Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-12492-del-18-05-2017
Timestamp: 2020-04-03 02:17:33+00:00
Document Index: 182044400

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 702', 'art. 702', 'sentenza ', 'art. 375', 'art. 2697', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 2697']

Sentenza Cassazione Civile n. 12492 del 18/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12492 del 18/05/2017
Cassazione civile, sez. III, 18/05/2017, (ud. 26/04/2017, dep.18/05/2017), n. 12492
sul ricorso 15285/2015 proposto da:
BAXTER SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore
Amministratore Delegato Dott. C.C., elettivamente
MASSIMO ZACCHEO, che la rappresenta e difende giusta procura
Regionale, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA NARCANTONIO
COLONNA 27, presso lo studio dell’avvocato ROSA MARIA PRIVITERA, che
avverso la sentenza n. 7673/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
Baxter s.p.a. convenne in giudizio con ricorso ai sensi dell’art. 702 bis c.p.c., innanzi al Tribunale di Roma la Regione Lazio chiedendo la condanna al pagamento dell’importo di Euro 1.173.179,95 pari alla differenza fra l’importo dovuto alla luce dell’accordo stipulato (in base al quale se i pagamenti delle forniture del farmaco Feiba in favore dell’Azienda USL capofila venivano effettuati alla scadenze previste nell’accordo, Baxter avrebbe applicato semestralmente gli sconti previsti mediante l’emissione di nota di credito) e l’importo corrisposto dalla Regione Lazio attraverso l’autoapplicazione degli sconti in modo illegittimo stante il ritardo nei pagamenti. Il Tribunale adito rigettò la domanda. Avverso l’ordinanza resa ai sensi dell’art. 702 ter c.p.c., propose appello Baxter s.p.a.. Con sentenza di data 15 dicembre 2014 la Corte d’appello di Roma rigettò l’appello.
Osservò la corte territoriale che il “difetto di legittimazione passiva” non poteva essere rilevato dal giudice di primo grado in quanto “l’eccezione relativa alla concreta titolarità del rapporto dedotto in giudizio”, attenendo al merito, non poteva essere rilevata d’ufficio, ma doveva essere tempestivamente sollevata dalla parte, la quale l’aveva sollevata tardivamente all’udienza e non dieci giorni prima. Aggiunse il giudice di appello che la scrittura privata del (OMISSIS) sottoscritta dalle parti aveva ad oggetto la fissazione del prezzo di alcuni farmaci e non conteneva alcun ordinativo di acquisto, sicchè dalla scrittura non sorgeva alcuna obbligazione di pagamento per la Regione (obbligazione che sarebbe sorta solo in presenza di ordinativo e relativa consegna dei farmaci) e che Baxter non aveva prodotto alcun ordinativo della Regione, che si riferisse esplicitamente alla scrittura privata in discorso, nè alcun atto attestante la consegna di quanto ordinato dalla Regione, sicchè non c’era alcuna prova della nascita dell’obbligazione.
Ha proposto ricorso per cassazione Baxter s.p.a. sulla base di due motivi e resiste con controricorso la parte intimata, la quale ha altresì proposto ricorso incidentale sulla base di un motivo. E’ stato fissato il ricorso in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 2. E’ stata presentata memoria.
con i due motivi del ricorso principale si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 112, 115 e 116 c.p.c. e art. 2697 c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nonchè omesso esame del fatto decisivo e controverso ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Osserva la ricorrente che il giudice di appello ha d’ufficio pronunciato in ordine ad un’eccezione, quale la mancata prova dell’esistenza degli ordinativi e della consegna del prodotto, proponibile solo dalla parte e che non ha considerato che, in assenza di contestazioni da parte della Regione circa l’esistenza di ordini, l’avvenuta fornitura e la corrispondenza fra quantitativi esposti in fattura e forniture effettuate, doveva ritenersi provato il diritto al pagamento del corrispettivo. Precisa al proposito la ricorrente che sia nella comparsa di primo grado, che in quella in appello, la Regione aveva dedotto sia di non essere la debitrice del corrispettivo preteso sia nel merito la mancanza di prova del ritardato pagamento delle forniture. Aggiunge che il giudice di appello ha omesso di esaminare i documenti prodotti (accordo, fatture, estratto conto relativo alle date degli accrediti) che provano l’esistenza della fonte dell’obbligazione (applicazione degli sconti condizionata alla tempestività dei pagamenti) e della venuta ad esistenza dell’obbligazione per effetto del pagamento parziale e dell’assenza di contestazioni.
Con l’unico motivo del ricorso incidentale si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 102 e 112 c.p.c. e art. 2697 c.c.. Osserva la ricorrente in via incidentale che la titolarità passiva del rapporto dedotto in giudizio non costituisce eccezione in senso stretto soggetta al regime decadenziale, ma, in quanto relativa al fatto costitutivo della domanda, integra una mera difesa.
I due motivi del ricorso principale, trattati unitariamente, sono in realtà separabili. La denuncia di violazione di legge si articola in due submotivi. Con il primo submotivo si denuncia l’erroneo rilievo d’ufficio della mancata prova dell’esistenza degli ordinativi e della consegna del prodotto. Il motivo è infondato perchè la fonte dell’obbligazione della Regione, la cui assenza è stata rilevata dal giudice di merito, attiene al fatto costitutivo della domanda e dunque è rilevabile d’ufficio. Con il secondo submotivo per violazione di legge si denuncia la violazione del principio di non contestazione. Il motivo è inammissibile in quanto non coglie la ratio decidendi. Il giudice di merito non ha in assoluto escluso l’esistenza dell’acquisto della fornitura, ha solo affermato che non risulta un ordinativo effettuato dalla Regione, nè una consegna di fornitura relativa ad un ordinativo della Regione medesima. La premessa di tale conclusione risiede nel riconoscimento che l’accordo concluso dalle parti aveva ad oggetto la fissazione del prezzo di alcuni farmaci e non conteneva alcun ordinativo di acquisto. La statuizione del giudice di merito è in continuità con quanto dedotto dalla Regione che in entrambi i gradi, come precisato dalla ricorrente, ha sempre negato di essere la debitrice del corrispettivo relativo alla fornitura.
Inammissibile è infine la denuncia di vizio motivazionale in quanto non risulta la specifica indicazione di un fatto, decisivo e controverso, il cui esame sarebbe stato omesso e la censura è limitata al piano della valutazione della prova, la quale è riservata al giudice di merito.
Rigetta il ricorso principale e dichiara assorbito quello incidentale. Condanna la ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 10.200,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge.