Source: https://francescocolaci.wordpress.com/2009/01/page/3/
Timestamp: 2020-02-27 17:27:28+00:00
Document Index: 21429312

Matched Legal Cases: ['art.2', 'art.10', 'art.2109', 'art.18', 'art.13', 'art.10', 'art.18', 'art.18', 'art.18', 'art.52', 'art.52', 'art 18', 'art,10', 'art.18', 'art.10', 'art.10', 'art.18', 'art.18', 'art.1', 'art.2247', 'art.90', 'art.61', 'art.37', 'art.37', 'art.90', 'art.67', 'art.83', 'art.69', 'art.37', 'art.90', 'art.67', 'art.90', 'art. 8', 'art.8', 'art.3', 'art.8', 'sentenza ', 'art.8', 'sentenza ', 'art.2222', 'art.20', 'art.33']

gennaio | 2009 | Francesco Colaci's BLOG | Pagina 3
SLITTA PARZIALMENTE SCADENZA PER PROSPETTO COLLOCAMENTO OBBLIGATORIO
Stando a quanto emerso nel corso del Forum Lavoro, da parte di rappresentanti del Ministero del Lavoro sarebbe stato dichiarato lo spostamento dal 31 gennaio al 28 febbraio c:a. del termine di trasmissione telematica del prospetto informativo della situazione dei lavoratori disabili.
Detto spostamento però interesserebbe soltanto i datori di lavoro che non vi sarebbero obbligati,in quanto la situazione al 31.12.08 non risulta variata rispetto all ‘ultimo prospetto prodotto.Pertanto,il termine del 31.1.09 resta immodificato per i datori di lavoro pubblici e privati occupanti almeno 15 dipendenti soggetti alle norme sul collocamento obbligatorio dei soggetti portatoti di handicap fisici o psichici, i cui dati occupazionali sono variati ovvero che lo presentano per la prima volta .
Se confermata,la notizia dovrà essere formalizzata in un atto ministeriale di prossima emanazione.
COMUNICAZIONE TELEMATICA PROSPETTO INFORMATIVO COLLOCAMENTO OBBLIGATORIO
Come indicato nella lettera circolare del Ministero del Lavoro datata 16.12.08 ( ved. commento su questo blog del giorno 20 dic.08 ) , nel periodo dal 15 al 31 gennaio 2009 tutti i datori di lavoro pubblici e privati che occupano almeno 15 dipendenti, soggetti alle disposizioni sul collocamento obbligatorio, sono tenuti ad inviare, obbligatoriamente in via telematica, un prospetto informativo con la situazione occupazionale ai fini dei successivi adempimenti di legge,anche se rispetto al prospetto precedente non siano intervenute modificazioni nell’organico dei dipendenti ai fini delle assunzioni obbligatorie :
Oggetto della comunicazione : occorre indicare le seguenti informazioni: numero complessivo dei lavoratori dipendenti numero e nominativi dei lavoratori computabili nella quota di riserva posti di lavoro e mansioni disponibili per i lavoratori disabili.
Termini di comunicazione : entro il 31 gennaio 2009.
Modalità di comunicazione: i datori di lavoro possono provvedere all’invio direttamente o per il tramite di uno dei “soggetti abilitati”:
• datori di lavoro privati, enti pubblici e pubbliche amministrazioni
• agenzie di somministrazione
• avvocati, dottori commercialisti, ragionieri, periti commerciali
Accreditamento : per l’invio telematico del prospetto informativo è necessario accreditarsi con le modalità indicate da ciascuna Regione e Provincia Autonoma ove avviene l’adempimento. Le specifiche disposizioni sulla modalità di accreditamento sono stabilite dalle Regioni e dalle Provincie autonome e rese pubbliche anche dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali.
Modalità di invio :
• I datori di lavoro le cui sedi sono ubicate nelle Regioni e Provincie Autonome come per l’Abruzzo presso le quali i servizi informatici sono già attivi, dovranno inviare il prospetto informativo ai servizi competenti secondo gli standard in uso in ciascuna di esse.
• I datori di lavoro cui sedi sono ubicate nelle Regioni presso le quali i servizi informatici non sono ancora attivi, dovranno inviare il prospetto informativo al servizio messo temporaneamente a disposizione dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali.
• I datori di lavoro con unità produttive in più provincie della stessa regione o di regioni diverse, dovranno adempiere avvalendosi di un unico servizio informatico, inviando il prospetto informativo con le seguenti modalità:
1) i datori di lavoro con sede legale in una regione ed unità produttive in più provincie della medesima regione inviano i prospetti informativi aziendali alla regione di appartenenza.
2) i datori di lavoro con sede legale in una regione ed unità produttive in provincie di regioni diverse inviano i prospetti informativi al Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali.
Infine si evidenzia che per l’Abruzzo il referente a cui rivolgersi dal 15 c.m. è : http://www.abruzzolavoro.com/co
ACCESSO AL MERCATO DEL LAVORO ITALIANO PER RUMENI E BULGARI NEL 2009
A differenza dei cittadini dei 25 Stati già membri dell’UE prima del 1° gennaio 2007, che possono essere regolarmente assunti senza che sia necessario richiedere alcun preventivo nulla osta al lavoro , in quanto risulta sufficiente per la loro assunzione porre in essere soltanto gli ordinari adempimenti previsti per i lavoratori italiani (comunicazione di assunzione ai centri per l’impiego almeno il giorno prima dell’instaurazione del rapporto di lavoro così previsto dalla legge n. 296/2006, apertura posizione previdenziale ed assicurativa presso i competenti Enti previdenziali ed assistenziali) ,mentre sara’ poi cura del lavoratore procedere a richiedere l’iscrizione anagrafica, allegando la documentazione attestante l’attività lavorativa esercitata ,nei confronti dei cittadini provenienti dalla Romania e dalla Bulgaria, Paesi entrati a pieno titolo nell’UE dal 1° gennaio 2007, è stata transitoriamente stabilita una procedura specifica per l’assunzione in alcuni settori lavorativi.
In particolare, con la circolare congiunta del Ministero della Solidarietà Sociale e del Ministero dell’Interno n. 2 del 28 dicembre 2006, sono state dettate le disposizioni applicative sulla libera circolazione e l’accesso al mercato del lavoro di tali cittadini.
Per quanto riguarda l’accesso al mercato del lavoro, il Governo italiano, analogamente a quanto previsto da altri Paesi dell’U.E., ha deciso di avvalersi di un regime transitorio prima di liberalizzare completamente il loro accesso al lavoro subordinato, mentre non sono state introdotte restrizioni per il lavoro autonomo.
Il regime transitorio, inizialmente previsto per un anno, è stato prorogato per il 2008 con la circolare congiunta n. 1 del 4 gennaio 2008 del Ministero della Solidarietà Sociale e del Ministero dell’Interno e per il 2009 con la circolare congiunta n. 1 del 14 gennaio 2009 del Ministero dell’Interno e del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali.
Il regime transitorio predetto prevede l’apertura immediata nei seguenti settori con gli stessi adempimenti previsti per i lavoratori italiani
dirigenziale e altamente qualificato.
