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Timestamp: 2019-11-20 05:21:34+00:00
Document Index: 144030462

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 32', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 61', 'art. 1', 'art. 19', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 165', 'art. 165', 'art. 165', 'art 165']

Regime agevolato forfetario 2019
La Legge di bilancio 2019 (art. 1 , commi 9-11), modificando la Legge 190/2014, ha previsto un’imposta sostitutiva unica del 15% applicabile ai contribuenti persone fisiche esercenti attività d'impresa, arti o professioni che nell'anno precedente hanno conseguito ricavi ovvero hanno percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a 65.000 euro.
Con l’obiettivo di incoraggiare le nuove iniziative economiche, il legislatore con la legge di stabilità per il 2016, stabilì che, il reddito sia assoggettato ad un’imposta sostitutiva del 5%, per i primi 5 anni di attività (start up).
La Legge di Bilancio 2019 ha confermato che il nuovo regime forfetario è un regime naturale, ossia chi già possiede una partita IVA non dovrà esercitare alcuna opzione preventiva per rientrarvi, sarà sufficiente rispettare la soglia di ricavi o compensi posta a 65.000 euro ragguagliata per anno. Tali soggetti sono, tuttavia, obbligati ad inviare apposita comunicazione telematica all’INPS entro il 28 febbraio di ciascun anno, qualora siano interessati a fruire del regime contributivo agevolato. (vedi paragrafo dedicato).
Rimangono invariati i coefficienti di redditività stabiliti nell'allegato 4 della Legge 190/2014 nella misura stabilita a seconda del codice ATECO che contraddistingue l’attività esercitata:
Qualora il contribuente eserciti contemporaneamente attività distinte da differenti codici ATECO, per definire l'ammontare dei compensi è necessario procedere alla somma dei ricavi e dei compensi relativi alle diverse attività esercitate.
Con l'entrata in vigore del nuovo regime forfetario ex legge 145/2018 sono stati abrogati, inoltre, 2 limiti precedentemente inseriti nella norma che bloccavano l’accesso al regime forfetario fino al 2018; i limiti abrogati sono i seguenti:
Rimangono valide le semplificazioni fiscali già previste (vedi paragrafo dedicato)
La Circolare 9 del 2019 conferma quanto già specificato con la Circolare 10/E/2016; sono regimi speciali incompatibili con il regime forfetario le seguenti attività:
agricoltura, attività connesse e la pesca;
rivendita di documenti di trasporto pubblico;
rivendita di beni usati;
agenzia di vendita all'asta di oggetti d'arte, antiquariato o da collezione
Si segnale che i produttori agricoli che rispettano l'art. 32 del Tuir sono titolari di reddito fondiario, e, pertanto, non esercitando attività d'impresa, possono applicare il regime forfetario per le attività che intedono svolgere.
Modalità di accesso al regime 1
L’attestazione della sussistenza dei requisiti per l’accesso al regime e dell’assenza delle cause ostative deve essere espressa in sede di dichiarazione annuale dei redditi. Pertanto, il contribuente che si trova nel primo anno di fruizione del regime forfetario deve attestare di non trovarsi, al momento dell’ingresso al regime, in alcuna delle fattispecie d’incompatibilità elencate in precedenza. Anche nel caso in cui abbia già fruito del regime forfetario nel precedente periodo d’imposta, deve attestare in dichiarazione la sussistenza del requisito del limite dei ricavi (o compensi) barrando la colonna 1, del rigo LM21 e che, nel corso dello stesso, non si è verificata alcuna delle fattispecie d’incompatibilità elencate in precedenza, barrando l’apposita casella posta al rigo LM21, colonna 2.
I contribuenti che possono rientrare nel regime forfetario hanno la possibilità di disapplicarlo, ovvero di fuoriuscirne, optando per la determinazione delle imposte sul reddito e dell’imposta sul valore aggiunto nei modi ordinari. L’opzione per il regime ordinario avviene tramite comportamento concludente, ma deve, in ogni caso, essere comunicata barrando l’apposito campo della dichiarazione annuale IVA da presentare successivamente alla scelta operata (rigo VO33, la casella 1). L’omessa comunicazione in dichiarazione della volontà di applicare il regime ordinario non inficia l’opzione effettuata, ma è punibile con una sanzione amministrativa da 250 euro a 2.000 euro. L'opzione per l’applicazione del regime ordinario è valida per almeno un triennio; per comunicare la revoca dell’opzione occorre, invece, barrare la casella 2.
