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Timestamp: 2017-04-26 13:43:49+00:00
Document Index: 37649262

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 46', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 69', 'art. 32', 'art 35', 'art. 10', 'art. 54', 'art. 2', 'art. 61']

Revisione Legale VarieContatti
Notizia inserita il 15 dicembre 2015 da
Il Job Act dei lavoratori autonomi
Fonte: Daniele Bonaddio
La bozza preliminare del Disegno di Legge, composto complessivamente da 22 articoli e due Titoli (uno per il lavoro autonomo in genere e l’altro per il lavoro agile), contiene importanti misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e norme volte a favorire l’articolazione flessibile nel tempo e nei luoghi del lavoro subordinato a tempo indeterminato.
Il Governo, dunque, mantiene gli impegni presi nei mesi scorsi nei confronti del c.d. “quinto stato”, con il dichiarato intento di ridare dignità ad una categoria per troppo tempo abbandonata e lasciata ai margini del mercato del lavoro.
Le novità inserite nella bozza preliminare, predisposta dal giurista bocconiano, il professor Maurizio Dal Conte (da poco nominato presidente dell'Anpal, l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro), riguardano “tutti i rapporti di lavoro autonomo”, intendono per tali sia i professionisti iscritti alla Gestione separata INPS sia coloro che appartengono a un Albo professionale. Restano, invece, esclusi – a norma dell’art. 1, co. 2 – i piccoli imprenditori artigiani e commercianti iscritti alla Camera di commercio.
Chiarito l’ambito di applicazione delle disposizioni, andiamo ora a fare un breve elenco delle novità contenute nel “Collegato”:
possibilità di poter applicare gli interessi di mora anche nelle transazioni commerciali tra imprese e lavoratori autonomi o tra lavoratori autonomi;
deducibilità al 100%, entro il limite annuo di 10.000 euro, delle spese per la formazione (master, corsi, congressi);
deducibilità fino a 5.000 euro per le spese rivolte alla riqualificazione professionale, all’autoimprenditorialità e all’orientamento per il nuovo inserimento nel mondo del lavoro;
saranno vietate le clausole che, all’interno di un contrato che abbia ad oggetto una prestazione di lavoro autonomo, realizzino un eccessivo squilibrio contrattuale tra le parti in favore del committente;
le Amministrazioni Pubbliche devono incentivare la partecipazione dei lavoratori autonomi agli appalti, “anche adottando, laddove è possibile, i requisiti previsti dai bandi e dalle procedure di aggiudicazione”;
sospensione degli oneri previdenziali per l’intera durata del periodo di malattia fino ad un massimo di due anni, in caso di malattia di gravità tale da impedire lo svolgimento dell’attività professionale per una durata superiore ai 60 giorni;
blocco, anche per il 2016, dell’aliquota contributiva al 27,72% dovuta dai lavoratori autonomi iscritti alla Gestione separata INPS (i c.d. “senza cassa”);
applicazione del “rito lavoro” per tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro autonomo, professionisti compresi;
viene rivista la definizione di collaborazione coordinata, con una innovazione che dovrà essere letta insieme con l’articolo 2 del D.Lgs. n. 81/2015.
Di seguito nel dettaglio il contenuto del testo preliminare.
La prima vera novità s’inserisce nell’ambito della lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, attualmente disciplinata dal D.Lgs. n. 231/2002. Tale decreto, di derivazione europea (Direttiva 2000/35/CE), nasce principalmente dall'esigenza di tutelare le piccole e medie imprese, gli artigiani e i lavoratori autonomi, perché più deboli sul piano finanziario e amministrativo, nonché dipendenti spesso da una ristretta clientela di grandi aziende private o pubbliche.
Gli artt. 1 e 2 della predetta Direttiva chiariscono l’ambito di applicazione della disciplina comunitaria, indirizzata specificamente ai pagamenti in denaro dedotti quale corrispettivo della vendita di merci o della prestazione di servizi in rapporti tra operatori economici, incluse le imprese di ogni tipo e le autorità pubbliche nonché i lavoratori autonomi iscritti o meno ad albi professionali, con l'esclusione dei contratti con i consumatori.
