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Timestamp: 2020-08-14 20:58:05+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 7506 del 23/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7506 del 23/03/2017
Cassazione civile, sez. VI, 23/03/2017, (ud. 23/02/2017, dep.23/03/2017), n. 7506
sul ricorso iscritto al n. 6678/2016 R.G. proposto da:
S.P., S.M., S.D., sia in proprio che
quali eredi di M.S., elettivamente domiciliati in ROMA,
ANTONINI, che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato
PIERGIOVANNI ALLEVA;
avverso la sentenza n. 321/2015 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,
S.P., M. e D., in proprio e quali eredi di M.S., ricorrono, affidandosi ad un unitario motivo, per la cassazione della sentenza del 4.3.15, con cui la corte di appello de L’Aquila – in sede di (secondo) rinvio a seguito di sentenza 16425/12 di questa Corte – ha accolto l’appello di M.G. in un’annosa controversa, relativa al rilascio di un bene immobile in (OMISSIS), infine solidalmente condannando gli odierni ricorrenti al pagamento della somma di Euro 17.118,60, maggiorata dell’ulteriore rivalutazione all’attualità dal luglio 1995, a titolo di migliorie apportate all’immobile da rilasciare;
l’intimato non espleta attività difensiva in questa sede;
l’unico motivo, con cui si prospetta la falsa applicazione dell’art. 394 cpv. c.p.c., per avere il giudice di rinvio escluso la possibilità di eccepire la compensazione nel giudizio di rinvio, è (se non inammissibile, per la carenza del ricorso quanto ad esposizione sommaria dell’ultraquarantennale fatto processuale, in violazione del disposto dell’art. 366 c.p.c., n. 3), comunque manifestamente infondato, per avere la gravata sentenza applicato correttamente i principi in tema di natura di giudizio chiuso del giudizio di rinvio;
invero, poichè neppure gli odierni ricorrenti allegano in ricorso – nel rispetto delle forme previste dell’art. 366 c.p.c., n. 6, come elaborate dalla giurisprudenza di questa Corte – se e quando, nel corso della pure annosissima controversia, sia mai stata fatta valere una loro pretesa creditoria, nei confronti dell’occupante senza titolo, per la privazione della disponibilità dell’immobile, l’adduzione del relativo credito non può qualificarsi come conseguenza diretta e immediata della cassazione con rinvio, che riguarda la differente domanda avente ad oggetto l’esatta determinazione dell’indennità per migliorie apportate dal detentore senza titolo;
invero, quando una ragione di credito sorge per effetto delle statuizioni di una sentenza di rinvio sulla ricostruzione del modo di essere del rapporto fondamentale dedotto in giudizio, non è certo possibile introdurre nel giudizio di rinvio una domanda di compensazione o un controdiritto sull’assunto che li giustificherebbe quella ricostruzione: la ragione è, in primis, la natura del giudizio di rinvio e, poi, la chiara non incolpevolezza del dispiegamento della relativa pretesa solo in via di compensazione, ben avendo i ricorrenti potuto azionarla condizionatamente all’esito delle sorti del giudizio sulle domande principali contro di loro proposte, scaturito dalla cassazione con rinvio;
ne segue che il credito opposto in compensazione non discende in modo diretto ed immediato dal rinvio e avrebbe dovuto essere prospettato anche in via eventuale o condizionata fin da prima, sicchè bene si è escluso che la compensazione stessa potesse essere eccepita in sede di giudizio di rinvio (in applicazione di principi affermati fin da Cass. 15/12/1983, n. 7393): risultando oltretutto il controcredito tuttora illiquido ed integrando esso un fatto nuovo ai fini dell’art. 394 c.p.c.e, quindi, precluso in quella sede, benchè impregiudicato in altre (salva la verifica di ogni eventuale fatto estintivo);
il ricorso va pertanto rigettato, ma non vi è luogo a provvedere sulle spese del presente giudizio di legittimità per non avere l’intimato qui svolto attività difensiva; peraltro, va dato atto della sussistenza dei presupposti per applicare del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione.