Source: http://www.anffasvarese.it/?p=1612
Timestamp: 2020-07-05 07:53:58+00:00
Document Index: 134051007

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 42', 'art. 14', 'sentenza ', 'sentenza ']

ANFFAS Varese - » Compartecipazione alla spesa: il TAR dichiara illegittimo anche il regolamento del Comune di Vigevano
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Ancora più importante, sottolinea l’avvocato Francesco Trebeschi che ha patrocinato in giudizio il ricorso di LEDHA, è il richiamo nel dispositivo della sentenza, della possibilità dei Comuni di “prevedere, accanto all’ISEE, criteri ulteriori di selezione volti ad identificare specifiche platee di beneficiari, tenuto conto delle disposizioni regionali in materia e delle attribuzioni regionali specificamente dettate in tema di servizi sociali e socio-sanitari” (così l’art. 2 co. 1 del d.P.C.M. n. 159/2013). Ma questi “criteri ulteriori” non possono essere di “natura economica” bensì solo “sociale” perché, diversamente, significa che ogni Comune potrebbe individuare criteri di accesso e compartecipazione che vìolano il decreto I.S.E.E., mentre questo indicatore, nello stesso articolo, è individuato quale “livello essenziale” per l’accesso e la determinazione della compartecipazione.
Anche il Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi esprime la sua completa adesione al dettato della sentenza, che esclude in modo inequivocabile la sussistenza di una “potestà di deroga” normativa in capo ai Comuni. “In nessuna parte del decreto ISEE, infatti, è previsto un meccanismo simile a quello che molti Comuni pretendono di adottare: vale a dire ‘consumare’ tutte le proprie sostanze fino al valore di 5mila euro, soglia al di sotto della quale si giustifica e si prevede la possibilità dell’intervento comunale a sostegno del pagamento della retta -commenta l’avvocato Laura Abet del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi -. L’invito a leggere attentamente i regolamenti comunali è quindi d’obbligo”.
Gli avvocati concludono concordando nell’evidenziare come questa sentenza possa essere una buona guida per la redazione dei regolamenti. Infatti altri sono i punti di questa sentenza che meriterebbero un commento, che qui ricordiamo solo rapidamente, oltre all’illegittimità della previsione di soglie di patrimonio mobiliare o immobiliare e l’illegittimità di previsioni che impongano la valorizzazione degli immobili. La previsione del Regolamento di rivalersi sull’eredità non è conforme, ricorda il TAR, né agli articoli 565 e segg del cc, né prima ancora all’art 42 Costituzione che riserva alla legge (non ai regolameneti comunali) il compito di stabilire regole e limiti in materia di successione, quindi illegittima. Importante infine la necessità di attivazione della presa in carico nelle forme dell’art. 14 L. 328/2000 e quindi con il coinvolgimento dell’Amministrazione sanitaria, oltre al riferimento al principio della libertà di scelta in capo all’utente e l’illegittimità della previsione che esclude dal contributo chi non abbia fatto domanda prima del ricovero.
“Siamo molto soddisfatti di questa sentenza, che rappresenta un ulteriore riconoscimento di un principio importante che LEDHA, attraverso l’attività svolta in questi anni dai legali del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi, ribadisce da anni – commenta Alessandro Manfredi, presidente di LEDHA -. I regolamenti comunali, che pur formalmente recepiscono la normativa nazionale, ma non ne danno corretta applicazione, sono illegittimi”.
Anche le associazioni del territorio di Vigevano esprimono la loro piena soddisfazione per la sentenza emessa dal TAR Milano, in quanto i criteri come quelli messi in atto dal Comune di Vigevano sono semplicemente inaccettabili: “Si è consapevoli delle difficoltà economiche dei comuni -commentano le associazioni-. Ma l’ente locale, prima di chiedere i soldi ai propri cittadini dovrebbe prima verificare se Regione Lombardia ha finanziato in maniera adeguata questi servizi”. Le associazioni auspicano inoltre che questa sentenza possa essere l’occasione per aprire il tavolo di concertazione con il Comune per una condivisione dei principi normativi a tutela dei diritti delle persone con disabilità, ripresi correttamente nei regolamenti comunali e senza costringere i cittadini e le associazioni a far valere i loro diritti davanti alle aule giudiziarie.
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