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Timestamp: 2020-02-24 09:12:44+00:00
Document Index: 86340377

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 24', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Contenzioso ASN: a rischio anche Diritto Penale? | ROARS
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Si segnala ai lettori che il Tar Lazio, Sez. Terza Bis, ha disposto, con ordinanza del 17 giugno 2015, l’integrazione del contraddittorio per “pubblici proclami” in un giudizio concernente la non abilitazione di un ricorrente candidato nel settore concorsuale 12/G1 – Diritto penale, essendo stati dedotti, tra l’altro, «motivi di censura attinenti alla composizione ed al funzionamento della commissione». In linea con la recente giurisprudenza del Consiglio di Stato (v. sentenza VI, 4 marzo 2015, n. 1071), l’integrazione del contraddittorio viene disposta in quanto, come già riconosciuto in un’analoga ordinanza di poco precedente relativa al settore concorsuale 13/D3 – Demografia e Statistica sociale, «l’accoglimento delle censure relative alla composizione della commissione determinerebbe l’integrale caducazione della procedura, in quanto, “trattandosi di un vizio genetico dell’organo valutatore, gli effetti caducatori dello stesso non possono essere limitati alla posizione del solo ricorrente originario, investendo anche la posizione di tutti gli altri partecipanti alla medesima procedura abilitativa (dichiarati idonei ovvero non idonei all’esito della stessa)”». Come è già capitato in Diritto privato, anche in Diritto penale si fa più concreta la possibilità di un annullamento totale per via giudiziaria degli esiti delle tornate 2012 e 2013, sempre che nel frattempo il Miur non preferisca preventivamente disporre in autotutela il rinnovamento della procedura di valutazione, quantomeno dei candidati non abilitati, «tenendo conto dell’esigenza di porre termine al contenzioso pendente innanzi al Giudice amministrativo» (cfr. Decreto Direttoriale – ASN 12/A1 del 24 giugno 2015).
07709/2015 REG.PROV.PRES.
01944/2015 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 1944 del 2015, proposto da: Fabio Foglia Manzillo, rappresentato e difeso dall’avv. Andrea Abbamonte, con domicilio eletto presso lo studio Legale Abbamonte in Roma, via degli Avignonesi, 5;
Anvur – Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca;
rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Gianluca Gentile, Valentina Masarone;
degli esiti della abilitazione scientifica nazionale indetta con decreto direttoriale MIUR n. 161 del 28 gennaio 2013, nella parte in cui il ricorrente è risultato non abilitato alle funzioni di professore di seconda fascia del settore concorsuale 12/G1 – diritto penale;
di tutti gli atti della relativa istruttoria e di quelli comunque propedeutici;
Vista l’istanza di autorizzazione alla notifica per pubblici proclami depositata dal ricorrente il 26 maggio 2015;
Considerato che con il ricorso in trattazione viene impugnato il giudizio collegiale negativo reso nei confronti del ricorrente dalla commissione giudicatrice nella procedura per il conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore di seconda fascia – settore concorsuale 12/G1 – diritto penale, nominata con D.D. del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca n. 335 del 22 febbraio 2013 e n. 1086 del 13 giugno 2013;
che il ricorrente deduce, tra l’altro, motivi di censura attinenti alla composizione ed al funzionamento della commissione;
che, secondo la giurisprudenza del Consiglio di Stato (v. sentenza VI, 4 marzo 2015, n. 1071), l’accoglimento delle censure relative alla composizione della commissione determinerebbe l’integrale caducazione della procedura, in quanto, “trattandosi di un vizio genetico dell’organo valutatore, gli effetti caducatori dello stesso non possono essere limitati alla posizione del solo ricorrente originario, investendo anche la posizione di tutti gli altri partecipanti alla medesima procedura abilitativa (dichiarati idonei ovvero non idonei all’esito della stessa)”;
che il ricorso risulta notificato a due soli dei controinteressati;
