Source: https://www.brocardi.it/codice-di-procedura-penale/libro-terzo/titolo-ii/capo-vii/art234.html
Timestamp: 2019-04-26 14:16:13+00:00
Document Index: 83909847

Matched Legal Cases: ['art. 194', 'art. 234', 'sentenza ', 'art.234', 'art.238', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 234', 'sentenza ', 'art. 234', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 234', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2072', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 234', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 512', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 234', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 234', 'sentenza ', 'art. 238', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 234', 'art. 269', 'sentenza ', 'art. 234', 'art. 238', 'sentenza ', 'art. 234', 'sentenza ', 'art. 234', 'art. 234', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 234', 'sentenza ', 'art. 234', 'sentenza ', 'art. 234', 'art. 207', 'art. 221', 'art. 220', 'sentenza ', 'art. 234', 'art. 220', 'sentenza ', 'art. 234', 'art. 238', 'sentenza ', 'art. 234', 'art. 238', 'art. 238', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 234', 'sentenza ', 'art. 684', 'art. 114', 'art. 164', 'art. 114', 'art. 234', 'art. 234', 'art. 114', 'sentenza ', 'art. 234', 'sentenza ', 'art. 514', 'art. 234', 'sentenza ', 'art. 234', 'sentenza ', 'sentenza ']

Art. 234 codice di procedura penale - Prova documentale - Brocardi.it
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Articolo 234 Codice di procedura penale
1. È consentita l'acquisizione di scritti o di altri documenti che rappresentano fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografia, la fonografia o qualsiasi altro mezzo (1).
3. È vietata [191] l'acquisizione di documenti che contengono informazioni sulle voci correnti nel pubblico intorno ai fatti di cui si tratta nel processo o sulla moralità in generale delle parti, dei testimoni, dei consulenti tecnici e dei periti [195 7, 203, 240] (2).
(1) Trattasi di documenti in senso stretto ovvero formati fuori dall'ambito processuale, nel quale devono essere introdotti affinchè possano acquistare rilevanza probatoria.
(2) Divieto che si pone in armonia con quanto disposto a proposito della prova testimoniale ex art. 194.
Massime relative all'art. 234 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 15912/2015
In tema di prova documentale, l'ordinanza di custodia cautelare, al pari della sentenza non irrevocabile, può essere acquisita al processo a norma dell'art.234 cod. proc. pen. solo per provare che nei confronti di una persona è stato emesso un provvedimento perché imputata, in concorso o meno con altri, di uno specifico reato e non anche come prova dei fatti in essa affermati, posto che l'art.238 bis cod. proc. pen. riconosce tale valore probatorio solo alla sentenza irrevocabile.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 15912 del 16 aprile 2015)
Cass. pen. n. 6515/2015
Le videoregistrazioni effettuate dai privati con telecamere di sicurezza sono prove documentali, acquisibili ex art. 234 c.p.p., sicché i fotogrammi estrapolati da detti filmati ed inseriti in annotazioni di servizio non possono essere considerati prove illegittimamente acquisite e non ricadono nella sanzione processuale di inutilizzabilità.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 6515 del 16 febbraio 2015)
Cass. pen. n. 2304/2015
È legittimamente acquisito ed utilizzato ai fini dell'affermazione della responsabilità penale un filmato effettuato con un telefonino, in quanto l'art. 234 cod. proc. pen. consente l'acquisizione non solo di scritti ma anche di altri documenti che rappresentano fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografia, la fonografia o qualsiasi altro mezzo ed, al riguardo, è del tutto irrilevante che le registrazioni siano effettuate in conformità alla disciplina della privacy, la quale non costituisce sbarramento all'esercizio dell'azione penale.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2304 del 16 gennaio 2015)
Cass. pen. n. 7035/2014
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 7035 del 13 febbraio 2014)
Cass. pen. n. 5880/2013
È legittima l'acquisizione nel processo penale della memoria difensiva depositata nel procedimento civile, attesa la sua natura di prova documentale alla luce della nozione generale di documento accolta dall'art. 234 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 5880 del 6 febbraio 2013)
Cass. pen. n. 5863/2012
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 5863 del 15 febbraio 2012)
Cass. pen. n. 6297/2010
Non costituisce intercettazione e quindi non è soggetta al regime di autorizzazione proprio di questa la registrazione di un colloquio che un interlocutore esegua, anche all'insaputa degli altri partecipi alla conversazione, a fini di memorizzazione fonica di esso.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6297 del 16 febbraio 2010)
Cass. pen. n. 4978/2010
La registrazione video è un documento figurativo, che testimonia di un fatto attraverso le immagini che lo rappresentano e non attraverso la scrittura che lo descrive, pertanto, non costituendo una scrittura privata, è utilizzabile probatoriamente al di fuori di quanto previsto dall'art. 2072 cod. civ., e quindi senza necessità della sua sottoscrizione, dovendo la sua autenticità essere accertata caso per caso dal giudice.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4978 del 8 febbraio 2010)
Il registro utilizzato dalle cancellerie giudiziarie per l'annotazione del deposito delle minute delle sentenze, benché sia un registro sussidiario e quindi non obbligatorio, è atto pubblico fidefaciente e quindi ha valore di prova documentale.
