Source: http://mcreporter.info/documenti/dossier_diffam.htm
Timestamp: 2018-06-19 23:50:23+00:00
Document Index: 69969009

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 30', 'art. 8', 'art. 700', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 595', 'sentenza ', 'art. 36', 'art. 8', 'art. 64', 'art. 427', 'art. 57', 'art. 110', 'art. 57', 'art. 57', 'art. 57', 'art. 43', 'art. 57', 'art. 57', 'sentenza ', 'sentenza ']

(Dossier della Camera dei deputati per il DDL sulla diffamazione)
A.A.C. 881 e 4714
Servizio responsabile: Servizio Studi – Dipartimento Giustizia
File: gi0818.doc
La proposta di legge C. 881 (Pecorella-Costa)
La proposta di legge C 4714
In merito al tema della diffamazione a mezzo stampa va ricordato che la dottrina e la giurisprudenza (a partire dalla storica sentenza della Cassazione 18 ottobre 1984, n. 5259).sono ormai concordi nel riconoscere che l’esercizio del diritto di cronaca integri gli estremi della causa di giustificazione di cui all’articolo 51 c.p. (Esercizio di un diritto), in quanto inerente alla libertà di manifestazione delpensiero ed alla libertà di stampa riconosciute dall’articolo 21 della Costituzione.
Esso, pertanto, può essere esercitato anche quando ne derivi una lesione dell’altrui reputazione purché venganorispettati determinati limiti che sono stati individuati dalla dottrina e dalla giurisprudenza nella verità delle notizia pubblicata, vale a dire nella corrispondenza tra i fatti accaduti e quelli narrati, nell’utilità sociale dell’informazione, in relazione all’attualità e rilevanza dei fatti narrati, e nell’esigenza che l’informazione sia mantenuta nei limiti della obbiettività e della serenità e in una forma espositiva necessariamente corretta (requisito della continenza).
L’articolo 596-bisprevede poi che, se il delitto di diffamazione è commesso con il mezzo della stampa, le disposizioni dell’articolo precedente, riguardanti l’ammissibilità della prova liberatoria, si applicano anche al direttore o vice-direttore responsabile, all’editore e allo stampatore, per i reati previsti negli articoli 57, 57-bis e 58 (reati commessi col mezzo della stampa periodica, non periodica e clandestina).
Il provvedimento in esame, composto di tre articoli, modifica in particolare la disciplina della diffamazione a mezzo stampa, sostanzialmente riprendendo il contenuto di un testo unificato approvato in prima lettura dalla Camera nelle XIV legislatura ed il cui iter si è poi interrotto al Senato (A.S. 3176).
L'articolo 1 della proposta di legge propone, anzitutto, una serie di modifiche alla legge sulla stampa n. 47 del 1948.
Dopo la novella dell’art. 1 con cui viene precisata l’applicabilità della legge anche ai siti Internet di natura editoriale (comma 1), ulteriori modifiche interessano gli articoli 8, 12 e 13 della legge 47, nella quale è poi introdotto un articolo aggiuntivo (11-bis).
Recente giurisprudenza ha escluso l’applicabilità della legge sulla stampa in materia di diffamazione alle testate telematiche (v. Cassazione, sentenze n. 35510 del 2010 e n. 44126 del 2011).
Il comma 2 dell’art. 1 interviene sull’art. 8della legge sulla stampa in materia di diritto di rettifica. E’, anzitutto, specificato (lett. a)), in relazione ai quotidiani, che le dichiarazioni o le rettifiche della persona offesa devono essere pubblicate senza commento.
La lettera b)estende l’istituto della rettifica alle trasmissioni televisive o radiofoniche. Per tali trasmissioni, il diritto alle dichiarazioni e alla rettifica è esercitato ai sensi dell’art. 32-quinquies del T.U. radiotelevisione (D.Lgs 177/2005).
Si osserva che il testo fa riferimento all’art. 32 anziché all’art. 32-quinquies del Testo unico. Stante la non riferibilità dell’art. 30 all’esercizio del diritto di rettifica, sembra probabile che si tratti di un refuso.
Anche per i siti informatici, il termine di pubblicazione della dichiarazione o della rettifica è di 48 ore dalla richiesta e a questa vanno date lo stesso rilievo, caratteristiche grafiche e metodologia di accesso al sito della notizia lesiva cui si riferiscono.
