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Timestamp: 2020-07-05 07:55:06+00:00
Document Index: 82222687

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art.12', 'art.1', 'art. 349', 'art. 355', 'art. 12', 'art.234', 'art. 351', 'art. 234', 'art. 2', 'art. 166', 'art. 92', 'art. 1', 'art. 166', 'art.188', 'art. 166', 'art.1', 'art.1', 'art.1', 'art.12', 'art.1', 'art.1']

Sabato, 21 Gennaio 2017 12:32
Una petizione per chiedere l'applicazione della zona franca e le dimissioni di Francesco Pigliaru
E' partita dal web la petizione per chiedere al Governatore Francesco Pigliaru l'applicazione della zona franca integrale su iniziativa del Movimento Maja de Jana, entrato nella federazione dei movimenti per il rilancio della Sardegna, sposando appieno quanto da sempre sostenuto dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio.
L'avv. Francesco Scifo, Segretario Politico del Movimento Sardegna Zona Franca, ha comunicato stamattina la piena adesione del Movimento a questa iniziativa, divulgando sul suo profilo Facebook la pagina in cui firmare la petizione. Si chiedono 100.000 firme.
Ai Sig.ri Consiglieri Regionali
Oggetto: attivazione anche in Sardegna della Zona Franca “integrale”.
Con questa petizione il popolo Sardo chiede alla Regione Sardegna ” che ne ha competenza e spettanza”, l’attivazione della fiscalità di compensazione, più nota come “zona franca”, sull’ intero territorio della Sardegna, e le dimissioni immediate del Governatore Pigliaru, perchè la sua figura si è dimostrata inadeguata a rappresentare gli interessi del popolo sardo. Pigliaru è colui secondo il quale la zona franca in Sardegna è un danno e non conviene ed è colui che, insieme ai suoi amici professori, sta negando da anni la zona franca integrale alla terra che rappresenta!
“Governatore Pigliaru, il popolo Sardo ha atteso inutilmente una sua risposta sull'attuazione della zona franca su tutto il territorio della Sardegna, riteniamo pertanto che se non otterrà soddisfazione dalla magistratura italiana, chiederà alla Corte di Giustizia europea per quale motivo la Sardegna muore senza che le istituzioni che la rappresentano facciano ciò che direttive e regolamenti UE, leggi dello stato e leggi di grado costituzionale impongono (CEE n. 2913/1992 (Consiglio) n. 2454/1993 (Commissione), d.lgs 75/1998, D.P.C.M 7 giugno 2001, legge cost. 3/1948) per favorire la ripresa economica, scongiurare il progressivo e quasi irreversibile impoverimento della nostra Regione e ridurre la sperequazione rispetto al resto d'Europa, dovuta all'insularità.”
Perchè vogliamo la Zona Franca “integrale”
La Sardegna è un’isola posta al centro del Mar Mediterraneo, famosa in tutto il mondo per le sue spiagge. In realtà di attraente non c’è solo il mare ma anche una storia antichissima che ha lasciato un notevole patrimonio artistico-culturale unico al mondo. Dati statistici incontestabili confermano che 1.800.000 sardi sono emigrati, riducendo così il numero dei residenti e disoccupati a 1.500.000, per cui ne consegue una delle regioni più spopolate d'Europa. Il motivo dello spopolamento è dato dalla sistematica distruzione di ogni fonte di lavoro da parte dello Stato Italiano avvenuta con l’imposizione di un’aggressione fiscale impensabile che ha causato la disoccupazione che supera il 50% tra i giovani e oltre il 20% nel resto della forza lavorativa. Tale politica, attuata con la collaborazione di alcuni personaggi locali, si traduce in vero e proprio genocidio economico che costringe tutti i giovani a trasferirsi all’estero, impedendo lo sviluppo economico dell’isola. Eppure la Sardegna potrebbe esportare numerosi prodotti di eccellenza, soprattutto agricoli e artigianali, ma non solo, grazie alla sua posizione centrale nel Mediterraneo potrebbe essere un enorme deposito doganale di transito con tutto l’indotto produttivo che ne consegue. Esistono delle leggi che potrebbero ridurre i costi della produzione e delle merci nell’Isola applicando le franchigie doganali e fiscali e trasformandola in una Zona Franca: in parole povere significherebbe permettere alle aziende locali di produrre ad un costo comparabile con quello delle aziende di terraferma e le compagnie estere verrebbero ad investire in Sardegna, sfruttando la sua vantaggiosa posizione e creando posti di lavoro. In conclusione tutti dovrebbero pretendere l’applicazione delle leggi italiane che prevedono la zona franca della Sardegna.
