Source: http://leganorder.org/dettaglio-atto/emissioni-stabilimento-laminam-borgotaro/
Timestamp: 2018-03-17 18:02:01+00:00
Document Index: 55019764

Matched Legal Cases: ['art.216', 'art. 216', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 127', 'art. 3']

Lega Nord Emilia e Romagna | Gruppo Assembleare Emissioni stabilimento Laminam di Borgotaro - Lega Nord Emilia e Romagna | Gruppo Assembleare
Emissioni stabilimento Laminam di Borgotaro.
Il sottoscritto Consigliere regionali del gruppo Lega Nord Emilia e Romagna
Premesso che Laminam Spa ha ripreso in data 28.09.2017 la propria attività di produzione di ceramiche nello stabilimento di Borgo Val di Taro (PR) dopo la sospensione dovuta a irritanti emissioni odorigene promananti dallo stesso impianto industriale, ma persistono problemi sanitari, seppure di minore entità rispetto a quelli avvertiti in passato, e non sono stati fugati in modo chiaro e definitivo i timori di esalazioni inquinanti particolarmente nocive per la salute umana.
L’articolo 3 punto 2) della Direttiva 2010/75/UE: “inquinamento», l’introduzione diretta o indiretta, a seguito di attività umana, di sostanze, vibrazioni, calore o rumore nell’aria, nell’acqua o nel terreno, che potrebbero nuocere alla salute umana o alla qualità dell’ambiente, causare il deterioramento di beni materiali, oppure danni o perturbazioni a valori ricreativi dell’ambiente o ad altri suoi legittimi usi”.
L’articolo 29 quater, commi 6 e 7 del D.lgs. 152/2006: “6. Nell’ambito della Conferenza dei servizi di cui al comma 5, vengono acquisite le prescrizioni del sindaco di cui agli articoli 216 e 217 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, … 7. In presenza di circostanze intervenute successivamente al rilascio dell’autorizzazione di cui al presente titolo, il sindaco, qualora lo ritenga necessario nell’interesse della salute pubblica, può, con proprio motivato provvedimento, corredato dalla relativa documentazione istruttoria e da puntuali proposte di modifica dell’autorizzazione, chiedere all’autorità competente di riesaminare l’autorizzazione rilasciata ai sensi dell’articolo 29-octies.
L’articolo 29 decies, comma 10 del D.lgs. 152/2006: “10. In caso di inosservanza delle prescrizioni autorizzatorie, l’autorità competente, ove si manifestino situazioni di pericolo o di danno per la salute, ne dà comunicazione al sindaco ai fini dell’assunzione delle eventuali misure ai sensi dell’articolo 217 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265.”
L’articolo 216 del Testo Unico della Leggi Sanitarie (Regio Decreto 1265/1934) commi 1,2,3 e 5: “(1) Le manifatture o fabbriche che producono vapori, gas o altre esalazioni insalubri o che possono riuscire in altro modo pericolose alla salute degli abitanti sono indicate in un elenco diviso in due classi. (2) La prima classe comprende quelle che debbono essere isolate nelle campagne e tenute lontane dalle abitazioni; la seconda quelle che esigono speciali cautele per la incolumità del vicinato. (3) Questo elenco, compilato dal consiglio superiore di sanità, è approvato dal Ministro per l’interno, sentito il Ministro per le corporazioni, e serve di norma per l’esecuzione delle presenti disposizioni. (5) Una industria o manifattura la quale sia inscritta nella prima classe (industrie insalubri di prima classe), può essere permessa nell’abitato, quante volte l’industriale che l’esercita provi che, per l’introduzione di nuovi metodi o speciali cautele, il suo esercizio non reca nocumento alla salute del vicinato”.
L’articolo 217 del Testo Unico della Leggi Sanitarie (Regio Decreto 1265/1934) “Quando vapori, gas o altre esalazioni, scoli di acque, rifiuti solidi o liquidi provenienti da manifatture o fabbriche, possono riuscire di pericolo o di danno per la salute pubblica, il podestà (ora il sindaco) prescrive le norme da applicare per prevenire o impedire il danno o il pericolo e si assicura della loro esecuzione ed efficienza”.
Il Decreto Ministro della Sanità 5 settembre 1994 (Elenco delle industrie insalubri di cui all’art.216 del Testo unico delle leggi sanitarie).
La Circolare del Ministero della Sanità 19 marzo 1982 n. 19 prot. 403/8.2/459 per cui: ” …la classificazione delle lavorazioni insalubri non può e non deve rimanere fine a se stessa esaurendosi in un mero automatismo burocratico” ma occorre: “… un esame specifico e puntuale (il quale) non può essere realisticamente effettuato – in dettaglio – che dall’autorità locale” e “E’ evidente che qualora da tale esame risulti che le cause d’insalubrità potenziale, che hanno determinato l’inclusione dell’attività nella Prima classe dell’elenco, sono state eliminate o quantomeno ridotte in termini accettabili si applica il caso previsto dal 5° comma dell’art. 216 T.U.LL.SS.”.
Il DPCM 27 dicembre 1988 Allegato (2) Caratterizzazione ed analisi delle componenti e dei fattori ambientali, lettera F Salute Pubblica: “Obiettivo della caratterizzazione dello stato di qualità dell’ambiente, in relazione al benessere ed alla salute umana, è quello di verificare la compatibilità delle conseguenze dirette ed indirette delle opere e del loro esercizio con gli standard ed i criteri per la prevenzione dei rischi riguardanti la salute umana a breve, medio e lungo periodo. Le analisi sono effettuate attraverso: a) la caratterizzazione dal punto di vista della salute umana, dell’ambiente e della comunità potenzialmente coinvolti, nella situazione in cui si presentano prima dell’attuazione del progetto; b) l’identificazione e la classificazione delle cause significative di rischio per la salute umana da microrganismi patogeni, da sostanze chimiche e componenti di natura biologica, qualità di energia, rumore, vibrazioni, radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, connesse con l’opera; c) la identificazione dei rischi eco-tossicologici (acuti e cronici, a carattere reversibile ed irreversibile) con riferimento alle normative nazionali, comunitarie ed internazionali e la definizione dei relativi fattori di emissione; d) la descrizione del destino degli inquinanti considerati, individuati attraverso lo studio del sistema ambientale in esame, dei processi di dispersione, diffusione, trasformazione e degradazione e delle catene alimentari; e) l’identificazione delle possibili condizioni di esposizione delle comunità e delle relative aree coinvolte; f) l’integrazione dei dati ottenuti nell’ambito delle altre analisi settoriali e la verifica della compatibilità con la normativa vigente dei livelli di esposizione previsti; g) la considerazione degli eventuali gruppi di individui particolarmente sensibili e dell’eventuale esposizione combinata a più fattori di rischio. Per quanto riguarda le infrastrutture di trasporto, l’indagine dovrà riguardare la definizione dei livelli di qualità e di sicurezza delle condizioni di esercizio, anche con riferimento a quanto sopra specificato”.
La DGR n. 1447 del 12.09.2016 – Provvedimento di verifica (screening) relativa a modifiche impiantistiche con l’impiego di tecnologie di ultima generazione per la produzione di lastre ceramiche, aumento della capacità produttiva e inserimento dell’attività di recupero rifiuti speciali non pericolosi nell’impianto esistente Laminam spa sito in via Brindani in comune di Borgo Val di Taro PR (titolo II della LR 9/99 e smi).
La determinazione dirigenziale ARPAE Parma 3468 del 23/09/2016 con la quale è stata rilasciata l’Autorizzazione Integrata Ambientale alla società Laminam per l’installazione di IPPC sita in via Brindani, Loc. Pieve Comune di Borgo Val di Taro (PR), e lo svolgimento dell’attività IPPC classificata come categoria“3.5 – Fabbricazione di prodotti ceramici mediante cottura, in particolare tegole, mattoni, mattonirefrattari, piastrelle, gres o porcellane con una capacità di produzione di oltre 75 tonnellate al giorno e/o con una capacità di forno superiore a 4 m3 e con una densità di colata per forno superiore a 300kg/m3” dell’All. VIII, parte II del D. Lgs.152/06 e s.m.i.; nonché per l’attività di messa in riserva funzionale al recupero e l’attività di recupero all’interno del ciclo produttivo di rifiuti speciali non pericolosi di origine ceramica prodotti da terzi con una potenzialità massima di recupero pari a 140t/giorno.
