Source: http://salernoonline.eu/category/eutanasia/
Timestamp: 2019-10-14 10:15:17+00:00
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eutanasia | Benvenuti in Salerno Online
Gli italiani vogliono più diritti su droghe e fine vita
Contributor Cronaca, droga, eutanasia, fecondazione-assistita, News 1 ottobre 2019
Sondaggio Swg commissionato dall'Associazione Coscioni: i cittadini chiedono libertà anche per aborto, fecondazione assistita e cannabis. Cappato: «Il popolo è più avanti dei capi partito».
Gli italiani vogliono più libertà e diritti su fine vita, scienza, droghe, disabilità e fecondazione assistita. È quanto è emerso da un’indagine Swg condotta su un campione di mille persone e commissionata dall’Associazione Luca Coscioni. Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione, ha così commentato i risultati: «Gli italiani si dimostrano ancora una volta più avanti dei capi partito e chiedono riforme di libertà per poter decidere sulla propria vita e sulla propria morte». Ecco tutti i risultati del sondaggio.
Il testamento biologico è conosciuto dall’83% degli intervistati, ma il 71% ignora le procedure per il rilascio delle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat), ossia le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari in previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi. Per l’84% la causa di questa difficoltà è da legare alla scarsa informazione resa disponibile da parte delle istituzioni. Per quel che invece riguarda il fine vita, la metà degli intervistati rileva l’assenza in un’adeguata tutela e disciplina giuridica. Aumentano poi i favorevoli a una legge che regolamenti l’eutanasia, con un 56% che dice sì in maniera incondizionata e un ulteriore 37% a sostegno di una normativa dell’accesso a determinate condizioni fisiche e di salute.
Il 73% dei cittadini italiani si dichiara favorevole all’aborto. Di questi, il 50% ritiene che sia necessario migliorare l’accesso all’Interruzione volontaria di gravidanza farmacologica, permettendo il regime ambulatoriale, il trattamento a casa ed eliminando la raccomandazione al ricovero. Il 58% sostiene che la legge 194, in vigore dal 1978, sia una buona legge, ma che vada cambiata per garantire alle donne percorsi di accesso alla Ivg (interruzione volontaria di gravidanza) maggiormente facilitati.
REGOLAMENTAZIONE DELLA CANNABIS
Il 53% dei cittadini è a favore della regolamentazione della cannabis e per il 61% i proventi andrebbero reinvestiti per fini sociali o in regioni depresse economicamente. Inoltre, il 68% della popolazione è favorevole a condurre maggiori studi e ricerche sull’uso delle droghe a fini terapeutici.
L’82% degli intervistati vorrebbe norme per tutte le forme di procreazione assistita. Nello specifico, l’85% è favorevole alla diagnosi preimpianto per le malattie genetiche e il 64% alla fecondazione col seme di un donatore esterno alla coppia. Il 57% sostiene poi la fecondazione assistita per le donne single e il 42% per le coppie omosessuali.
RICERCA SCIENTIFICA E OGM
In Italia non è consentito l’utilizzo di embrioni (non idonei alla gravidanza) a fini di ricerca, motivo per cui quelli utilizzati nel nostro paese sono acquistati dall’estero. Il 65% degli italiani eliminerebbe questo divieto. Per quel che riguarda invece gli organismi geneticamente modificati il 90% degli italiani afferma di conoscerli, ma la conoscenza risulta vaga e poco approfondita.
Suicidio assistito, i dubbi di Conte sulla sentenza della Consulta
Contributor dj fabo, eutanasia, giuseppe-conte, News, Politica 27 settembre 2019
Il premier dice la sua sul pronunciamento che ha riacceso il dibattito sul fine vita: «Mi sento di dubitare che esista un diritto alla morte». E sostiene l'obiezione di coscienza per i medici.
