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Timestamp: 2018-09-26 03:11:00+00:00
Document Index: 2166203

Matched Legal Cases: ['art.11', 'art.13', 'art. 13', 'art. 13', 'art.13', 'art. 11', 'art. 2']

UE - Legge Copyright - Il Parlamento vota contro, il testo rimandato a settembre
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2018-09-12 - UE - Approvata la nuova direttiva sul Copyright che divide deputati ed operatori
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La Plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo ha votato contro l'avvio dei negoziati fra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue sulla proposta di direttiva per la riforma del copyright. Il testo tornerà a essere esaminato e votato dalla prossima sessione plenaria del Pe a settembre.
Il Parlamento europeo si è spaccato in due al voto sulla proposta di direttiva per la riforma. A votare a favore 278 eurodeputati, mentre i no sono stati 318 e 31 gli astenuti.
"Il Parlamento europeo deciderà liberamente la sua posizione in merito alla legge europea sul copyright con l'obiettivo di proteggere l'interesse di tutti i cittadini. Non bisogna interferire con il lavoro del Parlamento e non si devono diffondere informazioni false e demagogiche". Così in un tweet il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani poco prima del voto in aula.
"Ora finiamola con gli slogan delle lobby e cominciamo a cercare soluzioni", ha scritto il vicepresidente al mercato unico digitale della Commissione Ue Andrus Ansip su Twitter dopo il voto negativo del Parlamento europeo che riapre la sua posizione sulla riforma del copyright. "Non dobbiamo accettare nessun compromesso che metta in pericolo la libertà d'espressione o i link" ma allo stesso tempo, ha sottolineato, "non dobbiamo accettare di lasciare senza protezione artisti e media di qualità".
Il risultato dell'intesa attività di lobby svolta dai giganti della rete e da quanti prosperano rubando agli editori preziosi contenuti nonchè una "vergognosa" interferenza con il processo legislativo democratico realizzata attraverso argomenti esagerati e falsi: questo, in sintesi, il commento espresso in una nota da Carlo Perrone, presidente dell'associazione degli editori europei (Enpa) al voto con cui l'Europarlamento ha rinviato l'esame della riforma del copyright Ue.
"Oggi è un giorno importante, il segno tangibile che finalmente qualcosa sta cambiano anche a livello di Parlamento europeo", per Luigi Di Maio. "La seduta plenaria di Strasburgo ha rigettato il mandato sul copyright al relatore Axel Voss smontando l'impianto della direttiva bavaglio. La proposta della Commissione europea ritorna dunque al mittente rimanendo lettera morta, il segnale è chiaro: nessuno si deve permettere di silenziare la rete e distruggere le incredibili potenzialità che offre in termini di libertà d'espressione e sviluppo economico".
"Bavaglio alla rete e a Facebook respinto ora a Strasburgo anche grazie al no della Lega: non ci fermeranno", commenta su Twitter il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini.
Nella nota dell'Enpa, si osserva che "oggi a Strasburgo gli eurodeputati hanno votato per ostacolare una riforma cruciale per il diritto d'autore nell'Ue, soccombendo a un'intensa attività di lobby manipolatoria degli attivisti anti-copyright". "Continueremo a lottare - sottolinea nel comunicato Perrone - è vergognoso che un pugno di potenti con interessi particolari riesca a cavarsela usando strategie fondate sulla paura e su affermazioni false ed esagerate che interferiscono con il processo democratico". A questo proposito il presidente dell'Enpa ricorda come ben quattro commissioni del Parlamento europeo avessero già "esaminato, chiarito, emendato e approvato la riforma del copyright dell'Ue".
Gli sforzi fatti finora "per creare un ambiente digitale più equo e sostenibile a beneficio di produttori, distributori e consumatori sono stati messi a repentaglio", avverte Perrone. "Gli appassionati attivisti e coloro che beneficiano di un'attività selvaggia sugli editori - conclude - di certo chiederanno la cancellazione totale dell'art.11" della direttiva, che prevede per gli editori la possibilità di stringere accordi commerciali con le piattaforme come Facebook o Google per la diffusione e la remunerazione dei contenuti.
"Mi dispiace che la maggioranza dei deputati non abbia sostenuto la posizione che io e la commissione giuridica abbiamo preparato. Ma ciò fa parte del processo democratico. Torneremo sul tema a settembre con un ulteriore valutazione per cercare di rispondere alle preoccupazioni dei cittadini, aggiornando nel contempo le norme sul diritto d'autore per il moderno ambiente digitale". Così dopo la votazione alla Plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo sul copyright il relatore del provvedimento il tedesco Axel Voss (Ppe)
Dopo l'Italia, serrata in Europa di altre edizioni di Wikipedia, per protestare contro la direttiva Ue sul copyright che dovrebbe essere votata domani dalla plenaria dell'Europarlamento. I volontari dell'enciclopedia online di Spagna, Estonia e Lettonia hanno deciso di oscurare le pagine di questi paesi, mentre c'è un banner informativo sulla direttiva sull'edizione inglese e polacca di Wikipedia.
L'Europarlamento si presenta completamente spaccato al voto che si terrà a mezzogiorno a Strasburgo: nessun gruppo politico, da sinistra a destra, è compatto sulle posizioni del sì o del no per procedere sulla riforma del copyright con Consiglio e Commissione Ue. Sarà quindi una conta all'ultimo voto, eurodeputato per eurodeputato, dall'esito completamente incerto ed aperto. E' quanto emerge da diversi osservatori e fonti alla vigilia della votazione in plenaria, che dovrà decidere se dare o meno il mandato a negoziare con Consiglio e Commissione Ue la revisione delle norme che regolano il diritto d'autore.
"C'è una campagna cinica da parte delle società tech che inondano le caselle email degli europarlamentari facendo allarmismo che la direttiva sul copyright sarebbe la fine di internet, ma vi preghiamo di notare che oggi fanno vent'anni dalla loro prima affermazione che misure sul copyright distruggerebbero internet, cosa che non è mai successa". Così 150 rappresentanti dell'industria creativa e culturale europea, dalle associazioni di autori, giornalisti e musicisti sino a editori, produttori cinematografici e tv dei 28, tra cui per l'Italia anche Anica, Siae, Confindustria Radio Televisioni, Pim. Il settore culturale e creativo invita quindi gli eurodeputati a "confermare il mandato sul copyright nel voto in plenaria per sostenere la creazione in Europa", che pesa per il 4,5% del pil Ue e rappresenta 12 milioni di posti di lavoro. "Abbiamo bisogno di un Internet che sia equo e sostenibile per tutti", concludono così il loro appello in vista del voto di domani all'Europarlamento a Strasburgo.
Gli articoli più discussi della direttiva sono l'11 e il 13. Il primo prevede l’istituzione di una sorta di 'link tax' per le piattaforme web come Google e Facebook che inseriscono link ai siti di notizie. In pratica queste dovrebbero concordare una licenza con ogni editore, pagando una cifra annualle per la segnalazione degli articoli. L'articolo 13, invece, prevede che i contenuti caricati online nell’Ue debbano essere verificati preventivamente e automaticamente con dei filtri, per prevenire la diffusione online di materiale protetto dal diritto d’autore.
"La tutela e valorizzazione del diritto d'autore è uno dei pilastri per lo sviluppo della società ed economia digitali, su cui la Federazione si adopera da anni collaborando in primis con l'Autorità per le Garanzia nelle Comunicazioni - dice Elio Catania, presidente di Confindustria Digitale - Ma il testo della Commissione Juri presenta gravi problematicità, frutto di una discussione impostata come se ci fosse una sfida in atto tra detentori del copyright e grandi piattaforme digitali. Ma l'ecosistema digitale è molto più di questo".
"E' alta la posta in gioco" della riforma Ue sul copyright, per questo "c'è una massiccia campagna di disinformazione" dove "abbiamo visto anche tentativi di manipolare la stampa così come di influenzare gli accademici".
Lo afferma l'associazione europea che raccoglie i musicisti indipendenti, Impala, chiedendo "libertà ed equità" perché gli artisti possano continuare a creare e il pubblico esplorare nuova musica, "ma non tutti nel mondo digitale giocano rispettando le regole".
Il punto è uno solo: "se sei nel business del fornire accesso alla musica, hai bisogno di una licenza da parte delle persone che la hanno creata, e devi condividere i ricavi in modo corretto", spiega Impala, che invita a ricordare "perché i big tech e le piattaforme sono inclini ad aggrapparsi al vecchio mondo": "dopo tutto, stanno andando benissimo nel far soldi, controllare i dati, manipolare l'opinione pubblica e non pagare le tasse". Per questo "a loro piace il mondo digitale così com'è". Da qui il sostegno di Impala alla riforma Ue del copyright e al voto al Pe.
