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Timestamp: 2018-10-15 18:50:48+00:00
Document Index: 104088262

Matched Legal Cases: ['art. 39', 'art. 16', 'art. 84', 'art. 5', 'art. 67', 'art. 69', 'art. 6', 'art. 2215', 'sentenza ', 'art. 231', 'sentenza ', 'sentenza ']

Novità fiscali del 19 luglio 2011 | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 19 luglio 2011
1) Manovra estiva 2011: Taglio ai regimi di favore fiscale
2) Il reddito del professionista sconta i contributi alla propria cassa, anche se già pensionato
3) Poker “live”: Sotto controllo le vincite all’estero dei giocatori italiani
4) Tenuta dei libri contabili con strumenti informatici
5) Responsabilità della società da reati finanziari e societari: Intervento di Assonime
6) La firma del dipendente sulla busta paga non basta
Con l’avvenuta pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale (n. 164 del 16 luglio 2011) della Manovra estiva 2011 (Legge n. 111 del 15 luglio 2011 di conversione del D.L. n. 98/2011), emerge la parte che prevede il taglio di una serie di regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale.
Vengono ridotti, del 5% per l’anno 2013 (del 20% a decorrere dall’anno 2014), i regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale elencati nell’allegato C-bis (vi sono compresi, ad es., gli sgravi per il lavoro dipendente e per le pensioni, le detrazioni per i figli a carico, per le spese sanitarie e di istruzione, per le spese per gli asili nido, nonché quelle a favore degli studenti universitari, le ulteriori agevolazioni previste per gli enti commerciali, e cosi via).
Per i casi in cui la disposizione non sia suscettibile di diretta ed immediata applicazione, con uno o più decreti del Ministero dell’Economia e delle Finanze verranno stabilite le modalità tecniche per l’attuazione della norma con riferimento ai singoli regimi interessati.
La disposizione potrebbe non applicarsi qualora, entro il 30 settembre 2013, vengano adottati provvedimenti legislativi in materia fiscale ed assistenziale aventi ad oggetto il riordino della spesa in materia sociale, nonché la eliminazione o riduzione dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale che si sovrappongono alle prestazioni assistenziali, tali da determinare effetti positivi, ai fini dell’indebitamento netto, non inferiori a 4.000 milioni di euro per l’anno 2013 ed a 20.000 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2014.
Sul fronte fiscale, risalta l’aumento al 4,20% dell’aliquota base dell’IRAP per le società concessionarie, escluse quelle autostradali.
Inoltre, per le imprese concessionarie di costruzione e gestione di autostrade e trafori viene ridotto, dal 5% all’1%, il limite massimo di accantonamento deducibile delle spese sostenute per i beni gratuitamente devolvibili.
Viene poi ampliata la base imponibile cui va applicata l’addizionale del 10% prevista sugli emolumenti variabili corrisposti, sotto forma di bonus e stock option, a dirigenti e collaboratori di imprese che operano nel settore finanziario. Il prelievo aggiuntivo va ora operato sulla parte eccedente l’importo corrispondente alla parte fissa della retribuzione, non più sulla quota che eccede il triplo della retribuzione fissa.
Sul fronte previdenza, la legge di conversione ha anticipato l’aggancio dell’età pensionabile alle aspettative di vita.
Indi è stata modificata la percentuale di rivalutazione delle pensioni, portata al 70%.
Salito il differimento temporale per l’accesso al pensionamento anticipato di vecchiaia per coloro che hanno almeno 40 anni di anzianità contributiva, di un mese nel 2012, di due mesi nel 2013, di tre mesi a partire dal 2014.
Contributo di solidarietà sulle “pensioni d’oro”
Dal 1º agosto 2011 e fino al 31 dicembre 2014, le pensioni di importo complessivo superiore a 90mila euro lordi annui saranno assoggettate a un contributo di perequazione pari al 5% della parte eccedente i 90mila euro e fino a 150mila, e pari al 10% della parte eccedente i 150mila euro.
Sul fronte della giustizia tributaria, confermata la definizione delle liti fiscali pendenti.
