Source: http://ilgiuslavorista.it/rubriche/giurisprudenza-commentata?page=24
Timestamp: 2018-01-16 23:00:27+00:00
Document Index: 18043132

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 230', 'art. 1', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 429']

Prove in appello e poteri ufficiosi: diniego della valenza probatoria della dichiarazione sostitutiva di notorietà
06 Marzo 2015 | di Mariangela Corbo
L’esercizio dei poteri istruttori d’ufficio in grado d’appello presuppone la ricorrenza di alcune circostanze: l’insussistenza di colpevole inerzia della parte interessata, con conseguente preclusione per inottemperanza ad oneri procedurali, l’opportunità di integrare un quadro probatorio tempestivamente delineato dalle parti, l’indispensabilità dell’iniziativa ufficiosa, volta a non superare gli effetti inerenti ad una tardiva richiesta istruttoria o a supplire ad una carenza probatoria totale sui fatti costitutivi della domanda, ma solo a colmare eventuali lacune delle risultanze di causa. Non ricorrono, pertanto, i suddetti presupposti, allorché la parte sia incorsa in decadenze per la costituzione in giudizio in primo grado e non sussista, quindi, alcun elemento, già acquisito al processo, tale da poter offrire lo spunto per integrare il quadro probatorio già tempestivamente delineato.
Le condizioni per l’indennizzabilità dell’infortunio in itinere
27 Febbraio 2015 | di Antonello Di Rosa
In materia di infortuni sul lavoro il D.Lgs. 38/2000 all’art. 12 ricomprende nell’assicurazione obbligatoria la fattispecie di infortunio in itinere, inserendola nella nozione di occasione di lavoro di cui all’art. 2 del D.P.R. 1124/1965, delimitandone però l’operatività della garanzia assicurativa. L’indennizzabilità dell’infortunio in itinere, è condizionata infatti alla sussistenza di un vincolo obiettivamente ed intrinsecamente apprezzabile con la prestazione dell’attività lavorativa e sempre che sussista una relazione tra attività lavorativa ed il rischio al quale è esposto il lavoratore tale da concretizzare quel rischio improprio o generico aggravato richiesto dalla ratio dello stesso art. 2 del D.P.R. 1124/1965.
La consumazione del diritto ad impugnare e l’impugnativa del licenziamento collettivo per violazione dei criteri di scelta
25 Febbraio 2015 | di Gianpiero Belligoli
In tema di licenziamento collettivo per riduzione di personale, qualora il progetto di ristrutturazione aziendale si riferisca in modo esclusivo ad un'unità produttiva o ad uno specifico settore dell'azienda, la platea dei lavoratori interessati può essere limitata agli addetti ad un determinato reparto o settore solo sulla base di oggettive esigenze aziendali, in relazione al progetto di ristrutturazione aziendale
Inapplicabilità della disciplina di cui all’art. 230 bis c.c. all’impresa gestita in forma societaria
17 Febbraio 2015 | di Barbara Mastrorilli
L'istituto dell'impresa familiare, di natura residuale rispetto ad ogni altro tipo di rapporto negoziale eventualmente configurabile, è incompatibile con la disciplina delle società di qualunque tipo. La relativa disciplina sussidiaria deve intendersi, dunque, recessiva, nel sistema delle tutele approntato, allorché non valga a riempire un vuoto normativo, stante la presenza di un rapporto tipizzato, dotato di regolamentazione compiuta ed autosufficiente.
Ammissibilità del regolamento di giurisdizione proposto nella prima fase del procedimento di impugnativa di licenziamento, secondo il c.d. rito Fornero
17 Febbraio 2015 | di Luigi Di Paola
È ammissibile il regolamento di giurisdizione proposto nella prima fase del procedimento di impugnativa di licenziamento, di cui all'art. 1, commi 47 e segg., della legge 28 giugno 2012, n. 92, la quale, pur caratterizzata da sommarietà dell'istruttoria, ha natura semplificata e non cautelare in senso stretto, non riferendosi la sommarietà anche alla cognizione del giudice, né sussistendo un'instabilità dell'ordinanza conclusiva di tale fase, che è idonea al passaggio in giudicato in caso di omessa opposizione
Le Sezioni Unite si pronunciano sugli effetti dell’opzione del lavoratore per l’indennità sostitutiva della reintegrazione
17 Febbraio 2015 | di Maria Luisa Vallauri
Ove il lavoratore illegittimamente licenziato in regime di tutela c.d. reale – quale è quello, nella specie applicabile ratione temporis, previsto dalla L. 20 maggio 1970, n. 300, art. 18, nel testo precedente le modifiche introdotte con la L. 28 giugno 2012, n. 92 – opti per l’indennità sostitutiva della reintegrazione, avvalendosi della facoltà prevista dall’art. 18 cit., comma 5, il rapporto di lavoro si estingue con la comunicazione al datore di lavoro di tale opzione senza che permanga, per il periodo successivo in cui la prestazione lavorativa non è dovuta dal lavoratore, né può essere pretesa dal datore di lavoro, alcun obbligo retributivo, con la conseguenza che l’obbligo avente ad oggetto il pagamento di tale indennità è soggetto alla disciplina della mora debendi in caso di inadempimento, o ritardo nell’adempimento, delle obbligazioni pecuniarie del datore di lavoro, quale prevista dall’art. 429 c.p.c., comma 3, salva la prova, di cui è onerato il lavoratore, di un danno ulteriore.