Source: http://orpheus.ilcannocchiale.it/?TAG=giustizia%20indecente
Timestamp: 2018-09-23 05:03:54+00:00
Document Index: 50312636

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Se sei un giudice non paghi mai... l'immunità corporativa di cui nessuno parla
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ha condannato l'Italia, non che sia una novità vista l'operosità dei nostri giudici, il grave é che é stata condannata per la scarcerazione di Angelo Izzo, il massacratore del Circeo, che si é dilettato, mentre era in regime di semi-libertà, grazie al buonismo e/o all'inefficienza dei soliti magistrati politicamente corretti, al massacro di altre due donne, madre e figlia di 14 anni.
Due donne che sarebbero vive, ma che gli errori di quei giudici hanno "ammazzato".
E francamente non so come possano continuare ad esercitare la loro professione e a dormire sereni nei loro letti.
Lo Stato pagherà una somma irrisoria per due vite stroncate: 45.000mila euro, ma che sono tanti se si pensa che la responsabilità di questo terribile fatto di sangue non risiede nella leggi, ma in chi le amministra, secondo le proprie convinzioni morali e politiche.
La vergogna, é molto più "salata" della pena pecuniaria perchè l'Italia é stata condannata per aver per avere violato il“diritto alla vita”, sancito dall’articolo due della ConvenzioneEuropea dei Diritti dell’Uomo.
Il modo in cui Izzo é stato scarcerato ha violato la legge, invece di applicarla:"Il detenuto Izzo godeva della semilibertà, anche sene aveva già tradito le regole e, pertanto, doveva essergli revocata.Ma i giudici di Palermo lo misero in libertà nonostante le violazioni.Ed i giudici di Campobasso non informarono il tribunale di sorveglianzadi ulteriori, gravi infrazioni. Quindi, un po’ perché i giudici agironocon leggerezza, un po’ perché omisero di fare il loro dovere,trasmettendo a chi di dovere informazioni vitali (in senso letterale),è andata a finire che il detenuto Izzo era in libertà pur non avendonediritto. In questo modo lo Stato ha violato l’articolo due, che nonsolo prevede l’obbligo di non procurare la morte, ma anche quello diprendere le misure necessarie per preservare la vita".
Infine "poniamoci una domanda per darci una rispostaraccapricciante: perché i familiari sono ricorsi a Strasburgo?
Risposta: perché, come ha ricordato la Corte di Strasburgo, neiconfronti dei magistrati di Palermo fu avviata un’azione disciplinare,ma non ci fu nessuna sanzione, neanche amministrativa, e nei confrontidi quelli di Campobasso fu la famiglia delle vittime ad avviareun’azione penale, ma fu archiviata.
Chi uccise è tornato aduccidere, ma secondo la nostra giustizia nessuno ne è responsabile."
E' stata tolta l'immunità parlamentare ai politici, ma la magistratura di fatto GODE di un'immunità corporativa ed esclusiva che copre qualsiasi reato.
Se si mostrano i calzini azzurri di un giudice, scatta la riprovazione nazionale e le battaglie a suon di calzini azzurri nelle piazze, se una manica di magistrati inefficienti (se non peggio) libera un assassino psicopatico che MASSACRA due donne, scatta l'insabbiamento nazionale, la minimizzazione di massa.
Infine chi lotta "contro" i giudici e chi li difende sempre a spada tratta?
Chi parla dei mali della giustizia e chi non dice una sola sillaba?
Chi da questa situazione e da questa cortigianeria infame ricava più vantaggio?
E poi parlano del conflitto d'interessi del Premier...
permalink | inviato da Orpheus il 16/12/2009 alle 11:1 | commenti (5) |
Umorismo involontario: “breve” un processo che dura sei anni!
Tutta la querelle sul processo “breve” fa ridere (amaro), già il termine “breve” riferito a un procedimento che dura sei anni, è una barzelletta, che non sfigurerebbe nella scaletta di Crozza. Il “breve” quindi, è giustificato solo dal fatto, che al momento i processi durano decenni: un abominio giuridico, una Giustizia, non più morta, ma putrefatta.
