Source: http://www.regione.puglia.it/index.php?page=burp&opz=getfile&file=suppl-2.htm&anno=xxxi&num=149
Timestamp: 2013-12-10 13:13:28+00:00
Document Index: 120365576

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 63', 'art. 5', 'art. 13', 'art. 15', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 2', 'art. 32', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 26', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 51', 'art. 105', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 19', 'art. 10', 'art. 14', 'art. 7', 'art. 27', 'art. 157', 'art. 148', 'art. 149', 'art. 150', 'art. 152', 'art. 153', 'art. 21', 'art. 17', 'art. 143', 'art. 274']

Sei in: home � Bollettino Ufficiale � Bol. n. 149 del 15-12-2000
LEGGE REGIONALE 11 DICEMBRE 2000 n. 24
� CONFERIMENTO DI FUNZIONI E COMPITI AMMINISTRATIVI IN MATERIA DI ARTIGIANATO, INDUSTRIA, FIERE, MERCATI E COMMERCIO, TURISMO, SPORT, PROMOZIONE CULTURALE, BENI CULTURALI, ISTRUZIONE SCOLASTICA, DIRITTO ALLO STUDIO E FORMAZIONE PROFESSIONALE � .
1. La presente legge, ai sensi dell'articolo 4, commi 1 e 5, della legge 15 marzo 1997, n. 59 e dell'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, individua le funzioni e i compiti amministrativi che richiedono l'unitario esercizio a livello regionale e provvede al conferimento delle altre funzioni e degli altri compiti agli enti locali, in conformit� ai principi stabiliti dall'articolo 4, comma 3, della stessa legge n. 59 del 1997, nelle seguenti materie: artigianato, industriale, fiere, mercati e commercio, in attuazione del titolo II, capi I - II - III - IV - VIII, del decreto legislativo n. 112 del 1998, come modificato dal decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 443; turismo e industria alberghiera, sport, beni e attivit� culturali, spettacolo, promozione culturale, beni culturali, in attuazione del titolo II, capo IX e titolo IV, capi V - VII - VIII, del decreto legislativo n. 112 del 1998; istruzione scolastica, diritto allo studio e formazione professionale, in attuazione del titolo IV, capi III-IV del decreto legislativo n. 112 del 1998.
1. Nella materia dell'artigianato, cos� come definita dall'articolo 63 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, la Regione esercita le funzioni amministrative non riservate allo Stato ai sensi dell'articolo 13 del decreto legislativo n. 112 del 1998, incluse quelle relative alla erogazione di agevolazioni, contributi, sovvenzioni, incentivi e benefici di qualsiasi genere, comunque denominati, alle imprese artigiane, con particolare riguardo alle imprese artistiche.
2. La Regione esercita le funzioni amministrative riguardanti:
la predisposizione del programma regionale di sviluppo e sostegno dell'artigianato ai sensi dell'articolo 13, comma 1, lettera b), del decreto legislativo n. 112 del 1998;
la ricerca applicata e il trasferimento di conoscenze tecnologiche;
gli investimenti per iniziative destinate alla produzione e alla commercializzazione dei prodotti;
l'istituzione e lo sviluppo dei centri a servizio dell'impresa artigiana;
la promozione nonch� la qualificazione dei prodotti artigianali pugliesi;
il consolidamento finanziario e lo sviluppo delle imprese artigiane, le agevolazioni per il loro accesso al credito e la loro capitalizzazione;
la formazione manageriale per gli imprenditori artigiani;
l'attuazione dei programmi di interventi dell'Unione europea;
la concessione di agevolazioni, contributi, sovvenzioni, incentivi e benefici di qualsiasi genere alle imprese artigiane;
il sostegno alla realizzazione di interventi nelle aree comprese in programmi comunitari nonch� l'adozione di criteri speciali per l'attuazione delle misure di cui alla legge 19 dicembre 1992, n. 488;
la determinazione di modalit� attuative della programmazione negoziata;
le iniziative per l'organizzazione di mostre ed esposizioni, anche al di fuori dei confini nazionali, per favorire l'incremento delle esportazioni dei prodotti artigiani;
il sostegno, ai fini del loro consolidamento, degli organismi di garanzia collettiva confidi e cooperative di garanzia.
3. Sono altres� riservate alla Regione le funzioni di programmazione, coordinamento, vigilanza e monitoraggio concernenti:
gli interventi di esclusivo interesse regionale di finanziamento con l'Unione europea e altri soggetti;
l'Osservatorio dell'artigianato;
l'innovazione tecnologica di processo e di prodotto, l'adeguamento agli standard qualitativi;
il risanamento e la tutela ambientale;
gli insediamenti artigiani.
1. La Regione subentra alle Amministrazioni statali nei diritti e negli obblighi derivanti dalle convenzioni dalle stesse stipulate in forza di leggi e in vigore alla data di emanazione del decreto legislativo n. 112 del 1998, per la erogazione degli interventi di sostegno alle imprese artigiane attribuiti alla Regione dallo stesso decreto legislativo.
2. La Giunta regionale definisce, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, gli eventuali necessari adeguamenti delle convenzioni di cui all'articolo 15 del decreto legislativo n. 112 del 1998. In particolare, gli adeguamenti assicurano che le convenzioni non determinino oneri superiori rispetto ad analoghi servizi forniti dalla Regione.
3. La gestione e gli adempimenti tecnici per la erogazione di agevolazioni, contributi, sovvenzioni e incentivi di qualsiasi genere alle imprese artigiane sono di norma affidati dalla Regione all'Artigiancredito Puglia e all'Artigiancassa, in coerenza con quanto stabilito dalla legge regionale 20 febbraio 1995, n. 5.
4. La convenzione pu� altres� riguardare la concessione dei contributi qualora la procedura adottata sia quella automatica di cui all'articolo 4 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123 e successive modificazioni e integrazioni.
5. Resta ferma l'estensione alle imprese artigiane di agevolazioni, sovvenzioni, contributi o incentivi comunque denominati, ai sensi dell'articolo 15, comma 2, del decreto legislativo n. 112 del 1998.
6. Al fine di dotare le imprese artigiane di capitali di rischio adeguati ai programmi di consolidamento e sviluppo delle stesse, la Giunta regionale individua idonei strumenti estendendo le convenzioni in essere con aziende erogatrici di credito, stipulate sulla base della legislazione vigente.
(Funzioni degli enti locali e delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura)
1. Sono delegate ai Comuni le funzioni di gestione e di amministrazione concernenti la localizzazione e la rilocalizzazione, la realizzazione e la riqualificazione di insediamenti artigiani nonch� il recupero di fabbricati produttivi.
2. � delegata alle Province la gestione degli interventi relativi alla promozione e al sostegno dell'artigianato tradizionale.
3. Le Province possono predisporre ogni triennio un progetto di sviluppo per l'artigianato in concorso con i Comuni, con il quale proporre alla Regione obiettivi di intervento nel comparto.
4. Gli interventi di cui al comma 1 sono effettuati in coerenza con la programmazione relativa alle aree industriali prevista dalla presente legge.
5. Possono essere delegate alle Camere di commercio la gestione e l'amministrazione degli interventi per:
l'attivit� di segreteria connessa alla tenuta degli albi artigiani - al ruolo delle Commissioni provinciali e regionale per l'artigianato;
il monitoraggio dei dati riguardanti le imprese artigiane e la realizzazione delle conseguenti elaborazioni statistiche.
6. Le funzioni amministrative delegate ai Comuni, alle Province, alle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e alle Comunit� montane sono esercitate secondo le modalit� individuate in specifici criteri di attuazione e di riparto delle risorse, approvati e aggiornati dalla Giunta regionale e comunque in armonia con gli indirizzi di politica artigiana determinati dalla Regione con il concorso dei citati enti destinatari dei conferimenti e degli organismi di rappresentanza del settore artigianato.
7. Per l'attuazione degli interventi di propria competenza la Regione pu� avvalersi delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, singole o associate, con le quali stipula apposite convenzioni.
8. Al fine di assicurare la massima diffusione degli interventi agevolativi, presso le Camere di Commercio, industria, artigianato e agricoltura possono essere istituiti, con deliberazione della Giunta regionale, sportelli informativi per le imprese artigiane che garantiscono collaborazione alle imprese attraverso la raccolta e la diffusione delle informazioni in merito alle agevolazioni, e alle modalit� operative per la concessione delle stesse, d'intesa con le associazioni imprenditoriali. Tali funzioni svolte dalle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura sono coordinate e integrate con l'attivit� degli sportelli unici per le attivit� produttive di cui alla presente legge.
1. Nella materia dell'industria, come definita dall'articolo 17 del decreto legislativo n. 112 del 1998 e successive modificazioni e integrazioni, la Regione esercita le funzioni amministrative non riservate allo Stato e non attribuite alle Province e alle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura dalla vigente legislazione.
2. Segnatamente, sono attribuite alla Regione le funzioni amministrative concernenti:
la partecipazione alla elaborazione e alla attuazione delle politiche comunitarie e nazionali di settore;
gli atti di intesa e di concertazione con lo Stato e le altre Regioni in qualsiasi forma associate, nonch� i rapporti istituzionali con l'Unione europea;
la programmazione e l'individuazione delle forme di attuazione di specifici progetti e programmi di interesse regionale, con priorit� per quelli volti a realizzare un duraturo incremento occupazionale;
la promozione, il potenziamento e il coordinamento dei servizi e dell'assistenza alle imprese industriali, con particolare riguardo alla raccolta, alla gestione, al monitoraggio e alla diffusione dei dati attraverso una rete informatica con gli sportelli unici di cui all'articolo 23 del decreto legislativo n. 112 del 1998 e successive modificazioni e integrazioni;
l'individuazione e attuazione di interventi volti ad agevolare l'accesso al credito delle imprese industriali, con priorit� per le piccole e medie imprese; la disciplina dei rapporti con gli istituti di credito; la determinazione dei criteri della ammissibilit� al credito agevolato e dei controlli sulla sua effettiva destinazione ai sensi dell'articolo 49 del decreto legislativo n. 112 del 1998 e successive modificazioni e integrazioni;
la promozione e il sostegno a:
1. consorzi tra piccole e medie imprese industriali costituiti ai sensi della legge 5 ottobre 1991, n. 317;
2. attivit� di filiera;
3. distretti industriali di cui all'articolo 3 della legge regionale 15 gennaio 1999, n. 3 e sistemi produttivi locali;
4. aree per lo sviluppo industriale;
la concessione di agevolazioni, contributi, sovvenzioni, incentivi e comunque benefici all'industria, di seguito denominati � interventi di sostegno pubblico alle imprese � , tra cui quelli relativi:
1. alle piccole e medie imprese;
2. alle aree interessate da programmi comunitari;
3. ai programmi di innovazione e trasferimento tecnologico;
4. ai singoli settori industriali;
5. alla incentivazione e cooperazione nel settore industriale;
6. al sostegno negli investimenti per impianti innovativi e per l'acquisto di macchinari;
7. allo sviluppo della commercializzazione e internazionalizzazione delle imprese;
8. allo sviluppo dell'occupazione e dei servizi reali alle industrie;
gli adempimenti tecnici, amministrativi e di controllo per la concessione e l'erogazione delle agevolazioni alle attivit� produttive nelle aree del territorio regionale individuate dallo Stato come economicamente depresse;
la determinazione e l'accertamento di speciali qualit� delle imprese, che siano richieste specificamente dalla legge ai fini della concessione di tali interventi di sostegno pubblico alle imprese;
l'adozione, nell'ambito del territorio regionale, di criteri specifici per l'attuazione delle misure di cui al decreto legge 22 ottobre 1992, n. 415, convertito con modificazioni dalla legge n. 488 del 1992;
la regolamentazione, la promozione e il coordinamento degli strumenti della programmazione negoziata, nonch� le modalit� di attuazione, come definiti dall'articolo 2, comma 203, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, anche per quanto attiene ai rapporti con il sistema delle autonomie locali.
1. Sono attribuite alle Province le funzioni amministrative relative alla produzione di mangimi semplici, composti, completi o complementari, di cui agli articoli 4 e 5 della legge 15 febbraio 1963, n. 281 e successive modificazioni e al decreto del Presidente della Repubblica 31 marzo 1988, n. 152.
2. Sono delegate alle Province le funzioni amministrative concernenti l'individuazione, la realizzazione e la gestione delle aree ecologicamente attrezzate di cui all'articolo 26 del decreto legislativo n. 112 del 1998 e successive modificazioni e integrazioni.
la realizzazione, l'ampliamento, la cessazione, la localizzazione e la rilocalizzazione di impianti produttivi, ai sensi dell'articolo 23 del decreto legislativo n. 112 del 1998 e successive modificazioni e integrazioni;
l'istituzione e la gestione, anche in forma associata, degli sportelli unici per le attivit� produttive, nel rispetto delle previsioni dell'articolo 9 della presente legge.
2. Sono delegate ai Comuni, anche in forma associata, le funzioni amministrative concernenti l'individuazione, la realizzazione, la gestione, l'ampliamento e la riqualificazione delle aree industriali e dei servizi a esse connessi.
1. Sono attribuite alle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura le funzioni esercitate dagli uffici metrici provinciali e dagli uffici provinciali per l'industria, il commercio e l'artigianato, ivi comprese quelle relative ai brevetti e alla tutela della propriet� industriale.
2. La Regione pu� avvalersi delle Camere di commercio, singole o associate, per l'esercizio delle seguenti funzioni:
la gestione delle informazioni e il monitoraggio concernenti l'evoluzione del settore industriale:
l'attuazione di interventi finalizzati allo sviluppo di nuova imprenditoria e alla costituzione di nuove imprese;
la realizzazione di iniziative per favorire l'accesso al credito delle piccole e medie imprese.
1. I Comuni istituiscono, singolarmente o in forma associata, lo sportello unico per le attivit� produttive previsto (dagli articoli 23, 24 e 25 del decreto legislativo n. 112 del 1998.
2. Lo sportello unico cura, avendo riguardo in particolare ai profili urbanistici, sanitari, della tutela ambientale e della sicurezza, lo svolgimento del procedimento di autorizzazione alla localizzazione, realizzazione, ampliamento, cessazione e riattivazione di impianti produttivi, incluso il rilascio della concessione o dell'autorizzazione edilizia, nel rispetto del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 ottobre 1998, n. 447, fermo restando che la concessione o l'autorizzazione edilizia � rilasciata dal Comune in cui ha sede l'impianto.
3. Ai fini della piena efficacia dell'azione amministrativa e per ridurre i tempi per il rilascio dell'autorizzazione, lo sportello unico sviluppa le necessarie forme di integrazione e raccordi organizzativi con le altre amministrazioni coinvolte nel procedimento.
4. Lo sportello unico svolge, altres�, in attuazione dell'articolo 23, comma 2, del decreto legislativo n. 112 del 1998, funzione di assistenza alle imprese che consiste, in particolare, nella raccolta e diffusione, anche per via telematica, delle informazioni concernenti l'insediamento e lo svolgimento delle attivit� produttive nel territorio regionale, con particolare riguardo alle normative applicabili, agli strumenti agevolativi e all'attivit� delle unit� organizzative di cui all'articolo 24 del decreto legislativo n. 112 del 1998, nonch� nella raccolta e diffusione delle informazione concernenti gli strumenti di agevolazione contributiva e fiscale a favore dell'occupazione dei lavoratori dipendenti e del lavoro autonomo.
5. Ai fini della coordinata e uniforme realizzazione di quanto previsto nei precedenti commi 2 e 4, per la realizzazione e la gestione dello sportello unico i Comuni possono stipulare convenzioni o accordi, anche ai sensi dell'articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241, con le Camere di commercio.
6. La Giunta regionale pu� concedere contributi a Comuni, singoli o associati, per l'istituzione dello sportello unico istituito in conformit� del presente articolo, stabilendo le modalit� e i criteri per la concessione.
(Piano regionale di sviluppo)
1. La Giunta regionale, nel rispetto dei principi di cui al decreto legislativo n. 123 del 1998, approva il piano regionale triennale per lo sviluppo delle attivit� produttive. La Giunta pu� approvare aggiornamenti parziali dello stesso piano.
2. La Giunta regionale predispone il piano regionale, sentito il Consiglio regionale dell'economia e del lavoro di cui alla legge regionale 3 aprile 1995, n. 10 e previa consultazione delle organizzazioni imprenditoriali e sindacali, di categoria maggiormente rappresentative a livello locale.
3. Il piano regionale riguarda l'insieme delle attivit� spettanti alla Regione e d� attuazione, ai sensi dell'articolo 19, commi 1 e 2, del decreto legislativo n. 112 del 1998 e successive modificazioni e integrazioni, agli interventi previsti dalla legislazione statale nel rispetto delle finalit�, tipologie di interventi e soggetti beneficiari ivi stabiliti. A tale programmazione si devono raccordare gli interventi previsti dalla legislazione regionale in materia di politiche di sostegno alle imprese industriali.
4. Il piano regionale sostiene, inoltre, nel quadro della legislazione regionale vigente e in coerenza con i principi statutari:
la riqualificazione e l'ammodernamento delle imprese esistenti sul territorio regionale, con particolare riguardo alle piccole e medie imprese;
la creazione di nuove imprese e la successione nella conduzione di imprese esistenti, con particolare riguardo alla promozione della imprenditorialit� giovanile e femminile;
l'istituzione e il sostegno dei distretti e del sistemi produttivi locali;
la qualificazione delle risorse umane, anche mediante la partecipazione a programmi comunitari;
la promozione e la realizzazione di interventi di innovazione nei prodotti, nelle tipologie e nei processi produttivi;
la promozione, il sostegno e la realizzazione di sistemi di qualit� aziendale, la loro certificazione, con particolare riguardo al rispetto della normativa ambientale nonch� alla creazione di marchi di qualit� che sintetizzino e valorizzino le peculiari vocazioni di parti del territorio regionale;
la promozione per l'applicazione di norme e procedure riguardanti la prevenzione dei rischi sui luoghi di lavoro e la tutela della salute dei lavoratori, con particolare riguardo alle piccole e medie imprese;
la promozione e la realizzazione, anche avvalendosi della collaborazione di organismi pubblici, di iniziative imprenditoriali volte a favorire l'esportazione e la internazionalizzazione dei prodotti.
5. Il piano regionale sostiene altres�:
l'agevolazione dell'accesso al credito, ai sensi dell'articolo 49 del decreto legislativo n. 112 del 1998 e successive modificazioni e integrazioni, la capitalizzazione di impresa, nonch� la definizione dei criteri per agevolare il rapporto con gli istituti di credito;
il sostegno di interventi per la ricerca applicata, l'innovazione e il trasferimento tecnologico, sviluppati da piccole e medie imprese, anche in forma associata e con l'ausilio del sistema dell'universit� e della ricerca scientifica;
lo sviluppo dei sistemi produttivi locali, anche in riferimento all'attuazione degli interventi previsti dalla legislazione nazionale, promuovendo altres� lo sviluppo e la qualificazione tecnologica delle aree di insediamento industriale e artigianale e le reti territoriali di servizi alle imprese.
6. Il piano regionale individua gli obiettivi e le priorit� tra le diverse linee di intervento. I fabbisogni finanziari necessari per l'attuazione del piano sono indicati nel bilancio annuale.
1. La Regione subentra alle Amministrazioni statali nei diritti e negli obblighi derivanti dalle convenzioni dalle stesse stipulate, in forza di leggi e in vigore alla data di emanazione del decreto legislativo n. 112 del 1998, per la erogazione degli interventi di sostegno alle imprese industriali attribuiti alla Regione dallo stesso decreto legislativo.
2. La Giunta Regionale definisce, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le modalit� di subentro della Regione alle Amministrazioni dello Stato e gli eventuali necessari adeguamenti delle convenzioni di cui al comma 12 dell'articolo 19 del decreto legislativo n. 112 del 1998. In particolare, gli adeguamenti assicurano che le convenzioni non determinino oneri superiori rispetto ad analoghi servizi forniti dalla Regione.
3. La Giunta Regionale � autorizzata ad affidare in concessione, massimo quinquennale, a uno o pi� soggetti esterni individuati nel rispetto delle norme vigenti di evidenza pubblica, l'erogazione dei contributi oggetto del piano regionale di sviluppo.
4. La convenzione pu� altres� riguardare la concessione dei contributi qualora la procedura adottata sia quella automatica di cui all'articolo 4 del decreto legislativo n. 123 del 1998 e successive modificazioni e integrazioni.
(Funzioni della Regione e dei Comuni)
1. Nella materia delle fiere e dei mercati, come definita dall'articolo 51 del decreto del Presidente della Repubblica n. 616 del 1977, nonch� dall'articolo 39 del decreto legislativo n. 112 del 1998, la Regione esercita le funzioni non riservate allo Stato ai sensi dell'articolo 40 del decreto legislativo n. 112 del 1998, incluse quelle relative alla erogazione di agevolazioni, contributi, sovvenzioni, incentivi e benefici di qualsiasi genere, comunque denominati.
2. In particolare, la Regione esercita le funzioni a essa conferite dall'articolo 41 del decreto legislativo n. 112 del 1998 e successive modificazioni e integrazioni, nel quadro della generale azione di sviluppo e qualificazione delle manifestazioni fieristiche e della loro collocazione nell'ambito di un sistema fieristico regionale integrato e coordinato.
3. Sono trasferite ai Comuni, anche in forma associata, le funzioni amministrative concernenti il riconoscimento della qualifica delle manifestazioni fieristiche di rilevanza locale e le relative autorizzazioni allo svolgimento.
4. La Regione, salvo quanto disposto con la legge regionale 16 settembre 1999, n. 33, predispone una legge per la disciplina dell'attivit� fieristica e dello sviluppo del sistema fieristico. Tale provvedimento disciplina il riordino degli enti fieristici, con indicazione delle modalit� e dei tempi di attuazione.
5. La Regione esercita le funzioni conferite dall'articolo 105, comma 2, lettera f), del decreto legislativo n. 112 del 1998 per il rilascio di concessioni e l'esercizio di impianti di distribuzione carburanti lungo le autostrade e i raccordi autostradali ed esercita altres�, di intesa con lo Stato, le funzioni derivanti dall'applicazione dell'articolo 3, lettera b), del decreto legislativo n. 443 del 1999, con il quale � stato modificato l'articolo 29, lettera l), del decreto legislativo n. 112 del 1998.
1. Nella materia del commercio, come definita dall'articolo 39 del decreto legislativo n. 112 del 1998 e successive modificazioni e integrazioni, la Regione esercita le funzioni amministrative non riservate allo Stato e non attribuite alle Province, ai Comuni e alle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura dalla vigente legislazione.
2. Fatto salvo quanto disposto con legge regionale 4 agosto 1999, n. 24 in attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, sono attribuite alla Regione le funzioni amministrative concernenti:
la promozione dell'associazionismo e della cooperazione nel settore del commercio;
l'assistenza integrativa alle piccole e medie imprese sempre nel settore del commercio;
la determinazione dei criteri e delle modalit� di concessione dei contributi, di presentazione delle domande, di erogazione ai beneficiari finali, nonch� alla determinazione delle modalit� di revoca, nel rispetto della normativa regionale;
il coordinamento delle funzioni esercitate dagli enti locali e dalle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura.
1. Sono di competenza delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura i compiti e le funzioni amministrative concernenti la costituzione e la gestione dell' � Osservatorio del commercio � per la realizzazione di un sistema coordinato di monitoraggio dell'entit� e dell'efficienza della rete distributiva.
2. Al fine di uniformare le modalit� degli interventi agevolativi in sostegno delle attivit� economiche, le funzioni di cui all'articolo 13, lettera c), possono essere svolte in collaborazione con le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura.
(Fondo unico regionale)
1. � istituito il fondo unico regionale per le attivit� produttive nel quale confluiranno le risorse statali relative alle materie delegate, ai sensi dell'articolo 19, comma 6, del decreto legislativo n. 112 del 1998.
1. La Regione esercita funzioni di programmazione, di vigilanza, di indirizzo e di coordinamento. Nella materia � Turismo e industria alberghiera � , come definita dall'articolo 45 del decreto legislativo n. 112 del 1998, sono riservate alla Regione - oltre alle funzioni gi� esercitate secondo le disposizioni di legge vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge e salve le disposizioni di cui ai seguenti articoli - le funzioni relative:
alla definizione, in accordo con lo Stato, dei principi e degli obiettivi per la valorizzazione e lo sviluppo del sistema turistico;
alla definizione degli interventi cofinanziati con lo Stato, come previsto rispettivamente dalle lettere a) e d) dell'articolo 44, comma 1, del decreto legislativo n. 112 del 1998;
alla promozione e al sostegno della costituzione di consorzi turistico-alberghieri, come individuati dall'articolo 10, comma 1, del decreto legge 28 maggio 1981, n. 251, convertito con modificazioni dalla legge 29 luglio 1981, n. 394;
alla definizione degli interventi per agevolare l'accesso al credito nei limiti massimi stabiliti in base a legge dello Stato, nonch� alla disciplina dei rapporti con gli istituti di credito, alla determinazione dei criteri di ammissibilit� al credito agevolato e ai controlli sull'effettiva destinazione;
alla determinazione dei criteri per la concessione di contributi, comunque denominati, finalizzati alla promozione dell'offerta turistica, e all'individuazione degli interventi ammissibili;
all'individuazione dei criteri per la determinazione dei requisiti strutturali e funzionali minimi per la classificazione delle strutture ricettive.
2. Le funzioni amministrative in materia di classificazione delle strutture turistiche ricettive sono esercitate esclusivamente dalle aziende di promozione turistica di cui all'articolo 7 della legge regionale 23 ottobre 1996, n. 23.
1. Ai Comuni - oltre alle funzioni gi� esercitate secondo le disposizioni di legge vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge - sono delegate le funzioni amministrative in materia di:
accoglienza, informazione turistica e promozione della conoscenza sull'offerta turistica del territorio comunale;
ogni atto di assenso, comunque denominato, necessario) per la realizzazione e l'esercizio di strutture turistiche e ricettive, comunque denominate;
ogni atto di assenso, comunque denominato, necessario per l'apertura e la conduzione di agenzie di viaggi e di turismo;
ogni altro atto di assenso, comunque denominato, necessario per l'avvio di iniziativa ricettiva o turistica con riferimento esclusivo all'ambito comunale;
vigilanza e ispezione in materia igienico-sanitaria sulle strutture turistiche e ricettive, comunque denominate.
1. In materia di sport - oltre alle funzioni e ai compiti gi� esercitati secondo le disposizioni di legge vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge e salve le disposizioni di cui ai seguenti articoli - sono riservate alla Regione le funzioni relative all'elaborazione dei programmi di cui all'articolo 157, comma 1, del decreto legislativo n. 112 del 1998.
