Source: http://www.venetoimmigrazione.it/en/sentenze-2015
Timestamp: 2017-11-21 19:29:45+00:00
Document Index: 91881911

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 5', 'art. 380', 'art. 13', 'art. 21', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 21', 'art. 17', 'art. 17', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 14', 'art. 6', 'art. 22', 'art. 10', 'art. 37', 'art. 5', 'art. 29', 'art. 22', 'sentenza ', 'art. 380', 'sentenza ', 'art. 46', 'art. 5', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 15', 'art. 3', 'art. 13', 'art. 4', 'art. 18', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 11', 'art. 14', 'art. 10', 'art. 46', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 35', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 14', 'art. 26', 'art. 13']

Sentenze 2015 - VenetoImmigrazione
Sentenze 2015/
TAR Emilia Romagna Sentenza del 26 novembre - 17 dicembre 2015 n. 1135: la condanna di un cittadino extracomunitario per truffa continuata in concorso, ai sensi del combinato disposto dell'art. 4 comma 3, e dell'art. 5 comma 4, D.Lgs. 286/1998, costituisce elemento automaticamente ostativo alla permanenza del cittadino straniero sul territorio nazionale. Pertanto non residua alcun potere discrezionale in capo all'amministrazione, sicché non è neanche configurabile il denunciato vizio di eccesso di potere per ingiustizia manifesta
Consiglio di Stato Sentenza del 22 ottobre - 14 dicembre 2015 n. 5672: il fatto della sopravvenuta riabilitazione dell'interessato - anche se opera con effetto estintivo delle conseguenze penali della condanna, ma non anche sugli gli effetti amministrativi in presenza di disposizioni che prendano in considerazione il reato come fatto storico in sé – esprime un giudizio di buona condotta dell'interessato, sia per tutto il periodo di osservazione, sia in via prognostica per il futuro, e concorre, quindi, ad attenuare l'automatismo impeditivo del rinnovo del permesso di soggiorno in presenza di reato per il quale l'art. 380 c.p.p. prevede l'arresto obbligatorio in flagranza
TAR Emilia Romagna Sentenza del 19 novembre - 7 dicembre 2015 n. 1091: nel valutare l'insufficienza reddituale lo sguardo sul passato serve laddove possa corroborare un giudizio negativo circa l'esistenza attuale di mezzi sussistenti per il mantenimento. Ma se si è verificata un'insufficienza negli anni precedenti a quelli di valutazione della richiesta, ma esiste una prospettiva valida per il futuro è quella che va considerata ai fini delle determinazioni in merito alla concessone di un permesso di soggiorno
TAR Veneto Sentenza del 22 ottobre - 7 dicembre 2015 n. 1299: per giurisprudenza costante la mancata comunicazione del cambiamento di domicilio non costituisce causa legittimante il diniego di rinnovo, essendo richiesto il requisito della residenza solo per il rilascio del permesso per soggiornanti di lungo periodo
TAR Lombardia Sentenza del 14 ottobre - 7 dicembre 2015 n. 1672: quando l'amministrazione ha avuto modo di prendere in esame più volte, e in un arco temporale molto ampio, la posizione del cittadino extracomunitario, risultano prevalenti le informazioni relative alla situazione aggiornata. Queste ultime, infatti, danno la misura dell'integrazione raggiunta medio tempore, e correlativamente evidenziano se vi sia ancora un reale interesse pubblico ad adottare un provvedimento preordinato all'espulsione. È quindi necessaria una valutazione in concreto. Nel caso del ricorrente, un ulteriore ostacolo all'applicazione automatica del diniego del titolo di soggiorno è rappresentato dalla circostanza che è ormai decorso il periodo massimo di inibizione al reingresso a partire dalla data di espulsione (cinque anni in base all'art. 13 comma 14 del Dlgs. 286/1998). La Questura è quindi tenuta a esaminare la situazione attuale del ricorrente (v. anche il principio codificato nell'art. 21-nonies della legge 7 agosto 1990 n. 241), accertando la condotta mantenuta durante il soggiorno in Italia e il grado di inserimento sociale e lavorativo raggiunto
Consiglio di Stato Sentenza del 26 novembre - 1° dicembre 2015 n. 5434: l'interessato non aveva in corso alcun contratto di lavoro nel momento in cui ha chiesto (in ritardo) il rinnovo del permesso di soggiorno, ma poco tempo dopo (e precisamente prima che la Questura avesse adottato alcun provvedimento su quella istanza) ha segnalato all'Amministrazione di avere stipulato un nuovo contratto di lavoro. Nondimeno l'Amministrazione ha negato il permesso di soggiorno senza tener conto di quell'elemento sopravvenuto
TAR Emilia Romagna Sentenza del 29 ottobre - 17 novembre 2015 n. 300: anche laddove il ricorrente avesse sbagliato nel non comunicare tempestivamente alla Questura il cambio di residenza, il non averlo rintracciato non può divenire un motivo sufficiente per negare il rinnovo del permesso quando sussistono tutti gli altri requisiti per concederlo
Consiglio di Stato Sentenza del 22 ottobre - 17 novembre 2015 n. 5248: il T.A.R. ha respinto il ricorso dell'odierna appellante, **, per la motivazione che il permesso originario, di cui questa ha chiesto il rinnovo, è stato rilasciato in base ad un contratto di lavoro risultato non esistente, negando che la possibilità, offerta dall'art. 5, comma 5, del d. lgs. 286/1998, di valutare, in sede di rilascio o di rinnovo del permesso, il sopraggiungere di nuovi elementi possa spingersi sino al punto di consentire di sanare la propria posizione anche a chi si sia introdotto fraudolentemente sul territorio nazionale, simulando, appunto, l'esistenza di un rapporto di lavoro mai esistito
TAR Lombardia Sentenza del 1° settembre - 11 novembre 2015 n. 1500: una volta conseguito il permesso di soggiorno, la posizione del cittadino extracomunitario è svincolata dalla procedura di emersione, e deve essere valutata tenendo conto dei fatti sopravvenuti, i quali possono avere effetto sanante ex art. 5 comma 5 del Dlgs. 25 luglio 1998 n. 286; ne consegue che la Questura è tenuta a esaminare la situazione attuale del ricorrente (v. art. 21-nonies della legge 7 agosto 1990 n. 241), accertando la condotta mantenuta durante il soggiorno in Italia e il grado di inserimento sociale e lavorativo raggiunto
TAR Lombardia Sentenza del 28 ottobre - 10 novembre 2015 n. 1490: a nulla rileva il fatto che l'iscrizione sia avvenuta in un ateneo diverso, in quanto non appare ravvisabile una ratio che consenta la possibilità di trasferimento ad altra università dopo il primo anno, ma non l'iscrizione presso un'altra università italiana. Né l'accoglimento del ricorso può trovare ostacolo nell'incontestata circostanza per cui il ricorrente ha omesso di chiedere l'autorizzazione dell'Università di Bergamo - presso la quale, peraltro, non risultava ancora nemmeno iscritto - a trasferirsi presso l'Università di Torino: ad essa non può che essere attribuita la natura di una mera violazione amministrativa, inidonea a precludere la possibilità per lo studente straniero di continuare nel proprio processo di formazione in Italia, ricorrendone tutti gli altri presupposti
TAR Liguria Sentenza del 15 - 16 ottobre 2015 n. 795: l'art. 17 d.lgs. 286/98 stabilisce che: "Lo straniero parte offesa ovvero sottoposto a procedimento penale è autorizzato a rientrare in Italia per il tempo strettamente necessario per l'esercizio del diritto di difesa, al solo fine di partecipare al giudizio o al compimento di atti per i quali è necessaria la sua presenza. L'autorizzazione è rilasciata dal questore anche per il tramite di una rappresentanza diplomatica o consolare su documentata richiesta della parte offesa o dell'imputato o del difensore"; e tale norma contempla esclusivamente la possibilità di reingresso per l'esercizio del diritto di difesa nel processo penale onde l'inapplicabilità della stessa ad altre ipotesi di contenzioso. Tale disposizione limitativa non appare in contrasto con gli articoli della Costituzione invocati (24 e 32), in quanto le particolari modalità di atteggiarsi del processo penale e dell'esercizio del diritto di difesa in quella sede giustificano il regime speciale di cui all'art. 17 d.lgs. 286/98 e rendono ragionevole la non estensione della previsione ad altre tipologie di processo
TAR Veneto Sentenza del 7 - 15 ottobre 2015 n. 1045: la doglianza de quo si rivela fondata perché, in effetti, parte ricorrente dimostra, se non altro con la esibizione di un passaporto rilasciato in data 4 dicembre 2007, che, quanto meno a quella data, non si trovava più in Italia, mentre l'amministrazione, dal canto suo, non fornisce prova alcuna del fatto che il decreto di espulsione non fosse stato ottemperato anteriormente alla data del 13.10.2009
TAR Veneto Sentenza del 9 settembre - 9 ottobre 2015 n. 1023: con la presente si conferma l'orientamento consolidato secondo il quale "in materia di possesso di mezzi di sussistenza il criterio prognostico legato a fatti sopravvenuti (comunque da documentare all'autorità amministrativa competente anteriormente all'adozione del provvedimento) può assumere carattere integrativo solo nell'ipotesi in cui nel periodo di validità del permesso scaduto emergano comunque significative attività lavorative, in quanto una diversa interpretazione che attribuisse rilevanza decisiva a situazioni reddituali di incerta stabilità verificatesi nell'ultima fase pre-rinnovo oppure in quella immediatamente successiva alla scadenza del permesso, non appare idonea a scongiurare pratiche elusive dell'obbligo di fruire di leciti e trasparenti mezzi di sussistenza durante il soggiorno in Italia" (TAR per l'Emilia Romagna, sentenza dei 14 novembre 2013 - 8 gennaio 2014 n. 43)
TAR Marche sentenza del 2 luglio - 8 ottobre 2015 n. 688: secondo il Consiglio di Stato, laddove l'interessato abbia la possibilità di dimostrare lo svolgimento di attività lavorativa lecita e/o la presenza di legami familiari in Italia, il permesso di soggiorno per motivi di giustizia è convertibile in altro titolo (fra cui anche nel permesso di soggiorno per motivi umanitari o in quello per lavoro subordinato)
TAR Veneto Sentenza del 15 luglio - 7 ottobre 2015 n. 1004: "il ricorso è infondato, posto che spettava al ricorrente indicare l'avvenuta percezione di redditi legittimi, una volta che all'amministrazione consti il venir meno del rapporto di lavoro che ha legittimato il rilascio del titolo di soggiorno, laddove la numerosità degli episodi sanzionatori rivela come l'attività di commercio vietato sia diventata l'occupazione del ricorrente, il quale peraltro non ha neppure dimostrato di avere nelle more instaurato un diverso rapporto di lavoro"
Consiglio di Stato Sentenza del 2 luglio - 2 ottobre 2015 n. 4618: in linea di principio non è errata la tesi che il mancato versamento dei contributi non sia, di per sé, una prova piena e ultimativa della inesistenza (o fittizietà) del rapporto di lavoro. Ma non si può negare che in una qualche misura valga come indizio, da valutare nel complessivo contesto fattuale. Nel caso in esame, però, l'interessato, ricorrendo in primo grado, pur deducendo, come già detto, che il mancato versamento dei contributi non è prova sufficiente, non ha fornito alcun elemento utile a conferire credibilità alla tesi dell'effettiva sussistenza del rapporto lavorativo. Ad esempio nulla ha detto riguardo all'attività esercitata dai suoi dichiarati datori di lavoro (i titolari delle due ditte individuali aventi, come detto sopra, la sede allo stesso indirizzo, verosimilmente la loro abitazione), alle mansioni che egli avrebbe svolto alle loro dipendenze, al luogo dove egli avrebbe reso le sue prestazioni, alle retribuzioni percepite, e via dicendo
TAR Toscana Sentenza del 3 - 23 settembre 2015 n. 1264: la legge non prevede che la mancata comunicazione del cambiamento di residenza da parte dello straniero extracomunitario possa comportare, sic et simpliciter il diniego di rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno, tenuto anche conto di quanto stabilito dall'art. 5, co. 5, dello stesso decreto in ordine alla sopravvenienza di nuovi elementi che ne consentono il rilascio ove si tratti di irregolarità amministrative sanabili
