Source: https://www.miolegale.it/norme/legge-203-1982-contratti-agrari/
Timestamp: 2020-04-08 11:21:10+00:00
Document Index: 153841307

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 13', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 5', 'art. 23', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 22', 'art. 18', 'sentenza ']

Commerciale Fallimentare Legge 203/1982 Norme sui contratti agrari
(Gazz. Uff., 5 maggio 1982, n. 121)
Titolo I Disposizioni integrative e modificative dell’affitto dei fondi rustici
Capo I Durata dei contratti di affitto a coltivatore diretto
Capo II Modifiche della disciplina sulla determinazione dell’equo canone
Capo III Altre disposizioni per l’affitto a coltivatore diretto
Capo IV Norme sull’affitto a conduttore non coltivatore diretto
Titolo II Conversione in affitto dei contratti di mezzadria, di colonia parziaria, di compartecipazione e di soccida
Titolo III Norme generali e finali
e) quindici anni se il rapporto ha avuto inizio successivamente all’annata agraria 1959-
Al fine di soddisfare le particolari esigenze delle imprese agricole dei territori dichiarati montani ai sensi della legge 3 dicembre 1971, n. 1102, le regioni sono delegate a determinare, sentito il parere delle comunità montane, in base alla natura del terreno, alla sua estensione, al livello altimetrico ed alle destinazioni o vocazioni colturali, le zone ricomprese in tali territori, quali delimitati ai sensi della predetta legge 3 dicembre 1971, n. 1102, nelle quali la durata minima dei nuovi contratti di affitto, stipulati dopo l’entrata in vigore della presente legge, è ridotta a sei anni, quando oggetto del contratto siano uno o più appezzamenti di terreno non costituenti, neppure unitamente ad altri fondi condotti dall’affittuario, una unità produttiva idonea ai sensi dell’articolo 31 della presente legge.
Articolo 4 bis 2
Diritto di prelazione in caso di nuovo affitto.
1. Il locatore che, alla scadenza prevista dall’articolo 1, ovvero a quella prevista dal primo comma dell’articolo 22 o alla diversa scadenza pattuita tra le parti, intende concedere in affitto il fondo a terzi, deve comunicare al conduttore le offerte ricevute, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, almeno novanta giorni prima della scadenza. Le offerte possono avere ad oggetto anche proposte di affitto definite dal locatore e dai terzi al sensi del terzo comma dell’articolo 23 della legge 11 febbraio 1971, n. 11, come sostituito dal primo comma dell’articolo 45 della presente legge.
4. Nel caso in cui il locatore entro i sei mesi successivi alla scadenza del contratto abbia concesso il fondo in affitto a terzi senza preventivamente comunicare le offerte ricevute secondo le modalità e i termini di cui al comma 1 ovvero a condizioni più favorevoli di quelle comunicate al conduttore, quest’ultimo conserva il diritto di prelazione da esercitare nelle forme di cui al comma 3 entro il termine di un anno dalla scadenza del contratto non rinnovato. Per effetto dell’esercizio del diritto di prelazione si instaura un nuovo rapporto di affitto alle medesime condizioni del contratto concluso dal locatore con il terzo. (1)
(1) Articolo inserito dall’art. 5, d.lg. 18 maggio 2001, n. 228.
Sono altresì equiparati ai coltivatori diretti, ai fini della presente legge, anche gli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola (1).
[1] Comma aggiunto dall’articolo 1, comma 515, della Legge 27 dicembre 2017, n. 205.
Modifiche della disciplina sulla determinazione dell’equo canone
[(Omissis) (1).
Sono soppressi il quarto, ottavo, nono, undicesimo, dodicesimo e tredicesimo capoverso del citato articolo 3 della legge 10 dicembre 1973, n. 814.] (2)
(1) Sostituisce il primo capoverso dell’art. 3, l. 10 dicembre 1973, n. 814, che ha sostituito l’art. 3, l. 12 giugno 1962, n. 567.
(2) La Corte costituzionale, con sentenza del 5 luglio 2002, n. 318, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo.
