Source: http://www.tgmaddalena.it/maxi-processo-no-tav-aula-bunker-larringa-difensiva-di-novaro-sul-3-luglio-20-gennaio-2015/
Timestamp: 2020-08-15 13:34:49+00:00
Document Index: 105966161

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'arte1', 'sentenza ', 'arte2', 'arte 1', 'art. 530', 'art. 393', 'art. 62', 'art. 62']

TGMaddalena – Maxi processo No Tav aula bunker, l’arringa difensiva di Novaro, Grenci, La Macchia sul 3 luglio – 20 gennaio 2015
Tu fraintendi la situazione,» disse il sacerdote, «la sentenza non viene ad un tratto, è il processo che poco a poco si trasforma in sentenza.» «Ah, è così,» disse K. abbassando il capo
F.Kafka – Il Processo.
Avv. Novaro – sul 3 luglio. “In quella giornata del 3 luglio i diritti di libertà di espressione e di riunione sono stati messi a repentaglio da questo sciagurato comportamento tenuto da parte delle forze dell’ordine, dai dirigenti delle forze dell’ordine.” Dialoghi surreali tra agenti che filmano i manifestanti alla stazioni “un altro treno di zecche”, ma che faccia hanno gli anarchici? Gli agenti hanno letto Lombroso?
Breve riassunto dell’avvocato, osservazione di fare i conti con il contesto complessivo, avendone rilevata incapacità, nonostante mole documenti libri video etc della resistenza collettiva. Segno di inadeguatezza non solo dal punto di vista giuridico ma di comprensione complessiva vicenda. Qui la politica è ben presente, è uno dei dati con cui ci dobbiamo confrontare.
Audio Avv. Novaro prima parte – Considerazioni Generali
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L’avv. Novaro cita altra giurisprudenza, tra cui una sentenza del 2012, in base alle quali tutte ci si può orientare nel senso di cambiare la natura del reato di chi abbia reagito a condotta non corretta delle fdo. E si arriva a parlare di “agevolazione del reato” da parte delle forze dell’ordine. Si tratta di ragionare concretamente con contributi magari atipici ma che hanno influenza eziologica diretta : in sintesi pur con tutti i distinguo se io esercito violenza contro pubblico ufficiale è capo imputazione principale, ma i reati di danneggiamento e lesione zona museo e in parte anche vasche e centrale.
E’ arrivato un treno carico di anarchici
Audio seconda parte:
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Arrivo al contesto del 3 luglio, c’è una manifestazione nazionale che il movimento no tav convoca con la parola d’ordine di assedio al cantiere.. con tutti i sentimenti di rabbia che avete avuto modo di cogliere nelle udienze dibattimentali con tutti i testi sentiti. Dovete fare un’operazione di empatia, tentare di vestire i panni di quei manifestanti che erano a Chiomonte il 3 luglio… nell’ambito di un movimento popolare straordinariamente ricco e forte e intelligente dal punto di vista delle strategie politiche, che si è dato appuntamento il 3 luglio... Dico subito che il racconto che Petronzi ci ha fatto di quella giornata (qui la trascrizione della testimonianza di Petronzi, dirigente DIGOS) mi sembra una vera e propria caricatura, parlando di 7-8 mila manifestanti, ma su un’intervista a Repubblica al prefetto Manganelli, sentito alla Camera dei Deputati, sul conflitto in Valsusa, Manganelli risponde “ci siamo chiesti anche noi cosa non ha funzionato in Valsusa, non ha funzionato la prevenzione, sapevamo che sarebbero arrivati degli anarchici… ma non si poteva fare prevenzione perché stiamo parlando di 80.000 persone“. Fu una manifestazione oceanica, 7000 persone sono una caricatura, così come è una caricatura l’idea che ci fossero 300 anarchici assiepati nei