Source: https://www.avvocatolomaistro.it/avvocato-sinistro-stradale-altamura/
Timestamp: 2020-08-06 07:38:29+00:00
Document Index: 24159259

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2729', 'art. 149', 'art. 148', 'sentenza ', 'art. 141', 'art. 140', 'art. 3', 'art. 148', 'art. 3']

Infortunistica stradale - Avvocato Cristian Lomaistro
Risarcimento danni sinistro stradale Avvocato Cristian Lomaistro Altamura
A seguito di un incidente stradale, è possibile ottenere il risarcimento dei danni subiti, che possono avere ad oggetto sia beni materiali (ad esempio, l’autovettura), sia beni immateriali, quali l’integrità psico-fisica.
In linea generale, il nostro ordinamento attribuisce rilevanza a due categorie di danni risarcibili: il danno patrimoniale, che consiste in un pregiudizio arrecato al patrimonio del danneggiato ed è facilmente quantificabile. Esso ricomprende due concetti (o voci di danno), che sono: il danno emergente, il quale viene arrecato direttamente al patrimonio del danneggiato. Si pensi, ad esempio, in caso di sinistro stradale, ai danni arrecati al veicolo e alle spese necessarie per la riparazione dello stesso. Oltre al danno emergente, vi è poi il lucro cessante, che è costituito dai minori guadagni che derivino al danneggiato a causa dell’illecito. Si pensi, sempre in caso di sinistro stradale, ai mancati guadagni di un libero professionista impossibilitato a lavorare per diverso tempo a causa delle lesioni riportate in conseguenza dell’incidente.
Il danno non patrimoniale, invece, consiste in un nocumento arrecato ad un bene che non è suscettibile di valutazione economica, come la salute, l’onore, la reputazione e così via.
Il danno non patrimoniale viene oggi considerato dalla giurisprudenza come una categoria indivisibile e unitaria, la quale ricomprende in sé voci di danno un tempo considerate come autonome e dotate di specifica rilevanza: il danno biologico, ovvero una menomazione all’integrità psico-fisica; il danno morale, da intendersi come turbamento dell’animo e sofferenza subita da un individuo per le lesioni fisiche riportate in seguito ad un sinistro; il danno esistenziale, inteso come il pregiudizio derivante dall’alterazione delle abitudini di vita del soggetto leso, idonea ad incidere sulla vita di relazione di quest’ultimo.
Quanto affermato circa l’unitarietà della categoria del danno non patrimoniale (Cfr. Cass., Sezioni Unite, sentenza n. 26972/2008), è stato tuttavia riconsiderato nell’ambito di successive sentenze, che ne hanno ridimensionato la perentorietà, come quelle in tema di danno morale, laddove hanno affermato che la liquidazione del danno morale prescinde da quella del danno biologico, in quanto “la valutazione del danno morale, inteso come entità autonoma, deve essere effettuata caso per caso, senza che il pregiudizio biologico funga da riferimento assoluto e necessario” (Cfr. Cass., sentenza n. 811/2015).
IN COSA CONSISTE IL DANNO BIOLOGICO E COSA RICOMPRENDE?
Il danno biologico, ovvero quello arrecato all’integrità psico-fisica del danneggiato, è il danno non patrimoniale che si realizza con maggior frequenza. Esso deve essere accertato tramite un accertamento medico e ricomprende tanto l’invalidità (o inabilità) temporanea, cioè quella situazione di invalidità che si estende dal momento del sinistro fino alla guarigione (con o senza postumi), quanto l’invalidità (o inabilità) permanente, cioè quella che attiene alle conseguenze dannose che il danneggiato non può eliminare neppure continuando a curarsi.
La quantificazione di tale danno viene effettuata mediante delle tabelle (ad esempio, le tabelle del Tribunale di Milano), che stabiliscono una somma di denaro per ogni giorno di invalidità temporanea e per ogni punto percentuale di invalidità permanente.
La quantificazione del danno biologico è differente a seconda che le lesioni debbano considerarsi micropermanenti o macropermanenti. La linea di demarcazione è costituita dai 9 punti percentuali: se tale soglia è superata si rientra nella seconda categoria, in caso contrario le lesioni si considerano di lieve entità.
COME VIENE CALCOLATA L’INVALIDITÀ TEMPORANEA?
L’invalidità temporanea viene calcolata facendo riferimento al numero di giorni di invalidità e alla sua percentuale.
Per fare un esempio, un soggetto che sia dichiarato clinicamente guarito dopo 70 giorni dal sinistro potrà aver subito 10 giorni di invalidità totale, 20 giorni di invalidità al 75%, 20 giorni di invalidità al 50% e 20 giorni di invalidità al 25% oppure 10 giorni di invalidità totale, 0 giorni di invalidità al 75%, 30 giorni di invalidità al 50% e 30 giorni di invalidità al 25% e così via.