La lettera c) prevede, per la stampa non periodica, l’obbligo di pubblicazione a proprie spese da parte dell’autore dello scritto ritenuto diffamatorio su non più di due quotidiani nazionali delle dichiarazioni o rettifiche della persona offesa, sempre che queste ultime “non abbiano contenuto suscettibile di incriminazione penale”. La rettifica va pubblicata entro sette giorni dalla richiesta con adeguato rilievo e deve far chiaro riferimento allo scritto cui si riferisce.
Per esigenze di coordinamento con le modifiche introdotte (in particolare in relazione alla pubblicazione di rettifiche sui siti informatici), la lettera d) novella il quinto comma dell’art. 8 della legge sulla stampa che prevede, trascorsi invano i termini di pubblicazione della rettifica, il possibile ricorso dell’interessato all’autorità giudiziaria per l’adozione di un provvedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c. Tale possibilità, a tutela dell’autore dell’offesa, è offerta (da un sesto comma aggiunto dalla lettera e)) in caso di inerzia nella pubblicazione della smentita o rettifica da parte degli obbligati.
In materia di conseguenze civili della diffamazione, il comma 3 dell’art. 1 in esame mira a limitare l’entità del risarcimento del danno a favore dell’offeso dal reato, risarcimento, per il quale, ai sensi dell’art. 11 della legge 47/1948, sono civilmente responsabili, in solido con gli autori del reato e fra di loro, il proprietario della pubblicazione e l'editore (per i giornali telematici, il proprietario ed editore del sito web, sul quale vengono diffusi i giornali telematici, v. C. Cost. sent. n. 20 del 2001).
Il comma 4 dell’art. 1 abroga l’art. 12 della legge sulla stampa che prevede, in caso di diffamazione commessa col mezzo della stampa, la possibile richiesta da parte del danneggiato - oltre al il risarcimento del danno - di una ulteriore somma a titolo di riparazione.
Il comma 5 dell’art. 1 riformula l’art. 13 della legge sulla stampa, escludendo che la diffamazione a mezzo stampa consistente nell’attribuzione di un fatto determinato, possa essere sanzionata con pena detentiva.
Attualmente, l’art. 13 della legge sulla stampa prevede per la diffamazione a mezzo stampa consistente nell’attribuzione di un fatto determinato la pena congiunta della reclusione da 1 a 6 anni e la multa non inferiore a 258 euro. Come detto, lo stesso reato (non commesso a mezzo stampa) è, invece, sanzionato dal codice penale (art. 595 c.p.) con la multa da 258 a 2.582 euro ovvero nella permanenza domiciliare da 6 giorni a 30 giorni o nel lavoro di pubblica utilità per un periodo da 10 giorni a 3 mesi.
All’eventuale condanna del giornalista consegue come pena accessoria la pubblicazione della sentenza ex art. 36 c.p.[3]; solo in caso di recidiva del condannato, il giudice impone l’ulteriore pena accessoria della sospensione dalla professione per un periodo da 1 mese a 6 mesi. La relazione alla proposta di legge, sul punto, giustifica la maggior severità per i recidivi “in quanto la reiterazione del reato esclude la buona fede dell’autore”.
In base al comma 3, è considerato causa di esclusione della punibilità l’adempimento da parte dell’autore dell’offesa degli obblighi di pubblicazione di dichiarazioni e rettifiche previsti dall’art. 8 della legge (spetterà comunque al giudice la verifica del corretto adempimento della rettifica).
Art. 57 (Reati commessi con il mezzo della stampa periodica)
Art. 57 (Reati commessi con il mezzo della stampa, della diffusione radiotelevisiva o con altri mezzi di diffusione)
Salva la responsabilità dell'autore della pubblicazione, e fuori dei casi di concorso, il direttore o il vicedirettore responsabile del quotidiano, del periodico o della testata giornalistica, radiofonica o televisiva, risponde dei delitti commessi con il mezzo della stampa, della diffusione radiotelevisiva o con altri mezzi di diffusione se il delitto è conseguenza della violazione dei doveri di vigilanza sul contenuto della pubblicazione. La pena è in ogni caso ridotta di un terzo
Art. 594 (Ingiuria).
