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Timestamp: 2017-11-21 04:09:46+00:00
Document Index: 110851559

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 11', 'art. 84', 'art. 172', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 132', 'art. 30', 'art. 2', 'art. 11', 'art. 9', 'art. 39', 'art. 54', 'art. 43', 'art. 57', 'art. 9', 'art. 30', 'art. 14', 'art. 1', 'art. 109', 'art. 102', 'art. 5', 'art. 11', 'art. 2', 'art. 11']

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Interpello all’Agenzia delle Entrate: Tipologie e Modalità
L’interpello è un’istanza formulata dal contribuente per conoscere la corretta interpretazione di una norma tributaria e la relativa applicazione ad un caso concreto e personale.
Il Decreto Legislativo n. 156/2015, ha previsto un riordino della normativa in esame con l’obiettivo di garantire:
una maggiore omogeneità, sia per quanto attiene alla classificazione delle diverse tipologie, sia, principalmente, per quanto riguarda la regolamentazione degli effetti e della procedura applicabile;
la riduzione dei tempi di lavorazione delle istanze per assicurare una maggiore tempestività nella redazione dei pareri;
Attualmente, le tipologie di interpello sono le seguenti:
interpello ordinario (c.d. statutario), disciplinato dall’art. 11, comma 1 della Legge n. 212/2000 (c.d. Statuto dei diritti del Contribuente);
interpello disapplicativo, disciplinato dall’art. 11, comma 2 della Legge n. 212/2000, nonché dall’art. 84 ed art. 172 del Tuir, in materia di utilizzo delle perdite;
interpello probatorio, disciplinato dall’art. 11, comma 1, lett. b) della Legge n. 212/2000;
interpello anti-abuso consente di acquisire un parere relativo alla abusività di un’operazione non più solo ai fini delle imposte sui redditi, ma per qualsiasi settore impositivo;
interpello sui nuovi investimenti, consente agli investitori, italiani o stranieri, di chiedere un parere circa il trattamento tributario applicabile a importanti investimenti (di valore non inferiore a trenta milioni di euro e con rilevanti e durature ricadute occupazionali) effettuati nel territorio dello Stato.
Il più importante tra i diversi strumenti è l’interpello ordinario. L’istanza di interpello ordinario è richiesta dal contribuente prima di porre in essere un comportamento giuridicamente rilevante, in cui chiede il parere dell’Amministrazione Finanziaria in ordine alla corretta interpretazione di una norma tributaria obiettivamente incerta rispetto ad un caso concreto e personale.
L’interpello disapplicativo, disciplinato principalmente dall’art. 11, comma 2 della Legge n. 212/2000, consente di ottenere un provvedimento con cui, rispetto ad una concreta fattispecie, viene eccezionalmente disapplicata una norma antielusiva che limita detrazioni, deduzioni e crediti d’imposta.
L’istanza deve contenere la descrizione puntuale della fattispecie concreta per la quale si ritengono non applicabili le disposizioni normative e deve essere presentata prima della presentazione della dichiarazione dei redditi che accoglie gli effetti del comportamento oggetto della richiesta di disapplicazione.
Invece, la categoria di interpello probatorio costituisce una categoria molto ampia, nel cui contesto sono riconducibili tutte le tipologie di istanze tese a ottenere un parere sulla sussistenza delle condizioni o sulla idoneità degli elementi probatori ai fini dell’adozione di un determinato regime fiscale. La richiesta può essere inoltrata solo nei casi espressamente previsti, quelli, appunto, contenenti l’esplicito richiamo all’interpello di cui all’art. 11, comma 1, lett. b) della Legge n. 212/2000.
Si tratta, a titolo di esempio:
di istanze di interpello Controlled Foreign Companies;
delle istanze di interpello per l’accesso al consolidato mondiale di cui all’art. 132 del Tuir;
delle istanze presentate dalle società che presentano i requisiti per essere considerate “non operative” ai sensi e per gli effetti della disciplina prevista dall’art. 30 della Legge n. 724/1994.
