Source: http://www.studiocataldi.it/guide_legali/contratto/le-clausole-vessatorie.asp
Timestamp: 2016-10-21 15:08:16+00:00
Document Index: 80181661

Matched Legal Cases: ['art. 1341', 'art. 1341', 'art. 1469', 'art. 33', 'art. 3', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 34', 'art. 35', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 36', 'art. 1341', 'art. 1341', 'art. 1342', 'art. 38', 'art. 1341', 'art. 1342', 'art. 36', 'art. 35', 'art. 34', 'art. 36', 'art. 37', 'art. 37', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1341', 'sentenza ', 'art. 1917', 'art. 1917', 'sentenza ', 'art. 1469', 'art. 1341', 'art. 1341', 'art. 1341', 'art. 1341']

� Le clausole vessatorie
La disciplina generale delle clausole c.d. "vessatorie" � prevista dall'art. 1341 c.c. dedicato alle "Condizioni generali di contratto", il quale al secondo comma dispone che "in ogni caso non hanno effetto, se non sono specificamente approvate per iscritto, le condizioni che stabiliscono, a favore di colui che le ha predisposte, limitazioni di responsabilit� , facolt� di recedere dal contratto o di sospenderne l'esecuzione, ovvero sanciscono a carico dell'altro contraente decadenze , limitazioni alla facolt� di opporre eccezioni, restrizioni alla libert� contrattuale nei rapporti coi terzi , tacita proroga o rinnovazione del contratto, clausole compromissorie o deroghe alla competenza dell'autorit� giudiziaria". Le suddette clausole, tassativamente elencate dal legislatore del '42, proprio perch� producono un forte squilibrio fra le parti, sono considerate, dunque, inefficaci, se non approvate per iscritto (Cass. n. 11594/2010).
Tuttavia, la crescente diffusione dei c.d. "contratti per adesione" (e "a distanza"), generalmente stipulati con banche, assicurazioni o societ� di comunicazioni che offrono i propri servizi a condizioni predeterminate (su moduli o formulari), mentre l'altro contraente (utente, consumatore), si limita ad aderire automaticamente alla sottoscrizione, ha spinto il legislatore a cercare di sanare questo squilibrio, prevedendo una maggiore tutela nei confronti della parte pi� debole contrattualmente.
In considerazione di ci�, alla regola generale di cui all'art. 1341 c.c. � stata affiancata una disciplina specifica delle clausole vessatorie, con l'aggiunta del capo XIV bis al codice civile ("Dei contratti del consumatore") composto da cinque articoli (dal 1469-bis al 1469-sexies).
Sulla spinta delle direttive comunitarie, tale disciplina � stata per� successivamente sostituita dal nuovo "Codice del Consumo" (d.lg. n. 206/2005), il quale, novellando l'art. 1469-bis c.c. e, parallelamente, abrogando le norme immediatamente successive, si occupa (artt. 33-38 e 139-141) delle clausole vessatorie nei rapporti tra professionisti e consumatori, sanzionandole non pi� con la mera inefficacia ma con la nullit�.
La vessatoriet� nel Codice del consumo
Ex art. 33 del Codice del Consumo, nel contratto concluso tra il consumatore, definito all'art. 3 quale "persona fisica che agisce per scopi estranei all'attivit� imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta", ed il professionista, si considerano vessatorie le clausole che "malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto".
Al fine di eliminare questo squilibrio, gravante sul consumatore, quale parte economicamente pi� debole, la clausola o le clausole considerate vessatorie, ex artt. 33 e 34 del Codice del Consumo, sono sanzionate con la nullit�, mentre il contratto rimane valido per il resto (art. 36).
Secondo il comma 3 dell'art. 36, la nullit� opera a vantaggio del consumatore e pu� essere rilevata d'ufficio dal giudice.
La vessatoriet� di una clausola viene stabilita tenendo conto della natura del bene o del servizio oggetto del contratto, sulla base delle circostanze esistenti al momento della sua conclusione, delle altre clausole contenute nello stesso ovvero in altro contratto ad esso collegato (art. 34).
Ad ogni modo, le clausole contenute per iscritto nel contratto proposto al consumatore, devono essere redatte in modo chiaro e comprensibile: in caso di dubbio prevale sempre l'interpretazione pi� favorevole all'utente (art. 35).
Le tipologie di clausole vessatorie
Al secondo comma l'art. 33 del d.lg. n. 206/2005 indica esplicitamente le clausole che si presumono vessatorie, fino a prova contraria. Tra le diverse ipotesi enucleate dalla norma rilevano, in particolare, le clausole volte ad escludere o limitare: la responsabilit� del professionista in caso di danno (o morte) alla persona del consumatore dovuta ad un'azione o omissione dello stesso; le azioni o i diritti del consumatore nei confronti del professionista in caso di inadempimento (totale o parziale) o di adempimento inesatto; l'opportunit� da parte del consumatore della compensazione di un debito nei confronti del professionista con un credito vantato nei confronti di quest'ultimo. Rilevano, altres�, le clausole volte a: prevedere un impegno da parte del consumatore subordinando, viceversa, l'esecuzione della prestazione del professionista ad una condizione dipendente unicamente dalla sua volont�; riconoscere solo al professionista la facolt� di recedere dal contratto e consentirgli di trattenere una somma di denaro versata dal consumatore in caso di recesso o mancata conclusione del contratto da parte di quest'ultimo (senza prevedere il diritto del consumatore di esigere dal professionista il doppio della somma, laddove sia quest'ultimo a non concludere il contratto o a recedere); consentire al professionista di recedere da contratti a tempo indeterminato senza un ragionevole preavviso, tranne nel caso di giusta causa (ecc.).
In deroga alle disposizioni di cui al comma 2, i successivi commi 3 e 4 dell'art. 33 introducono esplicite eccezioni per i contratti che hanno ad oggetto le prestazioni di servizi finanziari, nei quali � consentito al professionista, in presenza di un giustificato motivo e previa comunicazione al consumatore: recedere senza preavviso; modificare le condizioni del contratto o il tasso di interesse e l'importo di qualunque altro onere originariamente convenuto (con relativo diritto del consumatore di recedere).
Non rientrano, altres�, tra le clausole vessatorie, le condizioni che riproducono disposizioni di legge o norme e principi contenuti in convenzioni internazionali delle quali siano parti contraenti gli Stati membri dell'Unione Europea (art. 34).
Valgono ad escludere, inoltre, la vessatoriet�, le eventuali trattative tra le parti. L'art. 34 sancisce, infatti, che "non sono vessatorie le clausole o gli elementi di clausola che siano stati oggetto di trattativa individuale".
Tuttavia, il punto 2 dell'art. 36, in deroga alla suddetta disposizione, indica tassativamente affette da nullit�, ancorch� oggetto di trattativa, le seguenti tre clausole, aventi per oggetto o per effetto di: "a) escludere o limitare la responsabilit� del professionista in caso di morte o danno alla persona del consumatore, risultante da un fatto o da un'omissione del professionista; b) escludere o limitare le azioni del consumatore nei confronti del professionista o di un'altra parte in caso di inadempimento totale o parziale o di adempimento inesatto da parte del professionista; c) prevedere l'adesione del consumatore come estesa a clausole che non ha avuto, di fatto, la possibilit� di conoscere prima della conclusione del contratto". Il rapporto tra la disciplina ex art. 1341 c.c. e il Codice del Consumo
La normativa prevista in materia di clausole vessatorie dall'art. 1341 c.c., nonch� dal successivo art. 1342 c.c. relativo ai contratti conclusi mediante formulari o modulari (che rimanda espressamente alle disposizioni dettate dal primo), costituisce disciplina generale applicabile a qualsiasi negozio stipulato tra una parte predisponente, qualunque sia la sua qualifica professionale, e il contraente che vi aderisce (c.d. contratti "B2B" tra imprese e "C2C" tra privati), mentre quella dettata dagli artt. 33 e seguenti del Codice del Consumo � circoscritta all'ambito di applicazione soggettivo dei contratti tra professionisti e consumatori (c.d. contratti "B2C", Business to Consumer).
Le due discipline, pertanto, non si sovrappongono ma si integrano l'un l'altra.
