Source: http://mcorriere.altervista.org/news200209.html
Timestamp: 2017-07-28 16:44:38+00:00
Document Index: 17491489

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 32', 'e contrario', 'art. 1', 'art. 433', 'art. 49', 'art. 25']

Archivio Articoli: 20/02/2009
Articoli del 20/02/2009:
Corte Costituzionale Sentenza 30.01.09, n.19: Ha diritto al congedo anche il figlio convivente di persona in situazione di disabilità grave
Nuova Sentenza della Corte Costituzionale a tutela dei portatori di handicap Riflessioni Sul Caso Englaro
Chiarimenti in merito al Bonus Straordinario
Corte Costituzionale: ha diritto al congedo anche il figlio convivente di persona in situazione di disabilità grave
Presidente: Giovanni Maria Flick
Redattore: Maria Rita Saulle
Ne giudizio di legittimità costituzionale dell’articolo 42, comma 5, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità, a norma dell’art. 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), promosso con ordinanza del 26 marzo 2008 dal Tribunale di Tivoli nel procedimento civile vertente tra C.F. e l’Istituto superiore «Zambeccari», iscritta al n. 244 del registro ordinanze 2008 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 35, prima serie speciale, dell’anno 2008.
Nuova Sentenza della Corte Costituzionale a tutela dei portatori di handicap
Il 30 gennaio scorso è stata depositata una nuova sentenza della Corte Costituzionale, a tutela dei diritti dei disabili gravi e del suo nucleo familiare.
La drammatica vicenda Englaro avrebbe dovuto imporre a noi tutti, a prescindere dalle ideologie e dalle proprie soggettive convinzioni, un silenzioso e composto momento di raccoglimento, ma tanti si sono arrogati il “dovere” di elargire “pillole di saggezza”, ignorando e trascurando la tragedia vissuta da quella famiglia: una tragedia iniziata 17 anni fa.
Preliminarmente c’è da chiedersi come può essere ritenuto lecito essere condannati a sopravvivere, ad essere mantenuti artificialmente in vita, mediante trattamento terapeutico e sanitario in un corpo privo di qualsivoglia stato di coscienza e di relazione con il mondo esterno, senza nessuna concreta speranza di guarigione, quando la volontà della persona, prima di cadere in tale stato, era quella di essere totalmente contraria a quegli accanimenti terapeutici finalizzati esclusivamente al mantenimento della persona in uno stato di perenne incoscienza ed estraneità con il mondo esterno.
Ricordiamo che l’articolo 2 della nostra Costituzione riconosce come fondamentali i diritti inviolabili dell’uomo, tra cui proprio quello alla tutela della dignità umana; orbene il ricorso a forme di accanimento terapeutico può essere considerato lesivo della dignità umana, sebbene finalizzato ad un mero prolungamento artificiale della vita, quando sia accertato in concreto che non possa apportare beneficio alcuno al soggetto in termini di eventuale guarigione e risulti contrario alle disposizioni di volontà del paziente.
Certamente qualcuno potrebbe obiettare che esiste anche l’altro diritto fondamentale che è il diritto alla vita; ma tale diritto spetta in maniera inconfutabile al suo titolare.
È bene rammentare anche due altri importanti articoli della nostra Costituzione: - l’art. 13 che afferma che la libertà personale è inviolabile, tutelando il soggetto da qualunque interferenza esterna sulla gestione del proprio corpo e della propria mente a cui la persona non abbia acconsentito.
- l’art. 32 che sancisce che lo Stato tutela la salute riconoscendola come fondamentale ed imprescindibile diritto del cittadino e della collettività, stabilendo che a nessuno può essere imposto – se non per legge – un determinato trattamento sanitario e che, in ogni caso, la legge non può violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
Pertanto al diritto alla salute ed a adeguate cure, corrisponde di contro un altro importante diritto inviolabile: il diritto a rifiutare un trattamento sanitario (purché non sussistano motivi di interesse pubblico per la pubblica incolumità).
Certamente, come giustamente osservato dalla Corte di Cassazione, chi versa in stato vegetativo permanente è, a tutti gli effetti, persona in senso pieno, che deve essere rispettata e tutelata nei suoi diritti fondamentali. Ma succede che accanto a chi ritiene che sia nel proprio interesse essere tenuto comunque in vita artificialmente, il più a lungo possibile, c’è invece chi – come Eluana – “legando indissolubilmente la propria dignità alla vita di esperienza e questa alla coscienza, ritiene che sia assolutamente contrario ai propri convincimenti sopravvivere indefinitivamente in una condizione di vita priva della percezione del mondo esterno”.
Afferma la Corte che in uno Stato come quello italiano, retto sul pluralismo dei valori e che mette al centro del rapporto paziente/medico il principio di autodeterminazione e la libertà di scelta, quest’ultima non può che essere rispettata in toto. Pertanto l’ordinamento dà e deve dare la possibilità di far sentire la propria voce tramite il proprio rappresentante legale alla persona che , prima di cadere nello stato di assoluta e totale incoscienza tipica dello stato vegetativo permanente abbia manifestato espressamente la totale inaccettabilità dell’idea di un corpo destinato grazie a terapie mediche a sopravvivere alla mente.
