Source: https://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0141&tipo=stenografico
Timestamp: 2020-05-25 09:09:12+00:00
Document Index: 28931173

Matched Legal Cases: ['e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario']

AZZURRA PIA MARIA CANCELLERI, Segretaria, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Amitrano, Ascari, Battelli, Benvenuto, Bianchi, Borghese, Brescia, Businarolo, Colletti, Corda, Covolo, D'Uva, Dadone, Daga, Delrio, Frailis, Frusone, Gallo, Gebhard, Giaccone, Giachetti, Grillo, Lollobrigida, Lorefice, Lupi, Molinari, Morrone, Pastorino, Perego Di Cremnago, Pettazzi, Schullian, Scoma, Vignaroli e Zoffili sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
Preavviso di votazioni elettroniche (ore 11,05).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori l'onorevole Borghi. Ne ha facoltà.
ENRICO BORGHI (PD). La ringrazio, signor Presidente. I giornali di oggi sono pieni di un argomento che ieri, come Partito Democratico, abbiamo sollevato in quest'Aula, per la verità, anche con il supporto delle altre minoranze. Ci riferiamo in particolare agli accordi internazionali fra Italia e Cina, meglio conosciuti dalla pubblicistica come “Via della Seta”. In particolare, ieri abbiamo chiesto formalmente che il Parlamento venga ufficialmente notiziato di quanto sta avvenendo, con una richiesta di risoluzione e con una richiesta di informativa, che, a nostro giudizio, il Presidente del Consiglio deve svolgere nei confronti delle Camere. Non abbiamo ancora avuto nessun riscontro, però il Presidente del Consiglio - naturalmente nella sua piena legittimità, e ci mancherebbe pure questo -, rilascia interviste ai principali organi di comunicazione del nostro Paese, fornendo informazioni, intervenendo, dando interpretazioni; e sui giornali e sui siti stanno cominciando a circolare documenti, che non sappiamo se essere veritieri, apocrifi, interpretativi di quanto il Governo starebbe definendo in sede negoziale con il Governo cinese; è annunciata la presenza, se non erro per il prossimo 22 Marzo, del Presidente della Repubblica popolare cinese in Italia. Di tutto questo il Parlamento non sa nulla, non ci sono documenti, non sono previste audizioni neppure in Commissione e c'è una situazione del tutto anomala. Ovviamente l'audizione fatta ieri dal Presidente del Consiglio presso il COPASIR non può essere esaustiva del coinvolgimento parlamentare, perché - come è di tutta evidenza - la questione di cui stiamo discutendo ha implicazioni sia dal punto di vista economico e commerciale, ma anche di rapporti con i nostri partner e i nostri alleati storici e quindi c'è un tema sicuramente di sviluppo delle relazioni commerciali, ma vi è anche un tema di carattere internazionale, vi è un tema legato, se stiamo a prendere per buone le dichiarazioni del Consigliere nazionale della sicurezza, il Presidente degli Stati Uniti, anche legate ai temi delle informazioni e delle telecomunicazioni, insomma è una materia molto complessa, per la quale noi non possiamo accettare che il Parlamento venga deprivato della sua necessaria e indispensabile azione di controllo e di indirizzo. Per questi motivi, signor Presidente, vorrei che, a nome del gruppo del Partito Democratico, la Presidenza registrasse che chiediamo formalmente che il Presidente del Consiglio venga a riferire su questi temi in Aula (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sullo stesso tema l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO (LEU). Grazie, signor Presidente, per associarmi a nome del gruppo, in maniera non formale a questa richiesta. Io trovo abbastanza incredibile che, attorno a un tema strategico come quello della cosiddetta Via della Seta, che ha implicazioni economiche e di geopolitica assolutamente di carattere straordinario, non si può ovviamente…
PRESIDENTE. Onorevole De Luca! Onorevole De Luca.
FEDERICO FORNARO (LEU). Non si può ovviamente sminuire la portata soltanto agli aspetti, pur importanti, di carattere trasportistico legato ai porti e alla logistica.
È un progetto di grande respiro, è un progetto di lungo periodo e trovo - come dicevo - abbastanza incredibile che, su questi temi, il Governo non abbia ritenuto sua sponte di venire in Parlamento a riferire rispetto a questo passo fondamentale che si sta per compiere. Quindi, da questo punto di vista, rinnoviamo anche noi la richiesta a che il Presidente del Consiglio venga il prima possibile in Aula a riferire e vi possa essere quindi anche un'espressione del Parlamento - come è giusto che sia - su temi di questa dimensione e di questa portata, che ovviamente impegnano non solo per l'oggi, ma anche per il domani. Quindi, credo che questo Parlamento, non soltanto le forze di opposizione che hanno chiesto ieri e credo lo ribadiranno anche oggi, come stiamo facendo noi, questa informativa, ma anche le forze di maggioranza dovrebbero associarci a questa richiesta, perché ne va anche del nostro ruolo e - se mi consentite - della dignità del Parlamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sullo stesso tema l'onorevole Occhiuto. Ne ha facoltà.
ROBERTO OCCHIUTO (FI). Sì, Presidente, sullo stesso tema, ma per evidenziare che a noi non basta che il Governo venga a riferire. Noi l'abbiamo detto ieri, lo ha fatto la Presidente Gelmini, quando, associandosi alle richieste che venivano dagli altri gruppi di opposizione - anche oggi ci associamo a queste richieste -, ha detto che il Parlamento non deve assistere ad una semplice informativa del Governo su un tema così cruciale, che investe la collocazione del nostro Paese nella geografia dei rapporti mondiali, ma il Parlamento deve essere protagonista di questa scelta. Quindi, abbiamo chiesto che non vi sia una semplice informativa, ma che vengano rese comunicazioni del Governo perché le comunicazioni - lei lo sa, Presidente -, a differenza dell'informativa, prevedono la votazione di risoluzioni dove i singoli gruppi, in questo caso quelli di maggioranza e quelli di opposizione, esprimono la loro posizione su un argomento e il Parlamento poi si determina con un voto. Su questi temi il Parlamento non può essere semplicemente spettatore, ma deve essere protagonista; quindi noi, signor Presidente, vogliamo reiterare la richiesta che già ieri, per mezzo della presidente Gelmini abbiamo avanzato, cioè di chiedere al Governo che venga qui in Aula non a riferire, bensì a rendere comunicazioni sulle quali il Parlamento possa esprimersi con un voto (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).
PRESIDENTE. Già ieri da parte della Presidenza è stato immediatamente coinvolto il Governo, che ad oggi non risulta abbia dato - almeno a me, alla Presidenza - nessuna disponibilità per il momento, ma solleciteremo nuovamente e sono convinto che vi sarà una risposta in tempi brevi e adeguati alle legittime richieste che sono state presentate qui in Aula.
Sospendiamo quindi la seduta che riprenderà alle ore 11,25.
Seguito della discussione della proposta di legge: Gallo ed altri: Modifiche all'articolo 4 del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 ottobre 2013, n. 112, nonché introduzione dell'articolo 42-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di accesso aperto all'informazione scientifica (A.C. 395-A).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge n. 395-A: Modifiche all'articolo 4 del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 ottobre 2013, n. 112, nonché introduzione dell'articolo 42-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di accesso aperto all'informazione scientifica.
Ricordo che nella seduta dell'11 marzo si è conclusa la discussione generale e il relatore è intervenuto in sede di replica, mente il rappresentante del Governo vi ha rinunciato.
(Esame dell'articolo unico - A.C. 395-A)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico della proposta di legge, nel testo della Commissione, e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A).
In particolare, il parere della V Commissione (Bilancio) reca una condizione sul testo del provvedimento, formulata ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, che sarà posta in votazione a norma dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento.
A tal fine, la componente politica +Europa-Centro Democratico del gruppo Misto è stata invitata a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.
Avverto che, fuori dalla seduta, l'emendamento 1.58 Fusacchia è stato ritirato dal presentatore.
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito il relatore ed il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli emendamenti riferiti a tale articolo segnalati per la votazione. Chiederei un maggior silenzio all'Aula, cortesemente. Buongiorno, un maggior silenzio, grazie. Prego, relatore.
PAOLO LATTANZIO, Relatore. Grazie, Presidente. Sugli emendamenti 1.50 Aprea, 1.51 Saccani Jotti, 1.53 Palmieri e 1.12 Mollicone, formulo un invito al ritiro.
Sull'emendamento 1.54 D'Ettore, invito al ritiro per trasformazione in ordine del giorno. Sugli emendamenti 1.55 D'Ettore, 1.56 Saccani Jotti, 1.57 D'Ettore e 1.60 Palmieri, invito al ritiro.
PRESIDENTE. Ricordo che l'emendamento 1.58 Fusacchia è stato ritirato. Emendamento 1.200, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento?
PAOLO LATTANZIO, Relatore. Parere favorevole.
PRESIDENTE. Bene. Emendamento 1.60 Palmieri, invito al ritiro.
LORENZO FIORAMONTI, Vice Ministro dell'Istruzione, dell'università e della ricerca. Buongiorno, signor Presidente; il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.50 Aprea. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanichelli. Ne ha facoltà. Colleghi, consentiamo all'onorevole Zanichelli di fare il suo intervento!
DAVIDE ZANICHELLI (M5S). Presidente, ci tengo a intervenire, mentre i colleghi raggiungono i propri posti, per indicare come con questo emendamento, che interviene sull'articolo 1, si chiede, alla lettera a), di aggiungere le parole: “a carattere scientifico che pubblichino almeno due numeri ogni anno”. Ecco, l'intenzione della maggioranza, questa cosa anche è stata esposta in Commissione, è stata proprio quella di superare le limitazioni che un comma di questo tipo potrebbe introdurre, perché limitare a due pubblicazioni all'anno, potrebbe voler dire escludere quelle pubblicazioni a carattere singolo, come, ad esempio, le pubblicazioni associate a convegni e a congressi, quindi risulterebbe probabilmente troppo limitativo, proprio per un testo che ha la volontà di aumentare, estendere la pubblicazione e la divulgazione delle informazioni.
PRESIDENTE. Onorevole Zanichelli, mi scusi. Colleghi, in particolare mi rivolgo, questa volta, ai banchi alla mia destra. Prego.
DAVIDE ZANICHELLI (M5S). Provo un attimo a raccogliere il filo del discorso che stavo facendo. Quindi, questo testo, invece, ha proprio come volontà quella di aumentare la divulgazione e la diffusione delle informazioni a carattere scientifico. Per tale ragione, il parere su questo emendamento è un invito al ritiro o contrario. Quindi, voteremo contro questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Onorevole Zanichelli, vedo che il suo intervento è stato molto apprezzato. Se non ce ne sono altri, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.50 Aprea, con parere contrario di Commissione e Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.51 Saccani Jotti, con parere contrario di Commissione e Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.53 Palmieri, con parere contrario di Commissione e Governo.
Passiamo all'emendamento 1.12 Mollicone. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mollicone. Ne ha facoltà.
FEDERICO MOLLICONE (FDI). Grazie, Presidente. Questo è un emendamento centrale, al di là dell'esito che avrà, perché spiega lo scontro e il confronto che c'è stato su questo tema tra maggioranza e opposizione in Commissione.
Questa è una legge sull'accesso libero all'informazione scientifica e che rispetta le indicazioni europee. Ebbene, Fratelli d'Italia ha chiesto, con questo emendamento, che la transizione sull'accesso libero in Italia possa rispettare dei tempi più congrui con le esigenze degli editori scientifici.
La maggioranza si è opposta al motto del “ce lo chiede l'Europa”, quindi una riflessione su questo Governo del cambiamento, che poi tanto cambiamento non è, perché quando l'Europa decide dei tempi, la maggioranza non ha neanche la lucidità di adeguarli al contesto italiano.
Ricordo che Fratelli d'Italia è per l'inserimento della preferenza nazionale in Costituzione rispetto alle norme europee.
Quindi, faccio un appello ai colleghi della Lega in particolare, ma anche a tutto il Parlamento, affinché venga sostenuto a favore degli editori scientifici perché ci sia, sì, l'accesso aperto, ma rispettando i tempi necessari affinché ci sia una transizione, una riconversione e un adeguamento rispetto alle leggi del mercato italiano.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Melicchio. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO MELICCHIO (M5S). Grazie, Presidente. Il parere è contrario perché questo emendamento riporterebbe questo testo di legge alla situazione attuale della legislazione vigente e, di conseguenza, andrebbe in contrasto con la raccomandazione (UE) 2018/790. Questo non ce lo chiede solo l'Europa, ce lo chiede tutta la ricerca scientifica. È per questa ragione che voteremo contro.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.12 Mollicone, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Passiamo all'emendamento 1.54 D'Ettore.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Aprea. Ne ha facoltà.
VALENTINA APREA (FI). Presidente, ritiriamo l'emendamento e chiediamo che venga trasformato in ordine del giorno…
PRESIDENTE. Lo dovete trasformare voi in ordine del giorno e, senz'altro, il Governo lo valuterà…
VALENTINA APREA (FI). …e lo firmiamo anche noi della Commissione.
PRESIDENTE. Perfetto, però fatelo formalmente.
Passiamo all'emendamento 1.55 D'Ettore.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.55 D'Ettore, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.56 Saccani Jotti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Nel frattempo, salutiamo gli studenti e gli insegnanti dell'Istituto d'istruzione superiore “Alberto Castigliano” di Asti, che sono venuti ad assistere ai nostri lavori oggi (Applausi).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.57 D'Ettore, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.200 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Ricordo che il termine per gli ordini del giorno sta scadendo.
VALENTINA APREA (FI). Presidente, devo firmare, non ce la faccio…
PRESIDENTE. Più che firmare lo deve consegnare, che è la cosa più urgente.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.60 Palmieri, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Avverto che, consistendo la proposta di legge in un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale.
(Esame degli ordini del giorno - A.C. 395-A)
Se nessuno chiede di intervenire per illustrarli, chiediamo al Governo il parere. Signor sottosegretario, ha avuto modo di vederli? Sono tre: il primo è l'ordine del giorno n. 9/395-A/1 Fusacchia.
LORENZO FIORAMONTI, Vice Ministro dell'Istruzione, dell'università e della ricerca. Sì, abbiamo avuto modo di valutarli ed esprimiamo parere favorevole su tutti e tre gli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Sta bene. Quindi, i tre ordini del giorno n. 9/395-A/1 Fusacchia, n. 9/395-A/2 Magi e n. 9/395-A/3 D'Ettore si ritengono accolti e non credo che ci siano richieste di metterli in votazione. È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 395-A)
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Fusacchia. Ne ha facoltà tre minuti.
ALESSANDRO FUSACCHIA (MISTO-+E-CD). Grazie, Presidente. Approfitto della dichiarazione di voto per menzionare un paio di passaggi che fanno parte dell'iter con cui siamo arrivati e stiamo arrivando ad adottare il provvedimento e che sono collegati in parte al testo e in parte agli ordini del giorno. Noi come +Europa abbiamo presentato un paio di ordini del giorno, a seguito del fatto che vi era stato in Comitato dei nove un invito a ritirare un paio di emendamenti, che insistono in particolare su alcuni aspetti che hanno a che fare con le banche dati. La questione è quella di mettere i nostri ricercatori nelle condizioni anzitutto di avere accesso ai propri dati, in generale ai dati che attengono alle pubblicazioni scientifiche e al lavoro che i ricercatori svolgono e abbiamo fatto e facciamo riferimento - ci tengo in dichiarazione di voto a sottolinearlo e ricordarlo - al fatto che dobbiamo lavorare per un'anagrafe nazionale delle pubblicazioni scientifiche, che fa parte già di un provvedimento passato. Abbiamo provato a inserirlo nel provvedimento e rimesso nell'ordine del giorno che è stato accolto dal Governo. Lo dico, per il suo tramite, al rappresentante del Governo e del Ministero dell'Istruzione: facciamo in modo che si possa lavorare alacremente su questo. Il secondo punto ha a che fare, per quanto riguarda le banche dati, con la trasparenza e, quindi, vi sono accordi che vengono fatti fra il Ministero, le agenzie, le università e gli editori e, credo, proprio nell'ottica che ha sottolineato prima il collega, ossia che ce lo chiede l'Europa. Sì, ce lo chiede anche l'Europa per una volta attraverso importanti raccomandazioni: è essenziale assicurare la trasparenza ed è essenziale assicurare progressivamente il superamento del duopolio.
Sul tema esiste la questione, che si è creata in maniera quasi naturale (sottolineo “quasi”) di alcuni soggetti privati che ovviamente hanno una capacità più forte di altre banche dati di poter poi gestire questi dati, che incidono anche su parte del meccanismo di valutazione, delle procedure di valutazione all'interno del mondo dell'accademia. Sarebbe importante andare verso un superamento progressivo di tale duopolio. Quindi - mi avvio a concludere - avendo ritenuto di trovare un significato di “indirizzo positivo”, lo dico tra virgolette, del provvedimento ma, allo stesso tempo, ritenendo che non tutto quello che poteva essere fatto o non tutto quello che poteva essere fatto nella direzione che auspicavamo sia stato messo alla fine in questo testo, come +Europa ci asterremo sul provvedimento ma vorrei rappresentarlo come un segnale di forte incoraggiamento al Governo a procedere su questa strada e a lavorarci insieme nel tempo avvenire.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Fusacchia. La ringrazio anche perché lei ha fatto un intervento in una situazione di confusione di quest'Aula che pregherei di interrompere. Abbiamo un'ora di interventi in dichiarazione di voto. Se c'è qualcuno… sì, sì, lo so, anche l'onorevole Miceli è colpevole della confusione in quest'Aula. Se qualcuno vuole continuare la sua discussione, può farlo anche fuori.
