Source: https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/7658205
Timestamp: 2018-08-19 07:41:12+00:00
Document Index: 17145959

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 24', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5']

Parere su una istanza di accesso civico - 29 dicembre 2017 [7658205] - Garante Privacy
Parere su una istanza di accesso civico - 29 dicembre 2017 [7658205]
[doc. web n. 7658205]
n. 566 del 29 dicembre 2017
Con la nota in atti il Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha chiesto al Garante il parere previsto dall´art. 5, comma 7, del d. lgs. n. 33 del 14 marzo 2013, nell´ambito del procedimento relativo a una richiesta di riesame sul provvedimento di diniego di un´istanza di accesso civico.
Nello specifico, il predetto accesso civico aveva a oggetto la «documentazione completa inerente il procedimento avviato per valutare le benemerenze acquisite verso la Nazione [da parte del soggetto identificato in atti], perché il Presidente del Consiglio […] lo potesse motivatamente proporre al Presidente della Repubblica per l´attribuzione della onorificenza di cavaliere […]».
L´Ufficio del Cerimoniale di Stato e per le onorificenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha negato l´accesso civico rappresentando, fra l´altro, che:
- «il conferimento dell´onorificenza è un atto discrezionale e rientra nelle prerogative del Presidente della Repubblica e come tale non è sindacabile. Con DPCM del 27/06/2011 n. 143 è stata prevista l´esclusione dell´accesso documentale di tutta la documentazione riguardante il conferimento di Onorificenze; in altri termini l´accesso ai documenti amministrativi è escluso anche agli stessi destinatari dell´onorificenza»;
- «il conferimento onorifico è un atto complesso, che prevede una approfondita istruttoria a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri, mirata ad accertare le benemerenze possedute e l´onorabilità sotto tutti gli aspetti dell´aspirante, tramite raccolta di informazioni e altri atti e documenti idonei a rivelare dati personali, anche sensibili, con particolare riguardo agli eventuali procedimenti giudiziari».
Dagli atti risulta inoltre che il soggetto controinteressato aveva presentato opposizione al predetto accesso civico, evidenziando, fra l´altro, che l´istante aveva già presentato a diverse amministrazioni oltre 250 domande di accesso «al fine di acquisire informazioni personali, professionali, e da ultimo commerciali e industriali» su di esso e che per tale motivo lo aveva diffidato formalmente al fine di «interrompere le attività di indebita interferenza posta in essere».
La medesima normativa sancisce che l´accesso civico è rifiutato, fra l´altro, «se il diniego è necessario per evitare un pregiudizio concreto alla tutela [della] protezione dei dati personali, in conformità con la disciplina legislativa in materia» (art. 5-bis, comma 2, lett. a)) ed è, comunque «escluso» nei «casi di divieti di accesso o divulgazione previsti dalla legge, ivi compresi i casi in cui l´accesso è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti, inclusi quelli di cui all´articolo 24, comma 1, della legge n. 241 del 1990» (art. 5-bis, comma 3).
3. Sullo specifico caso sottoposto all´esame del Garante
La normativa statale di settore in materia di onorificenze è contenuta nella legge 3/3/1951, n. 178 recante «Istituzione dell´Ordine "Al merito della Repubblica italiana" e disciplina del conferimento e dell´uso delle onorificenze» (cfr. anche il d.P.R. 13/5/1952, n. 458 recante «Norme per l´attuazione della L. 3 marzo 1951, n. 178, concernente la istituzione dell´Ordine "Al merito della Repubblica italiana» e la disciplina del conferimento e dell´uso delle onorificenze"; nonché il d.P.R. 31/10/1952 recante «Approvazione dello statuto dell´Ordine "Al merito della Repubblica italiana"».
