Source: http://www.legislazionetecnica.it/344076/fonte/dl-30-09-2003-n-269
Timestamp: 2018-10-19 09:24:19+00:00
Document Index: 70957885

Matched Legal Cases: ['art. 32', 'art. 2', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 32', 'art. 23', 'art. 32', 'art. 24', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 31', 'art. 32', 'art. 45', 'art. 36', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 44', 'art. 32']

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a) lo Stato, le regioni, gli enti locali, gli enti pubblici e gli organismi di diritto pubblico, utilizzando fondi rimborsabili sotto forma di libretti di risparmio postale e di buoni fruttiferi postali, assistiti dalla garanzia dello Stato e distribuiti attraverso Poste italiane S.p.A. o società da essa controllate, e fondi provenienti dall'emissione di titoli, dall'assunzione di finanziamenti e da altre operazioni finanziarie, che possono essere assistiti dalla garanzia dello Stato. "L'utilizzo dei fondi di cui alla presente lettera è consentito anche per il compimento di ogni altra operazione di interesse pubblico prevista dallo statuto sociale della CDP S.p.A. effettuata nei confronti dei medesimi soggetti di cui al primo periodo, o dai medesimi promossa, “nonché nei confronti di soggetti privati per il compimento di operazioni nei settori di interesse generale individuati ai sensi del successivo comma 11, lettera e),” N61 tenuto conto della sostenibilità economico-finanziaria di ciascuna operazione. “Le operazioni adottate nell’ambito delle attività di cooperazione internazionale allo sviluppo, di cui all’articolo 22 della legge 11 agosto 2014, n. 125,” N62 possono essere effettuate anche in cofinanziamento con istituzioni finanziarie europee, multilaterali o sovranazionali, nel limite annuo stabilito con apposita convenzione stipulata tra la medesima CDP S.p.A. e il Ministero dell'economia e delle finanze. Le operazioni di cui alla presente lettera possono essere effettuate anche in deroga a quanto previsto dal comma 11, let
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3. Al primo periodo del comma 5 dell'
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Deliberaz.G.R. Veneto 12/04/2011, n. 439
Modalità di attivazione del Fondo per investimenti straordinari della Presidenza del Consiglio dei Ministri, istituito ai sensi dell'art. 32-bis del D.L. 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla L. 24 novembre 2003, n. 326 ed incrementato con L. 24 dicembre 2007, n. 244". Ord. P.C.M. 3927 del 2 Marzo 2011. Fondi annualità 2011. (L. 244/07, art. 2, comma 276).
Ulteriori disposizioni relative al Fondo per interventi straordinari della Presidenza del Consiglio dei Ministri, istituito ai sensi dell’articolo 32-bis del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326.
Comunicato di rettifica in G.U. 31/03/2006.
Ulteriori disposizioni relative al Fondo per interventi straordinari della Presidenza del Consiglio dei Ministri istituito ai sensi dell’articolo 32-bis del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326.
L. R. Molise 11/11/2004, n. 25
Legge regionale concernente: "Disposizioni regionali in materia di sanatoria degli abusi edilizi, in attuazione del D.L. 30.9.2003, n. 269, convertito in L. 24.11.2003, n. 326, e successive modifiche".
Modalità di attivazione del Fondo per interventi straordinari della Presidenza del Consiglio dei Ministri, istituito ai sensi dell'art. 32-bis del decreto legge 30 settembre 2003 n. 269, convertito con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326.
Il presente decreto disciplina le modalità di attivazione del Fondo per gli interventi straordinari della Presidenza del Consiglio, istituito dall’art. 32-bis della L. 326/2003, recante «Conversione in legge, con modificazioni del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, recante disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell’andamento dei conti pubblici» con particolare riferimento agli interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico. Si ricorda infatti che detto Fondo intende contribuire alla realizzazione di interventi infrastrutturali, con proprietà per quelli connessi alla riduzione del rischio sismico, ed a fare fronte ad eventi straordinari nei territori degli enti locali.
Il comma 4 dell’art. 1 del decreto in commento dispone che possono essere ammessi al finanziamento del Fondo gli interventi consistenti in verifiche tecniche da eseguirsi conformemente a quanto previsto dal D.P.C.M. 21.10.2003 o alla Ord. P.C.M. 20.3.2003, n. 3274, nonché gli interventi di adeguamento o miglioramento che risultino necessari a seguito delle verifiche di cui sopra o di studi e documenti già disponibili in precedenza.