La bozza del Disegno di Legge chiarisce dunque, la portata della tutela contro i ritardi nei pagamenti contenuta nel D.Lgs. n. 231/2002 e stabilisce, al di là di ogni incertezza, che gli interessi di mora si applicano automaticamente, in quanto compatibili, anche alle transazioni commerciali tra imprese e lavoratori autonomi o tra lavoratori autonomi.
Sul punto, è doveroso ricordare che gli interessi moratori decorrono, senza che sia necessaria la costituzione in mora, dal giorno successivo alla scadenza dei seguenti termini:
30 giorni dalla data di ricevimento da parte del debitore della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente. Non hanno effetto sulla decorrenza del termine le richieste di integrazione o modifica formali della fattura o di altra richiesta equivalente di pagamento;
30 giorni dalla data dell'accettazione o della verifica eventualmente previste dalla legge o dal contratto ai fini dell'accertamento della conformità della merce o dei servizi alle previsioni contrattuali, qualora il debitore riceva la fattura o la richiesta equivalente di pagamento in epoca non successiva a tale data.
All’art. 3 della bozza preliminare vengono definite “abusive”, e quindi vietate, alcune clausole che, all’interno di un contratto che abbia ad oggetto un prestazione di lavoro, realizzino un eccessivo squilibrio contrattuale tra le parti in favore del committente.
In particolare, la condizione di “abuso” si realizza in caso di:
pattuizione di clausole che riservino al committente la facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto;
pattuizione di clausole che attribuiscano al committente la facoltà di recedere dal contratto senza congruo preavviso;
pattuizione di termini di pagamento superiori ai 60 giorni dalla data di ricevimento da parte del committente della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente;
rifiuto del committente di stipulare in forma scritta gli elementi essenziali del contratto.
È chiaro, dunque, che è nulla ogni clausola o patto attraverso il quale si realizzi l’abuso, con diritto al risarcimento degli eventuali danni patiti dal lavoratore autonomo.
Blocco aliquota gs inps
Sul fronte degli obblighi contributivi, il Governo intende bloccare – per il terzo anno consecutivo – l’aliquota contributiva posta a carico dei lavoratori autonomi, titolari di partita Iva, iscritti in via esclusiva alla Gestione separata INPS introdotta dall’art. 2, co. 26 della L. n. 335/1995 (i c.d. “senza cassa”).
Per questi ultimi quindi, l’aliquota contributiva dovuta per il 2016 rimane fissata nella stessa misura del 2015, ossia al 27,72%. Di conseguenza, non trova applicazione l’aumento al 28,72% come previsto dal “Decreto Milleproroghe” (L. n. 11/2015).
Il progressivo incremento dell’aliquota contributiva IVS degli iscritti alla Gestione separata INPS, destinata ad arrivare al 33,72% nel 2018, fa parte della tabella di marcia introdotta dalla Riforma Fornero (art. 2, comma 57, L. n. 92/2012), successivamente modificata dal D.L. Sviluppo (art. 46-bis, comma 1, lett. g, del D.L. n. 83/2012, convertito nella L. n. 134/2012), dalla Legge di Stabilità 2014 (art. 1, comma 491 e 744 della L. n. 147/2013) dal Decreto Milleproroghe (art. 10-bis del D.L. n. 192/2014) e da ultimo dal Ddl Stabilità 2016. A tal proposito, si ricorda che all’art. 10-bis è previsto che: “Per i lavoratori autonomi, titolari di posizione fiscale ai fini dell'imposta sul valore aggiunto, iscritti alla Gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, che non risultino iscritti ad altre gestioni di previdenza obbligatoria ne' pensionati, l'aliquota contributiva, di cui all'articolo 1, comma 79, della legge 24 dicembre 2007, n. 247, e successive modificazioni, è del 27 per cento per gli anni 2014 e 2015, del 28 per cento per l'anno 2016 e del 29 per cento per l'anno 2017”.
