Source: https://www.scribd.com/document/9999229/pubblicazione-cosmari
Timestamp: 2018-10-21 03:55:56+00:00
Document Index: 158552650

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 183', 'art.4', 'art 1', 'art. 183', 'art. 1', 'art. 15', 'art. 32', 'sentenza ']

studio sulla provincia avellino
Regolamentorecanteladisciplinadellutilizzazionedelleterreeroccedascavo.12G0182GUn.221del21-9-2012
2012042Bruciare i Rifiuti Nei Cementifici
CONTRIBUTO DI ANALISI E DATI PER IL CICLO INTEGRATO DEI RIFIUTI URBANI NELLA PROVINCIA DI AVELLINO
Raffaella Longo Raffaele Spagnuolo
Raffaella Longo è nata a Conversano (Bari) il 5 marzo 1970, ha conseguito la laurea all’Università di Bari, con lode presso la facoltà di Economia e Commercio con un piano di studi ad indirizzo ambientale merceologico e si è diplomata Master in Economia e Management Ambientale all’Università Commerciale di Milano Luigi Bocconi. L’interesse per le questioni ambientali deriva da un profondo desiderio di occuparsi di ambiente come strumento per favorire nuove forme di sviluppo e dunque nell’ambito di problematiche di natura economica, sociale e culturale. L’idea di sviluppo ambientalmente compatibile l’ha sempre entusiasmata e l’ha sollecitato a cercare metodi praticabili di relazioni corrette negli scambi tra le attività umane e l’ambiente. Dopo l’esperienza milanese ha collaborato con il WWF Italia presso la sede di Roma nell’ambito di un progetto internazionale di tutela della biodiversità. Trasferita ad Avellino, dove dal 2005 vive e lavora, ha cominciato ad occuparsi di rifiuti in collaborazione con il Co.Sma.Ri. Av1. Ha partecipato a diversi progetti portati avanti dall’Ente, in particolare alla redazione del piano industriale di raccolta differenziata consortile e della città di Avellino. Collabora con l’università di Salerno, dipartimento di chimica per l’organizzazione del Master in Valutazione e Controllo Ambientale: il ciclo dei rifiuti, nell’ambito del quale tiene seminari di comunicazione ambientale. Attualmente è impegnata in consulenze ambientali con diversi enti Raffaele Spagnuolo è nato ad Avellino l’11/09/1953 ed ivi risiede. Ha conseguito la Laurea con lode in Architettura presso la Facoltà degli Studi di Napoli ed un Master di II livello in Architettura Bioecologica e Tecnologie Sostenibili per l’Ambiente, presso l’ Università degli Studi di Roma “LA SAPIENZA” Prima Facoltà di Architettura “Ludovico Quaroni”. Ha sempre profuso impegno etico e professionale nei temi dello sviluppo sostenibile, approfondendo le competenze in materia di Risparmio energetico in edilizia, Progettazione di Impianti Tecnologici in Bioedilizia, Edilizia e Architettura Bioecologica, Trasformazioni Urbane Sostenibili e Agenda 21, oltre che nelle tematiche di Organizzazione Aziendale e Marketing, nell’ambito delle quali ha tenuto diverse docenze. E’ fondatore dello Studio Associato AR.T.ETICA (Architettura, Territorio, Etica), Studio Associato di Architettura Bioecologica delle Tecnologie Sostenibili per l’Ambiente. Ha curato Pubblicazioni, ed ha partecipato come relatore in svariati convegni sui temi dello Sviluppo Sostenibile e Architettura Bioecologica, Urbanistica partecipata, Pianificazione Sostenibile, Pianificazione Perequata, Pianificazione Ecosistemica. Ha ricoperto e ricopre importanti cariche tra cui si annoverano: - Componente del Direttivo Nazionale dell’Associazione Nazionale Architettura Bioecologica (ANAB) e Responsabile Regionale per la Campania dal 1996 al 2000. - Componente della Giunta Nazionale dell’Associazione di Politica Ambientale Amici della Terra e Responsabile Regionale per la Campania dal 1998. - Presidente del Consorzio Smaltimenti Rifiuti Avellino 1. dal 01/02/2005. Ha svolto prestigiosi incarichi professionali pubblici e privati. architettoraffaele@spagnuolo.info - architettospagnuolo@artetica.it
PREFAZIONE Il Piano Regionale di Smaltimento dei Riﬁuti del ’97 come premessa Quantità, caratterizzazione merceologica dei riﬁuti prodotti e origine dei riﬁuti da recuperare o smaltire Alcune considerazioni sui modelli di raccolta Sistema impiantistico ‘pubblico’ attuale Confronto tra la domanda e l’offerta ‘pubblica’ di trattamento e smaltimento dei riﬁuti solidi urbani nella provincia di Avellino. Il presente e il futuro
Impianti per il recupero dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata Frazione organica. Produzione e dimensionamento impianti Riﬁuti da imballaggi. Produzione e dimensionamento impianti
Ingombranti e durevoli. Produzione e dimensionamento impianti
Pag. 37 “ 39
Impianto di selezione delle frazioni da Raccolta Differenziata Impianto di trasferenza per le frazioni provenienti dalla Raccolta Differenziata Discariche Prospettive Conclusioni BIBLIOGRAFIA APPENDICE
43 47 53 59 61 65
Lo scorso ottobre i due Consorzi di bacino della provincia di Avellino: Avellino 1 e Avellino 2, insieme all’Arpac, l’Asl, i Comuni di Avellino e Ariano e alla Provincia di Avellino si sono riuniti in un tavolo tecnico di confronto sulla questione riﬁuti nella provincia Irpina. Scopo dell’incontro delineare lo stato attuale, le nuove prospettive in funzione della annunciata ‘provincializzazione’ del ciclo integrato dei riﬁuti urbani e l’impegno di ciascuna parte al superamento dell’emergenza. A seguito di questo incontro il Co.Sma.Ri. Av 1, mettendo in campo le proprie risorse di competenza e l’esperienza maturata da parte di chi opera in prima linea nell’ambito delle contraddizioni della gestione dei riﬁuti in questi anni di emergenza, ha dato luogo ad uno studio di ricognizione dello stato impiantistico e dei fabbisogni necessari per completare il ciclo dei riﬁuti in provincia; consapevole che le difﬁcoltà maggiori nel breve periodo sono legate alla carenza dell’offerta impiantistica. Le premesse all’indagine non potevano che essere modelli e dati qualitativi e quantitativi indicati dal piano regionale, e gli obiettivi, quelli stabiliti dalla normativa regionale e nazionale. Ma, partendo da tali indicazioni e operando nell’ambito delle scelte concertate tra gli enti, il Co.Sma.Ri. Av1 si è impegnato a rivedere
la congruità dei dati e le diverse possibilità per il completamento del ciclo integrato dei riﬁuti solidi urbani da sottoporre e valutare con tutte le parti in causa. Lo studio, approntato nella sua prima versione a ﬁne novembre, è stato rivisitato in gennaio a causa dei nuovi interventi normativi che hanno modiﬁcano gli obiettivi di raccolta differenziata e oggi subisce un’ulteriore rivisitazione a seguito della nuova legge regionale che regola la gestione dei riﬁuti in Campania. L’impianto del progetto iniziale resta confermato, per di più, in questa fase di transizione verso nuovi assetti organizzativi e gestionali, diventano percorribili alcune indicazioni che in tempi non sospetti potevano sembrare azzardate, mentre nel nuovo scenario delineato dalla legge regionale pubblicata in questi giorni, si riempiono di signiﬁcato propositivo e di contributo serio alla discussione. Nel presente studio sono stati calcolati i fabbisogni impiantistici in relazione alle varie percentuali di raccolta differenziata imposti dalla normativa in vigore. L’analisi dell’offerta di impianti provinciali ‘pubblici’ dedicati al recupero delle frazioni provenienti da raccolta differenziata mostra una dotazione insufﬁciente: mancano impianti per il compostaggio e per il recupero in senso ampio, mentre, l’assenza di impianti a valle degli impianti per il trattamento della frazione residua indifferenziata, insieme alla mancanza di discariche, impedisce la chiusura del ciclo. La raccolta differenziata è ancora al di sotto degli obblighi previsti. (vedi Appendice) L’analisi effettuata nel presente lavoro intende dare impulso all’interlocuzione con le parti interessate, soprattutto in relazione a quell’attività concertativa e di partecipazione attiva che la legge regionale richiede agli enti locali nella fase di predisposizione, adozione, approvazione e aggiornamento dei piani di gestione dei
riﬁuti, consapevole che solo un approccio integrato e sistemico alla questione può condurre alla soluzione dell’annoso problema dei rsu. Occorre che ciascuno operi secondo il proprio ruolo, la regione e gli enti locali e pubblici per la parte di pianiﬁcazione partecipata, di individuazione delle zone idonee alla localizzazione degli impianti e di costruzione delle infrastrutture; le parti private dovranno impegnarsi nella realizzazione degli impianti che non competono alla parte pubblica e nella rimodulazione più sostenibile delle attività produttive, al ﬁne di collaborare alla riuscita del progetto comune. Il Co.Sma.Ri. Av1, con la presentazione di questo studio preliminare, intende realizzare un’ ‘iniziativa di comunicazione, informazione e partecipazione’ che la nuova legge regionale sollecita e dare un contributo signiﬁcativo alla soluzione dei problemi, afﬁnché il bagaglio di conoscenza acquisito non vada perso con il superamento della fase dei Consorzi di bacino verso la costituzione delle Autorità di Ambito Territoriale Ottimale.
IL PIANO REGIONALE DI SMALTIMENTO DEI RIFIUTI DEL ‘97 COME PREMESSA
In attesa del nuovo piano regionale di gestione del ciclo integrato dei riﬁutiPRGR previsto dalla Legge Regionale N. 4 del 28 Marzo 2007 “Norme in Materia di Gestione, Trasformazione, Riutilizzo dei Riﬁuti e Boniﬁca dei Siti Inquinati”, si dà luogo ad uno studio sul sistema di gestione integrato dei riﬁuti solidi urbani nella provincia di Avellino partendo dal Piano Regionale di Smaltimento dei Riﬁuti pubblicato sul BURC 14/07/97 e successive modiﬁche e integrazioni. In particolare, come riferimenti di base per la redazione del presente studio, è stato utilizzato l’adeguamento al suddetto piano approvato con Ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della Protezione Civile del 10 marzo 2006 n.77, in attuazione del decreto-legge 30 novembre 2005, n. 245 convertito in legge n. 21 del 27 gennaio 2006, “Conversione in legge, con modiﬁcazioni, del decreto-legge 30 novembre 2005, n. 245, recante misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza nel settore dei riﬁuti nella regione Campania”, che ha apportato variazioni nelle parti IV, V, XIV e XVI. Quindi in attesa che la regione regolamenti con un nuovo piano l’attività di gestione dei riﬁuti, deﬁnendo tra l’altro: - la tipologia e il complesso degli impianti di smaltimento e di recupero dei riﬁuti urbani da realizzare nella regione, - il complesso delle attività e dei fabbisogni degli impianti necessari a garantire la gestione dei riﬁuti urbani secondo criteri di trasparenza, efﬁcacia, efﬁcienza,
economicità e autosufﬁcienza della gestione dei riﬁuti urbani non pericolosi all’interno di ciascuno degli ambiti territoriali ottimali; - i tipi, le quantità e l’origine dei riﬁuti da recuperare o da smaltire, suddivisi per singolo ambito territoriale ottimale per quanto riguarda i riﬁuti urbani1; non si può che far riferimento al piano modiﬁcato con Ordinanza 77, che già apporta aggiornamenti ai dati sulla produzione dei riﬁuti solidi urbani e dispone una organizzazione della gestione dei RSU (Riﬁuti Solidi Urbani) più conforme alla normativa vigente, soprattutto in merito alla delimitazione proposta per la deﬁnizione geograﬁca degli ATO (gli ATO coincidono con il territorio provinciale esclusa la provincia di Napoli) oltre che in termini di autosufﬁcienza degli stessi nella gestione del ciclo integrato dei riﬁuti solidi urbani. Il piano modiﬁcato conferma le scelte strategiche già operate in precedenza, che a tutt’oggi consistono in: - incentivazione della raccolta differenziata delle frazioni recuperabili; - selezione dei riﬁuti indifferenziati e successivo recupero energetico delle frazioni combustibili; - selezione dei riﬁuti indifferenziati e stabilizzazione delle frazioni umide; - smaltimento in discariche dedicate dei materiali non utilizzabili. Resta confermata la scelta strategica del piano del 1997 e successive modiﬁche e integrazioni per il trattamento della frazione indifferenziata, favorendo il recupero energetico di quanto valorizzabile e garantendo lo smaltimento in discarica delle frazioni di scarto. Per quanto riguarda la raccolta differenziata il piano regionale modiﬁcato speciﬁca che in ciascun ATO deve essere raggiunta la percentuale del 35% di raccolta differenziata (entro il 31 dicembre 2007) e deve essere garantita l’autosufﬁcienza nella gestione del ciclo integrato, secondo quanto disposto dalla normativa vigente (entro tre anni dalla costituzione). Lo schema sotto rappresenta il modello di gestione dei riﬁuti adottato dal piano.
