Source: https://www.laleggepertutti.it/286652_prelazione-agraria-ultime-sentenze
Timestamp: 2019-06-27 09:27:09+00:00
Document Index: 181257204

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 1350', 'art. 2725', 'art. 31', 'art. 8']

Prelazione agraria: ultime sentenze
> L’esperto Pubblicato il 11 Giugno 2019
Leggi le ultime sentenze su: contratti agrari; prelazione agraria e riscatto; proprietario del fondo; coltivatore o affittuario del fondo confinante; requisiti del coltivatore diretto; contratto preliminare; diritto di prelazione agraria.
Il diritto di prelazione agraria non spetta all’usufruttuario, ma soltanto al nudo proprietario. Il tempestivo pagamento del prezzo è un fatto costitutivo del diritto e deve essere allegato e provato dall’avente diritto.
1 Prelazione agraria: contratto preliminare
2 Riconoscimento della qualità di imprenditore agricolo
3 Prelazione agraria: la qualità di coltivatore diretto
4 Contratti agrari: prelazione e proposta di alienazione del fondo
5 Coltivatore diretto: requisiti e prova
6 Prelazione agraria: principio di non contestazione
7 Prelazione agraria: condizioni per il valido esercizio
8 Prelazione agraria: opera tra coeredi?
9 Fondo rustico
10 Prelazione agraria: pagamento del prezzo
11 Diritto di prelazione agraria: spetta all’usufruttuario?
12 Nomina del consulente tecnico
Prelazione agraria: contratto preliminare
In tema di prelazione agraria, il contratto preliminare che il proprietario, ai sensi dell’art. 8, comma 4, della l. n. 590 del 1965, è tenuto a notificare al coltivatore diretto del fondo confinante, può essere anche stipulato “per sé o per persona da nominare”, in quanto il proprietario finitimo, a differenza del colono o dell’affittuario coltivatore diretto del fondo, non ha interesse a conoscere l’esatta identità dell’acquirente, non subentrando in alcun rapporto giuridico con il nuovo proprietario del fondo.
Cassazione civile sez. III, 27/03/2019, n.8454
Riconoscimento della qualità di imprenditore agricolo
Ai fini della prelazione agraria non solo il conduttore del fondo deve essere titolare di un valido contratto d’affitto, ma deve altresì trattarsi di affitto che abbia per oggetto fondi su cui si svolga attività di “coltivazione” in senso stretto, conformemente al requisito della coltivazione biennale posto dallo stesso comma 1 dell’art. 8. l. 590/1965.
Ne consegue che restano esclusi dall’applicabilità della norma l’affitto di terreno pascolativo, di terreni boschivi o i contratti di vendita di erbe -così come non forniscono titolo per la prelazione la locazione di vasche per itticoltura o la soccida di pascolo.
Prelazione agraria: la qualità di coltivatore diretto
La qualità di coltivatore diretto deve essere fornita in concreto in relazione alle necessità colturali del fondo, senza che certificazioni anagrafiche o altre attestazioni amministrative possano assurgere al valore di prova piena. Di conseguenza deve essere rigettata la domanda di prelazione agraria qualora l’attore non provi né abbia chiesto di provare di essere in concreto abitualmente dedito all’attività di coltivazione della terra, mancando la prova della sussistenza del presupposto soggettivo necessario per poter esercitare il diritto di prelazione agraria.
Tribunale Catania sez. I, 07/12/2018, n.4790
Contratti agrari: prelazione e proposta di alienazione del fondo
In materia di contratti agrari, per la comunicazione (“notifica”) al coltivatore o al confinante della proposta di alienazione del fondo, ai fini della prelazione di cui all’art. 8 della l. n. 590 del 1965 e all’art. 7 della l. n. 817 del 1971, da parte del proprietario venditore è richiesta la forma scritta “ad substantiam”, non essendo, perciò, idonea allo scopo l’effettuazione della stessa in qualsiasi modo, anche verbale. Infatti, la “denuntiatio” non va considerata solo come atto negoziale ma anche come atto preparatorio di una fattispecie traslativa avente ad oggetto un bene immobile, cioè il fondo agrario, onde deve rivestire necessariamente la forma scritta, in applicazione dell’art. 1350 c.c., non essendo, per questo, consentita la prova testimoniale ex art. 2725 c.c.
