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Timestamp: 2019-06-27 13:27:28+00:00
Document Index: 86461595

Matched Legal Cases: ['art. 256', 'art. 256', 'art. 256', 'sentenza ', 'art. 256', 'art. 131', 'art. 568', 'art. 256', 'art. 256', 'art. 256', 'sentenza ', 'art. 256', 'sentenza ', 'art. 256', 'art. 131']

CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. 3^ 13/03/2019, Sentenza n.10933 | AmbienteDiritto.it
RIFIUTI - Inosservanza delle prescrizioni dell'autorizzazione - Natura del reato - Istantaneo, eventualmente abituale o eventualmente permanente - Reato di cui all'art. 256, comma 4 d.lgs. 152/2006.
L'art. 256, comma 4 d.lgs. 152/06 sanziona le ipotesi di inosservanza delle prescrizioni contenute o richiamate nelle autorizzazioni, nonché le ipotesi di carenza dei requisiti e delle condizioni richiesti per le iscrizioni o comunicazioni. Sicché, la contravvenzione di cui all'art. 256, comma 4 digs. 152/06 pu? dunque presentarsi, in concreto, come reato istantaneo (nel caso in cui, ad esempio, alla singola inosservanza segua immediatamente la cessazione dell'attività), come reato eventualmente abituale, quando si configuri attraverso condotte reiterate, ovvero eventualmente permanente, come nei casi dianzi richiamati o, comunque quando si concreta con la protrazione nel tempo della situazione antigiuridica creata da una singola condotta.
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore PAOLO CANEVELLI che conclude per l'inammissibilita' del ricorso.
1. Il Tribunale di Viterbo, con sentenza del 6 luglio 2017 ha dichiarato Cristian COMIN responsabile del reato di cui all'art. 256, comma 4 d.lgs. 152/2006 e lo ha condannato alla pena dell'ammenda per avere, quale responsabile della gestione dell'isola ecologica sita in località Cunicchio in Comune di Bagnoregio, omesso di osservare le prescrizioni contenute o richiamate nell'autorizzazione rilasciata dall'ente proposto, in quanto venivano lasciati cumuli di rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani del Comune di Bagnoregio sparsi sul piazzale della predetta isola ecologica anziché all'interno degli scarrabili e, allo stesso modo, altri rifiuti organici all'interno di scarrabili con evidenti segni di percolamento (in Bagnoregio, il 22/8/2014).
2. Con un unico motivo di impugnazione censura il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto di cui all'art. 131-bis cod. pen., osservando che il giudice del merito avrebbe rigettato la richiesta di proscioglimento deducendo, dallo stato di decomposizione dei rifiuti e del correlato fenomeno di percolamento, che la condotta contestata sarebbe stata post gii in essere per un apprezzabile lasso di tempo.
2. Occorre preliminarmente osservare che la giurisprudenza consolidata di questa Corte, che il Collegio condivide, ha chiaramente precisato che qualora un provvedimento giurisdizionale sia impugnato con un mezzo di gravame diverso da quello legislativamente stabilito, il giudice che riceve l'atto di gravame deve limitarsi, secondo quanto stabilito dall'art. 568, comma quinto cod. proc. pen., alla verifica dell'oggettiva impugnabilità del provvedimento e dell'esistenza della volontà di impugnare, intesa come proposito di sottoporre l'atto impugnato a sindacato giurisdizionale e, conseguentemente, trasmettere gli atti al giudice competente astenendosi dall'esame dei motivi al fine di verificare, in concreto, la possibilità della conversione (Sez. 5, n. 7403 del 26/09/2013, (dep. 2014), P.M. in proc. Bergantini, Rv. 259532;Sez. 1, n. 33782 del 8/4/2013, Arena, Rv. 257117;Sez. 5, n. 21581 del 28/4/2009, P.M. in proc. Mare, Rv. 243888; Sez. 3, n. 2469 del 30/11/2007 (dep. 2008), Catrini, Rv. 239247; Sez. 4, n. 5291 del 22/12/2003 (dep. 2004), Stanzani, Rv. 227092 ed altre prec. conf., tra cui Sez. U, n. 45371 del 31/10/2001, Bonaventura, Rv. 220221).
3. Come è noto, l'art. 256, comma 4 d.lgs. 152/06 sanziona le ipotesi di inosservanza delle prescrizioni contenute o richiamate nelle autorizzazioni, nonché le ipotesi di carenza dei requisiti e delle condizioni richiesti per le iscrizioni o comunicazioni.
