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Timestamp: 2018-12-16 23:04:23+00:00
Document Index: 131164968

Matched Legal Cases: ['art. 28', 'art. 181', 'art. 180', 'art 249', 'art. 122', 'art. 115', 'art. 2']

SICUREZZA AMBIENTI DI VITA E LUOGHI DI LAVORO:
la sicurezza non è un costo, ma un investimento sulla qualità lavorativa e gestionale dell'attività produttiva. Consulenza360 è in grado di servizi professionali di consulenza e supporto specifico, in sintonia con il nuovo Testo Unico della Sicurezza del Lavoro (D. Lgs. 81/08 e ss.mm.ii).
1. REDAZIONE DI DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI (DVR)
2. REDAZIONE PIANI DI SICUREZZA – P.O.S. e P.I.M.U.S.
3. CERTIFICATI DI GAS FREE E CERTIFICATI DI NON PERICOLOSITA’ IN SPAZI CONFINATI
4. GAS TOSSICI AI SENSI DEL R.D. 47/1927 - DIREZIONE TECNICA E FORMAZIONE GAS TOSSICI
5. VALUTAZIONE DEL MICROCLIMA NEI LUOGHI DI LAVORO, IN GALLERIE E LUOGHI SOTTERRANEI
6. VALUTAZIONE DEL RISCHIO CHIMICO
7. PROVE DI TENUTA IMPIANTI F-GAS (IMPIANTI REFRIGERAZIONE)
8. VALUTAZIONE DEL RISCHIO RUMORE/VIBRAZIONE
9. PROGETTAZIONE E VERIFICA LINEE VITA
10. VERIFICHE DI MESSA A TERRA
11. PROGETTAZIONE ANTINCENDIO, REALIZZAZIONE IMPIANTI ANTINCENDIO
12. MONITORAGGIO INDOOR FIBRE DI AMIANTO AERODISPERSE, POLVERI, SILICE E FIBRE VETROSE
RESPONSABILI DEL SETTORE:
Dott. Imburgia Salvatore (Curriculum)
La redazione del documento di valutazione dei rischi (art. 28 del D.Lgs 81/08), comunemente noto come D.V.R., è un obbligo imposto ai Datori di Lavoro di tutte le imprese italiane, indipendentemente dalla classificazione di rischio ATECO di appartenenza, dal numero di dipendenti e dalla tipologia di attività lavorativa svolta. Restano quindi esentate da tale obbligo solo i liberi professionisti, le ditte individuali e le imprese familiari senza dipendenti, le società con un unico socio lavoratore e senza dipendenti, ad eccezione delle Società Semplici (SS) e le Società in Nome Collettivo (SNC) che sono invece sempre tenute a redigere il DVR.
2. REDAZIONE PIANI DI SICUREZZA – P.O.S. e PIMUS
Il Piano Operativo di Sicurezza (P.O.S.) è il documento che un datore di lavoro deve redigere prima dell’inizio dei lavori in un cantiere esterno; esso rappresenta il dettaglio della Valutazione dei rischi per le attività che si prevede di eseguire nel cantiere ed ha l’obiettivo di descrivere le misure di prevenzione e protezione da adottare al fine di salvaguardare l'incolumità fisica dei lavoratori.
Nel POS vanno definite dettagliatamente tutte le informazioni relative all’organizzazione del cantiere e dell’esecuzione dei lavori, le macchine e attrezzature utilizzate e le relative procedure operative; vanno analizzati ed elencati inoltre i rischi connessi al processo tecnologico applicato (per lo specifico cantiere) e le relative misure di sicurezza da applicare. Nei casi di subappalto, il documento in oggetto deve essere coerente con quello dell’impresa affidataria, che è tenuta a trasmettere il suo POS alle imprese esecutrici ed ai lavoratori autonomi, prima dell’inizio dei lavori
Stato di gas free: e' la condizione in cui viene a trovarsi un locale o spazio dopo la completa asportazione della fase liquida e la totale eliminazione dei vapori e dei gas infiammabili, (sia absorbiti e/o adsorbiti nelle strutture del locale e/o nei residui eventualmente presenti) in modo che la sua atmosfera rimanga invariata nel tempo al variare della temperatura e della pressione ambiente. Il certificato di Gas Free rilasciato deve essere allegato al permesso di lavoro della Committente e deve essere riportato il numero del “Gas Test Entrant Atmospheric Test Form” che resta valido solo per le attività specificate nel work permit.
