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Timestamp: 2019-02-17 07:44:36+00:00
Document Index: 45336488

Matched Legal Cases: ['art. 143', 'art. 388', 'art. 570', 'art. 143', 'art. 317', 'art. 388', 'art. 742', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 570']

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Archivi categoria: Tribunale Penale
Sentenze dei Tribunali Penali (1° Grado)
Savona. Perde il lavoro, non riesce a versare gli assegni di mantenimento per l’ex moglie e i figli e finisce a giudizio per violazione degli obblighi di assistenza familiare. Un papà savonese però questa mattina è stato assolto in tribunale perché il fatto non costituisce reato. Continua a leggere→
Pubblicato in Mantenimento, Savona, Tribunale Penale	| Contrassegnato 2013, Mantenimento, Savona	| Lascia una risposta
Albenga (SV). Sentenza severissima per un papà che non paga gli alimenti
Albenga. Sentenza severissima per un papà che, per anni, non ha pagato l’assegno di mantenimento dei propri figlioletti (oggi di 9 e 12 anni) pari a 300 euro mensili. E’ quella inflitta dal dottor Filippo Pisaturo del tribunale di Albenga, che condanna l’uomo a un anno e tre mesi di reclusione, senza la sospensione condizionale della pena. Continua a leggere→
Non paga gli alimenti all’ex marito Arrestata
Non paga gli alimenti all’ex marito, arrestata. Dovrà restare un mese in carcere. Doveva versare ogni mese 250 euro e la metà del mantenimento dei due figli. Caso rarissimo in Italia. Caso giudiziario probabilmente con pochissimi precedenti in Italia. Una donna di 41 anni, anconetana, si trova da stasera rinchiusa nel carcere femminile di Villa Fastiggi in esecuzione di un provvedimento definitivo del Tribunale. Continua a leggere→
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TRIBUNALE DI RIETI SEZIONE G.I.P./G.U.P. ORDINANZA DI ARCHIVIAZIONE (artt. 409 e ss. c.p.p.)
·Il giudice per le indagini preliminari, dott.·Andrea Fanelli,
Ebbene, dall’esame della giurisprudenza formatasi sul reato·de quo emerge che quest’ultimo è stato ravvisato in tutti i casi in cui l’elusione posta in essere dall’agente – che può essere costituita anche da una condotta meramente omissiva – determini l’impossibilità per uno dei genitori di esercitare un diritto regolato dal provvedimento in questione.
Viceversa, nel caso di specie, il punto 5 del decreto di omologa del Tribunale di Rieti prevede che i genitori debbano concordare soltanto·i periodi in cui i figli trascorreranno le festività con ognuno dei genitori, il che costituisce un particolare tutt’altro che formale (o frutto di un approccio «burocratico» alla questione, come adombrato nell’atto di opposizione) atteso che l’aver limitato l’oggetto della negoziazione ai soli periodi di vacanza, fa sì che ciascuno dei genitori sia libero di scegliere la località di villeggiatura senza doverla concordare con l’altro coniuge. Ciò non toglie che la Valesio aveva il diritto di sapere in quale località il marito aveva portato i figli in vacanza, ma tale diritto discendeva direttamente dall’art. 143 comma 2 c.c. – che stabilisce che dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, allacollaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione – e non dal provvedimento del giudice: trattasi di un diritto (quello alla collaborazione dell’altro coniuge nell’interesse della famiglia) esercitabile in ogni momento della vita familiare e che, con riguardo alla prole, non viene meno a seguito della separazione, essendo indubitabile che ciascuno dei genitori, anche in detta fase del rapporto, debba collaborare con l’altro nell’esclusivo interesse dei figli. Di tale diritto è espressione quello di conoscere il luogo in cui si trovano i figli affidati o temporaneamente seguiti dall’altro genitore (se non altro per poter tempestivamente intervenire in caso di impedimento o difficoltà di quest’ultimo).
Nel caso di specie, pertanto, la violazione di tale diritto – che non è ricollegabile, come detto, al decreto di omologa della separazione – non dà luogo al reato di cui all’art. 388 comma 2 c.p., ma nemmeno al reato di cui all’art. 570 c.p. (il quale punisce la condotta di chiunque si sottragga agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori o alla qualità di coniuge): poiché l’art. 143 comma 2 c.c., come abbiamo visto, distingue chiaramente gli obblighi di assistenza morale e materiale da quelli di collaborazione nell’interesse della famiglia, deve ritenersi che la violazione di questi ultimi, in applicazione del principio di tassatività del diritto penale, non rientri nella sfera applicativa della norma·de qua, potendo avere conseguenze meramente civilistiche nella regolamentazione dei rapporti fra i genitori.
In proposito, in relazione a fattispecie simile a quella di cui al presente giudizio (sia pure a parti invertite), la Corte d’Appello di Torino (sent. 26-02-2008, P.S.) ha ritenuto che l’omessa comunicazione del luogo dove il genitore affidatario ha condotto il minore nel periodo di vacanza, impedendo di fatto al genitore non affidatario di esercitare il diritto di visita e permanenza riconosciutogli dal tribunale dei minori, non è da considerarsi «elusione» del provvedimento del giudice (art. 317·bis), punibile·ex art. 388 c.p., ma mera violazione di «regole di buona prassi», non penalmente sanzionabile; tale condotta può invece avere conseguenze civilistiche, ben potendo il genitore non affidatario richiedere modifiche del provvedimento del tribunale dei minoriex art. 742 c.p.c. qualora provi che l’iniziativa del genitore affidatario è pregiudizievole per il minore.
Nel caso di cui al presente procedimento, pertanto,·a fortiori non appare configurabile il reato·de quo, atteso che il diritto violato non discende – a differenza del caso di cui alla citata sentenza della corte d’appello piemontese – direttamente dal provvedimento del giudice, ma dalle norme del codice civile che regolano i rapporti tra coniugi.
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Un canicattinese, difeso dagli avvocati Paolo Ingrao e Ivan Trupia, è stato assolto dall’accusa di essersi sottratto agli obblighi di assistenza e mantenimento inerenti alla potestà genitoriale nei confronti dei due figli minori.
Il procedimento, era stato avviato – d’ufficio – nel 2008 dopo una comunicazione di notizia di reato da parte del Commissariato di Canicattì. Il processo si è svolto innanzi al Giudice Monocratico del Tribunale penale di Canicattì.
Il P.M. d’udienza aveva chiesto la condanna dell’imputato a 30 giorni di reclusione ed a € 250 di multa. L’assoluzione perché il fatto non costituisce reato è stata sancita perché l’uomo non era riuscito a versare gli alimenti in quanto in stato di incolpevole indigenza poiché disoccupato. Una volta trovato un lavoro l’imputato aveva sempre puntualmente versato quanto dovuto alla propria ex compagna.
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MANCATO VERSAMENTO MANTENIMENTO: NO A RESPONSABILITÀ PENALE
L’art. 12 sexies della Legge 1 dicembre 1970, n. 898 punisce la condotta del coniuge che, in caso di scioglimento del matrimonio, si sottrae all’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento, dovuto a norma degli articoli 5 e 6 della medesima legge, rispettivamente in favore del coniuge e dei figli, con l’applicazione delle medesime pene previste dall’art. 570 del codice penale per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare ovvero con la reclusione fino a un anno o con la multa Continua a leggere→
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