Per ogni giorno di inabilità temporanea assoluta il risarcimento è di 46,10 euro ( a partire dal mese di aprile 2016) e che tale somma è ridotta in maniera perfettamente proporzionale alla diminuzione della percentuale di inabilità.
Inoltre, l’ammontare del danno biologico liquidato ai sensi del comma 1 può essere aumentato dal giudice in misura non superiore ad un quinto, con equo e motivato apprezzamento delle condizioni soggettive del danneggiato.
COME VIENE CALCOLATA, INVECE, QUELLA PERMANENTE?
L’invalidità permanente, come detto sopra, è la diminuzione della capacità del danneggiato che residua nonostante le cure. Essa è valutata in punti percentuali a seguito di accertamento medico-legale e risarcita come danno biologico.
Per ogni punto spetta un certo ammontare a titolo di risarcimento.
I criteri legali di liquidazione sono certi solo con riferimento alle lesioni micropermanenti, alle quali fa riferimento l’articolo 139 del Codice delle assicurazioni (Decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209).
Per le lesioni macropermanenti, invece, si suole fare riferimento a delle apposite tabelle elaborate dai diversi Tribunali, in particolare a quella del Tribunale di Milano.
La disposizione di cui all’articolo 138 del Codice della assicurazioni, in forza della quale un apposito Decreto del Presidente della Repubblica avrebbe dovuto predisporre una specifica tabella unica su tutto il territorio nazionale delle menomazioni alla integrità psico-fisica tra dieci e cento punti, non ha infatti ancora preso forma.
COME SI CALCOLANO I DANNI AL VEICOLO?
I danni cagionati al proprio veicolo e dei quali si intende chiedere il risarcimento sono generalmente valutati mediante un preventivo di spesa fornito da una carrozzeria di fiducia presso la quale il danneggiato si reca. Una volta inviato alla Compagnia di assicurazioni, quest’ultima ne valuta la congruità avvalendosi della prestazione professionale di un proprio perito incaricato.
Circa l’idoneità del preventivo di spesa (e non già della fattura di spesa) a provare in giudizio i danni subiti, sono sorti in giurisprudenza degli accesi contrasti che vedono, da un lato, coloro che ritengono che anche i preventivi possono valere come elementi di prova capaci di formare il convincimento del giudice e, dall’altro, coloro che ritengono che la produzione in giudizio del solo preventivo di spesa, compilato da una officina, non rilevi sul piano probatorio, neppure se confermato in sede testimoniale da colui che lo ha redatto e che esso possa essere valutato ex art. 2729 c.c. solo se unito ad altri elementi di prova.
È OBBLIGATORIO INVIARE LA FATTURA PER LE RIPARAZIONI ALLA COMPAGNIA ASSICURATIVA?
No. Con la legge 23 dicembre 2002 n. 273, non è più previsto per il danneggiato l’obbligo di inviare alla Compagnia assicurativa la fattura di riparazione o il documento fiscale equivalente, entro tre mesi dalla liquidazione.
CHE COS’È IL DANNO DA FERMO TECNICO?
Se il veicolo è rimasto per lungo tempo fermo in officina per essere sottoposto alle dovute riparazioni, il danneggiato potrebbe aver diritto, oltre alle spese necessarie per effettuare le riparazioni, anche al danno da cd. fermo tecnico, ovverosia quello connesso all’indisponibilità del mezzo.
Tuttavia, per tale danno, è necessario che il proprietario del veicolo dimostri di avere avuto la necessità di utilizzare lo stesso e di essersi avvalso di mezzi sostitutivi per sopperire a tale mancanza o, comunque, di essersi privato dell’utilità economica che gli derivava dalla disponibilità del veicolo.
IL DANNEGGIATO HA DIRITTO ANCHE AGLI INTERESSI?
Sì. Il danneggiato ha diritto di ricevere, oltre al risarcimento previsto per le ragioni esposte sopra, anche gli interessi legali e la rivalutazione monetaria decorrenti dal giorno del sinistro.
Deve infatti ritenersi che il risarcimento dovuto dall’assicuratore è un debito di valore (riconducibile a un’obbligazione in natura) e non un debito di valuta (riconducibile a un’obbligazione in denaro).
QUAL È LA PROCEDURA PER OTTENERE IL RISARCIMENTO DEI DANNI?
Occorre distinguere, a seconda dei casi, fra la procedura di risarcimento diretto, prevista dall’art. 149 del Codice delle assicurazioni e la domanda proposta nei confronti dell’assicurazione del danneggiante, disciplinata dall’art. 148 del Codice. Quest’ultima procedura un tempo rappresentava la regola, mentre oggi costituisce un procedimento residuale, che opera nei casi in cui non trova applicazione la disciplina del c.d. indennizzo diretto, disciplinato, come detto, dall’articolo 149 del Codice.