TAR Trentino Alto Adige Sentenza del 17 - 21 settembre 2015 n. 366: tra le ipotesi di conversione – o di diverso utilizzo – dei permessi di soggiorno non è inclusa quella da attesa occupazione a motivi di studio mentre lo è, a precise condizioni (art. 14 cit., VI comma, e art. 6, I comma, l. 286/1998), quella da motivi di studio a lavoro, evidentemente non reversibile
TAR Emilia Romagna Sentenza del 17 - 21 settembre 2015 n. 235: nel caso di specie non è invocabile la norma di cui all'art. 22, comma 11, del D. Lgs. n. 286/1998 che consente, previa iscrizione al Centro per l'impiego di ottenere un permesso di soggiorno per attesa occupazione poiché il ricorrente, ancorché iscrittosi il giorno stesso della notifica del preavviso di diniego ex art. 10 bis della L. n. 241/1990, non ha mai perso il lavoro non avendo mai instaurato alcun valido rapporto lavorativo sul territorio nazionale
TAR Veneto Sentenza del 9 - 16 settembre 2015 n. 990: il diniego è motivato in considerazione del fatto che il ricorrente avrebbe presentato una richiesta di rinnovo con un ritardo di trentuno mesi rispetto alla scadenza del titolo precedente, ottenuto sempre per attesa occupazione e che, nel contempo, il titolo dì soggiorno richiesto in data 20/11/2013 non poteva essere rinnovato per la medesima motivazione, in quanto non risultava presentata la documentazione relativa ai sostegno al reddito percepito (art. 37 comma 6 del D.P.R. 394/99)
TAR Lombardia Sentenza dell'1 - 8 settembre 2015 n. 1159: in termini di principio il processo amministrativo, in virtù della norma speciale dell'art. 5 comma 5 T.U. di cui s'è detto, sarebbe un processo sul rapporto, che quindi dovrebbe accertare in via diretta la spettanza del bene della vita e, sempre in via logica, dovrebbe ciò fare sin quando materialmente possibile. In tali termini, quindi, l'amministrazione dovrebbe tener conto di ogni sopravvenienza, e lo stesso dovrebbe fare il Giudice nel giudizio di impugnazione del relativo diniego, sin quando ciò sia possibile, ovvero sin quando non scatti la preclusione ad introdurre nel processo nuovi elementi istruttori, rappresentati, all'evidenza dai documenti – contratto di lavoro, buste paga, e simili- dai quali le sopravvenienze risultino
TAR Lazio Sentenza del 21 luglio - 1° settembre 2015 n. 10995: né il disvalore penale né il carattere negativamente sintomatico dell'illecito ai fini della legislazione in tema di immigrazione vengono meno per il fatto che trattasi di un'ipotesi di delitto tentato e non consumato, o per l'avvenuta concessione della sospensione condizionale della pena
TAR Lombardia Sentenza del 4 giugno - 31 agosto 2015 n. 1137: nell'esame delle domande di rinnovo dei titoli di soggiorno, i periodi caratterizzati da assenza di attività lavorativa, o da lavoro irregolare, non sono episodi trascurabili, perché i cittadini extracomunitari sono tenuti a dare allo Stato ospitante adeguate rassicurazioni circa la disponibilità di mezzi di sostentamento da fonte lecita. Dunque la conservazione del titolo di soggiorno non è compatibile con l'eccessivo protrarsi di forme estreme di precarietà: su questo punto la tesi dell'amministrazione è certamente condivisibile
TAR Lombardia Sentenza del 4 giugno - 31 agosto 2015 n. 1135: si deve ritenere che la situazione valutabile ai fini della prosecuzione del soggiorno in Italia non si cristallizzi al momento della presentazione della domanda di rinnovo del titolo, e neppure al momento della decisione amministrativa, o al momento della notifica del provvedimento di diniego. In realtà, finché è possibile per il cittadino extracomunitario mettere in atto un comportamento virtuoso, che dimostri uno sviluppo nel percorso di inserimento sociale e lavorativo, questo nuovo elemento deve essere preso in considerazione dalle autorità nazionali, sia in ambito amministrativo sia in sede giurisdizionale
TAR Emilia Romagna Sentenza del 30 luglio - 26 agosto 2015 n. 776: la Questura al momento in cui ha valutato la situazione del ricorrente non ha potuto riscontrare l'esistenza del versamento di sufficienti contributi previdenziali poiché il ravvedimento del primo datore di lavoro è avvenuto successivamente ed anche per ciò che attiene al versamento dei contributi da parte della cooperativa, l'inserimento nella banca dati dell'INPS sconta sempre qualche ritardo. La Prefettura, però, al momento della valutazione del ricorso gerarchico aveva tutti gli elementi per considerare che la realtà della condizione lavorativa del *** era idonea a consentirgli di permanere nel territorio nazionale; trattandosi di una valutazione che addirittura consente una valutazione di vizi di merito del provvedimento impugnato, ed in considerazione che siamo dinanzi ad un rimedio giustiziale e non giurisdizionale, ben potevano essere considerate le prove sopravvenute dell'esistenza attuale di un regolare rapporto di lavoro. Inoltre la valutazione della esistenza dei requisiti reddituali deve avere ad oggetto la situazione attuale in prospettiva futura, perché, quanto al passato, l'extracomunitario di fatto è riuscito a mantenersi in un modo lecito laddove non abbia commesso reati. La preoccupazione dell'amministrazione deve essere quella di non consentire la permanenza in Italia a coloro che non hanno redditi sufficienti per garantire un autonomo mantenimento, non a colpire situazione passate di difficoltà lavorativa ormai trascorse
TAR Liguria Sentenza del 20 - 21 agosto 2015 n. 726: il ritardo nella presentazione della richiesta del permesso di soggiorno non rientra fra le ipotesi specificamente previste come ostative al conseguimento del rinnovo del permesso medesimo (Cass., VI, ord. 10.9.2012, n. 15129; T.A.R. Veneto, III, 28.9.2011, n. 1450) ma, nondimeno, il ritardo nella presentazione dell'istanza di rinnovo non esime lo straniero, una volta decorso il periodo di un anno di attesa occupazione, dal fornire la prova del requisito reddituale di cui all'art. 29 comma 3 D. Lgs. n. 286/1998 (reddito minimo annuo derivante da fonti lecite non inferiore all'importo annuo dell'assegno sociale), specificamente richiamato dall'art. 22 comma 11 del medesimo D. Lgs.
TAR Liguria Sentenza del 20 - 21 agosto 2015 n. 725: la sentenza di condanna in questione (furto continuato aggravato dalla violenza sulle cose) rientra pienamente nel caso previsto dall'art. 380 comma 2 lett. e) c.p.p., sicché essa è ostativa al rilascio e/o al rinnovo del titolo di soggiorno, secondo una valutazione di pericolosità sociale che rimonta direttamente al legislatore, e non richiede pertanto alcuna specifica motivazione da parte del Questore
TAR Lombardia Sentenza del 15 luglio - 21 agosto 2015 n. 1116: il ricorrente, vistosi denegare il rinnovo del permesso di soggiorno per una condanna in primo grado sicuramente ostativa, lo impugna deducendo di esser stato in seguito assolto con formula piena nel grado superiore di giudizio
TAR Lombardia Sentenza del 15 luglio - 21 agosto 2015 n. 1113: il parametro della pensione sociale appare non esattamente pertinente al caso di un lavoratore attivo, e si può ragionevolmente ritenere utilizzato perché l'Italia, com'è noto, è uno dei pochi Paesi europei che non conoscono l'istituto del salario minimo. Di conseguenza, l'interpretazione delle norme che lo richiamano deve essere restrittiva, preferibile essendo ritenere che una retribuzione conforme ad un contratto di lavoro vigente sia tale da garantire la autosufficienza economica, così come, per assunto implicito, la garantisce ai lavoratori nazionali di pari livello e qualifica
TAR Lombardia Sentenza del 20 luglio - 3 agosto 2015 n. 1045: ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno, la soglia minima di reddito idonea al sostentamento dello straniero (ed eventualmente del nucleo familiare di appartenenza) non deve essere mantenuta "in modo assoluto ed ininterrotto" dovendo al contrario l'amministrazione comunque "tener conto di comprovati fatti sopravvenuti prima del provvedimento (in primis: un rapporto di lavoro che faccia presumere una prospettiva di continuità per il futuro), che superino situazioni di carenza di reddito riscontrate durante il pregresso periodo di validità del precedente permesso di soggiorno" (cfr. Consiglio di Stato, sez. III – 3/6/2015 n. 2735)
TAR Lombardia Sentenza del 2 - 24 luglio 2015 n. 1831: per giurisprudenza costante, il beneficio della sospensione condizionale della pena, a differenza della riabilitazione, tuttavia non intervenuta nella fattispecie, non è rilevante al fine di escludere l'efficacia di una sentenza di condanna nell'ambito di un procedimento volto al rilascio del permesso di soggiorno
TAR Liguria Sentenza del 2 - 17 luglio 2015 n. 696: il provvedimento impugnato imputa alla ricorrente di non aver dimostrato il superamento di almeno due esami di profitto nel secondo anno accademico, richiesto per il rinnovo del permesso per motivi di studio. Sennonché, la ricorrente ha provato di aver dato alla luce una bambina in data 7.6.2012, le cui cure l'hanno necessariamente distolta dallo studio universitario, pur non impedendole di superare con successo – nella sessione estiva del 2013 – un esame di profitto. Il provvedimento non reca però – sul punto - alcuna traccia della necessaria valutazione circa i "gravi motivi di salute o di forza maggiore" che consentono, ai sensi del citato art. 46 comma 4 del D.P.R. 31.8.1999, n. 394, di prorogare comunque la durata del permesso di soggiorno anche in presenza del superamento di una sola verifica di profitto. Ne deriva la fondatezza del ricorso
TAR Campania Sentenza del 24 giugno - 17 luglio 2015 n. 3807: l'irreperibilità è stata addebitata al ricorrente a seguito di un solo accesso all'indirizzo indicato e per di più eseguito in un orario in cui presumibilmente un immigrato che lavora come operaio è nel pieno svolgimento del suo orario di lavoro oppure sta rientrando a casa con mezzi pubblici. Inoltre le disposizioni di cui all'art. 5 comma 5 e 6 comma 6 del d.lgs. 286/1998 pur richiedendo la comunicazione della variazione di domicilio non sanzionano l'inossservanza di tale obbligo con il diniego automatico di rinnovo del permesso di soggiorno
TAR Veneto Sentenza del 24 giugno - 16 luglio 2015 n. 813: nessun rilievo può essere attribuito al fatto che il ricorrente abbia scontato la pena, in quanto solo un provvedimento di riabilitazione, unitamente alla condotta dell'interessato, avrebbe potuto incidere - quanto meno in astratto - sulla valutazione espressa dalla Questura di Treviso in ottemperanza a quanto previsto dall'art. 13 del D.Lgs. 286/98
TAR Lombardia Sentenza del 1° - 15 luglio 2015 n. 983: nel caso di specie appare ragionevole ritenere che, se la Questura avesse evaso l'istanza del ricorrente in termini più ristretti e ragionevoli, questi avrebbe potuto già perfezionare il nuovo rapporto di lavoro e avrebbe potuto chiedere all'Amministrazione un ulteriore titolo di soggiorno per motivi di lavoro subordinato. Non essendosi ciò verificato, l'impugnato diniego può essere superato, in linea con l'orientamento di cui alla sentenza del Consiglio di Stato n. 1053 dell'8 febbraio 2011, il quale ammette la possibilità di valorizzare i fatti nuovi sopravvenuti
TAR Marche Sentenza del 18 giugno - 2 luglio 2015 n. 540: la Questura si è limitata a rilasciare il nuovo permesso di soggiorno, in sostituzione del precedente scaduto, senza fornire alcuna spiegazione circa le ragioni che l'hanno indotta a limitarne la durata rispetto al biennio previsto dall'art. 5 comma 3-bis lett. c) del D.Lgs. n. 286/1998, ovvero al periodo minimo di validità di un permesso di soggiorno per attesa occupazione. Anche a voler riconoscere il potere dell'Amministrazione di ridurne la durata a fronte di particolari situazioni e in coerenza con la disciplina del permesso di soggiorno per attesa occupazione, ciò non significa che tale potere possa essere esercitato nella più assoluta discrezionalità e in totale assenza di motivazione
TAR Campania Sentenza del 27 maggio - 1° luglio 2015 n. 3472: secondo condivisibile giurisprudenza (cfr. T.A.R. Palermo, sez. II, 4 giugno 2012 n. 1144), "la fattispecie contemplata dall'art. 15 comma quinto ter, del d.lgs. n° 286/1998, è stata oggetto di autentica abolitio criminis, che ha fatto venir meno la rilevanza penale del fatto anche retroattivamente e senza limiti di giudicato". La nuova fattispecie, introdotta dall'art. 3 del d.l. 23 giugno 2011 n° 89, convertito in legge 2 agosto 2011 n° 129, anche in disparte la sua non riconducibilità alle cause ostative previste dall'art. 13 della legge n° 102/2009, essendo oggi comminata la sola sanzione pecuniaria, non si pone in continuità normativa con la precedente, atteso che il legislatore, nell'intento di adeguare l'ordinamento alla Direttiva "rimpatri", ha introdotto una nuova disciplina ispirata alla finalità, mutuata dalla fonte comunitaria, di favorire la partenza volontaria, piuttosto che l'allontanamento coattivo o il trattenimento
