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Timestamp: 2018-10-18 02:35:09+00:00
Document Index: 61953421

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 19', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 4', 'art. 16', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 9', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 4', 'art. 16', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 2', 'art. 34', 'art. 51', 'art. 49', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 14', 'art. 36', 'art. 2470', 'art. 40', 'art. 15', 'art. 34', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 15', 'art. 6', 'art. 17', 'art. 28']

Novità fiscali del 12 dicembre 2011, ACE aiuto alla crescita economica | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 12 dicembre 2011, ACE aiuto alla crescita economica
1) Nuova imposta di bollo sugli strumenti finanziari
2) Prorogata la detrazione fiscale del 55%
3) Contanti oltre i 999,99 euro subito “fuori legge”
4) Agevolazioni legate al costo del lavoro: tutta l’Irap deducibile da Irpef ed Ires
5) Aumentate deduzione Irap per costo del personale femminile e under 35
6) ACE: aiuto alla crescita economica
7) Tassazione di beni di lusso
8) Cessioni di quote societarie: per i Commercialisti niente autentica su firma digitale
9) ExtraUE: assegnato valore al cedolino delle Poste di richiesta del PDS
10) Manovra Monti: pressione fiscale oltre il 46% nel 2013
11) Aumento delle aliquote di accisa sui carburanti
12) Investimenti agevolati siciliani: istituito il codice tributo per utilizzare il credito nel Modello F24
13) Riorganizzazione della disciplina fiscale dei fondi immobiliari chiusi: istituiti i codici tributo per il versamento con Mod. F24 delle imposte sostitutive
Come è noto, il Decreto Legge n. 201 del 06 dicembre 2011 (cd. Decreto Monti o salva Italia) è stato subito pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dello stesso giorno.
L’art. 19 (“Tassazione sul bollo per gli strumenti finanziari”), commi 1-3, è (nuovamente) intervenuto sulla disciplina della tassazione sul bollo per gli strumenti finanziari, introducendo una imposizione su base proporzionale pari allo 0,1% per il 2012 e allo 0,15% dal 2013 e, al contempo, ampliando la base imponibile su cui insiste l’imposta, al fine di includervi anche i prodotti finanziari non soggetti all’obbligo di deposito.
In particolare, le comunicazioni relative ai prodotti e agli strumenti finanziari, anche non soggetti ad obbligo di deposito, ad esclusione dei fondi pensione e dei fondi sanitari, sono assoggettate ad una imposta proporzionale pari allo 0,1% annuo per il 2012 e 0,15% a decorrere dal 2013.
Il comma 2 dell’art. 19 ha modificato la nota 3-ter all’art. 13 della Tariffa.
Con tale modifica il Legislatore è intervenuto per precisare l’estensione dell’imposta anche alla comunicazione relativa ai prodotti finanziari non soggetti ad obbligo di deposito.
Viene poi chiarito che qualora le comunicazioni siano inviate periodicamente nel corso dell’anno, l’imposta di bollo dovuta è rapportata al periodo rendicontato.
Vengono, inoltre, stabiliti gli importi minimi e massimi dell’imposta di bollo dovuta (minimi € 34,20 e massimo € 1.200 euro).
Il successivo comma 3 ha, inoltre, chiarito che la percentuale della somma da versare entro il 30 novembre 2012 a titolo di acconto è ridotta al 50%.
Prorogata al 31 dicembre 2012, con una modifica all’art. 1, comma 48, della legge 13 dicembre 2010, n. 220, le agevolazioni fiscali in materia di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio (cd. 55%), mentre a decorrere dal 1° gennaio 2013 si applica la detrazione del 36% come modificata dal nuovo art. 16-bis del TUIR.
L’art. 4 (commi 1 – 3 e 5), del D.L. 201/2011, pubblicato in G.U. del 06 dicembre 2011, relativo alla “Detrazioni per interventi di ristrutturazione, di efficientamento energetico e per spese conseguenti a calamità naturali”, ha adesso introdotto a regime la detrazione IRPEF del 36% per le spese di ristrutturazione edilizia sostenute per un importo non superiore a 48.000 euro per ciascuna unità immobiliare.
La norma è inserita nel nuovo art. 16-bis del TUIR, che riepiloga la disciplina concernente gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, ora contenuta all’art. 1 della legge n. 449 del 1997, la cui vigenza viene limitata all’anno 2011.
