Source: http://www.brocardi.it/codice-civile/libro-quarto/titolo-ix/art2043.html
Timestamp: 2014-09-02 04:15:21+00:00
Document Index: 10248039

Matched Legal Cases: ['art. 2043', 'art. 2', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 2043', 'art. 2059', 'art. 2043', 'art. 2059', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 2043', 'sentenza ', 'art. 16', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2043', 'art. 7', 'art. 32', 'art. 2087', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 2050', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 97', 'art. 2043', 'sentenza ', 'art. 30', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2043']

Art. 2043 codice civile - Risarcimento per fatto illecito - Brocardi.it
FontiCodice civile|Codice proc. civile|Codice penale|Codice proc. penale|ALTRI|Brocardi
Articolo 2043 Codice Civile
Risarcimento per fatto illecito
Dispositivo dell'art. 2043 Codice Civile
Qualunque fatto (1) doloso o colposo (2), che cagiona (3) ad altri un danno ingiusto (4), obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno [2058] (5).
(1) Nella nozione di fatto si comprende sia il comportamento (condotta) della persona che il danno cagionato. Il comportamento della persona può consistere tanto in un'azione che il soggetto avrebbe dovuto astenersi dal compiere, quanto un'omissione; ma l'omissione è rilevante solo se l'autore aveva il dovere giuridico di agire e non l'ha fatto.
(2) Nel nostro codice civile si fa spesso riferimento a varie possibili gradazioni della colpa: colpa lieve, determinata dalla violazione della diligenza media [v. 1176]; colpa grave, che deriva dall'inosservanza non solo della diligenza del buon padre di famiglia ma di quel minimo di prudenza e avvedutezza che tutti dovrebbero usare nell'agire.
(3) Il comportamento attivo o omissivo deve essere causa del danno ingiusto. In altri termini, il danno deve essere conseguenza immediata e diretta di tale comportamento. Occorre, quindi, in primo luogo accertare che esso non si sarebbe prodotto in assenza di quel comportamento, cioè che il secondo è condicio sine qua non del primo; occorre, poi, ulteriormente verificare che quel comportamento sia idoneo a produrre il danno secondo una valutazione in termini di modalità e adeguatezza e che il danno si configuri come conseguenza normale e naturale di quel comportamento (cd. causalità adeguata).
(4) Secondo la dottrina tradizionale, il danno è ingiusto (e quindi risarcibile) solo quando consiste nella lesione di un diritto assoluto: infatti, solo i diritti assoluti si fanno valere erga omnes, per cui chiunque è in condizione di violarli; i diritti relativi (diritti di credito), invece, possono essere violati solo dal debitore che non esegue la prestazione. In questi ultimi tempi si assiste ad un progressivo allargamento delle situazioni considerate meritevoli di tutela, soprattutto attraverso l'individuazione di quei valori essenziali indicati dalla Costituzione e suscettibili di divenire situazioni soggettive protette. Si riportano alcune fattispecie particolarmente interessanti: a) la lesione di un diritto di credito ad opera di un soggetto diverso dal debitore, dà luogo ad una responsabilità aquiliana, quando abbia impedito l'adempimento (es.: uccisione del debitore in un incidente d'auto); b) il danno per l'uccisione di un soggetto, attribuisce iure proprio il diritto al risarcimento ai congiunti che ricevevano un sostentamento di tipo economico dal soggetto ucciso, e ciò a prescindere dall'esistenza a suo carico di obbligo alimentare. In altri termini, viene riconosciuta la tutela risarcitoria anche quando il soggetto vanti non un diritto soggettivo agli alimenti, ma una semplice aspettativa di fatto alla stabilità e serenità del rapporto familiare; c) la lesione dei valori esistenziali dell'individuo non rientranti negli schemi rigidi dei cd. diritti della personalità previsti dal codice civile (diritto al nome, all'immagine, all'integrità fisica), ma rinvenibili di volta in volta dai principi fissati nella Costituzione; come, ad esempio, il diritto alla riservatezza e alla identità personale argomentando ex art. 2 Cost., il diritto alla salute ex art. 32 Cost. Di recente la giurisprudenza ha formulato la nozione di danno biologico, quale lesione del diritto alla salute previsto dall'art. 32 Cost. Il motivo per il quale la giurisprudenza ha conferito autonoma rilevanza al danno biologico, sta nel fatto che l'orientamento tradizionale riconosceva al danno alla persona natura squisitamente patrimoniale; sicché, la