Source: http://informaticasanitaria.it/page/2/
Timestamp: 2018-03-17 10:26:57+00:00
Document Index: 164227395

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 12', 'art. 14', 'art. 17']

Informatica Sanitaria e Software Medico | Il BLOG della tecnologica applicata alla pratica sanitaria | Pagina 2
HL7® FHIR® CLI – Command Line Interface
Are you looking for an easy to use Command Line Interface to HL7 FHIR® – Fast Healthcare Interoperability Resources (hl7.org/fhir) – ?
If you answered “YES”, take a look at this python project.
You are not required to be a programmer in order to experiment with FHIR or to test a FHIR server you are implementing.
Read the “README” file for a lot of examples and CLI usage.
Questo articolo è stato pubblicato in APP Sanitarie, FHIR, HL7, Sistemi informativi sanitari e taggato come FHIR, HL7 il 29 maggio 2016 da Pierfrancesco Ghedini
CAD e dintorni: Regole tecniche in materia di documenti informatici
Continua la serie di articoli volti ad approfondire gli aspetti del CAD di maggiore interesse per le aziende sanitarie. In questo articolo si dà notizia del recente Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che tratta di “Regole tecniche in materia di formazione, trasmissione, copia, duplicazione, riproduzione e validazione temporale dei documenti informatici nonché di formazione e conservazione dei documenti informatici delle pubbliche amministrazioni ai sensi degli articoli 20, 22, 23-bis, 23-ter, 40, comma 1, 41, e 71, comma 1, del Codice dell’amministrazione digitale di cui al decreto legislativo n. 82 del 2005.“
Di cosa tratta il decreto?
Il decreto – art. 1 – fornisce una serie di definizioni – allegato 1 – e descrive alcuni formati di documenti utilizzabili – allegato 2 -. Nell’allegato 3 riporta una serie di standard tecnici per la formazione, la gestione e la conservazione dei documenti informatici. Nell’allegato 4 e 5 riporta rispettivamente le specifiche tecniche del pacchetto di archiviazione e dei metadati.
Inoltre – art. 2 – il DPCM detta le regole tecniche per i documenti informatici, per i documenti amministrativi informatici e per il fascicolo informatico.
Quali le principali novità e gli aspetti salienti
Vale la pena di sottolineare una interessante novità riportata al comma 2 dell’art. 10 – Copie su supporto informatico di documenti amministrativi analogici – laddove si dice che “L’attestazione di conformita’ di cui al comma 1, anche nel caso di uno o piu’ documenti amministrativi informatici, effettuata per raffronto dei documenti o attraverso certificazione di processo nei casi in cui siano adottate tecniche in grado di garantire la corrispondenza del contenuto dell’originale e della copia, puo’ essere prodotta come documento informatico separato contenente un riferimento temporale e l’impronta di ogni copia. Il documento informatico prodotto e’ sottoscritto con firma digitale o con firma elettronica qualificata del funzionario delegato.”
Tale enunciate sembra aprire la strada ad una modalità di attestazione della conformità che si basa su una certificazione di processo piuttosto che su una verifica sistematica attuata documento analogico per documento analogico, con ovvie ricadute di migliore efficienza e gestibili del processo.
L’ art. 12 – Misure di sicurezza – afferma che “Il responsabile della gestione documentale ovvero, ove nominato, il coordinatore della gestione documentale predispone, in accordo con il responsabile della sicurezza e il responsabile del sistema di conservazione, il piano della sicurezza del sistema di gestione informatica dei documenti, nell’ambito del piano generale della sicurezza ed in coerenza con quanto previsto in materia dagli articoli 50-bis e 51 del Codice e dalle relative linee guida emanate dall’Agenzia per l’Italia digitale. Le suddette misure sono indicate nel manuale di gestione.”
Ribadendo in questo modo l’obbligatorietà delle misure di Business Continuity e Disaster Recovery dovute in base agli articoli 50-bis e 51 del CAD.
