Source: https://www.brocardi.it/codice-penale/libro-secondo/titolo-ii/capo-i/art326.html
Timestamp: 2019-02-20 04:04:45+00:00
Document Index: 176957228

Matched Legal Cases: ['art. 326', 'art. 326', 'art. 326', 'art. 326', 'sentenza ', 'art. 326', 'art. 159', 'sentenza ', 'art. 28', 'sentenza ', 'art. 326', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 110', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 48', 'art. 415', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 326', 'sentenza ', 'art. 326', 'art. 326', 'sentenza ', 'art. 326', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 326', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 326', 'art. 15', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 326', 'art. 68', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 326', 'art. 326', 'art. 15', 'art. 58', 'art. 326', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 326', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 622', 'art. 326', 'art. 622', 'art. 326', 'art. 326', 'art. 622', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 326', 'art. 326', 'sentenza ', 'art. 326', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 326', 'art. 230', 'art. 15', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 326', 'sentenza ', 'art. 323', 'art. 323', 'art. 326', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 326']

Art. 326 codice penale - Rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio - Brocardi.it
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Articolo 326 Codice penale
Dispositivo dell'art. 326 Codice penale
Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio [358], che, violando i doveri inerenti alle funzioni o al servizio, o comunque abusando della sua qualità, rivela notizie di ufficio, le quali debbano rimanere segrete, o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni (1).
Se l'agevolazione (2) è soltanto colposa, si applica la reclusione fino a un anno.
(1) Il primo comma sanziona le condotte di rivelazione di notizie d'ufficio e di agevolazione non colposa della conoscenza di queste. Si ricordi che non è punibile il terzo che apprende o si limita ad apprendere la notizia, in quanto assiste alla rivelazione o è stato agevolato nel procurarsene la conoscenza (concorso necessario improprio).
(2) Per agevolazione si intende la condotta con cui uno in qualsiasi modo, anche omissivo, rende possibile o più agevole a chi non h il diritto o la competenza procurarsi per via autonoma la conoscenza della notizia.
(3) Il carattere indebito o ingiusto rafforzano la funzione selettiva del dolo secondo alcuni autori, altri invece lo ritengono inutile ai fin della descrizione della fattispecie.
La norma è diretta a tutelare nei primi due commi il buon andamento della P.A, nel terzo l'imparzialità della stessa.
Spiegazione dell'art. 326 Codice penale
Il bene giuridico tutelato è la segretezza delle notizie di esclusivo dominio della Pubblica Amministrazione.
Ai fini della configurabilità del delitto in oggetto è necessaria, oltre ala rivelazione o alla facilitazione della rivelazione di notizie segrete, anche la violazione di doveri inerenti alla funzioni o al servizio.
Va sottolineato che la norma risulta di scarsissima applicazione in seguito alla ”apertura” della giurisprudenza e della legislazione amministrativa verso i privati con riguardo ai documenti amministrativi, grazie agli istituti dell'accesso documentale ed alla figura del difensore civico, che, tendendo ad una P.A. come “casa di vetro”, hanno fatto sì che i documenti qualificabili come segreti siano rimasti sempre meno.
Al secondo comma è prevista una fattispecie di natura colposa, qualora il pubblico funzionario non abbia permesso la rivelazione delle notizie in maniera dolosa.
Al terzo comma sono invece disciplinate altre due fattispecie aggravate, qualora il soggetto pubblico si avvalga delle notizie per conseguire un indebito profitto patrimoniale, oppure qualora il fatto sia commesso per conseguire un ingiusto profitto non patrimoniale (ad es. per mera curiosità) o per causare ad altri un danno ingiusto.
