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Timestamp: 2018-10-23 16:03:35+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art.1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 5', 'art.5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 10', 'art. 8', 'art. 10', 'art. 1']

Contratto a termine, le principali novità introdotte dal Pacchetto lavoro - Docsity
Cangaceiro 19 marzo 2014
Contratto a termine, le principali novità introdotte dal Pacchetto lavoro, Dispense di Diritto Del Lavoro. Università degli Studi di Palermo
Diritto Del Lavoro,Giurisprudenza
Schema delle principali novità introdotte dal Pacchetto Lavoro al contratto a termine
Contratto a termine: le principali novità introdotte dal ''Pacchetto lavoro'' Articolo 27.07.2013 (Giuseppina Mattiello) Il d.l. n. 76 del 28 giugno 2013 è intervenuto in materia di contratto a tempo determinato, apportando delle modifiche al d.lgs. n.368/2001, sul quale era già intervenuta la legge n. 92 del 28 giugno 2012, nota come riforma Fornero (art. 7, d.l. 76/2013). Di seguito, gli interventi di maggior rilievo:
1. Contratto acausale (art.1, comma 1 bis, d.lgs. 368/2001): Il d.l. 76/2013 apporta alcune modifiche al comma 1 bis dell’art. 1 d.lgs. 368/2001, che prevede alcune eccezioni rispetto alla regola per cui è possibile stipulare contratti a tempo determinato solo “a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili all’ordinaria attività del datore di lavoro” (art. 1, comma 1, d.lgs. 368/2001). In particolare, resta ferma la possibilità di concludere un contratto a tempo determinato (o di somministrazione a tempo determinato) senza causale nell’ipotesi di primo rapporto a tempo determinato di durata non superiore a dodici mesi.
Inoltre, alla contrattazione di collettiva, anche aziendale, viene attribuito il compito di individuare ogni altra ipotesi di acausalità, senza che tali fattispecie debbano rientrare (come previsto in precedenza) “nell’ambito di un processo organizzativo determinato dalle ragioni di cui all’art. 5, comma 3, nel limite complessivo del 6% del totale dei lavoratori occupati nell’ambito dell’unità produttiva”. Si tratta, con tutta evidenza, di una facoltà che potrà declinarsi in termini molto ampi, con la previsione di ipotesi di acausalità anche in presenza di plurimi rapporti a tempo determinato e di durata superiore a dodici mesi.
2. Proroga del contratto acausale (art. 4, comma 2 bis, d.lgs. 368/2001): Il d.l. 76/2013 ha abrogato il comma 2 bis che vietava la proroga del contratto acausale. La legge, tuttavia, non chiarisce se la proroga, in queste ipotesi, debba intervenire nel limite temporale (di cui al comma 1 bis) di dodici mesi o possa anche superarlo. Ragioni di opportunità sistematica farebbero propendere per la prima soluzione dal momento che la proroga sarebbe anch’essa acausale, e ciò in contrasto con la previsione di cui al 1 comma dell’art. 4 d.lgs. 368/2001. Ma la partita è aperta.
3. Prosecuzione di fatto del contratto acausale (art. 5, comma 2, d.lgs. 368/2001): Il d.l. 76/2013 ha stabilito che si applichi anche ai contratti acausali la previsione di cui all’art.5, comma 2, per cui “se il rapporto di lavoro continua oltre il trentesimo giorno in caso di contratto di durata inferiore a sei mesi nonchè decorso il periodo complessivo di cui al comma 4 bis, ovvero oltre il cinquantesimo giorno negli altri casi, il contratto si considera a tempo indeterminato dalla scadenza dei predetti termini”.
Pare irragionevole che la medesima modifica non sia stata apportata anche al comma 1 dell’art. 5, che prevede sanzioni, in termini di maggiorazione della retribuzione, nell’ipotesi in cui il rapporto di lavoro prosegua dopo la scadenza del termine.
Si segnala, inoltre, che è stato abrogato il comma 2 bis che prevedeva, nelle ipotesi di cui al comma 2 dell’art. 5, un onere di comunicazione del datore di lavoro al Centro per l’impiego territorialmente competente.
4. Intervallo di tempo in caso di riassunzione a termine (art. 5, comma 3, d.lgs. 368/2001): Il d.l. 76/2013, nei casi di riassunzione di un lavoratore a termine, torna agli intervalli di tempo previsti prima della riforma Fornero, per cui il secondo contratto si considera a tempo indeterminato nel caso in cui il lavoratore venga riassunto a termine entro 10 giorni dalla scadenza di un contratto di durata fino a 6 mesi, o 20 giorni se supera i 6 mesi.
Tale previsione non si applica ai lavoratori impiegati in attività stagionali e alle ipotesi individuate dalla contrattazione collettiva.
5. Lavoratori in mobilità (art. 10, comma 1 c-ter, d.lgs. 368/2001): Il d.l. 76/2013 esclude dal campo di applicazione del d.lgs. 368/2001 sul contratto a termine i rapporti instaurati ai sensi dell’art. 8, comma 2, L. 223/1991 in quanto già oggetto di specifica normativa.
6. Contratto acausale e limiti quantitativi (art. 10, comma 7, d.lgs. 368/2001): Il d.l. 76/2013 estende anche ai contratti di cui all’art. 1, comma 1bis, d.lgs. 368/2001, la possibilità per la contrattazione collettiva di individuare limiti quantitativi di utilizzazione del contratto a termine.
(Altalex, 27 luglio 2013. Articolo di Giuseppina Mattiello)
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