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, considera congrui quattro anni, includendovi anche il tempo delle indagini (che invece nel “processo breve” sarebbe escluso). Nell'ultimo rapporto "Doing Business 2009", in tema di giustizia civile, l'Italia si è classificata al 156esimo posto su 181 Paesi (dopo Angola, Gabon e Guinea!!!) Nel 2008 la durata di un procedimento di recupero di un credito originato da una disputa commerciale è stata stimata in Italia di 1.210 giorni contro i 331 in Francia, di 394 in Germania e di 515 in Spagna.
A giustificazione di questo sistema da quarto mondo, i soliti noti tirano in ballo la scarsità di risorse, ma come dimostra il rapporto della CEPEJ (European Commission for the Efficiency of Justice) l'Italia non si discosta dagli altri grandi Paesi membri dell'Ue per il numero di risorse umane e materiali impiegate dallo Stato per l'amministrazione della giustizia. Anzi, per la pubblica accusa spende di più. Secondo la stima del rapporto CEPEJ, spendiamo per il nostro sistema giudiziario 4,08 miliardi di euro, contro i 3,35 della Francia e i 2,98 della Spagna. Ossia 70 euro per abitante, mentre la Francia spende 53 euro e la Spagna 68.
Appurato che il “processo breve”, breve non è, passiamo all’altra Grande Bufala, spacciata come “disastro annunciato”, da coloro che sono i primi responsabili dello stato di putrefazione della Giustizia, e dei loro compari politici: “Oltre 100mila" sarebbero i processi che cadrebbero in prescrizione se venisse approvata la norma del "processo breve" (stima del presidente e il segretario dell'Anm, Luca Palamara e Giuseppe Cascini). Una vera e propria "amnistia mascherata", paventano, con una faccia di tolla, da premio Oscar. L’amnistia mascherata, infatti c’è già da quel dì, e nessuno dei novelli scandalizzati per il “processo breve” si è mai posto il problema e/o tentato di risolverlo.
Dai dati del Ministero della Giustizia risulta infatti che nel solo 2007 i provvedimenti di estinzione di uno o più reati per prescrizione sono stati 156.842. Di questi, ben 118.919 (il 75,8 per cento) sono maturati in fase di indagini preliminari, e alla fine adottati con decreto di archiviazione (113.869) o con una sentenza di non luogo a procedere (5.050) da parte del gip, dunque senza alcun esercizio dell'azione penale da parte dei pm. Si è arrivati fino alla prescrizione di 210.898 procedimenti nel 2004. E non mi sembra che l’Anm abbia parlato di amnistie e lanciato allarmi, quando venivano scarcerati killer mafiosi per decorrenza dei termini.
La scena finale in questa farsa da quattro soldi, consumata sulla pelle dei cittadini, la recita l’ignobile, inetta, inconcludente sinistra, criticando in modo pretestuoso un provvedimento, che presentò nel 2004. Ormai impegnata a sopravvivere, cacciando frottole e sparando a zero su Berlusconi, in linea con il suo miglior alleato, il Pm che deve la sua fortuna politica al più bieco giustizialismo. Pagliacci.
sinistra giustizia indecente processo breve
permalink | inviato da Orpheus il 15/11/2009 alle 21:48 | commenti (9) |
Giustizia creativa: sconto di pena per "vulnerabilità genetica"
L'algerino Abdelmalek Bayout, accusato di aver ucciso a coltellate nel 2007, a Udine il colombiano Walter Felipe Novoa Perez, si é visto scontare la già esigua pena di nove anni e due mesi, per "vulnerabilità genetica".
Pare infatti che il colombiano abbia deriso Bayout perchè aveva gli occhi truccati con il kajal, questo preso da furore mistico-religioso ha tirato fuori il coltello e ha fatto fuori l'incauto burlone.
Adesso a parer mio, e immagino di chiunque sia dotato di un minimo di buon senso, si sarebbe dovuta tranquillamente applicare l'aggravante dei futili motivi.
