Source: https://www.tuttoambiente.it/sentenze-premium/?s_item=b1b0432ceafb0ce714426e9114852ac7
Timestamp: 2019-11-12 14:01:24+00:00
Document Index: 168233906

Matched Legal Cases: ['art. 452', 'art. 452', 'art. 322', 'art. 242', 'art. 5', 'art. 25', 'art. 40', 'sentenza ', 'art. 606', 'art. 40', 'sentenza ', 'art. 242', 'art. 452', 'art. 452', 'art. 452', 'art. 452', 'art. 452']

Cass. Pen. Sez. III 05/06/2019 n. 25049 - Inquinamento ambientale e reversibilità del fenomeno inquinante - Tuttoambiente.it
Inquinamento ambientale e reversibilità del fenomeno inquinante
Categoria: Ecoreati
n. 25049
Il reato di inquinamento ambientale, così come previsto all’art. 452 bis del codice penale, fa riferimento ai concetti di «compromissione» e «deterioramento» come alterazione, significativa e misurabile, della originaria consistenza della matrice ambientale o dell'ecosistema; peraltro, non assume rilievo l'eventuale reversibilità del fenomeno inquinante, se non come uno degli elementi di distinzione tra il delitto in esame e quello, più severamente punito, del disastro ambientale di cui all'art. 452-quater del codice penale.
1.Il Tribunale di Potenza, sezione del riesame, veniva adito ai sensi dell'art. 322 cod. proc. pen. in data 24 luglio 2018 nell'interesse di R. A. s.r.l. in persona del legale rappresentante per l'annullamento della ordinanza emessa in data 16.7.2018 dal G.i.p. presso il tribunale di Potenza, con la quale previa richiesta del PM era stato disposto il sequestro preventivo «dei sistemi costituenti la struttura della Mise, attuata a seguito di uno sversamento di inquinanti del marzo 2009, previa nomina quale custode e amministratore degli stessi del funzionario tecnico responsabile per il loro funzionamento e la relativa manutenzione - che dovrà provvedere a relazionare mensilmente sulla situazione di tali sistemi, sugli interventi effettuati e su quelli da effettuarsi, sugli esiti delle attività di monitoraggio svolte sulle eventuali resistenze e/o indisponibilità della R. A. (anche relative alla volontà di farsi carico dei costi degli interventi necessari) a collaborare nella gestione dei citati profili - onde garantire la prosecuzione del funzionamento di tali Sistemi e l'attivazione/segnalazione dei necessari interventi idonei a migliorarne il funzionamento e ad evitare ulteriori diffusioni di contaminanti».
2.Il PM aveva in realtà richiesto il sequestro preventivo del termodistruttore di R. A. Srl (ex F.A.) sito in S. Nicola di Melfi, con prescrizione, ai fini dell'esercizio dello stabilimento stesso, «della predisposizione di un progetto di bonifica adeguato che tenga conto dell'estensione della contaminazione e che ne indaghi le cause ai fini della loro eliminazione e l'attuazione dello stesso».
