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Timestamp: 2020-08-03 18:13:34+00:00
Document Index: 155257924

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Sentenza Cassazione Civile n. 32701 del 18/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32701 del 18/12/2018
Cassazione civile sez. lav., 18/12/2018, (ud. 27/09/2018, dep. 18/12/2018), n.32701
sul ricorso 21744-2016 proposto da:
L.A., R.G., B.P., RE.FR.,
RA.RI., tutti domiciliati in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA
difesi dall’avvocato FRANCESCO DOMENICONI, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 104/2016 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,
depositata il 11/03/2016 R.G.N. 1722/2014.
1. con sentenza n. 104 pubblicata l’11.3.16, la Corte d’appello di Palermo ha respinto l’impugnativa proposta da Servizi Ausiliari di Sicilia, Società Consortile per Azioni (d’ora in avanti, S.A.S.), confermando la sentenza di primo grado che, sul presupposto della illegittimità dei contratti di somministrazione a termine stipulati dai signori L.A., Re.Fr., B.P., Ra.Ri. e R.G. con le società Temporary s.p.a., E-Work s.p.a e Quanta s.p.a., aveva dichiarato costituito, ai sensi del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 27, un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato tra i predetti e la Multiservizi s.p.a., società utilizzatrice a cui era subentrata, ai sensi dell’art. 2112 c.c., la suddetta società consortile S.A.S., e condannato quest’ultima a riammettere in servizio i lavoratori e a corrispondere loro l’indennità di cui alla L. n. 183 del 2010, art. 32,in misura pari a nove mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto;
4. la Corte di merito ha ritenuto non ostativo alla conversione dei rapporti a tempo indeterminato il divieto di assunzione di personale introdotto dalla L.R. n. n. 25 del 2008 limitatamente a enti tra cui non potevano comprendersi le società Multiservizi e la S.A.S.; ha ritenuto non applicabili ratione temporis i divieti di assunzione previsti dalla L.R. n. 11 del 2010 e dal D.L. n. 112 del 2008, art. 18, comma 2 bis, convertito in L. n. 133 del 2008, introdotto dal D.L. n. 78 del 2009, art. 9, convertito in L. n. 102 del 2009 ed in vigore dall’1.7.09, sul presupposto della natura dichiarativa della sentenza emessa ai sensi del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 27, e dell’efficacia ex tunc (nel caso di specie, rispettivamente per i singoli lavoratori dal 12.12.08, 13.8.07, 4.6.07, 13.8.07, 1.8.07) della statuizione di conversione del rapporto di lavoro, in capo all’effettivo utilizzatore e a tempo indeterminato;
5. avverso tale sentenza la S.A.S. ha proposto ricorso per cassazione, affidato a cinque motivi, cui hanno resistito con controricorso i lavoratori;
7. le parti costituite hanno depositato memoria, ai sensi dell’art. 380 bis.1. c.p.c..
8. con il ricorso per cassazione, in sintesi, si censura: 1) la violazione del D.L. n. 112 del 2008, art. 18 comma 2 bis, conv. in L. n. 133 del 2008 e della L.R. n. 11 del 2010, art. 20, in combinato disposto con la L. n. 183 del 2010, art. 32, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere erroneamente la Corte di appello escluso l’applicazione delle citate disposizioni alla fattispecie in esame in quanto, sull’assunto secondo cui la sentenza che accerta l’insussistenza dei requisiti che consentono il legittimo utilizzo dei contratti di somministrazione abbia natura dichiarativa e non costitutiva, ha affermato che il rapporto di lavoro a tempo indeterminato sarebbe iniziato prima dell’entrata in vigore delle norme sopra richiamate; 2) la violazione della L.R. 29 dicembre 2008, n. 25, art. 1, comma 10, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere erroneamente ritenuto la Corte territoriale che la predetta norma, che statuiva il divieto di procedere ad assunzioni, non fosse applicabile alla Servizi Ausiliari Sicilia s.c.p.a. in quanto le società a partecipazione pubblica erano soggetti diversi da quelli elencati nella disposizione medesima; 3) la violazione dell’art. 2112 c.c. e dell’art. 2697c.c., per avere la Corte di appello, in primo luogo, violato l’art. 2112 c.c., ritenendo che il semplice passaggio di personale, da un soggetto ad un altro, che è subentrato nell’attività economica da questo svolta, costituisca di per sè trasferimento di azienda, non considerando necessario l’accertamento del tipo di attività svolta, delle concrete modalità di essa nonchè dell’omessa verifica dell’effettivo passaggio o meno di beni o strumenti materiali; in secondo luogo, per avere violato l’art. 2697 c.c. ponendo a carico della Servizi Ausiliari Sicilia s.c.p.a. l’onere di provare che, in presenza di fatti di per sè non sufficienti a dimostrare l’esistenza della fattispecie di cui all’art. 2112 c.c., non vi fosse un trasferimento di azienda; 4) la violazione della D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276, art. 29, comma 3 e della L.R. n. 11 del 2010, art. 20, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, per non avere i giudici di secondo grado ritenuto che, essendo l’assunzione degli 897 lavoratori avvenuta per rispettare un diritto di precedenza imposto dal legislatore regionale, tale circostanza non avrebbe potuto essere assunta come elemento costitutivo della fattispecie di cui all’art. 2112 c.c.; 5) la falsa applicazione del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, artt. 1 e 36, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perchè, essendo la Servizi Ausiliari Sicilia s.c.p.a. sottoposta ad un forte ed incisivo potere di direzione, controllo e coordinamento da parte degli enti pubblici consorziati, la Corte di merito non avrebbe potuto applicare l’art. 2112 c.c. ma la disciplina delle citate disposizioni di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001 in tema di indisponibilità di costituire rapporti di lavoro con la PA in virtù di provvedimenti giudiziari;
9. il primo motivo non è fondato. Invero, è un dato acquisito e pacifico che, nel caso in esame, si verte in ipotesi di genericità della causale dei contratti di somministrazione di lavoro stipulati dai lavoratori con la società di intermediazione. Orbene, la conversione dei rapporti in capo a Multiservizi s.p.a. a far data dall’inizio dei rapporti medesimi, con tutte le conseguenze in tema di normativa applicabile circa i divieti di assunzione previsti dalle leggi regionali, come in seguito si vedrà, trova la sua assorbente ratio nella disposizione di cui al D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 27, nella sua versione ratione temporis applicabile a seguito della modifica di cui alla L. 24 dicembre 2007, n. 247 e prima di quella di cui alla L. 24 dicembre 2009, n. 191, che testualmente prevede, in ipotesi di somministrazione irregolare, la costituzione di un rapporto di lavoro con l’utilizzatore con effetto dall’inizio della somministrazione (cfr. in termini, per quel che interessa in questa sede, Cass. 15.12.2016 n. 25918 e, in motivazione, Cass. 1.8.2014 n. 17540). E’, pertanto, in virtù di tale disposizione che la Corte di merito ha correttamente individuato la decorrenza del costituito rapporto a tempo indeterminato e non per la L. n. 183 del 2010, art. 32, esaminato ai fini di valutare la sollevata eccezione di decadenza dall’impugnazione dei contratti disattesa in entrambi i gradi di merito e della determinazione dell’indennità risarcitoria e, comunque, ritenuto, in modo esatto, non rilevante ai fini del regime degli effetti della pronuncia che dichiara la conversione del contratto di somministrazione irregolare;
10. il secondo motivo è parimenti infondato. Giova premettere che la norma censurata (L.R. 29 dicembre 2008, n. 25, art. 1, comma 10), applicabile al caso concreto perchè la decorrenza della costituzione del rapporto a tempo indeterminato è anteriore all’1.7.2009, data dell’entrata in vigore del D.L. n. 79 del 2009, art. 19 (conv. nella legge n. 102/2009), che ha introdotto il D.L. n. 112 del 2008, art. 18 comma 2 bis (convertito a sua volta nella legge n. 133/2008), testualmente recita:
12. nei richiamati precedenti di legittimità, si è precisato inoltre, con riguardo alle altre doglianze di cui al motivo, che non si ravvisava, altresì, alcuna violazione dell’onere della prova perchè la Corte di merito, accertata la sussistenza di un trasferimento di una attività economica organizzata, come dedotto dai lavoratori, ha ritenuto in sostanza infondati gli elementi contrari prospettati dalle società; si è sottolineato, infine, che non sussisteva la dedotta violazione del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, comma 3 (che dispone che “l’acquisizione del personale già impiegato nell’appalto a seguito di subentro di un nuovo appaltatore, in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro, o di clausola del contratto di appalto, non costituisce trasferimento di azienda o di parte di azienda” ed aggiunge che tale norma non costituisce violazione della direttiva n. 2001/23) per due ragioni: a) in primo luogo perchè, anche in ipotesi di successione nell’appalto di un servizio, se vi è un passaggio di una attività economica organizzata tale da rendere possibile lo svolgimento di una specifica impresa, può configurarsi un trasferimento di azienda dovendo, in tal caso, interpretarsi il D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29 non in contrasto con la citata direttiva; b) in secondo luogo perchè, nella fattispecie in esame (ove la convenzione quadro per l’affidamento dei servizi ausiliari della Regione Siciliana alla SAS è del 14.9.2012) comunque trovava applicazione la legge speciale regionale n. 11 del 2010 (che all’art. 20 ha previsto espressamente il trasferimento del personale delle società dismesse nelle società risultanti alla fine del processo di riordino), cui va attribuito valore programmatico e non precettivo e che non può interpretarsi nel senso di avere imposto autoritariamente la successione, nei vari appalti, da una società ad un’altra;
15. al rigetto del ricorso segue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che si liquidano in favore dei controricorrenti come da dispositivo; nulla va disposto per quelle relative alla società rimasta intimata; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla legge 24.12.2012 n. 228, deve provvedersi, ricorrendone i presupposti, come da dispositivo.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 4.000,00 per compensi professionali, in Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie al 15% e accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.