Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-17782-del-03-07-2019
Timestamp: 2020-08-11 22:57:30+00:00
Document Index: 114306127

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Sentenza Cassazione Civile n. 17782 del 03/07/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17782 del 03/07/2019
Cassazione civile sez. lav., 03/07/2019, (ud. 14/05/2019, dep. 03/07/2019), n.17782
sul ricorso 29355-2017 proposto da:
POSTE ITALIANE S.P.A, in persona del legale rappresentante pro
C.M.L., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA BUCCARI
11, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO TALLADIRA, rappresentata
e difesa dall’avvocato ANTONIO ROSARIO BONGARZONE;
avverso la sentenza n. 4387/2017 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 05/10/2017 R.G.N. 1334/2017; udita la relazione della
causa svolta nella pubblica udienza del 14/05/2019 dal Consigliere
Dott. DANIELA BLASUTTO;
1. La Corte di appello di Roma ha rigettato il reclamo proposto da Poste italiane avverso la sentenza con cui il Giudice del lavoro del Tribunale di Cassino aveva dichiarato l’illegittimità del licenziamento intimato a C.M.L., ritenendo che i fatti commessi integrassero un’ipotesi di infrazione punibile con sanzione conservativa e, in applicazione della tutela di cui alla L. n. 300 del 1970, art. 18, comma 4, come modificato dalla L. n. 92 del 2012, aveva ordinato la reintegra della lavoratrice nel posto di lavoro e aveva condannato la società al risarcimento del danno, nella misura massima di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.
2. La lavoratrice era stata licenziata per avere, insieme ad altra dipendente, il giorno (OMISSIS), caricato sull’autovettura aziendale una cassetta utilizzata per il trasporto della corrispondenza e, recandosi presso la cartiera sita in (OMISSIS), gettato la posta nel luogo deputato allo smaltimento della carta, in violazione delle disposizioni regolamentari.
In particolare, il materiale distrutto costituiva “promo posta”, ossia materiale pubblicitario consegnato all’ufficio postale da parte della ditta committente L. per la sua distribuzione ai destinatari. La consegna doveva avvenire entro e non oltre il (OMISSIS) e a quella data risultava già avvenuta la distribuzione del 95% del materiale. Quello distrutto risultava pari ad una cassetta di circa 20 kg..
3. La Corte di appello ha confermato la sentenza di primo grado, secondo cui non poteva dirsi integrata alcuna delle ipotesi contemplate nella contestazione disciplinare di cui alle lett. c), d) e k) del comma 6 dell’art. 54 CCNL del personale non dirigente di Poste Italiane:
3.2. Aggiungeva la Corte di appello che la società reclamante, a fronte dell’arresto della lavoratrice in flagranza di reato, anzichè adottare un provvedimento di sospensione cautelare, si era limitata ad assegnarla provvisoriamente ad altro ufficio, peraltro affidandole mansioni connotate da un maggiore impegno fiduciario e precisamente la c.d. posta registrata, costituita da raccomandate, atti giudiziari, assicurate e contrassegni e dunque un’attività connotata da un carattere fiduciario di maggiore spessore rispetto a quello relativo alla consegna del materiale pubblicitario.
1. Con il primo motivo la società Poste Italiane denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 2104,2105,2106 e 2119 c.c., in combinato disposto con l’art. 54, comma 6, lett. c) e con l’art. 54, comma 3, lett. f) del CCNL Poste del 14 aprile 2011, per erronea esclusione della ricorrenza della giusta causa di licenziamento. Produce in allegato il CCNL Poste italiane del 14.4.2011.