Massime relative all'art. 326 Codice penale
Cass. pen. n. 49526/2017
Il reato di rivelazione di segreti di ufficio, previsto dall'art. 326, comma primo, cod. pen., è un reato di pericolo concreto, posto a tutela del buon andamento e dell'imparzialità della pubblica amministrazione, la cui configurabilità va esclusa solo con riferimento alla divulgazione di notizie futili o insignificanti, ma non in relazione a notizie inesatte. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la inoffensività della rivelazione da parte di un funzionario della cancelleria dell'ufficio del giudice per le indagini preliminari, su richiesta informale di un privato, dell'assenza della iscrizione di quest'ultimo nei registri consultabili da tale ufficio, iscrizione in realtà esistente ma segretata dal pubblico ministero).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 49526 del 27 ottobre 2017)
Cass. pen. n. 19216/2017
L'art. 326 c.p., nel prevedere come reato la rivelazione di “notizie di ufficio le quali debbano rimanere segrete”, si riferisce non soltanto alle notizie destinate a rimanere segrete in ogni tempo e in ogni luogo, ma anche a quelle relativamente alle quali il destinatario della rivelazione non sia titolare del diritto di accesso o non lo abbia azionato con le dovute modalità, ai sensi della legge n. 241/1990; il che vale, in particolare, per i funzionari di cancelleria e segreteria e per i dattilografi giudiziari, i quali, ai sensi dell'art. 159 della legge n. 1196/1960, sono tenuti ad “osservare il più scrupoloso segreto di ufficio e non possono dare a chi non ne abbia diritto, anche se non si tratti di atti segreti, informazioni o comunicazioni relative a operazioni o provvedimenti giudiziari o amministrativi di qualsiasi natura e dei quali siano venuti comunque a conoscenza a causa del loro ufficio". (Nella specie, in applicazione di tali principi, la Corte, in accoglimento del ricorso del pubblico ministero, ha censurato la decisione del giudice di merito che aveva escluso la configurabilità del reato in un caso in cui all'imputato era stato addebitato di aver rivelato ad una persona sottoposta a indagine per truffa, nei cui confronti egli aveva contratto debiti a tasso usurario, i “movimenti e le riunioni di ufficio svolte dal P.M. e dalla P.G. delegata negli uffici della Procura” nonché “la presenza di soggetti da escutere in qualità di testimoni” come pure le iscrizioni e le successive annotazioni nel registro delle notizie di reato riguardanti la medesima persona
In tema di rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio, per notizie di ufficio che devono rimanere segrete si intendono non solo le informazioni sottratte alla divulgazione in ogni tempo e nei confronti di chiunque, ma anche quelle la cui diffusione sia vietata dalle norme sul diritto di accesso, perché effettuate senza il rispetto delle modalità previste ovvero nei confronti di soggetti non titolari del relativo diritto.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 19216 del 21 aprile 2017)
Cass. pen. n. 5818/2017
L'autista soccorritore del servizio 118, incaricato di pubblico servizio, è tenuto all'obbligo del segreto d'ufficio previsto, per gli impiegati civili dello Stato, dall'art. 28, l. 7 agosto 1990, n. 241. (Nella fattispecie la Corte ha rigettato il ricorso dell'imputato avverso la sentenza di condanna per il reato di cui all'art. 326 cod. pen. in quanto lo stesso aveva rivelato ad un giornalista le notizie relative alla dinamica di tre omicidi in relazione ai quali aveva prestato il proprio servizio).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 5818 del 8 febbraio 2017)
Cass. pen. n. 39337/2015
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 39337 del 29 settembre 2015)
Cass. pen. n. 51691/2014
Integra gli estremi del reato di rivelazione di segreto di ufficio la comunicazione, da parte di un membro della commissione esaminatrice di un pubblico concorso, di elementi diretti a far conoscere anticipatamente, a uno o più concorrenti, con l'esclusione di tutti gli altri, l'oggetto della prova d'esame (nella specie la traccia di un tema) specificamente ritenuto fra i più probabili dalla commissione stessa, trattandosi di notizia "di ufficio" destinata a rimanere segreta.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 51691 del 11 dicembre 2014)
Cass. pen. n. 49133/2013
