Source: https://paperzz.com/doc/5303197/abitare-sostenibile
Timestamp: 2017-06-26 22:34:26+00:00
Document Index: 146205782

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 13', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 25', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 4', 'art. 12', 'art. 14', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 14']

rassegna-stampa-2014-10-16 - USARCI pdf10 049 Кб
Campiglio pdf370 Кб
Picchio marzo 2014.qxd pdf3 157 Кб
Scarica - CISL Funzione Pubblica pdf909 Кб
Programma dettagliato pdf301 Кб
Il piano italiano per la banda ultra larga pdf4 717 Кб
■ Le notizie diffuse in queste giorni sulle occupazioni abusive di alloggi, riportano all'attenzione il drammatico
problema dell'emergenza abitativa, la cui mancata soluzione rischia di renderlo esplosivo dal punta di vista
sociale. E' necessario contrastare con determinazione qualunque forma di illegalit&agrave;, ma &egrave; anche necessario
ragionare “a monte” sulle cause che hanno determinato criticit&agrave; cos&igrave; acute del sistema abitativo, non in grado di
fornire risposte ai ceti pi&ugrave; poveri di popolazione, che la crisi ha fortemente acuito. Una priorit&agrave; deve essere
rappresentata da un ampliamento del parco di edilizia residenziale pubblica, settore in cui, a fronte di un
patrimonio gi&agrave; esiguo ed ulteriormente ridotto a causa dei piani di vendita, va avanti la procedura di diemissione
prevista dal D.L. 47/2014 promosso dal ministro Lupi (il 16 ottobre la conferenza Stato, Regioni, citt&agrave; ha dato
l'intesa allo schema del decreto interministeriale sulle procedure di alienazione del patrimonio pubblico). Le
ricadute sono tanto pi&ugrave; preoccupanti in quanto, mancando da tempo un programma di finanziamento
plu&igrave;riennale, si produrr&agrave; una ulteriore riduzione del patrimonio destinato alle fasce pi&ugrave; deboli. In questa fase in
cui rileviamo un progressivo “arretramento dello spazio pubblico”, sembra importante ribadire la necessit&agrave; di
una “responsabilit&agrave;” e di un “impegno” dello Stato in un settore cruciale per la tenuta sociale del Paese. La
CGIL ha individuando alcune priorit&agrave; per affrontare l'emergenza.
■ La Legge di Stabilit&agrave; in dirittura d’arrivo. Nella versione finale viene confermato il bonus 65%, ma alcune
correzioni producono effetti riduttivi sulle capacit&agrave; espansive del provvedimento. Bocciata dalla Ragioneria di
Stato la riduzione dell’iva al 4% per le ristrutturazioni, che avrebbe amplificato l’effetto positivo degli incentivi.
Risultano aumentate le ritenute sui bonifici pagati dal proprietario dell’immobile all’impresa che realizza i lavori
agevolati. &Egrave; stato eliminato anche il calo graduale delle percentuali di detrazione nel corso degli anni: scaduta
il 31 dicembre 2015 la proroga delle aliquote del 65% e 50%, dal 1 gennaio 2016 si transiter&agrave; in modo
immediato all'aliquota del 36%. Per ci&ograve; che riguarda gli interventi antisismici degli edifici in zone 1 e 2 di
pericolosit&agrave;, dal 1 gennaio 2015 la percentuale incentivata si abbasser&agrave; al 50, per poi scendere al 36%
■ Politiche abitative - Disagio abitativo: condizioni di emergenza e proposte CGIL con dati
sul disagio; Alienazione immobili pubblici: Intesa della conferenza Stato, Regioni, citt&agrave;
sullo schema del decreto interministeriale (Mit-Economia, Affari regionali) - Notizie dai territori: Lazio: Proroga Piano Casa; Piemonte: Intesa Regione - CGI, CISL, UIL; Umbria: bando bonus affitti per famiglie monoparentali; Veneto: circolare esplicativa su Piano Casa.
■ Abitare sostenibile - Sblocca Italia: bocciatura riduzione dell'IVA al 4% su ristrutturazioni
e ecobonus; Sostenibilit&agrave; degli edifici: fase di consultazione pubblica del progetto di
prassi di riferimento UNI “Sostenibilit&agrave; ambientale nelle costruzioni, Strumenti operativi per la
valutazione della sostenibilit&agrave;”; Notizie dai Territori:Emilia Romagna: modifica allegati
tecnici su prestazioni energetiche edifici, Lazio: pubblicazione nuove regole per
certificazione energetica e sostenibilit&agrave;; Lombardia: Piano energetico-ambientale e per
edifici pubblici efficienti; Toscana: odg per efficientamento energetico immobili della Regione
■ Studi e ricerche - Statistiche catastali: fotografia dello stock immobiliare al 31 dicembre
2013:(Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate); Energie
rinnovabili: stima delle ricadute economiche degli investimenti (studio Althesys per conto di
Greenpeace); Green economy: Rapporto Green Italy (Unioncamere e Fondazione Symbola)
■ Buone pratiche di innovazione sostenibile - Emilia Romagna Ristrutturazione
energetica di un edificio a Ferrara
Disagio abitativo: necessario un “Piano per l'emergenza”
Le notizie diffuse in queste giorni
sulle occupazioni abusive di
alloggi, riportano all'attenzione il
dell'emergenza abitativa, la cui
mancata soluzione rischia di
renderlo esplosivo dal punta di
E' necessario contrastare con determinazione qualunque forma di illegalit&agrave;. Il fenomeno delle occupazioni,
infatti &egrave; sempre pi&ugrave; legato anche ad
infiltrazioni criminali che, sfruttando
la necessit&agrave; di risolvere un bisogno
primario come quello della casa, gestiscono veri e propri racket delle occupazioni, assumendo il ruolo di “garante”, a fronte di tangenti estorte
spesso in ragione di una condizione
di estrema difficolt&agrave; o disperazione.
E' necessario, tuttavia, oltre che intervenire con forme di contrasto, ragionare “a monte” sulle cause che
hanno determinato criticit&agrave; cos&igrave; acute del sistema abitativo, non in grado
di fornire risposte ai ceti pi&ugrave; poveri di
popolazione, che la crisi ha fortemente acuito: ricordiamo solo le
650.00 domande di edilizia pubblica
inevase presso i Comuni e gli ex
IACP, le 265.000 sentenze di sfratto
emesse per morosit&agrave; negli ultimi 5
anni, le 400mila domande per il fondo di sostegno all'affitto presentate
nel 2012, i 3 milioni di famiglie che
hanno un'incidenza della spesa per
l'abitazione sui redditi superiore al
40%) ed individuare misure adeguate per affrontare l'emergenza.
Una priorit&agrave; deve essere rappresentata da un ampliamento del parco di edilizia residenziale pubblica,
settore in cui il patrimonio, gi&agrave; esiguo (4% del totale del patrimonio
abitativo) si va riducendo a causa
dei piani di vendita: dal 1993 sono
stati venduti oltre 160milacon un
evidente saldo negativo tra vendite
e nuove costruzioni.
