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Timestamp: 2018-11-18 03:58:02+00:00
Document Index: 106412861

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 11', 'art. 110', 'art. 27', 'art. 11', 'art. 124', 'art. 132', 'art. 113', 'art. 1', 'art. 167', 'art. 47', 'art. 167', 'art. 68', 'art. 167', 'art. 87', 'art. 167', 'art. 89', 'art. 167', 'art. 21', 'art. 37', 'art. 37', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 2', 'art. 37']

L’interpello interpretato dalle Entrate: le novità | Commercialista Telematico
L’interpello interpretato dalle Entrate: le novità
Con circolare n. 5/E del 24 febbraio 2009 l’Agenzia delle entrate – Direzione normativa e contenzioso – ha fornito le proprie indicazioni in merito alle modifiche normative in tema di gestione delle istanze di interpello, frutto del D.L. 29 novembre 2008, n. 185, convertito dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Come è noto, tale manovra legislativa contiene, tra le altre, alcune disposizioni che incidono sulla procedura di gestione delle istanze di interpello ed, in particolare, sulle istanze di interpello c.d. antielusivo di cui all’art. 21 della legge 30 dicembre 1991, n. 413 nonché sulle diverse tipologie di istanze di interpello presentate dalle imprese di più rilevante dimensione.
Come indicato subito in premessa nel documento di prassi n. 5/2009, con riferimento all’interpello antielusivo, tre sono stanzialmente le novità di rilievo messe in campo dal legislatore:
modifica del termine per la comunicazione della risposta da parte dell’Agenzia delle entrate e del meccanismo di formazione del silenzio-assenso, al fine di adeguarne la disciplina a seguito della soppressione del Comitato consultivo per l’applicazione delle norme antielusive;
verifica del rispetto della soluzione interpretativa indicata dall’Agenzia delle entrate in sede di risposta alle istanze di interpello, per le aziende di grandi dimensioni, nell’ambito di appositi piani di controlli sostanziali da effettuare, di norma, entro l’anno successivo a quello della presentazione delle dichiarazioni in materia di imposte sui redditi e delle dichiarazioni IVA;
modifica della competenza alla trattazione delle diverse istanze di interpello (ordinario; antielusivo; disapplicativo; etc..) presentate dalle imprese di più rilevante dimensione.
L’interpello antielusivo consente al contribuente di acquisire il parere dell’Agenzia delle entrate in relazione all’applicazione a casi concreti delle disposizioni antielusive generali di cui agli artt. 37, comma terzo, e 37-bis del D.P.R. n. 600/73, nonché in ordine alla qualificazione di determinate spese tra quelle di pubblicità e propaganda ovvero tra quelle di rappresentanza.
Ai sensi dell’art. 11, comma 13, della legge n. 413 del 1991, il contribuente può altresì interpellare l’Amministrazione Finanziaria – secondo le disposizioni del citato articolo 21 – al fine di acquisire un parere in ordine alla natura ed al trattamento tributario delle operazioni di cui all’art. 110, comma 10, del TUIR, intercorse tra imprese residenti in Italia e imprese domiciliate fiscalmente in Stati o territori non appartenenti all’Unione Europea aventi un regime fiscale privilegiato.
La procedura per la gestione delle predette istanze, regolata dal D.M. 13 giugno 1997, n. 195, è stata compiutamente illustrata con le circolari n. 135 del 28 maggio 1998 e n. 99 del 18 maggio 2000, alle quali ancora oggi le Entrate rinviano, fatte salve le innovazioni procedimentali.
Il legislatore ha modificato la disciplina sia per quanto attiene il termine entro il quale <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />la Direzione Centrale Normativa e Contenzioso dell’Agenzia delle entrate deve fornire risposta sia con riferimento al meccanismo di formazione del silenzio-assenso, divenuto di fatto inoperante a seguito della soppressione del Comitato consultivo per l’applicazione delle norme antielusive. Il procedimento dell’interpello antielusivo risulta, infatti, attualmente incardinato esclusivamente presso l’Agenzia delle entrate, secondo le consuete modalità stabilite dal DM n. 195 del 1997.
