Source: http://www.ilcaso.it/bancario/int-ban-evid.php
Timestamp: 2020-04-01 01:10:49+00:00
Document Index: 111674183

Matched Legal Cases: ['art. 1175', 'art. 1375', 'art. 2', 'art. 21', 'art. 56', 'art. 30', 'art. 187', 'art. 187', 'art. 187', 'art.1322', 'art.1418', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 38', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1418', 'art. 41', 'art. 1337', 'art. 2', 'art. 1815', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 21', 'art. 29', 'art. 1418', 'art. 23', 'art. 30', 'art. 13', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 31', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 1470', 'art. 1418', 'art. 1711', 'art. 37', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 23', 'art. 1418', 'art. 1418', 'art. 23', 'art. 27', 'art. 23', 'art. 31', 'art. 28', 'art. 29', 'art. 28', 'art. 19', 'art. 246']

Diritto Bancario - Sez. In Evidenza
Per espressa previsione legislativa gli enti locali possono stipulare esclusivamente derivati di copertura, ossia finalizzati a ridurre o eliminare il rischio derivante dalla variazione di tassi di interesse su esposizioni pregresse: qualora il derivato stipulato non sia qualificabile come avente una funzione di copertura, ne deriverà la nullità per mancanza di causa (lecita) in concreto. (Duilio Manella) (riproduzione riservata) Appello Milano 11 novembre 2015.
La domanda di nullità del contratto quadro implica la revoca della proposta e ne impedisce il perfezionamento mediante la produzione in giudizio
La sottoscrizione del contratto quadro, per il quale è prevista la forma scritta ad substantiam, non può essere provata per testi, presunzioni o confessione, né tramite documenti successivamente inviati nel corso del rapporto, tanto meno alla mancata sottoscrizione è possibile rimediare mediante la produzione in giudizio da parte del soggetto che non lo ha sottoscritto, posto che la domanda di nullità del contratto comporta la revoca della proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Bologna 14 maggio 2015.
Effetti della transazione non novativa in ipotesi di nullità del contratto quadro d'intermediazione finanziaria
La transazione conclusa tra cliente ed intermediario avente ad oggetto la risoluzione del rapporto o comunque il risarcimento del danno derivante dall'inadempimento agli obblighi informativi non preclude l'azione avente ad oggetto nullità del contratto quadro. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 31 gennaio 2013.
Produzione in giudizio del contratto quadro non sottoscritto dalla banca e revoca da parte del cliente della volontà di contrarre
In ordine agli effetti della produzione in giudizio del contratto che non sia stato sottoscritto dalla parte, occorre precisare che, invocando a proprio favore il documento sottoscritto ex adverso, si può ritenere che la parte producente manifesti l'univoca volontà di aderire al contratto e di perfezionarlo sia in termini negoziali sia in termini probatori. Sennonché, alla produzione in giudizio del documento non sottoscritto non può riconoscersi altro effetto che quello di sostituire la mancata sottoscrizione contestuale. Ciò significa che la volontà di adesione al contratto, manifestata dalla parte producente, intanto determina l'incontro delle volontà in quanto la produzione intervenga in un giudizio proposto nei confronti dell'altra parte del contratto, che lo ha già sottoscritto e che mantenga ferma la volontà di contrarre. L'incontro delle volontà su un piano sostanziale, infatti, si determina solo se la controparte del processo, che ha già sottoscritto il contratto, al momento della produzione non abbia manifestato la volontà di revoca. Per contro, quando il giudizio non è proposto contro colui che ha sottoscritto il contratto, sebbene contro una parte che non l'ha firmato, la produzione del documento in sostituzione della sottoscrizione mancante non può certo produrre l'effetto dell'incontro delle volontà. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 29 settembre 2014.
Il fatto che i titoli acquistati dall'investitore nell'ambito della diversificazione degli investimenti appartenessero tutti al novero dei titoli “garantiti” da Patti Chiari ed il fatto che nonostante l’alta esperienza in materia finanziaria riferita in sede di profilatura l'investitore avesse scelto esclusivamente titoli con ottimi rating e valutazioni di mercato (“rating in linea o superiore a quello dello Stato italiano”) costituisce elemento sintomatico dell’intenzione dell’investitore di impiegare i denari in modo sicuro e ciò non solo con riferimento al rischio default, ma anche con riferimento al rischio di perdita di valore dovuta a oscillazioni di prezzo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 23 aprile 2015.
Borsa, abuso di informazione riservata e doveri di correttezza e trasparenza degli operatori finanziari a prescindere dal rapporto con il singolo investitore
I doveri di correttezza e trasparenza che, in virtù della complessiva disciplina del mercato borsistico, devono connotare il comportamento degli operatori finanziari hanno un ambito di applicazione più ampio rispetto alle norme del codice civile in tema di correttezza e buona fede, dettate con riferimento al singolo rapporto obbligatorio (art. 1175 cod. civ.) od al singolo contratto (art. 1375 cod. civ.), in quanto tendono a garantire la regolare formazione dei prezzi degli strumenti finanziari sul mercato a vantaggio di chiunque si trovi a contrattare sulla base di quei prezzi, in un dato momento, pur se in posizione indipendente dall'operatore deviante; l'art. 2 della legge 17 maggio 1991 n. 157 costituisce una particolare manifestazione dei suddetti doveri e ne prescrive per l'appunto il rispetto generalizzato quale modalità diretta a garantire la correttezza dell'appello al pubblico risparmio, sicché del danno da omessa informazione nei confronti degli investitori - costituito dal minor valore del titolo rispetto all'importo pagato per acquistarlo - rispondono le banche solidalmente a prescindere da un rapporto diretto con gli stessi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III 03 luglio 2014.
La dichiarazione del cliente di volere comunque dar corso all’operazione non ha valore confessorio e non esonera l’intermediario dall’onere della prova a suo carico
La dichiarazione del cliente, contenuta nell’ordine di acquisto di prodotti finanziari e formulata in modo riassuntive generico, nella quale egli affermi di aver ricevuto un’informazione completa sulle caratteristiche sui rischi dei medesimi prodotti, non può essere considerata una confessione stragiudiziale, a norma dell’articolo 2735 c.c., perché rivolta alla formulazione di un giudizio (sull’adempimento dell’obbligazione della controparte) e non all’affermazione di scienza e verità di un fatto obiettivo, ed intrinsecamente inidonea ad accertare quali concrete informazioni siano state fornite al cliente in ordine allo specifico prodotto finanziario; ne consegue che, in tal caso, l’ordine del cliente di volere “comunque dare corso all’operazione”, a norma dell’articolo 29, comma 3, del regolamento Consob n. 11522 del 1998, benché impartito o registrato per iscritto, non vale ad esonerare da responsabilità la banca che non abbia offerto prova rigorosa di avere adempiuto agli obblighi informativi inerenti anche alle ragioni della ritenuta inadeguatezza dell’operazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 06 agosto 2014.
Anche nell'ambito del procedimento sanzionatorio promosso dalla Consob deve essere garantita l'integrità del contraddittorio e la pubblicità del procedimento
Anche nell'ambito del procedimento sanzionatorio promosso dalla Consob, deve essere garantita l'integrità del contraddittorio e la pubblicità del procedimento. Il Consiglio di Stato accoglie l'istanza cautelare avente ad oggetto l'obbligo della Consob di adeguare il proprio Regolamento sanzionatorio per le sanzioni latu sensu penali. Sussite il grave ed irreparabile pregiudizio, nella sfera del destinatario di una sanzione adottata con regolamento in difformità dei principi dettati dalle sentenze CEDU. (Alessandro Nasti) (riproduzione riservata) Consiglio di Stato 02 ottobre 2014.
Interest rate swap: vi è pericolo nel ritardo quando l’andamento del derivato può realmente incidere sull’equilibrio finanziario ed economico dell’impresa
La sostanziale equivalenza dell’importo del nozionale del derivato IRS rispetto all’importo erogato a titolo di finanziamento nonché la parziale coincidenza della durata del derivato con quella del finanziamento costituiscono elementi che potrebbero far ritenere sussistente la funzione di copertura della variazione dei tassi di interesse che il derivato è destinato ad assolvere. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 03 luglio 2014.
