Source: https://www.generazionevincente.it/?p=28656
Timestamp: 2019-07-23 18:33:11+00:00
Document Index: 4900337

Matched Legal Cases: ['art. 49', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 31', 'art. 1', 'art. 41']

Misure per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro [E.Massi] - Generazione Vincente SpA | Agenzia per il lavoro
Un approfondimento sugli istituti agevolativi finalizzati a favorire l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro. Le nuove misure che si aggiungono a quelle già esistenti e che invece di semplificare, a volte , appesantiscono il sistema.
04/07/2019 Eufranio Massi 241 2122
Quasi non bastassero gli istituti agevolativi finalizzati a favorire l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro, il Legislatore, attraverso l’art. 49-bis del D.L. 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni nella legge 28 giugno 2019, n. 58 (S.O. alla Gazzetta Ufficiale n. 151 del 29 giugno 2019), ne ha ipotizzato un altro. Si continua nella “moda” di aggiungere altre agevolazioni a quelle già esistenti, in un quadro sempre più disomogeneo e particolare che richiede adempimenti amministrativi e rispetto di norme interne e comunitarie sempre più cogenti e, al contempo, ci si dimentica di dare piena attuazione a quelli già esistenti. Mi riferisco, senza andare lontano:
Al D.M. “concertato” tra il Ministro del Lavoro e quello dell’Economia che, richiesto dall’art. 1, comma 3, del D.L. n. 87/2018, finalizzato alla fruizione degli incentivi per il 2019 e 2020 per chi assume giovani di età compresa tra i 30 ed i 35 anni al primo rapporto a tempo indeterminato, che doveva uscire entro l’11 settembre 2018 e che non è stato ancora emanato, bloccando “di fatto” i benefici;
Al “bonus eccellenze” in favore delle aziende che assumono giovani laureati, con il massimo dei voti, entro il 30 giugno 2019 e che non è stato “sbloccato” mancando la circolare operativa dell’INPS (le assunzioni debbono essere effettuate entro il prossimo 31 dicembre);
Ai provvedimenti attuativi per l’inserimento lavorativo, incentivato con benefici, dei soggetti titolari del reddito di cittadinanza (art. 8 del D.L. n. 4/2019) che ancora non sono operativi.
Ma cosa dice quest’ultimo provvedimento?
Il beneficio, riconosciuto a decorrere dall’esercizio finanziario 2021, ai titolari di reddito di impresa, non è cumulabile con altre agevolazioni previste per le medesime spese ed, inoltre (“conditio sine qua non”) viene riconosciuto soltanto se le erogazioni liberali siano state effettuate sul conto di tesoreria delle istituzioni scolastiche con sistemi di pagamento tracciabili (ad esempio, bonifici bancari o postali).
Il Legislatore si preoccupa, altresì, di individuare le tipologie di intervento ammesse che riguardano:
Laboratori ed ambienti di apprendimento innovativo per l’utilizzo di tecnologie;
La norma non è immediatamente operativa in quanto necessita di un Decreto “concertato” tra il Ministro dell’Istruzione e quello dell’Economia che dovrà essere varato entro il prossimo 28 settembre (ma, si sa, i termini per le strutture pubbliche non sono mai perentori, ma ordinatori). Tale provvedimento ha l’onere di definire:
Le modalità ed i tempi delle erogazioni liberali;
La misura dell’incentivo sulla base di criteri di proporzionalità;
Le modalità per il rispetto, anche in via prospettica, del limite di spesa (3 milioni di euro nel 2021 e 6 milioni all’anno a partire dal 2022). All’INPS spetterà il compito erogare le agevolazioni, di monitorare la spesa anche in relazione alle minori entrate contributive previste.
Sulle istituzioni scolastiche di secondo grado destinatarie delle erogazioni liberali gravano una serie di oneri legati alla trasparenza, nel rispetto delle norme sulla “privacy”: il comma 6, infatti, prevede la pubblicazione, sul sito istituzionale, all’interno di una specifica pagina, di tutte le risorse ricevute attraverso tale sistema, indicando le modalità di impiego, le attività realizzate e quelle in corso di realizzazione: il tutto senza maggiori oneri per le finanze pubbliche.
Fin qui la norma che, almeno sotto l’aspetto lavoristico, necessita di alcuni chiarimenti.
La disposizione parla di “parziale esonero della contribuzione” a carico del datore di lavoro “liberale” (che ha già erogato, nell’anno di riferimento, almeno 10.000 euro) per le assunzioni effettuate con contratto a tempo indeterminato in favore di giovani che escono dall’istituto scolastico destinatario del beneficio: tale incentivo è per dodici mesi, trascorsi i quali, par di capire, la contribuzione diviene piena.
Parziale esonero significa che lo stesso sarà in percentuale (lo stabilirà il D.M. “concertato”) e non potrà essere al 100%(tale percentuale corrisponde ad un importo di circa 8.000 euro su una retribuzione di circa 26.000 euro l’anno) : ovviamente, nel rispetto della normativa attualmente vigente, l’agevolazione sarà condizionata al rispetto della regolarità contributiva ed all’ottemperanza ad altre disposizioni in materia di sicurezza ed igiene sul lavoro ed al rispetto del trattamento economico e normativo, anche scaturente dal secondo livello (se esistente), dei contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale (art. 1, comma 1175, della legge n. 296/2006), all’ottemperanza della previsione contenuta nell’art. 31 del D.L.vo n. 150/2015 (tra gli oneri spicca il rispetto del diritto di precedenza), nonché alla normativa di origine comunitaria.
Qui, il Legislatore ha usato una terminologia già adoperata in altre circostanze che, in passato, hanno indotto l’INPS ad affermare che l’esonero contributivo, anche parziale, non si applica anche in altre ipotesi. Quindi, riallacciandomi a quanto l’Istituto ha affermato in altre circostanze rientrino tra gli oneri alcuni c.d. “contributi minori”:
Alla luce di queste prime sommarie indicazioni che scaturiscono direttamente dalla norma ed in attesa dei provvedimenti amministrativi postulati dallo stesso Legislatore, sorge una domanda: conviene al datore di lavoro (che al di là della “erogazione liberale” non sembra coinvolto nei programmi della scuola “beneficiaria”) attivare un contratto a tempo indeterminato con un beneficio, per soli dodici mesi, su una contribuzione parziale?
La domanda non è peregrina potendo il datore di lavoro assumere il giovane uscito dal sistema scolastico:
con l’apprendistato professionalizzante , anche “mixato” con “Garanzia Giovani” (se ci sarà anche in futuro) e con il beneficio ex art. 1, comma 106, della legge n. 205/2017, con un incentivo che si prolunga, sotto l’aspetto contributivo, fino a cinque anni o, addirittura, sette, nel settore artigiano e dove la contribuzione ordinaria, a carico del datore di lavoro “assumente” è, al massimo, il 10% che, diviene, 11,61% e dove sussiste la possibilità di erogare una retribuzione anche di uno o due livelli in meno secondo il dettato contrattuale e dove esistono vantaggi di natura normativa non rientrando gli apprendisti nella base di calcolo prevista per l’applicazione di particolari istituti previsti dalla legge o dalla contrattazione collettiva. Va ricordato che nell’apprendistato la contribuzione di riferimento è “propria”, nel senso che, come affermato dal Ministero del Lavoro già nel 2008, non si parla di agevolazione, atteso che si tratta di aliquote destinate a favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, attraverso un rapporto di lavoro a tempo indeterminato (art. 41 del D.L.vo n. 81/2015) a contenuto formativo;
con il contratto a tempo indeterminato, sfruttando, in ottemperanza a quanto affermato dall’INPS con la circolare n. 40/2018, le agevolazioni previste dai commi 100 e seguenti della legge n. 205/2017 (il 50% della contribuzione a carico del datore di lavoro con un tetto fissato a 3.000 euro l’anno per tre anni).