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Timestamp: 2020-02-28 18:00:23+00:00
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Art. 54 codice di procedura penale - Contrasti negativi tra pubblici ministeri - Brocardi.it
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Articolo 54 Codice di procedura penale
Contrasti negativi tra pubblici ministeri
Dispositivo dell'art. 54 Codice di procedura penale
2. Il pubblico ministero che ha ricevuto gli atti, se ritiene che debba procedere l'ufficio che li ha trasmessi, informa il procuratore generale presso la corte di appello ovvero, qualora appartenga a un diverso distretto, il procuratore generale presso la corte di cassazione. Il procuratore generale, esaminati gli atti, determina quale ufficio del pubblico ministero deve procedere e ne dà comunicazione agli uffici interessati (2).
3-bis. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano in ogni altro caso di contrasto negativo fra pubblici ministeri (3).
(1) Tale rubrica è stata inserita dall'art. 8 del d.lvo. n. 12 del 14 gennaio 1991 relativo alla normativa integrativa e correttiva del processo penale.
(2) Si vedano gli articoli 4 e 118bis delle disposizioni di attuazione.
(3) Tale comma è stato inserito dall'art. 8 del d.lvo. n. 12 del 14 gennaio 1991 relativo alla normativa integrativa e correttiva del processo penale. L'art. 54 così formulato consente di estendere il contrasto negativo - a tutte le fasi, anche in quella di esecuzione della sentenza. Originariamente era previsto solo per quello in fase procedimentale.
E' il procuratore generale (presso la corte d'appello o presso la cassazione a seconda del caso specifico) che regola e risolve i casi di contrasti tra pubblici ministeri. La sua decisione è frutto dello studio di tutti gli atti del procedimento inoltrati a lui dal pubblico ministero in disaccordo.
Spiegazione dell'art. 54 Codice di procedura penale
La competenza, come risaputo, si suddivide in tre categorie: per territorio, per materia, per connessione. La norma in esame regola le ipotesi in cui il pubblico ministero si accorga che le indagini preliminari debbano essere svolta da un altro magistrato del pubblico ministero, dato che la competenza spetta ad un giudice diverso da quello presso cui sta esercitando le proprie funzioni, ma vi è un contrasto negativo di competenza. Qualora tale eventualità si verifichi, è necessario trasmettere immediatamente gli atti all'ufficio del pubblico ministero competente.
Se il p.m. a cui sono trasmessi gli atti ritiene invece che l'individuazione della competenza fosse giusta così com'era, informa il procuratore generale presso la corte d'appello, ma se la competenza spetta a un giudice insediato presso un altro distretto della corte d'appello, informa del contrasto negativo il procuratore generale presso la corte di cassazione.
Uno tra i due procuratori generali esamina gli atti e decide quale sia l'ufficio competente, dandone comunicazione agli interessati.
Ad ogni modo, differentemente da quanto avviene per i conflitti giurisdizionali, la decisione del procuratore generale vincola solamente nella fase delle indagini preliminari e solo l'ufficio del pubblico ministero cui spetta il compito di procedere. Inoltre essa non può definirsi immodificabile poichè, qualora dovessero variare gli elementi su cui si basa, può essere effettuata una nuova valutazione. Gli atti compiuti dal pubblico ministero delegittimato conservano validità e sono peraltro utilizzabili in giudizio sulla base di quanto previsto dal codice.
