Source: https://www.laleggepertutti.it/dizionario-giuridico/beni
Timestamp: 2020-05-25 05:53:23+00:00
Document Index: 1551575

Matched Legal Cases: ['art. 42', 'art. 810', 'art. 810', 'art. 812', 'art. 813', 'art. 1350', 'art. 815', 'art. 1117', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 119', 'art. 823', 'art. 831', 'art. 2', 'art. 134', 'art. 136', 'art. 142', 'art. 136', 'art. 828', 'art. 4', 'art. 1']

Beni – La Legge per tutti
Beni (d. civ.) (d. amm.): Secondo la Costituzione, i beni economici possono essere oggetto di proprietà [vedi] pubblica o privata (art. 42 Cost.).
L’art. 810 c.c. definisce i beni come le cose che possono formare oggetto di diritti.
Rientra in tale nozione tutto ciò che è capace di arrecare utilità agli uomini ed è suscettibile di appropriazione.
Il concetto si differenzia da quello di cosa, che può definirsi come una parte separata della materia circostante.
Esistono, infatti, cose che non sono beni (es.: aria, spazio, mare) in quanto insuscettibili di formare oggetto di diritti perché in natura si trovano in tale abbondanza che ciascuno può farne liberamente uso [vedi Res communes omnium] e beni che non sono cose come i beni immateriali o incorporali (es.: le opere di ingegno).
Dall’art. 810 c.c. si ricava che le cose (res) si distinguono in due grandi categorie:
— cose in senso non giuridico, dette anche «res extra commercium», che, in quanto non presentano alcun interesse economico, non possono formare oggetto di rapporti giuridici: tali sono le res communes omnium, come il sole, l’aria etc.;
— cose in senso giuridico, dette anche res in commercio, che potendo formare oggetto di diritti, costituiscono, appunto, la categoria dei beni.
Sotto altro profilo, i beni si distinguono in:
— immobili: sono quelli che non possono essere spostati normalmente da un luogo all’altro senza che ne resti alterata la loro struttura e destinazione.
Tali sono, secondo l’art. 812 c.c., il suolo, le sorgenti, i corsi d’acqua, gli alberi, gli edifici e le altre costruzioni, anche se unite a scopo transitorio al suolo e, in genere, tutto ciò che è naturalmente o artificialmente incorporato al suolo.
Sono, altresì, reputati immobili per determinazione di legge i mulini, i bagni e gli altri edifici galleggianti quando sono saldamente assicurati alla riva o all’alveo e sono destinati ad esserlo in modo permanente per la loro utilizzazione;
— mobili: si ricavano per esclusione. Si considerano, altresì, beni mobili le energie naturali che hanno valore economico (art. 813 c.c.). Una particolare disciplina è dettata per la vendita dei beni mobili di consumo [vedi Bene di consumo], a tutela del consumatore [vedi Consumatore (tutela del)].
Diversa è la disciplina giuridica delle due citate categorie di beni in ordine a:
— forma degli atti: si richiede l’atto scritto per la validità dei negozi che si riferiscono ai diritti reali immobiliari (art. 1350 c.c.); per i negozi relativi ai beni mobili, vige, invece, il principio della libertà della forma;
— pubblicità: le vicende giuridiche riguardanti i beni immobili sono trascritte in pubblici registri, in modo da porre i terzi in condizione di conoscerli; per quelli mobili, invece, vale il possesso [vedi], perché il trapasso materiale consente ai terzi di venire a conoscenza del trasferimento di esso;
— garanzia: i beni immobili sono oggetto di ipoteca [vedi], mentre quelli mobili sono, invece, normalmente oggetto di pegno [vedi].
Alcuni beni mobili, tuttavia, in considerazione della loro rilevanza sono dalla legge equiparati, quanto ad alcuni aspetti della disciplina giuridica, a quelli immobili; tali beni sono chiamati «beni mobili registrati» (art. 815 c.c.) e sono, in genere, i cd. beni di locomozione e trasporto come le navi, gli aeromobili, gli autoveicoli.
Oltre alla distinzione tra beni mobili ed immobili, si operano altre distinzioni considerando talune diversità di disciplina.
Beni comuni del condominio (d. civ.): L’art. 1117 c.c. individua le parti di edificio sulle quali sussiste la proprietà comune, necessaria e forzosa dei proprietari delle singole unità immobiliari dell’edificio.
— tutte le parti dell’edificio necessarie all’uso comune, come il suolo su cui sorge l’edificio, le fondazioni, i muri maestri, i pilastri e le travi portanti, i tetti e i lastrici solari, le scale, i portoni di ingresso, i vestiboli, gli anditi, i portici, i cortili e le facciate;
— le aree destinate a parcheggio nonché i locali per i servizi in comune, come la portineria, incluso l’alloggio del portiere, la lavanderia, gli stenditoi e i sottotetti destinati, per le caratteristiche strutturali e funzionali, all’uso comune;
— le opere, le installazioni, i manufatti di qualunque genere destinati all’uso comune, come gli ascensori, i pozzi, le cisterne, gli impianti idrici e fognari, i sistemi centralizzati di distribuzione e di trasmissione per il gas, per l’energia elettrica, per il riscaldamento ed il condizionamento dell’aria, per la ricezione radiotelevisiva e per l’accesso a qualunque altro genere di flusso informativo, anche da satellite o via cavo, e i relativi collegamenti fino al punto di diramazione ai locali di proprietà individuale dei singoli condomini, ovvero, in caso di impianti unitari, fino al punto di utenza, salvo quanto disposto dalle normative di settore in materia di reti pubbliche.
Beni culturali (d. amm.): Il D.Lgs. 112/1998 ha fornito la definizione di beni intendendo per tali «quelli che compongono il patrimonio storico, artistico, monumentale, demo-etno-antropologico, archeologico, archivistico e librario e gli altri che costituiscono testimonianza avente valore di civiltà così individuati in base alla legge».
La materia, dapprima disciplinata dal D.Lgs. 490/1999 (T.U. in materia di beni culturali e ambientali), è oggi interamente confluita nel D.Lgs. 22-1-2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio), il quale precisa che il patrimonio culturale è costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici [vedi]. Sono beni culturali oggetto di tutela (art. 10 D.Lgs. 42/2004):
— le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico o demo-etno-antropologico, comprese le cose di interesse numismatico, le carte geografiche e gli spartiti, i libri, i manoscritti, le fotografie, le ville, i parchi e i giardini che abbiano interesse artistico o storico;
— le cose immobili che, a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell’arte e della cultura in genere, rivestono un interesse particolarmente importante;
— le collezioni o serie di oggetti che rivestono come complesso, un eccezionale interesse artistico o storico;
— i beni archivistici e i beni librari, ossia le biblioteche.
L’art. 11 D.Lgs. 42/2004 prevede ulteriori tipologie di beni, tra cui è possibile annoverare: affreschi, lapidi, fotografie e pellicole cinematografiche, auto d’epoca etc.
Le procedure per l’individuazione dei beni da tutelare sono diverse a seconda che siano beni di proprietà dello Stato o di altri enti pubblici, o beni di proprietà privata e comportano l’assoggettamento ad un regime vincolistico.
Il Colosseo è uno dei più famosi beni culturali del nostro Paese dichiarato dall’UNESCO di far parte del patrimonio mondiale dell’umanità
Beni demaniali (d. amm.): I beni demaniali sono sempre beni immobili o universalità di beni mobili e devono appartenere ad enti pubblici territoriali (Stato, Regioni, Province, Comuni).
Inoltre, sono considerati demaniali tutti i beni che leggi speciali assoggettano al particolare regime giuridico del demanio.
La categoria, pertanto, annovera tutti quei beni che, per natura o per espressa disposizione di legge, servono a soddisfare bisogni collettivi in modo diretto; per tale ragione vengono sottoposti a speciali vincoli.
