Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-7654-del-24-03-2017
Timestamp: 2020-05-26 23:00:36+00:00
Document Index: 85216313

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 17', 'art. 19', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 36', 'art. 4', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 7654 del 24/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7654 del 24/03/2017
Cassazione civile, sez. trib., 24/03/2017, (ud. 13/02/2017, dep.24/03/2017), n. 7654
sul ricorso iscritto al numero 26800 del ruolo generale dell’anno
depositata in data 11 agosto 2010, n. 193/02/10;
13 febbraio 2017 dal Consigliere Perrino Angelina – Maria;
udito per l’Agenzia l’avvocato dello Stato PALATIELLO Giovanni;
In relazione all’anno d’imposta 1991 l’Agenzia delle entrate ha contestato alla contribuente l’indebita detrazione di iva, irrogando le conseguenti sanzioni. A fondamento della contestazione l’Ufficio ha rilevato che la società, dedita, in base al suo oggetto sociale, ad attività turistico – alberghiera, aveva in realtà proceduto ad operazioni di finanziamento non rientranti tra quelle contemplate dal D.P.R. n. 633 del 1972, art. 19, comma 4, senza applicare il criterio del pro rata per stabilire la percentuale d’indetraibilità dell’iva sugli acquisti, che avrebbe dovuto tener conto del rapporto tra l’ammontare delle operazioni esenti compiute ed il volume di affari. L’impugnazione del relativo avviso di accertamento ha avuto successo sia in primo, sia in secondo grado. In particolare, il giudice d’appello ha ritenuto, per un verso, che, in base allo statuto, le operazioni finanziarie avessero natura occasionale ed accessoria al perseguimento dello scopo sociale e che, per altro verso, tale valutazione fosse confermata dalla circostanza che esse erano state compiute nei confronti di società facenti parte del medesimo gruppo; di modo che, ha concluso la Commissione tributaria regionale, illegittimo è l’avviso di accertamento che ha tenuto conto di tali operazioni ai fini della determinazione del pro rata. Contro questa sentenza propone ricorso l’Agenzia per ottenerne la cassazione, che affida ad un unico motivo, cui la società replica con controricorso.
1. – Con l’unico motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’Agenzia lamenta la violazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 19, commi 3 e 4, nel testo vigente all’epoca dei fatti, sostenendo che il giudice d’appello abbia errato nell’escludere dal calcolo del pro rata le operazioni di finanziamento compiute dalla società e costituenti l’unica attività da essa effettivamente svolta, giacchè erronea è l’individuazione operata in sentenza dell’attività propria della società non già in quella effettivamente esercitata, ma in quella statutariamente prevista.
1.1. – Sono infondate le eccezioni d’inammissibilità del ricorso:
2. – Oltre che ammissibile, il ricorso è altresì fondato.
2.1. – Il legislatore italiano, peraltro, ha fruito della facoltà, riconosciuta agli Stati membri dall’art. 17, paragrafo quinto, comma 3, della sesta direttiva, di ricorrere a metodi di determinazione del diritto di detrazione specifici, di carattere derogatorio e, in particolare, ha adottato quello enunciatovi al punto d), in virtù del quale uno Stato membro può autorizzare od obbligare un soggetto passivo ad operare la detrazione relativamente a tutti i beni e i servizi utilizzati per tutte le operazioni ivi contemplate, ossia in base ad un metodo fondato sulla cifra di affari (sulla discrezionalità degli Stati membri in ordine alla determinazione dei metodi e dei criteri di ripartizione dei pro rata dell’iva si veda Corte giust. 13 marzo 2008, causa C-437/06). Difatti il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 19, commi 4 e 5, nel testo applicabile all’epoca dei fatti, stabiliscono che “se il contribuente ha effettuato anche operazioni esenti ai sensi dell’art. 10 la detrazione è ridotta della percentuale corrispondente al rapporto tra l’ammontare delle operazioni esenti effettuate nell’anno e il volume di affari dell’anno stesso, arrotondata all’unità superiore o inferiore a seconda che la parte decimale superi o meno i cinque decimi” (comma 4) e che “per il calcolo della percentuale di riduzione l’ammontare delle operazioni esenti è determinato senza tenere conto di quelle indicate ai numeri 6), 10) e 11) dell’art. 10 e non si tiene conto nemmeno nel volume di affari, quando non formano oggetto dell’attività propria dell’impresa o sono accessorie ad operazioni imponibili, delle altre operazioni esenti indicate ai numeri da 1) a 9) del detto articolo” (comma 5). A tanto l’art. 36, comma 1, del medesimo D.P.R. aggiunge che “nei confronti dei soggetti che esercitano più attività l’imposta si applica unitariamente e cumulativamente per tutte le attività, con riferimento al volume di affari complessivo, salvo quanto stabilito nei successivi commi”.
2.3. – Quella Corte era in precedenza pervenuta a diversa conclusione, allorquando aveva escluso dal calcolo del pro rata attività consistenti nella mera vendita di azioni e di altri titoli, come le partecipazioni in fondi di investimento, perchè non costituenti attività economiche ai fini dell’art. 4, n. 2 della sesta direttiva, nonchè la concessione annua, da parte di una holding, di prestiti onerosi alle società partecipate e gli investimenti della medesima in depositi bancari oppure in titoli, quali buoni del tesoro o certificati di deposito, perchè considerati attività accessorie, qualora implichino un uso estremamente limitato di beni o di servizi per i quali l’iva è dovuta (Corte giust. 29 aprile 2004, causa C-77/01, Empresa Desenvolvimento Mineiro Sgps SA; si veda anche Corte giust. 14 novembre 2000, causa C-142/99, Floridienne SA): ma, in quei casi, era applicabile la regola generale e non già la deroga.
3. – Ne esce confermata la giurisprudenza di questa Corte, secondo cui, per verificare se una determinata operazione attiva rientri o non nell’attività propria di una società, ai fini dell’inclusione nel calcolo della percentuale detraibile in relazione al compimento di operazioni esenti, occorre avere riguardo non già all’attività previamente definita dall’atto costitutivo come oggetto sociale, ma a quella effettivamente svolta dall’impresa, in quanto, ai fini dell’imposta, rileva il volume d’affari del contribuente, costituito dall’ammontare complessivo delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi compiute, e, quindi, l’attività in concreto esercitata (Cass. 9 marzo 2016, n. 4613; 14 marzo 2014, n. 5970; 13 novembre 2013, n. 25475).
4. – La sentenza impugnata va in conseguenza cassata, perchè non si è conformata a questi principi, con rinvio alla Commissione tributaria regionale della Sicilia in diversa composizione, affinchè, oltre a regolare le spese, riesamini la fattispecie attenendosi al seguente principio di diritto: