Source: http://retelenford.it/?start=410
Timestamp: 2017-11-24 09:26:24+00:00
Document Index: 174418031

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 89', 'art. 16', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 13', 'sentenza ', 'sentenza ']

Colombia: i gay con più diritti
Pubblicato: 15 February 2009
fonte: http://www.arcigay.it/colombia-gay-piu-diritti
A differenza di altri paesi, le coppie dello stesso sesso in Colombia stanno conseguendo dalla Corte costituzionale quello che non hanno ottenuto dal potere legislativo. Il potere giudiziario si avvicina a riconoscere alle coppie omosessuali gli stessi diritti di quelle eterosessuali, escluso il diritto ad adottare figli o a sposarsi.Negli ultimi anni, i magistrati del tribunale hanno riconosciuto alle coppie omosessuali colombiane diritti patrimoniali, di sicurezza sociale – con riferimento alla salute e alle pensioni- e anche in materia di alimenti.
Infine lo scorso mercoledì, la Corte ha fatto un passo ulteriore ed ha accettato le argomentazioni poste a sostegno di una domanda contro 28 leggi le cui disposizioni avevano effetto solo per le coppie eterosessuali.Il tutto accade nel mezzo di una situazione paradossale. Mentre il Congresso ha negato vari progetti di legge a favore delle coppie dello stesso sesso, la Corte ha derogato disposizioni che considerava in violazione del diritto di uguaglianza di queste unioni.Ha spiegato il presidente della Corte costituzionale, Humberto Sierra: «Quando in queste leggi ricorrono espressioni che parlano di stabile convivente (compañero o compañera) o di coppia, si intende che includono anche le coppie dello stesso sesso, le unioni dello stesso sesso».Per le organizzazioni che difendono i diritti umani, le decisioni dei magistrati sono un riconoscimento elementare delle garanzie consacrate dal 1991 nella Costituzione della Colombia.Tuttavia altri esperti consultati da BBC Mundo, che hanno chiesto di rimanere anonimi, credo che le decisioni della Corte costituzionale sono una risposta «all’omofobia e al machismo che si riscontra nel Congresso della Repubblica».
Diritto alla nazionalità e ai sussidi
La sentenza della Corte costituzionale permetterà a circa 300 mila coppie lesbiche, gay, trans e bisessuali, tra gli altri benefici, di accedere a differenti tipi di sussidi, di avere diritti in materia di nazionalità, di non essere obbligato a testimoniare contro il o la propria convivente.Se uno dei due è membro delle forze armate, potrà dare al partner i benefici ai quali hanno diritto tutte le coppie eterosessuali che convivono da più di due anni, anche se non sono sposate.Infatti, questo tipo di unione in Colombia è chiamata «unione maritale di fatto» (unión marital de hecho), mentre in altri paesi è chiamata unione civile. L’associazione Colombia Diversa calcola che circa 300 mila coppie omosessuali vivono in questa situazione in Colombia.Grazie all’ultima sentenza della Corte costituzionale, quando uno dei membri della coppia dello stesso sesso sia vittima di reato contro la sua vita o la sua integrità fisica da parte dell’altro o dell’altra componente della coppia, la pena sarà aumentata.Inoltre, la decisione dei magistrati riconosce che i membri delle copie dello stesso sesso siano riconosciute dalle istituzioni come vittime quando l’altro o l’altra sia vittima di crimini commessi con l’uso di armi, come il sequestro di persona, la tortura, gli abusi sessuali e l’omicidio.Essere ammesso come vittime dà diritto ai mebri delle coppie dello stesso sesso a ricevere risarcimenti e a partecipare attivamente nei procedimenti giudiziari.
La direttrice di Colombia Diversa, Marcela Sánchez, una delle 30 organizzazioni che hanno avviato il procedimento dinanzi alla Corte costituzionale, ritiene che con la nuova sentenza “il paese ha fatto un gran salto in avanti”“Se il Canada e l’Uruguay sono in cima alla lista dei paesi che riconoscono diritti alle coppie dello stesso sesso in America, la Colombia le segue”, ha detto a BBC Mundo.Con la sentenza di questa settimana le coppie dello stesso sesso che convivono da almeno due anni sono quasi equiparate a quelle eterosessuali.“La sola cosa che continuerà a mancare alle coppie dello stesso sesso in Colombia è l’adozione e il matrimonio”, ha aggiunto.
Però il matrimonio tra persone dello stesso sesso resta ancora lontano in Colombia, se si tiene conto della forte opposizione di settori molto influenti come la chiesa cattolica.Senza dubbio, l’avanzamento è evidente, mentre per ora solo sette paesi nel mondo accettano i matrimoni omosessuali e in alcuni ancora si considera l’omosessualità come reato.
2008_09_diriti gay, paradossi colombiani.doc
Quel travestito non offende il pudore
Pubblicato: 13 February 2009
BOLZANO. Il comune senso del pudore non è più quello dei finanzieri. Ne sa qualcosa un transessuale che - a seguito di un verbale redatto nel 2006 dalle Fiamme Gialle - era stato condannato ad un mese di carcere (convertito in una sanzione pecunaria) per essere stato sorpreso a prostituirsi in slip e spolverino trasparente, una «mise» giudicata moralmente censurabile. Il travestito si è opposto ed il giudice Carlo Busato lo ha assolto «perchè il fatto non sussiste». La vicenda risale al 4 marzo 2006, quando un transessuale austriaco - che dalla fine degli anni Novanta fa la spola due volte a settimana tra Bolzano e Innsbruck - è stato fermato da una pattuglia della Guardia di Finanza, che lo ha sorpreso a prostituirsi in via Macello con una mise ritenuta offensiva per il comune senso del pudore: un paio di «slippini» ed uno spolverino trasparente. Ad indurre gli agenti a sanzionare il travestito sembra sia stata anche la reazione dell’uomo - che inizialmente pare si sia rifiutato di dare le sue generalità - sorpreso dall’eccessiva attenzione nei suoi confronti. «Sono almeno dieci anni che vengo nel capoluogo altoatesino due volte a settimana e sono conosciuto tanto dai poliziotti quanto dai carabinieri, che non hanno mai avuto nulla da eccepire sul mio comportamento. Anche per questo, quella sera di 3 anni fa, non ho capito esattamente di cosa mi accusasse le pattuglia intervenuta ai Piani». Il travestito d’oltre Brennero - noto alle cronache giudiziarie per essere stato risarcito con 1.500 euro dopo aver fatto causa ad alcuni giovani che lo aveva picchiato (dopo un incidente stradale) proprio per il suo orientamento sessuale - si è stupito ancora di più quando gli è stato notificato il decreto penale di condanna per aver infranto l’articolo 527: atti osceni in luogo pubblico. Come spiega Karl Pfeifer, legale dello studio Brandstätter che ha assistito il trans, «non c’erano i presupposti per contestare questo tipo di reato, per ravvisare il quale avrebbe dovuto esserci un’estrinsecazione dell’istinto sessuale». Secondo Pfeifer, in buona sostanza, il suo cliente avrebbe potuto essere condannato per atti osceni solo se fosse stato sorpreso in atti di autoerotismo in un luogo pubblico o mentre consumava un rapporto in auto con un cliente. «Tenuto conto del comune senso del pudore, che nel corso degli anni è cambiato profondamente, era davvero difficile condannare il trans per il semplice fatto di essere vestito con abiti femminili, seppur succinti». L’avvocato Pfeifer ha chiesto, durante l’udienza, l’applicazione dell’articolo 129 del codice di procedura penale, in base al quale in ogni stato e grado del processo il giudice - se il fatto non sussiste, l’imputato non lo ha commesso o il fatto non costituisce reato - può emettere la sentenza senza nemmeno sentire i testi. Ora, tra un mese, sarà curioso leggere le motivazioni.
Francesco Dal Canto, Sulle pubblicazioni matrimoniali richieste da persone dello stesso, nota a App. Firenze, 30 giugno 2008
CORTE D'APPELLO DI FIRENZE; decreto 30 giugno 2008; Pres. CHINI, Rei. NENCINI; P. e altro e. Comune di Fi-
Matrimonio — Pubblicazioni matrimoniali — Persone dello stesso sesso — Rifiuto dell'ufficiale di stato civile — Legittimità (Cost., art. 3, 29).
È legittimo, allo stato attuale della normativa, il rifiuto dell 'ufficiale di stato civile ad effettuare le pubblicazioni matrimoniali richieste da due persone dello stesso sesso (si legge in motivazione che tutto ciò che non è previsto dalla normativa positiva non può essere disciplinato dal giudice, attraverso un'attività di vera e propria creazione del diritto, ma deve essere riservato al legislatore).
CORTE D'APPELLO DI ROMA; decreto 13 luglio 2006; Pres. Pucci, Rei. MONTALDI; G. e altro e. Comune di Latina.
Matrimonio — Celebrazione all'estero tra persone dello stesso sesso — Trascrizione — Rifiuto dell'ufficiale di stato civile — Legittimità (Cost., art. 2, 3, 29; cod. civ., art. 89, 143 bis, 156 bis, 231, 235, 262; 1. 31 maggio 1995 n. 218, riforma del sistema italiano di diritto.internazionale privato, art. 16, 64, 65).
È legittimo il rifiuto opposto dall'ufficiale di stato civile alla richiesta di trascrizione di un matrimonio contratto all'estero tra persone dello stesso sesso
Commento di Francesco Dal Canto
La Corte d'appello di Firenze, con la pronuncia in epigrafe, rigetta un reclamo presentato congiuntamente da due persone dello stesso sesso avverso un decreto emesso dal Tribunale di Firenze con il quale era stato respinto il ricorso presentato dai medesimi contro il rifiuto dell'ufficiale dello stato civile del comune di Firenze di effettuare e pubblicazioni matrimoniali.
La Corte d'appello di Roma ha respinto il reclamo che due giovani omosessuali avevano proposto contro il provvedimento del Tribunale di Latina con cui era stato rigettato il ricorso dei medesimi avverso il rifiuto dell'ufficiale dello stato civile di trascrivere il matrimonio dagli
stessi contratto in Olanda.
In particolare, Trib. Latina 10 giugno 2005, Foro it., 2006, I, 287, con nota di richiami, confermando il rifiuto opposto dall'ufficiale dello stato civile alla trascrizione del matrimonio fra persone dello stesso sesso celebrato in Olanda, aveva valorizzato, per un verso, la giuridica inesistenza nel nostro ordinamento di un matrimonio fra persone del medesimo sesso, per altro verso, la contrarietà del matrimonio omosessuale all'ordine pubblico internazionale. La corte d'appello ha a propria volta rigettato il ricorso argomentando, oltre che su profili riguardanti la tematica dell'ordine pubblico internazionale, sull'osservazione
in base alla quale uno dei «requisiti essenziali» dell'istituto matrimoniale nell'ordinamento interno era quello della «diversità di sesso tra i coniugi», quale «presupposto» delle norme del codice civile disciplinanti le cause di invalidità del matrimonio, in conformità alla «tradi-
zione sociale e giuridica». La corte d'appello, nell'occasione, ha tuttavia osservato che compete al legislatore provvedere alla ricezione in ambito giuridico di nuove figure alle quali la società attribuisca «il senso e il valore della esperienza di 'famiglia'».
SCARICA L'INTERO ARTICOLO IN FORMATO JPG (6 FILE)
2009_articolo.jpg
2009_articolo_01.jpg
2009_articolo_02.jpg
2009_articolo_03.jpg
2009_articolo_04.jpg
2009_articolo_05.jpg
Le tutele arrivano in rete
La Rete Lenford nasce per iniziativa di "Avvocatura per i diritti Igbt", l'associazione fondata da tre avvocati per rispondere al bisogno di intormazione sul rispetto dei diritti delle persone omosessuali. Aut ha incontrato uno dei fondatori
Da qualche mese è attivo il sito internet della Rete Lenford, che ha come obiettivo quello di promuovere una rete di avvocati che su tutto il territorio nazionale si occupano della tutela giudiziaria delle persone omosessuali. La rete, chiamata Rete Lenford per ricordare il barbaro omicidio di un avvocato giamaicano impegnato nel rispetto e nella lotta per i diritti delle persone sieropositive, è una delle iniziative di "Avvocatura per i diritti Igbt", l'associazione fondata su iniziativa di tre avvocati Saveria Ricci, Francesco Bilotta e Antonio Roteili, per rispondere al bisogno di informazione e di diffusione della cultura e del rispetto dei diritti delle persone omosessuali nel nostro Paese.
AUT HA INCONTRATO PROPRIO UNO DEI FONDATORI DELL'ASSOCIAZIONE, L'AVVOCATO SAVERIA RICCI
Chi sono i fondatori e come nasce l'idea dell'avvocatura LGBT e della Rete Lenford?
Siamo due avvocati, Saveria Ricci ed Antonio Roteili, ed un avvocato-ricercatore universitario dell'Università' di Udine, Francesco Bilotta. Ognuno di noi aveva avuto l'idea di dar vita ad un'associazione di avvocati che si impegnasse a sviluppare il tema dell'affermazione e del rispetto dei diritti delle persone Igbt nel mondo degli avvocati e della giustizia, dando un contributo tecnico rispetto alle proposte che vengono fatte in ambito legislativo e alla loro elaborazione. Però solo incontrandoci siamo riusciti a mettere insieme le forze e a lavorare per concretizzare la nostra idea.
C'era davvero bisogno, in Italia, di Avvocatura Igbt e Rete Lenford?
In Italia due soggetti come Avvocatura Igbt e Rete Lenford hanno tanto lavoro da fare, dal momento che, come si legge ogni giorno sui giornali, siamo lontani dal riconoscimento dei diritti alle persone Igbt e alle coppie dello stesso sesso. Di esse c'era bisogno almeno per tre motivi: la classe forense e il mondo giudiziario vanno sensibilizzati sui temi dei diritti civili delle persone Igbt hanno bisogno di professionisti sensibili e preparati sui loro temi; possiamo contribuire alla crescita della qualità del lavoro di tutte le associazioni Igbt italiane. Per questo abbiamo creato due distinti soggetti: l'associazione Avvocatura Igbt e la Rete Lenford. Di Avvocatura fanno parte solo avvocati e praticanti avvocati, mentre alla Rete Lenford, che è gestita da Avvocatura, possono aderire singoli ed associazioni che sono interessati al tema dei diritti Igbt e che con Avvocatura vogliano interagire, chiedendo aiuto e supporto o sviluppando insieme delle iniziative.
Che obiettivo si prefigge Avvocatura Igbt?
Lo scopo principale è appunto quello di sensibilizzare avvocati, magistrati, notai, giuristi ed tutti gli altri operatori del mondo del diritto sul tema del riconoscimento dei diritti Igbt. Però vorremmo anche aiutare la diffusione di una vera cultura dei diritti e partecipare fattivamente alla elaborazione di proposte in campo legislativo ed essere un punto di riferimento per le persone LGBT che necessitino di assistenza. Avvocatura deve sempre intervenire perché l'informazione sui diritti delle
persone Igbt non sia falsata o strumentalizzata dai suoi detrattori, come quando a proposito dei diritti delle coppie Igbt si affermava, anche da parte di stessi giuristi, di matrice cattolica, che una legge sulle unioni civili fosse inutile perché le coppie già godono di tutti i diritti che gli si potrebbero riconoscere. Niente di meno vero.