Ritenuto che occorra pertanto, in accoglimento dell’istanza allo scopo avanzata dal ricorrente, disporre, ai sensi degli artt. 27, comma 2, e 49 cod. proc. amm., l’integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i partecipanti alla tornata idoneativa nel settore in questione, nonché nei confronti dei singoli componenti della commissione della quale è contestata la legittima composizione;
che, in ragione della natura della controversia nonché delle prevedibili difficoltà di reperimento degli indirizzi dei partecipanti alla tornata idoneativa e degli altri controinteressati, sia opportuno autorizzare il ricorrente ad effettuare l’integrazione del contraddittorio “per pubblici proclami” sul sito web dell’amministrazione, con le seguenti modalità:
A) pubblicazione di un avviso sul sito web istituzionale del MIUR dal quale risulti:
A) 1. l’autorità giudiziaria innanzi alla quale si procede ed il numero di registro generale del ricorso;
A) 2. il nome della parte ricorrente e l’indicazione dell’amministrazione intimata;
A) 3. gli estremi dei provvedimenti impugnati e un sunto dei motivi di gravame di cui al ricorso;
A) 4. l’indicazione nominativa dei controinteressati;
A) 5. l’indicazione che lo svolgimento del processo può essere seguito consultando il sito www.giustizia-amministrativa.it attraverso l’inserimento del numero di registro generale del ricorso nella sezione “Ricerche”, sottosezione “Ricorsi”, rintracciabile all’interno della schermata del T.A.R. Lazio – Roma della voce “Attività istituzionale”, sottovoce “Tribunali Amministrativi Regionali”;
A) 6. l’indicazione del numero della presente ordinanza con il riferimento che con essa è stata autorizzata la notifica per pubblici proclami;
A) 7. il testo integrale del ricorso.
B) In ordine alle prescritte modalità, il M.I.U.R. ha l’obbligo di pubblicare sul proprio sito istituzionale – previa consegna, da parte ricorrente, di copia del ricorso introduttivo, della presente ordinanza e dell’elenco nominativo dei controinteressati distinti come sopra indicato, su supporto informatico – il testo integrale del ricorso, della presente ordinanza e dell’elenco nominativo dei controinteressati, in calce al quale dovrà essere inserito un avviso contenente quanto di seguito riportato:
B) 1. che la pubblicazione viene effettuata in esecuzione della presente ordinanza (di cui dovranno essere riportati gli estremi);
B) 2. che lo svolgimento del processo può essere seguito sul sito www.giustizia-amministrativa.it attraverso l’inserimento del numero di registro generale del ricorso nella sezione “Ricerche”, sottosezione “Ricorsi”, rintracciabile all’interno della schermata del T.A.R. Lazio – Roma della voce “Attività istituzionale”, sottovoce “Tribunali Amministrativi Regionali”;
B) 3. non dovrà rimuovere dal proprio sito, sino alla pubblicazione della sentenza definitiva di primo grado, tutta la documentazione ivi inserita;
B) 4. dovrà rilasciare alla parte ricorrente un attestato, nel quale si confermi l’avvenuta pubblicazione, nel sito, del ricorso, della presente ordinanza e dell’elenco nominativo dei controinteressati integrati dai su indicati avvisi, reperibile in un apposita sezione del sito denominata “atti di notifica”; in particolare, l’attestazione di cui trattasi recherà, tra l’altro, la specificazione della data in cui detta pubblicazione è avvenuta;
B) 5. dovrà, inoltre, curare che sull’ home page del suo sito venga inserito un collegamento denominato “Atti di notifica”, dal quale possa raggiungersi la pagina sulla quale sono stati pubblicati il ricorso, la presente ordinanza e l’elenco nominativo dei controinteressati contemplati dall’avviso.
Si dispone infine che dette pubblicazioni dovranno essere effettuate, pena l’improcedibilità del gravame, nel termine perentorio di giorni 60 (sessanta) dalla comunicazione del presente provvedimento, con deposito della prova del compimento di tali prescritti adempimenti entro il termine perentorio di ulteriori giorni 20 (venti) dal primo adempimento.
il Presidente della Sezione terza bis ordina l’integrazione del contraddittorio per pubblici proclami, ai sensi e nei termini di cui in motivazione.
