Source: http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/bollettini/html/2015/06/10/11/comunic.htm
Timestamp: 2019-01-23 10:18:26+00:00
Document Index: 84220526

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﻿XI Commissione - Comunicato delle Giunte e delle Commissioni - mercoledì 10 giugno 2015
Mercoledì 10 giugno 2015. — Presidenza del presidente Cesare DAMIANO.
C. 3098 Governo, approvato dal Senato.
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 9 giugno 2015.
Tiziana CIPRINI (M5S) esprime valutazioni critiche sul contenuto del disegno di legge, richiamando, in primo luogo, la delega legislativa in materia di riordino della disciplina del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, di cui all'articolo 13, che, a suo avviso, aprirebbe le porte all'introduzione del principio della licenziabilità dei dipendenti nella pubblica amministrazione, in coerenza con il Jobs Act che ha inteso togliere ai lavoratori le tutele già previste dall'ordinamento. Per quanto attiene alla lettera c) dell'articolo 12, comma 1, e ai connessi criteri di delega di cui all'articolo 15, rileva la chiara intenzione del Governo di permettere agli operatori privati di entrare nel settore dei servizi pubblici locali di interesse economico generale. A suo avviso, la medesima apertura agli interessi dei privati è ravvisabile nella lettera c), numero 3, dell'articolo 9, comma 1, che prevede il riassetto della scuola nazionale dell'amministrazione, consentendo di avvalersi, per le attività di reclutamento e di formazione, anche di istituzioni di formazione private. Giudica, inoltre, negativamente il criterio di delega di cui alla lettera a) dell'articolo 9, comma 1, che prevede l'istituzione del sistema della dirigenza pubblica, in quanto tale disposizione, rendendo più precari i dirigenti, ne indebolisce il ruolo rispetto alle pressioni della politica. Nella stessa ottica, valuta criticamente la soppressione della figura del segretario comunale, stigmatizzando l'assenza di disposizioni relative ai lavoratori precari della pubblica amministrazione e di norme in materia di sblocco della contrattazione, vista la prossima pronuncia della Corte costituzionale in materia. Con riferimento a tale sentenza, giudica negativamente l'intervento dell'Avvocatura dello Stato, che, paventando l'esborso di importi evidentemente sopravvalutati, ha mandato un vero e proprio «pizzino» alla Corte costituzionale, al fine di orientarne le decisioni. Critica, infine, l'intervento legislativo su aspetti di natura organizzativa, che dovrebbero essere rimessi alla contrattazione collettiva, e la cosiddetta staffetta generazionale che prevede l'impegno part-time dei lavoratori anziani, che dovrebbero accettare una riduzione di stipendio, a parità dei contributi da versare.
Antimo CESARO (SCpI) evidenzia che la collega Ciprini nel suo intervento ha utilizzato termini inappropriati e irrispettosi nel riferirsi al comportamento dell'Avvocatura dello Stato.
Claudio COMINARDI (M5S) osserva che la collega Ciprini non ha utilizzato termini irrispettosi e ha svolto un intervento assolutamente condivisibile nel merito.
Cesare DAMIANO, presidente, raccomanda a tutti i deputati l'utilizzo, nei propri interventi, di un linguaggio appropriato. Constatato che nessun altro chiede di intervenire, rinvia il seguito dell'esame del provvedimento ad altra seduta.
La seduta, sospesa alle 13.50, riprende alle 14.
C. 3027 Governo.
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 9 giugno 2015.
Giorgio PICCOLO, relatore, propone di esprimere parere favorevole sul provvedimento.
Legge di delegazione europea 2014.
(Seguito dell'esame congiunto, ai sensi dell'articolo 126-ter del Regolamento, e rinvio).
La Commissione prosegue l'esame congiunto del disegno di legge di delegazione europea 2014 e della relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea relativa all'anno 2014, rinviato nella seduta del 9 giugno 2015.
Cesare DAMIANO, presidente, ricorda che alle ore di 17 di oggi scade il termine per la presentazione di eventuali emendamenti alle parti di competenza del disegno di legge di delegazione europea 2014.
Nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame congiunto ad altra seduta.
Mercoledì 10 giugno 2015. — Presidenza del presidente Cesare DAMIANO. — Interviene la sottosegretaria di Stato per lo sviluppo economico Simona Vicari.
7-00684 Rizzetto: Salvaguardia dei livelli occupazionali negli stabilimenti di Trieste della società Alcatel – Lucent.
7-00686 Tripiedi: Salvaguardia dei livelli occupazionali negli stabilimenti di Trieste della società Alcatel – Lucent.
(Seguito della discussione congiunta e conclusione – Approvazione della risoluzione n. 8-00115).
La Commissione prosegue la discussione congiunta delle risoluzioni Rizzetto n. 7-00684 e Tripiedi n. 7-00686, rinviata nella seduta del 4 giugno 2015.
Cesare DAMIANO, presidente, segnala che, a seguito di un'interlocuzione con il Governo, i presentatori dei due atti di indirizzo in discussione hanno elaborato un testo unificato delle proprie risoluzioni (vedi allegato).
La sottosegretaria Simona VICARI, nell'esprimere un parere favorevole sul testo unificato delle risoluzioni Rizzetto n. 7-00684, e Tripiedi n. 7-00686, assicura che il Governo sta seguendo con grande attenzione le vicende dell'Alcatel, richiamando in particolare gli incontri svoltisi presso il Ministero dello sviluppo economico, nei quali si è confermata la strategicità dello stabilimento di Trieste, che produce tecnologie ottiche, un mercato considerato in espansione a livello mondiale. Fa presente, peraltro, che, lo stabilimento di Trieste è stato definito un asset fondamentale dallo stesso amministratore delegato dell'impresa. Assicura, infine, l'impegno del Ministero dello sviluppo economico a proseguire il lavoro fin qui svolto.
Luisella ALBANELLA (PD) preannuncia il voto favorevole del gruppo del Partito Democratico sulla risoluzione, richiamandosi alle precedenti risoluzioni approvate dalla Commissione in materia di tutela dei livelli occupazionali della medesima azienda. Esprime la sua preoccupazione per i precedenti dell'azienda coinvolta nell'acquisto, che spesso ha proceduto alla delocalizzazione delle produzioni delle aziende rilevate, e invita, pertanto, il Governo a non sottovalutare i rischi della situazione.
Cesare DAMIANO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, pone in votazione il testo unificato delle risoluzioni Rizzetto n. 7-00684 e Tripiedi n. 7-00686.
La Commissione approva all'unanimità il testo unificato delle risoluzioni in discussione, che assume il numero 8-00115.
Mercoledì 10 giugno 2015. — Presidenza del presidente Cesare DAMIANO. — Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Massimo Cassano.
C. 3134 Governo.
Sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 2015.
Doc. VII, n. 443.
La Commissione prosegue l'esame congiunto del disegno di legge C. 3134 e della sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 2015, rinviato, da ultimo, nella seduta del 9 giugno 2015.
Cesare DAMIANO, presidente, ricorda che, come stabilito nella riunione dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, dello scorso 4 giugno, l'esame preliminare proseguirà anche nella seduta di domani e il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato alle 10 di venerdì 12 giugno 2015.
Tiziana CIPRINI (M5S), rileva in primo luogo l'incostituzionalità del decreto-legge, che attua solo il 12 per cento della sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 2015, prevedendo la presentazione di nuovi ricorsi alla Corte costituzionale. In particolare, evidenzia come il Governo abbia privilegiato il rispetto dell'articolo 81 della Costituzione senza tenere conto della necessità di tutelare anche gli altri principi costituzionali, ricordando le iniziative legislative del proprio movimento politico volte a rimuovere dalla Costituzione il principio del pareggio di bilancio. A suo giudizio, inoltre, rimangono senza soluzione alcuni problemi, come quello dei lavoratori deceduti e dei loro superstiti. Passando all'esame più puntuale del contenuto del decreto-legge, critica il contenuto dell'articolo 7, relativo all'anticipo in busta paga del TFR, ricordando l'opposizione del gruppo M5S nel corso dell’iter di approvazione della legge di stabilità 2015. In particolare, nel rilevare lo scarso utilizzo della possibilità di anticipo del trattamento di fine rapporto nella busta paga, richiama le critiche rivolte dalle imprese a tale anticipazione, osservando che il correttivo introdotto dal decreto-legge in esame appare volto, ancora una volta, a favorire le banche. Esprime critiche anche sull'articolo 5, che modifica i criteri di rideterminazione del coefficiente di capitalizzazione del montante contributivo. A suo avviso, infatti, il correttivo introdotto colpisce le future pensioni dei giovani, a causa della svalutazione dei contributi da loro versati. Sottolinea anche come sia difficilmente interpretabile la disposizione che prevede un futuro recupero del maggiore coefficiente applicato in caso di presenza di coefficienti negativi. Preannuncia, infine, la prossima presentazione da parte del Movimento 5 Stelle di una proposta volta a istituire un Ministero per i pensionati, con funzione di monitoraggio e di consulenza.
