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Timestamp: 2016-10-25 15:31:33+00:00
Document Index: 30665282

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 2622', 'art. 2638', 'art. 185', 'art. 5', 'art. 2638', 'art. 2622', 'art. 25', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 2632', 'art.\n25', 'art. 452', 'art.\n452']

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Article by Alessandro De Nicola and Ivan RotunnoOrrick
Your LinkedIn Connections at FirmSi riporta di seguito una breve rassegna dei provvedimenti
maggiormente significativi in materia di responsabilit�
amministrativa degli enti ex D.Lgs. 231/2001.
Corte di Appello di Milano � Sent. n. 1937/2014
Il 3 giugno 2014 i giudici della Quarta Sezione Penale della
Corte di Appello di Milano hanno depositato le motivazioni della
sentenza, emessa il 7 marzo, che ha assolto con formula piena i
funzionari di quattro istituti bancari stranieri condannati in
primo grado per concorso in truffa aggravata ai danni del Comune di
Milano, in relazione al ruolo da essi svolto in alcune operazioni
finanziarie intraprese dal Comune su strumenti finanziari derivati.
Insieme ai funzionari sono state assolte da responsabilit�
amministrativa "dipendente da reato" ex D. Lgs.
231/2001 anche le rispettive banche di appartenenza.
Per quanto maggiormente interessa in questa sede, sebbene la
manifesta insussistenza dei fatti di reato imputati ai manager
bastasse, da sola, a far cadere le accuse nei confronti delle
societ�, la Corte ha in ogni caso deciso di chiarire una
serie di questioni sollevate dalla decisione di primo grado,
concernenti la pretesa responsabilit� amministrativa delle
La Corte ha innanzitutto smentito che la responsabilit�
di alcuni degli enti condannati potesse sorgere, nel caso di
specie, dalla violazione dell'art. 5, co. 1, lett. a) D. Lgs.
231/2001, poich� i manager imputati non potevano
qualificarsi come soggetti apicali delle rispettive societ�.
Il giudice di primo grado, invece, aveva condannato tre delle
societ� in quanto i funzionari avrebbero agito in un
rapporto di "immedesimazione organica" con le stesse,
deducendo poi da tale circostanza che i modelli organizzativi delle
societ�, sebbene idonei, in astratto, a prevenire fatti come
quelli in oggetto, non sarebbero stati tuttavia efficaci e
costituissero al contrario "una attenta precostituzione di
alibi, al solo fine di garantire ai funzionari di grado superiore
una specie di impunit� ". La Corte d'Appello
ha criticato tale conclusione, inficiata dalla "pretesa di
dedurre l'idoneit� del modello sol perch� un
reato � stato commesso, mentre invece �
interpretazione pacifica ed ormai accettata sia in dottrina che in
giurisprudenza, che neppure per la persona giuridica sia possibile
prospettare una responsabilit� deprivata di ogni elemento
soggettivo". Per affermare la responsabilit� delle
banche, sarebbe stato necessario non solo che il Tribunale
verificasse la colpa in organizzazione consistente
nell'adozione di un modello non idoneo, ma anche che la
pubblica accusa provasse che la commissione del reato fosse stata
resa possibile dall'inosservanza degli obblighi di direzione e
vigilanza, in quanto tutti i funzionari imputati � escluso
uno � non erano soggetti apicali della societ�,
bens� persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di
tali soggetti ex art. 5, co. 1, lett. b) D. Lgs.
