Source: http://www.bny.it/news/index.htm
Timestamp: 2018-12-16 00:54:13+00:00
Document Index: 160926366

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'arte 1', 'arti 4', 'arte 1', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 3', 'art. 14', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 15', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 11', 'sentenza ', 'sentenza ']

BNY Acoustic di Nicola Bettio | News
Le News di BNY Acoustic
Fonte: INAIL - 9 Ottobre 2015
MANUALE INAIL. Il Dipartimento Innovazioni Tecnologiche dell'Inail ha redatto il manuale “La valutazione del rischio rumore”, il cui fine è raccogliere elementi essenziali inerenti la valutazione e la gestione dei rischi dovuti all’esposizione al rumore, con l’obiettivo di fornire una serie di informazioni utili agli attori del sistema di sicurezza aziendale: Datori di lavoro e RSPP (Responsabili del Servizio Prevenzione e Protezione) in primis.
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Fonte: Agenzia europea per l'ambiente (EEA) - 6 Marzo 2015
Le linee guida dell'EEA per individuazione di zone tranquille in base alla Direttiva sul rumore ambientale
Lo studio dell'Agenzia europea per l'ambiente (EEA) "Good practice guide on quiet areas", fornisce indicazioni e raccomandazioni per identificare e proteggere le zone tranquille individuate per tutelare i cittadini dagli effetti nocivi dell'esposizione al rumore ambientale e ha visto la luce in concomitanza con la "Giornata di sensibilizzazione sul rumore", promossa dallo statunitense Centre for Hearing and Communication.
Alla stesura del report ha lavorato un team composto da esperti internazionali, fra cui Gaetano Licitra di ARPAT, al fine di elaborare una sorta di manuale che aiuti i responsabili politici, le autorità competenti e le altre parti interessate a comprendere e soddisfare i requisiti della "Direttiva sul rumore ambientale".
In base alla Direttiva del 2002, una zona tranquilla non è necessariamente silenziosa, quanto piuttosto non toccata da suoni indesiderati o nocivi prodotti da attività umane, tant'è vero che alcuni tipi di rumore, come il suono dell'acqua corrente o il canto degli uccellini, sono generalmente percepiti come piacevoli, ciò significa che non è possibile definire una zona tranquilla solo dai decibel rilevati.
Quando si pensa all'inquinamento acustico spesso viene in mente la musica ad alto volume o l'abbaiare di un cane, invece, nella maggior parte dei casi, i problemi di salute reali sono causati da esposizione a lungo termine al rumore da traffico stradale, ferrovie, aeroporti e industria, per questo le zone tranquille sono importanti perchè possono fornire sollievo dal rumore e migliorare la qualità della vita.
I fondamenti della Direttiva per la tutela di queste zone tranquille si trovano nel "Green Paper on Future Noise Policy " della Commissione europea del 1996 dove già allora veniva caldeggiata la realizzazione di mappe acustiche utili per l'identificazione dell'esposizione al rumore, e quindi per il riconoscimento delle aree da tutelare o in cui intervenire.
Anche la Direttiva riconosce la necessità di prevenire o ridurre i livelli di rumore ambientale che possano influenzare negativamente la salute umana, tra cui il fastidio e i disturbi del sonno, sottolineando anch'essa la necessità di preservare "la qualità acustica ambientale laddove è buona" e nonchè di tutelare le zone tranquille.
A tal fine gli Stati membri devono elaborare delle mappe acustiche strategiche in grado di permettere la determinazione globale dell'esposizione al rumore in una data zona esposta a varie sorgenti di rumore e la definizione di previsioni generali per questa zona.
Purtroppo però la Direttiva non offre sempre un'interpretazione univoca su cosa sia un'area a basso inquinamento acustico lasciando un'ampia discrezionalità di lettura che ha portato, nel corso del tempo, gli Stati membri ad attuare strategie totalmente diverse in materia di protezione delle zone individuate.
Per questo, nel 2012, il Parlamento europeo ha pubblicato lo studio "Towards A Comprehensive Noise Strategy" in cui sono formulate raccomandazioni per lo sviluppo di una strategia sul rumore più omogenea.
Parallelamente, questa debolezza strutturale nella normativa ha condotto ad un'intensificarsi degli studi in questo campo (es. ricerche su come le persone percepiscono l'ambiente acustico), e diversi Stati membri hanno avviato o implementato le politiche a tutela delle aree silenziose, così che attualmente vi è senz'altro molta più conoscenza ed esperienza sulla materia rispetto a quando fu pubblicato il "Green paper".
L'EEA con questo rapporto ha voluto raccogliere, ordinare e ridistribuire questa conoscenza per un uso più ampio, fornendo raccomandazioni basate su esempi di buone pratiche attuate nella valutazione e nella gestione delle aree tranquille in Europa perchè, comprensibilmente, ciò che va bene per un luogo può non essere adeguato per un altro.
Infine, si segnala che l'EEA ha sviluppato l'applicazione "NoiseWatch" che, utilizzando il microfono incorporato nel dispositivo tenuto in mano, determinare e misura in decibel (dB) il livello del suono che ci circonda. Grazie a questa APP, l'EEA ha ottenuto il "World Excellence Award" al Geospatial World Forum.
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Fonte: National Institute for Public Health and the Environment - 10 Febbraio 2015
Allarmanti i risultati di uno studio condotto dall'Istituto Nazionale per la Salute Pubblica e l'Ambiente olandese in 33 paesi europei.