L.R. Liguria 29/03/2004, n. 5
Disposizioni regionali in attuazione del D.L. 30.9.2003 n. 269 (disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e la correzione dell’andamento dei conti pubblici), come convertito dalla L. 24.11.2003 n. 326 e modificato dalla L. 24.12.2003 n. 350 (disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello stato - legge finanziaria 2004), concernenti il rilascio della sanatoria degli illeciti urbanistico - edilizi.
Il presente decreto, in attuazione dell’art. 5 della L. 24.11.2003, n. 326, recante «Conversione in legge, con modificazioni del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, recante disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell’andamento dei conti pubblici» disciplina la trasformazione della Cassa Depositi e Prestiti in società per azioni, con la denominazione di «Cassa Depositi e Prestiti società per azioni». La trasformazione, come previsto dal comma 1 del citato art. 5 della L. 326/2003, ha effetto a partire dalla data di pubblicazione in G.U. del decreto in esame, e quindi dal 12.12.2003.
Il provvedimento determina in 3,5 miliardi di Euro il capitale sociale della nuova CDP S.p.A., ed individua inoltre le funzioni, le attività e le passività della Cassa depositi e prestiti anteriori alla trasformazione che sono trasferite al Ministero dell’economia e delle finanze e quelle assegnate alla gestione separata della CDP S.p.A. di cui al comma 8 del citato art. 5 della L. 326/2003, nonché i beni e le partecipazioni societarie dello Stato, anche indirette, che sono trasferite alla CDP S.p.A. e assegnate a detta gestione separata, anche in deroga alla normativa vigente.
Art. 5, commi 7-bis e 24.
Circ. Ass.R. Sicilia 31/01/2014, n. 2
Art. 32 della legge n. 47/85 come modificato dall’art. 32, comma 43, del decreto legge 30 settembre 2003, n. 269 convertito con legge 24 novembre 2003, n. 326. Inapplicabilità nella Regione siciliana. Applicazione dell’art. 23 della legge regionale n. 37/85.
Circ. Cassa DD.PP. 02/02/2006, n. 1264
Condizioni generali per l'accesso al Fondo per le demolizioni delle opere abusive (Fondo) istituito presso la gestione separata della Cassa Depositi e Prestiti società per azioni ai sensi dell'articolo 32, comma 12, decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326.
Il documento ha reso note le condizioni generali e le procedure per accedere al Fondo per le demolizioni delle opere abusive di cui al comma 12 dell'art. 32 del D.L. 269/2003 (convertito in legge dalla L. 326/2003) sul condono edilizio, il quale prevede che la Cassa metta a disposizione 50 mln di euro per la costituzione di un Fondo di rotazione a beneficio dei Comuni, per sostenere l’abbattimento delle opere costruite abusivamente.
Il finanziamento, spettante unicamente ai comuni nel cui ambito territoriale è stata realizzata l’opera abusiva oggetto di un provvedimento di demolizione, è concesso sotto forma di anticipazioni, senza interessi, sui costi relativi agli interventi di demolizione delle opere abusive, anche disposti dall'autorità giudiziaria, e per le spese giudiziarie, tecniche ed amministrative connesse. Le modalità per la restituzione delle somme da parte dei comuni sono fissate dal D.M. 23/07/2004, il quale prevede un termine di 60 giorni dalla data di riscossione dei costi di demolizione. In ogni caso i comuni, a prescindere dall'effettiva riscossione delle somme a carico degli esecutori degli abusi, dovranno restituire le anticipazioni, comprensive della relativa quota delle spese di gestione del Fondo, in un periodo massimo di cinque anni.
Per ogni altro chiarimento si rinvia anche alla precedente Circolare 1254/2004.
La Cassa Depositi e Prestiti ha inoltre predisposto il facsimile del contratto di anticipazione ed il modello per la delega di pagamento.
Circ.Ass.R. Sicilia 02/12/2004, n. 6
Applicazione dell’art. 24 della L.R. 5.11.2004, n. 15. Oneri concessori relativi al rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria di cui al D.L. 30.9.2003, n. 269, convertito nella L. 24.11.2003, n. 326 e successive modifiche ed integrazioni.
La Circolare reca chiarimenti in merito al Fondo per la demolizione delle opere abusive di cui all'art. 32, comma 12, del D.L. 269/2003 (convertito in legge dalla L. 326/2003), occupandosi in particolare delle caratteristiche operative del Fondo. La circolare fa seguito al decreto 23/07/2004, pubblicato nella G.U. n. 218 del 16/09/2004, che ha fissato le modalità per l'accesso al Fondo e le condizioni per il rimborso delle anticipazioni, definendo altresì gli impegni accessori assunti dallo Stato in relazione alla costituzione e gestione del Fondo da parte della Cassa DD.PP.
Circ. Ass.R. Sicilia 05/03/2004, n. 3
L. n. 326 del 24.11.2003, art. 32. Circolare a chiarimento.
Nella Circolare si afferma che la sanatoria edilizia è applicabile, nel territorio della stessa regione, anche alle nuove costruzioni di immobili non residenziali (es. capannoni industriali). Come noto la questione della condonabilità o meno di tali tipologie di abuso è controversa. L'opinione dell'Ance, espressa con una recente circolare, è di ritenere non solo ammissibile la sanatoria delle nuove costruzioni non residenziali, ma anche che a queste non si applichino i limiti volumetrici previsti per le residenze (750 mc per ciascuna richiesta di titolo abilitativo edilizio in sanatoria, a condizione che la nuova costruzione non superi complessivamente i 3.000 mc).
In altre regioni invece (in particolare la regione Lazio) l'interpretazione data è che la sanatoria non è ammissibile per le nuove costruzioni non residenziali. Detta argomentazione si fonda sul fatto che il comma 25 dell'art. 32 della L. 326/2003 dispone al primo periodo l’applicazione delle disposizioni di cui ai Capi IV e V della L. 47/1985 agli ampliamenti che non abbiano comportato un aumento del manufatto superiore al 30% della volumetria originaria o a 750 mc, ed al secondo periodo l’applicazione delle medesime disposizioni alle nuove costruzioni residenziali non superiori a 750 mc per ciascuna richiesta di titolo abilitativo edilizio in sanatoria, a condizione che la nuova costruzione non superi complessivamente i 3.000 mc.
Secondo detta tesi il legislatore quindi avrebbe inteso definire analiticamente l’ambito di applicazione della nuova sanatoria, e quindi il silenzio in merito alle nuove costruzioni non residenziali lascierebbe intendere l’impossibilità di conseguire la sanatoria per tali abusi ai sensi della L. 326/2003.
Circ. Ass.R. Sicilia 10/02/2004
Applicazione in Sicilia dell’art. 32 della L. n. 326 del 24.11.2003. Disciplina del condono edilizio.
Il Dipartimento regionale per l'Urbanistica della regione Sicilia ha recentemente approvato la circolare concernente l'applicazione in Sicilia delle disposizioni sul Condono edilizio di cui all'art. 32 della L. 326/2003.
Il provvedimento si limita ad affermare l'applicabilità anche in Sicilia della disciplina sul condono edilizio di cui sopra, confermando nella misura stabilita dalla L. 326/2003 la misura dell'oblazione e degli oneri concessori (non usufruendo quindi della possibilità di aumentare detti importi prevista dalla legge). Anche per quanto riguarda il procedimento amministrativo per il rilascio della sanatoria si fa riferimento al citato art. 32
Articolo 32, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, recante misure per la riqualificazione urbanistica, ambientale e paesaggistica, per l’incentivazione dell’attività di repressione dell’abusivismo edilizio, nonché per la definizione degli illeciti edilizi e delle occupazioni di aree demaniali.
Prime linee guida fornite dal Ministero delle finanze in merito alle modalità di presentazione delle domande per il nuovo condono edilizio, alle modalità per il versamento delle somme dovute a titolo di oblazione ed al codice tributo da utilizzare per il pagamento tramite il modello F24.
