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Timestamp: 2019-10-18 23:58:12+00:00
Document Index: 118013367

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 375', 'art. 13', 'art. 13']

Presidente: CURZIO PIETRO Relatore: GARRI FABRIZIA Data pubblicazione: 22/12/2016
La Corte di appello di Napoli ha confermato la sentenza del Tribunale di Avellino che aveva rigettato la domanda di S.G.B. tesa al riconoscimento, in relazione all’infortunio sul lavoro subito l’8.8.2008 a seguito del quale riportava un trauma perforante all’occhio sinistro con conseguente deficit visivo con un danno biologico pari o superiore al 2%, del suo diritto a percepire l’indennità per inabilità temporanea assoluta fino al 4 maggio 2009 e l’indennizzo per le menomazioni permanenti riportate.
Il giudice di appello ha ritenuto che correttamente il consulente chiamato in primo grado a verificare nuovamente, stante l’insufficienza della prima consulenza disposta, l’esistenza di un nesso causale tra l’infortunio subito ed il danno all’occhio riportato aveva escluso che il foro maculare alla retina non poteva essere conseguenza dell’infortunio denunciato ma, piuttosto, dovesse essere ricollegato ad un più risalente infortunio occorsogli in contesto non lavorativo e mai denunciato all'Inail.
Per la cassazione della sentenza ricorre S.G.B. censurandola in relazione all’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio (esistenza del nesso causale tra infortunio e danno) e denunciando la violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. per avere il secondo consulente omesso di considerare che solo a seguito del secondo evento traumatico era stata effettuata la diagnosi di foro maculare, non risultante dalla documentazione precedente.
L’Inail si è costituito per resistere al ricorso di cui ha denunciato l'inammissibilità e comunque l’infondatezza.
Tanto premesso il ricorso è inammissibile poiché le censure non contengono una chiara e precisa indicazione del contenuto della documentazione medica che si assume essere stata erroneamente valutata dal consulente alle cui conclusioni la Corte di appello ha ritenuto di aderire.
Inoltre le censure, per come formulate, si risolvono nella inammissibile richiesta di un nuovo esame delle emergenze istruttorie. Una diversa e più favorevole valutazione delle stesse non consentita in sede di legittimità senza alcuna precisa indicazione di eventuali devianze dalle nozioni acquisite della scienza medica.
Nel giudizio in materia d'invalidità il vizio, denunciabile in sede di legittimità, della sentenza che abbia prestato adesione alle conclusioni del consulente tecnico d'ufficio, è ravvisabile in caso di palese devianza dalle nozioni correnti della scienza medica, la cui fonte va indicata, o nell'omissione degli accertamenti strumentali dai quali, secondo le predette nozioni, non può prescindersi per la formulazione di una corretta diagnosi, mentre al di fuori di tale ambito la censura costituisce mero dissenso diagnostico che si traduce in un'inammissibile critica del convincimento del giudice, e ciò anche con riguardo alla data di decorrenza della richiesta prestazione (cfr. Cass. n. 1652 del 2012 e n. 25687 del 2015).
Per tutto quanto sopra considerato, il ricorso, ex art. 375 cod. proc. civ., n. 5, deve essere dichiarato inammissibile.
Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che si liquidano in € 1500,00 per compensi, € 100,00 per esborsi, 15% per spese forfetarie, accessori come per legge.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002 dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dell’art. 13 comma 1 bis del citato d.P.R..
Così deciso in Roma il 24 novembre 2016