Source: https://www.accredia.it/altre-attivita/bandi-di-gara/faq/
Timestamp: 2020-01-29 02:58:06+00:00
Document Index: 153725348

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 82', 'art. 87', 'art. 87', 'art. 87', 'art. 44', 'art. 87', 'art. 13', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 51']

FAQ ~ Accredia
Accredia / Altre Attività / Bandi di gara / FAQ
Risposte alle domande più frequenti circa il richiamo alle valutazioni di conformità nei bandi di gara, realizzate anche sulla base delle segnalazioni dello Sportello bandi, relative a casi reali desunti da bandi di gara non emessi, emessi o aggiudicati.
Nel caso in cui si voglia accreditare una propria struttura interna come organismo di ispezione, cosa deve essere indicato nel bando di gara o nella richiesta di offerta?
Accredia è l’Ente Unico di Accreditamento italiano, pertanto non è necessaria l’emissione di un bando di gara e la richiesta di offerta deve essere rivolta direttamente ad Accredia. Occorre specificare che si richiede l’accreditamento della propria unità interna, ai sensi della norma UNI CEI EN ISO/IEC 17020, dettagliando precisamente i settori/gli ambiti ispettivi e le norme/specifiche di riferimento, come richiesto nel modulo “Domanda di accreditamento” che può essere scaricata dal sito Accredia: Come accreditarsi
E’ possibile richiedere all’organismo di verifica accreditato lo svolgimento di attività di consulenza nel medesimo ambito nel quale l’organismo effettua le verifiche?
No, questa ipotesi è vietata dalle norme internazionali a garanzia della terzietà e dell’indipendenza degli organismi accreditati
Per un laboratorio, è possibile richiedere l’accreditamento presso un ente diverso da Accredia?
L’art. 7, Reg. CE 765/2008, prevede che gli organismi di valutazione della conformità possono chiedere l’accreditamento ad un organismo nazionale di accreditamento diverso da quello di appartenenza – ovvero nel caso di un laboratorio italiano, diverso da Accredia – in casi eccezionali ossia solo ed esclusivamente in una delle seguenti situazioni:
qualora lo Stato membro in cui sono stabiliti abbia deciso di non istituire un organismo nazionale di accreditamento e non sia ricorso all’organismo nazionale di accreditamento di un altro Stato membro. Nel caso dell’Italia tale fattispecie non è configurabile, attesa l’investitura di Accredia quale Ente Unico Nazionale di accreditamento;
qualora gli organismi nazionali di accreditamento non effettuino l’accreditamento relativamente alle attività di valutazione della conformità per le quali viene chiesto l’accreditamento;
qualora gli organismi nazionali di accreditamento non abbiano superato positivamente la valutazione “inter pares” relativamente alle attività di valutazione della conformità per le quali viene chiesto l’accreditamento. Nel caso dell’Italia tale fattispecie non è configurabile in quanto Accredia ha superato la valutazione relativamente a tutti gli accreditamenti che gestisce.
Dovendo redigere un bando di gara (o una richiesta di offerta) per il servizio di Verifica di Ascensori e Montacarichi è sufficiente richiedere che la prestazione sia resa da organismi di ispezione di tipo “A” per la verifica di ascensori?
No. Questa tipologia di servizio, come previsto dal DPR 162/99 così come modificato e integrato dal DPR 8/2015, può essere erogata in alternativa da organismi di ispezione di tipo “A”, purché accreditati per la verifica periodica degli ascensori, oppure da organismi di certificazione di prodotto accreditati per la Direttiva 2014/33/UE “Ascensori e componenti di sicurezza”, autorizzati e notificati dal MiSE.
E’ possibile richiedere che delle analisi mediche siano accreditate? Se sì, quali sono le garanzie che derivano dall’accreditamento?
