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Timestamp: 2020-04-03 19:15:11+00:00
Document Index: 88836628

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ']

Comunicati Archives - Pagina 6 di 7 - Unione Nazionale Camere Minorili
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Comunicato relativo al testo unificato adottato dalla Commissione Giustizia in materia di riconoscimento figli naturali
viva soddisfazione ed apprezzamento per il dichiarato intento del testo di porre finalmente fine all’odiosa discriminazione tra figli naturali e legittimi proponendo un’effettiva equiparazione tra gli stessi, considerato che si invocava da diversi anni uno specifico intervento in materia.
che appaiono necessarie, tuttavia, alcune considerazioni ed osservazioni.
In primo luogo, dispiace che, pur in presenza di numerosi studi e progetti di legge – anche delle passate legislature – che già prevedevano una riforma organica e dettagliata della materia, si sia preferito ricorrere allo strumento della delega legislativa che, negli ultimi anni, ha mostrato forti criticità per i tempi non necessariamente abbreviati di approvazione dei decreti legislativi, nonché il rischio di eccesso di delega in una materia che richiederebbe, invece, un esame pieno e proprio da parte del Parlamento.
In secondo luogo, emerge la carenza di un profilo processuale nella riforma presentata che ha perso l’occasione di proporre, sia pure tramite delega al Governo, l’istituzione di un Tribunale Unico per la Famiglia che equipari anche dal punto di vista giudiziario e processuale il trattamento delle posizioni – ad oggi distinte – dei figli nati nel matrimonio e dei figli nati fuori dal matrimonio.
Desta stupore, peraltro, la scelta di adottare un regime processuale differenziato per i figli nati fuori dal matrimonio, costretti ad avere un Giudice diverso per il solo fatto di non essere figli di genitori coniugati, perpetuando così la discriminazione che l’intento legislativo si propone di rimuovere.
Si aggiunga, altresì, che disciplinare all’interno di quei procedimenti l’ascolto del minore alla presenza dei legali dei genitori si pone in contrasto sia con le indicazioni della Corte di Cassazione che con la stragrande maggioranza dei protocolli siglati in materia e rischia, in concreto, di snaturare l’istituto che consente la partecipazione del minore assimilandolo, invece, ad un mezzo di prova.
Nel merito, è con vivo sollievo che si apprende dell’approvazione dell’emendamento che riformula radicalmente il contenuto dell’art. 2, primo comma, lettera O, riportando la nozione dello stato di abbandono nell’alveo della primaria protezione del minore, così come dell’introduzione del concetto di “responsabilità genitoriale” di cui all’art. 2, primo comma, lettera A – bis.
come in definitiva sia emersa, ancora una volta, la necessità di una riforma sistematica e complessiva che eviti il frazionamento e che scongiuri ulteriori contraddizioni e/o carenze normative.
Bari, 3 luglio 2011
Il Responsabile Settore Civile
Avv. Grazia Cesaro
Avv. Luca Muglia
6 Luglio 2011 Rita Perchiazzi 0 Commenti Comunicati
25 Giugno 2011 Rita Perchiazzi 0 Commenti Comunicati	proposta, sicurezza pubblica
Delibera astensione 3 UNCM
che con delibera del 2 giugno 2011 l’Organismo Unitario dell’Avvocatura ha confermato lo stato di agitazione dell’avvocatura, proclamando l’astensione dalle udienze civili, penali, amministrative, contabili e tributarie e da ogni attività giudiziaria per il giorno 23 giugno 2011, nel rispetto della normativa di legge in materia di “autoregolamentazione”, e ha indetto una pubblica manifestazione di denuncia e di protesta per giovedì 23 giugno 2011 a Napoli alle ore 10.30 (nell’“Arengario” del Nuovo Palazzo di Giustizia al Centro Direzionale);
che, come già in precedenza evidenziato, le ragioni della protesta indetta dall’O.U.A. in ordine alla normativa della media-conciliazione prevista dal D.Lgs. n. 28/2010 appaiono assolutamente condivisibili;
che l’attuale disciplina della media-conciliazione determina una grave ed inaccettabile compressione dei diritti e delle garanzie dei cittadini, oltre che un evidente ed ingiustificato aumento di costi;
che, in ogni caso, le controversie minorili e di famiglia riguardano “materie sensibili” in relazione alle quali l’interesse alla celebrazione del processo può risultare prevalente;
di aderire allo stato di agitazione deliberato dall’O.U.A., all’astensione dalle udienze per il giorno 23 giugno 2011 (nel rispetto della normativa di legge in materia di autoregolamentazione), nonché alla manifestazione pubblica di denuncia e di protesta che si terrà a Napoli nella stessa data;
i propri associati ad astenersi dalle udienze, fatta eccezione per le ipotesi in cui la celebrazione del processo risulti assolutamente necessaria per la tutela del superiore interesse del minore;
i propri iscritti, nei casi in cui non sia ritenuto opportuno astenersi dalle udienze per le ragioni sopra indicate, a dichiarare – comunque – nei verbali di causa la propria adesione allo stato di agitazione proclamato dall’OUA.
20 Giugno 2011 Rita Perchiazzi 0 Commenti Comunicati, Documenti
Delibera Astensione U.N.C.M.
che con delibera del 19 febbraio 2011 l’Organismo Unitario dell’Avvocatura ha indetto lo stato di agitazione dell’Avvocatura, proclamando l’astensione dalle udienze civili, penali, amministrative e tributarie e da ogni attività giudiziaria dal 16 marzo al 22 marzo 2011, al fine di protestare contro l’entrata in vigore del D. Lgs. 28/10, nonché contro il disegno di legge per lo smaltimento del carico giudiziario civile;
che la media-conciliazione, così come disciplinata dal D. Lgs. 28/10, determina una grave compressione dei diritti e delle garanzie dei cittadini, oltre che un evidente aumento di costi;
che, a sua volta, il disegno di legge per lo smaltimento del carico giudiziario civile determina una inaccettabile compressione del diritto di difesa;
che le ragioni della protesta indetta dall’O.U.A. appaiono ampiamente condivisibili;
che, tuttavia, le controversie minorili e di famiglia riguardano “materie sensibili” in relazione alle quali l’interesse alla celebrazione del processo può risultare assolutamente prevalente;
di aderire allo stato di agitazione dell’Avvocatura ed all’astensione dalle udienze dal 16 al 22 marzo 2011 nel rispetto della normativa di legge in materia di “autoregolamentazione”;
i propri iscritti, nei casi in cui non sia ritenuto opportuno astenersi dalle udienze per le ragioni anzidette, a dichiarare – comunque – nei verbali di causa la propria adesione allo stato di agitazione proclamato dall’OUA.
Bari, 4 marzo 2011
4 Marzo 2011 Rita Perchiazzi 0 Commenti Comunicati, Documenti
Comunicato U.N.C.M. – Madri detenute
il proprio apprezzamento in relazione alla recente approvazione – all’unanimità – alla Camera del testo unificato delle proposte di legge C. 52 – C. 1814 – C. 2011 -A (Modifiche al codice di procedura penale e alla legge 26 luglio 1975 n. 354 a tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori).
che l’approvazione del testo unificato rappresenta un importante traguardo verso l’attuazione dei principi fondamentali sanciti dalla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e, in particolare, del diritto <<di intrattenere regolarmente rapporti personali e contatti diretti con entrambi i genitori, a meno che ciò non sia contrario all’interesse preminente del fanciullo>> (art. 9 comma III), che risulta sensibilmente limitato nel caso di minori figli di madri e/o genitori detenuti;
che, infatti, la tutela di tale diritto fondamentale del minore è fortemente ostacolata dalla condizione detentiva del genitore, per come opportunamente rilevato da uno studio approfondito del Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (cfr. 2° Rapporto supplementare 2009 e 4° Rapporto di aggiornamento 2007/2008 sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza in Italia, elaborati dal Gruppo CRC);
che, secondo i dati rilevati, la problematica in questione assume dimensioni rilevanti, atteso che ogni anno in Italia i minori separati da un genitore (o da entrambi) perché detenuti sono ben 75 mila (cfr. Figli di genitori detenuti – Prospettive europee di buone pratiche, Milano 2007, Bambinisenzasbarre);
che il mantenimento della relazione familiare (fatte salve le ipotesi di impedimenti giudiziari e di situazioni che siano in contrasto con la tutela dell’incolumità e/o degli interessi del minore) è un diritto fondamentale di ogni
fanciullo e che va, pertanto, garantita la continuità del legame affettivo fra genitori e figlio minore, specialmente se di età inferiore ai dieci anni.
che risulta, conseguentemente, necessario favorire il mantenimento del rapporto madre/padre e figlio minore con adeguate “attività di sostegno e di intervento” nelle ipotesi in cui sussista inevitabilmente una distanza fisica tra figlio minore e genitore (a causa della condizione detentiva di quest’ultimo);
che si ponga fine al fenomeno dei c.d. “bambini detenuti” e che si favorisca – ove la situazione concreta lo consenta – il ricorso a strutture che limitino, al massimo, la percezione del bambino di trovarsi in una condizione “restrittiva”, in ossequio al principio secondo cui i bambini non debbano essere sottoposti a limitazioni della libertà personale in ragione della condizione carceraria del genitore che ne cura prevalentemente l’accudimento e la crescita.
che l’approvazione della riforma della normativa in materia, pur non del tutto esaustiva, rappresenta un significativo passo in avanti verso la piena attuazione del principio che assicura ad ogni minore il diritto ad una relazione familiare piena con la figura genitoriale in stato detentivo, al fine di garantire lo sviluppo armonico della personalità.
Bari, 18 febbraio 2011
18 Febbraio 2011 Rita Perchiazzi 0 Commenti Comunicati
L’U.N.C.M. manifesta il proprio apprezzamento in ordine all’approvazione alla Camera del testo unficato sulla delicata materia delle madri detenute e del rapporto con i figli minori.
Questa approvazione rappresenta, infatti, un importante traguardo verso l’attuazione dei principi fondamentali sanciti dalla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e, in particolare, del diritto “di intrattenere regolarmente rapporti personali e contatti diretti con entrambi i genitori, a meno che ciò non sia contrario all’interesse preminente del fanciullo” (art. 9, terzo comma).
D’altronde, il problema appare di non esigue dimensioni, solo che si consideri che ogni anno in Italia i minori separati da un gentiore perché detenuto sono raggiungo l’elevato numero di75.0000.
Nel contempo, l’U.N.C.M. auspica che si ponga fine al fenomeno dei c.d. “bambini detenuti” e che si favorisca – ove la situazione concreta lo consenta – il ricorso a strutture che limitino al massimo la percezione del bambino di trovarsi in una condizione “restrittiva”.
18 Febbraio 2011 Rita Perchiazzi 0 Commenti Comunicati	bambini detenuti, ONU
Specializzazioni UNCM
– che nella seduta del 24 settembre 2010 il Consiglio Nazionale Forense ha approvato il regolamento sulle specializzazioni forensi, che disciplina le aree di specialità professionale e le modalità per acquisire il titolo di avvocato specialista;
– che tra le aree di specialità individuate nel regolamento in relazione alle quali l’avvocato può conseguire il diploma di specializzazione compare anche quella del “Diritto di famiglia, dei minori e delle persone”;
– che il regolamento approvato dal C.N.F. individua i requisiti per conseguire il titolo di avvocato specialista, contempla lo svolgimento di una prova di esame e prevede la formazione di un elenco delle Associazioni costituite fra avvocati specialisti, nonché la istituzione di un registro dei soggetti abilitati alla istituzione e gestione delle Scuole e/o di Corsi di alta specializzazione;
– che in ragione della “norma transitoria” inserita nel regolamento solo gli avvocati che alla data di entrata in vigore del regolamento hanno raggiunto una anzianità di iscrizione all’albo continuativa di 20 anni potranno acquisire il titolo di specialista, in non più di una delle aree di specializzazione;
– che il C.N.F. ha evidenziato che si imporrà una conciliazione delle norme del regolamento sulle specializzazioni con quelle del Codice Deontologico Forense (con particolare riguardo agli articoli 17 e 17 bis);
– che è prevista una prima fase applicativa di carattere sperimentale, al termine della quale potranno essere decisi gli adattamenti opportuni;