La delega di funzioni attribuita alle regioni a statuto ordinario dal quarto comma dell’articolo 66 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, è estesa alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano.
f) da due esperti in materia agraria iscritti negli albi degli agronomi, degli agrotecnici e dei periti agrari, designati uno dalle organizzazioni dei proprietari dei fondi rustici ed uno dalle organizzazioni degli affittuari (1).
(1) Lettera così sostituita dall’art. 13, l. 5 marzo 1991, n. 91.
Le regioni, con provvedimenti della giunta, allo scopo di rendere le tabelle aderenti alle esigenze di cui al secondo capoverso dell’articolo 3 della legge 10 dicembre 1973, n. 814, come modificato dall’articolo 9 della presente legge, sono delegate a determinare coefficienti aggiuntivi fino ad un massimo di trenta punti, su richiesta motivata di almeno una commissione tecnica provinciale.
La commissione tecnica provinciale è altresì competente a stabilire particolari criteri per la determinazione del canone per i contratti di affitto aventi per oggetto colture effettuate in serra fissa, tenuto conto della diversità delle colture praticate e degli apporti del locatore e dell’affittuario anche per i terrazzamenti predisposti per le colture floricole. Nei territori del catasto derivante dall’ex catasto austro-ungarico, fino alla revisione e all’aggiornamento delle tariffe catastali, si applicano le tabelle determinate in base alle disposizioni di cui alla legge 12 giugno 1962, n. 567, vigenti nell’annata agraria anteriore all’entrata in vigore della legge 11 febbraio 1971, n. 11, rivalutate in base al tasso di svalutazione della lira nel frattempo intervenuta. Sui valori così ottenuti si opera una riduzione pari al venti per cento (1) .
(1) La Corte costituzionale, con sentenza 28 ottobre 2004, n. 315, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del secondo e terzo periodo del presente comma.
Salvo quanto disposto dal terzo comma dell’articolo 1 della legge 10 maggio 1978, n. 176, e successive modificazioni, il conguaglio dei canoni per le annate agrarie da 1970-1971 a 1976-1977 è dovuto in base ai coefficienti di seguito stabiliti:
Per le annate agrarie da quella 1977-1978 sino a quella in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, si applicano i coefficienti stabiliti dagli articoli 9, 10, 13 e 14, diminuiti del trenta per cento (1).
Gli affittuari tenuti al pagamento delle somme dovute a titolo di conguaglio possono beneficiare di mutui, assistiti dal concorso pubblico nel pagamento degli interessi, di durata ventennale, parificati alle operazioni di credito agrario di miglioramento, concessi dagli istituti abilitati all’esercizio del credito agrario di miglioramento ai sensi del regio decreto-legge 29 luglio 1927, n. 1509, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 5 luglio 1928, n. 1760, e successive modificazioni e integrazioni, su autorizzazione delle regioni.
(1) La Corte costituzionale, con sentenza 7 maggio 1984, n. 139, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma, limitatamente alle parole “diminuiti del trenta per cento”.
Altre disposizioni per l’affitto a coltivatore diretto
Il locatore che ha eseguito le opere di cui al primo comma dell’articolo 16 può chiedere all’affittuario l’aumento del canone corrispondente alla nuova classificazione del fondo ai sensi dell’articolo 4 della legge 11 febbraio 1971, n. 11, come modificato dall’articolo 18 della presente legge.
Le disposizioni del presente articolo si applicano anche per le opere di cui al primo comma dell’articolo 16 previste nel contratto e concordate dalle parti, o comunque eseguite in data anteriore all’entrata in vigore della presente legge (1).
Nella determinazione dell’indennità di cui al secondo comma, i finanziamenti pubblici fatti propri dall’affittuario, che non abbia la qualifica di imprenditore agricolo e titolo principale, ai sensi dell’articolo 12 della legge 9 maggio 1975, n. 153, non sono computati.
(1) La Corte costituzionale, con sentenza 23 giugno 1988, n. 692, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma, nella parte in cui estende il regime dei miglioramenti, delle addizioni e trasformazioni, statuito nel presente articolo, agli affittuari che, in data anteriore all’entrata in vigore della legge, abbiano eseguito, senza l’osservanza delle procedure prescritte dalla legislazione precedente, opere migliorative, incrementative o trasformative non previste nel contratto o consentite dal concedente.