boschi e sarebbero stati questi 300 anarchici ad affrontare le forze dell’ordine nel corso della giornata. I testi Marceca (qui la testimonianza di Rino Marceca) e Gagliano sono i due soggetti che avevano una funzione di orientamento del traffico della manifestazione perché ad un certo punto il grande corteo si dirama in due cortei, un pezzo ampio del corteo, alcune migliaia di persone, si disperdono verso i boschi della Ramat. In quei boschi non c’erano 300 anarchici assiepati e assetati di violenza ma ci stavano 4-5000 persone. Nelle liste testi avevo indicato un ispettore di polizia, Tuminaro, che si trovava alla stazione ferroviaria e aspettava l’arrivo dei treni con i manifestanti, è sintomatico sentire il dialogo che questo ispettore fa con un altro ispettore con lei perché si vede la gente che passa e si sentono i commenti, una miriade di scatti e poi questo dialogo a due è un esempio di comicità involontaria, perché ci sono una serie di battute folgoranti. Io vorrei citarvene alcune, perché sono sintomatiche…
Le condotte nell’area archeologica e quei sassi che partono DOPO l’attacco con con gas lacrimogeni
Arriviamo ai fatti di resistenza e di lesioni individuali che sono in qualche modo un nervo scoperto di questo processo. Noi ci confrontiamo con dei referti medici che non sono solo quello di Colaianni che dice “sono caduto in terra e mi sono slegato una spalla” addebitando questo episodio a Nadalini, ma per la giornata del 3 luglio abbiamo per Nadalini e Soru tutta una serie di lesioni diagnosticate al pronto soccorso. Vorrei partire dalla mia esperienza di avvocato, incontro Soru e Nadalini prima dell’udienza di convalida, li vedo malconci e gli chiedo la ragione, entrambi mi dicono “siamo stati picchiati dalle forze dell’ordine e trascinati per decine di metri”. Suggerisco loro di fare una dichiarazione spontanea in cui dicono…. in realtà nei verbali d’arresto si dice che ci siamo fatti male cadendo ma nell’arresto ci hanno malmenati. Finita l’udienza i due arrestati vengono ammoniti facendo notare che potrebbe esserci il reato di calunnia… La consulenza del Dott. De Vita, non sentito al dibattimento, attesta la compatibilità con azione contusive da manganelli o calci… Era stata la mia diffidenza iniziale a impedire a Soru e Nadalini di dire che erano stati trascinati per decine di metri. Ad un certo punto compare il famoso filmato in cui si vedono Soru e Nadalini trascinati per almeno 70 metri con alcuni operatori di polizia che gli affibiano dei calci e qualche manganellata, e al di là delle reti qualcuno insiste.
Video terza parte avv. Novaro
Se non ci fosse stato il filmato ci saremmo ben guardati di fare una querela contro ignoti, perché restano sempre bloccate e poi archiviate perché non si sa chi sono gli autori… ma qui avevamo un dato probatorio fondamentale, filmato e foto, e abbiamo detto facciamo querela. Ve li faccio vedere rapidamente.. foto scattate da un fotografo che lavorava per La Stampa, si vede il trascinamento da parte di Soru, ci sono altri soggetti travisati, carabinieri in servizio e opportunamente travisati, infieriscono con bastonate…. L’operatore di polizia è il teste: Borzachiello sentito in una delle ultime udienze. Vediamo il filmato, dove si vede l’attività di trascinamento iniziale…. Mentre viene trascinato viene colpito con un calcio e una manganellata. Dietro le persone che colpiscono c’erano testimoni sentiti in questo processo, come il teste Colaianni. (vengono mostrate le immagini)
