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Timestamp: 2017-06-25 05:30:00+00:00
Document Index: 38805679

Matched Legal Cases: ['art. 1333', 'art. 1326', 'art. 1326', 'art. 1326', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 785', 'art. 36', 'art. 1325', 'sentenza ', 'art. 1321', 'art. 1173', 'art. 5', 'art. 2564', 'sentenza ', 'art. 28', 'art. 1197', 'art.1372', 'art.1372', 'art. 1372', 'art. 20', 'art. 20', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 15']

Contratto con obbligazioni a carico del solo proponente, art c.c. - PDF
Contratto con obbligazioni a carico del solo proponente, art c.c.
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1 Contratto con obbligazioni a carico del solo proponente, art c.c. di Giovanna Abbruzzino Introduzione Lo scopo fondamentale della presente trattazione consiste nell analizzare la natura giuridica del contratto con obbligazioni a carico del solo proponente. In particolare, nel primo capitolo, si procederà ad illustrare il procedimento ordinario di perfezionamento del contratto, alla cui base si riscontrano le trattative contrattuali; queste, finalizzano il delinearsi del punto di equilibrio tra interessi contrastanti e concorrenti, confluenti nell'in idem placitum. Pertanto, affinché si possa formare un contratto, occorre una sequenza di proposte e controproposte che si palesano in una serie d inviti ad offrire e ad illustrare alla controparte i vantaggi riscontrabili alla conclusione di un determinato affare. In base al dettato normativo dell'art c.c., le parti durante le trattative devono comportarsi secondo il principio di buona fede e, in base all'art c.c., ciascuna di esse deve informare tempestivamente l'altra qualora sussistano cause di invalidità del contratto conosciute o conoscibili con una normale diligenza dalla parte stessa. Se si violano gli obblighi concernenti la buona fede, s intercorre in un tipo particolare di responsabilità "aquiliana" denominata culpa in contraendo (art c.c.). Ovviamente, nel corso delle trattative, le parti sono libere di concludere o meno il contratto; tuttavia, qualora una parte interrompa senza giustificato motivo le trattative, che siano giunte ad un livello tale da far ritenere perfezionabile il contratto, dovrà risarcire l'altra parte per le spese sostenute e che non avrebbe affrontato se non avesse confidato nella stipulazione del contratto. La giurisprudenza non intravede responsabilità precontrattuale quando l'invalidità sia conseguente ad una disposizione normativa che entrambe le parti sarebbero tenute a conoscere, ad es. l'ignoranza delle forme prescritte dalla legge per un determinato contratto. La culpa in contraendo non lede l'interesse positivo della parte, ma quello negativo; quindi, la misura del danno è calcolata in base al danno emergente annoverato con il lucro cessante. Le trattative sono finalizzate al raggiungimento dell'accordo; quest'ultimo è uno dei quattro requisiti fondamentali del contratto (art c.c.). Difatti, l'art c.c. circoscrive il contratto come l'accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale. In realtà l'accordo è il punto d incontro raggiunto dalle parti atto a pervenire all'ideale di collaborazione volontaria; funzionalmente, esso è idoneo a creare una regola pattizia per l'autoregolamentazione degli interessi patrimoniali. Accordo e autoregolamentazione rappresentano i due aspetti complementari del contratto; logicamente, non ogni accordo è un contratto, per essere tale occorre che quell accordo abbia ad oggetto interessi suscettibili di valutazione economica. L'accordo è il cardine del contratto giacché rappresenta l'elemento di struttura necessario per la sua stessa formazione, di conseguenza, nel momento in cui si ha la piena e totale coincidenza delle dichiarazioni di volontà delle parti, si ha il perfezionamento del contratto (secondo il principio: consentire est unam eamdemque sententiam concorrere); questa volontà è ciò che differenzia il contratto da tutti gli altri atti o fatti che producono effetti giuridici. Dunque, la distinzione tra contratto e atto unilaterale si fonda sul valore dell'accordo quale elemento essenziale. Invero, l'essenzialità dell'accordo è sancita dall'art c.c., ove è delineato che, nel momento in cui