Source: https://www.finanziamentipergiovani.it/bancarotta-fraudolenta-prescrizione.html
Timestamp: 2020-08-10 22:04:16+00:00
Document Index: 107319851

Matched Legal Cases: ['art. 216', 'art. 217', 'art. 444', 'art. 157', 'sentenza ', 'art. 326']

Bancarotta fraudolenta: definizione e normativa
La bancarotta fraudolenta è un reato che si configura quando un imprenditore che non è più in grado di onorare i propri debiti, non paga i creditori e aggrava la situazione sperperando consapevolmente e distruggendo volontariamente i beni, i documenti e il patrimonio aziendale che costituisce di per sé una garanzia per i creditori stessi in caso di insolvenza.
È bene precisare che se il “fallito” sperpera coscientemente i propri beni aziendali, ma è in grado di pagare i creditori e appianare i debiti, il reato non si configura perché non lede né reca danni ai creditori, la “frode” subentra quando la distruzione del patrimonio aziendale avviene consapevolmente proprio per non pagare i creditori che trovano le garanzie rappresentate dai beni aziendali su cui rivalersi in caso di insolvenza distrutte, perse, annullate, rese inutilizzabili o prive di valore.
La normativa sulla bancarotta fraudolenta
L’art. 216 della Legge Fallimentare (n. 2681/2017) disciplina la materia della bancarotta fraudolenta distinguendo tra:
Bancarotta fraudolenta; e
La bancarotta fraudolenta è un reato grave, punito penalmente con la reclusione fino a 10 anni e che si verifica quando l’imprenditore o l’amministratore impoverisce enormemente i beni aziendali per eludere i creditori.
La bancarotta semplice (esplicitata dall’art. 217 della legge Fallimentare) è sempre un reato ma di minore entità in quanto l’aspetto fraudolento è mitigato dall’inconsapevolezza, l’atteggiamento poco coscienzioso e le operazioni palesemente imprudenti assunte dall’imprenditore o amministratore nell’utilizzo del patrimonio aziendale, anche nei casi di sperpero del denaro per spese personali o familiari o una sostanziale cattiva gestione dei beni. La bancarotta semplice è penalmente punibile con la reclusione fino a due anni.
La differenza tra le due tipologie di frode si basa sull’entità dei fatti commessi.
Esiste un’ulteriore forma di bancarotta, detta, per distrazione che si verifica quando l’imprenditore o l’amministratore – con lo scopo di arricchirsi o trarre vantaggio personale – “distrae” beni e denaro dell’azienda a proprio favore e a danno dei creditori. In ogni caso, il reato di bancarotta fraudolenta ricorre anche quando si agisce senza essere al corrente dello stato di insolvenza dell’impresa o senza l’intento di nuocere i creditori. Il nucleo del reato sta nella diversa destinazione dei beni e del denaro aziendale da quella di garanzia per i creditori: è sufficiente che si verifichi il dolo generico o la sola condotta avventata e pregiudizievole dei beni posti a garanzia dei creditori.
Per quanto riguarda i debiti con il fisco, si applica la disciplina tributaria.
Tipologie e soggetti della bancarotta fraudolenta
I soggetti che possono incorrere nel reato di bancarotta fraudolenta sono sostanzialmente le ditte individuali commerciali e le società di capitali (come le S.p.A., S.R.L. e così via) nella persona dell’imprenditore, dell’amministratore o del direttore generale. Le operazioni fraudolente si possono compiere verso i beni aziendali, i documenti, i libri e le scritture contabili, pertanto si configurano tre tipologie di bancarotta fraudolenta:
Patrimoniale, con sperpero o dissimulazione dei beni aziendali;
Documentale, con la distruzione o manomissione delle scritture contabili;
Preferenziale, con il pagamento di alcuni creditori rispetto ad altri adducendo diritti di prelazione inesistenti.
Quali sono le pene applicate per condotte fraudolente
La legge prevede – oltre alle ammende pecuniarie – la reclusione che, in base alla gravità del reato – va da uno a dieci anni, nella fattispecie è prevista:
La detenzione da uno a 5 anni per la bancarotta fraudolenta di tipo patrimoniale o documentale;
La detenzione da 3 a 10 anni per la bancarotta preferenziale.
