Source: http://www.ritosimbolico.it/rsi/2012/08/john-locke-sulletica-in-generale/
Timestamp: 2019-08-18 22:25:55+00:00
Document Index: 153103908

Matched Legal Cases: ['§ 1', '§ 7', '§ 6', '§ 7', '§ 5', '§ 10', '§ 12']

﻿ JOHN LOCKE – SULL’ETICA IN GENERALE
Costretto a trasferirsi prima in Francia (1675 – 1682)e poi in Olanda (1683 – 1689) per la sua opposizione agli Stuart, rientrò in Inghilterra nel 1689 con la Principessa di Orange, ritirandosi dalla vita politica e dedicandosi agli studi.
I suoi lavori filosofici più importanti sono il Saggio sull’intelligenza umana (1690) ed il Trattato sul governo civile (1690). Il primo gettò le basi all’empirismo inglese, ed il secondo espressei principi fondamentali del pensiero democratico liberale.
1. valore storico e bibliografico di un documento inedito;
1. Felicità e infelicità sono le due grandi molle delle azioni umane, e, con tutti i modi diversi in cui vediamo gli uomini affaccendarsi, essi aspirano tutti alla felicità, e cercano di evitare l’infelicità secondo come appare loro in diversi luoghi e forme.
2. Non ricordo di avere mai inteso di alcuna azione di uomini, che non riconosca che vi sia un giusto e un ingiusto nelle azioni degli uomini, così come vi è verità e falsità nelle loro parole. Alcune misure sono sempre state riconosciute, ovunque e quantunque differenti; e così alcune regole e norme secondo cui giudicare le azioni degli uomini, se fossero buone o cattive. Né credo vi sia alcun popolo che non distingua fra vizio e virtù.
Anche se non vi fossero leggi umane, o pene, od obbligazioni di sanzioni divina o umana, esisterebbero sempre delle specie di azioni come la giustizia, la temperanza, la fortezza, l’ubriachezza e il furto; e alcune di esse sarebbero stimate buone, e altre cattive: e vi sarebbero nozioni distinte di virtù e vizio. Infatti a ciascuno di questi nomi corrisponderebbe un’idea complessa, perché altrimenti essi, e tutte le parole che esprimono oggetti morali, in qualsiasi lingua, sarebbero un semplice balbettio.
5. Ciò accadrebbe inevitabilmente se non vi fosse alcuna obbligazione, o legge superiore, a parte quelle sociali. Infatti non si può supporre che degli uomini si associno e si uniscano nello stesso Stato, e nello stesso non stimino lodevole, cioè non considerino una virtù, questo loro unirsi; e non disapprovino, e trattino come biasimevoli (cioè, considerino vizi) quelle azioni che portano alla dissoluzione della loro società.
Dunque le idee di virtù cui si perviene in questo modo non ci insegnano che a parlare propriamente, secondo l’uso del paese in cui ci troviamo, senza che noi acquisiamo altra conoscenza oltre a quella di ciò che si intende con tali parole. Questa è la conoscenza compresa nell’etica comune delle Scuole, e non è altro che sapere i nomi esatti di determinati modi complessi, ed esser capaci di parlare propriamente.
6. L’etica delle Scuole si fonda sull’autorità di Aristotele, resa più complicata di parecchio con l’uso di parole difficili e distinzioni inutili, e non ci dice altro che ciò che essi si compiacciono di chiamare virtù e vizio, né dell’etica ci insegna altro che comprendere i loro termini, o chiamare le azioni come le chiamano loro o Aristotele; ciò che equivale a parlare propriamente il loro linguaggio.
7. Solo le azioni che dipendono dalla scelta di essere intelligente e libero sono morali. E un essere intelligente e libero segue naturalmente ciò che gli causa piacere, e fugge ciò che gli causa dolore; cioè, cerca naturalmente la felicità, e respinge l’infelicità.
Quindi ciò che gli causa del piacere è per lui buono; e ciò che gli causa dolore é cattivo. E ciò che causa il maggior dolore è il maggior male.
8. Ora, sebbene ciò non sia riconosciuto generalmente, è proprio da questa tendenza a provocare in noi piacere o dolore che prende il suo nome il bene o il male morale, così come quello naturale.
9. Chiunque tratta dell’etica solo per darci le definizioni di giustizia, temperanza, furto, incontinenza eccetera, e ci dice quali siano di essi virtù, e quali vizi, non fa che esporre alcune determinate idee complesse di modi, coi loro nomi, per cui noi si possa comprendere bene gli altri, quando parlano secondo le loro regole, e si possa parlare intelligentemente agli altri che sono informati della loro dottrina.
10. Ma esiste un’altra specie di etica o regole delle nostre azioni che, sebbene possa in molti luoghi essere coincidente o conforme colla prima, non di meno ha una doverosa fondazione, e un diverso modo di conoscenza. Queste nozioni o regole delle azioni non sono infatti idee fatte da noi, cui noi diamo nomi, ma dipendono da qualcosa al di fuori di noi, e sono così fatte non da noi, ma per noi. Si tratta delle regole poste alle nostre azioni dalla volontà dichiarata di un altro, che ha il potere di punire i nostri errori. Queste sono propriamente e veramente le regole del bene e del male; e poiché la conformità o non conformità ad esse ci causano del bene o del male, esse influenzano le nostre vie, come le altre influenzano le nostre parole: e c’è tanta differenza, fra di esse, come ce n’è fra vivere bene, e conseguire la felicità, e parlare propriamente e intendere le parole.
11. Ma poiché non possiamo giungere a conoscenza di queste regole senza, in primo luogo, conoscere un legislatore di tutta l’umanità fornito di potere e di volontà di premiare e punire e, in secondo luogo, senza mostrare come egli abbia dichiarato la sua volontà e legge, io devo per il momento solo supporre questa legge, finché non sia luogo per parlare di ciò, cioè di Dio e della legge di natura.
Da una parte, l’azione é solo una collezione di idee semplici, e quindi una positiva idea complessa. D’altra parte, essa è in relazione ad una legge o regola, e secondo la sua conformità o meno è un vizio o una virtù.
Così l’educazione, la pietà, il banchettare o l’ingordigia sono similmente modi, non essendo che delle idee complesse chiamate con un nome; ma se sono considerate come virtù e vizi, e come regole di vita obbliganti, allora sono in relazione ad una legge, e devono essere considerate sotto l’aspetto di relazioni.
12. Quindi per stabilire l’etica sulle sue proprie basi, e sua una tale fondazione, che possano portare con sé un’obbligazione, noi dobbiamo innanzitutto provare una legge, che presuppone sempre un legislatore dotato di superiorità e di diritto di comandare, e anche di un potere di premiare e punire secondo il tenore della legge da lui stabilita. Questo sovrano legislatore, che ha posto regole e limiti alle azioni degli uomini, è Dio, il loro autore, la cui esistenza abbiamo già provato.
Quindi la prossima cosa da mostrare è che vi sono delle regole e dei dettati, che Egli vuole siano sufficientemente promulgati e fatti conoscere agli uomini.
Il passo sopra riportato di Locke stimola notevoli spunti di riflessione: di seguito ne presento alcuni.
Nella prima parte Locke (rif. § 1) identifica la felicità ed infelicità come le due grandi molle delle azioni umane e segnala l’attitudine umana all’aspirare alla felicità cercando di evitare l’infelicità.
Locke riprende questo concetto al § 7 (Solo le azioni ………cerca naturalmente la felicità, e respinge l’infelicità. … Infatti la felicità e l’infelicità ……… e serve a provocare in lui piacere o dolore).
Il profano durante il rituale d’iniziazione chiede di uscire dalle tenebre ed un aiuto a trovare “la luce”, perché sa che solo questa potrà dargli la felicità, cioè quell’equilibrio ed armonia di cui è alla ricerca.
Il fine e l’utilità dell’etica è di dirigere le nostre vite, e, mostrandoci quali azioni sono buone e quali cattive, prepararci a fare le prime e a non fare le seconde (rif. § 6).
Solo le azioni che dipendono dalla scelta di un essere intelligente e libero sono morali (rif. § 7).
La Fratellanza dei Liberi Muratori è una scuola di libero pensiero, e questo è sviluppato con il metodo insegnato dai Lavori di Loggia, da cui deriva la definizione di Massoneria come “Scuola di Metodo”, in contrapposizione decisa alle scuole di dottrina.
profano che sente lo stimolo interiore di entrare a far parte della comunione dei Liberi Muratori sceglie liberamente di compiere questo passo; sia quando inizia il percorso nel Rito d’Iniziazione (il profano che chiede di essere accolto tra i Liberi Muratori può osare speralo solo se è stato valutato da altri Fr. “libero e di buoni costumi”), sia, quando già iniziato, nei Lavori Rituali (il rituale di 1° grado chiarisce che lo scopo dei lavori è di edificare templi alla Virtù, scavare oscure e profonde prigioni al vizio e lavorare al bene ed al progresso dell’Umanità, e tutti i Lavori nel Tempio debbono essere permeati da serietà, senno, benefizio e giubilo).
Liberi di… e liberi da…
Al § 5 Locke spiega che occorre pensare all’esistenza di legge superiore, a parte quelle sociali, per categorizzare azioni che non abbiano un’influenza immediata sulla società.
Al § 10 Locke introduce l’idea d’etica o regole delle nostre azioni che non sono fatte da noi, ma dipendono da qualcosa al di fuori di noi, e sono così fatte non da noi ma per noi. E queste sono propriamente e veramente le regole del bene e del male; la conformità o meno a queste regole ci causa il bene o il male.
A questo punto individuata la Legge si pone il problema di individuare il legislatore, che Locke identifica in un’Entità Superiore: Dio (rif. § 12).
Il parallelo tra il Dio di Locke che opera in tal senso ed il G.A.D.U. è palese.
Gli Archittetonici Lavori sono finalizzati al bene dell’Umanità ed Alla Gloria Del Grande Architetto Dell’Universo.
La Fratellanza è costituita da uomini che operano nella profonda convinzione di operare in tal senso.Il Libero Muratore costruisce interiormente il tempio armonico, ed in questo percorso è aiutato dalla partecipazione attiva ai Lavori di Loggia. Il tempio armonico interiore deve comunicare in equilibrio dinamico con il mondo esterno, con la molteplicità di templi armonici che lo circondano e di cui al tempo stesso egli è parte, come tessere di un variegato mosaico. Il prerequisito essenziale per avviare e mantenere questo processo è essere etici ed operare eticamente nel senso delineato da Locke.
Gli studi di Georges Hazan hanno confermato la fondatezza dell’antica opinione che Locke sia appartenuto alla Libera Muratoria (Travaux de Villard de Honnecourt, 1973).
Quest’inedito di Locke è un’ulteriore inoppugnabile prova della sua appartenenza alla Libera Muratoria.
Sesto Minore van Pelt