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Timestamp: 2018-02-19 16:18:50+00:00
Document Index: 53937925

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2359', 'art. 1', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 55', 'art. 10']

La manovra finanziaria per l’anno 2005 ha registrato i seguenti interventi normativi:
– La legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria per il 2005), pubblicata nel Supplemento ordinario n. 192 alla Gazzetta Ufficiale del 31 dicembre 2004;
– il D.L. 29 novembre 2004, n. 282, contenente “Disposizioni urgenti in materia fiscale e di finanza pubblica”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 29 novembre 2004, convertito nella legge 27 dicembre 2004, n. 307, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 27 dicembre 2004.
Tale assetto normativo si completa con le misure adottate con altro provvedimento contenente interventi per il rilancio della competitività e misure per la tutela del potere d’acquisto.
In tale ambito, è stato pure attuato un importante modulo della riforma fiscale, con la riduzione tra l’altro delle aliquote IRPEF (si veda, a tal fine, il mio precedente articolo).
Tra l’altro, il D.L. 29 novembre 2004, n. 282, ha introdotto l’obbligo di versamenti in acconto per l’imposta di bollo assolta in modo virtuale dalle banche, per le ritenute sugli interessi dei libretti di risparmio postale e per l’imposta sulle assicurazioni.
Aumento delle imposte fisse di registro, di bollo e di altre imposte d’atto (art. 1, comma 300)
L’aumento é attuato con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro il 31 gennaio 2005.
Aumento degli acconti irpef e ires (art. 1, comma 301)
A decorrere dal periodo d’imposta 2006, la misura dell’acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche è fissata al 99 %, mentre quella dell’acconto dell’imposta sul reddito delle società è fissata al 100 %.
Integrazione degli atti per i quali è previsto l’obbligo di indicazione del codice fiscale (Art. 1, commi da 332 a 334)
E’ obbligatorio indicare il codice fiscale sui seguenti documenti:
– permessi di costruzione o altro atto di assenso, comunque denominato, in materia di attività edilizia;
– denunce di inizio attività (Dia) presentate allo sportello unico comunale per l’edilizia.
Il codice fiscale è obbligatorio, oltre che per i contratti di somministrazione di energia elettrica (già previsto), anche per i contratti di somministrazione di:
Le aziende, gli istituti, gli enti e le società che erogano i servizi devono comunicare all’anagrafe tributaria i dati e le notizie riguardanti tali contratti insieme ai dati catastali identificativi dell’immobile presso cui è attivata l’utenza.
Questi ultimi dati catastali saranno acquisiti per i nuovi contratti stipulati a decorrere dal 1° aprile 2005. Per i contratti in essere i dati catastali saranno richiesti in occasione del rinnovo o della modificazione del contratto.
Revisione delle rendite catastali e aggiornamento della banca dati catastali (Art. 1, commi da 335 a 339)
I comuni devono richiedere all’Agenzia del territorio la revisione parziale del classamento delle unità immobiliari di proprietà privata site in microzone comunali, per le quali il rapporto tra il valore medio di mercato e il corrispondente valore medio catastale – ai fini della applicazione dell’ICI – si discosta significativamente dall’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali.
Gli stessi comuni, constatata la presenza di immobili di proprietà privata non dichiarati in catasto, ovvero, la sussistenza di situazioni di fatto non più coerenti con i classamenti catastali per intervenute variazioni edilizie, richiedono ai proprietari dell’immobile la presentazione di atti di aggiornamento.
Qualora i soggetti interessati non ottemperino alla richiesta entro novanta giorni dalla notificazione, gli uffici dell’Agenzia del territorio provvedono, con oneri a carico del contribuente, all’iscrizione in catasto dell’immobile non accatastato ovvero alla verifica del classamento delle unità immobiliari segnalate.
Le rendite catastali, dichiarate o comunque attribuite, produrranno effetto fiscale a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo alla data cui riferire la mancata presentazione della denuncia catastale, indicata nella richiesta notificata dal comune, ovvero in assenza della suddetta indicazione dal 1° gennaio dell’anno di notifica della richiesta del comune.