In secondo luogo, la Corte ha confermato la piena
applicabilit� della normativa ex D.Lgs. 231/2001 agli enti
stranieri e alla categoria di enti esercenti attivit�
bancaria: "Le disposizioni in contestazione si applicano
invero a tutti gli enti forniti di personalit� giuridica,
alle societ� e associazioni anche prive di
personalit� giuridica. [...] Pertanto, ricadono nel
perimetro applicativo della norma le societ� di capitali, le
societ� di persone, le societ� cooperative, le
associazioni con o senza personalit� giuridica e con o senza
scopo di lucro, gli enti pubblici economici, le fondazioni e i
comitati. Le Banche italiane non possono certo dirsi esentate da
siffatta disposizione. Perch� mai dovrebbero mai esserlo le
Banche di diritto straniero che in Italia cercano obbiettivi
d'investimento? Non v'� ragione alcuna di introdurre
una simile deroga se non violando l'art. 3 della
Costituzione". A tal fine, la Corte richiama la decisione
della Corte di Cassazione del 9 maggio 2013 n. 20060 la quale aveva
analizzato un caso analogo.
La Corte ha infine ribadito il principio secondo il quale il
titolo di responsabilit� dell'ente sia autonomo rispetto
alla responsabilit� penale individuale dei soggetti
incriminati. Difatti perche vi sia responsabilit�
amministrativa � necessario che venga compiuto un reato da
parte di un soggetto riconducibile all'ente, ma non anche che
tale reato venga accertato con individuazione e condanna del
responsabile (art. 8, co. 1 lett. a)). Pertanto, sebbene nel
giudizio in oggetto non si ricadesse nell'ipotesi prospettata,
in quanto l'assoluzione � avvenuta per insussistenza del
fatto, in generale "non va automaticamente esclusa la
responsabilit� amministrativa dell'ente in conseguenza
dell'assoluzione del suo funzionario".
REATI SOCIETARI � INTERESSE O VANTAGGIO DELL'
Con la sentenza resa il 28 novembre 2013 e depositata il 4 marzo
2014, la Corte di Cassazione ha concluso il processo a carico
dell'amministratore delegato ed il direttore generale di un
noto istituto di credito, quali persone fisiche, e, quale persona
giuridica, la stessa banca da essi amministrata. La banca era
accusata di aver tratto un profitto dalla consumazione a suo
vantaggio o comunque nel suo interesse dei reati di false
comunicazioni sociali dannose (art. 2622 c.c.), di ostacolo
all'esercizio delle funzioni delle autorit� pubbliche di
vigilanza (art. 2638 c.c.) e di aggiotaggio informativo (art. 185
D.Lgs. n. 58/1998), in relazione a una serie di operazioni in
strumenti derivati ritenute, in ragione della loro
complessit� e rischiosit� degli strumenti scelti,
vere e proprie speculazioni.
Spinta dalle argomentazioni della difesa, la quale sosteneva che
i reati fossero stati commessi nell'esclusivo interesse degli
autori e che non sussistesse un parallelo interesse dell'ente,
la Corte si � espressa sul rapporto tra le condizioni
oggettive dell'"interesse" e del
"vantaggio" di cui all'art. 5 del Decreto. La Corte
ha confermato che la responsabilit� amministrativa delle
persone giuridiche sorge in connessione a reati compiuti
nell'interesse oppure a vantaggio della societ�,
concetti giuridici differenti tra loro che "devono
ritenersi criteri imputativi concorrenti, ma
alternativi". L'interesse dell'ente si colloca
"a monte" e consiste nell'indebito arricchimento,
prefigurato e magari non realizzato, che la persona fisica persegue
con l'illecito stesso, per il quale � sufficiente una
verifica ex ante rispetto alla commissione del reato;
viceversa, il vantaggio � quanto obbiettivamente conseguito
con la commissione del reato (sebbene non prospettato ex
ante), pu� essere tratto dall'ente anche quando la
persona fisica non abbia agito nel suo interesse e richiede sempre
una verifica ex post.
La Corte ha chiarito che, perch� sia configurabile la
responsabilit� della persona giuridica, il D.Lgs. 231/2001
non richiede necessariamente che l'autore del reato abbia
voluto perseguire l'interesse di quest'ultima. Pertanto,
"ai fini della configurabilit� della
responsabilit� dell'ente, � sufficiente che venga
provato che lo stesso abbia ricavato dal reato un vantaggio, anche
quando non � stato possibile determinare l'effettivo
interesse vantato ex ante alla consumazione dell'illecito e
purch� non sia contestualmente stato accertato che
quest'ultimo sia stato commesso nell'esclusivo interesse
del suo autore persona fisica o di terzi."