Contratto di swap, causa mandati, cliente non interessato a prodotti speculativi e difetto di causa concreta
Tenendo presente che l'intermediario finanziario agisce in forza di un mandato secondo canoni di trasparenza e nell'interesse del cliente (art. 21 TUF), qualora quest'ultimo non sia un operatore qualificato interessato all'utilizzo di strumenti speculativi, deve ritenersi affetto da vizio genetico di strutturazione e, quindi, privo di causa concreta, il prodotto finanziario che non assolva a funzioni di copertura del rischio e che, attraverso un livello di sofisticazione e di complessità del prodotto derivato che ne snatura la funzione di copertura, ponga interamente a carico del cliente l'alea ad esso connaturata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Cosenza 18 giugno 2014.
Il D.L. 21 giugno 2013, n. 69, art. 56 quater, il quale - novellando il D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, art. 30, comma 6, - ha previsto che il diritto di recesso del risparmiatore dai contratti di investimento stipulati fuori sede spetti anche nel caso di operazioni di negoziazione di titoli per conto proprio stipulate dopo il 1 settembre 2013, non è una norma di interpretazione autentica, e non ha avuto l'effetto di sanare l'eventuale nullità dei suddetti contratti, se privi dell'avviso al risparmiatore dell'esistenza del diritto di recesso e stipulati prima del 1 settembre 2013. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III 03 aprile 2014.
La banca che raccomandi al cliente la stipula di un contratto di swap negoziato al di fuori dei mercati regolamentati e costruito dallo stesso intermediario, il quale si trova, pertanto, in situazione di conflitto di interessi, ha l'obbligo di illustrare al cliente i rischi relativi allo specifico prodotto ovvero: i) scomporre il prodotto complesso nelle componenti elementari che giustificano l'esborso finanziario sostenuto dal cliente per l'assunzione della posizione, con la quantificazione del fair value di ciascuna delle componenti derivative e dello strumento nel suo complesso; ii) in presenza di strutture complesse produrre le risultanze di analisi di scenario di rendimenti da condursi mediante simulazioni effettuate secondo metodologia oggettive; iii) porre a confronto il prodotto con altri analoghi semplici, noti, liquidi, basso rischio e di analoga durata e, ove esistenti, con prodotti succedanei di larga diffusione e di adeguata liquidità, in modo da consentire al cliente di operare una scelta ragionata; iv) esplicitare nel contratto il valore del derivato, gli eventuali costi impliciti, i criteri con cui determinare i costi di recesso o di sostituzione. Occorre poi precisare che, in assenza di informazioni specifiche sul profilo di rischio del prodotto, ricostruito attraverso il ricorso a scenari probabilistici e senza informazioni sul valore del marke to market alla data di stipulazione, l'investitore non è in grado di formulare un giudizio di convenienza economica del derivato in termini di costo/rischio/beneficio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 13 febbraio 2014.
Contratto di swap, causa in concreto, costi impliciti, differenza tra i market to market, doveri informativi dell'intermediario controparte diretta e consapevolezza del contraente debole
Obbligazioni e contratti - Valutazione della validità del contratto - Riferimento allo schema tipico - Insufficienza - Valutazione del mutamento nella sfera giuridica dei contraenti e dell'idoneità a perseguire il risultato economico voluto dalle parti - Verifica della causa in concreto - Nullità.
Allo scopo di valutare la validità di un contratto, non è sufficiente affidarsi ad uno dei tipi già previsti dalla legge o dalla consuetudine sociale secondo un'ottica di causa in astratto, sostanzialmente coincidente con la funzione tipica e sociale del modello contrattuale prescelto; è, infatti, necessario valutare se il contratto abbia determinato un apprezzabile mutamento nella sfera giuridica dei contraenti sotto il profilo dell'idoneità a perseguire il risultato economico voluto dalle parti, è necessario, in sostanza, testare la causa in concreto, pena la nullità del contratto medesimo per difetto di causa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
È privo di causa in concreto il contratto di swap strutturato in modo tale che il cliente dell'istituto bancario ne possa difficilmente trarre beneficio perché le previsioni contrattuali in ordine all'andamento dei tassi di interesse non sono concretamente realizzabili. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
È privo di causa in concreto il contratto di swap qualora la scommessa ad esso sottesa sia stata dalla banca strutturata in modo tale da alterare, all'insaputa del cliente, gli equilibri finanziari della scommessa stessa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
L'addebito a carico del cliente di costi non adeguatamente indicati nel contratto di swap ed a sua insaputa produce un’alterazione ab origine delle alee rispettivamente assunte dalle parti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Nell'ambito del contratto di swap, ciò che rileva ai fini della valutazione della sussistenza della causa in concreto non è tanto o solo lo squilibrio dell'alea rispettivamente assunta, quanto la consapevolezza del contraente debole del differente livello di rischio assunto dalle parti. Il mero squilibrio delle alee assunte, infatti, non di per sé motivo per ritenere assente la causa in concreto, ben potendo le parti, nell'esercizio della loro autonomia contrattuale, consapevolmente stipulare un contratto di swap in cui una di esse si assume un rischio maggiore dell'altra. Questo squilibrio deve, però, essere frutto di una libera scelta delle parti e non una conseguenza derivante dai parametri inseriti nel contratto soggettivamente ignota al contraente debole, in quanto unilateralmente predisposta dalla banca, la quale indubbiamente riveste sia la qualifica di operatore qualificato, sia quella di controparte diretta del cliente e, quindi, come tale, per definizione in conflitto di interessi. Ciò che rileva, dunque, ai fini dell'insussistenza della causa in concreto è l'assenza di adeguata informazione fornita dalla banca al cliente in ordine ai rischi effettivamente assunti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Nei contratti derivati IRS l’up front costituisce un efficace indicatore della presenza di un rischio connaturato alla struttura contrattuale e impone all'intermediario un particolare dovere di consulenza fedele, atteso che l'obbligo di comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza deve ritenersi connaturato al contratto di intermediazione finanziaria, tanto più nel caso in cui l'intermediario si ponga come diretta controparte dell'operazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
L'obbligo di informazione e trasparenza della banca non può che tradursi nel dovere di informazione in ordine alle cosiddette commissioni implicite individuabili nella differenza tra il market to market dei pagamenti del cliente e il market to market dei pagamenti in capo alla Banca. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Se è vero che all'intermediario sono imposti obblighi di informazione circa la natura, i rischi e le implicazioni dell'operazione, con riguardo a negoziazione di prodotti derivati tali obblighi devono tradursi anzitutto nella puntuale illustrazione al cliente dei meccanismi del prodotto, in maniera tale che, prima di sottoscrivere il contratto, questi sia correttamente informato sull'idoneità dello strumento finanziario a perseguire le finalità di copertura richieste nonché sui rischi rispettivamente dalle parti assunti. Gli obblighi di informazione in questione devono quindi tradursi nell'indicazione chiara dei reali costi della struttura, ivi compresi quelli di produzione e gestione del derivato addebitati al cliente ed il margine effettivamente lucrato dall'intermediario che si ponga come controparte diretta, anche perché detti costi incidono sullo stesso oggetto del contratto, sia sotto il profilo della pattuizione del compenso della banca, sia sotto il profilo dell'esatta determinazione delle alee rispettivamente assunte. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 17 gennaio 2014.
Non costituisce presupposto costitutivo dell’illecito, di cui all'art. 187-bis, comma 4, TUF, la prova del passaggio dell’informazione da chi la detiene “in ragione della sua qualità di membro di organi di amministrazione, direzione o controllo dell’emittente, della partecipazione al capitale dell’emittente, ovvero dell’esercizio di un’attività lavorativa, di una professione o di una funzione, anche pubblica, o di un ufficio” (c.d. insider “primario”, art. 187-bis, comma 1,TUF) a chi, “conoscendo o potendo conoscere (...) il carattere privilegiato delle stesse”, ne abusi (c.d. insider “secondario”, art. 187-bis, comma 4 TUF). La norma, sul punto, è, infatti, inequivoca nel sanzionare chi abusa dell’informazione privilegiata essendone semplicemente “in possesso”, del tutto indifferenti essendo le modalità attraverso le quali l’informazione è entrata nel patrimonio conoscitivo dell’accipiens. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano 13 novembre 2013.