Claudio COMINARDI (M5S), con riferimento all'articolo 1, che detta disposizioni per l'attuazione della sentenza n. 70 del 2015 della Corte costituzionale, propone di riconsiderare piuttosto il contenuto della precedente sentenza n. 316 del 2010, che ha giudicato legittima la sospensione degli adeguamenti per i trattamenti pensionistici superiori a otto volte il trattamento minimo INPS. In tal modo, a suo avviso, si potrebbe procedere a un rimborso immediato degli arretrati per i trattamenti inferiori alla soglia di quattro volte il trattamento minimo INPS e, per i Pag. 108trattamenti oltre tale soglia, a rimborsi dilazionati nel tempo. Stigmatizza, inoltre, la mancanza nel decreto-legge di interventi equi, che sanino i problemi esistenti, quali quelli relativi alle pensioni d'oro e ai vitalizi derivanti da cariche elettive e quelli derivanti dalla penalizzazione dei giovani per effetto dell'introduzione del sistema di calcolo contributivo. Giudica, poi, troppo modesto il rifinanziamento dei contratti di solidarietà di «tipo B», che, a suo avviso, dovrebbero essere privilegiati rispetto agli ammortizzatori sociali in deroga. Con riferimento all'articolo 5, che riguarda la rideterminazione del coefficiente di capitalizzazione del montante contributivo, osserva che la positività della misura è solo apparente e chiede al Governo chiarimenti in merito al meccanismo di recupero previsto. Con riferimento all'articolo 7, sottolinea il fallimento dell'operazione dell'anticipo in busta paga del TFR e auspica la tutela di tale istituto, peculiare del Paese, evitando di favorire, come sembra fare la disposizione in esame, le banche. Preannuncia, infine, la presentazione di emendamenti correttivi del decreto-legge, su cui il suo gruppo esprime una valutazione complessivamente negativa.
Roberto SIMONETTI (LNA), richiamando il proprio intervento nell'ambito dell'esame delle questioni pregiudiziali, ribadisce come il decreto-legge in esame debba ritenersi incostituzionale, non essendo prevista la restituzione integrale degli adeguamenti, e stigmatizza la previsione di una indicizzazione limitata a decorrere dal 2016, non contemplata dalla sentenza n. 70 del 2015 della Corte costituzionale.
Walter RIZZETTO (Misto-AL) ricorda quanto affermato in audizione dal ministro Padoan sull'impossibilità di rimborsare integralmente i 17 miliardi di euro di arretrati, a causa della necessità di rispettare i parametri di bilancio previsti nell'ambito dell'Unione europea. Considerando, poi, che oltre la soglia dei 90.000 euro annui i trattamenti pensionistici continuano ad essere tassati con un'aliquota del 43 per cento, ricorda di aver sollecitato con appositi atti di indirizzo l'introduzione di aliquote crescenti da applicare ai trattamenti superiori ai 90.000 euro annui. Sottolineato, inoltre, che – come chiarito dalla sentenza della Corte di cassazione n. 26102 del 2014 – i diritti quesiti possono essere incisi in peius solo in forza di una legge o di un atto avente forza di legge, connotati da caratteri di ragionevolezza, stigmatizza la violazione di tali criteri da parte del decreto-legge in esame. Dichiara, per questo, la contrarietà del suo gruppo al provvedimento.
Cesare DAMIANO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame congiunto alla seduta convocata per la giornata di domani.
Modifiche al decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, concernenti l'accesso anticipato al pensionamento per i lavoratori delle imprese edili e affini.
C. 2494 Tripiedi.
Davide TRIPIEDI (M5S), relatore, ricorda che lavoratori del settore edile sono sottoposti a continui sforzi che fanno della categoria stessa uno dei settori più usuranti dal punto di vista fisico. L'edilizia si caratterizza per l'alto rischio infortunistico, per l'elevata prevalenza di malattie occupazionali, per un elevato tasso di mortalità in generale e di neoplasie quali tumori ai polmoni, al colon, mesoteliomi e altri. I lavoratori edili sono esposti, altresì, ad agenti chimici, polveri e fibre, ad agenti fisici quali rumore, vibrazioni, raggi solari e biologici quali tetano e leptospira. Rilevante è la movimentazione manuale dei carichi, frequenti sono i movimenti ripetitivi e numerose sono le attività svolte in postura non corretta. Sottolinea che si lavora all'aperto, con l'esposizione ai raggi solari, al caldo, al freddo, sotto la pioggia, in alcuni momenti anche in condizioni Pag. 109estreme e che il lavoro comporta un impegno fisico medio-elevato e ad alto rischio infortunistico.
Ricorda i numerosi studi svolti sul comprovato affaticamento e sulla relativa usura dei lavoratori del settore. Tali studi acquisiscono ulteriore importanza considerando che il settore dell'edilizia risulta essere strategico in Italia e ai primi posti per occupati e fatturato. Richiama i dati dell'INAIL del 2011 che registrano in Italia 1.889.000 occupati, pari al 28,8 per cento dei lavoratori dell'industria e all'8,2 per cento del totale degli occupati dell'intero sistema economico nazionale.
A testimonianza di quanto illustrato, riporta le risultanze di tre studi riguardanti l'affaticamento e l'usura dei lavoratori del settore edilizio. Il primo studio è quello pubblicato nel 2011 dall'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro riguardante i lavori usuranti, dove spicca il dato legato al settore edile in Europa, che detiene uno dei record più negativi in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Sottolinea che, secondo quanto riportato nello studio, circa il 45 per cento dei lavoratori edili sostiene che il lavoro incide sul loro stato di salute. Sebbene sia difficile confrontare i dati a livello internazionale, in Europa la mortalità per infortunio sul lavoro in edilizia è elevata e colloca l'Italia, al pari della Spagna, fra i Paesi meno virtuosi. Nello studio è rilevata un'elevata incidenza degli infortuni nel settore e particolare importanza va attribuita ai dati relativi alla mortalità, secondo i quali un deceduto su quattro appartiene al settore dell'edilizia. Osserva che sono in netto incremento anche le segnalazioni di malattia professionale, aumentate in tutti i settori ma più che raddoppiate in edilizia nell'arco di dieci anni, con quasi il 17 per cento del totale nell'anno 2010. Le malattie prevalentemente rilevate nel settore edile sono le patologie muscolo-scheletriche e le sordità.
Il secondo studio di riferimento è quello svolto tra il 2003 e il 2011 dalla Società italiana di medicina del lavoro e igiene industriale nell'ambito del progetto «Tutela della salute nei cantieri edili», che ha visto sottoposto a sorveglianza sanitaria un campione di 2.069 lavoratori edili. Osserva che al termine dello studio, 291 sono state le malattie professionali diagnosticate (con una ricorrenza pari al 14,06 per cento) in 251 lavoratori (12,13 per cento del campione). I risultati confermano la prevalenza delle sordità e delle malattie muscolo-scheletriche, seguite dalle dermatiti e dalle malattie causate da strumenti vibranti. L'incidenza di tali patologie è stata superiore al 3,5 per cento, contro una media nazionale dello 0,22 per cento, come riportato dall'INAIL nell'anno 2008. Sottolinea che i lavoratori più colpiti sono i più anziani. È, infatti, affetto da malattia professionale il 17 per cento dei lavoratori fra i 40 e 50 anni e il 41 per cento dei lavoratori ultracinquantenni. Tra le cause più frequenti dei giudizi d'idoneità con limitazioni vi sono le patologie muscolo-scheletriche e quelle cardiovascolari, che insieme rappresentano circa i tre quarti di tutte le cause. Seguono le neuropatie, le malattie dismetaboliche e il diabete.
