Source: http://www.giustiziaquotidiana.it/dblog/storico.asp?s=&m=&pagina=147&ordinamento=desc
Timestamp: 2019-08-19 16:48:25+00:00
Document Index: 182161867

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 68', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 68']

Di Loredana Morandi (del 25/08/2010 @ 07:02:30, in Politica, linkato 1353 volte)
Corte Conti:cresta su udienze,condannata
Di Loredana Morandi (del 25/08/2010 @ 06:48:29, in Magistratura, linkato 1311 volte)
Dovra' risarcire le indennita' ricevute piu' gli interessi
(ANSA) - PALERMO, 24 AGO - Faceva la cresta sulle udienze in Tribunale, ma ora un magistrato onorario dovra' risarcire le indennita' ricevute piu' gli interessi.
La sezione giurisdizionale di appello della Corte dei Conti ha condannato il giudice onorario del tribunale di Messina, Teresa Cortese, a versare al ministero della Giustizia oltre 41mila euro di danno.
La sentenza conferma una analoga decisione assunta dai giudici contabili di primo grado due anni fa.
Di Loredana Morandi (del 23/08/2010 @ 08:03:38, in Osservatorio Famiglia, linkato 1192 volte)
Di Loredana Morandi (del 23/08/2010 @ 07:58:18, in Politica, linkato 1343 volte)
Mafia, Oggi torna libero Felice Maniero
Di Loredana Morandi (del 23/08/2010 @ 07:36:11, in Magistratura, linkato 1442 volte)
Torna libero Felice Maniero
Il boss della Mala del Brenta vive in luogo segreto
(ANSA) - VENEZIA, 22 AGO - Felice Maniero, il boss della Mala del Brenta, torna da domani libero a tutti gli effetti: ha saldato il suo conto con la giustizia. Maniero, riferisce 'Il Corriere Veneto', conclude oggi l'ultima misura restrittiva che stava scontando, il soggiorno obbligato, dopo i processi per omicidi e rapine che per un ventennio hanno terrorizzato il Nordest. Grazie alla sua collaborazione con la giustizia, Maniero, che vive in un luogo segreto, tornera' a circolare con un nome e un cognome nuovi.
Dallo yacht a vendita di casalinghi, torna libero boss Maniero
Spaghetti all'astice e prosecco serviti nella 'gabbia' mentre assisteva nel 1994 al processo davanti alla corte d'assise Venezia. ...
Faccia d'Angelo torna in libertà (e non è un'evasione)
Libero. Domani "Faccia d'Angelo" concluderà il soggiorno obbligato. Felice Maniero, boss della Mala del Brenta, il burattinaio che che con la sua banda ...
Mafia: da domani libero Felice Maniero, boss mala del Brenta
(ANSA) - VENEZIA, 22 AGO - Felice Maniero, boss della Mala del Brenta, torna da domani libero a conclusione dell'ultima misura restrittiva, il soggiorno ...
Felice Maniero torna libero.Legale:"Molto provato da 35 anni cella"
L'ex boss della mafia del Brenta, Felice Maniero, lunedì sarà un uomo libero dopo 35 anni trascorsi tra carcere, latitanze, soggiorni obbligati e ...
MALA DEL BRENTA / Felice Maniero, torna in libertà. Il ricordo di ...
DirettaNews.it (Blog) - ‎13 ore fa‎
MALA DEL BRENTA – Sensibile e nello stesso cinico, apparentemente autonomo nelle decisioni ma fortemente condizionato dalle figure femminili della sua vita, ...
Libero il boss che rubò il "Francesco I"
viaEmilianet - ‎17 ore fa‎
Felice Maniero, il boss della Mala del Brenta, protagonista del furto del ritratto di Francesco I del Velasquez dalla Galleria Estense di Modena, ...
Da domani torna libero Felice Maniero
(ANSA) – VENEZIA, 22 AGO – Felice Maniero, il boss della Maladel Brenta, torna da domani libero a tutti gli effetti: hasaldato il suo conto con la giustizia ...
Felice Maniero torna ad essere un uomo libero. Nuova identità per ...
Venezia, 22 ago. - (Adnkronos) - Felice Maniero, il boss della Mala del Brenta, torna da domani libero a tutti gli effetti e potrà tornare a circolare senza ...
Felice Maniero torna libero: ha scontato i 17 anni per droga ...
Troppo poco tengono certi articoli, appena scrivo qualcosa di serio, spariscono ed allora ritorno a celiar ( il ritorno del celiatore, non del celiaco ). ...
