Source: http://www.unicobas.it/dpr395_88.htm
Timestamp: 2018-01-20 07:10:03+00:00
Document Index: 136546408

Matched Legal Cases: ['art. 87', 'art. 12', 'art. 5', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 6', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 6', 'art. 12', 'art. 5', 'art. 8', 'art. 12', 'art. 14', 'art. 5', 'art. 25', 'art. 6', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 14', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 12', 'art. 15', 'art. 2', 'art. 22', 'art. 6', 'art. 9']

Unicobas Scuola - Archivio: D. P. R. 23 agosto 1988 n. 395
-Visto l'art. 87 della Costituzione;
-Vista la legge 29 marzo 1983, n. 93;
-Visto il decreto del Presidente della Repubblica in data 13 aprile 1988 (registrato alla Corte dei conti il 18 aprile 1988, registro n. 73, atti di Governo, foglio n. 31) con il quale all'on. Paolo Cirino Pomicino, Ministro senza portafoglio, è stato conferito l'incarico della funzione pubblica;
-Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 29 aprile 1988 (registrato alla Corte dei conti il 15 giugno 1988, registro n. 6 Presidenza, foglio n. 230) con il quale il Ministro per la funzione pubblica è stato delegato dal Presidente del Consiglio dei Ministri all'esercizio, tra l'altro, delle funzioni spettanti al medesimo Presidente ai sensi della legge 29 marzo 1983, n. 93, e degli adempimenti concernenti il pubblico impiego rimessi da disposizioni legislative al Presidente del Consiglio dei Ministri;
-Visti gli articoli 1 e 26 della legge 29 marzo 1983, n. 93, che disciplinano l'ambito di applicazione della legge stessa ed individuano, con alcune eccezioni per particolari categorie di personale, le pubbliche amministrazioni ed il relativo personale cui si applica la legge medesima;
-Visto l'art. 12 della legge 29 marzo 1983, n. 93, che, al fine di pervenire alla omogeneizzazione delle posizioni giuridiche dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, prevede che siano disciplinate mediante accordo unico, valido per tutti i comparti di contrattazione collettiva, specifiche materie concordate tra le parti;
-Visto il decreto del Presidente della Repubblica 5 marzo 1986, n. 68, concernente la determinazione e composizione dei comparti di contrattazione collettiva di cui all'art. 5 della legge 29 marzo 1983, n. 93;
-Visto il decreto del Presidente della Repubblica 1 febbraio 1986, n. 13, recante norme risultanti dalla disciplina prevista dall'accordo intercompartimentale, di cui all'art. 12 della legge 29 marzo 1983, n. 93, relativo al triennio 1985-87;
-Vista la legge 11 marzo 1988, n. 67, concernente disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 1988);
-Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 5 agosto 1988, ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 12 e dell'ottavo comma dell'art. 6 della legge 29 marzo 1983, n. 93, con la quale respinte o ritenute inammissibili le osservazioni formulate dalle organizzazioni sindacali dissenzienti o che hanno dichiarato di non partecipare alle trattative, è stata autorizzata, previa verifica delle compatibilità finanziarie, la sottoscrizione dell'ipotesi di accordo intercompartimentale raggiunta in data 29 luglio 1988 fra la delegazione di parte pubblica, composta come previsto dallo stesso art. 12, e le confederazioni sindacali CGIL, CISL, UIL, CIDA, CONFSAL e CILDI; accordo sottoscritto successivamente in data 3 agosto 1988 da CISNAL, CISAL, CONFEDIR, CISAS ed USPPI partecipanti alle trattative ed al quale hanno aderito successivamente le seguenti confederazioni sindacali non partecipanti alle trattative: CONFAIL E CONFILL in data 4 agosto 1988;
-Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 5 agosto 1988, ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 12 e dell'ultimo comma dell'art. 6 della legge 29 marzo 1983, n. 93, ai fini del recepimento e dell'emanazione con decreto del Presidente della Repubblica delle norme risultanti dalla disciplina dell'accordo intercompartimentale per il triennio 1988-1990, di cui al citato art. 12;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro per la funzione pubblica, di concerto con i Ministri del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e del lavoro e della previdenza sociale;
1. Campo di applicazione e durata. -
1. Le disposizioni contenute nel presente decreto, che recepisce l'accordo intercompartimentale per il triennio 1988-90 di cui in premessa, si applicano a tutti i comparti di contrattazione collettiva di cui all'art. 5 della legge 29 marzo 1983, n. 93 (2), ed al decreto del Presidente della Repubblica 5 marzo 1986, n. 68 (4).
