Source: http://www.studiolegalederosamistretta.it/reati-contro-la-pubblica-amministrazione-avvocato-penalista-roma-specializzato
Timestamp: 2017-12-14 16:02:01+00:00
Document Index: 8096719

Matched Legal Cases: ['art. 2892', 'sentenza ', 'art. 289', 'art. 61', 'art. 64', 'art. 10', 'art. 289', 'sentenza ', 'art. 290', 'art. 290']

Reati contro la Pubblica Amministrazione – Avvocato Penalista Roma – Specializzato
Ogni Avvocato penalista dello Studio si occupa di reati contro la P. A. quali ad esempio il peculato, l’indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, la concussione, la corruzione, l’abuso d’ufficio, rifiuto o omissione di atti d’ufficio, resistenza a pubblico ufficiale, oltraggio, traffico di influenze illecite, violazione dei sigilli, turbata libertà degli incanti.
In particolare lo Studio offre i seguenti servizi legali:
1) Assistenza e difesa in tutte le fasi del procedimento penale;
2) Assistenza nel caso di arresto o custodia cautelare in carcere o di perquisizioni;
3) Svolgimento di investigazioni difensive per la ricerca di elementi a discarico dei propri assistiti;
4) Redazione di impugnazioni e ricorsi;
Negli ultimi anni a livello europeo ed internazionale grande attenzione è stata dedicata alla corruzione e ai fattori che ne determinano la diffusione. I rapporti internazionali hanno evidenziato che mentre aumenta la corruzione “praticata”, si è registrata una diminuzione di quella denunciata. Molte legislazioni nazionali si sono impegnate nel prevedere e rafforzare rimedi sia di tipo repressivo che preventivo per contrastare il fenomeno. In tale ottica deve inserirsi la legge 6 novembre 2012 n. 190 intitolata “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione” che ha introdotto rilevanti modifiche alla disciplina dei reati dei pubblici agenti contro la P.A.
Nel prosieguo si riportano le norme del codice penale che si riferiscono ai reati contro la pubblica amministrazione:
ARTICOLO N.314
[I]. Il pubblico ufficiale [357] o l'incaricato di un pubblico servizio [358], che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni [316-bis, 317-bis, 323-bis].
[II]. Si applica la pena della reclusione da sei mesi a tre anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa, e questa, dopo l'uso momentaneo, è stata immediatamente restituita [316-bis, 317-bis, 323-bis].
arresto: facoltativo (primo comma); non consentito (secondo comma)
fermo: consentito (primo comma); non consentito (secondo comma)
custodia cautelare in carcere: consentita (primo comma); non consentita (secondo comma)
altre misure cautelari personali: consentite (primo comma); v. per il secondo comma l'art. 2892 c.p.p.
ARTICOLO N.316
Peculato mediante profitto dell'errore altrui.
[I]. Il pubblico ufficiale [357] o l'incaricato di un pubblico servizio [358], il quale, nell'esercizio delle funzioni o del servizio, giovandosi dell'errore altrui, riceve o ritiene indebitamente, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni [323-bis; 3812a, 4 c.p.p.].
altre misure cautelari personali: consentite; v. artt. 2892 e 3915 c.p.p.
ARTICOLO N.316 bis
[I]. Chiunque, estraneo alla pubblica amministrazione, avendo ottenuto dallo Stato o da altro ente pubblico o dalle Comunità europee contributi, sovvenzioni o finanziamenti destinati a favorire iniziative dirette alla realizzazione di opere od allo svolgimento di attività di pubblico interesse, non li destina alle predette finalità, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni [323-bis, 640-bis].
ARTICOLO N.316 ter
[I]. Salvo che il fatto costituisca il reato previsto dall'articolo 640-bis, chiunque mediante l'utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero mediante l'omissione di informazioni dovute, consegue indebitamente, per sé o per altri, contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati dallo Stato, da altri enti pubblici o dalle Comunità europee è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
altre misure cautelari personali: v. 2892 c.p.p.
ARTICOLO N.317
ARTICOLO N.317 bis
[I] La condanna [4422, 533, 6051 c.p.p.] per i reati di cui agli articoli 314, 317, 319 e 319-ter (2) importa l'interdizione perpetua dai pubblici uffici [282, 29]. Nondimeno, se per circostanze attenuanti viene inflitta la reclusione per un tempo inferiore a tre anni, la condanna importa l'interdizione temporanea [283-4, 32-quater, 37].
