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Timestamp: 2013-05-25 02:20:13+00:00
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Federico Aldrovandi	« Appello a Ingroia candidato Premier
Il colore della vita »
Scritto mercoledì, 23 gennaio 2013 alle 17:50
nella categoria Attualità, Cucina, Mondo.
64 commenti a “Al Presidente del Consiglio” Difficile scrivere qualcosa di fronte al disumano dolore della famiglia.
Penso che il paradosso richiamato dalla Sig.ra Patrizia, quanto meno per il tribunale di Sorveglianza, si avvererà. Senza entrare nel merito di discorsi tecnici, dubito che una semplice condanna a soli sei mesi possa essere seguita da una pena detentiva.
Oltre che come persona vicina umanamente alla famiglia, da semplice cittadino sono comunque quanto meno allarmato dal fatto che persone, che hanno compiuto quei gesti narrati nelle sentenze di ben tre tribunali della repubblica, siano tuttora in servizio e sono ancora più preoccupato dal potermeli in ipotesi trovare di fronte come tutori della legge.
A questo punto forse diventa più importante sapere come si evolverà il procedimento disciplinare, anche se credo che anche questo nasca già “zoppo”.
Dalla lettura delle sentenze, infatti, emerge come non solo i soggetti giudicati, ma anche molti loro colleghi abbiano partecipato ad indagini che si sono rivelate fin dall’inizio falsate e volte unicamente a giustificare l’intervento della polizia e non a valutare le modalità dell’intervento della polizia medesima.
Mi pare di capire, dunque, che i tre soggetti giudicati, se pure i più coinvolti, non dovrebbero essere stati gli unici a subire un procedimento disciplinare.
Emblematico il passaggio della sentenza di primo grado, che mi permetto di riportare.
“E del tutto evidente come l attività di inquirenti ed investigatori nella vicenda della morte di Federico Aldrovandi non soddisfano i criteri di azione ricavabili dalla giurisprudenza della Corte di Strasburgo. Tutte le verifiche sullo svolgimento della prima fase delle indagini hanno permesso di rilevare lacune, omissioni e una fondamentale mancanza di trasparenza e indipendenza delle indagini che non ha
consentito di operare con modalità tali da verificare l effettiva, eventuale,
sussistenza di altre prove.
E indicativa di una situazione di dubbio e incertezza nel giudizio sullattività procedurale in esame la circostanza che ben quattro fondamentali testimoni della polizia si siano presentati a dibattimento nella posizione di persone indagate per oggettive situazioni richiedenti lo svolgimento di indagini preliminari proprio in relazione a dubbi sulla corretta formazione delle prove in questo processo.
Lassenza del pubblico ministero dal teatro dell inchiesta potrebbe avere
oggettivamente, senza neppure sfiorare il tema responsabilità che non attiene al compito di questo giudice, contribuito a disperdere elementi di prova o quanto meno privato l indagine di quelle caratteristiche, anche meramente soggettive e simboliche, di indipendenza e imparzialità, indiscutibilmente necessarie a rimuovere paure, timidezze, neghittosità nell assolvere al dovere giuridico e civile di testimonianza che, come evidenziano i casi Bassi e Tsague, ha rappresentato una formidabile difficoltà con la quale la difesa delle parti civili si è dovuta misurare per
tutta una fase dell indagine.
Dallamancata emersione e conservazione dei reperti, dai manganelli all autovettura di servizio danneggiata, potrebbe essere derivata una dispersione di prove fondamentali.
La posizione degli agenti non è stata sottoposta ad indagine serrata attraverso stringenti interrogatori nell immediatezza del fatto, senza che essi potessero concordare tra loro eventuali versioni difensive.
Non è stata compiuta un indagine scientifica sulla dinamica dello scontro e neppure è stata condotta un indagine immediata, accurata sui tempi e i movimenti delle due pattuglie della polizia. Non certo per un atteggiamento colpevolista ma proprio per quella esigenza, ben nota agli stessi operatori di polizia, per cui il solo modo di tutelare l innocente è di non lasciare alcun margine di opacità, di non trascurare fatti e circostanze, prove e riscontri. Le modalità di assunzione delle sommarie
informazioni, secondo quanto verificato, non sembrano essere state mosse dall esigenza di verificare eventuali eccessi ma da quella, del tutto ovvia, e sostanzialmente irrilevante rispetto a quello che doveva essere l obbiettivo primo dell indagine, di giustificare l intervento della polizia, la cui valutazione doveva invece muovere dalla possibilità che gli agenti si fossero effettivamente trovati di fronte ad una situazione che richiedeva l adozione di misure di forza, da commisurare tuttavia a rigorosi criteri di proporzionalità, equilibrio e correttezza tecnica, l eventuale superamento dei quali doveva essere il tema centrale
dell investigazione.
La voce dei familiari della vittima non ha avuto l ascolto che avrebbe meritato, costringendo le stesse ad accedere ad una campagna mediatica che potrebbe avere a sua volta contribuito all inquinamento delle prove. La stessa delega dell incarico di consulenza medico-legale all istituto di medicina legale locale non sembra essere stata ex post scelta felice, se si considerano i continui contatti per ragioni di servizio
delle due istituzioni e quindi la necessità di prevenire rischi di incompleta libertà intellettuale. Così come non sembra esauriente quest ultima indagine, nella misura in cui è chiamata a rispondere sulla correlazione della morte con la sua causa immediata, senza uno specifico riferimento, già nel quesito, alla precedente azione violenta degli agenti, in relazione a tutta la possibile casistica medico-legale che vede l azione repressiva violenta come innesco involontario di un meccanismo causale che porta alla morte.
Lazione della Procura della Repubblica, fortemente sostenuta dalle indagini difensive, a partire da un certo momento ha consentito di rimettere sui corretti binari un indagine che della stessa energia ed incisività avrebbe avuto bisogno sin dall inizio, per la nota massima di esperienza che considera decisive le prime ore di un investigazione susseguente ad un ipotetico delitto”.
Postato mercoledì, 23 gennaio 2013 alle 20:03 da un papà FEDERICO ESISTE ED ESISTERA’ SEMPRE, qualcosa dovra’ pur accadere per poter noi ancora avere un briciolo di fiducia, vorrei aggiungere tante altre cose ma mi astengo.
Sempre con voi………….per FEDERICO E TUTTI GLI ALTRI.
Postato mercoledì, 23 gennaio 2013 alle 20:24 da stefania L’unico posto di lavoro per quei 4 è la GALERA!!!!!!!!!!
Postato mercoledì, 23 gennaio 2013 alle 20:31 da Marco Patrizia, ho sempre pensato che fossi una persona eccezionale, una di quelle persone rare che si fanno carico di cambiare le peggiori consuetudini. Ti vedo come una che, se deve farlo, si mette in mezzo al fiume, per quanto siano fredde e pericolose le acque e, un sasso alla volta, costruisce il muro che riesce a deviarle dal loro corso apparentemente travolgente e immutabile. Ma so anche che sei “solo” una donna, “solo” una madre, “solo” un essere umano. Ho quindi sempre pensato a quanto questo dovesse costarti, oltre l’immaginabile, come oltre l’immaginabile è ciò che ti ha costretto a fare quello che fai e a sopportare quello che subisci, grandi inconcepibili ingiustizie. Ho pensato all’enorme sproporzione delle forze in campo, solo per arrivare ai processi e alle condanne. Spero che tu abbia la forza per affrontare quello che succederà nel prossimo futuro, che possa essere un piccolo riconoscimento di giustizia e un altro sassolino sul muro nel fiume. Comunque vada a finire potrai, potrete, andare sempre a testa alta nella vostra città e in qualsiasi altro posto.