Per effetto delle disposizioni introdotte – articolo 16, comma 1, lettera a) del D.L. n. 185/2008 -, l’Agenzia delle entrate, tramite la Direzione Centrale Normativa e Contenzioso, deve comunicare il proprio parere al contribuente entro centoventi giorni dalla richiesta (cioè dalla data di presentazione dell’istanza alla Direzione regionale competente), mediante plico postale raccomandato con avviso di ricevimento; in caso di mancata risposta entro tale termine il contribuente potrà diffidare l’Agenzia ad adempiere entro i successivi sessanta giorni.
L’eventuale diffida deve essere presentata alla Direzione Centrale Normativa e Contenzioso, mediante spedizione a mezzo del servizio postale in plico raccomandato con avviso di ricevimento, ossia secondo la stessa modalità prevista sia per la presentazione dell’istanza alla Direzione Regionale sia per la comunicazione della risposta.
Qualora l’istanza sia presentata ad ufficio incompetente, quest’ultimo è tenuto ad inviare la diffida alla competente Direzione Centrale Normativa e Contenzioso. In tal caso il termine di 60 giorni decorre dalla data in cui la competente Direzione Centrale viene in possesso della diffida.
La mancata risposta da parte della Direzione Centrale entro sessanta giorni dalla data di ricevimento della formale diffida ad adempiere del contribuente equivale a silenzio-assenso sulla soluzione prospettata nell’istanza.
Le nuove disposizioni si applicano alle istanze di interpello presentate a decorrere:
dal 29 novembre 2008;
nonché alle istanze presentate prima del 29 novembre 2008, relativamente alle quali a tale data non era ancora scaduto il termine di sessanta giorni per la risposta da parte dell’Agenzia delle entrate.
L’art. 27 del decreto legge n. 185 del 2008 ha altresì introdotto novità in tema di gestione delle istanze di interpello presentate dalle imprese definite di più rilevante dimensione, relativamente alle quali verrà puntualmente verificato il rispetto della soluzione interpretativa oggetto della risposta.
Si tratta, in particolare, delle imprese “che conseguono un volume d’affari o ricavi non inferiori a trecento milioni di euro”. Tale importo verrà gradualmente diminuito fino a cento milioni di euro entro il 31 dicembre 2011, secondo modalità stabilite con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate.
La nuova disciplina trova applicazione in relazione a:
istanze di interpello presentate ai sensi dell’art. 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, concernenti l’applicazione di disposizioni normative di natura tributaria a casi concreti e personali, qualora vi siano obiettive condizioni di incertezza sulla corretta interpretazione delle disposizioni medesime. La circolare ricorda che i contribuenti possono interpellare l’Agenzia delle entrate ai sensi dell’articolo 11 dello Statuto anche con riferimento ai casi di seguito elencati: continuazione del consolidato nazionale (art. 124, comma 5, del TUIR); esercizio dell’opzione per il consolidato mondiale (art. 132, comma 2, del TUIR); disapplicazione dell’esenzione delle plusvalenze su partecipazioni acquisite per il recupero dei crediti bancari (art. 113, comma 1, del TUIR); riconoscimento del c.d. bonus aggregazioni aziendali (art. 1, commi da 242 a 249, della legge 27 dicembre 2006, n. 296); disapplicazione della disciplina sulle Controlled Foreign Companies (art. 167, comma 5, e articolo 68 del TUIR); parziale esenzione degli utili da partecipazione (art. 47, comma 4, del TUIR per rinvio all’art. 167 del TUIR); parziale esenzione delle plusvalenze (art. 68, comma 4, del TUIR per rinvio all’art. 167 del TUIR); parziale esenzione delle plusvalenze (art. 87, comma 1, del TUIR per rinvio all’art. 167 del TUIR); parziale esenzione dei dividendi (art. 89, comma 3, del TUIR per rinvio all’art. 167 del TUIR);
istanze di interpello antielusivo presentate ai sensi dell’art. 21 della legge 30 dicembre 1991, n. 413;
istanze di disapplicazione di norme antielusive presentate ai sensi dell’art. 37-bis, comma 8, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600.