Qui si vede anche la giacca rossa del dott. Petronzi che stava arrestando un altro degli arrestati del 3 luglio…. [ ndr anche la testimonianza dell’ex Prefetto Di Pace fu piuttosto lacunosa, nonostante si fosse sentito da poco proprio con Petronzi ] e si vede quella persona con la camicia bianca che segue l’accompagnamento degli arrestati. Andiamo avanti con questa prospettiva di sviluppo delle indagini. Succede che verso la fine di settembre presentiamo querela chiedendo investigazioni, il processo resta al palo e scadono i termini dell’indagine, soltanto nell’estate io decido di fare investigazioni difensive e convoco presso il mio studio alcuni dirigenti di polizia per sentirli e capire chi sono gli accompagnatori di Soru. Ovviamente nessuno compare presso il mio studio e innesco il meccanismo previsto dal 393 e chiedo incidente probatorio, ma il GIP risponde che non si può fare perché il procedimento era contro ignoti. Curioso. Io tento di proseguire nell’attività di investigazione, perché preferisco lavorare in proprio piuttosto che affidarmi alla procura, e provo a chiedere alla RAI la cassetta che immortala quello che è capitato a Soru perché dalle immagini si vede che c’è un fotografo ma soprattutto si vede…. un operatore che sta riprendendo. La risposta della RAI è straordinaria, ci dicono “è vero, c’erano state delle riprese ma le abbiamo perse”. E quindi non abbiamo il filmato autentico che ci consente di capire chi ha fatto cosa. Allora faccio un’ulteriore richiesta e chiedo di sapere chi erano i personaggi presenti, la risposta del PM è che non servono i ruoli di servizio, e il giudice confermerà che è inutile sapere chi c’era in quella situazione. Poi la vicenda si conclude, la procura fa una prima richiesta di archiviazione , c’è una seconda richiesta di archiviazione.. perché tutto si è svolto con modalità talmente repentine che nessuno ha potuto intervenire per fermare questa attività di pestaggio di Soru, mentre io sostenevo che il mancato intervento prevedesse una responsabilità “in concorso” ma se hanno assistito al pestaggio avrebbero dovuto fare almeno una denuncia…. il GIP archivia il procedimento ma impone di iscrivere una serie di soggetti, Bagnasco, Di Leone e Borzachiello, a registro notizie di reato per il reato di omessa denuncia. Dopo qualche mese il procedimento è stato archiviato, senza che il sottoscritto ne avesse alcuna notizia.
Avv. Novaro: “La richiesta di 2 anni per Imperato è eccessiva. Chiedo di escludere l’aggravante e concesse attenuanti generiche, pena coperta da sospensione condizionale…Lussi non è travisato ma ha cappello, ha mascherina bianca come tutti davanti ai gas. Chiedo di escludere aggravanti come per Imperato. .. Chiedo inoltre restituzione di tutto quanto è stato sequestrato.
Anche Lussi fa dichiarazioni spontanee e racconta le sensazione e che la volontà di tutti era contrapporsi all’illegittimità degli atti contro la gente. Infine, Binello che risponde capi 46.47.48, resistenza lesioni e danneggiamento reti, dalle foto non è travisato, in posizione inerte che guarda in avanti da osservatore per lunghissimi periodi – vengono mostrate immagini da filmati in diversi orari. Binello guarda. Intanto gli spari dei lacrimogeni si sprecano, Binello alle 16:11:40 lancia 3 sassi in sequenza. Allora, colpiti i manifestanti alle reti che non fanno nulla, anche lui lancia 3 sassi… sfogo di sentimenti di contrarietà…assoluzione perché il fatto non costituisce reato o non punibile per risposta ad atti di arbitrarietà fdo. Per reti, assoluzione per non avere commesso il fatto. Che tutti possano essere condannati a pena pecuniaria e non detentiva, attenuanti sopra aggravanti.
