Source: http://gurs.regione.sicilia.it/Gazzette/g98-8o.HTM
Timestamp: 2019-02-18 16:58:32+00:00
Document Index: 57949604

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 9', 'art.24', 'art. 10', 'art. 20', 'art.23', 'art. 9', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 42', 'art. 43', 'art. 34', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 44', 'art. 48', 'art.1', 'art.3', 'art. 5', 'art. 8', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 46', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 48', 'art. 53', 'art. 56', 'art. 9', 'art. 15', 'art. 10', 'art. 15', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 15', 'art. 13', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 46', 'art. 53', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 733', 'art. 44', 'art. 48', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 5', 'art. 1', 'art.9', 'art. 20']

GURS Parte I n.8 Supp. Ordinario
PARTE PRIMA PALERMO - SABATO 14 FEBBRAIO 1998 - N. 8
DECRETO 12 dicembre 1997.
Visto il decreto assessoriale n. 1520 del 26 luglio 1976, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana n. 51 del 11 settembre 1976, con il quale è stato dichiarato di notevole interesse pubblico, ai sensi e per gli effetti dell'art. 1, numeri 3 e 4 della legge 29 giugno 1939, n. 1497 e dell'art. 9, numeri 4 e 5 del relativo regolamento di esecuzione, approvato con R.D. 3 giugno 1940, n. 1357, l'intero territorio comunale di Pantelleria con l'esclusione del centro abitato;
Visto il D.P.R.S. n. 862/93 del 5 ottobre 1993, con il quale è stata istituita la speciale commissione prevista dall'art.24, primo comma, del regolamento approvato con R.D. n. 1357/40;
Vista la nota n. 6808 del 6 maggio 1996 e la relata di affissione del 27 agosto 1996 con le quali il sindaco del comune di Pantelleria ha certificato che il predetto verbale è stato pubblicato all'albo pretorio di quel comune dal 8 maggio 1996 al 7 agosto 1996;
1) opposizione proposta da Mariano Sciacca, con atto datato 11 maggio 1996 pervenuto al comune di Pantelleria il 20 maggio 1996, e, con successive memorie pervenute alla Soprintendenza di Trapani, rispettivamente il 11 novembre 1996 (datata 9 maggio 1996) il 5 febbraio 1997 e il 8 febbraio 1997, lamenta che gli ambiti nn. 45, 46, 47 e 58 del piano territoriale paesistico classificati come "Ambiti territoriali da sottoporre al regime di ripristino) abbisognano in realtà di maggiore tutela in considerazione delle loro rilevanti valenze agricole, floristiche, faunistiche, archeologiche e paesaggistiche, nonché dei detrattori, rappresentati da una aggressiva pressione edificatoria, che ne minacciano la consistenza. Pertanto chiede che quegli ambiti siano invece regolamentati secondo le norme inerenti la tutela orientata (TO) e comunque con un regime di assoluta inedificabilità.
b) la Soprintendenza di Trapani conosceva il progetto della società Pantelleria Club, avendo rilasciato parere favorevole con atto n. 3608 del 24 luglio 92, e successivo n. 3351 del 15 dicembre 1993, che sono contraddittori rispetto alle valutazioni che, della medesima area, sono espresse dal piano territoriale paesistico:
4) opposizione proposta da Enzo Vandelli, che con atto pervenuto l'8 agosto 1996. alla Soprintendenza di Trapani, lamenta che l'area di sua proprietà sita in contrada "Kania di sotto", distinta al catasto al foglio 55 particella 204, qualora il piano territoriale paesistico fosse approvato, risulterebbe a tutti gli effetti inedificabile. Egli fa presente che, in realtà, quella zona ha una fortissima vocazione turistica ed è stata già da tempo interessata da numerosi insediamenti residenziali turistici, che, per la loro tipologia, non hanno deturpato il paesaggio. Analogamente, un'edilizia di caratteristiche similari non avrebbe alcuna controindicazione, ma anzi concorrerebbe ad evitare la formazione di steppe e il degrado ambientale;
6) opposizione proposta da Flavio e Franco Albanese, i quali, con atto pervenuto alla Soprintendenza di Trapani il 8 ottobre 1996 lamentano un apparente incongruenza tra le finalità dichiarate dal piano territoriale paesistico e le norme di attuazione dello stesso. In particolare gli opponenti ritengono che per l'attuazione delle finalità del piano, e specificatamente nell'ambito 16, sia necessario prevedere aumenti di cubatura rapportati ad una entità minima di intervento di diecimila metri quadri o più. Si chiede infatti il ricorrente come potrà essere recuperato il diffuso tessuto agricolo edilizio dell'ambito 16 se la normativa non prevede nessun incremento di cubatura ed esclude aprioristicamente l'attuazione di eventuali progetti di recupero di edifici in abbandono, di muretti che si sgretolano, di straordinarie stradine e di colture agricole in semi abbandono.
7) opposizione proposta da Vilma Du Martau, che, con atto pervenuto alla Soprintendenza di Trapani il 7 novembre 1996. rileva che il terreno di sua proprietà, sito in contrada Cimillia, part.lle nn. 68, 69, 65, 67 e 70 - foglio. 31, è in buona parte coltivato a vigneto e ad uliveto.
Infine il consiglio chiede che il piano territoriale paesistico venga emendato nel senso di rendere attuabili gli impianti di serricoltura nelle zone a particolare vocazione agricola e di consentire l'insediamento delle cave per 1'estrazione dei materiali lapidei (sabbia, pomice, tufi, ecc.).
