Source: http://logospa.it/news/prima-pagina.html?el_mcal_month=10&el_mcal_year=2018
Timestamp: 2018-12-13 02:55:35+00:00
Document Index: 79504375

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 28', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 21', 'art. 6']

Il Consiglio di Stato, con sentenza n.5646 del 2 ottobre 2018 si è pronunciato in merito ad un ricorso presentato da una ex collaboratrice di un Comune al fine di vedere riconosciuta in termini retributivi, previdenziali e assistenziali, la sussistenza di un rapporto di pubblico impiego, in conseguenza dell'attività prestata, quale assistente sociale, in forza di reiterate Convenzioni sottoscritte tra le parti.
I Giudici, richiamano un consolodato orientamento giurisprudenziale in base al quale indici rivelatori della presenza di un rapporto di pubblico impiego sono:
- un'attività svolta in modo continuativo per un apprezzabile lasso temporale;
- un compenso mensile e predeterminato;
- un servizio prestato in orario e giorni predeterminati;
- il riconoscimento implicito per le modalità di svolgimento del servizio che si tratti di lavoro subordinato: vincolo di subordinazione gerarchica, mansioni corrispondenti a quelle della qualifica rivendicata, evidenziate da ordini di servizio, inserimento stabile nell'organizzazione dell'ente;
- l'esclusività della prestazione lavorativa.
Nella fattispecie, non è stata fornita adeguata prova della sussistenza di tali indici, non essendo sufficienti a tal fine, gli ulteriori elementi non considerati dal giudice di prime cure a cui si è fatto riferimento nell'atto d'appello. Questi ultimi, tuttavia, non risultano idonei a dimostrare l'esclusività della prestazione lavorativa, l'esistenza in concreto di un effettivo vincolo di subordinazione gerarchica, la corrispondenza delle mansioni svolte a quelle della qualifica di cui si rivendica il trattamento retributivo.
Infine concludono i Giudici, nessun elemento a sostegno della tesi dell'appellante può trarsi dalla deliberazione consiliare, con la quale il Comune aveva riconosciuto che l'attività svolta avesse le caratteristiche di un rapporto di pubblico impiego, sia perché la configurabilità di un tale rapporto non dipende da come l'amministrazione l'abbia formalmente qualificato, ma dai suoi contenuti sostanziali e perché comunque l'atto è stato annullato dall'organo di controllo.
CDS, SENTENZA N.5646, 2 OTTOBRE 2018
La Corte di Cassazione, con sentenza n.31324 del 4 dicembre 2018 si è pronunciata in materia di oneri di assistenza legale, nella fattispecie, la Suprema Corte, osserva che in materia di oneri di assistenza legale in conseguenza di fatti commessi in
ragione dell'espletamento del servizio e dell'adempimento di obblighi di ufficio da parte del pubblico dipendente, deve essere escluso che in capo al dipendente sussista un diritto incondizionato ed assoluto al rimborso, da parte dell'Amministrazione pubblica, delle spese necessarie per assicurare la difesa legale, ciò in ragione della specificità e della diversità delle normative del Settore del Lavoro pubblico.
La disciplina prevista dall'art. 28 del c.c.n.l. 14 settembre 2000 per i dipendenti del comparto delle Regioni e delle Autonomie locali, va interpretata nel senso che l'obbligo del datore di lavoro avente a oggetto l'assunzione diretta degli oneri di difesa fin dall'inizio del procedimento, con la nomina di un difensore di comune gradimento, non può ritenersi sussistente qualora il dipendente abbia unilateralmente provveduto alla scelta e alla nomina del legale di fiducia, senza la previa comunicazione all'amministrazione stessa, o qualora, si sia limitato a comunicare all'ente la nomina già effettuata.
CORTE DI CASSAZIONE, SENTENZA N.31324, 4 DICEMBRE 2018
Con delibera n.1074 del 21 novembre 2018 l'Anac ha approvato in via definitiva l'Aggiornamento 2018 al Piano Nazionale Anticorruzione, in conformità a quanto previsto dalla legge 6 novembre 2012, n. 190 «Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione», l'Autorità ha adottato il presente Aggiornamento 2018 al Piano Nazionale Anticorruzione 2016 (PNA). Esso costituisce atto di indirizzo per le pubbliche amministrazioni e per gli altri soggetti tenuti all'applicazione della normativa, ha durata triennale e viene aggiornato annualmente.
In particfolare, sono stati scelti alcuni settori di attività e tipologie di amministrazioni che, per la peculiarità e la rilevanza degli interessi pubblici trattati, sono stati ritenuti meritevoli di un approfondimento, al fine di esaminare i principali rischi di corruzione e i relativi rimedi e di fornire supporto nella predisposizione dei PTPC alle amministrazioni coinvolte.
Un'ulteriore analisi ha riguardato l'individuazione di modalità semplificate di attuazione degli obblighi in materia di pubblicità, trasparenza e prevenzione della corruzione per i Comuni di piccole dimensione, in attuazione di quanto previsto all'art. 3, co. 1-ter, del d.lgs. 33/2013, introdotto dal d.lgs. 97/2016, secondo cui l'Autorità può, con il PNA, prevedere misure di semplificazione per i comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti.