All’ art. 14 – Formazione dei registri e repertori informatici – comma 2, si afferma che “Le pubbliche amministrazioni gestiscono registri particolari informatici, espressamente previsti da norme o regolamenti interni, generati dal concorso di piu’ aree organizzative omogenee con le modalita’ previste ed espressamente descritte nel manuale di gestione, individuando un’area organizzativa omogenea responsabile.”
Ciò sembra autorizzare le pubbliche amministrazioni a gestire registri informatici particolari che danno titolo a modellare flussi informatici che abbiano gestioni particolari rispetto all’ordinario flusso di protocollazione che caratterizza lo scambio di documenti al confine delle PA.
Tempi di attuazione ed adeguamento dei sistemi
All’art. 17 si precisa che “Il presente decreto entra in vigore decorsi trenta giorni dalla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – NOTA BENE: il DPCM è stato pubblicato in GU il 12/01/2015 -. Le pubbliche amministrazioni adeguano i propri sistemi di gestione informatica dei documenti entro e non oltre diciotto mesi dall’entrata in vigore del presente decreto. Fino al completamento di tale processo possono essere applicate le previgenti regole tecniche. Decorso tale termine si applicano le presenti regole tecniche. Il presente decreto e’ inviato ai competenti organi di controllo e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.”
NOTA BENE: quanto riportato nel presente articolo è un estratto da norme vigenti e non garantisce la completezza che solo il testo originale può garantire. Le considerazioni dell’autore devono essere considerate alla stregua di opinioni personali e quindi, prima di ogni possibile utilizzo, devono essere confrontate con altre fonti autorevoli e fede facenti. Verificare sempre i testi completi e originali delle norme citate ricorrendo alle fonti ufficiali tenendo conto di ogni possibile modifica o integrazione intervenuta successivamente alla redazione del presente articolo.
Il testo vigente del CAD è reperibile sul sito di AGID.
Questo articolo è stato pubblicato in CAD e dintorni, Normativa, Sicurezza, Sistemi informativi sanitari e taggato come CAD e dintorni, Normativa, sicurezza, sistemi informativi sanitari il 20 gennaio 2015 da Pierfrancesco Ghedini
La documentazione clinica nel ventunesimo secolo
La discussione sulla documentazione sanitaria e sulla sua corretta tenuta precede l’introduzione dell’EHR – Electronic Health Record – e di certo l’avvento delle nuove tecnologie invece che costituirne la fine, l’ha enfatizzata. Uno dei contributi più autorevoli e stimolanti in materia è comparso di recente su Annals of Internal Medicine con il titolo “Clinical Documentation in the 21st Century: Executive Summary of a Policy Position Paper From the American College of Physicians“
L’American College of Physicians – ACP -, in questo lavoro, analizza con spirito critico il tema della documentazione sanitaria allo scopo di comprendere come essa possa meglio rispondere alle necessità dei pazienti e delle loro famiglie e per fare questo si interroga su quali siano le potenzialità, oltre che le principali problematiche, dei sistemi informativi sanitari – EHRs -.
La considerazione chiave da cui parte l’ACP è che la documentazione clinica ha come scopo principale quello di registrare le condizioni del paziente e le azioni e i pensieri del curante al fine di condividerle con gli altri attori del processo di cura. Nel tempo molti portatori di interesse hanno caricato la documentazione sanitaria di necessità diverse che poco hanno a che fare con il fine originario. L’ACP afferma anche che l’introduzione dei computer e dell’EHR non ha portato solo vantaggi, ma ha anche introdotto nuove complessità e nuove sfide.
Non solo: alcuni medici hanno evidenziato che taluni sistemi informatizzati sono inadeguati al fine della gestione della documentazione clinica.
Nel documento, l’ACP fornisce delle raccomandazioni per la progettazione dei futuri sistemi EHR:
i sistemi EHR devono facilitare la gestione del paziente durante tutto l’arco della sua vita – longitudinal care delivery – supportando l’operato dei sanitari che spesso si trovano ad operare in team per percorsi di cura che coprono anche lunghi periodi;
la documentazione gestita negli EHR deve supportare il processo cognitivo del sanitario durante la fase di redazione della documentazione;
i sistemai EHR devono favorire l’atteggiamento “scrivi una volta, usa molte volte” – write once, reuse many times – e deve supportare l’uso di TAGS – identificativi – che permettano di registrare la fonte originale delle informazioni quando queste siano riutilizzate in fasi successive;
per quanto possibile, non si deve richiedere l’inserimento della conferma di azioni effettuate quando l’effettuazione di queste risulti chiaro dalla documentazione presente;
i sistemi EHR devono favorire l’integrazione dei dati generati dal paziente mantenendo evidenziata la fonte del dato.
