Source: http://win.bloggersperlapace.net/dblog/storico.asp?m=20080701
Timestamp: 2020-01-18 17:04:40+00:00
Document Index: 182179304

Matched Legal Cases: ['art. 1419', 'art. 112', 'art. 111', 'art. 68', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 52', 'art. 72', 'art. 66', 'art. 63', 'sentenza ', 'art. 53', 'art. 684', 'art. 684', 'art. 114', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

...non solo neon ... (Ahura Mazda)... di Loredana Morandi
Magistratura democratica e l’ennesima riforma del contratto a termine
Di Loredana Morandi (del 30/07/2008 @ 20:19:42, in Magistratura, linkato 70 volte)
Magistratura democratica manifesta grande preoccupazione ed esprime radicale dissenso sui contenuti di un intervento legislativo mirato a ridurre le tutele dei lavoratori a tempo determinato e a “stabilizzare” la precarietà di gran parte del mondo del lavoro.
Le modifiche apportate dal decreto legge del 25 giugno 2008 n. 112, attualmente in fase di conversione, al decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368 e, in particolare, la disciplina sulle conseguenze della nullità dell’apposizione del termine, si muovono in una direzione assolutamente contraria all’esigenza di tutela dei diritti dei lavoratori.
Tali previsioni, laddove fanno derivare dalla violazione di una norma imperativa, posta a garanzia dei lavoratori, la liberazione del datore di lavoro da ogni vincolo contrattuale, con il solo obbligo di pagamento di un’indennità di importo compreso tra 2,5 e 6 mensilità, a prescindere dalle dimensioni dell’impresa, stravolgono l’interpretazione data all’art. 1419 codice civile dall’uniforme giurisprudenza della Corte Costituzionale, si pongono in radicale contrasto con i principi di diritto comunitario sul carattere eccezionale del contratto a termine e con i principi della nostra Costituzione posti a tutela del lavoro e della sua dignità, con conseguente sempre più accentuata precarizzazione dei rapporti di lavoro, in persistente assenza di qualsiasi serio intervento in tema di welfare generale e ammortizzatori sociali.
Tali proposte di modifica si pongono in irragionevole contrasto con la recente legge 24 dicembre 2007, n. 247 che ha reso esplicita nel nostro ordinamento l’indicazione comunitaria (Direttiva 1999/70/CE) di normalità del contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Le disposizioni del decreto legge n. 112 del 25 giugno 2008, in quanto applicabili anche ai giudizi in corso, violano i principi affermati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo sul divieto di leggi retroattive in materia civile e rappresentano un ulteriore tentativo di limitare l’autonomia della giurisdizione e la concreta tutela del lavoro non stabile.
Torino, 29.7.08
ANM: CONFERENZA STAMPA
Di Loredana Morandi (del 30/07/2008 @ 20:15:38, in Magistratura, linkato 84 volte)
Mercoledì 30 luglio, alle ore 17.00, presso la Sede dell’ANM (Palazzo di Giustizia - Piazza Cavour – 6° p. ascensore n. 3), la Giunta Esecutiva Centrale presenterà alla stampa, assieme ai rappresentanti dell’OUA dell’AIGA e delle Associazioni Sindacali del personale Amministrativo, il documento di denuncia “Appello per la Giustizia” firmato congiuntamente a proposito delle disposizioni contenute nel decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 in materia di finanza pubblica, attualmente all'esame del Parlamento in sede di conversione, che incidono pesantemente sulle risorse del settore Giustizia.
La Giunta illustrerà, inoltre, le conseguenze concrete della mancanza di interventi tesi a realizzare, nell’interesse dei cittadini, il precetto costituzionale di garanzia della ragionevole durata dei processi.
Roma, 29 luglio 2008
Rassegna Stampa: Amisnet su Lodo Alfano - intervista a Domenico Gallo
Di Loredana Morandi (del 24/07/2008 @ 16:25:00, in Politica, linkato 87 volte)
Lodo Alfano: una legge incostituzionale
A cura di Valentina Vella • 23 Luglio 2008
Tutti i processi nei confronti di Presidente del Consiglio, della Repubblica, del Senato e della Camera, sono sospesi dalla data di assunzione fino alla cessazione della loro carica o funzione, anche per fatti antecedenti all’assunzione di queste ultime. E’ quanto prevede il cosiddetto Lodo Alfano, diventato legge, il 22 luglio, dopo l’approvazione di Camera e Senato italiani.
La norma viola alcuni principi fondamentali della Costituzione, come l’articolo 3 che prevede che “tutti i cittadini sono uguali dinanzi alla legge”, l’art. 112 che prevede che “l’azione penale è obbligatoria”, ma anche l’art. 111 che invece stabilisce che i processi devono avere una “ragionevole durata”.
Ma non solo, la modifica dei principi di impunità, immunità e di azione penale non può essere effettuata con una norma ordinaria ma solo con una modifica costituzionale. Questo non è avvenuto ed è probabile che la Corte Costituzionale si pronunci in questo senso.
La storia può aiutarci a capire quest’ultimo punto. Con una modifica costituzionale del 1993, infatti, si restaurava l’azione penale nei confronti dei parlamentari, modificando il principio costituzionale che tutelava la capacità di autodeterminazione delle istituzioni politiche. Lo faceva limitando l’azione penale nei confronti di ministri e parlamentari: secondo quanto stabiliva l’art. 68 del vecchio testo, l’autorizzazione a procedere doveva essere cioè approvata dalla Camera. Dopo i fatti di Tangentopoli e l’utilizzo improprio di questo principio, però, l’articolo costituzionale veniva modificato e restaurata l’azione penale anche per i parlamentari. La legge tornava quindi ad essere uguale per tutti. Almeno nella carta. Con il Lodo Alfano, vengono modificati analogamente i principi relativi all’azione penale e all’impunità, ma questa volta ignorando del tutto la nostra Costituzione, che come il Diritto Pubblico insegna è al primo gradino della gerarchia delle fonti. Queste nuove disposizioni potrebbero essere attuate SOLO attravero un procedimento di modifica costituzioanle e NON con una semplice legge ordinaria.
Berlusconi insomma si mostra usuale a bypassaggio e violazione di norme e principi che tutelano la democraticità di uno Stato e la sovranità del popolo. Nessuna persecuzione giudiziaria, quindi, come vorrebbe far credere visto che con tanta leggerezza morale si è riusciti a violare norme e principi fondamentali di proprietà dei cittadini. Con il Lodo Alfano, il processo a suo carico verrà sospeso e andrà avanti solo per i coimputati.
Come successe nel 1994, però, con un’analoga legge approvata dal Governo Berlusconi e definita incostituiznale dalla Corte, si spera che i giudici solleveranno questione di incosituzionalità sulle quali dovrà appunto pronunciarsi la Corte Costituzioanle. Probabile che, se così fosse, si riproporrebbe la giustificazione della persecuzione personale e contro l’operato del Governo e allora starà ai cittadini italiani capire che così non è.