L’interpello sui nuovi investimenti, introdotto con l’art. 2 del Decreto Legislativo n. 147/2015 (c.d. Decreto Internazionalizzazione), si concretizza in un’istanza che può essere rivolta all’Agenzia delle Entrate da parte degli investitori, italiani o stranieri, che intendono effettuare nel territorio dello Stato importanti investimenti aventi un valore non inferiore a 30 milioni di euro, con rilevanti ricadute occupazionali. I contribuenti interessati possono formulare, mediante presentazione di un’istanza, quesiti riconducibili ad una o più delle tipologie di interpello disciplinate dallo Statuto dei diritti del contribuente (interpretativo, probatorio e anti-abuso), nonché presentare istanze dirette ad individuare con certezza il complessivo trattamento tributario applicabile al business plan descritto.
L’istanza d’interpello deve essere presentata alla Direzione Centrale Normativa – Ufficio Interpelli Nuovi Investimenti e deve contenere la descrizione del business plan. L’istanza può essere presentata dalle imprese residenti e non residenti, nonché da soggetti che non siano qualificabili come imprese, in quest’ultimo caso a condizione che l’investimento si traduca nello svolgimento di un’attività commerciale o comporti operazioni aventi come target imprese.
In ultimo, è bene ricordare che il Decreto Legislativo n. 156/2015 ha modificato anche la disciplina sull’interpello antielusivo. Infatti, con il nuovo art. 11, comma 1, lett. c) della Legge n. 212/2000, è stato eliminato l’interpello antielusivo e contestualmente introdotto il nuovo interpello antiabuso.
Pertanto, questo strumento consente al contribuente di conoscere il parere preventivo dell’Amministrazione finanziaria in ordine al carattere potenzialmente abusivo di alcune operazioni che, seppur formalmente valide da un punto di vista fiscale, sono prive di sostanza economica e permettono al contribuente di ottenere vantaggi fiscali indebiti.
Come e dove presentare l’istanza di interpello
L’istanza, se contenente tributi erariali, deve essere presentata alla Direzione Regionale competente in relazione al domicilio fiscale del contribuente o dai soggetti obbligati per legge a porre in essere adempimenti tributari per conto del contribuente (es. sostituti d’imposta). Se, invece, l’istanza contiene tributi catastali, l’imposta ipotecaria o qualsiasi fattispecie di natura catastale, deve essere presentata presso la Direzione regionale nel cui ambito opera l’ufficio competente ad applicare la norma tributaria oggetto di interpello. In deroga, le Amministrazioni dello Stato, gli Enti Pubblici a rilevanza nazionale, i contribuenti con volume d’affari superiore a 100 milioni di euro ed i soggetti non residenti nel territorio dello Stato, devono presentare l’interpello rispettivamente alla Direzione Centrale Normativa o alla Direzione Centrale Catasto, Cartografia e Pubblicità Immobiliare.
L’istanza di interpello può essere presentata in carta libera, mediante consegna a mano o plico raccomandato con avviso di ricevimento. Il contribuente può presentare l’istanza di interpello anche via e-mail, Pec o fax, purché l’istanza sia firmata digitalmente, oppure, con firma olografa e sia contestualmente allegato un documento di identità in corso di validazione.
La risposta deve essere notificata al contribuente mediante raccomandata con avviso di ricevimento entro:
90 giorni, per l’interpello ordinario;
120 giorni per tutti gli altri interpelli.
A seguito della revisione del sistema degli interpelli la richiesta di documentazione integrativa è attivabile per qualunque tipologia di interpello, quindi anche per quelle tipologie per le quali tale facoltà non era espressamente prevista. Inoltre, i tempi di risposta sono stati ridotti ed unificati per tutte le tipologie di interpello: infatti, l’Agenzia deve rispondere entro 60 giorni dalla ricezione della documentazione integrativa prodotta dal contribuente.
L’assenza della risposta entro il termine previsto dalla normativa equivale all’assenso dell’Amministrazione finanziaria.
Tuttavia, la risposta fornita dall’amministrazione finanziaria non impegna il contribuente, il quale è libero di decidere in senso non conforme, ma vincola l’attività degli uffici che non potranno emettere atti amministrativi in contrasto con la soluzione interpretativa fornita, sempre che i fatti accertati coincidano con quelli rappresentati nell’originaria istanza.
Dott. Mattia Giannini – Dottore Commercialista
ACE 2017: Nuovi Chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate
Ecco i recenti chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate, con la Circolare del 26.10.2017 n. 26, sul nuovo regime di determinazione dell’agevolazione ACE (Aiuto alla Crescita Economica):
Con Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze 3 agosto 2017 è stata operata la revisione delle disposizioni di attuazione della disciplina concernente l’Aiuto alla crescita economica (di seguito agevolazione ACE), introdotta dall’articolo 1 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.
Il citato decreto interviene su diversi aspetti della disciplina agevolativa. In particolare, si occupa:
della revisione delle disposizioni di attuazione dell’ACE finalizzate a gestire gli effetti delle modifiche apportate con il decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 139 in tema di composizione e struttura del bilancio dei soggetti diversi da coloro che applicano i principi contabili internazionali IAS/IFRS;
dell’aggiornamento delle disposizioni per le persone fisiche e le società di persone esercenti attività d’impresa in contabilità ordinaria a seguito delle modifiche operate dalla legge 11 dicembre 2016, n. 232 (cd. legge di bilancio per il 2017);
di fornire chiarimenti su alcuni aspetti operativi che hanno determinato incertezze in ordine alla determinazione dell’ACE per i precedenti periodi d’imposta;
della rivisitazione delle disposizioni antielusive, nonché dell’inserimento di ulteriori disposizioni di dettaglio.
Tenuto conto di quanto previsto nella relazione al decreto, l’Agenzia delle Entrate è recentemente intervenuta con la Circolare n. 26 del 26 ottobre 2017 fornendo ulteriori chiarimenti in merito:
all’ambito temporale della nuova disciplina antielusiva prevista dal decreto del MEF;
alla modalità di presentazione delle istanze di interpello probatorio alla luce della proroga dei termini di presentazione delle dichiarazioni stabilita dal decreto del Presidente del Consiglio del 26 luglio 2017.
Per quanto riguarda l’agevolazione ACE relativa all’arco temporale che va dal 2011 al 2017, la circolare dell’Agenzia delle Entrate chiarisce che:
La circolare ha chiarito anche i termini per la presentazione delle istanze di interpello probatorio a seguito della proroga della scadenza delle dichiarazioni, fissate al 31 ottobre 2017.
Fattura elettronica: obbligo tra privati dal 2019
Addio agli studi di settore: dal 2018 arrivano gli I.S.A.
Niente più congruità con il passaggio agli I.S.A (Indici Sintetici di Affidabilità) è il primo passo verso un modello di compliance. Così, con una nota, il M.E.F. ha annunciato l’avvio di un processo con l’obiettivo di superare gli studi di settore che diventeranno dei veri e propri indicatori di compliance.
Infatti, con l’art. 9-bis del Decreto Legge n. 50/2017, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo, il M.E.F. ha sottolineato la volontà di abbandonare gli studi di settore ed introdurre strumenti basati sul grado di affidabilità del contribuente (c.d. I.S.A.). Questo nuovo strumento di compliance, per la verità, è stato inizialmente introdotto con il Decreto Legge n. 193/2016, il quale aveva previsto, a decorrere dal periodo d’imposta 2017, il superamento degli studi di settore e l’applicazione di nuovi indicatori.
Ad oggi gli studi di settore costituiscono uno strumento di accertamento fiscale di tipo induttivo che permette all’Amministrazione Finanziaria di ricostruire il reddito prodotto dal contribuente e che, tuttavia, nel corso degli anni sono risultati essere obsoleti e oggetto di continue modifiche da parte del Fisco. Diversamente, a partire dal periodo d’imposta 2017, il Legislatore ha deciso di introdurre degli indicatori di compliance con la conseguenza, da un lato di permettere l’emersione spontanea di basi imponibili e, dall’altro, di stimolare l’assolvimento spontaneo degli obblighi tributari.
Da ciò si deduce che gli I.S.A. hanno l’obiettivo di migliorare e rafforzare la collaborazione con l’Amministrazione Finanziaria, individuando il grado di affidabilità del contribuente il cui range va da 1 a 10. Più è alto il punteggio ottenuto dal contribuente e maggiori saranno i benefici applicabili, tra i quali:
preclusione dagli accertamenti basati sulle presunzioni semplici ex art. 39, comma 1, lett. d) del D.P.R. 600/1973 ed ex art. 54, comma 2 del D.P.R. 633/1972;
riduzione di un anno del termine di decadenza dell’attività di accertamento ex art. 43, comma 1 del D.P.R. 600/1973 ed ex art. 57, comma 1 del D.P.R. 633/1972;
possibilità, da parte dell’Amministrazione Finanziaria, di applicare l’accertamento sintetico (c.d. redditometro), soltanto se il reddito accertato eccede di 2/3 da quello dichiarato;
l’esclusione dall’applicazione della disciplina sulle società di comodo.
