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Timestamp: 2020-02-27 14:13:34+00:00
Document Index: 783006

Matched Legal Cases: ['art. 296', 'art. 295', 'art. 309', 'art. 296', 'art. 656', 'art. 385', 'art. 385', 'art. 296', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Art. 296 codice di procedura penale - Latitanza - Brocardi.it
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Articolo 296 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 296 Codice di procedura penale
1. È latitante chi volontariamente si sottrae alla custodia cautelare [285, 286], agli arresti domiciliari [284], al divieto di espatrio [281], all'obbligo di dimora [283 2] o a un ordine con cui si dispone la carcerazione [656 1] (1).
2. Con il provvedimento che dichiara la latitanza, il giudice designa un difensore di ufficio al latitante che ne sia privo e ordina che sia depositata in cancelleria copia dell'ordinanza con la quale è stata disposta la misura rimasta ineseguita. Avviso del deposito è notificato al difensore [309 3] (2).
3. Gli effetti processuali conseguenti alla latitanza operano soltanto nel procedimento penale nel quale essa è stata dichiarata (3).
4. La qualità di latitante permane fino a che il provvedimento che vi ha dato causa sia stato revocato a norma dell'articolo 299 o abbia altrimenti perso efficacia ovvero siano estinti il reato [c.p. 150-170] o la pena [c.p. 171-181] per cui il provvedimento è stato emesso.
5. Al latitante per ogni effetto è equiparato l'evaso [c.p. 385].
(1) Si ricordi che deve essere stato redatto il verbale di vane ricerche ex art. 295.
(2) Dal momento della notifica dell'avviso di deposito dell'ordinanza inizia a decorrere il termine per il difensore per ricorrere al Tribunale del riesame (art. 309).
(3) La dichiarazione di latitanza ha un'efficacia limitata al processo penale cui si riferisce.
La disposizione in esame trova la propria ratio in una funzione di chiaro segno garantista.
Spiegazione dell'art. 296 Codice di procedura penale
La latitanza di chi sottrae volontariamente alla custodia cautelare, agli arresti domiciliari, al divieto di espatrio, all'obbligo di dimora o, da ultimo, ad un ordine con cui si dispone la carcerazione dell'imputato ai sensi dell'art. 656 non preclude la naturale prosecuzione dell'attività di indagine, né dell'attività processuale, le quali tuttavia, al fine di non ledere il principio di difesa e di necessaria assistenza tecnica dell'imputato, abbisognano di alcuni adempimenti esecutivi.
Difatti, fatto salvo il caso in cui il latitante abbia, prima di sottrarsi all'esecuzione della misura cautelare, già nominato un difensore, il giudice designa un difensore d'ufficio al latitante e dispone il deposito della copia dell'ordinanza cautelare rimasta non eseguita.
Ulteriore garanzia nei confronti del latitante (la cui condizione è equiparata a quella dell'evaso, con conseguente configurabilità del reato di cui all'art. 385) è prevista dal comma 3, il quale sancisce il principio secondo cui gli effetti della latitanza operano solamente nel procedimento penale in cui essa è dichiarata.
Lo stato di latitanza permane sino a che l'ordinanza con cui viene dichiarata non viene revocata, oppure perda efficacia, sia estinto il reato o la pena per cui il provvedimento è stato emesso.
Lo stato di latitante è equiparato a quello dell'evaso, per gli effetti che ne derivano ai sensi del codice penale (v. art. 385 c.p..
A tal fine viene ritenuto necessario l'effettivo assoggettamento dell'agente al potere di custodia, escludendosi dunque il reato in presenza di mera fuga durante l'arresto.
Del pari, viene presunta la legittimità della restrizione della libertà personale, motivo per cui non è evasione la fuga dopo la scadenza del termine massimo di custodia cautelare.
Non assume rilevanza il fatto che l'evasione sia temporanea, essendo sufficiente che il soggetto sia sia allontanato eludendo la misura restrittiva, anche se con il proposito di rientrare nel luogo di custodia.
Massime relative all'art. 296 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 43962/2013
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 43962 del 28 ottobre 2013)
Cass. pen. n. 3032/2008
Ai fini della decorrenza del termine per presentare richiesta di riesame avverso un'ordinanza cautelare, l'arresto ai fini estradizionali eseguito su ordine del giudice estero non è assimilabile all'esecuzione della misura disposta dal giudice italiano. Pertanto nell'ipotesi del latitante arrestato all'estero, il suddetto termine inizia a decorrere dal momento in cui allo stesso, una volta estradato, viene notificata nel territorio nazionale l'ordinanza applicativa della misura cautelare.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 3032 del 21 gennaio 2008)
Cass. pen. n. 35767/2007
La sospensione dei termini di durata della custodia cautelare, in pendenza dei termini per il deposito della motivazione della sentenza, opera nei confronti della situazione processuale obiettivamente considerata ed esplica, pertanto, i suoi effetti nei confronti di tutti coloro che vi sono sottoposti, sia degli imputati già detenuti nel corso del giudizio, sia di quelli che, giudicati in stato di latitanza o di libertà, siano sottoposti a misura cautelare dopo la lettura del dispositivo.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 35767 del 28 settembre 2007)
Cass. pen. n. 1382/2006
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1382 del 13 gennaio 2006)
Cass. pen. n. 10367/2004
In tema di liquidazione del compenso al difensore di ufficio, la disciplina prevista a favore del professionista nominato all'imputato irreperibile, che gli consente di rivolgersi direttamente al giudice, secondo le regole dettate per il patrocinio dei non abbienti, esonerandolo dall'onere di esperire previamente le procedure di recupero del credito, si applica anche nel caso di imputato latitante, in quanto la dichiarazione di latitanza presuppone le vane ricerche, ad opera della polizia giudiziaria, della persona colpita da misura cautelare personale, e tale situazione è assimilabile, ai fini della possibilità di azionare utilmente quelle procedure, alla condizione di irreperibilità.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 10367 del 4 marzo 2004)
Cass. pen. n. 21035/2003
L'arresto dell'imputato all'estero nell'ambito di una procedura estradizionale o per altra causa comporta la cessazione dello stato di latitanza.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 21035 del 13 maggio 2003)
Cass. pen. n. 33283/2002
Lo stato di latitanza dell'imputato, quando si risolve in un negativo comportamento processuale, può essere valutato dal giudice che può tenerne conto ai fini dell'applicazione ovvero della misura dell'incidenza delle circostanze attenuanti generiche.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 33283 del 4 ottobre 2002)
Cass. pen. n. 31253/2002
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 31253 del 18 settembre 2002)
Cass. pen. n. 283/2000
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 283 del 6 aprile 2000)
Cass. pen. n. 4666/1999
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4666 del 20 settembre 1999)
Cass. pen. n. 2978/1992
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2978 del 20 agosto 1992)