Source: https://www.docsity.com/it/revocazione-e-opposizione-di-terzo-1/2699448/
Timestamp: 2018-09-26 00:59:47+00:00
Document Index: 88218897

Matched Legal Cases: ['art. 395', 'art. 402', 'art. 391', 'art. 395', 'art. 391', 'art. 395', 'sentenza ', 'art. 395', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 395', 'sentenza ', 'art. 161', 'sentenza ', 'art. 324', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 336', 'sentenza ', 'art. 70', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 397', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 403', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 404', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 102', 'sentenza ', 'art- 327', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 354', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 494', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'art. 2901', 'sentenza ', 'art. 404', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 407', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Revocazione e opposizione di terzo - Docsity
Appunti Giurisprudenza
Appunti Diritto Processuale Civile
camorusso 17 giugno 2018
Revocazione e opposizione di terzo, Appunti di Diritto Processuale Civile. Università degli Studi di Milano
Diritto Processuale Civile,Giurisprudenza
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Istituti della revocazione e dell'opposizione di terzo, procedura civile, tratto dal Luiso
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Mezzo di impugnazione proponibile per i motivi indicati art. 395. Dall’art. 402 co. 2 si ricava che la revocazione ha natura di mezzo di impugnazione in senso stretto, costituita da una prima fase rescindente che termina con una pronuncia esclusivamente processuale: se si accerta che il vizio non sussiste, si ha il rifiuto di annullare; se, invece, si accerta la sussistenza del vizio, si ha l’annullamento. Successivamente si ha una fase rescissoria, che serve per rifare la nuova pronuncia da mettere al posto di quella annullata nella fase rescindente.
Sentenze impugnabili • Sentenze d’appello • Sentenze in unico grado
NB: disciplina va completata con riferimento alle sentenze impugnabili:
• art. 391 bis consente la revocazione di tutte le sentenze della Cassazione per errore di fatto (art. 395 n. 4)
• art. 391 ter disciplina la revocazione delle sentenze della Cassazione che decidono nel merito.
QUINDI: mentre tutte le sentenze della corte sono impugnabili per errore di fatto, le sentenze che decidono nel merito sono impugnabili anche per i motivi di cui ai nn. 1,2,3,6 dell’art. 395. La ragione di tutto ciò è evidente:
• Se la cassazione non decide nel merito, vuol dire che il giudicato sostanziale sarà prodotto o dalla sent. impugnata (se il ricorso è stato rigettato) o dalla sent. di rinvio (se il ricorso è stato accolto): e con riferimento ai provvedimenti aventi forma diversa dalla sentenza. E dunque la revocazione si proporrà eventualmente nei cfr di quella sent.
• Se la Cassazione decide nel merito, il giudicato sostanziale trova la sua fonte proprio nella sentenza della Corte e quindi era necessario equiparare tali sentenze alle altre sentenze che formano un giudicato sostanziale.
Non si può estendere la disciplina di diritto comune alla revocazione delle sent. della Corte dal momento che nella revocazione può rendersi necessario lo svolgimento di un’attività istruttoria, che la Cassazione, per ragioni strutturali, difficilmente può svolgere. legislatore è dunque intervenuto stabilendo che la revocazione si propone alla stessa Corte, di fronte alla quale si svolge la fase rescindente; dopo di che, accolta la domanda:
• quando non siano necessari ulteriori accertamenti di fatto, la Cassazione procede anche alla fase rescissoria, decidendo la causa nel merito,
• quando invece siano necessari tali accertamenti, la Corte rinvia per la fase rescissoria al giudice che ha pronunciato la sent. cassata.
La disciplina inoltre va completata con riferimento ai provvedimenti impugnabili: infatti la revocazione è ammissibile anche per i provvedimenti che non hanno forma di sentenza.
MOTIVI DI REVOCAZIONE art. 395 1. Dolo di una parte – caso che la sentenza sia l’effetto del dolo
di una parte in danno dell’altra. Per “dolo” si intende comunemente il raggiro idoneo a paralizzare la difesa della controparte: un quid pluris rispetto alla mera omissione di attività o rispetto al compimento di attività processuali di per sé non qualificabili come illecite.
2. Falsità della prova – caso che la sentenza sia fondata su prove false. da questo motivo è esclusa la prestazione di falso giuramento.
2.a.La prova deve essere riconosciuta o dichiarata falsa; 2.b. il riconoscimento deve provenire non da chi ha
formato la prova, o da chi l’ha richiesta, ma dalla parte vittoriosa.
2.c.La dichiarazione di falsità deve avvenire con una sent., penale o civile, passata in giudicato, e soggettivamente opponibile alla parte contro la quale si chiede la revocazione, e preesistente alla domanda di revocazione non può aversi processo cumulato di revocazione e dichiarazione di falsità.
2.d. La dichiarazione o il riconoscimento devono essere successivi alla pronuncia della sentenza che si impugna per revocazione; se antecedenti, vi deve essere la incolpevole ignoranza della dichiarazione o del riconoscimento avvenuti prima della sent.
3. Scoperta di un documento – prevede la scoperta di un documento decisivo che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell’avversario. “documento decisivo” significa documento su fatti decisivi, tali che, se presi in considerazione dal giudice, questi avrebbe diversamente deciso la controversia.
2.e.Occorre coordinare questo motivo con la disciplina sull’esibizione: la parte non può utilizzare la revocazione
quando, essendo a conoscenza dell’esistenza del documento, non ne ha chiesto l’esibizione, ovvero quando, avendola ottenuta, la controparte l’ha rifiutata. Infatti, la mancata produzione del documento comporta che il giudice può ritenere per veri i fatti, che la parte, che ha chiesto l’esibizione, voleva provare attraverso la produzione del documento in questione. Poiché dell’esistenza del documento il giudice ha già tenuto conto ai fini della decisione della controversia, il suo ritrovamento non è idoneo a fondare la revocazione.
2.f. I documenti devono essere preesistenti, e devono avere oggetto fatti già allegati nella precedente fase processuale (fatti sopravvenuti danno luogo non alla revocazione ma alla riproposizione della domanda).
2.g. QUINDI: sopravvenienze in fatti danno luogo a riproposizione della domanda; sopravvenienze in tema di prova danno luogo a revocazione, nei limiti dell’art. 395 nn. 2 e 3. La scoperta di altre prove diverse dai documenti (es. scoperta di testimoni) non dà luogo a revocazione e resta quindi irrilevante difronte al giudicato.
4. Errore di fatto – errore di fatto, risultante dagli atti o documenti della causa. L’errore di fatto revocatorio è essenzialmente un errore di percezione e non di giudizio consiste in una svista del giudice, che ha dato per esistente (o inesistente) quel che invece sicuramente non risultava (o risultava) esistente agli atti di causa.
2.h. Errore revocatorio può riguardare oltre i fatti sostanziali, anche quelli processuali.
5. Contrasto con precedente giudicato – contrasto con un giudicato precedentemente intervenuto tra le parti, purché il giudice non abbia pronunciato sulla relativa eccezione: è quindi necessario che l’eccezione non sia stata proposta.
2.i. la previsione si applica solo al giudicato esterno, perché solo questo deve essere allegato e provato in giudizio (il giudicato interno invece risulta dagli atti) giudicato esterno non allegato o non eccepito dà luogo a revocazione.
2.j. Il precedente giudicato può : • o avere lo stesso oggetto della sentenza di cui si chiede
la revocazione (produzione degli effetti negativi del giudicato)
• oppure un diritto pregiudiziale (effetti positivi del giudicato) in caso di pregiudizialità si ha contrasto teorico (e non pratico): la parte avrebbe potuto evitare il contrasto e far coordinare le due pronunce, se non l’ha fatto affari suoi; la revocazione NON è utilizzabile.
• Il contrato pratico (quando il principio del ne bis in idem –produz. effetti neg. non ha funzionato) va risolto per forza, dato che non è possibile avere due pronunce che dicano lecito e illecito lo stesso provvedimento in base n. 5 la seconda sentenza, contrastante con la prima, deve esser fatta oggetto di un mezzo di impugnazione. Se il vizio è fatto valere con il mezzo che l’ordinamento offre come ultima possibilità (la revocazione), la seconda sent. è travolta.
• MA se il vizio non è fatto valere, la perdita del mezzo di impugnazione significa sanatoria della seconda sent, che diventa valida come la prima. (v. art. 161 co. 1) Se il mezzo non è utilizzato, il vizio diventa irrilevante. E tra sentenze ugualmente valide prevale la posteriore nel tempo: questa è una regola generale di tutti gli atti giuridici validi.
6. Dolo del giudice – prevede il dolo del giudice accertato con sentenza passata in giudicato. Il motivo non è mai stato utilizzato—la revocazione concorre con la responsabilità del magistrato.