FEDERICO FORNARO (LEU). Grazie, signor Presidente. Il nostro gruppo voterà a favore del provvedimento sull'accesso aperto per i prodotti su attività di ricerca finanziati con almeno il 50 per cento di denaro pubblico. Ovviamente la questione non è una questione limitata a questa vicenda e sta dentro una filosofia che ha preso l'avvio con la diffusione massiccia nei primi anni Duemila di Internet e quindi del cosiddetto mondo del web e della Rete. In particolare è stato oggetto nel 2012 e poi nel 2018 di raccomandazioni da parte della Commissione europea. L'obiettivo - credo che in qualche modo si ricolleghi anche alle mozioni che abbiamo votato ieri - è favorire la disseminazione della conoscenza e della ricerca, in qualche modo, quindi, riuscire ad abbattere le barriere fisiche, di tipo tecnologico, ma soprattutto le barriere di tipo culturale e industriale, che spesso hanno finito per non aiutare ciò che, invece, è ritenuto da tutti gli esperti un elemento fondamentale della contemporaneità e anche della scienza; la disseminazione e la possibilità, quindi, di poter essere interpreti di una scienza che si apre, una scienza trasparente. Viviamo - è stato sottolineato anche durante la discussione generale - in un quadro che credo vada ricordato negli anni per ragioni diverse: in parte, per fenomeni di aggregazione industriale; per altri, proprio in conseguenza dello sviluppo del web e quindi, come risposta a una riduzione progressiva degli abbonamenti, oggi ci troviamo di fronte a un vero e proprio monopolio mondiale nel settore delle riviste scientifiche. Oltre il 50 per cento delle riviste scientifiche internazionali sono di proprietà di soli cinque editori: questo è un elemento assolutamente fondamentale di cui tenere conto, a cui occorre dare una risposta, tenuto conto che, pensando ai nostri ricercatori, pensando alla dimensione internazionale della ricerca, tale fatto presenta un elemento fortemente negativo: il 50 per cento di riviste sono anche il 50 per cento di riviste che hanno il maggiore impact factor cioè lo strumento che poi viene utilizzato per le valutazioni delle attività scientifiche dei ricercatori e per il loro progresso nelle carriere universitarie. Quindi è un collo di bottiglia che si è andato a creare e che ha finito quindi per creare in alcune fasi una situazione quasi paradossale: il pubblico, le strutture pubbliche, cioè finanziano le ricerche e poi sono costrette ad acquistare le riviste a prezzi altissimi. Da questo punto di vista, quindi, il tema che ci ha convinto anche a superare alcuni dubbi che ci sono e che poi dirò rispetto al provvedimento va proprio nella direzione che occorre fare uno sforzo straordinario esattamente nei termini che abbiamo ieri descritto in tema di scuola e di disseminazione nella scuola per favorire l'informazione scientifica. Questo è un elemento molto importante: l'open access serve ovviamente sia per la ricerca ma può essere utilizzato anche dai singoli cittadini e aumenta quindi l'informazione scientifica e questo deve servire anche per competere, per sconfiggere posizioni ascientifiche, posizioni, di cui hanno ed abbiamo avuto su diversi temi anche di recente chiare manifestazioni, che tendono in qualche modo a contestare il primato della scienza e di chi se ne occupa professionalmente. Quindi, da questo punto di vista, credo che si vada nella direzione giusta. Condividiamo, in maniera particolare, nel testo che è stato presentato e che oggi è oggetto della nostra valutazione, il ruolo importante del servizio pubblico radiotelevisivo della RAI. Avevamo già avuto modo nella scorsa legislatura, durante la discussione del nuovo contratto di servizio di sostenere la necessità, anche da questo punto di vista, di un rafforzamento del ruolo della RAI…Presidente…
PRESIDENTE. Non volevo interromperla, onorevole Fornaro, perché poi, colleghi, saremo costretti a sospendere la seduta fin quando non abbiamo il silenzio in aula.
FEDERICO FORNARO (LEU). No, spiace perché…
PRESIDENTE. Mi dispiace, mi dispiace, ma il mormorio di tanti diventa una grande confusione e un grande disagio per chi deve intervenire, e anche per chi… Ci può essere qualche caso, qualcuno voglia ascoltare. Prego, onorevole Fornaro.
FEDERICO FORNARO (LEU). Grazie, presidente. No, spiace perché credo che l'Aula possa e debba essere un luogo anche di ascolto, non semplicemente di rappresentazione per l'esterno.
E, da questo punto di vista, quindi riprendendo, il ruolo della RAI, del servizio pubblico è assolutamente fondamentale. Da questo punto di vista, per esempio, noi avevamo proposto durante l'elaborazione del contratto di servizio la creazione di una rete, nella piattaforma digitale, del bouquet digitale di RAI, proprio interamente dedicata alla scienza; adesso ce n'è una più orientata alla scuola, ma si poteva sicuramente potenziare.
La ragione per la quale, alla fine, nutriamo alcuni dubbi, che peraltro condividiamo anche con altri gruppi rispetto ad alcuni elementi di farraginosità del progetto di legge che oggi discutiamo, è quella che oggi c'è, nel Paese, una grande necessità di favorire una ricerca multidisciplinare: questo è un punto importante, a nostro giudizio fondamentale e ne va anche dello sviluppo del Paese. L'accademia, per sua natura – non è una critica strutturale, mi pare un dato oggettivo –, tende ad erigere muri disciplinari: lo fa evidentemente per logiche interne di gestione, lo fa per le carriere universitarie. Per lo sviluppo della nostra società c'è, invece, bisogno di un approccio interdisciplinare, più aperto ed efficace nell'interpretare la complessità. La complessità, la scienza della complessità è il cuore della nostra contemporaneità, e soltanto un approccio multidisciplinare può permetterci di capire e di risolvere in senso positivo i temi e le questioni che la complessità pone, non solo alla scienza ma, per esempio, anche alla stessa politica che amministra il bene pubblico. Da questo punto di vista, quindi, favorire la possibilità di accesso alle ricerche, anche di altri settori disciplinari, è assolutamente una cosa positiva.
Ovviamente c'è un tema che qui va sottolineato: esiste anche – e per fortuna che c'è, in termini anche significativi di fatturato – un'industria editoriale che si occupa di scienza e si occupa di editoria scientifica; e bisognerà trovare evidentemente anche il modo per continuare a sostenere questo tipo di attività, aiutare gli editori, che sono, un po' come gli editori dei quotidiani su carta, dentro una fase di trasformazione derivante dalla rivoluzione digitale che necessita di un occhio di riguardo da parte delle istituzioni, e non certo… qui alludo chiaramente ai tagli all'editoria, alle scelte scellerate che questo Governo su questo tema sta portando avanti, in una logica che è quella più punitiva, come emerge anche dalle parole di Casaleggio, nei giorni scorsi. Ma tornando al tema, quindi, il carattere multidisciplinare è fondamentale, se vogliamo dare, oggi, un respiro non solo alla ricerca, ma farci aiutare come istituzioni e come decisori pubblici ad affrontare i temi di complessità.
C'è un ultimo dubbio che credo vada sottolineato, è quello sulle coperture. Le coperture sono ritrovate sempre all'interno dei fondi del Ministero, ed è un po' una coperta corta, da un lato, si riduce la possibilità di assunzione di personale amministrativo del Ministero, dall'altro, si toglie da un altro fondo. È vero che stiamo parlando di cifre non particolarmente significative, però non è un segnale che crediamo vada nella direzione giusta, perché se c'è una cosa che va annotata è che se alziamo lo sguardo e guardiamo ad un periodo più lungo, il settore dell'istruzione, dell'università e della ricerca è uno di quelli che è stato più penalizzato alla fine nei tagli lineari che hanno caratterizzato, ahinoi, anche l'attività di Governi precedenti.
Concludo quindi con un parere e l'annuncio di un voto favorevole, pur con i dubbi e le riserve; ma alla fine, come dicevo prima, in noi è prevalso il desiderio di dare un segnale: la possibilità di aumentare l'accesso ai lavori della ricerca, sostenere in questo modo i nostri ricercatori e favorire un approccio multidisciplinare, essenziale per poter dare alla scienza la possibilità di superare le barriere, le barriere disciplinari, i muri ed aprirsi verso una società sempre più caratterizzata dalla complessità (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mollicone. Ne ha facoltà.
FEDERICO MOLLICONE (FDI). Grazie, Presidente. La proposta di legge oggi in esame riformerà in maniera sostanziale le disposizioni in materia di accesso aperto all'informazione scientifica, il cosiddetto provvedimento open access. La libera circolazione delle idee e la certezza del diritto d'autore aiutano la ricerca, e di conseguenza lo sviluppo economico. Un Paese deve tutelare i propri autori di pubblicazioni scientifiche per poter crescere, come fanno le economie più sviluppate. Fratelli d'Italia opterà per l'astensione, ragionata e motivata: riteniamo che l'impianto della proposta risponda ad alcune esigenze, ma le norme non siano tagliate su misura per l'Italia e il suo mercato editoriale, in crisi, in particolare per la non coerenza rispetto alle urgenze del mondo della scuola e delle università.
Non possiamo dibattere in Aula di open access e scienza aperta mentre migliaia di operatori della scuola vivono in completa precarietà, per colpa di obbrobri giuridici e sentenze talvolta vergognose. E con questo esprimiamo la nostra solidarietà ai dimenticati diplomati magistrali, che, invece, Fratelli d'Italia ricorderà in ogni contesto.
La valutazione della V Commissione (Bilancio) evidenzia come la disposizione riduca inoltre di 0,2 milioni di euro per il 2020 l'incremento del Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche inserito nella legge di bilancio.
Entriamo nel merito del provvedimento, che intende riformare il tema della scienza aperta, con l'auspicio di rompere il monopolio informativo dei grandi editori, i cosiddetti oligopoli del sapere. Prendo spunto dalle parole di uno dei maggiori attivisti per l'accesso libero alla scienza, il programmatore Aaron Swartz: “L'informazione è potere, ma come per ogni tipo di potere c'è chi vorrebbe tenerla per sé. L'intera eredità scientifica e culturale del mondo, pubblicata nel corso dei secoli in libri e riviste, è sempre più digitalizzata e resa inaccessibile da parte di una manciata di società private”. È un'opportunità molto rilevante, come ha detto anche uno dei fondatori di Wikipedia, Jimmy Wales: immaginate un mondo in cui ogni singola persona abbia accesso a tutta la conoscenza umana, e la stessa Wikipedia è una forma di accesso aperto.
La normativa ora vigente prevede che i soggetti pubblici preposti all'erogazione o alla gestione dei finanziamenti della ricerca scientifica adottino le misure necessarie per la promozione dell'accesso aperto ai risultati della ricerca finanziata per una quota pari o superiore al 50 per cento con fondi pubblici, quando documentati su periodici a carattere scientifico che abbiano almeno due uscite annue. L'accesso aperto si realizza sia tramite la pubblicazione da parte dell'editore al momento della prima pubblicazione, sia tramite la ripubblicazione in archivi elettronici istituzionali o disciplinari, secondo le stesse modalità, entro 18 mesi dalla prima pubblicazione. Questo era il punto per cui avevamo presentato l'emendamento e per cui ci battevamo, perché ci fosse una transizione più adeguata al mercato italiano, ma lo avete bocciato.
La norma in discussione rinnova parte dell'articolo 4 del decreto-legge n. 91 del 2013, estende quanto già previsto nel testo vigente della disposizione con riferimento a periodici a carattere scientifico, prevedendo che la promozione dell'accesso aperto ai risultati della ricerca scientifica finanziata per una quota pari o superiore al 50 per cento avvenga in modo tale che anche le pubblicazioni scientifiche, gli atti dei convegni e i materiali audio e video legati alla ricerca e alla divulgazione scientifica siano accessibili gratuitamente da parte dell'utente.
A queste disposizioni si aggiunge anche la riduzione dei termini decorrenti dalla prima pubblicazione, previsti nel testo vigente per la ripubblicazione del materiale negli archivi elettronici, istituzionali o disciplinari: in particolare, da 18 a 6 mesi per le aree disciplinari tecnico-scientifiche e da 24 a 12 mesi per le aree umanistiche. Uno dei commi dispone che il contratto nazionale di servizio stipulato dal Ministero dello Sviluppo economico con la società concessionaria del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale, ossia la RAI, promuova il potenziamento e la valorizzazione dell'informazione e della divulgazione scientifica su tutte le piattaforme e su tutti i canali; a tal fine il Ministro dello Sviluppo economico, in sede di predisposizione dello schema di contratto di servizio, acquisisce su questo punto il parere del Ministro dell'Istruzione, dell'università e della ricerca.
Durante il dibattito in Commissione ho voluto evidenziare la necessaria cautela nell'affrontare il tema della divulgazione delle informazioni scientifiche, evidenziando i rischi connessi alla possibile propagazione di tesi non verificate e prive di fondamento.
È singolare che la stessa maggioranza e forza politica che sosteneva le scie chimiche oggi si faccia promotrice di un provvedimento di legge sull'accesso aperto alla scienza. In tempi come i nostri, dove perfino la verità scientifica è messa in discussione, esiste un vero pericolo nella diffusione di false informazioni e la mancanza di attenzione verso la centralità della competenza scientifica nella ricerca e nell'istruzione. Riteniamo d'altra parte positivo il tentativo di scardinare il vigente regime di pubblicazioni, che a volte è servito a costruire carriere più che a servire la scienza. Non possiamo dopotutto non tenere conto della peculiarità del mercato editoriale italiano in campo scientifico - come accennato prima -, molto diverso da quello di altri Paesi europei. In sostanza, quello che abbiamo provato a farvi recepire in Commissione è questo: il sistema editoriale, anche quello scientifico, è diverso da quello europeo e da quello internazionale, quindi probabilmente sui tempi si poteva trovare una sintesi e dargli una transizione migliore. Questo era lo spirito del nostro emendamento che abbiamo riproposto in Aula e che voi avete bocciato.
Pensiamo sia importante arrivare ad un'applicazione di questa legge che rispetti anche la transizione del mercato editoriale: non potete obbligare gli editori italiani a dei tempi europei e senza una transizione. Dobbiamo assolutamente batterci per una vera innovazione, che rispetti la tradizione e rispetti ovviamente il lavoro, il comparto e l'indotto, ma non sembra sia stato lo spirito condiviso nel lavoro di Commissione. In Commissione la maggioranza è andata perfino in difficoltà: Fratelli d'Italia e le opposizioni hanno portato al ritiro di un emendamento del relatore che contraddiceva la legge e il principio di libero accesso alle fonti spostando sugli autori e gli editori i contenziosi. L'emendamento in contraddizione indicava che se un autore - pensate, colleghi - avesse pubblicato l'articolo così come pubblicato dall'editore per editing e grafica, quest'ultimo, cioè l'editore, poteva denunciarne la violazione del copyright. Qui avete raggiunto veramente il visibilio: fate una legge che recepisce una normativa europea per l'accesso libero alla scienza e poi, siccome siete stati troppo punitivi con gli editori italiani - e ve ne siete resi conto alla fine -, che fate? Fate un emendamento che ci riporta decenni indietro per cui un ricercatore, un autore che è orgoglioso di aver pubblicato un proprio scritto, una propria ricerca, magari su una rivista autorevole, non ne può usare l'impaginato o la grafica, perché altrimenti l'editore denuncia il ricercatore, andando così a violare completamente il senso e lo spirito della normativa europea e dello stesso provvedimento che voi avete scritto. Questo è un po' il simbolo del modo con cui lavorate: cercate di tenere dentro tutto e il contrario di tutto, e poi il risultato è risibile, come questo.
Grazie a Fratelli d'Italia, che per prima, insieme a Forza Italia e al Partito Democratico, ha sollevato nel contenuto questa contraddizione, giustamente il relatore ha avuto il coraggio - lo riconosco, e lo ringrazio - di ritirare questo emendamento, che li avrebbe esposti al pubblico ludibrio; pubblico ludibrio che purtroppo non è evitabile, perché dimostra la forza, la concentrazione e la lucidità con cui andate a “creare” e scrivere le leggi. Ricapitolando, Fratelli d'Italia si asterrà sul provvedimento, perché ne condivide lo spirito - siamo per l'innovazione, siamo per la scienza aperta, siamo per il controllo della verità scientifica -, ma pensa che le norme qui in discussione non colgano l'opportunità di costruire finalmente un'infrastruttura per un mercato editoriale scientifico di alto profilo. Speriamo presto di liberare il Paese dal grillismo; è la solita storia come in alcune valutazioni a scuola: hanno delle idee, ma molto confuse (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Casciello. Ne ha facoltà.
LUIGI CASCIELLO (FI). Presidente, onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, Viceministro, la proposta di legge oggi in discussione e in approvazione, sul libero accesso all'informazione scientifica prodotta nell'ambito di attività di ricerche finanziate con fondi pubblici, chiaramente ci ha visto molto partecipativi anche nei lavori della Commissione. Alla fine Forza Italia ha deciso di astenersi sul voto finale, per una serie di criticità che riteniamo non siano state superate, pur essendo noi ampiamente - chi più di noi? - a favore della libertà, della divulgazione e soprattutto della certezza e dell'autorevolezza della ricerca scientifica.
Il provvedimento, però, pur limitandosi a prevedere l'accesso libero ai dati e ai progetti relativi a ricerche finanziate appunto con fondi pubblici, si ispira al principio di accesso libero a tutte le informazioni, quindi in ogni caso, con una mancata disciplina di restrizioni legate alla proprietà individuale. Il provvedimento è stato sicuramente accolto con favore da gran parte del mondo della ricerca scientifica e anche accademica, ma con alcuni distinguo che riteniamo non siano stati superati anche dal testo finale, perché andrebbe attentamente valutata la questione dei finanziamenti e delle risorse necessarie a sostenere l'accesso aperto. A carico di quali enti o di quali soggetti dovranno ricadere gli oneri di un open access da realizzare mediante gold road, cioè pubblicazione immediata? E poi, tra l'altro, rimane il problema del funzionamento del sistema a livello internazionale, che è motivo di denuncia da parte dei ricercatori italiani, che sostengono che, mentre in Italia si fa ricerca, cioè l'open access, all'estero si fa innovazione. Sarebbe stato utile che l'approccio fosse stato più coordinato a livello internazionale. Anche per questo avevamo chiesto e ci saremmo aspettati - l'abbiamo fatto con alcuni emendamenti che non sono stati accolti dalla Commissione, dalla maggioranza e dal Governo - di rivedere i tempi di attuazione della legge. Era indispensabile lasciare che il mondo editoriale della ricerca scientifica ma anche i ricercatori avessero un tempo di attuazione maggiore, per creare le condizioni di una piena uniformità anche alle indicazioni europee, che è esattamente il contrario di quanto ho ascoltato prima dal collega dei Cinquestelle.
E ancora, quali sono - entro nel merito - le criticità più forti che abbiamo tentato di correggere? Ad esempio, il criterio della scientificità del numero di uscite di un periodico quale requisito minimo di affidabilità della stessa ricerca e del periodico stesso. Si presuppone infatti che un periodico che presenta alcune caratteristiche presti maggiore attenzione anche alle ricerche da pubblicare. E poi ci ha sorpreso il non accoglimento di un'altra proposta che avevamo avanzato in forma emendativa, cioè l'inserimento dei requisiti di esplicitazione, di maggiore definizione delle opere scientifiche per le quali si vuole esercitare l'accesso aperto. Nello specifico, la possibilità di accesso aperto deve essere comunque esplicitata così come la possibilità di riutilizzo dei dati contenuti in tale opere, anche ai fini dello sviluppo di ulteriori ricerche incidenti sullo stesso ambito. Il problema reale è che, quando pure siamo a favore di una divulgazione aperta, così come gran parte dei ricercatori italiani, gli stessi ricercatori italiani però hanno sollevato e sollevano alcune perplessità, perché, anche quando sono favorevoli alla pratica dell'accesso aperto, hanno più volte sollecitato di prevedere una fase di transizione - come dicevo prima - per l'applicazione di modifiche della normativa al fine di permettere al settore italiano, che è diverso dal resto del settore internazionale, di risolvere alcune specificità e di adeguarsi; tempi diversi che, tra l'altro, si prevedono per la ripubblicazione dei dati, dei risultati e delle ricerche.
Ma non siamo assolutamente contrari, anche perché siamo tra l'altro riusciti a scongiurare la problematica, surreale e bizzarra emersa nell'ultima seduta della Commissione, circa il rischio dei ricercatori, che venisse aperto un contenzioso infinito tra ricercatori ed editori nel caso in cui un ricercatore dovesse, anche per un semplice errore o la semplice necessità di informare magari un collega, trasmettere il PDF di quanto pubblicato attraverso via mail, correndo il rischio di essere citato in danno dall'editore stesso.
