Source: http://www.giustiziarepubblicana.org/page/2/
Timestamp: 2017-10-18 20:02:26+00:00
Document Index: 126106610

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art 15', 'art 530', 'art 580', 'art 48', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 56', 'art 48', 'sentenza ', 'art 97']

Giustizia Repubblicana | per un partito della critica della politica penale | Pagina 2
Chi processualmente abbia un verbo, per legge e per prassi, autoprobante, il “pentito” ad esempio, poiché, tecnicamente (esentato da ogni verificazione) fabulerebbe, fabula. Egli, peraltro, va distinto da chi a quel verbo apponga suggello giudiziario, il detentore del potere di ordinanza o di sentenza (in genere di cattura e di condanna): benché abbiano in comune quanto dicano.
1. Nei vent’anni di carcere che chiedo gli infliggiate, il suo cervello smetterà di funzionare…
Pubblicato il 16/04/2017 da admin
“In nome del popolo italiano”…
Tre cinquestelle siculi ‎respingono l’accusa, rivoltagli da Grillo, di avere sparlato della magistratura e assicurano che mai lo farebbero.
Nello scambio fra essi, la magistratura (penale) è supposta incriticabile, ingiudicabile, se non innominabile, impronunciabile.
Che altro paia, dunque, la magistratura, se non il sovrano con prerogative maiestatiche, ai rappresentanti grillini della pur insormontabile sovranità del popolo; e, anzi, ai rappresentanti della specifica sovranità dell’organo legislativo su quello giudiziario; e, anzi, ai rappresentanti di un sedicente contropotere:
è drammaticamente quanto penosamente evidente.
l’accolta contendente la “parità di genere” è pervenuta a legiferare (addirittura penalmente), la sua imparità…..
Trump, bombardando la Siria di Assad, ha attaccato uno stato sovrano.
Lo diffonde Putin, con sdegno, poiché, dice, teme che si indebolisca militarmente la guerra, condotta da Assad, a IS (“stato islamico”), che egli denomina un aggregato terrorista.
Eppure IS si ritiene e si proclama, ed è ritenuto e appellato, “stato sovrano”. D’altro canto, il terrore che sparge Assad, fra i conterranei per di più, è di gran lunga più massivo e distruttivo di quello sparso da IS (la Siria, dopo la sua “cura”, ha cessato di esistere, come popolo territorio ordinamento giuridico Stato – secondo la nozione-) .
Eppure Putin dogmatizza:
gli aggregati terroristi sono astatali e asovrani; gli aggragati statali e sovrani non sono terroristi (né potrebbero esserlo).
Ciò, sebbene gli uni e gli altri si equivalgano, nello spargimento del terrore.
E lo fa benché egli, a capo di uno stato sovrano e terrorista (in Cecenia, Georgia, Crimea, nella repressione omicida della opposizione politica, con la furia dell’agente dei Servizi incredibilmente a capo di uno “stato sovrano”), incarni la smentita del suo assunto.
Intervistato in occasione del convegno dei “cinque stelle” a Ivrea‎:
mai intervenuto nei programmi di La7, interverrei solo nel caso di diffamazione delle persone.
Il patron del canale televisivo non ne segue evidentemente i telegiornali, le parti che essi riservano alla cronaca giudiziaria, di accadimenti penali ancora non giudicati, dove la diffamazione dei coinvolti è costitutiva e intrinseca (quanto illecita benché prassica).
Oppure li segue, i telegiornali diffamatori, ma non coglie che lo sono. Il che implica che é un diffamato‎re naturale (come tutti i patron di tutti gli altri canali televisivi pubblici o privati, d’altronde, i tenutari dei siti del neocannibalismo sociale per “diritto di cronaca”).
Cairo, inoltre, non segue i suoi talk show, dove gli ospiti d’onore di conduttori penalomani e cortigiani (per tutti il sardo Floris), sono magistrati del genere di Davigo, diffamatori professionali, prima che di singoli indagati, ‎dell’indagando intero popolo italiano, giacché, dicono, fatto di “colpevoli non ancora scoperti”.
