Source: https://issuu.com/uglcfs/docs/www.uglcorpoforestale.it
Timestamp: 2017-02-20 18:26:01+00:00
Document Index: 75834373

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'art. 59', 'art. 92', 'art.\n68', 'art. 112', 'art. 93', 'art. 93', 'sentenza ', 'art. 68']

Sicurezza Ambiente n.4 by UGL Federazione Nazionale Corpo forestale dello Stato - issuu
Organo ufficiale dell’UGL - Federazione Nazionale corpo forestale dello stato
Organo ufficiale dell’UGL
Anno I - n. 4 - settembre/ottobre 2008 - € 16.25 - Poste italiane Spa
Spedizione in abb. Postale - D.L. 353/2003(conv. in L. 27/02/2004) art. 1
comma 1 DCB Milano - Autorizzazione Tribunale di Milano n. 103 del 12/2/2008
Il Ministro per le Politiche
Agricole Zaia : stringiamo
un patto coi consumatori
Una soluzione per la situazione
attuale e il caro petrolio?
Due sentenze condannano
l’uso del fuoco per bruciare
caos cave in italia
Rendono molto ma sono prive
di controlli, soprattutto al sud
Questo prodotto è completamente bio-degradabile
e riciclabile, nel pieno rispetto dell’ambiente
4 - Editoriale
Forze dell’Ordine colpite dal decreto antifannulloni
6 - Primopiano
Caos cave, rendono molto ma i controlli
8 - Dalla parte della legge
Una sentenza esemplare per il piromane di Latina
10 - Ecologia
La riserva naturale Bosco Nordio:
12 - L’intervista
Zaia spiega i suoi prossimi programmi
14 - il progetto
L’auto a metano, una soluzione al caro-petrolio
e all’inquinamento
16 - Olimpiadi
- Il successo della forestale Chiara Cainero:
oro nel tiro a volo
- La via cinese al disastro ecologico
18 - Fareverde
Un’estate all’insegna dell’impegno
19 - Per discutere
Sotto accusa l’uso del fuoco
per eliminare i residui organici
22 - Pericoli ambientali
Carburanti delle navi troppo inquinanti:
uno studio rilancia l’allarme
A cura di Danilo Scipio
30 - Pericoli ambientali
Il ruolo della donna nel processo di globalizzazione
Foto: Ribaunz (Flickr)
Poliziotti e forestali colpiti
dal decreto anti-fannulloni
di Danilo Scipio / Segretario Nazionale UGL-CFS
on la conversione in leg- più la demotivazione che già alberga società civile.
ge dell’ormai famoso De- negli operatori della sicurezza, è veraSpesso ci si dimentica che questo
creto Legge 112/08 ( il mente molto alto.
delicato compito è affidato a donne
cosiddetto antifannulloForestali, poliziotti, penitenziari, e uomini che vivono con 1.200 euro
ni), che non contiene al- con il loro lavoro non realizzano beni al mese, ben al di sotto della soglia di
cuna norma di salvaguardia
povertà, che non apparInvece di capire che occorrerebbe gratificare
per gli operatori del comtengono ad una “casta” ma
parto sicurezza e difesa,
sono ugualmente persoabbiamo veramente tocne un po’ speciali perché
che rientri nella media europea si è voluto
cato il fondo: “schedatura”
rappresentanti della parte
confonderlo con altre categorie di lavoratori
dei poliziotti assenti per
buona della società, quella
etichettate, tout court, come “fannulloni”
motivi di salute, forti peche difende la legalità con
nalizzazioni economiche operate per materiali, ma plasmano, giorno dopo umiltà, fedeltà e coraggio.
i primi dieci giorni di assenza dal ser- giorno, qualcosa che pur non essen- E che per compiere il proprio dovevizio per le stesse ragioni, fasce orarie do percettibile al tatto, né moderna re, in qualunque situazione di temnelle quali può essere effettuata la vi- né vecchia, né di destra (ormai) né di po e di luogo, magari si ammalano!
sita di controllo fiscale assimilabili agli sinistra, è l’unico bene che non si può In questi giorni abbiamo ascoltato
“arresti domiciliari”.
trascurare: la sicurezza della nostra diverse idiozie (“La febbre dei poA ciò si devono
liziotti non è diversa
necessariamente agdalla febbre di un imgiungere i pesanti
piegato o di un opetagli economici sulla
raio”; oppure “La Polisicurezza - oltre 3,5
zia in strada, e a piedi
miliardi di euro - che
non ci va. Non è nelnon consentiranno di
le sue corde, anche
fare gli opportuni e
perché è sindacaliznecessari investimenti
zata...”), uscite dalla
in termini di mezzi, inbocca di esponenti
frastrutture, attrezzadella maggioranza e
ture nonché il decredel Governo, ma mai
mento delle risorse
avremmo pensato di
umane derivante dal
dover assistere alla
e dal “pensionamendi un provvedimento
to coatto”; il rischio
di far implodere la
per le Forze di Polisituazione in modo
zia senza che alcuna
irreversibile, facendo
delle componenti del
crescere ancora di
PDL muovesse un dito
a difesa della categoria.
Invece di capire che occorrerebbe
gratificare il lavoro di un poliziotto con
uno stipendio che rientri nella media
europea (visto che siamo ben lontani
da questa ipotesi), attraverso un adeguamento delle indennità di rischio
(per intendersi quelle che ne identificano la specificità), con l’individuazione di obiettivi raggiungibili in relazione
all’avanzamento di carriera (da anni si
discute, senza stanziamenti, della necessità di un riordino delle carriere) e
con uno sviluppo del percorso professionale (che non trascuri l’aspetto formativo), si è voluto confonderlo con
altre categorie di lavoratori etichettate, tout court, come “fannulloni”.
Siamo convinti che non ci siano solo
aspetti negativi nell’azione che il
Governo sta portando avanti con
fermezza; non possiamo però non
rilevare come, allo stato attuale, gli
impegni assunti durante la campagna
elettorale sono ben lungi dall’essere
È auspicabile, infine, che la “cabina di regia” che il Governo intende
impiantare -modificando il “rituale”
delle riunioni con i sindacati dal mese
di settembre - ponga di nuovo l’attenzione sulla sicurezza, che diversamente rischia di essere relegata a una
questione di secondaria importanza,
anche in considerazione del progetto che si sta sviluppando di un frazionamento del controllo del territorio,
con maggiori poteri alle Autorità ed
alle polizie locali.
Il prossimo autunno sarà un banco di
prova importantissimo per l’esecutivo:
ai proclami dovranno necessariamente seguire i fatti e questioni come il
riconoscimento normativo della specificità, la detassazione di indennità
operative o della tredicesima mensilità, il rinnovo del contratto, i correttivi alla legge 133/2008 (ex D.L. 112)
dovranno essere risolte. In caso contrario le Organizzazioni Sindacali e le
Rappresentanze militari - che hanno
dimostrato una coesione ed un’unità
d’intenti senza precedenti - non esiteranno a replicare forme di protesta ed
elevare il livello di contrapposizione.
Qualche parola, infine, occorre spenderla per descrivere la situazione sul
fronte interno. La conflittualità tra amministrazione ed organizzazioni sindacali è cresciuta a dismisura: il ricorso
al TAR ed al Giudice del lavoro sono
ormai gli strumenti di comunicazione
costantemente utilizzati dal fronte
sindacale per ribattere alla strafottenza del Vertice del Corpo, il quale,
nonostante l’invito al dialogo del Ministro Zaia, continua a violare norme
contrattuali prendendo decisioni unilaterali su materie che invece devono
necessariamente passare attraverso il
confronto con le sigle sindacali.
Le guerre, è risaputo, non portano nulla di positivo per nessuno dei contendenti ma mai come in questo caso una
delle parti ha tutto da perdere. ■
N.4 -
Il caos delle cave in Italia
in un rapporto di Legambiente.
Miliardi di euro di guadagni,
ma al Sud si scava gratis
di Flavio Di Lascio / Segreteria Nazionale UGL-CFS
10 mila cave abbandonate e 5.725 in funzione.
Per regolarne la gestione un regio decreto che risale al 1927
e metà delle Regioni senza un piano: questa la situazione in Italia
ariffe di concessione bas- Le cave attive in Italia sono 5.725 alla maggior parte delle Regioni itasissime, addirittura ine- mentre sono 7.774 quelle dismes- liane. In Lombardia sono oltre 71
sistenti nel Meridione, a se nelle Regioni in cui si è fatto un milioni i metri cubi cavati, oltre 32mifronte di un giro di affari monitoraggio. Si possono stimare in lioni nella Provincia di Trento.
di circa 5 miliardi di euro oltre 10 mila quelle complessivamenNel 2006 sono state consumate
l’anno per il solo settore degli inerti. te abbandonate se si considerano
47 milioni di tonnellate di ceIl panorama delle cave italiane, dalle
Alpi Apuane alla Sicilia, passando per disponibili dati. La Puglia, con 617 mento, per una media di 813 chili per
Caserta e l’alta Murgia, il far west ca- cave attive, è la Regione che ne to- ogni cittadino a fronte di una media
labrese e la costa toscana, riflette un talizza il maggior numero. Seguono europea di 625. Tra i grandi Paesi
preoccupante stato di caos e arretra- Veneto (594), Sicilia (580), Lombar- europei, solo la Spagna presenta
una situazione peggiore
tezza amministrativi e deIl controllo delle attività di cava sul territorio
della nostra. Tra il 1999
grado del territorio.
e della legalità è una condizione essenziale
e il 2006 in Germania e
Regno Unito il consumo
La fotografia è scattata da Legambiente, in
responsabilizzare le Regioni all’esercizio delle loro di cemento diminuisce.
un dossier presentato lo
funzioni e sostituirle quando inadempienti,
di riferimento è ancora
scorso Aprile a Ferrara
anche per garantire chi lavora in maniera onesta
un Regio Decreto del
della città e del territorio, che rac- dia (494), Sardegna (397), Piemon- 1927, un testo che rispecchia l’idea
coglie tutti i numeri sulla gestione te (332), Lazio (318). In testa alla di un settore da sviluppare, sfruttandell’attività estrattiva in Italia. Nell’in- classifica delle cave dismesse c’è la do le risorse del suolo e sottosuolo
tento di fare il punto su politiche e Lombardia, con 2.543 aree abban- al di fuori di qualsiasi considerazione
competenze e capire le spinte che donate. Impressionante il numero territoriale, ambientale o paesaggistimuovono un settore strettamente nelle Marche (1.041) e in Sardegna ca. Le regole per l’attività estrattiva
intrecciato con quelli dell’edilizia e (860). Il primo posto per quantità dovrebbero essere dettate dalle Reestratta spetta alla Sicilia con oltre gioni, a cui sono stati trasferiti i podelle infrastrutture.
113 milioni di metri cubi nel 2006, teri in materia nel 1977. La fotografia
I numeri contenuti nel Rapporto all’interno della quale spicca il dato aggiornata della situazione nelle Resono impressionanti. L’estrazione di della provincia di Palermo (più di 57 gioni italiane vede un quadro normainerti e la produzione di cemento milioni) dove l’estrazione di calcare tivo completo, con l’eccezione della
sono in Italia in costante aumento. raggiunge livelli altissimi, superiori Calabria, e invece l’assenza di piani
in ben 10 Regioni, Veneto, Friuli e
tutte quelle del centro-sud (Lazio,
Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna) con
l’eccezione della Puglia che lo ha
approvato nel 2007. In Calabria non
esiste una legge, né un piano, il potere di autorizzazione è stato trasferito ai Comuni e in Regione non conoscono nemmeno il numero delle
centinaia di cave, moltissime illegali,
aperte nel territorio. In almeno metà
del Paese, dunque, la situazione è
di grave emergenza. L’assenza dei
piani cava ha come conseguenza di
discrezionalità in chi deve
autorizzare le
nuove cave e
territorio, e in
cui si fa sentire
dei cavatori e
delle ecomafie. Sono pochissime, poi,
Una cava in Italia
le Regioni che
dall’attività estrattiva aree di rilevante interesse ambientale.
Un’altra anomalia è rappresentata dalle tariffe di concessione. A
fronte di guadagni miliardari per il
settore, i canoni che si pagano alle
Regioni sono bassissimi, in media di
pochi centesimi di euro. Per sabbia
e ghiaia si va, per esempio, dai 0,10
euro a metrocubo pagati in Campania ai 3,33 Del Friuli. Ma in Sicilia,
Sardegna, Puglia e Basilicata cavare
è, addirittura, un’attività gratuita.
Un dato stupefacente, considera-
ti i danni arrecati all’ambiente e i
guadagni del settore, che muove
un giro d’affari di circa 5 miliardi di
euro l’anno solo per gli inerti. E se
si considera il peso che le ecomafie
hanno nella gestione del ciclo del
cemento e nel controllo delle aree
di escavazione è particolarmente
preoccupante una situazione praticamente priva di regole in troppe
zone del Paese.
Per Legambiente ridurre il prelievo di materiali e l’impatto delle cave
nei confronti del paesaggio è quanto
mai urgente e possibile. “Ridurre il
prelievo di cava si può, come dimostrano le esperienze di altri Paesi europei - spiega Edoardo Zanchini, responsabile del settore urbanistica di
Legambiente -. Le quantità più rilevanti di materiali estratti ogni anno in
Italia sono utilizzati per l’edilizia e le
infrastrutture: quasi il 60% di quanto
viene cavato sono inerti, principalmente ghiaia e sabbia e altri materiali per il cemento. Occorre ridurre il
prelievo di materiali dal suolo grazie
al riciclo degli inerti e rivedere profondamente i canoni di concessio-
ne. In molti Paesi europei il riciclo di
inerti ha già superato il 90%; l’Italia è
solo al 10% ma grazie a macchinari
e centri di riciclo più grandi e organizzati può fare un salto di qualità a
standard europei”.
è necessario definire al più presto
un nuovo quadro normativo. Ridurre
il consumo di inerti di cava nell’industria delle costruzioni, rafforzare
controllo e tutela del territorio, spingere l’innovazione del settore sono
dell’attivitàestrattiva rispettosa
alcuni standard
minimi relativi alle aree in
cui l’attività di
cava è vietata
ed estendere
di VIA a tutte le richieste
di cava, senza limiti di dimensione.
Per ridurre l’impatto sul paesaggio e
quello idrogeologico vanno anche
definiti urgentemente criteri per il
recupero delle diverse tipologie di
Il controllo delle attività di cava sul
territorio e della legalità è una condizione essenziale per monitorare
l’evoluzione del fenomeno cave,
responsabilizzare le Regioni all’esercizio delle loro funzioni e sostituirle
quando inadempienti, anche per garantire chi lavora in maniera onesta.
conferimento in discarica, siano le
stesse imprese a gestire il
e di riciclo
che correttamente lavorati possono
eccellente alternativa agli inerti e agli aggregati per
il cemento. è la strada intrapresa nei
principali Paesi europei. ■
© Panda Photo / G. Marcoaldi
Va rivisto il
Non solo perché è assurdo
che il costo
sia così basso
pari a zero,
il costo eccessivo del conferimento in
discarica dei
rifiuti provenienti dall’edilizia. Grazie a un’attenta incentivazione, occorre favorire il riutilizzo
dei materiali di scavo e di demolizio-
ne come aggregati riciclati per tutti
gli usi compatibili. La prospettiva è
quella di una moderna filiera dove,
Cave dimesse
Piani cave in vigore
incendi boschivi, una sentenza
esemplare per il piromane
di Andrea Menegaz
Per la prima volta in Italia una condanna di 6 anni per incendio doloso
Circa 30 giorni fa, i legali
di Masella Maria Antonietta Cestra e Pasquale Cardillo Cupo avevano chiesto la
sostituzione della custodia
in carcere con gli arresti domiciliari. Il fratello dell’arrestato, residente a Cologno
Monzese avrebbe infatti
dichiarato di essere disponibile ad ospitare l’arrestato. Tra le contestazioni dei
legali c’erano anche presunte difformità rispetto agli
spostamenti dell’imputato.
In sostanza, quanto verbalizzato dagli agenti del Nipaf
non sarebbe coinciso con le
dichiarazioni di una testimonianza. Ma il giudice ha rigettato le richieste degli avvocati condannando Masella
a scontare 6 anni e 6 mesi in carcere.
Ma i legali sembrano essere pronti a
ricorrere in appello. Nel corso del dibattimento, inoltre, il Pm Giuseppe Miliano, ha chiesto che anche le persone
che avevano aiutato Masella a nascondersi, compaiano davanti al giudice
per il reato di favoreggiamento. I fatti
che portarono all’arresto di Giovanni
Masella risalgono al 2007. L’allevatore
di Itri, allora 38enne, era stato sorpreso dagli agenti del Nipaf mentre con
l’accendino stava appiccando il fuoco
ad un tratto di macchia mediterranea in località San Raffaele.
Come innesco aveva utilizzato erba secca. Un fermo
che ben presto si trasformò
in una fuga rocambolesca.
Una volta immobilizzato il
38enne era riuscito infatti
a divincolarsi e a scappare.
Poco dopo, però, gli stessi
agenti del Nipaf lo avevano trovato rannicchiato nel
portabagagli di una vecchia
Fiat condotta da un contadino.
Nel primo interrogatorio,
davanti al gip Claudia Dentato, l’uomo era rimasto in
silenzio avvalendosi della
facoltà di non rispondere.
L’accusa era stata da subito
quella di incendio doloso.
La condanna emessa dal tribunale di Gaeta è, fino ad
ora, la più severa in Italia
per quanto riguarda il reato
di incendio doloso. ■
entenza esemplare per
il piromane di Itri, Lo ha
stabilito il giudice unico
del tribunale di Gaeta,
Rosanna Brancaccio che
l’altro ieri ha condannato Giovanni
Masella alla pena di 6 anni e 6 mesi da
scontare in carcere, contro
gli 8 che erano stati chiesti
dal Pm Giuseppe Miliano.
“Bosco Nordio” in Veneto:
Daini, tassi, istrici, donnole e molte altre specie popolano il suo territorio
inoltre Veneto Agricoltura cerca di riportare l’area alle condizioni
originali attraverso la ricomposizione floristica e la tutela del sito
osco Nordio è siè così netto e i due tipi di
Ente gestore: Veneto Agricoltura
tuato sul sistema
vegetazione spesso si comSede: Viale dell’Università, 14 - Agripolis 35020 Legnaro (PD)
di dune più antipenetrano e si sovrapponTel. 049/8293760 - Fax: 049/8293815
co del litorale vegono.
