Source: https://www.personaedanno.it/articolo/comuni-e-co-progettazione-oltre-il-nomen-iuris-tar-lombardia-593-20
Timestamp: 2020-05-29 02:48:28+00:00
Document Index: 166047258

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 55', 'art. 118', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 55']

Comuni e co-progettazione: oltre il nomen iuris – Tar Lombardia 593/20
Deboli, svantaggiati - Deboli, svantaggiati - Alceste Santuari - 14/04/2020
Gli artt. 55 e 56 del Codice del terzo settore disciplinano la co-programmazione, la co-progettazione, l’accreditamento (libero) e la convenzione quali istituti giuridici attraverso i quali P.A. ed enti non profit possono cooperare.
La giurisprudenza amministrativa e l’Anac si sono già espresse sul tema della co-progettazione, evidenziando in particolare che essa risponde a specifiche finalità e che essa contempla procedure diverse da quelle disciplinate dal Codice dei contratti pubblici, in quanto trattasi di fattispecie non assimilabili (cfr. Tar Campania, sez. III, con la sentenza 2 luglio 2019, n. 3620, commentata su questo sito https://www.personaedanno.it/articolo/co-progettazione-e-gare-d-appalto-due-istituti-diversi-tar-campania-3620-19).
Anche il Tar Lombardia, sez. I, con la sentenza 3 aprile 2020, n. 593, si è pronunciato sul tema della co-progettazione, accogliendo il ricorso di un’associazione Onlus che ha contestato il verbale di assegnazione di un servizio rivolto a contrastare la violenza contro le donne.
Nel caso di specie, la Regione aveva approvato apposite linee guida che identificano nella sottoscrizione di patti di collaborazione tra enti locali capofila (territoriali) e soggetti non profit la modalità di realizzazione dei progetti in argomento.
Conseguentemente, le medesime linee guida sanciscono che all’assegnazione dei servizi in parola, da perfezionarsi a seguito di “procedura ad evidenza pubblica”, possano partecipare gli enti non profit che risultino iscritti nei rispettivi registri/albi (cooperazione sociale, organizzazioni di volontariato, Onlus, ecc.)
Sulla scorta delle linee guida regionali, un ente locale ha pubblicato un avviso pubblico per la selezione tra soggetti del terzo settore di un progetto relativo alla gestione di centri antiviolenza e case rifugio attraverso la co-progettazione e realizzazione di una proposta progettuale finalizzata al consolidamento e miglioramento dei servizi e delle azioni per la prevenzione e il contrasto del fenomeno della violenza contro le donne.
Il comune ha avviato una “procedura di selezione”, con i “criteri e modalità di valutazione delle candidature”, allo scopo di “individuare un soggetto cui affidare la redazione del progetto definitivo, sulla base della proposta progettuale, comprensiva del piano economico previsionale, da presentarsi da parte dei concorrenti in sede di gara.
Nello specifico, i giudici amministrativi lombardi hanno statuito che:
-) in disparte il nomen iuris impiegato, il comune ha dato luogo nella sostanza ad una procedura ad evidenza pubblica e non ad una co-progettazione;
-) l’oggetto della procedura de qua infatti era l’incarico di progettazione definitiva e di gestione del relativo servizio, a titolo oneroso, ancorché caratterizzato da talune peculiarità;
-) dette peculiarità sono da rintracciarsi nella redazione congiunta tra soggetto affidatario ed ente locale del progetto sulla base della “proposta progettuale” e del quadro economico presentati dai concorrenti in sede di gara;
-) il d. lgs. n. 50/2016 prevede inter alia il divieto di commistione fra criteri soggettivi di prequalificazione e quelli oggetti afferenti alla valutazione dell’offerta;
-) il divieto di cui sopra non è eluso ovvero violato se gli aspetti soggettivi costituiscono garanzia della qualità della prestazione del servizio;
-) tuttavia, l’esperienza maturata nella gestione dei centri oggetto dell’avviso pubblico e la partecipazione a precedenti progetti inerenti le finalità di cui all’avviso medesimo non possono considerarsi collegati alla qualità del servizio;
-) ne consegue la loro illegittimità avuto riguardo che nel caso di specie ad essi è stato attribuito quasi un terzo del punteggio disponibile;
-) ai partecipanti è stato richiesto di proporre un progetto corredato da un piano economico previsionale sulla base del quale doveva essere successivamente redatto il progetto definitivo per la gestione delle strutture, a fronte del pagamento di un corrispettivo.
Da tutto ciò premesso, la Sezione ha ritenuto che ricorrano tutti i requisiti caratterizzanti le procedure ad evidenza pubblica, e che alle stesse, conseguentemente, debbano essere applicati i principi generali in materia.
La sentenza de qua, non isolata nell’interpretazione dei giudici amministrativi, permette di evidenziare la necessità di stabilire procedure idonee e adeguate alle finalità che la P.A. intende conseguire.
In quest’ottica, infatti, la co-progettazione, peraltro richiamata espressamente nell’avviso pubblico, richiede una sostanziale (e non soltanto formale) declinazione.
L’art. 55 del Codice del Terzo Settore stabilisce che la co-progettazione (ancorata sia all’art. 118 Cost., sia alla l. n. 241/1990) “è finalizzata alla definizione ed eventualmente alla realizzazione di specifici progetti di servizio o di intervento finalizzati a soddisfare bisogni definiti[…]”.
Gli enti locali hanno dunque la possibilità di condividere, stabilire insieme, individuare i percorsi più adeguati in forma congiunta con gli enti non profit interessati per definire progettualità che permettano di realizzare la finalità di cui all’art. 55 CTS.
Sembra essere questa la ratio sia delle linee guida sia dell’avviso pubblico: la co-progettazione, non esclude forme di comparazione anche selettiva tra diverse proposte progettuali. Ma ciò non integra affatto un contratto di appalto, ancorché detta opzione possa essere definita quale “procedura ad evidenza pubblica”.
Infatti, anche l’art. 55 CTS, richiamando la legge n. 241/1990, stabilisce che gli avvisi da parte delle amministrazioni pubbliche interessate a coinvolgere i soggetti del terzo settore siano ispirati ai principi di trasparenza, pubblicità e imparzialità.
La co-progettazione di cui all’art. 55 CTS, pertanto, postula naturaliter una procedura ad evidenza pubblica che tuttavia non può essere confusa con l’applicazione sic et sempliciter degli articoli del codice degli appalti.
Le finalità sono diverse e nel caso della co-progettazione (come si evince nel caso di specie) la selezione è riservata alle sole organizzazioni non profit.
O é coprogettazione (genuina) o è codice dei contratti pubblici: tertium non datur.