Source: https://www.studiolegaledoglio.it/quali-diritti-per-il-direttore-di-struttura-complessa-facente-funzioni/
Timestamp: 2018-12-10 19:59:14+00:00
Document Index: 55067438

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 18', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 6', 'art. 52', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 2041', 'art. 2041', 'art. 2041', 'art. 10']

Quali diritti per il direttore di struttura complessa facente funzioni - Studio Legale Doglio
Brevi note sulle azioni esperibili nell'ipotesi di durata pluriennale dell'incarico di sostituzione del dirigente responsabile della struttura cessato dall'incarico
Il CCNL dell’Area della Dirigenza Medica e Veterinaria non attribuisce al dirigente medico cui sia conferito l’incarico di sostituzione del direttore di una struttura complessa il diritto all’inquadramento giuridico ed economico corrispondente al ruolo del dirigente sostituito.
In particolare, l’art. 18, comma 7, del CCNL 1998-2001 stabilisce che “Le sostituzioni previste dal presente articolo non si configurano come mansioni superiori in quanto avvengono nell’ambito del ruolo e livello unico della dirigenza sanitaria. Al dirigente incaricato della sostituzione ai sensi del presente articolo non è corrisposto alcun emolumento per i primi due mesi. Qualora la sostituzione prevista dai commi 1 e 2 si protragga continuativamente oltre tale periodo, al dirigente compete una indennità mensile di euro 535,05 e per la sostituzione prevista dal comma 3 di euro 267,52″.
La prevalente giurisprudenza di legittimità, sulla base di un’interpretazione strettamente letterale della norma, esclude che il sostituto possa azionare una valida pretesa economica anche nelle ipotesi di violazione dei limiti massimi di durata dell’incarico. Ipotesi che si verifica frequentemente nei casi in cui il conferimento dell’incarico di sostituzione si renda necessario per via dell’intervenuta cessazione del rapporto di lavoro del direttore di struttura complessa (art. 18, comma 4, CCNL cit.: “Nel caso che l’assenza sia determinata dalla cessazione del rapporto di lavoro del dirigente interessato, la sostituzione è consentita per il tempo strettamente necessario ad espletare le procedure di cui ai DPR. 483 e 484/1997 ovvero dell’art. 17 bis del dlgs 502/1992. In tal caso può durare sei mesi, prorogabili fino a dodici”).
A giudizio di chi scrive una siffatta interpretazione non è affatto condivisibile.
Nelle ipotesi di violazione della norma di cui all’art. 18, comma 4 cit., infatti, non v’è dubbio alcuno che il dirigente-sostituto assuma spesso oneri e responsabilità incoerenti con il carattere eccezionale e temporaneo della nomina ma esattamente corrispondenti a quelli del titolare cessato dall’incarico.
Quali dunque le azioni astrattamente esperibili?
PRIMA IPOTESI – DIRITTO AD UNA RETRIBUZIONE PROPORZIONATA ALLA QUANTITÀ E QUALITÀ DI LAVORO PRESTATO EX ART. 36 COST.
L’art. 36, comma 1, della Costituzione dispone che “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.
La prevalente giurisprudenza della Suprema Corte (Cass. civ. sez. lav. n, 9879 del 19.04.2017; Cass. civ. 16299 del 03.08.2015; ma vedasi in senso contrario Cass. civ. sez. lav n. 13809 del 06.07.2015) ha escluso la possibilità di applicare l’art. 36 Cost. nei casi in cui il sostituto del dirigente responsabile di struttura complessa svolga le funzioni per un periodo eccedente i sei ovvero i 12 mesi, limite massimo previsto dalla norma contrattuale quando debbano espletarsi le procedure selettive.
La Corte ha motivato il proprio convincimento sostenendo che la materia sia devoluta alla discrezionalità dell’autonomia collettiva che non ha contemplato le conseguenze economiche del mancato rispetto del termine sopraindicato.
Tale assunto non pare condivisibile, a meno che non si voglia assumere che debba sempre demandarsi all’autonomia collettiva il compito di stabilire un trattamento economico in tutte le ipotesi di violazione degli obblighi contrattuali, escludendo, in difetto, qualsiasi sanzione civile anche di fronte ad una macroscopia violazione dei principi di equità e ragionevolezza.
Principi che, viceversa, non possono essere disattesi, tanto più in un’azienda pubblica.
Premiare e incentivare il merito e la responsabilità (anche) nella Sanità, infatti, dovrebbe essere una priorità assoluta per non depauperare il capitale umano, svilendo quanti si impegnano a qualificare e ad innalzare il livello di efficienza della pubblica amministrazione.
Del resto, la valorizzazione del merito non costituisce soltanto un principio di ispirazione aziendale ma da sempre uno dei capisaldi del sistema degli incarichi dirigenziali e sviluppo professionale oltre che la Grundnorm del sistema premiante incentivante del Servizio Sanitario Nazionale (cfr. art. 6, CCNL 17 ottobre del 2008).
