Source: https://www.giustizia-amministrativa.it/portale/pages/istituzionale/ucm?id=mejasor7np7yk5maifdbdqpjnu
Timestamp: 2019-03-18 16:01:21+00:00
Document Index: 63608187

Matched Legal Cases: ['art. 69', '§ 56', '§ 37', '§ 61', '§ 134', '§ 78', '§ 48', 'art. 1', '§ 63', '§ 54', '§ 100', '§ 35', '§ 65', '§ 60', '§ 85', '§ 59', '§ 57', '§ 65']

N. 01403/2018 AFFARE
Riferisce chein occasione di tale riunione sono emersi alcuni profili di natura giuridica sui quali si è ritenuta auspicabile l'acquisizione del parere di questo Consiglio di Stato con specifico riguardo: a) alla “fonte normativa idonea all'adozione del provvedimento. A tale proposito, il Consiglio di Presidenza del Senato intenderebbe acquisire il parere del Consiglio di Stato circa la legittimità di un intervento di tale portata - avente effetto su posizioni previdenziali già definite - con deliberazione adottata ai sensi dell'articolo 12 del Regolamento del Senato, anziché con atto avente forza di legge”; b) ai “profili di legittimità costituzionale di un provvedimento come sopra prospettato. Su tale punto è opportuno rammentare che, nel corso delle audizioni svolte nel 2017 presso l'Ufficio di Presidenza della Commissione affari costituzionali del Senato durante l'esame del disegno di legge n. 2888, già approvato dalla Camera dei deputati, molti degli esperti auditi avevano eccepito i rischi di una declaratoria di illegittimità costituzionale, alla luce della giurisprudenza della Corte, in caso di approvazione definitiva di una legge per certi aspetti analoga alla misura attualmente in discussione”; c) “all'eventuale responsabilità nella quale potrebbero eventualmente incorrere i singoli componenti del Consiglio di Presidenza del Senato che contribuissero ad approvare un provvedimento - diverso dalla legge - successivamente dichiarato illegittimo”. Tale quesito è collegato anche ad una diffida dell’Associazione degli ex parlamentari.
Si configura, perciò, un complesso ed articolato sottosistema normativo, comprensivamente dotato dell'efficacia delle disposizioni normative di rango primario, all'interno del quale convivono, nel quadro delle rispettive competenze: a) legge e regolamento (maggiore o minore), in rapporto di formale equiordinazione; b) regolamento maggiore e regolamenti minori, in peculiare relazione gerarchica, correlata al rilievo che, nei sensi chiariti, i regolamenti minori traggono in generale fondamento, disciplina e limiti da quello maggiore, prescindendosi, qui, da ulteriori distinzioni in relazione all’ambito materiale di ciascuno.
b) là dove, per contro, la Costituzione riservi espressamente una determinata materia alla legge, ci potrà essere – non trattandosi di riserva assoluta – un concorso, variamente atteggiato, tra legge e regolamento, negli alternativi e plausibili sensi: b1) della regolazione esclusivamente per legge; b2) del concorso tra legge e regolamento, quest’ultimo tipicamente in funzione esecutiva, attuativa od integrativa;
a) quella della riserva relativa di legge, che muove dalla integrale riconducibilità del trattamento di quiescenza alla “indennità” di cui all’art. 69 Cost. e che, di fatto, riconosce allo strumento regolamentare attitudine meramente esecutiva o, al più, integrativa, nella complessiva logica di una concorrenza necessariamente cumulativadelle fonti;
Se ne può trarre, per tale via, un’indicazione di fondo nei sensi dell’operatività di una concorrenza alternativatra legge ordinaria e regolamento interno, ovvero che spetti, in sostanza, alla discrezionalità delle Camere l’opzione per l’una o per l’altra fonte, senza preclusione per una concorrenza cumulativa facoltativa, che riservi in tesi alla legge i termini generali ed i criteri di calcolo del trattamento, rimettendone al regolamento – alla stessa stregua di quello che la legge n. 1261 del 1965 prevede per le “indennità” – la concreta quantificazione.