Segnaliamo che, qualora fossero da un unico soggetto stati realizzati più illeciti nello stesso comune, devono essere presentate tante domande quanti sono gli illeciti realizzati, ed ogni domanda, ai fini del suo abbinamento ai relativi versamenti, deve essere contrassegnata con un numero progressivo: con il numero «1», nell’ipotesi di una sola istanza di sanatoria presentata allo stesso comune ovvero con il numero progressivo (2, 3, ecc.) indicativo delle diverse istanze presentate allo stesso comune.
Il versamento può essere alternativamente effettuato sul conto corrente postale n. 255000 intestato a Poste Italiane S.p.A. (utilizzando il bollettino postale a tre sezioni, modello CH8-ter), ovvero, dai soggetti titolari di partita Iva, tramite il modello F24, utilizzando il codice tributo specificato nella risoluzione n. 4/E del 22.1.2004.
In tema di legittimazione ad impugnare il titolo abilitativo ad altri rilasciato, occorre distinguere l’ipotesi in cui a impugnare il permesso di costruire sia il titolare di un immobile confinante, adiacente o prospiciente su quello oggetto dell'intervento assentito da quella in cui il ricorso avverso il titolo, cui sia correlata un'autorizzazione commerciale, venga proposto da un operatore economico. Ed infatti: a) nel primo caso, ai fini dell’accertamento dell’interesse e della legittimazione ad agire in capo al proprietario confinante (o a chi si trovi in una posizione analoga), è sufficiente la semplice vicinitas, ossia la dimostrazione di uno stabile collegamento materiale fra l'immobile del ricorrente e quello interessato dai lavori, escludendosi in linea di principio la necessità di dare dimostrazione di un pregiudizio specifico e ulteriore. Tale pregiudizio, infatti, deve ragionevolmente ritenersi sussistente in re ipsa in quanto consegue necessariamente all’alterazione (in tesi, illegittima) dell’assetto edilizio e urbanistico circostante; b) di contro, nell'ipotesi in cui ad impugnare il permesso di costruire sia il titolare di una struttura di vendita, affinché il suo interesse processuale possa qualificarsi personale, attuale e diretto, deve potersi ravvisare la coincidenza, totale o quanto meno parziale, del bacino di clientela, tale da poter oggettivamente determinare un'apprezzabile calo del volume d'affari del ricorrente.
1. Edilizia ed immobili - Abusi e reati edilizi - Sopraelevazione - Istanza di condono - Tardivo versamento oblazione - Conseguenze - Rigetto istanza. 2. Edilizia ed immobili - Abusi e reati edilizi - Diniego istanza di condono - Atto amministrativo basato su molteplici ragioni - Affermazione di una delle ragioni - Conseguenze - Impossibilità di annullamento.
1. Il tardivo versamento delle somme dovute a titolo di oblazione è di per sé solo sufficiente a fondare la legittimità del provvedimento amministrativo di reiezione dell'istanza di condono edilizio.
2. Un atto amministrativo basato su una pluralità di ragioni autonome non può essere annullato in sede giurisdizionale, quando anche una sola di esse sia legittimamente affermata.
L'Amministrazione non può procedere all’acquisizione gratuita al patrimonio delle opere abusive - prevista dall’art. 31, comma 3, del D.P.R. n. 380/2001 - se l’ordinanza di demolizione non viene notificata a tutti i proprietari dell’immobile. Inoltre, per effetto degli artt. 38, 43 e 44 della L. n. 47/1985, richiamati dall’art. 32, comma 25, del D.L. n. 269/2003, la presentazione dell'istanza di sanatoria dell'abuso edilizio da parte dei ricorrenti determina l’obbligo dell’Amministrazione di procedere prioritariamente all’esame della domanda di condono, paralizzando il corso dei procedimenti per l’applicazione delle misure repressive fino alla definizione dell’istanza di sanatoria. (Nel caso specifico il provvedimento di demolizione era stato notificato alla moglie comproprietaria, ma non al marito).
Edilizia e immobili - Condono edilizio - Nozione di "edificio ultimato" - In caso di interventi si edificio esistente - Intervento tale da alterare i connotati strutturali dell'edificio - Fattispecie.
Ai fini del condono, per edifici “ultimati”, si intendono quelli completi almeno al “rustico”. Costituisce principio pacifico che per edificio al rustico si intende un’opera mancante solo delle finiture (infissi, pavimentazione, tramezzature interne), ma necessariamente comprensiva delle tampognature esterne, che realizzano in concreto i volumi, rendendoli individuabili e esattamente calcolabili. Nel caso di specie, il criterio dell’esecuzione del rustico e del completamento della copertura risulta soddisfatto, atteso che la soletta in laterocemento posa a chiusura del manufatto integra una reale chiusura superiore in grado di definire la sagoma e la volumetria del fabbricato. Tale copertura, infatti, è in muratura, è stabilmente infissa al corpo verticale ed è costituita con materiale non precario (soltanto non rifinita con tegole o simili): essa è, pertanto, tale da permettere la precisa individuazione del volume da condonare, escludendosi ogni possibilità di far luogo a successive modifiche o ampliamenti. È, pertanto, illegittimo il diniego di sanatoria edilizia.
1. Edilizia e urbanistica - Interventi edilizi su area sottoposta a vincolo - Assenza di titolo abilitativo e di autorizzazione paesaggistica - Condono edilizio e sanatoria "giurisprudenziale" o "impropria" - Ammissibilità - Esclusione - Ragioni. 2. Edilizia e urbanistica - Interventi edilizi su area sottoposta a vincolo - Assenza di permesso di costruire e di autorizzazione paesaggistica - Applicabilità del condono di cui al D.L. 30 settembre 2003, n. 269 - Esclusione - Ragioni.
1. Non è applicabile la disciplina del condono edilizio nè è invocabile la cosiddetta sanatoria "giurisprudenziale" o "impropria" in presenza di una conformità postuma dell'opera, originariamente abusiva, alle norme urbanistico-edilizie ovvero alle previsioni degli strumenti pianificatori, atteso che da ciò non seguirebbe comunque alcun effetto estintivo del reato urbanistico per l'inapplicabilità dell'art. 45 D.P.R. n. 380 del 2001. (Fattispecie in tema di lavori abusivi di sbancamento di un terreno in area vincolata. La Corte, nell'enunciare il predetto principio, ha altresì affermato che in tal caso rimane applicabile unicamente la sanatoria a regime disciplinata dall'art. 36 D.P.R. n. 380 del 2001, che presuppone sempre l'accertamento della doppia conformità).
2. Il condono edilizio previsto dall'art. 32 del D.L. n. 269 del 2003 (conv. con modd. in L. n. 326 del 2003) è applicabile agli interventi edilizi anche se eseguiti in area vincolata in assenza di titolo abilitativo e di autorizzazione paesaggistica, purchè si tratti di interventi di minore rilevanza (restauro, risanamento conservativo e manutenzione straordinaria) e previo parere favorevole dell'Autorità preposta alla tutela del vincolo.
Edilizia e immobili - Abusi e reati edilizi - Condono edilizio e sanatoria - Aree sottoposte a vincolo ambientale - Interventi edilizi minori - Esclusione in caso di nuova costruzione realizzata senza titolo.
Va esclusa la sanatoria di una nuova costruzione realizzata, senza titolo, su aree soggette a vincolo paesistico, trattandosi di illecito che il D.L. 30/09/2003, n. 269 all’art. 32, comma 26, lettera a) in combinato disposto con il comma 27, lettera d), esclude dalla sanatoria.
Nelle aree sottoposte a vincoli imposti dalla legge per la tutela degli interessi idrogeologici, ambientali e paesistici è ammessa la possibilità di ottenere la sanatoria soltanto per gli interventi edilizi minori, quali interventi di restauro, risanamento conservativo e manutenzione straordinaria, mentre è esclusa per le nuove costruzioni.
I procedimenti penali per violazioni edilizie relative a nuove costruzioni non residenziali non possono essere sottoposti, durante la pendenza dei termini di presentazione del condono edilizio, alla sospensione prevista dall'art. 44 della L. 28/02/1985, n. 47, cui rinviano le disposizioni di cui al D.L. 30/09/2003, n. 269, atteso che l'art. 32 del citato D.L. 269/2003 limita l'applicabilità del condono edilizio alle sole nuove costruzioni residenziali.
L’effetto che deriva da questa interpretazione è particolarmente pesante: costituiscono autodenuncia dell’abuso edilizio, considerato dalla Suprema Corte non regolarizzabile, le domande di condono per nuove costruzioni non residenziali.
Pac, antimafia da esibire da Italia Oggi