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Timestamp: 2019-08-21 19:57:58+00:00
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Cassazione conferma sentenze che negano alla IX q.f. retribuzione pari al "ruolo a esaurimento"
Martedì 09 Febbraio 2016 12:08	avv. Maurizio Perelli	Diritto del pubblico impiego	- Ruolo a esaurimento
La Cassazione, con sentenza 17 dicembre 2015, n. 25396, ha confermato la sua giurisprudenza ormai costante nel senso del rigetto di ricorsi in sede di legittimità con i quali si siano impugnate sentenze d'appello che (senza fondarsi sull'art. 2, comma 4, del d.l. 9/1986 e senza interpretarlo alla luce della sua necessaria transitorità <come intesa da Corte cost. 228/1997 e dalle sentenze della CGUE nelle cause C-20/13 Unland e C-501/12 Specht>) abbiano dato torto agli impiegati pubblici dell'ex IX qualifica funzionale i quali chiedevano parificazione stipendiale rispetto ai colleghi dell'ex "ruolo ad esaurimento".
LEGGI DI SEGUITO LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE N. 25396/2015 E LE RECENTI SENTENZE IVI RICHIAMATE: CASS. 5/9/2015, N. 18096 E N. 18084; CASS. 10/7/2015, N. 14442; CASS. 30/6/2015, N. 13386 ...
Cass., 17 dicembre 2015, n. 25396.
La Corte d'appello di Venezia, in riforma della sentenza di primo grado (che, in accoglimento della loro domanda, aveva dichiarato il diritto di F. A. M. G. e M. F. , Direttori di Cancelleria alle dipendenze del Ministero della Giustizia in posizione economica C3 super, ex IX qualifica funzionale dall'1 gennaio 2001, all'equiparazione del loro trattamento stipendiale a quello del personale del ruolo ad esaurimento e condannato il Ministero al pagamento delle relative differenze retributive ed incrementi stipendiali dall'1 luglio 1998 oltre accessori), con sentenza 26 ottobre 2009, declinava la propria giurisdizione sulla parte di domanda relativa a differenze retributive richieste fino al 30 giugno 1998 e rigettava le domande proposte dai due Direttori di Cancelleria.
Preliminarmente affermato il difetto di giurisdizione per le questioni anteriori al 30 giugno 1998 a norma del Decreto Legislativo n. 165 del 2001, articolo 69, comma 7 (e prima del Decreto Legislativo n. 80 del 1998, articolo 45, comma 17), la Corte territoriale escludeva l'equiparazione stipendiale rivendicata, per la legittima diversita' di trattamento economico in ragione della non sovrapponibilita' delle professionalita' del personale del ruolo ad esaurimento (mantenuto nelle pregresse qualifiche di ispettore generale e direttore di divisione e vocato a funzioni vicarie dirigenziali in modo istituzionale e permanente) ed invece del personale con qualifica C3, ex IX qualifica funzionale (a quelle assegnato solo temporaneamente e in assenza del dirigente titolare): e cio' sull'argomentata ricostruzione del quadro normativo di riferimento, nella chiara distinzione del personale del ruolo ad esaurimento, immediatamente prossimo alle qualifiche dirigenziali, da quello poi inquadrato in IX qualifica e quindi in posizione C3, giustificante il miglior trattamento economico mantenuto ad personam (Decreto del Presidente della Repubblica n. 748 del 1972, articoli 60 e 61, L. n. 312 del 1980, articoli 1 e 4, Decreto Legislativo n. 29 del 1993, articolo 25 e quindi Decreto Legislativo n. 165 del 2001, articolo 69, articolo 13 e all. A CCNL Comparto ministeri 1998/2001) e alla luce dell'indirizzo interpretativo della giurisprudenza di legittimita', amministrativa e costituzionale richiamata; neppure, infine, avendosi violazione del principio posto dal Decreto Legislativo n. 165 del 2001, articolo 45.