liquidazione [v. 2056] del danno veniva effettuata sulla base di criteri fortemente influenzati dal reddito percepito (e dalla generica capacità lavorativa del soggetto leso). Si è venuta così a creare una diseguaglianza economico-sociale anticostituzionale [v. Cost. 3], configurandosi il danno come giuridicamente rilevante solo e nei limiti in cui incida sulla possibilità di guadagno (così, ad esempio, se il danneggiato è un noto chirurgo la somma dovuta a titolo di risarcimento è di molto superiore a quella dovuta ad un disoccupato). Il danno alla persona, dunque, non è da considerare come «perdita economica che deriva al leso da una determinata modificazione peggiorativa della sua capacità lavorativa», bensì come lesione alla integrità psico-fisica in sé considerata, cioè danno connesso al valore uomo nella sua concreta dimensione: valore che non è riconducibile alla sola attitudine a produrre ricchezza ma è collegato alla somma delle funzioni naturali dell'individuo. L'affermarsi della autonoma figura del danno biologico, così delineato come danno ingiusto non patrimoniale (anche se economicamente valutabile), ha prodotto due importanti conseguenze: a) innanzitutto, si supera definitivamente la tesi restrittiva tradizionale secondo la quale sono risarcibili ex art. 2043 solo i danni di natura patrimoniale, mentre i danni non patrimoniali ricadono sotto la limitata risarcibilità prevista dall'art. 2059 (oggi il «danno ingiusto» di cui all'art. 2043 è interpretato estensivamente cioè comprensivo sia del danno patrimoniale che non patrimoniale; il «danno non patrimoniale» di cui all'art. 2059, invece, è definito danno morale collegato alle sofferenze ed ai dolori conseguenti alla commissione di un reato); b) in secondo luogo, la liquidazione del danno [v. 2057] non si fonda più su criteri legati alla capacità di produrre reddito, bensì su criteri equitativi idonei ad evitare forme di diseguaglianza economico-sociale.
(5) L'art. 18, l. 8-7-1986, n. 349 (Istituzione del Ministero dell'ambiente e norme in materia di danno ambientale) dispone: «1. Qualunque fatto doloso o colposo in violazione di disposizioni di legge o di provvedimenti adottati in base a legge che compromettano l'ambiente, ad esso arrecando danno, alterandolo, deteriorandolo o distruggendolo in tutto o in parte, obbliga l'autore del fatto al risarcimento nei confronti dello Stato. 2. Per la materia di cui al precedente comma 1 la giurisdizione appartiene al giudice ordinario, ferma quella della Corte dei conti, di cui all'articolo 22 del d.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3. 3. L'azione di risarcimento del danno ambientale, anche se esercitata in sede penale, è promossa dallo Stato, nonché dagli enti territoriali sui quali incidano i beni oggetto del fatto lesivo. 4. Le assicurazioni di cui al precedente articolo 13 e i cittadini, al fine di sollecitare l'esercizio dell'azione da parte dei soggetti legittimati, possono denunciare i fatti lesivi di beni ambientali dei quali siano a conoscenza. 5. Le associazioni individuate in base all'articolo 13 della presente legge possono intervenire nei giudizi per danno ambientale e ricorrere in sede di giurisdizione amministrativa per l'annullamento di atti illegittimi. 6. Il giudice, ove non sia possibile una precisa quantificazione del danno, ne determina l'ammontare in via equitativa, tenendo comunque conto della gravità della colpa individuale, del costo necessario per il ripristino e del profitto conseguito dal trasgressore in conseguenza del suo comportamento lesivo dei beni ambientali. 7. Nei casi di concorso nello stesso evento di danno, ciascuno risponde nei limiti della propria responsabilità individuale. 8. Il giudice, nella sentenza di condanna, dispone, ove sia possibile, il ripristino dello stato dei luoghi a spese del responsabile. 9. Per la riscossione dei crediti in favore dello Stato risultanti dalle sentenze di condanna si applicano le norme di cui al t.u. delle disposizioni di legge relative alla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato approvato con r.d. 14 aprile 1910, n. 639».
Il fondamento della responsabilità aquiliana ex art. 2043 è rinvenuto nel principio del neminem laedere; esso presuppone la colpevolezza (dolo o colpa) dell'agente, una condotta riprovevole in quanto oggettivamente antigiuridica e la produzione di un danno ingiusto. La dottrina moderna ha osservato che tale responsabilità assolve contemporaneamente ad una funzione riparatoria, sanzionatoria e di prevenzione [v. Libro IV, Titolo IX].