L'obbligo informativo a carico dell'intermediario deve essere tenuto distinto dalla causa del contratto, in quanto attiene alla esplicitazione dei contenuti del medesimo e dell'alea in esso contenuta e la omissione dell’informazione non involge profili di nullità, ma costituisce solo un inadempimento regolato dai principi che governano le conseguenze della violazione delle norme di condotta dettate dal TUF. Nei derivati uniformi, la verifica giurisdizionale del rispetto delle regole di condotta dell'intermediario dettate dal TUF e dalla normativa secondaria costituisce l'unica forma di controllo della correttezza delle contrattazioni. Trattandosi di compravendite di strumenti finanziari circolanti sul mercato, e già quotati, non si pone per essi il problema della "misurabilità" dell'alea in essi contenuta e della consapevole condivisione del rischio, ma unicamente un problema di adeguatezza o appropriatezza del prodotto rispetto al profilo di rischio dell'investitore, ovvero di assenza di eventuali conflitti di interesse. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano 18 settembre 2013.
Trattasi, invero, di un contratto avente causa illecita, in quanto non riconosciuta dall’ordinamento per contrarietà a norma imperativa, quale quella che impone la predisposizione di contratti atipici solo a condizione che persegua interessi meritevoli di tutela (art.1322 e 1343 c.c.): il contratto con causa illecita, poi, è sanzionato con la nullità, secondo quanto disposto dal successivo art.1418 c.c.. (Pasquale Basso) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno 02 maggio 2013.
Strumenti finanziari negoziati fuori sede: il diritto di recesso compete ogni volta in cui vi sia la necessità di tutelare il diritto dell'investitore ad una scelta meditata
Intermediazione finanziaria - Contratti stipulati fuori dai locali commerciali - Jus poenitendi - Facoltà di recesso del cliente - Applicazione estensiva all'ipotesi in cui la vendita fuori sede abbia ad oggetto altri servizi di investimento per i quali ricorrano le esigenze di tutela dell'investitore previste dall'articolo 30 del d. lgs. n. 58 del 1998.
Sulla ragion d'essere dello jus poenitendi previsto dall'articolo 30 del TUF le opinioni degli interpreti e degli studiosi sono sufﬁcientemente univoche: è la circostanza che l'operazione d'investimento si sia perfezionata al di fuori dalle sede dell'intermediario a rendere necessaria una speciale tutela per l'investitore al dettaglio (la normativa non si applica agli investitori professionali, come chiarisce il secondo comma del citato art. 30), perché ciò signiﬁca che, di regola, l'iniziativa non proviene da lui. E' logico cioè presumere che, in simili casi, l'investimento non sia conseguenza di una premeditata decisione dello stesso investitore, il quale a tale scopo si sia recato presso la sede dell'intermediario, ma costituisca invece il frutto di una sollecitazione, proveniente da promotori della cui opera l'intermediario si avvale; sollecitazione che, perciò stesso, potrebbe aver colto l'investitore impreparato ed averlo indotto ad una scelta negoziale non sufﬁcientemente meditata. Il differimento dell'efﬁcacia del contratto, con la possibilità di recedere nel frattempo senza oneri per il cliente, vale appunto a ripristinare, a posteriori, quella mancanza di adeguata riﬂessione preventiva che la descritta situazione potrebbe aver causato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
A favore di un'interpretazione estensiva della disposizione di cui all'art. 30 del TUF, che sia in grado di meglio assicurare la tutela del consumatore, militano i principi generali desumibili dallo stesso testo unico, sicuramente ispirati all'esigenza di effettività dell'indicata tutela, cui dà ulteriore rinforzo la previsione dell'art. 38 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE, che, nel garantire "un livello elevato di protezione dei consumatori", per ciò stesso impone d'interpretare le norme ambigue nel senso più favorevole a questi ultimi. Ma, soprattutto, milita in tal senso la difﬁcoltà di giustiﬁcare, anche sul piano costituzionale, una disparità di trattamento tra l'ipotesi di offerta fuori sede di strumenti ﬁnanziari che sia fondata sulla diversa tipologia di servizio d'investimento reso dall'intermediario, quando del tutto analoga è la situazione di maggiore vulnerabilità in cui viene comunque a trovarsi il cliente per il fatto stesso che l'offerta lo raggiunge fuori dalla sede dell'intermediario o degli altri soggetti indicati dal primo comma del citato art. 30. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Il diritto di recesso accordato all'investitore dal sesto comma dell'art. 30 del d. lgs. n. 58 del 1998 e la previsione di nullità dei contratti in cui quel diritto non sia contemplato, contenuta nel successivo settimo comma, trovano applicazione non soltanto nel caso in cui la vendita fuori sede di strumenti ﬁnanziari da parte dell'intermediario sia intervenuta nell'ambito di un servizio di collocamento prestato dall'intermediario medesimo in favore dell'emittente o dell'offerente di tali strumenti, ma anche quando la medesima vendita fuori sede abbia avuto luogo in esecuzione di un servizio d'investimento diverso, ove ricorra la stessa esigenza di tutela. (Massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili 03 giugno 2013.
Se la sottoscrizione della dichiarazione di operatore qualificato prevista dall'articolo 31 del regolamento Consob 11522/98 esclude l'applicazione della disciplina del conflitto di interessi prevista dall'articolo 27 dello stesso regolamento, l'intermediario finanziario non può tuttavia ritenersi autorizzato a gestire il conflitto di interessi esclusivamente a proprio favore, senza garantire al cliente un equo e trasparente trattamento. Trasparenza ed equo trattamento nella gestione dei conflitti di interesse (conflitti che devono in ogni caso essere ridotti al minimo e non possono diventare un comportamento generalizzato neanche nei confronti di operatori qualificati) costituiscono precetti comportamentali basilari, alla cui osservanza l’intermediario è tenuto anche quando il cliente sottoscriva la dichiarazione prevista dal articolo 27 citato, ovvero anche quando il cliente sia un operatore qualificato (nella specie, è stata ritenuta sussistente la violazione dei precetti di trasparenza ed equo trattamento nella gestione dei conflitti di interesse in quanto nella costruzione di un prodotto derivato complesso l'intermediario ha: proposto la stipulazione di operazioni che presentavano un’alea contrattuale asimmetrica ove il cliente avrebbe potuto realizzare un utile massimo limitato a fronte di perdite potenzialmente illimitate; il prodotto derivato prevedeva la copertura richiesta dal cliente solo all'interno di un determinato range, al di fuori del quale corrispondeva un vantaggio bidirezionale per l'intermediario; il prodotto necessitava di un costante monitoraggio e di interventi correttivi molto frequenti, anche infra-giornalieri, il cui controllo avrebbe richiesto alla cliente una struttura complessa e costi non giustificati). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 19 aprile 2011.
Assegno di comodo, domanda cautelare di sospensione della pubblicazione e legittimazione della Banca d'Italia
Quanto alla richiesta di inibizione della inclusione dei dati relativi al protesto presso l’archivio Centrale Allarme Interbancari, va esclusa la legittimazione passiva della Banca d’Italia la quale ne ha la sola titolarità formale e non può essere destinataria di eventuali provvedimenti di cancellazione o rettifica dei dati inseriti, occorrendo invece a tal fine coinvolgere le banche che hanno effettuato la segnalazione. (Roberto Cicerone) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere 22 ottobre 2010.