Come insegnano gli storici, dunque, il percorso verso il regime è iniziato, visto che anche nel periodo fascista la trasformazione in dittatura avvenne proprio nello stesso modo, con la rivendicazione dell’impuntità, realizzata attraverso una graduale e legale trasformazione. Certo, il contesto è del tutto differente, possiamo infatti godere di strumenti di tutela esterni come l’Unione Europea e la Carta dei diritti umani, ma resta il fatto che vengono costantemente minati gli strumenti interni di democraticità come quello dell’autorità giudiziaria e della Corte Costituzionale, sempre più neutralizzati dai partiti politici.
Di tutto questo parliamo nell’intervista a Domenico Gallo di Giuristi Democratici.
- cosa stabilisce il Lodo Alfano?
- in cosa si si traduce per Berlusconi?
- quali principi viola?
- è possibile fare un parallelismo con il periodo fascista?
- quali differenze con il periodo fascista (tutele esterne,...)?
Una discussione sul Lodo Alfano, tra accenni storici, violazioni e pericolo di un nuovo regime. Domenico Gallo, Giuristi Democratici. Int. di Valentina Vella. [11:43m]: Play Now | Download
Lodo Alfano: Napolitano promulga la legge sulla immunità
Di Loredana Morandi (del 23/07/2008 @ 18:27:33, in Politica, linkato 86 volte)
LODO ALFANO: NESSUN OSTACOLO, NAPOLITANO PROMULGA LEGGE SU IMMUNITA'
(ASCA) - Roma, 23 lug - Nessun ostacolo di natura costituzionale impedisce la promulgazione del cosiddetto lodo Alfano, la legge che prevede l'immunita' per le quattro piu' alte cariche dello Stato con il rinvio di eventuali processi penali al termine del loro mandato.
Lo rende noto un comunicato del Quirinale che informa che dopo il previsto esame sulla costituzionalita' del provvedimento il Presidente della Repubblica ha deciso di firmare la promulgazione della nuova legge.
Questo il testo della nota del Quirinale: ''Al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e' stata sottoposta oggi, per la promulgazione, la legge in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato.
Gia' il 2 luglio, in riferimento alla autorizzazione alla presentazione alle Camere del disegno di legge (ora approvato dal Parlamento), si era reso noto che ''punto di riferimento per la decisione del Capo dello Stato e' stata la sentenza n.24 del 2004 con cui la Corte costituzionale dichiaro' l'illegittimita' costituzionale dell'art. 1 della legge n.
140 del 20 giugno 2003 che prevedeva la sospensione dei processi che investissero le alte cariche dello Stato. A un primo esame - quale compete al Capo dello Stato in questa fase - il disegno di legge approvato il 27 giugno dal Consiglio dei ministri e' risultato corrispondere ai rilievi formulati in quella sentenza. La Corte, infatti, non sanci' che la norma di sospensione di quei processi dovesse essere adottata con legge costituzionale. Giudico' inoltre 'un interesse apprezzabile' la tutela del bene costituito dalla 'assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche', rilevando che tale interesse 'puo' essere tutelato in armonia con i princi'pi fondamentali dello Stato di diritto, rispetto al cui migliore assetto la protezione e' strumentale', e stabilendo a tal fine alcune essenziali condizioni''.
Non essendo intervenute, in sede parlamentare, modifiche all'impianto del provvedimento, salvo una integrazione al comma 5 dell'articolo unico diretta a meglio delimitarne l'ambito di applicazione, il Presidente della Repubblica ha ritenuto, sulla base del medesimo riferimento alla sentenza della Corte costituzionale, di procedere alla promulgazione della legge''.
min/min/alf
Di Loredana Morandi (del 23/07/2008 @ 07:32:00, in Magistratura, linkato 91 volte)
L'Associazione Nazionale Magistrati e l'Organismo Unitario dell'Avvocatura
procedendo ad un esame congiunto del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria", attualmente all'esame del Parlamento in sede di conversione,
- che il decreto-legge n. 112 / 2008 prevede norme condivisibili volte a migliorare l'efficienza dell'azione amministrativa dello Stato, ad esempio attraverso una più diffusa utilizzazione degli strumenti informatici e telematici [cfr. ad es. gli artt. 27 ("tagliacarta") e 51 (comunicazioni e notificazioni per via telematica)], il recupero di efficienza nella riscossione di somme dovute allo Stato anche per sanzioni [art. 52 (misure urgenti per il contenimento delle spese di giustizia)] e una migliore gestione dei rapporti di lavoro dipendente [cfr. alcuni aspetti di cui all'art. 72 (personale dipendente prossimo al compimento dei limiti di età per il collocamento a riposo)];
- che lo stesso decreto-legge - con l'intento di "ridurre, a decorrere dalla seconda metà dell'esercizio finanziario in corso, l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche" - prevede altresì norme che incidono pesantemente - nel prossimo triennio e, in un caso, sino al 2013 – anche sulle risorse, materiali e soprattutto umane, del settore Giustizia, ritenute "sovradimensionate", non solo nelle dotazioni organiche ma anche nelle, pur inferiori, presenze in servizio [cfr. gli artt. 25 ("taglia-oneri" amministrativi), 60 (missioni di spesa e monitoraggio della finanza pubblica), 66 (turn over), 72 (personale dipendente prossimo al compimento dei limiti di età per il collocamento a riposo) e 74 (riduzione degli assetti organizzativi)];
- che tali norme di riduzione di dotazioni sia di fondi che di personale si applicano anche, senza eccezioni, per il settore giustizia;
- che altri settori dell'amministrazione pubblica sono stati invece in vario modo preservati, almeno in parte, dai tagli, sul presupposto della "valenza strategica del settore" [art. 66 (turn over)] ovvero sono destinatari [art. 63 (esigenze prioritarie)] di una "integrazione" della dotazione di risorse "resa necessaria - si legge nella relazione al disegno di legge di conversione - per consentire l'acquisto di beni e servizi indispensabili per il mantenimento di un livello minimo di efficienza delle funzioni amministrative e tecniche di dette istituzioni, . incremento reso indifferibile, altresì, in considerazione del significativo ammontare dei debiti pregressi accumulati che, in mancanza di intervento, subirebbe un ulteriore aumento con indubbie ricadute negative";
- che, secondo dati di fonte ministeriale, la percentuale di scopertura media nazionale delle risorse umane (intesa come presenze in servizio rispetto alle dotazioni organiche) è del 12,63%, di cui 12% per i magistrati ordinari, 14% per i magistrati onorari, 13% per il personale amministrativo e 27% per i dirigenti;
- che l'indice reale di scopertura, quanto al personale amministrativo, è ancora superiore al dato sopra indicato, ottenuto attribuendo al personale che beneficia del part-time (e di cui non si conosce il dato complessivo) lo stesso peso del personale a tempo pieno;
- che, a fronte della progressiva riduzione della pianta organica del personale amministrativo, di oltre 8'000 unità dal 1996 ad oggi, ed invece del costante incremento della domanda di giustizia, espressa dalla continua lievitazione degli indici delle sopravvenienze di procedimenti, sia nel settore penale che civile, non è stata contemporaneamente attuata alcuna strutturale riorganizzazione dei metodi e degli strumenti di lavoro, anche per quanto riguarda il concreto esercizio delle funzioni giurisdizionali;
- che è opinione condivisa da tutti gli operatori del settore che le attuali dotazioni di risorse, sia materiali che umane, a disposizioni del settore giustizia sono insufficienti per consentirne il funzionamento ordinario; che le condizioni in cui presso gli uffici giudiziari si è chiamati quotidianamente a svolgere, nei rispettivi ruoli, delicate attività afferenti i diritti fondamentali delle persone mortificano visibilmente, a diverso titolo, la professionalità di tutte le categorie che operano nel settore; che non è stata adottata alcuna seria iniziativa volta alla tutela dell'importanza e dignità della funzione giurisdizionale ed al riconoscimento, alla motivazione, all'incentivazione e alla riqualificazione degli operatori in coerenza al rilievo delle funzioni esercitate;
- che, nonostante reiterate autorevoli proposte organiche di riforma e semplificazione di riti e procedure e di ridefinizione dell'area dei beni giuridici penalmente tutelati e nonostante le iniziative in questi campi attualmente all'esame, difetta tuttora una complessiva strategia e volontà d'intervento tese a realizzare il precetto costituzionale di garanzia della ragionevole durata dei processi, mentre gli attuali, pur nettamente deficitari, standard di risposta alla domanda di giustizia dei cittadini sono garantiti solo a prezzo della costante opera di supplenza svolta dai magistrati, dagli avvocati e dal personale amministrativo, che sopperiscono alle croniche carenze di mezzi e risorse, ben al di là delle competenze fissate dalle leggi processuali;
- che il malfunzionamento del settore giustizia è purtroppo sotto gli occhi di tutti i cittadini e non necessita di particolari spiegazioni, mentre appare inammissibile continuare a scaricarne l'esclusiva responsabilità sui magistrati, anche onorari, e su avvocati e personale amministrativo, sottacendo che soltanto la loro generosa e non dovuta opera di supplenza ha fin qui impedito la definitiva paralisi del sistema;
- che oltre al problema della gestione dell'ordinario e dei flussi di domanda di giustizia in entrata, l'Italia possiede un enorme "debito pubblico giudiziario", tanto da essere sotto stretta osservazione a livello europeo e soggetta ad una procedura che potrebbe portare all'adozione di provvedimenti da parte del Consiglio d'Europa;
- che è certamente possibile migliorare l'efficienza del settore giustizia attraverso la sua riorganizzazione e informatizzazione, così come dimostrato dalle cd. "best practices" di alcuni uffici che hanno ottenuto anche prestigiosi riconoscimenti all'estero;
- che l'attuale dibattito politico rivela in modo inequivocabile l'esistenza di un'emergenza giustizia e la priorità delle esigenze del settore per rispondere alle domande dei cittadini;
- che tutte le forze politiche hanno dichiarato di condividere tale analisi e di voler porre la questione giustizia al centro dell'azione di governo e legislativa, tanto che la manovra finanziaria impostata prevede numerose disposizioni in materia di giustizia civile, amministrativa, tributaria e penale;
- che tale analisi e la richiesta di soluzione al problema giustizia è costantemente invocata anche dalle forze sociali e produttive del paese le quali, a livello istituzionale e con ricchezza di analisi econometrica, indicano l'inefficienza del settore giustizia tra le cause principali della mancanza sia di competitività del paese, sia di attrazione degli investimenti e, in definitiva, dell'inesigibilità dei diritti costituzionalmente riconosciuti e tutelati;
- che non appare seriamente sostenibile l'esclusione del settore giustizia da quelli di "valenza strategica" per il Paese, considerato che la Giustizia rappresenta, indubbiamente, una "esigenza prioritaria", anche alla luce della crescente domanda di sicurezza espressa dai cittadini e degli impegni in tal senso assunti dalla politica;
- che, conseguentemente, il settore giustizia deve essere non solo esonerato dai tagli ma implementato nelle dotazioni, così come fatto per altri settori di "valenza strategica" o il cui miglior funzionamento costituisce, come per la giustizia, una "esigenza prioritaria";
- che, fra l'altro, la struttura del bilancio dello Stato impedisce di comprendere quale sia l'effettivo "bilancio della Giustizia", poiché la maggior parte delle entrate ricollegabili all'attività della "macchina giudiziaria" non confluiscono nel bilancio del Ministero della Giustizia, bensì nell'insieme di tutte le entrate, rendendo così impossibile una realistica valutazione del rapporto di congruità fra investimenti, domanda e resa del servizio nonché della giustificazione del progressivo aumento dei costi addossati ai cittadini per accedere alla giustizia (per es. mediante l'aumento del contributo unificato) senza che le maggiori entrate, per i già ricordati complessi meccanismi di bilancio, siano poi riversate al Ministero della giustizia e quindi destinate, come affermato, a migliorare l'efficienza del servizio;
- che, nell'immediato, in sede di conversione del decreto-legge 25 giugno 2008 n. 112, il Governo voglia proporre e il Parlamento voglia adottare emendamenti a tale provvedimento che inseriscano espressamente l'amministrazione della giustizia tra quelle di "valenza strategica" per il Paese il cui migliore funzionamento costituisce una "esigenza prioritaria" e la esonerino conseguentemente dai "tagli", disponendo l'inapplicabilità per l'amministrazione della giustizia degli artt. 25 ("taglia-oneri" amministrativi), 60 (missioni di spesa e monitoraggio della finanza pubblica), 66 (turn over), 72 comma 6 ultima parte (personale dipendente prossimo al compimento dei limiti di età per il collocamento a riposo) e 74 (riduzione degli assetti organizzativi), nella parte in cui prevedono riduzioni di fondi e personale non solo rispetto alle dotazioni di organico ma anche rispetto alla situazione delle attuali presenze in servizio;
- che, con una visione prospettica di più ampio orizzonte, il Governo, il Ministero per la Giustizia e il Parlamento vogliano adottare ogni provvedimento volto al miglioramento, per quanto di rispettiva competenza, dell'efficienza dell'amministrazione della giustizia e al riconoscimento e alla valorizzazione della professionalità e della dignità delle funzioni di magistrati, avvocati e personale amministrativo, disponendo lo stanziamento delle risorse aggiuntive necessarie e la razionalizzazione dei flussi di spesa, previa una attenta verifica della loro destinazione ed utilità;
- che Governo, Ministero e Parlamento vogliano creare un osservatorio-cabina di regia centrale per la verifica dei dati della giustizia, completo, accessibile, trasparente, costantemente aggiornato e cogestito, con la partecipazione attiva delle rappresentanze della magistratura, dell'avvocatura e del personale, che si accompagni all'avvio di un serio ed effettivo processo di monitoraggio e verifica sui meccanismi di acquisizione, allocazione e gestione delle risorse, umane e materiali, dell'amministrazione della Giustizia, e della loro distribuzione sul territorio;
- che venga dato impulso ad un progetto di modernizzazione degli uffici giudiziari mediante adeguati investimenti nel progetto del "processo telematico" e nella riorganizzazione del lavoro, innescando così un processo virtuoso che consenta di destinare il tempo lavorativo non più utilizzato per attività di c.d. front office (ad es. per effettuare la movimentazione e la copia cartacea di atti e documenti) in attività di effettivo e diretto supporto dell'attività giurisdizionale;
- che eventuali decisioni di tagli delle risorse e degli organici del personale del settore giustizia, anche rispetto alle attuali presenze in servizio già ridotte rispetto alle dotazioni organiche, vengano adottati solo dopo il miglioramento e la riorganizzazione delle attuali (ed inefficienti) strutture degli uffici giudiziari e dell'amministrazione della giustizia e dopo la ricognizione di tutti i dati del settore giustizia e del "bilancio giustizia";
la massima diffusione e il più ampio contributo ed adesione al presente appello di tutti gli organismi rappresentativi delle categorie professionali della giustizia, delle forze politiche, delle associazioni sindacali e delle forze economiche, dei consumatori e della società civile, richiamando anche l'iniziativa adottata dalle Organizzazioni sindacali di indizione di una giornata di mobilitazione e di informazione-sensibilizzazione rivolta alla cittadinanza il prossimo 22 luglio presso gli uffici giudiziari;
di darsi appuntamento in occasione del prossimo 25 ottobre, "Giornata europea della giustizia civile", per la verifica degli impegni concretamente assunti dal Governo nei sensi indicati, riservando in tale sede, in difetto della messa in opera degli ormai indilazionabili interventi risolutivi in materia di giustizia, un attento approfondimento sulle iniziative da assumere per rappresentare all'opinione pubblica le complessive inefficienze del sistema che gravano quotidianamente sui magistrati, sugli avvocati e sul personale amministrativo.
