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Timestamp: 2020-07-12 02:45:51+00:00
Document Index: 45768386

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 273', 'art. 350', 'art. 12', 'art. 273', 'art. 192', 'art. 12', 'art. 274', 'art. 291', 'art. 12', 'art. 191', 'art. 64', 'art. 102', 'art. 613', 'art. 102', 'art. 613', 'art. 102', 'art. 97', 'art. 30', 'art. 102', 'art. 102', 'art. 97', 'art. 30', 'art. 97', 'art. 16', 'art. 97', 'art. 30', 'art. 18', 'art. 274', 'art. 28', 'art. 28']

Cassazionista - Cassazione Penale 29/09/2016 N° 40517 - Legge semplice
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Cassazionista – Cassazione Penale 29/09/2016 N° 40517
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Numero: 40517
Testo completo della Sentenza Cassazionista – Cassazione penale 29/09/2016 n° 40517:
udito il Pubblico Ministero, in persona dell’Avvocato generale Dott. Stabile Carmine, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.
Il Tribunale aveva ritenuto tali dichiarazioni utilizzabili, in quanto acquisite in presenza del difensore e con le garanzie prescritte per l’esame di persona indagata, nonché attendibili, in quanto rese in modo autonomo ed indipendente da soggetti non animati da alcun intento calunniatorio, mentre le divergenze in ordine alle mansioni effettivamente svolte dall’indagato non potevano condurre ad un giudizio di non credibilità.
Il Tribunale aveva riscontrato la sussistenza del pericolo concreto di recidiva, desumendolo: dal verosimile inserimento dell’indagato in una più vasta organizzazione dedita al trasporto di clandestini sulle coste italiane; dalle modalità e circostanze dei fatti commessi, in sé estremamente gravi; dalla manifestazione di personalità di elevato spessore criminale, avendo palesato il T. un assoluto disprezzo per la vita umana, organizzando l’ingresso in territorio italiano delle persone offese ed esponendo le stesse a concreto pericolo per la loro incolumità.
Il ricorrente ha dedotto, in primo luogo, la violazione dell’art. 273 c.p.p. e art. 350 c.p.p. , comma 7, in relazione al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 12, comma 3, lett. a) e b), comma 3-bis e comma 3-ter, lett. b), per mancanza e manifesta illogicità della motivazione, in relazione alla consistenza dei gravi indizi di colpevolezza, esclusivamente fondati sulle dichiarazioni rese da tre soli dei soggetti soccorsi, già ritenute dal G.i.p. contraddittorie ed imprecise.
Con il secondo motivo il T. ha lamentato la violazione dell’art. 273 c.p.p. e art. 192 c.p.p., commi 3 e 4, in relazione al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 12, comma 3, lett. a) e b), comma 3-bis e comma 3-ter, lett. b) per mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione, in ordine alla valutazione delle chiamate in correità o reità, non avendo il Tribunale sottoposto a doveroso vaglio la credibilità dei dichiaranti, l’attendibilità delle dichiarazioni rese, nonché l’esistenza di adeguati riscontri esterni individualizzanti.
Con l’ultima doglianza, infine, il T. ha dedotto la violazione dell’art. 274 c.p.p. , comma 1, lett. b), c), e art. 291 c.p.p. in relazione al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 12, comma 3, lett. a) e b), comma 3-bis e comma 3-ter, lett. b), per mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione, in ordine alla sussistenza delle esigenze cautelari, di cui non sarebbero stati rappresentati i motivi di attualità, nonchè degli elementi giustificativi della necessità del ricorso alla più gravosa misura custodiale.
Parimenti insussistente, poi, sarebbe il pericolo di recidiva, valutato dal Tribunale con motivazione generica e in spregio del principio devolutivo, in quanto non dedotto né nella richiesta di applicazione della misura cautelare nè in sede di proposizione dell’appello del P.M.
Con successiva memoria, il difensore del T. ha presentato motivi nuovi, sostenendo l’inutilizzabilità, ex art. 191 c.p.p. , delle dichiarazioni rese dai tre migranti dinanzi alla Squadra Mobile, per essere state acquisite senza il rispetto delle garanzie prescritte dall’art. 64 c.p.p., e la violazione del principio devolutivo, per avere il Tribunale affermato il pericolo di recidivazione specifica, non dedotto dall’appellante.
