Source: http://news.ilcaso.it/news_5701/04-01-19/Taratura_dell-autovelox-_la_taratura_va_provata_dalla_Prefettura_e_non_basta_la_mera_menzione_nel_verbale
Timestamp: 2019-07-18 06:43:17+00:00
Document Index: 186038669

Matched Legal Cases: ['art. 45', 'art. 142', 'art. 204', 'art. 142', 'sentenza ', 'art. 45', 'art. 360', 'art. 345', 'art. 23', 'art. 45', 'art. 2697', 'art. 360', 'art. 45', 'art. 45', 'art. 142', 'sentenza ', 'art. 384', 'art. 142', 'art. 13', 'art. 13']

Cass. Civ., Sez. II, ordinanza 13 dicembre 2018 n. 32369 (Pres. Lombardo, rel. Abete)
SANZIONI AMMINISTRATIVE - AUTOVELOX - TARATURA - PROVA
Per effetto della declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 45, 6 co., del dec. lgs. n. 285/1992 (Corte cost. 18.6.2015, n. 113), tutte le apparecchiature di misurazione della velocità devono essere periodicamente tarate e verificate nel loro corretto funzionamento, non essendone consentita la dimostrazione od attestazione con altri mezzi quali le certificazioni di omologazione e conformità (cfr. Cass. 11.5.2016, n. 9645). In caso di contestazioni circa l'affidabilità dell'apparecchio il giudice è tenuto ad accertare se tali verifiche siano state o meno effettuate (Cass., ord. 11.1.2018, n. 533). L'autorità convenuta, in particolare, è tenuta ad allegare e comprovare l'effettuazione di verifiche periodiche di funzionalità e di taratura e il tribunale deve riscontrare l'effettuazione di siffatte verifiche. In questi termini non è sufficiente che il verbale riporti che "la violazione era stata rilevata a mezzo apparecchiatura autovelox (...) debitamente omologata e revisionata, della quale gli agenti (...) avevano accertato preventivamente e costantemente la corretta funzionalità". Nemmeno può dirsi che la prova del regolare funzionamento dell'apparecchiatura al momento della constatazione dell'infrazione sia insita nel peculiare valore del verbale di accertamento, per contraddire il quale l'unico rimedio esistente sarebbe la querela di falso. Difatti, nel giudizio di opposizione a ordinanza - ingiunzione irrogativa di una sanzione amministrativa pecuniaria, il verbale di accertamento dell'infrazione fa piena prova fino a querela di falso solo e limitatamente ai fatti attestati dal pubblico ufficiale come da lui compiuti o avvenuti in sua presenza, o che abbia potuto conoscere senza alcun margine di apprezzamento o di percezione sensoriale, nonché quanto alla provenienza del documento dallo stesso pubblico ufficiale ed alle dichiarazioni a lui rese (cfr. Cass. 20.3.2007, n. 6565). Evidentemente il verbale non riveste fede privilegiata - e quindi non può far fede fino a querela di falso - in ordine all'attestazione, frutto di mera percezione sensoriale, degli agenti circa il corretto funzionamento dell'apparecchiatura "autovelox".
Massima ufficiale - Il verbale di contestazione della violazione di cui all'art. 142, 8 co., c.d.s., a seguito della rilevazione della velocità operata con apparecchio "autovelox", non riveste fede privilegiata - e quindi non fa fede fino a querela di falso - in ordine all'attestazione, frutto di mera percezione sensoriale, degli agenti circa il corretto funzionamento dell'apparecchiatura "autovelox", allorché e nell'istante in cui l'eccesso di velocità è rilevato.
Corte Costituzionale: Corte Cost. n. 113 del 2015
Con ordinanza ex art. 204 c.d.s. in data 5.12.2011 veniva ingiunto ad D.A. il pagamento della complessiva somma di Euro 345,30 in relazione al verbale n. (omissis) , elevato dalla polizia municipale di Roma, con il quale le era stata contestata la violazione di cui all'art. 142, 8 co., c.d.s. commessa il (omissis), a seguito della rilevazione della velocità operata con apparecchio "autovelox".
Deduceva, tra l'altro, che il verbale di contestazione non indicava alcun dato relativamente alla omologazione ed alla taratura dell'apparecchio "autovelox", ovvero si limitava ad attestare che l'apparecchiatura era stata "debitamente omologata e revisionata".
Con sentenza n. 51356/2013 l'adito giudice di pace rigettava l'opposizione. Interponeva appello D.A. .