Forza, non mollare! Un abbraccio affettuoso e riconoscente a te e al grande, grandissimo Lino.
Postato giovedì, 24 gennaio 2013 alle 00:42 da Francesco Pezzi grossi delle istituzioni hanno detto che le motivazioni della sentenza di condanna dei 4 sono a dir poco agghiaccianti , cosa vuole fare la polizia ? tenerseli ? Se fosse così non mi sentirei più italiano . Consiglio LA Polizia di rileggere le motivazioni di sentenza e non fatevi sputtanare da quei 4 che tutto sono tranne poliziotti.
Postato giovedì, 24 gennaio 2013 alle 09:51 da man Bisogna allontanare dalla Polizia di Stato chi infanga le divise che indossa!!!
E’ necessario spedire in galera chi commette reati con indosso divise di Tutori dell’Ordine!!!
In caso contrario i cittadini perderanno la fiducia nella possibilita’ di ottenere una Giustizia in questo Paese!!!
Postato giovedì, 24 gennaio 2013 alle 14:19 da RITA Non esistono parole oltre quelle che tu hai usato …………… solo un grido, il solito grido…. GIUSTIZIA vera per Federico Aldrovandi !!!
Postato giovedì, 24 gennaio 2013 alle 15:55 da Rolando Aldrovandi Forza Patrizia! Federico e’ accanto a Te!!!
Postato venerdì, 25 gennaio 2013 alle 11:48 da Carolina Ferrarini Patrizia, come si dice qua da noi in romagna: te’ bota! (tieni duro!) che la RAGIONE è sempre stata dalla tua parte.
Postato venerdì, 25 gennaio 2013 alle 19:07 da Paolo Patrizia cara, per quanto tutto questo ti possa mortificare, cerca di ricordare che non sei sola… la vita moderna spesso ci allontana ma tutti noi che abbiamo amato Federico anche senza conoscerlo, non ci dimenticheremo mai di voi!! Giustizia per Federico!!!
Postato sabato, 26 gennaio 2013 alle 12:50 da andrea gori Non so cosa accadrà…
per una piccolissima giustizia, quasi una carezza al cielo e al significato meraviglioso di cosa possa significare la vita di un figlio. Di tutti i figli.
Da La Repubblica di oggi 26 gennaio 2013, a firma di Luigi Spezia
Aldrovandi, chiesto il carcere per i quattro poliziotti
Dura requisitoria nell’udienza al Tribunale di sorveglianza, lunedì il verdetto
LA PROCURA generale vuole che i quattro poliziotti che hanno ucciso Federico Aldrovandi vadano in carcere. Nonostante l’accusa sia di omicidio colposo per eccesso di mezzi di contenzione, e non di omicidio volontario, il sostituto procuratore generale Miranda Bambace, nell’udienza camerale davanti al Tribunale di sorveglianza, ha chiesto con una requisitoria molto dura che venga applicata la pena più pesante e che per Monica Segatto, Luca Pollastri, Paolo Forlani ed Enzo Pontani si aprano le porte del carcere. Troppo grave il loro comportamento per avere misure alternativve. I quattro agenti sono stati condannati in via definitiva nel giugno scorso dalla Cassazione a tre anni e sei mesi, ma siccome tre anni sono stati annullati per l’indulto, per il pg gli agenti dovranno passare i prossimi sei mesi in cella. Gli avvocati hanno chiesto invece l’affidamento ai servizi sociali o in subordine gli arresti domiciliari. Il deposito della sentenza del Tribunale di sorveglianza presieduto da Francesco Maisto è atteso per lunedì. Solo la posizione di Pontani sarà giudicata il prossimo 26 febbraio, per un rinvio dovuto ad un vizio di notifica. Comunque, sembra chiaro che l’accusa tratta tutte le quattro posizioni allo stesso modo per la morte di Federico, avvenuta il 25 settembre 2005 quando una pattuglia lo fermò in strada a Ferrara al ritorno da una discoteca e non fu capace di bloccarlo se non facendolo morire. Una testimone disse di averlo visto picchiare da un agente mentre era già steso a terra. La dura requisitoria del procuratore Bambace ha colto di sorpresa gli avvocati difensori, come Gabriele Bordoni che difende Forlani. “E’ sconcertante e assolutamente anomalo che in un processo di applicazione della pena per un omicidio colposo l’accusa continui a mantenere un atteggiamento così severo – dice il legale – Sono passati sette anni dai fatti e continua lo stesso atteggiamento che è stato tenuto per tutto il processo penale. Si tratta di un delitto colposo e di una pena a sei mesi. Che cosa verrebbe chiesto nel caso di un omicidio volontario? Ma la mia impressione è che vogliano considerarlo proprio così, anche se non lo è”. L’agente Forlani ai giudici ha ribadito il suo pentimento e ha dato la sua disponibilità, nel caso di affidamento ai servizi sociali, a fare le azioni riparatorie che gli venissero chieste. Il primo giorno di udienza, il padre di Federico, Lino Aldrovandi, vigile urbano a Ferrara, disse che i 6 mesi di carcere sarebbero “un segnale positivo e di trasparenza. Un monito per chi con la divisa abbia a commettere fatti simili. Secondo me ci sono gli estremi per il carcere, ma non me lo aspetto. Il messaggio che arriva dalle tre sentenze di condanna è che comunque queste persone non devono più vestire la divisa”. Cosa che succederà sicuramente almeno per i prossimi sei mesi.
Postato sabato, 26 gennaio 2013 alle 15:22 da aldro “Si tratta di un delitto colposo e di una pena a sei mesi. Che cosa verrebbe chiesto nel caso di un omicidio volontario?” Beh, verrebbe chiesto molto di piu’, ovviamente.
Postato sabato, 26 gennaio 2013 alle 19:19 da Antari Sono un vecchio giurista dei tempi nei quali la laurea era di chi la meritava: non capisco il senso del ragionamento (termine forse eccessivo, in quanto radicato in “ragione”, in latino “ratio”, evidentamente abusato nelle aule di parlamento e di giustizia) di Bordoni, sconcertato dalla durezza della severa requisitoria del pm Bambace.
“Sono passati sette anni dai fatti e continua lo stesso atteggiamento che è stato tenuto per tutto il processo penale. Si tratta di un delitto colposo e di una pena a sei mesi. Che cosa verrebbe chiesto nel caso di un omicidio volontario? Ma la mia impressione è che vogliano considerarlo proprio così, anche se non lo è”.
Mi sconcerta, di Bordoni, la congruenza delle premesse e l’incongruenza della conclusioni: proprio così, perché lo è.
La colposità del delitto è figlia della timidezza del pm del primo grado che ha determinato una tipologia benevola e irreale che, come rilevato da tutti i pm (compresa la Guerra che [non] indagava l’omicidio preterintenzionale) e i giudici dei tre gradi del processo madre e dei vari bis e ter, sconfinava proprio nel volontario: solo il colposo ha, infatti, precluso l’indagine sulle motivazioni del reato.
