Source: http://sentenze.altervista.org/autorizzazione-apparecchiature-risonanza-magnetica/
Timestamp: 2020-08-14 08:38:15+00:00
Document Index: 85320295

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Autorizzazione all'uso diagnostico di apparecchiature a risonanza magnetica nucleare sul territorio nazionale, Consiglio di Stato sentenza n. 6192 29 dicembre 2017: una struttura sanitaria privata ha diritto di accedere alle autorizzazioni per le apparecchiature di RMN fino a 2 Tesla rilasciate dalla Regione ad altre strutture, al fine di difendere i propri interessi giuridici, anche in via giudiziaria, ed eventualmente risarcitoria | Sentenze
Autorizzazione all’uso diagnostico di apparecchiature a risonanza magnetica nucleare sul territorio nazionale, Consiglio di Stato sentenza n. 6192 29 dicembre 2017: una struttura sanitaria privata ha diritto di accedere alle autorizzazioni per le apparecchiature di RMN fino a 2 Tesla rilasciate dalla Regione ad altre strutture, al fine di difendere i propri interessi giuridici, anche in via giudiziaria, ed eventualmente risarcitoria
Scritto il Gennaio 1, 2018 da sentenze
Consiglio di Stato, sentenza n. 6192 29 dicembre 2017, sul diritto di accesso di una struttura sanitaria privata ai provvedimenti autorizzatori per le apparecchiature di RMN fino a 2 Tesla rilasciate dalla Regione ad altre strutture:
“Il D.P.R. 8 agosto 1994 n. 542, contenente il “Regolamento recante norme per la semplificazione del procedimento di autorizzazione all’uso diagnostico di apparecchiature a risonanza magnetica nucleare sul territorio nazionale”, all’art. 5, comma 2, relativo alle “Apparecchiature soggette ad autorizzazione regionale”, prevede che: “L’autorizzazione è data previa verifica della compatibilità dell’installazione rispetto alla programmazione sanitaria regionale o delle province autonome”.
La norma, dunque, subordina chiaramente il rilascio dell’autorizzazione all’installazione dell’apparecchiatura al rispetto della programmazione sanitaria regionale.
Lo strumento di pianificazione assolve alla funzione di garantire la corretta distribuzione sul territorio delle apparecchiature in modo che siano servite adeguatamente tutte le zone, anche quelle “a bassa redditività”, che in mancanza di tale strumento non sarebbero coperte.
Ha quindi precisato che il sistema, per essere in equilibrio, presuppone la garanzia di una certa redditività che discende dal contingentamento delle apparecchiature: ove vi fosse la liberalizzazione vi sarebbe una distorsione nel mercato, in quanto gli operatori economici che operano privatamente sarebbero indotti a moltiplicare gli impianti nelle zone a maggiore redditività, lasciando di conseguenza scoperte le zone meno remunerative, con pregiudizio per la popolazione ivi residente.
L’eccessiva concentrazione delle apparecchiature in taluni ambiti territoriali, oltre a lasciare scoperte altre aree del territorio, comporterebbe l’eccesso di offerta di prestazioni in quelle zone, con possibili ripercussioni sull’equilibrio economico delle imprese, e ciò potrebbe determinare lo scadimento della qualità delle prestazioni stesse, tenuto conto della difficoltà per gli operatori – in caso di insufficiente redditività -, di sostenere, ad esempio, le ingenti spese di rinnovamento degli impianti a causa della loro naturale obsolescenza tecnica.
L’atto di programmazione costituisce, dunque, il presupposto per il rilascio dell’autorizzazione richiesta.
L’ingresso nel mercato di riferimento è però condizionato dal contingentamento degli impianti, e dunque dalla rilevazione del fabbisogno di tali apparecchiature per l’utenza: ne consegue che l’eventuale saturazione del fabbisogno da parte di operatori già attivi impedisce l’ingresso dei nuovi entranti nel mercato.
…Di qui la necessità per la società appellante di conoscere non solo gli atti di programmazione adottati dalla Regione o dalla ASL Na Nord, ma anche dei singoli provvedimenti autorizzatori rilasciati a favore di altre strutture nel periodo 2007-2016, nel quale la sua domanda è rimasta inevasa.
Tali autorizzazioni, infatti, potrebbero aver saturato il mercato, impedendole di entrarvi una volta definito il relativo fabbisogno….”
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Consiglio di Stato sentenza n. 6192 29 dicembre 2017
“L’appellante OMISSIS s.a.s. è titolare di una struttura sanitaria privata erogatrice di prestazioni di radiologia medico-diagnostica nel territorio dell’ASL Napoli 2 Nord.
In data 23 luglio 2007 (prot. n. 658212), tale struttura ha presentato alla Regione Campania un’istanza per il rilascio dell’autorizzazione all’installazione di apparecchiature di R.M.N. del gruppo A, con intensità di campo magnetico statico inferiore o uguale a 2 TESLA per uso diagnostico, ai sensi dell’art. 5 del d.m. 3 agosto 1993 e del d.p.r. n. 542/1994.
Nel fornire riscontro interlocutorio all’istanza presentata, l’amministrazione regionale, con nota del 9 agosto 2007, prot. n. 708661, ha comunicato di non poter rilasciare la richiesta autorizzazione essendo “in corso uno specifico studio programmatorio di settore da parte del competente Assessorato”.
Pertanto, il procedimento avviato sulla richiesta di autorizzazione presentata dalla ricorrente è rimasto bloccato fin dal 2007, in attesa dell’atto di programmazione regionale relativo ai bacini di utenza, ma poi tale studio è stato demandato alla ASL territorialmente competente, con la conseguenza che mentre la domanda della società OMISSIS è rimasta inevasa, altre strutture hanno ottenuto, nel frattempo, l’autorizzazione all’esercizio.
Ad ogni modo la società ricorrente ha comunque rinnovato nel gennaio 2016 la sua richiesta di autorizzazione all’installazione di tale apparecchiatura.
2. – La società OMISSIS ha quindi formulato, in data 14 luglio 2016, un’istanza di accesso diretta sia alla Regione che alla ASL Na 2 nord per ottenere l’esibizione:
– delle autorizzazioni rilasciate dalla Regione Campania per le apparecchiature di RMN fino a 2 Tesla dal 9/8/2007 (data dell’arresto procedimentale) al 30/6/2016;
– degli atti di programmazione disposti dalla regione e dalla ASL Na 2 Nord, (ed in particolare con riferimento al Distretto 40), attinenti al fabbisogno di prestazioni di RMN con riferimento al territorio regionale, ed in particolare, al territorio della ASL Na 2 Nord;
– dello studio di programmazione regionale (se esistente) che avrebbe dovuto essere adottato in esecuzione di quanto previsto dalla nota del 2007 prot. n. 07088661.
3. – La sua istanza non è stata riscontrata.
Si è quindi formato il silenzio rifiuto che è stato impugnato dinanzi al TAR per la Campania.
Nel ricorso di primo grado, quindi, la società ricorrente ha chiesto al Tribunale di ordinare l’esibizione degli atti oggetto dell’istanza di accesso.
7.1 – Occorre richiamare sinteticamente i presupposti sui quali si fonda la sentenza di primo grado.
Il primo giudice ha respinto il ricorso ritenendo che:
– l’accesso avrebbe avuto natura esplorativa essendo finalizzato ad esperire un controllo generalizzato sull’attività delle amministrazioni intimate;
– la ricorrente non disporrebbe di un interesse diretto e concreto all’esibizione degli atti richiesti;
– l’istanza di accesso sarebbe affetta da genericità ed indeterminatezza, in quanto l’interessata non avrebbe indicato precisamente gli atti di autorizzazione dei quali chiedeva l’esibizione, essendosi limitata a richiedere l’ostensione di tutti gli atti autorizzatori relativi ad impianti di RMN di gruppo A, aventi a potenza inferiore a 2 TESLA, rilasciati negli ultimi dieci anni;
– la ricerca di tali atti sarebbe eccessivamente gravosa per la P.A., tenuto conto che si tratta di autorizzazioni rilasciate in un intervallo di tempo così lungo;
– gli atti di programmazione sarebbero sottratti all’accesso e, comunque, l’istanza di accesso ex art. 22 L. 241/90 non potrebbe convertirsi in accesso civico, non essendo stata presentata la relativa domanda.
7.2 – Con il primo motivo di appello l’appellante ha censurato il capo di sentenza che ha ritenuto la sua istanza di accesso generica e diretta ad un controllo ispettivo, in assenza di un interesse concreto ed attuale all’esibizione degli atti richiesti; ha censurato, altresì, il capo di sentenza che ha ritenuto non sufficientemente individuati gli atti dei quali aveva chiesto l’esibizione.
Con il secondo motivo di appello, invece, ha censurato il capo di sentenza che ha respinto la domanda di accesso civico, mentre con il terzo motivo di impugnazione ha denunciato l’erroneità della sentenza, in quanto emessa in violazione del diritto europeo in materia di trasparenza amministrativa.
Ha formulato, in via subordinata, la richiesta di rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia UE, ai sensi dell’art. 267 TFUE, in relazione ai quesiti indicati nello stesso atto di appello.
La Regione ha rilevato, però, che – allo stato – l’atto di programmazione non esiste, e che quello precedente ha perso ogni efficacia a seguito dell’adozione della DCA n. 32 del 2012: pertanto la domanda avanzata dalla ricorrente non potrebbe essere accolta.
Ciò comporterebbe la sua carenza di interesse all’esibizione degli atti.
9.1 – L’eccezione di difetto di interesse sollevata dalla Regione non può trovare accoglimento alla luce della sentenza n. 4332 dell’11 settembre 2017, emessa del TAR Campania nel parallelo giudizio ex art. 116 c.p.a. proposto dalla stessa società nei confronti della regione: il TAR ha dichiarato, infatti, l’obbligo di concludere sia il procedimento diretto alla determinazione del fabbisogno di apparecchiature di RMN, sia quello relativo alle istanze proposte dalla ricorrente il 23 luglio 2007 e il 12 gennaio 2016 dirette al rilascio della specifica autorizzazione.
Pertanto, tenuto conto dell’esecutività di tale sentenza (avverso la quale non risulta proposto appello), la Regione è tenuta a concludere entrambi i procedimenti.
Sussiste, dunque, per l’appellante l’interesse a conoscere gli atti di programmazione e gli atti autorizzatori rilasciati alle altre strutture, al fine di difendere i propri interessi giuridici, anche in via giudiziaria, ed eventualmente risarcitoria, come ha correttamente rilevato l’appellante nella memoria del 23 novembre 2017: come più volte rilevato, infatti, mentre la sua domanda di autorizzazione è rimasta bloccata dall’anno 2007, altre strutture hanno ottenuto nel frattempo l’autorizzazione, con il rischio della saturazione del fabbisogno.
9.2 – La documentazione di cui è stata chiesta l’esibizione non presenta, quindi, natura esplorativa, in quanto non è diretta al controllo generalizzato dell’attività svolta dalle Amministrazioni destinatarie dell’istanza di accesso, ma risponde alla precisa esigenza di difesa della propria posizione giuridica.
Ha rilevato, inoltre, l’appellante che l’interesse all’acquisizione dei suddetti documenti discende anche dalla pendenza del giudizio di revocazione avverso la decisione di questa Sezione n. 4262/2015.
9.3 – Quanto alla indeterminatezza dei documenti richiesti, è sufficiente rilevare che nell’istanza di accesso non è necessaria l’indicazione specifica del singolo atto (data, protocollo, ecc.) essendo sufficiente la agevole individuazione del provvedimento in relazione al suo contenuto.
Non vi è dubbio che le Amministrazioni intimate siano in grado di ricercare tali atti – ciascuna per la parte di sua competenza – senza eccessivo aggravio; in ogni caso, le esigenze di trasparenza in questo settore prevalgono sicuramente sul “fastidio” arrecato agli uffici.
10. – L’appello va dunque accolto, e in riforma della sentenza di primo grado, va accolto il ricorso di primo grado.
Va quindi ordinato alle Amministrazioni appellate – ciascuna per la parte di propria competenza – di provvedere all’esibizione degli atti indicati nell’istanza della società ricorrente datata 14 luglio 2016”
“Con riferimento alla Regione Campania le spese del doppio grado di giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo; possono invece compensarsi con riferimento all’ufficio del Commissario ad Acta per l’attuazione del piano di rientro sanitario nella Regione Campania.”
DIRITTO DI ACCESSO, sentenza n. 6192 29/12/2017
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