Sul piano pratico, infatti, la presenza di una clausola vessatoria che rientri nel campo di applicazione degli artt. 1341 e ss. c.c. soggiacer� alla disciplina codicistica, ben potendo, laddove inerisca sul piano soggettivo all'ambito previsto dal Codice del Consumo, trovare applicazione la disciplina, pi� incisiva, ivi contenuta (la quale, peraltro, per quanto non previsto dallo stesso, rinvia espressamente alle disposizioni del codice civile, ex art. 38, come novellato dal d.lgs. n. 221/2007).
Ad ogni modo, tra le due discipline sussistono elementi comuni e differenziali che meritano di essere sottolineati.
La prima distinzione rileva sul piano "sanzionatorio": mentre le clausole tassativamente elencate nell'art. 1341 c.c. e quelle aggiunte nei contratti conclusi mediante moduli o formulari ex art. 1342 c.c. sono inefficaci, salvo specifica approvazione per iscritto (Cass. n. 11361/2010), quelle espressamente indicate dagli artt. 33 e ss. CdC sono da considerarsi nulle (a prescindere da qualsiasi sottoscrizione).
Altra differenza � rintracciabile in ordine al profilo della rilevabilit� ex officio, testualmente prevista dall'art. 36, 3� comma, CdC e preclusa nella disciplina codicistica (Cass. n. 11213/1991).
L'art. 35 del d.lgs. n. 206/2005 detta, inoltre, il c.d. "principio della trasparenza" delle clausole che devono essere formulate in modo chiaro e comprensibile, mentre non � rintracciabile una tale disposizione negli artt. 1341 e 1342 c.c.
Elemento comune ad ambedue le discipline � la "trattativa individuale"considerata idonea ad escludere il carattere vessatorio delle clausole, in ragione del venir meno dell'unilateralit� della predisposizione contrattuale, come espressamente indicato dall'art. 34, comma 4, del codice del consumo e desumibile dai principi civilistici.
Tuttavia, se ci� vale in via generale, non sempre la contrattazione specifica elimina la vessatoriet�: l'art. 36 CdC esclude, infatti, in ogni caso, l'efficacia delle clausole nelle tre ipotesi nello stesso elencate, quantunque oggetto di trattativa tra le parti.
Infine, rilevano i rimedi concessi ai consumatori solamente in materia di clausole abusive ex artt. 33 e seguenti CdC, i quali, oltre all'azione di accertamento della nullit�, hanno a disposizione anche la tutela inibitoria di cui all'art. 37, nonch� quella amministrativa, affidata all'Autorit� Garante della Concorrenza e del Mercato, di cui al successivo art. 37-bis (introdotto dall'art. 5, comma 1, del d.l. n. 1/2012, convertito in l. n. 27/2012).
Giurisprudenza in materia di clausole vessatorie
Raccolta di articoli e sentenze in materia di vessatorie:
� Le clausole vessatorie e la sottoscrizione in blocco delle condizioni generali di contratto - Avv. Daniele Paolanti - 08/07/16
� Domande e risposte: le clausole vessatorie nei contratti online - Domande e Risposte - 26/06/16
� Affitto: non sono mai vessatorie le clausole contenute nel contratto tra proprietario e inquilino - Lucia Izzo - 16/03/16
� Cassazione: vessatoria anche la clausola che ha effetti su entrambe le parti - Valeria Zeppilli - 02/03/16
� Contratti: la proroga tacita � clausola potenzialmente vessatoria, anche se reciproca - Valeria Zeppilli - 14/10/15
� Assicurazioni: niente pi� clausole vessatorie sulle polizze vita - Valeria Zeppilli - 21/08/15
� La tutela del consumatore/condominio avverso le clausole vessatorie - Valeria Zeppilli - 08/07/15
� L'inefficacia delle clausole vessatorie e la rilevabilit� d'ufficio - Avv. Concetta Spatola - 27/03/14
� Cassazione: clausole vessatorie e derogabilit� del foro del consumatore - Licia Albertazzi - 22/07/13
Cassazione civile Sezione un. sentenza del 06/05/2016 n. 9140
nel contratto di assicurazione della responsabilit� civile la clausola che subordina l'operativit� della copertura assicurativa alla circostanza che tanto il fatto illecito quanto la richiesta risarcitoria intervengano entro il periodo di efficacia del contratto o, comunque, entro determinati periodi di tempo, preventivamente individuati (c.d. clausola clams made mista o impura) non � vessatoria; essa, in presenza di determinate condizioni, pu� tuttavia essere dichiarata nulla per difetto di meritevolezza ovvero, laddove sia applicabile la disciplina di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005, per il fatto di determinare, a carico del consumatore, un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto; la relativa valutazione, da effettuarsi dal giudice di merito, � incensurabile in sede di legittimit�, ove congruamente motivata. Cassazione civile Sezione III sentenza del 11/11/2015 n. 22984
