Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2009/08/commercio-al-dettaglio-di-confezioni-studi-di-settore-ipotesi-di-contraddittorio-con-il-fisco-caso-pratico.html
Timestamp: 2018-02-23 14:42:09+00:00
Document Index: 153686155

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 41', 'art. 54', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 83']

Commercio al dettaglio di confezioni - studi di settore: ipotesi di contraddittorio con il Fisco - caso pratico
Commercio al dettaglio di confezioni – studi di settore: ipotesi di contraddittorio con il Fisco – caso pratico
Come è noto, per effetto delle modifiche da ultimo intervenute attraverso il D.L. n. 185/2008, conv. in L. n. 2/2009, l’art. 5 del D.Lgs. n. 218/97 prevede che l’ufficio invia al contribuente un invito a comparire, nel quale sono indicati:
c) le maggiori imposte, ritenute, contributi, sanzioni ed interessi dovuti in caso di definizione agevolata di cui al co. 1-bis;
d) i motivi che hanno dato luogo alla determinazione delle maggiori imposte, ritenute e contributi di cui alla lett. c).
Il contribuente può prestare adesione ai contenuti dell’invito mediante comunicazione al competente ufficio e versamento delle somme dovute entro il 15 giorno antecedente la data fissata per la comparizione. In presenza di tale tipo di adesione la misura delle sanzioni applicabili indicata nell’art. 2, co. 5, è ridotta alla metà (1/8).
Diversamente, ricevuto l’invito, il contribuente può presentarsi nel giorno e luogo fissato dall’ufficio, e per avviare il dialogo può presentare una memoria per rappresentare le circostanze idonee a giustificare lo scostamento fra i ricavi dichiarati e quelli risultanti dall’applicazione degli studi di settore.
Il D.L. n. 185 del 28 novembre 2008 (1), ha integrato l’art. 5, prevedendo sostanzialmente un sistema simile a quello introdotto con il successivo art. 5-bis (2), riguardante l’adesione ai processi verbali.
Il nuovo istituto tende ad anticipare la definizione delle controversie fiscali già al momento dell’invito a comparire, nel caso in cui la parte ne accetti i contenuti, così fruendo di un regime sanzionatorio super agevolato, analogamente a quanto previsto per l’adesione ai processi verbali di constatazione, nonché di facilitazioni per il pagamento, potendo richiedere la rateazione, senza sopportare l’onere aggiuntivo della garanzia. L’amministrazione finanziaria accelera la definizione della pretesa tributaria, avendo acquisito in via preventiva l’assenso del contribuente ed evitando, in tal modo, di dover gestire la successiva fase del contraddittorio.
Il nuovo istituto trova la sua più idonea applicazione in tutti i casi in cui l’accertamento si basi essenzialmente su prove di natura presuntiva (iuris tantum) o su altri elementi comunque suscettibili di apprezzamento valutativo da parte dell’ufficio che, secondo le Entrate, possono condurre all’emissione dei seguenti atti:
La presenza dei detti elementi presuntivi o valutativi giustifica le agevolazioni accordate in caso di adesione ai contenuti dell’invito, connesse alla collaborazione prestata dal contribuente alla rapida definizione di quei contesti accertativi che, per loro oggettive caratteristiche, possono essere oggetto di dibattito nel contraddittorio, indipendentemente dalla fondatezza delle rispettive ragioni.
La norma non si applica agli inviti preceduti dai processi verbali di constatazione definibili ai sensi dell’ art. 5-bis, comma 1, del D.Lgs. n. 218/97 ai quali non sia stata prestata adesione e con riferimento alle maggiori imposte ed altre somme relative alle violazioni indicate nei processi verbali stessi, che consentono l’emissione degli accertamenti di cui all’art. 41-bis del D.P.R. n. 600/1973 e all’art. 54, quinto comma, del D.P.R. n. 633/1972. In altri termini, chiariscono le Entrate nella circolare n. 4/2009 “l’accertamento parziale delle imposte o maggiori imposte oggetto di violazioni constatate mediante processo verbale può essere definito solo con l’adesione al detto atto (ai sensi dell’art. 5-bis), e non anche mediante adesione (ai sensi dell’art. 5, comma 1-bis) all’eventuale invito al contraddittorio che l’Ufficio ritenga di emettere per cercare comunque la condivisione del contribuente in sede di contraddittorio (in tal caso, infatti, la definizione può avvenire solo secondo le ordinarie modalità)”.
E’ di tutta evidenza (e la circolare n. 4/2009 lo esplicita) che il contribuente, ove lo ritenga opportuno “può presentare istanza per la formulazione della proposta di accertamento con adesione ai sensi dell’art. 6, comma 1 del decreto legislativo n. 218 del 1997, secondo le ordinarie modalità e con le agevolazioni previste dall’art. 2, comma 5, dello stesso decreto”. Diversamente, la preclusione non opera “qualora l’invito si discosti dai contenuti del processo verbale, con specifico riguardo agli imponibili e/o alle imposte oggetto delle violazioni constatate. In concreto, quindi, se l’Ufficio ritiene che la pretesa impositiva debba riguardare imponibili o imposte di entità diversa da quella risultante dal processo verbale (definibile ex art. 5-bis del decreto legislativo n. 281 del 1997), l’invito conseguentemente emesso resterà definibile, per adesione, ai sensi dell’art. 5, comma 1-bis (anche ove si tratti di imponibili e/o imposte inferiori a quelle oggetto delle violazioni constatate)”.
Caso pratico: Attività Dettaglio confezioni
L’attività oggetto di invito al contraddittorio consiste nel “Commercio al dettaglio confezioni”.
Il contribuente, ricevuto l’invito, ha ritenuto esservi le condizioni per avviare il contraddittorio, e in quell’occasione rappresenta le seguenti circostanze, idonee a giustificare interamente lo scostamento fra i ricavi dichiarati e quelli risultanti dall’applicazione degli studi di settore.
– scarsa rilevanza della differenza fra i ricavi dichiarati e il ricavo minimo ammissibile;
– scarsa rilevanza del c.d. “intervallo di confidenza”, fra il ricavo puntuale di riferimento ed il minimo ammissibile;
– presenza di tutti gli indicatori di coerenza positivi;
– marginalità della posizione fiscale del contribuente rispetto agli studi di settore, come recentemente chiarito dalle circolari ministeriali n. 31/2007 e 38/200;
– peculiarità del sistema di vendita (vendita in casa), circostanza del tutto trascurata dallo studio di settore e confermata, seppure indirettamente, dalla totale assenza di costi di gestioni imputabili all’attività;
– anzianità anagrafica della titolare (nata nel 1936), peraltro titolare di reddito di pensione.
Tutto ciò sta a significare la sostanziale correttezza della posizione fiscale del contribuente, avuto riguardo al fatto che gli studi di settore sono pur sempre uno strumento matematico statistico, con tutti i limiti che l’applicazione di tale strumento comporta se applicato in modo automatico all’ambito fiscale.
In conclusione, il contribuente chiede l’archiviazione della segnalazione, ritenendo di aver interamente giustificato lo scostamento fra i ricavi dichiarati e quelli risultanti dall’applicazione dello studio di settore.
In via del tutto subordinata, il contribuente chiede la formulazione di una proposta che tenga conto della evidente situazione di marginalità dell’impresa, condotta con metodi non competitivi.
L’Ufficio ritiene, preliminarmente, di dover evidenziare che nessuna delle giustificazioni addotte costituisce causa di esclusione dall’applicazione degli Studi di settore, ma tutto quanto evidenziato può giustificare una mitigazione delle sue risultanze, soprattutto in considerazione delle caratteristiche di marginalità che i valori contabili ed extracontabili dichiarati nel quadro G della dichiarazione dei redditi 2001 evidenziano.
Nel merito, i chiarimenti ministeriali citati dallo stesso contribuente danno atto del fatto che “lo svolgimento dell’attività in condizioni di marginalità economica può essere individuabile nel caso in cui l’attività di impresa o di lavoro autonomo sia improntata ad una sorta di sopravvivenza economica rispetto alla prospettiva di una lenta, ma irreversibile uscita dal mercato”. Pertanto “la condizione di marginalità economica è dunque riferibile in generale a tutti gli operatori i quali, per cause indipendenti (o anche dipendenti) dalla propria volontà non gestiscono l’attività secondo logiche di mercato, ponendosi conseguentemente al di fuori del principio di normalità che sottende l’intero impianto metodologico degli studi di settore”.
– al fine di concretamente adeguare le risultanze dell’elaborazione statistica all’effettiva realtà aziendale dell’anno in accertamento, come raccomandato da tutte le istruzioni ministeriali emanate in materia;
– nell’intento di ricondurre ad equità il prelievo fiscale in ragione delle circostanze che possono avere influito sulla capacità di produrre ricavi;
– avuto riguardo alla concretezza di alcune osservazioni del contribuente ed alla loro persuasività;
– nell’intento di utilizzare la metodologia degli Studi di Settore in modo che essa sia effettivamente idonea a rappresentare correttamente la capacità dell’operatore economico di produrre ricavi e prestando la massima attenzione alla sostenibilità della pretesa tributaria;
L’ufficio, accogliendo parzialmente la richiesta del contribuente, utilizza il ricavo minimo ammissibile, quale metro di misura, così valutando positivamente sia le argomentazioni esposte in occasione del contraddittorio che la presenza degli indicatori di coerenza in segno positivo (cfr. anche circolare n. 5/2008).
(1) Convertito, con modificazioni, dalla L. n. 2/2009
(2) Introdotto dall’art. 83, comma 18, D.L. 25 giugno 2008 n. 112, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2008, n. 133.