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Timestamp: 2018-08-21 00:19:08+00:00
Document Index: 18444240

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 54', 'art. 15', 'art. 19', 'art. 28', 'art. 29', 'art. 3', 'art. 21', 'art. 23', 'art. 18', 'art. 36', 'art. 38', 'art. 37', 'art. 40', 'artt 41']

Area LEGALE 1 • D. Lgs. 231/2007 · Antiriciclaggio · Antitrust · Class Action · Privacy
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Convenzione ODCEC di Vicenza
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BROCHURE AREA LEGALE 1
Antiriciclaggio:
IV Direttiva, Casi Pratici, Whistleblowing
Milano, Hotel Principe di Savoia (anche in Video conferenza)
30 Novembre 2017 · ore 9.30-16.30
Prof. Avv. Alessandro Parrotta – Dipartimento di Giurisprudenza, Università degli Studi eCampus,
Esperto in Compliance, Presidente ODV in Primarie Società
Prof. Ranieri Razzante – Docente di Legislazione Antiriciclaggio, Università di Bologna,
Presidente AIRA (Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio),
Consulente della Commissione Parlamentare Antimafia e del Prefetto Antiracket,
Direttore del Centro Ricerca su Sicurezza e Terrorismo
Prof. Pier Paolo Rivello – Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione
a seguito del Recepimento della IV Direttiva
13 Ottobre 2017 · ore 9.30-17.30
Milano Business Center (anche in Video conferenza)
12 Ottobre 2017 · ore 9.30-16.30
Dott. Mario Mosca – Referente della Protezione dei Dati Personali, BNL Gruppo BNP Paribas
In caso di almeno due Adesioni in Sala o di Partecipazione in Video conferenza in modalità riunione
sarà fornito in omaggio l’accesso illimitato al Modulo E-Learning rivolto al Personale di rete ed ai Dipendenti di Filiale:
Privacy: Aspetti Operativi
Antiriciclaggio nel Settore Bancario
e per le Società Fiduciarie
28 Giugno 2017 · ore 14.30-18.05
Dott. Giuseppe Miceli – Legal Advisor, Università di Camerino
Le considerazioni espresse nel corso del presente Contributo Didattico sono frutto esclusivo del Relatore e non hanno in alcun modo carattere impegnativo per la P.A. di appartenenza (Corpo della Guardia di Finanza)
Antiriciclaggio negli Studi Professionali
27 Giugno 2017 · ore 14.30-18.05
Legislazione Antiriciclaggio e Antiusura
14 Dicembre 2016 · ore 14.30-18.30
Ex D.Lgs. 231/01:
Esimente, OdV, Sistema delle Deleghe,
25 Novembre 2015 · ore 9.30-14.30
Dott. Gaetano Bonifacio – Vice Procuratore Onorario, Tribunale di Torino
Private Antitrust, Enforcement
Class Action e tutela dei Consumatori
Roma Eventi - Fontana di Trevi
12 Novembre 2015 · ore 14.30-17.30
Prof. Avv. Francesco Casale – Cattedra di Diritto Commerciale e Diritto Industriale, Università Tor Vergata di Roma e Università di Camerino
Prof. Avv. Annamaria Colucci – Cattedra di Diritto Commerciale, Università degli Studi del Sannio
Dott. Giuseppe Miceli – Legal Advisor, Giurista abilitato alla professione di Avvocato, Università di Camerino
Eventi organizzati da GFormazione
Novembre 2013 — Luglio 2015
Le nuove frontiere della Responsabilità da prodotto difettoso
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---------------------------------------------------------------------------------------------------- 20161214 Legislazione Antiriciclaggio: soggetti obbligati e attività di controllo di Giuseppe Miceli “Il riciclaggio è il reimpiego dei profitti, derivanti da attività delittuose, in attività lecite di carattere commerciale e finanziario, che sfruttando la fungibilità e la prolificità del denaro, turbano la concorrenza tra imprese e inquinano l'economia mettendone a repentaglio la democraticità” Questa è la definizione che il Gruppo d’Azione Finanziaria (GAFI) per il fenomeno di riciclaggio. La definizione scritta dalla Commissione Presidenziale statunitense sul crimine organizzato: “processo attraverso il quale qualcuno nasconde l’esistenza, la fonte illegale, o l’illegale utilizzo di redditi, e poi camuffa questi redditi per farli apparire legittimi”. Dunque… il riciclaggio costituisce l’attività che consente di trasformare quel denaro “sporco” in capitale apparentemente di natura lecita e, quindi, idoneo ad essere immesso sui mercati legali. QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO. La disciplina comunitaria in materia è contenuta nelle quattro Direttive. La direttiva 1991/308/CEE del 10 giugno 1991 (Prima Direttiva antiriciclaggio), che ha definito per la prima volta