Source: http://www.inforza.it/diritti-sindacali/diversamente-abili/
Timestamp: 2014-04-19 10:29:19+00:00
Document Index: 155548808

Matched Legal Cases: ['art 3', 'art. 21', 'art. 33', 'art. 80', 'art. 42', 'art. 4', 'art. 33', 'art.2', 'art. 4', 'art. 8', 'art.3', 'art. 33', 'art. 3']

Diversamente abili | INFORZA
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Il riconoscimento dell’ handicap ai fini delle agevolazioni lavorative
La legge 104/92 “legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle personehandicappate“, all’art 3 individua i soggetti aventi diritto al riconoscimento dello stato di handicap e stabilisce i criteri per la definizione dell’ handicap che può essere di due tipi:
1) Riconoscimento handicap: in base al comma 1 si configura come situazione di handicap e viene riconosciuta a “colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione”.
2) Riconoscimento handicap grave:
in base al comma 3 si configura come handicap in situazione di gravità e viene riconosciuto quando “la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione”.
Il certificato di handicap è uno dei requisiti per godere di alcune agevolazioni tributarie e fiscali. Inoltre la persona handicappata con un grado di invalidità superiore ai due terzi assunta presso gli enti pubblici come vincitrice di concorso o ad altro titolo, ha diritto di:
- scelta prioritaria tra le sedi disponibili;
- precedenza in sede di trasferimento a domanda(art. 21 della legge 104/92).
Il certificato di handicap grave, è uno dei requisiti per godere di alcune agevolazioni tributarie e fiscali, determina priorità di accesso nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici (assistenza domiciliare, aiuto personale per la vita indipendente, ecc..) e costituisce un requisito indispensabile per accedere alla fruizione delle agevolazioni previste dall’art. 33 della legge 104/92 e dall’art. 80, comma 2 della Legge 23 dicembre 2000, n. 388 (legge Finanziaria 2001) quali:
-prolungamento dell’astensione facoltativa dal lavoro fino al 3° anno di età del bambino, o, in alternativa, due ore di permesso giornaliero;
-permessi lavorativi per il lavoratore portatore di handicap, per il genitore, coniuge o familiare che assista un portatore di handicap in condizioni di gravità;
-trasferimento di sede e/o scelta della sede di lavoro più vicina alla abitazione per il genitore, coniuge o familiare che assista un portatore di handicap in condizioni di gravità;
-congedo straordinario retribuito di due anni per i genitori di portatori di handicap grave o per i fratelli/sorelle in caso di assenza o impossibilità dei genitori.
La certificazione di handicap e di handicap grave è solo uno dei requisiti per godere delle agevolazioni: devono sussistere altre condizioni specificamente richieste per usufruire di ogni singola facilitazione.
L’accertamento dell’handicap viene effettuato da una apposita commissione medica dell’Azienda USL integrata da un operatore sociale e un esperto nei casi da esaminare. Tale certificazione deve essere inviata, per successivo controllo alla Commissione Medica di Verifica per le pensioni di guerra e di invalidità civile presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze che ha facoltà di fare osservazioni, di sospendere gli effetti, di chiamare, eventualmente a visita diretta o invitare l’Azienda U.S.L. a sottoporre il richiedente ad accertamenti specialistici. Anche le Commissioni mediche di verifica sono integrate, per la valutazione dell’handicap da un operatore sociale e da un esperto nei casi da esaminare. (art. 42 – comma 6 della legge 24 novembre 2003, n. 326). Decorsi sessanta giorni dalla data di ricezione, senza che la predetta commissione abbia chiesto ulteriori accertamenti, i verbali saranno rinviati alle unità sanitarie locali per la consegna all’interessato.