Il settore fa sicuramente i conti con
la necessit&agrave; di una revisione degli
enti gestori, ma la soluzione non
pu&ograve; essere individuata nella dismissione del patrimonio. A fronte
di una domanda inevasa in forte
crescita, infatti, va avanti la procedura di vendita prevista dal D.L.
47/2014 contro l'emergenza abitativa, promosso dal ministro Lupi (il
16 ottobre la conferenza Stato, Regioni, citt&agrave; ha dato l'intesa allo
schema del decreto interministeriale sulle procedure di alienazione
del patrimonio pubblico), le cui ricadute sono tanto pi&ugrave; preoccupanti in
quanto, mancando da tempo un
programma di finanziamento pluriennale, si produrr&agrave; una ulteriore
riduzione del patrimonio destinato
alle fasce pi&ugrave; deboli.
In questa fase in cui rileviamo un
progressivo “arretramento dello
spazio pubblico”, sembra importante ribadire la necessit&agrave; di una
“responsabilit&agrave;” e di un “impegno”
dello Stato in un settore cruciale
per la tenuta sociale del Paese.
La CGIL ha individuando in circa
400mila le famiglie che hanno immediato bisogno di un'abitazione a
costi sostenibili e forme di sostegno al reddito ed alcune priorit&agrave;
per affrontare l'emergenza:
■ il sostegno al reddito, attraverso
dotazioni adeguate ed una stabilizzazione dei fondi per l'affitto e per
le morosit&agrave;, che potrebbero confluire in una misura nazionale di
contrasto alla povert&agrave; comprendente un trasferimento finanziario
insieme a programmi di inclusione
sociale e lavorativa, come previsto
nella proposta del REIS (reddito di
dall'Alleanza Nazionale contro la Povert&agrave;;
■ l’ampliamento dell’offerta abitativa
in affitto di edilizia residenziale pubblica e sociale, con canoni commisurati ai redditi delle famiglie, interessando prioritariamente il patrimonio
esistente non utilizzato (immobili
pubblici che necessitano di ristrutturazione edilizia o efficientamento
energetico, immobili dismisssibili a
titolo non oneroso ai Comuni secondo il percorso del federalismo demaniale, alloggi confiscati alla mafia, alloggi invenduti, da immettere sul
mercato a costi sostenibili).
La CGIL ritiene necessario un programma pluriennale di edilizia residenziale pubblica e sociale per
l'attuazione del quale &egrave; indispensabile reperire finanziamenti destinati a
tale scopo. Nell’immediato si devono
rendere agibili gli alloggi pubblici
non utilizzati (circa 20.000 unit&agrave;),
che spesso necessitano di ristrutturazioni, accelerando l'utilizzazione
delle risorse disponubili.
Il contrasto all’evasione fiscale attraverso la compartecipazione dei Comuni, potrebbe portare risorse importanti per istituire dei “Fondi Comunali per l'emergenza abitativa”.
Sarebbe opportuno, inoltre, accelerare le procedure per l'utilizzazione
dei fondi europei anche per la riqualificazione e l’efficientamento del patrimonio pubblico.
E' importante presidiare il tema
emergenza abitativa nella fase di
definizione dei POR Regionali
nell'ambito delle misure di inclusione
e infrastrutturazione sociale.
Intesa sulle procedure di alienazione di immobili pubblici
La conferenza Stato, Regioni,
citt&agrave; ha dato l'intesa allo schema
del decreto interministeriale
(Mit-Economia, Affari regionali)
sulle procedure di alienazione del
La conferenza Stato, Regioni, citt&agrave;
ha dato l'intesa allo schema del primo decreto attuativo previsto dal
D.L. 47/2014 contro l'emergenza
abitativa, promosso dal ministro
Lupi, il decreto interministeriale previsto dall'art. 3, comma 1 lettera a)
patrimonio di comuni, Iacp, enti e
aziende casa comunque denominati.
L'obbiettivo di recuperare risorse, attraverso l'alienazione del patrimonio
pubblico, non fa i conti tuttavia con
le complesse problematiche inerenti
la gestione dell’edilizia pubblica, in
una difficile fase caratterizzata da
una domanda crescente.
Il patrimonio interessato &egrave; quello
costituito dagli alloggi di propriet&agrave;
di Iacp, Comuni ed enti pubblici, limitatamente ai soli enti che dispongono di una “aggiornata anagrafe degli assegnatari”. Corsia
preferenziale, a discrezione di ciascun ente gestore, deve essere attribuita agli alloggi dei cosiddetti
condomini misti, “nei quali la propriet&agrave; pubblica &egrave; inferiore al 50%”
e agli immobili “inseriti in situazioni
estranee all'edilizia residenziale
pubblica, quali aree di servizi” e
“immobili fatiscenti”. In vendita dovranno andare anche gli immobili i
cui costi di manutenzione “siano
dichiarati insostenibili dall'ente proprietario, sulla base di una stima
documentata dei relativi costi da
trasmettere alla regione”.
Sui tempi a partire dalla pubblicazione in Gazzetta, gli enti avranno
4 mesi per predisporre “specifici
programmi di alienazione”, da ap-
provare e sottoporre alla Regione
per un “formale assenso”, che si
considera acquisito dopo 45 giorni.
Poi i piani vanno inviati al ministero
delle Infrastrutture. Infine, le aste.
Il prezzo di cessione &egrave; quello di
mercato, intendendo il prezzo cosiddetto &quot;normale&quot; da calcolare in base
al provvedimento dell'Agenzia delle
Entrate del luglio 2007, “tenuto conto dei valori rilevati, per la medesima
fascia e zona, dall'Agenzia delle Entrate”. Il valore finale a base d'asta
“&egrave; determinato mediante perizia tecnica dal soggetto gestore”.
Agli assegnatari degli alloggi viene
riconosciuto il diritto di prelazione
che va esercitata entro 45 giorni dalla comunicazione dell'esito dell'asta.
