Source: http://www.guardie-giurate.net/blog-2/
Timestamp: 2017-03-28 21:36:28+00:00
Document Index: 120004327

Matched Legal Cases: ['art. 138', 'art. 138', 'art. 358', 'art. 359', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1225', 'sentenza ']

guardie giurate, il blog delle guardie giurate | Guardie Giurate
by admin	Il Ministero della Difesa ha pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il nuovo decreto ministeriale “Individuazione delle acque internazionali soggette al rischio di pirateria nell’ambito delle quali è consentito l’impiego di guardie giurate a bordo delle navi mercantili battenti bandiera italiana“.
Questo dm abroga e sostituisce il decreto del Settembre 2011 intitolato “individuazione degli spazi marittimi internazionali a rischio di pirateria nell’ambito dei quali può essere previsto l’imbarco dei Nuclei militari di protezione
Le aree di mare in cui le navi italiane potranno impiegare guardie giurate a bordo sono le seguenti:
Mar cinese meridionale, stretto di Malacca e Singapore: porzione di mare compresa fra i meridiani 78°E e 135° W e fra i paralleli 30° N e 15° S
Africa occidentale: porzione di mare compresa fra i paralleli 36° N e 15° S che si estende a partire dalle coste occidentali dell’Africa fino al meridiano 30°W;
Oceano indiano e Mare arabico: porzione delimitata a nord ovest dallo stretto di Bab El Mandeb, a nord dallo stretto di Hormuz, a sud dal parallelo 12° S e a est dal meridiano 78° E;
Golfo Persico.
by admin	Il 24 dicembre dello scorso anno è entrato in vigore il Decreto legge n. 145/2013 (Destinazione Italia) che prevede, all’Art. 14 “Misure di contrasto al lavoro sommerso e irregolare“. Il decreto ha lo scopo di potenziare la lotta al lavoro irregolare e sommerso e di tutelare la salute e la sicurezza sul lavoro.
by admin	Con una decisione del 3 dicembre 2013 il Consiglio Regionale Lombardo ha approvato la richiesta di modifica alla disciplina dei trasporti proposta dalla Lega Nord (con il sì della maggioranza di centrodestra, l’astensione dei gruppi M5S e Patto civico e il no del Pd) che autorizza l’impiego di Guardie Giurate anche sui mezzi pubblici come ausilio ai controllori e per aumentare la sicurezza a bordo. In pratica gli anti locali potranno assumere a loro spese personale da impiegare sui mezzi pubblici per affiancare i controllori e tutelare i mezzi dai vandali.
by admin	In questi giorni un secondo Istituto di Vigilanza ha ottenuto l’autorizzazione a far operare le proprie guardie giurate nel servizio antipirateria a bordo dei mercantili italiani che transitano in acque internazionali a rischio pirateria.
Dopo il recente varo, da parte del Ministero, dell’attesa circolare attuativa delle norme antipirateria anche la Metro Security Express ha infatti ottenuto l’ambita autorizzazione, andando ad aggiungersi alla Triskel Risk Management che finora, era l’unica società autorizzata ad operare in questo campo.
Un incaricato della Metro Security Express ha annunciato che il servizio verrà espletato da personale qualificato, che fa prestato servizio nelle “forze speciali” dell’Esercito Italiano ed ha esperienza di lunghi periodi di missione all’estero con funzioni di comando in territori ostili. La Metro Security Express opera a Roma e provincia da oltre 40 anni e ha un organico composto da circa 40 guardie giurate qualificate munite di porto d’armi e 15 unità operative non armate addette ai servizi fiduciari.
by admin	In quali casi esprimere il proprio disappunto ad un Pubblico Ufficiale o Incaricato di Pubblico Servizio diventa reato?
by admin	Nei giorni scorsi è stata finalmente è pubblicata la Circolare di Applicazione del D.M. n°266 del 28 Dicembre 2012, con il titolo “Regolamento recante l’impiego di Guardie Giurate a bordo delle navi mercantili battenti bandiera italiana, che transitano in acque internazionali a rischio pirateria – Direttive“ da parte del Ministero dell’Interno
by admin	Secondo la legge italiana l’incaricato di pubblico servizio è chi, pur non avendo le funzioni proprie del pubblico ufficiale (certificative, autorizzative e delierative) svolge comunque un servizio di pubblica utilità presso organismi pubblici in genere
La definizione di incaricato di pubblico servizio è sancita dal codice Penale, in particolare dall’Articolo 358:
La legge inoltre precisa che sono escluse da questa definizione le persone che svolgono “semplici mansioni di ordine” o “prestazioni di opera meramente materiale”.
Questo significa che, per indicare se un soggetto sia o meno un incaricato di pubblico servizio bisogna fare riferimento non alla sua natura giuridica ma alle sue funzioni giuridiche, che, nel caso degli incaricati di pubblico servizio, consistono nella cura di interessi pubblici o nel soddisfacimento di bisogni di interesse generale.
Modifica al Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza
Il decreto legge 8 aprile 2008 n° 59 ha modificato l’art. 138 del T.U.L.P.S., in particolare ha sancito che una guardia particolare giurata, che lavori alle dipendenze di un istituto di vigilanza privato, durante lo svolgimento delle proprie mansioni è qualificabile come “incaricato di pubblico servizio”.
(Modifiche al testo unico delle leggi di pubblica sicurezza all’art. 138, punto 3)
Differenza tra Incaricato di Pubblico Servizio e Pubblico Ufficiale
Prima di affrontare le differenze tra queste qualifiche cerchiamo di fare un po’di chiarezza riassumendo di seguito i casi possibili:
Incaricato di pubblico servizio: individuo che, a qualunque titolo, presta un pubblico servizio; per pubblico servizio si intende un’attività disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzata dalla mancanza dei poteri tipici di quest’ultima, e con esclusione dello svolgimento di semplici mansioni di ordine e della prestazione di opera meramente materiale (art. 358 c.p.). Alcuni esempi di incaricati di pubblico servizio: i dipendenti comunali che preparano i certificati senza avere potere di firma, i dipendenti delle aziende sanitarie locali, le Guardie Giurate, i volontari della protezione civile, un letturista dei contatori Enel o del gas .
Esercente di un servizio di pubblica necessità: i privati che esercitano professioni forensi o sanitarie o altre professioni il cui esercizio sia per legge vietato senza una speciale abilitazione dello Stato, quando dell’opera di essi il pubblico sia per legge obbligato a valersi, oppure privati che, pur non esercitando una pubblica funzione, né prestando un pubblico servizio, adempiono un servizio dichiarato di pubblica necessità mediante un atto della pubblica Amministrazione ( art. 359 c.p.).
Per questi soggetti giuridici le differenze consistono – oltre che nei poteri certificativi, autorizzativi e deliberativi di cui è dotato solamente il Pubblico Ufficiale – nelle differenti responsabilità di fronte alla legge:
Un Pubblico Ufficiale infatti può essere chiamato a rispondere di corruzione in un atto d’ufficio mentre un incaricato di Pubblico Servizio no (per esempio i reati di falso in atto pubblico o falso ideologico).
Inoltre, gli atti compiuti dal Pubblico Ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni godono di fede privilegiata, ovvero sono veri fino a querela di falso, a differenza degli atti compiuti da un incaricato di Pubblico Servizio (per esempio, un controllore di un autobus dinanzi ad un rifiuto di esibizione dei documenti o a seguito di un furto deve chiamare necessariamente le forze dell’Ordine).
Tutele dell’incaricato di pubblico servizio
La legge italiana tutela gli Incaricati di Pubblico Servizio al pari dei Pubblici Ufficiali con i seguenti articoli del codice penale
Chiunque usa violenza a un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio, per costringerlo a fare un atto contrario ai propri doveri, o ad omettere un atto dell’ufficio o del servizio, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. La pena è della reclusione fino a tre anni, se il fatto è commesso per costringere alcuna delle persone anzidette a compiere un atto del proprio ufficio o servizio, o per influire, comunque, su di essa
Art. 337 Resistenza a un pubblico ufficiale: Chiunque usa violenza o minaccia per opporsi a un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio, mentre compie un atto di ufficio o di servizio, o a coloro che, richiesti, gli prestano assistenza, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni
Lecito licenziare il dipendente aggressivo Categories: Sentenze
by admin	La Corte di Cassazione, con sentenza n. 10814 dell’8 maggio 2013, ha confermato che il comportamento aggressivo di un dipendente – soprattutto se aggravato da circostanze di futili motivazioni – è da ritenersi giusta causa per il licenziamento senza preavviso.
by admin	Un dipendente a cui vengano assegnate mansioni promiscue ha diritto ad essere inquadrato nel livello retributivo superiore, quando queste mansioni vengano attribuite per un periodo prolungato e non siano motivate da temporanee necessità.
Con la sentenza del 23 ottobre 2012, la Corte di Cassazione ha sancito che la promiscuità delle mansioni si realizza anche quando la mansione di livello superiore viene eseguita per un periodo di tempo molto inferiore alle altre mansioni.Nel caso preso in esame dalla sentenza, infatti, il richiedente svolgeva regolarmente la mansione di livello superiore solo nella giornata di sabato, ovvero in una proporzione molto ridotta rispetto alle sue normali mansioni. La Corte ha sentenziato quanto segue:
La norma esclude la prevalenza delle mansioni superiori al fine del riconoscimento del livello superiore che deve essere comunque riconosciuto indipendente dalla prevalenza delle corrispondenti mansioni.
Ovvero a prescindere da quante ore alla settimana vengano impiegate in attività che rientrano in un livello di inquadramento superiore -ovvero attività diverse e che richiedano maggiori qualifiche rispetto a quelle normalmente svolte o che vengono eseguite con un autonomia decisionale superiore a quella normalmente assegnata- il dipendente ha diritto non solo al trattamento economico previsto per l’attività in concreto svolta, ma anche all’assegnazione definitiva a tale attività ed alla relativa qualifica.
Gli unici due casi in cui questo non si verifica sono quando l’attività viene assegnata per un periodo di tempo non significativo – inferiore ai tre mesi lavorativi – oppure quando l’assegnazione ha carattere di vicariato, ovvero viene effettuata per sostituire un altro lavoratore assente che ha diritto alla conservazione del posto (infortunio, malattia, maternità, permessi, ecc)
by admin	Abbiamo già parlato in passato della divisa delle guardie giurate, ma forse è il caso di ribadire un punto: la divisa deve essere sempre fornita dall’Istituto di Vigilanza.
Può sembrare una affermazione ovvia ma purtroppo non è così, alcuni istituti (molto poco professionali) tentano di risparmiare in tutti i modi fino a costringere le guardie giurate a comprarsi di tasca propria l’uniforme. Per fortuna una sentenza della Cassazione ci viene incontro:
“In caso di inadempimento del datore di lavoro all’obbligo, contrattualmente assunto, di fornitura ai dipendenti di “vestiario uniforme”, ove il dipendente, al fine di adempiere alla propria obbligazione di indossare in servizio abili “uniformi”, sia conseguentemente costretto ad acquistare a proprie spese abiti che, per tipo e foggia, diversamente non avrebbe acquistato, il datore di lavoro è tenuto, in base alla disciplina generale di cui agli artt. 1218 e ss. cod. civ., a risarcirgli il danno rappresentato dal costo aggiuntivo incontrato per detto acquisto, giacché trattasi di perdita patrimoniale causalmente riconducibile in modo immediato e diretto all’inadempimento, secondo regole di normalità e tenuto conto del principio, desumibile dall’art. 1225 cod. civ., relativo al giudizio ipotetico di differenza tra la situazione quale sarebbe stata senza il verificarsi del fatto dannoso-inadempimento e quella effettivamente avvenuta”.
In questa sentenza, che risale al 29 maggio 2012, la Corte ha contrastato la decisione del Giudice d’Appello decretando che un istituto che abbia un codice di abbigliamento obbligatorio -ovvero una divisa che il dipendente deve obbligatoriamente utilizzare altrimenti è passibile di richiami e sanzioni disciplinari- non può esimersi dal fornire il vestiario al dipendente, di più, la mancata consegna delle divise costituisce un danno patrimoniale nei confronti dei dipendenti che si trovano costretti a pagare di tasca loro un’attrezzatura nell’interesse esclusivo del datore di lavoro
Questa sentenza si applica non solamente alle guardie giurate che, ricordiamo, sono tenute ad indossare la divisa dell’istituto per cui prestano servizio, ma anche a tutti quei lavoratori che si ritrovano a dover indossare una qualche forma di uniforme imposta dal datore di lavoro: in nessun caso infatti può essere imputato l’onere dell’acquisto al dipendente