Source: http://www.areavasta.it/av_2006n12e13/Osservatorio_italia_pag66_71.html
Timestamp: 2020-02-19 13:56:47+00:00
Document Index: 75738168

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 42', 'art. 7', 'art.143', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 22', 'art. 6', 'art. 89', 'art. 30', 'art. 1', 'art. 23', 'sentenza ']

Osservatorio Italia pag 66 - 71 di Area Vasta n. 12/13 - 2006 Giornale di pianificazione urbanistica e organizzazione del territorio. Rivista della Provincia di Salerno.
Tutela e trasformazione dei beni paesaggistici in Sicilia
Bellezze naturali, godimento della proprietà immobiliare, tutela del paesaggio sono il nuovo banco di prova dell'amministrazione siciliana, che avvia le proprie scelte sulla base degli atti assunti nel tempo e dell'evoluzione normativa del settore a livello statale. Cinzia Di Paola, riferendosi al pensiero di Giovanni Campo, ripercorre atti e decisioni del governo regionale, che devono misurarsi con i nuovi concetti di paesaggio sanciti a livello europeo e con modalità di controllo più rigorose delle trasformazioni urbanistiche fissate dai competenti ministeri
Il Professore Giovanni Campo amava aprire le lezioni di pianificazione territoriale, ma anche i suoi interventi, con l’art. 9 della Costituzione: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Proseguiva sostenendo che “l’insostenibilità dello sviluppo è tutta nel presupposto di un mondo globale che considera produttive solo le iniziative foriere di ritorni economici immediati (ancorché fondate su consumi di risorse irriproducibili e sulle promesse della new economy), e che rende improponibile il già difficile teorema che dimostra al contrario la maggiore remuneratività di investimenti e trasformazioni locali mirati a perseguire risultati sostenibili nel medio e lungo termine, senza consumare ulteriori risorse”.
Con la ratifica della Convenzione europea del paesaggio34 si dovrebbe aprire un nuovo capitolo della storia del territorio “in una prospettiva di sviluppo sostenibile, a garantire il governo del paesaggio al fine di orientare e di armonizzare le sue trasformazioni provocate dai processi di sviluppo sociali, economici e ambientali”.
A sostenere tali intenti si aggiunge l’obbligo di redigere la relazione paesaggistica35 che deve corredare, insieme ai grafici e alla relazione di progetto, ogni intervento da realizzare in area vincolata paesaggisticamente.
Il rilascio dell’autorizzazione si inquadra, così, in un’ottica più evoluta di protezione e valorizzazione del paesaggio, che non si esaurisce solo nell’apprezzamento tecnico-discrezionale dell’intervento, ma accerta la sua compatibilità sia rispetto ai valori paesaggistici riconosciuti dal vincolo che alle finalità di tutela e miglioramento della qualità del paesaggio, oltre che la congruità con i criteri di gestione del bene, individuati entrambi dalla dichiarazione di notevole interesse pubblico e dal piano paesaggistico.
Sarà però necessario trovare enti di tutela, classi professionali e imprenditoriali pronti a confrontarsi con questo nuovo modo di approccio al problema della tutela, che possa rispondere alle questioni del minor uso del suolo nell’ottica di uno sviluppo sostenibile per non far perdere al territorio le sue caratteristiche di palinsesto delle attività che l’uomo ha esercitato con grande rispetto e salvaguardia per centinaia di anni.
Ma come inquadrare tali scelte normative all’interno dell’attuale scenario politico siciliano?
1 Corte Cost., 21 dicembre 1985, n. 359.
2 Corte Cost., 29 maggio 1968, n. 56.
3 Cons. St., VI Sez., 21 ottobre 1969; Corte Cost., 28 luglio 1995, n. 417.
4 Tar Lombardia, 11 febbraio 1995, n. 160.
5 Tar Bolzano, II Sez., 6 maggio 1996, n. 115.
6 Circolare n. 3 del 16 febbraio 2006.
7 Tar Sicilia, Sez. di Catania, 9 dicembre 1998: il diritto di proprietà può “essere degradato dal legislatore mediante espropriazione e/o apposizione di vincoli espropriativi o generalizzati, ma in tutti i casi la compressione del diritto di proprietà deve rispondere ad un interesse pubblico chiaro ed evidente”.
