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Pietro Ichino » LAVORO: L’ITALIA RITORNA IN MEZZO AL GUADO » Print
Posted By pietrogallo On 09/28/2018 @ 16:15 In EDITORIALI,LAVORO | Comments Disabled
Articolo pubblicato su lavoce.info il 27 settembre 2018 – In argomento v. anche la mia relazione al convegno di Modena del 27 settembre 2018, Licenziamento economico: come evolve il diritto vivente [1], e la scheda tecnica sulla sentenza della Consulta La sentenza della Consulta non scalfisce l’impianto del Jobs Act [2]: ivi anche un grafico che dà conto dell’entità degli indennizzi per i vari casi di licenziamenti affetti da vizi sostanziali o formali, previsti dalla legge, che aiuta a capire e delimitare gli effetti della sentenza costituzionale .
Con la sentenza decisa il 26 settembre scorso a maggioranza – un solo voto di margine e un membro assente per missione all’estero – la Corte costituzionale ha corretto l’articolo 3 del decreto legislativo n. 23/2015, cioè la norma, applicabile soltanto ai rapporti costituiti dopo il 6 marzo 2015, che stabilisce l’indennizzo dovuto alla persona licenziata, nel caso in cui i motivi economici o disciplinari addotti dall’imprenditore siano ritenuti dal giudice non sufficienti (qui una scheda tecnica [2]). La norma del 2015, come modificata questa estate dal decreto legge n. 87/2018 (cosiddetto “decreto dignità”), prevedeva un indennizzo giudiziale da un minimo di sei a un massimo di trentasei mensilità dell’ultima retribuzione, secondo una progressione legata soltanto all’anzianità di servizio in azienda. La correzione recata dalla sentenza della Consulta consiste in questo: fermi restando i limiti minimo e massimo, il giudice potrà determinare l’indennità tenendo conto non solo della durata del rapporto, ma anche di altre circostanze, come il carico di famiglia, le condizioni del mercato del lavoro locale ed eventualmente il comportamento tenuto dalle parti nel corso del rapporto e durante il giudizio.
In uno studio di vent’anni or sono intitolato In mezzo al guado (Crossing the River: a comparative Perspective on Italian Employment Dynamics [3], in Economic Policy, 1995), Giuseppe Bertola e Andrea Ichino mettevano in guardia contro il rischio che, nel passaggio da un vecchio regime di protezione forte della stabilità del lavoro a un regime più evoluto fondato sulla protezione e sostegno delle persone, il paese si fermasse a metà del guado, finendo col tenersi tutti i difetti del vecchio sistema insieme ai costi della riforma, senza goderne i benefici. Sembra sia precisamente quanto sta accadendo in Italia, sotto la spinta convergente del governo e della Corte costituzionale. Fermarsi in mezzo al guado è la cosa peggiore che possiamo fare.
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[1] Licenziamento economico: come evolve il diritto vivente: https://www.pietroichino.it/?p=50572
[2] La sentenza della Consulta non scalfisce l’impianto del Jobs Act: https://www.pietroichino.it/?p=50555
[3] Crossing the River: a comparative Perspective on Italian Employment Dynamics: https://academic.oup.com/economicpolicy/article-abstract/10/21/359/2392290?redirectedFrom=fulltext