Si ricordi che:
non rientra tra i compiti della commissione la concessione dei benefici e delle agevolazioni che conseguono al riconoscimento di handicap e di handicap grave;
la commissione ha il compito di accertare la minorazione, le difficoltà, le necessità dell’intervento assistenziale permanente e la capacità complessiva individuale residua. Si tratta di una valutazione globale che deve essere effettuata con parametri qualitativi e non quantitativi. In sostanza, la normativa non affida alla commissione la prerogativa di attribuire un valore numerico alla condizione di portatore di handicap (superiore o inferiore ai due terzi);
le certificazioni di handicap o handicap grave non devono essere confuse con le certificazioni di invalidità civile, invalidità sul lavoro o per servizio, o altre; possono essere rilasciate anche agli invalidi del lavoro, agli invalidi di guerra e alle vittime civili di guerra;
la situazione di gravità non è legata alla percentuale di invalidità riconosciuta ma al fatto che la minorazione abbia ridotto l’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale globale nella sfera individuale o in quella di relazione;
Accertamento provvisorio: qualora la commissione medica di cui all’art. 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, non si pronunci entro 90 giorni dalla presentazione della domanda, gli accertamenti sono effettuati, in via provvisoria, ai soli fini previsti dall’art. 33 della stessa legge, da un medico specialista nella patologia denunciata, in servizio presso l’unità sanitaria locale da cui è assistito l’interessato. L’accertamento provvisorio produce effetto fino all’emissione dell’accertamento definitivo da parte della commissione che deve pronunciarsi entro 180 giorni dalla data di presentazione della domanda (Legge 27 ottobre 1993, n. 423, art.2).
L’INPS ha specificato che, per quanto riguarda i medici ospedalieri, può rilasciare il certificato:
il medico dipendente dell’Ospedale che visita ambulatoriamente la persona e che deve essere specialista nella patologia;
il medico dipendente dell’ospedale che opera in un reparto specializzato nella cura della patologia.
Può certificare non solo il medico degli ospedali gestiti direttamente dalle ASL, ma anche il medico della struttura di ricovero pubblica o privata equiparata alla pubblica, vale a dire:
1. aziende ospedaliere, nonché istituti di ricovero e cura a carattere scientifico pubblici;
2. strutture ospedaliere private equiparate alle pubbliche e cioè: policlinici universitari, istituti di ricovero e cura a carattere scientifico privati, ospedali classificati o assimilati, istituti sanitari privati qualificati presidi USL; enti di ricerca. Lo specialista non può esimersi dall’attribuire alla mera diagnosi clinica la qualificazione di natura anche medico legale idonea ad attestare la situazione di handicap grave. Infatti non è tanto importante la patologia in sé, ma le difficoltà socio-lavorative, relazionali e situazionali che la stessa determina e che vanno esplicitate nel certificato. La certificazione provvisoria ha una validità di sei mesi. E’ pertanto necessario che il lavoratore rilasci dichiarazione in cui si dichiara consapevole che, in caso di provvedimento definitivo negativo, è tenuto alla restituzione di quanto fruito dopo la scadenza dei primi sei mesi, periodo, questo da considerare come massimo fruibile, in attesa della conclusione del procedimento
I dirigenti medici dell’Inps non possono rettificare il giudizio espresso nella certificazione provvisoria né in quella definitiva (Circolare INPS n. 32 del 3 marzo 2006).
Per i soggetti con patologie oncologiche, l’accertamento dell’invalidità civile e dell’handicap, è effettuato dalle commissioni mediche entro quindici giorni dalla domanda dell’interessato. Gli esiti dell’accertamento hanno efficacia immediata per il godimento dei benefici da essi derivanti, fatta salva la facoltà della commissione medica periferica di cui all’articolo 1, comma 7, della legge 15 ottobre 1990, n. 295, di sospenderne gli effetti fino all’esito di ulteriori accertamenti” (Legge 9 marzo 2006, n. 80). Le persone con sindrome di Down, su richiesta corredata da presentazione del cariotipo, sono dichiarate, dalle competenti commissioni insediate presso le aziende sanitarie locali o dal proprio medico di base, in situazione di gravità ai sensi dell’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ed esentate da ulteriori successive visite e controlli (Art 94 – comma 3 della Legge 27 dicembre 2002, n. 289-finanziaria 2003 e Circolare INPS 11 luglio 2003, n. 128).
Per i grandi invalidi di guerra, l’attestato di pensione rilasciato dal Ministero del Tesoro (Mod. 69) o di copia del decreto concessivo della stessa, può sostituire la certificazione di handicap in situazione di gravità rilasciata dalla competente Commissione ASL (Circolare INPS 11 luglio 2003, n. 128).
Per usufruire delle agevolazioni fiscali previste dalla legge 449/97, sono necessari due requisiti:
riconoscimento dell’handicap, a prescindere dalla sua gravità, ai sensi della L. 104/92
riduzione o impedimento permanente delle capacità motorie che deve essere espressamente contenuta nel verbale redatto dalle commissioni di cui all’art. 4 della L.104/92.
