Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2007/12/novita-fiscali-del-28-dicembre-2007-in-evidenza-intestazioni-fiduciarie-a-soggetti-non-professionali-e-imputazione-dei.html
Timestamp: 2018-11-16 18:05:33+00:00
Document Index: 48331433

Matched Legal Cases: ['art. 37', 'art. 10', 'art. 59', 'art. 50', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 9', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 51']

Novità fiscali del 28 dicembre 2007. In evidenza: intestazioni fiduciarie a soggetti “non professionali” e imputazione dei redditi; IRES: nuovo modello da utilizzare per le dichiarazioni di inizio, variazione, cessazione attività; modello unico per avvio impresa; | Commercialista Telematico
1) Approvatolo schema di certificazione unica “CUD 2008” e pubblicato in G.U.
2) Gazzetta Ufficiale: Operativo il sistema di circolazione dei dati catastali per i comuni
3) Nuova modalità di pagamento dell’I.V.A. per la cessione di veicoli provenienti dall’estero
4) Intestazioni fiduciarie a soggetti “non professionali” e imputazione dei redditi
5) Soggetti IRES: In G.U. il modello AA7/9 da utilizzare per le dichiarazioni di inizio attività, variazione dati o cessazione attività ai fini IVA
6) Modello Unico per avvio Impresa: In G.U. il Decreto dello Sviluppo economico
7) Detrazione Irpef interessi su cambio mutuo
8) Trattamento fiscale dei contributi a carico del datore di lavoro
9) In G.U. il provvedimento delle Entrate: Ateco 2007, nuovi codici attività dal 1/1/2008
10) Benefit auto, le nuove tabelle ACI: valori per il 2008 per determinare il reddito in natura derivante dall’utilizzo promiscuo di veicoli aziendali
11) Aiuti di Stato regionali per il periodo 2007-2013
12) Tabella di raccordo studi di settore e Ateco 2007
13) Esenzione Ires Enti culturali: Dal 28/12/2007 possono inviare la domanda
E’ stato pubblicato nella G.U. lo schema di certificazione unica “CUD 2008”, con le
relative istruzioni, e con la definizione delle modalità di certificazione dei redditi diversi di natura finanziaria.
(Provvedimento Agenzia delle Entrate 03/12/2007, pubblicato in G.U. 22/12/2007, n. 297)
E’ stata pubblicata nella G.U. la disposizione che ha accertato l’effettiva operatività del sistema di circolazione e fruizione dei dati catastali per i comuni.
Come è noto il D.L. 4.7.2006, n. 223, convertito dalla legge 4.8.2006, n. 248, ed in particolare l’art. 37, comma 53, ha, tra le altre cose, previsto che fino alla data di effettiva operatività del sistema di circolazione e fruizione dei dati catastali, da accertare con provvedimento del direttore dell’Agenzia del territorio, rimane in vigore l’obbligo di presentazione della dichiarazione ai fini dell’ICI, di cui all’art. 10, comma 4, del D.Lgs. 30.12.1992, n. 504, fermo restando l’obbligo di presentazione della dichiarazione nei casi in cui gli elementi rilevanti ai fini dell’imposta dipendano da atti per i quali non sono applicabili le procedure telematiche.
Per cui alla luce del neo provvedimento, non è più obbligatorio presentare la dichiarazione ICI annuale, tranne casi particolari.
Peraltro, il citato provvedimento è dovuto anche al D.Lgs. 7.3.2005, n. 82, recante il
“Codice della amministrazione digitale”, ed in particolare l’art. 59, comma 7-bis, il quale prevede, per garantire la circolazione e la fruizione dei dati catastali conformemente alle finalità ed alle condizioni stabilite dall’art. 50 dello stesso decreto, l’emanazione di un decreto del direttore dell’Agenzia del territorio, di concerto con il comitato per le regole tecniche sui dati territoriali delle pubbliche amministrazioni e previa intesa con la conferenza unificata, che definisce, in coerenza con le disposizioni che disciplinano il sistema pubblico di connettività, le regole tecnico economiche per l’utilizzo dei dati catastali per via telematica da parte dei sistemi informatici di altre amministrazioni;
Nonché per rispettare quanto contenuto nel decreto del direttore dell’Agenzia del territorio 13.11.2007, contenente la definizione delle regole tecnico economiche per l’utilizzo dei dati catastali per via telematica da parte dei sistemi informatici di altre amministrazioni.
