Source: http://www.overlex.com/stampa.asp?id=2421&txttabella=articoli
Timestamp: 2019-12-06 00:45:28+00:00
Document Index: 81936352

Matched Legal Cases: ['art. 335', 'art. 335', 'art. 688', 'sentenza ', 'art. 335', 'sentenza ', 'art. 417', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Indagini preliminari: il registro delle notizie di reato - indagini preliminari registro reato pubblico ministero procedura penale
In via del tutto preliminare, osservo che l’obbligo imposto al pubblico ministero di iscrizione della notizia criminis nell’apposito registro, previsto dall’art. 335 c.p.p., risponde all’esigenza di garantire il rispetto dei termini di durata(1) delle indagini(2) preliminari e presuppone che a carico di una persona nota emerga l’esistenza di specifici elementi indizianti, e non di meri sospetti. Preciso, inoltre, che l’obbligo del pubblico ministero di procedere, “immediatamente”, alle iscrizioni previste nel comma 1 dell’art. 335 c.p.p. non implica la rigidità di un termine computabile a ore o a giorni e può ritenersi regolarmente adempiuto pur quando l’iscrizione sia avvenuta, per certe plausibili ragioni, a distanza di qualche giorno rispetto alla data di acquisizione della notitia criminis. Infatti, affermo che il pubblico ministero non può non fruire di un certo ambito temporale per l’esame e la valutazione della notizia di reato e l’individuazione del nome del soggetto da iscrivere nel registro degli indagati. In sintesi, osservo che il compito della “iscrizione” è, infatti, soggettivamente demandato al pubblico ministero, cui pertanto viene conferito il relativo munus, senza che il disposto normativo consenta di intravedere altre figure, del processo o delle indagini, legittimate a surrogare il “ritardato” esercizio di tale potere-dovere. Più in dettaglio, la circostanza, che il pubblico ministero sia chiamato ad iscrivere “immediatamente” la notitia criminis ed il nominativo dell’indagato evoca la configurazione di un siffatto incombente in termini di rigorosa “doverosità”, nel senso di riconnettere in capo all’organo titolare dell’azione penale uno specifico ed indilazionabile obbligo giuridico. Di conseguenza, osservo che il predetto obbligo deve anche essere adempiuto senza alcuna soluzione di continuità rispetto al momento in cui sorgono i relativi presupposti. Inoltre, lo scrivente evidenzia che il pubblico ministero si trova al di fuori di qualsiasi possibilità di scelta, non solo in relazione all’an, ma anche rispetto al quid (l’iscrizione riguarda, infatti, ogni notizia di reato) ed al quando.
Sul registro delle notizie di reato devono essere indicati il tipo di notizia di reato e la sua provenienza, il titolo del reato e le eventuali successive modificazioni, le generalità del suo autore ed il nome della persona offesa. In sintesi, osservo che presso ogni ufficio di procura esiste un registro delle notizie di reato, ovvero un registro, che può essere cartaceo e/o informatico, nel quale vengono iscritte, secondo un preciso ordine cronologico, le notizie di reato non appena le stesse vengono comunicate. Ovviamente, nel registro devono essere specificamente annotati:
• le generalità(3) della persona indagata e della persona offesa.
Il modello 21(4), vale a dire il registro delle notizie di reato a carico di persone note, ove vengono iscritte le notizie di reato per le quali fin dall’origine risulti individuato il nome del presunto autore o per le quali un possibile autore venga individuato dopo l’iscrizione nel registro delle notizie contro ignoti.
Il registro delle notizie di reato è segreto(6), nel senso che esso non può venire ispezionato da persone diverse da coloro che vi sono addetti e costoro non possono rivelare il suo contenuto a terzi estranei al procedimento penale.
a)	i certificati anagrafici;
b)	il certificato previsto dall’art. 688 del codice;
c)	il certificato del casellario dei carichi pendenti.
RICHIESTA DI INFORMAZIONE RELATIVA AD ISCRIZIONI
SUL REGISTRO NOTIZIE DI REATO
(1) Nel caso di trasmissione degli atti del procedimento, per competenza territoriale, da un ufficio del pubblico ministero ad altro ufficio del pubblico ministero, il “dies a quo” della durata delle indagini preliminari deve individuarsi nella data in cui il nome dell’indagato è stato iscritto nel registro delle notizie di reato del pubblico ministero ritenutosi successivamente competente. Cassazione penale, sezione V, sentenza 16 dicembre 2005, n. 45725
(2) La tardiva iscrizione del nome dell’indagato nel registro previsto dall’art. 335 c.p.p. non incide sulla utilizzabilità delle indagini svolte prima della iscrizione. Cassazione penale, sezione VI, sentenza 25 gennaio 2007, n. 2818
(3) L’iscrizione nel registro delle notizie di reato del nome della persona alla quale questo è attribuito, per gli effetti che ne derivano ai fini del computo del termine di durata delle indagini e della utilizzabilità degli atti compiuti, postula la completa identificazione della stessa, non essendo sufficiente al riguardo la semplice indicazione del nome e del cognome. Ciò si ricava, tra l’altro, dall’art. 417, comma 1, lett. A), c.p.p., che, tra i requisiti formali della richiesta di rinvio a giudizio, indica le “generalità dell’imputato o le altre indicazioni personali che valgano a identificarlo”. Cassazione penale, sezione I, sentenza 23 novembre 1996, n. 4795
(4) In tema di azione penale, qualora il pubblico ministero, dinanzi a un atto contenente una notizia di reato, abbia omesso l’iscrizione nel registro modello 21 overo l’abbia eseguita nel registro modello 45 delle cd. pseudo notizie di reato, il Procuratore Generale ha facoltà di avocare le indagini preliminari. Cassazione penale, sezioni unite, sentenza 24 settembre 2001, n. 34536
(5) È illegittimo il provvedimento con il quale il pubblico ministero, dopo avere ordinato l’iscrizione sul registro penale di un rapporto in cui siano astrattamente configurate ipotesi di reato, ne disponga successivamente il passaggio nel registro degli atti non costituenti notizia di reato (cosiddetto modello 45), sul rilievo che i fatti in esso rappresentati sarebbero penalmente irrilevanti. Cassazione penale, sezione II, sentenza 13 luglio 1991
(6) Le indagini preliminari sono segrete, dato che si vuole evitare che qualunque persona, conoscendo della loro esistenza o meglio ancora le direzioni in cui esse si spiegano o i risultati che esse forniscono, possa intralciare e disturbare l’accertamento dei fatti contraffacendo, alterando o sopprimendo (inquinando) le prove.