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Timestamp: 2017-08-19 03:51:05+00:00
Document Index: 183130799

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 109', 'art. 14', 'art. 107', 'art. 111', 'art. 110', 'art. 343', 'art 109', 'art. 109']

Principi vecchi e nuovi regolanti l’accesso delle banche nel settore assicurativo
Filosa Anna Maria, 2 agosto 2007
Negli anni si è assistito alla progressiva intersezione delle aree di operatività originariamente spettanti alla competenza esclusiva di intermediari bancari e di intermediari assicurativi. L’interesse del sistema bancario è di gestire il risparmio in tutte le sue forme, nell’ottica di soddisfare al meglio ogni energia dell’investitore e di promuovere politiche di fidelizzazione della clientela incisive ed efficienti. In tal contesto,il collocamento di prodotti assicurativi attraverso gli sportelli bancari ha progressivamente acquistato maggiore importanza,divenendo per alcune categorie di prodotto la principale via di distribuzione.
Si è conseguentemente posta la questione, sul piano normativo, se la distribuzione di prodotti assicurativi attraverso canali alternativi a quelli espressamente indicati dalla legge(agenti e mediatori di assicurazione) potesse considerarsi legittima e se fosse o meno qualificabile alla stregua di vera e propria attività di “intermediazione assicurativa”.
Peraltro, il problema della legittimazione dell’attività di distribuzione di polizze attraverso reti alternative a quella propriamente assicurativa(si pensi alle reti di banche o di Sim), nell’ordinamento previdente,anziché essere affrontata attraverso normative primarie,ha trovato soluzione in atti e documenti emanati dalle Autorità amministrative del settore.
Nella nota del 15.6.1993(prot. N. 921820, che fornisce interpretazione autentica della precedente circolare n. 502/1986), il Ministero dell’Industria, del commercio e dell’artigianato, con specifico riferimento al fenomeno della <<bancassicurazione>>, puntualizzava che il collocamento di polizze assicurative attraverso il canale bancario è legittimo, purché limitato a prodotti standardizzati e alla sussistenza a monte di un impegno contrattuale assunto dalla banca con l’impresa assicurativa(oppure con un agente o un broker). L’attività della banca, tuttavia, precisava il Ministero, non può essere qualificata come attività di intermediazione(assicurativa)vera e propria,consistendo la stessa <<in meri atti materiali,non dispositivi né conclusivi>>:l’operatore bancario non è né un agente né un broker,ma un <<mero procacciatore di affari,del quale gli stessi agenti assicurativi sono soliti avvalersi ed al quale anche direttamente le compagnie assicuratrici ricorrono>>.
Successivamente alla nota ministeriale,la legittimità dell’utilizzo della rete bancaria quale canale di distribuzione alternativo veniva ribadita dall’Isvap(con circolare del 29.3.1995,n. 241),nei limiti in cui i prodotti collocati fossero prodotti assicurativi standardizzati,intendendosi per tali i <<prodotti ai quali accedano garanzie e clausole non modificabili da parte del dipendente dell’ente creditizio>>. In altri termini, le banche dovevano limitarsi a proporre prodotti assicurativi il cui contenuto era stato previamente delineato dall’intermediario assicurativo vero e proprio,con la conseguenza che,quando le esigenze della clientela richiedevano modifiche delle clausole contrattuali o una specifica consulenza per la personalizzazione delle coperture,l’ente creditizio era tenuto ad indirizzare gli utenti presso la struttura della compagnia a ciò delegata.
Oltre al limite della distribuzione dei prodotti standardizzati,i provvedimenti amministrativi indicati non prevedevano ulteriori vincoli per le banche,le quali,dunque,non erano tenute ad assolvere specifici obblighi di registrazione-ulteriori rispetto a quelli prefigurati dal t.u.b. e funzionali ad ottenere l’autorizzazione ad operare nel sistema bancario(unico albo era dunque quello della Banca d’Italia)-e non erano neppure soggette alla vigilanza dell’Isvap con riferimento alla distribuzione dei prodotti assicurativi.
Il fenomeno della diffusione dei prodotti assicurativi attraverso i canali bancari, prima ancora che in Italia, ha avuto un forte sviluppo nel contesto europeo,dove gli istituti di credito si sono orientati,da un lato,verso l’utilizzo di nuovi canali distributivi e,dall’altro,verso la creazione di nuove linee di prodotto.
La coerenza di taluni prodotti assicurativi con quelli che di regola costituiscono il portafoglio gestito dall’intermediario bancario ha consentito alla banca di garantire-sfruttando le informazioni di cui essa dispone relativamente alla disponibilità finanziaria e alla propensione al rischio di investimento del cliente-offerte mirate alle singole esigenze dell’investitore.
Tra le esperienze estere di maggior rilievo possono segnalarsi quelle di Spagna, Francia, Portogallo, Danimarca e Germania, nelle quali si è assistito al passaggio dell’offerta di prodotti assicurativi di terzi a vere e proprie forme di collaborazione con le compagnie assicurative,le quali,nel tempo,hanno dato luogo anche ad aggregazioni polifunzionali,finalizzate alla creazione di una rete di distribuzione innovativa,che ha come elementi caratterizzanti la riduzione dei costi operativi e la razionalizzazione del sistema di produzione e di distribuzione. La ricerca di reciproci vantaggi a livello di distribuzione dei prodotti ha infatti spinto banche e compagnie assicurative a sviluppare accordi strategici e a stabilire forme di vera e propria integrazione,nel tentativo di sfruttare le potenziali economie di diversificazione connesse ad un’azione congiunta sul mercato.
Nei singoli Paesi dell’Unione, il processo di convergenza tra banche e compagnie di assicurazioni si è concretizzato e sviluppato in molteplici forme di accordo e/o di collaborazione,in ragione sia dei diversi contesti normativi di riferimento sia delle specifiche esigenze dei soggetti(bancari e finanziari)coinvolti.
Il legislatore comunitario ha conseguentemente avvertito l’esigenza di procedere all’armonizzazione quantomeno degli aspetti principali della disciplina dell’intermediazione assicurativa. Si è assistito all’emanazione delle direttiva n. 92/02/CE sull’intermediazione assicurativa,elaborata a fronte della necessità di condurre gli Stati membri ad adottare normative convergenti almeno con riguardo agli aspetti principali della disciplina e di favorire lo sviluppo nel contesto del mercato europeo della <<bancassicurazione>>,tenuto conto che la stessa vede in taluni casi coinvolte anche banche ed imprese assicuratrici di Stati diversi.
Si legge, nella parte introduttiva della direttiva, che il coordinamento delle disposizioni nazionali a livello comunitario ha il fine di consentire agli intermediari assicurativi di operare liberamente nell’ambito dell’Unione e di facilitare l’esercizio effettivo della libertà di stabilimento e della libertà di prestazione dei servizi da parte degli intermediari assicurativi,favorendo,oltre che la maggior tutela dei consumatori.
Entrando nel dettaglio delle disposizioni, la direttiva introduce un’ampia nozione di <<intermediazione assicurativa>>, alla quale vengono abilitate diverse categorie di soggetti,quali i mediatori,gli agenti,i sub-agenti nonché gli operatori di <<bancassicurazione>>e considerando,purché registrati presso l’autorità o le autorità nazionali competenti designate dallo Stato di appartenenza.
In ordine alla registrazione e alla gestione dei registri degli intermediari,il legislatore comunitario riconosce agli Stati membri un’ampia autonomia organizzativa,consistente nella possibilità sia di istituire più registri in luogo di un unico registro nazionale per l’iscrizione degli intermediari assicurativi sia di affidare il controllo del settore assicurativo anche a più di un’Autorità. La ragione di tale impostazione va ricondotta all’ampiezza della nozione di <<intermediario assicurativo>>contenuta nella direttiva, atteso che nella stessa possono confluire soggetti che svolgono in via principale un’attività professionale diversa da quella dell’intermediazione assicurativa, soggetta alla vigilanza prudenziale di altre Autorità.
La registrazione è obbligatoria per le persone giuridiche, relativamente alle quali è altresì richiesta l’indicazione nel registro del <<nome delle persone fisiche in seno alla dirigenza,che sono responsabili dell’attività di intermediazione>>;essa non è invece necessaria per le persone fisiche che lavorano per l’impresa ed esercitano un’attività di intermediazione assicurativa o riassicurativa.
La registrazione viene subordinata al possesso di specifici requisiti di professionalità ed onorabilità. Con riguardo ai primi, si dispone che gli intermediari debbono possedere <<adeguate cognizioni e capacità>>,determinate dai rispettivi Stati membri d’origine,i quali,tuttavia, possono stabilire di modulare i requisiti di professionalità <<in base all’attività di intermediazione assicurativa o riassicurativi e ai prodotti offerti,più particolarmente se l’intermediario esercita un’attività professionale principale diversa dall’intermediazione assicurativa>>;in quest’ultimo caso <<l’interessato può esercitare un’attività di intermediazione assicurativa solo se un intermediario assicurativo che soddisfa le condizioni o un’impresa di assicurazione assumono l’intera responsabilità dei suoi atti>>.
Quanto ai requisiti di onorabilità,gli intermediari debbono possedere almeno un certificato penale <<immacolato>>,in riferimento ai gravi illeciti penali connessi con reati contro il patrimonio o con altri reati,in relazione ad attività finanziarie,e non devono essere stati dichiarati falliti,salvo che sia intervenuta la riabilitazione a norma del diritto nazionale.
Gli intermediari sono altresì tenuti a possedere un’assicurazione per la responsabilità professionale, valida in tutto il territorio dell’Unione o analoga garanzia per danni derivanti da negligenza nell’esercizio della loro professione, salvo che <<tale assicurazione o analoga garanzia sia già fornita dall’impresa di assicurazione,dall’impresa di riassicurazione o da altra impresa per conto della quale essi agiscono o sono autorizzati ad agire,ovvero tale impresa abbia assunto la piena responsabilità per i loro atti>>.
I requisiti di onorabilità e professionalità devono essere posseduti da tutte le persone fisiche che lavorano per un’impresa ed esercitano l’attività di intermediazione assicurativa e riassicurativi,nonché dalla dirigenza di tali imprese e dai dipendenti che partecipano direttamente all’attività di intermediazione assicurativa o riassicurativa.
Ottenuta la registrazione, l’intermediario può operare negli Stati dell’Unione secondo i principi della libertà di stabilimento e della libera prestazione dei servizi.
Da quanto appena esaminato, risulta che numerosi sono gli ambiti di discrezionalità riconosciuti dal legislatore comunitario agli Stati membri nel recepimento della direttiva;essi attengono sia ai profili organizzativi dell’intermediario sia agli obblighi connessi alla sua iscrizione in registri nazionali,rispetto ai quali ciascuno Stato membro ha la possibilità,in sede di recepimento,di adottare soluzioni normative più o meno rigorose,in considerazione della natura dell’intermediario assicurativo e dell’attività concretamente svolta.
Nel Settembre scorso, in attuazione della delega contenuta nell’art. 4 della <<legge di semplificazione per il 2001>>, il Consiglio dei Ministri ha varato il d.lgs 7 Settembre 2005, n. 209, recante <<riassetto normativo delle disposizioni vigenti in materia di assicurazioni –Codice delle assicurazioni>>con il quale vengono apportati al sistema previgente cambiamenti di rilievo quanto alle regole che disciplinano l’ingresso delle banche nel settore dell’intermediazione assicurativa. La disciplina in discorso va rintracciata nelle disposizioni contenute nei capi I e II del titolo IX del Codice.
Per la verità la stesura finale del Codice è passata attraverso fasi intermedie nelle quali il legislatore nazionale sembrava voler adottare soluzioni particolarmente rigide,che da un lato mal si conciliavano con gli altri comparti di mercato e dall’altro lato risultavano penalizzare quegli intermediari che svolgono in via secondaria la distribuzione dei prodotti assicurativi.
Parte della criticità in discorso sono state superate nel corso dei passaggi in Parlamento della bozza di decreto. Il provvedimento prevede l’istituzione di un registro unico per tutti i soggetti, persone fisiche o giuridiche, che esercitano a titolo oneroso l’attività di intermediazione assicurativa-siano essi soggetti che svolgono tale attività in via principale o in via secondaria,come le banche-e la cui tenuta è rimessa all’Isvap,alla quale è riservata altresì la vigilanza per l’attività in questione. Nel nuovo sistema, quindi, per avere accesso alla distribuzione di prodotti assicurativi, le banche dovranno risultare iscritte,oltre che nel registro della Banca d’Italia,per l’attività delle stesse svolta in via principale,nel registro tenuto dall’Isvap.
A norma dell’art. 109 del Codice, il registro degli intermediari assicurativi è suddiviso in più sezioni dedicate:
a)agli agenti di assicurazione,in qualità di intermediari che agiscono in nome o per conto di una o più imprese di assicurazione o riassicurazione;
b)ai mediatori di assicurazione e riassicurazione,altresì denominati broker,in qualità di intermediari che agiscono si incarico del cliente e senza poteri di rappresentanza di imprese di assicurazione e riassicurazione,
c)ai produttori diretti che, anche in via sussidiaria rispetto all’attività svolta a titolo principale, esercitano l’intermediazione assicurativa nei rami vita e nei rami infortuni e malattia per conto e sotto la piena responsabilità di un’impresa di assicurazione e che operano senza obblighi di orario o di risultato esclusivamente per l’impresa medesima;
d)alle banche autorizzate ai sensi dell’art. 14 t.u.b,agli intermediari iscritti nell’elenco nazionale di cui all’art. 107 t.u.b.,alle Sim nonché alla società Poste Italiane-Divisione Servizi Bancoposta;
e)ai soggetti addetti all’intermediazione,quali i dipendenti,i collaboratori,i produttori e gli altri incaricati degli iscritti alle sezioni di cui alle precedenti lett. A),b) e d) per l’attività di intermediazione svolta al di fuori dei locali dove l’intermediario opera.
