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Timestamp: 2017-02-22 17:47:53+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 644', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 644', 'art. 644', 'art. 1', 'art. 644']

Studio Legale Tidona - Usura. Dopo l’Usura presunta (oltre la soglia), un nuovo intervento della Cassazione precisa i principi di accertamento dell’Usura concreta (entro la soglia, art. 644 c.p., comma 3)
Cassazione Sez. II Pen. n. 18778 del 7 maggio 2014. Prime riflessioni
Roberto Marcelli, Dottore Commercialista e Presidente AssoCtu
La Cassazione rimette alla discrezionalità del giudice l’accertamento degli elementi dell’usura concreta, fissando tuttavia il principio che le ‘condizioni di difficoltà economica o finanziaria’ vengano valutate in senso oggettivo, ovvero valorizzando parametri desunti dal mercato. A ciò – precisa la Cassazione – induce la necessità, sempre cogente per l’interprete, di ridurre i già ampi margini di indeterminatezza della fattispecie. Anche questo aspetto viene ad assumere una delicata rilevanza, imponendo all’intermediario una più rigida coerenza ed aderenza delle condizioni praticate alle risultanze che oggettivamente emergono dall’istruttoria del credito. Un indistinto ed indifferenziato accostamento delle condizioni praticate alle soglie d’usura, può costituire per l’intermediario un serio rischio di incorrere nelle circostanze di usura concreta stigmatizzate dalla Cassazione. Momenti topici di particolare criticità si ravvisano in sede di ristrutturazione del credito, negli scoperti senza affidamento che si protraggono nel tempo, in talune circostanze di scoperti in extra-fido e nelle penali di mora previste nelle situazioni di mancato pagamento alla scadenza. In tali circostanze si richiede all’intermediario un’attenzione particolare: per configurarsi l’usura non é necessario l’approfittamento dello stato del cliente, cioè un’azione pro-attiva volta a trarre profitto dallo stato di difficoltà del debitore, ma è sufficiente la mera consapevolezza dello stato in cui verte il cliente e la sproporzione dei compensi richiesti.
Certamente la sentenza viene a costituire un serio monito a presidio di comportamenti opportunistici che, nell’attuale situazione economica del paese, possono seriamente pregiudicare l’attività imprenditoriale e con essa lo sviluppo del paese. Per contro, le indicazioni della Cassazione possono alimentare argomentazioni in grado di produrre un cospicuo allargamento dei ricorsi alla Magistratura, anche quando il tasso praticato, pur rimanendo entro i limiti di soglia, risulti superiore alla media, per accertamenti d’usura che spesso si risolvono in un nulla di fatto. L’usura concreta viene ad assumere una funzione che rimane sussidiaria all’usura presunta, essendo rivolta, come ribadisce la Cassazione, a ‘colmare possibili vuoti di tutela’. Viene rimesso, in ultima analisi, alla discrezionalità del giudice il delicato ruolo di mediazione fra le giuste pretese dell’intermediario e il corretto ausilio creditizio prestato al cliente. Un’eccessiva tensione e attenzione alle difficoltà economiche e finanziarie della clientela, senza una parallela considerazione dei rischi di insolvenza che l’intermediario deve necessariamente coprire, può facilmente indurre un generale innalzamento dei tassi ed effetti indesiderati di razionamento del credito, con risvolti sistemici più nocivi di quelli che nelle finalità della legge si vuole temperare[3]. E’ auspicabile che l’usura concreta mantenga un ruolo ancillare all’usura presunta, fondata sul più oggettivo e trasparente limite stabilito dalle soglie d’usura.
[1] In una precedente sentenza la Cassazione, con riferimento allo stato di bisogno, così si era espressa: ‘Lo stato di bisogno della persona offesa, già costituente requisito per la configurabilità del reato d’usura, secondo l’originaria formulazione dell’art. 644 c.p. ed attualmente rilevante come causa di aggravamento della pena, ai sensi del comma 5 n. 3, dello stesso art. 644, nella formulazione introdotta all’art. 1 l. 7 marzo 1996 n. 108, non può essere ricondotto ad una situazione di insoddisfazione derivante dall’impossibilità o difficoltà economica di realizzare qualsivoglia esigenza avvertita come urgente, ma deve essere riconosciuto soltanto quando la persona offesa, pur senza versare in stato di assoluta indigenza, si trovi in una condizione, anche provvisoria, di effettiva mancanza di mezzi idonei a sopperire ad esigenze definibili come primarie, cioè relative a beni comunemente considerati come essenziali per chiunque’ (Cass. Pen., 8 marzo 2000, n. 4627).
[2] ‘Il concetto di ‘difficoltà economica o finanziaria’ denota una condizione meno gravosa e meno compromessa, tale da non costituire per il soggetto passivo quell’impellente assillo che, per comune consenso, rappresentava il tratto distintivo dello ‘stato di bisogno’ richiamato dall’originario art. 644 c.p.: nessun dubbio che il diverso valore semantico del termine impiegato (difficoltà in luogo di bisogno) attribuisce alla situazione tipica delineata dalla norma un senso meno pregnante che non quello che dottrina e giurisprudenza ritenevano espresso dall’omologo requisito stabilito dalla previgente fattispecie base dell’usura. La formula normativa sembra così alludere a tutte quelle ipotesi nelle quali il soggetto passivo, pur non versando in uno stato di estremo condizionamento sotto il profilo economico, è tuttavia gravato da impegni rilevanti, che in qualche misura ne limitano la libertà di agire, privandolo, ad esempio, della possibilità di fare ricorso ai normali canali di credito’ (F. Mucciarelli, Commento alla L. 7/3/1996 n. 108 – Disposizioni in materia di usura, in L.P.).
[3] ‘La preoccupazione di incorrere nei rigori della sanzione penale nei casi come quello ipotizzato, nel quale il discrimine fra lecito e illecito passa esclusivamente per il delicato accertamento dell’elemento soggettivo del reato, potrebbe infatti indurre i funzionari incaricati degli accertamenti e delle valutazioni ad assumere giudizi particolarmente rigidi, tali da escludere dal finanziamento tutte le situazioni genericamente collocabili nella zona grigia vicino a quella (comunque non oggettivamente definibile) della ‘difficoltà economica o finanziaria’. Con l’ulteriore, certo non desiderato, effetto di spingere verso il mercato clandestino e illegale del credito un’ulteriore fascia di utenti’ (F. Mucciarelli, Commento alla L. 7/3/1996 n. 108 – Disposizioni in materia di usura, in L.P.). ------------------------------------------------------------------------------------------------------
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II PENALE - SENTENZA 7 maggio 2014, n.18778