Gli I.S.A., così come pensati dal Legislatore, sono formati da due tipologie di indicatori:
indicatori di affidabilità: valutano l’attendibilità analizzando le grandezze di natura strutturale e contabile tipici del settore confrontandoli con i dati messi a disposizione dal contribuente;
indicatori di anomalia: valutano situazioni di anomalia/coerenza del profilo contabile e gestionale che presentano elementi atipici rispetto al settore.
Tuttavia, gli indicatori di affidabilità non risultano applicabili, così come previsto dall’art. 9-bis del Decreto Legge n. 50/2017, nei seguenti casi:
inizio o cessazione dell’attività nel periodo d’imposta;
presenza di una situazione di non normale svolgimento dell’attività;
aver dichiarato nel periodo d’imposta, ricavi o compensi di ammontare superiore al limite stabilito con Decreto di approvazione o revisione dei relativi indici.
Peraltro, il M.E.F. per rendere operativa la riforma, ha indicato che nel breve periodo dovranno essere studiati i vecchi indicatori e distinguerli in due categorie:
per gli indicatori che nel passato sono risultati efficaci, è opportuno procedere ad una semplificazione delle informazioni e dei dati, migliorandone l’efficacia. In questo modo saranno individuati degli I.S.A. semplici ma allo stesso tempo efficaci partendo già da una struttura esistente;
invece, per gli indicatori che negli anni passati non sono risultati efficaci, è necessario adottare un approccio più estremo, abbandonando la vecchia struttura ed individuando informazioni più semplici con evidenze empiriche immediatamente visibili al contribuente. Se anche in questo caso i nuovi indicatori risultassero inefficaci, allora, sarebbe opportuno per l’Agenzia delle Entrate abbandonare una logica presuntiva perché non applicabile ad alcuni settori.
Tuttavia, con l’introduzione dei nuovi adempimenti periodici a carico del contribuente (liquidazioni periodiche Iva, Spesometro trimestrale, ecc.) e con l’anticipazione dell’invio telematico della Dichiarazione Annuale Iva, i nuovi indicatori dovrebbero essere rivisti ed integrati data la molteplicità di dati ed informazioni a disposizione con largo anticipo dall’Agenzia delle Entrate. Pertanto, a questo punto, ci si domanda se i nuovi indicatori saranno effettivamente utili per l’acquisizione delle informazioni, oppure, potrebbero rilevarsi soltanto un ulteriore adempimento a carico del contribuente.
Diversi sono i problemi già presenti con i nuovi indicatori di affidabilità.
Il più importante riguarda l’adeguamento dei ricavi stimati che, precedentemente alla riforma, ha permesso alle imprese di adeguarsi ed evitare un accertamento da parte dell’Amministrazione Finanziaria.
Ora, con i nuovi strumenti, risulterà difficile pensare di migliorare il “voto” che verrà dato al contribuente, salvo i casi in cui, essendo ancora monitorati i ricavi, si potrebbe portare a ritenere comunque ancora possibile una sorta di adeguamento, anche se cambieranno quasi sicuramente le modalità.
Un altro problema sorge con riferimento alla normativa sulle società di comodo. Infatti, se un’impresa era considerata congrua e coerente, vi era l’esclusione dalla disciplina delle società di comodo, sia per le società operative che per quelle in perdita sistematica.
Ora, invece, con la perdita della “coerenza” e “congruità” sarebbe opportuno anche intervenire per coordinare i nuovi indicatori con la disciplina sulle società di comodo ex art. 30, comma 1, lett. c) n. 6 sexties della Legge n. 724/1994 individuando, a parere di chi scrive, almeno il punteggio minimo oltre il quale le società sarebbero esonerate dall’applicazione della normativa.
