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Timestamp: 2020-07-02 18:14:41+00:00
Document Index: 116504003

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Sentenza Cassazione Civile n. 2210 del 27/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2210 del 27/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 27/01/2017, (ud. 30/11/2016, dep.27/01/2017), n. 2210
sul ricorso 17417/2015 proposto da:
T.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA P.L. DA
PALESTRINA 47, presso lo studio dell’avvocato RINALDO GEREMIA, che
ALESSANDRO BORDA, in virtù di delega a margine del ricorso;
P.E., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR
ALESSIO ARIOTTO, giusta delega in calce al controricorso;
avverso la sentenza n. 1750/2014 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
emessa il 23/05/2014 e depositata il 07/10/2014;
che il Consigliere designato, Dott. A. Scalisi, ha depositato ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., la seguente proposta di definizione del giudizio: “La sig.ra P.E., con atto di citazione del 13 ottobre 2009, conveniva in giudizio davanti al Tribunale di Torino T.M. unitamente ad T.A. e T.B. chiedendo che venisse accertato l’inadempimento dei promittenti venditori, convenuti, e condannarli alla restituzione del doppio della caparra confirmatoria nonchè al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale patito.
Si costituiva in giudizio T.M. chiedendo il rigetto delle pretese ex adverso avanzate. Gli altri convenuti restavano contumaci.
Il Tribunale di Torino, con sentenza n. 2474 del 2011, accoglieva la domanda dell’attrice e condannava i sigg. T. a pagare ad P.E. la somma di Eurp 18.400,00 oltre gli interessi legali e il rimborso delle spese di lite.
La Corte di appello di Torino pronunciandosi su appello proposto da T.M. con sentenza n. 1750 del 2014, depositata il 7 ottobre 2014 rigettava l’appello e confermava la sentenza impugnata, condannava l’appellante al pagamento delle spese del secondo grado del giudizio. Secondo la Corte di Torino, gli atti processuali e la stessa istruttoria escludevano l’inadempimento della P. e un inadempimento del T. dato che alla data prevista inizialmente per il rogito nè a quella successiva consensualmente prorogata tra le parti T. aveva provveduto ad estinguere le pendenze e a cancellare le trascrizioni gravanti sui beni oggetto del preliminare per i quali aveva prestato la piena garanzia di libertà al rogito.
La cassazione di questa sentenza è stata chiesta da T.M. con ricorso affidato a due motivi: a) violazione e falsa applicazione dell’art. 1460 c.c., nella parte in cui prevede che, nei contratti con prestazioni corrispettive, ciascuno dei contraenti può rifiutarsi di adempiere alla sua obbligazione se l’altro non adempie e non offre contemporaneamente la propria. B) violazione e falsa applicazione dell’art. 1482 c.c., nella parte in cui impone al venditore di informare l’acquirente dei vizi e dei pesi gravanti sull’immobile. P.E. ha resistito con controricorso.
1.- In via preliminare va esaminata l’eccezione avanzata da parte controricorrente di inammissibilità del ricorso perchè notificato tardivamente. E, tale eccezione è fondata.
Va preliminarmente osservato che il termine lungo per l’impugnazione è quello di sei mesi così come determinato dalla L. n. 69 del 2009, entrata in vigore il 4 luglio 2009 per quanto l’atto di citazione risale al 12 ottobre 2009.
Nel caso specifico la sentenza impugnata è stata depositata in cancelleria il 7 ottobre 2014 e non risulta sia stata notificata, pertanto, il termine per l’impugnazione veniva a scadere il 7 aprile 2015. Senonchè il ricorso di T. è stato notificato alla signora P. il 30 giugno 2015, cioè oltre il termine di decadenza.
L’inammissibilità del ricorso esime di esaminare i singoli motivi contenuti nel ricorso.
Per questi motivi si propone la dichiarazione di inammissibilità del ricorso”.
In definitiva, il ricorso va dichiarato inammissibile. Le spese seguono la soccombenza.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente a rimborsare parte controricorrente le spese del presente giudizio che liquida in Euro 2.700,00 di cui Euro 200,00 per esborsi oltre spese generali ed accessori, come per legge.
Così deciso in Roma, nella Camera del Consiglio della Sezione Sesta Civile, della Corte Suprema di Cassazione, il 30 novembre 2016.