L.R. n.4/2007, art. 10, comma 2, lettera b, d, q.
Per la deﬁnizione delle modalità amministrative ed operative di costituzione e funzionamento degli ATO, delle eventuali modalità di trasferimento all’Ente di gestione nell’ATO della titolarità dei beni e degli impianti realizzati sul territorio con fondi regionali o con l’utilizzo di fondi della Comunità Europea ed inerenti il ciclo dei riﬁuti, delle modalità di gestione degli ATO, delle modalità di costituzione degli Enti negli ATO, delle procedure di individuazione del soggetto gestore, nonché della descrizione dei compiti speciﬁci e degli obiettivi da raggiungere nei singoli ATO, il piano aggiornato rimanda a successivi provvedimenti normativi e di indirizzo che dovranno ispirarsi alla legislazione vigente in materia. Oggi, alla luce della Legge Regionale appena pubblicata, le scelte strategiche e il modello di gestione integrata futuri non si possono delineare con uguale precisione del piano ancora in vigore.
La legge regionale nei primi articoli conferma i principi di gestione dei riﬁuti razionale, programmata, integrata e partecipata. Si ispira al conseguimento dell’obiettivo “Riﬁuti zero”. Persegue, tra le altre, le ﬁnalità di: - prevenire, governare e ridurre la produzione e la pericolosità dei riﬁuti; - potenziare e agevolare la raccolta differenziata dei riﬁuti urbani e speciali, adottando con priorità le misure dirette al recupero dei riﬁuti mediante riutilizzo, riciclo e ogni altra azione diretta a ottenere da essi materia prima secondaria; - incentivare la riduzione dello smaltimento ﬁnale dei riﬁuti privilegiando forme di trattamento che ne consentano il recupero e l’utilizzo produttivo; - garantire in linea generale l’autosufﬁcienza regionale in conseguenza dei principi di autosufﬁcienza di ogni ambito territoriale ottimale -ATO- e di compensazione. La legge regionale in vigore, dunque, conferma la gestione integrata dei riﬁuti in Ambiti Territoriali Ottimali - ATO e i principi di autosufﬁcienza di ogni ATO e della minore movimentazione possibile dei riﬁuti. Inoltre in sede di prima applicazione della legge, prevede che ogni singolo ambito territoriale ottimale coincide con ogni circoscrizione provinciale, tranne che per la provincia di Napoli in cui si può prevedere l’istituzione di due ATO. Per quanto riguarda gli aspetti amministrativi ed operativi per la costituzione e il funzionamento degli ATO, la legge regionale appena pubblicata regola puntualmente la materia e attribuisce alla Provincia sia il compito di provvedere alle attività strumentali alla costituzione dell’autorità d’ambito che di assicurare con la propria struttura organizzativa il primo funzionamento dell’autorità stessa. Dunque l’ente Provincia assume una connotazione di snodo per la realizzazione delle condizioni di ordinaria gestione del ciclo dei riﬁuti oltre che fondamentali funzioni collegate alla realizzazione, al corretto funzionamento degli impianti e al controllo sull’intera attività di gestione dei riﬁuti.
QUANTITÀ, CARATTERIZZAZIONE MERCEOLOGICA
DEI RIFIUTI PRODOTTI E ORIGINE DEI RIFIUTI DA RECUPERARE O SMALTIRE
Nella presente relazione le percentuali in peso da recuperare2 sul totale dei riﬁuti prodotti sono quelli riportati nella modiﬁca al piano regionale, mentre i dati della produzione dei RSU utilizzati nei conteggi sono solo in parte quelli del provvedimento di modiﬁca. Ciò perché si è rilevata una incongruenza tra la quantità dei riﬁuti solidi urbani prodotti riportata nel provvedimento di modiﬁca e quella riportata nel rapporto sui riﬁuti redatto da APAT e ONR (2005); rapporto al quale la stesso provvedimento di modiﬁca si richiama per la rilevazione dei dati degli anni precedenti al 2004. Si riportano in tabella 1 i dati dalle due fonti, precisando che i valori di produzione di RSU del piano sono quelli comunicati dagli stessi Comuni e sono riferiti all’anno 2004. In alcuni casi, a causa della mancata comunicazione degli Enti alla data di redazione del documento, i valori sono stati elaborati in relazione alla popolazione residente utilizzando la produzione media della provincia di appartenenza del Comune interessato.
Con il termine recupero e materiali recuperati si intende far riferimento all’attività di recupero a valle della raccolta differenziata esclusa la frazione residuale avviata al trattamento per la produzione di CDR, quindi non ci si riferisce in modo speciﬁco all’attività di recupero disciplinata dal Dlgs 152/06 all’art. 183 lettera h.
Per quanto riguarda la seconda fonte, per l’acquisizione dei dati inerenti la produzione e la raccolta differenziata relative all’anno 2004, l’APAT ha predisposto ed inviato appositi questionari ai soggetti pubblici e privati che, a vario titolo, raccolgono informazioni in materia di gestione dei riﬁuti. Più in dettaglio, le informazioni sono state richieste alle Agenzie Regionali e Provinciali per la protezione dell’ambiente, alle Regioni, alle Province, agli Osservatori Provinciali sui Riﬁuti, ai Commissari per le emergenze riﬁuti, al CONAI ed ai relativi consorzi di ﬁliera (acciaio, alluminio, carta, legno, plastica, vetro) ed, in alcuni casi, alle Aziende municipalizzate di gestione dei servizi di igiene urbana, talvolta si è dovuto far ricorso alla banca dati MUD 2005 (dati 2004) anche se disponibili in forma provvisoria.
Senza voler entrare nel merito di tale discordanza si fa presente che le serie storiche relative alla produzione di RSU disponibili presso il Consorzio Av1 per il presente studio (dati ONR e dati dai Consorzi di bacino Av1 e Av2) presentano un valore medio della produzione totale dei riﬁuti urbani a metà tra i due valori riportati, inoltre si vuole anticipare che i discorsi sui fabbisogni impiantistici, a partire da obiettivi di raccolta differenziata del 40% faranno riferimento a dati di produzione di RSU a nostro avviso più congrui alla realtà. Si riportano nelle tabelle che seguono le informazioni sulla caratterizzazione merceologica dei riﬁuti e sulle percentuali in peso da recuperare sul totale dei riﬁuti prodotti indicate dal piano regionale. L’adeguamento al piano speciﬁca che le modalità indicate per raggiungere il 35% di raccolta differenziata possono essere anche diverse da quelle e di conseguenza adeguate a seguito di speciﬁche indagini; resta comunque l’obbligo del superamento del 10% della raccolta differenziata della frazione compostabile.
Si osservi che la quantità relativa al recupero degli ingombranti e durevoli non è computata nel calcolo del raggiungimento dell’obiettivo del 35%. In base ai valori stimati per ciascuna frazione merceologica da recuperare risultano i fabbisogni di impianti per la provincia di Avellino. Secondo il piano adeguato l’Ente competente per l’ATO deve garantire la disponibilità di impianti per la ricezione e il trattamento almeno delle potenzialità indicate.
Le quantità di riﬁuti solidi urbani prodotti e conseguentemente le quantità di frazioni recuperabili che determinano il fabbisogno impiantistico relativo, sono, però, a nostro avviso sottostimate, inoltre a seguito dell’entrata in vigore della L. 290/2006 che all’art.4 comma 1 fa riferimento a percentuali di raccolta differenziata del 50% come obiettivi da raggiungere nel breve periodo e che la Legge del 27 dicembre 2006 recante: “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge ﬁnanziaria 2007)”, pubblicata nel supplemento ordinario n. 244/L alla Gazzetta Ufﬁciale - serie generale - n. 299 del 27 dicembre 2006 e ripubblicata nel Supplemento Ordinario n. 7 della Gazzetta Ufﬁciale - serie generale - n. 8 del 11 gennaio 2007, all’art 1 comma 1108, indica nuove e più alte percentuali di raccolta differenziata da raggiungere negli Ambiti Territoriali Ottimali, è ovvio che i fabbisogni impiantistici indicati risultano del tutto insufﬁcienti a garantire l’autosufﬁcienza nel ciclo integrato di gestione ri riﬁuti nel territorio provinciale. La legge ﬁnanziaria 2007, infatti, dispone che all’interno di ciascun ATO deve essere assicurata una raccolta differenziata dei riﬁuti urbani pari alle seguenti percentuali minime: a) almeno il quaranta per cento entro il 31 dicembre 2007; b) almeno il cinquanta per cento entro il 31 dicembre 2009; c) almeno il sessanta per cento entro il 31 dicembre 2011. In relazione a tali nuovi obiettivi, si riportano i quantitativi della raccolta differenziata per frazione merceologica in relazione agli obiettivi richiamati. Per quanto già detto, i valori nelle tabelle che seguono fanno riferimento ad un dato della produzione totale di riﬁuto solido urbano diverso da quello di
riferimento nel provvedimento di adeguamento del piano. È stato utilizzato, infatti, un dato medio risultante dalle serie storiche disponibili dai rapporti sui riﬁuti prodotti dall’ONR (escluso il dato del 2004), pari a circa 160.000 tonnellate annue riferiti ad una popolazione di 437.560 (residenti nella provincia di Avellino al 1 gennaio 2005, ISTAT 2006). Il dato della produzione totale di riﬁuti solidi urbani, calcolato come sopra e comunque confermato dai dati disponibili presso i consorzi della Provincia, AV1 e AV2 introduce elementi di sempliﬁcazione signiﬁcativi; è probabile, infatti, che a fronte di un consistente aumento della raccolta differenziata si determini una riduzione complessiva dei riﬁuti per ragioni diverse: - dalla mancata intercettazione dei riﬁuti speciali per effetto di modelli di raccolta più capillari, - alla riduzione dei riﬁuti da parte dei cittadini per la cresciuta sensibilità verso la questione; considerazioni che vanno bilanciate con una tendenza generale di aumento della produzione complessiva dei riﬁuti. Quindi vista l’indeterminatezza in merito al dato della produzione, si è preferito far riferimento ad un dato prudenziale adatto al presente lavoro, con la possibilità di introdurre maggiore dettaglio in fase di pianiﬁcazione più spinta. Si fa presente che il calcolo dei risultati riportati nelle tabelle che seguono prescinde dal modello di raccolta e considera una gamma di frazioni di RSU da recuperare più ampia di quella indicata dal piano modiﬁcato. Quest’ultima scelta deriva dalla ragionevole convinzione che per raggiungere alte percentuali di RD non è sufﬁciente concentrare la raccolta solo su poche frazioni, per quanto strategiche, (vedi organico e carta e cartone) e per quanto alti possano essere i rendimenti di quelle singole raccolte. Le frazioni recuperabili oltre quelle suggerite dal piano sono state individuate sulla base delle indicazioni relative alla caratterizzazione merceologica fornite dal piano regionale stesso, quindi hanno una validità solo indicativa per il territorio provinciale.
