Source: https://www.slideshare.net/studiosicurezza/174-attivita-regionilavoro-20916397
Timestamp: 2018-02-18 07:59:07+00:00
Document Index: 131345945

Matched Legal Cases: ['art. 31', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 5', 'art.6', 'art. 12', 'art.7', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 30', 'art. 34', 'art. 37', 'art. 71', 'art. 82', 'art. 232', 'art. 249', 'art.45', 'art. 7', 'art. 11', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 301', 'art. 11', 'art. 8', 'arte\n37', 'arte\n38', 'art. 12', 'art. 10', 'art. 10', 'art.256', 'art.250', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 7']

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1. Anno 2011CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME13/030/CR7c/C7Attività delle regionie delle provinceautonome per laprevenzionenei luoghidi lavoro
2. Attività delle regioni e delleprovince autonome per laprevenzione nei luoghi dilavoroAnno 2011
3. 5PRESENTAZIONELe Regioni e le ProvinceAutonome di Trento e di Bolzano esercitano un ruolo centrale in materia di tutela della salutee della sicurezza sul lavoro, ad esse infatti è attribuito il compito di svolgere, attraverso le Aziende Sanitarie Locali,l’attività di vigilanza e le azioni di supporto dirette ai lavoratori, alle imprese, alle organizzazioni di rappresentanzae a tutti gli altri soggetti coinvolti a diverso titolo.La legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, ha ulteriormente ampliato il ruolo delle Regioni e Province Autonome,trasferendo la competenza in materia di “tutela e sicurezza del lavoro” nell’ambito della legislazione concorrente.Il successivo decreto legislativo 81/08, riprendendo il dettato costituzionale, ha costruito un sistema di rapportimolto stretti tra Stato, Regioni e Province Autonome, in un contesto che oltre ad avere una forte connotazionesanitaria, quale sistema di garanzia della tutela della salute dei lavoratori, afferisce in maniera rilevante ai temi piùgenerali del welfare, inteso come qualità del lavoro, qualità dei rapporti sociali e quindi qualità dei territori.Il rapporto che si introduce, costituisce la sintesi dell’attività che le Regioni e Province Autonome, nel 2011,hanno realizzato in coerenza con gli obiettivi europei e nazionali, agendo nell’ambito di una consolidata e fattivacollaborazione con l’Amministrazione centrale dello Stato.I risultati sono stati significativi e concreti in termini di pianificazione e realizzazione dell’attività di prevenzione.Tutte le Regioni e Province Autonome hanno istituito i Comitati Regionali di Coordinamento, che costituiscono lanecessaria cabina di regia interistituzionale degli interventi ed hanno corrisposto agli impegni dettati dalle normeed assunti con i documenti di programmazione nazionali ed in particolare con il Patto per la salute e sicurezza neiluoghi di lavoro (DPCM 17/12/2007) e con il Piano Nazionale della Prevenzione 2010-2012, formalizzati, in ciascunterritorio, nei rispettivi Piani Regionali di Prevenzione.Il percorso iniziato il 23 dicembre 1978 con la legge di istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, che ha trasferitoalle Aziende Sanitarie Locali la competenza in materia di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, haconsentito di raggiungere risultati senza dubbio rilevanti. Nel periodo compreso tra il 1978 ed il 2010 gli infortunisul lavoro sono infatti diminuiti in maniera significativa passando da 1.186.684 di cui 2.524 mortali a 775.374 di cui980 mortali.Il lavoro da svolgere resta, tuttavia, ancora lungo ed impegnativo. E’ necessario sostenere l’azione Regionale equella delle Aziende Sanitarie Locali al fine consolidare i risultati ottenuti e di realizzare gli interventi che consentanoun’ulteriore significativa riduzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali.La concretezza e la significatività delle azioni descritte nel presente Rapporto dimostrano la capacità delle Regionie Province Autonome di operare come un vero e proprio Sistema, in grado di operare in modo coordinato edomogeneo sull’intero territorio nazionale.La leale collaborazione tra lo Stato ed il Sistema costituito dalle Regioni e Province Autonome costituisce il volanodelle politiche attive in materia, i cui obiettivi devono essere in linea con quelli della politica sociale dell’UnioneEuropea, che trae origine dall’art. 31 della Carta dei Diritti Fondamentali: “ogni lavoratore ha diritto a condizioni dilavoro che rispettino la sua salute, la sua sicurezza e la sua dignità”.Il Presidente della Conferenza delle Regioni edelle Province AutonomeVasco Errani
4. 7PRESENTAZIONELa presente relazione rende conto delle attività di prevenzione negli ambienti di lavoro svolte dalle Regioni nell’anno2011, coerentemente con gli indirizzi normativi contenuti nel D.P.C.M. 17 dicembre 2007: «Patto per la salute esicurezza nei luoghi di lavoro» in esecuzione dell’accordo del 1° agosto 2007, nel Piano Nazionale della Prevenzione2010 – 2012 e nell’art. 7 del DLgs. 81, relativo all’attivazione dei Comitati Regionali di Coordinamento tra PubblicheAmministrazioni deputate al controllo negli ambienti di lavoro.La strategia sviluppata si è articolata nei seguenti punti:•	Pianificazione delle attività di prevenzione in coordinamento tra Enti e parti sociali in ambito di ComitatoRegionale di Coordinamento, art. 7 del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, al fine di sviluppare interventi orientatiall’incremento dei livelli di sicurezza e protezione della salute attraverso la vigilanza mirata alle priorità di salute.•	Piena copertura dei Livelli Essenziali di Assistenza (controllo del 5% delle unità locali con dipendenti oequiparati), orientando le attività dei servizi delle ASL verso le priorità di salute ed il contrasto dei rischi piùgravi.•	Sviluppo dei flussi informativi regionali di prevenzione, condivisi tra Enti, partendo dai flussi informativi esistentisu infortuni e malattie professionali.•	Sviluppo di sistemi di sorveglianza sugli infortuni mortali e sulle malattie professionali, basati sulle indaginisvolte dagli operatori delle ASL, e sui lavoratori ex esposti a cancerogeni.La verifica dei volumi di attività 2011 evidenzia come il sistema interregionale di prevenzione negli ambienti dilavoro nel suo complesso sia in grado di garantire la copertura dei Livelli Essenziali di Assistenza (controllo del 5%delle unità locali con dipendenti o equiparati) orientando gli interventi verso le priorità di salute e secondo logichedi efficacia.In quest’ambito si inserisce l’azione svolta dai Comitati Regionali di Coordinamento ex art. 7 del D.Lgs. 9 aprile2008, n. 81, istituiti in tutte le Regioni e Province Autonome, che hanno concretizzato il proprio impegno elaborandola Pianificazione dell’attività di prevenzione e vigilanza da svolgersi in coordinamento fra gli Enti aventi competenzein materia di sicurezza e regolarità del lavoro.L’omogeneità degli interventi di prevenzione e vigilanza sul territorio nazionale è stata ricercata attraverso iniziativedi formazione uniformi e con la condivisione di comuni obiettivi qualitativi e quantitativi (Piano Nazionale Agricolturae Piano Nazionale Edilizia) approvati dalla Conferenza delle Regioni, dal Comitato per l’indirizzo e la valutazionedelle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sullavoro (art. 5, D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81) e dalla Commissione consultiva permanente (art. 6, D.Lgs. 9 aprile 2008,n. 81).Infine, si segnala come lo spirito di leale collaborazione fra lo Stato e le Regioni abbia permesso di implementarevari provvedimenti attuativi del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81; altri, da noi ritenuti prioritari, permetteranno di attestareil sistema regionale di prevenzione su più avanzati livelli qualitativi. Su tutti, si segnala l’art. 8, Sistema InformativoNazionale della Prevenzione (SINP), che permetterà di pianificare le attività secondo principi di efficacia, economiaed appropriatezza dell’ azione preventiva, garantendo, al tempo stesso, sinergie tra Amministrazioni Pubblicheevitando duplicazioni degli interventi.I dati risultanti dalla presente relazione manifestano ancora una volta il ruolo fondamentale delle Regioni e dalleAziende Sanitarie Locali, quali enti prossimi alla comunità, in grado di svolgere un’azione adeguata e rispondentealla dimensione territoriale regionale ed alle esigenze delle comunità locali.Le azioni realizzate, sia in termini di vigile presidio del territorio, sia per quel che concerne la diffusione dellacultura della salute e della sicurezza sul lavoro, costituiscono piena realizzazione dei precetti costituzionali degliarticoli 32 e 117, che governano la materia della tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, per la concretarealizzazione delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro che concorrono a rendere effettivo l’inalienabile dirittoalla salute del lavoratore e del cittadino.Il Coordinatore della Commissione SaluteLuca Coletto
5. 9INDICECapitolo 1 STRATEGIA DEGLI INTERVENTI 12Capitolo 2 ATTIVITà DI PREVENZIONE 161 Gli strumenti di programmazione 171.1 I piani regionali di prevenzione 2010-2012 171.2 Il piano nazionale di prevenzione in edilizia 181.3 Il piano nazionale di prevenzione in agricoltura e silvicoltura 192 I luoghi della progettazione 202.1 Il Coordinamento Tecnico Interregionale 202.2 I Comitati Regionali di Coordinamento 233 Le azioni dei servizi delle ASL nel 2011 243.1 Le attività di vigilanza 24Copertura del LEA - Patto per la salute 25Edilizia 28Agricoltura 31Contrasto agli infortuni sul lavoro e alle malattie professionali 32Altre attività sanitarie 353.2 Attività di informazione, formazione, assistenza e promozione della salute 364 I sistemi di sorveglianza 374.1 Infor.mo 374.2 Mal.Prof 385 I sistemi informativi, gli osservatori e la ricerca 39
6. 10Capitolo 3 Approfondimento: AMIANTO - LO STATO DELL’ARTE 401 Il materiale e i rischi 412 Le azioni regionali 422.1 Il censimento degli edifici e degli impianti 422.2 Valutazione dei piani di bonifica e vigilanza nei cantieri 422.3 Controllo dei livelli attuali di esposizione dei lavoratori 452.4 Registri di ex esposti con dati di esposizione 452.5 Formazione per lavoratori addetti alle bonifiche 452.6 Registro dei mesoteliomi 462.7 Attività di sorveglianza sanitaria a favore degli ex esposti 46Capitolo 4 CONCLUSIONI 48Capitolo 5 Appendice: IL CONTESTO 501 Il contesto economico 511.1 Prodotto interno lordo 511.2 Quadro produttivo nazionale 53Produzione manifatturiera 53Produzione nelle costruzioni 53Produzione agricola 531.3 Il lavoro 54Cassa integrazione 54Tasso di disoccupazione 54Lavoro irregolare 55
7. 112 Aziende e addetti 562.1 Agricoltura 562.2 Industria e servizi 652.3 Occupati ISTAT in tutti i settori 662.4 Categorie particolari di lavoratori 702.5 Attività in edilizia 713 Infortuni e malattie professionali 733.1 Infortuni sul lavoro 733.2 Malattie professionali 784 Risorse per la prevenzione 81Capitolo 6 GLOSSARIO, NOTE METODOLOGICHE e SITOGRAFIA 86
8. strategia degliinterventi
9. 1 - Strategia degli interventi13Le regioni e le province autonome di Trentoe di Bolzano esercitano un ruolo rilevante inmateria di tutela della salute e della sicurezzasul lavoro; ad esse, infatti, è attribuito il compitodi svolgere, attraverso le Aziende SanitarieLocali, sia l’attività di vigilanza sia le azioni disupporto dirette ai lavoratori, alle imprese e alleorganizzazioni di rappresentanza.Il decreto legislativo 81/08, riprendendo ildettato costituzionale, ha costruito un sistemadi rapporti molto stretti tra Stato, Regioni eP. A., in un contesto che, oltre ad avere unaforte connotazione sanitaria, quale sistema digaranzia della tutela della salute dei lavoratori,afferisce in maniera rilevante ai temi più generalidel welfare.Tutte le Regioni e P.A. hanno istituito i ComitatiRegionali di Coordinamento, che costituiscono lanecessaria cabina di regia interistituzionale degliinterventi, hanno corrisposto agli impegni dettatidalle norme con i documenti di programmazionenazionali ed in particolare con il Patto perla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro(DPCM 17/12/2007) e con il Piano Nazionaledella Prevenzione 2010-2012, che sono statiformalizzati, in ciascun territorio, nei rispettiviPiani Regionali di Prevenzione.Sulla base delle informazioni epidemiologicheFigura 1.1 – In ordinata è rappresentato il tasso di incidenza per 1000 addetti degli infortuni gravi T30(con prognosi maggiore di 30 giorni o con postumi permanenti o morte) suddiviso per comparto, Italia,anno 2010. I comparti posti più in alto nella figura hanno un rischio individuale di infortunio più alto.La dimensione di ciascuna bolla invece è proporzionale al numero assoluto degli infortuni gravi T30nel comparto; questa informazione fornisce indicazioni sul carico complessivo di danni alla salute. Neicomparti a basso rischio individuale, un numero elevato di eventi è dovuto al numero molto elevato dilavoratori di quel comparto (es. Servizi).Fonte: Flussi INAIL Regioni, elaborazione PREO.
