Source: https://www.hitpages.com/doc/4512938228449280/32/
Timestamp: 2017-01-24 21:38:50+00:00
Document Index: 131853981

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 5', 'art. 2659', 'art. 17', 'art. 37', 'art. 28', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 6', 'art. 11']

potessero avere efficacia l'ente doveva entro un anno chiedere il riconoscimento.
Gli articoli 600 e 786 c.c. erano strettamente connessi con il sistema dell'autorizzazione agli acquisti delle persone giuridiche. Caduto l'art. 17 c.c., il regime dell'incapacità per gli acquisti gratuiti degli enti di fatto segnava una diversità di trattamento difficilmente giustificabile rispetto agli enti riconosciuti, peraltro già normativamente sconfessata per le organizzazioni di volontariato. La legge quadro sul volontariato (l. 266/1991) consente infatti che tali organizzazioni, anche non riconosciute ma iscritte negli appositi registri, possano acquistare beni immobili e mobili registrati, accettare donazioni e lasciti testamentari senza alcuna autorizzazione, purché destinati esclusivamente al conseguimento delle proprie finalità (art. 5, l. 266/1991). Da qui l'esigenza di un intervento legislativo, che è giunto con qualche ritardo attraverso la l. 192/2000.
Giurisprudenza: Gli acquisti La Corte di Cassazione ha affermato la capacità immobiliare degli enti non riconosciuti sostenendo che «le associazioni ed i comitati privi di riconoscimento, pur non essendo persone giuridiche, sono figure soggettive alle quali può essere attribuita la titolarità diretta dei rapporti a contenuto patrimoniale relativi sia a beni mobili che immobili, non ostando a quest'ultima attribuzione né la disciplina della pubblicità immobiliare - in quanto l'art. 2659 c.c. (...) deve ritenersi applicabile anche ai comitati che non abbiano conseguito il riconoscimento, stante l'identità di situazioni giuridiche - né la mancata previsione dell'autorizzazione governativa agli acquisti, richiesta, invece, per le persone giuridiche, dall'art. 17 c.c., in quanto tale mancanza va coordinata col disposto dell'art. 37, stesso codice, che non distingue tra mobili e immobili, a proposito dei beni con i cui acquisti si incrementa il patrimonio degli enti di fatto, e si giustifica col rilievo che la responsabilità personale e solidale di coloro che agiscono per tali enti fa venir meno quelle ragioni di tutela del credito che giustificano la regola dell'autorizzazione per la persona giuridica riconosciuta, la cui responsabilità è limitata al patrimonio sociale» (Cass., 6032/1994).
Gli organi La persona giuridica agisce all'esterno e manifesta la sua volontà attraverso i propri organi (amministratori, assemblea). L'attività svolta dai rappresentanti produce effetti direttamente nella sfera giuridica dell'ente. Questo comporta che l'ente è il soggetto che con il proprio patrimonio risponde di fronte ai terzi per gli atti compiuti dai suoi organi. Nel caso di enti di fatto si determina una responsabilità solidale tra l'ente e chi ha agito in suo nome e per suo conto (artt. 38 e 41 c.c.).
Il meccanismo richiama quello previsto al livello costituzionale per gli enti pubblici (art. 28 Cost.).
L'estinzione e la liquidazione La persona giuridica si estingue per cause diverse: alcune riferibili all'autonomia privata (cause previste nell'atto costitutivo e nello statuto, ad esempio il verificarsi di un certo evento o lo spirare del termine di durata dell'ente), altre di natura oggettiva legate allo scopo (il suo raggiungimento o l'impossibilità di conseguirlo) o, nelle associazioni, al venir meno di tutti gli associati (art. 27 c.c.).
Con il d.p.r. 361/2000 è stato abrogato l'ultimo comma dell'art. 27 c.c., che attribuiva all'autorità governativa il compito di dichiarare l'estinzione della persona giuridica, su istanza di qualunque interessato o anche d'ufficio. L'art. 6, d.p.r. 361/2000 dispone che l'accertamento dell'esistenza di una delle cause di estinzione della persona giuridica avviene, su istanza di qualunque interessato o d'ufficio, ad opera della prefettura la quale deve darne comunicazione agli amministratori dell'ente e al Presidente del Tribunale affinché venga dato avvio alla procedura di liquidazione (art. 11 disp. att. c.c.). Questa consiste nella definizione di tutti i rapporti giuridici attivi e passivi pendenti, cioè ancora esistenti, facenti capo all'ente.
I beni eventualmente rimasti vengono devoluti in conformità dell'atto costitutivo (o dello statuto) o della delibera di scioglimento; in mancanza provvede l'autorità governativa attribuendoli ad enti con analoghe finalità, quando si tratta di fondazioni.
Una volta chiusa la procedura di liquidazione, il Presidente del Tribunale ne dà comunicazione agli uffici competenti affinché provvedano alla cancellazione dell'ente dal registro delle persone giuridiche.
Per gli enti di fatto l'estinzione e la liquidazione sono rimesse agli accordi degli associati. In assenza di specifica deliberazione si ritiene comunque necessario un procedimento di liquidazione volto anche alla tutela dei terzi creditori.
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