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Timestamp: 2020-02-18 22:28:37+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 43', 'art. 20', 'art. 5', 'art. 36', 'art. 27', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 12', 'art. 15', 'art. 76', 'sentenza ', 'art. 76', 'art. 76', 'art. 36', 'art. 15', 'art. 39']

Termini di notifica degli atti impositivi: le regole - Fiscomania
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Entro quanto tempo l’Agenzia delle Entrate o l’Agente della riscossione può notificarti un atto impositivo? Se temi un accertamento in questo contributo troverai indicati tutti i termini di notifica degli atti impositivi che, per le imposte sui redditi e l’Iva, l’accertamento deve essere notificato entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione, o settimo anno successivo in ipotesi di omessa dichiarazione (art. 43 del DPR n. 600/73 e 57 del DPR n. 633/72) . Dalle dichiarazioni presentate nel 2017, viene meno il raddoppio dei termini per le violazioni penali. Vediamo anche il termine di notifica degli atti emessi dall’Agente della riscossione.
Ai sensi dell’articolo 43 del DPR n. 600/73, dopo le modifiche della Legge n. 208/2015, operanti dalle dichiarazioni presentate nel 2017 (periodo di imposta 2016) l’Avviso di Accertamento relativo alle imposte sui redditi deve essere notificato entro il 31 dicembre del quinto anno successivo (e non più quarto) a quello di presentazione della dichiarazione, e lo stesso vale per l’Iva in virtù dell’articolo 57 del DPR n. 633/72.
Nell’ipotesi di omessa dichiarazione, sempre a seguito della Legge n. 208/2015 (operante dalle dichiarazioni da presentare nel 2017) sia per le imposte sui redditi sia per l’Iva, il termine di accertamento coincide con il 31 dicembre del settimo anno successivo (e non più quinto) a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata.
Vediamo, quindi, con maggiore dettaglio i termini di notifica degli atti impositivi.
Termini di notifica: perfezionamento
Dichiarazione rettificativa: termini di notifica dell’accertamento
Studi di settore: termini di notifica dei controlli
Termini di notifica per sanzioni penali
Termini di notifica di avvisi di recupero del credito
Termini di notifica per violazioni sul monitoraggio fiscale
Termini di notifica dell’imposta di registro
Il principio generale è quello secondo cui la notificazione si perfeziona, per il notificante, alla consegna dell’atto all’agente notificatore: pertanto, è a tale momento che occorre riferirsi per il rispetto del termine.
Di conseguenza, i termini di notifica devono ritenersi adempiuti ove, sebbene l’accertamento sia stato ricevuto dal contribuente, anche successivamente alla scadenza dei termini, il provvedimento da notificare sia stato consegnato all’agente notificatore entro la scadenza dei termini di accertamento.
Termine di notifica in giorno festivo
Potrebbe succedere che il termine di notifica ultimo entro cui occorre notificare l’atto impositivo scada in un giorno festivo o di sabato.
L’articolo 66 del DPR n. 600/73, sul computo dei termini, rinvia all’articolo 2963 c.c. (secondo cui i termini scadenti in giorno festivo sono prorogati di diritto al primo giorno successivo non festivo) e non all’articolo 155 c.p.c. (secondo cui i termini scadenti di sabato e in giorno festivo sono prorogati di diritto al primo giorno successivo non festivo).
Opera quindi la proroga di diritto al primo giorno successivo non festivo se il termine scade in un giorno festivo, ma non se scade di sabato, siccome questo non è considerato giorno festivo.
In caso di dichiarazione integrativa ai sensi dell’articolo 2 del DPR n. 322/98 o per ravvedimento operoso, i termini di decadenza per l’accertamento delle imposte sui redditi/Iva sono computati prendendo come riferimento la dichiarazione integrativa, limitatamente agli elementi oggetto di rettifica.
Quindi, ipotizzando un contribuente che presenta, in osservanza dell’articolo 13, comma, 1, lettera b) del D.Lgs. n. 472/97 una dichiarazione integrativa, nell’anno successivo a quello dell’ordinaria presentazione, effettuando una variazione in aumento per costi indebitamente dedotti, ai sensi dell’articolo 43 del DPR n. 600/73. il termine di decadenza spirerebbe il 31.12.n+5 (rispetto all’anno di presentazione), ma in relazione alle spese oggetto di integrazione, la decadenza si verifica il 31.12.n+6.
