Source: http://www.laleggepertutti.it/codice-proc-civile/art-378-cod-proc-civile-deposito-di-memorie-di-parte
Timestamp: 2017-01-21 06:28:05+00:00
Document Index: 72003864

Matched Legal Cases: ['art. 155', 'art. 378', 'art. 378', 'art. 378', 'art. 96', 'art. 378', 'art. 370', 'art. 136', 'art. 30', 'art. 378', 'sentenza ', 'art. 372', 'sentenza ', 'art. 369', 'art. 378', 'art. 378', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 378', 'art. 379']

HOME Codice proc. civile Articoli Codice proc. civile Agg. il 28 gennaio 2015 Codice proc. civile Art. 378 cod. proc. civile: Deposito di memorie di parte L’AUTORE: Redazione
Le parti possono presentare le loro memorie in cancelleria non oltre cinque giorni prima dell’udienza (1).
Memorie: atti processuali mediante i quali le parti illustrano per iscritto la propria posizione sui punti di fatto e di diritto oggetto della controversia.
(1) Il tempestivo deposito delle memorie è finalizzato ad illustrare i motivi di ricorso già dedotti; la sua funzione è, quindi, quella di far luce sui motivi di ricorso oltre che di ribattere le ragioni vantate dall’avversario. Il termine previsto per il deposito deve essere calcolato secondo il criterio generale dettato dall’art. 155 (non va conteggiato il giorno iniziale, va, invece, computato il giorno finale). Nelle memorie non possono essere dedotte nuove censure, né sollevate nuove questioni, né può essere specificato, integrato o ampliato il contenuto dei motivi originari del ricorso, salvo che si tratti di questioni rilevabili d’ufficio, per la cui risoluzione non occorra alcun accertamento di merito.
Funzione delle memorie di parte
Nel giudizio civile di legittimità, con le memorie di cui all’art. 378 c.p.c., destinate esclusivamente ad illustrare e chiarire le ragioni già compiutamente svolte con l’atto di costituzione ed a confutare le tesi avversarie, non è possibile specificare od integrare, ampliandolo, il contenuto delle originarie argomentazioni che non fossero state adeguatamente prospettate o sviluppate con il detto atto introduttivo, e tanto meno, per dedurre nuove eccezioni o sollevare nuove questioni di dibattito, diversamente violandosi il diritto di difesa della controparte in considerazione dell’esigenza per quest’ultima di valersi di un congruo termine per esercitare la facoltà di replica.
Cass., Sez. Un., 15 maggio 2006, n. 11097.
La memoria ex art. 378 cod. proc. civ. non può integrare i motivi del ricorso per cassazione, poiché assolve all'esclusiva funzione di chiarire ed illustrare i motivi di impugnazione che siano già stati ritualmente - cioè in maniera completa, compiuta e definitiva - enunciati nell'atto introduttivo del giudizio di legittimità, con il quale si esaurisce il relativo diritto di impugnazione. Dichiara inammissibile, Trib. Reggio Emilia, 09/03/2011
Cassazione civile sez. VI 18 dicembre 2014 n. 26670
I vizi di genericità o indeterminatezza dei motivi del ricorso per cassazione non possono essere sanati da integrazioni, aggiunte o chiarimenti contenuti nella memoria di cui all'art. 378 cod. proc. civ., la cui funzione è quella di illustrare e chiarire le ragioni giustificatrici dei motivi già debitamente enunciati nel ricorso e non già di integrare quelli originariamente inammissibili. Dichiara inammissibile, App. Palermo, 03/05/2011
Cassazione civile sez. VI 25 febbraio 2015 n. 3780 La domanda di condanna al risarcimento dei danni per responsabilità processuale aggravata, ai sensi dell’art. 96 c.p.c., può essere proposta anche in sede di legittimità, per i danni che si assumono derivanti dal giudizio di cassazione e, in particolare, quando si riferisca a danni conseguenti alla proposizione del ricorso, deve essere formulata, a pena di inammissibilità, con il controricorso, non quindi con la memoria di cui all’art. 378 c.p.c. o nel corso della discussione orale.
