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Timestamp: 2020-08-10 09:23:07+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 2041']

Sentenza Cassazione Civile n. 30234 del 15/12/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30234 del 15/12/2017
Cassazione civile, sez. lav., 15/12/2017, (ud. 13/09/2017, dep.15/12/2017), n. 30234
Con la sentenza n. 467/2011, la Corte d’appello di Salerno ha respinto l’appello proposto dall’avv.to D.L.R. avverso la sentenza di primo grado di rigetto della sua domanda tesa ad ottenere l’affermazione del diritto al riscatto degli anni di laurea attraverso la compensazione del relativo debito con la maggior somma incamerata dalla Cassa a seguito del ricongiungimento della contribuzione, versata presso l’INPS in virtù di precedente rapporto lavorativo, o in subordine, del diritto all’indennizzo derivante da un affermato arricchimento senza causa.
La Corte territoriale ha motivato la decisione in ragione della insussistenza di una situazione creditoria in capo all’avvocato D.L.R. tale da costituire presupposto per la richiesta compensazione, alla luce della giurisprudenza costituzionale espressa con la sentenza n. 439 del 2005, della L. n. 45 del 1990, e della sentenza di questa Corte di cassazionen. 13382/2001, che dimostravano che la contribuzione versata era dovuta e non indebita. Nè tanto meno poteva essere riconosciuto alcun impoverimento a danno dell’avvocato D.L.R. con conseguente infondatezza della domanda subordinata.
1) Con l’unico motivo, il ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omessa motivazione circa un fatto controverso decisivo per il giudizio che viene ravvisato nella mancanza di risposta alla peculiarità della domanda che, a differenza di quanto ritenuto dalla Corte territoriale, non presupponeva un diritto al rimborso della contribuzione incamerata, sulla cui inesistenza il ricorrente concorda con la giurisprudenza costituzionale e di legittimità, ma solo ad un diverso utilizzo della medesima contribuzione. Con formula non del tutto chiara, poi, il ricorrente critica la sentenza impugnata in quanto non avrebbe accertato l’indubbio pregiudizio sofferto a causa dell’ignoranza degli effetti della domanda di ricongiunzione che sarebbe stata determinata da una carenza di comunicazione da parte della contro ricorrente.
5) Ciò in quanto se non esiste il diritto ad ottenere la restituzione dei contributi eccedenti non può esistere neanche un diritto che consenta di disporre, comunque, delle somme corrispondenti a tale contribuzione eccedente La sentenza, a tal fine, afferma il divieto di restituzione delle eccedenze contributive richiamando le motivazioni della giurisprudenza costituzionale (Corte cost. n. 439/2005) ed i contenuti della L. n. 45 del 1990, relativi al carattere generale dell’istituto della ricongiunzione nella previdenza dei professionisti; tali argomenti sono stati utilizzati dalla Corte territoriale per dimostrare – correttamente – che la fattispecie in esame non costituiva in alcun modo neanche il presupposto in fatto di un indebito arricchimento con consequenziale ingiustificato impoverimento dell’istante poichè i versamenti effettuati non erano indebiti ma contribuzioni dovute.
5. La Corte territoriale, dunque, alla luce dei presupposti di fatto evidenziati dall’istante ha correttamente ribadito che l’impossibilità per il soggetto iscritto alla Cassa di previdenza di utilizzare i contributi versati in eccedenza non comporta alcun diritto alla loro restituzione nemmeno a titolo di arricchimento senza causa ai sensi dell’art. 2041 c.c., in conseguenza dell’inesistenza, in ragione dei fini solidaristici perseguiti dalle casse o dagli istituti di previdenza e assistenza, di un principio generale di restituzione dei contributi legittimamente versati in relazione ai quali non si siano verificati, o non possono più verificarsi, i presupposti per la maturazione del diritto ad una prestazione previdenziale o assistenziale e, quindi, in conseguenza dell’inesistenza di un giustificato vantaggio della cassa o dell’istituto di previdenza e assistenza che ha riscosso i contributi (in tal senso già Cass. n. 1572/2006).
6) In definitiva, la domanda principale e quella subordinata sono state interpretate dalla Corte d’appello di Salerno in modo conforme alla giurisprudenza di questa Corte di cassazione per cui il ricorso va respinto. spese seguono la soccombenza nella misura liquidata in dispositivo.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in complessivi Euro 2000,00, oltre ad Euro 200,00 per esborsi, alle spese generali nella misura del 15 per cento ed alle spese accessorie di legge.