Source: http://www.albertomazzoni.it/lacrima-di-morro-dalba/
Timestamp: 2019-11-18 08:57:38+00:00
Document Index: 94190853

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 3', 'art.\n1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 6']

Lacrima di Morro d’Alba ‹ Alberto Mazzoni
DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DEI VINI A DENOMINAZIONE DI ORIGINE CONTROLLATA “LACRIMA DI MORRO” O “LACRIMA DI MORRO D’ALBA”
Approvato con DPR 09.01.1985 G.U. 171 – 22.07.1985
Modificato con DM 06.04.1999 G.U. 85 – 13.04.1999
Modificato con DM 22.12.1999 G.U. 2 – 04.01.2000
Modificato con DM 18.07.2005 G.U. 174 – 28.07.2005
Modificato con DM 28.05.2009 G.U. 135 – 13.06.2009
Modificato con DM 12.07.2013 Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf (concernente correzione dei disciplinari) Sezione Qualità e Sicurezza – Vini DOP e IGP
Modificato con DM 28.10.2013 Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
La denominazione di origine controllata «Lacrima di Morro» o «Lacrima di Morro d’Alba» è riservata ai vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione per le seguenti tipologie:
«Lacrima di Morro» o «Lacrima di Morro d’Alba»;
«Lacrima di Morro» o «Lacrima di Morro d’Alba» superiore;
«Lacrima di Morro» o «Lacrima di Morro d’Alba» passito.
I vini a denominazione d’origine controllata «Lacrima di Morro» o «Lacrima di Morro d’Alba»
devono essere ottenuti dalle uve provenienti da vigneti aventi, nell’ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
«Lacrima di Morro» o «Lacrima di Morro d’Alba» (anche nella tipologia superiore e passito):
Lacrima minimo 85%, possono concorrere alla produzione di detto vino altri vitigni a bacca nera, non aromatizzati, idonei alla coltivazione nella regione Marche fino ad un massimo del 15%.
La zona di produzione delle uve atte alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata «Lacrima di Morro» o «Lacrima di Morro d’Alba» ricade nella provincia di Ancona e comprende i terreni vocati alla qualità di tutto il territorio dei comuni di Morro d’Alba, Monte S. Vito, S. Marcello, Belvedere Ostrense, Ostra e Senigallia, con esclusione dei fondi valle e dei versanti delle
colline del comune di Senigallia prospicienti il mare.
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione del vino «Lacrima di Morro» o Lacrima di Morro d’Alba devono essere quelle abituali della zona di produzione e, comunque, atte a conferire alle uve ed al vino derivato le specifiche caratteristiche di qualità.
Per i nuovi impianti e i reimpianti la densità dei ceppi per ettaro non può essere inferiore a 2200 in coltura specializzata.
La resa massima di uva per ettaro ammessa per la produzione del vino «Lacrima di Morro» o «Lacrima di Morro d’Alba» e la gradazione minima naturale sono le seguenti:
«Lacrima di Morro» o «Lacrima di Morro d’Alba»: 13 tonn/ha, titolo alcolometrico volumico naturale minimo 10% vol.;
«Lacrima di Morro» passito o «Lacrima di Morro d’Alba» passito: 13 tonn/ha, titolo alcolometrico volumico naturale minimo 10% vol.;
«Lacrima di Morro» superiore o «Lacrima di Morro d’Alba» superiore: 10 tonn/ha, titolo alcolometrico volumico naturale minimo 11,00% vol.
Nelle annate favorevoli i quantitativi di uve ottenuti e da destinare alla produzione dei vini a denominazione di origine di cui all’ art. 1 devono essere riportati nei limiti di cui sopra purché la produzione globale non superi del 20% i limiti medesimi, fermi restando i limiti resa uva/vino per i quantitativi di cui trattasi.
Le operazioni di vinificazione e imbottigliamento devono essere effettuate all’interno della zona di produzione delimitata al precedente art. 3.
In deroga, il Ministero per le politiche agricole alimentari e forestali, sentita la regione interessata, può consentire l’imbottigliamento dei vini anzidetti anche al di fuori della zona sopraindicata, nel territorio della provincia di Ancona, ove si tratti di attività consolidata e preesistente.
Fatta eccezione per la tipologia passito è consentito l’arricchimento dei mosti e dei vini di cui all’art.
1 nei limiti stabiliti dalle norme comunitarie e nazionali, con mosti concentrati ottenuti da uve provenienti da superfici vitate idonee alla produzione della stessa denominazione di origine controllata oppure con mosto concentrato rettificato o a mezzo concentrazione a freddo o altre tecnologie consentite.
