Source: http://www.lupieassociati.com/it/news/287_prime-riflessioni-sul-decreto-legge-dignita
Timestamp: 2018-07-20 00:34:42+00:00
Document Index: 96298443

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 2', 'art. 23', 'art. 24', 'art. 3', 'art. 6']

PRIME RIFLESSIONI SUL DECRETO LEGGE DIGNITA’ - - Lupi & Associati
PRIME RIFLESSIONI SUL DECRETO LEGGE DIGNITA’
Il Consiglio dei Ministri ha approvato, nel tardo pomeriggio del 2 luglio 2018, il Decreto Dignità proposto da Luigi Di Maio, vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico.
Il decreto entrerà in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
Quali sono le novità? Quali saranno le ricadute?
1. Il ritorno della causale nei contratti a termine.
L’articolo 1 del Decreto Dignità apporta delle modifiche alla disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato, andando così ad intervenire sul D. Lgs. n. 81/2015.
Il contratto a termine potrà ancora essere acausale?
Sì, ma solo per il primo contratto e per una durata massima di 12 mesi.
E dopo i primi 12 mesi “acausali”?
si potrà rinnovare il contratto per un massimo di altri 12 mesi ma con l’obbligo di indicare la causa - di natura oggettiva, temporanea o organizzativa - che giustifichi la mancata conversione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
La durata massima dei contratti a termine, con o senza causale, potrà ancora essere di 36 mesi?
No, anche in caso di apposizione “iniziale” della causale il contratto a termine non potrà comunque avere una durata superiore a 24 mesi.
Rimangono fermi i limiti di durata del rapporto a termine previsti dalla contrattazione collettiva (per cui, ove il CCNL applicabile al rapporto prevedesse una durata massima del rapporto di lavoro a tempo determinato di 48 mesi rispetto ai 24 previsti dal Decreto, tale maggior tetto rimarrebbe invariato, ferma comunque restando la disciplina sule proroghe e sulla “causale”).
Il numero delle proroghe possibili nei contratti a termine diminuisce da 5 a 4: alla quinta proroga il contratto si intenderà a tempo indeterminato.
Nel limite sopra stabilito, le proroghe saranno libere (acausali) nei primi 12 mesi di rapporto, dopodiché necessiteranno anch’esse di una causale.
I nuovi contratti a termine costeranno di più?
Sì i contratti rinnovati avranno un costo contributivo dello 0,5% in più rispetto all’1,4% già previsto per i contratti a tempo determinato, in occasione di ciascun rinnovo.
Sono cambiati i termini di impugnazione del contratto?
Sì, il contratto a termine potrà essere impugnato entro 180 giorni dalla sua cessazione (in precedenza il limite era di 120 giorni).
Le novità sono già in vigore?
la nuova disciplina entrerà in vigore il giorno successivo alla pubblicazione del Decreto in Gazzetta Ufficiale e pertanto si applicherà sia ai nuovi contratti di lavoro a tempo determinato, sia ai contratti già in corso con riferimento ai rinnovi e alle proroghe.
E per i contratti in corso?
Il regime transitorio del decreto dispone che sono fatti salvi i contratti in essere al momento dell’entrata in vigore del decreto, ma, per la disciplina di proroghe e rinnovi, anche ai contratti in essere si applicherà la nuova disciplina. Se, quindi un’azienda ha in essere dal 1.3.2018 un contratto a termine di 36 mesi esso resterà valido. Se però un altro contratto dovesse prevedere una durata iniziale di 12 mesi, per proroghe e rinnovi si applicherà la nuova disciplina.
Il commento: mentre la riduzione della durata massima del contratto a tempo determinato sembra essere apprezzata o per lo meno compresa da tutte le parti, la reintroduzione delle causali ha già suscitato molte perplessità da parte degli operatori del settore. Le causali infatti risultano problematiche perché, soprattutto per le imprese più grandi, tornerà alla ribalta il tema della prova circa la reale presenza di una ragione oggettiva che giustifichi la necessità di assumere un lavoratore a tempo determinato.
E’ ipotizzabile una crescita del contenzioso che, storicamente, ha caratterizzato i contratti a termine del vecchio regime pre-Jobs Act, focalizzato sulla contestazione della veridicità delle motivazioni.
E’ rilevante il fatto che il Dl ha modificato la durata massima del CAT da 36 a 24 mensilità, ma non ha toccato le altre disposizioni dell’art. 19 II° comma del D. Lgs. 81/15, che prevede una piena libertà per la contrattazione collettiva, di adottare termini maggiori. Sotto questo profilo, è probabile che in alcuni settori la nuova disciplina (salve possibili modifiche in sede di conversione), abbia un impatto minore di quello ipotizzato. Ad esempio, per il settore chimico farmaceutico, il CCNL prevede che i contratti possano avere durata fino a 48 mesi. Ora, poiché non è previsto alcun “aggancio” della nuova normativa alle disposizioni contrattual collettive, né è stato previsto che la libertà contrattuale venga limitata in alcun modo dalla norma di legge, i contratti a termine resteranno della durata prevista dal CCNL del settore.
Il Decreto fa salvo lo staff leasing, ossia il contratto di somministrazione a tempo indeterminato. Le modifiche riguardano le modifiche alla disciplina del contratto di somministrazione a termine.
L’art. 2 del Decreto Dignità dispone che al lavoratore in somministrazione a termine si applicherà la medesima disciplina del rapporto di lavoro a tempo determinato, ad esclusione delle previsioni relative al “diritto di precedenza” (art. 23 D. Lgs. n. 81/2015) e al “principio di non discriminazione” (art. 24 D. Lgs. n. 81/2015) per i lavoratori a termine.
Varranno dunque le medesime considerazioni con riferimento alle causali, proroghe e durata massima del rapporto di lavoro.
la nuova disciplina entrerà in vigore il giorno successivo alla pubblicazione del Decreto in Gazzetta Ufficiale e pertanto si applicherà sia ai nuovi contratti di somministrazione a tempo determinato, sia ai contratti già in corso con riferimento ai rinnovi e alle proroghe.
Aumenta la forbice dell’indennità risarcitoria per i licenziamenti illegittimi post Jobs Act
L’unica e sicuramente rilevante modifica apportata dal Decreto Dignità al D. Lgs. n. 23/2015 riguarda la misura dell’indennità in caso di declaratoria di illegittimità del licenziamento per motivi oggettivi o soggettivi.
L’art. 3 del Decreto Dignità prevede infatti che, a partire dalla sua entrata in vigore, l’indennità spettante al lavoratore in caso di illegittimità del licenziamento, salga da un minimo di 6 (in precedenza 4) ad un massimo di 36 mensilità (in precedenza 24). Si tratta di una indennità non soggetta a contribuzione calcolata sull’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR, come del resto già previsto prima.
Tale modifica, una volta entrato in vigore il Decreto, si applicherà ai nuovi assunti e a tutti coloro che sono stati assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato a partire dal 7 marzo 2015.
Il commento: la novità è evidentemente finalizzata ad accrescere il sistema della tutela minima a prescindere dall’anzianità di servizio. Ciò potrebbe nuovamente aprire il tema dell’opportunità di investire nel nostro Paese, sia per il costo aggiuntivo che potrebbe generare, sia per il messaggio di scarsa affidabilità e incertezza che deriva da una classe politica che ad ogni cambio di governo modifica le regole del gioco.
Altro punto rilevante riguarda il fatto che non viene minimamente “ritoccata” la misura dell’offerta conciliativa ex art. 6 L. 23/2015 (la quale permette al datore di lavoro di offrire al lavoratore una indennità esente da contribuzione e tassazione pari a una mensilità della retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a due e non superiore a diciotto mensilità). Tale mancata modifica, che non riproporziona la misura dell’indennità in parola con quella risarcitoria in caso di illegittimità del licenziamento, certamente renderà meno appetibile per i lavoratori un tale tipo di soluzione conciliativa.
4.La perdita dei benefici per il contrasto alla delocalizzazione.
Il Decreto Legge introduce dei limiti alla possibilità di delocalizzare un’attività economica per la quale le imprese italiane o estere abbiano ricevuto un aiuto di Stato.
Le imprese italiane ed estere operanti nel territorio italiano decadono dal beneficio economico qualora l’attività economica interessata dallo stesso o analoga o una loro parte venga delocalizzata in Stati non UE entro cinque dalla data di conclusione dell’iniziativa agevolata. E’ prevista anche l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma fino a quattro volte l’importo dell’aiuto fruito.
Le imprese italiane ed estere operanti nel territorio italiano decadono dal godimento del beneficio statale qualora l’attività economica interessata dallo stesso o analoga o una loro parte venga delocalizzato dal sito incentivato in favore di unità produttive collocate al di fuori dell’ambito territoriale del predetto sito sia in Italia che in Europa entro cinque anni dalla data di conclusione dell’iniziativa o del completamento dell’investimento agevolato.
Sarà compito di ciascuna amministrazione individuare i tempi e le modalità per il controllo del rispetto della fruizione del beneficio nonché delle modalità di restituzione delle somme in caso di violazione.
E per i benefici già concessi?
Resta ferma l’applicazione della disciplina previgente.
Le imprese italiane ed estere che procedono a una riduzione superiore al 10% dei livelli occupazionali degli addetti ad una unità produttiva o ad una attività interessata da un beneficio statale, nei cinque anni successivi alla data di completamento dell’investimento, decadono dal beneficio stesso in misura proporzionale alla riduzione del livello occupazionale. La decadenza sarà totale in caso di riduzione superiore al 50%.
Il Decreto Dignità, come si è letto in questi ultimi giorni in tutte le principali testate, ha ricevuto una serie di critiche, provenienti anche da opposte direzioni e schieramenti. È molto probabile (ed è stato preannunciato apertamente da alcuni politici), che verranno apportati una serie di emendamenti al testo in sede di conversione in legge.
Non mancheremo di tenervi costantemente aggiornati!