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Timestamp: 2020-08-13 06:15:19+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 7361 del 22/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7361 del 22/03/2017
Cassazione civile, sez. VI, 22/03/2017, (ud. 09/02/2017, dep.22/03/2017), n. 7361
sul ricorso 3203/2016 proposto da:
AZIENDA AGRICOLA FROSINI SRL, in persona del legale rappresentante
la CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato ALFONSO LUIGI
avverso la sentenza n. 21781/2015 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
di ROMA, depositata il 27/10/2015;
l’azienda Agricola Frosini s.r.l. ha proposto ricorso per revocazione della sentenza n. 21781/2015 emessa da questa Corte (Sezione 3^ civile) in data 11.6.2015 e depositata il successivo 27.10.2015;
svolte considerazioni non attinenti specificamente all’oggetto della controversia e dedotta la non manifesta infondatezza della questione di costituzionalità dell’art. 1 c.p.c., la ricorrente ha sostenuto la “ammissibilità e fondatezza della revocazione ex art. 395 n. 4 c.p.c. ovvero fattispecie dell’1+1 = 3” e ha dedotto che “dal semplice esame della documentazione in atti…. emerge inequivocabilmente ed ictu oculi che la sentenza della Cassazione ed oggetto del presente gravame è affetta da errore di fatto ex art. 395 c.p.c., n. 4. Anche la Cassazione è insomma caduta nel solito errore di confondere sia la A.A.V. Frosini (azienda Aqrituristico Venatoia Frosini) e la AAF Frosini (Azienda Agricola Frosini sas), sia la sigla AAv e quella AAF”.
l’eccezione di illegittimità costituzionale è inammissibile, in quanto verte su questioni non pertinenti all’oggetto del giudizio;
anche l’istanza di revocazione è inammissibile poichè, oltre ad essere formulata in termini generici, investe una circostanza che ha costituito oggetto di valutazione da parte della Corte e risulta volta – a ben vedere – a sollecitare un inammissibile nuovo esame piuttosto che a individuare un errore percettivo nei termini di cui all’art. 395 c.p.c., n. 4; dalla sentenza emerge, infatti, che la questione dell’errore che sarebbe dovuto alla confusione fra AAV Frosini e AAF Frosini e quella – connessa – del valore probatorio della missiva del 7.2.1996 erano state già dedotte con i primi due motivi del ricorso per cassazione, rispetto ai quali la sentenza ha ritenuto l’infondatezza delle censure, in quanto involgenti “accertamenti di fatto rimessi al giudice di merito, che ha motivato la sua decisione con argomentazioni congrue, logiche e non contraddittorie”;
non si verte pertanto in ipotesi di supposizione dell’esistenza o dell’inesistenza di un fatto la cui verità è rispettivamente – positivamente esclusa o stabilita, ma di sollecitazione ad una nuova valutazione su fatti già controversi e definitivamente accertati in sede di merito;
il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile, senza pronuncia sulle spese (in difetto di attività difensiva da parte degli intimati);
la Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso. Nulla per spese.