Successivamente si è precisato che, qualora la violazione delle prescrizioni imposte dal provvedimento amministrativo non consista soltanto in puntuali inosservanze di modalità con le quali deve essere svolta l'attività (che possano essere eliminate in qualsiasi momento senza particolari interventi), bensì derivi dalla mancata realizzazione di un'opera che sia stata prescritta come condizione per lo svolgimento della attività stessa, il reato deve ritenersi permanente, essendo punita la protrazione della specifica condotta di smaltimento, recupero, trasporto od altro senza l'osservanza della prescrizione che imponeva la realizzazione dell'opera (così, testualmente, Sez. 3, n.24110 del 19/5/2012, Pecora, non massimata)
Va tuttavia osservato come la giurisprudenza di questa Corte si sia altre volte interrogata sulla natura del reato di illecita gestione, rispetto al quale quello in esame si pone come reato autonomo integrante un'ipotesi attenuata rispetto alle fattispecie di cui ai rispettivi primi tre commi dell'art. 256 e non anche di circostanza (lo specifica la massima di Sez. 3, n. 42394 del 28/09/2011, Rossetti, Rv. 251425), giungendo alla conclusione che trattasi di reato istantaneo in quanto si perfeziona nel luogo e nel momento in cui si realizzano le singole condotte tipiche, a meno che, nel caso in cui la condotta è ripetuta, non si configuri come reato eventualmente abituale (Sez. 3, n. 13456 del 30/11/2006 (dep. 2007), Gritti e altro, Rv. 236326; Sez. 3, n. 45306 del 17/10/2013, Carlino, Rv. 257631; Sez. 3, n. 41069 del 22/9/2015, Tenti, non massimata; Sez. 3, n. 5611 del 15/12/2016 (dep. 2017), Botta, non massimata. V. anche Sez. 3, n. 21655 del 13/4/2010, Hrustic, Rv. 247605; Sez. 3, n. 8979 del 2/10/2014 (dep. 2015), Pmt in proc. Cristinzio e altro, Rv. 262514; Sez. 3, n. 41529 del 15/12/2016 (dep. 2017), Angeloni e altro, Rv. 270947 con riferimento all'omologo reato sanzionato dalla disciplina ennergenziale). Va tuttavia tenuto presente, ai fini della classificazione del reato, quanto ulteriormente precisato in tema di occasionalità della condotta di trasporto illecito (v. da ultimo Sez. 3, n. 31396 del 11/5/2018, Halilovic, non ancora massimata, con richiami ai precedenti). Ai fini della classificazione del reato di cui all'art. 256, comma 4 d.lgs. 152/06, deve dunque farsi riferimento alla richiamata giurisprudenza, ma chiarendo che certamente il reato di inosservanza delle prescrizioni dell'autorizzazione è ipotesi di reato del tutto autonoma rispetto a quelle previste nei commi precedenti e non una mera circostanza ed, inoltre, prevede sanzioni più lievi, ma il riferimento contenuto nella massima della citata sentenza 42394/2011, secondo cui si tratta, nel caso della contravvenzione in esame, di un'ipotesi attenuata rispetto alle fattispecie di cui ai rispettivi primi tre commi dell'art. 256, non pare corretta (non si vede, infatti, quale legame possa avere la contravvenzione in esame, ad esempio, con l'abbandono di rifiuti sanzionato dal secondo comma) e non trova riscontro nella motivazione della sentenza che non contiene una simile affermazione.
La contravvenzione di cui all'art. 256, comma 4 digs. 152/06 può dunque presentarsi, in concreto, come reato istantaneo (nel caso in cui, ad esempio, alla singola inosservanza segua immediatamente la cessazione dell'attività), come reato eventualmente abituale, quando si configuri attraverso condotte reiterate, ovvero eventualmente permanente, come nei casi dianzi richiamati o, comunque quando si concreta con la protrazione nel tempo della situazione antigiuridica creata da una singola condotta.
4. Nel caso di specie il giudice del merito, dopo aver descritto in motivazione i fatti accertati ed aver riconosciuto la responsabilità penale dell'imputato ì ha escluso la sussistenza dei presupposti per l'applicazione dell'art. 131-bis cod. pen. ponendo l'accento sul fatto che le condizioni dei luoghi consentivano di desumere che la condotta illecita si era protratta per un certo lasso di tempo. Tale affermazione è contestata dal ricorrente che la ritiene frutto di mera supposizione.
Anche l'assunto difensivo, però, resta confinato nell'ambito delle mere deduzioni, perché si fonda sul fatto che il clima del luogo alla data dell'accertamento, avrebbe potuto accelerare la decomposizione dei rifiuti, senza
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