Source: http://questionegiustizia.it/speciale/2019-1
Timestamp: 2019-11-18 11:51:40+00:00
Document Index: 62075057

Matched Legal Cases: ['art. 52', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', '§3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 10', 'art.17', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 1']

QUESTIONE GIUSTIZIA - Speciale 1/2019
La Corte Edu: un giudice a Strasburgo
Dopo Brighton, il riconfigurarsi dei rapporti tra Corte Edu e giurisdizioni nazionali ha visto uscire rafforzati il principio di sussidiarietà e il margine di apprezzamento degli Stati, che talvolta hanno avversato le sentenze dei giudici di Strasburgo riducendone l’efficacia. Eppure, proprio nell’assenza di una sovranità europea, la dimensione aperta e plurale che legittima l’azione della Corte prende corpo – e si attualizza – lungo il confine sfumato esistente tra politica, società e diritto internazionale.
Il saggio propone alcune imprescindibili chiavi di lettura della Convenzione: il principio della sussidiarietà, che fa della Corte Edu un organismo di supervisione piuttosto che di revisione; l’interpretazione della Convenzione; le cosiddette obbligazioni positive dello Stato; il significato autonomo delle parole ed espressioni della Convenzione; il principio della proporzionalità; il cosiddetto margine di apprezzamento.
Il presidente della Corte europea dei diritti dell’uomo traccia le linee fondamentali dell’attività della Corte negli ultimi venti anni, soffermandosi sulle riforme intraprese e sui risultati ottenuti.
L’autore ripercorre alcuni aspetti del lavoro della Corte europea mettendo in evidenza differenze metodologiche rispetto a quello di un giudice nazionale di civil law, e menziona caratteristiche strutturali della Corte e specificità della sua giurisprudenza, segnalando tendenze negative rispetto sia al ruolo unificante sul piano europeo che dovrebbe esser proprio della Corte, sia rispetto alla crisi di efficacia rispetto al sistema del ricorso individuale per la protezione dei diritti e delle libertà fondamentali.
Si esaminano le disposizioni del Trattato di Lisbona e le clausole orizzontali della Carta dei diritti di raccordo con la giurisprudenza della Corte Edu: sebbene la diversità per mete ultime e obiettivi tra i due ordinamenti renda possibile diversità di orientamenti tra le due Corti europee, soprattutto nelle aree originariamente non contemplate nella Cedu, l’art. 52 della Carta – stabilendo un obbligo di tenere in considerazione le sentenze di Strasburgo – favorisce la convergenza, il dialogo e la fusione tra queste.
(materiali raccolti dai curatori)
«Una magistratura indipendente è indispensabile per la protezione dei diritti umani e le libertà fondamentali. Al fine di assicurare che la Corte Edu continui a ispirare fiducia, è essenziale che anche il procedimento mediante il quale i giudici sono selezionati e nominati ispiri fiducia. L’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa insiste affinché la procedura di nomina rifletta i principi di democraticità della procedura, dello Stato di diritto, della non discriminazione, dell’affidabilità e della trasparenza» (Raccomandazione APCE n. 1649 (2004) «on Candidates for the ECHR»).
Il presente contributo analizza lo statuto e il ruolo della Cancelleria in un’ottica statica e dinamica, nel rispetto delle differenze con i giudici convenzionali: la peculiarità delle funzioni del personale e il ruolo che assume nel processo decisionale della Corte Edu; la natura dell’opera dei giuristi e il suo sempre maggior peso nell’esercizio della giurisdizione.
L’Autore esamina il funzionamento in concreto della Corte, sottolineando il ruolo svolto dalla Cancelleria nella registrazione e nella gestione dei ricorsi, e soffermandosi sui procedimenti innanzi al giudice unico dove opera, in modo particolarmente incisivo, un relatore non giudiziario.
La Corte europea dei diritti dell’uomo e il Consiglio d’Europa offrono regolarmente opportunità di lavoro per i laureati in giurisprudenza. Tutti i posti vacanti sono pubblicati sul sito web della Direzione delle risorse umane del Consiglio d’Europa. La procedura di selezione si sviluppa in più fasi e può variare a seconda del profilo ricercato.