Nel caso in cui l’interessato abbia già ottenuto il riconoscimento dell’handicap senza essere in possesso della certificazione di riduzione o impedimento permanente delle capacità motorie, può avanzare richiesta alla Azienda USL al fine di ottenere una certificazione aggiuntiva da cui risulti che la propria minorazione comporta ridotte o impedite capacità motorie permanenti ai sensi dell’art. 8 della L.449/97. Tale certificazione può essere resa, a discrezione della commissione, sulla base degli atti o procedendo a nuova visita (Circolare Ministero della Salute Direzione Generale Prevenzione Ufficio VDPV. 5/H.F/2/312 del 11 giugno 2003).
E’ necessario presentare una specifica domanda redatta su apposito modello che può essere ritirato presso gli uffici invalidi civili del Azienda U.S.L. di residenza. La domanda deve essere presentata presso gli stessi uffici, corredata da eventuale certificato di invalidità e certificazione medica rilasciata di recente dal medico di base e/o da uno specialista di struttura pubblica. Può essere presentata documentazione sanitaria aggiuntiva come cartelle cliniche, relazione del servizio sanitario pubblico in cui il paziente è seguito e documentazione utile alla valutazione della condizione socio-ambientale (situazione economica, familiare, ecc).
al momento della presentazione della domanda non è necessario fornire preliminari informazioni sull’uso che si intende fare della certificazione richiesta;
se la persona presenta gravi deficit che ne limitano la mobilità o è intrasportabile può essere richiesta visita domiciliare con la certificazione del medico curante che attesta l’impossibilità a recarsi personalmente presso l’ambulatorio del distretto;
alla visita per l’accertamento dell’ handicap può partecipare il medico di fiducia del paziente;
lo stato di handicap e di handicap grave può essere riconosciuto per un periodo limitato di tempo (per esempio sei mesi, un anno, due anni), prima della scadenza del periodo prescritto, la persona deve presentare una nuova domanda di accertamento;
in base alla normativa per la tutela della privacy, la persona che si sottopone all’accertamento può richiedere alla commissione il rilascio di un ulteriore verbale in cui sia omessa la diagnosi (legge 675/96 e successive modifiche ed integrazioni);
la certificazione sarà consegnata all’interessato o suo familiare fornito di delega;
l’interessato, già riconosciuto persona handicappata, può produrre la domanda per il riconoscimento della condizione di handicap grave per aggravamento della malattia invalidante, anche sulla base di nuove infermità sopravvenute, e per il peggioramento delle condizioni familiari e socio-ambientali;
avverso la valutazione dell’handicap non è contemplato il ricorso in via amministrativa (non sono stati previsti né organi, né termini). Il provvedimento è impugnabile in sede giurisdizionale con le modalità previste dalla normativa vigente.
Permessi per lavoratori disabili
La normativa prevede che il lavoratore disabile, con rapporto di lavoro pubblico o privato, insituazione di gravità, ai sensi dell’art.3, comma 3 della legge 104 possa usufruirealternativamente dei permessi di tre giorni mensili o di due ore al giorno di cui all’art. 33della legge 104.
Si tratta di permessi retribuiti e coperti da contribuzione figurativa
Congedi e riduzione di orario per i genitori di minori disabili
(fino al terzo anno di età)
Articolo 33 Legge 104/92 comma 1,2 e 3; articoli 19 e 20 Legge 53/2000
I genitori anche adottivi e affidatari di minore con handicap in situazione di gravità, hanno diritto al prolungamento, fino al compimento del terzo anno di età del minore, e a condizione che lo stesso non sia ricoverato a tempo pieno, dell’astensione dal lavoro (congedo parentale).In alternativa, e sempre fino al compimento del terzo anno di vita delbambino e’ possibile fruire di un permesso di due ore giornaliere.Le due ore di permesso sono usufruibili nel caso in cui la giornata lavorativa sia, nel suo complesso, di almeno sei ore. Il permesso si riduce a un’ora qualora l’orario di lavoro del richiedente fosse inferiore alle sei ore.Il diritto e’ riconosciuto al genitore anche in caso l’altro ne sia escluso (perché casalinga/o, disoccupata/o, lavoratrice/lavoratore autonoma/o).
Dai tre ai 18 anni
Successivamente al compimento del terzo anno di età del bambino, i genitori hanno diritto a tre giorni di permesso retribuito al mese.Questi permessi sono fruibili in modo continuativo (tre giornate consecutive), in singole giornate lavorative (tre giornate non consecutive), oppure possono essere frazionate in sei mezze giornate.I genitori possono ripartirsi l’assenza (per esempio 2 giorni il padre e 1 giorno la madre, anche in coincidenza con un giorno del padre)Il diritto e’ riconosciuto al genitore anche qualora l’altro ne sia escluso (perché casalinga/o,disoccupata/o,lavoratrice/lavoratore autonoma/o).
Il trattamento per l’astensione dal lavoro sarà il seguente:
il congedo parentale sarà retribuito nella misura del 30% della retribuzione del lavoratore richiedente;
sia le due ore di permesso giornaliero che le tre giornate mensili, che vengono riconosciute successivamente al compimento del terzo anno di vita del bambino, sono retribuite al 100%.
Trattamento previdenziale:
Per il periodo di congedo retribuito al 30% e’ prevista l’accredito dei contributi figurativi
I permessi retribuiti giornalieri, a partire dalla data di entrata in vigore della legge 53/2000 sono coperti da contribuzione figurativa.
Congedi per l’assistenza di portatori di handicap grave
La lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre di un soggetto portatore di handicap grave (accertato da almeno cinque anni ai sensi dell’art. 3 della legge 104/1992), puo’ usufruire, per effettodelle disposizioni contenute nella legge Finanziaria, di un periodo di permesso retribuito della durata massima di due anni. Al richiedente spettera’ la copertura retributiva nella misura pari all’ultima retribuzione percepita prima della richiesta di congedo, nella misura massima di 70 milioni annui. L’indennita’ sara’ anticipata dal datore di lavoro che, in occasione del versamento dei contributi, chiedera’ il rimborso all’Inps. Il periodo di congedo sara’ inoltre coperto da contribuzione figurativa. Qualora i genitori fossero deceduti il permesso puo’ essere richiesto da un fratello.
Permessi per la cura di familiari disabili
Parenti (coniuge compreso) affidatari, affini entro il terzo grado, hanno diritto a usufruire di tre giorni di permesso mensile (la fruizione dei permessi potrà avvenire nei modi già previsti per i genitori) e il diritto di scegliere, ove sia possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e a non essere trasferiti senza il proprio consenso.Il diritto ai permessi spetta ai familiari che assistano con continuità e in via esclusiva un parente, o un affine entro il terzo grado, portatore di handicap anche se non convivente, purche’ non ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati.
I permessi saranno retribuiti integralmente.
Persone maggiorenni disabili in stato di gravita’
Queste hanno diritto a usufruire di permessi retribuiti nella seguente misura:
due ore giornaliere (l’ora e’ una in caso di orario inferiore a sei ore giornaliere) o inalternativa
tre giorni al mese.
Hanno anche diritto di scegliere, ove sia possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e a non essere trasferiti senza il loro consenso.Si precisa che il lavoratore maggiorenne disabile grave può scegliere di fruire, nell’ ambito di ciascun mese di calendario, dei permessi orari o di quelli giornalieri.E’ chiaro che questa possibilità si riferisce ai tipi di permesso da utilizzare nell’ambito di ciascun mese; quindi la scelta può essere modificata purché riguardi un mese intero di calendario. Di conseguenza il lavoratore, nel corso del mese. Non può chiedere la variazione del tipo di permesso scelto inizialmente.
Per ottenere le agevolazioni, gli interessati devono inoltrare la domanda all’azienda, allegando:
Certificazione rilasciata dalla Asl competente che attesti la gravità dell’handicap;
Dichiarazione di responsabilità che il coniuge lavoratore non usufruisca delle stesse agevolazioni
L’INPS ha diramato la circolare n. 90 del 23 maggio 2007, con la quale ha rivisto alcuni aspetti riguardanti le modalità di concessione e di fruizione dei permessi disciplinati dall’articolo 33 della legge n 104 del 1992. Gli aspetti di maggiore rilevanza e di immediato interesse dell’intervento interpretativo dell’INPS sono:
La continuità ed esclusività dell’assistenza;
Il ricovero a tempo pieno.
