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Timestamp: 2020-06-07 04:24:30+00:00
Document Index: 36430184

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 32', 'art. 42', 'art. 24', 'art. 42', 'art. 33', 'art. 42', 'art. 33', 'art. 42']

Permessi e congedi per assistenza disabili, precisazioni del Dipartimento della Funzione Pubblica | Pagina 2 - Lavoro e Diritti
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Di Massima Di Paolo	 13 Marzo 2012
Il diritto al congedo è subordinato per tutti i soggetti legittimati, tranne che per i genitori, alla sussistenza della convivenza. Questo requisito è provato mediante la produzione di dichiarazioni sostitutive, dalle quali risulti la concomitanza della residenza anagrafica e della convivenza, ossia della coabitazione (art. 4 del d.P.R. n. 223 del 1989).
Il requisito della convivenza si intende soddisfatto anche nel caso in cui la dimora abituale del dipendente e della persona in situazione di handicap grave siano nello stesso stabile (appartamenti distinti nell’ambito dello stesso numero civico) ma non nello stesso interno; come anche nei casi in cui sia attestata, mediante la dovuta dichiarazione sostitutiva, la dimora temporanea, ossia l’iscrizione nello schedario della popolazione temporanea di cui all’art. 32 del d.P.R. n. 223 del 1989, pur risultando diversa la dimora abituale (residenza) del dipendente o del disabile.
Il nuovo comma 5 bis dell’art. 42 del d.lgs. n. 151 del 2001 estende anche al congedo in esame il principio del “referente unico“ già introdotto dall’art. 24 della l. n. 183 del 2010 per i permessi ex lege n. 104 del 1992. Infatti, la norma stabilisce che il congedo straordinario di cui all’art. 42 citato ed i permessi di cui all’art. 33 della l. n. 104 non possono essere riconosciuti a più di un lavoratore per l’assistenza alla stessa persona in situazione di handicap grave.
Il d.lgs. n. 119 del 2011 ha modificato il disposto dell’ex comma 5 dell’art. 42 in esame, prevedendo all’attuale comma 5 bis che “i genitori, anche adottivi, possono fruirne alternativamente, ma negli stessi giorni l’altro genitore non può fruire dei benefici di cui all’art. 33, commi 2 e 3, della l. n. 104 del 1992 e 33, comma 1, del presente decreto.“.
Ciò vale anche nel caso in cui il dipendente richiedente abbia un rapporto di lavoro part-time con l’amministrazione. Nel caso di part-time verticale, il conteggio delle giornate dovrà essere effettuato sottraendo i periodi in cui non è prevista l’attività lavorativa, considerato che in tale ipotesi la prestazione e la retribuzione del dipendente sono entrambe proporzionate alla percentuale di part-time.
La durata del congedo
Per quanto riguarda la durata, il novellato comma 5 bis dell’art. 42 del d.lgs. n. 151 del 2001 precisa che “il congedo fruito ai sensi del comma 5 non può superare la durata complessiva di due anni per ciascuna persona portatrice di handicap e nell’arco della vita lavorativa“.
La norma stabilisce, da un lato che ciascuna persona in situazione di handicap grave ha diritto a due anni di assistenza a titolo di congedo straordinario da parte dei famigliari individuati dalla legge, dall’altro, il famigliare lavoratore che provvede all’assistenza può fruire di un periodo massimo di due anni di congedo per assistere i famigliari disabili.
Pertanto, il “contatore” complessivo a disposizione di ciascun dipendente è comunque quello di due anni nell’arco della vita lavorativa, a prescindere dalla causa specifica per cui il congedo è fruito.