10. 14disponibili, sono stati da tempo avviati i Piani diPrevenzione degli infortuni in Agricoltura e nelcomparto delle Costruzioni che, come si puòvedere sia nell’appendice dedicata all’analisidel contesto sia in Figura 1.1, hanno un tassodi incidenza elevato di infortuni gravi (rischioindividuale) accompagnato da un numeroassoluto consistente di eventi gravi (“carico dimalattia” sulla salute della popolazione). Semprefacendo riferimento alla Figura 1.1, si puònotare che anche altri comparti si distinguono oper il tasso di incidenza elevato o per il numeroassoluto elevato di infortuni pur in presenza diun basso rischio individuale.La disponibilità di sistemi informativi semprepiù raffinati ha permesso alle regioni diprogrammare gli interventi di prevenzionedai rischi e dalle patologie correlate al lavoroa partire dalla conoscenza del territorio,dall’analisi degli eventi più frequenti e più gravinella popolazione lavorativa regionale, tenendoconto, altresì, della disponibilità di strumentiefficaci a contenerli. Dunque, le regioni non sisono limitate ad accogliere una programmazioneautorevole e ricca a cui esse hanno partecipatoe partecipano, rappresentata dai Piani NazionaliAgricoltura e Costruzioni, ma hanno pianificatoe definito strategie d’intervento in ulteriori ediversi comparti (e per altri rischi, trasversalia più settori) individuati come prioritari in esitoall’analisi del contesto epidemiologico regionale.Per quanto riguarda la prevenzione dellemalattie professionali, la disponibilità diinformazioni sugli eventi registrati deve essereaccompagnata da una precisa mappatura deirischi attualmente presenti nel territorio; infatti,le malattie professionali si distinguono dagliinfortuni sul lavoro per alcune peculiarità quali:•	la maggior percentuale di casi con postumipermanenti o mortali rispetto alle definizioniper sola assenza temporanea dal lavoro, inparteperchéesisteunarilevantesottonotificache riguarda, anche se in misura diversa,sia i casi lievi sia quelli gravi, e in parte perle stesse caratteristiche della patologia chetalvolta determina danni permanenti senzaFigura 1.2 – Percentuale di malattie professionali definite in temporanea (non gravi), con postumipermanenti (gravi non mortali) e mortali sul totale delle malattie professionali denunciate, Italia, anno2010.Fonte: Flussi INAIL Regioni, elaborazione PREO.1,5%27,8%70,7%MORTALI GRAVI non mortali NON GRAVI1 - s t r a t e g i a
11. 15causare assenza dal lavoro (es. ipoacusiada rumore);•	il periodo di latenza in qualche casomolto lungo per alcuni tipi di patologiatra inizio dell’esposizione ed insorgenzadella malattia: breve, per esempio, per lesensibilizzazioni ad allergeni, molto lungo,fino a decenni, per le neoplasie;•	la difficoltà di individuare l’aziendaresponsabile in assenza di un eventofacilmente collocabile nel tempo, e quindi ilcomparto, quando le esposizioni sono statemultiple e prolungate.In Figura 1.2 sono riportate le percentuali dimalattie professionali denunciate nel 2010 edefinite in temporanea (non gravi), con postumipermanenti (gravi non mortali) e mortali.Tuttavia si deve ricordare che circa l’84% deicasi mortali è rappresentato da neoplasie daamianto (carcinomi del polmone e mesoteliomidella pleura – vedi approfondimento nel Capitolo3) riferibili ad esposizioni che ora non esistonopiù essendo stato vietato l’uso dell’amiantodalla legge 257 del 1992. In questo casol’informazione sugli eventi è utile per definireazioni di assistenza e di sorveglianza sanitariaad ex esposti (prevenzione secondaria) ma, perla programmazione delle attività di prevenzioneprimaria e per la definizione delle priorità diintervento in azienda, è necessario basarsi anchesu una precisa conoscenza del territorio e deirischi connessi alle lavorazioni che potrebberodeterminare la malattia dopo molti anni. Aquesto scopo, fin dalla loro istituzione, i servizidi prevenzione in ambienti di lavoro delle ASLhanno analizzato i rischi per comparto produttivoe spesso hanno pubblicato dati e indicazioniper azioni di bonifica dei rischi. Infine, i serviziricevono e gestiscono le informazioni relative airegistri di esposizione istituiti dalle aziende inbase alla normativa vigente.d e g l i i n t e r v e n t i
12. AttivitÀ di prevenzione
13. 17I Piani Regionali di Prevenzione (PRP) sonostati redatti sulla base delle indicazioni del PianoNazionale di Prevenzione (PNP) approvatoattraverso l’intesa tra lo Stato e le Regionidel 29/04/2010. Per il triennio 2010 – 2012,la Conferenza Stato Regioni, con l’intesa del03/12/2009, ha destinato 200 milioni di euro, oltrealle risorse già previste per la realizzazione degliobiettivi del Piano Sanitario Nazionale (PSN),per sostenere il raggiungimento degli obiettivi delPNP, per lo sviluppo dei sistemi di sorveglianza eper l’armonizzazione delle attività di prevenzionenegli ambiti territoriali. L’accordo prevedevache l’anno 2010 fosse dedicato alla fase diredazione dei piani regionali e alla successivavalutazione del CCM (Centro Controllo Malattie)del Ministero della Salute con la collaborazionedel CNESPS. I piani sono stati rivisti sotto ilprofilo della fattibilità, della coerenza con il PNPe della coerenza tra azioni, metodi e obiettivi daraggiungere. Questa valutazione propedeutica(ex ante) si è conclusa con la certificazione deipiani completi di cronoprogramma di cui si è datoconto nella precedente pubblicazione relativaalle attività del 2010.Successivamente, si è passati alla fase direalizzazione; il 2011 è stato il primo annodi vera e propria attuazione dei progetti ed èattualmente in corso la prima verifica annualedel raggiungimento degli obiettivi previsti daicronoprogrammi regionali. La verifica degliadempimenti è eseguita dal CCM che certificai progressi della realizzazione del PRP nellesingole regioni sulla base della documentazionericevuta.È utile ricordare che, per quanto riguardagli ambienti di lavoro, i Piani Regionali diPrevenzione (PRP) relativi al triennio 2010 –2012, sono finalizzati all’incremento dei livelli diefficacia e di efficienza dei sistemi regionali diprevenzione e sono indirizzati verso i compartia maggior rischio, perseguendo gli obiettivigenerali del PNP di ridurre gli infortuni gravi emortali e le malattie professionali, favorire losviluppo di sistemi di monitoraggio e contrastarei fattori di rischio di patologie professionali conparticolare riferimento a quelle tumorali.Le regioni, con i PRP, hanno sviluppato unaprogrammazione strategica regionale mirataal rischio; hanno fornito linee di indirizzo esupporto tecnico all’avvio ed al proseguimentodei programmi, anche attraverso attività diformazione, assistenza, comunicazione; hannoprevisto di monitorare i principali indicatori diprocesso e risultato dei programmi sul territorioregionale; hanno garantito il raccordo tra iprogrammi centrali e quelli locali delle AziendeSanitarie Locali.Oltre che in edilizia e agricoltura, le regioni hannoprevisto interventi in altri comparti secondo unapianificazione strategica che si basa su criteridi graduazione del rischio; la “qualità” dellapianificazione, ovvero la capacità delle regioni edelle ASL di programmare e scegliere interventiprioritari e improntati all’efficacia dell’azionepreventiva è stata ricercata attraverso unadettagliata analisi del contesto operata, a livellolocale, secondo parametri quali: gravità efrequenza dei danni (analizzata anche attingendoa fonti informative nazionali, ad esempio FlussiInformativi INAIL – Regioni), prevenibilità deidanni, rappresentatività sul territorio del settore(ad esempio comparti tipici, anche per ragionidi equità), dimensione delle aziende, esiti dei1. GLI STRUMENTI DIPROGRAMMAZIONE2 - AttivitÀ di prevenzione1.1 I Piani Regionali diPrevenzione 2010-2012
14. 2 - At t i v i t À d i18controlli già effettuati, settori scarsamenteindagati (ad esempio imprese di pulizia, mense,alberghi, trasporti, logistica ed altri), presenzadi rischi emergenti, bisogni emersi direttamentedai luoghi di lavoro e dal territorio rappresentatidai RLS/RLST e dai lavoratori. Tutto questo èstato reso possibile anche dallo sviluppo disistemi informativi regionali che, integrati conquelli nazionali, hanno consentito di svilupparele analisi di contesto di ciascuna regione; non èpossibile dare conto dettagliatamente in questasede di questa complessa attività, pertanto sirimanda alla lettura dei PRP disponibili nel sitodel Ministero della Salute (vedi sitografia).Analizzando le relazioni inviate dalle regioni alMinistero si può affermare in via preliminare che64 piani (93%) sono stati regolarmente avviatimentre soltanto 5 sono stati rinviati, totalmenteo parzialmente, al 2012. Il 97 % degli obiettividi processo e/o di risultato dei progetti risultaraggiunto.Il primo di aprile 2012 si è concluso il progettoCCM “Piano Nazionale di Prevenzione inEdilizia”, avviato il 2 aprile 2009 e prorogato conspecifico “Atto aggiuntivo” del 28 marzo 2011fino al primo aprile 2012.I risultati si possono in estrema sintesirappresentare con:•	la programmazione uniforme in ogni regionedegli interventi preventivi e di controllo conpiani di prevenzione specifici;•	la formazione diffusa degli operatori dellaprevenzione dei Servizi della ASL concontenuti e moduli didattici sperimentati dalgruppo nazionale;•	la condivisione di aspetti critici di prevenzionee di modalità di vigilanza con le DTL;•	la lotta al lavoro nero;•	lo sviluppo di modelli innovativi di controllodei cantieri, ormai praticati in vasta parte delterritorio nazionale, che utilizzano un’azionepreliminare di intelligence del territorio;•	la realizzazione del portale www.prevenzionecantieri.it che, per la vesteistituzionale e il contributo delle parti socialie per i contenuti di qualità e di specificità,costituisce sempre più un punto diriferimento per gli operatori pubblici e privatiche si occupano della materia sia dal puntodi vista del controllo che della formazione,informazione e assistenza;•	la definizione di un piano di valutazionecompleto di indicatori e standard attesi, utileper la riprogrammazione delle attività.Il Piano nazionale edilizia è stato corredato di unpiano di valutazione del processo e dell’impattosulla salute; risultati attualmente disponibiliriguardano le azioni svolte e quindi il processo,mentre per la valutazione dell’impatto sullasalute è necessario attendere i dati infortunisticirelativi agli anni successivi agli interventi.Le prime relazioni di attività degli enti coinvoltinel piano forniscono utili indicazioni perindirizzare successivi interventi di prevenzionemirati alle situazioni più critiche. Infatti, sonostati evidenziate:•	alte percentuali di lavoro irregolare: 61% dilavoratori irregolari nei controlli delle DTL,78% di imprese edili irregolari dai controlliINAIL, con una media di 2 lavoratori irregolariper ogni azienda•	riduzione delle sanzioni in materia disicurezza antinfortunistica: -16% secondo idati del Ministero del Lavoro, -3% secondo idati forniti dalle regioni. I dati concordano siasulla tipologia di violazione che si presentacon maggiore frequenza (al primo postoci sono situazioni che possono provocarecadute dall’alto che, peraltro, sono la primacausa di infortunio mortale) sia sui soggetti1.2 Il Piano Nazionale diprevenzione in Edilizia
15. p r e v e n z i o n e19sanzionati più frequentemente (al primoposto troviamo le imprese, seguite daicoordinatori).•	si sta affermando un metodo di vigilanzache utilizza un “livello propedeutico diintelligence” utile a programmare interventimirati secondo obiettivi prestabiliti. Questometodo, già a regime per l’attività INAIL ai finidell’identificazione delle aziende a maggiorrischio di evasione/elusione/sommerso,è in fase avanzata di sperimentazioneper l’attività delle ASL per l’identificazionedei cantieri a maggior rischio presunto diinfortunio sul lavoro.Inoltre è emerso che la collaborazione tra Enti,che trova la sua naturale collocazione neicomitati di coordinamento di cui all’art. 7 delDLgs 81/08, allargata per quanto possibile aiComitati paritetici e alle forze di polizia locali estatali, deve essere rafforzata secondo criterinuovi, basati sulla formazione congiunta, sullacomunicazione in rete e sulla condivisione dibanche dati, al fine di:•	evitare sovrapposizione di controlli deidiversi Enti;•	effettuare interventi sia sulla sicurezza eigiene del lavoro che sulla regolarità deirapporti di lavoro;•	intervenire su tipologie edili ritenute dimaggior interesse (ad esempio operepubbliche, aree di grande sviluppourbanistico, grandi ristrutturazioni, …);•	ridurre al minimo la disomogeneità dicomportamenti delle differenti strutture e deisingoli operatori.La crisi del settore, a fronte del numero dellenotifiche preliminari che non mostra flessionievidenti, ha comportato una importantecontrazione dei cantieri operativi; ciò obbliga adaccelerare la revisione di obiettivi e metodi dellavigilanza, che dovranno permettere:•	un controllo ampio del territorio, per tuttii giorni della settimana e tutto il periododell’anno;•	programmi di vigilanza mirata alle graviirregolarità in materia di sicurezza eall’utilizzo del lavoro nero e irregolare, equindi alla concorrenza sleale verso leimprese che rispettano le regole;•	un utilizzo ottimale delle risorse disponibili,che si può favorire sfruttando al meglio letecnologie informatiche e la forte esperienzamaturata con il Piano Nazionale diPrevenzione in Edilizia.Ulteriori commenti sui risultati ottenuti dal pianopossono essere reperiti nel sito internet dedicato(vedi sitografia). Il testo del piano nazionaleprevenzione in edilizia è consultabile anche nelsito del Ministero della Salute (vedi sitografia).Il Piano Nazionale Agricoltura prevedel’effettuazione di interventi ispettivi da parte delleASL in tutte le regioni e province autonome,il coordinamento e l’integrazione dei diversiprogetti regionali, la realizzazione di alcunispecifici obiettivi nazionali, che coinvolgano latotalità del territorio.Gli obiettivi nazionali comprendono:•	la creazione in tutte le ASL di un’anagrafeaggiornata delle aziende agricole, anchein collaborazione con i servizi veterinariregionali e dei dipartimenti di prevenzione,oltre a quella di altri interlocutori del settore;•	l’attivazione di programmi per la riduzionedei rischi più gravi (trattori e altri macchinari);•	l’attivazione di una campagna di controllodell’applicazione della normativa di sicurezzaanche in sede di commercio delle macchine;•	campagnediadeguamentodelleattrezzature1.3 Il Piano Nazionale diPrevenzione in Agricolturae Silvicoltura
16. 2 - At t i v i t À d i20di lavoro ai requisiti di sicurezza;•	la partecipazione alla definizione di idoneicriteri per garantire l’inserimento di requisitidi sicurezza e salute sul lavoro nei Pianidi Sviluppo Rurale e in altre forme difinanziamento agevolato;•	la formazione degli operatori pubblici diprevenzione nei luoghi di lavoro;•	la formazione dei lavoratori agricoli;•	la diffusione a livello nazionale di buoneprassi relative a tematiche complesse;•	la produzione di materiali divulgativi emanuali.Le azioni previste nei piani regionali diprevenzione costituiscono una parte qualificantedell’attività ma, pur essendo progettatecoerentemente con il Piano Nazionale dellaPrevenzione, restano tasselli isolati nelle singolerealtà. Resta pertanto la necessità di coordinarele azioni di prevenzione tra le stesse regioni etra altri Enti dello Stato che svolgono funzionicorrelate alla prevenzione nei luoghi di lavoro. Diciò si darà conto sia in questo paragrafo, dedicatoal coordinamento tra regioni, sia nel paragrafosuccessivo, dedicato al coordinamento tra Entia livello regionale.La strategia sviluppata dal gruppo di lavoroche costituisce il Coordinamento TecnicoInterregionale nei Luoghi di Lavoro è statafinalizzata al raggiungimento dei seguentiobiettivi generali:•	rappresentare il sistema delle regioni nelComitato per l’indirizzo e la valutazionedelle politiche attive per il coordinamentodi cui all’art. 5, nella commissioneconsultiva permanente di cui all’art.6, nellaCommissione per gli Interpelli (art. 12) e neitavoli di lavoro istituzionali finalizzati allapiena attuazione del D.Lgs. 81/08 in materiadi legislazione concorrente;•	pianificare a livello nazionale le attività diprevenzione da svolgere in coordinamentotra enti e parti sociali nell’ambito dei ComitatiRegionali di Coordinamento di cui all’art.7 del DLgs. 81/08, al fine di sviluppareinterventi orientati all’incremento dei livellidi sicurezza e protezione secondo le prioritàdel Piano Nazionale di Prevenzione e deiPiani Regionali di Prevenzione;•	monitorare la copertura dei Livelli Essenzialidi Assistenza (controllo del 5% delleunità locali con almeno un dipendente oequiparato), orientando le attività dei servizidelle ASL verso le priorità di salute ed ilcontrasto dei rischi più gravi.Nell’arco dell’anno 2011 le attività del Gruppo diCoordinamento Tecnico Interregionale PISLL sisono articolate in 11 incontri collegiali, dei quali4 con modalità di videoconferenza e 7 presso ladelegazione di Roma della Regione del Veneto.Per quel che concerne l’obiettivo delcoordinamento delle attività tra le regioni, essosi è sostanziato:•	nella condivisione delle aree di intervento, poisviluppate da ciascuna regione nell’ambitodei rispettivi Piani di Prevenzione, attuatividelle linee strategiche del Piano SanitarioNazionale e di quelle articolate nel PianoNazionale della Prevenzione in Ediliziae nel Piano Nazionale di Prevenzione inAgricoltura (PNA);2. I LUOGHI DELLAPROGETTAZIONE2.1 Il Coordinamento Tecnicointerregionale
17. p r e v e n z i o n e21Tabella 2.1 – Documenti definiti in relazione all’emissione di provvedimenti attuativi del D.Lgs. 81/2008da realizzare in collaborazione con lo Stato.Fonte: Coordinamento Tecnico Interregionale1Individuazione delle particolari esigenze connesse all’espletamento delle attività delDipartimento di Protezione civile (art. 3, comma 2, D.Lgs. n. 81/2008)2Disposizioni per l’applicazione del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 alle scuole ed alle università(art. 3, comma 2, D.Lgs. n. 81/2008)3Disposizioni per l’applicazione del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 alle cooperative sociali edalle organizzazioni di volontariato della protezione civile (art. 3, comma 3-bis, D.Lgs. n.81/2008 – DM 13 aprile 2011)4Parere sullo schema di decreto ministeriale sulle regole tecniche per la realizzazione delSINP (art. 8 D.Lgs. n. 81/2008 – Accordo Stato-Regioni 21 dicembre 2011)5Indicazioni per la valutazione dello stress lavoro-correlato (circolare della Commissioneconsultiva permanente)6Chiarimenti sul sistema di controllo ed indicazioni per l’adozione del sistema disciplinareper le aziende che hanno adottato un modello di organizzazione e gestione ex art. 30 delD.Lgs. n. 81/2008 (circolare della Commissione consultiva permanente)7Formazione del datore di lavoro-RSPP (art. 34 D.Lgs. n. 81/2008 – Accordo Stato-Regioni21 dicembre 2011)8Formazione dei lavoratori, preposti e dirigenti (art. 37 D.Lgs. n. 81/2008 – Accordo Stato-Regioni 21 dicembre 2011)9Disciplina delle modalità di effettuazione delle verifiche periodiche di cui all’All. VII delD.Lgs. n. 81/2008, nonché dei criteri per l’abilitazione dei soggetti di cui all’art. 71, comma13 del D.Lgs. n. 81/2008 (DM 11 aprile 2011)10Definizione dei criteri di rilascio delle autorizzazioni alle aziende per i lavori sotto tensione(art. 82, comma 2, D.Lgs. n. 81/2008 – DM 14 febbraio 2011)11Designazione del comitato consultivo per la determinazione dei valori limitenell’esposizione professionale agli agenti chimici (art. 232 D.Lgs. n. 81/2008)12Orientamenti pratici per la determinazione delle esposizioni sporadiche e di deboleintensità all’amianto di cui all’art. 249 del D.Lgs. n. 81/2008 (Circolare della Commissioneconsultiva)13Parere sul concetto di eccezionalità del sollevamento di persone con mezzi non destinatia tale scopo di cui al punto 3.1.4. dell’All. VI al D.Lgs. 81/2008 (Circolare dellaCommissione consultiva)14Regolamento sulle modalità di applicazione in ambito ferroviario del DM n. 388/2003 (art.45, comma 3, D.Lgs. n. 81/2008 – DM 24 gennaio 2011)15Procedure per la fornitura di calcestruzzo in cantiere (Circolare della Commissioneconsultiva)
18. 2 - At t i v i t À d i22•	nella raccolta dei dati di attività svolta dalleregioni nell’anno 2010 e nella redazione delreport di attività.In relazione ai provvedimenti attuativi delD.Lgs. 81/2008, da realizzare in collaborazionecon lo Stato, le regioni hanno partecipato alladefinizione di 15 documenti (Tabella 2.1)Il Coordinamento Tecnico Interregionale PISLLha provveduto alla raccolta del materialeinformativo sullo stato di operatività dei ComitatiRegionali di Coordinamento ex art. 7 delD.Lgs. n. 81/2008, sulle iniziative di formazionesvolte dalle regioni in ottemperanza all’art. 11,comma 7, del medesimo decreto, nonché sullaprogrammazione in materia prevenzionistica,per l’elaborazione delle relazioni finalizzatealle audizioni tenutesi presso la Commissioned’inchiesta del Senato sulle morti bianche il 25maggio ed il 27 luglio 2011.Delegati del coordinamento hanno partecipatoai lavori:•	del Comitato per l’indirizzo e la valutazionedelle politiche attive e per il coordinamentonazionale delle attività di vigilanza in materiadi salute e sicurezza sul lavoro (Art. 5 Dlgs81/08);•	della Commissione consultiva permanenteper la salute e sicurezza sul lavoro esottocomitati di lavoro collegati (Art. 6 DLgs81/08); vedi in Tabella 2.2 i documentiapprovati nel 2011.Infine il Coordinamento ha costituito sottogruppidi lavoro al fine di trattare in modo approfonditole tematiche oggetto di specifici provvedimentinormativi di natura tecnica di interesse generale.InTabella2.3sonoriportatiiprincipalisottogruppidi lavoro dedicati a temi specifici.Tabella 2.2 – Documenti approvati dalla Commissione Consultiva Permanente (10 rappresentanti delleRegioni e P.A.) ai sensi del D.Lgs. 81/08 nel 2011.Fonte: Coordinamento Tecnico Interregionale1Documento sulla presentazione delle “buone prassi” a tutela delle “differenze di genere” aifini della loro validazione2Documento per l’identificazione degli orientamenti pratici per le determinazione delle c.d.ESEDI in materia di amianto, ai sensi dei commi 2 e 4 dell’articolo 249 del D.lgs. n.81/20083Prime indicazioni esplicative sulle implicazioni REACH e CLP (agenti chimici) ed altrinell’ambito della normativa vigente in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro4Documento recante indicazioni procedurali ai fini della corretta fornitura di calcestruzzopreconfezionato in cantiere5Indirizzi pratici per gli operatori in relazione alle condizioni di “eccezionalità” checonsentono l’utilizzo “in sicurezza” di attrezzature di lavoro non progettate a tale scopo peril sollevamento di persone6Documento che individua, ai sensi dell’articolo 30, comma 5, del d.lgs. n. 81/2008 lemancate corrispondenze tra i modelli di organizzazione e gestione della salute e sicurezzaelaborati secondo le linee guida UNI-INAIL o BS 18001 e gli elementi indicati dall’articolo30 del “testo unico”7Validazione di una Banca dati, elaborata dal CTP di Torino, utile ai sensi dell’articolo 190,comma 5-bis, del d.lgs. n. 81/2008, relativamente alla valutazione del rumore
19. p r e v e n z i o n e23In tutte le regioni risultano attivati i ComitatiRegionali di Coordinamento ex art. 7, D.Lgs. 9aprile 2008, n. 81, finalizzati alla programmazionecoordinata degli interventi.Lo stato di realizzazione di tale complessosistema di promozione della salute e dellasicurezza, come definito all’art. 2, comma 1, lett.p del DLgs 81/2008, è avanzato e generalmentela fase di start up è stata conclusa comeevidenziato nella relazione di attività del 2010;si tratta ora di rendere pienamente operativele funzioni di pianificazione e programmazionecoordinata tra enti istituzionali ed attori sociali.Particolare attenzione è rivolta al monitoraggiodegli interventi coordinati fra enti a livelloregionale (in particolare con Direzioni Provincialidel Lavoro, INAIL, INPS e VV.F) al fine dimigliorare la copertura del territorio ed evitareinutili duplicazioni di controlli. Le attività divigilanza, in particolare in coordinamento tra enti,sono state indirizzate verso i comparti a maggiorrischio infortunistico, edilizia ed agricoltura, e piùin generale verso il contrasto degli infortuni edelle malattie professionali.Tabella 2.3 – Principali sottogruppi di lavoro delCoordinamento Tecnico Interregionale.Fonte: Coordinamento Tecnico Interregionale2.2 I Comitati Regionali diCoordinamento1Delegati a partecipare a Tavolitecnici aperti con ministeri2Coordinamento InterregionalePrevenzione3 CNESPS, Gruppo Tecnico4 Piano Nazionale Agricoltura5 Piano Nazionale Edilizia6Flussi informativi e sistemi disorveglianza7 Macchine e Impianti8 Porti9 Stress lavoro correlato10 Formazione11 Progetto12 “Monitoraggio silice”13 Agenti Fisici14 Agenti chimici e cancerogeni15 Amianto e altre fibre16Infortuni sul lavoro; partecipazione alprogetto INAIL17Malattie professionali; partecipazioneal progetto INAIL18 Sicurezza nelle ferrovie19 Grandi opere
20. 2 - At t i v i t À d i24La necessità di garantire l’uniformità delleprestazioni sul territorio nazionale, sia dalpunto di vista qualitativo sia dal punto di vistaquantitativo, nonostante la frammentazioneterritoriale delle ASL, ha portato allo sviluppodi piani condivisi a livello nazionale, con ladefinizione di standard e indicatori, e di attivitàcomuni di formazione per gli operatori addettialle attività di vigilanza in edilizia ed agricoltura eper gli addetti allo svolgimento delle indagini permalattia professionale e per infortunio sul lavoro.Questa attività formativa si è sviluppata ancheattraverso la sperimentazione della formazionea distanza (FAD).L’attività di vigilanza dei servizi di prevenzionein ambienti di lavoro delle ASL comprende uninsieme articolato di funzioni di controllo; traqueste si colloca l’obiettivo del raggiungimentodel livello essenziale di assistenza (LEA),costituito dal numero di controlli sulla salute esicurezza degli ambienti di lavoro almeno nel5% delle unità locali con uno o più dipendenti oequiparati.La verifica dei volumi di attività delle regioniha evidenziato come il sistema regionale diprevenzione negli ambienti di lavoro nel suocomplesso sia stato in grado di garantire questorisultato già dal 2007.La Tabella 2.4 riassume le principali azioniattuate dalle ASL. Nelle Figure 2.1 – 2.19 sono3. LE AZIONI DEI SERVIZIDELLE ASL NEL 20113.1 Le attività di vigilanzaTabella 2.4 – Sintesi dei dati generali di vigilanza, periodo 2007-2011.Fonte: Monitoraggio effettuato dal Coordinamento Tecnico Interregionale, elaborazione PREO.2007 2008 2009 2010 2011N° Totale aziende oggetto di ispezione(comprese ispezioni per rilascio pareri)120.196 138.510 158.663 162.525 160.967N° cantieri edili ispezionati 41.457 51.913 54.343 53.165 54.683N° cantieri edili non a norma 21.682 22.999 21.546 19.443 18.530Percentuale cantieri edili non a norma sucantieri edili ispezionati52,3% 44,3% 39,6% 36,6% 33,9%N° aziende agricole ispezionate 3.701 4.178 4.740 5.980 7.616N° aziende agricole non a norma n.d. 663 763 1.055 1.590Percentuale aziende agricole non a normasu aziende agricole ispezionaten.d. 15,9% 16,1% 17,6% 20,9%N° inchieste infortuni concluse 21.573 21.682 19.273 16.337 16.958N° inchieste malattie professionaliconcluse8.603 10.417 10.214 8.863 9.909N° aziende o cantieri controllati conindagini di igiene industriale3.552 3.658 2.261 3.519 1.872
21. p r e v e n z i o n e25meglio dettagliate le attività svolte negli ultimianni.Dal 2007, anno di sottoscrizione del PattoStato Regioni per la promozione della salute edella sicurezza nei luoghi di lavoro, vi è statoun incremento del 34% circa delle aziendeispezionate e del 32% circa dei cantieriispezionati. Seguendo le indicazioni del PianoNazionale Edilizia, la vigilanza coordinata tra entiè stata finalizzata al controllo dei rischi di cadutadall’alto, di seppellimento e della regolarità dellavoro per il contrasto delle forme in nero e dellavoro grigio.La pianificazione ha perseguitol’omogeneizzazione delle pratiche di controlloda parte dei servizi al fine di garantire il massimodella uniformità nei controlli effettuati in ambitoregionale. A tal fine, sono state emesse diverseprocedure operative indirizzate ai principalicomparti a rischio, quali edilizia ed agricoltura.COPERTURA DEL LEA - PATTO PER LASALUTEFacendo riferimento al Patto Stato Regioni,D.P.C.M. 17.12.2007, che fissa l’obiettivo dicontrollare almeno il 5 % delle unità locali condipendenti o equiparati, i grafici delle Figure2.1 - 2.3 documentano il raggiungimento dellacopertura del Livello Essenziale di Assistenzaa livello nazionale e l’aumento del numerodi regioni e province autonome che hannoconseguito il risultato.L’obiettivo indicato dal Patto per la salute e lasicurezza nei luoghi di lavoro risulta raggiunto egarantito a livello nazionale, pur in presenza didisomogeneità territoriale. Il principale risultatoattesta il miglioramento quantitativo delleprestazionicheèstatoperseguitofindal2006,maanche qualitativo (efficacia ed appropriatezza) inquanto l’azione di prevenzione è stata orientataverso i comparti a maggior rischio per la salute.Figura 2.1 – Percentuale delle aziende con dipendenti o equiparati ispezionate dai servizi di prevenzionein ambienti di lavoro delle ASL, periodo 2006 – 2011. Dopo il DPCM 17.12.2007 la percentuale si èmantenuta stabilmente al di sopra del livello minimo previsto del 5%; dal 2009 in poi il livello complessivosupera il 6%.Fonte: Monitoraggio effettuato dal Coordinamento Tecnico Interregionale, elaborazione PREO.5,07% 5,37%6,78% 6,63% 6,61%4,48%0%1%2%3%4%5%6%7%2006 2007 2008 2009 2010 2011Obiettivo del 5% previsto dal patto per la salute
22. 2 - At t i v i t À d i26Figura 2.2 – Percentuale di aziende con dipendenti ispezionate nelle regioni, periodo 2009 – 2011.Fonte: Monitoraggio effettuato dal Coordinamento Tecnico Interregionale, elaborazione PREO.6,65,410,410,910,24,16,14,75,05,34,17,56,97,65,95,45,510,53,93,812,44,46,65,29,111,111,03,23,54,64,44,66,46,86,08,26,15,65,910,43,63,115,05,06,84,67,811,911,01,95,85,34,04,14,75,76,09,06,54,76,29,66,63,411,66,00 2 4 6 8 10 12 14 16ITALIAVenetoV. DAostaUmbriaToscanaSiciliaSardegnaPugliaPiemonteP.A. TrentoP.A. BolzanoMoliseMarcheLombardiaLiguriaLazioF.V. GiuliaE. RomagnaCampaniaCalabriaBasilicataAbruzzo200920102011
23. p r e v e n z i o n e27Figura 2.3 – Numero di regioni al di sopra del 5%di aziende ispezionate sul totale delle aziendecon dipendenti o equiparati, periodo 2008-2011.Fonte:MonitoraggioeffettuatodalCoordinamentoTecnico Interregionale, elaborazione PREO.Figura 2.4 – Numero di aziende ispezionate intutti i comparti produttivi, periodo 2009-2011.Fonte:MonitoraggioeffettuatodalCoordinamentoTecnico Interregionale, elaborazione PREO.Figura 2.6 – Numero di violazioni riscontrate intutti i comparti produttivi, periodo 2009-2011.Fonte:MonitoraggioeffettuatodalCoordinamentoTecnico Interregionale, elaborazione PREO.Figura 2.5 – Numero complessivo di sopralluoghiin tutti i comparti produttivi, periodo 2009-2011.Fonte:MonitoraggioeffettuatodalCoordinamentoTecnico Interregionale, elaborazione PREO.Figura 2.7 – Importo complessivo di tutte lesanzioni amministrative (ex Legge 689/81,incluse quelle introdotte dall’art. 301–bis delD.Lgs 81/08) e penali (ex D.Lgs 758/94) in tutti icomparti produttivi, periodo 2009-2011.Fonte:MonitoraggioeffettuatodalCoordinamentoTecnico Interregionale, elaborazione PREO.L’adozione di un sistema di monitoraggio deilivelli di produttività e l’azione di benchmarkingcome metodo di miglioramento continuo, hannofavorito l’incremento dei livelli di efficienzaindicati.Esaminando in dettaglio le specifiche attivitàsvolte (Figure 2.4 - 2.7), si evidenzia che icontrolli effettuati sono aumentati in valoreassoluto fino al 2010 (oltre 160.000 aziende vistecon quasi 220.000 sopralluoghi) e poi lievementediminuiti nel 2011. Si sottolinea che, anche per glieffetti della recente crisi economica, è diminuito ilnumero di aziende su cui si calcola l’obiettivo LEAche, per il 2011, è stato basato sulle informazionipiù recenti disponibili che al momento della162.525 160.967158.6632009 2010 2011219.679216.861209.9102009 2010 201153.93958.16853.8952009 2010 2011141315132008 2009 2010 201155.564.06853.836.73266.225.6762009 2010 2011
24. 2 - At t i v i t À d i28pianificazione erano quelle relative al 2009.Sono in lieve aumento le violazioni riscontrate intutti i comparti ma il loro numero è ancora inferiorea quello pre-crisi (nel 2008 circa 70.000).EDILIZIANelle Figure 2.8 - 2.10 sono riportati i dati diattività dei servizi delle regioni del 2011 e delbiennio precedente; si conferma, a fronte di unaumento del numero di cantieri e di aziendeedili controllati, una diminuzione delle situazioniirregolari dal punto di vista della sicurezza sullavoro.Le informazioni sulle attività connesse allabonifica di materiali contenenti amianto sonoriportate nel capitolo 3.Figura 2.8 – Numero di cantieri ispezionati nelle regioni, periodo 2009-2011. L’obiettivo nazionaletendenziale è di 50.000 cantieri all’anno.Fonte: Monitoraggio effettuato dal Coordinamento Tecnico Interregionale, elaborazione PREO.1.9061.3221.1923.7384.9621.7146.1561.5749.7681.5802542.4731.2275101.8531.2891.4785.0932.3002293.7251.5671.3679892.1056.3911.2915.9041.8228.3221.5792662.5411.3485292.0111.3601.4575.4282.1942194.4751.3581.1881.1312.9636.2781.3605.1471.8038.9631.9792532.6219216121.6952.2602.1275.2301.9382254.631- 2.000 4.000 6.000 8.000 10.000AbruzzoBasilicataCalabriaCampaniaE. RomagnaF.V. GiuliaLazioLiguriaLombardiaMarcheMolisePiemonteP.A. BolzanoP.A. TrentoPugliaSardegnaSiciliaToscanaUmbriaV. DAostaVeneto200920102011ITALIA2009 54.3432010 53.1652011 54.683
25. p r e v e n z i o n e29Figura 2.9 – Percentuale di cantieri ispezionati su notificati nelle regioni, periodo 2009-2011.Fonte: Monitoraggio effettuato dal Coordinamento Tecnico Interregionale, elaborazione PREO.28%52%20%20%18%21%36%14%20%18%15%9%32%8%10%16%14%19%33%15%14%19%15%50%17%13%19%15%34%15%13%17%19%9%35%8%10%20%11%19%30%13%15%16%15%45%21%14%21%17%31%15%14%21%17%10%21%10%10%30%15%18%31%12%15%17%0% 10% 20% 30% 40% 50% 60%AbruzzoBasilicataCalabriaCampaniaE. RomagnaF.V. GiuliaLazioLiguriaLombardiaMarcheMolisePiemonteP. BolzanoP. TrentoPugliaSardegnaSiciliaToscanaUmbriaV. DAostaVenetoITALIA200920102011
26. 2 - At t i v i t À d i30Figura 2.10 – Percentuale di cantieri ispezionati “non a norma” sul totale ispezionati nelle regioni,periodo 2009-2011.Fonte: Monitoraggio effettuato dal Coordinamento Tecnico Interregionale, elaborazione PREO.32%33%44%47%36%33%39%39%48%34%61%60%42%55%46%21%29%28%16%48%45%40%32%45%57%48%32%24%42%36%33%32%30%61%45%45%46%23%35%28%13%48%42%37%31%40%52%29%32%21%43%24%33%24%12%59%55%53%36%15%40%26%15%48%41%34%0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70%AbruzzoBasilicataCalabriaCampaniaE. RomagnaF.V. GiuliaLazioLiguriaLombardiaMarcheMolisePiemonteP.A. BolzanoP.A. TrentoPugliaSardegnaSiciliaToscanaUmbriaV. DAostaVenetoITALIA200920102011
27. p r e v e n z i o n e31AGRICOLTURALe attività di controllo e vigilanza, oltre chenelle aziende agricole, viene svolta anche nellerivendite di macchine agricole e in occasionedi fiere del settore. Il risultato complessivo di10.000 aziende ispezionate non è ancora statoraggiunto (si prevede nel 2012). Il dettaglio delleispezioni effettuate nel 2011 è riportato in Figura2.11; la Figura 2.12 mostra il confronto con ilnumero di aziende agricole censite per territorio.Figura 2.11 – Numero aziende agricole ispezionate nelle regioni, periodo 2009-2011. L’obiettivonazionale tendenziale è di 10.000 aziende all’anno.Fonte: Monitoraggio effettuato dal Coordinamento Tecnico Interregionale, elaborazione PREO.3688258943713175571.405991995-45320150431.036178214095482129369431310661.44512030215-28196774761.05121219769997125211471733353671.89328411287-172182467071.07932027821- 250 500 750 1.000 1.250 1.500 1.750 2.000AbruzzoBasilicataCalabriaCampaniaE. RomagnaF.V. GiuliaLazioLiguriaLombardiaMarcheMolisePiemonteP.A. BolzanoP.A. TrentoPugliaSardegnaSiciliaToscanaUmbriaV. DAostaVeneto200920102011ITALIA2009 4.7402010 5.9802011 7.616
28. 2 - At t i v i t À d i32ATTIVITÀ DI CONTRASTO AGLI INFORTUNISUL LAVORO E ALLE MALATTIEPROFESSIONALINell’ambito della vigilanza svolta dalle ASLrientrano anche le indagini di polizia giudiziaria inseguito a infortuni gravi e malattie professionali.L’indagine di polizia giudiziaria d’ufficio è previstaquando si verifica una lesione personale colposagrave o gravissima oppure la morte del lavoratoreper un infortunio o una malattia professionale.In Figura 2.13 (a sinistra) nell’ultimo bienniosi rileva una lieve diminuzione del numero diinchieste infortuni effettuate rispetto al 2009 maaumenta la percentuale di quelle concluse conriscontro di una violazione alla normativa sullasicurezza; ciò indica probabilmente una miglioreselezione degli infortuni su cui effettuare leindagini (sia dei casi indagati autonomamentedai servizi, sia di quelli svolti su delega delleProcure).In Figura 2.14 è rappresentato il riepilogotriennale per ciascuna regione.Nel caso delle malattie professionali, soprattuttoquelle con lunga latenza tra esposizioneprofessionale e malattia, le violazioni possonoessere riscontrate o ipotizzate ma, non essendorilevabili al presente, sovente sono prescrittecome violazioni autonome ed attiene almagistrato la valutazione del nesso di causalitàtra l’inosservanza e la lesione personale omorte del lavoratore. In Figura 2.13 (a destra)si rileva che sono in diminuzione quelle in cuiviene riscontrata una violazione connessaalla malattia; per una corretta interpretazionesarebbe necessario conoscere in dettaglio latipologia di malattie indagate in relazione allalatenza tra esposizione e l’insorgenza dellapatologia di cui si è detto sopra. In Figura2.15 è rappresentato il riepilogo triennale perciascuna regione. Naturalmente, data la elevataFigura 2.12 – Percentuale di aziende agricole ispezionate nelle regioni nel 2011 sul totale delle aziendeagricole censite dall’ISTAT nel 2010.Fonte: Monitoraggio effettuato dal Coordinamento Tecnico Interregionale, ISTAT – dati 6° CensimentoGenerale dell’Agricoltura, elaborazione PREO.0,04%0,08%0,08%0,10%0,14%0,15%0,15%0,18%0,32%0,33%0,36%0,40%0,43%0,47%0,63%0,69%0,76%0,88%0,98%1,48%3,48%0%0,0%0,5%1,0%1,5%2,0%2,5%3,0%3,5%P.A.BolzanoMolisePugliaCampaniaP.A.TrentoBasilicataFriuliV.G.AbruzzoCalabriaSiciliaLiguriaLazioSardegnaPiemonteITALIAMarcheVenetoValledAostaUmbriaE.RomagnaToscanaLombardia
29. p r e v e n z i o n e33numerosità di eventi da indagare, sia per gliinfortuni che per le malattie professionali, vi èla possibilità che il risultato dell’indagine risentadi carenza di selezione sui casi da indagare,spesso perché le informazioni iniziali sonoincomplete e frammentarie e non consentonodi distinguere i casi prettamente accidentali daquelli che potrebbero essere stati determinati daviolazioni alle norme di sicurezza sul lavoro.La presenza di personale medico consentedi svolgere, oltre alle indagini per malattiaprofessionale, varie attività di controllo sullasorveglianza sanitaria effettuata dai medicicompetenti delle aziende, sia durante leordinarie ispezioni sia mediante azioni mirate.La riduzione del 2010 e del 2011, evidenziata inFigura 2.16 è presumibilmente da collegare allasospensione dell’invio delle relazioni annuali daparte dei medici competenti stabilita dal DLgs106/2009; il decreto attuativo è stato emanatonel 2012 e gli effetti saranno verificabili neiprossimi anni.La Figura 2.17 contiene inoltre il numero dipareri espressi per attività amministrativee autorizzative, compresi i pareri sui nuoviinsediamenti produttivi.Figura 2.13 – A sinistra: Indagini di polizia giudiziaria per infortunio sul lavoro e numero di casi in cui allabase dell’infortunio è stata riscontrata una violazione alla normativa sulla sicurezza sul lavoro.A destra: Indagini di polizia giudiziaria per malattia professionale e numero di casi in cui alla base dellamalattia è stata riscontrata una violazione alla normativa sull’igiene del lavoro. Periodo 2009-2011.Fonte: Monitoraggio effettuato dal Coordinamento Tecnico Interregionale, ISTAT – dati 6° CensimentoGenerale dell’Agricoltura, elaborazione PREO.5.624 5.2416.09716.33719.27316.95836%29%32%05.00010.00015.00020.00025.00030.0002009 2010 2011N° inchieste infortuniN° inchieste inf. con violazione% inchieste inf. con violazioni sutotale inchieste8.8639.90910.2141.9481.076 90212%19%9%02.0004.0006.0008.00010.00012.00014.00016.00018.00020.00022.00024.00026.00028.00030.0002009 2010 2011N° inchieste m.p.N° inchieste m.p. con violazione% inchieste m.p. con violazioni sutotale inchieste
30. 2 - At t i v i t À d i34Figura 2.14 – Numero di indagini di polizia giudiziaria per infortunio sul lavoro e numero di casi in cuialla base dell’infortunio è stata riscontrata una violazione alla normativa sulla sicurezza sul lavoro,media triennio 2009-2011.Fonte: Monitoraggio effettuato dal Coordinamento Tecnico Interregionale, elaborazione PREO.Figura 2.15 – Indagini di polizia giudiziaria per malattia professionale e numero di casi in cui alla basedella malattia è stata riscontrata una violazione alla normativa sull’igiene del lavoro, media triennio2009-2011.Fonte: Monitoraggio effettuato dal Coordinamento Tecnico Interregionale, elaborazione PREO.05001.0001.5002.0002.5003.0003.500AbruzzoBasilicataCalabriaCampaniaE.RomagnaF.V.GiuliaLazioLiguriaLombardiaMarcheMoliseP.A.BolzanoP.A.TrentoPiemontePugliaSardegnaSiciliaToscanaUmbriaV.DAostaVeneto0%10%20%30%40%50%60%70%N° inchieste inf. con violazione N° inchieste inf. senza violazione% inchieste inf. con violazione su totale inchieste05001.0001.5002.0002.500AbruzzoBasilicataCalabriaCampaniaE.RomagnaF.V.GiuliaLazioLiguriaLombardiaMarcheMoliseP.A.BolzanoP.A.TrentoPiemontePugliaSardegnaSiciliaToscanaUmbriaV.DAostaVeneto0%10%20%30%40%50%N° inchieste m.p. con violazione N° inchieste m.p. senza violazione% inchieste m.p. con violazione su totale inchieste
31. p r e v e n z i o n e35Figura 2.16 – Numero di aziende in cui è statocontrollato il protocollo di sorveglianza sanitariae/o le cartelle sanitarie, periodo 2009-2011.Fonte:MonitoraggioeffettuatodalCoordinamentoTecnico Interregionale, elaborazione PREO.Figura 2.17 – Numero di pareri espressi perattività amministrative e autorizzative, compresii pareri sui nuovi insediamenti produttivi, periodo2009-2011.Fonte:MonitoraggioeffettuatodalCoordinamentoTecnico Interregionale, elaborazione PREO.ALTRE ATTIVITÀ SANITARIEI servizi di prevenzione in ambienti di lavoro delleASL effettuano visite mediche a richiesta per ilrilascio di certificazioni di idoneità, in coerenzacon specifiche leggi regionali (Figura 2.18), iviincluse le visite di assunzione nei casi previstidalla legge e le visite per le procedure di ricorsoavverso il giudizio di idoneità formulato dalmedico competente (Figura 2.19); quest’ultimotipo di attività è in aumento mentre sono inriduzione le visite ai minori.Figura 2.18 – Numero di visite mediche effettuatedal Servizio PSAL, periodo 2009-2011.Fonte:MonitoraggioeffettuatodalCoordinamentoTecnico Interregionale, elaborazione PREO.Figura 2.19 – Numero di procedure per ricorsoavverso il giudizio del medico competente,periodo 2009-2011.Fonte:MonitoraggioeffettuatodalCoordinamentoTecnico Interregionale, elaborazione PREO.35.38824.096 23.6542009 2010 201139.20342.53137.6262009 2010 201149.54645.14846.7482009 2010 20112.1422.9513.2902009 2010 2011
32. 2 - At t i v i t À d i36Quest’area di attività è orientata alle attività dicomunicazione, informazione e formazione peri cittadini lavoratori o datori di lavoro e per leloro associazioni, oltre che alla promozione distili di vita salubri (contrasto ad alcool, droga efumo), allo sviluppo del benessere organizzativonegli ambienti di lavoro ed alla formazione. Taliobiettivi sono perseguiti attraverso una strategia“flessibile” sviluppata sulla base del contestoregionale di riferimento. Le tipologie di azionesono estremamente articolate e variegatepoiché sono quelle che storicamente sonostate programmate e gestite in funzione delleparticolari necessità del territorio nell’ottica delleautonomie locali prevista dalla legge 833/78. Allostato attuale soltanto in alcune regioni esistonodei censimenti sistematici dei materiali informativiprodotti dalle ASL e messi a disposizione deisoggetti coinvolti nella prevenzione.Per quanto riguarda le attività di formazione,le competenze, attribuite alle Regioni dagliartt. 10 e 11 del D.Lgs 81/08 nell’ambito dellasicurezza e salute negli ambienti di lavoro,hanno comportato l’attivazione delle seguentilinee di lavoro:•	avvio dei bandi per corsi di formazionestraordinaria finanziata ex art. 11, co. 7D.Lgs. 81/08 per lavoratori, datori di lavorodi comparti a rischio, insegnanti e studenti.•	attività di formazione erogata direttamenteda parte delle ASL (Figura 2.20), incollaborazione con le parti sociali edorganismi paritetici, secondo piani e progettiregionali. Il monte ore complessivamenteerogato (35.510) ed il numero delle personecoinvolte (86.238) nei diversi percorsidi formazione sono fattori indicativi delradicamento territoriale del SSN.I servizi di prevenzione in ambienti di lavorodelle ASL svolgono anche azioni di controllosull’idoneità e qualità della formazioneerogata da altri soggetti formatori garantendol’appropriatezza dei programmi rispetto alledisposizioni legislative in materia di formazionedei lavoratori.Per quanto riguarda l’assistenza e l’informazione,un’ulteriore indicazione sulla mole di materialepresente nei siti internet di regioni ed ASL puòessere desunta dalla consultazione di uno deiprincipali motori di ricerca internet; nel mesedi agosto 2012, utilizzando la stringa di ricerca“ASL lavoro sicurezza prevenzione informazioni”Google consente di reperire 1.510.000 risultatiriferibili a contenuti informativi sulle prestazionirese disponibili ai cittadini da parte dei Servizidi Prevenzione in ambienti di lavoro delle ASLma anche a materiale informativo sui rischi esui fattori di rischio professionali, sui dispositividi protezione individuale e collettiva, sui principidella prevenzione, check list per la verificadella sicurezza in azienda, linee guida per laprevenzione, riepilogo di obblighi formativi per levarie figure aziendali (lavoratori, datori di lavoro,etc).3.2Attività di informazione,formazione, assistenza epromozione della saluteFigura 2.20 – Numero di ore di formazione edi persone formate direttamente dai servizi diprevenzione delle ASL, periodo 2009-2011.Fonte:MonitoraggioeffettuatodalCoordinamentoTecnico Interregionale, elaborazione PREO.88.81288.57186.23835.73340.22935.5102009 2010 2011N° persone formateN° ore di formazione
