Source: http://www.lexalimentaria.eu/diritto-alimentare-articoli-news/2014/11/28/contravvenzioni-alimentari-se-la-cassazione-prova-a-fare-ordine
Timestamp: 2017-08-20 13:29:26+00:00
Document Index: 50878483

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 440', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 5']

CONTRAVVENZIONI ALIMENTARI: SE LA CASSAZIONE PROVA A FARE ORDINE — Lex Alimentaria Studio Legale
La sentenza n. 15464/14 della terza sessione penale della Corte è stata anticipata nel suo nucleo essenziale (c.d. massima) in alcuni blog ed è presto divenuta oggetto di discussione. In breve la massima può essere formulata in questo modo: “[i]l reato di cui all’art. 5, lett. d), l. n. 283/1962 (Disciplina igienica degli alimenti) si configura solo allorché il prodotto si presenti oggettivamente insudiciato o infestato da parassiti ovvero alterato, senza che tali condizioni possano essere desunte dallo stato di conservazione dell’alimento, atteso che, trattandosi di reato di pericolo, per la cui integrazione è sufficiente il pericolo di danno per la salute pubblica, la presunzione di pericolosità non può farsi discendere dalla ulteriore presunzione che lo stato previsto alla citata lett. d) discenda dalle condizioni ambientali nelle quali l’alimento viene tenuto".
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E’ tradizionale l’affermazione che le prescrizioni penali della l. 283/1962 assicurino una protezione anticipata all'interesse del consumatore sicchè l’articolo 5 delinea reati di pericolo presunto o astratto, nel senso che la fattispecie - in termini di offensività del bene giuridico - non esige il verificarsi di un danno per la salute di consumatori né una concreta attitudine nociva dei prodotti.[3]
h) che contengano residui di prodotti, usati in agricoltura per la protezione delle piante e a difesa delle sostanze alimentari immagazzinate, tossici per l'uomo. Il Ministro per la sanità, con propria ordinanza, stabilisce per ciascun prodotto, autorizzato all'impiego per tali scopi, i limiti di tolleranza e l'intervallo per tali scopi, i limiti di tolleranza e l'intervallo minimo che deve intercorrere tra l'ultimo trattamento e la raccolta e, per le sostanze alimentari immagazzinate tra l'ultimo trattamento e l'immissione al consumo”.
Nella specifica materia del diritto penale alimentare, le fattispecie previste dalla legislazione speciale (e quindi i reati di cui alla L. n. 283/62 e quello recentemente introdotto ex art. 6 D.Lgs. n. 193/07) hanno natura contravvenzionale in quanto le violazioni dei divieti dell’articolo 5, L. n. 283/1962 sono punite, a meno che il fatto costituisca più grave reato (ad esempio il delitto di “adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari” dell’art. 440 c.p.), con la pena dell’arresto (fino ad un anno) o l’ammenda (da euro 309 a euro 30.987), salvi i casi di alimenti insudiciati/invasi da parassiti o comunque nocivi (art. 5, lett. d) o di alimenti con residui fitosanitari fuori soglia (art. 5, lett. h), cui si applica la pena dell'arresto da tre mesi ad un anno o dell'ammenda da euro 2.582 a euro 46.481.
Qualche elemento di maggiore interesse si rinviene, invece, con riferimento alla contravvenzione di cui alla lettera d) dell’art. 5 contestata in concorso col cattivo stato di conservazione. La Corte precisa che questo illecito penale richiede che l’alimento si presenti “oggettivamente insudiciato o infestato da parassiti, ovvero alterato, non essendo sufficiente la semplice esposizione della sostanza alimentare agli agenti atmosferici”. La Corte sottolinea che la prova dello insudiciamento o invasione di parassiti deve risultare in termini diretti essendo escluso “che tali condizioni possano essere desunte dalle condizioni di conservazione dell'alimento, atteso che, trattandosi di reato di pericolo, per la cui integrazione è sufficiente il pericolo di un danno per la salute pubblica, la presunzione di pericolosità non può farsi discendere dalla ulteriore presunzione che lo stato previsto alla citata lett. d) discenda dalle condizioni ambientali nelle quali l'alimento viene tenuto”.
Se tralasciamo precedenti decisioni sorprendenti, come la recente sentenza sulla frutta esposta sul ciglio della strada(Cass. n. 6108/2014), tuttavia, la Corte è stata più attenta e puntuale nell’esigere un accertamento rigoroso del fatto punito a titolo di cattivo stato di conservazione: in questi casi, infatti, se è vero che non è necessario accertare la sussistenza di un concreto danno per la salute o di un concreto deterioramento del prodotto, in quanto, trattandosi di reato di pericolo presunto, è sufficiente che le modalità di conservazione possano determinare il pericolo di un tale danno o di un tale deterioramento, “è però necessario accertare che le modalità di conservazione siano in concreto idonee a determinare un tale pericolo. In altri termini, se è sufficiente la presunzione del pericolo dell'alterazione, non può ritenersi sufficiente anche la mera presunzione della inidoneità delle modalità di conservazione”[5].
Condanne poco rispettose degli elementi richiesti dalla legge penale si rinvengono anche con riferimento all’accertamento dell’elemento soggettivo (colpa) nelle contravvenzioni disciplinate dalla legge n. 283/1962. Avverso tali decisioni la Cassazione ha spesso reagito annullando quelle sentenze nelle quali si condanna per contravvenzione ex art. 5 senza che nella decisione si sia avuto riguardo alla colpa dell’operatore del settore alimentare: l’orientamento della Corte di cassazione è assolutamente consolidato nel ritenere che il giudice penale deve “chiarire sotto quale aspetto e in quale misura” un piano di autocontrollo secondo i principi dell’HACCP non è da ritenersi idoneo, “non essendo con ogni evidenza a tal fine sufficienti né, di per sé, l'accertata presenza della salmonella nel campione prelevato, né il fatto che l'imputato non abbia provato che "l'evento fosse riconducibile a una causa eccezionale e fortuita” (cfr. Cass. pen. n. 1538/02).
Tagged: reati alimentari, cattivo stato di conservazione, igiene degli alimenti, delitti e contravvenzioni, D. lgs. n. 507/99, reato di pericolo concreto, L. n. 283/1962
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