Cass. pen. n. 24178/2007
Il saggio fonico ha natura di documento e la sua acquisizione, non incidendo sulla sfera di libertà dell'interessato, non richiede alcuna formalità.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 24178 del 20 giugno 2007)
Cass. pen. n. 16886/2007
La registrazione fonografica di una conversazione o di una comunicazione a opera di uno degli interlocutori non è riconducibile, quantunque eseguita clandestinamente, alla nozione di intercettazione, ma costituisce forma di memorizzazione fonica di un fatto storico, della quale l'autore può disporre legittimamente, anche a fini di prova nel processo secondo la disposizione dell'articolo 234 del c.p.p.; a tal fine nulla rilevando che sia stata la polizia giudiziaria a fornire al privato, che provvede alla registrazione, lo strumento per la registrazione. (Mass. redaz.).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 16886 del 3 maggio 2007)
Cass. pen. n. 5327/2004
I disegni effettuati da un minore nel corso delle dichiarazioni assunte dalla P.G. non possono essere considerati parti integranti del verbale delle dichiarazioni stesse, bensì documenti ai sensi dell'art. 234 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 5327 del 11 febbraio 2004)
Cass. pen. n. 36747/2003
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 36747 del 24 settembre 2003)
Cass. pen. n. 9964/2003
Ai fini dell'acquisizione e della lettura a dibattimento delle dichiarazioni rese da persona residente all'estero (art. 512 bis c.p.p.) occorre che le dichiarazioni orali siano state rese davanti ad un ufficiale di polizia giudiziaria, siano state raccolte a verbale e che sia stata preventivamente esperita la procedura della rogatoria ai fini della citazione. Non possono, pertanto, considerarsi un valido equipollente a fini probatori le missive, contenenti la descrizione dei fatti posti a fondamento della contestazione all'imputato, inviate dall'estero da parte del teste — persona offesa, che non abbia in precedenza mai reso dichiarazioni e non sia stato citato a comparire a dibattimento.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9964 del 4 marzo 2003)
Cass. pen. n. 28132/2001
In tema di prova documentale, la circostanza che un atto sia formato con il concorso di persone che, successivamente, sia chiamata a rendere dichiarazioni nel processo (come imputati, testimoni o in altra veste) non esclude la natura di documento dell'atto medesimo e non produce effetti sulla sua utilizzabilità in giudizio, salvo l'obbligo per il giudice di verificarne l'attendibilità con particolare rigore, qualora i contenuti del documento possono essere stati falsati in vista delle possibili conseguenze. (In applicazione di tale principio, la Corte ha disatteso l'eccezione di inutilizzabilità di annotazioni, contenute nella cartella clinica, redatta da persona sottoposta ad indagini in procedimento connesso).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 28132 del 12 luglio 2001)
Cass. pen. n. 9797/2001
Fra gli «scritti» o «altri documenti» di cui all'art. 234 c.p.p. prevede la possibilità di acquisizione agli atti del procedimento possono farsi rientrare anche le sentenze non definitive e le ordinanze applicative di misure cautelari, siccome idonee a valere, quanto meno, come prova della loro avvenuta emissione, con riguardo a determinati fatti e nei confronti di una determinata persona.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 9797 del 9 marzo 2001)
Cass. pen. n. 8722/2000
Le videoregistrazioni eseguite all'interno di una abitazione su iniziativa di una delle persone riprese (nella specie, un agente sotto copertura), trattandosi di attività di documentazione posta in essere da un soggetto che prende parte a quanto ripreso, ben possono costituire legittima fonte di prova e sono pertanto utilizzabili, non potendosi estendere alle stesse, date le modalità della captazione, le limitazioni e le formalità proprie dell'attività di intercettazione.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 8722 del 2 agosto 2000)
Cass. pen. n. 11116/1999
