Source: http://directio.it/multimedia/news/2018/09/10-nuovo-codice-privacy-legittimo-limitare-diritti-interessato-procedure-segnalazione-illeciti-aziendali.aspx
Timestamp: 2019-07-22 02:24:57+00:00
Document Index: 185198644

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 20', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 160']

Nuovo Codice Privacy: legittimo limitare i diritti dell’interessato nelle procedure di segnalazione degli illeciti aziendali | News | Directio - le strade nell'economia
Tali diritti sono previsti dal Regolamento n. 679 agli articoli da 15 a 22. Si tratta nello specifico del diritto di accesso ai dati personali (art. 15 GDPR), del diritto a rettificarli (art. 16 GDPR), del diritto di ottenerne la cancellazione o cosiddetto diritto all’oblio (art. 17 GDPR), del diritto alla limitazione del trattamento quando ricorrono le ipotesi specificate dall’art. 18 GDPR, del diritto alla portabilità dei dati personali (art. 20 GDPR) e di quello di opposizione al trattamento anche profilato (artt. 21 e 22 GDPR). Per esercitare i suddetti diritti, secondo quanto stabilito dal GDPR, l’interessato può rivolgersi al titolare del trattamento e in assenza di risposta, proporre reclamo al Garante della Privacy.
Secondo il nuovo art. 2 undecies, quando dall’esercizio di tali diritti possa derivare un pregiudizio effettivo e concreto (quindi non è sufficiente il solo pregiudizio, ma è necessario che esso sia reale) ad interessi specificamente individuati dal medesimo articolo, i suddetti diritti possono essere limitati.
Tra le varie ipotesi individuate dal nuovo decreto che possono comportare la limitazione dei diritti dell’interessato, vi è la necessità di garantire la riservatezza dell’identità del dipendente che segnala, ai sensi della legge 30 novembre 2017, n. 179 (legge sul whislteblowing), l’illecito aziendale di cui sia venuto a conoscenza in ragione del proprio ufficio.
Con specifico riferimento alla norma sul whislteblowing, secondo quanto disposto dal decreto che novella il Codice della Privacy, dunque, per proteggere la riservatezza del segnalante dell'illecito o reato aziendale, i diritti di un dipendente aziendale segnalato dal collega, nell’ambito di una procedura di whistleblowing, possono essere limitati, se consentendo al segnalato di accedere ai propri dati personali (o opporsi al trattamento, ad esempio richiedere di cancellare i dati), trattati nell’ambito della procedura avviata a seguito della segnalazione del compimento di un illecito a lui presuntivamente imputato da parte di un collega segnalante, possa derivare pregiudizio ai diritti di quest’ultimo.
La suddetta limitazione sarà legittima sempre che le procedure in materia di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza i dipendenti nell'ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato messe a punto dal titolare del trattamento siano conformi a quanto previsto dalla legge sul whistleblowing (L. n. 179/2017); è necessario quindi che il titolare del trattamento abbia adottato le misure e i modelli ivi previsti per consentire di effettuare nel giusto modo le segnalazioni, in maniera tale da tutelare la riservatezza del segnalante ed evitare ritorsioni nei suoi confronti.
Con specifico riferimento alla legge n. 179, si ricorda che essa è costituita da tre articoli che vanno ad ampliare la portata dell’art. 6 del Decreto legislativo n. 231/2001 riferito alla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche e delle associazioni. Tale decreto consente ai suddetti enti di essere esonerati da responsabilità, se dimostrano di aver adottato modelli organizzativi idonei a prevenire illeciti che rientrano nelle categorie di quelli commessi. Quindi, la norma sul whistleblowing prevede che se il reato aziendale sia stato commesso da persone che rivestono un ruolo apicale in azienda - soggetti che svolgono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell'ente o di una sua unità organizzativa o funzioni di vigilanza o direzione nei confronti dei soggetti summenzionati - l’ente è esonerato dal risponderne se prova di aver adottato, tra i modelli di cui all’art. 6 del decreto n. 231, dei canali che consentano a questi soggetti di presentare, a tutela dell’integrità dell’ente, segnalazioni circostanziate di condotte illecite, rilevanti e fondate su elementi di fatto precisi e concordanti, o di violazioni del modello di organizzazione e gestione dell'ente, di cui siano venuti a conoscenza in ragione delle funzioni svolte. Tali canali devono essere in grado di garantire la riservatezza dell’identità del soggetto segnalante nelle attività di gestione della segnalazione.
In questa logica, si comprende dunque come la legge sul whistlelbowing incida sul trattamento dei dati personali ed era pertanto necessario intervenire per creare un equilibrio tra gli interessi e i diritti in gioco. Questo anche il motivo per cui, secondo il nuovo decreto n. 101, il soggetto segnalato comunque dovrà essere informato con comunicazione motivata - a meno che la comunicazione possa compromettere la finalità della limitazione – che l'esercizio dei suoi diritti potrà, in ogni caso, essere ritardato, limitato o escluso per il tempo e nei limiti in cui ciò costituisca una misura necessaria e proporzionata, tenuto conto dei suoi diritti fondamentali e dei legittimi interessi, al fine di salvaguardare gli interessi del segnalante e la stessa procedura di indagine.
Resta salvo per il segnalante il diritto di esercitare i propri diritti rivolgendosi al Garante della Privacy che procederà mediante la procedura di accertamento prevista dall’art. 160 del D. Lgs. n. 196/2003. Di tale possibilità il titolare del trattamento è tenuto ad informare il dipendente segnalato (interessato) della possibilità di esercitare i propri diritti rivolgendosi al Garante o all’autorità giurisdizionale.