Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-3078-del-06-02-2017
Timestamp: 2020-04-05 03:56:47+00:00
Document Index: 184252378

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 3078 del 06/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3078 del 06/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 06/02/2017, (ud. 24/11/2016, dep.06/02/2017), n. 3078
sul ricorso 29873-2015 proposto da:
M.L., T.V., elettivamente domiciliati in
ROMA, VIALE PARIOLI 63, presso lo studio dell’avvocato DAMIANO
COMITO, che li rappresenta e difende, giusta procura a margine del
FONDAZIONE ENASARCO, in persona del Presidente pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI, VASCELLO 16, presso lo
studio dell’avvocato PIERLUIGI ROCCHI, che la rappresenta e difende,
avverso la sentenza n. 1806/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
udito l’Avvocato DAMIANO COMITO, che si riporta agli atti.
“1. La Corte d’Appello di Roma ha confermato la sentenza con la quale il tribunale della stessa città, in accoglimento della domanda proposta dalla Fondazione Enasarco, ha pronunciato la risoluzione del contratto di locazione a uso abitativo intercorso tra detta fondazione (in qualità di locatrice) e Mo.Li. (quale conduttrice) per inadempimento di quest’ultima, avendo la stessa illegittimamente immesso, nella detenzione dell’appartamento concessole, le persone di T.V. e di F.A., contestualmente rigettando la domanda proposta in via riconvenzionale dal T. e da M.L. (nipote della conduttrice, intervenuto volontariamente in giudizio), diretta all’accertamento del relativo subentro nel contratto di locazione originario, quali nuovi conduttori.
2. Avverso la sentenza d’appello, hanno proposto ricorso per cassazione M.L. e T.V. sulla base di tre motivi d’impugnazione.
3. Resiste con controricorso la Fondazione Enasarco, che ha concluso per il rigetto dell’impugnazione.
4. Nessun altro intimato ha svolto difese in questa sede.
6. Con il primo motivo, i ricorrenti censurano la sentenza impugnata per violazione di legge (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), per avere la corte territoriale erroneamente interpretato le risultanze processuali e quelle concernenti i rapporti intercorsi tra le parti, giungendo a escludere l’avvenuta conclusione di un accordo tra la Fondazione Enasarco e gli odierni ricorrenti diretto a consentire il subentro di questi ultimi nella posizione contrattuale della relativa dante causa.
7. Con il secondo motivo, i ricorrenti censurano la sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione di norme e di principi generali, anche in materia di assolvimento dell’onere della prova, per avere la corte territoriale erroneamente interpretato il complesso degli elementi istruttori acquisiti nel corso del giudizio in relazione al punto concernente la regolarizzazione dell’abusiva occupazione, da parte dei ricorrenti, dell’immobile oggetto di giudizio.
8. Con il terzo motivo, i ricorrenti si dolgono della violazione e falsa applicazione di norme e principi generali in materia di interpretazione della volontà negoziale in cui sarebbe incorsa la corte territoriale, per aver erroneamente interpretato le manifestazioni di volontà delle parti, intervenute anche in sede giudiziale, al fine di definire i rapporti contrattuali tra le stesse nel senso invocato dagli odierni ricorrenti.
9. Tutti e tre i motivi sono inammissibili.
Nel caso di specie, al di là del formale richiamo, contenuto nell’epigrafe dei motivi d’impugnazione in esame, al vizio di violazione e falsa applicazione di legge, l’ubi consistam delle censure sollevate dagli odierni ricorrenti deve piuttosto individuarsi nella negata congruità della valutazione operata dalla corte d’appello in ordine agli elementi istruttori complessivamente acquisiti nel corso del giudizio, e in un invito rivolto alla corte di legittimità di procedere a una rinnovazione del giudizio di merito sulla base di un’interpretazione dei fatti di causa e dei rapporti intercorsi tra le parti ritenuta più adeguata, secondo la soggettiva prospettazione della ricorrente.
Osserva infatti il relatore come – dovendo il vizio di violazione o falsa applicazione di norme di diritto risolversi in un giudizio sulla fattispecie astratta contemplata dalla norma di diritto applicabile al caso concreto, e dovendo la relativa denunzia avvenire mediante la specifica indicazione dei punti della sentenza impugnata che si assumono essere in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie o con l’interpretazione delle stesse fornita dalla giurisprudenza e/o dalla dottrina prevalente – deve considerarsi inammissibile il ricorso per cassazione con il quale si censura come violazione di norma di diritto, e non come vizio di motivazione, un errore in cui si assume che sia incorso il giudice di merito nella ricostruzione di un fatto giuridicamente rilevante, sul quale la sentenza doveva pronunciarsi (Sez. 3, Sentenza n. 10385 del 18/05/2005, Rv. 581564; Sez. 5, Sentenza n. 9185 del 21/04/2011, Rv. 616892).
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti al rimborso delle spese del giudizio di legittimità in favore della controricorrente, liquidate in complessivi Euro 2.900,00, di cui Euro 200,00 per spese, oltre accessori come per legge.