l'accordo manca, il contratto è nullo. Da ciò consegue che l'accordo è essenziale sia per strutturare il contratto e sia per lo scioglimento di questo tramite il muto dissenso. L'accordo è stato definito come volontà; quest'ultima è un procedimento interno, quindi per essere conosciuta deve essere esternata tramite i mezzi del linguaggio (volontà espressa) o tramite comportamenti concludenti (volontà tacita). D altronde, la volontà, può essere manifestata tramite una dichiarazione recettizia allorché è diretta ad uno o più soggetti determinati, oppure, tramite una dichiarazione non recettizia, che non è diretta ad un destinatario predeterminato. Talune volte, la legge da valore di dichiarazione espressa anche al silenzio, ma i casi sono tassativamente previsti. A questo punto sorge il dubbio di come poter stabilire il momento perfezionativo dell'accordo; ciò è agevole laddove i contraenti manifestano la propria volontà contestualmente nello stesso tempo e luogo; ma come si può stabilire ove si perfezioni l'accordo tra persone lontane? In questo caso, la legge supplisce con quegli atti prenegoziali detti proposta e accettazione. 22 Queste ultime sono dichiarazioni unilaterali di volontà e in base all'art. 1326, co 1 c.c., "il contratto è concluso nel momento in cui chi ha fatto la proposta ha conoscenza dell'accettazione dell'altra parte" ed il luogo di perfezionamento del contratto è quello in cui il proponente ha conoscenza dell'oblato, per l'art c.c.. La proposta, è la manifestazione recettizia della volontà di colui che assume l'iniziativa contrattuale e stabilisce il contenuto del contratto che si va a concludere. Il contenuto della proposta deve essere completo ed espresso nella forma richiesta per la validità del contratto; se la proposta è incompleta, è valutata come invito a proporre e può anche assumere la forma di un'offerta al pubblico. Nel caso in cui, il proponente dichiara la proposta ferma o irrevocabile non può revocare la proposta così come l'ha formulata fino alla scadenza del termine stabilito, perciò, il destinatario ha a disposizione un intervallo entro cui poter accettare (art c.c.) senza il rischio di variazioni nei termini dell'affare o d altre contrattazioni da parte del proponente con ulteriori soggetti. Il proponente ha l'immediata conoscenza della conclusione del contratto rispetto all'oblato, ma non può imporre al destinatario della proposta di pronunciarsi prima che sia decorso il termine stabilito. L'accettazione è la manifestazione recettizia della volontà con cui la parte oblata aderisce alla proposta; nel caso in cui questa non sia conforme alla proposta equivale ad una nuova proposta o controproposta (art. 1326, co 5 c.c.) e richiede il benestare dell'anteriore proponente per la validità. Nel momento in cui, alla proposta segue l'accettazione, si ha l'accordo: proposta e accettazione si fondono in un'unica volontà, quella contrattuale. Il legislatore, per stabilire il momento in cui avviene la fusione tra proposta e accettazione, si affida al principio della cognizione, mitigato dalla teoria della ricezione. Per l'art c.c. proposta, accettazione, revoca e ogni altra dichiarazione recettizia, si suppongono conosciute quando giungono all'indirizzo del destinatario, sempre che questi non dimostri di essere stato nell'impossibilità di avere notizia senza sua colpa. Proposta e accettazione possono essere revocate fino al momento in cui il contratto non si sia perfezionato. L'art c.c. stabilisce regole diverse per la revoca della proposta e dell'accettazione. Difatti, la revoca dell'accettazione deve giungere al proponente prima dell'accettazione stessa; invece, la proposta può essere revocata finché il contratto non sia concluso. Gli atti prenegoziali decadono o per morte o per incapacità sopravvenuta del dichiarante anteriore alla conclusione del contratto; e solo in casi eccezionali non decadono, ossia quando la proposta è irrevocabile (art c.c.) o quando proposta e accettazione sono fatte dall'imprenditore (che non sia piccolo) nell'esercizio d impresa per l'art c.c.. La revoca tacita della proposta è ammessa nel caso in cui il proponente assume un comportamento concludente, ad es. intraprende trattative con nuove parti. Ulteriormente alla revoca, qualora