Source: https://www.ancebrescia.it/2006/reverse-charge-nelledilizia-ambito-applicativo-ed-entrata-in-vigore/
Timestamp: 2020-05-26 16:48:17+00:00
Document Index: 30568790

Matched Legal Cases: ['art.21', 'art.17', 'art.35', 'art.17', 'art.17', 'art.35', 'art.23', 'art.25', 'art.30', 'art. 35', 'art.8']

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27.11.2006 - tributi
REVERSE CHARGE NELL’EDILIZIA – AMBITO APPLICATIVO ED ENTRATA IN VIGORE
REVERSE CHARGE NELL’EDILIZIA – REVERSE CHARGE NELL’EDILIZIA – AMBITO APPLICATIVO ED ENTRATA IN VIGORE
In attesa di specifiche disposizioni legislative in materia e dei necessari chiarimenti ministeriali, l’Ance ha fornito alcuni orientamenti sull’ambito applicativo del reverse charge in edilizia, cioè il meccanismo dell’inversione contabile in base al quale il versamento dell’Iva non è più eseguito dal subappaltatore, ma direttamente dall’appaltatore, il quale è tenuto non solo al pagamento, ma anche al versamento dell’imposta.
L’individuazione della data di entrata in vigore del reverse charge nel settore edile è stata oggetto di numerose incertezze interpretative, che si sono risolte in un rinvio dell’operatività del nuovo meccanismo ad una data che sarà fissata a livello normativo. Con un primo Comunicato del 6 ottobre 2006, infatti, l’Amministrazione finanziaria aveva precisato l’immediata applicazione del reverse charge a partire dal 12 ottobre 2006, in virtù della Direttiva 2006/69/CE del 24 luglio 2006, entrata in vigore il 13 agosto 2006, che (modificando l’art.21 della Direttiva 77/388/CEE) consente agli Stati membri la possibilità di designare, come debitore dell’IVA, il soggetto passivo nei cui confronti siano effettuate determinate prestazioni di servizi nel settore immobiliare, in deroga alle disposizioni concernenti la soggettività d’imposta.
Il risultato dell’azione intrapresa si è concretizzato in un successivo Comunicato ministeriale del 12 ottobre 2006 nel quale il Dipartimento per le Politiche Fiscali e l’Agenzia delle Entrate hanno precisato che il reverse charge nell’edilizia sarà applicabile non prima della data che sarà stabilita in via legislativa.
Pertanto, il meccanismo dell’inversione contabile risulta sospeso sino alla data che sarà stabilita a livello normativo, probabilmente entrerà in vigore non prima del 1° gennaio 2007.
Fermo restando il rinvio dei termini di applicazione, si forniscono in ogni caso alcune precisazioni in ordine all’ambito applicativo della disposizione, considerate le numerose richieste di chiarimento pervenute agli uffici dell’Ance.
Il reverse charge nell’edilizia è attualmente disciplinato dall’art.17, comma 6, del D.P.R. 633/1972 (comma aggiunto dall’art.35, comma 5, del D.L. 223/2006, convertito con modificazioni dalla legge 248/2006), che prevede, in sostanza, l’applicazione del meccanismo alle prestazioni di servizi rese nel settore edile dai subappaltatori, con l’effetto di rendere l’appaltatore, non solo debitore dell’Iva, ma anche soggetto obbligato al relativo versamento dell’imposta.
Circa l’ambito attuativo della nuova disposizione, il citato art.17, comma 6, del D.P.R. 633/1972 stabilisce che la stessa trovi applicazione alle prestazioni di servizi, compresa la prestazione di manodopera, rese nel settore edile da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono l’attività di costruzione o ristrutturazione di immobili ovvero nei confronti dell’appaltatore principale o di un altro subappaltatore.