E che obiettivo invece si prefigge la Rete Lenford?
Per quanto riguarda la Rete, invece, se singoli e associazioni vorranno costruirla con noi, potremo produrre, in un rapporto biunivoco, lavori ed iniziative di sempre maggiore qualità. Per esempio attraverso Rete Lenford, Avvocatura e l'associazione Certi Diritti stanno portando avanti l'iniziativa dell'affermazione civile, supportando quelle coppie dello stesso sesso che intendono chiedere al proprio comune le pubblicazionimatrimoniali e nel caso del quasi certo rifiuto intraprendere un percorso giudiziario che possa arrivare fino in Cassazione o alla Corte costituzionale per vedersi riconosciuto il diritto di sposarsi. Questa iniziativa, attraverso la Rete Lenford è aperta alla partecipazione di tutte le associazioni Igbt che vogliano sostenerla. Come dire, noi ci mettiamo il Know-how tecnico assistendo in giudizio le coppie, chi è nella Rete Lenford si occupa di dare visibilità all'iniziativa e di contattare le coppie.
Quali sono i professionisti cui vi rivolgete? Qual è il contributo che possono portare, ad es., un avvocato gay o una notaio lesbica? Come si può effettivamente partecipare?
Ci rivolgiamo a tutti gli operatori del mondo del diritto, in particolare agli avvocati. Il solo associarsi ad Avvocatura è un contributo al nostro operato e allo stesso tempo un'opportunità di crescita professionale. Per esempio in autunno abbiamo avuto due giorni di formazione per i soci sui temi dei diritti delle coppie omosessuali. Tutti possono associarsi, non è necessario avere un orientamento sessuale Igbt; anzi, proprio la presenza tra i soci di molti avvocati eterosessuali dimostra che in Italia i diritti delle persone Igbt stanno a cuore a tutti. Siamo già presenti nelle città più grandied in quasi tutte le regioni del Centro-Nord.
Quali sono le sensazioni vissute in questi primi mesi di vita dell'associazione? Come vi sentite?
I primi mesi sono stati intensi ed abbiamo avuto ottime sensazioni, ma anche tutti i fastidi che la costituzione e l'organizzazione di un'associazione comporta. Tutte le idee, per marciare, hanno bisogno di persone. L'esperienza di Avvocatura LGBT ha solo un anno di vita e stiamo cercando di consolidare il gruppo e farlo crescere ancora. Abbiamo già organizzato o partecipato a diversi eventi in cui abbiamo ricevuto apprezzamento ed incoraggiamento. Grazie a Francesco Bilotta abbiamo anche pubblicato un libro scientifico, "Le unioni tra persone dello stesso sesso", edizioni Mimesis.
Come si può contattare la Rete Lenford?
Abbiamo un sito: www.retelenford.it che stiamo cercando di far crescere attraverso il contributo di tutti i soci. Abbiamo anche un mail che è Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. alla quale chi vuole può scriverci.
Visita il sito del circolo Mario Mieli
Pubblicato: 12 February 2009
L’evento è organizzato con la collaborazione di Rete Lenford - Avvocatura per i Diritti Lgbt, dell’ufficio Politiche delle Differenze del Comune di Bologna, del gruppo consiliare di Bologna del PD, di Famiglie Arcobaleno e di 3D.
• Dott.ssa Maria Acierno, Magistrato in servizio presso l'Ufficio del Massimario e del Ruolo della Corte di Cassazione: Le fonti internazionali e la giurisprudenza della CEDU e della Corte di Cassazione
• Dott. Helmut Graupner, avvocato in Vienna "European Commission on Sexual Orientation Law (ECSOL)": The Case Tadao Maruko: Equal right to pension benefits? Legal implications of the Maruko judgment
Intervento: Avv. Maria (Milli) Virgilio, Assessora del Comune di Bologna - Assessorato Scuola,
Il costo per l'accreditamento formativo (per i soli avvocati) è di 60 euro.
Segreteria Organizzativa dell'Evento: Maria La Paglia
fax. 051 6495015 mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
http://www.facebook.com/group.php?gid=19352411589&ref=ts#/event.php?eid=69400237288&ref=ts
http://www.myspace.com/giuridicocassero
http://www.provincia.bologna.it/sanitasociale/Engine/RAServePG.php/P/344511180300/M/250411180303
Francia e Andorra mantengono il divieto di donare sangue da parte degli omosessuali.
Pubblicato: 11 February 2009
La ministra francese della sanità, Roselyne Bachelot, ha firmato lo scorso mese di gennaio un decreto che mantiene in vigore il divieto di donazione da parte degli omosessuali di sesso maschile, una misura che data al 1983.
Bachelot, in un una intervista rilasciata il 14 gennaio 2009 al quotidiano Libération, spiegava che la sua decisione si fonda su dati epidemiologici. “ I dati epidemiologici sono incontestabili: tra il 10 e il 18% dei gay sono sieropositivi, mentre nel caso degli eterosessuali è dello 0,2%. Le situazioni epidemiche non sono le stesse. C’è un rischio e questo rischio è molto elevato. Da ciò nasce il mantenimento di questa controindicazione”, ha affermato.
