Source: https://www.laleggepertutti.it/213401_si-puo-spiare-il-coniuge-se-ti-tradisce
Timestamp: 2018-09-20 03:51:35+00:00
Document Index: 21489843

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 54', 'art. 151', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 156', 'art. 360', 'art. 337', 'art. 360']

Violazione della privacy: quando l’attività di spionaggio su uno smartphone, sulle chat, sms ed email, o quando il pedinamento di detective può diventare reato e quando invece è tutto legale.
Nell’era di internet e delle nuove tecnologie tutto è molto semplice: non solo le attività lecite, ma soprattutto quelle illecite. Questa facilità ha generato maggiore disinvoltura nelle violazioni della legge rendendo ancor più labile rispetto al passato la percezione che l’uomo medio ha della legalità. Tale nebulosa concezione dei rapporti tra privati si estende anche nell’ambito familiare. Non sono pochi i casi di matrimoni che finiscono per un tradimento online o per colpa della semplice sfiducia degenerata in vere e proprie attività investigative. Scoprire un tradimento con uno smartphone è un gioco da ragazzi, ma non è detto che le prove così acquisite possano essere poi utilizzate in processo. Questo perché chi viola la privacy non può poi avvalersi del frutto di tale attività neanche per far valere un proprio diritto. Ci sono però le opportune eccezioni. In soldoni: si può spiare il coniuge se ti tradisce? La risposta è “dipende”. Dipende da una serie di variabili: “con cosa”, “dove” e “in che modo”. In questo articolo proveremo a fare il punto della situazione e stabilire fin dove ci si può spingere nell’entrare nell’altrui sfera di riservatezza senza passare dalla parte della ragione a quella del torto e magari beccarsi una querela.
1 Si può lasciare una microspia o un registratore?
2 Aprire il cellulare del coniuge è possibile?
3 Aprire l’email del coniuge è reato?
4 Far pedinare il coniuge è reato?
Si può lasciare una microspia o un registratore?
Il marito non può nascondere un registratore acceso in casa e poi andare via. In tal caso commetterebbe il reato di interferenza illecita nella vita privata altrui [1] e, se scoperto, può essere passibile di querela. L’unico caso in cui si può registrare ciò che dice o filmare ciò che fa il proprio coniuge, anche a sua insaputa, è di trovarsi al di fuori del domicilio comune e di partecipare “all’azione”: chi registra, in altri termini, deve essere presente alla conversazione senza allontanarsi.
Lo stesso dicasi per la microspia lasciata dentro l’auto. Seppure il veicolo personale non è equiparabile – dice la Cassazione [2] – alla privata dimora (per cui è possibile registrare una conversazione avuta con una persona all’interno della sua macchina), non è possibile nascondere la cimice, all’insaputa del coniuge, magari sotto il tappetino e poi lasciare che questi utilizzi il mezzo da solo.
Aprire il cellulare del coniuge è possibile?
Se il coniuge ha lasciato il proprio cellulare sulla scrivania, sul divano o in qualsiasi altro spazio liberamente accessibile dell’abitazione comune (non sarebbe tale un cassetto privato o la borsa) e il dispositivo non è protetto da password o altri codici, è ben possibile aprirlo e spiare messaggi, chat e fotografie. Questo perché, secondo il tribunale di Roma [3], la convivenza con un’altra persona comporta sempre un affievolimento della propria sfera di riservatezza. La condivisione degli stessi spazi implica infatti un implicito consenso alla conoscenza di dati e comunicazioni, anche riservate, di cui il coniuge può venire a sapere proprio perché a contatto diretto con l’altro.
Così, se il marito o la moglie dimentica lo smartphone a casa e l’altro lo apre, non commette reato, salvo il dispositivo sia protetto da un codice di accesso, dal riconoscimento facciale o da una password non comunicata all’altro.
Esistono numerosi modi per scoprire un tradimento da un cellulare (leggi a riguardo l’elenco presente nell’articolo Come scoprire un tradimento con lo smartphone), tuttavia non tutti garantiscono l’utilizzo della prova in un eventuale processo. Come fare a dimostrare il contenuto di un messaggio? Oltre alla confessione del responsabile – improbabile da ottenere – non resta che la prova testimoniale: la dichiarazione cioè di un amico/a che, chiamato sul momento, abbia letto la chat e ne abbia riferito il tenore al magistrato. Fare una fotografia al cellulare del coniuge con tutti gli sms segreti potrebbe creare dei problemi di contestazione in fase processuale che renderebbero la prova inutilizzabile.
Sorge poi un altro aspetto: il semplice messaggino compromettente è prova del tradimento? In altri termini, dal testo di una comunicazione, seppur ricca di complimenti e di allusioni, si può dedurre la consumazione di un rapporto carnale? Secondo la Cassazione [4] è del tutto indifferente che vi sia stata un’unione fisica: è il messaggio in sé che giustifica la separazione con addebito perché anche generare il semplice sospetto, quando inequivoco, può determinare l’intollerabilità della convivenza ed è quindi fonte di responsabilità. Insomma, non basta non tradire ma non bisogna neanche generare dubbi sul proprio comportamento irreprensibile.
Aprire l’email del coniuge è reato?
Anche la violazione dell’email del coniuge è un reato quando almeno sia protetta da una user o password. Non importa che, aprendo il computer, questo sia già “loggato” o che la posta elettronica venga scaricata in automatico dal client. Anche in tale caso, si può configurare un reato, quello di accesso abusivo a sistema informatico.
Leggere la posta di un’altra persona è reato non solo perché viola la privacy, ma anche perché la nostra stessa costituzione tutela la segretezza della corrispondenza (anche quella elettronica) come uno dei principi cardine del nostro Stato democratico.
Il rischio di procurarsi tali prove è, oltre ovviamente al rischio penale, di non poterle utilizzare in causa: le prove acquisite in modo illegittimo non possono essere usate neanche per difendere i propri diritti.
Far pedinare il coniuge è reato?
Da tutto ciò che abbiamo sinora detto si potrebbe pensare che anche il pedinamento è illegale. Invece non è così. Se non puoi entrare nello smarphone o nell’account di posta elettronica del tuo coniuge, puoi quantomeno farlo spiare da un investigatore privato o essere tu stesso ad improvvisarti novello 007. Tale attività, se non si ripete in modo ossessivo, tale cioè da generare allarme e timore nella persona spiata, non è illegale. Il punto però è che il report del detective non è una prova se contestato dalla controparte. Pertanto sarà necessario che l’investigatore testimoni davanti al giudice dichiarando ciò che ha visto.
[1] Art. 615 bis cod. civ.
[2] Cass. sent. n. 12042/08.
[4] Cass. sent. n. 5510/17 del 6.03.2017.
Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 1 dicembre 2016 – 6 marzo 2017, n. 5510
Presidente Bernabai – Relatore Lamorgese
1.- La Corte d’appello di Milano, con sentenza 8 luglio 2014, ha rigettato i gravami delle parti avverso l’impugnata sentenza del Tribunale della stessa città che, nel giudizio di separazione personale dei coniugi E. C. e F. V., aveva addebitato la separazione al marito, aveva affidato i figli minori M. (n.
nel omissis) e G. (n. nel omissis) al Comune di Milano, li aveva collocati presso la madre e aveva posto a carico del C. un assegno di Euro 2000,00 al mese in favore della moglie e un contributo di mantenimento per tre figli di Euro 3000,00 mensili, oltre al pagamento della globalità delle spese straordinarie concordate tra le parti. Per quanto ancora interessa, la Corte ha giustificato l’addebito per la violazione dell’obbligo di fedeltà, in ragione della scoperta, nel novembre 2007, di messaggi amorosi pervenuti sul cellulare di C.. Con riguardo alle statuizioni economiche, la Corte ha ritenuto giustificate l’attribuzione e la quantificazione dell’assegno in favore della V. e dei figli, in considerazione dell’elevato tenore di vita dei coniugi durante la vita matrimoniale e della sproporzione reddituale tra le parti, anche tenendo conto della capacità lavorativa della stessa V., non tale comunque da giustificare un incremento dei contributi economici a carico del marito; ha compensato le spese del grado di giudizio.
Il primo profilo (sub 1.3.1.), per violazione degli artt. 132, secondo comma, n. 4, e 156, secondo comma, c.p.c, denuncia insufficienza e contraddittorietà della
motivazione in ordine all’addebito della separazione, per avere confermato la sentenza di primo grado sulla base di ragioni, concernenti la violazione dell’obbligo di fedeltà come causa della crisi coniugale, diverse da quelle indicate dal primo giudice, secondo il quale quella violazione aveva aggravato una crisi coniugale presente da tempo.
Il profilo in esame è inammissibile, perché nel prospettare un vizio motivazionale suppone come ancora esistente il controllo di legittimità sulla motivazione della sentenza, essendo invece oggi denunciabile, in seguito alla modifica dell’art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c. apportata dall’art. 54 D.L. n. 83/2012, convertito in legge n. 134/2012, soltanto l’omesso esame – non ravvisabile nella specie – di un fatto decisivo che sia stato oggetto di discussione tra le parti (Cass., sez. un., n. 8053/2014, n. 8054/2014).
Il secondo profilo del motivo (sub 1.3.2) denuncia la violazione dell’art. 151, secondo comma, cc, per avere dichiarato l’addebito come conseguenza automatica della violazione dell’obbligo di fedeltà, senza che tale violazione fosse stata causa diretta della crisi coniugale. Il profilo in esame non coglie la ratio deciderteli della sentenza impugnata, la quale ha giustificato l’addebito rilevando che la violazione dell’obbligo di fedeltà era stata causa della crisi coniugale, come evidenziato dal fatto che la scoperta della infedeltà era avvenuta nel 2007, cioè successivamente alla riconciliazione intervenuta nel 2002.
Il primo profilo denuncia nullità della sentenza impugnata per violazione degli artt. 132, secondo comma, n. 4, e 156, secondo comma, cc. e 111, sesto comma, Cost., in ordine alla motivazione, ritenuta contraddittoria, sul riconoscimento dell’assegno di mantenimento in favore della V., per avere mal valutato la situazione reddituale delle parti e l’entità del patrimonio del C. e per avere omesso di considerare i documenti prodotti che dimostravano il peggioramento delle sue condizioni economiche.
Il secondo profilo denuncia la violazione dell’art. 156, primo comma, ce, per avere motivato in modo contraddittorio sulla capacità reddituale della V. e per avere dato rilievo a un fatto non previsto dalla legge, e non vero, come l’abitudine del marito in costanza di matrimonio di addossarsi le spese di famiglia in misura preponderante.
Entrambi i profili si risolvono in critiche all’accertamento dei redditi delle parti, ai fini della concreta determinazione dell’assegno di mantenimento, che è compito riservato al giudice di merito, la cui valutazione è incensurabile in sede di legittimità (Cass. n. 17055/2007), in presenza di motivazione idonea a rivelare la ratio decidendi, dovendosi considerare in tali limiti ridotto il controllo di legittimità sulla motivazione, ai sensi del novellato art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c. (Cass., sez. un., n. 8053/2014). Il motivo, pur prospettando violazione di norme
di diritto, si risolve nella critica della sufficienza del ragionamento logico esposto dal giudice di merito e, in sostanza, nella richiesta di una diversa valutazione degli elementi probatori del processo, ipotesi integrante un vizio motivazionale non più proponibile (v. Cass., sez. un., n. 8053/2014).
4.- Il terzo motivo denuncia la violazione dei suindicati parametri normativi, nonché dell’art. 337 ter, quarto comma, cc, per avere motivato sul quantum, ritenuto eccessivo, dell’assegno di mantenimento dei figli senza rispettare il parametro normativo da ultimo indicato che impone di valutare le risorse di entrambi i genitori; i giudici di merito avrebbero erroneamente considerato florida la situazione reddituale del C., senza confrontarsi con le produzioni documentali né considerare le ingenti disponibilità economiche della V..
6.- Venendo al ricorso incidentale, il primo motivo denuncia omesso esame di un fatto discusso tra le parti e decisivo per il giudizio, in relazione all’art. 360 n. 5 c.p.c, per avere condizionato l’operatività dell’obbligo del C. di farsi carico delle spese straordinarie al suo consenso, di fatto sempre negato, con l’effetto di sottrarre ai figli una parte del contributo di mantenimento posto a suo carico.
La Corte rigetta entrambi i ricorsi; compensa le spese del giudizio. Sussistono i presupposti per porre a carico di entrambe le parti l’ulteriore contributo dovuto per legge.