Source: http://relazione.ambiente.piemonte.it/2020/it/territorio/risposte/rischi-naturali
Timestamp: 2020-07-09 15:11:00+00:00
Document Index: 46978871

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 30', 'art. 61', 'art. 61', 'art. 61', 'art. 2', 'art. 61', 'art. 18', 'art. 19', 'art. 3', 'art. 5', 'art.19', 'art. 11']

L'argomento Rischi naturali rientra negli Obiettivi dell'Agenda 2030 per Sviluppo Sostenibile e in particolare nei seguenti:
Entro il 2030, ridurre in modo significativo il numero di morti e il numero di persone colpite da calamità e ridurre sostanzialmente le perdite economiche dirette rispetto al prodotto interno lordo globale
Entro il 2020, aumentare notevolmente il numero di città e di insediamenti umani che adottino e attuino politiche e piani integrati verso l'inclusione, l'efficienza delle risorse, la mitigazione e l'adattamento ai cambiamenti climatici, la resilienza ai disastri
Il Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PAI), approvato con DPCM del 24/05/01, obbliga i comuni ad effettuare, attraverso la revisione dei propri strumenti urbanistici, la verifica delle effettive situazioni di dissesto e di rischio idraulico ed idrogeologico presenti sul territorio rispetto a quelle individuate dal PAI medesimo. A quasi 20 anni dall’entrata in vigore del PAI, non tutti i comuni hanno proceduto alle verifiche sopra richiamate e la Regione, quindi, non dispone di un quadro del dissesto omogeneo a livello regionale.
Consulta la serie storica degli indicatori ambientali relativi agli strumenti urbanistici (PRGC).
Allo scopo di colmare la carenza di informazioni derivanti dalla mancanza di un quadro del dissesto omogeneo, anche al fine di quantificare i fabbisogni degli interventi di mitigazione della pericolosità geologica a scala regionale, la Direzione regionale Opere Pubbliche, Difesa del Suolo, Protezione Civile, Trasporti e Logistica, attraverso il Settore Geologico o il Settore Sismico per gli ambiti territoriali di competenza, ha predisposto, ai sensi della DGR 25-7286 del 30/07/18, il quadro del dissesto dei comuni non ancora adeguati al PAI. La definizione del quadro del dissesto avviene sulla base delle informazioni presenti nelle varie banche dati regionali e nazionali ed ispirandosi al principio di maggior cautela.
Ai dissesti così individuati, fino all’adozione della variante di adeguamento al PAI del PRG comunale, verranno applicati i provvedimenti cautelari di cui all’art. 9 bis della LR 56/77 al fine di rendere immediatamente cogenti le limitazioni all’utilizzo del territorio derivanti dalle condizioni di pericolosità emerse dagli studi effettuati, in sintonia con le limitazioni previste dall’articolo 9 delle Norme di Attuazione del PAI.
Completati gli studi relativi ai comuni non ancora adeguati al PAI, si procederà ad una verifica di quei comuni che hanno un adeguamento al PAI in corso ma non ancora condiviso a livello regionale. Per questi ultimi si evidenzia che, per le aree in dissesto individuate dal PAI e per quelle individuate nelle mappe di pericolosità del Piano di Gestione del Rischio Alluvioni, valgono, comunque, le disposizioni dell’art. 9 delle norme PAI medesimo fino all’approvazione della variante al PRG.
Provvedimenti cautelari nelle aree interessate da eventi calamitosi
La legge urbanistica regionale prevede che la Giunta regionale, acquisiti i pareri del comune interessato, possa adottare provvedimenti cautelari, di inibizione e di sospensione, anche di opere in corso di realizzazione, atti a prevenire mutamenti di destinazioni d'uso, nonché la costruzione o la trasformazione di opere pubbliche o private, nelle aree colpite da gravi calamità naturali o nelle aree soggette a dissesto, pericolo di valanghe o di alluvioni o che, comunque, presentano caratteri geomorfologici che le rendono inidonee a nuovi insediamenti. Ciò al fine di non aumentare il rischio ed il valore dei beni esposti.
Il caso di Pragelato (TO)
Nel territorio del Comune di Pragelato, l’intera frazione Duc a Monte si colloca in un settore interessato da un'instabilità di versante già riconosciuta dal PRGC che tuttavia ha evidenziato una sensibile evoluzione dei fenomeni dissestivi negli anni più recenti, con conseguenti incrementi dei livelli di danneggiamento di edifici e manufatti e delle condizioni di rischio.
Il fenomeno franoso, descritto anche dalla scheda di II livello 011-76732-00 del Sistema Informativo Frane del Piemonte (SIFRAP), è dotato di un sistema di monitoraggio gestito da Arpa nell'ambito della rete regionale RERCOMF.
Facendo seguito alla richiesta del Comune, la Regione Piemonte ha ritenuto necessario proporre per le aree interessate dall’instabilità di versante l’applicazione di provvedimenti cautelari ai sensi dell’articolo 9 bis della LR 56/77, divenuti effettivi con DGR 16-8403 del 15/02/19.
Duc a Monte (Pragelato, TO)
Area interessate dall'applicazione dei provvedimenti cautelari ai sensi dell'art. 9 bis della legge urbanistica regionale
Il caso di Formazza (VB)
Il giorno 11 giugno 2019, piogge brevi ed intense hanno interessato il bacino del Rio Enni nel Comune di Formazza (VB) e hanno dato origine ad una colata torrentizia che ha interessato alcune abitazioni in località Ponte.
Rio Enni (Formazza, TO)
Abitazioni in località Ponte interessate dalla colata torrentizia
Nel canale del Rio Enni è avvenuto il collasso di una parte del detrito in esso presente: accumulatosi a seguito di una frana di crollo avvenuta nel 2009, ha perso di coesione per saturazione idrica ed è sceso verso valle provocando lo svuotamento del canale e la messa a nudo del substrato roccioso. La massa solido-liquida, raggiunta la parte apicale del cono detritico sottostante, ha inglobato ulteriore materiale e dato origine ad una colata detritica che ha raggiunto dapprima il vallo paramassi, costruito a seguito della frana del 2009 e, successivamente, l'abitato di Ponte attraverso le due sezioni aperte dell'opera. A seguito dell'evento sono state evacuate 20 persone.
Il Comune di Formazza ha intrapreso, ma mai concluso, una procedura di adeguamento al PAI (Piano per l’Assetto Idrogeologico) ai sensi della LR 56/77. Considerato che nell’area interessata dall’evento il PAI non riporta alcun tipo di dissesto, è risultato necessario aggiornare il quadro del dissesto e della pericolosità geomorfologica locale sulla base dell’evento verificatosi.
A tal proposito, il Settore Geologico ha visionato riprese aeree (foto e video), esaminato documentazione, nonché effettuato rilievi sul terreno, studi e approfondimenti che hanno permesso di individuare gli ambiti comunali maggiormente colpiti dall’evento alluvionale.
In assenza di uno strumento di pianificazione comunale aggiornato, le rilevanti problematiche geologiche ed idrauliche che caratterizzano le aree interessate dall’evento hanno reso necessario adottare dei provvedimenti cautelari tesi a prevenire la realizzazione di interventi edilizi non compatibili con i livelli di pericolosità manifestatisi.
Pertanto, la Regione Piemonte ha ritenuto necessario proporre nelle aree colpite dall’evento alluvionale (cfr. figura sottostante) l’applicazione di provvedimenti cautelari ai sensi dell’articolo 9 bis della LR 56/77, diventati effettivi con DGR 13-543 del 22/11/19.
Rimozione del vincolo degli abitati da consolidare
L'11 ottobre 2019 è stata approvata la DGR 10-370 che, ai sensi dell'art. 30bis della LR 56/77, prevede la rimozione immediata del vincolo ai sensi dell'art. 61 del DPR 380/01 per i comuni di Borgosesia, Bergolo, Clavesana, Levice, Costigliole d’Asti, Montabone, Camino, Castagnole Monferrato, Montaldo Scarampi, Rocca d’Arazzo, Aisone, Montaldo Mondovì, Perletto, Cossano Belbo, Farigliano, Gottasecca, Mondovì, Montanera, Quassolo, Portula, Bellino, Locana, Santo Stefano Belbo. Per i Comuni di Somano, Rocchetta Belbo, Civiasco, Borgofranco d'Ivrea, Front Canavese, Coniolo, Montecastello invece il suddetto dispositivo ha rimandato l'eliminazione del vincolo all'apposizione di nuove Aree RME in porzioni limitate dei territori comunali coinvolti, ai sensi del titolo IV delle NTA del PAI. Per tali comuni pertanto permarrà l'obbligo di ottenere l'autorizzazione ai sensi dell'art. 61 del DPR 380/01 fino a nuovo dispositivo in merito.
L’autorizzazione ai sensi dell’art. 61 del DPR 380/01, già art. 2 della L 64/74, deriva da una normativa estremamente datata, la L 445/08, che prevedeva il consolidamento o il trasferimento di centri abitati caratterizzati da particolari condizioni di dissesto.
Tale norma nasceva in tempi in cui l’aspetto del dissesto idrogeologico era pressoché ignorato nella programmazione urbanistica, sempre che essa sussistesse sul territorio, e lo stato di conoscenza nell’ambito idrogeologico era totalmente disomogeneo nel territorio. I centri abitati vennero dichiarati da consolidare al fine di ottenere finanziamenti statali per opere di riassetto, in tempi in cui tale atto non comportava ricadute urbanistiche né vincoli; pertanto ai fini di tali dichiarazioni non veniva effettuata una rigorosa analisi del rischio.
Vennero inserite in tali elenchi sia località notoriamente riconosciute come soggette a dissesto idrogeologico, come i maggiori centri della Valle Belbo (Cossano Belbo, Rocchetta Belbo, Santo Stefano Belbo), sia altri siti con dissesti minori verosimilmente risolti attraverso le opere finanziate.
Al fine di prevenire l’urbanizzazione di aree a rischio, nel pieno della espansione edilizia degli anni '70 - '80, in assenza di una rigorosa pianificazione urbanistica, con la L 64/74 si impose una autorizzazione regionale per qualsiasi intervento edilizio nelle aree dichiarate da consolidare. Ci vollero molti anni al fine di delineare con precisione i perimetri della aree da sottoporre ad autorizzazione con una procedura amministrativa che ha comportato la necessità del rilascio di una specifica autorizzazione regionale per tutti gli interventi edilizi.
Questi vincoli insistevano su una porzione limitata del territorio regionale e costituivano una notevole discriminazione per le popolazioni coinvolte in quanto non derivavano da uno studio omogeneo sul territorio, per cui cittadini che vivevano in aree caratterizzate da fenomeni di dissesto comparabili non avevano il medesimo obbligo.
A seguito dell’approvazione del PAI, è stato avviato il processo di adeguamento degli strumenti urbanistici secondo le disposizioni di quest’ultimo, da condurre da parte delle amministrazioni locali, attraverso la verifica di compatibilità rispetto allo stato del dissesto; questo è avvenuto attraverso un processo di condivisione con gli uffici regionali e provinciali e seguendo indirizzi specifici in tal senso, a partire dal 2001, con successivi provvedimenti oggi confluiti nella DGR 64-7417 del 7/04/14 “Indirizzi procedurali e tecnici in materia di difesa del suolo e pianificazione urbanistica”. In particolare la circ. 7 LAP del 1996 e smi è stata la guida tecnica per la zonizzazione del territorio ai fini della predisposizione del territorio all’urbanizzazione.
Il perimetro del centro abitato da consolidare a Locana (TO)
In seguito a tale processo, le autorizzazioni ai sensi dell’art. 61 del DPR 380/01 si erano trasformate nella maggior parte dei casi in un mero aggravio nei confronti dei cittadini essendo state esperite in fase di predisposizione dello strumento urbanistico tutte le valutazioni di merito tecnico.
A partire dal 2015 sono stati pertanto avviati una serie di studi che hanno consentito di valutare la rimozione di tale vincolo. Per i comuni di Somano, Rocchetta Belbo, Civiasco, Borgofranco d'Ivrea, Front Canavese, Coniolo, Montecastello permanevano ancora problematiche di tipo idrogeologico non del tutto risolte dallo strumento urbanistico o con le norme tecniche di attuazione, per le quali si è reso necessario sospendere la rimozione del vincolo e chiedere all’ADPO l’apposizione di nuove aree a Rischio Molto Elevato, introdotte le quali sarà possibile eliminare definitivamente il vecchio vincolo.
Nulla è cambiato invece per i centri abitati dichiarati da trasferire, in quanto essi devono essere in stato di abbandono e non deve sussistere alcuna possibilità di fruizione urbanistica.
Aggiornamento mappe della pericolosità e del rischio della Direttiva Alluvioni
È attualmente in corso il secondo ciclo di pianificazione (2022-2027), di cui alla Direttiva 2007/60/CE, che prevede il primo riesame e aggiornamento delle mappe della pericolosità e del rischio di alluvione, ai fini dell'aggiornamento del PGRA (Piano di gestione rischio alluvioni).
