Source: http://www.ambientesicurezzaweb.it/made-green-in-italy-pubblicate-le-regole-per-lattuazione/
Timestamp: 2018-08-17 09:01:08+00:00
Document Index: 102371428

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art.\xa0 2', 'art. \xa02', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 6']

Made Green in Italy: pubblicate le regole per l'attuazione
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Made Green in Italy: pubblicate le regole per l’attuazione
Il D.M. n. 56/2018 ha definito, tra gli altri, la procedura e la modulistica per l'elaborazione e l'aggiornamento delle regole di categoria di prodotto e per la richiesta di adesione allo schema
Ufficializzato il regolamento per l'attuazione del «Made Green in Italy», lo schema nazionale volontario per la valutazione e la comunicazione dell'impronta ambientale dei prodotti. Lo schema, di cui all'articolo 21, comma 1, legge n. 221/2015, è riportato nel decreto del ministero dell'Ambiente 21 marzo 2018, n. 56 (in Gazzetta Ufficiale del 29 maggio 2018), che, tra i vari punti, stabilisce:
l'iter per la proposta, l'approvazione e la pubblicazione della RCP (regole di categoria di prodotto);
i temini di validità e l'aggiornamento della RCP;
la richiesta di adesione allo schema;
la verifica indipendente e la convalida;
la concessione del logo;
le forme di incentivazione.
Infine, negli allegati sono riportati:
la procedura e la modulistica per l'elaborazione e l'aggiornamento delle RCP
la procedura e la modulistica per la richiesta di adesione allo schema;
la procedura per la verifica indipendente e la convalida;
la procedura relativa all'utilizzo del logo e la comunicazione dei risultati nell'ambito dello schema «Made Green in Italy».
Di seguito il testo integrale del D.M. 21 marzo 2018, n. 56, disponibile anche in formato pdf alla fine della pagina.
Decreto del ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 21 marzo 2018, n. 56
Regolamento per l'attuazione dello schema nazionale volontario per la
valutazione e la comunicazione dell'impronta ambientale dei prodotti,
denominato «Made Green in Italy», di cui all'articolo  21,  comma  1,
della legge 28 dicembre 2015, n. 221. (18G00078)
in Gazzetta Ufficiale del 29 maggio 2018
Vigente al: 13-6-2018
Visto l'articolo 21, comma 1, della legge 28 dicembre 2015, n. 221,
che ha istituito lo schema nazionale volontario per la valutazione  e
la comunicazione dell'impronta ambientale  dei  prodotti,  denominato
«Made Green in Italy», stabilendo che con  regolamento  del  Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, devono essere
definite le modalita' di funzionamento di tale schema;
Visto  il  regolamento  (CE)  n.  451/2008  del  Parlamento  e  del
Consiglio del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 aprile  2008,
che definisce  una  nuova  classificazione  statistica  dei  prodotti
associata alle attivita' (CPA)  e  abroga  il  regolamento  (CEE)  n.
3696/93 del Consiglio;
Visto  il  regolamento  (CE)  n.  952/2013  del  Parlamento  e  del
Consiglio del 9 ottobre  2013,  che  istituisce  il  codice  doganale
Vista la  raccomandazione  2013/179/UE  della  Commissione,  del  9
aprile 2013, relativa all'uso di metodologie comuni  per  misurare  e
comunicare le prestazioni ambientali nel corso del ciclo di vita  dei
Udito il parere del Consiglio  di  Stato,  espresso  dalla  Sezione
consultiva per gli atti normativi nell'adunanza del 27 luglio 2017;
Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei ministri  ai
sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n.  400,
con nota del 19 settembre 2017;
Vista la comunicazione al Dipartimento per  le  politiche  europee,
con nota del 5 dicembre 2017;
1. In attuazione dell'articolo 21, comma 1, della legge 28 dicembre
2015, n. 221, il presente  regolamento  stabilisce  le  modalita'  di
funzionamento dello  schema  nazionale  volontario  denominato  «Made
Green in Italy», per la valutazione e la comunicazione  dell'impronta
ambientale dei prodotti Made in Italy, anche con il rilascio del logo
«Made Green in Italy» ai prodotti di cui all'articolo 2, lettera v).
1. Ai fini  del  presente  regolamento  si  applicano  le  seguenti
a) «schema Made Green in Italy»: programma  nazionale  volontario
per la valutazione e comunicazione dell'impronta ambientale;
b) «gestore dello schema»: il  Ministero  dell'ambiente  e  della
c) «prodotto»: «bene» o «servizio», inclusi i prodotti  intermedi
o semilavorati;
d) «categoria di  prodotto»:  gruppo  di  prodotti  in  grado  di
soddisfare funzioni analoghe;
e) «linee guida PEF  (Product  Environmental  Footprint)»:  linee
guida, metodi, prescrizioni tecniche ed altri documenti di  interesse
comune sviluppati nell'ambito della applicazione pilota  europea  del
metodo PEF e approvate nell'ambito del progetto PEF della Commissione
europea, rese disponibili dal Ministero dell'ambiente e della  tutela
del territorio e del mare sul proprio sito istituzionale;
f)  «metodo  PEF»:   metodo   di   determinazione   dell'impronta
ambientale  di   prodotto   come   definito   dalla   raccomandazione
2013/179/UE della Commissione europea e dalle Linee guida PEF;
g) «impronta ambientale di prodotto»: il risultato di uno  studio
volto a misurare e comunicare le prestazioni ambientali nel corso del
ciclo di vita del prodotto;
h) «ciclo di vita»: fasi consecutive e interconnesse di un  ciclo
produttivo, dall'acquisizione o generazione di materie prime, o dalle
risorse naturali, allo smaltimento finale;
i)  «regole  di  categoria  di  prodotto  -   RCP»:   indicazioni
metodologiche rilasciate dal gestore  dello  schema  che  definiscono
regole  e  requisiti  obbligatori  e   facoltativi   necessari   alla
conduzione  di  studi  relativi  all'impronta  ambientale   per   una
specifica categoria di prodotto;
l) «soggetti proponenti le RCP»: soggetti  (privati  o  pubblici)
costituiti da almeno tre aziende - di cui almeno una piccola e  media
impresa secondo la definizione fornita dal decreto del Ministro delle
attivita' produttive del 18 aprile 2005 - che rappresentano la  quota
maggioritaria del settore della specifica categoria di  prodotto  per
la quale si intende proporre l'elaborazione di RCP all'interno  dello
schema; per  quota  maggioritaria  si  intende  oltre  il  50%  della
produzione nazionale (fatturato) riferita all'anno solare  precedente
alla proposta di RCP;
m) «dichiarazione di impronta  ambientale  di  prodotto -  DIAP»:
dichiarazione ambientale che fornisce informazioni  sia  quantitative
che qualitative sulle prestazioni ambientali del prodotto;
n)  «comunicazione   dell'impronta   ambientale   di   prodotto»:
divulgazione di informazioni sulle prestazioni ambientali, nel  corso
del ciclo di vita di un prodotto, a imprese,  investitori,  organismi
pubblici e consumatori;
o)  «impatto  ambientale»:   qualsiasi   modifica   all'ambiente,
positiva o negativa, derivante in tutto o in  parte  da  prodotti  di
un'azienda;
p) «PEFCR - regole di categoria relative all'impronta  ambientale
dei prodotti»: regole, basate  sul  ciclo  di  vita,  specifiche  per
tipologia di  prodotto  elaborate  nell'ambito  del  progetto  pilota
Environmental  Footprint  (EF)   della   Commissione   europea,   che
complementano il metodo PEF identificando ulteriori requisiti per una
data categoria di prodotto;
q) «requisiti addizionali obbligatori»: informazioni  addizionali
qualitative e quantitative, che devono essere indicate  dai  soggetti
proponenti in ogni RCP;
r) «requisiti addizionali facoltativi»: informazioni  addizionali
qualitative e quantitative che possono essere indicate  dai  soggetti
s) «benchmark»: valore di riferimento utilizzato per la categoria
di prodotto definito nella RCP della specifica categoria di prodotto;
t) «criteri ambientali minimi - CAM»: criteri di cui  ai  decreti
del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e  del  mare
11 aprile 2008 e 10 aprile 2013;
u) «verificatore»: soggetto (persona  fisica  o  giuridica)  atto
alla verifica  indipendente  perche'  in  possesso  di  requisiti  di
competenza ed esperienza definiti dalla raccomandazione 2013/179/UE e
dalle linee guida PEF;
v) «prodotti Made in Italy»: prodotti originari  dell'Italia  nel
rispetto di quanto stabilito dall'articolo 60 del regolamento (UE) n.
952/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 9  ottobre  2013,
che istituisce il  codice  doganale  dell'Unione,  e  dalle  relative
disposizioni di applicazione;
z) «prodotti Made Green in Italy»: i prodotti Made in  Italy  che
presentano prestazioni ambientali pari o superiori  ai  benchmark  di
riferimento, la valutazione delle  quali  e'  effettuata  secondo  il
metodo PEF;
aa) «soggetto richiedente»: produttore di prodotti classificabili
come Made in Italy ai sensi della lettera  v)  dell'articolo  2,  che
richiedono l'adesione allo schema per almeno un loro prodotto.
Proposta, approvazione e pubblicazione della RCP
1. I soggetti proponenti la RCP inviano al gestore dello schema  la
richiesta per elaborare una proposta di RCP relativa a una  specifica
categoria di prodotto, utilizzando il modulo A di cui all'allegato I.
2. La richiesta di cui al comma 1,  e'  effettuata  con  una  delle
modalita' di cui all'articolo 65, del  decreto  legislativo  7  marzo
3. Il gestore dello schema, entro trenta  giorni  dall'acquisizione
della richiesta, con provvedimento motivato accoglie la  richiesta  o
chiede l'integrazione degli atti.
4. Entro centottanta giorni dall'accoglimento  della  richiesta,  i
soggetti proponenti trasmettono al gestore dello schema  la  proposta
di RCP utilizzando il modulo B di cui all'allegato I.
5. Qualora per  una  specifica  categoria  di  prodotto  sia  stata
definita una PEFCR in sede europea, questa deve essere recepita nella
RCP  ed  integrata  con  i  requisiti   addizionali   obbligatori   e
6.  Il  gestore  dello  schema  sottopone  la  proposta  di  RCP  a
consultazione pubblica della durata di trenta giorni.
7. Le RCP che  recepiscono  le  PEFCR  europee  sono  sottoposte  a
consultazione  pubblica  solo  per  le  parti  delle  RCP  aggiuntive
rispetto a quanto recepito dalla corrispondente PEFCR.
8. Entro trenta giorni dal termine della consultazione pubblica,  i
soggetti proponenti la RCP trasmettono  la  proposta  revisionata  al
gestore dello schema, corredata da motivazioni scritte  relativamente
ai commenti non recepiti.
9. Il gestore dello schema rende pubblici, sul  proprio  sito  web,
gli esiti della consultazione pubblica.
Validita' e aggiornamento della RCP
1. Le RCP hanno una validita' di quattro anni. Novanta giorni prima
della scadenza del termine di  validita',  il  gestore  dello  schema
avvia una consultazione pubblica della durata di trenta giorni per il
2. Il gestore dello schema procede all'aggiornamento  della  RCP  e
alla relativa pubblicazione con validita' di ulteriori quattro anni.
3. Le RCP in  scadenza  restano  comunque  valide  per  il  periodo
necessario al loro aggiornamento.
4. Qualora, successivamente all'approvazione di un documento di RCP
per una categoria di  prodotto,  la  Commissione  europea  elabora  e
redige un documento di PEFCR  relativo  alla  medesima  categoria  di
prodotto,  il  gestore  dello  schema   attiva   una   procedura   di
aggiornamento della RCP entro il termine di sei mesi,  finalizzata  a
recepire  le  indicazioni  elaborate  a  livello  comunitario,   come
indicato nell'allegato I.
5.  Il  gestore  dello  schema  puo'   avviare   un   processo   di
aggiornamento prima della scadenza delle RCP, qualora si  verifichino
evidenti modifiche sui processi, sulla normativa o  sulle  tecnologie
applicate alla produzione dei prodotti oggetto del documento di RCP.
Richiesta di adesione allo schema
1. Possono chiedere l'adesione allo schema i produttori di prodotti
classificabili  come  Made  in  Italy  ai  sensi  della  lettera  v),
dell'articolo 2.