- l’attribuzione di un fatto determinato aggrava la pena pecuniaria fino ad un terzo, ex art. 64 c.p. (secondo comma);
- la diffamazione a mezzo stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico comporta una multa da 3.000 a 8.000 euro (terzo comma).
Art. 595 (Diffamazione)
L’articolo 3 della p.d.l. aggiunge un comma all’art. 427 del codice di procedura penale, relativo alla condanna del querelante alle spese e ai danni.
La proposta di legge C 4714 (Genovese)
L’articolo unico della proposta propone una nuovo formulazione dell’art. 57 del codice penale. La norma, come accennato, concerne i reati commessi col mezzo della stampa periodica per la cui responsabilità di natura omissiva è chiamato in causa il direttore responsabile della testata (o il suo vice).
Più precisamente, la norma punisce l’omissione di controllo sui contenuti della pubblicazione costituente reato; si tratta di omissione colposa in quanto l’omissione dolosa risulterebbe punibile a titolo di concorso nel reato ex art. 110 del codice penale. Al direttore responsabile del periodico il legislatore attribuisce, quindi, un reato autonomo punibile a titolo di colpa, consistente non in forme generiche di negligenza, imprudenza o imperizia, bensì nell'inosservanza di una specifica regola di condotta, vale a dire nel mancato esercizio sul contenuto del periodico del controllo necessario ad impedire che col mezzo della pubblicazione siano commessi reati.
Come ricordato dalla relazione al provvedimento in esame, tale responsabilità colposa non è attribuibile ai direttori dei giornali telematici (Cass. sent. n. 35511 del 2010). Opinione confermata dalla Suprema Corte “sia per l'impossibilità di ricomprendere detta attività on-line nel concetto di stampa periodica, sia per l'impossibilità per il direttore della testata on-line di impedire le pubblicazioni di contenuti diffamatori 'postate’ direttamente dall'utenza” (Cass., sent. n. 44126 del 2011).
Il testo a fronte che segue evidenzia le novità introdotte nel testo dell’art. 57 del codice penale.
Art. 57 c.p. (Reati commessi con il mezzo della stampa periodica).
Salva la responsabilità dell’autore della pubblicazione e fuori dei casi di concorso, il direttore o il vice-direttore responsabile, il quale omette di esercitare sul contenuto del periodico da lui diretto il controllo necessario a impedire che con il mezzo della pubblicazione siano commessi reati è punito, se un reato è commesso, con la multa non inferiore a euro 5.000.
L’articolo unico della p.d.l. 4714 detta quindi una riformulazione dell’art. 57 c.p. che, in particolare, elimina la possibilità dell’applicazione della pena detentiva prevedendo a carico del direttore responsabile la sola pena pecuniaria della multa non inferiore a 5.000 euro.
Va, inoltre, segnalata nel nuovo testo dell’art. 57 la soppressione dell’inciso “a titolo di colpa”.
Ai sensi dell’art. 43 c.p. il delitto è colposo, o contro l'intenzione, quando l'evento, anche se preveduto, non è voluto dall'agente e si verifica a causa di negligenza o imprudenza o imperizia, ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline. Una parte della dottrina, ora minoritaria, sostiene che l’inciso “a titolo di colpa” si riferirebbe non al fondamento della responsabilità, cioè alla colpa come elemento strutturale della fattispecie, bensì alla disciplina del fatto “come se fosse colposo” cosicchè l’art. 57 integrerebbe un’ipotesi di responsabilità oggettiva (Pisapia). Dottrina e giurisprudenza prevalenti, invece, ritengono il reato di cui all’art. 57 “colposo a tutti gli effetti” (Grosso, Fiandaca-Musco, Padovani)
Occorre considerare, una volta esclusa la fattispecie di responsabilità oggettiva, quale sia l’effetto della soppressione dell’inciso “a titolo di colpa”.
[3] La sentenza di condanna è pubblicata mediante affissione nel comune ove è stata pronunciata, in quello ove il delitto fu commesso, e in quello ove il condannato aveva l'ultima residenza. La sentenza è inoltre pubblicata nel sito internet del Ministero della giustizia. La durata della pubblicazione nel sito è stabilita dal giudice in misura non superiore a trenta giorni. In mancanza, la durata è di quindici giorni. La pubblicazione è fatta per estratto (salvo che il giudice disponga la pubblicazione per intero) ed è eseguita d'ufficio e a spese del condannato.