Source: https://issuu.com/anaao_assomed/docs/dm_03-2017_definitivo
Timestamp: 2017-07-27 23:34:41+00:00
Document Index: 83269151

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 14', 'art.\n41', 'art. 15', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 3', 'art. 14', 'art. 590', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 18']

DIRIGENZA MEDICA N. 3/2017 by Anaao Assomed - issuu
Dirigenza Medica - Anno XVI - n. 3- 2017 - Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% - DCB Roma - www.anaao.itNumero 3 - 2017d!rigenza
4“La parola d’ordine
è condivisione”Intervista a Roberto Fiorini,
6-8 ContributiL’analisi e le riﬂessioni
Anaao sulla legge
Gelli-Bianco e sui nuovi Lea
Il mensile dell’Anaao AssomedLa protesta paga
rimane da fareE ora il
DoPo IL SIt-IN DELL’INtERSINDACALE
è stata varata dal Governo
con alcune aperture anche se
non del tutto soddisfacenti.Pat Carra per l’Anaao AssomedGuarda
nel mese di giugno 2017editoriale
RIfoRMA PINovità positive, ma
ancora insoddisfacenti
Il Governo ha varato il decreto sul Testo unico del Pubblico Impiego
con alcune non marginali, ma ancora insuﬃcienti, novità.
Il taglio del salario accessorio e della Ria dei cessati, che eroderebbe nei
prossimi anni circa 113 milioni di euro di patrimonio delle categorie mediche e dirigenziali, viene rimesso in discussione. Abbiamo cioè, per ora,
evitato di aprire un tavolo contrattuale con una paradossale riduzione
della massa salariale, che alla voce entrata registra un incremento puramente simbolico mentre a quella uscite ha già accumulato una perdita
negli ultimi anni. L’atto di indirizzo dirà la parola deﬁnitiva creando o
aﬀossando le premesse per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale
di lavoro, ma le dichiarazioni non uﬃciali non sembrano negative.
Occorre, per intanto, riconoscere soprattutto a noi stessi, senza trionfalismi ma nemmeno disfattismi, che se non è ancora quello che vogliamo,
non è più il testo che abbiamo riﬁutato. Anche se appare del tutto fuori
luogo la dichiarazione della Ministra Madia sulla possibilità di riaprire
una “normale stagione contrattuale”, visto che non può essere considerato normale un blocco di 8 anni o una partenza con risorse economiche
inferiori a quelle pattuite nel 2010.
Altri aspetti del decreto da registrare:
n il riconoscimento dell’area contrattuale autonoma della dirigenza sanitaria, che allinea alle disposizioni di legge l’accordo sindacale sulle
aree del luglio 2016;
n la stretta sul lavoro ﬂessibile per arrestare l’abuso di contratti atipici;
n la possibilità di risorse aggiuntive anche per la dirigenza del Ssn;
n la proroga per il precariato della ricerca, che però merita e provvedimenti urgenti se si vuole impedire il collasso del settore.
Le manifestazioni, le audizioni parlamentari, gli emendamenti e l’attività mediatica condotte in maniera ostinatamente unitaria hanno prodotto risultati. La lotta paga e paga andare in piazza e negli ospedali a mettere la faccia, per rendere visibile il disagio delle categorie professionali
del Ssn, superando la logica della sola diplomazia epistolare.
È necessario continuare lungo questa strada per ottenere un contratto
che metta riparo a 8 anni di de-strutturazione del rapporto di lavoro e di
mano libera delle aziende nell’utilizzo delle risorse umane che hanno
prodotto un notevole peggioramento delle condizioni di lavoro. È ancora possibile vincere una partita tutta da giocare, dalla quale dipende il
futuro della dirigenza medica e sanitaria, della esigibilità del diritto alla salute dei cittadini, della sostenibilità del Ssn.
Non poco è stato fatto, ma molto rimane da fare. E tocca a noi riprendere in mano l’iniziativa, facendo tesoro delle lezioni del passato.numero 3 - 2017Costantino troise
Anaao Assomedd!rigenza medica|1Riforma Madia.
Sit in dei sora i pugni
sul tavoloI
Assunzioni immediate e ﬁne del precariato. Sì a
norme che garantiscano una maggiore dignità alla
professione e un No deciso quelle che mettono i
bastoni tra le ruote ai rinnovi contrattuali,
congelando al 2016 i fondi accessori necessari per
valorizzare merito, costruire carriere professionali
e remunerare attività disagiate. No quindi alla
riforma Madia che non riconosce le peculiarità del
Ssn rispetto al resto della Pubblica ammirazione.Sono stati questi i punti nell’agenda dei sindacati che il 16
maggio scorso hanno organizzato davanti Palazzo Vidoni a
Roma un Sit in per sostenere le proprie proposte di modiﬁca al Testo unico del Pubblico impiego.
Una protesta civile, nonostante livello di malcontento che
ormai da tempo serpeggia nella categoria sia altissimo.
“Oggi i medici battono i pugni sul tavolo, anzi metaforicamente parlando, sulla barella – ha detto Costantino Troise,
Segretario nazionale Anaao Assomed, nel corso della manifestazione – perché dopo anni di attesa di rinnovo contrattuale siamo fermi agli annunci. Dopo una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il blocco contrattuale si continua a fare melina e a perdere tempo.
Nel frattempo si vogliono portare via dal tavolo contrattuale le nostre risorse accantonate nei vecchi contratti con la
scusa della riforma della Pubblica Amministrazione, che tutto è tranne che una riforma”.
Ma è anche insopportabile, ha aggiunto Troise, che in una
fase di attenzione al precariato si dimentichi la sanità e non
si consideri nell’ambito del Pubblico impiego la speciﬁcità
di una categoria professionale che ha una funzione sociale
e assolve a un compito costituzionale.
“Si continua a fare di tutta l’erba un fascio – ha sostenuto –
e a operare tagli lineari. Se chiedessimo ai cittadini quali sono le loro principali preoccupazioni metterebbero salute e
sanità ai primi posti. Non sarebbe lo stesso per i politici nella cui agenda la sanità non ﬁgura. Quello che si continua a
non voler capire è che la deriva della sanità pubblica sta por2|d!rigenza medicatando alla deriva anche i medici, peggiorando le loro condizioni di lavoro, precarizzandoli e punendoli non si sa per
quale colpa.
Di certo le proteste dei medici e della dirigenza sanitaria hanno centrato il bersaglio. Il Governo ha infatti corretto il tiro e Il decreto sul Testo unico del Pubblico impiego, approvato in via deﬁnitiva da Palazzo Chigi, il 19 maggio, contiene alcune signiﬁcative variazioni: è stato scongiurato il sequestro di risorse contrattuali vigenti. Anche se
resta forte il problema del precariato della dirigenza.
“La questione principale – ha spiegato la Cosmed, la Confederazione Medici e Dirigenti – era nel salario accessorio con
un evidente attacco ai fondi negoziali della dirigenza: in pratica veniva messa in discussione la Ria dei cessati che nei
prossimi anni avrebbe implementato i fondi aziendali di circa 200 milioni di euro (113 per la sola dirigenza sanitaria).
Di fatto era in atto un tentativo di erodere un patrimonio
delle categorie mediche e dirigenziali che avrebbe costretto ad aprire un tavolo contrattuale partendo da meno uno,
un contratto chiamato di fatto a sancire una paradossale riduzione della massa salariale. Sarebbe stato un colpo mornumero 3 - 2017tale alla trattativa negoziale”.
Con il decreto approvato si prevede invece che “tenendo conto della peculiarità del regime del personale cessato dal servizio in relazione alla retribuzione individuale di anzianità
da valutarsi, nell’ambito della normativa vigente, in sede di
Atto di indirizzo e successiva contrattazione”. Anche se “tener conto non signiﬁca necessariamente consolidare in toto, non signiﬁca neppure ignorare quella che è l’unica risorsa
che implementa i fondi, per il resto si rinvia all’atto di indirizzo e alla contrattazione”, sottolinea la Cosmed.
In deﬁnitiva è stato scongiurato, il sequestro di risorse contrattuali vigenti, almeno per il momento. “Nulla è consolidato – ha spiegato la Cosmed – ma è altrettanto vero che nulla è perduto dopo questo primo tempo. Gli sforzi per far luce sulle conseguenze dello scippo, le manifestazioni, le numerose audizioni parlamentari, gli emendamenti e l’attività mediatica hanno prodotto dei risultati politicamente evidenti. Di fatto è stato possibile ritornare a trattare con la parte politica dopo che per anni il dialogo si era fermato”.
È ancora insoddisfacente invece il progetto di stabilizzazione del precariato della dirigenza, salvo la positiva proroga
numero 3 - 2017del precariato della ricerca. “È urgente prendere atto della
gravità e degli eﬀetti devastanti sui servizi pubblici di organici incompleti e precarizzati – ha quindi sottolineato la Cosmed – sono oltre 10mila i dirigenti precari in sanità indispensabili per la tenuta del sistema. Quanto al settore della
ricerca merita un approfondimento immediato e provvedimenti urgenti se si vuole impedire il collasso del settore. Se
la politica ritorna ad ascoltare la risoluzione dei problemi
reali è possibile, ma lo andremo a veriﬁcare nelle prossime
Il decreto contiene comunque anche altri aspetti positivi. Innanzitutto, il riconoscimento dell’area sanitaria, sia pure in
alternativa ad un’ipotesi di sezione, che allinea alle disposizioni di legge l’accordo sulle aree del luglio 2016. C’è poi
una stretta sul lavoro ﬂessibile illegale con sanzioni per chi
vuole continuare a speculare sulla disoccupazione e sottooccupazione giovanile. Ancora, c’è un discreto ripristino delle prerogative della contrattazione. Positiva inﬁne la possibilità di risorse aggiuntive anche per la dirigenza del Ssn e
della Pa. Buona anche l’attenuazione degli eﬀetti delle valutazioni negative da parte dell’amministrazione.
d!rigenza medica|3INTERVISTA A ROBERTO FIORINI“La parola d’ordine
è condivisione”
Essere segretari aziendali di una
Associazione come l’Anaao Assomed è
un’esperienza importante che lascia il segno.
interamente alle
esperienze sul
Aziendali, utili
conﬁdenze e
questa diﬃcile ma
attività.SEGRETARI
AZIENDALIINtERVIStE AI4|Se è vero, e lo è, che un sindacato esiste grazie ai suoi iscritti, è altrettanto
vero che “gli iscritti li fa il segretario
aziendale” con il quale si crea un rapporto di ﬁducia. A fare il segretario
aziendale si impara da chi lo ha fatto prima, come quando si andava a bottega.
