Source: http://www.edscuola.it/archivio/cronologia/0620.html
Timestamp: 2019-02-24 01:49:43+00:00
Document Index: 141590643

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 1', 'art 12', 'art. 13', 'art. 3', 'art.26', 'art. 34', 'art. 49']

Educazione&Scuola - Giugno 2000
14 - 30 giugno Esami
L'art. 4 dell'OM 110/99 prevede:
21 giugno 2000: inizio, con la prova scritta di Italiano, degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio d'istruzione secondaria superiore e di abilitazione all'insegnamento nelle scuole materne (vd. anche art. 1 OM 31/00).
Gli esami di Stato nel mese di giugno si svolgono, in ragione di quanto previsto dall'art 12 dell'OM 31/00, secondo il seguente calendario:
19 - 20 giugno Riunione preliminare delle Commissioni d'esame (art. 13, OM 31/00)
Di seguito il comunicato stampa del MPI relativo agli esami di Stato nelle scuole italiane all'estero:
Il Ministero della Pubblica Istruzione provvede ogni anno alla predisposizione delle tracce di 1ª e 2ª prova scritta da assegnare agli esami di Stato nelle scuole italiane all'estero.
Tali scuole, per le quali valgono gli stessi ordinamenti della scuola secondaria superiore italiana e quindi la stessa legge di riforma dell'esame di Stato, sono dislocate in città dell'Europa, dell'Africa, degli Stati Uniti e dell'America Latina.
Considerata la diversità dei fusi orari delle varie località, vengono stabilite tre date diverse: la prima per le scuole degli Stati Uniti e dell'America Latina, la seconda per le scuole ubicate in Europa, la terza per i licei di Lima e Buenos Aires, dove gli esami si svolgono a dicembre secondo il calendario australe.
Sono, pertanto, inutili i tentativi di conoscere in anticipo le tracce assegnate ai candidati delle scuole italiane all'estero.
Diario d'Esame 1999-200
03 - 30 giugno Termine attività educative e didattiche
L'art. 3 dell'OM 110/99 prevede:
03 giugno 2000: termine delle lezioni nelle classi terminali degli istituti professionali e degli istituti d'arte in cui si effettuano, rispettivamente, esami di qualifica ed esami di licenza di maestro d'arte;
29 - 30 giugno DPEF 2001-2004
Il controllo sulla spesa - nonostante alcune aree di tensione che richiedono attenta vigilanza - e il gettito fiscale danno luogo, nell’anno in corso, a un disavanzo della Pubblica Amministrazione pari all’1,3% del Pil, inferiore, quindi, all’1,5% indicato nel Patto di Stabilità al quale l’Italia è vincolata. Per il 2001, è previsto il raggiungimento dell’obiettivo di deficit dell’1% del Pil a legislazione vigente e senza alcun intervento correttivo. Questo risultato è fra l'altro la conseguenza di un abbattimento particolarmente significativo dello stock di debito pubblico (per circa 65.000 miliardi).
Gli interventi che il governo prospetta per il 2001 consisteranno (oltre all'adeguamento delle risorse per i contratti di lavoro per i dipendenti pubblici) quindi, nella riallocazione di alcune poste di spesa, allo scopo di realizzare maggiore equità e di offrire maggior sostegno allo sviluppo economico, e nell’introduzione di ulteriori alleggerimenti fiscali (dopo il taglio di imposte di 11.300 miliardi, pari a mezzo punto di Pil, attuato con la manovra precedente) resi possibili dal surplus di gettito ottenuto rispetto alle previsioni. L’ammontare delle risorse destinate alle riduzioni delle imposte sarà determinato dai primi consuntivi di entrata dell’autotassazione annuale, in base ai quali sarà possibile fare una stima attendibile dell’andamento complessivo delle entrate nell’arco del periodo in corso.
Il benessere del Paese dipende dalla capacità di competere sul piano economico e dall'essere in grado di sfruttare nella maniera migliore le opportunità offerte dai processi di innovazione in atto, nel quadro di uno sviluppo sostenibile.
- Riduzione del prelievo tributario, con particolare attenzione alle categorie più deboli
- Sostegno alle piccole imprese, anche attraverso la riduzione del cuneo fiscale;
- Sostegno alle infrastrutture immateriali della Nuova economia: scuola, formazione, ricerca
- Potenziamento e il miglioramento del sistema infrastrutturale e del sistema di mobilità e valorizzazione del territorio come infrastruttura primaria del Paese;
- L'innovazione della Pubblica Amministrazione e la prosecuzione dell'impegno per la sburocratizzazione delle procedure;
- Accelerazione della riqualificazione degli investimenti pubblici e potenziamento delle politiche per il Mezzogiorno
- Riforma delle politiche attive del lavoro, degli ammortizzatori sociali, e delle misure di lotta alla povertà
- Ammodernamento e potenziamento delle politiche della giustizia e della sicurezza interna ed esterna.
09 - 29 giugno 2000 Dimensionamento Rete Scolastica
Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 9 giugno 2000, con tre decreti presidenziali, nomina i presidenti delle regioni Campania, Molise e Puglia commissari ad acta per l'approvazione della rete scolastica nelle rispettive regioni.
Il 29 giugno viene inoltre approvato un DPR che consente l'approvazione del piano di dimensionamento per la regione Calabria.
(...) Il Consiglio (ha approvato) su proposta del Ministro della Pubblica Istruzione, De Mauro:
- tre decreti presidenziali che demandano ai Presidenti delle Giunte regionali (designati Commissari ad acta) della Campania, del Molise e della Puglia l'approvazione dei piani di dimensionamento delle istituzioni scolastiche nei rispettivi territori. Tali interventi sostitutivi si sono resi necessari in quanto le predette Regioni non hanno provveduto in materia nei termini prescritti e nonostante i successivi atti di diffida. (...)
Il provvedimento si è reso necessario ai fini dell'entrata in vigore in tutto il Paese dell'autonomia scolastica, in particolare del formale riconoscimento dell'autonomia giuridica alla singola istituzione scolastica e il relativo conferimento della dirigenza al capo d'istituto. Ciò allo scopo di evitare una penalizzazione ingiusta degli alunni, delle famiglie e degli operatori scolastici che verrebbero ad essere esclusi dai processi di autonomia.
La legge sull'autonomia ha attribuito alle Regioni e alle Provincie il potere di determinare i piani regionali della rete scolastica. Il regolamento per il dimensionamento (DPR 233/98) ha previsto come termine per l'approvazione dei piani il 28 febbraio 1999, con la possibilità di modificarli entro e non oltre il 28 febbraio 2000.
Tutte le Regioni ad eccezione della Sicilia, Calabria, Campania, Molise e Puglia hanno approvato nel tempo utile i piani. Per la Sicilia la legge di recepimento è entrata in vigore il 1 marzo 2000; questa ha fissato in tempi relativamente brevi, 90 giorni, i termini per la redazione del piano. Per le altre quattro Regioni, con autorizzazione del Consiglio dei ministri si è proceduto a diffidarle a perfezionare ed approvare i piani entro 60 giorni. Le diffide per Calabria, Molise e Puglia sono scadute il 29 maggio, quella per la Campania il 6 giugno. La perentorietà dei termini prefissati ha imposto, dunque, l'attivazione del potere sostitutivo. La Giunta regionale della Calabria ha approvato in extremis il piano di dimensionamento, ora in attesa della successiva ratifica consiliare, in mancanza della quale anche per tale Regione si dovrà procedere nell'identica maniera.
(...) Il Consiglio ha, inoltre, approvato (...) su proposta del Ministro della Pubblica Istruzione, De Mauro:
- un decreto presidenziale che demanda al Presidente della Giunta regionale della Calabria (designato Commissario ad acta) l’approvazione del piano di dimensionamento delle istituzioni scolastiche nella regione.
Il Consiglio dei Ministri nella riunione del 29 giugno - con apposito decreto emesso su iniziativa del Ministro della Pubblica Istruzione, Tullio De Mauro - ha nominato il Presidente della Giunta Regionale della Calabria commissario ad acta per l'approvazione del piano di dimensionamento della Regione.
Il provvedimento (che prevede il compimento delle attività entro 15 giorni dalla data di comunicazione dello stesso), si è reso necessario - spiega il Ministro - per consentire un corretto avvio del prossimo anno scolastico anche in Calabria e per evitare che in essa si possa verificare, a causa dell'inadempienza, un'ingiustificata penalizzazione degli alunni, delle famiglie e delle comunità scolastiche esclusi dal processo dell'autonomia, con grave diseguaglianza rispetto al restante territorio nazionale.
La sua adozione, peraltro, è risultata indispensabile perché il Consiglio regionale non ha ratificato nei tempi previsti dallo Statuto regionale la precedente delibera di Giunta, con la quale la Regione, già diffidata in tal senso, aveva in extremis definito un'ipotesi di dimensionamento.
01 - 29 giugno Scuola e Parlamento
Aula 21 Approvazione DdL 4953 bis (ex AS S. 1496-2157), Nuove norme di tutela del diritto d'autore (Testo risultante dallo stralcio degli articoli 2, 3, 4 e 6 del progetto di legge n. 4953, approvato, in un testo unificato, dalla II Commissione permanente del Senato)
Valentina APREA (FI), illustra l'interrogazione in titolo, chiedendo di sapere quali iniziative intenda adottare il Governo per far sì che i docenti nominati a commissari per gli esami di Stato svolgano tale ruolo nelle materie di propria competenza e non in altre, come nel caso riportato dalla stampa avvenuto in provincia di Milano.