E-mail: educazione@venetoagricoltura.org
neto compreso
Superficie: 113,54 ha - Istituzione: D.M. 26/07/71
tra Chioggia (VE) ed il fiume
Po che probabilmente risale
Nelle zone di margine e read almeno 2 millenni fa (Pignatti, 1959). volto della pianura padana, così come si centemente colonizzate, troviamo un
L’apparato dunale del bosco e del tratto presenta oggi, è frutto di profonde mo- boschetto fitto composto, nel piano
di Rosolina mare (RO) sono la risultante difiche che con il trascorrere del tempo, superiore da leccio (Quercus ilex) ed
dell’opera costruttiva dei fiumi Po e Adi- hanno mutato radicalmente la vegeta- orniello (Fraxinus ornus) dalla struttura
ge durante questi ultimi 4000 anni.
zione e piano piano anche l’aspetto apparentemente disordinata, ma che in
Bosco Nordio, che un tempo veniva chia- complessivo del paesaggio. A determi- realtà rappresenta una fase preparatoria
mato Fosson o Cerreto (Beguinot, 1913), nare questi mutamenti hanno concorso per l’orno-lecceta matura. Alle specie arsembra avere origine preromana. Fu pri- soprattutto il clima, con un’azione lenta boree si accompagna un rigoglioso strama di proprietà della città di Chioggia, fu ma costante e l’uomo con interventi più to di arbusti tipicamente mediterranei
poi dato alla famiglia Nordio nel 1565, la radicali e veloci. Nel corso dei secoli l’am- come l’asparago pungente (Asparagus
quale, allo scopo forse di coltivare il ter- pliamento dei territori coltivati ha ridotto acutifolius) e la vitalba minore (Clematis
reno, distrusse completamente il bosco. notevolmente le superfici a bosco, tanto flammula) unitamente ad altre specie difAndrea Nordio, alla fine del XVIII sec., da relegarle a veri e propri relitti, piccoli fuse nella pianura padana come il bianfece però piantare una pineta a pino do- lembi di un’antica cintura verde vivente cospino (Crataegus monogyna), il ligumestico, sui resti dell’antico boschetto a che un tempo ricopriva la costa adriatica stro (Ligustrum vulgare) e la sanguinella
leccio, lauro ed altre specie mediterra- nord orientale.
(Cornus sanguinea). Nello strato inferiore
nee che rappresentavano “l’antico abito
compaiono il pungitopo (Ruscus aculeadel bosco” (Beguinot, 1913).
tus) e l’edera (Edera helix).
Nel 1959 fu venduto all’ex Azienda di La morfologia di Bosco Nordio ha conStato per le Foreste Demaniali e venne dizionato e condiziona tuttora la distriIl Querceto
istituita la Riserva Naturale Integrale con buzione della vegetazione. I consorzi di Negli avvallamenti tra le dune, circoscritD.M. 26/7/1971. Oggi è gestito da Veneto leccio (lecceta o orno-lecceta), si stabi- to in corridoi lunghi e stretti, si è stabilito
liscono sulla parte più alta delle dune, il querceto a farnia (Quercus robur) nel
Il Bosco Nordio è un residuo dell’am- mentre nelle depressioni infradunali, è quale singoli individui adulti raggiungopia fascia boscata che caratterizzava, in presente il querceto a farnia. Il passaggio no e superano i 20 metri. Alla quercia si
passato, gran parte del litorale veneto. Il tra una formazione e l’altra tuttavia non aggiungono alcuni individui di tiglio (Tilia
cordata), di pino marittimo (Pinus pinaster) e di pino domestico (Pinus pinea).
Nei punti in cui vi è una maggiore disponibilità idrica per la presenza di una falda
più superficiale, e quindi il terreno è più
umido, compare qualche esemplare di
pioppo bianco (Populus alba) e ontano
nero (Alnus glutinosa), che sono specie
igrofile, cioè piante che amano l’acqua.
La Flora del Nordio
La componente più diffusa e interessante della flora del Nordio è sicuramente
quella mediterranea, dato che il Bosco
si colloca in quella fascia territoriale che
rappresenta il limite dell’areale del leccio, al quale si conferisce il carattere di
relitto. Le specie mediterranee presenti
sono, oltre al leccio (Quercus ilex), asparago pungente (Asparagus acutifolius),
robbia (Rubia peregrina), pungitopo
(Ruscus aculeatus), Osyris alba, clematide (Clematis flammula), caprifoglio mediterraneo (Lonicera etrusca) e fillirea (Phillyrea angustifolia). La flora si differenzia
poi ulteriormente anche in relazione alla
disponibilità di acqua, al microclima che
si instaura e anche ad altri fattori.
La particolare collocazione geografica di
Bosco Nordio, unitamente alla molteplice
diversità dei biotopi esistenti, determinano interessanti presenze faunistiche.
Fino a qualche anno fa, l’aspetto più ap-
pariscente della fauna era senza dubbio
la presenza di un rilevante numero di daini (Dama dama), introdotti nella riserva
nel 1964. Diffusa era anche la presenza
del tasso (Meles meles). La R.N.I. Bosco
Nordio era stata segnalata quale antico limite settentrionale della diffusione
dell’istrice (Hystrix cristata). Tra i mammiferi, da sempre presenti, la lepre, il riccio
e la donnola.
Oltre ad ospitare nelle zone umide naturali una notevole varietà di anfibi, rettili e
mammiferi che un tempo erano presenti
quasi ovunque nelle nostre zone boscate di pianura (biscia d’acqua, ramarro,
carbonasso, tritone, rana, riccio, donnola, ecc.), la RNI è anche un importante
sito di nidificazione e rifugio per molte
specie di uccelli, alcune delle quali, tipicamente di foresta e in via di estinzione
nelle nostre zone di pianura, ormai irrimediabilmente depauperate di boschi di
apprezzabile estensione. Numerose ed
importanti sono le specie dell’avifauna
che nidificano a Bosco Nordio tra le quali: il falco di palude (Circus aeruginosus),
il gufo di palude (Asio flammeus), il torcicollo (Jynx torquilla).
Tra i mammiferi sono invece diffusi la
donnola (Mustela nivalis), la faina (Martes
foina) la martora (Martes martes), il tasso
(Meles meles), l’arvicola terrestre (Arvicola terrestris) e quella d’acqua (Arvicola
sapidus), il riccio (Erinaceus europaeus)
e la talpa europea (Talpa europaea). Tra
gli anfibi, due rane “rosse”: la rana agile (Rana dalmatina) e la rana di Lataste
(Rana latastei). All’interno delle bassure
presenti nel bosco, alimentate dall’acqua di falda che nel Bosco Nordio, quasi
ovunque è presente a circa 60 - 70 cm
di profondità, vi sono le premesse per
consentire lo sviluppo di ambienti umidi idonei ad ospitare le specie animali e
vegetali tipiche. Si auspica il ritorno, ad
esempio, della rana verde (Rana esculenta), della folaga (Fulica atra), del germano reale (Anas platyrhynchos), dell’airone rosso (Ardea purpurea)...
Gli interventi di Conservazione
Gli interventi di conservazione della Riserva Naturale Integrale di Bosco Nordio,
avviati da Veneto Agricoltura nel 2000,
sono volti a riportare l’area alle condizioni di naturalità che le sono proprie
attraverso la ricomposizione floristica, il
restauro del territorio e la tutela del sito.
All’interno della Riserva erano presenti alcuni elementi estranei alla naturalità del
luogo (quali specie vegetali ed animali
non autoctone, aspetti orografici derivanti da attività antropiche) ed al concetto di integralità, volto alla conservazione
e tutela della biodiversità correlata al
mantenimento delle specie arbustive ed
arboree autoctone; tali elementi sono di
ostacolo ad una naturale ed equilibrata
evoluzione dell’ecosistema. ■
Il Ministro Zaia: «Stringiamo
un patto con i consumatori»
da www.agricolturaitalianaonline.gov.it
Servirà a sostenere l’agricoltura italiana. Lo ha richiesto all’assemblea
della Coldiretti il ministro delle Politiche agricole che ha colto l’occasione
per parlare del ruolo del settore e delle sue più prossime sfide.
Il ministro ha poi espresso la sua posizione sulla Pac.
«Dobbiamo smettere - ha detto - di pagare gli agricoltori per non produrre»
Molte sfide attendo- l’organizzazione del Vertice della Pe«Il 60% dei contributi agricoli della
no l’agricoltura italia- sca di Venezia, cui hanno partecipato Politica Agricola Europea - ha poi agna, ma oggi siamo in Francia, Spagna, Grecia, Portogallo, giunto il Ministro - è concesso a persogrado di vincerle e Slovenia, Malta e Italia, e con la for- ne che non vivono di agricoltura, noi
diciamo a voce alta mazione di una minoranza di blocco non vogliamo essere i commissari liquiche questo settore scommette sul capeggiata dall’Italia: una presa di po- datori di questo settore: la prima sfida
futuro. Dobbiamo stringere un patto sizione molto netta, che ha poi con- dell’Italia sarà far avere i contributi per
con il consumatore e convincerlo che dotto all’accordo in sede europea sul l’agricoltura agli agricoltori».
il consumo dei prodotti del
Il Ministro ha poi ricorda«La
territorio è la nostra prima
to che punta a chiudere la
- perché è stata impostata ragionando in termini verifica dello stato di salututela, perché significa difesa dell’identità, garanzia di eccedenze, mentre oggi ci troviamo di fronte te della Pac entro il 2008,
di sicurezza alimentare e
ad un problema di carenze in diversi comparti, e che esistono al momento
mantenimento della realtà
pesanti spaccature tra i 27
a partire da latte, carne e cereali.»
produttiva del Paese».
