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Timestamp: 2020-04-01 14:58:34+00:00
Document Index: 185524151

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 1681', 'art. 1680', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 1681', 'art. 1227', 'art. 25']

Danni e lesioni alla persona in treno | Agenzia Generale Vittoria Assicurazioni di Carpi
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19 Mar, 2020 in News di Agenzia da marketing
Risarcimento per caduta all’interno del treno e nelle manovre di salita e discesa: quando la compagnia ferroviaria è responsabile.
Chi prende il treno e durante la corsa si fa male ha diritto al risarcimento danni da parte della compagnia ferroviaria, a meno che questa non dimostri di aver fatto di tutto per evitare l’evento. Potrebbe sintetizzarsi con questa massima tutta la disciplina in materia di danni e lesioni alla persona in treno.
Le numerose sentenze che si sono occupate di questo problema hanno trattato vicende molto differenti tra loro tra cui: il furto e la rapina in treno, la caduta del passeggero dai gradini per via di un movimento brusco del vagone, la rottura di un vetro, la “testata” contro uno spigolo o un altro oggetto determinata da una frenata improvvisa, il deragliamento, il ritardo del treno e il conseguente risarcimento per la perdita di un appuntamento, la chiusura improvvisa di una portiera, i disservizi durante il viaggio come, ad esempio, l’assenza di aria condizionata, la sporcizia dei vagoni e sovraffollamento degli stessi.
Le sentenze che riportiamo qui sotto costituiscono un’ampia raccolta delle soluzioni offerte dai giudici in caso di danni e lesioni alla persona in treno. Prima di leggerne il testo, cerchiamo di stabilire quali sono i principi fondamentali della disciplina in commento.
Responsabilità della compagnia ferroviaria
Il vettore è responsabile di tutti i danni subiti dalle persone e dalle merci trasportate. A stabilirlo è l’articolo 1681 del codice civile in base al quale «il vettore risponde dei sinistri che colpiscono la persona del viaggiatore durante il viaggio e della perdita o dell’avaria delle cose che il viaggiatore porta con sè, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno».
Si parte quindi da una presunzione di responsabilità in capo alla società titolare dei treni. Al danneggiato spetta solo dimostrare di aver subito un danno durante la fase del trasporto – che va dall’entrata all’uscita dal treno – e che tale danno è imputabile al treno stesso. Fornita tale prova, il risarcimento è automatico. La compagnia ferroviaria, dal canto suo, può evitare la condanna solo se dimostra di non avere alcuna colpa per aver adottato tutte le possibili misure di precauzione necessarie ad evitare il danno.
Ad esempio, è responsabile la compagnia ferroviaria se il treno non si ferma in prossimità del normale marciapiede e il passeggero, nello scendere, mette il piede su un piano insidioso, così cadendo a terra [1].
Come affermato dalla Cassazione [2], l’ente gestore del servizio di trasporto sulle rotaie è responsabile dei danni subiti dai passeggeri nel percorso che seguono a partire dalla loro discesa dal treno fino all’uscita dalla stazione.
Nel caso di lesione procurata a un passeggero dall’improvvisa chiusura della porta, la compagnia è sempre responsabile a meno che non dimostri che il danno sia dipeso da un caso fortuito, una forza maggiore o dalla colpa esclusiva del danneggiato o di un terzo [3]. Si pensi a colui che, nonostante il fischio del capo stazione e il segnale acustico, cerchi ugualmente di entrare nel treno all’ultimo secondo [4].
Gli stessi principi vengono applicati in caso di rimborso biglietto .
Risarcimento danni da ritardo e disservizi
Il ritardo del treno viene risarcito sulla base di apposite tabelle che il passeggero accetta nel momento in cui fa il biglietto. La compagnia determina quindi la possibilità di ottenere il rimborso parziale del prezzo o la sostituzione del biglietto con un altro solo se il ritardo è superiore a un limite di tolleranza prestabilito. Sul punto leggi Treno in ritardo: spetta un risarcimento oltre al rimborso?
