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Timestamp: 2020-08-09 10:53:48+00:00
Document Index: 9190126

Matched Legal Cases: ['art 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art 1', 'art. 325', 'art. 606', 'art. 260', 'art. 325', 'art. 606']

CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. 3^ 09/11/2016 Sentenza n.46897 – AmbienteDiritto.it
Giurisprudenza: Giurisprudenza Sentenze per esteso massime | Categoria: Diritto processuale penale, Diritto sanitario, Rifiuti Numero: 46897 | Data di udienza: 3 Maggio 2016
Numero: 46897
CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. 3^ 09/11/2016 (Ud. 03/05/2016) Sentenza n.46897
CODICE DELL’AMBIENTE – RIFIUTI – Codici a specchio – Classificazione dei rifiuti – Compete al detentore del rifiuto – Rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo – DIRITTO SANITARIO – Gestione dei rifiuti sanitari provenienti da vari ospedali – Legislazione comunitaria – Art. 260 d.lgs. n.152/2006.
Compete al detentore del rifiuto dimostrare in concreto che, tra i due codici “a specchio”, il rifiuto vada classificato come non pericoloso, previa caratterizzazione dello stesso; in mancanza, il rifiuto va classificato come pericoloso (art 1, comma 6, Alleg. D). L’assegnazione di un CER corretto ad un rifiuto è, evidentemente, indispensabile per la successiva corretta gestione dello stesso. Pertanto, la classificazione dei rifiuti è disciplinata dal d.lgs. n. 152 del 2006, Parte IV, allegato D, che contiene l’ “Elenco dei rifiuti istituito dalla Decisione della Commissione 2000/532/CE del 3 maggio 2000”; la Decisione UE, ha istituito il Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER), precisando, in un allegato, le modalità da seguire per l’identificazione di un rifiuto. Nella specie, l’ordinanza impugnata ha affermato l’arbitraria attribuzione di codici non pericolosi anche sul rilievo che, tra di essi, erano stati rinvenuti oggetti contaminati da sangue; ed in tal senso, l’art. 2, comma 1, lett. d), n. 2 bl), d.P.R. classifica come “rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo” “i rifiuti elencati a titolo esemplificativo nell’allegato I del presente regolamento che (.. .) siano contaminati da (. .. ) sangue o altri liquidi biologici che contengono sangue in quantità tale da renderlo visibile”.
RIFIUTI – Classificazione corretta dei rifiuti – Codici “a specchio” – Criteri di individuazione – Catalogo Europeo dei Rifiuti – Rifiuti pericolosi o non pericolosi – Assegnazione di un CER corretto ad un rifiuto – In assenza va classificato come pericoloso.
Ai sensi della L. 11 agosto 2014, n. 116, che ha aggiunto all’Allegato D del d.lgs. 152 del 2006 un art. 1, rubricato “Classificazione dei rifiuti”, “…Le indagini da svolgere per determinare le proprietà di pericolo che un rifiuto possiede sono le seguenti: a) individuare i composti presenti nel rifiuto attraverso: la scheda informativa del produttore; la conoscenza del processo chimico; il campionamento e l’analisi del rifiuto; b) determinare i pericoli connessi a tali composti attraverso: la normativa europea sulla etichettatura delle sostanze e dei preparati pericolosi; le fonti informative europee ed internazionali; la scheda di sicurezza dei prodotti da cui deriva il rifiuto; c) stabilire se le concentrazioni dei composti contenuti comportino che il rifiuto presenti delle caratteristiche di pericolo mediante comparazione delle concentrazioni rilevate all’analisi chimica con il limite soglia per le frasi di rischio specifiche dei componenti, ovvero effettuazione dei test per verificare se il rifiuto ha determinate proprietà di pericolo. 5. Se i componenti di un rifiuto sono rilevati dalle analisi chimiche solo in modo aspecifico, e non sono perciò noti i composti specifici che lo costituiscono, per individuare le caratteristiche di pericolo del rifiuto devono essere presi come riferimento i composti peggiori, in applicazione del principio di precauzione. 6. Quando le sostanze presenti in un rifiuto non sono note o non sono determinate con le modalità stabilite nei commi precedenti, ovvero le caratteristiche di pericolo non possono essere determinate, il rifiuto si classifica come pericoloso. 7. La classificazione in ogni caso avviene prima che il rifiuto sia allontanato dal luogo di produzione”. Pertanto, compete al detentore del rifiuto dimostrare in concreto che, tra due codici “a specchio”, il rifiuto vada classificato come non pericoloso, previa caratterizzazione dello stesso; in mancanza, il rifiuto va classificato come pericoloso (art 1, comma 6, Alleg. D).
