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Timestamp: 2020-02-20 05:29:03+00:00
Document Index: 71720842

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 480', 'art. 491', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 477', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Il Commercialista in Rete: Eredità
Pignoramento comunque bloccato prima che siano trascorsi 60 giorni.
Come noto, l’articolo 477 cpc, in tema di efficacia del titolo esecutivo contro gli eredi, dispone, al primo comma, che il titolo esecutivo contro il defunto ha efficacia contro gli eredi, ma si può loro notificare il precetto soltanto dopo dieci giorni dalla notificazione del titolo e, al secondo comma, che, entro un anno dalla morte, la notificazione può farsi agli eredi collettivamente e impersonalmente, nell'ultimo domicilio del defunto.
L’erede di un contribuente - nei cui confronti era stata accertata definitivamente la debenza di un tributo con sentenza passata in giudicato - ha chiesto alla Corte suprema se, ai sensi dell’articolo 25, comma 2, del Dpr 602/1973, “possa assegnarsi all'ingiunzione di pagamento formulata dall'Agenzia delle Entrate a mezzo cartella di pagamento natura e funzione analoga a quella del precetto di cui all'art. 480 c.p.c., ossia quella di atto prodromico all'esecuzione forzata, la quale inizia solo con l'atto di pignoramento ex art. 491 c.p.c.”.
A tal proposito, la sentenza della Cassazione 22426/2014 afferma che la riscossione coattiva delle imposte - disciplinata sulla scorta delle speciali norme di cui agli articoli 45 e seguenti del Dpr 602/1973, per i quali l'iscrizione a ruolo costituisce titolo esecutivo che viene notificato al contribuente assieme alla cartella di pagamento - prevede che, dopo la notifica del titolo assieme alla cennata cartella, non possa procedersi all'esecuzione forzata prima che siano trascorsi sessanta giorni da detta notificazione.
Una volta evidenziata l’applicabilità di tale disciplina, trova ragionevole risposta anche il successivo quesito proposto sull’applicazione dell'articolo 477 cpc, che impone al creditore che agisca nei confronti del de cuius almeno dieci giorni prima della notifica del precetto, con l’effetto della sussistenza o meno, in capo all'Agenzia delle Entrate e al concessionario per la riscossione, dell’obbligo di notificare all’erede la cartella di pagamento inteso quale precetto.
Infatti, viene dai contribuenti prospettato, per effetto del rinvio dettato dall’articolo 1 del Dlgs 546/1992, sul contenzioso tributario, alla disciplina processuale civile, l’esistenza di tale obbligo in capo ai detti soggetti pubblici “laddove azionino nei confronti degli eredi del contribuente principale un titolo esecutivo (avviso di liquidazione, sentenza definitiva che lo conferma, ecc.) formato nei confronti di quest'ultimo e notificatogli illo tempore”, titolo viceversa mai notificato al dante causa.
La natura speciale attribuita alla cennata disciplina sul procedimento di escussione dei tributi ha permesso alla sentenza in nota di escludere l’integrazione della normativa processuale tributaria con l'articolo 477 cpc, perché, prima dell'esecuzione, l'erede del contribuente deceduto riceve la notifica del titolo assieme con la notifica della cartella, godendo di uno spatium deliberandi di sessanta giorni, il quale, pertanto, risulta ben maggiore di quello previsto dall’articolo 477.
Non si rinvengono precedenti giurisprudenziali negli esatti termini, mentre la pronuncia della Suprema corte avverte che la sentenza della Cassazione 26 febbraio 1990, n. 1436, in tema di esecuzione coattiva per ingiunzione fiscale dettata dalla legge 14 aprile 1910, n. 639, non risulta applicabile, in quanto “resa in un contesto storico giuridico di assenza della specifica normativa di cui al D.P.R. n.602, ed in cui in effetti la fase coattiva seguiva le regole dell'esecuzione civile ordinaria e per cui anche la regola di cui all’art. 477 c.p.c.”.
