Source: http://www.dossier.net/guida/forum/quesiti/083b.htm
Timestamp: 2017-12-11 05:48:15+00:00
Document Index: 100077547

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 60', 'art. 3', 'art. 26', 'art. 2', 'art. 58', 'art. 11', 'art. 59']

Forum Ici - Risposte quesiti imposta comunale immobili - Pagina 083b
Si può procedere alla vendita dell'immobile ereditato anche se non è stata pagata l'Ici
Quesito inviato da Felix in data 30 ottobre 2002
Se un erede non paga la sua parte dell'ICI dovuta sugli immobili ereditati, in quale sanzione incorre? E gli altri eredi stanno in regola se hanno pagato la loro quota? Si può procedere alla vendita di un immobile in queste condizioni?
Risposta inviata da Fausto (redazione Dossier.Net) in data 3 novembre 2002
L'erede che non rinuncia all'eredità e non paga la sua parte di imposta sarà obbligato a versare il tributo evaso unitamente alla sanzione ed agli interessi moratori.
Gli altri eredi che hanno pagato la loro quota di imposta sono perfettamente in regola, poiché ai fini Ici non è prevista la responsabilità solidale quando il presupposto impositivo si verifica unitariamente nei confronti di più soggetti o eredi, e neppure tra chi acquista un immobile e chi lo vende (si veda l'art. 19 del D.Lgs. n.46 del 1999).
Nel caso di specie, quindi, si può benissimo procedere alla vendita dell'immobile ereditato.
Validità notifica avviso di accertamento ICI
1° Quesito inviato da Giorgio in data 21 ottobre 2002
Il comune, in cui è sita un'abitazione di mia proprietà, mi ha notificato un avviso di accertamento ICI per omessa dichiarazione relativa all'anno 1995. La notifica è stata fatta mediante deposito della copia del suddetto avviso nella casa comunale (albo del Comune) per il periodo dal 21/12/2001 al 29/12/2001, in quanto irreperibile (Art. 60 lett. e D.P.R. 29/09/1973 n. 600). Premetto che vivo all'estero. Successivamente, a mezzo racccomandata AR spedita in data 07/10/2002, ricevo la notifica con l'avviso di pagamento. Qual è la data di notifica valida?
1a Risposta inviata da Fausto (redazione Dossier.Net) in data 24 ottobre 2002
A mio avviso, il comportamento del Comune non sembra corretto, in quanto la notificazione degli avvisi e degli altri atti che per legge devono essere portati a conoscenza del contribuente si effettua con le modalità stabilite dall'art. 60, lettera e), del D.p.r. 29 settembre 1973, n. 600, "quando nel Comune nel quale deve eseguirsi la notificazione non vi è abitazione, ufficio o azienda del contribuente".
Nel caso specifico, invece, il contribuente possiede nel territorio del Comune una propria abitazione e l'Ufficio tributi è in grado di conoscere, attraverso l'anagrafe degli italiani residenti all'estero (Aire), l'Ufficio elettorale, il concessionario della riscossione, ecc., il domicilio fiscale del soggetto passivo di imposta, tant'è che il 7 ottobre 2002 gli spedisce l'avviso di pagamento a mezzo di raccomandata a.r., regolarmente ricevuta. In questo caso, l'ente ha giustamente applicato il principio, contemplato nel comma 4 dell'art. 3 del Decreto Legge n. 261 del 1990 (convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 331 del 1990) e nel primo comma del novellato art. 26 del D.p.r. n. 602 del 29 settembre 1973.
A mio parere, la notifica valida è quindi quella inviata a lei il 7 ottobre 2002, che non risulta tempestiva. Pertanto, lei sarebbe legittimato ed eccepire la decadenza dell'atto impositivo riguardante l'omessa dichiarazione Ici relativa all'anno 1995, perché notificato oltre il 31 dicembre 2001, e a chiedere all'Ufficio tributi l'annullamento del provvedimento mediante l'adozione dell'istituto di autotutela.
2° Quesito inviato da Giorgio in data 25 ottobre 2002
Grazie Fausto per la tua sollecita risposta al mio quesito "Validità notifica avviso di accertamento ICI", ma leggendo la Circolare n. 16 del 27/01/2000 emanata dal Ministero delle Finanze - Dipartimento delle Entrate -, mi è venuto qualche dubbio sull'effettiva validità della data 07/10/2002. Cosa ne pensi?
2a Risposta inviata da Fausto (redazione Dossier.Net) in data 27 ottobre 2002
Rimango sempre dell'avviso che il comportamento del Comune non è da ritenersi corretto, anche alla luce della citata circolare ministeriale n. 16 del 27 gennaio 2000. Il Comune impositore, infatti, era ben a conoscenza della residenza all'estero del contribuente e del suo recapito e, quindi, avrebbe dovuto portare ad effettiva conoscenza dell'interessato l'avviso di accertamento Ici entro i termini di decadenza del 31 dicembre 2001 e non dopo quasi dieci mesi.
Inoltre, giova ricordare che le interpretazioni ministeriali diramate con circolari, note o risoluzioni non costituiscono fonte di diritto e non sono vincolanti per i contribuenti e i giudici. Esse non innovano l'ordinamento giuridico ed hanno "una mera finalità di supporto e di consulenza per gli enti locali", come ha avuto modo di affermare lo stesso ministero delle Finanze.
Terreno da destinare a pertinenze di fabbricati
1° Quesito inviato da Bruno in data 20 ottobre 2002
Premetto che sono socio di una Cooperativa edificatrice composta da 12 soci. Nel 1969 abbiamo costruito tre fabbricati per coplessivi 12 alloggi subito assegnati ai soci. Per dette costruzioni abbiamo anche ottenuto un finanziamento dallo Stato e che detto contributo in conto interessi ( trentacinquennale ) non è ancora esaurito. I tre fabbricati insistono su un lotto di terreno di 3.700 mq. e accatastati all'urbano. Al momento della costruzione il Comune non era dotato di Piano regolatore e pertanto, essendo fuori dal perimetro urbanizzato, i fabbricati sono stati costruiti in zona agricola classificata E . Naturalmente con tutte le autorizzazioni necessarie, anche della Sovrintendenza ai monumenti in quanto ricadenti in zona collinare, quindi tutelata. Ci siamo dovuti accollare le spese per la costruzione di 150 m. di strada, luce e acquedotto. Successivamente, abbiamo acquistato altro terreno (due distinte particelle per complessivi mq.2.490 separatamente accatastati), da destinare a pertinenze dei fabbricati, in quanto 12 famiglie avevano 20 ragazzi e quindi avevamo bisogno di più spazio. Nel 2001 il Comune ha adottato una variante alle zone agricole ed ha classificato i nostri lotti in B1. Pertanto, nei giorni scorsi, con lettera raccomandata, ci richiede il pagamento ICI per i due lotti per complessivi mq.2.490 da noi destinati a pertinenza dei fabbricati. Vengo a chiedere se detto pagamento è dovuto in quanto i terreni di pertinenza dovrebbero far parte dell'abitazione principale per la quale tutti i soci pagano regolarmente l'ICI. In secondo luogo, nelle zone B1 si può,in base alle norme, solo procedere alla demolizione e ricostruzione e, quindi, chiedo come può essere classificata area fabbricabile senza un indice di fabbricabilità? Concludo, facendo presente che nel regolamento ICI del nostro Comune non si fa alcun riferimento alle aree fabbricabili e vengono solo considerate le pertinenze degli edifici solo per quanto riguarda box, garages, tettoie, etc.
1a Risposta inviata da Fausto (redazione Dossier.Net) in data 25 ottobre 2002
2° Quesito inviato da Bruno in data 27 ottobre 2002
Ringrazio Fausto per la sollecita risposta al mio quesito, tuttavia devo di nuovo intervenire per chiarimenti. Esaudito il discorso delle pertinenze, stando così le cose, domando se esiste la possibilità per mettersi in condizione di non pagare l'ICI per il terreno. Ossia (per il futuro), se si procedesse ad accatastare i terreni assieme ai fabbricati, si potrebbe essere esentati dal pagamento, oppure ci può essere un'altra soluzione ? Inoltre, non ho trovato risposta alla classificazione in B 1. In queste zone si può solo demolire e ricostruire, quindi non c'è l'effettiva possibilità di costruire. Come si può pretendere il pagamento in base al valore del terreno, sin da ora, lo capirei al momento in cui presentassi un progetto per ottenere l'autorizzazione a demolire e ricostruire, ma in mancanza di questo il terreno rimane di pertinenza dei fabbricati e pertanto che previsione è ?
2a Risposta inviata da Fausto (redazione Dossier.Net) in data 29 ottobre 2002
La cancellazione dagli appositi elenchi comunali fa decadere dai benefici fiscali
Quesito inviato da Mario in data 27 novembre 2002
Un terreno agricolo, diventato edificable nel corso del 2002, viene ancora condotto da coltivatore diretto ora pensionato, ma con partita Iva e con unica attività la conduzione di questo terreno. Ai fini Ici, il proprietario del terreno puo' usufruire delle agevolazioni concesse agli imprenditori agricoli?
Risposta inviata da Fausto (redazione Dossier.Net) in data 29 novembre 2002
Per esplicita previsione dell'art. 2, comma 1, lettera b ) non sono considerate fabbricabili le aree utilizzate come terreni agricoli da parte di coltivatori diretti o di imprenditori agricoli che esplicano la loro attività a titolo principale. Si tratta di terreni sui quali, ancorché inseriti nel piano regolatore generale, persiste l'utilizzazione agro-silvo-pastorale mediante l'esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, alla funghicoltura e all'allevamento di animali.
In proposito, va ricordato che per effetto dell'art. 58, comma 2, del D.Lgs. n. 446/97 "si considerano coltivatori diretti od imprenditori agricoli a titolo principale le persone fisiche iscritte negli appositi elenchi comunali previsti dall'art. 11 della legge 9 gennaio 1963, n. 9, e soggette al corrispondente obbligo dell'assicurazione per invalidità, vecchiaia e malattia".
Nel caso prospettato, la cancellazione dai predetti elenchi fa decadere il contribuente dai benefici fiscali e, quindi, il terreno agricolo non perde la qualificazione di "area fabbricabile" e, come tale, è soggetto al tributo comunale.
Agevolazioni per abitazione concessa in uso gratuito a familiare
Quesito inviato da Brunella in data 10 dicembre 2002.
Una persona che condivideva con la madre l'appartamento usufruiva della detrazione per prima abitazione al 50%. Dal 1° luglio si è sposato e quindi non usufruisce più della detrazione. Come mi comporto per l'applicazione della detrazione, considerando che il comune applica la detrazione anche ad abitazioni date in uso gratuito ai familiari?
Risposta inviata da Alex (redazione dossier.net) in data 10 dicembre 2002.
Se il comune impositore ha adottato nel proprio regolamento la norma contenuta nell'art. 59 comma 1, lettera e), del D.lgs. n. 446/97, il figlio può continuare ad usufruire dell'aliquota ridotta e non della detrazione per la quota di proprietà dell'abitazione concessa in uso gratuito (comodato) alla madre.