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Timestamp: 2018-03-22 15:03:58+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 74', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 183', 'art. 183', 'art. 185', 'art. 74', 'art. 179', 'art. 137', 'art. 255']

Cenni normativi e ottimizzazione ciclo di gestione reflui e scarti industriali - PDF
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1 Cenni normativi e ottimizzazione ciclo di gestione reflui e scarti industriali 24 gennaio 2013
2 Definizioni Cosa sono gli scarti di produzione o residui industriali (NON acque reflue industriali o rifiuti) Cosa sono i reflui Cosa sono i rifiuti Cosa sono i rifiuti organici Cosa sono le biomasse Cosa sono i sottoprodotti Cosa è materia prima seconda Cosa è end of waste
3 Gli scarichi idrici La disciplina degli scarichi idrici varia secondo: L ORIGINE dello scarico Le SOSTANZE immesse nei corpi idrici recettori (pericolose o non) La NATURA dei corpi recettori (fognature, acque dolci superficiali, suolo, sottosuolo)
4 Le definizioni legislative: origine dello scarico ACQUE REFLUE INDUSTRIALI (art. 74 co. 1 lett.h TUA): qualsiasi tipo di acque reflue scaricate da edifici od impianti in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni, diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento; ACQUE REFLUE DOMESTICHE (art. 74 co. 1 lett.g TUA): acque reflue provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi e derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche; ACQUE REFLUE URBANE (art. 74 co. 1 lett.i TUA): acque reflue domestiche o il miscuglio di acque reflue domestiche, di acque reflue industriali ovvero meteoriche di dilavamento convogliate in reti fognarie, anche separate, e provenienti da agglomerato
5 La disciplina degli scarichi PRINCIPIO DI TUTELA DELLA QUALITA DEI CORPI IDRICI Art. 124 co. 1 TUA: Tutti gli scarichi devono essere preventivamente autorizzati Art. 101 co. 1 TUA: Tutti gli scarichi devono rispettare i valori limite previsti dall Allegato 5 della parte III del TUA o i limiti (non meno restrittivi) eventualmente previsti dalle Regioni Art. 101 co. 1 TUA: Ammissibili deroghe per guasti e fasi di avviamento, comunque previste dall autorizzazione Art. 101 co. 3 TUA: Gli scarichi diversi da quelli domestici devono essere accessibili per il campionamento
6 Definizione di Rifiuto È RIFIUTO qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l intenzione o abbia l obbligo di disfarsi (art. 183 co. 1 lett. a) È RIFIUTO PERICOLOSO il rifiuto che presenta una o più caratteristiche di cui all Allegato I della parte IV del TUA (art. 183 co. 1 lett. b)
7 Il punto della giurisprudenza 1 CONDIZIONE: Il parametro di riferimento per distinguere reflui e rifiuti liquidi è rappresentato dall esistenza o meno di un sistema di convogliamento delle acque (c.d. condotta) nel corpo recettore (Cass. pen., III sez., 10 settembre 2009, n ) 2 CONDIZIONE: Senza soluzione di continuità dal luogo di produzione al corpo ricettore Le condizioni devono sussistere ENTRAMBE affinchè si possa parlare di scarico. In assenza di una condotta di scarico le acque reflue devono qualificarsi come rifiuti liquidi (Cass. pen., III sez., 22 giugno 2011, n )
8 La disciplina applicabile ACQUE REFLUE Applicazione PARTE III del TUA RIFIUTI LIQUIDI Applicazione PARTE IV del TUA Sono esclusi dall ambito di applicazione della parte IV del TUA, in quanto regolati da altre disposizioni normative le acque di scarico (art. 185 co. 2) I FANGHI DA DEPURAZIONE devono essere gestiti come RIFIUTI (ART. 127 TUA; Cass. pen., sez. III, 14 febbraio 2011, n. 5356) Cass. pen., sez. III, 5 ottobre 2011, n : il momento in cui la disciplina dei rifiuti deve essere applicata ai fanghi da depurazione è la fine del complessivo trattamento effettuato presso l impianto di depurazione e finalizzato a predisporre i fanghi medesimi per la destinazione finale
9 Differenze tra rifiuti liquidi e scarichi Cass. pen., sez. III, 3 aprile 2012, n Solo le acque di scarico ex art. 74 TUA sono escluse dal novero dei rifiuti, mentre l attività di stoccaggio è l elemento che attribuisce alle acque reflue la natura di rifiuto allo stato liquido. «Integra il reato di deposito incontrollato di rifiuti allo stato liquido lo stoccaggio in vasche di raccolta, delle acque reflue provenienti dal lavaggio delle attrezzature di un impresa. [ ] sono escluse dal novero dei rifiuti solo le acque di scarico che vengono immesse direttamente nel suolo, sottosuolo o rete fognaria, tanto che il reato non può escludersi nemmeno in presenza di una autorizzazione allo scarico dei predetti reflui nella rete fognaria, in quanto è l attività di stoccaggio stessa che attribuisce alle predette acque reflue la qualifica di rifiuto liquido.»
