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Timestamp: 2018-07-16 03:44:18+00:00
Document Index: 90076385

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 35', 'art. 52', 'art. 5', 'art. 35', 'art. 81']

Edizione N. 12 - Dicembre by USPI - Issuu
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Notizie dall’INPGI, Circolare n. 8 del 17/12/2015 (pagina 13) Deposito legale e Convenzioni USPI (pagine 14) Sulle proposte di legge A.C. 3317 e A.C. 3345
Tariffe postali per le associazioni nononlus e norma sulle rassegne stampa
AUDIZIONE USPI PRESSO LA VII COMMISSIONE CULTURA DELLA CAMERA
L’USPI HA SCRITTO ALL’ON. RAMPI, RELATORE DELLA LEGGE DI RIFORMA DELL’EDITORIA
Istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione e deleghe al Governo per la ridefinizione del sostegno pubblico all’editoria – Il video integrale dell’intervento su www.uspi.it – Depositata una memoria scritta
Proposti due emendamenti al provvedimento in discussione alla VII Commissione Cultura della Camera
Il 3 dicembre scorso, il Segretario Generale dell’USPI, Francesco Saverio Vetere, ha svolto un’audizione informale, presso la VII Commissione Cultura della Camera dei deputati, nell’ambito dell’esame delle proposte di legge C. 3317 e C. 3345, inerenti l’istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione e deleghe al Governo per la ridefinizione del sostegno pubblico all’editoria. “Le proposte di legge C. 3317 e C. 3345, riguardanti l’istituzione del Fondo per il Pluralismo e l’Innovazione dell’Informazione e deleghe al Governo per la ridefinizione del sostegno pubblico all’editoria, segnalano finalmente la volontà di intervenire a sostegno di un settore che ha visto acuirsi una crisi talmente grave da metterne in discussione la stessa sopravvivenza. E’ però necessario che quelle iniziative si consolidino in tempi brevi e che si superino aspetti che ora come ora sembra2
A seguito dell’Audizione informale svolta dall’ USPI, presso la VII Commissione Cultura, scienza ed istruzione della Camera dei Deputati (vedi articolo a fianco), e su esplicita richiesta del Relatore dei provvedimenti AC 3317 e 3345, l’USPI ha inviato la seguente lettera all’On. Roberto Rampi, con due proposte di emendamento, correlate con le necessarie illustrazioni e spiegazioni: (15/12/2015) “Gentile Onorevole, facendo seguito alla email inviataLe in data 14 u.s., Le inoltriamo – in allegato – le proposte USPI di modifica all’ Atto Camera 3317-3345. Quest’Unione sottolinea, in primo luogo, la necessità e l’urgenza di risolvere la discriminazione tariffaria postale che si è venuta a creare per le Associazioni senza fine di lucro (categoriali, sociali, territoriali...) che non sono onlus. Ci domandiamo perché, ad esempio, pubblicazioni come “Civiltà della tavola”, “Gli amici degli scacchi”, “Cremona produce”, “Bellunesi nel 6
“La notizia è quella cosa che qualcuno, da qualche parte, non vuole sia pubblicata. Tutto il resto è pubblicità”.
CONFERMATA L’IVA AGEVOLATA AL 4% PER I QUOTIDIANI E PERIODICI ON LINE Alfred Harmsworth, 1st Viscount Northcliffe, giornalista ed editore inglese (Chapelizod, 15 luglio 1865 – Londra, 14 agosto 1922)
Il Segretario Generale ed il Presidente (al centro), insieme al Consiglio Nazionale ed alla Segreteria augurano a tutti gli associati un felice Anno nuovo
Restano dubbi su una eventuale procedura di infrazione delle norme europee - I Fondi per le provvidenze all’editoria e alle radio e TV locali (22 dicembre 2015) La Finanziaria è leg-
Unione Stampa Periodica Italiana - ANNO 51° - MENSILE - 11 NUMERI - 12 dicembre 2015 Spedizione in abbonamento postale articolo 1, comma 1, del DL 24/12/2003 n. 353, convertito in L 27/2/04 n. 46 - DCB di Roma
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no privilegiare talune categorie di editori e che si affrontino contestualmente temi come quelli delle tariffe postali e dei compensi per le rassegne”. – Così ha dichiarato Vetere, a conclusione dell’audizione avvenuta ieri alla VII Commissione Cultura della Camera. L’USPI assegna grande importanza alla nascita di un Fondo che sostenga la transizione al digitale e che contestualmente potenzi gli ammortizzatori sociali, disciplini altri aspetti di stretta attualità, e concentri in un solo canale tutte le risorse ad oggi disponibili. Tuttavia giudica il lavoro svolto ancora bisognoso di sviluppi importanti: “Concordiamo con FNSI sull’opportunità di trovare risorse aggiuntive e, soprattutto ha aggiunto Vetere – chiediamo di estendere stimoli e garanzie a tutte le componenti più significative del panorama editoriale d’informazione, quindi anche alla stampa periodica. E di riequilibrare aspetti che comunque gravano su di essa.”. Più in particolare, USPI ha chiesto: 1. la certezza che i periodici, anche a carattere locale, siano ammessi ai benefici del Fondo, in ragione del ruolo, da sempre riconosciuto, che essi svolgono per il pluralismo dell’informazione. I progetti di legge citano per ora solo i quotidiani, ma non i periodici che invece sono rilevanti per funzione informativa in tutte le realtà territoriali, spesso con testate edite da imprese create da Fondazioni o Enti morali non aventi fini di lucro; 2. l’incentivazione fiscale per gli investimenti pubblicitari incrementali su giornali e periodici, rilanciando a livello nazionale la fiscalità di vantaggio già sperimentata per le aree depresse (L. 2002/ 289), da finanziarsi con un modesto prelievo sulle attività dei grandi aggregatori di notizie nel Web e degli operatori di pubblicità radiotelevisiva pubblica e privata; 3. un provvedimento urgente sull’attuale sistema tariffario postale. Fino al 2010 tutte le testate distribuivano in abbonamento postale a costi accessibili. Il venir meno del contributo per le agevolazioni postali, per effetto di interpretazioni restrittive delle norme, ha fatto sì che oggi si spedisca un grande quotidiano a tariffa ridotta e un piccolo periodico a tariffa intera. I progetti di legge in discussione dovrebbero correggere questa distorsione; 2
4. un intervento legislativo sul tema del Diritto d’Autore in relazione alle rassegne stampa. Come richiamato da FNSI nel corso della propria audizione, USPI ritiene che, trattandosi di materia riguardante l’informazione, debba essere una legge a regolamentare i rapporti tra società di rassegna stampa ed editori, nel quadro di tutela di ogni attività di diffusione di materiale informativo. Se invece sarà ritenuta preferibile la soluzione dell’accordo fra le parti, USPI è disponibile anche a questa soluzione, ma con la presenza al tavolo della Autorità di Governo per assicurare il rispetto di un equilibrio complessivo del sistema editoriale e dei principi dell’informazione. L’USPI ritiene che la proposta di legge in esame sia un’importante occasione per arrivare a riconoscere finalmente agli editori un compenso per l’utilizzo dei loro contenuti nelle rassegne stampa, tema che il Parlamento iniziò ad affrontare la prima volta nel lontano 1998.
in questo numero Audizione USPI presso la VII Commissione Cultura della Camera (pagine 1, 2, 4, 5) Tariffe postali no profit: l’USPI ha scritto all’On. Rampi (pagine 1, 6, 7) Legge di stabilità 2016: confermata l’IVA agevolata al 4% per quotidiani e periodici on line (pagine 1, 5, 8, 9) Le quote associative USPI per l’anno 2016 (pagina 3) Investimenti pubblicitari in crescita del 1,4% considerando anche il web (pagina 9) Legge di stabilità 2016: la Tabella C (pagina 10) Notiziario fiscale: Conservazione delle fatture elettroniche (pagine 11, 12, 13)
Il video integrale della relazione svolta da Vetere è pubblicato sul nostro sito www.uspi.it – sezione Comunicati.
Notizie dall’INPGI: Circolare n. 8 del 17/12/2015 (pagina 13)
L’USPI ha depositato, in merito, una memoria scritta, che di seguito riportiamo:
Deposito legale e Convenzioni USPI (pagine 14)
CAMERA DEI DEPUTATI VII COMMISSIONE CULTURA, SCIENZA E ISTRUZIONE
“Più libri Più liberi” 2015 (pagine 14, 15, 16)
Audizione informale sulle proposte di legge C. 3317 e C. 3345, inerenti l’istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione e deleghe al Governo per la ridefinizione del sostegno pubblico all’editoria Valutazioni e considerazioni dell’Unione Stampa Periodica Italiana (Roma, 3 dicembre 2015) Le proposte di legge in esame (ATTO CAMERA 3317 e 3345) rappresentano un concreto tentativo di intervenire a sostegno di un settore che ha visto ulteriormente acuirsi una crisi talmente grave da metterne in discussione la stessa sopravvivenza. Stiamo parlando della piccola e media editoria, che ha subito una radicale diminuzione del numero delle testate edite, a differenza della grande editoria che ha, invece, visto ridursi del numero delle copie vendute ed i ricavi pubblicitari, senza però che
L’Eco della Stampa (pagina 15) Convenzione USPI – SDA (pagina 16)
venisse mai minacciata la sopravvivenza dei giornali. Questa crisi è stata generata da alcuni fattori, come la crisi generale dell’economia e, in misura ridotta, il proliferare di siti di informazione online, ma anche dalla progressiva, drastica riduzione dell’intervento pubblico sul settore. Fino al 2010, per esempio, tutte le testate distribuivano in abbonamento postale a costi accessibili, in relazione alle varie tipologie di editori. Questa possibilità favoriva non solo il mercato delle piccole e medie imprese, ma anche l’opera delle onlus di 4 Notiziario USPI n° 12/2015
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qualunque natura, alle quali era possibile sviluppare la ricerca di fondi non solo per gli scopi che si prefiggevano, ma anche per mantenere in piedi un intero sistema economico con i suoi dipendenti e tutto l’indotto che generava. Il venir meno del contributo per le agevolazioni postali ha mortificato interi settori, non permettendo più ed essi di continuare a crescere. Anche la soluzione successiva, consistente negli Accordi tra editori e Poste, ha portato comunque ad un tariffario insostenibile, in particolare per l’editoria no-profit. Questo, ripetiamo, è solo un esempio dell’effetto determinato dalla contrazione dell’intervento pubblico. Risulta, perciò, quanto mai opportuno e urgente un intervento legislativo che si proponga di intervenire a sostegno dei settori editoriali più deboli. Non basterà un solo intervento, perché riteniamo che il problema postale dovrà essere affrontato in una legge di sistema che si proponga l’obiettivo di recuperare almeno in parte i numeri di spedizione in abbonamento precedenti al 2010.
Governo a provvedere alla ridefinizione del sostegno pubblico all’editoria, quest’Unione, nel ribadire il proprio giudizio favorevole, intende evidenziarne alcuni elementi di criticità e sottoporre all’attenzione della Commissione Cultura, Scienza ed Istruzione alcune proposte di integrazione, su questioni che necessitano di un sollecito intervento. 1. DESTINATARI DEI CONTRIBUTI Nel quadro generale della definizione dei destinatari dei contributi, che è certamente apprezzabile, sembra poco chiara la previsione di cui all’articolo 3, comma 2, numero 2, che prevede che siano destinatari della contribuzione “le sole imprese editrici costituite come cooperative giornalistiche (1), individuando per le stesse criteri in ordine alla compagine societaria e alla concentrazione delle quote in capo a ciascun socio; gli enti senza fini di lucro (2); e, per un periodo di 3 anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le imprese editrici di quotidiani (3), la cui maggioranza del capitale è detenuta da cooperative, fondazioni o Enti morali non aventi fini di lucro, prevedendo esplicite eccezioni per particolari tipologie di pubblicazioni”.
********** Le due Proposte di legge sono animate dal medesimo spirito di tutela del pluralismo e libertà di informazione, ma utilizzano strumenti diversi. La proposta di legge 3345 ripropone il sistema tradizionale della contribuzione pubblica, mentre la 3317 si propone di innovare radicalmente tale sistema ed opera scelte più nette, in particolare sui soggetti destinatari dei contributi. Si tratta di scelte di fondo, soprattutto per quanto riguarda i giornali politici, sulle quali non è nostro compito intervenire. Ci limitiamo ad osservare che, nel momento in cui un sistema di contribuzione pubblica viene destinato, come è naturale che sia, a soggetti “deboli”, potrebbe non essere opportuno riunire nello stesso Fondo la contribuzione relativa a giornali espressione di forze politiche. Non era opportuno, neanche prima, secondo noi, affiancare giornali e partiti. Adesso lo sarebbe men che meno. Per quanto riguarda le disposizioni della Proposta di legge 3317, che delega il 4
Questa norma, nella parte riguardanti le imprese editrici (3), esclude i periodici senza alcuna giustificazione. Sono molto diffusi, in tutte le realtà territoriali, ad esempio, i periodici di informazione locale editi da imprese la cui proprietà è detenuta da Fondazioni o Enti morali non aventi fini di lucro. Solo per fare una citazione, molti giornali diocesani presentano questa struttura. A tali realtà era riservato il terzo comma dell’articolo 3 della legge 250/90.
la previsione di un’incentivazione fiscale sugli investimenti pubblicitari incrementali su giornali e periodici, che riprende la normativa contenuta nella legge 27 dicembre 2002, n. 289 sull’aumento degli investimenti pubblicitari nella aree depresse, il cui fondo era costituito presso il CIPE, anche se non rifinanziato da molti anni ormai. L’estensione di tale previsione a livello nazionale potrebbe avere concreti risultati di sviluppo del settore e il relativo fondo potrebbe essere alimentato da un prelievo percentuale, di modeste dimensioni, su soggetti economicamente forti, come i grandi aggregatori di rete, le Fondazioni bancarie o sulla pubblicità radio televisiva pubblica e privata. 3. INTERVENTO URGENTE SULL’ATTUALE SISTEMA TARIFFARIO POSTALE Nell’incipit delle nostre valutazioni, abbiamo sottolineato la necessità di un provvedimento legislativo di sistema sulle spedizioni postali dei prodotti editoriali. Tuttavia, in attesa di tale provvedimento, è assolutamente necessario intervenire per correggere una distorsione, generata da una interpretazione della PCM, sulla legge che attualmente regola le spedizioni. In questo momento, tutti gli editori spediscono i loro prodotti a tariffe parzialmente ridotte, tranne le associazioni di categoria e comunque tutte le associazioni non-onlus, perché si ritiene che una interpretazione letterale della normativa vigente le escluda da tale beneficio. A prescindere dalla correttezza dell’interpretazione del Dipartimento Editoria della PCM, sulla quale non intendiamo soffermarci, è chiaro che non era certamente nelle intenzioni del legislatore operare una tale, grossolana e ingiustificabile discriminazione tra giornali, per arrivare al risultato di far spedire un grande quotidiano a tariffa ridotta e un piccolo periodico a tariffa intera.
Il progetto di legge 3317, riservando ai quotidiani questa particolare forma di contribuzione triennale, sembra voler escludere proprio i periodici, la cui tutela rappresenta lo scopo più volte dichiarato delle proposte di legge.
Un provvedimento inteso a sancire la parità tariffaria tra tutti i soggetti sarebbe assai semplice, giusto e senza oneri a carico dello Stato.
E’, quindi, necessario aggiungere i periodici alla normativa in esame.
Affrontiamo tale tema perché già trattato in questa sede dalla FNSI, in particolare per quanto riguarda la necessità di trovare una soluzione al problema delle “rassegne stampa”.
2. INCENTIVAZIONE FISCALE DEGLI INVESTIMENTI PUBBLICITARI INCREMENTALI Particolare rilievo assume, a nostro avviso,
E’ opinione diffusa che la libera utilizzazione di articoli di giornali quotidiani e perioNotiziario USPI n° 12/2015
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dici generi un danno economico alle aziende editrici, pur nel quadro di una attività che si protrae da più di un secolo e che solo ultimamente è stata oggetto di controversia tra le parti in causa.
principi base per legge potrebbe essere opportuna.
L’USPI ritiene che, trattandosi comunque di materia riguardante l’informazione, debba essere una legge a regolamentare i rapporti tra società di rassegna stampa ed editori, nel quadro di tutela di ogni attività di diffusione di materiale informativo.
In relazione all’articolo 5, A.C.3317, sulla parità di trattamento, l’USPI esprime il proprio parere favorevole nella misura in cui la norma tenda ad ovviare al cattivo uso di tale principio, con le pratiche dei c.d. “ricopertinaggi” o “buste sorpresa”, consistenti nella re- immissione sul mercato di vecchi prodotti con copertine diverse o assemblaggio di alcuni numeri di una o più pubblicazioni.
Ma se, invece, sarà ritenuta preferibile la soluzione dell’accordo fra le parti, sarà imprescindibile la presenza al tavolo delle trattative della autorità di governo, affinché gli accordi non siano determinati solo da regole di mercato (e quindi da posizioni di forza dei soggetti più grandi), ma siano rispettosi dell’equilibrio complessivo del sistema editoriale e dei principi costituzionali. In questa ottica, la definizione di alcuni
5 VENDITA PRODOTTI EDITORIALI – PARITA’ DI TRATTAMENTO
ge. Dopo che il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, a nome del governo ha posto la questione di fiducia sul disegno di legge di Stabilità, è arrivato il via libera definitivo dal Senato con 162 voti a favore, 125 contrari e nessun astenuto. La legge di Stabilità 2016 è dunque stata approvata dopo le modifiche arrivate dalla Camera e dopo che in commissione Bilancio a Palazzo Madama erano già stati respinti gli 800 emendamenti presentati. All’avvio dei lavori, Magda Zanoni (Pd), relatrice insieme a Federica Chiavaroli (Ap) della Manovra, aveva spiegato: “La legge di Stabilità per il 2016 è la manovra di politica economica più espansiva dal 2001. E’ una scelta di grande forza per sostenere la ripresa e per recuperare in tempi rapidi i livelli pre-crisi di reddito e di occupazione”. Tra le novità introdotte si segnalano l’istituzione del fondo di solidarietà per i piccoli obbligazionisti, il pacchetto sicurezza-cultura da 2,6 miliardi di euro, le assunzioni di medici e infermieri e la possibilità di pagare con bancomat e carte di credito anche spese minori come il caffè o il parchimetro. Confermata, tre le altre cose, l’abolizione della Tasi sulla prima casa, fatta eccezione per gli immobili di lusso. Notiziario USPI n° 12/2015
Si tratta, quindi, di operare scelte di fondo, oppure di cercare una mediazione tra le due impostazioni, che faccia tesoro dell’esperienza degli ultimi trent’anni di sostegno pubblico e impedisca alcune derive, salvaguardando il principio di tutela del pluralismo. **********
Ogni altra limitazione della parità di trattamento sarebbe contraria ai principi costituzionali che le proposte di legge in esame tendono a tutelare. 6. PROPOSTA DI LEGGE 3345 In ordine alla Proposta di legge 3345, è il
CONFERMATA L’IVA AGEVOLATA AL 4% PER I QUOTIDIANI E PERIODICI ON LINE 1
caso di rilevare come non sia presente alcun elemento di criticità, poiché viene riproposto tutto il sistema di sostegno pubblico all’editoria, con una previsione, oltretutto, di congruo stanziamento. Le proposte USPI di inserimento di disposizioni su temi quanto mai attuali restano, naturalmente ferme.
Analizziamo, ora, i temi più strettamente legati al nostro settore: IVA AGEVOLATA AL 4% AI QUOTIDIANI E AI PERIODICI ON LINE Il comma 637 estende l’aliquota IVA super–ridotta al 4 per cento, già prevista per gli e-book, ai giornali, notiziari quotidiani, dispacci delle agenzie di stampa, e periodici online.
Questa sembra l’intenzione della Proposta di legge 3317, la cui buona riuscita dipenderà da quante risorse s’intenderanno destinare al settore e da successivo intervento sulla spedizione postale, che farà rifiorire l’editoria piccola e media, rigenerando l’intero comparto. comunicazione elettronica. In sostanza, si assoggetta ad un regime IVA agevolato la circolazione dei giornali e periodici online, oltre che dei cd. e-book, la cui tassazione passa dal 22 per cento (aliquota ordinaria) al 4 per cento (aliquota super-ridotta). Riportiamo il testo della norma: ATTO SENATO 2111-B ARTICOLO 1, comma 637: All’articolo 1, comma 667, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, sono apportate le seguenti modificazioni:
Più in particolare, la norma modifica l’art. 1, comma 667, della legge di stabilità 2015, il quale ha assoggettato anche gli e-book ad aliquota agevolata del 4 per cento mediante interpretazione autentica alla Tabella A, parte II, numero 18), allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.
b) dopo le parole: «codice ISBN» sono inserite le seguenti: «o ISSN».
In particolare, il comma 667 citato ha previsto che sono da considerare libri tutte le pubblicazioni identificate da codice ISBN e veicolate attraverso qualsiasi supporto fisico o tramite mezzi di comunicazione elettronica.
La norma ha subìto dure critiche, per la possibilità di incorrere un una procedura di infrazione europea (vedi il parere della14ª Commissione politiche dell’Unione europea , pubblicata sul precedente numero di questo Notiziario).
Il comma in esame estende tale interpretazione, prevedendo che sono da considerare ”giornali, notiziari quotidiani, dispacci delle agenzie di stampa, libri e periodici” tutte le pubblicazioni identificate da codice ISBN o ISSN e veicolate attraverso qualsiasi supporto fisico o tramite mezzi di
Il Governo ha difeso, con forza, il provvedimento, ma i dubbi restano. Nella “Scheda di lettura” congiunta dei Servizi Studi di Camera e Senato, che riepiloga la questione a livello europeo, si legge:
a) la parola: «libri» è sostituita dalle seguenti: «giornali, notiziari quotidiani, dispacci delle agenzie di stampa, libri e periodici»;
“L’IVA è un’imposta completa-
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L’USPI HA SCRITTO ALL’ON. RAMPI, RELATORE DELLA LEGGE DI RIFORMA DELL’EDITORIA 1
mondo” o il nostro “Notiziario USPI”, debbano pagare una tariffa postale molto più esosa de “Il Sole 24 ore”, o “Panorama”, “L’Espresso” e gli altri grandi quotidiani e periodici. Nel ringraziarLa della considerazione che ci vorrà dedicare, restiamo a Sua disposizione per un incontro e qualsiasi integrazione e chiarimento necessari. Con i più cordiali saluti”, IL SEGRETARIO GENERALE Avv. Francesco Saverio Vetere Allegati: EMENDAMENTO TARIFFE POSTALI Articolo xxx: “All’articolo 1, comma 1, del Decreto Legge n.353/03 convertito e integrato dalla Legge n. 46 del 27/2/04, le parole: ‘le imprese editrici di quotidiani e periodici iscritte al Registro degli operatori di comunicazione (ROC)’ sono sostituite dalle parole: ‘gli editori iscritti al Registro degli operatori di comunicazione (ROC)’. Pertanto, anche le associazioni senza fini di lucro non rientranti espressamente nella previsione dell’articolo 1, comma 3, del citato Decreto Legge 353/2003 accedono alle le tariffe per la spedizione postale individuate con decreto del Ministro dello sviluppo economico 21 ottobre 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 274 del 23 novembre 2010. A tal fine, la sottoscrizione di singole quote associative è titolo valido al rispetto del requisito previsto dall’articolo 2, lettere b) e g) del citato Decreto Legge 353/2003. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e non si applica la disposizione relativa ai rimborsi alla società Poste italiane S.p.A., di cui all’articolo 3, comma 1, del decretolegge 24 dicembre 2003, n. 353, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2004, n. 46”.
la necessità di un provvedimento legislativo di sistema sulle spedizioni postali dei prodotti editoriali. Tuttavia, in attesa di tale provvedimento, è assolutamente necessario intervenire per correggere una distorsione, generata da una interpretazione della PCM, sulla legge che attualmente regola le spedizioni. In questo momento, tutti gli editori spediscono i loro prodotti a tariffe parzialmente ridotte, tranne le associazioni di categoria e comunque tutte le associazioni non-onlus, perché si ritiene che una interpretazione letterale della normativa vigente le escluda da tale beneficio. A prescindere dalla correttezza dell’interpretazione del Dipartimento Editoria della PCM, sulla quale non intendiamo soffermarci, è chiaro che non era certamente nelle intenzioni del legislatore operare una tale, grossolana e ingiustificabile discriminazione tra giornali, per arrivare al risultato di far spedire un grande quotidiano a tariffa ridotta e un piccolo periodico a tariffa intera. Un provvedimento inteso a sancire la parità tariffaria tra tutti i soggetti sarebbe assai semplice, giusto e senza oneri a carico dello Stato. APPUNTO ESPLICATIVO SULLE TARIFFE POSTALI ROC PER LE ASSOCIAZIONI SENZA FINI DI LUCRO A) PRIMA QUESTIONE: Poste Italiane ha recapitato a tutte le Associazioni senza fini di lucro (associazioni in generale, culturali, sociali, rappresentative di interessi e studi di nicchia, sindacali, di categoria, politiche… vedi anche seconda questione) non ricomprese nello specifico elenco dettato dal DL 353/03, conv. in L. 46/04 (Onlus, Ong, Promozione
sociale, religiose…) una lettera in cui si richiede esplicitamente di sottoscrivere una Dichiarazione sostitutiva nella quale “si dichiari la natura di impresa editrice” e si riserva di “richiedere i dovuti conguagli tra le tariffe ROC … e quelle di cui al Regime Libero”, dal 22 maggio 2010. A tale richiesta, Poste Italiane ha allegato una interpretazione della PCM, sulla legge che attualmente regola le spedizioni. TESI DI POSTE ITALIANE: Poste mette in correlazione il comma 1 dell’articolo 1 del DL 353/03 “Agevolazioni tariffarie postali per la spedizione di prodotti editoriali”, che così recita: “1. A decorrere dal 1º gennaio 2004, le imprese editrici di quotidiani e periodici iscritte al Registro degli operatori di comunicazione (ROC) e le imprese editrici di libri possono usufruire di tariffe agevolate postali per la spedizione di prodotti editoriali…”, con l’articolo 1 della Legge 416/81 “Titolarità delle imprese”, concludendo che le Associazioni (se non ricomprese nella previsione del DL 353/03) non possano accedere alla Tariffa ROC. CONTRODEDUZIONI: 1) L’articolo 1 della Legge 416/81 fa specifico riferimento all’ “esercizio dell’impresa editrice di giornali quotidiani”, che non L’On. Roberto Rampi, relapossono essere tore dell’A.C. 3317 e 3345 editi da associazioni, ma ci sono molte altre periodicità delle riviste (settimanale, mensile, bi/trimestrale…) che possono essere edite da associazioni. 2) L’articolo 1, comma 2, del DL 353/03 prescrive che “accedono altresì alle tariffe agevolate le associazioni ed organizzazioni senza fini di lucro”. Finora: se ricomprese nella specifica lista, all’allora Tariffa no-profit; se ad di fuori di tale lista, alla Tariffa Roc (con scorporo del prezzo e associati/abbonati paganti). 3) Tutte le Associazioni senza fini di lucro sono iscritte e riconosciute come “editori”, sia nel Registro Stampa del Tribunale Civile, sia nel Registro degli operatori di comunicazione dell’AGCOM.
ILLUSTRAZIONE INTERVENTO URGENTE SULL’ATTUALE SISTEMA TARIFFARIO POSTALE Nell’incipit delle nostre valutazioni depositate in Commissione, abbiamo sottolineato 6
Il recapito della stampa è compreso nel Servizio universale di Poste Italiane Spa
4) Da molto prima dell’entrata in vigore della L. 46/04, dalla L.662/96 e dai decreti ministeriali del 1997, a tutte le Associazioni senza fine di lucro (articolo 2,comma 20, lettera c) i cui periodici contenevano pubblicità (condizione allora esclusa per accedere alla Tariffa specifica) era applicata la Notiziario USPI n° 12/2015
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Tariffa dei “profit”. 5) Già nella Lettera-Circolare di Poste Italiane del 21.01.2003, a firma dell’allora direttore Pantano, in merito al DPCM 27/11/2002 (propedeutico del DL 353/03), si specificava, tra l’altro, quanto segue (testuale “concordato con il competente Dipartimento dell’Editoria”) in merito al prezzo per copia/abbonamento per accedere alla Tariffa profit (ora Tariffa ROC): “Per il raggiungimento del 60% (ora 50%) degli abbonamenti a titolo oneroso, non è da considerarsi computabile una quota associativa corrisposta dagli associati, a meno che la quota relativa all’abbonamento non sia esplicitamente scorporata dalla quota associativa”.
