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Timestamp: 2019-01-18 15:49:52+00:00
Document Index: 41781754

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 2', 'art. 62', 'art.  3', 'art.  41', 'art. 3', 'art. 41', 'art.  1', 'art.  107', 'art. 100', 'art.  2', 'art. 13', 'art.  2', 'art. 11', 'art.  1']

MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE - DECRETO 11 novembre 2011, n. 236 - Definizione ed individuazione dei clienti professionali pubblici, criteri di identificazione dei soggetti pubblici che su richiesta possono essere trattati come clienti professionali e relativa procedura di richiesta ai sensi dell'articolo 6, comma 2-sexies, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58. (12G0034) - (GU n. 56 del 7-3-2012 | Edilone.it
<MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI – DECRETO 16 febbraio 2012
DECRETO LEGISLATIVO 27 gennaio 2012, n. 19 – Valorizzazione dell’efficienza delle universita’ e conseguente introduzione di meccanismi premiali nella distribuzione di risorse pubbliche sulla base di criteri definiti ex ante anche mediante la previsione di un sistema di accreditamento periodico delle universita’ e la valorizzazione della figura dei ricercatori a tempo indeterminato non confermati al primo anno di attivita’, a norma dell’articolo 5, comma 1, lettera a), della legge 30 dicembre 2010, n. 240. (12G0035) – (GU n. 57 del 8-3-2012>
MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – DECRETO 11 novembre 2011, n. 236 – Definizione ed individuazione dei clienti professionali pubblici, criteri di identificazione dei soggetti pubblici che su richiesta possono essere trattati come clienti professionali e relativa procedura di richiesta ai sensi dell’articolo 6, comma 2-sexies, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58. (12G0034) – (GU n. 56 del 7-3-2012
MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE - DECRETO 11 novembre 2011, n. 236 - Definizione ed individuazione dei clienti professionali pubblici, criteri di identificazione dei soggetti pubblici che su richiesta possono essere trattati come clienti professionali e relativa procedura di richiesta ai sensi dell'articolo 6, comma 2-sexies, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58. (12G0034) - (GU n. 56 del 7-3-2012 ) note: Entrata in vigore del provvedimento: 22/03/2012
DECRETO 11 novembre 2011 , n. 236
Definizione ed individuazione  dei  clienti  professionali  pubblici,
criteri di identificazione dei soggetti  pubblici  che  su  richiesta
possono  essere  trattati  come  clienti  professionali  e   relativa
procedura di richiesta ai sensi dell’articolo 6, comma 2-sexies,  del
decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58. (12G0034)
Visto in particolare  l’articolo  6,  comma  2-sexies,  del  citato
decreto  legislativo,  introdotto   dall’articolo   2   del   decreto
legislativo 17 settembre 2007, n. 164, ai sensi del quale il Ministro
dell’economia e delle finanze, sentite la Banca d’Italia e la Consob,
individua con regolamento i clienti professionali pubblici nonche’  i
possono essere trattati come  clienti  professionali  e  la  relativa
procedura di richiesta;
Vista la delibera Consob 29 ottobre 2007, n. 16190 , recante  norme
di attuazione del decreto legislativo 24  febbraio  1998,  n.  58  in
materia di intermediari;
Visto  in  particolare  l’allegato  3  della  citata  delibera  che
stabilisce i requisiti per l’individuazione dei clienti professionali
Visto l’articolo 62 del  decreto-legge  25  giugno  2008,  n.  112,
convertito con modifiche dalla legge 6  agosto  2008,  n.  133,  come
sostituito dall’articolo 3 della legge 22 dicembre 2008, n.  203,  in
tema  di   contenimento   dell’uso   degli   strumenti   derivati   e
dell’indebitamento delle regioni e degli enti locali;
sezione consultiva per gli atti normativi in data 7 aprile 2011;
Vista  la  nota  del  21  luglio  2011  con  la  quale,  ai   sensi
dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto  1988,  n.  400,  lo
schema di regolamento e’ stato comunicato al Presidente del Consiglio
Visto  il  nulla  osta  all’ulteriore   corso   del   provvedimento
comunicato dalla Presidenza del Consiglio  dei  Ministri  in  data  3
ottobre 2011;
a) «cliente»: il soggetto al quale vengono  prestati  servizi  di
investimento, accessori o di gestione collettiva;
b) «cliente professionale»: il cliente che possiede l’esperienza,
le conoscenze e la competenza necessarie per prendere consapevolmente
le proprie decisioni in  materia  di  operazioni  e  di  investimenti
finanziari e per valutare correttamente i rischi che assume;
c) «cliente professionale pubblico»: il  cliente  individuato  ai
sensi del successivo articolo 2;
d) «intermediari»: le imprese di investimento di cui all’articolo
1, comma 1, lettera h), del decreto legislativo 24 febbraio 1998,  n.
58, le banche comunitarie, i soggetti abilitati di  cui  all’articolo
1, comma 1, lettera r), del decreto legislativo 24 febbraio 1998,  n.
58, gli agenti di cambio e la societa’  Poste  Italiane  –  Divisione
Servizi di Banco Posta  autorizzata  ai  sensi  dell’articolo  2  del
decreto del Presidente della Repubblica n. 144 del 14 marzo 2001.
all’amministrazione  competente  per  materia,   ai   sensi
Il decreto legislativo 24 febbraio 1998, n.  58  (Testo
febbraio 1996, n. 52), e’ pubblicato nella  Gazz.  Uff.  26
marzo 1998, n. 71, S.O.
– Si riporta il testo dell’art. 6, comma 2-sexies,  del
citato decreto  legislativo  n.  58  del  1998,  introdotto
dall’art. 2 del decreto legislativo 17 settembre  2007,  n.
«2-sexies. Il Ministro dell’economia e  delle  finanze,
sentite la  Banca  d’Italia  e  la  Consob,  individua  con
regolamento i  clienti  professionali  pubblici  nonche’  i
criteri di identificazione dei  soggetti  pubblici  che  su
richiesta   possono   essere    trattati    come    clienti
professionali e la relativa procedura di richiesta.».
– Si riporta il testo dell’art. 62 del decreto-legge 25
agosto 2008, n. 133,  come  sostituito  dall’art.  3  della
«Art.  62  (Contenimento   dell’uso   degli   strumenti
derivati e dell’indebitamento delle regioni  e  degli  enti
locali). – 1. Le norme del presente articolo  costituiscono
principi fondamentali per il  coordinamento  della  finanza
pubblica  e  hanno  il  fine  di   assicurare   la   tutela
dell’unita’  economica  della  Repubblica  ai  sensi  degli
articoli 117, secondo comma, lettera  e),  e  terzo  comma,
119,  secondo  comma,  e   120   della   Costituzione.   Le
disposizioni del presente articolo  costituiscono  altresi’
2. Alle regioni, alle province autonome di Trento e  di
Bolzano e agli enti locali e’  fatto  divieto  di  emettere
titoli obbligazionari o altre passivita’ che  prevedano  il
rimborso del capitale in un’unica soluzione alla  scadenza.
Per tali enti, la  durata  di  una  singola  operazione  di
indebitamento, anche se consistente nella rinegoziazione di
una passivita’  esistente,  non  puo’  essere  superiore  a
trenta ne’ inferiore a cinque anni.
3. Il Ministro dell’economia e delle  finanze,  sentite
la  Banca  d’Italia  e  la  Commissione  nazionale  per  le
societa’ e la borsa, con uno o piu’ regolamenti da  emanare
n. 400, d’intesa, per i profili d’interesse regionale,  con
individua  la  tipologia  dei   contratti   relativi   agli
strumenti  finanziari  derivati  previsti  all’articolo  1,
comma 3, del testo unico delle disposizioni in  materia  di
intermediazione finanziaria, di cui al decreto  legislativo
24 febbraio 1998, n. 58, che gli enti di  cui  al  comma  2
possono  concludere,  e  indica  le  componenti   derivate,
implicite o esplicite, che gli stessi enti  hanno  facolta’
di prevedere nei contratti di  finanziamento.  Al  fine  di
assicurare la massima trasparenza  dei  contratti  relativi
agli strumenti finanziari derivati nonche’  delle  clausole
relative alle predette  componenti  derivate,  il  medesimo
regolamento individua altresi’  le  informazioni,  rese  in
lingua italiana, che gli stessi devono contenere.
4. Ai fini della conclusione di un contratto relativo a
strumenti  finanziari  derivati  o  di  un   contratto   di
finanziamento  che  include  una  componente  derivata,  il
soggetto competente alla sottoscrizione del  contratto  per
l’ente  pubblico  attesta  per  iscritto  di  avere   preso
conoscenza dei rischi e delle caratteristiche dei medesimi.