L’Autrice tratteggia la figura convenzionale dell’agente del governo, il suo ruolo e le sue funzioni, per poi concentrarsi sul sistema italiano, qual è oggi e come potrebbe evolvere in futuro.
Il non facile equilibrio tra difesa del sistema interno e rispetto della Cedu per gli Stati che ne sono parte si riflette nella personale esperienza di chi, pur nel diverso e specifico ruolo di agente del governo, riconosce nell’obiettività del giudice una preziosa risorsa di mediazione. I correttivi adottati per superare forti criticità quali l’inefficacia del rimedio interno o il sovraffollamento delle carceri, fonti di contenzioso ripetitivo dinanzi alla Corte Edu, sono esempi significativi di una collaborazione riuscita tra quest’ultima e il Governo nazionale.
La discesa delle pendenze dei ricorsi contro l’Italia davanti alla Corte Edu è parallela a quella delle pendenze generali (da oltre 150.000 a metà del 2012, a 54.350 al 30 giugno 2018). Come è stato possibile arrivare a questo risultato? È dipeso solo da interventi normativi deflattivi o anche da riusciti metodi auto-organizzativi? Esiste lo spazio per importare in Italia alcune buone prassi?
L’Autrice affronta la questione del precedente della Corte europea dei diritti dell’uomo sotto il duplice punto di vista della formazione della giurisprudenza della Corte e del vincolo sul giudice nazionale, mettendo in evidenza le particolarità del sistema convenzionale.
Chiamato ad applicare la Cedu e a dare interpretazione convenzionalmente orientata delle norme interne, il giudice ordinario dispone di strumenti informatici funzionali alla necessaria conoscenza della giurisprudenza della Corte Edu. Residuano, peraltro, diverse criticità, correlate soprattutto alla non pubblicazione delle decisioni dei single judges (oltre il 98% delle decisioni della Corte) e alla mancanza di un sistema di massimazione delle sentenze della Corte.
La Convenzione è uno strumento vivente che si adatta ai cambiamenti della società. Il suo diritto, in continua evoluzione, si costruisce poco a poco, nel dialogo tra giudici e tra questi ultimi e le parti. La visibilità di questo procedimento deliberativo, mediante la pubblicazione delle opinioni separate dei giudici, contribuisce non solo alla migliore comprensione della decisione, ma anche allo sviluppo della giurisprudenza e alla trasparenza della Corte.
La Convenzione di Vienna è lo strumento principale dell’interpretazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La Corte Edu usa ampiamente altre fonti di diritto internazionale e prende in considerazione tutte le regole e tutti i principi rilevanti di diritto internazionale applicabili nei rapporti tra le Alte Parti Contraenti.
Di fronte alla reazione spropositata, repressiva e illegittima del regime di Erdogan al tentato colpo di Stato del 2016, enorme fu la delusione per tanti giuristi e giudici di fronte all’iniziale atteggiamento liquidatorio di migliaia di ricorsi dichiarati irricevibili dalla Corte di Strasburgo. Peraltro, le due decisioni del marzo 2017 hanno segnato un graduale ripensamento della Corte, finalmente espresso con la decisione sul caso Demirtas, pubblicata il 20 novembre 2018.
Il contribuito ha ad oggetto le indicazioni rinvenibili nella giurisprudenza costituzionale rispetto al ruolo da riconoscersi alla giurisprudenza europea e alle conseguenti incombenze dei giudizi nazionali. A partire dal quadro delineato dalle “sentenze gemelle” del 2007, si richiamano i passaggi salienti delle decisioni successive, fino alla sentenza n. 49/2015, soffermandosi più ampiamente su alcune questioni da essa sollevate e su alcuni sviluppi successivi.
Il contributo mira a indagare struttura e funzioni dell’interpretazione conforme alla Cedu, a partire dal modello teorico-generale, per poi declinarne le coordinate in relazione alle sue peculiarità. Delimitati lo scopo e i limiti di questo criterio interpretativo, si esaminano le ragioni teoriche che fanno dell’interpretazione convenzionalmente orientata un canone residuale e recessivo rispetto agli altri strumenti ermeneutici a disposizione del giudice nazionale.
Il 12 aprile 2018, con la ratifica della Francia, si è perfezionato l’iter del Protocollo n. 16 addizionale alla Cedu. Entrato in vigore il 1° agosto 2018, esso introduce l’istituto del parere consultivo, che i giudici nazionali superiori possono chiedere alla Corte Edu su questioni di principio riguardanti l’interpretazione o l’applicazione dei diritti e delle libertà stabiliti nella Cedu. La prassi chiarirà l’effettiva utilità e opportunità del ricorso al nuovo strumento.
Negli ultimi quindici anni, la Corte di Strasburgo, preso atto – non senza severe critiche di ordine funzionale – dell’avvio a soluzione del problema dei tempi irragionevoli dei processi, ha valutato la tenuta del sistema italiano alla luce dei principi del giusto processo, declinato in molteplici applicazioni: soprattutto, però, in tema di tutela di diritti fondamentali patrimoniali, a cominciare dall’espropriazione per pubblica utilità.
Oltre alle decisioni che hanno inciso sulla materia civile e sulla materia penale (analizzate nei contributi che precedono), la Corte Edu, specie nell’ultima ventina d’anni, ha reso molte altre decisioni che hanno influenzato in vario modo taluni aspetti dell’ordinamento giuridico italiano. Ecco una breve rassegna delle più significative pronunce in alcuni settori chiave.
L’Autrice affronta la giurisprudenza della Corte Edu sull’indipendenza e imparzialità del giudice come singolo e come potere dello Stato, analizzandola sotto tre angoli prospettici: protezione del diritto del giustiziabile, protezione delle prerogative del giudice, protezione contro l’abuso e lo sviamento di potere.
Le tensioni esistenti tra una lettura di sostanziale negazione del diritto di ricorso individuale e la constatazione dei limiti obiettivi dei poteri della Corte potrebbero comporsi riconoscendo, nella decisione Burmych e altri c. Ucraina (che, nell’autunno 2017, ha cancellato dal ruolo 12.143 ricorsi), una svolta verso una concezione nomofilattica del sindacato europeo – con gli accorgimenti necessari a garantire credibilità al sistema Cedu (tra cui un uso più spregiudicato della procedura di sentenza-pilota).
Da tempo la nostra giurisprudenza riconosce il principio della cessazione degli effetti di una sentenza penale definitiva di condanna ritenuta dalla Corte Edu lesiva dei diritti fondamentali del condannato. Partendo dall’analisi delle più note vicende pretorie in argomento, il lavoro fornisce un’indicazione dei molteplici strumenti che, in base al tipo di violazione riscontrata dai giudici di Strasburgo, possono essere attivati per dare esecuzione in sede interna alle decisioni europee.
Il contributo, muovendo dalla tematica degli effetti delle sentenze della Corte Edu sui giudicati interni formatisi in ambito civile, affronta i principali nodi problematici determinati dalla lacuna dell’ordinamento che nulla ha espressamente previsto, cercando di prefigurare il ruolo che il legislatore e i giudici potrebbero svolgere per colmarla.
L’Autore ripercorre alcune importanti decisioni della Corte di Strasburgo per rileggere e reinterpretare le problematiche delle garanzie intertemporali in materia penale (irretroattività del reato e della pena e applicabilità della legge penale più favorevole), compresi gli aspetti inerenti all’interpretazione giurisprudenziale e all’equiparazione tra legge e giurisprudenza acquisita da tempo nelle pronunce della Corte Cedu.
Il contributo offre uno studio sul dialogo sviluppatosi intorno all’art. 6, §3, lett. (a), Cedu, tra la Corte europea dei diritti dell’uomo e la Corte suprema di cassazione. L’indagine focalizza gli sviluppi interpretativi che hanno interessato la disciplina in materia di qualificazione giuridica delle accuse e quella concernente i limiti alla contestazione in fatto delle circostanze aggravanti.
La giurisprudenza della Corte Edu ha conosciuto, a partire dal 2011, una progressiva evoluzione sul delicato tema dell’utilizzazione, ai fini della determinazione della fondatezza di un’accusa penale, delle dichiarazioni di testimoni che, per diverse ragioni, non potevano essere sottoposti all’esame dibattimentale. La ricerca di un punto di equilibrio tra valutazione dell’equità globale della procedura e garanzia dei diritti fondamentali della difesa non si rivela sempre facile.
L’Autore esamina la nozione di partedel processo, ai fini della garanzia della ragionevole durata del processo, all’interno del sistema della Convenzione e alla luce della giurisprudenza della Corte di Strasburgo.
In esito all’innovativa sentenza della Corte Edu A e B c. Norvegia, l’applicazione da parte della Corte di cassazione dei principi in essa espressi in materia di divieto di bis in idem appare, tuttavia, significativamente condizionata dalla contemporanea elaborazione, nella medesima materia, di principi in parte non coincidenti a opera della Cgue, con un ‘trittico’ di sentenze rese il 20 marzo 2018. Ciò ripropone il tema della diversità di prospettive sul problema del ne bis in idem tra le due Corti europee.
L’intento di questo contributo è illustrare i tratti salienti del processo esecutivo delle pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo, dando conto in particolare dei soggetti implicati, degli obiettivi perseguiti e della procedura seguita.
Il recente flusso migratorio verso l’Europa ha posto in tensione due dei pilastri su cui si fonda il Consiglio d’Europa: il rispetto della sovranità statale e la tutela dei diritti umani. Il contributo analizza la prassi più rilevante della Corte Edu relativa alle garanzie da assicurare ai richiedenti asilo sottoposti alla giurisdizione di un Paese parte della Cedu, al fine di evidenziare quali siano i vincoli convenzionali alla discrezionalità delle autorità nazionali in materia di politiche migratorie.
Il contenzioso “Pinto” pendente davanti alla Corte Edu ne ha, per lungo tempo, minacciato il regolare funzionamento. Per evitare il rischio di collasso, i giudici di Strasburgo hanno adottato soluzioni discutibili, una fra tutte la liquidazione di scarni indennizzi forfettari. L’arretrato è oggi scomparso, ma ciò, probabilmente, è avvenuto a scapito dei ricorrenti.
Il rinnovamento dell’istituto della prescrizione attuato nei codici tedesco e francese rimane affidato, in Italia, a una giurisprudenza che attua norme formulate oggi più per princìpi che per fattispecie. Ciò caratterizza anche l’opera nomofilattica europea della Corte Edu. Nella prescrizione si ha un modello a dimensione continentale, che sembra anteporre l’interesse alla realizzazione del diritto soggettivo, anche molto procrastinata, all’interesse del soggetto passivo alla liberazione dal vincolo.
L’analisi della giurisprudenza di Strasburgo sul principio dei best interests of the child mostra come lo stesso possa contribuire a rinforzare la tutela della persona minorenne, ma non sia esente da rischi: facendo ricorso a definizioni stereotipate, l’approccio casistico della Corte Edu può legittimare la sistematica violazione di norme poste dal diritto domestico a garanzia dei minori come gruppo, nonché favorire strumentalizzazioni da parte dei genitori.
Questo contributo analizza principalmente l’inquadramento convenzionale della lotta alla violenza contro le donne, soffermandosi sugli obblighi positivi degli Stati membri in materia di accesso alla giustizia per le vittime, come affermati dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo nell’ambito degli articoli 2, 3, 8 e 14 della Convenzione.
In un ampio panorama di pronunce della Corte a protezione dei disabili, ci si sofferma su alcune aree di intervento principali, relative alle condizioni di vita nelle case di cura o nei reparti psichiatrici, al diritto dei disabili all’accesso a luoghi ed edifici pubblici, alla deprivazione di rapporti affettivi. Sullo sfondo, fa da guida la generale esigenza di protezione speciale del disabile, anche in deroga al diritto comune, come evidenzia una recente importante sentenza della Grande Camera.
La verità è concetto che, in questi anni, si è continuato ad agitare in vari ambiti e discipline. Il contributo intende tracciare un ideale filo conduttore fra esperienze culturali, politiche e normative “distanti” che vengono, tuttavia, a collegarsi e intrecciarsi grazie alla straordinaria forza dei diritti fondamentali in gioco, alcuni dei quali ancora da decodificare e comprendere, la cui dimensione sovraindividuale non li distacca dalla loro riconducibilità prima alle persone e alle storie che hanno coinvolto i loro cari.
L’ampia protezione accordata dalla Cedu alla libertà di espressione, servente molti altri diritti umani, ha consentito alla giurisprudenza di Strasburgo – attraverso l’art. 10 e l’abuso del diritto (art.17) – un progressivo adeguamento della tutela. Oggi, tuttavia, in piena era digitale, si pongono nuove sfide, soprattutto in tema di valutazione del margine di apprezzamento di cui gode lo Stato responsabile, di hate speech e di negazionismo.
Alcuni noti contenziosi lavoristici e previdenziali hanno alimentato la dialettica tra Corte Edu e Corte costituzionale su un problema classico del diritto pubblico: la compatibilità tra leggi retroattive (e di interpretazione autentica) e legittimo affidamento. Per effetto di ciò, la Corte costituzionale sembra incline a passare dalla tradizionale deferenza per il legislatore a uno scrutinio più penetrante. È un’evoluzione da incoraggiare.
c. Diritto penale
Il presente contributo ripercorre la giurisprudenza della Corte Edu nei casi in cui ricorrente sia una persona privata della libertà, pur in assenza di norme specifiche presenti nella Cedu. Contro una visione “monadica” della condizione di detenuto, le pronunce della Corte in esame interessano temi e ambiti paradigmatici, selezionati al fine di sostenere la tesi dell’universalità di taluni diritti civili e politici nonché la fondatività costituente della dignità umana.
Il saggio analizza l’istituto delle misure di prevenzione nell’ordinamento italiano in prospettiva diacronica, comparando la giurisprudenza costituzionale italiana sino alla fine degli anni Settanta con quella di Strasburgo a partire dai primi anni Ottanta. Soffermandosi, poi, sulla sentenza De Tommaso [GC], evidenzia i limiti strutturali di compatibilità di tale istituto con la Cedu, anche alla luce delle più recenti questioni di legittimità costituzionale sollevate dai giudici interni.
d. Diritto tributario
Sebbene la Convenzione non contenga norme specificamente rivolte ai diritti dei contribuenti, la giurisprudenza della Corte ha enucleato un gruppo ampio di diritti tutelabili nei confronti dell’amministrazione finanziaria, basati principalmente sull’applicazione dell’art. 6 della Convenzione e dell’art. 1 del Protocollo addizionale n. 1.
Francesco Buffa, consigliere della Corte di Cassazione, in distacco alla Corte Edu dal 2016; ha insegnato dal 1993 all’Università del Salento e, dal 2008, insegna all’Università di Roma “La Sapienza”; è autore di 60 monografie e di oltre 800 saggi, note ed articoli giuridici, editi con le principali case editrici. Tra le sue opere, Il lavoro degli extracomunitari (in due tomi, 2009), Freedom of expression in the Internet society (2016) e A journey through countries and history (a century of historical events as seen by the ECHR) (2017).
Maria Giuliana Civinini, giudice dal 1983, formatrice giudiziale dal 1993, già membro del Comitato scientifico della Nona commissione del Csm (1996-2000), membro del Consiglio superiore della magistratura (2002-2006), presidente dei giudici europei nella missione CSDP EULEX Kosovo (2008 – 2011), da luglio 2017 co-agente del Governo italiano davanti alla Corte Edu, autrice di numerose opere e articoli in materia di diritto processuale civile, organizzazione giudiziaria, diritto internazionale, diritto di famiglia.