Source: http://documenti.camera.it/leg16/resoconti/commissioni/bollettini/html/2009/10/07/05/comunic.htm
Timestamp: 2020-01-24 10:14:40+00:00
Document Index: 21935714

Matched Legal Cases: ['e contrario', 'e contrario', 'in fine', 'in fine', 'in fine', 'in fine']

﻿V Commissione - Comunicato delle Giunte e delle Commissioni - mercoledì 7 ottobre 2009
Mercoledì 7 ottobre 2009. - Presidenza del presidente Giancarlo GIORGETTI. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Luigi Casero.
Istituzione del Garante nazionale per l'infanzia e l'adolescenza.
C. 2008 e abb.-A Governo.
La Commissione esamina le proposte emendative riferite al testo del provvedimento.
Massimo POLLEDRI (LNP), relatore, rileva che l'Assemblea ha trasmesso gli emendamenti 2.301 e 5.301 delle Commissioni riferiti al progetto di legge C. 2008 e abb-A, recante istituzione del Garante nazionale per l'infanzia e l'adolescenza, nonché i subemendamenti 0.5.301.1, 0.5.301.2, 0.5.301.3, 0.5.301.4, 0.5.301.5, 0.5.301.6, 0.5.301.7, 0.5.301.8, 0.5.301.9, 0.5.301.10, 0.5.301.11 e 0.5.301.12 riferiti all'emendamento 5.301. Con riferimento ai profili di interesse della Commissione bilancio, segnala che l'emendamento 5.301 reca un'ulteriore riformulazione dell'articolo 5 su cui già era intervenuta una condizione, ai sensi dell'articolo 81, quarto comma della Costituzione, interamente sostitutiva contenuta nel parere reso dalla Commissione bilancio nella seduta del 29 settembre scorso, nonché gli emendamenti 5.100 del Governo e 5.300 delle Commissioni su cui la Commissione bilancio ha espresso parere favorevole, con una condizione, ai sensi dell'articolo 81, quarto comma della Costituzione, nella seduta di ieri. Rispetto all'emendamento 5.300 da ultimo esaminato dalla Commissione bilancio, l'emendamento 5.301 fa riferimento all'«Autorità garante dell'infanzia» e non al «Garante dell'infanzia», in conseguenza dell'approvazione, da parte dell'Assemblea, nella seduta di ieri, dell'emendamento 1.1; si sopprime, inoltre, il riferimento al fatto che l'ufficio dell'Autorità sarà costituito «presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri», mantenendo comunque fermo che l'ufficio si avvarrà di un contingente di personale non superiore a 15 unità in servizio presso il Dipartimento per le pari opportunità. È stata inoltre recepita la condizione contenuta nel parere reso nella seduta di ieri, volta a rafforzare la clausola di invarianza finanziaria prevedendo che l'invarianza medesima sia garantita attraverso la soppressione di un numero di posizioni dirigenziali equivalenti dal punto di vista finanziario effettivamente ricoperte. Al riguardo, ritiene che la proposta emendativa non presenti profili problematici di carattere finanziario. Sul punto chiede di acquisire la conferma del Governo. Con riferimento ai subemendamenti trasmessi, rilevata la necessità di acquisire l'avviso del Governo in ordine alle conseguenze finanziarie degli stessi, ritiene che evidenti profili problematici di carattere finanziario derivino dai subemendamenti 0.5.301.1, 0.5.301.2, 0.5.301.4, 0.5.301.5, 0.5.301.6, 0.5.301.8, 0.5.301.9, 0.5.301.10 e 0.5.301.11.
Il sottosegretario Luigi CASERO conferma che l'emendamento 5.301 non presenta profili problematici di carattere finanziario. Condivide inoltre le valutazioni del relatore sui subemendamenti e esprime parere contrario sui subemendamenti da lui richiamati.
Rolando NANNICINI (PD) chiede se l'emendamento 5.301 sia adeguatamente coperto.
Il sottosegretario Luigi CASERO rileva che l'emendamento è dotato di una clausola di invarianza, in base alla quale, peraltro, alla previsione di un contingente di quindici unità per l'Autorità garante dovrà corrispondere la soppressione, nelle amministrazioni di provenienza, di un numero di posizioni dirigenziali equivalenti dal punto di vista finanziario effettivamente ricoperte.
Rolando NANNICINI (PD) rileva che la clausola di invarianza di per sé non è garanzia di effettiva invarianza degli oneri. Osserva, poi, che mancano dati in merito all'indennità del Garante.
Il sottosegretario Luigi CASERO rileva che il limite massimo dell'indennità del Garante è esplicitamente quantificato in
200.000 euro annui dall'articolo 7, comma 1.
Massimo VANNUCCI (PD) osserva che l'attuale formulazione del provvedimento, e in particolare dell'articolo 5, appare gravemente insoddisfacente, in quanto non risulta chiarita la natura dell'Autorità garante, che dovrebbe acquisire reale autonomia rispetto agli uffici della Presidenza del Consiglio dei ministri e, pertanto, essere dotata di adeguate risorse finanziarie e strumentali. Trattandosi di una questione rilevante ai fini dell'efficacia del provvedimento, ritiene che sia interesse anche della maggioranza fare chiarezza su questi aspetti e, pertanto, invita a valutare l'opportunità di modificare l'articolo 7 del provvedimento, al fine di stabilire che la spesa annua di 200.000 euro ora prevista non sia destinata al compenso del Garante, che ben potrebbe prestare la propria opera a titolo gratuito, ma al funzionamento dell'ufficio dell'Autorità.
Massimo POLLEDRI (LNP), relatore, ritiene che le obiezioni sollevate siano politiche e non tecniche. Richiama in particolare il comma 2 dell'emendamento 5.301 che chiarisce in modo inequivoco che l'Autorità può avvalersi delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili, alla data di entrata in vigore della legge, presso il Dipartimento per le pari opportunità, il Dipartimento per le politiche della famiglia e il Dipartimento della gioventù.
Massimo VANNUCCI (PD) rileva che un'autorità può acquisire una posizione di reale autonomia solo qualora abbia la possibilità di gestire in piena indipendenza risorse iscritte in uno specifico capitolo di bilancio. Rilevato che, qualora non si riconosca tale autonomia, non ha senso costituire un'Autorità garante, ribadisce la necessità di destinare i 200.000 euro annui previsti per il compenso del Garante al funzionamento dell'ufficio dell'Autorità.
Massimo POLLEDRI (LNP), relatore, rileva che l'autonomia dell'Autorità è garantita dallo status della figura. Inoltre, anche in assenza di un apposito capitolo, il garante avrà autonomia finanziaria.