Ugualmente è prevista l’apertura immediata per il lavoro stagionale ed in tutti i casi originariamente previsti dall’articolo 27 del Testo Unico sull’immigrazione.
Come chiarito dalla circolare congiunta del Ministero della Solidarietà Sociale e del Ministero dell’Interno n. 3 del 3 gennaio 2007 , i datori di lavoro che intendono nei predetti settori procedere all’assunzione di lavoratori rumeni o bulgari dovranno, pertanto, rispettare solo gli ordinari adempimenti previsti dalla normativa vigente in materia di lavoro, effettuando le ordinarie comunicazioni ai Centri per l’impiego ed ai competenti Enti previdenziali ed assistenziali.
Invece per l’assunzione dei lavoratori rumeni e bulgari nei restanti settori produttivi, è richiesto il rispetto di una una procedura semplificata che prevede la presentazione, mediante spedizione postale (raccomandata a/r), da parte del datore di lavoro allo Sportello Unico per l’Immigrazione competente, di una richiesta di nulla osta utilizzando l’apposita modulistica (mod. sub neocomunitari) disponibile sui siti internet del Ministero della Solidarietà Sociale e del Ministero dell’Interno (www.interno.it), evidenziando che non occorre rispettare quote numeriche, in quanto non previste.
Per l’individuazione del settore di riferimento in cui si collocano i lavoratori è sufficiente consultare l’elenco dei contratti collettivi nazionali di lavoro, nel quale per ogni CCNL è riportato il settore (con relativo codice, titolo abbreviato e titolo esteso) in cui rientra la tipologia di contratto applicato.
Per risalire alla corretta conoscenza di quali settori produttivi si intendono effettivamente “aperti” ai lavoratori rumeni e bulgari così come dei restanti settori produttivi in cui si applicano invece le “procedure semplificate” di richiesta del nulla osta al lavoro occorre, pertanto, fare riferimento al predetto elenco. Per es. se i lavoratori rumeni e bulgari devono essere assunti dai datori di lavoro con un contratto rientrante nel settore “Alberghi e ristoranti” (in cui nel titolo si riporta l’indicazione di imprese turistiche, ecc.), allora non occorre il nulla osta al lavoro rilasciato dallo Sportello Unico per l’immigrazione; se, invece, tali lavoratori vengono assunti con un contratto rientrante nel settore “Commercio” (ad es. CCNL per i dipendenti delle aziende commerciali e dei servizi) allora si applica la procedura semplificata di richiesta del nulla osta al lavoro sopra descritta.
Le associazioni di rappresentanza dei datori di lavoro potranno presentare le richieste di nulla osta al lavoro, per conto dei datori di lavoro, utilizzando l’accesso ad internet, previo accreditamento presso il Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno.
Lo Sportello Unico per l’Immigrazione della provincia ove sarà svolta l’attività lavorativa, previa verifica delle condizioni contrattuali da parte della Direzione Provinciale del Lavoro, provvede al rilascio del nulla osta, che dovrà essere prodotto dal lavoratore ai fini dell’iscrizione anagrafica prevista dal D.Lgs. n. 30/2007.
Non si procede più alla sottoscrizione del contratto di soggiorno, ne’ risulta più necessario richiedere il visto di ingresso alla rappresentanza diplomatico-consolare italiana nel Paese di origine.
Dopo il rilascio del nulla osta sarà quindi direttamente possibile procedere all’assunzione del lavoratore, previo il rispetto degli ordinari adempimenti previsti dalla normativa vigente in materia di lavoro (comunicazioni ai Centri per l’impiego ed ai competenti Enti previdenziali ed assistenziali).
I testi integrali delle circolari sopra citate possono consultersi accedendo, oltre che al sito del Ministero dell’nterno prima indicato, anche a quello del Ministero del Lavoro http://www.lavoro.gov.it
MANCATO RISPETTO ART 10 DEC.LEG.VO N.66/03 PER FERIE DIPENDENTI ENTI LOCALI
Il decreto legislativo n.66 dell’8.4.2003,con le modifiche apportate dal decreto legislativo 19.7.04 , n.313 e dalla legge n.133 del 6.8.08 , di conversione del decreto legge n.112/08,contiene la disciplina ampia e particolareggiata dell’organizzazione dell’orario di lavoro .
Per rispondere alla richiesta di chiarimenti pervenuta sul predetto provvedimento con particolare riferimento all’argomento precisato nel titolo ,si ritiene confacente riportarsi alla circolare del Ministero del Lavoro n.8 del 3.3.2005,che , affrontando in primo luogo il tema relativo al campo di applicazione della disciplina dell’0rario di lavoro,si conforma alla previsione dell’art.2del provvedimento prima citato,affermando che la stessa si riferisce “a tutti i settori di attivita’ ,pubblici e privati ,in relazione a rapporti di lavoro subordinato “, mentre è esclusa per : la gente di mare, i membri dell ‘equipaggio di un aeromobile civile impiegati da un’azienda con sede in uno stato membro Ce, i lavoratori impiegati quali membri del personale viaggante o di volo presso un’impresa che effettua servizi di trasporto passeggeri o merci per conto proprio o di terzi su strada ,per via aerea o navigabile ovvero con impianto fisso non ferroviario, i servizi di protezione civile,ivi compresi quelli del personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco , ed altresì nell’ambito delle strutture giudiziarie,penitenziarie e di quelle destinate per finalita’ istituzionali alle attività degli organi con compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica,delle biblioteche,dei musei e delle aree archeologiche dello Stato,restando precisato che nei confronti di queste ultime attività le norme del decreto n.66/03 non trovano applicazione in presenza di particolari esigenze inerenti al servizio espletato o di protezione civile,nonchè degli altri servizi espletati dal corpo nazionale dei vigili del fuoco,cosi come individuate con decreto dei ministri del lavoro ,della salute ,delle finanze e della pubblica funzione.Infinesi evidenzia che le disposizioni del decreto in parola non si applicano al personale della scuola ed al personale delle forze di polizia,delle Forze armate ,nonchè agli addetti al servizio di polizia municipale e provinciale,in relazione alle attività operative specificamente istituzionali ed agli addetti ai servizi di vigilanza privata.