Così deciso in Roma il giorno 17 giugno 2015.
bobby 12 Luglio 2015 at 18:50
Era prevedibile gia’ dalle decine di ricorsi pendenti in questo settore, considerati peraltro, oltre ai vizi relativi alla composizione della commissione, la sproporzione nell’applicazione dei criteri di valutazione, ancora più evidente nella seconda turnata in rapporto alla prima. Quello che è accaduto risulta anche da interrogazioni parlamentari. ..
Vito Plantamura 14 Luglio 2015 at 16:54
…visto che si tratta del mio settore, già sapevo di numerosi ricorsi (e, francamente, pure dell’ordinanza postata, che però mi era stata inviata privatamente per email), anche su vizi della commissione (e quindi, potenzialmente, aventi effetti generali), in particolare sull’asserita mancanza dei requisiti di un commissario -che però, a onor del vero, a prescindere dagli aspetti formali è pacificamente uno dei maiores della materia-; mentre devo ammettere che non sapevo nulla delle interrogazioni parlamentari.
Non è che puoi postare un link? …ché la cosa mi incuriosisce.
Per il resto, il ricorrente in questione -che pure, ma di questo la responsabilità è tutta la mia, non ricordavo di aver mai sentito prima (mi conforta, però, che sia stata la prima considerazione che mi ha fatto pure l’amico e collega, per altro a sua volta ricorrente, che mi ha dato la notizia e inviato l’ordinanza)- è stato davvero molto abile, perché mi pare che sia riuscito a superare, nella tempistica, quelli della prima tornata, forse anche agevolandosi della giurisprudenza formatasi nel frattempo, e quindi facendo, sin dall’inizio, scelte processuali diverse.
Infine, anche per rimarcare la differenza con certe sensibilità -a mio avviso, caratteristiche più della competitività tra concorrenti commerciali, che della cooperazione tra colleghi universitari-, espresse in questa sede in riferimento alla vicenda di privato, sono ben lieto di poter comunicare che, coerentemente con quel tipo di sensibilità che invece io avevo indicato come preferibile, più di un collega penalista mi ha riferito di aver presentato sì ricorso, ma volutamente rinunciando al motivo sul commissario che si contesta non avesse i requisiti, proprio e solo per evitare conseguenze negative per i tanti colleghi (ed amici, ché forse è questo il punto) meritevoli abilitatisi.
Ah, quasi scordavo, ma poi, a costituzionale e progettazione architettonica, dove si erano avute le ordinanze integrazione sin dall’agosto scorso (mentre il TAR non le aveva ancora concesse a privato, secondo me distinguendo, a torto o a ragione, l’ipotesi del vizio di due commissari, da quella del vizio di uno solo, come invece poi non ha fatto il CdS), come è andata a finire?
La Grecia mi distrae troppo, e non sono più sul pezzo per quanto riguarda le questioni universitarie…
bobby 14 Luglio 2015 at 23:12
Mi scusi…Lei sta dicendo che il “nome” del commissario è sufficiente per disattendere i limiti formali (quei pochi introdotti dalla riforma), quando gli stessi commissari hanno negato abilitazioni a molti candidati che superavano di gran lunga quei limiti utilizzando valutazioni arbitrarie che (e ormai è palese) nulla avevano a che fare con il “merito”. Deduco che Lei sia un abilitato. Sappiamo che in questo settore come in altri è stata abilitata gente certamente meritevole, ma sono state anche abilitate persone finora sconosciute alle comunità scientifiche di riferimento. Per carità! Se si devono salvare salviamoli! Ma non certo sulla pelle di altri meritevoli che hanno dedicato tutto alla ricerca e all’università, magari riconosciuti a livello non solo nazionale. Per cui non si preoccupi. Finora gli abilitati sono stati salvati! Mi aspetterei invece maggiore solidarietà per i non abilitati. Non tutti certo. Ma sicuramente molti hanno diritto di essere almeno valutati da una commissione diversa da questa. Chiunque sia il commissario in questione può essere anche il papa. ..ma se non aveva i requisiti formali minimi richiesti dalla legge non era e non è legittimato a valutare. E queste non sono opinioni personali. Sono dati di fatto.