L’ACP pone l’accento su alcuni dei temi che saranno chiave per lo sviluppo dei sistemi informativi del prossimo triennio.
la necessità di rendere sempre evidente la fonte di una certa informazione presente nella documentazione clinica – ad esempio se una informazione è stata conferita direttamente dal paziente, piuttosto che raccolta in maniera automatica da un dispositivo medico o certificata da un medico attraverso un certificato o un referto, ecc… -; raccomandazioni 3 e 5;
la necessità di minimizzare le interazioni a basso contenuto informativo con il sistema al fine di aumentare l’usabilità complessiva dei sistemi informatici; raccomandazione 4;
la necessità di disporre di sistemi informativi di reale valore per il professionista sanitario e per il paziente, cioè in grado di supportare il processo di cura e di redazione della documentazione sanitaria; raccomandazioni 1 e 2.
Le raccomandazione dell’American College of Physicians dovranno essere prese in seria considerazione, se questo non avverrà, si correrà il rischio che i futuri sistemi EHR siano un ostacolo invece che un aiuto alla pratica sanitaria.
Questo articolo è stato pubblicato in Semantica, Sistemi informativi sanitari e taggato come Semantica, sistemi informativi sanitari il 17 gennaio 2015 da Pierfrancesco Ghedini
Le APP mediche nella normativa statunitense ed europea
L’FDA – Food and Drug Administration – fornisce importanti indicazioni sullo sviluppo di APP Mobili in particolare quando queste abbiano anche la caratteristica di essere dispositivi medici.
È possibile trovare tutte le necessarie informazioni a questo indirizzo:
Una sintesi dei principali documenti in materia è rintracciabile anche a questo indirizzo: “Developing mobile apps as medical devices: Understanding U.S. government regulations”
Una sintesi delle normative applicabili a livello europeo è rintracciabile al seguente indirizzo:
“Guidance on medical device stand-alone software (including apps)”
Questo articolo è stato pubblicato in APP Sanitarie, Medical Devices, mHealth e taggato come app sanitarie, Medical Devices, mHealth il 14 gennaio 2015 da Pierfrancesco Ghedini
Big Data in sanità?
BigData Image
Prendo spunto da questo interessante articolo apparso su www.fiercehealthit.com per fare qualche considerazione sul tema dei BIG DATA – o Analytics – in Sanità.
Quello dei BIG Data è un tema assai di moda oggi e viene usato come sostanziale sinonimo del termine più tecnico “analytics”. Wikipedia dichiara che “Analytics is the discovery and communication of meaningful patterns in data”. Fra gli addetti ai lavori molto si discute, da un po’ di tempo a questa parte, su come i BIG DATA possano essere di aiuto in ambiti come la valutazione dell’efficacia delle cure, la ricerca epidemiologica o il contenimento dei costi attraverso l’analisi dell’efficienza del processo erogativo.
Effettivamente cominciano ad essere disponibili informazioni sull’utilizzo dei BIG DATA in sanità, ma siamo di fronte ad una vera rivoluzione o ad una semplice moda?
Se infatti ci fermiamo un attimo a pensare, ci accorgiamo che ciò che chiamiamo BIG DATA, altro non sono che le banche dati sanitarie classiche:
le SDO – schede di dimissione ospedaliera – che assieme agli accessi di PS non seguiti da ricovero che rappresentano la dimensione ospedaliera dell’assistenza;
l’ASA – la banca dati dell’erogato relativo alla specialistica ambulatoriale e alla diagnostica – che assieme ad altre banche dati accessorie come l’ADI – Assistenza Domiciliare Integrata – ci permette di indagare alcuni aspetti della dimensione territoriale dell’assistenza;
l’AFT – banca dati della Farmaceutica Territoriale – che permette di conoscere quali farmaci siano forniti attraverso il SSN ai pazienti;
Se questi sono i BIG DATA della sanità, allora gli Analytics sanitari non sono poi una novità così stravolgente, stante che negli ultimi anni queste banche dati sono state esaminate in lungo e in largo probabilmente in tutti i modi possibili.
Tuttavia sarebbe semplicistico liquidare in questo modo l’intera questione. Mi sembra che vada colta la sollecitazione che viene dai colleghi stranieri che vedono nella nascita di nuove figure professionali dedicate alla analisi delle grandi banche dati sanitarie come il fattore chiave. Nell’articolo citato si sottolinea l’importanza della nascita di figure come il chief data officer e il chief analytics officer che possono contribuire alla valorizzazione delle informazioni annegate all’interno dei BIG DATA.
Io credo che ci sia della verità in tutto ciò: in fondo i dati non parlano se non a chi sa ascoltarli. Avere dei professionisti che siano in grado di scovare le preziose informazioni che sono annegate in montagne di dati senza valore e che siano in grado di evidenziarle in sintesi significative per le direzioni sanitarie e per i professionisti coinvolti nel processo erogativo è molto probabilmente la mossa vincente.
Speriamo che le direzioni aziendali e regionali investano in questa direzione, ciò che manca in questo momento non sono le informazioni, ma le persone che sanno leggerle.
Questo articolo è stato pubblicato in BIG DATA, Sistemi informativi sanitari e taggato come BIG DATA, sistemi informativi sanitari il 11 gennaio 2015 da Pierfrancesco Ghedini
Braitenberg e il mondo dei veicoli pensanti
Braitenberg Arena
Ricordo ancora l’estate del 1984. Fra un esame e l’altro mi recavo spesso in libreria in cerca di novità o solo per trovare una tregua momentanea alla calura. Quasi casualmente scovai un volumetto della Garzanti il cui titolo e il sottotitolo recitavano “I Veicoli Pensanti, Saggio di psicologia sintetica”, l’autore, un certo Valentino Braitenberg, non mi era noto. Lessi in quarta di copertina che era cofondatore e direttore del Max-Plank-Institut fur Biologische Kybernetik a Tubinga. Prometteva bene.
Sfogliai rapidamente il libro: il secondo capitolo si intitolava “Paura ed aggressività” ed era di sole tre pagine, schemi compresi. In esso si trovavano chiaramente illustrati tre modelli di veicoli di una semplicità stupefacente. Come era possibile che strutture così semplici potessero in qualche modo simulare comportamenti così complessi come la paura e l’aggressività animale, meno che meno l’aggressività umana, ammesso che esistesse una differenza.
Ero colpito e incuriosito. A quei tempi era assai di moda la discussione fra i fautori della cosiddetta IA Forte – Intelligenza Artificiale Forte – contrapposti a coloro che davano una interpretazione debole della IA. Gli uni – i fautori della IA forte – teorizzavano la possibilità che entità sintetiche potessero arrivare ad avere comportamenti intrinsecamente intelligenti, mentre i sostenitori della IA debole sostenevano che le entità sintetiche potevano solo simulare comportamenti intelligenti.
Ma non mi risultava che nessuno avesse mai detto che ciò sarebbe stato semplice.
Ricordo che lessi il volumetto tutto d’un fiato e tanto mi colpì che mi ripromisi di mettere mano al saldatore, non appena ne avessi avuto la possibilità, e di costruire con le mie mani un paio di veicoli.
Sono passati trent’anni e non ho mai costruito un veicolo di Braitenberg saldatore alla mano, ma ho più volte riletto il suo volumetto, convincendomi sempre più che la semplicità, non è una qualità necessariamente in antitesi con la profondità. Credo, tuttavia, che solo i grandi riescano a giungere, talvolta, ad una sintesi così mirabile. Valentino Braitenberg, scomparso a Tubinga nel 2011, può essere annoverato fra di essi perché ci ha lasciato, oltre alle sue ricerche, anche un esempio e un monito prezioso quanto il rasoio di Occam: tutto il suo lavoro sembra infatti esortarci a non aver paura di cercare soluzioni semplici, perché esse spesso sono le più vere.