Mafia, Fininvest querela pm Tescaroli. Anm: ''Si vuole imporre il silenzio''
Di Loredana Morandi (del 22/08/2010 @ 07:14:40, in Magistratura, linkato 1769 volte)
L'autrice di G.Q. esprime la propria solidarietà al dott. Tescaroli, con la promessa che ne darà presto dimostrazione. Mi permetto di suggerire il titolo del prossimo libro: "Divise Sporche", perché l'omertà mafiosa a tutti livelli compie molte altre cose ai danni di un fedele servitore dello Stato ... L.M.
Mafia: Tescaroli, sorpreso da
richiesta risarcimento Fininvest
Palermo, 21 ago. - (Adnkronos) - Il Pm Luca Tescaroli non nasconde la propria ''sorpresa'' per richiesta di risarcimento da parte dei Finivest. "Quando ho ricevuto la citazione - sottolinea all'Adnkronos - sono rimasto senza parole. Ero sorpreso per il fatto che nei confronti di un funzionario dello Stato, che ha sacrificato con senso di dovere cio' che di piu' caro venga chiesto un risarcimento danni". E ha aggiunto: "E' stata comunque investita un'autorita' giudiziaria che ha la competenza per decidere sulla fondatezza di quanto sostenuto nella citazione". (segue)
Di Matteo: ''Palesi i tentativi di intimidire chi 'osa' indagare sui rapporti tra boss e potere''
Mafia, Fininvest querela pm Tescaroli.
Anm: ''Si vuole imporre il silenzio''
Palermo - (Adnkronos/Ign) - Nel mirino della richiesta di risarcimento il libro 'Colletti sporchi' scritto insieme a Ferruccio Pinotti. Il magistrato: ''Sono senza parole. E' in corso una campagna denigratoria''
Palermo, 21 ago. (Adnkronos/Ign) - A distanza di quasi due anni dalla pubblicazione del libro 'Colletti sporchi', edito da Rizzoli Bur, la Fininvest ha querelato uno degli autori del libro, il pm Luca Tescaroli, lo stesso magistrato che ha rappresentato l'accusa nel processo per la strage di Capaci a Caltanissetta, facendo condannare gli assassini di Giovanni Falcone, della moglie, Francesca Morvillo e di cinque agenti della scorta.
La Fininvest, come scrive oggi 'Il Corriere della Sera' chiede il risarcimento a Tescaroli "per gli ingentissimi danni non patrimoniali" procurati con la pubblicazione del libro. 'Colletti sporchi' è un libro intervista scritto da Tescaroli con il giornalista Ferruccio Pinotti e ripercorre, tra le altre cose, la vecchia indagine antimafia su 'Alfa' e 'Beta', nomi in codice per indicare Silvio Berlusconi e Marcello dell'Utri. Un fascicolo che è stato archiviato tempo fa. Tescaroli nel libro riporta atti giudiziari, ma anche dichiarazioni di collaboratori di giustizia, come Salvatore Cancemi.
Il pm Tescaroli non nasconde la propria ''sorpresa'' per la richiesta di risarcimento da parte della Finivest. "Quando ho ricevuto la citazione - sottolinea all'Adnkronos - sono rimasto senza parole. Ero sorpreso per il fatto che nei confronti di un funzionario dello Stato, che ha sacrificato con senso del dovere ciò che ha di più caro, venga chiesto un risarcimento danni". E ha aggiunto: "E' stata comunque investita un'autorità giudiziaria che ha la competenza per decidere sulla fondatezza di quanto sostenuto nella citazione".
"Ogni iniziativa giudiziaria deve essere rispettata - ha spiegato ancora il pm Luca Tescaroli - presenterò le mie difese al giudice che deciderà se accogliere la richiesta di citazione danni presentata dalla Fininvest". Poi, il magistrato ha spiegato i motivi che lo hanno indotto a scrivere il libro 'Colletti sporchi'. "Innanzitutto - ha detto - volevo spiegare la pericolosità e le insidie di Cosa nostra, e in particolare dei cosiddetti 'Colletti bianchi' attraverso l'esperienza personale che ho maturato negli ultimi anni. Quindi, ho voluto anche rendere omaggio a tante, troppe vittime della mafia".
Il magistrato, nel libro scritto insieme al giornalista Ferruccio Pinotti, cerca, tra le altre cose, di "descrivere la tenacia dei valori positivi dello Stato che la mafia cerca di colpire". E ha ricordato che "un terzo del territorio nazionale, soprattutto da un punto di vista economico, continua a ricadere nel dominio di diverse organizzazioni mafiose. Infine, ho voluto mostrare come vive giornalmente un magistrato fornendo un motivo di riflessione ai cittadini". Luca Tescaroli, che oggi è un pm della Direzione distrettuale antimafia di Roma, ha parlato poi della "campagna denigratoria" che si sta "attuando nei confronti dei magistrati" in Italia.
Infine, ha ricordato che già "il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e il giudice Rocco Chinnici avevano capito l'importanza del parlare alla gente per indurre i cittadini ad avvicinarsi a un cammino verso la legalità". E conclude: "Oggi si conoscono i mandanti e gli esecutori della strage di Capaci in cui morì il giudice Giovanni Falcone insieme alla moglie e ai cinque agenti della scorta, direi che qualche risultato straordinario si è ottenuto se si considera che molti 'delitti eccellenti' dopo decenni rimangono avvolti nel mistero".
"Piena e incondizionata solidarietà al collega Luca Tescaroli" è stata espressa dal presidente dell'Anm di Palermo, Antonino Di Matteo. "Evidentemente - dice Di Matteo all'Adnkronos - nel nostro paese diventano sempre più palesi e frequenti i tentativi di intimidire quei magistrati che 'osano' indagare a fondo sui rapporti tra la mafia e il potere. Argomento sul quale da troppe parti vorrebbe imporsi il silenzio".
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/?id=3.1.854715023
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Mafia, Fininvest querela pm Tescaroli. Anm: ''Si vuole imporre il ...
Palermo - (Adnkronos/Ign) - Nel mirino della richiesta di risarcimento il libro 'Colletti sporchi' scritto insieme a Ferruccio Pinotti. ...
Mafia: Tescaroli, sorpreso da richiesta risarcimento Fininvest (2)
(Adnkronos) - "Ogni iniziativa giudiziaria deve essere rispettata -ha spiegato ancora il pm Luca Tescaroli- presentero' le mie difese al giudice che ...
Mafia: Tescaroli, sorpreso da richiesta risarcimento Fininvest
Palermo, 21 ago. - (Adnkronos) - Il Pm Luca Tescaroli non nasconde la propria ''sorpresa'' per richiesta di risarcimento da parte dei Finivest. ...
Mafia: Fininvest querela pm Tescaroli per libro 'Colletti sporchi'
Palermo, 21 ago.- (Adnkronos) - A distanza di quasi due anni dalla pubblicazione del libro 'Colletti sporchi', edito da Rizzoli Bur, la Fininvest ha ...
Fininvest querela il pm Luca Tescaroli
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Roma. Il pm Luca Tescaroli, oggi sostituto procuratore alla Dda di Roma, è stato querelato dalla Fininvest per diffamazione. ...
Il ritorno del bue
Alla notizia che la Fininvest ha intrapreso una causa civile contro il giudice Luca Tescaroli, “reo” di aver scritto insieme al collega Ferruccio Pinotti il ...
Di Loredana Morandi (del 21/08/2010 @ 19:59:18, in Politica, linkato 1384 volte)
Il fastidio arrecato con la posta elettronica non equivale al reato di molestie private
Di Loredana Morandi (del 21/08/2010 @ 10:42:38, in Magistratura, linkato 1553 volte)
Un terribile, madornale errore della Cassazione, che potrebbe depenalizzare anche gli sms dei mafiosi. Ma soprattutto che non considera il fatto che anche la telefonia oggi viaggia su internet, non solo via cavo. LM.
Il fastidio arrecato con la posta elettronica
non equivale al reato di molestie private
Le molestie perpetrate a mezzo mail, quand’anche siano idonee a ledere la tranquillità del destinatario, non sono sussumibili sotto il reato di molestie private, ostandovi il divieto di analogia in malam partem.
Così la Cassazione, con l’interessante sentenza 24510/2010 che nega la possibilità di interpretare estensivamente la previsione di cui all’articolo 660 Cp, escludendo senza mezzi termini che l’espressione incriminante la molestia od il disturbo recati «col mezzo del telefono» possa essere dilatata sino a comprendere l’invio di corrispondenza elettronica sgradita al destinatario e che ne provochi turbamento o, quanto meno, fastidio. Dunque, sulla pur avvertita esigenza di espandere la tutela del bene protetto (della tranquillità privata), la Suprema corte antepone - ineccepibilmente - il limite coessenziale della legge penale, costituito dal principio di tassatività e di tipizzazione delle condotte illecite, sanciti dall’articolo 25, comma 2, della Costituzione e dall’articolo 1 del Cp.