2. L'adesione allo schema e' limitata a quei prodotti per  i  quali
esiste una RCP in corso di validita'.
3. Il soggetto richiedente invia la relativa richiesta  al  gestore
dello schema, secondo le modalita' di cui all'allegato II.
Verifica indipendente e convalida
1. Il soggetto richiedente sottopone la documentazione indicata  in
allegato II, punto 1  -  numero  2)  ad  una  procedura  di  verifica
effettuata da un verificatore indipendente accreditato ai sensi della
2. Le modalita' di verifica e  di  convalida  che  il  verificatore
applica sono definite nella specifica procedura riportata in allegato
III del presente regolamento.
3. L'esito positivo della verifica indipendente  viene  determinato
attraverso la convalida della documentazione indicata in allegato II,
punto 1 - numero 2) e l'emissione dell'attestato di verifica da parte
del verificatore.
4. Dopo la prima verifica indipendente e convalida il rinnovo della
verifica deve essere effettuato a cadenza triennale.
Concessione del logo
1.  Entro  trenta  giorni  dall'acquisizione  della  richiesta   di
adesione di cui all'articolo 5, il gestore dello schema, in  caso  di
verifica positiva ai sensi dell'articolo 6, concede la licenza  d'uso
del logo relativamente ai prodotti  «Made  Green  in  Italy»  per  la
durata di tre anni, corredata delle istruzioni per il suo uso.
2. La licenza d'uso resta valida per l'intero periodo anche in caso
di successiva modifica delle  RCP.  Per  ottenere  il  rinnovo  della
licenza di uso del logo e' necessario presentare una nuova  richiesta
di adesione allo schema  ai  sensi  dell'articolo  5,  almeno  trenta
giorni prima della  scadenza  della  sua  validita',  utilizzando  il
modulo C contenuto nell'allegato II.
3. Tutti i provvedimenti o comunicazioni inerenti  l'uso  del  logo
vengono comunicati al titolare, da parte  del  gestore  dello  schema
4. In caso  di  non  corretta  osservanza  delle  disposizioni  del
presente regolamento, il  gestore  dello  schema  puo'  sospendere  o
revocare il diritto d'uso del logo.
5. Il gestore dello schema pubblica sul proprio sito  web  l'elenco
dei prodotti aderenti allo schema, riportando  anche  il  periodo  di
validita' della licenza d'uso del logo.
6. La procedura relativa all'utilizzo del logo e  la  comunicazione
dei risultati nell'ambito dello  schema  «Made  Green  in  Italy»  e'
specificata nell'allegato IV.
1. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio  e  del
mare utilizza nei CAM relativi  alle  nuove  categorie  di  prodotti,
nonche' nei CAM gia' approvati e pubblicati, l'adesione  allo  schema
«Made Green in Italy» come strumento di verifica del  rispetto  delle
specifiche tecniche, da  parte  delle  stazioni  appaltanti,  laddove
pertinenti e riguardanti il ciclo di vita del prodotto, tenuto  conto
delle previsioni di cui agli articoli 34 e 87 del decreto legislativo
18 aprile 2016, n. 50.
1.  Gli  allegati  costituiscono  parte  integrante  del   presente
2. All'attuazione delle disposizioni del  presente  regolamento  si
provvede senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
italiana. E' fatto obbligo a chiunque  spetti,  di  osservarlo  e  di
Procedura e modulistica per l'elaborazione  e  l'aggiornamento  delle
Gli articoli 3 e 4 riguardano l'iter di sviluppo  delle  RCP,  in
cui  sono  elaborati  i  benchmark  e  le  classi   di   prestazione,
corrispondenti   a   ciascun   prodotto   rappresentativo.   Elemento
caratterizzante delle RCP, rispetto ai contenuti delle PEFCR europee,
e' la presenza di requisiti addizionali obbligatori e facoltativi.
Lo sviluppo della proposta  di  RCP  deve  essere  conforme  alla
raccomandazione  2013/179/UE  nonche'  alle  Linee  guida  PEF.  Tale
sviluppo si fonda in particolare su uno studio di impronta ambientale
per ciascun prodotto rappresentativo  individuato  per  la  specifica
Le RCP sono  elaborate  per  le  categorie  di  prodotto  di  cui
all'art. 2. Le categorie di prodotto definite  per  lo  schema  «Made
Green  in  Italy»  sono  recepite  dalle  indicazioni  emergenti  nel
percorso di sviluppo del metodo PEF, quali  le  Linee  guida  PEF,  e
possono  includere  categorie  aggiuntive   relative   a   specifiche
peculiarita' della produzione nazionale italiana.
In ogni caso, le categorie di prodotto devono essere identificate
in base alla loro funzionalita' e  il  loro  ambito  di  applicazione
viene definito attraverso la classificazione statistica dei  prodotti
associati alle attivita' (Classificazione dei Prodotti per  Attivita'
- CPA), ai sensi del regolamento (CE) n.  451/2008,  identificando  i
prodotti inclusi e quelli esclusi.  La  categoria  di  prodotto  deve
essere basata almeno su una divisione di codici  a  due  cifre  della
CPA. Se la categoria di prodotto e' complessa, sono necessari  codici
a piu' di due cifre.
Prodotto rappresentativo
Il prodotto rappresentativo rispetto al quale  e'  elaborata  una
RCP deve essere in grado di riflettere le caratteristiche dei diversi
prodotti che le imprese produttrici del relativo settore offrono  sul
mercato. Una singola RCP puo' anche individuare piu' di  un  prodotto
rappresentativo, come  previsto  dalla  raccomandazione  2013/179/UE,
nonche' nelle linee guida PEF, nel caso, ad esempio, di prodotti  con
applicazioni differenziate o prodotti con  tecnologie  differenti.  I
criteri in base ai  quali  e'  garantita  la  rappresentativita'  del
prodotto saranno riportati all'interno della RCP.
Nella  definizione  dei  prodotti  rappresentativi  del   settore
agroalimentare si dovra' tener anche in conto  l'esistenza  di  altri
schemi  di  etichettatura  europea  di  qualita'  quali:  agricoltura
biologica, denominazione d'origine protetta,  indicazione  geografica
protetta e dei vincoli che ne derivano per i prodotti aderenti.