E invece no: grazie ad un’indagine cromosomica innovativa (vorrei sapere pagata da chi), Bayout è stato trovato in possesso di alcuni geni, che lo renderebbero più incline a manifestare aggressività se provocato o espulso socialmente.
Tale "vulnerabilità genetica" si sarebbe incrociata, nel momento immediatamente precedente all’omicidio, con "lo straniamento dovuto all’essersi trovato nella necessità di coniugare il rispetto della propria fede islamica integralista con il modello comportamentale occidentale", così da determinare nell’uomo "un importante deficit nella sua capacità di intendere e di volere".
C'é da sperare e pregare che l'alibi dello "straniamento" non diventi un ben triste precedente soprattutto se abbinato alla "necessità di coniugare la propria fede islamica INTEGRALISTA", perchè in tal caso, anche il nostrano kamikaze Mohamed Game potrebbe essersi straniato, mentre tentava di far esplodere una caserma di polizia.
Ma dove ha preso questa "brillante pensata" ill giudice Amedeo Santosuosso, consigliere della Corte d’Appello di Milano? Da un documento britannico del 2002 del Nuffield Council on Bioethics...ossia da un paese dove già applicano la sharia.
permalink | inviato da Orpheus il 26/10/2009 alle 22:11 | commenti (6) |
Magistrati la super-casta che lavora poco e può violare la legge impunemente
Si scagliano contro i presunti privilegi dei politici, ma difendono i propri con le unghie e con i denti, nessun governo è mai riuscito a fare una seria riforma della giustizia, minacciato da scioperi e sollevazioni della magistratura.
Proclamano il rispetto dell’art.3 della costituzione e l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla Legge, e i giudici sono gli unici in Italia, a godere di un “lodo” perenne per tutta la loro carriera che li mette al riparo da tutte le coseguenze delle loro azioni, sia che riguardino errori professionali o che siano reati GRAVI commessi come privati cittadini.
La denuncia arriva da due libri che attingono dagli atti della Disciplinare del CSM (sentenze emesse tra il 2000 e il 2008), la sezione che dovrebbe vigilare sul comportamento delle toghe: “Magistrati, l’ultracasta e La legge siamo noi” il primo di Stefano Livadiotti, dell’Espresso, l’altro di Stefano Zurlo del Giornale.
Stefano Livadotti scrive testualmente “Quella dei giudici e dei pubblici ministeri è la madre di tutte le caste. Uno Stato nello Stato, governato da fazioni che si spartiscono le poltrone in base a una ferrea logica lottizzatoria e riescono a dettare l’agenda alla politica. Un formidabile apparato di potere che, sventolando spesso a sproposito il sacrosanto vessillo dell’indipendenza, e facendo leva sull’immagine dei tanti magistrati-eroi, è riuscito a blindare la cittadella della giustizia, bandendo ogni forma di meritocrazia e conquistando per i propri associati un carnevale di privilegi.”
Gli episodi citati nei due libri disegnano una Giustizia devastata da coloro che in teoria dovrebbero amministrarla, non solo perché si scopre che in media ogni magistrato lavora appena quattro ore al giorno pur essendo pagato il quintuplo di un italiano normale, ma perché gli episodi dimostrano che chi sbaglia, se veste una toga, non paga mai. E ribadisco MAI. Si sono accordati un’immunità assoluta e permanente che li pone al disopra di TUTTI.
Il caso più clamoroso e noto è quello di un giudice sorpreso nel bagno di un cinema mentre faceva sesso con un minorenne.
Dopo un periodo di sospensione è stato riammesso in servizio, con tanto di promozione e aumento di stipendio.
Al CSM è bastata una giustificazione che a chiunque altro non sarebbe servita a evitare anni di carcere: ero momentaneamente incapace di intendere e di volere perché avevo battuto la testa contro il portone di casa.
Se si è pm però si può farla franca anche se si sono prestati soldi a strozzo o si è ritardato per sette anni un processo per omicidio colposo. Oppure se si dimentica una persona in cella per 15 mesi. Nessun rischio se si è corrotti o se si fa male il proprio mestiere, consegnando in ritardo di anni una sentenza: al massimo tocca un richiamo o una sanzione lieve come la riduzione di qualche mese d’anzianità, con conseguente slittamento dell’attesa promozione, che comunque, anche se rinviata, arriverà.
Il Csm ha dato buffetti sulla guancia a magistrati che si facevano pagare le vacanze da aziende fallite o che hanno chiamato i carabinieri per non saldare il conto al ristorante. Comprensione perfino per i matti, purché ovviamente appartengano all’ordine delle sacre toghe: in tal caso possono passare il tempo a chiedere l’elemosina, a evocare sentenze con sedute spiritiche o abbandonare l’udienza per correre a spegnere improbabili ceci lasciati sul fuoco e nessuno avrà niente da dire.
Per loro è sacra anche privacy, come fossero minori o vittime di violenze sessuali, visto che non possono nemmeno essere citati per nome e cognome, infatti il plico di documenti arrivato, dopo un anno, al giornalista dell’Espresso aveva allegata una lettera del segretario generale Carlo Visconti in cui gli si intimava di omettere le generalità dei giudici sanzionati (si fa per dire) dal CSM.
Una super-casta che predica bene e razzola molto male, in un paese dove il sistema giustizia é da terzo mondo, e che ci costa continue condanne dall'Europa per l'eccesiva lunghezza dei processi.
Stampatello e fonte notizia da Libero
privilegi giustizia indecente super casta
permalink | inviato da Orpheus il 20/10/2009 alle 11:7 | commenti (8) |
I “furbetti” del tribunale
Immagine gentilmente fornita dal Berretto a Sonagli
Ti chiami Tonino, dopo 13 giorni dalla denuncia per aver offeso il Capo dello Stato sei scagionato e il fascicolo archiviato.
Manco la Fata Turchina avrebbe potuto far meglio del pm Giancarlo Amato nel procedere ad “una lettura attenta” e archiviare con un fiume di motivazioni.
Ma d’altronde il “fortunello” Tonino aveva già goduto dei privilegi del "Toga Express" , ossia di una giustizia a velocità iper-spaziale, in un paese dove ci vogliono minimo cinque anni per un penale, da otto a trenta per una qualsiasi causa civile, sette anni e mezzo per un divorzio, quattro anni per un’esecuzione immobiliare.
Erano i tempi di Mani Pulite quando alcuni personaggi (solo alcuni, peccato) giunsero al terzo grado di giudizio in solo tre anni. E lo dimostrò quando Tonino cominciò a querelare: un’intervista contro di lui, uscita su Repubblica il 5 febbraio 1997, andò a giudizio in meno di due mesi, il 3 aprile successivo. Giustizia lampo anche a Brescia, quando evitò ogni processo a suo danno (prestiti, Mercedes, case eccetera) incassando una serie di “non luoghi a procedere” che per qualsiasi altro cittadino, dissero i malevoli con le statistiche in mano, si sarebbero tradotti in automatici rinvii a giudizio. Lui se la cavò in sei ore.
Non solo nei casi in cui Di Pietro é coinvolto la giustizia è celerissima, ma è anche discretissima, a Napoli, per interrogare Di Pietro nel gennaio scorso, fecero allontanare giornalisti e fotografi grazie a una disposizione del procuratore generale.
Se ti chiami Marya, sei un’ucraina di 23 anni (ma nelle sue condizioni ci sono migliaia di italiani), sei su una sedia a rotelle a causa di un volo di sei piani, che un branco di tuoi connazionale ti ha fatto fare, dopo aver tentato di violentarti, ti tocca aspettare che la giustizia-lumaca italiana, faccia il suo corso, rischiando la vita, in quanto dopo sette mesi la procura non ha ancora mosso un dito, e i tuoi aguzzini sono A PIEDE LIBERO.
Perché? Perché malgrado il pm sia preoccupato di ritorsioni nei confronti della ragazza e abbia chiesto al gip, già dal 1 Dicembre, un incidente probatorio, per acquisire direttamente dalla vittima quanto da lei dichiarato ai carabinieri e poter così spiccare un mandato di cattura, se ne parlerà a marzo, quando se tutto va bene, la procura raccoglierà la deposizione di Marya
Nessuna corsia preferenziale, niente “toghe” in paradiso, per lei, e un branco di pericolosi stupratori assassini in circolazione per le vie della città.
La giustizia è uguale per tutti, ma per alcuni è più “uguale” che per altri, ergo funziona come dovrebbe funzionare in un paese civile.
di pietro giustizia indecente
permalink | inviato da Orpheus il 14/2/2009 alle 20:22 | commenti (8) |
Giustizia indecente: bruci un uomo? Vai in comunità...
Il senzatetto Andrea Severi, ridotto ad una torcia umana, da due mesi è in un letto d’ospedale del reparto Grandi ustionati di Padova. I suoi carnefici, due balordi ventenni di Rimini che gli hanno dato fuoco la sera del 10 novembre scorso, “solo per farsi quattro risate”, sono usciti di prigione su ordine del giudice Lucio Ardirò che ha sostituito il carcere con la punizione “esemplare” di dare assistenza a un disabili.
Il terzo quello che ha materialmente bruciato vivo il povero Andrea Severi, che dormiva al gelo su una panchina, rovesciandogli addosso cinque litri di benzina e appiccando il fuoco con un accendino, è rimasto, “chissà come mai” per ora, in galera. Secondo il parere del giudice, i due complici non hanno pari responsabilità dell’autore materiale, al punto da essere scarcerati. Malgrado le frasi che si sono scambiati ridendo della “bravata”: “Avessi sentito quanto urlava, e che fiammata... a certo punto però abbiamo dovuto scappare (bestemmia), ma siamo tornati quaranta minuti dopo a vedere la scena delle ambulanze e delle telecamere”. “Ehi! Hai visto che roba? Ne parlano tutti i giornali, vuol dire che gli abbiamo dato una bella scaldata...”.
Grazie alle “illuminate” trovate di una magistratura interessata solo ai diritti dei colpevoli, non stupisce il fatto che l’orribile crimine commesso dai tre delinquenti abbia fatto proseliti.
In pochi mesi da Novembre a Gennaio ci sono stati quattro casi analoghi: a notte di Capodanno tre ragazzi hanno legato, picchiato e bruciato il 24enne Cristian Galati a Girifalco, provincia di Catanzaro. Il 17 gennaio a Vittoria, in provincia di Ragusa, Emanuele e Luigi Bizzarra, rispettivamente padre e figlio, vengono dati alle fiamme da due immigrati dell’Est europeo dopo un passaggio in auto. Pochi giorni prima, un tunisino aveva subito la stessa sorte nello stesso perimetro del ragusano, per mano di suoi connazionali.
L’ultimo episodio risale a venerdì scorso in provincia di Salerno. I classici 4 amici al bar hanno pensato di movimentare una serata noiosa, legando uno di loro a una panchina, rovesciandogli addosso la benzina e appiccando il fuoco: il 25enne è ricoverato all’ospedale di Salerno, coperto di ustioni di I e II grado e in stato di fortissimo choc, ed è vivo solo grazie all’intervento di altri due ragazzi che avevano seguito l’auto pensando che fosse solo uno scherzo.
Non ci vuole una mente particolarmente acuta per capire che “assolvere” chi compie gesti così gravi, invoglia chi ha tendenze criminali a metterle in pratica, tanto sa di farla franca. La pena non è solo una punizione, che dev’essere proporzionale al danno subito dalla vittima, ma anche una protezione a disposizione della società per difendersi da elementi simili.
Non mi si venga a dire che un “ragazzo” capace di bruciare vivo per divertimento un essere umano sia degno di essere considerato tale. E’ un mostro…altro che comunità.
permalink | inviato da Orpheus il 30/1/2009 alle 18:43 | commenti (2) |
Giustizia indecente: nemmeno un giorno di carcere all'albanese ubriaco che uccise quattro ragazzi
Non ha fatto e non farà nemmeno un giorno di carcere l’albanese Ashim Tola che, il 28 giugno 2007, completamente ubriaco al volante della sua macchina, invase la corsia di marcia opposta (mentre viaggiava a fari spenti a 140 km/h), travolgendo un’auto con quattro ragazzi cremonesi di ritorno da una gelateria e uccidendoli tutti. Tola, 34 anni imputato di omicidio colposo plurimo, ha patteggiato davanti al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Piacenza tre anni di reclusione.
