Source: https://www.scribd.com/document/149502084/ABC-Protezione-Civile-Metodo-Augustus-Gestione-Emergenza-Informazione-in-Situazioni-Di-Crisi-e-Assistenza-Alloggiativa-in-Emergenza
Timestamp: 2019-06-16 00:37:06+00:00
Document Index: 143030971

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 2', 'art.15', 'art. 15']

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Labc della Protezione Civile
Metodo Augustus, ovvero la gestione dellemergenza, linformazione in situazioni di crisi e lassistenza alloggiativa in emergenza: tre percorsi affatto virtuali che abbiamo cercato di illustrare con chiarezza e semplicit. Perch da questi percorsi chi opera nella protezione civile pu acquisire una conoscenza di base dei problemi che, puntualmente, si verificano prima, durante e dopo un evento calamitoso. Si tratta di percorsi purtroppo collaudati pi volte in questi ultimi anni (Versilia, crisi sismica in Umbria e Marche, Sarno, tanto per ricordare i principali avvenimenti verificatisi dal 1997 ad oggi) e che, grazie anche alla riflessione sugli errori del passato, si sono affinati in maniera sempre pi rispondente alle esigenze operative a vario livello. E la rispondenza a questo nostro lavoro (confortato sempre da un costante coordinamento tra centro e periferia) labbiamo avuta proprio da chi, in emergenza, deve operare in fretta e bene: le edizioni precedenti sono andate pi volte esaurite e la richiesta continua ad essere costante. Per questo abbiamo deciso di riunire in un unico numero di DPC Informa le monografie dedicate alla gestione dellemergenza e dellinformazione e allassistenza alloggiativa, a disposizione di tutti coloro che, a qualsiasi titolo, operano nel campo della prevenzione e dellemergenza. Per quanto riguarda in particolare il Metodo Augustus si segnalano alcune significative variazioni derivanti dalle novit legislative, (ad esempio le nuove competenze di protezione civile delle Regioni, delle Provincie e degli Enti Locali).
di Elvezio Galanti Il valore della pianificazione diminuisce con la complessit dello stato delle cose. Cos duemila anni fa, con una frase che raccoglieva una visione del mondo unitaria fra il percorso della natura e la gestione della cosa pubblica, limperatore Ottaviano Augusto coglieva pienamente lessenza dei concetti che oggi indirizzano la moderna pianificazione di emergenza che si impernia proprio su concetti come semplicit e flessibilit. In sostanza: non si pu pianificare nei minini particolari, perch levento - per quanto previsto sulla carta - al suo esplodere sempre diverso. Il metodo Augustus nasce da un bisogno di unitariet negli indirizzi della pianificazione di emergenza che, purtroppo, fino ad oggi ha visto una miriade di proposte spesso in contraddizione fra loro perch formulate dalle varie amministrazioni locali e centrali in maniera tale da far emergere solamente il proprio particolare. Tale tendenza ha ritardato di molto il progetto per rendere pi efficaci i soccorsi che si muovono in un sistema complesso tipico di un paese come il nostro. Esigenza questa assunta come primaria attivit da perseguire nel campo della protezione civile del Sottosegretario di Stato Franco Barberi che, ricoprendo anche la responsabilit della Direzione Generale della protezione civile e dei servizi antincendio, ha potuto incaricare un gruppo di lavoro specifico per lelaborazione di una unica linea guida per la pianificazione di emergenza. Altre carenze erano state evidenziate dal Sottosegretario nel campo della pianificazione di emergenza: la genericit della legge 225/92 per lattivit di pianificazione di emergenza; la carenza procedurale ed effettiva, nella circolare n.2 del 1994 riguardante la pianificazione di emergenza del Dipartimento della Protezione Civile, sia per il mancato riferimento dei piani di emergenza per il rischio idrogeologico alla suddivisione del territorio per i bacini idrografici (previsti dalla legge 183/89 difesa del suolo), sia per lassenza di un riferimento sul modello di intervento allinterno delle pianificazioni di emergenza. Il gruppo di lavoro incaricato di elaborare le linee guida Augustus (composto da funzionari del
Dipartimento della Protezione Civile e del Ministero dellInterno), tenendo conto di queste indicazioni, ha prodotto un lavoro che rappresenta una sintesi coordinata degli indirizzi per la pianificazione, per la prima volta raccolti in un unico documento operativo. Limportanza delle linee guida del metodo Augustus, oltre a fornire un indirizzo per la pianificazione di emergenza, flessibile secondo i rischi presenti nel territorio, delinea con chiarezza un metodo di lavoro semplificato nellindividuazione e nellattivazione delle procedure per coordinare con efficacia la risposta di protezione civile. Nel nostro paese non mancano (o, comunque, non mancano sempre) i materiali ed i mezzi: mancano soprattutto gli indirizzi sul come attivare queste risorse in modo sinergico. Il metodo Augustus vuole abbattere il vecchio approccio di fare i piani di emergenza basati sulla concezione burocratica del solo censimento di mezzi utili agli interventi di protezione civile e introdurre con forza il concetto della disponibilit delle risorse; per realizzare questo obiettivo occorre che nei piani di emergenza siano introdotte le funzioni di supporto con dei responsabili in modo da tenere vivo il piano, anche attraverso periodiche esercitazioni ed aggiornamenti. Nel metodo Augustus sono ben sviluppati questi concetti per le competenze degli Enti territoriali proposte alla pianificazione (per gli eventi di tipo a) e b) art. 2 L.225/92), ove viene evidenziato che attraverso listituzione delle funzioni di supporto nelle rispettive sale operative (9 funzioni per i comuni e 14 per le provincie e regioni) si raggiungono due obiettivi primari per rendere efficace ed efficiente il piano di emergenza: a) avere per ogni funzione di supporto la disponibilit delle risorse fornite da tutte le amministrazioni pubbliche e private che vi concorrono; b) affidare ad un responsabile della funzione di supporto sia il controllo della specifica operativit, sia laggiornamento di questi dati nellambito del piano di emergenza. Inoltre far lavorare in tempo di pace i vari responsabili delle funzioni di supporto per laggiornamento del piano di emergenza fornisce lattitudine alla collaborazione in situazioni di emergenza, dando immediatezza alle risposte di protezione civile che vengono coordinate nelle Sale Operative. Si chiarisce con il metodo Augustus la diversit dei ruoli nel modello di intervento Provinciale con la distinzione dei ruoli del CCS (Centro Coordinamento Soccorsi) e della Sala Operativa. Il CCS si configura come lorgano di coordinamento Provinciale ove si individuano delle strategie generali di intervento, mentre nella Sala Operativa Provinciale si raccolgono le esigenze di soccorso e si risponde secondo le indicazioni provenienti dal CCS. Questi due organi debbono necessariamente operare in distinti locali, ma sotto ununica autorit. Il COM invece la struttura decentrata del coordinamento Provinciale per meglio svolgere la direzione unitaria dei servizi di emergenza coordinandoli a livello provinciale con gli interventi dei Sindaci dei Comuni afferenti al COM stesso. Le funzioni di supporto, da attuare nei comumi, non debbono essere necessariamente 14 ma dovranno essere istituite a ragion veduta, in maniera flessibile o in base a una pianificazione di emergenza gi predisposta in un determinato territorio per un determinato evento, oppure per far fronte ad immediate esigenze operative dei comuni durante o prima di un evento calamitoso. Il Sindaco a sua volta non possiede un organo di supporto per le strategie, ma organizza la risposta di protezione civile sul proprio territorio attraverso la costituzione di una Sala Operativa comunale. Questo metodo di lavoro, dunque, valido certamente per i Sindaci (che sono la prima autorit di protezione civile) e per i responsabili di protezione civile degli enti territoriali, che il DLGS 112 del 31/3/98, pi noto come Decreto Bassanini conferisce loro dirette funzioni sia di pianificazioni che di attuazione di interventi urgenti in caso di crisi per eventi classificati a e b (art. 2, L. 225/92) avvalendosi anche del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Il metodo Augustus rappresenta comunque un punto di riferimento per tutti gli operatori di protezione civile che, con competenze diverse, sono impegnati quotidianamente ad affrontare le emergenze spesso configurate impropriamente come eventi naturali, con una loro specifica
ciclicit. E ormai noto a tutti che terremoti, alluvioni, eruzioni vulcaniche, frane, si manifestano quasi sempre, nei territori dove in passato tali eventi hanno causato sistematiche distruzioni e disagi di ogni tipo alla popolazione. Negli ultimi anni la distruzione dei beni e i danni alla popolazione sono aumentati per un uso dissennato del territorio e delle risorse che hanno elevato in maniera critica il valore esposto e, quindi, lentit del rischio in aree notoriamente pericolose. Se la ciclicit un fattore costante per un fenomeno calamitoso, lentit del danno e il tipo di soccorsi sono parametri variabili; per questo si dice che le emergenze non sono mai uguali fra loro a parit di intensit dellevento che si manifesta. Quindi, proprio per questo, gli operatori di protezione civile debbono essere pronti a gestire lincertezza, intesa come linsieme di quelle variabili che di volta in volta caratterizzano gli effetti reali dellevento. La gestione dellincertezza si affronta con le stesse regole con cui la scienza medica affronta il pericolo o il rischio di contagi nelle malattie: applicando, cio, il principio della massima prevenzione attraverso il ricorso alla vaccinazione di massa. Nellattivit preparatoria della protezione civile questo principio corrisponde a gestire in maniera corretta il territorio ad organizzare una corretta informazione alla popolazione sui rischi e alladozione, nel piano locale di protezione civile di linguaggi e procedure unificate fra le componenti e le strutture operative che intervengono nei soccorsi. Di fondamentale rilevanza anche lorganizzazione di periodiche esercitazioni di protezione civile con la popolazione e i soccorritori per passare dalla cultura del manuale alla cultura delladdestramento. Insomma si tratta di coordinare un sistema complesso nelle sue molteplici specificit e competenze: Augustus la base su cui improntare le attivit di pianificazione a tutti i livelli di responsabilit che sono individuate dalle attuali norme di protezione civile. E un metodo di lavoro di base che, comunque, rimane oggettivamente valido al di l delle diverse assunzioni di responsabilit che nuove norme potranno assegnare a soggetti diversi dallattuale ordinamento. Siamo oggi in grado, per quanto concerne la pianificazione di emergenza, di uniformare le procedure delle pianificazioni nazionali a quelle regionali, provinciali e comunali. Queste pagine non comprendono gli indirizzi della pianificazione nazionale ma quelle concernenti le risposte di protezione civile sul territorio attraverso i piani provinciali e comunali. Il Piano deve contenere: -Coordinamento ed indirizzo per tutte le fasi di risposta previste dal Piano; -Procedure semplici e non particolareggiate; -Individuazione delle singole responsabilit nel modello di intervento; -Flessibilit operativa nellambito delle funzioni di supporto.