Ora, alla luce della recente Manovra Finanziaria, tale incremento contributivo è destinato a subire profondi cambiamenti, a cominciare dall’anno prossimo quando l’aliquota INPS sarà bloccata – come detto - al 27,72%.
Considerato l’elevato carico contributivo, la Cna Professioni si è attivata affinché il sistema previdenziale venga equiparato a quello degli artigiani ed esercenti attività commerciali, mediante il decremento di un punto percentuale annuo, fino ad arrivare al 24%.
Tutele in materia di salute
Dall’articolo 8 in poi vengono rivisitate le tutele in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, a cominciare dall’indennità di maternità, che verrà erogata dall’INPS, su domanda, a prescindere dalla effettiva astensione dall’attività. Infatti, basta presentare “apposita domanda in carta libera, corredata da un certificato medico rilasciato dall’azienda sanitaria locale competente per territorio, attestante la data di inizio della gravidanza e quella presunta del parto ovvero dell’interruzione della gravidanza spontanea o volontaria ai sensi della legge 22 maggio 1978, n. 194”.
Altra novità riguarda i genitori di bambini nati dal 1° gennaio 2016, modificando il comma 1, dell’art. 69 del D.Lgs. n. 151/2001 (T.U. maternità/paternità). Per questi ultimi, in pratica, è esteso il diritto al congedo parentale di cui all’art. 32 del predetto Decreto Legislativo, compresi il relativo trattamento economico e il trattamento previdenziale di cui all’art 35, limitatamente ad un periodo di 6 mesi entro i primi tre anni di vita del bambino.
Le norme forse più importanti sono relative alla tutela della gravidanza, malattia e infortunio. Infatti, in caso di malattia di gravità tale da impedire lo svolgimento dell’attività professionale per una durata superiore ai 60 giorni, il versamento degli oneri previdenziali è sospeso per l’intera durata del periodo di malattia fino ad un massimo di due anni. I pagamenti, in rate mensili, riprenderanno dal mese successivo alla cessazione della malattia. La dilazione può arrivare a sei anni (il triplo del periodo di sospensione).
All’art. 10, co. 1 viene previsto che la gravidanza, la malattia e l’infortunio dei lavoratori autonomi non comportano l’estinzione del rapporto contrattuale che rimane sospeso, senza erogazione né maturazione del corrispettivo. Inoltre, salva diversa previsione del contratto individuale, in caso di malattia la sospensione del rapporto non comporta una proroga della durata del contratto, che si estingue alla scadenza. Il committente può comunque recedere dal contratto se la sospensione si protrae per un periodo superiore a un sesto della durata stabilita nel contratto, quando essa sia determinata, ovvero superiore a trenta giorni per i contratti di durata determinabile.
L’articolo si conclude equiparando i periodi di malattia certificata - conseguente a trattamenti terapeutici delle malattie oncologiche - alla degenza ospedaliera.
Tra le altre novità possiamo includere la possibilità concessa ai professionisti di poter dedurre integralmente - e non più al 50% come previsto dall’art. 54, co. 5 del D.P.R. n. 917/1986 – le spese di partecipazione a convegni, congressi e simili, master e corsi di formazione o di aggiornamento professionale, entro il limite annuo di 10.000 euro. Sono interamente deducibili dal reddito, entro il limite di 5.000 euro, anche le spese sostenute dal lavoratore autonomo per servizi personalizzati di certificazioni delle competenze, orientamento, ricerca, addestramento, sostegno all’auto-imprenditorialità, formazione o riqualificazione professionale mirate a sbocchi occupazionali effettivamente esistenti e appropriati alle condizioni del mercato del lavoro erogati dagli organismi accreditati.
