Source: https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_12_1.page?contentId=SPS1180666
Timestamp: 2019-04-18 16:33:28+00:00
Document Index: 181976139

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 19', 'art. 45', 'art. 44', 'art. 15', 'art. 31', 'art. 1', 'art. 16']

- Istruzione, cultura e sport - Tema per Stati Generali dell'Esecuzione Penale - Tavolo 9 (luglio 2015)
Il nostro ordinamento riconosce all’istruzione un ruolo fondamentale nell’ambito delle attività di trattamento, come strumento rivolto oltre che ad un approfondimento della formazione scolastica e professionale, anche alla promozione di nuovi interessi per il miglioramento complessivo della personalità della persona detenuta.
Gli interventi di istruzione e formazione professionale, inizialmente curati unicamente dal Ministero dell’Istruzione con l’istituzione dapprima delle sezioni di scuola elementare e, successivamente, con l’avvio dei corsi di scuola media inferiore si è completato con i corsi di istruzione secondaria superiore, i corsi di formazione professionale e i corsi universitari, ed ai soggetti reclusi dovrebbe essere assicurato l’accesso a tutte le opportunità istruttivo/formative disponibili nella società libera.
L’art. 15 della legge 354/1975 configura l’istruzione come fondamentale elemento di risocializzazione inserendola - assieme al lavoro, alle attività culturali, ricreative e sportive - fra gli interventi attraverso i quali “principalmente” si attua il trattamento rieducativo.L’art. 19 stabilisce che negli Istituti penitenziari vengano organizzati, corsi d’istruzione scolastica di ogni ordine e grado e corsi professionali.
L’art. 45 del d.p.r. 230/2000 prevede che gli studenti detenuti ed internati ricevano premi di rendimento e sussidi economici in base alla tipologia del corso frequentato, ai risultati scolastici, alle condizioni personali e sociali.
Nell’anno scolastico 2013/2014 risultavano attivati n°228 corsi di alfabetizzazione con n°3055 iscritti di cui 2937 stranieri, n°219 corsi di scuola primaria ai quali risultavano iscritti n°3194 soggetti di cui stranieri 2444, n°331 corsi di scuola secondaria di primo grado con n°4840 iscritti di cui 2610 stranieri, n°363 corsi di scuola secondaria di 2° grado ai quali risultavano iscritti 5609 soggetti di cui 1289 stranieri.
Il 23 ottobre 2012 al fine di favorire lo sviluppo di un sistema integrato di istruzione in favore dei detenuti i Ministri dell’Istruzione Università e Ricerca e della Giustizia hanno sottoscritto un Protocollo di Intesa presso l’Istituto penale per i minorenni di Roma Casal del Marmo.
In attuazione del Protocollo, che riconosce la specificità della formazione e dell'istruzione in carcere, è stato istituito il Comitato Paritetico Nazionale composto da cinque membri per ciascuno dei due Dicasteri ed è stata avviata una ricognizione della situazione esistente che consentirà, attraverso l’esame delle buone pratiche e la definizione di linee-guida, di indirizzare la pianificazione delle future attività, la determinazione dell’organico dei docenti, la formazione, l’organizzazione della didattica, il modello organizzativo.
L’art. 44 del dpr 230/2000 ha introdotto agevolazioni per gli studi universitari prevedendo che, per potersi concentrare nello studio, gli studenti siano assegnati, ove possibile, in camere e reparti adeguati e che siano resi per loro disponibili appositi locali comuni. Gli studenti possono inoltre essere autorizzati a tenere nella propria camera e negli altri locali libri, pubblicazioni e tutti gli strumenti didattici necessari.L’Amministrazione penitenziaria ha istituto poli universitari in diversi Istituti nel territorio nazionale, grazie alle convenzioni stipulate con gli Atenei.
I protocolli d’intesa hanno previsto forme di finanziamento o di contributi che, sia pure parzialmente, esonerano dal pagamento delle tasse universitarie, e ciò in aggiunta ai benefici economici concessi per legge ai detenuti studenti universitari in disagiate condizioni economiche che abbiano superato tutti gli esami dell’anno e a quelli che abbiano conseguito buoni risultati scolastici a prescindere dalle loro condizioni economiche e il DAP si impegna ad assegnare ai detenuti studenti celle singole o comunque posti in cui siano in grado di concentrarsi nello studio disponendo di biblioteche, locali comuni, libri, pubblicazioni e strumenti didattici.L’Ateneo di Padova, in collaborazione con il DAP, ha programmato la realizzazione di un sistema integrato nazionale di studi universitari, con il fine di raggiungere un’omogeneità di opportunità formative su tutto il territorio nazionale.
L’Ateneo di Padova e l’Ufficio studi del DAP, a seguito della Dichiarazione di Intenti sottoscritta il 21 febbraio 2013 dal Ministro della giustizia e dal Rettore dell’Università degli Studi di Padova, hanno programmato la realizzazione di un sistema integrato nazionale di studi universitari riservato alle persone detenute, con il fine di raggiungere un’omogeneità di opportunità formative su tutto il territorio nazionale. Dopo aver effettuato la ricognizione delle realtà esistenti sul territorio nazionale è stato redatto uno schema di “linee guida” che potrà rappresentare uno strumento utile per la stipulazione di nuove convenzioni ed è stato realizzato il primo degli incontri annuali per uno scambio proficuo di informazioni ed una comune riflessione sul sistema penitenziario che ha coinvolto anche i magistrati di sorveglianza.
L’art. 15 della legge 354/75 prevede tra le attività trattamentali le attività sportive e culturali, organizzate da una commissione composta dal direttore dell'istituto, dagli educatori, dagli assistenti sociali e dai rappresentanti dei detenuti e degli internati, attraverso le quali possano essere coltivati i rapporti con la comunità esterna (art. 31).
L’art. 1. del drp 230/200 (Interventi di trattamento) prevede al comma 1 che il trattamento consiste nell'offerta di interventi diretti a sostenere gli interessi umani e culturali dei detenuti per i quali possono essere utilizzati gli spazi all’aperto (art. 16).
Sebbene siano molteplici le offerte di programmi culturali e sportivi rivolte ai detenuti, spesso non si tratta di percorsi specifici ed organizzati. Perché lo sport e le attività culturali possano diventare strumenti attraverso i quali realizzare compiutamente gli obiettivi di rieducazione occorre che questi programmi (mediante accordi con il CONI, con le Università o associazioni culturali) siano assicurati in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale con la presenza di operatori qualificati (si potrebbe utilizzare i gruppi sportivi della polizia penitenziaria impegnati, in attività quali l’atletica leggera e il pentathlon moderno, che fanno della fatica e delle regole una disciplina di vita), secondo regole che consentano di valutare l’adesione del detenuto. I detenuti coinvolti ed adeguatamente formati potrebbero a loro volta divenire istruttori.
Anche l’organizzazione di percorsi culturali, la promozione di eventi e l’accesso alle biblioteche dovrebbe essere rivalutato attraverso una programmazione che offra a tutti le medesime opportunità.