Source: https://www.personaedanno.it/articolo/la-direttiva-pif-ed-i-reati-tributari-nel-d-lgs-231-2001-le-nostre-imprese-rischiano-se-non-versano-l-iva
Timestamp: 2020-05-28 06:39:51+00:00
Document Index: 1944362

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 10', 'art. 10']

Diritto tributario - Sanzioni - Nadia Mungari - 11/01/2019
Rispetto a quelle condotte che interessino le risorse che l’Unione Europea reperisce attraverso il pagamento dell’IVA, inoltre, la Direttiva in esame richiede che le quelle da punire presentino comunque “una certa gravità”, ovvero un carattere transfrontaliero, dunque connesse con due o più Stati membri, e che comportino un danno per l’Unione di almeno € 10.000.000,00(2).
Essa stabilisce l’obbligo per ciascuno Stato membro di introdurre la responsabilità delle persone giuridiche per quei reati di cui si è sopra parlato(3).
La vera novità della Direttiva PIF è l’obbligo per il nostro legislatore di introdurre nell’elenco dei reati che rappresentano il presupposto della responsabilità da reato per le società, ex D. Lgs. 231/2001, i seguenti reati tributari(4): Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, ex art. 2 D. Lgs. 74/2000; Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, ex art. 3 D. Lgs. 74/2000; Dichiarazione infedele, ex art. 4 D. Lgs. 74/2000; Omessa dichiarazione, ex art. 5 D. Lgs. 74/2000; Omesso versamento di IVA, ex art. 10 ter D. Lgs. 74/2000.
Se pensiamo allo scenario delineato in premessa(5), soprattutto l’introduzione del reato di omesso versamento di IVA, previsto dall’art. 10 ter D. Lgs. 74/2000, tra i reati presupposto del “sistema 231” potrebbe avere un effetto dirompente(6).
Dare una risposta a questa domanda potrebbe farci capire quale sia la reale portata della riforma.
Analizzando il disegno di legge per il recepimento della Direttiva PIF, approvato alla Camera dei Deputati in data 13 novembre 2018 e presentato al Senato con n. S944, non si riscontrano al momento suggerimenti in tal senso da parte del legislatore italiano, che ha operato un totale rimando al testo della normativa europea(7).
Può essere che nel corso dell’esame al Senato si proceda ad una riformulazione “chiarificatrice” della disciplina. Tuttavia, in ragione della necessità di concludere l’iter legislativo entro il 6 luglio 2019 e conoscendo le naturali lungaggini del nostro organo legislativo, non è detto.
Si può comunque provare a trovare una soluzione interpretativa attraverso un’esegesi letterale.
a) l’azienda da sanzionare, ex D. Lgs. 231/2001, deve avere sede in un Paese dell’Unione Europea(8) ma, in ragione dei propri traffici commerciali, omettere l’IVA in un altro Stato membro;
b) l’azienda da sanzionare, ex D. Lgs. 231/2001, deve avere sede in un Paese dell’Unione Europea e omettere l’IVA nel proprio Paese di appartenenza e, in ragione dei propri traffici commerciali, almeno in un altro Stato membro;
c) l’azienda da sanzionare, ex D. Lgs. 231/2001, deve avere una sede principale in uno Stato membro e almeno un’altra, di carattere secondario, presso un altro Paese membro, omettendo il versamento dell’IVA anche solo in uno dei due Stati membri;
d) l’azienda da sanzionare ex D. Lgs. 231/2001 deve avere una sede principale in uno Stato membro e almeno un’altra, di carattere secondario, presso un altro Paese membro, omettendo il versamento dell’IVA contemporaneamente in entrambi gli Stati membri.
Consideriamo la seconda condizione: dalle condotte criminose deve derivare un danno per l’amministrazione finanziaria dell’Unione Europea per un importo complessivo di almeno € 10.000.000,00.
Ove si ritenesse valida la soluzione interpretativa sub a) della prima condizione, si potrebbe sostenere che una società possa essere sanzionata ai sensi del D. Lgs. 231/2001 solo qualora ometta in un solo Stato membro il versamento dell’IVA per un importo di almeno € 10.000.000,00.
Alla luce di queste ultime considerazioni può affermarsi che, a seconda di come venga interpretata la “clausola di gravità”, l’introduzione dei reati tributari, con particolare riferimento all’omesso versamento dell’IVA, nell’alveo dei reati presupposto della responsabilità degli enti, ai sensi del D. Lgs. 231/2001, potrebbe interessare: o società dal significativo “fatturato” in un determinato Stato membro dell’Unione Europea(9), o società dalla struttura mediamente complessa, con ingenti attività commerciali in più Paesi europei e/o con almeno una sede secondaria in altri Stati dell’Unione(10).