In conclusione, quindi, al Legislatore spetta il compito di rimuovere tutti i dubbi che sono sorti con i nuovi indicatori e, se l’obiettivo è di collaborare con il contribuente, agli studi di settore non serve solo un cambio di denominazione, ma una vera e propria revisione che li integri in una strategia di compliance basata sull’incrocio delle banche dati a disposizione dell’Agenzia delle Entrate.
Bonus Pubblicità: Arriva il Credito d’Imposta per le Spese Pubblicitarie
Credito d’Imposta per le Spese Pubblicitarie
Con la conversione in legge del D.L. 50/2017 è stato introdotto il Bonus Pubblicità
A partire dal 2018 sarà riconosciuto ad imprese e lavoratori autonomi, che decideranno di investire in pubblicità, un credito d’imposta pari al 75% della spesa incrementale rispetto a quanto investito in campagne pubblicitarie nell’anno precedente, tale percentuale è maggiorata al 90% nel caso di micro imprese, PMI e start up innovative. Il bonus è una delle novità fiscali previste dalla Manovra bis e si attende nei prossimi giorni l’emanazione del decreto attuativo che ne chiarirà gli aspetti operativi e controversi.
L’introduzione del bonus assolve una duplice funzione, da un lato incentivare gli investimenti in pubblicità e contestualmente dall’altro arginare la crisi strutturale in cui versa il settore dell’editoria.
L’agevolazione consiste nell’attribuzione di un credito d’imposta di cui potranno beneficiare imprese e lavoratori autonomi, a prescindere dalla forma giuridica e dall’iscrizione ad un albo professionale, che decideranno di investire in pubblicità.  Per questi ultimi, si ricorda che, a seguito delle liberalizzazioni degli anni scorsi è ammessa con ogni mezzo la pubblicità informativa avente ad oggetto l’attività delle professioni regolamentate, le specializzazioni e i titoli posseduti attinenti alla professione, la struttura dello studio professionale e i compensi richiesti per le prestazioni.
Il Bonus pubblicità sarà concesso a condizione che in un determinato anno l’ammontare degli investimenti in pubblicità sia superiore almeno dell’1% a quello degli investimenti effettuati nell’anno precedente con riferimento allo stesso mezzo di informazione.
Ai fini del riconoscimento del credito d’imposta, potranno essere considerati gli investimenti in campagne pubblicitarie effettuate attraverso:
stampa periodica o quotidiana,
emittenti televisive,
L’entità del credito d’imposta sarà determinato applicando una percentuale all’investimento incrementale in pubblicità ovvero alla differenza tra gli investimenti in pubblicità effettuati nell’anno e gli investimenti in pubblicità dell’anno precedente sugli stessi mezzi di informazione. La percentuale da applicare è diversificata in base al soggetto beneficiario e sarà pari al:
75% nel caso di imprese e lavoratori autonomi,
90% se i destinatari sono micro imprese, piccole e medie imprese e start up innovative.
Il credito d’imposta spettante potrà essere utilizzato solo in compensazione e per la sua concessione è previsto inoltre un tetto massimo che verrà stabilito annualmente con decreto del presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM).
Il bonus pubblicità dovrebbe essere attribuito nel 2018 con riferimento agli investimenti in pubblicità posti in essere a partire dall’entrata in vigore della legge di conversione avvenuta il 24.06.2017, ma per avere conferma del periodo temporale di sostenimento delle spese pubblicitarie si attende il Decreto attuativo ministeriale che modalità e criteri di attuazione con particolare riguardo a tipologie di investimenti ammessi al beneficio, casi di esclusione, procedure di concessione e di utilizzo del beneficio, documentazione richiesta, controlli, modalità finalizzate ad assicurare il rispetto del limite di spesa.
La legge esplicita che non saranno agevolabili e quindi non potranno rientrare nel credito d’imposta gli investimenti pubblicitari su Web o Mobile, ma rimane da chiarire se rientreranno nell’agevolazione gli investimenti pubblicitari su testate on line.
Dott.ssa Claudia Metallo – Dottore Commercialista
Iper Ammortamento: Nuova Proroga al 30/09/2018
Legge 3 agosto 2017 n. 123 ha dato ufficialmente il via alla proroga di tre mesi per usufruire dell’iper ammortamento.
