Source: https://www.laleggepertutti.it/183388_trovare-un-portafoglio-e-non-restituirlo-e-reato
Timestamp: 2018-02-21 07:30:31+00:00
Document Index: 46470660

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 624', 'art. 647', 'art. 647', 'sentenza ', 'art. 647', 'sentenza ', 'art. 569']

Lo sai che? Trovare un portafoglio e non restituirlo è reato?
Oggetti smarriti: chi trova un tesoro lo deve restituire. Ma il furto scatta solo se ci sono i documenti di identità.
Hai trovato un portafoglio per strada. Al suo interno vi sono alcune carte di credito e la patente del titolare. Ma vi è anche un gran numero di banconote da 50, 20 e 10 euro. Inutile nascondersi dietro un dito: la tentazione di trattenere per te il contante è assai forte, anche perché a breve ti scadono le bollette e non sai come pagarle. Sembra una manna dal cielo quel portafoglio ritrovato per terra. Ma ti chiedi anche quali possono essere le conseguenze se dovessi essere scoperto: la possibilità di finire in carcere, certo, è meno allettante di subire il distacco della luce elettrica a casa. Meglio pensarci due volte e, nel frattempo, ti informi su cosa deve fare chi entra in possesso di un oggetto smarrito. Trovare un portafoglio e non restituirlo è reato? La risposta è stata fornita dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. Ecco cosa hanno detto i giudici supremi.
Per prima cosa vediamo cosa deve fare chi trova un portafoglio a terra. Le regole sono le stesse di quelle che abbiamo indicato in Chi trova un cellulare deve restituirlo? In pratica chi raccoglie un oggetto smarrito è tenuto a restituirlo immediatamente al proprietario, sempre che l’identità di questi sia facilmente recuperabile (ad esempio dalla patente contenuta nel portafoglio). Se ciò non dovesse essere possibile, bisogna portare l’oggetto all’ufficio «oggetti smarriti» del Comune. Il ritrovamento viene pubblicato nell’albo pretorio del Comune per due domeniche successive e per tre giorni ogni volta. Trascorso un anno dall’ultimo giorno della pubblicazione senza che si presenti il proprietario, il cellulare diventa di proprietà di chi l’ha trovato (pagando le spese di custodia sostenute dal Comune). Se invece il proprietario si fa vivo, il ritrovatore può chiedere un compenso pari a un ventesimo del valore del cellulare (Leggi Quanto mi spetta se trovo un portafoglio).
Ma cosa rischia chi, invece di attivare questa trafila, trattiene per sé il portafoglio smarrito? Due sono le possibili ipotesi:
se dal portafoglio è possibile risalire all’identità del titolare (ad esempio tramite la patente, la carta d’identità o anche la carta bancomat che, se consegnata alla banca, potrebbe consentire l’identificazione del proprietario), chi non lo restituisce commette il reato di furto;
se dal portafoglio non è possibile risalire al nome e cognome del titolare (perché ad esempio ci sono solo soldi e nessun documento) allora si commette solo una sanzione amministrativa, quella di «appropriazione di cose smarrite». Quest’ultimo comportamento era un tempo un illecito penale, ma è stato successivamente depenalizzato e ora chi lo commette rischia una sanzione da 5mila a 50mila euro.
Quindi, nell’esempio di partenza, chi ha trovato il portafoglio per terra e all’interno vi erano documenti di identità, carte di credito, patente, passaporto, codice fiscale, tessera sanitaria o bancomat rischia un’incriminazione per furto se non fa di tutto per restituirlo al legittimo proprietario. In alternativa potrebbe lavarsene le mani consegnando l’oggetto ai carabinieri, alla questura, alla polizia o all’ufficio del Sindaco.
[1] Cass. sent. n. 51895/17 del 14.11.2017.
Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 25 ottobre – 14 novembre 2017, n. 51895
Presidente Lapalorcia – Relatore Riccardi
1. Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Urbino ricorre per cassazione avverso la sentenza emessa il 16/06/2016 dal Tribunale di Urbino, che, riqualificato il fatto contestato ai sensi dell’art. 624 cod. pen. nel reato di cui all’art. 647 cod. pen., ha assolto Er. Ag. dal reato di appropriazione di cose smarrite.
2. Con memoria depositata il 06/10/2017 Er. Ag. ha chiesto il rigetto del ricorso, sostenendo che non rileva, ai fini del reato di cui all’art. 647 cod. pen., la conoscenza dell’altruità della cosa, che necessariamente riguarda le cose smarrite.
Va, infatti, ribadito il principio secondo cui, nell’ipotesi di smarrimento di cose che, come gli assegni o le carte di credito, conservino chiari ed intatti i segni esteriori di un legittimo possesso altrui, il venir meno della relazione materiale fra la cosa ed il suo titolare non implica la cessazione del potere di fatto di quest’ultimo sul bene smarrito, con la conseguenza che colui che se ne appropria senza provvedere alla sua restituzione commette il reato di furto e non quello di appropriazione di cose smarrite (ex multis, Sez. 2, n. 46991 del 08/11/2013, Za., Rv. 257432; Sez. 5, n. 40327 del 21/09/2011, Tr., Rv. 251723).
Nel caso in esame, la sentenza impugnata ha erroneamente riqualificato il reato di furto nella fattispecie depenalizzata di cui all’art. 647 c.p., in quanto ha omesso di considerare che il portafogli smarrito, oggetto di sottrazione, conteneva, oltre ad una somma di denaro, anche i documenti personali della persona offesa (patente, carta di credito, codice fiscale), sicché conservava i segni esteriori di un legittimo possesso altrui.
Ne consegue l’annullamento della sentenza impugnata, con rinvio alla Corte di Appello di Ancona, ai sensi dell’art. 569, comma 4, c.p.p., per nuovo esame.