2. Le disposizioni del presente decreto si riferiscono al periodo 1 gennaio 1988-31 dicembre 1990.
2. Formazione del personale. -
a) la partecipazione a ciascun corso è comunque subordinata alla valutazione delle esigenze di servizio dei vari uffici, anche in relazione alle innovazioni tecnico-amministrative introdotte o da introdurre nell'amministrazione;
5. Il personale che, in base ai programmi di cui ai commi 1, 2 e 4, è tenuto a partecipare ai corsi di aggiornamento, qualificazione, riqualificazione, riconversione e specializzazione cui l'amministrazione lo iscrive, è considerato in servizio a tutti gli effetti; i relativi oneri sono a carico delle amministrazioni di appartenenza. Qualora i corsi si svolgano fuori sede, competono, ricorrendone i presupposti, il trattamento di missione ed il rimborso spese di viaggio.
3. Diritto allo studio. -
2. I permessi di cui al comma 1 sono concessi per la frequenza di corsi finalizzati al conseguimento di titoli di studio in corsi universitari, post universitari, di scuole di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale, statali, pareggiate o legalmente riconosciute, o comunque abilitate al rilascio di titoli di studio legali o attestati professionali riconosciuti dall'ordinamento pubblico.
7. In sede di contrattazione di comparto e decentrata potranno
essere definite, ove necessario, ulteriori modalità applicative e/o particolari per la partecipazione e la frequenza ai corsi di cui al presente articolo ed ulteriori discipline per rispondere alle esigenze specifiche dei singoli comparti.
4. Congedo ordinario. -
1. Fatte salve le condizioni di miglior favore previste dalle vigenti disposizioni, il congedo ordinario è stabilito per ciascun anno solare in trenta o ventisei giorni lavorativi a seconda che l'orario settimanale di servizio si articoli, rispettivamente, in sei o cinque giorni lavorativi, fermo restando quanto previsto dalla legge 23 dicembre 1977, n. 937 (5), e successive modificazioni. Il congedo ordinario durante l'anno di assunzione compete in proporzione al servizio prestato; le stesse misure si applicano anche durante l'anno di cessazione dal servizio in proporzione al servizio da prestare in tale anno.
lavorativa, è considerata come congedo ordinario oltre il limite di cui al comma 1.
9. Relativamente al comparto scuola di cui all'art. 8, D.P.R. 5 marzo 1986, n. 68, le modalità di fruizione del congedo ordinario saranno definite in sede di contrattazione di comparto, tenendo conto delle peculiari esigenze organizzative di tale comparto.
5. Trattamento di missione. -
1. A decorrere dal 1 gennaio 1989, per incarichi di missione di durata superiore a dodici ore al personale compete il rimborso della spesa documentata, mediante fattura o ricevuta fiscale, per il pernottamento in albergo della categoria consentita e per uno o due pasti giornalieri, nel limite di lire trentamila per il primo pasto e di complessive sessantamila per i due pasti. Per incarichi di durata non inferiore ad otto ore compete il rimborso di un solo pasto (5/a).
2. Oltre a quanto previsto dal comma 1 compete un importo pari al trenta per cento delle vigenti misure delle indennità orarie e/o giornaliere. Non è ammessa in ogni caso opzione per l'indennità di trasferta in misure, orarie o giornaliere, intere (5/b).
5. I limiti di spesa per i pasti di cui al comma 1, sono rivalutati annualmente, a decorrere dal 1 gennaio 1990, in relazione ad aumenti intervenuti nel costo della vita in base agli indici ISTAT, con decreto del Ministro del tesoro, di concerto con il Ministro per la funzione pubblica.
7. Per prestazioni rese da particolari categorie di dipendenti in particolarissime situazioni operative di lavoro, negli accordi di comparto potranno essere previste, fermi restando gli importi di cui ai commi 1 e 2, condizioni diverse per la corresponsione del trattamento di missione (5/b).
6. Copertura assicurativa. -
7. Indennità integrativa speciale nella 13 mensilità. -
1. A decorrere dall'anno 1990 l'indennità integrativa speciale mensile corrisposta al personale in servizio, in aggiunta alla tredicesima mensilità, è incrementata di un importo lordo pari a L. 48.400.
8. Maggiore rappresentatività. -
1. Ai fini dell'applicazione della legge 29 marzo 1983, n. 93, a partire dalle trattative successive alla data di entrata in vigore del presente decreto, costituiscono criteri di riferimento da utilizzare da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della funzione pubblica per la determinazione della maggiore rappresentatività sul piano nazionale delle confederazioni e delle organizzazioni sindacali i seguenti elementi:
a) la consistenza associativa rilevata in base alle deleghe conferite alle singole amministrazioni dai dipendenti per la ritenuta del contributo sindacale, accertate mediante comunicazione delle stesse amministrazioni alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica ed alle organizzazioni sindacali a cui le deleghe si riferiscono prima dell'avvio delle trattative di cui all'art. 12 della legge 29 marzo 1983, n. 93 (5/c) e dei comparti di contrattazione collettiva di cui al decreto del Presidente della Repubblica 5 marzo 1986, n. 68 (5/d);
b) l'adesione ricevuta in occasione di elezione di membri sindacali in organismi amministrativi previsti dalle leggi vigenti, costituiti negli ambiti dei diversi comparti, di altre consultazioni elettorali per la costituzione del Consiglio superiore della pubblica amministrazione, ovvero per la nomina di soggetti cui ai diversi livelli, anche decentrati, venga conferito potere rappresentativo e negoziale per gli accordi previsti dall'art. 14 della legge 29 marzo 1983, n. 93 (5/c);
c) diffusione e consistenza delle strutture organizzative ,negli ambiti categoriali e territoriali di ciascun comparto di contrattazione valutate sulla base dell'applicazione dei criteri indicati nella lettera a).
2. Qualora sorgano divergenze tra i dati di cui al comma 1, rilevati dalle amministrazioni e quelli forniti dalle organizzazioni sindacali, la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica sottoporrà il caso alla valutazione dell'Osservatorio del pubblico impiego di cui agli articoli 11 e 12 della legge 22 agosto 1985, n. 444 (5/e).
9. Aspettative e permessi sindacali. -
2. Alla ripartizione delle aspettative sindacali per ciascun comparto di contrattazione collettiva di cui all'art. 5 della legge 29 marzo 1983, n. 93 (5/c), ed al decreto del Presidente della Repubblica 5 marzo 1986, n. 68 (5/d), provvede, entro il primo trimestre di ogni triennio, la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica, sentite le confederazioni e le organizzazioni sindacali interessate e d'intesa con l'ANCI per quanto riguarda il personale dipendente dal Servizio sanitario nazionale e dai comuni, con l'UPI per quanto riguarda il personale dipendente dalle province, con l'UNCEM per quanto riguarda il personale dipendente dalle comunità montane e con la Conferenza dei presidenti delle regioni per quanto riguarda il personale dipendente dalle regioni. Alla ripartizione dei permessi sindacali provvedono le singole amministrazioni.
3. Diverse intese intervenute tra le organizzazioni sindacali sulla ripartizione dei permessi e delle aspettative sindacali, fermo restando il numero complessivo degli stessi, saranno comunicate rispettivamente alle amministrazioni interessate ed alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica per i consequenziali adempimenti (6).
10. Norme di garanzia del funzionamento dei servizi pubblici essenziali. -
1. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto e comunque prima dell'inizio delle trattative per i rinnovi degli accordi di comparto, fermo restando l'obbligo di adozione di codici di autoregolamentazione dell'esercizio del diritto di sciopero da allegare agli stessi, le delegazioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 5 marzo 1986, n. 68 (5/d), provvederanno a concordare norme dirette a garantire la continuità delle prestazioni indispensabili, in relazione alla essenzialità dei servizi, per assicurare il rispetto dei valori e dei diritti costituzionalmente tutelati. Le suddette norme faranno parte integrante degli accordi di comparto e dei rispettivi decreti del Presidente della Repubblica di recepimento.
