Source: http://bancheclienti.ilcaso.it/codice_societario/2247
Timestamp: 2019-01-18 22:31:17+00:00
Document Index: 128335053

Matched Legal Cases: ['art. 77', 'art. 2247', 'art. 2247', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 1322', 'sentenza ', 'art. 2248']

I. Con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per l'esercizio in comune di un'attività economica allo scopo di dividerne gli utili.
ONLUS – Organizzazione non lucrativa – Oggetto dell’attività – Attività commerciale o industriale – Esclusione – Disciplina della concorrenza – Applicabilità – Esclusione – Fattispecie..
La disciplina della concorrenza non è applicabile all’attività svolta in via principale da una ONLUS, la quale non può avere come oggetto principale lo svolgimento di attività commerciale o industriale; nei confronti di tale tipo di enti non è pertanto applicabile la disciplina in tema di concorrenza sleale se non con riferimento ad attività connesse ed aventi carattere secondario ed accessorio allo scopo non lucrativo che le caratterizza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 08 Marzo 2010. Segue...
Società - Di persone fisiche - Società irregolare e di fatto - In genere - Elementi sintomatici della società di fatto - Obiettivo conferimento di beni o servizi e comune intenzione collaborativa a scopo imprenditoriale - Sufficienza - Compimento di opera unica e mancanza di atto scritto - Irrilevanza - Fondamento. .
La società di fatto prescinde dalle qualità o capacità personali dei contraenti e si fonda sul concorso di un elemento oggettivo (conferimento di beni o servizi in un fondo comune) ed uno soggettivo (comune intenzione dei contraenti di collaborare per conseguire risultati comuni nell'esercizio collettivo di una attività imprenditoriale), ricorrendo i quali la stessa non è esclusa dal fatto che il fine degli associati consista nel compimento di una opera unica, purché di obiettiva complessità (cosiddette società occasionali), ovvero dalla mancanza di un atto scritto, potendo la sua costituzione risultare da manifestazioni esteriori della attività di gruppo, quando esse, per la loro sintomaticità e concludenza, evidenzino la esistenza della società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 25 Febbraio 2010, n. 4588. Segue...
Fallimento e procedure concorsuali – Consorzi – Assoggettabilità – Requisiti – Prevalenza della sostanza sulla forma – Rilevanza del modulo organizzativo – Autonomia gestionale e patrimoniale – Assenza di poteri autoritativi degli enti pubblici partecipanti – Rilevo dell’attività concretamente svolta – Rilevanza di eventuali interessi pubblici protetti. .
La qualificazione di un soggetto come pubblico o privato, al fine di stabilire se lo stesso sia o meno assoggettabile a procedura concorsuale, impone una valutazione di prevalenza della sostanza rispetto alla forma giuridica esteriore. In quest’ottica, è irrilevante la circostanza della partecipazione all’ente – nella specie un consorzio – di enti pubblici locali, dovendosi invece avere riguardo al modulo organizzativo e di funzionamento adottato e ritenere prevalente la natura privatistica qualora l’ente utilizzi la struttura di una persona giuridica privata, con gestione ispirata a criteri di economicità, con autonomia negoziale, gestionale, contabile, finanziaria e patrimoniale e senza che l’ente pubblico possa incidere sull’attività della società con poteri autoritativi o discrezionali. Nel condurre la valutazione in questione, assume poi rilievo determinante l’attività concretamente svolta ove sia interamente indirizzata al libero mercato e, nell’ottica di un approccio che dia rilievo all’aspetto funzionale piuttosto che a quello tipologico, alla natura degli interessi protetti che la cui rilevanza pubblica, potrebbe giustificare la deroga alla disciplina privatistica. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 15 Febbraio 2010. Segue...
Tributi erariali indiretti (riforma tributaria del 1972) - Imposte ipotecarie - Base imponibile - In genere - Immobile strumentale ad impresa individuale - Continuazione dell'impresa fra gli eredi dell'imprenditore in forma di società di fatto - Decesso di uno dei coeredi - Successione nella quota di società di fatto e non nella quota dell'immobile - Sussistenza - Conseguenze - Assoggettabilità ad imposte ipotecarie e catastali - Esclusione.
Tributi erariali indiretti (riforma tributaria del 1972) - Imposta sulle successioni e donazioni - Imposta sulle successioni - Base imponibile - Determinazione del valore venale - Beni immobili o diritti immobiliari - Immobile strumentale ad impresa individuale - Continuazione dell'impresa fra gli eredi dell'imprenditore in forma di società di fatto - Decesso di uno dei coeredi - Successione nella quota di società di fatto e non nella quota dell'immobile - Sussistenza - Conseguenze - Assoggettabilità ad imposte ipotecarie e catastali - Esclusione.
Tributi erariali indiretti (riforma tributaria del 1972) - Imposte catastali - In genere - Immobile strumentale ad impresa individuale - Continuazione dell'impresa fra gli eredi dell'imprenditore in forma di società di fatto - Decesso di uno dei coeredi - Successione nella quota di società di fatto e non nella quota dell'immobile - Sussistenza - Conseguenze - Assoggettabilità ad imposte ipotecarie e catastali - Esclusione. .
L'art. 77, terzo comma, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, nel testo applicabile "ratione temporis", ha introdotto una presunzione di appartenenza alla società di fatto dei beni immobili di proprietà dei soci, ove utilizzati nell'esercizio dell'impresa, facendo così prevalere, sul criterio formale dell'appartenenza, quello dell'uso strumentale effettivo ed esclusivo del bene. Pertanto, nel caso in cui gli eredi di un imprenditore abbiano continuato a gestire l'impresa individuale di quest'ultimo in società di fatto, la morte di uno di essi comporta la caduta in successione non già della quota indivisa degli immobili già strumentali all'esercizio dell'impresa individuale, ma della quota della società di fatto spettante al coerede defunto, con la conseguenza che, in sede di liquidazione dell'imposta sulle successioni, non sono dovute le imposte ipotecarie e catastali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 26 Febbraio 2009, n. 4609. Segue...
Tributi erariali diretti - Accertamento delle imposte sui redditi (tributi posteriori alla riforma del 1972) - In genere - Esercizio dell'attività imprenditoriale in forma societaria - Criteri di identificazione - Apparenza del vincolo sociale verso terzi - Sufficienza - Esclusione - Esistenza degli elementi costitutivi di cui all'art. 2247 cod. civ. - Necessità - Fattispecie. .
In materia tributaria, perchè un'attività imprenditoriale possa qualificarsi come societaria sono necessari - oltre al requisito dell'apparenza del vincolo societario nei confronti di terzi, quale indice rivelatore della reale esistenza della società - gli elementi richiesti dall'art. 2247 cod. civ. per la sussistenza di una società di fatto, e cioè l'intenzionale esercizio in comune fra i soci di un'attività commerciale, anche occasionale, a scopo di lucro ed il conferimento a tal fine dei necessari beni e servizi. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che non aveva valorizzato gli elementi presuntivi indicati dall'amministrazione ai fini dell'accertamento del reddito IRPEF-ILOR derivante da società di fatto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 13 Novembre 2008, n. 27088. Segue...
Tributi erariali diretti - Imposta sul reddito delle persone fisiche (I.R.P.E.F.) (tributi posteriori alla riforma del 1972) - Base imponibile - Redditi prodotti in forma associata - Associazione in partecipazione - Differenze dalla società di persone - Imputabilità degli utili prodotti in forma associata a fini fiscali al solo associante - Sussistenza - Esclusione. .
In tema di imposte sui redditi delle persone fisiche e giuridiche, gli utili di impresa prodotti ed accertati per l'attività commerciale della associazione in partecipazione vanno, interamente ed esclusivamente, imputati all'associante, non essendo applicabili all'associazione in partecipazione i principi di imputazione del reddito propri delle società di persone, che implicano la presenza di un autonomo patrimonio comune, sulla base delle indicazioni di cui all'art. 5 del d.P.R. n. 917 del 1986. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 18 Giugno 2008, n. 16445. Segue...
Contratti in genere - Contratti collegati - Collegamento negoziale - Nozione - Effetti - Accertamento riservato al giudice di merito - Incensurabilità in sede di legittimità - Limiti - Fattispecie in tema di collegamento tra preliminare di cessione di quote sociali e patto parasociale di opzione. .
Il collegamento negoziale, il quale costituisce espressione dell'autonomia contrattuale prevista dall'art. 1322 cod. civ., è un meccanismo attraverso il quale le parti perseguono un risultato economico complesso, che viene realizzato non già per mezzo di un autonomo e nuovo contratto, ma attraverso una pluralità coordinata di contratti, i quali conservano una loro causa autonoma, anche se ciascuno è concepito, funzionalmente e teleologicamente, come collegato con gli altri, sì che le vicende che investono un contratto possono ripercuotersi sull'altro, seppure non necessariamente in funzione di condizionamento reciproco, ben potendo accadere che uno soltanto dei contratti sia subordinato all'altro, e non anche viceversa, e non necessariamente in rapporto di principale ad accessorio. Accertare la natura, l'entità, le modalità e le conseguenze del collegamento negoziale realizzato dalle parti rientra nei compiti esclusivi del giudice di merito, il cui apprezzamento non è sindacabile in sede di legittimità, se sorretto da motivazione congrua ed immune da vizi logici e giuridici. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto correttamente motivata la sentenza impugnata, la quale, pur ravvisando un collegamento negoziale tra il contratto preliminare di cessione delle quote sociali, concluso tra i soci di maggioranza di una società ed un terzo, anche per persona da nominare, ed un patto parasociale con cui il terzo si era impegnato ad accettare l'opzione di cessione delle quote di un socio di minoranza, aveva ritenuto che tale obbligo non fosse venuto meno per il fatto che le quote di maggioranza erano state intestate ad un soggetto diverso dal promittente acquirente, in quanto il patto parasociale costituiva un regolamento contrattuale autonomo e distinto dal preliminare, che individuava l'obbligato all'acquisto proprio nella persona del promittente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Giugno 2007, n. 13164. Segue...