Un’attività in bilico tra l’artigianale ed
A lui si chiede di essere un buon ascoltatore, un buon mediatore ed un accettabile conoscitore di leggi, contratti e
bilanci. A lui si chiede un impegno 24
ore su 24, per 365 giorni l’anno, primo
e ultimo avamposto dell’Associazione
nel far west di una sanità se non allo
sbando, quantomeno in procinto di diventarlo.
Dottor fiorini, ci racconti qualcosa
di sé, del suo lavoro, della sua formazione e se non siamo troppo indiscreti, della sua famiglia, hobbies,
Ho 50 anni, sono sposato con due ﬁgli
all’università. Quando non lavoro e non
mi occupo di sindacato, mi impegno nella realtà del volontariato nel paese in
cui vivo e mi diletto con la musica e il
canto polifonico.
Mi sono specializzato in Medicina Interna con indirizzo Medicina d’Urgenza nell’ottobre del ’98 e dal 1 marzo
1999 ho sempre lavorato in Pronto Soccorso di primo livello. Ai più giovani dico che non è un refuso: c’è stato un tempo nel quale le cose andavano così.
Qual è stato il suo percorso per diventare Segretario Aziendale e perché la scelta dell’Anaao? Cosa le ha
insegnato il suo predecessore?
Il mio mandato di Segretario Anaao Ausl
Parma è iniziato sette anni fa, quando,
da semplice iscritto con scarsa conoscenza di contratti o trattative, l’allora
Segretario mi ha comunicato che sarebbe stato necessario sostituirlo a ﬁne
mandato. Pertanto, dapprima con titubanza, ma via via sempre con maggiore entusiasmo, aﬃancato nel primo anno di lavoro sindacale da chi mi ha preceduto, ho iniziato questa nuova esperienza, cercando di imparare il più pos-d!rigenza medicaRoberto
di Parmasibile sia studiando sia confrontandomi con i Segretari più esperti. Attualmente nella mia azienda rappresento
circa 130 iscritti, con buona rappresentanza di giovani.
Qual è il rapporto con gli altri segretari aziendali della Regione?
Il rapporto con gli altri aziendali è cresciuto nel tempo. Con il segretario dell’Azienda Ospedaliera di Parma, che insiste nella stessa provincia della mia Asl
è almeno settimanale: per consentirci
di sedere a tavoli paralleli con le stesse
idee ed evitare che le due Aziende ci
mettano in conﬂitto. Con i colleghi dell’Area Vasta Emilia Nord (Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena) ci si sente spesso, cercando di ritrovarci di persona per confrontarci su quanto l’Aven
Il mandato di “coordinatore degli aziendali” ricevuto 3 anni fa come tramite tra
Aziendali e Segreteria Regionale, è più
diﬃcile da gestire con incontri di persona, ma nel tempo si è intensiﬁcato il
contatto via mail, per scambiarci informazioni su quanto succede nelle singole aziende o a livello di regione; d’altra parte sono convinto che le vittorie e
le sconﬁtte di ciascuno debbano essere
condivise aﬃnché tutti ne abbiano giovamento. Quindi non c’è tempo e modo di annoiarsi, dato che la fantasia della Regione e delle Aziende ci ha obbli-gati a star sempre sul pezzo, a condividere continuamente i problemi, perché
sappiamo già che quanto sperimentato
da qualche parte potrebbe essere riproposto da un’altra. Inoltre, almeno in
un paio di occasioni siamo riusciti a formulare proposte o esprimere dissapori
alle segreterie regionale o nazionale a
ﬁrma di quasi tutti gli aziendali: in questo modo le nostre sollecitazioni sono
state ovviamente sempre ascoltate.
Ci sarà un altro mandato o sta pensando alla sua successione?
Al di là della formulazione attuale dello statuto – che appoggio pienamente,
ﬁn da subito avevo in mente che il mio
compito di Segretario si doveva esaurire con il secondo mandato, per evitare
che il sindacato si identiﬁcasse troppo
con il Dr. Roberto Fiorini e con le sue
idee, e non con le idee della maggior
parte degli iscritti. Pertanto ho cercato
di coinvolgere e di far crescere pian piano tutti i componenti del mio attuale
consiglio, all’interno del quale troverò
sicuramente chi mi andrà a sostituire.
Com’è composto il consiglio della
sua Azienda? Quali ﬁgure professionali sono rappresentate? Con
quale frequenza vi incontrate?
Nel mio consiglio attuale, che presenta
in maggioranza ﬁgure femminili e di
giovani, ho cercato di rappresentare tutte le Unità Operative Complesse ed i sernumero 3 - 2017vizi presenti nella mia Azienda, cooptando qualche Collega dei reparti esclusi, per avere sempre un punto di riferimento facilmente raggiungibile. Così ho
avuto l’apporto dei vari consiglieri su
speciﬁche problematiche, aﬃnché possano supportarmi con la loro visione “sul
campo”, fondamentale per risolvere i
Il confronto con il vice segretario aziendale è quasi quotidiano mentre ci vediamo a Consiglio più o meno una volta ogni due mesi, anche se il lavoro spesso viene condiviso tramite una mail dedicata della segreteria aziendale, attraverso la quale raggiungo anche tutti gli
Qualcosa sulla Regione in cui opera, l’Emilia Romagna. Quante aziende ci sono? Come sono organizzate? Quali cambiamenti recenti o che
ci saranno a breve?
La nostra Regione, che conta un numero consistente di iscritti, è molto variegata per quanto concerne l’organizzazione delle Aziende e quindi anche i bisogni degli iscritti.
In Area vasta Emilia nord (Aven) che
comprende 4 province e 7 Aziende, la
Regione sta cercando in vario modo di
eﬀettuare delle fusioni: a Parma ad
esempio nascono i Dipartimenti interaziendali Usl-Ao; a Reggio Emilia si fonderanno a breve Irccs e Usl; a Modena
è stato ceduto un ramo d’Azienda Asl al
Bologna è diventata un’unica Azienda
alla quale aﬀeriscono diversi ospedali
oltre ovviamente a tutte le organizzazioni territoriali, e si arriverà ad inglobare progressivamente l’Asl limitrofa di
Imola. A Ferrara hanno già deliberato
la fusione Asl - Azienda Ospedaliero Universitaria: i nostri colleghi hanno avviato un ricorso al Tar ed al Consiglio di
Stato: sia noi che la Regione siamo in
attesa del risultato, ovviamente con
aspettative diﬀerenti.
Inﬁne con l’Asl Romagna, nel 2014 sono state fuse in blocco 4 Aziende: oggi
l’Asl Romagna governa un territorio
molto più grande di alcune regioni italiane. Ovviamente non vi è stata fatta
alcuna previsione su cosa sarebbe successo a personale in termini di fondi e
Qual è la richiesta più frequente da
parte dei suoi iscritti?
È una domanda che spesso mi sono fatto, specialmente quando partecipi ad
assemblee quasi deserte. Sicuramente
la ﬁgura del sindacato ha perso di appeal dopo le riforme di questi anni che
ne hanno ridotto il potere contrattuale.
Un certo interesse lo abbiamo nuovamente riscosso con le campagne assicurative od organizzando incontri con
esperti sugli argomenti più scottanti.
Ultimamente la richiesta è più forte in
numero 3 - 2017SEGRETARI
AZIENDALIINtERVIStE AI“Il sogno nel
cassetto resta
“territoriale”,
gli ospedalieri a
fine carriera di
stritolante dei
turni per
pazientequanto in Azienda si sono creati molti
problemi nei Reparti per una domanda
sempre maggiore di prestazioni a personale invariato per raggiungere i risultati richiesti dalla Regione. Qualunque domanda di incrementi di personale con evidenza di eﬀettivi dati di incremento delle ore lavorate, si argina
con un “non si può ampliare la pianta
organica”; qualunque richiesta di forme di incremento salariale ed il ricorso contrattualmente garantito alla libera professione aziendale, si ferma davanti allo “spendiamo già anche troppo”. I Dirigenti sono sempre più arrabbiati, delusi e frustrati, perché si sentono esclusi dalle scelte Aziendali, diventando meri esecutori di decisioni prese
altrove a tavolino. Per questo motivo
cerco di dare informazioni su quali strumenti contrattuali potere utilizzare per
provare a cambiare questo sistema.
Quale la cosa fatta di cui è più orgoglioso? Quale vorrebbe aver fatto, ma non è ancora riuscito a fare?
Tutti gli accordi che ho ﬁrmato hanno
sempre avuto qualche difetto, per cui è
diﬃcile dire qual è ciò di cui vantarmi.
Credo che l’ultimo accordo ﬁrmato con
l’Azienda che regolamenta l’orario di
lavoro possa essere ritenuto un buon
compromesso tra le ore lavorate ed
eventualmente recuperabili e le ore prodotte, certiﬁcate e pagate con il fondo
di disagio. Ritengo anche un successo
il fatto di averlo condiviso e maturato
assieme ai miei consiglieri e di poterlo
condividere personalmente coi vari servizi che di solito apprezzano la fatica
del lavoro di mediazione fatto per arrivare a quel risultato.
Il sogno nel cassetto resta l’Ospedale
“territoriale”, ovvero la possibilità per
gli ospedalieri a ﬁne carriera di uscire
dalla morsa stritolante dei turni per andare a portare la propria competenze a
casa del paziente. Questo a mio avviso
ridurrebbe in modo signiﬁcativo l’arrivo improprio dei pazienti in pronto soccorso e favorirebbe una più rapida dimissione dall’ospedale riducendo i rientri rapidi. Sono convinto che questo possa essere il futuro: le Case della Salute
delle quali noi in Emilia Romagna siamo molto esperti, non hanno dato i risultati sperati di raﬀorzamento del territorio, forse anche perché aﬃdati a chi
non è abituato a gestire la complessità
e la semi-acuzie.
Cosa si aspetta dall’Esecutivo nazionale dell’Associazione e cosa
vorrebbe trovare nel nuovo contratto?
Il rapporto tra i segretari aziendali dell’Emilia Romagna e la segreteria nazionale non è stato sempre tranquillo.
Più volte, ed ultimamente anche con
una lettera a ﬁrma di quasi tutti gli
Aziendali alla quale ha risposto perso-nalmente il segretario nazionale partecipando al nostro consiglio, abbiamo
sottolineato quella che percepivamo come una lontananza tra i vertici di Roma e la base.
Abbiamo avuto spesso la sensazione di
non ricevere suﬃcienti notizie o quantomeno di non riceverle con la dovuta
rapidità. Altre volte ci siamo sentiti inascoltati nei nostri timori e perplessità;
ma di fronte alla dimostrazione di errori che si stavano commettendo, dalla segreteria ci siamo sentiti negare
quanto detto, anche se il tempo ci ha
poi dato ragione.