il riciclaggio dei proventi di attività illecite in relazione ai reati connessi in particolare col traffico di stupefacenti e imponeva obblighi solo al settore finanziario. La direttiva n. 2001/97/CE, del 4 dicembre 2001 del Parlamento europeo e del Consiglio (Seconda Direttiva antiriciclaggio) che ha esteso l’ambito d’applicazione della direttiva 91/308/CEE per ciò che concerne il tipo di reato, le attività e per la prima volta anche per le professioni coinvolte. La direttiva n. 2005/60/CE del Parlamento e del Consiglio (Terza Direttiva antiriciclaggio) attuata dalla Direttiva 2006/70/CE della Commissione Europea. La direttiva n. 2015/849/CE del 20 maggio 2015, entrata in vigore il 26 giugno 2015, che riguarda in modo specifico “la prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo”. Tale direttiva dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il 26 giugno 2017. Tra i suoi effetti è prevista l’abrogazione sia della direttiva del 2005, sia della direttiva 2006/70/CE emanata dalla Commissione del Parlamento europeo. Tale Quarta Direttiva assume rilevanza - specie in questa sede – in quanto indica agli stati membri europei, compresa l’Italia, una serie di obblighi e richieste che si rivolgono sia agli utenti/clienti, sia ai professionisti che – guarda caso – alle banche. Sul piano nazionale, il Decreto legge 143/1991 convertito con modificazioni dalla legge 197/1991: introduzione delle misure di prevenzione del riciclaggio. Quest’ultima ha introdotto alcune precise prescrizioni a carico degli intermediari abilitati, in relazione all’osservanza della normativa antiriciclaggio. Per la prima volta, veniva richiesto alle aziende di credito di eseguire precisi obblighi d’identificazione, di rilevazione e di registrazione delle operazioni effettuate, ma anche e soprattutto puntuali obblighi di segnalazione delle “operazioni sospette”, di qualunque importo esse fossero e indipendentemente dal fatto che l’operatore desse o no corso all’operazione stessa. La legge in argomento ha, altresì, introdotto il principio della “collaborazione attiva”, per cui gli intermediari, prima impegnati solo ad agevolare l'accesso alle informazioni da parte dell’Autorità, erano da quel momento chiamati a partecipare direttamente alla lotta contro il riciclaggio, gravando su di loro il dovere di fornire, tempestivamente, alle autorità competenti informazioni utili ai fini di giustizia. Decreto legislativo 153/1997: rivisitazione del sistema delle operazioni sospette. Decreto legislativo 374/1999: estensione di taluni obblighi antiriciclaggio a categorie economiche differenti dagli intermediari finanziari. Decreto legislativo 231/2001: la responsabilità amministrativa degli Enti giuridici. Dlgs 231/2007, nel recepire le disposizioni comunitarie (Direttiva 2005/60/CE 26 ottobre 2005) in materia di prevenzione e contrasto del fenomeno del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, ha riscritto la norma, confermando complessivamente l’impianto legislativo precedente, con un aumento delle restrizioni e alcune novità, in specie circa l’uso del contante e dei titoli al portatore. Sul piano nazionale, il Decreto legge 143/1991 convertito con modificazioni dalla legge 197/1991: introduzione delle misure di prevenzione del riciclaggio. La Banca d'Italia ha emanato apposite disposizioni, tra le quali si segnala la normativa denominata Decalogo del 12.01.2001 in cui vengono elencate le istruzioni operative per l’individuazione di operazioni sospette. Cfr. Banca d’Italia, Istruzioni operative per l’individuazione delle operazioni sospette in: http://www.bancaditalia.it/UIF/prev-ricic/sos/norm-sos/norm-circ/Decalogo# Il 10 febbraio 2016 è stato pubblicato il Rapporto del Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale (GAFI) che descrive l’esito dell’ultima valutazione della conformità delle misure italiane di contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo alle Raccomandazioni del medesimo GAFI. Il Rapporto del GAFI riporta un giudizio complessivamente positivo del sistema che l’Italia pone a contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo e della sua efficacia preventiva e repressiva. La precedente valutazione dell’Italia era stata condotta nel 2005. I Report relativi alle precedenti valutazioni e ai relativi follow-up sono reperibili sul sito del GAFI all’indirizzo http://www.fatf-gafi.org/countries/#Italy. DEFINIZIONE