Si evidenzia che è previsto come l´«Ordine "Al merito della Repubblica italiana"» sia «destinato a ricompensare benemerenze acquistate verso la Nazione nel campo delle scienze, delle lettere, delle arti, dell´economia e nel disimpegno di pubbliche cariche e di attività svolte ai fini sociali, filantropici ed umanitari, nonché per lunghi e segnalati servizi nelle carriere civili e militari» (art. 1, del citato d.P.R. 31/10/1952).
È, inoltre, sancito che le onorificenze siano conferite con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentito il Consiglio dell´Ordine (art. 4, comma 1, l. n. 178/1951).
Nel caso sottoposto all´attenzione dei Garante è stata presentata un´istanza di accesso civico alla documentazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, detenuta dall´Ufficio del Cerimoniale di Stato e per le onorificenze, relativa all´istruttoria inerente alla proposizione al Presidente della Repubblica del soggetto (identificato in atti) per l´attribuzione della onorificenza di cavaliere da parte del Capo di Stato. Dagli atti risulta che il soggetto in questione abbia ricevuto la predetta onorificenza con apposito decreto del Presidente della Repubblica.
Dall´istruttoria emerge, inoltre, che la documentazione richiesta contiene dati e informazioni personali di diversa specie e natura, in quanto, come rilevato nel provvedimento di diniego dell´accesso civico «il conferimento onorifico è un atto complesso, che prevede una approfondita istruttoria a cura della presidenza del Consiglio dei Ministri, mirata ad accertare le benemerenze possedute e l´onorabilità sotto tutti gli aspetti dell´aspirante, tramite raccolta di informazioni e altri atti e documenti idonei a rivelare dati personali, anche sensibili, con particolare riguardo agli eventuali procedimenti giudiziari».
Nel caso sottoposto all´attenzione del Garante, inoltre, dalla richiesta di riesame al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza risulta che le ragioni che hanno condotto alla richiesta di accesso civico riguarderebbero motivi di carattere strettamente personale, confermati anche nella nota contenente l´opposizione del soggetto controinteressato, laddove si evidenzia che l´istante aveva già presentato a diverse amministrazioni oltre 250 domande di accesso «al fine di acquisire informazioni personali, professionali, e da ultimo commerciali e industriali» su di esso. Tali circostanze non risultano conformi a quanto indicato anche nelle citate Linee guida dell´ANAC in materia di accesso civico, nella parte in cui si ricorda che l´accesso "generalizzato" è servente rispetto alla conoscenza di dati e documenti detenuti dalla p.a. «Allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull´utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico» (art. 5, comma 2, del d. lgs. n. 33/2013) (cfr. par. 8.1).
Per tutti i motivi sopradescritti, si ritiene che, ai sensi della normativa vigente e delle richiamate indicazioni contenute nelle Linee guida dell´ANAC in materia di accesso civico – considerando anche il particolare regime di pubblicità dei dati e documenti oggetti di accesso civico (art. 3, comma 1, del d. lgs. n. 33/2013) – la Presidenza del Consiglio dei Ministri abbia correttamente respinto l´accesso civico. Ciò in quanto l´ostensione della documentazione richiesta, unita alla generale conoscenza e al particolare regime di pubblicità dei dati oggetto di accesso civico, può arrecare al soggetto interessato, a seconda delle ipotesi e del contesto in cui le informazioni fornite possono essere utilizzate da terzi, proprio quel pregiudizio concreto alla tutela della protezione dei dati personali previsto dall´art. 5-bis, comma 2, lett. a), del d. lgs. n. 33/2013.
Per completezza, si rappresenta, che la normativa statale di settore esclude l´accesso civico – ai sensi dell´art. 5-bis, comma 3, del d. lgs. n. 33/2013 – oltre che «nei casi di segreto di Stato», anche «negli altri casi di divieti di accesso o divulgazione previsti dalla legge, ivi compresi i casi in cui l´accesso è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti, inclusi quelli di cui all´articolo 24, comma 1, della legge n. 241 del 1990».
