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Timestamp: 2018-09-18 17:42:06+00:00
Document Index: 185775425

Matched Legal Cases: ['art. 61', 'sentenza ', 'art. 38', 'art. 5', 'art. 33', 'art. 7', 'art. 2394', 'art. 2476', 'art. 2043']

Novità fiscali del 7 settembre 2010: ritenuta al 30% sui compensi del residente all’estero; sono deducibili le spese telefoniche dei dipendenti anche per contratti non aziendali; prestazioni sociali agevolate: è pronta la procedura che consente di individuare i beneficiari illegittimi;conservazione degli sgravi contributivi per il nuovo datore nei trasferimenti d’azienda; la conciliazione ai consulenti del lavoro: partono i corsi in materia di mediazione; dal 7 settembre tesserino dei lavoratori da integrare con data di assunzione in appalti e subappalti; nuove disposizioni in materia di intermediari finanziari; azione di responsabilità del creditore sociale contro l’amministratore di S.r.l.; tutti i professionisti iscritti in albi devono avere la PEC, compreso quello speciale cui è iscritto l’ufficiale della GDF; CNDCEC: aggiornato il Codice Deontologico della Professione | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 7 settembre 2010: ritenuta al 30% sui compensi del residente all’estero; sono deducibili le spese telefoniche dei dipendenti anche per contratti non aziendali; prestazioni sociali agevolate: è pronta la procedura che consente di individuare i beneficiari illegittimi;conservazione degli sgravi contributivi per il nuovo datore nei trasferimenti d’azienda; la conciliazione ai consulenti del lavoro: partono i corsi in materia di mediazione; dal 7 settembre tesserino dei lavoratori da integrare con data di assunzione in appalti e subappalti; nuove disposizioni in materia di intermediari finanziari; azione di responsabilità del creditore sociale contro l’amministratore di S.r.l.; tutti i professionisti iscritti in albi devono avere la PEC, compreso quello speciale cui è iscritto l’ufficiale della GDF; CNDCEC: aggiornato il Codice Deontologico della Professione
1) Trasferimento di fondi sotto stretto controllo
2) Ritenuta al 30% sui compensi del residente all’estero
3) Reintegrazione al lavoro: Parere della Fondazione Studi
4) Sono deducibili le spese telefoniche dei dipendenti anche per contratti non aziendali
5) Prestazioni sociali agevolate: E’ pronta la procedura che consente di individuare i beneficiari illegittimi
6) Conservazione degli sgravi contributivi per il nuovo datore nei trasferimenti d’azienda
7) Call center con rischio ambientale da assicurare
8) La conciliazione ai consulenti del lavoro: partono i corsi in materia di mediazione
9) Dal 7 settembre tesserino dei lavoratori da integrare con data di assunzione in appalti e subappalti
10) Nuove disposizioni in materia di intermediari finanziari: pubblicato in G.U. il decreto legislativo che modifica la disciplina
11) Relazione di Stefano Micossi al 64° Congresso annuale dell’International Fiscal Association
12) Azione di responsabilità del creditore sociale contro l’amministratore di S.r.l.
13) Tutti i professionisti iscritti in albi devono avere la pec, compreso quello speciale cui è iscritto l’ufficiale della GDF
14) CNDCEC: aggiornato il Codice Deontologico della Professione
Il Regolamento CE n. 1781/2006 del 15/11/2006, si applica ai trasferimenti di fondi in qualsiasi valuta, inviati o ricevuti da un prestatore di servizi di pagamento stabilito in uno Stato Membro dell’Unione Europea, nonché in uno dei seguenti Paesi o territori: Norvegia, Islanda, Liechtenstein, territori francesi d’oltremare (Guadalupa, Martinica, Guyana francese, Reunion), isole Azzorre, Madeira, isole Canarie, Ceuta, Melilla e Gibilterra.
Il regime semplificato previsto dal Regolamento non si applica ai trasferimenti di fondi inviati o ricevuti da un prestatore di servizi di pagamento stabilito in uno dei seguenti Paesi: Città del Vaticano, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino, Andorra, ancorché in questi paesi circolino banconote e monete in euro.
Bankitalia, nel documento del 03/09/2010 ha fornito ulteriori indicazioni antiriciclaggio.
Documento di consultazione sulle istruzioni applicative del Regolamento CE 1781/2006
Al fine di avviare una consultazione pubblica, la Banca d’Italia ha pubblicato il 03/09/2010 sul proprio sito Internet le istruzioni applicative del Regolamento CE 1781/2006 che, allo scopo di rafforzare la tracciabilità delle operazioni finanziarie per finalità di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo, dispone che vengano inserite informazioni sull’ordinante nei messaggi di pagamento.
Tali istruzioni (che saranno emanate ai sensi dell’art. 61 del D.Lgs. 21/112007, n. 231, entrato in vigore il 29/12/2007 e poi modificato dal D.Lgs. 25/09/2009, n. 151) sono volte a disciplinare nel dettaglio taluni aspetti del Regolamento tenendo anche conto degli approfondimenti svolti in materia a livello internazionale.
Le istruzioni ricalcano la struttura del Regolamento e contengono quattro capitoli relativi ai seguenti profili:
1. definizioni e ambito di applicazione: tale capitolo fornisce, tra l’altro, alcuni chiarimenti sulla ratio che ispira il provvedimento;
2. obblighi del prestatore di servizi di pagamento dell’ordinante: vengono fornite indicazioni circa l’acquisizione, la verifica e la registrazione dei dati relativi all’ordinante nonché chiarimenti sulle modalità con cui trattare i pagamenti intracomunitari e quelli extra UE;
3. obblighi del prestatore di servizi di pagamento del beneficiario: il capitolo fornisce indicazioni in merito alla verifica della completezza dei dati informativi relativi all’ordinante e agli adempimenti da porre in essere nel caso di ricezione di messaggi di trasferimento fondi nei quali tali dati manchino o siano incompleti;
4. obblighi del prestatore di servizi di pagamento intermediario: vengono fornite alcune precisazioni sul ruolo e il coinvolgimento di tale tipologia di soggetti.
Stante l’attinenza di argomento e l’interesse che a livello internazionale si registra in materia, del quinto capitolo delle istruzioni vengono inoltre fornite indicazioni riguardanti i c.d. “pagamenti di copertura” predisposte sulla base delle linee guida emanate nel maggio 2009 dal Comitato di Basilea.
Eventuali osservazioni potranno essere trasmesse entro il 22 ottobre 2010 a: Banca d’Italia, Servizio Supervisione sui Mercati e sul Sistema dei Pagamenti, Divisione Strumenti e Servizi di Pagamento al Dettaglio, via Milano 60/g – 00184 ROMA. Una copia in formato elettronico dovrà essere contestualmente inviata all’indirizzo di posta elettronica smp201@bancaditalia.it
Nel caso in cui si disponga di casella PEC (Posta Elettronica Certificata) e/o di firma digitale le osservazioni potranno essere inviate esclusivamente all’indirizzo smp@pec.bancaditalia.it ; ove si utilizzi tale modalità il documento contenente le osservazioni dovrà essere inviato come allegato al messaggio.
2) Ritenuta al 30% sui compensi del residente all’estero, ciò anche se il lavoro in Italia dura per più di 184 giorni
I compensi percepiti in Italia dal contribuente residente in Svizzera restano comunque assoggettati alla tassazione in quota fissa con aliquota del 30%, anche se il periodo di lavoro svolto in Italia sia stato superiore alla metà (184 giorni) dell’anno.
Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Provinciale Milano, con la sentenza, n. 220 del 16/06/2010 (in Ipsoa del 03/09/2010).
Quale contenuto concreto? La vicenda di Melfi insegna.
A tre lavoratori della Fiat di Melfi reintegrati al lavoro dal giudice l’azienda ha impedito l’accesso alla postazione di lavoro, pur corrispondendo la relativa retribuzione.
La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, con il parere n. 22 del 02/09/2010, é intervenuta sulla questione in merito al reale contenuto dell’obbligo di reintegrazione.
Sul medesimo tema (reintegrazione al lavoro), la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19000 del 2/9/2010, ha stabilito che nel caso in cui il giudice disponga la reintegrazione del dipendente illegittimamente licenziato, la stessa opera anche qualora l’azienda sia stata nel frattempo oggetto di fusione.
In particolare, la Suprema Corte ha messo in risalto che la fusione mediante incorporazione non determina automaticamente l’estinzione dell’incorporata, essendo necessario operare una verifica caso per caso.
Che succede se una società di capitali paga le spese telefoniche dei propri dipendenti.
In particolare, l’uso dei telefoni cellulari è promiscuo anche se prevalentemente a scopo aziendale e la fattura viene emessa nei confronti del singolo dipendente, poiché i telefonini sono di proprietà degli stessi dipendenti (si tratta di un contratto family non aziendale).
Mario Pellegrini, in Ipsoa (Casi e soluzioni) del 06/09/2010, ricorda che sul tema è intervenuta la stessa Agenzia delle Entrate, la quale con la risoluzione n. 357 del 7/12/2007 (relativa al trattamento dei rimborsi dei costi di collegamento sostenuti dai dipendenti che svolgono telelavoro per conto di un ente pubblico che, contrattualmente, vengono rimborsati dall’istituto) ha ritenuto che “le somme erogate per rimborsare i costi dei collegamenti telefonici in questione, non siano da assoggettare a tassazione essendo sostenute dal telelavoratore per raggiungere le risorse informatiche dell’azienda messe a disposizione dal datore di lavoro e, quindi, poter espletare l’attività lavorativa.
Questo tipo di rimborso rientra nell’ipotesi considerata dalla circolare n. 326 del 1997 di rimborso di spese di interesse esclusivo del datore di lavoro anticipate dal dipendente, e conseguentemente non soggette a ritenute fiscali, previdenziali da parte del sostituto d’imposta. Nel caso in esame alle spese telefoniche che la Società paga ai dipendenti non è attribuibile né la natura di fringe benefits nè la natura di erogazione liberale ma, analogamente al caso citato, rivestono la natura di un rimborso spese sostenute per conto del datore di lavoro che la società dedurrà come costo di gestione, non come componente della retribuzione quindi, non soggette a ritenute, fiscali e previdenziali.
Circa le modalità con cui effettuare il rimborso, le possibilità sono o un rimborso analitico a piè di lista o un rimborso forfettario; nella fattispecie, se la premessa è che il rimborso è effettuato in funzione della spesa sostenuta dal dipendente ai fini della prestazione lavorativa, è opportuno un rimborso a piè di lista, e, considerando che l’utilizzo della linea telefonica intestata al dipendente avviene in modo promiscuo, quantificare e distinguere quanto è relativo alla prestazione lavorativa da quanto è relativo alla sfera personale”.
La procedura evidenzia gli indebiti fruitori di prestazioni sociali agevolate o di servizi di pubblica utilità. Tramite scambio di informazioni tra l’Agenzia delle Entrate e l’Istituto previdenziale, é possibile individuare i beneficiari e, eventualmente, recuperare l’indebito e applicare le sanzioni.
Ciò emerge anche sulla base della circolare Inps n. 118 del 3/9/2010 (prime disposizioni in materia di ISE/ISEE).
Ai sensi dell’art. 38 del D.L. n. 78/2010, gli enti erogatori di prestazioni sociali devono comunicare all’Inps l’elenco delle persone che hanno ricevuto le agevolazioni.
L’Istituto di previdenza comunicherà all’ente erogatore l’esito dell’accertamento sui beneficiari delle prestazioni, per il recupero del vantaggio indebitamente conseguito, mentre riceverà i dati dei “falsi poveri” per l’irrogazione della sanzione prevista, da 500 a 5.000 euro.
La stessa sanzione sarà applicata nei confronti dei contribuenti per i quali, dallo scambio di informazioni tra l’Inps e l’Agenzia delle Entrate, sarà accertata una discordanza tra il reddito indicato nella Dichiarazione Sostitutiva Unica e quello dichiarato ai fini fiscali, per i casi in cui il soggetto, in virtù del minor reddito dichiarato, ha avuto illegittimamente accesso alle prestazioni sociali agevolate.
Gli sgravi contributivi acquisiti dal cedente si trasmettono al cessionario per la parte residua e fino a scadenza.
In ipotesi di trasferimento d’azienda, infatti, nonostante il mutamento soggettivo nella titolarità dell’impresa, il rapporto di lavoro instaurato con il datore cedente prosegue con il cessionario, senza soluzione di continuità.
Ciò avviene a prescindere dal negozio giuridico utilizzato (cessione di ramo, trasferimento, ecc.).
In tutte queste ipotesi, infatti, non verificandosi l’interruzione del rapporto di lavoro instaurato con l’applicazione degli sgravi, non muta la condizione soggettiva degli occupati e nemmeno la tipologia contrattuale originaria attribuita all’atto dell’assunzione.
A questo particolare trattamento fa riferimento il Ministero del lavoro il quale, con la recente risposta ad interpello n. 20/10 fornita ai Consulenti del lavoro, conferma la possibilità della prosecuzione del godimento dei benefici contributivi della l. n. 407/90.
Si tratta degli sgravi nelle due misure del 50% o del 100% dei contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore per un periodo di 36 mesi introdotti per sostenere, favorire e creare nuova occupazione.
Le percentuali si differenziano a seconda che si tratti di assunzioni a tempo indeterminato di soggetti disoccupati da almeno 24 mesi o sospesi e beneficiari dallo stesso tempo di CIGS dalla generalità dei datori (50%), o da imprese artigiane o operanti nel Mezzogiorno (100%).
Ai fini del mantenimento degli sgravi contributivi risulta peraltro essenziale, come precisa il ministero, il mantenimento in capo al cessionario dei requisiti richiesti dalla norma: operatività dell’impresa nei territori del Mezzogiorno o requisito di impresa artigiana per le ipotesi di sgravio del 100%.
Per quanto riguarda, invece, la condizione soggettiva del lavoratore e la tipologia di contratto adottata al momento dell’assunzione, non verificandosi alcuna interruzione del rapporto, esse non mutano.
In un interpello dell’anno scorso (n. 18/09), invece, il ministero ha esaminato l’ipotesi di imprese cessionarie che hanno operato riduzioni di personale e che hanno provveduto a riassumere decorsi 6 mesi il medesimo personale.
Le agevolazioni contributive di cui alla L. 223/91 (sgravi per assunzioni di soggetti iscritti alle liste di mobilità) possono essere applicate all’atto della riassunzione, purché siano trascorsi 6 mesi dal licenziamento.
(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 06 settembre 2010)
L’INAIL ha confermato l’assoggettamento ai premi anche per il solo uso del telefono.
L’INAIL, con nota n. 5941/2010, ha confermato la tesi più volte sostenuta sull’assicurazione INAIL anche in ipotesi di uso del telefono.
Nei call center out bond conto terzi che utilizzano un telefono a linea fissa, secondo l’Istituto sussiste il rischio professionale dell’incendio innescato da possibili dispersioni, falsi contatti e surriscaldamenti.
In altre parole l’uso del telefono a linea fissa, anche se in via esclusiva e in assenza di una connessione a centralini o a postazioni automatizzate, soddisfa il presupposto oggettivo per la ricorrenza dell’obbligo assicurativo.
Ciò che rileva ai fini dell’obbligo assicurativo, spiega la nota dell’Inail, è l’esistenza di un ambiente organizzato alla produzione in cui funzionino le macchine, è sufficiente la presenza dei lavoratori nell’ambiente organizzato, atteso il nesso fra rischio e ambiente di lavoro.
Organismo di conciliazione dei consulenti del lavoro in formato Ue.
Il Consiglio Nazionale ha stipulato infatti un protocollo di intesa con la Corte arbitrale europea per la costituzione dell’organismo di conciliazione presso lo stesso Consiglio Nazionale.
Secondo il protocollo la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, in collaborazione con la Corte, organizzerà corsi di formazione in materia di mediazione e conciliazione. Al via anche gli altri corsi della Scuola di Alta Formazione per consulenti del lavoro.
Gli addetti ai cantieri vanno dotati di idonea documentazione.
Lo ha ricordato la nota dei Consulenti del Lavoro del 06 settembre 2010.
Dal prossimo 7 settembre 2010, tutti i dipendenti delle aziende che svolgono attività in regime di appalto e di subappalto, già tenuti all’obbligo di munire i lavoratori di apposita tessera di riconoscimento, corredata di fotografia, contenente le generalità del lavoratore e l’indicazione del datore di lavoro, devono integrarne il contenuto con la data di assunzione e, in caso di subappalto, la relativa autorizzazione.
Nel caso di lavoratori autonomi, la tessera di riconoscimento deve contenere anche l’indicazione del committente.
L’obbligo nasce dalla emanazione della legge 13 agosto 2010 n. 136 (Piano straordinario contro le mafie, nonché delega al Governo in materia di normativa antimafia) che all’art. 5 ha integrato le previsioni del D.Lgs. n. 81/2008 (T.U. in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro)
E’stato pubblicato sulla G.U. n. 207 del 4 settembre 2010 (Suppl. Ord. n. 212) il D.Lgs. 13 agosto 2010, n. 141.
Con questo decreto è stata data attuazione alla delega contenuta nella legge comunitaria del 2008 (l. 7 luglio 2009, n. 88, art. 33) per la trasposizione della direttiva 2008/48/CE relativa ai contratti di credito ai consumatori, nonché per la modifica della disciplina relativa ai soggetti operanti nel settore finanziario, mediatori creditizi e agenti in attività finanziaria.
Con particolare riguardo ai soggetti che operano nel settore finanziario, il decreto (art. 7) modifica le disposizioni contenute nel titolo V del Testo unico bancario (artt. 106 e ss.) dando luogo a una revisione organica della materia, volta a focalizzare con maggiore attenzione e coerenza le attività e i soggetti da sottoporre a vigilanza.
Le nuove norme tra le altre cose:
a) definiscono un unico statuto normativo per gli intermediari autorizzati a concedere finanziamenti nei confronti del pubblico analogo a quello previsto per le banche;
b) prevedono forme di vigilanza sugli intermediari in merito all’adeguatezza patrimoniale, al contenimento del rischio, alle partecipazioni che possono essere detenute, all’organizzazione amministrativa e contabile, nonché ai controlli interni;
c) introducono il potere di esercitare la vigilanza a livello consolidato.
(Assonime, nota del 06/09/2010)
Assonime ha pubblicato come Note e Studi n. 9 del 2010 la relazione “The taxation of multi-national enterprises in the European Union” presentata dal Direttore Generale di Assonime, Stefano Micossi, nel corso della cerimonia di apertura del 64° Congresso annuale dell’International Fiscal Association (IFA), il 29 agosto a Roma.
Il Tribunale di Vicenza, con l’ordinanza 26 luglio 2010 si é conformato alla corrente maggioritaria in dottrina, che ritiene la configurabilità dell’azione di responsabilità promossa da un creditore sociale nei confronti dell’amministratore di una s.r.l., azione che trova fondamento tanto nella norma di cui all’art. 2394 cod. civ., quanto in quella di cui all’art. 2476 co. 6° cod. civ., ovvero – infine – nell’alveo della clausola generale contenuta nell’art. 2043 cod. civ..
“Quindi si deve prendere atto che nelle S.r.l. così come nelle S.p.A. è prevista la responsabilità degli amministratori nei confronti dei creditori per la violazione di quegli obblighi specifici che su essi gravano quando si determini una causa di scioglimento. Ed allora è la logica sistematica che porta ad affermare che nelle società di persone i soci e gli amministratori sono responsabili personalmente con il loro patrimonio dei debiti sociali e nelle società di capitali lo sono le società stesse, con il loro patrimonio, e in caso di “mala gestio” lo sono gli amministratori; osservazioni che depongono a favore di un’applicazione analogica dell’articolo 2394 c.c. anche nei confronti degli amministratori di S.r.l. (ovviamente sussistendo i comportamenti censurabili).
In giurisprudenza si rinvengono due pronunce, piuttosto recenti che si schierano per l’ammissibilità dell’azione, ed in particolare tribunale di Pescara, 15 novembre 2006 espressamente dichiara che l’articolo 2394, pur dettato in materia di S.p.A., deve ritenersi applicabile anche dopo la riforma nonostante il silenzio dell’articolo 2476 nei confronti degli amministratori di S.r.l.; l’interpretazione analogica dell’articolo 2394 c.c., è considerata una conclusione del tutto condivisibile e basata su considerazioni di carattere sistematico solide anche nella pronuncia del tribunale di Roma 17 dicembre 2008, sezione terza, dove il tribunale fa notare che sarebbe davvero incongruo che dell’azione ex articolo 2394 possono essere destinatari i sindaci (ricorrendone i presupposti) e non l’amministratore, anche perché alla base vi è la medesima esigenza di tutelare i creditori rispetto a società caratterizzate dalla limitazione della responsabilità dei soci.
In questo contesto il sequestro conservativo risulta essere uno strumento particolarmente ben congegnato per la tutela degli interessi del creditore pregiudicato dall’azione dell’amministratore di S.r.l. perché si ritiene comunemente che il sequestro della quota, da attuarsi attraverso lo strumento del pignoramento, consenta al creditore stesso di partecipare in luogo del debitore alle assemblee sociali (nell’ipotesi, frequente, in cui l’amministratore sia anche socio) veicolando all’interno della sede sociale le ragioni creditorie, in ipotesi, pretermesse dall’azione dell’amministratore.
Per questi motivi riteniamo ammissibile l’azione prospettata dalla difesa della ricorrente direttamente contro l’amministratore”.
(Altalex, nota del 06 settembre 2010)
Lo ha precisato il Consiglio dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, con la nota informativa 8248 del 01 settembre 2010 avente per oggetto: Posta elettronica certificata.
Si legge in tale nota:
“In relazione al quesito formulato il 24 maggio scorso con speciale (in quanto Ufficiale della Guardia di Finanza) è indirizzo pec, si osserva quanto segue.
il quale si chiede se un iscritto nell’elenco tenuto a comunicare all’ordine il proprio.
Tutti i professionisti, anche coloro che non esercitano la professione perché incompatibili e che sono iscritti nell’elenco speciale, devono dotarsi di PEC.
Il riferimento all’“albo” contenuto all’articolo 16, comma 6, del decreto legge 29 novembre 2008, n. 185 (c.d. d.l. anticrisi) va infatti inteso come albo “elenco”.
Anche il soggetto in questione dovrà dunque comunicare all’ordine il proprio indirizzo di posta elettronica certificata che potrà essere anche un indirizzo diverso da quello già posseduto e messo a disposizione dall’amministrazione presso la quale presta servizio.
Nessun divieto esiste infatti di dotarsi di più (e diversi) indirizzi di posta elettronica certificata”.
Il Consiglio Nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, nella seduta del 28 luglio scorso, ha approvato alcune modificazioni agli articoli 6 (Integrità) e 15 (Collaborazione tra colleghi) del Codice Deontologico della professione, con cui è stata precisata la portata del principio fondamentale di eguaglianza e di non discriminazione.
Pubblicato il 06 settembre 2010 sul sito www.cndcec il testo aggiornato del Codice per la doverosa diffusione presso gli iscritti.
(CNDCEC, nota informativa n. 51 del 03 settembre 2010)