Source: http://www.angelpartnergroup.com/news/
Timestamp: 2017-06-24 20:32:44+00:00
Document Index: 118654456

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 25', 'art. 116', 'art.29', 'art.29', 'art.29']

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By APGroup
Investire in startup: come beneficiare delle agevolazioni fiscali	di Francesco Grassi
Investment Analyst LVenture Group
Con l’emanazione del D.M. 30 gennaio 2014 il Ministero dell’economia e delle finanze ha dato attuazione agli incentivi di natura fiscale previsti per le startup innovative. L’incentivo si formalizza in una detrazione IRPEF del 19% o una deduzione IRES del 20% calcolata sulle somme investite, soglie che, qualora le startup siano a vocazione sociale o sviluppano e commercializzano prodotto o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico, salgono rispettivamente al 25% e 27% .
Volendo riassumere le tipologie di detrazioni:
TIPOLOGIA INVESTIMENTO
Detrazione IRPEF 19%
Investimento in startup innovative da persone fisiche per importi non superiori a 500mila euro per periodo d’imposta
Detrazione IRPEF 25% e deduzione IRES 27%
Investimenti in startup innovative a vocazione sociale o che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico.
Deduzione IRES del 20%
Investimento in denaro da società per un importo non superiore a 1,8 milioni di euro per periodo d’imposta.
Le condizioni per poter beneficiare delle agevolazioni
L’art. 5 del D.M. 30 giugno 2014 pone alcune condizioni che i soggetti investitori (beneficiari delle eventuali agevolazioni) sono tenuti a osservare per poter beneficiare delle agevolazioni fiscali in materia di investimenti in startup innovative.
È infatti indispensabile che questi soggetti recepiscano e conservino la seguente documentazione:
una certificazione rilasciata dalla startup innovativa attestante il rispetto del limite di € 2.500.000 per i conferimenti relativamente al periodo di imposta in cui è stato fatto l’investimento;
una copia del piano di investimento della startup innovativa, contenente le informazioni dettagliate sull’oggetto della propria attività, sui prodotti e sull’andamento – previsto od attuale – delle vendite e dei profitti;
una certificazione rilasciata dalla startup innovativa attestante l’oggetto della propria attività nel caso in cui vengano effettuati investimenti in start-up innovative a vocazione sociale o investimenti in startup innovative che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico.
Per quanto riguarda le società di capitali e gli organismi di investimento collettivo del risparmio (OICV) sono previste ulteriori condizioni a cui si suggerisce di rifarsi al suddetto articolo DM 30 gennaio 2014.
Rimane inteso che detta documentazione deve essere messa a disposizione – su richiesta degli investitori- entro il termine per la presentazione della dichiarazione delle imposte sui redditi relativa al periodo di imposta in cui si intende effettuato l’investimento.
Compilazione modello UNICO per le prsone fisiche
Il nuovo modello Unico prevede una sezione apposita da compilare per beneficare delle agevolazioni: sezione VI (Altre detrazioni) del modello UNICO PF 2016, Rigo RP80 “Detrazioni per investimenti in startup”.
La detrazione d’imposta del caso varia in funzione della tipologia di impresa innovativa nel quale si è investito:
Detrazione del 19% IRPEF
Investimenti in startup innovative così come definite dal comma 2 dell’art. 25 del D.L. 179/2012
Detrazione del 25% IRPEF
Investimenti in startup innovative a vocazione sociale o imprese ad alto valore tecnologico operanti in ambito energetico.
L’importo massimo detraibile in ciascun periodo d’imposta non può eccedere i 500 mila €.
L’investimento deve essere mantenuto per almeno due anni se effettuato entro il 31 dicembre 2014. Gli investimenti effettuati a decorrere dal 1° gennaio 2015 devono essere mantenuti per almeno tre anni. Nella circostanza in cui si verifichi un eventuale cessione, anche parziale, prima dei due anni, implica la decadenza del beneficio per il contribuente con consequenziale restituzione di quanto detratto maggiorato di interessi legali.