Verrà istituito, dai Centri per l’impiego e dagli organismi accreditati, unosportello aperto al pubblico dedicato al lavoro autonomo che raccoglie le domande e le offerte di lavoro autonomo, fornisce le relative informazioni ai professionisti ed alle imprese che ne facciano richiesta, fornisce informazioni relative alle procedure per l’avvio di attività autonome e per le eventuali trasformazioni, per l’accesso a commesse ed appalti pubblici, nonché relative alle opportunità di credito e alle agevolazioni pubbliche nazionali e locali.
All’articolo 4 viene stabilito che i diritti di utilizzo economico relativo ad apporti originali e a invenzioni fatti nell’esecuzione o nell’adempimento del contratto stesso spettano al lavoratore autonomo, salvo il caso in cui l’attività inventiva sia prevista come oggetto del contratto di lavoro e a tale scopo retribuita.
Tra le norme del Collegato si segnala anche l’appello alle P.A. per incentivare la partecipazione dei lavoratori autonomi agli appalti pubblici “adottando, laddove possibile, i requisiti previsti dai bandi e dalle procedure di aggiudicazione”. In questo modo si tenta si superare la chiusura ai professionisti di gran parte dei bandi per i fondi pubblici, nonostante la presa di posizione dell’Unione Europea.
Infine, viene rivista la definizione di collaborazione coordinata, con un’innovazione che sembra fare un passo indietro rispetto a quanto previsto dal D.Lgs. n. 81/2015. L’art. 2 del predetto Decreto Legislativo stabilisce che si applicano le regole del lavoro subordinato ai rapporti di collaborazione continuativa, che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative, le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro. Ora la norma del Collegato sembra far rivivere l’articolato della Legge Biagi da poco abrogato (art. 61-69-bis del D.Lgs. n. 276/2003) definendo meglio le caratteristiche della collaborazione “autonoma”. In pratica, con la modifica che s’intende introdurre all’articolo 409, n. 3 del c.p.c. . “la collaborazione si intende coordinata quando, nel rispetto delle modalità di coordinamento stabilite di comune accordo dalle parti, il collaboratore organizza autonomamente la propria attività lavorativa”. Sulla compatibilità tra le due norme se ne discuterà probabilmente a lungo. In ogni caso è necessario attendere il testo ufficiale per esprimere le prime valutazioni in merito.
È risaputo che da anni i lavoratori autonomi, ed in particolar modo coloro che sono iscritti alla Gestione separata INPS, sono vittime di una forte pressione contributiva, che spesso porta al conseguente abbandono dell’attività professionale intrapresa per trovare nuovi sbocchi lavorativi. Ma questa volta sembra che il Governo voglia (perlomeno) affrontare le questioni poste dal lavoro autonomo professionale, al fine di correggere una norma in alcuni ambiti addirittura mancante. A partire dalle norme che prevedono finalmente alcune modifiche nel sistema delle prestazioni che assicurino alcune tutele di base, ed in particolare alle malattie gravi.
Positivo anche il blocco dell’aliquota previdenziale INPS dei lavoratori “senza cassa” che, dopo tre anni di sospensione dell’applicazione della norma introdotta dall’ex ministro Elsa Fornero, ottenuta con una serie di iniziative "creative", ci si augura una volta per tutte l’abolizione definitiva della norma.
Apprezzabili le norme in materia di salute che, dopo anni di tutele inesistenti, si concede la possibilità di congelare temporaneamente il versamento degli obblighi previdenziali in caso di malattia di gravità tale da impedire lo svolgimento dell’attività professionale per una durata superiore ai 60 giorni.
Dunque, è possibile concludere che mediante l’introduzione del nuovo Collegato si compie realmente un importante passo che va verso l’equiparazione dei lavoratori autonomi ai dipendenti, ma non basta. La strada che il Governo si è prefissato di raggiungere è ancora lunga e tortuosa, tant’è che – a parere dell’Autore – oltre ad una revisione del regime previdenziale ed assistenziale è necessario anche un intervento da un punto vista fiscale; solo allora potremmo parlare di equiparazione fra le due compagini. In definitiva, la via imboccata è quella giusta, ma ora si attende che alle parole seguano i fatti.