In tal pronuncia venne ben messo in risalto che l’ingiunzione fiscale, notificata al contribuente, che - in difetto di tempestiva opposizione - abbia determinato l'incontestabilità dell'accertamento del credito tributario, non perde il valore di titolo esecutivo nei confronti dell'erede a seguito del sopravvenuto decesso del dante causa, ancorché sia venuta meno la sua efficacia di precetto per decorso del termine di cui all'articolo 481 cpc, e, ancora, che l'azione esecutiva dell'amministrazione contro l'erede resta soggetta alle disposizioni dell'articolo 477, cpc e, quindi, esige una nuova notifica del titolo, e poi, dopo almeno dieci giorni, la notifica del precetto.
Come noto, l’articolo 477 cpc, in tema di efficacia del titolo esecutivo contro gli eredi, dispone, al primo comma, che il titolo esecutivo ...
alle lunedì, marzo 16, 2015
Rinuncia plurima all'eredità: quale tassazione.
Più persone rinunciano all'eredità, con un unico atto notarile. L’imposta di 168 euro è unica o va versata da ogni singolo rinunciante?
Se le disposizioni contenute in un atto non sono suscettibili di una autonoma valutazione economica, non si realizza una espressione di capacità contributiva e, quindi, non trova applicazione l’articolo 21 del Tur in base al quale, qualora in un atto siano presenti più disposizioni di contenuto economicamente apprezzabile, le stesse sono assoggettate autonomamente a tassazione. Tra gli atti che non hanno contenuto patrimoniale rientrano anche quelli di rinuncia all’eredità (circolare 44/E del 2011). Gli stessi, pertanto, sono soggetti a registrazione con applicazione di un’unica imposta fissa di registro nella misura di 168 euro.
Più persone rinunciano all'eredità, con un unico atto notarile. L’imposta di 168 euro è unica o va versata da ogni singolo rinunciante? ...
alle martedì, dicembre 17, 2013
Vorrei sapere, per favore, se è vero che le imposte del defunto le calcola l'agenzia delle entrate e non il commercialista?
alle lunedì, luglio 15, 2013
Eredità: senza beneficio di inventario sfuma il trattamento più favorevole.
Nella sentenza in commento (n. 11150 del 10 maggio 2013), la Corte di legittimità chiarisce i limiti e le condizioni per l’applicabilità del regime agevolativo previsto dall’articolo 69 della legge n. 342 del 2000 per le dichiarazioni presentate post 31 dicembre 2000.
Nel caso sub iudice, un chiamato all’eredità (moglie del de cuius) aveva accettato l’eredità del dante causa puramente e semplicemente, senza beneficio di inventario, e aveva accettato la medesima eredità anche in nome e per conto dei propri figli minori, peraltro in favore di questi ultimi, con beneficio di inventario.
Poiché il termine per la presentazione della dichiarazione per i chiamati ad accettare con beneficio di inventario era scaduto dopo il 31 dicembre 2000, le parti contribuenti avevano ritenuto che per tutte fosse applicabile la normativa agevolativa di cui all’articolo 69 della legge 342/2000, prevista per le dichiarazioni presentate dopo tale data. E per l’effetto avevano impugnato l’avviso di rettifica, con il quale il regime fiscale più favorevole era stato, invece, a tutti disconosciuto dall’ufficio.
La Suprema corte, alla luce dei fatti, ha chiarito che la normativa agevolativa in parola spettava solo e soltanto ai chiamati all’eredità il cui termine per la presentazione della dichiarazione veniva a scadere dopo il 31 dicembre 2000 e che, a questi effetti, poiché per la moglie il termine di sei mesi dalla data della morte previsto per le accettazioni senza beneficio di inventario era scaduto prima di tale data, il regime fiscale più favorevole non poteva trovare applicazione. Ciò, nonostante, detto regime risultasse invece applicabile ai figli minori, per conto dei quali la moglie/madre aveva accettato con beneficio di inventario la medesima eredità.