La tipologia «Lacrima di Morro» passito o «Lacrima di Morro d’Alba» passito deve essere ottenuta da uve sottoposte ad un periodo di appassimento che può protrarsi fino al 30 marzo dell’anno successivo a quello della vendemmia e la loro vinificazione non deve essere anteriore al 1° novembre dell’anno di produzione delle uve. Tale procedimento deve assicurare, al termine del
periodo di appassimento, un contenuto zuccherino non inferiore al 21,00%.
La resa dell’uva in vino, compresa l’eventuale arricchimento, ove previsto, è la seguente:
«Lacrima di Morro» o «Lacrima di Morro d’Alba»: 70%;
«Lacrima di Morro» Superiore o «Lacrima di Morro d’Alba» Superiore: 70%;
«Lacrima di Morro» passito o «Lacrima di Morro d’Alba» passito: 45%.
Qualora la resa uva/vino superi i limiti di cui sopra, ma non il 75% per la tipologia «Lacrima di Morro» o «Lacrima di Morro d’Alba», «Lacrima di Morro» Superiore o «Lacrima di Morro d’Alba» Superiore, ed il 50% per la tipologia «Lacrima di Morro» passito o «Lacrima di Morro d’Alba»
passito, l’eccedenza non ha diritto alla denominazione di origine. Oltre detto limite decade il diritto alla denominazione d’origine controllate per tutta la partita.
«Lacrima di Morro» o «Lacrima di Morro d’Alba»: 15 dicembre dell’anno della vendemmia;
«Lacrima di Morro» passito o «Lacrima di Morro d’Alba» passito: 1° dicembre dell’anno successivo a quello della vendemmia;
«Lacrima di Morro» Superiore o «Lacrima di Morro d’Alba» Superiore: dopo il 1° settembre dell’anno successivo a quello della vendemmia.
I vini di cui al precedente art. 1, all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
«Lacrima di Morro» o «Lacrima di Morro d’Alba»:
odore: gradevole, intenso;
«Lacrima di Morro» Superiore o «Lacrima di Morro d’Alba» Superiore:
«Lacrima di Morro» passito o «Lacrima di Morro d’Alba» passito:
odore: caratteristico più o meno intenso;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,00% vol di cui effettivo almeno 13,00% vol;
È in facoltà del Ministero per le politiche agricole alimentari e Forestali modificare con proprio decreto i limiti indicati dell’acidità totale e dell’estratto non riduttore minimo.
Nell’etichettatura, designazione e presentazione dei vini di cui all’art. 1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste dal presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi extra, fine, scelto, selezionato e similari.
Nella etichettatura di cui all’art. 1 è obbligatoria l’indicazione dell’annata di produzione delle uve nel caso di recipienti di volume nominale fino a 3 litri.
Per i vini di cui all’art. 1 e sino a 5 litri, l’immissione al consumo deve avvenire in recipienti di vetro.
Per l’immissione al consumo dei vini «Lacrima di Morro» Superiore o «Lacrima di Morro d’Alba» Superiore e «Lacrima di Morro» passito o «Lacrima di Morro d’Alba» passito, sono ammessi soltanto recipienti di vetro della capacità fino a litri 3,00; per queste tipologie sono vietate le chiusure a vite, strappo e corona.
La zona geografica di produzione dei vini a DOC «Lacrima di Morro» o «Lacrima di Morro d’Alba», nelle tre tipologie descritte all’articolo 6 del presente disciplinare, comprende l’intera area amministrativa dei Comuni di Morro d’Alba, Monte S. Vito, S. Marcello, Belvedere Ostrense, Ostra e Senigallia, con esclusione delle aree di fondo valle e dei versanti delle colline del comune di
Senigallia prospicienti il mare e compresi tra il litorale e la sede autostradale.
La presenza dell’ampio bacino idrico costituito dal mare Adriatico limita l’escursione termica tra il giorno e la notte e quella tra il mese più caldo e il mese più freddo dell’anno. La temperatura media del mese di Gennaio è compresa tra 4 e 6°C, mentre quella del mese di Luglio si aggira sui 23-24°C. La disponibilità termica del territorio, valutata attraverso l’indice bioclimatico di Amerine e
Winkler, si colloca mediamente tra 1800 e 2100 gradi giorno, valori ritenuti ottimali per la produzione di vini rossi. Durante i mesi di Settembre ed Ottobre le temperature minime dell’aria si mantengono generalmente sopra i 10°C. La temperatura media annua è di 13-15°C, mentre l’entità delle precipitazioni medie annue si aggira tra 700 e 800 mm.