E’ possibile richiedere che il laboratorio che effettua le analisi mediche sia accreditato ai sensi della norma ISO 15189. L’accreditamento dei laboratori clinici secondo la norma ISO 15189 prevede la verifica dell’adeguatezza del sistema di gestione e della competenza tecnica, in particolare relativamente a competenza del personale, appropriatezza degli esami, corretto prelievo e trasporto dei campioni, idoneità dei locali, confrontabilità dei risultati, adeguatezza dei tempi di risposta e chiarezza dei referti. E’ anche possibile accreditare i prelievi e i POCT, ovvero le analisi mediche eseguite al di fuori delle strutture del laboratorio che possono richiedere strumentazione collocata in prossimità del paziente per l’esecuzione immediata dell’esame. Per POCT è necessario l’accreditamento non solo ai sensi della norma ISO 15198, ma anche della norma ISO 22870.
Avvalimento (appalti pubblici)
E’ possibile ricorrere all’avvalimento per comprovare il requisito del possesso della certificazione di qualità del sistema di qualità ai sensi della norma UNI EN ISO 9001?
Sino al 2014 era prevalente anche in giurisprudenza la posizione – che consideriamo oggettivamente più corretta – che riteneva la certificazione di qualità un requisito strettamente soggettivo e personale, con la conseguenza che lo stesso non avrebbe mai potuto legittimamente formare oggetto di avvalimento. Successivamente l’orientamento è mutato ed è stata riconosciuta la possibilità di ricorso all’avvalimento anche per il requisito della certificazione del sistema di gestione della qualità aziendale, a patto però che venga dimostrata l’effettiva messa a disposizione di tutti gli elementi, complessivamente e organicamente intesi, che hanno concorso al rilascio della certificazione, essendo la stessa inerente ad un determinato sistema aziendale e preordinata a garantire un elevato livello di qualità nell’esecuzione del rapporto contrattuale.
Come ribadito dal Consiglio di Stato (cfr. ex multis Cons. Stato Sez. V, 27-07-2017, n. 3710) “quando oggetto dell’avvalimento è la certificazione di qualità di cui la concorrente è priva, occorre, ai fini dell’idoneità del contratto, che l’ausiliaria metta a disposizione dell’ausiliata l’intera organizzazione aziendale, comprensiva di tutti i fattori della produzione e di tutte le risorse, che, complessivamente considerata, le ha consentito di acquisire la certificazione di qualità da mettere a disposizione. La qualità risulta, infatti, inscindibile dal complesso dell’impresa che rimane in capo all’ausiliaria”. Sarà, pertanto, onere della stazione appaltante accertare che il contratto di avvalimento prodotto nello specifico caso sia effettivamente idoneo a garantire la messa a disposizione dell’intera organizzazione azienda, come sopra specificato.
Nel caso in cui un bando di gara richieda che i beni oggetto di una fornitura siano dotati di una specifica certificazione (nella specie UNI EN 1729:2016) è possibile, in alternativa, fornire una dichiarazione del fabbricante o del concorrente relativa alla conformità del prodotto alle caratteristiche richieste?
La valutazione di conformità sotto accreditamento si fonda su un sistema di controlli posti in essere da organismi accreditati aventi un elevato grado di indipendenza, professionalità e terzietà, che a propria volta sono assoggettati a periodiche verifiche dei requisiti che hanno determinato il rilascio dell’accreditamento.
Per tale ragione l’art. 82 del Codice Contratti prevede espressamente delle limitazioni alla possibilità di fornire “prove equivalenti” alle valutazioni di conformità accreditate.
