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Timestamp: 2020-01-19 19:33:10+00:00
Document Index: 50675831

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 13', 'art. 5', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 5']

Termine per chiedere il permesso di soggiorno. - 101Professionisti.it
Termine per chiedere il permesso di soggiorno.
Il decorso del termine (otto giorni) per la richiesta del permesso di soggiorno da parte dello straniero, ai sensi degli artt. 5 e 13 del T.U. D.Lgs. n. 286 del 1998, va calcolato in via continuativa, senza aggiunte e sommatorie con altri periodi trascorsi sul territorio nazionale. Gli otto giorni, inoltre, sono “lavorativi” e non meramente “solari”.
È il principio di diritto che emerge dalla sentenza n. 11323 del 27 maggio 2005, pronunciata dalla Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione.
Bisogna ricordare che l’ingresso nel territorio italiano è un episodio specifico e puntuale, cioè individuabile in un momento esatto nel tempo, e da esso occorre calcolare ogni volta il periodo di otto giorni entro i quali è possibile richiedere il permesso di soggiorno. Pertanto, se si entra in Italia ma se ne esce prima che tale periodo sia trascorso, il termine è interrotto e decorre nuovamente dal successivo ingresso, senza che si possano cumulare i precedenti periodi di soggiorno sul territorio.
2. Avverso il decreto espulsivo, il signor Fxx ha proposto ricorso al Giudice di Pace di Gorizia, ai sensi del D.L. n. 241 del 2004, modificativo dell’art. 8 D.Lgs. n. 286 del 1998, osservando che al momento del controllo, effettuato il 19 settembre 2004. non era ancora scaduto il termine per richiedere il rilascio del permesso di soggiorno, per non essere trascorsi gli otto giorni lavorativi richiesti dall’art. 5 del D.Lgs. n. 286 del 1998.
Motivi della decisione. - 1.1. Con il primo motivo di ricorso (con il quale si duole della violazione e/o falsa applicazione dell’art. 5, secondo comma, D.Lgs. n. 286 del 1998 e successive modifiche) il ricorrente deduce che il Giudice di Pace avrebbe male applicato la disposizione di cui all’art. 5 D.Lgs. n. 286 del 1998, escludendo che la stessa fosse riferibile solo agli stranieri che, entrati regolarmente, fossero presenti continuativamente da almeno otto giorni lavorativi in Italia e includendo, nel novero dei suoi destinatari, anche quegli stranieri presenti sul territorio nazionale per periodi di soggiorno (dovuti a ragioni turistiche o di lavoro) più brevi, inferiori cioè agli otto giorni.
1.3. Con il terzo motivo di ricorso (con il quale si duole della omessa motivazione riguardo la convalida del provvedimento del Questore di Gorizia) il ricorrente deduce che il Giudice di Pace non avrebbe motivato sulle ragioni della convalida dell’intimazione del Questore, stabilendo il perché non sarebbe stato possibile provvedere all’immediato accompagnamento dello straniero alla frontiera o al suo trattenimento presso un Centro di permanenza.
2.1. In particolare, si rivela fondato il primo motivo, avente ad oggetto i vizi del provvedimento espulsivo e del provvedimento del Giudice di pace che ha respinto il ricorso introduttivo, avverso di esso proposto, ai sensi dell’art. 13, comma 8, T.U. del 1998 (e impropriamente denominato come «convalida dell’espulsione»), restando assorbiti gli altri due mezzi che attengono, diversamente dal primo, alla convalida dell’intimazione del Questore di abbandonare il territorio nazionale, provvedimento solo consequenziale rispetto all’espulsione adottata dal Prefetto, e che quindi ne segue le sorti.