Tale forma, peraltro, assolve ad esigenze di tutela e di certezza, rendendo certa l’effettiva esistenza di un terzo acquirente, evitando che la prelazione possa essere utilizzata per fini speculativi in danno del titolare del diritto, e assicurando, a sua volta, al terzo acquirente, in caso di mancato esercizio della prelazione nello “spatium deliberandi” a disposizione del coltivatore (o del confinante), la certezza della compravendita stipulata con il proprietario, sottraendolo al pericolo di essere assoggettato al retratto esercitato dal coltivatore (o confinante) pretermesso; garantisce, infine, il coltivatore ( o confinante) in ordine alla sussistenza di condizioni della vendita più favorevoli stabilite dal proprietario promittente venditore e dal terzo promissario acquirente.
Cassazione civile sez. III, 08/11/2018, n.28495
Coltivatore diretto: requisiti e prova
Di conseguenza, nell’ambito della prelazione agraria, il riconoscimento della qualifica di coltivatore diretto è strettamente collegato all’ elemento di fatto rappresentato dal concreto svolgimento di attività di coltivazione diretta del fondo agricolo che garantisce uno stretto rapporto tra il proprietario ed il suo bene.
Sono considerati coltivatori diretti, ai sensi dell’art. 31, L. n. 590/1965, coloro che direttamente ed abitualmente si dedicano alla coltivazione dei fondi ed all’allevamento ed al governo del bestiame, semprechè la complessiva forza lavorativa del nucleo familiare non sia inferiore ad un ferzo di quella occorrente per la normale necessità della coltivazione del fondo e per l’allevamento ed il governo del bestiame.
La prova della qualità di coltivatore diretto, ai fini del riconoscimento del diritto di prelazione, deve essere fornita in concreto ovvero dimostrando l’effettivo esercizio dell’attività agricola con lavoro prevalentemente proprio e della propria famiglia, rimanendo irrilevante il dato formale dell’eventuale iscrizione dell’interessato in appositi elenchi o albi.
Tribunale Arezzo, 23/10/2017, n.1180
Prelazione agraria: principio di non contestazione
Questa Corte non ignora che secondo consolidata giurisprudenza della S.C. anche nelle controversie in tema di riscatto o prelazione agraria la non contestazione del convenuto costituisce un comportamento univocamente rilevante ai fini della determinazione dell’oggetto del giudizio, tuttavia, ritiene di non poter aderire totalmente a tale orientamento, in quanto, a fronte di una generica (o in astratto anche argomentata) affermazione della parte attrice di essere in possesso di tutti i requisiti per ottenere la prelazione agraria, ci si troverebbe di fronte ad una non consentita inversione dell’onere della prova, onere posto a carico del convenuto, con disapplicazione del principio per cui colui che intenda esercitare il retratto agrario ha l’onere di provare il possesso di tutti i requisiti soggettivi e oggettivi previsti dalla legge.
Corte appello Potenza, 16/05/2017, n.247
Prelazione agraria: condizioni per il valido esercizio
Ai fini dell’esercizio della prelazione agraria, deve ritenersi superflua la trasmissione, al prelazionario, del contratto preliminare di compravendita del terreno, ove risulti che il coltivatore diretto abbia già avuto precedente conoscenza, in qualsiasi modo e per iniziativa del proprietario-venditore, della proposta di vendita e delle relative condizioni, dovendosi in tal caso ritenere realizzata la finalità della legge.
Cassazione civile sez. VI, 13/02/2017, n.3760
Prelazione agraria: opera tra coeredi?