TERMINI Termini per proporla La revocazione è un mezzo bifronte, perché per certi motivi è ordinario mentre per altri è straordinario. **art. 324 prevede il passaggio in giudicato formale quando la sentenza non è più impugnabile coi mezzi ordinari di impugnazione, tra cui la revocazione ma limitatamente ai motivi nn. 4 e 5 (revocazione ORDINARIA). I nn. 1, 2, 3 e 6 sono invece motivi di revocazione STRAORDINARIA.
• x motivi di revocazione ordinaria, la decorrenza del termine per proporre revocazione è certa quanto all’origine (30 gg dalla notificazione della sent. o 6 mesi dalla sua pubblicazione) – motivi: riguardano vizi palesi
• x motivi di revocazione straordinaria, il termine è incerto (perché ad es. non si sa se e quando sarà scoperto il dolo) – motivi: riguardano vizi occulti
NB: “vizio” non significa errore del giudice (tranne che per il n. 4 e n. 6) la revocazione non si fonda mai su un errore del giudice, bensì sulla difformità tra la decisione del giudice e la realtà effettiva.
Non c’è mai concorrenza fra appello e revocazione: la stessa sentenza non è mai sottoponibile contemporaneamente a tali due mezzi di impugnazione, perché, finché c’è la possibilità di appellare, l’appello assorbe la revocazione; quando è possibile la revocazione, ciò significa che l’appello non è più proponibile, perché sono decorsi i termini. Invece c’è concorrenza fra revocazione e ricorso in cassazione perché la sentenza è contemporaneamente sottoponibile a entrambi i mezzi. Il concorso si risolve in prima battuta nel senso della possibile pendenza di entrambi i mezzi. Art. 398 ult. comma prevede che la proposizione della revocazione non sospende il termine per proporre il ricorso in cassazione e, se questo è già stato proposto, il relativo procedimento non è sospeso. Tuttavia la sospensione può essere disposta dal giudice della revocazione, se egli ritenga la revocazione non manifestatamente infondata.--> è ragionevole che si sospenda quello di cassazione: infatti la revocazione è pregiudiziale alla cassazione, perché nell’iter logico i vizi, che si fanno valere con la revocazione, si collocano in un momento antecedente ai vizi, che si denunciano in Cassazione. Va avanti il mezzo che riguarda un momento antecedente nella formazione della sent. (quaestio facti) rispetto a quello che riguarda un momento successivo (la quaestio iuris). Tecnicamente ciò si attua:
• se la revocazione è proposta prima del ricorso attraverso la sospensione dei termini per proporre il ricorso in cassazione
• Se invece prima è proposto il ricorso e in pendenza di questo è proposta revocazione, si sospende il processo di cassazione.
NB: questa è l’UNICA IP. in cui un giudice ha il potere di sospendere un processo pendente innanzi a un altro giudice. In tutte le altre ip. il giudice a sospende il proprio processo, non quello altrui. La sospensione dei termini o del processo ha luogo fino alla comunicazione della sentenza che decide sulla revocazione. Quindi l’eventuale impugnazione contro la sentenza di revocazione impedisce la proposizione o la prosecuzione del ricorso in cassazione. Le varie pronunce (quelle derivate dall’originario ricorso in cassazione e quella emessa in sede di revocazione) si coordineranno secondo art. 336 co. 2 effetto esp. esterno.
Revocazione proposta dal PM
La revocazione oltre che dalle parte può essere proposta dal PM – il PM può impugnare per revocazione la sentenza in 2 ip:
1. Quando non è stato chiamato a partecipare al processo, pur essendo ciò previsto dall’art. 70 (pm parte necessaria)
2. Quando la sentenza è frutto della collusione delle parti per frodare la legge il presupposto è che si tratti di diritti indisponibili sicché eventuali negozi, posti in essere sul piano del diritto sostanziale dalle parti del processo, non avrebbero giuridica rilevanza; le parti possono allora fare un processo apparente, colludendo fra di loro, per cercare di raggiungere in via processuale quello che non possono raggiungere sul piano del diritto sostanziale.
2.a.La partecipazione del PM al processo di solito dovrebbe impedire tale collusione, ma non è detto che ciò accada: se dopo che la sentenza è stata pronunciata, il PM può dimostrare la collusione tra le parti, allora ha un ulteriore strumento di impugnazione art. 397 n. 2: se si riesce a dimostrare ex post la non genuinità del processo, allora, nonostante che il PM vi abbia partecipato, si può ugualmente annullare la sentenza.
