Source: http://crisieinsolvenza.ilcaso.it/codice_amministrazione_sostegno/405
Timestamp: 2020-06-06 11:27:12+00:00
Document Index: 44303899

Matched Legal Cases: ['art. 408', 'art. 357', 'art. 411', 'art. 371', 'art. 411', 'art. 404', 'art. 405', 'art. 44', 'art. 357', 'art. 408', 'art. 371', 'art. 424', 'art. 424', 'art. 371', 'art. 411', 'art. 371', 'art. 24', 'art. 411', 'art. 357', 'art. 404']

La legge divorzile prevede che il presidente nomini un curatore speciale quando il convenuto è malato di mente o legalmente incapace. Tuttavia, ove sia già pendente un procedimento di amministrazione di sostegno, è il GT - una volta aperta l’amministrazione di sostegno - a decidere se: 1) conferire all’amministratore di sostegno il compito di partecipare al processo di divorzio in luogo del beneficiario; o 2) nominare un curatore speciale alla persona fragile, non assegnando questo compito all’amministratore; ciò esclude che sia necessaria la nomina del curatore speciale ex lege divorzio (previsione introdotta nell’Ordinamento quando l’amministrazione di sostegno non esisteva nel codice civile), occorrente solo dove la persona convenuta non sia già dotata di una misura di protezione giuridica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 14 Novembre 2014. Segue...
Con la morte del beneficiario, l’amministratore cessa dalle funzioni e resta titolare della facoltà di compiere solo gli atti urgenti, nell’ambito dei quali possono includersi le spese funerarie; se, però, alle suddette spese vuol far fronte uno degli eredi, il G.T. non ha alcun potere autorizzatorio e l’amministratore alcuna facoltà di intervento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Agosto 2013. Segue...
In caso di urgenza, il giudice tutelare può disporre l’apertura dell’amministrazione di sostegno, in via anticipata, in vista dell’udienza per l’esame della persona beneficiaria, dove, ad esempio, ricorrano circostanze eccezionalmente urgenti che non tollerano il minimo dispendio di tempo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Agosto 2013. Segue...
Il fatto che un paziente sia “malato” a causa di un disturbo psichiatrico non è elemento sufficiente per confinarlo entro i limiti di una misura di protezione giuridica. Infatti, istituire una amministrazione di sostegno per il solo fatto che il paziente accusa un disturbo psichiatrico equivarrebbe ad alimentare lo stigma che, al contrario, la ratio istitutiva dell’ADS mira a demolire completamente. Non solo: il rischio è quello di trasformare l’amministrazione di sostegno di un “ammortizzatore sociale”, come taluno ha scritto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 28 Giugno 2012. Segue...
La designazione dell’amministratore di sostegno resta un atto del giudice Tutelare, il quale ben può disattendere la stessa indicazione ufficiale e formale del beneficiario, ex art. 408, comma I, c.c. L’atto di designazione del soggetto rappresentante, da parte del beneficiario, non è, infatti, vincolante per il magistrato della tutela che avrà solo il dovere di muovere da quella designazione per poi, eventualmente, disattenderla con motivazione che ne illustri i (gravi) motivi. In caso di accesi conflitti endofamiliari, è preferibile la nomina di un amministratore di sostegno esterno al nucleo familiare onde evitare che la conflittualità trai membri della famiglia inibisca il corretto funzionamento della macchina rappresentativa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 28 Giugno 2012. Segue...
In ipotesi del genere, su consenso della persona beneficiaria, è possibile nominare all’assuntore un amministratore di sostegno affinché rappresenti il fulcro di un più globale percorso di tutela, con la presa in carico, da parte dell’autorità preposta, della situazione della persona beneficiaria, provvedendo alla redazione di un programma terapeutico di intervento inteso a contrastare l’alcooldipendenza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 20 Giugno 2012. Segue...
Quanto alla “cura personae” del beneficiario - nel cui ambito si colloca anche il potere del rappresentante di fissare un certo domicilio in suo favore - l’art. 357 c.c. è disposizione normativa non richiamata dall’art. 411, comma I, c.c. e nemmeno richiamato è l’art. 371 c.c. Trattasi, quindi, di disposizioni normative non applicabili all’ADS nemmeno analogicamente (v., in parte motiva, Cass. Civ., sez. I, ordinanza 16 novembre 2007, n. 23743). Il mancato richiamo non legittima una lettura dell’amministrazione di sostegno che precluda il potere di cura personae in capo all’amministratore. Infatti, secondo l’indirizzo interpretativo di fatto oramai preponderante e del tutto maggioritario, sia in Dottrina che Giurisprudenza, molte delle norme della tutela non sono richiamate dall’art. 411, comma I, c.c. per superfluità del rinvio, trattandosi di compiti o enunciati già contenuti in altre norme direttamente ed espressamente coniate per l’amministrazione di sostegno. Quanto testimoniato direttamente dallo stesso statuto normativo introdotto dalla Legge 6/2004: 1) l’art. 404 c.c. parla di “interessi” e non specifica quali, quindi è riferibile a tutte le situazioni giuridiche soggettive e giammai solo a quelle a contenuto patrimoniale; 2) il comma IV dell’art. 405 c.c. testimonia, in modo limpido, che il giudice tutelare si occupa sia della cura patrimonii del beneficiario, sia della sua cura personae, posto che conferisce al GT il potere di adottare i provvedimenti urgenti per la cura della persona interessata e per la conservazione e l'amministrazione del suo patrimonio. Stesso dicasi per l’art. 44 disp. att. c.c. Ecco perché l’art. 357 c.c. non è richiamato: semplicemente perché sarebbe stato un richiamo superfluo; 3) anche l’art. 408 c.c. conferma che la “cura” ricade nell’ambito applicativo dell’ADS dove si prevede che “la scelta dell'amministratore di sostegno avviene con esclusivo riguardo alla cura ed agli interessi della persona del beneficiario”. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
L’art. 371, comma I, n. 1 c.c. (richiamato dall’art. 424, comma I, c.c.) espressamente prevede che sia il giudice tutelare, sentito il tutore, ad individuare il luogo dove l’interdetto debba essere effettivamente domiciliato. Trattasi di normativa che si può senz’altro applicare anche all’interdetto (giusta l’art. 424 comma I c.c.) ma non tout court al beneficiario il quale, infatti, conserva un nocciolo duro di “volere” e non è destinatario diretto dell’art. 371 c.c. (non richiamato dall’art. 411, comma I, c.c.). Ebbene, il mancato rinvio all’art. 371 c.c., si spiega con la superfluità del richiamo, riconoscendo già gli artt. 405 e 408 citati, un potere/dovere di cura entro cui si inscrive anche il collocamento protettivo in una Comunità di assistenza e cura e, anche, il mutamento della residenza. Vi è, peraltro, che a livello sovranazionale il collocamento protettivo in Comunità è possibile alla luce della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, fatta a New York il 13 dicembre 2006, e ratificata dall’Italia per effetto degli artt. 1 e 2 della legge 3 marzo 2009 n. 18. Il trattato in esame riconosce espressamente (art. 24, comma III) il dovere di adottare “misure adeguate per proteggere le persone con disabilità, all’interno e all’esterno dell’ambiente domestico” anche per garantire il loro pieno inserimento nel tessuto sociale (v. Trib. Varese, Uff. Vol. Giud., decreto 18 aprile 2011). E’ conforme, come detto, la prevalente Dottrina che, ad esempio, in tempi recenti, ha affermato che “E’ vero che l’art. 411 c.c. non richiama, a proposito dell’amministrazione, l’art. 357 c.c., ma solo perché la complessiva disciplina speciale dettata dagli artt. 404 ss. c.c. rende il rinvio superfluo: v. artt. 405, comma VI, 408, comma I, 410 cod. civ.” (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 30 Aprile 2012. Segue...
La Svizzera, con ratifica entrata in vigore l’1 gennaio 2009, ha ratificato la Convenzione dell’Aja del 13 gennaio 2000 (“protection internationale des adultes”), la quale pone una base risolutiva normativa per i problemi transfrontalieri, in caso di soggetti sotto protezione giuridica, ma con interessi giuridici, di tipo patrimoniale, in Stati diversi. Ad es., come accade per un soggetto sotto protezione giuridica in Italia, ma con conti correnti o beni immobili in Svizzera. Secondo la Convenzione, le autorità, sia giudiziarie che amministrative competenti ad adottare misure tendenti alla protezione della persona vulnerabile o dei suoi beni sono quelle “dello Stato contraente di residenza abituale dell’adulto”. L’Italia non ha sottoscritto la Convenzione ma, in casi del genere, trova applicazione la cd. cortesia internazionale, e lo Stato che vi ha interesse, può richiedere di beneficiare del tessuto connettivo della Convenzione sottoscritta dall’altro Stato, in via di applicazione interpretativa dei medesimi principi. Comunque, anche secondo il Diritto italiano, è competente il giudice italiano (v. art. 404 cod. civ.). Si ritiene, pertanto, che vi siano i presupposti per il riconoscimento della decisione odierna in Svizzera. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 10 Febbraio 2012. Segue...
E’ ammissibile il ricorso all’amministratore di sostegno a favore di soggetto affetto da ludopatia, al fine di fargli riacquistare la propensione al risparmio, vigilare sulla gestione del suo patrimonio imponendo soglie limite di spesa nell’ottica di un riacquisto della capacità di gestire il denaro e di una riduzione della propensione al gioco. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 22 Novembre 2009. Segue...