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Timestamp: 2018-01-19 09:41:32+00:00
Document Index: 73062327

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2043', 'art. 2056', 'art. 6', 'art. 91']

Il Ministero della Giustizia, in persona del rappresentante legale pt, rappresentato e difeso ex lege dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, nei cui uffici ope legis domicilia alla via A. Diaz, 11,
******** rappresentato e difeso come in atti, nel procedimento introdotto con ricorso notificato unitamente a pedissequo decreto di fissazione dell’udienza in epigrafe per la discussione, in punto: equa riparazione per violazione del termine ragionevole del processo.
Dato per noto il tenore del ricorso introduttivo, si costituisce con il presente atto il Ministero ut supra, per chiedere la reiezione di ogni avversa pretesa per i seguenti
Ai fini della valutazione della ragionevolezza del termine di durata del processo, la legge 89/01, all’art. 2 II comma, recependo i canoni elaborati dalla giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, individua tre parametri di riferimento, costituiti dalla complessità del caso, dal comportamento delle parti e del giudice del procedimento nonché di ogni altra autorità chiamata a concorrervi o contribuire.
Fuori dai profili di nullità sopra richiamati, sembra pertanto a questa difesa che – visti i limiti posti dall’art. 2, comma 1 e particolarmente comma 2, l. 89/01 – fin dall’atto introduttivo il ricorrente debba, sul piano dell’onere di allegazione e prova, chiarire in che modo la vicenda processuale integri i presupposti di applicabilità della norma invocata, ossia perché la durata del giudizio debba ritenersi eccessiva se valutata alla stregua dei parametri indicati dalla legge.
Non solo, infatti, la mera circostanza che il processo si sia protratto per diversi anni sicuramente non è idonea in sé e per sé a determinare in capo al ricorrente il diritto ad un’equa riparazione, ma oltretutto essa neppure legittima in alcun modo presunzioni di sorta in ordine alla sussistenza dei requisiti di cui all’art. 2, comma II legge cit., che devono necessariamente essere dedotti, oltre che provati, dal ricorrente in base al principio onus probandi incumbit ei qui dicit.
Pertanto, alla luce della più recente giurisprudenza della Corte di Cassazione (sent. 1^ sez. civ. 13 dicembre 2007 n. 26161) tale circostanza va valutata nell’individuazione dei parametri di riferimento.
L’azione ex l. 89/01 è modellata sulla falsariga di quella risarcitoria ex art. 2043cc, come si desume sia dal rinvio all’art. 2056 cc per l’individuazione dei criteri rilevanti ai fini della quantificazione della riparazione, sia dal fatto che la pretesa all’indennizzo sia condizionata, esattamente come accade per la pretesa risarcitoria da illecito aquiliano, all’esistenza di un danno, legato da un nesso causale ad un illecito, costituito nella specie dalla violazione dell’art. 6 I comma della Convenzione sotto il particolare profilo del superamento del termine ragionevole.
Pertanto, alla stessa stregua di chi agisce a mente degli artt. 2043 e ss., anche chi richieda l’equa riparazione a norma della l. 89/01, potrà vedere riconosciuto il diritto azionato solo se ed in quanto alleghi e dimostri la sussistenza di un danno causato da quel particolare illecito che è il superamento del termine ragionevole, il quale ricorre allorché sia dedotto e provato:
- che il comportamento della parte sia stato tale da non aver cagionato il protrarsi del giudizio, e che il comportamento dell’autorità giudicante, o di altra autorità pure coinvolta nel giudizio, sia stato invece causa del superamento del termine ragionevole.
In proposito è agevole il rinvio alla giurisprudenza pressoché univoca che esclude la stessa possibilità di ravvisare una soccombenza rilevante ai fini della condanna alle spese ex art. 91 cit., in tutti i procedimenti di volontaria giurisdizione (ex plurimis, Cass. Civ., I, 15 marzo 2001, n. 3750).
Si chiede in ogni caso, ove venga invece accolto il ricorso, stante la natura delle questioni trattate provvedendo alla eventuale liquidazione dell’indennizzo ex adverso richiesto a stregua dei criteri di cui in narrativa, in ogni caso disponendo l’integrale compensazione delle spese di lite, ovvero disponendosi nulla per le spese.
Napoli, 1 febbraio 2012
Pubblicato da Gennaro De Natale a 4/02/2012 05:11:00 PM
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