I sette anni trascorsi sono soltanto la testimonianza dell’incapacità della nostra amministrazione di rendere giustizia in un tempo congruo: chi si agita in questo settore, invece di invocarne benefici, si occupi di promuovere durate più adeguate alle attese dei cittadini e all’economia dello Stato.
Il pestaggio da parte di quattro adulti fino alla morte di un ragazzino diciottenne, solo, incensurato, disarmato, reca in sé la prova della volontarietà: nessun altro letale quattro contro uno al mondo sarebbe considerato omicido colposo.
La pena a sei mesi, poi, è meramente residuale, anche se già i 3 anni e mezzo dicono di una sentenza di primo grado, causa immodificabile di tutte le altre, irrazionalmente e illecitamente modesta: ma chi l’ha causata non l’ha impugnata.
Che almeno questi gentiluomini li passino in carcere.
Chissà poi che, oltre alle chiacchiere, il ministro Cancellieri, d’intesa con la collega Severino, riesca, ai margini del mandato, a rendere un provvedimento di giustizia dovuto ancor prima che promesso?
Postato sabato, 26 gennaio 2013 alle 19:32 da Giorgio Al Sig. Forlani, dopo quello che è stato scritto dai giudici di ben tre tribunali, viene chiesta una sola cosa: che si tolga la divisa. Questa è l’unica azione che può fare; non riparerebbe nulla, ma permetterebbe ai conuni cittadini di continuare ad aver fiducia del corpo cui appartiene.
Postato sabato, 26 gennaio 2013 alle 23:28 da un papà LO Stato deve distinguere dalle motivazioni della sentenza che non devono e non possone essere tutte uguali. Esempio se io durante il lavoro investo in retromarcia una vecchietta non può essere un omicidio colposo come quella dei 4 che ammazzano di botte ma “involontariamente” un povero cristo !!!!!! Se non succede nulla allora ci dobbiamo aspettare che i 4 inpuniti possono lavorare ed arrestare un Fabrizio Corona a 7 anni di galera ……..NON vi sembra che ci sia qualcosa che non quadra? LICENZIATELI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!SONO LA VERGOGNA DELLA POLIZIA PER TUTTO E TROPPE COSE CHE HANNO FATTO.
Postato domenica, 27 gennaio 2013 alle 00:39 da marco Federico è esistito, esiste ed esisterà sempre. Che non si illudano coloro i quali dicono basta, coloro che vorrebbero che questa storia venisse chiusa nel dimenticatoio, perchè noi saremo sempre qui a ricordare!!
Forza Patrizia, un abbraccio infinito.
Postato lunedì, 28 gennaio 2013 alle 10:44 da elena cari aldro, cami amici, a queste persone dovrebbe essere tolta la divisa per sempre!!!!!!! solo cosi sarebbe fatta giustizia oltre che il carcere!!! non ho parole……..
Vi abbraccio tutti quanti……..
Postato lunedì, 28 gennaio 2013 alle 12:15 da silvana Oltre la divisa bisognerebbe togliere, loro, la patria potesta’. Io non riesco a immaginare quali sani principi possano trasmettere alla loro prole tali soggetti. Ma, al di la’ di tale non marginale aspetto, ritengo che la politica sbagli enormemente a non cogliere l’occasione per dare un segnale, forte, verso questo genere di degenerazioni. In fin dei conti non serve promettere grandi rivoluzioni : basterebbe promettere piu’ responsabilita’ e serieta’ di tutte le Funzioni pubbliche e triplicare le pene a carico di coloro, che nell’esercizio delle loro funzioni pubbliche, commettano reato. Ne vedremmo delle belle! Ciao, Federico, ti voglio bene
Postato lunedì, 28 gennaio 2013 alle 19:52 da Giovanna Ultime notizie: 3 dei 4 saranno condotti in Carcere lo ha deciso il Tribunale, finalmente per Aldro giustizia è quasi fatta.
Postato martedì, 29 gennaio 2013 alle 16:19 da Falco Mi hanno detto “carcere”. E’ vero?
Postato martedì, 29 gennaio 2013 alle 16:33 da Emilia http://bologna.repubblica.it/cronaca/2013/01/29/news/per_la_morte_di_federico_aldrovandi_carcere_per_tre_degli_agenti_condannati-51496895/?ref=HREC1-4
Postato martedì, 29 gennaio 2013 alle 16:34 da Patrizia IN CARCERE.
Ha il sapore amaro di una sconfitta, 6 mesi di carcere… 6 mesi di carcere…
Quattro adulti contro un ragazzo. Un ragazzo solo, che proprio nel momento in cui aveva bisogno di adulti che lo aiutassero, ha subìto l’estrema ingiustizia di incontrarne quattro che gli hanno strappato la vita dalla carne indifesa.
Sei mesi di carcere sembrano, e sono, nulla al confronto dell’enormità del delitto compiuto.
Eppure la vostra, cari Patrizia e Lino, è una vittoria storica in questo Paese. Perché, aldilà del valore simbolico della pena, apre una breccia, lacera il maledetto muro di gomma che ci ha soffocato negli ultimi decenni.
Perché dimostra a tutti noi che c’è ancora speranza. Ma quanta lotta, quanta fatica, quante ingiustizie avete dovuto subire.
Per tutto questo, con le lacrime agli occhi e un dolore straziante, pur infinitesimo rispetto al vostro, io vi ringrazio.
Postato martedì, 29 gennaio 2013 alle 16:38 da Stefano E’ solo un briciolo di giustizia, peraltro ottenuto ad un prezzo altissimo di sofferenza, umiliazioni, tenacia da parte di una donna straordinaria.
Pur piccolo che sia, speriamo almeno che rappresenti il primo passo verso una giustizia giusta che non tolleri più situazioni e persone del genere.
Postato martedì, 29 gennaio 2013 alle 16:50 da Steve Quando ho letto l’art. su Estense.com ho pianto.
Un po’ di Giustizia, finalmente!! E ora: fuori dalla Polizia di Stato!!!
Federico, dolce angelo, riposa in Pace.
Abbraccio tutti, tutti i miei fratelli “in Fede” e i miei compagni di querele.
Un bacio alla leonessa Patrizia, uno al formidabile Lino ed uno al dolce Stefano. Vi amo.
Postato martedì, 29 gennaio 2013 alle 17:54 da Carolina Ferrarini http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2013/01/29/Aldrovandi-tre-poliziotti-carcere_8156716.html
Aldrovandi, tre poliziotti in carcere
Condannati con sentenza definitiva per l’uccisione del diciottenne a Ferrara nel 2005 durante un controllo.
Postato martedì, 29 gennaio 2013 alle 18:29 da Piero (storico) Li hannpo condannati a 6 mesi di carcere.
Gistizia è “fatta”.