ARTICOLO N.318
Corruzione per l'esercizio della funzione (1) (2).
ARTICOLO N.319
ARTICOLO N.319 bis
ARTICOLO N.319 ter
arresto: facoltativo (primo comma e prima parte del secondo comma); obbligatorio (seconda parte del secondo comma)
ARTICOLO N.319 quater
Induzione indebita a dare o promettere utilità .
altre misure cautelari personali: consentite (primo comma); v. 289, secondo comma, c.p.p. (secondo comma)
ARTICOLO N.320
[I]. Le disposizioni degli articoli 318 e 319 si applicano anche all'incaricato di un pubblico servizio (4).
[II]. In ogni caso, le pene sono ridotte in misura non superiore ad un terzo [321, 323-bis].
ARTICOLO N.321
ARTICOLO N.322
[I]. Chiunque offre o promette denaro od altra utilità non dovuti ad un pubblico ufficiale [357] o ad un incaricato di un pubblico servizio [358], per l'esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri (4), soggiace, qualora l'offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita nel comma 1 dell'articolo 318, ridotta di un terzo [323-bis].
[III]. La pena di cui al primo comma si applica al pubblico ufficiale o all'incaricato di un pubblico servizio che sollecita una promessa o dazione di denaro o altra utilità per l'esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri (6).
arresto: non consentito (primo e terzo comma); facoltativo (secondo e quarto comma)
altre misure cautelari personali: consentite (secondo e quarto comma); primo e terzo comma: v. 2892 c.p.p.
ARTICOLO N.322 bis
5-bis) ai giudici, al procuratore, ai procuratori aggiunti, ai funzionari e agli agenti della Corte penale internazionale, alle persone comandate dagli Stati parte del Trattato istitutivo della Corte penale internazionale le quali esercitino funzioni corrispondenti a quelle dei funzionari o agenti della Corte stessa, ai membri ed agli addetti a enti costituiti sulla base del Trattato istitutivo della Corte penale internazionale (4).
2) a persone che esercitano funzioni o attività corrispondenti a quelle dei pubblici ufficiali e degli incaricati di un pubblico servizio nell'ambito di altri Stati esteri o organizzazioni pubbliche internazionali, qualora il fatto sia commesso per procurare a sé o ad altri un indebito vantaggio in operazioni economiche internazionali ovvero al fine di ottenere o di mantenere un'attività economica o finanziaria (5).
ARTICOLO N.322 ter
[I]. Nel caso di condanna, o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei delitti previsti dagli articoli da 314 a 320, anche se commessi dai soggetti indicati nell'articolo 322-bis, primo comma, è sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo, salvo che appartengano a persona estranea al reato, ovvero, quando essa non è possibile, la confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a tale prezzo o profitto (3).
[II]. Nel caso di condanna, o di applicazione della pena a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per il delitto previsto dall'articolo 321, anche se commesso ai sensi dell'articolo 322-bis, secondo comma, è sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto salvo che appartengano a persona estranea al reato, ovvero, quando essa non è possibile, la confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a quello di detto profitto e, comunque, non inferiore a quello del denaro o delle altre utilità date o promesse al pubblico ufficiale o all'incaricato di pubblico servizio o agli altri soggetti indicati nell'articolo 322-bis, secondo comma.
[III]. Nei casi di cui ai commi primo e secondo, il giudice, con la sentenza di condanna, determina le somme di denaro o individua i beni assoggettati a confisca in quanto costituenti il profitto o il prezzo del reato ovvero in quanto di valore corrispondente al profitto o al prezzo del reato.
ARTICOLO N.323
[I]. Salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti (2), intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto è punito con la reclusione da uno a quattro anni (3).
[II]. La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno un carattere di rilevante gravità.
ARTICOLO N.323 bis
[I]. Se i fatti previsti dagli articoli 314, 316, 316-bis, 316-ter, 317, 318, 319, 319-quater, 320, 322, 322-bis e 323 sono di particolare tenuità, le pene sono diminuite [65n. 3] (2).
Utilizzazione d'invenzioni o scoperte conosciute per ragione di ufficio
[I]. Il pubblico ufficiale [357] o l'incaricato di un pubblico servizio [358], che impiega, a proprio o altrui profitto, invenzioni o scoperte scientifiche, o nuove applicazioni industriali, che egli conosca per ragione dell'ufficio o servizio, e che debbano rimanere segrete, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa non inferiore a 516 euro.
ARTICOLO N.326
[I]. Il pubblico ufficiale [357] o la persona incaricata di un pubblico servizio [358], che, violando i doveri inerenti alle funzioni o al servizio, o comunque abusando della sua qualità, rivela notizie di ufficio, le quali debbano rimanere segrete [256, 261, 622; 1183, 201 c.p.p.], o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
[II]. Se l'agevolazione è soltanto colposa [43], si applica la reclusione fino a un anno.
[III]. Il pubblico ufficiale [357] o la persona incaricata di un pubblico servizio [358], che, per procurare a sé o ad altri un indebito profitto patrimoniale, si avvale illegittimamente di notizie di ufficio, le quali debbano rimanere segrete, è punito con la reclusione da due a cinque anni. Se il fatto è commesso al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto non patrimoniale o di cagionare ad altri un danno ingiusto, si applica la pena della reclusione fino a due anni.
arresto: non consentito (primo, secondo e seconda parte del terzo comma); facoltativo (prima parte del terzo comma)
fermo: non consentito (primo, secondo e seconda parte del terzo comma); consentito (prima parte del terzo comma)
custodia cautelare in carcere: consentita (prima parte del terzo comma)
altre misure cautelari personali: consentite (prima parte del terzo comma; v. 2892 c.p.p. per le rimanenti ipotesi)
ARTICOLO N.328
[I]. Il pubblico ufficiale [357] o l'incaricato di un pubblico servizio [358], che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio [366, 3885] che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.
ARTICOLO N.329
[I]. Il militare [2 c.p.m.p.] o l'agente della forza pubblica, il quale rifiuta o ritarda indebitamente di eseguire una richiesta fattagli dall'Autorità competente nelle forme stabilite dalla legge, è punito con la reclusione fino a due anni.
ARTICOLO N.331
Interruzione d'un servizio pubblico o di pubblica necessità.
[I]. Chi, esercitando imprese di servizi pubblici [3582] o di pubblica necessità [359n. 2], interrompe il servizio, ovvero sospende il lavoro nei suoi stabilimenti, uffici o aziende, in modo da turbare la regolarità del servizio [340], è punito con la reclusione da sei mesi a un anno e con la multa non inferiore a 516 euro [332, 635n. 2].
[II]. I capi, promotori od organizzatori sono puniti con la reclusione da tre a sette anni e con la multa non inferiore a 3.098 euro.
[III]. Si applica la disposizione dell'ultimo capoverso dell'articolo precedente (1).
competenza: Trib. monocratico (primo comma); Trib. collegiale (secondo comma)
custodia cautelare in carcere: consentita (secondo comma)
altre misure cautelari personali: consentite (secondo comma); v. 2892 c.p.p. (primo comma)
ARTICOLO N.334
[I]. Chiunque sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora una cosa sottoposta a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale [253-263, 316-323, 3542, 3571-4 c.p.p.; 81-85, 104, 113, 115 att. c.p.p.] o dall'autorità amministrativa e affidata alla sua custodia [259 c.p.p.], al solo scopo di favorire il proprietario di essa, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 51 euro a 516 euro [3883].
[II]. Si applicano la reclusione da tre mesi a due anni e la multa da 30 euro a 309 euro se la sottrazione, la soppressione, la distruzione, la dispersione o il deterioramento sono commessi dal proprietario della cosa, affidata alla sua custodia [3884].
[III]. La pena è della reclusione da un mese ad un anno e della multa fino a 309 euro, se il fatto è commesso dal proprietario della cosa medesima non affidata alla sua custodia.
altre misure cautelari personali: v. art. 289 c.p.p.
ARTICOLO N.335
[I]. Chiunque, avendo in custodia [259 c.p.p.] una cosa sottoposta a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale [253-263, 316-323, 3542, 3571, 4 c.p.p.; 81, 85, 104, 113, 115 att. c.p.p.] o dall'autorità amministrativa, per colpa [43] ne cagiona la distruzione o la dispersione, ovvero ne agevola la sottrazione o la soppressione, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a 309 euro [388-bis].
ARTICOLO N.335 bis
[I]. Salvo quanto previsto dall'articolo 322-ter, nel caso di condanna per delitti previsti dal presente capo è comunque ordinata la confisca anche nelle ipotesi previste dall'articolo 240, primo comma.
(1) Articolo inserito dall'art. 61l. 27 marzo 2001, n. 97. V. l'art. 64 l. n. 97, cit., in tema di acquisizione dei beni al patrimonio disponibile del Comune.
[I]. Chiunque usa violenza o minaccia a un pubblico ufficiale [357] o ad un incaricato di un pubblico servizio [358], per costringerlo a fare un atto contrario ai propri doveri, o ad omettere un atto dell'ufficio o del servizio, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni [339] (2).
[II]. La pena è della reclusione fino a tre anni, se il fatto è commesso per costringere alcuna delle persone anzidette a compiere un atto del proprio ufficio o servizio, o per influire, comunque, su di essa [339; 3812c, 4 c.p.p.].
custodia cautelare in carcere: consentita (primo comma)
altre misure cautelari personali: consentite (primo comma); v. 3915 c.p.p. (secondo comma)
ARTICOLO N.337
[I]. Chiunque usa violenza o minaccia per opporsi a un pubblico ufficiale [357] o ad un incaricato di un pubblico servizio [358], mentre compie un atto di ufficio o di servizio, o a coloro che, richiesti, gli prestano assistenza, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni [339].
ARTICOLO N.337 bis
Occultamento, custodia o alterazione di mezzi di trasporto (1).
[I]. Chiunque occulti o custodisca mezzi di trasporto di qualsiasi tipo che, rispetto alle caratteristiche omologate, presentano alterazioni o modifiche o predisposizioni tecniche tali da costituire pericolo per l'incolumità fisica degli operatori di polizia, è punito con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da 2.582 euro a 10.329 euro.
[II]. La stessa pena di cui al primo comma si applica a chiunque altera mezzi di trasporto operando modifiche o predisposizioni tecniche tali da costituire pericolo per l'incolumità fisica degli operatori di polizia.
[III]. Se il colpevole è titolare di concessione o autorizzazione o licenza o di altro titolo abilitante l'attività, alla condanna consegue la revoca del titolo che legittima la medesima attività.
ARTICOLO N.338
[I]. Chiunque usa violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario o ad una rappresentanza di esso, o ad una qualsiasi pubblica Autorità costituita in collegio, per impedirne, in tutto o in parte, anche temporaneamente, o per turbarne comunque l'attività, è punito con la reclusione da uno a sette anni [339] (2).
[II]. Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto per influire sulle deliberazioni collegiali di imprese che esercitano servizi pubblici [3582] o di pubblica necessità [359n. 2], qualora tali deliberazioni abbiano per oggetto l'organizzazione o l'esecuzione dei servizi [339].
ARTICOLO N.339
[I]. Le pene stabilite nei tre articoli precedenti sono aumentate [64] se la violenza o la minaccia è commessa con armi [5852-3], o da persona travisata, o da più persone riunite [1121 n. 1], o con scritto anonimo, o in modo simbolico, o valendosi della forza intimidatrice derivante da segrete associazioni, esistenti o supposte [6102, 6112, 6122].
[II]. Se la violenza o la minaccia è commessa da più di cinque persone riunite, mediante uso di armi [5852-3] anche soltanto da parte di una di esse, ovvero da più di dieci persone [1121 n. 1], pur senza uso di armi, la pena è, nei casi preveduti dalla prima parte dell'articolo 336 e dagli articoli 337 e 338, della reclusione da tre a quindici anni (2), e, nel caso preveduto dal capoverso dell'articolo 336, della reclusione da due a otto anni.
[III]. Le disposizioni di cui al secondo comma si applicano anche, salvo che il fatto costituisca più grave reato, nel caso in cui la violenza o la minaccia sia commessa mediante il lancio o l'utilizzo di corpi contundenti o altri oggetti atti ad offendere, compresi gli artifici pirotecnici, in modo da creare pericolo alle persone (3).
competenza: Trib. monocratico (primo comma e seconda parte del secondo comma); Trib. collegiale (prima parte del secondo comma)
ARTICOLO N.340
[I]. Chiunque, fuori dei casi preveduti da particolari disposizioni di legge [331, 431, 432, 433], cagiona una interruzione o turba la regolarità di un ufficio o servizio pubblico [358] o di un servizio di pubblica necessità [359] è punito con la reclusione fino a un anno (1).
[II]. I capi, promotori od organizzatori sono puniti con la reclusione da uno a cinque anni.
arresto: non conentito (primo comma); facoltativo (secondo comma)
custodia cautelare in carcere: non consentita (primo comma); consentita (secondo comma)
ARTICOLO N.341 bis
altre misure cautelari personali: non consentita
ARTICOLO N.342
[I]. Chiunque offende l'onore o il prestigio di un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o di una rappresentanza di esso, o di una pubblica Autorità costituita in collegio, al cospetto del Corpo, della rappresentanza o del collegio, è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000
[II]. La stessa pena si applica a chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica, o con scritto o disegno diretti al Corpo, alla rappresentanza o al collegio, a causa delle sue funzioni.
[III]. La pena è della multa da euro 2.000 a euro 6.000 se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato [5943].
[IV]. Si applica la disposizione dell'ultimo capoverso dell'articolo precedente.
ARTICOLO N.343
Oltraggio a un magistrato in udienza (1).
[I]. Chiunque offende l'onore o il prestigio di un magistrato in udienza [476 c.p.p.] è punito con la reclusione fino a tre anni (2).
[II]. La pena è della reclusione da due a cinque anni se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato [5943].
[III]. Le pene sono aumentate [64] se il fatto è commesso con violenza o minaccia.
arresto: facoltativo (secondo comma)
altre misure cautelari personali: consentite (secondo comma)
ARTICOLO N.343 bis
[I]. Le disposizioni degli articoli 336, 337, 338, 339, 340, 342 e 343 si applicano anche quando il reato è commesso nei confronti:
(1) Articolo inserito dall'art. 10, l. 20 dicembre 2012, n. 237.
Offesa all'Autorità mediante danneggiamento di affissioni.
[I]. Chiunque, per disprezzo verso l'Autorità, rimuove, lacera, o, altrimenti, rende illeggibili o comunque inservibili scritti o disegni affissi o esposti al pubblico per ordine dell'Autorità stessa, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 103 euro a 619 euro (1).
ARTICOLO N.346
[I]. Chiunque, millantando credito presso un pubblico ufficiale [357], o presso un pubblico impiegato che presti un pubblico servizio [358], riceve o fa dare o fa promettere, a sé o ad altri, denaro o altra utilità, come prezzo della propria mediazione verso il pubblico ufficiale o impiegato, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da 309 euro a 2.065 euro.
[II]. La pena è della reclusione da due a sei anni e della multa da 516 euro a 3.098 euro, se il colpevole riceve o fa dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o altra utilità, col pretesto di dover comprare il favore di un pubblico ufficiale o impiegato, o di doverlo remunerare [382].
competenza: Trib. monocratico (udienza prelim.)
ARTICOLO N.346 bis
[I]. Chiunque, fuori dei casi di concorso nei reati di cui agli articoli 319 e 319-ter, sfruttando relazioni esistenti con un pubblico ufficiale o con un incaricato di un pubblico servizio, indebitamente fa dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale, come prezzo della propria mediazione illecita verso il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio ovvero per remunerarlo, in relazione al compimento di un atto contrario ai doveri di ufficio o all'omissione o al ritardo di un atto del suo ufficio, è punito con la reclusione da uno a tre anni.
[II]. La stessa pena si applica a chi indebitamente dà o promette denaro o altro vantaggio patrimoniale
[III]. La pena è aumentata se il soggetto che indebitamente fa dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale riveste la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di un pubblico servizio.
[IV]. Le pene sono altresì aumentate se i fatti sono commessi in relazione all'esercizio di attività giudiziarie.
[V]. Se i fatti sono di particolare tenuità, la pena èdiminuita
altre misure cautelari personali: v. art. 289 2 c.p.p.
ARTICOLO N.347
[I]. Chiunque usurpa una funzione pubblica o le attribuzioni inerenti a un pubblico impiego è punito con la reclusione fino a due anni [287].
[II]. Alla stessa pena soggiace il pubblico ufficiale [357] o impiegato [358] il quale, avendo ricevuto partecipazione del provvedimento che fa cessare o sospendere le sue funzioni o le sue attribuzioni, continua ad esercitarle [287].
[III]. La condanna importa la pubblicazione della sentenza [36].
ARTICOLO N.348
[I]. Chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato [2229 c.c.], è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da 103 euro a 516 euro [498].
ARTICOLO N.349
[I]. Chiunque viola i sigilli, per disposizione della legge o per ordine dell'Autorità apposti al fine di assicurare la conservazione o la identità di una cosa [705 c.c.; 752-762 c.p.c.; 260, 261 c.p.p.; 81, 82 att. c.p.p.], è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 103 euro a 1.032 euro.
[II]. Se il colpevole è colui che ha in custodia la cosa, la pena è della reclusione da tre a cinque anni e della multa da 309 euro a 3.098 euro [350].
ARTICOLO N.350
[I]. Se la violazione dei sigilli [349] è resa possibile, o comunque agevolata, per colpa [43] di chi ha in custodia la cosa, questi è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 154 euro a 929 euro (1).
ARTICOLO N.351
[I]. Chiunque sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora corpi di reato [235, 2531-2, 3542 c.p.p.], atti, documenti, ovvero un'altra cosa mobile particolarmente custodita in un pubblico ufficio, o presso un pubblico ufficiale [357] o un impiegato che presti un pubblico servizio [358], è punito, qualora il fatto non costituisca un più grave delitto, con la reclusione da uno a cinque anni.
[I]. Chiunque vende, distribuisce o affigge, in luogo pubblico o aperto al pubblico, scritti o disegni, dei quali l'Autorità ha ordinato il sequestro [213-4 Cost.], è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 103 euro a 619 euro (1).
altre misure cautelari personali: consentite (primo e secondo comma); v. art. 290, comma 2, c.p.p.
ARTICOLO N.353 bis
Turbata libertà del procedimento di scelta del contraente.
[I]. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque con violenza o minaccia, o con doni, promesse, collusioni o altri mezzi fraudolenti, turba il procedimento amministrativo diretto a stabilire il contenuto del bando o di altro atto equipollente al fine di condizionare le modalità di scelta del contraente da parte della pubblica amministrazione è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni e con la multa da euro 103 a euro 1.032 (1).
altre misure cautelari personali: consentite; v. art. 290, comma 2. c.p.p.
[I]. Chiunque, per denaro, dato o promesso a lui o ad altri, o per altra utilità a lui o ad altri data o promessa, si astiene dal concorrere agli incanti o alle licitazioni indicati nell'articolo precedente, è punito con la reclusione sino a sei mesi o con la multa fino a 516 euro.
ARTICOLO N.355
[I]. Chiunque, non adempiendo gli obblighi che gli derivano da un contratto di fornitura concluso con lo Stato, o con un altro ente pubblico, ovvero con un'impresa esercente servizi pubblici o di pubblica necessità, fa mancare, in tutto o in parte, cose od opere, che siano necessarie a uno stabilimento pubblico o ad un pubblico servizio, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a 103 euro.
[II]. La pena è aumentata [64] se la fornitura concerne:
[III]. Se il fatto è commesso per colpa [43], si applica la reclusione fino a un anno, ovvero la multa da 51 euro a 2.065 euro.
[IV]. Le stesse disposizioni si applicano ai subfornitori, ai mediatori e ai rappresentanti dei fornitori, quando essi, violando i loro obblighi contrattuali, hanno fatto mancare la fornitura [251, 3562].
altre misure cautelari personali: v. 2902 c.p.p.
ARTICOLO N.356
[I]. Chiunque commette frode nella esecuzione dei contratti di fornitura o nell'adempimento degli altri obblighi contrattuali indicati nell'articolo precedente è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa non inferiore a 1.032 euro.
[II]. La pena è aumentata [64] nei casi preveduti dal primo capoverso dell'articolo precedente [252].
ARTICOLO N.357
[I]. Agli effetti della legge penale, sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa.
[II]. Agli stessi effetti è