A tanti anni di distanza ho comunque trovato il tempo di lavorare un po’ sui suoi veicoli e confesso che lo stimolo principale che mi ha convinto a spendere un po’ del mio tempo è stata ancora la convinzione che la semplicità sia un valore.
Penso che lo sforzo fatto da Apple, in questi ultimi tempi, per sviluppare un linguaggio di programmazione che sia al contempo moderno ed espressivo, ma anche semplice ed intuitivo sia assolutamente degno di nota. Non solo, sono rimasto molto impressionato dal connubio fra il nuovo linguaggio SWIFT e un ambiente di esecuzione degli script che Apple chiama Playground.
In un playground si possono eseguire script anche complessi, ma con un elevato livello di interazione: è possibile visualizzare i valori che assumono le diverse variabili ed è possibile modificare il codice in diretta senza ricompilazioni o noie di altro tipo.
Non potevo non realizzare un qualche prototipo dei veicoli di Braitenberg in un ambiente così stimolante. Lo spirito sperimentale delle intuizioni dello studioso altoatesino, a mio avviso si sposa magnificamente con l’ambiente altamente interattivo e intuitivo messo a disposizione da Apple.
Ecco quindi un playground Braitenberg.playground, liberamente scaricabile, con il quale poter giocare e che, forse, vi farà anche un po’ pensare.
Riferimenti utili a Valentino Braitenberg e ai suoi veicoli
http://en.wikipedia.org/wiki/Valentino_Braitenberg
Riferimenti ad Apple SWIFT ed esempi di playgrounds
Video su Youtube che dà indicazioni su come eseguire il playground
http://youtu.be/e28lfn6rpa8
Questo articolo è stato pubblicato in Hack Time e taggato come Hack Time il 3 gennaio 2015 da Pierfrancesco Ghedini
Non solo luci nell’IT sanitario, ma attendiamo un grande 2015
L’informatica sanitaria non è una strada lastricata di facili successi: chiunque se ne occupi lo sa.
Leggendo gli impietosi resoconti che ci giungono da oltre oceano a proposito della riforma da 30 miliardi di dollari voluta dalla Amministrazione Obama, ci si rende conto che le difficoltà in cui si dibattono i colleghi americani, sono le stesse di tutti.
In un recente articolo intitolato “High noon for federal health records program?” si afferma che:
fin dal 2011 i medici e gli ospedali statunitensi hanno dovuto dimostrare di utilizzare sistemi informatizzati per prescrivere, per prenotare esami e per lo scarico dei dati sanitari in rete; fin da allora, chi voleva beneficiare dei finanziamenti ha dovuto dare prova di gestire informaticamente dati come la pressione sanguigna o lo stato di fumatore del paziente;
quando il programma di finanziamenti prese l’avvio solo il 12 percento dei medici possedeva un sistema informatizzato di gestione dei dati clinici, ora il 60% dei medici ne dispone e la quasi totalità degli ospedali; nessuno dichiara di volere tornare indietro, ma non tutto funziona;
i medici che hanno in cura pazienti che aderiscono al programma Medicare possono attendersi finanziamenti federali che possono arrivare a $43,720, ma possono essere assoggettati a penalizzazioni nei pagamenti che possono arrivare al 5%, se non rispondono a tutti i requisiti del programma in termini di informatizzazione;
nel primo anno in cui sono state applicate le penali, 250.000 medici hanno avuto penalizzazioni dell’1% nei pagamenti di Medicare;
ultimo, ma non meno importante aspetto, si dichiara che i medici hanno impiegato un’ora di lavoro al giorno in più ad inserire dati e quindi hanno visitato meno pazienti con potenziali conseguenti potenziali minori ricavi.
Leggendo questa impietosa analisi, mi è venuto spontaneo pensare che molte delle considerazioni che vengano fatte a proposito della situazione americana, ben potrebbero applicarsi alla nostra realtà.