Dal testo dell'art. 234 c.p.p. emerge che le fotografie o i rilievi fotografici, che rappresentano fatti, persone o cose, costituiscono prova documentale. Tale carattere hanno anche quando rappresentano lo stato dei luoghi, annoverabile nell'ambito della categoria delle cose, che ha contenuto amplissimo. Ne deriva che i rilievi fotografici aerei integrano piena prova, che può esser sempre acquisita, e sulla medesima il giudice può validamente fondare il proprio convincimento.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 11116 del 29 settembre 1999)
Cass. pen. n. 10258/1999
In tema di prova documentale, le sentenze, come qualsiasi atto valutativo, possono considerarsi documenti, ed essere utilizzati come prova, solo per i fatti documentali in esse rappresentati (ad esempio, il fatto che un certo imputato sia stato sottoposto a procedimento penale e che la sua posizione sia stata definita in un certo modo) e non per il fatto documentato (la ricostruzione dei fatti e la valutazione probatoria da parte del giudice). A questa regola logico-sistematica fa eccezione, per motivi essenzialmente di ordine pratico, l'art. 238 bis c.p.p., che ammette l'acquisizione delle sentenze divenute irrevocabili «ai fini della prova di (recte, del) fatto in esse accertato». Trattandosi, invece, di sentenze non irrevocabili, data l'espressa limitazione normativa, deve escludersi l'acquisizione di esse per le valutazioni ivi contenute, id est, per la loro parte motiva; il che si estende alla ricostruzione dei fatti oggetto dell'altro procedimento, che necessariamente implica un aspetto valutativo-interpretativo delle risultanze processuali (che investe la selezione dei fatti ritenuti rilevanti, la loro sequenza logica, l'accentuazione di questo o quell'aspetto o di questa o quella circostanza).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 10258 del 27 agosto 1999)
Cass. pen. n. 9950/1999
In tema di assegno bancario, la prova che l'emittente aveva avuto conoscenza della revoca dell'autorizzazione da parte dell'istituto di credito non può essere desunta dal verbale di protesto, che, di per sé, è idoneo a dimostrare soltanto che l'autorizzazione è stata revocata prima dell'emissione del titolo, ma che, sotto il profilo soggettivo, nulla prova circa la consapevolezza da parte del traente. Conseguentemente è carente di motivazione la decisione del giudice di secondo grado che, a fronte di specifico motivo di impugnazione, relativo alla sussistenza dell'elemento psicologico, si limiti a menzionare la chiusura del conto o la revoca della autorizzazione, senza fare riferimento a circostanze (invio della raccomandata, avviso di ricevimento od altro) idonee a dimostrare che il soggetto era venuto a conoscenza dell'atto negoziale
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 9950 del 5 agosto 1999)
Cass. pen. n. 6887/1999
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 6887 del 1 giugno 1999)
Cass. pen. n. 1906/1999
La prova testimoniale, regolarmente ammessa e assunta, è utilizzabile pure se non supportata documentalmente, anche in considerazione del fatto che il difensore che voglia contestare la deposizione testimoniale sulla base di risultanze documentali ha il potere di chiedere in qualsiasi momento l'acquisizione dei documenti rilevanti ex art. 234 c.p.p., senza dover rispettare i termini stabiliti dall'art. 269 c.p.p. per le prove orali. (Nella specie era stata contestata la deposizione testimoniale del pubblico ufficiale che aveva eseguito una verifica fiscale e aveva accertato l'evasione dell'Iva sulla scorta delle fatture di acquisto e di vendita rinvenute nell'azienda, non acquisite agli atti).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1906 del 12 febbraio 1999)
Cass. pen. n. 8854/1998
L'art. 234 c.p.p. ricomprende genericamente nella nozione di documento tutto ciò che è caratterizzato dal requisito della scrittura, e quindi anche le sentenze non irrevocabili, delle quali, pure, consente l'acquisizione al processo. Da tali atti, peraltro, non può trarsi la prova dei fatti in essi descritti, essendo la piena valenza probatoria riservata espressamente dalla legge alle sole sentenze divenute irrevocabili (art. 238 bis c.p.p.); ciò non esclude, tuttavia, che il giudice - in base al suo libero convincimento - possa trarre dagli indicati provvedimenti elementi di giudizio finalizzati al perseguimento del fine primario del processo penale, cioè dell'accertamento della verità.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 8854 del 30 luglio 1998)