La Direttiva 2007/60/CE del 23 ottobre 2007 “relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni” (cd. Direttiva Alluvioni) ha lo scopo di istituire un quadro per la valutazione e la gestione dei rischi di alluvioni volto a ridurre le conseguenze negative per la salute umana, l’ambiente, il patrimonio culturale e le attività economiche connesse con le alluvioni all’interno della Comunità.
A dicembre 2013 le Autorità di Bacino distrettuali, in collaborazione con le Regioni e con il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, hanno redatto e approvato le mappe della pericolosità e del rischio di alluvioni del territorio dei distretti idrografici. È seguita, nel corso degli anni 2014 e 2015, una fase partecipativa che ha portato ad una prima revisione delle mappe nel dicembre 2015, contestualmente all’approvazione del Piano di Gestione del rischio di alluvioni contenente le misure per la riduzione del rischio.
Ora, il Decreto 49/2010 prevede che vi sia il riesame e l'aggiornamento delle mappe della pericolosità da alluvione e del rischio di alluvioni nel 2019 e successivamente ogni sei anni. Altresì, i PGRA devono di conseguenza essere riesaminati entro il 2021 e successivamente ogni sei anni. Tali riesami devono anche tener conto degli effetti dei cambiamenti climatici sul verificarsi delle alluvioni.
La Regione Piemonte, nei propri atti attuativi del PGRA nel settore urbanistico (DGR 25-7286 del 30/07/18 e 17-7911 del 23/11/18), ha ritenuto opportuno prevedere un aggiornamento annuale delle mappe, al fine di consentire un più rapido allineamento tra la pianificazione e il quadro delle conoscenze in continua evoluzione.
La revisione 2019 delle mappe della pericolosità del Piano di Gestione del rischio di alluvioni interessa gran parte del territorio regionale. In particolare riguarda:
le conseguenze degli effetti dell'evento alluvionale del novembre 2016, che consistono sostanzialmente nell'ampliamento dello scenario 'M', laddove le aree di inondazione del 2016 sono risultate maggiormente estese rispetto allo scenario di pericolosità attualmente indicato nelle mappe vigenti, che si riferisce ai corsi d'acqua: Po (tratto a monte di Torino), Chisola e Lemina, e interessa 29 comuni.
gli aggiornamenti del quadro del dissesto derivanti dall'adeguamento dei piani regolatori al PAI ai sensi dell'art. 18, comma 4 del PAI relativamente a 6 comuni.
alcune modifiche derivanti da correzioni di errori materiali a seguito di osservazioni successive alla pubblicazione delle mappe del 2015.
Oltre alla revisione delle mappe di pericolosità, sono stati aggiornati i dati relativi agli elementi esposti agli effetti delle alluvioni, che consentono un aggiornamento delle mappe del rischio anche ai fini della pianificazione di emergenza e degli interventi di difesa del suolo.
La base dati geografica regionale utilizzata (BDTRE) ha avuto consistenti aggiornamenti negli ultimi 3 anni, pertanto alcune categorie di edifici hanno un'indicazione e georeferenziazione più precisa sul territorio, oltre ad alcune categorie (tra cui municipi e università) che non erano individuate nella precedente edizione e che sono state aggiunte nella versione 2019.
Sono stati aggiornati alcuni tratti della viabilità e dei tracciati ferroviari.
Le mappe, inoltre, sono attualizzate rispetto ai confini amministrativi ISTAT del 2019.
Le nuove mappe sono state approvate approvate dalla Conferenza Istituzionale Permanente dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po nel dicembre 2019 e vigenti dalla data della loro pubblicazione sul sito della medesima Autorità (16 marzo 2020).
Rilievi di terreno e restituzione cartografica degli effetti al suolo conseguenti agli eventi alluvionali del 19-24 ottobre e del 22-25 novembre 2019
Gli eventi alluvionali del 19-24 ottobre e del 22-25 novembre 2019 hanno in generale riguardato i bacini di Tanaro e Bormida con allagamento diffuso delle aree golenali lungo le aste principali, con effetti di versante e sul reticolo minore prevalentemente concentrati nell'area dell'Appennino Piemontese/Alto Monferrato (provincia di Alessandria e confinanti). La descrizione degli effetti al suolo è riportata nella sezione Territorio - Fattori - Rischi Naturali.
Rapporto di evento
A seguito degli eventi alluvionali, gli uffici tecnici della Direzione Regionale OOPP hanno predisposto, come sempre in questi casi, un rapporto d'evento.
Il rapporto è basato sulle risultanze dei rilievi operati dai funzionari tecnici regionali ed è integrato con informazioni rese da altri soggetti che operano sul territorio. Esso ha carattere preliminare. Data la numerosità degli effetti sul territorio, i rilievi, da parte dei funzionari tecnici di Regione ed Arpa, sono ancora in corso. Arpa Piemonte produrrà, entro il 2020, una relazione di dettaglio ed una specifica base-dati.
Sul sito della Regione Piemonte sono disponibili tutti i rapporti di evento redatti dalla Regione Piemonte o da altri soggetti (Arpa, Province) dal 1978 al 2019 nonché altra documentazione descrittiva degli eventi alluvionali in Piemonte.
I rapporti di evento vengono regolarmente prodotti al fine di:
fornire ai competenti soggetti statali (Governo, Dipartimento della Protezione Civile; Ministero dell'Ambiente) un quadro dell'accaduto anche ai fini dell'emanazione, da parte del Governo, dello Stato di Emergenza, una misura che permette di procedere con i primi necessari interventi.
Attivazione Programma Europeo Copernicus
La Regione Piemonte ha richiesto al Dipartimento Nazionale della Protezione Civile l’attivazione delle procedure previste dal programma europeo Copernicus in caso di calamità. Questo ha permesso di disporre, in tempi rapidi, di coperture radar che hanno permesso una prima definizione delle aree inondate lungo le aste principali. Le figure che seguono riportano le risultanze delle prime elaborazioni.
Prime elaborazioni di immagini da piattaforma satellitare Sentinel
che evidenziano le principali aree inondate
Verifica della coerenza con la pianificazione
Specifici rilievi di terreno, dati di campo, ortofoto, immagini satellitari e riprese aeree effettuate da ultraleggero hanno consentito la predisposizione di una cartografia di dettaglio degli effetti al suolo (circa 90 km2 di aree interessate dalle piene dei corsi d’acqua principali).
Le attività si sono concentrate sul fiume Bormida e sul torrente Orba per il settore sud-occidentale della regione e sul torrente Chisola per il Torinese.
Le indagini di campo hanno permesso la comprensione delle dinamiche e dei principali effetti al suolo al fine di una corretta pianificazione del territorio. In particolare sono stati evidenziati i processi di erosione spondale, gli allagamenti, l’invasione di aree golenali e dei campi limitrofi al corso d’acqua, le esondazioni che localmente hanno interessato la viabilità provinciale e limitatamente anche strutture antropiche.
Obiettivo finale è stato quello di verificare se i vari campi di allagamento fossero o meno contenuti entro le aree di pertinenza fluviale attualmente definite dal PAI o dal PGRA al fine di aggiornarne, eventualmente, i contenuti.
Sul fiume Bormida, corso d’acqua per il quale l’evento del novembre 2019 è stato particolarmente significativo, considerando anche la saturazione dei terreni, causata dalle abbondanti precipitazioni verificatesi nei mesi di ottobre e novembre, le attività condotte hanno avuto l’obiettivo di valutare se gli effetti rilevati fossero coerenti con il quadro del dissesto definito nel Progetto di Variante alle fasce fluviali adottato con Decreto del Segretario Generale dell’Autorità di bacino Distrettuale del fiume Po n. 441/19 del 30/12/19. In particolare si ricorda il taglio di un’ansa del fiume Bormida nel territorio di Sezzadio con formazione di un canale ampio un centinaio di metri e profondo cinque (dimensioni del tutto paragonabili a quelle pre-evento del fiume) e le significative erosioni della sponda. Da quanto rilevato è stata comunque riscontrata una sostanziale coerenza con quanto rappresentato nel Progetto di Variante in corso.
Per quanto riguarda il torrente Orba, le attività condotte hanno confermato la necessità di protezione dei territori in sponda destra, come indicato nella Variante alle Fasce Fluviali, recentemente approvata dall’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po e la fragilità dei territori compresi a valle confluenza del rio Albedosa e del torrente Lemme che necessiterebbero di interventi finalizzati soprattutto ad un riordino della rete irrigua. E’ altresì emersa la necessità di una revisione del PGRA per quanto riguarda le aree interessate dalle piene della rete idrica secondaria (naturale e artificiale), in particolare per i settori compresi tra il torrente Orba e i rilievi collinari in sponda destra.
L’evento del 22-25 novembre 2019 non ha invece avuto impatti particolarmente significativi lungo l’asta del torrente Chisola. I processi di esondazione riscontrati lungo numerosi tratti del corso d’acqua hanno provocato l’allagamento di aree prevalentemente agricole, con locali e limitati interessamenti della viabilità. Gli effetti più rilevanti sono state diffuse erosioni di sponda. Tali processi sono sostanzialmente coerenti con gli scenari di pericolosità definiti dal PGRA (ricadono prevalentemente nell’area H). Raffrontando gli effetti morfologici, l’estensione delle aree allagate e i danni dell’evento di novembre 2019 con quanto registrato nel 2016, appare evidente come le aree coinvolte dall’esondazione e gli effetti al suolo siano stati più contenuti nell’ultimo evento. Per la revisione dell’assetto di progetto del corso d’acqua l’evento del novembre 2016 rimane pertanto, ad oggi, l’evento più significativo.
Piattaforma FLOODCAT
Nel primo semestre del 2020 i dati relativi all'evento alluvionale dell'autunno 2019 verranno caricati sulla piattaforma FLOODCAT, predisposta dal Dipartimento Nazionale della Protezione Civile e da ISPRA e gestita dal CIMA di Savona. Tale piattaforma risponde ai requisiti definiti dall'insieme di norme della "Direttiva Alluvioni" per la creazione di un catasto degli eventi alluvionali in Europa.
Schermata tratta dalla piattaforma FLOODCAT
Il GEodatabase Morfologia corsi d’Acqua - GEmMA, dedicato alla morfologia fluviale, raccoglie informazioni di carattere morfologico e idrologico sui corsi d’acqua piemontesi.
Le informazioni di carattere geomorfologico derivate, e successivamente archiviate, da rilievi di terreno, analisi di fotografie aeree multitemporali, cartografie storiche, immagini digitali tridimensionali ed elaborazioni, hanno permesso di analizzare e caratterizzare i corsi d'acqua piemontesi.
Tali informazioni descrivono, ad esempio, l’evoluzione del corso d'acqua nel tempo, la qualità morfologica dello stesso e l’impatto dovuto all'artificializzazione.
La comprensione dei processi idromorfologici in atto e delle tendenze future dell’alveo, sia alla scala di bacino idrografico che di tratto fluviale, è necessaria per la protezione e gestione consapevole dei corsi d’acqua.
I corsi d’acqua sono elementi fondamentali del territorio. I processi connessi con i flussi idrici e il trasporto dei sedimenti, fondamentali per la naturale evoluzione morfologica di un corso d'acqua, sono anche alla base del mantenimento degli ecosistemi ripariali: la presenza di una vegetazione complessa e strutturata e di numerose specie animali acquatiche e terricole nelle acque, lungo le rive e nelle pianure alluvionali contribuisce al mantenimento di un buon livello di biodiversità.
La conservazione di tale biodiversità e l'esigenza sempre più sentita di garantire servizi ecosistemici di valore economico, sanitario e per il benessere umano richiede un’attenta gestione dei corsi d’acqua, che siano piccoli torrenti o grandi fiumi. Infatti, i sistemi fluviali sono entità complesse, che forniscono acqua per le attività umane e l’agricoltura, energia rinnovabile, e rappresentano luoghi di ricreazione e svago, habitat di molteplici specie di organismi.
Attraverso la continua implementazione e integrazione con le altre matrici ambientali, il geodatabase si propone quindi anche come strumento che permetterà di valutare differenti scenari d’intervento o pianificazione sui corsi d’acqua, identificando le misure maggiormente efficaci da attuare con l’obiettivo di mantenerne o migliorarne lo stato di qualità.
Confronto tra fotografie aeree
L’immagine a sinistra mostra come dall'analisi multitemporale di fotografie aeree sia stato possibile determinare l'evoluzione dell'alveo del corso d'acqua. In particolare, nella fotografia aerea del 1954 l’alveo mostra una morfologia wandering (morfologia di transizione) mentre nel 2012 l'alveo si è trasformato in un canale sinuoso a barre alternate con una perdita di larghezza, rispetto agli anni '50, pari al 55%.
Nel servizio è possibile visualizzare, per l’intero corpo idrico e per ogni tratto fluviale omogeneo:
il valore e la classe di qualità morfologica (IQM), come mostra la tabella Sintesi dei valori e della classe di qualità morfologica.
gli effetti dell'artificialità sulle componenti che costituiscono l'indice IQM (continuità, morfologia, vegetazione).
Il geodatabase viene aggiornato con cadenza annuale e progressivamente ampliato nelle sue parti.
Sul Geoportale è consultabile il servizio webgis associato a GEmMA, che pubblica alcuni dei layer più interessanti e rende fruibili migliaia di informazioni georiferite relative a 117 corpi idrici e 507 tratti fluviali.
Questo intervento è stato considerato un intervento integrato ambientale, cosiddetto win-win, e cioè in grado di garantire contestualmente la riduzione del rischio idrogeologico e il miglioramento dello stato ecologico dei corsi d’acqua e la tutela degli ecosistemi e della biodiversità permettendo di raggiungere in modo integrato gli obiettivi fissati dal Piano di gestione delle acque, attuativo della Direttiva 2000/60/CE, e di quelli fissati dal Piano di Gestione delle alluvioni, attuativo della Direttiva 20007/60/CE.
Gli interventi, che si configurano come infrastrutture verdi, produrranno miglioramenti in termini di sicurezza, qualità e fruibilità del territorio interessato (servizi ecosistemici). Inoltre va considerata l’opportunità di sviluppo che da essi può scaturire. È infatti previsto il coinvolgimento, fin dai primi momenti di avvio del processo di progettazione, del territorio inteso come abitanti, portatori di interesse, scuole ed enti, al fine di instaurare un proficuo scambio di informazioni e conoscenze che contribuisca a migliorare la qualità degli interventi e a creare una cultura della riqualificazione del territorio fluviale.
È stata quindi siglata una convenzione tra Regione Piemonte, AIPO e Autorità di bacino distrettuale del fiume Po finalizzata alla progettazione, alla realizzazione, al monitoraggio degli interventi integrati sul torrente Pellice, che ha portato alla costituzione di un Gruppo di lavoro con finalità di definizione degli obiettivi degli interventi integrati anche avvalendosi del contributo tecnico di IPLA. Il Gruppo di lavoro ha predisposto un Documento tecnico di orientamento alla progettazione quale riferimento per l’individuazione degli interventi e l’orientamento degli stessi.
Le risorse per tali interventi sono state trasferite all'Autorità di bacino distrettuale del fiume Po dal Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare e sono pari a 4.120.000 €.
Le attività svolte fino ad oggi hanno visto l’espletamento della gara, da parte di AIPO, per l’incarico di progettazione, esecuzione, monitoraggio degli interventi. A seguito dell’affidamento è stato redatto il progetto preliminare e al momento è in corso l’esame degli elaborati. Si sta lavorando per amplificare ulteriormente il carattere integrato degli interventi, ossia associare la finalità di difesa idraulica al recupero e/o mantenimento dei caratteri morfologici ed ecologici che caratterizzano il torrente nei tratti oggetto di intervento.
I territori interessati dall'area di laminazione ricadono principalmente nei comuni di Alpignano e Caselette, oltre a Rosta e Rivoli.
L'area è posta circa 12 km a monte dell’ingresso nell’area urbana del capoluogo regionale.
La superficie territoriale potenzialmente interessata dall’invaso è di oltre 250 ha.
Lo studio preliminare di fattibilità tecnico-economica del progetto è in corso di svolgimento da parte dell'Ufficio Operativo di Torino dell'Agenzia Interregionale per il Po (AIPO). Il volume utile d'invaso è pari a circa dieci milioni di metri cubi.
Il quadro economico complessivo vede un costo totale per l'esecuzione dell'opera pari a 63 milioni di euro, di cui, attualmente, circa un terzo finanziato.
La valutazione costi/benefici effettuata con una stima di danno economico, in caso di evento, conferma la strategicità della scelta di realizzazione dell’opera rispetto alla riduzione del danno economico nei quartieri più vulnerabili della città di Torino.
Infatti, il confronto tra lo scenario di rischio attuale e lo scenario di rischio che si otterrebbe a seguito della realizzazione della cassa di espansione ha portato a constatare, nell'ambito dell'applicazione di uno strumento che la Regione Piemonte ha messo a punto e sperimentato attraverso una collaborazione con il Politecnico e l'Università di Torino, un beneficio del 74% in termini di variazione di Indice di Rischio Proporzionale – IRP.
Il danno totale attuale, calcolato secondo la metodologia IRP, è pari a quasi 4 miliardi di euro, mentre il danno totale successivo alla realizzazione della cassa (espresso in termini di IRP) si riduce a circa 1 miliardo di euro. Secondo la metodologia IRP il rischio residuo, successivo all'implementazione delle contromisure, si attesta intorno ai 5 milioni di euro annui.
L’esposizione (valore economico) è quantificata sulla base dei valori statistici dell’OMI (Osservatorio del Mercato Immobiliare), aggiornati periodicamente.
Dal punto di vista urbanistico-territoriale si stanno mettendo in campo le misure di perequazione territoriale previste dalla LR 56/77, art. 19 bis, sull’applicazione dei principi perequativi a scala sovracomunale, tramite il ricorso a modalità di compensazione e redistribuzione dei vantaggi, dei costi e degli effetti derivanti dalle scelte dei piani e delle politiche territoriali. Sarà quindi sottoscritto un accordo territoriale ai sensi dell’articolo 19 ter.
Le attività della Cabina di Regia, formata ad hoc, consentono il confronto e la condivisione con gli enti interessati e con i rappresentanti dei principali stakeholders, anche attraverso proposte di modifiche progettuali proprio al fine di risolvere le situazioni conflittuali che insorgono.
In tal senso è stata anche avviata un’attività, attraverso una società specializzata, volta a mettere in campo le più consolidate tecniche di progettazione partecipata. Tale fase servirà a supportare popolazione, amministrazioni e stakeholders a comprendere l'importanza dell'assetto di progetto contenuto negli atti di pianificazione vigenti, ma altresì a contribuire alla redazione di un progetto che raggiunga contestualmente gli obiettivi di protezione degli insediamenti umani, di rispetto delle attività agricolo-produttive in atto, di riqualificazione ambientale ed ecologica, di miglioramento della fruizione.
Valutazione del danno nell'ambito della programmazione degli interventi e della pianificazione: partecipazione al tavolo di lavoro interuniversitario
La Regione Piemonte ha proseguito l'attività relativa alla quantificazione e valutazione dei danni alluvionali, già iniziata negli anni precedenti in collaborazione con il Politecnico di Torino, l'Università e la Associazione Idrotecnica Italiana. L'attività ha visto il coinvolgimento della Regione Piemonte all'interno del tavolo di lavoro sulla quantificazione dei danni alluvionali, istituito dall'Autorità di bacino distrettuale del fiume Po, nell'ambito della convenzione promossa dall'Autorità con Università e CNR e finalizzata all'aggiornamento del quadro conoscitivo della Direttiva alluvioni.
Il tavolo di lavoro interuniversitario ha selezionato il modello di danno della Regione Piemonte, denominato IRP - Indice di rischio proporzionale, come modello operativo da applicare, insieme ad altri tre modelli, per la stima dei danni alluvionali nelle aree a rischio significativo (APFSR) del Piano di gestione rischio alluvioni (PGRA). Il lavoro è svolto anche nell'ottica di fornire un supporto metodologico omogeneo a livello di intero bacino padano, alle diverse scale di applicazione. Le applicazioni alla microscala, verosimilmente più efficaci per la valutazione di aree a minor estensione, saranno confrontate con quelle condotte alla mesoscala, aventi una maggiore applicabilità a scala di intero bacino idrografico.
La collaborazione della Regione Piemonte con la Facoltà di agraria ha permesso di estendere il metodo anche alle valutazioni relative alla stima dei danni relativi all'agricoltura.
Tale metodo è stato altresì ampiamente testato e utilizzato sia nei riguardi della back analysis di eventi alluvionali recenti, sia ai fini della programmazione degli interventi di riduzione del rischio; è risultato pertanto di utile supporto per la compilazione delle schede della piattaforma Rendis web e in particolare per la valutazione degli effetti indotti dall'implementazione delle misure strutturali previste.
La base conoscitiva del dissesto utile all'implementazione è quella rappresentata nelle mappe di pericolosità del PGRA. Tuttavia gli utenti, nel caso siano disponibili valutazioni idrauliche di maggior dettaglio, possono utilizzare altre basi conoscitive.
Per l'applicazione del metodo è sufficiente l'utilizzo di software freeware: QGis, Libre Office.
Al fine di promuovere l'attuazione di misure di carattere non strutturale per la mitigazione del rischio idraulico e idrogeologico, è sempre in corso l’applicazione della DGR 31-6223 del 22/12/17.
Con tale provvedimento sono assegnati contributi incentivanti la rilocalizzazione in via preventiva di immobili adibiti ad abitazione principale o secondaria, ubicati in aree a rischio idraulico e idrogeologico.
Nel corso del 2019 si è proceduto a rilocalizzare alcuni edifici residenziali in quattro comuni, mentre sono stati impegnati fondi per procedere alla rilocalizzazione di edifici di un’intera borgata montana.
Con questa DGR è possibile riconoscere, per gli edifici esposti a rischio idraulico non rilocalizzabili a causa della particolare configurazione dell'impianto urbanistico o di peculiari caratteristiche storiche e sociali, specifici contributi per la realizzazione di interventi edilizi sugli edifici stessi, volti a ridurne la vulnerabilità, ma per il momento non ci sono ancora stati casi di applicazione.
Nel corso del 2019, la programmazione di interventi di carattere preventivo ha registrato ulteriori evoluzioni in termini di stanziamenti di risorse; grazie infatti al Ministero dell’Ambiente sono stati finanziati a cura del Commissario di Governo contro il dissesto idrogeologico ulteriori fondi per la progettazione di interventi da portare dall'attuale livello di progettazione alla progettazione esecutiva (il primo gruppo di interventi era stato avviato nel 2018); questi nuovi fondi, derivanti dal finanziamento non assegnato al Piemonte l’anno precedente e da risorse riprogrammate, ammontano complessivamente ad oltre 2,2 milioni di euro e sono finalizzati a portare, dal loro livello progettuale attuale, alla progettazione esecutiva n. 17 interventi.
Tra questi progetti se ne evidenziano alcuni di rilevante importanza territoriale tra i quali citiamo: sistema difensivo sul Tanaro ad Alessandria, argini sul Sesia a Vercelli, sistemazione torrente Gattola a Casale Monferrato, completamento della progettazione dello scolmatore di Fontanetto Po, sistemazione torrente Borbore a Vezza d’Alba, sistemazione rio Lovassina a Spinetta Marengo in Comune di Alessandria. Il valore dei 17 interventi, compresa la progettazione già finanziata, ammonta a poco più di 50 milioni di euro che dovranno ancora essere reperiti per la loro realizzazione.
La programmazione e lo stanziamento di risorse non si è fermata alla sola progettazione, infatti sono stati finanziati ed avviati dal Commissario di Governo, con le risorse messe a disposizione dal Ministero dell’Ambiente, i seguenti ulteriori programmi d’intervento:
il Piano Stralcio 2019, previsto dal DPCM 20/02/19 “Piano nazionale per la mitigazione del rischio idrogeologico, il ripristino e la tutela della risorsa ambientale”, con il quale sono stati finanziati n. 12 interventi che erano già stati avviati alla progettazione esecutiva con il fondo progettazione nel 2018, il finanziamento è stato destinato anche per l’integrazione di una ulteriore somma per il primo lotto della cassa di laminazione sulla Dora Riparia a protezione della Città di Torino. L’ammontare complessivo dei finanziamenti (i 12 interventi e l’integrazione al primo lotto della Cassa) è pari a 34,8 milioni di euro. Le risorse destinate ai 12 interventi vengono attivate man mano che i progetti raggiungono il livello esecutivo;
il 3° Atto Integrativo sottoscritto fin dal 9/1/18 per tre interventi previsto nel Piano Operativo Ambiente FSC 14-20 per un importo di 6,3 milioni di euro.
Anche nel corso del 2019 sono stati avviati interventi di manutenzione; in particolare è stato avviato il primo programma stralcio di manutenzioni, annualità 2018, con fondi del Ministero dell’Ambiente (la cui gestione è demandata all’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po), composto da 41 interventi, prevalentemente di piccolo importo, per circa € 2,78 milioni di euro, tra cui spicca l’intervento di manutenzione idraulica del fiume Tanaro in comune di Asti.
Infine, con fondi regionali stanziati ai sensi della LR 54/75 sono stati avviati n. 73 interventi di manutenzione idraulica dei corsi d’acqua di competenza regionale per un importo complessivo di 1,8 milioni di euro che si vanno ad aggiungere ai programmi di analoga finalità avviati nel biennio precedente.
Le anzidette misure, tendenti alla mitigazione e riduzione del rischio appaiono comunque insufficienti rispetto ai reali bisogni espressi dal territorio. Infatti le esigenze di maggiore protezione attiva delle infrastrutture, dei centri di produzione e degli abitati, che può essere sinteticamente rappresentato, seppur parzialmente, mediante la piattaforma Rendis, ammontano a circa 1 miliardo di euro.
Interventi sul fenomeno franoso di Quincinetto - protocollo di intesa e comitato tecnico
Le gravi problematiche relative al fenomeno franoso che insiste sull’asse autostradale internazionale Torino-Aosta A5, in comune di Quincinetto, sono state ampiamente richiamate da quotidiani e telegiornali sia a scala regionale che nazionale, in occasione di eventi temporaleschi estivi ed anche dell'ultimo evento alluvionale del novembre 2019 che hanno comportato la chiusura totale dell'autostrada.
Il versante idrografico destro della Dora Baltea, a monte della località Chiappetti del Comune di Quincinetto, è interessato da un ampio fenomeno franoso che ha generato, in passato, diversi fenomeni di crollo; nel maggio 2012, in particolare, il crollo di numerosi blocchi provocava un incidente lungo la sede autostradale Torino-Aosta. Gli elementi direttamente esposti sono l’autostrada, una strada comunale secondaria ed alcuni fabbricati minori; a valle dell’autostrada corre anche la linea ferroviaria Torino–Aosta.
L’autostrada Torino-Aosta rappresenta un asse viario internazionale di fondamentale importanza per l’economia dell’intero paese, in generale, e delle Regioni Piemonte e Valle d’Aosta in particolare. Qualsiasi interruzione dell’asse autostradale comporta costi economici e sociali elevati e forti disagi per le popolazioni locali. In occasione delle chiusure, la viabilità alternativa è entrata immediatamente in crisi evidenziando grandi problematiche nel sostenere i conseguenti flussi di traffico e rendendo difficoltose anche le più basilari necessità trasportistiche.
Crollo del 2/02/12: danno alla viabilità secondaria. Alcuni frammenti hanno raggiunto l'autostrada visibile sulla destra (Foto Regione Piemonte del 7/05/12)
A fronte della complessa situazione che si è determinata con le ripetute chiusure, nel mese di luglio 2019 la Regione Piemonte e la Regione Valle d'Aosta hanno siglato, insieme al Comune di Quincinetto, alla Società Autostrade Valdostane S.p.A. (SAV) e al Centro di Competenza di Protezione Civile dell'Università di Firenze (UniFI), il Protocollo di Intesa rep. n. 247 del 08/07/20 (Regione Piemonte, DGR 106-9013 del 16/05/19).
L'art. 3 del Protocollo d'Intesa prevede l'istituzione di un Comitato Tecnico "per la migliore integrazione dei progetti e delle iniziative volte alla riduzione dei rischi derivanti dal fenomeno franoso a monte della frazione Chiappetti nel Comune di Quincinetto (TO)". A partire dal mese di luglio 2019 fino a febbraio 2020, il Comitato si è riunito sei volte ed ha promosso quattro principali iniziative:
approfondimento della conoscenza del fenomeno franoso;
ottimizzazione delle attività di monitoraggio;
attivazione di un piano speditivo per la gestione della viabilità alternativa;
sviluppo della progettazione delle opere per la mitigazione del rischio.
In data 2 maggio 2012, in corrispondenza del tratto autostradale tra il km 54+700 e il km 55+000 dell’autostrada Torino – Aosta, dal versante in frana si verificò un crollo esteso. In considerazione della grande volumetria mobilizzata, diversi blocchi rocciosi di grandi dimensioni (fino a circa 45 m3) raggiunsero il fondovalle danneggiando la viabilità secondaria; inoltre, alcuni di questi impattarono contro il piede del rilevato autostradale e un frammento di roccia raggiunse la carreggiata sud della A5, determinando un sinistro, fortunatamente senza vittime.
Il versante da cui si è originato l’evento del 2012, circa 800 metri più a monte dell’autostrada, è caratterizzato dalla presenza di un accumulo di blocchi, su una superficie di circa 50.000 m2, che, come testimoniato dai dati di monitoraggio prodotti dell'interferometria radar satellitare (UniFI, 2018) e dai rilievi GPS manuali attivati da Arpa Piemonte già nel 2012, mostra un lento ma costante e generalizzato movimento verso valle, di circa 1-3 cm/anno negli ultimi 25 anni. Tale movimento costituisce un fattore predisponente al ripetersi di fenomeni a cinematica rapida, come il distacco di blocchi singoli o in sciami a volumetria variabile. Sono noti ad esempio episodi minori verificatisi nel 2000 e nel 2010.
In prossimità del punto di distacco dell’evento del 2012, sono presenti alcuni blocchi che manifestano velocità di movimento maggiori, pari a 15-25 cm nell'ultimo anno: i più noti e oggetto di apprensione sono identificati come P2, P3 e P4, dal nome dei rispettivi capisaldi topografici che ne monitorano gli spostamenti.
Nel Sistema Informativo Frane del Piemonte, attivato e gestito da Arpa a partire dal Progetto IFFI (2004), sono disponibili due schede di II livello relative al movimento in testata e ai fenomeni di crollo.
Grazie agli indirizzi del Comitato Tecnico, usufruendo delle risorse del Ministero dell’Ambiente (piattaforma Rendis), il Comune di Quincinetto ha incaricato l'Università di Torino (UniTO) di svolgere uno studio approfondito del versante, articolato in due fasi:
la fase A consiste in indagini a supporto della predisposizione di eventuali interventi di rimozione delle porzioni rocciose instabili;
la fase B consiste in indagini necessarie per la miglior definizione del modello concettuale generale del movimento franoso, della geometria delle superfici di scorrimento e della stabilità generale del versante nell’ambito del contesto geologico-geomorfologico regionale.
Lo studio dal titolo “Indagini a supporto della fase A degli interventi finalizzati alla rimozione delle porzioni rocciose instabili dal fenomeno franoso a monte della Frazione Chiappetti”, consegnato formalmente l'11/03/20, è stato presentato al Comitato Tecnico già in occasione dell'incontro di febbraio 2020 ed evidenzia che:
il versante è interessato da fenomeni di frana diffusi e di diversa tipologia (scorrimento traslativo, crollo e colate rapide di detrito);
esistono tre possibili modelli geologici in grado di spiegare l’assetto geomorfologico del sito e dell’area dove sono allocati i blocchi P3 e P4 (1. sono accumuli di crollo; 2. si tratta di materiale ribassato di frana di scorrimento traslativo; 3. sono blocchi radicati e in ribaltamento); al momento non si hanno certezze su quale dei tre modelli sia il più rispondente alla realtà, anche se il secondo sembrerebbe quello più probabile;
tutte le ricostruzioni dei blocchi P3 e P4 ottenute attraverso le tecniche di indagine utilizzate consentono di apprezzarne solo parzialmente l’estensione; il volume minimo del blocco P4 è di 3300 m3, mentre quello di P3 è 1700 m3; il volume complessivo del campo blocchi posto a tergo di P3 e P4 è di circa 200.000 m3.
L'UniTO ritiene che al fine di migliorare la conoscenza dello stato e dei movimenti dei blocchi P3 e P4 e addivenire alla definizione di un modello geologico più vicino alla realtà occorra potenziare ulteriormente, laddove possibile, i punti di monitoraggio, effettuare un ulteriore rilievo con drone della zona instabile ed approfondire la correlazione tra precipitazioni e spostamenti (riscontrata proprio grazie ai dati di monitoraggio) impiegando i dati del pluviometro installato da UniFI.
Carta geomorfologica (Tratta dallo Studio UniTO dell'11/03/20)
Sul versante sono presenti tre diversi sistemi di monitoraggio:
il primo, installato nell'ottobre 2012 da Arpa con la collaborazione del CNR/IRPI, costituito da alcuni capisaldi GPS a lettura manuale (semestrale/annuale) per la lettura del movimento lento che caratterizza il versante;
il secondo, installato nell'ottobre 2018 dal Comune di Quincinetto e successivamente acquisito da UniFi, costituito da capisaldi topografici letti da una stazione totale automatizzata, per caratterizzare il comportamento di alcuni blocchi ritenuti più mobili (tra cui P2, P3 e P4);
il terzo, installato nel novembre 2018 da UniFI per conto di SAV, per il monitoraggio interferometrico real time da terra (GBInSAR) dell'intero versante, finalizzato a valutare lo stato di attività della frana di Quincinetto in relazione al potenziale coinvolgimento del tratto autostradale a valle; tale sistema è stato progressivamente integrato con altri strumenti.
In linea con l'art. 5 del protocollo di intesa, il Comitato Tecnico ha promosso l'integrazione degli ultimi due sistemi, entrambi automatizzati, ed ha individuato l'UniFI come unico gestore.
Il protocollo d’intesa prevede inoltre che UniFI trasmetta al Comitato Tecnico rapporti di aggiornamento con cadenza quadrimestrale. L'ultimo disponibile (21/03/20) analizza i dati del sistema di monitoraggio integrato relativi all’intervallo temporale compreso fra la fine del mese di novembre 2018 e la metà del mese di marzo 2020. I dati dei singoli strumenti sono altresì consultabili su un’apposita piattaforma web aggiornata a cadenza oraria.
Il sistema integrato di monitoraggio messo in opera da UniFI comprende attualmente:
un interferometro radar basato a terra (GBInSAR), installato nel novembre 2018, che acquisisce in continuo immagini del versante allo scopo di valutarne gli spostamenti;
l'elaborazione periodica di dati radar interferometrici da satellite a media risoluzione (costellazione Sentinel-1, da aprile 2018) ed alta risoluzione (costellazione CosmoSkyMed, da aprile 2019);
una rete di sensori wireless auto-riconfigurabile, costituita da 8 clinometri biassiali e 3 estensimetri a filo, attivata nei mesi di marzo-luglio 2019 per integrare il sistema di monitoraggio con dati puntuali inerenti agli spostamenti dei blocchi ritenuti più critici;
una stazione meteorologica, installata nel luglio 2019, per la misurazione dei parametri ambientali di base direttamente sull’area di versante instabile;
la stazione totale robotizzata ed alcuni riflettori topografici acquisiti dal Comune di Quincinetto nel giugno 2019 e poi integrati a settembre 2019 con altri 6 mire (di cui 4 con funzione di reference stabili).
Vista del versante con sovraimposta la mappa di spostamento cumulato misurata dal sistema GBInSAR nel periodo 22/11/18–10/03/20 e la posizione dei riflettori topografici della stazione totale
(Tratta dal Report UniFI del 21/03/20)
Rete di sensori wireless distribuiti sulla parte superiore dei blocchi P2, P3 e P4. Le barre, i triangoli e le stelle indicano rispettivamente gli estensimetri a filo, i clinometri biassiali e i riflettori topografici (tratta dal Report UniFI del 21/03/20)
I dati di monitoraggio aggiornati a marzo 2020 sembrano confermare che i blocchi frontali P2, P3 e P4 sono quelli che, attualmente, presentano la maggiore mobilità: i dati di spostamento e rotazione acquisiti denotano uno svincolo completo del blocco P2, il quale si trova in sostanziale appoggio al blocco P3; quest’ultimo è a sua volta parzialmente in contatto con il blocco P4 posto nella posizione più avanzata e avente la massa maggiore.
Nel report di marzo UniFI evidenzia inoltre come le fasi di più forte accelerazione si siano verificate quando nei giorni antecedenti un evento pluviometrico significativo si erano già registrati spostamenti rilevanti. Ciò supporterebbe l’ipotesi di un meccanismo di resistenza allo scivolamento dei blocchi di natura primariamente attritiva, in cui lo sviluppo del sistema di circolazione idrica locale lungo i piani di separazione delle masse rocciose ha un effetto maggiore laddove esso vada a sovrapporsi ad un’attività deformativa già in atto. Quanto sopra è compatibile con le conclusioni preliminari dello studio geomorfologico e geologico-tecnico presentato a febbraio 2020 da UniTO, che ritiene più probabile il modello per cui i blocchi P3 e P4 rappresentino materiale ribassato di frana di scorrimento traslativo interessati nelle porzioni laterali e frontali da crolli/ribaltamenti successivi.
UniFI ritiene opportuno rimarcare la natura estremamente complessa del fenomeno gravitativo e l’impossibilità pratica di monitorare la totalità degli elementi potenzialmente instabili sul versante, specialmente se di dimensioni ridotte o se difficilmente accessibili in virtù del terreno accidentato. Pertanto l’azzeramento del rischio sull’autostrada non è un obiettivo che possa essere raggiunto con la sola attività di monitoraggio, per quanto questa venga ulteriormente perfezionata.
Il sistema di monitoraggio integrato di UniFI viene utilizzato da SAV come supporto al sistema di allertamento per la gestione dell'esercizio dell'autostrada A5; il sistema di allertamento prevede una scala di livelli di criticità e rispettive soglie di attivazione; ai diversi livelli di criticità sono associate fasi operative di gestione del rischio e azioni da parte dei diversi soggetti coinvolti. Le soglie di attivazione si riferiscono alla strumentazione radar, mentre i dati provenienti dalla rete di sensori wireless e alla stazione totale vengono utilizzati a scopi integrativi e di controllo incrociato.
I livelli di criticità 2 (arancione) e 3 (rosso) erano inizialmente attivati, sulla base dei dati di letteratura scientifica disponibili su tipologie di frana analoghe, al superamento delle soglie di velocità, debitamente validate, misurate dal sistema GBInSAR di 0,31 mm/ora e 0,42 mm/ora in avvicinamento verso il sensore. A titolo d’esempio nel 2019 il blocco P3 ha manifestato una criticità 3 in due occasioni.
