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Timestamp: 2020-08-09 10:55:12+00:00
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CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez.3^ 4 maggio 2012 – AmbienteDiritto.it
Giurisprudenza: Giurisprudenza Sentenze per esteso massime | Categoria: Inquinamento atmosferico Numero: 16670 | Data di udienza: 28 Marzo 2012
Numero: 16670
CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez.3^, 4 maggio 2012 (Ud. 28/03/2012) Sentenza n. 16670
INQUINAMENTO ATMOSFERICO – Aria – Immissione di fumi molesti – Assenza di normativa sui valori limite – Tutela ambiente e salute umana – Parametro di legalità dell’emissione – Criterio della stretta tollerabilità – Applicazione – Normale tollerabilità – Inidoneità – Art. 674 c. p. – Art. 844 c.c..
Si configura il reato di cui all’art. 674 cod. pen. (emissione di gas, vapori o fumi atti a offendere o molestare le persone) in presenza di molestie olfattive promananti da impianto produttivo anche quando non esiste una normativa statale che prevede disposizioni specifiche e valori limite in materia di odori, con conseguente individuazione del “criterio della stretta tollerabilità” quale parametro di legalità dell’emissione, attesa l’inidoneità ad approntare una protezione adeguata all’ambiente e alla salute umana di quello della “normale tollerabilità”, previsto dall’art. 844 cod. civ..
(dich. inamm. il ricorso avverso sentenza del Tribunale di Sulmona del 11.07.2008) Pres. Mannino, Est. Teresi, Ric. Frate
INQUINAMENTO ATMOSFERICO – Aria – Emissione idonee a offendere o molestare le persone – Reato ex art. 674 cod. pen. – Natura di reato di pericolo – Assenza normativa dei limiti delle emissioni – Criterio della stretta tollerabilità.
Il reato contenuto all’art. 674 cod. pen. è un reato di pericolo, essendo sufficiente per la sua realizzazione l’attitudine dell’emissione a offendere o molestare le persone [Cassazione n. 3531/1998], laddove per molestia deve intendersi la situazione di disturbo della tranquillità e della quiete, con impatto negativo sulle normali attività della persona [Cassazione n. 678/1996]. Pertanto, quando non esista una predeterminazione normativa dei limiti delle emissioni, si deve aver riguardo al criterio della stretta tollerabilità e non a quello della normale tollerabilità di cui all’art. 844 cod. civ. [Cassazione n. 19898/2005], anch’esso comunque condizionato, come quello della normale tollerabilità, dalla situazione ambientale e dalle altre circostanze che caratterizzano l’emissione molesta.
1.	dott. Alfredo Teresi – Consigliere Rel.
2.	dott. Alfredo Maria Lombardi – Consigliere
3.	dott. Guida Mulliri – Consigliere
4.	dott. Luca Ramacci – Consigliere
– sul ricorso proposto da Frate Anna Maria, nato a Castel di Sangro il 28.02.1978, avverso la sentenza pronunciata dal Tribunale di Sulmona in data 11.07.2008 che l’ha condannata alla pena di €.100 d’ammenda per il reato di cui all’art. 674 cod. pen., nonché al risarcimento del danno in favore delle costituite parti civili Domenico Ricchiuto e Franca Lucia;
– Sentito il PM nella persona del PG, dott. Francesco Salzano, che ha chiesto il rigetto del ricorso;
– Sentito il difensore delle parti civili, avv. Antonio Cambò, che ha chiesto la conferma della sentenza e la condanna dell’imputata alla rifusione delle spese del grado:
1 – Con sentenza 11 luglio 2011 il Tribunale di Sulmona condannava Anna Maria Frate, titolare di un esercizio commerciale (bar), alla pena di €. 100 d’ammenda quale colpevole del reato di cui all’art. 674 cod. pen. per avere provocato immissione di fumi molesti, provenienti dalla cucina del bar, all’interno dell’abitazione dei coniugi Ricchiuto/Lucia, nonché al risarcimento del danno in favore dei predetti costituitisi parti civili liquidandolo in €. 2.000.
2 – Avverso la sentenza proponeva appello l’imputata deducendo che essa aveva affittato il bar alla data del 31.03.2007; che gli accertamenti svolti presso l’attività commerciale erano stati eseguiti durante la gestione precedente; che nei suoi confronti i coniugi Ricchiuto non avevano mai mosso lamentele per immissioni che non avrebbero mai potuto raggiungere livelli d’intollerabilità; che essa aveva confidato, sotto il profilo della buona fede, nel provvedimento che aveva autorizzato la ristorazione rilasciato dal Comune; che era apodittica l’affermazione del tribunale secondo cui essa era al corrente delle lamentele dei condomini; che la teste Di Santo, dipendente dell’ASL, aveva smentito i denuncianti asserendo che si trattava di un tubo posto sotto la finestra del bagno dal quale potevano percepirsi odori di cucina; che non era stata accuratamente vagliata l’attendibilità dei denuncianti; che non era provata l’intollerabilità per non essere stato rilevato il superamento dei limiti fissati dalle leggi speciali in materia.
Deduceva, pertanto, che il reato non é ipotizzabile quando le emissioni non superino i limiti di normale tollerabilità, dato che la norma richiede che le emissioni avvengano in violazione della normativa vigente.
3 – Il ricorso é manifestamente infondato.
Premesso che é stato accertato, in fatto, con puntuale motivazione, che da un tubo collocato al di sotto dell’abitazione dei denuncianti pervenivano, all’interno della stessa, odori e fumi provenienti dalla cottura di cibi effettuata nella cucina dell’esercizio commerciale e che tale attività provocava caratteristici odori che arrecavano molestie a chi, per ragioni di prossimità, vi era esposto, va osservato che il tribunale si é adeguato all’indirizzo espresso da questa Corte nella sentenza n.2475/2007 secondo cui é configurabile il reato di cui all’art. 674 cod. pen. (emissione di gas, vapori o fumi atti a offendere o molestare le persone) in presenza di molestie olfattive promananti da impianto produttivo in quanto non esiste una normativa statale che prevede disposizioni specifiche e valori limite in materia di odori, con conseguente individuazione del criterio della stretta tollerabilità quale parametro di legalità dell’emissione, attesa l’inidoneità ad approntare una protezione adeguata all’ambiente e alla salute umana di quello della normale tollerabilità, previsto dall’art. 844 cod. civ.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e della somma di C. 1.000 in favore della cassa delle ammende, nonché alla rifusione delle spese sostenute nel grado dalle parti civili liquidate complessivamente in E. 1.000, oltre accessori di legge.
Così deciso il 28.03.2012.