e l'Organismo Unitario dell' Avvocatura
Elementi di adescamento pedofilo nel fansub anime italiano
Di Loredana Morandi (del 19/07/2008 @ 08:48:33, in Indagini, linkato 917 volte)
Di seguito alcuni elementi utili ad un giudizio sul profile del fansub anime italiano, ed in particolare sul gruppo ^Mdw" (Manga Dream World) e i membri della omonima community web.
ATTENZIONE: si tratta di brani di conversazioni su chat irc.azzurra.org tra ragazze di circa 20 anni e uomini di tutte le età ...
La cintura fallica.
Gli anime (cartoon giapponesi)
L'anime Midori no Himi è in distribuzione su emule con la sigla ^Mdw" (si veda: [^MDW^]Midori.no.Hibi.-.01.(Sub.Ita).avi )
L'affetto verso i minori
La finzione (due utenti maschi aiutano l'utente femmina per il settaggio dello share del client irc, lei si finge tredicenne)
L'utente femmina, tra una disconnessione di prova ed un altra, più e più volte ringrazia ...
Tutte le conversazioni hanno avuto luogo in data 15 luglio 2008.
L'utente femmina 1:
(22:57) [Whois] -
(22:57) [Nick] Eleniny (~Lauraleye@151.43.Azzurra=6A1ADEFD)
(22:57) [Nome] Lauraleye
(22:57) [Server] tin.azzurra.org - Telecom Italia Net - Italy
(22:57) [Idle] 4mins 49secs - [Signon]: 15/07/2008 21:46:08
(22:57) [Whois] End
Profilo Mdw 238: http://www.mangadreamworld.it/forum/memberlist.php?mode=viewprofile&u=238
E' giusto ribadire che non era assolutamente nostra intenzione invitare la signorina a divertirsi di più...
Ma ci sembra chiaramente di intendere, che il genere di chat che ella offrirà agli utenti sarà di genere sadomaso..
(16:17) [Whois] -
(16:17) [Nick] UtenteFemmina1 (~Lauraleye@151.43.Azzurra-D6B4200)
(16:17) [Nome] Lauraleye
(16:17) [Server] tin.azzurra.org - Telecom Italia Net - Italy
(16:17) [Idle] 1min 28secs - [Signon]: 20/07/2008 15:51:53
(16:17) [Whois] End
Update al 21 luglio 2008
La signorina del fansub Manga dream world scrive:
Da rilevare? Poco, se non la volgarità oggettiva del soggetto, che sappiamo essere una comune ragioniera dentro una azienda privata del settore metalmeccanico.
Umana compassione: in data 18 luglio ultimo scorso la Facoltà di Psicologia di Cagliari ha licenziato con la laurea una perfetta inutilità.
Infatti, la graziosa neolaureata è partner di uno degli animatori della chat hard fansub, la cui stesura e verbalizzazione scritta dura da anni ed anni ed ha addirittura forgiato al porno shop ex minorenni (la ligure), oltre ad irretire attualmente almeno 2 minorenni. (nome, cognome e telefonino a disposizione dell'AG)
Mi domando: come è possibile laurearsi in psicologia e contestualmente non vedere oltre il proprio naso ???
(19:31) [Nick] UtenteFemmina1 (~Lauraleye@Azzurra=144C05B3.48-151.net24.it)
(19:31) [Nome] Lauraleye
(19:31) [Server] cheapnet.azzurra.org CWNET s.r.l. IRC Server - www.cheapnet.it
(19:31) [Away] UtenteFemmina1 è Away: Sono occupato
(19:31) [Idle] 5mins 19secs - [Signon]: 21/07/2008 14:54:59
(19:31) [Whois] End
(p)Link Commenti (35) Storico Stampa
Intercettazioni: un disegno legge da riformare, di Armando Spataro
Di Loredana Morandi (del 18/07/2008 @ 17:25:54, in Magistratura, linkato 75 volte)
Intercettazioni:
un disegno di legge da riformare
Decreti Legge in materia di sicurezza e per lo smaltimento dei rifiuti in Campania, direttive per il prelievo delle impronte digitali ai nomadi, Lodo Alfano: bastano queste citazioni per dar corpo al fantasma di un’altra stagione devastante per il nostro sistema giustizia e, come cento costituzionalisti hanno spiegato, densa di strappi al principio di eguaglianza dei cittadini di fronte alle legge.
Ma un’altra nube si addensa all’orizzonte: il grave indebolimento del sistema delle intercettazioni telefoniche ed “ambientali”, cioè di uno dei più efficaci strumenti investigativi a disposizione della polizia giudiziaria e della magistratura contro ogni tipo di criminalità, specie da quando prima il centrosinistra, tra la fine del ’99 e l’inizio del 2001, e poi il centrodestra nella legislazione successiva, hanno depotenziato lo strumento della prova orale.
Il relativo disegno di legge del Governo sarà discusso probabilmente in autunno ma la sua presentazione è già stata accompagnata da notizie e dati palesemente infondati, spesso propalati dagli organi di informazione senza alcuno sforzo di analisi critica: ripetuti all’infinito, del resto, essi servono, secondo un copione già visto, a far digerire ai cittadini italiani riforme che, diversamente, apparirebbero contraddittorie rispetto alla declamata attenzione per il tema della sicurezza.
Si è detto, ad esempio, che “l’Italia è il paese più ascoltato del mondo” ed a sostegno di tale asserzione molti esponenti del Governo si sono affannati a “dare i numeri” delle intercettazioni negli Stati Uniti e di altri paesi europei. Ma nessuno ha fatto rilevare che, prescindendo dalla eccezionale diffusione dei fenomeni criminali di ogni genere nel nostro Paese, tale da richiedere strumenti di contrasto adeguati (l’80% circa delle intercettazioni autorizzate riguarda, infatti, indagini di terrorismo e criminalità organizzata), in altri Stati - dagli USA alla Gran Bretagna, ma non solo - le intercettazioni vengono eseguite, in numero ben maggiore, soprattutto dai servizi d’informazione, al di fuori di qualsiasi controllo giudiziario e senza adeguate garanzie per i diritti dei cittadini: basta ricordare le documentate denunce del New York Times della fine del 2005 e la declaratoria di incostituzionalità di quelle procedure contenuta in una sentenza di un giudice federale di Detroit.
I dati relativi alle intercettazioni effettuate in altri paesi, spesso neppure disponibili, non sono dunque comparabili con quelli italiani, proprio per la diversità dei rispettivi sistemi. Quanto al numero delle persone intercettate in Italia, il Ministro della Giustizia ha diffuso cifre le quali non tengono conto di un banale rilievo: al numero delle utenze sotto controllo non corrisponde affatto un pari numero di persone intercettate poichè, come è regola tra i criminali, i singoli indagati usano spesso molteplici schede telefoniche ed apparati cellulari, ciascuno necessariamente oggetto di specifica autorizzazione.
Vengono poi denunciati, ancora una volta secondo parametri di valutazione a dir poco approssimativi, i costi elevati delle intercettazioni, senza che se ne precisino le ragioni: esse rimandano a precise responsabilità politiche poiché nessuna maggioranza si è fin qui fatta carico di disciplinare il vero e proprio business scatenatosi attorno al sistema delle intercettazioni. Eppure basterebbero poche misure amministrative per abbattere i costi: istituire un albo nazionale delle aziende private abilitate ad operare nel settore, prevedere tariffe omogenee su tutto il territorio nazionale per il noleggio di apparecchiature e tecnologie, e vincolare le società concessionarie del servizio pubblico di telefonia a porre a disposizione dello Stato le linee necessarie senza costi aggiuntivi.
Altri luoghi comuni, invece, risultano addirittura offensivi per magistrati e pubblici ufficiali: ci si riferisce a quelli diffusi da chi li addita, prima, come i responsabili delle “fughe” dei verbali che finiscono sui giornali e, poi, come privi di determinazione, forse per dolo, nelle indagini volte a identificarne e punirne i responsabili. Su tali assunti è fondata la ventilata nuova versione dell’art. 53 del codice di rito contenuta nel DDL: basterà una denuncia per rivelazione illecita di segreti inerenti a un procedimento penale contro il PM titolare di una delicata indagine per sottrarne la conduzione al medesimo e persino al suo Procuratore, se denunciato anche lui! In realtà chi continua a lanciare queste accuse sembra ignorare che l’attuale disciplina prevede la segretezza delle intercettazioni solo fino al momento in cui il soggetto indagato o i suoi difensori non ne abbiano avuto conoscenza (ad es., perché riportate in un provvedimento di cattura o perché depositate), sicchè, a partire da quel momento, il segreto viene meno e con esso decade anche il divieto di pubblicazione del “contenuto” dei colloqui intercettati: permane il solo divieto di pubblicazione delle intercettazioni nella loro integralità, la cui violazione è però punita come mera contravvenzione (art. 684 cp) oblazionabile e quindi del tutto priva di efficacia deterrente.
Dunque, non si comprende perché si punti il dito contro i magistrati quando la pubblicazione delle conversazioni avviene dopo che esse sono state acquisite in copia dagli avvocati e non sono più segrete.
Peraltro, va ricordato che l’attuale sistema non consente al PM di eliminare dalle carte processuali le conversazioni che egli ritenga irrilevanti perché i difensori potrebbero invece ritenerle utili e chiederne la trascrizione. Dunque, lo “stralcio” delle conversazioni irrilevanti è possibile solo davanti al giudice, il che – nell’attuale sistema – avviene solo dopo che la segretezza è già caduta.
Ben vengano, dunque, alcune scelte presenti nel disegno di legge quali la previsione che le sale ascolto siano localizzate presso le Procure distrettuali con possibilità di ascolto “remotizzato” presso altre Procure e gli Uffici di P.G., la creazione di un archivio riservato dove custodire le intercettazioni ancora segrete, il divieto assoluto di pubblicazione delle conversazioni di cui il giudice abbia ordinato la distruzione perché irrilevanti, e persino l’aggravio delle pene previste per i reati commessi dai pubblici ufficiali e per il citato reato contravvenzionale di cui all’art. 684 cp (Pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale), con relativa sanzione pecuniaria per l’editore, ma ci si spieghi – per favore - quale nesso esiste tra il problema della doverosa tutela del diritto alla riservatezza e la limitazione dell’uso di uno strumento investigativo che si rivela sempre più importante in ogni tipo di processi. Qui si annida l’equivoco e si smaschera il paradosso: si declama attenzione alla sicurezza ma si indeboliscono le possibilità di acquisire prove decisive per reati che destano grave allarme sociale.
Da un lato, infatti, non sarà più possibile, salvo poche eccezioni, autorizzare le intercettazioni o acquisire tabulati di traffico telefonico per indagini relative ad una lunga lista di gravi reati, quelli puniti con la reclusione fino a 10 anni; dall’altro, si introduce un illogico limite alla durata dell’ascolto autorizzabile: massimo tre mesi, incluse le possibile proroghe. Senonchè, già esistono i termini di durata delle indagini preliminari, soggetti a proroghe motivate disposte dal giudice, per cui non ha senso logico prevedere che, all’interno di un limite temporale già previsto per legge, un dato strumento di ricerca della verità possa essere usato solo per un periodo più breve. E’ come se si dicesse ad un poliziotto : “puoi indagare su Tizio per sei mesi, ma puoi pedinarlo solo per tre” .
Ed è anche falso che, non valendo questo limite in tema di terrorismo e criminalità organizzata, le relative indagini non sarebbero penalizzate: in realtà, prescindendo dal fatto che spesso sono le indagini sui reati fine (per molti dei quali l’ascolto non sarà più possibile) che consentono di smascherare le organizzazioni criminali, si omette di ricordare che, così come per tutti gli altri reati, anche in quei settori criminali le autorizzazioni e le proroghe delle intercettazioni non saranno più possibili sulla base dei soli elementi desunti da conversazioni intercettate nel medesimo procedimento (come spesso oggi avviene) e che, inoltre, le comunicazioni tra presenti saranno intercettabili solo ove vi sia fondato motivo di ritenere che nei luoghi ove esse avvengono si stia svolgendo l’attività criminosa (condizione oggi prevista solo per abitazioni e luoghi di privata dimora).
