Source: http://www.antiarte.it/eugius/legittima_difesa_sociale.htm
Timestamp: 2019-09-18 14:25:26+00:00
Document Index: 110701527

Matched Legal Cases: ['Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 129', 'art. 530', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 33', 'art. 2', 'art. 54', 'art. 2', 'art. 32', 'art. 4', 'art. 54', 'art. 54', 'art. 474', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 3']

Legittima difesa sociale
FOTO © Vincenzo Tersigni / EIDON WWW.EIDONPRESS.COM
Nel caso di specie è innegabile che il venditore di cd è un extracomunitario che agisce spinto dal bisogno di alimentarsi. Una vecchia giurisprudenza escludeva lo stato di necessità per chi agisca spinto da necessità attinenti all'alimentazione "poiché la moderna organizzazione sociale, venendo incontro con diversi mezzi ed istituti agli indigenti, agli inabili al lavoro e ai bisognosi in genere, elimina per costoro il pericolo di restare privi di quanto occorre per <omissis> il loro sostentamento quotidiano"(Cass. Sez. III 24 maggio 1961, P. M. c. De Leo, Giust. pen. 1962, II 81, m. 68).
Stiamo elaborando un progetto di Diritto 2000 che sostituisce al medievale diritto penitenziale(basato sulla barbara punizione) il neoumanistico diritto medicinale(cura<preventiva e successiva>, sanzioni e misure di sicurezza)[6].
SENTENZA ANTICOPYRIGHT
In via preliminare va notato che il riconoscimento della causa di giustificazione non necessita di alcuna richiesta difensiva. In realtà nessuna disposizione normativa prevede questa sorta di condizione costituente; essa nasce da un'interpretazione giurisprudenziale tutt'altro che pacifica, tant'è che ha dato luogo ad un contrasto giurisprudenziale culminato anche in una sentenza delle Sezioni Unite (Sez. Un. 26 febbraio 1972, Marchese), secondo cui non vi è un onere probatorio dell'imputato relativamente alle cause di giustificazione, ma un mero onere di allegazione.
Secondo l'interpretazione di questo giudice, avallata dal nuovo art. 111 della Costituzione che esalta la paritaria posizione delle parti, in una rinnovata latitudine del principio del favor rei è compito del magistrato di valutare, anche d'ufficio, ogni elemento che possa escludere la responsabilità penale dell'imputato. In alternativa esegesi si arriverebbe all'absurdum di un giudice che, pur ritenendo in nuce lo stato di necessità e non essendo questo allegato, magari per errore della difesa, arrivasse a condannare l'imputato.
C'è poi da rilevare che la legge prevede l'obbligo di immediata declaratoria di cause di non punibilità ai sensi dell'art. 129 c.p.p. senza nulla dire sulle modalità dell'accertamento degli elementi posti a base della decisione, accertamento che rientra appunto nella materia soggetta a interpretazione dei giudici. Nel caso di specie lo stato di necessità(leggasi: fame) come fatto notorio trova fondamento adeguato nell'art. 530 nuovo c.p.p. che, mutando normativamente la giurisprudenza formatasi sotto il vecchio codice più restrittivo, ha sancito l'assoluzione anche col semplice dubbio sulla causa di giustificazione.
La consuetudine è una manifestazione della vita sociale che si concreta in un'attività costante ed uniforme dello Stato-comunità(Tesauro). Ad essa può essere attribuita funzione di mezzo d'interpretazione di principi e norme(consuetudine interpretativa) ma anche di fatto idonea a disapplicare la norma scritta(consuetudine abrogativa).
Il nostro ordinamento considera contra legem la consuetudine abrogativa perché contraria al dettato dell'art. 8 delle preleggi che comporta l'applicabilità della consuetudine(usi) solo se richiamata da leggi e regolamenti.
