Source: http://daperoricercasociosanitaria.blogspot.com/2009/
Timestamp: 2017-09-21 21:20:51+00:00
Document Index: 124279089

Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art. 22', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3']

dapero ricerca sociosanitaria: 2009
legge 328 è stata approvata nel mese di novembre del 2000, in un momento in cui era già presente e fortemente diffusa una spinta autonomistica localistica da parte di quelle formazioni che aspiravano, così come ancora aspirano oggi, ad un diverso sistema politico basato sul federalismo. La legge interpreta e amplia il dettato costituzionale in materia di assistenza sociale, ma a breve distanza di tempo, durante il medesimo Governo, viene portata a termine una riforma costituzionale.Sociale Competenza delle RegioniNel nuovo art. 117 cost. vengono elencate le materie di legislazione esclusiva dello Stato e tra queste non figura l’assistenza sociale, che non figura nemmeno tra le materie a legislazione concorrente; quindi, per conseguenza la materia che ci interessa spetta integralmente alle Regioni.In questo breve cenno storico vale la pena soffermarsi anche su qualche contenuto di grande rilevanza etica prima ancora che giuridica. Ci si è chiesto, in particolare, se con la legge 328 fosse stato individuato un vero e proprio “diritto soggettivo” alle prestazioni, ma sembra che la risposta debba essere negativa. La prima argomentazione è che la definizione formale di diritto compare soltanto per le prestazioni di tipo economico e poi perché, la stessa legge, pone un’importante limitazione all’art. 22 c.2.In questo articolo si afferma il diritto a beneficiare del sistema integrato di interventi e servizi sociali, quale definito nei “Livelli Essenziali” subordinatamente alle risorse disponibili, riaffermando, in tal modo, un evidente legame tra livelli essenziali e risorse.
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Pubblicato da Renato Dapero a giovedì, ottobre 22, 2009 Nessun commento: Link a questo post
L’allungamento della speranza di vita, insieme alla riduzione delle nascite, stanno cambiando profondamente il quadro demografico italiano, comportando una revisione razionale della distribuzione delle risorse sociali e sanitarie, al fine di venire incontro alle nuove necessità. Sempre più il sistema sanitario basato sull’ospedale come unico centro dove si affrontano tutti i problemi che hanno a che fare, direttamente o indirettamente con la salute, si rivela inadeguato alle esigenze peculiari di un numero crescente di anziani.
Il fenomeno dell’invecchiamento sta assumendo dimensioni sempre maggiori e l’Italia si colloca al primo posto nel mondo per percentuale di popolazione anziana, in cui la proporzione degli ultrasessantacinquenni (18,1%) ha superato quella dei ragazzi con meno di 15 anni (15%). Ci troviamo sempre più nella necessità di far fronte a nuove patologie, che sono diventate particolarmente gravose per i bilanci sanitari nazionali (scompenso cardiaco, diabete, demenze, artropatie) che condizionano l’insorgere di disabilità e il conseguente ricovero in residenze per anziani.
Ne scaturisce l’esigenza di costruire una Rete di Servizi di Assistenza Continuativa, fortemente integrata, in cui realizzare progetti di assistenza differenziati. La programmazione in questa direzione ...
Continua clicca sul link: dapero articoli completi: La RSA come modello di cura intermedia - di Roberta Sassu
Pubblicato da Renato Dapero a lunedì, ottobre 05, 2009 Nessun commento: Link a questo post
L’art. 3 della costituzione della Repubblica Italiana dice: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
È evidente però che qualche cittadino è più uguale degli altri etant'è che qualcuno oggi può scrivere: "Il titolare di funzioni di massimo rilevo politico non solo deve avere la serenità sufficiente per il loro esercizio corretto ma prima di tutto deve essere sottratto a ogni condizionamento". E "talvolta la sola minaccia di un procedimento penale può costringere alle dimissioni prima che intervenga una sentenza e anche quando i sospetti diffusi presso la pubblica opinione si sono poi dimostrati infondati". Pertanto una bocciatura da parte della Corte Costituzionale del lodo Alfano comporterebbe un "pericolo di danno all'esercizio di funzioni che, in quanto elettive, trovano una tutela diffusa nella Costituzione".
A scrivere non è uno qualunque, ma Glauco Nori dell’Avvocatura dello Stato nella memoria depositata alla Corte Costituzionale per indurre ad un giudizio di favore sulla costituzionalità del Lodo Alfano.