Il sottosegretario Silvia Barbieri, rispondendo all'interrogazione in titolo, fa presente che, dai dati forniti dal sistema informativo che provvede alla gestione automatizzata delle nomine, sul totale di oltre 39 mila commissari esterni, il 74,6 per cento degli stessi è stato nominato per la propria materia di insegnamento e il 23,7 per cento per materie appartenenti alla classe di concorso della materia assegnata. Pertanto solo l'1,7 per cento, pari a 666 unità, è stato nominato su classe di concorso affine a causa della mancanza di insegnanti nelle classi interessate. D'altra parte le classi di concorso affini assicurano, di norma, le stesse competenze richieste da quelle risultate carenti di docenti.
Precisa inoltre che le nuove procedure di nomina dei commissari esterni per gli esami relativi all'anno scolastico 1999-2000 prevedono, nel caso in cui non sia possibile nominare un docente per la materia insegnata o per quelle rientranti nella sua classe di concorso, che venga attribuita al medesimo una materia affine a quella insegnata all'interno dell'ordine scolastico cui appartiene l'istituto sede di servizio dell'aspirante alla nomina stessa. Tale principio trova giustificazione nella finalità e nella struttura del nuovo esame di Stato che richiede soprattutto competenze e capacità di natura pluridisciplinare e ciò comporta un'impostazione anch'essa pluridisciplinare per l'insegnamento medesimo. Dallo stesso principio di affinità discende, inoltre, la costituzione di aree disciplinari più ampie sulla base delle quali sono stati banditi i concorsi a cattedra e le sessioni riservate di abilitazioni.
In merito al caso dell'insegnante di Milano che ha fatto rilevare la propria incompetenza sulla materia assegnatagli, la filosofia, essendo docente di italiano e storia - materie che ad avviso del Ministero hanno comunque un alto grado di affinità - precisa che tale situazione è stata determinata a causa della eccezionalità dell'abbinamento di una classe di istituto tecnico statale con una di istituto legalmente riconosciuto, articolata in tre indirizzi di studio afferente ciascuno a diversi ordini scolastici. Si è trattato quindi di un caso derivante da una situazione del tutto particolare.
7a Com. 20, 21, 27 in sede referente, DdL AC 7073, Utilizzo degli stanziamenti previsti dalla legge sulla parità scolastica
Il termine per la presentazione di emendamenti al disegno di legge è fissato alle ore 18 del 21 giugno
(Il) relatore, fa presente che il disegno di legge in esame è stato presentato per risolvere una questione ormai nota: la legge n. 62 del 2000 sulla parità scolastica ha disposto, infatti, con l'articolo 1, comma 13, un incremento degli stanziamenti iscritti alle unità previsionali di base 3.1.2.1 e 10.1.2.1 dello stato di previsione del Ministero della pubblica istruzione per il mantenimento di scuole elementari parificate e per spese di partecipazione alla realizzazione del sistema prescolastico integrato. Il medesimo articolo fornisce la copertura finanziaria di tale autorizzazione di spesa già a decorrere dal 2000, ma il comma 13 dell'articolo 1 prevede che l'autorizzazione di spesa decorra dall'esercizio finanziario successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della legge: poiché la legge stessa è entrata in vigore nel 2000, l'autorizzazione di spesa dovrebbe decorrere dal 2001, con il risultato di rendere inoperante la copertura finanziaria relativa all'anno 2000. Si tratta dunque di un'incongruenza derivata dal ritardo nella conclusione dell'iter parlamentare che si riteneva dovesse avvenire entro il 1999 e che invece si è protratta fino al marzo 2000.
Raccomanda, pertanto, la sollecita approvazione del disegno di legge, in modo da consentire l'erogazione dei fondi previsti dalla legge sulla parità scolastica entro il 2000.
7a Com. 8 audizione del Sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica Antonino Cuffaro sulle linee guida del Piano nazionale per la ricerca
Ricorda che sull'articolo 21, come modificato con l'inserimento del comma 6-bis, la Commissione bilancio ha espresso parere favorevole con una condizione - volta a garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione - che sottolinea la necessità di assicurare un'idonea copertura finanziaria per gli oneri recati dalle disposizioni dell'articolo 21, risultando capiente lo stanziamento riferito alla specifica finalizzazione soltanto con riferimento alle proiezioni per l'anno 2001, mentre, per quanto attiene all'anno 2000, le risorse risultano interamente utilizzate e per l'anno 2002 non risulta accantonata alcuna risorsa. A fronte di tali rilievi il sottosegretario per l'industria Passigli ha trasmesso la seguente nota riferita agli oneri relativi al comma 6-bis dell'articolo 21:
Modifiche alla legge 146/90 in materia di diritto di sciopero 152 - -
Tutela sicurezza dei cittadini 1.700 - -
Forum della Società della informazione - 5.000 -
Riforma assistenza 3.148 - -
Interventi industria cantieristica - - 5.000
La Commissione approva lo Schema di regolamento con le seguenti osservazioni:
considerato che l'autonomia delle scuole presuppone un'amministrazione snella, che diriga meno, proponga, valuti e controlli di più;
ritenuto che lo schema in esame, che riordina l'amministrazione scolastica centrale e periferica, è coerente con i contenuti della legge 15 maggio 1997, n. 59;
all'articolo 7 siano alleggerite le strutture di diretta collaborazione;
la materia dello status dello studente, che implica il tema della titolarità di diritti e doveri, sia trasferita dall'articolo 11 all'articolo 12 comma 1 dove si elencano le competenze dell'area di funzione delle politiche giovanili («alle strategie sulle attività e sull'associazionismo...»). La collocazione di questa materia nell'articolo 12 sembra infatti più coerente;
nell'articolo 12, comma 1, le parole: «consulta nazionale degli studenti» siano sostituite dalle seguenti: «conferenza nazionale dei presidenti delle consulte provinciali degli studenti»;
all'articolo 12, comma 1, sia specificato che i compiti relativi agli indirizzi in materia di vigilanza sulle scuole non statali che eserciterà il Dipartimento per i servizi nel territorio si realizzano nei confronti delle scuole non statali non paritarie uniformando la normativa alla legge 10 marzo 2000, n. 62;
nell'articolo 12, comma 2, lettera b), dopo le parole: «alle politiche giovanili» siano aggiunte le seguenti: «allo sport e alle attività motorie»;
il settore delle politiche giovanili sia collocato in un'area di funzione autonoma;
all'articolo 14 sia esplicitamente precisato che l'articolazione «dei servizi di consulenza e supporto» alle scuole va realizzata a livello provinciale o subprovinciale per le aree metropolitane con l'indicazione precisa delle funzioni, ivi compresi i processi di reclutamento e mobilità del personale della scuola;
i tempi di realizzazione del processo di articolazione siano compatibili con il reale esercizio delle nuove competenze delle scuole dell'autonomia;
le decisioni dei dirigenti generali regionali siano vincolate a criteri e principi che consentano di garantire l'unità del sistema scolastico nazionale;
sia chiarito che gli IRRE costituiscono risorse «attive» a disposizione delle scuole autonome e non semplici uffici periferici o enti strumentali dell'ufficio scolastico regionale, ribadendo la loro soggettualità autonoma.
7a Com. 6, 8, 13, 15, 22, 28, 29 in sede referente, DdL AC 6562, Docenti Universitari
Il termine ultimo per la presentazione di emendamenti è fissato per le ore 20 del 6 giugno 2000.
L'8 giugno 2000 la Commissione delibera di nominare un Comitato ristretto.
7a Com. 21 in sede referente, DdL, Associazioni Sportive Dilettantistiche (DdL AC 2761, 769, 1776, 2489, 2739, 3607, 3912)
La Commissione delibera di dare mandato al relatore a riferire favorevolmente all'Assemblea sul testo unificato da essa predisposto; chiede di essere autorizzata a riferire oralmente e nomina il Comitato dei nove.
Il sottosegretario Carla ROCCHI risponde all'interrogazione n. 3-03680 del senatore Michele De Luca, sull'integrazione scolastica degli alunni disabili. Ella osserva preliminarmente che la piena integrazione degli alunni disabili nelle scuole è da tempo una delle finalità primarie dell'Amministrazione scolastica che, ove reali necessità lo hanno richiesto, ha sempre attivato posti in deroga rispetto alle previsioni di organico. Ella fornisce altresì dati analitici sul numero di allievi disabili iscritti nelle scuole statali di ogni ordine e grado per il corrente anno scolastico, nonché sulla relativa attivazione dei posti di sostegno, con particolare riferimento alla provincia di Parma, dove per 597 alunni in situazione di handicap, sono stati attivati 308 posti di sostegno (a fronte dei 265 in un primo tempo ipotizzati), assegnati sulla base delle domande presentate e dopo una attenta analisi della documentazione trasmessa. Il provveditore agli studi competente ha peraltro fatto notare – comunica il Sottosegretario - che, in alcuni casi, l'assegnazione di un elevato numero di ore di sostegno è stata di ostacolo all'acquisizione dell'autonomia da parte dell'alunno in condizioni di handicap e che, nella provincia, sono stati comunque organizzati specifici momenti di formazione sull'argomento, è stato riservato il 10 per cento del fondo per la sperimentazione dell'autonomia al finanziamento di progetti sulla prevenzione e il recupero del disagio e dell'insuccesso (fra cui rientrano le situazioni di handicap) ed è stata avviata un'ampia sperimentazione dell'autonomia che consente significative possibilità di insegnamento individualizzato. Il provveditore ha comunque confermato il proprio impegno a tenere nella massima considerazione le esigenze degli allievi disabili.
Il senatore Michele DE LUCA si dichiara soddisfatto della risposta, auspicando peraltro una maggiore pubblicità degli interventi disposti dall'Amministrazione scolastica, al fine di rendere maggiormente edotti gli utenti dei servizi offerti.
Il sottosegretario Carla ROCCHI risponde poi all'interrogazione n. 3-03682 del senatore Biscardi, sulla formazione delle graduatorie permanenti per il personale docente e sulla connessa possibilità di riconoscere un adeguato incentivo economico al personale all'uopo incaricato, ricordando che lo stesso ministro De Mauro – nelle dichiarazioni programmatiche rese alle competenti Commissioni parlamentari dei due rami del Parlamento – ha riconosciuto che il processo di riforma in atto nella scuola continua a comportare un rilevante impegno non solo per il personale della scuola ma anche per quello dell'Amministrazione scolastica. Stante l'ormai prossimo avvio dell'autonomia (1° settembre 2000), nonostante le già gravose condizioni di lavoro dell'Amministrazione, il personale dei provveditorati dovrà infatti procedere – nei prossimi mesi estivi – anche alla redazione delle graduatorie permanenti previste dalla legge n. 124 del 1999. A tal fine, con decreto ministeriale n. 157 dell'8 giugno scorso, il Ministro ha costituito uno specifico gruppo di lavoro per l'avvio del prossimo anno scolastico con il compito, fra l'altro, di verificare lo stato di avanzamento delle procedure per la redazione delle graduatorie e di individuare eventuali situazioni critiche. Nell'ambito di tali competenze, il gruppo di lavoro sta ipotizzando la costituzione di nuclei operativi per la formazione delle graduatorie, al cui personale potrebbe essere riconosciuta una indennità economica. In tale ottica, il Ministro ha peraltro chiesto al Ministero del tesoro una maggiore assegnazione di fondi per lavoro straordinario, onde poter far fronte agli eccezionali impegni derivanti da tali adempimenti.
Il sottosegretario Carla ROCCHI risponde indi all'interrogazione n. 3-03720 del senatore Asciutti, sulla denuncia di organi di stampa in merito alla bocciatura di alcuni studenti presso un istituto professionale del Sannio, di cui è stata ventilata la connessione con l'altrimenti inevitabile soppressione di una prima classe a causa dell'esiguo numero di iscrizioni. Al riguardo, ella informa che il Ministero, non appena reso edotto della vicenda, ha disposto una indagine ispettiva: dagli accertamenti effettuati, è risultato che il provveditore non aveva inteso denunciare alcuna specifica situazione patologica, ma solo richiamare l'attenzione su una problematica molto avvertita e annualmente ricorrente, scoraggiando il mantenimento intatto degli organici pur in presenza di esigue consistenze di alunni; ciò, stanti le scarse possibilità a lui rimesse di concedere deroghe al limite previsto di 20 alunni per classe.
Quanto al fatto specifico, l'indagine ha accertato che l'intervento del provveditore si basava sulla previsione, svolta dal capo dell'istituto in questione, della bocciatura di otto alunni, ma non su adempimenti già posti in essere; ne è prova il fatto che gli scrutini si sono svolti successivamente, alla presenza dello stesso ispettore incaricato delle indagini che ne ha testimoniato la massima regolarità. La previsione di bocciatura scaturiva d'altronde dall'assoluta mancanza di elementi di valutazione concernenti gli alunni in questione, dovuta all'eccessivo numero di assenze. Né va dimenticato, prosegue il Sottosegretario, che i capi di istituto – pur facendo parte integrante dei consigli di classe – non possono condizionarne gli esiti, in quanto le delibere di promozione o di bocciatura sono adottate a maggioranza, sulla base delle proposte dei singoli docenti.
Il Sottosegretario esclude conclusivamente l'esistenza di situazioni che possano legittimare le preoccupazioni espresse dall'interrogante.
Il senatore ASCIUTTI si dichiara insoddisfatto della risposta che, a suo giudizio, non fuga i dubbi sulla correttezza dei comportamenti citati. Pur prendendo atto dell'assenza di sufficienti elementi di valutazione degli alunni bocciati, resta infatti assai discutibile la carenza di iniziative atte a rimuovere le cause delle assenze stesse, su cui il Governo è stato al contrario elusivo.
Il sottosegretario Carla ROCCHI risponde infine all'interrogazione n. 3-03726 del senatore Asciutti, sulla formazione delle graduatorie permanenti del personale docente e, in particolare, sulla collocazione – nell'ambito delle medesime – del personale docente precario proveniente dagli istituti non statali. Nel ricordare che la legge n. 124 del 1999 ha consentito per la prima volta al personale con servizio nelle scuole non statali di partecipare (insieme al personale precario della scuola statale) ad una sessione riservata di esami per il conseguimento dell'idoneità o dell'abilitazione, ella precisa che il regolamento sulle graduatorie (adottato con decreto ministeriale in data 27 marzo 2000) ha dovuto tenere conto, oltre che delle disposizioni di legge, degli indirizzi contenuti in alcuni ordini del giorno accolti dal Governo nel corso dell'esame parlamentare del disegno di legge poi divenuto la legge n. 124. Da una parte, la legge prevede infatti (all'articolo 2, comma 1, lettera a)) che le graduatorie siano integrate con l'inclusione, in primo luogo, dei docenti in possesso (secondo la giurisprudenza, alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda di inclusione nella graduatoria) dei requisiti richiesti dalla previgente normativa per la partecipazione ai soppressi concorsi per soli titoli (idoneità o abilitazione all'insegnamento e 360 giorni di servizio nelle scuole statali nell'ultimo triennio). Dall'altra, un ordine del giorno accolto dal Governo alla Camera dei deputati impegna invece a riconoscere una precedenza a coloro che erano già in possesso dei suddetti requisiti alla data di entrata in vigore della legge n. 124 in quanto, se non fosse intervenuta tale legge, avrebbero potuto partecipare al concorso per soli titoli per l'aggiornamento delle graduatorie per il triennio 1999-2001.
Pertanto, il regolamento (all'articolo 2, comma 4) ha ripartito detto personale in due scaglioni e, ai sensi del successivo decreto ministeriale n. 146 del 18 maggio 2000, nella II fascia sono inseriti coloro che erano in possesso dei requisiti alla data di entrata in vigore della legge n. 124, mentre nella III fascia sono inseriti coloro che li abbiano maturati alla data di scadenza per la presentazione delle domande di inclusione nella graduatoria.
Con riferimento infine alla ipotizzata discriminazione fra il personale insegnante e il personale ATA (per il quale non è stata contemplata una IV fascia), fa presente che per quest'ultimo personale la II fascia corrisponde alla II e III fascia del personale docente (atteso che l'indizione del concorso per soli titoli non ha subíto alcuno slittamento e la formazione delle graduatorie permanenti coincide con la data in cui si sarebbero dovute aggiornare le graduatorie del concorso per soli titoli se non fosse intervenuta la legge n. 124), mentre la III fascia corrisponde alla IV fascia del personale docente.
Il senatore ASCIUTTI si dichiara totalmente insoddisfatto, stigmatizzando la pervicacia del Governo nel penalizzare gli insegnanti provenienti dalla scuola non statale, che ha peraltro rappresentato l'unico sbocco professionale possibile per i laureati a partire dal 1994 (data dell'ultimo concorso per accedere all'insegnamento nella scuola statale).
Egli si compiace poi per il rispetto assicurato agli ordini del giorno accolti dal Governo nel corso dell'esame del provvedimento, benchè certo altrettanto non si possa dire di tutti gli atti di indirizzo fatti propri dai rappresentanti dell'Esecutivo nei dibattiti parlamentari. Ciò non giustifica peraltro, a suo giudizio, la discriminazione operata attraverso il dimezzamento del punteggio riconosciuto agli insegnanti delle scuole non statali, tanto più in quanto collocati in una fascia a parte.
Egli lamenta infine la concatenazione di atti di normazione secondaria, secondo un meccanismo di "scatole cinesi" che di fatto esautora il potere legislativo del Parlamento.
Il sottosegretario Carla ROCCHI risponde all'interrogazione n. 3-03711 dei senatori Migone ed altri, sulla composizione delle commissioni esaminatrici dei concorsi per titoli ed esami per l'abilitazione all'insegnamento delle lingue straniere. Al riguardo, ella ricorda la normativa recata dall'articolo 404 del testo unico approvato con decreto legislativo n. 297 del 1994, nonché dall'ordinanza ministeriale n. 307 del 5 novembre 1994, che ne fissa i criteri applicativi: tali disposizioni prevedono la nomina di due commissari titolari della specifica disciplina con almeno cinque anni di anzianità e di un presidente, sorteggiato dagli elenchi all'uopo predisposti secondo il grado di scuola e il tipo dei concorsi da espletare. La medesima normativa dispone altresì che, nel caso di mancanza di aspiranti, l'Amministrazione può nominare direttamente i docenti purché titolari nella specifica disciplina, nonché i presidenti anche appartenenti ad altri settori disciplinari. Il Sottosegretario ricorda peraltro che il presidente svolge funzioni di coordinamento ed assicura la regolarità delle procedure, mentre i contenuti delle prove d'esame sono verificati dai commissari. Quanto alla nomina di membri fuori sede, ella chiarisce che è possibile, purché effettuata in ambito regionale; in quel caso a tali membri compete l'indennità di missione.