Anche la legge penale va interpreta alla luce del mondo concreto in cui si sviluppa, con tensione dinamica e non statica ad evitare una discrasia tra il dover essere normativo e quello reale. "La dottrina - come leggiamo in Antolisei - è concorde nell'attribuire alla consuetudine la più grande importanza nell'interpretazione della legge, specie nei riguardi dei fatti che sono valutati in diverso modo nei vari ambienti sociali"(F. Antolisei, Manuale di diritto penale, Parte generale - Giuffrè Milano, 1969, p. 51-52, in cui si cita il Codex iuris canonici <ca. 29>: Consuetudo est optima legum interpres). Secondo Antolisei è addirittura da ammettersi la consuetudine integratrice o praeter legem che sorga per integrare i precetti della legge qualora essa non si risolva in danno dell'imputato(F. Antolisei, ibid.).
La legge e la giustizia vanno applicate in nome del popolo ad esso spettando la sovranità(art. 1 della Cost.) e il metro di questa sintonia è proprio la rispondenza piena del popolo alle leggi penali emanate dal Parlamento, il quale può andare "controcorrente" quando contraddica lo spirito del comune sentire della popolazione che ad esso ha dato mandato, incorrendo in tal maniera di fatto nella disapplicazione della norma scritta.
Nel caso di specie la norma repressiva di base, la protezione penalistica - e non meramente civilistica del diritto d'autore - è desueta di fatto per l'abitudine di molte persone di tutti i ceti sociali, che, in diuturnitas, ricorrono all'acquisto di cd per strada o scaricano MP3 da Internet. Anche grossi network come Napster e i suoi cloni si sono mossi da tempo in senso anticopyright e hanno permesso copie di massa dell'arte musicale. Fenomeno appena sfiorato dalle sentenze degli USA che si sono espresse nel senso di regolamentare la materia della riproduzione di massa, ma con un pagamento ridottissimo in un nuovo mercato dove il guadagno dei produttori è quantificato su "minimi diffusissimi". In linea con questa strategia si è espresso recentemente il Parlamento europeo con la direttiva per "la protezione del diritto d'autore nella società dell'informatica" avanzando al più l'ipotesi di un equo compenso per gli autori per la diffusione globale della loro opera.
Il fatto è che la strategia del regalo è uno dei punti centrali nel mondo digitale, tanto che si parla di free economy, economia del gratis appunto, o di gift economy, economia del regalo. "Nell'età dell'accesso si passa da relazioni di proprietà a relazioni di accesso. Quello di proprietà privata è un concetto troppo ingombrante per questa nuova fase storica dominata dall'ipercapitalismo e dal commercio elettronico, nella quale le attività economiche sono talmente rapide che il possesso diventa una realtà ormai superata"(Vedi New economy in http://mediamente.rai.it/biblioteca).
Anche la New Economy depone, dunque, nel senso dell'arte a diffusione gratuita o a bassissimo prezzo, per rendere effettivo il principio costituzionale dell'arte e la scienza libere(art. 33 della Cost.) e, quindi, usufruibili da tutti, cosa non assicurata dalle attuali oligarchie produttive d'arte che impongono prezzi alti, contrari a un'economia umanistica, con economia anzi diseducativa per i giovani spesso privi del denaro necessario per acquistare i loro prodotti preferiti e spinti, quindi, a ricorrere in rete e fuori a forme diffuse di "pirateria" riequilibratrice.
In definitiva, se compito dello Stato ex art. 2 della Costituzione è rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che si frappongono al libero ed egualitario sviluppo della comunità, risulta la normativa penalistica a favore del copyright tendenzialmente abrogata di fatto ad opera dello stesso popolo per desuetudine, con azione naturale tendente a calmierare le sproporzioni economiche del mercato capitalistico in materia. Tale consuetudine non è quella abrogativa canonica ex lege ma di fatto incide sull'interpretazione della norma penalistica, quanto meno nel senso di far percepire al giudice quanto possa essere ridotta la forza cogente di una norma espressa, imposta ma non accettata dalla maggioranza del consesso sociale. Nel contempo permette di rilevare come ai fini dell'enunciando stato di necessità il fatto del vendere cassette per sopravvivere è più che proporzionato al pericolo connesso alla lesione del copyright(art. 54 ult. parte co. 1).
L'azione di depenalizzazione strisciante e non legalizzata del fenomeno trova appiglio de iure condendo nei lavori della Commissione ministeriale per la riforma del codice penale (istituita con d.m. 10 ottobre 1998) che nel progetto preliminare di riforma del codice penale avanzò il principio della necessaria offensività del fatto, e soprattutto, quello della sua irrilevanza penale.
Anche sul campo della concreta offensività la New economy ha dimostrato come addirittura la diffusione gratuita delle opere artistiche acceleri paradossalmente la vendita anche degli altri prodotti smistati nei canali ufficiali e, se ciò vale nello spazio virtuale di Internet, deve valere anche nello spazio materiale con vendita massiccia di prodotti-copia che alimentano l'immagine e la vendita dello stesso prodotto smistato in via "legale".
Naturalmente in questa sede la depenalizzazione in re, per mancanza di una reale offesa al copyright(tutelabile al più civilmente ma non penalmente), non può essere invocata, ma il dato acquista rilievo di fatto ai fini di stabilire la proporzione dell'azione svolta dai venditori di cd con l'offesa arrecata ai diritti d'autore.
In tema di stato di necessità, a fronte dei dubbi interpretativi suscitati dall'espressione "danno grave alla persona", ancora la Commissione succitata ci illumina avendo proposto di "chiarire quali beni siano effettivamente "salvabili" (lo schema di legge-delega Pagliaro sembra considerare rilevanti agli effetti della esimente tutti gl'interessi personali propri o altrui, siano essi oggetto di pericolo di un danno grave o non grave, attengano alla integrità fisica o a quella morale della persona, compensando tuttavia questo ampliamento con una drastica delimitazione della scriminante sul terreno della proporzione)".
Quanto ai venditori di cd per strada è fatto notorio che trattasi di soggetti privi di lavoro, in condizioni spesso di schiacciante subordinazione. Notoria non egent probatione, i fatti notori non richiedono prova dal momento che la nozione di fatto de quo rientra nella comune esperienza. Si aggiunga che dalle carte processuali non emergono elementi per dedurre che il prevenuto avesse altre forme di sussistenza e si può, quindi, presumere che la sua vendita contra legem e sia fatta esclusivamente per il proprio sostentamento vitale.
Trattasi di giurisprudenza riferentesi a un contesto sociale diverso da quello attuale dove l'entrata in massa di extracomunitari rende praticamente impossibile predicare l'esistenza di organizzazioni atte ad accoglierli e a nutrirli davvero tutti. E quindi più che mai si pone il problema di affrontare modi e forme del loro sostentamento, rendendosi necessario ampliare il concetto di stato di bisogno quando vengano da essi commesse infrazioni minime al consesso sociale, soprattutto in materie ai limiti del danno puramente civile, ove questo stesso mai esista. Ciò è tanto più vero ove si pensi che il fondamento della scriminante è stato colto nell'istinto della conservazione, incoercibile nell'uomo(Maggiore, Diritto Penale, Parte generale, 5a ed., Bologna 1951, p. 319).
Tale inquadramento risponde anche a principi fondamentali garantiti dalla Costituzione come i diritti inviolabili dell'uomo(art. 2 della Cost.), in cui è da ricomprendersi il diritto a nutrirsi, e il diritto alla salute(art. 32 della Cost.) compromesso naturalmente in chi, non riuscendo a procurarsi un lavoro normale suo malgrado, non abbia i mezzi minimi per il suo sostentamento alimentare. Le norme costituzionali testé citate rendono anche edotti della gravità del danno(attuale e continuato) derivante alla persona dalla mancanza assoluta di mezzi per sostentarsi, altro requisito richiesto dalla giurisprudenza costante(Cass. sez. III, 4 dicembre 1981, n. 10772) per potersi configurare lo stato di necessità da mettere in rapporto col danno in concreto arrecato.
In conclusione, tenendo anche conto che ex art. 4 della Cost. è compito dello Stato garantire il diritto al lavoro e promuovere le condizioni che rendano effettivo questo diritto, non c'è fine di lucro illecito "penalmente" in chi venda per strada cd a prezzo ridotto (in linea con la New Economy) al fine di procurarsi da mangiare, con azione accettata e condivisa dalla maggioranza del consesso sociale. Quell'azione, formalmente contra legem, è scriminata da uno stato di necessità(art. 54 c.p.) connesso alla sopravvivenza degli extracomunitari entrati nel nostro paese senza alcuna regolamentazione lavorativa, essendo la loro attività di venditori operanti per sostentarsi assolutamente necessaria per sopravvivere e proporzionata al pericolo di danno(minimo se non inesistente visto il numero modesto di cassette contra legem trovate) arrecato ai produttori.
assolve Mohammed Tizio perché i fatti non costituiscono reato per aver agito in stato di necessità ex art. 54 c.p..