2. La Regione, inoltre, garantendo la funzione sociale, educativa e culturale dello sport:
organizza e coordina attivit� di monitoraggio, studi e ricerche, di costituzione di banche dati e reti informative nel settore dello sport, anche in collaborazione con enti locali, Comitato olimpico nazionale italiano, enti di promozione sportiva e altri enti pubblici e privati;
approva, sentiti gli enti locali interessati, il programma regionale per la realizzazione d'impianti e di spazi destinati alle attivit� sportive;
sostiene attivit�, iniziative sperimentali e manifestazioni sportive di particolare valenza e di livello regionale;
favorisce l'accesso al credito per gli impianti, gli spazi e le attrezzature sportive, degli enti locali ovvero dei soggetti operanti nel settore dello sport, anche attraverso apposite convenzioni con gli istituti di credito;
promuove l'avviamento alla pratica sportiva, in particolare dei bambini, dei giovani e dei soggetti pi� svantaggiati, in collaborazione con gli enti locali, il CONI, le autorit� scolastiche e gli enti di promozione sportiva;
assicura la tutela dei cittadini che praticano lo sport, favorendo interventi per la formazione e la qualificazione degli operatori del settore e definendo standard e requisiti minimi per lo svolgimento di attivit� sportive.
1. Con riferimento alle attivit� di tutela, di gestione, di valorizzazione e di promozione - come rispettivamente definite dall'articolo 148, lettere c), d), e), g), del decreto legislativo n. 112 del 1998 - dei beni culturali e delle attivit� culturali, come rispettivamente definiti dalle lettere a) ed f) del citato articolo dello stesso decreto legislativo nei campi d'intervento relativi al patrimonio storico, artistico, demoetnoantropologico, archeologico, archivistico, librario e gli altri avente valore di civilt�, sono riservate alla Regione le funzioni e i compiti concernenti:
la conservazione, in concorso con lo Stato e gli enti locali interessati, dei beni culturali presenti nell'ambito territoriale regionale, ivi compreso la formulazione di proposte ai fini dell'esercizio delle funzioni statali di cui all'articolo 149, comma 3, lettere a) ed e), del decreto legislativo n. 112 del 1998 e l'esercizio del diritto di prelazione di cui all'articolo 31 della legge 10 giugno 1939, n. 1089, laddove trasferito alla Regione;
la definizione, in concorso con lo Stato, delle metodologie comuni da seguire nelle attivit� di catalogazione, anche al fine di garantire l'integrazione in rete delle banche dati regionali e la raccolta ed elaborazione dei dati a livello nazionale, e la realizzazione di sistemi informativi di livello regionale, utili all'esercizio delle funzioni e delle attivit� esercitate;
la promozione della formazione professionale orientata all'attivit� di tutela, gestione, valorizzazione dei beni culturali e alla promozione delle relative attivit� culturali;
la gestione dei musei o altri beni culturali trasferiti dallo Stato alla Regione, con l'autonomo esercizio, in particolare, delle attivit� di cui all'articolo 150, commi 4 e 7, del decreto legislativo n. 112 del 1998;
la definizione di criteri tecnico-scientifici e di standard minimi, ulteriori rispetto a quelli definiti dallo Stato, da osservare nell'esercizio delle attivit� di gestione dei musei o altri beni culturali;
la valorizzazione, di norma attuata mediante le forme di cooperazione strutturale e funzionale di cui all'articolo 22 della presente legge, dei beni culturali presenti nell'ambito territoriale regionale, con l'autonomo esercizio, in particolare, delle attivit� di cui all'articolo 152, comma 3, del decreto legislativo n. 112 del 1998;
la promozione, di norma attuata mediante le forme di cooperazione strutturale e funzionale di cui all'articolo 22 della presente legge, delle attivit� culturali svolte in ambito regionale, ovvero a questo comunque legate, con l'autonomo esercizio, in particolare, delle attivit� di cui all'articolo 153, comma 3, del decreto legislativo n. 112 del 1998;
il sostegno, ove necessario e/o opportuno, degli interventi degli enti locali in materia di tutela, di gestione, di valorizzazione dei beni culturali, ovvero di promozione di attivit� culturali;
l'individuazione di aree di interesse culturale, e la creazione di organismi, anche di diritto privato, per l'assistenza e la consulenza ai soggetti pubblici e privati che operano nel settore delle attivit� culturali.
1. Oltre alle funzioni gi� esercitate dalle Provincie secondo le disposizioni di legge vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge, � delegato alle Province l'esercizio, nel rispetto degli indirizzi contenuti nella programmazione regionale, delle funzioni e dei compiti amministrativi concernenti:
la conservazione, in concorso con lo Stato, la Regione e i Comuni interessati, dei beni culturali presenti nell'ambito territoriale provinciale, ivi compreso la formulazione di proposte ai fini dell'esercizio delle funzioni statali di cui all'articolo 149, comma 3, lettere a) ed e), del decreto legislativo n. 112 del 1998 e l'esercizio del diritto di prelazione di cui all'articolo 31 della legge n. 1089 del 1939, laddove trasferito alla Provincia;
la gestione dei musei o altri beni culturali trasferiti dallo Stato alle Provincie, con l'autonomo esercizio, in particolare, delle attivit� di cui all'articolo 150, commi 4 e 7, del decreto legislativo n. 112 del 1998;
la valorizzazione, di norma attuata mediante le forme di cooperazione strutturale e funzionale di cui all'articolo 22 della presente legge, dei beni culturali presenti nell'ambito territoriale provinciale, con l'autonomo esercizio, in particolare, delle attivit� di cui all'articolo 152, comma 3, del decreto legislativo n. 112 del 1998;
la promozione, di norma attuata mediante le forme di cooperazione strutturale e funzionale di cui all'articolo 22 della presente legge, delle attivit� culturali svolte ovvero comunque legate all'ambito provinciale, con l'autonomo esercizio, in particolare, delle attivit� di cui all'articolo 153, comma 3, del decreto legislativo n. 112 del 1998;
la definizione, sentiti i Comuni e gli enti locali interessati, dei programmi di associazione e di cooperazione fra Comuni per la gestione dei beni culturali e la promozione delle attivit� culturali;
l'esercizio delle funzioni concernenti gli organismi di cui all'articolo 19, comma 1, lettera i), della presente legge;
il sostegno, ove necessario e/o opportuno, degli interventi degli enti locali in materia di tutela, di gestione, di valorizzazione dei beni culturali, ovvero di promozione di attivit� culturali.
1. Oltre alle funzioni gi� esercitate dai Comuni secondo le disposizioni di legge vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge, � delegato ai Comuni l'esercizio, nel rispetto degli indirizzi contenuti nella programmazione regionale, delle funzioni e dei compiti amministrativi concernenti:
la conservazione, in concorso con lo Stato, la Regione e gli enti locali interessati, dei beni culturali presenti nell'ambito territoriale comunale, ivi compreso la formulazione di proposte ai fini dell'esercizio delle funzioni statali di cui all'articolo 149, comma 3, lettere a) ed e), del decreto legislativo n. 112 del 1998 e l'esercizio del diritto di prelazione di cui all'articolo 31 della legge n. 1089 del 1939, laddove trasferito ai Comuni;
la gestione dei musei o altri beni culturali trasferiti dallo Stato ai Comuni, con l'autonomo esercizio, in particolare, delle attivit� di cui all'articolo 150, commi 4 e 7, del decreto legislativo n. 112 del 1998;
la valorizzazione, di norma attuata mediante le forme di cooperazione strutturale e funzionale di cui all'articolo 22 della presente legge, dei beni culturali presenti nell'ambito territoriale comunale, con l'autonomo esercizio, in particolare, delle attivit� di cui all'articolo 152, comma 3, del decreto legislativo n. 112 del 1998;
la promozione, di norma attuata mediante le forme di cooperazione strutturale e funzionale di cui all'articolo 22 della presente legge, delle attivit� culturali svolte ovvero comunque legate all'ambito comunale, con l'autonomo esercizio, in particolare, delle attivit� di cui all'articolo 153, comma 3, del decreto legislativo n. 112 del 1998.
(Commissione regionale per i beni e le attivit� culturali)
1. La Commissione per i beni e le attivit� culturali istituita dall'articolo 154 del decreto legislativo n. 112 del 1998 � la sede permanente per l'armonizzazione e il coordinamento delle iniziative dei soggetti ivi rappresentati per la valorizzazione dei beni culturali e la promozione delle relative attivit�, con riguardo al patrimonio storico, artistico, demoetnoantropologico, archeologico, archivistico, librario e gli altri avente valore di civilt�.
2. La composizione, le funzioni e i compiti della Commissione sono definiti dagli articoli 154 e 155 del decreto legislativo n. 112 del 1998.
3. La Commissione ha sede presso la Giunta regionale, che provvede a dotarla delle risorse necessarie per l'esercizio delle funzioni e dei compiti propri.
4. La Commissione, entro tre mesi dal suo insediamento, si dota di un regolamento interno per la disciplina dei propri lavori.
1. Oltre alle funzioni e ai compiti gi� esercitati secondo le disposizioni di legge vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge e salve le disposizioni di cui ai seguenti articoli, sono riservate alla Regione le seguenti funzioni:
la programmazione e la promozione, unitamente allo Stato e agli enti locali interessati, sentite le principali associazioni di categoria interessate, delle attivit� teatrali, musicali e di danza sul territorio regionale, perseguendo obiettivi di equilibrio e di omogeneit� della diffusione della fruizione teatrale, musicale e di danza, favorendone l'insediamento in localit� che ne sono sprovviste e favorendo l'equilibrata circolazione delle rappresentazioni sul territorio regionale, utilizzando a questo fine gli ausili finanziari previsti dalla legislazione vigente;
la definizione, con il concorso degli enti locali interessati e sentite le principali associazioni di categoria interessate, di piani regionali per la costruzione, il restauro, la ristrutturazione e l'adeguamento di strutture e spazi gi� adibiti o da adibire allo spettacolo;
la definizione, con il concorso dei Comuni interessati e sentite le principali associazioni di categoria interessate, di criteri per la individuazione delle aree comunali riservate ai parchi di divertimento allestiti da circhi ed esercenti lo spettacolo viaggiante;
la definizione, con il concorso degli enti locali interessati e sentite le principali associazioni di categoria interessate, di piani regionali per la promozione delle attivit� teatrali, musicali, di danza, cinematografiche, circhi e spettacolo viaggiante;
il consolidamento della rete regionale dei teatri, nonch� dei circuiti del piccolo esercizio cinematografico e sale d'essai, incentivando forme coordinate di gestione e di promozione;
la definizione degli interventi di sostegno alle imprese dello spettacolo, anche favorendone l'accesso al credito;
lo svolgimento di attivit� di osservatorio sulle realt� dello spettacolo, in collaborazione con gli enti locali e le principali associazioni di categoria;
la promozione della formazione professionale orientata allo spettacolo.
1. Spettano agli enti locali, per i rispettivi ambiti territoriali, in collaborazione con la Regione e sentite le principali associazioni di categoria, le seguenti funzioni:
l'attuazione dei piani regionali di cui all'articolo 23, comma 1, lettera b);
l'attuazione dei piani regionali di cui all'articolo 23, comma 1, lettera c);
il concorso alla definizione dei programmi regionali e nazionali in materia di spettacolo;
la partecipazione alla costituzione di soggetti stabili e la partecipazione, in forma diretta o convenzionata, alla loro gestione;
la partecipazione, anche in forma associata, alla distribuzione della produzione teatrale e musicale sul territorio;
la promozione della diffusione delle attivit� di spettacolo nelle scuole e il sostegno della cultura e della presenza dello spettacolo nelle Universit�, d'intesa con le amministrazioni competenti e in collaborazione con le principali associazioni di categoria e degli operatori locali aventi come scopo esclusivo la promozione delle attivit� teatrali e cinematografiche presso gli istituti scolastici;
il concorso, per quanto di propria competenza, all'attivit� di osservatorio svolta dalla Regione in materia di spettacolo.
sostengono le attivit� di spettacolo, raccordandole con gli interventi di valorizzazione dei beni culturali e di promozione artistica e con le politiche sociali, per rispondere ai bisogni di cultura e di crescita sociale delle comunit� locali;
svolgono i compiti attinenti all'erogazione dei servizi teatrali, anche con riguardo alla promozione, programmazione e distribuzione degli spettacoli, anche avvalendosi di organismi di diritto privato;
attuano interventi di predisposizione, restauro, ristrutturazione e adeguamento di sedi e attrezzature destinate allo spettacolo e di interventi di innovazione tecnologica e di valorizzazione del patrimonio storico artistico dello spettacolo, in particolare a favore delle sale cinematografiche e teatrali nei centri storici;
individuano, in conformit� ai criteri previsti dalla legge e secondo le indicazioni di cui all'articolo 23, comma 1, lettera c), le aree per l'allestimento di circhi e parchi divertimento, attrezzati dagli esercenti lo spettacolo viaggiante.
