Source: https://avvemilianomancino.blogspot.com/2016/04/
Timestamp: 2018-09-20 16:34:29+00:00
Document Index: 141197592

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 15', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 182', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 14', 'art 16', 'art. 47', 'art. 6', 'art. 11', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 83', 'art. 83', 'art. 8', 'art. 4', 'art. 22', 'art. 12', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 9']

Studio Legale Mancino: aprile 2016
Fonte: www.ilsole24ore.com//Congedo oltre cinque mesi per i parti molto prematuri - Il Sole 24 ORE
Agenzia delle Entrate: lieve inadempimento non pregiudica la rateizzazione
Il lieve inadempimento nel pagamento delle somme dovute in base agli atti scaturiti dall’attività di controllo dell’Agenzia delle entrate non pregiudica il perfezionamento della definizione, né l’eventuale rateazione, ma resta una violazione sanzionabile e regolarizzabile attraverso il ravvedimento operoso.
E’ una delle osservazioni contenute nella circolare n. 17/E del 29 aprile 2016, con la quale l’agenzia delle entrate riassume l’articolata disciplina dei versamenti delle somme dovute dai contribuenti in dipendenza dell’attività accertatrice, dopo le modifiche apportate dal dlgs n. 159/2015, ed illustra l’istituto del “lieve inadempimento” previsto dall’art. 15-ter del dpr n. 602/73, introdotto dal medesimo dlgs di revisione della riscossione.
In base al comma 3 del predetto art. 15-ter, la condizione del “lieve inadempimento” non pregiudica, a seconda dei casi, la definizione dell’atto o la rateazione, nelle ipotesi di ritardi brevi o di errori di limitata entità nel versamento delle somme dovute.
Fonte: www.italiaoggi.it//Lieve inadempimento non pregiudica la rateizzazione - News - Italiaoggi
Ticket mal posizionato in auto: niente contravvenzione, ma l’automobilista paga le spese processuali
Parcheggio effettuato, ma tagliando per la sosta a pagamento sistemato frettolosamente sul sedile posteriore della vettura. Il vigile urbano non se ne accorge: logica la multa. Contravvenzione nulla, sanciscono i giudici, ma la sbadataggine dell’automobilista gli costa cara: dovrà pagare le spese sostenute per il processo. Così ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 8282 del 27 aprile.
Errore. Vittoria e sospiro di sollievo, quindi, per l’automobilista: annullata la «sanzione amministrativa per mancato pagamento della sosta». Egli però deve farsi carico di parte delle «spese di lite». Per il Giudice di Pace e il Tribunale, difatti, vi sono tutti i presupposti per «compensare le spese». Ciò proprio alla luce della stranezza della vicenda, da cui è emersa la correttezza del comportamento tenuto dall’agente di Polizia municipale, che, non per sua colpa, non si era reso conto della presenza del ticket sul «sedile posteriore» della vettura.
E tale visione viene ora condivisa dalla Cassazione.
Inutili le proteste dell’automobilista, che, ha spiegato in aula, «per ottenere l’annullamento di una ingiusta contravvenzione, da 45 euro» ha dovuto «sborsare dieci volte» quella somma per sostenere «costi di spostamento e costi di iscrizione a ruolo» e «spese per l’impugnazione in sede di Appello e in Cassazione».
Per i magistrati di Cassazione «il comportamento del vigile urbano» è stato assolutamente «corretto», perché «non era dato riscontrare la presenza del ticket, né, se anche fosse stato lasciato sul sedile, in tale posizione sarebbe stato agevole operare il dovuto controllo». E in questa ottica va tenuto presente che «la tipologia dell’infrazione è evidentemente affidato al buon senso dei conducenti» che dovrebbero «esporre in modo visibile il tagliando», così da «agevolare l’attività di controllo», evitando «disguidi».
Tutto ciò ha permesso di escludere che «la mancata adeguata esposizione del tagliando potesse legittimare la contestazione della violazione», ma, aggiungono i giudici, allo stesso tempo, è stato anche dimostrata l’assenza di «un errore» o di «una negligenza riferibile al vigile e, di conseguenza, all’autorità amministrativa». E tale ultimo dato è stato correttamente ritenuto decisivo, nonostante le obiezioni dell’automobilista, per la «compensazione delle spese» processuali.