Ciò anche sulla base di quanto espresso nella Relazione di accompagnamento al decreto legge 223/2006[1] (durante la discussione parlamentare per la relativa conversione in legge), in base alla quale, in sostanza, il meccanismo risulta applicabile ai soli rapporti tra:
– subappaltatore e appaltatore che svolge abitualmente l’attività di costruzione o di ristrutturazioni di immobili;
– subappaltatore e soggetti che comunque risultano appaltatori di lavori immobiliari;
– subappaltatore ed altri eventuali suoi subappaltatori, cosiddetto subappalto a cascata (ipotesi questa chiarita espressamente dall’Agenzia delle Entrate con la Circolare n.28/E del 4 agosto 2006).
Circa la definizione di subappalto, l’Amministrazione si è in passato espressa, tuttavia in modo non esaustivo e non risolutivo, affermando in sostanza che l’appalto (e, quindi, anche il subappalto) si differenzia dalla mera cessione di beni, in quanto in esso è prevalente l’elemento lavoro, piuttosto che la fornitura dei materiali.
Al riguardo, in attesa dei necessari chiarimenti amministrativi, si forniscono di seguito alcuni orientamenti operativi, che, comunque, dovranno essere confermati da parte dell’Amministrazione finanziaria.
La relazione di accompagnamento al decreto legge 223/2006 precisa l’applicazione del reverse charge anche nell’ipotesi di lavori affidati da un General Contractor, in qualità di appaltatore che a sua volta affida la realizzazione dei lavori stessi ad imprese terze mediante contratti di subappalto.
Tuttavia, si ritiene che il General Contractor sia da intendersi un delegato amministrativo, che agisce in virtù di una delega di funzioni affidategli dalla Pubblica Amministrazione.
– a prescindere che si tratti di lavori pubblici o privati;
– indipendentemente dalla tipologia di immobili realizzati (abitazioni, fabbricati strumentali, opere di urbanizzazione, strade, autostrade, porti e aeroporti).
– il subappaltatore fattura i lavori all’appaltatore senza addebito dell’IVA e con l’indicazione della norma che lo esenta dall’applicazione dell’imposta (art.17, comma 6, del D.P.R. 633/1972, così come inserito dall’art.35, comma 5, del D.L. 223/2006, convertito con modificazioni dalla legge 248/2006);
– l’appaltatore integra la fattura ricevuta, con l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta dovuta, con i connessi obblighi formali di registrazione della stessa, da effettuare sia nel registro dei corrispettivi (di cui all’art.23 del DPR 633/1972), sia in quello degli acquisti (di cui all’art.25 del citato DPR 633/1972).
Il meccanismo dell’inversione contabile potrebbe provocare una rilevante eccedenza di crediti Iva in capo al subappaltatore (infatti, l’imposta assolta sull’acquisto di materiali, beni, etc., impiegati nelle prestazioni, non ha possibilità di essere compensato con l’IVA da versare all’Erario, poichè a tale adempimento provvede direttamente l’appaltatore).
Per far fronte a tale problematica ed in un’ottica di garanzia di tempestivo recupero degli stessi, è stato previsto a livello normativo:
– la possibilità di richiesta di rimborso annuale del credito IVA (ai sensi dell’art.30, comma 2, lett.a, del D.P.R. 633/1972, come appositamente modificato dall’art. 35, comma 6-bis, della legge 248/2006);
– la facoltà di effettuare la compensazione infrannuale tra diverse imposte e contributi (ai sensi dell’art.8, comma 3, del D.P.R. 542/1999);
– l’estensione, a favore degli operatori con volume d’affari costituito per almeno l’80% da prestazioni rese in esecuzione di contratti di subappalto, del limite di compensazione annuale da 516.456,90 a 1.000.000 di euro.
[1] Cfr. Relazione di accompagnamento al Disegno di Legge Conversione in legge del decreto-legge 4 luglio 2006, n.223, recante disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spese pubblica, nonchè interventi in materia di entrate e di contrasto all’evasione fiscale – Atto Senato 741, che nella parte relativa al reverse charge nel settore edile recita «le prestazioni considerate sono quelle rese nell’edilizia da soggetti che assumono la veste di subappaltatori nei confronti di imprese che svolgono abitualmente l’attività di costruzione o ristrutturazioni di immobili; soggetti che risultano appaltatori di lavori immobiliari; imprese che operano come subappaltatori nel quadro di lavori di costruzione o ristrutturazione di immobili ».