Segnala, infine, il terzo studio, promosso dall'Associazione per la sicurezza dei lavoratori dell'edilizia di Milano-Lodi-Brianza e realizzato nel 2011 dall'Unità operativa ospedaliera medicina del lavoro di Bergamo e dall'azienda ospedaliera Ospedali riuniti di Bergamo. Esso riguarda la valutazione del dispendio energetico nel lavoro edile. Scopo della ricerca è stato quello di misurare, attraverso un'indagine sul campo e su un campione di lavoratori predefinito, il dispendio energetico che comporta lo svolgimento di alcune attività tipiche dell'edilizia che possono determinare effetti sulla salute dei lavoratori che svolgono quotidianamente mansioni particolarmente impegnative dal punto di vista del carico di lavoro. L'esame dei lavoratori, sottoposti preliminarmente a visita medica e ad accertamenti strumentali e di laboratorio per documentare il buono stato di salute generale, ha portato a rilevare che per tutte le attività analizzate si registrano valori superiori alla «soglia di affaticamento».Pag. 110
Rileva che gli studi effettuati evidenziano che il cantiere si caratterizza come un luogo di lavoro ad alto rischio per la salute e per la difficoltà nel mantenere adeguati livelli di sicurezza e che la professione del lavoratore edile si classifica ai primi posti delle categorie dei lavori su cui incidono malattie professionali e infortuni. Sottolinea che, negli ultimi anni, sono migliorate le condizioni di sicurezza ma la crisi economica non ha favorito il miglioramento della sicurezza stessa, penalizzando gli investimenti nella prevenzione con la conseguenza che molte imprese hanno oggettive difficoltà a mettere a disposizione le risorse necessarie.
Osserva, inoltre, che, nel campo dell'edilizia, non va trascurato il problema dell'invecchiamento della popolazione lavorativa. Il calo del numero di addetti negli ultimi anni ha riguardato soprattutto i giovani di età compresa tra i 15 e i 35 anni. L'invecchiamento porta con sé l'inevitabile problema della gestione di lavoratori con maggiori problemi di salute e di deficit funzionali. Rileva che il lavoro in edilizia è usurante ed elevare l'età lavorativa aumenta anche il rischio di infortuni. Vero è che statisticamente i lavoratori anziani hanno meno infortuni rispetto ai più giovani, probabilmente grazie alla propria maggiore esperienza, ma hanno esiti più gravi con costi terapeutici e riabilitativi superiori.
Rileva la necessità di fare una riflessione sui costi di infortuni e malattie registrati nel settore, che risultano essere enormi sia per il singolo lavoratore sia per il datore di lavoro e lo Stato. Per ridurre tali costi, dato che il settore dei lavoratori edili rientra a pieno titolo nella categoria dei lavori usuranti, reputa necessario prevederne l'inserimento nel decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67.
Sottolinea che a tale decreto legislativo si riferiva, in particolare, l'interrogazione a risposta in Commissione n. 5-03438, da lui presentata in data 6 agosto 2014, nella quale si ricordava che nel decreto in questione è stata introdotta una disciplina normativa relativa al pensionamento dei soggetti che hanno svolto attività lavorative usuranti, e che lo stesso decreto era volto, in particolare, a consentire ai lavoratori dipendenti impegnati in lavori cosiddetti usuranti, di maturare il diritto al trattamento pensionistico con un anticipo di tre anni sulla precedente prevista età di pensionamento. Dai dati disponibili emerge che i lavoratori che hanno fin qui effettivamente avuto accesso ai benefici, sono relativamente pochi, che le risorse stanziate per l'attuazione della normativa, allocate nel capitolo n. 4534 dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, risultano quasi del tutto inutilizzate e che la sostanziale non attuazione della normativa si traduce in una grave penalizzazione per tutti quei lavoratori che hanno maturato l'aspettativa di accedere al sistema previdenziale con specifici benefici. Ricorda che al Ministro del lavoro e delle politiche sociali interrogato, è stato domandato se fosse a conoscenza del perché le risorse destinate a tale fondo siano state scarsamente utilizzate e se non intendesse porre in essere tutte le iniziative di carattere amministrativo o normativo necessarie per garantire l'effettiva attuazione della normativa in materia di benefici previdenziali a favore dei soggetti impegnati in attività lavorative usuranti, assicurando che tutte le risorse finanziarie al momento stanziate, venissero effettivamente utilizzate per tale finalità e se non intendesse verificare la possibilità di estendere la normativa ad ulteriori categorie di lavoratori impegnati in attività ad alto stress psico-fisico, con particolare riferimento al lavoro manuale nel settore dell'edilizia. Ricorda che nella risposta all'atto parlamentare in questione, avvenuta in data 24 settembre 2014, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali specificava che nell'anno 2012 sono state accolte circa 3.500 domande, con un onere complessivo di circa 72 milioni di euro, mentre per il 2013 le domande accolte sono state circa 1.600 con un onere di circa 79 milioni di euro e che tali somme trovano ampia capienza nelle risorse destinate al finanziamento del pensionamento dei lavoratori in parola, indicate dall'articolo 7 del decreto legislativo n. 67 del 2011. È emerso Pag. 111che, rispetto ai 350 milioni di euro per l'anno 2012 e i 383 milioni di euro a decorrere dal 2013, vi siano stati significativi risparmi di spesa ammontanti a circa 278 milioni di euro per il 2012 e circa 304 milioni per il 2013.