"C'è una campagna cinica da parte delle società tech" di internet "che inondano le caselle email degli europarlamentari facendo allarmismo che la direttiva sul copyright sarebbe la fine di internet, ma vi preghiamo di notare che oggi fanno vent'anni dalla loro prima affermazione che misure sul copyright distruggerebbero internet, cosa che non è mai successa".
Così 150 rappresentanti dell'industria creativa e culturale europea, dalle associazioni di autori, giornalisti e musicisti sino a editori, produttori cinematografici e tv dei 28, tra cui per l'Italia anche Anica, Siae, Confindustria Radio Televisioni, Pim.
Il settore culturale e creativo invita quindi gli eurodeputati a "confermare il mandato sul copyright nel voto in plenaria per sostenere la creazione in Europa", che pesa per il 4,5% del pil Ue e rappresenta 12 milioni di posti di lavoro. "Abbiamo bisogno di un Internet che sia equo e sostenibile per tutti", concludono così il loro appello in vista del voto di domani all'Europarlamento a Strasburgo.
Una ribattuta punto per punto su tutte le "falsità" che circolano in questi giorni sulla riforma Ue del copyright su cui voterà domani il Parlamento europeo. E' l'iniziativa presa dagli eurodeputati del Pd per fare chiarezza su cosa contiene il testo su cui verrà chiesto oggi a Strasburgo il mandato a negoziare con Consiglio e Commissione Ue.
Primo, è "falso" che l'art.13 "avrà effetti sull'intera struttura Internet". Questo, infatti, spiegano gli europarlamentari del Pd, "riguarda esclusivamente le piattaforme che ospitano contenuti creativi coperti dal copyright e che ottimizzano tale materiale, facendo ingenti guadagni senza corrispondere nulla o molto poco ai titolari di diritti. Si escludono i servizi che non agiscono per scopi commerciali come Wikipedia, Dropbox e software open source".
Secondo, è "falso" che "l'art. 13 censura gli utenti". Questo, al contrario, "non minaccia la libertà di espressione o i diritti fondamentali" in quanto "le misure sono applicabili ai servizi che agiscono per scopi commerciali e indicizzano il materiale che viene condiviso sulle proprie piattaforme". Terzo, è ugualmente "falso" dire che "l'art. 13 intacca la privacy dei consumatori e i diritti fondamentali". L'articolo in questione, invece, "dice chiaramente che le misure previste non richiedono l'identificazione dei singoli utenti né tantomeno l'elaborazione dei dati personali in ottemperanza al Gdpr", il nuovo regolamento Ue sulla privacy entrato in vigore il 25 maggio.
Quarto, è ancora "falso" che "l'art.13 favorisce monitoraggi indiscriminati, filtri", perché questo "rifiuta la censura indiscriminata, privilegiando una cooperazione tra rete e proprietari di diritti per il rilascio di licenze su contenuti protetti da copyright o la rimozione degli stessi. Infine, per quanto riguarda l'art. 11, è "falso" che "impone una 'link tax'.
Questo, concludono gli europarlamentari Pd, "non pregiudica la possibilità per gli utenti di condividere link di pubblicazioni giornalistiche sui social media. Non esiste alcuna 'link tax'".
Inoltre è "infondata" la protesta di Wikipedia, perché "è chiaramente specificato nel testo al voto" domani in plenaria a Strasburgo "che non ci sarà alcun tipo di conseguenza sull'attività dell'enciclopedia online, né novità sulla libertà degli utenti". Così gli eurodeputati del Pd in una nota alla vigilia del voto dell'Europarlamento, dopo l'oscuramento della pagina della versione italiana.
Il testo del Compromesso 2, art. 2 (5), punto 4 nuovo, recita infatti così: "I servizi che agiscono con scopo non commerciale come le enciclopedie online, e i provider di servizi online dove il contenuto è caricato dai propri utenti sotto autorizzazione di tutti i proprietari di diritti interessati, come i depositi didattici o scientifici, non devono essere considerati provider di servizi che condividono contenuto online (...). Provider di servizi cloud (...) che non offrono accesso diretto al pubblico, software open source per lo sviluppo delle piattaforme, e mercati online (...) non devono essere considerati provider di servizi che condividono contenuto online".
Di conseguenza, concludono gli europarlamentari del Pd, "Wikipedia e tutte le piattaforme a scopo scientifico/didattico sono inequivocabilmente escluse da nuovi interventi di questa direttiva, che comunque non prevede in alcun modo nessun tipo di bavaglio, né ripercussione sulla libertà degli utenti".
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