Faccio un accenno anche al rinnovo delle cariche statutarie nel 2018: vorrei vedere più ﬁgure che ancora stanno “sul
campo di battaglia” e meno “generali a
riposo”, che diﬃcilmente possono continuare ad essere rappresentativi di chi
sul campo cade e si rialza tutti i giorni.
I generali restano la memoria storica
sulla quale costruire il nuovo, consiglieri
indispensabili, ma non possono continuare ad essere front men di un sindacato che si rinnova. Altrimenti rischiamo che il nostro sindacato diventi a breve Anaaop: aiuti e assistenti ospedalieri pensionati!
Le mie aspettative sul contratto vanno
un po’ contro tendenza. Infatti vorrei
che il contratto facesse prima di tutto
certezza su tutto ciò che è arbitrario specialmente rispetto all’orario di lavoro,
ai riposi, ai calcoli sulle piante organiche, alle riorganizzazioni inventate dalle nostre Aziende (tipo guardie su più
presidi o su centinaia di posti letto in
più Reparti, Dipartimenti interaziendali quando le fusioni non sono possibili, calcolo degli straordinari). Se poi
arrivano anche i soldi, ben vengano.
Inﬁne una domanda per il futuro.
Qual è il suo rapporto con Anaao
Quando è nata Anaao Giovani l’ho immediatamente pensata come un’ottima
soluzione alla diﬃcoltà di raggiungere
i nuovi assunti nelle nostre Aziende e
per farli diventare nuovi iscritti. Ma anche una possibilità concreta di formare la nuova classe quadri del nostro sindacato, che ha nel nome originale la vera natura di coloro che devono essere,
a mio avviso, prioritariamente rappresentati: gli ultimi arrivati nella catena
del lavoro. Ho però la sensazione che
di questa necessità alla maggiore presenza sul campo dei giovani ce ne stiamo rendendo conto con il tempo e
l’esperienza di questi anni.d!rigenza medica|5contributid!
della SaluteCarlo Palermo
Nazionale Vicario
Anaao Assomed6|Necessario
alla luce della legge
Gelli-BiancoLa morte di una donna di 39 anni ricoverata presso l’Ospedale di Iglesias, che ha presentato complicazioni dopo aver
dato alla luce due gemelle, ha attivato, come in genere avviene per i gravi eventi avversi, l’intervento della task force
dell’unità di crisi permanente del Ministro Beatrice Lorenzin. Si tratta di uno dei primi interventi di questa task force
dopo l’approvazione della legge Gelli-Bianco sulla sicurezza delle cure e la responsabilità professionale.
È un dovere del sistema pubblico analizzare gli eventi sentinella, capirne le cause e consentire, se necessario, di mettere in sicurezza il sistema evitando così che si possano ripetere. Se per agire preventivamente si dovesse aspettare la
verità giudiziaria i tempi sarebbero decisamente più lunghi
e nel frattempo potrebbero accadere altri incidenti.
Perché ciò si realizzi sono però necessarie precise condizioni operative che la recente legge Gelli-Bianco ha stabilito ma
che sembrano essere non convergenti con quanto stabilito
dal Decreto ministeriale del 27 marzo 2015 che istituisce
l’Unità di Crisi permanente.
La presenza dei Nas nella task force ministeriale appare la
contraddizione più evidente.
Con il Dm richiamato, il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, istituì l’unità di crisi permanente “con il compito di
individuare con tempestività procedure e strumenti atti a ridurre il rischio di ripetizione di eventi infausti o di particolare gravità che si veriﬁcano nell’ambito dell’attività di erogazioni di prestazione da parte del Servizio sanitario nazionale e di coordinare gli interventi a tal ﬁne necessari per
rendere più eﬃciente e immediata l’azione del medesimo
Ministero o delle altre Istituzioni competenti” (art. 1).
L’unità di crisi, costituita da ﬁgure di vertice del Ministero,
Agenas, Regioni, Iss, Carabinieri Nas e loro supplenti, si sarebbe avvalsa, come è sempre avvenuto sino a oggi, di una
task force di esperti, di cui hanno sempre fatto parte milita-d!rigenza medicari dei Nas. La loro presenza ha fatto inevitabilmente dubitare i professionisti sulle ﬁnalità non punitive e di ricerca
delle responsabilità professionali di questo organismo.
L’intenzione del Ministro era quindi solo in parte coerente
con le ﬁnalità dei sistemi di segnalazioni e apprendimento,
almeno così come concepiti dall’Organizzazione mondiale
della sanità e dal Consiglio d’Europa nella Raccomandazione del 9 giugno 2009 sulla sicurezza del paziente (2009/C
151/01) che per l’appunto prescrivono che tali sistemi devono essere privi di carattere punitivo e diﬀerenziati da quelli disciplinari, chiarendo le implicazioni giuridiche relative
La Legge Gelli-Bianco, approvata lo scorso 8 marzo (Legge
24/2017), detta nuovi indirizzi sulla sicurezza delle cure e
la responsabilità professionale e promuove i sistemi di segnalazione e apprendimento in una logica non punitiva, stabilendo a tal ﬁne (art. 16) che “I verbali e gli atti conseguenti
all’attività di gestione del rischio clinico non possono essere acquisiti o utilizzati nell’ambito di procedimenti giudiziari”. È appena il caso di ricordare che questo è uno degli
elementi centrali della legge, la quale considera tali atti degni del livello di secretezza proprio degli atti della magistratura.
La contraddizione della presenza dell’autorità giudiziaria
nella task force è quindi emersa in modo evidente.
è un organismo ispettivo con la funzione di ricercare le responsabilità professionali di reati per cui la presenza dei Nas
è giusta e necessaria?
oppure è un organismo del sistema di segnalazione e apprendimento di Agenas e Regioni con la funzione di mettere in sicurezza la struttura evitando il ripetersi nell’immediatezza di altri eventi avversi?
Entrambe le funzioni sono giuste e legittime ma bisogna
uscire dalle ambiguità e principalmente non possono coesistere per metodi e ﬁnalità in un unico organismo di inchiesta.
In Inghilterra, uno dei paesi che per primi ha iniziato a occuparsi di rischio clinico e sicurezza del paziente, l’intervento della Investigation branch ministeriale non prevede al
suo interno la presenza della polizia giudiziaria. Le sue ﬁnalità non sono punitive ma preventive.
Alla luce della Legge Gelli-Bianco sarebbe necessario avere
due linee d’intervento autonome e indipendenti:
ispezione del Ministero e Nas con propri consulenti mirata
a fornire elementi di prova alla magistratura inquirente;
audit per eventi signiﬁcativi di Agenas e Regioni con propri
consulenti mirato a mettere in sicurezza il sistema sanitario
ma con la protezione dei documenti prodotti.
L’attuale modalità d’intervento del Ministero della Salute lascia molto perplessi e risulta in evidente contraddizione con
i suoi principi ispiratori e con i modelli di reporting&learning che, come già detto, non devono avere carattere punitivo e implicazioni giuridiche relative alla responsabilità.
Al momento attuale sarebbe corretto e giusto dare ai professionisti coinvolti negli interventi della task force ministeriale, il famoso avviso della polizia statunitense: “Lei ha
il diritto di rimanere in silenzio e qualsiasi cosa dirà potrà
essere usata contro di lei in Tribunale. Ha diritto ad un avvocato, se non può permettersi un avvocato gliene sarà assegnato uno d’uﬃcio”.
numero 3 - 2017contributid!Intervista a Mario Lavecchia
Anaao AssomedDopo 15 anni dall’approvazione del primo Dpcm che deﬁniva i Lea e, dopo almeno un anno di fermo, il testo era già
pronto nel 2015 e il relativo ﬁnanziamento era stato previsto nella legge di
stabilità del 2016, sono stati completati tutti i passaggi e attendiamo solo la
pubblicazione sulla gazzetta uﬃciale.
Fatta questa premessa è opportuno sottolineare che il nuovo Dpcm si diﬀerenzia dal precedente sia nella forma che nel contenuto. Il nuovo Dpcm, infatti, non
è più uno sterile elenco di prestazioni erogabili dal Ssn in applicazione di norme
previste in precedenti decreti o leggi, ma diventa, esso stesso, fonte primaria di
riferimento per le disposizioni in esso contenute. Inoltre il Dpcm nel deﬁnire le
attività, i servizi e le prestazioni garantite dal Ssn, ne indica anche le caratteristiche e i limiti deﬁnendo, in alcuni casi, le condizioni cliniche (appropriatezza prescrittiva e appropriatezza clinica) e/o organizzative (appropriatezza organizzativa), che fanno sì che dette prestazioni o servizi siano garantiti dal Ssn. Nello speciﬁco il Dpcm riscrive tutti i capitoli previsti nel precedente Dpcm dal nomenclatore della specialistica ambulatoriale e dell’assistenza protesica all’elenco delle
malattie rare e delle malattie croniche ed invalidanti mentre, dal punto di vista
organizzativo, alcune prestazioni, oggi garantite solo in regime di ricovero, Dh o
Ds, diventano erogabili ambulatorialmente. Inﬁne sono state escluse prestazioni
diventate obsolete e ne entrano altre, che dopo anni di sperimentazioni hanno dimostrato la loro validità, compreso alcune prestazioni altamente tecnologiche. In
deﬁnitiva nel Dpcm si è cercato di tenere conto delle mutate condizioni epidemiologiche, dei progressi raggiunti dalla medicina anche in campo tecnologico,
farmaceutico e si è tentato di superare, almeno in parte, le critiche generate dall’
emanazioni del dm 9 dicembre 2015 in materia di appropriatezza prescrittiva.
Più nello speciﬁco, il Decreto richiede di mettere nel Lea delle prestazioni
anche tecnologiche: ci sono le coperture economiche? E le Regioni sono tutte pronte ad andare in questa direzione? Ho sentito alcuni temere che possa
essere nuova causa di sanità a macchia di leopardo
Non è suﬃciente aver rideﬁnito le prestazioni e i servizi erogabili dal Ssn se poi
non viene previsto un adeguato ﬁnanziamento. Su questo punto vi è stato un lungo braccio di ferro tra Stato e Regioni prima sulla individuazione del livello di ﬁnanziamento necessario poi, sulla congruità del ﬁnanziamento di 800 milioni di
euro previsti nella legge di stabilità del 2016. Dopo circa un anno di inutili discussioni ed incontri fra le parti, il ﬁnanziamento previsto nella legge di stabilità
del 2016 è rimasto invariato, con una generica promessa di veriﬁca in corso del
Il ﬁnanziamento previsto sarà suﬃciente per ﬁnanziare quanto previsto compreso le prestazioni altamente tecnologiche?
La Relazione ﬁnanziaria allegata al decreto, tenendo conto delle prestazioni già
individuate nel precedente Dpcm del 2001 e, teoricamente, già ﬁnanziate, dopo
un attento bilanciamento tra risparmi e costi per le nuove prestazioni, ha ritenuto congrua la cifra stanziata. Tuttavia le Regioni sono del parere che ne servireb-Nuovi Lea
sotto i riflettorimario
laveCChianumero 3 - 2017Cosa cambia, rispetto
ai precedenti Lea?