Non mi scandalizza il Presidente del Consiglio (Anche se non si può dimenticare la sentenza di condanna che ha colpito il suo coimputato nel processo per il quale è stato fatto lo scudo Alfano) ma la deriva umana e culturale che tutto coinvolge e arriva a stravolgere le regole. Anche il cambiamento delle regole non mi scandalizza, ma il cambiamento deve essere frutto di un’evoluzione che tende a prendere atto di una nuova realtà e la ricodifica secondo linee più idonee. Ora, sta succedendo questo? Questo sarebbe positivo, non saremmo mai usciti da certi retaggi medievali se non avessimo ammesso anzi provocato e garantito un’evoluzione del diritto. Il cambiamento in positivo del diritto quasi sempre incomincia con una trasgressione e si realizza sempre attraverso uno sforzo di evoluzione interpretativa. Certo con l’evoluzione del diritto e dei rapporti tra gli organi dello Strato siamo piano piano usciti dal medio evo. Ma questo, questo non è un’evoluzione interpretativa che prende spunto da un’esigenza di progresso civile, questo ci riporta dritti al medio evo. Già perché in quell’epoca il “Principe” non veniva giudicato. È chiaro doveva già governare, ci mancherebbe che si dovesse preoccupare degli organi dello Stato che dipendevano da lui!!
Ma questo era il principe di 500 anni fa!
La nostra cultura sociale e giuridica non può tollerare oggi che un avvocato dello Stato dica alla Consulta, organo a cui è dato il presidio della costituzionalità delle leggi dello Stato, che in questo caso non deve ragionare come un organo di giurisdizione ma deve assumere la sua decisione come un organo politico che agisce per opportunità.
E poi i politici si lamentano che gli organi della giurisdizione fanno politica!
Può darsi che sia vero, ma in questo caso è la politica che glielo chiede… così va bene???
Non è una questione di preferenze politiche: il mio giudizio negativo è semplicemente sull’aspetto tecnico-giuridico. È intollerabile la mistificazione ermeneutica che assegna ruoli opportunisti agli organi dello Stato. Ognuno deve svolgere il suo compito secondo le regole esistenti e se devono essere modificate lo si faccia secondo le norme all’uopo previste.
La Corte Costituzionale che prende una decisione per opportunità sarebbe un precedente pessimo; chissà in quanti altri casi verrebbe poi costretta ad abdicare fino al rischio di diventare un organo di conferma e di protezione del Governo.
Una cosa simile non la deve fare né la destra né la sinistra. Non possiamo sopportare un cambiamento della costituzione materiale dello Stato in chiara contraddizione con la costituzione formale? No!!
Non è all’uomo del Presidente del Consiglio nè all'eventuale giudizio positivo della Corte - purchè sia una decisione tecnica - che dobbiamo opporci, ma a questa barbarie giuridica che ci riporterebbe in dietro di secoli.
Il virgolettato relativo al testo della memoria dell'Avvocatura dello Stato è stata ricavata dal sito:
http://www.apcom.net/newspolitica/20090917_083300_bf5f78_70925.html
Pubblicato da Renato Dapero a giovedì, settembre 17, 2009 Nessun commento: Link a questo post
Pubblicato da Renato Dapero a mercoledì, settembre 16, 2009 Nessun commento: Link a questo post
A Verona dal 26 al 28 maggio si è tenuta l’ottava edizione della Fiera e congresso per la terza età.
ANOSS ha partecipato a tale manifestazione organizzando due convegni e presentandosi al grande pubblico con uno stand allestito all’interno della fiera. I mezzi economici non ci hanno consentito di realizzare un allestimento prestigioso ma ci siamo limitati, come si vede dalla foto pubblicata a lato, ad un grande pannello col nostro logo inserito in una immagine con grandi spazi, montagne e cieli sereni, immagine che valorizziamo spesso (è lo sfondo anche della nostra cartellina) per il senso di libertà e di fiducia che riesce a dare, o così almeno ci sembra.
C’era poi qualche manifesto che promoveva la richiesta del cinque per mille e tanti opuscoli con la nostra storia (breve) e i nostri obiettivi (ambiziosi).
Ci siamo alternati allo stand e non ci siamo mai annoiati: abbiamo avuto un sacco di visite, specie dopo i convegni, di operatori interessati a capire meglio le nostre idee e i nostri scopi.
abbiamo distribuito nei tre giorni della trasferta veronese circa un migliaio di brochure illustrative contenenti la storia dell'associazione e una sintesi dei suoi scopi.
