Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-26143-del-18-10-2018
Timestamp: 2020-08-07 19:08:41+00:00
Document Index: 102228210

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 9', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 9', 'art. 67', 'sentenza ', 'art. 67', 'art. 53', 'art. 360', 'art. 67', 'art. 9']

Sentenza Cassazione Civile n. 26143 del 18/10/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26143 del 18/10/2018
Cassazione civile sez. VI, 18/10/2018, (ud. 27/09/2018, dep. 18/10/2018), n.26143
sul ricorso 19534/2017 proposto da:
C.V., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA COLA DI
rappresentata e difesa dall’avvocato DOMENICANTONIO ANGELONI;
avverso la sentenza n. 75/3/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di L’AQUILA, depositata il 30/01/2017;
partecipata del 27/09/2018 dal Consigliere Relatore Dott. LORENZO
l’Agenzia delle entrate de L’Aquila, mediante avviso di accertamento, recuperava a tassazione a fini IRPEF, nei confronti di C.V. il corrispettivo di Euro 7.344 Euro percepito dalla contribuente nel periodo d’imposta 2012 a seguito degli atti da lei redatti in data 17 aprile 2009 e 15 luglio 2010 aventi per oggetto la costituzione, a partire dal 15 luglio 2010, del diritto reale di superficie su terreni agricoli di sua proprietà a favore della società “SRA01 s.r.l.” per la realizzazione di impianti fotovoltaici. Il contratto prevede una durata del diritto di superficie di trenta anni per un corrispettivo complessivo di 220.320 Euro ripartito in un canone annuo di 7.344 Euro.
Avverso il suddetto avviso di accertamento la contribuente ricorreva davanti alla Commissione Tributaria Provinciale de L’Aquila, eccependo la nullità dell’atto per violazione dell’art. 9, comma 5, e art. 67, comma 1, lett. B) T.U.I.R. (D.P.R. n. 917 del 1986); la suddetta Commissione accoglieva il ricorso ritenendo che tali redditi non potessero rientrare nella previsione di cui all’art. 67, comma 1, lett. L), secondo cui sono redditi diversi se non costituiscono redditi di capitale ovvero se non sono conseguiti nell’esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali o da società in nome collettivo e in accomandita semplice, nè in relazione alla qualità di lavoratore dipendente i redditi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente o dalla assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere.
La Commissione Tributaria Regionale dell’Abruzzo respingeva l’appello dell’Ufficio: 1) richiamando e confermando la decisione di primo grado; 2) ritenendo che la fattispecie possa inquadrarsi nel combinato disposto di cui all’art. 9, comma 5 T.U.I.R., secondo cui ai fini delle imposte sui redditi le disposizioni relative alle cessioni a titolo oneroso valgono anche per gli atti a titolo oneroso che importano costituzione o trasferimento di diritti reali di godimento e per i conferimenti in società e dell’art. 67, comma 1, lett. B), secondo cui costituiscono redditi diverse le plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di beni immobili acquistati o costruiti da non più di cinque anni; 3) richiamando la pronuncia della Cassazione n. 15333 del 2014.
Avverso detta sentenza l’Agenzia delle Entrate proponeva ricorso per Cassazione, affidato ad un unico motivo; si costituiva con controricorso il contribuente chiedendo il rigetto del ricorso.
con l’unico motivo d’impugnazione l’Agenzia delle entrate deduce violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 67, comma 1, lett. 8) ed L), in combinato disposto con l’art. 53 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto, non essendovi una definitiva compressione del diritto di proprietà, la concessione di un diritto reale di superficie per trenta anni produrrebbe effetti economici assimilabili a quelli derivanti da qualsiasi altra concessione di un diritto personale di godimento sullo stesso bene.
Il motivo è infondato. Infatti, ha affermato questa Corte che, in materia di imposta sui redditi, la plusvalenza derivante da cessione, effettuata dopo i cinque anni dall’acquisto dell’immobile, del diritto di superficie non è soggetta a tassazione come “reddito diverso” del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, ex art. 67, comma 1, lett. B) o L), qualora abbia ad oggetto un terreno agricolo, atteso che, da un lato, la lett. B) è applicabile solo alle aree fabbricabili e, dall’altro, la generale equiparazione del trasferimento di un diritto reale di godimento al trasferimento del diritto di proprietà, prevista dall’art. 9, comma 5, dello stesso Decreto, non consente di ricondurre l’obbligo di concedere a terzi l’utilizzo di un terreno agli obblighi “di permettere”, di cui alla lett. L), che si riferiscono a diritti personali e non a diritti reali (Cass. 4 luglio 2014, n. 15333).
Peraltro la stessa Agenzia delle Entrate, con circolare n. 6/E del 20 aprile 2018, ha riconosciuto la bontà della suddetta impostazione della Cassazione.
Ritenuto pertanto che il ricorso va respinto e che la condanna alle spese segue la soccombenza.
La Corte rigetta il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali, che liquida in Euro 2.500, oltre a rimborso forfettario nella misura del 15% e ad accessori di legge.