Società - Di persone fisiche - Società irregolare e di fatto - In genere - Apparenza della società - Presupposti - Rilevanza ai fini della responsabilità - Affidamento dei terzi di buona fede - Conoscenza della insussistenza di società tra le parti - Onere della prova. .
La società di fatto, sebbene inesistente nella realtà, può apparire esistente di fronte ai terzi quando due o più persone operino nel mondo esterno in modo da determinare l'insorgere dell'opinione ragionevole che essi agiscano come soci e del conseguente legittimo affidamento circa l'esistenza della societa stessa: in tale ipotesi, a tutela della buona fede dei terzi, è sufficiente che il soggetto che abbia trattato col socio apparente provi un comportamento che, secondo l'apprezzamento insindacabile del giudice di merito, sia idoneo a designare la società come titolare del rapporto. In tal caso incombe sulla società apparente la prova che controparte fosse consapevole dell'inesistenza del vincolo sociale e quindi non meritevole di tutela. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 20 Aprile 2006, n. 9250. Segue...
Società - Di persone fisiche - Società in nome collettivo - Rapporti tra soci - In genere - Azione giudiziaria nei confronti della società - Instaurazione del contraddittorio nei confronti dei soci - Sufficienza - Fondamento - Distinzione della volontà e dell'interesse della società da quello dei soci - Esclusione - Fattispecie in tema di annullamento della cessione di quote tra i soci. .
Nelle società di persone, l'unificazione della collettività dei soci (che si manifesta con l'attribuzione alla società di un nome, di una sede, di un'amministrazione e di una rappresentanza) e l'autonomia patrimoniale del complesso dei beni destinati alla realizzazione degli scopi sociali (che si riflette nell'insensibilità, più o meno assoluta, di fronte alle vicende dei soci e nell'ordine, più o meno rigoroso, imposto ai creditori sociali nella scelta dei beni da aggredire) costituiscono un congegno giuridico volto a consentire alla pluralità (dei soci) una unitarietà di forme di azione e non valgono anche a dissolvere tale pluralità nell'unicità esclusiva di un "ens tertium". Pertanto, mentre sul piano sostanziale va esclusa, nei rapporti interni, una volontà od un interesse della società distinto e potenzialmente antagonista a quello dei soci, sul piano processuale è sufficiente, ai fini di una rituale instaurazione del contraddittorio nei confronti della società, la presenza in giudizio di tutti i soci, facendo poi stato la pronuncia, nei confronti di questi emessa, anche nei riguardi della società stessa. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha escluso che la proposizione della domanda di annullamento di un atto di cessione delle quote sociali intervenuto tra i soci di una società in nome collettivo richiedesse l'instaurazione del contraddittorio anche nei confronti della società). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Aprile 2006, n. 7886. Segue...
Società - In genere - Differenze dalla comunione - Tipi di società - Indicazione negli atti e nella corrispondenza - Comunione di azienda - Sfruttamento diretto da parte di uno o più partecipanti - Qualificazione - Configurabilità di una impresa collettiva (società regolare o di fatto) - Sussistenza - Fondamento - Comunione a scopo di godimento e società - Differenze. .
Nel caso di comunione d'azienda, ove il godimento di questa si realizzi mediante il diretto sfruttamento della medesima da parte dei partecipanti alla comunione, è configurabile l'esercizio di un'impresa collettiva (nella forma della società regolare oppure della società irregolare o di fatto), non ostandovi l'art. 2248 cod. civ., che assoggetta alle norme degli artt. 1100 e ss. dello stesso codice la comunione costituita o mantenuta al solo scopo di godimento. L'elemento discriminante tra comunione a scopo di godimento e società è infatti costituito dallo scopo lucrativo perseguito tramite un'attività imprenditoriale che si sostituisce al mero godimento ed in funzione della quale vengono utilizzati beni comuni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 06 Febbraio 2001, n. 3028. Segue...