Source: http://www.personaedanno.it/lavoro/sicurezza-del-lavoro-prevenzione
Timestamp: 2013-06-20 10:38:23+00:00
Document Index: 90666628

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2087', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 40', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 303']

sicurezza sul lavoro, prevenzione - Persona e Danno
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12/03/13	“LO STRESS LAVORO CORRELATO - GLI EVENTI SENTINELLA” – Paola SIBANI.	Il D. Lgs. 81/08 s.m.i. ha introdotto l’obbligo di valutare lo stress lavoro correlato all’ interno di tutte le organizzazioni pubbliche e private, indipendentemente dalla dimensione e dal settore di appartenenza.
La procedura da seguire è stata specificata nella Lettera Circolare del 18 novembre 2010 del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali – Direzione generale della tutela delle condizioni di lavoro, che riporta in oggetto “Indicazioni della Commissione consultiva per la valutazione dello stress lavoro correlato (articoli 6, comma 8, lettera m-quater e articolo 28, comma 1-bis, D. Lgs. 81/08 s.m.i.)	... La condizione degli operai dell’Ilva di Taranto è stata presentata come un caso classico di scelta tragica: lavorare e ammalarsi, forse morire; o rifiutare di ammalarsi, chiedere il risanamento e restare senza lavoro e senza soldi, o con quelli dell’assistenza pubblica. Le cose non stanno affatto così. Non stavano così quando l’impianto è stato costruito e avviato; non stanno così neppure ora. Non perché sia facile ricondurre l’inquinamento a livelli tollerabili e avviare la bonifica della città ma perché è possibile, e quindi necessario. Costoso ma possibile. Non si tratta di una opi	... L’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori sono beni costituzionalmente protetti. In caso di loro lesione, pertanto, l’autore dell’illecito è obbligato a risarcire tutti i danni, ivi compreso il danno non patrimoniale, che da tale lesione siano discesi.
Il caso deciso dalla sezione lavoro della Suprema Corte riguarda un’azione per risarcimento del danno non patrimoniale intentata dalla moglie di uno sfortunato lavoratore infortunatosi in azienda e rimasto in stato vegetativo, azione intrapresa in qualità di amministratrice di sostegno dello stesso e quale titolare della potestà parentale sul fi	... La vicenda in oggetto si svolge negli gli anni settanta.
Un lavoratore, con la qualifica di operaio, addetto ad eseguire lavori di pulizia e verniciatura di tubazioni arrugginite per conto di un’impresa, a seguito della lunga esposizione alle polveri di amianto, contraeva una grave patologia neoplastica alle vie respiratorie che degenerava, dopo un lungo e doloroso percorso, in morte. Gli eredi pertanto, una volta qualificato il morbo dall'INAIL come malattia professionale, decidevano di citare l’impresa datrice di lavoro, innanzi al giudice del lavoro.
Il concetto di sicurezza sul lavoro è un concetto, tendenzialmente, relativistico, in quanto, come si andrà di seguito ad illustrare, è profondamente influenzato dallo sviluppo della coscienza sociale e dalla percezione che la medesima coscienza assume di fronte alle problematiche del mondo lavoro.
"La sentenza resa dalla sezione lavoro del Tribunale capitolino è rigorosa, ineccepibile e tombale con riferimento a tale materia (il fumo passivo, il quale ha un inquadramento giuridico ben difforme dal fumo attivo. Sia consentito all'uopo rimandare all'ultima appendice del Digesto, Utet, voce "Fumo", a firma del sottoscritto e a Mazzola, "I nuovi danni", Cedam, 2007). Riconosce il giudice la responsabilità civile della Banca, nella quale per oltre un ventennio il dipendente è stato costretto a subire il fumo passivo provocato dai suoi numerosi colleghi di lavoro, realizzando per lo stesso "una sorte di "camera a gas"" con la palese violazione dell'art. 2087 c.c. quale "disposizione di "chiusura" del sistema antinfortunistico". Nella specie il giudice ha liquidato il danno patrimoniale per le spese affrontate dal lavoratore, ed il danno non patrimoniale c.d. morale per il pregiudizio patito, limitatamente al periodo non prescritto (7 anni) per il quale ha riconosciuto equitativamente € 1.000/annui." (segue) La sentenza che si segnala tratta ex professo forma e materia dei processi penali da amianto, facendo un po’ di chiarezza su le ss. questioni:
- Legittimazione degli enti di fatto alla costituzione di parte civile;
- Omissione e causazione;
- Colpa e responsabilità penale;
Delega di funzioni e posizione di garanzia.
«Politica sociale – Direttiva 92/85/CEE − Protezione della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento − Assegnazione obbligatoria a causa dell’esistenza di un rischio per la sua sicurezza e per la sua salute o per quella del bambino − Retribuzione inferiore alla retribuzione media percepita prima di tale assegnazione»
La questione affrontata dalla Suprema Corte, in ordine al problema della responsabilità dell’amministratore di condominio, riguarda una tematica di particolare interesse ed attualità, tanto da fornire spunti di riflessione ed approfondimento, alla luce del nuovo Testo Unico sicurezza del lavoro recepito dal d.lgs. 81/2008, del dibattito in tema di responsabilità condominiali. Occorre premettere che il d.lgs. 81/2008, il cui compito è quello di riordinare e coordinare l’articolato panorama normativo oggi presente in materia di sicurezza e salute sul lavoro, modifica il d.lgs. 626/94 ed interviene in attuazione della l. comunitaria del 6.2.2007, n. 13 , recependo così la direttiva n. 2004/40/CE del 29.4.2004 e la direttiva n. 2006/25/CE del 05.04.2006 . Finalità essenziale del citato d.lgs. è quella di ridurre gli infortuni sul lavoro e di migliorare le condizioni di sicurezza attraverso una migliore prevenzione degli infortuni e la predisposizione di principi all’uopo destinati a modernizzare la legislazione vigente nella materia .
A seguito di un infortunio sul lavoro, causato dal crollo di un muro, il lavoratore muore, all’età di venti anni. È una morte per asfissia, intervenuta dopo poco tempo (non più di tre ore) dal crollo. La Corte d'Appello Venezia, sez. lav. con pronuncia del 3.11.2009, pres. rel. Santoro, riconosce agli eredi il danno morale a titolo ereditario, danno quantificato in misura pari ad € 100.000. Caso duro, estremo, quindi, quello trattato dalla sentenza che si annota. Ci si muove su un terreno che conduce ai confini (oltre che della vita anche) della logica; e nel quale quindi appare del tutto stonato un piglio da baldanzoso cavillatore proponendo il tema incertezze ed insidie ad ogni passo. La pronuncia mostra polso fermo e delicato, giungendo ad un esito condivisibile. Nella motivazione si adegua alle coordinate generali del giudice di legittimità; ma forse queste coordinate generali non sono del tutto condivisibili. Con la sentenza in commento, già pubblicata su questa Rivista, il Tar Lazio ha riconosciuto, in favore di un agente di polizia penitenziaria, il danno non patrimoniale causato da fumo passivo in ambiente di lavoro. Il giudice amministrativo ha ravvisato la lesione del diritto all’ambiente di lavoro salubre, per non avere il Ministero di Giustizia approntato misure di sicurezza idonee ad evitare il fumo passivo. È stato liquidato il danno non patrimoniale in misura pari a 4.000 euro. Questa sentenza costituisce l’ennesima conferma degli inconvenienti cui conduce la logica di San Martino. Inconvenienti che si possono così riassumere: il giudice di merito viene indotto, da un lato, a cercare ciò che non è necessario – un diritto inviolabile entro la responsabilità contrattuale; e, dall’altro, a non cercare ciò che è necessario – la natura delle conseguenze dannose. Il decreto correttivo n. 106 del 2009 del Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro ha sostituito l’intero apparato sanzionatorio del vigente ordinamento prevenzionistico. L’Autore dà conto delle ragioni politiche che sono rimaste sottese all’affrettato mutamento delle disposizioni sanzionatorie, segnalando un ritorno alla originaria logica del superato decreto legislativo n. 626 del 1994 circa l’alternatività tra arresto e ammenda. Egli, in particolare, pone in evidenza i nuovi compiti istituzionali assegnati all’INAIL, affermando, una volta raggiunto il previsto accordo quadro tra Governo, regioni e province autonome, l’obbligatorietà dell’erogazione delle prestazioni di assistenza sanitaria riabilitativa non ospedaliera. Tratta, inoltre, la materia concernente le sanzioni di carattere generale di cui al Titolo I del Testo Unico e richiama anche ogni singola disposizione speciale contenente le sanzioni sostituite dal citato decreto correttivo. Si sofferma, infine, sulla disciplina legislativa dettata in tema di potere di disposizione degli organi di vigilanza nonché di omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro. Qualora il macchinario non sia dotato dei dispositivi di sicurezza necessari ed il lavoratore tenga un comportamento, tollerato dal datore di lavoro, che aumenta il rischio di danno alla propria persona, l’occorso è addebitabile a colpa del datore di lavoro, e dunque l’INAIL è titolata al rimborso delle prestazioni previdenziali nel caso erogate.
Il giudice del merito, in caso di appalto affidato a soggetto non avente la necessaria competenza e/o organizzazione tecnica, non può assolvere il committente per le lesioni, nel caso letali, subite dall’appaltatore, motivando semplicemente che a) non è risultato alcun rapporto di subordinazione tra i due, b) nessuna ingerenza nell’espletamento dei lavori ha avuto luogo, c) e che il secondo comunque non fosse direttore dei lavori, dovendo egli accertare se, essendo stato commissionato un lavoro pericoloso (lavori di rifacimento tetto ad altezza di 15 metri), il committente avesse l’obbligo, attese le circostanze, di verificare il rispetto delle condizioni di sicurezza necessarie ed obbligatorie (segnatamente l’apprestamento del ponteggio - ed eventualmente di altri dispositivi di sicurezza), così, in difetto, assumendo la posizione di garanzia di cui all’art. 40 cpv. c.p.
Il d.lgs. 3 agosto 2009, n. 106 modifica in gran parte il d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (Rocchina Staiano).
I commi 2 e 2bis dell’art. 4 della L. 2 agosto 2008, n. 129 prevedono che gli adempimenti previsti da alcune norme del D. Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, recante "attuazione dell'art. 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro", si applichino a decorrere dal 1° gennaio 2009 (Rocchina Staiano).
Il d.lgs. 106/2009 ha modificato il d.lgs. 81/2008 in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Dal 20 agosto 2009 entrano in vigore le modifiche apportate al Testo unico della sicurezza sul lavoro - D.Lgs. 81/2008 - grazie al nuovo decreto correttivo pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 180.
Con la decisione in esame la Suprema Corte si pronuncia, per la prima volta dall’entrata in vigore del nuovo D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, sulla nuova attenuante introdotta dall’art. 303
La vicenda in questione trae origine da un contrasto sorto negli anni ottanta fra le Ferrovie dello Stato e alcuni suoi dipendenti che decidevano di astenersi dal lavoro a causa degli ambienti in cui erano costretti a lavorare non opportunamente bonificati dall’amianto.
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