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Timestamp: 2020-08-15 14:40:46+00:00
Document Index: 36954643

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Sentenza Cassazione Civile n. 23352 del 06/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23352 del 06/10/2017
Cassazione civile, sez. trib., 06/10/2017, (ud. 19/06/2017, dep.06/10/2017), n. 23352
sul ricorso iscritto a n. 672/2010 R.G. proposto da:
GLOBUS EAST s.r.l., in liquidazione, in persona del legale
rappresentante pro tempore, M.G., rappresentata e
avv.ti Mariagrazia Gammarota e Mario Contaldi, ed elettivamente
domiciliata presso lo studio legale del predetto ultimo difensore,
in Roma, alla via Giovanni P. Luigi da Palestrina, n. 63;
Liguria, n. 61/08/2009, depositata in data 28 aprile 2009;
– che l’Agenzia delle entrate ricorre per cassazione, sulla base di due motivi, cui ha replicato l’intimata con controricorso, avverso la sentenza indicata in epigrafe con cui la Commissione tributaria regionale della Liguria ha accolto l’appello proposto dalla società contribuente avverso la sentenza di primo grado che aveva rigettato il ricorso dalla medesima proposto avverso l’avviso di irrogazione delle sanzioni per l’omessa annotazione di fatture di acquisti intracomunitari, per l’omessa presentazione dei modelli INTRA riepilogativi dei predetti acquisti e per la presentazione di dichiarazioni periodiche con dati inesatti relativamente all’anno di imposta 2000;
– che i giudici di appello hanno annullato l’atto impositivo sul rilievo che la società contribuente aveva provveduto a sanare i rilievi versando la relativa imposta con a conseguenza che, non essendosi verificato alcun danno erariale ed essendosi in presenza di violazione meramente formale, ricorreva l’ipotesi di inapplicabilità delle sanzioni di cui alla L. n. 212 del 2002, art. 10, comma 3.
– che con il primo motivo la ricorrente deduce la violazione della L. n. 212 del 2002, art. 10, comma 3, e D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 6, comma 5 bis, evidenziando l’errore in cui erano incorsi i giudici di appello nel ritenere che le violazioni accertate, come analiticamente indicate nelle premesse in fatto – fossero meramente formali e non pregiudicassero l’attività di controllo dell’amministrazione finanziaria;
– che il motivo è fondato e va accolto; invero, questa Corte, in relazione a fattispecie di ritardata fatturazione, ha enunciato un principio, sicuramente estensibile alla più grave ipotesi, che qui viene in rilievo, di omessa fatturazione, che la violazione meramente formale non punibile deve rispondere a due concorrenti requisiti, ovvero di non arrecare pregiudizio all’esercizio delle azioni di controllo e, al contempo, di non incidere sulla determinazione della base imponibile dell’imposta e sul versamento del tributo, e che la ritardata fatturazione “integra una violazione sostanziale e non formale del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 21,comma 4, in quanto arreca pregiudizio all’esercizio delle azioni di controllo, ed è, pertanto, punibile anche quando non determina omesso versamento dell’IVA” (Cass. n. 27211 del 2014; coni. n. 27621 del 2008, n. 5897 del 2013, n. 2605 e n. 25700 del 2016, nonchè n. 4960 del 2017);
– che l’impugnato deliberato d’appello non si è conformato al su esposto principio giurisprudenziale, avendo la CTR ritenuto applicabile la predetta esimente sui solo presupposto della assenza di danno all’Erario dello Stato, peraltro al momento della verifica già concretizzatasi, stante l’omessa annotazione delle fatture nelle dichiarazioni periodiche, presentate con dati inesatti (e, quindi, tale da incidere sulla determinazione della base imponibile dell’imposta e sul versamento del tributo) e rimediata solo con la dichiarazione annuale, ma a seguito del rilievo dei verificatori;
– che è, pertanto, evidente che nel caso di specie non vi è spazio per l’applicazione delle esimenti di cui alla L. n. 212 del 2000, art. 10, comma 3, e D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 6, comma 5 bis, invocate dalla società contribuente al fine di paralizzare l’irrogazione delle sanzioni alla medesima comminate;
– che il motivo accolto rende superfluo l’esame di quello, pure proposto dalla ricorrente, volto a censurare l’insufficiente motivazione della sentenza impugnata in relazione alla medesima questione della natura formale, piuttosto che sostanziale, delle violazioni contestate alla società contribuente;
– che, in definitiva, la sentenza va cassata con rinvio alla CTR ligure per l’esame di eventuali ulteriori questioni di merito poste dalle parti nel relativo giudizio e per la liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.
accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Commissione tributaria regionale della Liguria, in diversa composizione.