Come a dire che, sull’interpretazione evolutivo-tecnologica della fattispecie, prevale il valore legalistico-costituzionale, che è pur sempre espressione di libertà.
La stretta interpretazione dell’espressione: «col mezzo del telefono». Alla base del dictum in commento v’è un’attenta esegesi dell’espressione «col mezzo del telefono», come noto tipizzata ex articolo 660 Cp quale modalità commissiva alternativa a quella del «luogo pubblico od aperto al pubblico».
Nella fisionomia della fattispecie de qua, il turbamento di chi è stato oggetto di una molestia rappresenta una condizione necessaria ma non sufficiente per integrare la fattispecie, dovendo concorrere (alternativamente) gli ulteriori elementi circostanziali della condotta del soggetto attivo, tipizzati dalla norma incriminatrice: la pubblicità (o l’apertura al pubblico) del teatro dell’azione ovvero l’utilizzazione del telefono come mezzo del reato. Ed in particolare il telefono assume rilevanza, per l’ampliamento della tutela penale altrimenti limitata alle molestie arrecate in luogo pubblico o aperto al pubblico, «proprio per il carattere invasivo della comunicazione alla quale il destinatario non può sottrarsi, se non disattivando l’apparecchio telefonico, con conseguente lesione, in tale evenienza, della propria libertà di comunicazione, costituzionalmente garantita (articolo 15, comma 1, Costituzione)».
La necessaria interazione tra mittente-destinatario. Orbene - spiega la Cassazione - mentre nel caso dei messaggini di testo (sms) non v’è dubbio alcuno sull’integrabilità della contravvenzione in esame, essendo il destinatario di essi costretto, sia de auditu che de visu, a percepirli, con corrispondente turbamento della quiete e tranquillità psichica, prima di poterne individuare il mittente, il quale in tal modo realizza l’obiettivo di recare disturbo al destinatario (così Cassazione, Sezione terza, 26 giugno 2004, n. 28680), viceversa l’invio, anche ripetuto, di messaggi di posta elettronica - esattamente proprio come una lettera spedita tramite il servizio postale - «non comporta (a differenza della telefonata) nessuna immediata interazione tra il mittente e il destinatario, né veruna intrusione diretta del primo nella sfera delle attività del secondo».
Sicché non coglie nel segno per la Suprema corte l’opposta esegesi sposata - nella specie - dal giudice di merito, secondo cui anche la «e-mail viene propriamente inoltrata col mezzo del telefono»: in realtà tale rilievo è improprio ed inesatto perché la posta elettronica “utilizza la rete telefonica e la rete cellulare delle bande di frequenza, ma non il telefono, né costituisce applicazione della telefonia che consiste, invece, nella teletrasmissione, in modalità sincrona, di voci e suoni”. In sostanza - argomentano esaustivamente gli “ermellini” di Piazza Cavour - tutte le volte in cui le modalità di comunicazione sono asincrone, disgiungendosi l’emissione dell’improperio e la sua ricezione, si fuoriesce dall’ombrello punitivo dell’articolo 660 Cp, sotto il quale sono sussumibili, invece, solo le azioni perturbatrici sincrone: quali, per l’appunto, quelle telefoniche e quelle citofoniche, che alle prime sono in tutto e per tutto assimilabili perché coinvolgenti pur sempre espressioni vocali profferite contestualmente in danno del ricevente (in tal senso Cassazione, Sezione sesta, 5 maggio 1978, n. 8759, Ciconi, Rv. 139560).
Di contro, nel caso di comunicazioni effettuate con lo strumento della posta elettronica, l’azione del mittente si esaurisce nella memorizzazione di un documento di testo (con la possibilità di allegare immagini, suoni o sequenze audiovisive) in una determinata locazione della memoria dell’elaboratore del gestore del servizio, accessibile dal destinatario; mentre la comunicazione si perfeziona, se e quando il destinatario, connettendosi, a sua volta, all’elaboratore e accedendo al servizio, attivi una sessione di consultazione della propria casella di pota elettronica e proceda alla lettura del messaggio.
