Source: http://siapol.it/sezione.php?d=1988
Timestamp: 2018-01-20 15:05:41+00:00
Document Index: 83774211

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 42', 'art. 7', 'art. 32', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 1']

Assunzioni flessibili ammesse solo in casi eccezionali
Finanziaria 2008 Legge 24 dicembre 2007 n.244 - (G.U. 300 del 28/12/2007 S.O.n.285)
(Fonte Apcom 21/12/2007)
Studi, ricerche e consulenze finiranno sul sito web dell'ente locale
Incarichi con il "si" del Consiglio
Italia Oggi 28/12/2007 Matteo Esposito
L'affidamento di incarichi di studio, di ricerca o di consulenze a soggetti terzi potrà avvenire solo se riconducibili a programmi approvati dal consiglio dell'ente. Predefinizione di criteri, limiti e modalità di affidamento da trasmettere alla Corte dei conti. Pubblicazione dei provvedimenti sul sito web dell'ente.
Queste in sintesi le novità introdotte dall'art. 3, commi 53, 54, 55 e 56 del disegno di legge finanziaria 2008.
Si tratta di un blocco di norme dirette a rafforzare i controlli sulle spese degli enti locali per incarichi di studio o di ricerca, ovvero per consulenze.
Nello specifico il comma 54 stabilisce che i suddetti incarichi possono essere conferiti dalle amministrazioni locali solo nell'ambito di un programma approvato dall'organo consiliare. La norma fa esplicito riferimento alle attribuzioni dei consigli comunali e provinciali, ossia a quegli atti fondamentali aventi natura programmatoria o ad elevato contenuto di indirizzo politico. Il rimando è all'art. 42 dlgs 267/2000, lett. b), che prevede che spetta ai consigli una esclusiva competenza (non demandabile ad altri organi dell'ente, se non per le variazioni di bilancio adottate dall'organo esecutivo, salvo poi ratifica nei sessanta giorni successivi da parte dello stesso consiglio) su programmi, RPP, bilanci di previsione e relative variazioni, piani finanziari, elenco opere pubbliche, rendiconto di gestione, piani territoriali e urbanistici.
Il successivo comma 55 sollecita, poi, gli enti a disciplinare, attraverso il regolamento sull'ordinamento degli uffici e dei servizi, la definizione, in conformità con le vigenti disposizioni in materia, dei limiti, dei criteri, delle modalità e della spesa annua massima relativi al conferimento di incarichi esterni. La disposizione reca inoltre una specifica norma sanzionatoria, prevedendo che la violazione delle disposizioni regolamentari costituisce illecito disciplinare e determina responsabilità erariale.
Attualmente, in materia di incarichi e consulenze, occorre far riferimento all'art. 7, comma 6, del dlgs 165/2001 (modificato dall'art. 32 dl 223/2006, convertito dalla legge 248/2006) che prevede che le amministrazioni pubbliche, ivi compresi gli enti locali, per esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio, possono conferire incarichi individuali a esperti di provata esperienza, tramite:
a) contratti di lavoro autonomo professionale;
b) contratti di lavoro autonomo occasionale;
c) contratti di collaborazione coordinata e continuativa.
La norma stabilisce i presupposti essenziali per il ricorso a collaborazioni esterne, riprendendo sostanzialmente quanto già aveva affermato la giurisprudenza amministrativa e contabile, ossia:
a) l'oggetto della prestazione deve corrispondere alle competenze attribuite dall'ordinamento all'amministrazione conferente e corrispondere a obiettivi e progetti specifici e determinati;
Inoltre, il comma 6-bis del richiamato art. 7 aveva già imposto agli enti di disciplinare e rendere pubbliche, secondo i propri ordinamenti, le procedure comparative per il conferimento degli incarichi di collaborazione, norma che nei fatti è stata disattesa dalla maggior parte degli enti, anche se la giurisprudenza amministrativa aveva ha espresso più volte che la preventiva regolamentazione e pubblicità delle procedure comparative rappresentasse un adempimento essenziale per il legittimo conferimento di incarichi di collaborazione (si veda, su tutte, la sentenza Tar Puglia n. 494/2007).