Ricorda, altresì, di aver presentato altri atti parlamentari sulla questione e, in particolare, la risoluzione in Commissione n. 7-00439, depositata in data 25 luglio 2014 e approvata in un testo unificato con altri atti di indirizzo in data 30 ottobre 2014, riguardante i benefici previdenziali a favore dei soggetti impegnati in attività lavorative usuranti, con la quale è impegnato il Governo ad assicurare l'effettiva destinazione alle medesime finalità di cui al decreto legislativo n. 67 del 2011 delle somme stanziate e non ancora impiegate, nonché a valutare ogni opportuna iniziativa di modifica alla normativa vigente per garantire l'integrale utilizzo delle somme dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 7 del medesimo decreto legislativo, verificando se, in questo contesto, vi siano le condizioni per una estensione dei benefici anche ad altri lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti o addetti a lavorazioni particolarmente faticose e pesanti, quali, fra gli altri, i lavoratori manuali nel settore dell'edilizia e affini e i lavoratori del settore marittimo esclusi dalla forma di tutela legislativa per esposizione all'amianto di cui al decreto ministeriale del 27 ottobre 2004. Ricorda che, in data 22 dicembre 2014, il Governo, nell'ambito dell'esame della legge di stabilità 2015, ha inoltre accolto il suo Ordine del Giorno n. 9/02679-bis-B/079, con il quale si impegna il Governo a verificare, con decorrenza dall'esercizio 2015 e a seguito della riduzione operata con la legge di stabilità dello stesso anno, se le risorse destinate ai benefici di carattere previdenziale per i lavoratori addetti ad attività usuranti, con specifico riferimento ai lavoratori edili, fossero sufficienti a far fronte alle spese necessarie a garantire nei medesimi anni la piena tutela di tali lavoratori sul piano previdenziale, anche al fine di valutare l'opportunità di adottare futuri interventi normativi finalizzati a ripristinare il livello dei finanziamenti previsti a legislazione vigente. Ricorda ancora di avere chiesto, con l'interrogazione a risposta in commissione n. 5-04563, presentata in data 23 gennaio 2015, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali se fosse a conoscenza dei dati relativi ai lavoratori del settore edilizio riguardanti l'età media di pensionamento, l'importo medio di retribuzione percepito e l'aspettativa di vita nel periodo di pensionamento e l'aspettativa di vita generale. In data 18 febbraio 2015, vi è stata la risposta degli interrogati che ricordavano che la verifica della possibilità dell'estensione dei benefici anche ad altri lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti o addetti a lavorazioni particolarmente faticose e pesanti, tra i quali i lavoratori del settore edilizio, era stata già posta all'attenzione del Governo proprio con la risoluzione appena citata del 30 ottobre 2014, accolta dal Governo e approvata dalla Commissione.