Per quanto riguarda in particolare la composizione delle commissioni giudicatrici dei concorsi per titoli ed esami di lingua straniera in provincia di Cuneo, il Sottosegretario riferisce che, a fronte delle difficoltà incontrate a causa delle numerose rinunce, il provveditore agli studi competente si è attenuto alle disposizioni dettate dalla summenzionata ordinanza ministeriale n. 307 del 1994: prioritariamente, ha fatto riferimento agli iscritti negli elenchi relativi allo specifico settore linguistico, successivamente a tutto il settore linguistico espressivo ed infine ha ricercato la disponibilità ad accettare la nomina fra i capi di istituto titolari. Con riguardo all'impiegata di quinto livello cui fa riferimento l'interrogazione, il provveditore agli studi ha precisato che la medesima è componente della commissione di lingua tedesca in qualità di segretaria, come previsto dall'articolo 404, comma 1, del testo unico.
Il Sottosegretario fornisce poi i dati relativi alle percentuali degli ammessi alle prove orali dei concorsi per lingue straniere nella provincia di Cuneo, dichiarando che esse (benché non elevate nei termini assoluti) rispettano comunque i valori medi di tutto il territorio nazionale. Nessuna direttiva circa i criteri quantitativi di selezione è stata d'altronde emanata dal Ministero, tanto più che avrebbe senz'altro invaso il terreno della specifica competenza delle commissioni giudicatrici.
Il Sottosegretario conclude osservando che l'ammissione con riserva alle prove orali dei candidati che non abbiano superato le prove scritte del concorso in questione, richiesta nell'interrogazione, sarebbe possibile solo a seguito di accoglimento di specifico ricorso individuale da parte della competente autorità giurisdizionale.
Il senatore MIGONE, pur ringraziando per la tempestiva risposta, si dichiara insoddisfatto. Coglie altresì l'occasione per sensibilizzare la Commissione su una tematica di grande rilievo, come la qualificazione dei commissari chiamati a selezionare coloro che insegneranno le lingue straniere alle prossime generazioni di studenti. Egli ricorda infatti che i programmi degli ultimi Governi si sono caratterizzati per l'impegno assicurato nell'insegnamento delle lingue straniere nella scuola a tutti i livelli. Ciò si pone tuttavia in contraddizione con la scelta di presidenti di commissioni giudicatrici tecnicamente non in grado di assolvere al loro compito. Né appare sufficiente a giustificare tanta incompetenza il ruolo di mero coordinamento svolto dalla presidenza: poiché del programma di esame fa parte infatti anche la legislazione scolastica, accade di frequente che il presidente interroghi lungamente il candidato su tale disciplina, determinando così un forte squilibrio delle prove d'esame su aspetti del tutto marginali. Ciò, con il sostegno delle organizzazioni sindacali, che organizzano corsi di formazione finalizzati alla preparazione di tali esami non a caso prevalentemente orientati proprio sulla legislazione scolastica.
Stupisce poi, prosegue il senatore Migone, l'indisponibilità del Ministero a fornire cifre dettagliate sulle percentuali degli ammessi alle prove orali su tutto il territorio nazionale, che avrebbero consentito una valutazione più approfondita. Ciò, tanto più a fronte della vergognosa immissione in ruolo di pressoché tutti i candidati delle sessioni d'esame riservate ai docenti precari: tale risulta infatti la strada migliore per la Sinistra di alienarsi il favore di una intera generazione di giovani che, per primi, hanno acquisito una mentalità internazionale e meritocratica quale purtroppo non prevale nel nostro Paese.
(si veda anche l'audizione del Ministro della PI ed il dibattito alla 7a Commissione della Camera):
Il senatore BISCARDI chiede preliminarmente conto al ministro De Mauro degli esiti dell'incontro svoltosi ieri al più alto livello fra Governo e rappresentanti delle confederazioni sindacali sulla revisione del trattamento economico dei docenti.
Il senatore ASCIUTTI, nel sottolineare l'irritualità di domande rivolte al Ministro in via preliminare rispetto al previsto svolgimento del dibattito sulle dichiarazioni da lui rese, rivolge anch'egli un quesito al ministro De Mauro, preannunciando nel contempo un'apposita interrogazione. In particolare, chiede chiarimenti in ordine alle modalità di redazione delle graduatorie del personale docente, ai fini dell'immissione in ruolo, con particolare riferimento alla collocazione in una apposita "quarta fascia" e al dimezzamento del punteggio del personale precario che abbia prestato servizio nelle scuole non statali.
Il senatore LORENZI contesta la procedura seguita, ritenendo che l'aver concesso la parola ad alcuni componenti della Commissione per porre quesiti specifici al Ministro prima dell'avvio del dibattito (cui il Ministro non potrà non rispondere) ridurrà inevitabilmente i tempi a disposizione degli iscritti a parlare nel dibattito stesso.
Il PRESIDENTE dà quindi brevemente la parola al Ministro per un'integrazione delle dichiarazioni rese lo scorso 25 maggio, con riguardo ai profili indicati.
Al senatore Biscardi, il ministro DE MAURO precisa anzitutto che, all'incontro cui egli ha fatto riferimento, hanno partecipato – per il Governo – non solo il Presidente del Consiglio e il Ministro della pubblica istruzione, ma anche il Ministro del tesoro e quello per la funzione pubblica. L'incontro ha avuto per oggetto i temi della formazione ed era volto a fare il punto sul fabbisogno del comparto ai fini della predisposizione della manovra finanziaria per il prossimo anno: al termine di un aperto e proficuo confronto, si è peraltro convenuto di convocare una nuova riunione in tempi ravvicinati, al fine di individuare con precisione l'entità delle risorse aggiuntive necessarie.
Al senatore Asciutti, il Ministro conferma invece di avere piena consapevolezza della problematica sollevata e di aver avviato idonee verifiche al fine di accertare la compatibilità con l'ordinamento generale delle decisioni assunte dall'Amministrazione sul punto segnalato. Assicura pertanto la propria disponibilità a riferire in Parlamento non appena si saranno conclusi i predetti accertamenti.
Il senatore BRIGNONE si sofferma anzitutto sul fenomeno della dispersione scolastica e del cosiddetto "analfabetismo di ritorno", richiamando con preoccupazione la percentuale del 32 per cento indicata dal Centro europeo dell'educazione (CEDE) con riferimento alla popolazione in difficoltà di fronte a testi scritti o a calcoli. Egli richiama altresì l'indagine conoscitiva condotta dalla Camera dei deputati in questa legislatura sui fenomeni della dispersione, lamentando che la riflessione in Senato sia invece ferma dall'inizio degli anni Novanta. Egli sottolinea poi l'esigenza di dedicare particolare attenzione alla scolarità degli adulti, allo specifico scopo di rimuovere le cause che impediscono l'esercizio del diritto di cittadinanza di larga parte della popolazione italiana. Gli analfabeti nel nostro Paese ammontano infatti a circa due milioni, due terzi dei quali di età superiore ai 45 anni, distribuiti sul territorio nazionale in maniera assai disomogenea. Nel ricordare che la competenza a fronteggiare tali fenomeni spetta ai centri territoriali, le cui strutture richiedono un notevole rafforzamento (come ha riconosciuto lo stesso Ministro nelle sue dichiarazioni programmatiche), egli auspica pertanto che il Governo voglia riferire alla Commissione su tale specifico profilo.
Quanto poi al quadro delle riforme da completare, egli si augura che ciò avvenga con il consenso del personale della scuola e dell'Amministrazione, atteso che non altrettanto si può dire sia avvenuto finora per l'avvio del processo riformatore stesso. Egli suggerisce pertanto di assicurare il più ampio coinvolgimento degli insegnanti, in particolare di quelli "di prima linea", anche attraverso forme di incentivazione economica realmente commisurate all'impegno profuso: ritiene infatti che, al di là dell'esperienza fallimentare del "concorsone", esista la possibilità oggettiva di misurare i carichi di lavoro degli insegnanti, eventualmente con il concorso di più parametri (numero degli alunni e delle classi, correzione delle prove scritte, elaborazione dei piani quadrimestrali ed annuali, partecipazione alla predisposizione del piano dell'offerta formativa, monitoraggio degli stage estivi, rapporto con gli enti locali).
Sul conferimento della dirigenza ai capi d'istituto, egli richiama le perplessità già manifestate nel corso di altri dibattiti parlamentari. Egli fa poi riferimento al rilevante contributo reso dai presidi incaricati ed auspica l'indizione di nuovi concorsi a preside che evitino le carenze conseguenti al prevedibile esodo che caratterizzerà il prossimo triennio. Egli sottolinea altresì l'aumento del carico di lavoro conseguente all'esercizio dell'autonomia in capo ai segretari amministrativi e ricorda l'ordine del giorno da lui all'uopo presentato (ed accolto dal Governo) nel corso del dibattito parlamentare sul disegno di legge sul personale precario della scuola (divenuto la legge 3 maggio 1999, n. 124).
Dopo aver brevemente accennato ai problemi dell'edilizia scolastica, sui quali rivendica di aver in tempi lontani richiamato l'attenzione di Governo e Parlamento, il senatore Brignone passa quindi ad analizzare i principali nodi connessi all'attuazione dell'autonomia, rilevando anzitutto che in alcune regioni il dimensionamento non è stato ancora portato a compimento. Nell'osservare inoltre che il riordino dei cicli recentemente approvato dal Parlamento potrà determinare un ripensamento dei parametri dimensionali attualmente previsti per l'esercizio dell'autonomia, egli prende atto che l'esperienza degli istituti onnicomprensivi non fu dovuta a mere esigenze di verticalizzazione, bensì preludeva al ciclo settennale di base indi introdotto con il riordino dei cicli. Richiama al riguardo la propria interrogazione al Governo, alla quale non è purtroppo stata finora fornita alcuna risposta, sulle indicazioni offerte da detta esperienza. Lamenta poi che non siano ancora noti i curricoli su cui basare i piani dell'offerta formativa, osservando peraltro che l'attribuzione di una percentuale pari al 15 per cento del monte ore annuale alla libera determinazione degli istituti può risultare eccessiva in alcuni casi e mortificante in altri: auspica conseguentemente una maggiore flessibilità, eventualmente a livello regionale, pur riconoscendo che in alcuni ordinamenti federali (quale quello tedesco) vi sia una incessante ricerca di criteri comuni a livello nazionale. Invoca altresì un corretto riparto dei fondi per l'autonomia, in particolare di quelli a carattere perequativo, seguito da una trasparente informativa sui risultati conseguiti con i fondi stessi. Infine, egli lamenta che la soppressione di molti plessi scolastici conseguente al ridimensionamento della rete scolastica in vista dell'autonomia abbia addossato pesantissimi oneri di trasporto sui comuni e, in alcuni casi, sulle singole famiglie. Anche a tale proposito, fa presente di aver presentato una specifica interrogazione, per la quale auspica una sollecita risposta da parte del Governo.
Dopo aver ricordato di essersi già soffermato sulla riorganizzazione del sistema informativo scolastico nel corso dell'esame dello schema di regolamento sull'innalzamento dell'obbligo formativo, egli chiede al ministro De Mauro se intenda tener fede all'impegno assunto dal suo predecessore in ordine ad un coinvolgimento del Parlamento nell'elaborazione del programma quinquennale di attuazione della riforma dei cicli scolastici. Nel ricordare le comunicazioni rese in proposito dall'ex ministro Berlinguer lo scorso 28 marzo, cui non poté seguire il dibattito a causa della sopravvenuta crisi di Governo, formula l'auspicio che il ministro De Mauro intenda perseguire, sull'applicazione della legge, quel consenso trasversale che il suo predecessore non si prodigò a ricercare sulle sue finalità.
Il senatore Brignone si sofferma quindi brevemente su ulteriori profili delle dichiarazioni programmatiche rese dal ministro De Mauro: la legge sulla parità scolastica (che si augura rappresenti un punto di partenza e non di arrivo), le politiche giovanili (in ordine alle quali sottolinea il ruolo svolto dai nuclei territoriali dell'autonomia), l'educazione permanente, l'innalzamento dell'obbligo formativo e i percorsi integrati fra istruzione e formazione.
Egli richiama infine l'attenzione del Ministro sull'ormai prossima discussione in Aula del disegno di legge sullo stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica (atto Senato n. 662-A), facendo al contempo riferimento all'esame in Commissione dell'affare assegnato relativo all'insegnamento della religione cattolica su cui egli stesso è relatore. Al riguardo, ricorda l'impegno assunto nei confronti degli insegnanti di religione cattolica per il conferimento di un pieno stato giuridico che non si esaurisca nella mera immissione in ruolo ed invita tutte le forze politiche, anche quelle pregiudizialmente contrarie all'insegnamento religioso, a non eludere la questione.
Un altro tema sul quale intende richiamare l'attenzione del Ministro è l'opportunità di aumentare fortemente il tempo scuola individuale offerto agli alunni della scuola elementare; occorrerebbe a tal fine dimezzare il numero di alunni per classe, quanto meno nei primi anni di quel ciclo scolastico. Richiamando poi con vigore l'originario valore pedagogico della nozione di ciclo, purtroppo usurata dalla pratica burocratico-legislativa, richiama il grave problema rappresentato dalle enormi spese che gli enti locali dovrebbero sobbarcarsi per adattare gli edifici scolastici alla nuova struttura dei cicli. Concludendo sul punto, invita il Governo a dare mostra dell'opportuna elasticità attuando nei termini più ragionevoli ed accettabili quella importante riforma.
Segnala poi al Ministro il ritardo con il quale si vanno svolgendo i concorsi ordinari a cattedre e lo invita a fornire assicurazioni circa il fatto che tale ritardo non comprometterà l'assegnazione ai vincitori dei posti di ruolo loro riservati dalla legge.
Passando al delicato problema della retribuzione del personale docente, problema strutturale che affonda le sue radici nelle politiche scolastiche del passato, fa presente l'impossibilità di adottare soluzioni eversive per il personale in servizio da molti anni; per tale fascia di personale, invita ad elaborare un sistema che tenga conto quanto più possibile di criteri oggettivi, quali l'anzianità coniugata con il merito. Per il personale di nuova assunzione, invece, si potranno introdurre meccanismi innovativi, come l'articolazione su più livelli. In tale prospettiva, occorrerà attribuire primaria rilevanza - certo non senza una valutazione critica - al giudizio degli studenti, nonché ai titoli scientifici acquisiti. Occorre dunque superare la vecchia logica dei concorsi nazionali e del posto fisso di ruolo; l'autonomia scolastica rettamente intesa, del resto, si pone in contrasto con l'attuale impossibilità per ciascun istituto di valutare, scegliere, assumere i propri docenti.
Infine, manifesta il proprio disaccordo con il Ministro sul tema della scolarità per gli adulti: l'approccio del Governo, fondato sull'idea di fornire a ognuno gli strumenti di aggiornamento professionale e culturale ritenuti necessari per partecipare attivamente alle vicende di una società in tumultuosa evoluzione, in nome del perseguimento di una ideale uguaglianza, si scontra infatti - a suo avviso - con il dovere per lo Stato di astenersi dall'imposizione di doveri troppo pervasivi, tali da ledere in definitiva la sfera dell'autonomia privata da riconoscere a ciascuno.
7a Com. 14, 21 audizione del Sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica Antonino Cuffaro e dibattito sulle linee guida del Piano nazionale per la ricerca
7a Com. 1 in sede consultiva, Piano di riparto dello stanziamento iscritto al capitolo 1800 del Ministero della pubblica istruzione per l'anno finanziario 2000
Riferisce il senatore PAPPALARDO, in sostituzione della relatrice designata, senatrice Bruno Ganeri, impossibilitata a partecipare alla seduta odierna. Egli osserva anzitutto che il piano di riparto non presenta novità di rilievo rispetto all'anno passato, quando peraltro la Commissione non si espresse sul relativo schema per decorrenza dei termini. Il piano riguarda, sulla base di criteri simili a quelli adottati negli anni precedenti, una nutrita serie di istituzioni: il Museo della scienza e della tecnica di Milano, per il quale si conferma il contributo del 1999 di lire 2.850.000.000; l'UNLA, per il quale si incrementa il contributo del 1999 di lire 150.000.000; l'Opera Nazionale Montessori, per la quale viene confermato il contributo del 1999 di lire 300.000.000; gli IRRSAE, per i quali - in considerazione dell'utilizzo del 23 per cento dell'avanzo di amministrazione - viene erogata una somma complessiva di lire 11.240.000.000 (di poco inferiore a quella del 1999); l'Istituto nazionale di valutazione (ex CEDE) e l'Istituto nazionale di documentazione (ex BDP), cui vanno rispettivamente lire 1.200.000.000; gli enti operanti nell'ambito dell'istruzione artistica, per i quali si conferma il contributo di lire 20.000.000; gli enti operanti nell'ambito dell'istruzione elementare, per i quali il contributo resta fissato a lire 345.000.000; le associazioni professionali per discipline, per le quali il contributo scende da 460 a 310 milioni.
In particolare, il relatore manifesta perplessità sulla ripartizione delle somme destinate agli IRRSAE, in ordine ai quali auspica l'applicazione di criteri più trasparenti, che tengano conto fra l'altro della popolazione scolastica. A titolo di esempio, si interroga sui motivi che hanno indotto ad attribuire agli IRRSAE della Lombardia e dell'Emilia Romagna una percentuale consistente del totale dei fondi a disposizione.
Egli si dichiara inoltre poco convinto della scelta di rinviare ad un successivo riparto il dettaglio delle somme da attribuire alle associazioni professionali per discipline, sulla base di progetti che saranno presentati dalle associazioni stesse: stante la scarsa rilevanza della cifra impegnata, egli non ritiene tuttavia cruciale la questione e propone l'espressione di un parere favorevole sull'atto in titolo, con un'osservazione dedicata ai criteri di riparto relativi agli IRRSAE.