È possibile distinguere il demanio necessario da quello accidentale (o eventuale). Nel primo sono ricompresi tutti quei beni che non possono che appartenere allo Stato o ad altri enti pubblici territoriali. Rientrano in tale categoria il demanio marittimo, il demanio idrico e il demanio militare [vedi Demanio].
Il demanio accidentale, invece, annovera tutti i beni che possono anche non essere demaniali e che sono tali solo se appartenenti ad uno degli enti suddetti. Fanno parte di questa categoria:
— il demanio stradale;
— il demanio ferroviario;
— il demanio aeronautico;
— gli acquedotti;
— il demanio storico, archeologico, artistico e culturale.
Accanto al demanio necessario e a quello accidentale esiste il demanio regionale (sorto con la costituzione delle Regioni) ed il demanio comunale specifico (comprendente i cimiteri ed i mercati di proprietà del Comune). Va, inoltre, segnalato che nell’art. 119 Cost. (così come novellato dalla L. cost. 3/2001) non si parla più di demanio con riferimento agli enti territoriali bensì di patrimonio riconosciuto a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni [vedi Patrimonio degli enti territoriali].
I beni che fanno parte del demanio pubblico hanno le seguenti caratteristiche:
a) sono inalienabili: qualsiasi atto di trasferimento è nullo (art. 823 c.c.).
Essi possono essere trasferiti dal demanio di un ente pubblico territoriale ad un altro ente pubblico territoriale, a condizione che la loro appartenenza a un ente specifico non abbia carattere di stretta necessità e il trasferimento non pregiudichi la demanialità dei beni;
b) non sono suscettibili di acquisto a titolo originario per usucapione da parte di altri soggetti, in quanto non possono formare oggetto di diritti di terzi, se non nei modi e limiti stabiliti dalle leggi che li riguardano (artt. 823 e 1145 c.c.);
c) il diritto di proprietà «pubblica» dell’ente è imprescrittibile;
d) i beni sono insuscettibili di espropriazione forzata.
I beni demaniali possono essere dati in concessione ai privati per il loro sfruttamento economico, in cambio del pagamento di un canone annuo. E ciò che avviene ad esempio con il lido del mare che viene dato in concessione ai titolari di stabilimenti balneari
Beni di consumo (d. civ.): Sono beni mobili [vedi Beni], ad esclusione di acqua e gas (quando non confezionati per la vendita in un volume delimitato o in quantità determinata), dell’energia elettrica e dei beni oggetto di vendita forzata (o comunque venduti secondo altre modalità dall’autorità giudiziaria, anche mediante delega ai notai); tale ultima esclusione è dovuta al fatto che si tratta di una vendita non connessa ad una contrattazione, ma ad un procedimento giudiziario nell’ambito del quale il minor prezzo che è possibile pagare giustifica un regime di minori tutele giuridiche e garanzie per l’acquirente.
La nozione di beni rileva in materia di vendita dei beni per le particolari garanzie a tutela del consumatore [vedi Consumatore (tutela del)].
Beni ecclesiastici (d. can.) (d. eccl.): Sono beni temporali appartenenti alla Chiesa cattolica e alla Santa Sede [vedi Chiesa cattolica] e alle altre persone giuridiche pubbliche canoniche, disciplinati in via ordinaria dalla normativa del codice di diritto canonico oltre che dagli statuti propri.
Nell’ordinamento italiano per beni si intendono il complesso di beni mobili ed immobili (cd. patrimonio ecclesiastico) che l’ordinamento statuale riconosce sottoposto al potere dell’autorità ecclesiastica (proprietaria o non dei beni stessi), per il raggiungimento dei propri fini.
La disciplina del patrimonio ecclesiastico trova, nel nostro ordinamento, regolamentazione generale nell’art. 831 c.c.
Beni paesaggistici (d. amm.) (d. amb.): L’art. 2 del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs. 42/2004) considera (—) quei beni che sono espressione dei valori storici, culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio.