11. Assemblee del personale. -
2. Le assemblee, che possono riguardare la generalità dei dipendenti o gruppi di essi, possono essere indette, singolarmente o congiuntamente, dagli organismi rappresentativi dei dipendenti dell'unità amministrativa di cui all'art. 25 della legge 29 marzo 1983, n. 93 (6/a). L'ordine del giorno deve riguardare materie di interesse sindacale e del lavoro.
3. La convocazione, la sede e l'orario delle assemblee e l'eventuale partecipazione di dirigenti sindacali esterni sono comunicate all'amministrazione con preavviso scritto da
effettuarsi di norma almeno tre giorni prima.
5. Le modalità necessarie per assicurare durante lo svolgimento delle assemblee il funzionamento dei servizi essenziali sono stabilite dall'amministrazione, di intesa con i promotori dell'assemblea.
12. Determinazione delle dotazioni organiche territoriali di ufficio. -
1. I carichi funzionali di lavoro previsti dall'art. 6, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 1 febbraio 1986, n. 13 (7), sono definiti, entro il 30 giugno 1989, dalle singole amministrazioni pubbliche, d'intesa con le organizzazioni sindacali. Il Ministro per la funzione pubblica, sentito il Comitato tecnico-scientifico di cui all'art. 26, comma 6, della legge 11 marzo 1988, n. 67 (8), emanerà atti di indirizzo in ordine alle metodologie che saranno acquisite attraverso l'attuazione di progetti strumentali e/o pilota realizzati ai sensi degli articoli 12 e 13 del decreto del Presidente della Repubblica 1 febbraio 1986, n. 13 (7), e dal predetto art. 26, nonché alle metodologie acquisite a seguito di sperimentazioni operate da altri organismi.
13. Norme di indirizzo per le regioni a statuto ordinario e per le autonomie territoriali. -
14. Verifiche. -
15. Produttività. -
2. Ai fini di cui al comma 1, il fondo di incentivazione di cui all'art. 14 del decreto del Presidente della Repubblica 1 febbraio 1986, n. 13 (7), sarà incrementato di una quota significativa da utilizzare secondo i seguenti criteri:
b) verifica motivata del conseguimento degli obiettivi dati; c) erogazione degli incentivi in tempi certi e successivi a quelli di verifica dei risultati.
16. Parità uomo-donna. -
17. Area medica. -
1. Ai sensi dell'art. 6 del decreto del Presidente della Repubblica 5 marzo 1986, n. 68 (9), in sede di contrattazione dell'area negoziale medica si procederà all'interpretazione ed alla integrazione di quanto contenuto negli accordi intercompartimentali, in rapporto alle particolarità professionali dei medici e dei veterinari.
18. Tutela dei dipendenti in particolari condizioni psico-fisiche. -
19. Norma di rinvio. -
1. Restano confermate le norme di cui al decreto del Presidente della Repubblica 1 febbraio 1986, n. 13 (10), non espressamente modificate o sostituite dal presente decreto.
20. Copertura finanziaria. -
1. All'onere derivante dall'applicazione del presente decreto per l'anno 1990 valutato in lire 91 miliardi per le amministrazioni di cui agli articoli 2, 5, 8 e 9 del decreto del Presidente della Repubblica 5 marzo 1986, n. 68 (11), si provvede mediante riduzione di pari importo, per l'anno medesimo, dell'autorizzazione di spesa recata dall'art. 1, comma 9, della legge 11 marzo 1988, n. 67 (12) (legge finanziaria 1988).
2. Al corrispondente onere per gli enti di cui agli articoli 3, 4, 6 e 7 del decreto del Presidente della Repubblica 5 marzo 1986, n. 68 (11), complessivamente valutato per il 1990 in lire 83 miliardi, provvedono gli enti interessati, all'uopo parzialmente utilizzando o le disponibilità dei propri bilanci provenienti dai conferimenti operati a carico del bilancio dello Stato o quelle affluite in bilancio in relazione alle specifiche attività svolte dai medesimi.
