Source: https://canestrinilex.com/risorse/teste-smemorato-ma-basta-riconoscimento-fotografico-durante-le-indagini-cass-984919/
Timestamp: 2019-09-16 12:15:23+00:00
Document Index: 91377244

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 431', 'art. 500', 'art. 500', 'sentenza ', 'art. 500', 'art. 625']

6 Marzo 2019, Cassazione penale
Il riconoscimento fotografico da parte di un testimone che, per il tempo trascorso, non abbia serbato memoria diretta delle sembianze della persona da riconoscere può conseguire comunque un risultato di certezza in esito al richiamo, attraverso il meccanismo delle contestazioni, dell’individuazione della persona da riconoscere effettuata senza esitazioni nella fase delle indagini.
Legittimamente vengono utilizzatele precedenti dichiarazioni e il precedente riconoscimento fotografico del teste che confermi la ricognizione fatta da un album di foto esibite dalla polizia giudiziaria durante le indagini, con la conseguenza che, tenuto conto della perdita di memoria, riconosciuta dal teste, congiuntamente al ricordo del precedente riconoscimento, reso nell’immediatezza del fatto, subito dopo la descrizione dei malviventi, gli atti in questione risultano pienamente utilizzabili processualmente.
sez. V Penale, sentenza 22 ottobre 2018 – 6 marzo 2019, n. 9849
Presidente Settembre - Relatore Mazzitelli
1. Con sentenza, emessa in data 27/06/2017, la Corte d’Appello di Torino, Sez. Minori, confermava la sentenza, emessa in data 3/03/2015 dal Tribunale di Torino, Sez. Minori, con cui C.C.C. era stato condannato alla pena di mesi 4 di reclusione ed Euro 200,00 di multa, previa concessione delle attenuanti generiche e della diminuente della minore età, prevalenti sulle contestate aggravanti, in relazione ad un reato di furto aggravato, perpetrato con destrezza, avente ad oggetto la sottrazione del telefono cellulare, effettuato all’interno di un treno fermo alla stazione ferroviaria, in danno di Ci.En. (fatto commesso, in (omissis) ).
a) Esclusa l’inseribilità ab origine, ex art. 431 c.p.p., nel fascicolo per il dibattimento, dei verbali di individuazione fotografica, che non costituiscono atti ex se irripetibili, la Corte territoriale avrebbe dovuto ritenere gli atti in questione inutilizzabili, ai fini delle contestazioni dibattimentali. L’art. 500 c.p.p., consente di dare ingresso nel dibattimento ad atti, unilateralmente compiuti dal pubblico ministero o dalla polizia giudiziaria in sede di indagini preliminari, limitatamente alle sole dichiarazioni rese precedentemente dai testimoni. Per l’inverso, l’individuazione fotografica deve servire in via esclusiva per le indagini preliminari. In sostanza, l’art. 500 c.p.p., consentirebbe solo le ipotesi in cui sia possibile un raffronto tra le precedenti dichiarazioni rese dal testimone e quelle dal medesimo rese in dibattimento. Tutto ciò, in osservanza di uno stretto criterio di legalità, onde assicurare il raggiungimento di risultati pienamente attendibili, tramite l’acquisizione delle risultanze anteriori al dibattimento. Ampliare la sfera consentita da detta disposizione sarebbe improprio e determinerebbe in concreto un aggiramento delle regole processuali.
b) In subordine, ad avviso di parte ricorrente, la sentenza impugnata non sarebbe sorretta da idonea motivazione. Sarebbe contraddittorio l’iter logico, esposto dai giudici di merito, contraddistinto dalla differenza di età fra i coimputati e la tipologia dei reati, piuttosto semplice. Analoghe sarebbero le condizioni socio-ambientali e culturali. Nel provvedimento sarebbero state omesse le ragioni esplicative, tali da determinare una dichiarazione di colpevolezza del C.C. , responsabile di un unico episodio isolato, a fronte del proscioglimento del coimputato T. .
Innanzitutto, in ordine al primo motivo di ricorso, va osservato che, secondo la giurisprudenza di legittimità, le dichiarazioni predibattimentali utilizzate per le contestazioni al testimone che siano state confermate, anche se in termini laconici, vanno recepite ed valutate come dichiarazioni rese dal testimone direttamente in sede dibattimentale, poiché l’art. 500 c.p.p., comma 2, concerne il solo caso di dichiarazioni dibattimentali difformi da quelle contenute nell’atto utilizzato per le contestazioni. (Sez. 2, n. 35428 del 08/05/2018 - dep. 25/07/2018, Caia e altro, Rv. 273455).
Secondo altra pronuncia, l’acquisizione probatoria delle dichiarazioni predibattimentali, che siano state oggetto di contestazioni in dibattimento, è determinata dall’apprezzamento di situazioni di condizionamento individuatorio o corruttivo dell’esame, che non necessariamente deve ricollegarsi ad un fatto attribuibile all’imputato. (Sez. 2, n. 39716 del 12/07/2018 - dep. 04/09/2018, Cicciù e altri, Rv. 273819).
Nel caso di specie, emerge dallo stesso provvedimento impugnato che il nucleo probatorio, di natura accusatoria è costituito essenzialmente dalle dichiarazioni, rese dal Ci. , in qualità di persona offesa dal reato. Per la precisione, costui, nell’immediatezza del fatto aveva riconosciuto, sulla scorta dell’album fotografico, rammostratogli dalla P.G., l’odierno ricorrente, salvo poi, nel prosieguo, riconoscere il coimputato T.M. , con la contestuale precisazione che precedentemente, dopo aver fornito la descrizione degli autori del reato, aveva riconosciuto tutti.
Ciò, tanto più considerato che, secondo la giurisprudenza di legittimità, in tema di prove, il riconoscimento fotografico da parte di un testimone che, per il tempo trascorso, non abbia serbato memoria diretta delle sembianze della persona da riconoscere può conseguire comunque un risultato di certezza in esito al richiamo, attraverso il meccanismo delle contestazioni, dell’individuazione della persona da riconoscere effettuata senza esitazioni nella fase delle indagini. (Sez. 5, n. 43655 del 25/05/2015 - dep. 29/10/2015, Volpini, Rv. 264969).
E ciò senza considerare comunque il fatto che nel provvedimento impugnato si distingue la differenza di età del C.C. , di circa due anni, rispetto al T. , il che di per se solo, spiega le differenziazioni tra le due posizioni.
3. Da ultimo, con riferimento alle ulteriori censure, occorre rimarcare che, secondo la giurisprudenza di legittimità, in tema di furto, anche i capi di vestiario, quando separati dalla persona, rientrano nella nozione di bagaglio dei viaggiatori ai fini della circostanza aggravante del delitto di furto prevista dall’art. 625 c.p., n. 6 (V 105514, anno 1967).- (Sez. 2, n. 5464 del 16/02/1972 - dep. 10/08/1972, MENDICINO, Rv. 12177301).
Nella fattispecie, dal capo di imputazione emerge che, all’interno dello scalo ferroviario, il cellulare fu sottratto dalla tasca interna del giubbotto, di proprietà del Ci. , riconducibile al bagaglio del viaggiatore, quale oggetto facente parte della normale dotazione, durante il viaggio, da prendersi in considerazione, congiuntamente al resto del bagaglio, costituito da valige e borse.
Trattandosi di soggetto minore d’età, non si procede a statuizione sulle spese del procedimento.
Ricognizione informale durante le indagini perfettamente utilizzabili anche nel processo.