Insomma, se due persone parlano al telefono di un omicidio compiuto o da compiere non potranno essere ulteriormente intercettate se la stessa notizia non arrivi anche da altra fonte, nè si potrà collocare una microspia in un’autovettura se non quando si abbia la prova (non attraverso un’altra conversazione, si badi bene!) che vi si sta compiendo uno specifico reato!
Insomma, anche le indagini in tema di criminalità organizzata ne risulteranno indebolite e ciò sta suscitando serio allarme presso i vertici degli apparati di Polizia Giudiziaria.
Altra scelta suscettibile di arrecare gravi danni alle indagini è costituita poi dal divieto di utilizzazione dei risultati delle intercettazioni in altri procedimenti, salvo che in quelli di criminalità organizzata e terrorismo, mentre oggi – come è noto – sono utilizzabili, in caso di indispensabilità, per l’accertamento anche dei ben più numerosi delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza.
Infine, prescindendo da pur altri possibili rilievi, tra cui quelli sull’attribuzione ai tribunali aventi sede in capoluoghi di provincia della competenza collegiale ad autorizzare le intercettazioni (il che determinerà problemi ordinamentali ed organizzativi) e sull’imposizione anomala ai giudici di una precisa modalità di redazione delle misure cautelari (vietando loro di riprodurvi nella loro interezza le conversazioni intercettate e prevedendo, invece, di richiamarle solo nel loro contenuto), è necessario sottolineare la grave limitazione alla libertà di stampa ed al diritto di informazione che si intende introdurre con la modifica dell’art. 114, c. 2 cpp: sarà vietata, infatti, la pubblicazione anche per riassunto del contenuto di atti di indagine o del fascicolo del pm, pur non sussistendo più alcun segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari o della udienza preliminare. Il che significa, in pratica, divieto di informare per un anno e più i cittadini sui contenuti di quelle indagini, anche se non più segrete, che coinvolgono l’esercizio del potere politico e le modalità di rappresentanza delle istituzioni.
Giorgio Lattanzi, in un’intervista a Il Sole 24 Ore del 10.8.2005, ebbe a dichiarare : “Se le norme dell’88 hanno fatto acqua è perché non sono riuscite ad impedire la divulgazione di conversazioni irrilevanti ai fini processuali, facendo venir meno ogni tutela del diritto alla riservatezza. Questo è il punto che richiede davvero una modifica ”. Si tratta di un’affermazione che conserva ancor’oggi intatta la sua validità. Sarebbero bastati pochi interventi, dunque, come già si limitava a prevedere il DDL Flick, per tutelare insieme le esigenze, talora opposte, della indagini, della difesa degli indagati, della privacy individuale e del diritto di cronaca: lo ha ricordato varie volte anche Vittorio Grevi.
Ma si è purtroppo scelta un’altra strada, quella di limitare la categoria dei reati ed il tempo per cui le intercettazioni sono autorizzabili, nonché di restringere le condizioni per le autorizzazioni stesse, finendo con l’indebolire, così, persino le indagini in tema di mafia e terrorismo. Si tratta all’evidenza di un grande regalo ad ogni tipo di criminalità, compresa quella dei “colletti bianchi”.
Pubblicato in forma più ristretta anche sull'inserto di Radio Carcere de "Il Riformista" in data odierna
Movimento Giustizia: a tutela dei magistrati di Pescara
Di Loredana Morandi (del 18/07/2008 @ 00:04:25, in Magistratura, linkato 75 volte)
Csm tuteli i magistrati di Pescara
Aprire una pratica a tutela dei magistrati di Pescara dopo le dichiarazioni rese in questi giorni da alcuni esponenti politici sulle indagini preliminari condotte nei confronti di diversi esponenti della regione Abruzzo, tra cui il Governatore Ottaviano Del Turco. A chiederlo sono Ciro Riviezzo, Mario Fresa e Dino Petralia, consiglieri togati del Csm esponenti della corrente Movimento per la giustizia, con una nota inviata al comitato di presidenza di Palazzo dei Marescialli.
I tre togati rilevano come, negli ultimi giorni, gli organi di stampa abbiano "riportato dichiarazioni di esponenti politici, alcuni dei quali rivestono responsabilita' istituzionali" sull'inchiesta che ha portato all'arresto di Del Turco.
"Alcune di queste dichiarazioni - rilevano gli esponenti del Movimento - lungi dal costituire critiche, sempre legittime, ai provvedimenti giudiziari adottati (che per altro andrebbero espressi dopo un'adeguata informazione sui fatti e sugli atti del procedimento), contengono attacchi denigratori nei confronti dei magistrati che si occupano delle indagini e che hanno emesso l'ordinanza cautelare, con accuse generiche di parzialita' e di giudizi preconcetti, quando non di strumentalita' dell'azione giudiziaria rispetto a supposti scopi politici, additandoli di fronte all'opinione pubblica come esempio paragdimatico del cattivo funzionamento della giustizia del nostro Paese".
Queste dichiarazioni, inoltre, osservano Riviezzo, Fresa e Petralia, "se provengono da soggetti investiti da responsabilita' istituzionali, appaiono ancora piu' gravi in quanto rischiano di costituire un'indebita interferenza con il sereno svolgere dell'attivita' giudiziaria, in violazione del principio di separazione tra i poteri dello Stato" e, per questo, "impongono al Csm di intervenire a tutela dei magistrati attaccati e, in generale, dell'indipendenza della giurisdizione".
Il comitato di presidenza del Csm, dunque, alla luce di tale richiesta, decidera' a breve se aprire una pratica in prima commissione per la tutela dei magistrati abruzzesi.
Di Admin (del 16/07/2008 @ 20:14:10, in Magistratura, linkato 93 volte)
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno dichiarato inammissibile il ricorso di Luigi De Magistris avverso la sentenza della Sezione Disciplinare (il cui testo intergale può leggersi a questo link), con la quale il C.S.M. gli ha inflitto le sanzioni della censura e del trasferimento d’ufficio.
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché depositato dopo la scadenza del termine di legge.
Questo ulteriore e inaspettato sviluppo del “caso De Magistris” induce a molte considerazioni.
La prima riguarda la decisione della Corte di Cassazione. Essa è conforme al costante orientamento della Corte medesima (si vedano, fra le altre, Cass. Sez. III, 19 novembre 1997, n. 1346, Cass. Sez. Unite, 30 aprile 1997, n. 4, Cass. Sez. Unite, 30 aprile 1997, n. 5878, Cass. Sez. I, 2 luglio 1996, n. 8534, Cass. Sez. IV, 14 marzo 1996, n. 4217) ed è tecnicamente ineccepibile.
L’esito del giudizio appare, quindi, come la conseguenza inevitabile di un clamoroso e incomprensibile errore professionale della difesa di Luigi, da lui affidata a un professionista (avvocato e professore ordinario di procedura penale) da cui non era possibile aspettarsi un “incidente” come questo.