DIRITTO PROCESSUALE PENALE – Riesame delle misure cautelari reali – Ricorso per cassazione in materia di sequestro preventivo o probatorio – Limiti – Nozione di “violazione di legge” – Artt. 325 e 606 cod. proc. pen. – GIURISPRUDENZA.
Il ricorso per cassazione contro ordinanze emesse in materia di sequestro preventivo o probatorio è ammesso solo per violazione di legge, in tale nozione dovendosi comprendere sia gli “errores in iudicando” o “in procedendo“, sia quei vizi della motivazione così radicali da rendere l’apparato argomentativo posto a sostegno del provvedimento o del tutto mancante o privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza e quindi inidoneo a rendere comprensibile l’itinerario logico seguito dal giudice (Sez. U, n. 25932 del 29/05/2008, Ivanov). In tema di riesame delle misure cautelari reali, nella nozione di “violazione di legge” per cui soltanto può essere proposto ricorso per cassazione a norma dell’art. 325, comma 1, cod. proc. pen., rientrano la mancanza assoluta di motivazione o la presenza di motivazione meramente apparente, in quanto correlate all’inosservanza di precise norme processuali, ma non l’illogicità manifesta, la quale può denunciarsi nel giudizio di legittimità soltanto tramite lo specifico e autonomo motivo di ricorso di cui alla lett. e) dell’art. 606 stesso codice (Sez. U, n. 5876 del 28/01/2004, Bevilacqua).
(Dichiara inammissibile il ricorso avverso l’ordinanza del 05/06/2015 del TRIBUNALE DI ROMA) Pres. RAMACCI, Rel. RICCARDI, Ric. Arduini ed altro
1. Con ordinanza emessa il 5 giugno 2015 il Tribunale di Roma, in sede di riesame, in accoglimento dell’appello proposto dal P.M. avverso la revoca del sequestro preventivo, già disposto dal Gip del Tribunale di Roma in data 02/02/2015,	ripristinava il sequestro preventivo dell’impianto, dei macchinari e dell’intero stabilimento della SIMER s.r.l. in relazione ai reati di cui all’art. 260 d.lgs. 152 del 2006.
2. Al riguardo, va preliminarmente rammentato che il ricorso per cassazione contro ordinanze emesse in materia di sequestro preventivo o probatorio è ammesso solo per violazione di legge, in tale nozione dovendosi comprendere sia gli “errores in iudicando” o “in procedendo“, sia quei vizi della motivazione così radicali da rendere l’apparato argomentativo posto a sostegno del provvedimento o del tutto mancante o privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza e quindi inidoneo a rendere comprensibile l’itinerario logico seguito dal giudice (Sez. U, n. 25932 del 29/05/2008, Ivanov, Rv. 239692); in tema di riesame delle misure cautelari reali, nella nozione di “violazione di legge” per cui soltanto può essere proposto ricorso per cassazione a norma dell’art. 325, comma 1, cod. proc. pen., rientrano la mancanza assoluta di motivazione o la presenza di motivazione meramente apparente, in quanto correlate all’inosservanza di precise norme processuali, ma non l’illogicità manifesta, la quale può denunciarsi nel giudizio di legittimità soltanto tramite lo specifico e autonomo motivo di ricorso di cui alla lett. e) dell’art. 606 stesso codice (Sez. U, n. 5876 del 28/01/2004, Bevilacqua, Rv. 226710).