Source: http://www.ebiten.it/2018/02/13/contratti-collettivi-e-maggiore-rappresentativita-sindacale/
Timestamp: 2018-02-20 07:11:32+00:00
Document Index: 90005100

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art.39', 'art.1', 'sentenza ', 'art. 36', 'art.36']

Ebiten | Contratti collettivi Nazionali del Lavoro e “maggiore rappresentatività sindacale”
Alla luce della circolare INL 3/2018 la Fondazione Studi Consulenti del lavoro,con l’approfondimento del 12 febbraio 2018, evidenzia la necessità di definire, sotto il profilo normativo, criteri certi che consentano agli addetti al lavori di determinare la c.d. “maggiore rappresentatitivà” sindacale, prioritariamente per quanto concerne l’accesso agli sgravi e benefici contributi e normativi.
L’analisi non può che partire dall’art. 8 della legge 148:
“I contratti collettivi di lavoro sottoscritti a livello aziendale o territoriale da associazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale ovvero dalle loro rappresentanze sindacali operanti in azienda ai sensi della normativa di legge e degli accordi interconfederali vigenti, compreso l’accordo interconfederale del 28 giugno 2011, possono realizzare specifiche intese con efficacia nei confronti di tutti i lavoratori interessati a condizione di essere sottoscritte sulla base di un criterio maggioritario relativo alle predette rappresentanze sindacali, finalizzate alla maggiore occupazione, alla qualità dei contratti di lavoro, all’adozione di forme di partecipazione dei lavoratori, alla emersione del lavoro irregolare, agli incrementi di competitività e di salario, alla gestione delle crisi aziendali e occupazionali, agli investimenti e all’avvio di nuove attività.”
Il criterio previsto dalla legge (mancata applicazione dei contratti collettivi sottoscritti da organizzazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale), a parere dei Consulenti del lavoro, non è esente da criticità applicative, in quanto manca un criterio certo in base al quale stabilire, con assoluta certezza, la presenza di una rappresentatività “maggiormente rappresentativa”.
L’assenza di un sistema oggettivo per individuare nel settore privato il requisito della rappresentanza sindacale, comporta che ogni intervento eventualmente effettuato dalle autorità ispettive al fine di negare le agevolazioni o la disciplina derogatoria, sarebbe foriero di contenzioso.
Ciò determina incertezza e rischia di limitare lo sviluppo della contrattazione di secondo livello, propria del sistema di flessibilità e di adattabilità delle norme alla singola azienda, oltre che a creare importanti conseguenze negative in termini di utilizzo dei benefici contributivi e normativi.
In questo contesto pare opportuno evidenziare che la Confsal è una delle Confederazioni Sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale. Tale riconoscimento le è stato conferito per il settore pubblico dalle rilevazioni dell’Aran – Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ultima la firma sul nuovo contratto degli statali insieme a Cgil, Cisl, Uil e Cisal) e per il settore privatistico dalle rilevazioni del Ministero del Lavoro in forza di contratti e negoziati stipulati, nonché della diffusione sul territorio nazionale.
Risulta altrettanto opportuno rilevare che, per quanto concerne l’accesso ai “benefici”, la circolare INPS n. 51 del 18 aprile 2008 (di seguito anche il link http://www.inps.it/circolari/Circolare%20numero%2051%20del%2018-4-2008.htm), chiarisce al punto 4 che l’accesso ai benefici normativi e contributivi è subordinato all’applicazione della sola parte economica e normativa e non a quella obbligatoria giacché ciò risulterebbe in contrasto con i principi di libertà sindacale di cui all’art.39 della Cost. oltre che con i principi di diritto comunitario della concorrenza.Pertanto comunque nell’eventualità in cui l’INPS neghi l’accesso agli sgravi contributivi ad un’azienda che applica un CCNL sottoscritto da OO.SS. non comparativamente maggiormente rappresentative si apre alla possibilità di sollevare in sede giudiziale un’eccezione di costituzionalità dell’art.1, co. 1175 l.n. 296/2006 che cita:
“A decorrere dal 1° luglio 2007, i benefici normativi e contributivi previsti dalla normativa in materia di lavoro e legislazione sociale sono subordinati al possesso, da parte dei datori di lavoro, del documento unico di regolarità contributiva, fermi restando gli altri obblighi di legge ed il rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale” qualora fosse inteso nel senso di attribuire ai CCNL comparativamente maggiormente rappresentativi efficacia erga omnes.
All’uopo la pronuncia della Corte Cost. n.51/2015 summenzionata, in tema di trattamento economico di soci lavoratori all’interno di società cooperative, concerne i “parametri retributivi” e “trattamenti economici complessivi” previsti dai Contratti Collettivi stipulati dalle Organizzazioni comparativamente maggiormente rappresentative. Il dispositivo stesso della sentenza afferma infatti “ […]l’articolo censurato si propone di contrastare forme di competizione salariale al ribasso, in linea con l’indirizzo giurisprudenziale che, da tempo, ritiene conforme ai requisiti della proporzionalità e della sufficienza (art. 36 Cost.) la retribuzione concordata nei Contratti Collettivi di lavoro firmati da associazioni comparativamente più rappresentative”. In sintesi la Corte ritiene non che i CCNL siglati da Associazioni comparativamente maggiormente rappresentative siano da osservarsi in toto anche dai non iscritti bensì che solo i trattamenti economici complessivi minimi lo debbano essere perché integranti la retribuzione proporzionata e sufficiente di cui all’art.36 Cost.
In questo scenario sarà sicuramente dirimente l’azione del CNEL con l’apposizione del C.D. “bollino blu” ai C.C.N.L. regolari.
Dott. Matteo Pariscenti – Direttore EBITEN
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