– che nella relazione di accompagnamento al regolamento il Consiglio Nazionale Forense si è reso disponibile ad apportare le modifiche che saranno ritenute necessarie per eliminare eventuali lacune disciplinari o difetti di coordinamento e per revisionare l’elenco delle aree di specializzazione e si è detto, altresì, aperto al contributo fattivo dei vari protagonisti ordinamentali e del mondo delle Associazioni, al punto tale da qualificare il regolamento un working in progress;
– che l’Unione Nazionale Camere Minorili è un’associazione senza fini di lucro costituita nel 2001, rappresentativa degli avvocati minorili italiani, che associa 30 Camere costituite su tutto il territorio nazionale;
– che tra gli scopi principali dell’U.N.C.M. vi è quello di promuovere lo studio, la ricerca, la formazione e la divulgazione del diritto minorile e della famiglia, nonché di contribuire alla qualificazione degli avvocati nei procedimenti in materia di famiglia e minorili (civili e penali), dei difensori del minore persona offesa dal reato, dei curatori e dei tutori;
– che, fin dalla sua costituzione, l’U.N.C.M. ha riservato spazio ed attenzione al tema primario della formazione, della deontologia e della specializzazione dell’avvocato in campo minorile, sia attraverso la realizzazione di specifici eventi formativi sia mediante la elaborazione di testi di legge e di emendamenti legislativi che hanno formato oggetto di svariate audizioni parlamentari;
– che a partire dall’entrata in vigore del regolamento per la formazione permanentedegli avvocatigli eventi formativi organizzati dalle singole Camere Minorili hanno ricevuto puntualmente l’accreditamento dei locali Consigli dell’Ordine i quali, nella maggior parte dei casi, hanno anche inteso fornire il loro patrocinio;
– che alcuni eventi formativi promossi dall’U.N.C.M. su scala nazionale sono stati direttamente accreditati dal Consiglio Nazionale Forense;
– che, a margine del Congresso Nazionale di Gallipoli (26/28 giugno 2009), l’U.N.C.M. ha elaborato una propria “Proposta di modifica al Codice Deontologico Forense”, molto apprezzata dagli addetti ai lavori, nella quale sono stati affrontati i temi del “dovere di competenza” dell’avvocato minorile e di famiglia, del dovere – soprattutto quando sono coinvolti minori – di ricercare soluzioni il più possibile condivise, privilegiando il ricorso alla mediazione familiare, il “divieto” per l’avvocato del genitore di avere ogni forma di colloquio sulle circostanze oggetto del procedimento con i figli minori della parte assistita (che non devono essere in alcun modo coinvolti nel conflitto tra i genitori), nonché il “divieto” per l’avvocato del genitore di assumere la difesa del figlio della parte assistita nella stessa controversia e/o in successivi procedimenti in materia familiare o minorile e il corrispondente “divieto” per l’avvocato del minore di assumere la difesa di uno dei genitori”;
– che, peraltro, l’U.N.C.M. ha sempre sollecitato il legislatore, in tutte le sedi istituzionali in cui è stata chiamata ad esprimersi, affinché vengano varate riforme strutturali, previa istituzione di un apposito “Tribunale della Famiglia, dei Minori e delle Persone” che avochi a sé ogni competenza in materia;
– che, infine, l’U.N.C.M. guarda con estremo favore alla regolamentazione normativa delle specializzazioni forensi, avendone sollecitato più volte nel corso degli anni l’attuazione in concreto;
che, in futuro, il Consiglio Nazionale Forense voglia “rivedere” in contraddittorio con gli altri organismi rappresentativi dell’avvocatura i “requisiti” richiesti per conseguire il titolo di avvocato specialista,valorizzando maggiormente esperienze e professionalità già acquisite, nonché i “criteri” individuati ai fini della formazione dell’elenco delle Associazioni di avvocati specialisti.
Ai fini sopra indicati l’Unione Nazionale Camere Minorili, quale Associazione fortemente impegnata nella formazione professionale degli avvocati minorili e di famiglia, si rende fin da ora disponibile a fornire la propria fattiva collaborazione ed il proprio contributo tecnico-scientifico.