Oppure, se li segue, non ha contezza neppur minima della loro nefandezza, e della necessità mediatica, prima che etica, di sopprimerli.
Il leader dell’Eta politica, intervistato sulla consegna, al governo spagnolo, dalla Organizzazione, ‎degli arsenali detenuti al confine con la Francia:
segno di una sconfitta? Per nulla. Abbiamo ripetutamente agito, fino ad oggi, perché accadesse. Fummo costantemente impediti dal governo spagnolo, che aveva politicamente bisogno del proprio (istituzionale e sociale) “antiterrorismo”. Cioè del nostro “terrorismo”, per sopravvivere.
Quel governo, peraltro, ha avuto un solo schema mentale e comportamentale, culturale: la vittoria o la sconfitta. Quindi, nulla condanno della nostra passata lotta armata e rivendico che la abbiamo fatta.
Istruttivo il richiamo, dal celebre combattente politico, della coppia polemica “antiterrorismo-terrorismo”, quale criterio per illustrare il metodo della costituzione ‎e della conservazione dei poteri autoritari o dittatoriali o totalitari, comunque polizieschi, degli “stati di polizia”. Poteri contro il popolo, pur se non dissenziente.
Tanto più istruttivo, quando la coppia sia usata per decifrare la natura di ogni potere che se ne avvalesse: ad esempio, del potere esecutivolegislativogiudiziario (dopo il primo ventennio, dai passati “anni novanta”, “più accentuato a destra”), indistinto, italiano.
Diego (di) Marmo
Raiola è un caporale dell’esercito felicemente vivente fra le tradizioni familiari del ridente meridione italiano.
Un dì conversa al telefono con un amico, gli annuncia che porterà ad un banchetto due chili di mozzarelle e che comprerà un televisore per un altro amico, affinché possa vedere la partita.
La conversazione è intercettata dalla procura della repubblica di Torre Annunziata, che sospetta di traffico di stupefacenti l’interlocutore del caporale. E, ad occhio e orecchio d’essa, e della sua polizia, mozzarelle televisore partita divengono senza meno criptici significanti di traffico di droga.
D’altronde, procure e loro polizie, “istituzionalmente” (oramai), non solo violano la segretezza, e così sopprimono la libertà, delle comunicazioni e delle conversazioni interpersonali (ad affronto dell’art 15 della Costituzione, che le ha protette fino che, le suddette, presero il sopravvento imponendo “leggi” pro sé ad un Parlamento in via di asservimento); ma lo fanno col preciso intento di contraffare il senso di qualsiasi parola captassero, allo scopo di inscenare “confessioni” del parlante.
E tali sarebbero, quelle di Raiola, con intangibile certezza già dalla fase processuale in cui dominerebbe la presunzione costituzionale del contrario; tuttavia oramai derelitta, se mai avesse operato, nella “repubblica delle procure”, e, invero, anche nella opinione pubblica che la abita (perciò, e senza saperlo, sull’orlo dell’abisso socioculturale, del cannibalismo materiale al fondo d’esso).
Tanto che, il povero caporale, oltre che “indagato”, dai suddetti “investigatori” (non più che compulsivi origliatori, in effetti), un mattino, all’alba, alla porta di casa si ritrova i carabinieri intenti a passarla, per asportarnelo, trascinarlo alla caserma e poi al carcere.
Lì soggiornerà a lungo, poi andrà agli arresti domiciliari, indi sotto le “forche caudine” di un estenuante processo, che tuttavia si concluderà con la affermazione della sua innocenza. Ma frattanto, sarà “congedato” dall’esercito irreversibilmente, non avrà più di che sostentarsi, malgrado ogni suo ricorso ai tribunali della repubblica.
Chi, nell’occasione (in tutto simile a innumerevoli altre, infestanti e opprimenti intere popolazioni, ignare e inermi, del “Bel Paese”) sarebbe stato il regista della “operazione” (così appellano, magistratura e polizia, “rastrellamenti” puramente militari, ben noti al passato quarantennio italiano), di cattura orgiastica della preda (che altro, tanta è la foga venatoria), che la Costituzione ed il più elementare civismo, tuttavia, erigerebbero a titolare di innocenza inconculcabile ?
“DiegoMarmo”.
Ma chi è (anamnesticamente) costui?
È l’inoculatore del tumore mortale, a mezzo di persecuzione giudiziaria con esposizione stradale in manette, incellamento, scandalosa condanna e assoluzione irriparatoria, in Enzo Tortora.
Un “soggetto” (così il ceto i cui appartiene designa irriguardosamente “gli indagati”), dunque, dalla pericolosità sociale provata, della quale era certa (non solo probabile o possibile), ulteriore manifestazione di se’, di attentati contro l’incolumità materiale e giuridica delle persone, di “recidiva”.
Ebbene, perché fu tenuto libero, da chi la privazione della libertà (per pericolosità sociale), di chiunque, ha a base e giustificazione della propria attività?
Libero e, per giunta, a capo di una procura della repubblica, cioè munito del potere sociogiuridicamente più aggressivo e devastativo della persona?
Pubblicato il 18/03/2017 da admin
“Al minimo dubbio nessun dubbio” agita ‎superbo il tiratore d’arma teorizzando sulla apparizione repentina di un possibile cecchino davanti a sé, nel film “il mercenario”, interpretato da Robert De Niro…
Lo agita, e lo pratica, anche la “polmagistratura” penale italiana‎, che, “oltre ogni ragionevole dubbio”, e contro il metodo cognitivo che il detto, posto nell’art 530 cpp, impone, strozza sul nascere ogni minimo dubbio, perfino dalla fase nella quale il giudizio cognitivo non è nemmeno iniziato, fin dalla “fase delle indagini”, nella quale tutto è in fatto e per principio incerto:
lì, al minimo dubbio, come il mercenario spara, essa carcera.
La via Emilia(na) alla politica.
Alla carica del partito discendente da quello fondato da Antonio Gramsci potrebbe salire ‎il procuratore (distrettuale) Emiliano, discendente del procuratore del regno che a suo tempo arresto quel politico e lo tenne in carcere fino a morte.
Si è controriformato il partito o si è riformata la Procura?
La risposta la dà Emiliano nell’ultima intervista televisiva:
evasione fiscale, politica fiscale? Carcere ad ogni evasore, carcere che distogliesse dalla più piccola evasione.
Ecco cosa diviene la politica nelle mani di un incarceratore professionale.
Il quale, ovviamente, nemmeno sospetta (e se lo sospettasse se ne infischierebbe) che l’evasione, per lo più “di sopravvivenza”, potrebbe “combattersi” riducendo il prelievo. E tanto meno sospetterebbe, carceratore per conto del fisco, la possibilità di una alternativa politica nella carcerazione di quel prelevatore, per estorsione e asportazione di ogni avere privato. D’altronde, quando mai un procuratore potrebbe incarcerare per conto di un estortore?
Pubblicato il 09/03/2017 da admin
Sucidii comuni e statali
La incarcerazione che induca suicidio potrebbe essere “istigazione” ad esso? Oppure “aiuto” ad esso? Essere cioè le due azioni che l’art 580 cod. pen. incrimina e che sarebbero state contestate al Radicale Cappato, accompagnatore in Svizzera di tale “DJ Fabo” per il suicidio? Oppure essere, quando il suicidio fosse prevedibile e prevenibile, “omicidio colposo”, come da ultima (fantasiosa) “giurisprudenza”, giunta (psicoticamente) a concepire “omicidio del suicida”?
Allora, non si dovrebbe contestare il reato alla magistratura carceraria e penitenziaria?