Acquisito quindi in ordine a tutte le suddette opposizioni e rilievi, il parere della speciale commissione, espresso nella seduta del 11 aprile 1997,
- con riferimento all'opposizione proposta dalla Pantelleria Club s.r.l. si evidenzia che non è accoglibile la tesi che il piano territoriale paesistico sarebbe affetto da un pregiudizio di fondo verso l'attività turistico-alberghiera. Al contrario, il piano, accogliendo il criterio orientativo che la protezione delle bellezze naturali deve attuarsi in modo tale da non ostacolare il regolare svolgimento di tutti i vari aspetti della vita sociale, ha previsto una diversificazione e una implementazione del turismo a Pantelleria che, in particolare, esso collega all'attività turistico-alberghiera, a quella agro-turistica e a quella residenziale turistica.
Va infine sottolineato che nell'ambito 40, dove ricade il fondo di proprietà della società opponente, il piano Paesistico non esclude affatto l'ampliamento dei dammusi esistenti, come può agevolmente ricavarsi dal testo dell'art. 10, lett. a), punto 3 d). Infondato si palesa, quindi, il rilievo dell'opponente.
La Soprintendenza, pertanto, dovrà tenere conto dello stato dei luoghi, quale considerato in sede di redazione del piano e al momento del rilascio del nulla-osta, la cui eventuale revoca dovrà essere preceduta da indispensabili approfondimenti: infatti, il conflitto tra due determinazioni emanate in tempi diversi non comporta la immediata revoca di uno dei due atti, ma certamente impone alla P.A. di verificare se sussistano o meno le condizioni per l'esercizio del potere di revoca, che deve essere esercitato nei casi in cui la natura dei luoghi sia effettivamente diversa da quella prospettata nel provvedimento autorizzativo da revocare (in tal senso C.G.A., S.Un. 19 febbraio 1991, n. 525/91) e si dimostri, in particolare, l'incompatibilità del progettato intervento, già autorizzato, con la salvaguardia dei luoghi sottoposti a tutela.
- Con riferimento all'opposizione proposta dalla società "La Rubasacchi s.r.l.) si ritiene che la presenza di altre costruzioni nel medesimo ambito dove è ubicata l'area di proprietà dell'opponente non incide sulla congruenza delle valutazioni espresse sul piano territoriale paesistico né può avere refluenze sulla loro cogenza e validità. E' noto infatti che una situazione di compromissione della bellezza naturale ad opera di preesistenti realizzazioni non impedisce ed anzi, maggiormente richiede per la legittimità dell'azione amministrativa che nuove costruzioni non deturpino ulteriormente l'ambito protetto (C.d.S. 11 giugno 1990, n. 600; C.d.S. 1990, I, n. 863).
Si ritiene inoltre che la strada costituisca un segno antropico, un limite, che differenzia in modo evidente i contesti paesaggistici più direttamente correlati alla costa da quelli posti a monte della strada (ambiti nn. 61 e 62) fortemente connotati invece dai centri urbani di Kamma e Tracina e dalle aree agricole periurbane. Inoltre, la strada non è un mero elemento di transito ma rappresenta un luogo di particolare percezione del paesaggio costiero.
- Per quanto attiene all'opposizione di Enzo Vandelli, occorre chiarire che il divieto di nuove costruzioni nell'area in esame prende le mosse dalle particolari valenze morfologiche, naturali, ambientali e paesistiche che caratterizzano il paesaggio costiero dell'ambito n. 22. Come motivatamente ritenuto nel piano territoriale paesistico, in tale ambito il valore paesistico è molto elevato per la presenza di cala Tramontana e di cala Levante e delle Punte di Tracina e Rubasacchi che caratterizzano la costa in modo peculiare tanto da attribuirgli una importante valenza rispetto al pur elevato valore complessivo di tutta la costa. La circostanza della presenza di altri preesistenti insediamenti turistici non incide sulle valutazioni espresse nel piano territoriale paesistico né sulle sue prescrizioni: ogni precedente realizzazione che possa avere inciso su un paesaggio protetto, non pregiudica, ma anzi impone che nuovi interventi non deturpino ulteriormente I'ambito protetto (consiglio di Stato, IV 15 luglio 1992, n. 682).
- l'art. 20 delle norme del piano territoriale paesistico, che espressamente prevede la valorizzazione del geotermalismo nel contesto dell'ambiente naturale in cui esso si colloca e sollecita, per agevolarne una corretta utilizzazione, interventi di manutenzione dello stato dei luoghi, mirati alla conservazione della risorsa acquifero-termale.
Sotto il profilo procedimentale, giova sottolineare che risulta, come in ottemperanza all'art.23 del R.D. 1357/1940, la Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali di Trapani nel corso della redazione del piano territoriale paesistico ha correttamente coinvolto l'Ufficio tecnico del comune di Pantelleria come è dimostrato dalla corrispondenza esistente agli atti, e precisamente: nota n. 3247 del 20 aprile 1994, fonogramma n. 82/73 del 15 settembre 1994 e nota n. 1918 del 14 novembre 1994 e dall'incontro tenuto con il sindaco di Pantelleria e i progettisti incaricati della redazione del P.R.G. in data 21 novembre 1994 presso l'Assessorato regionale ai beni culturali ed ambientali, in via delle Croci, 8 a Palermo.
