Source: http://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-318-codice-civile-abbandono-della-casa-del-genitore
Timestamp: 2017-02-21 23:17:49+00:00
Document Index: 148152509

Matched Legal Cases: ['art. 316', 'art. 27', 'art. 261', 'art. 1', 'art. 147', 'art. 318', 'art. 318', 'art. 9', 'art. 318', 'art. 330', 'art. 51', 'art. 318']

HOME Codice civile Articoli Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015 Codice civile Art. 318 codice civile: Abbandono della casa del genitore L’AUTORE: Redazione
Il figlio sino alla maggiore età o all’emancipazione, non può abbandonare la casa dei genitori o del genitore che esercita su di lui la responsabilità genitoriale né la dimora da essi assegnatagli. Qualora se ne allontani senza permesso, i genitori (1) possono richiamarlo (2) ricorrendo, se necessario, al giudice tutelare (3).
(1) Il potere di richiamare il figlio presso la casa familiare deve essere esercitato congiuntamente dai genitori. Nel caso in cui vi sia contrasto su tale decisione ciascuno dei genitori può ricorrere al giudice, indicando la soluzione che ritiene più opportuna.
(2) Un limite al potere del genitore di richiamare il figlio presso la dimora familiare si ha in caso di nel caso in cui il comportamento di questi sia tale da arrecare danno al figlio.
(3) La norma trova applicazione anche nel caso in cui il figlio non si sia allontanato spontaneamente dalla casa familiare, bensì perché costrettovi da altre persone, per esempio da parenti.
Il divieto di abbandono della casa del genitore discende dalla necessità di una convivenza del figlio con i genitori affinché questi siano posti nella possibilità materiale di esercitare tutti i poteri e di rispondere ai doveri che sono connessi alla titolarità della responsabilità genitoriale. Tuttavia, il divieto ha il limite temporale della maggiore età o dell’emancipazione.
È principio generale quello per cui i figli minorenni sono soggetti alla potestà dei genitori sino alla maggiore età (art. 316 c.c.). I doveri, gli obblighi e i poteri che caratterizzano il contenuto della potestà genitoriale riguardano indistintamente tutti i figli, indipendentemente dal loro status (legittimi, naturali, riconosciuti, adottivi); infatti la filiazione adottiva è parificata a quella c.d. legittima a norma dell'art. 27 l. 184/83 e successive modifiche, laddove il contenuto della potestà dei genitori naturali è identico a quello dei genitori uniti in matrimonio a norma dei richiamo contenuto nell'art. 261 c.c.; - tra gli obblighi dei genitore c'è quello di tenere il figlio presso di sè (art. 1 l. 184/83) e di mantenerlo, istruirlo ed educarlo (art. 147); - speculare è l'obbligo dei figli di stare con i genitori: l'art. 318 c.c. dispone infatti che il figlio non può abbandonare la casa dei genitori o del genitore che esercita su di lui la potestà" e che "qualora se ne allontani senza permesso i genitori possono richiamarlo ricorrendo, se necessario, al Giudice Tutelare"; - l'art. 318 c.c., dunque, conferisce ai genitori il potere di allocazione del figlio in dimora diversa della casa familiare, purché non vi sia una totale delega ad altri di ogni funzione educativa integrante la situazione di abbandono, senza la necessità dell'intervento della Autorità giudiziaria che è richiesto solo ove il figlio venga affidato stabilmente a chi non è parente entro il quarto grado per un periodo superiore a mesi sei (art. 9 l. 184/83); - il figlio può andare a convivere con persona diversa dai genitori, se questi sono d'accordo, essendo previsto solo in caso di dissenso del genitore uno strumento di coercizione mediante anche il ricorso al Giudice Tutelare per far ritornare il figlio a casa qualora questi opponga resistenza; e ciò in quanto la potestà consiste nel potere di prendere decisioni che coinvolgono la vita del figlio, in ogni momento ed in ogni suo aspetto: non solo quando il figlio per la sua immaturità ed età non sia in grado di prendere decisioni che lo riguardano ma anche quando il figlio, cresciuto ma non ancora maggiorenne, manifesti una sua volontà difforme da quella del genitore; - esercitare la potestà è un dovere, e uno strumento per proteggere ed educare, per consentire la piena realizzazione nel diritto del figlio minore a crescere; - il genitore, dunque, ha il potere di imporre e vietare comportamenti al figlio (ovviamente nel pieno rispetto dello sviluppo della sua personalità e del suo diritto ad una crescita armonica e compiuta) e se il figlio si allontana senza permesso deve richiamarlo, facendo valere la sua posizione di soggetto gravato dal dovere di protezione dei figlio, mediante il ricorso al Giudice Tutelare; - la legge prevede che sia il Giudice Tutelare, adito dai genitori a norma dell'art. 318 c.c., a richiedere l'intervento del tribunale per i Minorenni per i provvedimenti di competenza a norma degli art. 330 e 333 c.c., nel caso in cui il figlio abbia espresso la volontà di sottrarsi alla potestà genitoriale e si sia allontanato dalla casa familiare, contro la volontà dei genitori, e siano emerse le ragioni di pregiudizio che rendano inopportune un rientro dei minore nella propria dimora, per violazione dei doveri o abuso dei poteri da parte dei genitori. Nella fattispecie il tribunale ha potuto rilevare che i genitori non si sono opposti alle richieste della figlia, di non vivere presso di loro, nei pochi mesi che precedono la maggiore età - esclusa l'esistenza di pressioni esterne o minacce che potessero far ritenere viziata la concorde volontà dei genitori adottivi - non ravvisa alcuna sua competenza a provvedere nell'interesse dei minore.
Tribunale minorenni Milano 11 luglio 2006 n. 1795 Sequestro di persona.
Vanno assolti dal reato di sequestro di persona, grazie alla scriminante di cui all'art. 51 c.p., i genitori che per breve intervallo di tempo abbiano limitato la libertà di movimento d'una figlia minorenne impedendole di uscire di casa per evitare che se ne allontanasse in violazione dei doveri su di lei incombenti ex art. 318 c.c., e si accompagnasse con soggetti gravitanti nel mondo della droga, come già aveva fatto in precedenza senza più dar notizia di sè.
Tribunale Trento 20 ottobre 1999 Adozione
Ritenuto che, qualora nelle ore serali una minore ultrasedicenne, appartenente a comunità nomade, venga sorpresa senza la compagnia di alcuno, in verosimile comportamento mendico, non può, per ciò solo, essere ravvisato nè abbandono della minore stessa, nè violazione alcuna dei diritti - doveri parentali, visto che la minore è considerata, per ragioni di età, più che matura dalla comunità di sua appartenenza e visto che lo stile abituale di vita della comunità nomade, va disposta l'archiviazione degli atti per non luogo a procedere, stante l'inutile ultroneità di un singolo provvedimento giudiziale, occorrendo, invece, dar luogo ad un ampio, organico, esaustivo programma politico amministrativo teso ad assicurare ai membri delle minoranze etnico - culturali, presenti nel nostro paese adeguata tutela.
Tribunale minorenni Napoli 17 dicembre 1996 Art. precedente
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