Cass. pen. n. 7961/1998
La relazione del curatore fallimentare diretta al giudice delegato non costituisce di per sè notizia di reato, ma documento a norma dell'art. 234 c.p.p., ed in quanto tale può essere acquisita ed utilizzata come prova nel processo penale per i delitti di bancarotta.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 7961 del 7 luglio 1998)
Cass. pen. n. 3259/1998
Il certificato medico attestante le tracce di un reato riscontrate sul corpo della persona offesa (nella specie trattavasi di tracce riconducibili a violenza sessuale su minore), è legittimamente utilizzabile quale prova documentale ai sensi dell'art. 234 c.p.p.
Il certificato medico rilasciato dal pronto soccorso, ed attestante le lesioni riportate, non è verbale di atto compiuto dalla polizia giudiziaria ed inseribile nel fascicolo del dibattimento quale atto irripetibile, ma ha natura di documento acquisibile ex art. 234 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3259 del 16 marzo 1998)
Cass. pen. n. 2270/1998
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 2270 del 23 febbraio 1998)
Cass. pen. n. 1944/1998
In materia di accertamento di reati tributari il processo verbale di constatazione redatto in occasione di controlli è inseribile nel fascicolo del dibattimento nella parte in cui riproduce situazioni di fatto esistenti in un determinato momento e suscettibili di subire modifiche; così che possono essere utilizzati i riscontri documentali e contabili amministrativi quando riproducono una situazione obiettiva neppure contestata.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1944 del 18 febbraio 1998)
Cass. pen. n. 4997/1998
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4997 del 13 febbraio 1998)
Cass. pen. n. 4397/1998
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4397 del 21 gennaio 1998)
Cass. pen. n. 11933/1997
Il certificato medico del pronto soccorso attestante le lesioni riportate da un soggetto è acquisibile agli atti del dibattimento non tanto quale documentazione di attività irripetibile, ma alla stregua di un qualunque documento, poiché esso non nasce all'interno del procedimento penale e non è strumentale esclusivamente ad esso.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 11933 del 18 dicembre 1997)
Cass. pen. n. 6804/1997
Le relazioni del curatore fallimentare costituiscono documenti che, a norma dell'art. 234 c.p.p., possono essere acquisiti ed utilizzati come prova nel processo penale per i delitti di bancarotta.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 6804 del 12 luglio 1997)
Cass. pen. n. 1477/1997
I verbali della polizia giudiziaria relativi all'attività svolta effettuando riprese filmate dei movimenti degli indagati in luoghi pubblici, possono essere valutati per la ricostruzione del quadro indiziario ai fini dell'emissione di una misura cautelare alla stregua di qualunque altro elemento desumibile dagli atti della polizia giudiziaria, indipendentemente dal formale deposito delle cassette contenenti le registrazioni e della loro messa a disposizione delle parti. Le riprese filmate, peraltro, costituiscono prova documentale ai sensi dell'art. 234 c.p.p. e rimangono del tutto estranee alla disciplina specifica prevista per le intercettazioni telefoniche.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1477 del 23 maggio 1997)
Cass. pen. n. 4432/1997
Il processo verbale di constatazione, redatto dalla guardia di finanza o dai funzionari degli uffici finanziari, rientra nella categoria dei documenti extraprocessuali ricognitivi di natura amministrativa (art. 234 c.p.p.). Non è, infatti, un atto processuale, poiché non è previsto dal codice di rito o dalle norme di attuazione (art. 207); né può essere qualificato quale «particolare modalità di inoltro della notizia di reato» (art. 221 citate disp. att.), in quanto i connotati di quest'ultima sono diversi. Nel momento in cui emergono indizi di reato, e non meri sospetti, occorre, però, procedere secondo le modalità prescritte dall'art. 220 att. c.p.p. Ne deriva che la parte di documento, compilata prima dell'insorgere degli indizi, ha sempre efficacia probatoria ed è utilizzabile, mentre non è tale quella redatta successivamente, qualora non siano state rispettate le disposizioni del codice di rito.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 4432 del 13 maggio 1997)
