Source: http://www.edscuola.it/archivio/handicap/hfaq25.html
Timestamp: 2019-02-18 12:01:27+00:00
Document Index: 80561937

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 13', 'art. 10', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 16', 'art.3', 'art. 6', 'art. 17', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 4', 'art.4', 'art. 13', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 17', 'art. 94', 'art 5']

Sono un insegnante di sostegno di Brescia. avrei bisogno di alcune informazioni.
1) E' possibile che un ragazzo che sta frequentando la terza professionale con un pei e conseguentemente un attestato di frequenza possa continuare a frequentare la quarta e la quinta sempre con un pei?
2) abbiamo a scuola un ragazzo ipovedente (certificato e con 10 ore di sostegno), la sua situazione e quella della famiglia è di non accettazione della situazione. il problema maggiore è che la famiglia ostacola il percorso didattico e mette il ragazzo in situazioni spiacevoli. noi stiamo tentando di fare il possibile. abbiamo progettato un lavoro "PEI" che si differenzia solo per quanto riguarda gli strumenti che il ragazzo dovrà utilizzare per seguire le lezioni. a questo punto è possibile ipotizzare un percorso che nel biennio possa raggiungere gli obiettivi minimi fissati dai programmi ministeriali. se il ragazzo nel biennio raggiungerà gli obiettivi minimi potrà continuare la classe terza al pari con i compagni anche se continuerà a utilizzare strumentazioni diverse? Ed è possibile chiamare questo progetto "PEI", senza confonderlo con il PEI che utilizziamo anche per differenziare gli obiettivi da raggiungere e che porterà ad un attestato di frequenza?
L'ESAME DI LICENZA ELEMENTARE
L'art. 16, comma 2 della legge quadro, con riguardo alla valutazione della scuola dell'obbligo, stabilisce che essa debba avvenire sulla base del piano educativo individualizzato e deve misurare il progresso realizzato negli apprendimenti rispetto a quelli iniziali e alle sue potenzialità.
L'O.M. n.128/99 all'art. 1 richiama l'O.M. n. 65/88 in materia di esami di scuola elementare. Tale ultima O.M. all'art. 3, comma 3 riproduce sostanzialmente il testo della legge-quadro con alcune aggiunte significative. Si precisa infatti che possono svolgersi <<prove anche differenziate>>. Si tenga presente che il termine <<differenziate>> è diverso da quello <<equipollenti>>, usato per la valutazione ordinaria. Le prove differenziate debbono accertare apprendimenti coerenti con gli insegnamenti impartiti che possono essere anche differenziati rispetto a quelli dei compagni, perché coerenti con le potenzialità dell'alunno in situazione di handicap. Questa formulazione sembra specificamente riguardare alunni con ritardo mentale grave per i quali è essenziale rilevare se vi siano stati progressi negli apprendimenti. In caso positivo l'esame di licenza elementare deve considerarsi positivamente superato.
Le norme della legge-quadro e della O.M. n. 128/99 sono le stesse di quelle sopra riportate. L'O.M. 65/98, richiamata dall'O.M. 128/99, tratta degli esami di licenza media all'art. 10, comma 11. La norma è perfettamente in linea con quanto disposto dall'art. 13, comma 2 della legge quadro che, ad avviso di chi scrive, ha modificato il D.M. del 10/12/84 che restringeva i criteri per l'ammissione agli esami di alunni in situazione di handicap, specie intellettivo. Infatti tale decreto vietava l'ammissione di alunni i cui apprendimenti non fossero <<riconducibili>> agli obiettivi della scuola media. L'art. 10, comma 11 dell'O.M. n. 65/98 stabilisce che <<nel quadro delle finalità della scuola media>> gli alunni che sono ammessi agli esami di licenza possono svolgere prove differenziate>>. Esse debbono essere coerenti col percorso formativo svolto e debbono permettere di misurare i progressi realizzati rispetto ai livelli iniziali di apprendimento, tenuto conto delle potenzialità dell'alunno. Scompare da questa formulazione l'espressione <<comunque riconducibili>>, che era considerato un serio ostacolo all'ammissione. La C.M. correttamente prevede anche la possibilità di non ammissione, giacché il consiglio di classe potrebbe ritenere utile per l'alunno una ripetizione dell'anno come rinforzo negli apprendimenti. Non esiste più uno sbarramento che bloccava quasi tutti gli alunni con ritardo mentale.
E' da tenere presente che l'art. 14 della L. n. 326/84 fa divieto di annotare sul diploma di licenza che l'alunno disabile si è avvalso di prove e di mezzi diversi durante gli esami. La norma ha voluto evitare un'inutile discriminazione e stigma ufficiale giacché, una volta conseguito il diploma, questo ha valore legale a tutti gli effetti. La legge n. 326/84 ha voluto abrogare una vecchia norma che imponeva tale dizione sui diplomi rilasciati a ciechi e sordi. Oggi essi possono insegnare come insegnanti per attività di sostegno anche nelle classi delle scuole elementari ordinarie.
L'innalzamento dell'obbligo scolastico a nove anni, operato dalla L. n. 9/99, pur tenendo ferma la norma dell'art. 14, comma 1 lett. c della legge-quadro che consente agli alunni in situazione di handicap l'adempimento dell'obbligo al compimento del diciottesimo anno di età, crea qualche problema nel caso di non ammissione agli esami di licenza media. Infatti, in tali casi, ripetere l'anno serve solo per rispettare l'obbligo e non per offrire nuove opportunità, che è invece la ratio della nuova legge. Sarà opportuno, in questi casi, realizzare progetti sperimentali di percorsi integrati scuola e formazione professionale.
L'O.M. sulla valutazione degli alunni del 2001, accogliendo le osservazioni mosse da più parti e fatte proprie dall'Osservatorio del Ministero, introduce una grande novità. Si prevede cioè la possibilità per gli alunni con ritardo mentale grave che non riescano a conseguire il diploma di licenza media, di essere ammessi alla frequenza della prima classe di scuola superiore, al solo fine di poter completare l'adempimento dell'obbligo scolastico e di conseguire un attestato con il riconoscimento dei crediti formativi maturati.
La legge-quadro si riferisce alla valutazione anche finale nella scuola superiore nell'art. 16, commi 3 e 4. La L. n. 425/97 all'art.3, comma 7 rinvia la disciplina degli esami di Stato degli alunni in situazione di handicap al regolamento applicativo. Il regolamento, approvato con DPR n. 323/98 disciplina tali esami all'art. 6. Il primo comma riprende sostanzialmente la normativa delle precedenze ordinanze ministeriali sulla valutazione e gli esami degli alunni in situazione di handicap.2 Si ribadisce quindi che il consiglio di classe deve fornire alla commissione tutti gli elementi necessari all'eventuale predisposizione delle prove equipollenti, ai criteri di valutazione adottati e allo svolgimento dell'assistenza per l'autonomia e la comunicazione, che può essere svolta anche dalla stessa persona che l'ha svolta durante l'anno. Per l'uso di mezzi tecnologici la commissione può avvalersi anche di esperti esterni.
2 Cfr. L. Barberio Corsetti, M.Ciarrapico e E. Scrivano, Il nuovo esame di Stato, Firenze, Le Monnier, 1999, pp. 57 e 58, in cui si affronta espressamente l'ammissione e lo svolgimento degli esami di alunni con piano educativo corrispondente ai programmi ministeriali.
L'O.M. n. 38/99, di cui si è fatto appena cenno, all'art. 17 reca un quarto comma concernente gli esami di alunni in situazione di handicap che hanno svolto un piano educativo <<differenziato>>.
La fonte primaria di tale norma si rinviene nell'art. 13, comma 2 del DPR n. 323/98 che prevede il rilascio di un <<attestato>> per alunno in situazione di handicap che <<abbia svolto un percorso didattico differenziato e non abbia conseguito il diploma attestante il superamento dell'esame>>. La formulazione lascia trasparire la possibilità di ammissione agli esami anche di questi alunni.
Ma la fonte più esplicita può rinvenirsi nella sentenza 215/87, secondo la quale <<un'artificiosa interruzione>> del processo d'integrazione può determinare dei blocchi nella crescita delle personalità degli alunni in situazione di handicap, se non addirittura delle regressioni.
Ora, la valutazione conclusiva del corso degli studi è indubbiamente un momento fondamentale per tutti gli alunni e lo è ancor di più per quelli in situazione di handicap, specie intellettivo, come precisa l'O.M. n. 128/99 all'art. 4, comma 2. Pertanto tali alunni e lo è ancor di più per quelli in situazione di handicap, specie intellettivo, come precisa l'O.M. n. 128/99 all'art.4, comma 2. Pertanto tali alunni sono ammessi, come tutti, agli esami, che svolgeranno solo con riguardo al piano educativo differenziato e al solo fine di ottenere il rilascio dell'attestato di cui all'art. 13, comma 2 del regolamento, DPR n. 323/98. Questo stabilisce l'art. 17, comma 4 dell'O.M. n. 38/99. Tale norma prosegue stabilendo che le prove di esame sono <<differenziate>>, cioè coerenti con il percorso didattico differenziato svolto e sono predisposte dalla commissione di esame. Non trattandosi di prove <<equipollenti>> a quelle disposte dal ministero, sembra legittimo ritenere che tali prove <<differenziate>> possano anche essere disposte dalla commissione prima ancora di conoscere i contenuti di quelle ministeriali, onde evitare le inevitabili attese per le prove differenziate.
La disposizione esaminata sembra frutto di una attenta interpretazione dei principi contenuti nella sentenza della Corte Costituzionale al fine di consentire agli alunni in situazione di handicap, anche intellettivo, le pari opportunità di scolarizzazione e d'integrazione coi compagni, che si interromperebbe proprio nel momento conclusivo del comune percorso didattico.
Il ministero ha predisposto un pacchetto multimediale contenente le <<Linee guida>> al nuovo esame di Stato, con materiali per l'aggiornamento del personale scolastico. Nel manualetto a stampa (edito nel 2000) è riportata una scheda specifica sui candidati in situazione di handicap. Tale scheda, pur non avendo valore normativo, deve considerarsi un'autorevole interpretazione applicativa dell'art. 17 dell'O.M. 38/99, di cui anticipa i contenuti del comma 4.
Tali norme sono state confermate dall'O.M. n. 126/2000.
1) è possibile fare svolgere gli esemi di qualifica (IPSIA, ragazzo con ipoacusia) del terzo anno in due anni anzichè in una volta sola? cioè poter fare affrontare alcune discipline in un anno e le restanti discipline nell'anno successivo (come prove di esame). Tutto ciò al fine di conseguire la qualifica con valore legale.
2) un alunno certificato frequenta la quinta classe (sempre IPSIA), ha ottenuto la qualifica in terza ed è stato non promosso ma ammesso alla quinta classe. E' un alunno con indubbie capacità professionali, ma con molti problemi per le discipline di area comune. E' in qualche modo possibile fargli sostenere l'esame di stato per fargli ottenere il diploma con valore legale? (o almeno poterci tentare, nonostante l'ammissione dalla quarta alla quinta classe).
Il superamento dell'esame di qualifica ed anche finale è possibile in più anni, dal momento che un alunno può ripetere tre volte la stessa classe e quindi potrebbe superare l'esame per blocchi di discipline , come è possibilre, in base alle ordinanze sulla valutazione degli alunni cfr O M n. 90/01 e quella identica del 2002.Tutto dipende dalla deliberazione del Consiglio di Classe che, richiamando a verbale le norme che interessano, dichiari la loro applicazione in vista del conseguimento possible del diploma, che, ovviamente, non è automatico.
Per quanto riguarda le altre risposte da dare, la invito a leggere l'ultime Faq
Ho letto, ma non ricordo precisamente dove, che i genitori dei bambini con sindrome di down al momento dell'iscrizione alla scuola dell'infanzia devono presentare come documentazione la copia della mappa cromosomica e la certificazione del medico generico (di famiglia) con la certezza di far valere il diritto del bambino ad avere un rapporto di sostegno pedagogico 1:1....
In più i genitori,che lavorano in un comune diverso da quello di residenza, dovrebbero chiedere il nulla osta alla scuola del comune di residenza....
E' possibile avere informazioni precise e naturalmente tempestive, visti i termini di scadenza molto brevi per le iscrizioni a scuola?
Quanto alle iscrizioni la nuova Legge Finanziaria, L. 289/2002, all'art. 94 comma 3 stabilisce che le persone con sindrome di Down possano richiedere alla Asl o al medico di famiglia che venga rilasciata loro la dichiarazione di handicap in situazione di gravità sulla base della semplice esibizione del cariotipo (mappa cromosomica).
Ovviamente la dichiarazione di gravità comporterà il diritto a un numero di ore di sostegno maggiore della media, ma che sicuramente non raggiungerà mai, o quasi, il rapporto 1:1.
Quanto al nulla osta del Comune, non comprendo a cosa si riferisca.
Sono il referente amministrativo della sede territoriale di una Associazione che si occupa di persone pluriminorate. Mi rivolgo a voi in quanto sto curando la redazione di alcuni opuscoli informativi, relativi ad informazioni legislative che interessano le persone affette da disabilità e le loro famiglie. Lo scopo di questi opuscoli è infatti quello di consentire
un accesso facilitato, nella comprensione, delle normative che riguardano il mondo della disabilità. Vi scrivo per chiedervi un parere in merito ad una questione sulla Scuola e che vede me ed un mio collega in disaccordo.
La questione riguarda le competenze relative alla Provincia in merito all'assistenza degli alunni sordi e ciechi nelle scuole di grado inferiore rispetto a quelle superiori (per le quali è sempre competente l'ente Provincia).
I riferimenti normativi che ho reperito parlano di competenza delle Province per quanto riguarda le scuole superiori e di competenza sempre di queste ultime per quanto riguarda l'assistenza degli alunni sordi e ciechi nelle scuole di grado inferiore( legge n° 67/93, art 5), in merito a questo non mi trovo d'accordo con il collega assistente sociale, poichè lui afferma che di fatto per l'assistenza degli alunni con tali disabilità sono sempre competenti i Comuni (mi ha parlato della legge "Bassanini" ma io non ho trovato riferimenti in merito!).
Io in realtà sò che le Province possono stipulare convenzioni con i comuni in merito all'assistenza di questi ragazzi (legge regionale n° 38/96), ma di fatto la legge nazionale n° 67/93 detta un principio che non mi risulta abrogato e di conseguenza, visto che l'opuscolo è diretto alle famiglie di tutta Italia, penso sia corretto riportare la normativa generale; ... ma sono nel giusto?! Il mio è un lavoro delicato e non posso dare informazioni non corrette, soprattutto viste le persone cui si rivolge il mio servizio.
Il riferimento alla L.n. 67/93 è esatto. E' però da tener presente che,
trattandosi di "assistenza scolastica" essa, specie dopo la modifica L. cost. n. 3/01 ( Legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 "Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 248 del 24 ottobre 2001) è di competenza delle Regioni, che possono con propria legge stabilire
una diversa attribuzione della competenza ai Comuni. Pertanto, in mancanza di una norma regionale specifica, si applica la L. nazionale n. 67/93.
Sono il Dirigente scolastico di un Istituto comprensivo.
Gradirei capire a quale norma ultima possiamo fare riferimento per la formazione di classi (specificatamente nella scuola media di I° grado) con ALUNNI DIVERSAMENTE ABILI,ovvero con Handicap riconosciuto,visto che le norme vigenti, vedi il D.M. 3 GIUGNO 1999 n°141(vi sono altre norme successive?),non risultano per nulla chiare,mentre le famiglie vogliono giustamente rassicurazioni e la finanziaria restringe.
La finanziaria non restringe nulla in materia di formazione delle classi, per le quali rimane in vigore il d m n. 141/99. Tale decreto è chiaro giacchè fissa a venti il numero massimo di alunni in presenza di più di un alunno con handicap. Ora " più di uno" può significare due o più di due. Qui sta la corretta attuazione dell'integrazione scolastica. Se vogliamo una scuola di qualità non possiamo mettere tre o quattro o più alunni con handicap nella stessa prima classe. Se si parte con un massimo di due alunni con handicap, possibilmente non gravi, può capitare che nell'ultima classe questi si aggiungano a ripententi e quindi divengano più di due. Ci si rende conto che questi sono problemi che solo una corretta programmazione della classe, del numero di ore di sostegno ed eventualmente del numero di ore di assistenti educativi per l'autonomia e la comunicazione, può ridurre. Ove si presentino troppi alunni con handicap per l'iscrizione presso lo stesso istituto l'O M n. 363/94, mai abrogata, prevede l'obbligo dell'allora Provveditore agli studi, oggi Direttore scolastico regionale di convocare tutti i Capi di istituto per trovare una equa redistribuzione fra le diverse scuole superiori.