Requisiti addizionali obbligatori e facoltativi
La RCP deve contenere i requisiti addizionali obbligatori e  puo'
contenere i requisiti addizionali facoltativi.
a) Requisiti addizionali obbligatori:
tracciabilita' del prodotto,
indicazione   delle   tre   categorie   di   impatto   ritenute
maggiormente significative per la categoria di prodotto in oggetto;
valore del benchmark, per ciascun prodotto rappresentativo,
le  due  soglie  che  delimitano  tre  classi  di   prestazione
stabilite come  differenziale  rispetto  al  benchmark  dello  stesso
prodotto rappresentativo.
b) Requisiti addizionali facoltativi:
informazioni qualitative relative all'impatto del  prodotto  in
termini di qualita' del paesaggio e sostenibilita' sociale;
informazioni relative alla qualita' ambientale dei prodotti;
per i prodotti oggetto di criteri  ambientali  minimi  adottati
con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del  territorio
e del mare nell'ambito del Piano per la sostenibilita' ambientale dei
consumi nel settore della pubblica amministrazione, laddove  ritenuti
applicabili e rilevanti per lo  specifico  prodotto,  la  RCP  potra'
comprendere i criteri ambientali riportati nella sezione  «specifiche
tecniche» dei documenti di CAM, da dimostrare con i mezzi di verifica
Nel caso esistano le PEFCR, l'ambito geografico  del  mercato  da
considerare per la definizione del  prodotto  rappresentativo  e  del
relativo benchmark e' quello europeo. Nel caso di non  disponibilita'
di PEFCR, i soggetti proponenti dovranno specificare  all'atto  della
domanda l'ambito geografico proposto per la definizione del  prodotto
rappresentativo, fornendo la motivazione.
Nel caso siano gia' stati calcolati e resi pubblici  benchmark  a
livello europeo, il proponente traspone questi valori nelle RCP dello
schema «Made Green in Italy», operando l'aggregazione (somma) dei tre
indicatori di impatto  piu'  rilevanti  pesati  adottando  il  metodo
proposto dalla linee  guida  PEF.  Nel  caso  non  siano  disponibili
benchmark a livello europeo, il proponente di una  nuova  RCP  dovra'
svilupparli e proporli con riferimento  al  prodotto  rappresentativo
considerato  nell'ambito  dello   studio   di   impronta   ambientale
propedeutico all'elaborazione della proposta di RCP.
Il  benchmark  deve  essere  corredato  da  relative  classi   di
prestazione stabilite come  misura  dello  scostamento  dallo  stesso
valore di riferimento, in numero di tre classi [A, B (benchmark), C],
anche nel caso in cui le classi non siano state  definite  a  livello
europeo  oppure  ne  siano  state  definite  un  numero  diverso.   I
valori-limite (soglie)  e  l'ampiezza  delle  classi  di  prestazione
saranno determinati in  modo  specifico  per  ciascuna  categoria  di
prodotto e definite nell'ambito del  relativo  documento  di  RCP,  a
seconda del valore del benchmark e  della  variabilita',  comprensiva
dell'incertezza, per i  tre  indicatori  rilevanti  risultanti  dallo
studio sul prodotto rappresentativo.
Iter procedurale e documentazione da produrre
La richiesta finalizzata ad elaborare una  proposta  di  una  RCP
relativa a una  specifica  categoria  di  prodotto  e'  avanzata  dai
soggetti proponenti  di  cui  all'art.  2,  lettera  l),  tramite  un
soggetto capofila, formalmente delegato, attraverso  la  compilazione
del modulo B, corredato da:
1)  copia  fotostatica   del   documento   di   identita'   del
2) elenco soggetti proponenti;
3) scheda adesione soggetti proponenti con delega  al  soggetto
capofila e relativi  allegati  (quale  documentazione  attestante  la
rappresentativita' dei soggetti proponenti per la specifica categoria
di prodotto per cui l'istanza e' presentata).
In caso di approvazione della richiesta di  elaborazione  di  una
RCP su una specifica categoria di  prodotto,  i  soggetti  proponenti
redigono una proposta di RCP,  utilizzando  lo  schema  di  contenuto
elaborato in ambito europeo per le PEFCR, integrato con  i  requisiti
addizionali obbligatori e facoltativi, seguendo  il  modulo  C  e  la
inviano via PEC al gestore dello schema.
I passi necessari per  sviluppare  la  RCP  sono  indicati  nella
figura seguente:
Nello sviluppare le RCP occorre seguire le indicazioni  riportate
nella raccomandazione 2013/179/EU e le linee guida PEF, integrate con
i requisiti addizionali obbligatori e facoltativi di cui  all'art.  2
del presente regolamento. In particolare  il  benchmark  per  ciascun
prodotto rappresentativo ricompreso nell'ambito di applicazione della
RCP deve essere calcolato come valore singolo somma dei valori pesati
dei  tre  indicatori  di  impatto  identificati   come   maggiormente
rilevanti per il prodotto in oggetto. Questi indicatori devono essere
gli stessi per tutti i prodotti  rappresentativi  identificati  dalla
RCP. I fattori di normalizzazione e pesatura che si devono  applicare
sono  i  piu'  recenti  pubblicati  dalla  Commissione   europea   da
utilizzare nell'ambito della PEF. Essi sono disponibili  anche  nelle
«linee guida all'implementazione della PEF durante la  fase  pilota»,
rese disponibili dal Ministero dell'ambiente e  della  tutela  e  del
territorio e del mare sul proprio sito istituzionale.
Ogni revisione della proposta di RCP deve essere  documentata  ed
esplicitata con apposita numerazione.
Entro novanta giorni dal termine del periodo di  validita'  della
RCP di quattro anni o nel caso in cui la RCP venga sottoposta  ad  un
processo  di  aggiornamento,  il  gestore  dello  schema  avvia   una
consultazione pubblica di sessanta giorni.
Allegato B2 - Proposta di RCP
La proposta di RCP deve essere compilata seguendo lo schema sotto
riportato, mantenendo anche la numerazione dei capitoli e  paragrafi.