COORDINAMENTO E INDIRIZZO La legge 24 febbraio 1992, n. 225, istitutiva del Servizio Nazionale di Protezione Civile, consente per la prima volta lattuazione della pianificazione di emergenza. Il coordinamento e indirizzo per le attivit di Previsione, Prevenzione e Soccorso nellambito del Servizio Nazionale riguarda: Le tipologie degli eventi secondo quanto previsto dallart. 2; Il decentramento con specifiche competenze alle autonomie locali per le attivit di Previsione, Prevenzione e Soccorso; Gli ambiti di competenza delle Componenti e delle Strutture Operative;
Il Comitato Operativo della P.C., art. 10; La Commissione Grandi Rischi. Per lo svolgimento di tali attivit sono individuati dalla L.225/92 e dal D.LGS. 112/98 differenti Enti e/o Amministrazioni, sia a livello centrale che a livello periferico.
DEFINIZIONE DI PIANO Il progetto di tutte le attivit coordinate e delle procedure di Protezione Civile per fronteggiare un qualsiasi evento calamitoso atteso in un determinato territorio il PIANO DI EMERGENZA. Il Piano di emergenza deve recepire: 1. Programmi di Previsione e Prevenzione; 2. Informazioni relative a: a. processi fisici che causano le condizioni di rischio e relative valutazioni, b. precursori, c. eventi, d. scenari, e. risorse disponibili. Di conseguenza occorre rappresentare cartograficamente le indicazioni utili alla caratterizzazione dei possibili scenari di rischio per lattuazione delle strategie di intervento per il soccorso e il superamento dellemergenza, razionalizzando e mirando limpiego di uomini e mezzi. SUCCESSO DI UNA OPERAZIONE DI PROTEZIONE CIVILE Al successo di unoperazione di protezione civile concorrono le seguenti condizioni: Direzione unitaria La direzione unitaria delle operazioni di emergenza si esplica attraverso il coordinamento di un sistema complesso e non in una visione settoriale dellintervento. Comunicazione Costante scambio di informazioni fra il sistema centrale e periferico nellambito del SNPC Risorse Utilizzo razionale e tempestivo delle risorse realmente disponibili e della reperibilit degli uomini e dei mezzi adatti allintervento. STRUTTURA DI UN PIANO Il piano deve essere strutturato in tre parti fondamentali: 1. Parte generale 2. Lineamenti della Pianificazione 3. Modello di intervento 1. Parte generale: Si raccolgono tutte le informazioni relative alla conoscenza del territorio, alle reti di monitoraggio
presenti, alla elaborazione degli scenari di rischio. 2. Lineamenti della pianificazione: Si individuano gli obiettivi da conseguire, per dare una adeguata risposta di P.C. ad una qualsiasi emergenza. 3. Modello di intervento: Si assegnano le responsabilit nei vari livelli di comando e controllo per la gestione delle emergenze di P.C.; si realizza il costante scambio di informazioni nel sistema centrale e periferico di P.C.; si utilizzano le risorse in maniera razionale. Questi criteri sono applicabili alla pianificazione di emergenza a livello Nazionale, Regionale, Provinciale e Comunale. In queste pagine si affrontano esclusivamente i due ultimi livelli.
(eventi calamitosi di cui allart. 2, comma 1, lettera b, della legge 225/92) una pianificazione elaborata per fronteggiare, nel territorio provinciale, gli eventi con dimensioni superiori alla risposta organizzata dal Sindaco (eventi di tipo b). Il Piano Provinciale di emergenza si compone di: A - Parte generale B - Lineamenti della pianificazione C - Modello di intervento A - Parte generale A.1- Dati di base A.2- Scenario degli eventi attesi A.3- Indicatori di evento e risposte del Sistema provinciale di protezione civile A.1 Dati di base Cartografia occorre reperire la seguente cartografia, gi realizzata da enti ed amministrazioni: carta di delimitazione del territorio, regionale, provinciale e comunale, scala 1:200.000 o 1:150.000; carta idrografica, scala 1:100.000; carta delluso del suolo, scala 1:50.000; carta dei bacini idrografici con lubicazione degli invasi e degli strumenti di misura: pluviometri e idrometri, scala 1:150.000 o 1:200.000; carta geologica, scala 1:100.000; carta geomorfologica, scala 1:25.000; carta della rete viaria e ferroviaria, dei porti, aeroporti ed eliporti, scala 1:100.000; cartografia delle attivit produttive (industriali, artigianali, agricole, turistiche); cartografia della pericolosit dei vari eventi nel territorio provinciale; cartografia del rischio sul territorio provinciale. Popolazione: numero abitanti per comune e nuclei familiari; carta della densit della popolazione per comune e provincia. A.2 Scenari degli eventi attesi Gli scenari si ricavano incrociando le seguenti cartografie tematiche che sono prodotte dalle Amministrazioni provinciali e regionali (programmi di protezione civile).
A.2.1 Rischio idrogeologico: Alluvioni cartografia delle aree inondabili; stima della popolazione coinvolta nelle aree inondabili; stima delle attivit produttive coinvolte nelle aree inondabili; quantificazione delle infrastrutture pubbliche e private coinvolte nelle aree inondabili; indicatori di evento (reti di monitoraggio).
Frane cartografia degli abitati instabili; stima della popolazione nellarea instabile; quantificazione delle infrastrutture pubbliche e private nellarea instabile; indicatori di evento (reti di monitoraggio)
Dighe tipi di crollo (sifonamento, tracimazione); onda di sommersione (da crollo e/o manovra degli scarichi di fondo); quantificazione delle infrastrutture pubbliche e private ubicate nellarea coinvolta dall ipotetica onda di sommersione; indicatori di evento (reti di monitoraggio.) A.2.2 Rischio sismico: carta della pericolosit sismica; rilevamento della vulnerabilit (edifici pubblici e privati;) stima dellesposizione delle infrastrutture e dei servizi essenziali alla comunit; censimento della popolazione coinvolta dallevento atteso; classificazione sismica dei comuni.
A.2.3 Rischio industriale: censimento delle industrie soggette a notifica e dichiarazione; specificazione dei cicli produttivi degli impianti industriali; calcolo delle sostanze in deposito e in lavorazione; censimento della popolazione nellarea interessata dallevento; calcolo dellarea dimpatto esterna alle industrie.
A.2.4 Rischio vulcanico: serie storiche degli eventi vulcanici; censimento della popolazione nellarea interessata dallevento; mappe di pericolosit; rilevamento della vulnerabilit con riguardo anche allesposizione delle infrastrutture e dei servizi pubblici essenziali;. indicatori di evento (reti di monitoraggio).