Come pena accessoria si applica il divieto di avviare un’impresa commerciale o di assumere ruoli dirigenziali presso le imprese per 10 anni. La bancarotta fraudolenta è considerato un reato proprio, ovvero imputabile solo a chi lo commette – imprenditore o amministratore di società – tuttavia nella frode possono inserirsi soggetti terzi anche estranei all’azienda che contribuiscono ad aggravare la situazione: i terzi soggetti coinvolti sono così imputabili di concorso in bancarotta fraudolenta, come per esempio nei casi di consulenti fiscali, avvocati, notai o commercialisti che aiutano a occultare o distruggere i documenti, i registri, o dissipare i beni in “concorso”, appunto, con il dichiarante fallito.
La normativa prevede la possibilità di “alleggerire” la pena attraverso il ricorso al patteggiamento (art. 444 e successivi del Codice Penale) che è una forma di intesa o compromesso tra l’imputato, il Giudice e il Pubblico Ministero. Il patteggiamento consiste nella sostanziale rinuncia da parte dell’imputato di reclamare la propria innocenza in cambio di uno sconto di pena. Se da una parte, il patteggiamento comporta l’ammissione di colpa indiretta e si va incontro ad una abbreviazione dei tempi della giustizia (non è possibile ricorrere in Appello, né in Cassazione) con l’attribuzione di una pena certa da scontare, dall’altra parte comporta la riduzione della pena e l’inapplicabilità delle pene accessorie, per cui si può tornare ad assumere ruoli dirigenziali in impresa o avviare nuove attività commerciali. Lo sconto di pena è della misura di 1/3 sia per la pena detentiva che per quella pecuniaria.
Quali sono i termini di prescrizione per la bancarotta fraudolenta
La prescrizione è disciplinata dall’art. 157 del Codice Penale ed è pari alla pena massima prevista dalla legge, per cui i tempi di prescrizioni non sono mai inferiori a:
6 anni nei casi di ammende amministrative pecuniarie;
10 anni per i reati di natura penale.
Nel caso della bancarotta fraudolenta, quinti i tempi di prescrizione sono di 10 anni, poiché la pena massima prevista per questo reato sono dieci anni di reclusione. È bene precisare la regola del dies a quo ovvero, i termini di prescrizione non si contano a partire dal giorno in cui viene commesso il reato, ma partono dal giorno della sentenza di fallimento.
Aggravanti e attenuanti della bancarotta fraudolenta
Come per ogni reato, anche nel caso di bancarotta ci sono delle circostanza che la legge individua come aggravanti e altre identificate come attenuanti. Questa disciplina specifica fa riferimento all’art. 326 del recente codice della crisi d‘impresa. Quali sono, quindi, le circostanze aggravanti tanto per cominciare? Una delle principali e primarie, che viene regolamenta dal primo comma della legge, fa riferimento agli articoli 322, 323 e 325 dello stesso codice e prende in esame i casi in cui i fatti contenuti in questi articoli abbiano causato un danno del patrimonio di grande entità. Il danno viene quantificato ovviamente in proporzione a quanto arrecato ai creditori, dunque fa direttamente riferimento alla bancarotta stessa. Se sussistono molteplici fatti di bancarotta, si deve fare riferimento al danno patrimoniale complessivo.
Gli stessi articoli, inoltre, stabiliscono altre circostanze aggravanti, come quella in cui il colpevole commetta molteplici fatti tra quanto previsto in ogni articolo; si tratta quindi di più azioni criminose. La giurisprudenza, inoltre, ha ritenuto legittimo anche l’evenienza di azioni eterogenee di bancarotta fraudolenta con l’aggravante in commento e non la continuazione. Ancora, un altro esempio di aggravante consiste nella circostanza in cui il colpevole non abbia potuto esercitare un’impresa commerciale per divieto di legge. In questo caso, la circostanza aggravante si verifica solo se questa inabilitazione all’esercizio dell’impresa commerciale derivi da un divieto dovuto alla legge, ad esempio per la carica di un preciso ufficio o professione, come il notaio o l’avvocato.
Infine, l’ultimo comma dell’articolo in questione, dopo aver elencato tutti i fatti considerati dalla legge come aggravanti del reato di bancarotta fraudolenta, presenta l’unico caso in cui si parla per legge di circostanza attenuante, vale a dire se tutte le circostanza indicate nel primo comma abbiano causato un danno al patrimonio molto lieve. In questo caso si prevede una riduzione delle pene fino a un terzo. Inoltre, la circostanza attenuante appena enunciata si ritiene possa essere applicata anche alla cosiddetta bancarotta impropria.