Nello schema sottostante, tra parentesi  quadra  [...]  sono  fornite
indicazioni specifiche da seguire  per  compilare  il  contenuto  del
relativo paragrafo.  Inoltre,  le  «linee  guida  all'implementazione
della PEF durante la fase pilota» riportano  ulteriori  istruzioni  e
informazioni  dettagliate  sul  contenuto  da  riportare  in  ciascun
paragrafo. In caso di indicazioni dissimili fra quanto indicato nelle
linee guida PEF e in questo documento, quest'ultimo prevale.
[Titolo del Documento]
Schema nazionale volontario «Made Green in Italy»
Regole di Categoria di Prodotto (RCP)
[inserire il nome della categoria di prodotto]
[Indice e contenuto del documento RCP]
1. Informazioni generali sulla RCP
1.1. Soggetti proponenti
1.2. Consultazione e portatori di interesse
1.3. Data di pubblicazione e di scadenza
1.4. Regione geografica
[Specificare se la RCP prevede un benchmark relativo ai  prodotti
realizzati solo in Italia, un benchmark relativo  al  prodotto  medio
commercializzato in Europa o altro ambito geografico]
1.5. Lingua
[E' possibile adottare come lingua sia l'inglese  sia  l'italiano
(raccomandato).  Per  le  categorie  di  prodotto  coperte  da  PEFCR
europee, le parti in comune possono rimanere in inglese.]
2. Input metodologico e conformita'
3. Revisione della PEFCR e informazione di base della RCP
3.1. PEFCR review panel
[si applica solo in caso di esistenza di PEFCR europea]
3.2. Requisiti di revisione del documento PEFCR
3.3. Ragioni per sviluppare la RCP
[riportare,  qualora  esistente,  il   contenuto   del   relativo
paragrafo della PEFCR; descrizione del contesto di applicazione della
RCP, armonizzazione  con  eventuali  altre  regole  di  categoria  di
prodotto esistenti per altri schemi]
3.4. Conformita' con le Linee  guida  della  fase  pilota  PEF  e
4. Ambito di applicazione della RCP
4.1. Unita' funzionale
4.2. Prodotti rappresentativi
[Oltre a quanto richiesto per il relativo paragrafo delle  PEFCR,
specificare se per questa categoria di prodotto  esistono  schemi  di
qualita' che identificano specifici segmenti di mercato e per i quali
e' necessario definire uno specifico prodotto rappresentativo. Per il
settore agroalimentare si dovra' tener anche in conto l'esistenza  di
altri schemi di etichettatura europea di qualita' quali:  agricoltura
protetta e dei vincoli che ne derivano per i prodotti aderenti]
4.3. Classificazione del prodotto (NACE/CPA)
4.4. Confini del sistema - stadi del ciclo di vita e processi
4.5. Selezione dei tre indicatori di impatto piu' rilevanti
[Fornire in  allegato  alla  RCP  adeguata  motivazione  di  tale
selezione. Di principio, tale  selezione  deve  essere  basata  sulla
normalizzazione e pesatura degli indicatori di tutte le categorie  di
impatto previste dalla  raccomandazione  2013/179/EU  o  dalle  Linee
guida PEF]
4.6. Informazioni ambientali aggiuntive
[Oltre a quanto richiesto  per  le  PEFCR,  riportare  in  questo
paragrafo, qualora ritenuti rilevanti per la categoria  di  prodotto,
gli eventuali criteri obbligatori (specifiche tecniche)  dei  Criteri
Ambientali Minimi  previsti  per  tale  categoria  merceologica,  con
l'identificazione dei relativi mezzi di prova]
4.7. Assunzioni e limitazioni
4.8. Requisiti per la denominazione «Made in Italy»
[Riportare i requisiti che il prodotto deve rispettare per  poter
essere denominato «Made in Italy» sulla base delle norme vigenti.]
4.9. Tracciabilita'
[Riportare  indicazioni  su  come  rendicontare   o   descrivere,
nell'ambito della Dichiarazione di Impronta Ambientale  di  Prodotto,
le attivita' condotte nelle  diverse  fasi  del  ciclo  di  vita  del
prodotto e dei luoghi in cui esse vengono realizzate]
4.10. Qualita' del paesaggio e sostenibilita' sociale
[Si applica solo  ai  prodotti  agroalimentari.  Riportare  quali
aspetti di tutela di  qualita'  del  paesaggio  e  di  sostenibilita'
sociali devono  essere  rispettati,  con  eventuale  indicazione  dei
relativi mezzi di prova]
5. Inventario del ciclo di vita (Life Cycle Inventory)
5.1. Analisi preliminare (Screening step)
5.2. Requisiti di qualita' dei dati
5.3. Requisiti relativi alla raccolta di dati specifici  relativi
ai processi sotto diretto controllo (di «foreground» )
5.4. Requisiti relativi ai dati generici relativi ai processi  su
cui l'organizzazione non esercita alcun controllo (di «background») e
5.5. Dati mancanti
5.6. Fase di uso
5.7. Logistica
5.8. Fase di fine vita
5.9. Requisiti per l'allocazione di  prodotti  multifunzionali  e
processi multiprodotto.
6. Benchmark e classi di prestazioni ambientali
[Riportare  quanto  previsto  per  le  PEFCR  per  il  benchmark.
Calcolare inoltre il benchmark in termini di  singolo  valore  (somma
dei valori pesati dei tre indicatori di impatto piu'  rilevanti).  Le
classi di prestazione da indicare sono tre, per cui occorre riportare
i valori delle due soglie, sopra e sotto il benchmark, necessari  per
definire le classi di prestazione A, B e C. In particolare i prodotti
con impatto calcolato come valore singolo superiore alla soglia  piu'
elevata sono da  classificare  in  classe  C;  prodotti  con  impatto
inferiore alla soglia inferiore sono da classificare in classe  A;  i
restanti in classe B. I valori  delle  soglie  sono  da  identificare
tenendo conto la variabilita' dei prodotti intorno al  risultato  del
benchmark, considerando anche l'incertezza.]
8. Reporting e comunicazione
10. Riferimenti bibliografici
11. Informazioni di supporto per le RCP e PEFCR
12. Elenco degli allegati
Allegato I - Prodotto rappresentativo
Allegato II - Studi di supporto
[Si applica solo se esistono le PEFCR]
Allegato III - Benchmark e classi di prestazioni ambientali
Allegato  IV  -  Scenari  relativi  ai  processi  a  monte  della
produzione (Upstream) (facoltativo)
Allegato  V  -  Scenari  relativi  ai  processi  a  valle   della
produzione (Downstream) (facoltativo)
Allegato VI - Fattori di normalizzazione
Allegato VII - Fattori di pesatura
Allegato VIII - Dati di foreground
Allegato IX - Dati di background
Allegato X - Formula di allocazione per i materiali  riciclati  e
recuperati (Circular Footprint)
Allegato XI - Informazioni di  base  sulle  scelte  metodologiche
attuate durante lo sviluppo della RCP
1. Richiesta di adesione allo schema per il primo rilascio  del  logo
(ai sensi dell'art. 5, comma 3, del regolamento)
Il soggetto richiedente invia domanda  di  adesione  allo  schema
mediante PEC, utilizzando il modulo C, corredandolo dei documenti qui
2) allegati tecnici:
a) studio di valutazione dell'impronta ambientale;
b) DIAP;
c)  documento  attestante  la   conformita'   normativa   del
d)  documento  attestante  la   conformita'   alla   RCP   di
e) documento attestante la «conformita' ai CAM» (in  caso  di
prodotti  che  dichiarino  una  conformita'  ai  criteri   ambientali
riportati nella sezione «specifiche tecniche» dei documenti di CAM);
f) programma e obiettivi di miglioramento;
3) certificato di verifica indipendente e convalida;
4) contenuti della pagina web aziendale raggiungibile a partire
dal collegamento presente nel logo «Made Green in Italy».
La richiesta di  adesione  allo  schema  deve  essere  presentata
separatamente per ogni singolo prodotto.
La documentazione tecnica di cui al numero 2) si compone di:
a - Studio di Valutazione dell'Impronta Ambientale
Lo studio di valutazione  dell'impronta  ambientale  deve  essere
a) ai requisiti stabiliti  nella  raccomandazione  2013/179/UE,
nonche' alle linee guida PEF;
b) alle corrispondenti RCP;
c) al presente regolamento.
Lo studio di valutazione dell'impronta ambientale contiene, nello
specifico, il calcolo dei valori degli indicatori ambientali relativi
alle tre principali categorie di impatto individuate  dalle  relative
RCP e del valore singolo ottenuto per aggregazione dei tre principali
indicatori di impatto attraverso  normalizzazione  e  pesatura.  Tali
valori  sono  confrontati  con  il  valore  del  benchmark   definito
all'interno delle stesse RCP e le due soglie, identificando la classe
di prestazione A (migliore del benchmark), B (benchmark), C (peggiore
del benchmark) in cui il prodotto ricade.
Per la sola applicazione relativa all'adesione allo schema  «Made
Green in Italy», il benchmark viene definito relativamente al  valore
singolo ottenuto per aggregazione (somma) dei valori pesati  dei  tre
indicatori di impatto piu' rilevanti.
b - Dichiarazione di Impronta Ambientale di Prodotto
La DIAP e' un documento che sintetizza lo studio  di  valutazione
dell'impatto  ambientale.  I  contenuti  della  DIAP  devono   essere
conformi con quanto stabilito nelle RCP relative alla  corrispondente
I contenuti minimi della DIAP sono i seguenti:
a) identificazione e descrizione dell'organizzazione  o  gruppi
di organizzazioni richiedenti l'adesione allo schema;
b) identificazione del prodotto (es. nome commerciale, modello,
numero identificativo, ecc.);
c) descrizione dell'unita' funzionale e  delle  caratteristiche
del  prodotto  rilevanti  per  la  specificazione  dell'unita'   (es.
dimensioni, peso, proprieta' fisiche e chimiche);
d) descrizione dell'applicazione finale  o  delle  applicazioni
finali, nel caso di prodotto intermedio;
e) identificazione delle RCP di riferimento;
f) data di pubblicazione e periodo di validita' della DIAP;
g)  informazioni  sulla  tracciabilita'   del   prodotto,   con
particolare riferimento a tutte le attivita' condotte  nelle  diverse
fasi del ciclo di vita del prodotto e dei luoghi in cui esse  vengono
h) risultati del calcolo dell'impronta ambientale per tutte  le
categorie di impatto, e classe di prestazione del  prodotto  rispetto
al   benchmark,   corredato   da   informazioni   esplicative   della
prestazione, il relativo andamento nel tempo (nelle  DIAP  successive
alla prima);
i) informazioni ambientali aggiuntive, all'interno delle  quali
rientrano le indicazioni e i requisiti addizionali;
j) informazioni in merito ad eventuali fasi del ciclo  di  vita
non considerate, se la dichiarazione non e' basata su uno  studio  di
impronta ambientale che copre tutte le fasi del  ciclo  di  vita  (ad
esempio informazioni sugli scenari di  consumo  o  di  fine  vita  di
prodotti intermedi);
k) affermazione che dichiarazioni ambientali relative a  schemi
differenti non sono confrontabili;
l) indirizzo del sito web aziendale del richiedente  dove  sono
disponibili tutte le informazioni e i dati richiesti;
m) documentazione di verifica indipendente;
n)  altre  informazioni  ambientali  ritenute  importanti   dal
soggetto richiedente. Nel caso la RCP  lo  preveda  tra  i  requisiti
addizionali  facoltativi,  tali  informazioni   ambientali   potranno
comprendere una dichiarazione di conformita'  ai  criteri  ambientali
riportati nella sezione «specifiche tecniche» dei documenti di CAM.
c - Documento attestante la conformita' normativa del prodotto
Il documento attestante la  conformita'  a  tutte  le  pertinenti
disposizioni di legge relative all'impatto sull'ambiente del  proprio
prodotto, in tutte le fasi del ciclo di vita, su cui l'organizzazione
ha o puo'  indirettamente  avere  influenza  (incluso  il  fine-vita,
secondo l'approccio della responsabilita' estesa del  produttore)  e'
prodotto dal soggetto richiedente in forma di autocertificazione;
d - Documento attestante la conformita' alla RCP di riferimento
Dovra' essere prodotto un documento in cui si dichiari  che  sono
stati rispettati tutti i requisiti fissati dalle RCP  di  riferimento
(autodichiarazione  ai  sensi  del  decreto  del   Presidente   della
Repubblica 28 dicembre 2000,  n.  445,  recante  «Testo  unico  delle
amministrativa»).
e - Documento attestante la «conformita' ai CAM»
Per i prodotti che dichiarino una conformita'  anche  ai  criteri
ambientali  riportati  nella  sezione   «specifiche   tecniche»   dei
documenti di CAM di cui al punto  n)  della  DIAP  la  documentazione
dovra' comprendere anche i mezzi di verifica  previsti  dal  relativo
decreto  ministeriale  di  approvazione   dei   CAM   per   la   loro
dimostrazione di conformita'.
f - Programma e obiettivi di miglioramento
Tale documentazione, che non e' necessaria nel caso  il  prodotto
rientri  nella  classe  di  prestazione  A,  ha   come   oggetto   il
miglioramento continuo delle prestazioni ambientali risultanti  dallo
studio  di  impronta  ambientale,  dove  sono  definiti  obiettivi  e
programmi con un orizzonte triennale  di  miglioramento  dell'impatto
nel ciclo di vita del prodotto, che specifichino almeno:
- le categorie di impatto che si intendono migliorare,
- i traguardi  ambientali  che  si  intendono  raggiungere  nel
triennio  di  riferimento  (espressi  secondo  gli  indicatori  delle
categorie  di  impatto  previsti  dalla  raccomandazione  2013/179/UE
nonche' le linee guida PEF),
- le fasi del ciclo di vita sulle quali si intende intervenire,
- una descrizione  delle  azioni  e  delle  iniziative  che  si
intendono attuare,
- la relativa tempistica di realizzazione (nell'arco del  ciclo
triennale di attivita' di riferimento),
- le responsabilita' definite,
- le risorse stanziate.
Gli  obiettivi  di  miglioramento  devono  essere  sostanziali  e
tendenti a raggiungere la classe  di  prestazione  A;  ovvero  devono
essere finalizzati a ridurre l'impatto delle  fasi  o  attivita'  del
ciclo di vita  dei  prodotti  che  maggiormente  contribuiscono  alla
relativa impronta ambientale, sulle  quali  il  soggetto  richiedente
puo' esercitare controllo diretto o influenza indiretta.
Nel valutare  il  perseguimento  del  miglioramento  continuo  si
terra' conto della classe di prestazione  ambientale  di  partenza  e
degli eventuali effetti «cross media» relativi alla possibilita'  che
il  miglioramento  di  un  parametro  ambientale  possa  indurre   il
peggioramento di altri parametri.  Il  mancato  raggiungimento  degli
obiettivi di miglioramento, non causato da cause  indipendenti  dalla
volonta'  del  soggetto  richiedente,  e'  motivo  di   non   rinnovo
dell'adesione allo schema.
2. Richiesta per il rinnovo della licenza d'uso del  logo  (ai  sensi
dell'art. 7, comma 3, del regolamento)
L'azienda che intende rinnovare la  licenza  d'uso  del  logo  e'
tenuta a presentare una nuova  richiesta  di  adesione  allo  schema,
utilizzando il modulo C e scegliendo la seconda opzione.
La   verifica   indipendente   e'   essenziale   per   assicurare
l'affidabilita' dello schema «Made Green in Italy» e  per  migliorare
la qualita' degli Studi di Valutazione di Impronta Ambientale che  lo
sottendono. Gli obiettivi della verifica sono assicurare che:
a) i metodi usati per condurre  lo  Studio  di  Valutazione  di
Impronta Ambientale e i relativi risultati sono  consistenti  con  la
raccomandazione  2013/179/UE,  con  le  Linee  guida  PEF  e  con  la
corrispondente RCP;
b)  che  i  metodi  utilizzati  per  condurre  lo   Studio   di
Valutazione  di   Impronta   Ambientale   sono   scientificamente   e
tecnicamente validi;
c) i  dati  sono  appropriati,  ragionevoli  e  rispondenti  ai
requisiti di qualita';
d) l'interpretazione  dei  risultati  riflette  le  limitazioni
identificate;
e) lo studio e' trasparente, accurato e consistente;
f) la DIAP riflette correttamente i risultati dello  Studio  di
Valutazione di Impronta Ambientale;
g) la DIAP e' rispondente ai requisiti della RCP e del presente
h) l'individuazione della classe di prestazione e' corretta;
i) sia garantita l'assicurazione ed il controllo della qualita'
delle informazioni quantitative riportate nella DIAP;
j) sia garantita la correttezza delle informazioni  qualitative
riportate nella DIAP.
La  verifica  deve  essere  un  bilanciamento  ottimale  tra   la
completezza della verifica e l'esigenza di contenerne i  costi.  Essa
comprende sia  un'analisi  documentale  sia  una  verifica  ispettiva
presso il soggetto richiedente.
Nel corso dell'analisi documentale il verificatore procede ad  un
dettagliato esame di conformita' ai documenti  di  riferimento  della
documentazione predisposta  dal  soggetto  richiedente.  Il  soggetto
richiedente viene informato delle  eventuali  carenze  riscontrate  e
provvede alla necessaria correzione o integrazione.
Nel corso della verifica ispettiva, il soggetto richiedente  deve
dare evidenza o assicurare che:
a) le non conformita' rilevate nell'analisi  documentale  siano
state rimosse;
b) tutte le registrazioni relative ai dati di inventario  siano
messe a disposizione del verificatore;
c) il modello software utilizzato per  lo  studio  di  impronta
ambientale sia messo a disposizione del verificatore;
d) siano messe  in  atto  le  misure  necessarie  affinche'  il
Verificatore possa eseguire le verifiche in tutta sicurezza, in  modo
da garantire il rispetto di tutte le prescrizioni della  legislazione
In  particolare  per  lo  Studio  di  Valutazione   di   Impronta
Ambientale, il  verificatore  deve  verificare  la  tracciabilita'  e
validita' delle informazioni e dei dati, sia i primari  del  soggetto
richiedente o dei suoi fornitori, sia gli altri dati secondari  usati
nello studio. Per questo  compito  e'  necessario  un  controllo  con
fatture, bollette e altra documentazione commerciale e,  per  i  dati
piu' rilevanti, controllare sul sito durante la  verifica  ispettiva.
Il Verificatore deve inoltre esaminare, accedendo  anche  al  modello
software utilizzato per lo studio, che:
a) nello studio  le  unita'  di  processo  sono  definite  come
specificato nella RCP di riferimento;
b) la  fonte  dei  dati  di  ingresso  ed  uscita  (riferimenti
bibliografici, banche dati, ecc.) usati per  le  unita'  di  processo
sono almeno della qualita' richiesta dalla RCP applicabile;
c) le informazioni  rilevanti  sono  documentate  per  ciascuna
unita' di processo,  e  sono  consistenti  e  comprensibili  tali  da
rendere possibile una valutazione indipendente  della  rilevanza  dei
dati in accordo con la RCP applicabile.
Se nello studio sono stati usati dati secondari  gia'  verificati
secondo  le  regole  PEF,  questi  non  devono  essere  ulteriormente
verificati per gli aspetti di consistenza metodologica, completezza e
incertezza. Comunque l'appropriatezza dell'uso di questi  dati  nello
specifico prodotto necessita di essere  verificata,  comprendendo  la
rappresentativita' temporale, geografica e tecnologica.
Nel verificare i risultati di  inventario  il  verificatore  deve
usare semplici  controlli  sulle  unita'  di  processo  o  moduli  di
informazione  utilizzati,  controllando  che   siano   effettivamente
rispondenti alle  fonti  di  dati  originali.  Il  verificatore  deve
effettuare questi controlli in particolare sui processi unitari  piu'
rilevanti, definiti sulla base del loro  effettivo  contributo  sulle
categorie di impatto selezionate quali rilevanti nella RCP.
Il verificatore  verifica  inoltre  che  i  risultati  di  impact
assessment  sono  stati  correttamente  calcolati  sulla   base   dei
risultati   di   inventario   e   dei    metodi    raccomandati    di
caratterizzazione, normalizzazione e pesatura.
Il soggetto richiedente viene informato delle  eventuali  carenze
riscontrate e provvede alla necessaria correzione o integrazione.
Il verificatore convalida la documentazione di  cui  all'allegato
II, punto 1 - numero 2) e  rilascia  l'attestato  di  conformita'  ai
requisiti del presente regolamento, cosi' come previsto all'art. 6.
In relazione ai requisiti  di  competenza  dei  verificatori,  la
verifica indipendente potra' essere effettuata da  enti  indipendenti
accreditati presso l'unico organismo nazionale italiano autorizzato.
Nel corso delle verifiche successive alla prima, il verificatore,
oltre al mantenimento dei requisiti richiesti, valuta in particolare:
a) l'aggiornamento dello  Studio  di  Valutazione  di  Impronta
Ambientale e della DIAP;
b) la conformita' ai contenuti della RCP di riferimento;
c) ove applicabile, l'attuazione delle eventuali  azioni  e  la
realizzazione  degli  interventi  previsti  volti  a  perseguire  gli
obiettivi di miglioramento continuo delle prestazioni ambientali.
Procedura relativa all'utilizzo  del  logo  e  la  comunicazione  dei
risultati nell'ambito dello schema «Made Green in Italy»
Il logo MGI qui sotto riportato  e'  di  forma  circolare  ed  e'
caratterizzato  da  tre  elementi  grafici:  il  logo  del  Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio  e  del  mare;  la  parte
tipografica costituita dalla dicitura «Made  Green  in  Italy»  posta
sotto il simbolo; una cornice circolare  discontinua  in  tre  punti,
formata da tre linee curve spezzate di colore verde bandiera, rosso e
Il logo e' corredato da un Codice a Barre  Bidimensionale  o  CBB
(QR Code o equivalenti o Codice a Barre) specifico per  ogni  singolo
prodotto per il quale e' stata approvata  la  richiesta  di  adesione
allo schema.
Il CBB deve essere generato dall'azienda aderente allo  schema  e
deve consentire il collegamento, attraverso l'utilizzo di dispositivi
mobili quali smartphone o tablet, al sito web contenente la DIAP.
Il  contenuto  della  pagina  web  deve  essere   preventivamente
approvato dal gestore dello schema.
2. Regole per l'apposizione del logo sul prodotto
Una volta ricevuta dal gestore dello schema  l'autorizzazione  ad
applicare  il  logo  MGI,  quest'ultimo  e  il  CBB   devono   essere
posizionati obbligatoriamente sul prodotto oggetto di analisi.
L'azienda potra' riprodurre il logo MGI e il  CBB  integralmente;
potra' inoltre ingrandire o ridurre entrambi, ma  in  modo  uniforme,
purche' essi siano leggibili e non ne risultino alterati i colori, la
struttura e i contenuti  e  che  siano  di  dimensioni  proporzionate
rispetto al supporto alla comunicazione.
Il logo non puo' essere adottato come componente del  marchio  di
Le etichette del  prodotto  dovranno  essere  condivise  con  gli
uffici competenti del gestore dello schema e  risulteranno  approvate
su risposta dell'amministrazione o dopo  quindici  giorni  dall'invio
3. Regole  per  l'apposizione  del  logo  su  materiale  aziendale  e
Qualora il logo MGI o riferimenti allo schema vengano  utilizzati
all'interno di pubblicazioni non di carattere scientifico (ad esempio
brochure, lettere d'informazione, depliant,  etc.)  o  sui  materiali
aziendali (ad esempio carta da lettere, buste, stampati  commerciali,
monografie aziendali, pubblicita', stand, strutture aziendali  mobili
o permanenti), e' necessario che  questi  siano  accompagnati  da  un
riferimento chiaro e visibile relativo all'oggetto di studio.
Sia il logo, che  i  caratteri  della  dicitura  dovranno  essere
Tali  indicazioni  dovranno  essere   adottate   anche   per   la
realizzazione  di  materiale  audio-visivo  ed  essere   apposte   su
qualsiasi altro materiale pubblicitario indirizzato al pubblico.
Le autodichiarazioni rese dalle aziende sono di propria esclusiva
Il manuale di  utilizzo  del  logo  e'  reso  pubblico  sul  sito
Il materiale di comunicazione predisposto dovra' essere condiviso
con gli uffici competenti  del  gestore  dello  schema  e  risultera'
approvato su risposta dell'amministrazione  o  dopo  quindici  giorni
dall'invio dello stesso.
D.M. n. 56/2018
green economyc
sistema volontario