Quanto agli adempimenti necessari ad ottenere siffatta iscrizione,le banche possono avvalersi dell’autorizzazione resa dalla Banca d’Italia per l’accesso al settore di appartenenza,in forza della quale possono distribuire prodotti assicurativi. Oltre che alla propria iscrizione, la banca che si avvale dei soggetti addetti alla distribuzione dei prodotti assicurativi fuori dei locali commerciali deve provvedere alla loro iscrizione nella sezione di cui alla predetta lett.e)del registro Isvap. Ai fini di tale iscrizione, a norma dell’art. 111, gli addetti devono essere in possesso di requisiti di onorabilità di cui al co. 1 dell’art. 110,che la banca è tenuta ad accertare,nonché di requisiti di professionalità consistenti nel possesso di <<cognizioni e capacità professionali adeguate all’attività ed ai prodotti sui quali operano,accertate mediante attestato con esito positivo relativo alla frequenza a corsi di formazione professionale a cura delle imprese o dell’intermediario assicurativo>>
Pur non essendo soggetti ad iscrizione nel registro,il possesso dei requisiti di onorabilità e professionalità sono altresì prescritti per il personale interno della banca addetto alla distribuzione dei prodotti. Quanto alle modalità con cui l’intermediario deve organizzare i corsi di formazione del personale,la legge non detta alcun vincolo se non l’onere di curare che la preparazione professionale risulti adeguata alla tipologia di prodotti che l’intermediario diffonde. Ottenuta l’iscrizione nel registro, gli intermediari assicurativi e riassicurativi sono legittimati ad operare negli Stati membri in regime di stabilimento e di libera prestazione di servizi, previa comunicazione all’Isvap, la quale provvede a sua volta ad informare <<le autorità di vigilanza degli altri Stati membri relativamente alle istanze di estensione dell’attività sui rispettivi territori comunicate dagli intermediari iscritti nel registro italiano e rende nota,mediante annotazione integrativa dell’iscrizione al registro,l’indicazione degli altri Stati membri nei quali tali intermediari operano in regime di stabilimento o di libertà di prestazione di servizi>>.
A loro volta, gli intermediari assicurativi o riassicurativi che hanno residenza o sede legale nel territorio di un altro Stato membro possono esercitare l’attività in regime di stabilimento o di libera prestazione di servizi nel territorio della Repubblica,a decorrere dal trentesimo giorno successivo all’apposita comunicazione che l’Isvap riceva dall’autorità di vigilanza dello Stato membro di origine. Quanto alla disciplina transitoria il co. 4 dell’art. 343 dispone che i soggetti di cui all’art 109.co. 2 lett.c)d)e)-tra i quali,le banche ed i collaboratori che vendono fuori sede i prodotti assicurativi-che alla data di entrata in vigore della riforma esercitano l’attività di intermediazione assicurativa o riassicurativi possono iscriversi,con le modalità stabilite all’art. 109,co. 4,nella corrispondente sezione del registro entro i successivi dodici mesi;in pendenza di detto termine,essi possono tuttavia continuare ad esercitare l’attività precedentemente svolta. Nulla si dice invece con riguardo al personale interno dell’intermediario che al momento dell’entrata in vigore della riforma già svolga l’attività di distribuzione dei prodotti assicurativi;per esso-si è visto-le nuove regole prescrivono specifici requisiti di onorabilità e professionalità da acquisire,questi ultimi,mediante la partecipazione certificata da attestato a corsi professionali.
Peraltro, pur in assenza di uno specifico riferimento a detti soggetti nella disciplina transitoria sembra difficile sostenere che il legislatore abbia voluto trattare diversamente gli addetti alla distribuzione fuori sede e quelli in sede,agevolando i primi. Pare invece più ragionevole ritenere che si sia trattato di una semplice svista dovuta a cambiamenti dell’ultimo secondo del testo normativo. Del resto, se a norma di legge deve essere riconosciuta la professionalità di coloro per i quali è prescritta l’iscrizione nel registro Isvap per il solo fatto che alla data di entrata in vigore della riforma questi già operano nel comparto assicurativo,a maggior ragione deve ritenersi riconosciuta la professionalità dei soggetti per i quali non sussiste alcun obbligo di iscrizione.
Dottoressa Maria Anna Filosa