Con atto notificato il 24 marzo 2010, F. A. M. G. e V. M., C. e M. G., quali eredi di M. F., ricorrono per cassazione con quattro motivi, cui resiste il Ministero con controricorso, contenente ricorso incidentale con unico motivo.
Con il primo motivo, i ricorrenti deducono violazione e falsa applicazione dell'articolo 416 c.p.c., comma 3, articoli 115 e 345 c.p.c. ed omessa motivazione, in relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, per mancata considerazione dalla Corte territoriale della dedotta tardivita' dell'eccezione, pure generica, formulata dal Ministero soltanto in appello, in ordine alla diversita' delle mansioni svolte dai ricorrenti rispetto al personale del ruolo ad esaurimento, non contestate in primo grado e pertanto fatto pacifico, assunto dal Tribunale a fondamento della ravvisata lesione del principio di parita' di trattamento posto dal Decreto Legislativo n. 165 del 2001, articolo 45.
Con il secondo, i ricorrenti deducono violazione e falsa applicazione dell'articolo 24 e all. A CCNL 5 aprile 2000 Ministero della Giustizia ed omessa motivazione, in relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, per erronea assunzione della diversita' di profilo professionale tra personale con qualifica C3 e personale del ruolo ad esaurimento, in ordine alla funzione vicaria dirigenziale (erroneamente equivocata con quella di reggenza), riconosciuta anche al primo, cosi' come la direzione di uffici e strutture complesse e di particolare rilevanza, anche alla luce delle disposizioni, neppure considerate, della circolare del Dipartimento della Funzione pubblica n. 10/1993 e della proposta di emendamento della Commissione Affari Costituzionali al Decreto Legge 30 dicembre 2005, n. 273.
Con il terzo, i ricorrenti deducono violazione e falsa applicazione degli articoli 13 e 39 CCNL 1998/2001 del 5 aprile 2000, anche in riferimento al Decreto Legislativo n. 165 del 2001, articolo 2 in relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per erronea giustificazione della disparita' di trattamento economico tra personale di qualifica C3 e del ruolo ad esaurimento sulla supposta diversita' di profilo professionale e di mansioni, in realta' superato dalle norme denunciate con uniformazione della disciplina giuridica ed economica di tutto il suddetto personale, nella comune previsione delle mansioni nella declaratoria del CCNL 1998/2001.
Con il quarto, i ricorrenti deducono violazione e falsa applicazione del Decreto Legislativo n. 80 del 1998, articolo 43 (ove abrogante l'articolo 72 del Decreto Legislativo n. 29 del 1993) e Decreto Legislativo n. 165 del 2001, articolo 45 in relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per l'avvenuta contrattualizzazione di tutto il personale del comparto ministeriale, compreso quello del ruolo ad esaurimento, tanto sotto il profilo giuridico tanto sotto quello economico, con la relativa applicazione doverosa del principio di parita' di trattamento, non derogabile dal malamente valutato pregresso storico del ruolo ad esaurimento, quale concreta specificazione dei principi di uguaglianza e di correttezza e buona fede, sindacabili dal giudice.
Con unico motivo, il Ministero della Giustizia a propria volta deduce, in via di ricorso incidentale, il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, in relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per l'anteriorita' dei fatti costitutivi della controversia al 30 giugno 1998, in dipendenza dell'inquadramento del profilo funzionale di direttore di cancelleria in IX qualifica, anziche' nel ruolo ad esaurimento, con Decreto del Presidente della Repubblica n. 289 del 1987, pure atto autoritativo impugnabile soltanto davanti alla giustizia amministrativa, essendosi il CCNL 16 febbraio 1999 limitato ad inserire la ex IX qualifica nella posizione economica C3.
Il primo motivo di ricorso principale, relativo a violazione e falsa applicazione dell'articolo 416 c.p.c., comma 3, articoli 115 e 345 c.p.c. ed omessa motivazione, per mancata considerazione dalla Corte territoriale dell'eccepita tardivita' dell' eccezione di diversita' delle mansioni svolte dai ricorrenti rispetto al personale del ruolo ad esaurimento, e' inammissibile.