Il rito alternativo, con sconto di un terzo della pena che partiva da quattro anni e sei mesi, permetterà ora all’immigrato di chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali. Un escamotage che gli consentirà di evitare la cella.
Già tre anni di reclusione sono un'infamia, uno schiaffo in faccia ai genitori e parenti di quei poveri ragazzi falciati come birilli, dargli anche una "pena alterativa" é veramente il colmo, dell'ingiustizia.
Unica restrizione: non potrà usare l’auto per i prossimi tre anni, ma fra quattro sarà libero di ubriacarsi e ammazzare qualche altro poveraccio.
Tola, bontà sua, ha faTTO sapere tramite uno dei suoi avvocati, che é molto addolorato per quanto accaduto. E con questo paga "pegno" di quattro giovani vite, dai 17 ai 24 anni spezzate in attimo.
Come si può facilmente immaginare i familiari delle vittime sono sconvolti, basiti da una sentenza che mortifica loro e i loro figli a cui un ubriaco ha tolto la vita: "Questa sentenza è una vergogna - ha protestato Cesare Chiodelli, padre di Davide, che aveva ventun anni -. Mi chiedo come si sentirebbe il giudice al nostro posto. Mi domando quale sarebbe il suo stato d’animo se avesse perso, lui, un figlio. Non è normale, per un paese civile, che chi ha ucciso quattro bravi ragazzi non faccia nemmeno un giorno di carcere. Si è parlato di risarcimento e soldi come fossimo stati al mercato, ma io non ci sto".
La rabbia è incontenibile.
Non è riuscita a trattenere le lacrime la madre di Adam Fassali (originaria del Marocco):"Avremmo voluto una sentenza più pesante. Mi spiace ma, oggi, penso d’aver scelto il paese sbagliato dove venire a vivere". Non se l’è invece sentita di andare in Tribunale Emilia Samarini, la mamma di Adenilson, ventiquattro anni: "Cosa penso del verdetto? Scusate, ma è meglio che non lo dica".
Io trovo che questo verdetto sia ributtante, vomitevole, l'esatto specchio di quella che é diventata la giustizia italiana: magnanima e pietosa con assassini e delinquenti e matrigna con le loro vittime.
Spero solo che prima o poi uno di questi magistrati affetti da carità pelosa provi sulla sua pelle cosa vuol dire veder scarcerare con una pacca sulle spalle, CHI HA UCCISO TUO FIGLIO.
permalink | inviato da Orpheus il 23/10/2008 alle 22:52 | commenti (2) |
Egiziano minaccia e picchia italiano. Il tribunale "E' la sua cultura"
E' successo a L'Aquila, un giovane italiano é stato minacciato e picchiato da un egiziano, per aver parlato con la moglie, dopo il fatto é scattata subito la querela.
Poi il processo, un lungo iter durato tre anni. Infine ciliegina sulla torta, la sentenza scioccante, incredibile, che ha trovato attenuanti alla violenza dell'egiziano perchè influenzato dalla "cultura" del suo paese di provenienza: "Si ritiene di non poter prescindere dalla personalità dell'imputato, influenzata dalla cultura del suo paese d'orgine, il Cairo, e per tanto, si ritiene di applicare l'attenuante della provocazione".
Il ragazzo ha "provocato" l'egiziano, a quanto pare"integrato", con moglie e figlie, perchè interpellato da lui per una perdita nel bagno, é sceso a constatare il guasto e in mancanza del marito, ha "osato" parlare con la moglie da solo.
Un paio di giorni dopo é stato richiamato dall'egiziano ed é sceso, a quel punto é stato picchiato selvaggiamente e minacciato di morte.
Già da sola questa storia dovrebbe far meditare tutti coloro che straparlano di integrazione come cosa fatta, con l'aggiunta poi di una simile indecente sentenza, possiamo e dobbiamo temere, di diventare "ospiti" sgraditi in casa nostra, in un futuro nemmeno troppo lontano.
