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Timestamp: 2020-03-30 04:09:08+00:00
Document Index: 100735608

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 48', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 1']

Giurisprudenza - CONSIGLIO DI STATO - Sentenza 28 giugno 2016, n. 2830
Infermieri professionali - Attività domiciliare di prelievo - Restrizioni anticoncorrenziali
2. - L’atto di significazione e diffida rivolto alla Regione trova la sua causa nella scelta organizzativa dell’Azienda Ospedaliera "Ospedale maggiore" di Crema, con atti adottati in conformità della delibera di Giunta regionale n. 3313 del 2 febbraio 2001, di riservare l’attività di prelievo a domicilio unicamente a soggetti autorizzati ad erogare servizi di medicina e laboratorio ASL o SMEL, per cui l’Azienda ha stipulato una serie di accordi di collaborazione con vari soggetti operanti sul territorio, previamente accreditati presso le ASL della provincia, escludendo che la prestazione possa essere resa da infermieri professionali libero-professionisti, ancorché iscritti all’Albo, ma non aderenti ad una delle dette istituzioni.
3.1. - La Regione, di contro, ribadiva di non considerare l’attività di prelievo in sé come "prestazione sanitaria", né di permetterla disgiuntamente dai laboratori, che si assumono invece la responsabilità dell’intero processo concernente la prestazione sanitaria dell’esame diagnostico.
5.1. - Viene anche denunciata l’erroneità della dichiarazione di inammissibilità per errore nella trasposizione del ricorso al Presidente della Repubblica, deducendo l’illogicità e la contraddizione con precedenti dello stesso T.a.r.
a) violazione e falsa applicazione dell’art. 3 del D.L. n. 138/2011, convertito in l. n. 148/2011; eccesso di potere per ingiustizia manifesta; illogicità; difetto assoluto di istruttoria e motivazione;
2.1. - Sotto il primo profilo, censurato col primo motivo di appello, il T.a.r. ha ritenuto che la nota impugnata non fosse atto lesivo, in quanto atto meramente "confermativo" di scelte già assunte in ambito regionale sin dal 2001.
2.2. - La nota impugnata è stata adottata a seguito dell’atto di diffida del 31 gennaio 2013 con cui il Coordinamento dei Collegi IPASVI aveva chiesto il riesame della disciplina dettata dalla Regione in materia di attività domiciliare di prelievo, alla luce della normativa anticoncorrenziale sopravvenuta nel 2011 (art. 3 del D.L. n. 138/2011, convertito in l. n. 148/2011), in forza della quale, essendo stato reso libero l’accesso alla professione ed il suo esercizio fondato sull’autonomia e sull’indipendenza di giudizio, intellettuale e tecnica del professionista, la Regione avrebbe dovuto rimuovere le limitazioni vigenti e contrastanti con detto principio di liberalizzazione, entro 4 mesi dall’entrata in vigore del decreto (art. 3, comma 9 lett. a ed f). Trascorso tale termine, deve intendersi pienamente vigente il regime di liberalizzazione.
2.4. - Il carattere di "mera conferma" di un atto amministrativo è, in particolare, evincibile quando la sua motivazione si esaurisce nel richiamo al precedente provvedimento, senza compimento di alcuna rivalutazione in fatto e/o in diritto (Consiglio di Stato, sez. IV, 22/12/2014, n. 6265; Consiglio di Stato, sez. V, 08/10/2014, n. 5006).
2.5. - Viceversa, nel caso in esame, trattasi di atto di "conferma", adottato a seguito di un’istanza di parte, che invoca l’intervenuto mutamento del quadro normativo, il quale modifica in senso sostanziale la disciplina degli interessi pubblici e privati coinvolti e, dunque, ha comportato la riconsiderazione della problematica, che la Regione, pur nel ribadire la vecchia disciplina, non ha potuto ignorare.
3.1. - Secondo un’interpretazione non rigidamente ancorata al dato testuale, ma rispettosa della ratio dell’art. 48 c.p.a., deve ritenersi che il deposito in segreteria, nel termine perentorio di sessanta giorni, dell’atto di riassunzione in giudizio della parte ricorrente (cui è stato notificato l’atto di opposizione), che richiama nel suo integrale contenuto il ricorso straordinario e da cui si evinca chiaramente la volontà di insistere nell’impugnazione in sede giurisdizionale, debba ritenersi rituale, essendo rispettati i termini e, nella sostanza, gli adempimenti richiesti, anche se non nella stretta sequenza prevista dalla norma processuale, ovvero deposito e notifica di "avviso" alla controparte (cfr. C.d.S., Sez. VI, n. 859 del 24 febbraio 20149).
4.2. - Ai sensi dell’art. 1 del Regolamento adottato con D.M. 14 settembre 1994, n. 739, adottato ai sensi dell’art. 6, comma 3, del D.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, l’attività dell’infermiere professionale ricomprende ogni prestazione che possa ricondursi alla generale categoria dell’"assistenza generale infermieristica", attività con funzione di prevenzione delle malattie e di assistenza dei malati e disabili.
L’infermiere professionale, in possesso del prescritto titolo di formazione e dell’iscrizione all’albo è, secondo il Regolamento, "responsabile dell’assistenza generale infermieristica" (art. 1, comma 1) e "svolge la sua attività professionale in strutture sanitarie pubbliche o private, nel territorio e nell’assistenza domiciliare, in regime di dipendenza o libero-professionale" (art. 1, comma 3, lett. g).
Definitivamente pronunciando sull'appello n.r.g. 8823 del 2015, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l'effetto, dichiara ammissibile e accoglie il ricorso introduttivo di primo grado, annullando l’atto impugnato.