Per la ministra della sanità, il divieto non è “una scelta filosofica ma solo una questione di sicurezza nelle trasfusioni”. “Al momento non posso lasciar correre questo rischio agli ammalati. Ma vigileremo e se la situazione cambierà modificheremo la regolamentazione”, ha aggiunto, dopo aver ricordato che tutti i paesi europei “sono sulla stessa linea”.
Il mantenimento del divieto ha generato critiche da parte di diverse associazioni e rappresentati politici, que la considerano “sproporzionata” e “pericolosa” in un momento in cui manca sangue, “Questo divieto, anche se la ministra non chiude la porta a future modificazioni, è una misura discriminatoria, come ha riconosciuto già il Comitato nazionale di etica (Comité nacional de ética) nel giugno del 2002", ha dichiarato Jean-Luc Romero, presidente dell’associazione Amministratori pubblici contro l’HIV.
Il divieto nel Principato d’Andorra
Sempre in gennaio, il Tribunale costituzionale (TC) del Principato di Andorra ha deciso che il divieto di donare sangue da parte delle persone omosessuali o transessuali non rappresenta una misura discriminatoria, come invece denuncia l’associazione di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali d’Andorra “Siamo come siamo”.
La sentenza è frutto di un ricorso presentato da questa associazione e dal Marc Pons, un cittadino d’Andorra al quale era stato negato di donare sangue in quanto persona omosessuale.
In prima istanza Pons si era rivolto al Tribunal de Cortes d’Andorra denunciando la società francese Établissement Français du Sang Pyrénées-Mediterranée (EFS), incaricata di ricevere le donazioni di sangue in Andorra, per il delitto continuato di discriminazione a causa della esclusione dei donatori di sangue omosessuali per ragione del loro orientamento sessuale. Il Tribunale, tuttavia, aveva rigettato il suo ricorso.
La EFS sottopone ai donatori un questionario con delle domande ed esclude quelli che dichiarano di essere omosessuale. Secondo il Tribunale costituzionale il questionario non presenta tratti degradanti e vessatori per le persone omosessuali. La società EFS vieta la donazione alle persone omosessuali “solo per proteggere le persone che necessitano di ricevere una trasfusione di sangue da tutte le circostanze che riguardano condotte che implicano potenzialmente un rischio sanitario alto”.
Da parte sua il Governo d’Andorra sostiene che essendo la donazione di sangue un “atto generoso”, non integra un pregiudizio di diritti fondamentali. L’associazione omosessuale la pensa in maniera differente ed ha anticipato che porterà il caso dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo.
L'opinione dell'ematologo
Secondo quanto dichiarato al quotidiano El Pais dal dott. FRANCISCO MARTÍNEZ GARCÍA, Ematologo dell’ospedale Universitario Gregorio Marañón di Madrid, affermare che le persone omosessuali sono un gruppo a rischio “è totalmente falso, perché non esistono a priori gruppi a rischio, né omo, né eterosessuali. La selezione dei donatori avviene mediante un questionario, totalmente confidenziale, nel quale non si chiede l’orientamento sessuale del possibile donatore; solo si chiede se nelle attività sessuali si usano strumenti di protezione. Realizzata la donazione, al sangue si praticano una serie di analisi molto precise per determinare se è privo di virus trasmissibili (HIV, epatite, etc.). In caso di positività, il sangue si elimina e il donatore viene contattato per controlli. Per tutti questi motivi, credo che la sentenza non sia frutto di una erronea informazione medica ricevuta dal Tribunale costituzionale, ma che sia un attacco diretto alle persone omosessuali per denigrarle e, perciò, un attacco alla libertà”.
andorra-UNa costituzione moderna per uno stato federale.doc
L'Italia ha delegato alla Chiesa il campo dell'etica come se fosse una prerogativa esclusiva
Pubblicato: 29 January 2009
Mai come negli ultimi tempi abbiamo sentito tante volte l'espressione diritti umani sulla bocca di esponenti delle gerarchie vaticane. Dal caso Englaro, alla depenalizzazione dell'omosessualità, ai 60 anni della Dichiarazione universale dei diritti dell'Uomo, non c'è stato un solo giorno in cui non abbiamo sentito un richiamo al primato della morale (cattolica) travestito degli abiti, laicamente più comodi, del diritto naturale. Ora il problema è che questo abito apparentemente comodo è una camicia di Nesso. Con l'espressione diritto naturale non ci si riferisce di certo a quello a cui si riferiva Grozio. Non si tratta infatti di argomentazioni basate sulla ragione, bensì dell'applicazione normativa della morale cattolica. Oppure, i principi del cattolicesimo si possono discutere? In tal caso non sarebbero più dei principi. La Chiesa cattolica è espressione di verità, oppure, è un'opinione? Può essere posta in discussione? Senza dubbio ci troviamo nel primo caso, ossia nell'ambito della «verità». Diversamente, dovremmo poter immaginare un Papa che cambia idea sulle unioni omosessuali, sulla legge del divorzio, riguardo alla legge sull'aborto, sul controllo delle nascite eccetera. In questo senso le religioni dogmatiche sono conservatrici per definizione: non vi può essere un Papa "progressista", poiché non può porre in discussione principi che non dipendono da lui.