Il comma 4, inoltre, proroga al 31 dicembre 2012, con una modifica all’art. 1, comma 48, della Legge 13 dicembre 2010, n. 220, le agevolazioni fiscali in materia di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio (cd. 55%), mentre a decorrere dal 1° gennaio 2013 si applica la detrazione del 36% come modificata dal nuovo art. 16-bis del Tuir.
Gli interventi per i quali è concessa la detrazione (comma 1 del nuovo art. 16-bis del Tuir) sono:
a) gli interventi di manutenzione ordinaria, di manutenzione straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo, di ristrutturazione edilizia effettuati sulle parti comuni degli edifici residenziali;
b) gli interventi di manutenzione straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo, di ristrutturazione edilizia effettuati sulle singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale, anche rurali, e sulle loro pertinenze;
c) quelli volti alla ricostruzione o al ripristino di immobili danneggiati a seguito di eventi calamitosi, quando sia stato dichiarato lo stato di emergenza, anche se non rientranti nelle tipologie di intervento di cui alle lettere a) e b);
d) quelli volti alla realizzazione di autorimesse o di posti auto pertinenziali, anche di proprietà comune;
e) quelli finalizzati all’eliminazione di barriere architettoniche;
f) gli interventi relativi all’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio di atti illeciti da parte di terzi;
g) gli interventi per la realizzazione di interventi di cablatura degli edifici e di contenimento di inquinamento acustico;
h) gli interventi volti al conseguimento di risparmi energetici;
i) quelli relativi all’adozione di misure antisismiche;
l) gli interventi di bonifica dall’amianto e di esecuzione di opere volte ad evitare gli infortuni domestici.
Rispetto alla previgente disciplina da segnalare l’inserimento tra gli interventi per i quali è ammessa la detrazione di quelli volti alla ricostruzione o al ripristino di immobili danneggiati a seguito di eventi calamitosi, quando sia stato dichiarato lo stato di emergenza.
Il comma 2 del nuovo art. 16-bis (TUIR) ricomprende tra le spese sostenute quelle di progettazione e per prestazioni professionali connesse all’esecuzione delle opere edilizie e alla messa a norma degli edifici ai sensi della legislazione vigente in materia.
Il comma 3 del nuovo art. 16-bis (TUIR) riconduce a regime la detrazione d’imposta del 36% sull’acquisto di immobili ristrutturati da imprese di costruzione o ristrutturazione o da cooperative, istituita dall’art. 9, comma 2, della legge n. 448 del 2001.
Dal 1° ottobre 2006, l’importo massimo di spesa per cui è possibile fruire dell’agevolazione Irpef va riferito alla singola unità immobiliare e non più ad ogni persona fisica che abbia sostenuto le spese.
Per conseguenza, tale ammontare va suddiviso fra tutti i soggetti aventi diritto alla detrazione
Nel caso in cui gli interventi consistano nella prosecuzione di lavori iniziati negli anni precedenti, ai fini della determinazione del limite massimo delle spese detraibili occorre tenere conto delle spese sostenute negli anni pregressi, sulla singola unità immobiliare.
Se gli interventi sono realizzati su unità immobiliari residenziali adibite promiscuamente all’esercizio dell’arte o della professione, ovvero all’esercizio dell’attività commerciale, la detrazione spettante è ridotta al 50%.
La detrazione è ripartita in dieci quote annuali costanti e di pari importo nell’anno di sostenimento delle spese e in quelli successivi.
In caso di vendita dell’unità immobiliare sulla quale sono stati realizzati gli interventi, la detrazione non utilizzata in tutto o in parte è trasferita per i rimanenti periodi di imposta, salvo diverso accordo delle parti, all’acquirente persona fisica dell’unità immobiliare.
In caso di decesso dell’avente diritto, la fruizione del beneficio fiscale si trasmette, per intero, esclusivamente all’erede che conservi la detenzione materiale e diretta del bene.
Il comma 9 del nuovo art. 16-bis (TUIR) richiama le disposizioni del Regolamento recante norme di attuazione e procedure di controllo, in materia di detrazioni per le spese di ristrutturazione edilizia (decreto del Ministro delle finanze di concerto con il Ministro dei lavori pubblici 18 febbraio 1998, n. 41). Con successivo decreto del Ministro dell’economia e delle finanze possono essere stabilite ulteriori modalità di attuazione delle disposizioni dell’articolo 16-bis.
In particolare si prevede che il pagamento delle spese deve essere effettuato mediante bonifico bancario o postale dal quale risulti la causale del versamento, numero e data della fattura, codice fiscale del beneficiario della detrazione ed il numero di partita Iva o codice fiscale del soggetto beneficiario del bonifico.
Il comma 6 del nuovo art. 16-bis del TUIR stabilisce, invece, che la detrazione IRPEF del 36% per le spese di ristrutturazione edilizia è cumulabile con le agevolazioni già previste sugli immobili oggetto di vincolo ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs. n. 42 del 2004), ridotte del 50%.
Il comma 2 dell’art. 4 prevede delle norme di coordinamento con la legge n. 244 del 2007. la quale stabiliva la proroga, per gli anni 2008, 2009, 2010, 2011 e 2012, delle agevolazioni tributarie in materia di recupero del patrimonio edilizio.
In particolare, sono espunti i riferimenti all’anno 2012. Ciò in quanto, come previsto dal successivo comma 5, a decorrere dal 1° gennaio 2012, entrano in vigore le disposizioni previste dal nuovo art. 16-bis del TUIR.
Il comma 4 proroga al 31 dicembre 2012, con una modifica all’art. 1, comma 48, della legge 13 dicembre 2010, n. 220, le agevolazioni fiscali in materia di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio (cd. 55%), mentre a decorrere dal 1° gennaio 2013 si applica la detrazione del 36% come modificata dal nuovo art. 16-bis del Tuir.
Il limite al pagamento in contante per una somma superiore a 999,99 euro è già in vigore, è, infatti, scattato dal 6 dicembre 2011.
La conseguenza più immediata è che commette violazione chi ad oggi continua ad effettuare pagamenti di oltre 999,99 in contanti (quindi, non in modalità tracciata).
Ciò per effetto di quanto disposto dall’art. 12 del Decreto Legge n. 201 del 06 dicembre 2011 (cd. Decreto Monti o salva Italia).
Riduzione del limite per la tracciabilità dei pagamenti a 1.000 euro e contrasto all’uso del contante
Il citato art. 12 è intervenuto sull’art. 49 del D.Lgs. n. 231 del 2007 riducendo da 2.500 a 1.000 euro la soglia per l’utilizzo del contante e dei titoli al portatore.
Viene posticipato di 3 mesi (dal 30 settembre 2011 al 31 dicembre 2011) il termine entro il quale i libretti di deposito bancari o postali al portatore con saldo pari o superiore a 1.000 euro devono essere estinti.
Si impone, infine, alle Pubbliche Amministrazioni di effettuare le operazioni di pagamento delle loro spese mediante l’utilizzo di strumenti telematici.
Il comma 1, inoltre, a seguito di quanto sopra disposto, interviene sul comma 13 dell’art. 49 del D.Lgs. n. 231 del 2007, al fine di posticipare di 3 mesi (dal 30 settembre 2011 al 31 dicembre 2011) il termine entro il quale i libretti di deposito bancari o postali al portatore con saldo pari o superiore a 1.000 euro devono essere estinti (ovvero il loro saldo deve essere ridotto entro tale importo).
Il comma 2, inserendo un nuovo comma 4-bis, all’art. 2 del D.L. n. 138 del 2011, al fine di favorire la modernizzazione e l’efficienza degli strumenti di pagamento, impone alle Pubbliche Amministrazioni, centrali e locali, di effettuare le operazioni di pagamento delle loro spese mediante l’utilizzo di strumenti telematici.
Le Pubbliche Amministrazioni, pertanto, sono obbligate ad avviare il processo di superamento di sistemi basati sull’uso di supporti cartacei.
I pagamenti delle PA devono essere effettuati in via ordinaria mediante accreditamento sui conti correnti bancari o postali dei creditori ovvero con le modalità offerte dai servizi elettronici di pagamento interbancari prescelti dal beneficiario.
Gli eventuali pagamenti per cassa non possono, comunque, superare l’importo di 500 euro.
La norme prescrive che gli stipendi, le pensioni e i compensi comunque corrisposti dalla pubblica amministrazione centrale e locale e dai loro enti, e ogni altro tipo di emolumento a chiunque destinato, di importo superiore a cinquecento euro, debbono essere erogati con strumenti diversi dal denaro contante:mediante l’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici bancari o postali, comprese le carte di pagamento prepagate.
