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Timestamp: 2020-01-20 17:38:12+00:00
Document Index: 4964997

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 25']

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Quali sanzioni se il datore di lavoro non richiede il certificato penale?
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Imprenditori Normative	di Redazione 30/07/2019
Il certificato penale del casellario richiesto dal datore di lavoro è obbligatorio se si intende assumere una persona per lo svolgimento di attività che comportino contatti diretti e regolari con minori. Cosa accade se il datore non adempie a tale obbligo? Vediamolo in questo articolo.
Il D.Lgs. 2 ottobre 2018, n. 120, ha introdotto una serie di disposizioni per la revisione della disciplina del Casellario Giudiziale.
In particolare, all’art. 4 ha previsto delle modifiche al testo unico sul casellario giudiziale in materia di servizi certificativi, le quali acquisteranno efficacia decorso un anno dalla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, quindi dal 26 ottobre 2019.
Cosa si intende per certificato penale?
Il certificato penale è uno dei documenti che possono essere richiesti presso l’ufficio del Casellario Giudiziale, presente in ogni Procura della Repubblica. Contiene i provvedimenti penali di condanna definitivi riferiti a un soggetto, ad eccezione di quelli per i quali il Testo unico non prevede la menzionabilità .
È regolato dall’art. 25 del T.U., il quale è stato abrogato dal D.Lgs. 122/2018. Questo significa che, a partire dal 26 ottobre 2019, il certificato penale non sarà più disciplinato dall’art. 25 ma verrà incorporato nell’art. 24, modificato anch’esso dal D.Lgs. 122/2018, rubricato come “certificato del casellario giudiziale richiesto dall’interessato”.
Il certificato penale ha validità di 6 mesi dalla data di rilascio. Può essere richiesto dall’interessato, o da persona da lui delegata, muniti di documento di riconoscimento in corso di validità, utilizzando l’apposito modello.
La richiesta può essere fatta anche direttamente dal datore di lavoro, nel caso intenda assumere una persona per lo svolgimento di attività che comportino contatti diretti e regolari con minori.
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Certificato penale del casellario giudiziale richiesto dal datore di lavoro
La disciplina relativa al certificato penale richiesto dal datore di lavoro la troviamo nell’art. 25-bis del Testo Unico. Tale disposizione è stata inserita dall’art. 2, c. 1, del D.Lgs. 39/2014 e viene così previsto che il certificato penale debba essere “richiesto dal soggetto che intenda impiegare al lavoro una persona per lo svolgimento di attività professionali o attività volontarie organizzate che comportino contatti diretti e regolari con minori“.
Lo scopo è quello di verificare l’esistenza di:
condanne per i reati previsti agli articoli 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quater.1, 600-quinquies e 609-undecies del codice penale
sanzioni interdittive all’esercizio di attività che comportino contatti diretti e regolari con minori.
Questo certificato deve essere richiesto dal datore di lavoro privato, inteso anche come associazione/organizzazione di volontariato, quando intende stipulare un contratto di lavoro e non quando voglia avvalersi di semplici forme di collaborazione.
Sanzioni per il datore che non richiede il certificato penale
L’art. 2, c. 2, del D.Lgs. 39/2014 dispone, inoltre, che: “Il datore di lavoro che non adempie all’obbligo di cui all’articolo 25-bis del decreto del Presidente della Repubblica 14 novembre, n. 313, e’ soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 10.000,00 a euro 15.000,00“.
Il datore che assume personale destinato ad avere contatto diretto e regolare con i minori deve richiedere il certificato penale del casellario giudiziale al lavoratore in modo da verificare che non abbia commesso determinati reati contro gli stessi. Qualora non dovesse adempiere a tale obbligo, il datore dovrà pagare una sanzione tra i 10.000 e i 15.000 euro.
Badate bene però che quanto esposto fin’ora sul certificato penale richiesto dal datore di lavoro, a partire dal 26 ottobre 2019, subirà qualche modifica in quanto anche l’art. 25-bis è stato oggetto di revisione da parte del D.Lgs. 122/2018. In particolare:
alla rubrica, la parola «penale» è soppressa;
al comma 1, le parole «Il certificato penale del casellario giudiziale di cui all’articolo 25» sono sostituite dalle seguenti: «Il certificato del casellario giudiziale di cui all’articolo 24».
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