La procedura di indennizzo diretto si applica ai casi in cui il sinistro ha visto coinvolti due veicoli a motore identificati e assicurati per la responsabilità civile obbligatoria, a prescindere dal fatto che da esso siano derivati danni ai veicoli, ai conducenti coinvolti o ad entrambi. Tuttavia, la procedura di indennizzo diretto non è operativa e lascia spazio alla procedura “standard” di cui all’articolo 148 nelle seguenti ipotesi:
nel caso in cui le lesioni subite dai conducenti siano classificate come “macropermanenti”, ovverosia comportino un danno biologico di ammontare superiore a 9 punti percentuali.
in caso di sinistri verificatisi su territorio estero (regolamentati da apposite norme);
in caso di sinistri per i quali interviene il Fondo di Garanzia;
in caso di sinistri nei quali siano coinvolti più di due veicoli;
in caso di sinistri che coinvolgono veicoli immatricolati all’estero;
in caso di sinistri in cui non vi è stato urto tra i veicoli;
in caso di sinistri che vedono coinvolti veicoli speciali, macchine agricole o ciclomotori non muniti della cd. “nuova targa”.
La Corte di Cassazione ha tuttavia precisato che la procedura di indennizzo diretto si applica anche al caso di collisione che abbia riguardato più di due veicoli, salva l’ipotesi in cui, oltre al veicolo dell’istante ed a quello nei cui confronti questi rivolge le proprie pretese, siano coinvolti ulteriori veicoli (i cui conducenti siano) responsabili del danno (Cfr. Cass. Civile, Sezione III, sentenza 07/02/2017 n. 3146).
La domanda va poi proposta nei confronti dell’assicurazione del danneggiante, ovviamente, anche nei casi in cui la vittima sia un pedone, un ciclista o un bene immobile.
ENTRO QUALI TERMINI LA COMPAGNIA ASSICURATIVA DEVE FORMULARE UN’OFFERTA?
La compagnia assicurativa deve fornire un riscontro al richiedente entro termini ben precisi.
In particolare, in caso di danni alla persona, entro 90 giorni da quando riceve la documentazione necessaria la compagnia deve o formulare un’offerta di risarcimento o comunicare al danneggiato i motivi per i quali ritiene di non provvedervi.
Nel caso in cui vi siano solo danni a cose, tale termine è ridotto a 60 giorni.
Se, poi, il danneggiato non si mette a disposizione per la visita medico-legale o se non mette il proprio veicolo a disposizione per l’ispezione, i termini sopra indicati sono sospesi.
È POSSIBILE AGIRE IN GIUDIZIO PRIMA DELLA DECORRENZA DEI TERMINI PREVISTI?
No, in quanto i termini sopra indicato sono previsti a pena di improponibilità della domanda.
CHI RISARCISCE IL DANNO DEL TERZO TRASPORTATO?
L’art. 141 del Codice delle assicurazioni stabilisce che salva l’ipotesi di caso fortuito, il danno subito dal terzo trasportato deve essere risarcito dall’impresa di assicurazioni su cui questi viaggiava nel momento dell’evento dannoso, entro il massimale di polizza imposto per legge, prescindendo così da accertamenti di responsabilità in merito.
Ne consegue, quindi, che per ottenere il risarcimento il terzo trasportato deve promuovere nei confronti dell’impresa di assicurazione del veicolo sul quale era a bordo al momento del sinistro, la procedura di risarcimento prevista dall’articolo 148.
COSA ACCADE SE VI È UNA PLURALITÀ DI DANNEGGIATI?
Nel caso in cui vi sia una pluralità di trasportati, l’art. 140 del Codice stabilisce che, se il risarcimento dovuto dal responsabile supera le somme assicurate, i diritti delle persone danneggiate nei confronti dell’impresa di assicurazione sono proporzionalmente ridotti fino alla concorrenza delle somme assicurate.
QUANDO È PREVISTA LA NEGOZIAZIONE ASSISTITA?
La negoziazione assistita da uno o più avvocati è un procedimento extragiudiziale finalizzato al raggiungimento di un accordo fra due parti, previsto dal decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni, nella legge 10 novembre 2014 n. 162. L’art. 3, in particolare, stabilisce l’obbligatorietà di tale procedura da esperirsi prima di ogni azione giudiziale avente ad oggetto un risarcimento dei danni derivanti dalla circolazione stradale. Tale procedimento deve, però, coordinarsi con la condizione di procedibilità prevista dal Codice delle assicurazioni. Deve ritenersi che, spirati i termini di cui all’art. 148 del Codice, in caso di diniego dell’offerta risarcitoria ovvero di liquidazione ritenuta non soddisfacente da parte dell’impresa di assicurazione, solo allora debba avviarsi la procedura per la negoziazione assistita, attendendo l’ulteriore decorso dei trenta giorni, previsto dall’art. 3 D.L. 132/2014, per l’avvio dell’azione giudiziaria.
Infortunistica stradale incidente Altamura|Avvocato Cristian Lomaistro