Con questa circolare l’INPS ha ritenuto ormai superati i concetti di continuità ed esclusività ed ha introdotto quelli di sistematicità ed adeguatezza della cura del disabile non ricoverato a tempo pieno così ha modificato il precedente orientamento, secondo il quale, la presenza di un altro familiare in grado di accudire il portatore di handicap grave precludeva la fruizione dei tre giorni di permesso mensile al lavoratore che ne faceva richiesta. Sulla base delle interpretazioni del giudice civile, amministrativo e costituzionale è emerso che lo spirito della legge è quello di non lasciare, neanche momentaneamente, il portatore di handicap privo di assistenza. Considerato che tale cura non può essere ragionevolmente prestata sistematicamente da un solo congiunto è legittimo che anche altri soggetti lo possano sostituire, almeno temporaneamente e se questa persona è un lavoratore a questo non può essere negato il diritto di fruire dei tre giorni di permesso mensile.
Pertanto il diritto di un dipendente ai permessi retribuiti non può essere più negato in caso di presenza nel nucleo familiare di riferimento di altri in grado di prestare adeguata assistenza.
Tale rivisitazione delle modalità di concessione e di fruizione dei permessi ha come effetto, in merito alla gestione delle richieste di fruizione dei tre giorni di permesso mensile, che:
Il disabile può scegliere liberamente il familiare incaricato dell’assistenza/sostegno;
L’assistenza non deve essere necessariamente quotidiana a condizione, però, che sia sistematica ed adeguata rispetto alle reali esigenze del portatore di handicap.
L’INPS con tale circolare specifica che per rispettare pienamente i principi giurisprudenziali in esame tale tutela è stata estesa anche a quei lavoratori impegnati o residenti in luoghi distanti da quello dove risiede l’assistito. Il riconoscimento del diritto di fruire dei permessi mensili non comporta, però, che il richiedente possa richiedere ulteriori agevolazioni finalizzate all’assistenza del portatore di handicap (per esempio turni agevolati, entrata o uscita anticipata dal lavoro, altre forme di permesso retribuito e non) per evitare che tale estensione dell’utilizzo dei benefici di legge possa divenire un abuso l’INPS, con tale circolare ha precisato che nelle situazioni sopra descritte, in occasione di richiesta dei benefici ex articolo 33 della legge n 104 del 1992 dovrà essere presentato un programma di assistenza a firma congiunta del lavoratore richiedente e del soggetto disabile grave, sulla cui valutazione di congruità dovrà pronunciarsi la struttura medica operante presso la sede INPS territorialmente competente.
L’INPS ha precisato che il riconoscimento del permesso mensile all’altro coniuge sussiste anche nel caso in cui il portatore di handicap ricorra, contemporaneamente, a familiari, a strutture pubbliche, ad enti senza scopo di lucro ed al personale badante. L’INPS, in merito al ricovero a tempo pieno del familiare disabile, ha precisato che esso si configura esclusivamente quando il soggetto interessato è degente per le intere 24 ore.
Tale principio viene derogato, con conseguente obbligo del datore di lavoro di riconoscere comunque il permesso, quando la degenza a tempo pieno è finalizzata all’assistenza indispensabile da parte di un genitore o di un familiare o affine entro il terzo grado di bambini d’età inferiore a tre anni che necessitano di interventi chirurgici o di terapie di riabilitazione. Il questo caso, la gravità e il conseguente bisogno di assistenza devono essere accertati da organi sanitari della struttura ospedaliera di riferimento. Questa deroga è applicabile anche nel caso di disabili in stato di coma vigile o in situazione di patologia terminale però la necessità di assistenza inderogabile deve venire certificata dalla struttura medica operante presso la sede INPS territorialmente competente. Per ultimo l’INPS con questa circolare ha messo in evidenza che l’accettazione del disabile grave dell’assistenza continuativa ed esclusiva offerta dal familiare rientra nel novero delle certificazioni per autocertificazione, ai sensi del Testo unico n 445 del 2000 e che, quindi, deve essere cura delle amministrazioni competenti verificare di volta in volta la veridicità sia di dichiarato dal lavoratore nell’apposita documentazione prodotta per la concessione del permesso sia, il permanere del diritto ad assentarsi dal servizio, in caso di grave disabilità temporaneamente concessa. Un ulteriore chiarimento rispetto alla corretta applicazione dell’articolo 33 della legge n 104 del 1992: In riferimento all’incidenza dei giorni di assenza sulle ferie e sulle mensilità aggiuntive, si precisa che quando il lavoratore beneficiario cumula le relative giornate con i periodi di congedo parentale i tre giorni di permesso mensile incidono negativamente per il computo del congedo ordinario e sull’importo della tredicesima e quattordicesima mensilità ( messaggio INPS n 7014 del 6 marzo 2006 allegato ) a differenza di quanto accade se non vi è il cumulo con il predetto congedo.
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