Come noto, tale ultima disposizione, a sua volta, prevede che «Il diritto di accesso è escluso: a) per i documenti coperti da segreto di Stato ai sensi della legge 24 ottobre 1977, n. 801, e successive modificazioni, e nei casi di segreto o di divieto di divulgazione espressamente previsti dalla legge, dal regolamento governativo di cui al comma 6 e dalle pubbliche amministrazioni ai sensi del comma 2 del [medesimo art. 24]».
In tale quadro normativo, nel riscontro della Presidenza del Consiglio all´istanza di accesso civico, è stato richiamato il d.P.C.M. 27/06/2011, n. 143 («Regolamento recante "L´individuazione dei casi di esclusione dal diritto d´accesso ai documenti amministrativi di competenza della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ai sensi dell´articolo 24, comma 2, della legge 7 agosto 1990, n. 241»), che sottrae all´accesso, «Ai sensi dell´articolo 24, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 1990, n. 241», «i documenti riguardanti il conferimento di onorificenze, decorazioni, ricompense, istituti premiali e patrocini, nonché l´adesione a comitati d´onore e consimili da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri» (art. 2, comma 1, lett. d)).
Il medesimo regolamento prevede che «Ai sensi dell´articolo 24, commi 1 e 2, della legge 7 agosto 1990, n. 241, s[iano] altresì sottratti all´accesso i documenti o atti amministrativi che altre amministrazioni hanno sottratto all´accesso in base ad una specifica normativa che li riguarda e che la Presidenza del Consiglio dei Ministri detiene in quanto atti di un procedimento di propria competenza» (art. 2, comma 2).
Pertanto, è rilevante quanto evidenziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, laddove è stato precisato che «il conferimento dell´onorificenza è un atto discrezionale e rientra nelle prerogative del Presidente della Repubblica e come tale non è sindacabile» e che «Con DPCM del 27/06/2011 n. 143 è stata prevista l´esclusione dell´accesso documentale di tutta la documentazione riguardante il conferimento di Onorificenze; in altri termini l´accesso ai documenti amministrativi è escluso anche agli stessi destinatari dell´onorificenza».
L´interpretazione dell´art. 5-bis, comma 3, del d. lgs. n. 33/2013 offerta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri che ha riscontrato l´istanza di accesso civico risulta conforme – come già rilevato precedentemente da questa Autorità (provv. n. 434 del 26/10/2017, in www.gpdp.it, doc. web n. 7156279; provv. n. 459 del 9/11/2017, ivi, doc. web n. 7156608) – alla più recedente giurisprudenza dei tribunali amministrativi regionali (TAR Lazio, sez. 1, 3/7/2017 n. 7592; cfr. anche TAR Veneto 10/5/2017 n. 463) e del Consiglio di Stato che, proprio da ultimo, ha precisato, con riferimento all´accesso civico disciplinato dall´art. 5, commi 1 e 2 del d. lgs. n. 33/2013, che «Come la giurisprudenza ha già avuto modo di affermare (Cons. Stato, sez. VI, 20 novembre 2013 n. 5515), l´accesso civico disciplina situazioni non ampliative, né sovrapponibili a quelle che consentono l´accesso ai documenti amministrativi, ai sensi degli artt. 22 ss. l. n. 241/1990» (Cons. Stato, sez. IV, 13/7/2017 n. 3461. Cfr. anche TAR Veneto n. 463/2017, cit., laddove si afferma che «In sostanza, l´accesso civico non può essere utilizzato per superare, in particolare in materia di interessi personali e dei principi della riservatezza, i limiti imposti dalla legge 241 del 1990»).
Il complesso delle circostanze impediscono, altresì, di accordare un eventuale accesso civico parziale alla documentazione richiesta, ai sensi dell´art. 5-bis, comma 4, del d. lgs. n. 33/2013.
esprime parere nei termini suesposti in merito alla richiesta del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ai sensi dell´art. 5, comma 7, del d. lgs. n. 33/2013.