Source: http://dait.interno.gov.it/territorio-e-autonomie-locali/pareri/96966
Timestamp: 2018-06-19 19:58:09+00:00
Document Index: 14007420

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'art. 39', 'art. 32', 'art 32', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 26', 'art. 32']

Obbligo del Prefetto a diffidare ed eventualmente convocare seduta aperta del consiglio comunale. | Parere | Dipartimento per gli affari interni e territoriali
E’ stato formulato un quesito in ordine all’applicazione della vigente normativa in materia di convocazione del consiglio comunale.
Un gruppo di quattro consiglieri del comune di … ha chiesto l’intervento prefettizio al fine di ripristinare il corretto funzionamento dell’organo rappresentativo dell’ente, lamentando, nel contempo, la mancata attuazione della normativa dettata dal regolamento consiliare in tema di convocazione dell’assemblea in “seduta aperta”. In particolare, i consiglieri hanno stigmatizzato il mancato riscontro della richiesta di convocazione del consiglio comunale, ai sensi degli artt. 26, comma 3, e 32 del regolamento consiliare.
L’art. 26, comma 3, del regolamento del consiglio del comune in oggetto, nel ricalcare il disposto recato dall’art. 39, comma 2, del decreto legislativo n. 267/00, prevede, tra l’altro, che il consiglio debba essere convocato su richiesta di un quinto dei consiglieri entro venti giorni dalla presentazione della relativa istanza.
Ai sensi dell’art. 32 della medesima fonte normativa è previsto che il Presidente del consiglio, sentito il sindaco e d’intesa con la conferenza dei capigruppo, può convocare il consiglio in “seduta aperta”, per rilevanti motivi di interesse della comunità locale. Durante le adunanze aperte non possono essere adottate delibere o assunti impegni di spesa.
Il sindaco e il presidente del consiglio comunale, nel fornire spiegazioni riguardo al mancato riscontro dell’istanza formulata dai quattro consiglieri comunali, hanno rappresentato che la “seduta aperta”, come disciplinata dal citato art 32 del regolamento sul consiglio comunale, non prevede alcun termine di convocazione.
Al riguardo va rilevato che il diritto ex art. 39, comma 2, citato " ... è tutelato in modo specifico dalla legge con la previsione severa ed eccezionale della modificazione dell'ordine delle competenze mediante intervento sostitutorio del Prefetto in caso di mancata convocazione del consiglio comunale in un termine emblematicamente breve di venti giorni” (T.A.R. Puglia, Sez. 1, 25 luglio 2001, n. 4278).
Tanto premesso, si ritiene che, nel caso in questione, il Presidente del consiglio comunale sia tenuto a convocare l’assemblea ai sensi del più volte richiamato art. 39, comma 2, del T.U.O.E.L. e della normativa regolamentare che ribadisce il diritto di un quinto dei consiglieri di richiedere la convocazione dell’adunanza.
Se è vero, infatti, che la scelta di convocare il consiglio in “seduta aperta” è demandata dalla citata normativa regolamentare al “Presidente, sentito il sindaco e d’intesa con la conferenza dei Capigruppo” è, altresì, vero che deve essere comunque riscontrata l’istanza di un quinto dei consiglieri di convocare il consiglio comunale per esaminare le questioni proposte. In altri termini, ad avviso della scrivente, deve essere dato seguito alla richiesta dei consiglieri di minoranza formulata ai sensi del citato art. 26, comma 3, e non ai sensi dell’art. 32 del regolamento consiliare.
Prot. n. 0000087 del 03/01/2018.