Qual è l’aspetto più interessante
e positivo di questo nuovo
Decreto?Il Ministro della Salute
in un suo twitter ha deﬁnito il
provvedimento di emanazione
dei nuovi Lea come “un
passaggio storico per la sanità
entusiasmo?Intervista
d!rigenza medica|7Intervista a Mario Lavecchia
Anaao Assomedcontributi
Personale Ssn 2013bero circa il doppio. Molti esperti ritengono che il ﬁnanziamento previsto, come
peraltro il ﬁnanziamento complessivo del Ssn, sia insuﬃciente. Certamente i cittadini pagheranno di più le prestazioni (per esempio le prestazioni in precedenza erogabili in regime di ricovero, oggi diventano tali solo ambulatorialmente con
pagamento del ticket se non esenti).
Altro elemento che inﬂuenzerà e non di poco, la reale fruibilità dei nuovi Lea da
parte dei cittadini, siano essi prestazioni di alta tecnologia o meno, sono i livelli
organizzativi necessari per poterli erogare.
È noto che a causa del blocco del turnover del personale, previsto da anni dalle
leggi di stabilità, e della rideﬁnizione (=riduzione dei posti letto) della rete ospedaliera, prevista dal Dm 70 del 2015, oltre alla incompleta riorganizzazione dei
servizi territoriali, salvo poche realtà regionali, è prevedibile che, almeno nell’immediato nella più ottimistica previsione, le prestazioni e i servizi previsti dai
lea saranno realmente fruibili solo in parte e a macchia di leopardo
Una volta in Gazzetta Uﬃciale, cosa si dovrà ancora fare per renderli verità
Le norme transitorie del Dpcm prevedono che l’individuazione di criteri per uniformare le modalità di erogazione di alcune prestazioni siano oggetto di successivi appositi accordi tra Stato e Regioni. Inoltre, sarà necessario ﬁssare le tariﬀe
per le nuove prestazioni previste nel nomenclatore delle prestazioni specialistiche ambulatoriali tenendo anche conto delle modiﬁche apportate all’elenco delle malattie corniche, mentre per le malattie rare bisognerà prioritariamente individuare i centri specialistici autorizzati ed in alcuni casi costruire la rete di supporto. Di conseguenza dopo la pubblicazione del Dpcm sulla Gazzetta Uﬃciale,
bisognerà attendere gli accordi sopramenzionati prima che tutto sia realmente
erogabile e fruibile.
Altri punti da sottolineare, ne sarei ben felice.
Due punti sono meritevoli di menzione. Il primo: l’aver previsto una commissione nazionale che con periodicità annuale riveda il decreto dei Lea è certamente
un fatto positivo e se verrà messa in condizione di poter lavorare, come presumo
essere nelle intenzioni di chi l’ha prevista, potremmo avere, oserei dire in tempo
reale e non ogni 15 anni, dei Lea al passo con le mutate condizioni epidemiologiche e delle novità in campo medico, farmacologico e tecnologico.
Il secondo: con il Dpcm è stato compiuto il primo passo, occorre farne almeno altri due aﬃnché i Lea siano realmente fruibili da tutti i cittadini indipendentemente
dal luogo di residenza e appartenenza di ceto, occorre cioè dare le gambe al Dpcm
che sono essenzialmente una dotazione ﬁnanziaria congrua e livelli organizzativi, risorse umane e tecnologiche, altrettanto congrui. Infatti, come è noto ed ovvio, i Lea non diventano fruibili per decreto. Si è fatto il primo passo con la rivisitazione dei Lea, per gli altri due punti, il cammino è ancora lungo ed in parte ed
in alcune parti non è ancora neanche iniziato.8|d!rigenza medicaUn esercito di 626.350 unità di personale dipendente, il 65% sono donne
e il 35% uomini. Di questi, il 71% appartiene al ruolo sanitario, il 17,7%, a
quello ruolo tecnico, l’11,1% del ruolo
amministrativo e il restante 0,2% del
ruolo professionale. Nel plotone del
ruolo sanitario la parte del leone la fanno gli infermieri (il 58,5%), seguiti dai
medici e dagli odontoiatri il 23,4%, e
dai farmacisti lo 0,6%, mentre il restante 18,1% sono altre ﬁgure professionali sanitarie (personale laureato;
dirigenti delle professioni sanitarie; personale tecnico - sanitario; personale con
funzioni riabilitative; personale di vigilanza-ispezione)È questa la fotograﬁa del personale del Ssn nel 2013 scattata dal ministero della Salute e pubblicata nell’annuario sul “Personale delle Asl e degli istituti di ricovero pubblici ed equiparati”. Una fotograﬁa che non
è tanto importante per i numeri complessivi che illustra (il Conto annuale
su cui si basano i contratti è aggiornato al 2015), ma per la suddivisione che
dà della forza lavoro nelle singole tipologie di struttura del Servizio sanitario
pubblico. I numeri ovviamente sono in
alcuni casi sovrapponibili e il vero valore, come lo stesso Ministero sottolinea, è la consistenza percentuale della
presenza delle singole ﬁgure nelle varie tipologie di strutture. Così nel 2013
il personale dipendente delle Asl era
composto da 416.941 unità di cui
64,8% donne e 35,2% uomini. Di questi il 69,2% facevano parte del ruolo sanitario, il 17,5%, del ruolo tecnico, il
13,0% del ruolo amministrativo e il restante 0,3% del ruolo professionale. Il
personale con proﬁlo infermieristico
era il 56,4% del totale del ruolo sanitario, i medici e gli odontoiatri il 23,7%,
i farmacisti ancora lo 0,6%, mentre il
19,9% erano le altre ﬁgure professionali sanitarie descritte prima.
Ci sono poi le strutture di ricovero pubbliche ed equiparate, dove il personale
nel 2013 ammontava a 547.594 unità,
di cui il 74,8% del ruolo sanitario (il
59,9% erano infermieri, 25,4% medici
e odontoiatri, il 14,7% le altre ﬁgure
professionali sanitarie, i farmacisti lo
0,4%), il 17,5%, del ruolo tecnico, il
7,5% del ruolo amministrativo e lo
0,2% dal ruolo professionale.
numero 3 - 2017L’Annuario del ministero della SaluteSsn: il 65% è donna
PROFESSIONALE58,5%
FARMACISTINel ruolo sanitario poco più di due su dieci
sono medici e odontoiatri
Passando alle Aziende ospedaliere, in
tutto la forza lavoro era nel 2013 di
138.643 unità di cui 67,1% donne e
32,9% uomini. La parte del leone percentualmente è sempre del ruolo sanitario di cui ne facevano parte il 72,6%,
lasciando il 18,2% al ruolo tecnico, il
9,0% dal ruolo amministrativo e anche
in questo caso solo lo 0,2% al ruolo professionale. Ancora più consistente è la
percentuale di personale con proﬁlo infermieristico che costituiva il 61% del
totale del ruolo sanitario, i medici e gli
odontoiatri il 24,4%, i farmacisti in questo caso quasi il 2%, mentre il 14,6% è
rappresentato dalle altre ﬁgure professionali sanitarie.
Negli ospedali a gestione diretta delle
Asl invece c’erano 247.164 unità: il
78,5% del ruolo sanitario, il 16,8%, del
ruolo tecnico, il 4,6% del ruolo amministrativo e appena lo 0,1% dal ruolo
professionale. Nel ruolo sanitario il
numero 3 - 201761,8% erano infermieri, i medici e gli
odontoiatri il 24,7%, i farmacisti lo
0,4%, il 13,5% le altre ﬁgure professionali sanitarie. Nelle Aziende Ospedaliero Universitarie e i Policlinici Universitari privati nel 2013 erano presenti
87.957 unità di personale, anche in
questo caso in grande maggioranza, il
71,1% del ruolo sanitario, il 18,6%, dal
ruolo tecnico, il 10,1% del ruolo amministrativo e lo 0,2% dal ruolo professionale. Nel ruolo sanitario il 57,6%
erano infermieri, il 27,4% medici e gli
odontoiatri, lo 0,4% i farmacisti, mentre il 15% era rappresentato da altre ﬁgure professionali sanitarie. Nelle strutture di ricovero equiparate alle pubbliche, quindi Policlinici Universitari privati, Irccs privati e pubblici, ospedali
classiﬁcati, Istituti privati qualiﬁcati
presidio Asl e Enti di Ricerca, il personale dipendente era di 70.161 unità. Di
questo il 70,9% era rappresentato dalNel 2013 il
delle Asl era
416.941 unità
di cui 64,8%
donne e 35,2%
uominiruolo sanitario, il 17,1%, dal ruolo tecnico, l’11,7% dal ruolo amministrativo
e il restante 0,3% dal ruolo professionale. Le unità di personale con proﬁlo
infermieristico erano il 53,2%, i medici e gli odontoiatri il 27,4%, i farmacisti lo 0,4%, mentre il 19,4% era rappresentato da altre ﬁgure professionali sanitarie. Negli Irccs privati e negli
Irccs fondazioni private nel 2013 c’erano nel 22.326 dipendenti, il 69,6% ruolo sanitario, il 15,2% tecnico, il 14,7%
amministrativo e lo 0,5% del ruolo professionale. Gli infermieri erano il 48,1%
del totale del ruolo sanitario, i medici
e gli odontoiatri il 26,9%, i farmacisti
lo 0,4% e le altre ﬁgure professionali il
25,0 per cento.Negli Irccs pubblici e in
quelli Fondazioni pubbliche invece i dipendenti erano 22.384: il 70,4% del
ruolo sanitario, il 18,6%, del ruolo tecnico, il 10,7% del ruolo amministrativo e lo 0,3% del ruolo professionale.
Gli infermieri erano il 55,8% del totale del ruolo sanitario, i medici e gli
odontoiatri il 26%, i farmacisti lo 0,5%,
mentre il 18,2% erano altre ﬁgure professionali sanitarie.
d!rigenza medica|9Piemonte
triennio 2010 – 2012Studio della distribuzione per
genere dei dipendenti all’ex Aou
Quasi 7 dipendenti su 10 sono donne e guadagnano il 78%
di quanto percepiscono gli uominiLa Commissione Europea ha stabilito che ogni anno venga determinata
la “Giornata europea per la parità retributiva” tra uomini e donne, che ﬁssa il giorno ﬁno al quale le donne devono lavorare per guadagnare lo stesso stipendio che gli uomini hanno guadagnato l’anno prima. Nel 2014, e per
il secondo anno di seguito, questa giornata è caduta il 28 febbraio, il che signiﬁca che per 59 giorni le donne europee hanno lavorato a “salario zero”
rispetto agli uomini: il diﬀerenziale retributivo di genere, cioè la diﬀerenza
media tra la retribuzione oraria lorda
di donne e uomini nell’intera Unione
Europea, è rimasto praticamente immutato negli ultimi anni e si è attestato sul 16.4%(1). La Commissione rileva inoltre che anche dove si è registrato un miglioramento non c’è da cantare vittoria: il livellamento dei salari è
determinato da fattori particolari quali la crescita della percentuale di lavoratrici con un più elevato livello di istruzione e l’impatto della recessione economica (che ha colpito maggiormente
i settori a prevalente manodopera maschile, come l’edilizia e l’ingegneria), e
non è da attribuire esclusivamente ad
aumenti della retribuzione femminile
o ad un miglioramento delle condizioni di lavoro delle donne.
