Source: http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=198593&pageIndex=0&doclang=IT&mode=req&dir=&occ=first&part=1&cid=1038533
Timestamp: 2018-10-18 19:46:44+00:00
Document Index: 87865560

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Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Székesfehérvári Törvényszék (Ungheria) il 2 novembre 2017 – Hochtief Solutions AG Magyarországi Fióktelepe / Fővárosi Törvényszék
Se, alla luce della direttiva 89/665/CEE, del Consiglio, del 21 dicembre 1989, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative relative all’applicazione delle procedure di ricorso in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture e di lavori, modificata dalla direttiva 2007/66/CE 1 , e della direttiva 92/13/CEE, del Consiglio, del 25 febbraio 1992, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative relative all’applicazione delle norme comunitarie in materia di procedure di appalto degli enti erogatori di acqua e di energia e degli enti che forniscono servizi di trasporto nonché degli enti che operano nel settore delle telecomunicazioni, la procedura di ricorso in materia di appalti pubblici con riferimento ad appalti pubblici di valore superiore alle soglie comunitarie e il controllo giudiziale della decisione amministrativa adottata in tale procedura, siano rilevanti ai fini del diritto dell’Unione. In caso di risposta affermativa, se il diritto dell’Unione e la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (inter alia, le sentenze pronunciate nelle cause Kühne & Heitz, Kapferer e, in particolare, Impresa Pizzarotti) siano rilevanti rispetto alla necessità di rendere ammissibile il riesame, come mezzo di impugnazione straordinario, derivante dal diritto nazionale in relazione al controllo giudiziale della decisione amministrativa adottata nella suddetta procedura di ricorso in materia di appalti pubblici.
Se le direttive sulla procedura di ricorso in materia di appalti pubblici (ossia la direttiva 89/665/CEE, nel frattempo modificata dalla direttiva 2007/66/CE, e la direttiva 92/13/CEE) debbano essere interpretate nel senso che è conforme ad esse una normativa nazionale ai sensi della quale i giudici nazionali dinanzi ai quali pende la controversia principale sono legittimati a non tenere in considerazione un fatto che deve essere oggetto di esame ai sensi di una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea – pronunciata in un procedimento di rinvio pregiudiziale nell’ambito di una procedura di ricorso in materia di appalti pubblici –, fatto che, del resto, non è nemmeno preso in considerazione dai giudici nazionali che si pronunciano in un procedimento avviato in seguito alla domanda di riesame presentata avverso la decisione adottata nella controversia principale.
Se la direttiva 89/665/CEE, in particolare l’articolo 1, paragrafi 1 e 3 della stessa, e la direttiva 92/13/CEE, in particolare gli articoli 1 e 2 della stessa, – in particolare, alla luce delle sentenze rese nelle cause Willy Kempter, Pannon GSM e VB Pénzügyi Lízing, nonché Kühne & Heitz, Kapferer e Impresa Pizzarotti –, debbano essere interpretate nel senso che è conforme con tali direttive, con il requisito della tutela giurisdizionale effettiva e con i principi di equivalenza ed efficacia, una normativa nazionale, o una sua applicazione, ai sensi della quale, malgrado una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, emessa in un procedimento di rinvio pregiudiziale prima che sia pronunciata la sentenza nel procedimento di secondo grado, stabilisca un’interpretazione rilevante delle norme di diritto dell’Unione, il giudice dinanzi al quale pende la causa respinga tale interpretazione in quanto tardiva e successivamente il giudice adito con la domanda di riesame non consideri il riesame ammissibile.
Se la direttiva 89/665/CEE, in particolare l’articolo 1, paragrafi 1 e 3 della stessa, e la direttiva del Consiglio 92/13/CEE, in particolare gli articoli 1 e 2 della stessa, debbano essere interpretate alla luce della sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea C-2/06, Willy Kempter, ai sensi della quale il singolo non è tenuto a invocare specificamente la giurisprudenza della Corte di giustizia, nel senso che le procedure di ricorso in materia di appalti pubblici disciplinate da tali direttive possono essere avviate soltanto in forza di un ricorso che contenga una descrizione esplicita della violazione lamentata in materia di appalti pubblici – articolo e comma specifici –, ossia che nell’ambito della procedura di ricorso in materia di appalti pubblici possono essere esaminate soltanto le violazioni che il ricorrente abbia indicato mediante riferimento alla disposizione violata – articolo e comma specifici – in materia di appalti pubblici, mentre in qualsiasi altro procedimento amministrativo e civile è sufficiente che il singolo presenti le circostanze di fatto e le prove a loro fondamento, e l’autorità o il giudice competente statuisce sul ricorso in conformità al suo contenuto.
Se il requisito della violazione sufficientemente caratterizzata, sancito dalle sentenze Köbler e Traghetti, debba essere interpretato nel senso per cui non sussiste tale violazione quando il giudice che si pronuncia in ultimo grado, disattendendo esplicitamente la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea consolidata e citata nel modo più dettagliato – che trova finanche fondamento in vari pareri giuridici, – respinge la domanda del singolo di sollevare una questione pregiudiziale sulla necessità di ammettere il riesame, basandosi sull’illogica tesi secondo cui la normativa dell’Unione – in tal caso, in particolare, le direttive 89/665/CEE e 92/13/CEE – non prevede norme che disciplinano il riesame, malgrado sia stata a tal fine citata, anche nel modo più dettagliato, la giurisprudenza rilevante della Corte di giustizia dell’Unione europea, ivi inclusa la sentenza Impresa Pizzarotti, che dichiara proprio la necessità del riesame con riferimento alla procedura in materia di appalti pubblici. Alla luce della sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea C-238/81, CILFIT, ci si chiede con quale grado di dettaglio debba giustificarsi il giudice nazionale che non ammetta il riesame, discostandosi dall’interpretazione giuridica obbligatoria fornita dalla Corte di giustizia.
1 Direttiva 2007/66/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2007, che modifica le direttive 89/665/CE e 92/13/CEE del Consiglio per quanto riguarda il miglioramento dell’efficacia delle procedure di ricorso in materia d’aggiudicazione degli appalti pubblici (GU 2007, L 335, pag. 31).