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Timestamp: 2017-03-26 11:16:23+00:00
Document Index: 9101064

Matched Legal Cases: ['art. 31', 'art. 33', 'art. 50', 'art. 2', 'art. 31', 'art. 33', 'art. 50', 'art. 2', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 459', 'art. 28', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 50', 'art. 2', 'sentenza ', 'art.54']

Testamento pubblico con premorto | propit.it - Forum per la Casa
Testamento pubblico con premorto
Discussione in 'Successione, Eredità, Donazione e Famiglia' iniziata da Pinocad, 25 Novembre 2014.
salve a tutti! Caso pratico che mi fa venire un dubbio. Gianni "A" (ora de cuius), con testamento pubblico del 2001 lascia usufrutto generale di tutti i suoi beni al coniuge "B" e nuda proprietà ai suoi due figli "C e D. nel 2004 il coniuge "B" a cui il marito lasciava l' usufrutto muore (quindi premorto). Gianni "A" muore nel 2008 e nel 2009 i figli si recano dal notaio per gli adempimenti del caso relativamente al testamento. Quindi in sostanza il coniuge premorto non ha ereditato. i figli ora vogliono fare la successione (in ritardo). Dal punto di vista fiscale della successione come andrebbe affrontato il caso? Poi in automatico i figli ereditano tutto cioè nuda proprietà e usufrutto? Grazie a chi mi aiuterà a scogliere il dubbio!
Scusa ma forse non ho capito ma non mi pare ci sia nessun dubbio. Quando muore Gianni (A) si apre la successione e solo i due figli C e D sono gli unici eredi effettivi.
C e D erediteranno tutta la proprietà piena.
Dal punto di vista "fiscale" a questo punto occorre che la dichiarazione di successione venga presentata DOPO cinque anni dalla morte. Al fine di evitare le sanzioni che scattano se la stessa non viene presentata entro l' anno. Come già detto, le sanzioni decadono dopo cinque anni.
Non sei perseguibile trascorsi sei anni dal decesso, ovvero 5 oltre il termine di un anno.
Pinocad, ascolta il tuo compaesano gianco e barbero e nemesis
Dal punto di vista "fiscale" a questo punto occorre che la dichiarazione di successione venga presentata DOPO cinque anni dalla morte. Al fine di evitare le sanzioni che scattano se la stessa non viene presentata entro l' annoClicca per allargare...
No. La violazione dell'art. 31 del D. Lgs. n. 346/1990, a norma del quale la dichiarazione di successione dev'essere presentata entro dodici mesi dalla data di apertura della successione, non è più sanzionata specificamente, a meno che non trasmodi in vera e propria omissione, la quale, come si evince dall'art. 33, comma 1, si verifica allorché, scaduto il termine, l'accertamento d'ufficio preceda la dichiarazione del contribuente.
L'art. 50 del medesimo decreto legislativo, come sostituito dall'art. 2, comma 1, lett. d), del D. Lgs. n. 473/1997, a far data dal 1° aprile 1998, si limita infatti a sanzionare l'omissione della dichiarazione.
Giusto se viene fatto un accertamento gli eredi pagheranno le conseguenze della loro omissione. Ma, vista la staticità di molti uffici pubblici, c'è la buona speranza che cada in prescrizione. Nel mio lavoro non ho mai avuto modo di riscontrare una contestazione del genere. Purtroppo il problema si pone nel momento in cui si deve stipulare un atto pubblico: si è costretti a regolarizzare la storia degli immobili presentando la dichiarazione di successione, subendo le relative sanzioni.
La violazione dell'art. 31 del D. Lgs. n. 346/1990, a norma del quale la dichiarazione di successione dev'essere presentata entro dodici mesi dalla data di apertura della successione, non è più sanzionata specificamente, a meno che non trasmodi in vera e propria omissione, la quale, come si evince dall'art. 33, comma 1, si verifica allorché, scaduto il termine, l'accertamento d'ufficio preceda la dichiarazione del contribuente.
L'art. 50 del medesimo decreto legislativo, come sostituito dall'art. 2, comma 1, lett. d), del D. Lgs. n. 473/1997, a far data dal 1° aprile 1998, si limita infatti a sanzionare l'omissione della dichiarazione.Clicca per allargare...