Massime relative all'art. 54 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 24385/2003
Non sussiste un conflitto di competenza qualora un primo Gip abbia emesso il provvedimento cautelare richiesto dal pubblico ministero e successivamente, a seguito di trasmissione degli atti da una procura ad altra ritenuta territorialmente competente nel prosieguo delle indagini, un secondo Gip, ritenuta la propria competenza, emetta una nuova misura cautelare, in quanto non vi è una «contemporanea» cognizione dello stesso fatto, bensì una diacronica investitura di giudici diversi.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 24385 del 5 giugno 2003)
Cass. pen. n. 5472/2001
È da considerare irrituale, ma non produttivo di nullità assoluta o a regime c.d. «intermedio», il provvedimento con il quale un ufficio del pubblico ministero, al quale siano stati trasmessi gli atti di un procedimento a seguito di sentenza declinatoria della competenza territoriale pronunciata dal giudice del dibattimento, abbia a sua volta trasmessi i dati atti, previa effettuazione di ulteriori indagini, ad altro ufficio del pubblico ministero (diverso da quello che aveva originariamente proceduto), il quale abbia quindi nuovamente chiesto ed ottenuto il rinvio a giudizio dell'imputato davanti al tribunale presso il quale detto ultimo ufficio era costituito.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 5472 del 9 febbraio 2001)
Cass. pen. n. 4720/1996
Costituisce contrasto negativo tra uffici del pubblico ministero, da risolversi ai sensi dell'art. 54 c.p.p., e non conflitto fra giudici, rientrante nelle previsioni di cui all'art. 28 c.p.p., quello che derivi dall'avvenuta pronuncia, da parte di distinti giudici per le indagini preliminari, su richiesta dei rispettivi uffici del pubblico ministero, di provvedimenti formalmente qualificati come di archiviazione ma in realtà non rispondenti, sotto il profilo sostanzialistico, alla detta qualifica, in quanto aventi ad oggetto non la fondatezza della notitia criminis, ma l'inquadramento giuridico in una o in un'altra fattispecie astratta di reato dei fatti per cui si procede.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4720 del 19 novembre 1996)
Cass. pen. n. 4661/1994
Il P.M. non può mai richiedere al Gip di dichiararsi incompetente perché ove egli ritenga tale incompetenza deve trasmettere gli atti all'ufficio del P.M. presso il giudice competente; pertanto, qualora egli si rivolga al Gip presso il tribunale ove esercita le funzioni, deve necessariamente proporre una domanda di merito e non può limitarsi a chiedere che detto Gip si dichiari incompetente posto che tale pronuncia non sarebbe di alcuna utilità. (Fattispecie nella quale il P.M. aveva richiesto al Gip di dichiarare la propria incompetenza su un'istanza di dissequestro avanzata dall'indagato. Affermando il principio di cui sopra la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del P.M. avverso l'ordinanza del giudice che aveva, ritenendo inammissibile la richiesta del P.M., ordinato la restituzione degli atti allo stesso affinché li rimettesse a quello ritenuto competente oppure formulasse opposizione sulla istanza di dissequestro fondata sul merito).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4661 del 1 dicembre 1994)
Cass. pen. n. 4090/1994
Per l'instaurazione di un conflitto di competenza la conflittualità tra giudici deve essere attuale e non meramente potenziale o strumentale creata a fini di ovviare a presunte imprecisioni di qualificazione giuridica che, nella fase delle indagini preliminari, di cui è titolare esclusivo il P.M., possono essere altrimenti ovviate (ad esempio ricorrendo alle modalità di cui agli artt. 54 ss. c.p.p., in tema di contrasti tra pubblici ministeri). (Fattispecie nella quale il Gip presso il tribunale aveva disposto l'archiviazione degli atti concernenti il reato di rapina ed il P.M. presso la pretura, cui quello presso il tribunale aveva trasmesso gli atti per il residuo reato di lesioni personali e di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, nel richiedere al Gip presso la pretura l'archiviazione per mancanza di querela per tale ultimo reato e la restituzione degli atti per lesioni, aveva prospettato la possibilità di sollevare conflitto di competenza in ordine al fatto oggetto del decreto di archiviazione del Gip del tribunale; affermando il principio di cui sopra la Cassazione ha dichiarato inesistente il conflitto così elevato dal Gip pretorile).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4090 del 1 dicembre 1994)
Cass. pen. n. 1734/1993
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1734 del 2 luglio 1993)
Cass. pen. n. 714/1993
I conflitti di competenza e di giurisdizione sono configurabili, e quindi ammissibili, soltanto tra giudici. Non sono, invece, configurabili tra pubblici ministeri, i cui contrasti sono regolati dagli artt. 54 ss. c.p.p., né tra pubblico ministero e giudice, data la qualità di parte, sia pure pubblica, che il pubblico ministero ha nel contesto del nuovo processo penale.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 714 del 26 gennaio 1993)