La Prima Sezione ha rilevato, con valenza assorbente rispetto alle doglianze di merito, come il ricorso dovesse essere considerato inammissibile in quanto proposto dall’avv. Sergio Di Gerlando, e cioè da difensore designato quale sostituto processuale dall’avv. Loredana Culò, già difensore di ufficio di T.M., non in possesso dell’abilitazione al patrocinio innanzi agli organi di giurisdizione superiore; e ciò in contrasto con le previsioni degli artt. 97, 102 e 613 c.p.p.
A suo avviso, il riconoscimento della possibilità per il difensore di ufficio di avvalersi, in considerazione dell’impedimento derivante dall’assenza del titolo abilitante, della facoltà riconosciuta dall’art. 102 c.p.p. al fine di consentire la valida proposizione del ricorso per cassazione, sarebbe conforme ai principi Ispiratori che disciplinano la sostituzione processuale ed alla ratio del quadro normativo di riferimento (segnatamente l’art. 613 c.p.p. ), oltre ad essere in linea con il vincolo che impone una interpretazione costituzionalmente orientata e conforme alla CEDU delle norme processuali.
In particolare, andrebbe tenuta ferma la distinzione tra diritto di proporre impugnazione e legittimazione ad impugnare: l’avv. Loredana Culò, avendo il diritto di proporre impugnazione, ha deciso di avvalersi, ex art. 102 c.p.p. , dell’operato dell’avv. Sergio Di Gerlando (regolarmente iscritto nell’albo speciale per il patrocinio innanzi alle giurisdizioni superiori) al fine di superare il proprio impedimento rappresentato dalla mancanza del titolo abilitativo.
Quanto alla possibilità di condannare il difensore al pagamento delle spese del giudizio in caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso, la difesa del ricorrente ricorda che il fondamento giuridico della condanna al pagamento delle spese processuali è rappresentato dalla soccombenza, principio che investe soltanto la posizione delle parti processuali in senso tecnico, oltreché di soggetti diversi che ad esse sono normativamente equiparati.
Nell’ordinanza di rimessione si sostiene la inammissibilità del ricorso in base a tre specifici argomenti, e cioè: 1) la maniera episodica ed estemporanea in cui il sostituto si surroga al difensore sostituito, che mantiene la titolarità dell’ufficio defensionale, rimanendone l’unico dominus; 2) l’esercizio da parte del sostituto processuale degli stessi diritti e dei medesimi obblighi riguardanti il difensore sostituito; 3) la necessità che la sostituzione del difensore con altro patrocinatore avvenga nel rispetto delle disposizioni che regolano i singoli istituti processuali, e, quindi, nel caso di specie, di quanto previsto dall’art. 613 c.p.p.
Ne discende, secondo la Prima Sezione, che il difetto di abilitazione professionale gravante sull’originario difensore finisce per estendere i suoi negativi effetti sul sostituto processuale, in applicazione dell’art. 102 c.p.p., comma 2. D’altra parte, nel procedimento in esame l’indagato, subita l’espulsione dal territorio nazionale, era divenuto irreperibile, restando estraneo all’evoluzione del rapporto processuale, ma l’ostacolo per il T. ad ottenere una adeguata assistenza legale e ad esercitare la facoltà di impugnazione era superabile in modo conforme alle prescrizioni vigenti, in quanto il difensore di ufficio non abilitato, anziché operare a sua scelta l’individuazione di un sostituto, esercitando un diritto di cui era privo, avrebbe potuto e dovuto rivolgersi al giudice procedente per sollecitare la designazione in suo luogo di un altro difensore di ufficio regolarmente abilitato, secondo le previsioni del combinato disposto dell’art. 97 c.p.p., comma 5 e art. 30 disp. att. c.p.p. (Sez. U, n. 24486 del 11 luglio 2006, Lepido, Rv. 233919).
Si tratta di argomentazioni che non sembrano tenere adeguato conto della rimodulazione della disciplina della sostituzione difensiva operata, con indubbia valorizzazione dell’istituto, dalla L. 6 marzo 2001, n. 60 , avente ad oggetto Disposizioni in materia di difesa di ufficio, con cui è stata estesa anche al difensore di ufficio la possibilità di procedere alla nomina dei sostituti processuali.
Infine, a seguito delle modifiche introdotte dalla L. n. 60 del 2001 , deve rilevarsi che, se è connaturale all’istituto il carattere della temporaneità, fino ad ora correlata all’impedimento (v. Sez. 5, n. 3264 del 20 ottobre 1993, Colecchia, Rv. 196034; Sez. 3, n. 28530 del 18 giugno 2010, Russolillo, Rv. 247907; Sez. 5, n. 5620 del 24 novembre 2014, Reali, Rv. 262666; Sez. 1, n. 9348 del 21 marzo 1994, Alfano, Rv. 199831; Sez. 3 n. 3348 del 13 novembre 2003, Pacca, Rv. 227491; Sez. 2, n. 9383 del 9 maggio 2000, Pistoia, Rv. 217343), è divenuta possibile una sostituzione anche per l’intera durata del procedimento, di fatto una surrogazione nella posizione del difensore.