7a Com. 1 in sede consultiva, Schema di regolamento recante la fornitura gratuita o semigratuita di libri di testo
Riferisce alla Commissione il senatore BISCARDI, in sostituzione del relatore designato, senatore Donise, impossibilitato a partecipare alla seduta odierna. Egli ricorda anzitutto che l'articolo 27 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, aveva previsto la fornitura gratuita o semigratuita dei libri di testo nella scuola dell'obbligo e la fornitura anche in comodato dei libri di testo nella scuola secondaria superiore per l'anno 1999 (a tal fine stanziando l'importo di 200 miliardi) e che tale disposizione normativa aveva trovato applicazione con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 320 del 5 agosto 1999. Tale decreto indicava peraltro in 30 milioni il tetto del reddito annuo, necessario per accedere ai suddetti benefici.
Il provvedimento collegato alla legge finanziaria per il 2000 (legge 23 dicembre 1999, n. 488, articoli 53, comma 1, e 70, comma 3) ha riproposto, prosegue il relatore, lo stesso stanziamento anche per il 2000: di conseguenza si rende necessaria l'adozione di un nuovo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, il cui schema è ora all'esame della Commissione.
Egli si sofferma quindi sull'unico articolo di cui consta lo schema di decreto, che reca alcune significative modifiche al precedente decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 320 del 1999: al comma 1, la lettera a) prevede infatti la possibilità che i comuni si avvalgano della collaborazione delle scuole nell'erogazione dei benefici previsti; la lettera b) riduce le detrazioni degli oneri derivanti dalla composizione del nucleo familiare (escludendo quelle di coniuge e figli); la lettera c) modifica le somme indicate nelle tabelle di ripartizione (A1: fornitura di libri per la scuola dell'obbligo, A2: fornitura di libri anche in comodato per la scuola secondaria superiore) in relazione alle nuove rilevazioni ISTAT e alla possibile variazione delle disponibilità annuali iscritte in bilancio; la lettera d) anticipa al 15 luglio il termine (già previsto al 30 settembre) per la trasmissione dei piani regionali di riparto; la lettera e) prevede come norma a regime la possibilità che il Ministero dell'interno, su richiesta delle regioni, rimetta direttamente ai comuni le somme assegnate nei piani di riparto.
Al comma 2, si conferma per il 2000 lo stanziamento di 200 miliardi e si prevede che, in caso di inadempienza delle regioni, il Ministero dell'interno provveda secondo il piano elaborato per il 1999.
Nel ricordare che resta immutato il regime di gratuità generalizzata per i libri di testo delle scuole elementari e che il problema di una unificazione dei criteri di erogazione dovrà essere necessariamente affrontato nei provvedimenti attuativi del nuovo ordinamento della scuola di base, il relatore conclude proponendo l'espressione di un parere favorevole. Sottolinea altresì la significativa incidenza sociale del provvedimento e sollecita tanto il Governo quanto le regioni ad interventi rapidi affinché nel 2000 non abbiano a ripetersi i ritardi che, in alcune aree del Paese, si sono registrati nel corso del 1999. Al riguardo, esprime in particolare compiacimento per la disposizione contenuta nello schema di decreto che prevede un potere surrogatorio del Governo in caso di inadempienza a livello locale.
7a Com. 1, 7 in sede consultiva, Schema di decreto ministeriale recante la tabella delle istituzioni culturali ammesse al contributo ordinario annuale dello Stato per il triennio 2000-2002
Il 7 giugno 2000 la Commissione esprime parere favorevole con osservazioni.
Riportiamo di seguito un estratto del resoconto sommario della seduta dell'1 giugno:
Riferisce alla Commissione sullo schema di decreto il senatore MONTICONE, il quale segnala in primo luogo che i contributi da assegnare alle istituzioni culturali per ciascun anno del triennio 2000-2002 ammontano complessivamente a 20 miliardi, con un aumento di circa 1,8 miliardi rispetto a quanto previsto dalla precedente Tabella, relativa al triennio 1997-1999. Hanno presentato domanda di inserimento nella nuova Tabella ora all'esame della Commissione 200 istituti culturali, dei quali 123 erano già inseriti nella precedente. Al riguardo il relatore segnala che il Governo, accogliendo una richiesta da tempo avanzata dalla Commissione, ha trasmesso alle Camere, insieme allo schema di Tabella, anche una ampia ed esauriente documentazione, con schede illustrative concernenti tutte le istituzioni che hanno presentato la domanda. Dei 200 istituti richiedenti, la apposita Commissione ministeriale ne ha dichiarati inammissibili 14 perché mancanti del requisito della personalità giuridica, 5 perché operanti sotto la vigilanza di altra amministrazione statale e altri 22 perché non pienamente soddisfacenti i parametri fissati nella circolare n. 97 del 1999 che regola la materia. Le domande della Domus mazziniana di Pisa e della Fondazione "Il Vittoriale degli Italiani" di Gardone Riviera, benché pervenute fuori termine, sono state accolte perché si tratta di Istituti creati e finanziati per legge. Sono stati invece inseriti nella Tabella 37 nuovi istituti. Nel decreto si prevede di utilizzare totalmente la somma stanziata di 20 miliardi, dei quali 17.940.000.000 per gli istituti che vengono confermati, mentre 3.060.000.000 per le nuove inclusioni. Dei 37 istituti di nuova immissione, 4 otterrebbero un finanziamento di un centinaio di milioni e la maggior parte riceverebbero 50 milioni, con l'eccezione di tre che ne riceverebbero 60 e uno 65. Il Ministero ha pertanto scelta la strada di continuare a distribuire quote modeste a un vasto numero di richiedenti, scelta che questa Commissione – osserva il relatore - ha ripetutamente giudicato non pienamente opportuna. Rimangono aperti i problemi additati nel parere del 1997 per quanto concerne gli istituti di cui si conferma il finanziamento nella identica quantità; per i 37 nuovi ammessi il relatore nota conclusivamente che almeno una decina fra quelli con una quota fra i 50 e i 60 milioni potrebbero essere cancellati, redistribuendo fra gli altri le relative somme, ovvero inserendo nella Tabella istituzioni rimaste escluse benché meritevoli.
7a Com. 21, 27 affare assegnato: "La politica del Governo in ordine all'insegnamento della religione cattolica previsto dal Concordato tra l'Italia e la Santa Sede"
15 - 27 giugno Commissione Riordino Cicli
Il 15 giugno 2000 il ministro della PI firma il decreto che istituisce la Commissione incaricata della realizzazione del programma per l'attuazione progressiva, nel prossimo quinquennio, del riordino dei cicli scolastici previsto dalla Legge 10 febbraio 2000, n. 30, nonché dell'individuazione degli obiettivi formativi scolastici al termine sia della Scuola di Base, che del Ciclo Secondario.
Riportiamo di seguito il comunicato stampa del MPI ed il testo dell'intervento del ministro all'atto dell'insediamento della Commissione:
Il ministro della Pubblica Istruzione, prof. Tullio De Mauro, ha firmato il decreto istitutivo della Commissione che dovrà aiutare il ministro a presentare, entro la prima metà di settembre, il programma per l'attuazione progressiva del riordino dei cicli scolastici nel successivo quinquennio. Parte delicata e essenziale del lavoro della Commissione sarà l'individuazione degli obiettivi formativi scolastici al termine del primo ciclo settennale di studi e al termine del ciclo secondario quinquennale.
La Commissione è formata da 228 componenti del più vario orientamento ideologico e culturale e delle diverse specializzazioni e professionalità: accanto a molti insegnanti e capi d'istituto della scuola militante vi sono esperti delle diverse aree disciplinari che concorrono alla formazione primaria e secondaria, ispettori ministeriali di lunga esperienza, rappresentanti delle associazioni professionali dei docenti, delle case editrici, delle famiglie. Nella Commissione sono rappresentati anche esponenti dei comitati nazionali di Bioetica e delle Pari opportunità, dell'intero ufficio di presidenza del Consiglio nazionale della Pubblica Istruzione, dell'Anci, dell'Upi e delle Regioni e Province autonome.
giuristi come Francesco Casavola, presidente dell'Enciclopedia Italiana;
matematici e statistici come Alberto Conte, Claudio Bernardi, Enzo Lombardo, Giunio Luzzatto, Lucio Russo, Edoardo Vesentini, presidente dell'Accademia dei Lincei;
Intervento del ministro Tullio De Mauro in occasione della prima riunione plenaria della commissione per il riordino dei cicli d'istruzione (27 giugno 2000)
In tema di scuola è un grave errore ignorare la storia e la geografia. Permettetemi di chiedervi aiuto per non commettere questo grave errore. Non è una storia lunga. Nel 1955 l'ISTAT rese pubblici i dati del censimento generale della popolazione svoltosi quattro anni prima.
L'autorevolezza della fonte e la nettezza dei dati, i dati stessi nella loro crudezza, scossero nel profondo le coscienze più avvertite. Fu drammaticamente chiaro lo scarto storico misurabile in secoli che ci separava dal resto dell'Europa occidentale, non meno che dell'Europa dell'Est comunista. Sei italiani su dieci risultavano privi di qualsiasi titolo di studio, compresa la licenza elementare e la cosiddetta licenza di proscioglimento dall'obbligo, introdotta per un breve periodo durante il regime fascista.
Un terzo abbondante di questi sei italiani si dichiaravano incapaci di leggere e di scrivere, ossia completi analfabeti. Solo il 10% della popolazione si era spinto oltre le elementari, verso la scuola di avviamento, il ginnasio e verso l'Università. La scossa di questi dati fu benefica: i potentati economici si resero conto che il paese non avrebbe retto il passo con lo sviluppo economico a cui si avviava a metà degli anni Cinquanta con un tasso di scolarità pro capite di soli tre anni. Le forze politiche e sociali si resero conto che la Costituzione della Repubblica non predicava nell'astratto, inutilmente, quando prescriveva almeno - dice il testo - otto anni di scuola per tutti i cittadini. Otto anni che corrispondevano alla istituzione della scuola media unificata che, per la verità storica, era stata già prefigurata dalla Carta della Scuola del ministro Bottai sul declinare estremo del regime fascista prima che venisse travolto dalle catastrofi provocate da esso stesso.