Figura 1 Modello UNICO PF 2016-Rigo RP80 in materia di Startup innovativa
Colonne 1 (Codice fiscale) e 2 (Tipologia investimento):
in caso di investimento diretto, indicare il codice fiscale della startup nella quale è stato effettuato il conferimento. In questo caso indicare il codice 1 nella casella di colonna 2;
in caso di investimento indiretto mediante un organismo di investimento collettivo del risparmio, in colonna 1 indicare il codice fiscale di tale organismo e in colonna 2 il codice 2;
se l’investimento indiretto è stato effettuato mediante una società di capitali che investe prevalentemente in start-up innovative, in colonna 1 indicare il codice fiscale di detta società e in colonna 2 il codice 3;
i contribuenti che partecipano a società in nome collettivo o in accomandita semplice indicano in colonna 1 il codice fiscale della società che abbia loro imputato la quota detraibile per investimenti in start up e in colonna 2 il codice 4; i contribuenti che partecipano a società di persone per il tramite di società che abbiano optato per la trasparenza fiscale ai sensi dell’art. 116, indicano in colonna 1 il codice fiscale della società che abbia loro imputato la quota detraibile per investimenti in start up e in colonna 2 il codice 5. In presenza di questi due codici non vanno compilate le colonne 4 e 5, ma va unicamente indicato nella colonna 6 l’ammontare dell’importo detraibile ricevuto per trasparenza.
Colonna 3 (PMI): barrare la casella se l’investimento è stato effettuato in piccole e medie imprese (PMI) innovative;
Colonna 4: indicare l’ammontare dell’investimento nella start up. Nella colonna non va indicato alcun importo nei casi di contribuente che partecipa a società in regime di trasparenza (codici 4 e 5 in colonna 2);
Colonna 5: indicare il codice che identifica il tipo di investimento per determinare la percentuale di detrazione: ‘1’ per gli investimenti in start up innovative, per i quali è prevista la detrazione nella misura del 19 per cento; ‘2’ per gli investimenti in start up a vocazione sociale o in ambito energetico per i quali è prevista la detrazione nella misura del 25 per cento;
Colonna 6: indicare l’ammontare detraibile che risulta applicando all’importo di colonna 4 la percentuale (19% o 25%) corrispondente al codice indicato in colonna 5. Nel caso in cui nella colonna 2 sia stato indicato il codice 4 o il codice 5 (detrazione attribuita da società “trasparente”) nella colonna 6 va indicato direttamente l’ammontare dell’importo detraibile ricevuto per trasparenza
Colonna 7: indicare il totale della detrazione spettante. Se è stato compilato un solo rigo, detto importo sarà pari a quello indicato in colonna 6; se sono stati effettuati più investimenti, occorre compilare un rigo per ciascuno di essi, utilizzando più moduli. In tal caso riportare solo nella colonna 7 del primo modulo la somma degli importi indicati nelle colonne 6 di tutti i moduli compilati e indicare il numero modulo nell’apposito spazio in alto a destra. L’importo indicato in questa colonna va riportato nel rigo RN21, colonna 1.
Compilazione modello UNICO per le società di capitali
Per essere fruibili le deduzioni devono essere indicate nell’apposita sezione – Righi RS160-RS176 “Investimenti in startup innovative”- del modello UNICO SC 2016
Deduzione del 20% IRES
Investimento in startup innovative da società per un importo non superiore a 1,8 milioni di euro per periodo d’imposta.
Deduzione del 27% IRES
I soggetti passivi dell’IRES possono dedurre dal proprio reddito complessivo un importo pari al 20% dei conferimenti rilevanti effettuati, per un importo non superiore a euro 1.800.000, per ciascun periodo d’imposta.
Nel caso di investimenti nelle startup a vocazione sociale, nonché per gli investimenti in startup innovative che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico, la deduzione è aumentata al 27%.
Figura 2 Modello UNICO SC 2016-Rigo RS160-RS176 in materia di Startup innovativa
Per la compilazione del modello per società di capitali per beneficiare delle agevolazioni previste per investimenti in startup innovative si invita a fare riferimento al documento Istruzioni alla compilazione Unico SC 2016 pag. 174-176
Testo del decreto startup: DM 30 gennaio 2014, attuativo delle agevolazioni fiscali riconosciute dall’art.29 del Decreto Crescita 2.0. Qui la Gazzetta Ufficiale. Modello Unico Società di capitali 2016 (Rif. pag. 174-176)
Istruzioni compilazioni Modello Unico Società di capitali 2016
Modello Unico Persone fisiche 2016 (Rif. pag. 69-70)
Istruzioni compilazione Modello Unico Persone fisiche 2016
Tre categorie di business angel a confronto	di Francesco Grassi
Il ruolo svolto dai business angel all’interno del sistema che gravita intorno all’attività di investimento nel capitale di rischio di startup è essenziale. I business angel riducono infatti quel vuoto, detto equity gap, che viene a crearsi tra il supporto finanziario fornito dai famigliari (3Fs) e quello erogato dai venture capitalist.
I business angel sono in grado di dare la spinta necessaria che permette alla startup di raggiungere lo stadio sufficiente ad attrarre altri investitori.
In linea generale, i business angel sono definibili come individui, ex imprenditori, manager o professionisti, con un’elevata disponibilità di risorse finanziarie e una contenuta avversione al rischio, cui si affiancano gruppi di medi investitori riuniti in fondi comuni, che decidono di utilizzare parte del proprio patrimonio per acquisire quote di proprietà all’interno di piccole imprese innovative e sostenerle, in tal modo, durante le fasi di avvio e di sviluppo iniziale.
Sebbene la loro funzione sia essenzialmente quella di apportare capitale di rischio, di norma i Business Angel prendono parte al progetto fornendo anche supporto dal punto di vista manageriale e strategico, nonché mettendo a disposizione expertise, competenze tecniche e relazioni, approfittando dello stadio iniziale dell’idea imprenditoriale che permette al potenziale angel di cogliere opportunità maggiori in termini affini al proprio business, nonché la possibilità di ricoprire ruolo di Mentor & Advisor all’interno della partecipata.
Com’è logico attendersi, nel corso del tempo, il fenomeno dell’angel investing è andato via via articolandosi in diverse forme. Secondo uno studio condotto da Coveney P. & Moore K.[1], i business angel sono raggruppabili in tre distinte tipologie, ognuna dotata di una propria motivazione e di una specifica propensione all’investimento in progetti di startup. In questo caso si parla infatti di Entrepreneur Angels, o angeli imprenditori, di Wealth Maximising Angels, ovvero angeli mossi dalla volontà di massimizzare la propria ricchezza, e di Income Seeking Angels, definibili come angeli alla ricerca di fonti di reddito.
Lo studio che propone questa tripartizione specifica poi, per ogni tipologia, le caratteristiche distintive in termini di ammontare complessivo di risorse investite, numero di investimenti effettuati, patrimonio personale, ragioni dell’investimento ecc.
Tabella 1 – Tipologie di business angel e caratteristiche
Entrepreneur Angel
Wealth Maximising Angel
Income Seeking Angel
Totale fondi investiti
Numero di investimenti
> 1 mln.
Ragioni dell’investimento
Ritorno economico e personale
Valore medio investimento
Valore medio investimento iniziale
Come si può notare dai valori riportati in tabella, esiste una sorta di gerarchia dei business angel, in cima alla quale si pongono gli Angeli imprenditori, che annoverano il più elevato numero di operazioni e le somme investite più ingenti. Alla base, invece, sono collocati gli Angeli alla ricerca di fonti di reddito, che, interfacciandosi con le startup in un’ottica prevalentemente lavorativa e reddituale, tendono ad investire nel loro capitale di rischio quantità di risorse decisamente inferiori. Nel mezzo, infine, si trovano i Wealth Maximising Angels.
Questa classificazione, sebbene ne esistano molteplici, è di per sé sufficiente a tracciare i confini di questa categoria di investitori non istituzionali e a far comprendere la natura del loro contributo alle iniziative di startup, delineando un quadro in cui questi soggetti possono rappresentare il primo anello di quella lunga catena che potrebbe essere vista come una sorta di filiera del finanziamento di impresa.
Per concludere, al di là delle differenze riscontrabili nell’approccio, nell’entità del capitale di rischio apportato, nella frequenza delle operazioni o nell’intensità del coinvolgimento, il business angel costituisce comunque la figura di finanziatore più elementare, la prima con cui un’iniziativa imprenditoriale può confrontarsi, la prima disposta a credere nel suo potenziale, la prima in grado di dar corso, spesso imponendolo, ad una sua più opportuna e puntuale strutturazione.
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[1] Cfr. Coveney P. – Moore K., Business Angels: Securing Start-Up Finance, Wiley, New York, 1998.
[EVENTO] Italiani di Frontiera: dal west al web, un’avventura in Silicon Valley	Angel Partner Group è lieta di invitarvi a:
Dal west al web: un’avventura in Silicon Valley
con Roberto Bonzio
alla chitarra Orazio Attanasio
martedì 9 febbraio alle h17:30 presso LUISS ENLABS
Via Giovanni Giolitti, 34 – Roma (secondo piano Stazione Termini)
“Roberto Bonzio è oggi forse il più grande esperto, il più grande storyteller, il più grande raccontatore di quest’epica della Nuova Frontiera. Di cosa significa andare all’estero, mettersi in gioco e magari tornare in Italia e portare le ricchezze create” Riccardo Luna
Computer e videocamera come una tavola da surf. Per scivolare veloci tra immagini, video, spezzoni di film, parole e note, alla scoperta della culla mondiale dell’innovazione. Un viaggio di andata e ritorno a Silicon Valley che fra storie di ieri e di oggi aiuta a capire il domani, il valore del talento italiano e cosa fare per non continuare a mortificarlo in patria. Ospitate con successo in oltre 150 eventi in tutta Italia e all’estero davanti a migliaia di spettatori, le conferenze Italiani di Frontiera sono esperienze multimediali, esperimenti di giornalismo creativo che giocano sulla forza del racconto, fra diario di viaggio, narrazione e tecnologie, in un contrappunto fra narrazione e musica dal vivo dalla forte carica d’ispirazione.
La valutazione di una startup e il venture capital method	di Ludovica Tartaglione
Determinare la valutazione di una startup è un’attività estremamente complessa. In molti sostengono che si avvicini più a un’arte che a una scienza. In realtà, a seconda dello stadio di sviluppo in cui si trova la startup, è possibile applicare numerosi metodi di valutazione che minimizzano l’arbitrarietà del risultato finale. In questo post ne spiegheremo brevemente alcuni.
La valutazione delle startup al primo round
Nel caso di startup di recente costituzione, la valutazione dipende in gran parte dalla convinzione che la startup è in grado di generare negli investitori circa la crescita che sarà in grado di produrre nel futuro. Generalmente la valutazione viene determinata con un processo inverso rispetto a quello che si può immaginare. Supponiamo che la startup abbia bisogno di 100.000 euro per fare crescere il suo progetto nei prossimi 18 mesi. Questa cifra non è negoziabile perché si tratta dell’ammontare minimo necessario per garantire la crescita. L’ammontare dell’investimento è dunque determinato ex ante.
Ciò che non è determinato è, invece, la quota che la startup cederà all’investitore in cambio dei 100.000 euro di investimento. La quota non dovrebbe essere superiore al 50% perché altrimenti i founder rischierebbero di essere meno motivati a lavorare. Non potrà nemmeno essere troppo alta, altrimenti non ci sarebbe spazio per nuovi investitori in un eventuale round successivo. La quota generalmente ceduta per investimenti di questo tipo è, dunque, individuabile in una forchetta che va da 5% al 20%.
Se l’investimento è di 100.000 euro e la quota ceduta dai founder è tra il 5% e il 20%, allora la pre-money sarà tra 500.000 mila euro (per il 20% della società) e 2 milioni di euro (per il 5%).
La scelta della quota dell’investitore è determinata da:
quanto gli altri investitori hanno valutato in passato o stanno valutando startup simili
le potenzialità di crescita della startup
metriche di rilievo: fatturato, utenti, traction, reputazione.
Il venture capital method dal punto di vista teorico
Le startup che si trovano a chiudere un round di tipo seed con un venture capital sono spesso valutate con un metodo leggermente differente dal precedente, anche se non sviluppato nei dettagli. Si tratta del cosiddetto venture capital method. Questo metodo è stato elaborato nel 1987. Il primo ad utilizzarlo è stato Bill Sahlman, professore della Harvard Business School.
Il calcolo della valutazione è basato sul Return On Investment (ROI) atteso e sul Terminal Value, che misura il prezzo di vendita della startup atteso a circa 5-8 anni.
Nel caso di chiusura del primo round, la formula da applicare è la seguente (Fonte: hbs.edu):
ROI = Terminal Value / Valutazione Post-money
Valutazione Post-money = Terminal Value / Anticipated ROI
Vediamo nel dettaglio i precedenti termini e facciamo un esempio.
Per individuare il Terminal Value si possono utilizzare vari metodi. In genere, quando si tratta di startup non si usa calcolare il valore in base ai flussi di cassa futuri come in genere si fa per le aziende tradizionali, perché questi sono troppo incerti. Più spesso si utilizza il “Metodo dei Multipli”, un metodo comparativo, basato su indicatori che esprimono la relazione tra il valore della società a seconda del valore di società simili e alcune variabili fondamentali come fatturato e utili. Supponiamo che il Terminal Value sia di 50 milioni di euro.
L’anticipated ROI, invece, dipende dalla rischiosità dell’investimento. In generale è plausibile aspettarsi che 9 investimenti su un portfolio di 10 falliscano o non siano in grado di offrire un ROI superiore all’1x (uno per il valore investito – vale a dire il recupero completo dell’ammontare investito). Per questo motivo, tutti gli investimenti, prima di essere effettuati, devono essere plausibilmente in grado di offrire un ritorno tra dieci e venti volte il valore investito.
Supponiamo, quindi, che l’Anticipated ROI sia del 20x.
Ecco che la formula diventa:
Post-money = 50M€ / 20 = 2.5M€
Term sheet: cosa sono pre-money, liquidation preference e veto rights	di Ludovica Tartaglione
In questo primo articolo di una serie dedicata all’approfondimento del term sheet spiegheremo brevemente alcuni tra i principali termini che vi troverete a negoziare durante il vostro primo investimento in startup: la pre-money, la clausola di liquidation preference e i veto rights.
Croce e delizia per investitori e startup, il term sheet rappresenta il primo passo verso la chiusura di un accordo di investimento. Il term sheet è infatti un documento preliminare che riassume tutti i principali termini e condizioni dell’accordo finale di investimento e che serve a mettere un po’ di chiarezza durante le ultime fasi della negoziazione.
Mettiamo subito le cose in chiaro: il term sheet non è vincolante. Una volta firmato, non è obbligatorio procedere con l’investimento. Sembra strano, ma è proprio così: il term sheet è più simile a una lettera di intenti che a un contratto. Se firmate un term sheet, voi e la startup vi impegnate unicamente a continuare la negoziazione verso la firma di un eventuale accordo di investimento.
Tutti i term sheet hanno delle clausole in comune. Nonostante le clausole siano il più delle volte sempre le stesse, la loro combinazione crea una complessità che spesso allunga i tempi di negoziazione. È un po’ come una partita a scacchi. Ogni pezzo può muoversi solo in un alcune direzioni, ma pensare alla somma di tutte le mosse possibili e di tutte le conseguenze prevedibili richiede una concentrazione non indifferente.
In questo primo articolo chiariremo brevemente in cosa consistono tre termini che non mancano mai in un term sheet: pre-money, liquidation preference e veto rights.
Pre money e post money: cosa sono e come si calcolano
La pre-money è il valore della startup prima che venga effettuato il nuovo investimento. Come si determina la pre-money? Per startup early stage, ossia di recente costituzione, effettuare una valutazione in base ai flussi di cassa futuri risulterebbe eccessivamente speculativo. Per questo motivo le parti scelgono un valore all’interno di un range che è dettato dal mercato e che definisce un prezzo ragionevole da pagare per avere in cambio un buon team con una buona idea che spesso non è ancora pronta per il mercato. Il valore preciso è in parte arbitrario e determinato dalla forza negoziale delle parti. Il valore della pre-money, così semplice all’apparenza, è in realtà fonte di lunghe negoziazioni perché il suo valore definisce la ripartizione delle quote societarie tra le parti una volta avvenuto l’investimento. La valutazione post-money è, invece, la somma della valutazione pre-money più il valore del nuovo investimento.
In uno dei prossimi articoli su questo blog, spiegheremo con maggior dettaglio il cosiddetto Venture Capital Method per la valutazione delle startup. Seguite la nostra pagina LinkedIn per rimanere aggiornati.
Liquidation preference: una tutela in più per gli investitori
Questa clausola entra in gioco nel momento in cui la startup realizza un’exit oppure viene dismessa o liquidata. In questo caso, la clausola di liquidation preference stabilisce che gli investitori siano in ogni caso rimborsati per primi fino al 100% o più del loro investimento. Nel caso in cui la startup realizzi un’exit positiva, questa clausola garantisce che gli investitori siano preferiti nella ripartizione del surplus. Esempio: se un business angel investe 500 mila euro e la startup, dopo x anni, viene acquisita per 500 mila euro, il business angel, anche se detiene solo il 20% della società, è preferito rispetto agli altri soci e quindi potrà avere indietro, per primo, i suoi 500 mila euro.
Veto rights: il ruolo attivo dell’investitore nella gestione societaria
Nel caso in cui la startup si trovi a dover prendere decisioni strategiche o operative di particolare rilevanza, gli investitori possono intervenire e imporre la loro decisione grazie ai veto rights. Si tratta, infatti, di una lista di situazioni ipotetiche in cui gli investitori hanno il diritto di veto. Qualche esempio? Gli investitori possono decidere se la società può effettuare o meno operazioni di acquisto superiori a una certa cifra oppure avere voce in capitolo sull’ammontare degli stipendi dei founder.
Agevolazioni fiscali per chi investe in startup innovative	Negli ultimi anni è stata introdotta un’interessante normativa che offre agevolazioni fiscali per chi investe in startup innovative.
Le persone fisiche possono detrarre ai fini Irpef un importo pari al 19% della somma investita (direttamente ovvero per il il tramite di organismi di investimento collettivo o del risparmio o altre società che investano prevalentemente in startup innovative o PMI innovative). L’investimento massimo detraibile, in questo caso, non può eccedere, in ciascun periodo d’imposta, l’importo di 1.800.000 euro e deve essere mantenuto per almeno due anni.