non si vogliano accettare gli effetti del contratto, si può ricorrere al rifiuto o alla rinunzia. Tuttavia, il rifiuto da parte dell'oblato, fa venir meno la successiva accettazione. Nel secondo capitolo si analizza la fattispecie normativa descritta dall'art c.c.. Nel codice civile questo articolo rientra nella categoria generale dei contratti e si deduce gratuito poiché comporta il sacrificio di una sola parte, ma non è un atto di liberalità poiché è privo dell'animus donandi. Ivi, la gratuità della promessa può essere il mezzo per ottenere un beneficio che non necessariamente deve essere suscettibile di valutazione economica, ma può rappresentare una causa d attribuzione limitativa del beneficio, ogni qualvolta il promissario esula dalla soddisfazione dell'interesse del promittente. La formazione della fattispecie descritta nell'art c.c. presuppone il perfezionamento del contratto nel momento in cui l'oblato non rifiuti la proposta nel termine stabilito dalla natura o dagli usi dell'affare. La struttura del contratto con obbligazioni a carico del solo proponente è anomala giacché si discosta in modo significativo dagli artt e 1326 c.c., ove è fondamentale l'incontro tra proposta e accettazione. L'art c.c., è fondato sulla sola proposta che diviene irrevocabile appena è portata a conoscenza dell'oblato. Per il perfezionamento di questa fattispecie non occorre l'accettazione, ma il trascorrere del termine richiesto entro cui l'oblato può rifiutare. Oltre a tutto, in questo caso, la proposta diviene irrevocabile ex lege allorquando sia conosciuta dall'oblato anche quando non ci fosse un termine. Il termine nell'art c.c. non necessariamente si deve evincere dalla proposta (come invece è richiesto per la proposta irrevocabile), ma è operante sulla falsa riga dell'art. 1326, co 2 c.c.. In 33 conseguenza di ciò, all'irrevocabilità della proposta segue una fase di pendenza per due fondamentali motivi: per limitare la durata del vincolo per il proponente e al fine di far valere accettazione il silenzio dell'oblato protratto per il termine stabilito. Il proponente può fissare un termine maggiore a quello richiesto dalla legge, ma sicuramente non può fissare un termine inferiore a quello stabilito dalla natura dell'affare; inoltre, non può escludere il carattere d irrevocabilità della proposta, tuttavia, può chiedere all'oblato di manifestare la propria volontà con un atto espresso d accettazione (e in questo caso il secondo comma dell'articolo non si applica). In conclusione, se il destinatario rifiuta la proposta, indubbiamente, il contratto non si perfeziona; se omette qualsiasi dichiarazione espressa, si desume l'accettazione della proposta. Per la necessità o meno del termine si contrappongono due teorie, una che intravede nell'art c.c. un contratto, l'altra un negozio unilaterale. La ratio della norma sta nell'accettazione tacita del destinatario; in quanto l'oblato riceve solamente un vantaggio dal contratto ed ha uno spatium deliberandi nel senso che deve trascorrere un termine prestabilito affinché il contratto si desumi perfezionato. Il luogo della conclusione del contratto è quello ove la proposta è conosciuta dal destinatario. In questo caso, fintanto che ci sia la conclusione del contratto è necessario che la formazione del consenso si verifichi presso il proponente. Sono assimilati all'art c.c.: il patto di prelazione senza corrispettivo, la fideussione, il mandato di credito, il preliminare unilaterale, la lettera di patronege, il mandato gratuito e il deposito non retribuito. Non sono riconducibili all'art c.c. il datium in solutum, la proposta di modifica di un precedente contratto, la proposta di un contratto che ponga a carico dei beneficiari di obbligazioni modali. Per finire, il contratto con obbligazioni a carica del solo proponente è applicabile ai contratti traslativi. La forma cui deve sottostare il contratto è applicabile alla sola proposta; mentre ci sono dubbi se la proposta sia valida in seguito alla morte o all'incapacità sopravvenuta del dichiarante. Per classificare il rifiuto dell'art c.c. occorre stabilire se la fattispecie in esame sia un contratto o un negozio giuridico. Il silenzio in se e per se non ha valore giuridico di tacito consenso, ma può assumere un tale