Source: http://www.giurcost.org/decisioni/1992/0115o-92.html
Timestamp: 2018-01-16 13:38:23+00:00
Document Index: 4717725

Matched Legal Cases: ['art. 197', 'art.197', 'art. 3', 'art. 24', 'art. 197', 'art.193', 'art. 197']

Consulta OnLine - Ordinanza n. 115 del 1992
nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 197, lett. c) del codice di procedura penale, promosso con ordinanza emessa il 20 giugno 1991 dal Pretore di Isernia nel procedimento penale a carico di Colaianni Luciano ed altro, iscritta al n. 599 del registro ordinanze 1991 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 39, prima serie speciale, dell'anno 1991.
Ritenuto che il Pretore di Isernia ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art.197, lett. c), del codice di procedura penale, nella parte in cui non include, tra i soggetti per i quali vi è incompatibilità per l'ufficio di testimone, la parte civile;
che ad avviso del remittente la norma impugnata contrasterebbe:
- con l'art. 3 della Costituzione, in quanto solo alla parte civile, e non anche all'imputato, è consentito rendere testimonianza, possibilità esclusa invece nell'ordinaria sede civile;
- con l'art. 24 della Costituzione, in quanto attraverso tale vantaggio risulterebbe menomato il diritto di difesa dell'imputato;
che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, concludendo per l'infondatezza della sollevata questione.
Considerato che questa Corte, con le sentenze n. 190 del 1971 e n. 2 del 1973 (rese su questioni identiche nella sostanza), ha già avuto occasione di rilevare che la subordinazione della disciplina dell'azione civile alle esigenze connesse all'accertamento dei reati è riconosciuta nel nostro ordinamento, per effetto di una scelta legislativa non irrazionale, quale corollario dell'interesse pubblico a tale accertamento; interesse preminente su quello collegato alla risoluzione delle liti civili, specie quando il medesimo fatto risulti configurabile nel contempo come illecito penale ed illecito civile e si prospetti quindi l'opportunità di evitare contrasti di giudicati;
che detti rilievi, espressi sulla base della disciplina previgente, possono essere confermati anche in ordine all'art. 197, lett. c), dell'attuale codice di procedura penale, sia perchè lo stesso legislatore, ritenendo che la rinuncia al contributo probatorio della parte civile costituisse un sacrificio troppo grande nella ricerca della verità processuale (cfr. relazione al Progetto preliminare), ha ribadito la preminenza dell'interesse pubblico all'accertamento dei reati su quello delle parti alla risoluzione delle liti civili (principio, peraltro implicitamente posto anche dall'art.193 del codice di procedura penale), sia perchè, alla luce di un ormai fermo orientamento giurisprudenziale, la deposizione della persona offesa dal reato, costituitasi parte civile, deve essere valutata dal giudice con prudente apprezzamento e spirito critico, non potendosi essa equiparare puramente e semplicemente a quella del testimone, immune dal sospetto di interesse all'esito della causa;
che pertanto la questione va dichiarata manifestamente infondata.
dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 197, lett. c), del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Pretore di Isernia con l'ordinanza in epigrafe.