21. Entrata in vigore. -
Codice di autoregolamentazione dell'esercizio del diritto di sciopero CGIL, CISL, UIL
Le Confederazioni CGIL, CISL, UIL, nella convinzione che l'esercizio del diritto di sciopero deve garantire il massimo consenso dei lavoratori e degli utenti, attenuando per quanto possibile i disagi alla collettività ed in coerenza con i principi che hanno ispirato le Confederazioni stesse nella stipula dell'accordo intercompartimentale, assumono, in allegato all'accordo stesso, il presente codice di autoregolamentazione dell'esercizio del diritto di sciopero nell'ambito dell'impiego pubblico ai sensi della legge n. 93 del 1983.
La titolarità a dichiarare, sospendere e revocare gli scioperi è riservata, per le materie di cui al comma precedente, alle Confederazioni nazionali CGIL, CISL, UIL, e per problemi riguardanti i relativi ambiti territoriali, alle rispettive strutture regionali e locali.
Codice di autoregolamentazione dell'esercizio del diritto di sciopero C.I.D.A.
Pertanto, poiché al momento, la parte pubblica non ha fatto conoscere i suoi impegni, per cui non è possibile la compilazione di un protocollo per la regolamentazione dello sciopero in modo uniforme per i vari comparti della Pubblica Amministrazione, per ognuno dei quali, occorrerà stilare un protocollo particolare, si indicano i principi ispiratori cui la C.I.D.A. farà riferimento nel pubblico impiego nei singoli protocolli settoriali o in un protocollo generale che li comprenderà tutti:
2 - La titolarità a dichiarare, sospendere o revocare lo sciopero è riservata alle strutture nazionali di categoria, d'intesa con la Federazione, per gli scioperi nazionali; alle strutture regionali di categoria, d'intesa con le strutture regionali o nazionali della Federazione, per gli scioperi regionali; alle strutture provinciali di categoria, d'intesa con le strutture provinciali o nazionali della Federazione, per gli scioperi provinciali. Per gli scioperi aziendali le decisioni vanno prese dalle Associazioni sindacali esistenti nell'azienda, sentite le strutture federali.
7 - L'adozione di tali regole si riferisce al complesso delle azioni sindacali collegate alle politiche di riforma, rivendicative e contrattuali, mentre il Sindacato si riserva la più ampia libertà di iniziativa quando fossero in gioco i valori fondamentali delle libertà civili e sindacali,
della democrazia e della pace.
8 - I presenti principi, con ulteriori specificazioni tecniche elaborate dalle singole categorie, saranno, ,come detto, informatori del codice di autoregolamentazione che sarà adottato nei singoli comparti.
Codice di autoregolamentazione dell'esercizio del diritto di sciopero C.I.S.N.A.L.
La C.I.S.N.A.L. ritiene necessario che nel campo dei servizi pubblici essenziali siano espressamente formulate regole di comportamento intese a razionalizzare l'esercizio del diritto di sciopero, al fine di evitare che auto tutela collettiva degli interessi di lavoro possano discendere ingiustificati disagi e danni agli utenti ed ai cittadini in generale; regole tali da assicurare, comunque, la continuità delle prestazioni indispensabili in relazione ai servizi essenziali al fine di garantire il rispetto dei valori e dei diritti tutelati dalla Costituzione.
- il funzionamento degli ospedali ed ambulatori pubblici e delle strutture sanitarie e di ricovero private convenzionate;
- l'esercizio del diritto di sciopero non deve compromettere la sicurezza della popolazione, dei materiali e degli impianti nonché, nei casi in cui le circostanze possano ricorrere, la salute e la incolumità delle persone;
Codice di autoregolamentazione dell'esercizio del diritto di sciopero C.I.S.A.L.