Paesi membri, proprio sui
Lo ha detto il Ministro delle politiche piano di emergenza che prevede la contributi finanziari all’agricoltura.
agricole alimentari e forestali Luca Zaia, possibilità di stanziare 600 mln di euro «I Paesi del Nord Europa, in primo
intervenuto oggi a Roma all’assemblea - di cui 60 mln destinati al nostro Pae- luogo l’Inghilterra - ha detto Zaia - vodella Coldiretti.
se - per nuovi finanziamenti tesi a miti- gliono eliminare i contributi agricoli
«La nostra agricoltura - ha aggiunto gare le conseguenze del caro gasolio appoggiando la politica dell’approvil Ministro - non è in vendita e noi oggi nel settore della pesca. Altrettanto vigionamento esterno. è una strategia
ne difendiamo il futuro riprendendoci netta è la posizione italiana nei con- alla quale ci opponiamo con forza».
in Europa e nel mondo uno spazio e fronti della Pac: «La politica agricola
Poi una rassicurazione agli operatori
un potere contrattuale che negli ultimi ha fallito - ha spiegato Zaia - perché è del settore: le richieste della Coldiretdue anni l’Italia aveva perso. Oggi c’è stata impostata ragionando in termini ti di prorogare le agevolazioni fiscali
un Ministro che non delega i funziona- di eccedenze, mentre oggi ci troviamo saranno prese in seria consideraziori a rappresentarlo all’estero, ma che si di fronte ad un problema di carenze ne dal governo. «C’è la disponibilità a
muove in prima persona per tutelare in diversi comparti, a partire da latte, ragionare - ha detto il Ministro - per
gli interessi del sistema agroalimentare carne e cereali. Dobbiamo smetterla di recepire questo momento di difficoltà
italiano. E i risultati ci sono».
pagare gli agricoltori per non produr- e considerare l’agricoltura come una
A questo proposito Zaia ha ricordato re e riportare la produzione al centro priorità». ■
il successo negoziale ottenuto con della politica agricola».
Agricole, Alimentari
e Forestali,
Luca Zaia nasce 40 anni fa a Conegliano, in provincia di Treviso. È
sposato dal 1998 e risiede a Bibano di Godega di Sant’Urbano nella
sinistra Piave trevigiana. Si diploma
nel 1987 alla Scuola Enologica “G.B.
Cerletti” di Conegliano. Nel 1993
si laurea all’università di Udine, in
Frequenta inoltre il corso I.F.A. (Istituto di Formazione Assicurativa) alla
C.C.I.A.A. e il corso per Manager del
professor Mario Unnia.
Affianca allo studio universitario
diverse esperienze lavorative arrivando a rivestire ruoli dirigenziali in
aziende private. È eletto, nel 1993,
a 25 anni, nelle file della Lega Nord
Liga Veneta come Consigliere Comunale di Godega di Sant’Urbano.
Nel 1995 è Consigliere Provinciale e
Assessore all’Agricoltura. Nel 1998
diventa presidente della Provincia di
È il presidente di Provincia più giovane d’Italia. Nel 2002 viene riconfermato presidente di una giunta
monocolore. Durante la sua presidenza ha avviato un processo di applicazione di management privato
ad un ente pubblico. Ha poi voluto
introdurre nei bilanci provinciali la
cosiddetta “finanza creativa”: swap
e rating. Prima conseguenza la quotazione della Provincia di Treviso sui
mercati internazionali. Da rilevare
l’acquisto dell’ex ospedale psichiatrico S. Artemio che diverrà la nuova
sede della Provincia e comporterà
un’importante opera di redistribuzione della logistica istituzionale
e viaria, alla quale vanno aggiunti i
67 ettari di terreno in cui è immersa
la struttura che si trasformeranno in
Il Piano Strategico della Provincia di
Treviso ha coinvolto le più importanti
città d’Europa (Barcellona, Francoforte, Lione, Stoccolma, Glasgow, Valencia, Siviglia). L’importante progetto di
programmazione ha saputo mettere
in rete tutti gli interlocutori strategici.
Il progetto pilota nazionale ed Europeo di sicurezza stradale, il progetto rotatorie e la messa in sicurezza
della viabilità sono stati importanti
per la messa in sicurezza del traffico.
La sua profonda fiducia nel grande
potenziale turistico della Marca lo
ha convinto a investire energie nello
sviluppo di questo settore, puntando
sul Piano Territoriale del Turismo con
un vero e proprio progetto di marketing. L’impegno è stato ricompensato
con il boom di turisti conosciuto dalla Marca negli ultimi anni e perseguito tramite la promozione di prodotti
tipici della Marca e la valorizzazione
degli agriturismi. Sempre in primo
piano l’interesse per la salvaguardia
delle tradizioni, della cultura e della
lingua, l’attenzione per il futuro della
propria Comunità che si concretizza
anche nella realizzazione di Istituti
scolastici e nell’istituzione e promozione di corsi di formazione.
È anche ideatore dello Sportello Agricolo Informativo Provinciale; promotore della costituzione del Consorzio
di Tutela del Radicchio di Treviso e
Castelfranco Veneto; sostenitore di
iniziative a favore dell’olivicoltura e
della castanicoltura. Ha attivato iniziative per il lancio della Scuola Enologica di Conegliano ed è fautore del
Corso di laurea in Enologia, la prima
in Italia. In questi anni ha rivestito anche l’incarico di Presidente dell’URPV
(Unione Regionale delle Province del
È stato vicepresidente della Giunta
Regionale del Veneto dal giugno 2005
fino al maggio del 2008, con deleghe
alle politiche del turismo, alle politiche dell’agricoltura e zootecnia, al
piano di sviluppo rurale, al programma comunitario LEADER, all’economia e sviluppo montano, alle attività
promozionali e commercio estero,
all’identità veneta e alla promozione
integrata. ■
Caro petrolio e inquinamento,
una soluzione nell’immediato?
di Luca Ramacci / Magistrato c/o il Tribunale di Tivoli / Fondatore di www.lexambiente.com
Secondo molte leggende metropolitane sarebbero meno sicure di quelle
che utilizzano impianti tradizionali ma non è così. L’unico vero problema
è la scarsità degli impianti di distribuzione e tra le regioni italiane la Puglia è in coda
rima dell’estate sono
state diffuse numerose
notizie sulle dannose
conseguenze dell’inquinamento atmosferico da
traffico e le condizioni
meteorologiche hanno
spesso indotto le autorità locali ad emettere
provvedimenti per limitare la circolazione facendo ricorso ai pochi
strumenti offerti dalla
A fronte di un problema così grave e che
è causa di costi sociali
altissimi (basti pensare
all’incidenza sulla spesa
sanitaria dovuta all’incremento di malattie
dell’apparato respiratorio) i rimedi proposti, a livello legislativo,
sono sicuramente insufficienti.
è evidente che, intorno al problema del
traffico veicolare urbano ed extraurbano
ruotano interessi rilevantissimi legati al
consumo dei carburanti e l’uso privato delle automobili è un’esigenza insopprimibile specie per chi vive nelle
Intervenire sul disastrato sistema dei
trasporti pubblici o ricercare forme
alternative di trasporto (ad esempio
il “car sharing”) può produrre effetti
solo a lungo termine, mentre nell’immediato c’è bisogno di
soluzioni più semplici.
Una di queste è,
senz’altro, il ricorso a
Si parla moltissimo di
auto ad idrogeno e di
“ibridi” che viaggiano
ad elettricità e benzina
ma, senza attendere
sofisticate tecnologie,
sul mercato soluzioni
molto più a portata di
mano, come l’alimentazione a metano.
Almeno tre grosse
hanno in catalogo, in
Italia, autovetture alimentate a metano il
cui costo è pressoché
uguale a quelle a benzina o gasolio. smentita.
leggero sull’acceleratore.
Anche la trasformazione di un’autoLa sicurezza degli impianti è infatti
Altro punto dolente è la scarsità di
vettura a benzina è ottenibile a buon superiore rispetto a quelli a benzina impianti di distribuzione esistenti sul
o GPL. Le caratteristiche del metano territorio.
Un pieno per una autovettura del consentono (diversamente dal GPL)
genere costa, in media, intorno ai 10 di utilizzare i parcheggi chiusi e di traNonostante vi sia un incremento aneuro e consente una percorrenza di sportare l’auto su navi e traghetti. Le nuale di circa il 10% nel numero dei
quasi 400 chilometri, con
distributori, attualmente gli
Intervenire sul disastrato sistema dei trasporti
un risparmio di circa 500
impianti presenti in Italia
euro ogni 10.000 km per- pubblici o ricercare forme alternative di trasporto sono 446. La regione con il
maggior numero di impianti
(ad esempio il “car sharing”) può produrre
è l’Emilia Romagna (86 dieffetti solo a lungo termine, mentre c’è bisogno
Le auto omologate a mestributori), mentre la Puglia
di soluzioni più semplici subito.
tano pagano anche il bollo
ne ha per ora soltanto 25.
ridotto e richiedono una
Fanalini di coda, senza nesUna
sun impianto, la Val d’Aosta
Un ulteriore spinta all’uso
di energie alternative è
data dagli incentivi statali
Occorre dunque indiSi parla moltissimo di auto ad idrogeno
previsti per l’acquisto di
viduare preventivamente
vetture a metano (e a GPL) e di “ibridi” che viaggiano ad elettricità e benzina l’ubicazione degli impianti
ma, senza attendere lo sviluppo di queste
o per la trasformazione di
(in Internet si trovano elenquelle a benzina.
chi sempre aggiornati con
sofisticate tecnologie, sono già disponibili
le indicazioni precise per
sul mercato soluzioni molto più a portata
raggiungere i distributori)
di mano, come l’alimentazione a metano
n. 168 del 22 luglio scorso
ma il risparmio e la possibiun decreto ministeriale ha aumentato limitazioni del traffico, proprio perché lità di viaggiare, in caso di emergenza,
la misura del contributo statale a 1.500 il metano inquina meno degli altri car- anche a benzina compensano sicuraeuro per le auto nuove di fabbrica buranti, non riguardano le autovetture mente il disagio.
omologate anche o esclusivamente a che lo utilizzano.
metano (o a GPL) e a 650 euro per la
Con un minimo di attenzione, in attetrasformazione di quelle a benzina.
Naturalmente a parità di cilindrata le sa di innovazioni tecnologiche di non
Alcune leggende metropolitane han- auto a metano hanno qualche cavallo imminente attuazione, c’è dunque la
no reso al più ecologico dei carburan- in meno ma, con la patente a punti, possibilità concreta di limitare i danni
ti una cattiva pubblicità che però va dovremo abituarci ad avere il piede ai polmoni ed al portafoglio. ■
Successo per la forestale
chiara cainero, oro
a pechino 2008 nel tiro a volo
di Roberto Zucca / Segreteria Nazionale UGL-CFS
L’azzurra vince in uno spareggio palpitante sull’americana Rhode
e la tedesca Brinker. In qualificazione aveva ottenuto il primato olimpico
hiara Cainero, atleta del la freddezza per chiudere con questo è stato facile».
Corpo Forestale dello splendido trionfo. Si tratta della quinta A fine gara, la neocampionessa olimStato, ha conquistato la medaglia d’oro per l’Italia, la quarta al pica dello skeet, esplode in un pianmedaglia d’oro nello ske- femminile.
to di commozione, in cui sfoga anche
et. Alla fine di una gara Le lacrime di gioia della Cainero: «Non l’enorme tensione finale: Non è stata
palpitante, l’azuna finale facizurra ha avuto la
le, il tempo non
meglio nello spaera dei migliori.
reggio a tre con
con le altre due
Rhode e la tedeavversarie, non
sca Brinker. Certa
ha perso la caldi avere già una
ma: «Ho penmedaglia al collo
ed ultima a sparadevo romperli
re, la trentenne di
tutti. Poi sparavo
Udine non ha falcome terza, che
lito i due piattelli
non è male».
La dedica della
friulana «A tutdelle due avverti i familiari che
sarie. La gara si
sono qui».
era chiusa con
Il primo pensieuna parità al priro è alla famiglia:
mo posto con 93
«Dedico questa
piattelli rotti tra le
vittoria alla mia
tre atlete. La finafamiglia che è
Luogo di nascita: Udine Tecnico attuale:
le non è stata una
qui, a mio maAltezza x Peso:
passeggiata per
rito che ho già
m.1,70 x 65 kg.
l’azzurra: dopo
abbracciato e
pattinaggio, pallavolo
essersi qualificapoi a mio padre
ta con il record
lettura,cinema,teatro
olimpico, ha sofRingrazio anche
ferto la rimonta
la mia società, il
Tav Campoformido
delle altre ma
Gruppo SportiSocietà attuale: Corpo Giochi Olimpici
poi ha ritrovato
vo Forestale». ■
pechino 2008: la via cinese
al disastro ecologico
di Fabio Lancianese
hissà cosa avrà pensato il In barba alle benché minime garanzie condito da un magnifico spettacolo pibarone Pierre de Couber- dei lavoratori, agli appelli internazionali rotecnico, specialità della casa.
tin guardando dal Cielo le e al protocollo di Kyoto, la Cina ci sta
Complimenti agli organizzatori, ma tutimmagini delle Olimpiadi soffocando economicamente grazie al to ciò non basta. Non basta a farci didi Pechino 2008. Ammes- suo sistema di produzione capitalistico- menticare la feroce repressione di ogni
so che il compianto promotore del Co- schiavista ( si lavora più ore al giorno di dissenso operata dal regime comunista,
mitato Olimpico Internazionale (C.I.O) quante può calcolarne la fisica quan- e la sistematica negazione di ogni libernonché filosofo dello sport, sia riuscito tistica e si viene pagati più o meno in tà fondamentale. Per quanto riguarda le
a vedere qualcosa attraverso la cortina manciate di riso); e nel contempo sta comunicazioni, la stampa, la politica, la
di smog che sovrasta la città. “L’impor- avvelenando il suo popolo ed il pianeta religione o la vita di tutti i giorni, anche
tante non è vincere, ma partecipare” , intero attraverso emissioni incontrollate. quei dinamici figuranti sono più immobiavrebbe detto il pedagogo francese un Non c’è che dire, il Governo cinese si lizzati e allineati delle statue dell’Esercito
secolo fa. “Ma qui l’importante è soprav- è impegnato al massimo nel preparare di Terracotta. Ha suscitato molta tenevivere”, potrebbero rispondere oggi questo enorme specchietto per le allo- rezza, inoltre, la bambina che con voce
quei milioni di cinesi censurati, torturati, dole, e i potenti del mondo ce l’hanno angelica ha intonato l’inno nazionale di
giustiziati o soffocati dal fumo delle ci- messa tutta a fingersi allodole incantate fronte alle migliaia di spettatori presenti.
miniere che notte e giorno eruttano le per non compromettere preziosi scam- E che dire, allora, di tutte quelle bambine
tossine dell’industrializzazione selvag- bi commerciali. Si sono ritrovati tutti, o soppresse nelle Province dell’Impero delgia. Altro che i Draghi sputafuoco della quasi, nel grande stadio a forma di Nido la Seta, solo perché considerate braccia
mitologia asiatica. Quelli non ci sono più d’Uccello per la cerimonia di inaugura- inutilizzabili, sovrannumeri inconvenienti
a Pechino. Nonostante fossero da secoli zione dei XXVIII Giochi Olimpici Moder- della “politica del figlio unico”imposta
incalliti fumatori sono morti intossica- ni. Centinaia di figuranti perfettamente dal Governo centrale?.
ti solo nell’ultimo decennio. Altri sono sincronizzati ed imbellettati hanno dato
Non si può dimenticare la brutale opstati impiccati perché non perfettamen- vita ad uno spettacolo di luci e colori in pressione del popolo Tibetano soltanto
te d’accordo con le direttive di Mao o movimento per ripercorrere i momenti perché viene battuto il record dei 200
dell’attuale presidente Hu Jintao. Sono più significativi della storia cinese esclu- misti nuoto. Se da un lato è pur vero che
davvero immagini impressionanti quelle dendone le pagine più scomode. Tutto sport e politica non dovrebbero mai miche filtrano attraverso l’attenta
schiarsi, dall’altro è impensabile
censura mediatica del regime
indossare un paraocchi e fare
comunista. Città, villaggi e siti
finta di niente. E chissà se tra
interessati dalle gare agonii tanti sponsor di questa Olimstiche sono quasi nascosti da
piade avrà fatto buona pubbliun’apparentemente impenecità lo slogan di una nota martrabile cappa di fumo, altro
ca di abbigliamento sportivo
che nebbia in Valpadana! è il
“Impossibile is nothing”. Magari
risultato visivo della politica
i Cinesi avranno taroccato aneconomica di irrefrenabile
che questo...”Possibile is nosviluppo industriale promosthing” ...viste le censure... ■
Un’immagine di Pechino che denuncia l’inquinamento della città
sa dalla nomenklatura cinese.
un’estate all’insegna
di Fabrizio Filoni
Continua il lavoro dell’associazione ambientale nel nostro paese:
in agosto i volontari hanno anche collaborato con il Parco Nazionale
d’Abruzzo, Lazio e Molise per gestire l’abbondante flusso di turisti
opo il campo internazionale in Kosovo e il
campo antincendio in
Puglia, si è concluso
anche il terzo campo
di volontariato organizzato quest’anno
dall’Associazione Ambientalista “Fare Verde”, da anni attiva nel campo dell’educazione e della divulgazione ambientale.
Dal 9 al 22 agosto Fare Verde ha
collaborato con il Parco Nazionale
d’Abruzzo, Lazio e Molise offrendo
ai propri volontari una esperienza
estremamente positiva vissuta in
uno dei parchi più belli d’Italia.
Per due settimane i volontari hanno svolto diverse attività di volontariato per aiutare l’Ente Parco a gestire l’area protetta
in un periodo dell’anno particolarmente
difficile per la nutrita presenza di turisti
provenienti da diverse parti d’Italia e
Tra le attività svolte dai volontari di Fare
Verde c’è stato il presidio degli accessi ai
sentieri a numero chiuso per evitare che
un flusso incontrollato di turisti potesse
arrecare danni alla fauna e in particolare ai camosci. Negli anni scorsi sono stati
rilevati diversi casi di camosci morti per
malnutrizione: questi splendidi animali,
impauriti dalla presenza dell’uomo, restavano nascosti senza mangiare per periodi molto lunghi.
I volontari di Fare Verde hanno lavorato
anche alla manutenzione di alcuni sen-
tieri, effettuando operazioni di pulizia
dei percorsi invasi dalla vegetazione e di
ripristino della segnaletica. Nella seconda
settimana di campo è stata riaperta una
vecchia mulattiera in disuso che collega
le cittadine di Alfedena e Barrea.
Oltre ai servizi svolti sui sentieri, i volontari di Fare Verde hanno aiutato l’Ente Parco a gestire anche altre attività come la
sorveglianza presso il centro visita di Pescasseroli, offrendo ai turisti informazioni
sugli animali selvatici presenti nel centro,
il supporto alla ludoteca per bambini
a Civitella Alfedena, la distribuzione di
materiale informativo ai turisti, l’apertura
di musei a San Sebastiano e Ortona dei
Marsi, la distribuzione di polli e galline
alla popolazione locale a titolo di risarcimento per gli animali da cortile uccisi
dalla fauna selvatica.
Al primo turno settimanale hanno partecipato diverse famiglie con bambini,
mentre nel secondo turno si sono concentrati volontari giovani e meno giovani.
