Source: http://www.clessidraquotidiano.it/2020/01/07/spazzacorrotti-consulta-incostituzionale/
Timestamp: 2020-02-20 20:49:04+00:00
Document Index: 89143664

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 4']

Giustizia: la Consulta dichiara incostituzionale una parte della legge Spazzacorrotti
La Corte Costituzionale considera incostituzionale l’applicazione retroattiva delle modifiche apportate all’art. 4-bis dell’ordinamento penale dalla legge Spazzacorrotti.
AGGIORNAMENTO DEL 14/02/2020
La Consulta ha bocciato l’applicazione retroattiva della legge Spazzacorrotti, in particolare per quanto riguarda la norma che ha esteso ai reati contro la pubblica amministrazione le prelclusioni previste dall’art. 4-bis dell’ordinamento penitenziario in materia di misure alternative alla detenzione.
Secondo quanto riportato nella nota, la Corte «ha preso atto che, secondo la costante interpretazione giurisprudenziale, le modifiche peggiorative della disciplina sulle misure alternative alla detenzione vengono applicate retroattivamente, e che questo principio è stato sinora seguito dalla giurisprudenza». Questa interpretazione è «costituzionalmente illegittima con riferimento alle misure alternative alla detenzione, alla liberazione condizionale e al divieto di sospensione dell’ordine di carcerazione successivo alla sentenza di condanna». Infatti, «l’applicazione retroattiva di una disciplina che comporta una radicale trasformazione della natura della pena e della sua incidenza sulla libertà personale, rispetto a quella prevista al momento del reato, è incompatibile con il principio di legalità delle pene, sancito dall’articolo 25, secondo comma, della Costituzione».
Il ministro della Giustizia Bonafede, già al centro dello scontro politico sulla prescrizione, minimizza. «Rispetto la sentenza della Corte e aspettiamo di leggere le motivazioni», ha commentato. «Ma dal comunicato si evince che la Consulta chiarisce come una parte della legge, che riguarda l’irrigidimento dell’accesso ai benefici penitenziari, non può essere applicata retroattivamente. Quella era un’interpretazione che facevano i giudici, non c’è una norma a riguardo nello Spazzacorrotti».
A una settimana dall’entrata in vigore delle nuove norme in materia di prescrizione, è possibile fare un primo bilancio sulla legge Spazzacorrotti. La riforma della giustizia, voluta dal Movimento 5 Stelle e divenuta operativa lo scorso anno, è stata infatti oggetto degli interventi dei giudici che, in più occasioni, ne hanno limitato l’applicazione.
Oggetto delle sentenze è, in particolare, la norma che equipara i fenomeni di corruzione a quelli mafiosi e terroristici con riferimento alla concessione dei benefici penitenziari. La legge Spazzacorrotti (l. n. 3/2019) interviene infatti sull’art. 4-bis dell’ordinamento penitenziario, stabilendo che le misure alternative al carcere, i permessi premio e l’assegnazione al lavoro all’esterno al carcere possano essere concessi ai condannati per reati di corruzione e affini (istigazione alla corruzione, corruzione in atti giudiziari, concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità e peculato) solo in caso di collaborazione con la giustizia.
La legge, tuttavia, non spiega se tale norma si debba applicare anche ai fatti commessi prima della sua entrata in vigore il 31 gennaio 2019. Sulla questione è intervenuta la Corte di Cassazione che, con le sentenze n. 25212/19 e 48499/19, ha precisato che «la validità degli atti è regolata dalla legge vigente al momento della loro formazione». Ciò significa che gli ordini di sospensione dell’esecuzione della pena emessi prima dell’entrata in vigore della legge non possono essere revocati. Sulla questione si attende ora il pronunciamento della Corte Costituzionale, che a febbraio dovrà pronunciarsi sulle questioni di costituzionalità sollevate dai giudici.
Non solo. Con la sentenza n. 25/19, la Consulta ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 4-bis così come modificato dalla Spazzacorrotti, stabilendo che i permessi premio possano essere concessi ai condannati per i reati di corruzione anche in assenza di collaborazione con la giustizia, a patto che non risultino collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva.