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Timestamp: 2018-05-23 22:46:40+00:00
Document Index: 170024902

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 653', 'art 5', 'art. 5', 'art. 653', 'art. 281']

Tribunale di Rimini, sez. civile, sentenza 16 luglio 2014
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Il mancato esperimento della mediazione delegata rende improcedibile l’opposizione a decreto ingiuntivo
Il Tribunale di Rimini, con la sentenza in commento, torna ad affermare che il tentativo di mediazione, in questo caso disposto dal giudice ex art. 5, co. 2, D.lgs 28/2010 in una causa di opposizione a decreto ingiuntivo, deve essere effettivamente svolto pena l’improcedibilità della domanda giudiziale.
Nel caso di specie nessuna delle parti ha provveduto ad instaurare nel termine assegnato il procedimento presso un organismo territorialmente competente, peraltro non presentandosi, poi, l’opponente alla successiva udienza, in cui venivano precisate le conclusioni.
Conseguenza inevitabile, ad avviso del giudice, l’improcedibilità dell’opposizione.
Il Giudice, infatti, osserva che “…la domanda che diviene improcedibile è, nel giudizio che si instaura in seguito all’opposizione a decreto ingiuntivo, la domanda formulata con l’atto di citazione in opposizione (ed eventualmente con la comparsa di risposta o con comparse di terzi), che è l’atto che ha dato origine al procedimento di opposizione, nel quale l’opponente ha la veste processuale di attore (ciò che significa essenzialmente che l’onere di impedire che il decreto divenga definitivo è messo all’iniziativa processuale dell’ingiunto: senza opposizione il decreto diviene definitivo; se il processo si estingue il decreto diviene definitivo).
Con la conseguenza che dall’estinzione (o, come nel caso di specie, dall’improcedibilità) del giudizio di opposizione deriva, ai sensi dell’art. 653 c.p.c., il consolidarsi degli effetti del decreto ingiuntivo.
D’altra parte, prosegue il Tribunale con argomentazione del tutto condivisibile, sarebbe del tutto eccentrico – per non dire assurdo – ritenere che la mancata instaurazione della mediazione implichi la revoca del decreto ingiuntivo: incomberebbe infatti in capo all’originario ricorrente convenuto in opposizione l’onere di coltivare il giudizio medesimo al solo fine di garantirsi la salvaguardia del decreto opposto, in contrasto con la natura stessa del procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, che rappresenta il frutto (eventuale per definizione) di una libera scelta dell’ingiunto.
Sulla base delle considerazioni che precedono, il Giudice romagnolo osserva come “…Sul piano degli effetti concreti ciò condurrebbe ad un risultato opposto rispetto a quello – deflattivo per il sistema giudiziario -che l’istituto della mediazione si propone di raggiungere, imponendo ad una parte (l’opposto) che già è munita di un titolo (il decreto ingiuntivo) che si consolida in caso di estinzione del giudizio (di opposizione) e che può dirsi non interessata alla prosecuzione della lite, di attivarsi anche laddove l’altra parte (l’opponente), non si dimostri più interessata ali’esito della stessa”.
TRIBUNALE ORDINARIO di RIMINI – Sezione CIVILE
Oggi, alle ore innanzi al Giudice dott. DARIO BERNARDI, sono comparsi:
L’opposta ha concluso come da verbale d’udienza di precisazione delle conclusioni.; per l’opponente valgono le conclusioni dell’atto introduttivo
Promossa da decreto ingiuntivo n. opposizione avverso il (con il quale il Tribunale di Rimini gli ingiungeva il pagamento, in favore di della somma di € , oltre interessi e spese della fase monitoria), concessa la provvisoria esecutività dello stesso, la causa veniva mandata in mediazione ex art 5, 2° comma D.Lgs 28/2010, con termine di 15 giorni per la presentazione della relativa domanda.
Ai sensi del novellato 2° comma dell’art. 5 l. med.“Fermo quanto previsto dal comma l-bis e salvo quanto disposto dai commi 3 e 4, il giudice, anche in sede di giudizio di appello,valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comportamento delle parti, può disporre l’esperimento del procedimento di mediazione;in tal caso,l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale anche in sede di appello. Il provvedimento di cui al periodo precedente è adottato prima dell’udienza di precisazione delle conclusioni ovvero, quando tale udienza non è prevista,prima della discussione della causa. Il giudice fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6 e, quando la mediazione non è già stata avviata,assegna contestualmente alle parti il termine di’ quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione“.
Questo importa, in ossequio ai principi processuali propri di tale procedimento speciale (ai quali, è bene ricordarlo, la normativa in tema di mediazione non deroga espressamente), che all’estinzione (o, come nel caso di specie,all’improcedibilità) del procedimento di opposizione consegua il consolidarsi degli effetti del decreto ingiuntivo (art. 653 c.p.c.; conforme Trib. Busto Arsizio 15.6.2012).
Sul piano degli effetti concreti ciò condurrebbe ad un risultato opposto rispetto a quello – deflattivo per il sistema giudiziario -che l’istituto della mediazione si propone di raggiungere, imponendo ad una parte (l’opposto) che già è munita di un titolo (il decreto ingiuntivo) che si consolida in caso di estinzione del giudizio (di opposizione) e che può dirsi non interessata alla prosecuzione della lite, di attivarsi anche laddove l’altra parte (l’opponente), non si dimostri più interessata all’esito della stessa (e ciò, come sovente avviene in caso di opposizioni dilatorie, in seguito all’emissione dei provvedimenti di cui agli artt. 648 e 649 c.p.c.); dunque, in presenza di una situazione di accomodamento di entrambe le parti sul contenuto del decreto ingiuntivo opposto, verrebbe onerato l’opposto di proseguire il giudizio al fine di esperire il (a questo punto davvero inutile) procedimento di mediazione; peraltro, la parte opposta che dovesse avere sostenuto spese vive nell’ambito di tale subprocedimento, non essendoci più ostacoli di procedibilità sino alla decisione definitiva del merito, difficilmente sarebbe indotta all’abbandono della lite, anche in presenza di un atteggiamento di sostanziale abbandono da parte dell’opponente; ciò importerebbe la permanenza di una causa sul ruolo invece che l ‘eliminazione della stessa; ancora, in caso di inosservanza dell’onere di procedere a mediazione, in seguito alla revoca del decreto opposto ed in seguito all’eventuale fallimento del tentativo di mediazione successivamente esperito, la causa di merito verrebbe puntualmente riproposta, con l’effetto pratico che tale interpretazione condurrebbe (come detto sempre in ipotesi di fallimento della mediazione) alla permanenza della lite sul ruolo del giudice invece che alla formazione del giudicato sul rapporto oggetto del decreto ingiuntivo.
Il Tribunale, visto l ‘art. 281-sexies c.p.c., definitivamente pronunciando, ogni diversa istanza ed eccezione disattesa o assorbita, nel procedimento R.G.N. tra e