Processo di revocazione • La revocazione si propone con citazione allo stesso giudice che
ha pronunciato la sentenza impugnata: è il primo mezzo di impugnazione in cui è competente lo stesso giudice che ha pronunciato la sentenza che si impugna.
• L’atto introduttivo deve contenere a pena di inammissibilità il motivo di revocazione, e, se si tratta di uno dei motivi di revocazione straordinaria, le prove relative al dies a quo da cui sono cominciati a decorrere i 30 gg per proporre la revocazione: cioè le prove relative alla scoperta del dolo, al recupero del documento, alla conoscenza della falsità della prova..
• La domanda se riguarda uno dei diritti pervisti dagli artt. 2643 e 2684 cod. civ. in tema di beni immobili e mobili registrati, è soggetta a trascrizione significato sistematico di tale previsione: la revocazione non è un vero mezzo di impugnazione ma è un’azione sotto veste d’impugnazione apre una nuova litispendenza e le norme sostanziali di diritto comune si applicano dal passaggio in giudicato della sent impugnata e la proposizione della revocazione. Ciò spiega anche perché la domanda di revocazione non è sottoposta ad alcun termine finale di decadenza. La possibilità di proporre la
revocazione anche dopo molto tempo dal passaggio in giudicato della sent, che si impugna, deve fare i conti col fatto che intanto si applicano queste norme di diritto comune e possono verificarsi fenomeni che possono incidere sul diritto che si vuole far valere con la revocazione.
• La citazione deve essere depositata nella cancelleria dell’ufficio giudiziario e l’attore in revocazione deve costituirsi, a pena di improcedibilità, entro 20 gg dalla notificazione.
• Per il processo di revocazione valgono le norme generali del processo di fronte a quel giudice.
• Occorre tener contro del grado, in cui è stata emessa la sent impugnata:
• Se è impugnata una sentenza di primo grado, il processo di revoc. si svolge come un processo di primo grado
• Se è impugnata una sentenza di appello, il processo si svolge come un processo di appello.
• Il giudice della revocazione può emettere: • PRONUNCE IN RITO di inammissibilità o improcedibilità
della revocazione • PRONUNCE DI MERITO:
■ di RIGETTO la pronuncia impugnata mantiene i suoi effetti
■ di ACCOGLIMENTO annulla la sentenza impugnata e quindi rende necessaria l’emanazione di un’altra sentenza che sostituisca quella revocata.
• La sostituzione può avvenire con un unico provvedimento, se l’istruttoria effettuata per la fase rescindente è sufficiente anche alla fase rescissoria: ciò accade quando le prove, raccolte dal giudice per stabilire se la sentenza doveva essere revocata, sono sufficienti anche per pronunciare la sent. sostitutiva.
• Se invece le prove sono sufficienti solo per annullare quella impugnata ma non per sostituirla pronuncia con sentenza la revocazione della sentenza impugnata e rimette con ordinanza le parti in istruttoria per l’assunzione dei mezzi di prova necessari alla fase rescissoria. Se il processo si estingue in questa seconda fase, muore tutto.
La sentenza che è pronunciata nel processo di revocazione non può essere impugnata per revocazione (art. 403 co.1): la revocazione della sentenza di revocazione non è possibile. Essa può essere
impugnata con i mezzi di impugnazione che potevano essere spesi contro la sentenza originaria. Se è impugnata per revocazione una sentenza di primo grado, la sentenza di revocazione può essere appellata; se è impugnata per revocazione una sentenza d’appello essa è ricorribile unicamente in Cassazione.
Art. 404 co. 1 indica il mezzo di impugnazione “opposizione di terzo ordinaria” (co. 2 opposizione di terzo revocatoria). Esso si caratterizza per essere utilizzabile esclusivamente da terzi, e cioè da chi non è stato parte del processo che ha portato all’emanazione della sentenza che si vuole impugnare.
RICORDA: nozione di ‘parte’ ha diversi significati: a. Parte in senso formale: colui che compie gli atti del processo; b. Parte in senso processuale: colui che è destinatario degli effetti
degli atti, tra questi quelli delle sentenze di rito, ivi compresa la condanna alle spese;
c. Parte in senso sostanziale: colui cui sono imputati gli effetti di merito delle pronunce, e cioè il titolare del diritto oggetto del processo. (non è rilevante questa nozione)
La nozione di parte rilevante ai fini dell’opposizione di terzo è la seconda: PARTE IN SENSO PROCESSUALE. non può fare opposizione chi sia parte in senso processuale. Dunque il chiamato in causa rimasto contumace non può proporre opposizione di terzo, in quanto con la chiamata ha assunto la qualità di parte in senso processuale; viceversa la parte estromessa, perdendo appunto con l’estromissione la qualità di parte in senso processuale, può fare opposizione di terzo.