Il clima dell’area è di tipo temperato (Classe C di Koppen) con estati calde.
La natura dei materiali geologici, substrato dei suoli agrari dell’area risulta relativamente omogenea, essendo rappresentata in massima parte da rocce pelitico-calcarenitiche o peliticoargillose.
Si tratta di litotipi facilmente alterabili e soggetti ad erosione idrica superficiale.
L’area di produzione mostra alcuni elementi tipici dell’agricoltura collinare marchigiana e un paesaggio agrario contrassegnato dalla presenza di vite, olivo e colture erbacee.
In questo territorio iniziò, a partire dal 900, “l’incastellamento” dei luoghi collinari, più facilmente difendibili dagli attacchi esterni; anche le vigne subirono una trasformazione e le alberate, diffuse in epoca romana, vennero sostituite da piccoli appezzamenti protetti da recinti dove la vite veniva
spesso consociata con gli alberi da frutto.
In tale epoca l’importanza economica della viticoltura si ridusse, ma le vigne continuarono ad essere presenti negli “horti conclusi”, spesso coltivate dai monaci per produrre il vino per le esigenze liturgiche. Le tecniche di coltivazione della vite messe a punto in epoca romana furono così affinate e tramandate negli ambienti monastici, che svolsero un ruolo importante di
salvaguardia della cultura agricola del territorio.
Non si ha conoscenza da quando il vitigno Lacrima iniziò ad essere coltivato in quella che è la sua attuale area di elezione, ma sappiamo con precisione che la sua importanza e i suoi pregi erano già ben noti nel territorio regionale nella seconda metà del diciannovesimo secolo.
Infatti, nel volume “La esposizione ampelografica marchigiana-abruzzese tenuta in Ancona il settembre 1872 e studi sulla vite e sul vino della provincia anconitana” pubblicato nel 1873 è inserita la descrizione del vitigno Lacrima, condotta su diversi campioni di foglie e di grappoli raccolti in differenti aree delle Marche, unitamente ai risultati dell’analisi chimico fisica dei vini
monovarietali effettuata dal laboratorio del Regio Istituto Tecnico di Ancona. La descrizione è ben dettagliata, riguarda i diversi organi della vite, le fasi fenologiche e il comportamento nei confronti delle malattie. Viene evidenziata la precocità di germogliamento, la presenza di una sensibile componente aromatica e si riporta un lusinghiero giudizio sul vino “Ottimo vino aromatico, atteso il grato profumo..”.
Troviamo la descrizione di Lacrima anche nei Bollettini Ampelografici e, date le caratteristiche di pregio e l’importanza di questo vitigno nella viticoltura della provincia di Ancona della seconda metà dell’800, non stupisce che Lacrima sia stata una delle tre varietà di viti coltivate nelle Marche ad essere inserita nel primo volume dell’Ampelografia italiana, pubblicato a Torino nel 1879, a cura
del Comitato Ampelografico Centrale.
La descrizione di Lacrima riportata nell’Ampelografia italiana corrisponde perfettamente a quella della varietà che viene attualmente coltivata con questo nome nelle Marche, ma non concorda con quella che era stata precedentemente inserita dal Gallesio nella Pomona italiana, né corrisponde ad altri vitigni che portano lo stesso nome e che sono diffusi nelle aree meridionali del nostro paese.
Il Lacrima, quale vitigno antico e di grande pregio, ma di non facile coltivazione a causa della notevole precocità di germogliamento, ha visto un periodo di contrazione delle sue superfici coltivate durante la ricostituzione viticola del secondo dopoguerra, ma ha poi rafforzato la sua presenza nel territorio del Comune di Morro d’Alba (così denominato dal 1862 a partire dal suo
antico nome romano) e in quello dei comuni limitrofi.
Il rinnovato interesse verso la coltivazione di Lacrima ed alle peculiari caratteristiche dei vini ottenuti ha quindi portato ad ottenere il riconoscimento della denominazione d’origine controllata “Lacrima di Morro” o “Lacrima di Morro d’Alba” nel 1985, che a sua volta ha dato ulteriore impulso allo sviluppo del territorio e al perfezionamento delle tecniche di gestione dei vigneti e di
vinificazione delle uve.
