Source: http://www.sgd-group.com/news/biocidi/
Timestamp: 2017-06-25 02:03:41+00:00
Document Index: 185063094

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5']

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Biocidi 08.09.2014
Il 16 febbraio 1998 il Parlamento Europeo emetteva la Direttiva 98/8/CE recepita dal Decreto Legislativo n° 174 dall'Italia il 25 febbraio 2000 in cui, fra l'altro, così si definiva il termine biocida: «I principi attivi e i preparati contenenti uno o più principi attivi, presentati nella forma in cui sono consegnati all'utilizzatore, destinati a distruggere, eliminare, rendere innocui, impedire l'azione o esercitare altro effetto di controllo su qualsiasi organismo nocivo con mezzi chimici o biologici». Il 16 febbraio 1998 il Parlamento Europeo emetteva la Direttiva 98/8/CE recepita dal Decreto Legislativo n° 174 dall’Italia il 25 febbraio 2000 in cui, fra l’altro, così si definiva il termine biocida: «I principi attivi e i preparati contenenti uno o più principi attivi, presentati nella forma in cui sono consegnati all’utilizzatore, destinati a distruggere, eliminare, rendere innocui, impedire l’azione o esercitare altro effetto di controllo su qualsiasi organismo nocivo con mezzi chimici o biologici». Come tutte le definizioni oltre a far chiarezza aprono il grande caos delle interpretazioni, fra le quali potrebbe esserci la domanda: “Il gatto di casa, in quanto mezzo biologico che potenzialmente potrebbe dare la caccia ai topolini, deve essere registrato?”.
A parte l’ironia, la direttiva sostituirà la normativa degli attuali Presidi Medico Chirurgici (disinfettanti, preservanti dei materiali, ad esempio legno, topicidi, molluschicidi, insetticidi e acaricidi) aggiungendo la categoria dei repellenti. Questo comporterà qualche problema, ad esempio per i repellenti per i serpenti ma non solo. Gli effetti in questi anni sono stati di far scomparire dal mercato alcuni principi attivi e relative formulazioni. Fra le vittime illustri il Chlrpyrofos e il Chlrpyrofos-methyl (22/08/2008); e dal primo giugno 2010 l’Hydrametilnon, il Propoxur e il Fenitrothion. In buona sostanza nel 2000 c’erano poco meno di 1˙000 principi attivi e alla fine si stima che ne rimarranno 200. Una vera e propria rivoluzione tuttora in atto ed i cui tempi di attuazione si allungano sempre più. In buona sostanza i primi PMC a fregiarsi del termine di biocida saranno i topicidi; entro il 2014, con possibilità di proroga di ulteriori 2 anni.
Certo fra proroghe e difficoltà di interpretazione la biocidi ha creato un clima di incertezza incrementata anche dall’ordinanza del dicembre 2008, modificata nel marzo del 2009, che supera le barriere comunali e regionali coinvolgendo tutti gli “attori” del settore derattizzazione:
Servizio veterinario ASL (art. 2);
Istituti zooprofilattici (Art. 3);
Sindaci come responsabili della salute pubblica (art. 4);
Utilizzatori professionisti e non (art. 1);
Produttori e distributori (art. 5).
L’ordinanza trae la sua motivazione dal «dilagare del fenomeno di uccisione di animali mediante l’utilizzo di esche o bocconi avvelenati sia in ambito urbano che extraurbano, nonché le sempre più frequenti morti tra la fauna selvatica per ingestione di sostanze tossiche abbandonate volontariamente nell’ambiente, con conseguenti rilevanti danni al patrimonio faunistico selvatico e in particolare alle specie in via di estinzione» il che la rende importante e sicuramente condivisibile, peccato che abbia una scadenza (se non vado errato è il 16 gennaio del 2010) per cui non ci resta che sperare in una proroga in attesa di una conferma definitiva.
