Source: http://malvinodue.blogspot.com/2013/05/blog-post_24.html
Timestamp: 2018-05-25 22:17:35+00:00
Document Index: 57512001

Matched Legal Cases: ['art. 114', 'art. 33', 'art. 114', 'art. 114', 'art. 33', 'art. 114', 'art. 114', 'art. 33', 'art. 54']

Kisciotte venerdì, 24 maggio, 2013
Quando il testo di un post sta tutto in un tweet, link al post compreso. (appena verificato)
Piccola Romana venerdì, 24 maggio, 2013
Non lo sappiamo neppure noi, però AndiAmo A votAre lo stesso.
corradom sabato, 25 maggio, 2013
Perché il Comune non è lo Stato, art. 114.
luigi castaldi sabato, 25 maggio, 2013
Ciò che non è costituzionale per lo Stato può esserlo per il Comune? A Rapallo, dunque, si può indire un referendum per mettere in discussione gli articoli della Costituzione?
No. L'art. 33 vieta oneri per lo Stato (l'amministrazione centrale) nell'istituzione di scuole non statali. Non vieta oneri per Regioni, Province, Comuni - che è la Costituzione stessa a considerare diverse dallo Stato nell'art. 114.
Qui stiamo parlando di finanziamenti del Comune di Bologna, non di finanziamenti statali.
L'art. 114 recita che "la Repubblica si riparte in Regioni, Pronincie e Comuni". Voglio dare per scontato che lei intenda il significato di "riparte": un Comune è parte della Repubblica, e dunque, se un onere è a suo carico" è men che indirettamente a carico dell'insieme di cui è parte. D'altronde il suo argomento non è nuovo: è il sofisma che non straccia solo l'art. 33, ma anche l'art. 114, al solo scopo di smantellare la scuola pubbica in favore della holding vaticana.
Vedo che lei utilizza una versione della Costituzione un po' vintage. Nel testo della Costituzione oggi in vigore la parola "riparte" non c'è all'art. 114:
Quindi, ancora, Castaldi:
1) Lo Stato non è il Comune, stando al testo della stessa Costituzione.
2) Il divieto a farsi carico dell'istituzione di scuole di enti e privati non riguarda tutta la Repubblica. Riguarda lo Stato. E' scritto così. Se fosse vero quel che dice lei, ci sarebbe scritto "senza oneri per la Repubblica" oppure "senza oneri per Stato, Regioni, Province, Città metropolitane e Comuni". Invece c'è scritto Stato e null'altro. E' la lettera.
3) Non vedo l'incostituzionalità (questo è il mio argomento, non discuto di altro ora) dei finanziamenti COMUNALI (uso il maiuscolo a mo' di grassetto).
Lei trova differenza tra "è ripartita" ed "è costituita"? Eventualmente, me la illustri. In quanto ai punti da lei esposti:
1) Lo Stato non è il Comune: è il Comune ad essere parte dello Stato. In quanto tale non può sottrarsi a ciò che la Costituzione indica come principio basilare, e qui il principio è che gli enti privati hanno il diritto di aprire scuole, ma non possono pretendere che a pagarle sia lo Stato.
2) La forma dello Stato è la Repubblica. Legga la Costituzione, troverà innumerevoli passaggi nei quali vi è piena equipollenza tra i termini. L'obiezione che qui pone, dunque, è capziosa, oltre che surrettizia e strumentale.
3) I finanziamenti comunali alle scuole paritarie sono a carico di tutti i cittadini, ivi compresi quelli i cui figli vanno alle scuole pubbliche. Sono ingiusti e, per quanto fin qui detto, incostituzionali. Il fatto che fino ad oggi siano stati erogati non toglie incostituzionalità all'erogazione.
mildareveno.ilcannocchiale.it sabato, 25 maggio, 2013
In effetti è umiliante dover andare a votare per riaffermare una cosa che, essendo scritta nella Costituzione, dovrebbe essere rispettata, e invece viene sfacciatamente ignorata non solo a Rapallo.
Ai miei occhi un fatto del genere squalifica l'intera classe politica: nemmeno i Radicali hanno mai fatto nulla su questo, anzi molti di loro propongono il buono scuola, che è anch'esso un finanziamento pubblico.
I pochi che sono contro (si tratta solitamente di politici a sinistra del Pd) lo considerano un tema politico come un altro e non mettono abbastanza in evidenza l'obbligo di rispettare la Costituzione.
annamaria domenica, 26 maggio, 2013
"nemmeno i Radicali hanno mai fatto nulla su questo, anzi molti di loro propongono il buono ola, che è anch'esso un finanziamento pubblico."
Verissimo: e devo dire che mi ha sempre fatto schifo questo arrampicarsi sugli specchi dei grandi paladini della legalità e della Costituzione, per motivare una plateale e scandalosa violazione della Costituzione: non da soli, ma-come sempre-in numerosa, ipocrita e partitocratica compagnia.
Gianni sabato, 25 maggio, 2013
L'Italia, una colonia del Vaticano, deve finanziare le scuole private confessionali. La Costituzione in questo caso non vale.
Matt sabato, 25 maggio, 2013
Beh, in realtà i documenti della Costituente chiariscono il significato dell'art. 33, il quale non vieta il finanziamento alle paritarie. Quindi il problema si pone, secondo me, in altri termini. Un sistema integrato pubblico-privato non è un male di per sé, checché ne dica la sinistra. Il vero problema è quando il sistema da integrato come dovrebbe essere diventa duale, con gli enti privati ad essere sostanzialmente confessionali e favorendo la segregazione di classe. Lascio anche il link di un post del Wu Ming: http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=12932.
In un altro post che troverà più in basso parlo dell'art. 54 della Costituzione e del dibattito che ne accompagnò la stesura fino alla forma definitiva. Anche in quel caso i documenti consentono interpretazioni sullo spirito che anima il testo, ma si tratta di considerazioni che trovano ragione solo in sede storiografica. L'interpretazione di una legge deve avere a fondamento il testo, non già le intenzioni del legislatore, che rimangono sempre discutibili. E qui il testo è categorico: "senza oneri per lo Stato". In qualsiasi forma si sostanzi il finanziamento alle paritarie, esso comporta un onere per lo Stato.
Matt domenica, 26 maggio, 2013
Non studio giurisprudenza, ma mi pare di ricordare che anche gli atti della Costituente siano fonti propedeutiche all'interpretazione costituzionale. In merito a questo articolo, quel "senza oneri per lo Stato" significa che non possono essere fondati degli istituti privati di istruzione con il preciso obiettivo di essere sostenuti dallo Stato. UN po' ambiguo, mi sa.
luigi castaldi domenica, 26 maggio, 2013
Io mi limito a pensare che, se i padri costituenti avessero voluto lasciare davvero una possibilità al sostegno delle scuole paritarie, si sarebbero risparmiati una formula così categorica. E poi io ritengo che una costituzione sia tutta nel testo: le interpretazioni possono avere senso sui punti che il testo rende controversi, ma non è questo il caso.
Forse si vota per motivi economici: varie indagini, non solo nazionali, stimano l'investimento dello Stato nella formazione scolastica di uno studente che completi il ciclo di studi nella scuola pubblica, fino a quella superiore, dai 90'000 EUR ai 130'000 EUR. A parte l'impressionante disparità territoriale di tale costo che si dovrebbe presupporre omogeneo, risulta evidente l'interesse dello Stato a sussidiare scelte alternative. Zagreo
Stefano martedì, 28 maggio, 2013
Nel mondo scolastico la maggior parte sono costi fissi. Se una scuola elementare ha 1000 alunni mi costa 1000, se gli alunni diventano 800 perchè 200 vanno a una privata, mi costa 950.
Se poi parto dall'assunto che 200 li devo elargire come 'buoni scuola', alla fine io Stato ci rimetto.
Diverso sarebbe creare disparità di servizio, il pubblico lo faccio da schifo, allora la scuola da 800 alunni mi costa 800, perchè faccio classi da 40 bambini con supplenti a rotazione, e faccio cadere a pezzi l'edificio. Chi può pagare, vada altrove.
E' un po' come con gli ospedali. Per un semplice prelievo mi viene data completa libertà di scelta tra il pubblico e un privato convenzionato. Pago lo stesso ticket. Peccato che la prestazione nel pubblico costi allo stato molto meno. Ma vabbè, in Lombardia CL è potente.