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Timestamp: 2018-09-21 21:47:40+00:00
Document Index: 21562223

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 4', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 23', 'art. 17', 'art. 6', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 2112', 'art. 4', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 23', 'art. 77', 'art. 17', 'art. 133', 'art. 77', 'art. 17', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ']

piacerepiapiapia: riordino delle province: farsa infinita
Dalla Gazzetta degli Enti Locali - di Carlo Rapicavoli
Il riordino delle province: i contenuti del d.l. 188/2012, le criticità e i profili di illegittimità costituzionale
È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 6 novembre 2012 il d.l. 5.11.2012, n. 188 “Disposizioni urgenti in materia di province e città metropolitane”.
1.il numero delle province delle regioni a statuto ordinario si ridurrà da n. 86 a n. 51 (ivi comprese le città metropolitane)
2.dal 1° gennaio prossimo le giunte delle province italiane saranno soppresse e il presidente potrà delegare l’esercizio di funzioni a non più di 3 consiglieri provinciali;
3.vige il divieto di cumulo di emolumenti per le cariche presso gli organi comunali e provinciali;
4.sono aboliti degli assessorati;
5.gli organi politici devono avere sede esclusivamente nelle città capoluogo
6.vengono dettate una serie di disposizioni transitorie e finali volte a regolare la fase dal 1° gennaio 2013 al 1° gennaio 2014, data di decorrenza degli effetti del riordino delle province e dell’istituzione delle città metropolitane
La denominazione delle nuove province rimane quella indicata nell’art. 2 del d.l. 188/2012 fatte salve possibili modifiche che vanno approvate con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri da adottarsi su proposta del consiglio provinciale deliberata a maggioranza assoluta dei propri componenti e sentita la regione.
L’art. 4, comma 1, lett. b) ha modificato il comma 10 dell’art. 17 del d.l. 95/2012 (spending review) che nella nuova formulazione, dopo aver previsto che “all’esito della procedura di riordino, sono funzioni delle province quali enti con funzioni di area vasta, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettera p), della Costituzione:
1.pianificazione territoriale provinciale di coordinamento nonché tutela e valorizzazione dell’ambiente, per gli aspetti di competenza;
2.pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale, autorizzazione e controllo in materia di trasporto privato, in coerenza con la programmazione regionale nonché costruzione, classificazione e gestione delle strade provinciali e regolazione della circolazione stradale ad esse inerente;
3.programmazione provinciale della rete scolastica e gestione dell’edilizia scolastica relativa alle scuole secondarie di secondo grado
Ciò significa che - fatte salve auspicabili modifiche durante la conversione in legge - la regione in tutte le materie di competenza (sia esclusiva che concorrente) dovrà disporre il trasferimento di tutte le funzioni oggi svolte dalle province ai comuni, o alla regione stessa, che non rientrano nelle funzioni fondamentali elencate dall’art. 17, comma 10.
Va ricordato però che l’art. 23 del d.l. 201/2011 (salva Italia) convertito in legge 214/2011, ancora in vigore, seppure non coordinato con le disposizioni intervenute successivamente, al comma 18 fissa il termine del 31 dicembre 2012 per le Regioni per disporre con propria legge il trasferimento delle funzioni, con la previsione dell’intervento sostitutivo dello Stato in assenza della decisione regionale.
1.viene anticipato al 30 settembre 2013 il termine per l’approvazione dello Statuto con la previsione, in caso di inutile decorso del termine, dello scioglimento del consiglio metropolitano e della nomina di un commissario con il compito di adottare lo Statuto;
2.vengono ampliate le funzioni delle città metropolitane che comprenderanno:
3.le funzioni fondamentali delle province (previste dall’art. 17 del d.l. 95/2012);
4.pianificazione territoriale generale e delle reti infrastrutturali;
5.strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici, nonché organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano;
6.mobilità e viabilità;
7.promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale.
8.tutte le altre funzioni oggi svolte dalle province.