Così statuendo, la Corte di legittimità ha precisato che la disposizione di cui all’articolo 510 cpc, che consente anche ai chiamati diversi da quelli che hanno fatto la dichiarazione di “giovarsi” della stessa, va interpretata nel senso che i chiamati in quesitone sono solo quelli che hanno accettato con beneficio di inventario e non anche quelli che hanno accettato puramente e semplicemente.
Sulla base di tale considerazione, il Collegio ha escluso che alla moglie del de cuius potesse applicarsi il regime agevolativo in parola, riconosciuto non estensibile per il fatto che fosse applicabile ad altri chiamati accettanti con beneficio di inventario.
Sempre nella sentenza in commento, i Supremi giudici hanno invece concluso per l’applicabilità di tale regime agevolativo nei confronti di uno dei due minori divenuto nelle more maggiorenne. Il minore in questione, dopo aver accettato l’eredità a mezzo della madre il 27 giugno 2000, aveva compiuto la maggiore età il 18 luglio 2000. Non avendo redatto l’inventario entro un anno dal compimento della maggiore età, secondo l’ufficio, non poteva fruire dell’agevolazione di cui all’articolo 69 della legge 342/2000, in quanto il termine per la presentazione della dichiarazione di successione, per questi, andava considerato coincidente con quello della madre (accettante senza beneficio di inventario) e quindi scaduto ante 31 dicembre 2000 (il 18 novembre 2000).
Ebbene, secondo il Collegio, invece, il termine per la presentazione della dichiarazione per tale minore era venuto a scadere dopo il 31 dicembre 2000. Ciò in quanto, secondo il proprio consolidato indirizzo giurisprudenziale, poiché il minore decade dal beneficio di inventario solo “al compimento di un anno dalla maggiore età” (articolo 489 cpc), l’articolo 31, commi 1 e 2, del Dlgs n. 346 del 1990 va interpretato nel senso che il termine per la presentazione della dichiarazione di successione del minore, poi divenuto maggiorenne, decorre dal raggiungimento della maggiore età (in tal senso cfr Cassazione 24 ottobre 2008, n. 25666).
Nella sentenza in commento (n. 11150 del 10 maggio 2013), la Corte di legittimità chiarisce i limiti e le condizioni per l’applicabilità del...
Erede, al 50%, di immobile in cui non risiede: e' tenuto a versare l'Imu?
Dopo la morte di mio padre nel 2009, io e mio fratello siamo diventati eredi al 50% dell'immobile nel quale abitava insieme a mia mamma che è in vita e che ha rinunciato all'eredità. L'immobile è costituito catastalmente da due unità abitative, una dove vive e normalmente dimora mia mamma e un'altra distinta unità dove dimora mio fratello. Sulla successione in entrambi i paragrafi delle unità abitative viene richiesta esplicitamente l'agevolazione di prima casa sia per mia mamma che per mio fratello. Se mi è sufficientemente chiaro che per l'unità abitativa di mia mamma che gode di un diritto reale sulla sua dimora non devo versare l'Imu, non lo è così tanto per l'unità immobiliare dove risiede con medesime modalità mio fratello. Sono tenuto a versare l'IMU per l'unità di mio fratello?
Secondo quanto previsto dall'articolo 13, comma 1, del D.L. n. 201/2011 presupposto dell'IMU è il possesso di immobili, ivi comprese l'abitazione principale e le pertinenze della stessa.
Pertanto, anche alla luce dei chiarimenti resi nella Circolare n. 3/DF del 18 maggio 2012, presupposto dell'IMU è il possesso formale a titolo di proprietà o di altro diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione) dei fabbricati.
Inoltre, al fine di poter beneficiare delle agevolazioni IMU previste per l'abitazione principale, occorre che nel fabbricato individuato come tale, il contribuente e il suo nucleo familiare vi dimorino abitualmente ed abbiamo la propria residenza anagrafica.
Ciò premesso, alla luce delle informazioni rinvenienti dal quesito in esame, emerge che sia la madre che il fratello siano titolari di un diritto reale (abitazione) rispettivamente nelle due unità immobiliare oggetto della successione e che per entrambi sia stata richiesta la possibilità di beneficiare dell'agevolazione prima casa.
Di conseguenza, con riferimento ad entrambi i fabbricati, non vantando alcun diritto reale sugli stessi, si deve concludere che l'imposta non sia dovuta neanche con riferimento all'immobile destinato a propria abitazione principale dal fratello.
Dopo la morte di mio padre nel 2009, io e mio fratello siamo diventati eredi al 50% dell'immobile nel quale abitava insieme a mia mamma ...
Etichette: Eredità, IMU
alle mercoledì, giugno 05, 2013
Quesito: eredità giacente a Parigi.
sono titolare di eredità a Parigi di una quota di immobile venduto dal tribunale di Parigi al Comune nel 2007senza chiedere nulla a noi eredi: E vero che se non agiamo entro giugno 2013 passa tutto allo stato? E' possibile la decorrenza dei termini?
sono titolare di eredità a Parigi di una quota di immobile venduto dal tribunale di Parigi al Comune nel 2007senza chiedere nulla a noi ere...
alle lunedì, aprile 08, 2013
Imposta di registro sulla rinuncia all’eredità.
La rinuncia pura e semplice dell’eredità è soggetta a registrazione in misura fissa?
L’atto di rinuncia all’eredità rientra tra gli atti che non hanno contenuto patrimoniale e, pertanto, è soggetto a registrazione in termine fisso, ai sensi dell’articolo 11 della Tariffa, parte prima, allegata al Tur e, deve, quindi, essere assoggettato a tassazione con applicazione di un’unica imposta fissa di registro nella misura di 168 euro. L’articolo 11 della Tariffa, parte prima, allegata al Tur stabilisce, infatti, che gli atti pubblici e le scritture private autenticate… non aventi per oggetto prestazioni a contenuto patrimoniale sono assoggettate all’imposta di registro in misura fissa.
Tra questi atti rientra l’accettazione espressa dell’eredità (articoli 459, 470 e 475 cc) che può essere data nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata. L’accettazione dell’eredità deve, infatti, essere intesa come un atto a contenuto non patrimoniale mediante il quale il chiamato all’eredità dichiara di accettare l’eredità assumendo la qualità di erede. Gli effetti traslativi di natura patrimoniale si sono già verificati con l’apertura della successione, atteso che l’effetto della accettazione risale al momento in cui si è aperta la successione stessa. La trasmissione ereditaria, e, quindi, l’effetto traslativo della massa ereditaria in capo all’erede, verificatasi con l’apertura della successione, non è soggetta all’imposta di registro ma sconta l’imposta di successione.
Rientra nel campo di applicazione dell’articolo 11 della Tariffa, parte prima, allegata al Tur, anche la rinuncia pura e semplice dell’eredità (articolo 519 e 521 cc), con la quale il chiamato all’eredità rifiuta di acquisire la qualità di erede. Pertanto, la rinuncia pura e semplice sarà soggetta a registrazione in termine fisso e sconterà l’imposta fissa (cfr circolare n. 44/2011).
La rinuncia pura e semplice dell’eredità è soggetta a registrazione in misura fissa? L’atto di rinuncia all’eredità rientra tra gli atti ...
alle martedì, gennaio 29, 2013
Non è sopravvenienza ereditaria il bene già compreso nell’“asse”.
È legittima la sanzione emessa dall’ufficio per dichiarazione di successione presentata oltre i termini, se il ritardo non è imputabile alla specifica circostanza che i beni sono entrati a far parte dell’asse successivamente al decesso.
Con la sentenza n. 409 del 10 gennaio, la Cassazione chiarisce il concetto di “sopravvenienza ereditaria”.
Cosa stabilisce la norma
L’articolo 31, comma 1, del Dlgs n. 346/1990 (“Testo unico imposta di successione e donazione”), prevede che la dichiarazione di successione debba essere presentata entro dodici mesi dalla data di apertura della successione stessa. Il successivo comma 2 prevede, poi, delle eccezioni alla decorrenza prevista nel comma 1, elencando una serie di situazioni che spostano il dies a quo di decorrenza del termine per la presentazione della dichiarazione in un momento diverso rispetto alla data di apertura della successione. In particolare, la lettera f) del comma 2 prevede che il termine per la presentazione decorra dalla data delle sopravvenienze contemplate all’articolo 28, comma 7, del Tus.
La controversia in esame nasce a seguito del ricorso interposto dal contribuente contro l’avviso di liquidazione e irrogazione sanzioni emesso dal competente ufficio dell’Agenzia delle Entrate per la dichiarazione di successione integrativa presentata (in ritardo) dal contribuente in riferimento al decesso di suo fratello.
Col citato ricorso il contribuente contestava la sanzione relativa alla presentazione tardiva della dichiarazione (causato da un ritardo nella comunicazione dei saldi da parte della banca).
L’ufficio resisteva affermando la correttezza della sanzione irrogata poiché il ritardo era imputabile unicamente alla mancata dichiarazione di titoli aggiuntivi e non invece a una sopravvenienza di nuove entità patrimoniali venute a conoscenza tardivamente.
A seguito della soccombenza nei due gradi di giudizio di merito, il contribuente ricorreva contro la sentenza della Ctr sostenendo di:
aver presentato la denuncia di successione integrativa nel termine previsto dall’articolo 31, comma 2, lettera f), del Tus, termine decorrente dalla data della comunicazione bancaria
aver assolto all’onere della prova di non trovarsi nella situazione di errore colpevole nella compilazione della denuncia di successione con la produzione della lettera della banca con la quale venivano tardivamente comunicati i saldi dei rapporti in essere dal de cuius al momento della morte, in ragione anche del disposto dall’articolo 6, comma 1, Dlgs 472/1997, in tema di cause di non punibilità.
La Cassazione, nel respingere il ricorso per infondatezza dello stesso, ha motivato la propria decisione fornendo innanzitutto la corretta interpretazione da dare all’espressione “sopravvenienze ereditarie” (articolo 28, comma 7, del Tus), in base al rimando operato dal citato articolo 31, comma 2, lettera f), al fine di determinare il dies a quo di decorrenza del termine annuale (all’epoca dei fatti, semestrale) per la presentazione della dichiarazione di successione.
Secondo la Cassazione, il senso dell’espressione legislativa “sopravvenienza ereditaria” dev’essere individuata nella funzione, integrativa del contenuto della dichiarazione (ex articolo 29 del Tus), svolta dalla stessa.
La norma impone ai soggetti obbligati alla presentazione della denuncia di dichiarare non solo la presenza di beni e diritti compresi nell’attivo ereditario al momento dell’apertura della successione, ma anche le eventuali attività che dovessero sopravvenire in seguito a tale momento.
Per sopravvenienze ereditarie dovranno quindi intendersi quei beni e diritti che entrano a far parte giuridicamente nel patrimonio del defunto solo in un momento successivo e che si ritengono a questo riferibili, in forza di un idoneo titolo, nonostante sopravvengano al momento dell’apertura della successione.
Per la configurazione di dette sopravvenienze, invece, non rilevano eventuali situazioni soggettive di conoscenza o meno in ordine a beni e diritti che, al momento della morte, fanno già parte dell’asse ereditario.
In base a tale argomentazione, i giudici di legittimità hanno escluso che la dichiarazione integrativa presentata potesse essere considerata tempestiva, poiché le attività dichiarate, a seguito della comunicazione da parte della banca, erano già esistenti al momento dell’apertura della successione nell’asse del de cuius e, pertanto, non costituivano sopravvenienze ereditarie.
In ultimo, per rigettare la invocata causa di non punibilità invocata dal ricorrente ex articolo 6 del Dlgs 472//1997, il quale prevede che “se la violazione è conseguenza di errore sul fatto, l'agente non è responsabile quando l'errore non è determinato da colpa”, la Corte ha fatto riferimento alla propria consolidata giurisprudenza sul tema. In particolare, ha ribadito che “l'errore sulla liceità della relativa condotta (…) indicato come "buona fede", può rilevare, in termini di esclusione della responsabilità amministrativa (…) soltanto quando esso risulti inevitabile, occorrendo a tal fine un elemento positivo, estraneo all'autore dell'infrazione, idoneo a ingenerare in lui la convinzione riferita liceità, senza che il medesimo autore sia stato negligente o imprudente ovvero che quest'ultimo abbia fatto tutto il possibile per osservare la legge e che nessun rimprovero gli possa essere mosso”.
Secondo la Cassazione, quindi, tale principio non risulta affatto applicabile al caso in trattazione, dal quale, invece, emerge l’assoluta insussistenza di “buona fede” da parte del ricorrente, nei termini appena enunciati, non avendo lo stesso neppure dimostrato di aver fatto tutto il possibile per cercare di avere le informazioni.
È legittima la sanzione emessa dall’ufficio per dichiarazione di successione presentata oltre i termini, se il ritardo non è imputabile all...
alle lunedì, gennaio 28, 2013
Consegna all’erede dei beni appartenenti al defunto.
I detentori di beni appartenenti al defunto sono tenuti a consegnarli all’erede che dichiara di non essere obbligato a presentare la dichiarazione di successione?
I detentori di beni che appartenevano al defunto non possono pagare le somme dovute o consegnare i beni detenuti agli eredi, legatari e ai loro aventi causa se, trattandosi di crediti o beni soggetti a tassazione, non sia stata fornita prova della presentazione della dichiarazione di successione con l’indicazione dei crediti e beni medesimi oppure non sia stato dichiarato per iscritto dall’interessato che non vi era obbligo di presentare la dichiarazione.
Il divieto è previsto dall’articolo 48, comma 3, del Testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni (Dlgs n. 346/1990), il quale, inoltre, dispone che può essere fornita la prova della presentazione, anche dopo il termine di cinque anni di cui all’articolo 27, comma 4, della dichiarazione della successione o integrativa con l’indicazione dei crediti e dei beni suddetti, o dell’intervenuto accertamento in rettifica o d’ufficio, e che i debitori del defunto devono comunicare per lettera raccomandata all’ufficio delle Entrate competente, entro dieci giorni, l’avvenuto pagamento dei crediti contestati giudizialmente alla data di apertura della successione (fino a quando la loro sussistenza non sia riconosciuta con provvedimento giurisdizionale o con transazione) e dei crediti verso lo Stato, gli enti pubblici territoriali e gli enti pubblici che gestiscono forme obbligatorie di previdenza e di assistenza sociale (compresi quelli per rimborso di imposte o di contributi, fino a quando non siano riconosciuti con provvedimento dell’amministrazione debitrice).
I detentori di beni appartenenti al defunto sono tenuti a consegnarli all’erede che dichiara di non essere obbligato a presentare la dichia...
alle mercoledì, novembre 07, 2012
Niente sanzioni per i ritardi nelle trascrizioni immobiliari in caso di accettazione tacita dell’eredità.
Se un’eredità viene acquisita non con un atto di accettazione espressa, ma con un’attività da cui deriva un’accettazione tacita (ad esempio, movimentazioni del conto corrente del defunto, vendita della sua autovettura, ecc.) e l’eredità comprende beni immobili, la pubblicazione di questo evento nei Registri immobiliari non è passibile di sanzione se richiesta oltre i 30 giorni dalla data dell’atto notarile che rende possibile la pubblicità dell’evento. Lo ha chiarito l’Agenzia del Territorio nella Circolare n. 3 del 12.09.2012, ponendo fine ad una questione finora non chiara ai vari uffici periferici.
Se un’eredità viene acquisita non con un atto di accettazione espressa, ma con un’attività da cui deriva un’accettazione tacita (ad esempi...
alle giovedì, settembre 13, 2012
Quesito: presenza di custode giudiziario-in causa divisione eredità albergo-chi paga ici?
Nell'anno 2007 si è aperta una successione per eredità con causa di divisione per mancanza di accordo.
Tra i beni oggetto di divisione giudiziale c'è un albergo con attività alberhiera in atto, a seguito del quale, per la conservazione del bene il giudice ha disposto un sequestro preventivo con nomina di un custode giudiziario che amministra e gestisce il tutto, con relativo stipendio che prende direttamente dall'attività.
Il custode paga tutti i tributi (o almeno si spera) e gestisce economicamente i conti dell'attività con rendicontazione al giudice.
Gli eredi sono stati quindi alienati da tutto, non percepiscono proventi nè posseggono il bene nè possono farne alcun uso, ecc...sono solo spettatori degli eventi in attesa di decisione sulla divisione dell'asse ereditario ed assegnazione.
L'ICI pare non sia stata pagata, non è il custode che deve pagare tutti i tributi e quindi anche l'ici, che adesso il comue, allo scadere dei 5 anni chiede con singole cartelle agli eredi non ancora chiusa la divisione e in presenza di sequestro preventivo del bene e custode giudiziario?
Come possono gli eredi non ancora assegnatari del bene pagare per qualcosa non in loro possesso, uso o godimento, ecc..?I cui frutti non gli spettano, ma gestito da un custode giudiziario, che prende lo stipendio dall'attività ma non ne paga i tributi? o solo quelli che gli fan comodo?
Nell'anno 2007 si è aperta una successione per eredità con causa di divisione per mancanza di accordo. Tra i beni oggetto di divisione...
alle sabato, agosto 25, 2012
Azioni e titoli quotati posseduti dal de cuius: in quale quadro della dichiarazione vanno inseriti?
Nel modello di dichiarazione di successione dove va indicato il valore delle azioni quotate e dei titoli quotati posseduti dal de cuius? Il Quadro B2 della dichiarazione, ove si pensava di inserirlo, titola "azioni, titoli, quote di partecipazione non quotati in borsa né negoziati al mercato ristretto".
La dichiarazione di successione può essere presentata presso l'Ufficio competente in base al luogo di ultima residenza del de cuius, entro 12 mesi dalla data di apertura della successione (corrispondente alla data di morte). La dichiarazione di successione deve essere presentata dai chiamati all'eredità, sia per legge che per testamento, dai legatari (o dai loro rappresentanti legali), dagli immessi nel possesso dei beni, in caso di assenza del defunto o di dichiarazione di morte presunta gli amministratori dell'eredità, dai curatori delle eredità giacenti, dagli esecutori testamentari, dai trust.
È necessario compilare l'apposito modulo ("Modello 4") in quanto se si utilizza un modello differente, la dichiarazione risulta nulla.
Il modello è composto da più quadri, contrassegnati da una lettera e da un titolo, nei quali vanno indicati gli eredi e i legatari, l'attivo ereditario (costituito da immobili e diritti reali immobiliari, azioni, titoli, quote di partecipazione non quotate in borsa né negoziate al mercato ristretto, aziende, altri beni, beni trasferiti a titolo oneroso negli ultimi sei mesi dal defunto ed eventuali detrazioni), le donazioni e le liberalità effettuate dal defunto e le passività. L'ultima parte è, invece, riservata all'ufficio.