Non si placano le discussioni seguite alla sentenza della Consulta che ha legittimato, in casi analoghi a quello di Dj Fabo, il ricorso al suicidio assistito. Sul tema è intervenuto anche il premier Giuseppe Conte che, pur senza esprimere giudizi perentori, non ha nascosto i suoi dubbi sulle possibili ripercussioni del parere della Corte Costituzionale.
«HO QUALCHE DUBBIO SUL DIRITTO ALLA MORTE»
«È giusto che ci sia un confronto sereno, serio, in parlamento», ha detto il presidente del Consiglio. «Non voglio far pesare la mia opinione personale: da giurista e da cattolico mentre non ho dubbi che esista un diritto alla vita, perno di tutti i diritti della persona, dico che è da dubitare ci sia un diritto alla morte. Esiste un diritto all’autodeterminazione per cui scelgo le mie cure ma scegliere di essere avviato alla morte e chiedere l’ausilio di personale qualificato può essere un po’ dubbio».
«AI MEDICI VA RICONOSCIUTA L’OBIEZIONE DI COSCIENZA»
«Per i medici quantomeno», ha aggiunto Conte, «se si stabilisse un diritto alla morte, «bisognerebbe riconoscere quantomeno l’obiezione di coscienza». In ogni caso, il premier ha ribadito l’urgenza di un intervento legislativo. «Bisogna fare una legge: ci sprona a farlo la stessa Corte costituzionale. Leggeremo la sentenza per intero quando tra un mesetto sarà depositata, ma l’intervento della Corte non può sostituire un intervento legislativo. L’avevo detto anche quando ho chiesto la fiducia in sede di replica in parlamento. Ho sollecitato le forze politiche ad assumere l’iniziativa anche perché su questi argomenti non mi sembra appropriata un’iniziativa governativa. Anche perché sono materie laceranti sul piano morale, con tante implicazioni anche filosofiche: farne una questione di governo no».
Fine vita, la risposta dei medici alla Consulta: «Prevale il Codice deontologico»
Contributor cei, corte-costituzionale, Cronaca, eutanasia, medici, News 26 settembre 2019
L'ordine di Roma: «Non possiamo essere parte attiva nell'eutanasia o suicidio assistito». E chiede che a staccare la spina sia un pubblico ufficiale. La reazione dei vescovi.
La sentenza della Consulta continua a fare discutere. E ha avvicinato i vescovi all’ordine dei medici di Roma su un punto: l’obiezione di coscienza.
LEGGI ANCHE: La sentenza della Consulta vista da un malato
«Il medico esiste per curare le vite, non per interromperle», ha detto il segretario generale della Cei monsignor Stefano Russo. «È chiaro che chiediamo per i medici l’obiezione di coscienza». Russo ha precisato però che la decisione della Corte costituzionale non ha creato «una frattura» tra la Conferenza episcopale italiana e le istituzioni. «Noi siamo sempre aperti al dialogo», ha aggiunto. «Speriamo in paletti forti. Non ci può stare bene quanto deciso ed è anomalo che una sentenza così forte sia arrivata prima di un passaggio parlamentare». I vescovi hanno quindi riaffermato «il rifiuto dell’accanimento terapeutico, riconoscendo che l’intervento medico non può prescindere da una valutazione delle ragionevoli speranze di guarigione e della giusta proporzionalità delle cure».
Monsignor Stefano Russo in una immagine di archivio.
I MEDICI CHIEDONO L’INTERVENTO DI UN PUBBLICO UFFICIALE
Sul nodo obiezione è arrivata anche la risposta dei medici. «Ci atterremo a quanto dice il nostro codice deontologico, cioè che anche su richiesta del paziente non possiamo compiere atti che provochino o facilitino la sua morte», ha dichiarato Antonio Magi, presidente dell’ordine dei medici di Roma. Bene ha fatto, secondo Magi, la Corte Costituzionale «a mettere dei paletti dei chiari in questa sentenza, in cui però non dice che deve essere il medico a porre fine alla vita del paziente. Noi suggeriamo che sia un pubblico ufficiale a farlo, non può essere il medico». Su chi possa essere questo pubblico ufficiale Magi ha precisato che «dovrà essere il parlamento a indicarlo nella legge che è stato chiamato a redigere». E se, per ipotesi, la legge indicasse proprio nel medico la figura che deve staccare la spina, ha messo in chiaro, «noi continueremo sempre a seguire il nostro codice deontologico, che ci consente anche di esercitare l’obiezione di coscienza». Il medico, conclude Magi, «deve fare di tutto e ha l’obbligo di evitare le sofferenze del paziente, anche con le terapie palliative, ma non può essere parte attiva nell’eutanasia o suicidio assistito».