Ora, se come ritenuto dal consiglio comunale il P.R.G. è strumento prioritario rispetto a qualsiasi altro strumento di pianificazione urbanistica, il piano territoriale paesistico, che corrisponde all'esercizio di un'altra sfera di pubblici interessi e cioË quella della protezione dei beni ambientali, è strumento del tutto autonomo rispetto al P.R.G. e, da un punto di vista concettuale e dottrinale, non confliggente con quello. In realtà non sfugge l'evidenza della constatazione che le valutazioni contenute nel piano territoriale paesistico, in quanto sono riferite allo stesso oggetto, il territorio di Pantelleria, cui pone mente il P.R.G. (sia pure sotto il profilo, diverso da quello della trasformabilità urbanistica, della valenza paesaggistica dei suoli), finiscono inevitabilmente per influenzare le scelte espresse nello strumento di competenza comunale, che, per quanto autonomo rispetto all'altro, deve comunque corrispondere al fondamentale principio della certezza del diritto. E' da ritenere al riguardo che ogni ipotizzabile conflitto vada risolto nel rispetto dell'art. 9 della Costituzione, che configura la tutela del paesaggio come interesse primario dell'ordinamento, insuscettibile di essere subordinato a qualsiasi altro (cfr. consiglio di Stato VI, 10 agosto 1988 n. 976).
Non corrisponde al vero l'affermazione del consiglio comunale circa l'imposizione da parte del piano territoriale paesistico di un vincolo di inedificabilità esteso fino a mille metri dalla battigia. Ciò posto, si chiarisce che la protezione della fascia di rispetto della costa disposta dal piano territoriale paesistico è tutt'altro che aprioristica, ma al contrario prende le mosse dall'alto valore morfologico, ambientale e paesistico che caratterizza il paesaggio costiero. In tal senso va sottolineato che la strada non rappresenta un mero segno divisorio ma un luogo di particolare percezione e di accessibilità del paesaggio, e allo stesso tempo un limite antropico, che differenzia in modo cogente i contesti paesaggistici più direttamente interessati dall'elemento costa da quelli posti a monte.
Siffatte argomentazioni, valide rispetto a ogni ipotizzato progetto di demolizione e ricostruzione, debbono riaffermarsi rispetto a tutti gli interventi da eseguirsi nell'isola di Pantelleria, per i quali, in sede di predisposizione dei progetti come in fase di loro approvazione, dovrà porsi mente alle statuizioni del piano territoriale paesistico. Ciò vale anche con riferimento ai progetti di coltivazione di cava, che, secondo il consiglio comunale di Pantelleria sarebbero preclusi per effetto del piano territoriale paesistico Questa opinione appare infondata, perché le previsioni che al riguardo contiene il piano, tanto quelle riferite ai singoli ambiti e beni, quanto quella, che si conferma, attinente la disciplina delle "attività estrattive" rispetto al paesaggio di Pantelleria (art. 53), non muovono da astratte considerazioni, ma sono, al contrario fondate su una articolata disamina delle valenze ambientali dell'isola, dalla quale discende che l'apertura di nuove cave non è affatto preclusa, anche se essa deve avvenire nel rispetto della legge e della natura dei luoghi documentata dal piano territoriale paesistico
Stante la notevole incidenza delle cave sul paesaggio, il citato art. 53 delle norme del piano territoriale paesistico regola l'attività estrattiva stabilendo che è consentita la prosecuzione dell'attività estrattiva delle cave esistenti nei limiti della autorizzazione concessa e con l'obbligo di procedere in base ad un progetto di sistemazione. L'apertura delle nuove cave è subordinata alle norme positive che regolano la materia fermo restando che l'esercizio della attività estrattiva dovrà tenere conto delle indicazioni del piano territoriale paesistico
- nell'opposizione descritta sub 1), e nei rilievi descritti sub 11) si rileva tra l'altro che la classificazione degli ambiti 45, 46 e 47 "ambiti territoriali da sottoporre al regime di ripristino) non è sufficiente a salvaguardare quelle aree, meritevoli invece di maggiore tutela.
2) Opposizioni proposte da "Edilizia Viel s.r.l.", Flavio e Franco Albanese, consiglio comunale di Pantelleria, nella parte in cui si chiede che il piano territoriale paesistico venga emendato nel senso di ammettere moderati ampliamenti dei fabbricati esistenti anche nelle zone ricadenti negli "ambiti di tutela orientata)
- nella parte in cui si rileva una contraddizione interna negli elaborati del piano territoriale paesistico, e precisamente tra quanto emerge nella "relazione" e quanto contenuto nelle "norme di attuazione) riguardo il numero massimo di piani delle nuove costruzioni a "dammuso". Va al riguardo considerata la opportunità di chiarire ogni imprecisione, sia pure apparente, circa l'altezza massima dei nuovi "dammusi" che, in realtà, risulta essere chiaramente di due elevazioni fuori terra nei centri rurali (cfr. art. 42 delle norme di piano) e di una elevazione fuori terra nei nuclei e per quanto riguarda le costruzioni sparse (cfr. rispettivamente, art. 43 e 44 delle norme di piano).
La opposizione appare fondata, risultando al contrario eccessivamente generica e non sufficientemente motivata la disposizione contenuta nell'art. 34 delle norme di piano - Colture agricole -, che, al comma dodicesimo, vieta "la costruzione di serre, in quanto la presenza di questi elementi, anche se precari, è incompatibile con i caratteri del paesaggio agricolo di Pantelleria".