Le rilevazioni di Bruxelles segnalano
per l’Italia una situazione migliore di
quella di altri Paesi della UE: il diﬀerenziale retributivo è pari al 6.7%, ma
è in costante aumento in questi anni di
crisi (nel 2008 era del 4.9%). Non bisogna poi dimenticare che l’Europa ha
già sottolineato che nel nostro Paese la
partecipazione delle donne al mercato
del lavoro resta modesta e che l’Italia
presenta uno dei maggiori divari di genere nell’occupazione a livello di Unione Europea (2).
L’analisi per genere dei redditi da lavoro annui, e quindi della distribuzione
dei redditi, bene si presta a studi e ricerche sulla segregazione funzionale e
professionale, sulla povertà o sui rischi
di povertà femminile (3), sulla precarietà del lavoro; ed è utile anche ad anticipare problematiche future, quali il
tema delle diﬀerenze nei redditi attesi
da pensione tra lavoratori e lavoratrici
10|d!rigenza medicaA cura del
Comitato unico di
Carla Lavarini,
Paola Borelli,
Liala Burato,
Angela Ianni,
Palarchio Paola
Omedè, Daniela
Robotti e Maria
Carlotta Sacerdoteattualmente occupati (4,5). In Italia i
diﬀerenziali salariali di genere e le progressioni di carriera femminili sono oggetto di studi approfonditi, in modo diffuso, da poco tempo (6,7,8,9).
Il tema della parità di genere tra i lavoratori del Ssn compare raramente nel
dibattito pubblico, anche perché è diffusa l’idea che nelle pubbliche amministrazioni, a diﬀerenza del settore privato, il divario tra donne e uomini sia
pienamente colmato. Una decina di anni fa avevamo già aﬀrontato l’argomento in una dettagliata ricerca, unica nel suo genere, nella quale avevamo
dimostrato in modo inequivocabile l’esistenza di diﬀerenziali retributivi di genere tra gli operatori della allora Aso
S. Giovanni Battista di Torino(10). Il
presente lavoro si propone di valutare
se persistano le disparità basate sul genere che avevamo rilevato e, scorporando i diversi elementi che compongono il “puzzle” stipendiale, di comprendere i fattori che stanno alla radice dei diﬀerenziali retributivi di genere partendo dal confronto tra i risultati ottenuti con l’analisi dei dati del triennio 2010-2012 e quella del quadriennio 1999–2002. In questo secondo lavoro il problema dei possibili confondenti “maternità” e “part time” si è potuto risolvere a priori sottraendo subito, con la pulizia delle coorti, tutte/i
le/i dipendenti in tali condizioni; inoltre il salario è stato analizzato non solo nella sua interezza, ma anche nelle
tre parti costitutive (ﬁsso, accessorio,
di risultato), il che ha permesso anali-tabella 1
Dipendenti in maternità negli anni 2010-2012, espressi
come numero assoluto e (percentuale)Maschi
Totale2010
426 4102012
372 (91)si più puntuali. Rispetto al lavoro precedente la dirigenza Professionale Tecnica Amministrativa (Pta) non è stata
più presa in considerazione, data l’esiguità numerica di questo sottogruppo.
A distanza di circa dieci anni la distribuzione media per sesso del totale dei
dipendenti è cambiata: si è assistito ad
una progressiva femminilizzazione dell’ospedale Molinette, evidente anche
nell’arco dei tre anni analizzati singolarmente, perché le donne sono passate dal 67.5% medio del periodo 19992002 al 72.4% del triennio 2010-2012.
Nelle coorti pulite la percentuale media di donne scende al 68.8% e quella
degli uomini sale al 31.2%, soprattutto per eﬀetto della sottrazione delle/dei
dipendenti in maternità (Tab.1) e delle/dei dipendenti con contratti part-time (Tab. 2); occorre inoltre notare che
la media di giorni trascorsi in congedo
per maternità degli uomini è di 17.5,
mentre per le donne è di 89.0. Si dimostra così ancora una volta che queste situazioni lavorative, in cui vi è sensibile decurtazione del reddito, pesano
in buona sostanza quasi esclusivamente sulle donne; in particolare, le donne
in part-time rappresentano mediamente il 17.5% e gli uomini il 2.3% del
Rimane evidente la forbice salariale: la
suddivisione media del monte emolumenti percepito è per il 55.7% a beneﬁcio degli uomini e per il 43.3 % a beneﬁcio delle donne, che rappresenta un
lieve miglioramento rispetto al dato
precedente (nel quadriennio 19992002 la suddivisione media del monte
emolumenti percepito era per il 58% a
beneﬁcio degli uomini e per il 42% a
beneﬁcio delle donne).
Il confronto delle medie salariali suddivise per macrocategoria ha evidenziato delle sostanziali diﬀerenze tra le
macrocategorie:tabella 2
Media dei part-time nel triennio 2010-2012, espressa come percentuale per categoria
Totale2,06
402Quadri-impiegati
ruolo non sanitario
426Quadri-impiegati
410Dirigenza medica
6,36numero 3 - 20171. OPERAI
In questa categoria gli uomini rappresentano, nella media dei tre anni, il
29.7% del totale, con un decremento
dal 31% del 2010 al 29% del 2012; anche qui, come nel dato generale, si assiste ad una progressiva femminilizzazione della categoria, perché nel lavoro precedente gli uomini rappresentavano il 32-33% del totale. I diﬀerenziali
salariali sono sempre statisticamente
signiﬁcativi a favore degli uomini, in
tutte le parti stipendiali, in tutti i tre anni analizzati; il diﬀerenziale inoltre non
solo aumenta dal 2010 al 2012, ma dimostra un peggioramento rispetto alla
situazione del periodo 1999-2002, a
conferma del fatto che in periodi di crisi economica sono le fasce deboli a risentirne maggiormente e ancor più le
donne, che rappresentano la parte più
fragile della fascia debole. Si può notare però che in questa categoria gli uomini hanno un’anzianità di servizio
maggiore che può spiegare, seppure solo in parte, alcune delle diﬀerenze rilevate.2. QUADRI-IMPIEGAtI
In questa categoria gli uomini rappresentano, nella media dei tre anni, costantemente il 28% del totale e sono
aumentati rispetto al lavoro precedente (in cui rappresentavano mediamente il 24% del totale). I diﬀerenziali salariali sul totale degli emolumenti non
sono statisticamente signiﬁcativi (lo
erano nello studio precedente). Si evidenzia un forte diﬀerenziale signiﬁcativo a favore degli uomini nello stipendio variabile, mentre vi è un diﬀerenziale minore in termini assoluti, ma statisticamente signiﬁcativo a favore delle donne, nello stipendio ﬁsso. In questa macrocategoria si conferma una costante spesso presente nelle ricerche
che abbiamo consultato: la discriminazione economica è riferibile alla minor disponibilità di tempo delle donne
da dedicare al lavoro a causa del carico familiare, con conseguente minor
aggressività nel contendere agli uomini il salario accessorio.3. QUADRI-IMPIEGATI
In questa categoria gli uomini rappresentano, nella media dei tre anni, costantemente il 21% del totale (nel lavoro precedente erano mediamente il
28%). L’ulteriore femminilizzazione
della categoria spiegherebbe il fatto che
i diﬀerenziali salariali non sono statisticamente signiﬁcativi, mentre lo erano nello studio precedente.numero 3 - 20174. DIRIGENTI MEDICI
In questa macrocategoria, presa nel suo
complesso (per indisponibilità dei dati non sono stati inseriti i dipendenti
universitari convenzionati), assistiamo
chiaramente al fenomeno della femminilizzazione progressiva: nel 2010 gli
uomini rappresentano il 51% del totale, nel 2011 il 50% e nel 2012 il 49%, e
se analizziamo la dirigenza medica separatamente, gli uomini rappresentano il 53% nel 2010 e scendono al 52%
nel 2011 e 2012 (nel lavoro precedente i dirigenti medici uomini erano il 59%
nel 1999 e arrivavano al 56% nel 2002).
I diﬀerenziali salariali sul totale degli
emolumenti sono statisticamente signiﬁcativi, confermando il dato dello
studio precedente. Si evidenzia un forte diﬀerenziale signiﬁcativo a favore degli uomini nello stipendio ﬁsso, che rispecchia la sperequazione nelle progressioni di carriera; vi è un minor differenziale, anche se signiﬁcativo, nel salario accessorio (sempre a vantaggio degli uomini) e un diﬀerenziale statisticamente signiﬁcativo a favore delle donne nel salario di risultato, evento che
tuttavia è lungi dal compensare il pesante diﬀerenziale complessivo a favore degli uomini.
Se analizziamo la macrocategoria nei
tre sottogruppi, possiamo rilevare che:
Nel sottogruppo dirigenza medica apicale non compaiono diﬀerenziali statisticamente signiﬁcativi né nel totale degli emolumenti né nelle voci costitutive, ma gli uomini rappresentano mediamente il 74% del totale: si dimostra
ancora una volta come l’accesso a ruoli dirigenziali “alti”, in sanità, sia per le
donne molto più diﬃcoltoso, nonostante la progressiva femminilizzazione della dirigenza medica.
Nel sottogruppo dirigenza medica non
apicale (il più numeroso) gli uomini
rappresentano mediamente il 51% del
totale. Il totale degli emolumenti, come
anche in parte il salario ﬁsso e quello
variabile, presentano diﬀerenziali statisticamente signiﬁcativi a favore degli
uomini; il salario accessorio, invece, è
favorevole alle donne in modo signiﬁcativo (le donne dirigente medico impiegate nei Servizi sono molto più numerose). Nel sottogruppo dirigenti sanitari (in cui abbiamo eliminato i pochissimi apicali) non ci sono diﬀerenziali statisticamente signiﬁcativi, ma il
numero di uomini rappresenta solo il
2% del totale. Il modello di regressione
lineare multivariato saggiato per classe di anzianità e sesso dimostra una volta ancora inequivocabilmente che la variabile “sesso femminile” è sempre fortemente signiﬁcativa nel determinare
una sensibile diminuzione di emolumenti in tutte le categorie e per tutti glianni analizzati, a conferma del dato
identico riscontrato nel 1999-2002,
mentre la classe di anzianità in tutti i
gruppi determina un aumento stipendiale. L’età risulta essere signiﬁcativa
nell’aumentare lo stipendio nella macrocategoria “dirigenza medica e sanitaria” e in parte anche in quella “quadri-impiegati ruolo sanitario”.Riassumendo i dati
del periodo 2010-2012:
• Si è assistito ad una femminilizzazione del personale
delle Molinette (si è passati dal 67.5% medio del periodo 1999-2002 al 72.4% medio del periodo 2010-2012;
dati non ripuliti).
