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Timestamp: 2019-04-19 22:53:39+00:00
Document Index: 10481158

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Condominio: Corte di Cassazione Sentenza 19205 del 2011 | Federproprietà Abruzzo
Federproprietà AbruzzoBeni ComuniCassazione Civile, Sezione II, Sentenza 21 settembre 2011 n. 19205
Condominio, corte di cassazione, modifica, uso della cosa comune
Qual è il discrimine tra uso più intenzo della cosa comune e modificazione della cosa comune?
sul ricorso R.G. n. 29893/05 proposto da:
G.L. (c.f. (OMISSIS)) e G.C. (c.f.(OMISSIS)) elettivamente domiciliati in Roma, via Simone De Saint Bon n. 61, presso lo studio dell’avv. Discepolo Maurizio, che li rappresenta e difende giusta procura a margine del ricorso;
B.D. Ved. F. (c.f. (OMISSIS)), F.F. (c.f. (OMISSIS)), e F.I. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente domiciliate in Roma, viale Angelico, 36/b, presso lo studio dell’avv. Scarmigli Massimo, che le rappresenta e difende unitamente e disgiuntamente all’avv. Andrea Novelli giusta procura in calce al ricorso;
avverso la sentenza n. 33 della Corte d’appello di Ancona,depositata il 24.1.2005;
udito l’avv. Diego Perrucca, per delega del difensore dei ricorrenti, che ha chiesto l’accoglimento del ricorso;
udito l’avv. Massimo Scardigli, difensore delle controricorrenti, che ha chiesto il rigetto del ricorso;
Con sentenza del 24.1.2005, resa all’esito di una complessa controversia tra proprietari di appartamenti facenti parte di uno stabile condominiale posto in fraz. (OMISSIS), la Corte d’appello di Ancona – per quanto ancora rileva in questa sede – in parziale riforma della sentenza di primo grado, provvedendo su domanda di C. e G.L., condannava B.D. e F. e F.I. a demolire le pareti murarie che delimitavano un ripostiglio realizzato nel vano scala, ma rigettava, fra l’altro, la domanda diretta alla rimozione della caldaia appoggiata al muro del vano scale e delle relative tubazioni, compensando le spese del doppio grado di merito per un terzo e condannando i predetti attori al pagamento della restante frazione.
Preliminarmente va respinta l’eccezione, sollevata dalla parte controricorrente, d’inammissibilità del ricorso per difetto di autosufficienza, in quanto erroneamente riferita al requisito dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3. La sommaria esposizione dei fatti di causa, proprio perchè di necessità concisa e compendiosa, non impone affatto la trascrizione degli atti e i documenti richiamati. L’autosufficienza, per contro, è un requisito da apprezzare in rapporto ad ogni singolo motivo di cassazione, a misura della sua idoneità ad essere valutato sulla base del solo contenuto del ricorso.
Il primo motivo deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 1102 c.c., nonchè l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione in ordine ad un punto decisivo della controversia. Secondo parte ricorrente la motivazione della sentenza impugnata – che ha ritenuto che l’apposizione della caldaia nel vano scale costituirebbe un legittimo, sia pure più intenso, uso della cosa comune, data l’assenza di norme regolamentari condominiali di segno contrario e le modeste dimensioni del manufatto – denota un’errata applicazione dell’art. 1102 c.c., atteso che la realizzazione di una caldaia all’interno di un vano scale non è compatibile con il contemporaneo e pari godimento del bene comune da parte degli altri condomini. Inoltre, prosegue parte ricorrente, la condanna, non impugnata, alla demolizione del ripostiglio importa la necessaria demolizione di quanto di proprietà esclusiva ivi collocato. A rendere ancor più errato il riferimento all’art. 1102 c.c. va aggiunta l’ulteriore considerazione che l’installazione su parte comune di una caldaia di uso esclusivo costituisce innovazione, ai sensi dell’art. 1120 c.c., contraria alla stabilità, alla sicurezza e al decoro architettonico dell’edificio.
Con il secondo motivo parte ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. nonchè l’omessa insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, lamentando che, tenuto conto delle conclusioni che gli appellati avevano svolto in via subordinata, per il caso di accoglimento dell’appello, le domande di questi ultimi che infine risultano essere state rigettate sono tre delle cinque proposte, e dunque gli appellati risultano soccombenti in misura ben maggiore rispetto alla parte appellante.
E’ fondata la prima delle varie censure contenute nel primo motivo.
L’accoglimento di tale censura assorbe l’esame sia delle altre doglianze contenute nel primo motivo, sia del secondo mezzo d’impugnazione.
Conseguentemente, accolto il primo motivo nei termini anzi detti e assorbito il secondo, la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Ancona, che deciderà la controversia attenendosi al principio di diritto innanzi detto e provvederà, altresì, a regolare le spese del presente giudizio di cassazione.