Palazzo Montecitorio, il corridoio antistante le Commissioni
Tale precisazione non avrebbe avuto senso se le Associazioni non potevano usufruire della Tariffa “profit”. SOLUZIONE PROSPETTATA: Mettendo in correlazione il comma 1, dell’articolo 1, del DL 353/03: “le imprese editrici di quotidiani e periodici” e il comma 2 dello stesso articolo: “le associazioni ed organizzazioni senza fini di lucro”, riteniamo che la normativa sulle tariffe postali per l’editoria si debba applicare, come sempre fatto, agli “editori” (in generale) iscritti al ROC. B) SECONDA QUESTIONE (correlata con la prima): L’articolo 2-undecies della L. 22/5/2010 n. 73 ha soppresso dalla previsione dei beneficiari delle “tariffe agevolate”: “le associazioni le cui pubblicazioni periodiche abbiano avuto riconosciuto il carattere politico dai gruppi parlamentari di riferimento nonché, relativamente ai bollettini dei propri organi direttivi, gli ordini professionali, i sindacati, le associazioni professionali di categoria...”. N.B.: Tali soggetti accedevano alla c.d. “Tariffa no profit”. TESI DI POSTE ITALIANE: Poste interpreta la sopra citata normativa come ESCLUSIONE TOTALE di tali soggetti dalle Tariffe “ex agevolate”, ora Notiziario USPI n° 12/2015
“Tariffe massime”. Quindi: applicazione dell’esoso “Regime Libero” e recupero delle somme non pagate dal maggio 2010 ad oggi. CONTRODEDUZIONI: 1) L’articolo 2-undecies ha escluso i soggetti di cui sopra dall’applicazione, ad essi, della “Tariffa no profit”, non l’esclusione tout-court dalle tariffe ministeriali. Se il legislatore così avesse voluto avrebbe ricompreso i soggetti di cui sopra nell’articolo 2 (Prodotti editoriali esclusi dalle agevolazioni) del Decreto Legge n.353/03 convertito e integrato dalla Legge n. 46 del 27/2/04. 2) Le Onlus e assimilate (pur non avendo più delle tariffe specifiche, perché ormai equiparate alle Tariffe ROC) mantengono tuttora una normativa di favore, non dovendo sottostare agli obblighi di esibire un prezzo per copia e/o abbonamento e di rispettare la percentuale minima di abbonamenti a titolo oneroso. L’articolo 2-undecies ha escluso i soggetti di cui sopra da tale normativa di favore, ma non dalle tariffe ministeriali, rientrando nel più generale concetto di “Associazioni senza fini di lucro” (vedi prima questione). SOLUZIONE PROSPETTATA: Per non creare una ingiustificata discriminazione tra soggetti simili, TUTTE le Associazioni senza fini di lucro, non rientranti nello specifico elenco del comma 3, articolo 1, del DL 353/03, “editrici” dei loro periodici, possono accedere alle Tariffe ROC, qualora rispettino il requisito prescritto della percentuale minima di spedizione agli abbonati/associati paganti direttamente la quota annuale. ******* EMENDAMENTO RASSEGNE STAMPA E DIRITTO D’AUTORE Fatta salva la necessità di corrispondere un indennizzo agli editori per l’utilizzo dei contenuti editoriali, si suggerisce, all’interno della proposta di legge in materia di editoria di prevedere un articolo secondo quanto segue: Art: xxx: 1. I soggetti che forniscono rassegne stampa devono corrispondere un compenso agli editori per i contenuti editoriali utilizzati per la realizzazione delle stesse. 2. Per valorizzare i contenuti editoriali, evitare limitazioni alla circolazione dell’informazione e distorsioni alla concorrenza nel settore, la misura del compenso
e le condizioni di accesso ai contenuti editoriali e del loro utilizzo, sono definite con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri da emanarsi entro … giorni dall’entrata in vigore della presente legge, sentite le associazioni di categorie delle parti interessate. 3. Il compenso, come determinato dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, è versato dal fornitore del servizio ai soggetti indicati dagli editori ovvero dalle organizzazioni di categoria degli stessi. Da tale disciplina sono escluse, le amministrazioni pubbliche di cui al comma 2 dell’articolo 1 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29. ILLUSTRAZIONE RASSEGNE D’AUTORE
E’ opinione diffusa che la libera utilizzazione di articoli di giornali quotidiani e periodici generi un danno economico alle aziende editrici, pur nel quadro di una attività che si protrae da più di un secolo e che solo ultimamente è stata oggetto di controversia tra le parti in causa. L’ U S P I ritiene che, trattandosi comunque di materia riguardante l’informazione, d e b b a essere una legge a regolamentare i Palazzo Montecitorio, targa rapporti d'ingresso all'aula della VII tra società Commissione Cultura di rassegna stampa ed editori, nel quadro di tutela di ogni attività di diffusione di materiale informativo. In tal senso è indirizzato l’emendamento proposto. Ma se, invece, sarà ritenuta preferibile la soluzione dell’accordo fra le parti, sarà imprescindibile la presenza al tavolo delle trattative della autorità di governo, affinché gli accordi non siano determinati solo da regole di mercato (e quindi da posizioni di forza dei soggetti più grandi), ma siano rispettosi dell’equilibrio complessivo del sistema editoriale e dei principi costituzionali. In questa ottica, la definizione di alcuni principi base per legge potrebbe essere opportuna. 7
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CONFERMATA L’IVA AGEVOLATA AL 4% PER I QUOTIDIANI E PERIODICI ON LINE 5
mente armonizzata a livello di Unione europea, disciplinata dalla direttiva 2006/112/CE (direttiva IVA), che ha istituito il Sistema comune d’imposta sul valore aggiunto. In materia di aliquote, l’articolo 97 della direttiva stabilisce che l’aliquota normale d’imposta fissata da ciascun Paese membro non può essere, fino al 31 dicembre 2015, inferiore al 15 per cento. Tale aliquota viene fissata da ciascuno Stato membro ad una percentuale della base imponibile che è identica per le cessioni di beni e per le prestazioni di servizi (articolo 96). Gli articoli 98 e 99 consentono agli Stati membri la facoltà di applicare una o due aliquote ridotte. Tale facoltà è ammessa esclusivamente per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi delle categorie individuate nell’allegato III della direttiva. Le aliquote ridotte non si applicano ai servizi forniti per via elettronica. La Corte di G i u s t i z i a dell’Unione europea ha elaborato un orientamento estremamente restrittivo circa la possibilità per gli Stati di estendere l’ambito di applicazione delle aliquote super-ridotte a fattispecie non contemplate al 1° gennaio 1991 (caso C462/05, Commissione c. Portogallo; caso C-240/05, Eurodental; caso C- 169/00, Commissione c. Finlandia). La Corte ha inoltre affermato che uno Stato che abbia deciso di escludere determinate operazioni dall’aliquota Iva super-ridotta, riconducendole alle aliquote ordinarie o ridotte, non può più applicare a queste operazioni l’aliquota super-ridotta, pena la violazione del diritto comunitario. Con riferimento al tema specifico dell’applicazione di un’aliquota IVA ridotta alla fornitura di libri elettronici95, merita segnalare che nelle sentenze del 5 marzo 2015 relative alle cause C-479/13 e C502/13, la Corte di giustizia ha sancito che Lussemburgo e Francia, avendo applicato dal 1° gennaio 2012 un’aliquota IVA rispettivamente del 3% e del 5,5% alla fornitura di libri digitali o elettronici, sono venuti meno agli obblighi previsti dagli articoli da 96 a 99, 110 e 114 della citata direttiva 8
2006/112/CE, letti in combinato disposto con gli allegati II e III della direttiva stessa e con il regolamento (UE) n. 282/2011. I libri elettronici o digitali oggetto della sentenza comprendono i libri ottenuti a titolo oneroso, mediante scaricamento o trasmissione continua (streaming) a partire da un sito web, nonché i libri elettronici che possono essere consultati su computer, smartphone, e-book reader o qualsiasi altro sistema di lettura. Anche in questo caso, la Corte ha ribadito che un’aliquota IVA ridotta può essere applicata unicamente alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi di cui all’allegato III della direttiva IVA. Detto allegato menziona, in particolare, la «fornitura di libri su qualsiasi tipo di supporto fisico». La Corte ne trae la conclusione che l’aliquota IVA ridotta è applicabile all’operazione consistente nel fornire un libro che si trovi su un supporto fisico. Se è vero che il libro elettronico necessita, per poter essere letto, di un supporto fisico (quale un computer), un simile supporto non è tuttavia fornito con il libro elettronico, cosicché l’allegato III non include nel suo ambito di applicazione la fornitura di tali libri. Inoltre, la Corte constata che la direttiva IVA esclude ogni possibilità di applicare un’aliquota IVA ridotta ai «servizi forniti per via elettronica». Secondo la Corte, la fornitura di libri elettronici costituisce un servizio di questo tipo. La Corte respinge l’argomento secondo cui la fornitura di libri elettronici costituirebbe una cessione di beni (e non un servizio). Infatti, solo il supporto fisico che consente la lettura dei libri elettronici può essere qualificato come «bene materiale», ma un siffatto supporto non è presente nella fornitura dei libri elettronici. A seguito della sentenza in questione, i Ministri della cultura di Francia, Germania, Italia e Polonia hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta nella quale chiedono che la Commissione europea modifichi la direttiva IVA 2006/112/CE introducendo la possibilità di applicare un’aliquota ridotta sui libri elettronici. Al momento, la Commissione non ha ancora presentato alcuna proposta al riguardo”.
******* TABELLA C - COMINICAZIONI Sostegno all’editoria Legge 67/1987 e Legge 416/1981 – recante disciplina delle imprese editrici e provvidenze per l’editoria (11.2 CAPP. 2183, 7442). Stanziamenti: 100.729,125), 100.428,085), 100.428,085).
(euro (euro (euro
VEDI TABELLA PAGINA 10 ******* 50 MILIONI PER LE EMITTENTI RADIOTELEVISIVE LOCALI DAL CANONE TV Il Fondo gestito dal Ministero dello Sviluppo economico Il 33% delle maggiori entrate del nuovo canone TV non andrà al servizio pubblico, ma all’Erario. I proventi saranno destinati al finanziamento dell’emittenza locale e alla riduzione della pressione fiscale. Come ben noto, il nuovo canone Rai o sarà pagato con le bollette dell’energia elettrica. Il canone ammonterà a 100 euro. Nel maxi- emendamento alla legge di stabilità, il Governo ha deciso di destinare il 33% delle eventuali maggiori entrate all’Erario. Quindi a beneficiare della tassa non sarà il servizio pubblico televisivo. Nello specifico i proventi saranno destinati all’emittenza locale, fino ad un importo massimo di 50 milioni di euro in ragione d’anno, e alla riduzione della pressione fiscale. Ecco il testo dei commi 160 e 163: 160. Per gli anni dal 2016 al 2018, le eventuali maggiori entrate versate a titolo di canone di abbonamento alla televisione rispetto alle somme già iscritte a tale titolo nel bilancio di previsione per l’anno 2016 sono riversate all’Erario per una quota pari al 33 per cento del loro ammontare per l’anno 2016 e del 50 per cento per ciascuno degli anni 2017 e 2018, per essere destinate: a) all’ampliamento sino ad euro 8.000 della soglia reddituale prevista dall’articolo 1, comma 132, della legge 24 dicembre Notiziario USPI n° 12/2015
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2007, n. 244, ai fini della esenzione dal pagamento del canone di abbonamento televisivo in favore di soggetti di età pari o superiore a settantacinque anni; b) al finanziamento, fino ad un importo massimo di 50 milioni di euro in ragione d’anno, di un Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, da istituire nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico; c) al Fondo per la riduzione della pressione fiscale, di cui all’articolo 1, comma 431, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, e successive modificazioni. Le somme di cui al presente comma sono ripartite con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, che stabilisce altresì le modalità di fruizione dell’esenzione di cui alla lettera a), ferma restando l’assegnazione alla società RAIRadiotelevisione italiana Spa della restante quota delle eventuali maggiori entrate versate a titolo di canone di abbonamento. Le quote delle entrate del canone di abbonamento già destinate dalla legislazione vigente a specifiche finalità sono attribui-
te sulla base dell’ammontare delle predette somme iscritte nel bilancio di previsione per l’anno 2016, ovvero dell’ammontare versato al predetto titolo nell’esercizio di riferimento, se inferiore alla previsione per il 2016. Le somme di cui al presente comma non impegnate in ciascun esercizio possono esserlo in quello successivo. 163. Con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono stabiliti i criteri di riparto tra i soggetti beneficiari e le procedure di erogazione delle risorse del Fondo di cui alla lettera b) del comma 79, da assegnare in favore delle emittenti radiofoniche e televisive locali per la realizzazione di obiettivi di pubblico interesse, quali la promozione del pluralismo dell’informazione, il sostegno dell’occupazione nel settore, il miglioramento dei livelli qualitativi dei contenuti forniti e l’incentivazione dell’uso di tecnologie innovative. Maggiori approfondimenti sul prossimo numero di questo Notiziario. Notiziario USPI n° 12/2015
I dati Nielsen (TABELLE)
INVESTIMENTI PUBBLICITARI IN CRESCITA DEL 1,4% CONSIDERANDO ANChE IL wEB Bene TV e radio. Segno negativo per i quotidiani, che registrano un mese di ottobre a -2,3% e chiudono i 10 mesi a-6,7%, così come i periodici, in perdita del 4% per questo stesso periodo IL MERCATO PUBBLICITARIO IN ITALIA A OTTOBRE 2015 Il mercato degli investimenti pubblicitari nei primi dieci mesi del 2015 cresce dell’1,4%, considerando anche la porzione web (principalmente search e social) stimata da Nielsen. Sulla base del perimetro attualmente rilevato nel dettaglio si registrano invece un calo dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2014 (56,6 milioni in meno) e un incremento del 2,7% per il singolo mese di ottobre. Lo dicono i nuovi dati Nielsen relativi al mese di ottobre 2015, diffusi il 14 dicembre.
+3,1%, transit a +19,4% e out of home TV a +10,7%. Per quanto riguarda i settori merceologici, se ne segnalano 11 in crescita, con un apporto di circa 119 milioni di euro. Per i primi comparti del mercato si registrano andamenti differenti nei 10 mesi del 2015: alla crescita di alimentari (+5,7%, circa 37 milioni) e farmaceutici (+4,7%, circa 11,6 milioni), si contrappone il calo di finanza/assicurazioni (‐5,9%, circa 15,5 milioni), automotive (‐1,3%, circa 6,5 milioni) e telecomunicazioni (‐7,9%, circa 23,1 milioni). Per il dettaglio, vedi seconda tabella.
Relativamente ai singoli mezzi, la TV cresce del 6,7% nel singolo mese, portando il periodo cumulato a -0,7% e confermando questa inversione di tendenza anche per gli ultimi due mesi del 2015. Confermano il segno negativo i quotidiani, che registrano un mese di ottobre a -2,3% e chiudono i 10 mesi a-6,7%, così come i periodici, in perdita del 4% per questo stesso periodo. Il mezzo radio continua a distinguersi con un andamento molto positivo: +9,4% a ottobre e +10% nel periodo consolidato. Internet, relativamente al perimetro attualmente monitorato, si stabilizza a ottobre (-0,1%), assestando il decremento al -1,2% sui 10 mesi del 2015 . Sulla base delle stime di Nielsen relative al totale del web advertising, aggiungendo dunque la porzione di mercato non monitorata, il digitale crescerebbe del 9% per il periodo gennaio – ottobre 2015. Continua l’andamento negativo della raccolta per il cinema e per il direct mail, rispettivamente in calo del 7,2% e del 6,1%. Continua l’ottimo momento dell’intero mondo dell’out of home che chiude in terreno positivo a gennaio – ottobre: outdoor a 9
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Notiziario fiscale - Notiziario fiscale - Notiziario fiscale - Notiziario fiscale -Notiziario fiscale CONSERVAZIONE DELLE FATTURE ELETTRONIChE Non è necessario comunicare all’Agenzia delle entrate, tramite il modello di variazione dati, il soggetto conservatore delle fatture elettroniche, se diverso dal contribuente e dal depositario delle scritture contabili RIS. 25/9/15, N. 81/E L’Agenzia delle entrate con la Ris. 25/9/15 n. 81/E, riportata sul sito Internet: http://www.agenziaentrate.gov, ha chiarito alcuni dubbi concernenti gli obblighi comunicativi relativi alla conservazione delle fatture elettroniche e degli altri documenti informatici rilevanti ai fini tributari. In estrema sintesi l’impresa incaricata del servizio di emissione e conservazione delle fatture elettroniche non diventa necessariamente depositaria delle scritture contabili dei propri clienti. Pertanto qualora un’impresa affidi ad un soggetto terzo, (diverso dal depositario delle scritture contabili), l’incarico di emissione e conservazione delle fatture elettroniche, non sussiste in capo alla stessa alcun obbligo comunicativo all’Agenzia delle entrate, mediante modello di variazione dati Iva (mod. AA7/AA9). In tale ipotesi l’unico adempimento in capo al contribuente è quello di comunicare, in sede di compilazione della dichiarazione dei redditi (righi: RS104, RS40, e RS140 rispettivamente del mod. Unico SC, SP e PF) che nell’anno di riferimento si è proceduto alla conservazione sostitutiva. E’ comunque richiesto che: • gli estremi identificativi del conservatore siano indicati nel manuale della conservazione che deve essere redatto dal responsabile della stessa; • in sede di controllo, la documentazione informatica sia disponibile ai verificatori presso il contribuente o presso il soggetto depositario delle scritture contabili. INTERPELLO PRESENTATO Nello specifico l’interpello era stato presentato dal titolare di una farmacia, la quale aveva affidato ad una società italiana il compito di emettere le fatture elettroniche nei confronti delle Asl e di procedere anche alla relativa conservazione sostitutiva. In particolare, l’impresa incaricata provvedeva ad emettere la fattura in formato XML, (apponendo la propria firma elettronica qualificata), a trasmetterla al SdI gestendo e archiviando i vari messaggi di notifica ed infine a conservarla in formato elettronico. L’interpellante chiedeva se fosse obbligatorio entro 30 giorni dalla emissione della Notiziario USPI n° 12/2015
prima fattura elettronica comunicare all’Amministrazione finanziaria, mediante il modello di variazione dati le generalità del soggetto incaricato della conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche e il luogo di conservazione delle stesse, (come se tale soggetto rivestisse il ruolo di nuovo/ulteriore depositario delle scritture contabili), oppure fosse sufficiente la compilazione del rigo RS140, codice 1 del mod. Unico. RISPOSTA DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE L’Agenzia delle entrate, in risposta all’interpellante, dopo aver richiamato le disposizioni relative all’obbligo di emissione e conservazione della fattura elettronica (artt. 35, c. 2, lett. d) e 39, c. 3 del Dpr n. 633/72, ed artt. 3 e 5 del Dm 17/6/14), precisa che le fatture elettroniche devono obbligatoriamente essere conservate in formato elettronico sul territorio nazionale, oppure anche all’estero in uno Stato con il quale esista uno strumento giuridico che disciplini la reciproca assistenza, fermo restando in tal caso l’obbligo del contribuente di assicurare l’accesso automatizzato all’archivio e che tutti i documenti e i dati in esso contenuti siano stampabili e trasferibili su altro supporto informatico. Inoltre il contribuente è obbligato a: 1) comunicare in sede di dichiarazione dei redditi che nell’anno di riferimento si è proceduto alla conservazione elettronica di almeno un documento rilevante ai fini tributari; 2) in caso di controlli e verifiche, rendere leggibili ed accessibili i documenti fiscali, dalla sede presso cui il contribuente svolge la propria attività, oppure dal diverso luogo in cui gli stessi sono fisicamente collocati, previa comunicazione da effettuarsi con la dichiarazione di inizio/variazione attività ai sensi dell’art. 35, c. 2 del Dpr n. 633/72. Fatte le suddette premesse, in risposta allo specifico quesito del contribuente, l’Agenzia delle entrate risponde che le istruzioni relative ai quadri E e F dei rispettivi modelli AA7 e AA9, chiariscono che la Sezione 1, relativa ai “soggetti depositari e luoghi di conservazione delle scritture contabili”, deve essere compilata solo se i depositari sono diversi dal soggetto titolare indicato nel quadro C (rappresentante legale). Ciò tanto “nel caso in cui debba essere comunicata la sostituzione di un depositario, quanto nel caso in cui debba essere comunicata esclusivamente la variazione di uno o più luoghi di conservazione delle scritture contabili già comunicati”. Sulla base di queste premesse l’Agenzia delle entrate precisa che la nozione di “conservazione” delle scritture contabili, inizial-
mente elaborata con riferimento ai soli documenti cartacei e, quindi, sostanzialmente coincidente con il concetto di “deposito”, deve essere aggiornata al fine di tener conto dei nuovi processi di dematerializzazione dei documenti fiscali. Tali processi sono gestiti dal conservatore che è il soggetto definito dal CAD ed identificato nel manuale di conservazione, il quale può coincidere con il contribuente, oppure può assumere la veste di depositario delle scritture contabili, oppure ancora può essere un soggetto terzo. Ne deriva che nell’ipotesi in cui il “conservatore elettronico” sia un terzo soggetto rispetto al depositario delle scritture contabili, il contribuente non è tenuto a darne comunicazione mediante gli apposti modelli AA7/AA9, sempre che, in caso di accesso, i verificatori siano messi in condizione di visionare ed acquisire direttamente, presso la sede del contribuente, oppure del “depositario” delle scritture contabili, la documentazione fiscale, (compresa quella che garantisce l’autenticità e l’integrità delle fatture elettroniche), al fine di verificarne la corretta conservazione. CONSIDERAZIONI FINALI In conclusione con tale risoluzione l’Amministrazione finanziaria ha ulteriormente incrementato l’utilizzo della fattura elettronica, chiarendo che la comunicazione tramite il modello AA7 o AA9 va effettuata solo in caso di variazione del luogo di conservazione delle scritture contabili o del depositario delle stesse. Il conservatore “elettronico” non è considerato necessariamente depositario delle scritture contabili, (se quest’ultimo è un altro soggetto) e conseguentemente non deve rilasciare al contribuente l’attestazione di tenuta delle stesse (ai sensi dell’art. 52, c. 10 del Dpr n. 633/72) né quest’ultimo comunicare all’Amministrazione finanziaria con il modello AA7/AA9 l’incarico a questi conferito di conservazione elettronica. (ASSOGRAFICINFORMA, Numero 17 Anno XXII, 9 novembre 2015) ******* RISOLUZIONE N. 81/E (Roma, 25 settembre 2015) OGGETTO: Interpello - ART. 11, legge 27 luglio 2000, n. 212 – Comunicazione del luogo di conservazione in modalità elettronica dei documenti rilevanti ai fini tributari, art. 5 D.M. 17 giugno 2014. QUESITO TIZIO, titolare della ditta individuale “Farmacia ALFA di …”, di 12 11
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seguito anche “l’istante” o “l’interpellante”, per la fatturazione elettronica nei confronti delle Aziende Sanitarie Locali (ASL) si avvale di apposita società avente sede in Italia, tale “BETA”, che svolge tutte le relative incombenze: firma digitale, invio tramite Sistema di Interscambio (SdI), gestione ed archiviazione delle notifiche provenienti dallo stesso sistema, nonché conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche. In riferimento a quest’ultimo aspetto, l’istante rappresenta che, in data 28 aprile 2015, Federfarma ha informato i propri iscritti che entro 30 giorni dall’emissione della prima fattura nei confronti delle ASL doveva essere presentata tramite modello AA/9 (o AA/7) la comunicazione del nuovo depositario delle scritture contabili relativamente al soggetto che si occupa della conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche verso le ASL. Pertanto, l’istante chiede se tale comunicazione sia obbligatoria o sia sufficiente la compilazione del rigo RS140, codice 1, del modello Unico 2016 in riferimento ai redditi 2015 (prima annualità di emissione e di conservazione delle fatture elettroniche). SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE L’istante rappresenta che: - nel caso concreto, non vi è un nuovo soggetto depositario delle scritture contabili, ma esclusivamente un nuovo soggetto che conserva le sole fatture elettroniche, nello specifico quelle verso le ASL; - il modello AA9/11 prevede, al quadro F, due sezioni: la prima per comunicare i soggetti depositari delle scritture contabili e la seconda per indicare il luogo di conservazione delle fatture all’estero, mentre non è prevista una sezione per l’indicazione del soggetto che conserva le sole fatture elettroniche in Italia; - i documenti di prassi in materia (circolari nn. 45/E del 2005, 65/E del 2011 e 18/E del 2014), prevedono l’obbligo di comunicazione all’Agenzia delle Entrate delle sole variazioni dei soggetti depositari delle scritture contabili e di quelle inerenti i soggetti che conservano le fatture in altro Stato; - l’articolo 5, comma 1, del D.M. 17 giugno 2014, dispone che la conservazione in modalità elettronica dei documenti rilevanti ai fini tributari sia comunicata dal contribuente a mezzo della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di riferimento, imponendo, al successivo comma 2, che in caso di controlli i documenti informatici siano resi disponibili dalla sede del contribuente, ovvero presso il luogo di conservazione delle scritture dichiarato dal soggetto ai sensi dell’articolo 35, comma 2, 12
lettera d), del D.P.R. n. 633 del 1972. Tutto ciò premesso, TIZIO ritiene che la comunicazione all’Amministrazione Finanziaria tramite mod. AA9/11 non debba essere presentata, essendo sufficiente la semplice comunicazione mediante il modello Unico 2016. PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE Dal 31 marzo 2015 la fatturazione elettronica è, per tutte le cessioni di beni e le forniture di servizi effettuate nei confronti delle amministrazioni pubbliche (cfr., da ultimo, la circolare n. 1/DF del 9 marzo 2015), l’unica modalità ammessa (si veda il D.M. n. 55 del 2013, recante “regolamento in materia di emissione, trasmissione e ricevimento della fattura elettronica da applicarsi alle amministrazioni pubbliche ai sensi dell’articolo 1, commi da 209 a 213, della legge 24 dicembre 2007, n. 244”, nonché il successivo D.L. n. 66 del 2014, convertito in legge, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, della L. n. 89 del 2014). In base all’articolo 39, comma 3, del D.P.R. n. 633 del 1972, le fatture elettroniche, emesse sia nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni, sia dei privati, «sono conservate in modalità elettronica, in conformità alle disposizioni del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze adottato ai sensi dell’articolo 21, comma 5, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82. (…) Il luogo di conservazione elettronica delle stesse, nonché dei registri e degli altri documenti previsti dal presente decreto e da altre disposizioni, può essere situato in un altro Stato, a condizione che con lo stesso esista uno strumento giuridico che disciplini la reciproca assistenza. Il soggetto passivo stabilito nel territorio dello Stato assicura, per finalità di controllo, l’accesso automatizzato all’archivio e che tutti i documenti ed i dati in esso contenuti, compresi quelli che garantiscono l’autenticità e l’integrità delle fatture di cui all’articolo 21, comma 3, siano stampabili e trasferibili su altro supporto informatico». In attuazione di tale disposizione è stato emanato il D.M. 17 giugno 2014 – pubblicato nella G.U. del 26 giugno 2014 e recante “Modalità di assolvimento degli obblighi fiscali relativi ai documenti informatici ed alla loro riproduzione su diversi tipi di supporto - articolo 21, comma 5, del decreto legislativo n. 82/2005” – con il quale sono state ridefinite le regole vigenti in materia (dettate in precedenza dall’abrogato D.M. 23 gennaio 2004), stabilendo, tra l’altro, che: - i documenti informatici sono conservati in
modo tale che «siano rispettate le norme del codice civile, le disposizioni del codice dell’amministrazione digitale e delle relative regole tecniche e le altre norme tributarie riguardanti la corretta tenuta della contabilità» (cfr. l’articolo 3); - «il contribuente comunica che effettua la conservazione in modalità elettronica dei documenti rilevanti ai fini tributari nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta di riferimento. In caso di verifiche, controlli o ispezioni, il documento informatico è reso leggibile e, a richiesta, disponibile su supporto cartaceo o informatico presso la sede del contribuente ovvero presso il luogo di conservazione delle scritture dichiarato dal soggetto ai sensi dell’art. 35, comma 2, lettera d), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633. Il documento conservato può essere esibito anche per via telematica secondo le modalità stabilite con provvedimenti dei direttori delle competenti Agenzie fiscali. (…)» (così l’articolo 5). Inoltre, ai sensi dell’articolo 35, comma 2, lettera d), del D.P.R. n. 633 del 1972, dalla dichiarazione di inizio attività deve, tra gli altri, risultare il luogo in cui sono tenuti e conservati «i libri, i registri, le scritture e i documenti prescritti dal presente decreto e da altre disposizioni», nonché, ai sensi del successivo comma 3, ogni eventuale variazione del luogo di conservazione. Dal combinato disposto delle norme richiamate emerge: a) la facoltà, per chi emette/riceve fatture elettroniche, di conservare le stesse, così come le altre scritture contabili, tanto sul territorio nazionale, quanto all’estero, in Paesi con i quali esista uno strumento giuridico che disciplini la reciproca assistenza; b) l’obbligo di comunicare, tramite la dichiarazione dei redditi, che nell’anno di riferimento si è proceduto alla conservazione sostitutiva; c) in caso di controlli e verifiche, l’obbligo di rendere leggibili ed accessibili i documenti (fatture in primis) tanto dalla sede presso cui il contribuente svolge la propria attività, quanto dal diverso luogo in cui gli stessi sono fisicamente collocati, previa apposita dichiarazione da effettuare ai sensi del citato articolo 35, comma 2, lettera d), del D.P.R. n. 633 del 1972. Conformi alla previsione legislativa i modelli richiamati dall’istante e le relative istruzioni. In particolare, con riferimento all’obbligo di comunicazione nella dichiarazione sub b), al rigo RS140 del Modello Unico PF (ovvero ai righi RS104 e RS40 per quelli SC e SP) va indicato «il codice 1, qualora il Notiziario USPI n° 12/2015
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- Notiziario fiscale - Notiziario fiscale contribuente nel periodo di riferimento, abbia conservato in modalità elettronica almeno un documento rilevante» (cfr. pagina 43 delle relative istruzioni). Con riferimento all’obbligo di comunicare il luogo di conservazione, sub c), le istruzioni ai modelli AA7/10 e AA9/11 (da quest’anno AA9/12), rispettivamente quadri E e F, chiariscono che la Sezione 1, relativa a “soggetti depositari e luoghi di conservazione delle scritture contabili”, va compilata quando i depositari stessi sono «diversi dal soggetto indicato nel quadro C (titolare)», tanto «nel caso in cui debba essere comunicata la sostituzione di un depositario», quanto «nel caso in cui debba essere comunicata esclusivamente la variazione di uno o più luoghi di conservazione delle scritture contabili già comunicati», dando poi eventuale e separata indicazione nella Sezione 2 dei “luoghi di conservazione delle fatture all’estero”. Ciò premesso, il concetto di “conservazione” delle scritture contabili cui il D.P.R. n. 633 del 1972 e i relativi modelli in uso fanno riferimento - in origine riferito ai soli documenti cartacei e, quindi, sostanzialmente coincidente con il concetto di “deposito” - deve necessariamente tenere conto del processo di dematerializzazione dei documenti fiscalmente rilevanti. In tale processo, infatti, il conservatore è il soggetto, definito dal CAD e riportato nel manuale di conservazione, il quale opera solo il processo di “conservazione elettronica” dei documenti fiscali. Questi può, peraltro, coincidere con il contribuente, oppure può assumere la veste del depositario (ossia di colui che gestisce la contabilità e che, ai fini fiscali, assume specifiche responsabilità), o può essere un soggetto terzo. In tale ultima ipotesi, oggetto della presente istanza, poiché il conservatore (“elettronico”) non è il depositario delle scritture, il contribuente non è tenuto a farne comunicazione mediante il modello AA9/11 (essendo, in ogni caso, gli estremi identificativi del conservatore riportati obbligatoriamente nel manuale della conservazione), nel presupposto che, in caso di accesso, i verificatori siano messi in condizione di visionare e acquisire direttamente, presso la sede del contribuente ovvero del “depositario” delle scritture contabili, la documentazione fiscale, compresa quella che garantisce l’autenticità ed integrità delle fatture, al fine di verificarne la corretta conservazione. Va da sé che la mancata esibizione dei documenti sopra richiamati comporta gli effetti previsti dagli articoli 39 del D.P.R. n. 600 del 1973 e 52 del D.P.R. n. 633 del 1972. Notiziario USPI n° 12/2015
Notizie dall’INPGI - Notizie dall’INPGI SERVIZIO ENTRATE CONTRIBUTIVE
Circolare n. 8 del 17/12/2015 Oggetto: • Gestione Separata INPGI - Versamento contributi minimi 2015; • Iscritti alla Gestione separata INPGI che ricoprono cariche di Amministratore Locale ex art. 81 e 86 del D.lgs. 267/2000 - Adempimenti contributivi. Si fa seguito alla circolare INPGI n. 6 del 9 settembre 2015, di pari oggetto, relativa al contributo minimo annuale dovuto da tutti i giornalisti iscritti alla Gestione separata che nel corso dell’anno 2015 abbiano svolto attività giornalistica in forma autonoma. In tale occasione l’Istituto ha fatto riserva di richiedere l’adeguamento del contributo di maternità, fissato in via provvisoria nella misura di 20,00 euro già vigente nel 2014. Infatti, alla data del 30 settembre 2015 (scadenza del versamento del contributo minimo 2015) la delibera n. 4 del 6/05/2015 del Comitato Amministratore - che ha rideterminato in 40,00 euro il contributo di maternità per il 2015 - non risultava ancora approvata dai ministeri vigilanti. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con nota MA004.A007.11433 PG-L-68 prot. 18796 del 14/12/2015, ha approvato la predetta delibera INPGI n. 4 del 6/05/2015. Pertanto, gli importi definitivi - dovuti quale contributo minimo per l’anno 2015 sono i seguenti: VEDI TABELLA Quei giornalisti che hanno già ottemperato al versamento del contributo minimo 2015 nella misura provvisoria richiesta nello
scorso mese di settembre, possono provvedere al pagamento della integrazione di 20,00 euro del contributo di maternità, entro il 31 gennaio 2016, mediante Modello F24/Accise, reperibile sul sito dell’INPGI ed in quello dell’Agenzia delle Entrate (nella sezione modelli di versamento), che dovrà essere compilato indicando, quale contribuente, i dati anagrafici ed il codice fiscale del giornalista interessato (non è ammesso il versamento da parte di soggetti diversi) ed utilizzando i seguenti codici: Ente = P Provincia = (lasciare vuoto) Codice tributo = G001 Codice identificativo = 22222 Mese = 01 Anno di riferimento = 2015. Qualora il giornalista non si trovasse nelle condizioni di poter utilizzare la predetta forma di pagamento potrà effettuare il versamento mediate bonifico bancario, sul conto intestato all’INPGI, acceso presso l’Agenzia 11 di Roma della BANCA POPOLARE DI SONDRIO, IBAN: IT 24 W 05696 03200 000020000X28. In questo caso è indispensabile che nella causale del versamento sia indicato “AC 2015 seguito dal numero di posizione ANNNNN (lettera A seguita da 5 cifre) ovvero dal proprio codice fiscale”. Si informa, altresì, che in caso di mancato versamento dell’integrazione del contributo minimo 2015, la relativa quota sarà addebitata in fase di determinazione della contribuzione effettivamente dovuta in base ai redditi prodotti nell’anno, calcolo effettuato al momento comunicazione reddituale da effettuarsi entro il prossimo 31 luglio 2016. In tal caso, la quota di 20,00 euro dovuta quale integrazione del contributo di maternità sarà cumulata con l’eventuale contribuzione a saldo. Contributo minimo Contributi minimo ridotto per i giornalisti ridotto per i giornalisti con meno di 5 anni di titolari di trattamento anzianità professionale pensionistico diretto
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DEPOSITO LEGALE E CONVENZIONI USPI In base agli accordi sottoscritti dall’USPI con le Biblioteche Nazionali Centrali di Roma e Firenze per il “deposito legale” dei prodotti editoriali presso gli Archivi Nazionali (DPR 252/06), gli editori associati USPI possono effettuare la consegna in forma cumulativa delle copie diffuse: ENTRO IL MESE DI DICEMBRE Gli editori di: QUOTIDIANI, PLURISETTIMANALI e SETTIMANALI con sede principale in: LAZIO, ABRUZZO, MOLISE, CAMPANIA, PUGLIA, BASILICATA, CALABRIA, SICILIA, SARDEGNA sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite nel 3° trimestre dell’anno (luglio-settembre 2015). - Gli editori di periodici con cadenza superiore al settimanale nel mese di novembre non devono effettuare alcuna consegna. ENTRO IL MESE DI GENNAIO Gli editori con sede principale in VALLE D’AOSTA, PIEMONTE, LOMBARDIA, TRENTINO ALTO ADIGE, - che pubblicano QUOTIDIANI, PLURISETTIMANALI (meno di 5 uscite a settimana) e SETTIMANALI e i relativi supplementi allegati, sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite al pubblico nel 4° trimestre dell’anno (ottobre-dicembre 2015); - che pubblicano QUATTRORDICINALI, QUINDICINALI, MENSILI e di ALTRA PERIODICITA’ e relativi supplementi e allegati, sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie dei periodici distribuite al pubblico nel 2° semestre dell’anno (lugliodicembre 2015). Ricordiamo la necessità di allegare a questa prima spedizione annuale un certificato di iscrizione all’USPI per l’anno 2016. Rammentiamo, infine, che per il deposito delle copie presso le Biblioteche regionali e provinciali la cadenza stabilita dalla legge è ogni 60 giorni. GLI INDIRIZZI - Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, Viale Castro Pretorio 105, 00185 Roma. - Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Via Tripoli 36/44, 50122 Firenze 14