2 __________
La Corte di Cassazione, avendo giudicato il ricorso inammissibile, non ha affrontato il merito della questione.
Dunque, non ha dato né ragione né torto a Luigi e non ha detto né che la sentenza della Sezione Disciplinare del C.S.M. era giusta né che era sbagliata.
Conseguentemente, la Corte, rendendo definitiva la sentenza della Sezione Disciplinare, lascia tutta intera sul C.S.M. la responsabilità di quella sentenza.
La sentenza è pubblica. Tutti possono leggerla (come già detto, si trova a questo link).
Ognuno che abbia le competenze tecniche adeguate può valutarne da sé la condivisibilità o meno.
A me pare tecnicamente errata sotto numerosi e gravi profili.
In questo blog abbiamo pubblicato una serie di analisi tecniche critiche, che riporto qui sotto per comodità di consultazione:
Considerazioni tecniche (e non solo) sulla sentenza del C.S.M. su Luigi De Magistris (mio)
Altre considerazioni tecniche sulla sentenza del C.S.M. nei confronti di Luigi De Magistris: il capo C) (di Francesco Siciliano)
Altre considerazioni tecniche sulla sentenza del C.S.M. nei confronti di Luigi De Magistris: il capo B) (di Nicola Saracino)
Altre considerazioni tecniche sulla sentenza del C.S.M. nei confronti di Luigi De Magistris: il capo G) (di Nicola Saracino)
Altre considerazioni tecniche sulla sentenza del C.S.M. nei confronti di Luigi De Magistris: il capo A) (di Francesco Siciliano)
A questo link tutti i motivi del ricorso in cassazione di Luigi
Ho scritto anche due articoli non solo tecnici, nei quali ho esposto numerose altre ragioni di perplessità su quella sentenza.
Sono stati pubblicati sui numeri 2 e 4 del 2008 della rivista Micromega e si possono leggere anche su questo blog:
Nell’indice della “Visualizzazione per temi” che c’è nella sidebar di destra della homepage si trovano i link alle decine di scritti sulla vicenda De Magistris pubblicati su questo blog. C’è anche un banner, cliccando sul quale si va agli articoli in questione.
Io non so se chi ha partecipato alla pronuncia della sentenza disciplinare nei confronti di Luigi abbia o no confidato che poi l’ultima parola l’avrebbe avuta la Cassazione.
La vicenda di Luigi dimostra quanto sia buona la regola che dice a ogni giudice di pronunciare qualunque sentenza, ordinanza, decreto pensando sempre che possa essere quella definitiva, così da sentirne tutto intatto il carico di responsabilità e da investirvi ogni energia morale e materiale di cui disponga.
Si sa che c’è l’appello o il ricorso per Cassazione, ma è bene comportarsi come se non ci fosse, per non dover poi rimpiangere che, per qualsiasi ragione, non ci sia stato.
Chi ha pronunciato la sentenza contro Luigi De Magistris ha detto con essa l’ultima parola sul caso. E, comunque la si pensi e qualunque giudizio - positivo o negativo - si dia su quella sentenza, ne porterà per sempre tutta intera la responsabilità.
E vengo a Luigi – che subisce gli effetti di quella sentenza – e ai tanti che solidarizziamo con lui.
Questa storia non può che lasciare un’amarezza profonda, che alcuni (si vede già anche da alcuni commenti qui sul blog) possono rischiare di considerare motivo di “scandalo” (nel senso più proprio del termine).
Qualcuno potrebbe dire: è tutto inutile; a che vale impegnarsi; finisce sempre nello stesso modo.
Ma non è così e non sarebbe giusto – nei confronti di Luigi, innanzitutto, e nei confronti di noi stessi, poi – non guardare il tutto da una prospettiva più alta.
E’ vero, c’è un lato della storia che lascia molta amarezza.
La sentenza del C.S.M. – divenuta definitiva – condanna Luigi a lasciare la città dove vive e dove vive la sua famiglia e lo condanna a non fare più il pubblico ministero.
Sono sanzioni molto molto dure. Chiunque lo comprende.
E per di più, non è neppure questa la parte più dolorosa della storia per uno come Luigi.
Il dolore più grande viene dalla delusione.
Dalla delusione di constatare che a smentirti, a isolarti, a colpirti non sono stati coloro dai quali te lo saresti aspettato, ma coloro dai quali mai te lo saresti aspettato.
E’ lo Stato per cui hai lavorato che ti dice che il tuo lavoro non gli è piaciuto affatto.
E’ la magistratura “istituzionale” che, con le parole del Sostituto Procuratore Generale Vito D’Ambrosio (della cui requisitoria si è trattato a questo link) ti dice: “Temo che, facendo un errore, ahimè abbastanza diffuso, [il dr De Magistris] s’è ispirato, nella sua attività, più a un’ottica missionaria, che a quella necessaria per svolgere al meglio il nostro difficile mestriere. Mes-tie-re. Mes-tie-re – sottolineo -, per quanto faticoso e carico di responsabilità, e non mis-sio-ne. Guai, se il magistrato pensa di avere una missione: il magistrato ha un mestiere. Ha il controllo della legalità. A qualunque livello. E nei confronti di tutti. Ma prima di tutti nei confronti di se stesso. Il controllo di legalità parte da un auto controllo di legalità”.
E’ la magistratura “associata” che, con le parole di uno dei suoi più autorevoli esponenti, Edmondo Bruti Liberati, parla (sul Corriere della Sera del 4 luglio 2008) di «pochissimi magistrati che, nonostante la visibilità assicurata da perversi meccanismi mediatici, rappresentano solo se stessi». A proposito, vai a capire perché quando la televisione assicura visibilità a Bruti Liberati e ai suoi amici si tratta di cosa buona e quando un microfono è offerto a De Magistris o Forleo si tratta di “meccanismi mediatici perversi”.
E’ questo che fa male e veramente tanto.
Fa male che la magistratura difenda l’indipendenza della collega Gandus o quella del collega Caselli (e, ovviamente, ne sono contentissimo e anch'io la difendo conoscendo il valore di quei colleghi), ma neghi quella di Luigi e di Clementina e li colpisca duramente entrambi, ma, soprattutto e prima ancora, li isoli clamorosamente (e di questo, ovviamente, non si può essere contenti né si può tacere dei due pesi e due misure).
Nel caso di Clementina, la cosa ha avuto, peraltro, risvolti ancora più paradossali.
Quando ha pronunciato la sentenza Daki ed è stata indegnamente insultata da destra, le è stata data solidarietà. Quando si è permessa di dispiacere quello che un giornalista ha definito su questo blog “Il piccolo D’Alema”, è stata messa al bando e condannata all’ostracismo.
Ma non c’è solo questo lato (triste) della storia.
Ce ne sono anche altri, che sono molto belli e che ci devono insegnare cose importanti sulla vita.
C’è Luigi, che soffre molto, ma che ha l’animo sereno e il cuore lieto.
Guardate che Luigi non è per nulla – e lo ha dimostrato in mille modi – il malato di protagonismo che faceva comodo dipingere.
