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Timestamp: 2020-02-17 09:44:58+00:00
Document Index: 83094749

Matched Legal Cases: ['art.1', 'art.1', 'art. 86', 'art.87', 'art.87', 'art. 86', 'art. 86', 'art. 6', 'art. 4', 'art.86', 'art. 4', 'art. 90', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 1', 'art.1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 1']

Legge di Stabilità 2016: accatastamento immobili a destinazione speciale e impianti per comunicazioni elettroniche. / Diritto#PA articoli e approfondimenti di diritto amministrativo
Legge di Stabilità 2016: accatastamento immobili a destinazione speciale e impianti per comunicazioni elettroniche.
Con Legge di Stabilità 2016 (L.208/2015, art.1, comma 21), il Legislatore è tornato sul tema “della rendita catastale degli immobili a destinazione speciale e particolare, censibili nelle categorie catastali dei gruppi D ed E” che deve ”essere effettuata, tramite stima diretta, tenendo conto del suolo e delle costruzioni, nonché degli elementi ad essi strutturalmente connessi che ne accrescono la qualità e l'utilità, nei limiti dell'ordinario”, rimanendo invece esclusi dalla “stima diretta macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo”.
Nel tornare sulla più ampia tematica dell’accatastamento, degli immobili a destinazione speciale e particolare, il Legislatore ha colto, in particolare, l’occasione per precisare come restino esclusi dalla stima “macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo”.
Precisazione quest’ultima ritenuta, probabilmente, necessaria anche a seguito della Circolare n.6 del 30/11/2012 dell’Agenzia del Territorio, della giurisprudenza dei giudici tributari prodotta nel corso 2015 e dalla recente sentenza, n.24026/15, depositata il 25 novembre 2015, della Suprema Corte di Cassazione.
Sono infatti richiamate nella Circolare n. 6/2012 dell’Agenzia del Territorio, le indicazioni per definire la rilevanza, ai fini catastali, di una unità immobiliare.
A tale proposito, tra le componenti oggetto della stima catastale, per le unità immobiliari a destinazione speciale e particolare, rilevano, oltre alle strutture edilizie, anche le installazioni connesse od incorporate ai fabbricati o comunque stabilmente infisse ad essi.
Mentre però per quanto concerne le parti strutturali (fabbricati e manufatti edilizi), da computare ai fini della stima, non vengo evidenziate particolari criticità, la Circolare precisa che, nella determinazione della rendita catastale, si deve tenere conto di tutti gli impianti che caratterizzano la destinazione dell’unità immobiliare, senza i quali la struttura perderebbe le caratteristiche che contribuiscono a definirne la specifica destinazione d’uso e che, al tempo stesso, siano caratterizzati da specifici requisiti di immobiliarità, a prescindere dal sistema di connessione utilizzato per il collegamento alla struttura.
Pronunciandosi in merito alla questione specifica dell’inclusione o meno delle turbine nella stima catastale delle centrali idroelettriche, la Corte Costituzionale ha infatti evidenziato, come criterio di carattere generale, che tutte quelle componenti che contribuiscono in via ordinaria ad assicurare, ad una unità immobiliare, una specifica autonomia funzionale e reddituale stabile nel tempo, sono da considerare elementi idonei a descrivere l'unità stessa ed influenti rispetto alla quantificazione della relativa rendita catastale.
In sintesi, al fine di valutare quale impianto debba essere incluso o meno nella stima catastale, deve farsi riferimento non solo al criterio dell’essenzialità dello stesso per la destinazione economica dell’unità immobiliare, ma anche alla circostanza che lo stesso sia fisso, ovvero stabile (anche nel tempo), rispetto alle componenti strutturali dell’unità immobiliare.
La valutazione di cui sopra, di carattere eminentemente tecnico, presuppone chiaramente la piena conoscenza dei beni immobiliari oggetto di stima e dell’evoluzione, anche sotto il profilo tecnologico, dei processi produttivi che negli stessi vengono svolti e che determinano con chiarezza la destinazione d’uso dell’immobile.
