Source: http://www.mondopa.it/arts.aspx?art=138
Timestamp: 2019-12-11 07:04:45+00:00
Document Index: 105988078

Matched Legal Cases: ['art.2', 'art.17', 'art.2', 'art.28', 'art.8', 'art.2']

Indennizzi e tempi dei procedimenti
Il Decreto del Fare rilancia gli indennizzi per cittadini e imprese che subiscono i ritardi della PA. Se ne parla da molti anni, fra passi avanti (cauti) e passi indietro (decisi). Facciamo un breve riassunto delle puntate precedenti.
Con il Decreto del Fare, in vigore dal 21 agosto 2013, viene introdotto il diritto all’indennizzo automatico e forfettario in caso di mancato rispetto dei tempi dei procedimenti da parte delle amministrazioni pubbliche.
In un precedente articolo ho sintetizzato la normativa sui termini di conclusione del procedimento amministrativo, in particolare l’evoluzione dell’art.2 della legge 142/90.
Qui parlo degli indennizzi, altra vexata quaestio. Attenzione, intendo proprio indennizzi, non risarcimento dei danni, e c’è differenza.
Fisso il punto di partenza nell’ormai lontano 27 gennaio 1994, quando l’allora Presidente del Consiglio Ciampi emanò la Direttiva “Principi sull’erogazione dei servizi pubblici”. Si tratta di un testo che trovo tuttora ricco di spunti di interesse. Sul tema che qui interessa, inserisce fra gli strumenti per assicurare la qualità dei servizi pubblici il “rimborso”:
le procedure di rimborso devono essere tali da non rendere difficile, per complessità, onerosità o durata, l'esercizio del diritto dell'utente.
Da là si è sviluppato il tema delle Carte dei Servizi, che il D.L. 163/1995 (poi abrogato) ha organizzato per settori: ricordate gli “schemi generali di riferimento” per le Carte dei Servizi dei vari settori di servizi pubblici, soprattutto locali? Difficile farsi un quadro completo dell’applicazione. L’impressione è che l’aspetto dei “rimborsi” o degli indennizzi non abbia trovato estesa applicazione. Gli unici esempi che mi vengono in mente sono il bonus riconosciuto dalle Ferrovie dello Stato in caso di ritardi (o altri disservizi) e gli indennizzi imposti alle aziende dall’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas in caso di mancato rispetto degli standard di qualità.
La legge Bassanini 1 (L.59/1997 “Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa”) rilancia e generalizza. Qui interessa in particolare l’art.17: gli strumenti di controllo di gestione delle pubbliche amministrazioni devono contenere la “previsione, per i casi di mancato rispetto del termine del procedimento, di mancata o ritardata adozione del provvedimento, di ritardato o incompleto assolvimento degli obblighi e delle prestazioni da parte della pubblica amministrazione, di forme di indennizzo automatico e forfettario a favore dei soggetti richiedenti il provvedimento; contestuale individuazione delle modalità di pagamento e degli uffici che assolvono all'obbligo di corrispondere l'indennizzo, assicurando la massima pubblicità e conoscenza da parte del pubblico delle misure adottate e la massima celerità nella corresponsione dell'indennizzo stesso”.
La delega in materia di controlli viene esercitata con il D.Lgs. 286/1999 sul riordino e il potenziamento dei meccanismi e degli strumenti di monitoraggio e valutazione dei costi, dei rendimenti e dei risultati dell'attività svolta dalle amministrazioni pubbliche.
L’articolo che qui rileva è l’11. Riporto la prima parte del comma 2: “Le modalità di definizione, adozione e pubblicizzazione degli standard di qualità, i casi e le modalità di adozione delle carte dei servizi, i criteri di misurazione della qualità dei servizi, le condizioni di tutela degli utenti, nonché i casi e le modalità di indennizzo automatico e forfettario all'utenza per mancato rispetto degli standard di qualità sono stabilite con direttive, aggiornabili annualmente, del Presidente del Consiglio dei Ministri (…)”.
Quindi, sul tema delle Carte dei Servizi e degli indennizzi c’è un ulteriore rinvio. Peccato che le attese direttive della PCM non siano mai state emanate. Probabilmente il Dipartimento della Funzione Pubblica attendeva che alcune amministrazioni volenterose dessero vita a esperienze-pilota da estendere. Da parte loro, alcune amministrazioni hanno sì definito proprie Carte dei servizi, ma si sono ben guardate dall’affrontare il tema degli indennizzi. La cautela è anche comprensibile: dopotutto, si mette in gioco denaro pubblico.
Con riferimento ai soli servizi pubblici locali, un nuovo intervento da citare è la legge finanziaria 2008 (L.244/2007, art.2, comma 461), che recita così. “Al fine di tutelare i diritti dei consumatori e degli utenti dei servizi pubblici locali e di garantire la qualità, l’universalità e l’economicità delle relative prestazioni, in sede di stipula dei contratti di servizio gli enti locali sono tenuti ad applicare le seguenti disposizioni: a) previsione dell’obbligo per il soggetto gestore di emanare una «Carta della qualità dei servizi», da redigere e pubblicizzare in conformità ad intese con le associazioni di tutela dei consumatori e con le associazioni imprenditoriali interessate, recante gli standard di qualità e di quantità relativi alle prestazioni erogate così come determinati nel contratto di servizio, nonché le modalità di accesso alle informazioni garantite, quelle per proporre reclamo e quelle per adire le vie conciliative e giudiziarie nonché le modalità di ristoro dell’utenza, in forma specifica o mediante restituzione totale o parziale del corrispettivo versato, in caso di inottemperanza; (…)”.
