Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-7717-del-24-03-2017
Timestamp: 2020-05-27 00:05:34+00:00
Document Index: 24925816

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 49', 'art. 53']

Sentenza Cassazione Civile n. 7717 del 24/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7717 del 24/03/2017
Cassazione civile, sez. VI, 24/03/2017, (ud. 11/01/2017, dep.24/03/2017), n. 7717
sul ricorso 1208/2016 proposto da:
P.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA A. FARNESE 7,
difende unitamente all’avvocato ANTONIO LOVISOLO, giusta procura a
avverso la sentenza n. 1070/6/2015, emessa il 6/03/2015 della
COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE di GENOVA, depositata il
Il contribuente è commercialista, che esercita la sua attività senza ausilio di personale dipendente, eccetto una segretaria part-time, e con ricorso ai beni tipici (studio, computer ecc.,) dell’esercizio della professione svolta. Inoltre denuncia compensi a terzi per circa 27 mila Euro.
Ha chiesto il rimborso IRAP per l’anno 2008, ed ha impugnato il silenzio rigetto formatosi sull’istanza.
La sua tesi, dell’assenza di un’autonoma organizzazione produttiva, è stata accolta dai giudici di merito.
Ora l’Agenzia impugna la decisione di appello con due motivi di ricorso, cui resiste il contribuente con controricorso. Il ricorso è infondato.
La ricorrente con il primo motivo denuncia motivazione apparente, in quanto la sentenza avrebbe apoditticamente detto che quell’impiego di risorse (segretaria part-time e compensi a terzi) non è significativa di una autonoma organizzazione, ma senza dire perchè.
A pagina 4 in realtà la CTR enuncia le ragioni (con richiami giurisprudenziali) in base alle quali ritiene che quella situazione escluda la ricorrenza di un’autonoma organizzazione.
Con il secondo motivo, l’Agenzia denuncia violazione di legge per erronea interpretazione del concetto di autonoma organizzazione.
Emerge dalla sentenza, e non è contestato, che il dipendente in questione è in realtà una segretaria part-time, e che sono stati erogati compensi ad una società di consulenza estranea al contribuente.
A specificazione di tale assunto si è osservato che “a norma del combinato disposto del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, primo periodo e art. 3, comma 1, lett. c), l’esercizio delle attività di lavoro autonomo di cui all’art. art. 49, comma 1 (nella versione vigente fino al 31/12/2003), ovvero all’art. 53, comma 1 (nella versione vigente dal 1/1/2004), del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, è escluso dall’applicazione dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) solo qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata. Il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. Costituisce onere del contribuente che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta dare la prova dell’assenza delle condizioni sopraelencate” (Sez. un. n. 9451 del 2016).
Nella fattispecie, l’elemento che indurrebbe a fondare un’autonoma organizzazione altro non è che una segretaria assunta a tempo parziale, ossia un impiego di risorse insufficiente invero a determinare un incremento di reddito tale da giustificare l’imposta.
Quanto ai compensi a terzi, il fatto che si sia trattato di una società esterna, di consulenza, è di per sè indice di difetto del requisito d’imposta. Infatti il contribuente si avvale del contributo di una organizzazione altrui, e non propria, come è la società esterna di consulenza, autonomamente assoggettabile all’Irap. Il recente consolidarsi della giurisprudenza in subiecta materia, successivamente al deposito del ricorso, giustifica la compensazione delle spese di lite.