Tutto ciò anche perché l’Agenzia del territorio ha messo a disposizione degli enti locali territoriali, per via telematica, i servizi di fornitura della base dei dati catastali mediante i servizi di cooperazione applicativa del “Sistema di interscambio” e mediante i servizi del “Portale per i comuni”, peraltro, realizzato per garantire il collegamento via internet anche degli enti locali che potrebbero essere sprovvisti di una infrastruttura tecnologica adeguata.
(Determinazione Agenzia delle Entrate 18/12/2007, in G.U. 22/12/2007, n. 297)
Con la circolare n. 81, diramata il 20/12/2007, l’Assonime ha illustrato le disposizioni di due provvedimenti del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 25.10.2007 e di alcuni documenti di prassi che hanno disciplinato la nuova modalità di pagamento dell’IVA dovuta per la prima cessione “interna” di autoveicoli, motoveicoli e loro rimorchi, nuovi o usati, acquistati presso operatori di altri Stati membri dell’Unione Europea da soggetti operanti nel cosiddetto “mercato parallelo”.
Tale modalità è stata introdotta, al fine di contrastare le frodi che si verificano nel settore, dal comma 9 dell’art. 1 del D.L. n. 262/2006, convertito dalla legge n. 286/2006, che ha subordinato l’immatricolazione e la voltura di tali mezzi di trasporto alla presentazione della copia del modello di pagamento dell’imposta nel quale deve essere indicato il numero di telaio del mezzo ceduto.
(Circolare Assonime n. 81 del 2007)
Ricorre di sovente il fenomeno dell’intestazione fiduciaria nell’ambito delle relazioni familiari (tramite l’intestazione fiduciaria di alcuni beni a congiunti o conviventi) o nel sempre più frequente caso del “portage” di partecipazioni, mediante l’intestazione a soggetti appartenenti al settore bancario o finanziario di partecipazioni destinate ad un soggetto che in un primo momento non vuole comparire di fronte ai terzi.
Tuttavia, a differenza di altri istituti di recente introduzione nel nostro ordinamento (come il trust), il predetto negozio non è stato oggetto di un’esplicita regolamentazione fiscale.
Per tale fine, la circolare della Fondazione dell’Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti, affronta tale disciplina e fornisce il proprio parere in merito ai dubbi sorti su quale tra il fiduciario ed il fiduciante sia il destinatario degli obblighi fiscali.
Infatti, a causa di pareri discordanti in merito, soprattutto qualora il ruolo di fiduciario sia assunto da soggetti diversi dalle società autorizzate, la citata circolare si pone il fine di individuarne il corretto trattamento giuridico e tributario.
Il rapporto fiduciario nell’imposizione diretta
Con il negozio fiduciario, si assiste ad una dissociazione tra il soggetto sostanzialmente proprietario del bene oggetto della fiducia, e chi ne è formalmente intestatario di fronte ai terzi. Ciò mette in crisi l’ordinario nesso di collegamento tra l’elemento oggettivo (reddito) e quello soggettivo (“possessore del reddito”) della fattispecie impositiva, che di norma si riconosce nella titolarità della fonte produttiva del reddito stesso (sia esso bene, diritto e/o attività).
Salva prova contraria, il soggetto titolare del diritto di proprietà (o altro diritto reale di godimento) su un immobile è colui a cui sono imputati i redditi derivanti da quell’immobile, mentre i dividendi pagati da una società sono imputabili quali redditi al socio che risulta titolare della quota o delle azioni (o titolare di un altro diritto reale a cui è associato il possesso, quale usufrutto o pegno).
In tutti questi casi, ad esempio, nessuno potrebbe immaginare che il comodatario di un’immobile debba dichiarare la rendita catastale, ancorché sia tale soggetto l’effettivo fruitore dell’immobile.
E, inoltre, la circostanza che i dividendi distribuiti da una società vengano dirottati verso soggetti beneficiari diversi dal socio, non costituisce di per sé modificazione del soggetto passivo di imposta (il “possessore” dei redditi è comunque il socio), almeno fino quando non si dimostra che il socio rappresenta un soggetto interposto tra il fattore produttivo del reddito (la società) ed il suo proprietario effettivo.
Il negozio fiduciario, a differenza della interposizione fittizia di persona non è, invece un negozio simulato.
