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Timestamp: 2018-09-23 01:36:23+00:00
Document Index: 155671197

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 426', 'art. 1', 'art. 667', 'art. 426', 'art. 426', 'art. 426', 'art. 426']

Art. 426 cod. proc. civile: Passaggio dal rito ordinario al rito speciale
Codice proc. civile Art. 426 cod. proc. civile: Passaggio dal rito ordinario al rito speciale
Il giudice (1), quando rileva che una causa promossa nelle forme ordinarie riguarda uno dei rapporti previsti dall’articolo 409, fissa con ordinanza (2) l’udienza di cui all’articolo 420 e il termine perentorio entro il quale le parti dovranno provvedere all’eventuale integrazione degli atti introduttivi mediante deposito di memorie e documenti in cancelleria (3).
Nell’udienza come sopra fissata provvede a norma degli articoli che precedono (1) (4).
(1) La Corte costituzionale con sentenza 14 gennaio 1977, n. 14 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del combinato disposto dell’art. 426 del codice di procedura civile, come modificato dall’art. 1, della legge 11 agosto 1973, n. 533 (sul nuovo rito del lavoro), e dell’articolo 20 della legge medesima nella parte in cui, con riguardo alle cause pendenti al momento dell’entrata in vigore della legge, non è prevista la comunicazione anche alla parte contumace dell’ordinanza che fissa la udienza di discussione ed il termine perentorio per l’integrazione degli atti.
Ordinanza: [v. 134]; Termine perentorio: [v. 153]; Memoria (difensiva): [v. 416].
(1) La norma disciplina un’ipotesi di mutamento del solo rito ferma la competenza per materia e per territorio. Se l’ufficio è diviso in sezioni, il giudice emette il provvedimento e trasmette il fascicolo della causa al capo dell’ufficio perché designi il giudice del lavoro, limitandosi, altrimenti solo ad applicare un rito diverso.
(2) L’ordinanza deve essere comunicata alla sola parte contumace.
(3) L’ordinanza, che può essere pronunciata anche dopo l’istruttoria, non è impugnabile neanche con il regolamento di competenza [v. 42]. Può essere modificata o revocata dal giudice che l’ha emessa [v. 177]. Tuttavia si ritiene che modifica e revoca sarebbero possibili soltanto sulla base di una va- 427 Libro II - Del processo di cognizione 492 lutazione globale della causa (o quindi solo ad istruttoria esaurita) dopo aver provocato tra le parti il contraddittorio sulla questione. L’integrazione degli atti introduttivi, resa necessaria dal più rigido sistema di preclusioni [v. 416] previste per il rito del lavoro e dal contenuto più dettagliato delle norme che li disciplinano [v. 414], assume minor rilievo in seguito alla riforma del ’90, in quanto le norme che disciplinano forma e contenuto dell’atto di citazione [v. 163] e della comparsa di risposta [v. 167] si avvicinano alle corrispondenti norme del processo del lavoro.
(4) L’atto di appello deve essere proposto secondo le forme previste dal rito adottato nel giudizio di primo grado, e ciò anche ove non sia stata rilevata la necessità di adottare un rito diverso.
Passaggio dal rito ordinario al rito speciale.
Cause promosse nelle forme del rito ordinario; 2. Passaggio dal rito ordinario al rito speciale.
Cause promosse nelle forme del rito ordinario.
Si ha domanda nuova quando gli elementi dedotti nel corso del giudizio comportino il mutamento dei fatti costitutivi del diritto azionato e, quindi, della “causa petendi”, modificando, attraverso l’introduzione di una pretesa diversa, per la sua intrinseca essenza, da quella fatta valere con l’atto introduttivo, l’oggetto sostanziale dell’azione e i termini della controversia. Ne consegue che, proposta domanda di convalida della licenza per finita locazione, non costituisce domanda nuova quella avente ad oggetto la risoluzione del rapporto di locazione per intervenuta sua scadenza, formulata all’esito della conversione del rito da sommario in ordinario, ai sensi dell’art. 667 c.p.c., trattandosi in tal caso di mera specificazione dell’originaria richiesta. Cass. 17 maggio 2010, n. 11960.
Il processo erroneamente introdotto con il rito ordinario è regolato dal rito speciale non dal momento in cui ne viene statuita la natura, bensì dal momento in cui il giudizio ha inizio in applicazione del relativo rito, in quanto in precedenza rileva il rito adottato dal giudice che, a prescindere dalla sua esattezza, costituisce per la parte il criterio di riferimento, anche ai fini del computo dei termini previsti per le attività processuali. Ne consegue che, ove una controversia in materia di lavoro sia erroneamente trattata fino alla conclusione con il rito ordinario, trova applicazione il principio dell’apparenza o dell’affidamento, per il quale la scelta fra i mezzi, i termini ed il regime di impugnazione astrattamente esperibili va compiuta in base al tipo di procedimento effettivamente svoltosi, a prescindere dalla congruenza delle relative forme rispetto alla materia controversa. Cass. lav., 23 aprile 2010, n. 9694.
Il mutamento del rito da ordinario a speciale non determina la rimessione in termini rispetto alle preclusioni già maturate alla stregua del rito ordinario, ma, sul piano formale, gli atti posti in essere anteriormente al passaggio al rito speciale devono essere valutati in base alle regole di quello ordinario, sicché sono ammissibili le domande di ripetizione di somme asseritamente pagate in esubero a titolo di canone di locazione e di restituzione di quanto versato a titolo di deposito cauzionale, perché proposte prima del mutamento del rito ex art. 426 cod. proc. civ., ove vi sia stata accettazione del contraddittorio sul punto. Rigetta, App. Bari, 25/05/2007
Cassazione civile sez. III 30 dicembre 2014 n. 27519
Il mutamento del rito da ordinario a speciale non determina - neppure a seguito di fissazione del termine perentorio di cui all’art. 426 c.p.c. per l’integrazione degli atti introduttivi - la rimessione in termini rispetto alle preclusioni già maturate alla stregua della normativa del rito ordinario, dovendosi correlare tale integrazione alle decadenze di cui agli artt. 414 e 416 c.p.c. e non valendo la stessa a ricondurre il processo ad una fase anteriore a quella già svoltasi. Cass. 22 aprile 2010, n. 9550.
In tema di passaggio dal rito ordinario al rito speciale ex art. 426 c.p.c., la mancata assegnazione alle parti di un termine perentorio per l’eventuale integrazione degli atti mediante memorie o documenti vizia il procedimento, fino a poter determinare la nullità della sentenza, qualora la suddetta omissione abbia in concreto comportato pregiudizi o limitazioni del diritto di difesa. Cass. lav., 16 gennaio 2001, n. 511.
Nel caso di passaggio dal rito ordinario al rito speciale, a norma dell’art. 426 c.p.c., l’integrazione degli atti introduttivi non consente alle parti la proposizione di domande nuove, già irrimediabilmente precluse, durante il corso della causa nel rito ordinario, in conseguenza della mancata accettazione del contraddittorio in ordine ad esse. Cass. 12 dicembre 2000, n. 15679.
A seguito del mutamento del rito, da ordinario in rito del lavoro, le parti, devono precisare, nel primo atto difensivo successivo al suddetto provvedimento quanto non sia stato già dedotto con l’atto di citazione, essendo ciò necessario in virtù dei principi di immediatezza, oralità e concentrazione che caratterizzano il processo del lavoro. Cass. lav., 27 settembre 2010, n. 20269.