Source: http://www.giacomooberto.com/infogiur/creazione_archivio/oberto_strumenti_creazione_archivio.htm
Timestamp: 2019-03-24 15:22:25+00:00
Document Index: 185696471

Matched Legal Cases: ['art. 177', 'art. 177', 'art. 177', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 177', 'art. 179', 'sentenza ', 'art. 1483', 'art. 1479', 'art. 1471', 'art. 1324', 'art. 177', 'art. 177', 'art. 922', 'art. 177']

STRUMENTI INFORMATICI PER LA CREAZIONE DI UN PROPRIO ARCHIVIO DI DOCUMENTI DI INTERESSE GIURIDICO
***NOVEMBRE 2016***
1. Generalità. Come utilizzare le cartelle, «battezzare» e collocare i documenti.
2. Come reperire i documenti nel proprio computer.
3. Una semplice avvertenza.
4. Gli ipertesti nel campo giuridico.
5. Come creare un ipertesto.
Si può definire come «informatica giuridica personale» quel settore dell’informatica che studia l’impiego degli strumenti dell’informatica (hardware, relative periferiche e relativi softwares) per la formazione, tanto iniziale che continua, del giurista.
L’impiego dell’informatica nell’apprendimento del diritto è tanto più importante quanto più dequalificata diviene la preparazione fornita dai nostri dipartimenti (ex facoltà) di giurisprudenza, che, come ognuno avrà potuto constatare, si trovano oggi in una situazione di gravissima crisi, incapaci come sono di garantire una preparazione in grado di consentire ai neolaureati di affrontare decorosamente (non già il mondo delle professioni legali, ma neppure) gli esami di stato o i concorsi postuniversitari (o, addirittura, le prove di ammissione agli istituti di formazione diretti alla preparazione di tali momenti di selezione dei candidati). Ogni aspirante giurista sa ormai fin troppo bene che avrà solo successo solo chi sarà in grado di divenire un buon autodidatta. E il discorso non sembra poi essere molto diverso ove riferito agli esercenti le professioni giuridiche, per l’assoluta necessità di usufruire di un sistema di autoformazione e di aggiornamento costante, alla luce delle sempre più affannose, frettolose e malriuscite riforme che ammorbano il nostro panorama normativo, della cui (approfondita) conoscenza non possiamo certo, purtroppo, fare a meno.
Ora, va detto innanzi tutto che il computer è particolarmente indicato nell’apprendimento del diritto, a cominciare, per così dire, dalla sua (se mi si passa l’espressione) «struttura primigenia». Intendo qui riferirmi alla possibilità di organizzare e raccogliere materiale suddividendolo per argomenti all’interno della memoria di massa sul disco rigido. Quest’ultimo infatti si presta ad una suddivisione tendenzialmente infinita in argomenti, sotto-argomenti, sotto-sotto-argomenti e così via, mediante una struttura «a ramo d’albero» che risponde assai bene alla struttura che può imprimersi allo scibile giuridico (e che deve imprimersi – per quanto possibile – nel nostro cervello, se vogliamo organizzare le nostre conoscenze in modo tale da non dimenticarle e da poterle sfruttare al momento opportuno, con il risultato, peraltro, a tutti ben noto, di cagionare talora singolari forme di deformazione mentale e professionale…).
Così, se sto studiando il diritto di famiglia e voglio organizzare le mie conoscenze e i dati di cui dispongo al riguardo, potrò creare una directory (o cartella) chiamata «famiglia», suddivisa a sua volta in due directories chiamate «matrimonio» e «filiazione»; la prima delle due potrà a sua volta dividersi in «promessa di matrimonio», «celebrazione», «problemi di validità», «effetti personali», «effetti patrimoniali», «crisi coniugale»; quest’ultima sub-sub directory potrà a sua volta dividersi in «separazione» e «divorzio» e così via.
Una volta creata una struttura di questo genere sarà agevole inserire per ordine il materiale normativo, dottrinario e giurisprudenziale, oggi sempre più spesso acquisito mediante i mezzi dell’informatica giuridica documentale le mie osservazioni, riflessioni, critiche, etc. Il vero problema, specie a distanza di anni, è quello di reperire il materiale di volta in volta inserito. E’ chiaro infatti che possedere un vastissimo e ricchissimo archivio di materiale inserito alla rinfusa e di difficile reperimento equivale esattamente… a non possedere alcun tipo di archivio.
Il primo suggerimento in proposito è quello di «battezzare» il nuovo file in modo sufficientemente evocativo. Immaginiamo di avere reperito la seguente massima:
Sez. 2, Sentenza n. 6120 del 06/03/2008 (Rv. 602410)
Presidente: Spadone M. Estensore: Mazzacane V. Relatore: Mazzacane V. P.M. Fedeli M. (Conf.)
Miraglia (Mezzetti Mauro) contro Simeone ed altri (Furitano)
(Rigetta, App. Roma, 18 Novembre 2004)
082 FAMIGLIA - 216 ACQUISTI
FAMIGLIA - MATRIMONIO - RAPPORTI PATRIMONIALI TRA CONIUGI - COMUNIONE LEGALE - OGGETTO - ACQUISTI - Da parte di un coniuge di beni personali dell'altro coniuge (quote sociali) - Applicabilità dell'art. 177 lettera a) cod. civ. - Esclusione - Ragioni - Acquisto non proveniente da terzo - Fattispecie.
In tema di comunione legale tra coniugi, la previsione normativa contenuta nell'art. 177 lettera a) cod. civ., secondo la quale entrano a far parte della comunione gli acquisti compiuti dai coniugi anche separatamente durante il matrimonio, ai sensi dell'art. 177 cod. civ., riguarda esclusivamente gli acquisti provenienti da terzi e non gli atti di disposizione intercorsi tra i coniugi stessi. (Nel caso di specie, in costanza di matrimonio, erano stati alienati da un coniuge, all'altro propri beni personali, consistenti in quote sociali, cui era seguito, all'atto dello scioglimento della società, l'attribuzione di un cespite immobiliare al coniuge acquirente, escluso dalla comunione per espressa indicazione contenuta nel rogito, seguita dalla dichiarazione adesiva dell'altro coniuge. La Corte, confermando la sentenza di secondo grado, ne ha escluso al riconduzione alla comunione legale, richiesta dal cedente).
Essa potrà essere salvata (ad esempio) come segue:
cass6120_08.doc
oppure, se si vuole essere più espliciti:
cass6120_08quotesocialicomlegale.doc
Il file potrà poi essere collocato nella cartella dedicata all’oggetto della comunione legale. Poiché il vantaggio dell’uso degli strumenti informatici è anche quello della possibilità di disporre di grande spazio, sarà opportuno collocare la sentenza in oggetto sia nella cartella in tema di oggetto della comunione legale (art. 177 c.c.), sia in quella dedicata ai beni personali (art. 179 c.c.). In altre parole, uno dei possibili «trucchi» è quello di collocare il documento in tutte le cartelle rispetto alle quali il documento stesso mostra di avere una qualche attinenza.
Il materiale collocato nelle varie cartelle e sotto-cartelle può essere reperito mediante gli strumenti dell’information retrieval: dalla funzione «trova file» di Windows e/o di Word, a programmi assai più raffinati. Il limite, infatti, di funzioni quali quella «trova file» di Windows o di Word è quello di non consentire una ricerca per operatori logici sul contenuto dei documenti, oltre ad una notevole lentezza nelle risposte. Ma oggi in Internet esistono (disponibili vuoi gratuitamente, vuoi a pagamento) sistemi di ricerca documenti all’interno della memoria del proprio disco rigido, che consentono di utilizzare operatori logici e, in particolare, oltre alla “frase fatta” (cioè all’espressione «fissa», racchiusa solitamente tra virgolette inglesi, dette anche apici: si pensi a “interessi legali”, “fideiussione omnibus”, “vacanza rovinata”, “comunione legale”, ecc.), l’operatore «and», quando sono certo che determinati dati di ricerca sono presenti nel documento ricercato, ma non ricordo esattamente la sequenza con la quale si presentano (ad esempio, non essendo sicuro che il documento contenga l’espressione “spese condominiali”, ovvero “spese del condominio”, ovvero “spese di condominio”, ecc., posso utilizzare la stringa: spese and condominio).
Uno di questi programmi di information retrieval era costituito (ormai diversi anni or sono!) da Altavista discovery, rimasto disponibile presso il sito Altavista gratuitamente sino a tutto il 2000. Successivamente esso è stato, a quanto pare, tolto dal mercato. Un programma che è invece ancora disponibile on line è quello denominato File seek, peraltro assai meno «raffinato» dei prodotti Altavista, disponibile (a pagamento, con un free trial di 30 giorni) al seguente sito:
Il programma che uso, invece, da diversi anni e che trovo del tutto soddisfacente è InfoRapid Search & Replace, gratuitamente scaricabile dal sito seguente:
Ecco la valutazione e la descrizione del progamma stesso, rinvenibile nella pagina ora citata:
InfoRapid Search & Replace is one of the most powerful text retrieval programs currently available for Microsoft Windows. With its built-in converters, it’s excellently suitable for searching and previewing HTML and RTF documents. In pure text files, the found text passages can be replaced after the search is over. The search and replace process can be automated with the help of batch files to replace several phrases in one step. The found documents can be opened in a preview window, in which the matches are highlighted. A special feature is that InfoRapid can use Microsoft Office converters to search WinWord, Excel, Lotus and other documents and preview them in their original layout.
(25 Euro ) for every user. If you want to license InfoRapid Search & Replace for more than 10 users, then you can also buy a much cheaper site license. Please ask me for details.
Copyright 2001 by Ingo Straub Softwareentwicklung, Wäschenbeuren
L’unico «limite» è dato dal fatto che il programma è disponibile solo in inglese o in tedesco. Per il resto, esso coniuga il vantaggio di fornire un anteprima dei files reperiti con una velocità sbalorditiva di ricerca. Esso poi offre un collegamento diretto tra ogni anteprima dei documenti reperiti e il documento nella sua completezza.
Così, per fare alcuni esempi, se ho una directory che contiene tutte le mie sentenze, posso «dirigere» verso essa (e solo verso essa) la ricerca e se, ad esempio, ricordo di avere almeno una decisione in tema di danno da vacanza rovinata, basterà digitare l’espressione “vacanza rovinata” scegliendo l’opzione di ricerca “Exact phrase matching”. Se invece cerco decisioni sulla maggioranza richiesta per installazione di un ascensore all’interno di un condominio potrò ricorrere agli operatori logici, utilizzando, ad esempio, l’espressione [installa&ascensore&condominio&maggioranza], cliccando sull’opzione “pattern matching”. Se cerco sentenze sul tema della concorrenza sleale del dipendente e sul relativo rito da seguire potrò digitare: [concorrenza&sleale&rito&lavoro], ecc.
Un altro programma che svolge le medesime funzioni è Copernic Desktop Search, disponibile in tre versioni (di cui una gratuita), al seguente sito web:
http://www.copernic.com/en/products/desktop-search/index.html.
Notevoli erano poi anche le funzionalità del programma Google Desktop, che applicava alla ricerca sul proprio p.c. i criteri di ricerca affinati in anni di leadership nel settore della ricerca sul web. Il programma era gratuitamente scaricabile dal sito:
http://desktop.google.com/it. Per ragioni ignote (forse perché funzionava troppo bene ed era gratuito?) l’applicazione non è però più disponibile.
Di una certa utilità può anche essere la visita della pagina che Wikipedia dedica alla Desktop Search; il sito contiene anche una lista di motori di ricerca sul desktop, all’indirizzo seguente:
http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_search_engines#Desktop_search_engines.
Naturalmente, questo modo di procedere nella preparazione personale, come tutti i comportamenti umani, può presentare dei rischi e dei risvolti negativi. Il principale è dato da quel falso «senso di sicurezza» che si prova una volta inserito del materiale nel proprio archivio elettronico: mi riferisco, cioè, all’illusione di «possedere l’argomento», solo perchè ho travasato nella memoria del mio computer un articolo o una sentenza su di una certa questione.
Il rimedio può essere trovato seguendo gli accorgimenti seguenti:
essere sempre consapevoli del rischio sopra segnalato;
non inserire mai materiale «alla cieca», ma vagliarlo prima criticamente;
provare ad inserire non già (o non solo) il documento «nudo e crudo», bensì un riassunto , da voi redatto;
provare ad inserire, se possibile, un breve commento al materiale (di fonte legislativa, dottrinale o giurisprudenziale) inserito;
provare a creare, ove possibile, collegamenti tra gli argomenti inseriti.
In definitiva, il punto cui occorre arrivare è costituito da una vera e propria «interazione» tra intelligenza umana ed intelligenza artificiale, mediante utilizzo del cervello – se mi si passa l’espressione – non più solo come un contenitore di ricordi ed informazioni, ma come un meccanismo in grado di evocare e reperire, con l’aiuto di strumenti informatici, conoscenze immagazzinate in banche dati residenti presso uno o più elaboratori o, perchè no, nella rete mondiale. Come esattamente osservato da alcuni esperti informatici «Non si tratta (...) di considerare la memoria come un semplice elaboratore di carico/scarico dell’informazione, ma come un dispositivo in grado di costituire una rete autonoma interpretativa in grado di confrontarsi e connettersi al «generale»» (cfr. Parrini e Bite, I motori di ricerca nel caos della rete. Kit di sopravvivenza , Milano, Shake Edizioni Underground, 2001, p. 17).
Proprio prendendo lo spunto dall’ultimo dei suggerimenti testè menzionati occorre ora soffermarsi sull’utilizzo degli ipertesti nel campo giuridico, con speciale riguardo al momento della formazione del giurista.
Il modo di trasmissione delle idee, delle conoscenze e delle esperienze, in generale così come nel settore giuridico è tradizionalmente di tipo lineare. Non appena venne inventata la scrittura, infatti, l’uomo si rese conto che per comunicare con i suoi simili aveva bisogno di «dare ordine» alle proprie idee ed allineare, l’uno dopo l’altro, una serie di segni in grado di riprodurre in maniera più o meno fedele tali idee.
Ora, non sempre questa maniera di esposizione lineare, mediante una sequenza ordinata di parole e di frasi, consente di esprimere la ricchezza dei concetti e delle relazioni tra di essi e con altri concetti che «stanno dietro» quel particolare discorso. Ciò è tanto più vero per quanto attiene al linguaggio giuridico, dove, come ben sappiamo, dietro ogni parola si celano biblioteche intere di dottrina e giurisprudenza, oltre che una fitta trama di relazioni ed interconnessioni. Per questo ben presto sono nate forme di esposizione del sapere giuridico in grado di presentare tangibilmente i diversi piani su cui il discorso corre. Significativo è l’esempio delle glosse e dei commenti ai passi del digesto e delle altre fonti romane: inventati nel medioevo dalle scuole dei glossatori, prima, e dei commentatori, dopo, questi particolari testi, dapprima copiati dagli amanuensi, vennero trasfusi in edizioni stampate, una volta che l’invenzione di Gutenberg si diffuse in Europa. Tutti conosciamo poi l’utilizzo delle note a piè di pagina, che rappresenta una vera e propria forma rudimentale di ipertesto.
Si definisce ipertesto un testo composto da più testi, a loro volta organizzati in forma (non sequenziale o lineare, ma) reticolare, mediante una serie di legami (links) tra di essi e tra ciascuno di essi e il testo-base. Per istruttivi rilievi al riguardo, in materia di ipertesti nel campo letterario, cliccare qui (a proposito lo sapevate che anche il Talmud era un ipertesto ? Provate a leggere questo interessante articolo tratto dal quotidiano «Repubblica»).
Proprio questo testo di informatica giuridica, per esempio, è organizzato in forma ipertestuale: in esso, infatti, come in qualsiasi altro ipertesto, i links sono evidenziati da un particolare tipo di grafia (di solito sottolineatura e impiego del colore azzurro); mediante un semplice click del mouse sul link si accede alla pagina collegata, che contiene una spiegazione, un approfondimento, un commento, ecc.
Il World Wide Web (WWW) altro non è che un’enorme rete organizzata in forma ipertestuale, caratterizzata dalla presenza di milioni di pagine collegate a loro volta da miliardi di links. Si diceva in precedenza che l’organizzazione e l’esposizione in forma reticolare ben s’addice alla trattazione dei temi giuridici. A ben vedere, infatti, proprio lo stesso testo normativo presenta caratteristiche tali da renderlo idoneo alla presentazione sotto forma ipertestuale.
A ben vedere, il campo normativo – ancora a prescindere dai richiami alla dottrina ed alla giurisprudenza – è caratterizzato da tre possibili livelli di collegamento ipertestuale :
· il primo è dato dal richiamo esplicito di un articolo da parte di un altro: cfr. per es. art. 1483 c.c. (che richiama espressamente l’art. 1479 c.c.). In questo contesto possono essere citate le versioni ipertestuali del codice civile disponibili online. Diversi sono ormai i siti nei quali il codice civile viene pubblicato, sovente corredato di note esplicative, brevi commenti, richiami «interni» (cioè tra i vari articoli dello stesso codice) o «esterni» (cioè ad articoli di leggi speciali). Tutto ciò è agevolato dalla forma «ipertestuale» dei documenti informatici, con cui i richiami da un testo all’altro sono evidenziati da un link che si può attivare mediante un semplice click del mouse. Sovente poi tali siti sono dotati di motori di ricerca interni, che consentono una ricerca degli articoli digitandone il numero, oppure semplicemente inserendo le parole del testo. A titolo d’esempio possiamo segnalare i siti seguenti:
· http://www.altalex.com/index.php?idnot=34120 .
· http://www.infoleges.it/service1/scheda.aspx?id=32807&service=1&ordinal=&fulltext=&sommario=true (accesso a pagamento)
· http://www.ilcodicecivile.it/
· il secondo è dato dal richiamo implicito di un articolo da parte di un altro (es.: art. 1471 c.c.);
· il terzo è dato dai richiami impliciti o espliciti ai concetti giuridici sottesi alle norme: così, per esempio, l’art. 1324 c.c. richiama implicitamente la figura del negozio giuridico .
Prendendo lo spunto da questo ultimo caso si può naturalmente andare ancora più avanti: si possono così scoprire collegamenti idonei ad essere evidenziati tramite links ipertestuali ad ogni piè sospinto.
Si ponga mente, per esempio, alla riflessione scaturente dai seguenti passaggi logici:
sto studiando il tema dell’ oggetto della comunione legale tra coniugi e, in particolare, l’art. 177 lett. a) c.c.;
che significa l’espressione «acquisti?»: secondo la dottrina più autorevole si tratta di «diritti acquistati», poichè solo i diritti (e non le vicende acquisitive) possono formare oggetto di una comunione;
il termine «diritto acquistato» mi evoca immediatamente il collegamento con altre disposizioni del codice:
artt. 1470 , 2247 (2255);
ecco dunque che le problematiche che si sono poste con riguardo a tali articoli potranno essere riferite, almeno in parte, al commento dell’art. 177, lett. a) c.c.:
prima tra tutte quelle della natura dei diritti in discussione: solo diritti reali o anche diritti di credito?
per quanto riguarda i diritti reali: solo la proprietà o anche gli iura in re aliena?
non solo: il termine diritto acquistato mi evoca anche un altro collegamento: quello con i modi di acquisto della proprietà (e degli altri diritti reali) : art. 922 c.c.: potrò quindi anche qui (nell’art. 177, lett. a) c.c.) pormi il problema dell’acquisto a titolo originario, nei suoi rapporti con la comunione legale.
Art. 177, lett. a) c.c. ===> acquisti ===> diritti acquistati
LIBRO TERZO DEL C.C.
LIBRO QUARTO DEL C.C.
Art. 922 c.c.: i diritti possono essere acquistati:
Art. 1470 c.c. ===> o di un altro diritto:
diritti da acquistarsi:
L’elemento che collega quindi questi tre quadri è dato dalla presenza di un diritto come oggetto di una vicenda acquisitiva. Questo è dunque il nodo (uno dei tanti possibili, naturalmente) che viene a stabilire un rapporto tra tre libri del c.c. apparentemente così «distanti» l’uno dall’altro.