Infatti, con il negozio fiduciario le parti vogliono realmente che la proprietà del bene venga assunta dal fiduciario, mentre nell’interposizione soggettiva fittizia il negozio con cui si trasferisce il diritto reale sul bene è simulato e quindi in realtà non voluto.
L’interposizione fittizia di persona, nel campo dell’imposizione diretta, palesa proprio in ciò la sua natura patologica: tale simulazione tende a modificare il nesso di collegamento tra il reddito (oggetto dell’imposizione) ed il soggetto passivo dell’imposta (il proprietario del fattore produttivo), sostituendo a quest’ultimo un soggetto diverso, in vista di una distorsiva riduzione del carico impositivo.
In tal caso é onere del Fisco accertare la simulazione al fine di riportare la fattispecie impositiva nei giusti binari, ovvero individuando nell’interponente (titolare tanto giuridico che sostanziale del bene, diritto e/o attività che producono il reddito) il soggetto passivo di imposta.
Nel negozio fiduciario la dissociazione tra proprietà economica (sostanziale) e giuridica (formale) è invece effettiva: si pone allora il problema se il nesso di collegamento tra reddito prodotto e soggetto passivo di imposta debba essere individuato seguendo l’evidenza giuridico-formale, riconoscendo perciò nel fiduciario l’obbligato d’imposta, o viceversa se si debba dare rilevanza alla sostanza economica e quindi riconoscere nel fiduciante il soggetto passivo.
Il concetto di “possesso di reddito” indicato all’art. 1 del Tuir, ha un valore sistematico troppo debole per poter fondare, solamente su tale rilievo, la legittimità dell’imposizione in capo al fiduciante.
Il fiduciario ha la piena titolarità del diritto, con il solo limite di un obbligo che lo lega personalmente al fiduciante.
Sotto il profilo tributario la soluzione ottimale potrebbe essere data dall’ordinario nesso di collegamento tra reddito e soggetto a cui imputarlo, cioè la titolarità giuridica della fonte produttiva.
Con tale soluzione si riuscirebbe quindi ad imputare il reddito al soggetto che effettivamente ne dispone senza andare a forzare il principio di derivazione dal diritto civile della selezione degli elementi della fattispecie impositiva.
Ma al di là di giudizi a fondati su logiche solo tributarie, la razionalità delle due possibili interpretazioni deve essere legata esclusivamente sul piano civilistico, giacché, è su tale piano che si determina l’effetto negoziale che poi diviene elemento dell’imposizione tributaria.
In base a ciò, le società fiduciarie che hanno intestato al proprio nome titoli azionari appartenenti a terzi, devono dichiarare le generalità degli effettivi proprietari dei titoli stessi; si tratta di norma che esclude chiaramente che la titolarità anche giuridica di detti beni sia riferibile al soggetto fiduciario.
Sostenere che l’intestazione al fiduciario del bene non rappresenta un trasferimento della titolarità del diritto reale significa deprimere il legittimo affidamento del terzo, a favore dei diritti vantati dal soggetto fiduciante.
Perciò si può ragionevolmente affermare che la riconducibilità dell’intestazione fiduciaria nell’una o nell’altra delle due configurazioni possibili (fiducia romanistica o germanistica) dipende essenzialmente dalla qualifica del soggetto fiduciario.
Secondo la posizione dell’Amministrazione Finanziaria (contenuta nella circolare 136/E del 07/12/2006) l’istituto dell’intestazione fiduciaria non modifica il soggetto d’imposta passivo identificabile sempre e comunque nel fiduciante.
Si tratta di una tesi che va ridimensionata considerando che l’amministrazione finanziaria si è sempre espressa su fattispecie in cui il ruolo di fiduciario era ricoperto da una società fiduciaria.
Tale risposta, probabilmente non sarebbe stata data dall’amministrazione finanziaria se fosse stata data a seguito di un interpello su un rapporto fiduciario tra due soggetti privati, ciò per le due seguenti considerazioni.
L’interpretazione fornita dall’amministrazione non si è basata su una pretesa prevalenza dell’aspetto sostanziale rispetto a quello giuridico-formale.
Qualora l’amministrazione avesse indagato sulla natura della fiducia nel caso in cui il rapporto d’intestazione non avesse coinvolto una società fiduciaria, la stessa sarebbe giunta a diverse conclusioni, poiché risultano troppo deboli le motivazioni a sostegno della natura germanistica della fiducia anche in tali fattispecie: Si tratta una interpretazione poco sostenibile principalmente in chiave civilistica.