In presenza di un prospetto di offerta pubblica di sottoscrizione di azioni societarie che contenga informazioni fuorvianti in ordine alla situazione patrimoniale della società, l'emittente al quale le errate informazioni siano imputabili, anche solo a titolo di colpa, risponde verso chi ha sottoscritto le azioni del danno subito per aver acquistato titoli di valore inferiore a quello che il prospetto avrebbe lasciato supporre, dovendosi presumere, in difetto di prova contraria, che la non veridicità del prospetto medesimo abbia influenzato le scelte d'investimento del sottoscrittore. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I 11 giugno 2010.
Enti pubblici e derivati: divieto di uso speculativo e nullità
Dalla disciplina che regola l’utilizzo di strumenti derivati da parte degli enti locali di cui all’art. 2 d.lgs. n. 267/2000 è possibile enucleare il principio secondo il quale l’utilizzo di detti strumenti, peraltro tassativamente indicati, è ammesso al solo fine di copertura dell’indebitamento ed a condizione che vengano rispettati precisi limiti tesi a contenerne il rischio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Ha natura inderogabile e imperativa il principio per cui gli enti locali di cui all’art. 2 d.lgs. n. 267/2000 possono far uso dei derivati (swap e opzioni) al solo fine di coprire i rischi collegati all’indebitamento; ne consegue che la violazione di detto principio che ha come scopo la tutela dell’interesse pubblico economico può dar luogo a nullità ex art. 1418, comma 1, codice civile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
E’ vietato il contratto relativo a strumenti finanziari derivati concluso da un ente pubblico in violazione dei limiti fissati dall’art. 41 della L. n. 448/2001 e del D.M. n. 389/2003 dell’erogazione di sconto e premio di liquidità e che si ponga in contrasto con la finalità di contenimento dell’indebitamento e protezione dal rischio di rialzo dei tassi; parimenti vietato quindi nullo è il contratto di swap che, ponendosi in contrasto con norme imperative, non abbia lo scopo di controllare il rischio relativo all’indebitamento effettivamente contratto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara 12 aprile 2010.
Swap, rinegoziazione e aumento del rischio; limiti della clausola arbitrale
Contratti (in genere) – Arbitrato – Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Clausola compromissoria – Applicabilità agli ordini – Esclusione.
Rapporti bancari – Segnalazione alla Centrale Rischi – Conseguenze – Recesso di altra Banca dai rapporti con il cliente – Modalità (delibera del CICR del 16 maggio 1962, istitutiva della Centrale Rischi).
Contratti in genere – Principi generali – Buona fede e correttezza – Solidarietà – Rilievo costituzionale – Immediata precettività.
Lo swap è uno strumento finanziario aleatorio, che soggiace perciò alla normativa TUIF e CONSOB, obblighi informativi ivi previsti inclusi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
La rinegoziazione di un derivato aumenta la esposizione al rischio del cliente e perciò, lungi dall’avere natura assicurativa, determina la natura speculativa dello strumento finanziario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
La dichiarazione resa dall’operatore che si afferma essere qualificato deve rappresentare in maniera corretta e corrispondente a verità il possesso di una specifica competenza ed esperienza in materia di operazioni in strumenti finanziari, e deve fare specificamente riferimento a fatti (non ad opinioni), effettivamente indicativi di tale competenza ed esperienza, altrimenti risolvendosi in una mera proclamazione autoreferenziata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
La violazione degli obblighi informativi in materia di intermediazione mobiliare non genera la radicale nullità del negozio stipulato, poiché tali informazioni costituiscono elementi estrinseci alla fattispecie negoziale, essendo utili solo per la valutazione della convenienza dell’operazione, che non può dirsi perciò mancante del consenso. Rimane l’obbligo risarcitorio fondato sulla responsabilità contrattuale di cui all’art. 1337 c.c., per la perdita subita in conseguenza delle operazioni bancarie compiute senza adeguata informazione e ragguagliato al minor vantaggio o maggior aggravio economico causato dal contegno sleale della parte. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
La clausola che compromette in arbitri le liti insorgende in relazione al contratto quadro non si estende necessariamente anche alle controversie relative agli ordini effettuati sulla base di quel contratto, atteso che la clausola compromissoria deve essere interpretata restrittivamente, poiché deroga alla competenza del giudice ordinario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
La sola segnalazione alla Centrale Rischi da parte di un Istituto di credito non legittima di per sé un altro Istituto di credito ad operare il recesso immediato da tutti rapporti in essere con un imprenditore, senza avere prima verificato lo stato dei rapporti con la Banca che ha fatto la segnalazione (che potrebbe averli ridefiniti) e la possibilità concreta di proseguire i rapporti con il proprio cliente, preavvisandolo formalmente del possibile recesso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Il principio di correttezza e di buona fede nell’esecuzione del contratto, espressione del dovere di solidarietà fondato sull’art. 2 della costituzione, impone a ciascuna delle parti del rapporto obbligatorio di agire in modo tale da preservare gli interessi dell’altra e costituisce un dovere giuridico autonomo a carico delle parti contrattuali, a prescindere dall’esistenza di specifici obblighi contrattuali o di quanto espressamente stabilito da norme di legge; ne consegue che la sua violazione costituisce di per sé inadempimento e può comportare l’obbligo di risarcire il danno che ne sia derivato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 29 gennaio 2009.
Lehaman Brothers, livello di rischio e contenuto dell’informazione
Intermediazione finanziaria – Obbligazioni corporate (Lehaman Brothers) – Acquisto effettuato nell’ottobre del 2007 – Particolari condizioni del contesto economico – Rilevanza – Composizione del portafogli – Inadeguatezza per dimensione – Sussistenza.
Intermediazione finanziaria – Informazioni relative al titolo negoziato e all’inadeguatezza dell’operazione – Responsabilità precontrattuale – Sussistenza – Risoluzione della singola operazione – Esclusione.
Posto che ai sensi degli artt. 21 del TUF e 28 del reg. Consob l’intermediario ha il dovere di informare il cliente delle caratteristiche del titolo che lo stesso si accinge ad acquistare deve considerarsi insufficiente l’informazione, con particolare riferimento ad una obbligazione “corporate”, che si limiti ad indicare il rating e la classe di rischio e non faccia invece esplicito riferimento all’eventualità del mancato rimborso del capitale che per un tal tipo di obbligazioni è sicuramente più probabile rispetto a quelle emesse da uno Stato dell’Unione Europea. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
(riproduzione riservata) E’ inadeguata per dimensione l’operazione di acquisto di obbligazioni Lehman Brothers effettuato nell’ottobre del 2007 - quando era già nota la crisi dei cd. “subprime” e si era verificato un improvviso aumento dei tassi interbancari - che incida per il 50% del patrimonio investito in buona parte in titolo di stato italiani ed in minima parte in azioni opportunamente diversificate. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
La violazione dei doveri informativi relativi alle specifiche caratteristiche del titolo negoziato ed all’inadeguatezza dell’operazione non può condurre alla risoluzione della singola operazione, pur avendo essa natura negoziale, in quanto dette violazioni possono incidere solo sulla fase precedente la trattativa ed essere quindi fonte di responsabilità precontrattuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine 05 marzo 2010.
Conto corrente bancario, prescrizione dell’indebito, natura della commissione di massimo scoperto e decorrenza delle valute
Interessi – Nullità della clausola che prevede la capitalizzazione trimestrale – Inserzione automatica di clausole con diversa capitalizzazione – Pattuizione tra le parti – Necessità.
Previsione di interessi “uso piazza” – Nullità – Applicazione dell’interesse legale.
Conto corrente bancario – Natura unitaria – Ripetizione indebito – Termine decennale – Prescrizione – Decorrenza.
Valute – Determinazione – Decorrenza – Riferimento ai criteri usualmente praticati sulla piazza – Indeterminatezza – Nullità.