Cass. pen. n. 1969/1997
In materia di accertamento di reati tributari, il processo verbale di constatazione redatto dalla guardia di finanza o dai funzionari degli uffici finanziari è un atto amministrativo extraprocessuale come tale acquisibile ed utilizzabile ex art. 234 c.p.p. nel suo vario contenuto, senza necessità di dover richiamare normative affini o analoghe del codice di rito stabilite per specifici mezzi di prova. Tuttavia, qualora emergano indizi di reato, occorre procedere secondo le modalità prescritte dall'art. 220 att. c.p.p., giacché, altrimenti, la parte del documento redatta successivamente a detta emersione non può assumere efficacia probatoria e, quindi, non è utilizzabile.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1969 del 28 febbraio 1997)
Cass. pen. n. 1061/1997
L'art. 234 c.p.p., in tema di prova documentale, ricomprende, genericamente, nella nozione di documento tutto ciò che è caratterizzato dal requisito della scrittura e, quindi, anche le sentenze non irrevocabili e le ordinanze di custodia cautelare e di convalida di arresto o di fermo, e di tali atti consente l'acquisizione al processo. Dagli stessi, tuttavia, non può trarsi la prova dei fatti in essi descritti, essendo la piena valenza probatoria riservata espressamente dalla legge alle sole sentenze divenute irrevocabili (art. 238 bis c.p.p.); ciò non esclude, peraltro, che il giudice, in base al suo libero convincimento, possa dagli indicati provvedimenti trarre elementi di giudizio, anche favorevoli all'imputato, e comunque finalizzati al perseguimento del fine primario del processo penale, cioè l'accertamento della verità. (Nella specie la Suprema Corte ha osservato che gli elementi desunti dalla convalida di fermo erano stati inseriti nel complessivo contesto probatorio con esiti di certezza in ordine alla partecipazione dei due imputati ai fatti di causa e alla violenza da loro esercitata).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1061 del 6 febbraio 1997)
Cass. pen. n. 7070/1996
Il verbale contenente la deposizione testimoniale falsa, con riguardo al reato di falsa testimonianza, non costituisce prova assunta in altro procedimento, ma documentazione del suddetto reato nel corso della sua consumazione: come tale esso è soggetto alla normativa dell'art. 234 c.p.p. (sulla prova documentale) e non già quella dell'art. 238 c.p.p. (sui verbali di prove di altri provvedimenti). (Affermando siffatto principio la Cassazione ha ritenuto che ritualmente fosse stata disposta in un procedimento per falsa testimonianza l'acquisizione del verbale della deposizione incriminata resa in altro procedimento, a prescindere dal consenso delle parti, pur nella vigenza dell'art. 238 c.p.p. prima della riforma disposta dal D.L. 8 giugno 1992, n. 306).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7070 del 15 luglio 1996)
Cass. pen. n. 4790/1996
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 4790 del 10 maggio 1996)
Cass. pen. n. 1344/1996
È rituale ex art. 234 c.p.p. l'utilizzazione di fotografie estratte da video riprese eseguite dalla polizia giudiziaria, non sussistendo alcuna disposizione normativa che prescriva l'esecuzione di particolari incombenti per l'estrapolazione di singole foto dalla registrazione eseguita. (Nella fattispecie, il ricorrente aveva lamentato che l'isolamento delle singole fotografie dal materiale acquisito fosse avvenuto informalmente, senza avviso alcuno al difensore).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 1344 del 6 febbraio 1996)
Cass. pen. n. 10948/1995