Serie temporale di velocità del punto di controllo R3 del sistema GBInSAR (corrispondente al blocco P3); il livello di criticità rosso è stato raggiunto in due occasioni: 22 giugno e 24 novembre 2019 (tratta dal Documento UniFI del 19/02/20)
Successivamente al collaudo da parte di SAV di un ordine di reti paramassi provvisorie in fregio all’autostrada ed a seguito del recente aggiornamento del Piano Speditivo, di cui alla nota della Prefettura di Torino del 27/04/20, sono invece entrate in vigore le nuove soglie descritte da UniFI nel documento del 19/02/20 e presentate al Comitato Tecnico in occasione dell'ultimo incontro di febbraio. Sulla base di un’analisi dei dati disponibili e delle conoscenze maturate nell’uso della strumentazione, i livelli di criticità 2 (arancione) e 3 (rosso) vengono ora attivati quando le velocità misurate dal sistema GB-InSAR superino i valori di 0,42 mm/ora (10 mm/giorno) e 0,63 mm/ora (15 mm/giorno) in avvicinamento verso il sensore.
Il Piano speditivo per la viabilità
Il Piano speditivo individua in primo luogo la viabilità di emergenza/sicurezza (tra cui la SS26 e la viabilità locale) che si rende necessario impiegare in caso di chiusura parziale o totale dell'autostrada Torino-Aosta.
L'ultimo "Piano speditivo frana Comune Quincinetto (TO) - località Chiappetti" è stato approvato dalla Prefettura di Torino il 27 aprile 2020. Il piano verrà modificato ogni qual volta si renderà necessario.
definire le procedure tecnico-operative che permettono la gestione dei differenti livelli di allerta e la conseguente attivazione delle correlate misure di viabilità alternativa;
definire ruolo e compiti di tutti i soggetti istituzionali;
coordinare le azioni che devono essere svolte dai vari soggetti in caso di eventi diretti o indiretti che comportano l'adozione di provvedimenti per la tutela dell'incolumità della popolazione e delle infrastrutture a valle della frana;
individuare un flusso virtuoso delle informazioni che permettano l'adozione di contromisure di protezione civile a tutti i livelli territoriali-amministrativi;
condividere lo scenario di area vasta conseguente alle misure di limitazione della viabilità autostradale e alle ripercussioni sulla viabilità alternativa.
Viabilità alternativa di emergenza in caso di criticità 3 (dal Piano approvato dalla Prefettura di Torino il 3/02/20)
Realizzazione di interventi per la mitigazione del rischio
I progetti in corso di sviluppo sono due:
il primo (importo di circa 9 milioni di euro) è proposto e finanziato da SAV e prevede un rilevato paramassi a difesa dell’autostrada;
il secondo (importo di circa 4 milioni di euro), inserito sulla piattaforma Rendis (Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo) e finanziato dal Ministero dell’Ambiente, prevede il Comune di Quincinetto quale soggetto attuatore ed è destinato ad interventi attivi lungo il versante.
Il progetto del rilevato paramassi è in stato avanzato di redazione ed è pronto per l’avvio dell’iter autorizzativo. La sua realizzazione consentirà una risoluzione pressoché definitiva delle problematiche in essere (garantisce una riduzione del rischio in termini accettabili per l’autostrada e la ferrovia, ma non consente di mitigare il rischio per la strada comunale).
Nelle more della realizzazione dell’opera principale la SAV ha ultimato la costruzione di un ordine di barriere paramassi a rete in fregio all’asse autostradale. L’intervento ha permesso alla stessa SAV di adottare nuove procedure di gestione dell’emergenza che dovrebbero ridurre i casi di chiusura totale dell’autostrada; trattasi tuttavia di una soluzione provvisoria, non sostenibile nel lungo termine, che non costituisce garanzia nei confronti di tutti gli scenari di rischio.
Il secondo progetto è attualmente in fase di riprogrammazione. Difatti, in seguito alle indicazioni del Comitato Tecnico, il Comune di Quincinetto ha avviato uno studio per verificare la fattibilità di un intervento di abbattimento dei blocchi P3 e P4. Lo studio, realizzato dai professionisti consulenti del Comune di Quincinetto, ha presentato le possibili tecniche di intervento, i rispettivi costi, le problematiche operative e di sicurezza. Inoltre gli studi preliminari sviluppati dall’UniTO, sempre su incarico del Comune di Quincinetto, hanno evidenziato una situazione sul versante complessa e di difficile interpretazione che richiede, per essere meglio definita, una ulteriore fase di monitoraggio. La piena conoscenza delle dinamiche di frana è indispensabile per la corretta progettazione ed esecuzione delle demolizioni che sono state proposte; interventi inopportuni potrebbero infatti ingenerare più problemi di quanti non ne risolvano.
Considerato che il permanere di condizioni di rischio elevato per l'asse autostradale comporta forti criticità e ripetuti momenti di chiusura, la Regione Piemonte ritiene assolutamente prioritario accelerare quanto più possibile la realizzazione del rilevato paramassi e pertanto ha richiesto al Dipartimento Nazionale di Protezione Civile di inserire l’intervento per la realizzazione del rilevato paramassi tra quelli previsti ai sensi dell’OCDCP 622 del 17/12/19 e conseguentemente di ridurre di oltre un anno i tempi complessivi di realizzazione.
Per quanto riguarda le attività di verifica, in aggiunta/aggiornamento a quanto già riferito nella Relazione Stato Ambiente 2018, si specifica quanto segue.
Di tali sbarramenti ne sono censiti all’interno del Catasto sbarramenti di competenza regionale 838 in esercizio. Abbiamo circa un 5% di perizie tecniche per autorizzazione all'esercizio ancora in istruttoria, ma la percentuale rimane costante per un continuo apporto di sbarramenti non precedentemente denunciati. Nel 2019 sono stati autorizzate le prosecuzioni dell’esercizio per 5 sbarramenti artificiali per la produzione idroelettrica e 12 per invasi di utilizzo agricolo nonché rinnovate le autorizzazioni per circa 38 sbarramenti. Nell'ambito del rinnovo delle autorizzazioni alla prosecuzione dell'esercizio è proseguita la consegna ai proprietari di sbarramenti per l'accumulo idrico del nuovo documento di protezione civile, basandosi sulle indicazioni della Direttiva PCM del 08/07/14.
Sono stati autorizzati lavori per manutenzioni straordinarie anche per 3 sbarramenti ubicati nel Parco regionale della Mandria, nonché la dismissione per 4 sbarramenti.
Il numero degli invasi censiti durante l'anno 2019 ha avuto un ulteriore discreto aumento, grazie ad un'intensa attività di verifiche sul territorio, svoltasi in particolar modo nel primo semestre dell'anno, rivolta agli invasi schedati a seguito del censimento condotto da satellite a livello nazionale alla fine degli anni '80. Con tale attività sono stati verificati circa 150 punti riscontrando una trentina di sbarramenti di competenza regionale abusivi. In tutto quindi con questa attività negli anni 2018 e 2019 sono stati individuati 57 sbarramenti nelle province di Cuneo, Asti, Alessandria e Torino, che non erano stati precedentemente denunciati e per i quali sono state richieste manutenzioni straordinarie urgenti per rendere controllabile l'accumulo idrico artificiale dal punto di vista della sicurezza e delle perizie tecniche che possano fornire gli elementi per una regolarizzazione anche amministrativa degli impianti e quindi una autorizzazione alla prosecuzione dell'esercizio.
Nel corso del 2019 sono stati registrati diversi procedimenti per la creazione di nuovi impianti soprattutto rivolti all'utilizzo idroelettrico ed al potenziamento dell’innevamento artificiale. Rilevante il caso dell'invaso utile per il potenziamento dell'innevamento artificiale del comprensorio sciistico dell'area di Bielmonte dell'Unione Montana dei comuni del Biellese Orientale, perché rappresenta una delle tipologie di intervento per le quali l'amministrazione regionale (Turismo) alla fine del 2019 ha anche attivato un nuovo bando di finanziamento. E’ inoltre stato autorizzato un invaso al fine ornamentale-ricreativo a Fontanile (AT).
La situazione relativa all'approvazione dei progetti di gestione del materiale sedimentato negli invasi artificiali risulta essere alla fine del 2019 la seguente.
Nel 2019 sono stati rinnovati 8 progetti di gestione soprattutto per dighe ubicate nelle montagne dell’Ossola (Morasco, Avino, Cingino, Campliccioli, Alpe Cavalli) ma anche per una ubicata nel bacino della Stura di Demonte (Fedio) per la quale sono in programma, nel 2020, delle operazioni da monitorare.
Anche a seguito delle istruttorie condotte sulla documentazione tecnica degli sbarramenti di competenza regionale da autorizzare alla prosecuzione dell'esercizio nel 2019 si sono ottenuti circa una decina di nuovi scenari di rischio. Per quanto riguarda le dighe ministeriali gli scenari digitalizzati sono archiviati in una apposita piattaforma gestita dalla Direzione generale per le Dighe e le Infrastrutture idriche ed elettriche.
Secondo quanto disposto dalla Direttiva PCM 08/07/14, nel corso dell’anno 2019 la Regione Piemonte, in collaborazione con ARPA Piemonte e con l’Ufficio Tecnico Dighe di Torino, ha continuato il proprio impegno nell'aggiornamento dei Documenti di Protezione civile delle Dighe nazionali anche per fornire contributi per dighe liguri e valdostane. Sono proseguite infatti le attività propedeutiche all’approvazione, da parte delle Prefetture, dei documenti di protezione civile (DPC); nello scorso anno hanno terminato l’iter, e sono quindi stati approvati, i documenti relativi a 5 dighe ubicate nell’Ossola e 4 dighe presenti sui territori ligure e valdostano, i cui deflussi interessano il Piemonte. Tali documenti indicano al gestore le azioni di comunicazione da mettere in atto per differenti livelli di allerta che possono essere attivati per situazioni collegate a rischi naturali o ad anomalie della ritenuta.
In base ai risultati delle valutazioni condotte anche negli anni precedenti ed alle condizioni di esercizio delle singole dighe, poiché la direttiva DPCM 27/02/04 prevede che debbano essere individuati quegli invasi che potrebbero essere effettivamente funzionali alla laminazione delle piene e quindi ad una riduzione del rischio idraulico a valle degli invasi stessi, nel corso del 2018 è stata formalizzata la DGR 22-6795 del 27/04/18 che adotta:
come scala di priorità per la redazione dei piani di laminazione la classificazione degli invasi presenti sul territorio piemontese, utili alla laminazione delle piene, individuata nell’Allegato 1 al presente provvedimento, che ne costituisce parte integrante e sostanziale;
le modalità operative per la predisposizione e l'adozione dei piani di laminazione degli invasi, definite nell’Allegato 2 al presente provvedimento, che ne costituisce anch'esso parte integrante e sostanziale.
Sulla base di tale deliberazione si è proceduto ad avviare i lavori di predisposizione del Piano di laminazione per la diga di Rochemolles a Bardonecchia (TO) che risultava essere nei primi posti della classifica stilata ed avere già un Documento di Protezione Civile aggiornato. Nel 2019 il piano di laminazione è stato quasi completamente terminato, dopo le ultime verifiche nel 2020 potrà essere formalizzato.
Nel 2019 anche attraverso le attività del progetto europeo RESBA si è proseguito nella predisposizione del Piano di emergenza della diga transfrontaliera del Moncenisio anche per riuscire ad organizzare nel 2020 una esercitazione di protezione civile.
Per la traversa della Miorina di regolazione del lago Maggiore, gestita dal Consorzio del Ticino, considerata sbarramento interregionale, la deliberazione del Comitato Istituzionale dell'Autorità di Bacino del fiume Po n.1/2015 del 12/05/15 ha approvato la sperimentazione dei livelli estivi ed apposito protocollo contenente anche indicazioni per azioni di svaso preventivo a seguito di previsioni di allerte meteo (laminazione dinamica).
Tale sperimentazione è fondamentale per la raccolta di informazioni e dati e costituisce azione propedeutica e necessaria ad ogni valutazione in relazione a quale sia la migliore regola gestionale per assicurare l’ottimale armonizzazione delle diverse esigenze di sicurezza delle popolazioni rivierasche e del Ticino di valle nonché di salvaguardia degli usi in atto, di tutela dell’ambiente e conservazione della risorsa idrica accumulata.
Nel 2019 quinto anno di sperimentazione si è contribuito al parere per il Ministero dell'Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare sull'andamento della stessa e sulla valutazione dei termini necessari per proseguire ed eventualmente aggiornare i contenuti del Protocollo di sperimentazione.
Il Cipe, con delibera n. 25 del 10/08/16, ha approvato l’individuazione delle aree tematiche e dei relativi obiettivi strategici su cui impiegare la dotazione finanziaria del Fondo Sviluppo e coesione, tra le quali è prevista l’area tematica “Infrastrutture”.
Nel 2019 si è seguita l’attuazione del programma predisposto per le 8 dighe. Per una di queste, quella del lago d’Orta, si stanno richiedendo degli approfondimenti per valutare l’intervento di adeguamento più opportuno.
Nel Novembre 2018 si è raggiunta l'intesa sullo schema di decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo che prevedeva, per la programmazione e realizzazione degli interventi necessari alla mitigazione dei danni connessi al fenomeno della siccità e per promuovere il potenziamento e l'adeguamento delle infrastrutture idriche, il finanziamento di interventi cantierabili per dighe esistenti o di nuova costruzione con i seguenti obiettivi prioritari:
b) recupero e ampliamento della capacità di invaso e di tenuta delle grandi dighe e messa in sicurezza di derivazioni idriche prioritarie per rilevanti bacini di utenza in aree sismiche classificate nelle zone 1 e 2 e ad elevato rischio idrogeologico.
Nel 2019 dopo una intesa sui nuovi criteri per la classificazione degli interventi il Piano di finanziamento che doveva proseguire per altri 9 anni ha raggiunto una battuta di arresto e si conta su una prossima attivazione, vista l’importanza degli accumuli idrici artificiali.
Rete regionale di controllo dei fenomeni franosi
L’attività di monitoraggio è regolamentata dal Disciplinare per lo sviluppo, la gestione e la diffusione dati di sistemi di monitoraggio su fenomeni franosi del territorio regionale con finalità di prevenzione territoriale e di protezione civile (DGR 18-3690 del 16/04/12); esso definisce i rapporti tra Regione, Arpa Piemonte ed altri Enti coinvolti e comporta un processo complesso che va dall’acquisizione dati (anche tramite attività in campo), alla validazione, elaborazione e interpretazione delle risultanze strumentali. La finalità è l’individuazione del livello di attività del fenomeno franoso, comunicato con specifiche relazioni tecniche interpretative periodicamente trasmesse ai Comuni e agli uffici regionali e provinciali competenti.
La DGR 18-3690 del 16/04/12 è corredata dal testo del Disciplinare e da alcuni allegati. L’allegato 2 contiene l'elenco completo dei siti inclusi nella rete ReRCoMF, mentre l'allegato 3 raccoglie i fascicoli monografici delle postazioni automatiche a sonde inclinometriche fisse. Secondo le indicazioni del Disciplinare Arpa provvede all'aggiornamento ed alla diffusione degli allegati 2 e 3; rispetto agli aggiornamenti annuali dei primi anni, attualmente tali allegati sono pubblicati come pagine web dinamiche, costantemente aggiornate e con un maggior numero di informazioni al loro interno, quali ad esempio l'inquadramento geografico del sito, il quadro generale della strumentazione installata e un dettaglio con le principali informazioni per ogni strumento.
Al fine di fornire un quadro d’insieme, complessivo ed aggiornato a scala regionale, della situazione dei fenomeni monitorati dalla rete ReRCoMF, il Centro Funzionale emette un bollettino che viene diffuso attraverso i canali in uso per la trasmissione dei documenti facenti parte del sistema di allertamento regionale. Il bollettino ReRCoMF contiene l’elenco dei fenomeni franosi monitorati con associati i relativi cinematismi, un indice sintetico indicativo del livello di attività registrato dalla strumentazione. Inoltre, per ogni sito viene fornita la stima di precipitazione infiltrata nel suolo in un intervallo temporale rappresentativo. Per i siti con strumentazione a lettura da remoto (SLR) la stima del cinematismo si basa sulle misure aggiornate ai 30 giorni precedenti l’emissione del bollettino, mentre per i siti con modalità manuale la valutazione del cinematismo fa riferimento all’ultima lettura manuale disponibile. Dall’allegato 3 è possibile consultare l’andamento del cinematismo, registrato nell’anno precedente, per ciascuna sonda inclinometrica fissa.
Dopo sette anni dall’entrata in vigore del Disciplinare (DGR 18-3690 del 16/04/12), a seguito dell’esperienza acquisita, dell’introduzione di nuove tecnologie di monitoraggio nella ReRCoMF, delle mutate esigenze di controllo del territorio e delle variazioni dell’assetto organizzativo e funzionale delle Strutture demandate alla prevenzione dei rischi naturali è emersa l’esigenza di adeguarne alcune sue parti.
A tal fine, come obiettivo istituzionale per l’anno 2019, l’Agenzia ha realizzato il documento "Contributo tecnico alla revisione del Disciplinare sul monitoraggio dei fenomeni franosi", con cui propone una nuova metodologia per la valutazione e comunicazione delle sintesi delle risultanze strumentali. La nuova metodologia sarà sperimentata nel corso del 2020 per valutarne l'applicabilità e l'adattabilità alle variegate situazioni riscontrabili nella ReRCoMF.
Il progetto AD-VITAM - Analisi della Vulnerabilità dei Territori Alpini Mediterranei ai rischi naturali
Logo del Progetto AD-VITAM
Il progetto Interreg Alcotra Va n. 1573 AD-VITAM è iniziato 25/04/17 e si concluderà entro il 2020.
L’area Alcotra è molto vulnerabile ai rischi di natura geologica, destinati ad aumentare in relazione ai previsti scenari relativi ai cambiamenti climatici ed all’aumento della pressione antropica. Particolarmente elevata appare la vulnerabilità ai rischi connessi con i fenomeni franosi, poco studiati, per contrastare i quali le amministrazioni, in un quadro di sempre maggior riduzione delle risorse economiche, dovranno ricorrere a schemi di intervento più efficaci ed efficienti, nell’ambito di strategie macroregionali e legati al monitoraggio, alla prevenzione, alla previsione, alle procedure di allerta e protezione civile. In tale ottica il progetto AD-VITAM si pone come obiettivo il miglioramento della resilienza dei territori rispetto ai rischi naturali da frana tramite lo sviluppo di sistemi operativi innovativi, basati sui livelli di pioggia. Le attività previste prevedono la valutazione delle relazioni precipitazioni-frane nell’ambito di eventi passati, la creazione di inventari, lo sviluppo di diversi modelli previsionali, la definizione di soglie di innesco e di mappe dinamiche di pericolosità (vulnerabilità) fondamentali per la gestione operativa. Le risultanze sono destinate essenzialmente alle comunità locali che si confrontano con la gestione dei rischi da frana, troveranno immediata applicazione in tutto lo spazio Alcotra e saranno diffuse in rete per raggiungere un più vasto pubblico.
I partner di progetto sono: CNRS, Centre National de la Recherche Scientifique, Delegation Cote d'Azur (F; capofila di progetto); Regione Piemonte (I); BRGM (F); Università degli Studi di Genova (I); Fondazione Montagna Sicura di Courmayeur (I); Unione dei Comuni delle Valli Argentina-Armea (I); Arpa Liguria (I).
Il budget complessivo del progetto è di 1.969.154,41 euro, di cui 1.673.781,25 di FESR (Fondi Europei di Sviluppo Regionale). Il budget di Regione Piemonte è pari a 291.350,00 ero di cui 247.647,50 di FESR.
Per la Regione Piemonte il progetto è stato gestito dal Settore Geologico della Direzione Regionale Opere pubbliche, Difesa del suolo, Protezione civile, Trasporti e Logistica. Arpa Piemonte è soggetto attuatore per parte delle attività progettuali.
Le attività, per parte piemontese, si sono concentrate essenzialmente su:
strutturazione dell'archivio aerofotografico regionale per permettere l'aggiornamento, su base fotointerpretativa, dell'inventario regionale delle frane
aggiornamento della Banca Dati Eventi
acquisizione di elaborazioni radarinterferometriche finalizzate all'aggiornamento dello stato di attività delle frane
aggiornamento dell'inventario regionale delle frane
redazione di studi di dettaglio su alcuni fenomeni franosi critici, nelle alte valli Susa e Chisone, per l'applicazione di modelli piogge-dislocazioni sviluppati da altri partner
Attività connesse all’utilizzo dei sistemi aerei a pilotaggio remoto (SAPR - droni) da parte del Settore Geologico
Al fine di implementare i servizi resi disponibili dalle nuove tecnologie, il Settore Geologico della Regione Piemonte si è dotato di un sistema di riprese aeree volto all’acquisizione di video ed immagini fotografiche per lo svolgimento delle proprie attività istituzionali. A tal proposito, tramite specifico percorso di formazione riconosciuto dall’ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile), è stato formato del personale dedicato all’utilizzo di questi strumenti che ha ottenuto l’attestato di pilota di SAPR riconosciuto dall’ENAC sia per le operazioni specializzate non critiche che critiche.
L’utilizzo dei droni è finalizzato ad effettuare il controllo del territorio, anche a seguito di calamità naturali, sia arealmente estese che puntuali, evitando l’impiego di personale in sopralluoghi spesso connotati da un significativo grado di rischio. I velivoli radiocomandati, inoltre, risultano estremamente utili per l’osservazione dall’alto di aree non raggiungibili via terra, oppure nella verifica delle strutture architettoniche colpite da terremoti.
Nello specifico i droni vengono utilizzati per:
effettuare riprese aeree e studi relativi ad aree in dissesto sia lungo i versanti che i corsi d’acqua;
attività ispettive in occasione di eventi calamitosi (frane, alluvioni, terremoti, ecc.);
supportare le attività ispettive degli altri Settori regionali consentendo di riprendere dall’alto aree di difficile accesso;
realizzare la mappatura del territorio;
realizzare modelli tridimensionali del terreno dai quali, ad esempio, evidenziare discontinuità strutturali, fratture e segnali di movimenti incipienti;
supportare le decisioni in merito al transito su vie di comunicazione potenzialmente soggette a dissesti di versante;
altre criticità ambientali riguardanti il territorio regionale.
Attività svolte nei territori dell’Alessandrino colpiti dall’evento alluvionale dell’ottobre 2019
Parte dei rilievi sui processi avvenuti a seguito dell’evento del 19–24 ottobre 2019 nell’Alessandrino sono stati effettuati con l’ausilio di mezzi aerei a pilotaggio remoto. Le operazioni di rilievo sono consistite in riprese video/fotografiche dei dissesti più critici al fine di ispezionarne in maniera più agevole e sicura gli elementi morfologici. Tale documentazione ha permesso di integrare i risultati del rilievo classico di terreno, in particolar modo dove le condizioni di acclività e/o di vegetazione non consentivano un facile accesso dei luoghi.
Rilievi di questo tipo sono stati condotti sui territori comunali di Castelletto d’Orba, Silvano d’Orba, Ovada, Pasturana e Parodi Ligure.
Su alcuni processi franosi sono stati effettuati voli aerofotogrammetrici al fine di ottenere, tramite elaborazione algoritmica di software dedicato, la mappatura dell’area sorvolata, la sua restituzione in 3D nonché la relativa ortofotocarta (vedi figure successive). Tali approfondimenti risultano utili per successivi sviluppi di indagine o di progettazione di opere di messa in sicurezza.
Modello 3D del versante interessato dal dissesto che ha causato la chiusura della SP 456 del Turchino nel Comune di Ovada
Modello 3D del versante interessato da dissesti nel Comune di Parodi Ligure
Ortofotocarta del versante interessato da dissesti nel Comune di Parodi Ligure
Rilievo a curve di livello della zona del concentrico di Parodi Ligure
Progetto strategico di sviluppo e completamento della cartografia valanghe sul territorio regionale
Il Settore Geologico della Direzione Regionale A1800A Opere Pubbliche, Difesa del suolo, Protezione Civile, Trasporti e Logistica, nel corso del 2018, ha condiviso con ARPA Piemonte – Dipartimento Rischi Naturali ed Ambientali un piano di attività per realizzare il completamento della cartografia tematica delle valanghe in Piemonte, rappresentata nel Sistema Informativo Valanghe (SIVA) disponibile sul Geoportale di ARPA Piemonte; nel 2018 l’estensione del territorio montano regionale studiato rappresentava l’80 % delle aree montane.
Il SIVA è uno strumento di analisi e consultazione di dati cartografici, data base alfanumerici, fotografie e documenti storici associati, periodicamente aggiornato alla luce degli eventi valanghivi stagionali e del reperimento di nuovi dati. In esso confluiscono tutte le informazioni e i documenti inerenti il tema valanghe raccolti fin dai primi anni di istituzione del Servizio Nivologico della Regione Piemonte nel 1983, le cui funzioni sono state trasferite ad Arpa Piemonte nel 2002.
L’importanza della cartografia delle valanghe è riconosciuta come un elemento di valenza strategica, sia rispetto alle funzioni di pianificazione territoriale e di gestione delle zone montane, che alle attività di prevenzione delle Commissioni Locali Valanghe istituite dalle Unioni Montane, secondo quanto previsto dall’art.19 della LR 14/19 “Disposizioni in materia di tutela, valorizzazione e sviluppo della montagna”.
La Giunta Regionale, con DGR 57-8210 del 20/12/18, ha pertanto messo a disposizione di Arpa Piemonte un contributo economico per co-finanziare le attività di sviluppo ed aggiornamento della cartografia secondo un piano di durata biennale (2019-2020); Arpa Piemonte, anche attraverso il ricorso a servizi esterni coordinati dal personale tecnico Arpa di ruolo, già impegnato sulla specifica tematica, ha assicurato il corretto orientamento ed il coordinamento sotto il profilo tecnico-scientifico delle attività.