3.Tanto in relazione alla incolpazione provvisoria inerente il delitto di cui agli artt. 40 comma 2 cod. pen. 452 bis cod. pen. a carico di A.L. in quanto «quale amministratore delegato di R.A. s.r.l. dall'1.7.2015 [..] delegato anche per le problematiche ambientali inerenti all'impianto di termovalorizzazione di Melfi in tale veste obbligato ai sensi dell'art. 242 del Dlgs. 152/06 quale Responsabile dell'inquinamento ad effettuare la bonifica delle zone interessate dalla contaminazione delle acque di falda sotterranee comunicata il 12 marzo 2009 da F. S.p.a. omettendo di provvedere alla bonifica, in particolare non predisponendo un modello concettuale di bonifica adeguato che tenesse conto che le misure di messa in sicurezza adottate, in particolare la barriera idraulica realizzata lungo il confine di valle del sito (cd. serie 100) erano state inefficaci in quanto vi era stata la diffusione di inquinanti all'esterno del sito di F. Ambiente in tre aree circostanti una posta ad Ovest relativa allo stabilimento S. srl [...] una posta a Nord, relativa allo stabilimento F. di Melfi S.p.A. ed una posta a sud; nonché la contaminazione dell'acqua industriale e dell'acqua destinata al consumo umano prelevata all'ingresso degli stabilimenti di R. A. s.r.l. e di S. srl concorreva a determinare la grave compromissione del bene acque sotterranee nelle aree circostanti il sito di R. A. nonché la compromissione delle acque potabili fornite dal Consorzio Asi di Potenza agli stabilimenti R. A. srl e S. srl in quanto con tale condotta omissiva determinava il protrarsi della compromissione del bene ambientale già maturata e determinava l'ulteriore aggravamento della stessa.....». Segue l'indicazione presso i tre siti suindicati esterni a quello di R. A. e presso l'acqua industriale e potabile prelevata all'ingresso dello stabilimento F. Ambiente ovvero della R. Ambente, dei valori di contaminazione rinvenuti. Con condotta perdurante; e in relazione alla fattispecie di cui all'art. 5 lett. a) del Dlgs. n. 231/2001 e art. 25 - undecies comma 1 lett. a) del Dlgs. n. 231/2001 in relazione al reato ex art. 40 452 bis cod. pen. di cui sopra, capo 1), commesso da A. L. dall'1.5.2015 e con condotta perdurante nell'interesse e a vantaggio di R. A. s.r.I., ed in particolare con la finalità di massimizzare il profitto e di ottenere un risparmio di costi nella specie evitando i costi derivanti dalla bonifica delle acque risultate contaminate descritte al capo 1).
4.Con ordinanza del 2 agosto del 2018, il Tribunale accoglieva il riesame annullando l'ordinanza del g.i.p. ed ordinando la restituzione di quanto in sequestro all'avente diritto. In sintesi il tribunale rilevava: 1) che R. A. era subentrata a F. A. s.r.l., quale società che gestisce nell'area industriale del Comune di Melfi un impianto di termodistruzione e che la struttura denominata MISE era stata disposta da F. A. s.r.l. in ragione di un'accertata contaminazione di acque sotterranee nel 2009, con superamento di valori di CSC; 2) F. A. attivava la messa in sicurezza di emergenza installando in nove piezometri esistenti elettropompe sommerse per l'emunginnento di acque di falda e, successivamente, si procedeva alla costruzione di una nuova rete di monitoraggio delle acque sotterranee comprendente oltre ai predetti nove piezometri anche una barriera idraulica, volta ad impedire ogni ulteriore contaminazione al di fuori dell'area dell'impianto, così proseguendosi l'attività di messa in sicurezza di emergenza (cd. MISE) con sospensione del procedimento relativo all'approvazione del piano di caratterizzazione; 3) sulla scorta di risultanze peritali il Pubblico Ministero chiedeva - oltre all'applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari per A.L., amministratore delegato della R. - il sequestro preventivo dell'impianto nei termini suesposti, ritenendo che fosse stata dimostrata l'inidoneità e/insufficienza degli interventi di MISE realizzati rispetto al contenimento degli inquinanti, atteso che vi era stata la diffusione di inquinanti all'esterno del sito di F. A. in tre aree circostanti, nonché la contaminazione dell'acqua industriale e dell'acqua destinata ai consumo umano prelevata all'ingresso degli stabilimenti di R. A. s.r.l. e di altra società denominata S. s.r.l.
Operata tale premessa, il Tribunale perveniva alle citate determinazioni di annullamento sulla base delle seguenti considerazioni. Ha in particolare rilevato anche tenuto conto dell'illecito provvisoriamente contestato a R. A. ex L. 231/01 - la necessità di una verifica della sussistenza del fumus del reato presupposto e quindi dell'omissione di un obbligo di attivarsi da parte dell'amministratore delegato della R. A. , A.. Ha quindi evidenziato l'assenza di un tale obbligo, sia perché il mancato completamento della procedura di determinazione dell'attività di bonifica e, quindi, la sua realizzazione, invocata nel capo di incolpazione confezionato dal Pm sarebbe dipesa da cause estranee al predetto amministratore, sia per il ragionevole affidamento dallo stesso riposto nel buon funzionamento della barriera MISE alla luce di una consulenza di un CT del P.M., Fracassi, già riportata in una sentenza del Tribunale di Potenza passata in giudicato e secondo il quale «gli interventi di messa in sicurezza di F. sono risultati idonei ad impedire la diffusione dell'inquinamento all' esterno del sito», sia per la mancata conoscenza anche soltanto delle cause più probabili del riscontrato inquinamento, la cui ricerca consenta di delineare in concreto il tipo di attività impeditiva richiedibile. Lo stesso tribunale ha alfine ribadito l'assenza del raggiungimento di un significativo margine di probabilità per cui l'inquinamento riscontrato possa essere riconducibile all'attività del termovalorizzatore, nuovamente richiamando i passaggi motivazionali adottati dal Gip e sopra sintetizzati.
A sostegno di tali ultime considerazioni ha poi evidenziato, richiamando emergenze d'indagine e/o dati proposti dalla difesa e condivisi dal giudice cautelare, come i valori di contaminanti rinvenuti in aree esterne a quella dell'impianto della R. s.r.l. o sulle acque considerate non potessero chiaramente ricondursi, come osservato da consulenti tecnici, a cause riconducibili al "fisiologico evolversi dello stato di inquinamento accertato nel 2009 nell'area R. A. " ovvero al sito della R..
Ha aggiunto inoltre come il sequestro della barriera fosse incapace di elidere la possibilità di aggravamento o la protrazione delle conseguenze del contestato reato ambientale condividendo e richiamando l'assunto del g.i.p. secondo il quale «allo stato non vi è prova che la diffusione dei contaminanti derivi da ulteriori sversamenti collegati a malfunzionamenti/rotture/inadeguatezza degli impianti di recupero e trasferimento delle acque inquinate tramite i sistemi della MISE».
5.Avverso la predetta ordinanza propone ricorso il PM presso il Tribunale di Potenza sollevando due motivi di impugnazione.
6.Il ricorrente con il primo motivo deduce la violazione di legge ex art. 606 comma 1 lett. b) cod. proc. pen. con riferimento all'art. 40 cpv. c.p. e 242 Dlgs 152/06 osservando come l'obbligo di attivarsi con attività di bonifica ascritto all'amministrazione della R. s.r.l. derivasse dal suo dovere di tenere in considerazione i risultati delle analisi effettuate negli anni successivi al 2009 e al 2013 (anno della sentenza del Tar richiamata dal Tribunale, tra gli altri motivi, per suffragare la tesi della non esigibilità dell'obbligo di attivazione prospettato dal PM), che avrebbero evidenziato una diffusione di quei contaminanti già oggetto della comunicazione di F. ex art. 242 del Dlgs 152/06 nel 2009 al di fuori del sito di F. stessa, poi passato a R. s.r.l. Così da imporre all'A. L. il dovere di presentare un modello concettuale di bonifica che tenesse conto della progressiva estensione dei contaminanti risalenti all'evento denunciato nel 2009.
7.Con il secondo motivo ha dedotto la manifesta illogicità della motivazione in ordine al nesso di causalità, osservando come il tribunale non abbia rilevato che l'incolpazione attiene non alla gestone del termovalorizzatore come causa della contaminazione nei siti esterni, bensì consiste nell'aggravamento da parte dell'A. della situazione di contaminazione originata dall'evento contaminante comunicato nel 2009, con una condotta volutamente e gravemente omissiva tenuta a fronte di molteplici dati rappresentati dal Pm come concordanti circa l'estensione dell'inquinamento ad altre aree e matrici ambientali rispetto al sito di F. (ovvero R. ) ed all'area immediatamente prospiciente allo stesso. Contesta altresì, sempre sul piano della logicità, l'analisi operata dal tribunale in ordine agli esiti di indagine - comprensivi della consulenza - e ai dati offerti dalla difesa, riguardanti i contaminanti presenti nelle aree e matrici esaminati e la loro riconducibilità alla contaminazione del 2009, anche sotto l'aspetto della omissione o travisamento di importanti passaggi argomentativi del CT.
8.Ha presentato memoria il difensore di R. A. s.r1. sostenendo con ampia ed articolate argomentazioni la validità dell'ordinanza impugnata.