La apodittica osservazione appare contraddetta nella sua formulazione, da alcuni elementi normativi e di fatto, tra i quali rileva l'art. 1 della legge 8 agosto 1985, n. 431, che, come è noto, esime dal nulla osta paesaggistico gli interventi legati all'esercizio delle attività agro-silvo- pastorale, laddove non si traducono in una modificazione permanente dello stato dei luoghi. Risulta evidente che, tra questi interventi, possono anche rientrare gli impianti di serre, quando sono posti in essere con tipologie e modalità tali da garantire che da essi non risulti una alterazione permanente del paesaggio tutelato. E' questa una valutazione che pare opportuno devolvere, caso per caso, alla competente sovraintendenza piuttosto che tradurle in una preclusione assoluta, oltre che non motivata, alla realizzazione di serre, anche se precarie. Tra l'altro, l'intendimento di incentivare l'attività agricola, cui è preordinato il piano e il fatto che esso consenta in alcune zone dell'isola interventi di trasformazione ben più rilevanti delle serre, non sono coerenti con la formulazione del divieto in esame.
delete "Non è consentito";
- adde "Ogni intervento dovrà essere preventivamente assentito dalla competente soprintendenza, che potrà preventivamente disporre saggi ed indagini archeologiche, e inibire, in particolare, che si proceda a:";
- all'art. 10, lett. a), punto 1, primo alinea
- all'art. 38, a) delete il settimo, l'ottavo e il nono comma
- all'art. 38, b), al primo comma
- delete: "E'vietato qualsiasi mutamento dell'attuale orditura muraria rurale di queste due conche)
- adde: "Nelle more della definizione delle indagini archeologiche, ogni intervento sull'orditura muraria rurale in queste piane dovrà essere specificatamente autorizzato dalla competente soprintendenza, che potrà far precedere tali lavori da preventivi saggi e verifiche archeologiche)
- all'art. 44, lett. a) sono aggiunti i seguenti commi:
"Negli ambiti sottoposti a regime di tutela orientata possono essere realizzati limitati ampliamenti dei dammusi esistenti, esclusivamente finalizzati alla creazione di piccoli servizi igienici e di pertinenze di limitate dimensioni; nelle aree che ricadono nelle fasce di rispetto di cui all'art. 48, è invece escluso qualsiasi ampliamento.
Sub 7 - Beni Culturali storico architettonici ambientali - par. 7.42, punto 2) - Elevazioni e altezze
delete ventotto parole da (nonché) fino a (m. 500);
adde: "fermo restando il rispetto delle disposizioni in tema di salvaguardia e rispetto dei beni archeologici sommersi";
- Scheda località "Cala Tramontana" - nota:
delete sesto capoverso;
dopo il primo capoverso adde: "E'consentito esercitare attività didattico ricreative purché non implichino modificazioni biologiche ed ambientali"
delete il penultimo capoverso, che si sotituisce con: "La competente soprintendenza in sede di rilascio del nulla osta, potrà subordinare l'effettuazione di ogni opera o intervento che possa comportare un'alterazione dell'area di interesse archeologico al preventivo esperimento di saggi di scavo condotti sotto il controllo della soprintendenza";
7) Monte Gibele
si sostituisce con: "La competente soprintendenza in sede di rilascio del nulla osta, potrà subordinare l'effettuazione di ogni opera o intervento che possa comportare un'alterazione dell'area di interesse archeologico al preventivo esperimento di saggi di scavo condotti sotto il controllo della soprintendenza)
adde: "Le aree con formazioni steppiche sono finalizzate al restauro ambientale e a favorire la ricostituzione della macchia-foresta climacica, in particolare nelle aree più acclivi o inadatte a forme di agricoltura economicamente compatibile, oppure possono essere recuperate con finalità di riuso agricolo e zootecnico.";
adde: " Le aree con formazioni steppiche sono finalizzate al restauro ambientale e a favorire la ricostituzione della macchia-foresta climacica, in particolare nelle aree più acclivi o inadatte a forme di agricoltura economicamente compatibile, oppure possono essere recuperate con finalità di riuso agricolo e zootecnico.";
si sostituisce con: "La competente soprintendenza in sede di rilascio del nulla osta, potrà subordinare l'effettuazione di ogni opera o intervento che possa comportare un'alterazione dell'area di interesse archeologico al preventivo esperimento di saggi di scavo condotti sotto il controllo della soprintendenza"
delete ventuno parole al penultimo capoverso, da "Nelle aree" sino a "soprintendenza";
70) Campobello
Per le motivazioni espresse in premessa, ai sensi dell'art.1 bis della legge n. 431/85 e dell'art.3 della legge regionale n. 80/77, è approvato il piano territoriale paesistico dell'isola di Pantelleria, risultante dagli elaborati grafici, dalle schede dalla parte motiva e descrittiva e dalle norme di attuazione che, unitamente ai verbali delle sedute del 9 febbraio 1996 e del 11 aprile 1997 della speciale commissione di cui al R.D. 1357/40, si allegano al presente decreto come parte integrante e sostanziale.
Il decreto assessoriale n. 1520 del 26 luglio 1976, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana n. 51 del 11 settembre1976, è in tal senso integrato.
A far data dall'entrata in vigore del piano territoriale paesistico dell'isola di Pantelleria è da intendersi decaduta la facoltà di apporre sul territorio di Pantelleria vincoli di immodificabilità temporanei di cui all'art. 5 della legge regionale n. 15/91, a suo tempo adottati, giusta decreto assessoriale n. 7979 del 18 novembre 1994, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana n. 61 del 10 dicembre 1994.
- arch. Rosa Oliva - delegata dalSoprintendente di Enna;
- prof. Guido Scaletta - rappresentante Istituto nazionale urbanistica;
- arch. Liliana Errera - direttore sezione P.A.U. Soprintendenza di Trapani;
C) pur valutando positivamente l'impostazione progettuale del piano territoriale paesistico in questione, il gruppo valuta opportuno sottoporre al comitato alcune modifiche tendenti essenzialmente ad una lettura più semplificata del piano e a chiarire alcuni punti della normativa:
3) pur ritenendo incompatibile con lo spirito della tutela dell'ambito 16 (tutela orientata) consentire alla cava esistente di proseguire l'attività estrattiva, si reputa tuttavia possibile mantenere tale attività solo verificando che questa goda già dell'autorizzazione della Soprintendenza (cfr. art. 8, lett. a della normativa);
10) con riferimento alle nuove costruzioni sparse, di cui al già citato art. 44, dettagliamente descritte secondo una tipologia tipicamente a "dammuso", viene considerata dal piano la possibilità di realizzare piscine; questo accenno inserito in un simile contesto sembra quanto mai inopportuno considerata tale fattispecie assolutamente incompatibile con le caratteristiche tipologiche precedentemente descritte. Conviene, qualora se ne voglia mantenere il riferimento, inserite tale voce tra le attrezzature e gli impianti (cfr. art. 44, lett. b; art. 46 della normativa);
11) una particolare riflessione il gruppo istruttorio propone al comitato sulla zona di rispetto della costa così come descritta dal piano. La tav. 19 individua, eccetto l'ambito 73 su cui si è già comunque detto, una fascia costiera la cui distanza dalla battigia è variamente determinata a seconda delle caratteristiche della costa stessa e che in alcuni casi risulta inferiore ai 150 metri indicati dalle leggi regionali n. 78/76 e n. 15/91 quale distanza inderogabile per la difesa del litorale costiero. Per tali ambiti il piano propone un regime di tutela orientata con divieto di edificazione e trasformazione urbanistica con alcune eccezioni proposte dal piano stesso (recupero di strutture alberghiere esistenti e di edifici esistenti e dei loro spazi liberi di pertinenza, creazione di attrezzature per la fruizione del porto di Scauri), mentre consente opere per la fruizione del mare quali parcheggi. Si propone pertanto una rilettura delle condizioni di tutela della costa onde eliminare eventuali posizioni di contrasto con le vigenti leggi regionali in materia urbanistica. Si propone, quindi, integrando all'art. 15 (sistema costiero) i riferimenti alle leggi regionali inerenti alla tutela della costa, di modificare il primo punto del terzo comma nella seguente maniera: «la nuova edificazione, i movimenti di terra e qualsiasi altra trasformazione urbanistica entro la fascia di rispetto della battigia come delimitata nella tav. 19 e comunque in tutta la fascia costiera così come delimitata dall'art. 15 lett. a) della legge regionale n. 78/76», all'art. 48 si propone, inoltre, di cassare la parola parcheggi tra le opere per la fruizione del mare;
12) si ritiene opportuno, onde non incorrere in una inversa interpretazione dell'art. 53 della normativa (attività estrattive), variare tale articolo nel seguente modo: «nei limiti dell'autorizzazione concessa a seguito del parere favorevole della Soprintendenza e con l'obbligo di procedere al recupero ambientale e paesistico (legge regionale n. 127/80 e successive modificazioni) da attuare in base ad un progetto di sistemazione, è consentita la prosecuzione dell'attività estrattiva delle cave esistenti. Il progetto di recupero dovrà avere il nulla osta della Soprintendenza competente. Per le cave dismesse è necessario uno studio particolareggiato che ne definisca la consistenza, lo stato di degrado e rischio e gli interventi di recupero ambientale.
I materiali provenienti da scavi e sbancamenti conseguenti alla realizzazione di opere pubbliche o private dovranno essere posti in aree di stoccaggio individuate dall'amministrazione comunale per essere utilizzati (art. 56)».
S. 5. schede dei beni storico-architettonici
S. 6. schede delle aggregazioni di dammusi;
S.10. schede degli ambiti;
- nella relazione generale, nella parte inerente agli "aspetti geologici", vanno espressamente dichiarate le fonti cartografiche, con relativa scala, e bibliografiche tramite le quali è stato possibile redigere la carta geolitologica (tav. 1). Dovrà la stessa relazione mettere in evidenza i fenomeni geologici generati dalla presenza a Pantelleria dei gas Radon;
- nelle forme di attuazione, il punto 3) della lett. b) dell'art. 9 va alla fine così integrato: «Le prescrizioni di cui all'art. 15, lett. a) della legge regionale n. 78/76 e successive integrazioni sono estese a tutta la fascia di rispetto della costa così come delimitata nella tav. 19»;
- nelle norme di attuazione, il punto 3) della lett. a) dell'art. 10 va alla fine così integrato: «Le prescrizioni di cui all'art. 15, lett. a) della legge regionale n. 78/76 e successive integrazioni sono estese a tutta la fascia di rispetto della costa di cui agli artt. 41 e 49 così come delimitata nella tav. 19»;
- nelle norme di attuazione, il penultimo capoverso del punto 4), lett. a) dell'art. 12 va così modificato: «le urbanizzazioni, la costruzione di nuovi edifici ed attrezzature ove previsti dal P.R.G. all'interno di piani particolareggiati, redatti nel rispetto della tipologia e morfologia dell'insediamento del sito e sottoposti al preventivo parere della competente Soprintendenza»;
- nelle norme di attuazione, la lett. b) dell'art. 12 va alla fine così integrato: «Le prescrizioni di cui all'art. 15, lett. a) della legge regionale n. 78/76 e successive integrazioni sono estese a tutta la fascia di rispetto della costa così come delimitata nella tav. 19»;
- nelle norme di attuazione, il punto 3) della lett. a) dell'art. 13 va alla fine così integrato: «Le prescrizioni di cui all'art. 15, lett. a) della legge regionale n. 78/76 e successive integrazioni sono estese a tutta la fascia di rispetto della costa così come delimitata nella tav. 19»;
- nelle norme di attuazione il primo punto del terzo capoverso dell'art. 15 va così modificato: «la nuova edificazione, i movimenti di terra e qualsiasi altra trasformazione urbanistica entro la fascia di rispetto della battigia come delimitata nella tav. 19 e comunque in tutta la fascia costiera così come delimitata dall'art. 15, lett. a) della legge regionale n. 78/76»;
- nelle norme di attuazione, la lett. a) (edifici esistenti) dell'art. 44 va così modificata: «Sui dammusi esistenti sono consentiti interventi di manutenzione, di restauro e di recupero e limitati ampliamenti volumetrici. L'uso e la rifunzionalizzazione degli edifici esistenti dovranno essere compatibili con le attività previste per ogni singolo ambito. Qualunque modificazione ed ampliamento non dovrà alterare la morfologia e la tipologia dei luoghi e garantire il rispetto delle caratteristiche tipologiche e cromatiche dell'impianto originario. Le opere da effettuarsi devono rispettare i "criteri di esecuzione" descritti nella relazione generale, che forma parte integrante della presente normativa, e comunque le seguenti disposizioni generali:
- chiudere con strutture anche precarie "giardini", arcate di portici o patii.»;
- nelle norme di attuazione il primo capoverso della lett. b) (nuove costruzioni) dell'art. 44 va così modificato: «Le nuove costruzioni sparse devono mantenere le caratteristiche dell'edilizia tradizionale rurale, si devono adattare alla conformazione del terreno, si devono inserire nel tessuto agricolo esistente, mantenendo la rete dei muretti e terrazzamenti esistenti e non incidendo nel paesaggio con volumi emergenti e con corpi di fabbrica continui di grandi dimensioni. L'uso degli edifici dovrà essere compatibile con le attività previste per ogni singolo ambito. Le opere da realizzare devono rispettare i "criteri di progettazione" descritti nella "relazione generale", che forma parte integrante della presente normativa, e comunque le seguenti disposizioni generali:»;
- nelle norme di attuazione, il terzo capoverso della lett. b) dell'art. 44 va così modificato: «Le facciate dovranno essere completamente in pietra a vista e le murature esterne devono essere quintate; sono vietate fasce di intonaco attorno a finestre, porte o archi; le finestre dovranno essere di piccole dimensioni, di forma quadrata o rettangolare, con architravi e imbotti in pietra tagliata»;
- nelle norme di attuazione, l'art. 46 va alla fine così integrato: «Piscine - La realizzazione di piscine a cielo aperto è consentita a condizione che ogni loro elemento sia completamente al di sotto della quota del terreno naturale circostante; le piscine, se di forma geometrica, devono allinearsi con l'andamento dei terrazzamenti; è preferibile la forma libera dove il disegno dei terrazzamenti è dominante; il colore delle vasche e dei bagnasciuga deve avvicinarsi il più possibile ai colori dei terreni circostanti (bruno, grigio, ocra); sono vietate le vasche azzurre»;
- nelle norme di attuazione, l'art. 53 viene così modificato: «Nei limiti dell'autorizzazione concessa a seguito del parere favorevole della Soprintendenza e con l'obbligo di procedere al recupero ambientale e paesistico (legge regionale n. 127/80 e successive modificazioni) da attuare in base ad un progetto di sistemazione, è consentita la prosecuzione dell'attività estrattiva delle cave esistenti, il progetto di recupero dovrà avere il nulla osta della Soprintendenza competente. Per le cave dismesse è necessario uno studio particolareggiato che ne definisca la consistenza, lo stato di degrado e rischio e gli interventi di recupero ambientale.
L'apertura di nuove cave è subordinata all'approvazione del piano regionale dei materiali di cava come disposto dall'art. 7 della legge regionale n. 24/91. Il suddetto piano, data la rilevanza e l'incidenza sul paesaggio dell'attività estrattiva, dovrà tener conto delle indicazioni del presente piano e potrà consentire l'attività estrattiva esclusivamente per una utilizzazione limitata a soddisfare i fabisogni dell'isola, in particolar modo, al fine di consentire il mantenimento della tipologia edilizia tradizionale nelle nuove costruzioni o nel recupero di edifici esistenti, il suddetto piano regionale potrà consentire il reperimento in loco dei materiali necessari (pietra e/o tufo) purché non si alteri la morfologia del terreno e con l'obbligo del ripristino dello stato dei luoghi; analogamente, per il reperimento di tufo vulcanico necessario per la realizzazione di coperture a volta e terrazze, si potranno individuare delle piccole cave da localizzare in modo da determinare il minor danno possibile al paesaggio e all'ambiente e nel rispetto delle previsioni del presente piano.
Svolge funzioni di segreteria il sig. Andrea Lupo, dipendente dell'Assessorato dei beni culturali ed ambientali in servizio presso il gruppo XVII/BC - Ufficio del piano paesistico.
L'arch. Gini invita, quindi, il rappresentante della Soprintendenza di Trapani ad introdurre il punto posto all'ordine del giorno e propone, al fine di garantire una organica discussione degli 11 ricorsi presentati, la trattazione separata di ogni singola opposizione, su cui il comitato si esprimerà nel merito dopo aver preso lettura delle eccezioni sollevate dal o dai proponenti ed aver quindi ascoltato le relative controdeduzioni formulate dalla Soprintendenza di Trapani. Il comitato, trovandosi d'accordo con lo svolgimento dei lavori proposto, puntualizza però che verranno dallo stesso prese in esame soltanto quelle eccezioni che per la loro natura indichino una modifica dei contenuti del piano e della sua normativa d'uso e non anche eventuali richiami a vizi procedurali e/o amministrativi, ovvero a diversa interpretazione giuridica di fatti che esulano dalle competenze tecnico-scientifiche del medesimo comitato.