Le modalità per rendere operative tali disposizioni sono stabilite con provvedimento del direttore dell’Agenzia del Territorio.
Gli importi della sanzione minima e massima per la mancata richiesta di iscrizione al catasto degli immobili sono aumentati, e fissati rispettivamente a 258 euro ed a 2.066 euro.
Definizione interpretativa di “fabbricati e costruzioni stabili” ai fini catastali (Art. 1, comma 540)
La legge finanziaria, con disposizione interpretativa e con effetto retroattivo, stabilisce che “i fabbricati e le costruzioni stabili” sono costituiti:
“dal suolo e dalle parti ad esso strutturalmente connesse, anche in via transitoria, cui possono accedere mediante qualsiasi mezzo di unione, parti mobili allo scopo di realizzare un unico bene complesso”.
Pertanto, concorrono alla determinazione della rendita catastale gli elementi costitutivi degli opifici e degli altri immobili costruiti per le speciali esigenze di un’attività industriale o commerciale, anche se fisicamente non incorporati al suolo.
Superficie di riferimento delle unità immobiliari ai fini della TARSU (Art. 1, comma 340)
Dal 1° gennaio 2005, per le unità immobiliari di proprietà privata a destinazione ordinaria, censite nel catasto edilizio urbano, la superficie di riferimento ai fini dell’applicazione della TARSU non può essere inferiore all’80% della superficie catastale.
Per gli immobili già denunciati, il comune modifica d’ufficio le superfici dichiarate che siano inferiori alla quota prevista, a seguito di incrocio dei dati comunali, comprensivi della toponomastica, con quelli dell’Agenzia del territorio. Di ciò è data comunicazione al contribuente.
Nel caso in cui manchino i dati necessari per quantificare la superficie, il comune invita i soggetti privati intestatari catastali a presentare la planimetria catastale agli uffici del Territorio.
Lotta all’evasione sulle locazioni (Art. 1, commi da 341 a 346)
Ai fini civilistici, i contratti di locazione sono nulli se non registrati.
Sotto il profilo tributario, l’accertamento fiscale è escluso:
– Ai fini dell’imposta di registro, se il canone di locazione dichiarato è almeno pari al 10% del valore catastale dell’immobile (pari, per i fabbricati, al reddito risultante in catasto, aggiornato con i coefficienti stabiliti per le imposte sul reddito, 5%, e moltiplicato per 100, o, moltiplicato per 34 per i fabbricati C/1 – negozi- , ed E, o per 50 per i fabbricati A/10 – uffici – e D – opifici. I moltiplicatori sono stati aumentati con l’art. 2, comma 63, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e con l’art. 1-bis del D.L. 12 luglio 2004, n. 168);
– ai fini delle imposte sul reddito, se il reddito del fabbricato è dichiarato nella misura corrispondente al canone di locazione risultante dal contratto, ridotto del 15%, ovvero, se superiore, nella misura corrispondente al 10% del valore catastale dell’immobile (come sopra determinato).
Ai fini dell’accertamento delle imposte sui redditi, nel caso in cui sia stata omessa la registrazione del contratto di locazione di immobili, si presume, salvo documentata prova contraria, l’esistenza del rapporto di locazione anche per i quattro periodi di imposta antecedenti quello nel corso del quale è accertato il rapporto stesso.
Per la determinazione del reddito, l’importo del canone è presunto nella misura del 10% del valore catastale dell’immobile (come sopra determinato). Ma le nuove disposizioni sull’accertamento tributario dei canoni di locazione, ai fini dell’imposta di registro e delle imposte sui redditi, non trovano applicazione nei confronti dei contratti di locazione di immobili ad uso abitativo stipulati o rinnovati a norma degli artt. 2, comma 3 (contratti di locazione stipulati sulla base di quanto stabilito in appositi accordi definiti in sede locale fra le organizzazioni della proprietà edilizia e le organizzazioni dei conduttori maggiormente rappresentative), e 4, commi 2 e 3 (contratti di locazione stipulati sulla base delle condizioni stabilite con decreto del Ministro dei lavori pubblici, nel caso non siano definiti gli accordi in sede locale), della legge 9 dicembre 1998, n. 431.