1.Preliminarmente si rileva la tempestività del ricorso proposto: l'ordinanza impugnata, emessa in materia cautelare reale, è stata oggetto di avviso di deposito comunicato in data 13 settembre 2018 all'Ufficio del ricorrente, il quale ha tempestivamente depositato il ricorso il 24 settembre 2018, alla luce del termine ordinario di 15 giorni previsto per la presentazione dell'atto di impugnazione di provvedimenti in materia di misure reali ai sensi degli artt. 325 comma 1 e 585 comma 1 lett. a) cod. proc. pen.
2.Il ricorso è infondato nei termini di seguito specificati. Va premesso che il ricorso per cassazione contro ordinanze emesse in materia di sequestro preventivo o probatorio è ammesso solo per violazione di legge, in tale nozione dovendosi comprendere sia gli "errores in iudicando" o "in procedendo", sia quei vizi della motivazione così radicali da rendere l'apparato argomentativo posto a sostegno del provvedimento del tutto mancante o privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza e quindi inidoneo a rendere comprensibile l'itinerario logico seguito dal giudice (Sez. 2, n. 18951 del 14/03/2017 Rv. 269656 - 01 Napoli).
3.Consegue che in via preliminare deve essere valutato innanzitutto il secondo motivo di impugnazione: è incentrato sulla contestazione, in termini di manifesta illogicità, della lettura operata dal tribunale degli elementi disponibili, ritenuta effettuata attraverso una diversa rappresentazione del reale significato dei medesimi. Da ciò consegue, per il principio riportato in premessa, l'inammissibilità di entrambe le deduzioni.
4.Quanto invece al primo motivo dedotto, relativo al prospettato vizio di violazione di legge con riguardo alla questione dell'omesso impedimento della propagazione della contaminazione già accertata nel 2009, valutato in rapporto alla commissione del reato, anche presupposto, ex Dlgs 231/01, di cui all'art. 452 bis cod. pen., occorre operare una previa analisi del medesimo.
4.1.Introdotto con la legge 22 maggio 2015 n. 68, l'art. 452 bis cod. pen. punisce chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili: 1) delle acque o dell'aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; 2) di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna. L'art. 452-quinquies cod. pen. prevede una pena minore per i fatti di inquinamento e disastro ambientale causati per colpa ed una ulteriore diminuzione nel caso in cui dalle condotte descritte al primo comma derivi il pericolo di inquinamento o disastro. Con riguardo al requisito della «abusività» della condotta, si è sostenuto che è abusiva sia quella realizzata in mancanza di prescritte autorizzazioni o sulla base di autorizzazioni scadute o palesemente illegittime o comunque non commisurate alla tipologia di attività richiesta, sia quella compiuta in violazione di leggi statali o regionali - ancorché non strettamente pertinenti al settore ambientale - ovvero di prescrizioni amministrative (cfr. Sez. 3, n. 46170 del 21/09/2016 Rv. 268060 -01 Simonelli; Sez. 3, n. 10515 del 27/10/2016, Sorvillo, Rv. 269274; Sez. 3, n. 28732 del 27/04/2018 Rv. 273565 - 01 Melillo)
Considerando le astratte analogie con il caso in esame, è utile poi segnalare che l'abusività della condotta è stata individuata tra l'altro nell'inosservanza delle prescrizioni imposte in un progetto di bonifica (Sez. 3, n. 46170 del 21/9/2016, P.M. in proc. Simonelli, cit.).
Quanto ai concetti di «compromissione» e «deterioramento» di cui alla fattispecie in esame, essi consistono in un'alterazione, significativa e misurabile, della originaria consistenza della matrice ambientale o dell'ecosistema, caratterizzata rispettivamente da una condizione di squilibrio funzionale, incidente sui processi naturali correlati alla specificità della matrice o dell'ecosistema medesimi o da una condizione di squilibrio "strutturale", connesso al decadimento dello stato o della qualità degli stessi; chiarendosi, peraltro, che non assume rilievo l'eventuale reversibilità del fenomeno inquinante, se non come uno degli elementi di distinzione tra il delitto in esame e quello, più severamente punito, del disastro ambientale di cui all'art. 452-quater cod. pen. (Sez. 3, n. 46170 del 21/9/2016, Simonelli, cit.; Sez. 3, n. 28732 del 27/04/2018 Rv. 273565 - 01 Melillo cit. ).
