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Timestamp: 2019-09-17 13:17:19+00:00
Document Index: 50956984

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 3', 'art. 22', 'art. 13', 'art. 12', 'art. 2', 'art. 3', 'art.3', 'art. 2']

Sentenza: Tribunale di Rimini dell'1/04/2004
SENTENZA TRIBUNALE DI RIMINI
Il Giudice, sciogliendo la riserva di cui al verbale del 23.03.04, visto il ricorso proposto in data 12.03.04 da FEHER Alexandru avverso il decreto di espulsione, emesso dal Prefetto di Rimini nei suoi confronti in data 13.01.04 e notificatogli in pari data;
rilevato che ricorso e pedissequo provvedimento del Giudice sono stati ritualmente notificati alla Prefettura ed alla Questura di Rimini;
preso atto delle richieste del difensore di fiducia del ricorrente, che all'udienza camerale del 23.03.04 ha insistito per l'accoglimento del ricorso;
rilevato, altresì, che all'udienza suddetta non è stato possibile procedere all'audizione personale del ricorrente - poiché già eseguito nei suoi confronti il provvedimento di espulsione - mentre sono comparsi i rappresentanti della Prefettura e della Questura di Rimini, che si sono opposti all'accoglimento del ricorso;
Il decreto di espulsione, richiamato l'art. 13 comma 2 lett., b) T.U. 286/98, è stato emesso sul presupposto dell'intervenuta archiviazione del procedimento di emersione dal lavoro irregolare di cui alla legge 222/02, riguardante lo straniero, e, pertanto, sulla sua situazione di irregolarità nel territorio dello Stato.
Il ricorrente assume l'illegittimità del predetto provvedimento per i seguenti motivi:
1) violazione di legge ed eccesso di potere per mancata comunicazione al lavoratore del provvedimento di archiviazione della procedura di regolarizzazione;
2) violazione dell'art. 3 l. 241/90 per insufficienza della motivazione "per relationem" contenuta nel provvedimento impugnato, non essendo stato allegato il provvedimento di archiviazione;
3) erroneità del provvedimento di diniego di cui alla L. 222/02, determinante l'illegittimità del provvedimento impugnato, rappresentando un necessario presupposto dello stesso;
4) eccesso di potere per inosservanza di circolari, atteso che il Ministero dell'interno ha dato disposizioni affinchè prima di procedere all'archiviazione della procedura di cui alla L. 222/02 si procedesse ad ulteriore convocazione, mentre nel caso in esame l'archiviazione è stata disposta a seguito della mancata comparizione delle parti alla prima ed unica convocazione;
5) difetto di istruttoria nella procedura di regolarizzazione, non avendo l'Amministrazione precedente provveduto alla riconvocazione, sollecitata dal difensore dell'odierno ricorrente, anche per considerare la possibilità di rilasciare un permesso di soggiorno per attesa occupazione ex art. 22 co. 11 T.U. 286/98;
6) violazione degli art. 13 co. 5 T.U. 286/98 e 12 co. 2 dpr 394/99, in quanto il decreto di espulsione avrebbe dovuto prevedere "l'intimazione a lasciare il territorio dello Stato entro il termine di 15 giorni", sussistendo analogia tra la posizione dello straniero colpito da provvedimento di diniego dell'istanza di regolarizzazione e quella prevista all'art. 12 co. 2 T.U. 286/98 dello straniero a cui è stato rifiutato o non sia stato rinnovato il permesso di soggiorno 8motivo di impugnazione aggiunto all'udienza del 22.03.04).
Ciò premesso il primo motivo di opposizione risulta fondato e, pertanto, il ricorso merita accoglimento.
Fermo e incontestato che il ricorrente fosse interessato dalla procedura di emersione/regolarizzazione di cui alla L. 222/02, si ritiene che sussista un preciso onere dell'Amministrazione Procedente di dare comunicazione della conclusione (anche negativa) della procedura di regolarizzazione, sia al datore di lavoro sia al lavoratore straniero.
E' pur vero che tale comunicazione può avvenire nella forma di un unico provvedimento notificato ad entrambi e che l'espulsione può essere disposta contestualmente alla notificazione allo straniero del provvedimento di diniego di rilascio del tiotlo di soggiorno.
Tuttavia, la comunicazione della conclusione del procedimento amministrativo di emersione/regolarizzazione costituisce, in ogni caso, un elemento fondamentale dell'inter formativo del provvedimento di diniego stesso, in difetto del quale non può dirsi concluso il procedimento in questione.
Occorre, infatti avere riguardo alla normativa generale dettata per ogni procedimento amministrativo contenuta nella L. 241/90.
In particolare l'art. 2 co. 1 prevede il dovere della Pubblica Amministrazione di concludere il procedimento amministrativo con un provvedimento espresso e l'art. 3 co. 1 dispone che il provvedimento debba essere motivato; infine, l'art.3 co. 4 impone che il provvedimento contenga l'indicazione dell'autorità e dei termini per l'eventuale impugnazione.
Tali principi vanno coordinati con la specifica previsione in materia di cittadini extracomunitari della circolare del 27.07.02 del Ministero dell'Interno.
Specificatamente con riguardo alla procedura di emersione/regolarizzazione di cui alla L. 222/02, la suddetta circolare ha affermato che la società Poste Italiane "invierà alle parti altresì le comunicazioni relative ai rigetti e all'archiviazione delle istanze".
Dal complesso della normativa richiamata è evincibile, in buona sostanza, il principio secondo cui il procedimento previsto dalla L. 222/02 può dirsi effettivamente concluso solo con l'adozione di un provvedimento scritto, motivato e comunicato agli interessati.
Ebbene nel caso in esame l'espulsione risulta effettuata in data 13.01.04, sul presupposto dell'avvenuta archiviazione del procedimento amministrativo relativo alla regolarizzazione dello straniero.
Emerge, altresì, che il provvedimento di archiviazione del Prefetto di Rovigo è stato emesso in data 27.06.03 (doc. 7 fasc. ricorrente).
Non vi è, tuttavia, alcuna prova dell'intervenuta notifica del predetto provvedimento né al lavoratore né al datore di lavoro.
Agli atti è rinvenibile solo la comunicazione della Prefettura di Rovigo datata 05.03.04, con cui (quasi due mesi dopo l'espulsione) la predetta Amministrazione ha provveduto a trasmettere il provvedimento di archiviazione al difensore dello straniero, su istanza dello stesso (doc. 6 e 7 fasc. ricorrente).
Si ritiene che fosse onere delle Amministrazioni cointeressate produrre eventualmente nel presente procedimento la prova dell'avvenuta notificazione allo straniero del provvedimento di archiviazione, essendo nella loro disponibilità.
Dai documenti agli atti, invece, non emerge che la procedura di regolarizzazione di cui alla L. 222/02 fosse conclusa alla data di emissione del decreto impugnato, non essendovi prova dell'avvenuta comunicazione del provvedimento di archiviazione.
In conclusione, il decreto di espulsione in esame è stato emesso sulla base di un presupposto di fatto invero insussistente, ossia sul falso presupposto della conclusione della procedura di regolarizzazione.
Il decreto impugnato incorre dunque nel vizio di violazione di legge atteso che nei confronti del ricorrente, alla data dell'espulsione, vigeva ancora il divieto di espulsione di cui all'art. 2 L. 222/02 per gli stranieri interessati dalla procedura di regolarizzazione, fino alla sua conclusione.
Il ricorso viene dunque accolto con annullamento del provvedimento impugnato.
L'accoglimento del primo motivo di impugnazione assorbe ogni altro profilo di illegittimita addotto.
Sussistono giusti motivi per compensare integralmente le spese di lite
Accoglie il ricorso depositato in data 12.03.04 da FEHER Alexandru, nato a Petru Rares (Romania) il 21.11.72, avverso il decreto di espulsione, emesso dal Prefetto di Rimini nei suoi confronti in data 13.01.04 e notificatogli in pari data e per l'effetto annulla il decreto impugnato.
Rimini, 1 aprile 2004
Dott.ssa Silvia Monari