Circa 19,8 milioni di adulti in Europa sono infastiditi dal rumore da traffico stradale, ferroviario, aereo, produttivo/industriale. Di questi 9,1 milioni si dichiarano altamente infastiditi e 7,9 milioni lamentano significativi disturbi del sonno. Sono alcuni dei risultati dell'indagine condotta dall'Istituto Nazionale per la Salute Pubblica e l'Ambiente olandese per conto della Commissione europea, Direzione generale Ambiente, nel quadro del sostegno tecnico all'attuazione della Direttiva Ambientale sul rumore (2002/49/CE).
L'analisi è stata effettuata in 33 paesi europei (EU28 più Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera e Turchia).
RISULTATI PROVVISORI. Lo studio sugli effetti del rumore nella salute, pubblicato sul sito dell'Arpat Toscana, presenta una serie di risultati provvisori (si fondano sui dati disponibili e non completi, nè perfettamente omogenei tra loro) basati sulla seconda campagna europea di mappatura acustica. I dati di esposizione sono quelli del 2012, in alcuni casi aggiornati al 2013, registrati in una selezione di agglomerati, strade, ferrovie e aeroporti principali, dove si registrano livelli superiori a 55 dB L diurni e 50 dB L notturni.
L'esposizione al rumore si manifesta nelle ore diurne come fastidio, declinato in diverse gradazioni: dal senso di insoddisfazione e irritazione fino alla rabbia e nelle ore notturne principalmente come disturbo del sonno.
Secondo la ricerca, si calcola che l'esposizione ad alti livelli di rumore sia stata nel 2012 la causa di circa 910.000 casi di ipertensione, 43 mila ricoveri, circa 10.000 morti premature per malattie coronariche e ictus.
Si ipotizza che quasi il 90% di tale impatto sanitario sarebbe correlato all'esposizione al rumore da traffico stradale, anche se si precisa che i risultati presentano incertezze.
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Fonte: www.casaeclima.it - 25 Novembre 2014
Una sentenza della Cassazione fa luce sul diritto al risarcimento. Da uno studio Cresme-Fivra emerge che il 23% degli italiani considera l'inquinamento acustico il problema ambientale principale che peggiora la qualità della vita in ambiente urbano.
Con la sentenza n. 23283/2014, la Suprema Corte di Cassazione ha precisato che dà diritto al risarcimento a favore del danneggiato l'emissione di rumori da parte di un impianto che superano la soglia ammessa.
In tale caso si configura un illecito, a prescindere dal fatto che l'impianto sia stato installato a norma e sia manutenuto nel rispetto delle regole. Nell'ottica di garantire il diritto ad abitare in un luogo salubre, la valutazione della tollerabilità si fa caso per caso.
La Legge Europea 2013-bis (Legge n. 161/2014), entrata proprio oggi (25 novembre 2014) in vigore, all'articolo 19 assegna mandato al Governo, nei prossimi 18 mesi, per riordinare il quadro legislativo dell'inquinamento acustico.
Dal momento che, come afferma la Commissione Europea, i cittadini Europei trascorrono il 90% del proprio tempo all'interno di edifici, è auspicabile un profondo aggiornamento della legislazione del comfort acustico indoor (ovvero, in gergo tecnico, dei requisiti acustici passivi degli edifici), poichè le regole attualmente in vigore, risalenti alla fine degli anni '90, non hanno portato gli auspicati benefici ai cittadini. Benefici ottenibili attraverso il corretto isolamento delle abitazioni, grazie all'utilizzo di lana di roccia e lana di vetro, eccellenti isolanti acustici, nonchè termici, che impattano positivamente anche sull'efficienza energetica.
Fonte: AIA-GAE - 8 aprile 2014
Nel testo approvato da Palazzo Madama è stata, tra l'altro, introdotta una norma - articolo 12-bis in materia di requisiti acustici passivi degli edifici - che se confermata anche dalla Camera dei Deputati, rischia di generare contenziosi tra i privati.
Il comma 1 stabilisce che "Ai fini della puntuale applicazione della disciplina contenuta nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 1997, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 297 del 22 dicembre 1997, relativa ai requisiti acustici passivi degli edifici, per gli edifici in cui
sia rilevato in via giudiziaria il mancato rispetto dei valori limite dettati dalla normativa, è fatto obbligo di effettuare il risanamento attraverso appropriati interventi tecnici di adeguamento, al fine di rendere la destinazione degli edifici idonea al loro uso".
Il comma 2 dispone che "L'obbligo ad adempiere alla suddetta azione di risanamento è posto a carico prioritariamente del costruttore o venditore che provvede direttamente, e a suo carico, alle opere idonee alla soluzione delle carenze acustiche rilevate. In via sostitutiva tale obbligo è trasferito all'acquirente al quale è garantita la totale copertura finanziaria da parte del costruttore o venditore a seguito di accordo tra le parti e di presentazione di idonea documentazione giustificativa che evidenzi sia il raggiungimento degli obiettivi di risanamento sia le risorse finanziarie associate".
Il comma 3, infine, prevede che "Ai fini dell'accertamento strumentale del rispetto dei valori limite di legge, nelle more dell'adozione delle indicazioni progettuali previste all'articolo 3, comma 1, lettera f), della legge 26 ottobre 1995, n. 447, è ammessa una tolleranza di 3 dB (decibel) dei valori limite contenuti nel citato decreto Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 1997. L'accertamento giudiziale del mancato rispetto dei valori limite dei requisiti acustici passivi degli edifici dovrà contemplare una stima del costo massimo ammissibile relativo agli interventi di risanamento acustico da eseguire".
Il 3 aprile scorso è entrata in vigore la norma UNI EN ISO 16283-1 dal titolo "Acustica - Misure in opera dell'isolamento acustico in edifici e di elementi di edificio - Parte 1: Isolamento acustico per via aerea".
Questa norma sostituisce la UNI EN ISO 140-4, la cui versione italiana risaliva al 2000 e che faceva riferimento all'edizione ISO del 1998.
Prosegue, quindi, l'opera di rinnovamento delle norme tecniche in materia di determinazione delle proprietà acustiche di elementi di edificio, iniziata oltre un decennio fa attraverso un percorso di riorganizzazione e profonda
ristrutturazione delle norme della famiglia ISO 140, che includeva sia le indicazioni per le misure in laboratorio, sia le descrizioni per la valutazione in opera.
A partire dal 2010, con l'introduzione della nuova serie ISO 10140 per la misurazione in laboratorio dell'isolamento acustico di edifici e di elementi di edificio ed il contestuale ritiro delle corrispondenti norme della serie ISO 140, si erano venuti a creare dei vuoti nel sistema normativo precedente non solo dal punto di vista dalla numerazione dei documenti ma anche per quanto riguardava alcuni fondamentali aspetti tecnici e metodologici.
Con l'occasione della revisione quinquennale delle parti 4, 5, 7 e 14 della norma ISO 140 si è quindi proceduto alla riscrittura dell'intero sistema di riferimento per le misure di acustica edilizia in opera, che ha portato, appunto, alla nuova serie ISO 16283.
La prima parte di questa norma si occupa della determinazione dell'isolamento acustico per via aerea tra due ambienti di un edificio mediante misure di pressione sonora. Le procedure che vengono descritte possono essere applicate ad ambienti con volume compreso tra 10 e 250 m³ in presenza di campo sonoro anche solo parzialmente diffuso e permettono l'estensione delle misure a bassa frequenza fino a 50 Hz.
Numerose sono le novità introdotte nel nuovo sistema normativo, come, ad esempio, le tecniche di campionamento spaziale, dove un microfono viene spostato continuamente dall'operatore presente in ambiente o viene mantenuto costantemente in posizioni fisse in diverse parti della stanza per incrementare la ripetibilità e riproducibilità delle misure in ambienti con volume minore di 25 m³ o per frequenze inferiori a 100 Hz.
Sono attualmente in corso di preparazione le restanti parti della norma ISO 16283 relative, rispettivamente, alla determinazione dell'isolamento da rumori impattivi, anche con nuove tipologie di sorgenti normalizzate, ed alla valutazione dell'isolamento di facciata.
Emerge, quindi, un problema di vacanza normativa, peraltro già noto in sede ISO e derivante da problemi di "sincronizzazione" delle attività di diversi comitati tecnici, in quanto l'intera serie ISO 140 è stata ritirata ma non sono ancora completi tutti i documenti destinati a sostituirla. In questa fase congiunturale si aprono dunque diversi scenari, soprattutto per quanto riguarda la validità dei riferimenti normativi in ambito legislativo e contrattuale.
Fonte: casaeclima - 22.05.2014
Acustica in edilizia, dalla Provincia di Bolzano il Catalogo degli elementi costruttivi
Misure e proposte per la riduzione del rumore in edilizia come aiuto pratico a progettisti e costruttori.
In occasione della giornata internazionale contro il rumore, che ricorre il 30 aprile, l'assessore della Provincia autonoma di Bolzano, Richard Theiner, con l'Agenzia provinciale per l'ambiente, tramite l'Ufficio aria e rumore, presentano il Catalogo innovativo degli elementi costruttivi che contiene misure e proposte per la riduzione del rumore in edilizia.
L'acustica in edilizia ed il comfort acustico delle nuove costruzioni sono tematiche innovative che rivestono sempre maggiore importanza. La schermatura dai rumori, soprattutto da quelli da traffico e vicinato percepiti maggiormente, costituisce un presupposto rilevante per rendere le nostre abitazioni più confortevoli, come fa presente l'assessore provinciale Richard Theiner. L'Agenzia provinciale per l'ambiente ha affrontato questa tematica sviluppando un Catalogo innovativo degli elementi costruttivi al fine di fornire un aiuto pratico a progettisti e costruttori. Il catalogo realizzato con la collaborazione del TBZ Technisches Bauphysik-Zentrum e l'Università di Padova, è composto da un manuale e da numerose schede tecniche suddivise in base agli elementi costruttivi (pareti interne ed esterne, solai, tetti e terrazze), al tipo di costruzione (massiccia o leggera) ed ai materiali utilizzati (es. monostrato, multistrato, calcestruzzo, laterocemento).
Manuale e schede tecniche
Il catalogo contiene numerose soluzioni costruttive che permettono di ridurre la propagazione sonora ma è importante sottolineare che per ogni tipologia costruttiva sono state eseguite misure di rumore post operam. Come fa presente Georg Pichler, direttore dell'Ufficio aria e rumore, naturalmente ciò assume maggior rilievo se si pensa che ad opera ultimata è difficile ovviare ad eventuali errori di progettazione o realizzazione.
Il catalogo è inteso quale strumento di libero uso; obiettivo dell'Agenzia provinciale per l'ambiente è di integrarlo con ulteriori soluzioni costruttive testate e misurate dai progettisti e dai costruttori. A tal fine i tecnici in acustica ed i progettisti che hanno misurato elementi costruttivi non ancora catalogati, realizzati utilizzando materiali e tecniche di posa in opera diverse da quelle già esaminate, sono invitati a completare una nuova scheda che, previa approvazione dell'Ufficio aria e rumore dell'Agenzia provinciale per l'ambiente, verrà aggiunta al catalogo.
