Source: https://www.diritto.it/essendo-un-atto-dovuto-il-legittimo-provvedimento-di-incameramento-della-cauzione-non-puo-essere-annullato/
Timestamp: 2018-09-20 00:38:09+00:00
Document Index: 24450234

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 10', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 10', 'art. 48', 'art. 10']

Essendo un atto dovuto, il legittimo provvedimento di incameramento della cauzione non può essere annullato
A norma dell’art. 21-octies, comma 2, della L. 241/90, “non è annullabile il provvedimento adottato in violazione di norme sul procedimento o sulla forma degli atti qualora, per la natura vincolata del provvedimento, sia palese che il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato”.
L’escussione della cauzione provvisoria è del tutto legittima se la documentazione presentata dalla Ditta entro il perentorio termine prefissato non conferma “le dichiarazioni contenute nella domanda di partecipazione”.
Col sesto motivo l’istante lamenta l’illegittimo comportamento del Comune di Udine che, pur avendo chiesto – in data 12.1.00 – un parere sulla vicenda anche all’Osservatorio Regionale, ha poi deciso (con atto del 18.1.00) di incamerare la cauzione senza attendere che tale organo si pronunciasse.
Inoltre, col secondo dei motivi aggiunti, lamenta che il Comune abbia perseverato nella sua determinazione benché, il successivo 14.3.00, l’Osservatorio si fosse espresso in modo favorevole alla ricorrente
Il settimo motivo si rifà alla circostanza che, come la stessa Amministrazione resistente ammette, la Ditta ricorrente era, in sostanza, in possesso dei requisiti prescritti, ancorchè li abbia documentati tardivamente. Tale fatto non è stato adeguatamente valorizzato.
Astrattamene considerata, la doglianza del sesto motivo ha un suo fondamento; infatti, ancorchè il parere richiesto fosse facoltativo, secondo le regole generali la P.A. avrebbe dovuto attendere che l’organo competente si pronunciasse (ovvero che decorresse inutiliter il termine per pronunciarsi), e, ove (come nel caso di specie) il parere fosse risultato in favore del privato, avrebbe bensì potuto discostarsene, ma solo con approfondita ed adeguata motivazione.
Anche il settimo motivo è palesemente infondato
la decisione numero 3804 del 15 giugno 2009, emessa dal Consiglio di Stato
Quanto alle sanzioni che vengono irrogate dall’Autorità di vigilanza a seguito di segnalazione da parte della stazione appaltante, l’art. 10, co. 1-quater, l. n. 109/1994, rinvia a tutte le sanzioni di cui all’art. 4, co. 7, medesima legge, sanzioni che trovano applicazione, pertanto, non solo nel caso di false dichiarazioni, ma anche nel caso di rifiuto o omissione ingiustificata delle informazioni richieste. Tale soluzione esegetica è confermata dall’art. 6, co. 11, d.lgs. n. 163/2006, in cui è stato trasfuso l’art. 4, co. 7, l. n. 109/1994, con la precisazione interpretativa che le sanzioni ivi previste si applicano agli operatori economici che non ottemperano alla richiesta della stazione appaltante di comprovare il possesso dei requisiti di partecipazione, o che forniscono dati o documenti non veritieri.
L’art. 10, co. 1-quater, l. n. 109/1994, applicabile ratione temporis, e trasfuso, identico, nell’art. 48, d.lgs. n. 163/2006, impone alle stazioni appaltanti di sottoporre le imprese concorrenti a controllo <<a campione>> in ordine al possesso dei requisiti di qualificazione dichiarati in sede di offerta. Le imprese devono fornire la prova richiesta entro dieci giorni dalla richiesta, e se non forniscono la prova, o la prova non confermi le dichiarazioni effettuate nelle domande di partecipazione o nelle offerte, vengono sanzionate con l’esclusione dalla gara e l’incameramento della cauzione provvisoria, oltre che con la segnalazione all’Autorità di vigilanza, per l’irrogazione delle sanzioni pecuniarie di propria competenza, per omesse o false dichiarazioni e documentazione.