33. p r e v e n z i o n e37Anche se i sistemi di sorveglianza vengonoalimentati dall’attività dei servizi di prevenzione inambienti di lavoro delle ASL con le informazioniraccolte durante l’attività ordinaria di indagineper infortunio o malattia professionale, si èdeciso di trattarli in questo paragrafo in primoluogo perché rappresentano un modello dicollaborazione con altri enti, in particolare INAILe ISPESL (attualmente confluito in INAIL), insecondo luogo perché, oltre ad essere unostrumento conoscitivo fondamentale, concorronoa sviluppare l’uniformità dei metodi di indagine edella raccolta delle informazioni.Il sistema di sorveglianza degli infortuni mortalisul lavoro è stato avviato nel 2002 dall’Ispesl,dalle regioni e dall’Inail con il sostegno del Centronazionale per la prevenzione e il Controllo delleMalattie (CCM - Ministero della Salute), con loscopo di aumentare le conoscenze su questieventi che, sebbene siano in diminuzione, hannogravi ricadute personali, familiari, economiche esociali. Una delle caratteristiche qualificanti delsistema risiede nel fatto che le informazioni sullemodalità di accadimento derivano dalle indaginieffettuate direttamente sul luogo dell’evento daitecnici della prevenzione delle ASL. Ciò rendel’analisidellecausechehannodeterminatoquestieventi molto più ricca di contenuti utilizzabili perstabilire le necessarie azioni preventive.Per quanto concerne l’ultimo anno di attività,sono stati rivisti e aggiornati gli strumenti operatividel Sistema (linee guida per l’applicazionedel modello di analisi infortunistica, softwareper l’inserimento online dei dati, guida allecompilazione della scheda di rilevazione,protocollo dei controlli di qualità dei dati) .Perl’aggiornamentoprofessionaledeglioperatorisono stati realizzati corsi di formazione nazionali(2 edizioni per circa 60 iscritti) e regionali (3edizioni per circa 120 iscritti in Abruzzo, Marchee Sicilia), oltre a 11 edizioni di corsi online inmodalità FAD per più di 650 iscritti distribuiti in12 regioni.In merito alla comunicazione, sono statiulteriormente sviluppati gli strumenti per ladiffusione dei dati raccolti, quali: il sito internetdedicato interamente al Sistema di sorveglianza(articolato in 6 sezioni tematiche); lo strumentoweb Infor.mo per la ricerca e lettura di tutte lestorie degli infortuni contenuti nell’archivio,accompagnati in alcuni casi da disegni edanimazioni visualizzabili online e scaricabili inlocale; la versione beta dell’applicativo Informo-STAT per la costruzione e visualizzazione on-line di tabelle statistiche.Il Sistema di sorveglianza nazionale dispone adoggi di una banca dati pubblica composta dacirca 2.000 casi di infortunio mortale e grave peril quadriennio 2005-08 (di cui 1.388 mortali). Pergli eventi infortunistici avvenuti nel biennio 2009-2010, sono quasi ultimati i controlli di qualità suinuovi casi di infortunio mortale. Sono in corsoulteriori inserimenti da parte degli operatoriASL a seguito delle inchieste condotte nel 2011(occorre considerare che spesso è necessarioattendere la chiusura delle inchieste condotteper conto delle Procure per avere disponibili tuttii dati sugli infortuni mortali e gravi che sarannocaricati nel sistema di sorveglianza).La finalità principale del sistema è quella di fornireinformazioni sulla modalità di accadimento degliinfortuni da utilizzare per indirizzare le attivitàdi prevenzione verso le criticità che emergonodall’analisi dei casi. Per quanto riguarda gli4. I SISTEMI DISORVEGLIANZA4.1 INFOR.MO
34. 2 - At t i v i t À d i38infortuni mortali presenti in archivio, si confermache le tre più frequenti modalità sono:•	caduta dall’alto del lavoratore,•	caduta di carichi dall’alto,•	la variazione di marcia del veicolo/mezzo ditrasportoLa caduta dall’alto accade maggiormente nelsettore delle costruzioni (67%), seguito a fortedistanza dall’agricoltura (10%). Tra le cadutedall’alto emergono gli sfondamenti di coperture(26%), causati nella gran parte dei casi daassenza di protezioni o di percorsi predefiniti,seguono le cadute da ponteggi o impalcaturefisse (15%), molto spesso dovute a cattiviallestimenti o al mancato utilizzo delle cinturedi ancoraggio, e l’impiego improprio di scaleportatili (10%).La caduta di gravi sui lavoratori, che vede ilsettore delle costruzioni (49%) al primo postoe la fabbricazione di prodotti in metallo alsecondo (18%), evidenzia che il problemaprincipale per questo tipo di infortuni è legatoall’errata movimentazione dei carichi (45%),prevalentemente per errori di manovra e utilizzodi elementi non idonei (imbracature logore,macchinari adibiti ad altro uso, etc.).La variazione di marcia del veicolo/mezzodi trasporto (ribaltamento, fuoriuscita dalpercorso prestabilito, etc.) vede al primo postol’agricoltura (54%). Quasi sempre si tratta diribaltamento del trattore (61%), con conseguenteschiacciamento del lavoratore (spesso la gravitàdelle conseguenze deriva dal mancato uso dellecinture di sicurezza o dall’assenza di adeguatidispositivi antiribaltamento) e di investimentoper fuoriuscita dei veicoli dal loro percorsostabilito (16%). Se a quest’ultimi si aggiungonoanche quelli avvenuti all’interno di un percorsoadibito al passaggio dei mezzi (distinzioneprevista dal modello di analisi infortunistica),complessivamente gli investimenti costituisconola terza modalità specifica degli infortuni mortali.Ifattoriproceduralidivariotipo(complessivamente51%) sono quelli più coinvolti negli infortuni.Tra i fattori di rischio di tipo tecnico, ovvero‘Utensili-Macchine-Impianti’ (22%), le tipologiepiù diffuse sono le attrezzature (impalcature,scale portatili, etc.) ed i mezzi di sollevamentoe trasporto (carroponte, gru, carrello elevatore,mezzi movimento terra, etc.). Queste duecategorie coprono da sole quasi il 70% del totaledegli ‘Utensili-Macchine-Impianti’, ponendol’attenzione sulle protezioni, spesso risultatemancanti, inadeguate o manomesse.Il Sistema di sorveglianza delle malattieprofessionali, nel raccogliere e classificare lesegnalazioni di malattie lavoro-correlabili chepervengono ai Servizi di Prevenzione in ambientidi lavoro delle ASL, utilizza un modello di analisi,denominato MAL.PROF, per l’attribuzionedell’eventuale nesso di causa in funzione delleinformazioni disponibili sull’anamnesi lavorativae sulla qualità della diagnosi. Al momento,sono 14 le regioni operative secondo il modellodi raccolta ed analisi dei dati, altre 4 regionipartecipano alle riunioni del Tavolo tecniconazionale in vista di un loro inserimento attivonel Sistema.La registrazione delle segnalazioni nell’archiviogestito presso il dipartimento ProcessiOrganizzativi (INAIL – ex ISPESL) ha raggiunto,mediamente per l’ultimo biennio, la quota di circa15.000 segnalazioni all’anno archiviate secondoil modello MAL.PROF. Tali numeri costituisconoil doppio degli inserimenti del biennio 2007-2008, anche per il maggior numero di territorioperanti, a testimonianza del lavoro svoltonei vari ambiti regionali al fine di estendere lecapacità del Sistema di sorveglianza. Il sistemaè integrato dai contributi delle regioni cherendono disponibili dati delle segnalazioni di4.2 MAL.PROF
35. p r e v e n z i o n e39malattia professionale secondo modelli propridi classificazione arricchendo ulteriormenteil quadro del fenomeno dal punto di vista deiServizi di prevenzione in ambiente di lavoro.Per quanto riguarda la tipologia dellemalattie registrate dal sistema MAL.PROF,non necessariamente coincidenti con i datiassicurativi per la diversa normativa che regola idue ambiti, si nota la notevole crescita negli ultimianni delle malattie scheletriche, la cui quotarispetto al totale è più che triplicata tra il 2000ed il 2008, in particolare per quanto riguarda lepatologie del rachide e la sindrome del tunnelcarpale. Tra i tumori di origine professionale,dal 2000 al 2008, è quasi triplicato il peso deitumori della pleura e del peritoneo. Le patologietumorali, che spesso determinano la mortedel lavoratore, sono poco note all’opinionepubblica anche se i casi mortali, in alcune areedel paese, superano quelli degli infortuni sullavoro. Questo riscontro oggettivo determina lacrescente attenzione delle regioni sia alle attivitàpreventive per i lavoratori attualmente esposti,sia alle attività di supporto dovute ai lavoratoriche lo sono stati in passato (diagnosi precocecon sistemi di sorveglianza sanitaria, etc).Con riferimento alle differenze di genere, lemalattie con più alta percentuale di casi tra ledonne sono la sindrome del tunnel carpale e lemalattie psichiche, entrambe con valori superiorial 61%, seguite dalle malattie della pelle e dellevie respiratorie superiori (43,2%); per contro, lemalattie polmonari cronico ostruttive ed i tumoridell’apparato respiratorio sono presenti per laquasi totalità tra gli uomini (97,3%).Ai fini della diffusione dei dati raccolti edanalizzati, oltre alla produzione di Rapportiperiodici (in corso di pubblicazione il VI Rapportorelativo agli anni 2009-2010), è stata predispostasul web un’area dedicata al Sistema MAL.PROF(vedi sitografia).Contestualmente alla nascita del SistemaInformativo Nazionale per la Prevenzione neiLuoghi di Lavoro previsto dall’art. 8 del DLgs 81del 2008, molte regioni stanno sviluppando proprisistemi informativi regionali (SIRP) con la finalitàdi raccogliere e integrare informazioni a livellolocale e con il SINP, in particolare alimentando leinformazioni sulle attività di prevenzione svoltenel territorio.La sempre crescente necessità di disporre diinformazioni sui bisogni di salute e sul contestoper la definizione delle priorità di intervento, hafavorito in molte regioni la nascita di strutturededicate all’elaborazione di dati epidemiologicirelativi ai lavoratori, agli ambienti di lavoro,agli infortuni e alle malattie professionali.Questi centri, oltre a produrre elaborati per leproprie direzioni regionali, rendono disponibilidocumenti destinati al pubblico e ai soggetti avario titolo coinvolti nella prevenzione, a stampao in formato elettronico via Internet.Sia gli osservatori regionali, sia singole ASL,sviluppano attività di ricerca sul tema degliinfortuni e delle malattie professionali. I risultatisono spesso pubblicati su riviste scientifiche epossono essere reperiti tramite i motori di ricercadedicati come PUBMED. Esiste inoltre una vastaproduzione di materiale cosiddetto “grigio”, noncensitodall’indicedellepubblicazioniscientifiche,che viene comunque reso disponibile per lacomunità degli addetti ai lavori; l’estrema varietàed eterogeneità dei materiali prodotti rende, peril momento, molto difficile rendere conto in modoesauriente di questa attività.5. I SISTEMI INFORMATIVI,GLI OSSERVATORI E LARICERCA
36. approfondimento:amianto - lo statodell’arte
37. 41L’amianto (o asbesto) è stato largamenteutilizzato in passato per le sue caratteristichetecnologiche di resistenza ad acidi, alcali,temperature elevate, di isolamento termico edacustico, di leggerezza ed economicità; nellepiù disparate attività lavorative sono stati espostimoltissimi lavoratori, sia in fase di produzione,sia in fase di trasporto, sia in fase di utilizzo deimanufatti. Contestualmente si è verificata ancheun’esposizione ambientale non professionalea danno dei soggetti residenti in prossimità deiluoghi di produzione di manufatti, di familiari dilavoratori, prevalentemente a causa del lavaggiodegli indumenti da lavoro in ambiente domestico,e di persone che venivano inconsapevolmente acontatto con materiali che rilasciavano fibre diamianto.Già da molto tempo era nota l’asbestosi, unapneumoconiosi caratterizzata dall’accumulo difibre di amianto nei polmoni con conseguentefibrosi polmonare che determinava la mortedei lavoratori esposti ad elevate concentrazioniambientali di fibre; data l’elevata persistenzadelle fibre nel parenchima polmonare, questapneumopatia aveva carattere evolutivo anchein caso di cessazione dell’esposizione. Tuttavia,la principale caratteristica negativa di questomateriale consiste nella cancerogenicità; i tumoricertamente associati all’esposizione sono ilmesotelioma, tumore specifico, prevalentementelocalizzato nella pleura ma che può riguardareanche il peritoneo, il carcinoma del polmone, peril quale l’amianto non è l’unico agente causalee che, oltre ad essere esso stesso cancerogeno,può potenziale l’azione cancerogena del fumodi sigaretta; recentemente anche per i tumoridella laringe e dell’ovaio è stata riconosciuta ladipendenza dall’esposizione ad amianto (IARC).Una caratteristica delle neoplasie indotte daamianto è la lunga latenza, che può giungeread oltre 40 anni tra l’inizio dell’esposizione el’insorgenza della malattia; per questo motivo,posto che il picco di utilizzo si è avuto tra gli anni‘70 e ‘80 del secolo scorso, ci si deve attendereche le esposizioni non sufficientementecontrollate da misure preventive di quegli annidiano luogo ad un picco di casi di tumori correlatiad asbesto anche negli anni a venire.La legge n. 257/92 ha sancito il divieto diestrazione, vendita e uso di amianto e materialicontenenti amianto. Pertanto, dopo il 1992, isoggetti che restano potenzialmente esposti permotivi professionali sono:•	i lavoratori che operano in strutture, edificie impianti in cui erano già presenti, e sonorimasti in opera, manufatti contenentiamianto;•	i lavoratori che sono attualmente adibitialla bonifica di tali materiali con le modalitàpreviste dalla stessa legge 257/92 e daidecreti legislativi sulla sicurezza sul lavoroche si sono susseguiti nel tempo (Dlgs277/91, DLgs626/94 e DLgs 81/2008);•	i dipendenti di aziende italiane che operanoall’estero. Si ricorda che l’uso dell’amiantoè vietato in Europa ma non è stato banditoo limitato in modo analogo in alcuni paesiextra europei, pertanto potrebbero verificarsicasi di esposizione in taluni tipi di attività.1. Il materialee i rischi3 - amianto - lo stato dell’arte