Postato martedì, 29 gennaio 2013 alle 20:00 da nonno antonio Caso Aldrovandi, carcere per tre agenti
La decisione il Tribunale di sorveglianza di Bologna sul residuo di pena di sei mesi. La mamma di Federico: «Un segnale di civiltà»
BOLOGNA - Carcere per Paolo Forlani, Monica Segatto e Luca Pollastri, tre dei quattro poliziotti condannati in via definitiva a tre anni e sei mesi per l’uccisione di Federico Aldrovandi, il 18enne morto nel 2005 a Ferrara in un controllo di polizia. Lo ha deciso il Tribunale di sorveglianza di Bologna. Il pg Miranda Bambace aveva chiesto il carcere. I difensori avevano chiesto l’affidamento in prova ai servizi sociali, per il periodo di sei mesi, e in subordine i domiciliari. Sei mesi sono il residuo della condanna a tre anni e sei mesi per eccesso colposo nell’omicidio colposo, visto che tre anni sono coperti dall’indulto. Il 26 febbraio si discuterà del quarto poliziotto condannato, Enzo Pontani, rinviato per vizio di notifica.
IL TRIBUNALE - Da parte dei tre agenti condannati per il caso Aldrovandi «non si è dato registrare un atto concreto» che indichi «effettiva comprensione della vicenda delittuosa» e «presa di distanza dalla stessa». Poi, «nessuna manifestazione esplicita e concreta di resipiscenza; non un gesto anche solo simbolico nei confronti della vittima o dei suoi familiari, cui peraltro, il risarcimento è stato pagato solo dallo Stato; non un gesto di riparazione sociale, e tanto meno di ricordo manifesto e di monito rispetto al ripetersi di simili comportamenti da parte di altri». Lo scrive il Tribunale di Sorveglianza di Bologna in un passaggio che ritorna nelle tre ordinanze che respingono le istanze dei difensori di Monica Segatto, Luca Pollastri e Paolo Forlani: «Non riesce il tribunale ad individuare qualsivoglia elemento di meritevolezza atto a sostenere la concessione e poi la corretta fruizione, ai fini rieducativi dei benefici penitenziari, atteso che nessun percorso di rieducazione e recupero può in concreto ipotizzarsi». Rigettate le ipotesi: dall’affidamento, alla detenzione domiciliare fino anche a quella della semilibertà, regime incompatibile con l’attività di poliziotti. Segatto è ora addetta alla squadra di controllo e passaporti e vigilanza portuale alla Polizia di frontiera di Venezia; Pollastri è alla vigilanza alla questura di Vicenza; mentre Forlani, in servizio alla polizia di frontiera di Tarvisio-Udine, è in aspettativa per malattia dal giorno dopo la condanna in Cassazione.
LA MAMMA DI FEDERICO - La decisione del tribunale di Sorveglianza di Bologna, secondo Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, è «un segnale di civiltà». Contattata al telefono, la madre del ragazzo diciottenne morto durante un controllo di polizia, ha definito la notizia del carcere per tre dei quattro agenti condannati in via definitiva «un altro passo nella direzione giusta e un altro pochino di giustizia che arriva per Federico». «Credo - ha aggiunto - che il carcere sia una cosa giusta. Chi ha ucciso una persona merita la pena maggiore». L’auspicio, ora, è «che lo Stato si dissoci da loro. La Polizia non li merita, nessuno di noi li merita». Fabio Anselmo, avvocato della famiglia Aldrovandi, ha affermato: «È l’atto finale di un lungo percorso che non poteva avere, secondo giustizia, meta diversa».
IL PAPA’ - «Era quello che mi aspettavo, non posso dire di essere felice perchè la felicità mi è stata tolta da questi quattro individui il 25 settembre 2005». È il commento del papà di Federico Aldrovandi, Lino, che fa l’ ispettore di polizia municipale nel Ferrarese. «Penso che i giudici abbiano valutato attentamente tutta la vicenda e che abbiamo letto tutte le parole utilizzate da loro colleghi nei vari processi in questi sette anni - aggiunge Lino Aldrovandi -: sul mancato pentimento sono assolutamente d’accordo perchè nessuno ha mai rivolto parole di vicinanza a noi come famiglia o per Federico. I giudici hanno adottato una decisione estrema, bocciando i servizi socialmente utili: posso dire che avevo fiducia nei giudici, nelle istituzioni, non avevo personalmente dei dubbi. Credo che sopra a tutto abbiano valutato le grida di aiuto, inascoltate, di Federico di quella lontana mattina di sette anni fa. Dopo questa decisione ora non resta che attendere e sperare nell’ultima che dovrà venire dalle commissioni disciplinari delle varie questure: mi aspetto il licenziamento, come del resto è stato chiesto da uno dei sindacato di polizia, il Silp-Cgil che ci è sempre stato vicino».
LE REAZIONI POLITICHE - Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Libertà, su twitter ha scritto: «Alla famiglia di Aldrovandi un grande abbraccio: da loro in questi anni gesti e parole di grande dignità. Ora il nuovo Parlamento che verrà faccia diventare reato la tortura anche in Italia».
Postato martedì, 29 gennaio 2013 alle 20:31 da eleonora IN GALERAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Postato martedì, 29 gennaio 2013 alle 20:45 da cico http://liberazione.it/news-file/gia_presente_16076_23_Aldrovandi–carcere-per-tre-poliziotti.htm
Postato martedì, 29 gennaio 2013 alle 20:54 da aldro scusate ma non resistevo a veder stampigliata la notizia sul blog di Fede, Lino e Patrizia, se lo ritenete inopportuno, cancellatelo:
di Paola Benedetta Manca Cronologia articolo29 gennaio 2013
I poliziotti responsabili della morte del diciottenne ferrarese Federico Aldrovandi, condannati dalla Cassazione per omicidio colposo, entreranno in carcere. Anche se solo per sei mesi: la pena che rimane loro da scontare, tolti i tre anni cancellati dall’indulto. Il Tribunale di Sorveglianza di Bologna ha deciso così per Paolo Forlani, Monica Segatto e Luca Pollastri che all’alba del 25 settembre 2005 tolsero la vita ad Aldrovandi, in un parco nei pressi dell’Ippodromo a Ferrara, durante un’azione di controllo repressiva e violenta.
Con loro c’era anche un quarto poliziotto, Enzo Pontani, che sarà giudicato a fine febbraio. A decidere se radiare dal servizio gli agenti o se semplicemente sospenderli, saranno invece i consigli provinciali di disciplina delle questure del Nord Italia, dove i quattro sono in servizio. Con il provvedimento di carcerazione, però, un licenziamento definitivo diventa più probabile. «È l’atto finale di un lungo percorso che non poteva avere, secondo giustizia, mèta diversa», commenta Fabio Anselmo, difensore della famiglia. «Ora il mio pensiero va a Patrizia e Lino, Ilaria Cucchi e Lucia Uva. Questo è un segnale che la giustizia è uguale per tutti». Patrizia Moretti e Lino Aldrovandi sono i genitori di Federico. «Non so se ridere o piangere», dice la madre. «È dall’appello del 2009 che aspetto che gli assassini di mio figlio vadano in carcere. È stato fatto un piccolo passo verso la giustizia. Spero che i colpevoli vengano presto licenziati. Chi uccide un ragazzino indifeso non è degno di portare la divisa». «Questa sentenza non ci rende felici perché Federico, comunque, non ce lo potrà mai restituire nessuno, ma siamo soddisfatti e spero che sia di monito a tutte le forze dell’ordine», commenta il padre del ragazzino ucciso.
Il Tribunale, presieduto dal giudice Francesco Maisto, ha respinto il ricorso degli avvocati dei condannati, che avevano chiesto il loro affidamento in prova ai servizi sociali per i sei mesi da scontare o, in alternativa, gli arresti domiciliari. Entrambe le richieste sono state respinte. Alla base delle decisioni del Tribunale, due motivazioni sopra tutte: gli agenti delle volanti nell’intervento per bloccare Federico Aldrovandi violarono una serie di protocolli. Ad esempio usarono i manganelli sul ragazzo con tale forza da romperli, mentre il loro utilizzo non è previsto in situazioni del genere. In secondo luogo non hanno mai mostrato dispiacere o pentimento per la morte del giovane e anzi, uno di loro, Paolo Forlani, ha anche insultato la madre di Aldrovandi. Di recente ha chiesto scusa per quest’ultimo affronto ma mai per la morte di Federico. La Corte di Cassazione, nel pronunciare a giugno la condanna definitiva per i quattro agenti, ha parlato nelle sue motivazioni di condotta «sproporzionalmente violenta e repressiva». Gli arresti dei tre poliziotti avverranno, secondo le indiscrezioni, già nelle prossime ore.
Postato martedì, 29 gennaio 2013 alle 21:09 da red Cari Lino e Patrizia, ho seguito la viceda passo passo, a tratti con il cuore in gola e le lacrime agli occhi. Le mie parole non suonano nuove…ma questo è l’unico mezzo che ho a disposizione per sentirmi vicino alla vostra famiglia.
Ho letto ora l’ultimo aggiornamento…che dire? E’ una storia triste per tutti e non è questione di vincitori e vinti…chi non ha dimostrato anche il minimo segno di pentimento deve ravvedersi ed il carcere è una misura più che appropriata…avanti fino alla radiazione! Lo spero per voi…ma sopra ogni cosa lo si deve a Federico…
Postato martedì, 29 gennaio 2013 alle 21:14 da un papà Hei! Rolando! Il tuo”Alle patrie galere! Si è’ avverato!!! Un bacio! Carolina
Postato martedì, 29 gennaio 2013 alle 21:19 da Carolina Finalmente un briciolo di giustizia! Quando l’ho saputo, mi sono commossa tanto…..Oggi 29 gennaio 2013, un giorno che ricorderò per sempre.
Ciao Federico TI VOGLIO BENE!
Postato martedì, 29 gennaio 2013 alle 21:22 da elena 29 gennaio 2013- ore 20,25 -riferisco, in diretta, travolto dal disgusto, quanto recitato testualmente, 2 minuti fa, dal vomitevole Tg5, riferendosi al “caso” Aldrovandi: “ragazzo morto ad un posto di blocco in circostanze mai del tutto chiarite”; sarebbero da querela immediata ma prevalga ,per oggi, la confortante notizia positiva.
Postato martedì, 29 gennaio 2013 alle 21:35 da red Avevo 16 anni quando un poliziotto mi ha sparato alla schiena mentre ero in moto e sono salvo per miracolo dopo aver subito moltissimi interventi e tre anni di calvari ospedalieri. Questa storia mi ha quindi toccato particolarmente. Nel mio caso il poliziotto non si e’ fatto il carcere grazie all’amnistia ed anche questa condanna, seppur attesa, non e’ a mio avviso equilibrata e avrebbero meritato molto peggio. Purtroppo l’Italia e’ il pase delle delusioni giudiziarie.
R.I.P. Federico, tu sai che la giustizia Divina farà il Suo corso.
Postato mercoledì, 30 gennaio 2013 alle 00:53 da Dodicesimo non ci deve essere amnistia,per questi delitti,e nel tal caso specifico,di chi indossa una divisa,invece di proteggere si tramuta in agressore,non è la 1 storia che vedo o sento(DIAZ Ecc.)ho avuto a che fare con simili individui se cosi si possono definire,”invertebrati” senza un cuore o un cervello,che nella loro vita il senso finale,è solo un fallimento.
Postato mercoledì, 30 gennaio 2013 alle 05:41 da sergio Da parte dei tre agenti condannati per il caso Aldrovandi «non si è dato registrare un atto concreto» che indichi «effettiva comprensione della vicenda delittuosa» e «presa di distanza dalla stessa». Poi, «nessuna manifestazione esplicita e concreta di resipiscenza; non un gesto anche solo simbolico nei confronti della vittima o dei suoi familiari, cui peraltro, il risarcimento è stato pagato solo dallo Stato; non un gesto di riparazione sociale, e tanto meno di ricordo manifesto e di monito rispetto al ripetersi di simili comportamenti da parte di altri». Lo scrive il Tribunale di Sorveglianza di Bologna in un passaggio che ritorna nelle tre ordinanze che respingono le istanze dei difensori di Monica Segatto, Luca Pollastri e Paolo Forlani: «Non riesce il tribunale ad individuare qualsivoglia elemento di meritevolezza atto a sostenere la concessione e poi la corretta fruizione, ai fini rieducativi dei benefici penitenziari, atteso che nessun percorso di rieducazione e recupero può in concreto ipotizzarsi».
Per il Tribunale di Sorveglianza, quindi, i tre condannati ritengono ancora di aver agito nel giusto e ripeterebbero tutto quanto hanno fatto.
Adesso hanno sei mesi in cui potranno meditare e redimersi.
Nel frattempo dovranno anche trovare un altro lavoro, perchè con le premesse di cui sopra, lo Stato DEVE fare in modo che queste persone non ripetano più i gesti che li hanno fatti condannare.
Postato mercoledì, 30 gennaio 2013 alle 11:05 da un papà sei mesi per chi ha ucciso un giovinetto 18enne sono assai pochi. Come abbia potuto, poi, la pena per fatti così gravi essere oggetto di indulto…bah…Già in altre occasioni si è stabilito che la polizia è inaffidabile. Spero che i carabinieri non siano egualmente compromessi. Il governo dovrebbe smettere di assumere in polizia e, un pò alla volta, andare verso una consistente riduzione di questo corpo. Trovando un modo sicuro, controllatissimo, di reclutare negli altri. Non vedo soluzione diversa. La polizia, dopo la sindacalizzazione, la smilitarizzazione, l’ingresso delle donne, è peggio di prima.
Postato mercoledì, 30 gennaio 2013 alle 16:28 da angelo Purtroppo in tutti i reparti, organizzazioni esistono degli infiltrati d’animo deliquenziale ed il povero federico è stato vittima di scheggie impazzite… che piuttosto onorare la divisa che portano si sono macchiati del più atroce delitto… mi domando se potranno mai vivere il resto dei loro anni in serenità!
Postato mercoledì, 30 gennaio 2013 alle 19:21 da Fausto Il solo pensare i 3 (+1) cuccioli di m. non in circolazione e al sicuro in una solida gabbia rasserena e tonifica gli animi; se poi anche i loro trolls in libertà, difensori degli indifendibili, girano alla larga da blog………….
