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Timestamp: 2017-12-15 21:26:05+00:00
Document Index: 137818926

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.148', 'art.145', 'sentenza ', 'art.22', 'art.148', 'art.148', 'art.3', 'art.3', 'sentenza ', 'art.1175', 'art.2', 'art.88', 'art.111']

Proponibilità dell’azione di risarcimento danni da sinistro stradale in caso di richiesta, da parte della Compagnia obbligata, di integrazione della originaria domanda di risarcimento - Avv. Piergiorgio Provenzano | Cronaca Giudiziaria
15Dicembre2017
Proponibilità dell’azione di risarcimento danni da sinistro stradale in caso di richiesta, da parte della Compagnia obbligata, di integrazione della originaria domanda di risarcimento - Avv. Piergiorgio Provenzano
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Proponibilità dell’azione di risarcimento danni da sinistro stradale in caso di richiesta, da parte della Compagnia obbligata, di integrazione della originaria domanda di risarcimento.
Con sentenza n.147/13 pubblicata in data 26/02/2013 il Giudice di Pace di Campi salentina, avv.Franco Giustizieri, ha dichiarato improponibile la domanda di risarcimento formulata dall’attore, sul presupposto che lo stesso non aveva adempiuto alla richiesta di integrazione della richiesta originaria di risarcimento danni rivoltagli dalla compagnia alla quale il risarcimento era stato richiesto.
Ai sensi del V comma dell’art.148 del D.Lgs.209/05, nel caso, come quello di specie, in cui la compagnia richieda una integrazione della richiesta risarcitoria formulata dal danneggiato, i termini di cui al I e II comma del medesimo articolo si intendono interrotti e riprendono a decorrere dal momento in cui l’integrazione viene fornita; si tratta del termine di sessanta giorni (nel caso di soli danni materiali) ovvero di novanta giorni (nel caso di lesioni) entro i quali la Compagnia, ricevuta la richiesta di risarcimento, ha l’obbligo di formulare al danneggiato una congrua offerta per il risarcimento ovvero comunica specificatamente i motivi per i quali non ritiene di formulare alcuna offerta.
L’art.145 prevede che il decorso di tali termini sia condizione di proponibilità dell’azione di risarcimento, dal che deriva che, laddove sia stata formulata richiesta di risarcimento incompleta e sia stata richiesta dalla compagnia la sua integrazione, e tale integrazione non sia stata fornita, la domanda sia improponibile.
Tale la conclusione cui è giunto il Giudice di Pace di Campi salentina nella sentenza qui commentata, deducendo a sostegno di tale interpretazione della norma, in primo luogo, il raffronto tra la normativa vigente e quella precedente.
L’art.22 della L.990/69, sottolinea il Giudice nella sentenza, stabiliva testualmente che “l’azione per il risarcimento di danni può essere proposta solo dopo che siano decorsi sessanta giorni da quello in cui il danneggiato abbia chiesto all’asicuratore il risarcimento del danno a mezzo di lettera raccomandata”; se il testo di tale norma appare conforme a quello dell’art.148 D.Lgs.209/05, sotto il profilo della previsione di uno spatium deliberandi, vi è però tra le due normative una differenza sostanziale, che si concretizza nell’espressa previsione, nell’art.148 D.Lgs.209/05, dei contenuti della richiesta di risarcimento, della possibilità della Compagnia di richiederne l’integrazione e delle conseguenze di tale richiesta.
Tali specificazioni non compaiono nel dettato normativo della L.990/69, e se è vero che l’art.3 della L.39/97 prevedeva quali dovessero essere i contenuti della richiesta di risarcimento, è anche vero che nessuna altra norma, nel sistema previgente, sanzionava l’eventuale violazione, da parte del danneggiato che non formulasse una richiesta di risarcimento adeguata, del citato art.3, le cui conseguenze, laddove invece la violazione avvenisse ad opera della Compagnia, potevano avere effetti sotto il profilo sanzionatorio, ma non sotto quello processuale.
Da tale fondamentale differenza discende, quale primaria conseguenza, la necessità che la richiesta di risarcimento sia completa, e ponga quindi la compagnia di assicurazioni alla quale viene rivolta nelle condizioni di poter valutare compiutamente i fatti e le richieste risarcitorie, onde giungere in maniera quanto più consapevole possibile alla formulazione di una congrua, ma soprattutto equa, proposta di risarcimento.