La creazione d’un ipertesto (se non si hanno pretese di arricchimento dello stesso con particolari fronzoli, gadgets, etc.) non richiede più, oggi, la conoscenza del linguaggio htm. E’ sufficiente creare con Winword un testo «normale» in formato .doc e quindi salvarlo, utilizzando l’opzione «salva con nome», come «pagina web». I links interni si creano utilizzando l’opzione «segnalibro», ciò che è utile al fine di legare il sommario ai titoli dei paragrafi. Così, una volta terminato il lavoro, pongo un segnalibro per ognuno dei paragrafi che compongono l’ipertesto: ad esempio, evidenziando con il cursore il titolo del paragrafo 1, e cliccando in «inserisci segnalibro», chiamerò questo segnalibro «para1», il secondo «para2» e così via (il programma non sopporta – chissà perché – che si assegnino solo numeri, per questo occorre, in un’unica sequenza alfanumerica, indicare il nome del segnalibro, come «paragrafo1», «par1», «para1», ecc.) per tutti gli altri paragrafi. Confezionato il sommario, che porrò in testa allo scritto, in coincidenza di ognuno dei titoli porrò in evidenza il titolo, o il numero che lo caratterizza e cliccando su «inserisci collegamento ipertestuale» e, successivamente, su «segnalibro», creerò un link tra il titolo del sommario e il segnalibro nel corpo del testo.
Naturalmente, il comando «inserisci collegamento ipertestuale» è quello che va utilizzato per realizzare collegamenti «esterni» con altri files e con pagine web. Basterà al riguardo usare l’accorgimento di collocare gli altri eventuali files da me creati e linkati a quello principale nella medesima cartella, utilizzando sempre nomi che non posseggano segni di punteggiatura o caratteri «strani» (.,;?-!”°#, ecc.), né interruzioni nella sequenza dei caratteri. Andranno sempre utilizzati caratteri minuscoli, pena il rischio di non riconscimento, una volta collocato il file sul web. Un semplice click su «inserisci collegamento ipertestuale» - «pagine visualizzate» consente di scegliere tra le pagine web visitate più di recente, al fine di effettuarvi un collegamento. Se voglio linkare una pagina non ancora visitata e voglio evitarmi la fatica di digitare l’indirizzo web, sovente molto lungo, dovrò andare con il browser sulla pagina in oggetto, di modo che l’indirizzo comparirà in Winword, cliccando, appunto, su «inserisci collegamento ipertestuale» - «pagine visualizzate».
Un utile esercizio pratico può essere il seguente.
Una volta che ho sottoscritto un certo numero di abbonamenti a siti e/o riviste on line, mi può essere di una certa utilità avere tutto a portata di click. All’uopo posso creare un file in formato .htm o html recante la lista delle pagine accessibili e i relativi indirizzi web, in modo che io possa limitarmi a cliccare sul relativo indirizzo per accedervi. Sotto ogni pagina potrò riportare userid e password, così che non sarò costretto, di volta in volta, a ridigitarli, ma potrò semplicemente utilizzare il comando «copia e incolla». Procedo quindi nel modo seguente.
Creo un file con Winword, salvandolo, ad esempio, come «riviste_online.htm» e collocandolo in una cartella del mio p.c. Il suo aspetto potrebbe essere il seguente:
USERID yyyyyy
PW bbbb
Cassazione novità:
Edicola Professionale Wolters Kluwer (tutte le riviste Ipsoa, Cedam, Utet Giuridica; da consultare mensilmente per Corr. giur., Corr. merito, Contratti, Fam. e diritto, ecc.):
http://www.edicolaprofessionale.com/
Pw: ccccccc
De Agostini – Le leggi d’Italia
Ius Explorer Giuffré
Username: °°°°°°°°°°°
Password: ##########
A questo punto apro il browser (i.e., ad esempio), cliccando poi su «file – apri – sfoglia», così aprendo la pagina predetta. Cliccando quindi su «preferiti – aggiungi a preferiti» posso memorizzare la pagina, che potrò raggiungere con un semplice click andando, per l’appunto su «preferiti» (o su «collegamenti»).