Ora, però, la norma diventa cogente. Infatti i regolamenti, disciplinanti limiti, criteri, modalità e spesa annua massima relativi al conferimento di incarichi esterni dovranno essere trasmessi alla sezione regionale di controllo della Corte dei conti (comma 56), chiamata a pronunciarsi, nei 30 giorni successivi alla ricezione, attraverso un parere obbligatorio ma non vincolante in merito alla legittimità e alla compatibilità finanziaria degli stessi regolamenti.
Infine, il comma 53, modificando l'art. 1, comma 127, della legge 127/96, impone alle amministrazioni, che si avvalgono di collaboratori esterni o che affidano incarichi di consulenza per i quali è previsto un compenso, a pubblicare sul sito web i relativi provvedimenti, con l'indicazione dei soggetti percettori, della ragione dell'incarico e dell'ammontare erogato. In caso di omessa pubblicazione, si prevede che la liquidazione del corrispettivo per la collaborazione o l'incarico rappresenti illecito disciplinare, determinando l'insorgere della responsabilità amministrativa del dirigente preposto per il danno cagionato.
Nei comuni bandito il precariato
ItaliaOggi - del 28/12/2007
Le amministrazioni pubbliche e gli enti locali potranno, dal prossimo 1° gennaio, utilizzare lo strumento delle assunzioni flessibili solo in casi eccezionali. Tale restrizione vuole impedire che si determinino nuove sacche di lavoro precario e, infatti, non a caso tale decisa stretta è strettamente collegata alle stabilizzazioni che la stessa legge finanziaria dispone in misura ampia, anche maggiore di quanto previsto dalle norme in vigore nell'anno 2007, con il che si vuole azzerare il numero dei lavori precari, mentre con i nuovi vincoli si vuole impedire che nel futuro ne nascano di nuovi. L'entrata in vigore di queste disposizioni potrà creare rilevanti problemi a numerose amministrazioni, in particolare in caso di esigenze di tipo straordinario, ma la priorità per il legislatore è rappresentata dalla esigenza di eliminare ogni possibile occasione di formazione di nuove aspettative ed attese da parte del personale precario. <?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Alla base della scelta di adottare queste misure restrittive vi è, senza dubbio, anche la considerazione che non hanno raggiunto gli scopi prefissi le norme introdotte dal decreto legge n. 4/2006 e che hanno limitato la possibilità di utilizzare le assunzioni flessibili solo ai casi in cui sono presenti esigenze «temporanee ed eccezionali» ed al preventivo esperimento della possibilità di utilizzare personale dipendente da altre pubbliche amministrazioni in comando ovvero di ricorrere al contratto di somministrazione ovvero di esternalizzare l'attività.
Ovviamente questa disposizione entra in vigore il giorno 1° gennaio 2008, non essendo stabilita una diversa decorrenza temporale. Essa si applica quindi, senza alcuna ombra di dubbio, ai rapporti che si stabiliscono a partire da tale data. L'entrata in vigore produce sicuramente i suoi effetti anche sulle proroghe dei contratti in essere e sui loro rinnovi, mancando diverse previsioni di legge sia in forma esplicita che implicita.
La norma opera come modifica dell'articolo 36 del dlgs n. 165/2001, si applica quindi a tutte le pubbliche amministrazioni. Si stabilisce, in virtù di tale disposizione, una netta differenza tra le regole in vigore nel settore pubblico e quelle che si applicano nel settore privato.
Viene vietato il ricorso a tutte le forme di assunzioni flessibili previste dal codice civile e dalle leggi sul lavoro subordinato nell'impresa. Le forme di assunzione flessibile sono le seguenti: tempo determinato, contratto di somministrazione e contratto di formazione e lavoro. Mentre sulle prime due forme non si manifestano particolari problemi applicativi, lo stesso non può dirsi per il contratto di formazione e lavoro. Tale strumento, dopo la legge Biagi, è infatti utilizzabile solo dalle amministrazioni pubbliche ed ammette la trasformazione in assunzione a tempo indeterminato. Occorre dunque capire se il divieto, quanto meno sostanziale, si estende anche a questo strumento ovvero se esso rimane immune in considerazione delle sue peculiarità.
Per fare fronte a esigenze straordinarie alle amministrazioni pubbliche è consentita unicamente la possibilità del comando o della assegnazione temporanea, comunque per un periodo non superiore a sei mesi, non rinnovabili, di personale di altre pubbliche amministrazioni.
Il ricorso agli strumenti contrattuali flessibili è consentito solo per un periodo massimo di tre mesi o per esigenze stagionali. Tale durata non può essere in alcun modo allungata; infatti vengono espressamente vietati tanto il rinnovo del contratto che la utilizzazione con un'altra tipologia contrattuale. Siamo dinanzi ad una formula assai ampia che viene dettata appunto per comprendere tutte le forme possibili di utilizzazione ulteriore. Si stabilisce inoltre la inderogabilità di queste disposizioni da parte della contrattazione collettiva.
A questa rigidissima prescrizione sono dettate unicamente alcune limitate deroghe, per la precisione di cinque tipi. La prima riguarda esclusivamente gli enti locali: si può dare luogo ad assunzioni flessibili per la sostituzione di personale assente per maternità, ambito in cui si devono intendere compresi tanto la astensione obbligatoria che quella facoltativa. Nel caso in cui si acceda a questa deroga occorre indicare nel provvedimento con cui si dispone l'assunzione a tempo determinato il nominativo della dipendente che è assente e che, quindi, viene sostituita. Una seconda eccezione riguarda tutte le pubbliche amministrazioni: il personale degli uffici di staff degli organi politici, con la espressa indicazione per gli enti locali dei dipendenti assunti ai sensi dell'articolo 90 del dlgs n. 267/2000.
La terza riguarda ancora una volta tutte le amministrazioni pubbliche: incarichi dirigenziali e assunzioni per «organi di direzione, consultivi e di controllo». Negli enti locali devono sicuramente intendersi compresi quelli dirigenziali previsti dall'articolo 110 del dlgs n. 267/2000, mentre vi sono dei dubbi se tale formula comprenda anche quelli conferiti come responsabili negli enti sprovvisti di dirigenti.
La quarta eccezione riguarda esclusivamente gli enti locali non soggetti al patto di stabilità: assunzioni per la sostituzione dei dipendenti assenti con diritto alla conservazione del posto.
Questa possibilità è subordinata alla condizione che la dotazione organica abbia un numero di posti non superiore a 15. La sua attivazione impone che sia indicato il nome del lavoratore sostituito e la ragione della assenza. La quinta ed ultima eccezione riguarda lo svolgimento dei programmi e dei progetti che sono finanziati con risorse provenienti da fondi europei o dal Fondo per le aree sottoutilizzate.
Specifiche deroghe sono inoltre previste per gli enti del Servizio sanitario nazionale, assunzioni flessibili per la sostituzione di personale assente e solo nel caso in cui ciò sia indispensabile per garantire lo standard minimo essenziale delle attività di assistenza, e per le università ed enti di ricerca, assunzioni flessibili finalizzate allo svolgimento di programmi di ricerca i cui oneri non sono a carico del bilancio degli enti.
La violazione delle disposizioni di limitazione delle assunzioni flessibili non determina mai il diritto alla assunzione a tempo determinato, ma unicamente quello al risarcimento del danno subito dal lavoratore.
In questo caso le amministrazioni devono però farsi rimborsare quanto hanno speso da parte del dirigente, se lo stesso ha agito con dolo o colpa grave.
Viene inoltre irrogata la sanzione del divieto assoluto di effettuare qualunque tipo di assunzione nel triennio successivo.