GIURIDICA DEL FENOMENO DI RICICLAGGIO. L'art. 2 del D.lgs. n. 231/2007 contiene la definizione di "riciclaggio" dei proventi di attività criminose: “Ai soli fini del presente decreto le seguenti azioni, se commesse intenzionalmente, costituiscono riciclaggio: a) la conversione o il trasferimento di beni, effettuati essendo a conoscenza che essi provengono da un'attività criminosa o da una partecipazione a tale attività, allo scopo di occultare o dissimulare l'origine illecita dei beni medesimi o di aiutare chiunque sia coinvolto in tale attività a sottrarsi alle conseguenze giuridiche delle proprie azioni; L'art. 2 del D.lgs. n. 231/2007 contiene la definizione di "riciclaggio" dei proventi di attività criminose: “Ai soli fini del presente decreto le seguenti azioni, se commesse intenzionalmente, costituiscono riciclaggio: b) l'occultamento o la dissimulazione della reale natura, provenienza, ubicazione, disposizione, movimento, proprietà dei beni o dei diritti sugli stessi, effettuati essendo a conoscenza che tali beni provengono da un'attività criminosa o da una partecipazione a tale attività; L'art. 2 del D.lgs. n. 231/2007 contiene la definizione di "riciclaggio" dei proventi di attività criminose: “Ai soli fini del presente decreto le seguenti azioni, se commesse intenzionalmente, costituiscono riciclaggio: c) l'acquisto, la detenzione o l'utilizzazione di beni essendo a conoscenza, al momento della loro ricezione, che tali beni provengono da un'attività criminosa o da una partecipazione a tale attività; L'art. 2 del D.lgs. n. 231/2007 contiene la definizione di "riciclaggio" dei proventi di attività criminose: “Ai soli fini del presente decreto le seguenti azioni, se commesse intenzionalmente, costituiscono riciclaggio: d) la partecipazione ad uno degli atti di cui alle lettere precedenti, l'associazione per commettere tale atto, il tentativo di perpetrarlo, il fatto di aiutare, istigare o consigliare qualcuno a commetterlo o il fatto di agevolarne l'esecuzione.” ASPETTI TECNICI DEL FENOMENO DEL RICICLAGGIO. Il riciclaggio dei profitti derivante da attività illegali si articola generalmente in tre fasi: prima fase, di collocamento (placement). È quella in cui il denaro viene collocato nel circuito finanziario dopo essere stato suddiviso in piccole somme; Il riciclaggio dei profitti derivante da attività illegali si articola generalmente in tre fasi: seconda fase, di stratificazione (layering). È quella in cui i fondi vengono dispersi attraverso la realizzazione di una serie di trasferimenti; Il riciclaggio dei profitti derivante da attività illegali si articola generalmente in tre fasi: terza fase di integrazione (integration). È quella in cui il denaro viene introdotto nel circuito economico, ad esempio grazie alla creazione di attività produttive lecite o con l’acquisto di beni. Caratteristiche principali dell’attività di riciclaggio sono: illegalità, dato che l’attività di riciclaggio scaturisce dall’utilizzo dei proventi generati da azioni criminali o illegali; occultamento, dato che l’obiettivo primario è quello di occultare l’origine illecita di quei proventi; specificità, dato che l’attività di riciclaggio viene realizzata con l’impiego di uno o più intermediari finanziari o bancari, i quali consapevolmente o meno collaborano all’azione criminosa. RILEVANZA GIURIDICA DEI DELITTI TRIBUTARI. L’attività – illecita – di riciclaggio si presenta strettamente collegata ad un altro pericoloso fenomeno di rilevanza penale, l’evasione fiscale che può rappresentare un tipo di reato presupposto È fondamentale che gli agenti e mediatori del credito garantiscano di assolvere all’obbligo della segnalazione di operazioni anomale e di segnalare tutte le operazioni che potrebbero essere originate da evasione fiscale. (In caso contrario, incorrerebbero in conseguenze di natura penale). IL RUOLO DEGLI AGENTI IN ATTIVITÀ FINANZIARIA E DEI MEDIATORI CREDITIZI. La normativa antiriciclaggio – in particolare il D.Lgs. n. 231 del 2007 – ha una serie di compiti, alcuni dei quali attengono alla vigilanza - che realizzano la c.d. “collaborazione attiva” di cui devono farsi carico i professionisti. Principio di collaborazione attiva (art. 3, comma 1) I destinatari degli obblighi antiriciclaggio devono collaborare attivamente alla prevenzione del riciclaggio dei proventi da attività criminose e del finanziamento al terrorismo, adottando idonee misure e