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Timestamp: 2020-08-08 09:28:54+00:00
Document Index: 177983531

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 360', 'art. 42', 'art. 3', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 8119 del 29/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8119 del 29/03/2017
Cassazione civile, sez. VI, 29/03/2017, (ud. 21/12/2016, dep.29/03/2017), n. 8119
sul ricorso 26415-2015 proposto da:
I.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE PARIOLI
rappresenta e difende unitamente all’avvocato REMO DOMINICI giusta
avverso la sentenza n. 395/7/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di GENOVA del 29/10/2014, depositata il 03/04/2015;
I.R., quale socio dell’Immobiliare M&amp;R s.r.l., propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale della Liguria, che aveva respinto il suo appello contro la decisione della Commissione tributaria provinciale di Genova. Quest’ultima, a sua volta, aveva rigettato il ricorso della società avverso l’avviso di liquidazione per imposte di Registro, quale differenza tra le imposte ipotecarie e catastali liquidate in misura fissa e quelle effettivamente dovute in misura proporzionale.
Nella decisione impugnata, la CTR ha affermato che l’atto di compravendita avrebbe dovuto essere assoggettato ad imposizione proporzionale e non fissa, non essendo gli immobili adibiti ad uso abitativo, secondo la classificazione catastale vigente al momento del trasferimento della proprietà. Le imposte dovute avrebbero inoltre avuto natura suppletiva, giacchè l’ente impositore avrebbe provveduto a correggere una propria omissione.
Il ricorso si affida a due motivi.
Col primo rilievo, il contribuente lamenta violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 42 e 57 ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3.
Contesta l’asserita natura suppletiva dell’imposta, affermando che la registrazione del contratto sarebbe avvenuta per via telematica e che, nella specie, mancherebbe la previa liquidazione dell’imposta principale, sicchè neppure vi sarebbe una correzione successiva.
Con la seconda censura, l’ I. assume violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 10, n. 8 ter e dell’art. 1 bis della Tariffa allegata al D.Lgs. n. 347 del 1990, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3.
La società aveva infatti ottenuto i permessi edificatori, assolto gli obblighi convenzionali con l’ente territoriale ed iniziato i lavori: conseguentemente, al momento del trasferimento, l’immobile aveva già perso il carattere di strumentalità.
L’intimata si è costituita senza controricorso.
La tesi del ricorrente che, mancando una liquidazione diretta a correggere errori presenti nell’autoliquidazione, mancherebbe una liquidazione principale e dunque non vi potrebbe essere una correzione “successiva”, urta col disposto di cui al D.P.R. n. 131 del 1986, art. 42 come modificato dal D.L. n. 9 del 2000 (“E’ principale l’imposta applicata al momento della registrazione e quella richiesta dall’ufficio se diretta a correggere errori od omissioni effettuati in sede di autoliquidazione nei casi di presentazione della richiesta di registrazione per via telematica; è suppletiva l’imposta applicata successivamente se diretta a correggere errori od omissioni dell’ufficio; è complementare l’imposta applicata in ogni altro caso”).
La natura dell’imposta liquidata non muta in considerazione dell’inutile decorso del termine di cui al D.Lgs. n. 463 del 1997, art. 3 ter – come introdotto dal D.Lgs. n. 9 del 2000, art. 1 – in assenza di alcun precedente provvedimento dell’Ufficio.
Anche il secondo motivo deve essere disatteso.
Al fine di determinare la natura dell’immobile, il dato processuale oggettivo era costituito, al momento della compravendita, dalla classificazione catastale. Come ha correttamente affermato la CTR, l’ottenimento dei permessi e delle concessioni prodromici alla costruzione, e lo stesso inizio dei lavori, non garantiscono – in linea assoluta – l’utilizzo abitativo dell’immobile.