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Timestamp: 2016-10-28 09:02:54+00:00
Document Index: 154009994

Matched Legal Cases: ['art. 2621', 'art. 2622', 'art. 25', 'art. 2621', 'art. 25', 'art. 2622', 'art. 25', 'art. 6', 'art. 2621', 'art. 11', 'art. 10', 'art. 11']

Home > Europe > Corporate/Commercial Law	Italy: Reato Di False Comunicazioni Sociali E Reati Ambientali Last Updated: 3 July 2015
Article by Alessandro De Nicola, Ivan Rotunno and Christian PrencipeOrrick
Si riporta di seguito una breve nota di commento alla
Legge 27 maggio 2015, n. 69 che reca, tra
l'altro, modifiche al reato di false comunicazioni sociali, e
alla Legge 22 maggio 2015, n. 68 che introduce nel
codice penale nuove fattispecie delittuose in materia di reati
A dieci anni di distanza dalla precedente riforma in materia, la
recente novella legislativa, Legge 27 maggio 2015, n. 69, in
materia di delitti contro la pubblica amministrazione, di
associazioni di tipo mafioso e di falso in bilancio, pubblicata in
data 30 maggio 2015 (Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.124
del 30-5-2015), si prefigge di cambiare in maniera radicale i
reati di false comunicazioni sociali con particolare riferimento al
cd. "falso in bilancio". Il fine del Legislatore �
quello di provvedere ad un sostanziale rimodellamento della
fattispecie criminosa, inasprendo contestualmente le sanzioni sia a
carico dei soggetti persone fisiche (amministratori, direttori
generali, dirigenti preposti alla redazione di documenti contabili,
sindaci e liquidatori) sia a carico delle societ�,
sanzionabili ex D.lgs. 231/2001.
La maggiore novit� riguarda la previsione di
punibilit� della fattispecie in esame come delitto e non
pi� come contravvenzione. Inoltre, uno dei principali
cambiamenti riguarda la trasformazione del reato di false
comunicazioni sociali da reato di danno a reato di pericolo. In
altri termini, nella versione introdotta dal Legislatore, verranno
sanzionati quei comportamenti che, seppure non immediatamente
causativi di danni, pongono in essere una situazione in grado di
determinarli. Alle societ� non quotate, inoltre, grazie
all'inserimento di una nuova disposizione normativa
all'interno del codice civile, l'art. 2621 ter
c.c.1, potr� non essere applicata la disciplina
in esame in ipotesi di particolare tenuit� del
fatto2. Spetter�, tuttavia, al giudice valutare
l'entit� dell'eventuale danno cagionato alla
societ�, ai soci o ai creditori.
L'articolo 2621 c.c. � sostituito dal seguente:
"Fuori dai casi previsti dall'art. 2622, gli
liquidatori, i quali, al fine di conseguire per s� o per
altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle
altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, previste
dalla legge, consapevolmente espongono fatti materiali rilevanti
non rispondenti al vero ovvero omettono fatti materiali rilevanti
la cui comunicazione � imposta dalla legge sulla situazione
economica, patrimoniale o finanziaria della societ� o del
gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo
ad indurre altri in errore, sono puniti con la pena della
reclusione da uno a cinque anni. La stessa pena si applica anche se
le falsit� o le omissioni riguardano beni posseduti o
amministrati dalla societ� per conto di
L'articolo 2622 c.c. � sostituito dal seguente:
"Gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti
preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i
sindaci e i liquidatori di societ� emittenti strumenti
finanziari ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato
italiano o di altro Paese dell'Unione europea, i quali, al fine
di conseguire per s� o per altri un ingiusto profitto, nei
bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali
dirette ai soci o al pubblico consapevolmente espongono fatti
materiali non rispondenti al vero ovvero omettono fatti materiali
rilevanti la cui comunicazione � imposta dalla legge sulla
situazione economica, patrimoniale o finanziaria della
societ� o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo
concretamente idoneo ad indurre altri in errore, sono puniti con la
pena della reclusione da tre a otto anni. Alle societ�
indicate nel comma precedente sono equiparate: 1) le societ�
emittenti strumenti finanziari per i quali � stata
presentata una richiesta di ammissione alla negoziazione in un
mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell'Unione
europea; 2) le societ� emittenti strumenti finanziari
ammessi alla negoziazione in un sistema multilaterale di
negoziazione italiano; 3) le societ� che controllano
societ� emittenti strumenti finanziari ammessi alla
negoziazione in un mercato regolamentato italiano o di altro Paese
dell'Unione europea; 4) le societ� che fanno appello al
pubblico risparmio o che comunque lo gestiscono. Le disposizioni di
cui ai commi precedenti si applicano anche se le falsit� o
le omissioni riguardano beni posseduti o amministrati dalla
societ� per conto di terzi".
Ulteriormente alla radicale modifica della disciplina delle
false comunicazioni sociali, il Legislatore ha inteso incrementare
le sanzioni a carico delle societ� in relazione alla
responsabilit� amministrativa degli enti ex D.Lgs.
231/2001. Per i nuovi reati societari contemplati dal codice
civile, all'art. 25 ter del D.Lgs. 231/2001 si
prevedono le seguenti sanzioni pecuniary3:
per il delitto di false comunicazioni sociali, previsto
dall'articolo 2621 del codice civile, � disposta la
sanzione pecuniaria da 200 a 400 quote;
in relazione al neointrodotto art. 2621 bis del codice
civile � aggiunto all'art. 25 ter D.Lgs.
231/2001 la lett. a bis), la quale prevede che per il
delitto di false comunicazioni sociali previsto dall'articolo
2621 bis del codice civile, la sanzione pecuniaria
da 100 a 200 quote;
per il delitto di false comunicazioni sociali nelle
societ� quotate e nelle societ� che emettono o
garantiscono strumenti finanziari, previsto dall'art. 2622 del
codice civile, � disposta la sanzione pecuniaria da
400 a 600 quote.
La novella normativa di cui ai precedenti paragrafi ha ampliato
altres� l'ambito di applicazione del reato di
concussione, prevedendo un'estensione della punibilit�,
oltre al pubblico ufficiale, anche all'incaricato di pubblico
servizio. Il nuovo testo dell'articolo 317 del codice penale,
infatti, prevede espressamente che "Il pubblico ufficiale
o l'incaricato di un pubblico servizio
che, abusando della sua qualit� o dei suoi poteri,
costringe taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un
terzo, denaro o altra utilit�, � punito con la
reclusione da sei a dodici anni".
Il Legislatore ha previsto inoltre un inasprimento sanzionatorio
per alcune fattispecie criminose disciplinate dal codice penale:
per il reato di induzione indebita a dare o promettere
utilit� � prevista ora una pena minima di 6 anni ed
una massima di 10 anni e 6 mesi; il reato di corruzione in atti
giudiziari prevede ora una pena minima di 6 anni mentre per il
reato di corruzione per l'esercizio della funzione la pena
massima � aumentata da 5 a 6 anni cos� come per il
peculato la cui pena massima passa da 10 anni a 10 anni e sei mesi.
Sono aumentate a 6 e 10 anni le pene (minima e massima) per i
pubblici ufficiali che compiono il reato di corruzione per un atto
contrario ai doveri d'ufficio (anche definito come
"corruzione propria"). La novella prevede anche pene
pi� severe per chi commette il reato di associazione di tipo
mafioso, aumentando la pena massima fino a 26 anni.
La Legge 22 maggio 2015, n. 68 (Gazzetta Ufficiale Serie
Generale n. 122 del 28 maggio 2015) ha introdotto
all'interno del codice penale il nuovo Titolo VI-bis dedicato
ai reati contro l'ambiente che contempla i delitti di:
Inquinamento ambientale (Art. 452-bis c.p.),
il quale punisce chiunque compromette o deteriora in modo
significativo e misurabile la biodiversit� o un ecosistema o
la qualit� del suolo, delle acque o dell'aria.
Disastro ambientale (Art. 452-quater c.p.), il
quale si configura qualora avvenga, alternativamente,
l'alterazione irreversibile dell'equilibrio di un
ecosistema; dell'equilibrio di un ecosistema la cui
eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo
con provvedimenti eccezionali, l'offesa alla pubblica
incolumit� in ragione della rilevanza del fatto per
l'estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi
ovvero per il numero delle persone offese o esposte a
Traffico e abbandono di materiale ad alta
radioattivit� (Art. 452-sexies c.p.), il quale
punisce chiunque abusivamente cede, acquista, riceve, trasporta,
importa, esporta, procura ad altri, detiene, trasferisce, abbandona
o si disfa illegittimamente di materiale ad alta
radioattivit�.
Impedimento del controllo (Art. 452-septies
c.p.), il quale punisce chiunque, negando l'accesso,
predisponendo ostacoli o mutando artificiosamente lo stato dei
luoghi, impedisce, intralcia o elude l'attivit� di
vigilanza e controllo ambientali e di sicurezza e igiene del
lavoro, ovvero ne compromette gli esiti.
Omessa bonifica (Art. 452-terdecies c.p.), il
quale punisce chiunque, essendovi obbligato per legge, per ordine
del giudice ovvero di un'autorit� pubblica, non provvede
alla bonifica, al ripristino o al recupero dello stato dei luoghi.
Si osserva che in caso di ravvedimento operoso � per tale
intendendosi l'adoperarsi per evitare che l'attivit�
delittuosa porti a ulteriori conseguenze che possano impattare
ulteriormente a livello ambientale � � prevista una
considerevole riduzione di pena (dalla met� a due
La novella contempla, inoltre, una circostanza aggravante
ambientale (Art. 452-novies c.p.) applicabile a tutti i fatti
gi� previsti come reato nonch� delle aggravanti nel
caso di associazione per delinquere, semplice o di stampo mafioso
(artt. 416 e 416-bis c.p.), finalizzata alla commissione di reati
contro l'ambiente oltre alraddoppio dei termini di
prescrizione. Circostanze "premiali" sono, invece,
previste per coloro che si adoperano per il ripristino dello stato
Viene altres� previsto che, in ipotesi di condanna di
alcuni dei delitti sopramenzionati, sia sempre disposta la confisca
delle cose che costituiscono il prodotto o il profitto del reato o
che servirono a commettere il reato. Spetter� al giudice
individuare quali beni sottoporre a confisca, la quale non si
applica qualora l'imputato abbia efficacemente provveduto alla
messa in sicurezza e alla bonifica dei luoghi coinvolti.
Il provvedimento in commento incide anche sulla
responsabilit� degli enti ex D.Lgs. 231/2001,
andando a modificare l'art. 25-undecies del medesimo
decreto, aggiungendo le nuove fattispecie tra reati presupposto. In
particolare, per il reato di inquinamento ambientale �
prevista la sanzione da 250 a 600 quote, per il reato di disastro
ambientale la sanzione pecuniaria da 400 a 800 quote, per i delitti
colposi contro l'ambiente la sanzione pecuniaria da 200 a 500
quote, per il delitto di traffico e abbandono di materiale ad alta
radioattivit� la sanzione pecuniaria da 250 a 600 quote e
per i delitti associativi aggravati la sanzione pecuniaria da 300 a
1.000 quote.
5. AMPLIAMENTO DEL CATALOGO DEI REATI PRESUPPOSTO EX D.LGS.
Le recenti novit� normative esposte nei paragrafi che
precedono trovano riscontro diretto, per espressa previsione
legislativa, nella disciplina della responsabilit�
amministrativa degli enti. Le modifiche appena menzionate hanno
quale principale conseguenza quella di imporre un obbligo di
attivarsi in capo agli enti e ai loro Organismi di Vigilanza
nominati ex art. 6 D.Lgs. 231/2001 al fine di adeguare
prontamente il Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (di
seguito il "Modello 231"); l'attivit� de
qua dovr� porsi l'obiettivo di verificare la
capacit� del sistema di controllo interno della
societ� e del corpus procedurale aziendale di
prevenire le fattispecie di reato di nuova introduzione.
A tale scopo, si riportano le fasi nelle quali dovrebbe
articolarsi un adeguato programma di aggiornamento del Modello
Fase 1 � Analisi documentale
In questa fase, bisogner� effettuare un esame della
documentazione aziendale rilevante ratione materiae.
L'attivit� in questione, unitamente a quella descritta
alla successiva fase, rappresenta un presupposto necessario per
l'elaborazione di un assessment che fornisca una
rappresentazione complessiva della realt� aziendale
all'interno della quale individuare le criticit�
connesse al tema in esame.
Fase 2 � Coinvolgimento delle funzioni
Dovranno essere coinvolte (ad esempio mediante la compilazione
di specifici questionari) le funzioni aziendali chiave, cio�
quelle figure che potranno fornire elementi valutativi utili per la
successiva attivit� di analisi dei rischi.
Fase 3 � Valutazione dei rischi
L'attivit� qui descritta consister� nella
predisposizione di un documento di analisi dei rischi connessi al
D.Lgs. 231/01. In particolare, sulla base della valutazione dei
presidi, delle procedure, dei controlli e delle prassi esistenti
all'interno della societ�, dovr� esser redatto un
documento che evidenzier� le aree aziendali in cui
maggiormente sussistono rischi di commissione dei reati e
indicher� (gap analysis) quali azioni correttive
Fase 4 � Integrazione Modello Organizzativo ex D.Lgs.
Alla luce dell'attivit� sopra descritta, la
societ� dovr� valutare l'opportunit� di
integrare il Modello 231 mediante l'aggiornamento delle parti
speciali esistenti i cui principi tengano conto degli esiti della
valutazione dei rischi effettuata.
1 Art. 2621 ter, "Non punibilit� per
particolare tenuit�": "Ai fini della non
punibilit� per particolare tenuit� del fatto, di cui
all'articolo 131 bis del codice penale, il giudice valuta, in
modo prevalente, l'entit� dell'eventuale danno
cagionato alla societ�, ai soci o ai creditori conseguente
ai fatti di cui agli articoli 2621 e 2621bis".
2 La novella normativa in commento ha infatti introdotto
nel codice civile l'art. 2621 bis, "Fatti di lieve
entit�", il quale recita: " Salvo che
costituiscano pi� grave reato, si applica la pena da sei
mesi a tre anni di reclusione se i fatti di cui all'articolo
2621 sono di lieve entit�, tenuto conto della natura e delle
dimensioni della societ� e delle modalit� o degli
effetti della condotta. Salvo che costituiscano pi� grave
reato, si applica la stessa pena di cui al comma precedente quando
i fatti di cui all'articolo 2621 riguardano societ� che
non superano i limiti indicati dal secondo comma dell'articolo
1 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267. In tale caso, il delitto
� procedibile a querela della societ�, dei soci, dei
creditori o degli altri destinatari della comunicazione
3 Le sanzioni pecuniarie comminate ai sensi del D.Lgs.
231/2001 sono determinate dal giudice secondo il meccanismo delle
quote. Il numero delle quote � fissato all'esito di una
valutazione che investe la gravit� del fatto, il grado di
responsabilit� dell'ente nonch� le condotte poste
in essere dal medesimo dopo la commissione (art. 11, co. 1 e 2); il
valore della singola quota � invece stabilito in base alle
condizioni economiche e patrimoniali della persona giuridica e
pu� variare da un minimo di Euro 258 ad un massimo di Euro
1549 (art. 10, co. 3), salvo nei casi in cui l'ente abbia
ricevuto dal reato un vantaggio minimo, ovvero il danno inflitto
dal medesimo sia di lieve entit�, nel qual caso il valore
della quota � sempre pari a Euro 103 (art. 11, co.
ContributorAlessandro De NicolaOrrick
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