8 La presenza di questa duplicità normativa (la materia del paesaggio e quella urbanistica) e le problematiche legate all’art. 42 della Costituzione (il godimento della proprietà per assicurarne la funzione sociale e la garanzia di indennizzo ad un atto espropriativo) spinsero il prof Giovanni Campo, senatore della Repubblica, a presentare un disegno di legge nell’agosto del 1995 (XII legislatura) relativo ad una disciplina-quadro del riordino del territorio ai fini dello sviluppo economico compatibile con i principi della salvaguardia del paesaggio, dell’ambiente, del patrimonio archeologico, storico, architettonico e urbanistico, nonché della tutela della salute, della sicurezza e dell’incolumità pubbliche.
Con esso si individuava quale strumento unico di gestione del territorio il Piano regolatore d'uso del territorio, che disciplina, a scopi di pubblica utilità, l’uso dei suoli nei rispettivi ambiti territoriali per la promozione di uno sviluppo economico compatibile con il recupero ambientale, la tutela paesistica e idrogeologica, la tutela della salute, della sicurezza e della pubblica incolumità. Esso, con specifico riguardo ai principi della salvaguardia dell’ambiente, del paesaggio, del patrimonio storico-artistico e archeologico, del suolo, dei corpi idrici, dell’idrogeologia, della salute, della sicurezza e dell’incolumità pubbliche, assicura idonee localizzazioni ad attrezzature e infrastrutture pubbliche; favorisce il collegamento e la mobilità, consentendo economici trasporti di beni materiali, energetici e informativi; attribuisce carichi d’uso adeguati a ciascuna parte delle strutture territoriali e urbane (art. 7).
9 Corte Cost., 10 luglio 2002, n. 355.
10 Decreto Assessorile 21 maggio 1999, n. 6080.
11 Le stesse scelte venivano confermate anche dall’assessorato regionale del territorio e dell’ambiente con la Circolare 3/2000, che evidenziava come il piano territoriale paesistico regionale “individua quali centri e nuclei storici le strutture insediative aggregate storicamente consolidate delle quali occorre preservare e valorizzare le specificità storico-urbanistiche-architettoniche in stretto e inscindibile rapporto con quelle paesaggistico-ambientali”.
12 Decreto Assessorile 8 maggio 2002, n. 5820.
13 Il DLgs 22 gennaio 2004, n. 42, Parte terza, Beni paesaggistici, è stato modificato dal DLgs 157/2006.
14 Il Paesaggio viene definito come parte omogenea di territorio i cui caratteri derivano dalla natura, dalla storia umana o dalle reciproche interrelazioni.
15 Ad esse la legge 431/1985 aveva esteso i caratteri di “bellezze naturali” della legge 1497/1939.
16 Apportate con DLgs 157/2006.
17 Dall’art.143 si individuano tutti gli elementi che possono diventare grimaldelli per future trasformazioni del territorio: le linee di sviluppo urbanistico ed edilizio, il recupero e la riqualificazione degli immobili e delle aree compromessi o degradati, al fine di reintegrare i valori preesistenti, nonché la realizzazione di nuovi valori paesaggistici, le misure necessarie al corretto inserimento degli interventi di trasformazione del territorio nel contesto paesaggistico, la tipizzazione e individuazione di immobili o di aree (non indicati agli artt. 136 e 142) da sottoporre a specifica disciplina di salvaguardia e di utilizzazione, la individuazione di aree gravemente compromesse o degradate nelle quali la realizzazione degli interventi volti al recupero e alla riqualificazione non richiede il rilascio di alcuna autorizzazione.
18 Linee guida del piano territoriale paesistico siciliano.
19 Atti d’indirizzo per la pianificazione paesistica in Sicilia.
20 Circolare n. 3 del 16 febbraio 2006.
21 In linea con queste scelte è anche la Circolare n. 7 del 9 marzo 2006 con la quale il medesimo assessorato specificava che delegava l’esecutivo ad adottare il Codice, ai sensi dell’art. 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137, e tra i principi fondamentali della riforma rileva lo snellimento e abbreviazione dei procedimenti atti a evitare ulteriori restrizioni alla proprietà privata.