A prescindere dall'essere favorevoli o contrari su queste o altre questioni, un laico non deve rispondere a problemi in base a una ricerca della giusta interpretazione di un dogma, ma ragionare sulla bontà o meno di un'idea in quanto tale. Essere laici implica il circoscrivere la propria fede a un fatto di coscienza individuale; essere laici significa cercare di risolvere problemi tentando di concepire la migliore legge possibile in funzione della collettività, e non di imporre la propria fede, in funzione di un dogma (indiscutibile in quanto tale), sugli altri. Ciò non equivale a un "relativismo" spicciolo, dove ogni opinione è uguale a un'altra, ci si pone invece nella condizione di pensare leggi in grado di rispondere a una data esigenza, al fine di regolamentare al meglio la vita di una comunità di individui. Per far questo non è necessario fondare un'etica.
Con questo non vogliamo dire che la Chiesa cattolica debba tacere su aspetti della vita considerati fondamentali per la propria missione salvifica, anzi, la possibilità di esprimersi su diverse tematiche è parte integrante del gioco democratico. Eppure, sembra che manifestare una posizione contraria a quella della Chiesa cattolica, per molti politici - anche di sinistra -, significhi esporsi a un costo intollerabile in termini di perdita di consenso. Perciò, tra battersi per il rispetto della dignità della persona (quali la cessazione delle cure di fine vita, l'abolizione della pena di morte per gli omosessuali nel mondo, l'estensione del matrimonio alle persone dello stesso sesso) e il consenso, sarà più saggio e conveniente - a loro giudizio - scegliere il secondo.
La seconda spiegazione (meno evidente) è che nel nostro Paese abbiamo da sempre delegato alla Chiesa cattolica il campo dell'etica, come se fosse una sua prerogativa esclusiva. All'attuale pontefice - che tanto bene conosce l'Italia - ciò è chiarissimo, al punto da aver ribadito non solo che la divisione tra Stato e Chiesa (bontà sua!) è giusta, ma che a quest'ultima spetta un primato sull'etica. Insomma, un'etica laica sembrerebbe non esistere.
Ora, mentre la prima spiegazione, purtroppo, si lega a uno scarso senso delle istituzioni da parte della classe dirigente politica italiana, la seconda spiegazione è assolutamente inconsistente dal punto di vista giuridico. Non si vuole qui sostenere che un ordinamento giuridico sia insensibile a scelte valoriali, il punto è che tali scelte sono state compiute dal legislatore Costituente e vanno via via tradotte in norme e prassi interpretative che seguano questa unica direzione: il rispetto del diritto di ciascuno a realizzare se stesso (art. 2 cost.) autodeterminandosi nelle proprie scelte di vita (art. 13 cost.).
Quello che la Corte costituzionale definisce il principio supremo della laicità, comporta che a tali valori e non a quelli di una confessione religiosa (almeno sulla carta maggioritaria) si dia la prevalenza nell'agone politico nell'amministrazione della giustizia. Ferma ovviamente la libertà dei cattolici di autodeterminarsi nelle proprie scelte di vita alla luce delle Sacre scritture.
Tra l'atteggiamento della Santa sede e quello di uno Stato laico c'è questa differenza: seguendo le direttive vaticane i cattolici hanno il pieno diritto di conculcare la libertà di coloro che non la pensano allo stesso modo; seguendo il modello di uno Stato laico a tutti viene data la possibilità di essere liberi, rimanendo i cattolici nel pieno diritto di conformare la propria vita alla loro fede.
Chissà se anche in Italia - come è accaduto qualche giorno fa in Spagna - ci sarà un giudice che avrà il coraggio di ordinare che i crocifissi vengano tolti dagli edifici pubblici? Per il momento l'unico giudice che si è rifiutato di tenere udienza a Camerino perché in un'aula c'era un crocifisso ha subito una condanna a 7 mesi e a un anno di interdizione dai pubblici uffici per omissione di atti di ufficio e interruzione di pubblico servizio, oltre a varie sanzioni disciplinari dal CSM. È solo un esempio, un episodio tratto dalla cronaca, che suona paradossale per uno Stato laico, mentre è assolutamente coerente con uno Stato confessionale.
Francesco Bilotta - ricercatore di diritto privato nell'Università di Udine.
Luca Taddio - Partito Socialista Fvg / Radicali Italiani
Pubblicato: 26 January 2009
Di seguito sono indicati alcuni dei prossimi appuntamenti organizzati da Avvocatura per i diritti LGBT o comunque interessanti per le Avvocate e gli Avvocati che si occupano di tematiche attinenti alle questioni LGBT.
Nel caso ci sia bisogno di qualche informazione ulteriore è bene scrivere ad Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
3 febbraio 2009, ore 15.00 - Diritti della persona e laicità
Sala conferenze Fondazione Basso, via della Dogana Vecchia, 5 - Roma
9 febbraio 2009, ore 15- 17 - Tutela dell'identità e dell'orientamento sessuale nel diritto costituzionale, civile e penale
MAXI AULA 1, Palazzo di Giustizia, C.so Vittorio Emanuele II 130, Torino
15 maggio 2009, ore 11.00-13.00 - Le unioni fra persone dello stesso sesso: profili comparatistici
Sala Giustino D'Orazio, Facoltà di Giurisprudenza, Via Verdi 53
seminario_Bilotta_15.05.2009.pdf
garanziecostituzionali_torino.pdf
Il giudice condanna due gay per violenze.