In particolare, il comma 2 prevede che le stazioni appaltanti “accettano altri mezzi di prova appropriati, diversi da quelli di cui al comma 1 [i.e. le valutazioni di conformità accreditate], ivi compresa una documentazione tecnica del fabbricante, se l’operatore economico interessato non aveva accesso ai certificati o alle relazioni di prova di cui al comma 1, o non poteva ottenerli entro i termini richiesti, purché il mancato accesso non sia imputabile all’operatore economico interessato e purché questi dimostri che i lavori, le forniture o i servizi prestati soddisfano i requisiti o i criteri stabiliti nelle specifiche tecniche, i criteri di aggiudicazione o le condizioni relative all’esecuzione dell’appalto.” La giurisprudenza ha correttamente osservato proprio con riferimento alla certificazione UNI EN 1729:2016, (cfr. TAR Napoli sent. 1358/2019) che, in disparte la considerazione che in taluni casi appare altamente improbabile che si possa fornire una prova effettivamente equivalente (ovvero avente lo stesso valore e la stessa attendibilità) di una certificazione accreditata, certamente tale non è una mera “dichiarazione di conformità” non comprovata da idonea documentazione. La “dichiarazione”, sia essa del fabbricante o del concorrente, certamente non risponde a quanto richiesto dalla norma, sia perché manca radicalmente del requisito della terzietà e dell’indipendenza, sia perché non costituisce una “documentazione tecnica” comprovante l’effettiva sussistenza delle caratteristiche richieste. Senza contare che, in ogni caso, la prova equivalente potrebbe essere validamente presa in considerazione solo ove fosse comprovata l’impossibilità di accedere alla valutazione di conformità accreditata per ragioni non imputabili all’operatore economico concorrente.
Nel caso in cui venga bandita una gara per l’attività di preparazione di pasti e la loro somministrazione, compreso il trasporto di pasti caldi, è corretto escludere un concorrente che presenta un certificato che riporta correttamente lo scopo (preparazione, somministrazione e trasporto pasti) ma indica il solo settore IAF 30 (ristorazione) e non menziona il settore IAF 31 (trasporto)?
La stazione appaltante dovrebbe valutare prioritariamente lo scopo del certificato prodotto in relazione all’oggetto dell’appalto. A tal fine, la stazione appaltante dovrebbe contattare l’organismo di certificazione che ha rilasciato la valutazione di conformità e chiedere dei chiarimenti. In particolare, dovrebbe essere richiesto se l’indicazione riportata nel certificato relativamente al trasporto di pasti caldi sia corretta e quando sia stato effettivamente verificato il servizio, chiedendo altresì di fornirne evidenza. Può avvenire, difatti, che l’organismo di certificazione riporti solo il settore IAF principale (nel caso di specie la ristorazione) omettendo di citare i secondari (come nel caso di specie il trasporto).
Nel caso in cui si richieda un servizio di certificazione, è possibile subordinare il pagamento solo all’esito positivo e, quindi, al rilascio della certificazione?
No. Una tale previsione, difatti, potrebbe compromettere l’indipendenza e l’imparzialità dell’organismo di certificazione.
Nel caso in cui si voglia richiedere un’ispezione accreditata, è comunque necessario che vi sia una norma/specifica ben precisa rispetto alla quale verificare la conformità del prodotto/servizio da sottoporre a ispezione? L’attività ispettiva implica la risoluzione delle eventuali carenze riscontrate?
L’attività di ispezione si differenzia da quella di certificazione perché non viene sempre svolta a fronte di una norma/specifica ben precisa, ma può essere condotta anche con riferimento a requisiti generali, attraverso una ponderazione, basata sulla professionalità dell’ispettore. Il fatto, quindi, che si tratti di un ispettore i cui requisiti di competenza, indipendenza e professionalità siano stati verificati attraverso l’accreditamento diventa un elemento essenziale per attribuire fiducia al risultato dell’ispezione. Va tenuto presente, comunque, che l’attività ispettiva non richiede la gestione e risoluzione degli eventuali aspetti carenti riscontrati durante l’ispezione (cosa richiesta invece con la certificazione, che garantisce la conformità nel tempo, e non solo la valutazione della conformità in un dato istante). Es: ispezionare una nave prima della sua partenza, per scongiurare eventuali criticità durante la navigazione (analisi puntuale), è differente dal certificare che il sistema produttivo in un certo cantiere mantenga nel tempo gli stessi standard di produzione.
Per la fornitura delle soluzioni idroalcoliche da usare in laboratorio di prova ci si deve rivolgere ad un Laboratorio di Taratura o a un Produttore di Materiale di Riferimento?
Se la fornitura riguarda una materiale di riferimento destinato all’uso previsto di laboratorio, da conservare e maneggiare con particolare accortezza e dovendo esserne garantita la stabilità nel tempo e la omogeneità ad ogni prelievo e fino all’esaurimento, nonché disporre di una data di scadenza, è necessario rivolgersi ad un produttore di materiale di riferimento accreditato che riporterà tali informazioni sui documenti associati al materiale.