In base alle previsioni contenute nell’art. 39, le liti fiscali di valore non superiore a 20.000 euro in cui è parte l’Agenzia delle entrate, pendenti alla data del 1° maggio 2011 dinanzi alle commissioni tributarie o al giudice ordinario in ogni grado del giudizio e anche a seguito di rinvio, possono essere definite, a domanda del soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio, con il pagamento delle somme calcolate in base a quanto previsto dall’art. 16, legge n. 289/2002:
– Le somme dovute andranno versate entro il 30 novembre 2011 in unica soluzione;
– la domanda di definizione si dovrà presentare entro il 31 marzo 2012;
– le liti fiscali “definibili” sono sospese fino al 30 giugno 2012.
Per le stesse sono sospesi, fino al 30 giugno 2012 anche i termini per la proposizione di ricorsi, appelli, controdeduzioni, ricorsi per cassazione, controricorsi e ricorsi in riassunzione, compresi i termini per la costituzione in giudizio;
– gli uffici competenti trasmetteranno alle Commissioni Tributarie, ai Tribunali e alle Corti di Appello nonchè alla Corte di Cassazione, entro il 15 luglio 2012, un elenco delle liti pendenti per le quali è stata presentata domanda di definizione. Tali liti sono sospese fino al 30 settembre 2012. La comunicazione degli uffici attestante la regolarità della domanda di definizione ed il pagamento integrale di quanto dovuto andrà depositata entro il 30 settembre 2012. Entro la stessa data andrà comunicato e notificato l’eventuale diniego della definizione;
– restano comunque dovute per intero le somme relative al recupero di aiuti di Stato illegittimi; permane all’Agenzia delle Entrate il compito di stabilire le modalità di versamento, di presentazione della domanda di definizione ed ogni altra disposizione applicativa.
Le altre disposizioni, di particolare rilievo, contenute nella manovra:
– Lo slittamento dei c.d. accertamenti esecutivi al 1° ottobre 2011;
– l’aumento dell’Irap per banche e assicurazioni;
– il riallineamento dei valori fiscali e civilistici relativi ad avviamento, marchi d’impresa e altre attività immateriali;
– le indagini finanziarie, che vengono estese anche alle società ed enti di assicurazione;
– il potenziamento dell’accertamento sulla base degli studi di settore;
– il riporto delle perdite per i soggetti Ires (vengono riscritti i commi 1 e 2 dell’art. 84 TUIR): In particolare, la perdita di un periodo d’imposta, determinata con le stesse norme valevoli per la determinazione del reddito, può essere computata in diminuzione del reddito dei periodi d’imposta successivi in misura non superiore all’80% del reddito imponibile di ciascuno di essi e per l’intero importo che trova capienza in tale ammontare e senza più limite temporale. Inoltre, il limite dell’80% non vale per le perdite realizzate nei primi tre periodi d’imposta dalla data di costituzione;
– lo spesometro: Sono gli operatori finanziari che emettono carte di credito, di debito o prepagate, a comunicare all’Agenzia delle Entrate le operazioni in relazione alle quali il pagamento dei corrispettivi sia avvenuto mediante carte di credito, di debito o prepagate emesse dagli operatori finanziari stessi;
– la chiusura automatica delle partite IVA inattive: L’attribuzione del numero di partita IVA è, infatti, revocata d’ufficio qualora per 3 annualità consecutive il titolare non abbia esercitato l’attività d’impresa o di arti e professioni o, se obbligato alla presentazione della dichiarazione annuale in materia d’Iva, non abbia adempiuto a tale obbligo. Ai titolari di partita IVA che, sebbene obbligati, non abbiano tempestivamente presentato la dichiarazione di cessazione di attività, viene data la possibilità di sanare la violazione versando, entro 90 giorni, un importo pari alla sanzione minima prevista dall’art. 5, comma 6, primo periodo, D.Lgs. n. 471/1997, ridotta a 1/4. Sempre che la violazione non sia stata già constatata con atto portato a conoscenza del contribuente;
– il contributo unificato per i ricorsi avanti le Commissioni Tributarie provinciali e regionali, è dovuto (anche con il Modello F23) con i seguenti importi: 30 euro per controversie di valore fino a 2.582,28 euro; 60 euro per controversie da 2.582,28 e fino a 5.000 euro; 120 euro per controversie di valore superiore a 5.000 euro e fino a 25.000 euro; 250 euro per controversie di valore superiore a euro 25.000 e fino a 75.000 euro; 500 euro per controversie di valore superiore a 75.000 euro e fino a 200.000 euro; 1.500 euro per controversie di valore superiore a euro 200.000;
– il regime dei minimi che dal 2012, sostanzialmente, scompare per la generalità dei contribuenti, per essere fruito soltanto da coloro che hanno iniziato l’attività dal 2008 per un massimo di cinque anni (ad es. chi ha iniziato l’attività nel 2008 dovrà fuoriuscire dal regime dei minimi a partire dal 1.1.2013). Invece, il limite dei 5 anni non vale per i giovani che potranno utilizzare, per le nuove attività, il neo regime dei minimi fino a quando non avranno compiuto i 35 anni.
Chi non potrà più utilizzare il regime dei minimi, pur avendone le potenzialità (ad es. ricavi non superiori a 30.000 euro), potrà fruire di un regime di semplificazione contabile, ma sarà soggetto alla “scure” degli studi di settore.
<<I contributi derivanti dalla prosecuzione dell’attività professionale dopo il pensionamento vanno versati alle rispettive casse.
Il legislatore interviene con la “Manovra 2011” per dirimere il contenzioso nato da una controversa interpretazione della norma che vede ancora protagonista la gestione separata dell’INPS e lo fa di nuovo, nel giro di un anno, in parte con un’interpretazione autentica>>.
E’ quanto contenuto nella nota del 18 luglio 2011 pubblicata su www.consulentidellavoro.it .
Secondo tale nota, <<Dopo la circoscrizione di attività prevalente, alle sole gestioni artigiani, commercianti e agricoli, e non anche a quella di amministratore di società (D.L. n. 78/2010), è la volta di chiarire a chi vanno versati i contributi derivanti dalla prosecuzione dell’attività professionale dopo il pensionamento.
La Manovra impone di fatto alle Casse di fare un passo indietro e di adeguare i propri statuti e regolamenti, entro 6 mesi, prevedendo l’obbligatorietà dell’iscrizione e della contribuzione a carico di tutti coloro che risultino aver percepito un reddito, derivante dallo svolgimento della relativa attività professionale anche dopo il pensionamento con l’applicazione di un’aliquota minima pari al 50% di quella ordinaria.
Tale contribuzione nel caso in cui fosse andata alla gestione separata, avrebbe prodotto una autonoma seconda pensione solo nel caso in cui fosse stato raggiunto almeno un quinquennio di versamenti.
Nel caso previsto ora, restando la maggiore contribuzione alla stessa cassa erogatrice del trattamento pensionistico, ogni triennio darà diritto ad un supplemento del trattamento ordinario che l’Ente dovrà liquidare sulla base dei contributi relativi al periodo di riferimento>>.
Restano fuori gli altri soggetti, cioé coloro la cui attività professionale non ha una cassa previdenziale propria.
<<Tali soggetti, che già durante la propria attività hanno l’obbligo di iscrizione alla gestione separata, al momento del pensionamento (ove proseguano lo svolgimento della professione) continueranno a versare i contributi alla stessa, ma applicando l’aliquota ridotta.
Inoltre, sembrerebbero da versare alla gestione separata, i contributi sulle altre attività per lo svolgimento delle quali gli statuti delle casse professionali non prevedono l’assoggettamento, non ritenendole specificatamente inerenti, ancorché compatibili, con l’oggetto della professione.
I versamenti fino ad ora effettuati presso la gestione separata restano salvi, fermo restando che da ora in poi il pensionato tornerà a versare alla propria cassa professionale>>.
(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, Nota pubblicata sul proprio sito il 18 luglio 2011)
Pokeristi “live” e Fisco, niente bluff se il tavolo verde è oltreconfine. Sotto controllo le vincite all’estero dei giocatori italiani.
Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza alzano la posta con l’operazione “All in”.
Scatta su tutto il territorio nazionale una campagna di controlli nel comparto del poker “live”, sempre più diffuso in Italia.
Le vincite riferibili a queste prove di abilità sono infatti “redditi diversi”, e come tali integralmente tassabili.
Dalle prime analisi risultano oltre 4mila giocatori italiani fortunati al tavolo verde che hanno già raccolto proventi per oltre 97 milioni di dollari (pari a circa 73 milioni di euro, al cambio attuale) senza però dichiararli al Fisco.
L’attenzione in questo momento è rivolta a quella parte di vincite conseguite all’estero, dal momento che quelle conquistate in Casinò italiani sono già tassate da questi ultimi.
Chi sono i pokeristi in gioco
Sotto la lente finiscono, in questa fase, i numerosi giocatori di poker (in genere, nella modalità Texas Hold’em) che risiedono fiscalmente nel nostro Paese (cittadini italiani, ma non solo) e che decidono di partecipare ai numerosi tornei che si svolgono all’estero. Una pattuglia di appassionati che si va sempre più infoltendo, come è dimostrato dall’interesse che i media dedicano al fenomeno (canali televisivi a tema, riviste specializzate, siti internet e forum di settore), tanto che non pochi giocatori italiani hanno ormai scalato le più importanti classifiche di ranking internazionale e sono oggi riconosciuti, tra gli addetti, come vere e proprie star di riferimento e sicure icone di richiamo pubblicitario.
Nel dettaglio, sotto esame sono le vincite conseguite all’estero tra il 2006 e il 2009 e, per questo motivo, i contribuenti così tracciati verranno formalmente invitati a recarsi presso gli Uffici dell’Agenzia delle Entrate e i Comandi della Guardia di Finanza che, nell’ottica di un completo contraddittorio, offriranno ampia possibilità di provare di aver comunque adempiuto al proprio dovere contributivo, anche se in forme diverse.
Chi siede al “tavolo verde” del Fisco
L’Amministrazione finanziaria ha da tempo posto sotto assiduo controllo tutto il comparto del gioco “amministrato”, quello, cioè, in cui le regole di partecipazione e i conseguenti riflessi fiscali sono regolati dalla Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato. Stavolta, però, un apposito tavolo tecnico istituito tra l’Ufficio Centrale per il Contrasto agli Illeciti Fiscali Internazionali dell’Agenzia delle Entrate (Ucifi) e il Nucleo Speciale Entrate della Guardia di Finanza ha voluto monitorare i casi in cui i proventi delle vincite sono conseguiti all’estero in modalità live (sono quindi escluse, per il momento, le vincite on line), poi “dimenticandosi” di ricondurli a tassazione in Italia insieme a tutte le altre fonti di reddito.
La norma dietro le vincite
Una specifica disposizione del Testo Unico sulle Imposte sui Redditi (TUIR) sancisce chiaramente che i proventi in questione, se connessi a prove di abilità, sono da considerarsi sempre come “redditi diversi”, ovunque prodotti (art. 67), per l’intero ammontare percepito nel periodo di imposta e senza riconoscimento di alcuna deduzione per le eventuali spese sostenute (art. 69). Dalla consultazione delle fonti libere e dai conseguenti incroci informatici con le numerose banche dati ormai a disposizione dell’Amministrazione finanziaria, è stato relativamente semplice identificare, in modo inequivoco, tutte le persone fisiche che si dedicano a questo passatempo, a volte con “ritorni” finanziari di non poco conto.
Lo scopo di questa nuova partita dei controlli
L’intento è di aumentare la compliance dei numerosi player italiani che, verosimilmente, hanno finora ritenuto di poter tranquillamente sfruttare quella che ritenevano essere una zona d’ombra e di immunità fiscale, amplificata dall’agire all’estero e lontano da occhi indiscreti.
Al termine della tornata di controlli verranno diramate ulteriori informazioni di dettaglio sui risultati conseguiti.
(Guardia di Finanza, Agenzia delle Entrate, comunicato congiunto del 18 luglio 2011)
Meno adempimenti per la tenuta dei libri contabili con strumenti informatici.
Ciò a seguito della avvenuta pubblicazione in G.U. della Legge 12 luglio 2011, n. 106, di conversione del c.d. “Decreto sviluppo” (D.L. n. 70/2011), oltre alla conferma delle disposizioni previste dal testo originario, sono state introdotte alcune nuove disposizioni.
Infatti, nel comma dell’art. 6 (“Tenuta digitale dei libri contabili”), è stata introdotta la norma che dispone la modifica dei commi 3 e 4 dell’art. 2215-bis, del Codice civile, relativi alla tenuta dei libri, registri e scritture contabili con modalità informatica ed in particolare viene ora previsto che l’apposizione della marca temporale e della firma digitale dell’imprenditore (o di un suo delegato) sui documenti deve essere assolto “almeno una volta l’anno” anziché, come previsto in precedenza, “ogni tre mesi”.
Inoltre, si stabilisce che per i libri e registri la cui tenuta è obbligatoria per disposizione di legge o regolamento di natura tributaria, il termine per l’apposizione della marca temporale e della firma digitale opera secondo le disposizioni in materia di conservazione digitale in esse contenute.
Responsabilità della società da reati finanziari e societari: Mappa della disciplina 231 in un caso giudiziario. Assonime ha pubblicato, in data 18 luglio 2011, il Caso n. 6 del 2011 in tema di responsabilità della società da reati finanziari e societari.
La sentenza del Tribunale di Milano del 3 novembre 2010, relativa al caso della Banca Italease, riassume e fa il punto sulle questioni più discusse in tema di responsabilità amministrativa degli enti, a dieci anni dall’entrata in vigore della disciplina 231/2001.
In particolare si definisce il ruolo dei modelli organizzativi nel quadro della colpa da organizzazione; si chiarisce il significato da attribuire all’interesse o vantaggio dell’ente, quale presupposto dell’illecito imputabile; si affronta la spinosa questione dell’entità del profitto confiscabile.
L’occasione è la condanna di Banca Italease a titolo di responsabilità ex art. 231/01 per i reati di false informazioni sociali, manipolazione di mercato e ostacolo alle funzioni di vigilanza, commessi dall’amministratore delegato e dal direttore generale della società.
Emerge dalla pronuncia che il modello cautelare ritenuto idoneo è quello forgiato dalle migliori conoscenze, consolidate e condivise nel momento storico in cui è commesso l’illecito, in ordine ai metodi di neutralizzazione o minimizzazione del rischio tipico.
Nel caso affrontato dal Tribunale di Milano si ritiene provata l’inadeguatezza del modello organizzativo e che gli illeciti siano stati posti in essere nell’interesse della società, in quanto sussiste un nesso evidente tra tali condotte e la cura dello scopo sociale, ancorché perseguita a mezzo di strumenti illeciti.
Da ciò conseguono la condanna e la sanzione della confisca.
Il profitto del reato soggetto a confisca è costituito dal vantaggio economico diretto e immediato derivante dal reato presupposto.
(Assonime, il caso 6 del 2011)
Firma sul prospetto paga non ha valore di confessione. La “sottoscrizione non impedisce di chiedere le differenze retributive”.
La firma del prospetto paga non impedisce di chiedere al datore la differenza di
Rimane responsabile il datore di lavoro per gli importi retributivi riportati sul prospetto paga anche se firmato dal lavoratore dipendente.
Secondo la nota del 18 luglio 2011 dei Consulenti del Lavoro, <<Risulta chiara la sentenza n. 14411 del 30 giugno 2011 pronunciata dalla Corte di cassazione, che ha ribadito come la sottoscrizione da parte del lavoratore non abbia valore di confessione.
Con sentenza n. 14411 del 30 giugno 2011, la Cassazione chiarisce il valore “non confessorio” della sottoscrizione dei prospetti paga da parte del lavoratore e l’ammissibilità di conseguenti azioni per il riconoscimento di retribuzioni non corrisposte >>.