La Regione esercita le funzioni e i compiti amministrativi concernenti:
gli atti di intesa e di concertazione con lo Stato e le altre Regioni in qualsiasi forma associate e i rapporti con le istituzioni comunitarie;
l'attuazione di specifici progetti e programmi di carattere unitario quando ai fini dell'efficacia degli stessi la dimensione regionale risulti la pi� adeguata;
il piano annuale di riparto per l'attuazione del diritto ai servizi educativi della prima infanzia e agli studi preuniversitari, in coerenza con la programmazione di cui alla lettera e);
la programmazione regionale, nei limiti delle disponibilit� di risorse umane e finanziarie, della rete scolastica, sulla base dei piani provinciali di cui all'articolo 26, assicurando il coordinamento con la programmazione di cui all'articolo 30, lettera b) e tenuto conto del decreto del Presidente della Repubblica 18 giugno 1998, n. 233, recante norme per il dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche e per la determinazione degli organici funzionali dei singoli istituti;
l'erogazione dei contributi alle scuole non statali, nonch� l'attribuzione, nei limiti delle risorse regionali disponibili, di buoni scuola alle famiglie degli allievi frequentanti le scuole pubbliche e private, legalmente riconosciute e parificate, al fine di coprire, in tutto o in parte, le spese effettivamente sostenute. I buoni scuola devono essere rapportati al reddito, alle disagiate condizioni economiche, al numero dei componenti del nucleo familiare e all'entit� delle spese scolastiche gravanti complessivamente sul nucleo medesimo. Le modalit� per l'attuazione degli interventi sono definite dalla Giunta regionale sulla base degli indirizzi del Consiglio regionale;
le iniziative e le attivit� di promozione relative all'ambito delle funzioni conferite alla Regione dal decreto legislativo n. 112 del 1998, quali quelle dirette all'alfabetizzazione, all'elevamento dei livelli di scolarit�, al miglioramento dell'offerta educativa, all'interscambio di esperienze tra le diverse realt� educative, alla prevenzione degli abbandoni e della dispersione scolastica, all'integrazione degli studenti stranieri, al sostegno della parit� e dell'autonomia delle istituzioni scolastiche.
2. Ai fini dell'esercizio delle funzioni amministrative di cui al comma 1, la Regione pu�, in osservanza del principio di leale cooperazione e collaborazione e nel rispetto delle autonomie locali, avvalersi degli uffici degli enti locali e delle autonomie funzionali mediante specifiche convenzioni.
(Piano annuale prima infanzia e studi preuniversitari)
1. La Giunta regionale, nel quadro del programma di sviluppo economico, approva, previo parere del competente organo collegiale territoriale scolastico e tenuto conto di progetti di interventi predisposti, nell'ambito delle proprie competenze, dai Comuni singoli o associati, dalle Province e dalle Comunit� montane, il piano annuale per l'attuazione del diritto ai servizi educativi della prima infanzia e agli studi preuniversitari.
2. Il piano di cui al comma 1, assicurando il coordinamento con la programmazione di cui alla lettera e) dell'articolo 25 e con i piani annuali e triennali per il diritto allo studio universitario previsti dall'articolo 35 della legge regionale 5 luglio 1996, n. 12, determina:
gli obiettivi e gli interventi da realizzare per lo sviluppo, la qualificazione e la diffusione e l'erogazione del servizio scolastico, nonch� per l'assegnazione di assegni di studio e altri servizi agli studenti;
i finanziamenti e le risorse, distinti per ciascun ente destinatario delle stesse, necessari per l'attuazione degli obiettivi e degli interventi di cui alla lettera a);
i soggetti attuatori;
le localizzazioni degli interventi;
le modalit� procedurali, temporali, tecniche, finanziarie e operative da osservare nel rispetto del riparto di competenze di cui al presente capo e dell'autonomia degli enti locali.
1. Le Province esercitano, in relazione all'istruzione secondaria superiore, le funzioni e i compiti amministrativi attribuiti dallo Stato e dalla presente legge concernenti:
la proposta di piani di organizzazione della rete delle istituzioni scolastiche;
i servizi di supporto organizzativo al servizio di istruzione per gli alunni portatori di handicap o in situazioni di svantaggio;
le iniziative e le attivit� di promozione relative all'ambito delle funzioni conferite;
la costituzione, i controlli e la vigilanza, ivi compreso lo scioglimento degli organi scolastici a livello territoriale;
ogni altra attivit� non riservata allo Stato o alla Regione e non conferita ad altri enti locali;
la risoluzione dei conflitti di competenza tra le istituzioni scolastiche, ad eccezione di quelli di cui al comma 1, lettera a), dell'articolo 28.
2. Le Province, inoltre, forniscono a richiesta assistenza tecnica e amministrativa ai Comuni compresi nel proprio territorio.
1. I Comuni, singoli o associati, esercitano, in relazione all'istruzione di grado inferiore della scuola, le funzioni e i compiti amministrativi individuati dalle lettere a), b), c), d), e), f), e g) dell'articolo 27, nonch� quelli concernenti:
la risoluzione di conflitti di competenza tra istituzioni della scuola materna e primaria;
la fornitura di libri di testo e di materiale didattico;
gli interventi per favorire la piena integrazione delle fasce di utenza disagiate;
gli interventi per la scuola dell'infanzia nell'ambito della legislazione regionale di settore;
l'erogazione di assegni di studio (per gli alunni delle scuole secondarie superiori);
l'istituzione di residenze e convitti;
il servizio di mensa scolastica e di trasporto degli alunni;
ogni altra azione per favorire il diritto allo studio.
2. I Comuni, anche in collaborazione con le Comunit� montane e le Province, ciascuno in relazione ai gradi di istruzione di propria competenza, esercitano, anche d'intesa con le istituzioni scolastiche, iniziative relative a:
azioni tese a realizzare le pari opportunit� di istruzione;
azioni di supporto tese a promuovere la coerenza e la continuit� in senso verticale e orizzontale tra i diversi gradi e ordini di scuola;
interventi perequativi;
interventi integrati di prevenzione della dispersione scolastica e di educazione alla salute;
ogni altra attivit� per favorire il diritto allo studio.
(Funzioni delle Comunit� montane)
1. In materia di istruzione spettano alle Comunit� montane le funzioni a esse conferite dalla presente legge, nonch� quelle a esse conferite dalla Regione o dalle Province ovvero esercitate in forma associativa da due o pi� Comuni appartenenti alla stessa zona omogenea.
ORIENTAMENTO E FORMAZIONE PROFESSIONALE Art. 30
1. La Regione persegue lo sviluppo qualitativo e la realizzazione del sistema regionale dell'orientamento e della formazione professionale in integrazione con i sistemi scolastici e universitari e il raccordo con i servizi per l'impiego.
2. Sono riservati alla Regione:
i rapporti e le intese con l'Unione europea, il Ministero del lavoro, il Ministero della pubblica istruzione e con le Universit�;
la programmazione dell'offerta formativa integrata tra istruzione scolastica e formazione professionale anche con riferimento all'educazione permanente e degli adulti;
la programmazione e la definizione dei piani di riparto delle risorse finanziarie;
la definizione dei criteri cui ispirare le attivit� di vigilanza e rendicontazione;
la vigilanza sugli interventi di residua competenza regionale di seguito elencati sub lettere f), g) e h);
l'informazione e la realizzazione di corsi di formazione professionale per il personale adibito ad attivit� di protezione civile di competenza regionale e di aggiornamento professionale per i tecnici che, per compiti di istituto o per libera professione, operano nel territorio regionale in campi di rilevante interesse per la protezione civile o per la cooperazione sociale;
l'informazione e la realizzazione di corsi di formazione e aggiornamento professionale per il personale delle organizzazioni di volontariato di protezione civile;
l'informazione e la realizzazione di corsi di formazione e aggiornamento professionale per il personale regionale.
3. La Regione, in sede di programma regionale per la formazione professionale e i relativi aggiornamenti di cui all'articolo 31, pu� delegare alle Province l'attuazione dei corsi di formazione di cui al comma 2, lettere f) e g).
4. La Regione promuove azioni rivolte a facilitare l'ingresso nel lavoro al disabili e ai soggetti deboli per motivi sociali o situazioni di emarginazione.
5. Nei casi del comma precedente e per le situazioni ad evidente rilevanza regionale, in aggiunta ai finanziamenti statali previsti dalle leggi vigenti, la Regione concorre e contribuisce, anche con fondi propri, alla realizzazione degli interventi previsti dalla programmazione regionale nell'ambito degli interventi formativi del comma precedente.
(Funzione di programmazione)
1. La Regione esercita le funzioni di programmazione mediante la definizione di un programma regionale della formazione professionale.
2. Il programma regionale, in relazione alla verifica di efficacia delle azioni realizzate, contiene in particolare:
l'individuazione degli obiettivi quantitativi e qualitativi che si intendono raggiungere nell'arco di durata del programma regionale;
la determinazione delle risorse disponibili per l'attuazione da parte delle Province degli interventi a esse riservati, compresi i fondi statali e il finanziamento comunitario;
la definizione delle modalit�, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 17 della legge 24 giugno 1997, n. 196 � Norme in materia di promozione dell'occupazione � , per l'affidamento ai soggetti pubblici e privati accreditati allo svolgimento delle attivit� di formazione e orientamento professionale.
3. Il programma regionale di formazione professionale � approvato dalla Giunta regionale ed � pubblicato sul BURP.
1. La Regione esercita le funzioni di coordinamento mediante:
il visto di conformit� dei piani provinciali annuali di cui all'articolo 34 alle previsioni del programma regionale;
la definizione degli standard per l'accreditamento delle strutture formative e di orientamento, nonch� delle modalit� per l'accreditamento in sede regionale, sentite le Province;
la gestione dell'elenco regionale delle strutture accreditate;
l'individuazione delle attivit� formative di rilevanza regionale e quelle a carattere innovativo e sperimentale.
1. Spettano in particolare alle Province le funzioni concernenti:
la gestione dei finanziamenti per la realizzazione delle azioni programmate nel territorio provinciale, ivi comprese le azioni a cofinanziamento comunitario o regionale;
l'affidamento alle strutture accreditate delle attivit� formative secondo le procedure individuate dal programma regionale di formazione professionale;
la verifica amministrativo-contabile e di vigilanza amministrativa e tecnico-didattica in ordine agli interventi di propria competenza;
ogni altra materia non espressamente riservata alla Regione.
(Piano provinciale annuale)
1. Le Province esercitano, in attuazione di quanto previsto dalla programmazione regionale, nel quadro dei propri obiettivi di sviluppo territoriale e sulla base delle risorse finanziarie regionali e comunitarie a esse trasferite, le funzioni amministrative relative alla pianificazione e alla programmazione territoriale di competenza in coerenza con l'articolo 143, comma 2, del decreto legislativo n. 112 del 1998 e ai sensi dell'articolo 14, comma 1, lettera i), della legge n. 142 del 1990.
2. La programmazione delle attivit� di formazione professionale riguardanti l'ambito territoriale provinciale avviene mediante la predisposizione dei piani provinciali annuali di formazione professionale volti al soddisfacimento dei fabbisogni di formazione relativi al territorio di competenza.
3. I fabbisogni formativi sono definiti dalle Province, che possono avvalersi dei sistemi informativi delle CCIAA, degli organismi bilaterali, delle agenzie provinciali per la formazione professionale.
4. Il piano provinciale annuale di formazione professionale � approvato dal Consiglio provinciale, su proposta della Giunta, entro novanta giorni dalla data di pubblicazione sul BUR del programma regionale di cui all'articolo 31 e diviene esecutivo con il visto di conformit� del Presidente della Giunta regionale.
5. Il visto si intende espresso favorevolmente trascorsi trenta giorni dalla data di ricezione regionale del piano annuale provinciale.
6. Il Presidente della Giunta regionale, quando ritiene che il piano provinciale annuale eccede le competenze provinciali o contrasta con le previsioni del piano regionale per la formazione professionale, rinvia il piano al Consiglio provinciale nel termine fissato per l'apposizione del visto.
7. L'atto di rinvio deve recare le prescrizioni a cui il Consiglio provinciale deve uniformarsi nell'approvazione del piano provinciale annuale nei trenta giorni successivi.
8. Ove la Provincia non approvi il piano nel termine di cui al comma 7�, o approvandolo, non si adegui alle prescrizioni di cui all'atto di rinvio, il presidente della Giunta regionale procede all'approvazione del piano in via sostitutiva.
1. Sono soggetti attuatori delle attivit� formative:
gli enti pubblici e gli enti privati senza fine di lucro che svolgono per statuto attivit� di formazione, ivi compresi gli istituti professionali (dello Stato;
consorzi e societ� consortili di formazione con partecipazione pubblica;
imprese o loro consorzi, limitatamente alle attivit� di formazione: rivolte ai propri dipendenti e per attivit� di formazione volte all'assunzione presso le stesse;
imprese no-profit e cooperative, limitatamente ai loro addetti o associati e alle persone da assumere;
agenzie provinciali per la formazione professionale costituite nella forma della societ� per azioni mista a prevalente capitale pubblico, secondo l'articolo 22, lettera e), della legge n. 142 del 1990 e successive modificazioni, e ogni altro soggetto giuridico accreditato per tale attivit�.
1. Per la utilizzazione delle risorse del piano finanziario del POR Puglia relative al FSE per le annualit� 2000 e 2001 si applicano le disposizioni di cui al titolo VII della legge regionale 25 settembre 2000, n. 13.
La presente legge � dichiarata urgente ai sensi e per gli effetti del combinato disposto degli artt. 127 della Costituzione e 60 dello Statuto ed entrer� in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione.
� fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come la legge della Regione Puglia.
