Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-2622-codice-civile-false-comunicazioni-sociali-in-danno-della-societa-dei-soci-o-dei-creditori
Timestamp: 2018-10-19 05:52:57+00:00
Document Index: 126616353

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 2622', 'art. 2622', 'art. 2622', 'art. 223', 'art. 2622', 'art. 124']

Art. 2622 codice civile: False comunicazioni sociali in danno della societa', dei soci o dei creditori
Le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano anche se le falsità o le omissioni riguardano beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi (1).
Amministratori: [v. 2621]; Direttori generali: [v. 2621]; Sindaci: [v. 2621]; Liquidatori: [v. 2621]; Bilancio: [v. 2621]; Gruppi di società: [v. 2621].
Querela: atto con il quale la persona offesa da un reato, che non è perseguibile d’ufficio (cioè su iniziativa del giudice o del pubblico ministero), manifesta la volontà che si proceda penalmente nei confronti del colpevole.
(1) Articolo così sostituito dall’art. 11, comma 1, l. n. 69/15.
Integra il reato di bancarotta impropria la condotta dell'amministratore che, esponendo nel bilancio dati non corrispondenti al vero, eviti che si manifesti la necessità di procedere ad interventi di rifinanziamento o di liquidazione, in tal modo consentendo alla fallita la prosecuzione della attività di impresa con accumulo di ulteriori perdite negli esercizi successivi. (Annulla in parte con rinvio, App. Palermo, 26/09/2012 )
Cassazione penale sez. V 13 giugno 2014 n. 42272
In tema di bancarotta impropria da reato societario, il dolo presuppone una volontà protesa al dissesto, da intendersi non già quale intenzionalità di insolvenza, bensì quale consapevole rappresentazione della probabile diminuzione della garanzia dei creditori e del connesso squilibrio economico. (Fattispecie relativa alla esposizione di fatti materiali non rispondenti al vero circa la situazione economica e finanziaria della società con conseguente dissesto della medesima ed induzione in errore dei creditori). (Annulla senza rinvio, App. Bologna, 13/11/2012 )
Cassazione penale sez. V 06 maggio 2014 n. 42257
Società e consorzi- false comunicazioni sociali
Cassazione penale sez. V 02 dicembre 2011 n. 14759
L'intenzione di ingannare i soci o il pubblico e la finalità di conseguimento di un ingiusto profitto, entrambe necessarie ai fini della configurabilità, sotto il profilo soggettivo, del reato di falso in bilancio, ben possono essere ravvisate anche nel caso in cui destinatari dell'azione recettiva siano gli organi di vigilanza ai quali, in vista del rilascio di provvedimenti autorizzativi ad un'offerta pubblica di acquisto, si intenda rappresentare una situazione economica e finanziaria più florida di quella effettiva, comportando ciò anche l'intenzione di trarre in inganno il mercato azionario, del quale pure i soci fanno parte, e non potendosi ritenere esclusa l'ingiustizia del profitto per il solo fatto che lo scopo finale dell'operazione sia quello (in sé e per sé lecito, ma solo in quanto perseguito con modalità conformi alla legge) di realizzare un progetto di espansione della società.
In tema di false comunicazioni sociali, l'ingiustizia del profitto oggetto del dolo specifico necessario per la sussistenza del reato consiste in qualsiasi vantaggio, non solo di tipo economico, che l'autore intenda conseguire, il quale non si collega ad un diritto ovvero che è perseguito con uno strumento antigiuridico o con uno strumento legale ma avente uno scopo tipico diverso. Rigetta, App. Milano, 16/11/2010
Ai fini della sussistenza del reato di false comunicazioni sociali previsto dall'art. 2622 cod. civ., la causazione di un danno ai soci può anche non essere perseguito in modo diretto dall'autore della condotta, essendo sufficiente che egli ne abbia previsto ed accettato l'eventualità. Rigetta, App. Milano, 16/11/2010
Integra il reato di false comunicazioni sociali ex art. 2622 cod. civ. l'omessa registrazione contabile di operazioni finanziarie aventi ad oggetto la stipulazione di contratti derivati ad alto rischio che si rifletta sulla veridicità del bilancio di una società quotata, determinando un deprezzamento delle azioni dei soci al momento in cui la relativa notizia venga divulgata a seguito degli accertamenti compiuti in proposito dalle autorità di controllo. Rigetta, App. Milano, 16/11/2010
Integra il delitto di false comunicazioni sociali in danno dei soci l'amministratore che apposta artificiosamente nel bilancio come anticipazioni in conto capitale somme versate dai soci medesimi a diverso titolo, determinandone successivamente l'indebito assorbimento una volta deliberato, peraltro con modalità illegittime, l'azzeramento del suddetto capitale. Dichiara inammissibile, App. Salerno, 04/10/2010
Cassazione penale sez. V 18 ottobre 2011 n. 7787
È legittimato, in quanto persona offesa, alla proposizione della querela per il reato di false comunicazioni sociali il socio, sia pure di minoranza, che è destinatario delle comunicazioni medesime, avendo il diritto di ricevere un'informazione corretta. (La Corte ha precisato che detto principio vale a maggior ragione nel caso di società a responsabilità limitata, nel quale la tutela dei diritti di socio di minoranza si attua attraverso la veridicità delle informazioni sociali). Rigetta, App. Lecce, 11/03/2011
Cassazione penale sez. II 28 settembre 2011 n. 36924
In tema di false comunicazioni sociali, la disposizione di cui all'art. 2622 c.c., come richiamata dall'art. 223, comma 2, n. 1, l. fall., richiede oltre al dolo generico (rappresentazione del mendacio) e al dolo specifico rispetto ai contenuti dell'offesa, qualificata da ingiusto profitto, il dolo intenzionale di inganno dei destinatari, previsto per escludere letture in chiave di dolo eventuale, ancorché compatibile con la presenza di concomitanti finalità. (Nella specie si è ritenuto sussistere siffatto dolo intenzionale con riguardo ai creditori nella rappresentazione tranquillante dello stato finanziario del novero societario facente capo all'imputato quando esso era, in realtà, sommerso da debiti e da impellenti ingiunzioni, costretto a ricorrere ad espedienti rischiosi pur di lucrare qualche garanzia ed allargamento di fido).
Cassazione penale sez. V 24 novembre 2010 n. 2784
Il reato di cui all'art. 2622 c.c. (false comunicazioni sociali in danno della società, dei soci o dei creditori), nel caso in cui il falso riguardi società non quotata, è perseguibile a querela della persona offesa, la quale, trattandosi di reato contro il patrimonio, è individuabile in colui che ha tratto detrimento patrimoniale dall'illecito, e, quindi, nel danneggiato. Pertanto, il termine di cui all'art. 124 c.p., per la proposizione della querela decorre dalla conoscenza dell'evento dannoso, quale conseguenza della comunicazione sociale infedele, il cui accertamento, costituendo profilo di fatto, sfugge al giudizio di legittimità. Rigetta, Trib. lib. Padova, 09/02/2010
Cassazione penale sez. V 10 giugno 2010 n. 27296