Source: https://avvocatolavoro-d.blogautore.repubblica.it/2013/07/07/trasferimento-di-ramo-dazienda-belli-i-tempi-in-cui-ci-si-poteva-fidare-dellart-2112-c-c/
Timestamp: 2020-07-11 22:59:53+00:00
Document Index: 99747555

Matched Legal Cases: ['art. 2112', 'art. 2112', 'art. 2112', 'art. 2112', 'art. 2112', 'art. 2112', 'art. 2112', 'art. 2112', 'art. 2112', 'art. 1406', 'art. 1344', 'art. 32']

Trasferimento di "ramo" d'azienda: belli i tempi in cui ci si poteva fidare dell'art. 2112 c.c... - Avvocato del lavoro - Blog - Repubblica.it
Buonasera, sto vivendo sulla mia pelle e quella di altri colleghi una cessione di ramo d'azienda con successivo appalto.Vorrei sapere quali possibilità ho di oppormi al trasferimento, cioè se è possibile in qualche maniera farmi ricollocare dall'azienda di origine.
il tuo caso mi fornisce lo spunto per commentare uno degli aspetti piu' paradossali dell'evoluzione (o sarebbe piu' corretto dire 'involuzione') del diritto del lavoro nel nostro paese negli ultimi 10 anni.
La disciplina in tema di trasferimento d'azienda e' pomposamente rubricata all'art. 2112 c.c. "mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento di azienda".
La tutela principale per i lavoratori trasferiti e', ai sensi del citato articolo, la conservazione del posto di lavoro e quindi il passaggio automatico dei prestatori di lavoro da un titolare di azienda ad un altro.
La ratio e' che i lavoratori devono restare assolutamente neutri ed indifferenti al mutamento nella titolarita' dell'azienda, mantenendo assolutamente inalterata la propria posizione lavorativa.
Le tutele previste dall'art. 2112 c.c. sono, percio', in sintesi: continuita' del rapporto che continua, senza interruzione alcuna, con il cessionario d'azienda, conservazione di tutti i diritti gia' maturati presso il cedente (compresa l'anzianita' di servizio, gli accantonamenti di T.F.R. etc.).
Anzi e' anche prevista la responsabilita' solidale del cedente e del cessionario d'azienda per i crediti che il lavoratore vantava nei confronti del cedente al tempo del trasferimento (responsabilita' solidale in diritto civile - artt. 1292 e ss. c.c. - significa in parole povere che come creditore potro' chiedere l'intero debito all'uno o all'altro soggetto secondo le mie convenienze, ad es. perche' uno dei due, non importa quale, ha un patrimonio maggiore da aggredire ed e' piu' solvibile).
Cio' detto potremmo pensare che con l'art. 2112 c.c. che ci protegge e veglia su di noi, possiamo dormire tra due guanciali, e che se il datore di lavoro si chiama Tizio o Caio o Sempronio, a noi poco interessa, atteso che i nostri diritti rimarranno intatti e protetti.
Le cose ovviamente non stanno cosi', e cio' spiega perche' sempre piu' spesso i lavoratori come Davide cercano in tutti i modi di opporsi al trasferimento d'azienda o di una sua parte, considerando il passaggio al soggetto acquirente come peggiorativo delle proprie condizioni di lavoro.
Cio' accade perche' sempre piu' spesso abbiamo a che fare con un capitalismo predatorio che, aiutato da legislatori compiacenti, utilizza tutti gli spazi offerti dalle normative esistenti per operare comprimendo il piu' possibile i diritti dei lavoratori.
Nel caso del trasferimento di ramo d'azienda con successivo appalto al ramo ceduto, la logica piratesca spesso e' la volonta' di liberarsi di un gruppo di lavoratori considerati eccedentari, senza ricorrere alla procedura dei licenziamenti collettivi, piu' lunga, onerosa e con un penetrante coinvolgimento sindacale.
In tale ottica (non sara' esattamente il caso di Davide, ma sono all'ordine del giorno operazioni del genere), gli stessi soggetti titolari dell'attivita' da cedere costituiscono una societa' nuova (new.co.) ad hoc in vista del trasferimento del ramo d'azienda, societa' magari molto meno solida dal punto di vista economico patrimoniale e finanziario.
Si procede poi alla identificazione in concreto della parte d'azienda da trasferire, che ai sensi del comma 5 dell'art. 2112 c.c. deve essere intesa come articolazione funzionalmente autonoma di una attivita' economica organizzata (ossia potenzialmente in
grado di stare da sola sul mercato), ma, contrariamente che in passato, puo' essere identificata come tale al momento del trasferimento (regalo questo del d. Lgs. n. 276 del 2003, cd decreto Maroni).
Quindi, cedente e cessionario raggruppano un certo numero di lavoratori da inserire all'interno della parte d'azienda da cedere, e la trasferiscono al nuovo soggetto cessionario. Per il vecchio datore di lavoro, problema risolto.
Il nuovo soggetto poi, 9 volte su 10 e' piu' precario dal punto di vista economico-patrimoniale, con scarsa o nulla capacita' di stare sul mercato, con le conseguenze facilmente intuibili per le condizioni dei lavoratori trasferiti.
In tale ipotesi l'unica magra tutela offerta al lavoratore che non voglia passare con il nuovo soggetto, oltre alla responsabilita' solidale di cui sopra, e' la facolta' del lavoratore di rassegnare le proprie dimissioni per giusta causa, qualora le condizioni di lavoro subiscano una 'sostanziale modifica' nei 3 mesi successivi al trasferimento (art. 2112, comma 4, c.c.).
Too little too late, troppo poco e a giochi ampiamente fatti, considerato che l'opzione lasciata al lavoratore e' perdere il solo posto di lavoro che a quel punto ha, ossia quello con il cessionario/appaltatore.
Eh gia', Davide, perche', per rispondere alla tua domanda, non esiste diritto di opposizione al trasferimento d'azienda.
Il passaggio e' automatico e non prevede, come presupposto, il consenso del lavoratore ceduto.
Percio', oramai, paradossalmente, la soluzione va cercata al di fuori dell'art. 2112 c.c., ossia fuggendo da quell'articolo di legge che invece era nato per proteggere i lavoratori, e va trovata invece nel diritto civile 'classico'.
Per poter esercitare un diritto di opposizione al trasferimento di parte dell'azienda e in tal modo rimanere alle dipendenze del vecchio datore di lavoro, e' preliminarmente necessario allegare e provare l'assenza dei requisiti legali di cui all'art. 2112, comma 5 c.c. (La "articolazione funzionalmente autonoma di attivita' economica organizzata"), e quindi in sostanza sostenere che cio' che viene ceduto e' un ramo 'posticcio', fittizio.
In tal modo non e' piu' applicabile l'art. 2112 c.c. alla fattispecie concreta, disciplina come detto che prevede il passaggio automatico del lavoratore, bensi' trovera' applicazione l'art. 1406 c.c., in tema di cessione del contratto, che invece prevede il consenso del contraente ceduto, ossia il lavoratore.
Se poi tutta l'operazione puzza di truffa ai danni dei lavoratori, si puo' invocare la nullita' del contratto di trasferimento di ramo d'azienda (stesso risultato: trasferimento privo di effetti e lavoratore che resta alle dipendenze del precedente datore di lavoro) per frode alla legge ai sensi dell'art. 1344 c.c.
Da ultimo, ricordo che anche questa azione e' soggetta al termine decadenziale di impugnazione di gg 60 decorrente dalla data del trasferimento (art. 32, comma 4, lett. c), l. n. 183 del 2010).