Ai sensi dell'art. 1341 c.c. si deve ammettere l'idoneit� di un richiamo al numero della clausola vessatoria e si deve negare quella di un mero richiamo cumulativo, a clausole vessatorie e non, ma soltanto se si esaurisca nella mera indicazione del numero e non anche, bench� sommariamente, del contenuto oppure se sia prevista per legge una forma scritta per il contratto. Cassazione civile Sezione III sentenza del 10/11/2015 n. 22891
Se si considera un contatto assicurativo che preveda una clausola claims made come contratto atipico non vietato dall'art. 1917 c.c., comma 1, e dalle altre norme sulla disciplina delle assicurazioni evocate da quella decisione, il referente per il successivo giudizio di vessatoriet� della clausola in quanto limitativa della responsabilit�, cui si debba procedere per essersi in presenza di contratto riconducibile alle norme degli artt. 1341 e 1342 c.c., non pu� essere espresso semplicemente rilevando che la clausola segna una deroga all'art. 1917, comma 1, cio� non risponde al modello legale tipico da esso previsto e ci� perch� quel modello non � imperativo. Il parametro di valutazione della vessatoriet�, non potendo essere quella norma deve essere rappresentato necessariamente da altra norma oppure dev'essere desunto dalla valutazione complessiva del contratto e, quindi, dal modo in cui la clausola claims made � prevista ed eventualmente dal rapporto di essa con altre clausole contrattualiCassazione civile Sezione VI sentenza del 03/09/2015 n. 17579
Le condizioni generali di contratto predisposte mediante moduli o formulali che, in relazione a rapporti ad esecuzione continuata o periodica, predispongano anche il termine di durata del rapporto non rientrano, di per s� sole, fra le clausole particolarmente onerose. Esse non equivalgono alla tacita proroga o rinnovazione del contratto, poich� attengono alla durata inizialmente stabilita; non all'obbligo di prorogarne la scadenza.Cassazione civile sez. II 21/03/2014 n. 6784 La nullit� di una clausola vessatoria di un contratto, in cui una delle parti � un consumatore e che pu� essere rilevata anche d'ufficio dal giudice, opera solo a vantaggio del consumatore e non travolge l'intero rapporto contrattuale limitandosi solo a rendere inefficace tale clausola. Cassazione civile sez. II 21/03/2014 n. 6784 La nullit� di una clausola vessatoria di un contratto, in cui una delle parti � un consumatore e che pu� essere rilevata anche d'ufficio dal giudice, opera solo a vantaggio del consumatore e non travolge l'intero rapporto contrattuale limitandosi solo a rendere inefficace tale clausola. Cassazione civile sez. VI 24/01/2014 n. 1464 Nelle controversie tra consumatori e professionisti (nella specie tra avvocato e cliente) la competenza territoriale esclusiva spetta, ex art. 1469-bis c.c., al giudice del luogo della sede o del domicilio elettivo del consumatore, ritenendosi vessatorie le clausole con le quali si individua come sede del foro competente una diversa localit�. A beneficiare di tale disciplina � il consumatore, da intendersi come la persona fisica che, anche se svolge attivit� imprenditoriale o professionale, conclude un qualche contratto per la soddisfazione di esigenze di vita quotidiana estranee all'esercizio di dette attivit�. Cassazione civile sez. VI 18/09/2013 n. 21419 Il contratto di albergo - che costituisce un contratto atipico o misto, con il quale l'albergatore si impegna a fornire al cliente, dietro corrispettivo, una serie di prestazioni eterogenee, quali la locazione di alloggio, la fornitura di servizi o il deposito - soggiace alla disciplina generale dei contratti dei consumatori quanto all'individuazione del giudice inderogabilmente competente - da individuarsi in quello del luogo della residenza (o del domicilio) del consumatore - ove