L'art. 684 c.p. — che punisce «chiunque pubblica, in tutto o in parte, atti o documenti di un procedimento penale di cui sia stata vietata per legge la pubblicazione — non indica quali siano gli atti o i documenti per i quali vige il divieto, ma rinvia a quanto espressamente dettato in proposito nel codice di rito: specificamente — con riferimento al codice di procedura penale del 1988 — a quanto stabilito dall'art. 114, norma che menziona soltanto gli atti, a differenza dell'art. 164 del codice di procedura abrogato il quale faceva esplicito riferimento nel testo anche a «qualunque documento». La omessa menzione del termine «documento» nel citato art. 114 del vigente codice di rito deve essere valutata con riferimento all'art. 234, comma 1, stesso codice in forza del quale« è consentita l'acquisizione di scritti o di altri documenti che rappresentano fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografia, la fonografia o qualsiasi altro mezzo»; ne consegue che anche un documento fonografico costituito da una registrazione attuata da privati, una volta acquisito come prova documentale agli atti di indagine ai sensi dell'art. 234 c.p.p., diventa parte integrante degli atti stessi — tra i quali rientra — così che anch'esso viene ad essere sottoposto alla disciplina dettata dall'art. 114 c.p.p. in tema di pubblicazione di atti.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 10948 del 6 novembre 1995)
Cass. pen. n. 7994/1995
È da considerarsi regolare ed utilizzabile l'allegazione al fascicolo processuale di tabulati Sip, inviati senza richiesta scritta e motivata del P.M., attestanti telefonate intercorse tra due cellulari e, quindi, solo dati esteriori di conversazioni telefoniche senza alcuna conoscenza dei relativi contenuti, in quanto l'art. 234, comma 1, c.p.p., secondo cui è consentita l'acquisizione di scritti o di altri documenti che rappresentano fatti: persone, cose mediante la fotografia, la cinematografia, la fonografia o qualsiasi altro mezzo, non stabilisce formalità alcuna di acquisizione.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7994 del 18 luglio 1995)
Cass. pen. n. 7622/1994
Il codice di rito vigente, a differenza di quello abrogato, pur non escludendo la possibilità di una parificazione degli atti della polizia giudiziaria italiana e degli atti della polizia giudiziaria degli Stati esteri, non consente, in applicazione del principio di formazione della prova al dibattimento, la possibilità di lettura e di conseguente utilizzazione di questi ultimi, tra cui si ricomprendono anche quelli di documentazione delle attività compiute, le risultanze dei quali possono essere acquisite solo con l'esame di coloro che l'attività hanno svolto (art. 514, comma 2, c.p.p.); anche la documentazione fotografica effettuata dalla polizia giudiziaria è soggetta a tale disciplina, da ritenersi speciale e derogatoria rispetto a quella di cui all'art. 234 c.p.p., inerente a tutti i documenti in genere, di qualsiasi tipo, provenienti da qualsiasi altra fonte diversa dalla polizia giudiziaria.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 7622 del 7 luglio 1994)
Cass. pen. n. 728/1994
La registrazione di una telefonata, fatta da uno degli interlocutori, all'insaputa dell'altro, è utilizzabile come prova nel procedimento penale. Essa ha la natura di documento, di cui all'art. 234 c.p.p. e, non rientrando tra le intercettazioni telefoniche, non è sottoposta alle limitazioni e formalità proprie delle predette intercettazioni, né il fatto che essa venga registrata alla insaputa di uno dei due interlocutori costituisce offesa alla libertà di autodeterminazione dell'altro
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 728 del 6 giugno 1994)
Cass. pen. n. 10309/1993
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 10309 del 15 novembre 1993)
Sequestro di e-mail e messaggi telefonici: è ammissibile? - 28/06/2018
relative all'articolo 234 Codice di procedura penale
Norma di riferimento: Articolo 234 Codice proc. penale - Prova documentale | Quesito Q201822210
domenica 21/10/2018 - Calabria
“Considerato che ho un impianto di videosorveglianza (segnalato) e mi ero tutelato mettendo anche un registratore alla finestra del bagno. Avevo sospetti sul ricevere una ulteriore provocazione da vicini "protetti" ed infatti cosi è stato. Vennero chiamati da costoro i carabinieri e mi trovo un verbale del tutto falsificato, fra l'altro scrivono che li chiamo io. Posso utilizzare tale video ed audio anche montati insieme per fare una querela di falso ed anche portarla come prova davanti a un GUP per gettare dubbi anche su verbali precedenti per un procedimento penale rinviato a giudizio grazie anche a falsi verbali precedenti considerato che nel vicolo sottostante sono presenti anche dei bambini?”
