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Timestamp: 2019-04-25 05:43:52+00:00
Document Index: 132762283

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 316', 'art. 316', 'art. 316', 'art. 483', 'art. 10', 'art. 316', 'art. 10', 'art. 316']

I reati tributari - parte XXII | Commercialista Telematico
Continuiamo ad occuparci delle sentenze di legittimità riguardanti i temi relativi al diritto penale tributario; con quella di oggi, concludiamo l’illustrazione delle sentenze emesse nel 2012, per cui dalla prossima puntata passeremo a quelle del 2013.
Tra le altre sentenze, segnaliamo, in questa puntata, quella che affronta il tema dei riflessi penali delle presunzioni tributarie.
Dichiarazione fraudolenta mediante documenti per operazioni inesistenti
Il reato di cui all’articolo 2 del D.Lgs. n. 74/00 è configurabile tutte le volte in cui il contribuente, per effettuare la dichiarazione fraudolenta, si avvale di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, ossia che attestino operazioni non realmente effettuate nei termini indicati, mentre è irrilevante che si tratti di falsità di contenuto ideologico ovvero di falsità materiali.
(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 5641/2012)
Ancora sulla fattispecie di dichiarazione fraudolenta mediante documenti per operazioni inesistenti
Agli effetti della configurazione del delitto di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti falsi non ha rilevanza la falsità materiale o ideologica del documento utilizzato. (Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 10987/2012)
Il Giudice accertatore dei reati di dichiarazione fraudolenta e infedele
Al fine della configurazione dei delitti di dichiarazione fraudolenta e di dichiarazione infedele deve essere accertato dal giudice del merito quanto al primo la falsità dei documenti (fatture) e la registrazione dei medesimi nella contabilità dell’impresa e, quanto al secondo, il superamento delle soglie di rilevanza penale contemplate dal legislatore fiscale.
(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 11588/2012)
La rilevanza penale delle condotte evasive
Le presunzioni tributarie, seppure possano dar luogo ad una notizia di reato, non possono, poi, assumere, di per sè, valore di prova nel giudizio penale, nel quale vengono meno l’inversione dell’onere della prova e le limitazioni alla prova poste dalla legge tributaria. La non automatica trasferibilità in sede penale delle presunzioni tributarie, non esclude, però, che esse possa acquistare il valore degli indizi, come tali valutabili dal giudice penale; per meglio dire, gli elementi evidenziati nella presunzione tributaria possono essere ripresi dal giudice con specifica ed autonoma valutazione, comparandoli con quelli eventualmente acquisiti aliunde. E’ certo, comunque, che una responsabilità penale può conseguire non al fallimento della prova contraria offerta dal contribuente, ma solo alla positiva ricostruzione da parte del giudice penale di tutti gli elementi della fattispecie di reato, anche discostandosi dalle risultanze e dalle conclusioni dell’accertamento tributario, dando prevalenza al dato fattuale rispetto ai criteri di natura meramente formale che caratterizzano l’ordinamento tributario.
(Cassazione, sezione II penale, sentenza n. 7739/2012)
Il reato di indebita compensazione e la condotta anteriore alla sua entrata in vigore
Il Collegio condivide la tesi secondo cui la condotta descritta nel D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 10 quater, sia da ricondurre più propriamente nel più generale contesto dell’art. 316 ter c.p.. Infatti, per l’art. 316 ter c.p., ciò che rileva è la falsità ideogica commessa dal richiedente. Ed infatti l’art. 316 ter c.p., si ritiene assorbire il reato di cui al l’art. 483 c.p. (Sez. U, n. 7537 del 16/12/2010). Ora il nucleo comune delle due disposizioni (D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 10 quater, e art. 316 ter c.p.) sta proprio nella falsità ideologica della dichiarazione attestandosi nell’ipotesi del reato fiscale l’esistenza di crediti inesistenti da portare in compensazione. L’art. 10 quater citato richiede, peraltro, solo il dolo generico, senza l’ulteriore intento specifico di evasione. Orbene, poichè all’epoca dei fatti contestati l’art. 316 ter c.p.,…