La sentenza sul fine vita vista da chi è malato
Contributor eutanasia, Matteo Salvini, News, Politica 26 settembre 2019
Gustavo Fraticelli, affetto da tetraparesi spastica da oltre 20 anni: «Amo vivere, ma quando non sarò più autonomo sceglierò di morire. Non ha senso resistere». Salvini: «Mai approverò il suicidio per legge».
E adesso che la Consulta ha aperto alla prospettiva del suicidio assistito, in attesa di una legge del parlamento, cosa può cambiare per i malati? Gustavo Fraticelli, affetto da tetraparesi spastica, ha spiegato così il suo punto di vista: «Io amo la vita, ma quando non potrò più alimentarmi e curare in modo autonomo la mia igiene personale sceglierò di morire. Non avrà più senso resistere».
«IL DIRITTO DI DECIDERE È DI OGNUNO DI NOI»
In un’intervista a Il Messaggero ha raccontato che da oltre vent’anni non è più in grado di camminare, parla a fatica e combatte per la legittimazione del fine vita. La decisione della Corte costituzionale per lui vuol dire «che da oggi possiamo finalmente considerarci più liberi. E che la Consulta ha aperto la strada a una legge adeguata». Il diritto di decidere «è di ognuno di noi, ed è giusto che anche chi non è attaccato a una macchina ma è affetto da patologie irreversibili e sofferenze insopportabili possa scegliere liberamente se vivere o morire», ha aggiunto Fraticelli. «A questo punto l’intervento legislativo dovrà essere rapido, non si potrà più ritardare».
SALVINI RESTA CONTRO IL «SUICIDIO PER LEGGE»
Non tutti hanno valutato positivamente la sentenza. Oltre alla “bocciatura” dei vescovi è arrivata quella del leader della Lega Matteo Salvini: «Il suicidio per legge non lo approverò mai», ha detto a margine di un’iniziativa a Passignano sul Trasimeno in vista delle elezioni regionali in Umbria. «Per quello che mi riguarda la vita è sacra e lo Stato che legittima il suicidio, come altri progetti di legge tipo lo spaccio di droga, non è il mio Stato».
Serve un Paese civile che investa su ricerca, cure palliative per sollevare dal dolore inutile famiglie abbandonate a sé stesse
Qui però la questione riguarda anche drammi e sofferenze personali: «Non entro nel merito», ha commentato l’ex ministro dell’Interno, «è una scelta che riguarda le famiglie e i medici. Serve un Paese civile che investa su ricerca, cure palliative per sollevare dal dolore inutile famiglie abbandonate a sé stesse».
Che differenza c’è tra eutanasia e suicidio assistito
Contributor Cronaca, dj fabo, eutanasia, News, Senza categoria 25 settembre 2019
Nel primo caso il medico, d'accordo con il paziente, stacca la spina. Nel secondo fornisce assistenza, ma è il paziente stesso a compiere l'ultimo gesto. Esistono poi le Dat, in cui si può disporre un futuro rifiuto delle cure.
La Corte costituzionale ha deciso sul caso del radicale Marco Cappato, membro dell’associazione Luca Coscioni, che fornì l’aiuto a Dj Fabo, cieco e tetraplegico, per compiere in Svizzera il suicidio assistito, una pratica oggi punita dal Codice penale. Esistono tre termini riguardo alle scelte di fine vita per porre termine alle sofferenze di una malattia irrecuperabile. Tutte hanno lo scopo di rispettare la volontà del soggetto che intende terminare la sua esistenza. Quello che differisce è chi compie il gesto.
EUTANASIA – Il termine deriva dal greco e letteralmente significa “buona morte”. È l’atto che provoca intenzionalmente la morte di un paziente d’accordo con la volontà di quest’ultimo. Ne esistono due tipi, che vengono messe in atto sempre in accordo con il malato: l’eutanasia attiva, ovvero quando viene praticata ad esempio un’iniezione letale e l’eutanasia passiva, quando cioè viene sospeso un farmaco salvavita come può essere l’idratazione artificiale. Può essere volontaria quando a richiederla è lo stesso soggetto che ne usufruirà, o non volontaria se altri esprimono le volontà di un soggetto terzo, come un bambino.
SUICIDIO ASSISTITO – È la procedura scelta da Dj Fabo nel 2017. In questo caso il paziente chiede al medico di prescrivergli dei farmaci che sarà lui stesso a decidere se ingerire: il medico quindi non agisce direttamente, ma assiste il malato collaborando con lui. Qualora si tratti di un paziente che non è in grado di bere autonomamente, il gesto è sempre del malato che aziona con i movimenti che è ancora in grado di fare il sondino collegato ai farmaci letali. E’ il paziente a decidere quando morire.
DAT (DISPOSIZIONI ANTICIPATE DI TRATTAMENTO) – Si tratta delle disposizioni che una persona maggiorenne capace di intendere e di volere decide di fornire al medico per il futuro, qualora non dovesse essere più capace di intendere e volere. Queste disposizioni possono richiedere espressamente di non essere sottoposto a trattamenti sanitari anche se salvavita. Le Dat possono essere stipulate da un notaio con una scrittura privata o con una scrittura semplice consegnata personalmente all’Ufficio dello stato civile del proprio Comune di residenza. La dichiarazione, in ogni caso, deve essere stipulata davanti a due testimoni e può essere resa anche tramite videoregistrazione. Deve essere sempre firmata a mano. Le Dat possono essere in qualunque momento revocate o modificate.
Contributor Cronaca, eutanasia, News 25 settembre 2019
Dopo ore di attesa la Camera di Consiglio si è pronunciata: nei casi come quello di Dj Fabo non è punibile ai sensi dell'articolo 580 chi agevola la volontà del paziente affetto da patologia irreversibile.
Una sentenza storica. Dopo ore di Camera di Consiglio la Corte Costituzionale ha stabilito che è lecito l’aiuto al suicidio nei casi come quelli di Dj Fabo. La Consulta ha infatti ritenuto non punibile ai sensi dell’articolo 580 del Codice penale, a determinate condizioni, «chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli».
«INDISPENSABILE UN INTERVENTO DEL LEGISLATORE»
In attesa di un «indispensabile intervento del legislatore», si legge nel dispositivo, la Corte Costituzionale ha «subordinato la non punibilità al rispetto delle modalità previste dalla normativa sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua (articoli 1 e 2 della legge 219/2017) e alla verifica sia delle condizioni richieste che delle modalità di esecuzione da parte di una struttura pubblica del Ssn, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente».
«EVITARE ABUSI SU PERSONE VULNERABILI»
La Consulta ha previsto «specifiche condizioni e modalità procedimentali» perché è l’aiuto al suicidio rientri nelle ipotesi non punibili, «per evitare rischi di abuso nei confronti di persone specialmente vulnerabili, come già sottolineato nell’ordinanza 207 del 2018».
