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Timestamp: 2020-07-08 21:31:18+00:00
Document Index: 21943824

Matched Legal Cases: ['art. 37', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 37', 'art. 360', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 23 novembre 2018, n. 30335 - Il contribuente non può trarre indebiti vantaggi fiscali dall'utilizzo distorto, pur se non contrastante con alcuna specifica disposizione, di strumenti giuridici idonei ad ottenere un risparmio fiscale, in difetto di ragioni economicamente apprezzabili che giustifichino l'operazione, doversa dalla mera aspettativa di quel risparmio fiscale - Studio Cerbone
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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 23 novembre 2018, n. 30335
Reddito d’impresa – Accertamento – Risparmio fiscale – Principio di elusione tributaria
1. Con avviso di accertamento l’Agenzia delle Entrate contestava la indebita deduzione, ai fini della determinazione del reddito di impresa della A.G.H. per l’anno 2000, della minusvalenza derivante dalla cessione del 10% di quote societarie della A.G.I. ad altra società (A.G.S. s.p.a.) del medesimo gruppo A.S. s.p.a.. In particolare, si rilevava che nel 1997 la T.G.T. s.p.a., poi divenuta A.G.H. s.p.a., aveva acquistato, al prezzo di lire 4.250.000.000,00 la partecipazione del 10% del capitale sociale della A.G.I. s.p.a., facente parte anch’essa del medesimo gruppo A.S. s.p.a., che tre anni più tardi, e quindi nel 2000, altra società del gruppo, la A.G.S. s.p.a. aveva proposto di acquistare il 10 % delle quote della A.G.I. s.p.a., ma ad un prezzo di molto inferiore a quello di acquisto, poi determinato in lire 886.000.000, che per la Guardia di Finanza tale cessione integrava la violazione della disposizione antielusiva di cui all’art. 37 bis d.p.r. 600 del 1973, con conseguente disconoscimento della minusvalenza pari a lire 3.364.000.000.
2. La contribuente proponeva ricorso dinanzi alla Commissione tributaria provinciale, che lo rigettava. In motivazione si evidenziava che, quanto alla prima vendita del 1997, i soci delle due società erano medesimi, che, quindi, i venditori avevano percepito la somma di lire 4.250.000.000,00, beneficiando di una tassazione agevolata pari al 12,50% della plusvalenza della vendita, che la successiva vendita del 2000 al prezzo di lire 886.000.000 aveva generato una minusvalenza che non era giustificata da un deprezzamento netto del 78% della stessa partecipazione, ritenuta nel 1997 di interesse strategico per gli acquirenti.
3. Avverso tale sentenza proponeva appello la A.G.H. s.p.a. evidenziando che vi erano valide ragioni economiche alla base della seconda vendita del 2000, che dai bilanci della A.G.I. s.p.a., il cui 10% delle quote era stato acquistato nel 1997, emergeva una drastica riduzione degli utili nel corso degli anni, che il prezzo della vendita del 2000 era stato valutato da apposite perizie redatte dai professionisti incaricati, che il nuovo piano strategico del gruppo risultava dal parere di conformità relativo al “progetto di Formazione e Lavoro” inviato alla Commissione Regionale per l’impiego della Regione Calabria, che erano state presentate domande di agevolazioni finanziaria per gli anni 2001, 2002 e 2003.
4. La Commissione tributaria regionale della Calabria rigettava l’appello proposto dalla contribuente.
5. Proponeva ricorso per Cassazione la società.
7. Depositava memoria ex art. 378 c.p.c. la società ricorrente.
1. Con il primo motivo di ricorso per Cassazione la società deduce la violazione o falsa applicazione dell’art. 37 bis del d.p.r. 600/1973 (nel testo vigente ratione temporis), in relazione all’art. 360 comma 1 n. 3 c.p.c., in quanto non sussistono i presupposti per l’applicazione di tale norma, in presenza di valide ragioni economiche sottese alla vendita del 2000 da cui è scaturita la minusvalenza deducibile dal reddito di impresa, con esclusione dell’aggiramento di obblighi o divieti previsti dall’ordinamento tributario, ed in assenza del risparmio fiscale indebito realizzato con diverse operazioni.
2. Con il secondo motivo di impugnazione la società rileva l’insufficiente motivazione sui fatti controversi e decisivi “riguardanti la presunta prova e sussistenza o meno della antieconomicità e della giustificazione della cessione della partecipazione sociale”, in relazione all’art. 360 comma 1 n. 3 c.p.c.. In particolare, la società evidenzia che la sentenza della Commissione regionale non ha tenuto conto dei documenti prodotti già dal primo grado di giudizio in ordine alla situazione economica della A.G.I. s.p.a., del nuovo piano strategico del Gruppo nel corso degli anni dal 1997 al 2000, dell’assenza di una condotta alternativa della società tale da generare una maggiore imposta, della mancata enunciazione da parte dell’Ufficio dell’ipotetico diverso comportamento da tenere, dell’omessa indicazione delle disposizioni tributarie violate, della sussistenza di valide ragioni economiche a fondamento della seconda vendita del 2000.
4. La motivazione della sentenza della Commissione regionale non è sufficientemente motivata su tutti gli aspetti suindicati decisivi per la soluzione della questione controversa. In particolare, nella sentenza si fa riferimento ad un prezzo di acquisto della partecipazione azionaria del 10% per lire 4.250.000.000,00, mentre in base alla perizia di stima si indicava un valore minimo della partecipazione di lire 1.902.226.847 per arrivare ad un massimo di lire 2.532.256.330.
Tuttavia, la ricorrente ha evidenziato che il prezzo dal minimo al massimo riguardava la stima del 5 % del valore azionario e non del 10%, ossia la porzione di capitale effettivamente acquistata(cfr. pagina 69 del ricorso per cassazione “infatti, i due predetti valori minimo e massimo sono stati riferiti dal perito al 5% del capitale sociale della A.G.I. spa anziché al 10% del capitale stesso che poi è stato effettivamente acquistato …di talchè il corrispettivo pagato risulta pienamente in linea con quello che è stato periziato e che è inoppugnabilmente testimoniato dalla relativa relazione di stima del 12-5-1997 presente agli atti”) .
Inoltre, nella sentenza si evidenzia che , dopo tre anni dall’acquisto, avvenuto nel 1997, del 10% delle azioni della A.G.I. da parte della ricorrente A.G.H. s.p.a., lo stesso pacchetto azionario è stato “svenduto” ad altra società del gruppo al prezzo di lire 886.000.000, in assenza di valide ragioni economiche (” A distanza di tre anni dall’acquisto, la Società, stranamente, svendeva la partecipazione considerata dalla stessa strategica per l’intero gruppo di appartenenza, dichiarando un valore irrisorio pari a lire 886.000.000 rispetto al prezzo di acquisto. Tale operazione, economicamente non vantaggiosa per la Società, non appare in nessun caso giustificata da quanto genericamente affermato dall’appellante, che dimentica che la partecipazione era considerata dalla Società strategica per l’intero gruppo di appartenenza, ed ammette esplicitamente che la stessa società era, per fortuna, in espansione e non era afflitta da problemi di acclarata illiquidità”).
In realtà, la società ricorrente ha prodotto documentazione, in alcun modo esaminata in motivazione, in relazione alla drastica riduzione di utili della A.G.I. negli anni dal 1997 al 2000 (utile di lire 3.448.391.000 nel 1997; di lire 2.841.269.000 nel 1998 e di lire 349.215.000 nel 1999), deducendo che a strategia del gruppo societario nel corso del tre anni era cambiata, sicchè si era ritenuto opportuno acquisire liquidità, attraverso la vendita della partecipazione societaria, sia pure a prezzo ridotto, per affrontare i nuovi investimenti coerenti con la nuova strategia complessiva del gruppo.
5. La sentenza impugnata va, quindi, cassata con rinvio alla Commissione tributaria regionale della Calabria, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità e si atterrà al principio di diritto di cui al paragrafo 3.5, della motivazione.