Source: https://www.movimentoconsumatori.it/notizie/4230/maxi-processo-fonsai-torino.html
Timestamp: 2019-11-12 04:26:39+00:00
Document Index: 13551694

Matched Legal Cases: ['art. 185', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Maxi processo Fonsai Torino
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Giudice: tribunale di Torino, IV Sezione penale in composizione collegiale
Imputati: Presidente Onorario, Presidente esecutivo, Vicepresidente, Amministratore delegato e Direttore Generale di Fondiaria Sai S.p.A. tra il 2010 e il 2012, nonché l’attuario revisore incaricato dalla società Reconta Ernst&Young S.p.A. che si occupò della revisione del bilancio civilistico Fonsai 2010.
Responsabili civili: Unipol Sai Assicurazioni S.p.A. (in cui sono state incorporate Fondiaria Sai e Milano Assicurazioni) e Reconta Ernst&Young S.p.A.,.
Lo svolgimento del processo: Dopo aver respinto tutte le eccezioni sollevate dalle difese degli imputati rispetto alle costituzioni di parte civile degli azionisti Fonsai e Milano Assicurazioni e alla competenza territoriale in relazione al reato di manipolazione del mercato (art. 185 TUF), il dibattimento vero e proprio è iniziato il 9 gennaio 2015, con l’audizione dei testimoni e dei consulenti tecnici indicati dal Pubblico Ministero che è proseguita fino all’udienza del 26 maggio 2015.
Dall’espletamento di questa parte dell’istruttoria sono emersi particolari significativi come, ad esempio, il fatto che fosse stato istituito un gruppo di lavoro per prepararsi all’imminente ispezione dell’ex Isvap nell’ambito del quale vennero rilevate, ma poi non diffuse, criticità nella riservazione (chiusure sinistri senza seguito e riaperture), anomale in quanto superiori rispetto alla media del mercato assicurativo; o, ancora, che i vertici aziendali già nel 2008 sapevano dell’esistenza di un deficit nelle riserve tecniche che, nel 2012, ammontava a circa 800 milioni; infine che in un incontro segreto tra il Direttore Generale e l’Amministratore Delegato dell’epoca, quest’ultimo auspicava che non uscisse la notizia della corruzione nei confronti dell’ex presidente dell’Isvap, (sotto processo a Milano) e di alcune operazioni immobiliari che avrebbero insospettito i mercati.
Rilevante, la testimonianza di un alto dirigente, il quale ha ricordato di aver prodotto diversi documenti e spiegato in varie occasioni ai vertici della compagnia i problemi sull'andamento delle riserve. Perplessità illustrate anche al Presidente esecutivo in alcuni incontri avvenuti nel corso del 2010; ma nonostante ciò, poi, i bilanci venivano sempre certificati. Il teste ha poi confermato che il Direttore generale lo contattò alcune volte, dopo la sua audizione in Procura, per sapere che cosa avesse detto riferito in quell’occasione agli inquirenti e proponendogli di essere seguito da un avvocato di sua fiducia.
Il 24 febbraio 2015, la Procura della Repubblica di Torino ha posto sotto sequestro conservativo denari riconducibili alla famiglia Ligresti, per un ammontare pari circa 9,5 milioni di euro. Secondo quanto prevede il codice di procedura penale, il sequestro conservativo disposto dal PM va a vantaggio anche della parti civili.
Il 12 giugno 2015, sono stati sentiti i primi testi indicati dalle difese degli imputati e il PM ha integrato il capo di imputazione, modificando i dati relativi alla sottostima delle riserve sinistri RC Auto delle generazioni precedenti al 2010, sulla scorta dei nuovi conteggi fatti dai propri consulenti.
All’udienza del 17 luglio 2015, il Direttore generale ha depositato istanza di applicazione di pena (c.d. patteggiamento) su cui il PM ha espresso parere favorevole. Il Collegio giudicante ha separato la posizione di questo imputato da quelle degli altri, rinviando ogni decisione sull’accoglimento del patteggiamento, in in attesa di concludere il procedimento ordinario a carico degli altri imputati.
All’udienza del 24 luglio 2015, il collegio ha rigettato (per la terza volta) l’eccezione di incompetenza territoriale relativa al reato di aggiotaggio informativo sollevata dalle difese degli imputati ed altresì la richiesta di proscioglimento dalle accuse, formulata dall’attuario revisore incaricato da Reconta Ernst &Young, sulla scorta della nuova normativa sul falso in bilancio (l. 69/2015).
Le udienze successive sono state dedicate alle audizioni dei testimoni indicati dalle difese degli imputati, dei consulenti tecnici di parte e all’esame degli imputati
La fase istruttoria del processo si è conclusa l’11 gennaio 2016 e il 26 gennaio è cominciata la lunga requisitoria del PM che si è conclusa all’udienza del 9 febbraio, con la richiesta di condanna di tutti gli imputati ad una pena variabile dai 3 ai 7 anni e mezzo di reclusione. Terminata la requisitoria del PM, le parti civili (anche quelle assistite dai legali di MC) hanno rassegnato le loro conclusioni chiedendo la condanna in solido degli imputati e dei responsabili civili al risarcimento dei danni patiti, quantificando quelli patrimoniali e chiedendo una liquidazione equitativa per quelli morali, con richiesta in ogni caso di provvisionale (ovvero di una somma di denaro che il giudice liquida a favore della parte civile danneggiata come anticipo di quanto gli spetta).
Il processo è proseguito con le arringhe dei difensori degli imputati e dei responsabili civili, terminate all’udienza del 17 maggio 2016, mentre la fase delle repliche iniziata il 30 giugno 2016 , si è conclusa l’11.10.2016, allorquando il Collegio giudicante ha dichiarato chiuso il dibattimento.
Lo stesso giorno, al termine di una lunghissima camera di consiglio, il Tribunale di Torino oltre a condannare tutti gli imputati per i reati di falso in bilancio e manipolazione dei mercati (ad eccezione del Vice presidente e del responsabile del procedimento di revisione per conto della società Reconta Ernst & Young S.p.A., che sono stati invece assolti perché il fatto non costituisce reato) ha altresì riconosciuto agli azionisti costituiti parti civili, il diritto al risarcimento dei i danni da costoro subiti, oltre alla refusione delle spese legali.
Per le parti civili costituite, vi sono due ulteriori aspetti particolarmente positivi di questa sentenza, già di per sé molto favorevole.
Il primo. Il Tribunale ha condannato anche i responsabili civili UnipolSi e Reconta Ernst & Young a risarcire alle parti civili i danni e le spese legali in solido con gli imputati: in sostanza, se la sentenza sarà definitivamente confermata con il suo passaggio in giudicato, ciascuna parte civile, a sua discrezione, potrà rivolgere le proprie istanze risarcitorie direttamente a queste due società, anziché agli imputati; avendo dunque a che fare con soggetti che, attualmente, hanno sicuramente una maggiore solidità economica.
Il secondo. Il Tribunale non ha accolto la richiesta formulata dalla Procura della Repubblica di Torino di disporre la confisca (cioè la definitiva acquisizione da parte dello Stato) dei beni sequestrati agli imputati (per un ammontare pari a circa 8 milioni di euro), al fine di pagare le spese processuali sostenute dalla Procura (per intercettazioni, perizie e attività di indagine in generale), mantenendo però - ed è questa la nota positiva - il vincolo del sequestro su questi stessi beni, di modo che tale patrimonio non verrà restituito agli imputati, ma 'bloccato', sino a che il processo non esaurisca tutti i gradi di giudizio.
Il risultato, davvero ottimo (i precedenti favorevoli in casi analoghi si posso contare sulle dita di una mano) poteva certamente essere migliore, se il Collegio giudicante avesse anche determinato (in gergo tecnico si usa dire "liquidato") l'ammontare del danno subito da ciascuna parte civile o avesse perlomeno condannato gli imputati e gli anzidetti responsabili civili a pagare un anticipo sul totale del danno dovuto, concedendo la cosiddetta 'provvisionale' richiesta anche dai nostri legali.
Invece, il Tribunale ha deciso che spetti ai giudici civili quantificare questi danni, valutando ogni singola posizione. La mancata concessione della provvisionale fa sì che le condanne risarcitorie contenute in questa sentenza non siano immediatamente esecutive . Ciò vuol dire che, almeno per il momento, non è possibile promuovere subito, sulla base di questa sentenza, alcuna azione legale volta al recupero forzoso di quanto dovuto, laddove gli imputati e/o i responsabili civili - come è scontato - non decidano di risarcire spontaneamente le parti civili.
La sentenza di condanna al risarcimento a favore degli azionisti diverrà quindi immediatamente esecutiva, se non verrà proposto appello dagli imputati o, qualora l'appello fosse proposto, se la sentenza della Corte d'Appello confermerà la sentenza di condanna al risarcimento emessa dal Tribunale.
Sarà possibile fornire a tutti gli azionisti costituiti parte civile indicazioni più precisa sulla più opportuna strategia, processuale e non, da seguire in futuro una volta lette e comprese le motivazioni della sentenza il cui deposito – originariamente previsto per il 9 gennaio 2017 – dovrebbe avvenire il 9 aprile 2017.