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Timestamp: 2018-07-21 19:15:01+00:00
Document Index: 32019081

Matched Legal Cases: ['art. 1389', 'art. 1389', 'art. 31', 'art. 275', 'art. 31', 'art. 1389', 'art. 428', 'art. 1389']

Art. 1389 codice civile - Capacità del rappresentante e del rappresentato - Brocardi.it
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Articolo 1389 Codice civile
Capacità del rappresentante e del rappresentato
Dispositivo dell'art. 1389 Codice civile
Quando la rappresentanza è conferita dall'interessato (1), per la validità del contratto concluso dal rappresentante basta che questi abbia la capacità di intendere e di volere, avuto riguardo alla natura e al contenuto del contratto stesso, sempre che sia legalmente capace il rappresentato.
In ogni caso, per la validità del contratto concluso dal rappresentante è necessario che il contratto non sia vietato al rappresentato [1261] (2).
(1) Cioè in caso di rappresentanza volontaria (1387 c.c.).
(2) Come, ad esempio, nei casi di divieti speciali di comprare (v. 1471 c.c.).
Il primo comma si spiega considerando che con la rappresentanza le conseguenze giuridiche dell'atto del rappresentante si producono in capo al rappresentato: quindi, è necessaria la sua capacità legale, laddove il rappresentante può anche essere legalmente incapace, purchè abbia quel minimum dato dalla capacità di comprendere e volere l'atto che sta compiendo.
Il secondo comma è previsto al fine di evitare che il rappresentato possa servirsi di un rappresentante per aggirare la legge.
Spiegazione dell'art. 1389 Codice civile
La controversia della capacità del rappresentante e del rappresentato sotto l'impero del vecchio codice civile. L'odierna risoluzione
Con questa norma la nuova legge risolve una delle questioni più dibattute sotto l'impero dell'abrogato codice: e, cioè, se per il contratto concluso dal rappresentante si dovesse aver riguardo alla capacità di costui, o a quella del rappresentato.
Occorre, anzitutto, qui distinguere i1 caso della rappresentanza legale, o necessaria, e quello della rappresentanza volontaria, o negoziale. Circa la prima, non può sorgere dubbio che il rappresentante della persona giuridica, o della persona fisica incapace, debba esser perfettamente capace di agire, perché un tal rappresentante non si sostituisce solo alla loro volontà, ma presta loro anche quella capacità di cui mancano. Perciò opportunamente la norma in esame pone in chiaro ch'essa non vuol riferirsi che alla rappresentanza volontaria, o negoziale. E proprio per questa, la questione della capacità nella rappresentanza era assai controversa nella dottrina. Si sosteneva dagli uni che, ammesso il principio che il rappresentante dichiara una propria volontaà, così che il negozio giuridico posto in essere e effetto dell'opera sua, non si potesse ricercare che in lui la capacità a compierlo; si opponeva dagli altri che, pur essendo incontroverso quel principio, in definitiva gli effetti giuridici del negozio si riversano sul patrimonio del rappresentato e, dunque, alla capacità di costui doveva aversi riguardo, bastando invece, per il rappresentante, ch'egli fosse naturalmente capace di formare e di manifestare una volontà, e potendo, dunque, essere legalmente un incapace.
La nuova norma aderisce completamente a quest'ultimo insegnamento, dichiarando che, ove ricorra rappresentanza volontaria, basti nel rappresentante la capacità d'intendere e di volere (differenziazione del rappresentante dal semplice nuncius, semplice strumento e organo di trasmissione della volontà altrui), sempre che sia legalmente capace il rappresentato. E si comprende che la naturale capacità d'intendere e di volere, appunto perché tale, debba commisurarsi alla natura ed al contenuto del negozio, potendo quel requisito venir meno di fronte ad un atto che esiga un discernimento ed una valutazione, non richiesti per atto di altra specie più semplice.
E’ ovvio, poi, il precetto finale della norma in esame; poiché il negozio è per il rappresentato, è necessario, per la validità del contratto concluso dal rappresentante che il negozio stesso non sia vietato al primo.
255 La Commissione reale aveva ritenuto che il rappresentante non dovesse avere la capacità di obbligarsi; aveva richiesto la capacità di rappresentare altri in conformità della legge (art. 31).
In realtà, però, non esistono norme che stabiliscono capacità speciale per rappresentare validamente; perciò la formula della Commissione reale andava precisata.
Ho chiarito che basta la capacità d'intendere e di volere ma deve sempre trattarsi di una capacità in concreto, e cioè rispetto al singolo contratto (art. 275); in modo che deve, caso per caso, indagarsi se il rappresentante poteva discernere la natura e l'entità precisa dell'effetto giuridico prodotto dall'atto da lui compiuto.
Ho aggiunto che, in ogni ipotesi, nella rappresentanza volontaria, deve essere legalmente capace il rappresentato: il rappresentante contrae per un interesse altrui, ed è quindi il rappresentato che dispone dell'interesse oggetto del contratto concluso dal rappresentante.
In coerenza deve considerarsi rilevante anche il vizio della volontà del rappresentato, oltre al vizio che inficia la volontà del rappresentante. L'art. 31 ult. cpv. del progetto del 1936 riteneva efficiente il difetto di volere del rappresentato solo quando il rappresentante non avesse fatto che esprimere la volontà del rappresentato: la formula, però, non distingueva il rappresentante dal nuncio; e l'ho modificata, riferendomi al vizio che cada su elementi predeterminati dal rappresentato.
Massime relative all'art. 1389 Codice civile
Cass. n. 3787/2012
Il contratto stipulato dal rappresentante, in forza di procura a vendere che sia stata annullata per incapacità d'intendere e di volere del rappresentato, ai sensi dell'art. 428, primo comma, c.c., deve ritenersi concluso da rappresentante senza potere, rimanendo estraneo alla disposizione di cui all'art. 1389 c.c., la quale disciplina la diversa ipotesi del contratto stipulato dal rappresentante in forza di procura validamente conferitagli dal rappresentato.