Source: https://www.adrmedyapro.it/Massimario/detail/689
Timestamp: 2020-07-02 15:38:07+00:00
Document Index: 93582795

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 84', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 43', 'art. 5', 'art. 1321', 'art. 360', 'sentenza ']

Corte di Cassazione Dolmetta Aldo Angelo Casistica
La responabilità contrattuale della banca per avere questa pagato, quale istituto di credito negoziatore, un assegno non trasferibile a soggetto diverso dall'effettivo beneficiariodisciplina sugli assegni non può ritenersi che rientri nell'ambito dei «contratti bancari» presi in considerazione dalla norma dell'art. 5 comma 1 d.lgs. n. 28/2010 (nella versione introdotta dall'art. 84 comma 1 lett. b. decreto legge n. 69/2013, conv. nella legge n. 98/2013), e non rientra tra le materie soggette a mediazione obbligatoria. L'assegno rientra propriamente nel novero dei servizi di pagamento, secondo quanto previsto dall'art. 2 lett. g) d Igs. 27 gennaio 2010, n. 11, con disposizione che in sé stessa prescinde dal carattere «bancario» del soggetto che venga a prestare il relativo servizio. D'altronde, la stessa convenzione di assegno, se può anche trovarsi inserita nel corpo di «contratti bancari», mantiene pur sempre una sua propria autonomia, sia sotto il versante funzionale, che sotto quello strutturale.
T. A SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall'avvocato M S; - controricorrente -
1.- Nel luglio 2015 la s.p.a. T A. ha convenuto avanti al giudice di pace di Milano la Banca di credito cooperativo di N., chiedendo ne fosse accertata la responsabilità per avere questa pagato, quale banca negoziatrice, un assegno non trasferibile a soggetto diverso dall'effettivo beneficiario, con conseguente condanna a risarcire il danno patito. Con sentenza depositata nel settembre 2016, il giudice ha accolto la domanda attorea. La Banca ha allora interposto appello avanti al Tribunale di Milano. Che lo ha respinto con sentenza depositata in data 30 novembre 2017.
5.- Da ultimo, il Tribunale ha osservato che nessuna responsabilità poteva essere addebitata al traente dell'assegno, e attore nel primo grado, per non avere promosso iniziative nei confronti della Banca «in tempo utile per consentirle il recupero della provvista da parte del correntista prima che quest'ultimo chiudesse il proprio conto corrente». «Per la proposizione della domanda fondata sull'art. 43 legge assegni» - ha riscontrato la pronuncia -, non risulta prescritto alcun termine decadenziale. 6.- Avverso questo provvedimento propone ricorso la Banca, affidandosi a quattro motivi di cassazione. Resiste, con controricorso, T. Assicurazioni.
7.- Il controricorrente ha anche depositato memoria.
8.- Il primo motivo di ricorso assume, nell'intestazione, la violazione dell'art. 5, comma 1, d.lgs. n. 28/2010 in relazione all'art. 1321 cod. civ. e 43 legge ass.; nonché «omessa, insufficiente, errata e contraddittoria motivazione in relazione all'art. 360 nn. 3 e 4 cod. proc. civ.». Nella sostanza, il motivo contesta la decisione del Tribunale di respingere l'eccezione di improcedibilità della domanda attorea per mancato esperimento del tentativo di mediazione obbligatorio.
13.- Il motivo non merita di essere accolto. Nella sua prima parte, esso trascura che l'azione svolta da T. Assicurazione è (non contestatamente) un'azione risarcitoria e non già restitutoria. Quanto poi alla ritenuta diligenza professionale del comportamento tenuto dalla Banca nella fattispecie concreta di cui si discute, va osservato - al di là di ogni rilievo sui limiti strutturali, che sono propri del giudizio di legittimità - che le allegazioni formulate dal ricorrente non si confrontano con la ratio decidendi della sentenza impugnata, come per l'appunto basata sulla mancata produzione dell'originale cartolare.