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Timestamp: 2020-07-14 23:42:51+00:00
Document Index: 151841387

Matched Legal Cases: ['art. 40', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 366', 'art. 115', 'art. 366']

CORTE DI CASSAZIONE CIVILE Sez.2^ 17 Ottobre 2013 Sentenza n.23591 – AmbienteDiritto.it
Giurisprudenza: Giurisprudenza Sentenze per esteso massime | Categoria: Diritto urbanistico - edilizia Numero: 23591 | Data di udienza: 18 Giugno 2013
DIRITTO URBANISTICO – Atti di trasferimento immobiliare – Vendita di immobile urbanisticamente irregolare – Nullità di un contratto preliminare.
Numero: 23591
Data di udienza: 18 Giugno 2013
Estensore: Parziale
Deve essere affermata la nullità di un contratto preliminare che abbia ad oggetto la vendita di un immobile irregolare dal punto di vista urbanistico. Il fatto che l’art. 40, secondo comma, della legge n. 47 del 1985 e s.m., faccia riferimento agli atti di trasferimento, cioè agli atti che hanno una efficacia reale immediata, mentre il contratto preliminare di cui si discute abbia efficacia semplicemente obbligatoria non elimina dal punto di vista logico che non può essere valido il contratto preliminare il quale abbia ad oggetto la stipulazione di un contratto nullo per contrarietà alla legge.
Per altre info sulla materia si veda: Codice dell’urbanistica ed edilizia Giurisprudenza: Diritto urbanistico – edilizia
2. I convenuti si costituivano, deducendo: a) di aver alienato l’immobile nello stato in cui l’avevano a loro volta acquistato da C.A. e Ma.Di. , a loro volta acquistato dalla A. C. s.r.l.; b) la condonabilità dell’immobile; e) la coincidenza tra prezzo pagato e dichiarato nell’atto pubblico.
Rimanevano contumaci i sig.ri C.A. e Ma.Di. (acquirenti da A. e venditori a Z. – Mi. ). 3. Con sentenza dell’I marzo 2003 il Tribunale di Benevento rigettava le domande avanzate nei confronti della A.C. s.r.l., in assenza di alcun rapporto di garanzia, né proprio né improprio, non essendo intervenuto nessun contratto tra detta società ed i chiamanti in causa. Respingeva la domanda di nullità dell’atto di vendita stipulato dagli attori e dai convenuti, per essere stata ritualmente indicata la licenza edilizia in base alla quale era stato costruito il fabbricato, non rilevando ai fini della validità dell’atto la difformità rispetto alla licenza del bene venduto. Riteneva, invece, sussistente l’errore, determinante e comune alle parti, su una qualità essenziale dell’immobile compravenduto. Il giudice di prime cure, quindi, annullava il contratto e rigettava le domande risarcitorie in considerazione della buona fede dei venditori e dei loro danti causa.
6. Si costituivano anche gli appellati C.A. e Ma.Di. , che sollevavano questioni processuali e chiedevano il rigetto dell’impugnazione principale, nonché la A. C. s.r.l., che chiedeva il rigetto della impugnazione principale.
8. Impugnano tale decisione D.C. – M. , che articolano sei motivi. Resistono con controricorso Z. – Mi. e A. C. srl. Restano intimati C. – Ma. . La società A. C. e i signori Z. – Mo. hanno depositato memorie, questi ultimi tardivamente (udienza 18 giugno — deposito 14 giugno).
1.1. Col primo motivo viene dedotta “violazione e/o falsa applicazione dell’art. 15 L. 10/77, e degli artt. 17 e 40 della L. 47/85”.
Viene formulato il seguente quesito: “Il principio secondo cui l’art. 15 della L. 10/77 egli artt. 17 e 40 della L. 47/85 sono applicabili alle opere realizzate abusivamente, e non a quelle realizzate in difformità, va valutato in relazione all’oggetto della compravendita. Se l’oggetto della compravendita sia costituito da una singola unità immobiliare realista abusivamente, deve ritenersi che la compravendita riguarda un immobile abusivo, a nulla rilevando se la restante parte dell’edificio sia stata realizzata in virtù di regolare licenza edilità”.
1.2 Col secondo motivo viene dedotta la “violazione e/o falsa applicazione (sotto altro profilo) dell’art. 15 L. 10/77, e degli arti. 17 e 40 della L. 47/85”.
In più, le motivazioni addotte dalla Corte d’Appello risultano censurabili sotto altro aspetto. La Legge 47/85, per contrastare il fenomeno dell’abusivismo edilizio, ha sancito la nullità degli atti di compravendita dei fabbricati abusivi, tanto da prevedere la nullità anche solo per la mancata indicazione degli estremi della concessione, ove in effetti esistente. A maggior ragione, quindi, l’atto è nullo se l’immobile è abusivo e gli estremi della concessione sono fittizi. Ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c. viene formulato il seguente quesito di diritto: “Gli artt. 17 e 40 della L. n. 47 prevedono non solo una nullità formale o testuale legata alla mancanza delle prescritte indicazioni e sanabile con atto successivo, ma anche una nullità sostanziale legata alla carenza della licenzia o concessione edilizia od alla assenza della domanda di concessione in sanatoria e del versamento della prescritta oblazione. È nullo l’atto di compravendita di una unità immobiliare realizzata abusivamente: – se gli estremi della licenza o concessione edilizia riportati nell’atto non sono veritieri; – se nell’atto sono stati riportati gli estremi di una licenza edilizia rilasciata per la realizzazione eli altre unità immobiliari; – se la unità immobiliare oggetto di compravendita è stata realizzata abusivamente dopo i lavori di costruzione del fabbricato assentito con la licenza o concessione edilizia richiamata nell’atto”.
1.4 Col quarto motivo si deduce: “Violazione e/o falsa applicazione degli artt. 1428 e 1431 cod. civ.”. E proposto in subordine rispetto al terzo motivo, nel caso del suo mancato accoglimento.
La Corte di Appello ha accolto l’impugnazione, argomentando che gli attori non avevano provato la “riconoscibilità” dell’errore. Tuttavia il requisito della riconoscibilità dell’errore non è necessario, quando l’errore sia comune ad entrambe le parti.
1.5 Col quinto motivo si deduce: “Violazione e/o falsa applicazione degli artt. 1427, 1428, 1429 e 2697 cod. cip., nonché dell’art. 115 c.p.c.”. É proposto in subordine rispetto al terzo motivo, nel caso del suo mancato accoglimento.
Ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c. viene formulato il seguente quesito di diritto: “Qualora venga chiesto l’annullamento per errore essenziale di un contratto di compravendita di un appartamento destinato a civile abitazione, deve ritenersi in re ipsa la prova di un errore essenziale qualora venga dimostrato che l’appartamento sia stato realizzato abusivamente, tanto da essere oggetto di una ordinanza di demolizione”.