Resterebbero a rischio le “multinazionali”(11), che potrebbero trovare una soluzione, oltre che nella predisposizione ed adozione di adeguati modelli di organizzazione e gestione, anche “spacchettando” le società di maggiore fatturato in più soggetti, che esercitino l’attività dei vari rami d’azienda, di modo da mantenere i ricavi a cui si applica l’IVA al di sotto della soglia necessaria per generare un debito IVA di € 10.000.000,00, sia esso la somma di più imposte sul valore aggiunto europee o meno.
1. Articolo 3 (Frode che lede gli interessi finanziari dell'Unione)
“1. Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché, se commessa intenzionalmente, la frode che lede gli interessi finanziari dell'Unione costituisca reato.
c) in materia di entrate diverse dalle entrate derivanti dalle risorse proprie provenienti dall'IVA di cui alla lettera d), l'azione od omissione relativa:
i) all'utilizzo o alla presentazione di dichiarazioni o documenti falsi, inesatti o incompleti, cui consegua la diminuzione illegittima delle risorse del bilancio dell'Unione o dei bilanci gestiti da quest'ultima o per suo conto;
ii) alla mancata comunicazione di un'informazione in violazione di un obbligo specifico, cui consegua lo stesso effetto; ovvero
d) in materia di entrate derivanti dalle risorse proprie provenienti dall'IVA, l'azione od omissione commessa in sistemi fraudolenti transfrontalieri in relazione:
i) all'utilizzo o alla presentazione di dichiarazioni o documenti falsi, inesatti o incompleti relativi all'IVA, cui consegua la diminuzione di risorse del bilancio dell'Unione;
ii) alla mancata comunicazione di un'informazione relativa all'IVA in violazione di un obbligo specifico, cui consegua lo stesso effetto; ovvero
iii) alla presentazione di dichiarazioni esatte relative all'IVA per dissimulare in maniera fraudolenta il mancato pagamento o la costituzione illecita di diritti a rimborsi dell'IVA”.
2. Articolo 2 (Definizioni e ambito di applicazione)
“1. Ai fini della presente direttiva, si applicano le seguenti definizioni:
2. In materia di entrate derivanti dalle risorse proprie provenienti dall'IVA, la presente direttiva si applica unicamente ai casi di reati gravi contro il sistema comune dell'IVA. Ai fini della presente direttiva, i reati contro il sistema comune dell'IVA sono considerati gravi qualora le azioni od omissioni di carattere intenzionale secondo la definizione di cui all'articolo 3, paragrafo 2, lettera d), siano connesse al territorio di due o più Stati membri dell'Unione e comportino un danno complessivo pari ad almeno 10 000 000 EUR”.
3. Articolo 6 (Responsabilità delle persone giuridiche)
“1. Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché le persone giuridiche possano essere ritenute responsabili di uno dei reati di cui agli articoli 3, 4 e 5 commessi a loro vantaggio da qualsiasi soggetto, a titolo individuale o in quanto membro di un organo della persona giuridica, e che detenga una posizione preminente in seno alla persona giuridica basata:
3. La responsabilità delle persone giuridiche ai sensi dei paragrafi 1 e 2 del presente articolo non esclude la possibilità di procedimenti penali contro le persone fisiche che abbiano commesso i reati di cui agli articoli 3 e 4 o che siano penalmente responsabili ai sensi dell'articolo 5”.
7. Art. 3 ddl S944 (Princìpi e criteri direttivi per l’attuazione della direttiva (UE) 2017/1371, relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione mediante il diritto penale)
“1. Nell’esercizio della delega per l’attuazione della direttiva (UE) 2017/1371 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5luglio 2017, il Governo è tenuto a seguire, oltre ai princìpi e criteri direttivi generali di cui all’articolo 1, comma 1, anche i seguenti princìpi e criteri direttivi specifici:
integrare le disposizioni del decreto legislativo 8 giugno 2001, n.231, recante disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, prevedendo espressamente la responsabilità amministrativa da reato delle persone giuridiche anche per i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea e che non sono già compresi nelle disposizioni del medesimo decreto legislativo;
h) prevedere, ove necessario, che, in caso di reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea, in aggiunta alle sanzioni amministrative previste dagli articoli da 9 a 23 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n.231, siano applicabili, per le persone giuridiche, talune delle sanzioni di cui all’articolo 9 della direttiva (UE) 2017/1371 e che tutte le sanzioni siano effettive, proporzionate e dissuasive;
8. O anche fuori dall’Unione.
ddl S944.pdf
Direttiva (UE) 2017-1371 PIF.pdf