Il sistema risarcitorio dettato dal D.Lgs.209/05, secondo la visione del Giudice di Pace di Campi salentina che riteniamo pienamente condivisibile, è improntato sì alla tutela del danneggiato, le cui ragioni creditorie vengono salvaguardate sia in termini di congruità del risarcimento che di rapidità di liquidazione, ma anche alla tutela delle Compagnie di assicurazioni, che, pur rivestendo nella fattispecie il ruolo di soggetto più forte, hanno comunque il diritto di poter istruire al meglio la pratica risarcitoria, verificando la fondatezza delle relative pretese e giungendo quindi alla formulazione di una offerta il più possibile economica ma al tempo stesso conforme alla reale entità del danno procurato, evitandosi gli oneri di un giudizio, che potrà essere validamente intentato solo quando la richiesta di risarcimento sia stata formulata in maniera completa e la conseguente offerta non sia stata congrua.
Ma, ricorda la sentenza commentata, al di sopra di tali contrastanti interessi privatistici si estende un interesse pubblico, che vuole che le procedure di risarcimento siano più eque e spedite possibile, onde evitare che eventuali sperperi conseguenti a lungaggini o a risarcimenti inadeguati possano riverberare conseguenze negative sulla collettività, in termini di aumenti dei premi assicurativi e di intasamento delle aule giudiziarie con giudizi che si sarebbero potuti evitare.
E proprio dall’esigenza di tutela di tale interesse pubblico discende un vero e proprio obbligo, per i danneggiati, di collaborare con le compagnie obbligate al fine di favorire l’istruttoria stragiudiziale.
Un obbligo che, rammenta il Giudice di Pace di Campi salentina, affonda le sua radici nell’art.1175 del codice civile, che impone al creditore di una obbligazione (e quindi anche al danneggiato, creditore della relativa obbligazione risarcitoria) un obbligo di buona fede e correttezza, che a sua volta trova fondamento nel dovere inderogabile di solidarietà di cui all’art.2 della Carta Costituzionale, ma anche, aggiungiamo noi, nell’art.88 del codice di rito, che impone a parti e difensori l’obbligo di lealtà e probità.
Tali obblighi impongono alle parti il dovere di agire in modo da preservare gli interessi dell’altra e costituiscono per il Giudice valido strumento per garantire il giusto equilibrio degli opposti interessi.
Partendo da tali presupposti, la vicenda assume rilevanza anche sotto il profilo del giusto processo, principio enunciato dall’art.111 della Costituzione; non può parlarsi, infatti, di giusto processo laddove l’azione sia stata esercitata in forme eccedenti, o devianti, rispetto la tutela dell’interesse sostanziale, e quindi non può considerarsi conforme a tali principi la proposizione di una azione giudiziaria, laddove non si sia preventivamente esperito un valido tentativo di composizione stragiudiziale, consentendo alla controparte di procedere alle valutazioni del caso.
Non può ritenersi, in definitiva, giusto, ma inutile un processo che sia avviato laddove invece si sarebbe potuti giungere alle medesime risultanze favorevoli per il danneggiato (il risarcimento) certamente in tempi più ristretti e con minori oneri, se solo si fossero rispettate le regole che determinano le condizioni perché il soggetto obbligato compia il suo dovere in maniera consapevole.
Viene sfatato, quindi, il mito che individua la ratio della norma che regolamenta le procedure risarcitorie nella sola esigenza di tutela del soggetto debole (il danneggiato), in favore di una visione più complessiva dell’intera vicenda risarcitoria, che ricomprende, oltre alla suddetta esigenza, anche quella contrapposta delle Compagnie di assicurazione di contenere i costi dei risarcimenti, pur in un ambito di equità degli stessi, ed infine quella, superiore, di carattere pubblicistico di contenere i premi assicurativi e di evitare, laddove possibile, giudizi anche in caso di pratiche risarcitorie che, se gestite in maniera corretta da entrambe le parti, possono concludersi nella fase stragiudiziale, senza sfociare necessariamente in un processo.i e di evitare, laddove possibile, giudizi anche in caso di pratiche risarcitorie che, se gestite in maniera corretta da entrambe le parti, possono concludersi nella fase stragiudiziale, senza sfociare necessariamente in un processo.
Avv.Piergiorgio Provenzano
Ultimo aggiornamento Martedì 07 Maggio 2013 18:08
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