Prova del possesso di accreditamento/verifica di conformità
Il documento che mi è stato fornito a comprova della verifica di conformità richiesta non riporta il marchio dell’Ente di Accreditamento. E’ comunque una valutazione di conformità accreditata?
Se una valutazione di conformità non riporta il marchio dell’Ente di accreditamento non è accreditata.
Prova dell’equivalenza (appalti pubblici)
Nel caso in cui un bando di gara richieda il possesso di una certificazione accreditata EMAS, è possibile produrre in alternativa una dichiarazione resa da un consulente tecnico esterno?
Per tale ragione l’art. 87 del Codice Contratti prevede espressamente delle limitazioni alla possibilità di fornire “prove equivalenti” alle valutazioni di conformità accreditate con riferimento al sistema dell’Unione di ecogestione e audit (EMAS).
In particolare, il comma 2, secondo periodo, prevede che le stazioni appaltanti “Qualora gli operatori economici abbiano dimostrato di non avere accesso a tali certificati o di non avere la possibilità di ottenerli entro i termini richiesti per motivi loro non imputabili, la stazione appaltante accetta anche altre prove documentali delle misure di gestione ambientale, purché gli operatori economici dimostrino che tali misure sono equivalenti a quelle richieste nel quadro del sistema o della norma di gestione ambientale applicabile” La giurisprudenza ha correttamente osservato, proprio con riferimento alla certificazione EMAS (cfr. TAR Lazio – Roma sent. 8511/2018) che la dichiarazione di un consulente tecnico incaricato dall’operatore economico concorrente non soddisfa la previsione normativa, in quanto la locuzione “prove documentali” ai sensi dell’art. 87, comma 2, d.lgs. n. 50 del 2016, sta ad indicare in ogni caso un concetto ontologicamente diverso, il quale postula un “quid pluris” rispetto ad una mera dichiarazione di scienza quale quella del professionista incaricato dal concorrente.
Vale la pena sottolineare che la formulazione attuale dell’art. 87 del D.Lgs. 50/2016 – che fa espresso riferimento al sistema delle valutazioni di conformità sotto accreditamento, prevedendo i sopra richiamati limiti alla prova di equivalenza – è profondamente diversa da quella dell’abrogato art. 44 del D.Lgs. 163/2006, nella cui vigenza la giurisprudenza amministrativa era giunta a differenti conclusioni, affermando in sostanza che la valutazione di conformità accreditata avrebbe semplicemente esonerato la stazione appaltante dalla verifica specifica dei requisiti richiesti in capo al concorrente. Tale interpretazione, tuttavia, sarebbe oggi radicalmente contrastante con le disposizioni delle nuove direttive europee, recepite nel citato art. 87 del codice.
Per quale ragione non è sufficiente richiedere che un’attività di prova o di taratura venga svolta da un laboratorio certificato UNI EN ISO 9001 ed è necessario invece richiedere che l’attività sia svolta da un laboratorio accreditato? Non si tratta comunque di sistemi rientranti nell’operatività del Reg. 765/2008?
La certificazione offre fiducia sul fatto che il sistema di gestione interno al laboratorio sia in grado di gestire correttamente i processi interni di prova e taratura, ma l’organismo che rilascia la certificazione del sistema di qualità ai sensi della norma UNI EN ISO 9001 non effettua alcuna verifica diretta sulla capacità di effettuare le attività di prova, e/o di taratura, al fine di garantire l’affidabilità dei risultati ottenuti né effettua alcuna verifica sulle condizioni che rendono “riferibili” dal punto di vista metrologico i risultati delle tarature.
Quali strumenti ha a disposizione un laboratorio accreditato per monitorare l’affidabilità delle prove svolte?
I laboratori accreditati possono accedere alle prove valutative interlaboratorio, gestite da organizzatori accreditati ai sensi della norma ISO/IEC 17043, noti come Proficiency Testing Providers (PTP). Le prove interlaboratorio sono uno strumento di autocontrollo che permette al singolo laboratorio accreditato di mettere a raffronto il proprio operato con quello degli altri, ottenendo un riscontro sull’affidabilità delle proprie prestazioni o sulla necessità di indagare su potenziali problemi.