Di tutti gli articoli citati e dei loro relativi D.Lgs non mi risultava quello che sostieni. Tra l'altro, 3 anni fa ho interpellato un notaio (molto quotato presso il Notariato di Roma) che mi ha confermato quanto avevo detto nel mio post precedente, salvo l'errore relativo ai 5 anni dalla scadenza dei 12 mesi della dichiarazione di successione. Peraltro, non ho mai sentito di nessuno che sia stato sanzionato dopo la scadenza dei 12 mesi. A me personalmente, è successo di presentare la dichiarazione di successione di mio padre solo.......44 anni dopo la sua morte. Nessuno aveva presentato dichiarazioni perché ritenevamo che non vi fosse nulla su cui "succedere". E nessuno si è fatto avanti per sanzionarci.
Di tutti gli articoli citati e dei loro relativi D.Lgs non mi risultava quello che sostieni.Clicca per allargare...
Invece risulta.
Peraltro, non ho mai sentito di nessuno che sia stato sanzionato dopo la scadenza dei 12 mesi.Clicca per allargare...
Infatti la presentazione tardiva della dichiarazione non è sanzionabile, senza dover attendere il quinquennio dalla data di apertura della successione. Nessuna norma la prevede. A meno che l'accertamento d'ufficio preceda la presentazione della dichiarazione da parte del contribuente (e in tal caso viene sanzionata l'omissione della dichiarazione).
Grazie a tutti per le vostre risposte. Mi fate sorgere però dei dubbi sulle sanzioni. Io la so cosi: entro i 2 anni dalla morte ho la possibilità di utilizzare il ravvedimento operoso. Naturalmente sto parlando delle imposte in autoliquidazione. Poi passati i due anni non posso utilizzare più il ravvedimento e sarà l' agenzia delle entrate a calcolare le sanzioni....questo se presento la successione entro i 5 anni dal termine ultime di presentazione. Passati i 5 anni dal termine ultimo di presentazione le sanzioni per le impose in autoliquidazione vanno in prescrizione. Per l' imposta di successione non so invece come vengano calcolate le sanzioni. Potete illuminarmi? Vi ringrazio...ciao!
Tempo fa feci delle ricerche qua e là e trovai, in tema, solo questa sentenza
La sentenza in questione in sostanza dice che l'erede che ha interesse a registrare la denuncia di successione per poter fruire della continuità delle trascrizioni , a distanza di lungo tempo deve pagare l'imposta ma non fa cenno alle sanzioni. il che fa motivatamente supporre ( e confermare ) che in questi casi le stesse non si applichino
Corte di Cassazione, sez. trib., sentenza 18 febbraio 2011, n. 3964
T.P.A. decedeva il 20 maggio 1960. Le sorelle eredi di questa, T.A. e T.M.S.,accettavano la eredità ma non presentavano dichiarazione di successione, né la Amministrazione procedeva ad accertamento di ufficio. Le predette alla loro morte avvenuta in date diverse, rispettivamente nel 1979 e nel 1985, istituivano erede la Parrocchia Conversione di S. Paolo.
La Parrocchia presentava in data 1 marzo 1992 dichiarazione relativa alla successione
di T.P.A., al fine di ristabilire la continuità delle trascrizioni dei beni immobili caduti
L’Ufficio notificava alla Parrocchia avviso di liquidazione di imposta principale di successione alla T.P. con irrogazione di sanzioni. (la Parrocchia ) Questa impugnava l’avviso innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Varese, sostenendo di non essere tenuta al pagamento della imposta.
Appellava la Parrocchia, e la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia con sentenza n. 89/39/05 in data 4-10-2005 depositata l’8-11-2005 accoglieva il gravame, dichiarando la nullità dell’avviso di liquidazione.
Avverso la sentenza L’ Agenzia delle Entrare propone ricorso per cassazione .
La Parrocchia non esplica attività difensiva.
Con l’unico complesso motivo la Agenzia deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 346 del 1990, artt. 28 e 48, D.P.R. n. 637 del 1972, artt. 36 e 49, e dell’art. 459 c.c., nonchè motivazione omessa od insufficiente su un punto decisivo della controversia.
Espone che dalle disposizioni di legge citate si evince che anche ove siano scaduti i termini per la presentazione della dichiarazione di successione e per l’accertamento di ufficio colui che abbia interesse a ristabilire a proprio favore la continuità delle trascrizioni relative ad un immobile appartenuto ad un defunto ha l’onere di presentare la dichiarazione di successione a questi, divenendo debitore della imposta principale.