TAR Toscana Sentenza dell'11 - 29 giugno 2015 n. 949: la circostanza che la falsificazione riguardi la validità del passaporto e non le generalità dello straniero è irrilevante, tenuto conto che una simile distinzione non trova fondamento nell'art. 4 comma 2 del T.U., che così dispone: "La presentazione di documentazione falsa o contraffatta o di false attestazioni a sostegno della domanda di visto comporta automaticamente, oltre alle relative responsabilità penali, l'inammissibilità della domanda", e la rigida formulazione della norma esprime un principio applicabile non soltanto al visto, ma a qualsiasi titolo che consenta l'ingresso e il soggiorno sul territorio nazionale
TAR Piemonte Sentenza del 10 - 26 giugno 2015 n. 1062: la misura protettiva prevista dall'art. 18 del Testo Unico ha una finalità pubblica che giustifica, sia pure per un limitato periodo di tempo, il rilascio di un titolo di soggiorno a persone che non ne avrebbero altrimenti diritto, e tale finalità pubblica è da ravvisare nella esistenza di una organizzazione criminale dedita al compimento di determinati reati, organizzazione che lo Stato ha interesse a smantellare anche avvalendosi della collaborazione dello straniero da proteggere. E' dunque evidente, da una parte, che il collegamento con l'esistenza di una organizzazione criminosa deve sussistere anche nel caso in cui l'esigenza di protezione venga rilevata dai servizi sociali nel corso di interventi assistenziali; d'altra parte, e conseguenzialmente, che il parere del Procuratore deve (contrariamente a quanto emerge dalla lettera dell'art. 27 comma 2 lett. a) del D.P.R. 394/99, attuativo del D. L.vo 286/98) essere obbligatoriamente assunto ogni qualvolta la proposta di rilascio del permesso di soggiorno non parta dal Procuratore
TAR Veneto Sentenza del 6 maggio - 25 giugno 2015 n. 723: con il provvedimento impugnato è stata respinta la domanda di conversione del permesso di soggiorno per lavoro autonomo in attesa occupazione, secondo quanto indicato nella comunicazione dei motivi ostativi, non essendo possibile tale tipo di conversione, ma la comunicazione dei motivi ostativi costituisce autolimite per l'amministrazione la quale, una volta individuate le ragioni conducenti al diniego, non può motivare o giustificare il provvedimento negativo con diverse allegazioni, a meno che le stesse non discendano dalla documentazione o dalle osservazioni presentate dall'istante e dunque siano necessariamente idonee a contestare tali osservazioni
Consiglio di Stato Sentenza del 5 marzo - 26 giugno 3209: "pur non essendo intervenuto il provvedimento ricognitivo dell'avvenuta estinzione del reato per decorso dei cinque anni e pur non trattandosi di applicazione di pena su patteggiamento, ma di condanna pronunciata dal GIP di Tribunale di Verona, tuttavia ricorrono le condizioni (decorso del periodo di cinque anni per il beneficio dell'estinzione del reato dalla sentenza di condanna definitiva del 27.12.2003) per equiparare la situazione personale dell'appellante a quella di chi si è attivato per ottenere la riabilitazione e, alla luce del principio sancito dall'art. 5 del d.lgs. n. 286 del 1996, che fa salva la sopravvenienza di nuovi elementi che consentano il rilascio del permesso, fondare l'interesse del ricorrente alla nuova valutazione da parte dell'Amministrazione"
TAR Campania Sentenza del 15 aprile - 6 giugno 2015 n. 3093: il principio di tassatività e di tipicità delle cause ostative al rilascio del permesso di soggiorno vigente in materia preclude che possano essere estrapolate, quali motivi di inammissibilità o di diniego, ragioni diverse da quelle espressamente tipizzate da fonte normativa. E, nella materia de qua, l'inammissibilità della domanda è disciplinata con riferimento alla diversa ipotesi di cui all'art. 4 comma 2 del t.u. di cui al d.gls. n. 286/1988 ossia quando venga presentata documentazione falsa o contraffatta o false attestazioni a sostegno della domanda di visto di ingresso, il che comporta, a livello automatico, che la domanda di visto debba essere dichiarata inammissibile. Al di fuori delle tassative ipotesi in cui è escluso il rilascio del permesso di soggiorno, non vi può essere spazio per una interpretazione additiva; né l'eventuale incompletezza o imperfezione del testo normativo può essere interpretata in malam partem a danno dello straniero che aspiri a inserirsi stabilmente, senza alcun pericolo per la sicurezza nazionale e per l'ordine pubblico, nel tessuto socio-economico dell'ordinamento.Pertanto, alla luce di quanto sopra, l'intervenuta presentazione della domanda di conversione del permesso di soggiorno tramite kit postale invece che direttamente presso la Questura può ben ascriversi,come prospettato in ricorso, all'alveo di quelle irregolarità amministrative sanabili, che, al pari di talune incompletezze documentali, precludono il diniego del permesso di soggiorno. Ciò in ottemperanza all'orientamento più di recente emerso in giurisprudenza secondo cui solo la mancanza assoluta di un requisito sostanziale può dar luogo ad un legittimo provvedimento di diniego, non potendo esso giustificarsi in presenza di una mera irregolarità sanabile
TAR Sicilia Sentenza del 13 - 28 maggio 2015 n. 1252: la lett. c ter comma 1° dell'art. 11 del D.P.R. n. 394/1999, prevede poi il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, nei casi di cui all'articolo 5, comma 6 , del testo unico; e, dalla lettura coordinata delle due norme si desume che la necessità di somministrare cure mediche essenziali, ancorché continuative, per malattie gravi, non possa non costituire un motivo umanitario in ragione del quale è previsto il rilascio del permesso di soggiorno
TAR Emilia Romagna Sentenza del 23 aprile - 7 maggio 2015 n. 446: "l'art. 14 DPR 394/1999 prevede i casi in cui si può procedere alla conversione del permesso di soggiorno, ma le sue previsioni non hanno carattere di tassatività poiché hanno lo scopo di prevedere le ipotesi più ricorrenti in cui può verificarsi la necessità di convertire un permesso rilasciato per certe finalità in analogo provvedimento con differenti finalità. [..] Nel caso di specie è richiesto un permesso per motivi di studio volendo la ricorrente, dopo la fuoriuscita dall'ordine religioso, conseguire un titolo di studio che le consenta di trovare un lavoro. Ed allora l'amministrazione dovrà preoccuparsi di verificare che durante il periodo in cui fruirà di tale tipo di autorizzazione a permanere sul territorio nazionale, abbia i mezzi per mantenersi nel senso che disponga di opportunità che le consentano di provvedere alla propria sussistenza senza gravare sullo Stato che la accoglie"
TAR Emilia Romagna Sentenza del 23 aprile - 5 maggio 2015 n. 426: il Prefetto ha respinto il ricorso gerarchico avverso il diniego questorile di rinnovo del permesso di soggiorno per tardività (11 mesi dopo la scadenza) della domanda dovuta a cause di forza maggiore (detenzione in Svizzera) non prese in considerazione in prima istanza perché allegate solo in sede gerarchica. Il ricorrente lamenta anzitutto che non gli era stato comunicato alcun preavviso di rigetto ex art. 10 bis Legge 241/90 che invece era assolutamente necessario per consentirgli di partecipare. In effetti, rileva il Collegio, occorreva acquisire e valutare le cause giustificative e il preavviso lo avrebbe consentito
TAR Toscana Sentenza del 16 aprile - 4 maggio 2015 n. 701: ai fini della valutazione circa il superamento o meno del limite triennale ex art. 46 comma 4 del D.P.R. n. 394/1999 il cambio di iscrizione non si configura come causa di forza maggiore e ciò impone di tener conto, ai fini del calcolo di cui sopra, dell'intero periodo di tempo (sette anni) in cui lo straniero è stato iscritto all'Università
Consiglio di Stato Sentenza del 22 gennaio - 1° aprile 2015 n. 1728: il giudizio di pericolosità sociale è giudizio prognostico sfavorevole alla possibile integrazione del richiedente nel tessuto civile, sociale e ordinamentale del nostro paese, desumibile da un quadro di elementi, dalle caratteristiche della pregressa permanenza in Italia, dalla personalità del reo, dalla gravità in concreto del reato che gli viene attribuito, in comparazione con i suoi interessi personali, familiari e lavorativi, che ben potrebbe essere ricollegato anche alla pendenza di una denuncia penale o ad un accertamento non definitivo di responsabilità, ma senza obliterare il principio generale di non colpevolezza. Peraltro, nel caso in esame, successivamente alla sentenza di primo grado, è intervenuta la sentenza penale di assoluzione n. 793/14, per non aver commesso il fatto, che ridimensiona notevolmente, ex post, la correttezza della valutazione dell'Amministrazione desunta unicamente dalla predetta denuncia penale e conferma l'insufficienza della motivazione del provvedimento impugnato in ordine alla pericolosità sociale dell'appellante
TAR Campania Sentenza dell'11 - 25 marzo 2015 n. 1731: la certezza della situazione abitativa costituisce un presupposto indispensabile per ottenere il permesso di soggiorno, che non può essere rilasciato in situazioni di forte precarietà alloggiativa, connesse a sostanziale irreperibilità dello straniero interessato, tanto in considerazione delle evidenti esigenze di sicurezza che si riconnettono al profilo qui in rilievo che evidentemente interferisce, in apice, con la stessa possibilità dell'Autorità di p.s. di pianificare e svolgere i controlli d'istituto
TAR Piemonte Sentenza del 5 - 20 marzo 2015 n. 511: il giudizio effettuato dal Magistrato di Sorveglianza opera nell'ambito ristretto dell'esecuzione della pena e al fine di commisurare la sanzione penale al più efficace risultato rieducativo. Altro è il perimetro della valutazione del Questore, che investe il grado di inserimento dello straniero nel contesto sociale e l'opportunità del suo allontanamento a fini di tutela dell'ordine pubblico
TAR Piemonte Sentenza del 5 - 20 marzo 2015 n. 486: vi è prova che il ricorrente è uscito dall'Italia in almeno un paio di occasioni, ma non risulta per quanto tempo sia stato assente dall'Italia, e dunque non risulta accertata l'assenza "continuativa" per oltre sei mesi richiesta dalla norma applicata dall'amministrazione con il provvedimento qui impugnato. Né incombeva al ricorrente fornire la prova della sua presenza in Italia, come preteso dalla Questura, dal momento che siccome l'asserita assenza ultrasemestrale continuativa dall'Italia è stata assunta a fondamento di un provvedimento lesivo della sfera giuridica del ricorrente, incombeva all'amministrazione accertare compiutamente i presupposti di fatto del provvedimento medesimo: provvedimento che, invece, sotto questo specifico profilo, risulta adottato su presupposti sostanzialmente congetturali e comunque non adeguatamente accertati e istruiti
TAR Piemonte Sentenza del 25 febbraio - 14 marzo 2015 n. 444: l'art. 35 del d.lgs. n. 286 del 1998 - ai cui sensi "ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all'ingresso ed al soggiorno, sono assicurate, nei presidii pubblici ed accreditati, le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio" - si limita a prevedere, a salvaguardia del diritto del cittadino straniero alla tutela della salute, la somministrazione di cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, anche a favore del soggetto che si trovi in posizione irregolare, ma non impone il rilascio di un permesso di soggiorno
TAR Emilia Romagna Sentenza del 26 febbraio - 11 marzo 2015 n. 248: vero è che il cittadino straniero ha l'obbligo giuridico di indicare tempestivamente ogni variazione di domicilio all'amministrazione tuttavia da tale omissione non può conseguire automaticamente il rigetto della richiesta di rinnovo di permesso di soggiorno. Inoltre, l'amministrazione non può far discendere la mancanza del requisito reddituale per il breve periodo decorrente tra la scadenza del termine del permesso temporaneo rilasciato per attesa occupazione e la data di presentazione della domanda di rinnovo dovendosi valutare, altresì, l'attività lavorativa svolta successivamente alla presentazione dell'istanza (la cui documentazione è stata prodotta in questa sede giudiziaria) in applicazione della disposizione che richiede di tener conto anche dei "sopraggiunti nuovi elementi che ne consentano il rilascio" come prescritto dall'articolo 5, comma quinto, del Testo unico sull'immigrazione di cui al Decreto legislativo 25.07.1998, n. 286 e s.m..
