Source: http://www.gadit.it/articolo/23300
Timestamp: 2018-07-19 19:09:32+00:00
Document Index: 50251520

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 73', 'sentenza ', 'art. 180', 'art. 182', 'art. 507', 'art. 64', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 38', 'art. 501', 'art. 508', 'art. 511', 'art. 178', 'art. 182', 'art. 507', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 438', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 133']

Cass. pen. Sez. VI, Sent., (ud. 10-02-2011) 28-02-2011, n. 7570 Prova penale – Gadit
1. Con sentenza del 15 maggio 2009 la Corte d’appello di Bologna confermava quella di primo grado che aveva dichiarato S. F. colpevole dei reati di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 1, e artt. 56 e 629 c.p. e, ritenuta la continuazione, lo aveva condannato alla pena di anni undici di reclusione ed Euro 100.000 di multa.
La Corte, respinte le eccezioni di nullità e inutilizzabilità sollevate dalla difesa, traeva la prova della responsabilità penale dalle conversazioni intercettate da cui risultava che S. aveva venduto ai fratelli C.M. ed E. una partita di g. 878 di cocaina al prezzo di Euro 43.000; che, il giorno dopo la cessione, C.M. era stato arrestato e la droga sequestrata; che S., non riuscendo a riscuotere il prezzo, aveva minacciato C.E. di gravi rappresaglie fisiche, ingaggiando allo scopo un temibile picchiatore che non aveva portato a termine l’incarico perchè tratto in arresto.
Contro la sentenza ricorre per cassazione l’imputato e deduce:
1. che la questione dell’incompatibilità del giudice di primo grado, essendo stata sollevata davanti allo stesso giudice procedente, non doveva essere proposta con richiesta di ricusazione;
2. che la nullità o inutilizzabilità della trascrizione delle conversazioni intercettate per omesso esame del perito-trascrittore era stata tempestivamente eccepita con i motivi d’appello ai sensi dell’art. 180 c.p.p.;
3. che la nullità o inutilizzabilità delle conversazioni intercettate, eccepita anche sotto il profilo della mancanza dei decreti autorizzativi, non incontrava i limiti di deducibilità previsti dall’art. 182 c.p.p.;
4. che l’ordinanza con cui il giudice di primo grado, a norma dell’art. 507 c.p.p., aveva ammesso la testimonianza di C. M. era illegittima perchè la prova non risultava assolutamente necessaria;
5. che l’inutilizzabilità dell’esame testimoniale di C. M., nella parte relativa alle risposte date alle contestazioni mosse in base all’interrogatorio 5.1.2004 reso in un procedimento connesso non ancora definito, derivava dal mancato avvertimento della facoltà di non rispondere previsto dall’art. 64 c.p.p., comma 1, lett. c;
6. che la motivazione in ordine all’affermazione di responsabilità è manchevole, contraddittoria e illogica, perchè la sentenza contiene una valutazione errata delle prove: il nome ( F.) o soprannome ((OMISSIS)) con il quale gli interlocutori delle conversazioni intercettate indicano il fornitore dello stupefacente non sarebbe a lui riferibile; i conversanti indicherebbero invece come fornitore della droga e creditore del relativo prezzo tale D.S.; C.M. ha dichiarato di non sapere da chi il fratello avesse acquistato lo stupefacente; F.R. ha deposto che il debito che affliggeva i fratelli C. derivava da perdite al gioco d’azzardo; insomma le prove raccolte dimostrerebbero la sua estraneità ai fatti contestati;
7. che la riduzione di pena prevista per il rito abbreviato è stata illegittimamente negata, perchè la richiesta condizionata di trascrizione di alcune conversazioni intercettate era assolutamente necessaria, dato che l’ascolto era scarsamente intelligibile e i brogliacci erano parziali e sintetici;
8. che la motivazione in ordine al diniego delle attenuanti generiche e alla misura degli aumenti stabiliti per la recidiva e per la continuazione è insufficiente e illogica.
2. I motivi di ricorso relativi alle denunciate nullità o inutilizzabilità sono inammissibili, perchè, invece di rivolgersi contro le argomentazioni esposte dal giudice d’appello per dimostrarne l’erroneità, si limitano a una pedissequa riproposizione delle corrispondenti eccezioni sollevate con i motivi d’appello.
Pertanto le doglianze dedotte, non correlandosi alla sentenza impugnata, non integrano il concetto di "motivo" quale indispensabile elemento costitutivo della dichiarazione di impugnazione, determinando una fattispecie assimilabile a quella della mancata enunciazione dei motivi di gravame.
