Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-32048-del-09-12-2019
Timestamp: 2020-08-11 22:15:57+00:00
Document Index: 169983682

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 19', 'art. 10', 'art. 360', 'art. 5', 'art. 10', 'art. 360', 'art. 156', 'art. 111', 'art. 3', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 14']

Sentenza Cassazione Civile n. 32048 del 09/12/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32048 del 09/12/2019
Cassazione civile sez. I, 09/12/2019, (ud. 12/09/2019, dep. 09/12/2019), n.32048
sul ricorso 10926/2018 proposto da:
K.N., domiciliato in Roma, P.zza Cavour, presso la Cancelleria
avverso il Decreto n. 622/2018 del TRIBUNALE di Milano, depositato il
1/03/2018;
Il Tribunale di Milano, con il decreto depositato il 1/3/2018 in epigrafe indicato, ha rigettato la domanda di riconoscimento della protezione internazionale presentata da K.N., nato in (OMISSIS). Questi ha proposto ricorso per cassazione con quattro mezzi; il Ministero dell’Interno ha depositato mero atto di costituzione.
Il cittadino straniero ha narrato di essere fuggito dalla Nigeria dopo che era stato scoperto dai suoi familiari ad intrattenere una relazione omossessuale con un amico di famiglia; ha riferito che a seguito di minacce ed aggressioni era scappato, mentre il compagno era stato dilapidato, ragion per cui si era allontanato dal suo Paese, temendo per la vita.
Il Tribunale ha ritenuto che le ragioni della fuga esposte nel racconto non erano credibili sia perchè generiche e lacunose, sia perchè connotate da incongruenza circa lo svolgimento e la tempistica dei fatti, sia per le circostanze poco plausibili narrate.
1.2. Il secondo motivo denuncia violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 3, 4,5,6,7 del D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8 e 27, degli artt. 2 e 3 della CEDU, nonchè omesso esame dei fatti ed assenza di motivazione, nonchè violazione dei parametri normativi in merito agli atti di persecuzione subiti.
La censura riguarda la ritenuta non credibilità del narrato con cui il richiedente ha esposto le ragioni della fuga dal suo Paese: il ricorrente si duole che sia stato omesso l’esame del fatto decisivo costituito dalla paura di essere perseguitato per il suo orientamento sessuale una volta rientrato in Nigeria.
1.4. Il quarto motivo denuncia violazione o falsa applicazione di legge in relazione al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 19, comma 2 e art. 10, comma 3, motivazione apparente in relazione alla domanda di protezione umanitaria e alla valutazione di assenza di specifica vulnerabilità, omesso esame di fatti decisivi circa la sussistenza dei requisiti di quest’ultima, violazione ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3, 4,7,14,16 e 17, del D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8,10 e 32, del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, dell’art. 10 Cost., omesso esame circa un fatto decisivo ex art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, in relazione presupposti della protezione umanitaria, mancanza o quantomeno l’apparenza della motivazione e nullità della decisione per violazione di varie disposizioni, artt. 112,132 c.p.c. e art. 156 c.p.c., comma 2 e art. 111 Cost., comma 6.
2.3.3. Per altro verso, ribadito il principio secondo il quale “La valutazione in ordine alla credibilità del racconto del cittadino straniero ostituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, il quale deve valutare se le dichiarazioni del ricorrente siano coerenti e plausibili, il D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma. 5, lett. c). Tale apprezzamento di fatto è censurabile in cassazione solo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, come mancanza assoluta della motivazione, come motivazione apparente, come motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile, dovendosi escludere la rilevanza della mera insufficienza di motivazione e l’ammissibilità della prospettazione di una diversa lettura ed interpretazione delle dichiarazioni rilasciate dal richiedente, trattandosi di censura attinente al merito.” (Cass. n. 3340 del 05/02/2019), va considerato che i motivi si collocano ben al di fuori del ristretto ambito in cui l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, ammette il sindacato motivazionale sul provvedimento impugnato per cassazione, giacchè la censura pone in realtà in discussione la valutazione di non credibilità operata dal giudice di merito, il quale ha ritenuto non plausibile sia la narrazione relativa all’inizio della relazione omossessuale, avvenuta in un bar dove avrebbe discusso di questioni sull’orientamento sessuale anche con uno sconosciuto, sia quella relativa alle modalità di consumazione dei rapporti, presso la casa di abitazione, sia per lo svolgimento cronologico dei fatti, evidenziandone incongruenze e contraddizioni sulle quali il ricorrente nemmeno si sofferma nei motivi.
2.3.5. Va infine aggiunto, che il Tribunale non si è limitato ad illustrare le ragioni per cui ha ritenuto non credibile il racconto del richiedente ma, in relazione alla domanda di protezione sussidiaria del D.Lgs. n. 25 del 2007, ex art. 14, lett. c), ha anche dettagliatamente esaminato le fonti internazionali (Rapporto annuale EASO 2017), giungendo ad escludere la sussistenza di rischi connessi a violenza indiscriminata tale da esporre i residenti al rischio effettivo di subire una minaccia grave alla vita o alla persona, con una adeguata motivazione.
3.1. Il quarto motivo è inammissibile.
In disparte dal fatto che la denuncia sia relativa a molteplici norme, sostanziali e processuali, senza che in nessun caso abbia a che fare nè con la violazione di legge in senso proprio, nè con la falsa applicazione, nè tantomeno che sia dedotto un qualche specifico vizio processuale, ciò che è censurato, viceversa, è l’affermazione del Tribunale secondo cui il ricorrente non aveva allegato fatti tali da configurare una sua situazione di speciale vulnerabilità, bensì soltanto i medesimi fatti posti in generale a sostegno i della domanda di protezione internazionale.
3.2. Premesso che la valutazione in concreto spetta al giudice di merito, va osservato che nessun elemento di vulnerabilità individuale di cui sarebbe stato omesso l’esame è stato dedotto con puntualità e ciò in disparte dal fatto che tale circostanza, anche ove provata, sarebbe stata insufficiente ad ottenere il riconoscimento della protezione richiesta non risultando nemmeno l’integrazione nel territorio italiano (Cass. n. 4455 del 23/02/2018).
4. In conclusione il ricorso va rigettato.
Non si provvede sulle spese in assenza di attività difensiva dell’intimato Ministero, che ha depositato mero atto di costituzione.