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Timestamp: 2019-01-24 04:38:03+00:00
Document Index: 4359385

Matched Legal Cases: ['art. 38', 'art. 38', 'art. 38', 'art.37', 'art. 38', 'art. 2276', 'sentenza ']

Associazione non riconosciuta. Obbligazioni assunte dal rappresentante ex art. 38 c.c. | Avvocato Roma - Studio Legale Bagnardi
Associazione non riconosciuta. Obbligazioni assunte dal rappresentante ex art. 38 c.c.
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Omissis…“La responsabilità prevista dall’articolo 38 del codice civile sorge a carico delle persone fisiche che hanno svolto attività negoziale manifestando ai terzi la volontà dell’ente collettivo. Questa responsabilità solidale, come ripetutamente affermato dalla Corte suprema (27/12/ 1991, N. 13946; 6/8/2002, N. 11759; 7/12/2004, N. 11759), non concerne un debito proprio dell’associato ma ha carattere accessorio rispetto alla responsabilità primaria dell’associazione, che realizza la propria garanzia patrimoniale attraverso il fondo comune (art.37 c.c.). Ne consegue che l’obbligazione, di natura solidale, di colui che ha agito per la associazione costituisce obbligazione di garanzia ex le- ge, assimilabile alla fideiussione.
Se, dunque, la responsabilità di coloro che hanno agito in nome e per conto dell’associazione ha carattere accessorio, la disposizione di legge che la prevede non può considerarsi norma di ordine pubblico e la rinuncia a farla valere non può rientrare nell’ipotesi dì rinuncia del lavoratore a futuri diritti poiché, anche in presenza di tale rinuncia, l’associazione risponde per le obbligazioni assunte nei confronti dei terzi, come detto, con il proprio fondo comune.
Ciò premesso, ad escludere la responsabilità ex art. 38 c.c. a carico del liquidatore contribuiscono due considerazioni.
Con una prima lettera del 15 gennaio 1992 il XXX assunse l’impegno di rinunciare “a qualsiasi eventuale azione giudiziaria ed extragiudiziaria” nei confronti degli amministratori e soci dell’associazione “da ritenersi quale sola responsabile nella qualità di datore di lavoro in ipotesi di pretesi inadempimenti posti in essere dall’associazione” nei suoi confronti. Con una seconda lettera in pari data, sollecitando la propria assunzione, lo stesso XXX ribadì al presidente, ai consiglieri ed agli associati la propria volontà di “rinunziare… ad ogni eventuale responsabilità personale solidale riconducibile alle SS.VV. da qualsiasi futura pretesa rivendicativa nascente dal contratto di lavoro… (docc. 7, 8, fase, di primo grado).
La tesi secondo cui tale rinuncia alla solidarietà non opererebbe nei confronti del liquidatore, sostenuta dalla difesa dell’appellante, è — a parere della Corte — infondata.
Il liquidatore dell’associazione riveste una posizione giuridica analoga a quella dell’amministratore, in luogo del quale rappresenta l’ente (da ultimo, Cass. 10/3/2009, n. 5738) assumendone, per espressa disposizione di legge, gli obblighi e le responsabilità (art. 2276 c.c.).
Non si vede, dunque, perché la rinuncia a far valere la responsabilità accessoria sottoscrìtta dal XXX debba valere nei confronti degli amministratori e non anche nei confronti del liquidatore.
In secondo luogo, i crediti vantati dal XXX nei confronti dell’associazione si riferiscono, tutti, al contratto di lavoro e il liquidatore, che ha intimato legittimamente il licenziamento del dipendente in adempimento del mandato ricevuto, non può rispondere delle obbligazioni assunte dalla associazione al momento della stipula del contratto.
Infine, una volta accertato che il recesso è stato intimato dal liquidatore della società per giusta causa, costituita dall’impossibilità della prestazione conseguente alla cessazione dell’attività dell’associazione, viene meno anche l’argomento fondato sull’articolo 1229 c.c. (che presuppone il dolo o la colpa grave del debitore).
Può ritenersi acquisito, infine, dopo la pronuncia definitiva della Corte di cassazione, che le retribuzioni non pagate si riferivano agli ultimi mesi del rapporto di lavoro, quando gli amministratori chiamati in causa non ricoprivano più cariche associative.
Il quinto motivo di appello, e l’appello condizionato, dunque, possono ritenersi assorbiti nel rigetto dei primi tre motivi.
Quanto, infine, al quarto motivo di appello, relativo alle spese processuali dei terzi chiamati in causa dallo YYY, va ricordato che in ogni caso di chiamata in causa del terzo ai fini di garanzia impropria (sempre che tale iniziativa non si riveli palesemente arbitraria) le spese giudiziali sostenute dal terzo vanno poste a carico della parte soccombente, che ha dato luogo, con una infondata pretesa, al giudizio nel quale legittimamente è rimasto coinvolto il terzo (tra le più recenti, Cass. 26/2/2008 n. 5027)…”omissis.
Corte di Appello di Roma, Sezione civile III, sentenza n. 665 del 16/02/2010, Consigliere relatore Dott. Giovanni Buonomo, inedita.
(Inserita l’11/01/2011)
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