Source: https://renatodisa.com/2017/09/15/corte-di-cassazione-sezione-v-penale-sentenza-7-settembre-2017-n-40839/
Timestamp: 2017-09-20 05:29:44+00:00
Document Index: 25182833

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 496', 'art. 25', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 495', 'sentenza ', 'art. 496', 'art. 25']

Corte di Cassazione, sezione V penale, sentenza 7 settembre 2017, n. 40839 – Avvocato Renato D'Isa
In tema di false dichiarazioni sulla identità o su qualità personali proprie o di altri è necessario tenere in adeguata considerazione la natura “formale” del reato di cui all’art. 496 c.p., sicché la possibilità che una dichiarazione “implicita” integri la previsione in oggetto deve essere circoscritta, onde non violare il principio di legalità di cui all’art. 25 Cost., al solo caso in cui il possesso di determinate qualità personali sia presupposto necessario della espressa dichiarazione resa al pubblico ufficiale, con un passaggio logico analogo a quello già evidenziato dalla giurisprudenza di legittimità con riguardo al reato di falsità ideologica in atto pubblico, laddove si è detto che l’ambito attestativo di un atto pubblico non è circoscritto alla sua formulazione espressa, ma si estende anche alle attestazioni implicite, tutte le volte in cui una determinata attività del pubblico ufficiale, non menzionata nell’atto, costituisce indefettibile presupposto di fatto o condizione normativa della attestazione espressa
sentenza 7 settembre 2017, n. 40839
2. Propone ricorso il difensore di fiducia censurando la motivazione della sentenza laddove ha ritenuto rilevante, ai fini di integrare la fattispecie di cui all’art. 495 c.p., una dichiarazione “implicita” sulle proprie qualità personali e senza che dette qualità costituiscano presupposto necessario della dichiarazione resa al pubblico ufficiale, nel nostro caso l’asseverazione.
Tuttavia, così come enunciato nella motivazione della sentenza citata, è necessario tenere in adeguata considerazione la natura “formale” del reato di cui all’art. 496 c.p., sicché la possibilità che una dichiarazione “implicita” integri la previsione in oggetto deve essere circoscritta, onde non violare il principio di legalità di cui all’art. 25 Cost., al solo caso in cui il possesso di determinate qualità personali sia presupposto necessario della espressa dichiarazione resa al pubblico ufficiale, con un passaggio logico analogo a quello già evidenziato dalla giurisprudenza di legittimità con riguardo al reato di falsità ideologica in atto pubblico, laddove si è detto che l’ambito attestativo di un atto pubblico non è circoscritto alla sua formulazione espressa, ma si estende anche alle attestazioni implicite, tutte le volte in cui una determinata attività del pubblico ufficiale, non menzionata nell’atto, costituisce indefettibile presupposto di fatto o condizione normativa della attestazione espressa (Sez. 5, n. 7718 del 13/01/2009, Rv. 242569).
1.1. Nel caso che ci occupa, non risulta che nei verbali di asseverazione delle perizie, nel declinare le proprie generalità, il ricorrente si sia qualificato come ingegnere e, d’altro canto, si è escluso che quelle perizie presupponessero necessariamente il possesso della qualifica di ingegnere abilitato, sicché, per le ragioni sopra ricordate, appare illegittimo il ricorso, da parte dei giudici di merito, alla nozione di “dichiarazione implicita”.
Con tag:false dichiarazioni sulla identità o su qualità personali proprie o di altri,Presidente PALLA Stefano,Relatore Morelli Francesca