Source: https://www.eleonoraforenza.it/interrogazione-sullergastolo-ostativo/
Timestamp: 2020-01-22 17:33:59+00:00
Document Index: 114863021

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 27', 'sentenza ', 'art.3', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 3', '§ 203', '§ 204', 'art. 27']

Interrogazione sull'ergastolo ostativo e comunicato dell'associazione Yairaiha Onlus - Eleonora Forenza
Interrogazione sull’ergastolo ostativo e comunicato dell’associazione Yairaiha Onlus
Questa mattina ho presentato un’interrogazione alla Commissione Europea sul tema dell’ergastolo cosiddetto “ostativo”. Nel nostro paese 1400 persone sono detenute con pena a vita senza la possibilità di accedere ad alcuna misura alternativa al carcere, destinate a trascorrere l’intera pena in cella. Si tratta di circa 7 ergastolani su 10.
Questo tipo di regime detentivo è contrario ad ogni tipo di fine riabilitativo della pena sancito dalla #Costituzione italiana e di fatto costituisce un trattamento inumano e degradante, espressamente vietato dalla Convenzione Europea dei #Diritti dell’Uomo e dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione.
L’ergastolo ostativo lede un principio di umanità e viola ogni impegno dell’UE per la promozione delle misure alternative al carcere.
Nell’interrogazione ho citato anche una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo relativa al caso di Ocalan contro la Turchia sulle condizioni detentive del leader del popolo kurdo incarcerato in isolamento dal 1999. La sentenza del marzo 2014 si è espressa chiaramente contro la detenzione, anche per gli ergastolani, che non preveda il riesame della pena, la libertà condizionale e misure alternative al carcere.
Ringrazio moltissimo per gli stimoli ed il loro grande lavoro l’Associazione Yairaiha Onlus. L’interrogazione si inserisce in un impegno più ampio per i diritti dei detenuti ed in sostegno alle loro mobilitazioni per migliorare le condizioni detentive e contro l’ergastolo ostativo. Molti ergastolani sono stati firmatari nei mesi scorsi di appelli e petizioni su questi temi alle autorità italiane ed europee, appelli finora rimasti inascoltati.
In Italia circa 1.400 persone sono detenute in regime di “ergastolo ostativo” (art. 4-bis1 dell’Ordinamento Penitenziario) ovvero in assenza di ogni tipo di beneficio o misura alternativa. Sono condannati “senza scampo” alla detenzione intramuraria a vita.
Questo tipo di regime detentivo è contrario alla finalità rieducativa della pena (art. 27 della Costituzione italiana) ledendo il principio di umanità.
La CEDU si è espressa con sentenza del 18.03.2014 nel caso OCALAN c. TURCHIA contro la detenzione senza possibilità di riesame e libertà condizionale.
La questione è oggetto di appello presso il CPT di Strasburgo del settembre 2016, firmato da oltre 40000 persone.
Si chiede dunque alla Commissione:
– se ritenga l’ergastolo ostativo un trattamento inumano e degradante in violazione dell’art.3 della CEDU e dell’art. 4 della Carta di Nizza
– se ritenga la prassi italiana in contrasto con la promozione delle misure alternative alla detenzione come da decisioni quadro dell’Unione (2008/909/GAI e 2008/947/GAI)
– quali strumenti intenda mettere in campo perché la violazione posta in essere cessi al più presto
COMUNICATO STAMPA DELL’ASSOCIAZIONE Yairaiha Onlus
L’interrogazione sull’ergastolo ostativo presentata dall’on. Eleonora Forenza al Parlamento Europeo ha il merito ed il coraggio di dare voce alle ultime mobilitazioni degli ergastolani italiani che da anni lottano (spesso inascoltati o, peggio ancora, strumentalizzati per facili propagande garantiste che poi non trovano riscontro) affinché venga riconosciuta l’illegittimità di una pena che non lascia nessuna speranza se non attraverso il ricatto del 58 ter (collaborare, mettendo qualcun altro al proprio posto, anche in assenza di elementi utili su cui collaborare). Dallo scorso giugno è in atto uno sciopero collettivo che si è manifestato con diverse modalità nelle carceri di tutta Italia: rifiuto del vitto, sciopero dalle attività lavorative, rifiuto dell’ora d’aria e battitura, supportati da una raccolta firme che, ad oggi, ha superato le 40000 firme, tra cui quella del Papa, ed ancora continua.
Inoltre gli ergastolani, visto anche l’immobilismo del Governo nonostante sembrano tutti d’accordo sull’abolizione dal ministro Orlando al capo del Dap Santi Consolo, hanno rivolto un appello al CPT affinché si esprima sulle violazioni insite nell’ergastolo comminato ai sensi del 4 bis che esclude quindi qualsivoglia possibilità di revisione del processo, di misure alternative e di possibilità di uscita condannando, di fatto, ad una pena di morte in vita e per tutta la vita.
L’interrogazione è stata presentata sulla scorta di precedenti sentenze della Corte Europea, in particolare la sentenza sul caso del leader curdo Ocalan contro la Turchia per la sua condanna all’ergastolo ostativo. Tale condanna è stata dichiarata incompatibile con la Convenzione EDU e, a tal proposito la Corte richiama in toto i principi già affermati dalla Grande Camera nel caso Vinter e altri c. Regno Unito (2013) – secondo cui, in sintesi estrema, il carcere a vita è incompatibile con la Convenzione, allorché la legge non preveda meccanismi di revisione della pena nei casi in cui vengano meno le esigenze che la giustificavano – e proprio sulla base di questi principi dichiara, all’unanimità, la violazione dell’art. 3 Cedu rispetto all’ergastolo ostativo inflitto ad Öcalan. I giudici di Strasburgo, in particolare, ritengono insufficienti sia la prospettiva di una (possibile) grazia presidenziale in considerazione dell’età o infermità del detenuto (§ 203) sia quella (eventuale) di un’amnistia (§ 204).
L’interrogazione presentata dall’on. Forenza chiede al Parlamento europeo, quindi, di adottare tutte le misure possibili affinché questa inumana violazione cessi al più presto, per ridare dignità ad oltre 1400 persone cui oggi vengono negati i diritti costituzionali e la speranza di poter riacquistare la libertà andando contro il tanto decantato principio rieducativo della pena che non può andare contro il senso di umanità fino ad oggi garantito, seppur non sempre applicato, dall’art. 27 della Costituzione italiana.
Categories: movimenti e lotte, parlamento europeoBy redazione 10 Ottobre 2016
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