Vito Plantamura 15 Luglio 2015 at 11:25
…guarda, deduci davvero male.
Io sono abilitato -come ho sempre affermato anche in questa sede e, del resto, senza bisogno di dedurre, è facilmente verificabile sul sito asn, visto che quando scrivo su di un blog, mi piace utilizzare il mio n.n., però mi presento sempre con nome e cognome (e qui compare pure)-, ma non sono affatto preoccupato.
Sono così poco preoccupato che neppure mi costituirò in giudizio: forse ammetterai che meno preoccupato di così non si può.
Mi sembra, tuttavia, che tu confondi due piani, ovverosia quello del merito delle valutazione, e quello dei requisiti formali dei commissari. Un candidato che ritiene di essere stato giudicato male può benissimo fare ricorso su quello, senza il bisogno, per usare una espressione tua e non mia, di farlo, cito testualmente, “sulla pelle di altri”, sollevando vizi di forma della commissione(perché sai, non è che puoi davvero pensare di dibattere con me, rivoltare la frittata in questo modo, e non subire replica).
Per altro, piuttosto evidentemente, io sto facendo un discorso di opportunità, mica di possibilità giuridica; quindi, mi spiace tanto per te, ma qui siamo nel campo delle opinioni personali, e non dei fatti.
Nella mia opinione personale, non è che qui può diventare la notte in cui tutti i gatti sono grigi.
I candidati che non sono stati abilitati e ritengono, a torto o a ragione, di aver subito una valutazione ingiusta, HANNO TUTTA LA MIA SOLIDARIETA’, sia che abbiano fatto ricorso, sia che non lo abbiano fatto.
I candidati che hanno fatto ricorso sollevando vizi della commissione, invece, NON hanno la mia solidarietà, e questo a prescindere dagli esiti: sia che vincano, che perdano, o che -come mi auguro di cuore, perché tutti i colleghi ed amici siano contenti (non perché sia contento io, che tanto sono comunque fuori gioco)- si arrivi ad una soluzione come quella che, per adesso (perché nessuno ci assicura che, in caso di accoglimento, sarà quello l’esito finale), si è avuta a privato.
Questi ricorrenti non hanno la mia solidarietà, perché non si limitano a voler essere abilitati loro, com’è comprensibile, ma vogliono -quantomeno come dolo eventuale, se non proprio diretto- anche togliere l’abilitazione a tutti gli altri. E, fortunatamente, mica sono tutti nella mia condizione, per cui l’abilitazione è solo una medaglia, e pure se mai dovessero togliermela me ne farò facilmente una ragione. Qui c’è gente che ha aspettative concrete di carriera, o che l’ha già fatta, o che in procinto di farla: ad es., proprio in questi giorni, se non mi sbaglio, è uscito un bando 24, 6 alla FII in diritto penale, e come credi che la starà vivendo il collega interessato? Permetti che la mia solidarietà si rivolga più a lui/lei (loro?), che non ha fatto azioni potenzialmente lesive degli interessi di alcun collega?
Questi ricorrenti, semplicemente, hanno un’idea del rapporto di colleganza che è diversa dalla mia: idea che avevo prima di abilitarmi, e che avrei avuto anche se non mi fossi abilitato o non mi fossi proprio candidato. E’ inutile tentare di confondere le acque, dando ad intendere che, per fare ricorso, fosse necessario contestare i commissari, mentre così non è: e questo sì è un dato di fatto, mica un’opinione personale.
Più uno ha ragione nel merito, meno ha bisogno di aggrapparsi a vizi di forma. La soluzione era a portata di mano, tant’è vero che i più l’hanno adottata, e hanno fatto ricorso senza sollevare vizi della commissione, e IL VERO DATO DI FATTO E’ CHE due di questi ricorrenti hanno pure avuto già ragione -evidentemente nel merito, senza aver avuto alcun bisogno di aggrapparsi a vizi di forma demolitori dell’intera procedura-, e le stanno già rivalutando.