In ogni caso riporto, ritenendolo esaustivo, quanto Marco Gusti (consulente in Igiene Ambientale) ha detto in occasione del primo Expo meeting del triveneto sulla disinfestazione civile e industriale (dicembre 2009): tutti i derattizzanti dovranno contenere “una sostanza amaricante che li renda sgradevoli ai bambini e agli animali non bersaglio (art. 5 – obbligo dei produttori)”, in pratica il denatonio benzoato allo 0,001%. Inoltre le etichette dovranno indicare le seguenti avvertenze:
Inserire le esche in contenitori di sicurezza in grado di impedire l’accesso agli animali non target;
Fissare tali erogatori in modo tale da impedirne la rimozione;
Rimuovere e smaltire le esche al termine della derattizzazione;
Rimuovere e smaltire le carcasse dei roditori.
Le operazioni di derattizzazione eseguite da ditte specializzate devono essere compiute in modo da garantire la sicurezza alle persone e alle altre specie animali.
I trattamenti dovranno essere resi noti tramite avvisi esposti con almeno 5 giorni lavorativi di anticipo e il cartello dovrà contenere:
L’indicazione della presenza di veleno;
Molte delle indicazioni contenute nell’ordinanza coincidono con le corrette pratiche di derattizzazione che le ditte serie attuano, ma che incidendo sui costi le mettevano in difficoltà nei confronti di operatori più “disinvolti” e di clienti poco attenti alla sicurezza. L’ordinanza se attuata permette un confronto “ad armi pari”.
Termino riportando alcuni stralci dell’ordinanza in modo integrale rimarcando che molte delle indicazioni ivi contenute sono più o meno esplicitate anche nelle norme sulla Sicurezza. Una cosa è certa: nel caso sia riconfermata è indispensabile la lettura completa del testo per gli adeguamenti d’obbligo.
Visto il decreto ministeriale 23 maggio 2008 recante «Delega delle attribuzioni del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, per taluni atti di competenza dell’Amministrazione, al Sottosegretario di Stato on. Francesca Martini», registrato alla Corte dei conti il 10 giugno 2008, registro n. 4, foglio n. 27;
La presenza nell’ambiente di bocconi ed esche contenenti veleni o sostanze nocive costituisce un grave rischio per la salute dell’uomo, degli animali e per l’ambiente.
Ai fini della tutela della salute pubblica, della salvaguardia e dell’incolumità delle persone, degli animali e dell’ambiente è vietato a chiunque utilizzare in modo improprio, preparare, miscelare e abbandonare esche e bocconi avvelenati o contenenti sostanze tossiche o nocive, compresi vetri, plastiche e metalli; è vietato, altresì, la detenzione, l’utilizzo e l’abbandono di qualsiasi alimento preparato in maniera tale da poter causare intossicazioni o lesioni al soggetto che lo ingerisce.
Il proprietario o il responsabile dell’animale deceduto a causa di esche o bocconi avvelenati deve segnalare alle Autorità competenti.
Le operazioni di derattizzazione e disinfestazione, eseguite da ditte specializzate, debbono essere effettuate con modalità tali da non nuocere in alcun modo le persone e le altre specie animali, e pubblicizzate dalle stesse ditte, tramite avvisi esposti nelle zone interessate con almeno cinque giorni lavorativi d’anticipo. La tabellazione dovrà contenere l’indicazione della presenza del veleno, gli elementi identificativi del responsabile del trattamento, la durata del trattamento e le sostanze utilizzate.
All’art. 5, comma 1, la frase «Nel caso in cui la forma commerciale sia “un’esca”, deve essere previsto un contenitore con accesso solo all’animale bersaglio» viene sostituita con la seguente «Nel caso di rodenticidi per uso civile deve essere previsto un contenitore, all’atto dell’utilizzo, con accesso solo all’animale bersaglio».
Tratto da “Igiene & Ambiente” in “Dimensione Pulito”, anno 19, n° 1, gennaio/febbraio 2010