Pertanto,stante l’eplicita previsione normativa, non vi è dubbio che , salvo i casi espressamente previsti e prima elencati , la disciplina sull’ orario di lavoro e sugli attinenti istituti di cui al decreto n.66/03 deve essere applicata anche ai rapporti subordinati dei pubblici dipendenti ,compresi quelli degli enti locali e questo vale anche con riferimento alle ferie disciplinate nell’art.10 del decreto in esame , che ha introdotto alcuni principi secondo cui :
a) il prestatore di lavoro ( sia pubblico che privato) deve usufruire di un periodo annuale di ferie retribuite non inferiore a quattro settimane( equivalenti in caso di fruizione consecutiva a 28 giorni di calendario) ,fermo restando il trattamento di miglior favore stabilito dalla contrattazione collettiva ;
b) detto periodo minimo , fatta eccezione dell ‘ intervenuta risoluzione del rapporto lavorativo,non si può sostituire con l’indennita’ per ferie non usufruite con riferimento alla quota delle stesse maturata a decorrere dal 29.4.2003,data d’entrata in vigore del decreto n.66/03 ;
c) nei casi di sospensione del rapporto di lavoro con relativa impossibilità di fruizione delle ferie secondo il principio della infra-annualità,le suddette sono godute ,a norma dell’art.2109 c.c.,nel tempo che l’imprenditore stabilisce,tenendo conto dell’esigenze imprenditoriali e degli interessi del prestatore;
d) salva diversa previsione della disciplina collettiva di riferimento , risulta obbligatoria e va consentita la fruizione di un primo periodo feriale di almeno due settimane da consumarsi in modo ininterrotto nel corso dell’anno di maturazione ,su richiesta che il lavoratore deve formulare tempestivamente per consentire al datore di lavoro il corretto contemperamento tra esigenze aziendali ed interesse del dipendente. La violazione di tale obbligo è punita con la sanzione prevista dall’art.18 bis comma 3 del decreto n.66/03 in misura da euro 130 ,00 ad euro 780,00 per ogni lavoratore coinvolto e per ciascun periodo interessato senza che trovi applicazione l’istituto della diffida disciplinata dall’art.13 del dec.leg.vo n.124/04,in quanto ricorre nella fattispecie la previsione indicata nella circolare del Ministero del Lavoro n.24/o4 di commento al dec.leg.vo n. 124/04 secondo cui :” Sono da ritenersi escluse dall’ambito della diffida tutte le violazioni in cui l’interesse sostanziale soprattutto relativo alla tutela dell’integrità psico-fisica e della personalità morale protetta dalla norma non è in alcun modo recuperabile” Inoltre si aggiunge che la sanzione de quo trova applicazione pure per il mancato godimento soltanto parziale di detto periodo ovvero anche nell’ipotesi di godimento del predetto periodo oltre laadenza dell’anno di maturazione;
e) sussiste l’ obbligo di concedere un secondo periodo di ferie di due settimane,da consumare anche in maniera frazionata ,ma entro 18 mesi dalla fine dell’anno di maturazione,salvi i periodi di differimento consentiti dal contratto collettivo di riferimento,evidenziando che l’ inosservanza di tale obbligo comporta la stessa sanzione amministrativa specificata sub d),nonchè sottolineando che , laddove la disciplina pattizia prevede termini meno ampi,come è per il settore del pubblico impiego che appunto fissa il termine di sei mesi,il superamento degli stessi , che comunque sia rispettoso dei 18 mesi ,determinerà soltanto una violazione contrattuale e non comporterà l’ applicazione della predetta sanzione;
f) sussiste l’ obbligo di consentire la fruizione di un terzo periodo di ferie eccedente le 4 quattro settimane stabilite dal decreto n.66/03,previsto dalla contrattazione collettiva ovvero dal contratto individuale ,fruibile anche successivamete ai 18 mesi ed in modo frazionato ,ma entro il termine fissato dall’autonomia contratttuale rispetto al momento della maturazione,che risulta monetizzabile, ma restando escluso che ,quando l’inosservanza risulta di natura contrattuale , l’intervento sanzionatorio ,mentre si deve tener conto per il settore del pubblico impiego delle previsioni dettate al riguardo .
Prima d’intrattenersi sulla disciplina delle ferie nella contrattazione relativa ai dipendenti degli enti locali,sembra consono esprimere le seguenti due considerazioni di carattere generale sull’argomento.
La prima concerne la c.d.indennità sostitutiva e la monetizzazione delle ferie, vale a dire appunto che l’una a partire dal 29 aprile 2003 non può sostituire il mancato godimento delle ferie sia pèure nel limite delle quattro settimane obbligatorie ,mentre l’altra , mentre è possibile per il periodo maturato prima della suddetta data, apparer impossibile successivamente ,ma soltanto nel limite delle quattro settimane di ferie che il lavoratore deve obbligatoriamente godere e pertanto un eventuale accordo anche preventivo tra le parti è nullo e potrebbe essere impugnato in futuro , soprattutto in relazione a situazioni di significativa durata che potrebbero sollecitare richieste di risarcimento per danni all’integrità psico-fisica del prestatore.
La seconda considerazione risulta essere conseguente alla molteplicità e complessità delle disposizioni che il decreto legislativo n.66 /03 contiene riguardo all’orario di lavoro ed all ‘istituto delle ferie dei lavoratori subordinati e che hanno determinato il Ministero del Lavoro a premurare nel contesto della dianzi richiamata circolare n.8/03 da parte degli operatori istituzionali,aziendali e professionali particolare attenzione e cautela , evidenziando che:
a) quanto alle modalità di fruizione delle ferie,la previsione normativa stabilisce la possibilità di un intervento in deroga da parte della contrattazione collettiva.Da ciò deriva la possibilità per le parti sociali di una disciplina modificativa che , sotto il profilo sanzionatorio ,dia luogo ad una serie di esimenti che determinano la non punibilità della condotta quando la stessa,pur derogando alle disposizioni di legge ,sia conforme alla previsione contrattuale ;
b) si dovrà evitare ,nei casi di sospensione dei rapporti di lavoro ( ad esempio per maternità ovvero congedo parentale ovvero malattia ovvero infortunio ) che rendano impossibile fruire delle ferie secondo il principio della infra -annualità ,ogni applicazione automatica di tale principio laddove ciò risulti impossibile o troppo gravoso per l’organizzazione aziendale e di conseguenza ,anche sotto il profilo sanzionatorio , occorrerà valutare con attenzione ed equilibrio ogni singola situazione.
Oltre a quanto sopra ,sembra il caso altresì di riportarsi alla Direttiva indirizzata al personale ispettivo dal Ministro del Lavoro in data 18.9.08 in materia di organizzazione e svolgimento dell’attività di vigilanza ,che ,circa le verifiche sull’orario di lavoro , sollecita alla la massima prudenza i funzionari ispettivi, affinchè considerino il quadro normativo accanto a quello contrattuale collettivo ,anche aziendale,al fine di contestare legittimamente le violazioni riscontrate rispetto al regime giuridico vigente nelle strutture private e pubbliche interessate da accessi ispettivi .
Esposto quanto sopra riportato e venendo in particolare alle vicende che interessano i dipendenti degli enti locali, nei confronti dei quali si conferma , con l eccezione per gli addetti al servizio di polizia municipale e provinciale in relazione alle specifiche attività operative istituzionali ,l’applicazione delle disposizioni contenute nel decreto legislativo n.66/03,comprese quelle dell’art.10 sulle ferie e dell’art.18 bis comma 3 sulle sanzioni per la violazione della disciplina delle stesse,si ritiene adeguato specificare che la materia delle ferie nel ccnl degli enti locali del 6.71995 risulta disciplinata dall’art.18,secondo cui:
2. La durata delle ferie è di 32 giorni lavorativi comprensivi delle due giornate previste dall’articolo 1, comma 1, lettera “a”, della L. 23 dicembre 1977, n. 937.