TAR Sicilia Sentenza del 13 gennaio - 5 marzo 2015 n. 607: "la riabilitazione di condanne cd ostative disposta da un giudice specializzato quale il giudice di sorveglianza è senz'altro rilevante a far venire meno l'automatismo connesso a tali condanne, anche se non può ritenersi necessariamente determinante ai fini della decisione sul rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno, risultando comunque necessaria da parte dell'Amministrazione preposta una specifica e autonoma ponderazione dei fatti sopravvenuti e della complessiva condotta dell'interessato. Le successive vicende giuridicamente rilevanti delle condanne considerate ostative devono quindi influire nelle valutazioni delle autorità amministrative preposte in associazione ad altre circostanze per le quali effetti attenuativi e rafforzativi (es. successivo compimento di altri reati anche non ostativi) possono entrare in gioco bilanciandosi a vicenda. La riabilitazione perciò supera l'automatismo della condanna ostativa senza instaurare un nuovo automatismo a favore della riabilitazione. In caso di riabilitazione è perciò necessario da parte dell'autorità amministrativa una nuova e specifica valutazione che verifichi la eventuale permanenza di pericolosità sociale in capo all'interessato"
TAR Campania Sentenza del 25 febbraio - 3 marzo 2015 n. 1362: "in aderenza ad un autorevole orientamento giurisprudenziale, deve rilevarsi che la certezza della situazione abitativa costituisce un presupposto indispensabile per ottenere il permesso di soggiorno, che non può essere rilasciato in situazioni di forte precarietà alloggiativa, connesse a sostanziale irreperibilità dello straniero interessato (cfr. Consiglio di Stato sez. III , n. 3710, del 10/07/2013; Cons. St., sez. VI, 19.8.2008, n. 3961); tanto in considerazione delle evidenti esigenze di sicurezza che si riconnettono al profilo qui in rilievo che evidentemente interferisce, in apice, con la stessa possibilità dell'Autorità di p.s. di pianificare e svolgere i controlli d'istituto"
TAR Toscana Sentenza del 12 febbraio - 3 marzo 2015 n. 365: "ai fini del rinnovo all'extracomunitario del permesso di soggiorno per motivi di lavoro, la pregressa disponibilità di sufficienti mezzi di sostentamento rappresenta solo un termine di raffronto utile e ragionevole, ma di per sé non sufficiente a definire il procedimento, dovendo invece inserirsi in un paniere di elementi rilevanti, tra i quali non solo le concrete prospettive dello straniero richiedente, ma anche la durata della sua permanenza in Italia e il grado di inserimento sociale, documentato ad esempio dal percorso di studi e lavorativo pregresso, ma anche dalle possibilità di inserimento lavorativo futuro. Nel caso di specie, la Prefettura di Grosseto ha operato una valutazione della capacità reddituale della ricorrente tutta rivolta al passato (ovvero al reddito da lavoro subordinato percepito nel 2012 e alle passività relative al reddito d'impresa prodotto nella parte finale dello stesso anno), non considerando la sostanziale novità costituita dall'attività di lavoro autonomo iniziata dalla ricorrente appena nel settembre-ottobre del 2012. In questa prospettiva, appare perfettamente normale che il reddito da attività di lavoro autonomo possa aver registrato, nei pochi mesi di attività del 2012, un passivo (evenienza del tutto normale, ove si pensi ai costi di inizio attività ed all'inizio dell'attività, appena nel settembre-ottobre); una simile circostanza, non esclude però l'obbligo di attribuire considerazione alla capacità potenziale di produrre reddito della nuova attività che non appare per nulla insufficiente ai fini del rilascio del permesso di soggiorno, considerato il numero dei dipendenti presenti nell'impresa e l'indubitabile capacità dell'attività economica in questione di produrre utili (oggi dimostrata anche dal conto economico relativo ai primi tre mesi del 2013)"
TAR Veneto Sentenza del 4 - 17 febbraio n. 200: ferma restando la preclusione connessa alla condanna per determinati reati (come nella fattispecie), il rigetto dell'istanza di rinnovo del permesso di soggiorno non consegue automaticamente, ma la stessa deve essere ulteriormente supportata da una specifica valutazione, attuale e concreta, da parte dell'Amministrazione della assenza di pericolosità e della positiva integrazione dello straniero nel tessuto sociale ed economico italiano
TAR Friuli Venezia Giulia Sentenza dell'11 - 12 febbraio 2015 n. 63: la ricorrente si trova in Italia da decenni e appare inserita nel tessuto sociale; inoltre nella motivazione del provvedimento si fa riferimento al solo reddito, senza tener conto né dell'inserimento sociale né del fatto – decisivo – che essendosi convertita al cristianesimo potrebbe subire persecuzioni in Marocco dove vige il reato di apostasia
TAR Puglia Sentenza del 29 gennaio - 2 febbraio 2015 n. 430: "non può essere negato il rinnovo del permesso di soggiorno nei confronti di cittadino extracomunitario facendo leva esclusivamente sul fatto che il titolo di soggiorno rilasciato in origine è stato annullato d'ufficio dalla competente amministrazione per irregolarità non imputabili al ricorrente. L'ordinamento giuridico nazionale contempla, infatti, l'ipotesi del permesso di soggiorno per attesa occupazione, il quale rappresenta senz'altro titolo munito di autonomia concettuale e giuridica, non essendo intimamente connesso a un precedente assenso alla permanenza sul territorio del richiedente. Occorre, del resto, tener presente che, nel caso di specie, come già il Collegio ha sottolineato in sede cautelare, il ricorrente dispone di adeguata situazione alloggiativa, lavorativa e reddituale, il che legittima la sua permanenza e rivela un profilo di difetto di istruttoria nel provvedimento impugnato"
TAR Campania Sentenza del 3 dicembre 2014 - 29 gennaio 2015 n. 552: la falsità delle indicazioni fornite in merito alla propria residenza in sede di richiesta del titolo di soggiorno (o del suo rinnovo) costituisce motivo sufficiente per il rigetto dell'istanza
TAR Veneto Sentenza del 22 - 27 gennaio 2015 n. 102: la normativa vigente non permette al cittadino extracomunitario, che ha fatto ingresso in Italia con un visto finalizzato a motivi di studio, di ottenerne il rinnovo se non dimostra che tale studio è stato effettivamente intrapreso, per cui anche un eventuale cambio di corso di studi deve ritenersi subordinato ad un effettivo inizio degli stessi, dimostrabile con il superamento del prescritto numero di verifiche di profitto
TAR Toscana Sentenza del 15 - 27 gennaio n. 134: accertata l'inesistenza del rapporto di lavoro (cioè del presupposto) in base al quale il permesso di soggiorno di cui si discute è stato rinnovato nel 2011. Da ciò consegue che il titolo illegittimamente rilasciato doveva essere revocato e che il rinnovo richiesto non poteva essere concesso, risultando irrilevanti le circostanze sopravvenute; e non essendoci neppure spazio per valutazioni relative alla mancanza di pericolosità sociale del ricorrente e al suo inserimento sociale e lavorativo