Rolando NANNICINI (PD) rileva che l'invarianza della spesa è garantita dalla soppressione delle posizioni dirigenziali equivalenti. Al riguardo, ritiene indispensabile che venga chiarito quali posizioni vengono soppresse, risultando, peraltro, implicitamente, che tali posizioni sono inutili, in quanto possono essere agevolmente soppresse.
Pier Paolo BARETTA (PD) rileva che l'approvazione, nella seduta dell'Assemblea di ieri, dell'emendamento 1.1 ha profondamente modificato l'impianto del provvedimento in esame, prevedendo che il Garante nazionale per l'infanzia e l'adolescenza assuma la configurazione di Autorità garante e, pertanto, non sia più una mera struttura della Presidenza del Consiglio dei ministri, ma rappresenti una autorità indipendente, analoga a quelle già esistenti, che, pertanto, dovrà essere dotata di sufficiente autonomia e di risorse proprie. Chiede, pertanto, che, anche al fine di rispettare la decisione parlamentare assunta ieri, si valuti seriamente l'esigenza di prendere atto della nuova configurazione del Garante e assicurare risorse adeguate ai compiti ad esso assegnati, in modo da garantire che il provvedimento sia realmente efficace e non una semplice legge-manifesto.
Gioacchino ALFANO (PdL), con riferimento alle osservazioni del collega Baretta, rileva che molto spesso la Commissione bilancio è accusata, nei dibattiti in Assemblea, di invadere le competenze delle altre Commissioni parlamentari. In questa ottica, ritiene che il parere della Commissione debba concentrarsi esclusivamente sugli aspetti relativi all'assenza di copertura finanziaria degli oneri derivanti dal provvedimento, senza esprimersi sui pur importanti aspetti relativi all'efficacia del provvedimento stesso, che devono essere valutati dalle Commissioni di merito.
Giancarlo GIORGETTI, presidente, avverte che l'Assemblea sta per trasmettere ulteriori emendamenti della Commissione. Sospende pertanto la seduta, che riprenderà non appena trasmessi gli emendamenti.
La seduta, sospesa alle 12.10, riprende alle 12.20.
Massimo POLLEDRI (LNP), relatore, avverte che l'Assemblea ha trasmesso l'emendamento 7.300, il quale prevede che la copertura finanziaria di 200.000 euro venga riferita non al solo compenso del Garante ma all'attuazione di tutta la legge. Al riguardo rileva che l'emendamento appare volto a superare alcune criticità dal punto di vista finanziario del provvedimento che anche il dibattito fin qui svolto ha evidenziato. Formula, quindi, la seguente proposta di parere:
esaminate le proposte emendative 2.301, 3.310, 5.301, 0.5.301.1, 0.5.301.2, 0.5.301.3, 0.5.301.4, 0.5.301.5, 0.5.301.6, 0.5.301.7, 0.5.301.8, 0.5.301.9, 0.5.301.10, 0.5.301.11, 0.5.301.12 e 7.300 al progetto di legge C. 2008 e abb.-A;
sui subemendamenti 0.5.301.1, 0.5.301.2, 0.5.301.4, 0.5.301.5, 0.5.301.6, 0.5.301.8, 0.5.301.9, 0.5.301.10 e 0.5.301.11;
sulle restanti proposte emendative».
Il sottosegretario Luigi CASERO concorda con la proposta di parere.
Mercoledì 7 ottobre 2009. - Presidenza del presidente Giancarlo GIORGETTI. - Interviene il viceministro dell'economia e delle finanze Giuseppe Vegas.
C. 2555, approvato dal Senato.
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 6 ottobre 2009.
Pier Paolo BARETTA (PD) rileva preliminarmente che, nell'esaminare il provvedimento, la Camera, come già avvenuto per il federalismo fiscale, si potrà concentrare su alcuni specifici aspetti che necessitano di un miglioramento, per rafforzare l'impianto complessivo del provvedimento, anche facendo tesoro degli elementi già emersi nella relazione svolta dal deputato Leone, e dei contributi recati dalle audizioni. In proposito auspica, anche in considerazione del fatto che la disciplina della finanza pubblica recata dal provvedimento deve avere l'ambizione di durare nel tempo, un clima costruttivo e di collaborazione tra maggioranza e opposizione. In tal senso dichiara di confidare nel ruolo di sintesi tra le diverse posizioni che dovrà essere svolto dal relatore e al tempo stesso, pur riaffermando la necessità e l'urgenza della riforma, sottolinea l'esigenza che i tempi di esame del provvedimento, al momento troppo stretti, siano ampliati. In questa ottica annuncia che il suo gruppo presenterà concentrerà comunque le proprie proposte emendative sui temi che risultano ancora meritevoli di approfondimenti. Tra questi indica l'esigenza di un riequilibrio dei rapporti tra la riforma del Bilancio dello Stato e il federalismo fiscale, anche attraverso la definizione di
un ciclo decisionale annuale coerente; il riequilibrio dei poteri tra la acquisita maggiore discrezionalità del Governo ed un maggiore esercizio di decisione, indirizzo e controllo del Parlamento; l'innovazione della struttura del Bilancio dello Stato e dei principi contabili; le innovazioni organizzative nella rete delle tecnostrutture di supporto alla decisione pubblica. Al riguardo rileva innanzitutto che affermare tali esigenze non significa disconoscere la necessità e l'urgenza di realizzare la riforma del bilancio dello Stato, che deriva dalla constatazione che, nel corso degli anni, l'originario impianto della contabilità dello Stato, definito organicamente con la riforma del 1978 prima e successivamente con le riforme degli anni '80 e '90, ha subito evoluzioni e modifiche e distorsioni di fatto che hanno resi evidenti più i limiti delle potenzialità, come testimoniato in particolare dalla dilatazione, sia dal punto di vista quantitativo che da quello temporale della legge finanziaria. Sul piano quantitativo, infatti, la prassi progressiva dei decreti omnibus ha trasformato la Finanziaria da strumento principale di regolazione della spesa in una ulteriore e maggiore occasione stessa di spesa. Sul piano temporale, inoltre, se è vero che il massimo delle energie si esercitano tra ottobre e dicembre, è altrettanto evidente che questo appuntamento è preceduto da un dibattito a ritroso che, arrivando sino ai primi annunci del DPEF, finisce per occupare almeno otto mesi ogni anno. Ritiene che gli effetti di questa situazione sono sotto gli occhi di tutti e producano una complessiva inefficacia dell'impianto contabile, sia dal lato del controllo, sia da quello della decisione ed attribuisce la responsabilità di questi sviluppi, in misura diversa, a tutti i Governi ed i Parlamenti degli ultimi venti anni. Osserva che però nell'attuale legislatura si sta assistendo ad una accelerazione dell'intervento governativo. Infatti, con il decreto-legge n. 112 prima e con i successivi provvedimenti d'urgenza anticrisi, realizzati in successione stretta tra loro, il Ministro Tremonti sta producendo una