Source: https://www.anffascorigliano.it/blog/page/119/
Timestamp: 2020-07-15 02:45:35+00:00
Document Index: 66891654

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 35', 'sentenza ']

Fonte – www.personecondisabilita.it – Si è conclusa con una positiva e importante sentenza del Consiglio di Stato la lunga battaglia legale che ha visto coinvolto l’azienda consortile “Insieme per il sociale”, che gestisce i Centri Diurni Disabili (Cdd) nei Comuni di Cinisello Balsamo e Cusano Milanino, e l’associazione “Senza limiti”. Oggetto del contendere: il bando di gara per l’affidamento dei servizi a carattere educativo, socio assistenziale e di supervisione nei Cdd dei due comuni milanesi. Il bando, infatti, era stato contestato dall’associazione “Senza limiti” che ha chiesto, come requisito essenziale per le figure del coordinatore e dell’educatore il possesso del titolo di “Educatore Professionale” rilasciato dalle facoltà di Medicina e chirurgia. Questa richiesta, oltre che dai Comuni, era stata criticata anche da LEDHA – Lega per i diritti delle persone con disabilità, che si è schierata a fianco dell’azienda consortile “Insieme per il sociale”, sostenendo l’azione del ricorso legale.
In un primo momento, il Tar della Lombardia ha accolto il ricorso dell’associazione “Senza limiti” e annullato il bando di gara. Il consorzio dei Comuni ha successivamente impugnato questa decisione in appello davanti al Consiglio di Stato, che ha messo definitivamente la parola “fine” alla vicenda. I giudici affermano infatti che non può essere sostenuta la tesi dell’associazione “Senza limiti” “tesa ad assegnare ai centri diuni una prevalente e pressoché esclusiva funzione di cura e assistenza sul piano terapeutico ed infermieristico/medicale dei soggetti in condizione di disabilità” che frequentano i Cdd.
In altre parole, il Consiglio di Stato conferma quanto sostenuto dai legali di LEDHA: i Centri Diurni Disabili non sono servizi sanitari e le persone con disabilità non sono malati. “Per il Centro antidiscriminazione Franco Bomprezzi le persone che frequentano i Cdd hanno certamente in molti casi anche necessità di tipo sanitario. Ma che non possono, e non devono, essere confuse con quelle di tipo ospedaliero – commenta l’avvocato Laura Abet del Centro antidiscriminazione “Franco Bomprezzi” -. Le persone con disabilità sono persone, secondo la definizione universale della Convenzione Onu dei diritti delle persone con disabilità (Legge n.18/2009), …e non dei malati. Tesi che invece il ricorrente era riuscito a far passare e che era stata accolta dal Tar”.
“Siamo soddisfatti per l’esito positivo di questa battaglia legale. Da un lato per la tutela dei diritti dei lavoratori, ma soprattutto perché le amministrazioni comunali del nostro ambito hanno sempre sostenuto le necessità di pensare ai centri diurni come luoghi educativi e di socializzazione – commenta Gianfranca Duca, assessore alle politiche sociali del Comune di Cinisello Balsamo -. LEDHA ci ha supportato in questa battaglia culturale, fornendoci una preziosa consulenza e supporto nella definizione della linea difensiva”.
“La pronuncia del Consiglio di Stato ha espressamente ribaltato la sentenza del Tar, che si inseriva all’interno di una consolidata interpretazione del Tar Lombardia, sezione di Milano. Confermando anche l’impostazione che Regione Lombardia dà, nei propri atti, dei Cdd: sia dal punto di vista della natura della prestazione, certamente socio-sanitaria, sia dal punto di vista organizzativo-funzionale”, spiega l’avvocato Massimiliano Gioncada, che ha patrocinato l’appello presso il Supremo Consesso Amministrativo.
Il fine di questi servizi è quello di favorire l’inclusione sociale delle persone con disabilità, di individuare i bisogni assistenziali ed educativi, valorizzando le risorse della comunità e tutti gli interventi di carattere realmente abilitativo. “Abbiamo intrapreso questa battaglia legale, schierandoci fin da subito a fianco dei Comuni, perché siamo profondamente convinti che il fine ultimo di questi servizi sia quello di favorire l’inclusione sociale delle persone con disabilità”, commenta Alberto Fontana, presidente LEDHA. “Non si tratta di negare o sottovalutare le esigenze di cura delle persone con disabilità – aggiunge -. Ma ridurre il tutto di una persona ai suoi problemi di salute, più o meno connessi alla sua menomazione, è per noi sbagliato”.
VIOLENZA SULLE DONNE: IL 40% DELLE VITTIME SONO PERSONE CON DISABILITÀ
Fonte – www.disabili.com / www.superando.it – Le cronache quotidiane ci restituiscono tristemente, con frequenza allarmante, notizie di violenze ai danni delle donne. E cosa succede se la vittima è anche un soggetto fragile, un soggetto con disabilità? Su questo ci fermiamo a pensare oggi, che si celebra la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
IL 40% DELLE DONNE CON DISABILITÀ ABUSATE – Se la pancia e la percezione quotidiana ci fanno dire che gli abusi sulle donne sono tanti, è leggere le cifre che lascia addirittura storditi: una conferma che non dà scampo sono quei 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, ovvero il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni. I dati sono quelli raccolti nella ricerca Istat La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia pubblicata nel 2014 (qui il pdf con tutti i risultati). Il numero, già sconvolgente, tocca quasi la quota scandalosa del 40% in caso di presenza di disabilità o problemi di salute. La ricerca riporta infatti che ha subìto violenze fisiche o sessuali il 36% di chi è in cattive condizioni di salute e il 36,6% di chi ha limitazioni gravi. Le donne con disabilità o problemi di salute corrono inoltre il rischio doppio delle altre donne di essere vittime di stupri o tentati stupri (il 10% contro il 4,7%). E se l’abuso è sempre, sempre, sempre da condannare, l’abuso compiuto nei confronti di chi non può difendersi ed è più vulnerabile – sia fisicamente, sia mentalmente – è una ripugnanza che si deve rigettare con tutte le forze.
STRUMENTI CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE – Con l’obiettivo di dare vita a un quadro normativo condiviso a livello internazionale, l’11 maggio 2011 è stata adottata la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, siglata da 36 Stati e ratificata da 14 (tra cui l’Italia, nel 2013). La Convenzione, con l’espressione “violenza nei confronti delle donne”, ha inteso indicare che si tratta di una “una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata” (art. 3, lett. a), della Convenzione). Con questo obiettivo è stato realizzato il Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere per il quale è stato presentato a inizio anno un “contributo” da parte dell’Anffas, che invitava a inserirne dei riferimenti rispetto alle donne con disabilità.
VIOLENZA E’ ANCHE DISCRIMINAZIONE – Ma la stessa discriminazione è una forma di violenza. Una tra le più subdole, ma che mina dall’interno il proprio diritto ad essere cittadino, ad essere donna, ad essere persona. E’ violenza la discriminazione lavorativa (qualcuno ha mai provato ad aggiungere alla difficoltà delle donne di trovare lavoro l’aggravante di essere anche una donna con disabilità?). E’ violenza la difficoltà di trovare strutture sanitarie attrezzate nelle quali donne con disabilità grave e non collaboranti possano ad esempio sottoporsi a visita in modo sereno. Qualunque tipo di violazione dei diritti e delle libertà fondamentali, lo ricordava la stessa convenzione, è violenza.
UNA RICERCA APERTA – Tanto è ancora da fare, ma le situazioni di attenzione e aiuto alle donne con disabilità esistono e vanno incoraggiate. Come l’Ambulatorio Il Fior di Loto che l’Associazione Verba ha avviato in collaborazione con i consultori familiari dell’ASL TO1 nell’ambito del Progetto Prisma – per le Relazioni d’Aiuto, il quale garantisce parità d’accesso alle prestazioni ginecologiche a tutte le donne con disabilità anche grave. Nella sua attività, l’Ambulatorio ha purtroppo rilevato come il fenomeno della violenza ai danni di questa tipologia di utenza sia sommerso ma ben presente, ed è per questo che è stato avviato, oltre all’ambulatorio, uno sportello di ascolto per la violenza ai danni di persone con disabilità. Per comprendere la portata del fenomeno a Torino, lo stesso Consultorio ha avviato una ricerca in collaborazione con l’Università degli Studi di Torino – Facoltà di Psicologia. Chi fosse interessato (tanto donne quanto uomini) può compilare anonimamente il questionario qui. Inoltre gli intervistatori dell’Università si sono dichiarati disponibili a somministrare il questionario via email, presso il domicilio delle persone da intervistare o presso sedi altre comodamente raggiungibili dagli intervistati. La ricerca è condotta dal Dipartimento di Psicologia di Torino (Responsabile Scientifico, Professor Claudio Longobardi: claudio.longobardi@unito.it) in convenzione con l’Associazione Verba (Responsabile Scientifico, Dottoressa Laura Stoppa).
