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Contestazione tardiva e licenziamento illegittimo per violazione immediatezza. Avvocato Roma diritto del lavoro
Illegittimo il licenziamento se la contestazione è tardiva
Contestazione disciplinare non tempestiva e licenziamento illegittimo
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Illegittimo il licenziamento se la contestazione è tardiva Contestazione disciplinare non tempestiva e licenziamento illegittimo
Scritto da Avv. Simona Siciliani in Diritto del lavoro, Varie	 18 ottobre 2017	 0 commenti
Il caso esaminato in tema di licenziamento illegittimo.
Una dipendente di una società preposta all’erogazione di un servizio di pubblica rilevanza è stata condannata per il reato di falsificazione di banconote.
La società, appresa la notizia dell’avvio del procedimento penale a carico della lavoratrice, non ha adottato alcun provvedimento di sospensione della stessa in via cautelare.
Una volta divenuta irrevocabile la sentenza di condanna, la società ha promosso un procedimento di contestazione disciplinare.
Il procedimento si è concluso con il licenziamento della lavoratrice.
Quest’ultima ha eccepito l’illegittimità del licenziamento.
La società si è difesa sostenendo che la condanna penale aveva compromesso in modo irreparabile il legame fiduciario.
Il tribunale ha respinto il ricorso della lavoratrice.
I giudici di secondo grado, in riforma della sentenza di prime cure, hanno invece dichiarato l’illegittimità del licenziamento.
Avverso tale sentenza, la società ha proposto ricorso per cassazione.
Il ragionamento seguito dalla Cassazione 4 ottobre 2017 n. 23177
La Cassazione, con la recentissima sentenza n. 23177 del 4 ottobre 2017, ha confermato la sentenza della corte di appello, affermando il seguente principio:
Il licenziamento è illegittimo perché la contestazione disciplinare è intervenuta dopo un considerevole lasso di tempo rispetto ai fatti contestati (passaggio in giudicato della sentenza penale di condanna) ed è quindi tardiva
Ingiustificato ritardo della contestazione disciplinare
Seguendo l’iter motivazionale della Cassazione, il ritardo con cui si è dato avvio alla contestazione disciplinare non appare sorretto da alcuna valida giustificazione.
Ed infatti, nelle more del processo penale la lavoratrice è stata lasciata al suo posto.
Questa situazione si è protratta sino al momento del recesso.
Mancanza di misure cautelative
Non vi è stata neanche l’adozione di alcun provvedimento cautelativo, quale, ad esempio, l’allontanamento temporaneo dal settore cui la stessa era adibita.
Ciò ragionevolmente ha fatto sorgere in capo alla lavoratrice il presumibile affidamento circa l’irrilevanza dei fatti in questione.
Né – secondo i giudici – tale comportamento della società datrice è idoneo a giustificare la successiva compromissione del rapporto di fiducia nei confronti della dipendente.
Licenziamento illegittimo per violazione del principio di immediatezza
La contestazione disciplinare giunta solo dopo il passaggio in giudicato della sentenza di condanna si appalesa, pertanto, tardiva.
Essa si pone in violazione del principio di immediatezza (art. 7 Statuto dei Lavoratori).
Una tale contestazione tardiva viola anche il principio di buona fede, che deve essere osservato dal datore di lavoro.
La sentenza in esame si allinea alla posizione già espressa dalla giurisprudenza di legittimità.
In precedenza, pronunciandosi in ordine a fattispecie analoghe a quella che ci occupa, la Cassazione ha fornito alcune statuizioni.
Innanzitutto, ha stabilito che l principio di immediatezza della contestazione esprime una precisa scelta compiuta dal legislatore.
La tutela del lavoratore ad opera della legge
La legge, di fronte all’interesse del datore di lavoro a prolungare le indagini senza uno specifico motivo, da un lato, e il diritto del lavoratore a una pronta ed effettiva difesa, dall’altro, ha accordato tutela a quest’ultimo.
Si veda in tal senso Cass. 7 novembre 2003 n. 16754.
Il licenziamento illegittimo per ritardo imputabile al datore
Inoltre, è stato affermato che la non immediatezza della contestazione o del provvedimento espulsivo induce ragionevolmente a ritenere che il datore di lavoro abbia soprasseduto al licenziamento.
In tal modo, sostanzialmente, il datore riterrebbe non grave o comunque non meritevole della massima sanzione la colpa del lavoratore.
Si veda, in tal senso, Cass. 10 settembre 2013 n. 20719.
Il licenziamento deve essere temporalmente ravvicinato
Infine, si è affermato che la tempestività della contestazione deve essere valutata avendo riguardo alla conoscibilità del fatto e alla riferibilità dello stesso al lavoratore.
Non rileva, a tal fine, lo sviluppo del processo penale, attesa l’autonomia del procedimento disciplinare rispetto a quello in sede penalistica.
In questi termini si è sostanzialmente espressa Cass. 26 marzo 2010, n. 7410.
Qualsiasi avvocato che voglia rendersi esperto in materia di diritto del lavoro deve costantemente aggiornarsi.
Questo principio deve essere osservato sia quando si tratti di avvocato di diritto del lavoro incaricato di assistere le imprese sia quando l’avvocato intenda tutelare il lavoratore.
Un efficace aggiornamento deve rivolgersi soprattutto alle concrete applicazioni giurisprudenziali.
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