Con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze il limite di importo di cinquecento euro può essere modificato.
I rapporti recanti gli accrediti di stipendi, pensioni e compensi sono esenti dall’imposta di bollo.
Per tali rapporti, alle banche e agli altri intermediari finanziari è fatto divieto di addebitare alcun costo.
Anche sul fronte delle entrate è incentivato l’utilizzo di strumenti diversi dal contante, fatte salve le attività di riscossione dei tributi regolate da specifiche normative.
A tal fine il Ministero dell’economia e delle finanze promuove la stipula di una o più convenzioni con gli intermediari finanziari, per il tramite delle associazioni di categoria, affinché le pubbliche amministrazioni possano dotarsi di POS (Point of Sale) a condizioni agevolate.
Relativamente ai Comuni, alla stipula della Convenzione provvede l’ANCI. Analoghe Convenzioni possono essere stipulate con le Regioni.
Resta in ogni caso ferma la possibilità per gli intermediari di offrire condizioni migliorative di quelle stabilite con le convenzioni.
I commi 3-8 demandano ad una apposita convenzione da stipulare entro tre mesi dall’entrata in vigore del D.L. Monti, tra il Ministero dell’economia e delle finanze e l’Associazione bancaria italiana, il compito di definire le caratteristiche di un conto corrente di base che le banche sono tenute ad offrire.
La convenzione individua le caratteristiche del conto avendo riguardo ai seguenti criteri:
a) inclusione nell’offerta di un numero adeguato di servizi ed operazioni, compresa la disponibilità di una carta di debito;
b) struttura dei costi semplice, trasparente, facilmente comparabile;
c) livello dei costi coerente con finalità di inclusione finanziaria e conforme a quanto stabilito dalla sezione IV della Raccomandazione della Commissione europea del 18 luglio 2011sull’accesso al conto corrente di base;
d) le fasce socialmente svantaggiate di clientela alle quali il conto corrente è offerto senza spese.
Il rapporto del conto corrente di base è esente dall’imposta di bollo per le fasce socialmente svantaggiate di clientela.
Nel caso in cui la convenzione prevista dal comma 3 non sia stipulata entro tre mesi dall’entrata in vigore del decreto-legge, le caratteristiche del conto corrente sono individuate con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Banca d’Italia.
Rimane ferma l’applicazione di quanto previsto per i contratti di conto corrente ai sensi del Titolo VI del D.Lgs. 1° settembre 1993, n. 385 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia), relativo alla trasparenza delle condizioni contrattuali e dei rapporti con i clienti.
I commi 9 e 10 attribuiscono all’Associazione Bancaria Italiana e alle associazioni delle imprese rappresentative a livello nazionale il compito di definire, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del D.L., le regole generali per assicurare una equilibrata riduzione delle commissioni a carico dei beneficiari delle transazioni effettuate mediante carte di pagamento.
Entro i sei mesi successivi il Ministero delle sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, verifica l’efficacia delle misure definite dalle rappresentanze di impresa.
In caso di esito positivo, a decorrere dal primo giorno del mese successivo, le regole così definite si applicano anche alle transazioni regolate con carte di pagamento presso gli impianti di distribuzione di carburanti (gratuite sia per l’acquirente che per il venditore per gli importi inferiore ai 100 euro, ai sensi del comma 7 dell’art. 34 della Legge 12 novembre 2011, n. 183).
Il comma 11 integra l’art. 51, comma 1, del D.Lgs. n. 231 del 2007, prevedendo che la comunicazione della infrazione da parte di coloro che in relazione ai loro compiti di servizio e nei limiti delle loro attribuzioni e attività hanno notizia di infrazioni alle disposizioni di cui all’art. 49, commi 1, 5, 6, 7, 12, 13 e 14, ne riferiscono entro trenta giorni, oltre che al Ministero dell’economia e delle finanze per la contestazione, anche alla Agenzia delle entrate, con le modalità stabilite con provvedimento del Direttore dell’Agenzia.
L’art. 2 , comma 1, del D.L. n. 201 del 06 dicembre 2011 (cd. Decreto Monti, salva Italia) ha reso deducibile dal reddito ai fini Ires ed Irpef, l’intero ammontare dell’Irap relativa alle spese per il personale dipendente e assimilato.
La disposizione ha introdotto, di fatto, una deroga al principio di indeducibilità dell’Irap, già in parte mitigato dal D.L. n. 185/2008, che aveva concesso la possibilità di dedurre il 10% dell’imposta regionale sulle attività produttive “riferibile alla quota imponibile degli interessi passivi e oneri assimilati, al netto degli interessi attivi e proventi assimilati, nonché alla quota imponibile delle spese per il personale dipendente e assimilato”.
Al fine di salvaguardare il ruolo delle donne, in generale, e dei giovani, under 35, nel mondo del lavoro, dall’anno d’imposta in corso al 31 dicembre 2012, è previsto uno sconto fiscale, consistente in una maggiore deduzione Irap, per le imprese che li assumono a tempo indeterminato.
L’agevolazione passa a 10.600 euro (a fronte dei precedenti 4.600 per ogni lavoratore impiegato), importo che diventa pari a 15.200 euro (prima 9.200 euro) per ogni incremento occupazionale di lavoratrici e giovani nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
L’art. 2, commi 2 e 3 del D.L. n. 201 del 2011 (c.d. Decreto Monti), ha, infatti, previsto l’aumento della deduzione IRAP per lavoratori dipendenti a tempo indeterminato a:
– 10.600 euro se il dipendente è di sesso femminile o di età inferiore a 35 anni;
– 15.200 euro se il dipendente è di sesso femminile o di età inferiore a 35 anni ed è impiegato in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna o Sicilia.
Per rafforzare la struttura patrimoniale delle imprese, il cd. Decreto Monti ha proposto un’importante novità, l’ACE (aiuto per la crescita economica), che incentiva la capitalizzazione delle aziende.
Per le imprese che aumentano il proprio capitale rispetto a quello esistente al 31 dicembre 2010, mediante nuovi apporti o accantonamento di utili, è prevista la deduzione dalle imposte sui redditi di un “rendimento nozionale” figurativo applicato all’incremento.
In via transitoria, la percentuale di diminuzione dell’imposizione calcolata sull’incremento del capitale è stabilita al 3% per gli anni dal 2011 al 2013, successivamente sarà un decreto del Mef a stabilire ogni anno l’aliquota per il calcolo del rendimento nozionale.
In particolare, l’art. 1 del D.L., n. 201 del 6 dicembre 2011, meglio conosciuto come Decreto salva Italia, ha disposto l’introduzione di una deduzione dal reddito d’impresa, pari al “rendimento nozionale” del nuovo capitale proprio, a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31.12.2011 (2011 per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare), al fine di incentivare il finanziamento delle imprese con capitale proprio.
Tale rendimento è pari all’importo risultante dall’applicazione, all’incremento del capitale proprio rispetto a quello esistente alla chiusura del periodo d’imposta in corso al 31.12.2010 (2010 per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare) di un’aliquota individuata con apposito Decreto da emanare entro il 31.1 di ogni anno.
In via transitoria, per il primo triennio (2011 – 2013) detta aliquota è fissata nella misura del 3%.
Nel primo anno di applicazione della disposizione in esame, il capitale proprio è rappresentato dal patrimonio netto, al netto dell’utile d’esercizio.
Al fine di determinare l’incremento patrimoniale rilevano:
– Quali incrementi: i conferimenti in denaro e gli utili accantonati a riserva;
– quali decrementi: le riduzioni del patrimonio netto con attribuzione dello stesso ai soci/partecipanti, a qualsiasi titolo, gli acquisti di partecipazioni in società controllate, gli acquisti di aziende/rami d’azienda.
L’agevolazione verrà riconosciuta anche alle ditte individuali, alle snc e sas in contabilità ordinaria.
L’art. 16 del D.L. n. 201 del 06 dicembre 2011 ha anche previsto la tassazione dei beni lusso, ciò sulla base del principio che chi più ha più paga.
Aumentano, dunque, le imposte su auto potenti, barche oltre i 10 metri, elicotteri e aerei privati.
Per le autovetture e gli autoveicoli per il trasporto promiscuo di persone e cose, di potenza superiore a 185 kW, alla tassa automobilistica si aggiunge, dal 2012, un’addizionale erariale di 20 euro per ogni chilowatt eccedente il limite indicato.
Per le unità da diporto “parcheggiate” nei porti nazionali, dal 1° maggio 2012 scatta il tributo annuale di stazionamento, commisurato alla lunghezza dello scafo e calcolato per ogni giorno (si va dai 5 euro al giorno per gli scafi di lunghezza compresa tra 10,01 e 12 metri ai 703 euro per gli scafi over 64 metri).
Infine, per gli aeromobili privati (aeroplani, idrovolanti, anfibi ed elicotteri) è istituita un’imposta erariale calcolata in misura proporzionale al loro peso massimo al decollo, mentre ad alianti, motoalianti, e aerostati si applica in misura annuale fissa (450 euro).
8) Cessioni di quote Srl: Per i Commercialisti niente autentica su firma digitale
Per le cessioni delle quote delle S.r.l. curate dai Commercialisti non occorre l’autentica notarile sulla firma digitale.
La Legge n. 183 del 12 novembre 2011 (cd. Legge di stabilità), mediante l’art. 14, comma 8, ha introdotto un’interpretazione autentica in materia di cessione di quote e sottoscrizione digitale precisando che, nel caso di cessioni di quote di S.r.l. di cui all’art. 36, comma 1-bis del Decreto legge 112/2008 (si tratta delle cessioni perfezionate dai Commercialisti) non è necessario che la firma digitale venga autenticata dal notaio; l’atto di trasferimento, in questi casi, opera in deroga all’art. 2470, comma 2 c.c..
In tal modo, il Legislatore ha inteso chiarire il dubbio interpretativo che era sorto in conseguenza della non chiara formulazione normativa e dopo che alcuni Conservatori del registro non avevano dato seguito alla richiesta di iscrizione delle cessioni di quote sottoscritte solo digitalmente e senza autentica notarile.
Aumento dell’imposta sostitutiva per le cessioni realizzate dal 1° gennaio 2012
Infine, si ricorda che, in materia di cessione di quote, a partire dal 1° gennaio 2012, le plusvalenze derivanti dal trasferimento di partecipazioni non qualificate verranno assoggettate a imposta sostitutiva del 20% e non più, quindi, del 12,5%.
Il D.L. n. 201 del 06 dicembre 2011, cd. salva Italia, ha posto fine alle controversie sulla possibilità di assunzione dello straniero.
Nel citato decreto n. 201/2011 (prima manovra Monti), nell’art. 40 è contenuta una modifica al TU sull’immigrazione che pone fine alle diverse interpretazioni sulla possibilità di assunzione di uno straniero in possesso del solo cedolino di richiesta di rilascio o di rinnovo del permesso di soggiorno. Era una norma richiesta ed attesa da molti anni, anche se i datori di lavoro per prassi (un supporto era stato già fornito dalle direttive ministeriali intervenute nel tempo) già procedevano alle assunzioni degli extraue in possesso della sola ricevuta delle Poste di richiesta del PDS (cd. cedolino).
Nel testo definitivo entrato in vigore dal 6 dicembre 2001: “in attesa del rilascio o del rinnovo del permesso di soggiorno il lavoratore straniero può legittimamente soggiornare nel territorio dello Stato e svolgere temporaneamente l’attività lavorativa”.
Questo vale “fino ad eventuale comunicazione dell’Autorità di pubblica sicurezza, da notificare anche al datore di lavoro, con l’indicazione dell’esistenza dei motivi ostativi al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno”.
(Consulentidellavoro.it, nota del 09 dicembre 2011)
10) Manovra: Pressione fiscale oltre il 46% nel 2013
<<Nel 2012 sarà al 45,54. I dati, elaborati dall’ufficio studi del CNDCEC, determinati da una revisione al ribasso del PIL.
Siciliotti : “Se non cresciamo, Paese soffocato dalle tasse”. Nel 2013 la pressione fiscale supererà il 46% e nel 2014 sfiorerà il 47%. Nel 2012 sarà già al 45,54%. Sono i dati che emergono da un’analisi compiuta dall’ufficio studi del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.
Dopo la manovra d’agosto la pressione fiscale attesa per il triennio 2012 – 2014 era giunta alla soglia “monstre” del 44,07% sul 2012, 44,84% sul 2013 e 44,83% sul 2014.
Dati sconcertanti per un Paese i cui cittadini, pur considerando già in questi anni troppo elevata la pressione fiscale rispetto alla qualità e all’efficienza dei servizi pubblici e del welfare, avevano fino ad oggi dovuto confrontarsi con pressioni fiscali mai al di sopra della soglia del 43%, fatta eccezione per l’anno 1997 (43,67%) e per l’anno 2007 (43,05%).
