimeno ogni possibilità va percorsa, e non preclusa a priori.
8 ottobre 2013 alle 17:16
E, così non ci resta null’altro che aspettare che si insedi la prossima amministrazione?? Oppure è opportuno che si studi, noi tutti insieme, un metodo efficace per far venir l’udito a coloro che non sentono?
Non sapevo che Mani Pulite si occupasse anche di fontanelle, ma d’altronde se si chiama così… Per quanto riguarda la questione amministrativa, sono d’accordo che vi debba essere intesa con l’ente comunale, ma tenendo conto di situazioni che si presentano incompatibili con un programma di così stretta collaborazione con la compagine del momento.
Sono d’accordo con Carmelo, ognuno faccia la sua parte ed avrà maggiore titolo anche per le critiche.
8 ottobre 2013 alle 21:45
E’ un messaggio che io invio a qualcuno che, forse non mi legge ma solo perchè non mi vuole leggere, e non mi risponde forse perché pensa di “aver ragione” solo perché preferisce non pronunciarsi mai, chi non si pronuncia è chiaro che non sbaglia e, pertanto, non deve rispondere a nessuno, non deve rilasciare nessun commento.
Ma, in pratica, credo che non sia proprio così.
E’ vero, alle ultime elezioni amministrative, io non ho dato il mio consenso a nessuno. Non mi pento. Anzi ho oggi la certezza che nessuno di queste persone che oggi siede sulle poltrone del consiglio meritasse il mio consenso. La questione amministrativa è sotto gli occhi di tutti; non credo che si possa pensare minimamente che “ la sinistra “ possa essere rappresentata da questa gente che oggi siede in consiglio comunale .
Comunque i nostri interlocutori, come circolo, penso, siano i cittadini ma anche l’amministrazione comunale ( chiaramente intesa come istituzione ). L’amministrazione comunale dovrebbe, mi pare, rappresentare tutti i cittadini, quelli che alla stessa hanno dato il proprio consenso, anche quelli che il proprio consenso non l’hanno dato ed anche, quelli come me, che non dato ad alcuno il proprio consenso.
11 ottobre 2013 alle 18:19
In passato mi sarei scandalizzato se una persona responsabile come Carmelo avesse teorizzato l’astensione.
Oggi anch’io sono stato tentato di seguire il suo esempio ed anche se ho, finora, resistito, capisco la motivazione perché comincio a pensare che la democrazia possa diventare una finzione.
Nelle ultime elezioni è stato impedito, di fatto, ad associazioni e gruppi di partecipare veramente alla scelte e siamo stati messi di fronte ad una serie di fatti compiuti.
Bada bene, Carmelo, che non mi riferisco solo alla scelta del candidato a sindaco ma anche alla stesura del programma, alla conduzione della campagna elettorale e via dicendo.
Ma sono convinto che le cose possano cambiare e sono disposto a portare il mio piccolo mattone perché si creino più spazi di democrazia.
12 ottobre 2013 alle 12:26
Civis anch’io sono convinto che le cose possano e devano cambiare. Se continuiamo a portare un mattone ciascuno, presto, abbiamo reperito quelli necessari per iniziare ad edificare la nostra casa.
Spero che quelli che la pensano come noi, in un modo o nell’atro si facciano sentire
ERRATA CORRIGE – Mani Tese in luogo di Mani Pulite.
Mi scuso con gli amici di questa associazione, involontariamente ho offerto una gustosa freccia allo straordinario arco satirico di FB.
14 ottobre 2013 alle 12:38
Per il solito mio problema tecnico chiedo ospitalità per un commento ad altro articolo: “Sudditi e cittadini 2” di Gustavo. Premessa la linearità del discorso, due punti non mi convincono. Il primo riguarda “la verità” sulla nostra Costituzione. Davvero Gustavo pensi che la nostra Carta ponga lacci e lacciuoli al libero mercato? Poi, il tuo giudizio sulla produzione legislativa che sarebbe soltanto “subita” dai cittadini, mi sembra faccia un torto eccessivo alla parte buona del nostro sistema democratico. Porto qualche esempio ultimo (di leggi buone nel corso degli anni ne sono state fatte, si pensi allo Statuto dei lavoratori): lo stalking, l’impignorabilità della prima casa per debiti fiscali e misure collegate, di straordinario interesse pubblico, ecc. Tornando alla Costituzione sulla proprietà, l’art. 42 al primo comma recita che la proprietà è publica o privata…
14 ottobre 2013 alle 13:30
E che aspetti a risolvere questi problemi tecnici, la digitalizzazione della PA promessa da Brunetta o l’arrivo della banda larga promessa da Renzi 🙂 ?