A favore di tale tesi dell’U.N.G.D.C., depongono le stesse istruzioni alla compilazione del modello 770 dei sostituti di imposta: La circostanza che il modello preveda esplicitamente degli adempimenti dichiarativi da parte di società fiduciarie e non generalmente di soggetti fiduciari, fa ragionevolmente pensare che vi sia una differenza tra le posizioni delle società fiduciarie rispetto a qualsiasi altro soggetto che ricopra il ruolo di intestatario di beni.
Difatti, tale differenza può giustificarsi secondo la citata tesi sostenuta, e cioè che le società fiduciarie non sono soggetti passivi d’imposta (ma eventualmente sostituti) mentre gli altri soggetti fiduciari “non qualificati” rivestono tale qualifica.
Anche dal punto di vista della progressività del sistema, l’imputazione del reddito in capo al fiduciario non può alterare in modo significativo tale principio.
Infatti, può accadere che, mediante l’interposizione di un soggetto diverso, si riesca a trasformare un’imposizione progressiva in una proporzionale (ad esempio dividendo un’unica partecipazione qualificata in due partecipazioni non qualificate si riuscirebbe a godere della tassazione sostitutiva del 12,5%, piuttosto che far partecipare i redditi derivanti da tali partecipazioni nell’imponibile Irpef), ma tali alterazioni risultano essere comunque marginali e poco incidenti rispetto alla progressività dell’intero sistema.
Più concreta è, invece, la possibilità che l’imputazione del reddito in capo al fiduciario violi il principio di uguaglianza, o meglio alteri il principio di “personalità dell’imposizione”.
I pregi dell’imputazione del reddito in capo al fiduciario sono prima di tutto la semplicità e la certezza del prelievo.
Appare, quindi, più semplice e lineare la situazione che si riconosca direttamente nel fiduciario il soggetto passivo d’imposta, in tal modo si eliminerebbero i problemi di comunicazione al Fisco del rapporto fiduciario intercorrente, ed in secondo luogo si avrebbe un’identificazione del soggetto passivo con il titolare del diritto reale sul bene, cosa che potrebbe maggiormente garantire l’Erario in sede di riscossione.
Inoltre, il riconoscimento del fiduciario quale soggetto passivo non preclude all’amministrazione, qualora il negozio fiduciario fosse fatto al fine di garantire in capo al fiduciante risparmi d’imposta non spettanti, di disconoscere tali risparmi, applicando, se del caso, la norma antielusiva.
Infime ad ulteriore conferma, anche il principio di progressività dell’imposizione non è un valore assoluto da considerare isolatamente, ma da contemperare con le altre esigenze su menzionate, e cioé con la certezza, la semplicità applicativa, la rilevanza degli schemi civilistici e degli assetti giuridico-formali.
(Fondazione U.N.G.D.C., Circolare n. 3 del 3/12/2007)
Approvato il modello AA7/9 da utilizzare per le dichiarazioni di inizio attività, variazione dati o cessazione attività ai fini IVA dei soggetti diversi dalle persone fisiche
E’ stato approvato, e pubblicato in G.U., il modello AA7/9, ai fini della domanda di attribuzione del numero di codice fiscale e dichiarazione di inizio attività, variazione dati o cessazione attività che i soggetti diversi dalle persone fisiche devono utilizzare per presentare le dichiarazioni IVA, con le relative istruzioni.
Il modello approvato con il presente provvedimento deve essere utilizzato a partire dal 1.1.2008.
(Agenzia delle Entrate, Provvedimento 11/12/2007 G.U. 24/12/2007, n. 298 – Suppl. Ordinario n. 283)
E’ stato pubblicato in G.U. il modello unico per avviare l’impresa.
La procedura semplificata applicabile decorsi 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
In particolare, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 21.12.2007 il Decreto interministeriale, datato 2 novembre 200, di approvazione del modello di comunicazione unica, da presentare al Registro delle imprese, che consentirà di assolvere tutti gli adempimenti amministrativi anche ai fini previdenziali, assistenziali e fiscali, compresa l’attribuzione del codice fiscale e della partita Iva.