In tema di rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio, per notizie di ufficio che devono rimanere segrete si intendono non solo le informazioni sottratte alla divulgazione in ogni tempo e nei confronti di chiunque, ma anche quelle la cui diffusione sia vietata dalle norme sul diritto di accesso, perché effettuate senza il rispetto delle modalità previste ovvero nei confronti di soggetti non titolari del relativo diritto. (Nella specie un cancelliere in servizio presso un tribunale civile aveva fatto visionare tre fascicoli custoditi nel suo ufficio, relativi a ricorsi per decreto ingiuntivo, ad una persona del tutto estranea sia all'ufficio, sia ai procedimenti visionati).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 49133 del 6 dicembre 2013)
Cass. pen. n. 9726/2013
In tema di rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio, per notizie di ufficio che devono rimanere segrete si intendono non solo le informazioni sottratte alla divulgazione in ogni tempo e nei confronti di chiunque, ma anche quelle la cui diffusione sia vietata dalle norme sul diritto di accesso, perché effettuata senza il rispetto delle modalità previste ovvero nei confronti di soggetti non titolari del relativo diritto. (Fattispecie in cui sottufficiali della polizia di frontiera avevano fatto uso di dati identificativi di cittadini stranieri fermati per controlli, dei quali avevano fotocopiato passaporti e codici fiscali, al fine di consentire ad altro straniero, irregolarmente presente nel territorio dello Stato, di attivare schede telefoniche senza dover fornire le proprie generalità, e di evitare così il rischio di espulsione).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9726 del 28 febbraio 2013)
Cass. pen. n. 7370/2013
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7370 del 14 febbraio 2013)
Cass. pen. n. 35296/2011
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 35296 del 29 settembre 2011)
Cass. pen. n. 24583/2011
Integra il delitto di rivelazione di segreti d'ufficio la condotta del collaboratore di cancelleria che fornisca a terzi non autorizzati a riceverla, e senza rispettare la procedura e la formula all'uopo previste dall'art. 110 bis att. c.p.p., la notizia sull'assenza di iscrizioni nel registro degli indagati a carico di una determinata persona.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 24583 del 20 giugno 2011)
Cass. pen. n. 37797/2010
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 37797 del 25 ottobre 2010)
Cass. pen. n. 33609/2010
Integra il delitto di rivelazione di segreti d'ufficio la divulgazione, da parte di un autista in servizio presso un comando regionale della Guardia di Finanza, di un documento contenente notizie riservate circa attività investigative da svolgere in merito a condotte delittuose riconducibili ad un ufficiale di P.G., a nulla rilevando la circostanza che, successivamente, la notizia sia risultata inconferente o priva di fondamento, atteso che la configurabilità del reato può escludersi solo quando la rivelazione abbia ad oggetto informazioni di pubblico dominio o prive di significato.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 33609 del 15 settembre 2010)
Cass. pen. n. 39706/2009
Oggetto materiale del delitto di rivelazione di segreti d'ufficio sono solo le notizie d'ufficio coperte da segreto e cioè quelle sottratte alla divulgazione in ogni tempo e luogo e nei confronti di chiunque per legge, per regolamento o dalla natura stessa della notizia che può recare danno all'amministrazione, ma non anche quelle indebitamente diffuse in violazione alle norme sul diritto di accesso agli atti della P.A. in quanto svelate a chi non è titolare di tale diritto o senza il rispetto delle modalità previste. (Fattispecie relativa alla comunicazione alla stampa da parte di un consigliere comunale di informazioni non coperte da segreto relative all'amministrazione comunale alle quali lo stesso legittimamente aveva avuto accesso in ragione della propria funzione).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 39706 del 12 ottobre 2009)
Cass. pen. n. 8732/2009
Risponde del reato di cui agli art. 48 e 326 c.p. l'avvocato che, con modalità ingannatorie, induca l'impiegata della Procura della Repubblica ad effettuare una ricerca nel sistema Registro generale delle notizie di reato (REGE), così da fornirgli notizie di un procedimento penale ancora coperte dal segreto d'ufficio. (Nella specie, l'imputato aveva richiesto informazioni in ordine ad un altro fascicolo nella fase di cui all'art. 415 bis c.p.p., sostenendo ingannevolmente di non ricordarne il numero).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 8732 del 26 febbraio 2009)
Cass. pen. n. 25167/2008
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 25167 del 19 giugno 2008)