Bari, 18 ottobre 2010
18 Ottobre 2010 Rita Perchiazzi 0 Commenti Comunicati
Comunicato Stampa – Smantellamento Dip. Giustizia Minorile
che, secondo quanto appreso in questi giorni, è in fase di ultimazione lo schema del D.P.R. di riorganizzazione del Ministero della Giustizia il quale, per il Dipartimento per la Giustizia Minorile, prevede la soppressione della Direzione Generale del personale e della formazione e della Direzione Generale delle risorse materiali dei beni e dei servizi, con il trasferimento ai Centri di Servizio unificati istituiti presso il DAP e presso il DOG delle funzioni già svolte dal Dipartimento per la Giustizia Minorile;
che lo schema del D.P.R. prevede, altresì, la soppressione a livello territoriale dell’autonomia dei Centri per la Giustizia Minorile, trasferendone le funzioni alle Direzioni Regionali dell’Organizzazione Giudiziaria;
che, pertanto, il D.P.R. in questione statuirebbe la sostanziale soppressione e/o smantellamento del Dipartimento per la Giustizia Minorile (ad eccezione della nuova Direzione Generale per la formazione e le attività internazionali), con il contestuale trasferimento delle funzioni al Dipartimento dell’Organizzazione giudiziaria (DOG) e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP);
che il D.P.R. in questione mette in serio pericolo l’impianto e la struttura della Giustizia Minorile Italiana, contravvenendo ai principi fondamentali sanciti in materia minorile dalla Carta Costituzionale, dalla normativa nazionale e internazionale, dalla Convenzione O.N.U. sui Diritti dell’Infanzia e dalle raccomandazioni comunitarie;
che l’approvazione del D.P.R. comporterebbe l’abbandono – di fatto – della formazione e della specializzazione del personale addetto ai Servizi Minorili, il trasferimento di funzioni e compiti del settore penale minorile a strutture normalmente utilizzate per gli adulti e la sostanziale soppressione, a livello territoriale, dei Centri per la Giustizia Minorile (da cui dipendono C.P.A., I.P.M, Comunità Pubbliche e USSM, dotate di personale altamente specializzato);
che uno stravolgimento siffatto in seno al Dipartimento per la Giustizia Minorile, oltre ad assumere i connotati di una vera e propria Riforma contraria ai principi di diritto minorile, comporterebbe gravi ed irreparabili ripercussioni nei confronti dei minori del circuito penale e del loro diritto ad un trattamento che ne comprenda e ne valorizzi appieno la specificità, tenuto conto della loro “personalità in evoluzione”;
che, peraltro, il contenuto del D.P.R. risulta essere in controtendenza, atteso che da tempo gli addetti ai lavori (ivi compresa l’U.N.C.M.) discutono circa la necessità di istituire un apposito “Tribunale della Famiglia, dei Minori
e delle Persone” che avochi a sé ogni competenza in materia e che, pertanto, il D.P.R. in parola contrasterebbe fortemente, oltre che con la normativa attualmente in vigore, anche con la prospettiva di riforma del processo minorile e di famiglia (di cui pare si stia occupando lo stesso Ministero della Giustizia) che va nella direzione del rafforzamento della specializzazione e non del suo “smantellamento”;
che il Ministro della Giustizia voglia intervenire prontamente al fine di scongiurare l’approvazione del provvedimento de quo, il quale finirebbe per compromettere seriamente l’intera tenuta del sistema della giustizia minorile italiana.
Comunicato Stampa – Specializzazioni Forensi
che nella seduta del 24 settembre 2010 il Consiglio Nazionale Forense ha approvato il regolamento sulle specializzazioni forensi, che disciplina le aree di specialità professionale e le modalità per acquisire il titolo di avvocato specialista;
che tra le aree di specialità individuate nel regolamento in relazione alle quali l’avvocato può conseguire il diploma di specializzazione compare anche quella del “Diritto di famiglia, dei minori e delle persone”;
che il regolamento approvato dal C.N.F. individua i requisiti per conseguire il titolo di avvocato specialista, contempla lo svolgimento di una prova di esame e prevede la formazione di un elenco delle Associazioni costituite fra avvocati specialisti, nonché la istituzione di un registro dei soggetti abilitati alla istituzione e gestione delle Scuole e/o di Corsi di alta specializzazione;
che in ragione della “norma transitoria” inserita nel regolamento solo gli avvocati che alla data di entrata in vigore del regolamento hanno raggiunto una anzianità di iscrizione all’albo continuativa di 20 anni potranno acquisire il titolo di specialista, in non più di una delle aree di specializzazione;