5. In caso di distribuzione dell’orario settimanale di lavoro su cinque giorni, il sabato É considerato non lavorativo ed i giorni di ferie spettanti ai sensi dei commi 2 e 3 sono ridotti, rispettivamente, a 28 e 26, comprensivi delle due giornate previste dall’articolo 1, comma 1, lettera “a”, della L. 23 dicembre 1977, n. 937.
6. A tutti i dipendenti sono altresì attribuite 4 giornate di riposo da fruire nell’anno solare ai sensi ed alle condizioni previste dalla menzionata legge n. 937/77. E’ altresì considerata giorno festivo la ricorrenza del Santo Patrono della località in cui il dipendente presta servizio, purché ricadente in giorno lavorativo. Nell’ipotesi di mancata fruizione delle quattro giornate di riposo di cui all’art.18, comma 6 del CCNL del 6.7.1995, il trattamento economico è lo stesso previsto per i giorni di ferie.
15. Il periodo di ferie non è riducibile per assenze per malattia o infortunio, anche se tali assenze si siano protratte per l’intero anno solare. In tal caso, il godimento delle ferie deve essere previamente autorizzato dal dirigente in relazione alle esigenze di servizio, anche oltre i termine di cui ai commi 12 e 13.
16. Fermo restando il disposto del comma 9, all’atto della cessazione dal rapporto di lavoro, qualora le ferie spettanti a tale data non siano state fruite per esigenze di servizio, si procede al pagamento sostitutivo delle stesse. Il compenso sostitutivo delle ferie non fruite, secondo la vigente disciplina contrattuale, è determinato, per ogni giornata, con riferimento all’anno di mancata fruizione, prendendo a base di calcolo la nozione di retribuzione di cui all’art.52, comma 2, lett. c) del CCNL del 14.9.2000; trova in ogni caso applicazione la disciplina di cui al comma 4 del medesimo art.52.
Ponendo a confronto il testo dell’art 18 sopra riportato con il contenuto dell’art,10 del decreto n.66/03,si constata che le previ sioni contrattuali non risultano del tutto in linea con quanto stabilito dalle disposizioni legislative.Infatti secondo l’art.18 :
-la durata delle ferie annuali è fissata in 28 giorni lavorativi annuali (per un orario di lavoro settimanale su 5 giorni ), pari a 5 settimane più 3 giorni,mentre per il neo assunto le ferie sono fissate in 26 giorni lavoarativi annuali,pari a 5 settimane più un giorno ;
-il lavoratore ha diritto a fruire a richiesta di due settimane di ferie consecutive nel periodo giugno-settembre dell’ anno di maturazione;
-la fruizione delle ferie può venire rinviata :per motivata esigenze di carattere personale del lavoratore e compatibilmente con le esigenze di servizio sino al 30 aprile ovvero sino al 30 giugno dell’anno successivo a quello di maturazione (quindi per un solo trimestre ) per indifferibili esigenze di servizio ;
-le ferie non possono essere monetizzate nel corso del rapporto di lavoro ,mentre sono monetizzabili all’atto della cessazione le sole ferie non fruite per esigenze di servizio,ma al valore che avevano nell’anno di maturazione.
Si tratta di stabilire se la disciplina legale abbia almeno in parte sostituito la disciplina contrattuale o se piuttostio quest’ultuima continua ad essere interamente applicabile in base all’esplicita salvaguardia contenuta nell’art.10 ripetutamente citato.
A sostegno della prevalenza incondizionata della disciplina contrasttuale giocano i seguenti aspetti :
-il rinvio generico dell’art.10 del decreto n.66/03 alle previsioni della contrattazione collettiva
-la possibilità di condizioni di miglior favore per i lavoratori determinabili dalla contrattazione collettiva,così che sarebbe superflua una norma di legge che fa salve le condizioni di miglior favore stabilite dai contratti collettivi.
Peraltro si ritiene di poter scorgere che comunque si giungerrebbe a conclusioni molto simili anche se si ritenga che si debba dare prevalenza alle sole clausole contrattuali di miglior favore,in quanto è incontestabile che il trattamento contenuto nel ccnl risulta complessivamente più favorevole rispetto a quello della legge.
Nello specifico si potrebbero ipotizzare i seguenti criteri generali di comportamento :
TESI N: 1 Incondizionata prevalenza delle clausule dell’art.18 del ccnl:La vigente disciplina contrattuale continua ad applicarsi integralmente.
TESI N:2 Prevalenza delle sole clausole di miglior favore :In tal caso :
a )per la durata delle ferie trova applicazione la più favorevole disciplina contrattuale dei 28 giorni lavorativi annuali sulla settimana di 5 giorni lavorati
b) per il periodo di fruizione nell’anno di maturazione , dovrebbe prevalere la disciplina negoziale,che prevede sia la durata di due settimane che la relativa collocazione temporale nel periodo giugno settembre,a richiesta del dipendente,mentre potrebbe anche ritenersi una residua capacità regolamentare della legge per la parte in cui impone comunque al datore di lavoro anche in assenza di richiesta del lavoratore di garantire la fruizione di due settimane di ferie anche non continue
-per il periodo di fruizione delle ferie residue,dovrebbe considerarsi più idoneo il periodo di sei mesi stabilito dalla norma contrattuale ,in quatto maggiormente idoneo alla tutela del recupero psico fisico del prestatore
-per la monetizzazione delle ferie,risulta più favorevole ritenere applicabile quanto prtevisto dalla disciplina contrattuale.
Infine in ordine alla disciplina dell’art.18 bis ,introdotto nel testo originale del decreto legislativo n .66/03 dal dec.leg.vo n.213/o4,la sanzione trova applicazione in caso di:
– negazione del diritto ai giorni di ferie annuali previsti dal ccnl ,compresi quelli eccedenti le quattro settimane
-negazione del diritto alla fruizione delle due settimane di ferie consecutive nel periodo giugno-settembre ,a seguito di formale richiesta del dipendente
– negazione del diritto alla fruizione di almeno due settimane annuali di ferie discontinue,in mancanza di richiesta del lavoratore
-rinvio delle ferie per esigenze di servizio oltre il 30 /6 dell ‘anno successivo a quello di maturazione ovvero oltre il 30/4 su richiesta del lavoratore .
A conclusione della presente esposizione ,appare utile evidenziare il problema del consistente accumulo di ferie non godute che si può determinare nel corso degli anni ,che deve essere tenuto nella debita considerazione dai datori di lavoro pubblici ,tenendo presente il sistema delle sanzioni introdotto dal dec.legislativo esaminato , poiche’ il mancato esercizio dei poteri datoriali in caso di inerzia del dipendente o di mancata predisposizione del piano ferie,con la possibilità di assegnazione d’ufficio delle ferie,mentre in precedenza per il mancato esercizio dei poteri datoriali si costituiva soltanto i un eventuale disservizio,ora lo stesso può comportare anche l’applicazione di sanzioni amministrative ,come prima specificato.