vera e propria riforma di fatto della contabilità, che ha come motivazione la maggiore agibilità per l'Esecutivo, ma che produce, come effetto, un complessivo depotenziamento del Parlamento ed una maggiore facilità di aggirare l'articolo 81 della Costituzione. In questo quadro, rileva come la discussione del provvedimento in esame acquista un significato emblematico nella definizione delle nuove regole del gioco politico ed istituzionale. Al riguardo sottolinea quindi come l'esigenza prioritaria sia quella di pervenire ad un corretto equilibrio tra le maggiori prerogative del Governo, in termini di agibilità, organizzazione e gestione della spesa e le prerogative, anch'esse da potenziare, del Parlamento, in ordine agli indirizzi, ai controlli ed alle verifiche della politica finanziaria pubblica. In proposito sottolinea come la proposta di legge ignori sostanzialmente il ruolo che hanno assunto in questi anni, nella discussione del DPEF prima e della finanziaria poi, da un lato, le regioni e gli enti locali e, dall'altro, le parti sociali. Richiama anche il ruolo che la Conferenza unificata e la Concertazione con le parti sociali hanno assunto negli ultimi anni. Osserva che rispetto a questi aspetti si pone effettivamente la necessità di un maggior ordine nelle procedure, tuttavia il ruolo di concertazione e sintesi non può essere certo attribuito esclusivamente al Governo. Sottolinea poi come questo tema si intrecci con quello della relazione tra provvedimento in esame e la legge n. 42 del 2009 in materia di federalismo fiscale. Rileva il contrasto tra i tempi ristretti della Decisione di finanza pubblica e il suo contenuto che, in base a ciò che la legge n. 42 prevede con riferimento all'attuale DPEF, che stabilisce i vincoli e gli obiettivi del «patto di convergenza», in coerenza con l'articolo 119. In questa ottica risulta opportuno ampliare temporalmente la sessione di bilancio, ad esempio prevedendo la presentazione della Decisione di finanza pubblica nella seconda metà di Luglio. Un ulteriore ambito nel quale sviluppare il rapporto tra la riforma della contabilità
di Stato e il federalismo riguarda la armonizzazione dei bilanci pubblici. Ritiene, infatti, necessario coordinare la norma prevista dalla proposta di legge in discussione con quella prevista dalla legge n. 42 del 2009, se non altro al fine di evitare la compresenza di due comitati tecnici distinti, l'uno per gli Enti locali e l'altro per l'amministrazione statale.
Passa quindi ad interrogarsi su come i nuovi compiti di coordinamento della finanza pubblica possano essere svolti dalla «finanziaria leggera» che la proposta di legge conferma. Più in generale ritiene necessario un approfondimento sul ruolo del disegno di legge di stabilità e su quello dei disegni di legge collegati, anche per riflettere sulle modalità atte ad evitare che queste due tipologie di provvedimenti vengano svuotati dal perverso circuito «decreto-legge - fiducia». In questa ottica ritiene indispensabile una regolazione della questione di fiducia. Questa constatazione dimostra la necessità di mettere mano ai Regolamenti Parlamentari. Proprio la esigenza di definire questi nuovi equilibri introduce un altro importante aspetto della riforma, con riferimento alla definizione dei poteri del Parlamento ed al ruolo della Commissione Bilancio. In questo ambito, il primo obiettivo è rendere più trasparenti e leggibili le procedure con le quali si costruiscono i bilanci. In particolare, si pensi alla definizione dei tendenziali e delle coperture. Questa esigenza comporta il rafforzamento di tecnostrutture indipendenti dal Governo. In tal senso se, da un lato la proposta di legge opera un netto passo in avanti nella disponibilità delle informazioni a disposizione del Parlamento, dall'altro non scioglie i nodi relativi alla organizzazione e alla collocazione istituzionale di queste rinnovate tecnostrutture. Al contrario, giudica, invece, eccessivo il ruolo che viene assegnato alla Ragioneria Generale dello Stato.
Con riferimento al sistema delle verifiche e dei controlli, insiste in primo luogo sul fatto che solo la esplicita possibilità di esercitare un controllo costante da parte del Parlamento, come ad esempio la regolazione della discussione sul preventivo, sugli aggiustamenti e sui risultati e verifiche, può consentire di accedere alla flessibilità gestionale permanente all'interno dei programmi. In questa ottica, ritiene che assuma davvero un ruolo centrale del bilancio dello Stato, al fine di ricostruirne la intera struttura, per missioni e programmi, a partire da capitoli di spesa e unità previsionali di base, sistematizzando le spese rimodulabili e non, al fine di favorire la omogeneità dei programmi in relazione alle materie e alle competenze. A questo proposito, ritiene che la Commissione bilancio, anche col conforto delle Commissioni di merito, dovrebbe esprimere un parere obbligatorio che assuma un valore vincolante per il Governo, se non dal punto di vista formale, sicuramente da quello politico. In tale quadro, la riforma dei regolamenti parlamentari dovrebbe affrontare il nodo della competenza istituzionale della Commissione Bilancio, anche utilizzando le esperienze straniere, comprese quelle che assegnano alla Commissione Bilancio un ruolo effettivo di controllo, con le conseguenze istituzionali che ciò comporta. Al riguardo invita a riflettere sull'effettiva opportunità di istituire un'ulteriore commissione interparlamentare o se le funzioni previste nella legge non rientrino nelle prerogative delle Commissioni Bilancio. Ritiene necessario, infine, fare riferimento ad una delicata questione contabile, quale la previsione del passaggio alla contabilità di cassa. Al riguardo, ricorda che i sostenitori del passaggio motivano questo orientamento con la esigenza di rompere lo schema attuale che è condizionato dalla competenza giuridica, mentre gli oppositori sostengono che non essendo possibile un passaggio ad una competenza contabile, il passaggio alla cassa, privando il bilancio di una memoria storica, renderà, alla lunga, tutto più ingovernabile. Ritiene risolvibile la questione se si riesce a superare il pessimismo degli oppositori prevedendo tempi di realizzazione medi e passaggi di verifica regolari. Conclusivamente
rileva che l'atteggiamento dell'opposizione risulta costruttivo ed auspica che soluzioni adeguate possano essere individuate già durante in sede referente del provvedimento.
Giancarlo GIORGETTI, presidente, esprime apprezzamento per l'intervento del deputato Baretta, che ben esprime lo spirito che ritiene dovrebbe animare l'esame del provvedimento.
Marco CAUSI (PD), nel rilevare che l'intervento del collega Baretta lo esime dall'affrontare un esame sistematico del contenuto del progetto di legge, fa presente che nel proprio intervento si soffermerà solo su specifici aspetti del provvedimento in esame. In questa ottica, sottolinea in primo luogo che la nuova configurazione del bilancio dello Stato, consolidata dalla riforma in esame, postula un rinnovamento delle modalità di esame del rendiconto generale dello Stato, che valorizzi il ruolo di verifica del raggiungimento degli obiettivi correlati a ciascun programma, nel quadro di un complessivo rafforzamento della fase parlamentare di verifica ex post dei risultati dell'azione del Governo. A tale riguardo, giudica, in particolare, essenziale garantire un efficace raccordo tra obiettivi correlati a missioni e programmi del bilancio dello Stato e relativi indicatori di performance e gli analoghi indicatori di raggiungimento dei risultati previsti, nell'ambito del Patto di convergenza, dalla legge n. 42 del 2009 e, con riferimento alla valutazione della dirigenza e della pubblica amministrazione, dalla legge n. 15 del 2009. Sotto il profilo delle procedure di esame parlamentare, ritiene che, come prospettato anche dal collega Baretta, si debba valutare l'opportunità di prevedere una apposita sessione estiva di bilancio, che assuma un ruolo strategico nell'ambito delle procedure in materia finanziaria attraverso l'esame delle previsioni di medio termine contenute nella Decisione di finanza pubblica ed un efficace monitoraggio dei risultati raggiunti nell'ambito delle diverse politiche pubbliche.
Osserva, inoltre, come si renda necessaria una più approfondita riflessione sui criteri di delega contenuti nelle lettere e) e q) del comma 2 dell'articolo 43 del provvedimento, che prevedono, rispettivamente, l'adozione delle azioni quali componenti del programma e unità elementari del bilancio dello Stato e una revisione delle unità elementari del bilancio sia sul lato dell'entrata che della spesa in modo tale che la denominazione di tali unità richiami il loro oggetto e si eviti il mantenimento di capitoli di carattere promiscuo. Ritiene, infatti, necessario precisare meglio le caratteristiche delle nuove unità elementari e i loro rapporti con i capitoli di bilancio e le loro articolazioni interne.
Un ulteriore tema da approfondire è quello del rapporto tra quanto disposto dall'articolo 2 del provvedimento in materia di armonizzazione dei bilanci pubblici e le disposizioni relative all'armonizzazione dei bilanci di comuni, province, città metropolitane e regioni contenute nell'articolo 2, comma 2, lettera h), della legge n. 42 del 2009, in materia di federalismo fiscale. Pur trattandosi di deleghe di diversa ampiezza, in quanto quella contenuta nella legge n. 42 del 2009 si riferisce ai soli bilanci degli enti territoriali, mentre quella del provvedimento in esame si riferisce più genericamente alle amministrazioni pubbliche, giudica opportuno che gli organismi previsti dalla delega in materia di federalismo fiscale e il comitato per i principi contabili delle amministrazioni pubbliche previsto dalla proposta in esame, anche se non unificati, operino secondo criteri uniformi. In ogni caso, ricordando come nel corso dell'esame parlamentare della legge n. 42 del 2009 numerosi emendamenti dell'opposizione erano stati respinti in quanto si era evidenziato come essi recassero principi e criteri direttivi giudicati eccessivamente dettagliati, ritiene debba valutarsi l'opportunità di intervenire in questa sede per specificare i criteri fissati nella legge n. 42 del 2009.
Giudica, inoltre, necessario riflettere ulteriormente sulle modifiche introdotte
dal comma 12 dell'articolo 18 della proposta, volte a rafforzare gli automatismi nell'attivazione della clausola di salvaguardia, introdotta nel nostro ordinamento dal cosiddetto decreto-legge «taglia-spese», il decreto-legge n. 194 del 2002. A tale riguardo, sottolinea che la nuova formulazione della disposizione prevista dal provvedimento in esame, lungi dal produrre il maggior controllo del bilancio dello Stato auspicato dai proponenti, potrebbe avere un perverso effetto di deresponsabilizzazione dei dirigenti competenti per la gestione di spese riconducibili a diritti soggettivi.
Da ultimo, ritiene che si renda necessaria una sistematica riconsiderazione del ruolo che le strutture amministrative saranno chiamate a sostenere nell'attuazione del nuovo sistema disegnato dalla proposta di riforma. Osserva, infatti, che la proposta attribuisce alla Ragioneria generale dello Stato un enorme carico di competenze e di attività e che, anche al fine di consentire un migliore funzionamento del sistema della finanza pubblica, appare necessario valutare la possibilità di procedere ad un riequilibrio dei compiti tra le diverse amministrazioni pubbliche. In questo quadro, giudica opportuno un rafforzamento delle strutture delle amministrazioni di Camera e Senato competenti in materia finanziaria, valutando l'opportunità di prevedere - oltre all'accesso a tutti i dati rilevanti in materia finanziaria, già garantito dalla proposta in esame - una nuova configurazione, eventualmente ispirata ad esperienze straniere, e in particolare a quella statunitense, che consenta al Parlamento di disporre di elaborazioni tecniche che possano confrontarsi con quelle elaborate in sede governativa, ovvero a livello regionale o territoriale. In ogni caso, ritiene ci si debba interrogare sull'opportunità di prevedere la creazione di una sede di condivisione di dati ed elaborazioni in materia economica e finanziaria, alla quale partecipino, oltre alla Ragioneria generale dello Stato, anche le altre istituzioni competenti in materia, tra le quali, in primo luogo, l'ISTAT, in analogia al modello già seguito con la costituzione della Commissione tecnica paritetica per l'attuazione del federalismo fiscale e della Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica. In alternativa, potrebbe altresì valutarsi la possibilità di istituire una specifica autorità indipendente in materia di finanza pubblica, che sia espressione di tutti i diversi livelli territoriali.
Giancarlo GIORGETTI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.
Mercoledì 7 ottobre 2009. - Presidenza del presidente Giancarlo GIORGETTI. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Alberto Giorgetti.
Massimo POLLEDRI (LNP), relatore, rileva che la Commissione ha espresso oggi un parere su tre emendamenti della Commissione e su una serie di subemendamenti ad essi riferiti presentati al progetto di legge C. 2008 e abb.-A, istitutivo del Garante dell'infanzia. La Commissione ha
espresso, in particolare, parere favorevole all'emendamento 7.300 della Commissione; al riguardo, ritiene che, ai fini di una più corretta formulazione dell'emendamento sotto il profilo formale, il parere favorevole dovrebbe essere subordinato alla condizione che nel predetto emendamento venga introdotta una parte consequenziale volta a sopprimere il comma 2 dell'articolo 7 che a questo punto appare del tutto ultroneo. Se non vi sono obiezioni, propone che il parere sull'emendamento 7.300 venga modificato nei termini anzidetti. Fa, inoltre, presente che le Commissioni di merito hanno richiesto il riesame dei subemendamenti 0.5.301.1 e 0.5.301.2, sui quali la Commissione questa mattina ha espresso parere contrario.