Fortunatamente questo emendamento della maggioranza è stato ritirato e anche io ringrazio il relatore di maggioranza per questa sensibilità; sensibilità che, devo dire, ha risolto un problema a voi da un punto di vista anche di impatto mediatico, perché avreste poi dovuto spiegare come, con un emendamento finale, avreste in ogni caso corso il rischio, o meglio, sostanzialmente, di vanificare la stessa legge di accesso aperto alla divulgazione scientifica. Ma, ancora, siamo soddisfatti solamente di un punto, che abbiamo scongiurato con un emendamento, accolto nella formulazione finale della proposta di legge, della collega Saccani Jotti.
Qual era il rischio? Si prevedeva una disposizione per accompagnare le politiche di accesso aperto all'informazione scientifica con un intervento in materia di divulgazione a favore della collettività attraverso la RAI. La formulazione iniziale proponeva di affidare ad una commissione, da istituire presso il Ministero dello Sviluppo economico, il compito di selezionare le migliori forme di diffusione. Capirete da soli, anche chi non ha seguito i lavori necessariamente in Commissione, che un'eventualità del genere avrebbe dato un colpo fortissimo alla divulgazione aperta, perché, da una parte, si fa un provvedimento per la libertà di accesso alla divulgazione scientifica, dall'altra parte, si voleva costituire una commissione di controllo perché venissero scelte le notizie da diffondere attraverso la RAI.
Un tentativo di controllo che abbiamo scongiurato con l'intervento della collega Jotti, perché riteniamo che, piuttosto che introdurre nuovi organismi con compiti assai delicati, come, appunto, la scelta delle notizie di ricerca scientifica da divulgare, abbiamo ritenuto di favorire l'interazione tra mondo della ricerca e società, puntare su una responsabilizzazione e valorizzazione del sistema della ricerca pubblica italiana, in linea con le politiche dell'Unione europea e nazionali sul rapporto tra scienza e società.
In particolare, noi riteniamo di dover valorizzare davvero i nostri ricercatori. E come si fa? Non certo con una commissione che non si sa come sarebbe stata costituita, ma valorizzando su tutto il territorio gli oltre 20 enti nazionali di ricerca, tra cui il CNR, l'Istituto di fisica nucleare, l'Istituto di geofisica e vulcanologia, l'Agenzia nazionale per l'energia e lo sviluppo sostenibile, cioè l'Enea. Abbiamo ritenuto che si debba puntare sul potenziamento specifico degli spazi dedicati alla divulgazione scientifica nella programmazione del servizio pubblico, e, da questo punto di vista, ci dispiace molto che la maggioranza non abbia ritenuto di accogliere una proposta avanzata con un emendamento del collega D'Ettore per l'individuazione di fondi per i giovani ricercatori. Si parla sempre di merito, si parla sempre di premiare il merito e le eccellenze, ma, quando poi si arriva al punto fondamentale, evidentemente i fondi non li trovate mai perché vi servono per altro, come il reddito di cittadinanza, magari, ma non per creare vere opportunità di lavoro per le eccellenze, come, ad esempio, sarebbe stato possibile e auspicabile con l'individuazione di un fondo che aiutasse e favorisse la ricerca scientifica dei giovani ricercatori. Presidente, mi avvio alla conclusione…
PRESIDENTE. Un po' di più dell'avvio, nel senso che ha proprio finito il tempo.
LUIGI CASCIELLO (FI). …ribadendo l'astensione di Forza Italia e dicendo che la libertà va tutelata sempre e comunque. Noi la tuteliamo da sempre e comunque, e non potevamo essere contrari ad una direttiva essenzialmente europea. Abbiamo, però, dovuto riscontrare che anche in questa occasione il provvedimento è stato scritto male (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).
PRESIDENTE. Colgo l'occasione per salutare gli studenti e gli insegnanti dell'Istituto comprensivo statale “Don Diana” di Casal di Principe, in provincia di Caserta (Applausi). Grazie, ragazzi, di essere venuti ad assistere ai nostri lavori oggi, benvenuti. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Piccoli Nardelli. Ne ha facoltà.
FLAVIA PICCOLI NARDELLI (PD). Presidente, Governo, colleghi, noi affrontiamo una tematica, quella dell'open access, che da più di vent'anni accompagna la riflessione nella società della conoscenza e nei suoi contenuti e nei modi in cui viene prodotta e utilizzata, come viene distribuita, quindi nei processi sociali e di gestione della conoscenza stessa, come abbiamo detto ieri. Quindi, non un tema tecnico, che sia fuori da quelli che sono gli interessi di quest'Aula, che sia fuori dagli interessi di tutti quelli che sono i cittadini che seguono e si occupano di queste cose. Due sono le posizioni che nel corso degli anni si sono contrapposte: quella che vede nella conoscenza soprattutto la scoperta di uno studioso, di uno scienziato, che oggi diventa e viene riconosciuta come una delle principali forme di ricchezza, gestite secondo logiche di tipo industriale, regolate da leggi sulla libera concorrenza, sui brevetti, sulla proprietà intellettuale. Dall'altra parte, la scuola di pensiero che considera, invece, la conoscenza come il risultato di uno sforzo condiviso e collettivo, teso a favorire la libera circolazione della conoscenza anche sul terreno delle pubblicazioni scientifiche, perché pensa che l'accesso aperto ai dati della ricerca scientifica migliori la qualità dei dati, riduca le necessità di duplicazioni delle attività di ricerca, acceleri il progresso scientifico e contribuisca alla lotta contro le frodi scientifiche. Le due concezioni si sono contrapposte e intrecciate in questi anni, ne abbiamo parlato ieri in discussione sulle linee generali a lungo, perché la prima ha visto la progressiva estensione, dicevamo, dei termini legali della durata del copyright, che oggi arriva fino a settant'anni dalla morte dell'autore; ha visto la diffusione di strumenti di misurazione dei risultati accademici basati su indici bibliometrici proprietari come l'impact factor; ha favorito concentrazioni editoriali sempre più massicce e ha dovuto, infine, constatare, ahimè, l'aumento rapidissimo dei prezzi degli abbonamenti delle riviste scientifiche, cresciuti in maniera molto superiore all'inflazione.
L'altra concezione della conoscenza ha investito, invece, direttamente l'open access, l'accesso aperto alla letteratura scientifica, con l'obiettivo di rendere le pubblicazioni scientifiche consultabili da chiunque in formato digitale a costi nulli o fortemente ridotti e con modalità di gestione dei diritti di proprietà intellettuale che le rendano liberamente riproducibili. Noi, come abbiamo detto ieri, sosteniamo e ribadiamo che il testo è molto complesso, perché prevede interventi, come dicevamo, che riguardano autori, editori, scienziati, studiosi, lettori, pubblico di non specialisti, bibliotecari, committenti e finanziatori, e questo impone, a nostro avviso, particolari cautele. Ricordiamo anche che il tema ha ormai una lunga storia alle spalle in sede europea e in sede italiana, e che nell'ultimo decennio l'Unione europea ha impresso un'accelerazione molto netta alla promozione dell'accesso aperto, intervenendo due volte, con una prima tappa nella raccomandazione della Commissione la n. 417 del 2012, che è stata recepita nel nostro ordinamento, e una seconda tappa nella raccomandazione della Commissione europea, la n. 790 del 2018, quindi molto recente, che interviene sullo stesso tema, ribadendo i principi, più o meno, che informavano la precedente.
Come si è detto, le raccomandazioni intervengono chiedendo di assicurare quanto possibile un accesso aperto alle pubblicazioni, preferibilmente subito e comunque non più di sei mesi dopo la loro data di pubblicazione; periodo esteso a dodici mesi nel caso di pubblicazioni nell'area delle scienze umane e sociali. Spingono ulteriormente, naturalmente con i mezzi che possiedono, subordinando il finanziamento dei progetti europei di ricerca al deposito degli articoli su archivi aperti e fanno propria la legislazione sul diritto d'autore, prevedendo addirittura il rimborso delle spese sostenute per la pubblicazione dei contributi in riviste open access. Intervengono, però, anche sulle modalità attraverso cui realizzare l'accesso aperto ai risultati della ricerca, naturalmente limitandola a quelli finanziati per una quota pari o superiore al 50 per cento dei fondi pubblici.
Sottolineo soltanto la difficoltà che qualche volta c'è di chiarire quant'è il 50 per cento dei fondi pubblici e definire meglio quello che è l'intervento finanziario di supporto. Comunque, intervengono ribadendo che l'accesso aperto interviene attraverso due vie, è reso possibile attraverso due vie. Quindi, come e in che modo? Al momento della prima pubblicazione dei risultati della ricerca attraverso la pubblicazione da parte dell'editore, in modo tale che l'articolo risulti accessibile a titolo gratuito, la cosiddetta “gold road” o via d'oro, oppure tramite la ripubblicazione, da parte dell'autore e senza fini di lucro, in archivi elettronici istituzionali o disciplinari entro i tempi indicati.
Noi nel 2013 abbiamo recepito le indicazioni della Commissione europea con alcune cautele introdotte dalle Camere nel corso del processo di conversione in legge del decreto, prevedendo tempi più lunghi per l'obbligo di pubblicazione e limitandolo ad articoli pubblicati su periodici a carattere scientifico con almeno due uscite all'anno. Le cautele nascevano, come si diceva, dalle resistenze non solo dell'editoria specializzata, che guardava con grande diffidenza all'accesso aperto, ma soprattutto da una porzione consistente del mondo scientifico che continuava a preferire il sistema tradizionale di pubblicazione considerandolo maggiormente garante dell'autorevolezza delle riviste scientifiche che selezionano gli articoli da pubblicare. Gli autori spesso scelgono editori che pubblicano in modalità classica per veder garantito maggiore controllo sull'editing, pur potendo oggi conciliare tale modalità con le pubblicazioni ad accesso aperto. Infatti, sappiamo che sempre più editori propongono politiche contrattuali che consentono il deposito degli articoli su piattaforma ad accesso aperto e sempre più spesso anche le riviste tradizionali optano per un sistema ibrido, offrendo la cosiddetta “opzione aperta”. Noi sappiamo che il numero di articoli pubblicati oggi si aggira intorno ai due milioni all'anno e resta difficile credere che ogni anno vengano fatte due milioni di scoperte che portano ad altrettanti tangibili avanzamenti nel mondo scientifico. È impossibile leggere tutto - e noi lo sappiamo - anche in un settore fortemente ristretto, cioè quello più specifico di ogni autore. Sempre più spesso, quindi, la questione porta con sé il problema di una selezione qualitativa. Il concetto dell'accessibilità, che è un concetto nobile, così qualche volta diventa un mercato e le incertezze e le ambiguità scaturite dalla situazione spingono molti scienziati oggi a chiedere il ritorno alle pratiche e ai rigori di un tempo.
Quello che noi vogliamo naturalmente dire, Presidente, è che condividiamo le finalità in linea di massima della proposta di legge a prima firma Gallo. Le condividiamo perché la normativa vigente è il frutto del lavoro del Governo a maggioranza del Partito Democratico della scorsa legislatura e perché risponde a norme europee che condividiamo. È per questi motivi che in Commissione cultura abbiamo contribuito, con i nostri emendamenti, alla definizione di questo testo di legge. Ricordo soltanto, di passaggio, ciò che è già stato illustrato dal collega Casciello e che noi abbiamo presentato di comune accordo con l'onorevole Saccani, che tendeva a correggere quella che ci sembrava una norma molto scivolosa e molto pericolosa, laddove si voleva l'istituzione di una Commissione per la divulgazione dell'informazione scientifica per selezionare le migliori forme di diffusione della più recente informazione culturale e scientifica a favore della collettività, così come diceva il testo presentato, da trasmettere attraverso il canale radiotelevisivo pubblico. Il testo era evidentemente discutibile per le ambiguità di interpretazione che consentiva e le nostre proposte hanno voluto salvare gli obiettivi previsti, evitando i rischi di un indebito controllo sull'informazione scientifica, ovviamente.
Il testo finale del provvedimento propone di coprire i costi della realizzazione della manutenzione di un'infrastrutturazione nazionale prevista sia pure con fondi che avremmo preferito, francamente, aggiuntivi piuttosto che tratti dal bilancio del MIUR. Ma questo provvedimento stabilisce - e questo dobbiamo ricordarcelo - vincoli senza allocare risorse sufficienti. Questo dobbiamo ricordarcelo perché dobbiamo anche ricordare che in Europa sono in corso azioni coordinate tra gli organismi di ricerca, le istituzioni eccetera anche con gli editori per trovare soluzioni.
Noi quindi, dicevamo, condividiamo, Presidente, l'obiettivo dell'intervento legislativo ma segnaliamo che lo strumento appare inadeguato in questi termini a guidare una transizione che tenga conto delle dinamiche di mercato e soprattutto dei criteri della valutazione di ricerca che condizionano i ricercatori. A nostro avviso occorreva avere più coraggio per allargare gli orizzonti del provvedimento, anche in relazione, appunto, a quanto si sta discutendo oggi all'interno dell'Unione europea. Siamo convinti che sarà necessario un attento monitoraggio nella fase di applicazione delle nuove disposizioni per evitare effetti indesiderati. Quindi, il provvedimento rimane, a nostro avviso, un'occasione mancata e sono questi i motivi per cui, pur apprezzandone le motivazioni, il Partito Democratico si asterrà non riconoscendosi nel testo presentato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Belotti. Ne ha facoltà.
DANIELE BELOTTI (LEGA). Grazie, Presidente. Come è stato ampiamente spiegato negli interventi degli altri colleghi che mi hanno preceduto, l'obiettivo di questa proposta di legge è quello di modificare la disciplina inerente il libero accesso alle informazioni scientifiche prodotte nell'ambito di attività di ricerca e finanziate con fondi pubblici.
Abbiamo sentito negli interventi critici - soprattutto di Casciello ma anche adesso l'onorevole Piccoli Nardelli e prima Mollicone - delle legittime obiezioni. Però, il voto finale di astensione da parte delle opposizioni dimostra che la condivisione sulle finalità di questa legge è ampia e praticamente unanime. Difatti è una legge che porta l'Italia ad allinearsi a molti altri Paesi nel mondo dove la ricerca scientifica vede investimenti ingentissimi, Stati Uniti in primis, e a rispettare la raccomandazione n. 147 del 2012, che è già stata citata prima dall'onorevole Piccoli Nardelli, della Commissione europea, che ha stabilito che le politiche di open access sono volte ad assicurare l'accesso gratuito ai dati di ricerche e alle pubblicazioni scientifiche, raccomandando, al tempo stesso, agli Stati membri di provvedere affinché l'accesso aperto alle pubblicazioni prodotte nell'ambito di attività di ricerca e finanziate con fondi pubblici avvenga quanto prima possibile e, comunque, non più di sei mesi dopo la data di pubblicazione per ricerche a carattere scientifico e di dodici mesi nel caso delle pubblicazioni nell'area delle scienze sociali e umane. Questo sarà un vantaggio per il mondo della ricerca e per gli atenei meno facoltosi che hanno meno possibilità di spesa e per i cittadini che potranno accedere direttamente alle informazioni scientifiche.
Parlando in modo poco scientifico ma molto pratico e diretto, riteniamo questa legge opportuna e in linea con lo sviluppo e la diffusione delle informazioni al giorno d'oggi. Inoltre, consideriamo questo provvedimento legislativo doveroso dal punto di vista del rispetto della trasparenza dei finanziamenti pubblici, che vanno utilizzati per finalità appunto pubbliche e non privatistiche e speculative. Il programma Horizon 2020, infatti, vincola la pubblicazione in open access di tutta la ricerca scientifica prodotta in Europa con fondi propri.
Dicevo prima delle legislazioni di Paesi importanti in materia di ricerca scientifica. In Germania, ad esempio, l'autore di una pubblicazione su un'attività di ricerca finanziata dal pubblico deve rendere pubblicamente accessibile online il proprio contributo scientifico dodici mesi dopo la prima pubblicazione; negli Stati Uniti tutti i soggetti finanziati dal National Institute of Health devono obbligatoriamente ripubblicare sull'archivio biomedico PubMed Central, che ha libero accesso, le proprie ricerche non oltre 12 mesi dalla pubblicazione ufficiale; anche in Spagna vi è l'obbligo di rendere accessibili le ricerche finanziate con fondi pubblici e, a differenza degli Stati Uniti, non ci si limita solo al settore biomedico ma a tutte le aree scientifiche.
Preso atto di questi importanti modelli legislativi, in Commissione è stato previsto l'ampliamento del ventaglio dei prodotti scientifici: non più solo articoli e pubblicazioni ma anche materiale audio e video, atti di convegni, monografie e relazioni.
La maggioranza ha poi presentato un emendamento riguardante l'acquisto delle riviste scientifiche, che oggi costano moltissimo, poiché trattasi di un mercato oligopolistico in mano a poche case editrici. Abbattendo i costi gravosi di pubblicazione e acquisto delle riviste scientifiche, si permette a tutti i cittadini di arrivare gratuitamente alle fonti di conoscenza.
Si prevede, quindi, l'istituzione da parte del Ministro dello Sviluppo economico di una Commissione per la divulgazione dell'informazione scientifica per individuare le migliori forme di diffusione dell'informazione culturale e scientifica attraverso i canali del servizio pubblico.
Si stabilisce, inoltre, che le trasmissioni relative alle informazioni culturali-scientifiche devono essere previste all'interno del servizio stipulato con la RAI.
L'obiettivo non è entrare nella gestione e valutazione dei contenuti della ricerca - come era stato paventato da parte di qualcuno - che rimane sempre in mano alla comunità scientifica, ma significa creare più spazi per la comunicazione e la divulgazione scientifica.
Alcune critiche al sistema dell'open access sostengono che le riviste scientifiche ad accesso aperto non garantiscono in alcun modo la qualità, perdendo quindi di credibilità e autorevolezza. Ma siamo sicuri che la serietà di una rivista scientifica dipende solo dal costo ingentissimo dell'abbonamento? Non è che, invece, dipende dal valore degli autori e dei ricercatori e non dal modello di business o dal modello di accesso ai contenuti?
È probabile che, in futuro, ci saranno riviste di accesso aperto con articoli falsi e risultati inventati, ma allo stesso modo troveremo riviste tradizionali che pubblicano articoli falsi con risultati inventati.
Il problema sta nell'onestà dei ricercatori e non nella pubblicazione ad accesso aperto. Troveremo riviste ad accesso aperto che pubblicano articoli molto citati, perché davvero eccellenti e significativi, oppure perché sono delle ottime review o articoli che non saranno mai citati, esattamente come nelle riviste tradizionali.
Certo, come abbiamo sentito qua oggi, le critiche ci sono state e ne arriveranno altre, perché quando vai a toccare dei forti interessi ovviamente vieni preso di mira. Noi, però, dobbiamo farci una semplice domanda: lo Stato deve finanziare la ricerca per aumentare le conoscenze scientifiche o per far riempire le tasche a qualche multinazionale? Di solito, o almeno finora, le ricerche scientifiche vengono pubblicate da riviste specializzate, ma sono immediatamente visibili solo agli abbonati. Si tratta, per lo più, di università ed enti di ricerca che si sobbarcano costi notevoli per gli abbonamenti per garantire l'accesso a studenti, docenti e ricercatori; circa il 40 per cento delle riviste funziona così. Il problema è: sapete di quanto stiamo parlando? Non certo dei 300 euro dell'abbonamento per un quotidiano o un settimanale; qui stiamo parlando di abbonamenti alle principali riviste scientifiche, e un'università deve pagare mediamente circa 2 milioni di euro l'anno: è un mercato enorme, miliardario, si parla anche di 15 miliardi di dollari l'anno in mano a pochi, grandi gruppi editoriali e multinazionali, come è stato citato prima, che fanno il bello e il cattivo tempo, che hanno il potere di fissare prezzi ritenuti eccessivi.