Actio doli generalis
Et delicta, et noxa, caput sequuntur
Et qui occasionem praestat, damnum fecisse videtur
Fortuitus casus est, qui nullo humano consilio praevideri potest
Ibi sit poena, ubi et noxia est
Nemo damnum facit, nisi qui id facit, quod facere ius non habet
Cass. n. 12401/2013
In tema di responsabilit� civile, poich� l'omissione di un certo comportamento rileva, quale condizione determinativa del processo causale dell'evento dannoso, soltanto quando si tratti di omissione di condotta imposta da una norma giuridica specifica (omissione specifica), ovvero, in relazione al configurarsi della posizione del soggetto cui si addebita l'omissione, siccome implicante l'esistenza a suo carico di particolari obblighi di prevenzione dell'evento poi verificatosi e, quindi, di un generico dovere di intervento (omissione generica) in funzione dell'impedimento di quell'evento, il giudizio relativo alla sussistenza del nesso causale non pu� limitarsi alla mera valutazione della materialit� fattuale, bens� postula la preventiva individuazione dell'obbligo specifico o generico di tenere la condotta omessa in capo al soggetto; l'individuazione di tale obbligo si connota, pertanto, come preliminare all'apprezzamento di una condotta omissiva sul piano della causalit� giuridica, nel senso che, se prima non si individua, in relazione al comportamento che non risulti tenuto, il dovere generico o specifico che lo imponeva, non � possibile apprezzare l'omissione del comportamento sul piano causale.
Cass. n. 4043/2013
In tema di responsabilit� civile, perch� sorga un'obbligazione risarcitoria aquiliana occorre non soltanto un fatto lesivo, retto dalla causalit� materiale, ma anche un danno conseguenza di questo, retto dalla causalit� giuridica, la cui imputazione presuppone il riscontro di alcuna delle fattispecie normative ex artt. 2043 e segg. c.c., consistenti tutte nella descrizione di un nesso, che leghi storicamente un evento ad una condotta, a cose o ad accadimenti di altra natura, collegati con una particolare relazione al soggetto chiamato a rispondere.
Cass. n. 2637/2013
Il risarcimento del danno da fatto illecito pu� derivare solo da comportamenti ritenuti illeciti e sanzionabili nel momento in cui si pone in essere la condotta, in quanto nessuno pu� essere assoggettato a sanzione in relazione a comportamenti che la legge non considerava illeciti al tempo in cui il soggetto ha agito. (Principio enunciato con riferimento a condotte poste in essere prima della data di deposito di sentenze della Corte di giustizia CE, che prevedevano un aggravamento della responsabilit� rispetto alla disciplina in vigore alla data in cui erano stati posti in essere i comportamenti allegati a fondamento della domanda risarcitoria).
Cass. n. 13693/2012
L'affermazione dell'esistenza di un nesso causale tra due fenomeni costituisce sempre il frutto di un'attivit� di giudizio e valutazione, e non gi� di semplice percezione di un fatto concreto. Ne consegue che la prova testimoniale non pu� mai avere ad oggetto l'affermazione o la negazione dell'esistenza del nesso di causalit� tra una condotta ed un fatto illecito, ma pu� solo limitarsi a descrivere i fatti obiettivi, restando poi riservato al giudice stabilire se quei fatti possano essere stati la causa del danno.
Cass. n. 9528/2012
In materia di rapporto di causalit� nella responsabilit� extracontrattuale, in base ai principi di cui agli artt. 40 e 41 c.p., qualora la condotta abbia concorso, insieme a circostanze naturali, alla produzione dell'evento, e ne costituisca un antecedente causale, l'agente deve rispondere per l'intero danno, che altrimenti non si sarebbe verificato. Non sussiste, invece, nessuna responsabilit� dell'agente per quei danni che non dipendano dalla sua condotta, che non ne costituisce un antecedente causale, e si sarebbero verificati ugualmente anche senza di essa, n� per quelli preesistenti. Anche in queste ultime ipotesi, peraltro, debbono essere addebitati all'agente i maggiori danni, o gli aggravamenti, che siano sopravvenuti per effetto della sua condotta, anche a livello di concausa, e non di causa esclusiva, e non si sarebbero verificati senza di essa, con conseguente responsabilit� dell'agente stesso per l'intero danno differenziale.
Cass. n. 7272/2012
Affinch� i genitori di una persona di giovane et�, deceduta per colpa altrui, possano ottenere il risarcimento del danno patrimoniale per la perdita degli emolumenti che il figlio avrebbe loro verosimilmente elargito una volta divenuto economicamente autosufficiente, non � sufficiente dimostrare n� la convivenza tra vittima ed aventi diritto, n� la titolarit� di un reddito da parte della prima, ma � necessario dimostrare o che la vittima contribuiva stabilmente ai bisogni dei genitori, ovvero che questi, in futuro, avrebbero verosimilmente e probabilmente avuto bisogno delle sovvenzioni del figlio.