Affermata la nullità della clausola regolante la capitalizzazione trimestrale degli interessi, non è possibile, in mancanza di valida pattuizione tra le parti, inserire automaticamente clausole che prevedano una capitalizzazione di diversa periodicità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
In caso di nullità della clausola che prevede l’applicazione del tasso di interesse “uso piazza”, si farà luogo alla applicazione dell’interesse legale, in quanto la non debenza di alcun interesse è prevista solo dall’art. 1815 codice civile per il caso di interessi usurari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
In considerazione della natura unitaria del conto corrente bancario, il dies a quo del termine decennale di prescrizione dell’azione di ripetizione delle somme non dovute dal correntista decorre dalla chiusura del conto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
La commissione di massimo scoperto assume natura di interesse nel caso in cui il conto non sia abbinato ad una apertura di credito, in presenza della quale detta commissione assume invece natura di accessorio, che si aggiunge agli interessi passivi e ripete dai medesimi la natura; in questa seconda ipotesi, potrà essere dichiarata la nullità della clausola che la determina ove faccia riferimento in modo generico alle condizioni usualmente praticate sul mercato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Deve ritenersi nulla, per indeterminatezza, la clausola che, quanto alla decorrenza delle valute, faccia riferimento ai criteri usualmente praticati sulla piazza dalle aziende di credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia 18 gennaio 2010.
Operatore qualificato ed efficacia probatoria della dichiarazione ex art. 31 reg. 11522/98
Non può ritenersi indeterminato l’oggetto del contratto di convertible swap ove il contratto quadro ne definisca, in termini generali, il significato ed il contratto avente ad oggetto lo specifico strumento finanziario ne indichi l’importo di riferimento, la data iniziale e quella finale, i tassi applicati ed il contenuto delle reciproche obbligazioni assunte dalle parti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Deve ritenersi valida ed idonea, al fine di dimostrare la corretta applicazione del trattamento riservato agli operatori qualificati dall’art. 31 del reg. Consob n. 1522/1998, la dichiarazione resa dal legale rappresentante della società, qualora, nel giudizio da questa intentato contro l’intermediario per la violazione dei doveri informativi, l’investitore non deduca che tale dichiarazione non corrisponde al vero e che l’intermediario ne fosse consapevole o comunque informato o che tale divergenza fosse in ogni caso facilmente conoscibile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 30 novembre 2009.
Ratio dell’art. 31 erg. 11522/1998 e valore probatorio della dichiarazione di operatore qualificato
Posto che la ratio della norma di cui all’art. 31 del reg. Consob n. 11522/1998 è quella di richiamare l’attenzione del legale rappresentante della società circa l’importanza della dichiarazione di operatore qualificato e di svincolare l’intermediario dall’obbligo di compiere un accertamento sulla effettiva corrispondenza tra realtà e contenuto della dichiarazione medesima, si deve ritenere che, in mancanza di elementi contrari emergenti dalla documentazione già in possesso dell’intermediario, la dichiarazione ridetta, pur non avendo valore confessorio – in quanto volta alla formulazione di un giudizio e non alla affermazione di scienza e verità su un fatto – esoneri l’intermediario dall’obbligo di ulteriori verifiche sul punto e, in mancanza di contrarie allegazioni specificamente dedotte e dimostrate dalla parte interessata, possa costituire argomento di prova da porre a base della decisione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 23 novembre 2009.
Il mantenimento da parte delle agenzie di rating di una valutazione di categoria “A” fino a poco prima della dichiarazione di fallimento dell’emittente le obbligazioni (nella specie Lehman Brothers) esclude che il mercato finanziario e quindi l’intermediario possano aver avuto sentore dell’imminente default. Il rating sopra indicato, unitamente al tasso di interesse pagato dall’emittente, di poco superiore a quello dei titoli di stato italiani, consentono di ritenere che la tipologia delle obbligazioni emesse da Lehman Brothers fosse compatibile con un portafoglio caratterizzato dalla presenza di altri titoli obbligazionari classificati in analoga categoria di rischio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 05 novembre 2009.
Negoziazione tramite internet, informazione mediante links e stop loss
L’utilizzo di tecniche di comunicazione e di contrattazione a distanza non esonera l’intermediario dall’adempimento del fondamentale obbligo di informazione previsto dall’art. 21 TUF e in particolare dall’obbligo di “acquisire le informazioni necessarie dai clienti e operare in modo che essi siano sempre adeguatamente informati”, di cui peraltro gli articoli 28 e 29 Reg. Consob n. 11522/98 costituiscono una specificazione, e di “disporre di risorse e procedure, anche di controllo interno, idonee ad assicurare l’efficiente svolgimento dei servizi”. Pertanto, anche nel caso in cui il servizio di investimento venga prestato tramite internet, l’intermediario deve fornire al cliente modalità operative tali da assicurare comunque una corretta e completa informazione sul titolo oggetto di compravendita e sul rischio connesso al tipo di operazione prescelta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Qualora il servizio di negoziazione venga prestato tramite la rete internet, si deve ritenere che la presenza sulla schermata relativa al titolo di links che consentano al cliente di acquisire tutte le informazioni rilevanti prima di procedere ad operazioni di acquisto o vendita dello stesso, sia strumento sufficiente ed idoneo ad assolvere all’obbligo dell’intermediario di fornire informazioni sulla natura, sulle caratteristiche del titolo e sui rischi connessi all’operazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Nell’ambito del servizio di negoziazione di strumenti finanziari derivati prestato tramite internet, l’omessa indicazione della presenza della clausola di stop loss e del relativo livello di operatività costituisce omissione informativa e potenziale fonte di responsabilità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 26 giugno 2008.
Inadeguatezza dell’operazione e nullità, forma degli ordini e legittimazione ad agire del fiduciante
L’art. 29 del reg. Consob n. 11522/98, il quale pone a carico dell’intermediario l’onere di informare l’investitore dell’inadeguatezza dell’operazione e delle ragioni che ne sconsigliano l’attuazione, ha introdotto una vera e propria regola di validità del contratto di acquisto degli strumenti finanziari, un elemento costitutivo attinente alla struttura e al contenuto - che deve risultare da atto scritto o con forma equivalente - posto a tutela di interessi pubblicistici di rango costituzionale (quali il risparmio e l’esigenza di trasparenza dei mercati finanziari), con la conseguenza che la violazione di tale precetto comporta la nullità del contratto ai sensi dell’art. 1418, comma 1, cod. civ.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
La prescrizione della forma scritta per i contratti di investimento contenuta nell’art. 23, comma 1, del TUF si applica anche ai singoli ordini di negoziazione, i quali danno luogo alla formazione di veri e propri contratti; in proposito, va rilevato tanto che l’art. 30 del reg. Consob n. 11522/98, ove prevede che le parti devono indicare nel contratto quadro le modalità attraverso cui l’investitore può impartire ordini e istruzioni, non legittima affatto la forma orale degli ordini di borsa, ma si limita a consentire per essi forme equivalenti a quella scritta, quali la richiesta telefonica registrata su supporto magnetico ovvero quella inoltrata mediante strumenti telematici alla quale sia apposta o associata la firma digitale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Ai fini della legittimazione ad agire, non rileva la circostanza che i titoli in relazione al cui acquisto venga dedotta la nullità per violazione del dovere di astensione da operazioni inadeguate, siano stati acquistati per il tramite di società fiduciaria, posto che la proprietà dei titoli affidati in gestione appartiene pur sempre al fiduciante e che l’azione di nullità spetta a chiunque vi abbia interesse. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna 12 ottobre 2009.
Operatore qualificato e valore probatorio della dichiarazione
L’art. 13 del regolamento di cui alla delibera Consob 2 luglio 1991, n. 5387, secondo il quale è classificabile come operatore qualificato anche «ogni società o persona giuridica in possesso di una specifica competenza ed esperienza in materia di operazioni in valori mobiliari espressamente dichiarata per iscritto», esonera l’intermediario dal verificare l’effettiva esperienza dichiarata nel senso che, in mancanza di elementi contrari già in suo possesso, la semplice dichiarazione in questione, pur non costituendo dichiarazione confessoria in quanto volta alla formulazione di un giudizio e non alla affermazione di scienza e verità di un fatto obiettivo, esonera l’intermediario dalle verifiche sul punto. Tale dichiarazione, inoltre, in difetto di contrarie allegazioni specificamente dedotte e dimostrate dalla parte interessata e di ulteriori riscontri, può costituire argomento di prova che il giudice - nell’esercizio del discrezionale potere di valutazione del materiale probatorio a propria disposizione ed apprezzando il complessivo comportamento extraprocessuale e processuale delle parti - può porre a fondamento della propria decisione anche come unica fonte di prova per quanto riguarda la sussistenza in capo all’investitore della sua natura di operatore qualificato e la diligenza prestata dall’intermediario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 26 maggio 2009.