L'arch. Liliana Errera della Soprintendenza di Trapani apre, a questo punto, la discussione, mettendo preliminarmente in evidenza alcune considerazioni che attengono alla normativa, agli obiettivi di tutela e alla parte motivazionale del piano e che rispondono, in linea generale, ad alcune eccezioni comuni a quasi tutti i ricorsi presentati. Le fonti normative che hanno caratterizzato e disciplinato la redazione del piano territoriale paesistico dell'isola di Pantelleria sono l'art. 9 della Costituzione della Repubblica italiana, lo Statuto della Regione siciliana, la legge 1 giugno 1939, n. 1089, la legge 29 giugno 1939, n. 1497, il R.D. 3 giugno 1940, n. 1357, la legge 22 luglio 1975, n. 382 e le norme delegate di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, il D.P.R. 30 agosto 1975, n. 637, la legge regionale n. 80/77, il D.P.Reg. sic. 29 febbraio 1979, n. 70, la legge 8 agosto 1985, n. 431, la legge regionale n. 15/91, l'art. 733 del codice penale e la normativa vigente in materia di tutela urbanistica, forestale e idro-geologica.
Da tali principi discende la particolare tutela che il piano ha predisposto per taluni beni, in particolare la costa, per la quale si prevede una zona di rispetto entro cui non sono ammesse trasformazioni ed opere finalizzate all'uso insediativo. Tale norma tende ad evidenziare che la costa, (costa rocciosa, costa alta, costa bassa, falesie, cale, promontori, punte, grotte), rappresenta un unicum che, unitamente al mare, costituisce una risorsa limitata e di rara bellezza da salvaguardare in modo prioritario. Una sua modificazione, anche parziale, per interventi edilizi ed urbanistici porterebbe necessariamente ad una compromissione dei siti con refluenzesul valore complessivo del paesaggio dell'isola.
Si passa quindi all'esame dell'opposizione proposta da Sciacca Mariano e da alcuni cittadini di Pantelleria, ricorsi che si accorpano perché coincidenti nelle richieste avanzate. I ricorrenti lamentano che gli ambiti 45, 46, 47 e 58 del piano territoriale paesistico, classificati come «Ambiti territoriali da sottoporre al regime di ripristino», contengano tutti quei requisiti che consentano di sottoporli al regime di tutela orientata e chiedono pertanto la relativa variazione delle norme del piano.
- la morfologia più o meno accidentata del versante di dietro l'isola degradante a mare costituisce un contesto favorevole per lo sviluppo e la diffiusione del processo di rinaturalizzazione che trovasi già in stato avanzato con presenza di formazioni steppiche, macchia bassa e garighe e limitate formazioni boschive;
Si passa quindi all'esame dell'opposizione presentata dalla Edilizia Viel, la quale, lamentando che agli effetti della normativa del piano territoriale paesistico sia di fatto preclusa ogni possibilità di ampliamento e di sviluppo delle costruzioni esistenti, chiede che venga di conseguenza modificata la normativa dell'ambito 16, sia pure inserendo tutti quei limiti progettuali necessari a garantire il mantenimento del tessuto, e che sia consentito il riuso e l'ampliamento degli edifici esistenti.
Il comitato accoglie nel merito le modifiche proposte dalla Soprintendenza, le quali non contrastano con i principi di tutela proposti dal piano, e ritiene pertanto di agiungere alla fine dell'art. 44, lett. a), la seguente dicitura: «Negli ambiti sottoposti al regime di tutela orientata possono essere realizzati nei dammusi esistenti limitati ampliamenti esclusivamente finalizzati alla creazione di piccoli servizi igienici. Qualsiasi ampliamento resta escluso nelle aree che ricadono nelle fasce di rispetto (art. 48). Il recupero degli edifici rurali esistenti comporta in tutti gli ambiti l'obbligo del mantenimento delle colture agrarie tradizionali e/o della vegetazione nella composizione esistente».
Si passa quindi ad esaminare l'opposizione proposta dalla Pantelleria Club s.r.l., la quale con due distinti ricorsi di eguale contenuto, lamentando che il piano territoriale paesistico è affetto da un pregiudizio di fondo verso l'attività turistica imprenditoriale e consegna l'isola ad un futuro malcerto limitando lo sviluppo turistico alla zona industriale, chiede di consentire l'ampliamento dello 0,03 mc./mg. dei volumi dei fabbricati esistenti nell'ambito 40 di proprietà della società e, al fine di sanare l'evidente disparità di trattamento rispetto a quanto è stato riservato alla proprietà dell'albergo Punta Tre Pietre, di consentire alla Pantelleria Club s.r.l. di ampliare l'attività di residenza turistico-alberghiera mediante il cambio di destinazione d'uso, da rurale o residenziale ad alberghiera, dei dammusi di cui alle particelle nn. 619, 622, 188, 187, 129, del mappale n. 68 e la realizzazione di alcuni servizi esssenziali all'attività alberghiera (piscine e ristorante).