Il piano “Industria 4.0” introdotto con la Finanziaria 2017 è entrato nella sua seconda fase subito dopo l’estate. La commissione Bilancio del Senato in sede di conversione del c.d. “Decreto Sud” (DL n.91/2017) convertito nella legge n. 123/2017, ha diviso le strade per l’iper e il super ammortamento. Ha infatti disposto la proroga del termine per effettuare gli investimenti ammissibili all’iper ammortamento al 30 settembre 2018 in luogo del precedente termine previsto al 30 giugno 2018.
COSA CAMBIA SOTTO IL PROFILO TEMPORALE
A seguito delle disposizioni di cui all’art. 14 comma 1 del citato DL n.91/2017, che ha modificato il comma 9 dell’art. 1 Finanziaria 2017, la maggiorazione del 150% si potrà applicare agli investimenti in beni strumentali nuovi ad alto contenuto tecnologico (elencati nell’allegato A alla L. 232/2016) effettuati entro il 31.12.2017 ovvero il 30.09.2018 (antecedentemente era il 30.06.2018), a condizione che:
Sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione
È importante ricordare che, per individuare il momento di imputazione dell’investimento e pertanto la possibilità di beneficiare o meno della maggiorazione del 150%, va fatto riferimento al principio di competenza ex art. 109, commi 1 e 2 TUIR. Inoltre, dal momento di effettuazione degli investimenti deve distinguersi l’esercizio dal quale è possibile fruire dei benefici fiscali: di tali agevolazioni fiscali se ne potrà beneficiare solo a partire dall’esercizio in cui il bene è entrato in funzione (art. 102 comma 1 TUIR).
Le maggiorazioni in esame hanno rilevanza soltanto ai fini IRPEF / IRES e sono pertanto usufruibili nella relativa dichiarazione dei redditi. Le stesse non producono effetti ai fini IRAP anche nei confronti dei soggetti che determinano la base imponibile con il metodo fiscale ex art. 5-bis, D.Lgs. n. 446/97.
CONDIZIONI PER USUFRUIRE DELLA MAGGIORAZIONE
L’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 4/E/2017 ha chiarito come effettuare la verifica delle suddette condizioni. Nello specifico, ha fornito importanti chiarimenti effettuando una distinzione tra:
Beni acquisiti in proprietà: la circolare spiega che la verifica dei momenti temporali sono facilmente individuabili, sia del momento dell’accettazione dell’ordine da parte del venditore che quello del pagamento di acconti per almeno il 20% entro il 31 dicembre 2017. Il contribuente è, infatti, tenuto a conservare idonea documentazione giustificativa, ad esempio: copia dell’ordine, corrispondenza anche tramite email, bonifici, ecc.
Beni acquistati in leasing: l’iper ammortamento spetterà per i contratti che entro la data del 31.12.2017 abbiano sottoscritto il relativo contratto tra le parti e sia avvenuto il pagamento di un maxi – canone in misura almeno pari al 20% della quota del capitale dovuta al locatore. Pertanto, spetterà anche per i contratti di leasing per i quali il momento di effettuazione dell’investimento si sia verificato oltre il 31.12/.2017 ma comunque entro il 30.09.2018.
Beni realizzati mediante contratto di appalto: l’iper ammortamento spetterà per i contratti che entro la data del 31.12.2017 risultino sottoscritti da entrambi le parti e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo complessivo previsto nel contratto. Pertanto, spetterà anche per i contratti di appalto per i quali il momento di effettuazione dell’investimento si sia verificato oltre il 31.12.2017 ma comunque entro il 30.09.2018.
Beni realizzati in economia: l’iper ammortamento spetterà anche ai lavori iniziati nel corso del periodo agevolato, ovvero iniziati/sospesi in esercizi precedenti a tale periodo, ma limitatamente ai costi sostenuti nel periodo in questione. Pertanto, condizione necessaria per usufruire dell’estensione del beneficio, è che entro il 31.12.2017 risultino sostenuti costi almeno pari al 20% dei costi complessivamente sostenuti nel periodo 01.01.2017 – 30.09.2018.
Dott.ssa Diletta Avella – Dottore Commercialista, Revisore Legale dei Conti
Agenzia delle Entrate: Definizione agevolata liti pendenti entro il 2/10
L’art. 11, DL n. 50/2017, c.d. “Manovra correttiva”, ha reintrodotto la definizione agevolata delle controversie tributarie.