■ La Conferenza Unificata, visto il D.L. 47/2014, convertito dalla L. 80/2014, recante “Misure urgenti per
l’emergenza abitativa, per il mercato delle costruzioni e per l’Expo 2015”; visto, in particolare, l’art. 3 del
citato D.L. 47/2014 che, nel modificare l’art. 13 del D.L. 112/2008 stabilisce il Ministro delle infrastrutture e
dei trasporti, il Ministro dell’economia e delle finanze e il Ministro per gli affari regionali e le autonomie, previa
intesa della Conferenza, approvano con decreto le procedure di alienazione degli immobili di propriet&agrave; dei
comuni, degli enti pubblici anche territoriali, nonch&eacute; degli Istituti autonomi per le case popolari, comunque
denominati, anche in deroga alle procedure previste dalla L. 560/1993; visto lo schema di decreto
predisposto dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti in attuazione delle disposizioni contenute nel
citato art. 3 del D.L. .47/2014, diramato con nota prot. CSR 3269 P-4.23.2.13 del 6 agosto 2014, integrato
successivamente con l’allegato B al testo, trasmesso con nota CSR 3579 P-4.23.2.13 del 10 settembre
2014; vista la nota di osservazioni e di richieste di modifica di carattere generale predisposta dal
coordinamento tecnico interregionale competente in materia di edilizia, volte a condizionare l’espressione
dell’intesa all’accoglimento di alcune condizioni ritenute imprescindibili, trasmessa in data 11 settembre
2014, prot. CSR3592 P-4.23.2.13; visti gli esiti della riunione tecnica tenutasi in data 11 settembre 2014, nel
corso della quale le Regioni hanno espresso le proprie osservazioni di carattere pregiudiziale all’espressione
dell’intesa gi&agrave; contenute nella nota sopra citata, riservandosi di formulare in breve tempo le puntuali proposte
emendative all’intero testo del decreto, al fine di concludere positivamente l’iter istruttorio sul provvedimento;
visti gli esiti dell’incontro tecnico svoltosi in data 23 settembre 2014, nel corso del quale le regioni hanno
manifestato la necessit&agrave; di poter disporre di un ulteriore lasso di tempo per definire le proposte emendative e
l’ANCI ha segnalato la condivisione di alcune richieste formulate dalle regioni nella riunione tenutasi in data
11 settembre 2014; vista la nota contenente le richieste emendative allo schema di decreto in esame
formulate dalla Commissione politica interregionale competente in materia di edilizia, trasmesse con nota
prot. CSR 3889 P-4.23.2.13 del 1&deg; ottobre 2014; visti gli esiti della riunione tecnica tenutasi in data 7 ottobre
2014 per concludere l’iter istruttorio sullo schema di provvedimento in esame, nel corso della quale sono
state discusse le richieste di modifica al testo richieste dalle Regioni, concordate con l’ANCI e ritenute in
gran parte accoglibili dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; visto il nuovo schema di decreto
predisposto dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, che.apporta le modifiche concordate con le
Regioni e con l’ANCI, nel corso dell’incontro tecnico sopra indicato, trasmesso da ultimo, a seguito degli
approfondimenti finali sul testo, con nota prot. 4122 P-4.23.2.13 del 15 ottobre 2014; vista la nota di
osservazioni formulata dal Ministero dell’economia e delle finanze, trasmessa in data 16 ottobre 2014 prot.
CSR 4147 P-4.23.2.13; visti gli esiti dell’odierna Seduta, nel corso della quale le Regioni, l’ANCI e l’UPI
hanno espresso l’avviso favorevole alla conclusione dell’intesa;
■ sancisce l'intesa, ai sensi dell’art. 3, comma 1, del D.L. 47/2024, convertito dalla L. 2380/2014 sullo
schema di decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, del Ministro dell’economia e delle finanze e
del Ministro per gli affari regionale e le autonomie, recante la definizione delle procedure di alienazione degli
immobili di propriet&agrave; dei comuni, degli enti pubblici anche territoriali, nonch&eacute; degli istituti autonomi per l case
popolari, comunque denominati.
Lazio: Piano Casa prorogato per altri due anni
E' diventata legge la proposta n. 75 della Regione Lazio che interviene su alcune leggi regionali in materia di edilizia, urbanistica e di governo del territorio, tra le quali il Piano casa, prorogato per altri 2 anni, fino al 31 gennaio
2017. Il nuovo Piano prevede modifiche:l'eliminazione della premialit&agrave; di un aumento di cubature del 10% sulla
volumetria dell'intero piano attuativo del piano regolatore per le costruzioni nelle aree libere edificabili; l'introdu zione di norme che vincolano le risorse aggiuntive derivanti dal Piano casa alla realizzazione di opere e servizi
per i cittadini: se non si potranno realizzare i servizi, secondo quanto stabilito dal Piano regolatore, &egrave; prevista infatti la cosiddetta &quot;monetizzazione degli standard urbanistici&quot;, ossia un pagamento sostitutivo vincolato alle modifiche introdotte. Vengono cambiate le norme che andavano ad incidere sulla pianificazione urbanistica attraverso
un sistema di deroghe, in particolare i cambi di destinazione d'uso, con relativo premio di cubatura, restituendo
centralit&agrave; alle Giunte e ai Consigli comunali. Cambia anche la disciplina del cosiddetto housing sociale. La percentuale dei nuovi interventi sulle aree libere da destinare a questo istituto passa dal 30 al 10%, ma per quanto
riguarda gli interventi sull'esistente, cio&egrave; sugli edifici dismessi o mai utilizzati al 31 dicembre 2013, la percentuale
passa dal 30 al 43%, con ulteriori 10 punti percentuali in pi&ugrave; se l'housing sociale riguarda altri edifici gi&agrave; realizzati
o in costruzione, di propriet&agrave; dello stesso soggetto privato. Viene prevista anche la possibilit&agrave; di eseguire inter venti di sostituzione edilizia nelle fasce di rispetto, a patto che la ricostruzione abbia luogo nello stesso lotto o in
uno confinante, fuori delle fasce stesse.
Piemonte: Intesa Regione – CGI, CISL, UIL
L'Assessore alla casa della regione ed i rappresentanti di CGIL, CISL, UIL, in un incontro svolto il 16 ottobre,
hanno affrontato i problemi posti dalla L. R. 11/2014, stabilendo il seguente percorso: premesso che la riforma or ganizzativa delle ATC &egrave; un primo passo verso il processo di riordino, incremento ed efficientamento delle politi che per la casa; che la L.R 11/2014 ha ricadute sull'organizzazione degli uffici, sul servizio all'utenza e sulla sua
articolazione territoriale; che il percorso di riorganizzazione deve mantenere criteri di omogeneit&agrave; su tutto il territorio regionale e, per tale ragione, richiede una regia da parte della Regione Piemonte condivisa con le organiz zazioni sindacali confederali comparativamente pi&ugrave; rappresentative; che &egrave; intenzione delle parti salvaguardare
ed implementare il patrimonio pubblico di edilizia abitativa al fine della risposta all'emergenza su tutto il territorio
regionale; le parti hanno stabilito di addivenire ad un accordo quadro, sottoscritto da CGIL, CISL, UIL e dalle Fe derazioni di Categoria coinvolte nel processo di riordino, finalizzato alla salvaguardia quali-quantitativa dell'occupazione nel suo complesso. Su richiesta delle OOSS si &egrave; individuato un tavolo permanente Regione Piemonte,
CGIL, CISL, UIL al fine di monitorare l'applicazione dell'accordo stesso.