Riguardo l’obbligo imposto a chiunque ceda la proprietà o il godimento di un fabbricato di dare comunicazione all’autorità locale di pubblica sicurezza dei dati riguardanti l’ubicazione dell’immobile, nonché le generalità della controparte (acquirente o locatario), è disposto che:
– il modello di comunicazione, approvato per decreto, va inoltrato all’Agenzia delle entrate in via telematica;
– la comunicazione può essere effettuata anche per il tramite degli intermediari incaricati e per il tramite degli uffici dell’Agenzia;
– l’Agenzia comunica i dati relativi al Ministero dell’interno;
– la registrazione dell’atto di cessione o locazione vale anche come adempimento dell’obbligo di comunicazione;
– l’obbligo di comunicazione è esteso agli intermediari immobiliari.
Divieto di riutilizzazione commerciale dei dati catastali (Art. 1, commi da 367 a 373)
E’ vietata la riutilizzazione commerciale dei documenti, dei dati e delle informazioni catastali ed ipotecarie tenuti dagli uffici dell’Agenzia del territorio. Si ha riutilizzazione commerciale quando i dati, documenti o informazioni sono ceduti o forniti a terzi (anche in copia) dai soggetti che li hanno acquisiti anche telematicamente dagli uffici dell’Agenzia del territorio.
Le attività di riutilizzazione commerciale di tali dati sono consentite solo se regolamentate da specifiche convenzioni stipulate con l’Agenzia del Territorio che disciplinino modalità di raccolta, conservazione, elaborazione dei dati, nonché riutilizzo consentito.
Chi attua una riutilizzazione commerciale non consentita è soggetto a una sanzione amministrativa tributaria di ammontare compreso tra il triplo e il quintuplo dei tributi speciali e delle tasse dovuti.
L’accertamento è demandato al Corpo della guardia di finanza che si avvarrà della collaborazione dell’Agenzia del territorio.
Aggiornamento degli atti catastali (Art. 1, commi 374 e 375)
A decorrere dal 1° marzo 2005, si può provvedere alla presentazione degli atti di aggiornamento del catasto con procedure telematiche, mediante un modello informatizzato sottoscritto con firma elettronica avanzata dal tecnico o dal soggetto che deve presentare la dichiarazione. In caso di mancato funzionamento del collegamento telematico l’aggiornamento può essere effettuato mediante supporto informatico.
Con provvedimenti del direttore dell’Agenzia del territorio:
– é stabilita la progressiva attivazione del servizio;
– é approvato il modello unico informatico di aggiornamento degli atti catastali;
– vengono stabilite le modalità tecniche per la trasmissione dei dati;
– sono fissati termini, condizioni e modalità relative alla presentazione del modello e dei documenti ad esso relativi ed alla conservazione dei documenti cartacei originali;
– sono stabilite le modalità di versamento dei tributi dovuti.
L’Agenzia del territorio può notificare ai soggetti intestatari gli atti attributivi o modificativi delle rendite catastali per terreni e fabbricati, avvalendosi di procedure automatizzate.
Esenzione dalle imposte d’atto per i trasferimenti degli immobili dei comuni (Art. 1, comma 275)
Gli atti, i contratti e i trasferimenti di immobili di proprietà dei comuni in favore di fondazioni o società sono esenti dall’imposta di registro, dall’imposta di bollo, dalle imposte ipotecarie e catastali e da ogni altra imposta indiretta, nonché da ogni altro tributo o diritto.
Deduzione dei costi per il personale addetto alla ricerca ed allo sviluppo (Art. 1, commi 347, lett. a e b, e 348)
A decorrere dal 2005, per tutti i contribuenti IRAP, ad eccezione delle pubbliche amministrazioni, dalla base imponibile IRAP possono essere dedotti i costi sostenuti per il personale addetto alla ricerca ed allo sviluppo.