L'Agenzia delle Entrate ha però, chiarito che, per i soggetti che nel 2018, pur in possesso dei requisiti, avevano optato per la contabilità semplificata, è prevista la possibilità di passare, dal 1° gennaio 2019, al regime forfetario (regime naturale) senza dover rispettare il vincolo dell'opzione triennale.
1) cfr Agenzia delle Entrate
Rettifica IVA detratta
Modalità e termini per la rettifica dell'Iva detratta
L'ingresso nel regime forfetario a partire dal 1° gennaio 2019 comporta per il contribuente che nel 2018 ha applicato il regime di contabilità ordinaria/semplificata la rettifica delle detrazioni Iva, secondo quanto disciplinato dall'art. 19 bis 2 del DPR 633/72.
Attenzione! La rettifica iva non riguarda i soggetti che adottavano nel 2018 altri regimi di vantaggio.
La rettifica della detrazione dell'Imposta sul Valore Aggiunto si rende necessaria ogni qualvolta vi siano dei mutamenti nel regime fiscale delle operazioni attive, nel regime di detrazione dell'imposta sugli acquisti (pro-rata) o nell'attività che comportino una detrazione dell'imposta in misura diversa da quella precedentemente operata.
La rettifica dev'essere eseguita limitatamente ai beni/servizi non ancora ceduti o che non sono ancora stati utilizzati.
L'art. 19 bis2 del DPR 633/72 prevede che la rettifica venga eseguita:
sui beni ammortizzabili, siano essi materiali o immateriali, se al 31/12/2018 non sono ancora trascorsi 5 anni dall’acquisto del bene;
sui beni immobili, se al 31/12/2018 non è ancora trascorso un decennio dalla data di acquisto o di ultimazione degli stessi.
Il comma 5 stabilisce che non vengono considerati ammortizzabili i beni di costo unitario non superiore a € 516,46 né quelli il cui coefficiente di ammortamento stabilito ai fini delle imposte sul reddito è superiore al 25%; per queste categorie non si deve, dunque, procedere con la rettifica dell'Iva detratta.
Modalità di calcolo della rettifica Iva
Per i beni ammortizzabili la rettifica è "calcolata con riferimento a tanti quinti quanti sono gli anni mancanti al compimento del quinquennio". Il comma 8 dell'art. 19 bis2 prevede che per i beni immobili il periodo di rettifica è definito non in 5 anni, ma bensì in 10 anni decorrenti dalla data di acquisto o di ultimazione.
Esempio di rettifica Iva detratta
Acquisto bene ammortizzabile nel 2015 (iva detratta: 2500 euro). Ingresso nel regime forfetario dal 1° gennaio 2019.
Tenuto conto che il bene in questione non è un fabbricato è necessario effettuare il calcolo di rettifica Iva calcolata su 5 anni (anno di entrata in funzione del bene + i 4 anni successivi).
Al 31 dicembre 2018 è stata detratto l'importo pari ad euro 2.000 (500 euro per il 2015, 500 euro per il 2016, 500 euro per il 2017, 500 euro per il 2018). Il contribuente, per il 2019, non ha più diritto alla detrazione iva e deve pertanto procedere a riversare l'iva.
Con riferimento all'esempio proposto, in data 18 marzo 2019 (il 16 cade di sabato), il contribuente dovrà riversare l'iva detratta nel 2015 con codice tributo 6099, per un importo pari 500 euro (importo iva rettificata per il solo 2019, anno in cui non spetta più il diritto alla detrazione). Tale importo sarà indicato nel rigo VF70 del Modello Iva 2019.
Compilazione Modello Iva 2019
Istruzioni per la compilazione del Modello Iva 2019
I contribuenti che a partire dal 1°gennaio 2019 si avvalgono del regime forfetario, per effetto dell'art. 61 della Legge 190/2014, devono:
barrare la casella 1 del rigo VA14 per comunicare che si tratta dell'ultima dichiarazione iva annuale precedente all'applicazione del regime
indicare l'eventuale imposta dovuta per effetto della rettifica della detrazione di cui art. 1, comma 61 della Legge 190/2014 nel rigo VF70, rigo dedicato alle rettifiche della detrazione disciplinate dall'art. 19-bis2 DPR 633/72.