Umbria: bonus affitti, presentato il bando per le famiglie monoparentali
Dal 5 novembre fino al prossimo 5 dicembre, sar&agrave; possibile presentare domanda di aiuto per l’integrazione del
canone di affitto del proprio alloggio da parte dei nuclei familiari monoparentali composti da un solo genitore (ve dovo/a, separato/a, divorziato/a, celibe/nubile) e da uno o pi&ugrave; figli minorenni o, se maggiorenni, disabili, con
un’invalidit&agrave; pari o superiore al 70%. Le agevolazioni consistono in un incentivo, pari alla caparra stabilita nel
contratto di locazione, fino ad un massimo di 200 euro e in un contributo mensile sul canone di locazione stabilito
nel contratto, corrisposto per 36 mesi, calcolato in base ad una “percentuale ideale”, pari al 10% dell’incidenza
del canone di locazione annuo sull’ISEE 2014. Qualora la percentuale d’incidenza sia superiore a quella “ideale”
stabilita, il contributo &egrave; pari all’eccedenza rilevata, fino ad un massimo di 2.400 euro annui (200 euro mensili). Nei
tre anni insomma la Regione potr&agrave; erogare un massimo di 7.400 euro di contributo. Per i contratti di locazione registrati prima della data di approvazione della graduatoria definitiva, l’incentivo viene erogato all’inquilino, per
quelli registrati dopo l’erogazione viene effettuata a favore del proprietario. I requisiti richiesti sono la cittadinanza
italiana o di un paese che aderisce all’U.E. o di altri purch&eacute; in regola con le norme sull’immigrazione; la residenza
o attivit&agrave; lavorativa nella Regione da almeno ventiquattro mesi e la non titolarit&agrave; di propriet&agrave;, compropriet&agrave;, usufrutto, uso o altro diritto di godimento su di un alloggio o quota parte di esso, ovunque ubicato. Sono ammessi
anche i nuclei familiari che, alla data di pubblicazione del bando, sono ancora inseriti in altro nucleo familiare,
purch&eacute; si impegnino trasferire la residenza entro 240 giorni successivi alla data di approvazione della graduatoria
definitiva. Gli alloggi devono essere ubicati nella Regione Umbria; far parte di un fabbricato costituito da almeno
due alloggi; accatastati nelle categorie A/2, A/3, A/4, A/5, A/6 e avere una superficie utile non superiore a 95 mq.
Nella graduatoria saranno privilegiate: famiglie in possesso di sfratto esecutivo, alloggi situati nei centri storici,
lavoratori precari e nuclei inseriti nelle graduatorie comunali per l’assegnazione di alloggi di edilizia pubblica.
Veneto: Piano Casa, adottata la circolare esplicativa
La Giunta regionale del Veneto ha adottato in via definitiva una circolare esplicativa che fornisce indicazioni al
fine di superare dubbi interpretativi e rendere uniforme l’applicazione delle recenti norme che reiterano il Piano
Casa (L.R. 32/2013). L’ultima legge in materia ha apportato alcune rilevanti modifiche alla normativa del 2009 (n.
14) ma non ha introdotto un “nuovo piano casa”, prevedendo invece alcuni correttivi La circolare serve a
sciogliere i dubbi e le osservazioni rispetto ad un testo complesso formulati dopo l'approvazione della terza
edizione del Piano Casa. Si evidenzia, tra l’altro, che gli edifici oggetto di intervento devono ovviamente essere
stati realizzati in base a regolare titolo abilitativo, in quanto gli interventi edilizi consentiti dalla legge regionale
non implicano alcuna forma di condono o sanatoria.
Bocciata la riduzione dell'IVA al 4% su ristrutturazioni e ecobonus
Nel Decreto Sblocca Italia, l’Iva al
4% non ci sar&agrave;. Lo ha
definitivamente stabilito il
Governo, dopo aver ricevuto la
fiducia della Camera.
L’ipotesi iniziale era di applicare un
regime fiscale agevolato ai lavori che
fruiscono delle detrazioni del 50%
per le ristrutturazioni e del 65% per la
riqualificazione energetica, portando
l’Iva dal 10% o dal 22% al 4%, riduzione che sarebbe stata compensata
portando al 10% l’Iva per le nuove
costruzioni vendute dalle imprese.
Sul possibile ritocco dell’Iva si &egrave;
espressa negativamente la Ragioneria di Stato, evidenziando che
un’azione di questo tipo porterebbe
alla violazione delle direttive europee
in materia fiscale, oltre che
comportare il rischio di mancata copertura finanziaria. La Commissione
ha evidenziato che, secondo la
normativa vigente, l’Iva non viene
applicata alle cessioni tra privati. Se
la cessione riguarda impresa di
costruzione e acquirente privato si
applica l’aliquota del 4%, se
l'immobile &egrave; adibito a prima casa.
Diversamente l’Iva &egrave; del 10% o del
22% nel caso di immobili di lusso.
La proposta avrebbe comportato
maggior gettito per le imprese di
costruzione di abitazioni principali e
una perdita per le cessioni di immobili di lusso.
Le perplessit&agrave; della Commissione
si sono concentrate anche sulla decorrenza temporale e sull’ambito di
applicazione delle nuove aliquote..
L’elemento chiave che ha determinato la bocciatura &egrave; stato il timore di
una reazione negativa da parte della
Corte di Giustizia Europea, in quanto
l’aliquota al 4% sarebbe stata “ultraridotta” e avrebbe necessitato di deroga specifica al momento della
emanazione della prima direttiva Iva.
Detrazioni per le ristrutturazioni: qualche informazione
Nella legge di Stabilit&agrave; &egrave; stata inserita la proroga delle detrazioni del 50%
per le ristrutturazioni e del 65% per la riqualificazione energetica, disponibili
per tutto il 2015. Ci sono, tuttavia, alcune modifiche.
&Egrave; stato eliminato il &quot;decalage&quot; che avrebbe permesso un calo graduale
delle percentuali di detrazione nel corso degli anni (transizione al 50% e
solo successivamente al 36%): La legge di Stabilit&agrave; dispone infatti che,
scaduta il 31 dicembre 2015 la proroga delle aliquote del 65% e 50%, dal 1
gennaio 2016 si transiti in modo immediato all'aliquota del 36% (ad
eccezione di eventuali proroghe che potrebbero intercorrere a fine 2015).
Non ci sar&agrave; nessuna riduzione graduale delle aliquote dunque.
Per ci&ograve; che riguarda gli interventi antisismici degli edifici in zone 1 e 2 di
pericolosit&agrave; sismica (i cosiddetti interventi antisismici &quot;qualificati&quot;), non &egrave;
stata prevista alcuna proroga dell'aliquota 65%: pertanto dal 1 gennaio 2015
tale percentuale si abbasser&agrave; al 50%, per poi scendere al 36% dall'anno
Infine, sempre all’interno legge di Stabilit&agrave; &egrave; presente l'innalzamento, dal
4% all'8% a partire dal 1&deg; gennaio 2015, della ritenuta d'acconto sui
bonifici pagati dal proprietario dell'immobile alle imprese che hanno
realizzato i lavori agevolati con le suddette detrazioni
Valutazione della sostenibilit&agrave; degli edifici: prassi UNI-ITACA
Sar&agrave; aperta fino al 19 novembre
2014 la fase di consultazione
pubblica del progetto di prassi di
riferimento UNI “Sostenibilit&agrave;
ambientale nelle costruzioni –
Strumenti operativi per la
valutazione della sostenibilit&agrave;”,
approvato nella riunione del
Tavolo “Sostenibilit&agrave; ambientale
nelle costruzioni”, il 28 maggio.