A seguito delle indicazioni che fornirà il PRGR su tipi, quantità e origine dei riﬁuti da recuperare potranno essere compiute nuove valutazioni anche in relazione anche alle convenienze economiche.
Si fa notare che la riga relativa agli ingombranti e durevoli è tutta evidenziata perché per essi vale un regime più complesso. Ragionevolmente essi contribuiscono al monte della raccolta differenziata solo per la parte avviata effettivamente a recupero, tale parte non è deﬁnibile a priori vista l’eterogeneità dei materiali e dipendendo dalla capacità di recupero del sistema industriale relativo. Per tale ragione, nelle modiﬁche al piano, gli ingombranti non sono stati inclusi nel monte della raccolta differenziata. Nel presente lavoro, però, nelle elaborazioni relative a raccolte differenziate del 40%, 50% e 60% non si è ritenuto opportuno escluderli, e per semplicità di calcolo, viste le ﬁnalità del presente lavoro, li si è conteggiati come le altre frazioni. Ovviamente i calcoli potranno essere afﬁnati in un’eventuale ulteriore fase progettuale.
CONSIDERAZIONI SUI MODELLI DI RACCOLTA
L’analisi dei risultati espressi nelle tabelle 3, 5, 6 e 7 porta a considerazioni immediate sulle modalità delle raccolte differenziate. Già nella tabella 3, che si riferisce ai risultati indicati dal piano regionale, le percentuali di rendimento delle raccolte si richiamano ad un sistema di raccolta capillare, in grado di garantire quantità di materiale differenziato che gli studi di settore riferiscono a sistemi porta a porta. A tal proposito, nella tab. 8, sono indicati i rendimenti delle raccolte per tipo di sistema adottato, come riportati dal manuale ONR-ANPA, ‘Deﬁnizione di standard tecnici di igiene urbana’ 2001. I dati si riferiscono ad ambiti ad alta e a bassa densità abitativa. Per ambito ad elevata densità abitativa si intende un’area territoriale, con una popolazione intorno ai 100.000 abitanti, ad elevata densità demograﬁca e conseguente elevata densità di produzione di riﬁuti. In tale contesto una consistente quota di popolazione risiede in ediﬁci multifamiliari e molto rilevante è la presenza di utenze di tipo non domestico. L’area ha una elevata disponibilità di infrastrutture, che comportano limitati tempi di percorrenza e brevi distanze dai punti di conferimento dei riﬁuti raccolti. (Le indicazioni relative a questo ambito possono essere estese ad ambiti con analoghe caratteristiche e con popolazione differente). In un ambito abitativo a bassa densità si assume una popolazione indicativa pari a 20.000 abitanti, tale ambito si caratterizza per la dispersione della popolazione in centri abitati di piccole dimensioni (inferiori ai 3.000 abitanti),
residente per una quota consistente in ediﬁci monofamiliari. I tempi di percorrenza sono in quest’area più elevati. Il riﬁuto prodotto dalle utenze domestiche ha una maggiore componente di organico e una minore presenza di carta e plastica rispetto alla composizione del riﬁuto domestico ipotizzato per l’ambito ad elevata densità abitativa. Il riferimento ai due tipi di ambito deriva dal fatto che la provincia di Avellino è caratterizzata da entrambe le tipologie. L’area urbana di Avellino con i comuni di Mercogliano e Monteforte ad Ovest e il comune di Atripalda ad Est, rappresenta, di fatto un’unica area urbana che nella provincia rappresenta l’unico caso di ambito abitativo ad alta densità rispetto ad un contesto che può considerarsi a bassa densità. Se tale considerazione non rileva in termini di tassi di rendimenti per sistema di raccolta, tuttavia è fondamentale in: termini di produzione speciﬁca di RU, caratteristiche del riﬁuto prodotto, tipologie edilizie, attrezzature e mezzi da utilizzare, tempistica degli spostamenti e in deﬁnitiva, costi del servizio e dotazione impiantistica.
Al di là delle percentuali indicate, si vuole ricordare due potenziali effetti negativi associati a questo tipo di raccolta stadale: - la minore intercettazione di scarto alimentare e la conseguente fermentescibilità del riﬁuto “secco” residuo. (Ciò non consente di diminuire la cadenza di raccolta. Si avrà, di conse-
È ovvio che il modello giusto per tutte le realtà territoriali e tutti i contesti socio-economici non esiste, ma la realtà campana, con una scarsa abitudine alla selezione domestica dei riﬁuti, si presta a produrre alte percentuali di materiale differenziato solo se si opera in maniera stringente sulle utenze domestiche e non domestiche. Per raggiungere i risultati del piano e per riuscire negli obiettivi di legge, sarebbe auspicabile un sistema di raccolta porta a porta. Sistema di raccolta a cui si è più volte richiamato il Commissariato Straordinario per la gestione dei riﬁuti in Campania con proprie Ordinanze (vedi OCG N.27 del 22/01/04: linee guida servizi di raccolta dei riﬁuti urbani). Si potrebbe ipotizzare un sistema graduale di raccolta porta a porta che preveda nella fase iniziale la raccolta domiciliare delle frazioni compostabili e dei materiali cellulosici (imballaggi in cartone e carta e afﬁni) e in seconda fase, a breve termine, la raccolta domiciliare delle altre frazioni. Tale scelta sarebbe auspicabile in considerazione del fatto che la frazione organica, per ragioni di alta putrescibilità, se non viene separata a monte, compromette la selezione del riﬁuto residuo a valle. Nel processo di produzione del combustibile (CDR) se la quantità di umido è eccessiva si ottiene un prodotto con potere caloriﬁco non adeguato per un’efﬁciente termovalorizzazione, e una frazione organica poco stabile e molto
guenza, un costo “aggiuntivo” determinato dalla raccolta differenziata dell’”umido”, senza peraltro poter eliminare del tutto quello relativo al riﬁuto indifferenziato); - i risultati, in termini di purezza merceologica, sono molto scarsi. In particolare, l’attivazione di circuiti domiciliarizzati di raccolta della frazione organica consente una drastica riduzione della componente putrescibile nel “riﬁuto residuo”. Contemporaneamente, le caratteristiche intrinseche dell’”umido” raccolto consentono di ottimizzare la tecnica di asporto con mezzi appropriati, permettono di sempliﬁcare le operazioni di pre -e post- trattamento, migliorando la gestione complessiva dei materiali presso le stazioni di trattamento e di diminuire i rischi di contaminazione della matrice organica, inﬂuendo in maniera sostanziale sulla qualità del compost ﬁnale.
Si considera di intercettare i soli contenitori.
contaminata, inadatta per essere utilizzata nei ripristini ambientali, destinata solo allo smaltimento in discarica. Le conseguenze di una cattiva gestione della frazione organica del riﬁuto solido urbano si ripercuotono, quindi, su tutto il sistema integrato previsto dal piano. Va, inoltre, considerato che la Provincia di Avellino ha già predisposto di dotare le utenze domestiche dei materiali adatti alla raccolta domiciliare dell’organico, quindi una parte dello sforzo economico per avviare tale raccolta è stato già fatto. Ed ancora, le raccolte domiciliari di organico e di carta e cartone, per le caratteristiche di peso speciﬁco, e data la composizione merceologica del RSU, consentono, con percentuali di intercettazione del 60% per ciascuna frazione, (rendimenti normali nel sistema domiciliare) da sole, il superamento del 30% di raccolta differenziata. Basta aggiungere a tale risultato la quantità di vetro intercettato mediante raccolta differenziata stradale, raccolta differenziata consolidata e che da sola produce risultati nell’ordine del 4% di tutto il riﬁuto, che il risultato iniziale del 35% è agevolmente raggiunto.
Il territorio regionale campano, secondo l’ultimo adeguamento al piano di gestione dei RSU, è diviso in 7 Ambiti Territoriali Ottimali5. Per i singoli ambiti territoriali, devono essere garantite, la promozione della realizzazione degli impianti per il raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata previsti dalla vigente normativa e devono essere individuati gli impianti, anche esistenti, in grado di assicurare la corretta esecuzione del ciclo integrato dei riﬁuti; preso atto della esistenza di un sistema impiantistico industriale già attivo sul territorio in ambito regionale. Tutto il territorio della provincia di Avellino coincide con l’ATO 6. Tale territorio deve contribuire al sistema integrato per la gestione dei riﬁuti regionale garantendo le seguenti tipologie di impianti: - impianti per il recupero dei materiali provenienti dalla RD, - impianti di trasferenza per riﬁuti urbani indifferenziati, - impianti di trasferenza per le frazioni provenienti dalla RD, - impianti per il trattamento dei riﬁuti urbani indifferenziati e per la produzione di combustibile. Secondo il piano regionale il territorio della provincia di Avellino dovrebbe essere dotato degli impianti di trattamento dei Riﬁuti solidi urbani e di supporto del ciclo (compresi quelli a supporto della raccolta differenziata) indicati nella tabella e nelle ﬁgure che seguono.
La legge regionale n. 4 del 28/03/2007 prevede un numero di ATO diverso da quello del piano di gestione, ma l’ATO per il territorio della provincia di Avellino resta confermato.
Gli impianti di recapito dei riﬁuti urbani indifferenziati risultano coincidenti con gli attuali impianti di selezione dei riﬁuti e produzione di CDR e FOS. Quindi per la provincia di Avellino il riferimento è l’impianto di Pianodardine. (116.100 t/a). Il fabbisogno impiantistico regionale relativo agli impianti di utilizzo della frazione secca prodotta negli impianti di selezione (termovalorizzatori) è stabilito in tre impianti e serve un livello territoriale comprensoriale coincidente con più ATO6.
Il fabbisogno impiantistico relativo agli impianti di utilizzo della frazione secca prodotta negli impianti di selezione è stabilito in tre, considerato che:
Per l’ATO 6 l’impianto di termovalorizzazione di riferimento è quello di Acerra. Tale impianto risulterà a servizio di un bacino di produzione RSU pari a 941.340 ton/anno, corrispondente al SUB-ATO 2 (impianto CDR di Caivano), ATO 5 (impianto CDR di Casalduni) e ATO 6 (impianto CDR di Avellino). L’individuazione dei siti per lo smaltimento delle frazioni non ulteriormente recuperabili dell’intero ciclo può essere effettuata a livello regionale, ma il dimensionamento delle volumetrie annue necessarie deve essere stabilito a livello di ATO in quanto fortemente dipendente dal livello di RD effettivamente raggiunto e dalle modalità di valorizzazione e recupero delle frazioni raccolte. Nelle pagine 19, 20 e 21 seguono le ﬁgure che mostrano territorialmente quanto indicato. Rispettivamente: la dislocazione territoriale degli impianti indicati in tabella 9, incluso l’impianto di selezione della frazione indifferenziata, la ripartizione del territorio regionale in ATO con gli impianti previsti per il trattamento dei riﬁuti differenziati, gli impianti per il trattamento dei riﬁuti urbani indifferenziati e per la produzione di combustibile di riferimento per ciascun ATO, i bacini di utenza dei termovalorizzatori. Da una ricognizione sul territorio, confermata dalle informazioni dei Consorzi di bacino AV1 e AV2, risulta, ad oggi, una dotazione impiantistica diversa rispetto a quella fornita dal piano aggiornato. Nella tabella 9a sono elencati gli impianti già funzionanti e quelli che hanno ottenuto ﬁnanziamenti pubblici e sono in fase di avviamento dei lavori effettivamente rilevati sul territorio. A pag. 31 segue la ﬁgura relativa all’ubicazione dei suddetti impianti distinti per tipologia.
- la realizzazione di un impianto di termovalorizzazione per ciascun ATO comporterebbe la realizzazione di impianti di dimensioni eccessivamente ridotte; - la realizzazione di tre impianti consente di determinare le necessarie economie di scala in grado di contenere i costi generali dell’intero ciclo integrato.
Isola ecologica ultimata IMPIANTI PREVISTI DAL PIANO REGIONALE DI SMALTIMENTO DEI RIFIUTI DEL ‘97
Isola ecologica ﬁnanziata ma non ancora realizzata
Stazione di trasferenza Impianto CDR Impianto di selezione Impianto di compostaggio
Isola ecologica in funzione. Isola ecologica ﬁnanziata ma non ancora realizzata. Stazione di trasferenza. Impianto CDR. Impianto di selezione Impianto di compostaggio. IMPIANTI PUBBLICI NEL TERRITORIO PROVINCIALE
CONFRONTO TRA LA DOMANDA E L’OFFERTA ‘PUBBLICA’ DI TRATTAMENTO E SMALTIMENTO
DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI NELLA PROVINCIA DI AVELLINO. IL PRESENTE E IL FUTURO
IMPIANTI PER IL RECUPERO DEI MATERIALI PROVENIENTI
Il provvedimento di modiﬁca al piano stabilisce che nel territorio dell’ATO 6 devono essere garantiti, tra gli altri, impianti per il recupero dei materiali provenienti dalla RD. Il Dlgs 152/06 all’art. 183 lettera h deﬁnisce recupero: ‘le operazioni che utilizzano riﬁuti per generare materie prime secondarie, combustibili o prodotti, attraverso trattamenti meccanici, termici, chimici o biologici, incluse la cernita o la selezione, e, in particolare, le operazioni previste nell’Allegato C alla parte quarta del presente decreto’7. Analiziamo la dotazione di ‘impianti pubblici’8 presenti nel territorio della
Con il ternine ‘impianti pubblici’ si fa riferimento ad organizzazioni con forma giuridica anche privata ma controllate da un ente pubblico o locale. Si fa presente che lo SCHEMA DI DECRETO LEGISLATIVO concernente ulteriori modiﬁche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale, da una nuova deﬁnizione di recupero più restrittiva di quella ancora in vigore, ovvero - h)recupero: le operazioni previste nell’Allegato C alla parte quarta del presente decreto.
provincia preposti al recupero per tipologia di materiale proveniente da raccolta differenziata.
FRAZIONE ORGANICA. PRODUZIONE E DIMENSIONAMENTO IMPIANTI
L’unico impianto pubblico di compostaggio presente nel territorio della provincia è ubicato nel comune di Teora. Ha capacità di 6.000 t/a, quindi attualmente insufﬁciente a coprire il fabbisogno indicato. Destinatario di ﬁnanziamenti regionali, l’impianto è in fase di ampliamento e trasformazione tecnologica. È previsto che entro un anno sarà in grado di trattare quantitativi di matrici compostabili pari a 30.000 tonnellate annue. Un impianto di compostaggio di tali dimensioni è comunque appena sufﬁciente (se non insufﬁciente) a trattare la frazione organica (scarti di mensa e verde) da raccolta differenziata di tutto il bacino, quantità che il piano regionale stima in circa 19.600 t/a, in relazione ad un livello di raccolta differenziata del 35%. La quantità di scarto di mensa che il piano regionale considera si raccolga in modo differenziato è circa 16.000 tonnellate all’anno; a fronte di tale quantità di substrato, per avere una matrice compostabile, occorre aggiungere circa la stessa quantità di materiale di supporto lignocellulosico (tra 13.000 e 16.000 tonnellate annue), per un totale di materiale da trattare variabile tra 29.000 e 32.000 tonnellate all’anno. Considerando che gli investimenti per l’ampliamento dell’impianto coprono il medio periodo, per cui le capacità di trattamento resteranno ﬁsse almeno per 5 anni, poiché le percentuali di raccolta differenziata dovranno essere crescenti nel periodo suddetto (40% a ﬁne 2007, 50% a ﬁne 2009, 60% a ﬁne 2011 Dlgs 152/06 come modiﬁcato dalla legge ﬁnanziaria per il 2007), e visto che i dati di produzione dei RSU del piano sono sottostimati, l’impianto rinnovato di Teora, già a breve, risulterà del tutto insufﬁciente per la provincia di Avellino.
Occorre dunque garantire, uno o più impianti di compostaggio, per una capacità di trattamento complessiva aggiuntiva di almeno altre 30.000 tonnellate annue.
Le tabelle 11, 12 e 13 riportano la stima dei fabbisogni impiantistici per il trattamento della frazione organica da raccolte differenziate dei RSU nell’ordine del 40%, del 50% e del 60%.
RIFIUTI DA IMBALLAGGI. PRODUZIONE E DIMENSIONAMENTO IMPIANTI
Per la valorizzazione di una parte dei riﬁuti da imballaggi, materiali cellulosici e plastica, si sta realizzando un impianto di selezione a Montella, che dovrebbe essere approntato in pochi mesi. Le informazioni di cui disponiamo fanno riferimento ad un impianto con tec35
nologia in grado di valorizzare gli imballaggi sopraindicati derivanti da raccolte differenziate monomateriale e multimateriale e attualmente dimensionato per servire un bacino di circa 200.000 abitanti. In previsione della ‘provincializzazione’ del sistema di gestione integrata dei riﬁuti, sembra che l’impianto possa aumentare la capacità di lavorazione in misura sufﬁciente a soddisfare l’intero ATO 6. Le quantità da selezionare, in base alle indicazioni del piano, dovrebbero ammontare a circa 18.000 tonnellate
di imballaggi (e assimilabili) di carta, cartone e plastica. Nel futuro auspicabile tali quantità dovrebbero aumentare in relazione agli obiettivi previsti dal DLgs 152/06 per il 2008 e il 2006, come indicato nelle tabelle seguenti:
Nelle tabelle che seguono si riportano le quantità di riﬁuti da imballaggio e afﬁni di vetro e metalli che si stima di raccogliere in base ai dati del piano regionale e in relazione ai futuri obiettivi di raccolta differenziata. Essi forniscono una prima indicazione sui fabbisogni impiantistici per il relativo recupero, per i quali attualmente non si dispone di impianti pubblici e per i quali entrambi i consorzi si rivolgono al sistema industriale privato.
INGOMBRANTI E
PRODUZIONE E DIMENSIONAMENTO
Per quanto attiene alla dotazione impiantistica relativa al trattamento dei materiali ingombranti, visto che gli stessi devono essere sottratti integralmente al ciclo di trattamento dei RSU indifferenziati, la stima è stata effettuata in relazione
alla presenza complessiva di tale frazione nel “monte riﬁuto” prodotto. La stima della produzione di ingombranti comprende tutte le categorie di beni durevoli e di materiali elettronici. L’individuazione degli impianti di destinazione deve pertanto tenere conto della natura delle singole frazioni raccolte e delle disposizioni di legge per il loro recupero. Gli ingombranti e i durevoli prodotti dalla provincia ammontano, secondo il piano regionale, a circa 4.000 tonnellate l’anno. Auspicando una capacità di intercettazione del 100% il fabbisogno impiantistico sarebbe di 4.000 t/a. Calcolando produzione e fabbisogno sulla base dei dati della produzione di riﬁuti totali che a nostro avviso risultano più veritieri si perviene a quantità dell’ordine di quasi 5.000 tonnellate l’anno. Attualmente la provincia non è dotata di un impianto pubblico in grado di selezionare per avviare a recupero o a smaltimento tali materiali, i due consorzi di bacino si rivolgono al sistema industriale privato per trattare gli ingombranti, stessa cosa per i Riﬁuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Potrebbe sorgere la necessità di dotarsi di un sistema industriale dedicato. Il fabbisogno di trattamento per tali riﬁuti si aggirerebbe intorno a 4.000 tonnellate annue per gli ingombranti e 1000 tonnellate annue per i RAEE.
IMPIANTO DI SELEZIONE DELLE FRAZIONI DA RACCOLTA DIFFERENZIATA
In generale la scelta di dotare il territorio della provincia di un sistema impiantistico pubblico per la selezione dei materiali derivanti dalle raccolte differenziate non può compiersi prescindendo da un’idea precisa sul tipo di sistema di raccolta che si intende attuare e avulsa da considerazioni di convenienza economica relative alle opportunità del mercato dei materiali pretrattati. In via di principio, a fronte di raccolte spinte sul monomateriale e domiciliarizzate, il bisogno di selezione a valle si riduce, per raccolte multimaterili e/o stradali il bisogno di selezione aumenta; mentre il bisogno di selezione è sempre alto per i materiali intrinsecamente disomogenei. Caso tipico è quello degli ingombranti e durevoli, per i quali nonostante si adottino sistemi di raccolta dedicati, comunque è necessaria una successiva separazione in relazione alle differenti destinazioni di recupero e smaltimento dei varii materiali che li compongono. Occorre inoltre considerare che la dotazione di mezzi e attrezzature per la selezione sarà diversa non solo a seconda del materiale in entrata, ma anche dei materiali in uscita, cosa che dipende dalle scelte relative al mercato a cui ci si intende rivolgere (ad es. il sistema Conai o il mercato della materia prima seconda, per gli imballaggi) e che determinerà il tipo e il grado di selezione a carico delle frazioni che si raccolgono separatamente. Se guardassimo alla crescita delle imprese private nel settore, si potrebbe essere indotti a pensare che vi sia una chiara opportunità nel fare impresa nel settore,
ma questa considerazione è solo uno stimolo a studi più approfonditi per valutare la concreta convenienza dal punto di vista economico ma anche sociale e ambientale, rispetto alla possibilità di rivolgersi al sistema industriale privato. Acquisite le considerazioni fatte, ci accingiamo a valutare in termini meramente quantitativi i fabbisogni di selezione/pretrattamento sulla base delle quantità di materiali derivanti da raccolta differenziata previsti nei vari casi e la relativa offerta di selezione/pretrattamento attuale. Vista la prossima apertura dell’impianto di Montella, che selezionerà carta e plastica, servendo inizialmente solo il bacino AV2 ma con possibilità di aumentare l’offerta, si porrebbe la necessità di provvedere alla selezione e valorizzazione di tutti gli altri materiali escluso l’organico che derivano dalla raccolta differenziata. Vetro, metalli, legno, ingombranti e durevoli, principalmente, ma anche tessili, cuoio e pelle, rup, cimiteriali, materiali derivanti dallo spazzamento e le altre frazioni che eventualmente si riterrà di raccogliere in modo differenziato. Afﬁnché nel territorio della provincia si possa completare almeno la fase di iniziale recupero dei materiali derivanti da raccolte differenziate, sorge la necessità di dotarsi di un impianto di selezione/pretrattamento dei materiali suddetti che andrebbe ubicato preferibilmente nel territorio di competenza del Consorzio AV1, visto che i luoghi di raccolta della maggior parte del riﬁuto della provincia sono concentrati su tale territorio e non si dispone di isole ecologiche per il deposito temporaneo. Situazione diversa nel territorio dell’altro bacino, dove i trasporti sono razionalizzati dalla presenza di una serie numerosa di isole ecologiche e soprattutto di un impianto di trasferenza, per cui risulterebbe semplice e più economico destinare i riﬁuti delle raccolte del bacino AV2 verso un impianto pubblico ubicato in AV1 piuttosto che il viceversa. Riepilogando, e tralasciando carta e cartone e plastica, secondo le stime del piano le quantità di imballaggi e prodotti afﬁni in vetro e metalli che dovranno essere trattati sono indicate nella tabella 18.
In previsione delle percentuali più alte di raccolta differenziata, le quantità e le tipologie di materiali da selezionare dovranno aumentare. Ampliando le classi di materiali da recuperare, oltre quelli indicati dal piano, in base alla composizione merceologica riportata, i valori di materiali da selezionare risultano quelli rappresentati nelle tabelle 23 e 24 e 25.
Riportiamo a titolo di riepilogo anche le stime relative al fabbisogno di trat-
tamento per gli ingombranti. Ed inﬁne si consideri il fabbisogno di selezione inerente ad ulteriori raccolte già attive nei bacini AV1 e AV2. Indicativamente sono riportati i dati relativi alle raccolte di pile, farmaci, cimiteriali e pneumatici del 2005.
TRASFERENZA PER LE FRAZIONI PROVENIENTI DALLA RACCOLTA DIFFERENZIATA
Nella gestione integrata dei riﬁuti i costi del trasporto sono una componente estremamente signiﬁcativa; rendere efﬁciente il sistema passa attraverso la razionalizzazione della movimentazione dei riﬁuti. In genere la distanza dei luoghi di raccolta dei riﬁuti dagli impianti di loro destinazione rende opportuna la creazione di stazioni di trasferenza, dette anche aree di raggruppamento, per il trasporto delle frazioni raccolte separatamente a servizio congiunto di più comuni. Lo stesso piano regionale dispone che negli ATO deve essere prevista la realizzazione delle aree di trasferenza secondo le esigenze speciﬁche favorendo la programmazione di interventi che minimizzino l’impatto degli impianti sul territorio e la movimentazione dei riﬁuti. Nella provincia, il territorio di pertinenza del Consorzio AV2 è servito da un impianto di trasferenza sito nell’area A.S.I. di Flumeri dove alcune frazioni di riﬁuto derivanti dalla raccolta differenziata nei comuni del bacino vengono convogliate in mezzi compattatori di grande dimensioni (25 ton) per ridurre i viaggi verso gli impianti di destinazione. Principalmente la stazione di trasferenza suddetta razionalizza i ﬂussi di frazione organica, vetro, metalli e riﬁuti indifferenziati. La stazione di Flumeri è a servizio di una parte del territorio provinciale, dunque in relazione allo scenario impiantistico che si va delineando che in fase iniziale prevede l’impianto di compostaggio a Teora e l’impianto di selezione
per frazioni cellulosiche e plastica a Montella, sorge la necessità di una stazione di trasferenza per il bacino Av1; cosa che si rende estremamente utile, anche in considerazione del fatto che tale territorio non è servito da piattaforme ecologiche e costringe al conferimento dei materiali contestuale alla raccolta. Se a ﬁne raccolta di ciascuna frazione non si raggiunge il pieno carico, o se si utilizzano mezzi di piccole dimensioni per le raccolte e contestuale trasporto a destinazione, si effettua un numero eccessivo di viaggi, con conseguenze svantaggiose dal punto di vista economico e ambientale, oltre che di sicurezza sulle strade. Tali viaggi potrebbero ridursi e il sistema dei trasporti essere razionalizzato se si disponesse di un luogo di deposito da allestire con attrezzature adeguate. Come per l’impianto di Flumeri, si tratterebbe di una struttura presidiata e non aperta al pubblico, a supporto dell’organizzazione della raccolta e utilizzata dagli operatori del servizio per ottimizzare i trasporti dei materiali della raccolta differenziata al successivo impianto di recupero o smaltimento. In tale area si svolgerebbero le operazioni di movimentazione e stoccaggio per partite omogenee di materiali in assenza di processi di trattamento. E ciascuna di tali frazioni potrebbe essere ulteriormente selezionata nelle varie tipologie da destinare ai diversi impianti di lavorazione e smaltimento. Si potrebbe pensare ad un medesimo presidio per operare selezione/ valorizzazione e trasferenza a servizio delle raccolte di tutti i materiali; sia di quelli per i quali fosse possibile un’attività di pretrattamento in loco che di quelli che, pur non recuperati all’impianto, sarebbero convogliati più efﬁcientemente verso la destinazione successiva. Si allega una cartina della provincia che rappresenta il sistema della viabilità disposizione dei trasporti per la gestione integrata dei riﬁuti.
La discarica rappresenta l’impianto di chiusura del ciclo integrato dei riﬁuti, elemento imprescindibile di ogni forma di gestione dalla più virtuosa alla più sempliﬁcata9. Il bisogno di discarica è certo, diversa può essere l’intensità di tale bisogno a seconda della capacità del sistema integrato di ridurre la produzione di riﬁuti a monte e di recuperarli a valle. Per quanto si possa diminuire l’uso della discarica, ipotizzando il massimo sviluppo delle raccolte differenziate e il massimo sviluppo dei trattamenti e del recupero energetico, si può comunque stimare che nel breve-medio termine ci sarà un fabbisogno di discarica per i riﬁuti urbani variabile tra il 15% e il 40% del riﬁuto urbano prodotto, in forma di residui dei diversi processi di trattamento, di riﬁuto non trattabile. (A questo si deve sommare il fabbisogno di discarica dei riﬁuti speciali). Secondo quanto previsto dal piano, in discarica ﬁnirebbero i residui non ulteriormente valorizzabile derivanti da: - attività di selezione e pretrattamento dei riﬁuti recuperati da raccolta differenziata; - attività di recupero di materiale (scarti da compostaggio e residui da riciclaggio);
La Legge Regionale n.4 del 28 marzo 2007 (art. 1) si ispira al conseguimento dell’obiettivo “Riﬁuti zero” che in prospettiva di lungo periodo signiﬁca ‘zero discarica’. Per gli scopi del presente lavoro, l’obiettivo è considerato come auspicio, perseguibile a seguito del superamento dell’attuale fase emergenziale.
- attività di selezione e trattamento dei materiali indifferenziati (sovvalli); attività di recupero di energia (ceneri e scorie). Se il sistema impiantistico fosse completo di termovalorizzatori e il ciclo dei riﬁuti chiuso, l’ammontare del materiale non ulteriormente recuperabile sarebbe circa il 25% di tutto il materiale trattato nei diversi impianti, e poiché in Campania è previsto che ogni frazione venga trattata, di fatto il fabbisogno di discarica sarebbe il 25% del riﬁuto prodotto. Quindi, a ciclo completo, bisognerebbe considerare un fabbisogno di discarica per i riﬁuti solidi urbani corrispondente ad una quantità di riﬁuto non ulteriormente valorizzabile tra 33.000 e 40.000 tonnellate all’anno (tab. 27).
Volendo fare una stima sempliﬁcata delle volumetrie di territorio necessarie a smaltire le quantità suddette, occorre considerare che: - la densità dei riﬁuti in discarica varia tra 400 kg/mc e 1150 Kg/mc10, (per i risultati espressi nelle tabelle 28, 30 e 31 è stata utilizzata una densità di 900 kg/mc, che si ritiene sia rappresentativa per impianti di nuova costruzione con tecnologia media); - la quantità di terra di copertura necessaria è di 1 metro cubo ogni 4-5 metri cubi di riﬁuto (per i calcoli è stata utilizzato il rapporto 1 a 4);
La densità ﬁnale del riﬁuto depositato in discarica varia a seconda delle operazioni di sistemazione, ivi inclusi i mezzi utilizzati per l’abbancamento, dalla composizione merceologica e dalla compattabilità delle frazioni che compongono il riﬁuto stesso.
Tutto ciò considerato, la volumetria annua necessaria per la Provincia di Avellino si attesterebbe tra 35.500 e 102.000 mc annui11 (totale non pericolosi e pericolosi).
Per quanto riguarda la superﬁcie di territorio necessaria ad ospitare il sito, essa dipenderà dalla profondità o dall’altezza stabilita per il ricovero dei riﬁuti, dalla durata della fase di conduzione della discarica, oltre che dallo spazio necessario per permettere lo svolgimento di tutte le attività di gestione operativa e amministrativa che si svolgono nell’impianto. (La superﬁcie da destinare alle infrastrutture quali: ufﬁci, servizi, ricoveri per attrezzature richiede superﬁcie aggiuntiva nell’ ordine del 20-40%) Attualmente, però, il fabbisogno di discarica per i RSU è più alto visto che: - la raccolta differenziata è al 17,4%, - la Frazione Organica Stabilizzata derivante dalla produzione di CDR viene avviata in discarica seguendo la via dei sovvalli. Fos e sovvalli, che da progetto dovevano essere rispettivamente circa il 31% e il 14% del materiale lavorato, a causa della scarsa raccolta differenziata, ammontano a circa il 50-60%. Complessivamente, oggi, la quantità di riﬁuti da avviare in discarica per la provincia di Avellino si aggira tra 65.000 e 79.000 tonn/anno, pari ad un fabbisogno volumetrico annuo che si può stimare tra 70.000 e 248.000 metri cubi (tab 30). Inoltre, per valutare più compiutamente il peso del ciclo dei riﬁuti sull’amIl range indicato si riferisce ad una produzione di RSU minima, pari al dato riportato dal piano regionale, e ad una produzione massima pari a quella stimata, in considerazione del minimo e massimo grado di compattazione possibile.
biente della provincia bisogna considerare l’ulteriore uso di territorio dovuto al posizionamento delle ‘ecoballe di CDR’ in siti di stoccaggio provvisorio. Considerando il territorio necessario solo allo stoccaggio del CDR imballato, con una densità media di 800 kg/mc, (la densità può variare tra 750 kg/mc e 1000 kg/mc) il volume di territorio stimato per tali siti varia tra 45.000 e 56.000 metri cubi l’anno (tab. 30). Nella tabella 30 sono indicati i fabbisogni in peso e volume di discarica e di siti di stoccaggio provvisorio, in relazione alla produzione di riﬁuti secondo i dati del piano e secondo la stima.
Inﬁne, poste le sempliﬁcazioni necessarie a questo livello di analisi, relative anzitutto: - alla produzione dei riﬁuti (considerata costante nel tempo); - all’efﬁcienza costante nel tempo di tutta la ﬁliera del recupero (considerata come da piano regionale al 30%); - ai dati medi sulla densità del riﬁuto in discarica; - si è provveduto ad un calcolo del fabbisogno di discarica in relazione agli obiettivi di raccolta differenziata previsti per legge (presentato nella tabella 31).
Dall’analisi dei dati in tabella si rileva che man mano che le percentuali di raccolta differenziata aumentano, aumenta il fabbisogno di discarica totale, mentre si riduce il fabbisogno per i riﬁuti pericolosi (principalmente scarti della termovalorizzazione). Inoltre si consideri che in previsione della riduzione della produzione del riﬁuto, obiettivo prioritario da perseguire, e per effetto di maggiore efﬁcienza nei processi di recupero di materia, (dovuta ad un mercato del riciclo più maturo anche per effetto dell’incremento dell’offerta dei materiali da recuperare) il trend di fabbisogno totale di discarica non potrà che ridursi, ed è in questa direzione che tutta la normativa, comunitaria e nazionale sollecita.