L’art. 6 del d.l. 188/2012 richiama l’art. 31 del d.lgs. 165/2001 per disciplinare sia il passaggio dei dipendenti di ruolo delle province pre-esistenti a quelle nuove istituite a seguito degli accorpamenti sia per i processi di mobilità verso la Regione o i comuni a seguito del trasferimento delle funzioni.
In realtà il richiamo all’art. 31 – che disciplina le ipotesi di trasferimento o di conferimento di attività, svolte da pubbliche amministrazioni ad altri soggetti, pubblici o privati – è utile solo per ribadire il principio del mantenimento dei trattamenti economici e normativi previsti dai contratti vigenti (art. 2112 c.c.) nonché per individuare le procedure di informazione e di consultazione delle organizzazioni sindacali e dei dipendenti.
Le relative dotazioni organiche dovranno essere rideterminate tenendo conto dell’effettivo fabbisogno nonché delle previsioni del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, che dovrebbe essere emanato entro il 31 dicembre 2012, per stabilire i parametri di virtuosità per la determinazione delle dotazioni organiche degli enti locali, tenendo prioritariamente conto del rapporto tra dipendenti e popolazione residente, dopo aver individuato la media nazionale del personale in servizio presso gli enti, considerando anche le unità di personale in servizio presso le società a partecipazione pubblica locale totale o di controllo che sono titolari di affidamento diretto di servizi pubblici locali senza gara, ovvero che svolgono funzioni volte a soddisfare esigenze di interesse generale aventi carattere non industriale, né commerciale, ovv ero che svolgono attività nei confronti della pubblica amministrazione a supporto di funzioni amministrative di natura pubblicistica.
Va ricordato che, a decorrere dalla data di efficacia del citato dpcm, gli enti che risultino collocati ad un livello superiore del 20 per cento rispetto alla media non possono effettuare assunzioni a qualsiasi titolo; gli enti che risultino collocati ad un livello superiore del 40 per cento rispetto alla media devono applicare le misure di gestione delle eventuali situazioni di soprannumero previste dall’articolo 2, comma 11, e seguenti, del d.l. 95/2012.
Per quanto riguarda il trasferimento del personale ad altri enti (regione o comuni) va ricordato che l’art. 4, comma 1, lett. b) del d.l. 188/2012 ha ribadito il principio secondo il quale “in caso di trasferimento delle funzioni, sono altresì trasferite le risorse umane, finanziarie e strumentali. Nelle more di quanto previsto dal primo periodo le funzioni restano conferite alle province”.
L’art. 17, comma 9, del d.l. 95/2012 prevede altresì che “La decorrenza dell’esercizio delle funzioni trasferite è inderogabilmente subordinata ed è contestuale all’effettivo trasferimento dei beni e delle risorse finanziarie, umane e strumentali necessarie all’esercizio delle medesime”.
Il mandato degli organi di governo - presidente della provincia e consiglio provinciale - cessa il 31 dicembre 2013.
È auspicabile un chiarimento da parte del Governo
Secondo quanto oggi previsto dall’art. 17 comma 12 del d.l. 95/2012, gli organi di governo della provincia sono esclusivamente il consiglio provinciale e il presidente della provincia eletti dagli organi elettivi dei comuni ricadenti nel territorio della provincia secondo le modalità stabilite dalla legge statale che dovrebbe essere approvata entro il 31 dicembre 2012 (art. 23, comma 16, del d.l. 201/2012).
Il Governo così giustifica la decretazione d’urgenza, tentando di dare copertura costituzionale al decreto legge che appare in palese contrasto con l’art. 77: “Considerata la straordinaria necessità ed urgenza, ai fini del contenimento della spesa pubblica e della razionalizzazione della pubblica amministrazione, di attuare quanto prefigurato dall’articolo 23, comma 15, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 e dal citato articolo 17 del decreto-legge n. 95 del 2012 in ordine al nuovo ordinamento provinciale, anche al fine di ottemperare a quanto previsto dagli impegni assunti in sede europea, il cui rispetto è indispensabile, nell’attuale quadro di contenimento della spesa pubblica, per il conseguimento dei connessi obiettivi di stabilità e crescita ”.
1.Non vi è alcun contenimento della spesa pubblica, come lo stesso Governo ha più volte sottolineato nelle relazioni illustrative che accompagnano i decreti legge;
2.Non è pensabile introdurre con decretazione d’urgenza riforme ordinamentali;
3.Non si comprende quali siano gli “impegni assunti in sede europea” che impongono il decreto;
4.Non vengono indicati quali “obiettivi di stabilità e di crescita” verranno miracolosamente ottenuti con l’accorpamento delle province.
È utile ricordare i pareri al riguardo di due illustri costituzionalisti, già Presidenti della Corte Costituzionale.
Sostiene il prof. Valerio Onida: “Quanto alla natura dell’atto legislativo che conclude il processo di riordino, ai sensi dell’art. 17, comma 4, il riferimento ad un “atto legislativo di iniziativa governativa” fa pensare ad un disegno di legge presentato dal Governo alle Camere. Non pare invece a chi scrive che possa trattarsi di un decreto legge (che peraltro non sarebbe un atto “di iniziativa governativa”, ma un atto legislativo del Governo). E ciò sia per ragioni di coerenza sistematica, poiché le variazioni alle circoscrizioni provinciali sono disposte con “leggi della Repubblica” ai sensi dell’art. 133, primo comma della Costituzione – riserva che pare debba intendersi come riserva di legge formale - , sia perché le ragioni straordinarie di urgenza che hanno giustificato l&r squo;avvio con decreto legge del processo di riordino sarebbero assai più difficilmente invocabili per concludere il medesimo una volta che si sia giunti alla formulazione delle proposte”.
E il prof. Piero Alberto Capotosti: “È da chiedersi se il ricorso alla decretazione di urgenza, nel caso in esame, sia conforme all’art. 77 della Costituzione, nell’attuale interpretazione della giurisprudenza costituzionale sulla permanente rilevanza dei presupposti di necessità ed urgenza. Il dubbio si fonda sulla circostanza che con l’art. 17 si introduce un’autentica riforma di sistema, la cui straordinaria necessità ed urgenza di attuazione è molto difficile da dimostrare.
Nella specie, non sembra infatti individuabile "la preesistenza di una situazione di fatto comportante la necessità e l’urgenza di provvedere, tramite l’utilizzazione di uno strumento eccezionale, quale il decreto legge", la cui mancanza, secondo la giurisprudenza costituzionale, costituisce appunto un vizio di costituzionalità del decreto (Corte costituzionale, sentenza n. 93 del 2011); vizio che, una volta intervenuta la legge di conversione, comporta un’illegittimità in procedendo della relativa legge (sentenza n. 128 del 2008). Si deve peraltro trattare, per essere rilevante, di un difetto dei presupposti "evidente" (sentenza n.171 del 2007).
Ma come non ritenere "evidente" tale difetto, considerando che il decreto introduce addirittura un’autentica riforma di sistema in materia di rilevanza costituzionale e che il relativo procedimento, che prevede una serie di interventi di determinati soggetti, si dovrebbe concludere con "un atto legislativo di iniziativa governativa" che è solo futuro ed eventuale nonché da adottare, in via di principio, una volta esplicati tutti gli adempimenti dell’articolato procedimento previsto?
In definitiva - conclude il prof. Capotosti -, sussistono forti perplessità, sul piano dei vizi formali di legittimità costituzionale, che la disciplina de qua possa costituire oggetto di un decreto-legge”.
È sufficiente ricordare i ripetuti interventi sulla stampa del Ministro Patroni Griffi, di molto anteriori alla scadenza del termine fissato per la formulazione delle proposte di riordino da parte delle Regioni in cui affermava: “La nuova cartina delle province italiane è agli ultimi ritocchi: arriverà con un decreto legge all’esame del primo Consiglio dei ministri di novembre. Una mappa che mette insieme le proposte che stanno arrivando in queste ore dalle Regioni. E che respinge le tante richieste di deroga, applicando senza sconti le regole fissate con la legge sulla spending review: le province che hanno meno di 350 mila abitanti o un’estensione inferiore ai 2.500 chilometri quadrati dovranno essere accorpate con quelle vicine”.
È evidente piuttosto che il Governo intendeva procedere prescindendo del tutto dalla volontà dei territori.
L’art. 5 del d.l. 188/2012 sul riordino prevede infatti:
1.La città metropolitana di Milano comprende altresì il territorio già appartenente alla provincia di Monza e della Brianza;
2.la città metropolitana di Firenze comprende altresì il territorio già appartenente alla provincia di Prato e alla provincia di Pistoia.
È questo il percorso concertato enunciato dal Governo con le Autonomie Locali, che cambia le regole in corsa, che smentisce le stesse norme che dovevano regolare le proposte di riordino?
Al riguardo va sempre ricordato che il comma 20 venne riformulato in sede di conversione in legge del d.l. 201/2011 che nella formulazione originaria prevedeva: “Con legge dello Stato è stabilito il termine decorso il quale gli organi in carica delle province decadono”, a seguito di fondate obiezioni, anche da parte della Presidenza della Repubblica, sulla legittimità costituzionale della decadenza anticipata di organi democraticamente eletti.
La Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi nel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 1, 2, 3 e 4 della legge della Regione Sardegna 1° luglio 2002, n. 10, recante “Adempimenti conseguenti alla istituzione di nuove province, norme sugli amministratori locali e modifiche alla legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4”, promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, nella sentenza n. 48 del 10 febbraio 2003, accogliendo del ricorso del Governo, ha affermato principi chiarissimi al riguardo, su cui si fonda il principio della rappresentanza democratica
La norma impugnata, intervenendo solo sull’elezione, in questa unica occasione, degli organi delle nuove province e di quelle preesistenti - dunque con la tecnica della legge provvedimento -, dispone invece che tale elezione avvenga anticipando “di diritto” il termine del mandato degli organi già eletti: con ciò ponendosi in contraddizione con i principi che si sono sopra delineati circa le garanzie costituzionali del mandato degli organi elettivi locali”.
Il d.l. aggiunge ulteriori elementi di caos istituzionale rispetto a quanto già determinato con i decreti “salva Italia” e “spending review”.
1.L’assoluta disorganicità dell’intervento sulle province avulso da una riforma organica;
2.La pervicacia del Governo nel volere intervenire su accorpamenti e tagli del numero di province senza partire dal riassetto delle funzioni e dei servizi sul territorio;
3.La totale indifferenza del Governo rispetto alle richieste dei territori;
4.La palese violazione dei principi costituzionali.
Il sonno della regione genera mostri: palese incostituzionalità dell’eventuale commissariamento delle Province sarde.
In merito alla odierna pronuncia della prima commissione del consiglio regionale duole dover rammentare a tale Organo quanto deciso nella sentenza n. 48 del 2003 della Corte Costituzionale secondo la quale “la durata in carica degli organi elettivi locali non è liberamente disponibile da parte della Regione nei casi concreti. Infatti, "vi è un diritto degli enti elettivi e dei loro rappresentanti eletti al compimento del mandato conferito nelle elezioni come aspetto della struttura rappresentativa degli Enti, che coinvolge anche i rispettivi corpi elettorali". Di conseguenza, sempre citando le parole della Corte, "le ipotesi eccezionali di abbreviazione del mandato elettivo debbono essere preventivamente stabilite in via generale dal legislatore", sicché "non può essere una legge provvedimento, disancorata da presupposti stabiliti in via legislativa, a disporre della durata degli organi elettivi».
Le riforme dell’Autonomia speciale sarda meritano dalla classe politica un dibattito molto più attento e profondo e non la continua ricerca di colpi di teatro attuata attraverso colpi di mano frutto peraltro di colpi di sonno.
Sonno della regione che come si sa genera mostri. Le Province ribadiranno nel Consiglio delle Autonomie Locali, in sede di formulazione del parere su questa bizzarra proposta, le ragioni di diritto costituzionale che dovrebbero essere note a coloro che siedono nell'assemblea rappresentativa del popolo sardo.
Roberto Deriu Presidente Unione Province Sarde
postu da: piapiapia sa dì : martedì, novembre 13, 2012
Etichettas: riordino delle province: farsa infinita