Il documento, frutto della collaborazione tra UNI e ITACA, l’Istituto per
l’Innovazione e Trasparenza degli
Appalti e Compatibilit&agrave; Ambientale, illustra - nella Sezione 0 di inquadramento generale - i principi metodologici e procedurali che sottendono al
sistema di analisi multicriteria per la
valutazione della sostenibilit&agrave; ambientale, ai fini della classificazione
degli edifici attraverso l’attribuzione
di un punteggio di prestazione.
La Sezione 1 della prassi di riferi-
mento specifica i criteri per la
valutazione di sostenibilit&agrave; ambientale e il calcolo del punteggio di
prestazione degli edifici residenziali. Output dell’attivit&agrave; condotta per il
calcolo del punteggio di prestazione &egrave; la “relazione di valutazione”,
effettuata su un singolo edificio e la
sua area esterna di pertinenza,
contenente gli esiti della valutazione rispetto ai criteri considerati.
L’attivit&agrave; di elaborazione della prassi di riferimento, coordinata da UNI,
ha visto il contributo di esperti di
ITACA, attraverso rappresentanti di
Regioni, iiSBE Italia, CTI, Politecnico di Torino, Politecnico delle Marche, Sapienza Universit&agrave; di Roma.
Il processo di valutazione definito
dalla prassi di riferimento si fonda
strumento per la valutazione e
sostenibilit&agrave; ambientale di edifici di
diverse destinazioni d’uso. Il
Protocollo &egrave; promosso dalle Regioni
Italiane e gestito da uno specifico
comitato di gestione che oltre, a
rappresentanti di queste ultime e di
ITACA, ha visto la partecipazione di
iiSBE Italia e di ITC-CNR.
La prassi di riferimento per la valutazione della sostenibilit&agrave; ambientale
degli edifici &egrave; sviluppata coerentemente con le norme europee sulla
valutazione della sostenibilit&agrave; nelle
costruzioni, in particolare con le norme predisposte dal Comitato Tecnico
CEN/TC 350 che ha elaborato una
serie di norme a livello sia di edificio
sia di prodotto edilizio.
Emilia Romagna: prestazioni energetiche edifici, modifica allegati tecnici
La Region ha approvato alcune modifiche agli Allegati 1, 2 e 3 della Delibera di Assemblea Legislativa 156/2008.
Le novit&agrave; sono contenute nella delibera di Giunta regionale 1577 del 13 ottobre 2014, un provvedimento “tampone”, precisa una nota della Regione, in attesa della riformulazione organica della normativa regionale in materia.
Nell'allegato 1 viene modificata la definizione di “impianto termico”, in conformit&agrave; a quella riportata dal D.lgs
192/2005 cos&igrave; come modificato dalla legge 90/2013, necessario per “perimetrare” correttamente l’ambito di applicazione di alcune disposizioni, con particolare riferimento a quelle relative alle modalit&agrave; di conduzione, manuten zione, controllo ed ispezione degli impianti termici. Dell’allegato 2 e 3 , si propongono diverse modifiche. Facendo
riferimento alla numerazione di cui all’Allegato 2: vengono riformulate le disposizioni di cui ai punti 8 e 9 in
materia di limitazioni all’adozione di impianti termici diversi da quello centralizzato per gli interventi edilizi di nuova
costruzione o nel caso di ristrutturazione di impianti esistenti. I limiti permangono nel caso di edifici di propriet&agrave;
pubblica (la riformulazione operata rende le disposizioni regionali del tutto conformi alle disposizioni nazionali in
materia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 59/2009); si prevede la modifica del punto 11 in materia
di adozione di sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore per singole unit&agrave; immobiliari nel caso
di impianti termici centralizzati, in conseguenza a quanto previsto in materia dall’art. 25-quaterdecies della legge
regionale 26/2004 (cos&igrave; come modificata dalla legge regionale 7 del 27 giugno 2014), dove si prevede che nei
condomini debbano essere installati in ciascuna unit&agrave; immobiliare sistemi individuali di termoregolazione e di
contabilizzazione diretta o indiretta entro il 31 dicembre 2016; si prevede la modifica delle disposizioni di cui al
punto 21 lettera b2) in materia di obbligo di impiego delle fonti rinnovabili di energia a copertura di una quota
parte (progressivamente aumentata) dei fabbisogni di energia termica degli edifici di nuova costruzione. Lo step
che prevede l’incremento dal 35% al 50% del limite minimo di copertura del fabbisogno con FER era previsto
dalla previgente normativa regionale al 1&deg; gennaio 2015: con la riformulazione operata, tale decorrenza viene
posticipata al 1&deg; gennaio 2017, allineando cos&igrave; la normativa regionale a quella nazionale di cui al D.lgs 28/2011.
Lazio: pubblicate nuove regole per certificazione energetica e sostenibilit&agrave;
Sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio 84/2014, &egrave; stata pubblicata la Delibera di Giunta del 7 ottobre 2014 n.
654 con la quale la Regione ha approvato l'attuazione alle disposizioni di cui all'art. 16 del Regolamento Regiona le 6/2012 e aggiornato il cd. Protocollo Itaca Regione Lazio per gli edifici residenziali e non residenziali.
In base a quanto stabilito disposto dall’art. 16, “Disposizioni finali”, del suddetto Regolamento Regionale 6/2012,
con deliberazione della Giunta regionale dovevano essere stabiliti: a. il modello del certificato di sostenibilit&agrave; ambientale; b. il modello dell’attestato di conformit&agrave; del progetto; c. i punteggi da raggiungere per l’accesso a contributi e incentivi regionali legati alla sostenibilit&agrave; ambientale degli edifici e modalit&agrave; di erogazione degli stessi; d. i
requisiti minimi dei materiali di cui all’articolo 4, comma 7; e. i criteri per verificare la conformit&agrave; dei diversi sistemi
di valutazione utilizzati rispetto ai requisiti richiesti dal protocollo regionale, ai sensi dell’art. 4, comma 9; f. la
quantificazione degli oneri istruttori di cui all’articolo 10; g. i modelli di domanda di iscrizione agli elenchi regionali
di cui all’art. 12; h. le linee guida per l’effettuazione dei corsi di formazione e di aggiornamento di cui all’art. 14; i.
le linee guida per garantire l’uniformit&agrave; sul territorio regionale nell’effettuazione dei controlli di cui agli artt.. 6 e 15.
La delibera 654/2014 d&agrave; attuazione alle disposizioni relative alle lettere a), b), c), d), e), f), g), i) con l’allegato A,
“Attuazione delle disposizioni finali di cui all’art. 16 del Regolamento regionale n. 6/2012”. Viene rinviata ad un
successivo provvedimento, da adottare di concerto con l’assessorato competente in materia di formazione pro fessionale, l’approvazione delle “Linee guida per l’effettuazione dei corsi di formazione e di aggiornamento”, di cui
alla lettera h) dell’art. 16 del Regolamento regionale 6/2012, in attuazione dell’art. 14 del regolamento medesimo.
La delibera 654/2014 approva inoltre il documento di aggiornamento del Protocollo ITACA di cui all’Allegato “B”.
Lombardia: Piano energetico-ambientale e per edifici pubblici efficienti
L'assessore all'ambiente, all'energia e allo sviluppo sostenibile della Regione Lombardia ha illustrato, a un convegno nella sede di Confindustria, il Piano Energetico e Ambientale Regionale (PEAR) la cui adozione &egrave; prevista
entro la fine del 2014. Il Piano mira tra l'altro a un taglio del 10% dell’approvvigionamento energetico da fonti fos sili e allo sviluppo dell'efficienza energetica. E' stato inoltre annunciato l'arrivo di un bando regionale rivolto ai Comuni che stanzier&agrave; 43 mln di euro, da fondi europei, per l'efficientamento energetico degli edifici pubblici comuna li, attraverso interventi come installazione di pompe di calore, coibentazione e sostituzione di vecchi impianti.
Toscana: odg per efficientamento energetico immobili della Regione
La Commissione Controllo del Consiglio Regionale ha approvato un ordine del giorno per l’efficientamento
energetico e l’installazione di energie rinnovabili sugli edifici di propriet&agrave; della Regione Toscana”.L'assessore
regionale al bilancio e patrimonio, in merito alla riduzione dei costi di gestione del patrimonio immobiliare della
Regione, ha spiegato che “ulteriori riduzioni delle spese di funzionamento si avranno attraverso l’efficientamento.
Prima di tutto quello energetico, per il quale &egrave; in corso una gara bandita dal Cet su 8 tipologie di intervento:
pubblica illuminazione, illuminazione interna, sistemi climatizzanti, sistemi passivi come vetri e cappotti termici,
azionamenti, cogenerazione, fonti rinnovabili, telegestione e telecontrollo”. Inoltre, “altro efficientamento &egrave; quello
relativo agli acquisti, dove abbiamo una centrale unica di committenza che sempre di pi&ugrave; sta divenendo l’unico
punto di acquisto regionale, con l’esclusione della sanit&agrave;”.
L’Osservatorio del Mercato
Immobiliare dell’Agenzia delle
Entrate ha pubblicato le statistiche
catastali che fotografa lo stock
immobiliare al 31 dicembre 2013:
diminuiscono del 5% le abitazioni
ultrapopolari e aumentano quelle
di tipo civile (+1,6%), signorile
(+1,4%) e i villini (+1,4%).
Lo stock immobiliare censito negli
archivi catastali italiani consiste di
quasi 73 milioni di immobili o loro
porzioni. Lo stock &egrave; aumentato
dell’1%, circa 680 mila unit&agrave; pi&ugrave; del
2012: &egrave; per quasi l’88% di propriet&agrave;
di persone fisiche.
Le unit&agrave; immobiliari censite nelle
categorie del gruppo A, dalla A1
alla A11 con eccezione della A10,
sono abitazioni (34,6 milioni, circa
170 mila unit&agrave; in pi&ugrave; di quelle rilevate
nel 2012): sono aumentate le abitazioni nelle categorie A1, A2, A3
(signorili, civili e di tipo economico) e
A7 (ville e villini). Sono diminuite del
5% le abitazioni di tipo popolare e
ultrapopolare (A4 e A5) e diell’1%
quelle di particolare pregio (A9).
Quasi il 90% delle unit&agrave; residenziali &egrave;
censito tra le abitazioni di categoria
A2, A3 e A4. Lo stock &egrave; soprattutto di
propriet&agrave; delle persone fisiche, circa
31,8 milioni di unit&agrave;, il 92% del totale.
Alle abitazioni censite corrisponde una rendita pari 16,6 miliardi di
euro, circa 200 milioni di euro in
pi&ugrave; del 2012. Lo stock abitativo di
propriet&agrave; delle persone fisiche presenta una rendita catastale complessiva pari a 15,2 miliardi di euro,
91,5% del totale. La rendita attribuita
alle abitazioni delle PNF &egrave; pari a 1,4
miliardi di euro ed &egrave; pari a circa 3 milioni di euro per le abitazioni censite
tra i beni comuni.
Sempre in termini di rendita catastale, la quota delle abitazioni di propriet&agrave; delle persone non fisiche supera il
20% per le abitazioni signorili e le ville (A1 e A8) e assume particolare rilievo, il 60%, per le abitazioni di maggiore pregio (A9).
La media nazionale della rendita catastale di un’abitazione &egrave; circa 480
euro; &egrave; circa500 euro per quelle di
propriet&agrave; delle PNF, con punte di oltre 4 mila euro per le abitazioni di
maggior pregio, sempre delle PNF.
Inferiori a 100 euro sono le rendite
medie delle abitazioni popolari, ultra
popolari o tipiche dei luoghi.
Stock immobiliare al 31.12.2013
Distribuzione stock immobiliare al 31.12.2013
La rendita catastale complessiva
attribuita allo stock immobiliare
ammonta nel 2013 a quasi 37
miliardi di euro, di cui il 60%
relativa ad immobili di propriet&agrave;
delle persone fisiche (22,3 miliardi
di euro) e il restante 40% (14,6
miliardi di euro) detenuto dalle PNF.
Risulta pari a circa 24 milioni di
euro (solo lo 0,1% del totale) la
rendita catastale dei Beni comuni
censibili. Rispetto al 2012, la rendita
catastale &egrave; aumentata dell’1,2%.
La distribuzione della rendita catastale secondo la tipologia di intestatari per i diversi gruppi di immobili,
rappresentata nei grafici di Figura 5,
evidenzia per i gruppi B, D e E la
quota preponderante delle rendite
catastali delle unit&agrave; di propriet&agrave; delle persone non fisiche.
L’abitazione media censita in
catasto ha 5,4 vani, leggermente
pi&ugrave; piccola quando &egrave; di propriet&agrave;
delle PNF e con soli 3,4 vani, in
media, quando si tratta di un bene
di propriet&agrave; comune.
La superficie media delle abitazioni censite, calcolata come rapporto tra superficie catastale complessiva e numero di unit&agrave;, &egrave; pari
a circa 116 m2; &egrave; inferiore a 100 m2
per le abitazioni in categoria A4, A5,
A6 e A11 e va oltre i 200 m2 per le
unit&agrave; nelle categorie A1, A8 e A9.
Rinnovabili, ricadute economiche
Althesys ha sviluppato per conto
di Greenpeace uno studio per
stimare le ricadute economiche
generate dagli investimenti in
energie rinnovabili in Italia.
La valutazione economica ha interessato in prima battuta l’anno 2013, per
poi estendersi all’anno 2030, sulla
base delle due “road map” denominate “Reference” e “[r]evolution”,
contenute nel rapporto Energy [r]evolution Italia 2013. L’analisi economica
considera il valore aggiunto diretto
degli operatori del settore, i consumi
indiretti (generati dai salari percepiti
dai relativi addetti) ed il valore aggiunto relativo alle imprese fornitrici o
clienti del settore delle rinnovabili (indotto). La stima ha considerato le diverse fasi della catena del valore e
dieci diverse tecnologie.