La norma di semplificazione è contenuta nel D.L. 7/2007 che, nelll’art. 9, prevede la presentazione, per via telematica o su supporto informatico, della comunicazione unica per tutti gli adempimenti connessi alla nascita dell’impresa.
Contestualmente, il Registro delle imprese rilascerà la ricevuta che costituisce titolo per l’immediato avvio dell’attività imprenditoriale, ove sussistano i presupposti di legge, e darà notizia dell’avvenuta presentazione del modello alle Amministrazioni competenti.
Queste comunicano subito all’interessato e all’ufficio del Registro delle imprese il codice fiscale e la partita Iva, ed entro i successivi sette giorni gli ulteriori dati definitivi relativi alle posizioni registrate.
La nuova disciplina é applicabile dal 19.2.2008.
In particolare, si applica:
– Dal 20 agosto 2008, per le imprese individuali;
– dal 19 febbraio 2008, per tutte le altre imprese.
Per i primi sei mesi, comunque, gli interessati potranno continuare a utilizzare la vecchia normativa, presentando le comunicazioni alle singole Amministrazioni competenti (Agenzia delle Entrate, Registro delle imprese, Inps, Inail).
Inoltre, il Decreto del 2.11.2007 individua le varie specifiche tecniche del formato elettronico:
– Per domande al Registro delle imprese e al Rea, sono quelle previste nel decreto ministeriale sulla modulistica Registro imprese e Rea di cui al DPR 581/1995 e pubblicato su www.sviluppoeconomico.gov.it;
– per le informazioni previste per le dichiarazioni di inizio attività, variazione dati o cessazione attività ai fini Iva, sono quelle approvate con provvedimento delle Entrate, pubblicato su www.agenziaentrate.gov.it;
– per la denuncia dell’iscrizione di un’impresa con dipendenti all’Inps, sono individuate dall’Istituto con apposito provvedimento e pubblicate su www.inps.it;
– per la denuncia dell’iscrizione di un’impresa all’Inail, sono individuate dall’Istituto con apposito provvedimento e pubblicate su www.inail.it.
Ciò significa, che gli attuali diversi software (per la CCIAA, e cosi via) restano, che vanno integrati con il modello neo unico per l’inizio attività (una sorta di frontespizio).
Peraltro, la legge finanziaria 2008, approvata definitivamente il 21.12.2007, ha ridotto la misura dell’imposta di bollo dovuta dalle imprese individuali che trasmettono telematicamente la comunicazione unica al Registro delle imprese: L’importo è sceso da € 42,00 a € 17,50.
L’estinzione del vecchio contratto per la costruzione dell’abitazione principale
con successiva stipula di uno nuovo non pregiudica la fruizione del beneficio
La detrazione degli interessi passivi e relativi oneri accessori pagati in dipendenza di mutui garantiti da ipoteca, contratti per la costruzione dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale (art. 15, comma 1-ter, Tuir), si applica anche in caso di estinzione e successiva stipula di un nuovo contratto di mutuo.
Per quanto riguarda i mutui per l’acquisto dell’abitazione principale, l’agevolazione è riconosciuta anche nel caso in cui l’originario contratto è estinto e ne viene stipulato uno nuovo di importo non superiore alla residua quota di capitale da rimborsare, maggiorata delle spese e degli oneri correlati.
La ratio della norma va individuata nel carattere unitario dell’operazione di estinzione e accensione del nuovo mutuo e nella sostanziale continuità del rapporto di mutuo originariamente stipulato, con conseguente conservazione dei benefici fiscali già riconosciuti in relazione al primo contratto.
La circolare n. 95/2000, con la quale ha chiarito che, nel caso in cui venga estinto un mutuo contratto per l’acquisto dell’abitazione principale e ne venga stipulato uno nuovo di importo non superiore alla quota residua di capitale, maggiorata delle spese e oneri correlati, la detrazione spetta anche se il soggetto mutuante è diverso da quello originario. Inoltre, il mantenimento dei benefici fiscali nel caso di surroga nel rapporto di mutuo per volontà dello stesso debitore è stato espressamente previsto dal decreto legge 7/2007, recante la disciplina sulla “portabilità del mutuo”.
Per la stretta affinità tra le fattispecie di mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale e di mutuo per la costruzione della stessa, per evitare di trattare in modo differente situazioni sostanzialmente identiche, é possibile conservare i benefici già riconosciuti in relazione al primo contratto.
