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Timestamp: 2018-02-18 04:43:35+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 62', 'art. 8', 'art. 10', 'art. 8', 'art. 62', 'art. 97', 'art. 62', 'art. 24', 'art. 3', 'art. 24', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 97', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 10', 'art. 62', 'art. 97', 'art. 97']

L’assenza del CVS fa perdere l’agevolazione, non si tratta solo di un elemento meramente formale
E’ manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 62, comma 1, lettera a), L. 27 dicembre 2002, n. 289, sollevata in riferimento agli artt. 3 e 97 della Costituzione. Le finalità di tempestività ed economicità dei controlli fiscali, nonché l’esigenza di prevenire efficacemente comportamenti elusivi, realizzando meccanismi di verifica e pianificazione della spesa pubblica, giustificano la comminatoria della decadenza per l’ipotesi del mancato rispetto del termine fissato per la comunicazione dei dati al pari dell’accertamento sulla insussistenza dei presupposti applicativi.
E’ questa la massima dell’Ordinanza n. 185 del 26 giugno 2009 (ud. del 22 giugno 2009) della Corte Costituzionale, confermativa di un indirizzo ormai consolidato.
Con l’art. 8 della L. 23.12.2000 n. 388 è stato concesso, ai soggetti titolari di reddito di impresa operanti nel meridione d’Italia e nelle aree depresse del Centro-Nord, un credito di imposta in relazione alla effettuazione di investimenti consistenti in acquisizioni di beni strumentali nuovi. In base alla norma sopra richiamata la fruizione del beneficio era automatica, nel senso che il contribuente stesso era chiamato a calcolare l’ammontare del credito d’imposta spettante sugli investimenti realizzati.
In particolare, è stato previsto l’obbligo di portare preventivamente a conoscenza dell’A.F. gli investimenti che gli stessi intendono effettuare ed attendere l’ammissione al beneficio (con l’art. 10 del D.L. 8.7.2002 n. 138 la disciplina è stata profondamente revisionata pure in ordine all’ambito soggettivo dell’agevolazione e ai limiti di intensità di aiuto).
CVS (per i soggetti che avevano conseguito il diritto al contributo anteriormente alla data dell’08 luglio 2003);
CTS (per i soggetti che hanno conseguito l’assenso relativamente alle istanze presentate ai sensi dell’art. 8 della legge n. 388/2000).
Con ordinanza n. 180 del 23.05.2007 la Corte Costituzionale aveva già risolto favorevolmente per l’A.F. la questione relativa alla legittimità costituzionale delle disposizioni contenute nell’art. 62 della L. n. 289/2002.
Richiamando la precedente ordinanza n. 124 del 20 marzo 2006, il giudice di legittimità ha ritenuto «manifestamente infondate» le questioni sottoposte al suo vaglio. In ordine all’art. 97 della Costituzione, la Corte rileva l’erroneo presupposto interpretativo della presunta natura retroattiva dell’art. 62 della legge n. 289/2002, sollevato dal giudice di Benevento. Infatti, la norma censurata «[…] non dispone per il passato, ma fissa per il futuro un obbligo di comunicazione di dati a pena di decadenza dal contributo, a nulla rilevando che tale decadenza abbia ad oggetto un contributo già conseguito (1)».
Per quanto riguarda la presunta violazione del diritto di difesa – art. 24 Cost. – la Corte non non ne ravvisa l’incostituzionalità, in quanto l’art. 3 della L. n. 212/2000 «[…] non costituisce parametro idoneo a fondare il giudizio di legittimità costituzionale (ordinanza n. 216 del 2004) » e il termine per l’invio del modello CVS non ha «natura processuale», e quindi estraneo all’ambito di tutela riservata dall’art. 24 della Cost. (ex plurimis, ordinanze n. 940 e 21 del 19888; n. 324/1987).
Successivamente, con ordinanza n. 8311/2009 (udienza dell’11 marzo 2009) la Corte di Cassazione, nel riprendere i passaggi più significativi dell’ordinanza della Corte Costituzionale n. 124 del 2006, rispondendo al quesito posto dalle Entrate, ha ritenuto che non incorre in violazione di legge il giudice tributario che assuma che in materia di utilizzazione del credito d’imposta ex art. 8 della legge n. 388/2000, la mancata presentazione del modello CVS comporti la decadenza dal beneficio già goduto.
Come abbiamo anticipato, con ordinanza n. 185 del 26 giugno 2009 (ud. del 22 giugno 2009), la Corte Costituzionale è ritornata sulla questione.
Nei giudizi a quibus i contribuenti hanno impugnato i provvedimenti di avviso di recupero di crediti d’imposta emessi dall’Agenzia delle entrate a séguito della «decadenza dal diritto all’utilizzo del credito d’imposta ai sensi dell’art. 8 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, […] a causa del mancato invio della documentazione telematica» imposto dalla norma denunciata.
A detta del giudice a quo, sussistono pertanto profili di illegittimità costituzionale della norma in questione diversi da quelli che sono stati già oggetto di precedenti giudizi della Corte.