• Dopo ripulitura dei dati, determinata per la gran parte
dall’eliminazione di maternità e contratti part-time, le
donne scendono al 68.8%.
• Il genere femminile rappresenta il 68.8% del totale dei
dipendenti e si divide il 44.3% del totale degli stipendi;
il genere maschile rappresenta il 31.2% del totale dei
dipendenti e si divide il 55.7% degli stipendi.
• Le donne guadagnano il 78% di quanto guadagnano gli
uomini dell’Azienda (nello studio precedente era il 71%).
Un’Azienda attenta al benessere dei suoi dipendenti dovrebbe affrontare anche le criticità che abbiamo rilevato
seguendo un approccio misto: in parte operando direttamente sui problemi, assicurandosi che la modifica sull’effetto retroagisca sulla causa (approccio down-to-the-top);
in parte operando sulle cause, per consentire che gli interventi sui problemi non rischino di gravare sulle donne
stesse in termini di difficoltà nella conciliazione lavoro-vita privata (approccio top- down) (11). Nel contesto sanitario attuale, in cui le risorse finanziarie sono limitate, le
proposte dovranno essere classificate a seconda dell’investimento di risorse pubbliche che richiedono e, alla luce di questo, ordinate secondo un diverso livello di fattibilità e priorità.facciamo due esempi di possibile
intervento, che riguardano nello
specifico il problema delle sostituzioni
delle assenze per maternità e quello
del part-time:
1. Sostituire una lavoratrice in maternità non è solo una tutela nei confronti della donna e del nascituro, ma
anche un diritto dell’équipe in cui la futura mamma lavora e dei cittadini che
a quella équipe si aﬃdano, perché la
mancata sostituzione determina un aggravio di lavoro per il gruppo. Sarebbe
auspicabile che le Aziende potessero sostituire le assenze per maternità e che
fossero disponibili per ogni disciplina
graduatorie regionali a cui attingere in
modo rapido e trasparente. Nella nostra Azienda si dovrebbe quanto meno
procedere ad una mappatura del fenomeno per veriﬁcare se e come le mancate sostituzioni incidano sull’attività
lavorativa dei vari gruppi professionali e sulla eﬃcienza dei servizi.
d!rigenza medica|11d!letterePiemonte.
triennio 2010 – 2012Lascio l’Anaao?2. Il part-time è uno strumento di
conciliazione lavoro-vita privata importante e già disponibile.
Rappresenta però una sottrazione di
ore lavorative all’équipe, è costoso per
il datore di lavoro e penalizza dal lato
previdenziale chi ne usufruisce. Nella
nostra Azienda si è assistito, nel tempo, ad una progressiva saturazione della disponibilità di questo strumento,
senza una parallela e doverosa revisione dei contratti part-time di lunga durata; ne risulta che le lavoratrici che
fanno adesso richiesta di part-time non
riescono a ottenerlo. Anche in questo
caso l’Azienda dovrebbe monitorare il
fenomeno e rivedere i contratti part-time di chi non fosse più nelle condizioni oggettive di avente diritto.
Il Comitato Unico di Garanzia delle Molinette, come il precedente Comitato
Pari Opportunità, ha ottemperato ad
uno dei suoi incarichi (quello della lotta alla discriminazione) presentando
le sperequazioni salariali di genere oggettivamente presenti. Mettiamo questi risultati a disposizione degli Organismi di governo aziendale perché sanino una situazione che, pur se non dissimile da altre realtà italiane ed estere
(per chi volesse, la tematica è approfondita nell’appendice “Per saperne di
più...”), purtroppo non si è modiﬁcata
nell’arco di dieci anni.
La nostra Azienda ha avuto il coraggio
di aﬀrontare, prima in ambito sanitario nazionale, il problema delle diﬀerenze salariali di genere al suo interno:
e se fosse la prima a risolverlo?Sono iscritto all’Anaao da un trentennio, ho due ﬁgli medici
che si affacciano al mondo lavorativo e mille perplessità.
Il nostro Ssn sta andando in frantumi, retto solo
dall’abnegazione di chi ci lavora. Il disagio lavorativo cresce in
I sindacati dichiarano di essere sempre “agitati”, ma in realtà
dormono. Non c’è più nemmeno l’eco delle iniziative e delle
lotte che si facevano quando ho iniziato la mia professione.
Solo offerte assicurative o di Fad, che si ritrovano ormai
Penso che sia ora di abbandonare la vecchia Anaao, ci sto
pensando seriamente.Bibliograﬁa
(1) Commissione Europea: Colmare il divario retributivo di genere nell’Unione
Europea, 2014
(2) Commissione Europea: Raccomandazione del Consiglio sul programma nazionale di riforma 2014 dell’Italia, 2014
(3) European Commission: The gender pay gap and poverty, 2010
(4) Pronunce72. Osservazioni e proposte: Il lavoro delle donne in Italia,
Assemblea, 21 luglio 2010
(5) Cnel: I diﬀerenziali retributivi di genere nel nostro paese, Roma, 15 luglio 2008
(6) Addabbo T., Favaro D.: Diﬀerenziali salariali per sesso in Italia. Problemi di stima ed evidenze empiriche, Rustichelli Emiliano (ed), 2007
(7) Centra M., Cutillo A.: Diﬀerenziale salariale di genere e lavori tipicamente femminili, Collana Studi ISFOL, 2009
(8) Villa P.: Diﬀerenziali retributivi di genere. Come misurare e come leggere il diﬀerenziale salariale tra uomini e donne, I libri del Fondo Sociale
Europeo, Bolzano 2010
(9) Rompere il cristallo: i risultati di un’indagine ISFOL sui diﬀerenziali retributivi di genere in Italia, Emiliano Rustichelli (ed), 2010
Tanturri G., Borelli P., Bessone C., Lavarini C., Ianni Palarchio
A.: Parità uomo- donna nel lavoro. Studio della distribuzione per genere degli occupati all’interno dell’A.S.O. S. Giovanni Battista di Torino,
Pubblicazione della Consigliera di Parità della Provincia di Torino,
(11) Istituto di Ricerche sulla Pubblica Amministrazione – Rapporto 1/2013:
La parità di genere nella pubblica amministrazioneLa versione integrale dello studio è pubblicata su
www.anaaopiemonte.it (per la versione cartacea)
12|d!rigenza medicaDott. Giovanni Sicuso
Iscritto Anaao Assomed Siracusa
Caro Sicuso,
la domanda che poni scorre come
un ﬁume carsico all’interno di una
categoria che comunque conserva
un altissimo tasso di sindacalizzazione, vicino al 70%. Domanda giusta che però deve essere contestualizzata e sottoposta anche ad un esame controfattuale.
Le lotte di cui parli rimandano ad
una generazione, la nostra, che ha
vissuto l’ascesa della sanità pubblica prima della regionalizzazione,
con partiti politici forti e vincoli economici deboli. Basti pensare che il
Ccnl del 2000 portò ai soli dottori
più di quanto stanziò per le aree meridionali. Oggi è cambiato il mondo
intorno a noi e non solo per l’irrompere della crisi economica, che sta
facendo da alibi a scelte politiche
punitive verso tutto ciò che è pubblico, ma anche perché abbiamo interlocutori politici deboli e vincoli
economici forti. Noi non avevamo
mai conosciuto un blocco contrattuale della durata di 8 anni che, insieme con il blocco del turnover, ha
fatto danni notevoli sulle retribuzioni e sulle condizioni di lavoro,
specie al sud. La delusione è comprensibile non solo da parte di chi è
sul punto di lasciare il lavoro, magari grazie a provvedimenti che questo sindacato ha ottenuto come il cumulo gratuito, ma soprattutto dei
giovani che trovano un mondo diverso dal nostro. E non certo migliore, anche per nostri demeriti.
La tua domanda investe tutti, partiti e sindacati, anche quelli piu grandi di noi con milioni di iscritti, come
le confederazioni, che non mi pare
abbiano avuto risultati migliori per
i loro iscritti. Trovo comunque ingeneroso dimenticare, anche in que-sti anni di fermo biologico, scioperi, manifestazioni, assemblee, sit-in,
convegni. Certo con risultati non alla altezza delle aspettative, ma per
la verità, nemmeno la partecipazione lo è stata. Ma cosa sarebbe successo senza l’Anaao e gli altri sindacati? La deriva privatistica sarebbe
stata fermata? E le condizioni del lavoro migliorate? E le tutele professionali garantite? Basta vedere la indagine pubblicata da La Stampa la
settimana scorsa. La invadenza pervasiva della politica non avrebbe
avuto limiti.
Io continuo a credere che solo un
sindacato può evitare di ridurre alla sfera personale le condizioni di
lavoro, facendo del problema di uno
il problema di tutti. Solo il sindacato puo frenare la deriva verso forme
di lavoro atipiche in un rapporto diretto tra potere e professionista. Pensi che 120mila medici sarebbero meglio tutelati, economicamente e professionalmente? Noi abbiamo un
compito diﬃcile, e magari non lo
svolgiamo a meglio, ma se non vogliamo il lavoro al tempo del colera
occorre rimanere uniti e operare per
un contenitore sindacale più forte.
PS. Sarà anche vero che Fad ed assicurazioni, elementi essenziali della vita professionale, sono dati da
tutti, ma certo non alle condizioni
nostre, che danno valore al costo
della iscrizione trasformandolo in
investimento.numero 3 - 2017d!anaao giovaniI selfie in corsia?
La moda iniziò nel 1895
Il paziente quando entra in ospedale perde due cose il
controllo del proprio corpo e la propria privacy,
contemporaneamente l’evoluzione tecnologica
cambia il nostro modo di vivere quotidiano in maniera
impercettibile progressiva e radicaleA iniziare la moda dei selﬁe in medicina fu lo scienziato Roetgen nel 1895
che immortalò la mano sinistra della
moglie Anna Bertha: la radiograﬁa rappresentava una mano femminile con la
vera all’anulare. Questa immagine fece il giro del mondo poiché Roetgen inviò questa radiograﬁa assieme ad una
breve relazione alla società ﬁsico medica di Wurzburg e a tutti i più noti
scienziati dell’epoca.
