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Timestamp: 2016-10-25 11:58:12+00:00
Document Index: 126264052

Matched Legal Cases: ['art. 51', 'art. 2125', 'art. 2125', 'art. 2125', 'sentenza ', 'art. 2125', 'art. 2596', 'art. 51', 'art. 17', 'art. 23']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 234 del 10.06.2008
legge n. 212 del 200 - Somme co rrisposte al lavoratore subordinato seguenti la
stipula del c.d. 'patto di no n concorrenza' - Art. 17, comma 1, lett.
a), del T.U.I.R
specificato in oggetto, concernente l'interpretazione dell'art. 51 comma 1 del DPR n. 917 del
La ALFA, società multinazionale con sede legale a
Bruxelles e 400 sedi in 50 Paesi, svolge la sua attività nel settore chimico,
farmaceutico e delle materie plastiche con una forza lavoro di 30.000 unità
dislocata in vari Stati. I dipendenti, che hanno competenze altamente
qualificate, possono prestare la propria attività in vari Stati in quanto è
diffuso il fenomeno del trasferimento per fini lavorativi alle varie sedi della
società. Il personale specializzato acquisisce un significativo know how
tutelato, mediante accordi convenzionali, dal cosiddetto "patto di non
concorrenza", ai sensi dell'art. 2125 del codice civile, come nel caso in
esame di un lavoratore dipendente attualmente residente in Belgio. La società
istante chiede chiarimenti in merito alla qualificazione reddituale delle somme
erogate al lavoratore dipendente, a fronte del patto di non concorrenza, in
relazione allo Stato in cui le stesse siano da assoggettare a tassazione.
La società istante ritiene che le somme percepite
dall'ex lavoratore non residente a fronte di un patto di non concorrenza siano
imponibili solo nello Stato estero di residenza del percipiente, dovendosi
qualificare le stesse come redditi diversi. L'istante precisa inoltre che, nella
fattispecie in esame, le somme in argomento sarebbero, comunque, da tassare in
Belgio, anche qualora le stesse fossero da classificare tra i redditi di lavoro
Il c.d. patto di non concorrenza è il patto che
regola, limitandolo, lo svolgimento dell'attività del lavoratore subordinato
nel periodo successivo alla cessazione del contratto di lavoro.
L'art. 2125 del codice civile, infatti, ne subordina la
validità alla circostanza che:
- risulti da atto scritto;
- sia pattuito un corrispettivo a favore
del prestatore di lavoro;
- il vincolo sia contenuto entro precisi
limiti di oggetto, di tempo e di luogo.
Il comma 2 dello stesso art. 2125 del c.c., inoltre,
fissa la durata del vincolo a n. 5 anni, nell'ipotesi si tratti di Dirigenti, e
di n. 3 anni negli altri casi.
Circa la qualificazione tributaria attribuibile ai
predetti emolumenti, la scrivente rileva che, ancorché caratterizzato da una
specifica autonomia, il patto di non concorrenza resta, pur sempre, ancorato al
rapporto principale che è di lavoro subordinato.
Per orientamento consolidato della Corte di Cassazione
- sentenza n. 11282/1990, n. 9118/1991, n. 9802/1998 e 14454/2000 - infatti, il
patto di non concorrenza di cui all'art. 2125 del codice civile " non è
estensibile ai rapporti diversi da quello di lavoro subordinato, ancorché
caratterizzati da parasubordinazione,..., cui è applicabile invece la
disciplina dell'art. 2596 c.c., sui limiti contrattuali della concorrenza".
Dall'asserita connessione del patto di non concorrenza
con il rapporto di lavoro dipendente discende la naturale qualificazione
tributaria delle somme ad esso relative. Infatti, in forza del principio di
omnicomprensività che caratterizza i redditi di lavoro dipendente, di cui
all'art. 51, comma 1, del
TUIR, vengono considerati redditi di lavoro dipendente "...tutte le somme e
i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo di imposta, anche
sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro".
Nel concetto di retribuzione imponibile, inoltre, come
rilevato con la circolare 23 dicembre 1977, n. 326/E, devono ricomprendersi
tutte le somme ed i valori erogati al dipendente anche indipendentemente dal
nesso sinallagmatico tra la effettività della prestazione di lavoro resa ed i
compensi percepiti.
Ciò premesso, si sottolinea che l'assoggettamento
delle predette somme al meccanismo della tassazione separata, di cui all'art. 17, comma 1, lett. a), del TUIR,
sia finalizzato ad agevolare il lavoratore dipendente evitando che l'intero
importo, derivante dalla stipula del patto di non concorrenza, ma comunque
collegato ad un rapporto di lavoro dipendente protratto nel tempo, concorra alla
formazione del reddito complessivo relativamente ad un unico periodo di imposta,
con un notevole pregiudizio per lo stesso lavoratore in termini di
determinazione dell'aliquota progressiva applicabile. Sulla base delle
considerazioni sin qui svolte, pertanto, non risulta condivisibile la proposta
di riconduzione dei predetti emolumenti alla categoria dei redditi diversi, di
cui all'articolo 67, comma 1,
lettera l), del TUIR.
Nei confronti dei soggetti non residenti la tassazione
delle predette somme trova la sua disciplina nell'art. 23, comma 2, lett. a), del TUIR,
il quale reca una presunzione assoluta in base alla quale, indipendentemente dal
verificarsi delle condizioni di cui alle lettere c), d), e) e f) del comma 1
dello stesso articolo 23 - che
subordinano la tassazione dei redditi prodotti dai non residenti alla
circostanza che le attività o i beni da cui derivano siano esercitate o si
trovino nel territorio dello Stato - alcuni redditi, tra cui vanno ricomprese le
somme dovute sulla base di un patto di non concorrenza, si considerano prodotti
nel territorio dello Stato se corrisposti:
- dallo Stato;
- da soggetti residenti nel territorio
dello Stato; o
- da stabili organizzazioni nel territorio
stesso di soggetti non residenti.
Relativamente al caso specifico, il lavoratore
dipendente che ha percepito le somme derivanti dalla sottoscrizione del patto di
non concorrenza è un soggetto residente in Belgio.
Com'è noto tra Italia e Belgio esiste una convenzione
- datata 3 aprile 1989, n. 148 - volta ad evitare le doppie imposizioni
regolatrice dei rapporti economici tra i cittadini dei rispettivi Stati.
L'articolo 15 della predetta convenzione, rubricato
"Lavoro subordinato" dispone che "i salari, gli stipendi e le
altre remunerazioni analoghe che un residente di uno Stato contraente riceve in
corrispettivo di una attività dipendente sono imponibili soltanto in detto
Stato, a meno che tale attività non venga svolta nell'altro Stato contraente.
Se l'attività è quivi svolta, le remunerazioni percepite a tal titolo sono
imponibili in questo altro Stato". Alla luce delle suesposte
considerazioni, considerato il disposto sia della norma interna sia di quella
convenzionale che attribuisce la potestà impositiva, relativamente ai redditi
di lavoro dipendente prodotti in Italia da un non residente, anche allo Stato
della fonte (Italia) non sembra possibile condividere l'orientamento espresso
dall'istante, secondo il quale le somme erogate in dipendenza del patto di non
concorrenza dovrebbero essere assoggettate ad imposizione esclusivamente nel
paese di residenza del beneficiario (Belgio).