38. 423 - a m i a n t o - l o3 - a m i a n t o - l oNel contesto così delineato, le regioni sviluppanole loro azioni come previsto da normativespecifiche di livello nazionale o da piani regionalia tutela dei lavoratori, degli ex lavoratori edell’ambiente. Non tutte le azioni a carico delleregioni rientrano nel monitoraggio periodicoeffettuato dal coordinamento interregionale; ovedisponibili, saranno forniti i dati numerici delleattività svolte.La legge 257/92 ha vietato l’impiego dell’amiantoed ha sancito l’obbligo (art. 12 comma 5) peri proprietari degli immobili di comunicare alleunità sanitarie locali i dati relativi alla presenzadi amianto floccato o in matrice friabile presentenegli edifici. Tali informazioni alimentano ilregistro istituito dalle ASL. Le ASL comunicanoqueste informazioni alle regioni, ai fini delcensimento previsto dall’art. 10 nell’ambitodei piani regionali di protezione dell’ambiente,e alle imprese incaricate di eseguire lavori dimanutenzione in tali edifici.La legge 257/92 prevede, nell’ambito deipiani regionali (art. 10), anche il censimentodei siti interessati da attività di estrazionedi amianto, il censimento delle imprese chehanno utilizzato tale materiale e di quelle cheoperano nelle attività di smaltimento e bonifica.Le modalità di attuazione dei censimenti sonostate definite dal Decreto Ministeriale 18 marzo2003 numero 101 che contiene le necessarieindicazioni regolamentari per la realizzazionedella mappatura della presenza di amianto neisiti da bonificare in attuazione della Legge 23marzo 2001 numero 93. A circa 20 anni dalladata del divieto d’uso e vendita dell’amianto, isiti e le lavorazioni industriali, che sono causadell’attuale epidemia di mesoteliomi, per effettodella legge stessa, nella grande maggioranzadei casi sono stati messi in sicurezza o non sonopiù esistenti.Tuttavia, si registra ancora una larga diffusionesul territorio di siti contenenti prodotti a base diamianto, prevalentemente in matrice compatta,non rientranti in categorie di gravità di rischiotali da giustificare interventi di bonifica urgenti,ma comunque significativi, se valutati secondoun criterio di diffusione e di numerosità dellapopolazione interessata. Rispetto a questatipologia di rischio, molto basso ma diffuso, glistrumenti previsti dalla L. 257/92 si sono rivelaticostosi (censimenti e mappature) ed inefficaci(piani di protezione, di decontaminazione,smaltimento e di bonifica) ai fini di una rapidafuoriuscita dal rischio amianto. Ciò in virtù delfatto che nessun obbligo di segnalazione alleautoritàodibonificaèpostoincapoalproprietariodell’edificio o dell’impianto contenente materiali abase di amianto in matrice compatta, soprattuttose in buono stato di conservazione.Nelle Figure 3.1 - 3.2 sono riportatirispettivamente i dati relativi ai piani di lavoroper la bonifica di materiali contenenti amiantopresentati alle ASL e gli interventi di vigilanzaeseguiti nei cantieri dove erano in corso attivitàdi bonifica. L’attività di controllo effettuata nei2.12. LE AZIONI REGIONALICENSIMENTO DEGLI EDIFICIE DEGLI IMPIANTI IN CUI ÈPRESENTE AMIANTO FRIABILE2.2VALUTAZIONE DEI PIANI DIBONIFICA E VIGILANZA NEICANTIERI
39. 43s t a t o d e l l ’ a r t es t a t o d e l l ’ a r t eFigura 3.1 - Piani lavoro (ex art.256 punto 2 D.Lgs 81/08) e notifiche (ex art.250 D.Lgs. 81/08) pervenuti,periodo 2008-2011.Fonte: Monitoraggio Coordinamento Tecnico Interregionale, elaborazione PREO.8302341.0091.5327.8522.6313.6121.67811.2851.4451823.1501493682.1381.6241.4774.415673815.4449962401.5571.9058.7312.7863.8662.23716.3621.7862484.4931644642.7802.5472.2884.8781.0891165.8811.4212261.9301.6009.5843.3424.7392.85112.5281.9011434.8042554532.8802.8203.2396.3551.1851237.4341.7032342.0962.55111.8313.2704.8642.44426.5002.0561865.310-4902.9493.2812.1996.5861.2191387.724- 5.000 10.000 15.000 20.000 25.000 30.000AbruzzoBasilicataCalabriaCampaniaE. RomagnaF.V. GiuliaLazioLiguriaLombardiaMarcheMolisePiemonteP.A. BolzanoP.A. TrentoPugliaSardegnaSiciliaToscanaUmbriaV. DAostaVeneto2008200920102011ITALIA2008 51.8092009 65.4142010 69.8132011 87.631
40. 443 - a m i a n t o - l oFigura 3.2 - Numero cantieri ispezionati per amianto, periodo 2008-2011.Fonte: Monitoraggio Coordinamento Tecnico Interregionale, elaborazione PREO.3501082731.8817995847742151.227435166460151222887208886830864714368593211.8939814847873541.7264331834642812048270023781063377786276562111.5601.0945311.0236101.310383965163811751390620987269591892478922332.7971.071625954262810457174460-13047998024896959588905- 500 1.000 1.500 2.000 2.500 3.000AbruzzoBasilicataCalabriaCampaniaE. RomagnaF.V. GiuliaLazioLiguriaLombardiaMarcheMolisePiemonteP.A. BolzanoP.A. TrentoPugliaSardegnaSiciliaToscanaUmbriaV. DAostaVeneto2008200920102011ITALIA2008 10.4592009 11.9262010 11.9992011 12.807
41. 45s t a t o d e l l ’ a r t ecantieri è mirata a tutelare i lavoratori e l’ambientesia dai pericoli connessi alla liberazione in ariadi fibre, sia dal rischio di infortuni, in particolareper quanto riguarda il rischio di caduta dall’alto;infatti, una delle tipologie numericamenteprevalenti di intervento di bonifica riguarda larimozione delle coperture in eternit che sonotra le prime cause di infortunio mortale persfondamento del materiale che non è portante.I cantieri in cui viene rimosso amianto in matricefriabile sono sistematicamente oggetto dicontrollo e vigilanza finalizzata a controllare lecondizioni di lavoro, la protezione dei lavoratorie a limitare l’aerodispersione di fibre che inquesti casi potrebbe essere molto rilevante.Tra i compiti delle ASL vi è anche il controllofinale degli ambienti da restituire al terminedella bonifica; il controllo include l’ispezionevisiva e il monitoraggio ambientale delle fibreaerodisperse.La legge 257/92 prevede l’obbligo da parte delleaziende che utilizzano amianto, o che effettuanobonifiche, di inviare una relazione annuale alleASL e alle regioni che indichi la natura dei lavorisvolti, la tipologia di materiali contenenti amiantoe le misure adottate per la tutela dei lavoratori.A loro volta le ASL relazionano alle regionisull’attività di vigilanza svolta, con particolareriferimento al rispetto dei limiti di concentrazionedelle fibre di amianto aerodisperse. Tuttavia,la sola registrazione dell’esposizione non èsufficiente a garantire la tutela dei lavoratori cheè perseguita più efficacemente con i controllisulle misure preventive previste dai piani dilavoro per attività di bonifica e con la vigilanzain cantiere (vedi paragrafo 2.2 su piani di lavoroe vigilanza).Questa attività è indispensabile per finalitàassicurative, per le indagini di poliziagiudiziaria per malattia professionale e per lasorveglianza sanitaria ad ex esposti. Infatti,il lungo tempo di latenza fra esposizione einsorgenza della patologia tumorale dovuta adamianto, rende spesso difficile la ricostruzionee la documentazione del nesso causale conl’esposizione professionale quando la malattiasi manifesta molti anni dopo la cessazionedel rapporto di lavoro. Nell’ambito dei pianiregionali amianto il censimento dei siti è statofrequentemente affiancato alla raccolta di datiindividuali di esposizione e al recupero di librimatricola per salvaguardare queste importantiinformazioni. Fra le molte iniziative, si segnalail progetto della Regione Friuli Venezia Giuliache ha recentemente informatizzato gli elenchi edigitalizzato i documenti per renderli facilmentedisponibili agli enti preposti alla vigilanza o allatutela assicurativa dei lavoratori.Le regioni gestiscono i corsi di formazioneprevisti dall’art. 10 comma 2 lett. h della legge257/92 e rilasciano i relativi attestati per gliaddetti alla bonifica. Tali corsi sono effettuati conle modalità indicate dall’art. 10 del DPR 8 agosto1994.2.42.3CONTROLLO DEI LIVELLIATTUALI DI ESPOSIZIONE DEILAVORATORIREGISTRI DI EX ESPOSTI CONDATI DI ESPOSIZIONE2.5FORMAZIONE PER LAVORATORIADDETTI ALLE BONIFICHE
42. 463 - a m i a n t o - l oIl registro Nazionale dei Mesoteliomi, istituito conDPCM 308 del 10 dicembre 2002 presso ISPESL(ora INAIL), raccoglie i casi di mesotelioma incollaborazione con i registri regionali. L’elevatapercentuale di queste neoplasie dovutaall’esposizione professionale o ambientale afibre di amianto giustifica il particolare rilievodato a questa iniziativa. I casi diagnosticativengono approfonditi dal personale delle ASLche ricostruisce le anamnesi professionali e lecondizioni di esposizione nel corso delle indaginidi polizia giudiziaria per sospetta malattiaprofessionale; le informazioni raccolte, oltre adalimentare il registro, molto frequentemente,consentono al medico del servizio di compilareil primo certificato medico e di supportare leprocedure assicurative per il riconoscimentodella malattia professionale da parte di INAIL. Irisultati sono oggetto di pubblicazioni e di reportperiodici pubblicati a stampa e nel sito ReNaM(vedi sitografia).I tre quarti delle regioni ha attivato programmidi sorveglianza sanitaria per ex esposti acancerogeni; tra questi ultimi, sono prevalenti ilavoratori che hanno avuto contatto con fibre diamiantopermotiviprofessionali.Frequentementealla sorveglianza vengono affiancati studiosservazionali mirati all’individuazione di livellidi esposizione soglia per l’insorgenza dellepatologie correlate ad amianto o allo studio dimarker che possano agevolare diagnosi semprepiù precoci. Esiste una certa eterogeneità tra iprotocolli di sorveglianza implementati, in partedovuta alla incertezza nel rapporto costi/beneficidi questi programmi in termini di miglioramentodella sopravvivenza. Resta tuttavia doverosal’attenzione a questi ex lavoratori che comportaanche il supporto per l’avvio di procedurerisarcitorie e assicurative per l’ingiusto dannosubito alla salute.In Figura 3.3 sono rappresentati i casi mortaliriconosciuti dall’INAIL di tumore da esposizionead amianto (carcinoma del polmone emesotelioma), con anno evento tra il 2008 e il2010. Anche se sono trascorsi quasi 20 annidalla cessazione dell’uso di amianto determinatadalla Legge 257/92, i soggetti deceduti sonoancora molto numerosi; si nota anche unaconcentrazione dei casi nelle aree produttiveinteressate dall’estrazione o dalla lavorazione dimateriali contenenti amianto e nelle aree portuali(attività di carico e scarico, cantieri navali, etc.).Anche per questo, è stato avviato un progettofinanziato dal CCM a cui partecipano tutte leregioni, con lo scopo di studiare le procedure disorveglianzasanitariaperelaborareunprotocolloomogeneo sulla base delle diverse esperienzerealizzate e dell’efficacia. L’esistenza di uneffetto moltiplicativo tra l’azione cancerogenadell’amianto e quella del fumo di sigarettanell’insorgenza del carcinoma del polmonegiustifica l’inserimento in questi protocolli disorveglianza di attività di prevenzione conle modalità del counselling per favorire lacessazione del fumo.2.6 REGISTRO DEI MESOTELIOMI2.7ATTIVITà DI SORVEGLIANZASANITARIA A FAVORE DEGLI EXESPOSTI
43. 47s t a t o d e l l ’ a r t eFigura 3.3 - Casi mortali di tumore da amianto (carcinomi del polmone e mesoteliomi) riconosciuti daINAIL per provincia, triennio 2008-2010.Fonte: Flussi INAIL - Regioni, elaborazione PREO.