Nuova Norma UNI EN ISO 16283
E' del 3 aprile la pubblicazione della nuova norma UNI EN ISO 16283-1 per il rinnovamento delle norme tecniche relative alle prestazioni acustiche degli edifici.
Acustica - Misure in Opera dell'Isolamento Acustico in Edifici e di Elementi di Edificio - Parte 1: Isolamento Acustico per Via Aerea.
Questo processo di rinnovamento della normativa UNI nel campo dell'acustica edilizia è un processo che va avanti da circa 10 anni, e ha visto i suoi primi frutti nella pubblicazione del 2010 delle nuova serie di ISO 10140, che sostituiscono le vecchie ISO 140 in materia di misurazioni di laboratorio dell'isolamento acustico di edifici e elementi di edificio.
• determinazione dell'isolamento da rumori impattivi
• nuove tipologie di sorgenti normalizzate
• valutazione dell'isolamento di facciata
Tra le novità introdotte dalla nuova UNI EN ISO 16283-1, segnaliamo l'ingresso delle tecniche di campionamento spaziale, dove un microfono viene spostato continuamente da un operatore presente in ambiente (o in alternativa viene tenuto fisso in differenti parte della stanza) al fine di incrementare la ripetibilità e riproducibilità delle misure in ambienti inferiori a 25 mc o per frequenze al di sotto di 100 Hz.
Il sole 24 ore - Aprile 2014
Il miglioramento dell'acustica nelle scuole, ha assicurato il Premier, partirà a breve, quando a Palazzo Chigi verrà attivata l'Unità di missione per la scuola che, insieme al Miur, autorizzerà gli interventi di recupero.
Il piano scuola dovrebbe essere attuato a partire dal prossimo giugno, quando, cioè, le lezioni termineranno per la pausa estiva.
Uno dei parametri architettonici fondamentali nella ristrutturazione scolastica prevista riguarda la qualità acustica degli ambienti scolastici.
Questa caratteristica influenza enormemente le capacità uditive, il comportamento e l'apprendimento degli allievi, nonché la salute stessa di questi ultimi e dei docenti. La qualità degli ambienti scolastici e gli standard di benessere degli studenti e degli insegnanti sono spesso un aspetto trascurato nelle fasi di progettazione e di realizzazione di tali edifici. Ad oggi il D.M. 18 dicembre 1975, che costituisce la norma di riferimento in materia, fatica ancora a trovare una effettiva applicazione. I bambini passano buona parte del loro tempo a scuola dove ascoltano le lezioni, studiano, giocano e oggi, sempre più frequentemente, si fermano a mangiare. La qualità dell'ambiente in cui i giovani trascorrono la maggior parte del tempo dunque influisce molto sulla loro salute psicofisica. Anche il rendimento scolastico e il tempo di concentrazione ne sono fortemente condizionati, uno dei fattori preponderanti è proprio la qualità dell'ambiente sonoro.
L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) definisce la salute come "uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale", non riferendosi solo all'assenza di malattia e di infermità. La tutela della salute ha quindi l'obiettivo di mantenere inalterato lo stato di benessere evitando di creare le condizioni per cui si verifichino i sintomi di una malattia oggettivamente rilevabile. La reazione al rumore è legata soprattutto alle caratteristiche fisiche del suono, alla durata di esposizione al fenomeno sonoro e in parte alla valutazione che si dà al suono percepito. Infatti, pur essendo esposti a stimoli identici, la percezione della sensazione di fastidio risulta piuttosto variabile: fenomeno che viene spiegato a partire da condizioni personali diverse come la sensibilità individuale al rumore, il tipo di attività svolta in quel momento o le diverse strategie messe in atto per sopportarlo o evitarlo. I danni che un rumore può causare all'organismo possono essere immediatamente collegati all'organo uditivo e possono portare alla perdita momentanea o permanente dell'udito oppure, più semplicemente, ad una difficoltà di percezione del parlato. In altri casi, invece, possono interessare una sfera più ampia dell'organismo umano incidendo per esempio sulla pressione sanguigna o producendo sintomi psicosomatici, disturbi comportamentali e attitudinali. Caratteristiche come l'intensità, l'imprevedibilità e l'incontrollabilità del rumore, soprattutto se protratti nel tempo, interferiscono con l'attività mentale: si parla, per esempio, di concentrazione e attenzione, di comprensione verbale o abilità a trattare problemi complessi, tutte situazioni che possono avere conseguenze significative soprattutto su bambini in età scolare.
Cambiamenti repentini di intensità del rumore possono portare ad una immediata reazione fisica, per esempio un sobbalzo o una contrazione muscolare. Al contrario, se lo stimolo risulta irrilevante, continuo e non troppo forte, può subentrare rapidamente uno stato di assuefazione al fenomeno sonoro. Un rumore continuo, elevato e ad alta frequenza agisce invece come un ulteriore carico mentale rendendo difficile la concentrazione e lo svolgimento della propria attività. Generalmente sono prese in causa tutte quelle attività dove è richiesta una costante elaborazione di informazioni: il rumore può mascherare parole e suoni fondamentali per lo svolgimento delle attività in corso e, soprattutto, può interferire con il linguaggio interiore che altro non è che il pensiero che accompagna le varie attività; può interferire con la memoria a breve termine o memoria di lavoro; può creare condizioni in cui si ritardano tutti quei meccanismi di controllo riducendo la quantità e la qualità di prestazione portando ad aumentare il numero degli errori; il rumore, se continuo, può inoltre portare un forte affaticamento, irritabilità con conseguente perdita di concentrazione e infine alterazione della qualità del sonno.
Nonostante il danno e il fastidio uditivo siano le conseguenze più immediate, il disturbo da rumore viene considerato tra i fattori che pregiudicano maggiormente il livello di qualità della vita e, più in generale, il benessere dell'individuo. Non a caso la definizione di rumore come "suono indesiderato" è espresso in termini psicologici più che fisici.
Quindi, quando si parla di scuola, è corretto affermare che il comfort acustico dei vari ambienti del complesso assume, oltre che una grande importanza dal punto di vista della salute, anche una funzione educativa.
Dall'INAIL il nuovo manuale per la riduzione del rumore negli ambienti di lavoro corredato da schede pratiche
L'INAIL ha pubblicato il nuovo manuale "Metodologie e interventi tecnici per la riduzione del rumore negli ambienti di lavoro", approvato dalla Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro.
In linea con la recente norma UNI/TR 11347, la guida costituisce un utile strumento operativo per tutti gli operatori (datori di lavoro, RSPP, consulenti, progettisti, etc.) chiamati ad assolvere agli adempimenti previsti dal capo II del Titolo VIII del D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico per la Sicurezza).
Il testo, articolato in due livelli, contiene nella prima parte il Manuale Operativo per la valutazione del rischio e l'adozione delle strategie per la sua riduzione. Sono affrontati i seguenti argomenti:
• Riduzione del rischio per i lavoratori (individuazione e caratterizzazione delle sorgenti di rumore, definizione degli obiettivi acustici da raggiungere, etc.)
• Criteri di progettazione e bonifica per specifici luoghi di lavoro (parametri da controllare e valori di riferimento, sintesi dei requisiti e degli standard acustici)
• Criteri acustici di acquisto di macchine, attrezzature e impianti (requisiti acustici previsti dalla legislazione, specifiche di acquisto e di accettazione, indicazioni per la vigilanza e controllo delle ASL)
• Bonifica acustica di macchine, attrezzature e impianti (controllo del rumore alla sorgente, interventi sulla trasmissione e sulla propagazione del rumore, manutenzione e controllo della rumorosità)
• Collaudo acustico in opera degli interventi di controllo del rumore
La seconda parte del documento contiene 30 schede tecniche destinate all'approfondimento tecnico e pratico. Segnaliamo, a titolo di esempio, quelle relative a:
• Isolamento al calpestio e basamenti galleggianti
• Capitolato di acquisto di una macchina
• Criteri per la scelta del personale qualificato in acustica
• Silenziatori dissipativi e reattivi
• Trattamenti fonoassorbenti ambientali
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Requisiti acustici passivi degli edifici, la Consulta boccia la norma della Comunitaria 2009
La Corte costituzionale, con la sentenza n. 103/2013, ha dichiarato illegittimo l' art. 15, comma 1, lettera c) della Legge comunitaria 2009, bocciando la retroattività della norma che esclude, fino all'emanazione dei decreti legislativi finalizzati ad integrare nell'ordinamento nazionale le norme della direttiva 2002/49/CE, l'applicabilità della normativa relativa ai requisiti acustici passivi degli edifici nei rapporti tra privati e, in particolare, nei rapporti tra costruttori-venditori e acquirenti di alloggi.
Nel caso analizzato dalla Consulta, il Tribunale di Busto Arsizio aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale dell' art. 15, comma 1, lettera c), della legge 4 giugno 2010, n. 96 (Legge comunitaria 2009), in quanto prevede che l'articolo 11, comma 5, della Legge comunitaria 2008 sia sostituito dalla norma di interpretazione autentica secondo la quale, «In attesa dell'emanazione dei decreti legislativi di cui al comma 1, l'articolo 3, comma 1, lettera e), della legge 26 ottobre 1995, n. 447, si interpreta nel senso che la disciplina relativa ai requisiti acustici passivi degli edifici e dei loro componenti non trova applicazione nei rapporti tra privati e, in particolare, nei rapporti tra costruttori-venditori e acquirenti di alloggi, fermi gli effetti derivanti da pronunce giudiziali passate in giudicato e la corretta esecuzione dei lavori a regola d'arte asseverata da un tecnico abilitato».
L'art. 3, comma 1, lettera e), della legge 26 ottobre 1995, n. 447 (Legge quadro sull'inquinamento acustico), ha attribuito allo Stato la determinazione dei requisiti acustici passivi e di quelli delle sorgenti sonore degli edifici, rinviando la relativa disciplina ad un apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. In ottemperanza a tale disposizione, &egrave; stato emanato il D.P.C.M. 5 dicembre 1997, che determina tali requisiti, al fine di ridurre l'esposizione umana al rumore, e prescrive i limiti espressi in decibel che gli edifici costruiti dopo la sua entrata in vigore devono rispettare.
Successivamente &egrave; intervenuta la direttiva 2002/49/CE, relativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale, che &egrave; stata recepita con il decreto legislativo n. 194/2005 (Attuazione della direttiva 2002/49/CE relativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale), ed a seguito della scadenza della delega prevista dall'art. 14 della Legge comunitaria 2003, l'art. 11 della legge 7 luglio 2009, n. 88 (Legge comunitaria 2008) ha nuovamente delegato il Governo ad emanare uno o più decreti legislativi al fine di integrare nell'ordinamento la direttiva citata e di assicurare l'omogeneità delle normative di settore.