Modalità di emissione delle fatture
La fattura deve indicare che si tratta di “operazione in franchigia esente da IVA ai sensi dell’art. 1, c. 54 e seguenti, L. n. 190/2014".
Se l'importo fatturato supera la soglia di euro 77,47 è obbligatorio l'apposizione del bollo, che può essere assolto in forma virtuale così come da DM emanato dal MEF in data 28 dicembre 2018 (sostituisce il DM del 17 giugno 2014).
Si segnala che l'apposizione del bollo in forma virtuale è obbligatorio per tutti i contribuenti che, pur essendo in regime forfetario, decidono di emettere le fatture in formato elettronico.
Semplificazioni ed obblighi fiscali
I soggetti in regime forfetario:
sono esonerati dall'obbligo di emissione di fatture elettroniche;
non addebitano l'Iva in fattura e non detraggono l'iva sugli acquisti;
non presentano la Dichiarazione Iva annuale;
non sono obbligati alla registrazione dei corrispettivi, delle fatture emesse e delle fatture ricevute;
sono esonerati dall'obbligo di registrazione e tenuta delle scritture contabili;
non sono soggetti all'applicazione degli studi di settore;
non operano ritenute alla fonte;
Ai fini Iva, i contribuenti che aderiscono al regime forfetario hanno l'obbligo di:
numerazione e conservazione delle fatture d'acquisto e delle bollette doganali;
integrare le fatture per le operazioni di cui risultano debitori d'imposta (acquisti di beni da operatori UE sopra la soglia di 10.000 euro prevista dall'art. 1, comma 58 della Legge 190/2014, acquisti in regime di reverse charge) con l'obbligo di effettuare il versamento dell'iva dovuta entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui è stata effettuata l'operazione.
Novità Dl Crescita
Coloro che, a partire dal 2019, applicano il regime forfetario e si avvalgono di dipendenti e collaboratori, assumono la qualifica di sostituti d'imposta e sono, pertanto tenuti ad operare le ritenute alla fonte sui redditi da lavoro dipendente ed assimilati corrisposti. Tale norma ha effetto a decorrere dal 1°gennaio 2019. l'art. 6 del Dl prevede che "l'ammontare complessivo delle ritenute relative alle somme già corrisposte precedentemente alla data di entrata in vigore del presente decreto (30 aprile 2019), è trattenuto a valere dalle retribuzioni corrisposte a partire dal terzo mese successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto (luglio 2019)". Tali disposizioni varranno anche per coloro che, cos' come da Legge di Bilancio 2019, applicheranno il regime dell'imposta sostitutiva del 20% a partire dal 2020.
Quando il soggetto in regime forfetario è tenuto alla conservazione digitale?
Il soggetto in regime forfetario è obbligato alla conservazione digitale dei documenti fiscali solo se comunica ai propri fornitori un indirizzo PEC o un codice destinatario per la ricezione dei documenti.
Nel caso in cui un soggetto in regime forfetario emetta le fatture in formato non elettronico e non fornisca alcun indirizzo PEC/ codice destinatario ai propri fornitori, è esentato dall'obbligo di conservazione digitale. In questo caso i suoi fornitori, in quanto soggetti obbligati ad emettere il proprio documento in formato elettronico, tratteranno il soggetto in regime forfetario come se fosse un soggetto privato (invio allo SDI e successiva messa a disposizione della fattura all'interno del portale Fatture e Corrispettivi). L'obbligo di conservazione digitale non si attua neanche nel caso in cui il cedente acquisisca in autonomia dal registro pubblico PEC INI-PEC (Ministero dello Sviluppo Economico) l'indirizzo PEC del soggetto forfetario e trasmetta allo stesso la fattura in formato elettronico.
L'obbligo o meno di conservazione digitale dipende, dunque, dalle scelte effettuate dal soggetto in regime forfetario.
Risposte Agenzia delle Entrate
Regime forfettario: l'imposta versata a San Marino non si recupera
Tenuto conto che ai soggetti in regime forfettario si applica un' imposta sostitutiva ed i redditi prodotti nell'esercizio della propria attività non concorrono alla formazione del reddito complessivo, essi non possono applicare l'art. 165 del tuir in materia di credito per imposte assolte all'estero. L'art. 165 del Tuir recita: "se alla formazione del reddito complessivo concorrono redditi prodotti all’estero, le imposte ivi pagate a titolo definitivo su tali redditi sono ammesse in detrazione dall’imposta netta dovuta fino alla concorrenza della quota d’imposta corrispondente al rapporto tra i redditi prodotti all’estero ed il reddito complessivo al netto delle perdite di precedenti periodi d’imposta ammesse in diminuzione”.
Con la Risoluzione 36/E/2019 l'Agenzia delle Entrate afferma che l'art. 165 del tuir non trova applicazione nei soggetti in regime forfettario proprio perchè i redditi prodotti all'estero non rientrano alla formazione del reddito complessivo ma rientrano nel calcolo dell'imposta sostitutiva, così come da legge 190/2014. Tale disposizione nasce sulla base del seguente quesito:
un avvocato in regime forfettario annovera tra i suoi clienti una società di San Marino; la stessa, al momento del pagamento della parcella ha applicato, sulla base della legge contro le doppie imposizioni in essere tra l'Italia e San Marino, una ritenuta a titolo d'acconto pari al 20% sull'importo dovuto. L'istante richiede, dunque, le modalità per poter procedere al recupero della stessa tenuto conto l'impossibilità di portare in detrazione tale imposta dalla propria dichiarazione dei redditi perchè non compatibile con il regime forfettario.
L'Agenzia, a tale quesito risponde che:
la società di San Marino ha correttamente applicato la ritenuta fiscale del 20% nel rispetto della Legge 88/2013 che regola i rapporti sulla doppia imposizione Italia - Sani Marino :"I redditi che una persona fisica residente di uno Stato contraente ritrae dall’esercizio di una libera professione o da altre attività analoghe di carattere indipendente sono imponibili in detto Stato. Tali redditi sono imponibili anche nell’altro Stato contraente secondo la propria legislazione interna”;
per quanto riguarda il soggetto italiano è possibile procedere con la recuperabilità dell'imposta versata nello stato estero solo se lo stesso opti per la tassazione del reddito secondo le regole ordinarie: solo in tale ipotesi, conclude l'Agenzia delle Entrate è possibile recuperare l'imposta assolta all'estero, in quanto è calcolata su un reddito che concorre alla formazione del reddito complessivo ex art 165 del TUIR.
Per i soggetti che svolgono la propria attività applicando il regime forfettario non è prevista la possibilità di recuperare la ritenuta fiscale applicata dallo Stato Estero sulla base delle Convenzioni siglate in materia di doppia imposizione.
Cause ostative per l'accesso al regime forfetario
L'Agenzia delle Entrate ha pubblicato alcune risposte il cui minimo comune denominatore è rappresentato dalle cause ostative all'applicazione del regime forfetario.
Le risposte si basano su quanto stabilito dalla Legge 190/2014, così come modificata dalla Legge di Bilancio 2019 e dalla Circolare 9/E pubblicata il 10 aprile scorso.
Non è causa ostativa per l'applicazione del regime forfetario la partecipazione in società semplici, tranne nei casi in cui le stesse producano redditi di lavoro autonomo o d'impresa.
Non è causa ostativa per l'apertura di una partita Iva in regime forfetario l'aver svolto un periodo di pratica obbligatorio per l'esercizio di arti o professioni, tenuto conto che nei prossimi anni, la fatturazione avverrà prevalentemente nei confronti del proprio "dominus"; in questo caso non si applica la lettera dbis del comma 57 (non applicabilità del regime agevolato nel caso in cui l'attività sia prevalentemente esercitata nei confronti del datore di lavoro o dell'ex datore di lavoro).
Non è causa ostativa per l'accesso al regime il conseguimento da parte dello stesso soggetto di redditi di lavoro autonomo (o d'impresa) e di redditi di lavoro dipendente, nei confronti del medesimo datore di lavoro, purchè tale condizione sia stata già in essere prima dell'entrata in vigore della Legge di Bilancio 2019. L'Agenzia rileva infatti che "qualora fino allo scadere del periodo di sorveglianza il duplice rapporto di lavoro permanga senza subire alcuna modifica sostanziale, non potrà applicarsi la causa ostativa, con conseguente applicazione del regime forfetario". L'esempio è dato dal contribuente che svolge sia l'attività di continuità assistenziale (ex guardia medica) che l'attività di medicina generale fornendo assistenza ai propri mutuati nell'ambito della stessa ASL di competenza (stesso datore di lavoro).