La prelazione agraria non opera tra coeredi. All’interno della comunione ereditaria ciascuno dei coeredi è libero di trasferire la propria quota di fondo rustico all’uno o all’altro coerede, non essendo applicabili tra i coeredi le limitazioni all’autonomia negoziale che discendono dalla prelazione riconosciuta dall’art. 8, ult. co., della L. n. 590 del 1965 a favore del coerede coltivatore diretto .
Cassazione civile sez. II, 11/09/2017, n.21050
Qualora un fondo rustico di proprietà di un ente pubblico venga aggiudicato in esito ad una procedura a evidenza pubblica, condizionatamente al mancato esercizio del diritto di prelazione agraria da parte dell’affittuario coltivatore diretto, e, successivamente, a seguito dell’esercizio di tale prelazione, venga trasferito a detto affittuario, la controversia, con la quale l’aggiudicatario chieda il riconoscimento della propria qualità di acquirente e contesti i presupposti di quella prelazione, ancorché promossa sotto il profilo della illegittimità dei provvedimenti con cui l’ente pubblico ha disposto l’indicato successivo trasferimento, spetta alla cognizione del giudice ordinario, e non a quella del giudice amministrativo in sede di giurisdizione di legittimità, atteso che investe posizioni di diritto soggettivo — cioè il diritto di proprietà e la relativa titolarità — che discendono da rapporti di natura privatistica, e che non sono suscettibili di degradazione od affievolimento per effetto dei suddetti provvedimenti.
Cassazione civile sez. un., 30/08/2018, n.21450
Prelazione agraria: pagamento del prezzo
In caso di esercizio della prelazione agraria l’avvenuto pagamento del prezzo, nel termine previsto dalla legge rappresenta comunque (anche a volerlo considerare come una vera e propria condizione sospensiva degli effetti del relativo contratto preliminare) un fatto costitutivo del diritto fatto valere dall’avente diritto alla prelazione che agisce per la costituzione del contratto definitivo di vendita, ai sensi dell’articolo 2932 del Cc. Esso va, dunque, allegato e provato da quest’ultimo – ai sensi dell’articolo 2697 del Cc – e il relativo difetto, trattandosi, di fatto costitutivo del diritto fatto valere in giudizio, è rilevabile anche d’ufficio dal giudice.
Cassazione civile sez. III, 31/05/2018, n.13790
Diritto di prelazione agraria: spetta all’usufruttuario?
Il diritto di prelazione agraria non può spettare all’usufruttuario ma solo al nudo proprietario posto che l’acquisto del terreno confinante da parte dell’usufruttuario comporterebbe il totale fallimento dello scopo della legge 817/1971, perché impedirebbe la formazione definitiva di un’unica e più vasta proprietà agricola, ed invero, l’accorpamento di due terreni agricoli sarebbe soltanto temporaneo ed avrebbe fine con la cessazione dell’usufrutto, una volta cessato l’usufrutto uno dei fondi diventerebbe, per effetto di consolidazione, di proprietà dell’ex nudo proprietario o dei suoi eredi e l’altro fondo resterebbe di proprietà dell’usufruttuario o, più probabilmente dei suoi eredi.
Corte appello Roma sez. IV, 02/05/2018, n.2794
Il rifiuto di nominare un consulente tecnico costituisce una facoltà discrezionale del giudice di merito, e può costituire vizio del procedimento (e della sentenza) nel solo caso in cui la consulenza costituisca l’unico mezzo a disposizione della parte per dimostrare i fatti costitutivi della pretesa.
(Correttamente, peraltro, ha evidenziato la Suprema Corte, il giudice a quo non ha dato ingresso alla richiesta consulenza atteso che in tema di prelazione agraria la dimostrazione della forza lavoro posseduta dal prelazionario non è una circostanza impossibile a dimostrarsi, se non con il ricorso a una consulenza tecnica d’ufficio).
Cassazione civile sez. III, 15/05/2018, n.11742