Cass. pen. n. 39514/2007
La rivelazione, da parte del pubblico ufficiale, di notizie di ufficio destinate a rimanere segrete, anche se avvenga verso corrispettivo in danaro o altra utilità (circostanza che può, se del caso, comportare il concorso con il reato di corruzione), integra l'ipotesi delittuosa prevista dal comma primo dell'art. 326, e non quella prevista dal successivo comma terzo, per la cui configurabilità occorre che l'utilizzazione illegittima della notizia si concreti in un'azione diversa dalla mera trasmissione di essa ad estranei all'ufficio ovvero in una condotta di suo autonomo e diretto sfruttamento o impiego da parte dell'intraneus pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 39514 del 25 ottobre 2007)
Cass. pen. n. 37559/2007
La rivelazione da parte del pubblico ufficiale di un segreto di ufficio integra il reato previsto dal primo comma dell'art. 326 c.p. anche laddove sia fatta per finalità patrimoniali, mentre ricorre la diversa fattispecie prevista dal terzo comma dello stesso articolo quando il pubblico ufficiale sfrutti - per profitto patrimoniale o non - il contenuto economico e morale, in sé, delle informazioni segrete. Ne consegue che tale ultima fattispecie, non comportando necessariamente la rivelazione ad estranei del segreto, può eventualmente concorrere con quella prevista dal primo comma. (Fattispecie in cui la Corte ha ravvisato il reato previsto dal primo comma dell'art. 326 c.p. nella condotta di rivelazione di segreti di ufficio in esecuzione di una promessa corruttiva).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 37559 del 11 ottobre 2007)
Cass. pen. n. 30968/2007
In tema di rivelazione di segreti d'ufficio, risponde del reato a titolo di concorso con l'autore principale il direttore responsabile di un sito internet ove sia stata effettuata la pubblicazione di un atto amministrativo a carattere riservato. (Nel caso di specie, la Corte ha ravvisato l'astratta ipotizzabilità del concorso nel reato di cui all'art. 326 c.p., ritenendo sussistente il requisito del fumus commissi delicti in ordine al sequestro preventivo della pagina di un sito web su cui era avvenuta la pubblicazione delle notizie riservate).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 30968 del 30 luglio 2007)
Cass. pen. n. 42726/2005
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 42726 del 25 novembre 2005)
Cass. pen. n. 1898/2005
Il delitto di rivelazione di segreti di ufficio è integrato anche quando il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio diffondano una notizia non appresa per ragioni dell'ufficio o del servizio, bastando che tale notizia dovesse rimanere segreta e che l'interessato, per le funzioni esercitate, avesse l'obbligo di impedirne l'ulteriore diffusione. (Fattispecie relativa alla rivelazione, da parte di un funzionario di polizia, di notizie concernenti un'indagine della quale non era partecipe, dopo aver ricevuto in proposito confidenze dei colleghi operanti).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1898 del 21 gennaio 2005)
Cass. pen. n. 46174/2004
Integra gli estremi del reato di cui all'art. 326 c.p. (rivelazione di segreti d'ufficio), la condotta del collaboratore di cancelleria della Procura della Repubblica che riveli notizie d'ufficio, in una fase di assoluta delicatezza, quale quella delle indagini preliminari, a persona non autorizzata a riceverle; né ai fini della configurabilità del reato è necessaria la prova dell'esistenza di un effettivo pregiudizio per le indagini, posto che si tratta di un reato di pericolo concreto che tutela il buon andamento della amministrazione, che si intende leso allorché la divulgazione della notizia sia anche soltanto suscettibile di arrecare pregiudizio a quest'ultima o ad un terzo.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 46174 del 29 novembre 2004)
Cass. pen. n. 36357/2004
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 36357 del 15 settembre 2004)
Cass. pen. n. 35647/2004
Integra il reato di rivelazione di segreti di ufficio la divulgazione da parte di un agente di polizia giudiziaria del contenuto di un'annotazione di servizio concernente le indagini eseguite, essendo irrilevante che gli atti o i fatti segreti erano già conosciuti in un ambito limitato di persone, quando la condotta dell'agente abbia avuto l'effetto di divulgazione a settori ben più vasti di pubblico.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 35647 del 30 agosto 2004)
Cass. pen. n. 30152/2004