5.  Il  contratto  relativo  a   strumenti   finanziari
derivati o il contratto di finanziamento  che  include  una
componente derivata, stipulato dagli enti di cui al comma 2
in violazione delle disposizioni previste  dal  regolamento
emanato in attuazione del comma 3 o privo dell’attestazione
di cui al comma 4, e’ nullo. La nullita’ puo’ essere  fatta
valere solo dall’ente.
6. Agli enti di cui al comma  2  e’  fatto  divieto  di
stipulare,  fino  alla  data  di  entrata  in  vigore   del
regolamento di cui al comma 3, e comunque  per  il  periodo
minimo di un anno  decorrente  dalla  data  di  entrata  in
vigore  del  presente  decreto,  contratti  relativi   agli
strumenti finanziari derivati. Resta ferma la  possibilita’
di  ristrutturare  il  contratto  derivato  a  seguito   di
modifica della passivita’ alla quale il medesimo  contratto
derivato e’ riferito, con  la  finalita’  di  mantenere  la
corrispondenza tra la passivita’ rinegoziata e la collegata
operazione di copertura.
7.  Fermo  restando  quanto  previsto  in  termini   di
comunicazione ai sensi e  per  gli  effetti  dell’art.  41,
commi 2-bis e 2-ter, della legge 28 dicembre 2001, n.  448,
il  Ministero  dell’economia  e  delle  finanze   trasmette
altresi’ mensilmente  alla  Corte  dei  conti  copia  della
documentazione ricevuta in relazione ai contratti stipulati
8. Gli enti di cui al comma 2 allegano al  bilancio  di
previsione e al bilancio consuntivo  una  nota  informativa
che  evidenzi  gli  oneri   e   gli   impegni   finanziari,
rispettivamente stimati e sostenuti, derivanti da contratti
relativi a strumenti finanziari derivati o da contratti  di
finanziamento che includono una componente derivata.
9. All’art. 3, comma 17, secondo periodo,  della  legge
24 dicembre 2003, n. 350,  dopo  le  parole:  «cessioni  di
crediti vantati verso altre amministrazioni pubbliche» sono
aggiunte le seguenti:  «nonche’,  sulla  base  dei  criteri
definiti in  sede  europea  dall’Ufficio  statistico  delle
Comunita’ europee (EUROSTAT), l’eventuale premio  incassato
al momento del perfezionamento delle operazioni derivate».
10. Sono abrogati l’art. 41, comma  2,  primo  periodo,
della legge 28 dicembre 2001, n.  448,  nonche’  l’art.  1,
commi 381, 382, 383 e 384, della legge 24 dicembre 2007, n.
244. Le disposizioni relative all’utilizzo degli  strumenti
derivati  da  parte  degli  enti  territoriali  emanate  in
attuazione dell’articolo 41, comma 1, ultimo periodo, della
legge 28 dicembre 2001, n. 448, sono abrogate dalla data di
entrata in vigore del regolamento di cui al comma 3.
11. Restano salve tutte le disposizioni in  materia  di
indebitamento delle regioni,  delle  province  autonome  di
Trento e di Bolzano e degli enti locali che  non  siano  in
contrasto con le disposizioni del presente articolo.».
