Source: https://www.periodicimaggioli.it/sistema-controlli-interni-negli-enti-locali-vincolo-adempimentale-opportunita-informativa-prospettica/
Timestamp: 2019-06-17 19:23:20+00:00
Document Index: 140726491

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 20', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 6']

Sistema di controlli interni negli enti locali: vincolo adempimentale o opportunità informativa prospettica?
Finanza e tributi locali 5/2019
A distanza di sette anni dall’operatività del d.lgs. n. 174/2012, il giudizio sul grado di funzionalità del sistema dei controlli interni negli enti locali è lungi dall’essere positivo. Malgrado l’esplicita intenzione da parte del Legislatore di voler rafforzare i controlli interni, gli enti si sono trovati nel tempo in estrema difficoltà nell’implementare tutte e sei le tipologie di controllo e la principale causa di tale ostacolo è da ravvisarsi nella cronica incapacità nel misurare le variabili dimensionali della performance che invece dovrebbero trovare priorità ed attenzione specie per coloro che sono preposti a ruoli di responsabilità politica (sindaco e giunta) e gestionale (dirigenti, posizioni organizzative e responsabili di servizio). Il presente articolo, primo di una serie dedicata al tema, intende contribuire a chiarire quali sono i differenti fabbisogni informativi che il sistema dei controlli interni è chiamato a soddisfare, soffermandosi in particolare sulla necessità di poterli progettare in modo tale da poter garantire una loro costante alimentazione reciproca, al pari di quanto richiesto dalla normativa e da quanto auspicato dalla Corte dei conti.
1. Il sistema dei controlli interni negli enti locali: genesi ed evoluzione normativa
L’introduzione del termine controllo interno nel comparto della pubblica amministrazione risale al 1993 quando attraverso il d.lgs. 3 febbraio 1993, n. 29 (“Razionalizzazione della organizzazione delle Amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma dell’art. 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421”), all’art. 20, comma 2 si parla per la prima volta di introduzione del nucleo di valutazione o controllo interno, senza specificare se i due termini fossero da considerarsi tra loro sinonimi ovvero alternativi. Da allora gli enti cominciarono a dotarsi di nuclei di valutazione finalizzati alla valutazione della dirigenza e dei responsabili apicali dei servizi, ma senza che ciò potesse basarsi su preesistenti idonei sistemi di misurazione e valutazione della performance. Osservando il diffuso comportamento perpetuato dagli enti nel corso degli anni ’90, si potevano esprimere seri dubbi anche sulla rilevanza della valutazione per la singola Amministrazione locale, il tutto non agevolato di certo dalla discutibile composizione dei nuclei di valutazione, che prevedevano spesso al loro interno segretari comunali di altri comuni limitrofi e addirittura esponenti interni della dirigenza oggetto di valutazione. Per arrivare a forme leggermente più organizzate di controlli interni bisognerà arrivare all’emanazione del d.l. 30 luglio 1999, n. 286 (“Il sistema di meccanismi e strumenti di monitoraggio e valutazione dei costi, dei rendimenti e dei risultati delle attività svolta dalle amministrazioni pubbliche”). Cosa prevedeva il nuovo sistema?
Il d.l. 286/1999, pensato in primis per essere applicato obbligatoriamente all’ampia casistica di pubbliche amministrazioni centrali (pur essendo comunque facoltativo per le restanti amministrazioni locali) prevedeva di fatto un’articolazione in 4 tipologie di controllo:
– controllo interno di regolarità amministrativo-contabile (art. 2);
– controllo di gestione (art. 4);
– la valutazione del personale con incarico dirigenziale (art. 5);
– la valutazione e il controllo strategico (art. 6).
Al fine di ricordare cosa fosse previsto obbligatoriamente in termini di controlli interni nella p.a., le seguenti tavole sinottiche intendono ripercorrere alcune sintetiche chiavi di lettura.