PARLARE DI VIOLENZA E DISABILITA’ – E rispetto a una disabilità specifica – la sordità – si discuterà di violenza sulle donne non udenti il prossimo 28 novembre a Siena, nel corso del convegno internazionale Donne Segnate, organizzato dalla onlus Mason Perkins Deafness Fund in collaborazione con Provincia di Siena e con il patrocinio di Consiglio Regionale Ens per la Toscana e Comune di Siena. Al centro del dibattito e dell’approfpondimento i servizi, le storie di vita vissuta, le battaglie politiche per i diritti delle donne sorde, ma anche il focus sulla lingua, quella dei Segni ma non solo, e come questa possa già di per sé suggerire la discriminazione, la disuguaglianza. Il convegno è ad ingresso libero; è previsto il servizio di interpretariato. Al sito www.mpdfonlus.com tutte le info.
Sul tema della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le donne riportiamo un’articolo tratto da www.superando.it dal titolo “Donne con disabilità di fronte alla violenza” con l’intervista a Nadia Muscialini e Armando Cecatiello.
Alla vigilia del 25 novembre, che è la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne, lo abbiamo chiesto a Nadia Muscialini, dirigente psicologa del Servizio Sanitario Nazionale, psicoanalista che si occupa da più di vent’anni della salute e del benessere femminile, presidente dell’Associazione Soccorso Rosa di Milano e ad Armando Cecatiello, avvocato che vive e lavora a Milano e si occupa di diritto di famiglia e dei minori.
LICENZIAMENTI PER DISABILITÀ O PER COLPA DELLA CRISI?
Fonte www.superando.it – Merita senz’altro la massima attenzione e rapide verifiche una notizia di una decina di giorni fa, apparsa purtroppo quasi esclusivamente sulle testate locali bresciane, riguardante la denuncia dell’organizzazione sindacale FIOM, secondo la quale l’azienda Rothe Erde – Metallurgica Rossi, produttrice di cuscinetti volventi e componente del noto Gruppo ThyssenKrupp, con stabilimento a Visano (Brescia), avrebbe licenziato ben cinque dei propri otto dipendenti con disabilità proprio a causa della stessa disabilità.
«Siamo molto preoccupati – ha dichiarato alla testata “Bresciatoday” Nafouti Chafik della FIOM – per l’accanimento mostrato dall’azienda nei confronti del personale disabile. Siamo di fronte a un caso di licenziamenti illegittimi e di discriminazione. Già nel 2013 i lavoratori assunti in collocazione protetta [come da Legge 68/99, N.d.R.] erano in numero inferiore rispetto a quanto stabilito dalla legge, avrebbero dovuto essere 9 e non 8. In quell’occasione la ditta aveva sentenziato che costava meno pagare la penale, piuttosto che pagare un lavoratore con disabilità.
Ad aprile di quest’anno, quando ci siamo seduti al tavolo per firmare il contratto di solidarietà, i vertici dell’azienda hanno dichiarato ufficialmente che non volevano avere persone con problemi fisici perché non si occupano di assistenza sociale. Chi è rimasto a casa aveva una disabilità superiore al 50%, ma è sempre riuscito a svolgere le mansioni assegnate».
Completamente diversa la versione della vicenda fornita dai responsabili dell’azienda, secondo i quali i licenziamenti si dovrebbero alla crisi e al processo di riorganizzazione aziendale messo in atto per tentare di salvare il sito produttivo. «Non si tratta di accanimento nei confronti dei disabili – dichiara infatti Alberto Guizzetti, responsabile amministrativo e finanziario di Rothe Erde – Metallurgica Rossi – ma del fatto che per salvare l’azienda abbiamo dovuto esternalizzare alcuni servizi e sopprimere alcune attività, come quella di portineria e di pulizia e il magazzino. Nella maggior parte dei casi il personale disabile era occupato in tali mansioni». Guizzetti precisa inoltre che «due dei dipendenti con problemi fisici sono andati in pensione e con gli altri due abbiamo trovato degli accordi per la ricollocazione all’esterno. Solo nell’ultimo caso non siamo riusciti a trovare un accordo. Non abbiamo nessuna preclusione nei confronti dei lavoratori con disabilità, ma non possiamo inventarci delle mansioni ad hoc per loro».