Gioacchino ALFANO (PdL), con riferimento al subemendamento 0.5.301.2, fa presente che le Commissioni di merito stanno valutando una ipotesi di riscrittura del comma 3 dell'articolo 5, come sostituito dall'emendamento 5.301 e che, pertanto, prima di procedere all'espressione del parere con riferimento alle richieste di riesame, sarebbe opportuno attendere la trasmissione di questa ulteriore proposta emendativa.
Rolando NANNICINI (PD) ritiene necessario acquisire informazioni sulle funzioni svolte nelle amministrazioni di provenienza dal personale collocato fuori ruolo e sulla possibilità che esse possano continuare a svolgere i propri compiti in assenza di tali unità di personale. Inoltre, dovrebbe essere chiarito se all'Autorità verranno assegnate unità di personale che già attualmente svolgono presso le amministrazioni di appartenenza compiti di tutela dell'infanzia, ovvero si creerà una duplicazione di funzioni.
Giancarlo GIORGETTI, presidente, in risposta al deputato Gioacchino Alfano, avverte che il Comitato dei nove delle Commissioni di merito è convocato alle ore 15.45. Sospende, pertanto, l'esame del provvedimento, in attesa degli esiti del Comitato dei nove.
Disciplina per la preparazione, il confezionamento e la distribuzione dei prodotti ortofrutticoli di quarta gamma.
Testo unificato C. 975 e C. 2513.
(Esame e conclusione - Parere favorevole con condizione ai sensi dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione e osservazione).
Giancarlo GIORGETTI, presidente, in sostituzione del relatore, illustra il contenuto della proposta di legge, la quale reca la definizione dei prodotti ortofrutticoli di quarta gamma, ossia i prodotti freschi, confezionati, pronti per il consumo, e ne disciplinano le procedure di commercializzazione. Si prevede, fra l'altro, che qualora tali prodotti siano distribuiti al consumatore nella ristorazione scolastica, le produzioni vegetali utilizzate debbano provenire prevalentemente dal territorio nazionale ed avere preferibilmente la garanzia di tracciabilità. Il provvedimento rinvia, inoltre, ad un apposito decreto del Ministro delle politiche agricole la definizione dei parametri chimico-fisici e igienico-sanitari, nonché delle informazioni che dovranno essere riportate sulle confezioni. Al riguardo, osserva che il testo non appare suscettibile di determinare effetti diretti di carattere finanziario. Al tempo stesso, rileva che, al fine di escludere possibili effetti indiretti, connessi ad eventuali profili di compatibilità comunitaria, andrebbe chiarito se la previsione dell'utilizzo, nella ristorazione scolastica, di prodotti provenienti prevalentemente dal territorio nazionale possa determinare una disparità di trattamento tra prodotti nazionali e prodotti provenienti da altri Paesi comunitari, in contrasto con il principio della libera circolazione delle merci.
Il sottosegretario Alberto GIORGETTI fa presente che, al fine di garantire che dal provvedimento non derivino nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, appare
opportuno inserire una specifica clausola di invarianza degli oneri.
Giancarlo GIORGETTI, presidente, alla luce di quanto evidenziato dal rappresentante del Governo, formula quindi la seguente proposta di parere:
esaminato il testo unificato dei progetti di legge C. 975 e C. 2513, recante disciplina per la preparazione, il confezionamento e la distribuzione dei prodotti ortofrutticoli di quarta gamma;
rilevato che la disposizione di cui all'articolo 3, comma 3, che prevede che i prodotti ortofrutticoli utilizzati nella ristorazione scolastica debbano provenire prevalentemente dal territorio nazionale, potrebbe presentare profili di incompatibilità con la normativa comunitaria e potrebbe, quindi, determinare contenziosi in sede comunitaria, con potenziali effetti negativi per la finanza pubblica;
con la seguente condizione, volta a garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione,
All'articolo 4 aggiungere, in fine, il seguente comma: "1-bis. Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica".
valuti la Commissione di merito l'opportunità di riformulare il comma 3 dell'articolo 3 al fine di assicurarne la piena compatibilità con la normativa comunitaria».
Schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF devoluta alla diretta gestione statale per il 2009.
Atto n. 121.
Gioacchino ALFANO (PdL), relatore, illustra il provvedimento, rilevando come lo stesso presenti problematicità già evidenziate negli scorsi anni. In particolare, rileva in primo luogo la necessità di un chiarimento in ordine ai tempi che gli uffici della Presidenza del Consiglio hanno dedicato all'istruttoria del provvedimento, in modo da considerare se questi siano risultati adeguati. Insieme, ritiene che in questo come negli anni precedenti i soggetti interessati abbiano presentato le loro domande per il finanziamento di interventi senza avere un quadro preciso del totale delle risorse da ripartire, determinando conseguentemente una situazione di incertezza che sarebbe stato meglio evitare. Si sofferma poi sulle richieste per le quali si è avuto un finanziamento parziale e limitato a parte del progetto. Al riguardo, chiede al rappresentante del Governo di precisare se sia stata compiuta la necessaria valutazione su quanto questo finanziamento parziale sia funzionale alla realizzazione dei progetti. Ricorda poi che con l'anno in corso dovrebbe venire meno la riduzione delle risorse da destinare alla ripartizione dell'otto per mille statale decisa dalla legge finanziaria 2004 come
modificata dalla legge finanziaria per il 2007: al riguardo, dovrebbe essere chiarito se le risorse verranno ora reintegrate. Infine, fermo restando l'assoluta condivisione del finanziamento con le risorse dell'otto per mille di importanti interventi di ricostruzione post-sisma in Abruzzo, ritiene che il Governo dovrebbe chiarire le motivazioni alla base della scelta effettuata per gli altri progetti ammessi al finanziamento. Conclusivamente, rileva che le criticità da lui evidenziate erano già emerse negli anni passati tanto che già lo scorso anno non è stato espresso il parere, così come fortemente critico era il parere di due anni fa, approvato peraltro nella precedente Legislatura quando vi era una diversa maggioranza parlamentare. Alla luce di questi elementi, auspica un confronto costruttivo in Commissione per superare le problematicità evidenziate con riferimento al provvedimento.
Massimo VANNUCCI (PD) ricorda, preliminarmente, che i Governi sostenuti dall'attuale maggioranza parlamentare sin dalla passata legislatura hanno proceduto ad una sistematica distrazione dall'originaria destinazione delle risorse provenienti dall'otto per mille dell'IRPEF, rilevando come il Governo sostenuto dal Centrosinistra nella scorsa legislatura avesse, seppur parzialmente, provveduto a ripristinare le risorse tagliate. In particolare, ricorda che la legge finanziaria per il 2004 aveva disposto un taglio permanente di 80 milioni di euro delle risorse derivanti dall'otto per mille dell'IRPEF, destinando le economie al miglioramento dei saldi di finanza pubblica, e che, dopo il ripristino operato dal Governo Prodi, con la legge finanziaria per il 2007, un ulteriore taglio è stato realizzato dall'attuale maggioranza con il decreto-legge n. 112 del 2008.
Quanto alla destinazione delle risorse rivenienti dalla quota dell'otto per mille dell'IRPEF devoluta alla diretta gestione statale, osserva che, in base all'articolo 48 della legge n. 222 del 1985, esse sono destinate a interventi straordinari per il contrasto della fame nel mondo, per interventi conseguenti a calamità naturali, per l'assistenza ai rifugiati e per la conservazione dei beni culturali. Nonostante il procedimento disegnato dalla legge sia estremamente chiaro, troppo spesso i provvedimenti legislativi adottati, distorcendo il meccanismo previsto dalla legge del 1985, hanno distolto le risorse dalle finalità previste dalla legge e i provvedimenti di riparto hanno adottato criteri di suddivisione delle risorse che hanno alimentato gravi contrasti con il Parlamento in ordine alla ripartizione degli interventi tra le varie finalità previste dalla legge e le diverse aree territoriali.
In questo quadro, ritiene fondamentale non tradire la volontà manifestata dai contribuenti di destinare risorse allo Stato per le finalità previste dalla legge n. 222 del 1985 ed evitare che le risorse devolute alla diretta gestione statale finiscano per finanziare indirettamente, ad esempio attraverso interventi di tutela di beni culturali di proprietà di diocesi e parrocchie, opere di pertinenza della Chiesa cattolica, che già beneficia di oltre 900 milioni di euro per effetto delle scelte espresse dagli stessi contribuenti.
Con specifico riferimento al decreto di ripartizione oggi in esame, nel rilevare che, a fronte degli oltre 130 milioni di euro che dovrebbero essere ripartiti sulla base delle scelte espresse dai contribuenti, vengono effettivamente suddivisi solo 43 milioni di euro, sottolinea come pressoché tutti gli interventi finanziati connessi ai terremoti in Abruzzo e in Emilia-Romagna siano stati promossi da enti ecclesiastici o da amministrazioni ministeriali. Analogamente, rileva che dei ventisei interventi finanziati in materia di beni culturali, ben quindici vedano come beneficiari enti ecclesiastici, nove siano riferibili a ministeri ed amministrazioni statali, e solo uno sia riferibile a comuni e uno sia attribuibile alla regione Sicilia. Oltre ad evidenziare la sproporzione evidente con riferimento agli enti beneficiari del finanziamento, che penalizza fortemente gli enti territoriali, sottolinea l'esistenza di profondi squilibri con riferimento
alla dislocazione territoriale degli interventi e l'insufficienza delle risorse destinate ad interventi volti al contrasto della fame nel mondo, per i quali, a fronte di richieste ammissibili per un importo pari a circa 4,9 milioni di euro, sono stati finanziati interventi per soli 814.000 euro, che rappresentano meno del 2 per cento delle risorse disponibili.
In ogni caso, ritiene che la mancata espressione del parere sullo schema in esame rappresenterebbe un errore, in quanto lo scorso anno, pur in assenza del parere, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri era stato comunque adottato, senza tenere conto di eventuali correzioni o integrazioni che la Commissione avrebbe potuto proporre. Ritiene, invece, che la Commissione debba cogliere l'occasione per segnalare al Governo eventuali carenze di istruttoria e modifiche volte a superare le criticità evidenziate. Su un piano più generale, ritiene, comunque, necessario avviare quanto prima una riflessione su possibili modifiche legislative da introdurre per salvaguardare le scelte operate dai contribuenti, limitare la discrezionalità della Presidenza del Consiglio dei ministri nella selezione degli interventi, garantire una equilibrata distribuzione degli interventi sul territorio e una adeguata partecipazione delle amministrazioni territoriali, nonché per assicurare che le risorse provenienti dall'otto per mille non siano destinate a miglioramento dei saldi di finanza pubblica, salvo che in circostanze eccezionali.
Massimo BITONCI (LNP), nel condividere gli interventi del relatore e del collega Vannucci con riferimento all'esiguità delle risorse stanziate dal provvedimento, osserva che vi è una situazione drammatica rispetto alla quale né il provvedimento in esame né altre misure adottate dal Governo intervengono, vale a dire il tornado che ha colpito, in provincia di Treviso, Riese Pio X e, in particolare, la frazione di Vallà, lo scorso giugno. Per questa tragedia, infatti, lo Stato non è ancora intervenuto per aiutare, come necessario, la ricostruzione e questo contrasta con l'intervento ben più celere che è stato giustamente posto in essere per una tragedia certo maggiore, come quella del terremoto in Abruzzo, dove sono già state consegnate molte abitazioni ai cittadini colpiti. Al riguardo, sottolinea che anche in Veneto si sono registrati ingenti danni, quantificabili in ben 33 milioni di euro e pertanto ritiene che il provvedimento in esame avrebbe costituito la sede idonea per un intervento, mentre il quadro di risorse per affrontare l'emergenza rischia di ridursi ulteriormente in quanto alle esigenze di ricostruzione dell'Abruzzo si aggiungeranno ora anche quelle dei territori colpiti dagli eventi alluvionali di Messina. In proposito, rileva la disparità di trattamento tra i territori del Nord e quelli del Sud, anche in considerazione del fatto che molti cittadini e imprenditori locali colpiti dal tornado hanno già provveduto in proprio alla ricostruzione, senza aspettare lo Stato, a differenza di quello che è successo in molte occasioni nell'Italia meridionale. A queste aggiunge poi la considerazione che il provvedimento dispone il finanziamento di ben nove edifici di culto in provincia di Parma colpiti dal sisma del dicembre 2008, mentre a suo giudizio avrebbe dovuto risultare prioritaria la ricostruzione delle abitazioni civili colpite dal tornado a Riese Pio X. Al riguardo, ritiene che il sottosegretario Letta e il presidente Galan avrebbero dovuto dimostrare maggiore sensibilità nei confronti della tragedia che ha colpito il Veneto, facendo in modo che i finanziamenti per la ricostruzione venissero attivati celermente.
Alla luce di queste motivazioni, annuncia il voto contrario del suo gruppo sul provvedimento, che ritiene ingiusto, vergognoso e indecoroso.
