Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-181-codice-civile-rifiuto-di-consenso
Timestamp: 2019-04-24 14:55:21+00:00
Document Index: 154706228

Matched Legal Cases: ['art. 60', 'art. 180', 'art. 193', 'art. 181', 'art. 181', 'art. 181', 'art. 181', 'art. 181']

Art. 181 codice civile: Rifiuto di consenso | La Legge per tutti
Art. 181 codice civile: Rifiuto di consenso
Se uno dei coniugi rifiuta il consenso (1) per la stipulazione di un atto di straordinaria amministrazione (2) o per gli altri atti per cui il consenso è richiesto, l’altro coniuge può rivolgersi al giudice (3) per ottenere l’autorizzazione nel caso in cui la stipulazione dell’atto è necessaria (4) nell’interesse della famiglia o dell’azienda che a norma della lettera d) dell’articolo 177 fa parte della comunione (5).
(1) Art. così sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (art. 60) (Riforma del diritto di famiglia).
(2) V. nota (2) sub art. 180.
(3) La competenza spetta al tribunale del luogo di residenza della famiglia.
(4) La possibilità di ottenere l’autorizzazione da parte del giudice è subordinata alla necessità dell’atto e non alla sua semplice utilità.
(5) Nel caso di rifiuto illegittimo espresso da uno dei coniugi, si può configurare un’ipotesi di cattiva amministrazione della comunione, la quale può giustificare la separazione giudiziale dei beni in base all’art. 193.
In tema di autorizzazione alla vendita di beni in comunione richiesta da un coniuge a causa del dissenso dell’altro non sussiste la situazione di necessità considerata dall’art. 181 c.c., dal momento che tale autorizzazione può essere concessa soltanto ove tale vendita sia l’unica idonea ad evitare il pregiudizio dell’interesse della famiglia.
Tribunale Arezzo 06 dicembre 2005
La domanda proposta da un coniuge per ottenere l'autorizzazione a vendere un bene della comunione legale, ex art. 181 c.c., non deve contenere necessariamente l'indicazione dell'acquirente, essendo necessario, ma sufficiente che sia indicato, sulla scorta di criteri plausibili ed oggettivi, il prezzo minimo di vendita al quale alienare il bene della comunione, allo scopo di impedire che l'atto di alienazione si risolva in un pregiudizio per l'interesse della famiglia.
Tribunale Piacenza 16 ottobre 1997
La competenza a decidere sul ricorso presentato per ottenere l'autorizzazione giudiziale a vendere un bene della comunione legale ai sensi dell'art. 181 c.c., tocca al giudice del luogo sul quale è stabilita la residenza familiare, ovvero uno dei coniugi ha il proprio domicilio; ne deriva che, qualora il coniuge ricorrente abbia, prima della presentazione del ricorso, lasciato la casa familiare, trasferendosi, con i figli, in luogo diverso ma ricadente nello stesso circondario d'appartenenza del domicilio originario, il trasferimento "de quo" è del tutto irrilevante ai fini dell'individuazione del giudice territorialmente competente.
La proposizione di un ricorso per separazione personale, durante la pendenza del giudizio instaurato da uno dei coniugi ex art. 181 c.c., ricorso inoltrato dall'altro coniuge, che rifiuta il consenso alla vendita, dopo l'inizio del giudizio ex art. 181 c.c., non determina l'improcedibilità di quest'ultimo, avendo i due procedimenti presupposti, contenuti e finalità del tutto distinti ed autonomi.
Nel caso di violazione del diritto di prelazione spettante al coltivatore proprietario del fondo confinante con quello venduto, il diritto di riscatto spetta soltanto a questi e non al coniuge, ancorché in regime di comunione legale, in quanto il potere di gestione della comunione può sorgere solo dopo che il bene vi sia caduto, e non riguarda gli atti prodromici al suo acquisto.
Cassazione civile sez. III 11 dicembre 2012 n. 22613