• Il terzo che non è stato parte in senso processuale, deve far valere con l’opposizione un proprio diritto e non può limitarsi ad eccepire la nullità della pregressa fase processuale né far valere un interesse non protetto giuridicamente.
• Il diritto che fa valere il terzo deve sussistere nei cfr di ambedue le parti originarie.
• Uno dei requisiti non espressi dall’art. 404 co. 1 ma che possiamo ricavare a contrario dal co. 2 e dall’esperienza storica dell’istituito è che il diritto deve essere AUTONOMO: la sentenza che si oppone non deve avere effetti vincolanti, diretti o riflessi, nei cfr dell’opponentenon soggetto agli effetti di una gestione processuale condotta da altri.
• In quest’ottica sorge il problema dei rapporti fra opposizione di terzo e sostituzione processuale: nei casi eccezionali in cui la legittimazione straordinaria non vede parte necessaria del processo il legittimato ordinario (casi di sostituzione processuale) al sostituito l’opposizione di terzo è preclusa in quanto parte in senso sostanziale e quindi destinatario degli effetti di merito della pronuncia in quanto tale egli può proporre i mezzi di impugnazione propri della parte.
• Il diritto deve essere anche INCOMPATIBILE con quello riconosciuto nella pronuncia che si oppone:
■ “incompatibili” devono dirsi due effetti giuridici (in questo caso diritto), quando fra le loro fattispecie esiste un nesso incrociato, in virtù del quale ciascuno di essi costituisce fatto impeditivo o estintivo nella fattispecie dell’altro effetto sono incompatibili due diritti quando ciascuno di essi nega potenzialmente l’esistenza o il contenuto dell’altro; “potenzialmente” perché nella realtà uno di essi PREVALE e l’altro resta recessivo, in applicazione delle regole sulla prevalenza.
■ un problema sorge quando si tratta di applicare questa nozione all’opposizione di terzo: è di tutta evidenza che un’incompatibilità sussiste quando le situazioni sostanziali abbiano ad oggetto lo stesso bene determinato, e ciò perché in questo caso il godimento dello stesso bene può essere riconosciuto a una sola delle situazioni sostanziali in conflitto. L’altra è destinata a rimanere insoddisfatta e semmai a convertirsi in diritto al risarcimento.
■ un problema sorge quando si tratta di applicare questa nozione all’opposizione di terzo: è di tutta evidenza che un’incompatibilità sussiste quando le situazioni sostanziali abbiano ad oggetto lo stesso bene determinato, e ciò perché in questo caso il godimento dello stesso bene può essere riconosciuto a una sola delle situazioni sostanziali in conflitto. L’altra è destinata a rimanere insoddisfatta e semmai a convertirsi in diritto al risarcimento. ■ Però l’ordinamento prevede una connessione per
incompatibilità anche quando le più situazioni hanno ad oggetto quantità fungibili di beni o, più in generale, prestazioni ripetibili, e quindi anche quando la soddisfazione di ambedue i diritti confliggenti è materialmente possibile.
■ SOLUZIONE: si ritiene che l’opposizione di terzo si fonda sull’incompatibilità giuridica delle situazioni sostanziali, e non sull’impossibilità pratica di soddisfare due diritti in conflitto.
■ Ove la connessione fra diritti non sia d’incompatibilità ma di diversa natura l’opposizione di terzo non trova applicazione.
Il punto più delicato e controverso della revocazione di terzo ordinaria riguarda il PREGIUDIZIO che il terzo deve subire dalla
sentenza per potervisi opporre. Stante che questa non contiene una statuizione vincolante (diritto deve essere autonomo) ci si è chiesti come è possibile che gliene possa derivare pregiudizio??
• RISPOSTA fa riferimento al c.d. danno da esecuzione, intendendosi per tale non l’esecuzione forzata in senso stretto, ma più in generale l’attuazione inter partes della situazione sostanziale accertata nella sentenza. a pregiudicare il terzo è l’esecutività intrinseca all’accertamento. In particolare il danno da esecuzione va individuato nelle ipotesi in cui la pronuncia che si vuole opporre impone al soccombente un comportamento che è incompatibile con quello che lo stesso soggetto deve asseritamente tenere nei cfr dell’opponente, in virtù di un diritto autonomo e prevalente che questi ha e che con l’opposizione fa valere nei cfr delle parti originarie.