I ricorrenti non hanno, infatti, trascritto gli atti processuali del Ministero oggetto della doglianza relativi alla contestazione denunciata come non delibata dalla Corte territoriale: e pertanto in violazione del principio di autosufficienza del ricorso imposto, a pena appunto di inammissibilita' dall'articolo 366 c.p.c., comma 1, n. 6, non consentendo a questa Corte di legittimita' di procedere all'esame relativo (Cass. 9 aprile 2013, n. 8569; Cass. 16 marzo 2012, n. 4220; Cass. 17 luglio 2007, n. 15952).
Il secondo (violazione e falsa applicazione dell'articolo 24 e all. A CCNL 5 aprile 2000 Ministero della Giustizia ed omessa motivazione, per erronea assunzione della diversita' di profilo professionale tra personale con qualifica C3 e personale del ruolo ad esaurimento), il terzo (violazione e falsa applicazione degli articoli 13 e 39 CCNL 1998/2001 del 5 aprile 2000, anche in riferimento al Decreto Legislativo n. 165 del 2001, articolo 2 per erronea giustificazione della disparita' di trattamento economico tra personale di qualifica C3 e del ruolo ad esaurimento) ed il quarto motivo (violazione e falsa applicazione del Decreto Legislativo n. 80 del 1998, articolo 43 ove abrogante il Decreto Legislativo n. 29 del 1993, articolo 43 e Decreto Legislativo n. 165 del 2001, articolo 45 per avvenuta contrattualizzazione di tutto il personale del comparto ministeriale, compreso quello del ruolo ad esaurimento, sotto il profilo giuridico che economico, comportante la doverosa applicazione del principio di parita' di trattamento) possono essere congiuntamente esaminati, siccome strettamente connessi.
Come correttamente e congruamente motivato dalla Corte territoriale, in esatta applicazione delle norme di diritto denunciate (per le ragioni esposte da pg. 6 a pg. 15 della sentenza impugnata), il differente trattamento economico del personale del ruolo ad esaurimento trova ragionevole giustificazione per l'obiettiva diversita' di funzioni svolte rispetto a quelle del personale C3. Cio' in particolare risulta dal Decreto Legislativo n. 29 del 1993, articolo 25, comma 4 secondo cui: "Il personale delle qualifiche ad esaurimento di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1972, n. 748, articoli 60 e 61 e successive modificazioni (di previsione ricostruttiva dei ruoli organici delle carriere direttive, ferma restando la conservazione ad esaurimento delle qualifiche di ispettore generale e di direttore di divisione, o equiparate, entro i limiti di una autonoma nuova dotazione organica da determinare con l'osservanza di criteri prescritti) ... i cui ruoli sono contestualmente soppressi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, conserva le qualifiche ad personam. A tale personale sono attribuite funzioni vicarie del dirigente e funzioni di direzione di uffici di particolare rilevanza non riservati al dirigente, nonche' compiti di studio, ricerca, ispezione e vigilanza ad esse delegati dal dirigente. Il trattamento economico e' definito nel primo contratto collettivo di comparto di cui all'articolo 45". E tale previsione e' stata ribadita da quella del Decreto Legislativo n. 165 del 2001, articolo 69, comma 3 (secondo cui: "Il personale delle qualifiche ad esaurimento di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1972, n. 748, articoli 60 e 61 e successive modificazioni ed integrazioni, e quello di cui alla L. 9 marzo 1989, n. 88, articolo 5 i cui ruoli sono contestualmente soppressi dalla data del 21 febbraio 1993, conserva le qualifiche ad personam. A tale personale sono attribuite funzioni vicarie del dirigente e funzioni di direzione di uffici di particolare rilevanza non riservati al dirigente, nonche' compiti di studio, ricerca, ispezione e vigilanza ad esse delegati dal dirigente. Il trattamento economico e' definito tramite il relativo contratto collettivo.").