Dava atto previamente il tribunale della declaratoria - con pronuncia n. 113/2015 - di illegittimità costituzionale dell'art. 45, 6 co., del c.d.s. da parte della Corte costituzionale.
Con l'unico motivo la ricorrente denuncia ai sensi dell'art. 360, 1 co., n. 3, cod. proc. civ. la violazione e falsa applicazione della legge n. 273/1991, dell'art. 345 del d.p.r. n. 495/1992, dell'art. 23, 12 co., della legge n. 689/1981, dell'art. 45, 6 co., del dec. lgs. n. 285/1992 e dell'art. 2697 cod. civ.; ai sensi dell'art. 360, 1 co., n. 5, cod. proc. civ. la contraddittorietà della motivazione.
Deduce che con l'esperito appello aveva specificamente censurato la statuizione di primo grado nella parte in cui il primo giudice aveva respinto la doglianza concernente la mancata prova della omologazione e della taratura dell'apparecchio "autovelox".
Questa Corte spiega che, per effetto della declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 45, 6 co., del dec. lgs. n. 285/1992 (Corte cost. 18.6.2015, n. 113), tutte le apparecchiature di misurazione della velocità devono essere periodicamente tarate e verificate nel loro corretto funzionamento, non essendone consentita la dimostrazione od attestazione con altri mezzi quali le certificazioni di omologazione e conformità (cfr. Cass. 11.5.2016, n. 9645).
E spiega ancora che, poiché, a seguito della declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 45, 6 co., del dec. lgs. n. 285/1992 (Corte cost. 18.6.2015, n. 113), tutte le apparecchiature di misurazione della velocità devono essere sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura, in caso di contestazioni circa l'affidabilità dell'apparecchio il giudice è tenuto ad accertare se tali verifiche siano state o meno effettuate (Cass. (ord.) 11.1.2018, n. 533).
Ebbene, nella fattispecie non risulta, in rapporto all'ampia proiezione del primo motivo di appello e con riferimento all'apparecchiatura "autovelox" con la quale si ebbe a contestare ad D.A. in data 25.1.2011, alle ore 9,41, la violazione di cui all'art. 142, 8 co., c.d.s., né che la prefettura abbia allegato e comprovato l'effettuazione di verifiche periodiche di funzionalità e di taratura né che il tribunale abbia riscontrato l'effettuazione di siffatte verifiche.
Al contempo non può essere condivisa l'affermazione del tribunale secondo cui "la prova del regolare funzionamento dell'apparecchiatura al momento della constatazione dell'infrazione (...) sia insita nel peculiare valore del verbale di accertamento, per contraddire il quale l'unico rimedio esistente sarebbe stato la querela di falso" (così sentenza impugnata, pag. 5).
Difatti, nel giudizio di opposizione a ordinanza - ingiunzione irrogativa di una sanzione amministrativa pecuniaria, il verbale di accertamento dell'infrazione fa piena prova fino a querela di falso solo e limitatamente ai fatti attestati dal pubblico ufficiale come da lui compiuti o avvenuti in sua presenza, o che abbia potuto conoscere senza alcun margine di apprezzamento o di percezione sensoriale, nonché quanto alla provenienza del documento dallo stesso pubblico ufficiale ed alle dichiarazioni a lui rese (cfr. Cass. 20.3.2007, n. 6565).
Evidentemente il verbale non riveste fede privilegiata - e quindi non può far fede fino a querela di falso - in ordine all'attestazione, frutto di mera percezione sensoriale, degli agenti circa il corretto funzionamento dell'apparecchiatura "autovelox", allorché e nell'istante in cui ebbe a rilevare a carico della D. il contestato eccesso di velocità.
All'enunciazione, in ossequio alla previsione dell'art. 384, 1 co., cod. proc. civ., del principio di diritto ben può farsi luogo per relationem, nelle medesime forme espresse dalle massime desunte dagli insegnamenti di questa Corte n. 9645/2016 e n. 533/2018.
il verbale di contestazione della violazione di cui all'art. 142, 8 co., c.d.s., a seguito della rilevazione della velocità operata con apparecchio "autovelox", non riveste fede privilegiata - e quindi non fa fede fino a querela di falso - in ordine all'attestazione, frutto di mera percezione sensoriale, degli agenti circa il corretto funzionamento dell'apparecchiatura "autovelox", allorché e nell'istante in cui l'eccesso di velocità è rilevato.
In dipendenza del buon esito del ricorso non sussistono i presupposti perché, ai sensi dell'art. 13, 1 co. quater, d.p.r. n. 115/2002, la ricorrente sia tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione a norma del 1 co. bis dell'art. 13 cit..