Ci si è chiesto però se, oltre a tale indennizzo, sia possibile chiedere un ulteriore risarcimento dimostrando di aver subìto un danno più ingente come, ad esempio, la perdita di una coincidenza, la rinuncia a un volo aereo, un appuntamento di lavoro mancato, ecc.
Sul punto è stato detto che i semplici disservizi (non solo i ritardi, quindi, ma anche la sporcizia, l’assenza di aria condizionata, il sovraffollamento o il mancato funzionamento del wi-fi) rientrano in tutti quei fastidi che non possono essere risarciti a parte. Il risarcimento ulteriore spetta solo in caso di lesione dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione: si pensi a un passeggero che, a causa di un ritardo prolungato, abbia subito un grave danno alla salute [5].
Furti e rapine in treno
Secondo il tribunale di Roma [6] non è responsabile la compagnia ferroviaria per la rapina avvenuta all’interno del treno. I responsabili, nel caso di specie, dopo essere entrati nello scomparto del vagone letto di un passeggero ed averlo picchiato, lo avevano derubato dei soldi.
Rottura vetri e oggetti pericolosi
La compagnia ferroviaria è responsabile per tutte le lesioni determinate ai passeggeri dalla rottura di vetri e altri oggetti pericolosi. Secondo la Cassazione [7], si tratta di «anormalità del servizio» dalla quale sorge la presunzione di colpa a carico dell’amministrazione e che costituisce oggetto di prova da parte del danneggiato, Non esime dalla responsabilità la circostanza che la rottura sia provocata da una pietra.
Danni sul treno e responsabilità compagnia ferroviaria: ultime sentenze
Tribunale , Vibo Valentia , 25/03/2019 , n. 258
In tema di danno subito dal viaggiatore (nella specie: difetto di funzionamento della porta posta sulla vettura di un convoglio ferroviario), l’art. 11, n. 4 delle condizioni e tariffe per i trasporti delle persone sulle ferrovie, approvate con r.d.l. n. 1948/1934 (convertito nella legge n. 911/1935 ) pone una presunzione di colpa che può essere superata dalla dimostrazione (da fornirsi da parte dell’amministrazione ferroviaria, essendo sufficiente al viaggiatore provare l’evento produttivo del danno in conseguenza dell’anormalità del servizio) che il danno stesso sia dipeso da caso fortuito o forza maggiore, ovvero dalla colpa esclusiva del danneggiato o di un terzo (nella specie: il funzionamento nelle stazioni successive della porta del treno non costituisce elemento sintomatico del caso fortuito o della forza maggiore a fronte di un difetto di funzionamento che su quella carrozza era stato già segnalato due giorni prima).
Cassazione civile , sez. III , 08/02/2019 , n. 3720
Nell’ipotesi in cui non venga dimostrata la circostanza che i disservizi (nella specie, ritardi sistematici del treno, sporcizia dei vagoni e sovraffollamento degli stessi) abbiano inciso sulla persona e sulle relazioni del ricorrente, determinando una grave lesione dei suoi diritti fondamentali costituzionalmente garantiti, non può esservi risarcimento del danno.
Cassazione civile , sez. VI , 12/10/2018 , n. 25427
In materia di responsabilità dell’amministrazione ferroviaria, il danno alla persona del viaggiatore da ritardi o interruzioni è risarcibile – in deroga all’ art. 1681 cod. civ. (ed in forza di quanto previsto dal precedente art. 1680) – alle condizioni stabilite dall’ art. 11, paragrafo quarto, del r.d.l. 11 ottobre 1934, n 1948 , convertito nella legge 4 aprile 1935, n. 911 , norma ancora oggi applicabile in forza di quanto stabilito dall’art. 3, comma 1 -bis, lett. e), del d.l. 22 dicembre 2008, n. 200 , convertito in legge 18 febbraio 2009, n. 9, e dal d.lgs. 1 dicembre 2009, n. 179 . Ne consegue che il risarcimento – limitato al danno derivato al viaggiatore dal ritardo, dalla soppressione del treno, da mancata coincidenza o da interruzioni del servizio – deve avvenire alle condizioni previste dagli artt. 9 e 10 del medesimo r.d.l. n. 1948 del 1934 , e, dunque, mediante diritto di valersi di un treno successivo per l’effettuazione o la prosecuzione del viaggio o attraverso il rimborso del prezzo corrisposto.
