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Timestamp: 2020-08-12 13:43:39+00:00
Document Index: 55612912

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 366', 'art. 366', 'art. 360', 'art. 112', 'art. 2697', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 3556 del 12/02/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3556 del 12/02/2011
Cassazione civile sez. III, 12/02/2011, (ud. 13/01/2011, dep. 12/02/2011), n.3556
CONDOMINIO (OMISSIS) (OMISSIS) in persona
del suo amministratore e legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CONFALONIERI 5, presso lo
studio dell’avvocato MANZI LUIGI, che lo rappresenta e difende
unitamente all’avvocato SPAGLIARDI RICCARDO, giusta mandato speciale
COFATHEC SERVIZI SPA (OMISSIS) in persona del suo direttore
generale, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLA FARNESINA 269,
presso lo studio dell’avvocato COSTI DANIELE, che la rappresenta e
avverso la sentenza n. 187/2008 della CORTE D’APPELLO di GENOVA del
6.2.08, depositata il 15/02/2008;
udito per il ricorrente l’Avvocato Federica Manzi (per delega avv.
Luigi Manzi), che si riporta agli scritti, insistendo per
Pierfelice, che nulla osserva rispetto alla relazione scritta.
1 – Con ricorso notificato il 31 marzo 2009 il Condominio (OMISSIS) ha chiesto la cassazione della sentenza, non notificata, depositata in data 15 febbraio 2008 dalla Corte d’Appello di Genova che, quale giudice di rinvio, aveva revocato il decreto ingiuntivo intimatogli dall’Agip Servizi (ora Cofathec Servizi) S.p.A. ma l’aveva condannato a pagare Euro 18.544,00 oltre IVA e interessi legali per forniture di combustibile.
La Cofathec ha resistito con controricorso.
2 – I tre motivi del ricorso risultano inammissibili, poiche’ la loro formulazione non soddisfa i requisiti stabiliti dall’art. 366 bis c.p.c. Occorre rilevare sul piano generale che, considerata la sua funzione, la norma indicata (art. 366 bis c.p.c.) va interpretata nel senso che per ciascun punto della decisione e in relazione a ciascuno dei vizi, corrispondenti a quelli indicati dall’art. 360 c.p.c., per cui la parte chiede che la decisione sia cassata, va formulato un distinto motivo di ricorso.
3. – Il primo motivo denuncia violazione e/o falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. perche’ la Corte territoriale ha pronunciato oltre i limiti della domanda. Il quesito finale si rivela assolutamente astratto poiche’ prescinde del tutto dai riferimenti al caso concreto, necessari per verificare se, in concreto, la Corte territoriale abbia deciso superando i limiti della domanda.
Ragioni di completezza impongono di precisare che la causa pretendi azionata era l’asserito inadempimento del contratto stipulato, mentre le fatture costituivano la mera prova del credito vantato.
Il secondo motivo denuncia violazione e/o falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. e art. 2697 c.c..
Come la precedente, anche questa censura prospetta, senza specificarli, vizi strutturalmente diversi quali violazione e falsa applicazione di norme di diritto e si conclude con un quesito astratto, poiche’ assolutamente privo dei necessari riferimenti al caso concreto e alla motivazione della sentenza impugnata.
Il terzo motivo prospetta violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. Si duole della condanna a rifondere alla controparte la meta’ delle spese di tutti i giudizi.
Il doppio quesito e’ astratto. In ogni caso la censura attacca un potere discrezionale del giudice di merito, il cui unico limite e’ costituito dal divieto di porre le spese di lite a carico della parte totalmente vittoriosa, circostanza certamente non verificatasi nella specie.
Non sono state presentate conclusioni scritte ne’ memorie; il ricorrente ha chiesto d’essere ascoltato in camera di consiglio;
che, a seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione, ribadendo, in particolare,che i quesiti si rivelano astratti e svincolati dai necessari riferimenti alla motivazione della sentenza impugnata; che pertanto il ricorso va dichiarato inammissibile; le spese seguono la soccombenza;
Dichiara il ricorso inammissibile. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 1.200,00, di cui Euro 1.000,00 per onorari, oltre spese generali e accessori di legge.