Ed infatti la Corte di Cassazione ha fissato il proprio indirizzo con i seguenti principi di diritto, stabilendo che “ove il malato giaccia da moltissimi anni in stato vegetativo permanente, con conseguente radicale incapacità di rapportarsi al mondo esterno, e sia tenuto artificialmente in vita mediante un sondino nasogastrico che provvede alla sua nutrizione ed idratazione, su richiesta del tutore che lo rappresenta, e nel contraddittorio con il curatore speciale, il giudice può autorizzare la disattivazione di tale presidio sanitario (fatta salva l’applicazione delle misure suggerite dalla scienza e dalla pratica medica nell’interesse del paziente), unicamente in presenza dei seguenti presupposti:
(a) quando la condizione di stato vegetativo sia, in base ad un rigoroso apprezzamento clinico, irreversibile e non vi sia alcun fondamento medico, secondo gli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale, che lasci supporre la benché minima possibilità di un qualche, sia pure flebile, recupero della coscienza e di ritorno ad una percezione del mondo esterno; (b) sempre che tale istanza sia realmente espressiva, in base ad elementi di
prova chiari, univoci e convincenti, della voce del paziente medesimo, tratta dalle sue precedenti dichiarazioni ovvero dalla sua personalità, dal suo stile di vita e dai suoi convincimenti,corrispondendo al suo modo di concepire, prima di cadere in stato di incoscienza, l’idea stessa di dignità della persona…”. Pertanto, alla luce della normativa vigente e della nostra Carta Costituzionale, ma anche da un punto di vista etico, non scordiamo mai di portare autentico rispetto ai nostri simili ed alla loro dignità, che è inviolabile ed indisponibile: non lasciamoci prendere dalla tentazione di emanare sommarie sentenze come tali ingiuste e banali.
Sentiamoci solidali e vicini alla famiglia Englaro
in un rispettoso silenzio.
L’art. 1 del decreto legge 29 novembre 2008 n. 185 ha introdotto per l’anno 2009 il bonus straordinario in favore delle famiglie più disagiate economicamente.
È bene fare alcune precisazioni, atteso che non a tutti i cittadini è chiaro chi possa usufruirne .
La ratio di tale beneficio economico, previsto per il solo 2009, si basa sull’aiuto alle famiglie a basso reddito; l’importo del bonus è proporzionale alla composizione del nucleo familiare ed al reddito complessivo conseguito dai suoi componenti nel periodo d’imposta 2007 oppure, in alternativa, in quello 2008.
Ricordiamo che fanno parte del cosiddetto nucleo familiare , oltre al richiedente il bonus, il coniuge non legalmente ed effettivamente separato, i figli –compresi i naturali e gli adottivi -, nonché gli affiliati e gli affidati ed, inoltre, tutte quelle altre persone indicate dall’art. 433 c.c.( genitori, ascendenti prossimi, generi e nuore, suoceri, fratelli e sorelle) che convivano con il richiedente o percepiscano assegni alimentari non risultanti da provvedimenti dell’autorità giudiziaria.
Rammentiamo che , ai fini dell’entità del bonus, il familiare, per essere considerato “ a carico “ del richiedente deve possedere un reddito annuo complessivo non superiore ad euro 2.840,51 al lordo degli oneri deducibili.
Il bonus, altresì, è concesso solo se il richiedente e gli altri componenti del nucleo familiare abbiano percepito redditi delle seguenti categorie:
redditi di pensione ext.art. 49 comma 2 TUIR; compensi di soci di cooperative di produzione e lavoro;
redditi fondiari di cui all’art. 25 TUIR che, con altre tipologie di reddito, non superino l’ammontare complessivo di euro 2.500,00.
Come accennato sopra, il bonus varia nella sua entità a seconda della composizione del nucleo familiare e del reddito complessivo.
Pertanto , per i soggetti unici componenti del nucleo familiare , con un reddito che non supera i quindicimila euro , il bonus ammonterà ad euro 200,00; in questo caso il bonus è erogabile solo se tra i redditi posseduti dal soggetto figuri un reddito di pensione.
Il bonus sarà di 300,00 euro nel caso di nucleo familiare composto da 2 persone( il richiedente + 1 familiare a carico) con un reddito complessivo non superiore a 17.000,00 euro.
Il bonus salirà a 400,00 euro se il nucleo familiare sarà composto da 3 persone ( richiedente + 2 familiari a carico ) ed il reddito complessivo sarà di euro 17.000,00.
Ammonterà ad euro 500,00 nel caso di nucleo familiare composto da 4 persone con reddito complessivo non superiore a 20.000,00 euro.
Il bonus sarà invece di euro 600,00 per i nuclei familiari di 5 componenti , con un reddito familiare complessivo non superiore ad euro 20.000,00, mentre salirà ad euro 1.000,00 per il nucleo familiare di oltre 5 componenti , con un reddito complessivo familiare di 22.000,00 euro.
Orbene, a questo punto si è voluta introdurre una norma che prevede il bonus di 1.000,00 euro per quei nuclei familiari nei quali sia presente anche una persona diversamente abile, portatrice di handicap: in questi casi il nucleo familiare non deve essere per forza di un tot determinato di componenti, ma è sufficiente che sia composto almeno da 2 persone , il richiedente ed 1 familiare a carico portatore di handicap. Il reddito familiare complessivo, in tale fattispecie, non può mai essere superiore a 35.000,00 euro.
La richiesta del beneficio può essere effettuata, a seconda dei casi, in alternativa, o in relazione al 2007 oppure al 2008.
La richiesta dell’erogazione del beneficio deve essere presentata al sostituto d’imposta o all’ente pensionistico: entro e non oltre il 28 febbraio 2009 se il bonus sia richiesto sulla base del numero dei componenti del nucleo familiare e del reddito familiare complessivo inerenti al periodo 2007;
entro e non oltre il 31 marzo 2009 se il bonus sia richiesto sulla base del numero dei componenti del nucleo familiare e del reddito familiare complessivo relativi all’anno d’imposta 2008.