Qualora intervengano delle modifiche sostanziali dei due rapporti di lavoro, il contribuente dovrà fuoriuscire dal regime forfetario.
Risposta n.117, n. 118, n. 119
Il nuovo comma 57, lettera d della legge 190/2014 prevede che "non possano applicare il regime forfetario gli esercenti attività d'impresa, arti o professioni che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d'impresa, arti o professioni."
La Circolare 9/E/2019 ha precisato che, perchè operi la causa ostativa è necessaria la compresenza di due condizioni:
l'esercizio da parte delle stesse di attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d'impresa, arti o professioni.
Per quanto riguarda il solo anno 2019 interviene a supporto dei contribuenti lo Statuto del Contribuente ("qualora alla data di entrata in vigore della Legge di Bilancio 2019 il contribuente si trovasse in una delle condizioni tali da far scattare la clausola ostativa sopra citata già a partire dal 2019, lo stesso potrà comunque applicare nell'anno 2019 il regime forfetario, ma dovrà rimuovere la clausola ostativa entro la fine del 2019, a pena di fuoriuscita dal regime forfetario dal 2020".)
Risposta n. 134
La Circolare 9/2019 ha precisato che la verifica del requisito della prevalenza va effettuata solo al termine del periodo d'imposta.
La Circolare 9/E/2019 ha confermato che "un contribuente che nell'anno 2018 era in regime semplificato - perchè non in possesso dei requisiti necessari ai fini dell'applicazione del regime forfetario - può applicare il regime forfetario, a partire dal 2019, essendo venute meno le cause di esclusione. A tal fine, come già detto, non occorre alcuna comunicazione preventiva o successiva e non è necessario esercitare una specifica opzione".
Con la pubblicazione della Risposta n, 140 l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che, se vi sono le condizioni per l'accesso, il passaggio tra regime di vantaggio e regime forfetario è naturale; non sono dunque previste opzioni, in quanto si tratta di una sorta di continuità che richiede solo l'attuazione di un comportamento concludente.
Un contribuente che esercita la propria attività in regime di vantaggio prevede nel 2019 di fuoriuscire da detto regime per superamento della soglia di ricavi ma al contempo di non superare il limite dei 65.000 euro previsti dal regime forfetario. Su queste basi il soggetto istante richiede se è possibile transitare al regime forfetario una volta superato il limite di fatturato di 30.000 previsto dal regime di vantaggio, con l'applicazione, per tutto il 2019, dell'imposta sostitutiva al 15%.
L'Agenzia, come anticipato in premessa, concorda con la soluzione prospettata dal contribuente in materia di passaggio naturale tra i due regimi. Viene comunque sottolineato che il reddito imponibile, per tutto il 2019, andrà applicato secondo le disposizioni del regime forfetario, tenuto conto che, invece, ai fini Iva nulla cambia tra i due regimi in materia del trattamento delle operazioni di cessione di beni e prestazioni di servizi; a tal fine basterà semplicemente indicare in fattura il riferimento al regime forfetario, anzichè al regime di vantaggio.
L'amministrazione finanziaria sottolinea che "non si applica, in tale evenienza, quanto disposto dal comma 111 dell’articolo 1 della legge 244/2007, che obbligava coloro che uscivano dal regime di favore per superamento dei limiti di ricavi di oltre il 50 per cento, all’applicazione del regime ordinario per i successivi tre anni. Tale vincolo, infatti, era stato dettato prima dell’entrata in vigore del regime dei forfetari che, come più volte chiarito, costituisce il regime naturale per tutti coloro che ne possiedono le caratteristiche.
Il regime forfetario, per semplificazione normativa, ha sostituito tutti i regimi fiscali di favore; è stato solamente consentito il mantenimento del regime di vantaggio fino al compimento dell'intero periodo agevolato.
Stampato il 20/11/2019 alle 06.21
http://buffetti.guide.directio.it/guide-interattive/buffetti/la-scelta-del-regime-contabile/indice/la-scelta-del-regime-contabile/regime-forfetario-2019.aspx