FALSO INNOCUO NELLA VENDITA DI PRODOTTI CON MARCHI CONTRAFFATTI.
Mohammed Tizio è stato tratto a giudizio, chiamato a rispondere del reato di cui alla rubrica.
Mohammed Tizio è stato trovato in possesso di merce col marchio contraffatto.
Caio, istruttore della polizia municipale, ha riferito sul sequestro effettuato a carico del prevenuto colto a vendere le res. L'imputato fu identificato con carta d'identità consolare.
Dalla documentazione acquisita e dal raffronto coi prodotti originali risulta che la merce era chiaramente contraffatta.
Orbene il prevenuto va mandato assolto in quanto si è in presenza di un'ipotesi tipica di falso "impossibile o innocuo", essendo percepibile da qualsiasi acquirente di comune esperienza che la merce venduta non poteva certamente essere stata prodotta e distribuita, dati i prezzi praticati, dalle prestigiose ditte di livello internazionale cui si riferivano i marchi contraffatti e vista comunque la palese contraffazione risultante dalla documentazione.
Non sussiste, pertanto, l'elemento materiale del reato di cui all'art. 474 C.P. secondo una recentissima sentenza della Cassazione (Sezione Quinta Penale - Sent. n. 2119/2000 - Presidente N. Marvulli - Relatore L. Toth), la quale richiama la giurisprudenza costante della Corte secondo cui in tanto un marchio contraffatto può trarre in inganno un compratore, così da integrare, in caso di vendita della merce, il reato contestato in questa sede, in quanto la provenienza prestigiosa del prodotto costituisca l'unico elemento qualificatore o comunque quello prevalente per determinare nell'acquirente di media esperienza la volontà di acquistare il prodotto stesso.
Qualora viceversa altri elementi del prodotto, quali la evidente scarsità qualitativa del medesimo o il suo prezzo eccessivamente basso rispetto al prezzo comune di mercato, siano rivelatori agli occhi di un acquirente di media esperienza del fatto che il prodotto non può provenire dalla ditta di cui reca il marchio, la contraffazione di quest'ultimo cessa di rappresentare un fattore sviante della libera determinazione del compratore, sì da integrare il delitto contestato.
Nel caso di specie si rileva che la grossolanità della contraffazione è evidente anche perché così riferita dai tecnici. Tale grossolanità era rilevabile facilmente da chiunque donde l'inidoneità dei marchi stessi a trarre in inganno una persona di media esperienza e diligenza. "Né si può ignorare sul piano dell'attuale costume che l'offerta da parte dei venditori ambulanti di prodotti griffati è ormai accolta dalla clientela con un diffuso e sottinteso scetticismo circa l'autenticità dei marchi, con un'accettazione implicita della provenienza aliena dei prodotti stessi, dato il loro prezzo e l'evidente approssimazione dei segni a quelli effettivi che la clientela di comune esperienza ben conosce nelle reali caratteristiche distintive"(così cit. sentenza).
Ergo il prevenuto va mandato assolto dal reato sopradetto perché il fatto non costituisce reato. In reati di questo tipo, invero, solo in ipotesi di contestata e provata truffa o frode in commercio consumata, si può vincere la presunzione favorevole che i prodotti de quibus non riescono ad ingannare i consumatori sulla genuinità dei marchi.
assolve Mohammed Tizio dal reato ascrittogli perché il fatto non costituisce reato.
2.1)STATO DI NECESSITA'ALIMENTARE.
3)CONCLUSIONE. DIRITTO MEDICINALE E COSTITUZIONALIZZAZIONE DELLA LEGITTIMA DIFESA SOCIALE.
[1]Dal greco ana= senza e blabe, danno = senza danno. Il termine è legato alla "teoria del danno", secondo cui là dove non c'è danno, non c'è reato.