Le persone giuridiche possono dedurre ai fini Ires un importo pari al 20% della somma investita (direttamente ovvero indirettamente per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio o altre società che investano prevalentemente in startup innovative o PMI innovative). L’investimento massimo deducibile, in questo caso, non può eccedere, in ciascun periodo d’imposta, l’importo di 1.800.000 euro e deve essere mantenuto per almeno due anni.
Per le imposte innovative “a vocazione sociale” (così come definite dall’articolo 25, comma 4 del Decreto Crescita 2.0) e per le imprese che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico la detrazione per persone fisiche aumenta al 25% della somma investira e la deduzione per le persone giuridiche aumenta al 27% della somma investita.
Gli incentivi fiscali sono validi per tutti gli investimenti in imprese innovative effettuati negli anni fiscali 2013, 2014, 2015 e 2016.
Ci sono diversi testi legali che forniscono una regolamentazione in materia. Il “Decreto Crescita 2.0” (decreto-legge 18 ottobre 2012, n.179, convertito con modificazioni della legge 17 dicembre 2012, n.221) ha introdotto un quadro organico di disposizioni riguaranti la nascita e lo sviluppo delle startup innovative. In particolare l’art.29 del Decreto Crescita 2.0, al fine di favorire gli investimenti in questo tipo di società, ha introdotto alcune agevolazioni fiscali per chi investe in startup innovative, che determinano sia per le persone fisiche che che per le persone giuridiche una riduzione delle imposte sui redditi.
Inoltre, l’“Investment Compact” (decreto-legge 24 gennaio 2015, n.3, convertito con modificazioni della legge 24 marzo 2015, n.33) ha introdotto la definizione di PMI innovativa, estendendo a tale tipologia di azienda la possibilità di avvantaggiarsi di alcuni degli incentivi previsti a favore delle startup innovative.
Entrando a far parte di Angel Partner Group è possibile ottenere ulteriori informazioni in merito nonchè supporto tecnico durante le fasi di investimento in startup appartenenti al deal flow qualificato proposto dall’associazione.
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Grande partecipazione all’ evento di lancio: al via le nostre attività	L’evento di lancio di Angel Partner Group si è tenuto il 4 giugno negli spazi dell’acceleratore di startup LUISS ENLABS .
Sono stati presenti più di 100 professionisti e imprenditori interessati all’iniziativa. Hanno preso la parola alcuni esperti del settore, con cui si è discusso del modello dell’angel investing e dei vantaggi dell’investire insieme a un gruppo piuttosto che come singoli. In diretta da New York è intervenuto anche David S. Rose, investitore seriale e founder di New York Angels e Gust. “Confrontarsi e imparare dall’esperienza di altri investitori è uno dei vantaggi principali dell’aderire a un gruppo di business angels – ha sottolineato Rose – Anche avere accesso a un deal flow consistente e a informazioni già complete e organizzate fa la differenza rispetto all’essere un angel investor solitario. In questo modo, si ha il tempo per analizzare e prendere decisioni di investimento più accorte e accurate.”
Domenico Nesci, presidente di Angel Partner Group, si è detto molto soddisfatto.“APGroup nasce già con una forte vocazione internazionale. Vogliamo varcare subito i confini nazionali e creare una rete di investitori a livello globale” ha spiegato. “La presenza di un investitore istituzionale quale LVenture Group all’interno di APGroup e lo stretto contatto con l’acceleratore LUISS ENLABS permetterà ai nostri angel investors di percorrere molto più rapidamente la curva di apprendimento – ha concluso.
I soci di Angel Partner Group hanno già potuto partecipare al primo Investor Day a loro riservato, tenutosi il 18 giugno, visionando in anteprima startup selezionate e cominciando a beneficiare del un servizio di assistenza, monitoraggio e reporting periodico, pre investimento.
Investire in startup: perchè diventare parte di un gruppo di business angel	di Emilia Maria Pazzini
Come abbiamo spiegato nel post Business Angel: perchè investire in startup, l’angel investing è un fenomeno che ha avuto una grandissima espansione negli ultimi due decenni. Di conseguenza, è divenuto qualcosa di sempre più strutturato e organizzato. Oggi, la maggior parte dei business angel si organizza in gruppi e network, come Angel Partner Group. Ci sono varie ragioni per entrare in uno di questi gruppi e la più importante è che è il modo più vantaggioso per investire in startup.