Complessivamente hanno partecipato al
campo più di 30 persone dai 3 ai 60 anni
provenienti da tutta Italia in un clima di
partecipazione, collaborazione e impegno a favore di una natura da conservare
intatta per le future generazioni.
I bambini sono stati coinvolti nelle attività
quotidiane di autoproduzione di torte e
biscotti per la colazione e in laboratori di
Una particolare attenzione è stata posta
ai consumi e allo smaltimento dei rifiuti.
Tutto il cibo utilizzato per la preparazione dei pasti era di provenienza locale e
acquistato direttamente dai produttori,
il tè e il caffè sono stati acquistati
da canali di commercio equo e il
detersivo era alla spina. Non sono
mancati i momenti di autoproduzione: oltre ai prodotti per la colazione che ha coinvolto grandi e piccini,
la lavorazione a mano degli immancabili
cavatelli molisani ha offerto ai volontari
un bel momento di convivialità ed una
ulteriore occasione di riflessione sulla riduzione del consumo di merci industriali
come metodo per ridurre la nostra impronta ecologica.
I rifiuti sono stati raccolti in maniera differenziata per essere avviati al riciclaggio. Gli scarti di cucina sono finiti nella
compostiera del campo. Inutile dire che
era vietato l’usa e getta e l’acqua era
quella di una fonte che alimenta il torrente Fondillo.
Fare Verde ONLUS (Associazione di Protezione Ambientale riconosciuta ai sensi
Art.13 L.349/86) - Via Iside, 8 Roma - tel.
067005726 - www.fareverde.it
per l’eliminazione di residui vegetali
a cura di Giuseppe Lopez / www.industrieambiente.it
Fanno riflettere due sentenze del Tribunale di Trento contro
due persone ritenute responsabili di aver bruciato materiale organico
nel bosco: questa rimane infatti una pratica molto utilizzata
a pubblicazione di due sentenze del tribunale di Trento, di cui una datata 21 dicembre 2005 ed una datata
6 marzo 2007 [1] relative alla
condanna, per smaltimento illecito di
rifiuti, di due persone ritenute responsabili di aver smaltito illecitamente scarti
vegetali bruciandoli sul suolo, ha creato
non poco scalpore nel mondo agricolo
soprattutto in relazione alla frequenza
con cui l’uso del fuoco viene utilizzato
come mezzo di eliminazione dei residui
vegetali di provenienza agricola e forestale. Al riguardo, pur condividendo nei
principi le due sentenze, si ritiene utile
richiamare l’attenzione su alcuni aspetti
della normativa nazionale e regionale,
con particolare riferimento a quella della
Regione Lazio, per vedere se, effettivamente, l’uso del fuoco come mezzo di
eliminazione di residui vegetali agricoli e
forestali sia totalmente escluso o vi siano
L’art. 59 del T.U.L.P.S. (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) [2] vieta
l’accensione dei fuochi alle stoppie, nei
boschi e nei campi, al di fuori delle condizioni stabilite dai regolamenti ed in
mancanza di essi consente l’accensione
dopo il 15 agosto adottando opportune prescrizioni e cautele al fine di evitarne la propagazione. La violazione di
quanto disposto prevede l’applicazione
a carico del trasgressore di una sanzio-
ne amministrativa pecuniaria da € 516 ad
3.098.
La legge regionale n. 17 del 2 maggio
1995, - Norme per la tutela della fauna selvatica e la gestione programmata
dell’esercizio venatorio - all’articolo 38,
[3] vieta il bruciare le stoppie nei campi,
dal 1 marzo al 30 novembre consentendo però di bruciare le erbe infestanti,
i rovi, i materiali della potatura e simili,
riuniti in cumuli e direttamente controllati fino a quando il fuoco sia completamente spento.
La violazione di quanto disposto
comporta a carico del trasgressore una
sanzione amministrativa da 25 euro a
154 euro. La disposizione, nata con lo
scopo principale di proteggere i siti di
riproduzione della fauna selvatica, di
fatto, rende legittimo il bruciare le erbe
infestanti, i rovi, i materiali della potatura
e simili, riuniti in cumuli e direttamente
controllati fino a quando il fuoco sia
Il regolamento regionale n. 7 del 18
aprile 2005. Regolamento di attuazione
dell’articolo 36 della legge regionale 28
ottobre 2002, n. 39 (Norme in materia
di gestione delle risorse forestali) -[4],
all’articolo 91, consente, prima del 15
giugno e dopo il 30 settembre l’accensione dei fuochi per bruciare le stoppie
(residui vegetali di una coltura erbacea
rimasti dopo il taglio o la mietitura) e dei
residui di vegetazione compresi quelle
delle utilizzazioni boschive.
La violazione di quanto disposto comporta a carico del trasgressore due sanzioni amministrative pecuniarie di cui,
una fissa ed una proporzionale, correlata alla superficie percorsa dal fuoco.
In deroga a quanto sopra, l’art. 92 c.
1 del citato regolamento [5] consente,
anche nel periodo a rischio di incendio
boschivo, a determinate condizioni, di
bruciare il materiale vegetale che risulta
dai lavori di manutenzione dei castagneti da frutto, degli oliveti e dei terreni
saldi (sono terreni saldi i pascoli, i terreni non soggetti a coltura agraria o a
lavorazioni del terreno o ad altra forma
di interventi colturali agrari da almeno
cinque nonché i terreni urbanizzati mediante la costruzione di edifici o altre
opere o dotati di un manto di copertura
artificiale) e da pascolo.
L’uso del fuoco è consentito ai fini degli interventi di prevenzione e di formazione del personale antincendio (art.
68 c. 5 L.R. 39/02) [6] nonché, esclusivamente previa autorizzazione dell’ente
competente, per la ripulitura dei pascoli
(art. 112 c. 1 R.R. 7/2005). [7]
L’uso del fuoco è anche permesso ai
gestori delle cabine elettriche che devono effettuare la ripulitura dalle specie
erbacee ed arbustive nelle fasce di pertinenza delle cabine stesse (art. 93 c. 3
R.R. 7/2005). [8] Resta fermo, nel corso
dell’anno, il divieto di bruciare, nelle
aree poste a meno di 200 metri dal bosco, materiale organico non riconducibile a materiale di risulta di attività agricole e forestali nonché di altro materiale
non organico. (art. 93 c. 1 lett. a) R.R.
7/2005) [9]
L’insieme di regole, inserite negli articoli 90 - 96 del regolamento forestale
sono ovviamente finalizzate alla difesa
del bosco dagli incendi ma legittimano
l’uso del fuoco purché si rispettino tempi, luoghi, modalità di accensione, controllo, e spegnimento.
Alla luce di quanto sopra l’uso del fuoco per l’eliminazione dei residui vegetali, sempre nel pieno e rigoroso rispetto
dei limiti imposti dalla normativa vigente,
dovrebbe essere possibile per i residui
provenienti da attività agricole e forestali, sempre di natura organica.
Compete all’organo accertatore del
presunto illecito verificare in quale ambito normativo il comportamento posto
in essere si rispecchia ed applicare, in
caso di violazione, la normativa specifica. Del resto ipotizzare che, soprattutto, le attività forestali possano produrre
biomasse da destinare ad impianti di
compostaggio in quanto rifiuti recuperabili apre una strada non agevole da
percorrere poiché, per assurdo, si potrebbe arrivare a sostenere che la segatura prodotta dalla motosega durante il
taglio delle piante è rifiuto ed in quanto
tale deve essere allontanata dal bosco,
per poi magari sostenere, che il materiale minuto derivato dalla depezzatura
della ramaglia ed il cui rilascio in bosco,
oltreché essere consentito dalla normativa regionale, costituisce fonte primaria
di sostanza organica che va ad arricchire
il terreno e contribuisce alla formazione
dell’humus, deve essere asportato e destinato ad impianti di compostaggio per
produrre magari compost da ridistribuire sui terreni agro - forestali.
Viene infine da chiedersi se i soggetti
responsabili dell’illecito di cui alle due
sentenze avessero smaltito il materiale
legnoso sul posto e lo avessero utilizzato per accendere un fuoco, magari necessario al riscaldamento delle vivande o
avessero trasportato la legna alla propria
abitazione utilizzandola poi come combustibile nel proprio camino, avrebbero
comunque compiuto un’operazione di
smaltimento illecito dei rifiuti?
1) Sentenza del 21 dicembre 2005 e
sentenza del 6 marzo 2007;
2) T.U.L.P.S. Articolo 59 - È vietato di
dar fuoco nei campi e nei boschi alle
stoppie fuori del tempo e senza le
condizioni stabilite dai regolamenti locali e a una distanza minore di quella
in essi determinata.
In mancanza di regolamenti è vietato
di dare fuoco nei campi o nei boschi
alle stoppie prima del 15 agosto e ad
una distanza minore di cento metri dalle case, dagli edifici, dai boschi, dalle
piantagioni, dalle siepi, dai mucchi di
biada, di paglia, di fieno, di foraggio e
da qualsiasi altro deposito di materia
infiammabile o combustibile.
Anche quando è stato acceso il fuoco
nel tempo e nei modi ed alla distanza
suindicati, devono essere adottate le
cautele necessarie a difesa delle proprietà altrui, e chi ha acceso il fuoco
deve assistere di persona e col numero
occorrente di persone fino a quando il
3) L. R. 17/1995 - Art. 38 (Divieto bruciatura stoppie) 1. Nel territorio della
Regione, dal 1^ marzo al 30 novembre,
è vietato bruciare nei campi, anche in
quelli incolti, le stoppie delle colture
graminacee e leguminose, dei prati e
delle erbe palustri ed infestanti, nonché gli arbusti e le erbe lungo le strade
comunali, provinciali e statali e lungo le
autostrade e le ferrovie, salvo gli abbruciamenti per intervento di prevenzione
antincendio autorizzato.