2.1.1. Il cittadino giapponese, signor Goto Fxx, è entrato in Italia nell’osservanza delle disposizioni di cui al regolamento CE n. 539/2001 del Consiglio (che adotta l’elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all’atto dell’attraversamento delle frontiere e l’elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo) e cioè in regime di esenzione di «visto» all’atto dell’attraversamento della frontiera comunitaria, documento obbligatorio solo per i cittadini dei paesi terzi di cui all’elenco riportato nell’allegato 1 al detto regolamento (nei quali non figura il Giappone).
Una volta entrato in Italia, egli - secondo i fatti accertati dal Giudice di Pace e non più contestati -, dopo un soggiorno di soli cinque giorni, si è allontanato alla volta della Germania, da dove ha fatto nuovamente ingresso nel territorio nazionale, venendo fermato - per controlli di polizia - l’ottavo giorno solare, conteggiato dal suo nuovo ingresso, ma prima di aver consumato il tempo prescritto dall’art. 5 del T.U. (contenente le disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e le norme sulla condizione dello straniero) di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, secondo il quale (comma 2) «il permesso di soggiorno deve essere richiesto, secondo le modalità previste nel regolamento di attuazione, al questore della provincia in cui lo straniero si trova entro otto giorni lavorativi dal suo ingresso nel territorio dello Stato».
E va, altresì notato che, a seguito delle modificazioni del D.Lgs. n. 286 del 1998, apportate dalla cd. legge Bossi-Fini (n. 189 del 2002) è stato anche modificato, ad opera del d.P.R. n. 334 del 2004 (Regolamento recante modifiche ed integrazioni al d.P.R. n. 394 del 1999), il d.P.R. n. 394 del 1999 (contenente il Regolamento recante le norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, a norma dell’articolo 1, comma 6, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286). In particolare, l’art. 10 (Richiesta del permesso di soggiorno in casi particolari} del d.P.R. del 2004, ha aggiunto, all’art. 10 del d.P.R. del 1999, il comma 1-bis , secondo il quale «In caso di soggiorno per turismo di durata non superiore a trenta giorni, gli stranieri appartenenti a Paesi in regime di esenzione di visto turistico possono richiedere il permesso di soggiorno al momento dell’ingresso nel territorio nazionale alla frontiera, attraverso la compilazione e la sottoscrizione di un apposito modulo. La ricevuta rilasciata dall’ufficio di polizia equivale a permesso di soggiorno per i trenta giorni successivi alla data di ingresso nel territorio nazionale. Le modalità e le procedure di attuazione del presente comma sono stabilite con decreto del Ministro dell’interno». Decreto che, allo stato non risulta ancora essere stato approvato.
Nell’ipotesi dei migranti frontalieri, infatti, questa Corte ha equiparato il «reiterato e costante rientro nel proprio paese» frontista, con la costante cadenza del rimpatrio «ogni venerdì sera e il reingresso in Italia il lunedì successivo», ad «una situazione di effettiva domiciliazione nel territorio nazionale» che è dato palesemente opposto a quello dell’occasionale uscita da un paese comunitario per un altro e il successivo rientro nel paese di partenza.
Nel primo caso, trova giustificazione la sommatoria dei periodi di permanenza sul territorio dello Stato, pena l’elusione della regola giuridica posta dall’art. 5 del T.U. del 1998, nel secondo caso no, atteso che nessun aggiramento viene posto in essere ma si tratta del caso, abbastanza frequente e di comune conoscenza, della circolazione personale nel territorio degli Stati dell’Unione, per scopi turistici o ad esso assimilabili.
2.1.4. L’interpretazione in malam partem va, del pari, esclusa alla luce delle modifiche apportate dalla nuova normativa, di rango regolamentare, la quale tende – con le modifiche ora introdotte - a facilitare la domanda di soggiorno per scopi turistici, quando questa sia contenuta nelle richieste di soggiorni non superiori ai trenta giorni, evitando all’interessato di dover produrre tutta la documentazione burocratica prevista dagli artt. 9 e 10 del regolamento del 1999 (e necessaria per operare controlli capillari sulla circolazione di persone provenienti da paesi terzi).