AleB 15 Luglio 2015 at 15:04
Premetto che non ho visto il giudizio del ricorrente, ma non è detto che avrebbe potuto vincere il ricorso senza utilizzare questo argomento. Il giudizio può essere ingiusto nel merito ma non dare appigli per l’annullamento individuale. Se il giudizio e’ alla unanimità per esempio e’ difficilmente impugnabile e questo lo dico avendone seguiti molti sia vinti che persi.
Va anche aggiunto che spesso la rivalutazione ottenuta 2 anni dopo non da’ chance di collocarsi con problemi di disparità di trattamento che stanno giustificando impugnative in altri settori. Non è solo voler rovinare gli altri, e’ anche una tutela propria. Ma questa e’ effettivamente questione di opportunità.
bobby 15 Luglio 2015 at 16:21
Concordo con AleB. Fra l’altro vorrei dire a Tom che alcuni degli amici personali che ho nel suo settore avrebbero avuto concrete possibilità di carriera se avessero ottenuto l’abilitazione. Si tratta di persone produttive e strutturate che superavano ampiamente le mediane e la mancata abilitazione è da ricondursi più a valutazioni politiche di scuole e/o legate alle sedi che al merito scientifico. Per loro il danno non è quantificabile, avendo perso un treno che difficilmente ripasserà a breve.
Per il resto, ripeto, il contenzioso si annullerebbe se il MIUR intervenisse in autotutela, “salvasse” gli abilitati e consentisse la rivalutazione dei non abilitati da parte di una commissione diversa.
E comunque rimane il “vizio” opportunamente segnalato da AleB: la disparità di trattamento e la perdita di chance.
Vito Plantamura 15 Luglio 2015 at 18:50
@AleB, se il punto è la fretta, cioè il voler essere valutati nuovamente il prima possibile, non conviene l’integrazione del contraddittorio. Lo dimostrano i due settori che per primi hanno avuto ordinanze in tal senso, ovverosia diritto costituzionale e progettazione architettonica, di cui si sono poi perse le tracce, perché evidentemente -trattavasi, per altro, della più affollata prima tornata- si saranno costituiti numerosissimi controinteressati, rallentando il processo. Paradossalmente, lo dimostra anche la vicenda di privato, che è arrivata a conclusione al CdS nei tempi che sappiamo proprio perché NON era stata concessa la richiesta integrazione del contraddittorio (a privato sono tantissimi). Il CdS ha tentato di bypassare la cosa con una motivazione che consigliava, al MIUR, di fare autonomamente quanto, con il dispositivo, non avrebbe potuto ordinargli. Qualche privatista abilitato si sarà ricordato che esiste pure un art. 24 Cost., e che così lo si stava aggirando, da cui la sospensiva della sentenza, e il provvedimento MIUR che tenta di salvare capra e cavoli.
Se poi, invece, intendevi dire che l’interesse sarebbe proprio quello di azzerare tutto, per riportare tutti indietro, soprattutto quelli che già hanno preso servizio, in modo da rimettere in gioco quelle risorse, scusami, ma mi pare una spietata logica di mercato, anche perché implica la massima competitività proprio con i colleghi più vicini, ovverosia quelli del proprio di dipartimento (dello stesso settore). Ma se si ha questa logica che, con la tua onestà intellettuale, ammetterai non essere solidale “manco per niente”, non vedo come poi si possa scrivere “ah, mi aspettavo maggiore solidarietà”. Cioè, Tizio agisce secondo la logica della massima competitività proprio con i suoi colleghi più diretti e vicini, e poi si stupisce che coloro che di questo suo atteggiamento massimamente competitivo fanno le spese (o anche quelli che semplicemente osservano tutto dall’esterno, ché poi è in realtà la mia situazione) non facciano il tifo per lui?
Per altro, a me non risulta che la non-unanimità sia mai stata conditio sine qua non dell’annullamento dei giudizi. E’ normale che può essere buon punto di partenza in un ricorso, ma non è condizione né necessaria né sufficiente. Quindi, anche in non abilitati all’unanimità avevano una libera scelta, ovverosia se perseguire i propri interessi senza ledere quelli dei colleghi, oppure perseguirli “accettando il rischio” di lederli, se non, addirittura, secondo la ricostruzione da te ventilata, perseguendo proprio tale lesione, pure di avere una chance in più di vincere il ricorso e/o di ottenere successivamente maggiori risorse su cui competere in dipartimento.
Che tristezza, siamo diventati lo specchio di questa Unione Europea: tutti i rapporti umani ridotti alla spietatezza della logica di mercato, competitività invece che cooperazione, e solidarietà come parola vuota con cui riempirsi la bocca, valida solo finché non comporta la benché minima rinuncia alla massima espansione possibile dei propri interessi.
Che poi, guarda, io lo capisco pure che magari a uno gli girano se è stato giudicato da un prof. di altra materia che non parlava manco l’italiano, come a privato. Ma qui stiamo parlando del co-autore dei più noti manuali della materia, da cui generalmente studia il diritto penale, per altro, la maggior parte degli aspiranti magistrati: non è escluso che il concorso lo abbiano preparato dai suoi testi perfino i magistrati che domani si troveranno a giudicare sulla sua idoneità a fare il commissario. Peccato che il commissario l’ha fatto per 40 anni, e se dovessi eliminare tutti quelli che in uno dei propri passaggi di carriera hanno avuto come commissario lui, oppure qualcuno per cui lui era stato in precedenza commissario di concorso, il settore lo dovresti chiudere, perché dovresti eliminare almeno la metà dei suoi componenti.
Conseguentemente, in questo caso ancor più che a privato, emerge la logica del “cavillo legale”, tipica -fino a ieri- dei ricorsi tra imprese concorrenti in tema di appalti, e non di quelli universitari.
AleB 16 Luglio 2015 at 16:03
Allora alcune precisazioni. C’è un orientamento del Tar a concedere la rivalutazione in caso di non unanimità ad esempio 3 a 2 e tantissime rivalutazioni si fondano su questo. In generale per mancanza di coerenza interna.Se non ci sono vizi formali del singolo giudizio giustamente il Tar non entra nel merito. Poi non è detto, ovvio.
Su privato, i pubblici proclami per la prima fascia c’erano stati, tanto è vero che un ricorrente aveva agito in revocazione. La prima fascia sarebbe caduta se non fosse uscito prima il giudizio del ricorrente.Il problema era la seconda. Concordo che i tempi sono più lunghi e io non lo consiglierei se non fosse l’unica strada. Anche perché rischi di metterti contro il settore e alla lunga perderci.
Io non difendo la scelta di agire per l’annullamento generale ne’ penso che gli abilitati debbano capirla. Solo che in molti casi , il ricorso individuale non funziona oppure le chances sono andate. Annullare ripara in parte e inizieranno anche i ricorsi sul punto nelle procedure selettive con danno degli abilitati. È solo l’inizio.
Peraltro probabilmente non è una logica solidaristica, ma è comunque una logica legittima quando c’è in ballo una parte importante del tuo futuro o carriera.
Da ultimo questa guerra e’ lo specchio di procedure di reclutamento sbagliate, pochi fondi e in generale problemi gravi dell’Università. Adesso che anche diritto commerciale rischia e si attendono altri settori, forse sarebbe il caso di riflettere.
bobby 16 Luglio 2015 at 01:37
Caro Tom, davvero a questo punto è difficile contestare le tue inattacabili considerazioni. Grazie davvero. Non avevo mai sentito parlare di quel commissario. Peccato che un conto è scrivere. ..un altro è saper giudicare in modo imparziale e sereno…ma tu conosci davvero la storia e le storie di chi ha avuto il piacere e l’onore di essere giudicato da lui…
Vito Plantamura 16 Luglio 2015 at 10:12
@Bobby, ma se il problema per cui il commissario è contestato è di tipo personologico, perché su mille volte che ho sentito lamentele -giuste o sbagliate non sta a me dirlo- su di lui, mai una volta hanno riguardato una sua scarsa qualità scientifica (che sarebbe obiettivamente insostenibile), ma sempre presunte asperità caratteriali, allora il rimedio era un altro, ed è espressamente previsto: si chiama RICUSAZIONE.
Con tutte le leggende urbane che circolano al proposito, perché nessuna delle presunte vittime di comportamenti poco gentili ha presentato istanza di ricusazione?
Comunque, sono lieto che, per quanto tu ti dica d’accordo con Ale, e non con me, in definitiva sia giunto su posizioni analoghe alle mie. Sulle quali, però, ci sono dei profili tecnici da valutare….ma su questo scrivo dopo, ché ora ho uno studente da ricevere.
Antonio Banfi 16 Luglio 2015 at 11:35
Segnalo che questione analoga si sta ponendo per diritto commerciale. Ord. TAR 6562 del 2015
Antonio Banfi 17 Luglio 2015 at 01:53
mi correggo: ord. 2580 del 2015
Vito Plantamura 16 Luglio 2015 at 18:03
…bene, quindi abbiamo diritto costituzionale, progettazione architettonica, statistica (se non ricordo male), diritto penale e diritto commerciale, in situazione analoga. Per diritto privato la questione è un poco diversa, ed è proprio in base a quella diversità -che ho ricapitolato nel precedente commento- che si è potuti arrivare al noto provvedimento MIUR che salva capra e cavoli. Ma sarebbe possibile un provvedimento analogo negli altri settori? Allo stato, no.
Infatti, se domani il TAR desse ragione ad uno di questi ricorrenti -ad es., a quello di diritto penale-, essendo stato già integrato il contraddittorio, l’abilitazione dei penalisti sarebbe annullata, ed il MIUR non potrebbe farci proprio nulla: le pa, infatti, hanno il potere di annullamento dei propri atti, e non certo quello di convalidazione di atti annullati dalla giustizia amministrativa. Il MIUR ha deciso di non annullare (in autotutela) le abilitazioni dei privatisti, ma non avrebbe mai potuto decidere di “salvarle”, se il CdS le avesse annullate (cosa che non ha fatto, come abbiamo capito, perché il contraddittorio non era integrato). Per altro, non è detto che quelle abilitazioni di privato siano davvero “salve”, perché ricorderete che in quel caso, in primo grado, il ricorrente aveva già ottenuto l’annullamento dei propri giudizi negativi (e di dover essere valutato di nuovo), ma fece ugualmente ricorso al CdS, per vedere riconosciuta l’esigenza di annullare le abilitazioni degli altri, quindi non è affatto scontato che non decida ugualmente di riassumere il ricorso al TAR, e a quel punto l’esito sarebbe sì piuttosto scontato, ed il MIUR non potrebbe farci niente.
In definitiva, a penale (costituzionale, progettazione, etc.), se il ricorrente vince col motivo sul commissario, perdono tutti gli abilitati, mentre, se il ricorrente perde su tale motivo, probabilmente perde tout court, e assieme a lui la maggior parte dei ricorrenti, in quanto non è facile ottenere un annullamento nel merito (abbiamo visto che non è impossibile, ma non è neppure facile, dipende da caso a caso).
A questo punto, nell’interesse di tutti (o almeno di tutti quelli che vogliono perseguire il proprio interesse particolare, all’interno di un ragionevole riguardo per gli interessi particolari altrui e per quello generale), mi permetto di suggerire il seguente “LODO BOMBADILLO”.
Prima -e ribadisco: PRIMA- che si arrivi a sentenza (se qualcuno è interessato, dovrebbe iniziare a muoversi adesso, prima della pausa estiva), sulla base delle ottenute ordinanze di integrazione del contraddittorio, gli avvocati dei ricorrenti potrebbero contattare gli avvocati di controparte (e cioè, in definitiva, l’Avvocatura dello Stato), per proporre una TRANSAZIONE. Il MIUR annulla, in autotutela, i giudizi negativi dei nostri assistiti (di tutti gli assistiti, cioè di tutti i ricorrenti di entrambe le tornate del ssd interessato), e noi tutti rinunciamo a tutti i ricorsi proposti per il dato ssd (quindi anche ai ricorsi basati pure su vizi di commissione): così vinciamo noi ricorrenti, perché i nostri assistiti saranno nuovamente giudicati (e chi se ne importa del ritardo, intanto lucrano una seconda chance, che non sempre la vita ti concede), ma vince anche il vostro assistito MIUR, che evita il rischio di 1. conseguenze demolitorie per le intere costosissime procedure che ha così faticosamente portato a conclusione, e 2. magari pure future richieste di risarcimento danni, da parte di abilitati, specie che avevano preso servizio nella fascia di rispettiva abilitazione, per non aver controllato diligentemente le candidature dei commissari.
Io non sono un amministrativista, e quindi non posso dire se questa proposta di transazione sia giuridicamente corretta e fattibile, o meno. Certamente, mi sembra che sia la migliore politicamente. Quindi, visto che vi sono stuoli di avvocati amministrativisti interessati, magari qualcuno che legge (e ha fatto ricorso in uno dei settori di cui trattasi) potrebbe chiedere al suo difensore di verificare la legittimità, o meno, di quanto propongo. Poi si tratterebbe di coordinare tutti i ricorrenti del settore (a partire da chi ha già ottenuto l’integrazione del contraddittorio), ma se anche un solo avvocato di un ricorrente parla con i colleghi dell’Avvocatura, ed ottiene una manifestazione di interesse, poi contattare gli altri colleghi del libero foro, che difendono gli altri ricorrenti del medesimo ssd, non sarà troppo difficile. La stessa Avvocatura può fornire la lista dei difensori nelle cause che riguardano un dato settore.
Così i ricorrenti guadagnerebbero pure tantissimo tempo.
Vito Plantamura 17 Luglio 2015 at 02:46
…Ale, le due che hanno ottenuto l’annullamento a penale non credo proprio che fossero in questa situazione da 3 a 2, anche perché non mi ricordo che la commissione abbia mai deciso in questo modo. Non escludo che fossero state valutate negativamente all’unanimità. Francamente, non ne sono certo. Se rileva, posso informarmi, ma in fondo non credo rilevi. Vale per queste abilitazioni quello che è sempre stato valido nei ricorsi per i concorsi: aver ottenuto un voto è una mera condizione agevolatrice per ottenere l’annullamento dei giudizi, di per se non basta, e di certo non è necessaria.
Su privato, nella causa giunta a sentenza al CdS, che è quella che conta, non vi era stata integrazione del contraddittorio, e si trattava di una causa relativa alla prima tornata. Ricordo che, proprio su Roars, a un certo punto qualcuno pretese che ci fosse stata l’integrazione del contraddittorio solo perché vi era stata una notifica a tutti per pubblici proclami, che però riguardava tutt’altro. Mi pare che la causa fosse sempre quella che poi è sfociata nella citata sentenza CdS. A suo tempo, mi bastò fare una piccola ricerca per verificare che, avendo il ricorrente chiesto l’accesso alle pubblicazioni prodotte e agli atti dei candidati abilitatisi, il tar ordinò la notifica (ovviamente, per pubblici proclami) a tutti gli abilitati con esclusivo riferimento alla possibilità, per questi, di opporsi all’accesso agli atti. Non facciamo confusione su questo,altrimenti si crea la illusione che, a fronte di un contraddittorio integrato, la giustizia amministrativa,nell’accogliere il vizio della commissione, possa non annullare tutto, ed invece rimettere la palla al Miur, con possibilità conseguente che il Miur salvi capre e cavoli, come è avvenuto per privato solo perché il tar NON aveva integrato, e il CdS non poteva farlo, in quanto uno ha diritto a difendersi sin dal primo grado.
Ma tu sei una ricorrente? In uno dei settori di cui trattasi? E ci staresti al lodo Bombadillo? O sei una di quelli che pensano tanto peggio tanto meglio? Vendetta, tremenda vendetta?