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Timestamp: 2013-05-22 15:34:31+00:00
Document Index: 22763948

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'art. 7', 'art. 26', 'art. 7', 'art. 26', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 26', 'art. 1677', 'art. 1418', 'art. 1345', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 86', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 20', 'art. 55', 'art. 26', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 26', 'art. 6']

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Art. 26, nuovo Testo Unico sulla sicurezza (D.Lgs. n. 81/2008). Obblighi del datore di lavoro nei contratti dâ€™appalto o dâ€™opera o di somministrazione.	Martedì 14 Ottobre 2008 01:00	SICUREZZA - ANTINCENDIO	M. Santopadre (Approfondimento 14/7/2008) - Documento senza titolo
Come noto, in data 15 maggio 2008 è entrato in vigore il D.lgs n. 81 del 9 aprile 2008, pubblicato sul supplemento ordinario n. 108 alla Gazzetta ufficiale del 30 aprile 2008, recante“Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”. L’art. 26 del Decreto, in particolare, disciplina gli obblighi del datore di lavoro connessi ai contratti d’appalto o d’opera o di somministrazione, introducendo alcune modifiche rispetto alla previgente disciplina di cui all’art. 7 della legge n. 626/1994. Il presente contributo, articolato in forma di commento comma per comma, intende offrire una disamina puntuale delle stesse, necessaria per gli operatori a qualsiasi livello, in considerazione delle diverse conseguenze, anche di carattere penale, connesse alla normativa di cui trattasi.
Il D.Lgs n. 81/2008 contiene un elemento innovativo anche in ordine all’ambito applicativo della disciplina che, nella previgente formulazione, si riferiva soltanto ai contratti di appalto e d’opera, mentre oggi è espressamente applicabile anche ai contratti di somministrazione, dei quali fa peraltro espressa menzione la rubrica dell’art. 26. Il comma 1, inoltre, predispone un regime transitorio per l’effettuazione delle verifiche fino all’entrata in vigore dell’apposito regolamento di cui sopra. Fino a tale data, la verifica dovrà essere eseguita attraverso le seguenti modalità: da un lato, è contemplata l’acquisizione del certificato di iscrizione alla camera di commercio, industria e artigianato; dall’altro, è prevista l`autocertificazione da parte dell`impresa appaltatrice o dei lavoratori autonomi del possesso dei requisiti di idoneità tecnico professionale.
Nel caso di affidamento dei lavori di cui al comma 1, l’art. 7 comma 2 della legge n. 626/1994 prevedeva in capo al datore di lavoro obblighi di cooperazione nella “attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro incidenti sull’attività lavorativa oggetto dell’appalto” (lettera a) e obblighi di coordinamento per “gli interventi di protezione e prevenzione dai rischi” relativi alle attività, con necessità di informarsi “anche al fine di eliminare rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle diverse imprese coinvolte nell’esecuzione dell’opera complessiva”. L’art. 26 comma 2 del T.U. interviene su tale dettato normativo, andando ad estendere la disciplina anche ai subappaltatori. Si tratta di una modifica molto rilevante, in quanto nella previgente formulazione tale estensione non era prevista e, trattandosi di disposizioni assistite da sanzioni penali, non si sarebbe potuto procedere all’interpretazione analogica per estendere la disciplina in esame anche ai subappaltatori. Comma 3
Il comma in esame nella precedente formulazione, introdotta dall`art. 3, L. 3 agosto 2007 n. 123, entrata in vigore il 25 agosto 2007, obbligava il committente a promuovere la cooperazione e il coordinamento di cui al comma 2, predisponendo “un unico documento di valutazione dei rischi da interferenze” da allegare al contratto. Tale obbligo risulta confermato nel Testo unico, e dunque il committente, nell’ambito della cooperazione e del coordinamento prescritti al comma precedente, ha l’obbligo di elaborare un unico documento di valutazione rischi, che indichi le misure adottate in tal senso al fine di eliminare o, ove ciò non sia possibile, ridurre al minimo i rischi di interferenze. Significativa è quindi la novità sotto questo profilo, che giudica sufficiente, ai fini del corretto comportamento del committente, un’attività tesa alla minimizzazione del rischio, qualora non sia oggettivamente possibile perseguire la sua eliminazione. Il comma in esame introduce, inoltre, un regime transitorio per i “contratti stipulati anteriormente al 25 agosto 2007 e ancora in corso alla data del 31 dicembre 2008”. Al riguardo, dunque, possiamo distinguere 3 ipotesi , ciascuna con un regime distinto:
1. contratti stipulati anteriormente al 25 agosto 2007 e conclusi entro il 31 dicembre 2008: continua ad applicarsi il regime previgente, che non prevedeva l’obbligo di adottare tale documento; 2. contratti stipulati anteriormente al 25 agosto 2007 e ancora non conclusi alla data del 31 dicembre 2008 : si applica il regime transitorio, e pertanto il committente deve allegare al contratto entro il 31.12.2008 il documento in questione;
In secondo luogo, la norma in esame fa ora riferimento anche alla IPSEMA, mentre la precedente formulazione limitava il richiamo all’INAIL, come soggetto che non avesse provveduto ed erogare l’indennizzo per l’infortunio, così quindi ampliando il novero dei danni per i quali opera la responsabilità solidale. Da ultimo, e si tratta della novità di maggiore rilievo, viene specificato che la norma in questione non è applicabile ai danni che siano conseguenza dei rischi specifici dell’attività d’impresa, così introducendo un significativo e potenzialmente problematico distinguo in ordine alle tipologie di danni per i quali potrà operare la responsabilità solidale. Comma 5
Il successivo comma 5 del Testo Unico sostituisce il testo del comma 3ter della legge n. 626/1994, anch’esso aggiunto dall`art. 3, L. 3 agosto 2007, n. 123, ma non ripropone la parte iniziale di tale comma, che ha piuttosto assunto carattere autonomo e generale nel testo dell’art. 26, comma 7, del Testo Unico. Il comma 5 prescrive l’obbligo di indicare i costi contrattuali relativi alla sicurezza sul lavoro, in riferimento ai singoli contratti di subappalto, di appalto e di somministrazione, di cui agli artt. 1559 (somministrazione, esclusa quella ad oggetto beni e servizi essenziali), 1655, 1656 (appalto e subappalto) e 1677 (appalto avente ad oggetto prestazioni continuative o periodiche di servizi, per il quale il codice prevede l’applicazione congiunta delle norme sull’appalto e di quelle sulla somministrazione) del codice civile.