Potrebbero, forse, essere comuni anche gli antidoti da utilizzare contro il male della cattiva informatizzazione:
lavorare in maniera incessante sulla usabilità degli applicativi sanitari e fare in modo che l’informatizzazione sia di ausilio al PDTA – Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale -piuttosto che una fonte di inefficienza e faccia solo perdere tempo nella digitazione dei dati;
lavorare sulla integrazione degli applicativi sanitari per fare in modo che non si debbano inserire più volte le stesse informazioni in contesti diversi;
integrare i sistemi informativi dei medici di medicina generale con quelli degli specialisti e delle strutture ospedaliere;
riportare il paziente al centro del processo di cura, valorizzando attraverso l’informatizzazione il ruolo dei diversi attori del processo sanitario – che non sono solo i medici -, facendo in modo che l’aggiornamento delle informazioni sia uniformemente distribuito su tutte le figure coinvolte.
Il 2015 sarà un grande anno, un anno cruciale, ne sono certo: sarà l’anno della svolta.
Buon 2015 a tutti i protagonisti dell’informatica sanitaria e BUON LAVORO.
Questo articolo è stato pubblicato in eHealth, Sistemi informativi sanitari e taggato come eHealth, sistemi informativi sanitari il 29 dicembre 2014 da Pierfrancesco Ghedini
La stima dei tempi operatori e gli applicativi per la pianificazione dell’attività chirurgica
BMJ: Predicting operating Time
Un recente studio apparso sul BMJ conclude che la difficoltà dei clinici di preventivare il tempo necessario per le diverse procedure chirurgiche è una componente significativa dei ritardi operatori – “The inability of clinicians to predict the necessary time for a procedure is a significant cause of delay in the operating theatre” -.
Lo studio sancisce con rigore scientifico quella che è una difficoltà ormai riconosciuta e che è necessario superare se si vuole ottenere maggiori gradi di efficienza nell’utilizzo di una risorsa critica come la sala operatoria.
I limiti del registro operatorio informatizzato
Appare sempre più pressante l’esigenza di superare i tradizionali strumenti di monitoraggio a posteriori dei tempi operatori con strumenti che forniscano un aiuto anche sotto il versante della pianificazione dell’attività chirurgica.
È bene precisare che, ad oggi, la quasi totalità dei dati sull’utilizzo delle sale operatorie deriva dal registro operatorio informatizzato, che in maniera più o meno completa, più o meno dettagliata, fornisce informazioni sull’ora di inizio delle vari fasi (pre o post)operatorie, sul tipo di procedure attuate, sugli operatori coinvolti, sul tipo di materiali e kit impiegati, ecc…
Questa messe di dati è tuttavia spesso carente ai fini della valutazione degli scostamenti dalla programmazione e non è certamente di aiuto nella programmazione del setup della sala e nelle attività di pianificazione dei kit operatori necessari alle varie procedure chirurgiche.
Gli applicativi di pianificazione dell’attività chirurgica
Si stanno diffondendo sistemi informatizzati di gestione dell’attività chirurgica che integrano il tradizionale registro informatizzato di sala operatoria con funzionalità di pianificazione.
L’adozione di applicativi di questo tipo nasce dalla esigenza di pianificare l’allestimento delle sale operatorie o di predisporre in anticipo gli opportuni kit chirurgici, ma una interessante ricaduta positiva riguarda anche la stima dei tempi chirurgici. Si è, infatti, notato che l’impego di strumenti di questo tipo può progressivamente favorire una più oggettiva valutazione della durata delle diverse procedure. L’uso ha dimostrato che i tempi standard delle procedure, che vengono inizialmente derivati dalla letteratura o stimati a priori, possono essere corretti in base a valutazioni medie ricavabili dalla casistica effettiva di un determinato team. Ciò porta ad una tempificazione più aderente al vero delle diverse procedure chirurgiche e quindi ad una programmazione più efficiente dell’uso delle sale.
Questo articolo è stato pubblicato in APP Sanitarie, Sistemi informativi sanitari e taggato come app sanitarie, sistemi informativi sanitari il 27 dicembre 2014 da Pierfrancesco Ghedini