Commette il reato di rivelazione di segreti di ufficio (art. 326 c.p.) l'operatore amministrativo della cancelleria commerciale di un tribunale che fornisca ad un terzo estraneo informazioni su procedure pre-fallimentari in corso, prima ancora che delle stesse fossero notiziati i diretti interessati, essendo venuto meno al dovere di segretezza imposto, oltre che dall'art. 15 del D.P.R. 10 gennaio 1957 n. 3 (testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello stato), dalla normativa dettata dalla legge fallimentare che prevede il rito camerale, senza alcuna forma di pubblicità, per l'istruttoria finalizzata all'accertamento dell'eventuale stato di insolvenza dell'imprenditore commerciale e della ricorrenza dei presupposti per l'ammissione alla procedura del concordato preventivo o dell'amministrazione controllata.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 30152 del 9 luglio 2004)
Cass. pen. n. 15489/2004
In tema di rivelazione di segreti di ufficio, il soggetto “estraneo”, risponde del reato a titolo di concorso con l'autore principale qualora abbia rivelato ad altri una notizia segreta riferitagli come tale, giacché realizza una condotta ulteriore rispetto a quella dell'originario propalatore.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 15489 del 1 aprile 2004)
Cass. pen. n. 32200/2002
Integra l'elemento materiale del reato di rivelazione di segreto di ufficio (art. 326 c.p.) la condotta del direttore di un ufficio IVA il quale riveli ad un terzo tutte le informazioni riguardanti i rapporti di un contribuente con il fisco, acquisite interrogando in via telematica l'anagrafe tributaria, in quanto la copertura del segreto d'ufficio è esclusa solo per i dati contenuti nella dichiarazione dei redditi, ai sensi dell'art. 68 D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, novellato dall'art. 6 della legge 19 luglio 1977, n. 412, e non anche per le altre notizie comunque raccolte dall'ufficio.
(Cassazione penale, Sez. Feriale, sentenza n. 32200 del 7 agosto 2002)
Cass. pen. n. 20097/2001
In tema di rivelazione di segreto d'ufficio, il provvedimento amministrativo di sospensione dal servizio adottato nei confronti di un pubblico dipendente, non rientrando fra quelli normativamente sottratti alla divulgazione in ogni tempo e nei confronti di chiunque, non può più ritenersi coperto da segreto una volta che esso abbia avuto esecuzione. Ne consegue che la divulgazione della notizia relativa alla emanazione del suddetto provvedimento non integra il delitto di cui all'art. 326, primo comma, c.p.
In tema di violazione di segreto d'ufficio (art. 326 c.p.), tra le fonti del dovere di segretezza rientra anche la previsione di cui all'art. 15 del D.P.R. n. 3/57 (norma applicabile anche agli amministratori ed al personale degli enti locali in virtù del richiamo contenuto nell'art. 58 della legge 142 del 1990), il quale individua il suddetto dovere fra quelli propri degli impiegati civili dello Stato. Peraltro, l'obbligo di mantenere segreto un determinato provvedimento (nella specie, provvedimento di sospensione dal servizio) sussiste per tutto il corso dell'iter amministrativo propedeutico alla sua emanazione, ma cessa dal momento in cui detto provvedimento ha effettiva esecuzione esteriorizzandosi alla intera collettività, con la conseguenza che da tale momento la divulgazione della notizia relativa alla esistenza dell'atto non integra il delitto di cui all'art. 326, comma 1, c.p.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 20097 del 17 maggio 2001)
Cass. pen. n. 3669/2000
Integra gli estremi del rato di rivelazione di segreto di ufficio la comunicazione, da parte di un membro della commissione esaminatrice di un pubblico concorso, di elementi diretti a far conoscere anticipatamente, a uno o più concorrenti, con esclusione di tutti gli altri, l'oggetto della prova d'esame (nella specie la traccia di un tema) specificamente ritenuto fra i più probabili dalla commissione stessa, trattandosi di notizia “di ufficio” destinata a rimanere segreta.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3669 del 22 marzo 2000)
Nel reato di rivelazione e utilizzazione dei segreti di ufficio di cui all'art. 326 c.p. persona offesa è solo la pubblica amministrazione. È pertanto inammissibile il ricorso per cassazione di un privato avverso l'ordinanza di archiviazione del Gip in ordine a tale reato, nel procedimento penale seguito a denuncia da parte dello stesso ricorrente. (Nella specie si trattava di notizie apparse su un quotidiano riguardanti presunte indagini nei confronti della sedicente persona offesa, quale rappresentante di un partito).