Il termine di dieci giorni è suscettibile di proroga con atto motivato della stazione appaltante ove l’impresa richiedente comprovi un impedimento a rispettare il termine, impedimento che non deve tuttavia essere meramente soggettivo (p. es. evitabili disfunzioni organizzative interne all’impresa), bensì evidenziare una oggettiva impossibilità a rispettare il termine medesimo (p. es. diniego o ritardo nel rilascio della richiesta documentazione da parte dell’ufficio competente)_Né può ritenersi che il termine di dieci giorni sia eccessivamente breve, in quanto rientra nella normale diligenza di ciascuna impresa partecipante l’onere di provvedere sin dal momento della lettura del bando di gara a procurarsi tutti gli opportuni documenti, per poterli poi esibire per tempo ove, dopo il sorteggio, sopravvenga la richiesta in tal senso dell’ente aggiudicatore (Cons. St., sez. IV, 6 giugno 2001 n. 3066; Cons. St., sez. VI, 18 maggio 2001 n. 2780)._ Non sussiste, pertanto, alcun ragionevole dubbio di costituzionalità di siffatto termine._ Nel caso di specie, non ricorreva nessun oggettivo impedimento atto a giustificare un differimento del termine di dieci giorni._ Infatti, l’impresa, sorteggiata in sede di controllo a campione e pertanto invitata a comprovare il possesso dei requisiti, ha fornito tempestivamente, nel termine di dieci giorni, la documentazione richiesta._ Tuttavia, per uno dei requisiti, e in particolare la cifra di affari per lavori dell’ultimo quinquennio, la stazione appaltante riteneva non fornita la prova della dichiarazione presentata in sede di gara, in quanto la concorrente aveva computato non solo lavori dell’ultimo quinquennio (che andava da agosto 1994 ad agosto 1999), ma anche lavori anteriori, risalenti a maggio 1994, come tali non utilizzabili (v. verbale 6 ottobre 1999 n. 742 della commissione di gara)._Solo dopo che la Commissione di gara ha ritenuto non raggiunta la prova della dichiarazione relativa alla cifra di affari dell’ultimo quinquennio, la concorrente, con nota depositata il 27 ottobre 1999, ha fornito certificazione di ulteriori lavori eseguiti nel quinquennio, per conto di T., adducendo di non aver fornito la documentazione nel termine di dieci giorni a causa del ritardo di T. nel rilasciare i certificati di regolare esecuzione dei lavori._Lo svolgimento dei fatti denota una duplice negligenza ascrivibile all’impresa concorrente, e l’assenza di un oggettivo impedimento a fornire la prova richiesta ovvero a chiedere una proroga del termine._E, invero, nella prima produzione documentale, è stato commesso un errore imputabile alla concorrente,e in particolare l’erronea indicazione di lavori risalenti a data anteriore al quinquennio utile._ Nello stesso ricorso di primo grado e nell’atto di appello si assume che si è trattato di un errore commesso dal personale dipendente dell’impresa, che ha omesso un attento controllo: ma si tratta, appunto, di una negligenza riferibile alla concorrente._Inoltre, sin dalla prima produzione documentale, l’impresa concorrente era consapevole di non avere ancora la disponibilità della prova relativa ai lavori eseguiti per T. ben avrebbe potuto e dovuto evidenziare tale circostanza chiedendo una proroga del termine di esibizione._ Si può dunque ritenere che l’impresa non abbia tempestivamente documentato il possesso dei requisiti, per negligenza ad essa solo imputabile, e, segnatamente: per aver erroneamente indicato lavori relativi ad un periodo non utile; per non aver tempestivamente indicato che per altri lavori utili era in attesa di ricevere la documentazione probatoria necessaria._ Risulta pertanto integrata l’ipotesi di cui all’art. 10, co. 1-quater, l. n. 109/1994, della mancata corrispondenza tra documentazione probatoria fornita e dichiarazioni contenute nella domanda di partecipazione o nell’offerta