Che mai sia accaduto, ben riferisce della sua imparzialità, o egualità, e se “la legge è uguale per tutti”non beffardamente né falsariamente, come vorrebbe dare ad intendere la scritta stampata sulla cattedra d’ogni aula giudiziaria del Paese.
Tanto demagogicamente, che un procuratore della Repubblica ultrattivo (manco a dirlo) ne “Il fatto Quotidiano‎”, tal “brunotinti”, preoccupato che non lo si intenda, ha preso, goffamente quanto sfrontatamente, a inneggiare alla pienezza della “libertà di suicidio”degli incarcerati, che gli incarceratori per primi dovrebbero garantire (istigando, aiutando, omicidiando?)…
Pubblicato il 27/02/2017 da admin
La repubblica del procuratore
A La gabbia (TV La 7, il giorno 22 2), il dr Michele Emiliano, da una mole corporale preevolutiva lascia sobriamente sgorgare: “sono un uomo della repubblica, la repubblica mi ha chiesto di fare il sindaco di fare il presidente di Regione, di fare …”
La repubblica (iperbolicamente evocata a benemerenza di sé pur se probabilmente ignara della sua esistenza), gli avrebbe chiesto…?
O la procura della repubblica, della quale é agente “in aspettativa”, dice, (ma) di sempre più penetranti infiltrazioni polgiudiziarie negli ultimi ripari delle istituzioni civili?
La moglie di Cassius Clay è stata fermata all’ingresso negli US, provenendo dalla Giamaica, insieme al figlio che è stato interrogato ripetutamente (sei musulmano?), dalla polizia, per “ordine esecutivo” del “presidente Trump …”
Scena, di discriminazione per ragioni di religione se non di razza, davvero diversa da quelle ripetutamente aperte dagli ordini esecutivi di Al Baghdadi, il califfo del IS?
Dunque, i due sono reciproci‎…
Ma se lo sono, non lo sarebbero anche le culture profonde che li hanno espressi?
1.Se “tutti i cittadini…che hanno raggiunto la maggiore età” “sono elettori” (art 48.1 Costituzione), cioè designatori dei loro rappresentanti nelle sedi della attività politica (nazionale e locale), la limitazione dell’accesso a quel compito dalle “soglie di sbarramento” (del primo “consultellum”, per la elezione di deputati e senatori dopo la sentenza n.1 2014 della Consulta, e del secondo, per la elezione dei deputati dopo la sentenza 25 gennaio 2017 della medesima) è costituzionalmente illegittima.
D’altro canto, se deputati e senatori sono eletti “a suffragio universale” (art 56.1, 58,1 Cost), quanto (vd sopra) escludesse o menomasse o accidentasse la universalità della formazione (e della sintetizzazione) della rappresentanza politica (salvo quel che è previsto in art 48.3 Cost, per cui non “sono elettori” coloro che abbiano minore età e coloro il cui diritto di voto sia stato “limitato…. per incapacità civile per effetto di sentenza penale irrevocabile e nei casi di indegnità morale indicati dalla legge”), riporterebbe, regressivamente, al suffragio elettorale particolare.
Peraltro, e lateralmente, la “governabilità” della – e nella- “universalità, non potrebbe non essere sintetizzata (a sua volta) che da quella rappresentanza politica. E l’eventuale travaglio della sintesi sarebbe non altro che condizione, necessaria, della governabilità dovuta, quella che universalizzasse il proprio oggetto ( se ne rinviene il senso nella “imparzialità” dell’attività di governo, voluta dall’art 97 Cost, contro ogni parzialità, particolarismo).
Dove la prima determinazione va in pezzi, la seconda pare supporre nella Corte la facoltà della prima….
Pubblicato il 28/01/2017 da admin
Professione condannatore
I condannatori istituzionali del Paese, i magistrati, sono tuttavia incondannabili (pressoché totalmente) finanche giuridicamente.
Come saranno le condanne, se la qualità del prodotto sociale, quale esse sono, secondo i magistrati stessi sarebbe assicurata dalla responsabilità giuridica, cioè dalla condannabilità, del produttore?