Inoltre se si fa passare la violenza come "cultura", tutto diventa scusabile, anche la lapidazione o i matrimoni di uomini adulti con bambine...infondo anche queste sono "usanze" che trovano fondamento nella cultura di quei paesi.
Notizia su Politica on line
permalink | inviato da Orpheus il 10/9/2008 alle 21:56 | commenti (7) |
Si accettano scommesse: quanto rimarrà dentro?
Arrestato Michelangelo D'Agostino sicario camorrista , con all'attivo 15 (dicasi) 15 OMICIDI.
Nell'ottobre del 1997, quando da collaboratore di giustizia in regime di semilibertà si trovava in Piemonte, D'Agostino portò a termine due rapine in rapida successione. Inseguito dai carabinieri, iniziò una folle corsa per le strade di Torino fino a schiantarsi contro un semaforo alla periferia della città. Cominciò a sparare contro i carabinieri, prese in ostaggio tre persone, tra cui una donna che spingeva la carrozzina con il figlioletto e si è arreso solo dopo essere stato ferito con due colpi di pistola.
<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />Ciò nonostante era in permesso PREMIO per tre mesi, permesso che ha subito messo a frutto ammazzando il suo datore di lavoro, Mario Pagliaro, 64 anni con un colpo all'addome e una alla testa in perfetto stile camorristico.
Chissà quanto rimarrà dentro?
Ma quali e quanti crimini devono compiere i delinquenti perché siano tenuti in galera a scontare la giusta condanna, ma soprattutto a non ammazzare cittadini onesti?
Quindici omicidi non sono sufficienti?
Giustizia indecente Michelangelo D'Agostino
permalink | inviato da Orpheus il 8/7/2008 alle 21:44 | commenti (1) |
I magistrati pronti allo sciopero: ma "solo" per gli stipendi,
Ai nostri esimi magistrati la nuova finanziaria piace molto meno della “blocca-processi” o del Lodo Alfano, hanno deciso, quindi di entrare in stato di agitazione e si riservano “l’ adozione di altre misure per protestare contro gli interventi del Governo nel settore della giustizia”, in particolare contro l'articolo 69 del decreto legge n. 112.
Che ha di speciale quest’articolo?
Semplice, diminuisce un poco i loro stipendi d’oro. Si tratta di una riduzione da un da un minimo di 1.200 euro a un massimo di 2.200 all’anno, su stipendi nell’ordine di oltre mezzo milione di euro (592.774 euro, Alfonso Quaranta, giudice corte costituzionale) per gli alti papaveri togati, passando per i 176.000 euro della Bocassini, per finire agli 86.665 euro della Forleo.
Secondo l’Anm, il provvedimento "prevede un intervento peggiorativo senza precedenti sulla struttura del trattamento retributivo dei magistrati" un peggioramento che indurrà la sostanziale paralisi del funzionamento del sistema e l'ulteriore svilimento della funzione giudiziaria".
Come ciò possa avvenire con i tempi biblici e il mal funzionamento della magistratura italiana, non è dato di sapere. Ma forse Anm, vive su "Papalla", oppure era in vena di battute.
Informino pure l’opiniome pubblica italiana, l’unico risultato che otterranno sarà aumentare il consenso al Governo Berlusconi.
Come se non bastassero gli stipendi da “nababbi” hanno due mesi di ferie l’anno, e per far carriera gli basta invecchiare, infine con gli arbitrati c’è chi raddoppia lo stipendio.
Una casta con privilegi che fanno impallidire qualunque altra categoria di lavoratori, tranne forse i politici, ma incapace e inconcludente, visto lo stato comatoso e prossimo allo sfascio totale della giustizia italiana, che è costato all’Italia continui richiami da parte della Corte di Giustizia delle Comunità Europee.