Cass. pen. n. 7483/1998
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7483 del 24 giugno 1998)
Cass. pen. n. 5947/1998
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 5947 del 20 maggio 1998)
Cass. pen. n. 7960/1997
In tema di rivelazione di segreti di ufficio, il dovere di segretezza in capo al pubblico ufficiale è escluso soltanto se la notizia di ufficio sia divenuta, per causa non imputabile al predetto soggetto, di dominio pubblico. Tale situazione non è integrata dalla precedente pubblicazione della notizia su due quotidiani di diffusione nazionale, in quanto, da un lato, ciò non equivale a rendere di dominio pubblico assoluto la notizia, dall'altro, la rivelazione del pubblico ufficiale conferisce un quid pluris alla conoscenza di essa, attribuendole una particolare pregnanza qualificativa di credibilità.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7960 del 26 agosto 1997)
L'elemento distintivo significante tra il reato previsto dall'art. 622 c.p., rivelazione di segreto professionale, ed il reato di rivelazione di segreti d'ufficio di cui all'art. 326 c.p. - la cui differenza pure è possibile cogliere in base alla diversità della ratio incriminatrice (tutela della libertà del singolo per l'art. 622 c.p. e tutela della pubblica amministrazione per l'art. 326 c.p.), della qualificazione giuridica (reato, rispettivamente, di danno ovvero di pericolo) e delle condizioni di perseguibilità (a querela ovvero d'ufficio) - è essenzialmente quello del tipo di segreto, di cui è interdetta la divulgazione: il quale, nella ipotesi dell'art. 326 c.p., deve riguardare notizie «di ufficio», quelle, cioè, concernenti un atto o un fatto della pubblica amministrazione in senso lato nei diversi aspetti delle funzioni legislativa, giudiziaria o amministrativa stricto iure; mentre, nella ipotesi dell'art. 622 c.p., deve essere riferito a notizie apprese «per ragioni di ufficio» e riflettenti situazioni soggettive di privati e delle quali colui, che di esse è depositario in virtù del suo status professionale in senso lato (ufficio, professione o arte), deve assicurare la riservatezza.
Cass. pen. n. 2022/1996
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2022 del 14 settembre 1996)
Cass. pen. n. 1169/1996
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1169 del 1 febbraio 1996)
Cass. pen. n. 9306/1994
Il delitto di rivelazione di segreti d'ufficio previsto dall'art. 326 c.p. importa per la sua configurabilità sotto il profilo materiale che sia portata a conoscenza di una persona non autorizzata una notizia destinata a rimanere segreta e si configura come un reato di pericolo, nel senso che sussiste sempre che dalla rivelazione del segreto possa derivare un danno alla pubblica amministrazione o a un terzo. Si tratta, in particolare, di reato di pericolo effettivo e non meramente presunto, tanto è vero che la rivelazione del segreto è punibile, non già in sé e per sé, ma in quanto suscettibile di produrre un qualche nocumento agli interessi tutelati a mezzo della notizia da tenere segreta. Di conseguenza, il reato non sussiste, non solo nella generale ipotesi della notizia divenuta di dominio pubblico, ma anche nel caso in cui, trattandosi di notizie di ufficio ancora segrete, le stesse siano rivelate a persone autorizzate a riceverle e cioè che debbono necessariamente esserne informate per la realizzazione dei fini istituzionali connessi al segreto di cui si tratta, ovvero a persone che, ancorché estranee ai meccanismi istituzionali pubblici, le abbiano già conosciute: fermo restando per tali ultime persone il limite della non conoscibilità dell'evoluzione della notizia oltre i termini dell'apporto da esse fornito. (Nella fattispecie, la Corte ha ritenuto ricompresi in questa seconda categoria le parti offese di un delitto di estorsione e i loro familiari, che abbiano chiesto ed ottenuto dal giudice il controllo dei loro apparecchi telefonici e che siano tenute nel proseguo ad affiancare, per quanto di ragione — risposte nelle conversazioni da intercettare — l'azione pubblica nel cui interesse preminente il segreto d'ufficio è stabilito. Ha, pertanto, annullato la decisione di merito che aveva ritenuto responsabile del reato di cui all'art. 326 c.p. un dipendente della Sip per aver rivelato al fratello della vittima di un'estorsione che le linee telefoniche interessate erano state sottoposte a controllo, circostanza di cui il soggetto passivo dell'estorsione era a conoscenza).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9306 del 26 agosto 1994)
Cass. pen. n. 4831/1994
