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Timestamp: 2019-03-23 21:30:36+00:00
Document Index: 183511788

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'art. 12', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ']

﻿ Unioni omosessuali aliquote agevolate nelle donazioni
2016-07-26T13:22:40+00:00
Unioni omosessuali e aliquote agevolate per le donazioni
La sentenza del 21 marzo 2016, pubblicata il 18 aprile 2016 n. 575 della Commissione Tributaria Regionale per la Liguria, Sezione 1, ha risolto un interessante caso di devoluzione di denaro da cittadino italiano residente all’estero a favore di cittadino italiano residente in Italia, ove, al riconoscimento dell’atto quale donazione, è conseguita l’applicazione del regime agevolato a seguito del riconoscimento della relazione tra le due persone quale “unione domestica” e quindi applicando le aliquote agevolate previste per i familiari (definiti dalla legge “altri parenti fino al quarto grado”).
Dopo l’approvazione definitiva della denominata legge Cirinnà il tema potrebbe non essere considerato di interesse, ma così non ci pare nei principi che la pronunzia afferma.
La sentenza esordisce sul punto della competenza affermando che, conformemente alla tesi sostenuta in primo grado dall’Agenzia delle Entrate, “la disposizione che ha trasferito il denaro si è originata in territorio svizzero, ma il beneficio della donazione si è concretizzato nel territorio dello Stato Italiano, sotto forma di una cospicua disponibilità su conto corrente bancario” e la tesi è corretta. Infatti secondo la Suprema Corte di Cassazione, “in tema di obbligazioni di pagamento di somma di denaro, qualora il pagamento avvenga a mezzo bonifico bancario, la liberazione del debitore si verifica solo allorquando la somma entra nell’effettiva disponibilità del creditore, a nulla rilevando il solo ordine di bonifico diretto alla banca da parte del debitore” (Cass. Sez. I, 5 giugno 2013 n. 14197) con ciò perfezionando l’operazione con la disponibilità concreta della somma.
Nel caso in concreto la donazione si era perfezionata in Italia nel momento in cui il donatario ha avuto l’effettiva disponibilità sul proprio conto corrente della somma donata.
Il contribuente donatario aveva lamentato di essere legato al donante da una “unione domestica” di diritto svizzero, e quindi si era realizzata una violazione della normativa in materia di famiglia della Carta Europea dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali.
La questione investe aspetti controversi che muovono dalla pronunzia della Corte di Cassazione (Sez. I, n. 2400/2015) che ha formulato sul tema le seguenti considerazioni: “La linea tracciata dalla Corte di Strasburgo in ordine al margine di apprezzamento degli Stati membri è rimasta coerente nelle sentenze comunitarie. L’art. 12 della Carta, ancorché formalmente riferito all’unione matrimoniale eterosessuale, non esclude che gli Stati membri estendano il modello matrimoniale anche alle persone dello stesso sesso, ma nello stesso tempo non contiene alcun obbligo al riguardo. Nell’art. 8, che sancisce il diritto alla vita privata e familiare, è senz’altro contenuto il diritto a vivere una relazione affettiva tra persone dello stesso sesso protetta dall’ordinamento, ma non necessariamente mediante l’opzione del matrimonio per tali unioni. Questa esigenza, unita all’insussistenza dell’obbligo costituzionale o convenzionale di estendere il vincolo coniugale alle unioni omoaffettive, è stata ribadita dalla sentenza n. 170 del 2014 della Corte Costituzionale, nella quale è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale della disciplina normativa che fa conseguire in via automatica alla rettificazione del sesso lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio preesistente senza preoccuparsi di prevedere per l’unione divenuta omoaffettiva un riconoscimento e uno statuto di diritti e doveri che ne consenta la conservazione in una condizione coerente con l’art. 2 Cost. (e art. 8 Cedu). La Corte ha evidenziato che il contrasto si determina per il “passaggio da uno stato di massima protezione giuridica ad una condizione di assoluta indeterminatezza (quale quella di tutte le relazioni tra persone dello stesso sesso nel nostro ordinamento” e ciò determinava la necessità di un tempestivo intervento legislativo”.
In carenza di norme al momento delle pronunzia, il Collegio ha ritenuto che la questione non possa essere definita semplicemente sulla base del fatto che non esisteva ancora in Italia un riconoscimento a livello normativo delle unioni civili delle coppie omosessuali. Il Collegio ha rilevato come non manchino né sentenze della magistratura che tali diritti riconoscono, né provvedimenti amministrativi che, richiamando dette sentenze, si incanalano nella medesima direzione.
Infatti già esisteva la sentenza n. 138 del 2010 la Corte Costituzionale che ha affermato che all’unione omosessuale spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia e che il diritto all’unità della famiglia che si esprime nella garanzia della convivenza del nucleo familiare costituisce espressione di un diritto fondamentale della persona umana.
Successivamente la Corte di Cassazione (n.1328/2011 Pen.) ha stabilito che la nozione di “coniuge” prevista dall’art. 2 del D.Lgs. n. 30/2007 deve essere determinata alla luce dell’ordinamento straniero in cui il vincolo matrimoniale è stato contratto, per cui lo straniero che abbia contratto in altro Paese un matrimonio con un cittadino dell’Unione dello stesso sesso deve essere qualificato come “familiare”, ai fini del diritto al soggiorno in Italia.
Nel febbraio 2012 il Tribunale di Reggio Emilia nel caso di un cittadino straniero che aveva contratto, in altro Stato dell’Unione, un matrimonio valido con un cittadino italiano dello stesso sesso, ha ritenuto che allo stesso poteva essere attribuita la qualità di “familiare” e tale sentenza è stata richiamata dal Ministero dell’Interno con la nota n. 8996 del 26/10/2012 relativa alla concessione del permesso di soggiorno ad un cittadino straniero.
In forza di quanto già offerto dall’ordinamento la Commissione ha ritenuto che possa essere accolta la richiesta formulata dal contribuente con applicazione alla fattispecie concreta delle aliquote agevolate previste per i familiari (definiti dalla legge “altri parenti fino al quarto grado”).
2016-07-26T13:22:40+00:00	By Donato B. Quagliarella|Categories: Tributario e fiscale, Tutti|Tags: donazione|