La scuola media unificata e l'effettiva estensione dell'obbligo furono le mete comuni verso cui intesero muoversi forze politiche e personalità assai diverse e in contrasto. Cominciò allora l'itinerario di ripensamento radicale da parte di un parroco che si trovava nel suburbio operaio fiorentino, don Lorenzo Milani. Gli Amici del Mondo si riunirono nel convegno "Scuola secondo Costituzione". Le grandi forze politiche si riorientarono secondo questo tema. L'opposizione all'idea che tutti dovessero frequentare la scuola media era violenta, e serpeggiava sia nel maggiore partito politico di governo, la Democrazia Cristiana, sia nel massimo partito d'opposizione. "Todos caballeros" fu il titolo di un articolo di ripulsa all'idea della media unificata scritto da uno dei più illustri intellettuali comunisti del tempo. Questa tesi fu tuttavia sconfitta e si andò all'istituzione della media unificata.
E' cominciato da allora, non senza scosse e ritardi, il lungo cammino che le nostre scuole hanno saputo far percorrere al Paese. Il 60% di coloro che a metà degli anni Cinquanta non avevano un titolo di studio si è ridotto oggi al 10%. Tocca invece il 60% la percentuale di coloro che hanno proseguito oltre la licenza elementare fino a raggiungere i diplomi di scuola secondaria e la stessa Università. La scolarità media da tre anni pro capite del 1950 è passata agli otto anni del 1991 e ai nove di fine anni Novanta. Eravamo, in media, un paese fermo alla terza elementare. Oggi ci affacciamo tutti alla media superiore.
Un lavoro immenso è stato fatto, certamente dalle famiglie - seppur gravate dall'investimento privato nell'istruzione dei figli - ma anche da due categorie, spesso dimenticate, che saranno però al centro delle riflessioni di questa commissione. Voglio dire, le varie generazioni di giovani che si sono succedute in questi decenni e la classe degli insegnanti.
Bisogna che noi insegnanti teniamo presente che le generazioni più giovani provengono da famiglie in cui fino a 20, a 15 anni fa si parlava all'80% soltanto uno dei nostri bellissimi dialetti: bellissimi ma lontanissimi dall'italiano. Tra le mura di casa ancora oggi è dominante una variabile italo-dialettale. Solo in un terzo di queste case si leggono quotidiani, e solo in un quinto vi è un nucleo di libri che supera le poche decine. Ragazze e ragazzi hanno imparato e imparano a scuola a parlare l'italiano e a scrivere, imparano a leggere libri non scolastici in una misura che è quadrupla rispetto a quella delle generazioni più anziane, tripla rispetto a quella delle generazioni adulte.
Questo è il paese da cui viene quel 75% di ragazzi che la scuola, le famiglie e l'impegno generoso degli stessi studenti portano alla licenza media superiore. Provate voi a essere Gianni, a essere Samantha col "th", e su queste basi a distaccarvi dal vostro ambiente nativo e ad incamminarvi verso integrali, derivate, Aristotele, Newton, Galilei, verso la pianificazione territoriale e Omero. Provate voi ad arrivare appunto al diploma medio superiore in una percentuale del 75%.
Veniamo ora agli insegnanti. La loro attività è parsa un atto dovuto, e io credo che debbano avere l'orgoglio di dirlo. Un atto dovuto alla Costituzione della Repubblica italiana e alla loro coscienza professionale, non ad altri. Si dice che gli insegnanti siano mal formati, da noi nelle Università; e ancor peggio reclutati, si dice. E si aggiunge: lavorano poco. Ma guardando le cose con un po' di distacco, si nota che le prime due accuse, mal formati e mal reclutati, sono titoli di merito per chi ha dovuto imparare sul campo - ed evidentemente ha imparato bene - l'arte di insegnare.
Oggi i governi dicono che il long life learning è la meta verso cui deve avanzare la società dell'informazione nelle aree del mondo più sviluppate: ma questa è un'abitudine che i nostri insegnanti praticano da tempo.
Se riteniamo il monte ore troppo modesto, teniamo presente quanto è difficile, pensando a quel Gianni, a quella Samantha col th, e anche a quel Pierino del dottore, per citare ancora don Milani, Pierino che non vive più in una colta casa borghese, ma che è frastornato dalle sciocchezze, dalle vacuità, che è corrotto dalla droga, e portare tutti alla scuola media superiore e all'esame conclusivo. Questo è un lavoro molto difficile. Mi auguro che questa commissione voglia trovare il modo di ribattere: "se 18 ore vi sembrano poche, provate voi ad insegnare in queste condizioni".
L'immenso lavoro che scuole e insegnanti hanno compiuto in questi anni rappresenta, probabilmente insieme allo Statuto dei Lavoratori, lo sforzo meglio riuscito per tradurre espressioni formali come "libero sviluppo delle persone" e "pari condizioni di partecipazione alla vita del paese", contenute nella Costituzione, in una realtà concreta, per lo meno per le giovani generazioni.
Esiste un patrimonio di programmi, che forse hanno circolato troppo poco nelle scuole, che è riferimento irrinunciabile da un punto di vista culturale. Penso ai programmi delle medie, ai primi orientamenti per la scuola dell'infanzia, ai programmi delle elementari, a quelli Brocca dei bienni e dei trienni, ai documenti dei saggi.
Quello che dobbiamo fare è predisporre un programma che attui progressivamente le leggi sul riordino dei cicli e la legge sull'autonomia scolastica, insieme alle altre norme che sono in via di perfezionamento, come il riordino del Ministero Pubblica Istruzione e l'accentuato decentramento regionale di funzioni e compiti che queste norme prevedono. Queste leggi giungono d'improvviso sulle spalle della scuola, ma giungono anche con enorme ritardo, perché sono la proiezione sul terreno della scuola di un processo antico, che parte dalla volontà di adeguare tutta l'amministrazione pubblica, dunque anche tutte le scuole, statali e paritarie, a quello che la Costituzione indica. Dopo molti tentennamenti questo processo ha cominciato a decollare negli anni Settanta, ha avuto un momento alto nel progetto di riforma della struttura dello Stato di Massimo Severo Giannini, si è poi proiettato nella importante Giornata della Scuola promossa dal ministro Mattarella nel 1989. Finalmente ha cominciato a trovare la via di provvedimenti incisivi con ministri della Funzione Pubblica, di assai vario orientamento, da Cassese, a Frattini, a Urbani, a Bassanini. Già questo dimostra che il processo di decentramento e di riforma non è affare di una parte politica, ma una questione che travalica i partiti e coinvolge l'intero Parlamento e riguarda l'intero processo di ringiovanimento e miglioramento del nostro Stato. Vi prego di rileggere tutti gli articoli di quella parte della Costituzione che Giannini ha definito "splendida": mi riferisco ai primi 12 articoli, quelli che contengono i principi fondamentali. In essi è possibile leggere abbastanza immediatamente le indicazioni che noi, riordinando i cicli e preparando un piano per il governo, possiamo dare per il futuro della scuola.
L'articolo 1 recita che la Repubblica italiana è fondata sul lavoro: è un impegno affinché i cittadini e le cittadine non siano persone inerti, ma siano tutti chiamati a dare il loro contributo di lavoro alla vita comune e alla crescita del Paese.
L'articolo 2 parla di valori di solidarietà, di parità sociale a cui dobbiamo tendere con il lavoro svolto a scuola.
L'articolo 3 parla di sviluppo libero delle persone: un tema a cui tutti siamo legati profondamente. Ci parla della centralità di coloro che studiano. Ci parla di progressività nella rimozione degli ostacoli che impediscono l'eguale partecipazione alla vita del paese.
L'articolo 4 prospetta come compito delle istituzioni della Repubblica quello di creare raccordi con il mondo del lavoro. E' l'articolo che stiamo cercando di attuare attraverso la legge sull'elevamento dell'obbligo formativo.
L'articolo 5 ci mette sulla strada dell'autonomia delle offerte formative e del decentramento. L'articolo 6, che parla delle minoranze linguistiche, è di estrema attualità, visto che il nostro paese si prepara nei prossimi venti anni ad avere il 30% di bambine e bambini di altra lingua e altra cultura. Questo articolo ci ricorda il dovere di costruire le condizioni per la parità di opportunità e per l'integrazione.
L'articolo 7 parla dell'insegnamento della religione cattolica, garantito dal Concordato. E l'articolo 8 parla di quella pluralità religiosa che è tutelata dalla Costituzione e che dobbiamo trovare modo di garantire nel concreto della vita scolastica.
L'articolo 9 parla della territorialità, del radicamento delle scuole nell'ambiente. Un tema caro anche all'attuale Capo dello Stato che ne ha fatto un filo di dialogo con le scuole, cosa che vorrei ricordare con gratitudine.
L'articolo 10 parla di accoglienza degli stranieri: un tema che sentiamo tutti L'articolo 11 ci parla di educazione alla pace e di prospettive di integrazione europea e internazionale.
Vorrei ricordare l'articolo 1 della legge sul riordino dei cicli, affinché ci guidi nel nostro lavoro: "Il sistema educativo di istruzione e di formazione è finalizzato alla crescita e alla formazione della persona umana nel rispetto dei ritmi dell'età evolutiva, delle differenze e delle identità di ciascuno, nel quadro di cooperazione tra scuola e genitori, in coerenza con le disposizioni in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche e secondo i principi sanciti dalla Costituzione e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. La Repubblica assicura a tutti pari opportunità di raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le conoscenze, le capacità e le competenze, generali e di settore, coerenti con le attitudini e con le scelte personali, adeguate all'inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro, anche con riguardo alle specifiche realtà territoriali".
Che dobbiamo fare noi? Entro settembre 2000, come prevede l'articolo 6 della legge sul riordino dei cicli, dobbiamo preparare per il governo, perché la presenti al Parlamento, una documentazione doppia, ossia un programma quinquennale di progressiva attuazione della riforma dei cicli e una relazione che ne illustri la praticabilità e la fattibilità.
In particolare la commissione deve procedere alla definizione di questo programma che deve comprendere un progetto generale di riqualificazione del personale docente e i criteri generale per la formazione degli organici d'istituto. Queste saranno le materie su cui sarà molto prezioso il collegamento tra il lavoro della commissione e le strutture del ministero che la fiancheggeranno.
Dobbiamo individuare i criteri generali per la riorganizzazione dei curricoli sia disciplinari, sia di un intero ciclo scolastico. Per ora il nostro compito è quello di definire i criteri generali di organizzazione dei curricoli delle scuole di base e della scuola secondaria. Solo successivamente potremo riarticolare questa commissione in commissioni specifiche per definire i curricoli di singole aree disciplinari e di singole materie. Vorrei precisare che nella dizione che sto utilizzando in questa occasione "scuola di base" comprende anche la scuola dell'infanzia, ossia l'educazione prescolare che è nostro compito estendere e generalizzare. Proprio in questo segmento di scuola, talvolta ignorato nella sua straordinaria positività, vi sono alcune delle punte di eccellenza del nostro sistema formativo. Un'eccellenza riconosciuta più spesso fuori d'Italia che entro i suoi confini: per questo abbiamo progettato un convegno a dicembre per la valorizzazione internazionale del lavoro svolto dalle scuole dell'infanzia. Dovremo occuparci anche di esse, sapendo di avere alle spalle non solo esperienze eccezionali, ma anche orientamenti sui quali si è lungamente riflettuto.
La legge ci chiede in particolare di badare alla valorizzazione dello studio delle lingue e all'impiego delle tecnologie didattiche. Dovremo pensare anche ad un piano per l'adeguamento delle infrastrutture e dovremo indicare tempi per l'attuazione della legge. Esistono proposte, di cui potremo discutere. Su questi temi dovremo preparare una relazione complessiva, sulla quale entro 45 giorni le Camere dovranno produrre una deliberazione che contenga indirizzi specificamente riferiti alle singole parti del programma. Solo dopo questo atto potremo riarticolarci in nuove commissioni o gruppi di lavoro, per affrontare i curricola disciplinari delle singole materie. Questa commissione ad alcuni è parsa ampia, in realtà è smilza: se si fa il conto dei componenti delle commissioni che dal 1980 fino ai saggi hanno lavorato sui singoli segmenti delle nostre materie si arriva a circa 600 persone. Noi siamo 240, dunque non siamo troppi, anche perché il nostro lavoro si allarga verso fronti che non sono solo quelli della prefigurazione dei possibili curricula disciplinari, ma tocca tutti i temi della nostra futura scuola. Non è stato trascurato nessuno sforzo per garantire la composizione più ampia dal punto di vista delle posizioni culturali e ideali e dal punto di vista della collocazione professionale. Ci sono "saggi", cioè esperti di livello universitario nelle varie discipline, ci sono rappresentanti delle associazioni degli studenti e delle famiglie, delle associazioni disciplinari, c'è una rappresentanza non esigua degli ispettori del ministero, e degli insegnanti della scuola che possono garantirci il concreto collegamento alla realtà delle scuole. Ci sono gli editori e i rappresentanti delle massime istituzioni culturali del nostro paese.
Indicazioni e dubbi che se ci sono devono provenire anzitutto dall'interno di questa commissione: questa non è una raccolta di yes men, ma una raccolta di spiriti liberi, che potranno esprimere anche progetti alternativi pur nel rispetto della legge. E' con questo spirito che la commissione è stata composta e spero lavori.
Personale amministrativo, tecnico ed ausiliario - Organici a.s. 2000/2001 - Schema di decreto ministeriale - Risposta a quesiti
Il termine ultimo per la presentazione delle domande per l'integrazione delle graduatorie permanenti è fissato per il 22 giugno 2000, trenta giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale - 4a serie speciale - n. 40 del 23 maggio 2000, del decreto 146/00 per l'integrazione delle graduatorie permanenti.
Mod. 3 Modulo per l'attribuzione di rapporti di lavoro a tempo determinato in base allo scorrimento delle graduatorie permanenti
Mod. 4 Modulo per l'indicazione delle scuole in cui si chiede l'inclusione in graduatorie d'istituto
Le circolari ministeriali nn. 64 e 65 del 10 marzo 2000, prevedono che le deliberazioni di adozione dei libri di testo siano pubblicate all'albo delle scuole elementari entro il 7 giugno 2000, e che le copie degli elenchi dei testi adottati siano trasmesse all'Associazione Italiana Editori, Via delle Erbe n. 2 - 20121, Milano
Applicazione dell’art.26, comma 14 della legge 23/12/1999, n. 448 - Aspettativa non retribuita al personale docente e direttivo delle istituzioni scolastiche statali
Di seguito il calendario relativo ai termini per la diffusione dei risultati delle domande di mobilità per l'A.S. 2000-2001 fissato dall'OM 26/00:
16 giugno Piano d'Azione per la Società dell'Informazione
La Circolare Ministeriale 31 gennaio 2000, Prot. n. D4/230, fissa al 15 giugno 2000 il termine ultimo per la conclusione dei corsi di formazione (della durata di circa 3 mesi) di cui all'art. 34 commi 2 e 3 del CCNL e all'art. 49 del CCNI ai fini dell'attribuzione del profilo di direttore dei servizi generali ed amministrativi.
Immatricolazione degli studenti stranieri ai corsi universitari per l'Anno Accademico 2000-2001
O.M. n.126 del 20.4.2000 - Norme per lo svolgimento degli scrutini e degli esami nelle scuole statali e non statali di istruzione elementare, media e secondaria superiore. Anno scolastico 1999-2000
circolare Ministeriale - Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale 6 giugno 2000, n. 36
Congedi parentali. Legge 8 marzo 2000, n. 53. Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città"
Il 5 giugno 2000 le OOSS della Scuola ed il MPI raggiungo un'intesa sui servizi amministrativi, tecnici e ausiliari nel quadro del prossimo avvio dell'autonomia.
I punti salienti dell'intesa, come riporta il comunicato unitario delle OOSS, riguardano:
Il Consiglio dei Ministri nel corso della riunione del 2 giugno 2000 approva un DdL che consente, come previsto dalla legge n. 62/00, la spesa di 280 miliardi per la realizzazione del sistema prescolastico integrato, di 60 miliardi per le scuole elementari parificate e di 220 miliardi (già previsti dalla Legge Finanziaria 1999) destinati alle scuole dell'infanzia non statali.
il Consiglio dei Ministri si è riunito oggi, alle ore 9,20 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuliano Amato. (...)
- un disegno di legge per consentire l'utilizzo, a decorrere dal prossimo anno scolastico, degli stanziamenti previsti dalla legge n.62 del 2000, finalizzati ad assicurare il funzionamento delle scuole materne ed elementari, nonché una rapida attuazione del sistema prescolastico integrato. Viene così rimossa una incongruenza della predetta legge, rilevata peraltro dalla Camera dei deputati con apposito ordine del giorno, che impegna il Governo ad intervenire sollecitamente; (...)
Il Consiglio dei ministri ha approvato questa mattina un disegno di legge che consente la spesa, nell'anno finanziario 2000, prevista dalla legge n.62/2000 relativa alle "Norme per la parità e disposizioni per il diritto allo studio".
Si tratta di 280 miliardi per la realizzazione del sistema prescolastico integrato (scuole dell'infanzia non statali comunali e private), di 60 miliardi per le scuole elementari parificate; ai quali si aggiungono 220 miliardi previsti dalla finanziaria 1999 e destinati sempre alla scuole dell'infanzia non statali.
Il provvedimento si è reso necessario in quanto la legge sulla parità prevede che tali finanziamenti, pur garantiti già dal 2000, si possano spendere a partire dall'esercizio finanziario successivo all'approvazione della legge. La legge, infatti, doveva essere approvata entro il 31 dicembre 1999, ha avuto invece il via libero definitivo da parte della Camera il 2 marzo 2000. Il quell'occasione il governo ha accolto un Ordine del giorno che lo impegnava ad anticipare, anche con procedure d'urgenza, la spesa al 2000.
Il ministro della Pubblica Istruzione, prof. Tullio De Mauro, auspica che l'approvazione del disegno di legge possa avvenire rapidamente da parte delle Camere, in modo da assicurare alle scuole la redistribuzione delle somme prima dell'apertura dell'anno scolastico.