Cassazione civile , sez. III , 04/05/2018 , n. 10596
In tema di risarcimento del danno non patrimoniale (nella specie, dovuto ad un notevole ritardo subito nel corso di un viaggio ferroviario) non sono meritevoli di tutela risarcitoria, invocata a titolo di danno esistenziale, i pregiudizi consistenti in disagi, fastidi, disappunti, ansie e ogni altro tipo di insoddisfazione concernenti gli aspetti più disparati della vita quotidiana, poiché ogni persona inserita nel complesso sociale deve accettare, in virtù del dovere di convivenza, un grado minimo di tolleranza.
Cassazione civile , sez. VI , 30/01/2018 , n. 2181
Deve essere riconosciuta la responsabilità della società ferroviaria per i danni occorsi ad un passeggera, caduta mentre scendeva dal treno, allorchè sia emerso in fase istruttoria che l’evento era da addebitarsi alla negligenza degli operatori della ferrovia i quali, per errore, avevano aperto le porte delle vetture quando il treno non si trovava ancora in corrispondenza del marciapiede, dove la discesa dei passeggeri avrebbe dovuto avvenire in condizioni di sicurezza.
Cassazione civile , sez. III , 05/07/2017 , n. 16495
In materia di responsabilità ferroviaria, il danno alla persona del viaggiatore da ritardi o interruzioni è risarcibile, in deroga all’articolo 1681 del Cc e in forza di quanto previsto dall’articolo 1680 del Cc, alle condizioni stabilite dall’articolo 11 del Rdl n. 1948 del 1934, convertito dalla legge n. 911 del 1935, norma tuttora applicabile. Ne consegue che il risarcimento del danno derivato al viaggiatore dal ritardo, dalla soppressione del treno, dalla mancata coincidenza o da interruzioni del servizio, deve avvenire alle condizioni prescritte agli articoli 9 e 10 del medesimo Rdl ossia, avvalendosi di un treno successivo per effettuare o proseguire il viaggio oppure rimborsando il prezzo corrisposto.
Cassazione civile , sez. III , 10/01/2017 , n. 249
Nel contratto di trasporto di persone, il viaggiatore danneggiato ha l’onere di provare, oltre all’esistenza e all’entità del danno, il nesso esistente fra il trasporto e l’evento dannoso, mentre incombe al vettore, al fine di liberarsi della presunzione di responsabilità posta a suo carico dall’art. 1681, primo comma c.c., la prova che l’evento dannoso era imprevedibile e non evitabile usando l’ordinaria diligenza, ferma restando la possibilità che l’eventuale condotta colposa del danneggiato assuma rilievo ai sensi della previsione dell’art. 1227 c.c. (nella specie, relativa ai danni occorsi ad una donna, rimasta schiacciata dalla porte di u convoglio della metropolitana, il fatto che la donna non si fosse attenuta alle segnalazioni acustiche e al dovere di non interporre ostacoli alla chiusura nulla toglieva al fatto che – in presenza di dispositivi antischiacciamento – le portiere non si sarebbero dovute chiudere e che il macchinista non avrebbe dovuto far ripartire il treno prima di avere verificato la completa chiusura delle porte di tutti i convogli).
Qualora il passeggero di un treno della metropolitana, nell’uscire dal convoglio, sia rimasto imprigionato tra i battenti delle porte, riportando conseguentemente lesioni personali, la presunzione di responsabilità gravante sul vettore non può ritenersi superata per il fatto che il danneggiato non si sia attenuto alle segnalazioni acustiche e abbia frapposto ostacoli alla chiusura delle porte.