Ne' le norme richiamate sono state abrogate dall'articolo 13 CCNL 1998/2001, che ha accorpato le nove qualifiche funzionali (dal 1 livello al IX livello) nelle tre aree A, B, C (in essa confluiti i livelli dal 7 al 9 ed il personale del ruolo ad esaurimento) ne' dall'allegato A al medesimo CCNL, nella parte individuante le specifiche professionali della posizione economica C3. Sicche', la distinzione in termini stipendiali prevista dalla contrattazione collettiva fra il personale appartenente a ruoli ad esaurimento di ispettore generale o di direttore di divisione del Ministero della Giustizia e gli altri dipendenti della ex 9 qualifica funzionale, tutti ormai inseriti nell'area contrattuale C dai CCNL del 12 febbraio 1999 e del 12 giugno 2003, lungi dal determinare una violazione di legge, costituisce attuazione della norma transitoria contenuta nel citato Decreto Legislativo n. 165 del 2001, articolo 69, comma 3. E dunque, la doverosa interpretazione sistematica impedisce l'invocata estensione del trattamento stipendiale corrispondente a tali qualifiche sopravvissute ad personam, pena lo svuotamento dello stesso portato precettivo della summenzionata previsione transitoria, in un capovolgimento del normale rapporto tra norme transitorie e disposizioni a regime che comporterebbe un sostanziale (e inedito) allineamento (in termini di conseguenze sul piano retributivo) delle seconde alle prime (da ultimo, per il consolidato insegnamento di legittimita': Cass. 5 settembre 2015, n. 18096 e n. 18084; Cass. 10 luglio 2015, n. 14442; Cass. 30 giugno 2015, n. 13386). Neppure, infine, si configura alcuna violazione del Decreto Legislativo n. 165 del 2001, articolo 45 secondo il quale le amministrazioni pubbliche garantiscono ai propri dipendenti parita' di trattamento contrattuale: esso operando nell'ambito del sistema di inquadramento previsto dalla contrattazione collettiva e vietando trattamenti migliorativi o peggiorativi a titolo individuale, ma non costituendo parametro per giudicare le differenziazioni compiute in quella sede, in quanto la disparita' trova titolo non in scelte datoriali unilaterali lesive, come tali, della dignita' del lavoratore, ma in pattuizioni dell'autonomia negoziale delle parti collettive, che operano su un piano tendenzialmente paritario e sufficientemente istituzionalizzato, di regola sufficiente, salva l'applicazione di divieti legali, a tutelare il lavoratore in relazione alle specificita' delle situazioni concrete (Cass. 29 aprile 2013, n. 10105; nello stesso senso: Cass. 26 novembre 2014, n. 25057; Cass. 27 ottobre 2011, n. 22437; Cass. 22 aprile 2011, n. 9313; Cass. 17 maggio 2010, n. 11982). Dalle superiori argomentazioni discende coerente il rigetto del ricorso principale, con assorbimento, secondo il principio della ragione piu' liquida (Cass. 28 maggio 2014, n. 12002; Cass. 8 maggio 2014, n. 9936; Cass. 16 maggio 2006, n. 11356), dell'unico mezzo di ricorso incidentale (relativo a difetto di giurisdizione del giudice ordinario, per anteriorita' dei fatti costitutivi della controversia al 30 giugno 1998) e la regolazione delle spese del giudizio secondo il regime di soccombenza.
LA CORTE rigetta il ricorso principale, assorbito l'incidentale e condanna i ricorrenti in solido alla rifusione delle spese del presente giudizio, che liquida in euro 4.000,00 per compenso professionale oltre spese prenotate a debito.
Cosi' deciso in Roma, il 19 novembre 2015. Depositato in Cancelleria il 17 dicembre 2015.
Ultimo aggiornamento Martedì 09 Febbraio 2016 17:16