Gli obblighi informativi dell’intermediario, sia che abbiano natura generale o specifica, sia che riguardino profili soggettivi od oggettivi, non possono ritenersi esauriti con il compimento di attività preventive o contestuali alla stipulazione del contratto quadro e alle singole prestazioni dei servizi di investimento. Tali obblighi, ove tra le parti esista un vincolo contrattuale destinato a regolare nel tempo l’attività di investimento, devono, infatti, ritenersi estesi all’intero periodo di vigenza del contratto, posto che l’esigenza di una informazione il più possibile corretta ed adeguata nei confronti dell’investitore – che è la ragione fondamentale che permea l’intera normativa in materia – raccordandosi anche al principio di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto, sussiste in presenza di ogni atto o circostanza sopravvenuta idonea ad incidere negativamente sul livello informativo raggiunto in occasione ed in relazione ai singoli contratti di acquisto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano 16 febbraio 2009.
Ordini per via telematica, firma digitale e doveri informativi
Intermediazione finanziaria – Ordini di negoziazione – Forma ad substantiam – Esclusione – Ordine impartito per via telematica – Validità – Operazione inadeguata – Conseguenze.
L’obbligo della forma scritta di cui all’art. 23 del d.lgs. n. 58/1998 si riferisce al solo contratto quadro e non ai singoli ordini di negoziazione, i quali potranno pertanto essere impartiti anche per via telematica senza la firma digitale; in questo caso, tuttavia, detti ordini non potranno essere considerati equivalenti al documento scritto richiesto nell’ipotesi in cui l’operazione sia inadeguata al profilo di rischio del cliente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
L’intermediario, in applicazione dell’ultimo comma dell’art. 23 del d.lgs. n. 58/1998, deve provare di aver puntualmente e correttamente adempiuto al dovere di informazione imposto dagli artt. 21 del citato d.lgs. e 28 del reg. Consob n. 11522/1998 con particolare riferimento alle caratteristiche, alle implicazioni ed ai rischi della specifica operazione che l’investitore si accinge a compiere; da tale dovere l’intermediario non è esonerato nel caso in cui gli ordini vengano dal cliente impartiti per via telematica. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Gorizia 31 gennaio 2009.
L’obbligo dell’intermediario di informare l’investitore delle specifiche caratteristiche del titolo negoziato deve essere assolto anche nel caso in cui gli ordini di negoziazione vengano impartiti mediante il servizio di phone banking. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 31 marzo 2009.
Mancato adeguamento degli ordini e risoluzione per impossibilità sopravvenuta
Il mancato adeguamento del contratto quadro ai contenuti imposti da norme imperative sopravvenute dopo la stipulazione, comporta la risoluzione per impossibilità sopravvenuta del rapporto e l’impossibilità di consentire l’effettuazione degli ordini di negoziazione, dei quali dovrà essere dichiarata la nullità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Parma 08 marzo 2009.
Conflitto di interessi nel contratto di investimento e risarcimento integrale del danno in re ipsa.
Quando è violato un obbligo specifico di astensione finalizzato a prevenire il pericolo del compimento di operazioni in situazioni di pericolo (qual è il conflitto di interessi o l’inadeguatezza), il nesso di causalità tra la violazione dell’obbligo di astensione e le conseguenze dannose seguite è in re ipsa, perché soltanto il risarcimento integrale rende effettivo il precetto specifico di astensione, che diversamente sarebbe svuotato e rifluirebbe nel generico dovere di diligenza professionale. Ne discende che l’intermediario deve essere condannato al risarcimento del danno corrispondente alla intiera perdita dell'investimento. Tribunale Milano 14 febbraio 2009.
Gli intermediari autorizzati devono predisporre accorgimenti procedurali per verificare l’effettivo possesso in capo alla clientela dei requisiti di operatore qualificato richiesti dall’art. 31 reg. Consob n. 11522/98. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano 13 novembre 2008.
Al fine di stabilire se la dichiarazione di operatore qualificato sia o meno contestuale o precedente alla stipulazione del contratto per la prestazione di un servizio di investimento, il rapporto temporale tra i due momenti non deve essere inteso in senso formale o semplicemente cronologico, bensì in senso sostanziale e causale. (Nella specie, è stata ritenuta correttamente riferibile al contratto di irs la dichiarazione contenuta nel contratto stesso). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 15 ottobre 2008.
Sollecitazione occulta e conflitto di interessi
Operazioni in conflitto di interessi – Divieto di esecuzione di cui all’art. 28 reg. Consob 11522/98 – Informazione del conflitto – Autorizzazione scritta del cliente – Necessità – Violazione – Inadempimento – Danno in re ipsa.
Deve escludersi che ricorra la fattispecie della sollecitazione occulta all’investimento rivolta ad un pubblico indifferenziato di investitori ove non venga fornita la prova che via sia stata un’offerta di fatto rivolta ad un numero indeterminato ed indistinto di investitori non istituzionali in modo uniforme e standardizzato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
E’ inadempiente e risponde del danno patito dall’investitore l’intermediario che, in violazione dell’espresso divieto contenuto nell’art. 28 reg. Consob 11522/98, in presenza di situazione di conflitto di interessi dia corso all’operazione in mancanza di espressa autorizzazione scritta dell’investitore che sia stato previamente informato, sempre per iscritto, della natura e dell’estensione del conflitto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 03 giugno 2008.
Grey market e divieto di contrattazione con clienti retail
La natura di collocamento attribuibile alla vendita (sottoscrizione) di bonds nella fase del cd. grey market, pone l’operazione in contrasto con il noto divieto vigente in materia (si veda Bollettino Economico della Banca d’Italia n. 41), laddove venga conclusa direttamente con la clientela retail. In altri termini l’eurobond non può essere oggetto di un contratto allorché ad acquistare (rectius a sottoscrivere) sia un cliente retail; l’illiceità dell’oggetto (della cosa la cui proprietà viene trasferita – art. 1470 c.c.) comporta nullità del contratto ai sensi degli artt. 1418, comma secondo e 1346 cod. civ., ovvero del singolo negozio di acquisto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Parma 07 marzo 2007.
Il semplice fatto di aver aderito all’offerta pubblica di scambio volontario delle obbligazioni argentine non importa di per sé la rinuncia a far valere eventuali azioni nei confronti della banca tramite la quale è stata eseguita la negoziazione dei titoli. Tuttavia, qualora il cliente abbia dedotto che l’intermediario ha proceduto all’acquisto dei titoli medesimi in assenza di validi ordini di acquisto - e la banca non abbia dato prova dell'esistenza di tali ordini -, l’adesione all’offerta pubblica di scambio determina la ratifica dell’operato del mandatario e la produzione degli effetti dell’acquisto in capo al cliente con conseguente sua rinuncia a far valere eventuali azioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 15 novembre 2007.
In ordine alle dimensioni dell’operazione, va affermato il principio per il quale ove vengano impugnate una pluralità di operazioni compiute in un certo arco di tempo, la percentuale di titoli speculativi da considerarsi come base per stabilire l’adeguatezza di ogni successiva operazione non coincide necessariamente con quella esistente precedentemente al primo acquisto ma può variare ed aggiornarsi in relazione alle caratteristiche dei successivi acquisti dell’investitore, il quale può cambiare il suo profilo di rischio nel corso del rapporto di investimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 28 febbraio 2008.
Conflitto di interessi e divieto assoluto di operare
Non è precontrattuale la responsabilità in cui incorre l’intermediario che compia operazioni in conflitto di interesse quando dovrebbe astenersene, ma si tratta invece di una vera e propria responsabilità da non corretto adempimento di obblighi legali facenti parte integrante del rapporto contrattuale d’intermediazione finanziaria in essere con il cliente: quindi di una responsabilità contrattuale, con riferimento alla quale il richiamo alla nozione di interesse negativo appare fuor di luogo. (Daniele Maffeis) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 19 dicembre 2007.
Ammissibile la testimonianza del dipendente dell'intermediario
La veste di dipendenti o funzionari dell'intermediario, i quali hanno materialmente mantenuto col cliente i rapporti da cui sono scaturite le pretese risarcitorie discusse in causa, non basta a rendere i testi titolari di un interesse che ne giustificherebbe la personale partecipazione al giudizio, e quindi non determina la loro incapacità a deporre. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) (1) Cassazione Sez. Un. Civili 19 dicembre 2007.
Forma scritta degli ordini e nullità
Il requisito della forma scritta ad substantiam è previsto dalla legge non solo per il cd. contratto quadro, in base al quale l'intermediario si obbliga a prestare il servizio di investimento, ma anche per i contratti di acquisto dei singoli strumenti finanziari. * (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia 19 novembre 2007.
Nullità o responsabilità contrattuale: le Sezioni Unite risolvono il contrasto
La violazione dei doveri d'informazione del cliente e di corretta esecuzione delle operazioni che la legge pone a carico del soggetti autorizzati alla prestazione dei servizi d'investimento finanziario può dar luogo a responsabilità precontrattuale, con conseguente obbligo di risarcimento dei danni, ove tali violazioni avvengano nella fase precedente o coincidente con la stipulazione del contratto d'intermediazione destinato a regolare i successivi rapporti tra le parti; può invece dar luogo a responsabilità contrattuale, ed eventualmente condurre alla risoluzione del predetto contratto, ove si tratti di violazioni riguardanti le operazioni d'investimento o disinvestimento compiute in esecuzione del contratto d'intermediazione finanziaria in questione. In nessun caso, in difetto di previsione normativa in tal senso, la violazione dei suaccennati doveri di comportamento può però determinare la nullità del contratto d'intermediazione, o dei singoli atti negoziali conseguenti, a norma dell'art. 1418, comma 1, c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 19 dicembre 2007.
Il contratto quadro per la gestione dei servizi di investimento deve contenere il programma non solo dell’attività indispensabile alla conclusione del negozio gestorio ma anche di tutti gli sviluppi esecutivi. Dal contratto scaturisce dunque il rapporto gestorio, costituito da un complesso di diritti ed obblighi reciproci tra le parti, tra i quali è caratteristico l’obbligo dell’agente di impiegare la propria attività per la realizzazione dell’interesse del mandante. In tale ricostruzione, l’ordine del cliente è un’istruzione (art. 1711 secondo comma c.c.) del mandante al mandatario per l’esecuzione del mandato. Tale atto di negoziazione, inteso come adempimento finale degli obblighi nascenti dal contratto di mandato, va annoverato nella categoria dei cosiddetti negozi di attuazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Biella 26 gennaio 2007.
Qualora l’intermediario, richiesto dall’investitore, dia una informazione eccessivamente semplificata non può ritenersi assolto lo specifico obbligo informativo a suo carico che mira a garantire, in capo al cliente, un’effettiva conoscenza del prodotto acquistato, non ancorata a distinzioni formali, ma a contenuti sostanzialistici, in modo da rispettare i concreti obiettivi perseguiti dall’investitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 28 marzo 2007.
Gestione patrimoniale e violazione del benchmark
Il contratto di gestione individuale di portafogli di investimento è un contratto nominato, caratterizzato dalla funzione gestoria, regolato espressamente dalle norme primarie e secondarie (TUF e relativo regolamento di attuazione) e solo in via residuale, in mancanza di disposizioni di settore, dalle norme sul mandato professionale. In tale tipo di contratto, tra le parti si instaura un rapporto fiduciario in virtù del quale il risparmiatore trasferisce il controllo del proprio patrimonio finanziario all’intermediario, affinché questi lo gestisca nell’esclusivo interesse del risparmiatore stesso. La gestione di portafogli di investimento può pertanto essere definita come un contratto a titolo oneroso, in cui il cliente incarica l’intermediario – che assume una obbligazione di mezzi - di adottare, entro margini di discrezionalità più o meno ampi, decisioni di investimento mediante operazioni in strumenti finanziari finalizzate alla valorizzazione del patrimonio gestito, i cui risultati positivi o negativi ricadono direttamente sul patrimonio del cliente stesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Elemento peculiare dei contratti di gestione individuale di portafogli di investimento è costituito dall’indicazione obbligatoria delle caratteristiche della gestione (art. 37, co. 1, lett. a)) che consente al cliente che fornisce tale indicazione di comprendere la misura e la natura del rischio cui va incontro e consente all’intermediario di avere un’esatta individuazione dei margini discrezionali a lui rimessi, soprattutto sotto il profilo del rischio. Nel contratto devono pertanto essere indicati: le categorie di strumenti finanziari (ed eventualmente entro quali limiti) possono entrare a far parte del portafoglio di investimento (artt. 38, co. 1 lett a) e 39 reg. Consob); il genere di operazioni consentite con riguardo agli strumenti finanziari di volta in volta acquisiti (artt. 38, co. 1 lett. b) e 40 reg. cit.) con indicazione di quante non si possono praticare senza una preventiva autorizzazione del cliente; la misura massima della leva finanziaria (artt. 37, co. 2, 38, co. 1 lett. c) e 41 reg. cit.) che l’intermediario è autorizzato ad impiegare; un oggettivo parametro di riferimento – benchmark – coerente con i rischi connessi alla gestione il quale consente di valutare gli andamenti e risultati della stessa (artt. 38 lett. d) e 42 reg. cit.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Qualora nel contratto di gestione non venga previsto alcun limite percentuale all’utilizzo dei vari strumenti finanziari in esso indicati, l’investitore non potrà pretendere, né in ragione del benchmark né della linea di investimento prescelta, una particolare proporzione tra gli strumenti finanziari medesimi. Tuttavia, la scelta di compiere operazioni con determinate tipologie di strumenti finanziari piuttosto che con altri, come pure la distribuzione degli strumenti presenti nel portafogli, indicano l’assunzione di determinati obiettivi e dei corrispondenti rischi che, se connotano in modo pregnante la gestione, possono costituire un indice della corrispondenza o meno di tale gestione a quella scelta dal cliente e quindi della correttezza della politica di investimento prescelta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Benché di fatto un patrimonio gestito si riveli sempre più rischioso del benchmark dichiarato che non è possibile riprodurre perfettamente, si deve ritenere che un rischio effettivo superiore del 44% a quello risultante dal benchmark stia chiaramente ad indicare che il gestore ha compiuto scelte di investimento non conformi al profilo di rischio dell’investitore. (Nel caso di specie il maggior rischio è dipeso anche dal fatto che la percentuale di investimento in titoli maggiormente rischiosi è stata decisamente superiore a quella utilizzata per il conteggio del benchmark) (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Ai fini della liquidazione del danno, in mancanza di diversa specifica allegazione e prova, deve tenersi come punto di riferimento il rendimento di una gestione passiva che replica il parametro di riferimento indicato dall’investitore in sede di stipula del contratto di gestione e in considerazione della obiettiva impossibilità per il gestore di adeguare perfettamente in concreto la gestione al parametro di riferimento, appare equo addebitare al gestore solo una percentuale della differenza tra i risultati di gestione indicati, oltre rivalutazione monetaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Biella 05 aprile 2007.
Comporta la nullità dell’ordine di acquisto la violazione dei requisiti di forma prescritti dall’art. 29 reg. Consob per l’esecuzione di operazioni inadeguate, posto che l’art. 29 citato, unitamente all’art. 23 del TUF hanno natura imperativa in considerazione degli interessi pubblicistici tutelati - anche di rango costituzionale - identificabili non solo nella tutela dei risparmiatori uti singuli ma anche in generale del risparmio come elemento di valore dell’economia nazionale. Da luogo invece ad inadempimento la condotta dell’intermediario successiva alla conclusione del contratto quadro che importi violazione di norme comportamentali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 30 maggio 2007.