La Determinazione dirigenziale di ARPAE Parma 4329 del 04.08.2017 con la quale l’Autorizzazione Integrata Ambientale è stata aggiornata a seguito di modifica non sostanziale.
Osservato che lo stabilimento Laminam, data la sua stretta vicinanza a residenze civili, a un istituto scolastico e a impianti sportivi, va considerato collocato in centro abitato e va qualificato come industria insalubre di prima classe rientrando la sua attività nella realizzazione di prodotti e materiali indicati nella lettera b), della parte I (Industrie di prima classe), del DM 5 settembre 1994 ai punti 34 (ceramiche, gres terre cotte, maioliche e porcellane – produzione), 100 ((rifiuti solidi e liquami – depositi ed impianti di depurazione, trattamento e probabilmente anche 80 (Materie plastiche – produzione di monomeri, di intermedi; produzione di resine per polimerizzazione, poliaddizione, policondensazione; trasformazione (con esclusione delle lavorazioni meccaniche a freddo) vista la produzione in stabilimento di elevate quantità di poliuretano mediante poliaddizione a stadi da isocianati e polioli (fase di incollaggio).
Non risulta che la proprietà abbia dimostrato che la sua attività non sia nociva per la salute umana e in particolare per quella delle persone che frequentano le aree più vicine allo stabilimento come prescrive l’articolo 126 comma 5 del TU LL.SS..
Il Comune di Borgo Val di Taro non si è dotato di un regolamento sulle industrie insalubri che indichi particolari prescrizioni a tutela della salute umana rispetto alle emissioni di tali industrie.
Non risulta che il Sindaco di Borgo Val di Taro abbia mai espresso il parere sanitario obbligatorio ex art. 26 quater comma 6 del D.lgs. 152/2006 nelle Conferenze dei Servizi tenutesi all’interno delle procedure istruttorie che hanno portato all’autorizzazione dell’attività di produzione di ceramiche nello stabilimento ora gestito da Laminam.
Non risulta che il Sindaco di Borgo Val di Taro, dopo i problemi sanitari avvertiti da numerosi cittadini frequentanti le aree adiacenti lo stabilimento Laminam, abbia chiesto, ex art. 26 quater comma 7 del D.lgs. 152/2006, di riesaminare l’autorizzazione all’attività di produzione.
Non risulta nemmeno che il Sindaco di Borgo Val di Taro, sempre a seguito dei problemi sanitari avvertiti da numerosi cittadini frequentanti le aree adiacenti lo stabilimento Laminam, abbia prescritto le norme da applicare per prevenire o impedire il danno o il pericolo ex art. 127 del TU LL.SS..
Il parametro salute per cui le immissioni non devono nuocere alla salute umana e si deve verificare la compatibilità delle conseguenze dirette ed indirette delle opere e del loro esercizio con gli standard ed i criteri per la prevenzione dei rischi riguardanti la salute umana a breve, medio e lungo periodo così come definito dai sopra ricordati art. 3 punto 2) della Direttiva 2010/75/UE e Allegato II, lettera F del DPCM 27 dicembre 1988, non è preso in considerazione in nessuno degli atti relativi all’autorizzazione all’avvio dell’attività o alla sua ripresa/prosecuzione: DGR n. 1447 del 12.09.2016, DET-AMB-2016-3468 di ARPAE Parma e DET-AMB-2017-4387 di ARPAE Parma.
La stessa DET-AMB-2017-4387 di ARPAE Parma modifica l’Autorizzazione Integrata Ambientale limitandosi ad aggiungere l’impianto a carboni attivi a valle del filtro a maniche dell’emissione E13 al fine di ridurre le emissioni odorigene ma non detta prescrizioni per ridurre i rischi sulla salute umana che le sostanze inquinanti emesse con la produzione possono provocare anche indipendentemente da che siano avvertite attraverso forti e irritanti manifestazioni olfattive.
