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Timestamp: 2020-08-04 08:15:57+00:00
Document Index: 95108677

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 117', 'art. 9', 'art. 2', 'art. 117', 'art. 2', 'art. 30', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'sentenza ', 'art 2', 'art. 9']

﻿Distanze tra edifici, occhio alle deroghe: quelle del Veneto al vaglio della Corte Costituzionale! Il riepilogo
Distanze tra edifici, occhio alle deroghe: quelle del Veneto al vaglio della Corte Costituzionale! Il riepilogo
Peppucci Matteo - Collaboratore INGENIO 05/03/2019 4486
Alla Corte costituzionale la legge regionale Veneto che consente la deroga sulla distanze tra edifici (disposizioni in materia di altezze previste dal d.m. 1444/1968)
Attenzione alle deroghe in merito alla distanze tra edifici perché si rischia il vaglio della Consulta: il Consiglio di Stato, con ordinanza 1431/2019 dello scorso 1° marzo, ha infatti 'spedito' al vaglio della Corte Costituzionale la legge regionale Veneto che consente la deroga sulla distanze ex DM 1444/1968.
E’ rilevante e non manifestamente infondata - si legge nella disposizione di Palazzo Spada - la questione di legittimità costituzionale dell’art. 9, comma 8 bis, l. reg. Veneto 8 luglio 2009, n. 14 (Intervento regionale a sostegno del settore edilizio e per favorire l'utilizzo dell'edilizia sostenibile e modifiche alla legge regionale 12 luglio 2007, n. 16 in materia di barriere architettoniche), in riferimento all’art. 117, commi 2, lett. l), e 3, Cost., nella parte in cui consenta le deroghe alle disposizioni in materia di altezze previste dal d.m. n. 1444 del 1968.
Distanze tra edifici: il perché della presunta incostituzionalità delle deroghe del Veneto
Secondo il Consiglio di Stato l’art. 9, comma 8 bis, l. reg. Veneto 8 luglio 2009, n. 14, nella parte in cui consente le deroghe alle disposizioni in materia di altezze previste dal d.m. n. 1444 del 1968, è in contrasto con i principi della legislazione statale, dettati dallo stesso d.m. e dall’art. 2 bis, dpr 380/2001, con conseguente violazione dell’art. 117, commi 2, lett. l), e 3 Cost., in specie laddove non si prevede che le consentite deroghe debbano operare nell'ambito della definizione o revisione di strumenti urbanistici comunque funzionali a un assetto complessivo e unitario o di specifiche aree territoriali.
Distanze tra edifici: la regola generale per derogare
La Sezione ha ricordato che, che con l'introduzione dell'art. 2-bis del TUE, da parte dell'art. 30, comma 1, lett. a), d.l. 21 giugno 2013, n. 69 (Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della l. 9 agosto 2013, n. 98, l’ordinamento ha sostanzialmente recepito l'orientamento della giurisprudenza costituzionale, inserendo nel testo unico sull'edilizia i principi fondamentali della vincolatività, anche per le Regioni e le Province autonome, delle distanze legali e più in generale delle previsioni stabilite dal d.m. n. 1444 del 1968 e dell'ammissibilità delle deroghe, solo a condizione che siano «inserite in strumenti urbanistici, funzionali a conformare un assetto complessivo e unitario di determinate zone del territorio» (cfr. ad es. sentenze nn. 185 del 2016 e 189 del 2016).
La norma statuisce quanto segue: “Ferma restando la competenza statale in materia di ordinamento civile con riferimento al diritto di proprietà e alle connesse norme del codice civile e alle disposizioni integrative, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono prevedere, con proprie leggi e regolamenti, disposizioni derogatorie al decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, e possono dettare disposizioni sugli spazi da destinare agli insediamenti residenziali, a quelli produttivi, a quelli riservati alle attività collettive, al verde e ai parcheggi, nell'ambito della definizione o revisione di strumenti urbanistici comunque funzionali a un assetto complessivo e unitario o di specifiche aree territoriali“.
La deroga alla disciplina dei parametri in tema di densità, di altezze e di distanze, realizzata dagli strumenti urbanistici deve quindi ritenersi legittima sempre che faccia riferimento ad una pluralità di fabbricati e sia fondata su previsioni planovolumetriche che evidenzino, cioè, una capacità progettuale tale da definire i rapporti spazio-dimensionali e architettonici delle varie costruzioni considerate come fossero un edificio unitario.
La coerenza delle deroghe in materia di distanze in edilizia
Alla luce delle considerazioni svolte, chiude il Consiglio di Stato, appare non coerente, rispetto alle indicazioni interpretative offerte dalla giurisprudenza costituzionale e ribadite dal disposto di cui all'art. 2 bis t.u. edilizia, il mancato riferimento della norma impugnata a quella tipologia di atti menzionati nel testo del d.m. n. 1444 del 1968, cui va riconosciuta la possibilità di derogare al regime delle altezze e delle distanze.
Inoltre, la stessa giurisprudenza costituzionale ha stabilito, con riferimento alle distanze sebbene con una considerazione che pare potersi estendere anche qui alle altezze stante l’analogia del testo del d.m. e la generalità della previsione letterale dell’art. 2 bis (ben più ampia della mera rubrica), che la deroga alle distanze minime potrà essere contenuta, oltre che in piani particolareggiati o di lottizzazione, in ogni strumento urbanistico equivalente sotto il profilo della sostanza e delle finalità, purché caratterizzato da una progettazione dettagliata e definita degli interventi (sentenza n. 6 del 2013).
devono ritenersi ammissibili le deroghe predisposte nel contesto dei piani urbanistici attuativi, in quanto strumenti funzionali a conformare un assetto complessivo e unitario di determinate zone del territorio, secondo quanto richiesto, al fine di attivare le deroghe in esame, dall'art 2-bis del TUE, in linea con l'interpretazione nel tempo tracciata da questa Corte (sentenze nn. 231, 189, 185 e 178 del 2016 e n. 134 del 2014);
tali peculiari elementi presupposti della deroga non si rivengono nell’art. 9, comma 8 bis, l. reg. Veneto n. 14 del 2009. Il riferimento agli ampliamenti ed alle ricostruzioni di edifici esistenti situati nelle zone territoriali omogenee di tipo B e C, nell’espressione utilizzata dal legislatore regionale veneto al comma 9 bis in oggetto, appare infatti in contrasto con lo stringente contenuto che dovrebbe assumere una previsione siffatta, risultando destinata a legittimare deroghe al di fuori di una adeguata pianificazione urbanistica.
L'ORDINANZA DEL CONSIGLIO DI STATO E' DISPONIBILE IN FORMATO PDF
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