Ora noi medici, ﬁgli dei nostri tempi,
possiamo continuare questa sana moda di utilizzare la tecnologia per scambiare informazioni per migliorare la deﬁnizione della diagnosi e della terapia
dei nostri pazienti e non dobbiamo lasciare spazio alla parte ludica che ci offre il sistema dei Social Network. Tuttavia va trovato il giusto compromesso
dettato dall’etica della nostra professione. Accanto a degli evidenti abusi di
queste piattaforme informatiche vi sono gruppi, ospitati nei social network,
dove i medici si confrontano, condividono informazioni e migliorano le performance diagnostiche e terapeutiche.SAVE
tHE DAtEIl Codice di Deontologia Medica
(18/05/2014) all’articolo 10 esprime
in maniera chiara la posizione del medico in materia di riservatezza recitando come segue: “Il medico deve mantenere il segreto su tutto ciò di cui è a
conoscenza in ragione della propria attività professionale. La morte della persona assistita non esime il medico dall’obbligo del segreto professionale. Il
medico informa i collaboratori e discenti dell’obbligo del segreto professionale sollecitandone il rispetto. La violazione del segreto professionale assume maggiore gravità quando ne possa
derivare proﬁtto proprio o altrui ovvero nocumento per la persona assistita
o per altri…”.
L’articolo 11 istruisce l’atteggiamento
medico nei riguardi dei dati sensibili:
“Il medico acquisisce la titolarità del
trattamento dei dati personali previo
consenso informato dell’assistito o del
suo rappresentante legale ed è tenuto
al rispetto della riservatezza, in particolare dei dati inerenti alla salute e alla vita sessuale. Il medico assicura laBruno niCora
di Pavianon identiﬁcabilità dei soggetti coinvolti nelle pubblicazioni o divulgazioni scientiﬁche di dati e studi clinici. Il
medico non collabora alla costituzione,
alla gestione o all’utilizzo di banche di
dati relativi a persone assistite in assenza di garanzie sulla preliminare acquisizione del loro consenso informato
e sulla tutela della riservatezza e della
sicurezza dei dati essi”.
Concludendo appare innaturale arginare e contrastare l’evoluzione tecnologica, sta ai buoni professionisti sfruttare questa opportunità per perfezionare la propria attività e conseguentemente ottimizzare il livello di cura e assistenza dei pazienti. Tuttavia e’ un dovere sociale e culturale produrre testimonianze dell’epoca in cui viviamo.
Non scriviamo i libri di storia della medicina con i selﬁe ma continuiamo la
moda di Roetgen: elaboriamo le migliori pagine di questa professione con
la nostra passione per la scienza medica e la necessaria umanità verso i nostri pazienti.a3 Conferenza
22-23 settembre 2017 Hotel Bologna fiere, Bologna
Anaao Giovaninumero 3 - 2017d!rigenza medica|13d!anaao dirigenza sanitariaGenetica medicaAppropriatezza
nella trombofilia
comprende un gruppo di
alterazioni riconosciute come
malattie rare, con codice di
esenzione permanente della
spesa sanitaria RDG020.In questo gruppo sono identiﬁcati i
portatori di speciﬁche mutazioni genetiche che hanno una frequenza nella popolazione generale non superiore a 5 su
10mila. In base al criterio di prevalenza
nella popolazione generale possono ricevere il codice di esenzione RDG020 relativo alle alterazioni tromboﬁliche genetiche rare i portatori di:
– Mutazione G20210A per la protrombina in omozigosi
– Mutazione R506Q o fattore Vdi Leiden in omozigosi
– Entrambe le suddette mutazioni insieme in eterozigosi
– Deﬁcit di antitrombina
– Una delle precedenti assieme a deﬁcit congenito di proteina C (coagulativa) o proteina S
– Deﬁcit congenito di proteina C (coagulativa) o proteina S con livelli di
queste inferiori al 30%
Per la diagnosi di alterazione ereditaria
tromboﬁlica non sono invece considerati diagnostici i test genetici per la ricerca di polimorﬁsmi nei geni MTHFR,
PAI-I, ACE, HPA-1.
Nell’ultimo decennio la richiesta di test
genetici per sospetta tromboﬁlia ereditaria è signiﬁcativamente aumentata
rendendo gli stessi tra i test con maggiore
tasso di inappropriatezza diagnostica.
La carenza di percorsi multidisciplinari
condivisi inoltre ha portato in questo settore ad una eterogenea interpretazione
dei dati con conseguente errata inclusione tra i disturbi “rari” di condizioni
comuni quali l’eterozigosi e l’omozigosi
14|d!rigenza medicadi silvia
Uoc Laboratorio di
Ao San CamilloForlanini di Romadi polimorﬁsmi nei geni MTHFR, PAI-1,
ACE, HPA-1 e per i geni del fattore XIII
e del beta- ﬁbrinogeno. Allo scopo di
contribuire ad una migliore deﬁnizione
dei criteri per l’accesso all’indagine molecolare per i fattori della coagulazione
nell’inquadramento diagnostico delle
tromboﬁlie ereditarie si riporta di seguito una sintesi del percorso utile ad
una corretta prescrizione.Il sospetto di
uno stato tromboﬁlico ereditario a seguito di un evento trombotico deve essere posto dall’analisi di alcuni dati
anamnestici, quali ad esempio l’età precoce d’insorgenza, l’assenza di altri fattori di rischio, la presenza di una storia
familiare positiva, la ricorrenza di tale
evento e l’insorgenza in sedi non usuali, assieme a dati di laboratorio suggestivi di diatesi tromboﬁlica. Nel caso di
un evento trombotico sarà opportuno
procedere in prima istanza al dosaggio
ematico del tempo di protrombina (PT),
tempo di trombina parziale attivata
(aPTT), proteina S libera, proteina C coagulativa, ﬁbrinogeno, resistenza alla proteina C attivata ed alla ricerca di anticorpi antifosfolipidi (Lupus anticoagulans, anticorpi anticardiolipina ed anti
beta2glicoproteina). È opportuno considerare che l’esito dei test funzionali
della coagulazione può essere inﬂuenzato da alcune condizioni intercorrenti,
quali ad esempio la fase acuta dell’evento
trombotico, l’assunzione di anticoagulanti orali o di estroprogestinici, la gravidanza, il puerperio o la presenza di
epatopatia condizioni che, ovviamente,non inﬂuenzano in alcun modo l’esito
dei test genetici. Laddove i dati di laboratorio dovessero avvalorare l’ipotesi di
tromboﬁlia ereditaria sarà opportuno
inviare il paziente ad un laboratorio di
genetica medica dove, sulla base della
speciﬁca indicazione, verranno avviati
gli accertamenti genetici appropriati che,
in presenza di speciﬁche mutazioni patogenetiche, confermerebbero il sospetto
diagnostico e renderebbero indicato un
approccio di tromboproﬁlassi ed eventuale terapia speciﬁca, di competenza
dello specialista inviante o di un centro
clinico di riferimento.
È inoltre da tenere in attenta considerazione il ruolo svolto da possibili patologie tromboﬁliche in gravidanza in quanto vi sono evidenze scientiﬁche che associano la tromboﬁlia a poliabortività,
pre-eclampsia e ridotta crescita fetale intrauterina. In questo caso le scelte terapeutiche circa l’utilizzo proﬁlattico di
farmaci antitrombotici dovranno tener
conto, oltre che del risultato del test genetico per tromboﬁlia ereditaria, anche
della valutazione clinica del rischio di
complicanze legato alla terapia in stato
di gravidanza, aspetto di competenza
dello specialista di riferimento.La collaborazione tra genetisti ed altri specialisti, in particolare ginecologi, ematologi,
angiologi e cardiologi, è auspicabile in
particolare nei casi vi sia il riscontro di
mutazioni, anche in più geni, che rendano utile la consulenza genetica per
una valutazione del rischio individuale
e riproduttivo.
numero 3 - 2017d!tutela lavoro
Consulente legale Anaao AssomedLa trasparenza
sanitario: tanto
tuonò che piovve
L’art. 13 D.lgs. 97/2016 ha introdotto all’art. 14
D.lgs. 33/2013, un comma 1 bis, che estende a
tutti i dirigenti delle pubbliche amministrazioni gli
obblighi di pubblicazione di cui al precedente
comma 1 del medesimo art. 14
“Le pubbliche amministrazioni
pubblicano i dati di cui al comma 1 per i
titolari di incarichi o cariche di
amministrazione, di direzione o di
governo comunque denominati, salvo
che siano attribuiti a titolo gratuito, e
per i titolari di incarichi dirigenziali, a
qualsiasi titolo conferiti, ivi inclusi
quelli conferiti discrezionalmente
dall’organo di indirizzo politico senza
procedure pubbliche di selezione”
Il comma 1 dell’art. 14 D.lgs. 33/2013
prevede la pubblicazione, tra gli altri
dati, delle “dichiarazioni di cui all’articolo 2, della legge 5 luglio 1982, n. 441,
nonché le attestazioni e dichiarazioni di
cui agli articoli 3 e 4 della medesima legge, come modiﬁcata dal presente decreto” (lett. f), vale a dire delle dichiarazioni concernenti i diritti reali su beni
immobili e mobili iscritti nei pubblici
registri, delle azioni e quote di partecipazione in società, delle funzioni di amministratore e sindaco svolte nell’ambito di società, dell’ultima dichiarazione dei redditi ai ﬁni dell’imposta IRPEF.
Sulla base di tale disposizione, le Aziende ed Enti del Servizio sanitario nazionale hanno richiesto ai propri dirigenti medici, veterinari e sanitari di fornire i dati sensibili relativi alla loro situazione reddituale e patrimoniale.
Tale richiesta appare infondata alla luce della speciale disciplina per il Servizio sanitario nazionale dettata dall’art.
41, commi 2 e 3, D.lgs. 33/2013.
In particolare, il comma 2 di quest’ultimo articolo prevede che “Le aziende sanitarie ed ospedaliere pubblicano tutte le
informazioni e i dati concernenti le procedure di conferimento degli incarichi di
direttore generale, direttore sanitario e
direttore amministrativo, nonché degli
incarichi di responsabile di dipartimento e di strutture semplici e complesse, ivi
numero 3 - 2017compresi i bandi e gli avvisi di selezione,
lo svolgimento delle relative procedure,
gli atti di conferimento”.
Il successivo comma 3 recita che “Alla
dirigenza sanitaria di cui al comma 2 si
applicano gli obblighi di pubblicazione
di cui all’. Per attività professionali, ai
sensi del comma 1, lettera c) dell’, si intendono anche le prestazioni professionali svolte in regime intramurario”.
L’art. 15 D.lgs. 33/2013 non vi è alcuna menzione in merito a dati patrimoniali e reddituali, bensì è prevista la
pubblicazione esclusivamente delle seguenti informazioni: “a) gli estremi dell’atto di conferimento dell’incarico; b) il
curriculum vitae; c) i dati relativi allo
cariche in enti di diritto privato regolati
o ﬁnanziati dalla pubblica amministrazione o lo svolgimento di attività professionali; d) i compensi, comunque denominati, relativi al rapporto di consulenza o di collaborazione, con speciﬁca evidenza delle eventuali componenti variabili o legate alla valutazione del risultati”. In altri termini, il combinato disposto degli artt. 15 e 41, commi 2 e 3,
D.lgs. 33/2013 depone per la sussistenza di una normativa speciale derogatoria per il Servizio sanitario nazionale rispetto a quella generale dettata
dall’art. 14 del medesimo decreto.
Tale normativa speciale prevede un obbligo di pubblicazione speciﬁco solo a
carico dei dirigenti medici, veterinari e
sanitari titolari di incarico direttivo di
struttura, e nel cui oggetto non rientrano i dati reddituali e patrimoniali
previsti invece dall’art. 14 D.lgs.
La stessa Anac aveva riconosciuto la sussistenza di tale disciplina speciale, sebbene l’abbia imputata ad un difetto di
coordinamento tra l’originario testo del
D.lgs. 33/2013 e le successive modiﬁche, invitando espressamente il legislatore ad estendere l’obbligo di pubblicazione dei dati patrimoniali anche
alla dirigenza sanitaria.
In mancanza di un intervento del legislatore sul punto, l’Anac si è addirittura sostituita a quest’ultimo, imponendo comunque alle Amministrazioni
pubbliche di applicare alla dirigenza sanitaria gli obblighi di pubblicazione dei
dati patrimoniali e reddituali, in relazione ad una generica esigenza di parità di trattamento tra la prima categoria e gli altri dirigenti pubblici.
Al riguardo, il concetto di parità di trat-tamento legislativo costituisce un corollario del principio di uguaglianza di
cui all’art. 3 della Costituzione e consiste nell’obbligo per la legge di regolare
in maniera uguale situazioni uguali ed
in maniera diversa situazioni diverse
(cfr. Corte cost., sent. n. 96 del 1980).
Tuttavia, per la stessa giurisprudenza
costituzionale, la disparità di trattamento legislativo può trovare giustiﬁcazione nella diversità delle situazioni
disciplinate (cfr. Corte cost., sent. n. 340
Pertanto, la diversità di trattamento in
materia di trasparenza tra dirigenti sanitari e la restante dirigenza pubblica
è ampiamente giustiﬁcabile in base alla peculiarità della prima, in cui il ruolo dirigenziale è attribuito anche in
mancanza di una posizione apicale direttiva, al contrario degli altri ruoli della dirigenza (statale, regionale, ecc.).
La stessa Anac ha dimostrato di esserne consapevole, atteso che, da ultimo,
ha escluso dall’obbligo di comunicazione dei dati in esame i dirigenti sanitari senza funzioni direttive di strutture.
In verità, non si comprende tanta insistenza dell’Anac nel voler imporre ai dirigenti sanitari un obbligo che la stessa
Autorità ha criticato in via generalizzata con riferimento all’intera dirigenza pubblica, affermando che darebbe
un risultato “in termini di trasparenza
certamente trascurabile tenuto conto che
viene previsto l’obbligo per ciascun dirigente di comunicare gli emolumenti percepiti a carico della ﬁnanza pubblica”.
Alla ﬁne è dovuta intervenire la giurisprudenza.
Il Tar Lazio ha rilevato come l’obbligo
di pubblicazione dei dati patrimoniali
e reddituali a carico della dirigenza pubblica sembra fondatamente porsi in contrasto con la Costituzione e la normativa comunitaria.
Tale pronuncia ha costretto l’Anac a sospendere l’adempimento dell’obbligo
delle Amministrazioni pubbliche di acquisire e pubblicare i dati sensibili dei
propri dirigenti.
Tuttavia, la vicenda è ancora ben lontana dal risolversi, atteso che solo una
potrà mettere la parola ﬁne all’attuale
situazione di assoluta incertezza in merito all’applicazione dell’art. 14 D.lgs.
33/2013.d!rigenza medica|15d!giurisprudenza
I testi integrali delle sentenze sono pubblicati su www.anaao.itCassazione Penale
Sentenza n. 16140/2017:
“È colpa lieve” se il medico
segue correttamente
Se il medico ha applicato le linee guida,
la colpa lieve vale anche per i casi anteBalduzzi. Già prima dell’entrata in vigore della “legge Gelli” il 1 aprile 2017,
la Corte di Cassazione con questa sentenza, avente ad oggetto la responsabilità penale di un chirurgo per il reato di
lesioni personali colpose (art. 590 c.p.),
aveva avuto modo di interloquire sulla
riforma legislativa in materia di responsabilità medica.
La Suprema Corte, infatti, nell’annullare il provvedimento impugnato per carenza della motivazione in ordine alla
sussistenza del nesso di causalità, si è
occupata altresì dei proﬁli di rimproverabilità colposa della condotta tenuta
dal sanitario-imputato, atteso che il giudice del rinvio si troverà a dover giudi-care nella vigenza della nuova normativa, nel frattempo entrata in vigore. In
motivazione, si legge che l’intervenuta
parziale “abolitio criminis”, realizzata
dall’art. 3, L. 189/2012 (ovvero la cosiddetta legge Balduzzi), in relazione alle ipotesi di omicidio e lesioni colpose
connotate da colpa lieve, comporta che,
nei procedimenti relativi a tali reati, pendenti in sede di merito alla data di entrata in vigore della novella, il giudice
deve procedere d’uﬃcio all’accertamento del grado della colpa, in particolare veriﬁcando se la condotta del sanitario poteva dirsi aderente ad accreditate linee guida. Se il comportamento del medico è aderente alle linee guida, non si ravvisa alcuna responsabilità
in capo al medico. Pertanto nella valutazione della responsabilità penale, il
Giudice deve preliminarmente valutare se la condotta del sanitario sia stato
conforme alle linee guida anche nel caso in cui il fatto sia antecedente alla legge Balduzzi, valendo un giudizio di maggiore favore per l’incolpato nel caso di
successioni di leggi penali.Cassazione Penale
Sezione VI – Sentenza n.
21631/2017.
Risponde penalmente
il medico che ignora
l’appello dell’infermiere
Se l’infermiere chiama, il medico deve
rispondere altrimenti rischia di subire
una pesante condanna penale. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza numero 21631/2017, nel sancire
la deﬁnitiva condanna per omissione di
atti di uﬃcio di un sanitario che si era riﬁutato di andare a visitare un paziente,
nonostante l’appello degli infermieri. Secondo la Cassazione se il personale infermieristico segnala l’urgenza e l’indiﬀeribilità di un atto sanitario, riscontrando una situazione di rischio eﬀettivo per il paziente, il medico ha l’obbligo
di recarsi con tempestività a visitare il
malato per valutare direttamente le condizioni nelle quali egli si trova. Per la Cassazione non va dimenticato che il giudice ha facoltà di controllare l’esercizio
della discrezionalità tecnica del sanitario e di concludere, laddove non vi sia
un minimo di ragionevolezza, che il medico abbia agito con arbitrio. Nella situazione di specie i giudici di merito avevano ritenuto che il comportamento del
sanitario era stato tale da integrare il riﬁuto di atti di uﬃcio, nonostante le diﬃcili condizioni nelle quali il paziente versava già al momento del ricovero.
16|d!rigenza medicaCorte di Cassazione
Sentenza n. 9251/2017:
Presupposti e limiti.
Nella responsabilità medica da nascita
indesiderata, il genitore che agisce per
il risarcimento del danno ha l’onere di
provare che la madre avrebbe esercitato la facoltà di interrompere la gravidanza – ricorrendone le condizioni di
legge – ove fosse stata tempestivamente informata dell’anomalia fetale; quest’onere può essere assolto in base a inferenze desumibili dagli elementi di
prova, quali il ricorso al consulto medico proprio per conoscere lo stato di
salute del nascituro, le precarie condizioni psico-ﬁsiche della gestante, le sue
pregresse manifestazioni di pensiero
propense all’opzione abortiva.Consiglio di Stato
Sentenza n. 957/2017.
Riconosciuto il superiore
per le funzioni primariali
Non è ammissibile che, ove esista un
posto apicale in una struttura sanitaria,
le relative funzioni di guida e responsabilità non vengano esercitate dal medico ospedaliero titolare del posto di responsabilità immediatamente inferiore (nella fattispecie l’aiuto anziano). Ciò
infatti contrasterebbe con basilari principi di buon andamento del sistema di
sanità pubblica, e priverebbe la comunità degli utenti-pazienti della indispensabile ﬁgura, responsabile sotto
ogni aspetto, della guida della struttura sanitaria.
L’Amministrazione non potrebbe mantenere vacante un posto apicale e al
tempo stesso sottrarre al sistema - a sé
dovendo imputare la lunghezza del periodo di vacanza (nel caso, due anni e
mezzo) - la ﬁgura apicale, proﬁttando,
senza alcun onere, della prestazione doverosa del primario verso gli utenti-pazienti. Con queste motivazioni il Consiglio di Stato accoglie l’appello di una
dottoressa vedendosi riconosciuta la richiesta del superiore trattamento economico per le funzioni primariali svolte presso il suo ospedale.
Tale pronuncia, si pone in linea con un
orientamento già espresso dalla Cassazione (v. Cass. 6 luglio 2015, n. 13809),
la quale ha aﬀermato che “la sostituzione nell’incarico di dirigente medico del
servizio sanitario nazionale, a norma
dell’art. 18 del Ccnl della dirigenza medica e veterinaria del 8 giugno 2000, è
ﬁnalizzata a consentire l’espletamento
della procedura per la copertura del posto resosi vacante, sicché è destinata ad
operare per un periodo massimo di sei
mesi, prorogabili a dodici, nei quali spetta, a partire dal terzo mese, l’indennità
ivi prevista. Quando, peraltro, detto ambito temporale sia superato, l’assegnazione delle mansioni dirigenziali in sostituzione cessa di rientrare tra le prestazioni normalmente esigibili e si conﬁgura come espletamento di mansioni superiori, con diritto alla corrispondente
retribuzione, in ossequio al principio di
cui all’articolo 36 della Costituzione.”.I testi delle sentenze sono pubblicati su
www.anaao.itnumero 3 - 2017ho la polizza
gratis... me l’ha
regalata l’anaao!Mi aggiorno
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paga l’anaao!CAMPAGNA
alla sicurezza di
medici e di dirigenti
sanitari sia costituito
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