Source: https://www.laleggepertutti.it/283835_trasferimento-immobile-con-sentenza-divorzio-ultime-sentenze
Timestamp: 2019-07-17 14:13:57+00:00
Document Index: 168266500

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1322', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 2901', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 2932', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 40']

Sentenza di divorzio e trasferimento dell’immobile tra coniugi; assegno all’ex coniuge; interpretazione da parte del giudice; indennizzo delle spese; pagamento dell’assegno di mantenimento; trasferimento di una quota dell’immobile.
Il giudice può interpretare secondo equità l’accordo transattivo? E’ nullo o è consentito l’accordo con il quale i coniugi stabiliscono che, in sede di divorzio, sarà trasferito un immobile in luogo del pagamento dell’assegno di mantenimento? Per scoprirlo, leggi le ultime sentenze contenute in questo articolo.
1 Trasferimento di immobile tra i coniugi: la clausola
2 Trasferimento di un immobile di proprietà della moglie al marito
3 Trasferimento dell’immobile a titolo di assegno una tantum di divorzio
4 Trascrizione del trasferimento immobiliare
5 Trasferito di immobile e pagamento dell’assegno di mantenimento
6 Revocabilità degli atti di disposizione patrimoniale
7 Accordo transattivo: potere del giudice di interpretare secondo equità
8 Divorzio: esenzione dall’imposta di registro e di bollo
9 Contratto di locazione e trasferimento dell’immobile alla scadenza del contratto
10 Diritto reale su un bene immobile determinato
11 Abitazione nella casa familiare
Trasferimento di immobile tra i coniugi: la clausola
La clausola di trasferimento di immobile tra i coniugi, contenuta nei verbali di separazione o recepita dalla sentenza di divorzio congiunto o magari sulla base di conclusioni uniformi, è valida tra le parti e nei confronti dei terzi, essendo soddisfatta l’esigenza della forma scritta, così come il trasferimento o la promessa di trasferimento di immobili, mobili o somme di denaro, quale adempimento dell’obbligazione di mantenimento (o assistenziale) da parte di un coniuge nei confronti dell’altro.
Cassazione civile sez. III, 03/12/2015, n.24621
Trasferimento di un immobile di proprietà della moglie al marito
È valido l’impegno negoziale assunto dai nubendi in caso di fallimento del matrimonio (nella specie trasferimento di un immobile di proprietà della moglie al marito, quale indennizzo delle spese, da questo sostenute, per ristrutturare altro immobile destinato ad abitazione familiare di proprietà della moglie medesima), in quanto contratto atipico con condizione sospensiva lecita, espressione dell’autonomia negoziale dei coniugi diretto a realizzare interessi meritevoli di tutela, ai sensi dell’art. 1322, comma 2, c.c., essendo, infatti, il fallimento del matrimonio non causa genetica dell’accordo, ma mero evento condizionale.
Cassazione civile sez. I, 21/12/2012, n.23713
Trasferimento dell’immobile a titolo di assegno una tantum di divorzio
L’accordo, recepito nella pronunzia di divorzio, prevedente l’obbligo, a carico di un coniuge, di trasferire all’altro la proprietà di un immobile a titolo di assegno una tantum di divorzio, entro e non oltre un certo termine dalla data di pubblicazione della sentenza di divorzio congiunto, costituisce un negozio di natura transattiva e aleatoria rispetto al quale è irrilevante la morte del coniuge beneficiario (purché successivamente al passaggio in giudicato della sentenza di divorzio) con la conseguenza che gli eredi di quest’ultimo possono agire in giudizio per ottenere il trasferimento della proprietà dell’immobile in loro favore.
Cassazione civile sez. I, 05/09/2003, n.12939
Trascrizione del trasferimento immobiliare
L’accordo di negoziazione assistita contenente il trasferimento di una quota di un bene immobile una volta superato il vaglio del Procuratore della Repubblica deve essere trascritto presso la competente Conservatoria dei Registri Immobiliari anche se privo di autenticazione notarile poiché l’accordo predetto, ai sensi dell’art. 6 d.l. n. 132/2014 convertito con l. n. 162/2014, produce i medesimi effetti dei provvedimenti giudiziali che definiscono i procedimenti di separazione personale, di cessazione degli effetti civili del matrimonio, di scioglimento del matrimonio e di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio i quali non richiedono alcuna ulteriore autenticazione (notarile) per la trascrizione di eventuali trasferimenti immobiliari in essi contenuti.
Trasferito di immobile e pagamento dell’assegno di mantenimento
L’accordo con il quale i coniugi convengono che nel successivo giudizio di divorzio verrà trasferito un immobile in luogo del pagamento dell’assegno di mantenimento è nullo e tale nullità preclude al giudice di disporre, contemporaneamente, il trasferimento dell’immobile in adempimento della precedente convenzione e la liquidazione dell’assegno.
Cassazione civile sez. I, 13/01/2017, n.788
Revocabilità degli atti di disposizione patrimoniale
Gli atti di disposizione patrimoniale disposti in sede di separazione o di divorzio sono revocabili: qualora rechino pregiudizio alle ragioni del creditore, questi ne può domandare l’inefficacia ai sensi dell’art. 2901 cc, ricorrendo i presupposti dell’anteriorità dei crediti rispetto all’atto di trasferimento dell’immobile e la sua gratuità.
Tribunale Ascoli Piceno sez. I, 11/01/2017, n.25
Accordo transattivo: potere del giudice di interpretare secondo equità
In tema di divorzio, nel caso di conclusione di una transazione in corso di causa, spetta comunque al giudice di merito il potere di delibare e di interpretare secondo equità l’accordo, laddove taluni aspetti non siano stati esplicitamente disciplinati dalle parti.
(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, a fronte della previsione transattiva del trasferimento di un immobile in luogo dell’assegno divorzile periodico, aveva interpretato l’accordo “inter partes” nel senso che l’efficacia sostitutiva dell’obbligo contributivo dovesse decorrere dall’effettivo trasferimento).
Cassazione civile sez. VI, 18/11/2016, n.23566
Divorzio: esenzione dall’imposta di registro e di bollo
L’esenzione dall’imposta di registro e di bollo e di ogni altra tassa prevista dall’art. 19 l. n. 74 del 1987, per gli atti “relativi” al procedimento di separazione e divorzio trova applicazione anche al trasferimento, avvenuto tra ex coniugi, della quota del 50% di un immobile acquistato a suo tempo, dai coniugi in comunione ordinaria.
Cassazione civile sez. trib., 03/02/2016, n.2111
Contratto di locazione e trasferimento dell’immobile alla scadenza del contratto
Qualora il diritto di “riscatto” di un alloggio popolare venga riconosciuto dall’ente assegnante in virtù di una specifica previsione contrattuale (nella specie, in seno ad un contratto di locazione con l’impegno dell’ente di trasferire l’immobile alla scadenza del contratto), e non derivi, invece, dalla legge, l’assegnatario ha diritto di agire ex art. 2932 c.c. per il trasferimento coattivo del bene, e tale diritto, in caso di morte dell’assegnatario, ben può trasferirsi agli eredi, in favore dei quali il trasferimento della proprietà dell’immobile avviene o col passaggio in giudicato della sentenza che tenga luogo del contratto non concluso, o con la stipula del contratto di compravendita da parte dell’ente agli eredi medesimi.
Se pertanto taluno di questi, al momento della stipula del contratto con l’ente, sia in regime di comunione legale con il proprio coniuge, l’acquisto opera in favore della comunione stessa, a nulla rilevando che il diritto (di credito) al trasferimento fosse stato acquistato in forza di successione ereditaria dell’assegnatario.
Una volta acquisito un bene immobile alla comunione legale a seguito dell’atto di compera effettuato da uno dei coniugi, l’acquisto non può più essere revocato se non con il consenso del venditore e di entrambi i coniugi, a nulla rilevando la volontà espressa dal solo coniuge che stipulò con l’ente il contratto: quest’ultimo, infatti, non può unilateralmente far venir meno l’acquisto in favore della comunione legale, per cui l’eventuale correzione della trascrizione (in favore della comunione) effettuata al momento dell’acquisto è del tutto priva di effetti; il successivo trasferimento a terzi dell’immobile effettuato dal solo coniuge che con l’ente stipulò la compravendita, è per ciò annullabile, anche se avvenuto dopo la pronuncia del divorzio tra i coniugi in comunione legale: la pronuncia del divorzio comporta lo scioglimento della comunione legale, ma non fa venir meno l’acquisto (definitivamente avvenuto) in capo a ciascuno dei coniugi per effetto del regime della comunione.
Tribunale Catania, 16/03/1993
Diritto reale su un bene immobile determinato
Il tribunale, adito dai coniugi ai sensi dell’art. 3 n. 2 lett. b) della legge n. 898 del 1970, come modificato dalla novella n. 74 del 1987, ai fini della pronuncia del divorzio, è chiamato a ratificare la volontà delle parti di realizzare la corresponsione in unica soluzione dell’assegno divorzile mediante il trasferimento, in favore di una di esse, di un diritto reale su di un bene immobile determinato, deve farsi carico, alla stessa stregua di un pubblico ufficiale rogante, del rispetto degli adempimenti di cui alla legge sul condono edilizio (legge n. 47 del 1985), per cui i coniugi devono allegare la documentazione prevista dall’art. 40 della legge predetta.
Tribunale Verona, 12/11/1987
Abitazione nella casa familiare
Intervenuto il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa familiare al coniuge, all’epoca separato, affidatario esclusivo della prole, il terzo successivo acquirente è tenuto – negli stessi limiti di durata nei quali è a lui opponibile il provvedimento stesso – a rispettare il godimento del coniuge del suo, dante causa, nello stesso contenuto e nello stesso regime giuridico propri della assegnazione quale vincolo di destinazione collegato all’interesse dei figli, escluso qualsiasi obbligo di pagamento da parte del beneficiario per tale godimento, atteso che ogni forma di corrispettivo snaturerebbe la funzione dell’istituto di cui si tratta, in quanto incompatibile con la sua finalità esclusiva di tutela della prole, e inciderebbe direttamente sull’assetto dei rapporti patrimoniali tra i coniugi dettato dal giudice della separazione o del divorzio.
Il terzo acquirente dell’immobile – inoltre – non può opporre, a sostegno della domanda di condanna al rilascio, il solo decesso dell’ex coniuge divorziato dante causa.
Il diritto di abitazione – infatti – non può dirsi venuto meno per effetto della morte dell’ex coniuge, divorziato, dell’assegnatario affidatario della prole, trattandosi di un diritto personale di godimento sui generis che, in funzione del vincolo di destinazione collegato all’interesse dei figli, si estingue solo per il venire meno dei presupposti che hanno determinato la assegnazione (morte del beneficiario della assegnazione, il compimento della maggiore età dei figli o il conseguimento da parte degli stessi della indipendenza economica, il trasferimento altrove della loro abitazione) ovvero a seguito dell’accertamento delle circostanze legittimanti una revoca giudiziale quali il passaggio a nuove nozze oppure la convivenza more uxorio del genitore assegnatario ovvero la mancata utilizzazione da parte dell’assegnatario, sempre previa valutazione dell’interesse prioritario dei figli.