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Timestamp: 2017-09-25 18:50:19+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1809', 'art. 1809']

Immobile destinato ad un nucleo familiare: il recesso dal contratto è consentito solo in presenza di un bisogno urgente del comodante. – Noi Radiomobile™
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Immobile destinato ad un nucleo familiare: il recesso dal contratto è consentito solo in presenza di un bisogno urgente del comodante.
Posted on 12 dicembre 2015 12 dicembre 2015 AuthorNoi RadiomobileLeave a comment
(Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 3 dicembre 2015, n. 24618)
Esposero le attrici che avevano concesso in comodato al fratello U. , l’immobile di loro proprietà senza determinazione di durata.
Con successivo atto di transazione sottoscritto in data 6 luglio 2001, i fratelli tutti i fissavano una data di scadenza del contratto di comodato indicata in 15 anni. Invece in data 24 agosto 2005, le sorelle D.C. comunicavano al fratello U. la necessità di riavere la casa, libera da persone cose, entro il 15 settembre 2005.
A tale richiesta aderì il fratello, con lettera del 30 agosto 2005.
Si difese la signora R.R.T. , con i figli S. e V. , sostenendo che il contratto di comodato risaliva agli anni 70 ed era stato concesso verbalmente dai genitori del marito e trovava ragione nelle esigenze della famiglia.
Sostennero anche che la volontà di rilasciare l’immobile espressa dal marito non li rappresentava, ed anzi ritenuta dolosa e simulata, perché traeva origine dalla loro separazione giudiziale.
Contestarono anche il bisogno urgente imprevisto delle attrici e proposero domanda riconvenzionale di risarcimento dei danni derivanti dalla dolosa, simulata, risoluzione del contratto.
Il Tribunale di Soave, Sez. distaccata di Verona, con la sentenza n. 183/2008, rigettò la domanda di accertamento dell’estinzione del contratto di comodato proposta dalle sorelle D.C. dichiarando la nullità della domanda di risoluzione per inadempimento proposta in via subordinata.
Il giudice ritenne che il contratto fosse stato funzionalmente destinato alle esigenze abitative della famiglia e le attrici non avevano dimostrato l’esistenza di un bisogno imprevisto che giustificasse la cessazione di efficacia del contratto.
2. La decisione è stata riformata dalla Corte d’Appello di Venezia, con sentenza n. 2420 del 5 dicembre 2011.
La Corte ha ritenuto il contratto di comodato risolto per mutuo consenso attribuendo valore alla lettera di risposta del fratello U. con cui manifestava la volontà, alle sorelle, di lasciare l’immobile.
La circostanza che si trattasse di un comodato d’immobile costituito per i bisogni della famiglia, ha determinato sull’immobile solo un vincolo di destinazione dello stesso per le esigenze familiari.
Tuttavia tale vincolo, ha ritenuto la Corte territoriale, non comporta alcuna titolarità di diritti e doveri nascenti dal contratto di comodato in capo gli altri membri della famiglia con la conseguenza che, in caso di risoluzione per mutuo consenso, non vi è la necessità che tale volontà sia espressa anche dagli altri membri della famiglia.
Ha condannato quindi al rilascio immediato dell’immobile occupato e al risarcimento del danno per la mancata disponibilità dell’immobile pari a un’indennità di occupazione di Euro 150 mensili.
Lamenta che la sentenza della Corte d’Appello nell’accogliere il ricorso sottolinea l’esistenza di una manifestazione di mutuo consenso alla restituzione dell’immobile da parte dell’ex marito D.C.U. .
Ma tale manifestazione non può ritenersi valida perché resa in fase di separazione tra i coniugi. Pertanto la sentenza è errata laddove non ritiene valido il contratto di comodato stipulato per le esigenze familiari.
È principio di questa Corte, e da cui questo collegio non intende discostarsi, che ove il comodato di un bene immobile sia stato stipulato senza limiti di durata in favore di un nucleo familiare (nella specie: dal genitore di uno dei coniugi) già formato o in via di formazione, si versa nell’ipotesi del comodato a tempo indeterminato, caratterizzato dalla non prevedibilità del momento in cui la destinazione del bene verrà a cessare.
Infatti, in tal caso, per effetto della concorde volontà delle parti, si è impresso allo stesso un vincolo di destinazione alle esigenze abitative familiari (e perciò non solo e non tanto a titolo personale del comodatario) idoneo a conferire all’uso – cui la cosa deve essere destinata – il carattere implicito della durata del rapporto, anche oltre la crisi coniugale e senza possibilità di far dipendere la cessazione del vincolo esclusivamente dalla volontà, ad nutum, del comodante.
Ma tale principio è contemperato dalla facoltà del comodante di chiedere la restituzione nell’ipotesi di sopravvenienza di un bisogno, ai sensi dell’art. 1809, comma 2, cod. civ., segnato dai requisiti della urgenza e della non previsione.
Ed infatti ai sensi dell’art. 1809, secondo comma, cod. civ., consegue che non solo la necessità di un uso diretto ma anche il sopravvenire d’un imprevisto deterioramento della condizione economica del comodante – che giustifichi la restituzione del bene ai fini della sua vendita o di una redditizia locazione – consente di porre fine al comodato, ancorché la sua destinazione sia quella di casa familiare, ferma, in tal caso, la necessità che il giudice eserciti con massima attenzione il controllo di proporzionalità e adeguatezza nel comparare le particolari esigenze di tutela della prole e il contrapposto bisogno del comodante (Cass. S.U. n. 20448/2014).
la Corte accoglie il primo motivo del ricorso principale, dichiara assorbiti gli altri motivi ed il ricorso incidentale condizionato.
Rinvia alla Corte d’Appello di Venezia in diversa composizione, anche per le spese.
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