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Timestamp: 2020-05-26 14:29:16+00:00
Document Index: 48323561

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Sentenza Cassazione Civile n. 23157 del 04/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23157 del 04/10/2017
Cassazione civile, sez. trib., 04/10/2017, (ud. 19/04/2017, dep.04/10/2017), n. 23157
sul ricorso 22955-2010 proposto da:
84, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO VALSECCHI, che la
rappresenta e difende unitamente all’avvocato AUGUSTO ZINGAROPOLI
avverso la sentenza n. 179/2009 della COMM. TRIB. REG. della CAMPANIA
L’Agenzia delle entrate ricorre per la cassazione della sentenza della C.T.R. della Campania, n. 179/15/09 dep. 6.7.2009, emessa su impugnazione, da parte di D.S.A., di avviso di accertamento, D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 38 commi 4, 5, 7, (c.d. redditometro), notificato ai fini Irpef e Ilor per l’anno 1997. L’accertamento sintetico, preceduto da contraddittorio, è scaturito dal riscontro, nell’arco temporale dal 1998 al 2003, di spese sostenute dalla contribuente considerate non congrue rispetto al reddito dichiarato, con conseguente applicazione dei coefficienti presuntivi di reddito in relazione al possesso e alla conduzione di due abitazioni e di due autovetture, unito alla stipula, nell’anno 2002, di un contratto di assicurazione e di due contratti di compravendita di terreno e fabbricato, redatti per atto pubblico, nel 1998 e nel 2003.
La D.S., premesso di svolgere attività di bracciante agricola e che col proprio coniuge, imprenditore agricolo, aveva ricevuto per successione ereditaria e donazioni alcuni immobili, poi venduti per dirimere, mediante transazioni e permute, una serie di questioni ereditarie con i germani del marito, contestava un errore materiale, per avere l’Ufficio assoggettato le quote di risparmio con spalmatura su sei periodi d’imposta, invece che su cinque (D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 38,comma 5), oltre alla mancata considerazione della documentazione prodotta (atta a dimostrare la natura di sistemazione patrimoniale familiare attuata attraverso la stipula di vari atti di trasferimento mobiliare e immobiliare; il sostenimento di spese con redditi propri dichiarati, con disinvestimenti patrimoniali e attraverso disponibilità economiche del coniuge, oltre alla mancata considerazione dei flussi reddituali dichiarati nelle annualità precedenti e successive).
La C.T.P. di Napoli accoglieva il ricorso, con decisione confermata dalla C.T.R., che ha escluso dall’accertamento l’anno d’imposta 1997, in quanto la quota di risparmio inerente agli investimenti patrimoniali per l’anno 2002 non comprende l’anno 1997 (che esula dal quinquennio precedente, come disposto anche dai DM istitutivi del c.d. redditometro). Per il resto ha considerato la documentazione prodotta dalla contribuente idonea a contrastare le presunzioni poste a base dell’accertamento. In particolare: il giudizio in corso presso il Tribunale di Torre Annunziata col fratello germano per “sistemazione patrimoniale familiare”; i redditi propri dichiarati; i disinvestimenti patrimoniali documentati; le disponibilità economiche del coniuge; il mancato sostenimento di oneri per abitazione e autovettura.
1. Col primo motivo del ricorso l’Agenzia delle entrate deduce violazione di legge (D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, commi 4, 5 e 6; artt. 2700 e 1415 c.c.), per non avere la C.T.R. considerato che il possesso di due abitazioni e di due autovetture, unito alla stipula, nell’anno 2002, di un contratto di assicurazione e di due contratti di compravendita di terreno e fabbricato, redatti per atto pubblico nel 1998 e nel 2003, costituiscono elementi idonei a fondare l’accertamento il D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 38, in mancanza di prova contraria offerta dal contribuente.
3.1. Va premesso che la disciplina in materia di accertamento sintetico del reddito (cd. Redditometro), di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, stabilisce che è legittima la presunzione, da parte dell’Amministrazione finanziaria, di un reddito maggiore di quello dichiarato dal contribuente sulla base di elementi indiziari (dotati dei caratteri della gravità, precisione e concordanza richiesti dall’art. 2729 c.c.); in particolare, con riferimento alla spesa per incrementi patrimoniali (ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, nel testo applicabile alla fattispecie ratione temporis, come modificato dalla L. n. 413 del 1991), essa si presume sostenuta, salvo prova contraria, con redditi conseguiti, in quote costanti, nell’anno in cui è stata effettuata e nei cinque precedenti. La C.T.R. ha pertanto correttamente escluso l’annualità 1997 in relazione agli investimenti patrimoniali del 2002.
3.2. Quanto al regime della prova, a norma del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 6, l’accertamento del reddito con metodo sintetico non impedisce al contribuente di dimostrare, attraverso idonea documentazione, che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenute alla fonte a titolo di imposta; la citata disposizione prevede anche che “l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso devono risultare da idonea documentazione”. Ciò premesso, in base all’esame, effettuato dal giudice d’appello, della prova opposta dalla contribuente – che riguarda circostanze sintomatiche del fatto che la spesa contestata sia stata sostenuta proprio con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta (v. Cass. n. 25104 del 26/11/2014; Cass. n. 1332 del 26/01/2016; n. 21142 del 19/10/2016) – le argomentazioni e le prove documentali offerte sono state ritenute idonee a superare le presunzioni di cui all’accertamento fondato sul c.d. redditometro. La C.T.R. ha specificato in cosa consistessero queste prove, indicandole analiticamente, così congruamente motivando l’accertamento in fatto della utilizzazione delle somme da parte della contribuente. In particolare è stata verificata la documentazione inerente ai trasferimenti mobiliari e immobiliari, alcuni dei quali sono stati ritenuti forme di redistribuzione del reddito all’interno della famiglia. La conclusione cui è pervenuto il giudice di merito configura, pertanto, indubbiamente, un apprezzamento di fatto, incensurabile in questa sede di legittimità, in quanto supportato da argomentazioni congrue e immuni da vizi logici o giuridici.