Data a Bari, add� 11 dicembre 2000
- La legge 15 marzo 1997, n.59 � Delega al Governo per il compimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa � � pubblicato nella Gazz. Uff. 17.3.97 n. 63 S.O. Si riporta il testo dei commi 1, 3 e 5 (cos� modificato dalla L. 191/98) dell'art. 4:
1. Nelle materie di cui all'articolo 117 della Costituzione, le regioni, in conformit� ai singoli ordinamenti regionali, conferiscono alle province, ai comuni e agli altri enti locali tutte le funzioni che non richiedono l'unitario esercizio a livello regionale. Al conferimento delle funzioni le regioni provvedono sentite le rappresentanze degli enti locali. Possono altres� essere ascoltati anche gli organi rappesentativi delle autonomie locali ove costituiti leggi regionali.
il principio di sussidiariet�, con l'attribuzione della generalit� dei compiti e delle funzioni amministrative ai comuni, alle province e alle comunit� montane, secondo le rispettive dimensioni territoriali, associative e organizzative, con l'esclusione delle sole funzioni incompatibili con le dimensioni medesime, attribuendo le responsabilit� pubbliche anche al fine di favorire l'assolvimento di funzioni e di compiti di rilevanza sociale da parte delle famiglie, associazioni e comunit�, alla autorit� territorialmente e funzionalmente pi� vicina ai cittadini interessati;
il principio di completezza, con la attribuzione alla regione dei compiti e delle funzioni amministrative non assegnati ai sensi della lettera a), e delle funzioni di programmazione;
il principio di efficienza e di economicit�, anche con la soppressione delle funzioni e dei compiti divenuti superflui;
i principi di responsabilit� ed unicit� dell'amministrazione, con la conseguente attribuzione ad un unico soggetto delle funzioni e dei compiti connessi, strumentali e complementari, e quello di identificabilit� in capo a un unico soggetto anche associativo della responsabilit� di ciascun servizio o attivit� amministrativa;
il principio di omogeneit�, tenendo conto in particolare delle funzioni gi� esercitate con l'attribuzione di funzioni e compiti omogenei allo stesso livello di governo;
il principio di adeguatezza, in relazione all'idoneit� organizzativa dell'amministrazione ricevente a garantire, anche in forma associata con altri enti, l'esercizio delle funzioni;
il principio della copertura finanziaria e patrimoniale dei costi per l'esercizio delle funzioni amministrative;
il principio di autonomia organizzativa e regolamentare e di responsabilit� degli enti locali nell'esercizio delle funzioni e dei compiti amministrativi ad essi conferiti.
5. Ai fini dell'applicazione dell'articolo 3 della legge 8 giugno n. 142, e del principio di sussidiariet� di cui al comma 3, lettera a) e del principio di efficienza e di economicit� di cui alla lettera c) del medesimo comma, del presente articolo, ciascuna regione adotta, entro sei mesi dall'emanazione di ciascun decreto legislativo, la legge di puntuale individuazione delle funzioni trasferite o delegate agli enti locali e di quelle mantenute in capo alla regione stessa.
Qualora la regione non provveda entro il termine indicato, il Governo � delegato ad emanare, entro il 31 marzo 1999, sentite le regioni inadempienti, uno o pi� decreti legislativi di ripartizione di funzioni tra regione ed enti locali le cui disposizioni si applicano fino alla data di entrata in vigore della legge regionale.
- Il D.Lgs 31 marzo 1998, n. 112 � Conerimento di funzioni e compiti dello Stato alle regioni ed agli enti locali in attuazione del Capo I della L. 15 marzo 1997, n. 59" � pubblicato nella Gazz. Uff. 21.4.1998., n. 92 S.O.
Il comma 1 dell'art. 3 cos� dispone:
1. Ciascuna regione, ai sensi dell'articolo 4, commi 1 e 5, della legge 15 marzo 1997, n. 59, entro sei mesi dall'emanazione del presente decreto legislativo, determina, in conformit� al proprio ordinamento, le funzioni amministrative che richiedono l'unitario esercizio a livello regionale, provvedendo contestualmente a conferire tutte le altre agli enti locali, in conformit� ai principi stabiliti dall'articolo 4, comma 3, della stessa legge n. 59 del 1997, nonch� a quanto previsto dall'articolo 3 della legge 8 giugno 1990, n. 142.
- Il D.Lgs. 29 ottobre 1999, n. 443 recante disposizioni corretive ed integrazioni del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 112, � pubblicato nella Gazz. Uff. 30.11.99., n. 281.
- Il D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 � Attuazione della delega di cui all'art. 1 della L. 22 luglio 1975, n. 382 � � pubblicato nella Gazz. Uff. 29.8.77 n. 234 S.O. Si riporta il testo dell'art. 63:
Le funzioni amministrative relative alla materia � artigianato � concernono le attivit� attinenti alla produzione di beni e servizi in forma artigianale, secondo la disciplina prevista dalle leggi vigenti, nonch� le imprese artigiane individuali ed in forma associata, la tutela, lo sviluppo e l'incremento delle stesse, l'organizzazione amministrativa concernente l'artigianato.
Le funzioni suddette comprendono anche le funzioni esercitate dalle camere di commercio in materia di artigianato, le funzioni di promozione della cooperazione tra imprese artigiane, nonch�:
le funzioni esercitate dall'ENAPI per gli aspetti concernenti l'artigianato;
l'approvazione e la revisione degli elenchi dei mestieri artistici tradizionali e dell'abbigliamento, ai sensi dell'art. 5 della legge 25 luglio 1956, n. 860, e secondo le norme della C.E.E.;
le funzioni relative alla tenuta, attraverso le commissioni provinciale e regionale, dell'albo delle imprese artigiane, comprese quelle di iscrizione, revisione e cancellazione, da operarsi finch� le leggi regionali non diano diversa disciplina alla materia.
gli atti di istruzione e certificazione ai fini dell'iscrizione all'albo delle imprese artigiane;
l'apprestamento e la gestione di aree attrezzate per l'insediamento di imprese artigiane nel rispetto della pianificazione territoriale regionale.
- L'art. 13 del D.Lgs 112/98 cos� dispone:
la tutela delle produzioni ceramiche, in particolare di quella artistica e di qualit�, di cui alla legge 9 luglio 1990, n. 188;
eventuali cofinanziamenti, nell'interesse nazionale, di programmi regionali di sviluppo e sostegno dell'artigianato, secondo criteri e modalit� definiti con decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, d'intesa con la Conferenza unificata. In tali casi lo Stato, d'intesa con la regione interessata, pu� avvalersi dei comitati tecnici regionali di cui all'articolo 37 della legge 25 luglio 1952, n. 949. La composizione dei comitati tecnici regionali pu� essere modificata dalla Conferenza unificata.
- La L. 19 dicembre 1992, n. 488 ha convertito in legge con modificazioni, il D.L. 22 ottobre 1992, n. 415. � Modifiche della legge I o marzo 1986, n. 64, in tema di disciplina organica dell'intervento straordinario del Mezzogiorno � .
- L'art. 15 del D.Lgs. 112/98 cos� dispone:
- La L.R. 20 febbraio 1995, n. 5 � Norme per l'attuazione del programma Plurifondo 1994-99 della Regione Puglia � , � pubblicato nel BUR n. 26/1995.
- Il D.Lgs 31 marzo 1998, n. 123 � Disposizioni per la realizzazione degli interventi di sostegno pubblico delle imprese, a norma dell'art. 4, comma 4, lettera c), della L. 15 marzo 1997, n. 59 � , � pubblicato nella Gazz. Uff. 30.4.98. n. 99 - Si riposta il testo dell'art. 4:
1. La procedura automatica si applica gualora non risulti necessaria, per l'attuazione degli interventi, un'attivit� istruttoria di carattere tecnico, economico e finanziaria, del programma di spesa. L'intervento � concesso in misura percentuale, ovvero in misura fissa di ammontare predeterminato, sulle spese ammissibili sostenute, successivamente alla presentazione della domanda ovvero nel corso dell'esercizio precedente.
2. Il Ministro competente per materia o la regione o gli enti locali competenti determinano previamente per tutti i beneficiari degli interventi, sulla base delle risorse finanziarie disponibili, l'ammontare massimo dell'intervento concedibile e degli investimenti ammissibili, nonch� le modalit� di erogazione.
3. Per l'accesso agli interventi l'interessato presenta una dichiarazione secondo un apposito schema pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana dal soggetto competente per la concessione, sottoscritta, ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 4 della legge 4 gennaio 1968, n. 15 (4), dal legale rappresentante dell'impresa e dal presidente del collegio sindacale o, in mancanza di quest'ultimo, da un revisore dei conti iscritto al relativo registro, attestante il possesso dei requisiti e la sussistenza delle condizioni per l'accesso alle agevolazioni, nonch� la documentazione e le informazioni necessarie per l'avvio dei procedimenti di cui al decreto legislativo 8 agosto 1994, n. 490 (5).
4. Il soggetto competente accerta esclusivamente la completezza e la regolarit� delle dichiarazioni e di quanto previsto dal comma 3, registrate secondo l'ordine cronologico di presentazione. Entro trenta giorni, l'intervento e concesso nei limiti delle risorse disponibili.
5. Qualora la dichiarazione sia viziata o priva di uno o pi� requisiti disposti dalla normativa vigente, entro il medesimo termine di cui al comma 4, � comunicato all'impresa il diniego all'intervento.
6. L'iniziativa � realizzata nel termine previsto dalla vigente normativa, in ogni caso non oltre due anni decorrenti dalla data della concessione, a pena di decadenza dell'intervento. L'impresa beneficiaria entro 60 giorni dalla realizzazione dell'iniziativa, con le medesime forme e modalit� di cui al comma 3, fornisce i documenti giustificativi delle spese sostenute, ivi compresi gli estremi identificativi degli eventuali impianti, macchinari o attrezzature acquistati nonch� una perizia giurata di un professionista competente nella materia, iscritto al relativo albo professionale, attestante l'inerenza dei costi sostenuti alle tipologie ammissibili e la loro congruit�. Tale perizia giurata non � obbligatoria esclusivamente nel caso di cui all'articolo 14 della legge 24 giugno 1997, n. 196 (6). Il soggetto competente, accertata la completezza e la regolarit� della documentazione prodotta, entro il termine previsto dalle norme applicabili e comunque non oltre sessanta giorni dalla sua presentazione, fatti salvi i maggiori termini eventualmente previsti dalla normativa antimafia, provvede alla erogazione dell'intervento mediante unica somministrazione.
- Si riporta il testo degli artt. 17 e 23 del D.Lgs 112/98:
1. Le funzioni amministrative relative alla materia � industria � comprendono qualsiasi attivit� imprenditoriale diretta alla lavorazione e alla trasformazione di materie prime, alla produzione e allo scambio di semilavorati, di merci e di beni anche immateriali, con esclusione delle funzioni relative alle attivit� artigianali ed alle altre attivit� produttive di spettanza regionale in base all'articolo 117, comma primo, della Costituzione e ad ogni altra disposizione vigente.
2. Sono comprese nella materia anche le attivit� di erogazione e scambio di servizi a sostegno delle attivit� di cui al comma 1, con esclusione comunque delle attivit� creditizie, di intermediazione finanziaria, delle attivit� concernenti le societ� fiduciarie e di revisione e di quelle di assicurazione.
2. Nell'ambito delle funzioni conferite in materia di industria dall'articolo 19, le regioni provvedono, nella propria autonomia organizzativa e finanziaria, anche attraverso le province, al coordinamento e al miglioramento dei servizi e dell'assistenza alle imprese, con particolare riferimento alla localizzazione ed alla autorizzazione degli impianti (produttivi e alla creazione di aree industriali. L'assistenza consiste, in particolare, nella raccolta e diffusione, anche in via telematica, delle informazioni concernenti l'insediamento e lo svolgimento delle attivit� produttive nel territorio regionale, con particolare riferimento alle normative applicabili, agli strumenti agevolativi e all'attivit� delle unit� organizzative di cui all'articolo 24, nonch� nella raccolta e diffusione delle informazioni concernenti gli strumenti di agevolazione contributiva e fiscale a favore dell'occupazione del lavoratori dipendenti e del lavoro autonomo.
3. Le funzioni di assistenza sono esercitate prioritariamente attraverso gli sportelli unici per le attivit� produttive.
- La L. 5 ottobre 1991, n. 317 � Interventi per l'innovazione e lo sviluppo delle piccole imprese � e pubblicata nella Gazz. Uff. 9.10.91, n. 237 S.O.
- La L.R. 15 gennaio 1999, n. 3 � Norme di attuazione della legge 5 ottobre 1991, n. 317 � � pubblicata nel BUR n. 6/1999 - L'art. 3 cos� dispone:
1. Il Consiglio regionale, su proposta della Giunta, individua i distretti industriali di cui all'art. 36, comma 1, della legge n. 317 del 1991 sulla base degli indirizzi e dei parametri di riferimento indicati nel decreto del Ministero dell'industria di cui all'art. 36, comma 2, della stessa legge e in coerenza con le priorit� territoriali, settoriali e tipologiche indicate nel programma regionale di sviluppo.
2. La Giunta regionale, ai sensi di quanto disposto dall'art. 36, commi 3, 4 e 5 della legge n. 317 del 1991, entro sessanta giorni:
determina i criteri di priorit� degli interventi innovativi concernenti pi� imprese, da attuarsi nei distretti industriali;
approva i contratti di programma con i consorzi di sviluppo industriale;
concede i relativi finanziamenti nei limiti e con le modalit� stabiliti dalla stessa Giunta.
- La L. 23 dicembre 1996, n. 662 � Misure di razionalizzazione della finanza pubblica � � pubblicato nella Gazz. Uff. 28.12.1996, n. 303 S.O. Si riporta il testo del comma 203 dell'art. 2 cos� come integrato dal D.L. 30 gennaio 1998, n. 6:
203. Gli interventi che coinvolgono una molteplicit� di soggetti pubblici e privati ed implicano decisioni istituzionali e risorse finanziarie a carico delle amministrazioni statali, regionali e delle province autonome nonch� degli enti locali possono essere regolati sulla base di accordi cos� definiti:
� programmazione negoziata � come tale intendendosi la regolamentazione concordata tra soggetti pubblici o tra il soggetto pubblico competente e la parte o le parti pubbliche o private per l'attuazione di interventi diversi, riferiti ad un'unica finalit� di sviluppo, che richiedono una valutazione complessiva delle attivit� di competenza;
� Intesa istituzionale di programma � , come tale intendendosi l'accordo tra amministrazione centrale, regionale o delle province autonome con cui tali soggetti si impegnano a collaborare sulla base di una ricognizione programmatica delle risorse finanziarie disponibili, dei soggetti interessati e delle procedure amministrative occorrenti, per la realizzazione di un piano pluriennale di interventi d'interesse comune o funzionalmente collegati. La gestione finanziaria degli interventi per i quali sia necessario il concorso di pi� amministrazioni dello Stato, nonch� di queste ed altre amministrazioni, enti ed organismi pubblici, anche operanti in regime privatistico, pu� attuarsi secondo le procedure e le modalit� previste dall'articolo 8 del decreto del Presidente della Repubblica 20 aprile 1994, n. 367.
� Accordo di programma quadro � , come tale intendendosi l'accordo con enti locali ed altri soggetti pubblici e privati promosso dagli organismi di cui alla lettera b), in attuazione di una intesa istituzionale di programma per la definizione di un programma esecutivo di interventi di interesse comune o funzionalmente collegati. L'accordo di programma quadro indica in particolare: 1) le attivit� e gli interventi da realizzare, con i relativi tempi e modalit� di attuazione e con i termini ridotti per gli adempimenti procedimentali; 2) i soggetti responsabili dell'attuazione delle singole attivit� ed interventi; 3) gli eventuali accordi di programma ai sensi dell'articolo 27 della legge 8 giugno 1990, n. 142; 4) le eventuali con conferenze di servizi o convenzioni necessarie per l'attuazione dell'accordo; 5) gli impegni di ciascun soggetto, nonch� del soggetto cui competono poteri sostitutivi in caso di inerzie, ritardi o inadempienze; 6) i procedimenti di conciliazione o definizione di conflitti tra i soggetti partecipanti all'accordo; 7) le risorse finanziarie occorrenti per le diverse tipologie di intervento, a valere sugli stanziamenti pubblici o anche reperite tramite finanziamenti privati;
8) le procedure ed i soggetti responsabili per il monitoraggio e la verifica dei risultati. L'accordo di programma quadro � vincolante per tutti i soggetti che vi partecipano. I controlli sugli atti e sulle attivit� posti in essere in attuazione dall'accordo di programma quadro sono in ogni caso successivi. Limitatamente alle aree di cui alla lettera f), gli atti di esecuzione dell'accordo di programma quadro possono derogare alle norme ordinarie di amministrazione e contabilit�, salve restando le esigenze di concorrenzialit� e trasparenza e nel rispetto della normativa comunitaria in materia di appalti, di ambiente e di valutazione di impatto ambientale. Limitatamente alle predette aree di cui alla lettera f), determinazioni congiunte adottate dai soggetti pubblici interessati territorialmente e per competenza istituzionale in materia urbanistica possono comportare gli effetti di variazione degli strumenti urbanistici gi� previsti dall'articolo 27, commi 4 e 5, della legge 8 giugno 1990, n. 142.
� Patto territoriale � , come tale intendendosi l'accordo, promosso da enti locali, parti sociali, o da altri soggetti pubblici o privati con i contenuti di cui alla lettera c), relativo all'attuazione di un programma di interventi caratterizzato da specifici obiettivi di promozione dello sviluppo locale;
� Contratto di programma � , come tale intendendosi il contratto stipulato tra l'amministrazione statale competente, grandi imprese consorzi di medie e piccole imprese e rappresentanze di distretti industriali per la realizzazione di interventi oggetto di programmazione negoziata (293/a).
� Contratto di area � , come tale intendendosi lo strumento operativo, concordato tra amministrazioni, anche locali, rappresentanze dei lavoratori e dei datori di lavoro, nonch� eventuali altri soggetti interessati, per la realizzazione delle azioni finalizzate ad accelerare lo sviluppo e la creazione di una nuova, occupazione in territori circoscritti, nell'ambito delle aree di crisi indicate dal Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministero del bilancio e della programmazione economica e sentito il parere delle competenti Commissioni parlamentari, che si pronunciano entro quindici giorni dalla richiesta, e delle aree di sviluppo industriale e dei nuclei di industrializzazione situati nei territori di cui all'obiettivo 1 del Regolamento CEE n. 2052/88, nonch� delle aree industrializzate realizzate a norma dell'art. 32 della L. 14 maggio 1981, n. 219, che presentino requisiti di pi� rapida attivazione di investimenti di disponibilit� di aree attrezzate e di risorse private o derivanti da interventi normativi. Anche nell'ambito dei contratti d'area dovranno essere garantiti ai lavoratori i trattamenti retributivi previsti dall'articolo 6, comma 9, lettera c), del D.L. 9 ottobre 1989, n. 338, convertito, con modificazioni, dalla L. 7 dicembre 1989, n. 389.
- La L. 15 febbraio 1963, n. 281 � Disciplina della preparazione e del commercio dei mangimi � � pubblicato nella Gazz. Uff. 26.3.63, n. 82. Si riporta il testo dell'art. 4 (cos� come modificato dalla L. 8.3.1968 n. 399 e dal D.lgs. 17.8.99 n. 360) e dall'art. 5 (cos� come modificato dal DPR 31.3.1988, n. 152 e dal D.Lgs 17.8.1999, n. 360):
Chiunque intende produrre a scopo di vendita o preparare per conto terzi o, comunque, per la distribuzione per il consumo, materie prime per mangimi di origine animale deve chiedere l'autorizzazione al prefetto della provincia che la concede a tempo indeterminato, previo accertamento, da parte di una commissione provinciale composta del veterinario provinciale, del capo dell'ispettorato provinciale dell'agricoltura e di un funzionario della camera di commercio, industria, agricoltura ed artigianato, che le attrezzature ed i requisiti igienico-sanitari dello stabilimento siano rispondenti alla produzione che si intende conseguire.
L'autorizzazione di cui al comma precedente non � richiesta per la produzione a scopo di vendita o per la preparazione per conto terzi, o comunque, per la distribuzione per il consumo, del siero di latte, del latticello e del latte scremato allo stato naturale.
L'autorizzazione � soggetta al pagamento, per ogni anno solare, o una frazione, della tassa di concessione governativa nella misura di L. 5.000 da corrispondere in modo ordinario.
Il prefetto cura la trascrizione delle licenze su apposito registro ed entro dieci giorni dalla data del rilascio trasmette copia delle stesse ai Ministeri dell'industria e commercio, dell'agricoltura e delle foreste e della sanit�.
Chiunque intende produrre a scopo di vendita o preparare per conto terzi o, comunque, per la distribuzione per il consumo, mangimi composti, completi o complementari, senza integratori o integratori medicati deve chiedere l'autorizzazione al prefetto della provincia che la concede a tempo indeterminato, previo accertamento del veterinario provinciale, del capo dell'ispettorato provinciale dell'agricoltura e di un funzionario della camera di commercio, industria, agricoltura ed artigianato, che le attrezzature ed i requisiti igienico-sanitari dello stabilimento siano rispondenti alla produzione che si intende conseguire.
L'autorizzazione � soggetta al pagamento, per ogni anno solare o sua frazione, della tassa di concessione governativa nella misura di L. 10.000 da corrispondere in modo ordinario.
Il prefetto cura la trascrizione delle licenze su apposito registro ed entro dieci giorni dalla data del rilascio trasmette copia delle stesse ai Ministeri dell'industria e commercio, dell'agricoltura e delle foreste, e della sanit�. Ove nella produzione dei mangimi composti, completi o complementari, senza integratori o integratori medicati siano impiegate materie prime per mangini di origine animale di produzione nazionale, questi devono essere forniti da ditte debitamente autorizzate ai sensi del precedente art. 4, o, qualora siano importati, devono risultare privi di agenti patogeni.
- Il D.P.R. 31 marzo 1988, n. 152 � Recepimento di quindici direttive CEE relative alla produzione e commercializzazione di mangimi, incluse nell'elenco B allegato alla legge 16 aprile 1987, n. 183, recante coordinamento delle politiche comunitarie riguardanti, l'appartenenza dell'Italia alle Comunit� europee e l'adeguamento dell'ordinamento interno agli atti normativi comunitari � � pubblicato nella Gazz. Uff. 14.5.1988, n. 112 S.O.
- Si riporta il testo dell'art. 26 del D.Lgs. 112/98:
Aree industriali e aree ecologiche attrezzate
1. Le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano disciplinano, con proprie leggi, le aree industriali e le aree ecologicamente attrezzate, dotate dalle infrastrutture e dei sistemi necessarie a garantire la tutela della salute, della sicurezza e dell'ambiente. Le medesime leggi disciplinano altres� le forme di gestione unitaria delle insfrastrutture e dei servizi delle aree ecologicamente attrezzate da parte di soggetti pubblici o privati, anche costituita ai sensi di quanto previsto dall'articolo 12 della legge 23 dicembre 1992, n. 498, e dall'articolo 22 della legge 8 giugno 1990, n. 142, nonch� le modalit� di acquisizione dei terreni compresi nelle aree industriali, ove necessario anche mediante espropriazione. Gli impianti produttivi localizzati nelle aree ecologicamente attrezzate sono esonerati dall'acquisizione delle autorizzazioni concernenti la utilizzazione dei servizi ivi presenti.
2. Le regioni e le province autonome individuano le aree di cui al comma 1 scegliendole prioritariamente tra le aree, zone o nuclei gi� esistenti, anche se totalmente o parzialmente dismessi. Al procedimento di individuazione partecipano gli enti locali interessati.
Note all'Art. 7 e 9
- Si riporta il testo degli artt. 23 - 24 e 25 della DLgs 112/98
2. Nell'ambito delle funzioni conferite in materia di industria dall'articolo 19, le regioni provvedono, nella propria autonomia organizzativa e finanziaria, anche attraverso le province, al coordinamento e al miglioramento dei servizi e dell'assistenza alle imprese, con particolare riferimento alla localizzazione ed alla autorizzazione degli impianti produttivi e alla creazione di aree industriali. L'assistenza consiste, in particolare, nella raccolta e diffusione, anche in via telematica, delle informazioni concernenti l'insediamento e lo svolgimento delle attivit� produttive nel territorio regionale, con particolare riferimento alle normative applicabili, agli strumenti agevolativi e all'attivit� delle unit� organizzative di cui all'articolo 24, nonch� nella raccolta e diffusione delle informazioni concernenti gli strumenti di agevolazione contributiva e fiscale a favore dell'occupazione dei lavoratori dipendenti e del lavoro autonomo.
2. Presso la struttura � istituito uno sportello unico al fine di garantire a tutti gli interessati l'accesso, anche in via telematica, al proprio archivio informatico contenente i dati concernenti le domande di autorizzazione e il relativo iter procedurale, gli adempimenti necessari per le procedure autorizzatorie, nonch� tutte le informazioni disponibili a livello regionale, ivi comprese quelle concernenti le attivit� promozionali, che dovranno essere fornite in modo coordinato.
5. Laddove siano stipulati patti territoriali o contratti d'area, l'accordo tra gli enti locali coinvolti pu� prevedere che la gestione dello sportello unico sia attribuita al soggetto pubblico responsabile del patto o del contratto.
1. Il procedimento amministrativo in materia di autorizzazione all'insediamento di attivit� produttive � unico. L'istruttoria ha per oggetto in particolare i profili urbanistici, sanitari, della tutela ambientale e della sicurezza.
2. Il procedimento, disciplinato con uno o pi� regolamenti ai sensi dell'articolo 20, comma 8, della legge 15 marzo 1997, n. 59, si ispira ai seguenti principi:
istituzione di uno sportello unico presso la struttura organizzativa e individuazione del responsabile del procedimento;
trasparenza delle procedure e apertura del procedimento alle osservazioni dei soggetti portatori di interessi diffusi;
facolt� per l'interessato di ricorrere all'autocertificazione per l'attestazione, sotto la propria responsabilit�, della conformit� del progetto alle singole prescrizioni delle norme vigenti;
facolt� per l'interessato, inutilmente decorsi i termini per il rilascio degli atti di assenso previsti, di realizzare l'impianto in conformit� alle autocertificazioni prodotte, previa valutazione favorevole di impatto ambientale, ove prevista dalle noerme vigenti e purch� abbia ottenuto la concessione edilizia;
previsione dell'obbligo della riduzione in pristino nel caso di falsit� di alcuna delle autocertificazioni, fatti salvi i casi di errori od omissioni materiali suscettibili di correzioni o integrazioni;
possibilit� del ricorso da parte del comune, nella qualit� di amministrazione procedente, ove non sia esercitata la facolt� di cui alla lettera c), alla conferenza di servizi, le cui determinazioni sostituiscono il provvedimento ai sensi dell'articolo 14 della legge 7 agosto 1990, n. 241, come modificato dalla legge 15 maggio 1997, n. 127;
possibilit� del ricorso alla conferenza di servizi quando il progetto contrasti con le previsioni di uno strumento urbanistico; in tal caso, ove la conferenza di servizi registri un accordo sulla variazione dello strumento urbanistico, la determinazione costituisce proposta di variante sulla quale si pronuncia definitivamente il consiglio comunale, tenuto conto delle osservazioni, proposte e opposizioni avanzate in conferenza di servizi nonch� delle osservazioni e opposizioni formulate dagli aventi titolo ai sensi della legge 17 agosto 1942, n. 1150;
effettuazione del collaudo, da parte di soggetti abilitati non collegati professionalmente n� economicamente in modo diretto o indiretto all'impresa, con la presenza dei tecnici dell'unit� organizzativa, entro i termini stabiliti; l'autorizzazione e il collaudo non esonerano le amministrazioni competenti dalle proprie funzioni di vigilanza e controllo e dalle connesse responsabilit� previste dalla legge.
- Il D.P.R. 20 ottobre 1998, n. 447 � Regolamento recante norme di semplificazione dei procedimenti di autorizzazione per la realizzazione, l'ampliamento, la ristrutturazione e la riconversione di impianti produttivi, per l'esecuzione di opere interne ai fabbricati, nonch� per la determinazione delle aree destinate agli insediamenti produttivi, a norma dell'articolo 20, comma 8, della L. 15 marzo 1997, N. 59 � � pubblicato nellla Gazz. Uff. 28.12.98, n. 301.
- La L. 7 agosto 1990, n. 241 � Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi � � pubblicato nella Gazz. Uff. 18.8.90, n. 192.
- La L.R. 3 aprile 1995, n. 10 � Istituzione del Consiglio regionale delle economie e del lavoro � � pubblicato nel BUR n. 39/1995.
- Si riporta il testo del commi 1 e 2 dell'art. 19 del D.Lgs. 112/98:
1. Sono delegate alle regioni tutto le funzioni amministrative statali concernenti la materia dell'industria, come definita nell'articolo 17, non riservate allo Stato ai sensi dell'articolo 18 e non attribuite alle province e alle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, ai sensi del presente articolo e dell'articolo 20. Tra le funzioni delegate sono comprese anche le funzioni amministrative concernenti l'attuazione di interventi dell'Unione europea salvo quanto disposto dall'articolo 18.
2. Salvo quanto previsto nell'articolo 18, comma 1, lettere n), o), p), q), r), s), z), aa) e bb), sono incluse fra le funzioni delegate alle regioni quelle inerenti alla concessione di agevolazioni, contributi, sovvenzioni, incentivi e benefici di qualsiasi genere all'industria, ivi compresi quelli per le piccole e medie imprese, per le aree ricomprese in programmi comunitari, per programmi di innovazione e trasferimento tecnologico, nonch� quelli per singoli settori industriali, per l'incentivazione, per la cooperazione nel settore industriale, per il sostegno agli investimenti per impianti ed acquisto di macchine, per il sostegno allo sviluppo della commercializzazione e dell'internazionalizzazione delle imprese, per lo sviluppo dell'occupazione, e dei servizi reali alle industrie. Alle funzioni delegate ineriscono anche l'accertamento di speciali qualit� delle imprese, che siano richieste specificamente dalla legge ai fini della concessione di tali agevolazioni, contributi, sovvenzioni, incentivi e benefici. Alle funzioni delegate ineriscono, inoltre, gli adempimenti tecnici, amministrativi e di controllo per la concessione e l'erogazione delle agevolazioni alle attivit� produttive nelle aree individuate dallo Stato come economicamente depresse. Alle funzioni delegate ineriscono, infine, le determinazioni delle modalit� di attuazione degli strumenti della programmazione negoziata, per quanto attiene alle relazioni tra regioni ed enti locali anche in ordine alle competenze che verranno affidate ai soggetti responsabili.
- Si riporta il testo del comma 12 dell'art. 19 del D.Lgs. 112/98 cos� come integrato dal D.Lgs 443/99:
12. Le regioni provvedono alle incentivazioni ad esse conferite ai sensi del presente articolo, con legge regionale. Esse subentrano alle amministrazioni statali nei diritti e negli obblighi derivanti dalle convenzioni dalle stesse stipulate in forza di leggi ed in vigore alla data di effettivo trasferimento e delega delle funzioni disposte da presente decreto legislativo e stipulando, ove occorra, atti integrativi alle convenzioni stesse per i necessari adeguamenti.
- Si riporta il testo dell'art. 51 del DPR 616/77:
Le funzioni amministrative relative alla materia � fiere e mercati � concernono tutte le strutture, i servizi e le attivit� riguardanti l'istituzione, l'ordiamento e lo svolgimento di fiere di qualsiasi genere, di esposizione e mostre agricole, industriali e commerciali anche di oggetti d'arte, di mercati all'ingrosso e alla produzione di prodotti ortofrutticoli, carne e prodotti ittici.
- Si riporta il testo degli artt. 39, 40 (cos� come integrato dal S.Lgs. 443/99) e 41 del D.Lgs. 112/98:
1. Le funzioni amministrative relative materia � fiere e mercati � ricomprendono le attivit� non permanenti, volte a promuovere il commercio, la cultura, l'arte e la tecnica attraverso la presentazione da parte di una pluralit� di espositori di beni o di servizi nel contesto di un evento rappresentativo dei settori produttivi interessati. Quelle relative alla materia � commercio � ricomprendono l'attivit� di, commercio all'ingrosso, commercio al minuto, l'attivit� di somministrazione al pubblico di bevande e alimenti, l'attivit� di commercio su aree pubbliche, l'attivit� di commercio dei pubblici esercizi e le forme speciali di vendita. Si intendono altres� ricomprese le attivit� concernenti la promozione dell'associazionismo e della cooperazione nel settore del commercio e l'assistenza integrativa alle piccole e medie imprese sempre nel settore del commercio.
le competenze attribuite allo Stato dal decreto legislativo recante riforma della disciplina in materia di commercio;
il riconoscimento della qualifica delle manifestazioni fieristiche di rilevanza internazionale;
la pubblicazione del calendario annuale delle manifestazioni fieristiche di rilevanza internazionale e nazionale;
il coordinamento, sentite le regioni interessate, dei tempi di svolgimento delle manifestazioni fieristiche di rilievo internazionale;
l'attivit� regolamentare in materia di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande e di commercio dei pubblici esercizi, d'intesa con le regioni.
il riconoscimento della qualifica delle manifestazioni fieristiche di rilevanza nazionale e regionale nonch� il rilascio dell'autorizzazione allo svolgimento, sentito il comune interessato;
gli enti fieristici di Milano, Verona e Bari, d'intesa con i comuni interessati;
la pubblicazione del calendario annuale delle manifestazioni fieristiche;
le competenze gi� delegate ai sensi dell'articolo 52, comma primo, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616;
la promozione dell'associazionismo e della cooperazione nel settore del commercio, nonch� l'assistenza integrativa alle piccole e medie imprese sempre nel settore del commercio;
la concessione e l'erogazione di ogni tipo di ausilio finanziario;
l'organizzazione, anche avvalendosi dell'Istituto nazionale per il commercio estero (ICE), di corsi di formazione professionale, tecnica e manageriale per gli operatori commerciali con l'estero, di cui all'articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616.
3. Sono trasferite ai comuni, anche in forma associata e nelle zone montane anche attraverso le comunit� montane, le funzioni amministrative concernenti il riconoscimento della qualifica delle manifestazioni fieristiche di rilevanza locale e le relative autorizzazioni allo svolgimento.
- La L.R. 16 dicembre 1999, n. 33 � Attuazione dell'articolo 41, comma 2, lett. b), del Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112. Trasferimento alla Regione Puglia delle funzioni amministrative relative all'Ente Antonomo � Fera del Levante � � pubblicata nel BUR n. 125/1999.
- La lett. f), del comma 2 dell'art. 105 del D.lgs. 112/98 indera, tra le funzioni conferite alle regioni, quelle relative al conferimento di concessioni per l'installazione e l'esercizio di impianti lungo le autostrade ed i raccordi autostradali.
- Il riferimento all'art. 29 del D.Lgs. 112/98 deve intendersi alla lett. b) dell'art. 29 del D.Lgs 112/98 come sostituita dall'art. 3 del D.Lgs 443/99 - La lett. b) indica tra le funzioni amministrative conservate dallo stato, quelle concernenti le determinazioni inerenti l'importazione, l'esportazione e lo stoccaggio di energia limitatamente allo stoccaggio di metano in giacimento.
- La L.R. 4 agosto 1999, n. 24 � Principi e direttive per l'esercizio delle competenze regionali in materia di commercio � � pubblicato nel BUR n. 85/1999.
- Il D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114 � Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell'art. 4, comma 4, della L. 15 marzo 1997, n. 59 � � pubblicato nella Gazz. Uff. 24.4.98, n. 95 S.O.
- Il comma 6 dell'art. 19 del D.Lgs 112/98 cos� dispone:
- Si riporta il testo degli artt. 44 e 45 del D.Lgs. 112/98.
1. Sono conservate allo Stato:
la definizione, in accordo con le regioni, dei principi e degli obiettivi per la valorizzazione e lo sviluppo del sistema turistico. Le connesse linee guida sono contenute in un documento approvato, d'intesa con la Conferenza Stato-regioni, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri adottato ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sentite le associazioni di categoria maggiormente rappresentative degli operatori turistici, dei consumatori e del turismo sociale e le organizzazioni sindacali dei lavoratori del turismo pi� rappresentative nella categoria. Prima della sua definitiva adozione, il documento � trasmesso alle competenti Commissioni parlamentari. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo � approvato il predetto documento contenente le linee guida;
il monitoraggio delle fasi attuative del documento di cui alla lettera a) relativamente agli aspetti statali;
il coordinamento intersettoriale delle attivit� di competenza dello Stato connesse alla promozione, sviluppo e valorizzazione del sistema turistico nazionale;
il cofinanziamento, nell'interesse nazionale, di programmi regionali o interregionali per lo sviluppo del turismo.
1. Sono conferite alle regioni tutte le funzioni amministrative statali concernenti la materia del turismo, come definita nell'articolo 43, non riservate allo Stato ai sensi dell'articolo 44.
- Il D.L. 28 maggio 1981, n. 251 � Provvedimenti per il sostegno delle esportazioni italiane � , pubblicato nella Gazz. Uff. 30.5.81, n. 147 � stato convertito in legge, con modificazioni, della L. 29 luglio 1981, n. 394 (GU 206/81). Si riporta il testo del comma 1 dell'art. 10:
Ai consorzi aventi come scopo esclusivo la esportazione di prodotti agro-alimentari, costituiti per settori e comprensori, individuati con provvedimento della regione tra produttori singoli o associati, cooperative agricole di commercializzazione e di trasformazione anche con la partecipazione di enti pubblici territoriali, possono essere concessi con decreto del Ministro del commercio con l'estero, sentito il Ministro dell'agricoltura e delle foreste, contributi finanziari annuali, purch� non diretti a sovvenzionare l'esportazione.
- La L.R. 23 ottobre 1996, n. 23 � Riordinamento dell'amministrazione turistica regionale in attuazione dell'art. 14 della legge 17 marzo 1983, n. 217 � � pubblicata nel BUR n. 120/1996, si riporta il testo dell'art. 7.
1. Con Decreto del Presidente della Giunta regionale, in ogni ambito territoriale classificato � turisticamente rilevante � � istituita un'Azienda di promozione turistica (APT), organismo tecnico-operativo-strumentale della Regione, per l'assistenza e la consulenza ai soggetti pubblici e privati che operano nel settore del turismo.
2. L'APT � dotata di personalit� giuridica di diritto pubblico ed � munita di autonomia amministrativa e gestionale.
3. L'APT � istituita in ogni capoluogo di provincia e utilizza il patrimonio mobiliare e immobiliare dei disciolti Enti provinciali per il turismo e della Aziende autonome di cura, soggiorno e turismo o sedi messe a disposizione dalle Amministrazioni provinciali o dai Comuni mediante accordi di programma, adottati ai sensi dell'art. 27 della legge 8 giugno 1990, n. 142.
4. La gestione finanziaria dell'APT � improntata a criteri di imprenditorialit� ed economicit�, con l'obbligo della chiusura del bilancio annuale in pareggio.
5. L'APT ha un proprio Statuto che, nell'ambito dei principi fissati dalla legge, stabilisce le norme fondamentali per l'organizzazione dell'Azienda e, in particolare, ne determina l'ordinamento nonch� il proprio regolamento amministrativo- contabile.
- Si riporta il testo del comma 1 dell'art. 157 del D.Lgs 112/98:
Competenze in materia di sport
1. L'elaborazione dei programmi, riservata alla commissione tecnica di cui all'articolo 1, commi 4 e 5, del decreto-legge 3 gennaio 1987, n. 2, convertito con modificazioni dalla legge 6 marzo 1987, n. 65, e successive modificazioni, � trasferita, alle regioni. I relativi criteri e parametri sono definiti dall'autorit� di governo competente, acquisito il parere del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) e della Conferenza unificata.