La DOC «Lacrima di Morro» o «Lacrima di Morro d’Alba» è riferita a 3 tipologie di vino rosso (“base”, “Superiore” e “Passito”), tutte ottenute da uve provenienti da vigneti aventi nella loro composizione ampelografica il vitigno Lacrima per almeno l’85%. I vini dal punto di vista analitico ed organolettico presentano caratteristiche molto evidenti e peculiari, descritte all’articolo 6 del disciplinare, che ne permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata all’ambiente
– «Lacrima di Morro» o «Lacrima di Morro d’Alba»: buona struttura e presenza di buone dotazioni polifenoliche e tanniche polimerizzate, di colore rosso rubino intenso con notevoli ed evidenti sfumature violacee. Se consumato giovane si nota un delicato e caratteristico profumo di rosa. Con l’invecchiamento i toni passano invece ad un fruttato-floreale di fragola, ciliegia, more
di rovo, mirtilli, viola e violetta.
In tali documenti è testimoniato come i saperi delle persone operanti in questo particolare territorio vitivinicolo, nel corso dei secoli, siano stati tramandati alle generazioni successive che li hanno elaborati e affinati, in particolare per quanto concerne: le tradizionali tecniche di coltivazione della vite e di vinificazione delle uve, che sono state oggetto di continuo miglioramento, attingendo anche
alle nuove conoscenze derivanti dal progresso scientifico e tecnologico, fino ad ottenere i rinomati vini DOC “Lacrima di Morro” o “Lacrima di Morro d’Alba”, le cui peculiari caratteristiche sono descritte all’articolo 6 del presente disciplinare.
L’area di diffusione del vitigno Lacrima è rimasta pertanto ristretta al territorio di produzione dei vini DOC in questione, a dimostrazione del profondo legame del vitigno con la popolazione agricola che ha saputo trovare i siti e le tecniche adatte alla sua coltivazione. Il Lacrima è, infatti, un vitigno non semplice da coltivare; in particolare il suo germogliamento in epoca precoce,
esponendolo al rischio dei ritorni di freddo primaverile, rende cruciale il corretto collocamento dei vigneti e l’esclusione delle aree di fondovalle dove vanno a posizionarsi gli strati di aria fredda che scivolano lungo le pendici delle colline.
Anche la tessitura e la struttura chimico-fisica dei terreni, che consente di immagazzinare nel suolo una discreta riserva idrica che, pur in presenza di modeste precipitazioni estive, permette alle viti di mantenersi in buona efficienza fisiologica e di sostenere un buon processo di maturazione delle
Di conseguenza, l’interazione tra le caratteristiche del terreno e quelle del clima portano il vitigno Lacrima ad esprimere appieno le proprie potenzialità non solo in termini di accumulo zuccherino, ma anche per quel che riguarda la maturazione fenolica e la concentrazione di aromi primari.
Le bacche di Lacrima, provviste di una buccia spessa e ricca di polifenoli, possono talvolta fendersi a fine maturazione lasciando gocciolare (lacrimare) il succo in esse contenuto e da particolarità sembra derivare il nome della varietà.
In sintesi, le complesse interazioni tra caratteristiche del terreno, elementi del clima ed i fattori umani, quali le tradizionali tecniche colturali ed enologiche, portano a modulare il decorso della maturazione delle uve di Lacrima, che vengono raccolte a diversi livelli di maturazione e con caratteristiche chimico-fisiche adeguate alle differenti tipologie di vini, consentono poi di ottenere i
vini DOC le cui peculiari caratteristiche sono descritte all’art. 6 del presente disciplinare.
– nel caso della tipologia «Lacrima di Morro» o «Lacrima di Morro d’Alba», il mantenimento delle rese in uva attorno ai limiti massimi di 13 t/ha, ottenuto adottando le opportune tecniche di gestione del vigneto messe a punto durante il lungo periodo di coltivazione del vitigno nell’area di produzione,
consente di produrre un vino rosso di qualità con caratteristica ed intensa emanazione di profumi e buona struttura.
– nel caso della tipologia «Lacrima di Morro» o «Lacrima di Morro d’Alba» “Superiore” il mantenimento delle rese in uva al di sotto di 10 t/ha, ottenuto affinando e perfezionando le tecniche di gestione del vigneto messe a punto durante il lungo periodo di coltivazione del vitigno nell’area di produzione, consente di produrre vini di ottima struttura e di titolo alcolimetrico più elevato
rispetto alla tipologia base.
– nel caso della tipologia «Lacrima di Morro» o «Lacrima di Morro d’Alba» “Passito” poggia le sue basi sulla tecnologia di vinificazione nota come governo alla toscana, che consisteva nell’impiegare per la rifermentazione uve con maggiore concentrazione in zuccheri ottenute lasciando ad appassire
per alcuni mesi in locali asciutti grappoli uniti a coppie ed appesi. Le coppie di grappoli in esubero, se vinificate da sole, permettevano di ottenere un vino passito usato prima come medicamento, poi diffuso ed apprezzato dal mercato.