valore soltanto se la legge gli attribuisce il significato di un comportamento concludente. Nell'art c.c. l'accettazione è ricondotta ad un comportamento omissivo, mentre ordinariamente è ricondotta ad un comportamento commissivo che può essere dichiarativo o esecutivo. Occorre stabilire se, nel contratto con obbligazioni a carico del solo proponente il silenzio sia: una manifestazione tacita di volontà, o un caso di silenzio rilevante, o un comportamento materiale che funge da atto conclusivo o per finire un fatto oggettivo. In ogni modo, tutte queste teorie sono limitate dal fatto di attribuire al silenzio valore di manifestazione tacita di volontà. Logicamente, anche all'art c.c. si applica analogicamente la disciplina dei vizi del consenso a favore dell'oblato, sempre che il suo comportamento non sia dovuto a mera inerzia ed in questo caso si presentano tre circostanze cui susseguono conseguenze diverse. Nella fattispecie in esame, il silenzio dell'oblato mostra per il perfezionamento del contratto un atteggiamento accondiscendente rispetto agli atti posti in essere da un extraneus sul proprio bene. Il perfezionamento del contratto avviene con la presunzione giuridica d accettazione supportata dal fatto che l'oblato ha mantenuto un comportamento omissivo sino alla scadenza del termine in cui poteva rifiutare. Nel terzo capitolo, si analizzano le varie teorie dottrinali sulla natura dell'art c.c., partendo dall'origine storica ravvisabile nell'art. 36 del vecchio codice di commercio. Il contratto con obbligazioni a carico del solo proponente ha da sempre animato le discussioni dei giuristi, dal momento che rappresenta uno dei punti maggiormente dibattuti della teoria del contratto. L'art c.c. sembra cumulare nella sua essenza la categoria del contratto e quella del negozio unilaterale. Le varie teorie sulla natura giuridica di questo articolo partono tutte dal diverso valore giuridico da attribuire al comportamento omissivo dell'oblato: quale mancato rifiuto o silenzio. La controversia nasceva già in base all'art. 36, ultimo comma del vecchio codice civile del 1882 ove era sancito il fatto che "Nei contratti unilaterali le promesse sono obbligatorie appena giungono a notizia della parte a cui sono fatte". Questo articolo, nell'ottica del Legislatore dell'epoca, ricollegatosi al De iure belli ac pacis di Grozio, era diretto alla risoluzione del problema se bastasse l'accettazione o se debba giungere la notizia al promittente finché la promessa fosse valida. Per Grozio, l'accettazione era elemento necessario della promessa e al più poteva fare difetto la sua conoscenza; egli ritenne che, se dalle promesse si deducessero obblighi per entrambe le parti, vigeva il principio della cognizione, altrimenti era operante quello della 44 dichiarazione. Il fine giurista divise i contratti in bilaterali e unilaterali e solo per i primi richiese come requisito del perfezionamento del contratto che l'accettazione giungesse al proponente. Da ciò conseguì che, per le promesse obbligatorie, la conclusione fosse basata sulla semplice presunzione d accettazione. Sulla natura dell'art c.c. si scontrano tre principali teorie: la teoria del negozio unilaterale, la teoria del contratto a formazione unilaterale e la teoria contrattuale. Per la teoria del negozio unilaterale, l art c.c. fa parte di quella categoria di contratti con obbligazioni per una sola parte, contrapposta a quella dei contratti a prestazioni corrispettive; quindi, questo articolo deve essere annoverato nella fattispecie che il codice abrogato definiva "unilaterale" contrapposta a quella "bilaterale", giacché non esiste sinallagma. Nella teoria del negozio unilaterale si scorgono due correnti di pensiero secondo cui la fattispecie descritta dall'art c.c. è: per alcuni giuristi un negozio unilaterale rifiutabile, per altri una semplice promessa. Per la teoria del negozio unilaterale, occorre superare il dato letterale delle espressioni utilizzate dal legislatore, poiché non sarebbero state adottate nel loro rigoroso significato tecnico come per gli artt e 1329 c.c.. L'art c.c., per essere concluso, necessita della sola proposta, di conseguenza è un contratto "unilaterale" sia dal lato delle obbligazioni che da quello della formazione. Questa teoria formula tre osservazioni: 1. al comportamento omissivo dell'oblato non è ravvisabile un effetto tipico d ordine procedimentale; 2. c'è un'ispirazione rigidamente dogmatica sul significato univoco del rifiuto applicato ad una norma ove si desume dal testo che esso assuma un ruolo diverso; 3. c'è il richiamo all'art. 785 c.c. con generalizzazioni regolate dallo stesso art c.c.. Nell'art c.c., questa teoria, intravede un retaggio dell'antico "dogma della volontà", per questo, l'indeterminatezza dell'accordo si riferisce all'indeterminatezza del termine contratto. Coloro che, intravedono nell'articolo esaminato una promessa, partono dal presupposto per cui è possibile identificare il negozio unilaterale obbligatorio con la promessa unilaterale, in quanto, l'art c.c. rappresenterebbe il "genus" della promessa "individualizzata". In conclusione, l'art c.c. non rappresenterebbe una fattispecie descritta dall'art c.c., perchè manca l'incontro di volontà necessario per perfezionare il contratto e per di più, il rifiuto è di tipo eliminativo, quindi presuppone una situazione sostantiva. I fautori della teoria del contratto a formazione unilaterale trassero le proprie deduzioni in riferimento al commento dell'art. 36, co 4 del codice abrogato. Secondo questa teoria la bilateralità non è mai stata e non è requisito di tutti i contratti, precisamente, è necessaria solamente ove gli effetti del contratto siano bilaterali. Nell'art c.c., per questa teoria, occorre ravvisare un contratto a formazione unilaterale, ossia con unica dichiarazione. Questo articolo rientrerebbe nella categoria legale del contratto e in quella dottrinale degli atti a formazione unilaterale. Il contratto si perfezionerebbe nel momento in cui la proposta giunge a conoscenza del destinatario, essendo il silenzio dell'oblato irrilevante. Questa teoria invoca la storia della comparazione con specifico riguardo all'unilateral contract dei paesi anglo-americani. La teoria del contratto a formazione unilaterale ha il merito di aver superato la vecchia dogmatica e di aver riconosciuto gli effetti vincolativi delle promesse unilaterali gratuite; l'intangibilità delle sfere giuridiche altrui, ivi, è interpretata nel senso che il consenso dell'oblato è necessario solamente nel caso in cui la proposta ponga un aggravio per il destinatario e laddove ci siano solo effetti vantaggiosi, l'ipotesi di legge per annullare gli effetti prevede il rifiuto. La tesi del contratto a formazione unilaterale, però, non è accolta dalla giurisprudenza che preferisce ravvedere nell'art c.c. una struttura a rilievo bilaterale. Le critiche a questa tesi, partono dal presupposto che il concetto di contratto è fondato sulla dualità, e l'atto conclusivo del perfezionamento non può mancare. L'ultima teoria da analizzare, è la teoria del contratto. Questa teoria suppone che, il contratto con obbligazioni a carico del solo proponente è un contratto a formazione bilaterale dato che l'accettazione è fatta in modo peculiare, ossia, tramite una dichiarazione tacita. Gli assertori di questa tesi, fondano le proprie motivazioni su tre presupposti: 1. collocazione topografica della norma, voluta dal legislatore, all'interno della categoria generale dei contratti; 55 2. terminologia legislativa che definisce l'art c.c."contratto con obbligazioni a carico del solo proponente"; 3. il rifiuto dell'oblato non sarebbe altro che una fictio iuris dell'accettazione presunta o tacita. Per di più, il rifiuto dell'oblato, rappresenterebbe un atto d esercizio negativo del potere d accettazione. Per cui, il contratto si perfeziona tramite il comportamento delle due parti; invero, il mancato rifiuto non sarebbe altro che un'accettazione ex lege. Naturalmente, se si accetta questa teoria, la tutela dell'oblato è più ampia dal momento che il potere di rifiuto tutela l'autonomia del destinatario della proposta. In questo caso, si è alla presenza di un contratto peculiare in cui c'è una procedura semplificata di perfezionamento presso l'oblato. In realtà, il comportamento dell'oblato nell'art c.c. è un comportamento concludente perché fa realizzare la volontà negoziale tramite un comportamento omissivo. Capitolo 1 Formazione del contratto 1.1. Trattative contrattuali. Per giungere alla