Cass. n. 4253/2012
In tema di danno patrimoniale conseguente alla morte di un congiunto per fatto illecito addebitabile ad un terzo, � risarcibile il pregiudizio subito per effetto del venir meno di prestazioni aggiuntive, in denaro o in altre forme comportanti un'utilit� economica, erogate in vita dal congiunto deceduto, spontaneamente e in assenza di obbligo giuridico, ai figli o ai nipoti, a condizione che preesistesse una situazione di convivenza (ovvero una concreta pratica di vita, in cui rientri l'erogazione di provvidenze all'interno della famiglia allargata), in mancanza della quale, non essendo altrimenti prevedibile con elevato grado di certezza un beneficio durevole nel tempo, non pu� sussistere perdita che si risolva in un danno patrimoniale.
Cass. n. 4172/2012
La responsabilit� della P.A., ai sensi dell'art. 2043 c.c., per l'esercizio illegittimo della funzione pubblica � configurabile qualora si verifichi un evento dannoso incidente su un interesse rilevante per l'ordinamento ed eziologicamente connesso ad un comportamento della p.a. caratterizzato da dolo o colpa, non essendo sufficiente la mera illegittimit� dell'atto a determinarne automaticamente l'illiceit�. Ne consegue che l'annullamento dell'atto lesivo (nella specie il provvedimento di contestazione di violazioni in materia di pesca, poi annullato dall'autorit� giudiziaria a seguito della normativa sopravvenuta) non � sufficiente ad integrare il fondamento di una domanda risarcitoria, dovendosi indagare anche sull'elemento soggettivo (dolo o colpa) nella condotta della p.a.
Cass. n. 3876/2012
In tema di risarcimento del danno, affinch� una condotta commissiva o omissiva possa essere fonte di responsabilit�, ai sensi dell'art. 2043 c.c., � necessario che sia configurabile in capo al responsabile un obbligo giuridico di impedire l'evento dannoso, che pu� nascere, oltre che da una norma di legge o da una previsione contrattuale, anche da una specifica situazione che esiga una determinata attivit� a tutela di un diritto altrui, senza che sia astrattamente configurabile per il solo fatto che il preteso responsabile abbia posto in essere un'attivit� lecita, dalla quale siano derivati al terzo pregiudizi che questi, con l'uso dell'ordinaria diligenza nella cura del proprio bene danneggiato, avrebbe potuto evitare. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, la quale aveva ritenuto il convenuto responsabile delle infiltrazioni di acqua piovana causate dalla rimozione di una tettoia di copertura, posta all'interno di un'area di sua propriet� esistente nello spazio fra i fabbricati abitativi delle due parti, non potendosi considerare in s� atto lesivo l'esecuzione di detta opera astrattamente legittima, n� rimproverare il proprietario dell'area prima coperta, in mancanza di eventuali specifici obblighi, per la mancata adeguata impermeabilizzazione del relativo pavimento).
Cass. n. 2085/2012
In tema di responsabilit� per omissione, il giudice, nel valutare la c.d. causalit� omissiva, deve verificare che l'evento non si sarebbe verificato se l'agente avesse posto in essere la condotta doverosa impostagli, con esclusione di fattori alternativi, ed il relativo accertamento deve essere condotto attraverso l'enunciato "controfattuale", ponendo al posto dell'omissione il comportamento alternativo dovuto, onde verificare se la condotta doverosa avrebbe evitato il danno lamentato dal danneggiato. (Nella specie, relativa al danno riportato dal dipendente di un'impresa scivolato sui gradini di una scala priva di corrimano, la cui istallazione � obbligatoria ex art. 16 del d.p.r. n. 547 del 1955, la Corte, cassando la sentenza di secondo grado, ha ritenuto che l'onere della prova fosse stato assolto dal danneggiato con la dimostrazione degli elementi costitutivi del fatto).
Cass. n. 15458/2011
In tema di legittimazione attiva alla domanda di danni derivati da circolazione stradale, il diritto al risarcimento pu� spettare anche al soggetto non proprietario che, per circostanze contingenti, si trovi nella detenzione del bene danneggiato, a condizione che fornisca la dimostrazione di poter risentire un pregiudizio al suo patrimonio, indipendentemente dal diritto, reale o personale, che egli abbia all'esercizio di quel potere. A tale scopo non � sufficiente la prova dell'esistenza d'un titolo che obblighi il detentore a tener indenne il proprietario del veicolo, ma � anche necessario provare che in base a quel titolo l'obbligazione � stata adempiuta, s� che il proprietario non possa pretendere d'essere ancora risarcito dal terzo danneggiante, come nel caso in cui il detentore abbia effettivamente erogato l'importo necessario per la riparazione del veicolo.