Citando lo Sciascia de “Il giorno della civetta”, in un mondo pieno di ruffiani e quaquaraqua, Luigi è un uomo.
E’ un uomo che ha fatto ciò che ha fatto nella piena consapevolezza dei prezzi da pagare, perché “il sistema” non tollera troppa onestà e la magistratura troppa indipendenza.
E’ un uomo che ha agito come ha agito non perché pensava che avrebbe vinto né perché pensava che sarebbe finita bene. Perchè a quelli come lui non è mai finita bene.
E’ un uomo che ha agito come ha agito perché alcuni non sanno vivere agendo male. Perché alcuni stanno meglio perdendo, ma non perdendosi. Perché alcuni stanno meglio sapendo di avere fatto tutto ciò che dipendeva da loro. Perché alcuni convivono meglio con una sconfitta che con il rimorso di un tradimento. Perché alcuni non riescono proprio a mentire agli altri e a sé stessi.
Perché alcuni credono – con Platone (Gorgia, 474) – che commettere ingiustizia sia peggio che subirla.
E – con Aristotele (Etica Nicomachea, III, 9, 1117 b 7-13) – che “la morte e le ferite saranno dolorose per l’uomo coraggioso, che le subirà contro voglia”, ma che egli “le affronterà perché è bello affrontarle, ovvero perché è brutto non farlo”.
E aggiunge Aristotele che “quanto più sarà completa la virtù che possiede”, tanto più quell’uomo sarà felice ed “è per un uomo simile, soprattutto, che la vita è degna di essere vissuta”.
Perchè la felicità, anche se spesso ce lo dimentichiamo, non è nel vincere, ma nell’onorare la nostra dignità di esseri umani, di uomini davvero.
Adesso Luigi soffrirà e magari piangerà.
Ma conserverà l’animo sereno, la mente chiara, lo sguardo limpido.
E quando ognuno di noi lo reincontrerà (io avrò questa fortuna venerdì sera a Palermo in occasione del convegno “La nascita della Seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino”), ci saranno ancora sorrisi e amicizia.
E noi gli faremmo un torto enorme se, invece di trarre dal suo coraggio e dalla sua generosità motivo per impegnarci, traessimo dalla sua sconfitta alibi per lo scoraggiamento e il disimpegno.
Tanti nostri colleghi hanno sacrificato la loro vita per onorare la loro toga. E sul loro sacrificio abbiamo giurato impegno.
Luigi sacrifica la sua carriera. Non possiamo non promettergli il nostro impegno.
Nei momenti più difficili della mia vita, ho trovato profonda consolazione nelle parole che scrisse San Paolo quando sapeva che mancavano pochi giorni alla esecuzione della sua ingiusta condanna a morte: “Bonum certamen certavi, cursum currivi, fidem servavi” (II Lettera a Timoteo, 4, 7). “Ho combattuto la buona battaglia, ho percorso tutto il cammino, ho conservato la fede”.
Grazie Luigi. Grazie di non esserti tirato indietro. Grazie di non essere stato né furbo né opportunista. Grazie di avere fatto il tuo dovere.
Te ne viene un sacco di male. Ma insieme anche un sacco di bene. Che sarà anche bene per tutti noi.
Per la pubblicazione dell'articolo si ringraziano l'autore e gli autori del blog "Uguale per Tutti"
ANM Verbale GEC del 15 luglio 2008
Di Loredana Morandi (del 16/07/2008 @ 20:00:37, in Magistratura, linkato 79 volte)
VERBALE DELLA G.E.C. DEL 15 LUGLIO 2008
PALAMARA, CASCINI, SICA, BALSAMO, CANEPA, DI GRAZIA, MOROSINI, ROSSI, SGROIA
1. La Giunta, dopo ampia e approfondita discussione sulla situazione che riguarda in generale lo stato della giustizia ed in particolare gli attacchi ingiustificati all’attività dei magistrati, gli interventi sul trattamento retributivo, i tagli alle spese di giustizia, che rischiano di aggravare ulteriormente la già difficile situazione in cui versano gli uffici giudiziari, approva la lettera da inviare ai presidenti delle giunte distrettuali sulla situazione degli uffici che viene allegata al presente verbale, al fine di realizzare per il prossimo autunno iniziative concrete di denuncia e di protesta sulla situazione del funzionamento della giustizia e sulle condizioni di lavoro negli uffici giudiziari.
2. La Giunta delibera di invitare la sezione distrettuale di Milano e la sezione distrettuale di Napoli a convocare una assemblea dei magistrati del distretto alla quale parteciperà la Giunta esecutiva centrale nei mesi di settembre/ottobre.
3. Il Segretario Generale informa la Giunta di aver invitato i Revisori dei Conti a riunirsi per la approvazione del bilancio, e che la riunione sarà convocata dopo la pausa estiva.
Ai Presidenti delle sezioni
Il 5 luglio 2008 il CDC dell’ANM ha denunciato, tra l’altro, la gravissima disfunzione degli uffici giudiziari ed il disagio dei magistrati che vi lavorano e ha deliberato di adottare iniziative dirette a rappresentare all’opinione pubblica l’emergenza in cui versa l’esercizio della giurisdizione.
Il tema del funzionamento del sistema giudiziario viene invocato da tutti i protagonisti del dibattito pubblico come una assoluta priorità, ma finora sono mancate del tutto le necessarie iniziative da parte dell’esecutivo.
Riteniamo che l’urgenza e l’indispensabilità di tali interventi, molti dei quali già indicati dall’Associazione, possa essere resa evidente all’opinione pubblica ed alla politica attraverso una rappresentazione corretta delle disfunzioni esistenti, della insufficienza e della distribuzione irrazionale delle risorse, sia materiali che umane, e delle reali condizioni in cui operano i magistrati, ai quali spesso non sono forniti neanche gli essenziali strumenti di lavoro e locali adeguati allo svolgimento dell’attività giudiziaria.
Solo ristabilendo un’informazione veritiera si potrà evitare che la responsabilità di tale tracollo venga attribuita esclusivamente all’operato della magistratura, che continua invece, ad essere ancora penalizzata sotto il profilo del trattamento retributivo.
In tale contesto ed a fronte di una crescente domanda di giustizia che si riflette in un considerevole aumento del contenzioso, le previsioni contenute nel decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 di pesanti tagli ai fondi destinati alla giustizia appaiono estremamente negative e preoccupanti: il settore giustizia deve non solo essere esonerato dalle riduzioni di bilancio, bensì addirittura implementato nelle dotazioni e nella migliore distribuzione delle risorse, poiché il suo regolare funzionamento costituisce esigenza prioritaria.
La Giunta Esecutiva Centrale invita, pertanto, le sezioni locali, previa indizione di assemblee, a rappresentare tutte le disfunzioni degli uffici giudiziari relative alla carenza di risorse umane e materiali, tenuto conto anche dei flussi di lavoro, comunicando tutti i dati necessari al fine di valutare l’adozione a livello nazionale delle iniziative di denuncia più opportune.
18/01/2020 @ 18:04:39