A lungo termine l’UE si sta ponendo l’obiettivo di diventare una società fondata sul riciclaggio, che cerca di evitare la produzione di riﬁuti e utilizza i riﬁuti come risorsa. È previsto che tale obiettivo verrà realizzato attraverso le seguenti azioni: - promozione di politiche più ambiziose per la prevenzione dei riﬁuti; - più compostaggio e recupero di materia ed energia dai riﬁuti; - riciclare di più e meglio; - meno riﬁuti conferiti in discarica. La normativa vigente di settore (in particolare il Dlgs 152/06, ma anche la LR n. 4/07) già richiama fortemente alla riduzione della produzione di riﬁuti contestualmente all’incremento delle raccolte differenziate, per cui in ragione delle indicazioni dell’Unione, in condizioni di gestione ordinaria del ciclo di riﬁuti e di realizzazione degli obiettivi di legge, nei prossimi anni, le quantità di materiali da riﬁuto da trattare renderanno obsoleta la dotazione impiantistica attualmente prevista per i riﬁuti solidi urbani e sicuramente occorrerà modiﬁcare le opzioni strategiche dell’attuale piano regionale verso scelte impiantistiche più ﬂessibili. La Legge Regionale sulla gestione dei riﬁuti appena pubblicata, ancora non delinea le scelte strategiche e il modello di gestione integrata con la precisione del piano in vigore (forse ancora per poco tempo!). Ma in ragione dei principi a cui si ispira e alle ﬁnalità che intende perseguire tra cui ricordiamo (L.R. 4/07 Artt. 1, 3, 22):
- obiettivo “Riﬁuti zero”, - adozione prioritaria delle misure dirette al recupero dei riﬁuti mediante riutilizzo, riciclo e ogni altra azione diretta a ottenere da essi materia prima secondaria - riduzione dello smaltimento ﬁnale dei riﬁuti privilegiando forme di trattamento che ne consentano il recupero e l’utilizzo produttivo; - riduzione dei riﬁuti biodegradabili da allocare in discarica mediante il riciclaggio, il trattamento aerobico o anaerobico e il recupero di materiali o di energia; è ragionevole ipotizzare che, per quanto riguarda il modello di gestione integrata, ovvero la tipologia e il complesso degli impianti di smaltimento e di recupero dei riﬁuti urbani da realizzare nella regione, le possibilità impiantistiche potrebbero ampliarsi e il modello indicato dal piano attuale (schematizzato nella prima ﬁgura) avere ulteriori articolazioni. (Soprattutto in questa fase pre-programmatoria e di concertazione delle scelte, garantita dalla legge regionale stessa). È certo che, in relazione all’attuale dotazione impiantistica regionale attuale e di breve realizzazione, non si può ritenere del tutto superato lo schema precedente, ma è possibile ipotizzare anche altre opzioni, soprattutto in relazione alla fase di chiusura del ciclo per la parte dei riﬁuti residui indifferenziati. In ragione dello scenario che si va deﬁnendo, volendo ipotizzare opzioni di medio lungo termine nella gestione dei RSU in ambito territoriale della provincia di Avellino, si può pervenire a modelli integrati diversi con modalità di gestione e tecnologie diversiﬁcate. Le scelte relative al modello adottato dovranno derivare da calcoli di convenienza economica sociale e ambientale, e tenendo in debita considerazione le legittime aspirazioni locali. Partendo da risultati di raccolta differenziata alti (almeno 65%) i modelli possibili sono: - recupero di materia a valle della raccolta differenziata, trattamento del riﬁuto indifferenziato e degli scarti del recupero in impianti per la produzione di
combustibile derivato da riﬁuto. Impianti ﬁnali: inceneritore con recupero di energia e discarica provinciale. Tale opzione potrebbe comportare la riduzione della dimensione dell’impianto di CDR in relazione alla riduzione della domanda di trattamento ed eventualmente l’attrezzamento di una parte dello stesso per il processo di compostaggio. Tale soluzione porterebbe all’uso congiunto del medesimo presidio industriale per la produzione di due prodotti, con la possibilità di avvantaggiarsi di economie di scala*. (Opzione possibile a fronte del previsto passaggio di titolarità degli impianti regionali).
- Recupero di materia a valle della raccolta differenziata, trattamento termico con recupero di energia per i riﬁuti indifferenziati e gli scarti del recupero. Impianti ﬁnali: inceneritore con recupero di energia e discarica provinciale. In questo caso si eviterebbe la fase di trattamento del riﬁuto indifferenziato nell’impianto di CDR, riﬁuto che sarebbe avviato, a valle delle raccolte differenziate, in impianti di termovalorizzazione.
- Recupero di materia a valle della raccolta differenziata, trattamento di recupero a freddo del riﬁuto indifferenziato con recupero di materia ed eventualmente energia12. Impianto ﬁnale: discarica provinciale. Questa opzione evita il trattamento termico dei riﬁuti contrapponendo ad esso la valorizzazione spinta del riﬁuto come prodotto e come materia, mediante incentivazione del riuso e del recupero a monte della discarica. Per la realizzazione di un impianto di trattamento meccanico biologico si potrebbe utilizzare l’impianto per la produzione di CDR vista la somiglianza dei processi e la possibilità di utilizzare mezzi e attrezzature già in dotazione (Vedi schema nella pagina successiva).
La produzione di energia è correlata alla possibilità di operare un processo di digestione anaerobica a valle della selezione dei riﬁuti residui indifferenziati, processo in applicazione in alcuni impianti in Germania, Gran Bretagna, Israele e Australia: Per maggiori informazioni sull’argomento si veda il sito http://ambientefuturo.interfree.it
Nell’analisi degli scenari possibili non sono state prese in considerazione le tecnologie di combustione dei riﬁuti con recupero energetico alternative agli inceneritori con recupero energetico, ovvero: torcia al plasma, gassiﬁcazione e pirolisi. Si tratta di tecnologie di estrema delicatezza il cui uso per il trattamento dei riﬁuti solidi urbani non è ancora pienamente sperimentato e comunque non ancora mature a livello industriale. I limiti all’adozione diffusa delle tecnologie suddette attengono la possibilità di acquisire in ingresso un materiale composito come il RSU, (gassiﬁcazione e pirolisi, adatti a trattare frazioni speciﬁche e selezionate del riﬁuto urbano) e le scarse conoscenze sui materiali in uscita, oltre che gli alti costi di investimento e gestione soprattutto per quanto riguarda la torcia al plasma.
Ricordiamo inﬁne che, ad oggi non esiste una tecnologia risolutiva del problema, ma un mix di possibilità tecniche (tecnologiche e gestionali) scelto in modo da ridurre complessivamente gli impatti ambientali in ciascun contesto; del resto è sempre più forte la convinzione che le soluzioni per il settore sono di più ampio respiro correlandosi all’intero ciclo di vita dei prodotti non solo alla fase ﬁnale di recupero e smaltimento. Per tali ragioni di complessità si dovrebbero avviare discorsi sulla integrazione complessiva del sistema dei riﬁuti sia urbani che speciali, verso modalità di trattamento che superino le pianiﬁcazioni per comparti stagni. Inoltre al di la delle scelte impiantistiche che non si sa in che misura potranno realmente coinvolgere le autorità d’ambito che si vanno costituendo e le popolazioni da esse rappresentate con i comuni e le Province non va dimenticato che l’ente Provincia le Autorità d’Ambito possono dare un fondamentale contributo di tipo gestionale più che impiantistico al trattamento sostenibile dei riﬁuti urbani. È assolutamente fondamentale garantire la presenza di impianti in grado di trattare i riﬁuti che si producono, ma per avere ruolo sul fabbisogno impiantistico complessivo del sistema e soprattutto del territorio da destinare allo smaltimento dei riﬁuti, gli sforzi maggiori devono essere fatti per incentivare la
riduzione dei riﬁuti con i soggetti produttori (associazioni di categoria, grande distribuzione organizzata) e con i consumatori, per ottimizzazione le raccolte differenziate, oltre che per rafforzare il mercato dei prodotti riciclati attraverso gli acquisti verdi. Per quanto riguarda lo scopo del presente lavoro, si precisa che, in questa fase sono state fornite solo indicazioni di massima sulle opzioni impiantistiche che si potrebbero realizzare nella provincia in relazione alle esperienze praticate e alle caratteristiche peculiari del territorio. Il seguito di approfondimento sarà reso disponibile negli atti del convegno dal titolo: Chiudiamo il cerchio. Riﬂessioni sul ciclo dei riﬁuti solidi urbani nell’ ATO della provincia di Avellino. In tale lavoro saranno presentate le relazioni rese al Convegno da ricercatori ed esperti di settore in cui sono evidenziati i punti di forza e di debolezza delle opzioni tecnologiche individuate. Gli atti avranno ampia diffusione e saranno disponibili per chiunque ne abbia interesse. www.irpiniaricicla.it www.cosmariav1.it
AA VV ‘Deﬁnizione di standard tecnici di igiene urbana’ Manuali e linee guida 6/2001 ANPA - Unità Normativa Tecnica; ANPA Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente-ONR Osservatorio Nazionale sui Riﬁuti. AA VV ‘Il recupero di sostanza organica dai riﬁuti per la produzione di ammendanti di qualità’ Manuali e linee guida 7/2002 ANPA - Unità Normativa Tecnica; ANPA Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente-ONR Osservatorio nazionale sui Riﬁuti. Claudio Francia ‘Il sistema integrato dei riﬁuti in ambito locale: l’impresa di gestione dei riﬁuti nell’ Ambito Territoriale Ottimale’ Federambiente Ottobre 2004. AA VV ‘Rapporto riﬁuti 2005’ ANPA Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici- ONR Osservatorio Nazionale sui Riﬁuti dicembre 2005. AA VV ‘Gestione a freddo dei riﬁuti. Lo stato dell’arte delle alternative all’incenerimento per la parte residua dei riﬁuti municipali’ Rapporto di Greenpeace Gran Bretagna Febbraio 2003. AA VV ‘Linee guida per la realizzazione e la gestione degli ecocentri comunali e delle aree attrezzate di raggruppamento’, Regione autonoma della Sardegna, Assessorato della difesa dell’ambiente. Giugno 2006.
Tchobanoglous, ‘Integrated solid waste management sistem’ 1985 Mc Grow Hill. Siti consultati: http://www.apat.gov.it http://www.osservatorionazionaleriﬁuti.it http://www.emergenzariﬁuticampania.it http://www.federambiente.it http://www.ecosportello.org http://it.wikipedia.org http://www.retejonicambientale.it http://www.lanuovaecologia.it http://ambientefuturo.interfree.it
NORMATIVO E CONTESTO ISTITUZIONALE DEL CO.SMA.RI. AV 1
I Consorzi di Smaltimento Riﬁuti, nascono in virtù della legge regionale 10 febbraio 1993, n. 10, “Norme e procedure per lo smaltimento dei riﬁuti in Campania”. La legge regionale 10/93 ﬁssa gli obiettivi, detta le norme generali e le procedure per la redazione e l’attuazione del piano di smaltimento dei riﬁuti, e ai ﬁni della elaborazione del piano, divide il territorio regionale in Bacini di utenza tenendo conto della produzione dei riﬁuti solidi urbani, industriali e speciali, in relazione alle articolazioni dei comuni e calibrandone l’ampiezza sul rapporto costi/beneﬁci derivante dal dimensionamento degli impianti di trattamento. La legge individua quali soggetti attuatori del piano i Comuni, i Consorzi di Comuni e le Comunità Montane, dispone che tali soggetti possano costituire società miste con la partecipazione di imprese singole o associate per la realizzazione degli impianti di smaltimento previsti dal piano, ed obbliga i comuni facenti parte di ciascun Bacino a costituire gli organismi consorziali per la costituzione e la gestione associata degli impianti di smaltimento dei bacini individuati. Per la provincia di Avellino la legge regionale individua due bacini: il Bacino Av1 e il Bacino Av2, abbastanza omogenei per popolazione e produzione di riﬁuti. Il Consorzio Smaltimento Riﬁuti AV1 viene costituito, nei termini della legge
142/90 sull’ ”Ordinamento delle Province e dei Comuni”, il 5 aprile 1994. La Legge Regionale N. 4 del 28 Marzo 2007 “Norme in Materia di Gestione, Trasformazione, Riutilizzo dei Riﬁuti e Boniﬁca dei Siti Inquinati”, all’art. 15 , comma 3 dispone che all’interno di ogni ATO non possono essere istituite ulteriori ripartizioni amministrative; e all’art. 32 abroga deﬁnitivamente la legge 10 del 10 febbraio 1993. Il Consorzio Smaltimento Rifuti AV1 è un Consorzio di 44 Comuni della Provincia di Avellino. Secondo quanto previsto dallo statuto: 1. Il Consorzio progetta, realizza e gestisce sistemi integrati per la raccolta anche differenziata, il trasporto, lo stoccaggio provvisorio e/o deﬁnitivo, il trattamento e lo smaltimento dei riﬁuti così come deﬁniti nel D.P.R. n. 915/82 e successive modiﬁcazioni ed integrazioni. 2. Il Consorzio esplica le proprie attività nell’ambito dei territorio delimitato dal bacino di utenza previsto da leggi e regolamenti regionali. 3. Il Consorzio promuove e realizza, altresì, direttamente o tramite terzi, attività di ricerca e sviluppo di tematiche ambientali avvalendosi di risorse regionali, nazionali e comunitarie con particolare riguardo all’innovazione tecnologica ed al recupero di energia e/o materiali. Il consorzio persegue il suo scopo mediante gli organi consortili, quali: - l’Assemblea dei rappresentanti del Consorzio - il Consiglio di Amministrazione - il Presidente - il Direttore - il Collegio dei Revisori e si avvale di un’idonea struttura organizzativa. Inoltre per la gestione del servizio di igiene urbana nei comuni del bacino dispone della società mista, ASA SpA, di cui detiene la maggioranza del capitale sociale.
Al tempo in cui il presente studio è stato svolto, l’organo direttivo del Cosmari Av1 è composto da: il Presidente, nella persona dell’arch. Raffaele Spagnuolo, il Consiglio di Amministrazione, i cui componenti sono: Vicepresidente, Gerardo Iandolo Consigliere, ing. Giovanna Ferrari Consigliere, dott. Valerio Capone Consigliere, Carmine Russo Consigliere, dott. Giacomo Carpenito Consigliere, dott. Sergio Nappi Consigliere, Antonio Cucciniello Consigliere, Raffaele Barone. La struttura tecnica è composta da: Direttore, ing. Francesco Infantino Segretario, dott. Carlo Tedeschi Ragionieri: Rosanna Piemonte e Antonio Carullo Collaboratori di segretaria: Maria Grazia Scioscia e Sergio Spina
Avellino Servizi Ambientali SpA La società ASA spa, è la società, a prevalente capitale pubblico, costituita, ai sensi dell’articolo 22 comma 3 lettera e) della legge 8 giugno 1990, n.142 e successive modiﬁche per la gestione dei riﬁuti urbani e dei riﬁuti urbani assimilati, nonché per ogni altra attività connessa, conseguente, collegata o funzionale a tale gestione. La società, di cui il COSMARI AV1, possiede la maggioranza assoluta del capitale sociale, provvede alla raccolta anche differenziata, al trasporto, recupero, riutilizzo, riciclaggio, stoccaggio, deposito temporaneo e smaltimento di riﬁuti. La compagine proprietaria è così composta: COSMARI AV1, 69% Pescatore srl, 31% Al tempo della redazione del presente lavoro, la direzione della società è afﬁdata al Consiglio di Amministrazione così composto: Presidente, dott. Angelo Romano Vice Presidente, dott. Gerardo Adiglietti Amministratore Delegato, dott. Emiliano Pescatore Consigliere, dott. Gennaro Pescatore Consigliere, dott. Luigi Napolitano
Relazione ricognitiva ed illustrativa mensile dei servizi in atto nei Comuni Consorziati di cui all’Ordinanza Commissariale n. 475 dell’11/12/2005 e nota n. RFT/0001348 datata 14/12/2006
“RELAZIONE AL 31 GENNAIO 2007”
Il Consorzio Smaltimento Riﬁuti AV 1 è composto da 44 Comuni di questi n° 20 hanno afﬁdato il servizio di raccolta integrato fase a regime al Consorzio AV1 in quanto con l’Ordinanza Commissariale n° 35/2003 lo stesso è stato istituito Soggetto di Cooperazione acquisendo così la privativa dei riﬁuti. Il Consorzio AV1 ha costituito una società di servizi a maggioranza pubblica , ﬁn dal 1998, nella quale detiene il 69% delle quote societarie. La stessa ha in essere n° 18 contratti di afﬁdamento della raccolta differenziata di altrettanti Comuni appartenenti al Consorzio AV1. I restanti 5 comuni, Atripalda, Altavilla Irpina, Lapio, Summonte , Torrioni effettuano il servizio di raccolta della differenziata o in proprio o con ditte terzi i risultati in percentuale della raccolta differenziata non vengono trasmessi a questo Consorzio. Per questi ultimi si stanno attuando le difﬁde giudiziali con ricorso al TAR ed al Consiglio di Stato . A) RELAZIONE SUL SERVIZIO DEI COMUNI CON AFFIDAMENTO DIRETTO AL CO.SMA.RI. AV1: 1) Aiello del Sabato: Il Contratto Comune- CO.SMA.RI.AV1 è stato stipulato in data 15/11/2005 per l’Afﬁdamento del Servizio di Raccolta integrata Fase a Regime col sistema “Porta a Porta”con inizio del servizio il 01 Luglio 2006. 2) Contrada : L’ afﬁdamento del servizio di Raccolta Integrata col sistema “ PORTA A PORTA “ al CO.SMA.RI.AV1 è avvenuto con Delibera di G.C. n° 04 del 10/01/2006. L’inizio previsto del nuovo servizio è per il 19/03/2007. 3) Forino : Il contratto Comune – CO.SMA.RI.AV1 è stato stipulato in data 04/11/2005 per l’afﬁdamento del Servizio Integrato Fase A Regime col sistema “Porta 69
a Porta”.L’inizio del servizio è avvenuto il 15/01/2006. 4) Manocalzati: Il contratto di afﬁdamento del Servizio Integrato Fase a Regime col sistema “ Porta a Porta è stato stipulato il 01/12/2005. L’inizio del servizio è previsto per il 01/04/2007. Ritardo causato dal cambio amministrazione e nuove richieste sui servizi già contrattualizzati. 5) Monteforte Irpino: L’Afﬁdamento al CO.SMA.RI.AV1 il Servizio Raccolta Integrata col sistema a “ Postazioni stradali” è avvenuto con Delibera di C.C. n° 64 del 07/12/2005 ed il contratto è stato stipulato in data 30/01/2006. Il servizio è stato attivato il 01/02/2006. Visti i risultati non eccezionali col sistema a postazioni stradali è in fase di progettazione il Piano col sistema a “ Porta a Porta “. 6) Parolise : L’afﬁdamento al CO.SMA.RI. AV 1 del Servizio di Raccolta Integrata Fase a Regime col sistema a “ Postazioni Stradali” è avvenuto con Delibera di C.C. n° 28 del 20/12/2005 ed il contratto è stato stipulato in data 28/12/2005 con inizio avvenuto il 01/05/2006. 7) Pietradefusi : Il contratto di afﬁdamento al CO.SMA.RI.AV1 del servizio di raccolta Integrata Fase Transitoria(per il 20% della popolazione) col sistema a “ POSTAZIONI STRADALI” è stato stipulato in data 23/04/2004. E’ in fase di progettazione servizio Integrato ampliato a tutta la popolazione il suo inizio è previsto per il 01/04/2007. 8) Pratola Serra : Il contratto col CO.SMA.RI. AV1 è stato stipulato in data 08/03/2004 per l’afﬁdamento del Servizio Integrato col Sistema “ PORTA A PORTA “.Il servizio è stato attivato dal 30/04/2004. 9) Salza Irpina: L’afﬁdamento al CO.SMA.RI. AV1 del Servizio di Raccolta Integrata Fase a Regime col sistema “ PORTA A PORTA” è stato formalizzato con Delibera di C.C. n° 23 del 29/11/2005 con inizio del servizio ﬁssato per il 01/04/2007. Il ritardo è imputabile alla mancanza della spesa prevista nel bilancio 2006. 10) San Michele di Serino : Il Contratto di afﬁdamento al CO.SMA.RI. AV 1 del Servizio Integrato Fase a Regime col sistema “ PORTA A PORTA “ è stato stipulato in data 11/02/2005.Lo stesso è stato attivato il 15/02/2005. 11) Santa Lucia di Serino: Il Contratto di afﬁdamento al CO.SMA.RI. AV1 per il servizio Integrato Fase a Regime col sistema Porta a Porta è stato stipulato in data 21/11/2006 . Il servizio è stato attivato il 01/12/2006.12) Santo Stefano del Sole: Il Contratto di afﬁdamento al CO.SMA.RI. AV1 per il Servizio Integrato Fase a Regime col sistema “PORTA A PORTA” è stato stipulato in data 16/12/2005 e l’inizio del servizio è avvenuto il 06/02/2006. 13) Serino : Il Contratto di afﬁdamento al CO.SMA.RI. AV1 per il Servizio Integrato Fase a Regime col sistema “ PORTA A PORTA” è stato stipulato in data 12/01/2004 . Servizio attivato dal 12/01/2004. 14) Solofra : L’afﬁdamento al CO.SMA.RI. AV1 del servizio di Raccolta Integrata fase a regime col sistema a “ POSTAZIONI STRADALI “ è stato formalizzato con 70
Determina Dirigenziale n°202 del 13/10/2005. L’inizio del servizio è avvenuto il 04/09/2006 solo per la frazione S.Andrea e il 15/11/2006 per la frazione S.Agata per un totale, di 3.611 abitanti su 12.371 ,con il raggiungimento della R.D. in dette frazioni al 31/01/2007 del 59% . Il 01/03/2007 è prevista l’ampliamento del servizio nelle restante frazioni . 15) Sorbo Serpico : Il Contratto di afﬁdamento al CO.SMA.RI. AV1 per il Servizio Integrato Fase a Regime col sistema a “ POSTAZIONI STRADALI” è stato stipulato in data 02/05/2005. Il servizio è stato attivato il 04/07/2005. Il servizio stradale presenta dei punti deboli durante i periodi di emergenza. 16) Torre Le Nocelle: Contratto di afﬁdamento al CO.SMA.RI. AV1 per il Servizio di Raccolta Integrata Fase a Regime col sistema “PORTA A PORTA” è stato stipulato in data 23/12/2005 .L’ inizio del servizio della fase a regime è previsto per il 01/03/2007. Il ritardo è imputabile alla costruzione dell’isola ecologica comunale. 17) Venticano : Il Contratto di afﬁdamento del Servizio Integrato Fase Transitoria (20% della popolazione) tra Comune e CO.SMA.RI.AV1 col sistema misto “PORTA A PORTA E POSTAZIONI STRADALI” è stato stipulato in data 19/03/2005. E’ in corso di redazione il Piano di raccolta integrata col sistema a Porta a Porta per tutto il territorio comunale. 18) Tufo : Il contratto di afﬁdamento del Servizio Integrato col sistema “ Porta a Porta” tra Comune e CO.SMA.RI. AV1 è stato stipulato in data 15/12/2005. L’inizio del servizio è avvenuto il 01 Luglio 2006. 19) Capriglia Irpina : Il Contratto di afﬁdamento del Servizio Integrato col sistema “ Porta a Porta” tra Comune e CO.SMA.RI. è stato stipulato in data 18/01/2007. I’inizio del servizio della raccolta integrata col sistema “PORTA A PORTA “ , nelle modalità approvate con Delibera di C.C. n° 47 del 28/12/2006 , è previsto per il 12/03/2007. 20) Montoro Superiore : Il contratto Comune –ASA è stato afﬁdato con Deliberazione di Giunta Comunale n° 79 del 18/11/1999 con inizio del servizio dal 01/01/2000 per la raccolta differenziata della sola frazione secca col sistema a “ POSTAZIONI STRADALI”. Il Comune con Delibera di C.C. n° 08 del 02/02/2007 ha approvato il Piano di Raccolta Integrata col sistema “Porta a Porta”. Il relativo contratto di afﬁdamento del servizio a questo Ente è stato stipulato in data 09/02/2007. L’inizio del servizio di che trattasi è stato ﬁssato per il 15/03/2007. 21) Chiusano San Domenico : Con Deliberazione di Consiglio Comunale n° 02 del 15/02/2007 è stato approvato il Piano della Raccolta Integrata e con lo stesso atto è stato afﬁdato il servizio al Consorzio. L’inizio del servizio è previsto per il 02/05/2007.
L’ implementazione della R.D. , al 31 Gennaio 2007, è stata moderata per la mancanza e la difﬁcoltà di reperire impianti di compostaggio per il conferimento della frazione umida. Problematica questa conosciuta dalla struttura commissariale che dopo la chiusura dell’impianto di trasferenza di Pomigliano Ambiente e di Flumeri questo Consorzio ha reperito in proprio tali impianti con intervalli di interruzione del servizio di raccolta della frazione umida. Le interruzioni della raccolta della frazione umida hanno determinato una sﬁducia nella popolazione di quei comuni dove si era attivato il sistema Porta a Porta. Dopo gli impianti di compostaggio, ubicati a Vazzano (VV) e Marcellinara (CZ) dove si è conferito dal 28/08/2006 al 15/11/2006 e successivamente dal 29/11/2006 si è confererito nell’impianto di compostaggio della ditta EAL COMPOST in Terranova dè Passerini (LODI) con costi ovviamante triplicati dovuti all’aumento del costo sia dello smaltimento che del trasporto. Alcuni comuni non potendo far fronte all’aumento di spesa dovuto allo smaltimento della frazione umida ed alle continue emergenze causate dall’impianto di CDR stanno ritardando l’avvio della raccolta integrata dei riﬁuti. In data 28/12/2006 il Conferimento presso l’impianto di Lodi si è interrotto, per cause tecniche all’impianto, giusta nota ASA in pari data. Dal 29/12/2006, non avendo garanzie di conferimento, si è dovuto interrompere la raccolta della frazione umida nei comuni serviti. Dopo una vasta indagine in tutto il territorio nazionale si ha avuta la disponibilità al conferimento di un impianto di compostaggio ubicato nel comune di Camarra (CT) in ditta Ofelia Ambiente srl ed in data 16/01/2007 è iniziato il conferimento in detto impianto ﬁno a tutt’oggi. Pertanto dopo innumerevoli sforzi per l’applicazione e l’attivazione della raccolta integrata con la carenza impiantistica viene di continuo vaniﬁcato tutto il lavoro e le attività informative svolte senza garantire così l’ implementazione richiesta della raccolta differenziata dell’intero Bacino. B) RELAZIONE SUL SERVIZIO DI RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI COMUNI CON AFFIDAMENTO DIRETTO ALLA SOCIETA CONSORTILE A.S.A. Spa: 1) Avellino: Il contratto Comune –Asa spa è stato stipulato in data 01/03/1999 per la raccolta differenziata dei materiali secchi e successivamente nel 04/07/2001 ed a tutt’oggi è stato attivato il servizio di Raccolta Integrata per una popolazione di 10.000 ab. col sistema a postazioni stradali. Questo Ente ha redatto un Piano di Raccolta Integrata con il sistema “Porta a Porta” 72
per il 70% della popolazione e trasmesso al comune in con nota datata 04/08/2006 e lo stesso non è stato approvato dal comune per carenza di fondi. Con successiva nota datata 22/12/2006 prot. n° 2591 è stato trasmesso al Comune un nuovo Piano Integrato col sistema Porta a Porta a mezzo di Ecobox per soli 12.000 abitanti (20%) praticamente un riordino dell’attuale servizio con costi pari a quelli già previsti in bilancio senza nessuna garanzia del raggiungimento dell’obbiettivo minimo del 35%. 2) Candida: Il contratto Comune-ASA è stato stipulato in data 01/08/2002 per la raccolta differenziata integrata col sistema a “ POSTAZIONI STRADALI”. Il servizio è stato attivato il 01/08/2002. 3) Cesinali : Il contratto Comune-ASA è stato stipulato in data 03/05/2001, su deliberazioni Consiglio Comunale n°40 del 28/10/1999 e n°9 del 13/03/2001, per la raccolta differenziata solamente della frazione secca. Successivamente, da Gennaio 2005, ed a cura del comune è stata attivata la raccolta differenziata della frazione umida col sistema “porta a porta” con ottimi risultati. 4) Grottolella : Il contratto Comune – ASA è stato stipulato in data 01/01/2002, per la raccolta Integrata dei riﬁuti col sistema a “ Porta a Porta “ ad esclusione della frazione indifferenziata. Il servizio è attivo dal 01/01/2002. 5) Mercogliano : Il contratto Comune- ASA è stato stipulato in data 18/02/2000, per la raccolta differenziata della sola frazione secca col sistema a “ POSTAZIONI STRADALI”. Il Comune in data 15/06/2006 ha iniziato un nuovo servizio inserendo la raccolta dell’organico stipulando un atto aggiuntivo direttamente con la società consortile ASA spa. 6) Montefalcione : Il contratto Comune – ASA è stato stipulato in data 24/02/2003 per la raccolta differenziata della sola frazione secca col sistema a “ POSTAZIONI STRADALI”. Il progetto per la raccolta integrata è stato trasmesso in data 22Dicembre 2006 e lo stesso sarà approvato nel prossimo Consiglio Comunale. 7) Montefredane : Il contratto Comune – ASA è stato stipulato in data 01/07/2002 per la raccolta differenziata della sola frazione secca col sistema a “ POSTAZIONI STRADALI”. Per implementare la raccolta differenziata è in atto l’attività informativa alle scolaresche. 8) Montefusco : Il contratto Comune – ASA è stato stipulato in data 01/07/2002 per la raccolta differenziata della sola frazione secca col sistema a “ POSTAZIONI STRADALI”. Dopo intercorsi colloqui il comune non si è ancora attivato per la raccolta integrata e lo stesso sarà oggetto di difﬁda. 9) Montoro Inferiore: Il contratto Comune –ASA è stato stipulato in data 11/07/2000 per la raccolta differenziata della sola frazione secca col sistema a “ POSTAZIONI STRADALI”. Il Comune in data 29/07/2005 ha chiesto al Consorzio la progettazione del servizio di Raccolta Integrato col sistema “ PORTA A PORTA” ed in data 73
13/09/2005 lo stesso è stato trasmesso. Lo stesso progetto, su richiesta del Comune , è stato ritrasmesso in data 02/01/2006. Autonomamente il Comune ha indetto una gara pubblica di afﬁdamento del servizio di raccolta e trasporto degli RSU. E’ in atto l’azione giudiziaria,con primo ricorso al TAR discusso il 06/12/2006 con esito favorevole per questo Ente, e in data 06/02/2007 è stato discusso al Consiglio di Stato validando l’afﬁdamento ditta Igiene Urbana srl, con sentenza n° 107/2007 . Il servizio di raccolta integrata è stato attivato il 05/12/2006. 10) Ospedaletto D’Alpinolo : Il contratto Comune – ASA è stato stipulato in data 24/07/2000 per la raccolta differenziata della sola frazione secca col sistema a “ POSTAZIONI STRADALI” . Il Comune per motivazioni puramente economiche non ha attivato la raccolta integrata e lo stesso sarà oggetto di difﬁda. 11) Petruro Irpino: Il contratto in essere tra Comune-ASA , stipulato in data 01/03/2004 riguarda il solo trasporto del materiale indifferenziato all’impianto di CDR. Non si hanno notizie certe sulla raccolta differenziata e se la stessa è stata attivata e pertanto lo stesso Comune sarà oggetto di difﬁda. 12) Pietrastornina : Il contratto Comune – ASA è stato stipulato in data 15/03/2002 per la raccolta differenziata della sola frazione secca col sistema a “ POSTAZIONI STRADALI”. Per implementare la raccolta differenziata occorre riprendere l’attività di informazione alla cittadinanza con la proﬁcua collaborazione da parte dello stessa Amministrazione comunale. 13)Prata Principato Ultra : Il contratto Comune – ASA è stato stipulato in data 01/06/2001 per la raccolta differenziata della sola frazione secca col sistema a “POSTAZIONI STRADALI”. Il Comune in data 16/11/2005 è stato difﬁdato formalmente,ai sensi dell’ Ord. 35/2003, ad afﬁdare a questo Consorzio il sistema integrato della raccolta dei riﬁuti ed è in atto il ricorso al Consiglio di Stato. 14) San Mango Sul Calore: Il contratto Comune- ASA è stato stipulato in data 01/01/2000 per la raccolta differenziata della sola frazione secca col sistema a “ POSTAZIONI STRADALI”. Il Comune in data 13/10/2005 ha chiesto la progettazione del servizio integrato col sistema Porta a Porta e la stessa è stata trasmessa in data 03/11/2005. Di conseguenza lo stesso Comune a Maggio 2006 ha attivato in proprio anche la raccolta della frazione umida con ottimi risultati. 15) San Potito Ultra : Il contratto Comune- ASA è stato stipulato in data 01/04/2003 per la raccolta Integrata dei RSU col sistema a “ POSTAZIONI STRADALI”. Il servizio è stato attivato il 01/04/2003 .Il servizio da sempre è correttamente svolto con superamento da sempre delle % imposte per la R.D. 16) Sant’ Angelo a Scala : Il contratto Comune – ASA è stato stipulato in data 01/01/2002 per la raccolta differenziata della sola frazione secca col sistema a “ POSTAZIONI STRADALI”. Il suddetto Comune per gli scarsi risultati raggiunti 74
sarà oggetto di difﬁda. 17) Santa Paolina : Il contratto Comune - ASA è stato stipulato in data 01/01/2002 per la raccolta differenziata della sola frazione secca col sistema a “ POSTAZIONI STRADALI”. E’ in fase di elaborazione il Piano di raccolta integrata. 18) Montemiletto : Il contratto Comune- ASA è stato stipulato in data 15/06/2000 per la raccolta differenziata della sola frazione secca col sistema a “ POSTAZIONI STRADALI”. Il comune in data 02/01/2007 ha attivato, con propri mezzi e dipendenti, la raccolta della frazione umida. IMPLEMENTAZIONE ATTIVITA’ AL 31 GENNAIO 2007 Rispetto al 31 Dicembre 2006 si sono raggiunti i seguenti risultati: a) Incremento dei comuni con afﬁdamento diretto al Consorzio da 20 passano a 21 con l’afﬁdamento del Comune di Chiusano San Domenico. b) La percentuale di raccolta differenziata dei comuni con afﬁdamento diretto al Consorzio dal 34,18% passa al 35,26% . c) La percentuale della raccolta differenziata nei comuni con afﬁdamento diretto al Consorzio nei quali è attivato il Servizio Integrato fase a regime la percentuale del 51,21% passa al 52,54%. d) La media della percentuale della raccolta differenziata nell’intero Bacino dei 44 Comuni consorziati dal 25,47% passa al 26,27%. Questo Ente ,in accordo con l’Amministrazione Provinciale, ha inteso premiare quei comuni che al 31 Dicembre 2006 hanno raggiunto il 35% della Raccolta Differenziata donando attrezzature per la raccolta della frazione umida ( Sacchetti di mater-bi e biopattumiere). Il Direttore Ing. Francesco Infantino
Seguono le tabelle riepilogative
Tabella ripilogativa in percentuale stesso periodo (Sett. ’06 - Genn. ‘07) Comuni contrattualizzati direttamente con CoSmaRi Av 1
Tabella ripilogativa in percentuale stesso periodo (Sett. ’06 - Genn. ‘07) Comuni che hanno attuato la fase a regime della raccolta integrata
Tabella ripilogativa in percentuale della raccolta differenziata bacino AV1 mesi di settembre, ottobre, novembre, dicembre 2006 e gennaio 2007
Il presente lavoro ha stimolato il convegno di cui si riporta il manifesto nella pagina successiva.
Versione aggiornata ad Aprile 2007 Progettazione graﬁca Punto Graﬁco di Candida Savignano Tel. 0825 37639 - Avellino Poligraﬁca Ruggiero - Avellino
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