Cass. n. 15375/2011
In tema di danno da insidia stradale, il solo fatto che sia dimostrata l'esistenza di una anomalia sulla sede stradale � di per s� sufficiente a far presumere sussistente la colpa dell'ente proprietario il quale potr� superare tale presunzione solo dimostrando che il danno � avvenuto per negligenza, distrazione od uso anomalo della cosa da parte della stessa vittima. A tal fine, il giudice di merito dovr� considerare che quanto pi� la situazione di pericolo era prevedibile e superabile con le normali cautele da parte del danneggiato, tanto pi� incidente deve considerarsi sul piano causale il comportamento di quest'ultimo. (Nella specie un automobilista era deceduto fuoriuscendo dalla sede stradale, precipitando nel canale di scarico delle acque di una vicina centrale elettrica. La Corte, applicando l'enunciato principio, ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso la responsabilit� dell'ente proprietario della strada, sul presupposto che lo stato di dissesto, la mancanza di barriere, nonch� di segnaletica di pericolo, non apparissero dotate di autonoma efficienza causale rispetto all'incidente, essendo piuttosto risultata determinante la repentina e non necessaria manovra di guida della vittima verso il margine opposto della strada).
L'insidia stradale non � un concetto giuridico, ma un mero stato di fatto, che, per la sua oggettiva invisibilit� e per la sua conseguente imprevedibilit�, integra una situazione di pericolo occulto. Tale situazione, pur assumendo grande importanza probatoria, in quanto pu� essere considerata dal giudice idonea a integrare una presunzione di sussistenza del nesso eziologico con il sinistro e della colpa del soggetto tenuto a vigilare sulla sicurezza del luogo, non esime il giudice dall'accertare in concreto la sussistenza di tutti gli elementi previsti dall'art. 2043 cod. civ.. Pertanto, la concreta possibilit� per l'utente danneggiato di percepire o prevedere con l'ordinaria diligenza l'anomalia, vale altres� ad escludere la configurabilit� dell'insidia e della conseguente responsabilit� della P.A. per difetto di manutenzione della strada pubblica.
Cass. n. 14107/2011
Il Comune � obbligato, in forza dell'art. 7 della legge 18 marzo 1968, n. 444, a curare la manutenzione degli edifici adibiti a scuola materna e tale obbligo, di natura pubblicistica, incide sul diritto primario alla salute (art. 32 Cost.) di coloro che l'immobile sono tenuti a frequentare come docenti, discenti o personale comunque dipendente dall'Amministrazione scolastica. Ne discende che il Comune medesimo � responsabile - concorrendo, in favore del lavoratore della scuola danneggiato (nella specie, insegnante), a tutela della sua integrit� psicofisica, entrambi i titoli di responsabilit�, contrattuale (art. 2087 c.c.) ed extracontrattuale (art. 2043 c.c.) - per la violazione del diritto anzidetto in conseguenza del proprio inadempimento, una volta che sia stato accertato il nesso causale tra l'inadempimento stesso ed il fatto dannoso.
Cass. n. 12278/2011
Il risarcimento del danno da uccisione di un prossimo congiunto spetta non soltanto ai membri della famiglia legittima della vittima, ma anche a quelli della famiglia naturale, come il convivente "more uxorio" ed il figlio naturale non riconosciuto, a condizione che gli interessati dimostrani la sussistenza di un saldo e duraturo legame affettivo tra essi e la vittima assimilabile al rapporto coniugale.
Cass. n. 9406/2011
In tema di responsabilit� del Ministero della salute per i danni conseguenti alla vaccinazione obbligatoria contro la poliomielite, inquadrabile nella previsione generale dell'art. 2043 c.c., la normativa nazionale ha previsto in un primo tempo che tale vaccinazione si svolgesse con il sistema del virus attenuato (Sabin) e, successivamente, con quello del virus inattivato (Salk), essendo stata riconosciuta dalla comunit� scientifica internazionale l'astratta pericolosit� del primo tipo di vaccino in determinate situazioni. Ne consegue che, ai fini dell'accertamento della responsabilit� del Ministero; una volta dimostrato che il danno si sia verificato in conseguenza della vaccinazione col sistema Sabin, il giudice di merito � tenuto a verificare se la pericolosit� di quel vaccino fosse o meno nota all'epoca dei fatti e se sussistessero, alla stregua delle conoscenze di quel momento, ragioni di precauzione tali da vietare quel tipo di vaccinazione o da consentirla solo con modalit� idonee a limitare i rischi ad essa connessi. (Fattispecie relativa a vaccinazione praticata nel 1981). —
La responsabilit� civile del Ministero della salute per i danni conseguenti alla vaccinazione obbligatoria perla poliomielite non � inquadrabile nell'ipotesi di cui all'art. 2050 c.c., non potendosi ritenere di per s� come attivit� pericolosa, e va ricompresa nella previsione generale dell'art. 2043 c.c., perch�, anche dopo il trasferimento alle Regioni di numerose competenze in materia, permane in capo al Ministero un ruolo generale di programmazione e di controllo del servizio di vaccinazione obbligatoria.