decreto legislativo n. 58 del 1998:
«Art.  1  (Definizioni).  –  1.  Nel  presente  decreto
legislativo si intendono per:
a) «legge fallimentare»: il regio  decreto  16  marzo
b) «Testo Unico bancario» (T.U. bancario): il decreto
legislativo  1°  settembre  1993,  n.  385,  e   successive
c) «CONSOB»: la Commissione nazionale per le societa’
e la borsa;
d)  «ISVAP»:  l’Istituto  per  la   vigilanza   sulle
e) «societa’  di  intermediazione  mobiliare»  (SIM):
l’impresa,  diversa  dalle  banche  e  dagli   intermediari
finanziari iscritti nell’elenco previsto dall’articolo  107
del  T.U.  bancario,  autorizzata  a  svolgere  servizi   o
attivita’ di investimento, avente sede legale  e  direzione
generale in Italia;
f) «impresa di investimento comunitaria»:  l’impresa,
diversa dalla  banca,  autorizzata  a  svolgere  servizi  o
generale  in  un  medesimo   Stato   comunitario,   diverso
g)  «impresa   di   investimento   extracomunitaria»:
l’impresa, diversa  dalla  banca,  autorizzata  a  svolgere
servizi o attivita’ di investimento, avente sede legale  in
uno Stato extracomunitario;
h) «imprese di investimento»: le SIM e le imprese  di
investimento comunitarie ed extracomunitarie;
i) «societa’ di investimento  a  capitale  variabile»
(SICAV): la societa’ per azioni a  capitale  variabile  con
sede legale e  direzione  generale  in  Italia  avente  per
oggetto esclusivo l’investimento collettivo del  patrimonio
raccolto mediante l’offerta al pubblico di proprie azioni;
j) «fondo  comune  di  investimento»:  il  patrimonio
autonomo raccolto, mediante una o piu’ emissioni di  quote,
tra una pluralita’  di  investitori  con  la  finalita’  di
investire  lo  stesso  sulla  base  di  una  predeterminata
politica di investimento; suddiviso in quote di  pertinenza
di  una  pluralita’  di  partecipanti;  gestito  in  monte,
nell’interesse  dei  partecipanti  e   in   autonomia   dai
k) «fondo aperto»: il fondo comune di investimento  i
cui partecipanti hanno diritto di  chiedere,  in  qualsiasi
tempo,  il  rimborso  delle  quote  secondo  le   modalita’
previste dalle regole di funzionamento del fondo;
l) «fondo chiuso»: il fondo comune di investimento in
cui il diritto al rimborso delle quote  viene  riconosciuto
ai partecipanti solo a scadenze predeterminate;
m)  «organismi   di   investimento   collettivo   del
risparmio» (OICR): i fondi  comuni  di  investimento  e  le
n) «gestione collettiva del risparmio»:  il  servizio
che si realizza attraverso:
1) la promozione, istituzione e  organizzazione  di
fondi  comuni  d’investimento   e   l’amministrazione   dei
rapporti con i partecipanti;
2) la gestione del patrimonio di OICR, di propria o
altrui  istituzione,  mediante  l’investimento  avente   ad
oggetto strumenti finanziari, crediti, o altri beni  mobili
o immobili;
o) «societa’ di gestione  del  risparmio»  (SGR):  la
societa’ per azioni con sede legale e direzione generale in
Italia autorizzata  a  prestare  il  servizio  di  gestione
collettiva del risparmio;
o-bis)  «societa’  di   gestione   armonizzata»:   la
societa’ con sede legale e direzione generale in uno  Stato
membro diverso  dall’Italia,  autorizzata  ai  sensi  della
direttiva  in  materia   di   organismi   di   investimento
collettivo, a prestare il servizio di  gestione  collettiva
del risparmio;
p)  «societa’  promotrice»:   la   SGR   che   svolge
l’attivita’ indicata nella lettera n), numero 1);
q) «gestore»: la SGR che svolge l’attivita’  indicata
nella lettera n), numero 2);
r)  «soggetti  abilitati»:  le  SIM,  le  imprese  di
investimento  comunitarie  con  succursale  in  Italia,  le
imprese  di  investimento  extracomunitarie,  le  SGR,   le
societa’ di gestione  armonizzate,  le  SICAV  nonche’  gli
intermediari  finanziari  iscritti   nell’elenco   previsto
dall’art.  107  del  testo  unico  bancario  e  le   banche
italiane, le banche comunitarie con succursale in Italia  e
le banche extracomunitarie, autorizzate  all’esercizio  dei
servizi o delle attivita’ di investimento;
s) «servizi  ammessi  al  mutuo  riconoscimento»:  le
attivita’ e i servizi elencati nelle sezioni A  e  B  della
tabella allegata al  presente  decreto,  autorizzati  nello
Stato comunitario di origine;
t) «offerta al pubblico di prodotti finanziari»: ogni
comunicazione rivolta a persone, in qualsiasi forma  e  con
qualsiasi  mezzo,  che  presenti  sufficienti  informazioni
sulle condizioni dell’offerta  e  dei  prodotti  finanziari
offerti  cosi’  da  mettere  un  investitore  in  grado  di
decidere di acquistare o  di  sottoscrivere  tali  prodotti
finanziari,  incluso  il  collocamento   tramite   soggetti
u) «prodotti finanziari»: gli strumenti finanziari  e
ogni altra forma di investimento di natura finanziaria; non
costituiscono prodotti  finanziari  i  depositi  bancari  o
postali non rappresentati da strumenti finanziari;
v) «offerta pubblica di acquisto o di scambio»:  ogni
offerta, invito a  offrire  o  messaggio  promozionale,  in
qualsiasi forma effettuati, finalizzati all’acquisto o allo
scambio di prodotti finanziari e rivolti  a  un  numero  di
soggetti e di  ammontare  complessivo  superiori  a  quelli
indicati nel regolamento previsto dall’art. 100,  comma  1,
lettere b)  e  c);  non  costituisce  offerta  pubblica  di
acquisto o di scambio quella avente a oggetto titoli emessi
dalle banche centrali degli Stati comunitari;
w) «emittenti quotati»: i soggetti italiani o  esteri
che  emettono  strumenti  finanziari  quotati  nei  mercati
regolamentati italiani;
w-bis) «prodotti  finanziari  emessi  da  imprese  di
assicurazione»: le polizze e le operazioni di cui  ai  rami
vita III e V di  cui  all’art.  2,  comma  1,  del  decreto
legislativo 7 settembre 2005, n. 209, con esclusione  delle
forme pensionistiche individuali di cui all’art. 13,  comma
1, lettera b), del decreto legislativo 5 dicembre 2005,  n.
w-ter) «mercato regolamentato»: sistema multilaterale
che consente o facilita l’incontro, al  suo  interno  e  in
base a regole non discrezionali, di interessi  multipli  di
acquisto  e  di  vendita  di  terzi  relativi  a  strumenti
finanziari, ammessi alla  negoziazione  conformemente  alle
regole  del  mercato  stesso,  in  modo  da  dare  luogo  a
contratti, e che e’ gestito da una societa’ di gestione, e’
autorizzato e funziona regolarmente;
w-quater) «emittenti  quotati  aventi  l’Italia  come
Stato membro d’origine»:
1) le emittenti azioni ammesse alle negoziazioni in
mercati regolamentati italiani  o  di  altro  Stato  membro
della Comunita’ europea, aventi sede in Italia;
2)  gli  emittenti  titoli  di  debito  di   valore
nominale  unitario  inferiore  ad  euro  mille,  o   valore
corrispondente in valuta diversa, ammessi alle negoziazioni
in mercati regolamentati italiani o di altro  Stato  membro
3) gli emittenti valori mobiliari di cui ai  numeri
1) e 2), aventi sede in uno  Stato  non  appartenente  alla
Comunita’  europea,  per  i  quali  la  prima  domanda   di
ammissione alle negoziazioni in  un  mercato  regolamentato
della Comunita’ europea e’ stata presentata in Italia o che
hanno successivamente scelto  l’Italia  come  Stato  membro
d’origine quando tale prima domanda di  ammissione  non  e’
stata effettuata in base a una propria scelta;
4) gli emittenti valori mobiliari diversi da quelli
di cui ai numeri 1) e 2), aventi sede in  Italia  o  i  cui
valori mobiliari  sono  ammessi  alle  negoziazioni  in  un
mercato regolamentato italiano, che hanno  scelto  l’Italia
come Stato membro d’origine. L’emittente puo’ scegliere  un
solo Stato membro come Stato membro  d’origine.  La  scelta
resta valida per almeno tre anni, salvo il caso  in  cui  i
valori mobiliari dell’emittente non sono piu’ ammessi  alla
negoziazione in alcun mercato regolamentato della Comunita’
europea.».
– Si riporta il  testo  dell’art.  2  del  decreto  del
Presidente  della  Repubblica  14  marzo   2001,   n.   144
(Regolamento recante norme sui servizi di bancoposta):
«Art. 2 (Attivita’ di bancoposta). – 1. Le attivita’ di
bancoposta svolte da Poste comprendono:
a)  raccolta  di  risparmio  tra  il  pubblico,  come
definita dall’art. 11, comma 1, del testo unico bancario ed
attivita’ connesse o strumentali;
c) servizi di  pagamento,  comprese  l’emissione,  la
gestione e la vendita di carte prepagate e di  altri  mezzi
di pagamento, di cui  all’art.  1,  comma  2,  lettera  f),
numeri 4) e 5), del testo unico bancario;
e) promozione e collocamento presso  il  pubblico  di
finanziamenti concessi da banche ed intermediari finanziari
f)  servizi  di  investimento  ed  accessori  di  cui
2. Poste e’ autorizzata a prestare tutti i  servizi  di
bancoposta  senza  necessita’  di  iscrizione  in  albi  od
3. In quanto compatibili, si applicano  alle  attivita’
di cui al comma 1, gli articoli 5, 12,  da  20  a  23,  24,
commi 1 e 2, 25, 26, 50, 51, 52, 53, commi 1, 2  e  3,  54,
comma 1, da 56 a 58, da 65 a 67, 68, comma 1, 78, da 115  a
120, 121, comma 3, da 127 a 129, 134, 140, da 143 a 145 del
4. Alla prestazione da parte di  Poste  di  servizi  di
investimento  ed  accessori   si   applicano,   in   quanto
compatibili, i seguenti articoli del testo  unico  finanza:
5, 6, comma 1, lettera a) e b), e comma 2, 7, commi 1 e  2,
8, 10, commi 1 e 2,  da  21  a  23,  25,  limitatamente  ai
mercati regolamentati italiani, 30, 31, commi 1, 3 e 7, 32,
51, 59, 168, 171, commi 1 e 2, 190, commi 1, 3 e 4, 195.
5. Nell’ambito delle attivita’ di cui al comma 1, Poste
e’  equiparata  alle  banche   italiane   anche   ai   fini
dell’applicazione delle norme del testo  unico  bancario  e
del testo unico della finanza richiamate ai commi  3  e  4,
nonche’ della legge 10 ottobre 1990, n.  287.  A  Poste  si
applicano, in quanto compatibili, le disposizioni attuative
previste per le banche, salva  l’adozione  di  disposizioni
specifiche da parte delle autorita’ competenti.
6.   Il   risparmio   postale   e’   disciplinato   dal
decreto-legge 1° dicembre 1993,  n.  487,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 29  gennaio  1994,  n.  71,  dal
decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 284, e  dalle  norme
del testo unico della finanza  indicate  nel  comma  4,  in
quanto compatibili, nonche’ dalle  norme  del  testo  unico
bancario, ove applicabili.
7. Per quanto non diversamente  previsto  nel  presente
decreto, si applicano le disposizioni del codice civile  in
materia di prescrizione.
8. Poste non puo’ esercitare attivita’  di  concessione
di finanziamenti nei confronti del pubblico.
9. Per l’esercizio dell’attivita’ di bancoposta,  Poste
si avvale di strutture organizzative autonome.  E’  tenuta,
altresi’, ad istituire un sistema di separazione  contabile
dell’attivita’   di   bancoposta   rispetto   alle    altre
attivita’.».
1. Sono clienti professionali pubblici per  tutti  i  servizi,  ivi
compresi quelli di gestione collettiva, e gli strumenti:
a) il Governo della Repubblica;
b) la Banca d’Italia.
2. L’intermediario informa il cliente professionale pubblico, prima
di  qualunque  prestazione  di  servizi,  che,   sulla   base   delle
informazioni di cui  dispone,  esso  e’  considerato  di  diritto  un
cliente professionale e che sara’ trattato  come  tale,  a  meno  che
l’intermediario e il cliente convengano diversamente. L’intermediario
inoltre informa il cliente del fatto che puo’ richiedere una modifica
dei  termini  dell’accordo  per  ottenere  un  maggior   livello   di
3.  I  clienti  professionali  pubblici   possono   richiedere   al
prestatore del servizio un trattamento quali clienti al  dettaglio  e
concordare  con  gli  intermediari  un  livello   piu’   elevato   di
4. Il cliente professionale pubblico  puo’  richiedere  un  livello
piu’ elevato di protezione se ritiene  di  non  essere  in  grado  di
valutare o gestire correttamente i rischi  assunti.  A  tal  fine,  i
clienti professionali pubblici concludono un accordo scritto  con  il
prestatore del servizio che stabilisce i servizi, le operazioni  o  i
prodotti  ai  quali  si  applica  il  trattamento  quale  cliente  al
Clienti professionali  pubblici  su  richiesta  e  procedura  per  il
1. Possono richiedere agli intermediari  di  essere  trattati  come
clienti professionali le Regioni, le Province autonome  di  Trento  e
Bolzano, i soggetti di cui all’articolo 2 del decreto legislativo  18
agosto 2000, n. 267, nonche’ gli enti pubblici nazionali e regionali,
a condizione che i richiedenti soddisfino congiuntamente  i  seguenti
a) entrate finali accertate nell’ultimo  rendiconto  di  gestione
approvato superiori a 40 milioni di euro;
b) aver effettuato operazioni sul mercato finanziario  di  valore
nominale o nozionale complessivo superiore a 100 milioni di euro  nel
corso del triennio precedente la stipula del contratto;
c) presenza  in  organico  di  personale  addetto  alla  gestione
finanziaria che abbia acquisito adeguate  competenze,  conoscenze  ed
esperienza in materia di servizi di investimento, ivi compresi quelli
di gestione collettiva, e strumenti finanziari.