Nullità o inadempimento: alle Sezioni Unite la composizione del contrasto
Si rimette alle Sezioni Unite il contrasto di giurisprudenza in ordine alle conseguenze derivanti dalla violazione dei doveri informativi degli intermediari finanziari. All’orientamento secondo il quale «la nullità del contratto per contrarietà a norme imperative, ai sensi dell'art. 1418, primo comma, cod. civ., postula che siffatta violazione attenga ad elementi intrinseci della fattispecie negoziale, cioè relativi alla struttura o al contenuto del contratto, e quindi l'illegittimità della condotta tenuta nel corso delle trattative per la formazione del contratto, ovvero nella sua esecuzione, non determina la nullità del contratto, indipendentemente dalla natura delle norme con le quali sia in contrasto, a meno che questa sanzione non sia espressamente prevista anche in riferimento a tale ipotesi» si contrappone quello per cui «in presenza di un negozio contrario a norme imperative, la mancanza di un'espressa sanzione di nullità non è rilevante ai fini della nullità dell'atto negoziale in conflitto con il divieto, in quanto vi sopperisce l'art. 1418, comma primo, c.c., che rappresenta un principio generale rivolto a prevedere e disciplinare proprio quei casi in cui alla violazione dei precetti imperativi non si accompagna una previsione di nullità». Cassazione civile, sez. I 16 febbraio 2007.
Operazione inadeguata, forma dell'avvertimento; conflitto di interessi e onere della prova
Intermediazione finanziaria – Inadeguatezza dell’operazione – Avvertenza – Libertà di forma.
Deve ritenersi ammissibile la testimonianza del dipendente dell’intermediario finanziario nel giudizio promosso dall’investitore diversa essendo la causa petendi della domanda dell’investitore da quella dell’intermediario che chiami in garanzia il proprio dipendente. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)
L’informazione all’investitore dell’inadeguatezza dell’operazione può essere scritta ma nulla esclude che possa essere anche orale perché nel nostro ordinamento vige la regola della libertà di forme a meno che la legge non preveda espressamente una determinata forma. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)
Spetta all’investitore che lo deduca l’onere di provare l’esistenza del conflitto di interessi nell’operato dell’intermediario poichè nella fattispecie non è invocabile la regola dell’inversione dell’onere della prova di cui all’art. 23 del d. lgs. N. 58/1998. Gli artt. 23 e 27 del d. lgs. cit. riguardano due diverse azioni (l’una, l’azione di risarcimento dei danni, l’altra, l’azione di annullamento) e sono poste a tutela di diversi interessi giuridici: non è quindi corretto invocare per l’azione di annullamento di cui all’art. 27 l’onere probatorio gavante sull’intermediario per le azioni risarcitorie. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Appello Brescia 10 gennaio 2007.
Operatore qualificato e dovere di informazione
Deve ritenersi assolto l’obbligo della forma scritta previsto dall’art. 23 del TUF qualora le parti non sottoscrivano il cd. contratto quadro ma vari contratti di analogo contenuto in occasione di ogni singola operazione di investimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
La dichiarazione attestante la qualifica di operatore qualificato, resa ai sensi dell’art. 31 reg. Consob, deve essere corroborata da elementi di positivo ed obiettivo riscontro e non è di per sé sola sufficiente ad esonerare l’intermediario dal rispetto dei doveri di informazione e di protezione dell’investitore. Diversamente opinando, si verrebbe ad ammettere che i diversi standard di comportamento degli intermediari e l’eventuale applicazione di uno statuto protezionistico in favore degli operatori non qualificati sia fondata non sulla “qualità ed esperienza professionale dell’investitore” bensì su di un giudizio reso da colui le cui qualità dovrebbero invece essere verificate. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara 18 gennaio 2007.
Lesione all'integrità del mercato e risoluzione, obbligo restitutorio
Alla violazione delle norme comportamentali dettate dal T.U.F. –per le quali non sia stata espressamente prevista dal legislatore la sanzione della nullità- appare più appropriato applicare i generali principi in tema di inadempimento. Il Giudice potrà e dovrà valutare l’importanza dell’inadempimento dedotto dall’investitore, sia ai fini della condanna al risarcimento dei danni, sia ai fini della eventuale risoluzione del contratto, quando le violazioni commesse risulteranno di gravità tale da compromettere del tutto l’equilibrio del rapporto negoziale, ovvero quando, pur prescindendo dal singolo rapporto obbligatorio con l’investitore teso alla tutela del soddisfacimento del suo interesse individuale, ledono il prioritario principio della integrità del mercato. E la risoluzione, quod effectum, si risolverà, al pari della nullità, per la sua efficacia retroattiva, nell’obbligo restitutorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Lodi 12 gennaio 2007.
In mancanza di una specifica prova relativa al rendimento medio del portafoglio dell’investitore (indice che potrebbe costituire un utile riferimento per la individuazione del pregiudizio sofferto a causa del mancato impiego alternativo del danaro) sulle somme oggetto di restituzione all’investitore danneggiato appare congruo liquidare gli interessi legali dalla data degli esborsi al saldo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 20 marzo 2006.
L’intermediario non è esonerato dall’obbligo di valutare l’adeguatezza dell’operazione anche ove (come nel caso di specie) i clienti abbiano rifiutato di fornire le informazioni di cui all’art. 28 I co. lett a) del regolamento Consob n. 11522/98 dovendo in tal caso tenere conto di tutte le informazioni comunque in suo possesso (ad esempio “età, professione, presumibile propensione al rischio anche alla luce della pregressa ed abituale operatività, situazione del mercato”: in tal senso vedasi comunicazione Consob n. DI/30396 del 21-4-2000 dettata in tema di trading on line): tanto si desume sia dai principi generali in tema di correttezza, diligenza e trasparenza dei comportamenti negoziali imposti dalla normativa generale e speciale (cfr. artt. 1175 e 1176 II co. c.c., 21 d. lgs. 58/98) ma anche dal testo l’art. 29 del citato regolamento Consob che impone all’intermediario finanziario di astenersi dal compiere per conto degli investitori operazioni non adeguate e prevede che lo stesso utilizzi ogni altra informazione disponibile anche diversa da quella fornita, ex art. 28 reg. cit., dai clienti, autorizzandolo solo in caso di conferma scritta dell’ordine d’acquisto a darvi (correttamente) esecuzione (la diversa regola contenuta nell’art. 19 co. V della direttiva europea 2004/39/CE del 21-4-2004 non può trovare applicazione al caso di specie sia ratione temporis sia perché le direttive non attuate -e purchè ricorrano gli altri requisiti- non hanno efficacia nei rapporti interprivati: cfr. Cass. 25-2-2004 n. 3762; Corte Giust. CE 29-5-2004 n. 194). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 12 novembre 2004.
Non sono incapaci a testimoniare i dipendenti di una banca per il fatto che questa, evocata in giudizio da un cliente, potrebbe convenirli in garanzia nello stesso giudizio per essere responsabili dell’operazione che ha dato origine alla controversia. Le due cause, infatti, si fondono su rapporti diversi e i dipendenti hanno un interesse solo riflesso a una determinata soluzione della causa principale,interesse che non li legittima a partecipare al giudizio promosso dal cliente, in quanto l’esito di questo, di per sé, non è idoneo ad arrecare ad essi alcun pregiudizio. Né ha fondamento la deduzione secondo cui l’incapacità deriverebbe dal fatto che, nei confronti del funzionario, sarebbe ipotizzabile un concorso in truffa contrattuale atteso che l’incapacità prevista dall’art. 246 c.p.c. ricorre solo quando la persona chiamata a deporre abbia nella causa un interesse concreto ed attuale tale da legittimare la sua partecipazione al giudizio, situazione che non sussiste quando il teste sia portatore di un interesse di mero fatto ad un determinato esito del giudizio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 18 marzo 2004.