Pubblicato da Renato Dapero a lunedì, giugno 15, 2009 Nessun commento: Link a questo post
Fiera di Verona - Sala Puccini
Giovanni Maria Soro
Marina Generali (in piedi)
A Verona nella mattinata del 26 maggio si è svolto il primo dei due convegni proposti da ANOSS
Si è trattato di un incontro seminariale dal titolo “Modelli di welfare e servizi di assistenza” rivolto a tutti gli amministratori pubblici e dirigenti di enti locali, a dirigenti e quadri della aziende pubbliche e private operanti nel settore sociosanitario, ai Direttori generali, agli altri dirigenti e ai quadri territoriali delle ASL, ai responsabili degli uffici di piano e ai loro staff.
L’obiettivo di questo convegno è di rappresentare (nel limite del possibile) alcuni modelli regioni attraverso la presentazione di alcune esperienze sviluppare a livello di territorio.
La centralità dell’utente spesso viene disattesa a causa di un’organizzazione per servizi e troppo ospedalocentrica del territorio.
Se è vero che l’ospedale continua ad assorbire molte risorse è pur vero che molte ASL spendono più del 35-40% del loro budget per la gestione di servizi extra-ospedale. Ma con quale controllo della appropriatezza della spesa? Con quali soluzioni e integrazioni? Con quale coinvolgimento degli attori territoriali?
Cosa stiamo facendo per studiare nuove soluzioni e nuovi modi di gestire l’offerta?
Tutte le Regioni, anche se con differenti intensità ed efficacia, stanno comunque guardando al territorio come risorsa strategica, per ridurre la spesa complessiva e per massimizzare i risultati per il cittadino. Ma il modello che si sceglie non è indifferente e non può essere definitivo.
Da un lato il territorio è ancora poco studiato e spesso è “fuori dominio” sul piano del controllo dei costi e dei risultati. Pochi sanno realmente cosa costa un servizio di cure domiciliari; raramente si hanno sotto controllo i volumi di spesa della residenzialità; pochissimi hanno a regime un sistema di monitoraggio della appropriatezza degli interventi; ancora meno sono coloro che possono seguire la storia dei propri assistiti nei percorsi di cura complessivi monitorandone risultati e costi. L’aspetto più drammatico riguarda il fatto che alcune regioni, convinte di avere in mano un modello vincente, non hanno tenuto conto di come è cambiato il panorama dei “clienti” della sanità e quindi non si sono rinnovate e sono, anzi, rimaste indietro. Cercando soluzioni più economiche, le Regioni sembrano normare ancora per servizi e non per processi, continuano a “disintegrare” il sistema anziché integrarlo, continuano a programmare per settori anziché assumendo una visione globale.
Dall’altro lato vi è comunque la percezione che i servizi territoriali (escludendo l’ospedale) siano l’unico vero modo per avvicinarsi al cittadino, con risposte sempre più appropriate e (a volte) molto meno costose della risposta solo sanitaria-ospedaliera. Per fare questo occorre però cambiare paradigma, immaginare una nuova gestione dei fondi dell’assistenza, riorganizzare la filiera non secondo stereotipi, con una nuova capacità di programmare e governare il territorio.
Ma quanto si è fatto per lo sviluppo del territorio, quali sono state nelle diverse regioni le “idee” che hanno consentito veramente un cambio di rotta a favore del cittadino?
È possibile strutturare percorsi di continuità di cura e seguire i percorsi del cittadino nel tempo?
Possiamo ricostruire la sua storia clinica e magari anche i successi assistenziali conseguiti ed i costi sostenuti?
Vi sono degli indicatori assunti dalle regioni come misuratori dei risultati sui cittadini?
Nel seminario sono intervenuti diversi relatori che hanno cercato di rappresentare le caratteristiche del modello della loro regione e come nel territorio che loro conoscono, si sia giunti a delle prime soluzioni e a dei risultati concreti.
