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Albero Legale: “diritto di panorama” (altius non tollendi)
scritto da: Giovanni Poletti | data: 16 marzo 2012 08:20 | categoria: Attorno all'Albero | 5 Comments
Quando la gestione dell’albero è anche un fatto giuridico
Un albero, sia pur posto a distanza legale, non può per l’eccessivo sviluppo e la frondosità della chioma, invadere la sfera di altri soggetti.
Questo è il principio sancito dalla recentissima sentenza della Corte di Cassazione, Sez II civile, del 27.02.2012 n 2973. La materia oggetto del contendere, cioè il diritto del vicino che si veda invadere il proprio terreno dai rami di un albero del confinante, è disciplinato dall’art 896 c.c. il quale recita testualmente: “quegli sul cui fondo si protendono i rami degli alberi del vicino può in qualunque momento costringerlo a tagliarli, e può egli stesso tagliare le radici che si addentrano nel suo fondo, salvi però in ambedue i casi i regolamenti e gli usi”.
Ad una prima lettura può sembrare una norma chiara ma la Suprema Corte, nel corso degli anni, ha dato della stessa interpretazioni diversissime tra di loro, talora esattamente opposte le une dalle altre.
Nelle sentenze del 29.08.1997 n 8245 e del 15.06.1999 n 5928, la Suprema Corte affermava il principio secondo cui sarebbe possibile acquisire non solo il diritto di servitù (art. 1027 c.c. “la servitù prediale consiste nel peso imposto sopra un fondo per l’utilità di un altro fondo appartenente a diverso proprietario“) a tenere un albero a distanza inferiore rispetto al consentito ma anche quello di far protendere i rami sul fondo del vicino, con conseguente impedimento per lo stesso di poterli recidere.
La potatura degli alberi dei vicini che invadevano il terreno confinante, quindi, poteva essere effettuata solo se veniva dimostrata dal proprietario di quest’ultimo l’esistenza di un “diritto di panorama”.
Nel 1978 e nel 1993, con la sentenza del 12.02.1993 n 1788, sempre la medesima Corte affermava il principio contrario negando la possibilità di acquisire una simile servitù.
E proprio tale costituzione di servitù è stato il primo motivo addotto, nel proprio ricorso, dai proprietari del fondo confinante che si erano visti condannare in primo grado e in appello, alla cimatura dei loro alberi i cui rami aveva invaso il terreno vicino.
Sostenevano infatti che “la fruizione di un piacevole panorama e l’obbligo di non collocare o mantenere alberi che impediscano la visuale può scaturire solo dalla costituzione di servitù.
La Corte di Cassazione con la sentenza n 2973/2012 ha invece statuito che esiste un “diritto di veduta” che prescinde da tale servitù, in quanto si violerebbe il principio della tipicità dei modi d’acquisto dei diritti reali.
Una servitù può essere costituita per destinazione del padre di famiglia o usucapione. Tali modi, tuttavia, necessitano non solo dell’esercizio ultraventennale di attività corrispondenti alla servitù, ma l’esistenza di opere visibili e permanenti ulteriori rispetto a quelle che consentono la veduta.
Per quanto detto, pur non essendo presenti gli elementi essenziali per la costituzione di una servitù, così come richiesto dal codice civile, sussiste comunque il diritto del confinante di pretendere la potatura dei rami dell’albero del confinante che, invadendo il terreno di sua proprietà, gli impediscano la visuale in forza del suo “diritto di veduta”.
by Erika Benigni on marzo 16th, 2012 at 20:37
Trovo molto interessante che, su un sito che si occupa di natura venga riservato uno spazio anche agli aspetti legali.In questo modo vengono rese note alle persone comuni nozioni di diritto molto utili.
by Giovanni Poletti on marzo 19th, 2012 at 09:50
La ringrazio molto. Personalmente lo ritengo un aspetto che deve entrare a pieno titolo nella corretta gestione di un albero, a maggior ragione dove “corretta gestione” assume un significato di vera qualità.
by salvatore on maggio 23rd, 2013 at 08:56
Ho letto il testo della sentenza: mi dispiace dissentire dalla collega Gautieri, ma le conclusioni della Cassazione sono esattamente l’opposto di quanto da lei sostenuto.
La Cassazione, nell’accogliere il ricorso dei proprietari degli alberi condannati alla loro potatura, ha ribadito quanto già la Cassazione (in particolare la sentenza richiamata in motivazione) riteneva: e cioè che il diritto di veduta non è altro che una servitus altius non tollendi, che si acquisisce o negozialmente, o per usucapione, o per destinazione del padre di famiglia.
Nel caso concreto tuttavia, la sentenza precisa che una servitù “altius non tollendi” necessita anche di opere visibili e permanenti, ulteriori rispetto a quelle che consentono la veduta, in mancanza delle quali il vicino danneggiato dalla eccessiva crescita degli alberi nulla può.
Avv. Salvatore Sbriglione
by Giovanni Poletti on maggio 27th, 2013 at 10:05
Provvedo a girare le sue osservazioni all’Avvocato Gautieri.
by Simona Gautieri on maggio 27th, 2013 at 11:15
A me sembra, gent.le Collega, che siamo arrivati alle medesime conclusioni. Nell’articolo ho evidenziato le diverse interpretazioni date dalla Cassazione in merito al problema della servitù di veduta e, nella parte centrale, ne ho ribadito la natura di servitù e la necessità di opere visibili e permanenti, proprio come da te rimarcato.
Forse il post non è risultato molto chiaro per la difficoltà di riassumere decenni di interpretazioni contrastanti della Suprema Corte. Ti ringrazio per il tuo intervento che mi ha dato modo di chiarire ulteriormente il problema del diritto di veduta, di non chiara ed univoca interpretazione.