La deduzione è consentita a condizione che la effettività di detti costi sia attestata dal presidente del collegio sindacale della società o ente contribuente, ovvero, in mancanza, da un revisore dei conti o da un professionista che sia iscritto nel registro dei revisori dei conti e nell’albo dei dottori commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali o dei consulenti del lavoro ovvero dal responsabile del centro di assistenza fiscale.
Adeguamento delle deduzioni dall’imponibile (Art. 1, comma 347, lett. c) e 348)
Sono state adeguate le deduzioni dall’imponibile operanti per il periodo d’imposta 2004. Pertanto, per i soggetti passivi IRAP, a decorrere dal periodo d’imposta 2005, sono ammessi in deduzione (fino a concorrenza) i seguenti nuovi importi:
– euro 8.000, se la base imponibile non supera euro 180.759,91;
– euro 6.000, se la base imponibile supera euro 180.759,91, ma non euro 180.839,91;
– euro 4.000, se la base imponibile supera euro 180.839,91, ma non euro 180.919,91;
– euro 2.000, se la base imponibile supera euro 180.919,91, ma non euro 180.999,91.
Deduzione per incremento occupazionale (Art. 1, comma 347, lett. d e 348)
Viene introdotta una ulteriore deduzione temporanea dalla base imponibile IRAP, connessa con l’incremento delle assunzioni di lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato.
Per tale neo deduzione rilevano gli incrementi del predetto personale verificatisi nei tre periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2004 (2005, 2006 e 2007).
La deduzione è riconosciuta in misura pari al costo del predetto personale, per un importo massimo annuale non superiore a 20.000 euro per ciascun nuovo dipendente assunto. La deduzione è raddoppiata per le “aree svantaggiate”. Dette aree sono individuate dalla Carta italiana degli aiuti a finalità regionale per il periodo 2000-2006.
Anche di tale deduzione possono beneficiare tutti i soggetti passivi IRAP, con la sola esclusione delle amministrazioni pubbliche.
L’aumento occupazionale deve essere valutato al netto delle diminuzioni di personale che si sono verificate in società controllate o collegate, ai sensi dell’art. 2359 del Codice civile ovvero in società che fanno capo allo stesso soggetto, anche per interposta persona.
Alcune particolarità nell’individuazione dell’incremento della base occupazionale sono stabilite per:
– enti privati residenti (diversi dalle società) che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali e società ed enti di ogni tipo non residenti: Per tali soggetti, la base occupazionale e la deduzione per l’incremento della stessa sono individuate solamente con riferimento ai lavoratori con contratto di lavoro a tempo indeterminato impiegati nell’attività commerciale (ai fini dell’incremento non rilevano i trasferimenti dei dipendenti dall’attività istituzionale a quella commerciale);
– imprese di nuova costituzione: per esse non rilevano gli incrementi occupazionali derivanti dallo svolgimento di attività che assorbono, anche parzialmente, attività di imprese giuridicamente preesistenti (ad esclusione delle attività sottoposte a limiti numerici o di superficie);
– imprese subentranti ad altre nella gestione di servizi pubblici (anche gestiti da privati):
In questo caso, la deducibilità del costo del personale spetta limitatamente al numero dei lavoratori assunti in più rispetto a quello delle imprese sostituite.
La deduzione per incremento occupazionale di cui si è detto sarà operante soltanto dopo l’approvazione da parte della Commissione Europea.
Sono introdotte importanti novità alla disciplina IRPEF a decorrere dal 1° gennaio 2005.
Si veda il mio precedente articolo già pubblicato.
ADDIZIONALE REGIONALE IRPEF E MAGGIORAZIONE REGIONALE IRAP (Art. 1, commi 61, 174 e 175)
La sospensione degli aumenti delle addizionali all’imposta sul reddito e delle maggiorazioni dell’aliquota IRAP è confermata fino al 31 dicembre 2005.