stipulazione di un contratto, soventemente è necessario un periodo di trattative, sia al fine di negoziare in maniera efficiente il contenuto degli accordi in formazione, e sia per adempiere agli eventuali accertamenti tecnici e legali necessari alle parti come epilogo della valutazione dell utilità dell affare stesso. Perciò durante le trattative, si cerca di individuare quel punto di equilibrio tra i rispettivi interessi per raggiungere l accordo. L esperienza insegna che alla conclusione del contratto si arriva in mille modi diversi: dalle trattative complesse in fasi progressive che si rendono necessarie per giungere faticosamente all in idem placitum, fino all espressione più semplice di chi porge il denaro al custode per acquistare un biglietto d ingresso. 1 In dottrina 2 si ritiene che le trattative si possono esaurire in una sequenza di proposte e controproposte e, in tale ipotesi, è rilevante esclusivamente il contegno materiale tenuto dalle parti. Assai più spesso le trattative si concretizzano in inviti ad offrire, a loro volta preceduti da comunicazioni atte ad illustrare alla controparte i vantaggi connessi alla conclusione di un determinato contratto. Tuttavia, dalla correttezza delle trattative dipendono interessi talvolta estremamente rilevanti. Dunque, ne deriva che, il contratto spesso è preceduto da trattative e puntuazioni, e talora è dubbio se un certo testo firmato sia un contratto o sia un appunto destinato a fare stato del livello raggiunto dalla trattativa. 3 Nel corso delle trattative le parti devono sopperire al principio di buona fede, in base all art c.c., e ciascuna di esse, deve informare l altra, allorché sussistano eventuali cause di invalidità del contratto che siano conosciute o conoscibili con una normale diligenza dalla parte stessa, in base all art c.c.. Ugualmente si ha mala fede precontrattuale quando una parte riscontra un errore nella proposta dell altra, art c.c., e conformemente comunica la propria accettazione. L informazione è un dovere ed il suo adempimento non si espleta nel solo momento della formazione del consenso contrattuale, ma incide su situazioni poste a tutela dalla Costituzione (ad esempio il dovere informativo del medico è fondamentale affinché ci sia il consenso del paziente non solamente come manifestazione di autonomia contrattuale, ma come espletamento della libertà di scelta in base al proprio sviluppo psico-fisico, artt Cost.). L informazione è alla base di un corretto svolgimento dell attività negoziale. A tal proposito, a tutela dei doveri di informazione e di squilibrio informativo per la parte più debole, si applica il criterio generale di buona fede intesa in senso oggettivo, in quanto l oggetto di valutazione è la condotta delle parti, escludendo la loro buona o mala fede soggettiva. Come conseguenza della violazione degli obblighi di buona fede, sussegue la culpa in contraendo, che rappresenta una particolare ipotesi di responsabilità aquiliana, per l obbligo generico del neminem laedere (art c.c.). Durante le trattative, le parti, sono naturalmente, libere di concludere o meno il contratto, ma debbono comportarsi secondo buona fede (art c.c.). Se violano questo dovere, incorrono in 1 A. Trabucchi, Istituzione di diritto civile, trenta settima edizione, 1997, Cedam, p. 634; 2 P. Perlingieri, Manuale di diritto civile seconda edizione ampiamente riveduta ed aggiornata, 2000, Edizioni Scientifiche Italiane, p. 384; 3 R. Sacco, Conclusioni del contratto, in rivista di diritto civile, 1995, fasc. 2, pt. 2, p. 212; 66 un particolare tipo di responsabilità (responsabilità precontrattuale o culpa in contraendo). In particolare, la parte che, avendo le trattative raggiunto un punto tale da determinare un ragionevole affidamento circa la conclusione del contratto, le interrompa senza giustificato motivo conseguentemente dovrà risarcire l altra parte le spese che questa fosse indotta a sostenere e che non avrebbe affrontato se non avesse confidato nella stipulazione dell accordo. 4 Logicamente, la giurisprudenza ha negato la sussistenza della responsabilità precontrattuale nell ipotesi in cui l invalidità deriverebbe da una disposizione normativa che entrambe le parti sarebbero tenute a conoscere, senza l obbligo di comunicare tra loro. Un esempio di colpa per entrambi i contraenti è data dall ignoranza delle forme prescritte dalla legge ai fini di un eventuale contratto. La culpa in contraendo, ha natura diversa dell adempimento contrattuale, in quanto in questo ultimo caso viene leso l interesse positivo all osservanza del contratto ed il risarcimento è commisurato all ammontare dell intero danno subito dal contraente; mentre per la culpa in contraendo si lede l interesse negativo, ovvero l interesse che essa aveva a non iniziare le trattative che massimizzano la perdita di tempo procurando perdite economiche per la parte stessa. Pertanto, la misura del danno comprende: 1. danno emergente, comprendente le spese e le perdite derivanti dalle trattative; 2. lucro cessante, vantaggio che si sarebbe potuto avere dalle successive contrattazioni. Infine, vi è chi 5 sottolinea la intelligibilità di una particolare correlazione che sussiste tra forma volontaria, trattativa e conclusione del contratto. Si prende coscienza del fatto che, se il contratto si conclude oralmente e si documenta per scritto, e la sua conclusione informe viene ridotta ad una mera trattativa, la documentazione viene elevata a conclusione. A sostegno di tale tesi intervengono due sentenze della Cassazione (a Sezioni Unite, quella del 17 giugno 1988, n e quella del 15 marzo 1989, n. 1283) 6, le quali hanno dichiarato che un accordo raggiunto per telefono fa sì che il contratto si perfezioni e che se intervengono ulteriori contratti epistolari, questi contratti svincolano le precedenti telefonate. L autore 7 ribadisce il concetto che un contratto orale smetta di essere tale nel momento in cui viene superato dalla redazione di una conversazione scritta; il principio che ne estrae segue un procedimento logico fondato; secondo questo autore, nessun contratto si concluderebbe mai per iscritto tra persone presenti, in quanto, le parti scrivono dopo essersi precedentemente accordate, da ciò ne sussegue che l accordo è anteriore alla firma e per questo è sempre orale Formazione dell accordo. Il codice civile scompone il concetto di contratto in quattro distinti requisiti del contratto (art. 1325): l accordo delle parti, la causa, l oggetto, la forma. In relazione a ciascuno di essi formula poi alcuni principi fondamentali sul contratto in generale. 8 Ai fini della nostra trattazione rileva la formazione dell accordo: l art c.c. definisce il contratto come l accordo di due o più parti per costituire, regolare (e quindi anche modificare) o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale. 9 L accordo sul piano oggettivo, rappresenta il punto di incontro raggiunto dalle parti per l assetto di interessi opposti o concorrenti, adatto a raggiungere l ideale della collaborazione volontaria, ovvero l in idem placitum. Sul piano funzionale, il contratto rappresenta il programma che le parti hanno stabilito in riferimento ai propri interessi; per cui si ha la procreazione di una regola pattizia per l autoregolamentazione degli interessi patrimoniali. L accordo con l autoregolamentazione sono i 4 A. Torrente, Manuale di diritto privato quindicesima edizione, 1997, Giuffrè, p. 481; 5 R. Sacco, in Riv. ult. cit., p. 213; 6 Corte di Cassazione Sez. Un. 17 giugno 1980, n e Corte di Cassazione Sez. Un. 15 marzo 1989, n. 1283, in R. Sacco, Conclusione del contratto, Rivista di diritto civile 1995, fasc. 2, pt. 2, p. 213; 7 cfr. R. Sacco, in Riv. ult. cit., p.p ; 8 F. Galgano, Diritto civile e commerciale, volume secondo Le obbligazioni e i contratti, tomo primo obbligazioni in generale contratti in generale, terza edizione, Cedam, p. 163; 9 F. Gazzoni, Manuale di diritto privato, VIII edizione aggiornata e con riferimenti di dottrina e giurisprudenza, 2000, Edizioni Scientifiche Italiane, p. 751; 77 due aspetti complementari del contratto. Vi è chi 10 ricorda che, fino a qualche tempo fa, definire il contratto come accordo o come autoregolamento, significava privilegiare la teoria della volontà (willenstheorie), con la conseguenza che, se il contenuto del contratto non corrispondeva alla effettiva volontà delle parti, il contratto non aveva effetti, quindi era nullo. Per l altra dottrina 11 questa concezione del contratto nata o, meglio, maturata in seno e grazie alle