La C.I.S.A.L. premesso che ha partecipato, come agente contrattuale primario, alle trattative sia a livello tecnico che politico con la delegazione della Pubblica Amministrazione per la stipula degli accordi sindacali intercompartimentali previsti dall'art. 12 della Legge Quadro sul Pubblico Impiego n. 93 del 29 marzo 1983 da valere per i periodi dal 1985 al 1987 e dal 1988 al 1990;
preso atto di quanto emerso negli incontri di trattativa di cui sopra circa i rapporti tra le parti stipulanti l'accordo e circa il codice di autodisciplina del diritto di sciopero;
si impegna con manifestazione autonoma di volontà perché il diritto di sciopero nel settore pubblico impiego regolato dalla Legge n. 93/83 venga esercitato nel rispetto dei principi e delle modalità di seguito indicate:
1) la titolarità del diritto di proclamare, sospendere o revocare azioni di sciopero per l'intero settore del Pubblico Impiego e riservata alla Segreteria Generale della C.I.S.A.L.;
Per gli scioperi regionali o provinciali rispettivamente alla Segreteria Regionale o Provinciale della Federazione o del Sindacato di comparto d'intesa con la Segreteria Nazionale;
6) non sono ammessi scioperi a carattere intermittente nel tempo, nella stessa giornata di lavoro. La presenza del lavoratore in sciopero sul posto di lavoro è consentita, salve in ogni caso le sue responsabilità personali per la sicurezza degli impianti e delle strutture;
Codice di autoregolamentazione dell'esercizio del diritto di sciopero CONF.S.A.L.
La CONF.S.A.L. nel rendere pubblico il codice di autoregolamentazione che sarà adottato dalle Federazioni e dai sindacati aderenti rileva che, persistendo l'attuale situazione di mancata attuazione delle norme costituzionali (artt. 39 e 40 della Costituzione) si è di fronte ad una regolamentazione giurisprudenziale di fatto e ad una discrezionalità della pubblica Amministrazione che non possono avere quei caratteri di obiettività, univocità e di validità generale necessari allo sviluppo dell'azione sindacale.
Codice di autoregolamentazione dell'esercizio del diritto di sciopero C.O.N.F.E.D.I.R.
Posto che il diritto di sciopero è sancito dalla Costituzione a tutela dei lavoratori, vanno disciplinate le forme del suo esercizio, al fine di limitare gli eccessi che provocano gravi scompensi nei servizi pubblici essenziali. A tal fine il Governo dovrà innanzitutto stabilire con esattezza, di concerto con le OO.SS., il termine di «essenzialità», con riferimento alle esigenze primarie della collettività nazionale.
- gli organi competenti saranno preavvisati delle azioni di sciopero con almeno 15 giorni di anticipo;
- per le varie categorie addette a servizi pubblici definiti «essenziali» saranno stabiliti i contingenti di lavoratori, per ogni attività interessata, che potranno essere esonerati dallo sciopero al fine di garantire la continuità dei servizi stessi;
Codice di autoregolamentazione dell'esercizio del diritto di sciopero C.I.S.A.S.
La C.I.S.A.S. - Confederazione italiana addetta ai servizi maggiormente rappresentativa su base nazionale e quindi anche nel pubblico impiego di cui alla legge n. 93/83, consapevole del momento che attraversa la società e nello stesso tempo della necessità di ribadire l'inviolabilità dell'esercizio del diritto di sciopero, tenendo conto dei gravi disagi derivanti per la collettività dalla sospensione dei servizi pubblici fondamentali ed essenziali, presenta i seguenti criteri, cui la Confederazione si atterrà nella effettuazione di scioperi che da essa potranno essere proclamati nel pubblico impiego:
6) La C.I.S.A.S. dichiara per ogni singolo comparto del pubblico impiego di cui alla legge numero 93/83 provvederà, inoltre, ad individuare ed elencare i servizi pubblici essenziali da garantire.
7) La C.I.S.A.S. si ritiene svincolata dal presente codice, fatte salve le norme di cui ai punti 1) e 3), per azioni di sciopero avverso il mancato rispetto di scadenze di legge, regolamentari o contrattuali ed in caso di comportamenti discriminatori nei confronti di qualcuna delle OO.SS. firmatarie del Protocollo d'Intesa 25.7.86.
Codice di autoregolamentazione dell'esercizio del diritto di sciopero U.S.P.P.I.
La Confederazione Unione Sindacati Professionisti Pubblico-Privato Impiego - U.S.P.P.I. - con sede sociale in Roma, via Gramsci, 34, giusta l'art. 15 dello statuto depositato presso il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, si impegna ad adottare il seguente codice di autoregolamentazione del diritto di sciopero.
L'invito all'astensione dal lavoro (sciopero) da parte della Confederazione U.S.P.P.I. sarà determinato esclusivamente da rivendicazioni di carattere giuridico-normativo-economico e dalle esigenze di tutelare gli interessi etico-morali, professionali singoli e collettivi degli iscritti e la salute dei lavoratori e di migliorarne le condizioni ambientali di lavoro.
L'invito di cui all'art. 2 sarà preceduto da formale comunicazione inviata all'amministrazione da cui dipendono i lavoratori interessati allo sciopero, nonché alle autorità interessate, per i conflitti di lavoro che coinvolgano una o più amministrazioni o aziende, almeno quindici giorni prima della data stabilita per lo svolgimento dello sciopero.
Indetta comunicazione saranno esposti i motivi dell'astensione dal lavoro e la durata della stessa.
Qualora le circostanze di tempo e di luogo lo richiedano o si tratti di periodi in cui le esigenze di ordine pubblico consiglino di evitare turbative alla collettività (calamità naturali, epidemie, elezioni, ecc.), nonché nei periodi di festività nazionali (Natale, Capodanno, Pasqua, ecc.), la Confederazione Sindacale U.S.P.P.I. si impegna a sospendere e a non effettuare scioperi da parte degli iscritti.
Modalità più specifiche di svolgimento dello sciopero, nonché le procedure da esperire nei conflitti di lavoro saranno indicate nei codici di autoregolamentazione del diritto di sciopero che saranno allegati agli accordi per i singoli comparti del pubblico impiego.
Codice di autoregolamentazione dell'esercizio del diritto di sciopero C.I.L.D.I.
Il presente codice riguarda il complesso di azioni sindacali relative agli accordi intercompartimentali collegate alle politiche di riforma, rivendicative e contrattuali per l'insieme del settore pubblico, e non si applica - oltre che nei casi in cui fossero in gioco i valori fondamentali delle libertà civili e sindacali, della democrazia e della pace - nelle vertenze di carattere generale che interessano le generalità del mondo del lavoro.
(1) Pubblicato nella Gazz. Uff. 9 settembre 1988, n. 212, S.O.
(2) Riportata al n. A/XXXIV.
(4) Riportato al n. A/XLIII.
(5) Riportata al n. A/XXVI.
(5/a) Il D.M. 17 aprile 1991 (Gazz. Uff. 6 agosto 1991, n. 183) ha elevato i limiti di spesa a lire 34.300 per un pasto e a lire 68.500 per due pasti. Il D.M. 10 aprile 1992 (Gazz. Uff. 13 maggio 1992, n. 110) ha ulteriormente elevato i suddetti importi a lire 37.000 per un pasto e a lire 73.800 per due pasti. Successivamente, il D.M. 12 marzo 1993 (Gazz. Uff. 31 maggio 1993, n. 125) ha elevato gli importi a L. 38.700 per un pasto e a L. 77.200 per due pasti. A decorrere dal 1 gennaio 1994, il D.M. 10 marzo 1994 (Gazz. Uff. 7 aprile 1994, n. 80) ha elevato detti importi, rispettivamente, a lire 40.500 e a lire 80.700. A decorrere dal 1 gennaio 1995 il D.M. 15 febbraio 1995 (Gazz. Uff. 18 marzo 1995, n. 65) ha elevato detti importi, rispettivamente, a lire 42.000 e a lire 83.600.
(5/b) Vedi, anche, l'art. 22, D.P.R. 4 agosto 1990, n. 335.
(5/c) Riportata al n. A/XXXIV.
(5/d) Riportato al n. A/XLIII.
(5/e) Riportata alla voce Occupazione (Incremento della).
(6) L'art. 6, D.P.C.M. 27 ottobre 1994, n. 770, riportato al n. A/LXXVIII, ha disposto la cessazione dell'efficacia dell'art. 9 del presente decreto a decorrere dalla data dell'entrata in vigore dello stesso D.P.C.M. 770 del 1994.
(6/a) Riportata al n. A/XXXIV.
(7) Riportato al n. A/XLI.
(8) Riportata alla voce Amministrazione del patrimonio e contabilità generale dello Stato.
(9) Riportato al n. A/XLIII.
(10) Riportato al n. A/XLI.
(11) Riportato al n. A/XLIII.
(12) Riportato alla voce Amministrazione del patrimonio e contabilità generale dello Stato.