Postato mercoledì, 30 gennaio 2013 alle 21:42 da red Come si possono condannare a soli tre anni e sei mesi degli assassini in divisa?La vita di un ragazzo 18enne vale meno delle foto ricatto di Corona visto che a quest’ultimo gli hanno dato 7 anni!Vorrei vedere se ci fosse stato il figlio del giudice al posto di Federico se la condanna sarebbe stata così leggera!Mi auguro che in carcere ci pensi qualcun’altro a fare giustizia come si deve.Tutto il mio affetto alla mamma e anche la mia comprensione se deciderà di farsi giustizia da sè,tanto per omicidio danno solo 3 anni e 6 mesi.
Postato mercoledì, 30 gennaio 2013 alle 21:56 da Maria Teresa Parisella E se non li licenziassero? Secondo voi come potrei avere fiducia nella giustizia,nelle forze di polizia,in coloro che ci governano?
Postato giovedì, 31 gennaio 2013 alle 10:34 da Fiamma Schiavi Questo è il Paese, culla del diritto, che commina cinque anni di galera al paparazzo Corona che rilascia anche la fattura alla “vittima dell’estorsione”. Detto ciò, ogni commento ulteriore pare inutile.
Postato giovedì, 31 gennaio 2013 alle 13:25 da red canziano Un poco di giustizia finalmente!!!! Ora però ci aspettiamo che questi individui non vestano più un divisa!!!!!!!!!!! Coraggio Patrizia sei grande il mio pensiero va ad Aldro un abbraccio
Postato venerdì, 1 febbraio 2013 alle 11:45 da pepa50 mi continuo a chiedere se esiste un limite alla barbarie degli esponenti politici.
“Sfrutta la tragedia del fratello”Dure critiche contro la scelta della sorella di Stefano di candidarsi con Rivoluzione civile: “In Italia si costruisce una carriera politica”. Poi sulla vicenda: “Il giovane è stato picchiato dagli spacciatori. Gli agenti sono poveri cristi massacrati da quattro anni”. La replica della capolista: “È lui che specula”Lo leggo dopo
ROMA - “È evidente che Ilaria Cucchi sta sfruttando la tragedia del fratello”. Carlo Giovanardi, ospite della trasmissione “24 Mattino” di Radio24, non usa mezzi termini e critica con parole dure la scelta della sorella di Stefano Cucchi di candidarsi nelle liste di Rivoluzione civile. “Come succede sempre in Italia su fatti come questi - ha detto ancora Giovanardi -, si costruisce una carriera politica e la sorella è diventata capolista di un partito. Era evidente che sarebbe finita così. Suo fratello è una vittima, era una persona malata, ha tentato più volte di recuperarsi, ha avuto una vita difficile da tossico e spacciatore. Ma da questo alla Provincia di Roma che gli voleva intitolare le scuole come se fosse un esempio ai giovani, non ci sto. È come con Carlo Giuliani: certo Giuliani è una vittima, poveretto. Ma si possono intitolare a lui le sale del Parlamento? Io dico no, perché quando è morto stava per ammazzare tre carabinieri”. Botte solo da spacciatori. Giovanardi, che già in altre occasioni aveva suscitato polemiche per i suoi giudizi severi sulla vicenda Cucchi, ha proseguito:”Tutte le perizie arrivano alla conclusione che non c’è nessuna relazione tra la morte di Cucchi ed eventuali percosse subite. Cucchi era stato ricoverato in ospedale precedentemente 17 volte per percosse, lesioni e fratture subite dai suoi amici spacciatori. Tre poveri agenti di custodia sono massacrati da quattro anni perché dappertutto è stato detto che lui è stato massacrato di botte e il processo invece sta dimostrando il rovescio, cioè che è morto perché era debole, aveva una serie di patologie. Ha fatto lo sciopero della fame e i medici, invece di curarlo, l’hanno lasciato morire prendendo per buona la volontà di una persona che non sapeva gestirsi”. Gli agenti sotto processo sono per Giovanardi “tre poveri cristi che lavorano per 1.200 euro al mese e subiscono un processo su un’accusa costruita sul nulla”.
La replica di Ilaria. La sorella di Stefano Cucchi non vuole commentare le parole di Giovanardi ma, ai microfoni di Repubblica Tv, ribatte che non è lei a voler sfruttare la vicenda a fini elettorali, semmai lo fa chi la accusa. E si scaglia contro il mondo politico, accusandolo di aver ‘pilotato’ il processo e di interferire sulla giustizia.
Le reazioni. “Giovanardi si dovrebbe vergognare. Le sue parole sono gravi e inaccettabili e offendono la memoria di Stefano Cucchi. Chieda immediatamente scusa alla famiglia che ha già sofferto abbastanza. Pretendiamo scuse pubbliche, soprattutto perché è intollerabile che un rappresentante delle istituzioni possa pronunciare frasi così terrificanti, ignobili e insensibili. Esprimiamo piena solidarietà e vicinanza a Ilaria e a tutta la sua famiglia”, è stata la reazione del leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, all’attacco di Giovanardi, mentre il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, tra i fondatori di Rivoluzione civile, ritiene le parole usate nell’intervento “ignobili” il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, tra i fondatori di Rivoluzione civile.
Postato venerdì, 1 febbraio 2013 alle 18:25 da red Giovanardi ogni volta che apre la bocca arieggia intorno…. .Perdonate la volgarità ma sono troppo inc…
Postato lunedì, 4 febbraio 2013 alle 14:33 da Fiamma Schiavi Mi unisco alla famiglia di Federico in un abbraccio infinito. Non oso nemmeno immaginare quanto possa aver passato in questi anni: la sofferenza, l’angoscia, la delusione, la frustrazione, l’umiliazione… Viviamo in un mondo che procede al contrario, dove ciò che dovrebbe essere ovvio come una condanna pesante a degli assassini e la loro radiazione dalle forze dell’ordine viene messo in discussione in un modo quasi ordinario, ingenuo e banale… so che per chi ha lottato tanto sono importanti i 6 mesi di reclusione dati agli aguzzini, ma non riesco a essere felice di ciò: questa società priva di etica, valori e Giustizia ci costringe ad accontentarci delle briciole, a gioire per il riconoscimento nemmeno lontanamente parziale di un diritto sacrosanto come veder punito chi ha commesso un crimine. Non riesco ad esser felice di una sentenza che assegna solo 3 anni e mezzo a persone che VOLONTARIAMENTE uccidono senza pietà e senza pentimento una persona innocente. Che amarezza… Speriamo solo che la storia di Federico diventi un precedente importante per far sì che tragedie simili divengano più rare e/o più giustamente punite/gestite. Ai 4 aguzzini auguro carcere nonchè successivo licenziamento, ma ancor più auguro abbiano la possibilità di un reale pentimento e di una vera conversione. Rendersi conto di cosa hanno fatto potrebbe essere la loro vera pena negli anni a venire e, magari, stimolo per redimersi e divenire persone migliori.
Ancora un abbraccio a chi ha amato Federico. Siete un esempio per tutti.
Postato domenica, 10 febbraio 2013 alle 23:03 da Silvia Ciao ho letto sui giornali e seguito in tv, come tanti italiani, la vicenda di Federico Aldovrandi. Per prima cosa colgo l’occasione per esprimere la massima e sincera vicinanza alla famiglia che giustamente persegue la verità… e proprio per questa VERITA Vorrei solo sapere come mai quella maledetta notte gli “AMICI” di Federico anzichè accompagnarlo a casa, visto lo stato di alterazione in cui si trovava, hanno pensato bene di lasciarlo a qualche chilometro di distanza? Nessuno ne parla, si indigna o altro per questo vile comportamento…. Se mio figlio 18nne esce con amici pretendo che rientri insieme a loro… e non che lo lasciassero a qualche chilometro da casa specialemente se avesse bevuto qualcosa… se Federico fosse stato accompagnato a casa tutto il resto non sarebbe accaduto.
Postato venerdì, 15 febbraio 2013 alle 01:40 da Beppe Leggendo i vostri commenti deduco che abbiate tutti letto gli atti del processo circa 18.000 pagine che neanche il giudice più incallito ha avuto tempo di sfogliare. Giustizia è fatta??? Mi auguro che questo basti alla famiglia… ma non credo… la giustizia per voi eletti, giudici, inquisitori, può essere solo una la decapitazione dei quattro poliziotti. BASTA??? non ancora, ormai la vostra spasmodica ricerca della verità non vi fa vedere oltre il vostro naso. La famiglia posso capirla ed è giusto che ricerchino la verità e giustizia ma andare oltre non è altro che istigare l’odio per chi indossa una divisa.
Postato venerdì, 15 febbraio 2013 alle 02:14 da Francesco Assimilare la morte di un persona per incidente stradale all’omicidio di Fede da parte del branco ed addossarne la colpa ai suoi amici è semplicemente infame; per non parlare di quel’amico dei 4 che vorrebbe costringere (forse col manganello?’) la famiglia di Federico e tutti gli amici del blog a pronunciare la parola “fine”; reitero a costoro l’invito a guardare le foto di Fede dopo il trattamento.
Postato lunedì, 18 febbraio 2013 alle 20:13 da red Bravo Red!
Vergogna sig. Beppe, che dopo ha scritto molto di peggio, e Francesco: l’odio verso la divisa lo istiga chi la insanguina con sangue innocente, mentre gli amici lo hanno lasciato dove lui ha preteso per farsi, come sempre, una passeggiatina serena fino a casa… ma quella era un’alba nuvola, ancora buia e piena di mostri in agguato.
E non tema: la decapitazione da essi stessi coraggiosamente applicata a un ragazzino reo di tornare a casa da solo, loro non la rischiano. Grazie alla timidezza del primo pm, se la caveranno con qualche giorno di sala di attesa di carcere, che in pratica non sconteranno mai.
Visti i precedenti, non vorrei essere nei panni di eventuali compagni di stanza, salvo che, magari, non saranno gli eroi del quattro contro uno…
Postato martedì, 19 febbraio 2013 alle 20:58 da Giorgio Francesco: da cio’ che dici, abbiamo la conferma che tu si, sei tu a non avere letto le pagine delle motivazioni delle sentenze in primo, secondo e in terzo grado!!!
I tuoi amici sono COLPEVOLI dell’OMICIDIO di FEDERICO che, senza il loro “aiuto” ora sarebbe ancora qui VIVO!!!
Postato mercoledì, 20 febbraio 2013 alle 12:59 da Giustizia Succede anche a Giava…..
Il pittore monzese morto dopo il carcere a Giava
Quattro mesi di cella, malato e disidratato Indonesia - Andrea Sorteni, 49 anni, fermato per un falso allarme in aereo
Quattro mesi di cella, malato e disidratato MILANO - Diceva di lei: «È il mio karma». Il suo amore orientale: «Ho fatto la mia scelta». Maya, sua moglie da quattro anni. Occhi neri, profondi, di una bellezza abbagliante e misteriosa. Accanto a lei, sull’isola di Giava, è iniziata la storia della morte di Andrea «Arde» Sorteni, 49 anni, monzese, pittore amato da collezionisti dell’alta borghesia italiana e francese. Il 14 ottobre scorso «Arde» e Maya devono imbarcarsi su un aereo. C’è un disguido col biglietto. Lei non può partire. Lui insiste, briga, si arrabbia. Poi (stando a quel che spiega la polizia locale) «Arde» chiama la compagnia Lion Air e dice che sul volo Jt568 c’è una bomba. Tre giorni dopo lo arrestano. Forse pesa un precedente: nel 2002 venne tirato dentro le indagini su un attentato di Al Qaeda in Indonesia (202 morti). Non c’entrava. Sta di fatto che nell’ottobre scorso Sorteni finisce in una prigione di Yogyakarta. Ne esce quattro mesi dopo in condizioni disastrose. Ammalato, disidratato, stremato. Muore in ospedale all’una mezza di lunedì pomeriggio.
Postato giovedì, 21 febbraio 2013 alle 10:48 da silvia Pur tra tante difficolta’ grazie alla tenacia della famiglia Aldrovandi la verita’ su quanto accaduto e’ stata acclarata , certo salta agli occhi la mitezza della pena e probabilmente parlare di omicidio colposo nella fattispecie lascia perplessi un po tutti .
Concordo con francesco nel sostenere che buon senso voglia che per dare giudizi tecnici cosi particolareggiati e definitivi bisognerebbe avere un minimo di nozioni giuridiche e soprattutto aver letto tutti gli atti del processo cosa che credo abbiano fatto solo i magistrati interessati , altrimenti si corre il rischio di fare affermazioni superficiali per non dire altro.. come chi parla di eventuali responsabilita’ degli amici di Federico o chi , ancora peggio a mio avviso, parla addirittura di omicidio volontario con annesso movente … quando se non erro le volanti sono intervenute non su loro iniziativa ma su richiesta pervenuta sul 113 .
E a per richiamare il concetto di ” minima conoscenza giuridica ” per poter valutare i fatti il termine ” colposo ” si riferisce a condotta per ” negligenza , imprudenza ed imperizia ” e non a sbadataggine o sfortuna.. affermo questo non per sminuire le evidenti gravissime responsabilita’ che , a mio parere , dovrebbero culminare con la destituzione dei 4, ma perche’ si corre l’evidente rischio di strumentalizzare la vicenda per istigare disprezzo verso un istituzione fondamentale e generalmente ben vista nella nostra disastrata nazione, a conferma di quanto dico ho letto chi proponeva addirittura lo scioglimento della Polizia.. che dire… senza parole…
Postato venerdì, 22 febbraio 2013 alle 15:49 da Rosa ……dichiara di rimanere spesso…..senza parole, ma in realta’ continua a sproloquiare e purtroppo sempre qui, sul blog di Fede e solo di Fede.
Postato sabato, 23 febbraio 2013 alle 01:14 da red E’ da non credere come questa sedicente ‘Rosa’, con il linguaggio piu’ appropriato, con ton o accomodante e partecipe del dolore della famiglia, si permetta di fare affermazioni a dir poco schifose, in secondo piano rispetto ad altre scritte ‘per gentile concessione’ ma che sono quelle che la interessano di piu’.
Di potere ribadire e scrivere pubblicamente.
Fortunata che la famiglia di Federico le da’ spazio, questo e’ il loro blog.
Calma …rilassiamoci…
Postato domenica, 24 febbraio 2013 alle 02:10 da Anonimo Vero, verissimo: scrivere 17 insulse righe senza capo né coda per accorgersi, infine ma troppo tardi, di essere senza parole. E meno male…
Critica, aprioristica, delle mie espressioni senza conoscere, lei/lui sì, atti, fatti e verbali di udienza.
Io li ho letti, dopo essere intervenuto in udienza e aver parlato, davanti a testimoni, con il primo pm che ha testualmente riposto, alla domanda sul perché della derubricazione, “Se avessi insistito con il preterintenzionale, oggi non saremmo qui (a processo)”: scelta strategica, quindi, non convinzione maturata su indagini e prove, opzione timida, che ha condizionato, positivamente solo per i colpevoli, anche la tipologia di reato fino al giudicato.
Sostanziale, determinante la differenza tra la sua “negligenza, imprudenza ed imperizia” e la mia “sbadataggine o sfortuna”: roba da manuale di diritto penale, che io non ho avuto bisogno di consultare, dato che i testi di giurisprudenza, a proposito di “minima conoscenza giuridica”, li ho studiati per quattro anni e applicati per quaranta, con successo testimoniato da tutti, superiori, collaboratori e dipendenti.
Lo scioglimento della Polizia: potrebbe essere un’idea risolvente, considerati i casi di malapolizia fin troppo ricorrenti e indifferenti ai precedenti. D’altro canto esistono altri corpi - militari, che è un pregio per la formazione dello spirito di servizio e non di violenza e arroganza sulla quale sono fondati - che si occupano, con profitto e rispetto dei cittadini, di ordine pubblico.
Chi è capace di intendere…
Postato domenica, 24 febbraio 2013 alle 11:52 da Giorgio Per una volta concordo con Red , il blog e’ dedicato alla memoria di Federico Aldrovandi , per le invettive , spesso gratuite ed infondate, rivolte alle F.d.O. in generale ci sono ben altri siti che sicuramente conosci…
Postato domenica, 24 febbraio 2013 alle 17:13 da Rosa Abbiamo qui fior di giuristi e politici, antagonisti e focolarini….meno male, la loro profondità di speculazione ha dato luogo, come è noto a tutti, alla vittoria della giustizia. Senza i loro contributi non avremmo avuta la stella polare per la verità. In realtà, fuori di metafora, quell’invocazione mai ascoltata del tenore” rilassiamoci” la dice lunga su chi è vuol fare il realista più del re…….
Ma fatela finita, con queste polemiche inutili….
Postato mercoledì, 27 febbraio 2013 alle 15:50 da rosamaria Ci mancava l’autocelebrazione del ” giurista dei tempi che furono ” che parla come avesse avuto accesso a tutti gli atti del processo e che propone come idea “risolvente” lo scioglimento della Polizia … cmq concordo con Rosamaria solo polemiche inutili…
Postato mercoledì, 27 febbraio 2013 alle 22:49 da Rosa ….e continuamente si estrae il cartellino rosso (”red”) a fronte delle solite invettive sparate in aria e alla cieca….è necessario, anche per la famiglia del giovane, un punto di vista condiviso meno radicale e più ragionato. Reiterare questi argomenti non giova più ad alcuna causa. E sarebbe anche ora di piantarla di ridurre certe gravi questioni al tifo becero da curva sud…. Il limite enorme di questi blog è appunto fare processi e giudicare “il giudicato” su queste colonne senza freni….un po’ di maturità gioverebbe a miglior causa.
Postato lunedì, 4 marzo 2013 alle 11:56 da peppe servillo ciao a tutti io sono una persona di 45 anni vivo a bologna e o un terrore dei poliziotti e carabinieri di bologna o svolto una denuncia x dei omicidi e di certe persone che mi anno fatto del male e lio denunciato e non o ottenuto nulla io temo x la mia vita e x il male che mi possono fare usando la giustizia scorrettamente io informo voi che gia avete assistito alla storia di federico io temo molto x la mia vita e chiedo ad un magistrato di sentirmi io o molta paURA DI QUESTE PERSONE CHE PORTANO LA DIVISA NON TI PERMETTONO DI PARLARE CON IL. P. G E CHIEDO A VOI DI AIUTARMI O AVUTO MOLTE INGUSTIZIE IO MI CHIAMO CIRO DE ANGELIS ABITO IN CENTRO DI BOLOGNA IL MIO NUMERO TELEFONICO 3208335196 IO VOGLIO SOLO AVERE UN COLLOQUIO CON CHIEDO AIUTO
Postato domenica, 7 aprile 2013 alle 02:09 da ciro ciao a tutti io sono una persona di 45 anni vivo a bologna e o un terrore dei poliziotti e carabinieri di bologna o svolto una denuncia x dei omicidi e di certe persone che mi anno fatto del male e lio denunciato e non o ottenuto nulla io temo x la mia vita e x il male che mi possono fare usando la giustizia scorrettamente io informo voi che gia avete assistito alla storia di federico io temo molto x la mia vita e chiedo ad un magistrato di sentirmi io o molta paURA DI QUESTE PERSONE CHE PORTANO LA DIVISA NON TI PERMETTONO DI PARLARE CON IL. P. G E CHIEDO A VOI DI AIUTARMI O AVUTO MOLTE INGUSTIZIE IO MI CHIAMO CIRO DE ANGELIS ABITO IN CENTRO DI BOLOGNA IL MIO NUMERO NO NON LO MAI SCRITTO CHIEDO AIUTO E UN CASO SERIO AIUTATEMI GRAZIE NON O MAI SCRITO PRIMATELEFONICO 3208335196 IO VOGLIO SOLO AVERE UN COLLOQUIO CON CHIEDO AIUTO
Postato domenica, 7 aprile 2013 alle 02:12 da ciro Questa mattina ho ascoltato per radio gli ultimi aggiornamenti sul caso di Federico. C’è un particolare su cui vorrei richiamare l’attenzione, sebbene potrebbe (sottolineo: potrebbe) trattarsi di un futile pelo da uovo. Alla radio, RAI RadioUno, Federico è stato presentato come “il ragazzo morto in seguito a percosse da parte di agenti di Polizia”. Federico, però, non è semplicemente “un ragazzo morto”, sebbene “in seguito a percosse”; Federico è un ragazzo che è stato deliberatamente ucciso, dai quattro agenti di Polizia. Ora, io non sono un penalista e nemmeno un magistrato, ma se siamo in quattro a picchiarti e il tuo cuore presenta un solo livido, è solo uno il ginocchio che ti ha ucciso. Ripeto: che ti ha ucciso, e non, come dice la RAI, per il quale sei morto. Ed è solo uno, quindi, l’assassino. Gli altri tre? Per quanto semplici complici, essendo tutti pubblici ufficiali nell’esercizio della funzione, il nostro Codice Penale contiene adeguati provvedimenti, ben diversi dai residui sei mesi ancora da scontare. Come nota a margine, con tutto il dovuto rispetto per la differenza fra giustizia e vendetta, fossi io il direttore del carcere, di quei 180 giorni, un paio di settimane le avrei riservate alla custodia nel braccio dei criminali comuni: albanesi, marocchini, spacciatori e quant’altro. Non per giustizia, come già detto, e nemmeno per vendetta, ma semplicemente perchè non sarebbe stata affatto una brutta idea.
Postato martedì, 23 aprile 2013 alle 14:17 da Guerre Giudaiche Scrivi un commento