Le attività di completamento del SIVA previste per il primo anno hanno riguardato il territorio di comuni montani delle Province del Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Biella e Cuneo; la Provincia di Torino è già disponibile sul SIVA per tutta l’estensione del suo territorio montano.
Le attività d’indagine si sono articolate in tre diverse fasi:
integrazione delle aree ancora non coperte dal SIVA con le geometrie derivanti dai PRGC adeguati al PAI;
completamento delle aree ancora non coperte dal SIVA e dai PRGC adeguati al PAI mediante analisi speditiva;
verifica e pubblicazione dei dati.
In questa prima fase sono stati analizzati i comuni di cui erano presenti i dati derivanti dai Piani Regolatori Generali Comunali (PRGC) adeguati al PAI (Piano per l’Assetto Idrogeologico del Fiume Po). Tutte le aree di cui erano disponibili informazioni da PRGC/PAI sono state sottoposte ad una completa revisione mediante fotointerpretazione. Quando disponibili sono anche stati consultati i dati di archivio: si tratta principalmente di informazioni derivanti dell’archivio Archivio Storico e Topografico delle Valanghe di C. Capello (per la Provincia di Cuneo) e l’Archivio delle Valanghe di E. Fontana (per le Valli della Valsesia). L’attività svolta ha richiesto circa due mesi di lavoro in più rispetto a quanto preventivato ed è terminata a fine marzo 2019.
Per le aree del tutto prive di cartografia valanghe l’analisi è stata effettuata utilizzando la metodologia CSV (Carta dei Siti Valanghivi), già applicata in precedenza per la mappatura della maggior parte delle aree montane del torinese. Questo prodotto ha carattere più speditivo rispetto a quello utilizzato per la redazione della CLPV (Carte di Localizzazione Probabile delle Valanghe) e permette di estendere l'indagine a una porzione di territorio molto vasta, in un tempo di lavoro relativamente breve in rapporto alle risorse umane disponibili. La metodologia prevede:
Studio fotointerpretativo, condotto sulla base di aerofotogrammi estivi del volo Ferretti (anni 1979 e 1980) e del volo Alluvione 2000, integrando con ulteriori voli locali ove ci fosse la necessità. La fotointerpretazione costituisce lo strumento principale per individuare la localizzazione probabile delle valanghe, sulla base di indizi geomorfologici, vegetazionali e clivometrici;
Ricerca e analisi di informazioni storiche d’archivio (Archivio Storico-Topografico delle Valanghe di C. Capello, schede di rilevamento degli eventi valanghivi presso il Corpo Forestale di Stato, dati rilevati da collaboratori della Rete Nivometrica regionale (Mod. 7 AINEVA) al fine di integrare le informazioni desunte attraverso lo studio fotointerpretativo e/o di individuare anche quelle aree soggette alla caduta di valanghe storiche, di cui possono non essere più visibili tracce sulle immagini aeree recenti. Visto il carattere preliminare dello studio, quest’attività è stata limitata ai documenti di maggiore rilevanza.
Limitate indagini mirate di terreno, per verificare i siti valanghivi di dubbia collocazione per limitata lettura dei fotogrammi (zone in ombra, piccole valanghe in zone vegetate), o non coincidenti con quanto riportato dalla fonte storica, oppure sede di valanghe prossime a infrastrutture, urbanizzazioni e comprensori sciistici. Tale attività è stata svolta col supporto di tecnici comunali, professionisti e persone del luogo che a vario titolo si occupano della gestione del rischio valanghivo locale o semplicemente cittadini dotati di grande conoscenza del territorio e memoria storica degli eventi valanghivi di maggiore rilevanza. Al fine di limitare i tempi di realizzazione, l’analisi si è concentrata nelle porzioni di territorio interessate da infrastrutture antropiche e dalla viabilità principale, demandando a una fase successiva l’analisi delle porzioni montane di alta quota non antropizzate.
Al termine del primo anno di lavoro è stato pubblicato sul Geoportale dell’Agenzia il primo stato di avanzamento delle attività. Le modalità di pubblicazione sono state concordate con il Settore Geologico di Regione Piemonte. In particolare le aree rilevate secondo quanto descritto per l’attività 1 (PRCG) sono state inserite all’interno del layer “Valanghe non documentate” che contiene le valanghe da sola fotointerpretazione, mentre quelle derivanti dall’attività 2 (CSV) sono state aggiunte al layer “Valanghe documentate” e tematizzate come “Fotointerpretazione e terreno”, in parallelo a quanto fatto per le CSV esistenti. Sono inoltre stati aggiornati i livelli contenenti le “Zone pericolose” ed il “Pericolo localizzato”. Sono state quindi completate le CSV dei comuni di priorità 1, con la compilazione per ogni valanga di una scheda di base che verrà completata con l’aggiornamento previsto per il 2020. La pubblicazione è stata preceduta dalla verifica topologica e di coerenza dei dati inseriti nel sistema informativo, sia per quanto riguarda le nuove geometrie sia per quelle già presenti. Inoltre, è stato re-ingegnerizzato il metodo di archiviazione e pubblicazione dei dati, in modo da rendere più agevole la procedura di aggiornamento per le future pubblicazioni.
In totale, durante il primo anno di attività sono state rilevate le seguenti nuove geometrie:
Valanghe documentate (324 record)
Valanghe da fotointerpretazione (460 record)
Zone pericolose (311 record)
Pericolo localizzato (989 record)
Individuazione delle aree oggetto di studio nel 2019
Alle ordinarie attività di analisi e controllo previste dalle procedure vigenti in Piemonte, diversificate in base alle zone sismiche riconosciute nella nostra regione (3S, 3 e 4), sia nell’ambito della pianificazione urbanistica, sia nell’ambito della progettazione e realizzazione degli interventi edilizi, già negli anni scorsi si sono affiancate ulteriori iniziative, alcune già richiamate nelle precedenti precedenti edizioni della Relazione Stato Ambiente o nelle pagine dedicate del sito web della Regione Piemonte.
Nei paragrafi successivi vengono sinteticamente descritti gli aggiornamenti e le integrazioni ritenuti più significativi.
Come già evidenziato nella precedente edizione, la Regione Piemonte ha demandato al Settore Sismico, a partire dal 2010, l’attuazione del Piano Nazionale per la Prevenzione del Rischio Sismico, di cui all’art. 11 del DL 39 del 28/04/09, convertito nella L 77/09, ormai giunto alla programmazione dell’ultima annualità, relativa al 2016.
Il Piano prevede il finanziamento di misure strutturali (interventi di rafforzamento locale o di miglioramento sismico, o, eventualmente, di demolizione e ricostruzione, di edifici ed infrastrutture di interesse strategico o rilevante ai fini di protezione civile) e non strutturali (studi a scala comunale di microzonazione sismica - MS - e correlata analisi della Condizione Limite per l’Emergenza - analisi CLE), ricadenti in ambiti comunali nei quali l’accelerazione massima al suolo di base, “ag”, risulta uguale o superiore a 0,125 g (vd. Allegato 7 delle Ordinanze attuative), per il Piemonte corrispondenti a 141 Comuni.
Distribuzione dei finanziamenti associati alla varie Ordinanze attuative
Nel 2019 si è provveduto alla programmazione ed all’avvio delle attività finanziate dall’Ordinanza del Capo Dipartimento della Protezione Civile n. 532 del 12/07/18, con cui sono stati stanziati complessivamente 566.037,85 euro, di cui 63.833,92 euro per gli studi di MS di livello 1 ed associata analisi CLE e 502.203,93 euro per interventi su edifici strategici e rilevanti.
Sulla base di quanto disposto con la DGR 11-8164 del 20/12/18 e con la successiva DD 479 del 19/02/19, con DD 1807 del 22/05/19 sono stati individuati gli 8 comuni che potranno usufruire dei contributi realizzazione degli studi di MS e analisi CLE, e precisamente Angrogna (TO), Inverso Pinasca (TO), Meana di Susa (TO), Perrero (TO), Entracque (CN), Martiniana Po (CN), Roccasparvera (CN) e Valgrana (CN).
Stato d’attuazione degli studi di MS, comprensivi dell’analisi CLE, finanziati ai sensi della L 77/09
Al fine di agevolare la realizzazione e l’informatizzazione degli studi di MS sono stati realizzati, attraverso la collaborazione di Arpa Piemonte che ne cura anche lo sviluppo, specifici moduli applicativi sviluppati con il software open source QGis, utilizzabili anche nell’ambito della pianificazione ordinaria.
Nella pagina dedicata del sito di Arpa Piemonte sono resi disponibili gli strumenti applicativi appositamente predisposti per la realizzazione degli studi di MS e analisi CLE, e loro relativi aggiornamenti.
Tutti gli studi, una volta approvati, sono disponibili attraverso il sito messo a disposizione dal Dipartimento di Protezione Civile.
Si segnala inoltre che nella programmazione 2020 del progetto Interreg RISVAL è previsto il completamento delle attività di allestimento e metadocumentazione dei livelli informativi relativi agli studi effettuati in Piemonte, ai fini della pubblicazione dei servizi webgis di consultazione e scarico sul Geoportale Piemonte.
Pagina di consultazione del Sistema web-GIS realizzato nel Portale informativo e cartografico della Microzonazione Sismica e della Condizione Limite per l'Emergenza (a cura del CNR-IGAG per il DPC)
Per quanto riguarda invece le misure strutturali da finanziare, con la DD 2487 del 19/07/19 sono stati individuati gli interventi di miglioramento sismico a favore dell’Ospedale di Susa (TO) e della scuola materna di Pralafera, in comune di Luserna San Giovanni (TO), che vanno ad aggiungersi agli altri 15 edifici oggetto di contributo a partire dal 2010.
Tabella riepilogativa interventi
OPCM 3907/2010 Pinasca Palazzo municipale concluso
OPCM 4007/2012 Bricherasio Scuola Media "A. Caffaro" concluso
Villar Pellice Scuola elementare "Beckwith" concluso
OCDPC 52/2013 Bagnolo Piemonte Scuola elementare “San Giovanni Bosco” concluso
Pinerolo Scuola secondaria di primo grado “F. Brignone” concluso
Pinerolo Palestra Piazza Guglielmone in corso
OCDPC 171/2014 Pinerolo Palestra Piazza Guglielmone in corso
Bobbio Pellice Scuola materna ed elementare concluso
Pomaretto Palazzo municipale e scuola materna concluso
Luserna San Giovanni Scuola elementare capoluogo in corso
OCDPC 293/2015 Roure Palazzo municipale in corso
San Germano Chisone Scuola dell’infanzia e primaria concluso
Villar Perosa Palazzo municipale in corso
OCDPC 344/2016 Fenestrelle Palazzo municipale in corso
Perrero Palazzo municipale in corso
Villar Pellice Palazzo municipale in corso
OCDPC 532/2018 ASL TO3 Ospedale di Susa in corso
Luserna San Giovanni Scuola materna di Pralafera in corso
Altre attività coordinate con le iniziative nazionali
Con l’obiettivo di incrementare il patrimonio conoscitivo sull’edificato e sulle costruzioni di interesse strategico e rilevante, a supporto delle azioni di prevenzione, proseguono inoltre le attività di raccolta ed archiviazione da parte del Settore Sismico delle schede di livello 0 e di sintesi della verifica sismica relative agli edifici strategici e rilevanti predisposte ai sensi dell’OPCM 3274/2003, attraverso l’alimentazione del Sistema Informativo del Dipartimento di Protezione Civile - SIV: per il Piemonte risultano inserite 6590 schede di livello 0 relative agli edifici, 947 relative ai ponti e 341 schede di sintesi della verifica sismica.
Progetto RISVAL - Rischio Sismico e Vulnerabilità Alpina
Il progetto RISVAL, finanziato nell'ambito Programma di Cooperazione 14-20 Italia-Francia Alcotra per sviluppare e promuovere specifiche azioni finalizzate alla prevenzione del rischio sismico nel territorio alpino, ha avuto inizio nell’aprile 2017 e si concluderà a giugno 2020 (salvo proroghe connesse all'emergenza sanitaria del coronavirus).
Il partenariato è costituto da Regione Val d’Aosta (capofila), Regione Piemonte, Arpa Piemonte, Centre National de la Recherche Scientifique - CNRS GeoAzure (F), Université Grenoble Alpes - Isterre (F), Bureau de Recherches Géologiques et Minières-BRGM (F), Centre d'études et d'expertise sur les risques, l'environnement, la mobilité et l'aménagement - CEREMA (F), Entente pour la forêt méditerranéenne (F).
Nell’ambito delle varie azioni individuate per il raggiungimento degli obiettivi generali e specifici di progetto (WP2-comunicazione, WP3-incremento delle conoscenze sugli aspetti che maggiormente incidono sulla pericolosità sismica, WP4-sviluppo di strumenti e procedure per le valutazioni di vulnerabilità dell’edificato e per la gestione dell’emergenza), oltre alle numerose iniziative di comunicazione ed informazione rivolte alla popolazione scolastica ed ai soggetti che a vario titolo si occupano di rischio sismico, (professionisti, volontari di Protezione Civile, amministratori e tecnici comunali) e già descritte nella precedente edizione della Relazione, si segnalano le seguenti attività.