In sintesi le eccezioni sono state correttamente disattese per le seguenti ragioni:
– sub 1, perchè l’incompatibilità, non incidendo sui requisiti di capacità del giudice, non determina la nullità del provvedimento adottato dal giudice ritenuto incompatibile, ma costituisce esclusivamente motivo di ricusazione, che va fatto valere con lo strumento tipizzato della dichiarazione di ricusazione, che deve essere proposta nelle forme e nei termini stabiliti dall’art. 38 c.p.p. (Cass., Sezioni Unite, 1.2.2000, Scudato, rv 215097);
sub 2, perchè la violazione delle disposizioni dell’art. 501,art. 508, comma 3 e art. 511, comma 3, che stabiliscono che il perito deve essere esaminato osservando le disposizioni sull’esame dei testimoni e che la lettura dell’eventuale relazione peritale è disposta soltanto dopo l’esame orale, determina una nullità di ordine generale a regime intermedio ex art. 178 c.p.p., comma 1, lett. c) per lesione del diritto di difesa (v. Sez. 3, 22.4.1999 n. 8497, Pilati, rv 214222; Sez. 4, 29.11.2004 n. 1288, Castelli, rv 230784;
Sez. 1, 5.11.2008 n. 44847, Valenti, rv 242192), la quale, assistendovi la parte, deve essere dedotta immediatamente (v. art. 182 c.p.p., comma 2) e non già nel grado successivo di giudizio;
sub 3, perchè la parte, la quale sollevi un’eccezione, è tenuta a provarne il fondamento, e, in particolare, nel caso in cui deduca il verificarsi di una causa di inutilizzabilità collegata ad atti non rinvenibili nel fascicolo processuale, ha l’onere della formale produzione delle risultanze documentali – positive o negative – addotte a fondamento del vizio processuale (v. Sez.Unite, 16.7.2009 n. 39061, De Iorio, rv 244329); nella fattispecie tale onere non è stato affatto adempiuto e, quindi, allo stato degli atti non esiste la prova che le intercettazioni sarebbero state acquisite senza previa emissione del prescritto decreto autorizzativo; sub 4, perchè l’ordinanza con la quale il giudice del dibattimento dispone a norma dell’art. 507 c.p.p. l’ammissione di una nuova prova può essere legittimamente motivata con il semplice richiamo all’assoluta necessità della sua assunzione ai fini della decisione; sub 5, perchè il motivo difetta del requisito della specificità, dato che non indica quale sarebbe il risultato probatorio delle dichiarazioni illegittimamente assunte nè quale influenza avrebbero dispiegato sulla decisione impugnata.
Il motivo con cui si censura la motivazione sul punto concernente l’affermazione della responsabilità penale è manifestamente infondato.
Infatti la sentenza impugnata ha dato ampia, perspicua, logica spiegazione dei passaggi attraverso i quali è giunta a identificare nell’odierno imputato il fornitore della sostanza stupefacente sequestrata nelle mani di C.M.: nelle conversazioni intercettate intercorse tra loro il 31 gennaio e l’1 febbraio 2004, i fratelli C.M. ed E. utilizzano i nomi "(OMISSIS)" e " F." per indicare il venditore dello stupefacente; C.M. al dibattimento ha dichiarato che S.F. è soprannominato "(OMISSIS)" perchè vive in campagna; nella conversazione n. 9810 del 4.3.2004 C. E., discettando su chi possa avere fatto la "spiata" che ha portato all’arresto del fratello M. e al sequestro dello stupefacente, dice, riferendosi al fratello, "la roba l’ha presa dal contadino…l’ha presa da S.") nell’intercettazione n. 15637 del 29.3.2004 F.R., socio dei fratelli C. nella gestione dell’illecito traffico, comunica in tono spaventato a C.E. che è stato "prelevato" e condotto al cospetto di S., il quale gli ha detto che, nonostante il sopravvenuto sequestro dello stupefacente, vuole subito i soldi e pretende un incontro per l’indomani; puntualmente il GPS installato sull’autovettura di F. registra che costui il 30.3.2004 si reca a casa di S. in compagnia di C.E.. In conclusione la sentenza impugnata, valutata la piena attendibilità delle evidenze emergenti dalle conversazioni intercettate, disattese le confliggenti dichiarazioni rese in dibattimento dal mendace F. e dal reticente C.M., ha ritenuto provata oltre ogni ragionevole dubbio la colpevolezza dell’imputato S., per avere egli ceduto la cocaina ai fratelli C. e poi, non riuscendo a riscuotere il prezzo a causa del sopravvenuto sequestro, per avere minacciato gli acquirenti di gravi rappresaglie se non avessero pagato il debito. Pertanto le censure proposte, lungi dall’evidenziare in seno alla motivazione la presenza di lacune, illogicità o violazione delle regole di giudizio, si risolvono in espressione di dissenso sulla ricostruzione del fatto operata dal giudice di merito, ponendosi fuori dei confini propri del giudizio di legittimità.
Manifestamente infondato è anche il motivo sub 7, perchè la trascrizione delle conversazioni intercettate non costituisce "integrazione probatoria" a norma dell’art. 438 c.p.p., comma 5, ma è solo un’operazione tesa a rappresentare in forma grafica il contenuto di una prova già acquisita mediante registrazione fonica (Cass., Sez. 6, 20.10.2003. Franzese, CED 227844); comunque la trascrizione disposta dal giudice del dibattimento non ha fornito – come annota la sentenza impugnata – novità di rilievo, non essendo emerse differenze sostanziali rispetto ai brogliacci riassuntivi presenti agli atti.
Infondato infine è anche l’ultimo motivo, perchè la sentenza impugnata ha applicato correttamente i criteri dettati dall’art. 133 c.p. per la determinazione della pena e ha dato ampia giustificazione dell’esercizio del proprio potere discrezionale in materia, rimarcando la gravità dei fatti, le precedenti condanne per delitti della stessa natura, la capacità a delinquere dimostrata dal pervicace radicamento in tale settore criminale.
Il ricorso deve dunque essere dichiarato inammissibile. Segue per legge la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma, ritenuta equa, di Euro mille in favore della Cassa delle ammende.
La Corte di cassazione dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di Euro mille alla Cassa delle ammende.