Chi riferisca notizie in merito ad indagini giudiziarie sul conto di altro soggetto, apprese durante rapporti sessuali con una funzionaria della procura della Repubblica, risponde di concorso nel reato di cui all'art. 326 c.p., sussistendo un contributo causale dato dal privato alla divulgazione del segreto di ufficio, nella forma della istigazione o della determinazione.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4831 del 28 aprile 1994)
Cass. pen. n. 3986/1992
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3986 del 20 gennaio 1992)
Cass. pen. n. 12389/1990
Ai fini della configurabilità del delitto di rivelazione di segreti d'ufficio, il dovere del segreto, cui è astretto il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio, deve derivare da una legge, da un regolamento, da una consuetudine, ovvero dalla natura stessa della notizia che può recar danno alla P.A. — tale segreto non sussiste — almeno necessariamente — e, quindi, il reato non si realizza, per il difetto dei detti presupposti, nel caso della mera propalazione, da parte di un impiegato comunale, di notizie relative a pratiche di concessioni edilizie.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 12389 del 14 settembre 1990)
Il reato di rivelazione di segreti d'ufficio, previsto dall'art. 326 c.p., sussiste solo se dalla violazione del segreto sia derivato o possa derivare danno per la pubblica amministrazione o per i terzi, giacché a tale condizione è subordinato il dovere generale di riservatezza imposto (fuori dell'ipotesi di cui all'art. 230 c.p.p.) dall'art. 15 D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3 (testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato).
Cass. pen. n. 1851/1990
Per la configurabilità del delitto di rivelazione del segreto di ufficio, non è necessario che le notizie rivelate siano apprese dal pubblico ufficiale per ragione del suo ufficio.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1851 del 10 febbraio 1990)
Cass. pen. n. 8417/1988
Poiché i reati previsti dagli artt. 323 e 326 c.p. presuppongono entrambi l'abuso delle funzioni inerenti ai compiti istituzionali o al servizio in caso di unicità della condotta non è tra essi configurabile il concorso formale.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 8417 del 27 luglio 1988)
Cass. pen. n. 420/1982
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 420 del 19 gennaio 1982)
Cass. pen. n. 10599/1981
I modi di realizzazione dell'azione delittuosa prevista dall'art. 326 c.p. sono sostanziati da una varietà di forme di abuso della qualità e dei poteri del pubblico ufficiale, per modo che l'inosservanza del segreto d'ufficio non è disgiungibile dall'abuso contemporaneo dei poteri del pubblico ufficiale, ed entrambi gli elementi entrano a far parte della costruzione della fattispecie comune, sicché l'abuso dei poteri d'ufficio non è separabile in figura autonoma di reato, non potendosi addebitare all'autore due volte la stessa violazione.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 10599 del 24 novembre 1981)
relative all'articolo 326 Codice penale
Norma di riferimento: Articolo 326 Codice penale - Rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio | Quesito Q201822160
C. A. G. chiede
sabato 13/10/2018 - Abruzzo
“Buonasera, sono un amministratore di condominio. L'altra sera durante una assemblea una donna che è funzionario della agenzia delle entrate di (omissis), condomina dell'edificio da me amministrato ha detto in assemblea che non ho pagato gli f 24 delle ritenute di acconto delle fatture condominiali alla scadenza mensile. Prescindendo dalla normativa che mi permette di versare le ritenute di acconto inferiori a 500 euro cumulativamente il 20 giugno o il 20 dicembre di ogni anno fiscale, cosa che dovrebbe sapere visto dove lavora, l'unico che può legittimamente accedere al cassetto fiscale del condominio sono io e il commercialista da me autorizzato. È evidente che anche i dipendenti della agenzia delle entrate possono, ma può, avendo fatto un uso illecito dei computer della suddetta agenzia, controllando cose non di sua competenza, essere denunciata per abuso di ufficio considerando che la signora ha usato questa informazione in maniera da convincere gli altri partecipanti alla assemblea della mia mancanza di professionalità?”
Consulenza legale i 20/10/2018
Il quesito da lei presentato non sembra integrare i requisiti necessari per il reato di abuso d’ufficio ex art. 323 c.p.; detto [[fed ref=reato]], infatti, punisce il pubblico ufficiale il quale si procuri un ingiusto profitto o procuri ad altri un danno, nello svolgimento della sua funzione.