(1) Sostituisce con due commi il terzo comma dell’art. 4, l. 11 febbraio 1971, n. 11.
Norme sull’affitto a conduttore non coltivatore diretto
La durata minima dei contratti di affitto a conduttore non coltivatore diretto, prevista dall’articolo 17 della legge 11 febbraio 1971, n. 11, è di quindici anni e decorre dalla data di inizio dell’ultimo contratto in corso tra le parti, sia nel caso di nuova convenzione sottoscritta sia nel caso di tacita rinnovazione e proroga del precedente contratto.
Qualora l’affittuario non coltivatore diretto sia imprenditore agricolo a titolo principale ai sensi dell’articolo 12 della legge 9 maggio 1975, n. 153, non è operante il disposto di cui al quarto comma dell’articolo 1 della legge 22 luglio 1966, n. 606. In tale ipotesi, per i contratti in corso la durata non può comunque essere inferiore a quella minima stabilita per i contratti d’affitto in corso a coltivatore diretto.
Il terzo comma dell’articolo 1 della legge 22 luglio 1966, n. 606, è abrogato.
La parte che intende ottenere la conversione comunica la propria decisione all’altra mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, almeno sei mesi prima della fine dell’annata agraria (1).
(1) La Corte costituzionale, con sentenza 7 maggio 1984, n. 138, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo, nella parte in cui prevede che, nel caso di concedente il quale sia imprenditore a titolo principale ai sensi dell’art. 12, l. 9 maggio 1975, n. 153, o comunque abbia dato un adeguato apporto alla condirezione dell’impresa di cui ai contratti associativi previsti nel primo comma, la conversione richiesta dal mezzadro o dal colono abbia luogo senza il consenso del concedente stesso.
La conversione del contratto associativo in contratto di affitto a coltivatore diretto produce effetto dall’inizio dell’annata agraria successiva alla comunicazione del richiedente (1).
(1) Per un’interpretazione autentica del presente articolo, vedi l’art. 1, l. 14 febbraio 1990, n. 29.
Il concedente a mezzadria, colonia, compartecipazione, imprenditore a titolo principale ai sensi dell’articolo 12 della legge 9 maggio 1975, n. 153, ha facoltà di proporre al concessionario forme associative secondo le norme e con i benefici di cui al secondo comma dell’articolo 36 della presente legge, anche in presenza di due soli soci. Tali forme associative non possono avere durata inferiore ai nove anni.
Nei casi contemplati dal presente articolo al mezzadro, colono, compartecipante che non chiede la conversione, è riconosciuto un aumento della quota dei prodotti e degli utili a lui spettanti per legge, contratto collettivo, consuetudine, pari al dieci per cento della produzione lorda vendibile (1).
(1) La Corte costituzionale, con sentenza 7 maggio 1984, n. 138, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo.
Articolo 33 bis 2
Opposizione del concedente.
1. L’opposizione del concedente alla conversione del contratto associativo in contratto di affitto deve essere proposta, a pena di decadenza, entro novanta giorni dalla richiesta del concessionario, mediante la comunicazione di cui al primo comma dell’articolo 46.
2. La decadenza opera anche nel caso in cui non venga proposta domanda giudiziale nei centoventi giorni successivi al termine indicato nel quinto comma dell’articolo 46 (1).
(1) Articolo aggiunto dall’art. 5, l. 14 febbraio 1990, n. 29.
b) dieci anni nel caso in cui la conversione, ancorché richiesta dal concessionario, non possa aver luogo in presenza della causa impeditiva prevista dall’articolo 31 ovvero in presenza della causa di esclusione prevista dalla lettera b) dell’articolo 29.
Restano tuttavia valide le clausole contrattuali verbali o scritte che prevedano una più lunga durata del rapporto associativo. Sono altresì valide le clausole perfezionate con gli accordi di cui all’articolo 45 (1).
(1) Periodo aggiunto dall’art. 6, l. 14 febbraio 1990, n. 29.
Articolo 35 bis 2
2. In mancanza di accordo delle parti e su richiesta di almeno una di esse, tale maggiorazione è determinata alla data di conversione, ed in seguito ogni tre anni dall’ispettorato provinciale dell’agricoltura o dall’organo regionale corrispondente (1).