Cass. sez. un. n. 6594/2011
La controversia nella quale il beneficiario di una concessione edilizia, annullata d'ufficio o su ricorso di altro soggetto in quanto illegittima, chieda il risarcimento dei danni subiti per avere confidato nella apparente legittimit� della stessa, che aveva ingenerato l'incolpevole convincimento di poter legittimamente edificare, rientra nella giurisdizione del giudice ordinario, avendo ad oggetto un comportamento illecito della P.A. per violazione del principio del "neminem laedere", cio� di quei doveri di comportamento il cui contenuto prescinde dalla natura pubblicistica o privatistica del soggetto che ne � responsabile e che anche la P.A., come qualsiasi privato, � tenuta a rispettare; egli, pertanto, non � tenuto a domandare al giudice amministrativo un accertamento della illegittimit� del suddetto comportamento,
che ha invece interesse a contrastare nel giudizio di annullamento da altri provocato e che pu� solo subire.
Cass. n. 5120/2011
L'attivit� della P.A., anche nel campo della pura discrezionalit�, deve svolgersi nei limiti posti della legge e dal principio primario del "neminem laedere", di cui all'art. 2043 c.c.; �, pertanto, consentito al giudice ordinario accertare se vi sia stato, da parte della stessa P.A., un comportamento doloso o colposo, che, in violazione della norma e del principio indicati abbia determinato la violazione di un diritto soggettivo. Infatti, stanti i principi di legalit�, imparzialit� e buona amministrazione di cui all'art. 97 Cost., la P.A. � tenuta a subire le conseguenze stabilite dall'art. 2043 c.c., ponendosi tali principi come limiti esterni alla sua attivit� discrezionale. Ne consegue che � correttamente motivata la sentenza di merito la quale condanni l'amministrazione finanziaria al risarcimento del danno per avere, nonostante le diffide, tardivamente annullato, in sede di autotutela, e solo a seguito di ulteriori sollecitazioni del commercialista del contribuente, un atto impositivo illegittimamente emesso, cos� causando al contribuente medesimo un pregiudizio patrimoniale rappresentato dalle spese sostenute per essersi rivolto al detto professionista e per essere stato costretto a recarsi pi� volte a colloquio presso gli uffici dell'amministrazione.
Cass. sez. un. n. 25395/2010
In tema di azione avanti all'A.G.A. tendente ad ottenere, nei confronti della P.A., il risarcimento del danno da attivit� provvedimentale illegittima, il principio della non necessit� della pregiudiziale impugnativa del provvedimento amministrativo, gi� affermato dalle Sezioni Unite della Cassazione con riferimento al sistema normativo conseguente alla legge 21 luglio 2000, n. 205, � confermato dall'art. 30 del d.l.vo 2 luglio 2010, n. 104 (c.d. codice del processo amministrativo) secondo cui: a) l'azione di condanna della P.A. pu� essere proposta contestualmente ad altra azione o, nei soli casi di giurisdizione esclusiva e nei casi di cui al presente articolo, anche in via autonoma (comma 1); b) pu� essere chiesta la condanna al risarcimento del danno ingiusto derivante dall'illegittimo esercizio dell'attivit� amministrativa o dal mancato esercizio di quella obbligatoria (comma 2); c) la domanda di risarcimento per lesione di interessi legittimi � proposta entro il termine di decadenza di centoventi giorni decorrente dal giorno in cui il fatto si � verificato ovvero dalla conoscenza del provvedimento se il danno deriva direttamente da questo (comma 3).