A.2.5 Rischio di incendio boschivo: Carta delluso del suolo (estensione del patrimonio boschivo); Carta climatica del territorio; Carta degli incendi storici; Carta degli approvvigionamenti idrici.
A.3 Aree di emergenza cartografia delle aree per lammassamento dei soccorritori e delle risorse, scala 1:25.000; cartografia degli edifici strategici e loro eventuale rilevamento della vulnerabilit, scala 1:5.000 o 1:10.000; A.4 Indicatori di evento e risposte del Sistema provinciale di protezione civile Gli eventi si dividono in eventi prevedibili (vulcanico, idrogeologico) e non prevedibili (terremoto, rischio chimico industriale, incendi boschivi). Qualora in una porzione di territorio si riscontrino eventi prevedibili in un arco di tempo determinato, sar fondamentale collegare ad ogni allarme una risposta graduale del sistema provinciale di protezione civile. Sar quindi necessario tramite il responsabile della funzione di supporto n. 1 (vedi pag. 11 e seguenti) garantire un costante collegamento con tutti quegli enti preposti al monitoraggio dellevento considerato nel piano di emergenza. B - Lineamenti della Pianificazione I lineamenti sono gli obiettivi che le autorit territoriali devono conseguire per mantenere la direzione unitaria dei servizi di emergenza a loro delegati. B.1 - Coordinamento operativo provinciale Viene assunta la direzione unitaria dei servizi di emergenza da attivare, a livello provinciale, per meglio supportare gli interventi dei Sindaci dei comuni interessati. B.2 - Salvaguardia della popolazione Questa attivit prevalentemente assegnata ai Sindaci. Le misure di salvaguardia alla popolazione per gli eventi prevedibili sono finalizzate allallontanamento della popolazione dalla zona di pericolo; particolare riguardo deve essere dato alle persone con ridotta autonomia (anziani, disabili, bambini). Dovranno essere attuati piani particolareggiati per lassistenza alla popolazione (aree di accoglienza, etc.) Per gli eventi che non possono essere preannunciati sar di fondamentale importanza organizzare il primo soccorso sanitario entro poche ore dallevento. B.3 - Rapporti tra le Istituzioni locali e nazionali per la continuit amministrativa e il supporto allattivit di emergenza Si tratta di mantenere la continuit di governo assicurando il collegamento e le attivit comunali e periferiche dello stato:
B.4 - Informazione alla popolazione E fondamentale, che il cittadino residente nelle zone, direttamente o indirettamente interessate allevento conosca preventivamente: le caratteristiche essenziali di base del rischio che insiste periodicamente sul proprio territorio; le predisposizioni del piano di emergenza nellarea in cui risiede; come comportarsi, prima, durante e dopo levento; con quale mezzo ed in quale modo verranno diffuse informazioni ed allarmi.
B.5 - La salvaguardia del sistema produttivo Questo intervento di protezione civile si pu effettuare o nel periodo immediatamente precedente il manifestarsi dellevento (eventi prevedibili), attuando piani di messa in sicurezza dei mezzi di produzione e dei relativi prodotti stoccati, oppure immediatamente dopo che levento abbia provocato danni (evento imprevedibile) alle persone e alle cose; in questo caso si dovr prevedere il ripristino dellattivit produttiva e commerciale nellarea colpita attuando interventi mirati per raggiungere tale obiettivo nel pi breve tempo possibile. La concorrenza delle aziende produttive nel mercato nazionale e internazionale non permette che la sospensione della produzione sia superiore ad alcune decine di giorni. B.6 - Ripristino della viabilit e dei trasporti Durante il periodo della prima emergenza si dovranno gi prevedere interventi per la riattivazione dei trasporti sia terrestri, aerei, marittimi, fluviali, del trasporto per le materie prime e di quelle strategiche, lottimizzazione dei flussi di traffico lungo le vie di fuga e laccesso dei mezzi di soccorso nellarea colpita. In ogni piano sar previsto, per questo specifico settore, una singola funzione di supporto per il coordinamento di tutte le risorse e gli interventi necessari per rendere piena funzionalit alla rete di trasporto. B.7 - Funzionalit delle telecomunicazioni La riattivazione delle telecomunicazioni dovr essere immediatamente garantita per gestire il flusso delle informazioni degli uffici pubblici e per i centri operativi dislocati nellarea colpita attraverso limpiego massiccio di ogni mezzo o sistema TLC. Si dovr garantire la funzionalit delle reti telefoniche e radio delle varie strutture operative di protezione civile per garantire i collegamenti fra i vari centri operativi e al tempo stesso per diramare comunicati, allarmi etc. In ogni piano sar prevista, per questo specifico settore, una singola funzione di supporto che garantisce il coordinamento di tutte le risorse e gli interventi necessari per ridare piena funzionalit alle telecomunicazioni per la trasmissione di testi, immagini e dati numerici. B.8 - Funzionalit dei servizi essenziali La messa in sicurezza delle reti erogatrici dei servizi essenziali dovr essere assicurata, al verificarsi di eventi prevedibili, mediante lutilizzo di personale addetto secondo specifici piani particolareggiati elaborati da ciascun ente competente. La verifica ed il ripristino della funzionalit delle reti dovr prevedere limpiego degli addetti agli impianti di erogazione ed alle linee e/o utenze in modo comunque coordinato (Enel, gas...), prevedendo per tale settore una specifica funzione di supporto, al fine di garantire le massime condizioni di sicurezza.
B.9 - Censimento e salvaguardia dei Beni Culturali Nel ribadire che il preminente scopo del piano di emergenza quello di mettere in salvo la popolazione e garantire con ogni mezzo il mantenimento del livello di vita civile, messo in crisi da una situazione di grandi disagi sia fisici che psicologici, comunque da considerare fondamentale la salvaguardia dei beni culturali ubicati nelle zone a rischio. Si dovranno perci organizzare specifici interventi per il censimento e la tutela dei beni culturali, predisponendo anche specifiche squadre di tecnici specializzati nel settore per la messa in sicurezza dei reperti, o altri beni artistici, in aree sicure. B.10 - Modulistica per il censimento dei danni a persone e cose La raccolta dei dati prevista da tale modulistica suddivisa secondo le funzioni di supporto previste per la costituzione di una Sala Operativa. Con questa modulistica unificata possibile razionalizzare la raccolta dei dati, che risultano omogenei e di facile interpretazione. B.11 - Relazione giornaliera per le Autorit centrali e conferenza stampa La relazione dovr contenere le sintesi delle attivit giornaliere, ricavando i dati dalla modulistica di cui al punto precedente. Si dovranno anche riassumere i dati dei giorni precedenti e si indicheranno, anche attraverso i massmedia locali, tutte le disposizioni che la popolazione dovr adottare. I giornalisti accreditati verranno costantemente aggiornati con una conferenza stampa quotidiana. Durante la giornata si dovranno inoltre organizzare per i giornalisti supporti logistici per la realizzazione di servizi di informazione nelle zone di operazione. B.12 - Struttura dinamica del piano provinciale: aggiornamento dello scenario ed esercitazioni Il continuo mutamento dellassetto urbanistico del territorio, la crescita delle associazioni del volontariato, il rinnovamento tecnologico delle strutture operative e le nuove disposizioni amministrative comportano un continuo aggiornamento del piano sia per lo scenario dellevento atteso che per le procedure Le esercitazioni rivestono quindi un ruolo fondamentale al fine di verificare la reale efficacia del piano di emergenza. Esse devono essere svolte periodicamente a tutti i livelli secondo le competenze attribuite alle strutture operative previste dal piano stesso; sar quindi necessario ottimizzare linguaggi e procedure e rodare il piano di emergenza redatto, sullo specifico scenario di un evento atteso, in una determinata porzione di territorio. Per far assumere al piano le migliori caratteristiche di un documento vissuto e continuamente aggiornato sar fondamentale organizzare le esercitazioni secondo diverse tipologie: esercitazioni senza preavviso per le strutture operative previste nel piano; esercitazioni congiunte tra strutture operative e popolazione interessata allevento atteso (la popolazione deve conoscere e provare attraverso le esercitazioni tutte le azioni da compiere in caso di calamit). esercitazioni periodiche del solo sistema di comando e controllo, anche queste senza preavviso, per una puntuale verifica della reperibilit dei singoli responsabili delle funzioni di supporto e per testare lefficienza dei collegamenti.
C - Modello di intervento Rappresenta il coordinamento di tutti i centri operativi (DICOMAC, CCS, COM, COC) dislocati sul territorio. C.1 Sistema di comando e controllo il sistema per esercitare la direzione unitaria dei servizi di emergenza a livello provinciale e si caratterizza con tre strutture operative: Centro Coordinamento Soccorsi (CCS); Sala Operativa provinciale con 14 funzioni di supporto; Centri Operativi Misti (COM). Il Centro Coordinamento Soccorsi (CCS) Pu configurarsi nel Comitato Provinciale della Protezione Civile ed il massimo organo di coordinamento delle attivit di Protezione Civile a livello provinciale. Sar composto dai massimi responsabili di tutte le componenti e strutture operative presenti nel territorio provinciale. Dovr individuare le strategie di intervento per il superamento dellemergenza razionalizzando le risorse disponibili nella Provincia e al tempo stesso garantire il coordinamento degli interventi del governo regionale o del governo nazionale a seconda della natura dellevento calamitoso. Decide inoltre la dislocazione nel territorio dei COM in accordo con il Comitato Operativo Nazionale in caso di evento di tipo C. Manterr stretti collegamenti con le autorit preposte allordine pubblico. La Sala Operativa organizzata per 14 funzioni di supporto; esse rappresentano le singole risposte operative che occorre organizzare in qualsiasi tipo di emergenza a carattere provinciale. Ogni singola funzione avr un proprio responsabile che in tempo di pace aggiorner i dati relativi alla propria funzione e in caso di emergenza provinciale sar lesperto che attiver le funzioni di soccorso. Lubicazione della Sala Operativa dovr essere individuata in sedi non vulnerabili e facilmente accessibili. Le 14 funzioni sono cos configurate: 1 - TECNICA E DI PIANIFICAZIONE Questa funzione comprende i Gruppi Nazionali di ricerca ed i Servizi Tecnici nazionali e locali. Il referente sar il rappresentante del Servizio Tecnico del comune o del Genio Civile o del Servizio Tecnico Nazionale, prescelto gi in fase di pianificazione; dovr mantenere e coordinare tutti i rapporti tra le varie componenti scientifiche e tecniche per linterpretazione fisica del fenomeno e dei dati relativi alle reti di monitoraggio. 2 - SANIT, ASSISTENZA SOCIALE E VETERINARIA Saranno presenti i responsabili del Servizio Sanitario locale, la C.R.I., le Organizzazioni di volontariato che operano nel settore sanitario. In linea di massima il referente sar il rappresentante del Servizio Sanitario Locale. 3 - MASS-MEDIA ED INFORMAZIONE La sala stampa dovr essere realizzata in un locale diverso dalla Sala Operativa. Sar cura delladdetto stampa stabilire il programma e le modalit degli incontri con i giornalisti. Per quanto concerne linformazione al pubblico sar cura delladdetto stampa, coordinandosi con i
sindaci interessati, procedere alla divulgazione della notizia per mezzo dei mass-media. Scopi principali sono: informare e sensibilizzare la popolazione; far conoscere le attivit; realizzare spot, creare annunci, fare comunicati; organizzare tavole rotonde e conferenze stampa 4 - VOLONTARIATO I compiti delle Organizzazioni di volontariato, in emergenza, vengono individuati nei piani di protezione civile in relazione alla tipologia del rischio da affrontare, alla natura ed alla specificit delle attivit esplicate dalle Organizzazioni e dai mezzi a loro disposizione. Pertanto, in Sala Operativa, prender posto il coordinatore indicato nel piano di protezione civile che avr il compito di mantenere i rapporti con la consulta provinciale per il volontariato. Il coordinatore provveder, in tempo di pace, ad organizzare esercitazioni congiunte con altre forze preposte allemergenza al fine di verificare le capacit organizzative ed operative delle suddette Organizzazioni. 5 - MATERIALI E MEZZI La funzione di supporto in questione essenziale e primaria per fronteggiare una emergenza di qualunque tipo. Questa funzione censisce i materiali ed i mezzi in dotazione alle amministrazioni; sono censimenti che debbono essere aggiornati costantemente per passare cos dalla concezione del censimento delle risorse alla concezione di disponibilit delle risorse. Si tratta di avere un quadro delle risorse suddivise per aree di stoccaggio. Per ogni risorsa si deve prevedere il tipo di trasporto ed il tempo di arrivo nellarea dellintervento. Alla gestione di tale funzione concorrono i materiali e mezzi comunque disponibili. Nel caso in cui la richiesta di materiali e/o mezzi non possa essere fronteggiata a livello locale, il coordinatore rivolger richiesta a livello centrale. 6 - TRASPORTO, CIRCOLAZIONE E VIABILITA La funzione riguardante il trasporto strettamente collegata alla movimentazione dei materiali, al trasferimento dei mezzi, ad ottimizzare i flussi lungo le vie di fuga ed al funzionamento dei cancelli di accesso per regolare il flusso dei soccorritori. Questa funzione di supporto deve necessariamente operare a stretto contatto con il responsabile della funzione 10, Strutture Operative. Per quanto concerne la parte relativa allattivit di circolazione e viabilit il coordinatore normalmente il rappresentante della Polstrada o suo sostituto; concorrono per questa attivit, oltre alla Polizia Stradale, i Carabinieri ed i Vigili Urbani: i primi due per il duplice aspetto di Polizia giudiziaria e di tutori della legge e gli altri per lindiscussa idoneit nella gestione della funzione in una emergenza a carattere locale. Si dovranno prevedere esercitazioni congiunte tra le varie forze al fine di verificare ed ottimizzare lesatto andamento dei flussi lungo le varie direttrici. 7 - TELECOMUNICAZIONI Questa funzione dovr, di concerto con il responsabile territoriale delle aziende di telecomunicazioni, con il responsabile provinciale P.T. con il rappresentante dellassociazione di radioamatori presente sul territorio, organizzare una rete di telecomunicazione alternativa affidabile anche in caso di evento di notevole gravit. Il responsabile di questa funzione normalmente un esperto di telecomunicazioni. 8 - SERVIZI ESSENZIALI In questa funzione prenderanno parte i rappresentanti di tutti i servizi essenziali erogati sul territorio
coinvolto. Mediante i Compartimenti Territoriali e le corrispondenti sale operative nazionali o regionali deve essere mantenuta costantemente aggiornata la situazione circa lefficienza e gli interventi sulla rete. Lutilizzazione del personale addetto al ripristino delle linee e/o delle utenze comunque coordinata dal rappresentante dellEnte di gestione presente nella funzione. 9 - CENSIMENTO DANNI A PERSONE E COSE Leffettuazione del censimento dei danni a persone e cose riveste particolare importanza al fine di fotografare la situazione determinatasi a seguito dellevento calamitoso per determinare sulla base dei risultati riassunti in schede riepilogative gli interventi demergenza. Il responsabile della suddetta funzione, al verificarsi dellevento calamitoso, dovr effettuare un censimento dei danni riferito a: persone edifici pubblici edifici privati impianti industriali servizi essenziali attivit produttive opere di interesse culturale infrastrutture pubbliche agricoltura e zootecnia Per il censimento di quanto descritto il coordinatore di questa funzione si avvarr di funzionari dellUfficio Tecnico del Comune o del Genio Civile e di esperti del settore sanitario, industriale e commerciale. E ipotizzabile limpiego di squadre miste di tecnici per le verifiche speditive di stabilit che dovranno essere effettuate in tempi necessariamente ristretti. 10 - STRUTTURE OPERATIVE S.a.R. Il responsabile della suddetta funzione, dovr coordinare le varie strutture operative presenti presso il CCS e i COM: Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco Forze Armate Forze dellOrdine Corpo Forestale dello Stato Servizi Tecnici Nazionali Gruppi Nazionali di Ricerca Scientifica Croce Rossa Italiana Strutture del Servizio sanitario nazionale Organizzazioni di volontariato Corpo Nazionale di soccorso alpino 11 - ENTI LOCALI In relazione allevento il responsabile della funzione dovr essere in possesso della documentazione riguardante tutti i referenti di ciascun Ente ed Amministrazioni della zona interessata allevento. Si dovranno anche organizzare gemellaggi fra le Amministrazioni comunali colpite, le municipalizzate dei comuni o delle regioni che portano soccorso per il ripristino immediato dei servizi essenziali (riattivazione delle discariche, acquedotto, scuole, servizi vari etc.). 12 - MATERIALI PERICOLOSI Lo stoccaggio di materiali pericolosi, il censimento delle industrie soggette a notifica e a dichiarazione o altre attivit pericolose che possono innescare ulteriori danni alla popolazione dopo
un evento distruttivo di varia natura, saranno preventivamente censite e per ognuno studiato il potenziale pericolo che pu provocare alla popolazione. 13 - ASSISTENZA ALLA POPOLAZIONE Per fronteggiare le esigenze della popolazione che a seguito dellevento calamitoso risultano senza tetto o soggette ad altre difficolt, si dovranno organizzare in loco delle aree attrezzate per fornire i servizi necessari. Dovr presiedere questa funzione un funzionario dellEnte amministrativo locale in possesso di conoscenza e competenza in merito al patrimonio abitativo, alla ricettivit delle strutture turistiche (alberghi, campeggi etc.) ed alla ricerca e utilizzo di aree pubbliche e private da utilizzare come aree di ricovero della popolazione. Per quanto concerne laspetto alimentare si dovr garantire un costante flusso di derrate alimentari, il loro stoccaggio e la distribuzione alla popolazione assistita. Si dovranno anche censire a livello nazionale e locale le varie aziende di produzione e/o distribuzione alimentare. 14 - COORDINAMENTO CENTRI OPERATIVI Il coordinatore della Sala Operativa che gestisce le 14 funzioni di supporto, sar anche responsabile di questa funzione in quanto dovr conoscere le operativit degli altri centri operativi dislocati sul territorio al fine di garantire nellarea dellemergenza il massimo coordinamento delle operazioni di soccorso razionalizzando risorse di uomini e materiali. Con lattivazione delle 14 funzioni di supporto tramite i loro singoli responsabili , si raggiungono due distinti obiettivi: si individuano a priori i responsabili delle singole funzioni da impiegare in emergenza e in tempo di pace, si garantisce il continuo aggiornamento del piano di emergenza con lattivit degli stessi responsabili. I responsabili delle 14 funzioni di supporto avranno quindi la possibilit di tenere sempre efficiente il piano di emergenza. Questo consente di avere sempre nella propria sala operativa esperti che gi si conoscono e lavorano per il Piano di emergenza. Ci porter a una maggiore efficacia operativa fra le componenti e le strutture operative (amministrazioni locali, volontariato, FF.AA, Vigili del Fuoco, etc.). Il responsabile della funzione 14 assumer anche il ruolo di coordinatore della Sala Operativa. Il Centro Operativo Misto (COM) una struttura operativa decentrata il cui responsabile dipende dal Centro Coordinamento Soccorsi vi partecipano i rappresentanti dei comuni e delle strutture operative. I compiti del COM sono quelli di favorire il coordinamento dei servizi di emergenza organizzati a livello provinciale con gli interventi dei sindaci appartenenti al COM stesso. Lubicazione del COM deve essere baricentrica rispetto ai comuni coordinati e localizzata in locali non vulnerabili. Le funzioni di supporto da attuare nel COM non sono obbligatoriamente 14 ma inviduate in base al tipo e alle caratteristiche dellemergenza presente o in corso. C.2 Attivazioni in emergenza Esse rappresentano le immediate predisposizioni che dovranno essere attivate dal centro coordinamento soccorsi. C.2.1 Reperibilit dei componenti il CCS Alla segnalazione di possibili pericoli o di eventi calamitosi in atto si dovranno attuare le procedure previste dal piano di emergenza dislocando immediatamente sul territorio i funzionari addetti alla gestione dei COM.
C.2.2 Reperibilit dei funzionari della Sala Operativa La Sala Operativa composta dai responsabili delle 14 funzioni di supporto i quali saranno convocati e prenderanno posizione nei locali predisposti. C.2.3 Delimitazione delle aree a rischio Tale operazione avviene tramite listituzione di posti di blocco, denominati cancelli, sulle reti di viabilit, ed hanno lo scopo di regolamentare la circolazione in entrata ed in uscita dallarea a rischio. La predisposizione dei cancelli dovr essere attuata in corrispondenza dei nodi viari onde favorire manovre e deviazioni. C.2.4 Aree di ammassamento dei soccorritori nelle Provincie Le aree di ammassamento dei soccorritori devono essere preventivamente individuate dalle Autorit competenti (Regione, Provincie, Comuni) al fine di garantire un razionale impiego nelle zone di operazione dei soccorritori. Esse rappresentano il primo orientamento e contatto dei soccorritori con la zona colpita dallevento. Tali aree debbono essere ubicate nelle vicinanze dei caselli autostradali o comunque facilmente raggiungibili per strade agevoli anche a mezzi di grande dimensioni; possibilmente lontano dai centri abitati a rischio.
Lorganizzazione di base per rendere efficaci e vitali tutte e tre le parti di un Piano (parte generale, lineamenti e modello di intervento) passa attraverso lattuazione delle funzioni di supporto. Le funzioni di supporto, allinterno di un Piano di emergenza, sono lorganizzazione delle risposte che occorre dare alle diverse esigenze presenti in qualsiasi tipo di evento calamitoso. Ogni funzione, rispetto alle altre, acquister un rilevo differente a seconda degli effetti causati dal singolo evento calamitoso. La differenziazione della risposta sar tanto pi efficace quanto pi il sistema del Piano sar flessibile. Attraverso lattivazione delle funzioni di supporto si conseguono quattro distinti obiettivi: 1 obiettivo Si individuano i responsabili per ogni funzione ed il loro coordinatore 2 obiettivo I singoli responsabili mantengono vivo, e quindi efficace, il Piano attraverso il quotidiano aggiornamento dei dati e delle procedure relative alla propria funzione di supporto. 3 obiettivo In caso di emergenza i singoli responsabili di funzione assumono la veste di operatori specializzati nellambito della propria funzione di supporto. 4 obiettivo Si struttura la Sala Operativa a seconda del numero di funzioni di supporto attivate.
PIANIFICAZIONE PROVINCIALE DI EMERGENZA LE FUNZIONI DI SUPPORTO
GRUPPI DI RICERCA SCIENTIFICA (CNR) Istituto Nazionale di Geofisica - REGIONI DIPARTIMENTO PC SERVIZI TECNICI NAZIONALI
ENEL - SNAM - GAS ACQUEDOTTO - AZIENDE MUNICIPALIZZATE SISTEMA BANCARIO DISTRIBUZIONE CARBURANTE - ATTIVITA' SCOLASTICA
2 - SANITA' ASSISTENZA SOCIALE E VETERINARIA
MINISTERO SANIT REGIONE/AA.SS.LL C.R.I. - VOLONTARIATO SOCIO-SANITARIO
ATTIVIT PRODUTTIVE (IND., ART., COMM.) OPERE PUBBLICHE - BENI CULTURALI INFRASTRUTTURE PRIVATI
RAI - EMITTENTI TV/RADIO PRIVATE: NAZIONALI E LOCALI STAMPA
10 - STRUTTURE OPERATIVE (S.a.R.)
DIPARTIMENTO PC - VV.F. - FORZE ARMATE - C.R.I. C.C. - G.D.F. - FORESTALE - CAPITANERIE DI PORTO - P.S. - VOLONTARIATO CNSA (CAI)
DIPARTIMENTO PC ASSOCIAZIONI LOCALI, PROVINCIALI, REGIONALI, NAZIONALI
REGIONI - PROVINCIE COMUNI - COMUNIT MONTANE
C.A.P.I. - MINISTERO DELL'INTERNO - SIST. MERCURIO - FF. AA. C.R.I. - AZIENDE PUBBLICHE E PRIVATE VOLONTARIATO
6 - TRASPORTI E CIRCOLAZIONE VIABILITA'
FF.SS. - TRASPORTO GOMMATO, MARITTIMO, AEREO - ANAS - SOC. AUTOSTRADE PROVINCIE - COMUNI ACI
MINISTERO INTERNO C.R.I. - VOLONTARIATO REGIONI - PROVINCIE COMUNI
7TELECOMUNICAZIONI
ENTE POSTE - MINISERO DELLE TELECOMUNICAZIONE ACCONTO DI TELECOMUNICAZIONI
COLLEGAMENTO CON I CENTRI OPERATIVI MISTI GESTIONE DELLE RISORSE - INFORMATICA
(eventi calamitosi di cui allart. 2, comma 1, lettera a, della legge 225/92) Il Comune pu dotarsi o meno di una struttura comunale di protezione civile e di un piano comunale di emergenza. Tale scelta sicuramente discrezionale, ma comunque non arbitraria e la mancata organizzazione di una seppur minima struttura di protezione civile deve essere fondata sulla motivazione della assoluta mancanza di tale necessit. Il Piano Comunale di emergenza si articola in: A - Parte generale B - Lineamenti della Pianificazione C - Modello di intervento A - Parte generale A.1 - Dati di base A.2 - Scenario degli eventi attesi A.3 - Indicatori di evento e risposte del Sistema Comunale di protezione civile A.1 Dati di base Cartografia: carta di delimitazione del territorio, provinciale e comunale, scala 1:200.000 o 1:150.000; carta idrografica, scala 1:100.000; carta delluso del suolo comunale e provinciale, scala 1:50.000 carta del bacino idrografico con lubicazione degli invasi e gli strumenti di misura (pluviometri e idrometri), scala 1:150.000 o 1:200.000; carta geologica, scala 1:100.000; carta geomorfologica, scala 1:25.000; carta della rete viaria e ferroviaria, dei porti, aeroporti ed eliporti, scala 1:25.000; cartografia delle attivit produttive (industriali, artigianali, agricole, turistiche); cartografia della pericolosit dei vari eventi nel territorio comunale; cartografia del rischio sul territorio comunale. Popolazione:
numero abitanti del comune e nuclei familiari; carta densit della popolazione comunale. A.2 Scenari degli eventi attesi Lo scenario si ricava dai programmi di previsione e prevenzione realizzati dai Gruppi Nazionali e di Ricerca dei Servizi Tecnici Nazionali delle Provincie e delle Regioni. A.2.1 Rischio idrogeologico: Alluvioni cartografia delle aree inondabili; stima della popolazione coinvolta nelle aree inondabili; stima delle attivit produttive coinvolte nelle aree inondabili; quantificazione delle infrastrutture pubbliche e private coinvolte nelle aree inondabili; indicatori di evento (reti di monitoraggio).
Frane cartografia degli abitati instabili; stima della popolazione nellarea instabile; quantificazione delle infrastrutture pubbliche e private nellarea instabile; indicatori di evento (reti di monitoraggio). Dighe tipi di crollo (sifonamento, tracimazione); onda di sommersione (da crollo e/o manovra degli scarichi di fondo); quantificazione delle infrastrutture pubbliche e private ubicate nellareacoinvolta dallipotetica onda di sommersione; indicatori di evento (reti di monitoraggio). A.2.2 Rischio sismico: carta della pericolosit sismica; rilevamento della vulnerabilit (edifici pubblici e privati); stima dellesposizione delle infrastrutture e dei servizi essenziali alla comunit; censimento della popolazione coinvolta dallevento atteso; classificazione sismica del comune. A.2.3 Rischio industriale: censimento delle industrie soggette a notifica e dichiarazione; specificazione dei cicli produttivi degli impianti industriali; calcolo delle sostanze in deposito e in lavorazione; censimento della popolazione nellarea interessata dallevento; calcolo dellarea dimpatto esterna alle industrie. A.2.4 Rischio vulcanico: serie storiche degli eventi vulcanici; censimento della popolazione nellarea interessata dallevento; mappe di pericolosit; rilevamento della vulnerabilit con riguardo anche allesposizione delle infrastrutture e dei servizi pubblici essenziali;
indicatori di evento (reti di monitoraggio). A.2.5 Rischio di incendio boschivo: Carta delluso del suolo (estensione del patrimonio boschivo); Carta climatica del territorio; Carta degli incendi storici; Carta degli approvvigionamenti idrici. A.3 Aree di emergenza cartografia delle aree per lammassamento dei soccorritori e delle risorse, scala 1:10.000; cartografia delle aree utilizzabili per il ricovero della popolazione (attendamenti, roulottopoli e containeropoli), scala 1:10.000; cartografia delle aree di attesa per la popolazione, scala 1:10.000 e 1:5.000 cartografia degli edifici strategici e loro eventuale rilevamento della vulnerabilit, scala 1:5.000 o 1:10.000; A.4 Indicatori di evento e risposte del Sistema Comunale di protezione civile Gli eventi si dividono in eventi prevedibili (vulcanico, idrogeologico) e non prevedibili (terremoto, rischio chimico industriale, incendi boschivi). Qualora in una porzione di territorio comunale si riscontrino eventi prevedibili in un arco di tempo determinato, sar fondamentale collegare ad ogni allarme una risposta graduale del sistema comunale di protezione civile coordinata dal Sindaco. Sar quindi prioritario da parte del Sindaco tramite il proprio Centro operativo (composto dai responsabili delle funzioni di supporto comunali) organizzare la prima risposta operativa di protezione civile, mantenendo un costante collegamento con tutti gli enti preposti al monitoraggio per gli eventi attesi nel proprio territorio. Con questo collegamento il Sindaco potr predisporre in tempo reale tutte le attivazioni operative comunali in base al livello di allarme dato per levento. B - Lineamenti della Pianificazione I lineamenti sono gli obiettivi che il Sindaco, in qualit di Autorit di protezione civile, deve conseguire per garantire la prima risposta ordinata degli interventi (art.15 L.225/92) B.1 - Coordinamento operativo comunale Il Sindaco Autorit comunale di protezione civile (art. 15, comma 3, L. 225/92). Al verificarsi dellemergenza assume la direzione ed il coordinamento dei servizi di soccorso in ambito comunale e ne d comunicazione al Prefetto al Presidente della Giunta Regionale e al Presidente della Provincia. Il Sindaco per lespletamento delle proprie funzioni deve avvalersi di un Centro Operativo Comunale (COC). B.2 - Salvaguardia della popolazione Il Sindaco quale Autorit di protezione civile Ente esponenziale degli interessi della collettivit che rappresenta. Di conseguenza ha il compito prioritario della salvaguardia della popolazione e la tutela del proprio territorio. Le misure di salvaguardia alla popolazione per gli eventi prevedibili sono finalizzate allallontanamento della popolazione dalla zona di pericolo; particolare riguardo deve essere dato alle persone con ridotta autonomia (anziani, disabili, bambini). Dovranno essere attuati piani particolareggiati per lassistenza alla popolazione (aree di accoglienza, etc.) Per gli eventi che non possono essere preannunciati sar di fondamentale importanza organizzare il
primo soccorso sanitario entro poche ore dallevento. B.3 - Rapporti con le istituzioni locali per la continuit amministrativa e supporto allattivit di emergenza Uno dei compiti prioritari del Sindaco quello di mantenere la continuit amministrativa del proprio Comune (anagrafe, ufficio tecnico, etc.) provvedendo, con immediatezza, ad assicurare i collegamenti con la Regione, la Prefettura, la Provincia, la Comunit Montana. Ogni Amministrazione, nellambito delle rispettive competenze previste dalla Legge, dovr supportare il Sindaco nellattivit di emergenza. B.4 - Informazione alla popolazione E fondamentale che il cittadino delle zone direttamente o indirettamente interessate allevento conosca preventivamente: caratteristiche scientifiche essenziali di base del rischio che insiste sul proprio territorio; le predisposizioni del piano di emergenza nellarea in cui risiede; come comportarsi, prima, durante e dopo levento; con quale mezzo ed in quale modo verranno diffuse informazioni ed allarmi. B.5 - Salvaguardia del sistema produttivo locale Questo intervento di protezione civile si pu effettuare o nel periodo immediatamente precedente al manifestarsi dellevento (eventi prevedibili), attuando piani di messa in sicurezza dei mezzi di produzione e dei relativi prodotti stoccati, oppure immediatamente dopo che levento abbia provocato danni (eventi imprevedibili) alle persone e alle cose; in questo caso si dovr prevedere il ripristino dellattivit produttiva e commerciale nellarea colpita attuando interventi mirati per raggiungere tale obiettivo nel pi breve tempo possibile. La concorrenza delle aziende produttive nel mercato nazionale e internazionale non permette che la sospensione della produzione sia superiore ad alcune decine di giorni. B.6 - Ripristino della viabilit e dei trasporti Durante il periodo della prima emergenza si dovranno gi prevedere interventi per la riattivazione dei trasporti terrestri, aerei, marittimi, fluviali; del trasporto delle materie prime e di quelle strategiche; lottimizzazione dei flussi di traffico lungo le vie di fuga e laccesso dei mezzi di soccorso nellarea colpita. B.7 - Funzionalit delle telecomunicazioni La riattivazione delle telecomunicazioni dovr essere immediatamente garantita per gli uffici pubblici e per i centri operativi dislocati nellarea colpita attraverso limpiego necessario di ogni mezzo o sistema TLC. Si dovr mantenere la funzionalit delle reti radio delle varie strutture operative per garantire i collegamenti fra i vari centri operativi e al tempo stesso per diramare comunicati, allarmi, etc. In ogni piano sar prevista, per questo specifico settore, una singola funzione di supporto la quale garantisce il coordinamento di tutte le risorse e gli interventi mirati per ridare piena funzionalit alle telecomunicazioni. B.8 - Funzionalit dei servizi essenziali La messa in sicurezza delle reti erogatrici dei servizi essenziali dovr essere assicurata, al verificarsi di eventi prevedibili, mediante lutilizzo di personale addetto secondo specifici piani particolareggiati elaborati da ciascun ente competente. La verifica ed il ripristino della funzionalit delle reti, dovr prevedere limpiego degli addetti agli impianti di erogazione ed alle linee e/o utenze in modo comunque coordinato, prevedendo per tale settore una specifica funzione di supporto, al fine di garantire le massime condizioni di sicurezza.