Pubblicato: 19 January 2009
Condannati per aver violentato un connazionale. Per due curdi iracheni è stato però disposto il "divieto di espulsione verso l’Iraq o Stati in cui possano essere oggetto di persecuzione per motivi legati alla sessualità". E' la prima sentenza di questo genere.
Hanno violentato un loro connazionale e per questo sono stati puniti con cinque anni e due mesi di carcere. Per due curdi iracheni residenti a Milano, però, è stato disposto - per la prima volta in una sentenza - il "divieto di espulsione verso l’Iraq o qualsiasi altro Stato in cui, in ragione dei reati per cui sono stati condannati, possano essere oggetto di persecuzione per motivi legati alla sessualità". Così il giudice Guido Salvini ha voluto proteggere due imputati che dopo aver espiato la pena in Italia, rischiano un’ulteriore condanna nei Paesi in cui l’omosessualità è punita anche con la morte.
In Iraq i gay vanno incontro a dure condanne e la pena capitale nei loro confronti, sebbene sia stata abolita, potrebbe essere reintrodotta. La notte del primo febbraio i due curdi avevano segregato, picchiato e stuprato un ragazzo che aveva pagato 7mila 500 euro alla loro organizzazione per arrivare in Svezia. Il clandestino era stato tenuto nascosto per diverso tempo in viale Bligny 42, il fortino della droga sgomberato a ottobre. Poi era finito in via Santa Rita da Cascia: mentre i due suoi
carcerieri dormivano, era riuscito a fuggire lanciandosi dal balcone e a denunciare l’episodio.
Shoà e Homocaust due genetiche per uno sterminio
Pubblicato: 16 January 2009
10.45 Al di qua del bene e del male di Marco BelocchiSpettacolo itinerante elaborato su testi di Primo Levi, Wiesel, Kertesz, Frank, Bruck e BassaniInterpreti: Daniela Di Bitonto, Maurizio Palladino, Eleonora Pariante, Alessandro Waldergan, Paola Surace, Valter Venturelli, Valentina Maselli e Marco Belocchi. Compagnia Genta/Rosselli
11.00 Incontri-Dibattito con Gianfranco Goretti e Marco Reglia sulle politiche discriminatorie nei confronti degli omosessuali durante la seconda guerra mondiale. Si parlerà anche di Genetica e Sessualità, a partire dalle riflessioni di Magnus Hirschfeld, una delle figure dominanti nell'ambito della difesa dei diritti politici degli omosessuali.
11.30 Presentazione Mostre Homocausto, a cura del Circolo Mario Mieli e di Arcigay, sull'approccio del fascismo all'omosessualità e sulla persecuzione delle donne lesbiche, con particolare attenzione anche alle discriminazioni effettuate nei regimi totalitari. L’esposizione sarà affiancata dall’omaggio pittorico Arte e Shoà di 20 artisti sul tema della Shoà e dell’Homocaust, tra i quali si segnalano Eclario Barone, Franca Bernardi, Paola Casalino, Fiorella Corsi, Giorgio Fiume, Stefano Frasca, Vardi Kahana, Menashè Kadishman, Lughia, Rita Mele, Teresa Pollidori, Eliana Prosperi, Rosella Restante, Giovanni Liberatore, Teresa Mancini, Birgitt Shola Starp.
11.30 Silenzi e Parole Perfomance di Mimo Rorocchi con letture di Gabriella Tupone, Vittorio Hannuna.
12.00 La scelta di Turing di Vittorio PavoncelloSpettacolo su Alan Turing, il noto matematico che permise di decifrare i codici crittografati dei nazisti (ENIGMA) permettendo così agli alleati di vincere la guerra e in seguito, a guerra finita, portato al suicidio perché omosessuale. Protagonisti Bruno Maccallini, Toni Garrani, Arianna Lazzaro e Cristina AubryMusiche di Enzo De Rosa, Costumi di Toni Saracino, aiuto regia Stefano Frasca.
13.15 -15.00 Proiezione dei filmGrune Rose di Dario Picciau, film-racconto omaggio a Richard Grüne, artista e testimone dello sterminio degli omosessuali sotto il nazismo, prodotto da Visions e Arcigay Firenze "Il Giglio Rosa“ su soggetto e sceneggiatura di Roberto Malini; Paragraf 175, opera diretta da Rob Epstein e Jeffrey Friedman su testo di Sharon Wood, narrata nella versione originale da Rupert Everett: uno straordinario documento tragico e commovente che ritrae 6 sopravissuti alla persecuzione nazista contro gli omosessuali.
16.00 Incontri con Enrico Oliari, Angelo Pezzana, Rossana Praitano, Luigi Attenasio, Pupa Garriba, Imma Battaglia, Franco Grillini, Franco Siddi, Anna Foa, interverrà lo scrittore israeliano Yossy Levy
18.00 Premio Teatro e Shoà, a cura del CeRSE Tor Vergata Proclamazione dei vincitori della II edizione e consegna delle targhe della Presidenza della Repubblica.