Con specifico riferimento agli impianti radioelettrici (intesi come macchinari, congegni e antenne), rimaneva però il dubbio se questi potevano essere ritenuti componenti che contribuivano in via ordinaria ad assicurare, ad una unità immobiliare, una specifica autonomia funzionale, oltre al fatto che i medesimi impianti non sono per natura fissi, ovvero stabili (anche nel tempo), rispetto alle infrastrutture di ancoraggio e/o alloggiamento.
L’esame dell’incidenza del nuovo intervento legislativo in materia di accatastamento, in particolare di impianti radioelettrici e relative infrastrutture, ci porta a ripercorrere il significato e la portata di alcuni concetti fondamentali, talvolta non specificatamente definiti dalla normativa.
Il Legislatore definisce il concetto di “stazione radioelettrica” all’art.1, nn), del D.Lgs. n.259/2003 e ss.mm.ii. (Codice delle comunicazioni elettroniche), individuandola come uno o più trasmettitori o ricevitori o un insieme di trasmettitori e ricevitori, ivi comprese le apparecchiature accessorie, necessari in una data Postazione, anche mobile o portatile, per assicurare un servizio di radiocomunicazione o per il servizio di radioastronomia.
Non altrettanto chiaramente viene invece definito dal Legislatore, nel Codice delle comunicazioni elettroniche, il concetto di “infrastrutture per impianti radioelettrici”. Rimettendolo, in un certo senso, al contenuto dell’art. 86, comma 1, ove viene semplicemente evidenziato che “le autorità, competenti alla gestione del suolo pubblico, adottano senza indugio le occorrenti decisioni e rispettano procedure trasparenti, pubbliche e non discriminatorie, ai sensi degli articoli 87, 88 e 89, nell'esaminare le domande per la concessione del diritto di installare infrastrutture”.
Il medesimo D.lgs. n.259/2003 e ss.mm.ii., al successivo art.87, comma 1, specifica inoltre che
“l'installazione di infrastrutture per impianti radioelettrici e la modifica delle caratteristiche di emissione di questi ultimi e, in specie, l'installazione di torri, di tralicci, di impianti radio-trasmittenti, di ripetitori di servizi di comunicazione elettronica, di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche mobili GSM/UMTS, per reti di diffusione, distribuzione e contribuzione dedicate alla televisione digitale terrestre, per reti a radiofrequenza dedicate alle emergenze sanitarie ed alla protezione civile, nonché per reti radio a larga banda punto-multipunto nelle bande di frequenza all'uopo assegnate, viene autorizzata dagli Enti locali”.
Dall’analisi comparata dei due articoli risulta chiara la distinzione tra il concetto di “impianti radioelettrici” (e relative modifiche degli stessi) e il concetto di “infrastrutture per impianti radioelettrici”, intese come elementi diversi, diretti all’alloggiamento ed al funzionamento dei medesimi “impianti radioelettrici”. Dal confronto dell’art.87, comma 1, rispetto al disposto dell’art. 86, del Codice delle comunicazioni elettroniche, pare altresì evidente come il Legislatore faccia invece rientrare nel concetto di “infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione”, tutta una serie di elementi tra cui, principalmente, le infrastrutture e gli impianti radioelettrici, assimilando il tutto ad opere di urbanizzazione primaria, proprio per la funzione rilevante svolta dalle infrastrutture di rete nel loro insieme.
Ne consegue che mentre nella definizione di “infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione” il Legislatore fa chiaramente riferimento ad un concetto generale, comprensivo di tutta una serie di elementi strutturali e tecnici, nel concetto di “infrastrutture per impianti” il medesimo legislatore fa invece solo riferimento ad alcuni elementi costitutivi di una postazione per comunicazioni elettroniche o meglio ad una infrastruttura di rete pubblica di comunicazioni e, in ogni caso, a elementi diversi dagli “impianti radioelettrici” in senso stretto.
Non va altresì trascurato come l’art. 86, comma 3, dello stesso Codice delle comunicazioni elettroniche, sottolinei il concetto di “opera di urbanizzazione primaria”.
Recita infatti il citato articolo:
“Le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione, di cui agli articoli 87 e 88, e le opere di infrastrutturazione per la realizzazione delle reti di comunicazione elettronica ad alta velocità in fibra ottica in grado di fornire servizi di accesso a banda ultralarga, effettuate anche all'interno degli edifici sono assimilate ad ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria di cui all'articolo 16, comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, pur restando di proprietà dei rispettivi operatori, e ad esse si applica la normativa vigente in materia”.
In tal senso, più recentemente, il Legislatore ha nuovamente sottolineato la rilevanza del concetto di “opera di urbanizzazione primaria” grazie al c.d. decreto “Sblocca Italia”. Con l’art. 6, comma 3-bis del D.L. 12/09/ 2014 n. 133, convertito dalla Legge 11/11/2014 n. 164, “le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione, di cui agli articoli 87 e 88 del codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto Legislativo 1° agosto 2003, n. 259, e successive modificazioni, e opere di infrastrutturazione per la realizzazione delle reti di comunicazione elettronica ad alta velocità in fibra ottica in grado di fornire servizi di accesso a banda ultralarga effettuate anche all’interno degli edifici” sono state, infatti, incluse nell’ambito delle opere di urbanizzazione primaria di cui all’art. 4, della legge n. 847 del 1964, aggiungendo, di fatto, all’articolo una nuova lettera g-bis.
In tal modo le “infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione” e le opere di infrastrutturazione per la realizzazione delle reti di comunicazione elettronica sono state equiparate alle strade, alle fognature e alle condutture di acqua potabile.
In questo contesto normativo, una prima rilevante pronuncia, in materia di accatastamento di Postazioni per comunicazioni elettroniche si deve alla alla Commissione Regionale della Regione Emilia Romagna, sezione di Parma (C.T.R. Emilia-Romagna Parma Sez. XXIII, sent. n.1, del 14/01/2009), la quale, investita della questione se fosse corretto accatastare nel gruppo E/9 un ripetitore tipo Raw land, costituito da un traliccio per le antenne ancorato al suolo mediante viti e da uno shelter per il ricovero degli apparati appoggiato al suolo, aveva chiaramente rilevato come, sulla base dell’art.86, comma 3, del D.Lgs. n.259/2003 e ss.mm.ii, le infrastrutture di reti pubbliche di telecomunicazione sono assimilate ad ogni effetto ad opere di urbanizzazione primaria, pertanto equiparabili ad opere urbanistiche di utilizzo collettivo, come la rete idrica o la rete fognaria. A tali impianti, pertanto, non “è riconoscibile alcuna autonoma potenzialità reddituale, intesa come capacità di costituire un cespite indipendente”.
A distanza di tempo, tale isolato orientamento, sulla scorta anche del citato intervento riportato nel citato c.d. Sblocca Italia del 2014, ha trovato le prime conferme nelle pronunce delle Commissioni Tributarie Provinciali di Trapani (C.T.P. Trapani, sent. n. 415/03/15 del 26/01/ 2015, depositata il 04/03/2015) e Benevento (C.T.P. di Benevento, sent. n. 263/01/15 dell’11/03/2015, depositata il 18/03/2015).
A tale proposito riconoscono rispettivamente:
la Commissione Tributaria Provinciale di Trapani “che in seguito all’intervento legislativo cd “Sblocca Italia” (D.Lgs. 12/09/2014 n. 133, convertito dalla legge 164/2014) ha incluso gli impianti di trasmissione, compresi quelli di telefonia mobile, alle opere di urbanizzazione primaria ne consegue necessariamente che anche tali manufatti debbano essere esclusi da accatastamento, stante che le opere di urbanizzazione primaria non sono oggetto di accatastamento”;
mentre la Commissione Tributaria Provinciale di Benevento “che, come rilevato dalla ricorrente, con il d.l. n. 133/14, convertito dalla L. n. 164/14 le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione sono state inserite tra le opere di urbanizzazione primaria di cui all’art. 4 L. n. 847/64, e, come tali, sottratte all’accatastamento”.
Detta evoluzione normativa e giurisprudenziale pone l’attenzione non tanto sul principio disposto dall’art. 90 D.Lgs. n.259 del 2003 e ss.mm.ii., secondo cui “gli impianti di reti di comunicazione elettronica ad uso pubblico, ovvero esercitati dallo Stato, e le opere accessorie occorrenti per la funzionalità di detti impianti hanno carattere di pubblica utilità, ai sensi degli articoli 12 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327”, ma bensì sul principio che le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione sono opere di urbanizzazione primaria strettamente funzionali al concreto svolgersi del servizio pubblico. Ciò considerato, come noto, le opere di urbanizzazione primaria, asservite all’insediamento umano, sono compatibili con qualsiasi destinazione urbanistica del territorio ed inoltre non sono suscettibili di attribuzione di alcuna rendita catastale.
Di, apparente, diverso orientamento è risultata invece la pronuncia della Suprema Corte di Cassazione che, con sentenza n.24026/15, nel replicare il concetto di “ripetitori di telefonia mobile”, riconosce come questi vadano “classificati nella categoria “D””, poiché, “struttura stabilmente infissa al suolo, recintata, all’interno della quale è stato installato su una platea di calcestruzzo, un traliccio a cui sono state fissate delle antenne”.
Nella ricostruzione della Suprema Corte pare però evidente come la stessa faccia rientrare nel concetto generale di “ripetitori” le mere infrastrutture stabilmente infisse al suolo (tipo il traliccio) sulle quali vengono “fissate le antenne”.
A tale proposito risulta pertanto chiaro come le “antenne” siano cosa diversa dalle mere infrastrutture o “ripetitori”.
A conferma la sentenza richiama, infatti, la Circolare dell’Agenzia del Territorio n.4/2006, la quale identifica e distingue i “manufatti”, intesi come “infrastrutture per impianti radioelettrici”, dagli “impianti radioelettrici” o “antenne” in senso stretto.
In questo modo la Suprema Corte confermerebbe pertanto la necessità di accatastare in categoria “D” esclusivamente i “ripetitori” o i “manufatti” o meglio, le mere infrastrutture destinate ad allocare gli impianti e/o le antenne in senso stretto e non le antenne medesime.
In ogni caso, il mancato richiamo da parte della Suprema Corte nella sentenza n.24026/15, dell’art. 6, comma 3-bis del D.L. 12 settembre 2014 n. 133, e la diversa volontà politica, diametralmente opposta rispetto alla L. n. 190/2014, art. 1, comma. 244, mediante la quale erano stati elevati a rango normativo i criteri di determinazione della rendita stabiliti con la Circolare n. 6/2012, ad indurre il Legislatore ad un nuovo intervento normativo secondo il quale, appunto, a decorrere dal 1° gennaio 2016 gli immobili a destinazione speciale e particolare, vanno censiti nelle categorie catastali dei gruppi D ed E, mentre restano esclusi dalla stima i macchinari, i congegni, le attrezzature ed altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo, tra cui appunto si ritiene gli impianti radioelettrici (antenne e apparati) in senso stretto come sopra definiti.
A conferma preme infatti evidenziare l’accento, posto dal Legislatore, sui concetti di: “immobili”, “suolo”, “costruzioni” e “elementi ad essi strutturalmente connessi”.
Nel rispetto delle nuove disposizioni l'Agenzia del Entrate, con la Circolare n. 2/E del 1 febbraio 2016, ha altresì richiamato l'attenzione anche sul comma 22 della L.208/2015 individuando le nuove metodologie operative in tema di identificazione e caratterizzazione degli immobili nel sistema informativo catastale (procedura Docfa).
In tal senso, la Circolare n.2/E, nel riconosce l’innovazione introdotta dall’art. 1, comma 21, ricorda come al comma 22 del medesimo art.1 il Legislatore ha invece previsto che a “decorrere dal 1º gennaio 2016, gli intestatari catastali degli immobili di cui al comma 21 possono presentare atti di aggiornamento ai sensi del regolamento di cui al decreto del Ministro delle finanze 19 aprile 1994, n. 701, per la rideterminazione della rendita catastale degli immobili già censiti nel rispetto dei criteri di cui al medesimo comma 21”.
Tale previsione introduce una particolare fattispecie di dichiarazione di variazione catastale, non connessa alla realizzazione di interventi edilizi sul bene già censito in catasto, ma finalizzata a rideterminare la rendita catastale escludendo dalla stessa eventuali componenti impiantistiche che non sono più oggetto di stima diretta.
Per questo motivo, nella nuova procedura Docfa è stata, pertanto, introdotta una ulteriore specifica tipologia di documento di variazione, denominata “Dichiarazione resa ai sensi dell’art. 1, comma 22, L. n. 208/2015”, a cui è automaticamente connessa la causale “Rideterminazione della rendita ai sensi dell’art. 1, comma 22, L. n. 208/2015”: tale causale è riportata in visura a seguito della registrazione nella banca dati catastale della dichiarazione di aggiornamento.
In relazione gli effetti fiscali delle variazioni per “scorporo di componenti impiantistiche”, l’art. 1, comma 23, della Legge di Stabilità 2016 dispone inoltre che, “limitatamente all’anno di imposizione 2016, in deroga all’articolo 13, comma 4, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, per gli atti di aggiornamento di cui al comma 22 presentati entro il 15 giugno 2016 le rendite catastali rideterminate hanno effetto dal 1º gennaio 2016”.
In sostanza, come pure evidenziato dalla Circolare n.2/E, trattasi, essenzialmente, di una disposizione che, con riguardo all’imposta municipale propria, di cui all’art. 13 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 2016, anticipa, al 1° gennaio 2016, gli effetti fiscali delle variazioni catastali, rese ai sensi dell’art. 1, comma 22, della Legge, per la rideterminazione della rendita catastale delle unità immobiliari già censite nelle categorie catastali dei gruppi D e E, laddove presentate in catasto entro il 15 giugno 2016, ancorché registrate in banca dati in data successiva al predetto termine.
link relativo alla Circolare dell'Agenzia delle Entrate n.2/E del 01/02/2016
commi 21, 22, 23 e 24, art. 1, della L.208/2005, Legge di Stabilità 2016:
“21. A decorrere dal 1° gennaio 2016, la determinazione della rendita catastale degli immobili a destinazione speciale e particolare, censibili nelle categorie catastali dei gruppi D ed E, e' effettuata, tramite stima diretta, tenendo conto del suolo e delle costruzioni, nonche' degli elementi ad essi strutturalmente connessi che ne accrescono la qualita' e l'utilita', nei limiti dell'ordinario apprezzamento. Sono esclusi dalla stessa stima diretta macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo. 22. A decorrere dal 1° gennaio 2016, gli intestatari catastali degli immobili di cui al comma 21 possono presentare atti di aggiornamento ai sensi del regolamento di cui al decreto del Ministro delle finanze 19 aprile 1994, n. 701, per la rideterminazione della rendita catastale degli immobili gia' censiti nel rispetto dei criteri di cui al medesimo comma 21. 23. Limitatamente all'anno di imposizione 2016, in deroga all'articolo 13, comma 4, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, per gli atti di aggiornamento di cui al comma 22 presentati entro il 15 giugno 2016 le rendite catastali rideterminate hanno effetto dal 1° gennaio 2016. 24. Entro il 30 settembre 2016, l'Agenzia delle entrate comunica al Ministero dell'economia e delle finanze, con riferimento agli atti di aggiornamento di cui al comma 23, i dati relativi, per ciascuna unita' immobiliare, alle rendite proposte e a quelle gia' iscritte in catasto dal 1° gennaio 2016; il Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell'interno, emana, secondo una metodologia adottata sentita la Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali, entro il 31 ottobre 2016, il decreto per ripartire il contributo annuo di 155 milioni di euro attribuito ai comuni a titolo di compensazione del minor gettito per l'anno 2016. A decorrere dall'anno 2017, il contributo annuo di 155 milioni di euro e' ripartito con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell'interno e secondo una metodologia adottata sentita la Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali, da emanare, entro il 30 giugno 2017, sulla base dei dati comunicati, entro il 31 marzo 2017, dall'Agenzia delle entrate al Ministero dell'economia e delle finanze e relativi, per ciascuna unita' immobiliare, alle rendite proposte nel corso del 2016 ai sensi del comma 22 e a quelle gia' iscritte in catasto al 1° gennaio 2016.”