Ricorda poi che, entrando nel merito economico della questione, il rappresentante del Ministero interrogato ha sottolineato che, a causa dei limiti stringenti imposti dai vincoli di bilancio, la legge di stabilità per il 2015 ha ridotto di 150 milioni di euro annui, a decorrere dal 2015, lo stanziamento relativo ai benefici previdenziali per i lavoratori impegnati in attività usuranti. In quella sede si è evidenziato che i dati relativi all'aspettativa di vita nel periodo di pensionamento e all'aspettativa di vita generale dei lavoratori del settore edilizio non sono immediatamente rinvenibili, in quanto i dati elaborati dall'ISTAT relativi alla speranza di vita si riferiscono alla media della popolazione residente in Italia, senza alcuna classificazione in base alle specifiche caratteristiche dell'attività lavorativa. Ricorda che si è anche specificato che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha interpellato espressamente l'INAIL per quanto concerne l'esposizione a fattori di rischio connessi con l'attività lavorativa svolta nel settore edilizio e che la stessa INAIL, sulla base dei dati registrati nel quinquennio 2009-2013, ha individuato il Pag. 112settore delle costruzioni tra i più rischiosi anche in termini di entità delle conseguenze degli infortuni sul lavoro, tanto che nello stesso periodo indicato, è stato rilevato che le malattie professionali indennizzate con esito mortale nel settore delle costruzioni hanno presentato una riduzione del 9 per cento contro una media dell'Industria e servizi che supera il 40 per cento. Secondo quanto riferito dall'INAIL, inoltre, le malattie denunciate nel periodo 2009-2013 presentano una concentrazione di casi nella classe di età 50-64 anni sia per il complesso dell'industria e servizi che per lo specifico settore delle costruzioni.
Sottolinea che, in chiusura di risposta, veniva manifestata la disponibilità del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, attraverso il coinvolgimento dell'INPS, ad un'ulteriore analisi sul tema onde poter valutare le opportune modifiche in materia, nel rispetto delle risorse finanziarie disponibili. Tale disponibilità è stata confermata, poi, dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti, durante l'audizione in Commissione svoltasi in data 3 giugno 2015, nella quale ha ammesso la necessità di una riflessione sul tema, considerando il settore dell'edilizia e dei lavoratori edili come un'area di lavoro che potrebbe ragionevolmente essere compresa nell'ambito delle attività usuranti, in considerazione delle specificità delle mansioni e tenendo conto delle relative disponibilità finanziarie.
Passando quindi ad illustrare i contenuti della proposta di legge, rileva che l'articolo 1 richiede modifiche al decreto legislativo n. 67 del 2011 riguardante l'accesso anticipato al pensionamento per gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti, inserendo in questa categoria anche i lavoratori edili ed affini, come individuati nel contratto collettivo nazionale di lavoro del 18 giugno 2008, al fine di anticiparne l'età di pensionamento. L'articolo 2 prevede che gli obblighi di comunicazione del datore di lavoro siano estesi anche alla categoria dei lavoratori edili ed affini. Sottolinea infine che l'articolo 3 reca la copertura finanziaria degli oneri derivanti dall'estensione della platea dei beneficiari, disponendo che si provveda a valere sulle risorse dell'apposito Fondo per i lavoratori usuranti di cui all'articolo 1, comma 3, lettera f), della legge n. 247 del 2007, prevedendo anche uno specifico monitoraggio di eventuali scostamenti negli oneri rispetto alle risorse disponibili, ai fini dell'adozione delle conseguenti iniziative legislative. Auspica, conclusivamente, che possa registrarsi un ampio consenso nell'esame in Commissione, al fine di tutelare sul piano previdenziale i lavoratori del settore edile.
Audizione del presidente dell'INPS, prof. Tito Boeri, nell'ambito dell'esame delle proposte di legge C. 857 e abb., in materia di accesso dei lavoratori e delle lavoratrici ai trattamenti pensionistici e di riconoscimento a fini previdenziali dei lavori di cura familiare.
Tito BOERI, presidente dell'INPS, svolge una relazione sulle materie oggetto dell'audizione.
Intervengono, per porre quesiti e formulare osservazioni, i deputati Marialuisa GNECCHI (PD), Claudio COMINARDI (M5S), Walter RIZZETTO (Misto-AL), Roberto SIMONETTI (LNA), Antonella INCERTI (PD), Patrizia MAESTRI (PD), Tiziana CIPRINI (M5S), Carlo DELL'ARINGA (PD), Davide BARUFFI (PD), Anna GIACOBBE (PD) e Irene TINAGLI (PD), nonché Cesare DAMIANO, presidente.
Tito BOERI, presidente dell'INPS, in sede di replica, risponde ai quesiti posti, fornendo ulteriori precisazioni.
Intervengono, inoltre, per fornire ulteriori precisazioni, Antonello CRUDO, Direttore centrale Pensioni dell'INPS, e Gabriele USELLI, Direttore centrale Posizione assicurativa dell'INPS.
Cesare DAMIANO, presidente, ringrazia i rappresentanti dell'INPS per il qualificato contributo fornito ai lavori della Commissione e dichiara conclusa l'audizione.