Source: http://www.neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp?id=15432
Timestamp: 2018-09-18 23:04:45+00:00
Document Index: 158670418

Matched Legal Cases: ['art. 494', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 494', 'art. 609', 'art. 609', 'art 494', 'sentenza ', 'art. 609', 'art 494', 'art. 609', 'art. 494']

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III PENALE - SENTENZA 13 dicembre 2017, n.55481
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | MERCOLEDÌ 19 SETTEMBRE AGGIORNATO ALLE 1:4
CP Art. 609 ter
Violenza sessuale per sostituzione
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III PENALE - SENTENZA 13 dicembre 2017, n.55481MASSIMA
In tema di reato di sostituzione di persona di cui all’art. 494 cod.pen., la professione va considerata in senso ampio come qualità personale cui la legge attribuisce effetti giuridici, in quanto individua un soggetto nella collettività sociale e non si limita alle sole attività professionali il cui esercizio è sottoposto a disciplina legale attraverso l’iscrizione ad apposito albo. Ne consegue che risponde di violenza sessuale per induzione chi, attribuendosi lo stato di fotografo, induce una minore sotto effetto di alcol a compiere atti sessuali.
Con sentenza del 12.11.2015, il Tribunale di Roma dichiarava un soggetto responsabile del reato di cui artt. 600 ter comma 1 n 1 cp, perché utilizzava una minorenne per la produzione di materiale pornografico costituito da numerosi scatti fotografici ed un filmato video nei quali la minore era rappresentata e ripresa in attività sessuali esplicite, e artt. 609 bis comma 2 n 1 e 2, nonché 61 n. 11 quinquies e 609 ter comma 1 n. 2, perché dopo aver contattato via facebook la predetta minore ed averla tratta in inganno falsamente attribuendosi la qualifica professionale di fotografo, le somministrava sostanze alcoliche fino a farle raggiungere lo stato di ubriachezza e, abusando delle condizioni di inferiorità fisica e psichica la induceva ad intrattenere con lui i rapporti sessuali. Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione l’imputato, denunciando violazione di legge in ordine alla sostituzione fraudolenta di persona integrante il reato di violenza sessuale contestato, atteso che la sostituzione personale andava intesa con rimando all’art. 494 cod.pen. con una lettura restrittiva, in senso formale, avuto riguardo a qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici e, cioè, riferita ad attività professionali il cui esercizio è sottoposto a disciplina legale attraverso l’iscrizione ad apposito albo.
Un uomo spaccandosi per fotografo adesca una minorenne sui social network e, dopo averla fatta ubriacare, la fotografa e filma durante atti sessuali: risponde di violenza sessuale per induzione ex art. 609 bis, secondo comma n.2, c.p.? A tale interrogativo la Suprema Corte dà risposta positiva, evidenziando una duplice attività induttiva da parte dell’imputato: quella di indurre in inganno la persona offesa spacciandosi come fotografo professionista e quella di far ingerire alla minore dell’alcool in modo da renderla più disinibita e così invogliarla a soddisfare i propri impulsi sessuali. Tale conclusione si fonda su un consolidato orientamento giurisprudenziale, ad avviso del quale l’ipotesi di violenza sessuale per induzione contemplata dall’art. 609 bis secondo comma n. 2 cod. pen. (che punisce chi induce taluno a compiere o a subire atti sessuali "traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona") è integrata non solo dallo scambio fisico fra persone ma anche dall’ipotesi in cui l’agente si sia attribuito un falso stato o false qualità, interpretandosi il concetto di sostituzione di persona conformemente alla nozione fornita dall’art 494 cod. pen. ("sostituzione della propria all’altrui persona ovvero attribuzione a sé o ad altri di un falso nome o di un falso stato ovvero di una falsa qualità cui la legge attribuisce effetti giuridici"). A tal proposito quest’ultima norma deve essere interpretata in maniera estensiva, cioè la professione va considerata in senso ampio come qualità personale cui la legge attribuisce effetti giuridici in quanto individua un soggetto nella collettività sociale e non può limitarsi alle attività professionali il cui esercizio è sottoposto a disciplina legale attraverso l’iscrizione ad apposito albo.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III PENALE - SENTENZA 13 dicembre 2017, n.55481 - Pres. Savani – est. Di Stasi
1. Con sentenza del 12.11.2015, il Tribunale di Roma, a seguito di giudizio abbreviato, dichiarava A.G. responsabile del reato di cui artt. 600 ter comma 1 n 1 cp (capo 1)- perché utilizzava la minore degli anni diciotto B.G. (n. (omissis)) il per la produzione di materiale pornografico costituito da numerosi scatti fotografici ed un filmato video nei quali la minore era rappresentata e ripresa in attività sessuali esplicite - e artt. 609 bis comma 2 n 1 e 2 nonché 61 n. 11 quinquies e 609 ter comma 1 n. 2 (capo 2)- perché dopo aver contattato via facebook la predetta minore ed averla tratta in inganno falsamente attribuendosi la qualifica professionale di fotografo, nell’occasione di cui al capo 1) le somministrava sostanze alcoliche fino a farle raggiungere lo stato di ubriachezza e, abusando delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della p.o.la induceva ad intrattenere con lui i rapporti sessuali competi ripresi nel filmato di cui al capo a, in (omissis) )- e lo condannava alla pena di anni cinque e mesi quattro di reclusione ed Euro 20.000 di multa.