In deroga a tale sospensione, le regioni possono deliberare l’inizio o la ripresa della decorrenza degli effetti degli aumenti delle addizionali all’imposta sul reddito e delle maggiorazioni dell’aliquota IRAP già disposti, quando sia necessario per il rispetto dell’equilibrio economico-finanziario o per la copertura dei disavanzi di gestione nel settore sanitario.
Per gli anni 2005, 2006 e 2007 è consentita la variazione in aumento dell’aliquota di compartecipazione dell’addizionale comunale all’imposta sul reddito delle persone fisiche ai soli enti che, alla data del 1° gennaio 2005, non si siano avvalsi della facoltà di aumentare la suddetta addizionale (art. 1, comma 51).
CONTRASTO ALL’EVASIONE IN MATERIA DI IVA
Presentazione della dichiarazione in via telematica (Art. 1, comma 377)
Sono esclusi dalla presentazione della dichiarazione in via telematica i contribuenti che hanno realizzato un volume di affari ai fini IVA inferiore a 10.000 euro (il limite precedente era di 25.800 euro).
Mappatura delle vetture acquistate negli altri Paesi UE (Art. 1, commi da 378 a 380 e 382)
Per contrastare le frodi IVA sui veicoli provenienti dai Paesi UE, è disposto che i soggetti d’imposta debbano trasmettere al Dipartimento dei trasporti terrestri (entro 15 giorni dall’acquisto e, comunque, prima dell’immatricolazione) il numero identificativo intracomunitario e il numero del telaio degli autoveicoli, motoveicoli e loro rimorchi acquistati.
Per i successivi passaggi interni che precedono l’immatricolazione del veicolo, il numero identificativo intracomunitario è sostituito dal codice fiscale del fornitore.
Ove manchino le informazioni da parte dei soggetti d’imposta, gli uffici preposti non possono procedere all’immatricolazione.
La comunicazione dei dati indicati è presentata – entro quindici giorni dalla vendita – anche nel caso di cessione intracomunitaria o di esportazione degli stessi veicoli.
I contenuti e le modalità delle comunicazioni di cui si è detto saranno stabiliti con decreto del capo del Dipartimento dei trasporti terrestri del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e del direttore dell’Agenzia delle entrate. Inoltre, un’apposita convenzione definirà la procedura di invio telematico all’Agenzia delle entrate delle informazioni di cui sopra, per le quali la medesima agenzia delle Entrate dovrà coordinarsi con gli altri organi preposti all’attività di controllo in materia di IVA.
Cessioni all’esportazione. Comunicazione delle dichiarazioni d’intento ricevute dal cedente (Art. 1, commi da 381 a 385)
Il cedente o prestatore, che riceve dal proprio cliente una lettera d’intento (di avvalersi della facoltà di effettuare acquisti senza applicazione dell’imposta), ha l’obbligo di trasmettere in via telematica all’agenzia delle entrate, entro il 16 del mese successivo, i dati contenuti nella stessa lettera d’intento, secondo le modalità che saranno determinate con provvedimento del direttore dell’Agenzia.
Il cedente o prestatore che ometta l’adempimento, o invii la comunicazione con dati incompleti o inesatti, è soggetto ad una specifica sanzione amministrativa ed è responsabile in solido con il soggetto acquirente dell’imposta evasa, correlata all’infedeltà della dichiarazione ricevuta.
Per esigenze di coordinamento, l’agenzia delle Entrate deve condividere con gli altri organi preposti ai controlli in materia di IVA le informazioni inviate dal cedente o dal prestatore.
Le nuove disposizioni intendono contrastare i fenomeni di frode, imponendo al cedente o prestatore di dare notizia all’ufficio finanziario delle cessioni che effettua senza applicazione dell’imposta, in quanto il cliente ha comunicato (con la lettera d’intento) di aver realizzato cessioni alle esportazioni in misura superiore al 10% del proprio volume d’affari.
Solidarietà del cessionario per le cessioni di beni a prezzi inferiori al valore normale (Art. 1, comma 386)
I contribuenti IVA che acquistano determinati beni o servizi (da individuare con apposito decreto ministeriale) a prezzi inferiori rispetto al loro valore normale sono solidalmente responsabili per il mancato versamento dell’imposta da parte del cedente.