Le nuove entrate fiscali aggiuntive previste dalla manovra del governo Monti, al netto degli incentivi fiscali contestualmente introdotti, portano la pressione fiscale attesa al 45,17% sul 2012, al 45,70% sul 2013 e al 45,54% sul 2014.
Questi dati – spiegano i commercialisti – già di per sé preoccupanti, vengono però calcolati sulla base di previsioni di crescita del PIL di cui è già nota la necessità di una revisione al ribasso. Ipotizzando uno scenario di sostanziale conferma del dato del PIL sul 2011 e di un tasso di crescita nominale, anno su anno, del 1% sul 2012, del 1,5% sul 2013 e del 2% sul 2014 (scenario che, allo stato attuale delle previsioni economiche e alla luce degli inevitabili effetti parzialmente recessivi di questa manovra, è da considerarsi ottimistico, in assenza di riforme strutturali per la crescita), la pressione fiscale attesa schizza al 45,54% sul 2012 e supera addirittura la soglia del 46% dal 2013 (46,59%), arrivando a sfiorare quella del 47% sul 2014 (46,85%).
“Se non torniamo a crescere ad un tasso nominale di almeno il 2-3% annuo – osserva Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili – soffocheremo il Paese sotto il peso di una pressione fiscale che farà fuggire all’estero tutto quello che potrà fuggire: imprese, talenti individuali, patrimoni finanziari.
D’altro canto, se oggi non sistemiamo i conti con ricette dolorose, ma indubbiamente concrete come quelle da ultimo adottate dal governo Monti, non torneremo a crescere per il semplice fatto che non avremo alcun futuro”.
“La corda fiscale – conclude Siciliotti – l’abbiamo ormai tirata fino a spezzarla, le pensioni le abbiamo toccate. In questo quadro diventa un imperativo morale, prima che giuridico, destinare i proventi dalla lotta all’evasione anziché
alla riduzione del deficit, esclusivamente all’abbattimento della pressione fiscale”.>>.
(Consiglio Nazionale dei Commercialisti, nota del 09 dicembre 2011)
L’art. 15, comma 1, del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, ha disposto l’aumento delle aliquote d’accisa sui carburanti (benzine, gasolio, GPL e gas naturale) con decorrenza dal 6 dicembre 2011, data di entrata in vigore del provvedimento in ragione della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (S.O. n. 251 alla G.U. n. 284 del 6 dicembre 2011).
In particolare, la variazione in aumento delle aliquote di accisa sui carburanti, con effetto dal 6 dicembre 2011, è la seguente:
– per la benzina e la benzina con piombo, da € 622,10 a € 704,20 per mille litri;
– per il gasolio usato come carburante, da € 481,10 a € 593,20 per mille litri;
– per i gas di petrolio liquefatti (GPL) usati come carburante, da € 227,77 a € 267,77 per mille
– per il gas naturale per autotrazione, da € 0,00291, a € 0,00331 per metro cubo.
Come chiarito dall’Agenzia delle dogane con la nota n. 144227, diramata il 7 dicembre 2011, le suddette aliquote di accisa sostituiscono sia quelle vigenti dal 1° novembre 2011, stabilite con la determinazione direttoriale del 28 ottobre 2011 (in nostra comunicazione del 31 ottobre 2011), sia quelle fissate dalla Legge di stabilità 2012 (art. 34, comma 4, legge 12 novembre 2011, n. 183) che, invece, sarebbero dovute entrare in vigore il 1° gennaio 2012.
L’art. 15, comma 2, del D.L. n. 201/2011 dispone, inoltre, che dal 1° gennaio 2013 le aliquote di accisa sulle benzine e sul gasolio sono fissate, rispettivamente, ad euro 704,70 e ad euro 593,70 per mille litri.
Il comma 3 dell’art. 15 stabilisce poi che, rispetto ai suddetti aumenti sulle benzine, non trova applicazione la limitazione prevista dall’art. 1, coma 154, secondo periodo, della legge n. 662 del 1996, per effetto del quale, nelle regioni a statuto ordinario in cui è in vigore un’imposta regionale sulla benzina per autotrazione, gli eventuali aumenti erariali dell’aliquota di accisa su tale prodotto non possono superare la differenza tra tali incrementi e la predetta imposta regionale.