Consiglio di Stato Sentenza del 27 novembre 2014 - 23 gennaio 2015 n. 309: l'Amministrazione può negare il rilascio del titolo e revocare quello eventualmente già rilasciato qualora l'extracomunitario, al fine di ottenere un permesso di soggiorno, ha prodotto in sede procedimentale documentazione attestante falsamente il possesso di uno dei requisiti e a tal fine non è determinante che il giudizio penale relativo al reato di falso non sia stato ancora avviato o non sia ancora concluso e, pertanto, non si abbia certezza circa il reato di falsificazione e su chi l'abbia materialmente commesso, considerato che l'art. 5, comma 8 bis, D. Lgs. 25 luglio 1998 n. 286 sanziona penalmente non solo chi ha materialmente commesso la contraffazione o l'alterazione di documenti, ma anche chi abbia soltanto utilizzato documenti contraffatti o alterati per il rilascio di un titolo di soggiorno. Tuttavia, ai fini del diniego o della revoca del titolo di soggiorno, se non è necessario che la falsità degli atti sia dichiarata da una sentenza penale definitiva di condanna, l'Autorità amministrativa deve però procedere ad una autonoma valutazione secondo il criterio di ragionevolezza e confortata da idonei elementi di riscontro, che, nella fattispecie, non sono affatto espressi nella motivazione, essendo incomprensibili le affermazioni ivi contenute e le rilevate condizioni ostative al rilascio del titolo
TAR Lombardia Sentenza del 14 - 19 gennaio 2015 n. 100: la normativa italiana include tra le ragioni che consentono il rilascio di un permesso di soggiorno anche la residenza elettiva, ossia la scelta del cittadino straniero di stabilirsi nel territorio nazionale (v. art. 11 comma 1-c-quater e art. 14 comma 1-d del DPR 31 agosto 1999 n. 394). Questa soluzione è però subordinata al possesso di una pensione italiana, o comunque, nel caso di conversione di un precedente titolo di soggiorno, alla disponibilità di un flusso costante e consistente di reddito. Il punto di equilibrio di questo titolo di soggiorno è che il cittadino straniero, a fronte della possibilità di evitare lo svolgimento di attività lavorativa subordinata o autonoma, dia prova di non gravare sul welfare nazionale. Al di fuori del caso della pensione italiana, la soglia minima di reddito richiesta può essere individuata applicando per analogia la disposizione dell'art. 26 comma 3 del Dlgs. 286/1998 sui lavoratori autonomi che intendano stabilirsi in Italia (il cittadino straniero deve quindi disporre, oltre che di un alloggio idoneo, di un reddito superiore al livello minimo previsto dalla legge per l'esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria). Non è invece richiesto che il reddito sia sottoposto a tassazione in Italia, a condizione che sia tassato in un Paese con il quale esiste un accordo internazionale . Nel caso dell'Egitto occorre fare riferimento alla convenzione firmata a Roma il 7 maggio 1979 (v. legge 25 maggio 1981 n. 387), finalizzata a evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e a prevenire le evasioni fiscali. Ne consegue che, ove sussistano i presupposti di localizzazione in Egitto dell'impresa secondo quanto stabilito dalla convenzione, il ricorrente può dimostrare la disponibilità di redditi da impresa anche quando la tassazione è praticata dal fisco egiziano. Sono parimenti utili ai fini della dimostrazione della disponibilità di reddito le rendite (anche sotto forma di canoni di locazione) prodotte dai beni immobili situati in Egitto
TAR Emilia Romagna Sentenza dell'11 dicembre 2014 - 14 gennaio 2015 n. 7: la ricorrente presenta tutte le condizioni per ottenere il permesso di soggiorno ed il mancato ritiro del provvedimento non può essere ragione sufficiente per negare il rinnovo del titolo; "il mancato ritiro del rinnovo del permesso di soggiorno da parte dell'interessata (non) può giustificare l'automatico annullamento dello stesso avendo l'amministrazione l'onere di valutare le ragioni per cui tale evento si è verificato anche alla luce di eventuali "gravi e comprovati motivi" che, ai sensi dell'art. 13 comma 4° D.P.R. n. 394/99, potrebbero essere invocati dalla ricorrente quale ragione giustificatrice della sua assenza dall'Italia" (cfr. TAR Lazio, I quater, 27.2.2009, 2085), che potrebbe assurgere a motivo unico per l'emanazione dell'atto impugnato"
TAR Piemonte Sentenza dell'11 dicembre 2014 - 9 gennaio 2015 n. 44: il delitto di tentata estorsione è di per sé ostativo alla permanenza dell'extracomunitario nel territorio nazionale, in forza del combinato disposto degli artt. 4 comma 3 e 5 comma 5 D. Lgs. 286/98 e 380 comma 2 lettera f) cod. proc. pen., in quanto di per sé sintomatico, per valutazione insindacabile del legislatore, della pericolosità dello straniero per l'ordine e per la sicurezza pubblica. In presenza di una condanna, anche non definitiva, per un delitto di tale tipologia, il diniego del rilascio o del rinnovo del titolo di soggiorno rappresenta per l'Amministrazione un atto dovuto, senza che residuino in capo all'Autorità procedente margini di valutazione discrezionale in ordine all'accertamento della effettiva pericolosità sociale dello straniero, dal momento che tale valutazione è già stata effettuata a monte dal legislatore in relazione alla tipologia di reato, con effetti vincolati nei confronti dell'autorità amministrativa
TAR Piemonte Sentenza dell'11 dicembre 2014 - 9 gennaio 2015 n. 18: il divieto di espulsione temporanea dello straniero per motivi di salute è correlato ad una condizione di necessità d'intervento sanitario non limitato all'area del pronto soccorso o della medicina d'urgenza, ma esteso, perché la garanzia normativa sia conforme al dettato costituzionale, all'esigenza di apprestare gli interventi essenziali "quoad vitam". Ciò perché non può essere disposta l'espulsione di uno straniero, qualora dall'esecuzione di detto provvedimento egli possa subire un irreparabile pregiudizio al suo diritto alla salute, costituzionalmente garantito
TAR Lazio Sentenza del 30 ottobre 2014 - 9 gennaio 2015 n. 285: si riconosce la conversione del permesso di soggiorno rilasciato per motivi religiosi in permesso di soggiorno per altri titoli. Infatti, la indicazione delle possibilità di conversione di cui all'articolo 14 non può ritenersi tassativa, ristretta quindi alle ipotesi espressamente disciplinate, ma riguarda ogni titolo di soggiorno
TAR Liguria Sentenza del 20 novembre 2014 - 8 gennaio 2015 n. 28: nel caso in esame, il ricorrente ha dichiarato di non comprendere la lingua italiana e tale circostanza, confermata dalla sorella, non è stata smentita o comunque accertata dall'amministrazione. Ne deriva la diagnosi di illegittimità del provvedimento impugnato, non essendo stato dimostrato che il ricorrente avesse inteso sottrarsi coscientemente agli obblighi concernenti la sottoposizione a rilievi fotodattiloscopici