Sicuro, dottor Guizzetti? Torna in mente a tal proposito l’articolo 2, quello sul Collocamento mirato della citata Legge 68/99, che recita: «Per collocamento mirato delle persone con disabilità si intende quella serie di strumenti tecnici e di supporto che permettono di valutare adeguatamente le persone con disabilità nelle loro capacità lavorative e di inserirle nel posto adatto, attraverso analisi di posti di lavoro, forme di sostegno, azioni positive e soluzioni dei problemi connessi con gli ambienti, gli strumenti e le relazioni interpersonali sui luoghi quotidiani di lavoro e di relazione».
Chissà, forse non c’è stretta attinenza, eppure… Per il momento registriamo comunque che sulla questione – in ogni caso inquietante – la FIOM ha anche indetto una giornata di sciopero l’8 ottobre scorso.
Si ringrazia Arianna Colonello per la segnalazione.
LA VITA INDIPENDENTE ARRIVA AL PARLAMENTO EUROPEO
Fonte Inclusion Europe* – Si è svolto a Brussels, il 19 novembre scorso, l’evento finale di New Paths to Inclusion (nuovi percorsi per l’inclusione), il progetto di Inclusion Europe dedicato alla promozione della vita indipendente e dell’inclusione nella società delle persone con disabilità.
Durante il seminario “Putting citizens at the centre of politics” (mettere i cittadini al centro delle politiche) è stato evidenziato che i finanziamenti europei dovrebbero essere destinati alle persone e non all’istituzionalizzazione e al centro di tutto deve essere posta la persona.
Sono state anche ascoltate numerose testimonianze di persone con disabilità che dopo aver vissuto per anni negli istituti sono riuscite ad iniziare una nuova vita pienamente inclsue nella società.
Importante anche l’appello lanciato al Parlamento Europeo, che sta ultimando il rapporto sulle osservazioni finale delComitato Onu sui Diritti delle Persone con Disabilità, ad essere più incisivo nelle azioni da compiere per le persone con disabilità e l’invito fatto a queste ultime a rivolgersi alle istituzioni per far presente quali sono le cose di cui hanno bisogno. Verso la fine dell’anno, inoltre, sarà lanciata una consultazione pubblica sulla EU Disability Strategy che avrà anche una versione in Easy To Read.
Cui Anffas Onlus aderisce
L’ACCESSIBILITÀ DEGLI AEROPORTI INGLESI NON HA PIÙ SEGRETI
Fonte – www.superabile.it – Quello appena inaugurato dal’Ente nazionale per l’aviazione civile inglese non è un qualsiasi sito internet per passeggeri con disabilità. Basta infatti cliccare su www.caa.co.uk per capire che ci si trova di fronte a un vero e proprio gioiello dell’accessibilità. Che, per la prima volta nella storia del Regno Unito, raccoglie in un’unica fonte le pagine web di assistenza speciale di tutti gli aeroporti britannici e di tutte le linee aeree che volano da e per l’Inghilterra.
Ciò significa che, contrariamente a quanto accadeva fino a oggi, i viaggiatori con disabilità, potranno trovare (senza essere rimandati da un portale a un altro) e confrontare rapidamente informazioni essenziali. Come la descrizioni dei servizi offerti dai singoli vettori la posizione dei drop off all’interno di un aerostazione o eventuali restrizioni ad attrezzature per la mobilità.
ALUNNI CON DISABILITÀ. CHIARIMENTI DEFINITIVI SUI COMPITI DEI “BIDELLI”
Fonte – www.grusol.it – Il Contratto Collettivo siglato il 16 maggio ed in attesa di recepimento in una circolare da registrare alla Corte dei Conti, ha riformulato i compiti dei collaboratori scolastici (ex bidelli), abrogando le “funzioni aggiuntive”, sostituite con incarichi attribuiti dal Dirigente scolastico per compiti di particolare responsabilità.
– l’obbligo di provvedere all’assistenza nel periodo “immediatamente” (20/30 minuti) prima e dopo l’orario delle lezioni, in caso di anticipo o ritardo dei genitori o del pulmino;
– nell’accompagnamento da fuori a dentro la scuola e viceversa e per gli spostamenti al suo interno;
– l’assistenza per l’igiene personale e per l’accompagnamento ai servizi igienici; la “necessaria assistenza” durante la mensa.
