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Timestamp: 2018-05-25 10:40:52+00:00
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Mutamento di destinazione d’uso (in contrasto con le previsioni di zona)
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Giovedì 17 Dicembre 2015 09:24
TAR SICILIA – CATANIA, SEZ. II – sentenza 15 dicembre 2015 n. 2890 (sulla legittimità del diniego di mutamento di destinazione d’uso di un immobile da uffici a struttura residenziale per anziani in contrasto con le previsioni di zona e sulle condizioni necessarie per il rilascio di un permesso di costruire in deroga) – Pres. Vinciguerra, Est. Leggio – Greco (Avv.ti Nigra e Scuderi) c. Comune di Augusta (Avv. Sammartino) – (respinge).
1. Edilizia ed urbanistica – Destinazione d’uso degli immobili – Mutamento – Da uffici a struttura residenziali per anziani – Diniego – Riferimento alla incompatibilità con la classificazione prevista dalla zona – Legittimità.
2. Edilizia ed urbanistica – Permesso di costruire – In deroga – Ex art. 14 del D.P.R. n. 380/2001 – Sussistenza dei presupposti – Insufficienza – Valutazione discrezionale dell’Autorità comunale – Necessità – Sussiste.
1. E’ legittimo il provvedimento con il quale un Comune ha rigettato una istanza tendente ad ottenere il permesso di costruire per il mutamento di destinazione d’uso di un immobile, da uffici a struttura residenziale per anziani, che sia motivato con riferimento alla incompatibilità della nuova destinazione d’uso con la classificazione in ZTO “D” industriale, prevista dal P.R.G. per l’area ove è ubicato l’immobile interessato. Infatti, la richiesta di cambio della destinazione d’uso di un fabbricato, qualora non inerisca all’ambito delle modificazioni astrattamente possibili in una determinata zona urbanistica, ma sia volta a realizzare un uso difforme da quelli ammessi, si pone in insanabile contrasto con lo strumento urbanistico, posto che, in tal caso, si tratta non di una mera modificazione formale destinata a muoversi tra i possibili usi del territorio consentiti dal piano, bensì in un’alterazione idonea ad incidere significativamente sulla destinazione funzionale ammessa dal piano regolatore e tale, quindi, da alterare gli equilibri prefigurati in quella sede (1).
2. In materia edilizia, la concessione edilizia in deroga, così come la variante dello strumento urbanistico, non è un atto dovuto, ma costituisce piuttosto oggetto di esercizio di poteri discrezionali, che devono comparare l’interesse alla realizzazione dell’opera con molteplici altri interessi, quali quello urbanistico, edilizio, paesistico, ambientale (2). Questo significa che l’eventuale sussistenza dei presupposti di cui all’art. 14 del D.P.R. n. 380/2001 per il rilascio del titolo edilizio in deroga, costituisce condizione minima necessaria ma non certo sufficiente al fine dell’assentibilità del richiesto intervento, permanendo in capo al Comune un’ampia discrezionalità circa l’an stesso ed il quomodo della prestazione dell’eventuale assenso (3).
(1) Ha osservato in particolare la sentenza in rassegna che il cambio di destinazione d’uso richiesto concerne una struttura residenziale per anziani, vale a dire un insediamento destinato alla stabile residenza collettiva di anziani e disabili, con una spiccata connotazione socio sanitaria che esula dalla destinazione di zona, e deve trovare invece allocazione in zone per attrezzature socio sanitarie e servizi per anziani ( cfr. TAR Catania, sez. I, 30 dicembre 2004, n. 4101, che richiama T.A.R. Emilia Romagna, Bologna, sent. n. 969/2000; T.A.R. Abruzzo L’Aquila, n. 18/2003; T.A.R. Toscana, n. 1819/2001). Le strutture destinate a residenza anziani non possono essere assimilate ad insediamenti di tipo industriale-artigianale, trattandosi di strutture caratterizzate dall’aspetto stanziale degli utenti e da uno spiccato carattere assistenziale del tutto incompatibile con la destinazione produttiva della ZTO D2.
(2) Cfr. TAR Puglia – Lecce, Sez. I, sent. 8 marzo 2006, n. 2577; id., Sez. I, sent. 6 aprile 2005, n. 1870; Cons. Stato, Sez. VI, sent. 7 agosto 2003, n. 4658.
(3) Ha osservato la sentenza in rassegna che l’art. 14 del D.P.R. n. 380/2001 non consente, invero, di ipotizzare alcuna abdicazione del Comune alla sua istituzionale potestà pianificatoria, sì da rendere l’approvazione della deroga pressoché obbligatoria, spettando al contrario all’amministrazione comunale la valutazione – autonoma e largamente discrezionale – necessaria a giustificare sul piano urbanistico la deroga, per il caso singolo, alle regole poste dallo strumento vigente.
Inoltre, l’art. 14 del D.P.R. n. 380 del 2001 riferisce la deroga esclusivamente ai limiti di densità edilizia, di altezza e di distanza tra i fabbricati di cui alle norme di attuazione degli strumenti urbanistici generali ed esecutivi; da qui il corollario che, fuori dei limiti indicati dall’art. 14 cit., viene a configurarsi un’ipotesi di variante urbanistica, la cui approvazione è soggetta a specifica disciplina (cfr. Cass. pen., Sez. III, 28 aprile 2011 n. 16591, rimarcando che “la deroga non può incidere sulle scelte di tipo urbanistico e C.d.S., sez. IV, 28 settembre 2009, n. 5847, che, con riferimento alle disposizioni poi confluite nell’art. 14 cit., ha affermato che gli articoli “che disciplinano la possibilità di rilasciare concessioni edilizie in deroga ai piani regolatori ed alle norme di regolamento edilizio, vanno interpretati restrittivamente, nel senso che tali deroghe non possono travolgere le esigenze di ordine urbanistico a suo tempo recepite nel piano, con la conseguenza che non possono essere oggetto di deroga le destinazioni di zona che attengono all’impostazione stessa del piano regolatore generale e ne costituiscono le norme direttrici ).
Nel caso in questione risultava quindi preclusa la possibilità di rilascio di un titolo edilizio che “derogasse” la coerente destinazione di zona impressa dallo strumento urbanistico generale (cfr. T.A.R. Campania – Napoli, Sez. II, sent. 8 ottobre 2015, n. 4759).