Fonte: www.dirittoegiustizia.it/Ticket mal posizionato in auto: niente contravvenzione, ma l’automobilista paga le spese processuali - La Stampa
Fonte: www.ilsole24ore.com//Sì definitivo al Ddl di rifoma della magistratura onoraria
Fonte: www.lastampa.it//Il Fisco affina i controlli: stop al recupero di importi esigui e basta caccia agli errori formali - La Stampa
Se la figlia, divenuta maggiorenne, decide di andare a vivere altrove è legittima la richiesta del Comune di ottenere il rilascio dell’immobile concesso in abitazione al coniuge affidatario, in quanto è venuta meno la ragione giustificatrice. Questo il principio applicato dalla Cassazione (sentenza n. 7621 del 18 aprile scorso) per decidere la controversia sorta tra una donna e un Comune toscano.
Il caso. La donna, in sede di scioglimento del vincolo matrimoniale, affidataria della figlia minorenne, aveva ottenuto la concessione di abitare l’immobile del Comune in quanto casa coniugale. Raggiunta la maggiore età della figlia il Comune, tramite ordinanza, le imponeva il rilascio dell’immobile. Portata la vicenda nelle aule del Tribunale, i giudici sin dal primo grado non riconoscevano alcuna ragione alla donna: ella occupava senza titolo l’immobile, in quanto la figlia, nel frattempo divenuta maggiorenne, era andata a vivere altrove. Trattandosi di assegnazione della casa coniugale, una volta revocata l’assegnazione da parte del Tribunale non sussistevano ragioni atte a consentire alla donna di continuare a godere dell’immobile originariamente assegnato all’ex coniuge.
L’affidamento come ragione giustificatrice dell’assegnazione della casa. Dello stesso parere sono stati anche i Giudici di Cassazione, secondo i quali in materia di alloggio di edilizia residenziale pubblica, e «ai contratti di locazione ad essi relativi, si applica la relativa normativa vigente statale e regionale». Nel caso specifico il rapporto tra la donna e il Comune è sorto ai sensi della legge regionale della Toscana n. 96/1996, con «l’obbligo di uniformarsi alla decisione del Giudice» di assegnazione o, come in questo caso, di revoca. Essendo venuta meno l’assegnazione giudiziale «quale ragione legittimante il contratto» la donna «è divenuta occupante sine titolo», e, tra l’altro, non rientra nemmeno nella categoria degli aventi diritto ai sensi della menzionata legge regionale toscana, «non avendo partecipato a nessuna graduatoria».
Fonte: www.ilfamiliarista.it/La figlia maggiorenne va via di casa e il Comune chiede il rilascio dell’immobile - La Stampa
Multa valida anche senza avviso
Resta valida la multa stradale comminata con un apparecchio automatico installato senza avvisare i passanti ai fini della privacy. Infatti, i controlli automatici sulle infrazioni ricadono sì nel regime degli impianti di videosorveglianza e quindi la loro presenza va comunicata al pubblico, ma questo non ha alcuna influenza ai fini del Codice della strada, che sono doversi da quelli della normativa sulla riservatezza. Questo è il principio affermato dalla Seconda sezione civile della Cassazione, nella sentenza 8415/2016, depositata ieri.
Una conclusione che pare di carattere generale, applicabile anche a infrazioni commesse oggi, mentre il fatto su cui hanno deciso i giudici risaliva al 2007. Cioè a prima che il Garante della privacy, con la delibera dell’8 aprile 2010, estendesse ai rilevatori di infrazioni stradali gli obblighi di comunicazione al pubblico previsti dall’articolo 13 del Dlgs 196/2003 per gli impianti di videosorveglianza (non necessariamente cartelli, ma anche pannelli a messaggio variabile, volantini, annunci radio eccetera). Finora, per i casi precedenti all’8 aprile 2010, la Cassazione aveva solo detto che non c’era bisogno di comunicazione.
Nella sentenza di ieri, la Corte dice che comunque la mancata comunicazione comporta solo una sanzione in base alle norme sulla privacy (articolo 161 del Dlgs 196/2003): sulle infrazioni stradali valgono il Codice della strada e la normativa collegata ad esso. Che, quando prevede obblighi di informazione, lo fa solo per influenzare i comportamenti di chi guida, non per tutelare la sua riservatezza.
Fonte: www.ilsole24ore.com//CASSAZIONE: Multa valida anche senza avviso (Il Sole 24 Ore) -
Canone RAI, uno solo anche per le coppie di fatto
Il Canone Rai continua a tener banco: l’Agenzia delle Entrate, ancora una volta, ha fornito utili chiarimenti -sotto la veste delle FAQ– in merito alla spettanza del pagamento. In particolare, nella giornata di ieri il Fisco ha chiarito cosa si intenda per famiglia anagrafica, e se i titolari di un bed&breakfast e i pazienti ricoverati nelle case di riposo sono tenuti a pagare il canone.