TITOLO IV – CLASSIFICAZIONE DEL PERSONALE
NUOVE ISTRUZIONI MINISTERO LAVORO SU DOMANDE EMERSIONE LAVORO NERO
Le nuove istruzioni operative sono contenute nella nota n.0000255 del 12 scorso rimessa dal Ministero del Lavoro alle Direzioni provinciali del Lavoro ed alle Direzioni Centrali di Inps ed Inail.
Forte del corrispondente parere n.1073 espresso in data 24.9.o8 dal Consiglio di Stato, in sede di ricorso straodinario al Capo dello Stato avverso il diniego dei benefici previsti dalla legge nei casi di emersione dal lavoro sommerso, il Ministero si esprime a favore dell’ammissibilità della regolarizzazione nell’ipotesi di posizioni lavorative per cui il datore di lavoro spontaneamente o a seguito di accertamenti ispettivi abbia provveduto alla loro formalizzazione prima della stipulazione dell’accordo sindacale previsto dalla norma quale condizione per i benefici nella stessa previsti,anche nell’eventualità di accordo successivo all’emersione,in quanto istituto atto a sanare situazioni pregresse.
In relazione a quanto sopra ,gli uffici destinatari della nota sopra richiamata sono stati invitati a prendere atto delle istruzioni,disponendone l’uniforme applicazione in ambito territoriale, posto che le istanze di emersione dal lavoro nero, da presentare improrogabilmente entro il 30 settembre 2008, a seguito d’istruttoria della sede Inps territorialmente competente devono essere valutate e decise dalla Commissione formata dai direttori provinciali di DPL, Inps ed Inail.
Infine si ricorda che la normativa di riferimento in materia è contenuta nei commi da 1191 a 1201 dell’art.1 della legge n.296/06 e nella c ircolare Inps n.116 del 7.92007
PRESTAZIONI LAVORATIVE CON ASSOCIAZIONI E SOCIETA’ SPORTIVE DILETTANTISTICHE
Malgrado che nel linguaggio comune accade sovente che l’ “associazione” viene identificata con la ” società ” e viceversa , con un uso alternativo ed indifferente dei due termini , occore sottolineare che invece la prima entità si distingue dalla seconda con riferimento allo scopo ed alla struttura,nel senso che:
a) mentre l’art.2247 del codice civile tra i requisiti della società richiama lo scopo di dividere tra i soci gli utili derivanti dall’esercizio di un’attività economica, nell’associazione ogni profitto deve essere destinato allo scopo sociale,cioè ad uno scopo teso ala soddisfazione dei bisogni di natura ideale e comunque di natura non economica;
b) nell’associazione, a norma degli articoli 24 e 37 del codice civile , a differenza dalla previsione normativa riguardante la società, gli aderenti alla stessa versano i contributi a fondo perduto e gli stessi in caso di recesso o esclusione non possono ottenere la restituzione dei contributi versati , non essendo consentito vantare alcun diritto sul patrimonio dell’associazione ;
c) per l ‘associazione si parla di rapporto associativo a struttura aperta, nel senso che possono richiedere di farne parte tutti quelli che condividono gli scopi perseguiti dalla stessa ,senza necessità di modificare l’atto costitutivo .
Volendo operare una suddivisione all’interno della figura dell’associazione,occorre distinguere tra associazioni riconosciute e non riconosciute.
Le prime , costituite con atto pubblico, richiedono ed ottengono uno specifico provvedimento di riconoscimento , in conformità alle previsioni del dpr 10.2.2000 n.361 , a seguito dell’ iscrizione nel registro delle persone giuriche private presso le Prefetture e le Regioni per talune categorie di enti,che consente particolari prerogative ,ossia : la limitazione dellla responsabilità in capo agli amministratori per le obbligazioni assunte per conto dell’associazione , la distinzione netta tra patrimonio dell’associazione e quello degli associati ed amministratori ed infine la possibilità di accettare eredità,legati e donazioni ,nonchè di acquistare beni immobili.
Le seconde nascono anch’esse da un accordo tra gli associati con cui viene realizzato l’atto costitutivo senza che la legge richiede alcuna formalità e pertanto l’atto costitutivo potrebbe essere valido anche se fatto con una scrittura privata o addirittura oralmente .Tuttavia,la forma scritta e registrata dell’atto sono ormai elementi indispensabili per una confacente tutela dei portatori d’interesse nei riguardi dell ‘ associazione ed altresì per la data e l’autenticità delle sottoscrizioni.
Gli elementi che caratterizzano l’atto costitutivo delle associazioni non riconosciute sono : lo scopo,le condizioni di ammissione dei soci ed il regolamento interno e di amministrazione.
In tali associazioni non risulta obbligatorio disporre di un patrimonio,ma semplicemente deve sussistere un fondo comune formato dai contributi versati dagli aderenti per le spese di costituzione e gestione , inoltre manca l’automia patrimoniale perfetta ,i soci non possono chiedere la divisione del fondo comune e la restituzione della quota in caso di recesso,mentre delle obbligazioni assunte rispondono anche gli amministrtatori che hanno agito in nome e per conto dell’associazione.
Le attività sportive che possono qualificarsi professionistiche e dilettantiche ,dopo l’entrata in vigore dell’art.90 della legge n.289 del 27.12.2002 ,possono essere esercitate con le seguenti forme giuridiche:
1) associazione sportiva dilettantistica ,che può essere riconosciuta ovvero non riconosciuta;
2)società di capitali ,che può assumere le seguenti forme giuridiche: per azioni,in accomandita per azioni,a rersponsabilità limitata,cooperativa .
Per quanto concerne le associazioni sportive dilettantistiche, che di regola sono costituite recando l ‘indicazione di tale ragione sociale, pur non mancando casi in cui si trova specificata quella di gruppo,circolo ed altro ancora ,è da dire che le stesse si dinguono dalle società sportive professionistiche,in quanto a differenza di quest’ultime che sono a fini di lucro,risultano no-profit,mentre ricadono nella definizione di società professionistiche soltanto quelle che risultano affiliate a Federazioni che operano la distinzione dall’attività dilettantistica da quella professionistica ed inoltre stipulano contratti con atleti professionisti,ritenendosi tali coloro che prestano la propria attività sportiva in forma continuativa e dietro compenso derivante da un contratto di lavoro con una società sportiva.,riconosciuta da una Federazione della quale rispetta il regolamento .
Per rispondere a alla domanda su quali sono le attività sportive dilettantistiche, mancando allo stato norme esaustive ,si risponde rinviando al seguente elenco delle discipline sportive certamente professionistiche ,in base alla legge n.91 del 1981,così come riconosciute dal Coni:
-per il calcio ,le serie A,B,C1 e C2 maschile
per la pallacanestro,le serie A1 e A2 maschile
per il ciclismo ,le gare su strada e su pista approvate dalla Lega ciclismo
-per il motociclismo,la velocità ed il motocross
-per la box,la prima,seconda e terza serie nelle 15 categorie di peso
-il golf.
