Source: http://www.studiomainini.com/2011/04/
Timestamp: 2018-08-16 16:03:32+00:00
Document Index: 24959024

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 433', 'art. 17', 'art.17', 'art.38', 'art.30', 'art. 35']

aprile 2011 - Studio Mainini & Associati
Pubblicato il 15 aprile 2011 18 settembre 2017
Istituto giuridico di origine anglosassone, il Trust è stato per lunghi anni, oggetto di studio nei paesi di civil law affascinando schiere di giuristi attratti dalle molteplici applicazioni dello stesso.
La crescente integrazione economica e sociale della Europa ha reso, negli ultimi anni, più evidente, nei paesi del civil law, la mancanza dell’istituto del trust acutizzata dalla necessità sempre più frequente di fare fronte a casi in cui era necessario dare attenzione a disposizioni (per lo più testamentarie) contenute in c.d. trust deeds.
Dopo alcuni tentativi di interventi interpretativi di assimilazione del trust nelle categorie di civil law (per esempio il Trib. d’arr. Luxemburg, nel 1971, definì il trust “un contratto misto di mandato, donazione, contratto a favore di terzo”) e l’introduzione, in alcuni paesi, di strumenti finanziari o commerciali che ricalcavano alcune utilizzazioni di trusts inglesi o americani (si pensi alla legge italiana n 77/1983 sui fondi comuni di investimento) finalmente nell’ambito della XV sessione della Conferenza dell’Aja venne elaborata una Convenzione, firmata il 1° luglio 1985 da 32 paesi, tra cui l’Italia che la ratificò con la legge n. 364 del 1989 in vigore dal 1 gennaio 1992, per promuovere la diffusione del concetto e del valore giuridico dell’istituto.
Prima di esemplificare alcuni profili e le possibili applicazioni del Trust cerchiamo di definirlo efficacemente. Ai sensi dell’art. 2 della Convenzione il Trust è il rapporto giuridico istituito da un soggetto (c.d. settlor) con il quale questi, con atto tra vivi o mortis causa, dispone l’attribuzione di determinati beni nella disponibilità ed il controllo di un altro individuo (c.d. trustee) – che non è necessariamente una persona fisica ma anche una società di capitali specializzata, con responsabilità limitata al proprio patrimonio sociale – nell’interesse di un terzo indivuduo (c.d. beneficiario) o per un fine specifico. Peculiari e particolarmente interessanti sono i profili di separazione della c.d. Trust Property (proprietà del Trust) dai beni personali del trustee, l’intestazione dei beni direttamente in capo al trustee fino all’esaurimento della sua missione, con la conseguente impossibilità per i creditori del settlor di aggredirli, e l’attribuzione al trustee dell’amministratore del Trust secondo i termini preventivamente indicati all’atto di costituzione da parte del settlor e le disposizioni di legge.
La ratifica della Convenzione dell’Aja ha reso dunque possibile la creazione e l’utilizzo in Italia di Trusts purchè riconducibili alla legge di un Paese che “conosce il trust” in quanto compatibili con le disposizioni della nostra legislazione nazionale al fine di consentire all’atto isitutivo di raggiungere gli scopi avuti di mira dal settlor.
Possibili esempi di finalità perseguibili in Italia attraverso la costituzione di un Trust:
preservare dai terzi creditori il patrimonio strettamente familiare (in alternativa al fondo patrimoniale);
garantire un patrimonio ai minori e/o l’assistenza a soggetti disabili;
risolvere situazioni di conflitto d’interesse (blind trust);
indirizzare e gestire nel modo voluto la propria successione, salvi comunque i diritti garantiti agli eredi legittimari (azione di riduzione);
gestire patrimoni immobiliari;
dare stabilità alla gestione dell’impresa;
perseguire determinati scopi aziendali (riorganizzazioni, passagi generazionali);
realizzare piani di stock option e formule alternative di patti parasociali;
depositare somme per fini di garanzia
Pubblicato il 12 aprile 2011 12 aprile 2011
L’abuso di diritto e la sua applicazione
L’abuso di diritto e la sua applicazione in materia civile, penale , tributaria
Prof. Avv. Francesco Galgano, professore ordinario di Diritto Civlie presso l’Università di Bologna.
Pubblicato il 3 aprile 2011 3 aprile 2011
Le spese mediche sostenute nell’interesse dei figli a carico vanno detratte dai genitori secondo le seguenti regole:
se il documento è intestato al figlio, i genitori, in via generale, possono detrarre la spesa in misura del 50% ciascuno. Qualora la spesa sia stata sopportata in misura differente dal 50% si terrà conto della diversa misura previa annotazione della percentuale sul documento di spesa;
Se il documento di spesa è, invece, intestato ad uno solo dei genitori la detrazione compete a quest’ultimo per l’intero ammontare.
È il caso di sottolineare che la scelta effettuata dai genitori per ripartire la detrazione per i figli a carico non influenza la scelta per ripartire le spese per oneri sostenuti per conto dei figli (per es. i genitori possono ripartire al 50% la detrazione per i figli e uno dei genitori può detrarre al 100% la spesa laddove ne ricorrono i presupposti).
Si evidenzia, inoltre, che le medesime regole valgono nel caso degli altri familiari fiscalmente a carico indicati nell’art. 433 del codice civile.
Sono considerate spese mediche generiche:
le prestazioni rese da un medico “generico” vale a dire non specializzato;
le prestazioni rese da un medico specializzato in una branca diversa da quella della propria specializzazione;
le spese per l’acquisto dei prodotti medicinali e omeopatici.
È necessario porre la dovuta attenzione al contenuto degli scontrini in quanto dal primo gennaio 2010, in luogo della denominazione commerciale del medicinale, su indicazione del Garante della
Privacy, deve essere riportato il codice alfanumerico di autorizzazione di immissione al commercio (codice AIC).
la detrazione non compete per l’acquisto dei cosiddetti parafarmaci o per l’acquisto di integratori alimentari anche se prescritti dal medico;
non sono detraibili i prodotti curativi naturali anche se l’acquisto è avvenuto in farmacia;
sono detraibili i medicinali da banco anche se non acquistati in farmacia purché lo scontrino riporti tutti gli elementi previsti (quantità, natura, Codice AIC e codice fiscale del destinatario);
non è necessario conservare copia della prescrizione medica o della ricetta rilasciata dal medico in quanto lo scontrino fiscale contiene tutti gli elementi obbligatori che danno diritto alla detrazione;
con riferimento alla natura del farmaco l’Agenzia delle entrate ha chiarito che la detrazione compete nel caso sia indicato farmaco, OTC (medicinale da banco), SOP (senza obbligo di prescrizione), omeopatico, automedicazione, fascia C, galenico, magistrale, etico, ticket.
Le prestazioni specialistiche sono quelle rese da un medico specialista nell’ambito della propria specializzazione e comprendono una vasta gamma di servizi, terapie, prestazioni specialistiche ed esami di laboratorio.
È opportuno analizzare le spese mediche specialistiche sostenute tenendo conto che:
le spese per cure termali sono detraibili a condizione che la terapia sia prescritta da un medico;
le spese per prestazioni odontoiatriche sono detraibile purché la fattura riporti dettagliatamente le prestazioni rese (da evitare le descrizioni generiche es. ciclo di cure odontoiatriche). Sono escluse le spese odontoiatriche sostenute per fini puramente estetici;
sono detraibili le spese sostenute per l’acquisto e l’affitto di protesi sanitarie dentarie, fonetiche e oculistiche (compresi lenti e liquidi per la loro pulizia). In tale voce sono compresi gli arti artificiali, gli apparecchi per fratture, gli apparecchi ortopedici nonché le poltrone ed attrezzature simili per invalidi dotati di meccanismi atti a facilitarne il movimento;
in presenza di prescrizione medica sono ammesse le spese per prestazioni rese da dietisti e chiropratici, nonché spese per elettroterapia analgesica, laserterapia, ionoforesi, visite di podologia, fisioterapia e logopedia;
non è mai ammessa la detrazione, perché non si tratta di prestazioni mediche, delle spese per prestazioni rese da naturopati, iridologi e riflessologi nonché per i massaggi shiatsu;
Anche se prescritte da un medico, perché non si tratta di prodotti medicinali, non sono detraibili le spese per l’acquisto di latte artificiale per neonati, di prodotti detergenti per soggetti con allergie, di prodotti alimentari per soggetti con determinate allergie.
Le spese mediche danno diritto ad una detrazione nella misura del 19% dell’ammontare totale della spesa sostenuta nell’anno d’imposta per la parte che eccede Euro 129,11. Nel caso in cui l’ammontare della spesa sia superiore a Euro 15.493,71 è possibile ripartire la detrazione in quattro quote annuali di pari importo. Generalmente, la scelta di rateizzare l’importo in quattro rate viene effettuata dal contribuente nel caso di incapienza dell’imposta per l’anno in cui si riferisce la spesa.
Le spese mediche (versione PDF)
Pubblicato il 2 aprile 2011 3 aprile 2011
Applicazione del reverse charge per cellulari e dispositivi a circuito integrato (ma non per tutti)
Gentile cliente, con la presente informativa vogliamo informarLa che con decisione di esecuzione del Consiglio europeo, la n. 2010/710/UE del 22 novembre 2010, l’Italia è stata autorizzata, in deroga al principio di carattere generale secondo cui debitore d’imposta nei confronti dell’Erario, ai fini Iva, è il soggetto che effettua la cessione di beni o la prestazione di servizi, a designare, quale debitore dell’Iva, il soggetto passivo destinatario della cessione dei seguenti beni:
Sono escluse dall’applicazione del meccanismo dell’inversione contabile le cessioni dei beni effettuate nella fase del commercio al dettaglio.
Tra gli esclusi dall’applicazione del reverse charge per le cessioni di cellulari e microprocessori vi sono, inoltre, i soggetti che operano nel regime dei contribuenti minimi , disciplinato dall’articolo 1, commi da 96 a 117, della legge 244/2007.
Come anticipato in premessa, a partire dal prossimo 1° aprile 2011 le cessioni di telefoni cellulari e di microprocessori, effettuate nelle fasi che precedono il commercio al dettaglio,
saranno regolate dalle norme del reverse charge. La fattura emessa dal cedente senza Iva, sarà poi integrata dal cessionario e registrata nel registro degli acquisti e in quello delle vendite. La
norma, prevista in origine dalla Finanziaria 2007, entra in vigore grazie all’autorizzazione comunitaria, arrivata lo scorso novembre.
La norma si applica per le cessioni di:
REVERSE CHARGE (art. 17, co. 6, D.P.R. 633/1972)
Operazioni Decorrenza Osservazioni
Cessioni di telefoni cellulari 1.04.2011 L’autorizzazione comunitaria menziona i telefoni cellulari, ma non i relativi
componenti e accessori (es. batterie, auricolari)
Cessioni di dispositivi a circuito integrato 1.04.2011 L’autorizzazione comunitaria menziona i dispositivi a circuito integrato prima
della loro installazione in prodotti destinati a consumatori finali, ma non fa riferimento alle cessioni di computer e relativi accessori
Sono escluse dall’applicazione del meccanismo dell’inversione contabile che qui interessa le cessioni dei beni effettuate nella fase del commercio al dettaglio: non conta la qualifica dell’acquirente (privato o soggetto passivo Iva), ma la sola attività del cedente. Ciò, in quanto, obiettivo della deroga richiesta dall’Italia, autorizzata dal Consiglio Ue, è quello di rendere debitore dell’Iva il cessionario “passivo”, per contrastare le frodi che si verificano, di regola, nelle cessioni che precedono il commercio al dettaglio, nel quale i beni sono venduti all’ultimo acquirente, ossia all’utilizzatore finale del ciclo distributivo.
l’acquisto di un cellulare o di un microprocessore da parte di un soggetto passivo Iva presso un dettagliante, ancorché per scopi legati all’attività economica svolta, e indipendentemente dal numero o dal valore dei pezzi acquistati, non deve essere assoggettato a reverse charge, ma al sistema ordinario di applicazione dell’Iva a titolo di rivalsa.
In altre parole le società, imprenditori, professionisti o organismi pubblici o privati dotati di partita Iva se acquistano per uso professionale o d’impresa un telefonino, sono esclusi dall’obbligo del reverse charge ed i cedenti applicheranno le regole ordinarie del tributo addebitando l’Iva in fattura.
diversamente, se l’acquisto avviene presso un grossista, si applica il meccanismo dell’inversione contabile.
Commercio al dettaglio escluso dal Reverse Charge
Il meccanismo del reverse charge, per le cessioni di telefoni cellulari e dispositivi
Si applica alla fase distributiva che precede il commercio al dettaglio. L’esclusione opera anche quando l’utilizzatore finale sia un
soggetto passivo Nulla è stato previsto a riguardo di una eventuale soglia minima per l’applicazione della
Come accennato in premessa, tra gli esclusi dall’applicazione del reverse charge per le cessioni di cellulari e microprocessori vi sono, inoltre, i soggetti che operano nel regime dei contribuenti
minimi, disciplinato dall’articolo 1, commi da 96 a 117, della legge 244/2007. È previsto, tuttavia, l’obbligo di certificazione del corrispettivo, che dovrà essere adempiuto dal cedente senza recare
l’addebito dell’imposta. Infine, qualora il contribuente minimo assuma la veste di cessionario dei beni in discorso, la fattura emessa nei suoi confronti in regime di reverse charge comporta l’obbligo di integrazione del documento e di versamento dell’imposta entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.
Il meccanismo dell’inversione contabile
Cedente: obblighi e
Deve emettere fattura senza l’applicazione dell’Iva quale titolo di inapplicabilità dell’imposta l’art.17 comma 6, D.P.R: 633/1972;
può detrarre l’imposta assolta a “monte” sugli acquisti e sulle importazioni inerenti l’attività;
può esercitare il diritto al rimborso dell’Iva secondo le modalità di cui all’art.38 bis, D.P.R. 633/1972, realizzandosi i presupposti di cui all’art.30, comma 3, lett. A), così come modificato dall’art. 35, comma 6 bis, D.L. 223/2006.
Cessionario:
deve integrare la fattura emessa dal cedente senza addebito d’imposta, indicando sul documento stesso l’aliquota ordinaria e la relativa imposta;
deve annotare la fattura integrata nel registro delle fatture emesse entro il mese di ricevimento della fattura o comunque entro 15 giorni dal suo ricevimento con riferimento al relativo mese e nel registro degli acquisti anteriormente alla liquidazione periodica, ovvero alla dichiarazione annuale nella quale viene computata la detrazione.
Sanzioni per l’errata applicazione del “reverse charge”
Soggetti Violazione sanzione Cessionario o Committente
Cessionario o committente Mancato assolvimento
dell’imposta relativa agli acquisti
di beni o servizi, connessa
all’errata applicazione del
meccanismo dell’inversione
contabile Dal 100 al 200% dell’imposta
non assolta, con un minimo di
Cedente o prestatore Addebito irregolare dell’imposta in
fattura senza effettuare il
versamento Dal 100 al 200% dell’imposta
non pagata, con un minimo di
euro 258. Il
cessionario/committente
risponde in solido della sanzione
e del pagamento dell’imposta
non versata dal
Cessionario o committente
– Cedente o prestatore Irregolarità nell’applicazione del
reverse charge, ma regolare
assolvimento dell’imposta 3% dell’imposta irregolarmente
assolta, con un minimo di euro
258 ( dal 1 gennaio 2011 senza
il limite massimo di euro 10.000
previsto invece per il triennio
2008-2010). Al pagamento delle
sanzioni sono tenuti
solidalmente entrambi i soggetti
obbligati all’applicazione del
Cedente o prestatore Mancata emissione della fattura
senza applicazione dell’imposta Dal 5 al 10% dell’imponibile non
fatturato. Il cessionario o
committente è obbligato a
regolarizzare l’omissione
applicando, comunque, il
Pubblicato il 1 aprile 2011 3 aprile 2011