Source: http://www.giovineitalia.org/salvini-un-liberista-fuori-dal-tempo-e-dalla-costituzione-di-thomas-fazi/
Timestamp: 2020-08-05 15:40:16+00:00
Document Index: 49084980

Matched Legal Cases: ['art. 41', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 47', 'art. 42', 'art. 44', 'art. 43']

Salvini, un liberista fuori dal tempo (e dalla Costituzione), di Thomas Fazi | Giovine Italia
Luglio 12, 2020 Luglio 12, 2020 lagiovineitalia
Condividiamo l’articolo dell’amico e compagno Thomas Fazi, apparso originariamente su ‘La Fionda’
A tal fine l’art. 41, comma terzo, affida alla legge il compito di determinare «i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali». Fermo restando che «l’iniziativa economica è libera» (art. 41, comma primo), la Costituzione prevede comunque la subordinazione di quest’ultima al raggiungimento di finalità condivise di pubblica utilità, affinché l’attività economica privata non si svolga «in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recar danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana” (art. 41, comma secondo). Si spiegano così le disposizioni sull’orario di lavoro, le ferie obbligatorie, il riconoscimento dell’inviolabilità dell’attività sindacale e del diritto di sciopero, ecc. Ma anche quelle sulla regolamentazione del credito (art. 47) – che di fatto riconduce il sistema bancario a semplice «strumento per la gestione monetaria degli obiettivi della programmazione pubblica»– e, più in generale, della proprietà privata, non più «sacra, inviolabile, intangibile», come nello Statuto albertino: per l’art. 42, infatti, essa «è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi d’acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti». L’art. 44, per esempio, prescrive di porre «obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata» e di fissare «limiti alla sua estensione» in modo da pervenire a un governo pubblico del territorio che consegua non solo «il razionale sfruttamento del suolo» ma anche lo stabilirsi di «equi rapporti sociali»; mentre l’art. 43 prevede che la legge possa «riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, a enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio e abbiano carattere di preminente interesse generale» Tali disposizioni sono tutte riconducibili alla scelta di funzionalizzare la proprietà privata dei mezzi di produzione al conseguimento dell’utilità sociale.
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