Source: http://gruppopd.fvg.it/documenti-dettaglio.php?idC=6&id=286
Timestamp: 2019-06-25 20:18:54+00:00
Document Index: 130084261

Matched Legal Cases: ['art. 31', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 13', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 21', 'art. 30', 'art. 32', 'art. 33', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 8']

CREMASCHI: relazione a pdl 210 "Norme per la promozione del diritto al gioco e all'attività ludico-motoria-ricreativa"
la presente proposta di legge origina dal riconoscimento del valore e dell’importanza del gioco e della pratica ludica per la salute e l’equilibro dell’essere umano; dalla consapevolezza della serietà del gioco per il conseguimento di un reale benessere e per la realizzazione di una sana socializzazione della persona, bambino, giovane o adulto che sia.
La consapevolezza della serietà del gioco è stata costantemente riconosciuta in tutta l’evoluzione del Pensiero umano, come significativamente dimostra la consonanza con la quale si sono espressi, a distanza di migliaia di anni l’uno dall’altro, Autori fondamentali per la creazione di una cultura universale come Eraclito che, nel V secolo a.C., sosteneva che “L’uomo è più vicino a sé stesso quando raggiunge la serietà di un bambino intento a giocare” e Nietzsche, il quale, nel XIX secolo d.C., sostanzialmente ribadiva il medesimo concetto, dicendo che: “Maturità dell'uomo significa avere ritrovato la serietà che si metteva nel gioco da bambini”, per giungere infine a Huizinga che, nel XX secolo, ribadisce: “la cultura sorge in forma ludica, la cultura è dapprima giocata. Nei giochi e con i giochi la vita sociale si riveste di forme sopra-biologiche che le conferiscono maggior valore. Con quei giochi la collettività esprime la sua interpretazione della vita e del mondo. Dunque ciò non significa che il gioco muta o si converte in cultura, ma piuttosto che la cultura nelle sue fasi originarie, porta il carattere di un gioco”.
Il gioco è, pertanto, anche un elemento culturale e, non a caso e non solo, nell’art. 31 della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia è usato tre volte l’aggettivo “culturale” riguardo ad esso.
Oltra a tale immanente valenza culturale, il gioco possiede anche una dimensione costituzionale .
Il gioco da sempre è, infatti, considerato palestra mentale e di vita (uno dei significati del latino ludus era scuola, elementare o dei gladiatori) e lo è certamente per la democrazia e per il lavoro (art. 1 Cost.), mediante il rispetto delle regole del gioco e l’impegno che comunque comporta; contribuisce alla socialità e socializzazione, allo svolgimento della personalità e alla solidarietà (art. 2 Cost.); fa sperimentare l’uguaglianza, la rimozione degli ostacoli e l’effettiva partecipazione (art. 3 Cost.); fa parte del patrimonio storico e artistico della Nazione (art. 9 Cost.); consente l’espressione e l’educazione di ogni forma di libertà, da quella personale (art. 13 Cost.) passando per quella di riunione (art. 17 Cost.) e quella di associazione (art. 18 Cost.) sino a quella di manifestazione del pensiero (art. 21 Cost.); è pure uno degli imprescindibili momenti educativi da vivere e condividere nel rapporto genitori- figli (art. 30 Cost.), soprattutto per evitare le possibili insidie di videogiochi ed Internet; favorisce il benessere di ogni individuo (art. 32 Cost); infine, da tutti è riconosciuta la sua rilevanza didattica (art. 33 Cost.), per cui si parla di metodologia ludica e ludiforme.
La presente proposta di legge, inoltre, intende rappresentare una integrazione degli interventi legislativi compiuti nella presente Legislatura in tema di attività sportive, andando a stabilire, in uno specifico ambito quale quello del diritto al gioco, all’attività motoria e ludico ricreativa, delle regole finalizzate a valorizzare il movimento e le attività ludiche, quindi le attività distinte dallo sport agonistico e prettamente competitivo, in termini educativi, di cittadinanza, di benessere individuale e collettivo e, così facendo, fornire una risposta alle richieste degli operatori che quotidianamente garantiscono l’effettività di tale diritto ai nostri concittadini.
La finalità del presente intervento legislativo si riallaccia ed intende, altresì, ampliare le potenzialità del Progetto Città Sane, promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’Agenzia specializzata delle Nazioni Unite per la Salute, che dal 1948 opera con l’obiettivo di assicurare alla popolazione mondiale il più alto livello di salute. Nello specifico, l’OMS lavora direttamente con i Governi locali, tramite il suo Centro per la Salute Urbana ed una rete di città (le Città Sane), per supportare i Paesi nel promuovere la concezione e la consapevolezza della salute pubblica, sviluppare le politiche locali per la salute e i programmi sanitari, prevenire e superare le minacce ed i rischi per la salute, anticipare le sfide future per la salute. Il Progetto Città Sane, sviluppato in oltre 30 Paesi europei e che in Italia è partito nel 1995 come movimento di Comuni per poi diventare nel 2001 Associazione senza scopo di lucro, e che oggi comprende oltre 70 Comuni, tra i quali alcune Amministrazioni locali della nostra Regione, nasce per aiutare le città a perseguire concretamente questi obiettivi. Le parole chiave sono: salute a tutto campo, benessere del singolo come benessere della comunità e ruolo delle città come promotrici di salute.