Inoltre, dato che gran parte delle ricerche sono realizzate con fondi pubblici, è paradossale che la cittadinanza paghi una seconda volta per leggere ricerche che ha già finanziato.
In pratica, la maggior parte dei cittadini, che possono essere industriali, amministratori pubblici, medici di base e pazienti paga in qualità di contribuente, ma non ha il diritto di accedere ai risultati della ricerca che lui stesso ha contribuito a realizzare.
In Olanda, Francia, Svezia e Germania - per citare qualche nazione - rettori delle Università, amministratori di istituzioni hanno ingaggiato una lotta davvero dura contro le pretese degli editori e le comunità scientifiche sono talmente consapevoli delle problematiche che appoggiano incondizionatamente coloro che sono stati delegati a contrattare.
Nel corso degli ultimi decenni la comunità scientifica si è trovata di fronte ad aumenti sproporzionati di costo per l'accesso all'informazione scientifica. Le cause di questa crisi sono molteplici, ma un fattore essenziale è il quasi monopolio detenuto da pochi, grandi editori commerciali, un aspetto che ci teniamo a sottolineare nuovamente.
I ricercatori che lavorano all'interno dei loro istituti spesso non si sono direttamente confrontati con questi problemi, ma la visibilità e l'impatto scientifico del loro lavoro soffrono a causa dei prezzi di accesso altissimi che gli editori tradizionali continuano ad applicare.
Questo è il motivo principale per cui è necessario allargare l'accesso all'informazione scientifica.
I risultati della ricerca accademica finanziati con soldi pubblici, poiché considerati un bene comune - sto concludendo, Presidente -, dovrebbero essere pubblicamente, immediatamente e gratuitamente accessibili, così da poter essere riutilizzati da terzi senza restrizioni. Numerosi studi hanno dimostrato che l'open access aumenta la visibilità della ricerca all'interno della comunità accademica, nei media, presso il pubblico, promuovendo il trasferimento delle conoscenze, razionalizzando le risorse finanziarie a disposizione e accelerando il progresso scientifico.
Sempre più frequentemente l'open access viene visto come uno standard per la ricerca di alto livello e come un'opportunità per creare sinergie e ottenere finanziamenti soprattutto in Paesi più sviluppati che puntano su un alto grado di preparazione scientifica per creare posti di lavoro. Per questi motivi la Lega voterà a favore di questo progetto di legge (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gallo. Ne ha facoltà.
LUIGI GALLO (M5S). A chi appartiene la conoscenza scientifica? Ai ricercatori che la producono o ai cittadini che la finanziano con le imposte? A nessuno dei due: di fatto, la conoscenza scientifica è di proprietà degli editori. A volte, non posso leggere un articolo interessante perché è stato pubblicato su una rivista a cui la mia università non è abbonata e per i ricercatori dei Paesi meno ricchi è anche peggio. Per non parlare di tutte le altre persone a cui potrebbero interessare questi studi, ma non possono accedervi: insegnanti, fondatori di start up…
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Gallo, c'è ancora molto entusiasmo intorno all'intervento dell'onorevole Belotti…
LUIGI GALLO (M5S). Grazie, Presidente. Erano le parole di Marc Robinson-Rechavi, ricercatore di bioinformatica dell'Università di Losanna. E queste parole ci dicono che, in sostanza, la società della conoscenza, che noi crediamo di voler realizzare, in realtà non si sta realizzando così facilmente. Non si sta realizzando e questo mina la nostra libertà di cittadini, anche la nostra stessa democrazia, perché la democrazia prevede che io scelgo perché conosco e, quindi, se io non riesco ad avere informazioni, accesso alla conoscenza, non riesco poi a decidere in maniera certa e intelligente.
Allora, è necessario quindi intervenire sull'accesso alle riviste scientifiche e alle ricerche scientifiche. E che cosa fa questa legge? Questa legge, in sostanza, costruisce il motore della conoscenza, il motore che è costituito da un sistema interoperabile che è la piattaforma che partirà grazie a questa legge, grazie al finanziamento di un milione di euro per costituire l'interoperabilità tra tutti i sistemi già esistenti, perché le nostre università, gli enti di ricerca hanno già delle piattaforme aperte, ma hanno bisogno di un motore, un motore di ricerca che permetta, attraverso una semplice parola, di arrivare alla ricerca scientifica che ci interessa, all'argomento che ci interessa: dare la libertà al cittadino di accedere direttamente alla fonte.
Oggi, questo non è possibile senza questa legge e succede che la conoscenza è filtrata da altri motori di ricerca. Ne conosciamo uno benissimo, abbiamo Google che ci fa da filtro della conoscenza e i precedenti Governi hanno affidato, ad esempio, allo stesso Google la digitalizzazione del nostro patrimonio culturale e artistico, quindi dando la proprietà del nostro patrimonio culturale direttamente a una multinazionale straniera e dando la gestione di quel patrimonio, anche se digitale, direttamente a una società privata.
Quello che facciamo adesso, mentre Bill Gates compra il Codice da Vinci, perché capisce che in sostanza il controllo della conoscenza è il prossimo passo per mettere in ginocchio i cittadini e controllarli, qui, per fortuna, in Parlamento, è che c'è una maggioranza che decide di rendere quella conoscenza una conoscenza ad accesso aperto e non di proprietà di Bill Gates o di Google, ma di proprietà dei cittadini e dello Stato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Ci sono alcuni miti che vanno sfatati e questa è l'occasione giusta per farlo, per sfatare pregiudizi, mistificazioni, capovolgimenti della realtà; lo facciamo con questo atto concreto, con una legge scritta nero su bianco. Abbiamo sentito altre volte, in Aula, disegnare il MoVimento 5 Stelle come la forza politica delle fake news, oppure il MoVimento 5 Stelle come gli scappati di casa, quelli che non sanno e non hanno elementi di conoscenza; io, invece, sono fiero del MoVimento 5 Stelle in cui sono, pieno di professionisti, presidenti di ordini come quello degli avvocati o quello degli ingegneri, dirigenti scolastici, direttori d'orchestra, medici, e così via, e queste sono le persone che stanno investendo nella cultura, nell'istruzione e nella ricerca (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Perché, lo diciamo subito, forse qualcuno non se n'è accorto, ma nella legge di bilancio abbiamo portato il Fondo di finanziamento degli enti di ricerca a un miliardo 803 milioni nel 2019, nel 2018 era di un miliardo 697 milioni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Con il primo atto della Commissione cultura abbiamo deciso di vincolare 68 milioni, di un decreto di ripartizione dei fondi di finanziamento della ricerca, per la stabilizzazione dei precari; potevamo fare come gli altri Governi; io c'ero nella precedente legislatura, al primo anno del Governo del Partito Democratico è arrivato il bilancio di Monti e il Partito Democratico ha approvato così com'era il bilancio di Monti. Noi abbiamo fatto, dal primo giorno, un atto importante, dicendo: 68 milioni vanno per stabilizzare i ricercatori. Ed oggi ciò sta avvenendo, il CNR ha stabilizzato già mille ricercatori e questa settimana, con i fondi aggiuntivi messi sempre in legge di bilancio, sono stati assunti 1.511 ricercatori nelle università che erano a tempo determinato, di tipo B (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Sempre grazie al lavoro parlamentare, quello che non si vede, quello di tutti i giorni, in questo Parlamento, nella legge di bilancio, sono stati aumentati di 30 milioni i finanziamenti al Consiglio nazionale della ricerca, CNR, e di 10 milioni per i prossimi anni. Tutto questo in un Paese, come quello che ci è stato consegnato, che investe nella ricerca l'1,3 per cento del PIL, mentre in Germania si investe il 3 per cento del PIL, in Francia il 2,2, in Giappone il 3 e negli Stati Uniti il 2,8. Noi siamo la maggioranza che sta invertendo la tendenza degli investimenti nella ricerca (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Tuttavia, noi stiamo dando anche un nuovo diritto ai cittadini, stiamo applicando la Costituzione che all'articolo 9 dice: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”. Nessuna legge migliore di questa può produrre la divulgazione scientifica, a cui è dedicato un articolo specifico all'interno della legge. E stiamo dando un nuovo diritto, perché stiamo dando ai ricercatori la possibilità di ritornare proprietari della loro ricerca; loro hanno realizzato una ricerca scientifica, dopo sei mesi o dopo dodici mesi ritornano proprietari della ricerca e la possono pubblicare su una piattaforma ad accesso aperto. A questo punto, diamo un diritto, finalmente, di conoscenza anche ai cittadini, perché possono accedere a queste informazioni sulle piattaforme aperte (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Per la prima volta, l'Italia non è ultima e applica uno degli obiettivi Horizon 2020; per la prima volta, prima di noi hanno fatto solo la Germania, il Belgio e l'Olanda e, adesso, finalmente, l'Italia applica una legge per l'accesso aperto prima di tutti gli altri. E mi dispiace per chi, sull'innovazione, ha delle posizioni a fasi alterne; un giorno approva una cosa sull'innovazione perché dice che è il futuro e il giorno dopo dice che non è più il futuro. Il motivo probabilmente è che quando le lobby vogliono quella innovazione, allora, si approva in fretta e furia, quando, invece, le lobby si oppongono, si decide che quella è un'innovazione non positiva (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Il premio Nobel Dario Fo dice che fermare la diffusione del sapere è uno strumento di controllo per il potere, perché conoscere è saper leggere, interpretare, verificare di persona. È questo quello che stiamo facendo e io sono contento che in queste ultime due settimane il Parlamento abbia portato tre proposte di legge nate dal Parlamento: lo scambio politico-mafioso, il registro dei tumori e questa sull'accesso aperto, segno che all'interno del Parlamento si sta sviluppando e si sta proponendo per il Paese quell'intelligenza collettiva richiesta dalle nostre funzioni e dal comportamento di tutti i parlamentari (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Salutiamo la scuola secondaria “Balzico” di Cava de' Tirreni, in provincia di Salerno, che è qui con noi, salutiamo i ragazzi e i loro insegnanti; così come gli studenti e gli insegnanti dell'istituto comprensivo “Mazzini-Capograssi” di Sulmona, in provincia di L'Aquila, che sono qui anche loro, oggi, con noi. Grazie, ragazzi, grazie, ai vostri insegnanti (Applausi).
PAOLO LATTANZIO, Relatore. Chiedo di parlare.
PAOLO LATTANZIO, Relatore. Presidente, io voglio ringraziare innanzitutto gli uffici della VII Commissione, ma anche gli uffici di tutte le altre Commissioni che hanno espresso pareri al riguardo. Non è un ringraziamento fatto in maniera formale, ma avevamo a cuore l'espressione di questo ringraziamento per la collaborazione continua e tempestiva su tutti i provvedimenti. Ringrazio anche tutti i gruppi politici che hanno partecipato attivamente alle attività di costruzione di questo provvedimento in maniera sana e costruttiva, nessuno escluso. Ringrazio il Governo e i Ministeri con i quali abbiamo dialogato costantemente e in maniera proficua e credo che sia sentire comune di tutte le forze coinvolte la soddisfazione di aver posto il tema dell'accesso per i cittadini e per le cittadine al centro del dibattito politico (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Lattanzio, anche per il suo lavoro.
(Coordinamento formale - A.C. 395-A)
(Votazione finale ed approvazione – A.C. 395-A)
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di legge n. 395-A: Modifiche all'articolo 4 del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 ottobre 2013, n. 112, nonché introduzione dell'articolo 42-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di accesso aperto all'informazione scientifica.
La Camera approva (Vedi votazione n. 10) (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Sospendiamo, quindi, la seduta, che riprenderà alle ore 15 con il question time.
Ricordo che alle ore 16 avrà luogo l'esame delle dimissioni del deputato Crosetto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Attendiamo solo un po' di silenzio in Aula per consentire… colleghi, c'è l'onorevole Rizzetto che sta intervenendo. Onorevole Rizzetto, prego.
WALTER RIZZETTO (FDI). Grazie, Presidente. Io ho atteso questo momento per non incidere ed influire su quelle che, evidentemente, sono state delle buone votazioni sino ad ora. Però, Presidente, per informarla e, per suo tramite, avvisare il Presidente Roberto Fico di quanto è accaduto questa mattina presso le Commissioni riunite in Sala del Mappamondo, con riferimento alla discussione del cosiddetto “decretone quota 100 e reddito di cittadinanza”.
Le spiego rapidamente, Presidente. Lei sa che vi sono - sono preventive rispetto alla seduta d'Aula - le questioni di ammissibilità o di inammissibilità delle proposte emendative. Ebbene, noi, su una proposta emendativa a prima firma del collega Lollobrigida, avevamo, in un primo momento, avuto un parere di inammissibilità. In un secondo momento - e ho prova cartacea di quanto sto per dirle - c'è stata l'ammissibilità della stessa proposta emendativa, nella giornata di ieri.
Questa mattina nel fascicolo questa proposta emendativa non risultava, però a noi non è stato detto nulla. Ci è stato consegnato, durante lo svolgimento della Commissione, un allegato cartaceo e fotocopiato con scritto “da aggiungere a pagina 142 del fascicolo”, quindi abbiamo detto: questo emendamento è di fatto ammissibile. Questa stessa fotocopia ci è stata tolta qualche minuto dopo per rendere di nuovo inammissibile la stessa proposta emendativa.
Presidente, io penso che questo modus operandi in seno alla Commissione, al netto degli errori degli uffici, che ci possono stare, ci mancherebbe altro, ma è una proposta che riguarda le pensioni dei sindacalisti ed era la stessa proposta che ha presentato il MoVimento 5 Stelle al Senato: prima inammissibile, dopodiché su cartaceo ammissibile, quindi abbiamo vinto il ricorso, stamattina non nel fascicolo, ma un'altra volta ammissibile perché ce lo consegnano brevi manu, fuori dal fascicolo dei segnalati, per poi non darci la possibilità di discuterlo perché saltano l'emendamento. Allora, a quel punto, io ho alzato la mano e ho detto: guardate che c'è questo emendamento… ah no, ma è inammissibile!
Lo ritengo un comportamento non congruo rispetto alle prassi parlamentari e soprattutto ritengo questo passaggio, Presidente, un clamoroso indizio di come la maggioranza voglia affrontare questa fase emendativa, nonché un precedente assolutamente pericoloso rispetto al fatto che, scusandosi rispetto ad un errore che sicuramente può esserci, la maggioranza in questo caso può togliere e può rendere inammissibili emendamenti che soltanto qualche secondo prima erano stati dichiarati, vincendo un ricorso, di nuovo ammissibili.
Quindi, Presidente, spero di essermi spiegato bene e, comunque ed in ogni caso, la prego di avvisare istantaneamente il Presidente Fico, perché noi a questo punto vogliamo che quella proposta emendativa, che è la stessa proposta emendativa che il MoVimento 5 Stelle ha presentato al Senato rispetto alle pensioni dei sindacalisti, la maggioranza abbia il coraggio di votarla, a favore o contro, in Commissione (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
SEBASTIANO CUBEDDU (M5S). Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Rizzetto, poi le rispondo, voglio solo capire se l'onorevole Cubeddu vuole intervenire sullo stesso tema. Onorevole Cubeddu, per un richiamo al Regolamento? Non siamo sul merito? Prego, ne ha facoltà.
SEBASTIANO CUBEDDU (M5S). Sì, siccome ero presente in Commissione, volevo che i fatti fossero raccontati così come realmente accaduti.
L'inammissibilità di questo emendamento era stata inserita in un fascicolo in cui comparivano, già da lunedì, tutti gli emendamenti ritenuti inammissibili, e quindi c'era stato un provvedimento da parte dei presidenti delle due Commissioni, attraverso il quale questo provvedimento dichiarava inammissibile quell'emendamento.
Il presidente Giaccone ha specificato in Commissione che il mero inserimento di una fotocopia era stato oggetto di un errore materiale e del resto non è che c'è stato un provvedimento successivo che potesse rendere ammissibile un emendamento dichiarato inammissibile. Quindi, voglio dire, il provvedimento è stato uno ed è stato un provvedimento di dichiarazione di inammissibilità, non c'è altro. Il resto è solo un mero errore materiale, così come è stato detto in Commissione.
WALTER RIZZETTO (FDI). Questo non corrisponde a verità.
PRESIDENTE. Onorevole Rizzetto, lei ha posto un quesito e io devo risponderle. Io adesso, abbia pazienza, non posso mettermi a sindacare se le sue parole o quelle dell'onorevole Cubeddu siano vere. Io do per scontato che, chi interviene qui, interviene dicendo delle cose vere, in buona fede, poi naturalmente ci possono essere opinioni diverse. Io dico solo che prendiamo atto, la Presidenza prende atto delle dichiarazioni dell'onorevole Rizzetto e delle dichiarazioni dell'onorevole Cubeddu, perché altro non possiamo fare; è una competenza dei presidenti di Commissione. La Presidenza è certa della terzietà dell'atteggiamento degli uffici e, quindi, dell'indipendenza delle decisioni che competono agli uffici. Per quanto attiene alle decisioni sull'ammissibilità o meno degli emendamenti, è una responsabilità in capo ai presidenti di Commissione, su cui naturalmente la Presidenza non ha nulla da sindacare.
Se ci sono questioni, così come poste dall'onorevole Rizzetto e così come poste dall'onorevole Cubeddu, saranno trasmesse alla Presidenza della Camera, che farà le osservazioni che ritiene anche in relazione ai passi che, eventualmente, se ritenuto necessario, faranno nei confronti dei presidenti di Commissione. Adesso proseguiamo con le richieste di intervento sull'ordine dei lavori, se poi sarà necessario proseguire, proseguiremo.
ENRICO BORGHI (PD). Grazie, signor Presidente. Abbiamo atteso tutta la mattina, perché, a seguito dell'intervento che abbiamo svolto all'inizio dei nostri lavori, ci saremmo attesi una risposta da parte del Governo, che non c'è stata, e mi riferisco in particolare alla richiesta di informativa del Presidente del Consiglio sulla vicenda della “Via della seta” e dei rapporti internazionali tra Italia e Cina. A tale proposito, pertanto, desidero comunicare alla Presidenza che il gruppo del Partito Democratico formalizzerà la richiesta di una specifica convocazione della Conferenza dei capigruppo, nel corso della quale, mediante una lettera che partirà nelle prossime ore da parte del presidente Delrio, chiederemo che formalmente venga iscritta all'ordine del giorno l'informativa del Presidente del Consiglio su questo tema.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Borghi. Anche questa richiesta di convocazione di capigruppo verrà formalizzata.
CARMELA BUCALO (FDI). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
CARMELA BUCALO (FDI). Grazie, Presidente. Io ero in Commissione lavoro questa mattina e confermo quanto affermato dal collega Rizzetto. In mattinata è stato distribuito un foglio contenente proprio l'emendamento a firma Lollobrigida, con la richiesta di inserirlo nel fascicolo degli emendamenti in discussione, quindi che erano stati ammessi. Pertanto, confermo pienamente quanto detto dal collega Rizzetto. Ho anche rivolto un'apposita domanda espressa: cosa devo fare? È un emendamento che è stato dimenticato, quindi da inserire nel fascicolo degli emendamenti in discussione.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bucalo. Come ho detto prima, si figuri se io ho motivi per non credere alle parole sia dell'onorevole Rizzetto che dell'onorevole Cubeddu. Quindi, credo che il tema abbia un significato sicuramente politico di rilevanza, come si evince dal senso dell'emendamento di cui stiamo discutendo, ma anche più utilmente un senso di carattere amministrativo.
Le procedure di ammissibilità non sono procedure che possono essere inventate su ogni singolo emendamento e sono certo che i presidenti le rispettano tutte e, quindi, troverà (Commenti del deputato Rizzetto)… Onorevole, abbiamo esaurito il tema.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro della Giustizia, il Ministro dell'Interno e il Ministro dell'Istruzione, dell'università e della ricerca. Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Scutellà ed altri n. 3-00611 (Vedi l'allegato A).
Chiedo alla deputata Scutellà se intenda illustrare la sua interrogazione per un minuto o se si riservi di intervenire in sede di replica.
ELISA SCUTELLA' (M5S). Grazie, Presidente. Signor Ministro, la magistratura onoraria, da tempo, riveste un ruolo complementare di fondamentale importanza nell'amministrazione della giustizia, vedendosi assegnato un grande carico di lavoro e intervenendo in modo decisivo anche nella gestione dell'arretrato che, come noto, caratterizza soprattutto l'area civile.
In questo contesto, la riforma avviata con il decreto legislativo 13 luglio 2017, n. 116, pur mettendo mano alla materia, presenta diverse criticità, tra le quali, ad esempio, la forte tassazione dei compensi sull'intero importo percepito; il pagamento trimestrale dei compensi; l'assenza di misure previdenziali; il limite di durata dell'incarico; la mancata previsione di trasferimenti e, soprattutto, l'irragionevole unificazione dei ruoli, che non tiene conto minimamente delle funzioni svolte fino a quel momento, pregiudicando così le aspettative lavorative dei magistrati onorari in servizio e il loro legittimo affidamento su una professione svolta con continuità fino a quel momento.
Nel contratto per il Governo del cambiamento, come noto, si prevede il riconoscimento del ruolo dei magistrati onorari tramite la modifica della cosiddetta riforma Orlando. Si chiede, quindi, di conoscere gli intendimenti del Ministro in indirizzo quanto alla delicata situazione illustrata in premessa e, in particolare, le misure urgenti che ritenga di adottare al fine del riconoscimento del ruolo dei magistrati onorari.
ALFONSO BONAFEDE, Ministro della Giustizia. Grazie, Presidente. Il percorso di modifica della riforma Orlando sulla magistratura onoraria è iniziato, così come era stato scritto e promesso nel contratto di Governo.
Posso dirlo con fierezza e convinzione: la data è il 7 marzo 2019, momento nel quale, grazie all'attività di coordinamento del tavolo tecnico svolta dal sottosegretario Morrone e al lavoro continuo degli uffici del Ministero che rappresento, si è giunti ad un punto d'incontro tra le numerose esigenze di intervento e tutela che convergono sul tema non solo sindacale ma principalmente professionale della categoria della magistratura onoraria.
Con la sottoscrizione, dall'alto valore simbolico, delle singole proposte avanzate si è conferita forza al Governo per portare a definitivo compimento il progetto; un progetto di dignità e riconoscimento di professionalità, che passa attraverso la correzione dell'errore di fondo della cosiddetta riforma Orlando ovvero quello di aver voluto imporre un regime livellante e indifferenziato per tutti i magistrati onorari i quali, al contrario, non risultano meccanicamente omologabili.
Per questo si è cercato di valorizzare le alte potenzialità espresse da parte dei giudici onorari in servizio al momento dell'entrata in vigore della legge Orlando, garantendo loro di conservare il regime a cui risultano da anni sottoposti fino alla fine dell'incarico oppure di optare per un trattamento diverso ma sempre idoneo a garantire la dignità del lavoro svolto a pieno e soddisfacente supporto della giurisdizione.
Si è creato, dunque, un doppio binario: chi appartiene alla categoria ormai in esaurimento dei magistrati già in servizio al momento dell'entrata in vigore della legge Orlando ha la possibilità di scegliere tra lo status attuale, con previsione di pagamento cosiddetto a cottimo, oppure di optare per il pagamento secondo lo schema fisso e parzialmente variabile del regime transitorio della legge Orlando.
I magistrati onorari, immessi in servizio dopo il 15 agosto 2017, saranno invece sottoposti alla disciplina della riforma Orlando, sebbene con correttivi migliorativi dei quali beneficerà l'intera categoria, sia i vecchi sia i nuovi.
Sto parlando dell'estensione a tutti i magistrati onorari del sistema delle incompatibilità previste per i giudici togati, della riduzione della base imponibile ai fini previdenziali, della tassazione sui compensi nella misura soltanto del 60 per cento, delle modalità di pagamento bimestrale, della possibilità di trasferirsi a domanda per cause tassative.
I tecnici del Ministero sono in questo momento al lavoro per realizzare le misure elencate nel più breve tempo possibile, con gli strumenti normativi più adeguati. La consapevolezza è di aver tenuto fede alla lealtà dell'impegno preso nel contratto di Governo sul tema, rimanendo tuttavia aperti a perfezionare il percorso di riforma avviato secondo scelte condivise come finora è stato fatto, nella consapevolezza che la magistratura onoraria ha rappresentato e rappresenta un pilastro per la giustizia italiana (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Il deputato Eugenio Saitta, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
EUGENIO SAITTA (M5S). Ministro Bonafede, la sua risposta ci soddisfa pienamente. Le problematiche della magistratura onoraria e la sua importanza, le abbiamo evidenziate sia con la collega Scutellà nella sua interrogazione, che anche lei nella sua risposta.
Ci soddisfa, in particolare, il metodo che stiamo utilizzando, cioè quello di un percorso condiviso con gli attori in campo; e questo è un punto di discrimine su come, invece, in passato si è cercato di metter mano a questa problematica.
Siamo, quindi, soddisfatti di questo percorso e siamo fiduciosi che questa annosa vicenda, questo problema riusciremo a superarlo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
(Orientamenti in ordine a possibili iniziative di semplificazione in materia di giustizia, con particolare riferimento al settore penale – n. 3-00612)
PRESIDENTE. Il deputato Enrico Costa ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00612 (Vedi l'allegato A).
ENRICO COSTA (FI). Presidente, la complessità, la confusione, la contraddizione normativa nel nostro Paese è notevole: ci sono oltre 50 mila leggi. Questa confusione rappresenta, evidentemente, un terreno fertile per la corruzione.
La corruzione si combatte, a nostro giudizio, non soltanto aumentando le pene, non certamente aumentando le leggi, ma semplificando.
Ci sono tre linee sulle quali noi chiediamo delle risposte al Governo. Innanzitutto, il Ministro Di Maio aveva sostenuto: sopprimeremo 400 leggi; c'è l'annuncio, non c'è ancora la risposta normativa.
Il codice degli appalti, la riforma del codice degli appalti: anche sotto questo profilo, chiediamo al Governo quali risposte ci siano.
E, poi, ovviamente, la velocizzazione dei processi. Era stata definita, la riforma della prescrizione, una bomba atomica sul processo penale, a meno che non venisse accompagnata da una velocizzazione dei termini dei processi. Ministro Bonafede, noi certamente saremo disponibili a discutere in Parlamento soprattutto di quest'ultimo punto, però non accettiamo che vengano proposte deleghe in bianco al Governo.
ALFONSO BONAFEDE, Ministro della Giustizia. Presidente, comincio col dire che c'è sicuramente una stessa prospettiva, nella misura in cui si ritiene che la corruzione si combatte non soltanto con l'aspetto e con il profilo sanzionatorio, ma anche con la semplificazione normativa. Sicuramente, posso dire che, con la legge cosiddetta spazzacorrotti, intanto un primo tassello importante è stato portato avanti; adesso, si tratta di portare avanti tutta un'altra serie di norme che vanno ad incidere sulla semplificazione normativa.
Per quanto riguarda i settori di competenza di altri colleghi ministri, potrà porre il question time a loro; sicuramente, in questa sede, posso dire che il Governo è al lavoro, sia per quanto riguarda la semplificazione normativa sia per quanto riguarda il codice degli appalti.
Per quanto riguarda la velocizzazione dei processi, che lei sa essere un argomento che sta molto a cuore a questo Governo, riconfermando il fatto che c'è un impegno a portare avanti una riforma del processo penale in tempi brevi, sicuramente entro l'anno, posso dire che, in queste settimane, come è noto a tutti, ci sono stati molteplici incontri con componenti dell'avvocatura e della magistratura, proprio per portare avanti un disegno di legge delega contenente sia la riforma del processo civile che la riforma del processo penale.
Entro pochissimo tempo, questo disegno di legge delega verrà portato in Consiglio dei ministri e proprio alla fine di questo question time è previsto un incontro molto importante con componenti dell'avvocatura e della magistratura proprio per procedere ad una definizione, quanto più definitiva possibile, del disegno di legge delega, che porteremo all'attenzione del Consiglio dei ministri per la riforma del processo penale, quantomeno a livello di progetto.
Concordo sul fatto che non debbano esserci deleghe in bianco. Così come sono d'accordo e concordiamo tutti sul fatto che si debba procedere ad avere un processo penale che sia agevole, che possa svolgersi eliminando i tempi morti, in tempi ragionevoli e, là dove possibile certi, per consentire che lo Stato possa dare una risposta di giustizia e lo possa fare nella garanzia di tutte le persone coinvolte in tempi - ribadisco - che siano veloci, certi dove possibile e comunque ragionevoli.
ENRICO COSTA (FI). Presidente, Ministro, è evidente che la sua risposta è stata piuttosto generica, molto vaga. Abbiamo chiesto quali misure intendeva promuovere e portare all'attenzione del Parlamento: è chiaro che l'obiettivo è quello della ragionevole durata del processo, però dobbiamo capire attraverso quali misure. Noi siamo preoccupati da un passaggio: noi temiamo che il Governo, nella sua proposta, voglia scaricare sul cittadino le carenze del sistema, perché abbiamo letto alcune bozze che tendono di fatto a cancellare le impugnazioni; ma noi sappiamo che il 46 per cento degli appelli riforma le sentenze di primo grado? È chiaro che velocizzi il processo tagliando gli appelli, non consentendo di fare l'appello; però nelle bozze che sono circolate ci sono indicazioni che vanno in questo senso: mi piacerebbe che il Governo me le smentisse, non soltanto a gesti informali del Ministro, ma nei fatti.
Sul tema della delegificazione, o della semplificazione, noi dobbiamo cercare di abbattere, disboscare questa foresta normativa nel nostro Paese, perché altrimenti il funzionario pubblico diventa l'unico dominus: il cittadino non è in grado di conoscere tutti i passaggi normativi, è evidente che manca anche il controllo sociale su quello che fa il pubblico. È difficile, è molto più facile aumentare una pena, signor Ministro, che disboscare; però se ci mettiamo tutti insieme qui non è una scelta di destra, di centro o di sinistra: è una scelta di buon senso, che può consentire a tutti quanti di dire che non c'è soltanto il debito pubblico nel nostro Paese da affrontare, c'è anche il profilo normativo, e ogni legge ha un costo, il debito pubblico è proliferato anche perché ci sono state tante leggi. Ogni legge ha una spesa, ogni legge ha degli uffici, ogni legge ha del personale, e quindi è chiaro che nel corso degli anni… Certamente questa proliferazione non l'addebito a questo Governo, però sarebbe un segnale anche di cambiamento cercare di operare una diminuzione. Io dico:…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Costa.
ENRICO COSTA (FI). …a me spiace quando ci sono conferenze stampa alla fine dell'anno che annunciano il numero di leggi che ha approvato il Parlamento.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Costa. Grazie, onorevole Costa.
ENRICO COSTA (FI). Io vorrei che venisse annunciato il numero di leggi che il Parlamento ha abrogato (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).
(Iniziative volte a prevedere deroghe al divieto introdotto dal decreto-legge n. 113 del 2018 in materia di circolazione in Italia di veicoli con targa estera, con particolare riferimento ai residenti nelle zone di confine – n. 3-00606)
PRESIDENTE. Il deputato Plangger ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00606 (Vedi l'allegato A).
ALBRECHT PLANGGER (MISTO-MIN.LING.). Presidente, le nuove disposizioni normative introdotte con la legge n. 113 del 2018 sulla circolazione in Italia dei veicoli con targa estera prevedono il divieto, per chi risiede in Italia da più di 60 giorni, di circolare con veicoli immatricolati all'estero, salvo che per alcune forme di leasing, comodato e noleggio. Questa nuova norma ha portato alcune incertezze ed alcuni effetti collaterali, anche se la norma, in fondo, può andare anche bene: è un po' contro il buon senso, cioè vieta anche la guida occasionale, la guida per cortesia, il comodato a familiare, la guida provvisoria con la targa; e specialmente il più grande problema è che va contro tutti i frontalieri, i quali hanno a disposizione l'autovettura di servizio del datore di lavoro estero per raggiungere quotidianamente dall'Italia il posto di lavoro oltre il confine, che probabilmente non è stato voluto.
MATTEO SALVINI, Ministro dell'Interno. La ringrazio per l'interrogazione. La norma ovviamente deriva dalla volontà di bloccare chi elude gli obblighi assicurativi, fiscali e chi intende con questo mezzo non pagare le multe che prende in Italia, perché tanto chissà da dove arriva. La legge del 2018, che ha convertito il decreto-legge “sicurezza ed immigrazione”, ha previsto una specifica modifica all'articolo 93 del codice della strada, in base alla quale è vietata la circolazione in Italia dei veicoli immatricolati all'estero e condotti da persone residenti nel nostro Paese da più di 60 giorni, con delle sanzioni fino a 2.800 euro; e, nel caso in cui entro i successivi 180 giorni il veicolo non sia immatricolato in Italia o non sia tornato all'estero col foglio di via, prevede anche la confisca.
Per venire incontro a quello che lei diceva, ovviamente i divieti cui ho fatto riferimento sono temperati da alcune eccezioni: la prima riguarda il caso in cui il veicolo immatricolato all'estero sia in leasing o in locazione senza conducente da impresa costituita in un altro Stato membro dell'Unione europea, e un'altra eccezione concerne l'ipotesi che il veicolo sia stato concesso in comodato ad un lavoratore o collaboratore di un'impresa costituita in altro Stato membro dell'Unione europea o aderenti allo Spazio economico europeo.
L'obiettivo delle disposizioni, come dicevo, è quello di contrastare il fenomeno della cosiddetta esterovestizione che, negli ultimi anni, ha assunto particolare rilevanza, a detta delle forze dell'ordine, di cui ovviamente devo avere piena fiducia. Si tratta quindi di disposizioni importanti, che confido conseguiranno in breve tempo - e già li stanno conseguendo - gli obiettivi per i quali sono state introdotte, ossia “beccare” i furbi che usavano targhe straniere per circolare in Italia e non pagare quello che dovevano pagare. Devo sottolineare, con riferimento alle considerazioni svolte dagli interroganti, che, in alcuni casi particolari, le nuove disposizioni dovranno essere raccordate con altre già vigenti, e, proprio al fine di garantire un'applicazione uniforme delle nuove norme, i competenti uffici del Ministero dell'Interno hanno già fornito indicazioni operative, con una circolare del 10 gennaio 2019, e stanno seguendo con attenzione la fase applicativa, anche al fine di evitare eventuali criticità che si fossero ravvisate, essendo disponibili ad eventuali interventi integrativi. Però, colpire i furbetti con la targa straniera era - penso - diritto e dovere di tutti quelli che invece in Italia pagano le tasse, pagano le multe e pagano l'assicurazione.
PRESIDENTE. L'onorevole Plangger ha facoltà di replicare.
ALBRECHT PLANGGER (MISTO-MIN.LING.). Presidente, Ministro, con l'occasione si dovrebbe chiarire anche la posizione dei lavoratori stagionali, specialmente nel turismo, ed escludere dall'applicazione dal divieto di circolazione con veicolo estero tutti quei cittadini europei che hanno un contratto abbastanza lungo, fino a undici mesi.
(Iniziative volte a rivedere gli accordi Italia-Libia in materia di contrasto all'immigrazione illegale, al fine della salvaguardia dei diritti umani – n. 3-00607)
PRESIDENTE. Il deputato Palazzotto ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00607 (Vedi l'allegato A), per un minuto.
ERASMO PALAZZOTTO (LEU). Signor Presidente, signor Ministro, secondo diversi rapporti delle Nazioni Unite - l'ultimo in ordine di tempo è del 21 dicembre scorso - le violenze e gli abusi sui migranti detenuti in Libia, in quelli che lei continua a chiamare centri di accoglienza e che io invece preferisco chiamare con il proprio nome, campi di concentramento, sono da considerarsi disumani. Le testimonianze di chi è riuscito a fuggire da quei campi sono drammatiche. Se lei stesso trovasse il tempo e il modo di ascoltare le storie delle torture e degli stupri subiti da quasi tutte le donne, spesso anche dalle bambine detenute in quei campi, sono sicuro che, nonostante il suo risaputo cinismo, si fermerebbe un attimo a riflettere sulla necessità di fermare questa barbarie.
Mi chiedo quindi se, alla luce di quanto ormai è sotto gli occhi di tutti e che è stato raccontato anche, da ultimo, in un servizio della trasmissione televisiva Piazzapulita, che con diverse interviste a vittime e carcerieri, anche funzionari statali libici, ha voluto segnalare questa cosa, lei non ritenga di dover sospendere gli accordi tra il nostro Paese e la Libia che prevedono il trasferimento di risorse per gestire anche il sistema di detenzione dei migranti, per evitare che l'Italia domani debba rispondere ancora una volta davanti alla storia di complicità in quello che possiamo definire un nuovo genocidio (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).
MATTEO SALVINI, Ministro dell'Interno. Presidente, l'Italia, nel pieno rispetto della sovranità della Libia e delle convenzioni internazionali di cui è parte, ha fornito e fornirà il proprio sostegno agli sforzi intrapresi dalle autorità libiche riconosciute dagli organismi internazionali, agendo nell'ambito, tra l'altro, del memorandum d'intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo del contrasto all'immigrazione illegale e al traffico di esseri umani. Il nostro Paese è impegnato per assicurare, da parte delle autorità libiche, il pieno rispetto dei diritti umani e il miglioramento delle condizioni umanitarie dei migranti e rifugiati in Libia, e particolare attenzione è rivolta al potenziamento dei programmi di rimpatrio volontario assistito e di reinsediamento, gestito dal Ministero degli Affari esteri, insieme agli organismi di cooperazione internazionale, che, evidentemente, non possono essere complici di quello che lei raccontava. La riunione del Comitato misto italo-libico del luglio scorso a Tripoli, allo scopo di monitorare e dare impulso alla cooperazione bilaterale, ha consentito di consolidare le iniziative in corso, volte a rafforzare il controllo delle proprie frontiere.