Pertanto, avendo la Parrocchia presentato la dichiarazione di successione a T.P. in qualità di erede di T.A. e T.M.S., obbligate a loro volta al pagamento della imposta di successione sui beni a loro pervenuti mortis causa dalla sorella, l’ente religioso era tenuto al pagamento della imposta richiesta.
In ordine all’asserito difetto di motivazione, peraltro meramente enunciato, nella specie logicamente preliminare, deve rilevarsi che la Commissione, per quanto in modo sintetico, ha chiaramente esposto la "ratio decidendi" della impugnata sentenza: ad avviso della CTR, infatti, la presentazione della dichiarazione di successione al solo fine di assicurare la continuità delle trascrizioni non comporta automaticamente l’obbligo di pagamento della imposta, in quanto l’obbligazione sorge solo in capo agli eredi; nella specie, la Parrocchia non è erede di T.P., la cui successione, aperta nel 1960, riguardava esclusivamente le sorelle successivamente defunte.
L’argomento è esposto in termini chiari e comprensibili, e non sussiste quindi alcun difetto di
La questione deve essere pertanto valutata secondo il primo profilo di violazione di legge. Sotto tale profilo il ricorso è fondato.
Il sistema delineato dalla legge (può essere citato il D.Lgs. n. 346 del 1990, artt. 27 e 28, ma
analoghe disposizioni si rinvengono anche nei tesi legislativi antecedenti) è nel senso di collegare l’insorgenza della obbligazione tributaria alla presentazione della denuncia di successione relativa a beni ereditari di cui il denunciante sostenga di essere divenuto titolare, salvo specifiche eccezioni derivanti dalla natura dei beni, che qui non ricorrono e che in ogni caso devono essere normativamente espresse.
È vero che il soggetto che presenta la denuncia al fine di stabilire a proprio favore la continuità delle trascrizioni relative a beni immobili caduti in successione non ancora in essere per mancato adempimento nel passato all’onere dichiarativo non rientra tra quelli obbligati ex lege a detta presentazione ai sensi dell’art. 28 D.Lgs., citato, ma il dato ai fini fiscali perde valore ove il soggetto si determini a presentare spontaneamente la dichiarazione onde perseguire in tale modo un effetto a sè favorevole, facendo valere ai fini della pubblicità legale un acquisto dei beni a titolo derivativo anzichè originario; in tal caso, infatti, alla esibizione di tale titolo di acquisto consegue, quale effetto necessario, la sottoposizione al trattamento tributario previsto per tale forma di acquisizione del bene, ovvero, nel caso, l’obbligo del pagamento della imposta di successione.
Il ricorso deve quindi essere accolto e la sentenza cassata, con rinvio, per le questioni di merito
attinenti alla liquidazione della imposta, a diversa sezione della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, che provvederà anche sulle spese di questa fase di legittimità.
La Corte accoglie il ricorso( ndr: proposto dalla Agenzia delle Entrate ), cassa la sentenza impugnata e rinvia anche per le spese a diversa sezione della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia.
Tempo fa feci delle ricerche qua e là e trovai, in tema, solo questa sentenza...ma non fa cenno alle sanzioniClicca per allargare...
Esistono altre sentenze specifiche della Corte di Cassazione: n. 6940/2013, n. 21478/2007, n. 11569/2006. Stabiliscono che il ritardo nella presentazione della dichiarazione di successione non è sanzionabile, salvo che il ritardo non si configuri come omissione (cioè quando l'accertamento d'ufficio preceda la dichiarazione tardiva del contribuente).
L'orientamento del giudice nomofilattico è consolidato.
Ma del resto anche l'A.F., con Circolare del 19/11/1998 n. 267 - Min. Finanze - Dip. Entrate Accertamento e Programmazione Serv. III scriveva:
"Dal 1 aprile 1998 il citato art. 50, come sostituito dall'art. 2, lett. d), del D.Lgs. n. 473, conformandosi a quanto previsto in materia di registro, assoggetta la violazione dell'omissione alla sanzione amministrativa dal centoventi al duecentoquaranta per cento dell'imposta liquidata o riliquidata dall'ufficio, mentre non contempla più l'ipotesi della tardiva presentazione della dichiarazione".