Stato di non pericolosità: è la condizione in cui viene a trovarsi un locale o spazio la cui atmosfera, indipendentemente dalla maggiore o minore completezza dell'asportazione della fase liquida e dei residui solidi, ha un contenuto di gas e/o vapori infiammabili inferiore al L.E.L. o superiore al U.E.L. o comunque inferiore al 10% del L.E.L. (percentuale stabilita convenzionalmente per gli idrocarburi dalla National Fire Protection Agency NFPA 306) che possa rimanere in tali condizioni per un tempo determinato.
Il Certificato di non pericolosità permette di effettuare lavori a freddo (es. manutenzioni meccaniche, smontaggi, lavaggi, ecc.) quando non è possibile raggiungere uno “Stato di Gas Free” o al fine di mettere in opera ulteriori misure correttive per l’ottenimento del certificato di “Gas Free”. Il “Certificato di Non Pericolosità” prevede l’inserimento di prescrizioni specifiche e vincolanti per lo svolgimento delle attività in esso indicate. Il “Certificato di Non Pericolosità” prevede una scadenza temporale.
4. GAS TOSSICI AI SENSI DEL R.D. 47/1927 - DIREZIONE TECNICA E CORSI DI FORMAZIONE GAS TOSSICI
Il regolamento speciale per l’impiego dei gas tossici è ancora vigente in Italia ed sono contenute nel Regio Decreto 147/1927 le definizioni, le precauzioni nell’uso dei gas tossici nei luoghi abitati e le condizioni di sicurezza per magazzini e depositi. In particolare spetta al direttore tecnico “di non consentire la rioccupazione dei locali nei quali venne utilizzato il gas tossico e degli altri per i quali fu ritenuta necessaria l'evacuazione, se non quando sia cessata ogni possibilità di danno per le persone.
Il consenso deve risultare da una sua formale dichiarazione scritta, da trattenersi dall'autorità che ha rilasciato la licenza; - di tenere nota, nel ‘foglio delle operazioni’, delle varie operazioni effettuate durante l'utilizzazione del gas tossico e di restituire, ad operazioni ultimate, detto foglio all'autorità di cui alla lettera precedente”. Consulenza360, si occupa della formazione e addestramento per il conseguimento del patentino all’utilizzo di GAS TOSSICI.
l’art. 181 del D.Lgs 81/2008 indica che “il datore di lavoro valuta tutti i rischi derivanti da esposizione ad agenti fisici” e per agenti fisici si intendono (art. 180) “il rumore, gli ultrasuoni, gli infrasuoni, le vibrazioni meccaniche, i campi elettromagnetici, le radiazioni ottiche di origine artificiale, il microclima e le atmosfere iperbariche che possono comportare rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori”. Nella costruzione delle gallerie, i lavoratori, oltre ad un elevato rischio legato alle problematiche infortunistiche, sono esposti a sostanze pericolose per la salute. Il DPR 320/56 “Norme per la prevenzione degli infortuni e l’igiene del lavoro in sotterraneo” obbliga il datore di lavoro ad effettuare delle misure di inquinanti aerodispersi, quali anidride carbonica (CO2), mossido di carbonio (CO), gas nitrosi (NO e NO2), idrogeno solforato (H2S) e silice libera (SiO2). per valutare l’entità del rischio, pertanto vengono campionate le seguenti sostanze:
- POLVERI come frazione inalabile (FI) e Frazione Respirabile (FR) e silice cristallina. Le polveri rappresentano un evidente disagio per i lavoratori e sono correlate ad un rischio particolarmente elevato per il tenore di quarzo cristallino presente.
- GAS DI SCARICO, quali monossido di azoto, biossido di azoto, biossido di zolfo e monossido di carbonio poiché questi gas possono determinare effetti sia acuti che cronici sull’apparato respiratorio.
Le indagini ambientali di inquinanti aerodispersi sono stati effettuate utilizzando la seguente strategia:
• campionamenti personali, effettuati con strumento indossato dal lavoratore che lo segue in tutti i suoi spostamenti. Forniscono indicazioni sull’esposizione personale del lavoratore all’agente campionato;
• campionamenti in postazioni fisse. Tali misure sono utilizzate per valutare l’entità degli agenti inquinanti negli ambienti e l’esposizione indiretta dei lavoratori.
6. VALUTAZIONE DEL RISCHIO CHIMICO - RISCHIO AMIANTO E MISURAZIONE DI AMIANTO E SILICE
L’amianto ( o asbesto) è una sostanza chimica fibrosa utilizzata fino agli inizi degli anni novanta per realizzare diverse strutture. Le caratteristiche di pericolosità dell’amianto non erano note fino a poco tempo fa e sono legate proprio alla struttura della sostanza in fibre, che deteriorandosi si disperdono nell’aria e possono provocare, se inalate, alterazioni a livello dell’apparato respiratorio e polmonare anche gravi ed a distanza di molto tempo dall’esposizione.
Le caratteristiche fisiche rendevano questa sostanza duttile e molto utilizzata per le sue proprietà di isolamento termico, acustico ed antincendio; la presenza dell’asbesto era molto diffusa nelle coperture edili, negli isolanti termici o nei presidi antincendio. Una volta riconosciute le sue caratteristiche di pericolosità si è provveduto, con la legge 257 del 27 Marzo 1992, a vietarne l’utilizzo, l’importazione e la commercializzazione.
La valutazione del rischio amianto nei luoghi di lavoro, è definita nell’art 249 del D.Lgs 81/08 in cui viene esplicitamente ricordato l’obbligo del datore di lavoro di effettuare la valutazione dei rischi . A tal fine il datore di lavoro ha l’obbligo, nell’impossibilità di procedere all’eliminazione del materiale pericoloso, di informare i lavoratori rispetto alla presenza del pericolo, di far effettuare una certificazione dello stato di integrità dell’amianto e di procedere comunque a monitoraggi ambientali e biologici per valutare la presenza di fibre di amianto nell’aria e nell’organismo dei lavoratori.
7. PROVE DI TENUTA IMPIANTI F-GAS (REFRIGERAZIONE)
La fase conclusiva nella realizzazione di un impianto gas riguarda la prova di tenuta, occorre quindi controllare che in tutte le tubazioni e nei vari raccordi non ci siano perdite. Nel caso alcune parti dell’impianto non siano a vista la prova di tenuta deve procedere la copertura delle tubazioni, la norma UNI 7129/01 al punto 3.4 indica la modalità di esecuzione della prova per gli impianti domestici sotto i 35 Kw:
1) Tappare provvisoriamente tutti i raccordi di alimentazione degli apparecchi e il collegamento al contatore e chiudere i relativi rubinetti.
2) Immettere nell’impianto aria o altro gas inerte.
3) L’aria o altro gas inerte immesso deve raggiungere una pressione di 100mbar (equivalente a 1000 mm di colonna d’acqua)
4) Dopo il tempo di attesa necessario per stabilizzare la pressione (non minore di 15 minuti) si effettua una prima lettura della pressione mediante un manometro ad acqua o apparecchio equivalente, di sensibilità minima do 0.1 mbar (equivalente a 1 mm di colonna d’acqua).
5) Trascorsi 15 minuti dalla prima lettura se ne effettua una seconda.
Il manometro NON deve accusare nessuna caduta di pressione visibile fra le due letture. Nel caso si verificassero delle perdite, queste devono essere ricercate con l’ausilio di soluzione saponosa o prodotto equivalente, ed eliminate.
8. VALUTAZIONE DEL RISCHIO RUMORE/VIBRAZIONI
Il rumore negli ambienti di lavoro è ormai diventato uno dei problemi più importanti tra quelli compresi nell’igiene del lavoro. La continua meccanizzazione della produzione con l’introduzione di processi tecnologici continui ha portato al moltiplicarsi delle fonti di rumore ed un aumento della percentuale di lavoratori esposti a questo fattore di rischio. Ad un LEX,d tra 80 e 85 dB(A) corrisponde una fascia di preallarme detta ”valore inferiore di azione”, con l’obbligo di informazione, fornitura dei DPI, controllo sanitario (su richiesta del lavoratore e conferma del medico competente), programmazione di misure tecniche ed organizzative. Tra 85 e 87 dB(A) scatta un vero e proprio allarme detto “valore superiore di azione”, per il quale vi è l’obbligo di usare i D.P.I. sorveglianza sanitaria (una volta all’anno o diversamente indicato dal medico competente), segnaletica e regolamentazione per l’accesso a luoghi in cui si possono determinare Lex > 85 dB(A), programmazione di misure tecniche ed organizzative, Oltre gli 87 dB(A), od in presenza di forti rumori impulsivi, si entra in emergenza rumore “limite di esposizione, con l’adozione di misure immediate per riportare ’esposizione al di sotto dei valori limite di esposizione, l’individuazione delle cause dell’esposizione eccessiva, modifica delle misure di protezione e di prevenzione per evitare che la situazione si ripeta. Consulenza360 si occupa della misurazione e della valutazione del rumore con l’utilizzo del fonometro. Inoltre superata la soglia di esposizione dei lavoratori si occupa della progettazione di misure di contenimento del rumore e delle prescrizioni da far adottare ai lavoratori ai fini del contenimento del rischio.