Nel 2013 le ricadute complessive
sono stimate in circa 6 miliardi di
euro: 4,3 sono di valore aggiunto
diretto, 983 milioni sono i consumi
indiretti e 660 milioni &egrave; il valore
aggiunto dell’indotto. L’attivit&agrave; della filiera a maggior valore aggiunto &egrave;
quella di generazione dell’energia,
con circa 2,5 miliardi di euro (43%
del totale); segue la fase di O&amp;M,
con un valore di 1,2 miliardi (20%) e
la fabbricazione dei componenti, con
circa 900 milioni di euro (15%). Il
contributo dell’attivit&agrave; di progettazione ed installazione ammonta a
570 milioni e quella di approvvigionamento della biomassa a 491 milioni. Infine, il valore aggiunto della
fase di finanziamento nel 2013 &egrave;
stimato in circa 264 milioni di euro.
Tra le tecnologie, il fotovoltaico genera le maggiori ricadute complessive, stimate in 1,8 miliardi di euro,
seguito dalle bioenergie con 1,2 miliardi. Rilevante anche il contributo
dell’eolico, che nel 2013 ammonta
a circa 960 milioni, mentre il valore
aggiunto di geotermia e mini idroelettrico &egrave; stimato rispettivamente in
440 e 660 milioni di euro. Pi&ugrave; contenute le ricadute delle rinnovabili
termiche (circa 841 milioni di euro).
La crescita delle rinnovabili comporta anche consistenti effetti in termini di gettito per l'erario italiano.
La contribuzione fiscale nel 2013 &egrave;
stata pari a circa 1,2 miliardi di
euro, il 20% delle ricadute complessive. La componente delle imposte
sull’utile d’impresa e quella di tasse
e contributi sui salari contribuisce
rispettivamente per 554 e 556 milioni di euro, mentre il gettito IVA &egrave;
stimato in circa 128 milioni.
Gli occupati complessivi del settore delle rinnovabili ammontano a
circa 64.000 unit&agrave; nel 2013. Di que-
sti, circa 50.200 sono impiegati diretti, mentre le restanti 13.800 unit&agrave;
costituiscono gli addetti indiretti.
Lo sviluppo delle fonti rinnovabili ha
comportato nel 2013 la riduzione di
CO2 di circa 38 milioni di tonnellate
che, valorizzate al prezzo medio dei
certificati ETS (Emission Trading System) nel 2013, corrispondono ad un
controvalore di 169 milioni di euro.
Le ricadute complessive stimate al
2030 sono circa 135 miliardi di euro
nello scenario reference e 174 miliardi in quello [r]evolution, con una differenza di circa 39 miliardi di euro a favore di quest’ultimo. Il valore diretto
ammonta a circa 99 e 126 miliardi a
seconda dell’ipotesi, mentre i consumi indiretti sono stimati tra 21 e 28
miliardi di euro. Infine, il valore aggiunto dell’indotto totalizza 14 miliardi
nel reference e 19 nel [r]evolution.
L’eolico (considerando sia on-shore
che off-shore) &egrave; la tecnologia che fornisce il contributo maggiore, con ricadute complessive stimate tra 35 e 46
miliardi di euro al 2030; segue il fotovoltaico (34-40 miliardi a seconda
dello scenario); le biomasse (dai 22
ai 28 miliardi). Mini idroelettrico e
geotermia generano ricadute stimate
tra 21 e 24 miliardi di euro; le rinnovabili termiche: 26 miiardi nello scenario reference e 35 nel [r]evolution.
Le ricadute occupazionali (dirette ed
indirette) al 2030 sono stimate in circa 75.100 unit&agrave; nel reference, contro
le 102.360 unit&agrave; dell’ipotesi [r]evolution, con una differenza a favore di
quest’ultimo di circa 27.000 addetti.
Il gettito per l’erario italiano stimato al
2030 ammonta a circa 28 miliardi
nello scenario reference ed a 36 miliardi in quello [r]evolution. Le imposte sull’utile d’esercizio variano tra i
13 e i 15 miliardi, le tasse e i contributi sui salari ammontano tra 11 e 16
miliardi, mentre il gettito IVA &egrave; stimato in 3,3-4,5 miliardi a seconda
dell’ipotesi adottata.
Infine, la riduzione delle emissioni di
CO2 &egrave; stimata in circa 1 miliardo di
tonnellate nello scenario reference
ed in 1,2 miliardi di tonnellate in quello [r]evolution. Il differenziale di 200
milioni di tonnellate rappresenta quasi 1 miliardo di controvalore in pi&ugrave; per
lo scenario [r]evolution.
Dalla green economy 101 mld € di
valore aggiunto (il 10,2%) e 3 mln
di posti di lavoro; 340mila imprese
(22% del totale) che contro la crisi
puntano sulla green economy
sono protagoniste dell’export e
dell’innovazione e assumeranno
quest’anno 234mila persone (61%
del totale); investire nel green fa
crescere il fatturato nel 25,8%
delle realt&agrave; manifatturiere.
Questi i dati del rapporto GreenItaly
2014, presentato alla Camera dalla
fondazione Symbola e da Unioncamere, che fotografa lo stato del settore, in continua crescita, dell’economia verde italiana.
Sono infatti 341.500 le aziende di almeno un dipendente nel nostro paese che negli ultimi sei anni hanno investito in prodotti o tecnologie
eco-sostenibili. Una scelta che, dati
alla mano, sembra pagare, visto che
il 18,8% delle aziende green ha visto
crescere il proprio fatturato nel 2013,
contro il 12.6% della media italiana.
Merito di una maggiore concorrenzialit&agrave; sui mercati internazionali e
maggiore capacit&agrave; di produrre innovazione: il 19,6% delle aziende verdi
esporta infatti stabilmente merci fuori
dall’Italia, contro una media del
9,4%, e il 20,6% ha sviluppato nuovi
prodotti o servizi nello scorso anno,
contro l’8,7% di quelli che non investono in prodotti green.
Numeri importanti, che si riflettono
anche sulla quantit&agrave; di lavoratori
impegnati nel settore. Sono infatti
oltre 3 milioni in Italia i lavori green, il
13,3% dell’occupazione complessiva nazionale, ed &egrave; previsto che
crescano ancora nei prossimi anni,
con oltre 234.00 assunzioni di figure con competenze green, circa il
61% dell’attuale domanda di lavoro.
Ma di che figure stiamo parlando?
Secondo la definizione dell’Unep,
un green job &egrave; un’occupazione
nell’agricoltura, nel manifatturiero,
nei servizi, nell’amministrazione o
nella ricerca e sviluppo che contribuiscono a migliorare o preservare
la qualit&agrave; dell’ambiente.
Guardando all’Italia, tra le figure pi&ugrave;
richieste emergono professioni dei
settori pi&ugrave; diversi: quelle dell’efficienza energetica, come l’Installatore di impianti termici a basso impatto, l’Ingegnere energetico, il Tecnico meccatronico; quelle delle costruzioni,
Esperto in demolizione per il recupero dei materiali, Esperto del restauro urbano storico, Serramentista sostenibile; esperti di marcheting green come l’Ecobrand Manager e l’Esperto nella commercializzazione dei prodotti di riciclo; e ovviamente, esperti di ambiente,
come il Programmatore delle risorse agroforestali, il Pedologo, l’Ingegnere ambientale, lo Statistico ambientale e il Risk manager.