che il C.N.F. ha evidenziato che si imporrà una conciliazione delle norme del regolamento sulle specializzazioni con quelle del Codice Deontologico Forense (con particolare riguardo agli articoli 17 e 17 bis);
che è prevista una prima fase applicativa di carattere sperimentale, al termine della quale potranno essere decisi gli adattamenti opportuni;
che nella relazione di accompagnamento al regolamento il Consiglio Nazionale Forense si è reso disponibile ad apportare le modifiche che saranno ritenute necessarie per eliminare eventuali lacune disciplinari o difetti di coordinamento e per revisionare l’elenco delle aree di specializzazione e si è detto, altresì, aperto al contributo fattivo dei vari protagonisti ordinamentali e del mondo delle Associazioni, al punto tale da qualificare il regolamento un working in progress;
che l’Unione Nazionale Camere Minorili è un’associazione senza fini di lucro costituita nel 2001, rappresentativa degli avvocati minorili italiani, che associa 30 Camere costituite su tutto il territorio nazionale;
che tra gli scopi principali dell’U.N.C.M. vi è quello di promuovere lo studio, la ricerca, la formazione e la divulgazione del diritto minorile e della famiglia, nonché di contribuire alla qualificazione degli avvocati nei procedimenti in materia di famiglia e minorili (civili e penali), dei difensori del minore persona offesa dal reato, dei curatori e dei tutori;
che, fin dalla sua costituzione, l’U.N.C.M. ha riservato spazio ed attenzione al tema primario della formazione, della deontologia e della specializzazione dell’avvocato in campo minorile, sia attraverso la realizzazione di specifici eventi formativi sia mediante la elaborazione di testi di legge e di emendamenti legislativi che hanno formato oggetto di svariate audizioni parlamentari;
che a partire dall’entrata in vigore del regolamento per la formazione permanente degli avvocati gli eventi formativi organizzati dalle singole Camere Minorili hanno ricevuto puntualmente l’accreditamento dei locali Consigli dell’Ordine i quali, nella maggior parte dei casi, hanno anche inteso fornire il loro patrocinio;
che alcuni eventi formativi promossi dall’U.N.C.M. su scala nazionale sono stati direttamente accreditati dal Consiglio Nazionale Forense;
che, a margine del Congresso Nazionale di Gallipoli (26/28 giugno 2009), l’U.N.C.M. ha elaborato una propria “Proposta di modifica al Codice Deontologico Forense”, molto apprezzata dagli addetti ai lavori, nella quale sono stati affrontati i temi del “dovere di competenza” dell’avvocato minorile e di famiglia, del dovere – soprattutto quando sono coinvolti minori – di ricercare soluzioni il più possibile condivise, privilegiando il ricorso alla mediazione familiare, il “divieto” per l’avvocato del genitore di avere ogni forma di colloquio sulle circostanze oggetto del procedimento con i figli minori della parte assistita (che non devono essere in alcun modo coinvolti nel conflitto tra i genitori), nonché il “divieto” per l’avvocato del genitore di assumere la difesa del figlio della parte assistita nella stessa controversia e/o in successivi procedimenti in materia familiare o minorile e il corrispondente “divieto” per l’avvocato del minore di assumere la difesa di uno dei genitori”;
che, peraltro, l’U.N.C.M. ha sempre sollecitato il legislatore, in tutte le sedi istituzionali in cui è stata chiamata ad esprimersi, affinché vengano varate riforme strutturali, previa istituzione di un apposito “Tribunale della Famiglia, dei Minori e delle Persone” che avochi a sé ogni competenza in materia;
che, infine, l’U.N.C.M. guarda con estremo favore alla regolamentazione normativa delle specializzazioni forensi, avendone sollecitato più volte nel corso degli anni l’attuazione in concreto;
che, in futuro, il Consiglio Nazionale Forense voglia “rivedere” in contraddittorio con gli altri organismi rappresentativi dell’avvocatura i “requisiti” richiesti per conseguire il titolo di avvocato specialista, valorizzando maggiormente esperienze e professionalità già acquisite, nonché i “criteri” individuati ai fini della formazione dell’elenco delle Associazioni di avvocati specialisti.
Comunicato DDL 957
L’Unione Nazionale Camere Minorili guarda con preoccupazione al contenuto del DDL 957, Modifiche al codice civile e al codice di procedura civile in materia di affidamento condiviso, in esame presso la Commissione Giustizia del Senato.
Il DDL 957, comunemente indicato come “condiviso bis”, rivede le norme sull’affidamento dei figli introdotte dalla legge 54/2006, oggi in vigore, con una nuova rilettura del codice civile (agli articoli 155, 155-bis, 155-quater, 155-quinquies, 155-sexies, 317-bis) e di procedura civile (agli articoli 178, 709-bis, 709-ter), prevedendo nello specifico:
l’abolizione del collocamento del figlio presso un genitore, in quanto il figlio avrà domicilio presso entrambi i genitori, e il tempo della sua presenza presso ciascun genitore sarà “paritetico”;
la legittimazione attiva dei nonni a proporre nel giudizio di separazione la domanda relativa al loro autonomo diritto di visita;
il mantenimento dei figli in forma diretta e per capitoli di spesa;
in via residuale, la determinazione di un assegno perequativo posto a carico di un genitore o di entrambi, da versare su un conto corrente comune intestato al figlio, anche se minore;
il versamento diretto dell’assegno al figlio maggiorenne, che con questo assegno deve contribuire alle spese familiari;
la perdita di efficacia ope legis dell’assegnazione della casa familiare, in caso di convivenza more uxorio del genitore con cui vive abitualmente il minore.
A riguardo, l’Unione Nazionale Camere Minorili:
come la proposta di legge sia tesa unicamente alla tutela dei diritti degli adulti a discapito dei diritti dei minori.
Se, infatti, è vero che l’affidamento condiviso deve considerarsi un traguardo importante per il diritto del minore alla bi-genitorialità che non può né deve prescindere da una attenta valutazione delle condotte dei coniugi e che la conflittualità tra genitori non può né deve essere motivo per escludere l’esercizio congiunto della responsabilità genitoriale, ma motivo per riaffermarne la validità e per recuperare il dialogo, è vero altresì che questo progetto di legge rischia di aumentare la conflittualità anche nella famiglia allargata e, nel contempo, di disattendere le esigenze dei minori.
Ed invero, non sembra porsi nell’interesse del minore il concetto di doppio domicilio, il quale prevede che il minore permanga per un tempo comparabile con entrambi i genitori. Tale modifica, se radicale, provocherebbe ulteriori ripercussioni sulla serenità dei minori e sul loro corretto sviluppo formativo, né l’affido condiviso può risolversi in semplice “affido alternato”, con pari permanenza temporale dei figli presso ciascun genitore.
Stesso discorso vale per la previsione di una contribuzione al mantenimento dei figli in forma diretta e per capitoli di spesa la cui astrattezza (quasi che le esigenze di un bambino possano essere schematizzate come avviene per i bilanci aziendali) rischia in concreto di risolversi in ulteriori motivi di contrasto tra i genitori a detrimento dei reali bisogni dei minori.
Quanto alla legittimazione attiva dei nonni nei procedimenti di separazione e divorzio, al di là dell’inevitabile allargamento del conflitto familiare già di per sé deleterio, si evidenzia che il diritto da tutelare è quello del minore a mantenere i rapporti con gli ascendenti e non viceversa (cfr. Corte di Cassazione, sentenza n. 22081, 16 ottobre 2009). Legittimare attivamente i nonni significa rendere il minore oggetto e non soggetto di diritti.
Stupisce, altresì, la (re)introduzione dell’inefficacia dell’assegnazione della casa coniugale in caso di convivenza more uxorio, nonostante la Corte Costituzionale (con sentenza n. 308 del 30 luglio 2008) abbia dato chiare indicazioni in senso del tutto contrario alla proposta.
Da ultimo, pur apprezzandosi il riferimento normativo alla sindrome di alienazione genitoriale ed ai casi di comprovato condizionamento della volontà del minore, si sottolinea come i temi in questione necessitino di un intervento più articolato e meno semplicistico che non sia suscettibile di strumentalizzazioni di sorta.
che detto DDL non potrà trovare corretta applicazione, così come non ha trovato corretta applicazione la L. 54/06, perché non coadiuvato dall’istituzione, più volte invocata, di un Tribunale specializzato in materia.
che il Parlamento vari riforme strutturali istituendo apposito “Tribunale della Famiglia, dei Minori e delle Persone” che avochi a sé ogni competenza in materia.
4 Ottobre 2010 Rita Perchiazzi 0 Commenti Comunicati
CSM: Integrazione alla delibera del 26 marzo 2020 “Linee guida agli Uffici Giudiziari in ordine all’emergenza COVID 19 integralmente sostitutive delle precedenti assunte”-
CORONAVIRUS: PROVVEDIMENTI TRIBUNALE PER I MINORI
Emergenza Covid-19: Linee Guida CSM del 26 marzo 2020
States must combat domestic violence in the context of COVID-19 lockdowns – UN rights expert