Considerato che le istanze devono essere presentate in conformità al D.M. 13 giugno 1997, n. 195, tutte le diverse istanze sopra descritte, presentate dalle imprese di più rilevante dimensione, a decorrere dal 29 novembre 2008 (data di entrata in vigore del decreto) devono, pertanto, essere rivolte all’Agenzia delle entrate – Direzione Centrale Normativa e Contenzioso ed indirizzate alla Direzione regionale della stessa Agenzia competente in relazione al domicilio fiscale del richiedente.
La Direzione regionale compie l’istruttoria di propria competenza e trasmette l’istanza unitamente al proprio parere, entro il quindicesimo giorno dalla sua ricezione (come previsto dall’articolo 1, comma 7, del DM n. 195), alla Direzione Centrale Normativa e Contenzioso, la quale provvederà a fornire la successiva risposta al contribuente.
La norma interviene sulla competenza a trattare gli interpelli presentati dai contribuenti soggetti al tutoraggio, la quale – per effetto del richiamo al citato D.M. n. 195 – viene attribuita all’Agenzia delle entrate – Direzione Centrale Normativa e Contenzioso per quanto concerne l’esame definitivo degli interpelli in questione e l’emanazione del relativo parere, mentre la relativa istanza deve essere presentata alla competente Direzione
In coerenza con quanto disposto dal D.M. n. 195 del 1997, le istanze erroneamente presentate dai soggetti di grandi dimensioni direttamente alla
Direzione Centrale Normativa e Contenzioso o ad altro ufficio non competente verranno da questi trasmesse alla Direzione regionale competente per territorio perchè provveda all’istruttoria preliminare. In tal caso i termini per la comunicazione della risposta decorreranno dalla data in cui la Direzione regionale competente riceverà l’istanza.
Lo spostamento di competenza della trattazione delle istanze interessa anche le istanze di disapplicazione delle norme antielusive di cui all’art. 37-bis, comma 8, del D.P.R. n. 600 del 1973 ed alle relative disposizioni di attuazione approvate con D.M. 19 giugno 1998, n. 259.
Alla luce delle modifiche operate dal decreto con riferimento alle istanze presentate dalle imprese di più rilevante dimensione, pertanto, così come avviene per le altre istanze di interpello, anche quelle dirette ad ottenere la disapplicazione delle norme antielusive vanno rivolte all’Agenzia delle entrate – Direzione Centrale Normativa e Contenzioso per il tramite della Direzione regionale competente, con la conseguenza che le determinazione finali dell’Agenzia, di cui al comma 6 dell’art. 1, del D.M. 19 giugno 1998, n. 259, sono comunicate al contribuente dalla Direzione Centrale Normativa e Contenzioso dell’Agenzia delle entrate.
Fatta eccezione per le novità sopra dette, le diverse istanze di interpello indicate nel comma 12 dell’articolo 27 del decreto, presentate dalle imprese di più rilevante dimensione, continuano ad essere disciplinate dalle rispettive normative di riferimento con riguardo a tutti gli ulteriori profili procedurali, sui quali il decreto non ha inciso.
La nota d’Agenzia, precisa che resta ferma la disciplina degli interpelli presentati ai sensi dell’art. 11 della legge n. 212 del 2000 dalle amministrazioni centrali dello Stato e dagli enti pubblici a rilevanza nazionale nonché dai contribuenti diversi dalle imprese di più rilevante dimensione, come sopra definite. In particolare, relativamente a tali soggetti non vi sono modifiche in ordine alla competenza a trattare le istanze, che resta quindi disciplinata dall’art. 2 del D.M. n. 209 del 2001.
Resta altresì ferma la disciplina delle istanze di disapplicazione presentate ai sensi dell’art. 37-bis comma 8 del DPR n. 600 del 1973 dai contribuenti diversi dalle imprese di più rilevante dimensione, già in vigore prima delle novità recate dal decreto.