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Timestamp: 2019-05-23 04:50:11+00:00
Document Index: 109155778

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 378', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sinistri, danno alla persona e criteri di liquidazione
29 maggio 2012, n. 8557
Sinistri - Danno alla persona - Risarcimento – Azione giudiziale – Potere del giudice di merito di disapplicare le tabelle di liquidazione adottate presso il proprio ufficio – Generico richiamo ai valori medi in uso in sede distrettuale – Insufficiente - Obbligo di motivazione - Sussiste
Nel giudizio per il risarcimento dei danni alla persona derivanti da un incidente stradale, al giudice di merito è consentito disapplicare la tabelle in uso nel suo ufficio per assumere come parametri di riferimento le tabelle utilizzate nei vari Tribunali della Repubblica, purché, egli dia conto non solo delle ragioni per le quali ha ritenuto di discostarsi dai criteri di liquidazione adottati nel proprio distretto ma, anche, della scelta di quelli utilizzati esplicitando il sistema seguito e provvedendo, altresì, alla necessaria personalizzazione in riferimento al caso concreto.
In data 9 novembre 1978 moriva A.S., a seguito delle lesioni personali riportate nel sinistro stradale verificatosi il precedente 29 ottobre 1978.
F.S., nella qualità di erede del defunto padre, agiva in giudizio, davanti al Tribunale di Prato, nei confronti di R.M., responsabile del sinistro, e della compagnia assicuratrice del medesimo, divenuta nel corso del giudizio la R. s.p.a..
La sentenza veniva impugnata dal R. - il quale rilevava che del risarcimento oltre il massimale avrebbe dovuto rispondere l’assicuratore sotto il profilo della mala gestio - e dal S. in ordine alla mancata liquidazione di somme a titolo di risarcimento del danno iure proprio e per erroneo conteggio degli interessi legali.
La Corte d’appello di Firenze, con sentenza del 17 luglio 2009, così provvedeva: 1) in parziale accoglimento dell’appello di R. M. nei confronti della società assicuratrice, condannava quest’ultima al pagamento di interessi legali e rivalutazione monetaria sul residuo massimale, con compensazione delle relative spese; 2) in parziale accoglimento dell’appello proposto dal S. nei confronti del R., disponeva una diversa decorrenza nel pagamento degli interessi moratori; 3) condannava altresì il R. al risarcimento, in favore del S., della somma di 50.000 euro (attuali e comprensivi di interessi) a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale conseguente alla lesione del rapporto parentale determinatasi con la morte del genitore A.S..
In relazione a quest’ultimo punto - unico rilevante nella sede odierna - osservava la Corte territoriale che F.S. aveva diritto al risarcimento dei danni derivanti iure proprio dalla morte del proprio genitore e che, in mancanza di utile prova relativa alla determinazione del danno non patrimoniale sofferto, tale somma poteva essere liquidata nella misura di cui sopra, “in base ai criteri medi di liquidazione adottati in sede distrettuale”, tenendo conto dell’età del defunto e del figlio (rispettivamente, 71 e 44 anni), della loro non convivenza e di una “media intensità” del vincolo spirituale esistente tra i medesimi.
Propone ricorso avverso la sentenza di secondo grado F.S., con atto affidato ad un solo articolato motivo.
R.M. e la R. s.p.a. non hanno svolto attività difensiva.
1. Con l’unico motivo di ricorso si lamenta omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5) nella parte in cui la Corte d’appello avrebbe incongruamente applicato le tabelle di liquidazione del danno, nonché violazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3), degli artt. 1226, 2043, 2054, 2056 e 2059 c.c..
Osserva il ricorrente che la liquidazione compiuta dal giudice di secondo grado, a titolo di ristoro del danno morale conseguente alla morte del proprio padre A.S., della somma complessiva di 50.000 euro comprensiva di interessi è avvenuta, secondo un criterio equitativo, in base al sistema di liquidazione adottato nella sede distrettuale di Firenze. La citata somma, peraltro, sarebbe ampiamente inferiore a quella che viene normalmente liquidata per la morte di un congiunto, anche adottando un criterio “medio”.
Questa Corte è stata chiamata in numerose occasioni a verificare la corretta applicazione, da parte dei giudici di merito, dei criteri di valutazione equitativa del danno, sia biologico che morale.
Al riguardo, si è posto, fra l’altro, il problema del ricorso alle c.d. tabelle, ossia a meccanismi di liquidazione predeterminati nelle diverse sedi giudiziarie attraverso il riferimento a varie voci, contenenti ciascuna un minimo ed un massimo nel cui ambito è consentito al giudice procedere alla liquidazione del singolo specifico episodio dannoso.
Sulla base di tali affermazioni - alle quali questa pronuncia intende dare continuità - la motivazione fornita dalla Corte d’appello di Firenze non appare adeguata; il giudice di merito, infatti, dopo aver affermato di riconoscere al S. il diritto al risarcimento del danno iure proprio in relazione alla morte del genitore e dopo aver fatto esplicito richiamo “ai criteri medi di liquidazione adottati in sede distrettuale”, ha liquidato la somma globale di 50.000 euro, comprensiva di interessi. Tale somma è, sulla base delle tabelle distrettuali di Firenze vigenti a partire dal 2007 - e, quindi, applicabili ratione temporis - inferiore a quella minima, la quale prevede, per il risarcimento del danno da morte di un genitore non convivente, una somma da 60.000 a 200.000 euro.
Né, d’altra parte, si pone alcun problema di eventuale applicabilità di diverse tabelle quali, ad esempio, quelle del Tribunale di Milano, cui questa Corte ha riconosciuto valenza generale di parametro di conformità della valutazione equitativa del danno nella recente pronuncia 7 giugno 2011, n. 12408.
A queste tabelle, infatti, il ricorrente ha fatto solo un generico richiamo nelle memorie presentate ai sensi dell’art. 378 cod. proc. civ., sicché l’argomento non trova ingresso nel presente giudizio.
3. Il ricorso, pertanto, è accolto e la sentenza cassata. Ai fini della decisione, la causa va rinviata ad altra Sezione della medesima Corte d’appello di Firenze, che provvedere alla nuova determinazione del danno alla stregua dei criteri indicati in precedenza, oltre che alla liquidazione delle spese del presente giudizio di cassazione.
P.Q.M. La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia ad altra Sezione della Corte d’appello di Firenze, che provvedere anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio di cassazione.
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