La Corte di appello aveva omesso di considerare che il divieto imposto al portalettere di distruggere il materiale postale (anche nel caso in cui sia danneggiato o in eccedenza) è norma fondamentale per la corretta esecuzione del servizio postale universale, la cui violazione – accertata mediante arresto in flagranza di reato determina un grave pregiudizio per Poste Italiane nella sua qualità di concessionario del servizio postale universale. Aveva altresì erroneamente affermato che Poste Italiane non aveva fornito elementi idonei a supportare la sussistenza del “forte pregiudizio” che, a norma della lett. c) del comma 6 dell’art. 54 CCNL fa assurgere alla violazione un livello di gravità tale da giustificare il licenziamento, trascurando di considerare che la norma in questione non richiede la prova dell’effettività del pregiudizio subito dal Poste o da terzi, essendo sufficiente una valutazione prognostica del suo verificarsi (“violazioni dolose di leggi o regolamenti o dei doveri di ufficio che possano arrecare o abbiano arrecato forte pregiudizio alla società o a terzi”). Aveva trascurato di considerare il carattere doloso della violazione, mentre l’art. 54, comma 3, lett. f) è applicabile in caso di inosservanza colposa dei doveri e obblighi di servizio, da cui sia derivato un pregiudizio alla regolarità del servizio stesso, ovvero agli interessi della società.
2. Con il secondo motivo la società ricorrente denuncia violazione falsa applicazione degli artt. 2104,2105 e 2106 e 2119 c.c. in combinato disposto con l’art. 54, comma 6, lett. c) e k) e con l’art. 54, comma 3, lett. f) del CCNL Poste; falsa applicazione della L. n. 300 del 1970, art. 18, comma 4, e violazione della L. n. 300 del 1970, art. 18, comma 5.
Deduce che, applicando correttamente la norma collettiva, la Corte non avrebbe dovuto sussumere la condotta nell’ipotesi di cui la lett. f) del comma 3 dell’art. 54, ma, al più, ritenendo la sanzione sproporzionata rispetto alla gravità del fatto commesso, avrebbe dovuto applicare la tutela di cui alla L. n. 300 del 1970, art. 18, comma 5, nel testo modificato dalla L. n. 92 del 2012, e non quella c.d. reintegratoria debole di cui al comma 4 dello stesso articolo.
In altri termini, la Corte avrebbe potuto valutare la minore o maggiore gravità del fatto contestato esprimendo giudizio di proporzionalità, il quale non consente l’applicazione della tutela reintegratoria, non potendo essere ricondotta la fattispecie nell’alveo di una ipotesi espressamente punita dalla norma collettiva con sanzione conservativa.
4. Giova premettere che, nell’operazione di interpretazione delle disposizioni contrattuali che interessano i doveri dei dipendenti postali, come pure nell’operazione di sussunzione della fattispecie concreta in quella astratta, sia che essa riguardi le tipizzazioni disciplinari della contrattazione collettiva, sia che essa riguardi la nozione di giusta causa ex art. 2119 c.c., non può omettersi di considerare la natura di servizio pubblico gestito da Poste Italiane nell’interesse della intera collettività nazionale.
Difatti, anche a seguito della trasformazione in società per azioni dell’ente pubblico postale, l’impegno di capitale pubblico nella società e lo stesso fine pubblico perseguito sono tali da comportare l’assoggettamento della società a verifiche periodiche da parte dell’azionista Ministero dello sviluppo economico sul livello di efficienza nella fornitura del servizio.
Come già più volte osservato da questa Corte, è noto che l’attività, dello Stato o degli enti pubblici, intesa a soddisfare pubblici interessi, assunti nei fini dei medesimi soggetti pubblici, può essere svolta attraverso attività costituenti diretta manifestazione dell’autorità degli stessi soggetti” ossia come attività della pubblica amministrazione, che si trova in posizione di supremazia nell’interesse generale della collettività, oppure attraverso un’attività privatistica, caratterizzata dalla posizione di parità del soggetto, che opera per il soddisfacimento dell’interesse pubblico, e soggetti collaboratori ovvero fruitori del servizio.
Quest’attività privatistica può essere svolta, come avviene spesso e in particolare per il servizio postale, mediante la costituzione di società con capitale prevalentemente o totalmente pubblico.
Tuttavia, l’impegno di capitale pubblico e la pubblicità del fine perseguito, che sottomettono l’attività svolta ai principi di imparzialità e di buon andamento di cui agli artt. 3 e 97 Cost., non è senza riflesso nei doveri gravanti sui lavoratori dipendenti, che debbono assicurare affidabilità, nei confronti del datore di lavoro e dell’utenza (Cass. n. 776 del 2015; v. pure Cass. n. 17513 del 2018).
6. La Corte territoriale ha ritenuto di dovere circoscrivere la propria indagine alla verifica della sussumibilità (o meno) del fatto ascritto – provato nella sua materialità e in ordine al suo sicuro rilievo disciplinare, che non è neppure in contestazione in giudizio – in una delle tre tipizzazioni contrattuali che consentono l’irrogazione del licenziamento senza preavviso di cui lett. c), d), k) comma 6, dell’art. 54 CCNL per il personale non dirigente di Poste italiane, che la società datrice di lavoro aveva richiamato nella lettera di licenziamento. Una volta escluso il concreto riscontro di alcuni elementi costitutivi di tali specifiche fattispecie, secondo il contenuto descrittivo che per ciascuna di tali ipotesi ne avrebbe consentito la predetta sussunzione, ha ritenuto la illegittimità del licenziamento, ritenendo che dovesse trovare applicazione la più lieve ipotesi di cui all’art. 54, comma 3, lett. f), la quale prevede la sanzione conservativa della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione fino a quattro giorni “per inosservanza di doveri ed obblighi di servizio da cui sia derivato un pregiudizio alla regolarità del servizio stesso ovvero agli interessi della società o un vantaggio per sè o per i terzi, se non altrimenti sanzionabile”.
7. La locuzione “se non altrimenti sanzionabile” di cui alla lettera f) del comma 3 dell’art. 54 cit. allude al carattere residuale della previsione che può trovare applicazione solo una volta che sia stata esclusa la riconducibilità della fattispecie concreta nell’alveo applicativo di altre più gravi ipotesi e rimanda, quindi, in primo luogo, al sistema di graduazione delle infrazioni e delle sanzioni che le stesse parti collettive hanno contemplato alla stregua del sistema valoriale proprio del particolare settore, secondo un livello di rilevanza via via crescente, dalla più lieve sanzione conservativa fino al licenziamento senza preavviso, senza con ciò escludere che un’infrazione, seppure non contemplata in modo espresso dal codice disciplinare, possa assurgere comunque ad un livello di gravità tale da integrare la giusta causa ex art. 2119 c.c..
8. Nel contesto dell’operazione interpretativa, la Corte di appello ha innanzitutto trascurato di considerare che lo stesso comma 6 dell’art. 54, contempla – quale previsione generale “di chiusura” ai fini della valutazione della condotta per l’eventuale irrogazione della sanzione espulsiva – che “le mancanze non specificamente previste nella presente elencazione, verranno sanzionate con i provvedimenti di cui all’art. 53 del medesimo CCNL e quanto al tipo e alla misura delle sanzioni, ai principi desumibili dai criteri di correlazione”. Ne risulta che, già all’interno del sistema sanzionatorio di cui alla contrattazione collettiva di settore, le partii sociali hanno ritenuto l’elencazione delle ipotesi di cui al comma 6 non esaustiva, nè tassativa, ma meramente esemplificativa, stabilendo che il comportamento non espressamente contemplato debba essere valutato alla stregua dell’osservanza dei doveri che gravano sul dipendente postale (cfr. art. 52) ed essere sanzionato secondo un sistema di gradualità e proporzionalità (cfr. art. 53).
8.1. Il sistema richiamato – art. 53 (provvedimenti disciplinari), comma 4 – prevede, a sua volta, che, “nel rispetto del principio di gradualità e proporzionalità delle sanzioni e avuto riguardo alla gravità della mancanza, in conformità a quanto previsto dalla L. n. 300 del 1970, art. 7, l’entità di ciascuno dei suddetti provvedimenti sarà determinata in relazione: all’intenzionalità del comportamento o al grado di negligenza, imprudenza o imperizia con riguardo anche alla prevedibilità dell’evento; al concorso, nella mancanza, di più lavoratori in accordo tra loro; al comportamento complessivo del lavoratore, con particolare riguardo al precedenti disciplinari nell’ambito del biennio”.