Qualora, in applicazione del CCNL dovessero verificarsi esigenze di personale superiori a quelle disponibili in base all’organico dei collaboratori scolastici, la Nota Min. del 5 maggio 2003 Prot. n° 57/vm che trasmette la bozza di Decreto sugli organici, i Dirigenti scolastici possono chiedere, eccezionalmente, al Direttore scolastico regionale un aumento dell’organico. Tale possibilità di richiesta di deroghe è stata confermata dall’art. 6 del D.I. trasmesso con la Nota Ministeriale del 5 maggio 2005 – Prot. n. 119/vm . Si spera che questa volta il CCNL abbia risolto definitivamente le incertezze interpretative che hanno purtroppo determinato talora gravi disservizi ai danni degli alunni con disabilità.
Comunque le famiglie dovranno segnalare immediatamente a questo Osservatorio eventuali episodi di mancato rispetto del CCNL. Ciò anche in considerazione del fatto che, in applicazione dell’art. 35 comma 2 della Legge Finanziaria n° 289/2002 vi sarà una notevole contrazione negli organici dei collaboratori scolastici. Ciò potrà determinare dei problemi alle singole scuole, anche perché correttamente le famiglie pretendono che per l’assistenza igienica intervengano collaboratori di sesso diverso. Di qui il riferimento alle richieste di deroghe per gli organici di detto personale, sia pur eccezionale, sembra molto opportuna.
AGGIORNAMENTO del 9/11/2015
Alcuni collaboratori scolastici, purtroppo sostenuti anche da taluni sindacati, sostengono che essi hanno solo l’obbligo di “accompagnamento ai servizi igienici”. essi interpretano questa espressione contrattuale nel senso che debbono accompagnare gli alunni con disabilità sino alla porta dei servizi igienici ed al massimo accomodarli sul water, non essendo loro compito provvedere alla loro pulizia o al cambio del pannolino o addirittura a lavarli in caso di incontinenza sfinterica.
Se questa interpretazione fosse corretta, non si vede cosa farebbero in più rispetto a tutti i loro colleghi che non hanno l’incarico e non prendono l’aumento stipendiale, dal momento che la tabella A del CCNL stabilisce che spetti a tutti i collaboratori scolastici l’accompagnamento negli spostamenti degli alunni con disabilità dentro i locali della scuola.
Inoltre è da chiedersi cosa significherebbe l’espressione contrattuale “cura dell’igiene personale” degli alunni con disabilità, compito spettante esclusivamente ai collaboratori scolatici incaricati a tal fine. Infine, se fosse vera quella interpretazione, è da chiedersi chi altri dovrebbe compiere questi compiti di pulizia e che ulteriore tipo di specializzazione dovrebbe avere solo per svolgere la pulizia dell’alunno non autosufficiente.
Quanto detto mostra la pretestuosità dell’interpretazione.
Sul punto confrontare anche la sentenza del TAR Lazio, Sez. III quater, 10/10/2007, n. 9926 .
*Responsabile dell’area Normativo-Giuridica dell’Osservatorio dell’AIPD sull’integrazione scolastica
ACCESSIBILITÀ DEI SERVIZI SANITARI: ENCLUSION EUROPE PARTECIPA ALLA CONSULTAZIONE UE
Fonte – www.e-include.eu – La Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica sul tema dell’accessibilità ai servizi sanitari all’interno dell’Ue, a cui Inclusion Europe* ha risposto evidenziando le problematiche in questo ambito delle persone con disabilità intellettiva.
Inclusion Europe ha segnalato numerosi casi di evidente discriminazione verso le persone con disabilità intellettiva, che spesso possono accedere a cure mediche di qualità inferiore rispetto alle persone senza disabilità e questo può avere conseguenze molto gravi per la loro salute.
Si segnala la necessità di una formazione specifica del personale medico nell’assistenza e nella comunicazione verso le persone con disabilità intellettiva. Si richiamano gli Stati membri a tenere in considerazione i casi delle persone con disabilità nelle indagini nazionali sul grado di accessibilità ai servizi sanitari.
Per poter leggere l’articolo integrale (in lingua inglese) dal sito e-include.eu clicca qui.