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Timestamp: 2016-12-04 12:19:04+00:00
Document Index: 55987846

Matched Legal Cases: ['art. 60', 'art. 26', 'art. 5', 'art. 10', 'art. 21', 'art. 2']

Sentenza n. 1164 del 7 novembre 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte | Tutto Stranieri
Sentenza n. 1164 del 7 novembre 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte
Revoca del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato
ex art. 60 cod. proc. amm.;sul ricorso numero di registro generale 928 del 2012, proposto da: *****, rappresentato e difeso dall’avv. Claudio Tessarin, con domicilio eletto presso Lorenzo Trucco in Torino, corso V. Emanuele II, 82;
Ministero dell’Interno, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Distrettuale, domiciliata in Torino, corso Stati Uniti, 45;
del provvedimento del Questore della Provincia di Novara n. 260/2011 (Div. P.A.S. – Cat. A.11.2011/Imm.) emesso in data 6.10.2011 e notificato in data 26.6.2012, ed avverso gli atti ad esso connessi, antecedenti e susseguenti
Relatore nella camera di consiglio del giorno 18 ottobre 2012 il dott. Giovanni Pescatore e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
1) Con ricorso notificato il 14 settembre 2012 e depositato in data 1 ottobre 2012, *****, cittadino senegalese, ha impugnato il decreto del Questore della Provincia di Novara recante la revoca del permesso di soggiorno rilasciatogli per motivi di lavoro subordinato, con scadenza 14.07.2012, motivata sulla base della presentazione da parte del ricorrente di documentazione falsa, attestante un rapporto contrattuale inesistente.
A sostegno del ricorso il sig. ***** ha dedotto la carenza di motivazione e di adeguata istruttoria a fondamento del provvedimento impugnato; la mancata valutazione della sua pregressa e regolare esperienza lavorativa; la mancata comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza e la mancata traduzione del provvedimento nella lingua senegalese.
Si è costituita l’amministrazione intimata, confutando l’avverso dedotto e chiedendo il rigetto del ricorso.
2) Il ricorso è infondato e va respinto.
Ai sensi dell’art. 26, comma 3 del d.lgs. 286/1998 “il lavoratore non appartenente all’Unione europea deve comunque dimostrare di disporre di idonea sistemazione alloggiativa e di un reddito annuo, proveniente da fonti lecite, di importo superiore al livello minimo previsto dalla legge per l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria”.
Dagli accertamenti menzionati nel decreto del Questore si evince che il ricorrente non ha mai prestato l’attività lavorativa presso la ditta “***” e che ha consapevolmente presentato documentazione falsa attestante l’esistenza del rapporto di lavoro, al fine di ottenere il rilascio del permesso di soggiorno.
L’insussistenza del rapporto lavorativo, di cui non è stata fornita prova alcuna anche in questa sede processuale, integra motivo ostativo al rinnovo del permesso di soggiorno, ai sensi dell’art. 5 del d. lgs. 286/98.
Da ciò consegue che il provvedimento impugnato si presenta immune dai vizi sostanziali indicati in ricorso e conforme all’interesse pubblico che è causa della norma attributiva del potere esercitato nell’occorso (cfr. T.A.R. Napoli Campania sez. VI, 25 settembre 2009, n. 5092; T.A.R. Bologna Emilia Romagna sez. II, 25 gennaio 2012, n. 58).
3) Quanto all’asserita la violazione dell’art. 10 bis della L. 241/90 – norma applicabile al procedimento in questione – va osservato che trattandosi di vizio di forma, il giudice può superare il vizio procedimentale, facendo applicazione dell’art. 21 octies della stessa legge, qualora sia palese che l’atto non avrebbe potuto avere un contenuto diverso (cfr. tra le tante Cons. Stato sez. V 28/7/08 n. 3707; Cons. Stato Sez. VI 8/2/08 n. 415; T.A.R. Sicilia sez. IV Catania 8/6/09 n. 1065; T.A.R. Campania Napoli Sez. VI 30/4/09 n. 2225). E’ questo il caso di specie, atteso che il ricorrente non ha addotto alcune elemento innovativo, rispetto al quadro istruttorio preso in esame dall’amministrazione, in grado di modificare l’esito negativo del procedimento di rinnovo del permesso di soggiorno.
Risulta, inoltre, che la pubblica amministrazione abbia effettuato, invano, tentativi di comunicazione presso l’indirizzo indicato dal ricorrente, risultato tuttavia irreperibile. Dal che consegue un ulteriore e autonoma ragione di infondatezza della doglianza in esame.
4) Va infine osservato che la mancata traduzione del provvedimento di diniego – ai sensi dell’art. 2, comma 6, del D. Lgs. n. 286/1998 – non ne determina l’illegittimità, implicando soltanto l’eventuale rimessione in termini, rispetto alla difettosa comunicazione, al fine di consentire alla parte di svolgere con compiutezza l’impugnazione contro l’atto sfavorevole del tipo assoggettato all’obbligo di traduzione (cfr. T.A.R. Sicilia Palermo Sez. II, 06-04-2009, n. 646; Cons. Stato Sez. VI, 06-04-2009, n. 2117). Nel caso di specie non emergono elementi indicativi di una limitazione delle facoltà inerenti il diritto di difesa, né in tal senso è stata formulata alcuna istanza di rimessione in termini da parte del ricorrente. D’altra parte, a inficiare in radice la censura vengono in rilievo numerosi indizi – desumibili dalle allegazioni in atti – dai quali è lecito desumere che la lingua italiana fosse comprensibile al ricorrente, stante la sua residenza in Italia da molti anni e la compilazione di plurimi atti in lingua italiana.
Per i motivi esposti il ricorso va respinto.
La natura della controversia giustifica l’integrale compensazione delle spese di giudizio.
Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 18 ottobre 2012
Il 07/11/2012
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