Manca invece una definizione legislativa dello sport dilettantistico . che di solito risulta affidato ad associazioni non riconosciute senza fini di lucro ,che non intrattengono rapporti con atleti professionisti e che ,tramite l’affiliazione alle federazioni riconosciute dal Coni,divengono soggetti dell’ordinamento sportivo.
Un ‘ associazione sportiva dilettantistica,al pari di una società ,svolge la propria attivita’ e persegue gli scopi previsti nell’atto di costituzione avvalendosi delle prestazioni di diverse figure,che ricevono compensi o rimborsi spese,che appaiono soggetti , a norma della legge n.342 /2000,ad uno speciale regime fiscale per determinati redditi corrisposti a collaboratori , nonchè a norme particolari previdenziali (Inps ed Enpals) ed assicurative (Inail).
I rapporti di lavoro che le associazioni e società sportive dilettantistiche possono stipulare sono quelli di tipo subordinato ,. autonomo e libero professionale ,così come previsti e disciplinati dalle leggi e dai contratti collettivi,comprese le co.co.co ,senza trascurare infine le attività di volontariato di cui alla n.266/1991.
Peraltro si sottolinea che l’art.61 comma 3 del decreto legge n.276/03 esclude l’applicazione per le attività in parola del rapporto di lavoro a progetto e di conseguenza alle stesse si continua ad applicare la disciplina previgente sulle co.coco.
A fronte di determinate prestazioni rese nelle attivita sportive dilettantistiche,l’art.37 della legge n.342/2000 ha previsto un regime fiscale di favore applicabile a erogazioni di :rimborsi forfetari,compensi ,premi,indennità di trasferta,mentre restano esclusi ,perchè esenti,indennita’ chilometriche,ed il rimbordo di spese documentate per vitto ,alloggio ,ecc. ,sostenute in occasione di manifestazioni sportive fuori dal territorio comunale.
I soggetti interessati al predetto regime fiscale dei compensi su citati sono i seguenti:atleti dilettanti,allenatori dilettanti ,giudici di gara,commissari speciali preposti agli arbitri, medici sportivi,massaggiatori ,dirigenti ed ogni altro soggetto la cui opera è indispensabile allo svolgimento delle manifestazioni sportive .
Al di fuori dei compensi e del personale di cui sopra ,il regime fiscale speciale del citato art.37 non trova applicazione allorchè le attività sportive di cui si tratta ,anzichè nell’ambito di un regime di tipo volontaristico e svolte per realizzare la manifestazione sportiva in cui saranno compensate le spese sostenute , si configurano modalità e finalità proprie di un normale rapporto di lavoro .
Un’ulteriore modifica alla disciplina fiscale dei redditi contenuta nel Tuir è quella apportata dall ‘art.90 della legge n.289/2002,secondo cui la disposizione di cui all’art.67 lettera m ) del Tuir stesso testè esaminata ,si applica dal 1° gennaio 2003 ” anche ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrtativo-gestionale di natura non professionale resi in favore di società o associazioni sportive dilettantistiche”.
In proposito è intervenuta la circolare n.21 del 22. 4.03 dell’ Agenzia delle Entrate per ricondurre fra i redditi diversi e nel regime fiscale agevolativo previsto dall’art.83 ( dal 1° gennaio 2004 art.69 comma 2) del Tuir i particolari rapporti di co.co.co aventi le seguenti caratteristiche:
-carattere amministrativo-gestionale
-natura non professionale
– resi a società o associaziobni sportive dilettantistiche
Pertanto le prestazioni in parola si caratterizzano per la loro continuità nel tempo,la coordinazione ,l’inserimento del collaboratore nell’organizzazione economica del committente e l’assenza del vincolo della subordinazione.
Inoltre ,essendo escluse le prestazioni rientranti nell’oggetto dell’arte o della professione,si deve valutare se per lo svolgimento dell’attività di collaborazione siano necessarie conoscenze tecnico giuridiche direttamente collegate all’attività di lavo0ro autono esercitata abitualmente.Infine ,si precisa che rientrano nella previsione normativa i compiti tipici di segreteria di un’associazione o società sportiva dilettantstica,quali sono,ad esempio ,la raccolta delle iscrizioni,la tenuta della cassa e della contabilità da parte di soggetti non professionisti , sussistendo l’orientamento ad attribuire all’espressione amministrtativo-gestionaòle una portata limitata, che porta ad escludere dall’agevolazione ad esempio l’addetto alla manutenzione dei campi da tennis, il magazziniere dell impianto spoprtivo e l’addetto alle pulizie,in quanto trattasi di attività non rientranti nelle funzioni amministrative finalizzate alla gestione del sodalizio sportivo.
1.INPS
L’Istituto che già era intervenuto con la circolare n.32 del 7.2. o 1 ,a seguito dell’art.37 della legge n.342/2000,che classificò quali redditi diversi i compensi erogati per l’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche dal Coni,dalle federazioni sportive nazionali ,dagli enti di promozione sportiva ,ecc . , escludendo per detti compensi l’imposizione dei contributi dovuti per la Gestione separata, dopo l’art.90 comma 3 289/02 ha esteso la predetta esclusione anche per i redditi provenienti da rapporti di co.co.co.di carattere amministrativo- gestionale,di natura non professionale,resi in favore di societè ed associazioni sportive dilettantistiche.
2.ENPALS
Sussiste contrasto tra’Enpals,che con circolare n.13 del 7.8.2006 sostiene l’0bbligo del contributo previdenziale dovuto da associazioni e società sportive dilettantistiche per direttori tecnici ,massaggiatori ed istruttori sportivi ,ed il Coni, che con comunicazione n.0510 del 19.12.0 6 sostiene la non assoggettabilità a contribuzione Enpals dei compensi corrisposti dai predetti sodalizi,qualificati dalla vigente legislazione quali redditi diversi ai fini fiscali ex art.67 comma 1 lettera m) del Tuir.
Anche l’Inail con proprie circolari,la seconda delle quali reca la data del 19.3.2003,ha stabilito che l’inquadramento dei compensi ai collaboratori nell’ambito dell’esercizio diretto di attività sportiva dilettantistica e dei redditi derivanti da rapporti co.co.co. di carattere amministrativo- gestionale di natura non professionale esclude dall’assimilazione al lavoro dipendente e pertanto la non assoggetabilità degli stessi ad assicurazione antinfortunistica.La legge n.289/02 ha tabilito per le Federazioni sportive nazionali,le discipline sportive associate e gli enti di promozione sportiva l’obbligo assicurativo a carico degli sportivi dilettanti tesserati in qualità di atleti ,dirigenti e tecnici per infortuni avvenuti in occasione ed a causa dello svolgimento delle attività sportive e che hanno determinato come conseguenza la morte o l’inabilità permanente.
Con nota circolare n.13/segr/0004746 il Ministero del Lavoro ha previsto l’onere della comunicazione obbligatoria preventiva per l’instaurazione del rapporto ed entro cinque giorni per quella di risoluzione dello stesso da parte delle associazioni sportive dilettantistiched per le co.co.co a carattere amministrativo- gestionale di cui all’art.90 della legge n.289/03. La comunicazione in via telematica e pluriefficace va fatta al Centro Impiego territorialmente competente ovvero della sede di cordinamento se il c ollaboratore svolge attività in diversi comuni.