Prescindendo dal cospicuo numero di cause penali che sembrano essere in corso e dovute ad un rapporto di alta conflittualità tra i vicini, per rispondere alla richiesta va compreso come e se può essere utilizzata la registrazione sia video che audio nell’ambito di un procedimento penale.
Quando alla possibilità di usarla, alla domanda risponde in modo chiaro l’articolo 234 del codice di procedura penale che, in sostanza, assimila alla prova documentale (intesa come documento in senso stretto) anche qualsiasi elemento che rappresenta fatti, persone o cose mediante la cinematografia, la fonografia o qualsiasi altro mezzo.
Sicuramente dunque i filmati e le registrazioni possono essere utilizzate in un procedimento penale e possono essere utilizzate in qualsiasi stato dello stesso.
Quanto alle modalità di utilizzo di tali documenti, va fatta molta attenzione.
I documenti videoregistrati o comunque le registrazioni sono molto utili ai fini del confutamento della tesi avversaria nell’ambito di un qualsiasi processo.
Se, ad esempio, siamo nell’ambito di un procedimento penale sorto da una denuncia per aggressione in cui il querelante affermi che è stato aggredito per primo, allora l’eventuale video disponibile sarà estremamente utile al fine di dimostrare il contrario, se effettivamente dallo stesso si evince il contrario. E questo video potrà essere utilizzato, come anzidetto, sia nel corso delle indagini preliminari che nel corso di tutto il restante e eventuale processo (ivi compresa la fase del dibattimento o dell’ udienza preliminare ).
Quanto invece alla possibilità di utilizzare un video e/o un qualsiasi documento registrato per proporre una querela di falso contro un verbale, la risposta non è del tutto positiva e dipende da molteplici fattori. In via generale è possibile, ma bisogna essere assolutamente certi che il video attesti l’esatto contrario di quanto verbalizzato e che la verbalizzazione non sia oggetto di eventuali interpretazioni.
Concentrandoci tuttavia su quello che è il caso sottoposto nello specifico, si sconsiglia tale azione. Nel caso di specie infatti i verbali che si intenderebbe denunciare sono quelli redatti dalla Polizia dopo l’intervento su chiamata. Orbene, in questi casi il verbale traduce in pochissime parole ciò che viene riportato alla Polizia dal soggetto chiamante e dal soggetto intervenuto tale per cui è ovvio che quel verbale non sia destinato a provare in modo univoco una circostanza ed è dunque ovvio che non sono i poliziotti ad essersi macchiati del falso ma il dichiarante.
Concludendo in breve, sicuramente il documento audio o videoregistrato può essere utilizzato nell’ambito di un procedimento penale e difronte ad un GUP; sul versante della denuncia invece si sconsiglia di utilizzarlo contro i verbalizzanti e piuttosto si consiglia di utilizzarlo al fine di denunciare la falsità delle dichiarazioni rese dalla parte avversa che potrebbero integrare anche il reato di diffamazione e/o di calunnia ex artt. 368 c.p. o 595 c.p. Fermo restando che quella della denuncia dovrebbe essere una scelta residuale.