Source: http://italianostrasardegna.blogspot.com/2018/06/le-10-domande-al-consiglio-regionale.html
Timestamp: 2018-11-17 10:31:49+00:00
Document Index: 38554771

Matched Legal Cases: ['art. 43', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 31', 'art. 38', 'art. 118', 'art. 25', 'art. 117', 'art. 34', 'art. 114', 'art. 118']

Italia Nostra Sardegna: Le 10 domande al Consiglio Regionale della Sardegna
Pubblichiamo le dieci domande al Consiglio Regionale della Sardegna sulla c.d. Legge urbanistica elaborate nel corso di numerosi incontri, seminari e pubblici convegni dal Gruppo di lavoro “Materiali per un’urbanistica sostenibile”.
Il disegno di legge sta per approdare in Consiglio Regionale senza che ci sia stato un vero dibattito pubblico sull’argomento e sulla legge che deciderà della sorte del territorio sardo e sulla sua vivibilità per i prossimi decenni. La cosiddetta fase di ascolto attivata dalla Giunta a cose fatte, non ha certamente sopperito all’assenza di coinvolgimento della comunità, per cui i decisori sono andati per la loro strada facendo orecchie da mercante persino ai richiami giunti dal Referendum prima e dal voto delle Politiche che bocciano ancora più clamorosamente in Sardegna che altrove questa maggioranza e la sua azione di governo che, specie nella difesa del paesaggio, dell’ambiente, della salute, è stata tutta altra cosa dal mandato elettorale ricevuto nel 2014.
Domande al Consiglio regionale della Sardegna sul DdL n. 409 16/03/ 2017
1. Sa il Consiglio regionale se i Sardi condividono il DdL che non è frutto di un processo di partecipazione?
2. Sa il Consiglio regionale che l’art. 43 del DdL consente di costruire in zone di pregio senza tener conto di habitat naturalistici, biodiversità, sostenibilità ambientale, in contrasto quindi con l’art. 9 della Costituzione?
3. Come concilia il Consiglio regionale lo stesso art. 9 della Costituzione con l’art. 31 del DdL che autorizza strutture alberghiere e assimilabili (residenze, lottizzazioni turistiche, multiproprietà, comprese quelle in itinere), qualunque volumetria abbiano e dovunque si trovino, anche entro la fascia dei 300 metri dal mare e con la realizzazione di corpi separati?
4. Come attua il Consiglio regionale una politica di assetto idrogeologico e di tutela del suolo in assenza di elementi conoscitivi, ridotti all’art. 38.3.b del DdL? Quali azioni e direttive fornisce lo stesso DdL sul consumo di suolo per allinearsi alle prescrizioni del PPR, a quelle dell’UE, ad un’urbanistica sociale e responsabile?
5. Sa il Consiglio regionale che il DdL è in contrasto con gli artt. 3, 9, 21, 97 e con il principio di sussidiarietà ex art. 118 della Costituzione, in quanto nella Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) sui progetti, discrimina (art. 25 del DdL) l’ammissibilità degli interventi dei singoli cittadini?
6. Come consente il Consiglio regionale che si consumi senza controllo il territorio, in compensazione (artt. 29 e 30 DdL), e si concedano elevati incrementi volumetrici, in contrasto col principio di eguaglianza e di ragionevolezza e con la tutela paesistica (artt. 3 e 9 della Costituzione)?
7. Come può ammettere il Consiglio regionale, sempre in contrasto col principio di ragionevolezza richiesta alle norme ordinarie, la genericità delle rilocalizzazioni di edifici (eventualmente da demolire) in differenti contesti territoriali, non previsti e non prevedibili (artt. 32 e 33 del DdL), e con elevati aumenti volumetrici, cumulabili anche con gli indici della zona di “arrivo”?
8. Può la Regione Sardegna, in contrasto con le attribuzioni Stato-Regioni (art. 117 della Costituzione), innovare il diritto civile istituendo un registro dei diritti edificatori (art. 34 del DdL), derivanti da demolizioni e rilocalizzazioni, senza individuare le aree di nuovo utilizzo?
9. Sa il Consiglio regionale che il DdL ignora il Piano Regionale dei Trasporti e i requisiti di accessibilità del trasporto pubblico come parte del governo del territorio?
10. Sa il Consiglio regionale che il DdL non rispetta la competenza dei Comuni, enti equiordinati ai sensi dell’art. 114 della Costituzione, sulla pianificazione territoriale, alla luce anche della sussidiarietà di cui all’art. 118 della stessa Costituzione?
Sull’argomento è intervenuto in questi giorni anche il segretario regionale della CGIL Michele Carrus, che ha criticato fortemente il provvedimento in quanto inutile per il turismo e dannoso per il territorio, e chiedendo di ritirare la legge dalla discussione in Consiglio Regionale, perché sarebbe più utile dedicare questo scorcio di legislatura a provvedimenti urgenti quale il piano per il lavoro.
Altro intervento dell’ultim’ora è stato quello dei parlamentari 5stelle eletti in Sardegna che hanno bocciato senza appello il provvedimento e anche loro ne hanno richiesto l’immediato ritiro.
Noi siamo sempre più convinti che il Ddl debba essere varato solo dopo l’approvazione definitiva del PPR delle zone interne e comunque non può limitarsi ad un Testo unico e un Allegato tecnico incardinati alla vecchia concezione di urbanistica, ma deve essere regolamentata da una Legge quadro ovvero da un sistema normativo composto da un testo base sull’urbanistica e da una serie di procedimenti complementari (Atti di indirizzo e coordinamento) da aggiornare sistematicamente da parte della Regione.
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Pubblicato da Italia Nostra Sardegna a 01:54