Source: https://www.legalellb.com/newsletter/newsletter-n-10-del-6-luglio-2018/
Timestamp: 2020-07-12 23:45:29+00:00
Document Index: 9594416

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 6', '§ 2', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 8']

Newsletter n. 10 del 6 luglio 2018, Studio Lana – Lagostena Bassi
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Cassazione: valorizzare l’integrazione anche lavorativa del richiedente asilo per il riconoscimento della protezione umanitaria.
Decreto Legge Minniti-Orlando: i giudici di Milano sospendono l’espulsione fino all’esito del ricorso in Cassazione e rinviano la questione alla Corte UE di Giustizia.
Corso di specializzazione “Migrazioni, integrazione e democrazia: profili giuridici, sociali e culturali”, II edizione: al via le iscrizioni.
Corso di specializzazione sulla tutela europea dei diritti umani, XIX edizione: al via le iscrizioni.
Lo studio Lana Lagostena Bassi è felice di annunciare la sentenza storica del 28 giugno 2018 con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo ha definitivamente confermato che la confisca di beni immobili nel caso di proscioglimento per prescrizione del reato di lottizzazione abusiva non è conforme ai diritti umani.
Con la sentenza G.I.E.M. S.r.l. e altri c. Italia, in un caso patrocinato dall’Avv. Lana e dal collega Saccucci, la Grande Camera della Corte di Strasburgo, ha condannato lo Stato italiano per violazione dell’art. 7 CEDU (che statuisce il principio di legalità delle sanzioni penali) nei confronti di tutte le società ricorrenti, per violazione dell’art. 6 § 2 CEDU (che sancisce il diritto alla presunzione di innocenza) nei confronti del Sig. Gironda e per violazione dell’art. 1 del Protocollo n. 1 alla CEDU (che tutela il diritto di proprietà) nei confronti di tutti i ricorrenti.
La questione riguardava la confisca di terreni disposta nell’ambito di procedimenti penali per presunti reati di lottizzazione abusiva definiti con sentenza di proscioglimento per prescrizione.
Richiamando la sua precedente giurisprudenza, la Corte europea ha ribadito che l’art. 7 CEDU preclude l’imposizione di una sanzione penale a un individuo senza che la responsabilità penale personale sia stata previamente accertata, anche nel caso di proscioglimento per intervenuta prescrizione del reato. Tra l’altro, i giudici di Strasburgo hanno notato che le società ricorrenti non avevano partecipato a nessuna procedura interna e dunque non potevano essere sanzionate per un reato la cui responsabilità penale sarebbe stata eventualmente imputata ad altri soggetti.
Con la sentenza n. 4455/2018, la prima sezione civile della Corte di Cassazione ha riconosciuto la possibilità di valorizzare l’inserimento sociale e lavorativo dello straniero in Italia quale “presupposto della protezione umanitaria” come circostanza concorrente.
In particolare, la Suprema Corte ha sottolineato come tale criterio sia logicamente ricollegato alla protezione garantita, non solo dall’art. 2 e dall’art. 10 della Costituzione, ma anche dall’art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, per valutare la legittimità delle limitazioni consentite al diritto al rispetto della vita privata e familiare.
L’inserimento in Italia dovrebbe essere preso in considerazione, meglio a confronto, con l’equivalente nel paese di origine. Di conseguenza, ogni qual volta la vulnerabilità dello straniero sia conseguenza di un’oggettiva impossibilità di realizzazione della propria esistenza nel paese di origine, l’inserimento sociale e lavorativo in Italia dovrà essere valorizzato al punto da garantire allo straniero la protezione umanitaria.
Sottolinea la Corte come detto esame si debba fondare su “una valutazione comparativa effettiva tra i due piani al fine di verificare se il rimpatrio possa determinare la privazione della titolarità” di quei diritti che proprio grazie ad un sufficiente grado di integrazione lo straniero aveva potuto godere.
Il decreto legge Minniti-Orlando, entrata in vigore nell’aprile 2017, vede tra le più rilevanti (e pregiudizievoli) innovazioni nei procedimenti in materia di immigrazione l’eliminazione del grado di appello: sicché, avverso un eventuale rigetto da parte del Tribunale, lo straniero può solo promuovere ricorso in Cassazione e, ovviamente, per il solo riesame dei profili di legittimità della pronuncia impugnata.
Tuttavia, occorre sottolineare che, mentre il diniego emesso dalla Commissione territoriale non è immediatamente esecutivo e permette, dunque, al migrante di restare in Italia in attesa della pronuncia giudiziaria, il rigetto da parte del Tribunale è immediatamente esecutivo, non essendovi sospensiva in attesa della decisione della Corte di Cassazione. Lo straniero, dopo il diniego del Tribunale, non ha dunque più titolo per restare in Italia, dovendo lasciare immediatamente il Paese e rischiando – in ogni caso – l’espulsione verso il Paese d’origine (salvo l’eccezione di «fondati motivi» ravvisati dal medesimo Tribunale).
Secondo i Giudici di Milano (in particolare, il Presidente della sezione immigrazione Patrizio Gattari, la Giudice relatrice Martina Flamini e la collega Patrizia Ingrascì), il predetto assetto normativo “non rispetta alcuni principi che rappresentano le “pietre angolari” del diritto dell’Unione Europea”.
Innanzitutto, la disciplina Minniti-Orlando sembrerebbe violare “il diritto ad un rimedio effettivo”: il diritto di difesa comprende il diritto al contraddittorio, che presuppone a sua volta il diritto di confrontarsi con il proprio avvocato e di esporre sino alla fine all’autorità giudiziaria tutti gli elementi in proprio possesso, anche sopravvenuti. Tuttavia, se lo straniero viene rimpatriato nel proprio Paese di origine, diventa non solo impossibile curare il ricorso con il proprio avvocato, ma tra l’altro “non è più garantita l’utilità della futura sentenza, con conseguente lesione dell’effettività della tutela”.
La seconda criticità riscontrata è un difetto di imparzialità del giudicante, poiché il giudice a cui spetta ravvisare i «fondati motivi» eccezionalmente previsti dal decreto legge come unica chance dello straniero di restare in Italia, in attesa della pronuncia della Cassazione, è lo stesso giudice che ha concluso per il rigetto della domanda di protezione.
La terza problematica è l’irrazionalità della violazione del principio di equivalenza: in tutte le altre materie, le norme italiane ammettono la possibilità di sospendere l’esecutività delle sentenze civili di primo grado di fronte a un «pericolo di danni gravi e irreparabili», mentre solo nel caso dei migranti pretendono una prognosi di «fondati motivi» di accoglimento.
I giudici milanesi, dunque, hanno scelto di interpellare la Corte di Giustizia dell’Unione Europea in Lussemburgo e posto una “questione pregiudiziale” con procedura d’urgenza al fine di permettere alla Corte Ue di valutare l’effettiva correttezza delle norme di cui al decreto legge Minniti-Orlando. In ogni caso, fino alla pronuncia della Corte UE di Giustizia, il Tribunale di Milano concederà – “pressoché in via automatica ad esclusione dei ricorsi palesemente campati per aria o minati da vizi di forma” – ai migranti la sospensione dell’efficacia di provvedimenti di rigetto, garantendo, loro la permanenza in Italia in attesa della Cassazione.
Sono aperte le iscrizioni della seconda edizione del Corso di specializzazione “MIGRAZIONI, INTEGRAZIONE E DEMOCRAZIA: profili giuridici, sociali e culturali”, organizzato dall’Unione forense per la tutela dei diritti umani, con il patrocinio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), del Ministero della Giustizia e del Consiglio Nazionale Forense. Il Corso si articolerà in una serie di 10 incontri a tematica multidisciplinare dal 7 settembre al 16 novembre 2018, per una durata complessiva di 40 ore. Ciascuna giornata si svolgerà il venerdì pomeriggio (dalle ore 14:00 alle ore 17:30) presso il Parlamentino del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, in Viale David Lubin, 2 – Roma.
Le lezioni si terranno nei seguenti venerdì del corrente anno: 7 settembre, 14 settembre, 21 settembre, 28 settembre, 5 ottobre, 12 ottobre, 19 ottobre, 26 ottobre, 9 novembre 2017, 16 novembre 2018.
Il Consiglio Nazionale Forense ha riconosciuto inoltre 20 crediti formativi per l’intero corso, di cui 3 in materie obbligatorie.
Inizierà il 23 novembre 2018 la XIX edizione del Corso di specializzazione sulla tutela europea dei diritti umani, organizzato dall’Unione forense per la tutela dei diritti umani, con il patrocinio del Consiglio d’Europa e del Consiglio Nazionale Forense.
Il corso si articola in una serie di sei incontri, della durata di tre ore ciascuno, che si terranno nelle seguenti date (23 e 30 novembre, 7, 14 e 21 dicembre 2018 e 11 gennaio 2019) presso la Cassa forense in Via Ennio Quirino Visconti 6/8, Roma.
Tra i relatori, il Presidente della Corte EDU, Guido Raimondi, il giudice Vladimiro Zagrebelsky, il Prof. Enzo Cannizzaro, l’Avv. Prof. Anton Giulio Lana, il Prof. Vittorio Manes e il Prof. Guido Alpa.
Il Consiglio Nazionale Forense ha riconosciuto 18 crediti formativi per l’intero corso, di cui 3 in materie obbligatorie.