In particolare sono state fornite indicazioni alle amministrazioni sulle modalità di adozione annuale del PTPC; richiamati gli obblighi in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza posti in capo alle società e agli enti di diritto privato; presentata una ricognizione dei poteri e del ruolo che la normativa conferisce al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (RPCT) e i requisiti soggettivi per la sua nomina e la permanenza in carica; chiariti alcuni profili sulla revoca del RPCT e sul riesame da parte dell'Autorità; affrontato il tema dei rapporti fra trasparenza, intesa come obblighi di pubblicazione, e nuova disciplina della tutela dei dati personali introdotta dal Regolamento UE 2016/679 e il rapporto tra RPCT e Responsabile della protezione dei dati (RPD); date indicazioni sull'applicazione dell'ipotesi relativa alla c.d. "incompatibilità successiva" (pantouflage) e sull'adozione dei codici di comportamento da parte delle amministrazioni; affrontati alcuni profili relativi all'attuazione della misura della rotazione del personale.
ANAC, DELIBERA N.1074, 21 NOVEMBRE 2018
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria, con sentenza n.2052 del 29 novembre 2018 si è pronunciato in merito ad una questione concernente i poteri dell'Amministrazione sulla comunicazione di inizio attività asseverata ex art. 6-bis del Dpr. n. 380/01 (c.d. "Cila"). Nella fattispeice, la ricorrente impugna il provvedimento di inizio attività asseverata ex art. 6-bis D.P.R. n. 380/2001 -c.d. c.i.l.a. rigettato dal Comune e riguardante interventi di manutenzione straordinaria di un immobile. La determinazione di diniego dell'Ente, si fonda sulla ritenuta abusività dell'immobile.
I Giudici, evidenziano che la c.i.l.a. è stata introdotta dall'art. 3, comma 1, lett c), D. Lgs. n. 222/2016, ha carattere residuale, poiché applicabile agli interventi non riconducibili tra quelli elencati agli artt. 6, 10 e 22 D.P.R. n. 380/2001 e riguardanti, rispettivamente, l'edilizia libera, le opere subordinate a permesso di costruire e le iniziative edilizie sottoposte a s.c.i.a.
In base, inoltre, alle prime pronunce giurisprudenziali, la c.i.l.a. è ritenuta atto avente natura privatistica, come tale non suscettibile di autonoma impugnazione innanzi al g.a.
Il Consiglio di Stato, operando un raffronto con la s.c.i.a, rileva inoltre come l'attività assoggettata a c.i.l.a. non solo è libera, come nei casi di s.c.i.a., ma, a differenza di quest'ultima, non è sottoposta a un controllo sistematico, da espletare sulla base di procedimenti formali e di tempistiche perentorie, ma deve essere soltanto conosciuta dall'amministrazione, affinché essa possa verificare che, effettivamente, le opere progettate importino un impatto modesto sul territorio, conseguendo a ciò che si è davanti ad un confronto tra un potere meramente sanzionatorio (in caso di c.i.l.a.) con un potere repressivo, inibitorio e conformativo, nonché di autotutela (con la s.c.i.a.)".
Quindi, la c.i.l.a. inoltrata dal privato alla P.A. non può essere oggetto di una valutazione in termini di ammissibilità o meno dell'intervento da parte dell'amministrazione comunale ma, al contempo, a quest'ultima non è precluso il potere di controllare la conformità dell'immobile oggetto di c.i.l.a. alle prescrizioni vigenti in materia. Pertanto, il provvedimento di diniego della c.i.l.a., adottato dalla amministrazione resistente, è nullo ai sensi dell'art. 21-septies, L. n. 241/1990, poiché espressivo di un potere non tipizzato nell'art. 6-bis D.P.R. n. 380/2001, salva e impregiudicata l'attività di vigilanza contro gli abusi e l'esercizio della correlata potestà repressiva dell'Ente territoriale.
CONSIGLIO DI STATO, SENTENZA N.2058, 29 NOVEMBRE 2018
Il Ministero dell'Economia e delle Finanze, con comunicato del 10 dicembre 2018 ha reso noto che sarà online la Banca Dati delle Amministrazioni pubbliche di RGS realizzata con il DESIGN THINKING, il nuovo Portale Open-BDAP (Banca dati amministrazioni pubbliche). L'utilizzo della metodologia del Design Thinking consente di mettere a fattor comune, in un habitat estremamente creativo, competenze interne, apporti specialistici esterni ed opinioni degli stakeholder, un cambiamento all'interno dell'organizzazione per migliorare la capacità di gestire la domanda di innovazione.
La nuova versione del sito, di prossima pubblicazione, è stata realizzata con l'intento di migliorare le modalità di rappresentazione e consultazione dei dati di contabilità e finanza pubblica, favorendone la comprensione da parte di cittadini, istituzioni e imprese.
MEF, COMUNICATO, 10 DICEMBRE 2018