[2]Vedi allegato n. 1 con sentenza aggiornata.
[3]Vedi allegato n. 2.
[4]Edizioni Lupetti, Milano 2004, p. 65 e segg..
[5]Vedi Allegato n. 3.
[6]Sul punto vedi G. Francione, Le nuove frontiere della droga - La via medicinale, Utopia del sistema penale entropico in corso di stampa per i caratteri di Progresso Giuridico, Roma; ma anche UNIONE EUROPEA GIUDICI SCRITTORI(EUGIUS): LA NUOVA UNIONE DEI GIUDICI UMANISTI D'EUROPA: http://www.antiarte.it/eugius
http://italy.indymedia.org/news/2006/03/1030514.php
http://www.comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/21980.html
Foto dal convegno
http://www.eidonpress.com/index.php?url=zoom.php&id=79385
Intervento all 'INCONTRO NAZIONALE AMNISTIA, ART. 79, CODICE PENALE SABATO 25 MARZO 2006 ore 9,00 Università La Sapienza di Roma Facoltà di Giurisprudenza
DIRITTO MEDICINALE, NORMATIVIZZAZIONE E COSTITUZIONALIZZAZIONE DELLA LEGITTIMA DIFESA SOCIALE.
Tutte queste istanze, presenti già nel codice ma non recepite dalla coscienza di massa dei giudici, potrebbero essere codificate nel nuovo codice penale semplicemente inserendo nelle scriminanti di legge (esercizio di un diritto, adempimento di un dovere, legittima difesa, stato di necessità) la formula supplementare dell'"aver agito per realizzare un interesse sociale", con aggiunta della scriminante generale del non aver in concreto arrecato danno con la propria azione astrattamente criminosa.
Stiamo elaborando un progetto di Diritto 2000 che sostituisce al medievale diritto penitenziale(basato sulla barbara punizione) il neoumanistico diritto medicinale(cura<preventiva e successiva>, sanzioni e misure di sicurezza)[1].
Oggi lo Stato è debole coi forti e forte coi deboli.
Lo Stato deve farsi forte coi forti e debole coi deboli.
In generale a fronte di azioni eclatanti come espropri proletari per protestare contro il carovita, occupazioni di case colpevolmente lasciate sfitte etc. che siano sfociate formalmente in reati bisogna considerare prima di tutto l'animus che sorregge quella azioni che è quello del reagire dei deboli contro i soprusi dei forti. In tale riequilibrio, prima di vedere quale danno abbiano arrecato i disobbedienti, vediamo quale danno abbia arrecato a loro e ai gruppi di deboli che rappresentano la società in generale, ciò al fine di rendere il giudizio sul dare e sull'avere davvero equanime e giusto secondo i parametri dell'art. 3 della Cost..
La prima forma di giustizia si realizza direttamente nel sociale e non si deve agire davanti ai magistrati per perpetrare se non per aggravare scompensi sociali ingiustificati in un sistema a misura d'uomo.
Noi deprechiamo ogni forma di violenza ma appoggiamo forme di reazione di massa pacifiche e gandhiane al degrado sociale connesso alla disapplicazione della norma prima: la Costituzione.
Oggi i movimenti sono le Sentinelle della Democrazia: il loro esserci è costituzionale, previsto dall'art. 3 2° co della Costituzione. In uno stato realmente democratico dovrebbero essere istituzionalizzati e costituzionalizzati in nuce diventando il Settimo Potere di uno Stato nuovo, fondato sulla Giustizia e sulla Fratellanza[2].
[1]Sul punto vedi G. Francione, Le nuove frontiere della droga - La via medicinale, Utopia del sistema penale entropico in corso di stampa per i caratteri di Progresso Giuridico, Roma; ma anche UNIONE EUROPEA GIUDICI SCRITTORI(EUGIUS): LA NUOVA UNIONE DEI GIUDICI UMANISTI D'EUROPA: http://www.antiarte.it/eugius
[2]Attualmente il primo è il Parlamento, il secondo è l'Esecutivo, il terzo La Magistratura, il quarto La Carta Stampata, il quinto la Televisione, il sesto l'Internet.