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Timestamp: 2020-07-06 21:46:16+00:00
Document Index: 78601234

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Sentenza Cassazione Civile n. 25284 del 09/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25284 del 09/10/2019
Cassazione civile sez. trib., 09/10/2019, (ud. 17/04/2019, dep. 09/10/2019), n.25284
Dott. TRISCARI Giancarlo – rel. Consigliere –
sul ricorso iscritto al n. 11940 del ruolo generale dell’anno 2017
New Fashion s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore,
rappresentata e difesa dagli Avv.ti Pasquale Gallo e Fabrizio Gallo
per procura speciale in calce al ricorso, elettivamente in Roma, via
dei Corridori, n. 48, presso lo studio dei medesimi difensori;
Agenzia delle dogane, in persona del direttore generale pro tempore,
i cui Uffici in Roma, via dei Portoghesi n. 12;
Regionale dell’Abruzzo, n. 1034/03/2016, depositata in data 2
novembre 2016;
udita la relazione svolta in camera di consiglio del 17 aprile 2019
dal Consigliere Triscari Giancarlo.
New Fashion s.r.l. ricorre con due motivi per la cassazione della sentenza della Commissione Tributaria Regionale dell’Abruzzo, in epigrafe, con la quale è stato dichiarato inammissibile e infondato nel merito l’appello da essa proposto avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale dell’Aquila;
il giudice del gravame ha esposto, in punto di fatto, che: l’Agenzia delle dogane aveva notificato a New Fashion s.r.l. sei avvisi di rettifica dell’accertamento e correlati atti di irrogazione delle sanzioni, con i quali aveva proceduto alla revisione della dichiarazione di importazione delle merci provenienti dalla Cina, avendo accertato una differenza tra il valore dichiarato in dogana e quello risultante dalla media dei valori nazionali dichiarati all’importazione per merce della stessa classificazione tariffaria e della medesima provenienza; avverso i suddetti atti la contribuente aveva proposto ricorso che era stato rigettato dalla Commissione tributaria provinciale dell’Aquila; avverso la suddetta pronuncia aveva proposto appello la contribuente, nel contraddittorio con l’Agenzia delle dogane;
la Commissione tributaria regionale dell’Abruzzo ha, in primo luogo, dichiarato inammissibile l’appello, in particolare ha precisato che: l’appellante aveva notificato l’atto di appello a mezzo servizio postale, ma mediante plico raccomandato in busta chiusa, anzichè senza busta, sicchè, ai fini della valutazione della tempestività dell’impugnazione, doveva farsi riferimento non alla data di spedizione, ma a quella di ricezione; poichè dall’avviso di ricevimento risultava che il ricorso in appello era stato ricevuto dall’Agenzia delle dogane il 20 gennaio 2016, lo stesso risultava notificato oltre il termine di cui all’art. 327 c.p.c.;
avverso la suddetta pronuncia ha proposto ricorso New Fashion s.r.l. affidato a due motivi di censura;
si è costituita l’Agenzia delle dogane depositando controricorso.
con il primo motivo di ricorso si censura la sentenza per violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 20, comma 2, per avere ritenuto che, avendo la parte notificato il ricorso in appello mediante servizio postale con plico in busta chiusa, ai fini della verifica della tempestività dell’impugnazione doveva farsi riferimento alla data di ricezione dell’atto, piuttosto che a quella di spedizione;
il motivo è fondato;
questa Corte ha ripetutamente affermato che nel processo tributario “la regola secondo cui la notificazione a mezzo posta si perfeziona, per il notificante, alla data di spedizione dell’atto, anzichè a quella della sua ricezione da parte del destinatario, trova applicazione anche nell’ipotesi in cui la spedizione avvenga in busta anzichè in piego, come previsto dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 20, comma 2; poichè, infatti, la prescrizione relativa all’invio in piego è volta esclusivamente a conferire certezza in ordine all’individuazione dell’atto notificato, ove nessuna contestazione sia sollevata dal destinatario circa l’effettiva corrispondenza tra l’atto contenuto nella busta e l’originale depositato ai sensi dell’art. 22, non vi è ragione di discostarsi dalla predetta regola, che costituisce espressione di un principio generale applicabile anche al processo tributario” (Cass. n. 915 del 2006, n. 15309 del 2014; Cass. civ., 21 marzo 2018, n. 7011);
con il secondo motivo si censura la sentenza per violazione e falsa applicazione degli artt. 29 e 181 bis del Reg. Ce n. 2454/1993, non avendo tenuto conto del valore di transazione risultante dalle fatture di acquisto e dai pagamenti e avendo, invece, ritenuti sussistenti i fondanti dubbi sulla base di un quadro indiziario non sufficiente, procedendo, peraltro, ad una comparazione dei prezzi di merci similari con riferimento ad operatori economici appartenenti a Stati differenti, alla comparazione con merci non del tutto similari (in quanto la merce acquistata non era composta esclusivamente da lana, ma anche da altri materiali sintetici), sicchè erano state valutate merci diverse con riferimento a diversi paesi;
il motivo è inammissibile per carenza di interesse;
questa Corte (da ultimo, Cass. civ., 22 marzo 2019, n. 8264, sulla scia tracciata da Cass., Sez. U, Sentenza n. 3840 del 20/02/2007) ha precisato che “Qualora il giudice, dopo una statuizione di inammissibilità (o declinatoria di giurisdizione o di competenza), con la quale si è spogliato della “potestas iudicandi” in relazione al merito della controversia, abbia impropriamente inserito nella sentenza argomentazioni sul merito, la parte soccombente non ha l’onere nè l’interesse ad impugnare; conseguentemente è ammissibile l’impugnazione che si rivolga alla sola statuizione pregiudiziale ed è viceversa inammissibile, per difetto di interesse, l’impugnazione nella parte in cui pretenda un sindacato anche in ordine alla motivazione sul merito, svolta “ad abundantiam” nella sentenza gravata”;
nella fattispecie, il giudice del gravame ha chiaramente pronunciato sulla inammissibilità dell’appello per tardività, avendo motivato sul punto e precisato, sempre in parte motiva, che il ricorso doveva essere considerato inammissibile, e, correlativamente, il dispositivo conteneva unicamente la statuizione di inammissibilità dell’appello; in tal modo, il giudice del gravame, avendo statuito in ordine alla inammissibilità dell’atto di appello si è sottratto al potere di giudicare oltre la pronuncia di inammissibilità, sicchè non correttamente lo stesso ha ritenuto di potere, comunque, pronunciare anche nel merito della controversia;
ne consegue l’accoglimento del primo motivo di ricorso, inammissibile il secondo, con conseguente cassazione della sentenza impugnata e rinvio alla Commissione tributaria regionale dell’Abruzzo, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese di lite del presente giudizio.
accoglie il primo motivo di ricorso, inammissibile il secondo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale dell’Abruzzo, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese di lite del presente giudizio.
Così deciso in Roma, il 17 aprile 2019.