Attività legate alla comunicazione
Nella consapevolezza che per aumentare la resilienza di un territorio sia di importanza fondamentale la diffusione di una corretta ed adeguata informazione, nell’ambito della linea di azione WP2 dedicata alla comunicazione sono state avviate, a partire dal 2018, specifiche attività rivolte al mondo della scuola, in collaborazione con gli istituti scolastici dell’area pinerolese.
Le attività hanno comportato l’organizzazione di specifici eventi formativi sui rischi naturali e sul rischio sismico in particolare, la distribuzione di materiale informativo, e si sono concluse con la proposta alle classi delle scuole elementari del concorso “Come ci comportiamo durante un evento sismico?”
Per le sette classi partecipanti al concorso, nella primavera 2019 sono stati programmati alcuni “eventi formativi” presso le sedi scolastiche, con il coinvolgimento del Settore regionale di Protezione Civile, di Arpa Piemonte, dell’Ordine degli Ingegneri di Torino e di ANPAS Piemonte (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze).
Nell’ambito dell’azione volta al monitoraggio ed alla caratterizzazione dell’attività sismica dell’area transfrontaliera, in termini di potenziale sismogenetico, di caratterizzazione dei suoli e della loro risposta sismica (WP3) sono state avviate, tra le altre, attività finalizzate ad approfondire l’analisi della pericolosità sismica locale, promuovendo un’iniziativa per acquisire i dati di base necessari alla qualificazione degli effetti di sito, ed in particolare le caratteristiche dei terreni, con particolare riferimento alle informazioni di carattere geofisico.
A tale scopo, alla fine del 2018 è stato affidato un incarico a personale esterno, con termine al gennaio 2020, attraverso il quale è stata effettuata preventivamente una ricerca attraverso tutti gli archivi di dati informatizzati della regione ed è stata successivamente curata l’implementazione di una specifica sezione Geofisica della Banca dati Geotecnica gestita da Arpa Piemonte.
Nel corso del 2019 sono stati acquisiti e strutturati, secondo uno specifico modulo di inserimento appositamente predisposto, oltre 1500 dati tematici.
Risultati della ricerca e distribuzione dei dati inseriti nel DB Geofisica
Vulnerabilità sismica e gestione dell’emergenza
Nell’ambito della linea d’azione WP4 (Valutazioni di vulnerabilità e gestione dell'emergenza), si sono svolte attività più specificatamente finalizzate a valutazioni di vulnerabilità sismica e, in particolare, è stato affidato tramite bando un incarico professionale esterno per l’esecuzione di verifiche sismiche ai sensi delle Norme Tecniche vigenti su alcuni edifici strategici della Val Susa, il Politecnico di Milano ha effettuato le misure di vibrazione e l’analisi di risposta sismica locale, mentre il Dipartimento di Protezione Civile, che collabora in qualità di utente finale al progetto, ha avviato la redazione della verifica sismica secondo la metodologia sperimentale SMAV (Seismic Model from Ambient Vibration), utilizzato per la valutazione dell'operatività strutturale degli edifici esistenti. Nel 2019 l’analisi è stata estesa anche al presidio regionale di Protezione Civile di Vercelli. Nei primi mesi del 2020 il Politecnico di Milano provvederà ad effettuare il confronto tra le verifiche sperimentali con il metodo SMAV e quelle tradizionali, svolte ai sensi delle NTC vigenti, al fine di verificare l’interoperabilità dei due metodi.
Al fine di acquisire informazioni sugli strumenti di risposta locale alle situazioni di emergenza, è stata avviata l’analisi dei piani di protezione civile di alcuni comuni della zona sismica 3S ricadenti in provincia di Cuneo e nell’Area Metropolitana di Torino (circa 60 comuni): una volta raccolte ed analizzate le informazioni sugli edifici strategici e rilevanti e sulle aree d’emergenza, la capacità del sistema viene confrontata con gli scenari di base dei danni attesi alle strutture abitative, in modo da individuare eventuali criticità da segnalare alle amministrazioni. L’insieme dei dati riguardanti i piani di protezione civile, unitamente alle schede di livello 0 e di sintesi delle verifiche sismiche, verrà reso disponibile e consultabile attraverso la predisposizione di un geodatabase dedicato.
Sempre con l’obiettivo di acquisire ulteriori informazioni utilizzabili ai fini della valutazione della vulnerabilità degli edifici, tra giugno e dicembre 2019 è stata avviata una collaborazione con la Fondazione dei Geometri di Torino, che ha consentito di organizzare 31 giornate di raccolta dati che hanno coinvolto, in 19 comuni, 70 tecnici rilevatori afferenti ai collegi e ordini professionali piemontesi abilitati alla compilazione delle schede Aedes.
Inoltre in 11 giornate sono stati coinvolti anche i volontari del Coordinamento regionale del gruppo Erikus che insieme ai tecnici comunali si sono esercitati sul sistema simulando l’insediamento della funzione censimento danni e agibilità post evento nel Centro Operativo Comunale. L’attività è servita per suddividere gli aggregati in unità strutturali e raccogliere dati sul patrimonio edilizio al fine di implementare la cartografia tecnica regionale BDTRE e costituire la base dati informativa per stime di vulnerabilità. I dati sono stati archiviati nel sistema Erikus e, per facilitare il caricamento delle informazioni, Arpa Piemonte ha sviluppato una piattaforma online da utilizzarsi con tablet. L’attività è stata organizzata con la collaborazione del Dipartimento di Protezione Civile e con il Settore regionale di Protezione Civile ed è stata l’occasione per testare la suddetta piattaforma e l’applicazione “Agitec mobile”, utilizzata dal Dipartimento di Protezione Civile per l’archiviazione online dei dati della scheda Aedes. In alcune giornate di acquisizione dati è stato coinvolto anche il gruppo del Coordinamento regionale delle telecomunicazioni-TLC- che ha garantito la connessione ai rilevatori sul campo.
Sempre con riferimento al WP4, ed in particolare alla gestione dell’emergenza, si ricorda l'implementazione del sistema Erikus, che ha suscitato notevole interesse nei partner francesi di progetto, come testimoniato dall’idea di adottare il sistema Erikus, con adattamento dello stesso alla scheda di rilevamento danni francese effettuato da Regione e Arpa Piemonte, e dalla collaborazione per lo sviluppo di soluzioni e strumenti analoghi osservata nelle varie riunioni ed atelier di progetto a Nizza, Grenoble e a Torino nel 2018 e 2019.
Piattaforma sperimentale per le denunce online delle pratiche sismiche
Al fine di disporre di un ulteriore strumento di acquisizione ed organizzazione dei dati relativi all’edificato e, indirettamente alla sua vulnerabilità, nel 2019 è stata inoltre finanziata la realizzazione di una piattaforma online per la gestione, a titolo sperimentale, delle pratiche sismiche nella zona 3S della Regione Piemonte.
Presentata al mondo professionale nel mese di luglio 2019, la Piattaforma è operativa dal 1° agosto 2019 e dal 1°ottobre 2019 è stato reso obbligatorio il suo utilizzo per la trasmissione delle denunce dei lavori.
AGGIORNAMENTO DELLA CLASSIFICAZIONE SISMICA
Negli anni recenti è emersa l’esigenza di verificare l’adeguatezza della classificazione sismica vigente sul territorio piemontese, anche con lo scopo di contribuire a rendere sempre più efficaci i programmi di prevenzione del rischio sismico promossi a livello nazionale e contestualmente migliorare la coerenza tra la classificazione e le condizioni di pericolosità sismica. In tale prospettiva, a partire dai risultati di uno studio di pericolosità condotto nell’ambito del progetto RISVAL nel corso del 2018, è stata elaborata, sulla base dei criteri nazionali, una proposta di aggiornamento classificazione sismica regionale, che è stata successivamente trasmessa al Dipartimento Nazionale di Protezione Civile e al Consiglio superiore dei Lavori Pubblici, per ottenere il parere favorevole in linea tecnica e la successiva approvazione.
Una volta acquisita la validazione dagli organismi nazionali, la Regione ha organizzato incontri con gli Enti Locali per illustrare il nuovo quadro di riferimento e condividere le linee di azione ed infine, con DGR 6 - 887 del 30/12/19, ha approvato l’aggiornamento della mappa di zonazione sismica della Regione Piemonte, rinviando a successivo provvedimento l’approvazione delle nuove procedure per la gestione e il controllo delle attività urbanistico-edilizie ai fini della prevenzione del rischio sismico.
Con l’aggiornamento della classificazione regionale, dei 1181 attuali Comuni, 165 risultano in zona 3s 431 in zona 3 e 585 in zona 4.
Rispetto alla classificazione 2010, per la zona 3s si ha un incremento di 121 Comuni e per la zona 3 un incremento di 66 Comuni.
Se il confronto viene fatto in riferimento alla popolazione interessata risulta che la zona 3s passa dal 3% al 9% e la zona 3, che ora comprende Torino e buona parte della cintura, passa dal 24% al 59%
Il raffronto fra le diverse tappe della classificazione sismica regionale consente di apprezzare il progressivo incremento delle misure di prevenzione attuate nella Regione Piemonte.
Evoluzione della classificazione sismica del territorio regionale
Il sistema Erikus, strumento sviluppato nel 2016 da Regione Piemonte ed Arpa Piemonte per la gestione delle istanze di sopralluogo presentate da privati cittadini a seguito di un evento sismico e basato sul software libero QGIS, è stato testato per la prima volta nell’esercitazione nazionale “Magnitudo 5.5”, svoltasi nel Pinerolese dal 14 al 16 giugno 2016.
Successivamente è stato utilizzato in altre numerose occasioni e situazioni emergenziali, dall’evento sismico in Centro Italia (poi adottato in oltre 200 comuni), quindi a Ischia (2017), Sicilia (2018), alle esercitazioni a scala nazionale (SEISMIC BAT 2017 in Puglia, BELICE 2018 in Sicilia, EXE CAMPI FLEGREI 2019 in Campania) e regionale (2019 in Lombardia).
Il Sistema si è consolidato anche grazie a eventi formativi ed esercitativi, finalizzati alla costituzione di una task force,che in caso di emergenza possa essere di supporto ai comuni. Nell’autunno 2018 e nei primi mesi del 2020 a tale scopo si sono svolti appositi corsi di formazione che hanno coinvolto 70 volontari iscritti al Coordinamento regionale.
Nel 2019, a seguito di specifica richiesta del Commissario Straordinario per la ricostruzione dei comuni dell'isola d'Ischia, il sistema Erikus è stato ulteriormente implementato (Erikus-Ric), con l’inserimento di molti tematismi utili proprio nella fase di ricostruzione, come gli studi di microzonazione sismica, pericolosità e rischio frane ed idraulico e condono. E’ stata fornita specifica formazione al personale dell'Unità Tecnica Amministrativa, per l'informatizzazione dei dati della scheda AeDES, e ai tecnici comunali, ed è stata garantita un’assistenza da remoto.
Nel 2019 è stata inoltre avviata una collaborazione con il Segretariato regionale del Mibact di Piemonte e Lombardia per valutare l’utilizzo del sistema Erikus “in tempo di pace” ai fini dell’archiviazione e la geolocalizzazione dei beni culturali.
Si segnala ancora che il sistema Erikus viene utilizzato anche come valido strumento didattico, oltre che per l’acquisizione di dati geometrici e costruttivi dell’edificato, nell’ambito dei percorsi di alternanza scuola-lavoro tra gli Istituti scolastici e gli Uffici della Regione Piemonte ai sensi della L 107/15 e del DLgs 77/05. La collaborazione già sperimentata con l’Istituto Statale di Istruzione Superiore “M. Buniva” durante gli anni scolastici 2017-2018 e 2018-2019 proseguirà anche nel 2019-2020 coinvolgendo 2 classi terze e quarte.
Alla prova dei fatti, il sistema Erikus sta dimostrando, nelle varie esperienze condotte dal 2016 al 2020, di essere sempre più robusto e capace di dare una valenza spaziale/cartografica alle operazioni di organizzazione dei sopralluoghi, garantendo sia il miglioramento della gestione della campagna di rilevamento danni sia la creazione di una base dati georeferenziata degli edifici e degli esiti dei sopralluoghi ad essi riferiti, che, superata la fase dell’emergenza, è risultata molto utile anche come strumento di pianificazione nella ricostruzione e per l’archiviazione di dati sull’edificato.
Si sottolinea, infine, che Erikus è una soluzione realizzata da pubbliche amministrazioni, è diffuso liberamente presso altre pubbliche amministrazioni e si basa sui principi dell’open source, utilizzando esclusivamente software liberi secondo le indicazioni del Codice dell’Amministrazione Digitale.
Il Sistema ERIKUS, dalla nascita ai più recenti sviluppi
Altre risorse (video e notizie)