2. La  disapplicazione  di  regole  di  condotta  previste  per  la
prestazione dei servizi nei confronti dei clienti  non  professionali
e’ consentita se, dopo aver effettuato una valutazione adeguata delle
competenze, delle esperienze  e  delle  conoscenze  del  responsabile
della gestione finanziaria presso i  soggetti  di  cui  al  comma  1,
l’intermediario puo’ ragionevolmente  ritenere,  tenuto  conto  della
natura delle operazioni o dei servizi previsti,  che  il  cliente  e’
effettivamente in grado di adottare  con  consapevolezza  le  proprie
decisioni in materia di investimenti e di comprendere  i  rischi  che
3. I soggetti di cui al comma 1 possono rinunciare alle  protezioni
previste dalle norme di comportamento solo  una  volta  espletata  la
a) i clienti devono comunicare per iscritto all’intermediario  di
essere in possesso dei requisiti di cui al comma 1, lettere a), b)  e
c) e che desiderano essere trattati  come  clienti  professionali,  a
titolo generale o rispetto ad un particolare servizio od operazione o
tipo di operazione o di prodotto;
b) alla comunicazione di cui alla  lettera  a)  e’  allegata  una
dichiarazione del responsabile della gestione finanziaria  attestante
il possesso di un’adeguata qualificazione  professionale  in  materia
finanziaria, con indicazione  dell’esperienza  maturata  nel  settore
c) l’intermediario avverte i soggetti di cui al comma 1,  in  una
comunicazione scritta e chiara, di  quali  sono  le  protezioni  e  i
diritti di indennizzo che potrebbero perdere;
d) i clienti dichiarano per iscritto, in  un  documento  separato
dal contratto, di essere a  conoscenza  delle  conseguenze  derivanti
dalla perdita delle protezioni e dei rischi assunti.
4. Prima di accettare  la  richiesta  di  rinuncia  alle  norme  di
protezione dell’investitore, l’intermediario adotta le misure  idonee
ad accertare che  il  cliente  che  richiede  di  essere  considerato
cliente professionale soddisfa i  requisiti  indicati  nel  comma  1.
L’intermediario rilascia  al  cliente  specifica  attestazione  dalla
quale risulta che l’intermediario  ha  valutato  i  requisiti  ed  ha
accettato la richiesta del cliente di essere  trattato  come  cliente
5. I soggetti di cui al comma  1  informano  l’intermediario  delle
eventuali   modifiche   che   potrebbero    influenzare    la    loro
classificazione; in ogni caso, l’intermediario  adotta  provvedimenti
appropriati  se  constata  che  il  cliente  non  soddisfa  piu’   le
condizioni  necessarie  per  ottenere  il  trattamento  riservato  ai
clienti professionali.
Registrato alla Corte dei conti il 20 febbraio 2012
Ufficio controllo  Ministeri  economico-finanziari,  registro  n.  2,
Economia e finanze, foglio n. 112
sull’ordinamento degli enti locali):
«Art. 2 (Ambito di applicazione).  –  1.  Ai  fini  del
presente testo unico si intendono per enti locali i comuni,
le province, le citta’ metropolitane, le comunita’ montane,
le comunita’ isolane e le unioni di comuni.
2. Le norme sugli enti  locali  previste  dal  presente
testo  unico  si   applicano,   altresi’,   salvo   diverse
disposizioni, ai consorzi cui partecipano enti locali,  con
esclusione  di  quelli  che  gestiscono  attivita’   aventi
rilevanza economica  ed  imprenditoriale  e,  ove  previsto
dallo statuto, dei consorzi per  la  gestione  dei  servizi
sociali.».
MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – DECRETO 11 novembre 2011, n. 236 – Definizione ed individuazione dei clienti professionali pubblici, criteri di identificazione dei soggetti pubblici che su richiesta possono essere trattati come clienti professionali e relativa procedura di richiesta ai sensi dell’articolo 6, comma 2-sexies, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58. (12G0034) – (GU n. 56 del 7-3-2012 redazione redazione 2015-05-19T08:26:33+00:00