I Business Angel network
La maggior parte dei business angel si organizza in gruppi e reti conosciute come B.A.N. (Business Angels Network) e il modo migliore per diventare un business angel è entrare in uno di questi gruppi. I Business Angels Network sono delle strutture permanenti che facilitano l’incontro tra business angel e imprenditori alla ricerca di capitale e di competenze manageriali. L’organizzazione dei B.A.N. è costituita da più soggetti, i quali possono intervenire in maniera visibile e continuativa, direttamente o come sponsor.
Nel 1996 la Commissione Europea ha organizzato a Bruxel la prima Conferenza dei Network Europei di Business Angel. Tre anni più tardi è stato fondato EBAN, l’European Business Angel Network, che raccoglie più di 150 organizzazioni di business angel in più di 50 stati. In Italia, ogni rete locale si attiene alle regole di comportamento indicate dalle associazioni italiana (IBAN) ed europea (EBAN) dei business angels.
Il ruolo dei BAN
I network di business angel sono fondamentali allo sviluppo delle piccole e medie imprese perché servono a identificare investitori in una determinata area e metterli in contatto con gli imprenditori. Inoltre, sviluppano e coordinano l’attività di investimento nel capitale di rischio da parte degli investitori informali e ne sostengono gli interessi anche a livello istituzionale.
Oggi nel mondo esistono moltissimi gruppi di business angel e comunità online, tra cui due delle maggiori sono Angel List e Gust, che si occupano di mettere in contatto imprenditori e investitori informali. In Italia esistono diversi gruppi e organizzazioni che operano in questo settore. Angel Partner Group (APG) è nato per essere la prima vera community di investitori del centro-sud Italia.
Perchè entrare in un gruppo di business angel
Partecipare a questi gruppi offre moltissimi vantaggi. Per cominciare, facilita l’accesso agli investimenti. Inoltre, mentre un singolo business angel potrebbe non essere sufficiente a supportare un’impresa durante le diverse fasi del suo sviluppo, come ad esempio un aumento di capitale, un gruppo di business angel che opera mettendo a disposizione le risorse di più investitori può avere più capacità operative in questo senso. Allo stesso tempo, il gruppo di business angel intervenendo come un’entità coesa evita all’azienda in cui investe le difficoltà che possono derivare dall’avere diversi investitori singoli che interferiscono nelle questioni gestionali.
Infine, permette ai business angel di entrare a far parte di una rete esclusiva di investitori che si incontrano e condividono esperienze e consigli. In questo modo, non solo chi entra a far parte di un gruppo acquisisce contatti che possono rivelarsi fondamentali a livello professionale, ma è più facile che costruisca un portafoglio di investimenti interessante e ben strutturato, basato sulle competenze di investitori e professionisti di diversa estrazione.
Commenti disabilitati su Business angel: perchè investire in startup
Business angel: perchè investire in startup	di Emilia Maria Pazzini
L’angel investing è in forte crescita in Italia e nel mondo e sono sempre più gli imprenditori, gli alti dirigenti e i professionisti di successo che scelgono di investire in startup. Il numero di business angel italiani non è noto, ma secondo le stime di Italian Business Angel Network (IBAN) si aggira attorno al migliaio. Il recente lancio del programma Shark Tank in Italia, un format televisivo internazionale in cui aspiranti imprenditori presentano la propria idea e il proprio business plan a potenziali investitori, è la conferma dell’attenzione che il fenomeno sta ricevendo.
Origine e definizione di business angel
Pochi sanno che il termine “business angel” è nato a Broadway nell’800, dove era usato per descrivere facoltosi uomini d’affari che finanziavano le produzioni teatrali. Il concetto è stato poi ampliato per indicare persone che investono capitali e competenze in startup e scommettono su qualcosa di cui comprendono il potenziale ritorno economico. Spesso in italiano il termine anglosassone è usato anche per indicare investitori “informali” nel capitale di rischio.
La Commissione Europea definisce i business angel “investitori individuali, normalmente con esperienza nel business, che forniscono capitale alle startup. Sono fonti importanti di capitale proprio per piccole imprese con potenziale di crescita nelle loro prime fasi di sviluppo, ben prima che diventino attraenti per i venture capital”.
Sempre la Commissione Europea, in uno studio del 2012, ha fornito un identikit più preciso di questa figura: il business angel è un investitore individuale che compie investimenti direttamente, o attraverso una propria holding personale. È finanziariamente indipendente, dunque può rischiare una perdita totale dei propri investimenti senza che questo impatti in modo significativo sulla propria situazione economica. Investe per lo più in startup ed è autonomo nelle proprie decisioni.
I business angel operano in tutti i campi, anche se è più facile che investano in settori che conoscono e in cui magari hanno operato come imprenditori. In particolare sostengono quelle idee imprenditoriali che hanno una forte componente di innovazione e know how, elementi definiti come intangible assett e che quindi per le banche non costituiscono una garanzia abbastanza solida per investire.