Cass. 11 ottobre 2011, n. 20914.
Ai sensi del primo comma dell’art. 370 c.p.c., la parte contro cui è diretto il ricorso, la quale non abbia depositato il controricorso ma solo la procura al difensore, non può presentare memorie, ma soltanto partecipare alla discussione orale.
Cass. 30 settembre 2011, n. 20029.
Eccezioni rilevabili con le memorie di parte
Si ricava dall’art. 136 cost. e dall’art. 30 L. 11 marzo 1953 n. 87 che le sentenze di accoglimento della Corte costituzionale hanno effetto retroattivo, con l’unico limite costituito dalle situazioni consolidate per essersi il rapporto già esaurito. Ciò importa, pertanto, ancorché gli effetti di una pronuncia di illegittimità costituzionale, sopravvenuta in corso di causa, non possano essere dedotti per la prima volta con la memoria difensiva per il giudizio di cassazione, depositata ai sensi dell’art. 378 c.p.c., atteso che in tale giudizio l’individuazione delle censure avviene attraverso i motivi contenuti nel ricorso e sulla base di questi, che bene una sentenza - sopravvenuta - di illegittimità costituzionale può essere invocata nell’ambito di un giudizio pendente e anche, per la prima volta, eventualmente, in sede di legittimità, con l’unico limite costituito dalle situazioni giuridiche consolidate per essersi il rapporto esaurito in conseguenza della intervenuta formazione del giudicato ovvero per il decorso del termine prescrizionale o di decadenza.
Cass. 27 giugno 2008, n. 17746.
Nel giudizio innanzi alla Corte di cassazione, secondo quanto disposto dall’art. 372 c.p.c., non è ammesso il deposito di atti e documenti non prodotti nei precedenti gradi del processo, salvo che non riguardino l’ammissibilità del ricorso e del controricorso ovvero, come nella specie, eventuali nullità inficianti direttamente la sentenza impugnata, nel quale caso essi vanno prodotti entro il termine stabilito dall’art. 369 c.p.c., con la conseguenza che ne è inammissibile la produzione in allegato alla memoria difensiva di cui all’art. 378 c.p.c.
Cass. 31 marzo 2011, n. 7515.
Nullità delle memorie
È nulla la memoria presentata a norma dell’art. 378 c.p.c. con l’identico contenuto del ricorso per cassazione, senza alcuna modifica o aggiunta, mancando dei requisiti indispensabili per il raggiungimento dello scopo per cui è previsto il deposito di memorie di parte, che è quello di illustrare ed approfondire gli atti iniziali del giudizio di cassazione (ricorso e controricorso).
Cass. 9 gennaio 2001, n. 238.
Qualora in sede di legittimità venga denunciato un vizio della sentenza consistente nella erronea interpretazione, per violazione dei canoni legali di ermeneutica o per vizio di motivazione, di una norma della contrattazione collettiva, il ricorrente ha l’onere - in forza del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione - di riportare il contenuto della stessa, stante il divieto per il giudice di legittimità di ricercare negli atti gli elementi fattuali utili per la decisione della controversia. Ne consegue che la trascrizione della disposizione collettiva nella memoria depositata ex art. 378 c.p.c., avendo questa mera funzione illustrativa del ricorso, deve ritenersi irrituale.
Cass. novembre 2005, n. 21379.
Termine per il deposito
Nel giudizio di cassazione, non sono ammissibili scritti difensivi consegnati dalle parti al cancelliere nel giorno fissato per l’udienza e prima dell’inizio della stessa, denominati “note di udienza”, non potendo essere né equiparati a memorie di parte ex art. 378 c.p.c., perché depositati oltre il termine previsto da quest’ultima norma, né assimilati alle osservazioni sulle conclusioni del P.G., di cui all’ultimo comma dell’art. 379 c.p.c., in quanto consegnati prima della chiamata della causa e, quindi, precedenti all’esposizione delle conclusioni del p.g.
Cass. 21 dicembre 2011, n. 27964.
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