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Timestamp: 2018-03-17 18:00:27+00:00
Document Index: 11677418

Matched Legal Cases: ['art. 335', 'sentenza ', 'art. 234', 'sentenza ', 'art. 610', 'sentenza ', 'art. 311', 'art. 411', 'sentenza ', 'art. 28', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 299', 'art. 299', 'art. 350', 'art. 350']

Procedura Penale | Osservatorio Penale
Confermato il principio espresso dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione 40538/2009 secondo cui “in tema di iscrizione della notizia di reato nel registro di cui all’art. 335 c.p.p., il Pubblico Ministero, non appena riscontrata la corrispondenza di un fatto di cui abbia avuto notizia ad una fattispecie di reato, è tenuto a provvedere alla iscrizione della notitia criminis senza che possa configurarsi un suo potere discrezionale al riguardo. Ugualmente, una volta riscontrati, contestualmente o successivamente, elementi obiettivi di identificazione del soggetto cui il reato è attribuito, il pubblico ministero è tenuto a iscriverne il nome con altrettanta tempestività”
(Cass. Penale Sez. 5^, sentenza 4 luglio – 28 settembre 2017, n. 44909)
I dati informatici acquisiti dalla memoria del telefono in uso all’indagata (sms, messaggi whatsapp, messaggi di posta elettronica “scaricati” e/o conservati nella memoria dell’apparecchio celluiare) hanno natura di documenti ai sensi dell’art. 234 cod. proc. pen.
(Cass. Penale Sez. V, sentenza 21 novembre 2017 – 16 gennaio 2018, n. 1822)
Rinuncia al ricorso per cassazione: formalità e disciplina intertemporale
La declaratoria di inammissibilità per rinuncia al ricorso, può essere pronunciata “de plano”, ai sensi dell’art. 610, comma 5 bis, cod. proc. pen. – introdotto dalla legge 23 giugno 2017, n. 103 -, anche se l’atto impugnato sia stato emesso prima della entrata in vigore della nuova disposizione, trattandosi di causa d’inammissibilità già prevista e riferendosi la nuova norma al procedimento dinanzi la Corte di cassazione e non al regime delle impugnazioni.
(Cass. Penale Sez. 1^, sentenza 7 – 15 novembre 2017, n. 522658)
Il 21 dicembbre 2017 le Sezioni Unite decideranno se, a seguito delle modifiche apportate dalla legge 23 giugno 2017, n. 103 agli artt. 571 e 613 cod. proc. pen., con cui si è esclusa la facoltà dell’imputato di proporre personalmente ricorso per cassazione, permanga la legittimazione di questi a proporre personalmente ricorso in materia di misure cautelari personali, ai sensi dell’art. 311 cod. proc. pen.
Con una interessante e dotta ordinanza, il GIP presso il Tribunale Ordinario di Roma ha fornito i necessari chiarimenti in merito alle scansioni processuali e le relative facoltà delle parti nell’ambito del c.d. rito abbreviato atipico, innestato con istanza dell’imputato a seguito di richiesta di giudizio immediato avanzata dal Pubblico Ministero.
(Giudice per le indagini preliminari, Dott.ssa A. Gerardi, ordinanza 15 novembre 2017, in proc. 15970/17 GIP)
La Sesta Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione, stante la divaricazione giurisprudenziale determinatasi sul tema, rimette alle Sezioni Unite la soluzione del dissidio interpretativo in merito alla legittimazione a costituirsi parte civile del sostituto processuale del difensore, che sia stato nominato dalla persona offesa procuratore speciale al fine di esercitare l’azione civile nel processo penale.
La decisione è prevista per il 21/12/2017.
(Cass. Penale Sez. VI, ordinanza 17 – 27 ottobre 2017, n. 49527)
L’archiviazione d’ufficio per tenuità del fatto è nulla
Se il giudice per le indagini preliminari riconosce la particolare tenuità del fatto in assenza di una richiesta specifica in tal senso del pubblico ministero il provvedimento è nullo, in quanto non rispetta la specifica disposizione contenuta nel comma 1 bis del citato art. 411 c.p.p., in cui si richiede che lo stesso sia preceduto da apposita richiesta in tal senso del pubblico ministero, richiesta che deve essere portata a conoscenza delle parti (sia dell’indagato sia della persona offesa, anche se quest’ultima non ne ha fatto, in precedenza, esplicita richiesta), in modo che, all’udienza in camera di consiglio, il contraddittorio fra le parti si svolga proprio su tale questione.
(Cass. Penale Sez. 2^, sentenza 14 settembre – 4 ottobre 2017, n. 45630)
Revoca della messa alla prova del minore, impugnazione
E’ inammissibile il ricorso per cassazione proposto avverso l’ordinanza che, ai sensi dell’art. 28, comma 5, d.P.R. 22 settembre 1988, n.448, dispone la revoca dell’ammissione dell’imputato minorenne alla messa alla prova e la sospensione del processo, potendo detto provvedimento essere impugnato soltanto unitamente alla sentenza conclusiva del giudizio.
(Cass. Penale Sez. I^, sentenza 26 – 29 ottobre 2017, n. 45140)
Notificazioni a mezzo PEC: quando sono consentite
Ai fini dell’osservanza dell’art. 299, comma 4 bis, c.p.p. nella parte in cui prescrive che la richiesta, da parte dell’imputato, di revoca o sostituzione della misura cautelare, qualora questa sia stata applicata per taluno dei delitti di cui al precedente comma 2 bis dello stesso art. 299, sia notificata, a pena di inammissibilità, presso il difensore della persona offesa ovvero direttamente a quest’ultima, salvo il caso di mancata dichiarazione o elezione di domicilio, deve ritenersi consentito che detta notifica venga effettuata a mezzo PEC dal difensore dell’imputato a quello della persona offesa.
Dichiarazioni spontanee e sollecitate: utilizzabilità
A differenza delle dichiarazioni spontanee di cui all’art. 350, comma 7, c.p.p., la cui inutilizzabilità è limitata alla eventuale fase dibattimentale, le dichiarazioni “sollecitate” previste dal comma 5 dello stesso art. 350 non sono mai suscettibili di utilizzazione a fini probatori, neanche quando l’utilizzazione sia richiesta dallo stesso imputato.
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