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Timestamp: 2020-08-12 04:50:32+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 7604 del 23/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7604 del 23/03/2017
Cassazione civile, sez. VI, 23/03/2017, (ud. 27/01/2017, dep.23/03/2017), n. 7604
sul ricorso 26335-2015 proposto da:
A.G., R.R., elettivamente domiciliati in
ROMA, VIA ARBIA,15, presso lo studio dell’avvocato MARIA ROSARIA
SERNICOLA, rappresentati e difesi dall’avvocato GIACOMO D’ASARO;
CONDOMINIO (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE DEI
PRIMATI SPORTIVI, 21, presso lo studio dell’avvocato ENZO MANNINO,
rappresentato e difeso dagli avvocati GAETANO GIUFFRIDA, FILIPPO DI
avverso la sentenza n. 1560/2014 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,
27/01/2017 dal Consigliere Dott. SCARPA ANTONIO.
I ricorrenti R.R. e A.G. impugnano, articolando due motivi di ricorso, la sentenza 3 ottobre 2014, n. 1560/2014, della Corte d’Appello di Palermo, che aveva rigettato l’appello da loro stessi proposto contro la sentenza n. 90/2009 del Tribunale di Palermo, sezione distaccata di Carini. Il Tribunale aveva disatteso la domanda avanzata dalla R. e dall’ A. nei confronti del Condominio (OMISSIS), volta alla impugnativa delle deliberazioni assembleari del 25 luglio 2004 e 29 agosto 2004, recanti l’approvazione del preventivo 2004 e del consuntivo 2003, nonchè l’approvazione di lavori di ristrutturazione del residence (a dire degli attori coinvolgenti i prospetti, i muri divisori e le scale di accesso delle singole unità abitative, ovvero delle singole palazzine del complesso). La Corte d’Appello ha affermato che non risultasse vinta la presunzione di condominialità ex art. 1117 c.c., dei beni oggetto dell’intervento di ristrutturazione approvato. Inammissibili per novità, invece, sono state dichiarate le altre doglianze degli appellanti dalla Corte di Palermo.
Resiste con controricorso il Condominio Residence (OMISSIS).
Ritenuto che il ricorso proposto da R.R. e A.G. potesse essere rigettato per manifesta infondatezza, con la conseguente definibilità del ricorso nelle forme di cui all’art. 380 bis c.p.c., in relazione all’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5), su proposta del relatore, il presidente ha fissato l’adunanza della camera di consiglio.
I ricorrenti hanno presentato memoria ai sensi dell’art. 380 – bis c.p.c., comma 2.
Va disattesa l’istanza dei ricorrenti di riunione del presente procedimento di cassazione con quello contraddistinto dal numero di RG 23892/2015, non rispondendo l’invocata trattazione congiunta alle esigenze di economia, ragionevole durata e minor costo dei giudizi, nonchè di certezza del diritto, sottese all’art. 274 c.p.c..
Quanto al primo motivo di ricorso, dove si denuncia violazione dell’art. 2 del regolamento di condominio in relazione all’art. 1117 c.c., e mancanza di motivazione, esso è in parte inammissibile e comunque è infondato. Parimenti inammissibile è il secondo motivo di ricorso, che censura la motivazione erronea ed insufficiente, la violazione delle norme urbanistiche ed a tutela del territorio.
Le disposizioni contenute in un regolamento di condominio hanno natura regolamentare, organizzativa o contrattuale, sicchè l’interpretazione o l’applicazione di esse fatta dal giudice del merito non può essere denunciata in sede di legittimità ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, come se si trattasse di violazione o falsa applicazione di norme di diritto, per tali intendendosi soltanto quelle risultanti dal sistema delle fonti dell’ordinamento giuridico. L’omesso o errato esame di una disposizione del regolamento di condominio da parte del giudice di merito è, piuttosto, sindacabile in sede di legittimità soltanto per inosservanza dei canoni di ermeneutica oppure per vizi logici sub specie del vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 1406 del 23/01/2007; Cass. Sez. 2, Sentenza n. 9355 del 14/07/2000).
I ricorrenti deducono a sostegno delle loro critiche l’art. 2 del Regolamento di condominio, ed assumono che gli atti di acquisto delle singole unità immobiliari avrebbero richiamato tale regolamento, ma nè della clausola regolamentare nè dei titoli di acquisto trascrivono il contenuto all’interno del motivo di ricorso, come impone l’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6.
Nel merito, peraltro, questa Corte ha costantemente affermato che la parte che voglia vincere la presunzione di condominialità dei beni esemplificativamente elencati dall’art. 1117 c.c., ha l’onere di fornire la prova contraria, consistente in un titolo d’acquisto dal quale si desumano elementi tali da escludere in maniera inequivocabile la comunione del bene, mentre non sono a tal fine determinanti le risultanze del regolamento di condominio, nè l’inclusione del bene nelle tabelle millesimali come proprietà esclusiva di un singolo condomino (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 17928 del 23/08/2007; Cass. Sez. 2, Sentenza n. 5633 del 18/04/2002).
Non è ammissibile la denuncia di errores in iudicando, contenuta nel secondo motivo di ricorso, con riguardo ai punti dell’appello che la Corte di Palermo ha ritenuto nuovi, e perciò inammissibili, essendo gli appellanti onerati, piuttosto, di denunciare al riguardo la nullità della sentenza per l’eventuale violazione dell’art. 345 c.p.c., dimostrando l’avvenuta proposizione delle stesse domande fin dal primo grado di giudizio.
Sono inammissibili, infine, le censure di erroneità ed insufficienza della motivazione, essendo deducibile come vizio della sentenza, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come riformato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett. b), convertito dalla L. 7 agosto 2012, n. 134, unicamente l’omesso esame di fatto decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti, inteso nei limiti spiegati da Cass. Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014.
Il ricorso va perciò rigettato e le spese del giudizio di cassazione, liquidate in dispositivo, vengono regolate secondo soccombenza in favore del controricorrente.
Sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che ha aggiunto l’art. 13, comma 1 – quater, del testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – dell’obbligo di versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione integralmente rigettata.
La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti a rimborsare al controricorrente le spese sostenute nel giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre a spese generali e ad accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, della 6 – 2 Sezione civile della Corte suprema di cassazione, il 27 gennaio 2017.