Avv. Grenci di Bologna Riva Paolucci e Soru:quando tutti i testimoni sono girati dall’altra parte…e il concorso paranormale
L’audio completo dell’avv. Grenci
Audio completo avv. Grenci
VIDEO seconda parte arringa avv. Grenci
Per reato resistenza, artt. 37 e 39, Soru “si dimena e fa cadere a terra” l’agente di polizia. A bloccare Soru è stato l’ispettore Favero, che così descrive la scena: “…mi sono avventato contro questo soggetto… dinamica rapida e veloce… soggetto che comunque aveva lanciato pietre..che si stava attardando e stava compiendo qualcosa… “, a mio parere è testimonianza priva di senso, poi invece le cose sono andate in modo diverso, Soru non si stava attardando, è stato colto da chiara “sortita”, concertata in precedenza, degli agenti. Già Petronzi era come in difficoltà a dire che era un prendere di sorpresa e attaccati i manifestanti, di sorpresa colto Soru che riceve immediatamente manganellata in testa, in faccia “…con quanta forza avevo in corpo”. Che doveva fare Soru? Come minimo dimenandosi, e fa cadere Favero non dimenandosi ma per secondo colpo, p. 176, su domanda avv. Novaro, Favero dice che azione dura un istante. Poi aggiunge “lo colpisco e nel colpirlo cadiamo. Cadiamo punto”. Poi dirà che si è allontanato e non ha più contatti con Soru. Quindi nessuna condotta di resistenza. E allora capite che anche solo sulla base di questa testimonianza si può arrivare ad assoluzione Soru. Nessuna condotta dolosa in quelle condizioni, strattonamento causato da colpo in testa o parte alta volto. E avrebbe dovuto dirci i motivi di questo, perché colpo in faccia? Perchè? SONO QUESTE LE REGOLE D’INGAGGIO ? Non sono le gambe, per fare cadere? Il trascinamento, giustificato, non giustificato, NON MI SI VENGA A DIRE CHE ERA DETERMINATO DALLA NECESSITA’ DI METTERLO IN SICUREZZA !!!
Avv. La Macchia per Cientanni e Perottino. “Un processo fuori dalla norma”,” Colpirne uno per educarne 100 nel nostro caso può essere parafrasato nel colpirne 53 per educarne migliaia.”
Audio Avv. La Macchia – parte 1
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Oggi siamo ritornati a una valutazione di terrorismo rispetto agli atti che sono all’interno di questa lotta da part delle popolazioni della Val di Susa. Ma io credo che si debba veramente chiudere qui il discorso sulla valenza terroristica di queste eventuali azioni di cui si sono resi responsabili alcuni cittadini. Come si fa a confondere cioè il conflitto sociale con il terrorismo? Ma si può forse andare ad ipotizzare che migliaia di persone scendano in piazza con motivazioni terroristiche? E’ troppo facile ripetere, come fa la procura della repubblica, che non si tratta certamente di andare a contrastare il movimento ma semplicemente a identificare le persone che possono avere commesso episodi delittuosi. E’ li che invece lo Stato deve dimostrare la sua forza, è li’ che lo Stato dev’essere in grado di dialogare con i suoi cittadini, comprendere anche le posizioni dell’altro, confrontarsi, trovare delle soluzioni. E invece abbiamo assistito a una serie di atteggiamenti quasi a presa in giro da parte delle istituzioni, uno dei quali è stato quello della sostituzione, o meglio dell’esclusione dal tavolo tecnico dell’osservatorio di quei sindaci che non fossero favorevoli all’opera, cioè si richiedeva una preventiva adesione all’opera per potersi sedere a quel tavolo tecnico. O ancora la conclusione anticipata dei lavori dell’osservatorio proprio nel momento in cui questo doveva valutare l’eventuale opzione zero… cioè presa in considerazione della possibilità di NON realizzare NESSUN OPERA. Se a questo clima si aggiunge da parte delle forze di polizia e della procura l’instaurazione di un clima pesantemente repressivo, utilizzato anche di fronte a tutti gli episodi anche più bagatellari, la rapidissima esecuzione di questi procedimenti, la costituzione di un pool di magistrati dedicato, addirittura l’esistenza di una branca di affari penali caratterizzati dalla titolazione “procedimenti no tav”, la richiesta di pene pesantissime per fatti alcune volte di scarso rilievo penale, l’atteggiamento di ruvida contrapposizione del PM con gli imputati ed a volte anche con i difensori, e allora ben si comprende perché ho detto che questo è stato ed è un processo fuori dalla norma, ed è ovvio che in un processo fuori dalla norma possono verificarsi quei momenti di tensione cui abbiamo tutti assistito.
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La linea della procura è questa: il movimento no tav ha al suo interno delle frange violente, sono stati compiuti atti delittuosi, abbiamo prove fotografiche e video di questi fatti, abbiamo testimoni assolutamente credibili e attendibili, pubblici ufficiali, i testi della difesa sono se non falsi almeno inattendibili [ qui il video della requisitoria dei PM]. E allora di fronte ad un’impostazione di questo genere cosa può mai fare la difesa? Certo che se partiamo dal presupposto che i testi del PM essendo pubblici ufficiali dotati di notevole esperienza siano credibili mentre i testi della difesa siano sostanzialmente sempre inattendibili perché legati da un qualche vincolo di solidarietà rispetto agli imputati allora il discorso è chiuso lì, dovremmo smettere di discutere i processi. I processi diventerebbero un surplus, salvo i casi, come nel presente processo, in cui l’imputato neghi di essere stato presente sul luogo o contesti i riconoscimenti eseguiti ma per tutto il resto confrontare posizioni che si contrappongono tra il teste dell’accusa e il teste della difesa se i presupposti sono quelli che vi dicevo all’inizio diventa inutile e irrilevante.
Ma in realtà io contesto che il processo sia così facilmente risolvibile, questo è un processo complicato e non invidio il compito del collegio. Il collegio dovrà inizialmente valutare, come ho cercato di aiutare a fare, il quadro d’insieme, la cornice all’interno della quale si sono svolti i fatti, valutare i comportamenti delle forze dell’ordine che hanno preceduto la commistione dei reati, l’effettiva e avvenuta commistione dei reati contestati, la loro attribuibilità direetta agli imputati oppure la questione della addebitabilità a titolo di concorso; confrontare le posizione dei testi dell’accusa con quelli della difesa, soppesarne le rispettive credibilità. A questo proposito dobbiamo tenere conto del fatto che questi testimoni portati dalla difesa sono testi in linea di principio invece credibili, perché sono venuti qui sapendo di correre il rischio di essere considerati testi falsi oppure concorrenti nei reati perché presenti sul luogo nel quale si sono svolti i fatti oggetto del processo. Quindi la loro genuinità mi pare evidente, a meno di non pensare all’amore per il rischio o ad un atteggiamento masochistico. Invece, pur essendo un processo complesso, la sensazione è che il PM lo ha trattato come se si dovesse discutere un processo con rito abbreviato, cioè dando per scontate tutta una serie di fatti emergenti dalle annotazioni della Digos e fingendo di non voler processare il movimento NO TAV, in realtà invece ponendolo sotto accusa continuamente e costantemente. Ricordo ad esempio i pesanti attacchi alla costituzione della Libera Repubblica della Maddalena, ritenuta ed a ragione, direi, la prima causa dei fatti per cui il processo. Ma attaccare la libera repubblica che non può essere imputata agli imputati ma caso mai al movimento, significa di fatto attaccare e processare il movimento no tav. La Pedrotta nella requisitoria del 7 ottobre ci ha detto, aderendo a quella linea per la quale non occorre approfondire le motivazioni e l’opportunità dell’opera, “ciò che interessa è quanto è successo in quei due giorni, è superfluo affrontare il tema della legittimità dell’opera e anche dei provvedimenti assunti dal questore” ma immediatamente dopo ci parla di una serie di fatti tutti imputabili non ai singoli imputati ma al movimento, tutte le azioni di contrasto alla realizzazione dell’opera dal 2005 in poi, parla della sassaiola del 23-24 maggio 2011, la creazione di barricate, blocchi stradali, cancelli di sbarramento, check point e infine la creazione della libera repubblica della maddalena.
L’avv. ripercorre le fasi iniziali della libera repubblica, l’occupazione del suolo con regolare pagamento, lo svolgersi di convegni, etc… per costituire in qualche modo un ostacolo anche di natura culturale utile a far discutere al governo le scelte sulla materia. Si sapeva che in quei giorni un intervento delle forze dell’ordine era prevedibile, e molti avevano deciso di fermarsi per costituire un ostacolo passivo all’inizio dei lavori. Passivo, dalle testimonianze sentite, inattendibili o falsi per il PM, è emerso che dall’assemblea si era deciso per un atteggiamento di mera resistenza passiva e nulla di più. Non mi pare che l’accusa abbia fornito nessuna prova in senso contrario, nemmeno l’esistenza degli sbarramenti sulla strada dell’Avanà porta a ritenere provata l’opposizione voluta dal movimento di ostacoli all’arrivo delle forze dell’ordine . Abbiamo sentito come i testi che la sera precedente avevano percorso quella strada non avevano trovato particolare difficoltà nell’attraversamento della zona. Si può quindi ritenere acclarata la circostanza che la volontà dei manifestanti presenti quella sera fosse un’intenzione di resistenza meramente passiva. Verso le 5:52 di quel mattino si assiste all’arrivo delle forze dell’ordine , a quel punto i manifestanti presenti si dividono, una parte a contatto con le recinzioni sull’autostrada, una parte, il grosso, resta sul piazzale ed una parte staziona invece in strada dell’Avanà, presenza totalmente lecita, legittima, costituzionalmente consentita. In quel momento se il responsabile dell’ordine pubblico avesse ritenuto sedizioso quell’assembramento, perché impediva l’apertura del varco nella recinzione, allora avrebbe dovuto ordinare ai presenti lo scioglimento, e in effetti che sia così ce lo dice lo stesso responsabile dell’OP che afferma di avere ordinato lo scioglimento dell’assembramento e dice di essere uscito alle 7:39:14 dalla galleria e di avere intimato lo scioglimento.
Audio terza parte avv. La Macchia
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Ora vedremo meglio come poi neanche un tipo di intimazione di questo genere risponde alla logica della norma ma c’è di più, perché se alle 7:39:14 c’è l’uscita del pubblico ufficiale con un’intimazione da lui affermata a voce è altrettanto vero che alle 7:39:37, pochi secondi dopo l’uscita dalla galleria del responsabile, dall’audio si sente un manifestante che urla NON SI SENTE! NON SI SENTE! E’ sufficiente allora un’intimazione di questo genere che probabilmente non è stata compresa dai manifestanti? So che l’avv. Novaro ha già trattato in maniera approfondita il tema dello scioglimento di un assembramento considerato sedizioso… ma siccome questo è il mio cavallo di battaglia, con scarse risposte da parte dei tribunali, mi tocca ripeterlo….
Superato il problema della applicabilità della scriminante del 393 bis devo entrare nel merito delle responsabilità dei singoli imputati da me assistiti , in particolare partendo da Cientanni, per la giornata del 27 di giugno. Dico subito , per la posizione di Cientanni, reato di resistenza e lesioni, che Cientanni non contesta la sua presenza in loco e nemmeno il riconoscimento fotografico in quell’unica fotografia che è sempre stata alla base sia dell’ordinanza di custodia cautelare sia poi degli sviluppi dibattimentali circa la sua responsabilità. ma contesta il momento, sappiamo che è una fotografia presa da La Stampa ma non sappiamo a che momento si riferisca.. si vede Cientanni con qualche cosa in mano, potrebbe essere una pietra o una paratia… illustrerò meglio questo punto in seguito. Il PM dice “si vede Cientanni che si appresta a scagliare la grossa pietra addosso agli operatori”. Ora è anche possibile che ciò sia avvenuto ma potrebbe anche essere vero il contrario, cioè che Centanni abbia utilizzato quell’oggetto, che non è certo si tratti di una pietra..dice infatti il PM nella requisitoria scritta, è un gruppo di manifestanti che intendevano ostruire il sentiero che conduce all’area museale e l’ispettore Petierre dice “sempre Cientanni luca qui si vede di spalle che praticamente tra le due braccia si vede che sta tenendo una paratia”…. (…)
Audio quarta parte avv. La Macchia
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Audio ultima parte avv. La Macchia
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Conclusioni: assolvere imputato Cientanni dal reato capo 1 perché il fatto non sussiste, capo 2 per non avere commesso il fatto quanto meno ai sensi dell’art. 530 comma 2 cpp, in ogni caso non punibile per reato capo 1, scriminante di cui art. 393 bis cp. in via subordinata concessione attenuanti di cui art. 62 n.1, trattandosi di reati eventualmente commessi per motivi di particolare valore sociale, nonché attenuante art. 62 n.2 attenuanti generiche, tutte da bilanciare in giudizio di prevalenza sulle contestate aggravanti. Minimo aumento per il reato posto in continuazione, sospensione condizionale della pena.
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