Quanto al primo profilo della condotta induttiva, va rammentato che secondo la consolidata e condivisibile giurisprudenza di questa Corte, l’ipotesi di violenza sessuale per induzione contemplata dall’art. 609 bis secondo comma n. 2 cod. pen. (che punisce chi induce taluno a compiere o a subire atti sessuali 'traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona') è integrata non solo dallo scambio fisico fra persone ma anche dall’ipotesi in cui l’agente si sia attribuito un falso stato o false qualità, interpretandosi il concetto di sostituzione di persona conformemente alla nozione fornita dall’art 494 cod. pen. ('sostituzione della propria all’altrui persona ovvero attribuzione a sé o ad altri di un falso nome o di un falso stato ovvero di una falsa qualità cui la legge attribuisce effetti giuridici').
In particolare, questa Corte ha ritenuto integrato il reato in questione anche dalla falsa attribuzione di uno status professionale: Sez.3, n.20578 del 06/05/2010, Rv.247492 - in una fattispecie nella quale l’imputato aveva convinto la vittima a sottoporsi ad una visita ginecologica 'tantrica' qualificandosi come medico ginecologo, qualifica di cui non era in possesso - ha affermato che il reato di induzione a compiere o subire atti sessuali con l’inganno per essersi il reo sostituito ad altra persona è integrato anche dalla falsa attribuzione di una qualifica professionale, rientrando quest’ultima nella nozione di sostituzione di persona di cui all’art. 609 bis cod. pen.; in caso sovrapponibile a quello in esame, Sez 3, 15 gennaio 2001 n. 250, non mass, ha ritenuto integrato il reato in questione in una fattispecie nella quale la condotta induttiva mediante inganno era consistita nel presentarsi in qualità di fotografo con il pretesto di procurare alle persone offese occasioni di lavoro nel mondo dello spettacolo, così inducendole a compiere e subire atti sessuali.
Il ricorrente invoca una lettura restrittiva dell’art. 494 cod.pen. in relazione alla nozione di 'qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici', che dovrebbe limitarsi alle sole attività professionali il cui esercizio è sottoposto a disciplina legale attraverso l’iscrizione ad apposito albo.
1.2. Quanto al secondo profilo della condotta, giova ricordare che, secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, è pacifico che tra le condizioni di 'inferiorità psichica' rientrino anche quelle conseguenti all’ingestione di alcolici o all’assunzione di stupefacenti (cfr Sez.3, n.39800 del 21/06/2016, Rv.267757; Sez.3, n.38059 del 11/07/2013, Rv.257374; Sez.3, n. 40565 del 19/04/2012, D., non mass.; Sez. 3, n. 30547 del 15/07/2011, F.D., non mass.; Sez. 3, n. 1183 dei 23/11/2011, E. Rv. 251803; Sez. 3, n. 2646 del 27/01/2004, Laffy, Rv. 227029); anche in tal caso, infatti, si realizza quel doloso sfruttamento, da parte dell’autore del reato, delle condizioni di menomazione della vittima, la quale viene così strumentalizzata con l’obiettivo di accedere alla sua sfera intima a fini di soddisfacimento degli impulsi sessuali, che rappresenta la ratio della fattispecie in oggetto.
Nondimeno, nella quantificazione del trattamento sanzionatorio, i Giudici di merito, valutando di non applicare la relativa riduzione di pena nella massima estensione, hanno motivato in maniera contraddittoria e illogica rispetto alla rilevata congruità e integralità del risarcimento del danno, rimarcando, invece, la limitata entità dell’esborso rispetto alla gravità dei fatti ('avuto riguardo alla limitata entità dell’esborso effettuato rispetto alla oggettiva gravità dei fatti').