Source: https://www.filodiritto.com/competenza-territorio-nel-reato-di-diffamazione-mezzo-internet
Timestamp: 2019-12-09 06:21:32+00:00
Document Index: 144268806

Matched Legal Cases: ['art. 594', 'art. 594', 'art. 595', 'art.5', 'art.630', 'art.4', 'art.8', 'art.9', 'art. 595', 'art. 595', 'art. 595', 'art. 595', 'art. 133', 'art. 595', 'sentenza ', 'art.8', 'art.9', 'art.9']

Competenza per territorio nel reato di diffamazione a mezzo Internet | Filodiritto
Il reato di diffamazione previsto è punito dall’articolo 595 del codice penale, consiste nel fatto di chi, comunicando con più persone, offende la reputazione di una persona non presente.
La diffamazione risulta inquadrata tra i delitti contro l’onore e punisce chiunque, fuori dai casi ricompresi dalla figura dell’ingiuria prevista e punita dall’art. 594, c.p., ..."offenda l’altrui reputazione comunicando con più persone".
La reputazione, nel contesto dei delitti contro l’onore in special modo nell’ambito del delitto di diffamazione, non risiede in uno stato o sentimento individuale, indipendente dal mondo esteriore, nè tanto meno dal semplice amor proprio: la reputazione è il senso della dignità personale nell’opinione degli altri, un sentimento limitato dall’idea di ciò che, per la comune opinione, è socialmente esigibile da tutti in un dato momento storico. Ergo, nel delitto di ingiuria ex art. 594, c.p., viene tutelato l’onore in senso soggettivo, inteso come opinione o sentimento che un soggetto ha delle proprie qualità personali, mentre nel delitto di diffamazione viene protetto l’onore in senso oggettivo, visto come la stima che la persona offesa riscuote presso gli altri membri della comunità. In particolare, è affermato che nel delitto di diffamazione l’offesa alla reputazione può anche consistere nell’aggressione alla sfera del decoro professionale[2].
L’elemento materiale nel reato di diffamazione, richiede: l’assenza dell’offeso; l’offesa all’altrui reputazione; la comunicazione a più persone.
Il terzo comma dell’art. 595, c.p., prevede un’aggravante con previsione di autonoma misura di pena anche per l’ipotesi in cui l’offesa sia veicolata attraverso “qualsiasi altro mezzo di pubblicità” diverso dalla stampa e, pertanto, anche tramite Internet. E’ appena il caso di precisare che l’elemento della “presenza” (o della percezione), della persona offesa ha portato ad altalenanti orientamenti circa la qualificazione giuridica del fatto come ingiuria ovvero come diffamazione. Secondo il Manzini “se l’offeso fosse presente il fatto costituirebbe delitto di ingiuria ancorché all’offesa assistessero altre persone”.
- Competenza funzionale: è la ripartizione in base al grado e allo stato del processo, con la quale si assegnano le indagini preliminari al GIP, l’udienza preliminare al GUP, il primo grado dibattimentale al tribunale o alla Corte d’assise, il secondo alla Corte d’Appello e l’ultimo alla Corte di Cassazione ;
- Competenza per materia: è la ripartizione in base al tipo di reato da giudicare. Innanzitutto l’art.5 c.p.p. individua la competenza della Corte d’Assise, che giudica i delitti per i quali è prevista la pena dell’ergastolo o una reclusione di 24 anni, esclusi i delitti di tentato omicidio, rapina ed estorsione, con qualsiasi aggravante, nonché i delitti previsti dall’art.630 c.p. e dal D.P.R. 9 ottobre 1990, n.309 modificato dalla legge 21 aprile 1999 n.29, dai delitti consumati enunciati dagli artt. 579, 580 e 584 c.p. e da ogni delitto doloso se ha cagionato la morte di qualcuno, salvo per le ipotesi previste dagli artt.586, 588 e 593 c.p. Il giudice di pace giudica nei casi previsti dall’art.4 del d.lgs. 28 agosto 2000 n.274. Il tribunale in via residuale del resto
- Competenza territoriale: è l’ultima ripartizione, operante dopo l’individuazione della materia, fra i vari distretti geografici. L’art.8 c.p.p. sancisce le regole per la determinazione del giudice territorialmente competente. Innanzitutto, è competente il giudice del luogo ove è stato consumato il reato. Se a causa del reato è morto qualcuno, però, competente è il giudice dell’avvenuta azione od omissione. Nel caso di reato permanente è competente in ogni caso il giudice del luogo in cui ha avuto inizio la consumazione, mentre nel caso di delitto tentato è competente il giudice dell’ultimo atto. L’art.9 soccorre i principi generali dell’8, qualora non sono determinabili i criteri d’individuazione: il giudice competente è innanzitutto quello dell’ultimo luogo noto in cui si è svolta parte dell’azione, e qualora non fosse comunque conoscibile, competente è il giudice della residenza, della dimora oppure del domicilio dell’imputato. Se anche in questo caso fosse impossibile risalire a un criterio, competente è il giudice della sede del PM che per primo ha iscritto la notizia di reato.
Per quanto concerne il reato di diffamazione a mezzo Internet ex art. 595, 3° comma, c.p., una premessa è d’obbligo per poter comprendere la problematica concernente la competenza territoriale.