NUOVE ISTRUZIONI INAIL SU LIBRO UNICO LAVORO
Le nuove istruzioni dell’ Ente assicuratore sono contenute nelle note della Direzione Centrale Rischi del 7 scorso recanti i numeri di protocollo 0000075 e o0000137 .
Con la prima si forniscono indicazioni sull’impostazione della richiesta di autorizzazione sui vari tracciati del LUL elaborati e posti in uso dalle case di software e si precisa in proposito che nella domanda si deve specificare se vengono inoltrati più layout e richieste più autorizzazioni.Inoltre si fa presente che per ottenere l’autorizzazione all’utilizzo del layout prodotto per i propri assistiti,gli studi di consulenza devono rivolgersi alle sedi Inail territoriali rispettando le modalità fornite con nota del 10.9.08 (ved. su questo blog in data 14.9.08) .
Con la seconda nota,riportandosi alle istruzioni contenute nella lettera del Ministero del Lavoro n.0000102 del 7,1,09 (ved.su questo blog in data 8.1.09 ) , l’Istituto fornisce chiarimenti su:
– termine per autorizzare i layout : fissato al 16.1.09
-autorizzazioine layout : si potrà utilizzare il sito di Assosoftware anche da parte delle società non aderenti
-autorizzazione layout singoli : ogni singolo layout conterrà un proprio numero specifico di autorizzazione e sui singoli fogli del Lul dovranno riportarsi il numero e la data dell’autorizzazione
-numerazione del LUL : risulta opportuno che la numerazione dei fogli risulta riparta dal numero 1
-numerazionme unica: gli estremi della nuova autorizzazione nazionale alla numerazione unitaria vanno riportati sul cedolino del LUL
– procedura unificata per comunicazione deleghe elaborazione LUL con quelle per tenuta da effetture rispettivamente all’Inail entro 30 giorni e preventivamente alla DPL : sarà implementata sul portale dell’Istituto entro il 16.1.09 con lo slittamento al 31.1.09 del termine per adempiere ,mantenendo validità alle comunicazioni nel frattempo pervenute direttamente alle strutture periferiche del Ministero del Lavoro,ai dirigenti ed agli ispettori delle quali l’Istituto garantirà l’accesso al sistema informatico
-sequenzialità numerica in caso pluralità autorizzazioni: ogni LUL partirà dal numero 1 con garanzia al suo interno della propria sequenzialità numerica.
VERBALE UNICO PER ISPEZIONI LAVORO
Al fine di assecondare gli indirizzi operativi t contenuti nella Direttiva del 18 settembre scorso sui Servizi ispettivi e l’ attività di vigilanza ,risulta predisposta una nuova modulistica semplificata ,unica ed unitaria che dovrà trovare comune utilizzazione da parte del personale ispettivo di Inps Inail e Dire zioni del Lavoro,cosi’ da perseguire in modo confacente l’uniformità ed omogeneità operativa .
Il Ministero del Lavoro con la nota n.0000195 del 9 scorso ha rimesso la predetta modulistica alle proprie strutture territoriali con l’invito ad utilizzarla in modo sperimentale ,così da formulare entro il 31 marzo prossimo proposte per eventuali correzioni e/o integrazioni sul contenuto della stessa , in vista della definitiva sostituzione dell’altra sinora in uso.
In relazione alle diverse tipologie degli interventi ispettivi ed in f base alle fasi del procedimento di vigilanza , la modulistica del verbale unico in questione si compone dei seguenti documenti:
– verbale di primo accesso : va consegnato al datore di lavoro al termine della prima giornata d’ispezione e fa menzione tra l’altro dei soggetti rinvenuti al lavoro,dei documenti visionati e di quelli da produrre ;
– verbale interlocutorio : l’ispettore dà atto che gli accertamenti sono ancora in atto, pur essendo decorso del tempo dal primo accesso ;
-verbale conclusivo degli accertamenti :si compone di una parte generale in cui si riportano i dati sulla verifica effettuata ,nonchè di varii allegati contrassegnati dalla lettera A alla lettera H con riferimento al provvedimento conseguente all’accesso ispettivo (diffida, diffida ora per allora,notificazione illercito amministrativo ,disposizione,prescrizione,adempimento autonomo obblighi di legge di natura penale,verbale unico contributivo e reati in materia di previdenza e assistenza) ;
-provvedimento di sospensione attività : da adottore in caso di lavoro nero superiore ai limiti di legge e di violazione delle norme sulla sicurezza ,con previsione di efficacia immediata ovvero dalle ore 12 del giorno successivo, come da indicazione contenuta nella Direttiva ministriale sopra citata.
COMPATIBILITA’ INTEGRAZIONE SALARIALE CON LAVORO
Per riscontrare la richiesta di chiarimenti sull’argomento di cui al titolo , si fa riferimento direttamente all’art. 8 del decreto legge 31.3.1988 n.86 convertito in legge 20.5.1988 n.160,il cui testo coordinato è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.147 del 24.6 .1988.
I commi 4 e 5 del predetto art.8 prevedono rispettivamente che :
– Il lavoratore che svolga attività di lavoro autonomo o subordinato durante il periodo d’integrazione non ha diritto al trattamento per le giornate di lavoro effettuate .
– Il lavoratore decade dal diritto al trattamento d’integrazione salariale nel caso in cui non abbia provveduto a dare preventiva comunicazione alla sede provinciale dell’Inps dello svolgimento della predetta attività.
In merito alla sopra riportata previsione normativa , si è registrato l’intervento dell’Inps , della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione.
Da parte dell’Inps sono state emanate le circolari n.171 del 4.8.1988, n.179 del 12.12.2002 e n. 75 del 12.4.2007.
La prima circolare ,dopo aver sottolineato l’ incompatibilità fra cassa integrazione guadagni ed attività lavorativa svolta a termine in forma subordinata o autonoma ed evidenziato la decadenza dal diritto all’integrazione salariale in cui incorre il lavoratore che non fornisce corrispondente comunicazione all’Istituto prima di intraprendere un ‘attività autonoma o presso terzi, ha espresso l’avviso sulla opportunità che il cassintegrato, prima di iniziare l’attività autonoma o subordinata, ottenga il preventivo consenso del proprio datore di lavoro, in relazione alla permanenza del vincolo connesso al rapporto di lavoro in atto , disponendo infine che dalla data iniziale dell’attività denunciata deve essere sospeso il pagamento dell integrazione salariale,da ripristinare soltanto al termine della prestazione intrapresa, ove ne ricorrono le condizioni ,restando peraltro escluso tassativamente che ,a seguito della comunicazione, possa essere rilasciata da parte dell’Istituto una qualsiasi autorizzazione per il cumulo del reddito da lavoro autonomo o subordinato con la cassa integrazione guadagni , essendo finalizzata la comunicazione preventiva dell’attività intrapresa ad evitare la decadenza dall’integrazione salariale a carico del prestatore per tutto il periodo della concessione della stessa .
Per quanto possa apparire superfluo , rispetto a quanto sopra esposto ,si fa notare che agli effetti dell’incompatibilità in argomento vanno considerate tanto le prestazioni rese nell’ambito di un rapporto di lavoro subordinato ( pubblico ovvero privato,obbligatorio ovvero ordinario , a tempo determinato ,pieno,parziale,tripartito,intermittente o a chiamata,somministrato, nel contratto d’ inserimento o reinserimento,d’apprendistato e di formazione e lavoro) ,quanto le prestazioni autonome ( relative ad attivita’ agricole,commerciali,artigiane ,professionali),sia infine le collaborazioni coordinate e continuative ,anche nella forma a progetto.
Nella seconda delle circolari prima indicate , sempre in tema di compatibilità tra integrazione salariale ed attività lavorativa autonoma o subordinata a termine, essendo intervenute varie sentenze della Cassazione contenenenti specifici principi interpretativi delle norme in esame , risulta che l’Inps ha modificato i criteri prima espressi in quella n.171 /1988 .
Infatti,fermo l’obbligo per il lavoratore della comunicazione preventiva sullo svolgimento dell’attività secondaria, così ‘ da evitare la decadenza a suo carico dalle prestazioni di cigo o cigs, l’Istituto ha osservato che il combinato disposto dell’art.3 del decreto legislativo luogotenenziale n . 788/1945 e dell’art.8 comma 4 della legge n.16071988 non sancisce l’assoluta incompatibiltà delle prestazioni d’integrazione salariale con il reddito ritraibile dallo svolgimento di un’attività lavorativa autonoma o dipendente a tempo determinato ma piuttosto che vi sia un’incumulabilità tra i suddetti trattamenti integrativi e redditi in misura variabile a seconda delle modalità e dal’ammontare di quest’ultimi,come appresso specificato a titolo esemplificativo:
1) ipotesi di trattamento di cig ragguagliato alla retribuzione perduta ,derivante da un rapporto a tempo pieno e di beneficiario svolgente attività subordinata a termine a tempo pieno oppure parziale: si ha l’incumulabilità totale( perchè deve presumersi che la retribuzione sia equivalente alla corrispondente misura dell’integrazione salariale), pur ammettendosi la prova di una retribuzione inferiore a quella a cui si rapporta la cig, sicchè in presenza di detta situazione potrà risultare dovuta una quota differenziale d’integrazione salariale ;
2) ipotesi di trattamento di cig riferito a retribuzione derivante da rapporto a tempo parziale e di beneficiario che presta lavoro subordinato a trermine: l’incumulabilita’ sarà totale se la nuova attività è svolta a tempo pieno,sarà relativa se la predetta viene svolta a tempo parziale ed infine non opererà affatto se l’attività part time non coincide temporalmente con quella rimasta sospesa ;
3) ipotesi in cui il lavoratorte in godimento della cig eserciti una nuova attività autonoma: non può attribuirsi alcuna rilevanza ne’ alla circostanza che il lavoro sospeso sia a tempo parziale ,nè alla quantità di tempo dedicato alle prestazioni autonome .In questa situazione l’incumulabilità dei proventi del lavoro autonomo va affermata sino a concorrenza dell’importo dell’integrazione salariale,comportando una proporzionale riduzione dello stesso.
Per quanto concerne la terza circolare sopra citata, è da far presente che con la stessa l’Istituto ,a seguito dell’ordinanza n.190/96 della Corte Costituziole e la sentenza n.4004/2007 della Corte di Cassazione , in riscontro a numerosi quesiti pervenuti in merito, ha fornito i chiarimenti riguardanti il termine iniziale da cui far decorrere la decadenza ex art.8 comma 5 della legge n.160/88 , escludendo l’eventualità della decadenza limitata al periodo concomitante all’attività lavorativa svolta ,in quanto tale soluzione condurrebbe alla sostanziale ed irragionevole equiparazione del lavoratore osservante l’obbligo di comunicazione al lavoratorte inadempiente e di conseguenza prevedendo ,in sintonia di quanto ritenuto dalla Cassazione nella sentenza prima menzionata ,che a carico di chi non ha adempiuto all’obbligo di comunicazione interviene la decadenza dall’intero periodo d ‘ integrazione salariale,anche se derivante da più di un provvedimento di concessione,stante il principio di unicità del trattamento in questione.
A conclusione della presente esposizione si ritiene confacente evidenziare che , in relazione all ‘ evoluzione dell’organizzazione delle strutture del collocamento discendente dal trasferimento delle relative funzioni e dei corrispondenti compiti dallo Stato a Regioni ed Enti locali ,nonche ‘ a seguito delle modifiche normative , che tra l’altro hanno comportato per il settore privato la possibilità d ‘assunzione nominativa generalizzata con l’obbligo di comunicazione telematica preventiva da parte dei datori di lavoro ai servizi dell’impiego ,la pluriefficacia riconosciuta alla detta comunicazione obbligatoria va considerata anche agli effetti dei commi 4 e 5 della legge n.160/88 , così che ormai l’obbligo di comunicare direttamente all’Inps l’inizio di una prestazione ora resta a carico dei cassintegrati soltanto nei limitati casi di attività esentate per norma dall’obbligo della comunicazione preventiva ( esercizio di una professione intellettuale richiedente l’iscrizione negli appositi albi, impegno di componenti di organi di anmministrazione e controllo di società,pertecipazione a collegi e commissioni , lavoro autonomo reso ex art.2222 cod.civ in forma professionale ed occasionale ) .
ISTRUZIONI INPS PER OBBLIGHI CONTRIBUTIVI PER MALATTIA E MATERNITA’ AZIENDE A PARTECIPAZIONE PUBBLICA
Si segnala la circolare n.114 del 30 dicembre scorso,con cui l’Inps fornisce istruzioni operative circa l’applicazione di quanto stabilito dall’art.20 comma 2 del decreto legge n.112/08 , convertito in legge n.133/08 , per gli obblighi contributivi di malattia e maternità .
Destinatari delle istruzioni in parola sono le così dette imprese a partecipazione pubblica,ossia quelle dello Stato,degli enti pubblici e degli enti locali privatizzate ed a capitale misto,che,appunto dall’1.1.09 sono tenure a versare all’Inps i contributi obbligatori i per la malattia e la maternità dei rispettivi dipendenti, sono state assoggettate ad un regime previdenziale tipo pubblicistico,nonche’ a regimi speciali previsti da aopposite normative.
Dette imprese ,a prescindere dalla previsione della contrattazione collettiva che riconosce ai dipendenti in caso di malatia e maternità l’intera retribuzione ,sono obbligate ad effettuare il versamento all’Inps della contribuzione dovuta
La circolare inoltre s’intrattiene con particolare riguardo sulle prestazioni previdenziali spettanti al personale delle suddette imprese,mentre riserva le considerazioni ed indicazioni conclusive ai permessi disciplinati dall’art.33 della legge n.104/92 .