Infine, la proposta di legge rappresenta, dal punto di vista normativo, anche il momento conclusivo del percorso avviato nel 2010 dal Tavolo regionale del gioco e che ha visto coinvolte numerosi Comuni e numerose associazioni della nostra Regione finalizzato, per l’appunto, ad introdurre nel nostro ordinamento giuridico una disciplina del diritto all’attività ludica per smentire la diffusa considerazione per cui Il gioco è quasi ovunque oggetto di disattenzione e sottostima e i decisori politici e/o gli amministratori sembrano avere scarsa coscienza della sua importanza, in particolare nella vita dei bambini, e di quanto esso sia paradigmaticamente segnale della capacità di una comunità di farsi carico della presenza dei più giovani e di considerarli come cittadini del presente, non solo di un prossimo ed incerto futuro.
Studi recenti hanno confermato inoltre che la prevenzione al disagio, il contrasto al gioco d’azzardo, all’abuso di alcool e di sostanze, passano in modo molto più efficace attraverso azioni positive, volte a ridurre l’isolamento sociale, ad attivare risorse personali, sociali, comunitarie per rendere i cittadini in generale e i ragazzi in particolare protagonisti attivi nella costruzione del presente e del futuro.
Passando al merito della proposta di legge, essa è composta da 8 articoli che, nel dettaglio:
- descrivono le sue finalità ed obiettivi (art. 1), ovvero che la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia riconosce il valore della cultura ludica e promuove il diritto al gioco, all’attività motoria, ludico ricreativa per tutti i cittadini, senza discriminazioni di età, genere, religione, lingua, provenienza e condizione economica e sociale, al fine della formazione e della integrazione sociale delle persone, dello sviluppo delle relazioni sociali, del miglioramento degli stili di vita e della tutela della salute;
- individuano (art. 2) gli interventi ammissibili a finanziamento in quegli interventi finalizzati al coinvolgimento della cittadinanza in un’attività naturale, libera e spontanea, dotata di regole, circoscritta entro limiti di spazio e di tempo, finalizzata allo sviluppo delle potenzialità affettive, relazionali e intellettive delle persone;
- istituiscono presso la Direzione regionale competente in materia il Tavolo ludico regionale (art. 3) il quale a) elabora e formula alla Giunta regionale la proposta delle priorità e degli eventuali criteri di preferenza da inserire nel bando; b) redige annualmente una relazione sull’attuazione della presente legge e sulla efficacia degli interventi previsti dal bando ed è composto da: a) rappresentanti degli enti locali indicati dal Consiglio delle Autonomie locali; b) esperti individuati fra docenti e ricercatori indicati dall’Università degli studi di Udine e di Trieste; c) l’Assessore regionale competente in materia o suo delegato;
- indicano i soggetti beneficiari che possono presentare domanda di finanziamento (art. 4) nei Comuni in forma singola o associata e nelle Unioni territoriali intercomunali di cui alla legge regionale 12 dicembre 2014, n. 26 e successive modifiche ed integrazioni;
- prevedono che con bando regionale (art. 5), da approvare con deliberazione di Giunta regionale sulla base delle risorse finanziarie disponibili a bilancio, sono individuati: a) la tipologia degli interventi ammessi a finanziamento in relazione alla definizione delle priorità ed eventuali criteri di preferenza proposti dal Tavolo ludico regionale; b) le spese ammissibili nonché le modalità ed i termini di concessione dei contributi finanziari ai soggetti beneficiari. L’’entità del contributo regionale, a copertura integrale delle spese complessivamente ammissibili, non può eccedere gli importi di seguito indicati con riferimento alla popolazione di ciascun soggetto proponente dichiarata con riferimento al dato al 31 dicembre del penultimo anno precedente a quello di presentazione della domanda:
a) 3.000,00 euro per i soggetti di cui all’articolo 4 con popolazione inferiore a 20.000 abitanti;
b) 7.000,00 euro per i soggetti di cui all’articolo 4 con popolazione compresa tra 20.000 abitanti e 50.000 abitanti;
c) 15.000,00 euro per i soggetti di cui all’articolo 4 con popolazione compresa tra 50.001 abitanti e 80.000 abitanti;
d) 20.000,00 euro per i soggetti di cui all’articolo 4 con popolazione tra 80.001 e 150.000 abitanti;
e) 30.000 euro per i soggetti di cui all’articolo 4 con popolazione oltre i 150.000 abitanti;
- statuiscono la celebrazione il 28 maggio di ogni anno della Giornata Mondiale del Gioco (art. 6) promossa dall’Associazione Internazionale delle Ludoteche (ITLA – International Toy Library Association);
- dispongono, infine le norme finanziarie (art. 7) e l’entrata in vigore (art. 8).
L’auspicio è che il presente disegno di legge possa essere approvato dal Consiglio regionale con il più ampio consenso possibile
Trieste, 20 luglio 2017
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