In questo contesto di comunicazione non simultaneo, assimilabile alla tradizionale corrispondenza epistolare in forma cartacea, inviata, recapitata e depositata nella cassetta (o casella) di posta sistemata presso l’abitazione del destinatario - l’invio di un messaggio di posta elettronica - esattamente proprio come una lettera spedita tramite il servizio postale - non comporta (a differenza della telefonata) alcuna interazione immediata tra mittente e destinatario. E tanto basta alla Suprema corte per stroncare l’applicazione dell’articolo 660 Cp: un bell’esempio di resistenza nomofilattica alle velleità analogico-punitive che, in materia penale, sono sempre dietro l’angolo, soprattutto quando in gioco c’è - come nella specie - una contravvenzione evidentemente non più in linea con i tempi e con le tecnologie telematiche di cui, ormai, non possiamo più fare a meno.
tratto da "Diritto&Giustizia"
Diffamazione: l'immunità copre solo il parlamentare. Resta salva la responsabilità del terzo che provvede alla diffusione delle offese
Di Loredana Morandi (del 21/08/2010 @ 10:37:45, in Sindacato, linkato 1532 volte)
Giulia Gioffreda
Secondo il dettame dell’art. 68 della Carta Costituzionale, i membri del Parlamento non sono chiamati a rispondere delle opinioni da loro stessi espresse. Ma l’immunità parlamentare non tocca l’oggettività del fatto quando queste opinioni configurano un’offesa che lede la dignità e l’onore altrui, con la conseguenza che non resta precluso l’accertamento della responsabilità del terzo che si sia occupato della diffusione del messaggio offensivo, concorrendo a produrre il danno ingiusto da diffamazione.
Secondo tale ragionamento la Cassazione, con la sentenza 16382/10 ha accettato il ricorso proposto dall’Onorevole Di Pietro contro l’emittente televisiva RTI.
Il caso risale a una trasmissione del 1994: “Sgarbi quotidiani”. Un titolo contenente un gioco di parole da riferirsi non solo al cognome del presentatore, ma che lasciava sottintendere anche le piccole (talvolta grandi) frecciatine scagliate contro i rappresentanti dello scenario politico dell’epoca.
Risentitosi delle reiterate offese, Antonio Di Pietro aveva chiesto la condanna per diffamazione dell’altrettanto Onorevole Vittorio Sgarbi, nonché dell’emittente televisiva, al pagamento della somma di 25mila euro e la pubblicazione del dispositivo della sentenza sui maggiori quotidiani nazionali.
Mentre il tribunale di Roma, avendo accertato il contenuto lesivo delle dichiarazioni, aveva accolto le richieste dell’attuale leader dell’IdV, in senso contrario si è pronunciata la corte d’Appello che, rilevando l’improcedibilità verso un deputato, ha rigettato le domande di Di Pietro e ritenuto infondata la domanda verso la rete televisiva.
Arrivata la questione in Cassazione, i giudici di legittimità hanno notato che, nonostante l’art. 68 della Costituzione introduca una causa soggettiva di esclusione della punibilità, tale prerogativa non incide sull’essenza illecita del fatto stesso, relativamente al quale l’ente televisivo può essere chiamato a rispondere sia in sede penale che civile. La valutazione dell’antigiuridicità del fatto - proseguono gli “ermellini” - non viene elisa dalla guarentigia, ma sussiste in relazione alla verifica del contenuto offensivo e denigratorio in punto di lesione dei diritti umani ed inviolabili della persona. L’illiceità del fatto deriva, invero, dalla lesione del diritto inviolabile della dignità della persona, che trova la sua fonte etica e giuridica nei primi articoli della Costituzione. Nell’affermare che la verifica della lesione del diritto e, parimenti, l’esclusione di tale violazione devono essere sorretti da tutt’altro accertamento e da una motivazione diversa, la corte Suprema ha bacchettato quella che definisce un’“amara consuetudine di aggressioni e ritorsioni politiche”. Così ragionando da P.za Cavour è stata rilevata la necessità di tutelare l’onore e la dignità umana, nel rispetto di quella tolleranza e civiltà giuridica che le nostre tradizioni comuni devono evidenziare come regole di una comunità coesa da un fascio di valori giuridici ed etici non rinunciabili. La questione è stata quindi rimessa ad altra sezione della Corte d’appello di Roma che tornerà a pronunciarsi nel merito, seguendo il principio per cui l’insindacabilità delle opinioni espresse da un onorevole non traslano l’immunità anche su chi si fa carico di divulgarle aggravando l’eventuale offesa grazie alla natura espansiva del mezzo di diffusione, costituito in questo caso dall’emittente televisiva.
da "Diritto&Giustizia"
Di Loredana Morandi (del 21/08/2010 @ 08:55:40, in Osservatorio Famiglia, linkato 1784 volte)
19/08/2019 @ 18.48.23