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Timestamp: 2020-08-03 20:45:28+00:00
Document Index: 86399123

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 54', 'art. 73', 'art. 168', 'art. 1', 'art. 165', 'art. 18', 'art. 21']

L'Inail assicura anche i detenuti che fanno lavori di pubblica utilità
Una Circolare dell'istituto, del 2 gennaio 2020, illustra le novità. Anche i detenuti che svolgono lavori di pubblica utilità avranno una copertura assicurativa. L'Inail, con circolare n. 2 del 10 gennaio 2020, ha comunicato l'estensione della copertura assicurativa contro le malattie e gli infortuni prevista dall'articolo 1, comma 312, L. 208/ 2015, ai detenuti e agli internati impegnati in lavori di pubblica utilità ai sensi dell'articolo 20ter, L. 354/ 1975, a decorrere dall'anno 2020.
La circolare illustra le novità introdotte dall'articolo 2, comma 2, D. Lgs. 124/ 2018, che ha integrato, a decorrere dal 2020, la dotazione del Fondo finalizzato a reintegrare l'Inail dell'onere per la copertura degli obblighi assicurativi per alcune tipologie di soggetti e ha esteso la copertura assicurativa anche ai detenuti e agli internati impegnati in lavori di pubblica utilità.
Sono, pertanto, coperti dal Fondo i seguenti soggetti: beneficiari di ammortizzatori e di altre forme di integrazione e sostegno del reddito, coinvolti in attività di volontariato a fini di utilità sociale in favore di comuni o enti locali; detenuti e internati impegnati in attività volontarie e gratuite; stranieri richiedenti asilo in possesso del relativo permesso di soggiorno; soggetti impegnati in lavori di pubblica utilità, compresi appunto i detenuti e internati. a ricordare che Il lavoro di pubblica utilità (Lpu) è ritenuto una sanzione penale sostitutiva anche se i suoi eterogenei ambiti di applicazione non ne consentono una precisa collocazione sistematica.
Il lavoro di pubblica utilità consiste nella prestazione di un'attività non retribuita a favore della collettività da svolgere presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni o presso enti e organizzazioni di assistenza sociale o volontariato. La prestazione di lavoro, ai sensi del decreto ministeriale 26 marzo 2001, viene svolta a favore di persone affette da Hiv, portatori di handicap, malati, anziani, minori, ex detenuti o extracomunitari; oppure nel settore della protezione civile, della tutela del patrimonio pubblico e ambientale o in altre attività pertinenti alla specifica professionalità del condannato.
L'attività viene svolta presso gli Enti che hanno sottoscritto con il Ministro, o con i Presidenti dei Tribunali delegati, le convenzioni previste dall'art. 1 comma 1 del D. M. 26 marzo 2001, che disciplinano le modalità di svolgimento del lavoro, nonché le modalità di raccordo con le autorità incaricate di svolgere le attività di verifica.
Originariamente, la sanzione era prevista nei procedimenti di competenza del giudice di pace, ai sensi dell'art. 54 del decreto legislativo 28 agosto 2000 n. 274. Lo spettro di applicazione della sanzione è stato successivamente allargato a numerose e diverse fattispecie penali, che hanno configurato il lavoro di pubblica utilità come una modalità di riparazione del danno collegata all'esecuzione di diverse sanzioni e misure penali, che vengono eseguite nella comunità.
Attualmente trova applicazione anche nei casi di violazione del Codice della strada; nei casi di violazione della legge sugli stupefacenti, ai sensi dell'art. 73 comma 5 bis del D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309; come obbligo dell'imputato in stato di sospensione del processo e messa alla prova, ai sensi dell'art. 168 - bis del codice penale, introdotto dalla legge 28 aprile 2014 n, 67; congiuntamente alla pena dell'arresto o della reclusione domiciliare, ai sensi dell'art. 1, comma 1, lett. i) della legge 28 aprile 2014 n, 67, ancora in attesa della regolamentazione prevista dai decreti legislativi in corso di emanazione; come obbligo del condannato ammesso alla sospensione condizionale della pena, ai sensi dell'art. 165 codice penale e art. 18bis delle Disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale e come modalità di attuazione del programma di trattamento del detenuto ammesso al lavoro all'esterno ai sensi dell'art. 21, comma 4ter dell'ordinamento penitenziario introdotto dal decreto legge 1 luglio 2013, n. 78, convertito nella legge n. 94/ 2014.
L'Ufficio di esecuzione penale esterna (Uepe) può essere incaricato dal giudice di verificare l'effettivo svolgimento dell'attività lavorativa a favore della collettività, eseguita presso gli Enti convenzionati.
Nei casi di sospensione del procedimento e messa alla prova l'Uepe ha il compito specifico di definire con l'imputato la modalità di svolgimento dell'attività riparativa, tenendo conto delle attitudini lavorative e delle esigenze personali e familiari, raccordandosi con l'ente presso cui sarà svolta la prestazione gratuita. Il lavoro di pubblica utilità diventa parte integrante e obbligatoria del programma di trattamento per l'esecuzione della prova che è sottoposto alla valutazione del giudice nel corso dell'udienza.