In particolare, il comma 5 dell'art. 11 della legge comunitaria 2008 aveva previsto che «in attesa del riordino della materia, la disciplina relativa ai requisiti acustici passivi degli edifici e dei loro componenti di cui all'articolo 3, comma 1, lettera e), della legge 26 ottobre 1995, n. 447, non trova applicazione nei rapporti tra privati e, in particolare, nei rapporti tra costruttori-venditori e acquirenti di alloggi sorti successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge».
Infine, l'art. 15, comma 1, lettera c) della Legge comunitaria 2009 ha introdotto la norma interpretativa in questione con un effetto retroattivo che esclude, fino all'emanazione dei decreti legislativi finalizzati ad integrare nell'ordinamento nazionale le norme comunitarie previste dalla direttiva 2002/49/CE, l'applicabilità delle norme relative ai requisiti acustici passivi degli edifici «nei rapporti tra privati e, in particolare, nei rapporti tra costruttori-venditori e acquirenti di alloggi».
I limiti generali alla retroattività delle leggi
La Corte Costituzionale ha individuato "una serie di limiti generali all'efficacia retroattiva delle leggi, attinenti alla salvaguardia, oltre che dei principi costituzionali, di altri fondamentali valori di civiltà giuridica, posti a tutela dei destinatari della norma e dello stesso ordinamento, tra i quali vanno ricompresi il rispetto del principio generale di ragionevolezza, che si riflette nel divieto di introdurre ingiustificate disparità di trattamento; la tutela dell'affidamento legittimamente sorto nei soggetti quale principio connaturato allo Stato di diritto; la coerenza e la certezza dell'ordinamento giuridico; il rispetto delle funzioni costituzionalmente riservate al potere giudiziario".
Questi limiti, osserva la Consulta nella sentenza n. 103/2013, sono stati travalicati dalla norma di cui all' art. 15, comma 1, lettera c) della Legge comunitaria 2009. Infatti, sebbene formulata quale norma di interpretazione autentica, essa non interviene ad assegnare alla disposizione interpretata un significato già in questa contenuto, «riconoscibile come una delle possibili letture del testo originario», al fine di chiarire «situazioni di oggettiva incertezza del dato normativo» in ragione di «un dibattito giurisprudenziale irrisolto» o di «ristabilire un'interpretazione più aderente alla originaria volontà del legislatore» a tutela della certezza del diritto e degli altri principi costituzionali richiamati.
La Corte costituzionale osserva inoltre che la retroattività della disposizione impugnata non trova giustificazione nella tutela di «principi, diritti e beni di rilievo costituzionale, che costituiscono altrettanti "motivi imperativi di interesse generale", ai sensi della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU)».
La norma viola il principio di ragionevolezza
Una tale finalità della disposizione censurata non emerge infatti né dai lavori parlamentari, né dal suo intrinseco contenuto normativo. Tale contenuto viene ad incidere su rapporti ancora in corso, vanificando il legittimo affidamento di coloro che hanno acquistato beni immobili nel periodo nel quale vigeva ancora la norma "sostituita", di cui all'art. 11, comma 5, della legge n. 88 del 2009, che, a tutela di tale affidamento e della certezza del diritto, specificava che la sospensione dell'applicazione nei rapporti tra privati delle norme sull'inquinamento acustico degli edifici valesse per il futuro, in riferimento agli «alloggi sorti successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge».
Al contrario, la norma impugnata, oltre a ledere il legittimo affidamento sorto nei soggetti suddetti, contrasta con il principio di ragionevolezza, in quanto produce disparità di trattamento tra gli acquirenti di immobili in assenza di alcuna giustificazione, e favorisce una parte a scapito dell'altra, incidendo retroattivamente sull'obbligo dei privati, in particolare dei costruttori-venditori, di rispettare i requisiti acustici degli edifici stabiliti dal D.P.C.M. 2 dicembre 1997.
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Le telefonate altrui Il peggior rumore di fondo
Ascoltare conversazioni «a una sola via» disturba la concentrazione più di rumori assordanti. Qual &egrave; il rumore di fondo più fastidioso quando si cerca di concentrarsi, al lavoro, durante la lettura o lo studio? È la voce di qualcuno accanto a noi, impegnato in una conversazione al cellulare. Ancor più di treni in corsa, autobus rombanti in strada oppure di due persone che chiacchierano animatamente al tavolo accanto al nostro, darebbe infatti fastidio una conversazione da noi percepita a una via, in cui riusciamo a sentire solo una parte di dialogo.
LO STUDIO - Secondo lo studio svolto dagli psicologi dell'università di San Diego, California, e pubblicato sulla rivista scientifica PLoS ONE, la nostra concentrazione verrebbe messa duramente alla prova dalle chiacchiere altrui al telefono, in particolar modo quando riusciamo a sentire solo una parte del dialogo. Tanto da disturbare e anzi interrompere l'attività che stiamo svolgendo. Per arrivare a questa conclusione gli studiosi hanno messo alla prova 150 studenti universitari, invitati a leggere a voce alta un brano. Una parte tra loro &egrave; stata esposta a una chiacchierata tra due persone posizionate accanto a lei, mentre una seconda parte del campione &egrave; stata avvicinata a una persona impegnata in una telefonata con il cellulare. In entrambe i casi, l'oggetto della conversazione riguardava argomenti di scarso interesse: le persone al telefono si mettevano d'accordo per un appuntamento in un centro commerciale, discutevano di mobili da acquistare, e cos&igrave; via.
LE REAZIONI - Ma a seconda del caso, cambiavano le reazioni del campione intento a svolgere il compito di lettura e i questionari distribuiti alla fine: il gruppo disturbato da una conversazione a due vie come rumore di fondo si mostrava più abile nel ricordare e nel rispondere alle domande finali rispetto al secondo gruppo, che faceva invece fatica a staccare la sua attenzione dalla telefonata in corso e a ricordare quanto letto nel corso della prova. Per la professoressa Galvan, autrice della ricerca, le ragioni di questa distrazione maggiore non sono ancora chiare, anche se «vi sono molte ricerche ormai che dimostrano come il multitasking mentale non sia possibile: il nostro cervello deve fare continui passaggi tra il concentrarsi a leggere e l'ascoltare un'altra cosa, e non riesce a fare entrambe le cose insieme».
OLTRE L'ETICHETTA - Mentre dunque quella delle conversazioni al cellulare ovunque sempre più fastidiose viene spesso relegata a una questione di etichetta, molti studi scientifici sembrano dare ragione a chi non sopporta le telefonate altrui, in treno come per strada. Uno studio dello scorso anno svolto dai ricercatori della Cornell University peraltro avvalorava la tesi della professoressa di San Diego. L'´quipe di ricerca aveva chiesto a un campione di giovani di completare una prova cercando di ignorare i rumori di fondo di una telefonata, e aveva dimostrato come fosse impossibile per loro isolare il cervello dalle parole al telefono e concentrarsi sul loro lavoro
Sindrome da turbine eoliche quanto influisce la personalitaà
Uno studio condotto da un variegato team di psicologi, ingegneri ed esperti ambientali della University of Nottingham, ha smentito che esista un collegamento tra il livello di rumorosità causato dalle turbine eoliche e le sensazioni di malessere della cosiddetta WTS, "sindrome da turbine eoliche.
L'INFLUENZA DELLA PERSONALITÀ. Finanziato dal Centro UK Energy Research e pubblicato sulla rivista scientifica Renewable Energy, lo studio si &egrave; occupato di esaminare, per la prima volta, l'influenza della personalità, ed in particolare della cosiddetta "personalità orientata negativamente (NOP)", sulla salute, in particolare analizzando i sintomi che si fanno comunemente risalire alla sindrome WTS, quali vertigini, ronzio auricolare, nausea, visione offuscata, tachicardia e ansia.
IL CAMPIONE INDAGATO. Gli studiosi si sono occupati di monitorare i comportamenti di 270 famiglie residenti a una distanza di 500 metri da otto micro-turbine (0.6 kW di potenza) e a1 km da quattro turbine eoliche da 5 kW in due città del Midlands, in Inghilterra. I ricercatori hanno selezionati dieci tipologie di suoni - a "risucchio", stridente, sibilante, ronzio, pulsante, martellante, graffiante, ad alta frequenza, a bassa frequenza e ronzio continuo - invitando il campione indagato a valutare quanto spesso avevano udito uno dei suoni e quanto forte su una scala da 0 (mai notato) a 4 (molto alto). Agli intervistati &egrave; stato inoltre chiesto che tipo di atteggiamento avessero nei confronti delle tecnologia eolica, se favorevoli, indifferenti o contrari.
I RISULTATI. Lo studio ha indicato che generalmente non &egrave; il rumore della turbina di per s´ a provocare i sintomi di malessere in certi individui. "Non vi &egrave; una prova certa che vivere vicino a una turbina eolica abbia ripercussioni sulla salute umana", spiega una delle psicologhe che ha preso parte al progetto, la dottoressa Claire Lawrence.
"Quello che &egrave; emerso &egrave; che coloro che hanno una personalità con tendenza naturale all'ansia e alla depressione segnalano problemi da sindrome WTS".
"LA SINDROME WTS NON HA BASI SCIENTIFICHE". A confutare la scientificità della sindrome WTS, già l'anno scorso, il MassDEP - Massachusetts Department of Environmental Protection. Dall'esame della letteratura scientifica e dal monitoraggio di alcuni case studies, il gruppo di esperti americano, insieme al Dipartimento della Salute, aveva infatti stabilito la mancanza di evidenze suffraganti l'esistenza della cosiddetta "sindrome da turbine eoliche". "La teoria che gli infrasuoni delle pale eoliche incidano direttamente sull'apparato vestibolare non &egrave; stata dimostrate scientificamente e, anzi, le evidenze disponibili negano che i livelli di infrasuoni delle turbine eoliche possano influenzare il sistema vestibolare", aveva concluso il rapporto. Erano ancora ignote, per&ograve;, le correlazioni tra psiche e sintomatologia, ora evidenziate dalla University of Nottingham.
Rumore, in assenza di zonizzazione acustica si applicano i limiti differenziali?
Il Comune pu&ograve; ordinare l'immediata sospensione delle attività relative all'autolavaggio anche se in assenza di zonizzazione acustica, i limiti di immissione assoluti previsti per legge sono rispettati, ma non lo sono quelli differenziali. Perch&egrave; mentre i limiti assoluti d'immissione hanno la finalità primaria di tutelare dall'inquinamento acustico, l'ambiente inteso in senso ampio, i valori limite differenziali, facendo specifico riferimento al rumore percepito dall'essere umano, mirano ancor più specificamente alla salvaguardia della salute pubblica.