Cass. n. 16123/2010
In tema di responsabilit� civile, il nesso causale � regolato dal principio di cui agli artt. 40 e 41 c.p., per il quale un evento � da considerare causato da un altro se il primo non si sarebbe verificato in assenza del secondo, nonch� dal criterio della cosiddetta causalit� adeguata, sulla base del quale, all'interno della serie causale, occorre dar rilievo solo a quegli eventi che non appaiano - ad una valutazione "ex ante" - del tutto inverosimili, ferma restando, peraltro, la diversit� del regime probatorio applicabile, in ragione dei differenti valori sottesi ai due processi: nel senso che, nell'accertamento del nesso causale in materia civile, vige la regola della preponderanza dell'evidenza o del "pi� probabile che non", mentre nel processo penale vige la regola della prova `oltre il ragionevole dubbio". Ne consegue, con riguardo alla responsabilit� professionale del medico, che, essendo quest'ultimo tenuto a espletare l'attivit� professionale secondo canoni di diligenza e di perizia scientifica, il giudice, accertata l'omissione di tale attivit�, pu� ritenere, in assenza di altri fattori alternativi, che tale omissione sia stata causa dell'evento lesivo e che, per converso, la condotta doverosa, se fosse stata tenuta, avrebbe impedito il verificarsi dell'evento stesso.
Cass. n. 13830/2010
In tema di responsabilit� civile, affinch� la violazione di una norma possa costituire causa o concausa di un evento, � necessario che essa sia preordinata ad impedirlo; in caso contrario la condotta trasgressiva del contravventore assume autonoma rilevanza giuridica, non perd costitutiva di un rapporto di causalit� con l'evento, in relazione al quale diviene un mero antecedente storico occasionale. (Nella specie, relativa ad un sinistro mortale occorso ad un soggetto che, alla guida della sua auto, era stato trafitto da una sbarra di ferro posta in corrispondenza dell'accesso all'argine di un fiume, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto sussistente la responsabilit� della P.A. che aveva la custodia, cura e manutenzione dell'argine e degli impianti e dispositivi ad essi inerenti, essendo stato accertato sia che il divieto di transito era stato apposto per impedire di accedere alle sommit� arginali del fiume utilizzandole come strada e non per impedire di avvicinarsi alla sbarra, posta dopo il cartello e priva di un sistema di fissaggio che, se adottato, sarebbe stato idoneo ad impedire l'evento, sia che la mobilit� di tale sbarra era stata la causa esclusiva dello sfondamento del parabrezza dell'auto, sicch� la trasgressione del conducente al divieto di transito era degradata a mera occasione dell'evento).
Cass. n. 13431/2010
In tema di risarcimento del danno, i postumi d'invalidit� personale di piccola entit� (c.d. micropermanente) - in quanto non superiori al 10 per cento - non incidendo sulla capacit� del danneggiato di produrre reddito, non hanno rilevanza sul danno di natura patrimoniale, ma riguardando la menomazione del bene salute possono essere valutati soltanto sotto l'aspetto del danno biologico, salva la prova contraria, fondata su specifiche circostanze, che essi abbiano prodotto conseguenze anche sulla capacit� lavorativa specifica e, quindi, anche un danno patrimoniale, il quale, per�, non pu� essere allegato con argomentazioni apodittiche ed astratte e, come tali, inammissibili.
Cass. n. 10074/2010
Il diritto al risarcimento dei danno patrimo�niale da lucro cessante non pu� farsi discendere in modo automatico dall'accertamento dell'invalidit� permanente, poich� esso sussiste solo se tale invalidit� abbia prodotto una riduzione della capacit� lavorativa specifica. A tal fine, danneggiato � tenuto a dimostrare, anche tramite presunzioni, di svolgere un'attivit� produttiva di reddito e di non aver mantenuto, dopo l'infortunio, una capacit� generica di attendere ad altri lavori confacenti alle sue attitudini personali; trattandosi di minore, il risarcimento di tale danno andr� calcolato sulla base di una previsione della sua futura attivit� lavorativa, da compiersi tenendo conto degli studi effettuati e delle sue inclinazioni, nonch� della posizione economico-sociale della famiglia di appartenenza.
Cass. n. 8885/2010
In tema di responsabilit� civile extracontrattuale, il nesso causale tra la condotta illecita ed il danno � regolato dal principio di cui agli artt. 40 e 41 c.p., in base al quale un evento � da considerare causato da un altro se il primo non si sarebbe verificato in assenza del secondo, nonch� dal criterio della cosiddetta causalit� adeguata, sulla scorta del quale, all'interno della serie causale, occorre dare rilievo solo a quegli eventi che non appaiono - ad una valutazione "ex ante" � del tutto inverosimili; ne consegue che, ai fini della riconducibilit� dell'evento dannoso ad un determinato comportamento, non � sufficiente che tra l'antecedente ed il dato consequenziale sussista un rapporto di sequenza, essendo invece necessario che tale rapporto integri gli estremi di una sequenza possibile, alla stregua di un calcolo di regolarit� statistica, per cui l'evento appaia come una conseguenza non imprevedibile dell'antecedente. (Nella specie, la Corte ha confermato la sentenza impugnata, nella parte in cui ha ritenuto non attribuibile in via esclusiva al datore di lavoro la responsabilit� per i danni riportati dal lavoratore a seguito di infortunio sul lavoro - verificatosi a causa del distacco del cassone di un camion in stato di degrado che quest'ultimo stava tentando di riparare, in maniera imprudente ed in violazione di specifiche direttive aziendali - ritenendo che le colpe concorrenti dovessero essere graduate in via paritaria, per essere il pericolo sorto a causa dello stato di degrado del veicolo, ed essere sfociato in infortunio per l'avventata condotta dell'autista).
