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Timestamp: 2018-07-18 00:57:27+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 12', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 5']

231 OMICIDIO COLPOSO DEL DIPENDENTE A CARICO DEI DIRIGENTI E DELLA SOCIETÀ. - Quotidiano Legale
Posted by Fulvio Graziotto | Feb 24, 2016 | Diritto Penale, Diritto Tributario, Dottrina, Giurisprudenza, Penale
di Fulvio Graziotto. In mancanza di adozione dei modelli organizzativi, per l’infortunio mortale paga anche la società.
Il Tribunale condannava l’amministratore unico e il direttore tecnico di una SRL, attiva nel settore edile, colpevoli del reato di omicidio colposo di un addetto (il lavoratore era morto in conseguenza alle lesioni riportate nel cantiere mentre era alla guida di un’autogru con il freno di stazionamento non funzionante).
Dichiarava altresì la società, in persona del legale rappresentante, responsabile dell’illecito amministrativo di cui all’art. 5 lett. a) e b) Decreto Legislativo n. 231/01, concessa la riduzione della sanzione ex art. 12 comma 2 lett. a) dello stesso decreto, comminando la sanzione amministrativa pecuniaria di Euro 80mila.
Avverso la suddetta sentenza proponevano impugnazione entrambi gli imputati, nonché la società, chiedendo in via principale l’assoluzione degli imputati dalle contestazioni ad essi mosse.
La Corte di appello di Milano confermava la sentenza impugnata.
Proponevano quindi ricorso per cassazione entrambi gli imputati persone fisiche, nonché la società. La società sosteneva che la condotta del legale rappresentante non era finalizzata o utile a un vantaggio dell’ente sociale, con la conseguente non configurabilità della responsabilità in capo alla società pur in mancanza di adozione dei modelli organizzativi previsti dal richiamato decreto legislativo.
Sentenza n. 2544/2016 Cassazione Penale – Sez. IV
Nell’esaminare il ricorso, la Cassazione ricorda che il requisito dell’interesse dell’ente (sancito dall’art. 5 Decreto Legislativo n. 231/2001) sussiste anche in conseguenza a scelte dettate dall’obiettivo di risparmiare sui costi: con la mancata adozione della disciplina antinfortunistica, l’autore del reato ha consapevolmente violato le disposizioni sulla sicurezza per realizzare un interesse della società. Il vantaggio conseguito dalla società, invece, è rappresentato dal contenimento della spesa e una massimizzazione del profitto.
La Cassazione ha affermato che nei reati colposi d’evento, «il finalismo della condotta prevista dall’art. 5 D. Lgs. 231/01 è compatibile con la non volontarietà dell’evento lesivo, sempre che si accerti che la condotta che ha cagionato quest’ultimo sia stata determinata da scelte rispondenti all’interesse dell’ente o sia stata finalizzata all’ottenimento di un vantaggio per l’ente medesimo».
Sulla base di quanto precisato dalla Corte di legittimità, la responsabilità della società avrebbe potuto essere esclusa solo dando dimostrazione di aver adottato i modelli organizzativi e la vigilanza sulla loro applicazione da parte di un organismo autonomo.
Art. 12 -Casi di riduzione della sanzione pecuniaria
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