Source: https://www.laleggepertutti.it/97661_anzianita-di-servizio-degli-insegnanti
Timestamp: 2019-04-20 05:17:46+00:00
Document Index: 13605176

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 5', 'art. 62', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 8', 'art. 360', 'art. 20', 'art. 345', 'art. 8', 'art. 11', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ']

Anzianità di servizio degli insegnanti
Anche il pre-ruolo a orario ridotto deve essere considerato ai fini del calcolo: si considera tutto il tempo alle dipendenze della amministrazione.
L’anzianità di servizio dell’insegnante va calcolata considerando tutti i periodi in cui lo stesso abbia prestato servizio alle dipendenze della pubblica istruzione, in qualità di docente, e quindi va ricompreso anche il periodo lavorato con orario settimanale ridotto. Lo ha chiarito la Cassazione con una recente sentenza [1].
Vanno, quindi, calcolati tutti i periodi di docenza, compresi quelli pre-ruolo eventualmente effettuati ad orario ridotto.
Nel caso, poi, di passaggio da una amministrazione a un’altra, l’anzianità di servizio del dipendente proveniente si deve valutare, per gli anni di servizio relativi alla amministrazione di provenienza, secondo l’ordinamento di quest’ultima.
Secondo la Suprema Corte, le norme del sistema scolastico stabiliscono, in tema di acquisizione del diritto alla pensione e del diritto all’indennità di fine servizio, che gli anni di servizio ad orario ridotto vanno considerati utili per intero e, quindi, si computano ai fini dell’anzianità.
L’orario ridotto va quindi considerato:
– in via proporzionale ai fini della quantificazione della retribuzione ed, in generale, delle prerogative prettamente retributive
– per intero ai fini invece del calcolo dell’anzianità di servizio, della pensione e di tutte le prerogative connesse alla fine del rapporto di lavoro.
[1] Cass. sent. n. 18973/15 del 25.09.2015.
Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 3 luglio – 24 settembre 2015, n. 18973
Con sentenza del 20.10.2008, fa Corte d’Appello di Cagliari, in riforma parziale della sentenza del Tribunale di Cagliari del 30.11.06, ha riconosciuto ai dipendente il diritto al computo nell’anzianità di servizio, ai fini giuridici ed economici, di tutti i periodi in cui aveva prestato servizio alle dipendenze del Ministero della Pubblica Istruzione in qualità di docente, ed anche dei periodi pre-ruolo prestati alle dipendenze del Ministero della Pubblica Istruzione con orario inferiore alle 18 ore, tenendo però in considerazione l’esigenza di riproporzionamento derivante dalla ridotta entità della prestazione lavorativa; ha invece dichiarato infondata la pretesa del dipendente di riconoscimento del periodo del servizio militare di leva “in licenza illimitata senza assegni in attesa di congedo” poiché non era ravvisabile un effettivo svolgimento di attività militare tale da non consentire al soggetto di occuparsi delle proprie aspirazioni professionali o dei propri interessi. Avverso tale sentenza ricorre il lavoratore con due motivi, articolati in nove quesiti; resiste il datore di lavoro con controricorso.
Con il primo motivo di ricorso si deduce (ex art. 360 n. 3 e n. 5 c.p.c.) violazione e/o falsa applicazione del punto 5.6 del D.P.G.R. n. 193/1986 (che ha recepito l’accordo contrattuale del 5 dicembre 1986, per il triennio 1985-87, relativo al personale dell’amministrazione regionale della Sardegna e degli Enti pubblici strumentati della Regione: LR. 25.06.1984, n. 33 – LR. 15.01.1986, n. 6); Difetto di motivazione; Violazione dell’art. 5 della Legge istitutiva del part-time (L. n. 863/84) e successive modifiche e integrazioni; Violazione dell’art. 62, co. 3 del C.C.R.L. del personale dipendente dell’amministrazione regionale e degli enti strumentali della Regione Sardegna 15 maggio 2001; Violazione dell’art. 8 della L. 554/1988 e dell’art. 9 del D.lgs. 25 febbraio 2000, n. 61, per aver trascurato le differenze tra il servizio con orario inferiore alle 18 ore settimanali ed il part time, e comunque che l’art. 8, 2 co. L 554/1988 prevede espressamente il computo ai fini dei conseguimento dell’anzianità del servizio prestato con orario ridotto come servizio prestato utile.
Con il secondo motivo di ricorso si deduce (ex art. 360 n. 5 c.p.c.) violazione e falsa applicazione dell’art. 20 della L. 24.12.1986 n. 958; violazione del divieto di jus novorum in appello (art. 345 c.p.c); difetto di motivazione, per aver ritenuto indispensabile il requisito di effettività del servizio militare reso e per aver trascurato che la licenza era comunque dipesa da uno stato di malattia del lavoratore e non era dunque a questo imputabile.
Presupposto (del tutto pacifico tra le parti) del rivendicato riconoscimento è che l’anzianità di servizio del dipendente proveniente da altra amministrazione si debba valutare, per gli anni di servizio relativa ad essa, secondo l’ordinamento di provenienza. Tale presupposto è corretto in sé, ed anche alfa luce del silenzio della normativa regionale sul punto, sicché deve escludersi che il riconoscimento riguardi il solo servizio prestato con valenza pari a quello svolto presso l’amministrazione regionale, dovendo farsi riferimento come detto all’ordinamento che disciplina l’attività presso l’amministrazione di provenienza.
Ora, applicando le norme del sistema scolastico, va rilevato -con specifico riferimento all’anzianità di servizio- che trova applicazione l’art. 8 l. 554/1988, secondo il quale, “ai fini dell’acquisizione del diritto alla pensione e del diritto all’indennità di fine servizio, gli anni di servizio ad orario ridotto sono da considerarsi utili per intero. Per il calcolo del trattamento di pensione e di fine rapporto, tutti gli anni ad orario ridotto vanno ricondotti ad anni interi, moltiplicando gli stessi per il coefficiente risultante dai rapporto tra orario settimanale di servizio ridotto ed orario di servizio a tempo pieno”.
Dunque, nel caso in cui la prestazione lavorativa sia inferiore all’orario pieno di lavoro, ed a prescindere dai fatto che si tratti di part-time ovvero di semplice servizio con orario ridotto, mentre risultano applicabili in via proporzionale alla prestazione lavorativa gli istituti inerenti al trattamento economico, gli ulteriori diritti e prerogative competono per intero,
Tale conclusione è confermata anche dagli artt. 485 e 489 del d.lgs. 297/94 e dall’art. 11 co. 14 della legge n. 124/1999, che, con riferimento alla ricongiunzione dei servizi nell’ordinamento scolastico nel caso di supplenze temporanee per la copertura di ore di insegnamento, concorrano esse o meno a costituire cattedre-orario, prevede che il riconoscimento per intero riguardi i giorni o i periodi continuativi in cui c’è stata la prestazione lavorativa e non le singole ore di prestazione.
La previsione normativa ben si spiega, peraltro, considerando che il lavoratore è stato a disposizione dell’amministrazione scolastica per tutte le attività collaterali all’insegnamento (al pari dei colleghi con orario pieno di servizio) ed ha prestato servizio con vincolo di esclusività. Al computo del servizio prestato per intero ai fini di anzianità, nessuna indicazione in senso contrario può trarsi del resto dalla normativa regionale (punto 5.6 del d.p.g.r. n. 193/86) che riconosce il servizio prestato presso altra amministrazione senza distinguere fra prestazioni lavorative pregresse rese con orario pieno o ridotto.
Il primo motivo va dunque accolto e la sentenza impugnata deve essere cassata.
Non essendo necessari altri accertamenti, la causa può essere decisa nel merito. Deve dunque essere dichiarato il diritto del ricorrente al computo nell’anzianità di servizio, ai fini giuridici ed economici, di tutti i periodi in cui lo stesso aveva prestato servizio alle dipendenze della pubblica istruzione in qualità di docente della scuola secondaria superiore in settima qualifica funzionale, ivi compreso quello prestato con orario settimanale inferiore alle 18 ore settimanali.
L’art. 3 del d.l.C.p.S. n. 303/46 prevede che al termine del servizio militare di leva per congedamento o per invio in licenza illimitata in attesa di congedo, il lavoratore, entro trenta giorni dal congelamento dell’invio in licenza, deve porsi a disposizione del datore di lavoro per riprendere servizio, in mancanza il rapporto di lavoro è risolto.
La definizione normativa rende dunque evidente che a seguito della licenza lo svolgimento del servizio militare viene di fatto a cessare, sicché eventuali situazioni di fatto che impediscono la prestazione lavorativa (quale la malattia del lavoratore) devono esser fatti valere nei confronti del datore dì lavoro, a disposizione del quale il lavoratore deve mettere prontamente a disposizione per la ripresa del servizio.
Nella specie, è pacifico che il lavoratore in licenza illimitata non abbia comunicato nulla al datore per la ripresa formale del rapporto (nemmeno facendo presente il proprio stato di malattia, che avrebbe comunque dato luogo a copertura previdenziale e computo del relativo periodo come lavoro). Il ricorso sul punto va pertanto rigettato.
Le spese del giudizio devono essere compensate per la novità della questione anche in sede di merito, e per la parziale infondatezza del ricorso.
Accoglie il primo motivo, rigetta il secondo; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nei merito, dichiara il diritto del ricorrente al computo nell’anzianità di servizio, ai fini giuridici ed economici, di tutti i periodi in cui lo stesso aveva prestato servizio alle dipendenze della pubblica istruzione in qualità di docente della scuola secondaria superiore in settima qualifica funzionale, ivi compreso quello prestato con orario settimanale inferiore alle 18 ore settimanali. Compensa le spese di lite.