Lo stesso dicasi per le violazioni rientranti nella liquidazione automatica e nel controllo formale della dichiarazione: in tal caso, ad essere postergati sono i termini dell’articolo 25 del DPR n. 602/73, per la notifica della cartella di pagamento.
Va detto che la postergazione del termine si verifica (quindi del termine di notifica) non vale per tutte le voci, ad esempio, di costo o di ricavo interessate dall’integrativa, ma solo per i singoli elementi che, in concreto, sono stati oggetto di ravvedimento. Ciò significa che altri termini decadenziali relativi a diverse imposte o a violazioni non connesse all’evasione non possono essere postergati, anche quando il contribuente, in sede di ravvedimento, per sanare la violazione sia tenuto a presentare un’integrativa.
Quanto esposto vale in particolare per l’art. 20 del D.Lgs. n. 472/97, relativo al termine per contestare, in via separata, le sanzioni amministrative (pensiamo al quadro RW ex art. 5 del D.L. n. 167/90).
I termini per l’accertamento imposte sui redditi e Iva sono ridotti di un anno se i contribuenti risultano congrui e coerenti con lo studio di settore e hanno assolto correttamente i relativi obblighi comunicativi (articolo 10, comma 9 e 10 D.L. n. 201/2011).
Tale riduzione opera, tuttavia, solo per determinate categorie di contribuenti, individuate annualmente da apposito provvedimento direttoriale. Quindi, per i contribuenti che rientrano nel c.d. “regime premiale“, l’accertamento sull’anno “n” dovrà essere notificato, al massimo, entro il 31.12.n+5 (quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione).
Evidenziamo che, per come è scritta la norma, la riduzione di un anno per l’accertamento dovrebbe riguardare non solo i redditi d’impresa e di lavoro autonomo (rilevanti ai fini degli studi di settore), ma anche, ad esempio, redditi fondiari o redditi diversi.
Tutto ciò non opera in presenza di violazioni penalmente rilevanti, per cui, oltre al raddoppio, permane l’ordinario termine (naturalmente sino all’anno 2016, in quanto dal 2017, detto raddoppio è abrogato).
Inoltre, ove sia stata rilasciata la certificazione tributaria, l’accertamento basato sugli studi di settore è notificato, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui la dichiarazione è stata presentata (art. 36 co. 3 lett. b) del D.Lgs. n. 241/97).
Per approfondire: “Congrui e coerenti con gli studi di settore: regime premiale“
Gli articoli 43 del DPR n. 600/73 e 57 del DPR n. 633/72, nella versione ante Legge n. 208/2015, stabiliscono che, in caso di violazione comportante l’obbligo di denuncia per reati fiscali, i termini sono raddoppiati in relazione al periodo d’imposta in cui l’illecito è stato commesso. A decorrere dall’anno 2016 (dichiarazioni da presentare nel 2017), il raddoppio dei termini per violazioni penali è stato abrogato.
In detto caso, l’Agenzia delle Entrate può notificare l’accertamento entro il 31 dicembre:
La proroga dei termini di notifica per violazioni penali non può essere sommata a nessun’altra disposizione che preveda, anch’essa, una proroga dei termini, a meno che sia la legge medesima a statuire diversamente.
Così, non è possibile che detto raddoppio si cumuli con la proroga derivante dall’articolo 12 del D.L. n. 78/2009 scaturente dalle attività detenute in paradisi fiscali, mentre a conclusioni diverse si deve giungere per i termini relativi alla compensazione di crediti inesistenti, in quanto il cumulo è ammesso dall’art. 27 co. 16 del D.L. n. 185/2008.
Il raddoppio dei termini di decadenza esiste nella misura in cui, astrattamente, emerga una condotta penalmente rilevante ai sensi del D.Lgs. n. 74/2000.