procedure per l’assolvimento degli obblighi di: adeguata verifica della clientela; conservazione dei documenti; segnalazione delle operazioni sospette; controllo interno; valutazione e gestione del rischio; In particolare gli ordini professionali hanno il compito di: promuovere e controllare l'osservanza da parte dei professionisti iscritti nei propri albi degli obblighi stabiliti dal decreto; informare la Unità di informazione finanziaria (UIF) delle ipotesi di omissione delle segnalazioni di operazioni sospette e di ogni fatto che potrebbe avere attinenza con attività di riciclaggio o finanziamento del terrorismo da parte dei propri iscritti; veicolare dati ed informazioni dai propri iscritti alle Autorità preposte ed, in direzione inversa, veicolare indicazioni di nuove strategie e di nuove prassi applicative dall'Autorità competente agli iscritti agli Albi. L’azione posta in essere in maniera attenta e professionale da agenti in attività finanziaria e mediatori creditizi costituisce per le istituzioni deputate alle funzioni di prevenzione e repressione dei fenomeni di riciclaggio un significativo strumento di individuazione di eventuali e malintenzionate organizzazioni criminali che tentino di operare nel contesto finanziario. Obblighi antiriciclaggio a carico degli operatori: obblighi di identificazione e di adeguata verifica della clientela (artt. 15 – 35; Provvedimento Banca Italia 11/4/13); obbligo di registrazione e conservazione dei dati su archivio unico informatico (AUI) o un archivio informatico o un registro cartaceo (artt. 36 – 40); obbligo di Segnalazione all’UIF delle Operazioni Sospette di riciclaggio o di finanziamento al terrorismo (artt. 41 – 48); Obblighi antiriciclaggio a carico degli operatori: obbligo di comunicazione al MEF delle violazioni sulle limitazioni di utilizzo del contante (artt. 49 e 51); obbligo di istituire misure di controllo interno (disposizioni emanate da Banca d’Italia - art. 7) e di assicurare una adeguata formazione dei dipendenti e collaboratori (art. 54) OBBLIGO DI ADEGUATA VERIFICA DELLA CLIENTELA. Obblighi di adeguata verifica della clientela: per operazioni di importo pari o superiore a 15.000 € (per gli agenti in attività finanziaria: per operazioni di qualunque importo, anche inferiore a 15.000 €) (art. 15); Provvedimento Banca Italia del 03 aprile 2013 Le disposizioni attuative in materia di adeguata verifica clientela si applicano a decorrere dal 1 gennaio 2014 e per i rapporti continuativi: si applica a tutti quelli in essere a tale data anche se costituiti prima Destinatari: Intermediari finanziari I°e II°livello Mediatori creditizi iscritti OAM Agenti in attività finanziaria iscritti OAM Agenti di cambio Contenuto adeguata verifica: identificazione cliente, del titolare effettivo e dell’ esecutore; verifica dei dati acquisire informazioni su scopo e natura del rapporto o operazione; controllo costante: stabilire tempistica e frequenza dell’aggiornamento e della verifica dei dati. L’identificazione e di verifica dell’identità del cliente (art. 19, comma 1, lett. a) in presenza fisica del cliente (altrimenti verifica rafforzata art. 28; da parte di terzi art. 29 e 30); anche attraverso propri dipendenti o collaboratori; mediante un documento d’identità non scaduto (tra quelli indicati all’art. 3 dell’Allegato Tecnico); prima dell’instaurazione del rapporto continuativo o al momento in cui il cliente conferisce l’incarico di svolgere una prestazione professionale o di eseguire una operazione; quando il cliente è una società o un ente occorre verificare l’effettiva esistenza del potere di rappresentanza nei delegati alla firma per l’operazione da svolgere. IDENTIFICAZIONE DEL CLIENTE l’art. 21 del D.Lgs. 231/2007 pone in capo al cliente l’obbligo di fornire, sotto la propria responsabilità, tutte le informazioni necessarie ed aggiornate per consentire agli intermediari di adempiere agli obblighi di adeguata verifica della clientela. Obbligo di astensione (art. 23 come modificato dal “secondo correttivo” al D.Lgs 141/2010) Nel caso in cui non sia possibile rispettare gli obblighi di adeguata verifica l’operatore: non dovrà avviare il rapporto continuativo né eseguire operazioni o prestazioni professionali, in alternativa, darà fine al rapporto continuativo o alla prestazione professionale, già in corso. Inoltre, dovrà restituire al cliente i fondi, gli strumenti o altre disponibilità