• Il pregiudizio del terzo ha intensità variabile.
Riassumendo: il pregiudizio presuppone: una pronuncia, anche non formalmente di condanna, che riconosca dovuto da parte del soccombente un certo comportamento, e una incompatibilità fra il comportamento imposto dalla pronuncia e quello che il soccombente (e eventualmente il terzo) devono tenere nei cfr dell’opponente. L’incompatibilità deve intendersi nel senso che chi deve tenere quel comportamento verso uno dei soggetti non deve tenerlo nei cfr dell’altro. L’opposizione di terzo ha appunto la finalità di impedire il pregiudizio, togliendo di mezzo il provvedimento che rende necessitato il comportamento e sostituendolo con un altro provvedimento il quale accerti la prevalenza del diritto del terzo, e quindi imponga a chi di dovere soddisfare il diritto riconosciuto prevalente. A ciò consegue che, ove l’obbligato abbia tenuto per intero il comportamento impostogli, il pregiudizio ormai si è attuato e l’opposizione non ha più senso. Al terzo resta eventualmente la possibilità di agire in via ordinaria nei cfr della parte vittoriosa o in risarcimento dei danni nei cfr della parte soccombente.
L’opposizione di terzo è comunemente ritenuta un rimedio facoltativo, nel senso per cui il terzo può raggiungere lo stesso risultato anche con altri mezzi in particolare con un’autonoma domanda in via ordinaria. L’opposizione è l’unico strumento idoneo ad impedire l’attuazione inter partes della situazione che fa capo alle parti originarie e che è accertata nella sentenza opposta; ed è in questo senso che essa è necessaria. NB: occorre qui fare applicazione del principio generale dell’onere di impugnazione in senso lato: poiché, per porre rimedio a certi pregiudizi, l’ordinamento istituisce un certo mezzo, esso diviene uno strumento necessario.
1. Fin qui abbiamo esposto la configurazione tradizionale dei legittimati ad opporsi individuati nei titolari di diritti autonomi, incompatibili e prevalenti; e del pregiudizio cui fa fronte l’opposizione, che viene individuato nel danno da esecuzione.
2. Tuttavia un filone della giurisprudenza e del dottrina ritiene che l’opposizione di terzo sia utilizzabile (anche o solo) da soggetti che possono lamentare un vizio del processo, che abbia inciso sul contraddittorio e quindi sul loro diritto di difesa sono i litisconsorti necessari pretermessi. Sono quei soggetti che
erano parti necessarie nella precedente fase processuale e che non sono stati chiamati a parteciparvi (rif. art. 102). • In un primo momento la legittimazione del terzo titolare di un diritto
autonomo, incompatibile e prevalente e quella del litisconsorte necessario pretermesso si sono poste in termini di rigida alternativa
• in un secondo momento invece si è convenuto che ben potevano essere riscontrate presenti esigenze di tutela sia dell’una che dell’altra categoria. Quest’ultima sembra la soluzione più ragionevole dal momento che il pregiudizio che subisce il litisconsorte pretermesso dalla sentenza altrui non è meno intenso di quello che subisce il titolare di un diritto autonomo, incompatibile e prevalente per cui non vi è motivo di negargli lo strumento dell’opposizione.
3. Un altro soggetto al quale parte della dottrina ha voluto estendere la legittimazione all’opposizione di terzo è il falsamente rappresentato – in questo caso (a diff. del litisconsorte nec. pretermesso) non sembrano esserci esigente di tutela che valgano ad ammetterlo all’opposizione di terzoinfatti se gli si riconosce il potere di utilizzare i mezzi di impugnazione propri della parte (con applicazione termine art- 327 co.2) egli avrebbe la stessa tutela che potrebbe ricavare con l’opposizione di terzo, ma senza derogare a una semplice regola che ricollega la legittimazione a proporre opposizione di terzo alla mancata assunzione della qualità di parte processuale; qualità che, anche se invalidamente, senza dubbio il falsamente rappresentato ha assunto.