Lo sostiene il Tribunale amministrativo dell'Abruzzo (Tar) - con sentenza del 10 gennaio 2013, n. 6 - in relazione al provvedimento preso dal sindaco del Comune di Scafa contro un autolavaggio. Il sindaco ha ordinato l'immediata sospensione delle attività relative a un autolavaggio, condizionando la ripresa dell'attività medesima alla dimostrazione di aver eseguito, "adeguati interventi tecnici ed organizzativi finalizzati a garantire il contenimento delle immissioni rumorose, negli ambienti abitativi limitrofi ed ambiente esterno, entro i limiti previsti dalla normativa vigente". Un provvedimento che si basa su dei rilievi fonometrici effettuati dal personale del dipartimento provinciale dell'Arta Abruzzo, all'interno di un'abitazione limitrofa all'impianto di autolavaggio, considerato come sorgente disturbante. Da tali rilievi &egrave; emerso, nel periodo diurno di osservazione, il superamento del valore limite differenziale di livello sonoro relativamente al rumore ambientale.
Ma secondo il titolare dell'autolavaggio non avendo il Comune provveduto alla zonizzazione delle aree di esposizione al rumore (ossia, alla classificazione del territorio comunale, fissando i valori da rispettare a seconda delle caratteristiche delle zone individuate), il criterio applicabile non dovrebbe essere quello dei limiti differenziali, bens&igrave; quello dei limiti assoluti.
Il legislatore del 1995 (legge quadro 447/1995) ha disciplinando in maniera organica la questione del rumore facendo del "bene salute" l'oggetto principale della tutela. Ha previsto i valori limite di emissione e immissione. Ha distinto questi ultimi in assoluti (ossia determinati con riferimento al livello equivalente di rumore ambientale cio&egrave; il livello di pressione sonora prodotto da tutte le sorgenti esistenti e attive in un dato luogo e in un determinato momento) e in differenziali (che sono il risultato della differenza fra il rumore ambientale e il livello di pressione sonora che si rileva dopo l'esclusione della specifica sorgente disturbativa) - in base alle sorgenti sonore e in riferimento alle diverse destinazioni d'uso. Il territorio comunale, infatti, dovrebbe essere diviso in zone acustiche (competenza del Comune) in corrispondenza delle quali sono previsti limiti di rumorosità diversi.
Esiste poi un decreto attuativo (dpcm 14 novembre 1997) che ha dato attuazione alla legge e che ha previsto limiti diversi a seconda della tipologia della sorgente, del periodo della giornata e appunto, della destinazione d'uso della zona (definisce sei classi di destinazione d'uso e per le sei zone definisce diversi valori limite).
Il dpcm nel disciplinare il regime transitorio (ossia il periodo di assenza di zonizzazione) non prevede il rispetto dei valori limiti di immissione differenziali, ma solo di quelli assoluti.
Il dpcm, afferma anche che qualora sia richiesto da eccezionali e urgenti necessità di tutela della salute pubblica o dell'ambiente il Sindaco pu&ograve; ordinare "il ricorso temporaneo a speciali forme di contenimento o di abbattimento delle emissioni sonore, inclusa l'inibitoria parziale o totale di determinate attività".
A tale proposito o meglio sulla questione delle ordinanze sindacali in giurisprudenza esistono vari e diversi orientamenti come quelli che, basandosi sul dato letterario sostengono che in mancanza di zonizzazione acustica si debba applicare il limite assoluto, o come quelli che non escludano l'applicazione dei limiti differenziali.
Seguendo quest'ultimo orientamento - cosa che ha fatto il Tar Abruzzo - ne consegue che la disposizione transitoria del dpcm del 1997 (che testualmente si limita soltanto a prevedere l'applicazione - sino all'avvenuta zonizzazione - dei limiti assoluti di accettabilità di immissione sonora) non pu&ograve; essere correttamente interpretata nel significato di escludere del tutto, arbitrariamente, l'operatività del criterio dei valori limite differenziali d'immissione nel territorio di quei Comuni che non abbiano ancora provveduto all'approvazione del piano di zonizzazione acustica.
Nuovo Asfalto "acustico"
La lotta all'inquinamento acustico procede in Val Venosta. E con molta probabilità si punterà sul cosiddetto "asfalto silenzioso". I risultati dei test, conclusisi lo scorso luglio, su questa nuova tipologia di asfalto fonoassorbente, ricavato da pneumatici fuori uso miscelati a composti bituminosi, sono stati decisamente positivi: l'asfalto &egrave; in grado di abbattere il rumore di 4 decibel. Un esito che, stando alle notizie diffuse, spingerà la Provincia ad applicare la nuova tecnologia in gran parte della rete stradale altoatesina come alternativa alle tradizionali, e ingombranti, barriere antirumore.
"Il segreto del composto che stiamo testando - spiega Paolo Montagner, direttore del Servizio strade - &egrave; che rende possibile la posa di un asfalto con coefficienti di aderenza superiori e minore rumorosità". E inoltre, nonostante necessiti di manutenzione e periodici interventi di nuova posa, il suo costo &egrave; all'incirca la metà rispetto a quello delle barriere antirumore. "In tempi difficili come questi - sottolinea l'assessore ai lavori pubblici Florian Mussner - mi sembra una motivazione più che valida: con meno impegno finanziario potremmo migliorare in maniera concreta il problema del rumore lungo le nostre strade".
Fonte www.casaeclima.it