B.9 - Censimento e salvaguardia dei Beni Culturali Nel confermare che il preminente scopo del piano di emergenza quello di mettere in salvo la popolazione e garantire con ogni mezzo il mantenimento del livello di vita civile, messo in crisi da una situazione di grandi disagi fisici e psicologici, comunque da considerare fondamentale la salvaguardia dei beni culturali ubicati nelle zone a rischio. Si dovranno perci organizzare specifici interventi per il censimento e la tutela dei beni culturali, predisponendo specifiche squadre di tecnici per la messa in sicurezza dei reperti, o altri beni artistici, in aree sicure. B.10 - Modulistica per il censimento dei danni a persone e cose La modulistica allegata al piano funzionale al ruolo di coordinamento e indirizzo che il Sindaco chiamato a svolgere in caso di emergenza. La raccolta dei dati, prevista da tale modulistica, suddivisa secondo le funzioni comunali previste per la costituzione di un Centro operativo Comunale. Con questa modulistica unificata possibile razionalizzare la raccolta dei dati che risultano omogenei e di facile interpretazione. B.11 - Relazione giornaliera dellintervento. La relazione sar compilata dal Sindaco e dovr contenere le sintesi delle attivit giornaliere, ricavando i dati dalla modulistica di cui al punto precedente. Si dovranno anche riassumere i dati dei giorni precedenti e si indicheranno anche, attraverso i mass media locali, tutte le disposizioni che la popolazione dovr adottare. I giornalisti verranno costantemente aggiornati con una conferenza stampa quotidiana. Durante la giornata si dovranno inoltre organizzare, per i giornalisti, supporti logistici per la realizzazione di servizi di informazione nelle zone di operazione. B.12 - Struttura dinamica del piano: aggiornamento dello scenario, delle procedure ed esercitazioni Il continuo mutamento dellassetto urbanistico del territorio, la crescita delle organizzazioni di volontariato, il rinnovamento tecnologico delle strutture operative e le nuove disposizioni amministrative comportano un continuo aggiornamento del piano, sia per lo scenario dellevento atteso che per le procedure. Le esercitazioni rivestono quindi un ruolo fondamentale al fine di verificare la reale efficacia del piano di emergenza. Esse devono essere svolte periodicamente a tutti i livelli secondo le competenze attribuite alle singole strutture operative previste dal piano di emergenza; sar quindi necessario ottimizzare linguaggi e procedure e rodare il piano di emergenza comunale, redatto su uno specifico scenario di un evento atteso, in una determinata porzione di territorio. Per far assumere al piano stesso sempre pi le caratteristiche di un documento vissuto e continuamente aggiornato, sar fondamentale organizzare le esercitazionisecondo diverse tipologie: esercitazioni senza preavviso per le strutture operative previste nel piano; esercitazioni congiunte tra le strutture operative e la popolazione interessata allevento atteso (la popolazione deve conoscere e provare attraverso le esercitazioni tutte le azioni da compiere in caso di calamit); esercitazione periodiche del solo sistema di comando e controllo, anche queste senza preavviso, per una puntuale verifica della reperibilit dei singoli responsabili delle funzioni di supporto e dellefficienza dei collegamenti. Ad una esercitazione a livello comunale devono partecipare tutte le strutture operanti sul territorio coordinate dal Sindaco. La popolazione, qualora non coinvolta direttamente, deve essere informata dello svolgimento dellesercitazione. C - Modello di intervento
Rappresenta il Coordinamento di tutti di Centri Operativi (DICOMAC, CCS, COM, COC) dislocati sul territorio C.1 Sistema di comando e controllo Il Sindaco per assicurare nellambito del proprio territorio comunale la direzione ed il coordinamento dei servizi di soccorso e di assistenza alla popolazione colpita, provvede ad organizzare gli interventi necessari dandone immediata comunicazione al Prefetto, Presidente della Giunta Regionale e il Presidente della Giunta Provinciale che lo supporteranno nelle forme e nei modi secondo quanto previsto dalla norma. C.1.1 Centro Operativo Comunale (COC) (Simbologia: o) Il Sindaco, in qualit di Autorit comunale di protezione civile, al verificarsi dellemergenza, nellambito del territorio comunale, si avvale del Centro Operativo Comunale per la direzione ed il coordinamento dei servizi di soccorso e di assistenza alla popolazione colpita. Il Centro Operativo Comunale dovr essere ubicato in un edificio non vulnerabile ed in unarea di facile accesso. La struttura del Centro Operativo Comunale si configura secondo nove funzioni di supporto: Tecnica e di Pianificazione Sanit, Assistenza Sociale e Veterinaria Volontariato Materiali e mezzi Servizi essenziali e attivit scolastica Censimento danni a persone e cose Strutture operative locali Telecomunicazioni Assistenza alla popolazione Ogni singola funzione avr un proprio responsabile che in, tempo di pace, aggiorner i dati relativi alla propria funzione e, in caso di emergenza, nellambito del territorio comunale, affiancher il Sindaco nelle operazioni di soccorso.
PIANIFICAZIONE COMUNALE DI EMERGENZA LE FUNZIONI DI SUPPORTO
TECNICI COMUNALI, PROVINCIALI, REGIONALI COMUNITA' MONTANE RESPONSABILI DELLE RETI DI MONITORIAGGIO LOCALI - UNITA' OPERATIVE DEI GRUPPI NAZIONALI - UFFICI PERIFERICI DEI SERVIZI TECNICI NAZIONALI TECNICI O PROFESSIONISTI LOCALI
SANITA' - ASSISTENZA SOCIALE E VETERINARIA
AA.SS.LL - C.R.I. VOLONTARIATO SOCIOSANITARIO
AZIENDE PUBBLICHE E PRIVATE - VOLONTARIATO C.R.I. - RISORSE DELL'AMMINISTRAZIONE LOCALE
ENEL - SNAM - GAS ACQUEDOTTO SMALTIMENTO RIFIUTI AZIENDE MUNICIPALIZZATE - DITTE DI DISTRIBUZIONE CARBURANTE PROVVEDITORATO AGLI STUDI
STRUTTURE OPERATIVE LOCALI VIABILITA'
VIGILI URBANI VOLONTARIATO - FORZE DI POLIZIA MUNICIPALE VV.F.
TECNICO SCIENTIFICA, PIANIFICAZIONE Il referente sar il rappresentante del Servizio Tecnico del comune, prescelto gi in fase di pianificazione; dovr mantenere e coordinare tutti i rapporti tra le varie componenti scientifiche e tecniche. SANIT, ASSISTENZA SOCIALE E VETERINARIA Saranno presenti i responsabili della Sanit locale, le Organizzazioni di volontariato che operano nel settore sanitario. Il referente sar il rappresentante del Servizio Sanitario Locale. VOLONTARIATO I compiti delle organizzazioni di volontariato, in emergenza, vengono individuati nei piani di protezione civile in relazione alla tipologia del rischio da affrontare, alla natura ed alla tipologia delle attivit esplicate dallorganizzazione e dai mezzi a disposizione. Pertanto nel centro operativo, prender posto il coordinatore indicato nel piano di protezione civile. Il coordinatore provveder, in tempo di pace, ad organizzare esercitazioni congiunte con le altre forze preposte allemergenza al fine di verificare le capacit organizzative ed operative delle organizzazioni. MATERIALI E MEZZI La funzione di supporto in questione essenziale e primaria per fronteggiare una emergenza di qualunque tipo. Questa funzione, attraverso il censimento dei materiali e mezzi comunque disponibili e normalmente appartenenti ad enti locali, volontariato etc. deve avere un quadro costantemente aggiornato delle risorse disponibili. Per ogni risorsa si deve prevedere il tipo di trasporto ed il tempo di arrivo nellarea dellintervento. Nel caso in cui la richiesta di materiali e/o mezzi non possa essere fronteggiata a livello locale, il Sindaco rivolger richiesta al Prefetto competente. SERVIZI ESSENZIALI E ATTIVIT SCOLASTICA A questa funzione prenderanno parte i rappresentanti di tutti i servizi essenziali erogati sul territorio coinvolto. Mediante i Compartimenti Territoriali deve essere mantenuta costantemente aggiornata la situazione circa lefficienza e gli interventi sulla rete. Lutilizzazione del personale addetto al ripristino delle linee e/o delle utenze comunque diretta dal rappresentante dellEnte di gestione nel Centro operativo. Tutte queste attivit devono essere coordinate da un unico funzionario comunale. CENSIMENTO DANNI A PERSONE E COSE Il censimento dei danni a persone e cose riveste particolare importanza al fine di fotografare la situazione determinatasi a seguito dellevento calamitoso e per stabilire gli interventi demergenza. Il responsabile della funzione, al verificarsi dellevento calamitoso, dovr effettuare un censimento dei danni riferito a: persone edifici pubblici edifici privati impianti industriali servizi essenziali attivit produttive
opere di interesse culturale infrastrutture pubbliche agricoltura e zootecnia Per il censimento di quanto descritto il coordinatore di questa funzione si avvarr di funzionari dellUfficio Tecnico del Comune o del Genio Civile regionale e di esperti del settore sanitario, industriale e commerciale. E altres ipotizzabile limpiego di squadre miste di tecnici dei vari Enti per le verifiche speditive di stabilit che dovranno essere effettuate in tempi necessariamente ristretti. STRUTTURE OPERATIVE LOCALI Il responsabile della funzione dovr coordinare le varie componenti locali istituzionalmente preposte alla viabilit. In particolaresi dovranno regolamentare localmente i trasporti, la circolazione inibendo il traffico nelle aree a rischio, indirizzando e regolando gli afflussi dei soccorsi. TELECOMUNICAZIONI Il coordinatore di questa funzione dovr, di concerto con il responsabile territoriale della Telecom, con il responsabile provinciale P.T. con il rappresentante dellorganizzazione dei radioamatori presenti sul territorio, predisporre una rete di telecomunicazione non vulnerabile. ASSISTENZA ALLA POPOLAZIONE Per fronteggiare le esigenze della popolazione dovr presiedere questa funzione un funzionario dellEnte amministrativo locale in possesso di conoscenza e competenza in merito al patrimonio abitativo, alla ricettivit delle strutture turistiche (alberghi, campeggi etc.) ed alla ricerca e utilizzo di aree pubbliche e private da utilizzare come zone di attesa e/o ospitanti. Il funzionario dovr fornire un quadro delle disponibilit di alloggiamento e dialogare con le autorit preposte alla emanazione degli atti necessari per la messa a disposizione degli immobili o delle aree. Attraverso lattivazione delle funzioni comunali, nel centro operativo comunale, si raggiungono due distinti obiettivi: si individuano vari responsabili-delle funzioni in emergenza; si garantisce il continuo aggiornamento del piano tramite lattivit degli stessi responsabili-in tempo di pace. Tramite lattivit dei responsabili delle funzioni comunali si avr quindi la possibilit di tenere sempre efficiente il piano di emergenza che per la prima volta vede per ogni argomento (funzione) un unico responsabile sia in emergenza e non. Questo consente al Sindaco di avere nel Centro Operativo esperti che gi si conoscono e lavorano nel piano e quindi di raggiungere una miglior omogeneit fra i suoi componenti e le strutture operative altrimenti diversificati fra di loro per procedure interne, mentalit e cultura. C.2 Attivazioni in emergenza Rappresentano le immediate predisposizioni che dovranno essere attivate dal Sindaco e si articolano nella reperibilit dei 9 funzionari del Centro Operativo comunale; delimitazione delle aree a rischio; predisposizione delle aree di ammassamento dei soccorritori; allestimento delle aree di ricovero della popolazione. C.2.1 Reperibilit dei funzionari del Centro Operativo Comunale Il Centro Operativo del Comune composto dai responsabili delle 9 funzioni di supporto che saranno convocati e prenderanno posizione nei locali predisposti in aree sicure e facilmente accessibili.
C.2.2 Delimitazione delle aree a rischio Tale operazione avviene tramite listituzione di posti di blocco, denominati cancelli, sulle reti di viabilit che hanno lo scopo di regolamentare la circolazione in entrata ed in uscita nellarea a rischio. La predisposizione dei cancelli dovr essere attuata in corrispondenza dei nodi viari onde favorire manovre e deviazioni. ) C.2.3 Aree di ammassamento dei soccorritori (simboleggiare con colore giallo o: Le aree di ammassamento dei soccorritori devono essere preventivamente individuate dalle Autorit competenti (Regione, Provincie) al fine di garantire un razionale impiego nelle zone di operazione dei soccorritori. Esse rappresentano il primo orientamento e contatto dei soccorritori con il Comune. Tali aree debbono essere predisposte nelle vicinanze dei caselli autostradali o comunque facilmente raggiungibili anche con mezzi di grandi dimensioni; possibilmente lontano dai centri abitati e non soggette a rischio. C.2.4 Aree di ricovero della popolazione (simboleggiare con colore rosso o: ) Tali aree devono essere dimensionate per accogliere almeno, una tendopoli per 500 persone, facilmente collegabili con i servizi essenziali (luce, acqua, fognature, etc.) e non soggette a rischi incombenti. Queste aree dovranno essere preventivamente conosciute in quanto si configurano come spazi ove verranno installati i primi insediamenti abitativi di emergenza. C.2.5 Aree di attesa della popolazione (simboleggiare con colore verde o: ) Sono aree di prima accoglienza in piazze o luoghi aperti sicuri, ove la popolazione ricever le prime informazioni sullevento e i primi generi di conforti in attesa dellallestimento delle aree di ricovero con tende e roulottes.
Vitalit di un piano
Il Piano di emergenza non pu essere un documento che resta nel fondo di un cassetto, ma deve essere reso vivo individuando delle persone che lo aggiornano e lo attuano. Gli elementi per tenere vivo un Piano sono: 1 - Aggiornamento periodico 2 - Attuazione di esercitazioni 3 - Informazione alla popolazione Aggiornamento periodico Poich la Pianificazione di Emergenza risente fortemente della dinamicit dellassetto del territorio, sia dal punto di vista fisico che antropico, occorre tenere costantemente aggiornati i seguenti parametri: evoluzione dellassetto del territorio; aggiornamento delle tecnologie scientifiche per il monitoraggio; progresso della ricerca scientifica per laggiornamento dello scenario dellevento massimo atteso. Attuazione di esercitazioni Lesercitazione il mezzo, fondamentale, per tenere aggiornate sia le conoscenze del territorio, che ladeguatezza delle risorse (uomini e mezzi) e per verificare il modello di intervento. Gli elementi indispensabili per lorganizzazione di una esercitazione sono: 1- Premessa 2- Scopi 3- Tema (scenario) 4- Obiettivi 5- Territorio 6- Direzione dellesercitazione 7- Partecipanti 8- Avvenimenti ipotizzati Come si organizza unesercitazione Le esercitazioni di PC, organizzate da Organi, Strutture e Componenti del SNPC possono essere di livello nazionale, regionale, provinciale, e comunale. Sono classificate in: A- Per posti comando B- Operative C- Dimostrative D- Miste A - Esercitazioni per posti comando e telecomunicazioni Quando coinvolgono unicamente gli organi direttivi e le reti di comunicazione B - Esercitazioni operative Quando coinvolgono solo le strutture operative con lobiettivo specifico di testarne la reattivit, o luso dei mezzi e delle attrezzature tecniche dintervento C - Esercitazioni dimostrative
Movimenti di uomini e mezzi con finalit insita nella denominazione D - Esercitazioni miste Quando sono coinvolti uomini e mezzi di Amministrazioni ed Enti diversi. Informazione alla popolazione La conoscenza del Piano da parte della popolazione lelemento fondamentale per rendere un Piano efficace. Linformazione alla popolazione deve essere caratterizzata da uno stretto rapporto tra conoscenzacoscienza-autodifesa: conoscenza intesa come adeguata informazione scientifica dellevento mediante luso corretto dei mass media; coscienza: presa datto della propria situazione di convivenza in una situazione di possibile rischio presente in un determinato territorio; autodifesa: adozione di comportamenti corretti in situazioni estreme.
E possibile verificare se un Piano realmente efficace in ogni sua parte rispondendo ai 10 i quesiti tecnico-organizzativi posti da Luis Theodore, Joseph P. Reynolds e Francis B. Taylor.. I 10 quesiti possono anche essere utilizzati come continua verifica durante la stesura e lutilizzo del Piano di emergenza 1 - Il Piano copre tutte le emergenze che si possono realisticamente verificare o solo quelle che , per motivi di opportunit, sono state considerate possibili dai redattori del Piano? 2 - Il Piano mai stato rodato da una esercitazione seria e cio improvvisa o il tutto si risolto in uno show realizzato ad uso dei mass-media? 3 - il Piano conosciuto dalla popolazione, da tutti i funzionari che saranno coinvolti, dai massmedia, o serve solo a riempire il fondo di qualche cassetto? 4 - E previsto nel piano un responsabile ufficiale dellinformazione, oppure, durante lemergenza, ogni funzionario si sentir autorizzato a dire la sua? 5 - Il Piano si basa su strutture e mezzi che gi esistono o si basa su strutture e mezzi che si prevede che, saranno odovranno? 6 - Il Piano indica chiaramente chi comanda (e su chi) durante la gestione dellemergenza, o rimanda ad ineffabili coordinamenti? 7 - Il Piano prevede una catena di comando in caso di indisponibilit del responsabile? 8 - Esiste qualche autorit pubblica che ha ritenuto valido il piano di emergenza e che quindi pagher di persona qualora il piano approvato si rivelasse inefficace? 9 - Il Piano stato accettato (e quindi controfirmato) dai responsabili delle strutture operative che dovranno intervenire durante lemergenza, oppure essi si riterranno svincolati da ogni impegno durante una vera emergenza? 10 - Da quanto tempo il Piano stato aggiornato?
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