Source: https://www.studiocataldi.it/articoli/22851-condominio-gli-animali-domestici.asp
Timestamp: 2019-04-21 16:58:09+00:00
Document Index: 96987570

Matched Legal Cases: ['art. 1138', 'art. 1138', 'art. 11', 'art. 1138', 'art. 1102', 'art. 672']

Condominio: gli animali domestici
Tra leggi, regolamenti condominiali e giurisprudenza
Avv. Laura Bazzan - In seguito alla riforma dell'istituto condominiale di cui alla L. 220/2012, è stata introdotta un'apposita disposizione sulla possibilità di tenere degli animali domestici in condominio. L'art. 1138 c. 5 c.c., infatti, stabilisce che il regolamento condominiale non possa vietare di possedere o detenere animali domestici.
Anche prima dell'intervento legislativo, tuttavia, la giurisprudenza assolutamente maggioritaria si era assestata nel senso di ritenere illegittimo un divieto generalizzato imposto dal regolamento di condominio (cfr. Cass. civ. n. 3705/2011), riconoscendo la legittimità di un intervento limitativo del diritto di proprietà nella sola ipotesi in cui il proprietario dell'immobile si fosse contrattualmente obbligato a non detenere animali nella propria unità abitativa (cfr. Trib. Piacenza, 10.04.2001).
Stabilendo che il divieto di possedere o detenere animali non possa essere imposto dal regolamento condominiale, il legislatore ha certamente inteso inibire all'assemblea il potere di escludere la convivenza con un animale d'affezione mediante un voto di maggioranza. La dottrina, tuttavia, è attualmente divisa circa l'applicabilità o meno della norma di cui all'art. 1138 c. 5 c.c. sia ai regolamenti esistenti che ai regolamenti contrattuali.
Secondo una tesi cd. restrittiva, che richiama il principio di irretroattività positivizzato nell'art. 11 c. 1 disp. prel c.c., la nuova disciplina sugli animali domestici in condominio sarebbe valida ed efficace solo per l'avvenire con esclusione dei regolamenti contrattuali, che conserverebbero la loro idoneità a prevedere limitazioni alla proprietà privata anche vietando la detenzione e il possesso degli animali da parte del condomino, trovando l'unico limite nell'inderogabilità delle norme imperative e di interesse pubblico.
L'art. 1138 c. 5 c.c. riguarda gli animali detenuti nelle parti di proprietà esclusiva di ciascun condomino, di talchè, con riferimento alle parti comuni, trova applicazione la disciplina di cui all'art. 1102 c.c., che impone di contemperare gli interessi di tutti i comproprietari, garantendo il pieno e libero uso e godimento da parte di ognuno senza abusi in danno agli altri. Secondo quanto già affermato dalla giurisprudenza, invero, lasciare un cane libero di circolare in assenza del proprio padrone nel giardino condominiale può comportare un'indebita limitazione al diritto degli altri condomini di fruire liberamente del medesimo spazio (cfr. Cass. civ. n. 14353/2000), nonché costituire fatto penalmente rilevante ai sensi dell'art. 672 c.p.
Di conseguenza, ammessa la legittimità della presenza degli animali nelle singole unità immobiliari, non si può procedere ad un esclusione tout court degli animali dalle parti comuni, ma è importante che il proprietario dell'animale rispetti le norme di sicurezza, igiene e salute per non arrecare pregiudizio agli altri condomini, senza trascurare neppure quelle del buon senso e dell'educazione. La violazione di tali norme, in effetti, potrebbe costituire condotta idonea ad impedire agli altri l'uso secondo diritto del bene comune, e giustificare il divieto di transito e permanenza nello stesso dell'animale.
(23/07/2016 - Avv.Laura Bazzan) • Foto: 123rf.com