Già in precedenza erano inclusi i contratti di somministrazione, ma non vi era l’esclusione per quelli aventi ad oggetto beni e servizi essenziali. Innovativo è anche il riferimento all’art. 1677 cod. civ., che determina un ampliamento del novero di contratti soggetti all’obbligo in questione. La circostanza di maggiore rilievo è tuttavia rappresentata dalla nuova formulazione del testo la quale, a differenza della precedente, precisa che tale obbligo è previsto a pena di nullità ai sensi dell’art. 1418 del codice civile, il quale dispone la nullità del contratto in caso di contrarietà a norme imperative, mancanza dei requisiti, illiceità della causa o dei motivi nel caso di cui all’art. 1345 c.c., mancanza dei requisiti dell’oggetto, e negli altri casi previsti dalla legge. Non è invero chiaro se la modifica costituisca una mera interpretazione autentica del regime previdente o se possa considerarsi un autentico elemento di novità. Il comma in esame inserisce anch’esso, analogamente al comma 3, un regime transitorio, relativo ai contratti stipulati prima del 25 agosto 2007, data di entrata in vigore della L n. 123/2007. In riferimento a tali contratti, il T.U. prescrive l’obbligo di indicare comunque i costi della sicurezza del lavoro entro il 31 dicembre 2008, qualora gli stessi contratti, a tale data, siano ancora in corso di esecuzione. Anche in riferimento a tale comma, dunque, è possibile riscontrare tre diverse possibilità:
I successivi commi dell’art. 26 T.U. ripropongono e rimandano a disposizioni contenute nella legge delega n. 123/2007. In particolare, l’art. 26 comma 6 T.U. riporta senza modifiche il testo dell’art. 86 comma 3bis del d.lgs. n. 163/2006, come modificato e sostituito dall’art. 8 della legge n. 123/2007. La norma in esame, con riguardo alla predisposizione delle gare di appalto e alla valutazione dell’anomalia delle offerte, prescrive agli enti aggiudicatori degli oneri di valutazione, in particolare tesi a “valutare che il valore economico sia adeguato e sufficiente rispetto al costo del lavoro e al costo relativo alla sicurezza, il quale deve essere specificamente indicato e risultare congruo rispetto all`entità e alle caratteristiche dei lavori, dei `servizi o delle forniture”. Comma 7
La disposizione ripropone il dettato normativo di parte dell’art. 6 comma 1 della legge n. 123/2007, relativo all’obbligo per il personale di essere munito di apposita tessera di riconoscimento: “Nell`ambito dello svolgimento di attività in regime di appalto o subappalto, il personale occupato dall`impresa appaltatrice o subappaltatrice deve essere munito di apposita tessera di riconoscimento corredata di fotografia, contenente le Generalità del lavoratore e l`indicazione del datore di lavoro”. La parte residua dell’art. 6 comma 1 L. n. 123/07 è invece confluito nell’art. 20 comma 3, Testo Unico: “I lavoratori sono tenuti ad esporre detta tessera di riconoscimento. Tale obbligo grava anche in capo ai lavoratori autonomi che esercitano direttamente la propria attività nel medesimo luogo di lavoro, i quali sono tenuti a provvedervi per proprio conto”.
Il Testo Unico sulla sicurezza predispone, infine, un sistema sanzionatorio che non si discosta in maniera sensibile dal modello precedente, ma introduce comunque alcuni cambiamenti. In particolare, l’art. 55 comma 4 prevede sanzioni penali per il datore di lavoro e il dirigente, che abbiano violato alcuni dei doveri previsti dal T.U. Per il comportamento in violazione dell’art. 26 comma 1, lettera b), vale a dire il mancato rispetto degli obblighi di informativa sui rischi specifici dell’ambiente dove i lavoratori operano, il T.U. prevede l’arresto dai 3 ai 6 mesi o l’ammenda da € 2000 a 5000, a fronte dell’arresto dai 2 ai 4 mesi e dell’ammenda da 1 a 5 milioni di lire previsti dalla legge n. 626/1994 per la violazione dell’art. 7 commi 1 e 3 (precedente formulazione). Più severa rispetto al passato è anche la pena per la violazione dei commi 1 e 2, lettere a) e b), vale a dire i restanti obblighi di verifica di idoneità, di cooperazione e di coordinamento; per tali contravvenzioni è previsto l’arresto dai 4 agli 8 mesi o l’ammenda da € 1500 a 6000. La disciplina previgente, per le violazioni analoghe, allora previste all’art. 7 comma 2 della legge n. 626/1994, prevedeva l’arresto dai 3 ai 6 mesi o l’ammenda dai 3 agli 8 milioni di lire. La violazione dell’art. 26 comma 8 T.U., relativa alla tessera di riconoscimento, comporta per il datore di lavoro una sanzione amministrativa pecuniaria da € 100 a 500 per ciascun lavoratore. Sotto questo profilo, la sanzione non è stata modificata rispetto a quanto previsto dall’art. 6 comma 3 della legge delega. Ediliziaurbanistica.it