44. Conclusioni
45. 49A partire dal 1978, anno di istituzione delServizio Sanitario Nazionale, che ha trasferitoalle Aziende Sanitarie Locali la competenza inmateria di tutela della salute e della sicurezza deilavoratori, gli infortuni sul lavoro sono diminuiticon un trend costante ed in maniera significativa.Tra i molteplici fattori che hanno determinatoquesto risultato non può essere dimenticatal’azione capillare sul territorio svolta dai servizidelle ASL, sia con la vigilanza sia con le attivitàdi assistenza e di promozione della salute.L’autonomia delle aziende sanitarie haconsentito di svolgere le azioni di prevenzionetenendo conto delle specificità dei territori di lorocompetenza mentre la pianificazione regionale eil coordinamento interregionale hanno cercato didare omogeneità alle modalità di intervento edhanno definito priorità condivise.I sostanziali progressi effettuati nell’attuazionedelDLgs81/08,sianell’ambitodellarealizzazionedel sistema istituzionale di governo ed indirizzo,sia per quanto riguarda i provvedimenti attuatividi ordine tecnico, hanno ulteriormente contribuitoad assicurare su tutto il territorio nazionale ilraggiungimento e il mantenimento nel tempo deiprincipali obiettivi in tema di prevenzione:LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZAle regioni hanno raggiunto complessivamente,fin dal 2007, e mantenuto nel tempo, il LEAdefinito a livello nazionale dal Patto per laSalute e sicurezza nei luoghi di lavoro (DPCM17/12/2007).COMITATI REGIONALI DI COORDINAMENTOCon la formalizzazione dei Comitati Regionalidi Coordinamento in ogni regione si è costituitoun ulteriore elemento di rilevanza organizzativadel sistema istituzionale di prevenzionenegli ambienti di lavoro che ha coinvolto nelcoordinamento tutti gli enti preposti alla sicurezzasul lavoro. Attualmente i comitati sono attivi intutte le regioni ed assicurano la programmazionedegli interventi, il coordinamento tra enti, ilnecessario raccordo con il Comitato ex art. 5 econ la Commissione ex art. 6 del D.Lgs 81/08e l’uniformità degli interventi nel territorio comeprevisto dall’art. 7 del Testo Unico (D.Lgs. 81/08).PIANI REGIONALI DI PREVENZIONEI risultati soddisfacenti raggiunti nel primo annodi operatività dei piani regionali di prevenzione,dimostrano l’impegno delle regioni nel garantireil raggiungimento degli obiettivi previsti per latutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.Restano ancora da sviluppare alcune attività,soprattutto su temi come:•	il contrasto all’illegalità, in particolare perquanto riguarda la regolarità dei rapportidi lavoro, che introduce un elemento diconcorrenza sleale nei confronti delleaziende virtuose•	la semplificazione delle norme, pur senzaridurre i livelli di tutela, per meglio adeguarlealle piccole e alle micro–imprese checostituiscono la maggior parte del sistemaproduttivo e che sono state le più colpitedalla recente crisi economica.In questo particolare momento è prioritariocontinuare a sviluppare le azioni di prevenzionein un contesto di leale collaborazione tra loStato e le Regioni, collaborazione intesacome strumento fondamentale per lo sviluppodi ulteriori politiche attive basate anche sullapartecipazione dei lavoratori e degli altri soggetticoinvolti.4 - conclusioni
46. APPENDICE: IL CONTESTO
47. 51La programmazione delle attività di prevenzionenon può prescindere dalla conoscenzaapprofondita del contesto produttivo, dei rischie dei danni conseguenti ad infortuni e malattieprofessionali. Non a caso, l’art. 8 del D.Lgs.81/08 individua con precisione la natura delleinformazioni da rendere disponibili attraversoil SINP (Sistema Informativo Nazionale per laPrevenzione nei luoghi di lavoro). La necessitàdi considerare il contesto è esplicitata anche daaltra normativa di riferimento, già descritta indettaglio nella pubblicazione relativa alle attivitàdi prevenzione del 2010, che comprende ilD.P.C.M17.12.07“PattoperlaSaluteeSicurezzanei Luoghi di Lavoro”, il Piano Nazionale diPrevenzione 2010-2012, la costituzione e leattività dei Comitati Regionali di Coordinamentodi cui all’art. 7 del D.Lgs. 81/08. Tra le principalivariabili prese in considerazione nelle analisiepidemiologiche vi sono i tassi di incidenzadegli infortuni e delle malattie professionali cherapportano il numero di eventi dannosi ad unamisura dell’esposizione al rischio; in assenzadelle ore lavorate, suggerite dalla normaUNI 7249, il dato più usato negli ultimi anni ècostituito dal numero di addetti stimati INAIL subase retributiva. Poiché il numero di infortuni edi malattie professionali è fornito dalla stessafonte INAIL, l’indicatore così determinato ha ilvantaggio di essere omogeneo nei due valoriche costituiscono il tasso e di coprire comunquegran parte dei lavoratori (ne sono esclusi isoggetti non assicurati INAIL).Negli ultimi venti anni si è assistito ad unaprogressiva riduzione del numero di infortunicon una discreta riduzione anche dei tassidi incidenza. Dagli ultimi mesi del 2008, conun arresto del trend in crescita del numero dilavoratori per gli effetti della crisi economica, itassi di incidenza e il numero assoluto di infortunisono diminuiti ancora più vistosamente.Certamentevisonostatiprogressinellasicurezzasul lavoro ma, per impostare correttamente leazioni preventive in questa fase e per ipotizzaregli scenari in caso di ripresa produttiva, occorreinterrogarsi sul ruolo che l’andamento economicoparticolarmente turbolento degli ultimi tre anniha esercitato in una così marcata riduzione degliinfortuni. Rispetto alla pubblicazione del 2010,quest’anno saranno presi in considerazione iprincipali indicatori economici per fornire tutti glielementi necessari ad una corretta valutazionedell’andamento infortunistico; le informazionisul contesto produttivo, pur essendo basateprevalentemente sui dati dei Flussi InformativiINAIL Regioni, utilizzeranno altre fontiistituzionali per fornire un quadro più completo.Nella sezione dedicata agli infortuni si darannoulteriori indicazioni e si formuleranno ipotesiinterpretative sulle relazioni tra crisi economicae riduzione degli infortuni.Nelle Figure 5.1 - 5.2 sono riportatirispettivamente il PIL nazionale come variazionetendenziale e come variazione congiunturale.Nel 2008 si evidenzia una dinamica negativache perdura nel 2009 raggiungendo il valoreminimo di circa -7% rispetto allo stesso trimestredell’anno precedente; all’inizio del 2010 vi è untimido segnale di ripresa che cede il posto adun nuovo rallentamento alla fine del 2010 con ilritorno al segno negativo nel periodo tra la finedel 2011 e l’inizio 2012.5 - IL CONTESTO1.1 Prodotto interno lordo1. Il contestoeconomico
48. C a p i t o l o 5 :523,73,84,13,93,32,21,20,4-0,40,70,90,60,4-0,5-0,30,51,41,81,91,10,51,11,11,62,11,92,132,521,70,10,4-0,3-1,8-3-6,9-6,5-5,1-3,51,11,81,92,31,310,4-0,5-1,4-8-7-6-5-4-3-2-10123452000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012Figura 5.1 – Contributo trimestrale all’andamento tendenziale del PIL (dati destagionalizzati), periodo2000-2012. La variazione è riferita allo stesso trimestre dell’anno precedente.Fonte: ISTAT giugno 2012, elaborazione PREO.Figura 5.2 – Contributo trimestrale all’andamento congiunturale del PIL (dati destagionalizzati), periodo2000-2012. La variazione è riferita al trimestre precedente.Fonte: ISTAT giugno 2012, elaborazione PREO.1,40,70,710,8-0,4-0,20,200,70,1-0,1-0,2-0,20,30,70,70,20,3-0,20,10,80,40,30,60,60,61,10,10,10,4-0,50,5-0,6-1,1-1,8-3,5-0,20,4-0,210,60,40,20,10,3-0,2-0,7-0,8-4-3-2-10122000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012
49. IL C O N T E S TO53PRODUZIONE MANIFATTURIERAIn Figura 5.3 è rappresentato l’indice mensiledella produzione industriale (escluso il settoredelle costruzioni) riferito ai seguenti settori dellaclassificazioneATECO 2007: Estrazione minerali(B), Manifatturiero (C) e Energia Gas Acqua(E). L’andamento dell’indice Manifatturiero (nonrappresentato) è sovrapponibile a quello delcomplesso dell’industria e mostra una nettariduzione a partire dagli ultimi mesi del 2008, unamodesta ripresa all’inizio del 2010 e una nuovaflessione da metà 2011; la perdita è di circail 15% tra l’inizio del 2008 e il 2011. Il settoreEstrazione minerali (non rappresentato) sembraseguire l’andamento dell’indice della produzionenelle costruzioni (Vedi paragrafo successivo)e non mostra segni di ripresa dopo la discesadel 2008. L’indice della produzione nel settoreEnergia Gas Acqua (non rappresentato) mostrauna diminuzione molto meno marcata.PRODUZIONE NELLE COSTRUZIONIL’indice della produzione nelle costruzioni èrappresentato in Figura 5.4. Dal 2008 mostrauna costante diminuzione con una riduzione del20-30% circa tra il 2008 e la fine del 2011.PRODUZIONE AGRICOLAL’andamento della produzione agricola èriportato in Figura 5.5 come produzione e valoreaggiunto in milioni di Euro. Dopo la riduzioneche ha interessato il 2009-2010, si evidenziaun aumento del 6,4% nel 2011 rispetto all’annoprecedente.1.2 quadro produttivonazionaleFigura 5.3 – Indice della produzione mensile del totale Industria senza Costruzioni (base 2005 = 100),gennaio 2005 - maggio 2012.Fonte: ISTAT giugno 2012, elaborazione PREO.405060708090100110120130Gen-2005Mag-2005Set-2005Gen-2006Mag-2006Set-2006Gen-2007Mag-2007Set-2007Gen-2008Mag-2008Set-2008Gen-2009Mag-2009Set-2009Gen-2010Mag-2010Set-2010Gen-2011Mag-2011Set-2011Gen-2012Mag-2012Tot. Industria senza Costruzioni Media Mobile su 12 per. (Tot. Industria senza Costruzioni)
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