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Timestamp: 2020-02-25 21:24:23+00:00
Document Index: 107171533

Matched Legal Cases: ['art. 35', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 106', 'art. 6', 'art. 106', 'art.106', 'art. 106']

Quinto d'obbligo: si computa ai fini del valore stimato del contratto ex art. 35? - Giurisprudenzappalti
Quinto d’obbligo: si computa ai fini del valore stimato del contratto ex art. 35?
Tar Lombardia, Milano, sez. II, 10 febbraio 2020, n. 284
Scritto da Elvis Cavalleri 10 Febbraio 2020 733 Visualizzazioni
Nell’ambito di una gara dal valore di € 220.935,00, la ricorrente lamenta che l’opzione del cd. quinto d’obbligo prevista dal capitolato avrebbe dovuto essere computato al fine di determinare il valore stimato del contratto, con conseguente superamento della soglia comunitaria di € 221.000,00 e necessaria applicazione delle prescritte diverse regole di scelta del contraente.
Secondo Tar Lombardia, Milano, sez. II, 10 febbraio 2020, n. 284, pur essendo la censura ammissibile in quanto idonea a determinare il rifacimento della procedura di gara, la stessa è nondimeno infondata.
“Secondo l’art. 35, comma 4, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 “Il calcolo del valore stimato di un appalto pubblico di lavori, servizi e forniture è basato sull’importo totale pagabile, al netto dell’IVA, valutato dall’amministrazione aggiudicatrice o dall’ente aggiudicatore. Il calcolo tiene conto dell’importo massimo stimato, ivi compresa qualsiasi forma di eventuali opzioni o rinnovi del contratto esplicitamente stabiliti nei documenti di gara. Quando l’amministrazione aggiudicatrice o l’ente aggiudicatore prevedono premi o pagamenti per i candidati o gli offerenti, ne tengono conto nel calcolo del valore stimato dell’appalto”. A sua volta, il successivo art. 106, comma 12, stabilisce che “La stazione appaltante, qualora in corso di esecuzione si renda necessario un aumento o una diminuzione delle prestazioni fino a concorrenza del quinto dell’importo del contratto, può imporre all’appaltatore l’esecuzione alle stesse condizioni previste nel contratto originario. In tal caso l’appaltatore non può far valere il diritto alla risoluzione del contratto”.
Né, infine, rileva che nella fattispecie l’art. 6 del capitolato speciale d’appalto prevedesse “… un aumento o una diminuzione della fornitura … fino alla concorrenza del quinto dell’appalto alle medesime condizioni del contratto …”, giacché il richiamo esplicitamente fattovi dalla lex specialis di gara nulla aggiunge all’àmbito di efficacia dell’istituto del “quinto d’obbligo”, per trattarsi di meccanismo che comunque opera ex lege, sì da non rientrare tra le voci “opzioni o rinnovi” previste di volta in volta dall’ente appaltante all’atto dell’indizione della gara”.
Il Tar meneghino sposa la tesi Anac. Tuttavia va dato atto del più garantista e ragionevole orientamento del Tar campano, che è addivenuto ad opposta conclusione (cfr. questo articolo).
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