Appreso che l’ultima pubblicazione delle analisi di ARPAE Parma è del 07.11.2017, riguarda dati rilevati per l’ultima volta il 25.10.2017 peraltro ancora incompleti attestanti il che il S.O.V. è entro i parametri prescritti.
Valutato che tali ultime analisi non consentono di ritenere risolto il problema della pericolosità delle emissioni inquinanti; il rispetto di tali parametri, infatti, era già stato riscontrato costantemente anche in passato, prima ancora dell’installazione del filtro a carboni attivi; l’attendibilità dei dati si potrà avere solo quando essi saranno commisurati sul tipo, la quantità e l’intensità della produzione in atto al momento esatto del rilievo; la differenza nelle condizioni operative (e probabilmente anche manutentive) si riconosce peraltro nella stessa pubblicazione di ARPAE laddove per l’emissione E03 (atomizzatore), impianto che non ha subito alcuna modifica, il 14 giugno 2017, data in cui invece non sono stati fatti rilievi per l’emissione E13, si registra un superamento di oltre 6 volte il limite autorizzato e di ben 60 volte rispetto ai valori di materiale particellare indicati nelle dichiarazioni rilasciate dalla ditta per avere l’autorizzazione all’avvio (Lettera “Oggetto: trasmissione integrazioni Intervento: procedura di verifica (screening) del 19 Luglio 2016 che a pagina 9 indica per il parametro Polveri (a fronte di una richiesta di autorizzazione per 10 mg/Nm3) un valore previsto di 1 mg/Nm3 per la Emissione in questione “tenuto conto di valori di concentrazione degli inquinanti stimati in base a campagne di monitoraggio eseguite su aziende che operano nello stesso settore”; allo stesso punto, tra l’altro, si dichiaravano per i SOV e le aldeidi alla Emissione E13 forno di cottura, con le stesse premesse, rispettivamente valori di 2 e di 1.2 mg/Nm3, che sono lontanissimi da quelli poi riscontrati nella realtà, come attestato dalle stesse analisi ARPAE o negli autocontrolli allegati allo Studio Diffusionale REV01 del 14/06/2017).
Evidenziato che tale variabilità è riscontrabile anche nella DET-AMB-2017-4387 di ARPAE Parma in quanto essa prescrive il monitoraggio in continuo di alcuni parametri per il Forno E13a e l’atomizzatore E03 indicati nella tabella D.4.2.9 a pagina 35; inoltre, nel trimestre successivo alla messa a regime dell’impianto, la Ditta dovrà eseguire controlli analitici (minimo Unità olfattometriche, sostanze organiche volatili, aldeidi ed acidi) ogni qualvolta sia eseguita una nuova e diversa tipologia di produzione.
Se risponde al vero che in tutta la fase istruttoria e i conseguenti atti autorizzativi per l’avvio e la prosecuzione/ripresa dell’attività di produzione di Laminam a Borgo Val di Taro il parametro salute non è mai stato adeguatamente considerato e per quali motivi o, in caso contrario, quali sono nel dettaglio le azioni e le prescrizioni per cui ritiene sia stato considerato e rispettato.
Se ritiene che per considerare eliminato il rischio per la salute umana delle emissioni prodotte da Laminam a Borgo Val di Taro occorra intensificare le analisi sulle stesse ed avere dati certi e certificati dei risultati riguardo alla massima produzione consentita nello stabilimento per tipo, qualità e intensità.
Se ritiene, vista la complessità delle problematiche, compresa la variabilità delle emissioni a seconda della produzione in atto, e tenuto conto dei problemi sanitari già riscontrati oltre al grande allarme presente tra la popolazione di tutta la Valtaro, di rendere accessibili al pubblico o comunque a tutti coloro che li richiedano i dati certificati del prescritto monitoraggio in continuo delle emissioni E03 e E13A, nonché i controlli analitici eseguiti oltre che con il variare della tipologia di produzione, anche con l’intensità della stessa.