L’acquirente potrà provare – documentalmente – che il prezzo inferiore dei beni è stato determinato da eventi o situazioni oggettivamente rilevabili ovvero sulla base di specifiche norme di legge o, comunque, che non c’è alcun collegamento tra il livello del prezzo del bene ceduto ed il mancato pagamento dell’imposta.
Dal periodo di imposta in corso al 1° gennaio 2005, è introdotto un nuovo istituto, denominato “Pianificazione fiscale concordata”.
Soggetti (Art. 1, commi 387 e 388)
Le categorie di contribuenti cui è destinato il nuovo istituto sono:
– Gli esercenti arti e professioni (percettori di reddito di lavoro autonomo);
– i titolari di reddito d’impresa a cui si applicano gli studi di settore per il periodo d’imposta in corso al 1° gennaio 2003.
Sono esclusi i titolari di reddito d’impresa e gli esercenti arti e professioni:
– per i quali sussistano cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore per il periodo d’imposta in corso al 1° gennaio 2003;
– che svolgono dal 1° gennaio 2004 un’attività diversa da quella esercitata nel biennio 2002 e 2003;
– non in attività in almeno uno dei periodi d’imposta in corso al 1° gennaio 2002, al 1° gennaio 2003 ovvero al 1° gennaio 2004;
– che hanno omesso di dichiarare il reddito derivante dall’attività svolta per almeno uno dei periodi d’imposta in corso al 1° gennaio 2002 e al 1° gennaio 2003;
– che hanno omesso di presentare la dichiarazione ai fini IVA per gli stessi periodi d’imposta del punto precedente;
– che non hanno comunicato i dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore per il periodo di imposta in corso al 1° gennaio 2003.
Procedura ed effetti (Art. 1, commi 387, da 389 a 392, 394 e 398)
La pianificazione fiscale si realizza attraverso una proposta dell’Agenzia delle entrate comunicata al singolo contribuente e una adesione facoltativa di questo.
La “pianificazione fiscale concordata” determina la definizione preventiva della base imponibile caratteristica dell’attività svolta per un triennio e comporta una riduzione dell’imposizione fiscale e contributiva per gli importi eccedenti la base imponibile pianificata.
In sostanza, fermo restando l’obbligo di dichiarare per ciascun anno i ricavi o compensi e i redditi nella misura effettivamente conseguita, il contribuente ha la possibilità di aderire ad una proposta di pianificazione fiscale formulata dall’Agenzia, con il fine di predeterminare anticipatamente il reddito ordinario imponibile minimo che si ritiene conseguibile per un triennio. L’adesione alla proposta di pianificazione permette al contribuente di ottenere una riduzione della tassazione sulla parte di reddito dichiarato eccedente rispetto alla misura pianificata e determina talune limitazioni ai poteri di accertamento degli uffici.
La proposta individuale di pianificazione è formulata dall’Agenzia sulla base di elaborazioni operate dall’anagrafe tributaria, tenendo conto delle risultanze dell’applicazione degli studi di settore, dei dati desunti dall’andamento dell’economia nazionale e di settore, della coerenza dei componenti negativi di reddito nonché di ogni altra informazione disponibile riferibile al contribuente.
L’adesione del contribuente si perfeziona, ove vi sia la congruità dei ricavi o dei compensi ai dati risultanti dagli studi di settore (per ciascun periodo d’imposta), con l’accettazione degli importi proposti, che individuano per un triennio la base imponibile caratteristica dell’attività svolta, esclusi gli eventuali componenti positivi o negativi di reddito di carattere straordinario.
L’adesione deve essere comunicata all’Agenzia entro 60 giorni dal ricevimento della proposta.
Sempre nel termine di 60 giorni, la proposta può essere definita in contraddittorio con l’ufficio competente dell’Agenzia delle entrate, anche con l’assistenza degli intermediari abilitati alla trasmissione delle dichiarazioni in via telematica, qualora il contribuente possa documentare un’evidente infondatezza della proposta, in presenza delle seguenti situazioni:
a) significative variazioni degli elementi strutturali nell’esercizio dell’attività rispetto a quelli presi a base per la formulazione della proposta;
b) dati ed elementi presi a base per la formulazione della proposta divergenti sensibilmente, all’atto dell’adesione.
Pertanto, l’adesione del contribuente si perfeziona con l’accettazione degli importi proposti dall’Agenzia o con la definizione degli importi in contraddittorio con l’ufficio. Con tale adesione il contribuente si impegna a dichiarare il reddito imponibile dell’attività svolta, per ogni singolo anno del triennio, nella misura proposta dall’Agenzia o nella misura eventualmente definita in contraddittorio con l’ufficio dell’Agenzia delle entrate. L’impegno non riguarda eventuali componenti positivi o negativi di carattere straordinario.
Ne deriva che, ove dalle scritture contabili risultino redditi in misura inferiore, il contribuente ha l’obbligo di integrare fino al minimo pianificato.
Ai fini IVA, per gli stessi periodi d’imposta, il contribuente assolve ordinariamente a tutti gli obblighi formali e sostanziali previsti dal D.P.R. n. 633 del 1972.
All’ammontare degli eventuali maggiori ricavi o compensi da dichiarare rispetto a quelli risultanti dalle scritture contabili si applica (tenuto conto dell’esistenza di operazioni non soggette ad imposta ovvero soggette a regimi speciali) l’aliquota media risultante dal rapporto tra l’imposta relativa alle operazioni imponibili e il volume d’affari dichiarato.
Con decreti del Ministro dell’economia e delle finanze saranno:
– individuate le singole categorie di contribuenti nei cui riguardi trova applicazione la pianificazione;
– approvate una o più note metodologiche per la formulazione della proposta.
Vantaggi per il contribuente (Art. 1, commi 393, 394, 396 e 397)
Questi i vantaggi previsti per il contribuente.
Per i periodi d’imposta oggetto di pianificazione:
L’amministrazione finanziaria non ha il potere di rettificare le dichiarazioni:
– ai fini delle imposte sul reddito (art. 39 del D.P.R. n. 600/1973);
– ai fini IVA (artt. 54 e 55 del D.P.R. n. 633/1972);
– le aliquote marginali dell’imposta sul reddito (esclusa quella del 23%) e l’aliquota IRES sono ridotte di 4 punti percentuali, per la parte di reddito dichiarato eccedente quello pianificato;
– è esclusa l’applicazione dei contributi previdenziali per la parte di reddito dichiarato eccedente quello pianificato.
I vantaggi non operano se:
– il reddito dichiarato diverga da quanto conseguito effettivamente ovvero non siano adempiuti gli obblighi formali e sostanziali previsti dal D.P.R. n. 633/1972 e dalle altre disposizioni in materia di IVA. Rimane ferma, in questo caso, l’inibizione dei poteri di accertamento presuntivo per inattendibilità delle scritture contabili (di cui all’art. 39, comma 2, lett. d) del D.P.R. n. 600/1973 e all’art. 55, comma 2, n. 3) del D.P.R. n. 633/1972);
– siano constatate, a carico del contribuente, condotte che integrino taluni delitti previsti dal D.Lgs. n. 74 del 2000 (presentazione di dichiarazioni fraudolente ovvero infedeli, omissione della presentazione della dichiarazione, emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, occultamento o distruzione di documenti contabili, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, e così via);
– dopo controlli e segnalazioni (anche esterne all’amministrazione finanziaria) emergano dati ed elementi difformi da quelli da esso comunicati e presi a base dall’Agenzia delle entrate per la formulazione della proposta di pianificazione.
Relativamente ai poteri di accertamento, nei confronti dei contribuenti che abbiano aderito alla pianificazione fiscale:
– l’Agenzia delle Entrate conserva i poteri di accertamento, ma non può rettificare le dichiarazioni presentate, a meno che su base analitica l’ufficio non sia in grado di dimostrare che il reddito dichiarato diverge da quello effettivo ovvero che non sono stati adempiuti gli obblighi formali e sostanziali ai fini IVA (o anche abbia contestato condotte delittuose);
– in tale ultimo caso, l’ufficio recupera il potere di rettificare le dichiarazioni ai fini delle imposte sui redditi e ai fini IVA, con la possibilità di avvalersi delle presunzioni derivanti dall’applicazione degli studi settore.
Cessazione degli effetti della pianificazione fiscale (Art. 1, comma 398)
La pianificazione fiscale concordata cessa di avere effetto se l’attività svolta effettivamente dal contribuente varia durante il triennio. La cessazione degli effetti si produce dal periodo d’imposta in cui la variazione si è verificata.
Mancato rispetto della pianificazione fiscale (Art. 1, comma 395)
Il contribuente, che non dichiari ricavi o compensi e redditi nella misura che si era impegnato a dichiarare, deve comunicarlo nella dichiarazione dei redditi.
In tal caso, l’Agenzia delle Entrate procede ad accertamento parziale, sia ai fini delle imposte sui redditi, sulla base del reddito oggetto dell’accordo, sia ai fini IVA, in ragione del volume d’affari corrispondenti ai ricavi o compensi a base dell’accordo.
L’accertamento parziale può essere evitato solo nelle ipotesi di documentati eventi straordinari e imprevedibili, mediante il procedimento di accertamento con adesione.
L’accertamento parziale suddetto è effettuato dall’Agenzia delle entrate anche nel caso di mancato adeguamento alle risultanze degli studi di settore.
Gli studi di settore hanno subito talune modifiche.
Revisione (Art. 1, commi da 399 a 401)
Gli studi di settore sono soggetti a revisione ogni quattro anni dalla relativa entrata in vigore ovvero dall’ultima revisione, al fine di mantenere la rappresentatività degli stessi rispetto alla realtà economica a cui si riferiscono. La revisione può essere disposta anche prima del decorso del termine previsto, tenuto anche conto di dati ed informazioni ufficiali quali i dati di contabilità nazionale (sentito il parere della commissione di esperti sugli studi di settore).
La revisione degli studi di settore è programmata entro il mese di febbraio di ogni anno dall’Agenzia delle Entrate con un adeguato provvedimento.
Entro febbraio 2005, l’Agenzia delle entrate completa l’attività di revisione relativa agli studi di settore già precedentemente individuati, con effetto dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2004.
Per effetto della revisione e del potenziamento degli studi di settore, gli organi preposti al controllo programmano un maggiore impiego di capacità operativa per il contrasto all’evasione nei confronti dei soggetti a cui gli studi medesimi non si applicano.
Rilievo ai fini dell’accertamento (Art. 1, commi 407 e 408)
Gli accertamenti basati sugli studi di settore (e sui parametri) non pregiudicano ulteriori accertamenti riguardanti lo stesso reddito d’impresa o di lavoro autonomo (oltre che diverse categorie reddituali, come attualmente previsto), anche qualora gli stessi siano definiti in sede di accertamento con adesione e di conciliazione.
Soggetti interessati (Art. 1, commi 409 e 410)
Il ricorso agli studi di settore è stato finora ammesso (art. 10, commi 2 e 3, della legge 8 maggio 1998, n. 146) nei confronti degli esercenti attività d’impresa in regime di contabilità semplificata, nonché:
– per gli esercenti attività d’impresa in regime di contabilità ordinaria per effetto di opzione e per gli esercenti arti o professioni qualora, in almeno due periodi di imposta su tre consecutivi considerati, l’ammontare dei compensi e dei ricavi determinabili in base agli studi di settore sia stato superiore a quelli dichiarati dal contribuente;
– per gli esercenti attività d’impresa in regime di contabilità ordinaria, anche per opzione, qualora a seguito dell’attività di accertamento, sia risultato dal verbale di ispezione la motivata inattendibilità delle scritture contabili, a causa di gravi contraddizioni o irregolarità.
Adesso, invece, mediante la legge finanziaria, a decorrere dall’anno 2004 (per i professionisti la situazione rimane invariata):