La zona franca spetta alla Sardegna per compensare una serie di disagi che derivano da 3 fattori principali.
Insularità – spopolamento – bassa densità demografica
La Sardegna e le sue isole minori sono considerate “Zona Francha extradoganale” delimitate dal mare circostante. Questo significa che tutta la sardegna ha diritto alle agevolazioni fiscali spettanti alle zone franche di tutto il mondo e cioè:
Eliminazione di Iva, Accise e Dazi Doganali
Il Movimento Maja De Jana composto da liberi cittadini che non si identificano con nessun partito politico, stà spronando la popolazione a mobilitarsi e a riprendersi orgogliosamente ciò che ha diritto ad avere: una regione florida e ricca, in cui i giovani non debbano allontanarsi per cercare lavoro ma possano rimanere e diventare imprenditori nella propria terra.
Il decreto legislativo del 10 Marzo 1998 n. 75 che così dice all’art. 1:
In attuazione dell’art.12 dello satuto speciale della Sardegna approvato con legge costituzionale 26 Febbraio 1948, n. 3, e successive modificazioni, sono istituite nella regione zone franche, secondo le disposizioni di cui ai regolamenti CEE n. 2913/1992 (Consiglio) e n. 2454/1993 (Commissione), nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax, ed in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili." quindi estesa a tutto il territorio dalla Sardegna.
I benefici sono tanti: riguardano la fiscalità delle imprese, di tutte le dimensioni e settori. Riduzione delle imposte Irpef, Irap, Ires, la defiscalizzazione dell’imposta indiretta deII’Iva.
Agevolazioni sui dazi doganali per le merci in entrata e in uscita. Tutte le famiglie e le persone fisiche trarrebbero benefici dalla defiscalizzazione di tutte le fonti energetiche quindi: Enel, accise sul costo dei carburanti (compresi quelli per uso agricolo e riscaldamento), sulle tassazioni, Imu, canone Rai, Bollo auto ecc.
La Sardegna ha acquisito la Zona Franca “integrale” grazie al trattato di Parigi del 1948 (quindi un trattato internazionale) prim’ancora che nascesse la CEE col trattato di Roma del 1957.
La Free Zona quindi ci è dovuta, nulla viene chiesto che già non ci spetti dab en 64 lunghissimi anni e che non ci sia stata invece, abilmente, tenuta lontana per motive di natura politica.
Tutti gli stati membri della UE hanno le Zone Franche nel proprio territorio. Potremo finalmente capovolgere la tendenza che ci vede isolate ed abbandonati dale istituzioni oltre che dai mercati sfruttando la nostra posizione geografica nel centro del Mediterraneo.
Con il principio delle società madre/figlia converrebbe a tante aziende italiane ed europee trasferire, o almeno dislocare, parte delle loro produzioni in Sardegna, o qualsiasi attività commercial e di sevizi, creando posti di lavoro e pagando qui le tasse (agevolate) anche per le sedi di esercizio situate all’infuori del nostro territorio. Una grande convenienza per loro quindi, ma soprattutto per Noi che le ospiteremo. Risulta perciò impensabile che la concessione della Zona Franca “integrale” in Sardegna possa determinare la sottrazione di altri diritti già acquisiti nel tempo, altrimenti che compensazione agli svantaggi sarebbe?
Il movimento Maja De Jana insieme al Movimento Sardegna Zona Franca si stà battendo affinchè venga subito istituita l’Agenzia delle Entrate Sarda che permetta di mantenere “ricchezza” nell’isola.
Naturalmente………
Monitorare che vengano ospitate esclusivamente produzioni che non inquinino e che non creino monopolio di un settore specifico, sia nell’assunzione di mano d’opera sarda.
risulta evidente che, dal 1964 ad oggi, alla Sardegna compete oltre alla “zona franca” nei porti e nelle zone industriali, collegate e/o collegabili agli scali medesimi, anche il regime tributario speciale della zona franca al consumo, prevista dall’art.1 della legge 762/1973, perché in quanto isola il regime tributario omologo non può che essere applicato all’ intero territorio circondato dal mare. Una forma di fiscalità speciale che prevede la “esenzione da ogni tipo di tributo sui consumi e sui servizi per i residenti nei territori extradoganali proclamati come zona franca”.
Ogni momento che passa chiude una nuova azienda in Sardegna e il governatore continua a non fare niente. Quanto tempo ancora passerà fino alle sue dimissioni?
Noi chiediamo le dimissioni immediate del Governatore Pigliaru!
IL MOVIMENTO SARDEGNA ZONA FRANCA VERSO IL FEDERALISMO DEI MOVIMENTI SARDI
Ieri ad Assemini Fortza Paris ha rinnovato le cariche sociali confermando il Generale Gianfranco Scalas alla presidenza del partito. Il Movimento zona franca, invitato, era presente con le massime cariche sociali e ha lanciato un progetto di federazione di tutti i nostri movimenti su tre obiettivi comuni: zona franca della Sardegna, federalismo politico pieno della Regione con l'Italia, Sviluppo della tutela della minoranza linguistica sarda.
Si tratta di tre azioni che possono essere attuate a normativa vigente, semplicemente facendo massa critica per applicare la Costituzione - Titolo V - e le leggi costituzionali e ordinarie vigenti, con la emarginazione di tutti coloro che illegalmente non le applicano in ogni settore pubblico e privato. Con gli altri movimenti presenti, tra cui Anno zero, è stata lanciata una strategia per realizzare insieme tutto ciò, senza subordinazione a nessuna forza politica. Si parte per vincere su tutto.
Martedì, 31 Maggio 2016 17:10
La Zona Franca libererà la Sardegna dall'imposizione fiscale oppressiva dello Stato Italiano
Anche se nessun giornale o televisione lo racconta, il Parlamento Italiano in questi ultimi tre anni ha legiferato in tema di zona franca, confermando il diritto dei Sardi ad ottenere il regime fiscale privilegiato della Zona Franca comprendente anche la “Zona Franca al Consumo” (in gergo tax free).
Diritto che si concretizza essenzialmente nella riduzione al 12,50% dell’aliquota massima applicabile ai redditi da chiunque prodotti in Sardegna, e nell’abolizione dell’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) e delle Accise sulle merci e sui servizi offerti ai residenti compreso il carburante e la corrente elettrica.
Questo regime fiscale si chiama “privilegiato" in quanto esso spetta di diritto a tutte le isole del mondo collocate geograficamente in una posizione di svantaggio poiché circondate da tantissimi chilometri quadrati di mare e per questo motivo considerate regioni ultraperiferiche.
Tale regime fiscale privilegiato viene disciplinato dalla normativa comunitaria che si applica direttamente a tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea, ossia gli Stati che hanno aderito al Trattato di Roma e - successivamente - al Trattato di Lisbona, e dove in quest’ultimo Trattato si conferma che le Zone Franche, i Punti Franchi e i Depositi Franchi sono territori extradoganali disciplinati principalmente dai Regolamenti Comunitari n. 918/83 e n. 2504/88, e dalle Direttive n. 2006/112/CE e n. 2008/118/CE.
In essi infatti si prevede che i residenti nei territori “extradoganali" abbiano diritto ad un regime fiscale privilegiato e che pertanto non debbano pagare Dazi Doganali, Iva e Accise.
L’abolizione dell’Iva e delle Accise sulle merci e sui servizi offerti ai residenti nei territori Extradoganali viene confermato anche di recente dalla Direttiva n.2013/61/UE che apporta modifiche alle Direttive n.2006/112/CE e Direttiva n.2008/118/CE (ossia le direttive Comunitarie sull’Iva e sulle Accise) prevedendo che queste due direttive non si applichino alle regioni ultraperiferiche di cui all’art. 349 e all’art. 355 del TUEF (Trattato di Lisbona): Guadalupa, Guyana Francese, Martinica, Azzorre, Madera, Isole Canarie, tenuto conto della loro insularità e della situazione socio economica strutturale, aggravata dalle grande distanza topografica e dalla dipendenza economica da alcuni prodotti, fattori la cui persistenza e il cumulo recano grave danno al loro sviluppo.
All’Isola della Sardegna compete a maggior ragione l’esenzione da Iva e Accise, in quanto il suo diritto alla Zona Franca esisteva ancora prima che nascessero i Trattati della Comunità Economica Europea (CEE); trattati attraverso i quali è stata concessa la Zona Franca alle succitate isole Canarie, Azzorre, ecc.
Infatti la Sardegna è entrata a far parte di diritto delle Zone Franche dell’Europa non solo ai sensi del D.lgs. n.75/1998 (che ha dato attuazione all’art. 12 dello Statuto Sardo, che aveva previsto l’istituzione di punti franchi su tutto il territorio della Sardegna) ma anche ai sensi dell’art.234 del Trattato di Roma del 1957 e dall’art. 351 (ex 307 TCE) del Trattato di Lisbona dove si precisa che: “le disposizioni dei trattati non pregiudicano i diritti e gli obblighi derivanti da convenzioni concluse anteriormente al 1 gennaio 1958”.
Infatti lo Statuto Sardo è stato emanato in un periodo antecedente alla nascita della Comunità Economica Europea!
Sabato, 09 Aprile 2016 14:07
1° Maggio 2016: game over per la zona franca in Sardegna.
La dottoressa Maria Rosaria Randaccio esorta il Governo italiano e quello della Regione Sardegna a correre ai ripari prima che sia troppo tardi. Nel documento sotto riportato, la presidente del Movimento Sardegna Zona Franca fa il punto della situazione.
"Il 1° maggio 2016 l’Italia perderà per sempre il diritto ad istituire liberamente le proprie Zone Franche, Porti Franchi ed i Depositi Franchi nelle Principali Città Marittime italiane. Diritto garantito:
dalla Legge Doganale n.1424/1940 ancora in vigore al momento dell’emanazione del Trattato di Roma nel 1957 con il quale è nata la Comunità Economica Europea (CEE) e che all’art. 234 garantisce il rispetto di tutti i diritti degli Stati membri sorti precedentemente alla nascita della CEE;
dalla Legge n.29/1968 dove si dettano i criteri direttivi per l’emanazione di un T.U. doganale, nel quale si preveda l’istituzione e la gestione di porti franchi, depositi franchi e di territori extradoganali;
dal D.P.R. n. 43/1973 (T.U.) art. 2, 163,164,165,166,167,168,169;
dalla Legge n.73/1977 allegato I - Protocollo sulla Zona Franca art. da 1 a 14.
Appare evidente che se i politici italiani avessero fatto o facessero gli interessi del Popolo che governano, avrebbero istituito da molto tempo almeno dieci zone franche su tutto il territorio della repubblica, cosi come hanno fatto tutte le altre nazioni europee, Francia, Germania, Spagna, Inghilterra, ecc., che per agevolare la loro economia hanno istituito le loro zone franche ed hanno (in tutti questi anni) utilizzato a piene mani i fondi che la Comunità Europea ha messo a disposizione per l’ammodernamento dei Porti Franchi.
L’Italia posta al centro del Mar Mediterraneo, terra di mezzo tra il Continente europeo e quello Africano, se avesse istituito e attivato le sue dieci o dodici zone franche avrebbe potuto competere alla concorrenza delle altre nazioni che si sono dotate per tempo del suddetto strumento di politica economica, e con una economia competitiva a livello internazionale l’Italia avrebbe evitato lo sperpero del Patrimonio Pubblico che è stato alienato per pagare gli interessi sulla voragine del Debito Pubblico, debito che si crea quando l’economia ristagna perche la gente non lavora, e la gente non lavora quando il costo per la produzione dei beni è troppo alto rispetto alla concorrenza.
La gente non lavora perché il Parlamento Italiano è composto esclusivamente da Senatori e Deputati che legiferano nell’interesse delle altre Nazioni Europee, non si spiegherebbe altrimenti perche i cittadini Italiani debbano subire il più elevato prelievo fiscale su tutto ciò che producono (iva e accise), sistema fiscale che mette fuori mercato i beni che le nostre aziende producono!
Infatti quelle che si sono salvate dal fallimento sono quelle che sono andate a Delocalizzare all’Estero, ossia hanno impiantato il proprio domicilio fiscale in quei territori sono extradoganali in quanto dichiarati zona franca! Le zone franche sono storicamente identificate come “vaste Zone territoriali comprendenti città e villaggi, che godono per motivi storico-economici e sociali di determinate esenzioni fiscali quali dazi doganali, Iva, Accise ed altri tributi”. Nel mondo esistono migliaia di zone franche e ogni nazione europea ne ha istituito liberamente almeno una decina a testa, (la Francia ne ha istituito 15). Istituzione delle zone franche europee che si è realizzata nel rispetto di quanto previsto nei codici Doganali Comunitari attualmente in vigore, emanati con i Regolamento n. 2913/92 (art. 166 e 167) e con Regolamento n. 2454/93, che a loro volta hanno recepito quanto gia previsto nei precedenti regolamenti sulle franchigie fiscali spettanti alle zone franche, come il Regolamento n.754/76 adottato il 25 marzo 1976, il Regolamento n.918/83, il Regolamento n.2504/88, il Regolamento n. 2562/90, il Regolamento n.2485/91, tutti emanati in attuazione della Direttiva comunitaria n. 69/75/CEE del Consiglio e della Direttiva n.77/388/CEE.
Direttive sulle zone franche recepite nella legislazione italiana (i regolamenti si applicano direttamente) con D.P.R. n.723/1965, Legge n.29/68, D.P.R. n.1133/69, D.P.R. n.633/72, D.P.R. n.43/73, Legge n.73/77, D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84, Legge n. 479/92, D.M. n.489/97 del Ministero delle Finanze, D.L. n.331/93 convertito nella Legge n.427/93, Legge n.28/97 e - infine - il D.lgs n.75/98 con il quale sono state istituite le zone franche nei porti e in tutte le aree industriali della Sardegna .
L’Italia pur potendo dare liberamente attuazione all’istituzione delle proprie zone franche su tutto il territorio nazionale, così come consentito all’art. 92 del Trattato di Roma (approvato con la Legge n.1203/1957, dove si prevede che a tutela e protezione della pace sociale, non costituiscono aiuti di stato gli aiuti forniti dagli stati membri ai territori svantaggiati, individuando come tali le isole ultraperiferiche, i territori interessati dal fenomeno dello spopolamento, oppure i territori con grave crisi occupazionale e quella derivante dai problemi della post industrializzazione) risulta colpevolmente inadempiente anche rispetto alla mancata istituzione delle proprie zone franche nelle principali città marittime, così come previsto nei suoi codici doganali e ribadito come “criterio direttivo” nella Legge n. 29/1968; diritto - si ripete - salvaguardato dall’art.- 234 del Trattato di Roma, essendo stato contemplato nel Codice Doganale del 1940, e quindi precedentemente alla nascita della Comunità Economica Europea. Infatti come previsto nelle direttive comunitarie e nei regolamenti comunitari, il Regime Fiscale della zona franca (franchigie fiscali) o regime fiscale privilegiato, si applica ai territori Extradoganali ai quali è riservata la “non imponibilità” dell’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) e delle Accise sui beni e sui servizi ai sensi della Legge Doganale n. 1424/1940 che all’art. 1 precisa che le zone franche i punti franchi e i depositi franchi devono considerarsi Territori Extradoganali. Extradoganalità delle zone franche confermata dalla Direttiva n. 69/75/CEE che fornisce anche l’interpretazione autentica di che cosa si debba intendere per Zona Franca.
L’Italia è l’unica nazione europea che non ha ancora provveduto a dare attuazione a tale fondamentale adempimento, l’unico strumento idoneo a contrastare l’aggressività economica delle altre nazioni europee che lo utilizzano da tempo, a loro esclusivo vantaggio, come strumento di politica economica, che ha messo fuori mercato le nostre imprese.
L’Italia tra poco meno di 20 giorni perderà per sempre il suo diritto all’istituzione delle proprie zone franche per colpa del Trattato di Lisbona dove si prevede che a partire dal 1° maggio 2016 gli stati Membri non potranno più istituire liberamente le proprie zone franche con le modalità previste dall’art. 166 e 167 del Regolamento n. 2913/92, e la stessa sorte subiranno le zone franche istituite ma non attivate come la Sardegna.
Infatti il 1° maggio del 2016 entrerà in vigore un nuovo codice doganale Comunitario che andrà a sostituire il Regolamento n.450/2008 (abrogato) dove l’art.188 prevede l’abrogazione del Regolamento n.2913/92 e quindi anche di quanto previsto dall’art. 166 dello stesso."
In questo drammatico scenario, la stampa italiana e locale tacciono. Nonostante i comunicati e i solleciti, inviati anche recentemente a Rai 3 nella persona della giornalista Bianca Berlinguer (che a quanto sembra non ha ritenuto opportuno pubblicare quanto inviatole), nessun organo di stampa da risalto a tale notizia.
