Source: http://www.studiomalavolti.eu/premio-di-fedelta-computabile-nel-tfr/
Timestamp: 2020-04-03 17:32:39+00:00
Document Index: 107064847

Matched Legal Cases: ['art. 2120', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2120', 'art. 45', 'art. 2120', 'art. 45', 'art. 45', 'art. 2120', 'sentenza ', 'art. 2120', 'art. 65']

20 febbraio 2020 di Teleconsul Editore S.p.A. ·
Il premio di fedeltà, previsto dalla contrattazione collettiva aziendale, deve computarsi nella base del calcolo del TFR, in quanto trova la propria fonte nella protrazione dell’attività lavorativa per un certo lasso di tempo ed è rigorosamente collegato allo svolgimento del rapporto di lavoro (Cass. Ord. n. 3625/2020).
La Corte territoriale di Venezia confermava la pronunzia resa dal Tribunale della stessa sede, con la quale era stata accolta la domanda proposta dal lavoratore, nei confronti della Cassa di Risparmio della quale era dipendente, volta ad ottenere l’accertamento del diritto al computo nel TFR del c.d. premio di fedeltà previsto dalla contrattazione collettiva aziendale.
La Corte di merito, nel dettaglio, osservava che il premio di fedeltà doveva essere computato nella base del calcolo del TFR, in quanto trovava la propria fonte nella protrazione dell’attività lavorativa per un certo lasso di tempo ed era altresì rigorosamente collegato allo svolgimento del rapporto di lavoro: per la qual cosa, aveva i requisiti di dipendenza da quest’ultimo e di non occasionalità di cui all’art. 2120 c.c.; inoltre, dalle disposizioni dei CCNL di riferimento (del 1994 e del 1991) non discendeva in modo certo la volontà di escludere il predetto premio dal TFR, considerata la natura gratificativa dello stesso e la sua connessione con il protrarsi dell’attività lavorativa per un certo tempo.
Per la cassazione della suddetta sentenza ricorre la società incorporante la Cassa di Risparmio articolando due motivi.
Il ricorrente lamenta, in primo luogo, che la sentenza impugnata abbia interpretato il requisito della «non occasionalità» dell’erogazione ai sensi dell’art. 2120 c.c. come componente necessaria della natura retributiva e generalizzata dell’erogazione stessa in connessione con il rapporto di lavoro. In secondo luogo, denuncia la violazione dell’art. 45 CCNL ACRI 19.12.1994 in relazione all’art. 2120 c.c., nonché la violazione degli artt. 1362, 1363 e 1366 in relazione all’art. 45 del CCNL ACRI 19.12.1994 e deduce che «in subordine, ove l’esclusione del premio di fedeltà dal computo del TFR non sia accertata già ai sensi di legge, deve riconoscersi che tale esclusione discende comunque dalla norma contrattuale applicabile ratione temporis al caso di specie (art. 45 CCNL ACRI 1994), a ciò legittimata dall’art. 2120, comma 2, c.c.».
Secondo la Cassazione, la sentenza della Corte di merito è del tutto in linea con le posizioni giurisprudenziali in materia. Anzi si ribadisce che «l’abbandono da parte del legislatore del 1982 della nozione di continuità ravvisabile nel vecchio testo dell’art. 2120 c.c. e la sostituzione del sistema di determinazione del trattamento di fine rapporto non più basato, come in passato, sull’ultima retribuzione percepita, ma sulla sommatoria di quote di retribuzione annue accantonate, ha condotto la prevalente giurisprudenza a non assegnare rilievo alla ripetibilità e/o alla frequenza delle erogazioni, ma a fare leva sulla qualità dell’emolumento corrisposto, dando così rilevanza al titolo della erogazione, riscontrando detta connessione ogni volta che vi sia un collegamento tra un certo evento correlato al rapporto lavorativo e l’emolumento stesso: è stato dato, così, decisivo rilievo, come da ultimo annotato da Cass. 21 luglio 2014, n. 16591, alla derivazione eziologica tra erogazione della prestazione e rapporto lavorativo escludendo solo quelle prestazioni collegate a ragioni aziendali del tutto eventuali, imprevedibili e fortuite» (v. Cass. n. 23854/2015).
Pertanto, nel caso di specie, è indubbio che l’interpretazione fornita dalla Corte territoriale delle disposizioni contrattuali indicate dalla ricorrente, e cioè degli artt. 40 del CCNL ACRI del 19.3.1987 e 45 del CCNL ACRI del 19.12.94, non contrastando con il loro tenore letterale, sia corretta per quanto riguarda l’identificazione della comune intenzione delle parti trovando questa riscontro nel successivo CCNL del 1999 (art. 65) in cui le parti, a differenza della precedente contrattazione collettiva, definiscono la retribuzione di riferimento per il calcolo del TRF con analitica elencazione dei singoli elementi utili» (Cass. n. 23854/2015, cit.). Iricorso viene dunque rigettato.