Source: https://blog.concilialex.it/2018/04/
Timestamp: 2019-02-16 18:32:27+00:00
Document Index: 131562309

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 96', 'sentenza ', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 96', 'sentenza ']

aprile 2018 - Blog Concilia Lex S.p.A.
Primo trimestre 2018: le statistiche Concilia Lex sul quotidiano “Il Mattino”
Oggi il quotidiano “Il Mattino” ha pubblicato i dati comparativi di Concilia Lex relativi alle mediazioni del periodo primo trimestre 2017 – primo trimestre 2018.
I dati sono interessati perché evidenziano una significativa crescita di Concilia Lex a tutti i livelli della procedura: nel numero totale dei depositi, degli accordi raggiunti e dell’utilizzo dei servizi digitali.
Dai dati emerge un rafforzamento generale del network in cui sono coinvolte circa 50 sedi di mediazione in Italia, confermando la Campania regione con il maggior numero di mediazioni.
Sui sistemi digitali si è soffermata l’attenzione del prestigioso quotidiano, individuati quale carattere distintivo del management di Concilia Lex; come sottolineato dall’Avv Carmelo Cavallaro, referente nazionale dell’Organismo Concilia Lex, l’investimento nei servizi in rete mira a rendere più accessibile la mediazione ed a diffondere questo strumento in Italia.
Primo incontro di mediazione: la volontà delle parti non è sufficiente a giustificare la chiusura della procedura
Un polverone è pronto a sollevarsi sul punto, ma il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere con l’ordinanza che qui di seguito pubblichiamo integralmente, dimostra quello che Concilia Lex spa sostiene da tempo: il verbale cosiddetto negativo di primo incontro di mediazione può essere considerato alla stregua di un verbale di mancato accordo anche se una vera e propria mediazione, in realtà, non ci è mai stata?
E’ adeguata la definizione di “verbale negativo”? Oppure è talmente generica e vaga da non lasciare intendere per quali circostanze la mediazione sia stata “negativa”?
Il Giudice, Dott.ssa Carla Bianco, con alla mano il “verbale chiusura primo incontro di mediazione” redatto presso la sede Concilia Lex spa di Caserta da un mediatore esperto, con il quale si attestava la volontà di una delle parti di non procedere allo svolgimento della mediazione vera e propria, ritiene che una siffatta mediazione non possa nemmeno essere qualificata come mediazione.
La mediazione non può essere considerata come lo spazio in cui gli avvocati, il mediatore ed alla fine anche il giudice stesso, registrano passivamente la volontà delle parti. Né a sostenere l’ipotesi contraria può essere addotta la apparente contraddittorietà degli art. 5 ed 8 del D. Lgs. 28/2010 nella nuova formulazione.
L’ordinanza sottolinea come la mediazione sia governata da un principio di effettività che prescinde la pura volontà delle parti: non è la volontà delle parti che la governa, ma la verifica da parte del mediatore dell’esistenza dei presupposti giuridici, la constatazione della sussistenza di condizioni oggettive che non ostacolino il corretto svolgimento della procedura.
Dunque, per converso, il verbale che attesta la chiusura del primo incontro di mediazione nei termini in cui una delle parti ha espresso la pura volontà di non procedere alla mediazione vera e propria, ha conseguito il risultato sperato di insinuare il dubbio e la curiosità nel Giudice che lo ha letto, persuadendolo definitivamente ad inviare nuovamente le parti in mediazione perchè possano realmente svolgere la mediazione.
Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ordinanza del 6 Aprile 2018
Condanna ex art. 96 c.p.c.: una esemplare applicazione del Tribunale di Torino
Approfondimento, Sentenza
Il Tribunale di Torino con sentenza del 18 Gennaio 2017 dà corpo ad una esemplare applicazione della condanna ex art. 96 c.p.c. per lite temeraria.
Due aziende, disciplinano contrattualmente una fornitura di beni concordando che la prima versi alla seconda un anticipo, in due soluzioni, entro il termine stabilito.
La committente appaltatrice adempie alle pattuizioni contrattuali, ma tanto non fa l’azienda fornitrice, che omette di restituire, seppur promesso, l’importo versato a titolo di anticipo. Pertanto la committente deve procedere giudizialmente per vedersi riconosciuto il diritto di rientrare delle somme versate. Trattandosi di “vendita di cose mobili”, invita controparte alla negoziazione assistita, ma senza riscontro.
A riguardo, espone il Giudice Giacomo Oberto, che la mancata risposta al tentativo di negoziazione assistita, comporta la condanna ex art. 96 c.p.c. per lite temeraria.
Infatti l’ipotesi prevista dall’art. 96 c.p.c. non è collegata alla prova del danno subito, ma è una sanzione volta a punire un evidente comportamento di mala fede, puramente finalizzato alla dilazione del processo. Questo abuso del processo è tanto più grave perché oltre a produrre effetti deleteri per l’attrice, che oltre l’impossibilità di concludere il lavoro commissionatole si è vista sottrarre circa 40.000,00 € che non ha potuto recuperare nel minor tempo possibile, è la manifestazione di una troppo consueta condotta che tiene in ostaggio i Tribunali, i quali diventano luogo della non-giustizia.
L’applicazione sistematica della condanna ex art. 96 c.p.c. per sanzionare il mancato riscontro alla negoziazione assistita, così come la mancata partecipazione alla mediazione, diventa strumento dei Giudici per opporre resistenza all’abuso del processo, e per dare vita a dei veri propri orientamenti giurisprudenziali tesi a scoraggiare, diffusamente, la strumentalizzazione della giustizia.
Leggi qui la sentenza integrale del Tribunale di Torino del 18 Gennaio 2017