Ci affidiamo quindi al buon senso dei politici sardi con i quali nello scorso periodo abbiamo avuto diversi colloqui, rassicurazioni e promesse in relazione alle bozze di delibere e documenti che abbiamo loro sottoposto e ci auguriamo che nelle date promesse, e a quanto sembra già calendarizzate, la firma del Presidente Pigliaru scongiuri finalmente la perdita di un diritto che la Sardegna ha fin da tempi remoti e che darebbero respiro a tutto il comparto economico isolano.
Martedì, 04 Agosto 2015 20:35
Appello al Prefetto di Cagliari per l'applicazione delle norme sulla zona franca.
Storie di ordinaria illegalità.
La questione della zona franca di Cagliari impone delle considerazioni di stretta legalità e alcuni recenti articoli di stampa le rendono improcrastinabili. La Delibera n.33/18 della Giunta Regionale del 30 giugno scorso che approva il piano operativo per la zona franca di Cagliari si palesa illegittima sotto molteplici profili.
In primo luogo, non tiene alcun conto di quanto previsto dall’art.1 comma 3 del Decreto Legislativo n.75/98 che prevede, espressamente ed inderogabilmente, una più ampia, precisa e diversa delimitazione della zona franca, estendendola a tutta l'area del porto di Cagliari e non solo la sua limitazione a sei ettari come previsto dalla delibera.
In secondo luogo, la delibera viola la Legge Regionale n.10 del 2008 art.1 che prevede la necessità di un previo parere della Commissione consiliare competente, su proposta dell'Assessore Regionale dell'industria, che nel caso in esame non mi risulta sia stato acquisito;
In terzo luogo, la delibera viola la Legge Regionale n.20 del 2013 art.1 che prevedeva una precisa procedura che non è stata adottata sia per la delimitazione delle zone franche, che per la gestione delle stesse e che non può essere più affidata a Cagliari free zone ma doveva essere affidata a Sardegna Free zone, previa trasformazione della prima che non è avvenuta.
In quarto luogo, la delibera di giunta viola la Legge Regionale n.20 del 2013, in quanto non tiene alcun conto, nella delimitazione della zona franca di Cagliari, delle indicazioni formulate dai territori e pervenute all’assessorato alla programmazione nel settembre 2013;
In quinto luogo, la Delibera del 30 giugno 2015 viola palesemente le precedenti delibere di giunta attuative della zona franca integrale della Sardegna del 7 (8/2) e 12 (9/7) febbraio 2013 e del 24 giugno 2013 (23/1) e del 19 settembre 2013 (39/30): le suddette delibere non possono essere modificate in peius da una nuova delibera di giunta, in quanto applicative di una legge attuativa dell’art.12 dello Statuto speciale.
La Giunta è fatta di economisti e si può capire che non conoscano bene il diritto ma, tuttavia, il Prefetto di Cagliari, quale organo dello Stato competente in tema di attuazione delle zone franche, a norma della Legge Regionale n.20 del 2013, dovrebbe commissariarli e applicare la Legge n.75/98 le leggi regionali succitate, ed il D.P.C.M. del 7 giugno 2001 che prevedono la delimitazione estesa a tutta l’area del porto di Cagliari, come indicata nel D.lgs. n.75/98 art.1 comma 3 e non solo limitata a 6 ettari: non vorremmo, dopo Mafia Capitale dover apprendere che esiste una mafia del capoluogo che riserva a pochi privilegiati, amici degli amici, la zona franca.
Al sig. Prefetto di Cagliari chiediamo di applicare la Legge Regionale n.20 del 2013 art.1 e, comunque, noi informeremo la Procura della Repubblica perché indaghi sulle violazioni succitate.
Lunedì, 18 Maggio 2015 09:30
Zona Franca in Sardegna: dall'avv.Scifo lezioni di diritto alla Giunta Regionale.
Se la Regione Sardegna avesse avuto un consulente come l'avvocato tributarista Francesco Scifo, esperto in politica economica internazionale, a quest'ora i cittadini vivrebbero in un'isola in cui la cosiddetta zona franca integrale è già operativa da un paio d'anni e dove la Giunta Regionale (di qualsiasi fazione politica sia) si troverebbe a fare i conti con questioni di poco conto e non con problemi che addirittura mettono in pericolo lo stesso statuto autonmistico sardo. L'incapacità della politica a far fronte ai bisogni della collettività è diventato ormai il vero cancro degli ultimi decenni e il principale problema da affrontare se si vuole risalire la china. Sempre che non sia troppo tardi!
Pubblichiamo un esaustivo libercolo redatto dall'avvocato Scifo che dovrebbe rappresentare la Bibbia di coloro che ci governano.