L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare 28.7.2017, n. 22/E, ha fornito una serie di chiarimenti in merito alla definizione agevolata delle liti pendenti, ossia alla possibilità di chiudere le controversie in cui è parte la stessa Agenzia, in ogni stato e grado del giudizio.
Ai fini della definizione l’interessato, entro il 2.10.2017, deve:
presentare l’apposita domanda utilizzando il modello approvato dall’Agenzia delle Entrate con il Provvedimento del 21.7.2017;
versare (unica soluzione/prima rata) quanto dovuto a titolo di maggior imposta nonché gli interessi da ritardata iscrizione a ruolo, con esclusione delle sanzioni collegate al tributo e degli interessi di mora.
Più specificatamente, sono definibili le liti devolute alla giurisdizione tributaria di cui all’art. 2, D.lgs. n. 546/92 pendenti presso:
le Commissioni tributarie provinciali, regionali, di primo e di secondo grado di Trento e Bolzano;
Al fine di individuare le liti in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, secondo quanto chiarito nella citata Circolare n. 22/E, va fatto riferimento “alla nozione di parte in senso formale e, quindi, alle sole ipotesi in cui l’Agenzia delle entrate sia stata evocata in giudizio o, comunque, sia intervenuta”. Ne deriva che non sono definibili le liti:
nelle quali l’Agenzia, pur essendo titolare del rapporto giuridico sostanziale dedotto in giudizio, non sia stata destinataria dell’atto di impugnazione e non sia stata successivamente chiamata in giudizio né intervenuta volontariamente;
nelle quali è parte esclusivamente l’Agente della riscossione, anche se relative a tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate;
aventi ad oggetto sanzioni amministrative non di natura tributaria, ancorché l’Agenzia sia stata chiamata in giudizio (ad esempio, sanzioni per l’impiego di lavoratori “irregolari” o per l’irregolare conferimento di incarichi a dipendenti pubblici).
Sono altresì definibili le liti relative ad atti emessi dall’Agenzia delle Entrate aventi come parte in giudizio, assieme all’Agenzia, anche l’Agente della riscossione.
Presentazione della domanda e pagamento
La domanda di definizione va presentata all’Agenzia delle Entrate entro il 2.10.2017 (il 30.9 cade di sabato), esente da bollo, utilizzando l’apposito modello “Domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti” (mod. DCT) approvato dall’Agenzia delle Entrate con il già citato Provvedimento del 21.7.2017.
Per poter presentare la domanda di definizione è necessario che la lite sia ancora pendente al momento della presentazione della domanda, poiché la lite è definibile, come statuito dal comma 3 dell’art. 11 DL n. 50/2017, soltanto nel caso in cui “alla data di presentazione della domanda … il processo non si sia concluso con una pronuncia definitiva”.
Va evidenziato che va presentata una distinta domanda di definizione per ciascuna controversia autonoma, ossia riferita a ciascun atto impugnato. Ciò anche in presenza di riunione di più giudizi, salvo il caso in cui la stessa sia effettuata avverso, ad esempio, l’atto impositivo e la cartella di pagamento.
In caso di pagamento dilazionato, le rate saranno articolate secondo le seguenti scadenze:
1° rata con scadenza il 2 ottobre 2017 – 40% dell’importo complessivo;
2° rata con scadenza il 30 novembre 2017 – 40% dell’importo complessivo;
3° rata con scadenza il 2 luglio 2017 – 20% dell’importo complessivo.
2° rata con scadenza il 30 novembre 2017 – 60% dell’importo restante.
Dott.ssa Arianna Pennacchio – Dottore commercialista, Revisore legale dei conti
La proroga dello Spesometro 2017 è stata confermata ufficialmente dal Ministero dell’Economia e delle finanze. Si tratta del terzo rinvio.
La comunicazione deve essere inviata solo in forma analitica indicando i dati dei soggetti coinvolti nella fattura, la data e il numero di fattura, la base imponibile, l’aliquota applicata e l’imposta, la tipologia di operazione ai fini IVA.
Da tale nuovo rinvio resta esclusa la scadenza del 18 settembre per la trasmissione dei dati della liquidazione IVA relativa al secondo trimestre 2017.
Rottamazione dei ruoli, doppia uscita dopo l’adesione
Come tutti sanno entro il 31 marzo 2017 va presentata la domanda per aderire alla rottamazione delle cartelle e che entro il 31 maggio Equitalia dovrà comunicare l’ammontare dell’importo da saldare, in una o cinque rate a seconda di quanto richiesto nella domanda di adesione.
Dunque ci troviamo in una situazione di adesione che non da nessuna certezza degli importi da versare ovvero dell’importo delle singole rate.
Il risultato è che ci si potrebbe trovare di fronte ad un debito da saldare maggiore di quanto si era preventivato al momento dell’adesione
La revoca dell’istanza di adesione alla rottamazione
La domanda di accesso alla rottamazione costituisce una manifestazione di volontà già sufficiente all’accesso alla rottamazione, ovvero senza che sia necessario il pagamento della prima rata (o dell’unica nel caso sia scelta tale soluzione). È stato, tuttavia, confermato che è possibile ritrattare l’istanza presentando un’apposita dichiarazione in forma libera entro il termine del 31 marzo. Inoltre, non solo è possibile rinunciare ma anchepresentare una rettifica di riduzione.
Nel caso di dilazioni in corso
Come detto Equitalia comunica le somme da saldare entro la fine di maggio. Equitalia ha confermato che nel caso in cui il contribuente decidesse di non pagare la rata di Luglio, decadendo dalla rottamazione, può riprendere il pagamento delle rate delle eventuale rateizzazione concesse in precedenza.
Rimane da chiarire la questione della data alla quale deve risalire il precedente piano di rientro. Non sembra debba trattarsi necessariamente di dilazione in corso al 24 ottobre 2016, data di entrata in vigore del Dl 193/2016. Così come si ritiene che la sospensione delle rate in scadenza da gennaio a luglio, relativa ai debiti indicati nella domanda di definizione, si riferisca alla generalità delle rateazioni. Dovrebbe quindi essere possibile chiedere ora una rateazione alla quale si accompagni l’istanza di rottamazione.
In caso di accoglimento della rateazione, si potrà decidere a luglio cosa fare. Se si pagasse la prima rata, la vecchia dilazione è irrimediabilmente persa, e dunque con la conseguenza che se si decadesse dalla sanatoria, in qualsiasi momento, non si potrebbe più dilazionare il debito residuo.
Se invece si decidesse di non versare la rata di luglio (unica o prima di cinque), si potrà proseguire con il piano di dilazione già in essere.
A questo proposito, Equitalia dovrà chiarire come e quando si recuperano le rate sospese nei primi sei mesi dell’anno. Si spera che si possano pagare entro la fine del piano di rientro. Va comunque chiarito che non trovandosi in presenza di un’omissione da parte del debitore ma di una sospensione non collegata al buon esito della procedura e dunque è escluso che le somme dovute durante tale periodo siano da versare in un’unica soluzione alla ripresa del piano di rateizzazione
In presenza di rate scadute potrebbe non essere concessa l’accesso alla sanatoria.
Va tenuto in massima attenzione che sempre entro fine mese devono essere corrisposte le rate scadute a tutto dicembre 2016 per i soggetti che avevano dilazioni in corso al 24 ottobre 2016. Al riguardo, Equitalia conferma che l’obbligo riguarda anche le rate scadute prima dell’ultimo trimestre.
Si tratta peraltro di una condizione di accesso alla sanatoria in assenza della quale la domanda verrà rigettata.
Tale obbligo non sussiste invece né per le dilazioni concesse dopo il 24 ottobre né per quelle decadute a tale data. In proposito, la società di riscossione osserva che, poiché la decadenza dalla dilazione opera per legge, allo scopo occorre verificare le regole applicabili allo specifico piano di rientro, a prescindere dal ricevimento della formale comunicazione di Equitalia.
Presentare più di una domanda di rottamazione
Infine va ricordato che è possibile presentare più di una domanda che fanno riferimento a carichi di volta in volta diversi. In questo modo, si suddivide il rischio di decadere dalla rottamazione, evitando che il ritardo o l’omissione di un importo determini la perdita dei benefici per tutte le partite di debito.