Carmen MOTTA (PD) rileva che lo stanziamento di circa 4 milioni di euro da destinare ad interventi conseguenti al sisma che ha colpito il 23 dicembre 2008 l'Emilia-Romagna trova una giustificazione nella circostanza che, a fronte di un evento sismico particolarmente significativo,
che solo per la particolare profondità dell'epicentro non ha causato conseguenze più disastrose, il Governo non ha finora provveduto a rendere disponibili adeguate risorse. Segnala, infatti, che, a fronte dei 150 milioni di euro di danni rilevati e certificati, il Governo ha finora stanziato solo 34 milioni di euro, 15 dei quali sono tuttavia solo stati annunciati dal sottosegretario Bertolaso, in quanto il Ministero dell'economia e delle finanze, nonostante l'istruttoria sia stata completata, non ha ancora sbloccato i fondi richiesti. Per quanto attiene al fatto che sono stati finanziati esclusivamente progetti presentati da enti ecclesiastici, ritiene importante sottolineare che, a seguito del sisma, ben quaranta chiese sono state dichiarate inagibili e venticinque sono state gravemente danneggiate. Alla luce di questa considerazione, pur comprendendo le esigenze illustrate dal collega Vannucci e condividendo l'esigenza di rispettare la volontà dei contribuenti, sottolinea la particolare rilevanza sociale degli interventi prospettati, i quali, qualora mancassero le risorse assicurate dalla quota dell'otto per mille dell'IRPEF devoluta alla gestione statale, rischierebbero di non trovare ulteriori forme di finanziamento.
Claudio D'AMICO (LNP) si sofferma sulla ripartizione dei finanziamenti per i beni culturali, osservando che su oltre 10 milioni di euro di finanziamento, solo 700.000 euro vanno al Nord del Paese, proporzione che non corrisponde a quella delle richieste. Ritiene che la ripartizione dovrebbe tenere conto almeno dei fattori demografici, non volendo arrivare ad una ripartizione sulla base delle imposte pagate, che ritiene ancora più giusta, ma che potrebbe essere giudicata da molti inappropriata. Con riferimento all'assistenza ai rifugiati, cui sono destinati oltre due milioni di euro, osserva che il finanziamento più consistente è quello al Consiglio italiano rifugiati per il progetto «Ritrovarsi per ricostruire». In proposito ritiene che si sta dando un'assistenza pericolosa al ricongiungimento familiare, pratica che ha fatto fallire radicalmente tutte le previsioni in merito all'ingresso degli immigrati in Italia e che rischia di determinare un'esplosione della spesa sociale. In proposito ritiene preferibile aiutare i rifugiati già presenti in Italia.
Simonetta RUBINATO (PD) rileva che, rispetto all'otto per mille, si sta verificando negli ultimi anni un doppio arbitrio perché da un lato si sono sottratte risorse alle finalità dell'otto per mille e, dall'altro lato, la sottrazione medesima determina la massima discrezionalità nella Presidenza del Consiglio nella scelta dei finanziamenti in un quadro di risorse estremamente ridotto. Con riferimento alla tragedia di Riese Pio X , segnala che se non si sono avuti morti, è solo per una circostanza fortunata in quanto i bambini della palestra colpita dal tornado si sono ammassati nell'unico angolo non crollato. Al riguardo, ritiene necessario evitare una guerra tra poveri, osservando che tuttavia non è questa la sede per individuare le soluzioni. In proposito, invita a dare risposta all'interrogazione a sua prima firma sull'argomento. In particolare, il Governo, come richiesto anche dall'interrogazione dovrebbe garantire una rapida risposta alla richiesta formulata dal Capo dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso di integrare il fondo della protezione civile per far fronte alle esigenze dei territori colpiti dal tornado.
Giancarlo GIORGETTI, presidente, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.
Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante disposizioni relative all'organizzazione degli uffici centrali di livello dirigenziale generale del Ministero dell'interno e al personale dell'amministrazione civile dell'interno.
Atto n. 119.
(Seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 96-ter, comma 2, del regolamento, e conclusione - Valutazione favorevole).
La Commissione prosegue l'esame dello schema di decreto legislativo, rinviato nella seduta del 6 ottobre 2009.
Il sottosegretario Alberto GIORGETTI, con riferimento ai chiarimenti richiesti nella seduta di ieri, fa presente, in merito alle modalità di calcolo delle minori spese derivanti dalla soppressione delle posizioni dirigenziali di vertice, che i risparmi previsti sono stati quantificati con riferimento al trattamento economico complessivamente corrisposto e producono i loro effetti a decorrere dalla data dell'effettiva cessazione dei contratti o degli incarichi cui essi si riferiscono. Per quanto riguarda la differente dinamica temporale fra le previsioni di risparmio indicate nella relazione tecnica in esame e quelle riportate nelle relazioni tecniche riferite all'articolo 1, comma 404, della legge n. 296 del 2006 e all'articolo 74 del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, osserva che occorre innanzitutto tenere presente che le predette previsioni ricoprono un ambito di applicazione differente, atteso che l'articolo 74 si riferisce anche agli enti pubblici non economici e non solo al comparto relativo ai ministeri. In ogni caso, precisa che la maggior parte dei ministeri ha già adottato i relativi regolamenti di organizzazione e alcuni di essi, per l'anno 2009, hanno contribuito ai risparmi complessivi in misura maggiore rispetto alla loro dimensione nel comparto di riferimento. In ordine poi all'incremento di organico del personale dell'area I, con riferimento alle perplessità sollevate nel corso della seduta, rappresenta che si tratta di un'operazione di riallineamento della dotazione organica rispetto al personale in servizio, frutto di una scelta discrezionale del potere di organizzazione dell'amministrazione, che non determina effetti finanziari, sia in ragione del fatto che l'incremento di organico è ampiamente compensato dalla riduzione di organico del personale delle altre aree, sia in virtù del vigente regime limitativo delle assunzioni. Relativamente, infine, ai risparmi derivanti dal taglio di organico del personale dirigente e di quello non dirigente, fa presente che i risparmi sono totalmente teorici per i posti di organico del personale non dirigente e solo in parte effettivi per le posizioni dirigenziali di livello non generale, in considerazione del considerevole numero di uffici dirigenziali vacanti in ciascuna amministrazione.
i risparmi di spesa derivanti dal provvedimento sono stati quantificati con riferimento al trattamento economico successivamente corrisposto e producono i loro effetti a decorrere dalla data dell'effettiva prestazione dei contratti degli incarichi a cui essi si riferiscono;
la differente dinamica temporale tra le previsioni di risparmio indicate nella relazione tecnica e quelle riportate nelle relazioni tecniche delle disposizioni legislative di riferimento (articolo 1, comma 404, della legge n. 296 del 2006 e articolo 74 del decreto-legge n. 112 del 2008) è giustificata dal fatto che tali ultime previsioni fanno riferimento anche agli enti pubblici non economici e non al solo comparto Ministero e comunque in tale
ultimo comparto sono già stati realizzati risparmi complessivi in misura maggiore al previsto;
l'incremento di organico del personale della prima area non determina effetti finanziari negativi sia in ragione del fatto che l'incremento di organico risulta ampiamente compensato dalla riduzione di organico del personale delle altre aree, sia in virtù del vigente regime limitativo delle assunzioni;
lo schema di decreto del Presidente della Repubblica»
Schema di decreto legislativo recante riorganizzazione della Scuola superiore della pubblica amministrazione (SSPA).
Atto n. 113.
(Seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 96-ter, comma 4, del regolamento, e conclusione - Rilievi).
Il sottosegretario Alberto GIORGETTI, rispondendo alle richieste di chiarimento formulate nella seduta di ieri, rileva che l'articolo 7, comma 2, nel riproporre il contenuto dell'articolo 2, comma 9, del decreto legislativo n. 287 del 1999, prevede che il Presidente della Scuola superiore della pubblica amministrazione, se dipendente statale o docente universitario, sia collocato in posizione di fuori ruolo, di aspettativa o di comando. Nel confermare che dalla disposizione non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, concorda sull'opportunità di integrare il testo della disposizione al fine di precisare che il collocamento in posizione di fuori ruolo di aspettativa o di comando avvenga secondo i rispettivi ordinamenti delle amministrazioni interessate.
Con riferimento all'articolo 7, comma 4, fa presente che la Scuola superiore della pubblica amministrazione ha una propria dotazione finanziaria, nell'ambito della quale potranno essere sostenuti gli eventuali costi organizzativi e logistici.
esaminato, per quanto di competenza, ai sensi dell'articolo 96-ter, comma 4, del Regolamento, lo schema di decreto legislativo in oggetto;
risulta opportuno integrare la disposizione di cui al comma 2 dell'articolo 7 nel senso di prevedere che il collocamento in posizione di fuori ruolo, di aspettativa o di comando del Presidente della Scuola superiore della pubblica amministrazione, se proveniente da altre amministrazioni pubbliche, avvenga secondo gli ordinamenti dell'amministrazione di appartenenza, in modo da chiarire che, in particolare, l'eventuale collocamento fuori ruolo deve risultare compatibile con l'ordinamento dell'amministrazione di provenienza, e, quindi, non deve dare luogo al reintegro della posizione lasciata vacante, al fine di evitare l'insorgenza di maggiori oneri
all'istituzione del Comitato scientifico, di cui al comma 4 dell'articolo 7, la Scuola superiore potrà fare conto nell'ambito della propria dotazione finanziaria;
lo schema di decreto legislativo e formula il seguente rilievo sulle sue conseguenze di carattere finanziario: all'articolo 7, comma
2, aggiungere, in fine, le seguenti parole: "secondo i rispettivi ordinamenti"».
Schema di decreto legislativo recante riorganizzazione del Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione (CNIPA).
Atto n. 114.
(Seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 96-ter, comma 4, del regolamento, e conclusione - Valutazione favorevole).
Il sottosegretario Alberto GIORGETTI, con riferimento ai chiarimenti richiesti nella seduta di ieri, fa presente, in relazione all'attribuzione di nuovi compiti a DigitPA prevista dall'articolo 3, che i nuovi compiti attribuiti dalla disposizione dovranno svolti con le risorse umane, finanziarie e strumentali prefigurate dal nuovo assetto. In caso contrario, sarebbe inficiata l'attendibilità della previsione di economie connesse con la riduzione dell'organico.
Quanto all'articolo 19, fa presente che la disposizione concernente l'esclusione di talune somme dalla quota di avanzo di esercizio da versare al bilancio dello Stato risulta già prevista dalla normativa vigente in materia. Segnala, inoltre, che la disciplina contenuta nell'articolo 19 ha natura transitoria, in quanto l'articolo 15 dello schema di decreto in esame prevede l'adozione, entro 180 giorni dall'entrata in vigore del decreto, di un regolamento di contabilità di DigitPA, la cui predisposizione dovrà avvenire in armonia con i principi di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 97 del 2003. Per quanto attiene, infine, ai nuovi reclutamenti indicati nell'apposita tabella della relazione tecnica, ritiene che si possa far luogo agli stessi esclusivamente in presenza di adeguate risorse finanziarie finalizzabili allo scopo.
esaminato, per quanto di competenza, ai sensi dell'articolo 96-ter, comma 4, del Regolamento, lo schema di decreto legislativo in oggetto,
alle nuove funzioni attribuite al DigitPa si potrà fare fronte con le risorse umane, finanziare e strumentali previste dal nuovo assetto organizzativo;
la disposizione di cui all'articolo 19, relativo all'esclusione di talune somme dalla quota di avanzo di esercizio da versare al bilancio dello Stato, risulta già prevista, a normativa vigente, dagli articoli 12, comma 5, e 15 del DPCM n. 110 del 2007 e la medesima ha comunque natura transitoria, in quanto l'articolo 15 del provvedimento in esame prevede l'adozione, entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore, di un regolamento di contabilità di DigitPa;
La Commissione riprende l'esame delle proposte emendative riferite al provvedimento.
Massimo POLLEDRI (LNP), relatore, fa presente che le Commissioni di merito hanno trasmesso il subemendamento 0.5.301.300, che non presenta profili problematici di carattere finanziario.
riesaminati l'emendamento 7.300 e i subemendamenti 0.5.301.1 e 0.5.301.2 ed esaminato il subemendamento 0.5.301.300 al progetto di legge C. 2008 e abb.-A;
sull'emendamento 7.300 con la seguente condizione:
Aggiungere, in fine, le seguenti parole: "Conseguentemente, sopprimere il comma 2";
sul subemendamento 0.5.301.1 con la condizione, volta a garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, che lo stesso sia riformulato nei seguenti termini: Sopprimere le parole: "e di altre amministrazioni pubbliche" e aggiungere, in fine, il seguente periodo: "Il trattamento economico del predetto personale non viene modificato e resta a carico delle amministrazioni di provenienza che non possono ricoprire le posizioni lasciate vacanti dal personale medesimo".»;
sul subemendamento 0.5.301.300;
sul subemendamento 0.5.301.2.
Conseguentemente, si intende revocato il parere espresso in data odierna sull'emendamento 7.300 e sul subemendamento 0.5.301.1.».
Rolando NANNICINI (PD) annuncia il voto contrario sulla proposta di parere.