Cass. n. 7352/2010
In tema di accertamento probatorio, qualora l'accertamento abbia natura medico-legale e sia diretto a verificare la dipendenza causale di una determinata malattia rispetto ad un'attivit� lavorativa, trova applicazione il criterio secondo il quale deve ritenersi acquisita la prova del nesso causale nel caso sussista un'adeguata probabilit�, sul piano scientifico, della risposta positiva; ove, invece, l'accertamento, basato su elementi indiziari, riguardi i fatti materiali, la valutazione probabilistica � ammissibile ma si inserisce nell'ambito dell'apprezzamento discrezionale rimesso al giudice di merito circa l'idoneit� probatoria di un determinato quadro indiziario. (Nella specie, relativa ad una controversia per il riconoscimento del beneficio della maggiorazione contributiva per esposizione alle fibre di amianto, nella quale il CTU aveva escluso che una probabilit� inferiore al 95 per cento fosse idonea a consentire di affermare, con ragionevole certezza scientifica, il superamento per un periodo ultradecennale del grado di esposizione all'amianto fissato dalla legge, il giudice di merito aveva interpretato tale conclusione, di per s� contestata solo in via astratta dai ricorrenti, nel senso che le mansioni svolte dai lavoratori avevano comportato una esposizione minore rispetto ai colleghi di lavoro; la S.C., in applicazione del principio di cui alla massima, ha escluso che la sentenza fosse connotata da illogicit�).
Cass. n. 4326/2010
Ai fini dell'accoglimento della domanda di risarcimento del danno per la lesione dell'interes�se pretensivo al conseguimento di un'autorizzazione amministrativa, deve valutarsi - mediante un giudizio prognostico - la fondatezza o meno dell'istanza della parte sulla base della normativa applicabile, cos� da riconoscere il risarcimento solo se la richiesta di autorizzazione, secondo un criterio di normalit�, che d� fondamento ad un oggettivo affidamento, sarebbe stata accolta; conseguentemente, la responsabilit� della P.A. non pu� derivare automaticamente dall'annullamento dell'atto di diniego da parte del giudice amministrativo, dovendo invece essere accertata la colpa dell'Amministrazione come apparato, la quale sussiste quando l'atto assunto come lesivo viola le regole di imparzialit�, correttezza e buona amministrazione, che il giudice ordinario valuta come limiti esterni alla discrezionalit�. (Nella specie, relativa al diniego di autorizzazione alla installazione di un cartellone pubblicitario, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, che aveva negato il risarcimento anche in considerazione di un parere negativo della Soprintendenza e della circostanza che il contratto per lo sfruttamento pubblicitario del cartellone, della cui mancata esecuzione la societ� richiedeva il ristoro, era stato stipulato nonostante la conoscenza del predetto parere, e prevedeva la risoluzione "ipso iure", per l'ipotesi di diniego dell'autorizzazione).
Cass. n. 698/2010
La P.A. pu� essere riconosciuta responsabile, ai sensi dell'art. 2043 c.c., per il mancato o ritardato annullamento di un atto illegittimo (nella specie, un avviso di accertamento emesso dall'Agenzia delle entrate) nell'esercizio del potere di autotutela, ove un siffatto comportamento abbia cagionato un danno al privato (nella specie, consistente nelle spese, non solo legali, sostenute per proporre il ricorso avverso il provvedimento illegittimo), giacch� tale danno deriva dallo stesso atto illegittimo, mentre l'esercizio del potere di autotutela da parte della P.A. si configura soltanto come il mezzo che avrebbe potuto eliminarne tempestivamente gli effetti. Infatti, la sussistenza del requisito dell'ingiustizia del danno non pu� essere esclusa in ragione di una pretesa indebita interferenza della giurisdizione sulle modalit� di esercizio del potere amministrativo, giacch� si tratta unicamente dell'accertamento, rimesso al giudice del merito, degli effetti pregiudizievoli causati dall'atto illegittimo, per non esser la RA. tempestivamente intervenuta ad evitarli tramite i mezzi che la legge ad essa attribuisce.