Non esiste una cifra minima che si deve investire per diventare business angel. Generalmente, l’investimento è al di sotto dei 500mila euro. Non è possibile indicare con esattezza il valore medio degli investimenti dei business angel italiani, ma alcune ricerche stimano che sia tra i 20mila e i 100mila euro.
Business angel e startup
Dagli anni Ottanta, in particolare nel Regno Unito e in Olanda, la funzione dei business angel nella crescita delle startup è divenuta sempre più importante. Essi ricoproono oggi un fondamentale ruolo di supporto sia nelle questioni finanziarie che nel management delle aziende in cui investono e possono stimolare significativamente lo sviluppo delle piccole e medie imprese.
In qualità di titolari o ex titolari di impresa, manager, ex manager o professionisti in altri settori, i business angel dispongono non solo di mezzi finanziari, ma anche di una buona rete di conoscenze, di una solida capacità gestionale e di un buon bagaglio di esperienze. Molto spesso, dunque, contribuiscono allo sviluppo di una startup non solo apportando capitali, ma anche le proprie competenze, il gusto di gestire un business, il desiderio di acquisire una partecipazione in aziende con alto potenziale di sviluppo e l’interesse a monetizzare una significativa plusvalenza al momento dell’exit.
Perchè diventare un business angel
Fare il business angel è un’avventura. E come in ogni avventura, se da una parte si corrono grandi rischi, dall’altra si può andare incontro a grandi fortune. Il guadagno principale di un business angel è sia materiale che personale: non solo i ricavi che un’eventuale exit di successo potrebbe generare, ma anche la soddisfazione di aver scommesso nell’impresa “giusta”. Quando si opera in questo ambito si deve essere preparati all’idea che non sempre la startup in cui si investe, per quanto si possa credere nel progetto o nel team, diventerà una Facebook o una Google. Per limitare i rischi è necessaro diversificare il proprio portfolio di investimenti, in modo da bilanciare guadagni e perdite. Inoltre, secondo i testi più accreditati, il business angel dovrebbe assicurarsi di non investire più del 20% del proprio patrimonio, in modo che le eventuali perdite siano sostenibili.
Il ruolo dei business angel è particolarmente significativo in Italia, dove il numero di venture capital esistenti è in crescita, ma è comunque limitato. È soprattutto a loro che le startup si rivolgono quando hanno superato la fase in cui le fonti di finanziamento provengono dai cosiddetti “family&friend”, ma non sono ancora pronte a proporsi a un venture capital.
La legge italiana riserva a chi investe in startup innovative particolari agevolazioni fiscali. I soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) possono detrarre dall’imposta lorda un importo pari al 19% dei conferimenti in denaro, per importo non superiore a euro 500.000, effettuati in ciascun periodo d’imposta. Il beneficio fiscale è correlato agli investimenti effettuati sia in sede di costituzione della startup innovativa, sia in sede di aumento del capitale sociale in caso di startup già costituite (DM 30 gennaio 2014, attuativo delle agevolazioni fiscali riconosciute dall’art.29 del Decreto Crescita 2.0).
Anche grazie a questi sgravi fiscali, per molti l’investimento in startup può rappresentare una modalità di diversificazione del proprio portafoglio investimenti, con relativo abbassamento del rischio. La modalità di investimento di un business angel è ben diversa da quella di chi investe nel mercato finanziario, perchè si basa su un rapporto di fiducia personale basato su comuni interessi e su una collaborazione lavorativa in cui l’investitore contribuisce allo sviluppo dell’impresa mettendo in gioco anche le proprie competenze e capacità di networking.
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Evento di inaugurazione – 4 giugno 2015	Durante l’evento sarà presentata Angel Partner Group (APGroup), l’associazione di cui LVenture Group è socio fondatore, che ha l’obiettivo di riunire professionisti, manager, imprenditori e corporate che credono nell’imprenditorialità e nell’innovazione quali motori della crescita e dello sviluppo.
APGroup si pone l’obiettivo di promuovere lo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali:
fornendo ai soci servizi che facilitino l’avvicinamento a valide opportunità di investimento;
favorendo la condivisione di valutazioni, competenze e la cooperazione tra i soci;
realizzando un network di alto livello dove far crescere relazioni personali e professionali;
organizzando eventi di business education e fornendo servizi operativi per sensibilizzare gli associati al tema dell’angel investing.
L’evento sarà seguito da un cocktail durante il quale, chi lo desidera, potrà aderire all’associazione.
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