In base al disposto dell’art. 134, sono beni paesaggistici gli immobili e le aree di cui all’art. 136 quando si è proceduto alla dichiarazione di notevole interesse pubblico (artt. 138-141) e cioè:
c) i complessi di immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici;
A questa elencazione si aggiungono poi le aree tutelate per legge, indicate dall’art. 142 e gli ulteriori immobili ed aree specificamente individuati a termini dell’art. 136 e sottoposti a tutela dai piani paesaggistici.
Insieme ai beni culturali [vedi] fanno parte del patrimonio culturale del paese e — per legge o atto amministrativo — sono destinati alla pubblica fruizione.
I beni sono di regola oggetto di particolare tutela legale e amministrativa in quanto testimoniano la «storia» di un popolo.
Beni patrimoniali indisponibili (d. amm.): Sono beni pubblici [vedi] che, pur essendo preordinati al soddisfacimento, in modo diretto, del pubblico interesse, non rivestono tuttavia un carattere tale da richiedere l’assoggettamento al regime speciale dei beni demaniali [vedi].
Essi, pur essendo beni pubblici, possono appartenere a qualsiasi ente pubblico, non solo territoriale, e consistere sia in beni mobili che immobili.
Tali beni sono vincolati ad una destinazione di pubblica utilità e non possono essere sottratti a tale destinazione, se non nei modi stabiliti dalle leggi che li riguardano (art. 828 c.c.). Da ciò la dottrina ha affermato il principio della alienabilità di tali beni, purché essa non comporti la sottrazione dei beni stessi alla loro destinazione pubblica.
Sono, comunque, inalienabili: le miniere e le foreste, gli atti ed i documenti di enti pubblici, i beni di interesse artistico e storico.
I beni sono altresì:
— soggetti ad usucapione da parte di terzi soltanto nel caso in cui siano stati sottratti alla loro destinazione a non domino e poi trasferiti a terzo in buona fede, il quale quindi potrà acquistarli per usucapione nei termini di legge (Sandulli);
— analogamente ai beni demaniali, sono insuscettibili di espropriazione forzata.
Il T.U. delle espropriazioni (D.P.R. 327/2001) al co. 2 dell’art. 4 stabilisce che i beni appartenenti al patrimonio indisponibile dello Stato e degli altri enti pubblici possono essere espropriati per perseguire un interesse pubblico di rilievo superiore a quello soddisfatto con la precedente destinazione.
Beni pubblici (d. amm.): Beni di proprietà di un ente pubblico e soggetti ad un particolare regime giuridico.
Sono stati elaborati diversi criteri per stabilire quando un bene sia qualificabile come pubblico:
— un criterio soggettivo, fondato sull’appartenenza del bene ad un ente pubblico;
— un criterio oggettivo, che tiene conto della funzione del bene, destinato all’assolvimento di finalità pubbliche;
— criterio del regime giuridico, che tiene conto della disciplina sostanziale dei beni, fondata sulla inalienabilità, non sottoponibilità ad usucapione e presenza di un vincolo di destinazione;
— un criterio misto, per cui sono beni quei beni che, appartenendo ad un ente pubblico, sono destinati a soddisfare un interesse pubblico, e godono, pertanto, di un trattamento giuridico differenziato rispetto a quelli privati.
Il ricorso a quest’ultimo criterio permette di identificare i beni come facenti parte della più vasta categoria dei beni di interesse pubblico; in sostanza, mentre i beni d’interesse pubblico sono tutti i beni che soddisfano direttamente ed istituzionalmente un interesse pubblico (prescindendo dal carattere pubblico e privato del soggetto cui appartengono), i beni sono solo quelli che appartengono allo Stato o ad altro ente pubblico (art. 1, R.D. 2440/1923) e che sono soggetti ad un particolare regime giuridico.
I beni si distinguono in beni demaniali [vedi] e beni patrimoniali disponibili o indisponibili [vedi].