Pertanto, qualora l’accertamento si riferisca a imposte sui redditi e Iva, occorrerà la sussistenza degli estremi di un reato per entrambi i tributi, posto che la proroga opera, in assenza di indicazioni normative contrarie, solo per il tributo cui il reato si riferisce.
In generale, la proroga non si applica per le fattispecie evasive che non hanno rilievo penale, oppure che comportano l’integrazione di reati non previsti dal D.Lgs. n. 74/2000, quindi, a titolo esemplificativo: la truffa; le violazioni valutarie e doganali; il reato relativo a determinati comportamenti del contribuente in occasione delle verifiche fiscali; l’evasione di imposte d’atto (successioni, donazioni, registro).
Posto che le violazioni, ai fini IRAP, non hanno mai rilevanza penale, per detta imposta non trova applicazione il raddoppio dei termini.
Violazioni dei sostituti d’imposta
Le inosservanze commesse dai sostituti d’imposta sia in occasione della presentazione del modello 770 che dell’applicazione delle ritenute fiscali non hanno rilievo penale, per cui non può operare il raddoppio dei termini.
Evidenziamo che, a seguito delle modifiche apportate dal D.Lgs. n. 158/2015 all’art. 5 del D.Lgs. n. 74/2000, l’omessa presentazione del modello 770, se è superata la soglia dei €. 50.000, ha però rilievo penale.
La Legge n. 311/2004 ha disciplinato gli “avvisi di recupero dei crediti d’imposta“, utilizzati per disconoscere crediti d’imposta indebitamente fruiti, in quanto difettanti i presupposti di legge. Stante la loro natura accertativa, gli avvisi di recupero dei crediti d’imposta devono essere notificati entro termini di notifica decadenziali.
Occorre pertanto il rispetto dei termini di cui all’articolo 43 del DPR n. 600/73, e il termine ultimo previsto, a pena di decadenza, entro cui notificare l’atto può essere ricavato dall’articolo 27, comma 16, del D.L. n. 185/2008, norma che riguarda la specifica ipotesi degli avvisi di recupero emessi per contrastare l’indebito utilizzo in compensazione dei crediti inesistenti.
Quest’ultima disposizione prevede che l’avviso possa essere notificato entro il 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello di utilizzo del credito, quindi, per gli avvisi “ordinari” (emessi al di fuori del caso dei crediti inesistenti compensati) il termine dovrebbe coincidere con il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di utilizzo.
Ai sensi dell’articolo 13 del D.Lgs. 471/97, l’utilizzo di un’eccedenza o di un credito d’imposta “in misura superiore a quella spettante o in violazione delle modalità di utilizzo previste dalle leggi vigenti” è sanzionato nella misura del 30% del credito utilizzato. Ove, di contro, l’utilizzo concerna crediti inesistenti indebitamente compensati, la sanzione è dal 100% al 200% della misura del credito stesso.
Il termine decadenziale entro cui va notificato l’atto di contestazione della sanzione sul modulo RW risente della natura che si attribuisce alle violazioni ex art. 5 del D.L. n. 167/90.
Qualora all’irrogazione della sanzione non sia associato il recupero di imposta, il termine dovrebbe rinvenirsi nell’articolo 20 del D.Lgs. n. 472/97, e coinciderebbe con il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di commissione della violazione. Se gli investimenti/attività non dichiarati sono siti in un Paradiso fiscale, i termini ex articoli 43 del DPR n. 600/73 e 20 del D.Lgs. n. 472/97 sono raddoppiati (art. 12 del D.L. n. 78/2009).
Nei comparti impositivi diversi dalle imposte sui redditi/IVA i provvedimenti devono essere notificati anch’essi entro termini previsti a pena di decadenza, che variano a seconda del tributo nonché della fattispecie considerata. Per la fiscalità locale, invece, i termini, sia per l’accertamento che per la riscossione, sono stati unificati per tutti i tributi dalla Legge n. 296/2006.
Per ciò che concerne l’imposta di registro, il DPR n. 131/86 specifica che:
L’imposta sugli atti non registrati va richiesta entro 5 anni dal giorno in cui la registrazione sarebbe dovuta avvenire o si è verificato il fatto che legittima la registrazione d’ufficio ex art. 15 lett. c), d) ed e) del TUR (articolo 76 del TUR);
L’avviso di rettifica di maggior valore deve essere notificato entro 2 anni dal pagamento dell’imposta proporzionale (art. 76 co. 1-bis del TUR);
Salvo il caso relativo al punto precedente, l’imposta va richiesta entro 3 anni decorrenti, per gli atti presentati per la registrazione o registrati per via telematica:
Dalla data in cui è stata presentata la denuncia di cui all’articolo 19 del DPR n. 131/86 (eventi successivi alla registrazione), se si tratta di imposta complementare;
Dalla data di notifica della sentenza del giudice tributario ovvero dalla data in cui la stessa è divenuta definitiva qualora sia stato proposto ricorso avverso l’avviso di liquidazione o di rettifica;
Dalla registrazione dell’atto, se si tratta di occultazione di corrispettivo;
Dalla data di registrazione dell’atto ovvero dalla data di presentazione della denuncia relativa ad eventi successivi alla registrazione, se si tratta di imposta suppletiva (art. 76 comma 2 del DPR n. 131/86).
Inoltre, ai sensi dell’art. 76 comma 2-bis del DPR n. 131/86 post D.L. n. 16/2012, le somme relative al mancato pagamento dell’imposta sulle locazioni per annualità successive alla prima, così come nel caso di cessioni, risoluzioni e proroghe, vanno richieste, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di scadenza del pagamento.
Nel sistema attuale, anche la fase di riscossione è soggetta a termini decadenziali, con specifico riferimento alla cartella di pagamento. Quindi, solo dopo la notifica del suddetto provvedimento trovano applicazione i termini di prescrizione, entro i quali, salvo eventi interruttivi, deve essere notificato il pignoramento.
Ai sensi dell’articolo 25 del DPR n. 602/73, la cartella di pagamento deve essere notificata, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del:
Terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, in caso di liquidazione automatica ex artt. 36-bis del DPR n. 600/73 e 54-bis del DPR n. 633/72;
Quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, in caso di controllo formale ex art. 36-ter del DPR n. 600/73;
Terzo anno successivo alla scadenza dell’ultima rata del piano di rateazione per le somme dovute a seguito degli inadempimenti ex art. 15-ter del DPR n. 602/7371.
Invece, per le società che non hanno l’esercizio sociale coincidente con l’anno solare, il termine decorre non dal periodo d’imposta successivo alla presentazione della dichiarazione, bensì da quello di “scadenza del versamento dell’unica o ultima rata se il termine per il versamento delle somme risultanti dalla dichiarazione scade oltre il 31 dicembre dell’anno in cui la dichiarazione è stata presentata”.
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Luigi toscano 8 Febbraio, 2018 at 10:25
Un atto di contestazione per violazione delle norme tributarie ai sensi Art. 16 D.Lgs. n. 472 /1997 con scadenza 31 dicembre 2017. Il 31 era domenica è stato consegnato in data 4 gennaio 2018 potrebbe decadere o ritenersi fuori tempo?
Fiscomania 8 Febbraio, 2018 at 11:17
Non conta il termine con cui l’atto è notificato a lei, ma conta il momento in cui l’Agenzia ha consegnato il documento all’ente incaricato della consegna. Questo deve essere verificato.
Errico Falanga 14 Febbraio, 2018 at 13:43
E se la cartella di pagamento si riferisse ad interessi richiesti ai sensi dell’art. 39 del dpr 602/73, ossia interessi per il periodo di sospensione della cartella in attesa del giudizio sul ricorso (ricorso presentato per irrogazione sanzioni su iidd non versate a causa di mancato invio di preavviso, poi perso di qui l’obbligo di corrispondere gli interessi), quale sarebbe il termine di notifica ? e da quale momento decorrerebbe (data deposito sentenza, o periodi di maturazione interessi ad esempio anni) ? Io propendo per la prescrizione civilistica di cinque anni che dovrebbe decorrere dal periodo di maturazione degli interessi.
Fiscomania 14 Febbraio, 2018 at 15:42
Vediamo se c’è un legale in grado di aiutarci in questa domanda.