finanziarie ricevute, liquidando l’importo tramite bonifico su c/c bancario indicato dal cliente, accompagnando tale bonifico con un messaggio all’altra banca dove si indica che le somme sono in restituzione al cliente per impossibilità di rispettare l’obbligo di adeguata verifica clientela come da art. 18 comma 1. Il profilo della clientela deve basarsi sul principio del rischio. i destinatari della normativa dovranno effettuare per ciascun cliente la valutazione del rischio riciclaggio, secondo i criteri di valutazione contenuti nel Provvedimento e suddivisi in Soggettivi – concernenti il cliente; Oggettivi – concernenti l’operazione o il rapporto continuativo. Il profilo della clientela deve basarsi sul principio del rischio. Gli obblighi di adeguata verifica sono assolti commisurandoli al rischio associato al tipo di cliente, al tipo di rapporto continuativo, di prestazione professionale, di operazione, di prodotto o transazione in questione. I soggetti obbligati devono essere in grado di dimostrare alle autorità competenti che le misure adottate sono adeguate all’entità del rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Adottare una procedura che associa a ciascun cliente, sulla base dei criteri generali, un corrispondente livello di rischio OBBLIGO DI REGISTRAZIONE E CONSERVAZIONE DEI DATI. E’ obbligatorio registrare e conservare per 10 anni , le seguenti informazioni (utili per adempiere agli obblighi antiriciclaggio): a) la data di conferimento dell’incarico o di instaurazione del rapporto; b) i dati identificativi del cliente e dei suoi delegati (se vi sono); c) i dati identificativi del titolare effettivo (se presente); d) il codice del rapporto ove previsto. Obblighi di registrazione (art. 36, comma 2) E’ obbligatorio registrare e conservare per 10 anni , le seguenti informazioni (utili per adempiere agli obblighi antiriciclaggio): e) con riferimento a tutte le operazioni di importo pari o superiore a 15.000 euro, anche se frazionata, (per operazioni effettuate da agenti in a.f. anche di importo inferiore ai € 15.000): la data di compimento dell’operazione; la causale dell’operazione; la descrizione sintetica della tipologia dell’operazione; l'importo dell’operazione (da specificare in contanti); la tipologia dei mezzi di pagamento impiegati; i dati identificativi del soggetto che effettua l'operazione (delegato) e del soggetto per conto del quale eventualmente opera (cliente). Obbligo di registrazione e conservazione delle informazioni acquisite in archivio tenuto con strumenti informatici entro 30 giorni dall’accettazione incarico; in alternativa possono creare e tenere un Registro cartaceo della clientela e conservare i documenti nel Fascicolo cliente (art. 38). Le società di revisione devono istituire l’AUI (art. 37) e inviare periodicamente al UIF i dati aggregati (art. 40); Gli operatori conservano i documenti che hanno acquisito per assolvere gli obblighi di adeguata verifica della clientela per 10 anni, affinché possano essere utilizzati per qualsiasi indagine su eventuali operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Anche in formato elettronico. OBBLIGO DI SEGNALAZIONE DELLE OPERAZIONI SOSPETTE DI RICICLAGGIO O FINANZIAMENTO AL TERRORISMO. Obbligo di Segnalazione all’UIF delle Operazioni Sospette di riciclaggio o di finanziamento al terrorismo (artt 41 – 48) La normativa antiriciclaggio sancisce a carico delle imprese e dei professionisti l’obbligo di valutare le operazioni compiute (o richieste dai clienti) al fine di individuare eventuali impieghi di denaro o altri beni derivanti da attività illecite, tenendo conto, in base agli elementi disponibili, della capacità economica e dell’attività svolta dai medesimi clienti. Obbligo di Segnalazione all’UIF delle Operazioni Sospette di riciclaggio o di finanziamento al terrorismo (artt. 41 – 48) Ai fini della individuazione di un’operazione sospetta di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, spetta all’operatore valutare gli elementi oggettivi dell’operazione, gli elementi soggettivi del cliente, avuto riguardo alla sua capacità economica e all’attività esercitata. 10. OBBLIGO DI REGISTRAZIONE E CONSERVAZIONE DEI DATI. Segnalazione all’UIF (artt. 41 e 42) Tali soggetti inviano all’UIF, una segnalazione di operazione sospetta quando sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.
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