Note agli Art. 19-20-21
- Si riporta il resto dell'art. 148, delle lettere a) ed e) del comma 3 dell'art. 149, dei commi 4 e 7 dell'art. 150, dell'art. 152 e dell'art. 153 el D.Lgs 112/98;
� beni culturali � , quelli che compongono il patrimonio storico, artistico, monumentale, demo-etno- antropologico, archeologico, archivistico e librario e gli altri che costituiscono testimonianza avente valore di civilt� cos� individuati in base alla legge;
� beni ambientali � , quelli individuati in base alla legge quale testimonianza significativa dell'ambiente nei suoi valori naturali o culturali;
� tutela � , ogni attivit� diretta a riconoscere, conservare e proteggere i beni culturali e ambientali;
� gestione � , ogni attivit� diretta, mediante l'organizzazione di risorse umane e materiali, ad assicurare la fruizione dei beni culturali e ambientali, concorrendo al perseguimento delle finalit� di tutela e di valorizzazione;
� valorizzazione � , ogni attivit� diretta a migliorare le condizioni di conoscenza e conservazione dei beni culturali e ambientali e ad incrementarne la fruizione;
� attivit� culturali � , quelle rivolte a formare e diffondere espressioni della cultura e dell'arte;
� promozione � , ogni attivit� diretta a suscitare e a sostenere le attivit� culturali.
Funzioni riservate allo Stato
apposizione di vincolo, diretto e indiretto, di interesse storico o artistico e vigilanza sui beni vincolati;
espropriazione di beni mobili e immobili di interesse storico o artistico;
4. Il trasferimento della gestione ai sensi del comma 1, salve le funzioni e i compiti di tutela riservati allo Stato, riguarda in particolare, l'autonomo esercizio delle attivit� concernenti:
l'organizzazione, il funzionamento, la disciplina del Personale, i servizi aggiuntivi, le riproduzioni e le concessioni d'uso dei beni;
la manutenzione, la sicurezza, l'integrit� dei beni, lo sviluppo delle raccolte museali;
la fruizione pubblica dei beni, concorrendo ad perseguimento delle finalit� di valorizzazione di cui all'articolo 152, comma 3.
7. Le regioni provvedono, con proprie norme, alla organizzazione, al funzionamento ed al sostegno dei musei o degli altri beni culturali la cui gestione � stata trasferita ai sensi del presente decreto legislativo.
3. Le funzioni e i compiti di valorizzazione comprendono in particolare le attivit� concernenti:
il miglioramento della conservazione fisica dei beni e della loro sicurezza, integrit� e valore;
il miglioramento dell'accesso ai beni e la diffussione della loro conoscenza anche mediante riproduzioni, ubicazioni ed ogni altro mezzo di comunicazione;
l'organizzazione di studi, ricerche ed iniziative scientifiche anche in collaborazione con universit� ed istituzioni culturali e di ricerca;
l'organizzazione di attivit� didattiche e divulgative anche in collaborazione con istituti di istruzione;
l'organizzazione di mostre anche in collaborazione con altri soggetti pubblici e privati;
l'organizzazione di eventi culturali connessi a particolari aspetti dei beni o ad operazioni di recupero, restauro o ad acquisizione;
l'organizzazione di itinerari Culturali, individuati mediante la connessione fra beni culturali e ambientali diversi, anche in collaborazione con gli enti e organi competenti per il turismo.
1. Lo Stato, le regioni e gli enti locali provvedono, ciascuno nel proprio ambito, alla promozione delle attivit� culturali. Ai sensi dell'articolo 3, comma 1, lettera c), della legge 15 marzo 1977, n. 59, la promozione viene di norma attuata mediante forme di cooperazione strutturali e funzionali tra Stato, regioni ed enti locali, secondo quanto previsto dagli articoli 154 e 155 del presente decreto legislativo.
3. Le funzioni e i compiti di promozione comprendono in particolare le attivit� concernenti:
gli interventi di sostegno alle attivit� culturali mediante ausili finanziari, la predisposizione di strutture o la loro gestione;
l'organizzazione di iniziative dirette ad accrescere la conoscenza delle attivit� culturali ed a favorirne la migliore diffusione;
l'equilibrato sviluppo delle attivit� culturali tra le diverse aree territoriali;
l'organizzazione di iniziative dirette a favorire l'integrazione delle attivit� culturali con quelle relative alla istruzione scolastica e alla formazione professionale;
lo sviluppo delle nuove espressioni culturali ed artistiche e di quelle meno note, anche in relazione all'impiego di tecnologie in evoluzione.
- La L. 1 giugno 1939, n. 1089 � Tutela delle cose d'interesse artistico e storico � � stata abrogata dal D.Lgs 29 ottobre 1999, n. 490.
- Si riporta il testo degli artt. 154 e 155 del D.Lgs 112/98:
Commissione per i beni e le attivit� culturali
1. � istituita in ogni regione a statuto ordinario la commissione per i beni e le attivit� culturali, composta da tredici membri designati:
tre dal Ministro per i beni culturali e ambientali;
due dal Ministro per l'universit� e la ricerca scientifica e tecnologica;
due dalla regione, due dall'associazione regionale dei comuni; uno dall'associazione regionale delle province;
uno dalla Conferenza episcopale regionale;
due dal CNEL tra le forze imprenditoriali locali.
3. Il presidente della commissione � scelto tra i suoi componenti dal Presidente della Giunta regionale d'intesa con il Ministro per i beni culturali e ambientali. I componenti della commissione restano in carica tre anni e possono essere confermati.
1. Ciascuna commissione, ai fini della definizione del programma nazionale e di quello regionale, istruisce e formula una proposta di piano pluriennale e annuale di valorizzazione dei beni culturali e di promozione delle relative attivit�, perseguendo lo scopo di armonizzazione e coordinamento, nel territorio regionale, delle iniziative dello Stato, della regione, degli enti locali e di altri possibili soggetti pubblici e privati.
monitoraggio sull'attuazione dei piani di cui al comma 1;
esprime, su iniziativa delle amministrazioni statali e regionali, pareri in ordine a interventi di tutela e valorizzazione dei beni culturali e ambientali.
- Il D.P.R. 18 giugno 1998, n. 233 � Regolamento recante norme per il dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche e per le determinazioni degli organi funzionali dei singoli istituti, a norma dell'art. 21 della L. 15 marzo 1997, n. 59 � � pubblicato nella Gazz. Uff. 16.7.98, n. 164.
- La L.R. 5 luglio 1996, n. 12 � Diritto agli studi universitari � pubblicato nel BUR n. 75/1996.
- La L. 24 giugno 1997, n. 196 � Norme promozione dell'occupazione � � pubblicata nella Gazz. Uff. 4.7.97, n. 154, S.O. Si riporta il testo dell'art. 17 cos� come modificato dalla L. 144/99.
1. Allo scopo di assicurare ai lavoratori adeguate opportunit� di formazione ed elevazione professionale anche attraverso l'integrazione del sistema di formazione professionale con il sistema scolastico e universitario e con il mondo del lavoro e un pi� razionale utilizzo delle risorse vigenti anche comunitarie destinate alla formazione professionale e al fine di realizzare la semplificazione normativa e di pervenire ad una disciplina organica della materia, anche con riferimento ai profili formativi di specie rapporti di lavori quali l'apprendistato e il contratto di formazione e lavoro, il presente articolo definisce i seguenti principi e criteri generali, nel rispetto dei quali sono adottate norme di natura regolamentare costituenti la prima fase di un pi� generale, ampio, processo di riforma della disciplina in materia;
valorizzazione della formazione professionale strumento per migliorare la qualit� dell'offerta di lavoro, elevare le capacit� competitive del sistema produttivo, in particolare con riferimento alle medie e piccole imprese e alle imprese artigiane e incrementare l'occupazione, attraverso attivit� di formazione professionale caratterizzate da moduli flessibili, adeguati alle diverse realt� produttive locali nonch� di promozione e aggiornamento professionale degli imprenditori, dei lavoratori autonomi dei soci di cooperative, secondo modalit� adeguate alle loro rispettive specifiche esigenze;
attuazione dei diversi interventi formativi anche attraverso il ricorso generalizzato a stages, in grado di realizzare il raccordo tra formazione e lavoro e finalizzati a valorizzare pienamente il momento dell'orientamento nonch� a favorire un primo contatto dei giovani con le imprese;
svolgimento delle attivit� di formazione professionale da parte delle regioni c/o delle province anche in convenzione con istituti di istruzione secondaria e con enti privati aventi requisiti predeterminati;
destinazione progressiva delle risorse di cui al comma, 5 dell'articolo 9 del decreto legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 luglio 1993, n. 236, agli interventi di formazione dei lavoratori e degli altri soggetti di cui alla lettera a) nell'ambito di piani formativi aziendali o territoriali concordati tra le parti sociali, con specifico riferimento alla formazione di lavoratori in costanza di rapporto di lavoro, di lavoratori collocati in mobilit�, di lavoratori disoccupati per i quali l'attivit� formativa � propedeutica all'assunzione; le risorse di cui alla presente lettera confluirono in uno o pi� fondi nazionali, articolati regionalmente e territorialmente aventi configurazione giuridica di tipo privatistico e gestiti con partecipazione delle parti sociali; dovranno altres� essere definiti i meccanismi di integrazione del fondo di rotazione.
attribuzione al Ministro del lavoro e della previdenza sociale di funzioni propositive ai fini della definizione da parte del comitato di cui all'articolo 5, comma 5, dei criteri e delle modalit� di certificazione delle competenze acquisite con la formazione professionale;
adozione di misure idonee a favorire secondo, piani di intervento predisposti dalle regioni, la formazione e la mobilit� interna o esterna al settore degli addetti alla formazione professionale nonch� la ristrutturazione degli enti di formazione e la trasformazione dei centri in agenzie formative al fine di migliorare l'offerta formativa e facilitarne l'integrazione dei sistemi; le risorse finanziarie da destinare a tali interventi saranno individuate con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale nell'ambito delle disponibilit�, da prordinarsi allo scopo, esistenti nel Fondo di cui all'articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236;
semplificazione delle procedure, ivi compresa la eventuale sostituzione della garanzia fidejussoria prevista dall'articolo 56 della legge 6 febbraio 1996, n. 52, per effetto delle disposizioni di cui ai commi 3 e seguenti definite a livello nazionale anche attraverso parametri standard, con deferimento ad atti delle amministrazioni competenti, adottati anche ai sensi dell'articolo 17, Comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, ed a strumenti convenzionali oltre che delle disposizioni di natura integrativa esecutiva e organizzatoria anche della disciplina di specifici aspetti nei casi previsti dalle disposizioni, regolamentari emanate ai sensi del comma 2, con particolare riferimento alla possibilit� di stabilire requisiti minimi e criteri di valutazione delle sedi operative ai fini dell'accreditamento;
2. Le disposizioni regolamentari di cui al comma 1 sono emanate, a norma dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 (40), entro sei mesi della data di entrata in vigore della presente legge con uno o pi� decreti, sulla proposta del presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministri della pubblica istruzione, dell'universit� e della ricerca scientifica e tecnologica, per le pari opportunit�, del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, per la funzione pubblica e gli affari regionali, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari.
3. A garanzia delle somme erogate a titolo di anticipo o di acconto a valere sulle risorse del Fondo sociale europeo e dei relativi cofinanziamenti nazionali � istituito, presso il Ministero del tesoro - Ragioneria Generale dello Stato Ispettorato generale per l'amministrazione del Fondo di rotazione per l'attuazione delle politiche comunitarie (IGFOR), un fondo di rotazione con amministrazione autonoma e gestione fuori bilancio ai sensi dell'articolo 9 della legge 25 novembre 1971, n. 1041.
4. Il fondo di cui al comma 3 � alimentato da un contributo a carico dei soggetti privati attuatori degli interventi finanziati, nonch�, per l'anno 1997, da un contributo di lire 30 miliardi che graver� sulle disponibilit� derivanti dal terzo del gettito della maggiorazione contributiva prevista dall'articolo 25 della legge 21 dicembre 1978, n. 845, che affluisce, ai sensi dell'articolo 9, comma 5, del decreto legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, al Fondo di formazione professionale e per l'accesso al Fondo sociale europeo previsto dal medesimo articolo 25 della citata legge n. 845 del 1978.
6. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in, vigore della presente legge il Ministro del tesoro, di concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, stabilisce con proprio decreto le norme di amministrazione e di gestione del fondo di cui al comma 3. Con il medesimo decreto � individuata l'aliquota del contributo a carico dei soggetti privati di cui al comma 4, da calcolare sull'importo del funzionamento concesso, che pu� essere rideterminata con successivo decreto per assicurare l'equilibrio finanziario del predetto fondo. Il contributo non grava sull'importo dell'aiuto finanziario al quale hanno diritto i beneficiari.
Note all'Art. 34
- Si riporta il testo dell'art. 143 del D.Lgs. 112/98:
Conferimenti alle regioni
1. Sono conferiti alle regioni, secondo le modalit� e le regole fissate dall'articolo 145 tutte le funzioni e i compiti amministrativi nella materia � formazione professionale � , salvo quelli espressamente mantenuti allo Stato dall'articolo 142. Spetta alla Conferenza Stato-regioni la definizione degli interventi di armonizzazione tra obiettivi nazionali e regionali del sistema.
2. Al fine di assicurare l'integrazione tra politiche formative e politiche del lavoro la regione attribuisce, ai sensi dell'articolo 14, comma 1, lettera i), della legge 8 giugno 1990, n. 142, di norma alle province le funzioni ad essa trasferite in materia di formazione professionale.
- La L. 8 giugno 1990, n. 142 � Ordinamento delle autonomie locali � � stato abrogato dall'art. 274 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 � Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali � pubblicato nella Gazz. Uff. 28.9.00, n. 227 S.O.
- La L.R. 25 settembre 2000, n. 13 � Procedure per l'attuazione del programma operativo della Regione Puglia 2000- 2006 � � pubblicata nel BUR n. 115 Suppl./2000.