2. Il divieto di cui al comma 1 non sussiste per le erbe infestanti, rovi,
materiali risultanti dalla potatura
e simili, riuniti in cumuli e direttamente controllati fino a quando il
fuoco sia completamente spento.
3. Per le violazioni alle disposizioni
del presente articolo, si applicano
le norme vigenti in materia.
4) R.R. 7/2005 Art. 91 -(Divieto
di accensione del fuoco ) 1. Nel
periodo a rischio di incendio è
a) accendere fuochi per bruciare
stoppie e residui di vegetazione,
compresi quelli delle utilizzazioni
boschive:
1) nei boschi di cui all’articolo 3
della legge forestale nonché nei
terreni cespugliati, nei pascoli, nei
prati, nelle colture arboree da frut-
to e da legno, nei terreni abbandonati;
2) nei bordi delle strade, di autostrade
e ferrovie, nel raggio di meno di 100
metri dai boschi;
b) far brillare mine o usare esplosivi, usare apparecchi a fiamma o elettrici per
bruciare metalli, usare motori e fornelli
o inceneritori che producano faville o
braci, fumare o compiere altra operazione che possa arrecare pericolo di
incendio, salvi i casi di cui dell’articolo
92, comma 1.
5) R.R. 7/2005 - Art. 92 c. 1 lett. b) e c.
3 (Condizioni per l’uso del fuoco ) 1. In
deroga alle disposizioni di cui all’articolo 91, l’uso del fuoco è consentito:
b) per l’abbruciamento del materiale
vegetale di risulta dei lavori di manutenzione dei castagneti da frutto, degli oliveti e dei terreni saldi e pascolivi.
3. Nelle aree agricole adiacenti ai boschi o ubicate ad una distanza inferiore
a 200 metri dagli stessi, gli interessati devono realizzare una fascia parafuoco di
larghezza non inferiore a 5 metri, priva
di vegetazione, qualora si debba ese-
guire l’abbruciamento delle stoppie, dei
residui vegetali delle coltivazioni, dei
residui vegetali derivanti dalle attività di
ripulitura di argini, della potatura delle
siepi ed altre piante, della gestione di
impianti arborei.
6) L R. 39/2002 art. 68 c. 5 - è consentito
l’uso del fuoco ai fini degli interventi di
prevenzione e di formazione del personale antincendio.
7) R.R. 7/2005 - Art. 112 c. 1 (Miglioramento, manutenzione e rinnovo dei
pascoli) 1. I lavori di miglioramento dei
pascoli quali rinettamento, spietramento e successivo conguaglio del terreno,
drenaggio, erpicatura, concimazione e
suddivisione in comparti sono effettuati
dagli interessati senza necessità di autorizzazione o comunicazione. La ripulitura del pascolo attraverso l’uso del fuoco
è consentita esclusivamente previa autorizzazione dell’ente competente.
8) R.R. 7/2005 - Art. 93 c. 3. I gestori di
cabine elettriche, precedentemente al
periodo di rischio di incendio, devono
provvedere alla ripulitura dalle specie
erbacee ed arbustive nelle fasce di pertinenza delle cabine per un raggio non
inferiore a 10 metri. Nel caso debba usarsi il fuoco, deve inoltrarsi
comunicazione al Comando Stazione del Corpo Forestale dello
Stato competente per territorio.
9) R.R. 7/2005 - Art. 93 c. 1 (Misure per la prevenzione degli incendi nelle aree boscate)
1. E’ sempre vietato accendere
fuochi nel corso dell’anno per:
a) l’abbruciamento di materiale
organico non riconducibile a materiale di risulta di attività agricole
e forestali nonché di altro materiale non organico, nelle aree
poste a meno di 200 metri dal
b) eseguire la gestione e la pulizia
dei terreni pascolivi e/o rinnovare
il cotico erboso. ■
Carburanti delle navi troppo inquinanti
uno studio Usa rilancia l´allarme
di Eleonora Cantucci / www.greenreport.it
Le emissioni prodotte provocano la morte di 60mila persone ogni anno
e in tutto il mondo: lo denunciano i ricercatori dell’Università di San Diego in California
navi provoca la morte
di 60mila persone ogni
anno e in tutto il mondo:
lo denuncia uno studio
dell’Università di San Diego in California.
Secondo la ricerca - pubblicata sulla rivista “Proceedings of the national academy
of sciences” - la qualità elevata di solfato,
responsabile dell’inquinamento dell’aria
costiera è in aumento sopratutto negli
ultimi anni. Per arginare il problema (di
carattere globale) entro il 2015 dovrebbe entrare in vigore una norma internazionale per imporre alle navi carburanti
più puliti. E potrà essere valida anche
per gli Usa. Le emissioni da navi derivanti
dall’utilizzo di combustibile per uso marittimo e sopratutto quelli ad alto tenore
di zolfo contribuiscono all’inquinamento
atmosferico sotto forma di emissioni di
anidride solforosa e particolato, nuocendo alla salute umana (soprattutto degli
abitanti delle città costiere in prossimità
dei porti), provocando danni
all’ambiente, ai beni pubblici,
privati, al patrimonio culturale
e contribuiscono all’acidificazione.
Ma non è certo una novità:
l’Europa ha coscienza di tale
impatto tanto che già dal 1996
ha adottato una normativa specifica sul contenimento dello
zolfo nei combustibili per uso
E con le modifiche del 2005 la
Comunità, non solo ha continuato a fare
fronte all’inquinamento causato dalle
navi che utilizzano combustibile ad elevato tenore di zolfo, ma ha integrato le
misure nazionali degli Stati membri volte
a far rispettare limiti di emissione per gli
inquinanti. Dunque secondo la direttiva
2005/337Ce entro il primo gennaio 2010
l’industria marittima dovrà adeguare al
livello tecnico il limite massimo di 0,1%
in peso di zolfo dei combustibili utilizzati
dalle navi adibite alla navigazione interna
e delle navi all’ormeggio nei porti comunitari. Dal canto suo l’Italia ha adeguato la
sua disciplina interna: dal 2007 esiste il Dlg
2005 “Attuazione della direttiva 2005/33/
CE che modifica la direttiva 1999/32/CE in
relazione al tenore di zolfo dei combustibili per uso marittimo”. Con tale decreto
il legislatore italiano è andato a modificare le parti relative alla materia contenute
nel Codice ambientale (Dlgs 152/06 poi
modificato nel 2008).
La riduzione di zolfo dei combustibili
non solo contribuisce al “non peggioramento” dello stato dell’ambiente, ma
presenta dei vantaggi anche per le stesse navi che lo utilizzano. Sia in termini di
efficienza e di funzionamento, sia in termini di costi di manutenzione perché facilita l’utilizzo efficace di talune tecniche
di riduzione delle emissioni (ad esempio
la riduzione catalitica selettiva).
Ma per assicurare una credibilità alla
normativa comunitaria, e soprattutto
per affrontare il problema di carattere
globale dell’inquinamento atmosferico
sono necessarie in tutta la Comunità anche efficaci campionamenti e sanzioni
dissuasive. Sia la Commissione, sia gli Stati membri devono cercare di assicurare in
seno all’Organizzazione marittima internazionale (Imo) una riduzione su scala
mondiale del tenore massimo di zolfo.
Gli Stati, dalla loro, devono prendere
misure di applicazione nei riguardo delle proprie navi e di quelle “straniere” nei
loro porti. Per far ciò è necessario che i
Paesi Ue cooperino fra loro e
si adeguino al diritto marittimo
La normativa quindi si pone
come il primo “step” del processo dinamico di disciplina
delle emissioni perché solo
attraverso un’ulteriore riduzione dei limiti di zolfo è
possibile raggiungere cali significativi dell’inquinamento
atmosferico causato dal trasporto marittimo. ■
a cura di Danilo Scipio / Segretario Nazionale UGL-CFS
ugl: sostegno ai redditi
per aiutare lo sviluppo
a cura della Segreteria della Confederazione UGL
Renata Polverini (Segretario Generale UGL): la priorità
della cabina di regia sia emergenza salariale
na sterzata a sostegno
dello sviluppo, pressione fiscale più bassa
per i redditi fissi, aiuti
concreti alle famiglie.
Queste alcune delle priorità che, per
l’Ugl, a settembre dovrà affrontare la
cabina di regia voluta dal governo per
la distribuzione di nuova ricchezza e
far ripartire la crescita del Paese.
I dati del Pil resi noti dall’Istat ad agosto
segnano una crescita zero nel 2007 e
il -0,3 per centro nel primo semestre
del 2008. Segnali preoccupanti, che,
come ha sottolineato il segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini derivano in gran parte da “politiche improntate per lo più al consolidamento
dei conti e troppo timide sugli investimenti. Serve, dunque, “una sterzata in
favore dello sviluppo”.
Anche gli ultimi risultati negativi della
produzione industriale così come la
forte compressione dei consumi dimostrano la necessità di rivitalizzare
la domanda interna. Lavoratori, famiglie e pensionati stringono la cinghia:
l’automobile resta in garage, si riducono vacanze e svaghi nel tempo libero, diminuiscono le spese anche per
i beni di prima e necessità. Tutto per
via delle impennate dell’inflazione e la
mancanza di interventi utili ad un robusto recupero del potere d’acquisto
di salari e pensioni.
Per Polverini: «Anche nella manovra
triennale pesa l’assenza di risposte
all’emergenza salariale, soprattutto in
termini di alleggerimento della pressione fiscale per i redditi da lavoro
dipendente e da pensione, e di politiche, non solo fiscali, a sostegno
delle famiglie, soprattutto quelle più
numerose. Così come sono ancora superficiali gli interventi per lo sviluppo
del Mezzogiorno, senza il quale tutto
il paese rischia di recedere ancora di
più, e resta la necessità di una riforma
del sistema di istruzione ad oggi inadeguato per rendere i giovani competitivi a livello europeo».
«Sono priorità, a cominciare dal recupero del potere d’acquisto, che vanno
affrontate senza tentennamenti dalla
cabina di regia che si riunirà a settembre. Il risanamento dei conti pubblici,
infatti - conclude il leader dell’Ugl -, se
non accompagnato da maggiori investimenti per lo sviluppo, rischia di non
aiutare la ripresa economica, soffocata
anche da una compressione dei consumi interni, frutto dell’impoverimento
di salari e pensioni falcidiati dall’inflazione e gravati da un fisco particolarmente oneroso per i redditi fissi cui si
sono chiesti per anni enormi sacrifici in
ragione del deficit, senza alcun risarcimento». ■
economia, lavoro, ambiente
e sottosviluppo: la donna
di Rory Previti / Coordinamento Donne UGL
rincipi, pratiche, iniziative varcano oggi i confini
delle nazioni, superano
la territorialità, riguardano tutti. è un processo
a cui non ci si può sottrarre, un processo che arreca benefici all’umanità
ma presenta anche dei limiti. Il primo e
più evidente limite è la mancanza, per
i singoli individui, della possibilità di
esercitare un controllo su un sistema
che, comunque, si afferma.
Il pregio più importante è la libertà
di diffusione dell’informazione e della
comunicazione da un qualunque punto del pianeta a tutti gli altri.
Durante la Conferenza Internazionale
sulla Globalizzazionee la cittadinanza,
Antony Giddens, nel 1996, affermava
che: “Ci sono pochi termini usati così
frequentemente e concettualizzati
così poveramente come quello di globalizzazione”, mentre Clare Short, nel
New Internationalist, nel 1997, sulla
globalizzazione affermava che: “Parlare di fermarla è come provare a fermare la rivoluzione industriale e conservare il feudalesimo. La storia si va
muovendo. L’economia del mondo si
sta riorganizzando. Questo è un fatto
della storia. Ma la domanda di come
è governato e controllato e come i
frutti sono distribuiti è completamente aperta all’intervento umano”. La
globalizzazione è un processo dinamico e mutevole, si presenta come un
ologramma, un’immagine che cambia
a seconda del punto di vista dell’osservatore.
Per la donna le scelte possibili sono
due: cavalcare la globalizzazione ed
avvantaggiarsene, cercando di governarla, o subirla. La linea di confine tra
queste due situazioni antitetiche è
la stessa che separa ricche e povere,
donne dell’occidente e donne del
Le donne sentono fortemente una
responsabilità “globale” nei confronti
del resto dell’umanità, una responsabilità che comporta la capacità di rispondere ai bisogni di chi vive nel mondo
contemporaneo, senza intralciare la risposta ai bisogni di chi vivrà nel futuro,
senza condizionarne la libertà di scelta,
senza distruggere la loro possibilità di
vita. Questa responsabilità intragenerazionale che la donna d’oggi vuole assumersi può attuarsi solo attraverso un
processo di apprendimento costante.
Le donne colte sono perfettamente in
grado di mettere a fuoco gli abbinamenti tra i problemi e le idee. Acquisendo
nuove abilità tecnologichee di linguaggio, facendo ricerca, comunicando con
gli altri le donne sanno essere individui
produttivi, “globalmente” colti, consapevoli delle minacce ecologiche per la
terra, di quelle economico-politiche e
delle relative interconnessioni sociali. Il
lavoro che la donna svolge in campo
educativo come nell’ambito di programmi di ricerca promuove la pace
internazionale, la giustizia e una miglio-
trasformazione del mondo del lavoro.
Sempre più donne lavorano, ma non è
cresciuta significativamente la loro capacità di guadagno. Per garantirsi posto
e ruolo nella nuova comunità economica globale è molto importante che,
tra tutte loro, ci sia collegamento, cooperazione e consenso, perché mai,
come oggi, proprio perché protagoniste del processo di globalizzazione,
gli antagonismi e le rivalità furono nocivi. Se la donna vuole rappresentare il
futuro dell’umanità migliorando quello
del proprio genere, deve imparare
ad apprezzare anche le altre donne
superando i pregiudizi di genere che
troppo spesso, ancora, continua a nutrire. Questa la posizione della donna
nei paesi dell’Occidente. Ma nei paesi
più poveri molte, troppe donne non
riescono neppure a mandare a scuola
La globalizzazione è foriera soprattutto al Sud di imponenti devastazioni
ambientali. La liberalizzazione consente alle imprese minerarie occidentali,
per milioni di ettari e da decine di anni,
di sventrare la terra alla ricerca di rame,
di oro, di stagno e di altri minerali. Decine di chilometri di foreste vengono
distrutti in poche ore da multinazionali
o da imprese di paesi emergenti, prima
che proteste o interventi di istituzioni
possano ostacolare i lavori.
re qualità della vita per tutto il genere
umano e, in questa prospettiva, deve
essere incoraggiato ed incentivato.
La globalizzazione sta provocando la
sull’ambiente non cambiano allo stesso modo la vita delle donne e quella
degli uomini. In molte zone del mondo
sono le donne a occuparsi del cibo,
dell’acqua, degli animali. In Africa il
75% dei lavori agricoli viene svolto da
donne e, quando il mercato devasta
le terre circostanti, rende l’acqua imbevibile e riduce gli spazi per le colture destinate alla sopravvivenza, sono
le donne a cercare acqua a chilometri
di distanza o a difendere la coltura di
prodotti agricoli tradizionali.
Molte mamme vedono morire di fame
i loro bambini a causa delle carestie
o degli incidenti sul lavoro. Di lavoro
minorile si è parlato nel recente congresso della Fao: sarebbero 218 milioni
i bambini che nel mondo sono costretti
a lavorare mentre i paesi industrializzati
si arricchiscono.
Troppo spesso nei media compaiono immagini di donne che stringono
a sé i propri bambini tra macerie che
un tempo erano le loro
case, che lottano per
ricrearsi una vita al di
sotto dei tendoni dei
campi profughi, o che
prossime alla schiavitù.
La prostituzione infantile è uno dei fenomeni più diffusi in molte
parti del mondo, dalla
Thailandia al Brasile. Una
volta cresciute, però, le
bambine vengono rifiutate e abbandonate al
loro destino.
Bambine a cui è stata
rubata l’innocenza, la
spensieratezza, il gioco
ad un oscuro futuro di
malattia e dolore e, nella più rosea delle ipotesi, di povertà.
La donna è ancora e
sempre vittima, oggi più
che mai, in una parte
del globo molto estesa
e più facilmente raggiungibile che in
passato dagli sfruttatori, più raggiungibile proprio a causa della globalizzazione. La povertà è molto “femminilizzata e “questa femminilizzazione, che
ha assunto proporzioni considerevoli
in parallelo con le grida d’allarme e i
ricorsi a misure straordinarie di sostegno da parte dei paesi più industrializzati, viene accettata come un dato di
fatto dalla sociologia contemporanea
(Jackson 1992-93 ; Lindsay 1997 ). Le
questioni di genere non vengono purtroppo prese in considerazione dai
governi interessati a trarre il massimo
beneficio economico dalla globalizzazione e sono le donne, dunque, a pagare il prezzo di questa trascuratezza. I
più agguerriti movimenti femministi del
mondo hanno deciso quindi di inter-
venire e in atto agiscono come gruppi
di pressione presso i governi al fine di
indurli ad aderire alle raccomandazioni
delle Nazioni Unite o delle ONG riconosciute dall’ONU. Ben nota è l’esperienza del movimento ambientalista
di donne indiane Chipko e della fisica
Vandana Shiva, tesi che hanno avuto
una grande risonanza nelle ONG per lo
sviluppo. Sia il movimento sia Shiva hanno difeso le specie arboree tradizionali sostituite da vaste piantagioni per il
mercato, mostrando le conseguenze
nefaste della sostituzione sull’ambiente
e sulla vita delle popolazioni locali. Nelle società postindustriali gli effetti della
globalizzazione neoliberista agiscono
naturalmente in maniera diversa sulla
vita delle donne. Ma è indubbio che
anche al Nord essi agiscono più sulla
vita delle donne che su
quella degli uomini. Dal
momento che a occuparsi del nutrimento e
della salute delle famiglie sono le donne, a
Nord non meno che a
Sud, le preoccupazioni
per il cibo che mangiamo, l’acqua che beviamo, l’aria che respiriamo sono delle donne
più che degli uomini.
Insetticidi, pesticidi e
prodotti chimici in generale vengono abbandonati
con una crescita delle
quantità che ormai appare del tutto fuori controllo. E l’inquinamento
vertiginosamente a crescere rendendo sempre più difficile la vita
di tutti, ma, soprattutto,
quella delle donne. ■
i dirigenti ugl-cfs
SEGRETERIA NAZIONALE UGL CORPO FORESTALE DELLO STATO
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ABRUZZO - SEGRETERIA REGIONALE
SEGRETARIO - DI GREGORIO ENRICO - C.DO STAZIONE L’AQUILA - 3397491670
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BASILICATA SEGRETERIA REGIONALE
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CAMPANIA - SEGRETERIA REGIONALE
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