Ciò attraverso l'implementazione degli strumenti tecnici e tecnologici, come motovedette e altre imbarcazioni, apparecchi di comunicazione satellitare, per migliorare le procedure di coordinamento. Su questi temi, peraltro, ho personalmente incontrato il Ministro dell'Interno libico, Bashaga, lo scorso 28 febbraio, e il Vice Primo Ministro libico, Maitig, il 5 marzo scorso. In merito all'ipotesi di revisione o sospensione degli accordi Italia-Libia, richiamati dagli interroganti, rammento che il complesso di misure definito “Agenda europea sulla migrazione” auspica invece un maggiore livello di cooperazione con gli Stati terzi di origine e transito, con l'obiettivo di ridurre i flussi irregolari attraverso il sostegno nel campo economico, sociale, politico e istituzionale per il controllo delle proprie frontiere. Il nostro Paese, quindi, ha richiamato a livello europeo la necessità di mantenere la Libia quale Paese prioritario nella strategia di cooperazione dell'Unione con i Paesi terzi e stiamo facendo e faremo il possibile e l'impossibile perché vengano, nei campi legalmente costituiti, riconosciuti e gestiti con gli organismi internazionali come UNHCR, garantiti tutti i diritti umani; altro paio di maniche sono i campi illegali. Se noi riusciamo a stroncare il traffico illegale di esseri umani, che in questo momento comporta per i trafficanti più introiti rispetto alle armi e alla droga, evidentemente verranno meno anche le violenze documentate di cui lei parlava.
PRESIDENTE. Il deputato Palazzotto ha facoltà di replicare.
ERASMO PALAZZOTTO (LEU). Signor Presidente, signor Ministro, è difficile trovare le parole per commentare la sua risposta. Lei è molto abile a schivare le domande e anche questa volta ci ha raccontato una serie di cose che non corrispondono alla realtà. Le violenze sono documentate da un rapporto delle Nazioni Unite che parla esplicitamente dei centri governativi, non solo di quelli illegali e illegittimi. Io so bene che lei, tra l'altro, non è l'unico responsabile di tutto quello che accade in Libia, né della complicità del nostro Paese rispetto a quella vicenda - lei, d'altra parte, non ha nemmeno dovuto sottoscriverlo quel memorandum, che era stato predisposto dal suo predecessore -, però c'è un punto vero sul fatto che lei continua a giocare con le parole e continua a chiamare “Governo libico” un'autorità para-statuale che non controlla neanche il porto di Tripoli e “Guardia costiera libica” quelle che in realtà sono delle milizie armate delle città costiere, le stesse che nella maggior parte dei casi, come documentato sempre da rapporti delle Nazioni Unite e non da organismi di parte, gestiscono anche il traffico di esseri umani. Gli avete dato una divisa, fornito dei mezzi per catturare chiunque riesca a fuggire da quei campi, in cambio avete ridotto il flusso di migranti verso le coste del nostro Paese, ma a un costo che credo noi dovremo ripagare davanti alla storia e che non è sostenibile per la civiltà e per la cultura di questo Paese, che domani, davanti alla storia, dovrà rispondere ancora una volta dei crimini contro l'umanità che stanno commettendo altri, ma in questo caso per conto nostro e con la nostra complicità (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).
(Effetti delle politiche del Governo in materia di immigrazione, con particolare riferimento al numero degli arrivi sulle coste italiane, nonché al numero e agli esiti delle domande di protezione internazionale esaminate – n. 3-00608)
PRESIDENTE. Il deputato Alberto Stefani ha facoltà di illustrare l'interrogazione Molinari ed altri n. 3-00608 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario, per un minuto.
ALBERTO STEFANI (LEGA). Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, secondo quanto riportato dagli organi di informazione, negli ultimi mesi, rispetto agli stessi mesi degli anni scorsi, si è verificato un drastico calo degli accessi illegali sulle coste italiane e proprio tra le politiche che sono state poste in essere da questo Governo per la riduzione degli sbarchi vi è il “decreto Salvini”, il decreto-legge n. 113 del 2018, che tanto è intervenuto su questo tema innovando l'ordinamento italiano e prevedendo nuove disposizioni per il contrasto all'immigrazione clandestina e per la modifica del regime giuridico della protezione internazionale. Allora, per il suo tramite, Presidente, credo che sia utile che il Ministro Salvini in quest'Aula dedichi qualche minuto del suo tempo per illustrare quelli che sono i risultati concreti che sono seguiti all'approvazione del “decreto Salvini”.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
MATTEO SALVINI, Ministro dell'Interno. Presidente, servirebbero tre giorni, però mi farò bastare tre minuti. I numeri, i fatti: lascio a qualche giornalista i commenti e i retroscena, io mi occupo di fatti e mi pagano lo stipendio per portare a casa dei risultati. Dal 1° giugno, data di insediamento del Governo, al 31 dicembre 2018, sono sbarcati in Italia a 9.900 immigrati, a fronte dei 59.141 dell'anno precedente, pari a un 83 per cento in meno.
Questo trend è addirittura aumentato in questo 2019 visto che, alla giornata di ieri, sono sbarcati, dal 1° gennaio, 335 immigrati via mare, a fronte dei 5.938 dello stesso periodo dell'anno scorso, pari a una riduzione del 95 per cento. L'adozione del decreto immigrazione e sicurezza e le iniziative di sostegno ai Paesi di origine rappresentano i fattori principali della mutata strategia di contrasto all'immigrazione irregolare. Altri risultati positivi si conseguono in base alla revisione delle concessioni dei permessi per i richiedenti asilo. C'è un aumento dei respingimenti delle domande, che è passato dal 57 al 79 per cento, tutelando, ovviamente, le domande per protezione speciale previste da decreto, che sono state 64 da quando è entrato in vigore il decreto, nel 2018, più altre 24, a cui se ne sommano altre 80 nel 2019.
A chi scappa davvero dalla guerra e ha motivi davvero umanitari per rimanere in Italia, a queste persone vengono adesso riconosciuti totalmente i diritti che altrimenti prima, nel calderone, erano negati anche agli aventi diritto. Oltretutto, le presenze a spese degli italiani nelle strutture di accoglienza si sono ridotte di 52.957 unità. Il dato che più mi sta a cuore, ricollegandomi all'intervento precedente, è quello certificato anche dall'ONU tramite UNHCR - non occorreva uno scienziato per intuirlo -, cioè che a meno partenze conseguono meno morti.
Il 2018 - e mi auguro che sia così anche nel 2019 - è un anno in cui vengono ridotti il numero di morti e dispersi. Quindi, sono assolutamente contento di quello che il Governo e questo Parlamento hanno permesso di fare nel nome della trasparenza, della generosità vera e della solidarietà per chi merita (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
PRESIDENTE. Il deputato Alberto Stefani, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
ALBERTO STEFANI (LEGA). Grazie, Ministro. La sua illustrazione rende merito al suo operato, a quello del suo Ministero e dei suoi sottosegretari, ed è la risposta più forte a chi diceva che questo non si poteva fare, a chi diceva che non si poteva regolamentare l'immigrazione clandestina, a chi pensava che tutto questo non fosse possibile, ma soprattutto a chi pensava che la protezione umanitaria da sistema di protezione non era diventata altro che un grimaldello per far accedere nel nostro Paese chi non ne aveva diritto. Ministro, da qualche mese il nostro Paese ha rialzato la testa nelle sedi comunitarie, ha preteso un approccio multilivello, un approccio globale, ha preteso che del fenomeno dell'immigrazione si facesse carico l'intera Europa.
È proprio grazie al suo Ministero che l'Italia ha ripreso in mano le redini dei confini nazionali e ha ripreso a farsi rispettare da chi prima non ci rispettava. È per questi motivi - e concludo - che sono soddisfatto, prima da cittadino italiano e dopo da deputato, dell'operato del suo Ministero, e tutti noi siamo orgogliosi. Grazie, Ministro (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
CARLO FIDANZA (FDI). Presidente, signor Ministro, è notizia di questi giorni la concreta intenzione di istituzioni dell'Arabia Saudita di entrare nel consiglio di amministrazione del Teatro alla Scala di Milano, a fronte di un finanziamento di 15 milioni di euro in tre anni e dell'impegno a svolgere alcune iniziative culturali in territorio saudita. Un fatto molto grave, perché, com'è noto, l'Arabia Saudita è una monarchia spietata, che viola sistematicamente i diritti umani, i diritti della donna, applica la pena di morte per alcuni reati come l'apostasia, l'adulterio e altri, promuove la dottrina wahabita che alimenta l'Islam più radicale.
Questo fatto ci riporta a una delle incompiute di questo Governo proprio sul tema della regolamentazione dell'Islam e dei finanziamenti erogati da Stati, istituzioni o fondi islamici per sostenere la creazione di moschee più o meno regolari, nonché la penetrazione culturale nella nostra società. Ecco che allora, Ministro Salvini, Fratelli d'Italia le chiede cosa intenda fare il suo Ministero per porre fine a questa islamizzazione strisciante e sempre più pericolosa (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
MATTEO SALVINI, Ministro dell'Interno. Fatto salvo che ho già avuto modo di esprimere il concetto da italiano e da milanese che la Scala possa e debba andare avanti con le sue forze, assicuro, per quello che invece lei citava, che al riguardo le forze di Polizia a livello centrale e territoriale svolgono una costante attività di monitoraggio sull'intero territorio nazionale per prevenire e contrastare i processi di radicalizzazione o la commissione di reati di terrorismo. A tal proposito, sono quotidianamente seguiti gli undici combattenti islamici tornati in terra italiana, di cui tre in carcere e otto a piede libero, che sono, evidentemente, seguiti minuto per minuto.
In tale contesto, un focus particolare è riservato alle fonti di finanziamento dei diversi luoghi di culto, che stiamo attenzionando uno per uno. Su tale versante si sviluppa l'attività informativa del comparto intelligence e l'attività di prevenzione delle forze di Polizia. Ad oggi non sono fortunatamente emersi collegamenti tra finanziamenti erogati ai sodalizi islamici da parte di Stati esteri e fattispecie di rilevanza penale connesse al terrorismo. Il Ministero dell'interno, comunque, è ovviamente consapevole della necessità di tenere attestata al massimo livello la capacità dei nostri apparati infoinvestigativi, e questo, al di là dell'interrogazione, è quello che fa quotidianamente per mestiere.
Il nostro obiettivo è arrivare a specifiche iniziative, anche sul piano normativo, a cui sto personalmente lavorando, ovviamente aperto al contributo di questo Parlamento, per disciplinare l'attività di moschee e luoghi di culto, tracciando anche i relativi finanziamenti. Obiettivo del Governo è, altresì, far riferimento all'istituzione di un registro dei ministri di culto e alla definizione di strumenti adeguati per consentire una più efficace azione di controllo, compresa la chiusura delle associazioni radicali e dei luoghi di culto irregolari. È evidente, infatti, anche alla luce dell'attuale contesto internazionale, che alcuni punti di aggregazione in passato e, magari, anche nel futuro possono trasformarsi in centri di reclutamento e essere infiltrati da parte dell'estremismo religioso.
Le garantisco, comunque, che le forze di Polizia e di intelligence italiane, al di là dei ministri che vanno e che vengono, sono prime al mondo e stanno svolgendo un eccellente lavoro di prevenzione, e, da questo punto, di vista le ringrazio per il loro impegno quotidiano (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
CARLO FIDANZA (FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, nell'associarci al ringraziamento per l'attività che quotidianamente la nostra intelligence e le nostre forze dell'ordine svolgono, e quindi, naturalmente, le sosteniamo in questo sforzo, non ci possiamo, però, altresì ritenere soddisfatti di questa risposta. Noi riteniamo che questo espansionismo finanziario e culturale da parte di Paesi arabi come l'Arabia e il Qatar, ma anche di nazioni come la Turchia e il Marocco, debba essere limitato con interventi più decisi. Certamente non ce lo possiamo aspettare dalla sinistra, che nella Milano del sindaco Sala è sempre pronta a manifestare per i diritti dei migranti presuntivamente negati, ma non si indigna minimamente di fronte al tentativo dell'Arabia Saudita di entrare nel CdA del teatro più importante d'Italia.
Ce lo aspetteremmo, invece, da voi, che, dopo le solite trattative al ribasso con i vostri alleati di Governo, nel contratto di Governo avevate previsto alcune misure corrette, che anche noi da sempre sosteniamo. Penso proprio all'istituzione di un registro dei ministri di culto, alla tracciabilità dei finanziamenti per la costruzione delle moschee e alla chiusura immediata di tutte le associazioni islamiche radicali, nonché delle moschee e dei luoghi di culto irregolari. Certamente questo è un auspicio che noi condividiamo: aspettiamo i fatti e prendiamo atto con rammarico che le proposte in tal senso presentate da Fratelli d'Italia in questo Parlamento in occasione di provvedimenti normativi precedenti sono state bocciate anche con il voto parlamentare della Lega.
Noi certamente non ci attendiamo che dai vostri alleati di Governo possano giungere particolari aperture in questo senso; comprendiamo persino che possano sottovalutare, se non addirittura favorire, l'espansionismo cinese tra nuova Via della Seta e tecnologia 5G, come dice la cronaca di queste ore. Capiamo che non vogliano deludere le tante comunità islamiche che stanno festeggiando in questi giorni con entusiasmo il reddito di cittadinanza, anche questa è cronaca di queste ore, ma ci aspettiamo da voi interventi più decisi e più concreti per attuare quelle parti del vostro contratto di Governo, che, per una volta, collimano con il programma di Fratelli d'Italia e del centrodestra, che fino ad ora non avete attuato (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
(Posizione del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca in merito all'ipotesi di rivedere l'obbligo vaccinale quale requisito per l'ammissione a scuola – n. 3-00610)
PRESIDENTE. Il deputato De Filippo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Ascani ed altri n. 3-00610 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.
VITO DE FILIPPO (PD). Grazie, Presidente. Ministro, questa mattina sicuramente avrà letto i giornali: sospensioni, denunce, divieti. Tra obbligo flessibile e furori anti vaccinali l'Italia s'è desta più divisa che mai su questo tema. Avete trasformato la scuola da luogo di formazione in luogo di guerre, la sanità da luogo dei diritti in luogo degli stregoni, la ricerca da luogo del progresso in luogo dell'oscurantismo, in un vertiginoso giro di comunicati, circolari, post e prese di posizione di Ministri e di rappresentanti del suo Governo. A quando la fine di questo indecoroso spettacolo? L'interrogazione che noi vi presentiamo ha solo una domanda: quando finirà questo spettacolo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)?
MARCO BUSSETTI, Ministro dell'Istruzione, dell'università e della ricerca. Grazie, Presidente. Onorevole, il decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2017, n. 119, cosiddetto “decreto Lorenzin”, voluto e votato da una maggioranza politica diversa da quella uscita dalle urne delle ultime consultazioni politiche, prevedeva all'articolo 5, comma 1, secondo periodo, con riferimento all'anno scolastico 2017-2018 - e leggo testualmente - che “la documentazione comprovante l'effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie può essere sostituita dalla dichiarazione resa ai sensi del DPR 28 dicembre 2000, n. 445. In tal caso la documentazione comprovante l'effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie deve essere presentata entro il 10 marzo 2018”.
Quanto, infine, alle intenzioni del Governo in ordine alla revisione dell'obbligo vaccinale, ricordo che attualmente è all'esame della XII Commissione (Igiene e sanità) del Senato della Repubblica il disegno di legge n. 770, a firma dei senatori di entrambi i gruppi parlamentari di maggioranza, che si prefigge l'obiettivo, anche attraverso l'introduzione dello strumento cosiddetto “obbligo flessibile”, di comprendere la vaccinazione nell'ambito di un più ampio impegno dello Stato a incentivare tutti gli strumenti di salute pubblica nella convinzione che la finalità della profilassi vaccinale…
PRESIDENTE. Ministro…
MARCO BUSSETTI, Ministro dell'Istruzione, dell'università e della ricerca. …deve essere - e concludo subito - la salvaguardia del benessere del singolo e della comunità e non limitarsi, invece, al ricorso alla sola vaccinazione obbligatoria. Tale progetto di legge, ove approvato dal Parlamento, innoverà in modo significativo l'attuale panorama normativo.
PRESIDENTE. La deputata Anna Ascani ha facoltà di replicare.
ANNA ASCANI (PD). Grazie, Presidente. Ministro, mi pare di capire che continuate a essere bravi ad attribuire le responsabilità ad altri (l'ho sentita citare un Governo precedente). Le do una notizia che la sorprenderà e ha sorpreso anche noi: siete al governo! Siete al governo e dovete cominciare a prenderle quelle decisioni. Il suo discorso in Amici miei sarebbe stato definito con un termine: “una supercazzola”.
State rischiando di negare il diritto allo studio dei bambini immunodepressi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), che dovrebbero essere, invece, al centro dei suoi pensieri, al centro dei vostri pensieri. Ci sono diciassette denunce per inadempienza perché l'autocertificazione, Ministro, non basta e lo sappiamo.
Quindi, quei bambini, che hanno rischiato la vita ad andare a scuola, non vi preoccupano? E quelli che sono rimasti fuori dal sistema scolastico, per non dover rischiare la vita, non vi preoccupano?
Ecco, Ministro, giocate con tutto, giocate con tutto quello che volete, ma smettetela di giocare con la salute dei più fragili, smettetela di giocare con la salute degli italiani e dite, una volta per tutte, che l'obbligo vaccinale non si tocca. Almeno su questo, siate seri (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!
Colgo l'occasione per salutare gli studenti e gli insegnanti dell'istituto “Julius und Gilbert Durst” di Bressanone, che sono venuti a seguire i nostri lavori (Applausi).
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Amitrano, Ascari, Battelli, Claudio Borghi, Brescia, Colletti, Covolo, D'Incà, Dieni, Frusone, Gallo, Gebhard, Giachetti, Losacco, Maniero, Molinari, Ruocco, Schullian, Vignaroli, Vito e Zennaro sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.
I deputati in missione sono complessivamente novantotto, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.
Dimissioni del deputato Guido Crosetto.
Ricordo che, nella seduta del 17 ottobre 2018, l'Assemblea ha respinto le dimissioni.
Comunico che, in data 5 dicembre 2018, è pervenuta alla Presidenza la seguente lettera del deputato Guido Crosetto: “Egregio Presidente Fico, le scrivo pregandola di provvedere quanto prima a calendarizzare nuovamente le mie dimissioni, essendo per me sempre valide le intenzioni di dimettermi da parlamentare. La ringrazio preventivamente per quanto potrà fare. Con rispetto e stima. Firmato: Guido Crosetto”.
Avverto che, ai sensi dell'articolo 49, comma 1, del Regolamento, la votazione sulle dimissioni del deputato Guido Crosetto avrà luogo a scrutinio segreto, mediante procedimento elettronico.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Cosimo Adelizzi. Ne ha facoltà.
Il collega Adelizzi non è presente in Aula, non so se qualcun altro vuole parlare al posto suo… Onorevole Adelizzi, è arrivato, era impegnato… collega Adelizzi, con comodo, ma, insomma, ecco…
COSIMO ADELIZZI (M5S). Presidente, io volevo, innanzitutto, sottolineare per l'ennesima volta il grande rispetto e la stima che l'uomo Crosetto, nostro collega, ha verso le istituzioni, come ha ribadito lui stesso più volte e come, tra l'altro, è scritto nella sua storia politica, quindi, magari, non c'è bisogno nemmeno di ribadirlo. Ha dato sempre un grande contributo al dibattito politico, lo ha fatto nelle legislature precedenti, lo ha fatto da membro del Governo, così come da membro delle opposizioni; lo ha fatto anche in questi ultimi mesi, anche dopo aver già presentato la sua richiesta di dimissioni e non ha mai mancato di dimostrare una grande competenza…
PRESIDENTE. Collega Adelizzi, mi scusi.
Pregherei i colleghi di tutti i gruppi, in particolare, di quelli più vicini, di fare maggior silenzio.
COSIMO ADELIZZI (M5S). Come dicevo, Presidente, ha sempre dimostrato grande competenza e grandi capacità. Sicuramente, qualora dovessero essere confermate e votate le sue dimissioni sarà una perdita per questo Parlamento, però, io credo che, senza voler fare un torto, anche all'elettorato che lo ha eletto, a cui va comunque il mio e il nostro pensiero in questo momento, e tenendo presente che, come lui stesso ha detto, non si riesce a fare bene due cose contemporaneamente e, quindi, a portare avanti il lavoro che lo appassiona e che lo vede comunque protagonista e l'attività politica che richiede tempo, sia in quest'Aula, ma anche sui territori, durante i fine settimana - fatte queste dovute premesse - in continuità con quanto detto, sostenuto e fatto dal gruppo che mi onoro di rappresentare, anche oggi, noi, per rispetto, e lo voglio sottolineare, dell'Aula e, soprattutto, del collega e politico Crosetto, noi voteremo a favore della sua richiesta di dimissioni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sgarbi. Ne ha facoltà.
VITTORIO SGARBI (MISTO). Onorevole Presidente e onorevoli colleghi, farò un intervento abbastanza insolito, perché riguarda due rispetti, quello della dignità del Parlamento e quello della scelta individuale di lasciare il luogo dove si rappresenta il popolo, in nome di un'altra eventuale, importante funzione. È per questo che mi sembra di poter dire - e credo che sia nuovo in quest'Aula - che il matrimonio, dal mio punto di vista, è la cosa che più assomiglia al mandato parlamentare. Il mandato parlamentare è una scelta di rappresentare un valore, non è un valore etico nel senso più stretto, né un valore familiare, ma il mandato parlamentare è come il matrimonio e quello che oggi chiede l'amico Crosetto è un divorzio, da parte di un'area politica che sui valori è particolarmente sensibile. L'insistenza fa credere che abbia ragione, ma, siccome, il matrimonio è evitabile, mi chiedo: perché si è candidato? Qual era la necessità di assumere un ruolo sacro rispetto al popolo che appare, di tutti i ruoli che io vedo nel mondo, l'unico in cui si indicano limiti e riserve? Avete mai visto un dipendente di qualunque impegno, di qualunque lavoro, di qualunque professione chiedere di ridursi lo stipendio, chiedere di rinunciare alla pensione? Questo è l'unico posto in cui si fa opera di continuo masochismo. Io non ho mai visto una categoria, professori, magistrati, architetti, chiedere: caliamoci lo stipendio. È un'ansia che hanno gli amici dei 5 Stelle, si calino lo stipendio, se vogliono; perdiamo il vitalizio, c'era… è tutto così.
Ora, anche questa mi appare, da parte di Crosetto, una forma di masochismo. Nessuno gli ha chiesto di fare il parlamentare, lo fa in maniera alta e nobile, come abbiamo sentito, e continuerà l'impresa politica in un'area in cui, sicuramente, con il declino, che mi pare evidente, delle forme con cui questo Governo rimane in piedi, sarà importante che, da quella parte, ci sia una compagine unita; farà politica ancora o toglierà la saggezza, la probità, i valori che qui ha rappresentato anche sul piano della sua attività politica? È una cosa che un po' mi inquieta. Mi appare inevitabile che egli se ne debba andare, se lo vuole, ma mi interrogo su molti punti. Che non sia anche questo il segnale che questo è un luogo che è meglio non frequentare, che è meglio evitare, di cui è meglio non avere il rango, meglio non essere onorevoli? Io sono anni che vengo chiamato “professore”, anche quando ero deputato, perché “onorevole” è qualcosa di screditato, di cui parlano male gli stessi deputati.
Ora, io vorrei che si finisse di parlar male di quello che si fa. Iniziai la mia campagna contro la magistratura quando essa volle venire ad aggredire la politica attraverso azioni che toccavano perfino il Parlamento, all'epoca di Napolitano, con la finanza che voleva entrare. Chi entra in quest'Aula dovrebbe essere orgoglioso di farne parte e non chiedere di andarsene.
Quali siano le ragioni, se non sono di ordine sanitario, di malattie o di altro, che inducono Crosetto ad andarsene, è anche questa una triste forma di depressione del ruolo parlamentare. È meglio un'altra cosa; per me nulla è meglio che essere parlamentare e fino all'ultimo difenderò la funzione che ho assunto, che ho scelto e per cui sono stato eletto, ricordando che quando poi qualcuno se ne va dal Parlamento, gli può rischiare, gli può toccare di essere presidente della regione Calabria ed essere da tre mesi ristretto a casa sua a San Giovanni in Fiore, parlo del collega Oliverio, senza avere nessun arresto domiciliare. Questo dobbiamo vedere, una irruzione continua di altri poteri che deprimono questo e noi, d'accordo, a dire “sì”, siamo colpevoli, siamo una classe politica piena di privilegi, il caffè deve costare di più, insomma, credo che Crosetto farebbe bene, oggi, a ritirare le sue dimissioni e a dire: voglio essere parlamentare, è la cosa migliore che posso fare, nulla è più alto che essere parlamentare (Applausi di deputati dei gruppi Partito Democratico e Forza Italia-Berlusconi Presidente).
PRESIDENTE. Salutiamo gli studenti e gli insegnanti dell'Istituto statale di istruzione superiore Giustino Fortunato di Napoli che, oggi, sono venuti ad assistere ai nostri lavori. Grazie per la vostra presenza qui (Applausi).
ALESSANDRO PAGANO (LEGA). Presidente, io devo dire che mi accodo a tutto quello che ho ascoltato adesso, perché effettivamente parlare di Guido Crosetto è oggettivamente facile, nel senso che trovare un collega con una competenza tecnica, con un'umanità alta e con una capacità e una cultura politica fuori dalla media oggettivamente non è facile ed è bello anche approfondire questo dibattito, sia pure in pochissimi minuti. Però, certo, queste non sono frasi fatte. Noi viviamo un'epoca di approssimazione politica, spesso anche di improvvisazione, talvolta anche di inadeguatezza e, quindi, trovare la possibilità di un confronto sereno, forte, capace, costruttivo, costantemente, anche con colleghi che ovviamente non fanno parte del proprio gruppo, è sempre un elemento gratificante. Questo per dire cosa? Che noi non dobbiamo dare per scontato che il dibattito politico si debba, per forza di cose, fermare o arenare all'interno delle tematiche solite. Spesso avere anche una risorsa umana, intellettuale, che ovviamente torna utile alla mediazione, torna utile anche al convincimento, il dibattito politico è capacità di esporre tesi che spesso portano anche a un cambiamento rispetto all'ipotesi originaria, al netto di ideologie.
Ebbene, questo penso che sia un elemento su cui oggi dobbiamo riflettere ed essere vicini a un ragionamento, che è quello che secondo il nostro parere anche la Lega ha fatto. Noi, la volta precedente, avevamo detto di no alle dimissioni di Guido Crosetto: l'abbiamo detto con il cuore e con la mente, per il motivo che, sia pure succintamente, ho provato a spiegare. Oggi è chiaro che viene reiterata questa volontà di dimissione e rimane il fatto che noi della Lega siamo profondamente convinti che questo sia un errore.
Certamente ci asterremo (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), quindi non daremo volontà in tal senso favorevole. È un attestato di stima all'amico Guido Crosetto, ma è anche la necessità che questo Parlamento si arricchisca di risorse e non si impoverisca. Poi, è evidente che le decisioni possano essere revocate, possano cambiare, ma è chiaro che questo Parlamento la sua parte la deve fare. Ecco, noi della Lega con questo segnale vogliamo andare incontro a un ragionamento, come quello che abbiamo testé offerto (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dall'Osso. Ne ha facoltà.
MATTEO DALL'OSSO (FI). Presidente, sa, le motivazioni le abbiamo ascoltate da lui la volta scorsa. Io però non posso che dire che veramente mi dispiace. Quando una persona competente lascia questo posto, crea una lacuna. Questa lacuna di solito viene colmata, ma colmata come? In che modo? Il fatto è che noi non conosciamo il futuro; ciò che sappiamo però è il passato e il passato non cerchiamo - cerco, almeno io e alcuni miei colleghi, ad esempio collocati alla mia destra - di dimenticarlo. Di questo abbiamo paura. Quindi io ripeto di nuovo l'invito a ripensarci e a non dimettersi. Grazie e ciao Guido.
ENRICO COSTA (FI). Grazie, Presidente. Devo dire che, oltre che un collega, Guido Crosetto è un caro amico, è una persona che stimo, che penso rappresenti un patrimonio per quest'Aula, che rappresenti, devo dire, anche un elemento di temperamento di momenti e di fasi polemiche. Abbiamo vissuto in molte circostanze delle fasi molto divisive in quest'Aula e Guido, pur appartenendo a una forza politica che, devo dire, non si può definire di centro, moderata, di cerniera, ha sempre invece interpretato, senza mai chiaramente rinunciare alle sue tesi e alle sue idee, il ruolo di mediazione, ha sempre cercato di favorire il dibattito, ha sempre cercato di favorire il buon senso.
Allora io vorrei cercare di interpretare il voto che siamo chiamati a dare oggi. Quando un sindaco decide di dimettersi, ha venti giorni per ripensarci ma non è che il consiglio comunale deve accettare le sue dimissioni; invece il Parlamento deve accettare le dimissioni del deputato. Ebbene, io mi sento di interpretare questo voto, non semplicemente con una finalità adesiva rispetto alle tesi che vengono contemplate nella lettera di dimissioni, ma come un voto a salvaguardia di quello che può essere un patrimonio di questo Parlamento (ovviamente parlo di patrimonio ideale). Allora, penso che tutti quanti siamo convinti che la presenza di Guido, le sue considerazioni, le sue valutazioni, anche quando non le condividiamo, possano essere un elemento molto utile. Quindi io penso che questo voto vada interpretato anche in questo senso.
Il Parlamento oggi mi pare sia un po' svilito nella valutazione complessiva e se ci sono persone che contribuiscono, invece, a fare in modo che questa valutazione non sia così unanime, sono persone come Guido. Quindi, al di là della amicizia, io penso che sia interesse di tutti quanti avere non soltanto un plenum, ma avere un plenum composto di persone che consentono, anche nei momenti più divisivi, anche nelle polemiche più accese, una misura, un concentrarsi sui problemi, un concentrarsi sulle possibili soluzioni. Quindi io personalmente voterò contro le dimissioni di Guido Crosetto. Ovviamente, il mio gruppo farà una valutazione autonoma e ci sarà magari chi si astiene, però io do questa interpretazione e ho voluto spiegarlo perché ritengo che noi non possiamo, in questo Parlamento, rinunciare a figure che sono veramente e oggettivamente di alto livello (Applausi di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente e di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
GUIDO CROSETTO (FDI). Grazie, Presidente. Devo dire che sono un po' commosso dagli interventi dei colleghi. Non pensavo di intervenire, mi è difficile intervenire, quindi scusatemi: non ho l'abitudine di avere ed esprimere sentimenti come la commozione nei miei interventi. Però, a Vittorio devo rispondere. Vittorio, onorevole Sgarbi, io ho un rispetto e una stima per quest'Aula che nulla può scalfire. Il giorno che sono entrato in quest'Aula mi sono chiesto se avessi la forza di rappresentare il mio ruolo in quest'Aula e poi ho capito che la forza stessa veniva dall'Aula, ho capito che la forza di ognuno di noi di rappresentare il nostro Paese deriva dalla consapevolezza del nostro ruolo e non dalle nostre capacità.
Vi racconto una cosa che mi ha colpito quando fui Sottosegretario. Tornavo, accompagnando la bara di un caporalmaggiore che era morto in Afghanistan, perché quando aveva capito che la mina che stava cercando di disinnescare sarebbe esplosa, ci si era buttato sopra e buttandosi sopra aveva protetto quelli dietro. Io, mentre tornavo dall'Afghanistan, mi chiedevo: ma questa persona era un supereroe? Dove ha preso questa forza? È una persona straordinaria? La risposta che mi sono dato è che era la consapevolezza del suo ruolo, la forza che gli dava quella divisa, qualcosa che in quel momento lo rendeva migliore di se stesso. Ed è la stessa cosa che quest'Aula ha fatto a me o fa a noi: la consapevolezza di essere qualcosa superiore alle nostre debolezze. Siamo persone normali; qui dentro ci è richiesto di non essere persone normali, di eliminare i nostri difetti e se quello ho cercato di fare, l'ho fatto soltanto per la consapevolezza che avevo di servire qualcosa di più grande di me stesso e il mio destino, cosa che vedo fare da molti di noi (Applausi).
Sono stato onorato di averlo fatto con voi: con molti di voi ho condiviso e condividerò domani idee, progetti, visioni; con molti no. Ho sempre rispettato tutti: me l'hanno insegnato a casa, non me lo sono inventato io, devo ringraziare i miei genitori. Ho sempre rispettato le idee di tutti e di ognuno di voi: dai giovani agli anziani a quelli che la pensavano come me e a quelli che la pensavano diversamente. I percorsi della vita mi hanno portato qui: chiedo scusa per disturbare il vostro lavoro per la terza volta. Per questo, questa volta, mi sono permesso di chiedere agli amici di astenersi per non impedire, con il loro voto di amicizia, la mia uscita dal Parlamento. È una decisione sofferta - io non uscirò contento - ma che ho preso ragionando, che ho preso pensando alla mia vita, che è qualcosa a cui devo rispetto, lo stesso che devo alla politica; che ho pensato forse in un attimo di egoismo rispetto al Parlamento e al mio impegno politico, ma che continuerà anche fuori dal Parlamento, perché io non interrompo la mia vita politica, non interrompo la mia volontà di lavorare per il bene del Paese e cercherò di farlo in un altro modo, non in quest'Aula.
Non voglio andarmene però lasciando in voi il solo dubbio che abbia fatto o faccia una scelta per convenienza: no, faccio una scelta per ragionamento; faccio una scelta che tiene conto delle mille cose che compongono la vita di ognuno di noi: c'è la politica, c'è la famiglia, c'è il lavoro, ci sono i figli, ci sono mille sfaccettature che non è neanche giusto trasferire in quest'Aula, perché appartengono alla nostra sfera privata.
Per cui vi ringrazio per il voto che vorrete fare oggi: sappiate che mi peserà, ma io per la terza volta sono qui perché voglio lasciare quest'Aula per mie motivazioni.
Vi ringrazio per il rispetto che mi avete dato e per la cortesia non solo di questi interventi, guardate, ma di decine di voi di tutti i partiti - ripeto: di tutti i partiti - che fuori mi hanno fermato per dire: non fare questa stupidaggine, io non la voterò mai. Questa è la ricompensa più grande che io ho avuto facendo politica: il rapporto e la fiducia, le parole, la pacca sulle spalle o la stretta che molti di voi mi hanno dato, non solo oggi, ma in questi anni. Questo mi porterò dentro e poi il futuro ci rivedrà. Certo, non ci rivedremo qui dentro, ma state tranquilli qui fuori mi rivedrete anche da domani mattina: non scompaio e, per fortuna, vi penso di vivere e di stressarvi ancora per molto tempo. Grazie a tutti (Prolungati applausi).
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Crosetto. Credo che questo applauso, oltre che le parole date, rappresentano un segno di grande stima che l'Aula le riconosce per le cose che ha sempre fatto, con serietà e impegno.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'accettazione delle dimissioni del deputato Guido Crosetto.
La Camera approva (Vedi votazione n. 11) (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Belotti. Ne ha facoltà. Il suo è il primo intervento. Colleghi, facciamo maggior silenzio. Prego, onorevole.
DANIELE BELOTTI (LEGA). Il 13 marzo 1979, quarant'anni fa, l'appuntato dei carabinieri Giuseppe Guerrieri è nella sala d'attesa…
PRESIDENTE. Collega Belotti, mi scusi, anche il suo è un ricordo importante… Pregherei i colleghi di uscire in silenzio, quantomeno per rispetto delle cose che sta dicendo l'onorevole Belotti. Prego.
DANIELE BELOTTI (LEGA). Tredici marzo 1979, quarant'anni fa, l'appuntato dei carabinieri Giuseppe Guerrieri è nella sala d'aspetto dell'ambulatorio, del dottor Gualteroni, in Città Alta a Bergamo, accompagna il figlio di dieci anni per una visita. È ancora in divisa; entrano due ragazzotti ventenni, armi in pugno: è un commando di Guerriglia proletaria. Il loro obiettivo è il dottor Gualteroni che, oltre a essere medico di famiglia, è anche il responsabile sanitario del carcere di Bergamo. I due terroristi sono sorpresi dalla presenza di un carabiniere nella sala d'aspetto e, a freddo, sparano uccidendo il carabiniere davanti al proprio figlio. Chi ha sparato è Narciso Manenti che, dal giorno dopo l'agguato, se ne sta tranquillo e beato in Francia; l'altro è Enea Guarinoni che fu catturato e si fece qualche annetto di galera prima di diventare un pentito. Manenti fu condannato all'ergastolo nel 1984: non ha mai scontato un'ora di carcere…
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Belotti. Onorevole Battelli, può evitare di urlare? Grazie.
DANIELE BELOTTI (LEGA). Dicevo che Manenti è stato condannato all'ergastolo nel 1984 ma da quarant'anni, dal giorno dopo l'attentato, se ne sta nell'hinterland di Parigi; è su Facebook; è sull'elenco del telefono, se volete possiamo chiamarlo in diretta anche adesso, perché il numero di telefono è pubblico, e se ne sta là beato da quarant'anni e non ha scontato un'ora di carcere in Italia. È ora che infami come Narciso Manenti e gli altri terroristi facciano la fine di Battisti e vengono estradati in Italia (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Devono pagare per il sangue che hanno versato e l'odio che hanno creato: lo dobbiamo al figlio di Guerrieri, ai familiari delle vittime dei terroristi, a tutti gli italiani che hanno vissuto anni terribili. Dobbiamo riportare a casa tutti e trentaquattro i latitanti in Francia e in giro nel mondo, alla faccia di tutti quei radical chic francesi, italiani, e non solo, che hanno sempre protetto e foraggiato quegli infami (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole De Filippo. Ne ha facoltà.
VITO DE FILIPPO (PD). Grazie, Presidente. Mentre va in scena, in un'altra parte del Paese, uno scontro storico sulla TAV, con accuse tra le due parti del Governo, una accusata di essere la banda del buco, l'altra invece che travolge, in maniera superficiale e cinicamente, anche il destino infrastrutturale del Paese, in Basilicata stiamo girando, Presidente, un'altra puntata di un film più o meno simile.
Si avvicendano in queste ore, nelle piazze di quella regione, membri del Governo No-Triv e Sì-Triv; e dopo il dibattito sui fanghi, che resterà esemplare nella storia del nostro Paese, il Ministro Costa ne fa un'altra clamorosa, che io voglio raccontare a quest'Aula.
Dopo mesi di lavoro della regione, dell'Ispra, dell'ARPA regionale su un fondamentale protocollo, che dovrebbe servire per affinare le tecniche e le procedure di monitoraggio e di biomonitoraggio nei siti dell'attività estrattiva di quella regione, un protocollo atteso da quelle comunità, un protocollo che dovrebbe dare nuova linfa in termini di sicurezza e di sorveglianza anche sul fronte dei dati epidemiologici che sono rilevanti in quella regione, il Ministro Costa, a qualche ora dalla convocazione per la sottoscrizione di quell'accordo, sconvoca il tavolo istituzionale e va nelle piazze lo stesso giorno, simultaneamente, quasi in maniera inquietante, in un mercimonio tra campagna elettorale e ambiente, va, nelle stesse ore che ha sconvocato il tavolo per firmare quell'accordo che attendono le istituzioni di quella regione, a parlare nelle piazze di ambiente e di biomonitoraggio. Presidente, io vorrei che lei si facesse carico di una proposta: dica al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare che serve un altro acronimo nel nostro Paese.
PRESIDENTE. Grazie. Grazie, onorevole…
VITO DE FILIPPO (PD). Si chiama VIE, non è la VIA: è la valutazione di impatto elettorale. Si sta inquinando quel territorio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!
CHIARA GRIBAUDO (PD). Presidente, ieri è arrivata una notizia davvero molto grave: in Iran l'avvocatessa Nasrin Sotoudeh è stata condannata a 33 anni di carcere e a subire 148 frustrate per aver lottato per i diritti e le libertà delle donne nel suo Paese. Si tratta di un atto molto grave, che richiede immediatamente lo sforzo diplomatico del Governo perché Nasrin sia liberata, e la collega Quartapelle e tutto il gruppo PD hanno già presentato un'interrogazione a tal proposito. Purtroppo però, Presidente, questa tragica notizia è stata strumentalizzata dal Ministro dell'Interno per attaccare le donne italiane, che, quotidianamente, ormai si trovano a fronteggiare la sua propaganda becera e l'arretramento culturale che la Lega sta generando nel Paese. Alcune di quelle donne stanno aspettando da mesi le scuse di Matteo Salvini; e tra queste ci sono anche le donne di Ormea, in provincia di Cuneo, che sono state calunniate da Salvini per il solo fatto di appartenere ad una comunità solidale ed accogliente. Matteo Salvini, in uno dei suoi numerosi video delle sue comparsate elettorali, di fronte ad un cartello dei suoi sostenitori che definiva quelle donne con epiteti ingiuriosi, impronunciabili in quest'Aula, non ha saputo far di meglio che ridere, leggerlo a voce alta, e poi naturalmente farsi fotografare con quel cartello ingiurioso.
La Costituzione, Presidente, prevede all'articolo 54 che chi ricopre incarichi pubblici svolga il proprio ruolo con disciplina ed onore: questo non è certamente l'atteggiamento che usa quotidianamente il Ministro dell'Interno Salvini, che utilizza in realtà nei confronti degli oppositori politici, e delle donne in particolar modo, un linguaggio ingiurioso. E allora io le chiedo, Presidente, che il Ministro dell'Interno venga in Aula a scusarsi e che velocemente lavori, come è stato chiesto dal Partito Democratico, per la liberazione dell'avvocatessa Nasrin (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
DAVIDE GARIGLIO (PD). Presidente, la sera di sabato 9 marzo un autobus dell'azienda Crognaletti, impegnato sulla linea N758 da Firenze a Barcellona per conto di Flixbus, passata la frontiera a Ventimiglia veniva fermato in territorio francese all'uscita autostradale di La Turbie, come al solito, dagli agenti del controllo doganale francese per fare i controlli di rito. La procedura di routine è sempre stata svolta in tempi brevi: gli agenti controllavano i documenti, e in caso di irregolarità riscontrate facevano scendere le persone considerate irregolari, permettendo poi al bus ed ai suoi occupanti di proseguire il percorso.
Sabato 9 invece gli agenti hanno tenuto fermo il bus per circa due ore sull'autostrada, dicendo che a bordo vi erano alcuni passeggeri i cui documenti sarebbero risultati irregolari. L'autobus con i passeggeri è stato poi scortato dalla Polizia fino all'aeroporto di Nizza. Giunti all'aeroporto alle ore 2 del mattino, i 40 passeggeri, tra cui alcuni bambini molto piccoli, venivano fatti scendere ed informati del fatto che il bus non avrebbe proseguito la corsa fino a Barcellona. Alle richieste di chiarimenti dei passeggeri veniva risposto che la colpa era della società Flixbus. Ai due autisti veniva formalizzato lo stato di fermo, tolti gli oggetti personali; poi venivano rinchiusi in due distinte celle fetide, senza cibo e senz'acqua. Solo alle 10 di domenica mattina venivano fatti uscire dalle celle, nuovamente ammanettati l'uno all'altro, così ammanettati venivano condotti attraverso l'aeroporto internazionale di Nizza pieno di gente, tradotti in altre celle ed infine interrogati. Solo verso le 15,30, dopo l'interrogatorio, venivano loro offerti acqua e cibo, erano liberati e riaccompagnati al bus, senza che venisse rilasciato loro alcun verbale e senza alcuna imputazione.
Ricordo che quello in questione è un servizio di linea internazionale autorizzato dai Ministeri dei rispettivi Paesi, cioè dai Ministeri di Italia, Francia e Spagna. Ricordo infine che gli autisti non rivestono la qualifica di pubblico ufficiale, non possono avere la responsabilità di identificare i passeggeri, né tanto meno possono perquisirli o impedire ad uno di essi di salire sul bus affermando che il documento presentato è falso: le procedure di check-in consistono solo nell'accertarsi che i passeggeri abbiano il titolo di viaggio e un documento valido. Ora chiediamo che i Ministeri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'interno, degli affari esteri e della cooperazione internazionale e il MISE intervengano, chiedendo chiarimenti urgenti e scuse alle autorità francesi, e che creino le condizioni per evitare che questi accadimenti si ripetano (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
FABIO BERARDINI (M5S). Presidente, per il tramite di quest'Aula vorrei esprimere la mia ferma condanna per la grave minaccia di querela priva di qualsivoglia fondamento esternata dal presidente dell'acquedotto teramano Ruzzo Reti, l'avvocato Alessia Cognitti, nei confronti di due consiglieri comunali del MoVimento 5 Stelle, Pina Ciammariconi e Cristiano Rocchetti. I due consiglieri nella giornata di ieri, infatti, tramite un comunicato stampa hanno solamente criticato l'andamento dell'azienda negli ultimi anni, esercitando un diritto tutelato dalla Costituzione e senza accusare alcuno personalmente. È un dato incontestabile, tuttavia, che la Ruzzo Reti negli ultimi anni passati è stata gestita con metodi a dir poco clientelari, prestando poca attenzione ai costi in bolletta, ai pesanti debiti contratti ed alla tutela della nostra acqua. È altresì noto che l'avvocato Cognitti sia diventata presidente del Ruzzo non tramite un concorso meritocratico, bensì uno scambio di poltrone deciso a tavolino da capi politici.
A questo si aggiunge la notizia di oggi, della richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura della Repubblica per l'ex presidente Forlini, proprio in relazione agli episodi di inquinamento dell'acqua che noi tutti beviamo quotidianamente. Tutto ciò ha portato giustamente il sindaco del capoluogo teramano, Gianguido D'Alberto, ad impugnare il rinnovo del consiglio di amministrazione della Ruzzo Reti, eseguito in violazione dello statuto e senza un concorso pubblico e meritocratico. Il presidente Cognitti farebbe meglio a rispettare il proprio ruolo istituzionale, senza minacciare querele prive di fondamento a consiglieri comunali; dovrebbe impiegare il suo tempo invece per tutelare la nostra acqua e per interrogarsi se questo consiglio di amministrazione, formatosi con uno scambio di poltrone, sia realmente legittimo ed eticamente accettabile. Come si suol dire però: excusatio non petita accusatio manifesta (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
MARIALUISA FARO (M5S). Presidente, oggi intendo portare all'attenzione del Parlamento un problema che da anni affligge le coste del Gargano e non solo, e che rappresenta un grave pericolo per la salute del nostro mare e per lo sviluppo dell'economia turistica della Puglia. Infatti, alla vigilia di ogni stagione estiva, coloro che scelgono le spiagge del Gargano per trascorrere le vacanze sono costretti a fare i conti con le cosiddette “calze”, ovvero i retini utilizzati per la mitilicoltura: migliaia di retini ed altri rifiuti speciali restano arenati sulle spiagge del Gargano fino ad arrivare alla zona di Torre Mileto, dove da poco la regione Puglia ha deliberato alcuni siti di interesse comunitario per la tutela degli habitat marini. Ed è proprio con riferimento agli habitat marini che questo problema desta preoccupazioni, perché l'abbandono spregiudicato di questi retini in mare ha determinato un grave danno alla fauna ed alla flora marina, che si riflette anche sul turismo della zona, nonché sulle casse degli enti locali e dei cittadini, che a loro spese devono provvedere alla loro rimozione.
Questa è diventata una vera e propria emergenza, che va rappresentata e posta all'attenzione del Governo nazionale e del Parlamento europeo. Maggiori controlli vanno garantiti per la tutela dei nostri mari, per la tutela della salute dei cittadini.
Per questo proporrò nel prossimo provvedimento, appena comunicato, ovvero il “decreto salva mare”, delle possibili soluzioni, che si aggiungeranno alle attuali normative europee e nazionali, affinché diminuisca la dispersione incontrollata delle cosiddette “retine”, causata principalmente da coloro che non rispettano le pratiche per limitarne la perdita e l'abbandono.
Intanto, chiedo maggiori controlli sulle coste, affinché chi si macchia di questo reato venga punito come previsto dalla legge.
Concludendo, Presidente, l'ambiente viene prima di tutto, perché da esso dipende lo sviluppo economico sostenibile in grado di preservare anche la vivibilità per chi in quei territori ha scelto di vivere tutto l'anno (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Silvestri. Ne ha facoltà.
RACHELE SILVESTRI (M5S). Presidente, è arrivato il momento di porre un freno alle continue ingerenze politiche nella gestione sanitaria delle Marche. Ad oggi, in nome di scellerate decisioni politiche, coesistono più modelli aziendali sanitari all'interno di un territorio che conta poco più di 1.500.000 abitanti, e questa è una delle principali cause di squilibrio nella pianificazione e nella destinazione dei fondi statali. Il piano sanitario è fermo attuativamente al 2014, e intanto si sta portando avanti un depauperamento della sanità, soprattutto periferica, a favore di una discutibile centralizzazione, anche di natura convenzionale privatistica. Eppure, il fine ultimo della “legge Balduzzi” è quello di ottimizzare le risorse esistenti, nonché garantire un sistema sanitario che sia alla portata di tutti i cittadini e dei professionisti sanitari e che non sia subordinato ad assurde decisioni politiche, prive di studi, analisi, e soprattutto di confronti con i portatori reali di interesse: i cittadini.
Se si prosegue su questa strada, quello che si contrae è il diritto alla prevenzione e alla salute, ma soprattutto si crea una sperequazione nell'essere trattati in maniera equa in termini di servizi sanitari. La regione Marche, oggi, priva di un nuovo piano, vuole mettere in atto il più grande investimento economico della storia sanitaria marchigiana, con la riconversione di un già contestabile sistema sanitario in uno alternativo, che prevede la costruzione di ben sei nuovi ospedali senza prendere in considerazione l'elaborazione di altre possibili soluzioni, come il potenziamento dell'esistente, laddove funziona. Il tutto con l'ombra del partenariato privatistico in sanità, un modello già dichiarato più volte fallimentare dalla Corte dei conti.
È necessario che il Governo e soprattutto il Ministero competente si adoperino il prima possibile affinché venga tracciato un percorso ben preciso dove le regioni possano sì muoversi nel rispetto delle funzioni costituzionali attribuite, ma evitando che un certo modo di fare politica in alcune regioni possa tradursi di fatto in uno smantellamento della sanità pubblica e nel portare avanti più modelli sanitari nello stesso territorio regionale, nel proliferare di strutture private che colmano i disservizi pubblici, e soprattutto nel creare cittadini «di serie A» e cittadini «di serie B» su un tema fondamentale come il diritto alla salute (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
MARA LAPIA (M5S). Presidente, onorevoli colleghi, la mia è l'ennesima denuncia in questa Assise come portatrice dell'esasperazione di tutti i pazienti sardi. La drammatica situazione che si sta vivendo in Sardegna dal punto di vista sanitario è un tema di assoluta importanza che non può più essere rimandato. Mentre dai piani alti continuano a calare nomi dei dirigenziali a pioggia, nel più totale spregio delle reali necessità della sanità dell'isola, i reparti continuano ad essere privati di personale posti letto, personale ormai stremato perché sottodimensionato. Mi chiedo quante di queste decisioni siano state realmente legittime e quante prive di assoluta necessità. Mi chiedo se in Sardegna la salute sia ancora un diritto. Dall'ospedale San Francesco di Nuoro i pazienti vengono indirizzati ad altri presidi ospedalieri per mancanza di posti. Parliamo di ospedali situati a molti chilometri di distanza, ciò crea disagio non solo ai pazienti ma anche alle loro famiglie, costrette ad assisterli oltre il necessario. Esatto, mancano anche gli infermieri, e i familiari che sono legati da vincoli di parentela devono tutti i giorni viaggiare per assistere i loro familiari ricoverati. È notizia delle ultime ore che anche all'ospedale Zonchello, sempre a Nuoro, sono state annullate 400 spirometrie per il trasferimento di due specialisti: una situazione vergognosa. Scelte insensate, a tratti incomprensibili, a livello organizzativo e dirigenziale, e scelte vergognose sul piano operativo.
La Sardegna, Presidente, meriterebbe un riassetto totale del sistema sanitario. Per anni è stata perpetrata ai danni dei cittadini sardi una lotteria della vergogna, che ha estratto premi e poltrone per molti. Ciò ha lasciato agli ultimi file di attesa infinite per esami diagnostici e terapeutici. Anzi, dirò di più: nei centri unici per le prenotazioni spesso non è più neanche possibile prenotare esami e visite, questo perché i tempi sono, oltre che lunghi, anche incerti, addirittura impossibili. Ci rendiamo conto che abbiamo carenza di logopedisti per bambini con spettro autistico? Ci si sta rendendo conto, Presidente, che bisogna attendere mesi, anche anni, per mammografie di screening e di prevenzione? Presidente, oggi, da quest'Aula, e anche per le vie opportune, chiederò l'intervento del Ministro della salute, perché in Sardegna vi è una situazione di totale collasso, e non mi esimerò dal gridare da quest'Aula, ancora una volta, il mio totale sdegno. Lo devo alla mia terra e ai cittadini sardi. Qualcuno un giorno si dovrà vergognare e dovrà pagare per tutto questo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lovecchio. Ne ha facoltà.
GIORGIO LOVECCHIO (M5S). Grazie, Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per portare all'attenzione sua e dell'Aula tutta i gravissimi fatti avvenuti nei giorni scorsi nel centro garganico di Monte Sant'Angelo, dove due amministratori, il sindaco e l'assessore al bilancio del comune, sono stati fatti bersaglio di intimidazioni personali e familiari: esplicite minacce di morte accompagnate dal ritrovamento di un teschio umano appeso alla porta della delegazione comunale del centro garganico. Sono soltanto gli ultimi episodi in ordine di tempo che hanno colpito le istituzioni della provincia di Foggia, ormai bombardate da atti intimidatori con frequenza preoccupante. Negli ultimi due anni, sono almeno trenta gli episodi riconducibili alla criminalità locale, che tenta di gettare nel terrore la comunità daunia.
Gli amministratori locali, con grande coraggio ed impegno, quotidianamente cercano di arginare questi vergognosi tentativi di intimidazione attraverso l'infaticabile lavoro sul territorio, anche sostenuti dalla parte sana della società, che invita a non mollare. Tuttavia, il fenomeno è davvero preoccupante e sicuramente da non sottovalutare.
Chiediamo pertanto una maggiore presenza delle forze dell'ordine attraverso un presidio capillare del territorio, atto a scongiurare il ripetersi dei fatti criminosi citati e a garantire maggiore sicurezza a tutti gli amministratori, ma anche ai cittadini della provincia di Foggia. Come MoVimento 5 Stelle, siamo sempre stati al fianco degli amministratori locali, che rappresentano il primo presidio di legalità sui territori ed immediato riferimento delle istituzioni per tutti i cittadini; ed in casi come questo occorre manifestare la propria solidarietà non soltanto a parole, ma anche concretamente, con la presenza in detti luoghi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Avverto che nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna sarà pubblicata l'organizzazione dei tempi per la discussione generale della proposta di legge n. 696-A ed abbinate, recante l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sullo stato della sicurezza e sul degrado della città (Vedi l'allegato A).
Venerdì 15 marzo 2019 - Ore 9,30:
nella votazione n. 1 il deputato Melilli ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;
nella votazione n. 1 i deputati Di Sarno e Latini hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario;
nelle votazioni dalla n. 1 alla n. 3 la deputata Ascari ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario;
nelle votazioni dalla n. 1 alla n. 4 la deputata Bonomo ha segnalato che non è riuscita a votare;
nelle votazioni dalla n. 1 alla n. 4 il deputato Librandi ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;
nelle votazioni dalla n. 1 alla n. 4 il deputato Vinci ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;
nelle votazioni nn. 1, 3, 5, 7 e 9 il deputato D'Ettore ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;
nella votazione n. 2 il deputato D'Ettore ha segnalato che non è riuscito ad astenersi dal voto;
nella votazione n. 4 il deputato Andrea Crippa ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;
nella votazione n. 6 il deputato Nevi ha segnalato che non è riuscito a votare.
nella votazione n. 6 il deputato Paolini ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;
nella votazione n. 9 il deputato Giglio Vigna ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;
nella votazione n. 10 i deputati Prisco e Acunzo hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.
INDICE ELENCO N. 1 DI 1 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 11)
1 Nominale Pdl 395-A - em.1.50 438 322 116 162 77 245 81 Resp.
2 Nominale em. 1.51 446 436 10 219 192 244 81 Resp.
3 Nominale em. 1.53 445 346 99 174 102 244 81 Resp.
4 Nominale em. 1.12 450 358 92 180 105 253 79 Resp.
5 Nominale em. 1.55 457 447 10 224 196 251 79 Resp.
6 Nominale em. 1.56 453 453 0 227 206 247 79 Resp.
7 Nominale em. 1.57 461 461 0 231 212 249 79 Resp.
8 Nominale em. 1.200 466 466 0 234 466 0 79 Appr.
9 Nominale em. 1.60 463 353 110 177 104 249 79 Resp.
10 Nominale Pdl 395-A - voto finale 458 273 185 137 272 1 76 Appr.
11 Segreta Dimissioni del deputato Crosetto 388 262 126 132 231 31 79 Appr.