La disposizione comprende – come precisa la Corte EDU – tre distinte regole: “la prima è di carattere generale ed enuncia il principio del rispetto per la proprietà; la seconda concerne la privazione della proprietà e la sottopone a determinate condizioni; la terza riconosce che gli Stati contraenti hanno il diritto, tra l’altro, di controllare l’uso dei beni in modo conforme all’interesse generale. Le tre norme tuttavia non sono “distinte”: la seconda e la terza norma concernono infatti particolari casi di ingerenza nel diritto al pacifico godimento di un bene e devono pertanto essere interpretate alla luce del principio generale enunciato nella prima norma” (Maggio e altri c. Italia, 31 maggio 2011, n. 46286/09, § 56; in tal senso anche le sentenze James and Others c. the Regno Unito, 21 febbraio 1986, § 37; Sporrong e Lönnroth c. Svezia, 23 settembre 1982, § 61; Broniowski c. Polonia [GC], n. 31443/96, § 134; Scordino c. Italia [GC], n. 36813/97, § 78; KozacýoÄ‘lu c. Turkey [GC], n. 2334/03, § 48).
Nella giurisprudenza della Corte EDU, la “proprietà” tutelata dall’art. 1 del protocollo comprende non solo le posizioni soggettive già acquisite, ma anche la legittima aspettativa (legitimate expectation) della loro acquisizione. Una legittima aspettativa ricorre con certezza quando la pretesa del cittadino sia fondata direttamente sul dato normativo o quando dipenda da scelte della pubblica amministrazione rispetto alle quali possa dirsi consumata, in concreto, la discrezionalità ovvero quando essa sia confermata da una consolidata giurisprudenza dei tribunali interni (Cfr. sentenze Maurice c. Francia [GC], n. 11810/03, § 63; Plalam S.p.a. c.Italia, ricorso n. 16021/02; Iatridis c. Grecia [GC], n. 31107/96, § 54; Beyeler c. Italia [GC], n. 33202/96, § 100; Kopecký c. Slovacchia [GC], n. 44912/98, § 35; Association nationale des pupilles de la Nation c. Francia, n. 22718/08).
Sotto un altro profilo, l’ingerenza da parte di un’autorità pubblica nel pacifico godimento dei beni può essere giustificata solo se necessaria per la tutela di un interesse generale legittimo. Quando la decisione di emanare leggi limitative della proprietà coinvolge l’esame di questioni politiche, economiche e sociali è generalmente concesso allo Stato un ampio margine di apprezzamento ai sensi della Convenzione, soprattutto quando si tratti di misure generali di strategia economica o sociale (Wallishauser c. Austria, n. 14497/06, § 65), o quando si tratti di definire e attuare politiche in materia fiscale (Gasus Dosier- und Fördertechnik GmbH c. Paesi Bassi, 23 febbraio 1995, § 60). Ciò sul presupposto che le autorità interne, per la diretta conoscenza delle loro società e delle relative esigenze, siano in una posizione migliore per valutare ciò che corrisponde all'interesse pubblico (Terazzi S.r.l. c.Italia, n. 27265/95, § 85; Wieczorek c. Polonia, n. 18176/05, § 59; Maggio e altri c. Italia, § 57; Travers c. Italia, n. 15117/89; Musa c. Austria, n. 40477/98; BaláÅ¾ c. Slovacchia, n. 60243/00, 16 settembre 2003). Resta peraltro fermo che le ragioni addotte non devono apparire “manifestamente prive di ragionevole fondamento” (Wallishauser c. Austria, n. 14497/06, § 65).
Come è noto, l’individuazione della caratteristiche della normatività in senso materialeè, da sempre, oggetto di ampio dibattito e di perduranti incertezze.
Giulio Veltri, Giovanni Grasso Mario Luigi Torsello