La responsabilit� amministrativa della banca �
stata ritenuta sussistente, nel caso di specie, anche in
riferimento ai reati presupposto di ostacolo alla
vigilanza (art. 2638 c.c.) e false comunicazioni
sociali (art. 2622 c.c.), entrambi contemplati nel catalogo di
cui all'art. 25-ter D.Lgs. 231/ 2001.
Con la sentenza n. 16359 del 15 aprile 2014 la Corte di
Cassazione ha rigettato il ricorso contro un'ordinanza di
sequestro preventivo per equivalente adottato ai sensi
dell'art. 19 D.Lgs. 231/2001, motivato dalla prospettata
responsabilit� amministrativa di una societ� quotata
i cui soggetti apicali erano imputati del reato di formazione
fittizia di capitale ex art. 2632 c.c.. Tale reato, si
rammenta, rientra nel novero dei reati societari, presupposto di
responsabilit� amministrativa ai sensi dell'art.
25-ter, lett. i) D.Lgs. 231/2001.
Nel caso di specie, i direttori e dirigenti avrebbero aumentato
fittiziamente il capitale sociale della societ�
incrementandone fraudolentemente il valore, mediante la
sopravvalutazione della partecipazione di una seconda
societ� conferita nella prima e l'attribuzione gratuita
di una nuova azione ogni dieci possedute, attraverso il passaggio a
capitale della riserva sovrapprezzo di azioni, fraudolentemente
formata con l'anzidetta rilevante sopravvalutazione.
Alla luce di tale prospettato illecito, il G.I.P. aveva,
pertanto, provveduto al sequestro preventivo per equivalente di
somme di denaro, titoli e valori, beni mobili e immobili e altre
utilit� nella disponibilit� della societ� in
questione e delle sue controllate, sino alla corrispondenza della
somma equivalente al valore dell'aumento fittizio.
La Corte non ha accolto le argomentazioni della difesa
dell'ente, la quale sosteneva che l'aumento di capitale
fosse stato compiuto solo ed esclusivamente nell'interesse
degli amministratori e che la societ� imputata non ne avesse
ricevuto alcun vantaggio n� profitto. Al contrario, la Corte
ha individuato il vantaggio conseguito dalla societ� nel
fatto che il valore sovrastimato e iscritto in bilancio avesse
determinato: a) un aumento dell'affidabilit� della
medesima compagine sociale nei confronti dei terzi �
operatori economici, nuovi investitori, clienti e fornitori e
istituti di credito � proprio in ragione della funzione di
garanzia del capitale sociale; b) una sensibile moltiplicazione del
valore delle azioni della societ� quotata in borsa, anche in
conseguenza della successiva diffusione di comunicati in ordine
all'avvenuta capitalizzazione.
"Va, quindi confermato che l'aumento fittizio di
capitale costitu� un'operazione effettuata
nell'interesse della societ�, di cui questa si
avvantaggi� e che, pertanto, il profitto che ne
ricav� � confiscabile".
Il progetto di legge recante "Disposizioni in materia
di delitti contro l'ambiente e l'azione di risarcimento del
danno ambientale, nonch� delega al Governo per il
coordinamento delle disposizioni riguardanti gli illeciti in
materia ambientale", del quale abbiamo descritto i punti
fondamentali nella scorsa newsletter, � attualmente in sede
di discussione in seno alla Commissione parlamentare assegnataria.
Ricordiamo che, nel caso in cui venisse approvato nel suo testo
originale, il disegno allargherebbe il catalogo dei reati
presupposto della responsabilit� amministrativa degli enti
ad includere i due reati dolosi di reato di inquinamento ambientale
(art. 452-bis c.p.) e di disastro ambientale (art.
452-ter c.p.).
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