Cassazione civile , sez. III , 27/04/2011 , n. 9409
La disciplina speciale che regola la responsabilità delle ferrovie è applicabile tutte le volte che l’incidente da cui sia derivato il danno sia “in relazione con l’esercizio ferroviario”, cioè tutte le volte che vi sia una permanenza, una salita o una discesa sui o dai veicoli ferroviari, indipendentemente dalle modalità delle stesse. Queste rilevano, invece, ai fini dell’imputabilità o meno del danno alle ferrovie o all’utente, nel rispetto dell’onere della prova ivi previsto, secondo cui la responsabilità delle ferrovie si presume, a meno che non sia provata la non imputabilità. Pertanto, è esclusa la responsabilità delle ferrovie nel caso di discesa da un treno in movimento, perché in tal caso il passeggero ha violato la norma (art. 25 del d.P.R. 753/1980) che vieta di “aprire le porte esterne dei veicoli e di salire o discendere dagli stessi quando non sono completamente fermi”.
Tribunale , Roma , sez. X , 04/11/2006
In caso di danni alla persona subiti da un passeggero di treno da terzi estranei che nel corso della notte si sono improvvisamente introdotti nello stesso per derubare i viaggiatori del vagone, la responsabilità dell’amministrazione viene meno ove la stessa fornisca la prova che l’incidente sia avvenuto per causa ad essa non imputabile. Pertanto, il fatto che il cuccettista del vagone sia stato sequestrato e rinchiuso nel suo scompartimento e, dopo essere stato a lungo malmenato, è stato derubato, non appare ravvisabile alcuna condotta omissiva imputabile all’amministrazione ferroviaria. Ne consegue l’inesistenza di alcuna forma di responsabilità extracontrattuale.
Cassazione civile , sez. III , 01/07/2005 , n. 14091
L’ente gestore del servizio ferroviario è responsabile per custodia dei danni subiti dai passeggeri nel percorso che seguono a partire dalla loro discesa dal treno fino all’uscita dalla stazione.
Tribunale , Roma , 28/07/2003
L’ente Ferrovie dello Stato, quale gestore del trasporto, è tenuto ad apprestare tutte le misure idonee a garantire la corretta esecuzione del trasporto ferroviario, per cui è responsabile dei danni causati ad un passeggero da una caduta dal treno, quando le misure predisposte non siano idonee alla bisogna (nella specie, la colpa è stata ravvisata nell’aver preposto soltanto due dipendenti in vista della fase di partenza insufficienti in relazione al fatto che era un giorno di particolare affluenza di viaggiatori ed al fatto che il treno, lungo oltre 200 metri, non consentiva a soli due dipendenti, l’uno in coda l’altro in testa al treno, ed in presenza di numerose persone a terra in assistenza delle persone che partivano, di percepire la reale situazione circa l’avvenuta conclusione o meno della fase di carico dei bagagli e delle persone).
Cassazione civile , sez. III , 21/06/1984 , n. 3672
La rottura del vetro di un finestrino del treno, che durante il viaggio cagioni danno ad un passeggero, realizza quella “anormalità del servizio” dalla quale sorge la presunzione di colpa a carico dell’amministrazione e che costituisce oggetto di prova da parte del danneggiato; non esime invece da responsabilità l’amministrazione la circostanza (nella specie pacifica) che la rottura sia stata provocata da una pietra, occorrendo all’uopo la prova delle specifiche modalità concretanti forza maggiore o caso fortuito (comprensivo del fatto del danneggiato o del terzo).
Tribunale , Napoli , 16/04/1984
Nell’esecuzione del trasporto di persone per ferrovia, in caso di danni ai viaggiatori, la colpa del vettore si presume, ma egli può liberarsi dalla propria responsabilità provando la mancanza di colpa in ordine all’evento dannoso. Per contro, al danneggiato incombe l’onere di provare solo il fatto dannoso ed il nesso causale tra questo e l’attività del vettore, e non altresì la prova dell’anormalità del servizio, presupposto della responsabilità del vettore medesimo. (Nel caso di specie, è stata affermata la responsabilità dell’amministrazione ferroviaria, in quanto il treno si era fermato, anziché sul normale marciapiede, su di un falso piano costituito dalla passerella di attraversamento dei binari posto ad una notevole altezza rispetto al predellino della carrozza ferroviaria, altezza che aveva provocato la caduta del passeggero).
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