Il comma 4 dell’art. 15 stabilisce, infine, che i maggiori oneri conseguenti ai predetti aumenti dell’aliquota d’accisa sul gasolio usato come carburante non graveranno sugli esercenti l’attività di autotrasporto merci con veicoli di massa massima complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate, nonché di alcune categorie di esercenti l’attività di trasporto di persone indicate dalla medesima determinazione: tali soggetti potranno, infatti, chiedere il rimborso dei maggiori oneri con le modalità indicate dall’art. 6, comma 2, primo e secondo periodo, del decreto legislativo n. 26 del 2007.
Il D.L. n. 201/2011 è stato presentato alla Camera dei Deputati per la sua conversione in legge.
Nota dell’Agenzia delle dogane
Con la nota n. 143793 del 7 dicembre 2011, l’Agenzia delle dogane informa che i termini e le modalità di pagamento dell’accisa sull’alcole etilico, sulle bevande alcoliche e sui prodotti energetici diversi dal gas naturale, dal carbone, dalla lignite e dal coke, per le immissioni in consumo avvenute nel periodo dal 1° al 15 dicembre 2011, sono stati fissati dal decreto ministeriale dell’11 novembre 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 283 del 5 dicembre 2011.
In particolare, il D.M. stabilisce che il versamento dell’imposta relativa ai soprarichiamati prodotti immessi in consumo nella prima quindicina del mese di dicembre 2011 deve essere effettuato entro il:
– 19 dicembre 2011, se eseguito con l’utilizzo del modello unificato F24 di cui all’art. 17 del d.lgs. n. 241 del 1997, con esclusione della compensazione di eventuali crediti;
– 27 dicembre 2011, se eseguito direttamente in tesoreria o tramite conto corrente postale.
Con la nota n. 143793, l’Agenzia delle dogane ha colto l’occasione per ricordare che è possibile utilizzare il modello F24 per i pagamenti in scadenza il 27 dicembre 2011, ai sensi dell’art. 28, comma 6, della legge n. 388 del 2000 (Finanziaria 2001), relativi a: L’accisa sul gas naturale; l’accisa sui consumi di carbone, lignite e coke; l’imposta di consumo sugli oli lubrificanti e bitumi di petrolio; la tassa sulle emissioni di anidride solforosa e di ossidi di azoto.
(Assonime, note del 07 dicembre)
A seguito della convenzione siglata tra l’Agenzia delle Entrate e la Regione Sicilia nel novembre dello scorso anno, adesso è stato istituito, con la risoluzione 118/E del 9 dicembre 2011, il codice tributo 3897 che consente alle imprese siciliane dei settori estrattivo, manifatturiero, del turismo, dei servizi e anche le artigiane, di usufruire del credito d’imposta concesso dalla propria Amministrazione regionale, con legge 11/2009, utilizzandolo in compensazione con il modello F24.
La sudetta legge siciliana ha previsto un credito d’imposta destinato ad alcuni settori imprenditoriali che si impegnano, mediante nuovi investimenti da effettuare entro il 31 dicembre 2013, ad incentivare la crescita dimensionale delle imprese dell’isola.
L’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 119/E del 09 dicembre 2011, Per consentire il versamento con Modello F24 delle imposte sostitutive ha istituito i seguenti codici tributo:
– “1832” denominato “Imposta sostitutiva delle imposte sui redditi di cui all’articolo 32, comma 4-bis, del d.l. 78/2010 – PARTECIPANTE”
– “1833” denominato “Imposta sostitutiva delle imposte sui redditi di cui all’articolo 32, comma 4-bis , del d.l. 78/2010 SGR/INTERMEDIARIO”
– “1834” denominato “Imposta sostitutiva delle imposte sui redditi sul valore netto del fondo – articolo 32, comma 5, del d.l. 78/2010”
– “1835” denominato “Imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’IRAP sul risultato della liquidazione – articolo 32, comma 5, del d.l. 78/2010”
Per i codici tributo 1832 e 1834 nel campo “rateazione/regione/prov./mese rif.” È riportato il numero della rata nel formato “NNRR” dove “NN” rappresenta il numero della rata in pagamento e “RR” indica il numero complessivo delle rate. Per il codice 1832, in caso di pagamento in unica soluzione, il suddetto campo è valorizzato con “0101”.
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