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Timestamp: 2018-01-24 00:08:47+00:00
Document Index: 108740306

Matched Legal Cases: ['art. 121', 'art. 2702', 'art. 45', 'art. 35', 'art. 121', 'art. 125', 'art. 21', 'art.156']

Deposito telematico di atti diversi da quelli previsti ex lege: muta la giurisprudenza - avv. Maurizio Reale - FIIF per CNF
« Notifiche via PEC: Tribunale di Mantova crea precedente favorevole – avv. Francesco Minazzi
Convenuto si costituisce solo in via telematica? E’ contumace – avv. Maurizio Reale »
a) il primo, denominato principio della libertà di forme, lo si trova sotto l’art. 121 del codice di rito, secondo cui “gli atti del processo, per i quali la
legge non richiede forme determinate, possono essere compiuti nella forma più idonea al raggiungimento del loro scopo”;
– il documento informatico sottoscritto con firma elettronica avanzata, qualificata o digitale che rispetti le regole tecniche ha la stessa efficacia prevista dall’art. 2702 c.c. (cfr. artt. 20 e 21);
– i documenti trasmessi da chiunque ad una pubblica amministrazione con qualsiasi mezzo telematico o informatico idoneo ad accertarne la fonte di provenienza soddisfano il requisito della forma scritta e la loro trasmissione non deve essere seguita da quella del documento originale (art. 45).
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Deposito telematico di atti diversi da quelli previsti ex lege: muta la giurisprudenza 09/02/15 01:07
Situazione diversa su Bologna nel quale Tribunale invero, come rilevato dal Giudante, non esisteva per la tipologia di atto (ricorso introduttivo in materia di lavoro) depositato telematicamente in giudizio il decreto ex art. 35 DM 44/11; nel caso di specie il Giudicante deve quindi pronunciarsi in merito alla eccezione sollevata dalla parte resistente: “…A tal fine deve farsi riferimento, in primo luogo, ai principi generali regolanti il processo civile ed anche a quelli contenuti nel Codice dell’Amministrazione Digitale, dovendosi distinguere tra validità dell’atto processuale e validità del deposito, posto che nessuna disposizione menziona l’espressione “valore legale”, tipicamente utilizzata per indicare la possibilità o meno di depositare telematicamente l’atto.
In relazione alla validità dell’atto processuale telematico, secondo il principio generale contenuto nell’art. 121 c.p.c. gli atti del processo, per cui la legge non richiede forme determinate, possono essere compiuti nella forma più idonea al raggiungimento del loro scopo. Ciò comporta che, in forza di questo principio, le forme devono essere rispettate solo e nei limiti in cui sono necessarie per conseguire lo scopo obiettivo cui sono destinate ossia per assolvere alla loro funzione di garanzia e obiettività.
L’art. 125 c.p.c. indica la forma-contenuto degli atti di parte e ha la funzione di individuare quale sia il contenuto minimo degli atti scritti di parte nel processo. Tutti gli atti suddetti devono essere sottoscritti dalla parte, se sta in giudizio personalmente, oppure dal difensore. Pertanto, è indubbio che anche l’atto telematico debba rivestire forma scritta, come prevede espressamente l’art. 21, comma 2, del “Codice dell’Amministrazione Digitale” Dlgs. 7.5.2005 n. 82, come modificato dal Dlgs. 30.12.2010 n. 235 -cui il difensore appone la firma digitalmente- richiamato dall’articolo 20, comma 1bis, del CAD, secondo cui “l’idoneità del documento informatico a soddisfare il requisito della forma scritta e il suo valore probatorio sono liberamente valutabili in giudizio, […] fermo restando quanto disposto dall’articolo 21” medesimo.
Ne deriva, secondo il giudicante, la piena validità dell’atto processuale informatico, se redatto in conformità alle norme citate, alle Regole Tecniche contenute nel DM 44/2011 ed alle Specifiche Tecniche del PCT . Resta fermo, in ogni caso, il principio generale di cui all’art.156 c.p.c. per il quale l’atto eventualmente invalido, se ha raggiunto lo scopo cui è destinato, come è pacificamente avvenuto nel caso in esame, non può essere dichiarato nullo, mentre qualora lo scopo non fosse stato raggiunto, sarebbe stata disposta la rinnovazione della notifica, con salvezza dell’atto.
Non si ritiene, infine, fondata altresì l’eccezione d’inesistenza, essendo il ricorso formatosi validamente nel rispetto della normativa applicabile.
Alla luce di quanto premesso, viene ritenuta infondata l’eccezione d’inesistenza/ inammissibilità/nullità del ricorso depositato telematicamente…”(Tribunale Ordinario di Bologna, Sezione Lavoro, ordinanza del 16 luglio 2014).
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