Source: http://neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp?id=14591
Timestamp: 2018-01-21 16:24:16+00:00
Document Index: 52007114

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 342', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 2947', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 2947', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 2946', 'sentenza ', 'art. 40', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 132', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 61', 'art. 360']

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE - SENTENZA 28 aprile 2017, n.10516
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | DOMENICA 21 GENNAIO AGGIORNATO ALLE 17:24
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE - SENTENZA 28 aprile 2017, n.10516MASSIMA
In caso di danno cagionato dall’alunno a se stesso (ma anche in caso di danno cagionato all’alunno per responsabilità ascrivibili a difetto di vigilanza o di controllo degli organi scolastici), la responsabilità dell’istituto scolastico e dell’insegnante ha natura contrattuale, atteso che, quanto all’istituto, l’instaurazione del vincolo negoziale consegue all’accoglimento della domanda di iscrizione, e, quanto al precettore, il rapporto giuridico con l’allievo sorge in forza di “contatto sociale”.
Quanto al merito, la corte d’appello ha sottolineato la sicura responsabilità del Ministero in relazione al comportamento seguito dall’insegnante, che, nello svolgimento dei compiti di vigilanza esercitata sugli scolari fino al relativo ingresso sul pullman per il trasporto (compiti costantemente assolti anche in passato) - e dunque nell’esecuzione dei doveri connessi alla posizione di garanzia così assunta era incorsa in evidenti difetti di diligenza e di attenzione: mancanze certamente imputabili alla responsabilità contrattuale dell’amministrazione scolastica, trattandosi dello svolgimento di aspetti esecutivi, riguardanti la vigilanza e la protezione degli scolari minorenni, comunque connessi ai compiti istituzionali del Ministero.
cfr., da ultimo, Sez. 3, Sentenza n. 3695 del 25/02/2016, Rv. 638980 - 01; conf. Sez. 3, Sentenza n. 5067 del 03/03/2010, Rv. 611582 - 01; Sez. 3, Sentenza n. 24456 del 18/11/2005, Rv. 587952 - 01, tutte discendenti da Sez. U, Sentenza n. 9346 del 27/06/2002, Rv. 555386 - 01.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE - SENTENZA 28 aprile 2017, n.10516 - Pres. Travaglino – est. Dell’Utri
1. Con il primo motivo, il Ministero ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione dell’art. 342 c.p.c. (in relazione all’art. 360 n. 4 c.p.c.), per avere la corte territoriale erroneamente ritenuto inammissibile, per difetto di specificità, il motivo d’appello proposto dal Ministero in relazione al rigetto dell’eccezione di prescrizione pronunciato dal giudice di primo grado.
2. Con il secondo motivo, il ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione dell’art. 2947, co. 3, c.c. (in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c.), per avere la corte d’appello erroneamente trascurato di distinguere i termini di prescrizione in relazione ai diversi titoli della responsabilità degli obbligati in solido per il risarcimento dei danni.
3. Con il terzo motivo, il ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione dell’art. 2947, co. 1 e 2, c.c. in combinato disposto con gli artt. 1310, 2943 e 2945 c.c. (in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c.), per avere la corte territoriale erroneamente esteso, al Ministero ricorrente, l’effetto sospensivo dell’interruzione della prescrizione derivante dalla costituzione di parte civile dei creditori del risarcimento del danno nel procedimento penale promosso nei confronti di soggetti del tutto estranei al medesimo Ministero.
4. Con il quarto motivo, il ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione degli artt. 1218, 2043 e 2049 c.c. (in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c.), per avere la corte territoriale erroneamente qualificato la responsabilità del Ministero nella prospettiva della responsabilità per inadempimento.
5. La quarta censura è infondata e - preludendo al riconoscimento della responsabilità contrattuale dell’amministrazione ricorrente - suscettibile di assorbire la rilevanza dei primi tre motivi (articolati in tema di prescrizione), non essendo punto maturato (né peraltro in tal senso allegato) il decorso del termine decennale di prescrizione di cui all’art. 2946 c.c..
Sul punto, è appena il caso di richiamare il consolidato insegnamento della giurisprudenza di legittimità (che il collegio condivide e fa propria, ritenendo di doverne assicurare continuità) secondo cui, in caso di danno cagionato dall’alunno a sé stesso (ma anche in caso di danno cagionato all’alunno per responsabilità ascrivibili a difetto di vigilanza o di controllo degli organi scolastici), la responsabilità dell’istituto scolastico e dell’insegnante ha natura contrattuale, atteso che, quanto all’istituto, l’instaurazione del vincolo negoziale consegue all’accoglimento della domanda di iscrizione, e, quanto al precettore, il rapporto giuridico con l’allievo sorge in forza di “contatto sociale” (cfr., da ultimo, Sez. 3, Sentenza n. 3695 del 25/02/2016, Rv. 638980 - 01; conf. Sez. 3, Sentenza n. 5067 del 03/03/2010, Rv. 611582 - 01; Sez. 3, Sentenza n. 24456 del 18/11/2005, Rv. 587952 - 01, tutte discendenti da Sez. U, Sentenza n. 9346 del 27/06/2002, Rv. 555386 - 01).
Una volta collocato sul piano sistematico l’ambito della responsabilità ascrivibile alla sfera dell’amministrazione scolastica - e dunque ricondotta alla violazione di un dovere di prestazione la ratio della tutela risarcitoria rivendicata dagli originari attori - dev’essere coerentemente ricostruita, nel quadro dei principi della responsabilità contrattuale, la connessa dimensione obbligatoria dell’insieme dei profili di do-verosità che discendono - con riguardo, rispettivamente, all’istituto e al singolo insegnante - dall’iscrizione scolastica e dal contatto sociale qualificato che prelude all’individuazione dei relativi obblighi di prestazione nei confronti dei familiari (quali contraenti) e dei singoli alunni (quali adiecti solutionis causa).
6. Con il quinto motivo, il ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione degli artt. 1218, 2043 e 2049 c.c., in combinato disposto con l’art. 40, co. 2, c.p.c. (in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c.), per avere la corte territoriale erroneamente riconosciuto, nella volontaria e autonoma decisione della propria dipendente di assumere la vigilanza sul comportamento del minore deceduto al di fuori delle pertinenze dell’istituto scolastico, un fatto suscettibile di attivare la responsabilità del medesimo ministero in forza del principio della c.d. 'occasionalità necessaria', essendosi viceversa trattato, nella specie, di una libera e volontaria elezione della propria dipendente, in nessun modo riconducibile, neppure indirettamente, ai contenuti del rapporto di lavoro tra la stessa e il Ministero dell’istruzione.
7. Con il sesto motivo, il ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione dell’art. 132, co. 2, n. 4, c.p.c. (in relazione all’art. 360 n. 4 c.p.c.), per avere la corte territoriale dettato una motivazione totalmente contraddittoria (sì da risultare sostanzialmente apparente) sul punto relativo alla riconducibilità alla dipendente del Ministero del dovere di provvedere alla vigilanza sulla sicurezza e l’incolumità degli allievi: affermazione, caduta nella motivazione della sentenza impugnata, dopo che la stessa corte aveva affermato l’avvenuta assunzione della decisione dell’insegnante del minore deceduto di accompagnare gli alunni fino allo scuolabus al di fuori dell’orario di servizio e in assenza di direttive precise.
9. Con il settimo e ultimo motivo, il ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione dell’art. 61, co. 2, della legge n. 312/80 (in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c.), per avere la corte territoriale erroneamente ricondotto la fattispecie in esame allo spettro applicativo della norma richiamata (conseguentemente escludendo in modo erroneo la legittimazione passiva della maestra B.L. rispetto al giudizio instaurato nei relativi confronti ai fini del risarcimento del danno patito dai congiunti del minore deceduto), attesa la limitata rilevanza di detta norma ai casi di danno cagionato a terzi dal comportamento degli alunni.