La Soprintendenza ritiene opportuno chiarire che il divieto di nuove costruzioni nell'area in esame prende le mosse dalle particolari valenze morfologiche, naturali, ambientali e paesistiche che caratterizzano il paesaggio costiero dell'ambito n. 22. Infatti in tale ambito il valore paesistico è molto elevato per la presenza di Cala Tramontana e di Cala Levante e delle Punte di Tracina e Rubasacchi che caratterizzano la costa in modo peculiare tanto da attribuirgli una valenza importante rispetto al seppur elevato valore complessivo di tutta la costa.La circostanza della presenza di altri insediamenti turistici non risulta peraltro rilevante nella definizione delle scelte effettuate dal piano territoriale paesistico, in quanto, come la stessa giurisprudenza ha avuto modo di precisare, una situazione di compromissione della bellezza naturale ad opera di preesistenti realizzazioni non impedisce ed anzi, maggiormente richiede per la legittimità dell'azione amministrativa che nuove costruzioni non deturpino ulteriormente l'ambito protetto. Viene proposto pertanto di respingere il ricorso.
Si passa quindi all'esame del ricorso presentato da Albanese Franco, il quale lamenta un apparente incongruenza tra le finalità dichiarate dal piano territoriale paesistico e le norme di attuazione dello stesso. In particolare il ricorrente ritiene che per l'attuazione delle finalità del piano, e specificatamente nell'ambito 16, sia necessario prevedere aumenti di cubatura rapportata ad una entità minima di intervento. Si chiede infatti il ricorrente come potrà essere recuperato il diffuso tessuto agricolo edilizio dell'ambito 16 se la normativa non prevede nessun incrernento di cubatura ed esclude aprioristicamente l'attuazione di eventuali progetti di recupero di edifici in abbandono, di muretti che si sgretolano, di straordinarie stradine imbalatate e di colture agricole in semi abbandono.
La Soprintendenza rileva che la perimetrazione dell'ambito tiene conto dei fattori ambientali e paesistici che sono presenti in prevalenza nel territorio preso in esame. Occorre altresì precisare che l'ambito 16 contiene anche frammenti di aree agricole che completano e integrano le caratteristiche del paesaggio. Ciò naturalmente non implica che il piano detta norme che non tengano conto delle differenti situazioni presenti nell'ambito, tanto che l'art. 8, lett. a), prevede quale attività compatibile quella agropastorale all'interno dei campi già coltivati.
La Soprintendenza controdeduce che, tralasciando l'analisi del concetto di bosco che può ben comprendere anche aree pianeggianti, il ricorrente può mantenere nelle aree di sua proprietà il manto erboso spontaneo, e, che, ai sensi delle norme di piano, nell'ambito 6 si possono espletare attività didattico-ricreative purché non implichinono modificazioni biologiche ed ambientali. Pertanto con i limiti sopra descritti viene proposto il parziale accoglimento del ricorso.
A tale riguardo la Soprintendenza controdeduce che l'intero piano territoriale paesistico prende le mosse dal criterio orientativo secondo il quale la protezione delle bellezze naturali deve attuarsi in modi tali da non ostacolare il regolare svolgimento di tutti i vari aspetti della vita sociale. Che sia così è confortato dall'art. 2, punto c) delle norme di piano che ne stabilisce le finalità nel modo seguente: «migliorare la fruizione del territorio attraverso interventi compatibili con i caratteri e la qualità del paesaggio che costituiscono risorse uniche capaci di promuovere un equilibrato e duraturo sviluppo economico». Pertanto la preoccupazione del piano territoriale paesistico non è soltanto di tutelare la bellezza naturale solo da un punto di vista estetico ma è finalizzata anche alla fruizione compatibile delle risorse ambientali e paesistiche. Che tale affermazione non sia solo una enunciazione di principio è dimostrato da una serie di norme volte a tradursi in autentico processo finalizzato a rendere compatibile lo sviluppo con la tutela. In particolare le norme del piano territoriale paesistico all'art. 9 prevedono in generale numerose regole per le attività agricole e più specificamente, per le aree interessate a processi di abbandono, la sperimentazione di nuove forme di conduzione del fondo, il recupero, il ripristino e la sostituzione degli impianti agricoli degradati non escluso l'ampliamento dei volumi sugli edifici esistenti, nonché nuove costruzioni pertinenti alla conduzione dei fondi agricoli nel rispetto della normativa vigente, il piano territoriale paesistico prevede inoltre lo sviluppo di attività agroturistiche così come regolamentate dalla legge n. 730/85, legge regionale n. 25/94 e legge regionale n. 71/78 (cfr. art. 5, punto 6 delle norme del piano territoriale paesistico).
La Soprintendenza concorda con il comune allorquando questo afferma che l'individuazione delle destinazioni d'uso è compito del P.R.G.; ma questo non esclude che il piano territoriale paesistico possa determinare le attività compatibili con le risorse paesistiche ed evidenziarle nei diversi ambiti in conformità a quanto previsto dall'art. 1 bis della legge 8 agosto 1985, n. 431, mentre ininfluente appare l'affermazione del comune laddove precisa che il P.R.G. risulta prioritario rispetto a qualsiasi altro strumento di pianificazione. Infatti è stato osservato giurisprudenzialmente che «l'art.9 della Costituzione accomunando la tutela del paesaggio a quella del patrimonio artistico da una parte configura quest'ultimo come valore estetico culturale e, dall'altro, lo assume secondo una scelta operata al massimo livello dell'ordinamento come valore primario, e cioè insuscettibile di essere subordinato a qualsiasi altro».
In ordine alla mancata utilizzazione delle risorse acquifero-termali da parte del piano territoriale paesistico, viene affermato che l'art. 20 delle norme espressamente prevede la fruizione di tale bene nell'ambiente naturale e sollecita, per agevolarne una corretta utilizzazione, interventi di manutenzione dello stato dei luoghi, mirati alla sua conservazione.
(98.6.242)