Chairman del convegno è stato Alessandro Battistella (Responsabile dell’Istituto per la Ricerca Sociale di Milano)
Si sono susseguite poi le relazioni di
Giovanni Gelmini (Geriatra Direttore Medico di servizi Terza Età e coordinatore scientifico del sistema residenziale “Villa Matilde” – KSG caregiver di Parma) con un intervento dal titolo “Lo stato dell’arte di un modello di riferimento (Regione Emilia Romagna)”
Marina Generali (Direttore Amministrativo ASL di Cremona) “La modernizzazione e il modello privatistico di assistenza della Regione Lombardia”
Giovanni Maria Soro (Direttore Amministrativo ASL di Cagliari) “Dall’esperienza di successo della ASL di Cagliari verso il modello regionale: risultati e percorso”
Angelo Tanzarella (Direttore Sociale ULSS di Belluno) “La ricerca dell’integrazione attraverso i sistemi informativi: un’applicazione del Modello Veneto”
Fabio Vidotto (Formatore e consulente di management sociosanitario, Studio Vega S.a.s.) “L’organizzazione per processi: quale futuro per il territorio?”
Il convegno si protratto fino alle ore 13,30, le relazioni presentate sono state di alto profilo tecnico ed espresse in modo piacevole mantenendo elevato e costante l’interesse del pubblico.
Pubblicato da Renato Dapero a domenica, giugno 14, 2009 Nessun commento: Link a questo post
di Fabio Vidotto*
Dico che non è così il mondo che vorrei!
Non si può sollevare le montagne.
Non puoi andare dove vorresti andare…
Qui si può solo piangere!
E alla fine non si piange neanche più!…
non è così il mondo che vorrei!
(Vasco Rossi, Il mondo che vorrei)
In un mondo che sembra andare a rotoli, dove i soldi sono finiti e dove i valori sembrano più in crisi della finanza, forse abbiamo una grande occasione di riscatto e di innovazione. Nel “mondo” dei servizi sociali, socio assistenziali, sociosanitari e sanitari abbiamo sicuramente la possibilità di fare qualcosa di nuovo ed efficace attivando un modello di governance che consenta di utilizzare al meglio le risorse disponibili, rimettendo al centro l’uomo. L’uomo con le sue fragilità e bisogni. Quello che tutti i giorni girovaga con la famiglia nella rete (dei servizi) alla ricerca di una risposta. Risposta che talvolta, se c’è, rischia di essere non “appropriata”, e, in quanto tale, costosa più di quanto dovrebbe e spesso non rispondente ai bisogni della persona.
(Clic qui per leggere l'intero articolo)
Pubblicato da Renato Dapero a domenica, maggio 24, 2009 Nessun commento: Link a questo post
I Piani Assistenziali Individuali (PAI) fanno ormai parte delle prassi organizzative e documentali delle strutture residenziali per anziani. Le carte dei servizi descrivono come il PAI costituisca uno strumento per la personalizzazione degli interventi, il personale ne conosce perfettamente il significato, ogni persona presa in carico ha il suo piano individualizzato. Un risultato indubbiamente apprezzabile, se confrontato con la situazione di qualche anno fa.Un impulso significativo in questa direzione è stato sicuramente dato dalle normative regionali sull’accreditamento istituzionale, che prevedono, fra i requisiti, la presenza per ogni persona utente di un Piano di Assistenza Individuale corrispondente ai bisogni specifici e, come criterio principale di verifica, la presenza di un documento cartaceo.
Pubblicato da Renato Dapero a mercoledì, marzo 25, 2009 Nessun commento: Link a questo post
“La regola etica”.
Il Codice deontologico dei medici, all’articolo 3, recita:
Il Consiglio Nazionale della FNOMCEO (Federazione Ordine Medici Chirurghi e Odontoiatri) ha approvato un documento nel quale vengono ribadite perplessità sul Ddl sicurezza in particolare l’emendamento riguardante la denuncia degli immigrati irregolari che hanno avuto assistenza sanitaria. La procedura di segnalazione “ si pone in netto contrasto con i principi della deontologia medica espressi in particolare dal giuramento professionale e dall’art. 3 del Codice deontologico”. In base a queste norme che sono a contenuto etico ma anche cogenti e sanzionate per gli iscritti all’ordine, è imposto ai medici di curare ogni individuo senza discriminazioni di sorta compresa l’etnia ed è imposto altresì il rispetto del segreto professionale. L’Ordine non si ferma ad una semplice dichiarazione e propone sanzioni per i medici che segnalano gli immigrati irregolari per aver violato il Codice deontologico.
Nella sostanza del provvedimento si ravvisa un grave pericolo per la salute, oltre alla potenziale violazione di diritti umani, da tempo, posti alla base della deontologia professionale. La possibilità di denuncia, che per la maggior parte dei commentatori non è una possibilità ma un obbligo, non può che creare percorsi clandestini di cura sottraendo alla sanità pubblica, e quindi alla conoscenza degli organi preposti alla salvaguardia della salute pubblica, le informazioni riguardo possibili patologie diffusive che rappresentano una seria minaccia per l’intera società.