18.15 La scelta di Turing di Vittorio Pavoncello (replica)
19.15 I sogni e le pietre liberamente tratto da: “Se questo è un uomo” di Primo Levi - Come una rana d’inverno” conversazione con tre donne sopravvissute ad Auschwitz di Daniela Padoan e “ Bent” di Martin Shermann, Bertolt Brecth - con Giuseppe Grisafi, Francesco Magali, Raffaella Mattioli, Gloria Pomardi, Leonardo Sbragia, ideato e diretto da: Marco Mattolini –Gloria Pomardi, drammaturgia: Marco Mattolini, coreografie: Gloria Pomardi, costumi: Francesca Linchi, ambientazione scenica: Fabrizio Russo
20.45 Il giallo e il rosa, composizione del Duo Neoklassic formato da Enzo De Rosa (pianoforte) e Kyung Mi Lee (violoncello)
21.00 Nudo, opera di Sylvano Bussotti su testo di Aldo Braibanti, interpretata dal soprano Monica Benvenuti
21.30 Musica dell’Uomo di domani Francesco Lotoro e l’Ensemble Musica Judaica pianista Francesco Lotoro, soprano Anna Maria Stella Pansini, baritono Angelo De Leonardis, cantore Paolo Candido, chitarrista Leonardo Gallucci , Coro Diapente di Roma diretto da Lucio Ivaldi Antologia di musiche “concentrazionarie”scritte dal 1933 al 1945
22.30 Eyn, tsvey...DreidelMarco Valabrega (violino) e Trio Dreidel con Ruth Ejzen (voce)Brani tratti dal loro ultimo lavoro di musica klezmer IL GIALLO E IL ROSA è un’iniziativa realizzata con il sostegno della Provincia di Roma, Comunità Ebraica di Roma e Segretariato Sociale della Rai, con il patrocinio di Parlamento Europeo, Ambasciata di Israele, Ambasciata della Repubblica Federale di Germania, Ambasciata della Gran Bretagna, Regione Lazio, Provincia di Roma, Unione Comunità Ebraiche Italiane, Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Università di Tor Vergata, Centro di Cultura Ebraica.
Di seguito alcune osservazioni di Sergio Rovasio, segretario Associazione Radicale Certi Diritti
Allo scoppio della prima guerra mondiale, Berlino aveva una quarantina di
locali gay, la vita per la popolazione lesbica e gay era tra le più floride
di tutto il mondo. Tuttavia, nella Germania dell'epoca, a causa dell'eredità
del regime prussiano, gli atteggiamenti e le inclinazioni omosessuali erano
regolate dal Paragrafo 175 del Codice penale che recitava testualmente:
"Un atto sessuale innaturale commesso tra persone di sesso maschile o da
esseri umani con animali è punibile con la prigione. Può essere imposta la
pena accessoria della perdita dei diritti civili".
Tale articolo del codice penale era sostanzialmente inapplicato ma dopo un
mese dall'avvento del nazismo, fine gennaio 1933, vennero subito chiuse le
riviste e i locali per gay; quando nel 1934 venne messa fuori legge l'ala
sinistra del partito nazista, guidata dall'omosessuale Rohm, la repressione
si fece ancor più violenta. Gli omosessuali furono i primi ad essere
perseguitati con la forza della legge che fino ad allora non era applicata.
Il famigerato Paragrafo 175 rimase in vigore fino al 1968 e le persecuzioni
di varia natura delle persone omosessuali continuarono fino a quella data
con oltre centomila processi anche dopo la fine della seconda guerra
La tragedia dello sterminio di milioni di ebrei fu accompagnata dallo
sterminio di zingari, omosessuali, malati di mente, tutte minoranze che in
qualche modo 'disturbavano' la formazione della 'pura razza ariana'.
Gli omosessuali furono tra i primi ad essere perseguiti grazie ad una legge
che era già scritta quando arrivò il nazismo, anzi, fu rafforzata in chiave
più repressiva con integrazioni al Paragrafo 175 nel 1935.
Agli omosessuali internati nei campi di concentramento veniva assegnato il
triangolo rosa, alle lesbiche, considerate malate di mente, veniva invece
assegnato il triangolo nero, quello delle prostitute.
L'omofobia, oggi ancora diffusa in ambito legislativo, sociale e culturale
in molte parti del mondo ha, nel corso degli ultimi decenni, rimosso quasi
totalmente il ricordo delle vittime della ferocia del nazismo e del
famigerato Paragrafo 175. Così la vita di decine di migliaia di persone si
è conclusa in terribili sofferenze e nell'oblio. Occorre accendere i fari su
questo lato oscuro della storia affinché la violenza dell'intolleranza,
dell'ignoranza, del buio della civiltà non si ripetano. E' quello che con i
radicali tentiamo di fare ogni giorno con la nostra lotta nonviolenta, per
estendere i diritti a chi non ne ha, per proteggere le persone più deboli,
per permettere a ognuno di essere felice.
Grazie per questo giorno di commemorazione che onora ogni persona
perseguitata e sterminata solo perché diversa.