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Timestamp: 2020-08-04 11:54:50+00:00
Document Index: 84984838

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 380', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 132', 'art. 92', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 30642 del 25/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30642 del 25/11/2019
Cassazione civile sez. VI, 25/11/2019, (ud. 19/06/2019, dep. 25/11/2019), n.30642
sul ricorso 3018-2018 proposto da:
S.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PARIOLI 5,
presso lo STUDIO LEGALE POLVERINI AGACI, rappresentato e difeso
dall’avvocato BONSEGNA GIUSEPPE;
COMUNE DI VEGLIE, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente
dell’avvocato PECORILLA GIUSEPPE, rappresentato e difeso
dall’avvocato VANTAGGIATO ANGELO;
avverso la sentenza n. 1779/2017 della CORTE D’APPELLO di LECCE,
depositata il 21/07/2017;
partecipata del 19/06/2019 dal Consigliere Relatore Dott. SPENA
che con sentenza in data 9 giugno- 21 luglio 2017 n. 1779 la Corte Lecce confermava la sentenza del Tribunale della stessa aveva respinto la domanda proposta da F. nei confronti del datore di lavoro, Comune di VEGLIE per il di differenze di retribuzione conseguenti all’esecuzione di responsabile del settore “urbanistica- edilizia privata-Sportello Unico Attività Produttive – SUAP”- (incarico conferito con decreto sindacale del 25 gennaio 2006 numero 4 per il periodo febbraio 2006-febbraio 2007 e poi rinnovato con decreto 12 febbraio 2007 numero 3) – ed aveva accolto la domanda riconvenzionale proposta dal Comune per il pagamento dell’indennità di mancato preavviso;
che a fondamento della decisione la Corte territoriale rilevava che oggetto del contendere era la determinazione della retribuzione di posizione ed i suoi riflessi sulla retribuzione di risultato, determinata in percentuale della prima.
Era pacifico che con Delib. 14 gennaio 20014, n.7, la Giunta Comunale aveva individuato otto settori nell’ambito della struttura del Comune e stabilito due fasce della retribuzione di posizione: un livello più elevato (Euro 12.911,42) per quattro settori ed un livello inferiore (Euro 11.878,50) per gli ulteriori quattro; nel primo gruppo era ricompreso il settore “SPORTELLO UNICO”, nel secondo i settori “LAVORI PUBBLICI” nonchè “URBANISTICA ED EDILIZIA PRIVATA”.
All’appellante era stato affidato l’incarico di direzione del settore “URBANISTICA- EDILIZIA PRIVATA- SUAP”; nel contratto individuale di lavoro la retribuzione di posizione era indicata nel livello inferiore (Euro 11.878,50).
Identica era la previsione del contratto individuale stipulato il 17 settembre 2007, dopo che il Comune aveva ripristinato i due settori “LAVORI PUBBLICI” ed “URBANISTICA- EDILIZIA PRIVATA- SUAP” che in precedenza -con deliberazione di Giunta del 29/12/2006- erano confluiti nell’unico settore “GESTIONE DEL TERRITORIO”.
Secondo l’appellante il Comune aveva applicato erroneamente la fascia prevista per il settore inferiore anzichè quella prevista per lo SPORTELLO UNICO.
Come dedotto dall’amministrazione, in realtà, la delibera di giunta comunale n. 7/2004 non menzionava un settore SUAP ma un settore “SPORTELLO UNICO”, cui ricollegava diverse funzioni (verde ed arredo urbano, sicurezza ed usabilità immobili comunali, gestione salvaguardia e manutenzione del patrimonio comunale, manutenzione pubblica illuminazione, gestione LSU, interventi relativi alla metanizzazione, igiene, sanità, ambiente igiene urbana).Quello rientrante nella direzione dello S. era lo “SPORTELLO UNICO ATTIVITA’ PRODUTTIVE-SUAP”. Pur nella non chiara distinzione, doveva condividersi la allegazione del Comune secondo cui lo sportello unico contemplato nella Delib. Giunta n. 7 del 2004 presentava caratteri di maggiore comprensività, tali da giustificare l’attribuzione di una fascia più elevata della retribuzione accessoria.
Inoltre lo S. aveva accettato l’assegnazione quale retribuzione di posizione dell’importo corrispondente alla seconda fascia. La riduzione degli importi nelle conclusioni dell’atto d’appello implicava rinuncia alla richiesta delle differenze sull’indennità ad personam; quanto alla richiesta di retribuzione della funzione di datore di lavoro, andava condivisa la valutazione del Tribunale fondata sulla totale assenza nelle delibere di attribuzione dell’incarico e nei contratti di lavoro stipulati di uno specifico compenso per tale funzione.
In ordine alla domanda riconvenzionale, era in atti dell’appellante il decreto n.15/2007, con il quale il sindaco prendeva atto delle dimissioni, con effetto dall’1 gennaio 2008; il decreto era datato 27 dicembre 2007 ed in esso il richiamo alla data della lettera di dimissioni era in bianco; inoltre, la missiva datata 29 ottobre 2007 con cui l’ingegnere S. comunicava al Sindaco le dimissioni non era accompagnata da alcuna annotazione circa la data di ricevimento.
che avverso la sentenza ha proposto ricorso S.F., articolato in un unico motivo, cui ha opposto difese con controricorso il COMUNE DI VEGLIE;
che la proposta del relatore è stata comunicata alle parti-unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale – ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.;
che le parti hanno depositato memoria congiunta dando atto della intervenuta definizione transattiva del giudizio e chiedendo dichiararsene la estinzione, con spese compensate.
che la parte ricorrente ha dedotto con l’unico motivo- ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4 – nullità della sentenza per motivazione apparente ex art. 132 c.p.c., comma 1, n. 4. Violazione di legge.
Ha assunto l’insanabile vizio della motivazione, che non spiegava le ragioni per cui si attribuisse allo sportello unico da lui diretto valenza di funzione e non già di settore, pur nella consapevolezza, dichiarata dal collegio di merito, della non chiara distinzione tra i due concetti;
che stante la pacifica definizione della controversia in via stragiudiziale deve essere dichiarata la estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere;
che le spese del presente grado si compensano ex art. 92 c.p.c., u.c.;
che non ricorrono i presupposti di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, in caso di cessazione della materia del contendere; la cessazione della materia del contendere determina “la caducazione di tutte le pronunce emanate nei precedenti gradi di giudizio e non passate in cosa giudicata” (così, espressamente, Cass. SS.UU., Sentenza n. 1048 del 28/09/2000, Rv. 541106), sicchè, sul piano oggettivo, essa non può certamente essere equiparata al rigetto integrale o alla “ordinaria” dichiarazione di inammissibilità del ricorso per cassazione, pronunzie che, al contrario, determinano il passaggio in giudicato sia formale che sostanziale – del provvedimento impugnato (Cassazione civile sez. III, 10/02/2017, n. 3542).
La Corte dichiara estinto il giudizio. Compensa le spese.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater dà atto della NON sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.
Così deciso in Roma, nella adunanza camerale, il 19 giugno 2019.