In conclusione la Federazione degli Ordini dei medici ha lanciato un appello ai deputati affinché non approvino il testo varato dal Senato in quanto contrastante con i principi fondanti del rapporto persona malata e medico, ripristinando quanto previsto dalla normativa precedente.
Quel che si è osservato è che già il solo annuncio della possibile legge ha allontanato gli immigrati dal pronto soccorso in diverse realtà in tutta Italia. È evidente che si è già aperto un possibile pericolo per la salute di tutti per mancata cura e prevenzione di malattie trasmissibili.
“Io curo, non denuncio!”
Chiudiamo con la dichiarazione sintetica di un dottore che non vuole trasformarsi in un delatore al servizio di posizione ideologiche intransigenti.
Pubblicato da Renato Dapero a martedì, marzo 24, 2009 Nessun commento: Link a questo post
Fa piacere constatare che il Dossier sulla social card del Presidente ANOSS Franco Pesaresi viene citato e utilizzato come fonte.
A fianco si riporta la pagina della rivista "Vita" che nel descrivere gli aspetti salienti del provvedimento si riferisce asplicitamente al "dossier" e, nei contenuti dell'articolo, ne utilizza in gran parte le osservazioni.
Anche il Sole 24 ore in un articolo di Cristiano Gori riporta qualche osservazione del dossier che viene anche in qualla sede citato.
Per leggere l'articolo del "Sole"clicca qui
Pubblicato da Renato Dapero a lunedì, marzo 23, 2009 Nessun commento: Link a questo post
Ritrovare fiducia nel lavoro e nei valori della vita è l’imperativo che si appresta a diventare la più efficace leva di cambiamento. Per affrontare le difficoltà del lavoro di cura, che la crisi sta rendendo ancora più aspre connotandole con la paura di una diminuzione delle garanzie di qualità, occorre una rinnovata presa di coscienza della rilevante responsabilità che gli operatori devono assumere. Sembra indispensabile instaurare una maggior trasparenza verso gli stakeholder, verso quei soggetti, cioè, che hanno un interesse nei confronti dell’organizzazione che offre i servizi e che col loro comportamento possono influenzarne l’attività. Creare un codice di comportamento serve soprattutto per valorizzare la professione rendendone a tutti note le caratteristiche e le responsabilità. Ciò comporta sacrificio ma
Pert leggere l'intero articolo clicca qui
Pubblicato da Renato Dapero a giovedì, marzo 12, 2009 Nessun commento: Link a questo post
Pubblichiamo un corso proposto da Manos sin Fronteras
Progetto per gli Operatori Socio Sanitari
1) Aumentare la resistenza allo stress fisico e psicologico;
2) Rafforzare il corpo e la mente;
3) Migliorare la comunicazione, sia con gli utenti che con i colleghi;
4) Contrastare ansia,frustrazione, depressione e senso di inadeguatezza rispetto al proprio ruolo;
5) Migliorare l’apatia e la labilità emotiva ;
6) Migliorare la qualità del sonno;
7) Contrastare i disturbi psicosomatici legati allo stress (ulcere, cefalee, disturbi cardiovascolari);
8) Migliorare la capacità di restare calmi in qualsiasi situazione;
9) Rinforzare il sistema immunitario;
10) Apprendimento di un trattamento di emergenza da applicare in attesa dell’intervento del personale medico e sanitario;
11) Come aiutare più persone contemporaneamente
1) La stimolazione Neurale e il suo funzionamento:una tecnica di autotrattamento che rientra nelle discipline bionaturali, semplice,rapida e potente, complementare alla medicina tradizionale, che ripristina l’equilibrio energetico dell’organismo.
2) Il sistema energetico del corpo, l’energia vitale.
3) Spiegazione dei centri vitali collegati con tutti gli organi e sistemi del corpo umano.
4) Come lavora la Stimolazione Neurale nei centri e come il trattamento aumenta la nostra energia vitale, la resistenza e come l’applicazione costante elimina blocchi che hanno creato situazioni di malessere.
5) Spiegazione degli autotrattamenti e trattamenti: come possiamo rapidamente (5 minuti) aiutarci ed aiutare gli altri.
6) Spiegazione di un breve esercizio di rilassamento per controllare la nostra mente /pensieri, per migliorare la qualità della concentrazione e del sonno.