3. Quanto al principio in base al quale il sostituto processuale esercita i diritti ed assume i doveri del difensore sostituito, sancito dall’art. 102 c.p.p. , comma 2, la giurisprudenza di questa Corte si è soffermata sulla problematica relativa ai poteri spettanti al sostituto del difensore e ha affermato che, siccome l’art. 102 non riconosce rilevanza ad eventuali limitazioni apposte dal difensore di fiducia alla designazione del sostituto, ne discende che quest’ultimo può esercitare tutti i diritti assumendo i doveri del titolare (Sez. 5, n. 14115 del 10 novembre 1999, Di Prenda, Rv. 216105; Sez. 3, n. 7458 del 15 gennaio 2008, Barranca, Rv. 239010; Sez. 6, n. 19677 del 31 marzo 2004, Foltran, Rv. 228229; Sez. 6, n. 20398 del 9 maggio 2014, Russi, Rv. 261478), ad eccezione dei poteri derivanti da una procura speciale, che pertengono, in maniera esclusiva, al difensore originariamente nominato (Sez. 1, n. 43240 del 4 novembre 2009, Barbini, Rv. 245081; Sez. 6, n. 4858 del 3 dicembre 1999, dep. 2000, Guarnieri, Rv. 217109; Sez. 5, n. 36641 del 26 maggio 2011, Giangrande, Rv. 251207; Sez. 4, n. 22601 del 13 maggio 2005, Fiorenzano, Rv. 231793).
l’art. 97 c.p.p. , comma 5, nel prevedere che il difensore di ufficio ha l’obbligo di prestare il patrocinio e può essere sostituito solo per giustificato motivo, si pone quale disposizione derogatoria alla generale regola della immanenza della difesa di ufficio;
l’art. 30 disp. att. c.p.p., comma 3, originariamente stabiliva che nel caso previsto dall’art. 97 c.p.p., comma 5, il difensore di ufficio che si trova nella impossibilità di adempiere l’incarico deve avvertire immediatamente l’autorità giudiziaria, indicandone le ragioni, affinché si provveda a sostituirlo; inoltre, per effetto delle modifiche apportate dalla L. n. 60 del 2001, art. 16, sono state inserite, dopo la frase che si trova nella impossibilità di adempiere l’incarico, le parole e non ha nominato un sostituto.
Una volta ritenuto che il caso in esame va ricompreso tra quelli in cui è possibile azionare la procedura di sostituzione ex art. 97 c.p.p. , comma 5, non può non rilevarsi che il nuovo testo dell’art. 30 disp. att. c.p.p., comma 3, attribuisce espressamente in prima battuta al difensore di ufficio impossibilitato ad adempiere all’incarico la facoltà di nominare un sostituto idoneo al superamento dell’ostacolo.
Non può, d’altro canto, ipotizzarsi che il pericolo di vita cui era conseguita l’azione di salvataggio che ne aveva comportato l’ingresso e la permanenza per motivi umanitari nel territorio dello Stato fosse stato evenienza dagli stessi prevista ed artatamente creata; d’altra parte, il fatto che la Procura della Repubblica avesse già negato il nulla osta all’esecuzione dell’allontanamento dal territorio nazionale e reso parere favorevole per la concessione del permesso di soggiorno ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 18 non consente di ritenere, quanto meno allo stato, illegale né tanto meno illecita la loro permanenza in Italia.
In realtà, il Tribunale di Palermo ha puntualizzato che l’esigenza cautelare di cui all’art. 274 c.p.p., comma 1, lett. c), appariva concretamente esistente in considerazione delle modalità e circostanze dei fatti commessi, in sé estremamente gravi, nonché soprattutto in considerazione della significativa personalità criminale dell’indagato, rivelata dalle medesime modalità e circostanze, dato il disprezzo assoluto per la vita umana dimostrato, organizzando l’ingresso in Italia delle persone offese ed esponendole a pericolo per la loro incolumità.
9. Al rigetto del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. La Cancelleria provvederà agli incombenti di cui all’art. 28 reg. esec. c.p.p.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Si provveda ai sensi dell’art. 28 reg. esec. c.p.p.
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