In particolare, il rimettente sostiene che la disposizione denunciata víola l’art. 3 della Costituzione, perché «assoggetta alla stessa sanzione situazioni nelle quali il contribuente ha posto in essere un adempimento dalla valenza esclusivamente formale ed altre nelle quali il contribuente ha indebitamente usufruito dell’agevolazione in parola», e l’art. 97 Cost., perché «deroga alla disciplina generale dettata dagli artt. 2, 5 e 6 della legge 27 luglio 2000, n. 212, statuto del contribuente.
La Corte, premette che, con l’ordinanza n. 124 del 2006, ha già proceduto alla ricostruzione del quadro normativo di riferimento e all’individuazione, in tale àmbito, della ratio della norma denunciata.
Secondo tale ricostruzione, l’art. 8 della legge n. 388 del 2000 – a seguito delle modifiche legislative apportate, ha stabilito che il contributo è conseguito, nei limiti dei fondi stanziati, solo previo assenso dell’Agenzia delle entrate sull’istanza appositamente presentata dagli interessati e «contenente gli elementi identificativi dell’impresa, l’ammontare complessivo dei nuovi investimenti e la ripartizione regionale degli stessi, nonché l’impegno, a pena di disconoscimento del beneficio, ad avviare la realizzazione degli investimenti successivamente alla data di presentazione della medesima istanza» (comma 1-bis dell’art. 8 della legge n. 388 del 2000, introdotto dall’art. 10 del decreto-legge n. 138 del 2002);
Pertanto, nel quadro di questo nuovo sistema basato sulla fruizione del contributo previo assenso, la norma censurata ha previsto una nuova procedura di acquisizione dei dati sugli investimenti realizzati, ponendo il relativo obbligo informativo a carico sia delle imprese che hanno già conseguito in via automatica il diritto al contributo, sia di quelle che lo hanno conseguito previo assenso dell’Agenzia delle entrate.
Tale anticipata acquisizione di dati consente di perseguire sia la finalità di rendere piú tempestive e meno onerose per l’amministrazione finanziaria le verifiche sulla spettanza del contributo, sia le finalità, di pari interesse pubblico, indicate nell’alinea del comma 1 del citato art. 62 della legge n. 289 del 2002, della «prevenzione di comportamenti elusivi» e della realizzazione di «adeguati monitoraggi e pianificazioni dei flussi di spesa, occorrenti per assicurare pieni utilizzi dei contributi».
Nella fase di passaggio dal regime fondato sulla fruizione automatica del contributo a quello fondato sulla sua fruizione previo assenso, la sollecita acquisizione di dati esaurienti assume una speciale importanza in relazione alle imprese che hanno già conseguito in via automatica il contributo; infatti, queste ultime imprese, in base alla disciplina prima vigente, avevano fornito all’amministrazione finanziaria, con la dichiarazione dei redditi, soltanto quei pochi dati richiesti all’epoca per far valere il credito di imposta; con la conseguenza che esse potevano essere assoggettate solo agli eventuali controlli della dichiarazione previsti dalla legge in via ordinaria.
In considerazione delle sopra evidenziate esigenze di tempestiva integrazione dei dati a disposizione dell’amministrazione finanziaria, per la Corte Costituzionale risulta non irragionevole che la «decadenza dal contributo» automaticamente conseguito sia prevista tanto per l’ipotesi del mancato rispetto del termine fissato per la comunicazione dei dati stessi, quanto per quella della riscontrata insussistenza dei requisiti per fruire dell’agevolazione.
Infatti, osserva la Corte, “la comminatoria di tale sanzione è diretta a garantire il rilevante interesse pubblico all’immediata disponibilità dei dati non ricavabili dalla dichiarazione dei redditi all’epoca presentata, ma necessari allo svolgimento sia di uniformi ed organiche politiche di incentivazione, sia di piú agevoli e solleciti controlli sulla spettanza del contributo (ordinanza n. 124 del 2006)”.
Dunque, la denunciata disparità di trattamento non sussiste, perché la previsione della decadenza dal contributo appare adeguata e coerente con la ratio della norma censurata e non eccede i limiti dell’ampia discrezionalità riservata al legislatore in materia di agevolazioni; limiti che, come la Corte ha piú volte affermato, vanno individuati esclusivamente nella «palese arbitrarietà od irrazionalità» (ex plurimis, sentenze n. 346 del 2003 e n. 431 del 1997 e ordinanze n. 46 del 2009, n. 124 del 2006 e n. 275 del 2005).
Inoltre, anche la censura per cui la norma denunciata, derogando «alla disciplina generale dettata dagli artt. 2, 5 e 6 della legge 27 luglio 2000, n. 212», violerebbe l’art. 97 Cost., è manifestamente infondata, perché – contrariamente a quanto assume il rimettente – da un lato, la norma censurata non attiene all’organizzazione dei pubblici uffici cui si riferisce il citato art. 97 Cost., “dall’altro le disposizioni della legge n. 212 del 2000 non costituiscono parametro idoneo a fondare il giudizio di legittimità costituzionale (ex multis, ordinanze n. 180 del 2007 e n. 216 del 2004)”.
L’ennesima Ordinanza della Corte Costituzionale – che continua a ritenere efficace la norma che prevede la decadenza in cui incorre il contribuente che non invia il CVS – fa venir meno ogni speranza agli operatori che ritenevano l’invio del CVS un elemento meramente formale.
(1) Cfr. Ordinanza della Corte Costituzionale n. 124 del 2006