CAPPATO: «UNA VITTORIA DI FABO E DELLA DISOBBEDIENZA CIVILE»
«Da oggi in Italia siamo tutti più liberi anche quelli che non sono d’accordo», ha commentato Marco Cappato. «Ho aiutato Fabiano perché ho considerato un mio dovere farlo. La Corte costituzionale ha chiarito che era anche un suo diritto costituzionale per non dover subire sofferenze atroci. È una vittoria di Fabo e della disobbedienza civile, ottenuta mentre la politica ufficiale girava la testa dall’altra parte. Ora è necessaria una legge».
Cosa prevede il ddl Cirinnà su fine vita e farmaco letale
Contributor eutanasia, News, Politica 25 settembre 2019
Il testo, presentato in Senato da firmatari Pd, M5s, Leu e Psi, cancella il «gap di tempo» per chi decide di far cessare «sofferenze intollerabili». Ed è rivolto a persone con «patologie irreversibili».
Il suo nome è già legato alla legge sulle unioni civili. Ora la senatrice del Partito democratico Monica Cirinnà si è impegnata in un’altra battaglia in tema di diritti civili, quella del fine vita: è la prima firmataria di un disegno di legge che prevede l’introduzione del “farmaco letale“. L’obiettivo? «Consentire a chi già sta morendo di poterlo fare secondo la propria visione della dignità del morire», ha spiegato. Il testo, presentato mercoledì 25 settembre 2019 in Senato, è stato sottoscritto anche da Tommaso Cerno (Pd), Loredana De Petris (Liberi e uguali), Matteo Mantero (Movimento 5 stelle), Riccardo Nencini (Partito socialista italiano), Paola Nugnes (Leu) e Roberto Rampi (Pd).
TRA VALORE DELLA VITA E TUTELA DELL’AUTODETERMINAZIONE
Il provvedimento interviene sul delitto di aiuto al suicidio previsto dall’articolo 580 del codice penale (che lo equipara all’istigazione al suicidio) e che secondo Cirinnà «non assicura più il bilanciamento tra il valore della vita e la tutela dell’autodeterminazione garantita dall’articolo 32 della Costituzione».
LA CONSULTA AVEVA INVITATO A LEGIFERARE
La Corte costituzionale aveva chiesto alle Camere di legiferare sul fine vita entro settembre 2019 proprio per colmare il vuoto legislativo. Il parlamento però non ha trovato mai un’intesa. Dunque niente eutanasia nel calendario dei lavori dell’Aula di settembre. Un caso che è diventato anche politico, con il centrodestra in pressing per il rinvio della sentenza della Consulta. Che era attesa il 24 settembre, salvo poi slittare al 25.
IL FARMACO CHE ELIMINA IL GAP DI TEMPO
Ora, fuori tempo massimo, il parlamento ci riprova. Anche se l’argomento costituisce uno scoglio tra il premier Giuseppe Conte e il Vaticano. La legislazione, ha spiegato Cirinnà, «consente una doppia scelta di rinuncia ai trattamenti sanitari e di sedazione profonda. Ma lascia un gap di tempo che con la nostra proposta potrebbe essere abbreviata: abbiamo infatti inserito la possibilità del farmaco letale».
SOLO PER CHI HA «PATOLOGIE IRREVERSIBILI»
Naturalmente, è stato precisato, l’induzione farmacologica della morte è rivolta solo a pazienti «con patologia irreversibile», «fonte di sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili» e capaci «di prendere libere decisioni».
Il parlamento è l’organo che deve legiferare in questa materia, non è tema da governo, che invece deve fare un passo indietro
I firmatari hanno spiegato che si tratta di «una proposta in più tra le tante che sono già state depositate», precisando che sono tutti concordi nel sottolineare che «non ci sono linee di partito su questo tema, ma solo diverse sensibilità. Noi vogliamo che queste sensibilità si incontrino». L’auspicio, è stato spiegato nel corso di una conferenza stampa, è che il parlamento riesca a fare un sintesi di tutti i testi presentati, con un’ampia «trasversalità». Perché è il parlamento, ha infine concluso Cirinnà, «l’organo che deve legiferare in questa materia, non è tema da governo. Quest’ultimo deve fare un passo indietro».