Source: https://www.diritto.it/furto-abitazione-nozione-privata-dimora/
Timestamp: 2018-07-16 22:32:53+00:00
Document Index: 5901052

Matched Legal Cases: ['art 614', 'art 266', 'art 614', 'art14', 'art. 624', 'art. 625', 'art. 614', 'art. 52', 'art. 1', 'art. 624', 'art. 624', 'art 52', 'art 624']

Furto in abitazione e delimitazione della nozione di “privata dimora”
Una certa posizione dottrinale[2] sottolineava all’indomani dell’ entrata in vigore del 624 bis c.p che “ la disposizione in esame non parla più di abitazione e. anche allo scopo di eliminare qualsivoglia incertezza interpretativa , fa riferimento alla più ampia figura di luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora. In questa maniera il legislatore del 2001 s’è rifatto a quel concetto già elaborato dalla giurisprudenza di legittimità ai fini dell’ applicazione della disciplina sostanziale della violazione di domicilio di cui al 614 c.p nonché della disciplina dell’ intercettazioni ambientali allorquando si è asserito che per privata dimora debba ritenersi oltre all’abitazione vera e propria , quei luoghi che assolvono , attualmente e concretamente, la funzione di proteggere la vita privata ( riposo, alimentazione , occupazioni di svago o professionali) di coloro che li proteggono : ciò conformemente all’ art 614 c.p appositamente richiamato dall’ art 266 c.p.p comma 2 con la conseguenza che non tutti i locali dai quali il possessore abbia il diritto di escludere le persone a lui non gradite possono considerarsi luogo di privata dimora , in quanto lo ius excludendi alios rilevante ai fini dell’applicabilità dell’art 614 c.p non è fine a se stesso ma serve a tutelare il diritto alla riservatezza nello svolgimento di alcune manifestazioni della vita privata della persona che l’art14 Cost garantisce proclamando l’inviolabilità del domicilio”.
L’ermeneutica prevalente in giurisprudenza di legittimità richiamata nell’ordinanza di rimessione, partendo dalla considerazione che il concetto di privata dimora sia più ampio di quello di abitazione, ne dà una interpretazione estensiva, tanto da ricomprendervi tutti i luoghi, non pubblici, nei quali le persone si trattengano per compiere, anche in modo transitorio e contingente, atti della vita privata.
Si è ritenuto, pertanto, configurabile il delitto previsto dall’art. 624-bis cod. pen. in ordine al furto commesso: all’interno di un ristorante in orario di chiusura (Sez. 2, n. 24763 del 26/05/2015, Mori, Rv. 264283); in un bar-tabacchi in orario di chiusura (Sez. 5, n. 6210 del 24/11/ 2015, Tedde, Rv. 265875); all’interno di un cantiere edile allestito nel cortile di un immobile in cui erano in corso lavori di ristrutturazione (Sez. 5, n. 2768 del 01/10/2014, Baldassin, Rv. 262677); all’interno di un’edicola (Sez. 5, n. 7293 del 17/12/2014, Lattanzio, Rv. 262659); in uno studio odontoiatrico (Sez. 5, n. 10187 del 15/02/2011, Gelasio, Rv. 249850); in una farmacia durante l’orario di apertura (Sez. 4, n. 37908 del25/06/ 2009, Apprezzo, Rv. 244980); all’interno di un ripostiglio di un esercizio commerciale (Sez. 5, n. 22725 del 05/05/2010, Dunca, Rv. 247969);
Secondo altro orientamento, anch’ esso riportato nella pronuncia in commento invece, esulano dalla nozione di privata dimora quei luoghi che consentano comunque l’accesso al pubblico, tranne i locali annessi o accessori nei quali l’ingresso è inibito senza autorizzazione del titolare. Si afferma, invero, che non commette il reato di furto in abitazione il soggetto che si introduca all’interno di un esercizio commerciale in orario notturno, trattandosi di un locale non adibito a privata dimora in ragione del mancato svolgimento di attività commerciali che caratterizza le ore di chiusura (Sez. 4, n. 11490 del 24/01/ 2013, Pignalosa, Rv. 254854).
“Previa abrogazione dell’art. 625, primo comma, n. 1, cod. pen., è stata introdotta una ipotesi autonoma di reato definita in rubrica come “Furto in abitazione e furto con strappo”, con l’evidente scopo di ampliare la tutela penale non solo sotto il profilo patrimoniale, ma anche personale.
E ciò è tanto vero che l’approvazione della legge n. 128 del 2001 era stata preceduta dalla presentazione al Parlamento, da parte del Governo, del disegno di legge n. 5925, nel quale il reato di furto in abitazione, attraverso la previsione nel codice penale di un art. 614-bis, era stato inserito nel Libro II, Titolo XII (“Delitti contro la persona”), al fine di rafforzare «la tutela del domicilio non tanto nella sua consistenza oggettiva, quanto nel suo essere proiezione spaziale della persona, cioè ambito primario ed imprescindibile alla libera estrinsecazione della personalità individuale».
Deve, però, trattarsi, come si evince dalla ratio della norma, di luoghi che abbiano le stesse caratteristiche dell’abitazione, in termini di riservatezza e, conseguentemente, di non accessibilità, da parte di terzi, senza il consenso dell’avente diritto”.[3]
La conferma che i luoghi di lavoro, di per sé, non costituiscano privata dimora si ricaverebbe, infine, dal terzo comma dell’art. 52 cod. pen. (aggiunto dall’art. 1 della legge 13 febbraio 2006, n. 59), nel quale si afferma che la disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale.Va, quindi, affermato a parere dei giudici il seguente principio di diritto:
“Ai fini della configurabilità del delitto previsto dall’art. 624-bis cod. pen., i luoghi di lavoro non rientrano nella nozione di privata dimora, salvo che il fatto sia avvenuto all’interno di un’area riservata alla sfera privata della persona offesa. Rientrano nella nozione di privata dimora di cui all’art. 624-bis cod.pen. esclusivamente i luoghi, anche destinati ad attività lavorativa o professionale, nei quali si svolgono non occasionalmente atti della vita privata, e che non siano aperti al pubblico né accessibili a terzi senza il consenso del titolare” .
Riteniamo contrariamente a una certa autorevole tesi propugnata in dottrina[4] che non possa assolutamente estendersi automaticamente il concetto di privata dimora a tutti i luoghi in cui i soggetti si trattengon in modo anche transitorio per esplicar attività della vita privata. Infatti come opinan i giudici di legittimità nella pronuncia in discorso, “se la nozione di privata dimora comprendesse automaticamente tutti i luoghi in cui il soggetto svolge atti della vita privata non si sarebbe stato alcun bisogno di prevedere all’art 52 terzo comma l’applicazione della norma anche ai luoghi di svolgimento di attività commerciale, professionale o imprenditoriale”. Si violerebbe inoltre, compiendo quest’operazione estensiva, il principio di tassatività delle fattispecie penali che rimane un cardine del diritto penale e si applicherebbe ingiustificatamente una sorta di analogia in “malam partem” contravvenendo alle regole fondamentali dell’ordinamento penalistico. Una critica va compiuta allo stesso legislatore il quale eliminando dalla norma il concetto di furto in abitazione e introducendo quello più ampio di privata dimora ha dato adito interpretazioni giurisprudenziali concordanti non garantendo così una perfetta e corretta applicazione della formazione di cui all’art 624 bis c.p