Nel rapporto si parla anche di
spread green. In Italia generiamo
98,5 tonnelate di CO2 per ogni milione di euro di prodotti realizzati,
meno della media Europea (141,3
tonnellate), meno di Spagna
(127,2), Inghilterra (134,2) e della
Germania, (146,6 tonnellate di Co2
per ogni milione di euro). Anche sul
piano della produzione di rifiuti inoltre
siamo tra i pi&ugrave; virtuosi d’Europa, con
45,3 tonnellate prodotte per ogni
milione di euro di merci, anche qui
sotto la media Ue (93,1 tonnellate) e
meglio di tutti le grandi nazioni
industriali del continente.
Quelli della Green Economy italiana
sono dunque numeri importanti, che,
come scritto nell’introduzione al rapporto, devo convincere a guardare la
difesa dell’ambiente sotto un nuovo
punto di vista: non pi&ugrave; una necessit&agrave;,
ma un’opportunit&agrave;. “Sicuramente &egrave;
necessario porre in atto politiche di
contrasto, mitigazione e adattamento
al global warming”, si legge nel documento. “Ma la sfida del clima &egrave; anche una straordinaria occasione per
ripensare la societ&agrave; e l’economia in
chiave green, per spingere sul terreno avanzato dell’innovazione e della
sostenibilit&agrave; le nostre imprese, per
renderle pi&ugrave; competitive e resilienti.
Chi vede nel taglio delle emissioni e
nel miglioramento dell’efficienza un
freno alla nostra economia e alle nostre imprese, senza vedere le opportunit&agrave; che ci offre la necessit&agrave; di
fronteggiare la crisi climatica, &egrave; su
una falsa strada”
Ristrutturazione energetica di un edificio a Ferrara
Tipologia di intervento: intervento
di ristrutturazione energetica e architettonica dalla classe di efficienza
energetica G alla A
Descrizione: l'edificio si trova in
prossimit&agrave; del centro storico di Ferrara, nei pressi del Canale Volano a
poca distanza delle mura storiche,
composto da un fabbricato adibito ad
uso residenziale, con un garage di
pertinenza al piano terra ed un'area
La costruzione risale agli anni '60,
modificata negli anni 80 nei prospetti
e nella distribuzione interna. L'immobile, costruito per un lato sul confine
di propriet&agrave;, in fregio ad un altro edificio residenziale (lato sud), si sviluppa su due livelli oltre il piano terra. Il
vano scala a ballatoio distribuiva al
piano primo la cucina e due camere
e all'ultimo piano altri due locali pi&ugrave;
un servizio igienico ed un ripostiglio.
L'edificio ha una struttura portante in
muratura in mattoni pieni intonacati
internamente ed esternamente solo
sul lato verso la corte di propriet&agrave;. I
muri portanti perimetrali sono a due
teste mentre quelli interni sono ad
una testa. I solai sono in laterocemento di spessore complessivo pari
a 20 cm. Un piccolo terrazzo in cls
armato sporge dal lato fronte
strada sui due livelli in corrispondenza del ballatoio del vano scala.
La copertura &egrave; a due falde (est e
ovest) su solaio in laterocemento.
L'edificio mantiene la destinazione
residenziale. Oltre alla totale riorganizzazione degli spazi interni, il
progetto prevede la costruzione di
una terrazza al piano primo con
sottostante portico, attraverso un
volume in ampliamento costruito in
confine, sul prolungamento degli
allineamenti esistenti. L'intervento
prevede la modifica della distribuzione interna attraverso la trasformazione del vano scala (demolendo il ballatoio esistente e il terrazzo
verso la strada), che viene ridimensionato, e il raddoppiamento dei
muri portanti interni, attualmente ad
una testa, attraverso una configurazione &quot;a croce&quot; dei setti interni
portanti e di irrigidimento strutturale. Vengono mantenute sostanzialmente le forometrie esistenti nei
prospetti, salvo per le finestra del
nuovo vano scala e per la portafinestra che collega gli spazi al piano primo con il nuovo terrazzo.
L'ingresso viene mantenuto nella
posizione attuale. Al piano terra
viene ricavata una camera, accorpando le funzioni di lavanderia e di
vano tecnologico in un nuovo servizio igienico ad essa adiacente. La
camera possiede un accesso diretto alla corte di propriet&agrave; attraverso
il portico di progetto (lato est). Al
piano primo, viene sostanzialmente
ribaltata la distribuzione e le destinazioni d'uso esistenti: la zona cucina/pranzo &egrave; ricavata sul lato verso la strada (lato ovest), mentre il
nuovo soggiorno collegato al terrazzo &egrave; ricavato liberando un vano
ampio che occupa tutto il fronte
dell'edificio verso la corte di propriet&agrave;. Al piano secondo, l'impianto
interno &quot;a croce&quot; suddivide la zona
letto in due camere, un bagno e altri spazi di servizio. I prospetti han-
no un carattere razionale dovuto alla
riorganizzazione formale delle forometrie esistenti tramite piccole differenze di spessore nel cappotto isolante esterno. I serramenti verso
strada (lato ovest) sono dotati di elementi frangisole motorizzati al fine di
garantire un maggiore comfort e ridurre l'irraggiamento estivo. Tutti gli
altri serramenti sono comunque dotati di veneziana esterna protetta da
un vetro applicato al serramento
Innovazione di progetto e di processo: gli interventi di miglioramento
sismico sono realizzati conseguentemente ed in congruit&agrave; con il concept
architettonico: - realizzazione di nuova platea in cls armato opportunamente vincolata alle fondazioni esistenti; - raddoppio e nuova realizzazione di muri interni portanti ad una
testa (impianto &quot;a croce&quot;); - consolidamento dei solai in laterocemento
esistente mediante caldana in cls
armato alleggerito e connettori; - realizzazione di cordoli in cls armato di
collegamento a quota dei solai primo
e secondo in corrispondenza del
vano scala; - realizzazione di portale
in corrispondenza del nuovo soggiorno (cerchiatura della apertura realizzata in muro portante), costituito da
doppi profili in acciaio UPN e
HEA160; - realizzazione di caldana
armata collaborante sp. 4 cm in copertura.
edificio-impianto: l'intervento sul sistema edificio impianto &egrave; radicale ed
comporta la completa sostituzione
del sistema di generazione, distribuzione e emissione, nonch&eacute; un completo miglioramento dell'involucro
edilizio, con un risultato maggiore di
quanto imposto dalla normativa regionale e un costo finale per la committenza contenuto, in linea con i costi standard che comporta un intervento radicale su un fabbricato esistente di questo tipo.
Fonti utilizzate per questo numero: Governo italiano: Presidenza del Consiglio dei Ministri; ISTAT, ANSA,, Agenzia delle Entrate; Ente
nazionale italiano di Unificazione (UNI); Istituto per l'Innovazione e la Trasparenza degli appalti e la compatibilit&agrave; ambientale (ITACA),
Unioncamere, Symbola.
Siti internet: casa e clima,, edilizia e urbanistica,, edilportale, regioni.it,
Fonte foto: Fonte:sito internet archinfo.it