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Timestamp: 2020-07-13 18:12:37+00:00
Document Index: 42689741

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 67', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 56', 'sentenza ', 'sentenza ']

Giurisprudenza dallo studio | Studio Tarzia
In questa sezione sono menzionati i casi nei quali le controversie seguite dallo studio e gli articoli di dottrina pubblicati dai soci hanno generato orientamenti giurisprudenziali di particolare importanza.
Anno 2019 Gli avv.ti Giorgio Tarzia ed Edoardo Staunovo-Polacco difendono avanti la Corte di Cassazione una banca in una causa di revocatoria fallimentare di rimesse in conto corrente, nella disciplina successiva al d.l. 35/2005, ed ottengono la sentenza n. 277/2019 che afferma che il curatore che propone l’azione ai sensi dell'art. 67, comma 3, lett. b), l. fall. non può individuare la semplice differenza tra massimo scoperto e saldo finale, ma deve identificare le singole rimesse revocabili avendo riguardo, oltre che alla consistenza, alla durevolezza della riduzione dell’esposizione debitoria, a prescindere dal fatto che riguardino un conto scoperto o solo passivo.
Anno 2017 L’avv. Edoardo Staunovo Polacco difende un fallimento milanese avanti le Sezioni Unite della Corte di Cassazione ed ottiene la sentenza n. 1641/2017 (pubblicata in Fallimento, 2017, 149), che riconosce la legittimazione attiva del curatore fallimentare all’azione risarcitoria nei confronti degli amministratori per i danni cagionati dall’effettuazione di pagamenti preferenziali.
Anno 2015 Le argomentazioni svolte dall’avv. Edoardo Staunovo-Polacco nelle Osservazioni a Cass. 2695/2013, apparse sulla rivista “Il Fallimento e le altre procedure concorsuali”, 2013, 694, vengono riprese dal Tribunale di Monza che, con sentenza in data 12.10.2015 (pubblicata in Dir. fall., 2016, II, 602), enuncia per la prima volta il principio secondo il quale “l’art. 56 l.fall., il quale consente ai creditori di compensare con i loro debiti verso il fallito i crediti che essi vantano verso lo stesso, ancorché non scaduti prima della dichiarazione di fallimento, non è applicabile nel caso in cui il creditore abbia acquistato il credito verso il fallito, non già nell’ambito di un fisiologico svolgimento del rapporto col fallito bensì dopo la dichiarazione di fallimento, al precipuo scopo di non essere costretto a pagare il proprio debito, così avvantaggiandosi in termini economici a danno della massa dell’acquisto del credito a prezzo ridotto rispetto al suo valore nominale, configurandosi, in tal caso, un abuso del diritto”.
Anno 2013 L’avv. Giorgio Tarzia difende un istituto bancario avanti la Corte di Cassazione ed ottiene le sentenze nn. 26672/2013 e 27380/2013 (quest’ultima pubblicata in Foro it., 2014, I, 499), che stabiliscono per la prima volta il principio secondo il quale non può essere dichiarata la nullità del contratto di mutuo fondiario per il superamento del limite massimo di finanziabilità previsto dalla delibera del comitato interministeriale per il credito e il risparmio.
Anno 2010 L’avv. Giorgio Tarzia difende un istituto bancario avanti le Sezioni Unite della Corte di Cassazione ed ottiene la sentenza n. 24418/2010 (pubblicata in Foro it., 2011, I, 428), che stabilisce che la prescrizione delle azioni di ripetizione dell’indebito nei rapporti di conto corrente bancario non decorre dalla chiusura del conto (orientamento precedente), ma dalla data del pagamento, anche a rapporto ancora in corso.
Anno 2001 Le argomentazioni svolte dall’avv. Edoardo Staunovo-Polacco nell’articolo intitolato “Ammissione al passivo, privilegio speciale e mancanza del bene”, pubblicato sulla rivista “Il fallimento e le altre procedure concorsuali”, 1999, 1307, vengono riprese nella sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 16060/2001 (pubblicata in Foro it., 2002, I, 1054), che stabilisce il seguente principio: “l’ammissione al passivo fallimentare di un credito in via privilegiata non presuppone, ove si tratti di privilegio speciale su determinati beni, che questi siano già presenti nella massa, non potendosi escludere la loro acquisizione successiva all’attivo fallimentare, con la conseguenza che deve demandarsi alla fase del riparto la verifica della sussistenza o meno dei beni stessi, da cui dipende l’effettiva realizzazione del privilegio speciale”.