Source: http://fumanefutura.blogspot.it/2012/04/il-consiglio-di-stato-respinge-lappello.html
Timestamp: 2017-06-24 22:31:03+00:00
Document Index: 143088713

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 2', 'art. 26', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 22']

Fumane Futura: Il Consiglio di Stato respinge l'appello di Cementirossi
Industria Cementi Giovanni Rossi Spa, rappresentata e difesa dagli avv. Raffaele Izzo, Franco Zambelli, Annamaria Tassetto, con domicilio eletto presso Raffaele Izzo in Roma, Lungotevere Marzio, 3; contro
Provincia di Verona, Comune di Fumane, Comune di Marano di Valpolicella; nei confronti di
Legambiente Onlus Associazione Nazionale, Associazione Valpolicella 2000, Associazione Comitato Fumane Futura, Fulvio Scamperle, Franco Scamperle, Anna Chiara Scamperle, Rossella Scamperle, Giuseppe Conchi, Tiziano Faccioli, Roberto Marchesini, rappresentati e difesi dagli avv. Mariadolores Furlanetto, Maurizio Sartori, con domicilio eletto presso Maria Dolores Furlanetto in Roma, via A. Vivaldi,15; per la riforma
6.2.1. Con riguardo agli altri soggetti ricorrenti in primo grado, il Collegio rileva, in linea generale, che, secondo i più recenti approdi della giurisprudenza amministrativa nella materia dell’ambiente, in aggiunta al titolo legale di legittimazione, di cui si è detto sopra, esiste un titolo legittimante di matrice giurisprudenziale, in quanto riconosciuto previo accertamento giudiziale, nei confronti di associazioni ed enti, di carattere locale, i quali “perseguano statutariamente in modo non occasionale obiettivi di tutela ambientale ed abbiano un adeguato grado di rappresentatività e stabilità in un'area di afferenza ricollegabile alla zona in cui è situato il bene a fruizione collettiva che si assume leso” (C.d.S., sez. IV, n. 7907/10; conf. sez. VI, n. 6554/10, entrambe citate anche dalle parti appellate nella memoria costitutiva; da ultimo si segnala, negli stessi termini, sez. VI, n. 3107/11).
1) la prima, costituita ben prima dei fatti per cui è processo, ha tra le proprie finalità statutarie quelle “di tutela della flora e fauna, del paesaggio e dell'ecosistema del territorio della Valpolicella”, nonché “la lotta all'inquinamento ed all'utilizzo non ecocompatibile delle risorse ambientali nel territorio” (art. 7 dello statuto); sostanzialmente non dissimile la pertinente previsione statutaria del Comitato Fumane futura (art. 2), nella quale sono enunciati i seguenti beni perseguiti “la salute, la qualità della vita, l’ambiente, la natura, il paesaggio, l’ecosistema, il corretto assetto urbanistico, i beni culturali, la preservazione dei luoghi da ogni forma di inquinamento”: si tratta dunque di interessi collettivi chiaramente implicati nelle iniziative della Industria Cementi Rossi;
6.2.2. Venendo alle persone fisiche ricorrenti, merita conferma la motivazione con cui il Tar ne ha riscontrato positivamente la legittimazione ad agire sul rilievo che “tutte hanno comprovato di abitare in prossimità del cementificio in questione per cui deve ritenersi sussistente nella specie il requisito della c.d. vicinitas” (pag. 15 della motivazione).
Tuttavia, il richiamato precedente appare superato dalla successiva giurisprudenza di questo Consiglio, ed in particolare di questa Sezione (sent. n. 5819/10), che proprio con riguardo alla questione della legittimazione in capo a semplici cittadini ad impugnare atti amministrativi incidenti sull’ambiente, ha affermato che il requisito della “vicinitas” va inteso in senso ampio, per le intuibili ricadute sulla qualità della vita astrattamente implicate da iniziative e progetti industriali obiettivamente incidenti sul contesto ambientale interessato, per cui ciò che rileva è non solo e non tanto la vicinanza geografica del cittadino ricorrente, ma più specificamente la possibilità di risentire delle esternalità negative del progetto medesimo.
In particolare sarebbero stati obliterati gli apporti partecipativi dei Comuni di Marano di Valpolicella e Fumane, i quali “hanno evidenziato […] il valore del paesaggio rurale e vitivinicolo della Valpolicella, il valore storico del locale santuario di Santa Maria Valverde, gli scavi archeologici finalizzati alla ricerca del vicino tempio di Minerva e del castello Scaligero nonché i rilevantissimi elementi di criticitàpaesaggistica(che sarebbero rinvenibili da tutti i siti di osservazione) causati dalla nuova torre del forno a cicloni” (pag. 15 della sentenza), pur avendo infine espresso parere favorevole con prescrizioni. Altre criticità sarebbero poi emerse “dall’istruttoria del gruppo di lavoro di tre membri nominato nell’ambito della Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale; istruttoria poi allegata al verbale della Commissione del 15 maggio 2009” (pag. 16 della sentenza), per avere tale ufficio istruttorio evidenziato che “la principale fonte di pressione è rappresentata dalla nuova torre di cicloni di altezza pari a 103 m. e delle infrastrutture ad essa correlate che, nonostante le migliorie del nuovo progetto, risulterebbero altamente impattanti dal punto di vista paesaggistico”, senza che a fronte di ciò fossero risultate appaganti le migliorie progettuali proposte dalla Industria Cementi Rossi, in quanto: “il parziale miglioramento altimetrico della torre a cicloni, così come proposto nel nuovo progetto, risulta insufficiente come misura di mitigazione anche in relazione agli ulteriori impatti sulla matrice geomorfologica-paesaggistica per la necessità dello sbancamento di 95.000 mc. di rocce […] e la sottrazione di un’area boschiva vincolata per cui non si ravvisano opportune opere di compensazione” (pag. 17 della sentenza). Infine, analoghi rilievi circa la sostenibilità del progetto a causa della crescita della viabilità con mezzi pesanti nell’abitato di Fumane, e la segnalata esigenza di adottare misure di mitigazione o compensative, non sarebbero state considerate dalla Provincia in sede decisionale (così ancora a pag. 17 della sentenza).