Art. 54 D.P.R. n. 637/1972)
Applicazione e pagamento delle pene pecuniarie e delle soprattasse
1. Le pene pecuniarie previste per le violazioni che danno luogo a
rettifica o ad accertamento d'ufficio sono irrogate con lo stesso
avviso di rettifica o di accertamento; le altre pene pecuniarie e le
soprattasse mediante apposito avviso da notificare entro il termine
di decadenza di cinque anni dal giorno in cui e' avvenuta la
violazione. (per cui 6 anni dal decesso essendosi la violazione consumata dopo 365 gg dalla morte 1+5) omissis
http://www.fiscoediritto.it/corte-di-cassazione/micche-next-cassazione-n-6940-del-20-marzo-2013/
interessante valutare che dove c'è ritardata denuncia di successione in maniera sinallagmatica c'è anche una ritardata volturazione . E' in specie applicabile la sanzione di quell'ente ( lo chiedo al sardo geom. Pino Caddeo di www.visurnet.com che leggo spesso in internet per la chiarezza e semplicità apprezzabili e che è un evidente frequentatore del catasto ) già prevista dalla legge 30 dicembre 2004, n. 311, che andava da un minimo di 258 a un massimo di 2.066 euro ? " Ritengo di no ma mi appello a chi è assiduo frequentatore degli uffici catastali per avere conferme
violazioneClicca per allargare...
A me risulta che quella norma dica diversamente:
"Irrogazione e pagamento delle pene pecuniarie e soprattasse.
L'Ufficio del registro procede alla irrogazione delle pene pecuniarie e delle soprattasse mediante notifica al contribuente di avviso motivato. Se è dovuta anche l' imposta, la sanzione può essere irrogata con lo stesso avviso.
Nella determinazione della misura della pena pecuniaria si deve tenere conto della gravità del danno o del pericolo cagionato all'erario e della personalità dell'autore della violazione, desunta dai suoi precedenti e dalle sue condizioni di vita individuale, familiare e sociale.
Le sanzioni devono essere irrogate, a pena di decadenza, nel termine stabilito per la applicazione e la liquidazione dell'imposta cui si riferiscono. Se non è dovuta l'imposta la decadenza si verifica con il decorso di cinque anni dal giorno in cui è avvenuta l'infrazione.
Le pene pecuniarie e le soprattasse devono essere pagate entro sessanta giorni dalla notificazione dell'avviso, ovvero, se è stato proposto ricorso, dalla notificazione della decisione della commissione centrale o della sentenza della corte d'appello o dell'ultima decisione non impugnata".
dove c'è ritardata denuncia di successione... c'è anche una ritardata volturazioneClicca per allargare...
Ma il termine per la presentazione della voltura decorre dalla data di presentazione della dichiarazione di successione.
E' in specie applicabile la sanzione... già prevista dalla legge 30 dicembre 2004, n. 311, che andava da un minimo di 258 a un massimo di 2.066 euro ?Clicca per allargare...
No. La sanzione applicabile per la mancata o tardiva presentazione delle volture catastali è da 15 euro a 61 euro.
hai ragione...mi sono fidato di un un sito di architetti...quando mai
art.54 31 otto 90 e 54 dpr 637 1.pdf
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Per sanzioni intendevo quelle relative al pagamento in ritardo dell' imposta ipotecaria e catastale. Mi risulta che passato l' anno l' utente possa usufruire del ravvedimento operoso per un altro anno. Vi allego un' immagine che riporta i calcoli. Passato un anno dal termine ultimo di presentazione, non è più possibile sfruttare il ravvedimento operoso. Per quanto riguarda la voltura catastale, questa va presentata entro 30 giorni dalla registrazione della successione. Le sanzioni per il ritardo della voltura sono veramente basse...generalmente qualche euro.
ravvedimento-operoso.jpg
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Per il ravvedimento d'accordo: per il resto allego un prospetto completo delle sanzioni in tema di regitro, bollo, successione e donazioni e ipocatastali . Per dette ipocatastali la norma ove non previsto rinvia alle sanzioni applicabili in tema di imposta di registro; nel caso di tardivo versamento : 30% sanzione piu' interessi
Sanz Reg Succ Bollo e catastali aggiornato a nov 2014 .pdf
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