Per quale ragione non è sufficiente richiedere che un’attività taratura venga svolta da un laboratorio certificato UNI EN ISO 9001 ed è necessario invece richiedere che l’attività sia svolta da un Laboratorio accreditato? Non si tratta comunque di sistemi rientranti nell’operatività del Reg. 765/2008?
La certificazione offre fiducia sul fatto che il sistema di gestione interno al laboratorio sia in grado di gestire correttamente i processi interni di taratura. Tuttavia, l’organismo che rilascia la certificazione del sistema di qualità ai sensi della norma UNI EN ISO 9001 non effettua alcuna verifica diretta sulla capacità di effettuare le attività di taratura, al fine di garantire l’affidabilità dei risultati ottenuti, né effettua alcuna verifica sulle condizioni che rendono “riferibili” dal punto di vista metrologico i risultati delle tarature.
Se si vuole una taratura accreditata, quali elementi devono essere contenuti nella relativa richiesta?
Ai fini della richiesta, da parte di un’organizzazione, di una taratura accreditata è necessario specificare, nell’ambito della richiesta di offerta/bando, le informazioni riferite alla grandezza; i tipi di strumenti che il laboratorio può tarare o i tipi di misurazione che esso può eseguire; i campi di misura e le corrispondenti condizioni di misura (per esempio, nel caso delle grandezze elettriche, la gamma di frequenza); le corrispondenti incertezze di misura.
Con riferimento agli impianti elevatori, è corretto che venga bandita un’unica gara per l’affidamento sia delle attività di verifica di cui all’art. 13 e/o 14 del D.P.R. n. 162 del 30/04/1999 che delle attività di manutenzione di cui all’art. 15 del medesimo D.P.R.?
Deve, difatti, considerarsi che le verifiche di cui agli artt. 13 e 14 citati possono (e devono) essere svolte unicamente dai soggetti nelle medesime norme indicati, ovvero:
gli organismi di certificazione notificati ai sensi del presente regolamento per le valutazioni di conformità di cui all’allegato V o VIII ;
gli organismi di ispezione “di tipo A” accreditati, per le verifiche periodiche sugli ascensori, ai sensi della norma UNI CEI EN ISO/IEC 17020: 2012, e successive modificazioni, dall’unico organismo nazionale autorizzato a svolgere attività di accreditamento ai sensi del Regolamento CE 765/2008.
Di contro, le attività di manutenzione di cui all’art. 15 devono essere necessariamente effettuate da persona munita di certificato di abilitazione o ditta specializzata ovvero operatore comunitario dotato di specializzazione equivalente che debbono provvedere a mezzo di personale abilitato. Non ci si deve far trarre in inganno dalla circostanza che l’articolo 15 citato faccia riferimento ad una serie di operazioni tecniche, dirette ad accertare il grado di usura di alcune parti dell’impianto e facenti parte della manutenzione, denominandole “verifiche”.
Peraltro, non sarebbe legittimo neppure configurare le due diverse tipologie di prestazioni (le attività di cui agli artt. 13 e 14 da un lato e l’attività di cui all’art. 15 dall’altro) come prestazioni “principali” e “secondarie” nell’ambito di un medesimo affidamento, permettendo così la costituzione di raggruppamenti verticali di concorrenti. Ciò difatti, considerando la separazione (o più correttamente la vera e propria segregazione) dei due diversi mercati di riferimento, da un lato darebbe luogo ad una “artificiosa aggregazione degli appalti”, ovvero l’illegittimo accorpamento di prestazioni oggettivamente differenti (e nel caso di specie tra loro incompatibili), con violazione dell’art. 51 comma 1 ultimo periodo del codice contratti e, da un lato, determinerebbe un regime della responsabilità degli operatori economici nei confronti della stazione appaltante oggettivamente incompatibile con i principi di indipendenza e terzietà che devono essere osservati dagli organismi accreditati.