22 Queste indicazioni politiche si leggono anche in qualche sentenza, portata dall’amministrazione regionale a supporto delle proprie scelte. È il caso della sentenza della Corte costituzionale 10 luglio 2002, n. 355, nella quale viene evidenziata la necessità di “ricercare una soluzione necessariamente comparativa della dialettica fra le esigenze dell’impresa e quelle afferenti valori non economici, tutte rilevanti in sede di esercizio del potere amministrativo di autorizzazione alla realizzazione di attività imprenditoriali”.
23 Tar Toscana, Sez. I – Sentenza 1 settembre 2005, n. 4278 – Nella pianificazione urbanistica, il vincolo a verde agricolo è preordinato non tanto alla mera salvaguardia degli interessi dell’agricoltura, quanto piuttosto alla realizzazione di un migliore equilibrio tra aree edificate e aree libere, ovvero a preservare una determinata area da un’eccessiva espansione edilizia che ne comprometta i valori ambientali e, dunque, anche a consentire la realizzazione di manufatti nei limiti delle previsioni di Prg ad essa relative (1); manufatti che ben possono avere destinazione commerciale o industriale e non agricola, dovendosi avere riguardo esclusivamente al collegamento economico e funzionale con la zona interessata (2).
24 La Lr 71/1978 pone all’art. 2, comma 5, un disposto molto severo: “Nella formazione degli strumenti urbanistici generali non possono essere destinati a usi extra agricoli i suoli utilizzati per colture specializzate, irrigue o dotati di infrastrutture e impianti a supporto dell’attività agricola, se non in via eccezionale, quando manchino ragionevoli possibilità di localizzazioni alternative. Le eventuali eccezioni devono essere congruamente motivate”.
25 Art. 35 della Lr 30/1997: “Al fine di favorire il rapido avvio delle iniziative produttive previste dai patti territoriali e dai contratti d’area approvati dal Cipe sono ammessi insediamenti produttivi in verde agricolo, limitatamente ai singoli interventi previsti dai patti territoriali e dai contratti d’area già approvati dal Cipe alla data di entrata in vigore della presente legge, anche in deroga a quanto previsto dall’art. 22 della legge regionale 27 dicembre 1978, n. 71, così come sostituito dall’art. 6 della legge regionale 31 maggio 1994, n. 17”.
26 Dpr 447/1998, Dpr 440/2000, Lr 10/2000.
27 Con le due finanziarie regionali, la 6/2001 e la 2/2002. La prima, con l’art. 89, precisa che tali disposizioni vengono estese a “tutti gli interventi comunque previsti e finanziati nei patti territoriali, nei contratti d’area e negli altri strumenti di programmazione negoziata, statali e regionali”. La seconda, con l’art. 30, estende del tutto la facoltà di intervenire nel cosiddetto verde agricolo anche a singole iniziative imprenditoriali private.
28 Lr 81/1986, art. 1, comma 1.
29 Tale divieto è previsto dalla Lr 78/1976 e l’art. 23 della successiva Lr 37/1985 specifica che non possono conseguire la concessione in sanatoria le costruzioni abusive che ricadano in tali aree.
30 Il disegno di legge 317/2002 dal titolo Norme per il governo del territorio e il riordino delle coste.
31 L’assemblea regionale il 6 dicembre 2005 approva il disegno di legge Misure finanziarie urgenti e variazioni al bilancio della Regione per l’esercizio finanziario 2005. Disposizioni varie.
32 La legge 24 novembre 2003, n. 326, recante disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell’andamento dei conti pubblici, aveva tradotto in legge, con modificazioni, il Dl 269/2003.
33 In merito si esprime così anche la Corte costituzionale con la sentenza n. 196 del 28 giugno 2004.
34 Avvenuta il 9 gennaio del 2006.
35 Dpcm 12 dicembre 2005, che entrerà in vigore il 30 luglio.