Astrattamente, infatti, la condotta posta in essere dalla Sig.ra potrebbe presentare i caratteri dell’abuso d’ufficio nella misura in cui la rivelazione dell’informazione potesse essere in grado di procurarle un danno, sia pur non direttamente patrimoniale; ciò che, tuttavia, manca, è il requisito della commissione della condotta criminosa “nello svolgimento delle funzioni o del servizio”.
E’ sicuramente vero, infatti, che un dipendente dell’Agenzia delle Entrate possa essere considerato un pubblico ufficiale durante le sue attività, tuttavia, a differenza di altre figure di pubblici ufficiali che si considerano in servizio cd. permanente, nel momento in cui la Sig.ra ha rivelato l’informazione dinnanzi all’assemblea di condominio la stessa non stava svolgendo la sua funzione pubblicistica di dipendente dell’Agenzia delle Entrate ma, al contrario, stava ricoprendo la qualifica privatistica di condomino.
Questo profilo non permette di attribuire alla condotta posta in essere gli estremi dell’abuso d’ufficio ex. art. 323 c.p.
Diverso forse potrebbe essere, anche se alla fine vedremo che nel concreto bisognerà escludere anche questa ipotesi, nel caso del diverso reato di cui all’art. 326 c.p. ovvero, “rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio”.
Questo reato, infatti, a differenza dell’abuso d’ufficio, prevede la punibilità del pubblico ufficiale il quale violando i doveri inerenti alle funzioni o al servizio, o comunque abusando della sua qualità, rivela notizie di ufficio, le quali debbano rimanere segrete.
Due sono i requisiti da considerare:
1) in primo luogo occorre capire se la rivelazione di una siffatta notizia possa essere considerata una violazione dei doveri inerenti alle funzioni del pubblico ufficiale.
Per comprendere, nel caso specifico, questo profilo, l’art. 14 del Codice di comportamento dei dipendenti dell’Agenzia delle Entrate stabilisce espressamente che “I dipendenti rispettano il segreto d’ufficio e mantengono riservate le notizie e le informazioni apprese nell’esercizio delle loro funzioni, in conformità alla legge e ai regolamenti; consultano i soli atti e fascicoli direttamente collegati alla propria attività e ne fanno uso conforme ai doveri d’ufficio, consentendone l’accesso solo a coloro che ne abbiano titolo e in conformità alle prescrizioni impartite nell’Ufficio”.
La violazione dell’art. 14, rivelando notizie apprese nell’esercizio delle proprie funzioni, pare poter integrare il requisito della violazione dei doveri inerenti le funzioni ed il servizio.
2) Il secondo requisito: la segretezza dell’informazione rivelata. In particolare, secondo la Corte di Cassazione in tema di violazione dell’art. 326 c.p., la nozione di segreto è da tenere distinta da quella di riservatezza; in altre parole, perché possa essere integrato il reato è necessario che sia rivelata una notizia che, oltre ad essere riservata, sia espressamente stabilita come segreta da una norma di legge o da un regolamento e che, soprattutto, il destinatario della rivelazione non abbia diritto a conoscere detta informazione.
Nel caso in oggetto, invece, la notizia è stata rivelata nel corso di una assemblea privata tra i condomini i quali (a prescindere dal fatto che lei potrebbe certamente pagare in un secondo momento la rata dell’imposta), hanno il diritto di richiedere e ottenere informazioni relative alla posizione fiscale del condominio, stante il regime di responsabilità che grava anche sugli stessi in caso di eventuali inadempienze da parte dell'amministratore.
Ecco che, dunque, non paiono esserci gli estremi di una condotta penalmente rilevante nella vicenda da lei esposta.
Ciò non toglie che le modalità con cui la notizia è stata rivelata potrebbero essere idonee ad integrare una violazione deontologica da parte del pubblico ufficiale in questione; lei potrà, eventualmente, fare una segnalazione agli uffici di competenza i quali, analizzando anche nello specifico la posizione del soggetto (non sapendo noi a quali dati abbia effettivamente accesso) potranno agire in via disciplinare e, nel caso in cui ravvisassero violazioni di carattere penale (che noi, allo stato, non riusciamo però ad individuare) dovranno riferirne all’Autorità giudiziaria.