il cliente persona fisica lo abbia stipulato per la soddisfazione di sue esigenze della vita quotidiana, estranee all'esercizio della propria eventuale attivit� imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale; e tanto anche se non possa configurarsi un contratto di pacchetto turistico, essendo la disciplina relativa a quest'ultima speciale ed ulteriore a quella generale dei contratti del consumatore. Cassazione civile sez. I 03/07/2013 n. 16620 La clausola contrattuale che sottoponga il sorgere del diritto al compenso da parte del professionista incaricato del progetto di un'opera all'intervenuto finanziamento dell'opera progettata non limita la responsabilit� del committente il progetto, giacch� non influisce sulle conseguenze del suo eventuale inadempimento, ma piuttosto delimita il contenuto del mandato conferito, facendo derivare i diritti del mandatario dal progetto finanziato e non dal progetto solo redatto; ne consegue che una clausola siffatta, non incidendo sulle conseguenze dell'inadempimento del predisponente, non pu� ritenersi vessatoria e non �, pertanto, abbisognevole di specifica approvazione per iscritto. Cassazione civile sez. I 03/07/2013 n. 16620 La clausola contrattuale che sottoponga il sorgere del diritto al compenso da parte del professionista incaricato del progetto di un'opera all'intervenuto finanziamento dell'opera progettata non limita la responsabilit� del committente il progetto, giacch� non influisce sulle conseguenze del suo eventuale inadempimento, ma piuttosto delimita il contenuto del mandato conferito, facendo derivare i diritti del mandatario dal progetto finanziato e non dal progetto solo redatto. Deriva da quanto precede, pertanto che una clausola siffatta, non incidendo sulle conseguenze dell'inadempimento del predisponente, non pu� ritenersi vessatoria e non �, pertanto, abbisognevole di specifica approvazione per iscritto. Cassazione civile sez. III 04/06/2013 n. 14038 L'esclusione della facolt� di recesso da un contratto non costituisce clausola vessatoria, ai sensi dell'art. 1341, secondo comma, cod. civ., e, pertanto, non � necessaria per la sua efficacia la specifica approvazione per iscritto, dal momento che l'elencazione contenuta nella norma suddetta non � soggetta ad interpretazione analogica, ma solo estensiva ed in essa non solo non � prevista l'ipotesi della rinuncia al recesso, ma neppure � contemplato alcun caso che a questa possa essere assimilato. Cassazione civile sez. I 19/10/2012 n. 18041 Quando i contraenti fanno riferimento alla disciplina fissata in un distinto documento al fine dell'integrazione della regolamentazione negoziale, le previsioni di quella disciplina si intendono conosciute e approvate "per relationem", assumendo pertanto il valore di clausole concordate senza necessit� di una specifica approvazione per iscritto ai sensi dell'art. 1341 c.c. Cassazione civile sez. VI 20/08/2012 n. 14570 In tema di condizioni generali di contratto, essendo la specifica approvazione per iscritto delle clausole cosiddette vessatorie (nella specie: clausola compromissoria), ai sensi dell'art. 1341, comma 2, c.c., requisito per l'opponibilit� delle clausole medesime al contraente aderente, quest'ultimo � il solo legittimato a farne valere l'eventuale mancanza, sicch� la nullit� di una clausola onerosa senza specifica approvazione scritta dell'aderente non pu� essere invocata dal predisponente. Cassazione civile sez. III 26/06/2012 n. 10619 Nel contratto di assicurazione sono da considerare clausole limitative della responsabilit�, per gli effetti dell'art. 1341 c.c., solo quelle clausole che limitano le conseguenze della colpa o dell'inadempimento o che escludono il rischio garantito mentre attengono all'oggetto del contratto, e non sono perci�, assoggettate al regime previsto dal comma 2, di detta norma, le clausole che riguardano il contenuto ed i limiti della garanzia assicurativa e, dunque, specificano il rischio garantito (nella specie, la Corte ha escluso il carattere vessatorio di una clausola del contratto che limitava a quattro anni la copertura assicurativa per le richieste di risarcimento pervenute all'assicurato per effetto di errate visure). Tweet