In effetti nella seduta di cui al ridetto verbale n. 222 la Commissione provinciale ha innanzitutto proceduto alla lettura ed alla acquisizione al verbale medesimo della relazione del gruppo istruttorio “priva di proposta di parere” (pag. 8 del verbale); quindi, ha così statuito: sulla scorta dell’istruttoria predisposta dal gruppo di lavoro incaricato, delle criticità rilevate e della successiva discussione, esprime parere favorevole sull’impatto ambientale del progetto di ammodernamento della cementeria di Fumane, subordinatamente all’acquisizione del parere, ai fini della compatibilità paesaggistica degli interventi proposti, da parte della Soprintendenza dei Beni Ambientali” (pag. 9 del verbale).
Con riguardo alle osservazioni (congiunte) dei due enti ricorrenti in primo grado (doc. n. 33 del fascicolo di parte), va detto che questi hanno in effetti evidenziato che le modifiche progettuali avrebbero comportato “un incremento della superficie edificata del 17,7%, uno sbancamento di circa 95.000 mc di roccia, e un incremento della produzione del 16%” (osservazione n. 6). Del pari, gli stessi hanno debitamente segnalato gli impatti sull’ecosistema della Valpolicella e sulla viabilità del Comune di Fumane (osservazioni nn. 11 e 21). Nell’osservazione n. 23 sono invece focalizzati gli aspetti paesaggistici coinvolti nella realizzazione del progettato manufatto, vale a dire la torre del forno a cicloni, dell’altezza di circa 100 metri, ritenuta di dimensione tale da renderlo visibile da numerosi punti di osservazione della valle, anche nella visuale prospettica che giunge sino al vicino Lago di Garda, così da costituire un “elemento fortemente impattante ed artificiale nel contesto paesaggistico percepito”.
In essa, infatti, si legge di un forte impatto sul paesaggio della Valpolicella, malgrado le modifiche progettuali presentate dalla Industria Cementi Rossi del dicembre 2008. Più specificamente, detto impatto deriverebbe “dalla nuova torre a cicloni di altezza pari a 103 metri e dalle infrastrutture ad essa correlate che, nonostante le migliorie del nuovo progetto, risulterebbero altamente impattanti dal punto di vista paesaggistico”. Risultano poi dedotti ulteriori aspetti di criticità con riguardo all’incremento del traffico di mezzi pesanti nel centro abitato di Fumane.
Il motivo non trova fondamento nel quadro normativo vigente ratione temporis e cioè prima del correttivo al testo unico dell’ambiente di cui al d.lgs. n. 128/10. Quest’ultimo provvedimento legislativo ha in effetti accorpato, per chiare esigenze di semplificazione e accelerazione, i procedimenti v.i.a. e a.i.a. afferenti un’unica opera o iniziativa, pur nella distinzione dei rispettivi presupposti e finalità (la prima incentrata sugli aspetti localizzativi, la seconda su quelli gestionali dell’opera). Prima del correttivo, invece, l’art. 26, comma 4, ammetteva la possibilità di due distinte iniziative procedimentali, come avvenuto nel caso di specie, mentre il d.lgs. n. 59/05, abrogato dal menzionato correttivo, addirittura presupponeva il rilascio della v.i.a. prima dell’a.i.a. (cfr. art. 5, comma 12, e art. 7, comma 2).
16. E’ inoltre fondato il motivo n. 8 con cui si è dedotta la mancata acquisizione del parere sul progetto da parte della competente Soprintendenza dei beni ambientali.
18. Devono invece essere disattese le restanti censure di eccesso di potere per errata rappresentazione dei presupposti e carenza di motivazione (motivi da 9 a 12) sotto i seguenti profili: per avere l’odierna appellante fornito all’amministrazione provinciale dati non rispondenti al vero circa i quantitativi di rifiuti già autorizzati e circa l’incidenza del traffico pesante da e verso il cementificio; per la mancata allegazione delle risultanze mediche e statistiche sulla mortalità delle zone limitrofe al sito da quando ivi si svolge attività di incenerimento dei rifiuti; per avere la Provincia autorizzato emissioni di ossidi di azoto superiori ai limiti di legge.
21. Non risulta fondato nemmeno il motivo n. 16, con il quale si è dedotta la violazione dell’art. 22. comma 2, lett. d), l.r. n. 3/00, per mancanza nel progetto del piano di sicurezza.
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