Un chiarimento senza dubbio importante è quello relativo al concetto di famiglia anagrafica: specificazione interessante perché, come noto, il canone è dovuto una sola volta per tutti gli apparecchi detenuti nella residenza o dimora dallo stesso soggetto e dai soggetti appartenenti alla stessa famiglia anagrafica. L’Agenzia delle Entrate, rifacendosi al Regolamento Anagrafico della Popolazione Residente, osserva come, agli effetti anagrafici, per famiglia si intenda “un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso Comune (unico nucleo familiare); una famiglia anagrafica può essere costituita da una sola persona”. I soggetti devono effettuare un’apposita dichiarazione, che non può essere soggetta a continui ripensamenti.
Il titolare del B&b non deve pagare il canone, in quanto già paga quello speciale. “I contribuenti che sono titolari di un bed and breakfast e che già pagano il canone speciale per la tv, non sono tenuti al pagamento del canone di abbonamento alla televisione per uso privato e, se sono intestatari di utenza elettrica residenziale, possono evitarne l’addebito presentando la dichiarazione sostitutiva di non detenzione, compilando il quadro A”.
In ultimo, il chiarimento sugli ospiti delle case di riposo. Se proprietari di un apparecchio televisivo, sono tenuti al pagamento anche se ricoverati. Se si è sprovvisti di apparecchio televisivo, ma si è titolari di utenza elettrica, per evitare l’addebito bisognerà presentare la dichiarazione sostitutiva di non detenzione. E, qualora il contribuente “non possieda la tv e non sia titolare di un’utenza elettrica con tariffa residenziale (ad esempio, perché l’utenza elettrica è intestata al figlio che risiede in altra abitazione) ed è già titolare di abbonamento alla TV dovrà seguire la procedura già utilizzata negli anni passati e, quindi, nel caso non abbia la TV, dovrà dare disdetta dell’abbonamento ai sensi dell’ART. 10 del R.D.L. n. 246/1938, inviando un’apposita raccomandata allo Sportello SAT dell’Agenzia delle Entrate”.
Fonte: www.fiscopiu.it/Canone RAI, uno solo anche per le coppie di fatto - La Stampa
Il Garante della privacy a Facebook: stop ai profili fake e più trasparenza sui dati degli utenti
Facebook dovrà comunicare ai propri utenti tutti i dati che li riguardano - informazioni personali, fotografie, post - anche quelli inseriti e condivisi da un falso account, il cosiddetto "fake". Non solo: la società di Menlo Park dovrà bloccare il fake ai fini di un eventuale intervento da parte della magistratura.
Il Garante ha accolto il ricorso di un iscritto a Facebook che si era rivolto all'Autorità dopo aver interpellato il social network e aver ricevuto una risposta ritenuta insoddisfacente. L'iscritto lamentava di essere stato vittima di minacce, tentativi di estorsione, sostituzione di persona da parte di un altro utente di Facebook, il quale, dopo aver chiesto e ottenuto la sua "amicizia", avrebbe inizialmente intrattenuto una corrispondenza confidenziale, poi sfociata nei tentativi di reato. Il ricorrente sosteneva, inoltre, che il "nuovo amico" - visto il suo rifiuto di sottostare alle richieste di denaro - avrebbe creato un falso account, utilizzando i suoi dati personali e la fotografia postata sul suo profilo, dal quale avrebbe inviato a tutti i contatti Facebook dell'interessato fotomontaggi di fotografie e video gravemente lesivi dell'onore e del decoro oltre che della sua immagine pubblica e privata. L'interessato chiedeva quindi la cancellazione e il blocco del falso account, nonché la comunicazione dei suoi dati in forma chiara, anche di quelli presenti nel fake.
Fonte: www.italiaoggi.it//Il Garante della privacy a Facebook: stop ai profili fake e più trasparenza sui dati degli utenti - News - Italiaoggi
La Legge n. 3/2012 modificata dal D.L. n. 179/2012 convertito in L. n. 221/12 introduce nel nostro ordinamento la procedura cosiddetta di esdebitazione rivolta a tutti quei soggetti che sono sovra indebitati e che non possono accedere alle procedure concorsuali previste dalla Legge Fallimentare.
La normativa tende a prospettare un rimedio a tutte quelle situazioni di sovra indebitamento in cui un soggetto può incorrere, per tutta una serie di eventi che esulano dalla sua volontà: perdita di lavoro, malattie, crisi familiari, etc. che comportano un insostenibile aumento di oneri finanziari da pagare ai creditori, consentendo allo stesso debitore di liberarsi dai debiti e disporre nuovamente delle proprie risorse patrimoniali.
Per accedere alla Procedura di Esdebitazine occorre:
1) essere un soggetto non fallibile o essere un debitore che non svolge attività imprenditoriali o professionali (condizione soggettiva);
2) trovarsi in una situazione di sovra indebitamento, aver contratto debiti a cui non è più possibile far fronte (condizione oggettiva).
Uno dei vantaggi di questo nuovo strumento normativo è che si tratta di una procedura snella e veloce: il ricorso presentato dall'avvocato secondo i requisiti previsti dalla legge, viene sottoposto alla verifica preliminare da parte del Tribunale, in merito al fatto che il piano del consumatore o la proposta dell'accordo non violino norme imperative. Successivamente, con l'ausilio dell'organismo di composizione della crisi, il Tribunale valuta meritevolezza, fattibilità e convenienza della domanda che, se accolta e a determinate condizioni, può condurre alla liberazione dal debito originario.
Le tre nuove procedure sono riservate a tutti quei soggetti non assoggettabili alla procedura di fallimento, concordato preventivo, ed al procedimento di cui all'art. 182 bis della Legge Fallimentare e, pertanto: agli imprenditori commerciali le cui dimensioni escludono la loro assoggettabilità al fallimento; ai fideiussori che abbiano garantito debiti di un imprenditore fallito, in quanto non fallibili per legge; agli imprenditori agricoli; ai soggetti che svolgono un'attività di libera professione; al consumatore considerando che anche l'imprenditore o il professionista possono qualificarsi consumatori ai sensi della disciplina esaminata, purchè l'indebitamento derivi da consumi propri, ossia da obbligazioni assunte al di fuori della propria attività di impresa. Le procedure disciplinate dalla legge in esame sono tre:
1) ACCORDO DI COMPOSIZIONE DELLA CRISI
3) LIQUIDAZIONE DEL PATRIMONIO DEL DEBITORE.
Preliminarmente: il debitore consumatore può accedere a tutte e tre le procedure; le altre tipologie di debitori possono accedere solo alle procedure di accordo di composizione della crisi e della liquidazione del patrimonio.
Di seguito, sinteticamente, le principali caratteristiche delle tre procedure:
Accordo di composizione della crisi e piano del consumatore
Il debitore, in stato di sovra indebitamento, può proporre ai creditori, un accordo concernente la ristrutturazione dei debiti, o, se consumatore, un piano, con l'ausilio degli organismi di composizione della crisi, con sede nel circondario del Tribunale competente.
Sia con l'accordo di composizione che con il piano cd del consumatore, è necessario assicurare il regolare pagamento dei titolari di crediti impignorabili e delle altre disposizioni contenute in leggi speciali. E' necessario, inoltre, indicare la previsione di scadenze e modalità di pagamento dei creditori, anche se suddivisi in classi, individuare eventuali garanzie rilasciate per l'adempimento dei debiti, nonché indicare le modalità per l'eventuale liquidazione dei beni. Diversamente da ciò che accade in caso di presentazione dell'accordo di composizione della crisi, nel piano proposto dal consumatore non è prevista l'approvazione da parte dei creditori del consumatore. Nel piano del consumatore manca il procedimento volto ad acquisire l'adesione o il dissenso dei creditori rispetto al piano proposto: il Tribunale effettua esclusivamente una valutazione di fattibilità della proposta e di meritevolezza della condotta che ha portato all'indebitamento del consumatore. La comunicazione a tutti i creditori della proposta del piano, prevista dalla legge, non è funzionale al voto, ma solamente ad un'eventuale contestazione relativa alla convenienza della proposta rispetto all'ipotesi di liquidazione de patrimonio. Anche in ipotesi di contestazione da parte di uno o più creditori, il giudice potrà comunque approvare il piano proposto dal consumatore quando ritenga quest'ultimo più conveniente rispetto all'alternativa liquidatoria, ai fini della soddisfazione dei crediti.
L'omologazione da parte del Tribunale sia dell'accordo che del piano del consumatore, deve avvenire entro sei mesi dal deposito rispettivamente dell'accordo che del piano ed, in entrambi i procedimenti, è previsto che l'omologazione vincoli tutti i creditori concorsuali.
Liquidazione del patrimonio: e' una procedura che può essere attivata volontariamente dal debitore (anche consumatore) sovra indebitato, come alternativa alla proposta di accordo o di piano del consumatore, consentendo la completa esdebitazione del debitore attraverso la liquidazione del suo patrimonio a parziale soddisfacimento del ceto creditorio. Tale procedura è, inoltre, attivabile su ricorso proposto da uno dei creditori, conseguentemente all'annullamento dell'accordo del debitore o della cessazione degli effetti del piano del consumatore. Ai fini dell'ammissibilità è, altresì, necessario che il debitore negli ultimi cinque anni precedenti, non abbia compiuto atti in frode ai creditori.
Per concludere: la recente legge sopra brevemente esaminata, offre concreti strumenti ai privati ed alle imprese che non possono usufruire delle procedure preciste dalla Legge Fallimentare per estinguere i propri debiti.
Fonte: www.ilsole24ore.com//La Procedura di Esdebitazione
Penale, sì all'uso ampio della Pec
La Corte di cassazione sdogana a tutti gli effetti l'uso della Pec per le notifiche penali. E lo fa dando una lettura estensiva delle disposizioni contenute nel decreto «Cresci Italia». Con la sentenza n. 16622 depositata ieri, infatti, i giudici hanno considerato legittima la notifica effettuata all'imputato attraverso invio alla casella di posta certificata del difensore. Si tratta del caso disciplinato dall'articolo 161 comma 4 del Codice di procedura penale e che la difesa aveva ritenuto, contestando il giudizio della Corte d'appello, non potesse essere fatto rientrare tra quelli che autorizzano all'utilizzo della Pec.
Il decreto di citazione per la prima udienza di secondo grado era oggetto di una prima omessa notifica perché l'imputato risultava essersi trasferito dall'indirizzo indicato. A questo punto la Corte d'appello opera la notifica del decreto attraverso posta elettronica certificata al difensore di fiducia. Successivamente, a poche ore di distanza, i carabinieri operavano comunque una notifica nelle mani dell'imputato.
Fonte: www.ilsole24ore.com//Penale, sì all'uso ampio della Pec
By Avv. Emiliano Mancino a aprile 23, 2016
Canone tv: slitta al 16 maggio l’autocerficazione per chi non ha la tv
Slitta al 16 maggio l'autocertificazione di non detenzione dell'apparecchio televisivo. Lo ha annunciato oggi l'Agenzia delle Entrate che con il provvedimento del direttore dell'Agenzia, ha allungato il termine unico entro cui i contribuenti dovranno presentare la dichiarazione sostitutiva relativa al canone di abbonamento alla Tv (sia in forma cartacea che online). I contribuenti, sottolinea l'Agenzia delle Entrate, «possono presentare la dichiarazione in tempo utile per evitare l'addebito del canone da parte delle imprese elettriche, a partire dal mese di luglio 2016, qualora abbiano i requisiti previsti dalla legge».
Il provvedimento pubblicato oggi, evidenzia l'Agenzia, aggiorna anche le istruzioni per la compilazione del modello di dichiarazione sostitutiva, «per tenere conto dei chiarimenti sulla definizione di apparecchio televisivo contenuti nella nota n. 9668 del 20 aprile 2016 del Ministero dello Sviluppo Economico ai fini del canone di abbonamento alla televisione».
«Il modello di dichiarazione sostitutiva e le istruzioni per la compilazione del modello, approvati con il provvedimento del 24 marzo 2016, vengono quindi sostituiti da quelli approvati con il nuovo provvedimento. Restano ovviamente valide le dichiarazioni di non detenzione già presentate» chiarisce l'Agenzia delle Entrate.
Fonte: www.ilsole24ore.com/Canone tv: slitta al 16 maggio l’autocerficazione per chi non ha la tv - Il Sole 24 ORE
Processo amministrativo telematico: le notifiche tramite PEC
Il 21 marzo 2016, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 67, il decreto 16 febbraio 2016, n. 40 del Presidente del Consiglio dei Ministri, contenente le regole e specifiche tecniche per l’attuazione del processo amministrativo telematico (PAT).
Il DPCM 40/2016 è entrato in vigore il 5 aprile 2016 ma, la maggior parte delle norme in esso contenute saranno applicabili solo dal 1 luglio 2016 e quindi dalla data in cui sarà operativo a tutti gli effetti il processo amministrativo telematico; sarà un processo interamente telematico nel quale tutti i protagonisti, anche le parti private, dovranno depositare i loro atti telematicamente.
In considerazione dell’ormai prossimo avvio del processo amministrativo telematico, da questa settimana verranno pubblicati una serie di “speciali” sul PAT nei quali verranno spiegate, argomento per argomento, le modalità tecnico - operative con le quali i professionisti dovranno interagire dal 1 luglio 2016.
Il primo approfondimento è dedicato alle notifiche degli avvocati tramite PEC (L. 53/94) che il DPCM 40/2016 sopra richiamato, espressamente disciplina agli articoli 8 e 14 delle regole tecniche e all’articolo 14 delle specifiche tecniche.
Prima di affrontare la disamina delle norme indicate è bene ricordare che, ai sensi e per gli effetti dell’art. 21 delle disposizioni finali del DPCM 40/2016, anche le regole fissate per le notifiche PEC nel processo amministrativo troveranno la loro applicazione solo a far data dal 1 luglio 2016.
Con la pubblicazione delle regole e specifiche tecniche del processo amministrativo telematico, dal 1 luglio 2016, verrà meno qualsiasi dubbio sulla possibilità, per i difensori, di procedere alla notifica del ricorso in proprio tramite PEC; nel corso degli ultimi anni, infatti, la giurisprudenza amministrativa aveva a volte ammesso e altre volte negato l’utilizzo di tale mezzo di notifica. Il Consiglio di Stato, sezione terza, con la decisione del 20 gennaio 2016 n. 189, aveva persino sostenuto l’inesistenza della notifica PEC nel processo amministrativo proprio in mancanza delle regole tecniche e specifiche tecniche del PAT ritenendo che nel processo amministrativo non potessero applicarsi le regole tecniche e specifiche tecniche del processo civile telematico.
L’articolo 14 delle regole tecniche del PAT dispone che, anche dinanzi la giustizia amministrativa, i difensori possono eseguire la notificazione a mezzo PEC a norma dell'articolo 3-bis della legge 21 gennaio 1994, n. 53.
Il comma 2 dell’art. 14 delle regole tecniche del PAT dispone che le notificazioni di atti processuali alle amministrazioni non costituite in giudizio debbano essere eseguite agli indirizzi PEC di cui all’articolo 16, comma 12, del decreto legge 179/12 convertito con modificazioni dalla legge 221/12, fermo restando quanto previsto, anche in ordine alla domiciliazione delle stesse, dal regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611, in materia di rappresentanza e difesa in giudizio dello Stato.
Ciò significa che i difensori dovranno effettuare le notifiche PEC utilizzando, esclusivamente, l'indirizzo PEC risultante dai pubblici elenchi e potranno procedere solo se l’indirizzo PEC del destinatario risulti anch’esso da pubblici elenchi; la disposizione è analoga a quella vigente per le notifiche PEC nel processo civile. A tal proposito è opportuno ricordare quali sono, ad oggi, i pubblici elenchi attivi e validi ai fini dell’estrazione dell’indirizzo PEC del destinatario:
1) REGISTRO PP.AA
Registro contenente gli indirizzi di Posta Elettronica Certificata delle Amministrazioni pubbliche ai sensi del decreto legge 179/2012 art 16, comma 12, consultabile esclusivamente dagli uffici giudiziari, dagli uffici notificazioni, esecuzioni e protesti, e dagli avvocati.
Il completamento di tale elenco era stato fissato per il 30 novembre 2014, termine questo stabilito dall’art. 47 n. 1 del decreto legge 90/2014 convertito con la legge 114/14 n. 114 pubblicata in G.U. il 18 agosto 2014 ed in vigore dal 19 agosto 2014; ad oggi però tale pubblico elenco contiene solo una piccola parte degli indirizzi PEC della PA per cui, non essendo più possibile ricavare gli indirizzi PEC dal sito www.indicepa.gov.it (il quale non è più pubblico elenco valido per estrarre gli indirizzi PEC delle PA per effetto delle norme sopra richiamate) sarà questo uno degli ostacoli più grandi che i professionisti incontreranno per procedere alla notifica dell’atto amministrativo tramite PEC ai sensi della legge 53/94.
Tale registro non è liberamente consultabile, essendo necessaria l’identificazione c.d. “forte” tramite token crittografico (esempio: smart card, “chiavetta USB”) contenente un certificato di autenticazione.
2) REGISTRO IMPRESE
Previsto dall’articolo 16, comma 6, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009 n. 2 e, oltre a contenere ii dati (costituzione, modifica, cessazione) di tutte le imprese con qualsiasi forma giuridica e settore di attività economica, con sede o unità locali sul territorio nazionale, nonché gli altri soggetti previsti dalla legge, contiene delle stesse anche gli indirizzi PEC.
La consultazione di tale elenco è libera ed è possibile consultare l’elenco raggiungendo l’indirizzo internet httpwww.registroimprese.it
3) INDICE NAZIONALE DELLA POSTA ELETTRONICA CERTIFICATA (INIPEC)
Previsto dall’art. 6-bis del decreto legislativo 7 marzo 2005 n. 82, è possibile trovare al suo interno gli indirizzi PEC dei professionisti e delle imprese presenti sul territorio italiano; viene aggiornato con i dati provenienti dal Registro Imprese e dagli Ordini e dai Collegi di appartenenza, nelle modalità stabilite dalla legge.
La consultazione di tale elenco è libera ed è possibile consultare l’elenco raggiungendo l’indirizzo internet httpswww.inipec.gov.it
4) ReGIndE
E’ il Registro Generale degli Indirizzi Elettronici (ReGIndE), gestito dal Ministero della Giustizia, contiene i dati identificativi nonché l’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) dei soggetti abilitati esterni, ovverossia:
- appartenenti ad un ente pubblico
- professionisti iscritti in albi ed elenchi istituiti con legge
- ausiliari del giudice non appartenenti ad un ordine di categoria o che appartengono ad ente/ordine professionale che non abbia ancora inviato l’albo al Ministero della giustizia (questo non si applica per gli avvocati, il cui specifico ruolo di difensore implica che l’invio dell’albo deve essere sempre fatto dall’Ordine di appartenenza o dall’ente che si difende).
E’ opportuno ricordare che ove l’indirizzo PEC del mittente e del destinatario non sia presente in uno dei pubblici elenchi sopra indicati la notifica dell’atto amministrativo sarebbe nulla trovando applicazione quanto disposto dall’art. 11 della legge 53/94.
L’atto, la procura alle liti e la relata di notificazione da notificarsi tramite PEC
L’atto da notificarsi tramite PEC dovrà essere creato dal professionista con il programma di video scrittura e poi direttamente trasformato in file PDF senza scansione; vero è che l’art. 12 delle specifiche tecniche prevede quale formato consentito anche il testo piano senza formattazione (estensione TXT) e il testo formattato (estensione RTF) ma ritengo opportuno suggerire ai Colleghi l’utilizzo del formato PDF ottenuto senza scansione trattandosi di formato già noto essendo il medesimo utilizzato per il deposito degli atti nel processo civile telematico.
L’atto, una volta trasformato in PDF senza scansione, dovrà essere sottoscritto esclusivamente con firma digitale PadEs BES e ciò ai sensi dell’art. 12 comma 6 delle specifiche tecniche PAT, non essendo consentito nel PAT l’utilizzo della firma digitale CAdEs quella ciò che aggiunge al file l’estensione .p7m. Tutti i dispositivi di firma digitale consentono questa tipologia di firma (chiamata anche “FIRMA PDF”) che il professionista inserisce direttamente all’interno del PDF da sottoscrivere digitalmente.
Quanto alla procura alle liti, massima dovrà essere l’attenzione del professionista: rispetto alla normativa vigente nel PCT riconducibile all’applicazione di quanto disposto dall’art. 83 c.p.c., nel PAT bisognerà procedere diversamente quanto, ad esempio, alla modalità dell’attestazione di conformità della copia informatica della procura (da notificare o depositare telematicamente) all’originale cartaceo.
A differenza del PCT – nel quale ai fini dell’attestazione di conformità della procura la sola apposizione della firma digitale ex art. 83 c.p.c. è autosufficiente, non prevedendosi una dichiarazione espressa da parte dell’avvocato – l’art. 8, comma 2 delle regole tecniche del PAT prevede che “Nei casi in cui la procura è conferita su supporto cartaceo, il difensore procede al deposito telematico della copia per immagine su supporto informatico, compiendo l'asseverazione prevista dall'articolo 22, comma 2, del CAD con l'inserimento della relativa dichiarazione nel medesimo o in un distinto documento sottoscritto con firma digitale”; al riguardo, si evidenzia che tale espressa previsione implica, l’applicazione dell’art. 4, comma 3 del DPCM 13/11/2014, con la conseguente necessità di indicare, nel corpo della dichiarazione ex art. 22, comma 2 CAD, l’impronta della copia informatica ed il riferimento temporale: l’HASH a volte ritorna!
Se la procura alle liti originale è, quindi, cartacea, il difensore dovrà autenticare la firma autografa dell’assistito apponendo la propria firma autografa, scansionare e ottenere copia informatica della procura alle liti, attestare nella relata di notifica la conformità della stessa all’originale cartaceo inserendo apposita dichiarazione e indicando l’impronta (hash) della copia informatica e il riferimento temporale.
Se la procura alle liti è invece rilasciata direttamente su documento informatico (il cliente è a sua volta munito di firma digitale) il difensore si limiterà a sottoscrivere digitalmente anch’esso il documento informatico dopo che lo stesso sarà stato sottoscritto digitalmente dalla parte.
E’ naturale che, dovendosi sempre applicare l’art. 12 comma 6 delle specifiche tecniche, tutte le sottoscrizioni digitali dovranno essere in formato PadEs BES.
Gli articoli 8 comma 4 delle regole tecniche e l’articolo 14 comma 4 delle specifiche tecniche del PAT precisano poi che in presenza di più procure (ad esempio in caso di ricorso collettivo) è possibile l’allegazione all’atto notificato di uno o più documenti contenenti la scansione per immagini di una o più procure.
a) quando è rilasciata su documento informatico separato depositato con modalità telematiche unitamente all'atto a cui si riferisce;
b) quando è rilasciata su foglio separato del quale è estratta copia informatica, anche per immagine, depositato con modalità telematiche unitamente all'atto a cui si riferisce.
Quanto, da ultimo, alla relata di notifica, anche quest’ultima dovrà essere creata dal professionista con il programma di video scrittura, poi direttamente trasformata in file PDF senza scansione e firmata digitalmente nel formato PadEs BES; dovrà contenere:
f) l’attestazione di conformità ex art. 8, comma 2 delle regole tecniche del PAT.
g) per le notificazioni effettuate in corso di procedimento dovrà, inoltre, essere indicato l’ufficio giudiziario, la sezione, il numero e l’anno di ruolo (art. 3 bis comma 6 della L. 53/94).
Prima di inviare la PEC destinata alla notifica il professionista dovrà accertarsi di aver selezionato, quale TIPO DI RICEVUTA DI AVVENUTA CONSEGNA, quella COMPLETA, così come previsto dal comma 3 dell’articolo 14 delle regole tecniche PAT.
La prova dell’avvenuta notifica tramite PEC
Il comma 6 dell’articolo 14 delle regole tecniche PAT dispone che, ove la notificazione sia stata eseguita tramite PEC ai sensi dell’art. 3 bis della L. 53/94, la prova della notificazione è fornita con modalità telematiche. Ciò significa che l’avvocato dovrà depositare telematicamente le ricevute di accettazione e consegna in formato .eml o .msg. con le modalità previste dagli articoli 6,7 e 8 delle specifiche tecniche del PAT e quindi mediante PEC o mediante caricamento diretto attraverso il sito istituzionale (upload), con la precisazione che l’upload sarà possibile solo nel caso in cui non sia possibile, per comprovate ragioni tecniche, il deposito con PEC, come attestato dal messaggio di cui all'articolo 7, comma 7, o nel caso in cui la dimensione del documento da depositare superi i 30 MB.
Solo ove non sia possibile fornire la prova della notifica tramite PEC con modalità telematiche per effetto della oggettiva indisponibilità del SIGA, l’avvocato potrà procedere attenendosi a quanto disposto dall’art. 9 comma 1 bis della legge 53/94 e quindi dovrà stampare il messaggio di posta elettronica certificata, dei suoi allegati e della ricevuta di accettazione e di avvenuta consegna e ne attesterà la conformità ai documenti informatici da cui sono tratte ai sensi dell'articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (codice dell’amministrazione digitale).
Il comma 4 dell’articolo 14 delle regole tecniche prevede poi che il difensore debba depositare telematicamente, oltre al ricorso e alle ricevute di accettazione e consegna, anche la relazione di notificazione e la procura alle liti.
Nei casi di cui all’articolo 129, comma 3 lettera a) del Codice del Processo Amministrativo, il ricorso redatto nella forma del documento informatico può essere notificato anche direttamente dal ricorrente ai sensi dell’articolo 3 bis della legge 53/94, in quanto compatibile e ciò in quanto l’articolo 14 comma 7 delle specifiche tecniche del PAT prevede che nel ricorso elettorale di cui all’articolo 129, comma 3 lettera a) del Codice del Processo Amministrativo, il ricorrente se in possesso di firma digitale e di indirizzo PEC può effettuare la notifica del ricorso a mezzo PEC nei confronti dei destinatari con indirizzi PEC risultanti dai pubblici elenchi.
In questo caso la segreteria dell’Ufficio giudiziario adito, non appena ricevuto il deposito del ricorso elettorale con modalità telematiche, provvede alla sua immediata pubblicazione sul sito istituzionale, nell’area “Ricorsi elettorali” accessibile a tutti senza necessità di preventiva autenticazione.
Fonte: www.quotidianogiuridico.it/Processo amministrativo telematico: le notifiche tramite PEC| Ipsoa