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Timestamp: 2018-07-18 20:21:22+00:00
Document Index: 15517072

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 653', 'art. 5', 'art. 653']

Opposizione a decreto ingiuntivo e onere della mediazione. La Suprema Corte risolve il contrasto creatosi nella giurisprudenza di merito.
Tuttavia, il procedimento di mediazione non è obbligatorio e, pertanto, non costituisce condizione di procedibilità della domanda giudiziale, tra gli altri: a) nei procedimenti per ingiunzione, inclusa l’opposizione, fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione (art. 5, comma 4, D.Lgs. 28/2010).
La giurisprudenza di merito si è interrogata su quale parte incombesse il suddetto obbligo, in altri termini, se l’onere di esperire il procedimento di mediazione rimane in capo all’opponente – convenuto in senso sostanziale – ovvero all’opposto – attore in senso sostanziale, giungendo a conclusioni diametralmente opposte.
Come detto, fino ad oggi la giurisprudenza di merito si è dimostrata oltre modo ondivaga, facendo ricadere l’anzidetto onere talvolta in capo all’opponente altre volte in capo al medesimo opposto.
A favore della prima tesi, quella che fa ricadere sull’opponente – convenuto in senso sostanziale – l’onere di avviare il procedimento di mediazione si sono schierati il Tribunale di Firenze, quello di Nola e da ultimo il Tribunale di Monza.
Nell’attesa di un intervento chiarificatore della Suprema Corte, lo scrivente aveva ritenuto preferibile la tesi che pone in capo all’opponente l’onere di avviare la procedura di mediazione, “tanto perché l’interesse a coltivare il giudizio di opposizione dovrebbe essere proprio dell’opponente, il quale ha l’esigenza di ottenere un pronunciamento che comporti la revoca del decreto ingiuntivo e, pertanto, l’accoglimento delle ragioni che hanno portato ad opporsi all’ingiunzione di pagamento, il quale, conseguentemente, avrebbe tutte le ragioni (interesse ad agire) per promuovere la mediazione. Sostenere il contrario imporrebbe al creditore opposto l’esperimento di un’ulteriore attività, quella della mediazione, nonostante lo stesso si sia già munito del provvedimento giudiziale, quale appunto l’ingiunzione di pagamento. Senza contare che far ricadere l’onere di proporre l’istanza di mediazione in capo al creditore-opposto, alimenterebbe oltre modo la proposizione di opposizioni meramente defatigatorie, nella speranza che l’opposto, dopo l’udienza per la concessione o la revoca del decreto ingiuntivo opposto, magari “dimentichi” di avviare l’anzidetto procedimento di mediazione con la conseguente revoca del decreto ingiuntivo”. (Fonte: “La mediazione nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo: chi deve proporre l’istanza? www.studiocataldi.it – Autore Avv. Paolo Accoti)
L’invocato intervento esplicativo è in effetto arrivato con la sentenza n. 24629, pubblicata in data 3.12.2015, della Corte di Cassazione – III Sez. Civile, la quale pare sposare la tesi sopra prospettata.
La stessa, componendo il contrasto creatosi nella giurisprudenza di merito, ha ritenuto che: “E’ sull’opponente che deve gravare l’onere della mediazione obbligatoria”.
La Corte di Cassazione, premessa la non facile lettura della disposizione di cui all’art. 5 d.lgs. n. 28 del 2010, sopra visto, ritiene di dare risalto alla ratio della norma e, pertanto, alla finalità della stessa, che è quella di deflazionare il carico di lavoro degli organi giurisdizionali, cercando di definire stragiudizialmente le controversie, pertanto, l’onere di esperire il tentativo di mediazione deve essere necessariamente posto a carico di chi ha interesse al processo e ha il potere di iniziare il processo.
La Suprema Corte ricorda che nel procedimento per decreto ingiuntivo cui segue l’opposizione, si verifica una inversione tra rapporto sostanziale e rapporto processuale, nel senso che nel giudizio di opposizione il creditore del rapporto sostanziale diventa l’opposto – attore in senso sostanziale (ma convenuto in senso processuale) – e il debitore diventa l’opponente – convenuto in senso sostanziale (ma attore in senso processuale).
Tuttavia: “Questo può portare ad un errato automatismo logico per cui si individua nel titolare del rapporto sostanziale (che normalmente è l’attore nel rapporto processuale) la parte sulla quale grava l’onere. Ma in realtà – avendo come guida il criterio ermeneutico dell’interesse e del potere di introdurre il giudizio di cognizione – la soluzione deve essere quella opposta. E’ l’opponente che ha il potere e l’interesse ad introdurre il giudizio di merito, cioè la soluzione più dispendiosa, osteggiata dal legislatore. E’ dunque sull’opponente che deve gravare l’onere della mediazione obbligatoria perché è l’opponente che intende precludere la via breve per percorrere la via lunga”.
Ed invero, proposta l’opposizione a decreto ingiuntivo, a seguito dell’udienza di comparizione parti, nella quale il giudice provvederà alla concessione ovvero alla revoca della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo opposto, sarà il solo opponente, quale unico interessato, ad avere l’onere di introdurre il procedimento di mediazione, sotto pena, in mancanza d’improcedibilità dell’opposizione.
Pertanto, è proprio l’opponente ad avere interesse ad avviare il procedimento di mediazione pena il consolidamento degli effetti del decreto ingiuntivo ex art. 653 c.p.c.
Del resto, chiosa la Suprema Corte: “una soluzione differente risulterebbe irrazionale perché premierebbe la passività dell’opponente e accrescerebbe gli oneri della parte creditrice”.
Pertanto, nella particolare fattispecie dell’opposizione a decreto ingiuntivo, dopo l’udienza di comparizione parti, nella quale il giudice si pronuncia sulle istanze di concessione o sospensione della provvisoria esecuzione, lo stesso assegna alle “parti” il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione (questo il testo letterale dell’art. 5, comma 1 bis, D. Lgs. 28/2010), ma per “parti”, nella fattispecie in esame, s’intende esclusivamente il debitore opponente che, pertanto, avrà l’onere di avviare il procedimento di mediazione sotto pena, in mancanza, di improcedibilità dell’opposizione e contestuale consolidamento degli effetti del decreto ingiuntivo ex art. 653 c.p.c.