correnti del razionalismo individuale del XVII e XVIII secolo transita, infine, nella cultura del positivismo statalista del secolo scorso, per attestarsi su posizioni dottrinali ancora più accentuatamente inclini ad esaltare la forza od energia creatrice della volontà, in quanto capace di far sorgere l effetto obbligatorio. Questa teoria ha un ascendenza giusnaturalistica, ma si è sviluppata con la scuola storica (Savigny) e con la pandettistica tedesca del secolo scorso. Questa soluzione non è stata adottata dal nostro codice, il quale, in presenza di discordanza tra volontà e dichiarazione, prevede l annullamento. Contrapposta alla teoria della volontà, era quella percettiva che privilegiava il momento funzionale del contratto (autoregolamento). Questa teoria presupponeva che la volontà effettiva dell individuo è un fatto psicologico interno e per questo motivo non era indagabile la percezione oggettiva di accertamento, da ciò ne susseguiva il disconoscimento dell essenza del contratto identificata nell accordo (inteso come volontà delle parti). Secondo questa teoria, la volontà dell individuo era in primo piano solo nel momento in cui si oggettivizzava in un fatto sociale percettibile, ossia l atto decisionale con cui le parti si autoimpongono la regola. Per autorevole dottrina 12 in entrambe le teorie si evince la tendenza ad istaurare una correlazione tra volontà ed effetti giuridici, ma con la differenza che nella prima teoria c è la correlazione tra volontà ed effetti giuridici, nella seconda teoria (che viene chiamata teoria della dichiarazione) c è correlazione tra effetti dichiarati ed effetti giuridici. Occorre rimarcare che, almeno sul Continente Europeo, l idea del contratto inteso come accordo delle volontà, torna a spezzarsi nella dicotomia tra promessa (unilaterale) e contratto : nel senso che il contratto obbliga in quanto contratto; mentre la promessa, da sola, vive una condizione disagiata, come ospite tollerata ai margini del sistema contrattuale, e talvolta di incerta e difficile collocazione. 13 Nel nostro ordinamento rileva il principio secondo cui, non ogni accordo è contratto, giacché si definisce tale, solo quell accordo che ha per oggetto interessi suscettibili di valutazione economica. Per la giurisprudenza, una dichiarazione non è contratto se le parti non hanno la volontà di contrarre, (a dimostrazione di quanto detto, basta confrontare le sentenze della Cassazione: la n del 1992; n del 1994; n del 1994 e n del 1994). 14 Una dichiarazione non può in comunque essere contratto se i punti essenziali del suo contenuto non sono ancora fissati. 15 Tale tesi giurisprudenziale è supportata dalla sentenza della Cassazione del 7 gennaio 1993, n. 77, 16 ove la Suprema Corte da atto del perfezionamento del contratto in quanto le parti hanno definito tutti i punti principali e secondari che debbano essere regolati. L accordo rappresenta il punto di incontro raggiunto dalle parti per l assetto di interessi, opposti o concorrenti, adatto a raggiungere l ideale della collaborazione volontaria. Esso, è l elemento di struttura del contratto poiché è necessario ai fini della sua stessa formazione. Precisamente, il contratto si perfeziona allorché e allorquando si raggiunga piena e totale coincidenza tra le dichiarazioni di volontà delle parti contraenti, secondo la massima consentire est unam eamdemque sententiam concorrere. In presenza di un mero accordo parziale, non si ha nessun effetto vincolante, ad eccetto della responsabilità precontrattuale per la violazione dell art c.c., della parte che senza giustificato motivo abbia interrotto le trattative. 10 B. Troisi, Diritto civile lezioni, seconda edizione aggiornata, 1996, Edizioni Scientifiche Italiane, p. 195; 11 L. Moccia, Promessa e contratto, in rivista di diritto civile, 1994, fasc. 6, pt. 1, p. 833; 12 cfr. P. Perlingieri, op. ult. cit., p. 385; 13 L. Moccia, riv. ult. cit., p. 835; 14 Corte di Cassazione, sentenze n del 1992; n del 1994; n del 1994 e n del 1994, in R. Sacco, Conclusione del contratto, in rivista di diritto civile, 1995, fasc. 2, pt. 2, p. 213; 15 Sacco e De Nova, Il contratto, Torino, 1993, II, p. 225; 16 R. Sacco, riv. ult. cit., p. 213; 8 Vedere altro
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