Source: https://www.laleggepertutti.it/105427_che-succede-se-firmi-un-foglio-in-bianco-come-difendersi
Timestamp: 2018-12-10 03:24:44+00:00
Document Index: 36065063

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 380', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Che succede se firmi un foglio in bianco? Come difendersi
Querela di falso e riempimento di foglio in bianco: le due ipotesi individuate dalla Cassazione; si deve valutare la difformità della dichiarazione rispetto alla dichiarazione negoziale.
Chi voglia contestare il contenuto di un documento riportante la sua firma, la quale però sarebbe stata apposta solo su un foglio inizialmente bianco, deve avviare una particolare procedura in tribunale detta “querela di falso”. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].
La querela di falso è, di norma, una procedura riservata a chi voglia contestare la veridicità di un atto pubblico o redatto da pubblico ufficiale (si pensi ad un atto notarile, a una multa, a un verbale ispettivo, ecc.). Sebbene tali documenti abbiano una “fede privilegiata”, ossia acquistano una validità di prova superiore a quella di una semplice scrittura privata, possono ugualmente essere contestati. La legge infatti stabilisce che chi può subire un danno dalla produzione di atti o scritture contraffatte è legittimato a presentare querela di falso.
La querela di falso consiste in una domanda giudiziale, da proporre in tribunale, che può essere avviata o con una causa autonoma o in corso di causa (in via incidentale) in ogni stato e grado del giudizio, finché la verità del documento non sia accertata con sentenza definitiva. Se la querela è proposta in corso di causa, va presentata sotto forma di dichiarazione da allegare al verbale d’udienza.
La querela deve contenere, a pena di nullità, l’indicazione degli elementi e delle prove della falsità del documento.
Nonostante il nome, quindi (“querela”) tale procedimento non ha nulla a che vedere con la procedura penale e rientra invece nell’ambito del diritto civile.
Il foglio firmato in bianco
Anche la denunzia dell’abusivo riempimento di un foglio firmato in bianco richiede la proposizione della querela di falso tutte le volte in cui il riempimento risulti avvenuto senza alcuna autorizzazione da parte del firmatario.
Per entrare più nel dettaglio, secondo la Cassazione tale rimedio è necessario tutte le volte in cui la difformità della dichiarazione rispetto alla convenzione sia tale da travolgere qualsiasi collegamento tra la dichiarazione stessa e la sottoscrizione.
Al contrario, la querela di falso non è necessaria nell’ipotesi in caso di mancata corrispondenza tra quanto dichiarato e quanto si intendeva, invece, dichiarare.
[1] Cass. ord. n. 24005 del 25.11.2015.
Corte di Cassazione. sez. VI Civile – 2, ordinanza 18 – 25 novembre 2015, n. 24005
Ritenuto che il consigliere designato ha depositato, in data 8 settembre 2015, la seguente proposta di definizione, ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ.: “B.P.A. ha appellato due sentenze del Tribunale di Grosseto: la n. 721/2011 in data 7 luglio 2011 (sentenza non definitiva) e la n. 39/2013 in data 12 gennaio 2013 (sentenza definitiva). Le due sentenze hanno deciso una querela di falso proposta da B.B. e da B.M. , in corso di causa (controversia ereditaria), avverso un documento datato 22 ottobre 1995 a firma di B.A. . Con la prima delle due sentenze il Tribunale di Grosseto ha dichiarato l’ammissibilità della querela di falso, e con la seconda l’ha accolta dichiarando la falsità del documento allegato alla comparsa di costituzione e risposta di B.P.A. contraddistinto con il n. 10 datato Roma 22 ottobre 1995 e sottoscritto da B.A..
In particolare, con la prima sentenza il Tribunale ha rilevato che le due sorelle B. avevano proposto querela contro il detto documento sul presupposto di un abusivo riempimento di foglio firmato in bianco da B.A. (questi avrebbe consegnato al figlio P.A. fogli firmati in bianco per ogni occorrenza, ed il figlio avrebbe riempito uno dei fogli per realizzare un suo scopo in danno delle sorelle). Ha altresì rilevato che, secondo la prospettazione delle attrici, l’abusivo riempimento sarebbe avvenuto absgue pactis o sino pactis, e cioè senza che l’autore fosse autorizzato a ciò con patto di riempimento, anche se, formalmente, era stato fatto riferimento ad un’ipotesi di riempimento contra pacta.
Si sostiene che con l’atto introduttivo le querelanti hanno fatto riferimento solo ed esclusivamente ad un’ipotesi di riempimento contra pacta. Le ragioni addotte dalla Corte d’appello si fonderebbero su elementi inesistenti e, comunque, su una non corretta valutazione del contenuto dell’atto introduttivo del giudizio. La Corte d’appello – ritiene il ricorrente – avrebbe posto in essere una palese trasformazione del petitum, avendo deciso su una domanda sine pactis là dove la domanda era diretta a far valere un riempimento contra pacta.
Occorre premettere che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, la denunzia dell’abusivo riempimento di un foglio firmato in bianco postula la proposizione del rimedio della querela di falso tutte le volte in cui il riempimento risulti avvenuto absgue pactis o sine pactis, ipotesi che ricorre anche quando la difformità della dichiarazione rispetto alla convenzione sia tale da travolgere qualsiasi collegamento tra la dichiarazione stessa e la sottoscrizione. Tale rimedio processuale non è necessario invece nell’ipotesi del riempimento contra pacta, ossia in caso di mancata corrispondenza tra quanto dichiarato e quanto s’intendeva, invece, dichiarare (Cass., Sez. III, 7 marzo 2014, n. 5417).
che, d’altra parte, il ricorrente – il quale pure ha sostenuto, anche nella discussione nell’adunanza camerale, che nell’atto introduttivo della querela mancherebbero elementi di riscontro testuale e documentale a favore della soluzione della querela sine pactis – ha omesso di riportare, nel corpo del ricorso, almeno nella parte di interesse, il testo della domanda di cui denuncia l’errata interpretazione, cosi venendo meno ad un onere di specificazione su di lui incombente (Cass., Sez. Un., 17 novembre 2015, n. 23462);