Sul punto è altresì intervenuta un’ulteriore pronuncia di merito[3] che, ritenendo insuperabili le molteplici e rilevanti obiezioni ad un’equiparazione, quantomeno in campo penalistico, tra Internet e stampa, riafferma l’incompatibilità delle caratteristiche tecniche di Internet con la definizione di stampato fornita dalla l. n.° 47 del 1948, non potendosi ignorare come il concetto di riproduzione, che ne costituisce il fulcro, presupponga - da un punto di vista logico - una distinzione fisicamente percepibile tra l’oggetto da riprodurre e le sue riproduzioni, essendo poi indifferente il procedimento fisico-chimico mediante il quale la riproduzione viene posta in essere.
Con riferimento alla diffamazione a mezzo Internet e l’aggravante speciale per offese commesse con un qualsiasi mezzo di pubblicità, ex art. 595 comma 3 c.p., l’ orientamento giurisprudenziale ormai dominante, consolidatosi a seguito di una pronuncia intervenuta in tal senso da parte della Suprema Corte[4], è incline a sussumere la diffamazione a mezzo Internet in un’ipotesi aggravata, riveniente non già dall’applicazione della disciplina sulla stampa o sulla radio-televisione, bensì dello stesso art. 595 c.p., che al comma 3 prevede un’aggravante speciale per l’offesa “recata...con qualsiasi altro mezzo di pubblicità”. Tuttavia, parte della dottrina dubita che Internet sia pacificamente riconducibile all’estensione semantica dell’espressione altro mezzo di pubblicità, contenuta nell’art. 595, comma 3, c.p.; ad avviso di alcuni autori, invero, l’estensione numerica degli utenti raggiungibili dal messaggio diffamatorio è al più suscettibile di incidere in sede di esercizio del potere discrezionale del giudice in sede di commisurazione della pena ex art. 133 c.p., ma non può in alcun modo fungere di per sé da elemento di distinzione fra un mezzo normale di comunicazione e un mezzo di pubblicità, poiché il requisito della comunicazione con più persone richiede, in ogni caso, una potenzialità divulgativa: al contrario, la distinzione dovrebbe fondarsi su un connotato valutabile aprioristicamente, che qualifichi il mezzo divulgativo utilizzato in base alla sua natura e non al risultato in concreto sortito sul presupposto di un dato variabile come la consistenza numerica effettiva delle persone raggiunte dal messaggio. In altre parole, si può affermare che l’estensione numerica degli utenti raggiungibili dal messaggio diffamatorio non è decisiva ai fini della configurazione dell’aggravante in questione.
Tuttavia, la dottrina prevalente concorda nel ritenere che l’art. 595 c.p. contempli un reato di pericolo c.d. concreto; ed invero, se da un lato non vi è alcuna necessità di accertare che la reputazione o l’onore del soggetto abbiano effettivamente subito un danno per effetto della condotta diffamatoria, pure è essenziale che il giudice accerti, caso per caso, esaminando e valutando il fatto nella sua singolarità storica, nei suoi elementi costitutivi di azione e di evento, al fine di trarre il convincimento della sussistenza degli estremi oggettivi e soggettivi della lesione, che esista quantomeno una rilevante possibilità di verificazione dell’evento temuto.
La suddetta dottrina riconosce come, in caso di immissione di materiale diffamatorio in Internet, si debba addirittura dubitare se e quando possa dirsi realizzata un’effettiva comunicazione e se questa sia comunque imputabile all’agente, visto che vi è una pluralità indeterminata di destinatari; essi, peraltro, non vengono neppure «avvisati», come avviene invece per il destinatario (determinato) di un’e-mail, dell’esistenza concreta del messaggio, ma autonomamente possono acquisirne cognizione accedendo ai servers in cui è memorizzato e tanto solo se previamente lo ricercano, con un loro volontario comportamento, pur ignorandone, fino alla totale o parziale lettura, il preciso contenuto ed anzi spesso anche la concreta esistenza[5].
Medesima soluzione è stata fornita dalla Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione, con sentenza n.964/2011, massimata al n.16307/2011 (che si colloca nell’alveo tracciato dalla stessa Prima Sezione con decisione n.2739/2010), la quale ha statuito, in un caso di conflitto positivo di competenza per territorio, che in fattispecie di diffamazione a mezzo Internet, ai fini dell’individuazione del Giudice competente, "sono inutilizzabili, in quanto di difficilissima se non impossibile individuazione, criteri oggettivi unici, quali ad esempio quelli di prima pubblicazione, di immissione della notizia nella rete, di accesso del primo visitatore" ed inoltre che "non è neppure utilizzabile quello del luogo in cui è situato il server (che può trovarsi in qualsiasi parte del mondo), in cui il provider alloca la notizia".
Per tali ragioni, ha concluso la Suprema Corte, "ne consegue che non possono trovare applicazione né la regola stabilita dall’art.8 del c.p.p., nè quella fissata dall’art.9 comma 1 del c.p.p." ma bisogna "fare ricorso ai criteri suppletivi fissati dal secondo comma del predetto art.9 c.p.p., ossia al luogo di domicilio dell’imputato".
[1] http://www.treccani.it/vocabolario/
[2] Cass., 17 maggio 1982 n.° 154268
[3] g.i.p. Trib. Aosta, 5 febbraio 2002, n. 22
[4] Cass., sez. V, 27 dicembre 2000
[5] http://www.overlex.com/leggiarticolo.asp?id=12219 Il reato di diffamazione previsto è punito dall’articolo 595 del codice penale, consiste nel fatto di chi, comunicando con più persone, offende la reputazione di una persona non presente.
[5] http://www.overlex.com/leggiarticolo.asp?id=12219