Pertanto, l’agevolazione si applica anche nell’ipotesi in cui l’estinzione e la successiva stipula sono riferibili a un mutuo stipulato per la costruzione dell’abitazione principale.
La detrazione non può essere riconosciuta sul totale dell’importo del secondo mutuo, giacché tale importo (pari ad euro 104.000,00) risulta essere superiore, anche se di poco, alla residua quota di capitale da rimborsare in relazione al primo mutuo, maggiorata delle spese e degli oneri correlati, (pari ad euro 103.978,37).
È necessario, quindi, determinare la percentuale dell’importo del secondo mutuo rispetto all’importo della residua quota di capitale da rimborsare del primo.
A tale scopo può essere utilizzata la seguente formula:
X = (100×103.978,37) / 104.000,00 = 99,98%.
Per cui il contribuente può usufruire della detrazione, ai sensi dell’art. 15, comma 1-ter, del Tuir, degli interessi passivi pagati sul 98,98% dell’importo del secondo mutuo.
(Agenzia delle Entrate, Risoluzione 21/12/2007, n. 390/E)
Le polizze assicurative a lungo termine, sono fringe benefit rientranti nel reddito di lavoro e possono essere detratti da ciascun dipendente.
I contributi versati dall’impresa a un Fondo per la stipula di contratti assicurativi finalizzati a garantire ai lavoratori affiliati prestazioni di assistenza necessarie in caso di non autosufficienza concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente.
Gli stessi contributi sono detraibili da ciascun lavoratore nella misura del 19% su un tetto massimo di spesa pari a 1.291,14 euro.
E’ quanto ha precisato la risoluzione n. 391/E/2007, con la quale l’Agenzia delle Entrate ha chiarito il trattamento fiscale dei contributi, a carico del datore di lavoro, versati a un Fondo unico nazionale istituito per garantire a tutti i dipendenti “assistenza a lungo termine”, ossia una copertura assicurativa contro il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana a causa di malattie o infortuni.
Dall’analisi dello statuto del Fondo è stato possibile riscontrare nelle citate polizze le caratteristiche richieste dal D.M. del 22.12.2000 perché un contratto di assicurazione rientri tra quelli per i quali è consentita la detrazione Irpef del 19% dei relativi premi – art. 15, comma 1, lettera f), del Tuir -.
In particolare, se la polizza è stipulata nell’ambito delle assicurazioni sulla vita, la prestazione deve consistere nell’erogazione di una rendita vitalizia o temporanea, convertibile in capitale a determinate condizioni; per i contratti stipulati invece nell’ambito del ramo malattia, la copertura assicurativa deve garantire il risarcimento dei costi di assistenza o una prestazione in natura.
Tali contratti sono stipulati per offrire un beneficio ai lavoratori, per i quali, dunque, l’importo dei relativi contributi versati dall’impresa rappresenta un fringe benefit che concorre alla formazione del reddito (art. 51, comma 1, Tuir), sempre che gli stessi, sommati al valore di eventuali altri beni e servizi in natura concessi, superino il tetto di 258,23 euro nel periodo d’imposta (art.o 51, comma 3, Tuir).
In merito alla detraibilità degli stessi da parte dei singoli lavoratori, l’Agenzia ha ritenuto ciò possibile, poiché non ha rilevato differenze tra il contratto stipulato dal singolo lavoratore (o collettivamente dal datore di lavoro) e quello sottoscritto dal Fondo appositamente istituito, che rappresenta, quindi, semplicemente uno strumento organizzativo per la stipula delle polizze.
Pertanto, ciascun dipendente ha diritto alla detrazione Irpef del 19% dei contributi versati dal datore di lavoro al Fondo e concorrenti alla formazione del reddito.
La detrazione va calcolata su un limite massimo di spesa (contributi o premi) complessivamente non superiore a 1.291,14 euro.
Risoluzione n. 391/E del 21 dicembre 2007
Devono essere utilizzati negli atti e nelle dichiarazioni da presentare agli uffici finanziari
I mondi fiscale, camerale e della statistica ufficiale adotteranno la stessa classificazione
E’ stato pubblicato nella G.U. n. 296 del 21/12/2007 il Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate che ha approvato la nuova classificazione delle attività economiche, ATECO 2007 da adottare, a partire dal 1° gennaio 2008, negli atti e nelle dichiarazioni da presentare agli uffici finan