7) Casi/esempi di problemi:di stress, ansia,depressione, apatia, etc. Cosa fare mentre attendiamo l’intervento medico/sanitario (Trattamento di emergenza) e come aiutare più persone contemporaneamente.
8) I centri vitali vengono messi nelle migliori condizioni per poter dare e ricevere i trattamenti con il massimo beneficio.
9) Trattamenti speciali: riequilibrio del sistema nervoso (stress, depressione, ansia); trattamento per mantenere ottimali i valori del sangue. Trattamento in catena (ossia come aiutare contemporaneamente più persone).
La stimolazione Neurale si pone come complementare alla medicina tradizionale e mai intende sostituirsi ad essa.
Durata del corso: 8 ore da suddividere in due giornate.
Per maggiori informazioni andare sul sito ________________________________________________________________________________
Manos Sin Fronteras Italia (Onlus) – 40026 Imola - Via Luzzi 47
Cell.349 2509134 Web-site http://www.manossinfronteras.org/
manos.sf@lamiaposta.com
Pubblicato da Renato Dapero a domenica, marzo 01, 2009 Nessun commento: Link a questo post
Pubblicato da Renato Dapero a venerdì, febbraio 27, 2009 Nessun commento: Link a questo post
“Un elefante in un negozio di cristalli”, …credo che mai definizione più adatta fu data alla RAA: in qualunque direzione si muova “rompe”.“Rompere” è dunque, il compito della RAA, (non mi avevano detto questo al corso) la definizione era ben più complessa e piena di bei paroloni che spesso volevano dire tutto e niente, ma era così che doveva essere.La RAA “rompe le scatole “ al coordinatore perché le risorse non sono mai abbastanza; “rompe le scatole” alle assistenti perché il concetto di corretta assistenza è ben chiaro nella sua mente e deve passarlo anche a loro; “rompe le scatole al sanitario e all’assistenziale” perché si lavori in integrazione anche a costo di scannarsi purché , alla fine, si arrivi alla soluzione del problema; “rompe le scatole” anche al servizio guardaroba/lavanderia, perché in un momento di insonnia (sì, perché le RAA soffrono di insonnia) le è balenata l’idea di ...
Pubblicato da Renato Dapero a giovedì, febbraio 26, 2009 Nessun commento: Link a questo post
I Piani Assistenziali Individuali (PAI) fanno ormai parte delle prassi organizzative e documentali delle strutture residenziali per anziani. Le carte dei servizi descrivono come il PAI costituisca uno strumento per la personalizzazione degli interventi, il personale ne conosce perfettamente il significato, ogni persona presa in carico ha il suo piano individualizzato. Un risultato indubbiamente apprezzabile, se confrontato con la situazione di qualche anno fa.Un impulso significativo in questa direzione è stato sicuramente dato dalle normative regionali sull’accreditamento istituzionale, che prevedono, fra i requisiti, la presenza per ogni persona utente di un Piano di Assistenza Individuale corrispondente ai bisogni specifici e, come criterio principale di verifica, la presenza di un documento cartaceo.Tuttavia, se la “tangibilità” del PAI è un requisito necessario per appurarne l’esistenza, non è purtroppo sufficiente per dimostrare l’esistenza di un buon processo di definizione e la sua applicazione operativa.Il PAI dovrebbe infatti rappresentare il risultato di un delicato e complesso lavoro interprofessionale ed il punto di riferimento quotidiano per l’assistenza e la cura della persona da parte di tutti gli attori coinvolti. In altre parole, è un concentrato di molteplici elementi: lavoro di squadra, valutazione multidimensionale, lavoro per obiettivi, comunicazione, formazione continua, procedure e protocolli condivisi e strutturati.Purtroppo, ancora troppo spesso, nelle strutture, i PAI sono identificati esclusivamente con il documento che riporta tale dicitura. Ci si illude che aver riportato “nero su bianco” (quando va bene) i bisogni della persona, gli obiettivi fissati e gli interventi previsti, sia sufficiente perché il tutto si traduca magicamente nell’applicazione operativa.
Pubblicato da Renato Dapero a giovedì, gennaio 29, 2009 Nessun commento: Link a questo post
Pubblicato da Renato Dapero a lunedì, gennaio 26, 2009 Nessun commento: Link a questo post
Pubblicato da Renato Dapero a venerdì, gennaio 23, 2009 Nessun commento: Link a questo post