Fino a quando tale irreversibilità eventualmente non si verifichi, le condotte poste in essere successivamente all'iniziale "deterioramento" o "compromissione" del bene non costituiscono "post factum" non punibile, ma integrano singoli atti di un'unica azione lesiva che spostano in avanti la cessazione della consumazione del reato (Sez. 3, n. 10515 del 27/10/2016, Sorvillo cit.).
Il requisito della significatività denota poi incisività e rilevanza della compromissione o deterioramento, mentre deve reputarsi «misurabile» ciò che è quantitativamente, apprezzabile o, comunque, oggettivamente rilevabile. L'assenza di espliciti riferimenti a limiti imposti da specifiche disposizioni o a particolari metodiche di analisi consente di escludere l'esistenza di un vincolo assoluto per l'interprete correlato a parametri imposti dalla disciplina di settore, il cui superamento, non implica necessariamente una situazione di danno o di pericolo per l'ambiente, potendosi presentare d'altra parte casi in cui, pur in assenza di limiti imposti normativamente, tale situazione sia di macroscopica evidenza o, comunque, concretamente accertabile (Sez. 3, n. 46170 del 21/9/2016, Simonelli, cit.). Sul piano poi del fumus del sequestro preventivo è sufficiente accertare il deterioramento significativo o la compromissione come altamente probabili (Sez. 3, n. 52436 del 06/07/2017 Rv. 272842 - 01 Campione).
4.2.Nel caso di specie il dedotto vizio di violazione di legge, sub specie del mancato riconoscimento dell'obbligo di procedere alla bonifica «in particolare non predisponendo un modello concettuale di bonifica adeguato che tenesse conto che le misure di messa in sicurezza adottate [...] erano state inefficaci», la cui omissione integrerebbe secondo il ricorrente il reato presupposto ex art. 452 bis cod. pen., presuppone un dato di fatto inequivoco - quale la comprovata estensione dell'inquinamento accertato nel 2009 ad altre aree e matrici ambientali rispetto al sito attualmente gestito da R. s.r.I., tale da imporre all'amministratore della stessa la predetta attività - che invece non risulta, alla luce dell'ordinanza impugnata, per nulla indiscusso e incontestato; tanto che l'assenza di un tale accertamento è stata esplicitamente rappresentata dal tribunale, con dovizia di dati congruamente raccordati e illustrati, tra le ragioni per le quali è pervenuto all'esclusione della sussistenza di un obbligo di garanzia in capo all'amministratore della R. e quindi del fumus del reato presupposto. In proposito il tribunale con l'articolata motivazione formulata ha mostrato di aver ben tenuto presente il principio per cui nel sequestro preventivo la verifica del giudice del riesame, ancorché non debba tradursi nel sindacato sulla concreta fondatezza dell'accusa, deve, tuttavia, accertare la possibilità di sussumere il fatto in una determinata ipotesi di reato; pertanto, ai fini dell'individuazione del "fumus commissi delicti", non è sufficiente la mera "postulazione" dell'esistenza del reato, da parte del pubblico ministero, in quanto il giudice, nella motivazione dell'ordinanza, deve rappresentare le concrete risultanze processuali e la situazione emergente dagli elementi forniti dalle parti, in questo caso plurimi e variegati, che - eventualmente - dimostri indiziariamente la congruenza dell'ipotesi di reato prospettata rispetto ai fatti cui si riferisce la misura cautelare reale (Sez. 5, n. 28515 del 21/05/2014 Rv. 260921 - 01 Ciampani). Che del resto siano emersi plurimi dati non pienamente convergenti lo si desume anche dalla circostanza per cui lo stesso PM, nel contesto del motivo di impugnazione in esame ha cercato di rappresentare una diversa lettura degli esiti disponibili a tali fini, così prospettando alfine una rilettura del merito della questione, non ammissibile in questa sede. E' noto infatti che in tema di giudizio di cassazione, sono precluse al giudice di legittimità la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione impugnata e l'autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti, indicati dal ricorrente come maggiormente plausibili o dotati di una migliore capacità esplicativa rispetto a quelli adottati dal giudice del merito (Sez. 6, n. 47204 del 07/10/2015 Rv. 265482 - 01 Musso.).
4.3.Va aggiunto che, peraltro, è rimasta insuperata siccome non censurata la questione relativa alla inadeguatezza funzionale della misura cautelare come applicata dal g.i.p.