In svariate situazioni, se non in tutti i casi di incarico pluriennale (il tema dovrà essere necessariamente approfondito, con estrema attenzione, in sede istruttoria), quindi, lo svolgimento dell’incarico di dirigente responsabile dell’unità operativa non può certo considerarsi un compito già incluso in modo strutturale nella funzione unitaria dirigenziale.
Per quanto, infatti, la dirigenza medica sia collocata in un ruolo unico, distinto per profili professionali, e in un unico livello, quest’ultimo è articolato in ben diverse responsabilità professionali e gestionali che non possono certamente ritenersi comprese in un ruolo di supplenza pluriennale.
Non v’è chi non veda, infatti, che anche in materia di impiego alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, trovi applicazione il principio generale della necessaria corrispondenza tra mansioni svolte e retribuzione percepita.
Al riguardo, la Suprema Corte (Cass. 13809 del 2015 e Cass. n. 6530 del 2014) ha rilevato che “in materia di pubblico impiego contrattualizzato, il diritto al compenso per lo svolgimento di fatto di mansioni superiori, da riconoscersi nella misura indicata nel D.lgs. n. 165 del 2001, art. 52, comma 5, non è condizionato alla sussistenza dei presupposti di legittimità di assegnazione delle mansioni o alle previsioni dei contratti collettivi, né all’operatività del nuovo sistema di classificazione del personale introdotto dalla contrattazione collettiva, posto che una diversa interpretazione sarebbe contraria all’intento del legislatore di assicurare comunque al lavoratore una retribuzione proporzionata alla qualità del lavoro prestato, in ossequio al principio di cui all’art. 36 Cost.”.
La stessa giurisprudenza della Corte costituzionale ha ripetutamente affermato l’applicabilità, anche nel pubblico impiego e nel lavoro pubblico in generale, dell’art. 36 Cost., nella parte in cui attribuisce al lavoratore il diritto ad una retribuzione proporzionata anche alla qualità del lavoro prestato.
SECONDA IPOTESI – DIRITTO ALL’INDENNIZZO PREVISTO DALL’ART. 2041 C.C.
L’art. 2041, comma 1, c.c. stabilisce che “Chi, senza una giusta causa, si è arricchito a danno di un’altra persona è tenuto, nei limiti dell’arricchimento, a indennizzare quest’ultima della correlativa diminuzione patrimoniale”.
Cautelativamente, il dirigente medico-sostituto con incarico pluriennale, per il quale sussistano i presupposti per pretendere un riconoscimento economico del ruolo di supplenza assunto, può proporre nei confronti dell’azienda sanitaria, in via residuale e subordinata, una domanda di ingiustificato arricchimento ai sensi dell’art. 2041, comma 1, c.c..
L’anzidetta azione ha natura sussidiaria ed è esperibile solo qualora l’arricchimento, e correlativamente la diminuzione patrimoniale, siano entrambi mancanti di causa giustificatrice, situazione che per l’appunto ricorrerebbe nel caso in cui il Giudice considerasse insussistente la pretesa azionata in via principale.
Non v’è dubbio, infatti, che un’azienda sanitaria che si avvalga e tragga utilità dalle energie lavorative spese da un dirigente medico chiamato a sostituire il direttore cessato dall’incarico ben oltre il limitato spazio temporale contrassegnato dalla norma contrattuale, non sopporti, ingiustamente e senza causa, i costi superiori (in termini di retribuzione di posizione, fissa e variabile, indennità di esclusività, indennità di incarico, trattamento di fine servizio, ecc.) che avrebbe diversamente dovuto sostenere per retribuire un dirigente di struttura complessa.
Ai sensi dell’art. 2041 c.c., il datore di lavoro, eventualmente arricchitosi della prestazione del sostituto, sarebbe dunque tenuto ad indennizzarlo della diminuzione patrimoniale subita (consistente nella differenza tra quanto percepito come sostituto e quanto avrebbe dovuto percepire quale dirigente di struttura complessa), “in quanto le energie lavorative del dipendente costituiscono una componente economica, in ragione del carattere patrimoniale delle rispettive prestazioni” (cfr. Cass. civ. sez. lav. 31 gennaio 2017, n. 2509).
Il tema delle azioni finalizzate al “giusto” riconoscimento economico del ruolo di responsabile della struttura di appartenenza, impegnato ben oltre gli stretti limiti temporali fissati dalla norma contrattuale in materia di incarico di sostituzione del dirigente cessato, non può certo dirsi esaurito attraverso il quadro proposto.
Con queste note si è infatti soltanto voluto offrire uno spunto di riflessione su alcuni tra i mezzi di tutela proponibili da parte del sostituto del dirigente di struttura complessa quando ricorrano determinate condizioni (considerazioni estendibili a piè pari al sostituto del dirigente di struttura semplice).
Indietro Archivio Avanti
Sul diritto dei lavoratori a tempo determinato di conocorrere alle progressioni economiche orizzontali
Diritto al risarcimento del danno non patrimoniale da usura psicofisica (violazione del riposo)
Dirigenza medica del S.S.N. – Diritto all’aspettativa ex art. 10, comma 8, lett. b, CCNL 10.02.2004
© 2018 STUDIO LEGALE AVVOCATO GIACOMO DOGLIO