Ci vogliono otto anni, in media per un processo civile, cinque per uno penale. E vuol dire che, in genere, ai dieci anni si arriva facilmente. Il numero di cause pendenti è in continua crescita: per il civile negli ultimi 20 anni si è triplicato, superando i 3 milioni di procedimenti, mentre nel penale è raddoppiato. Un cittadino italiano ha elevate possibilità di non “aver mai giustizia” e spesso mafiosi e camorristi se ne tornano a spasso.
E questi vogliono paralizzare ulteriormente la funzione giudiziaria, per un taglio allo stipendio??
Ho l'impressione che oltre ad essere "rosse" (e ce' credo, visto che la sinistra le venera), la maggioranza delle toghe italiane sono anche fannullone, e se un governo pretende un minimo di decenza, si adoperano in ogni modo per ostacolarlo.
Giustizia indecente tagli Anm
permalink | inviato da Orpheus il 7/7/2008 alle 17:34 | commenti (3) |
Ultime dai giudici: bloccare i treni è morale
Febbraio 2003. Il leader no global Luca Casarini, in compagnia di alcuni colleghi "disobbedienti", blocca un treno di mezzi corazzati destinati alla base Usa di Livorno e poi all'Iraq. Le tute bianche, come al solito, ce l'hanno con gli Stati Uniti imperialisti e assassini. Gennaio 2008. Arriva il verdetto della magistratura in merito alla vicenda. Casarini è condannato per interruzione di pubblico servizio col riconoscimento delle attenuanti speciali. Secondo il Gup di Padova, Casarini e soci hanno infatti agito «per motivi di particolare valore morale e sociale». Multa di 760 euro (condonata) e tanti saluti. Facile intuire quali siano i «motivi» invocati dal giudice: pacifismo in salsa anti-americana. Il giudice tira in ballo l'articolo 11 della Costituzione: «L'Italia ripudia la guerra». Ripudia la guerra, d'accordo. Ma approva il vandalismo? Così si è creato un precedente da sventolare in casi analoghi, che certo non mancheranno. Casarini, secondo la sentenza, è un eroe. Eppure non sembrava avere le caratteristiche giuste. Chi non ricorda le sue mediaticissime campagne contro le multinazionali? L'uomo che stringeva il megafono vomitando insulti contro la globalizzazione ostentava un'imbarazzante (per lui) giacca a vento griffata Helly Hansen. Molto chic, molto global. Tutti abbiamo negli occhi le immagini del G8 a Genova nel luglio 2001. Per settimane Casarini apparve in tutti i notiziari per soffiare sul fuoco: violeremo la zona proibita e roba del genere. Sullo sfondo, esercitazioni paramilitari di giovanotti vestiti di bianco. In piazza Alimonda ci scapparono il fattaccio dell'estintore e il morto. Nel 2004, l'eroe proclamava: «Dal sabotaggio della guerra globale alle grandi manifestazioni planetarie. Dal rifiuto delle gabbie ideologiche ed assolute come violenza / nonviolenza, alla sperimentazione di pratiche di conflitto efficaci, che mettano in difficoltà e isolino la polizia e i carabinieri». Che ne pensa il Gup di Padova di queste parole?
Hanno anch'esse, come il blocco del treno, un «particolare valore morale e sociale»?
Giorni lontani. Berlusconi, un tempo nemico giurato, oggi è il datore di lavoro di Casarini, che ha appena esordito come romanziere per Mondadori, casa editrice leggermente riconducibile al Cavaliere. Il libro, di cui questo quotidiano si è occupato con grande attenzione, si intitola "Gabbie". Si tratta, per bocca dello stesso autore, di un «social noir». A questo punto, Luca è pronto al grande salto. Da capetto dei centri sociali a scrittore impegnato e conseguente, inevitabile eroe civile. Il mondo dell'avanspettacolo televisivo lo attende a braccia aperte.
Alessandro Gnocchi-Libero
E poi ci si stupisce se a Napoli bruciano autobus e attaccano i vigili del fuoco ecc, se le manifestazioni finiscono sempre con vandalismi, se il mondo del calcio é preda dei violenti, con questa magistratura....
Casarini processo giustizia indecente
permalink | inviato da Orpheus il 10/1/2008 alle 22:10 | commenti (6) |