Effetti dell’accoglimento dell’opposizione di terzo • Ove l’opposizione sia proposta dal litisconsorte necessariopretermesso, il
giudice, una volta riscontrato sussistente il vizio del contraddittorio, deve per ciò solo annullare la sentenza impugnata e, se questa è una sentenza di appello, rimettere la causa al giudice di primo grado in applicazione art. 354.
• Ove l’opposizione sia proposta dal titolare del diritto autonomo, incompatibile e prevalentela decisione di merito è emessa dallo stesso giudice dell’opposizione, anche in grado di appello, senza che si abbia rimessione al giudice di primo grado. La pronuncia ha tipicamente effetti sostitutivi e sotto questo profiloil più lineare dei mezzi di gravame.
“Opposizione di terzo revocatoria” – mentre l’opposizione di terzo ordinaria è data ai soggetti non vincolati dal giudicato altrui, l’opposizione di terzo revocatoria è uno strumento a difesa dei terzi cui invece è opponibile il giudicato altrui. in questa direzione l’opposizone di terzo revocatoria è lo strumento necessario per chi vuole sottrarsi all’efficacia della sentenza altrui, allegando la sussistenza del dolo o della collusione.
Efficacia della sentenza opposta Nb: non tutti coloro i quali sono vincolati al provvedimento altrui sono legittimati a proporre opposizione di terzo revocatoria: vanno esclusi coloro che hanno a disposizione i mezzi di impugnazione propri delle parti (successore nel diritto ontroverso, il sostituito). la possibilità per questi soggetti di usare i mezzi di
impugnaizone propri delle parti è eccezionale dal momento che sono parti in senso sostanziale e non processuale. L’accoglimento dell’opposizione di terzo revocatoria è subordinata alla prova, da parte dell’opponente, che la sentenza impugnata è affetta da dolo o collusione ai suoi danni.
Analogia funzionale tra azione revocatoria e simulazione: il debitore può pregiudicare i suoi creditori tanto con strumenti di diritto sostanziale quanto con sentenze, allorché il contenuto di queste ultime è artificiosamente costruito e non corrisponde all’effettivo modo di essere della realtà sostanziale (simulazione) oppure quando l’effetto da esse prodotto è voluto in pregiudizio dei creditori (revocatoria).
Collusione: condotta processuale, concordata fra le parti, al fine di far emettere dal giudice un provvedimento che faccia apparire esistente una realtà sostanziale che invece le parti sono d’accordo, fra loro, di non tenere per buona. L’opposizione di terzo assume la stessa funzione che ha l’azione di simulazione per gli atti di diritto sostanziale. Dolo: condotta processuale, che può essere anche della sola parte soccombente, con la quale si vuole effettivamente l’alterazione fraudolenta, con il mezzo processuale, della realtà sostanziale a danno del terzo (diverso collusione, nella quale le parti sono d’accordo di non tener per buono nei loro rapporit quanto stauirà il giudice). Quindi in sostanza si sfrutta il rpcesso per ottenre gli stessi effetti che si potrebbero ottenere in via negoziale con un atto di disposizione, e l’opposizione di terzo assume la stessa funzione che ha l’azione revocatoria per gli atti di diritto sostanziale.
• Parte della dottrina richiede la bilateralità del dolo affermando da un lato che il dolo del soccombente non sarebbe sufficiente da solo e soprattutto che il vincitore non può, in assenza di una sua partecipazione alla frode, vedersi sottratta la vittoria che, per parte sua, ha ottenuto correttamente. Ma l’argomento non sembra convincente.
• La possibilitò che il dolo provenga dal solo soccombente (ovviamente non la necessità) dà ragione di quanto afferma la giurisprudenza, e cioè che il dolo processuale ben può consistere anche in omissione, purché queste siano volute ai danni del terzo.
Una volta dimostrati il dolo o la collusione, e una volta dimostrato che essi hanno inciso sul contenuto della sentenza, l’opponente non deve dimostrare altro.
NB: nonostante l’art. 494 co. 2 non ne parli, si ritene che la sentenza affetta da dolo o collusione deve pregiudicare il terzo. Il pregiudizio che nasce dalla sentenza è ovviamente diverso:
• per i creditori: consste nell’eventus damni della azione revocatoria e nel pregiudizio che arreca ai creditori l’atto simulato, e cioè nella concreta diminuzione delle possibilità di soddisfarsi sul patrimonio del debitore.
• per gli aventi causa: il pregiudizio è diretto e incondizionato e consiste nell’efficacia riflessa della sentenza che impedisce loro di sostenere che la realtà sostanziale è diversa da quella accertata dal giudice.
• Ai terzi titolari di diritti dipendenti la pronuncia inibisce di affermare la sussistenza del diritto pregiudiziale, da essa negato, ed essi quindi perdono il loro diritto;
• Ai terzi titolari di obblighi dipendenti la prouncia inibisce di affermare la insussistenza dell’obbligo pregiudiziale, da essa affermato, ed essi quindi perdono un mezzo di difesa.
Effetti dell’accoglimento Sono assai discussi:
• A) secondo alcuni essa modifica la pronuncia impugnata anche fra le parti originarie;
• B) secondo altri la pronuncia impugnata diviene semplicemente inopponibile al terzo;
• secondo altri ancora l’accoglimento ha l’effetto anche fra le parti in caso di opposizione proposta dagli aventi causa rende semplicemente inopponibile al terzo la pronuncia impugnata in caso di opposizione proposta dai creditori.
Per mettere ordine bisogna partire facendo due considerazioni: • da un lato, occorre prendere atto che il contenuto e gli effetti di una sentenza
sono assai più variabili di quelli dei negozi previsti art. 2901; ed inoltre che l’opposizione di terzo revocatoria può essere proposta anche dagli aventi causa, oltre che dai creditori –
• dall’altro, occorre tener conto che la rimozione della sentenza non è finalizzata al ristabilimento del giusto svolgersi del processo, ma ha piuttosto un senso se ed in quanto sia necessaria per la tutela dell’interesse
Seguendo la prima traccia A) –
Provvedimenti opponibili
Secondo l’art. 404 cpc sono sottoponibili ad opposizione di terzo le “sentenze”. In realtà di ammette l’opposizione di terzo avverso tutti i provvedimenti definitivi che abbiano portata decisoria, a prescindere dalla loro forma. Ove, invece, si tratti di un provvedimento non definitivo, il terzo può sempre tutelarsi, intervenendo nel processo in corso. L’opposizione di terzo revocatoria si propone alla Cassazione, la quale può pronunciare “nel merito” dell’opposizione, quando non siano necessari ulteriori accertamenti di fatto, altrimenti “dichiara ammissibile l’opposizione di terzo”, rimette la causa al giudice che ha emesso la sentenza opposta. Per quanto riguarda l’opposizione di terzo revocatoria, si tratta di dimostrare il dolo o la collusione; per quanto riguarda l’opposizione di terzo ordinaria si tratta di dimostrare l’esistenza e la prevalenza del diritto dell’opponente.
L’opposizione di terzo ordinaria non è sottoposta ad alcun termine e - a parte i fenomeni sostanziali della prescrizione, usucapione, estinzione per non uso, ecc – un limite alla proposizione dell’opposizione può provenire dalla completa e definitiva attuazione inter parters delle prescrizioni contenute nel provvedimento che si vuole impugnare. Viceversa l’opposizione di terzo revocatoria dev’essere proposta nel termine di trenta giorni, decorrenti dal momento in cui è stato scoperto il dolo o la collusione.
Competente per l’opposizione è lo stesso giudice che pronuncia la sentenza impugnata. Se la sentenza d’appello ha confermato quella di primo grado, in virtù dell’effetto sostitutivo l’opposizione va proposta dinnanzi al giudice di appello.
Processo di opposizione
L’opposizione si propone con citazione [ove la sentenza impugnata sia pronunciata secondo rito speciale l’opposizione deve essere proposta con ricorso]. Fra opponente e le parti si instaura un’ipotesi di causa inscindibile. L’inscindibilità di verifica in relazione al capo impugnato, sicché non sono parti necessarie gli interessati ad altro capo della pronuncia, scindibile e non impugnato. Ove le parti non vengano tutte citate, si dà luogo all’integrazione del contradditorio.
Sospensione dell’efficacia esecutiva
L’art. 407 cpc prevede che l’opponente possa chiedere la sospensione dell’esecuzione della sentenza impugnata, allegando la presenza di un danno grave e irreparabile. La competenza spetta al giudice investito dell’opposizione.
Inammissibilità e improcedibilità
Si ha inammissibilità quando l’atto introduttivo dell’impugnazione è affetto da nullità insanabile o insanata; si ha improcedibilità nelle ipotesi tassative di inattività.
La sentenza che decide sull’opposizione di terzo è impugnabile con gli stessi mezzi con cui era impugnabile la sentenza opposta; anche con l’opposizione di terzo ad opera di altri terzi.
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