Source: http://www.complianceaziendale.com/2012/11/corruzione-tra-privati-e-induzione.html
Timestamp: 2017-04-28 06:12:40+00:00
Document Index: 141155190

Matched Legal Cases: ['art. 318', 'art. 322', 'art. 2635', 'art. 25', 'art. 319', 'art. 25', 'art. 2635']

Compliance Aziendale: Corruzione tra privati e Induzione indebita a dare o promettere utilità, approfondimento
- attraverso alcune modifiche di sostanza degli artt. 317 c.p. (concussione), 318 c.p. (corruzione cosiddetta impropria) e 322 c.p. (istigazione alla corruzione); - mediante introduzione di due nuove fattispecie delittuose agli artt. 319-quater c.p. (induzione indebita a dare o promettere utilità) e 346-bis (traffico di influenze illecite);
Esaminiamo le modifiche ai reati di Corruzione per un atto d’ufficio (art. 318 c.p.) e Istigazione alla corruzione (art. 322 c.p.): si evidenzia come il legislatore si sia discostato, quanto alle finalità della dazione o promessa, - sia dalla precedente impostazione che così disponeva: “per compiere un atto del suo ufficio”, - sia da quanto previsto dalla Convenzione di Strasburgo che impone, agli artt. 2 e 3, di considerare reato la corruzione attiva e passiva in caso di promesse, offerte o dazioni fatte affinchè il pubblico ufficiale “compia o si astenga dal compiere un atto nell’esercizio delle sue funzioni”.
- il pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio che riceva indebitamente la dazione o la promessa (318 c.p.) o che solleciti la dazione o promessa (322 co. 3 c.p.) semplicisticamente “per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri” e - chiunque offra o prometta la dazione al pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio (322 co. 1 c.p.) “per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri”.
E’ evidente che tale modifica non è solo terminologica, ma è sostanziale perchè slega la condotta delittuosa dal compimento di un atto. E’ invece utilizzata una formula più ampia, ma sicuramente dai contorni alquanto sfumati, che determinerà non pochi problemi interpretativi nell’applicazione della fattispecie normativa ai casi concreti.
Mentre la Convenzione di Strasburgo intende punire il comportamento di chi dia o prometta il vantaggio indebito e di chi riceva la dazione o promessa del vantaggio stesso al fine di compiere un atto contrario ai propri doveri, oggi nell’art. 2635 c.c., come novellato, il reato sussiste solo se chi riceve il vantaggio indebito viene meno ai propri obblighi verso la propria società e se causa un nocumento alla società stessa, altrimenti l’atto corruttivo non è perseguito.
Serve che sia compiuto od omesso un atto da parte del corrotto, in violazione dei propri obblighi, perché il corruttore sia punito? Deve derivare in concreto un nocumento alla società del corrotto?
- all’art. 25 D.Lgs. 231/01 il reato di "Induzione indebita a dare o promettere utilità" (art. 319-quater c.p.) - e alla nuova lettera s-bis dell'art. 25-ter il reato di "Corruzione tra privati", quanto alla sola condotta attiva del corruttore (art. 2635 co. 3 c.c.).