10 Il rifiuto organico -biomasse Art. 183 comma 1 lett. d) del Dlgs 152/2006 definisce Rifiuto organico: rifiuti biodegradabili di giardini e parchi, rifiuti alimentari e di cucina prodotti da nuclei domestici, ristoranti, servizi di ristorazione e punti vendita al dettaglio e rifiuti simili prodotti dall industria alimentare raccolti in modo differenziato No definizione biomassa nella legislazione ambientale (anche se nel codice ambientale sono indicate nella parte V le biomasse combustibili ) no coordinamento Si nella legislazione energetica (Dlgs 387/2003 Dlgs 28/2011 Decreto Romani)
11 Biomasse (secondo legislazione energetica ) Art. 2, comma 1 lett. e) del Decreto Romani Dlgs 28/2011 e del Dlgs 387/2003 qualifica Biomassa: la frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali) dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese la pesca e l acquacoltura, gli sfalci e le potature provenienti dal verde pubblico e privato, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani
12 I sottoprodotti SOTTOPRODOTTI (184 bis TUA) 1. Provenienza da un processo di produzione non destinato alla produzione di quella sostanza od oggetto 2. Utilizzo futuro certo della sostanza o dell oggetto, anche da terzi 3. Trattamento limitato alla normale pratica industriale 4. Non comporta impatti negativi per l ambiente o per la salute umana Cass. 17 aprile n definizioni Cass. pen., III sez., 26 giugno 2012, n : sottoprodotto è ciò che non è mai stato rifiuto, costituendo materiale immediatamente riutilizzabile. Cass. pen., sez. III, 9 febbraio 2012, n. 5032: liquidi provenienti dalla macellazione sversati in un tombino. L atto di disfarsi del residuo astrattamente qualificabile come sottoprodotto di origine animale ai sensi della normativa esclude di per sé che il residuo sia sottoprodotto, dovendosi invece qualificare come rifiuto.
13 La materia prima seconda ed end of waste Ex. Art. 184 ter TUA Cessazione della qualifica di rifiuto previa sottoposizione ad una operazione di recupero incluso il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo quando: - la sostanza o l oggetto abbia uno specifico scopo - ci sia mercato o domanda - la sostanza o l oggetto soddisfa i requisiti tecnici e gli standard - l utilizzo non porterà a impatti complessivi per l ambiente o per la salute umana PROVA DELLA CESSAZIONE A CARICO DEL RICHIEDENTE End of waste: con emissione di decreti ministeriali (prova della cessazione non necessaria)
14 I criteri di priorità nella gestione dei rifiuti L art. 179, co. 1 TUA individua una gerarchia: 1. Prevenzione 2. Preparazione per il riutilizzo 3. Riciclaggio 4. Recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia 5. Smaltimento
15 Scarichi: le sanzioni penali (art. 137 TUA) Scarichi di reflui industriali senza autorizzazione o con autorizzazione sospesa o revocata: arresto o ammenda Scarico di reflui industriali senza autorizzazione o con autorizzazione sospesa o revocata di sostanze pericolose: arresto Scarico di reflui industriali pericolosi senza rispettare l autorizzazione: arresto e ammenda Denegato accesso dei controllori all insediamento: arresto e ammenda Scarico illecito nel suolo o nel sottosuolo: arresto ATTENUANTE per chi, prima del giudizio penale, ha riparato integralmente il danno
16 Rifiuti: le sanzioni penali (art. 255 e ss. TUA) Raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, intermediazione di rifiuti senza la prescritta autorizzazione di rifiuti non pericolosi: arresto o ammenda Raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, intermediazione di rifiuti senza la prescritta autorizzazione di rifiuti pericolosi: arresto e ammenda Realizzazione o gestione di discarica non autorizzata: arresto e ammenda Miscelazione non consentita di rifiuti: arresto e ammenda Inquinamento mediante il superamento delle soglie di concentrazione, senza aver provveduto alla bonifica: arresto o ammenda Traffico illecito di rifiuti: ammenda e arresto Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti: reclusione
17 La qualificazione: conseguenze e differenze Se non rifiuto scarti di produzione o residui industriali Se sottoprodotto Se refluo industriale Se rifiuto Se già rifiuto divenuto materia prima seconda o end of waste - normative differenti: elevati rischi - sanzioni penali, amministrative (231/2001) differenti - Sistemi di gestione differenti - Costi - Possibili benefici
18 L ottimizzazione dei cicli di gestione: obiettivi - Riduzione dei rischi di commissione di reati e di reati ambientali - Riduzione dei rischi di sanzioni interdittive e pecuniarie (231/2001) - Riduzione dei costi di smaltimento, trasporto e gestione - Introduzione di nuove opportunità e possibili ricavi - Sensibilità etica ed ambientale
19 L ottimizzazione dei cicli di gestione: percorso 1. Mappatura situazione esistente 2. Descrizione rischi e costi attuali 3. Valutazione congiunta di tutte le possibili soluzioni di ottimizzazione per: Riduzione dei rischi; Riduzione dei costi di smaltimento, gestione, trasporto; Introduzione nuove opportunità introduzione o rafforzamento di azienda etica e ambientale 4. Applicazione dei correttivi
20 Grazie per l attenzione STUDIO LEGALE SANTOSUOSSO E ASSOCIATI
Prof. Roberto Riguzzi 1 FONTI NORMATIVE Parte prima Disposizioni comuni e principi generali 1. Ambito di applicazione. Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 NORME IN MATERIA AMBIENTALE 1. Il presente
ACQUE. Nel generale quadro dei rapporti tra reati ambientali e modelli di. Reflui industriali e 231 : le attività a rischio reato
l Necessario offrire spunti operativi alla luce dell entrata in vigore del D.Lgs. n. 121 ACQUE Reflui industriali e 231 : le attività a rischio reato Nel generale quadro dei rapporti tra reati ambientali