In merito allo specifico quesito posto dal lettore si deve innanzitutto sottolineare l'assenza di istruzioni ufficiali al modello; tuttavia si ritiene, supportati anche da apposita richiesta informale agli addetti dell'Agenzia delle Entrate, che laddove le azioni, i titoli, le quote di partecipazione detenute dal de cuius siano quotate in borsa o comunque negoziati al mercato ristretto le stesse, stante la precisazione fornita nello stesso titolo della sezione B2, debbano essere indicati nel quadro B4 - altri beni.
Domanda Nel modello di dichiarazione di successione dove va indicato il valore delle azioni quotate e dei titoli quotati posseduti dal de ...
Etichette: Azioni, Eredità
alle venerdì, luglio 13, 2012
Per la rinuncia all’eredità occorre il codice fiscale del defunto? Quali sono i costi da sostenere?
La rinuncia all’eredità deve essere effettuata tramite atto pubblico, quindi rivolgendosi a un notaio, oppure con atto ricevuto da cancelliere del Tribunale competente per territorio, intendendosi per tale il tribunale o la sezione distaccata di esso competente per territorio nel luogo in cui il defunto aveva il suo domicilio alla data della morte.
All’istanza vanno allegati il codice fiscale del defunto e del rinunciante. I termini per la presentazione dell’istanza sono:
se si è in possesso di beni ereditari, tre mesi dal decesso (articolo 458 cc)
se non si è in possesso dei beni ereditari, fino alla prescrizione del diritto (10 anni).
E’ opportuno, comunque, effettuare la rinuncia prima della presentazione della denuncia di successione o comunque prima di dividere l’eredità.
Per quanto attiene ai costi, se si sceglie di non ricorrere al notaio, occorre effettuare un versamento di 168 euro con il modello F23 ai fini della registrazione all’ufficio delle Entrate e una marca da bollo da 14,62 euro. Dopo la registrazione per il ritiro della copia conforme della rinuncia, occorre una marca da bollo da 14,62 euro, più marche per diritti di cancelleria.
Per la rinuncia all’eredità occorre il codice fiscale del defunto? Quali sono i costi da sostenere? La rinuncia all’eredità deve essere e...
alle lunedì, giugno 11, 2012
Un terreno ereditato sul quale viene costruito un immobile da destinare allo svolgimento di un’attività economica viene poi venduto. Può rav...
alle mercoledì, ottobre 26, 2011
La vendita da parte di uno dei coeredi non dichiarante all’altro prima di cinque anni della quota di un appartamento ereditato (per il quale ha fruito delle agevolazioni fiscali prima casa al momento della presentazione della dichiarazione di successione) può determinare la decadenza dai benefici goduti?
La vendita infraquinquennale dell’immobile oggetto dell’agevolazione prima casa da parte di un coerede “non dichiarante” - cioè diverso da quello in possesso dei requisiti che hanno consentito a tutti i coeredi di godere delle agevolazioni fiscali - all’altro coerede non comporta l'applicazione di imposte ulteriori, né l'applicazione di eventuali sanzioni in quanto i requisiti per beneficiare delle agevolazioni fiscali, al momento della dichiarazione di successione, riguardavano il dichiarante.
La vendita da parte di uno dei coeredi non dichiarante all’altro prima di cinque anni della quota di un appartamento ereditato (per il quale...
alle giovedì, ottobre 20, 2011
Quesito: eredità e vendita immobile.
Siamo 19 eredi di due cognomi diversi e voglia dividere di comune accordo, la parte finanziari diviso 19,
Vendere la casa ad un solo erede
Rinunciare ad un appezzamento di terreno, donandolo ad un erede che ha altro terreno vicino.
Già mi immagino che per tutta questa confusione dobbiamo fare tre dichiarazione sostitutive.
Può cortesemente indicarmi come procedere.
Siamo 19 eredi di due cognomi diversi e voglia dividere di comune accordo, la parte finanziari diviso 19, Vendere la casa ad un solo erede R...
alle venerdì, settembre 09, 2011