(1) Articolo aggiunto dall’art. 7, l. 14 febbraio 1990, n. 29.
Il secondo ed il terzo comma dell’articolo 8 del decreto legislativo 24 febbraio 1948, n. 114, ratificato, con modificazioni, dalla legge 22 marzo 1950, n. 144, e modificato dall’articolo 3 della legge 28 marzo 1957, n. 244, sono abrogati.
Sono considerati piccoli concedenti i proprietari di terreni che abbiano un reddito catastale non superiore a lire tremila ed un reddito complessivo netto, ai fini dell’imposta sulle persone fisiche, di entità non superiore a lire cinque milioni (1).
(1) Vedi, anche, l’art. 5, d.l. 5 marzo 1986, n. 57, conv. in l. 18 aprile 1986, n. 121.
(1) Sostituisce l’ultimo comma dell’art. 23, l. 11 febbraio 1971, n. 11.
[ Chi intende proporre in giudizio una domanda relativa a una controversia in materia di contratti agrari è tenuto a darne preventivamente comunicazione, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, all’altra parte e all’ispettorato provinciale dell’agricoltura competente per territorio.
Costituisce grave ed irreparabile danno, ai sensi dell’articolo 373 del codice di procedura civile, anche l’esecuzione di sentenza che privi il concessionario di un fondo rustico del principale mezzo di sostentamento suo e della sua famiglia, o possa risultare fonte di serio pericolo per l’integrità economica dell’azienda o per l’allevamento di animali. ] (1)
(1) Articolo abrogato dall’articolo 34, comma 12, del D.Lgs. 1° settembre 2011 n. 150.
[ Ferme restando le disposizioni dell’articolo 26 della legge 11 febbraio 1971, n. 11, in tutte le controversie agrarie si osservano le disposizioni dettate dal capo I del titolo IV del libro II del codice di procedura civile.
Il rilascio del fondo a seguito di giudizio può avvenire solo al termine dell’annata agraria durante la quale è stata emessa sentenza esecutiva.] (1)
Restano ferme, anche per quanto attiene agli indennizzi, le norme sulla espropriazione per pubblica utilità (1).
(1) Vedi anche l’art. 11, l. 23 maggio 1950, n. 253.
(1) Sostituisce l’ultimo comma dell’art. 22, l. 11 febbraio 1971, n. 11.
I mezzadri, i coloni e i compartecipanti che hanno trasformato il loro contratto in contratto di affitto ai sensi degli articoli 25 e seguenti della presente legge, su loro domanda, possono conservare per un periodo di cinque anni le loro posizioni assicurative e previdenziali in atto. In tal caso i contributi dovuti [all’INAM,] all’INPS e all’INAIL sono posti interamente a loro carico.
Il Governo della Repubblica è autorizzato ad emanare, entro due anni dall’entrata in vigore della presente legge, sentito il parere delle Commissioni permanenti delle due Camere, competenti per materia, un testo unico di tutte le disposizioni legislative in vigore in materia di contratti agrari. Nella formazione del testo unico il Governo provvede al coordinamento delle norme suddette, apportandovi, ove necessario ai fini del coordinamento stesso, le occorrenti modificazioni (1).
(1) Termine prorogato al 31 dicembre 1984, dall’art. 18, l. 4 giugno 1984, n. 194.
Revisione degli estimi.
[Imposte sui terreni. Ancorché intervenga la revisione degli estimi catastali, per la determinazione del canone continua a prendersi a base il reddito dominicale stabilito a norma del regio decreto-legge 4 aprile 1939, n. 589, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 29 giugno 1939, n. 976, sino all’entrata in vigore di una nuova legge che disciplini la materia.
Le imposte sui terreni, il cui canone viene concretamente determinato e corrisposto sulla base del reddito dominicale indicato nel primo comma e dei coefficienti previsti dagli articoli 9 e 13, sono dovute secondo le tariffe catastali precedenti la revisione.] (1)
(1) La Corte costituzionale, con sentenza del 5 luglio 2002, n. 318, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo.