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Timestamp: 2020-02-28 21:54:51+00:00
Document Index: 26022858

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CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 09 settembre 2019, n. 22496 - L'apposizione di un termine al contratto di lavoro, consentita dall'art. 1 del d.lgs. 6 settembre 2001 n. 368 a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, che devono risultare specificate, a pena di inefficacia, in apposito atto scritto, impone al datore di lavoro l'onere di indicare in modo circostanziato e puntuale - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 09 settembre 2019, n. 22496 – L’apposizione di un termine al contratto di lavoro, consentita dall’art. 1 del d.lgs. 6 settembre 2001 n. 368 a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, che devono risultare specificate, a pena di inefficacia, in apposito atto scritto, impone al datore di lavoro l’onere di indicare in modo circostanziato e puntuale
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CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 09 settembre 2019, n. 22496
Contratto a termine – Nullità del termine – Sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato
Con ricorso alla Corte d’appello di Bari, G.P. gravava la sentenza 24.5.11 emessa dal Tribunale di Trani con cui era stata respinta la sua domanda diretta all’accertamento della illegittimità del contratto a termine stipulato con la E. soc. coop. a r.l. il 12.6.07 con causale “ordinativi acquisiti da evadere”.
Con sentenza depositata il 9.6.15, la Corte d’appello, in riforma della sentenza impugnata, dichiarava la sussistenza tra le parti di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato dal 12.6.07 con conseguente ripristino del rapporto, condannando la società al pagamento tre mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto ex art. 32 L. n. 183\10.
Con il primo motivo la ricorrente denuncia la violazione e\o falsa applicazione degli artt. 1362, 1363 e 1368 c.c., lamentando che la sentenza impugnata non indagò concretamente sul significato da attribuirsi alla clausola di assunzione alla luce dei canoni di ermeneutica contrattuale.
Il motivo è infondato poiché mira a legittimare la causale di assunzione, obiettivamente generica (e dunque nulla), con ulteriori circostanze dedotte solo in giudizio (periodo estivo, picco di attività di vendita gelati, etc.).
Questa Corte di legittimità (cfr., ex plurimis, Cass. 7 settembre 2012 n. 15002; Cass. 27 aprile 2010 n. 10033) ha affermato il seguente principio di diritto che in questa sede deve essere pienamente ribadito: l’apposizione di un termine al contratto di lavoro, consentita dall’art. 1 del d.lgs. 6 settembre 2001 n. 368 a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, che devono risultare specificate, a pena di inefficacia, in apposito atto scritto, impone al datore di lavoro l’onere di indicare in modo circostanziato e puntuale, al fine di assicurare la trasparenza e la veridicità di tali ragioni, nonché l’immodificabilità delle stesse nel corso del rapporto, le circostanze che contraddistinguono una particolare attività e che rendono conforme alle esigenze del datore di lavoro, nell’ambito di un determinato contesto aziendale, la prestazione a tempo determinato, sì da rendere evidente la specifica connessione tra la durata solo temporanea della prestazione e le esigenze produttive ed organizzative che la stessa sia chiamata a realizzare e la utilizzazione del lavoratore assunto esclusivamente nell’ambito della specifica ragione indicata ed in stretto collegamento con la stessa. Non è invece consentito integrare in corso di causa la specificità della causale con altri elementi fattuali.
2. – Con secondo motivo la società denuncia la violazione dell’art. 112 c.p.c. per avere in tesi la corte di merito esaminato la deduzione del lavoratore circa le medie dei contratti conclusi dalla cooperativa.
3. – Il ricorso deve essere pertanto rigettato.
Le spese di lite seguono la soccombenza e, liquidate come da dispositivo, debbono distrarsi in favore del difensore del Pavone dichiaratosi anticipante.
Rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in €.200,00 per esborsi, €.4.000,00 per compensi professionali, oltre spese generali nella misura del 15%, i.v.a. e c.p.a., da distrarsi in favore dell’avv. S. V. Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del d.P.R. n. 115\02, nel testo risultante dalla L. 24.12.12 n. 228, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.