PIU’LIBRI PIU’LIBERI 2015 Cinque giorni di festa per libri e storie di tutti i colori Boom di libri per bambini e ragazzi, followers in carne e ossa per gli YouTubers e tutto esaurito nelle sale (Roma, 8 dicembre) Con 53 mila presenze e tanti appuntamenti da “tutto esaurito”, Più libri più liberi raccoglie i frutti degli anni di resistenza di fronte alla crisi, puntando sulla vastità dell’offerta di temi, autori, formati, il coinvolgimento dei giovani lettori e l’incontro fra autori, editori e lettori. La migliore risposta all’appello formulato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella inviato alla manifestazione: “È necessario adoperarsi per garantire la maggiore libertà editoriale possibile”. E l’intreccio di editori, autori, librai, operatori professionali e visitatori, ha richiamato lo spirito delle parole del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini: “Dobbiamo lavorare tutti insieme, istituzioni ed editori, librerie fisiche e online, grandi e piccoli, non dividendoci in un settore del mercato né rassegnandoci ad avere pochi lettori in Italia”. Vivace e poliedrica, Più libri più liberi conclude la quattordicesima edizione rilanciando la scia di successi degli anni precedenti, con grande soddisfazione degli espositori, soprattutto per l’aumento delle vendite e un pubblico mirato, che sa cosa vuole acquistare e si fida dei consigli dei propri editori preferiti. Riuscitissime anche le presentazioni, che hanno fatto da traino anche per altri titoli di catalogo oltre alle novità. Orgogliosi gli organizzatori: il direttore della Fiera Fabio Del Giudice commenta: “Il successo della Fiera, anno dopo anno, si spiega con l’entusiasmo, la professionalità e lo spirito di innovazione degli editori indipendenti. E con la vocazione a seguire lo spirito dei tempi, come abbiamo fatto quest’anno aprendo per esempio alle nuove narrazioni degli YouTubers e organizzando momenti di riflessione sui temi più caldi dell’attualità”. E aggiunge: “In questa edizione abbiamo avuto un pubblico molto propenso agli acquisti, tanto che l’80%
degli editori ha dichiarato di aver venduto come o più dell’anno scorso”. Una risposta anche al clima di paura per gli attentati: “La gente ha continuato a venire in Fiera, anche per seguire i numerosi incontri dedicati all’attualità: dai fatti di Parigi a Mafia Capitale. È la prova che per fortuna siamo ancora in tanti a credere che la cultura, l’approfondimento e la condivisione siano le armi più efficaci contro ogni forma di violenza”. Tanti fili rossi per una Fiera che quest’anno più del solito ha visto il pubblico protagonista e preparato, molto apprezzato dagli editori che nei giorni della manifestazione hanno potuto incontrare i propri lettori e consolidare un rapporto che prosegue per tutto l’anno. Antonio Monaco, Presidente del Gruppo dei piccoli editori dell’AIE e direttore delle
edizioni Sonda commenta: “Mi sembra che il pubblico romano sia non solo consolidato ma anche maturo e che grazie all’esperienza di Più libri riconosca gli editori, sulla base dei propri interessi e delle proprie esigenze, e quindi vada a colpo sicuro verso i progetti editoriali a loro più affini. In questa edizione abbiamo lanciato un appello per coinvolgere sia tutti gli operatori della filiera che tutti i soggetti istituzionali e sociali che possono avere a cuore le sorti della lettura e del libro. Abbiamo un anno davanti a noi prima della prossima edizione della Fiera per proporre un programma ad ampio raggio in grado di accompagnare e rafforzare questa ripresa della piccola e media editoria italiana”. Per Romano Montroni, Presidente del Centro per il libro e la lettura, è stata “un’esperienza coinvolgente: è come tornare a fare il libraio, solo che questa libreria è Notiziario USPI n° 12/2015
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gigantesca e racchiude una varietà straordinaria di storie. Bellissimo vedere tanta gente e soprattutto tanti bambini e ragazzi aggirarsi fra gli stand e sfogliare pagine”. Lidia Ravera, Assessore alla Cultura e Politiche giovanili della Regione Lazio, commenta: “Anche quest’anno, per la quattordicesima volta, nonostante il terrorismo dell’antiterrorismo (evitare gli eventi, i luoghi affollati, eccetera), la festa/fiera della piccola e media editoria è stata un successo. Di pubblico, di stimoli critici, di
pensieri e parole. Nelle sale dove, al ritmo di uno all’ora, ferveva lo scambio di idee, nei corridoi fra gli stand, dove sfilava ordinata la curiosità dei lettori, è circolato e ha sostato e si è fatto vedere e sentire l’amore per i libri. Mi sono sentita a casa, come sempre da più di dieci anni. E anche ottimista sul futuro dell’editoria indipendente: non c’è fusione acquisizione o concentrazione che possa indebolire davvero chi ha scommesso sul desiderio di leggere, di scrivere, di confezionare editare e distribuire libri. Perché nei libri c’è l’intelligenza degli altri, l’unico antidoto efficace a ciò che ci fa davvero paura: l’indifferenza, la solitudine, la noia”. Evidente la soddisfazione di Cristina Selloni, Direttore dell’Istituzione Biblioteche di Roma: “Oltre 2.500 bambini hanno partecipato ai laboratori, incontri e letture a voce alta nello Spazio ragazzi
gestito da Biblioteche di Roma e più di 4.000 tra genitori e insegnanti hanno ascoltato i tanti momenti di approfondimento sulla editoria per bambini e adolescenti. Una buona partenza si è registrata anche per la Bibliocard, la nuova card a sostegno dello sviluppo delle Biblioteche. Tantissimi i testimonial eccellenti che hanno voluto dare il proprio contributo: da Erri de Luca a Francesco Piccolo, da Massimo Carlotto a Giancarlo de Cataldo, da Ascanio Celestini a Zerocalcare e moltissimi altri ancora. Un successo che conferma che le iniziative culturali di qualità e le giuste alleanze tra scrittori, editori e biblioteche garantiscono il gradimento e la partecipazione dei cittadini romani”. I NUMERI 53.000 presenze e grandi numeri per i cinque giorni al Palazzo dei Congressi, che ha ospitato autori e ospiti italiani e internazionali dal mondo della cultura, dello sport, dello spettacolo e della società civile, con incursioni tra fumetto, musica e arti visive. Con 379 espositori, 330 incontri e circa 1000 relatori, Più libri più liberi ha registrato il “tutto esaurito” nelle sale e pubblico in fila nei corridoi per Lirio Abbate e Ascanio Celestini su Mafia Capitale, Andrea Camilleri, che presentava il suo ultimo libro Le vichinghe volanti e altre storie d’amore a Vigàta, i racconti di Erri De Luca,
Annie Ernaux, con il suo libro Gli Anni, l’incontro con Massimo Fagioli, Emiliano Fittipaldi che con Massimo Giannini ha parlato di Vatileaks, Il Paese di Gazebo, con Diego Bianchi “Zoro”, Marco Damilano, Makkox, Enrico Mentana, Missouri 4, Andrea Salerno e Antonio Sofi, e l’appuntamento con il fumettista Zerocalcare. Novità molto apprezzata da ragazzi, la presenza degli YouTubers Alessandro “Shooter Hates You” Masala (Breaking Italy. Informazione e Intrattenimento su YouTube) e The Pills (Le rockstar del web alla conquista del cinema), che hanno fatto il tutto esaurito in sala. Seguitissimi anche gli incontri con Wolfgang Bauer che ha raccontato il suo reportage Al di là del mare, il Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini
che ha riflettuto sulla forza della politica, l’intervento del giornalista francese Bernard Guetta sugli attentati di Parigi, sull’attualità anche Ivan Grozny Compasso e il suo Kobane dentro. Diario di guerra sulla difesa del Rojava, Paolo Nori e il suo Manuale pratico di giornalismo disinformato, Boris Pahor con Quello che ho da dirvi. Dialogo tra generazioni lontane un secolo, Alain Mabanckou e il suo aspirante serial killer di African Psycho, la Carne viva di Merritt Tierce e Ornella Vanoni con le sue Piccole storie di Ornella V. 16
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PIU’LIBRI PIU’LIBERI 2015 Cinque giorni di festa per libri e storie di tutti i colori 15
Soddisfazione anche per gli incontri professionali, autentico laboratorio formativo per i piccoli editori, e grande successo per il Fellowship program, in collaborazione con l’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane: 15 editori stranieri, 30 editori italiani e oltre 200 incontri in due giorni che hanno portato i libri italiani all’estero, sconfiggendo il grande nemico della piccola editoria – la visibilità. Grande successo anche sui social network: durante la Fiera, 400 tweet (80 tweet al giorno), 500.000 visualizzazioni dei tweet, 2.000 menzioni, 20.000 visite al profilo e 3.000 follower in più (19.200 totali). #peramoredeilibri, la campagna in cui si invitava a regalare una citazione, ha prodotto 2.000 interazioni e l’hashtag #PerAmoreDeiLibri è stata tra i trend topic di Twitter il 4 dicembre, insieme a #piulibri15. Su Facebook 124.000 “mi piace”, 415.000 di copertura totale dalla settimana in fiera, con un incremento del 33,4% in più rispetto al pre-fiera. Attivo anche il pubblico: 7.000 mi piace ai post di #piulibri15, 500 commenti, 1.220 condivisioni dei post e 45.000 click sui post (esclusi i mi piace,
commenti). IL LIBRO DELL’ANNO 2015 DI FAHRENHEIT Fahrenheit, la trasmissione di Radio3 Rai, che ha trasmesso in diretta da Più libri più liberi, ha proclamato oggi il suo L i b r o dell’Anno 2015 votato dai lettori. Dopo Gomorra di Roberto Saviano, Storie di uno scemo di guerra di Ascanio Celestini, Mal di pietre di Milena Agus, Necropolis di Boris Pahor, Nel mare ci sono i coccodrilli di Fabio Geda, Piazza del Diamante di Mercè Rodoreda, Italia di Marco Lodoli, Se ti abbraccio non aver paura di Fulvio Ervas, Alberi erranti e naufraghi di Alberto Capitta, e Dimentica il mio nome di Zerocalcare, il vincitore di quest’anno è L’invenzione della madre (minimum fax), di Marco Peano, e tutti i
finalisti hanno partecipato alla puntata finale di oggi. Più libri più liberi dà appuntamento alla quindicesima edizione dal 7 all’11 dicembre 2016. La Fiera è promossa e organizzata dall’Associazione Italiana Editori, con il sostegno di Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Centro per il Libro e la Lettura, Regione Lazio, Roma
Capitale - Assessorato Cultura e Sport, ICE - Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, in collaborazione con Biblioteche di Roma e l’azienda per i trasporti capitolina Atac e con la media partnership di Rai, Radio3, Rai3, Rainews24, la Repubblica, L’Espresso e Repubblica.it. La presente iniziativa è stata realizzata anche mediante il finanziamento del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e di Arcus S.p.a.
Il n. 12 dicembre 2015 è stato stampato il 29 dicembre 2015
Edizione N. 12 - Dicembre
Notiziario USPI Edizione Dicembre 2015