La norma nazionale di riferimento per la sicurezza dei lavori in quota è il D.L. 81/2008 “Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”, che con l’art. 122, riporta: Nei lavori che sono eseguiti ad un'altezza superiore ai m 2, devono essere adottate, seguendo lo sviluppo dei lavori stessi, adeguate impalcature o ponteggi o idonee opere provvisionali o comunque precauzioni atte ad eliminare i pericoli di caduta di persone e di cose….omissis.
Quindi i lavoratori operanti in quota devono essere protetti da opportuni sistemi di sicurezza. In tutti quei casi dove i sistemi di protezione collettiva non sono previsti, è necessaria la presenza di dispositivi di ancoraggio dove l’operatore possa agganciarsi con il proprio Dispositivo di Protezione Individuale così come specificato , nel l’articolo 115 -Sistemi di protezione contro le cadute dall’alto – al comma 1: Nei lavori in quota qualora non siano state attuate misure di protezione collettiva come previsto all'articolo 111, comma 1, è necessario che i lavoratori utilizzino idonei sistemi di protezione composti da diversi elementi, non necessariamente presenti contemporaneamente, quali i seguenti: a) assorbitori di energia; b) connettori; c) dispositivo di ancoraggio; d) cordini; e) dispositivi retrattili; f) guide o linee vita flessibili; g) guide o linee vita rigide; h) imbracature. Al comma 2, lo stesso articolo riporta: Il sistema di protezione, certificato per l'uso specifico, deve permettere una caduta libera non superiore a 1,5 m o, in presenza di dissipatore di energia a 4 metri. Al comma 3: Il cordino deve essere assicurato, direttamente o mediante connettore lungo una guida o linea vita, a parti stabili delle opere fisse o provvisionali. L’art. 115 obbliga così la connessione del DPI a parti fisse della struttura, individuando quindi i sistemi di ancoraggio rispondenti alla norma UNI EN 795:2002 “Protezione contro le cadute dall'alto: Dispositivi di ancoraggio - Requisiti e prove”. La norma specifica i requisiti, i metodi di prova e le istruzioni per l'uso e la marcatura di dispositivi di ancoraggio progettati esclusivamente per l'uso con dispositivi di protezione individuale contro le cadute dall'alto.
Il D.P.R. 462/2001 (art. 2, commi 2 e 3) impone al datore di lavoro di inviare, entro trenta giorni dalla messa in esercizio dell'impianto elettrico, la dichiarazione di conformità all'I.S.P.E.S.L. e all'A.S.L. o all'A.R.P.A. territorialmente competenti oppure allo sportello unico per le attività produttive nei comuni o nelle associazioni in cui è stato attivato. Il datore di lavoro (D.Lgs. 81/2008 Titolo III Capo III) ha l'obbligo di accertare che i requisiti sicurezza degli impianti elettrici siano mantenuti efficienti nel loro esercizio. Il datore di lavoro, al fine di mantenere gli impianti in efficienza, deve quindi provvedere alla regolare manutenzione degli impianti elettrici di messa a terra, dei dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, degli impianti elettrici in luoghi con pericolo di esplosione.
Il datore di lavoro deve, inoltre, far sottoporre gli stessi impianti a verifiche periodiche, a suo carico. Le verifiche devono essere eseguite ogni 5 anni, qualora si tratti di impianti elettrici di messa a terra e di dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche in luoghi dove non sussistano particolari rischi (es. piccole attività, ecc.). Mentre permane, a causa della maggiore pericolosità dei luoghi con particolare riferimento ai lavoratori ed ai frequentatori, l'obbligo per il datore di lavoro di far eseguire ogni 2 anni, la verifica periodica degli impianti installati in cantieri temporanei e mobili, in locali adibiti ad uso medico e negli ambienti a maggior rischio in caso di incendio, nonché per gli impianti elettrici in luoghi con pericolo di esplosione.