Apro qui una parentesi per citare il D.Lgs.198/2009 in materia di ricorso per l'efficienza delle amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici, la tanto pubblicizzata class action nel settore pubblico. In base a quanto statuito dal decreto, il cittadino-utente può agire in giudizio nei confronti della P.A. se dall’operato della stessa derivi una lesione concreta, diretta ed attuale dei propri interessi. Come anticipato, non approfondisco il tema della risarcibilità del danno da ritardo. Faccio solo notare che il procedimento è talmente complicato e limitato, che difficilmente gli utenti ne potranno fruire.
Sull’argomento degli standard di qualità dei servizi e degli indennizzi, a seguito del d.lgs.150/2009 (art.28), entra in gioco anche la CIVIT. Questa interviene più volte, dapprima con la Delibera 88/2010 e poi con la Delibera 3/2012. L’ambito di applicazione, in questo caso, non sono i servizi pubblici locali ma le amministrazioni centrali. Riporto un passo di quest’ultima, ma ricordo che la CIVIT ha un ruolo di indirizzo e proposta e non potestà normativa.
“Ciascuna amministrazione deve prevedere, tramite adozione di un apposito regolamento, le modalità per l’erogazione di un indennizzo automatico e forfettario all’utenza, nel caso di mancato rispetto degli standard di qualità preventivamente definiti.
Tale indennizzo automatico e forfettario è indipendente dai ricorsi eventualmente effettuati ai sensi del D. Lgs. n. 198/2009. In quanto indennizzo, e non risarcimento, esso è collegato all’interesse legittimo, costituito in capo agli utenti di un determinato servizio, a che l’erogazione di quel servizio avvenga secondo le modalità previste dai relativi standard per esso definiti e pubblicati.
Così come il ricorso eventualmente effettuato ai sensi del D. Lgs. n. 198/2010 non consente di ottenere il risarcimento del danno cagionato dagli atti e dai comportamenti che avessero recato pregiudizio alla corretta erogazione del servizio, così anche l’indennizzo automatico e forfettario non è da intendersi riferito alla sfera del diritto soggettivo collegata all’erogazione di un servizio pubblico, né va di conseguenza inteso come attivabile solamente nella situazione in cui il servizio non fosse stato erogato, o non lo fosse stato completamente. A tal fine, in tutti i casi restano fermi i rimedi ordinari.”
Contemporaneamente, si registra un nuovo intervento con riferimento ai “servizi pubblici”, da parte del D.L. 1/2012 recante Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività.
Leggiamo insieme l’art.8, dedicato al contenuto delle Carte di Servizio.
“1. Le carte di servizio, nel definire gli obblighi cui sono tenuti i gestori dei servizi pubblici, anche locali, o di un'infrastruttura necessaria per l'esercizio di attività di impresa o per l'esercizio di un diritto della persona costituzionalmente garantito, indicano in modo specifico i diritti, anche di natura risarcitoria, che gli utenti possono esigere nei confronti dei gestori del servizio e dell'infrastruttura.
2. Al fine di tutelare i diritti dei consumatori e degli utenti dei servizi pubblici locali e di garantire la qualità, l'universalità e l'economicità delle relative prestazioni, le Autorità indipendenti di regolazione e ogni altro ente pubblico, anche territoriale, dotato di competenze di regolazione sui servizi pubblici, anche locali, definiscono gli specifici diritti di cui al comma 1. Sono fatte salve ulteriori garanzie che le imprese che gestiscono il servizio o l'infrastruttura definiscono autonomamente.”
Siamo così arrivati ai giorni nostri. L’art.2-bis della L.241/90, intitolato Conseguenze per il ritardo dell’amministrazione nella conclusione del procedimento, introdotto dalla L.69/2009 e integrato dal recentissimo Decreto del Fare (D.L.69/2013), prevede sia il risarcimento sia l’indennizzo. Ho descritto altrove la prudenza applicativa del D.L. 69/2013, che lo renderà difficilmente utilizzabile da cittadini e imprese.
“1. Le pubbliche amministrazioni e i soggetti di cui all’articolo 1, comma 1-ter, sono tenuti al risarcimento del danno ingiusto cagionato in conseguenza dell’inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento.
Al termine di questa sintetica rassegna normativa, provo a trarre qualche conclusione, necessariamente provvisoria.
Intanto segnalo la mia grande fatica ad orientarmi in questo dedalo di normative:
cambia il campo di applicazione, fra servizi pubblici, variamente definiti, e pubblica amministrazione in generale;
in alcune norme si parla di servizi, in altre di procedimento amministrativo;
per parlare del denaro da restituire a cittadini o imprese, si parla di volta in volta di rimborso, ristoro o indennizzo, per non parlare della questione del risarcimento.
Per quanto l’impatto, viene il sospetto che a questo grande fermento normativo corrisponda un’applicazione circoscritta, salvo forse l’eccezione di alcuni settori “virtuosi”. Sarebbe interessante saperne di più, chissà se c’è qualche studio o ricerca sull’argomento.
Infine, un mio dubbio personale. Ma siamo sicuri che il tema dell’indennizzo sia così importante per l’utente? A mio parere al cittadino o all’impresa interessa:
essere informato sui suoi diritti, sui suoi doveri, sulle modalità per fruire dei servizi e per affrontare i procedimenti;
ricevere un servizio (o affrontare procedimenti) soddisfacente in termini di tempi, costi e qualità;
avere qualcuno che lo ascolta se qualcosa va storto, e lo aiuti a risolvere il problema.
Il fatto di essere indennizzato può essere un contentino, ma sposta l’attenzione dal punto principale: i servizi ed i procedimenti funzionano o no?
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