Source: https://www.previti.it/archives/tag/diritto-dautore
Timestamp: 2020-07-09 16:42:13+00:00
Document Index: 183739976

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 8', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 13', 'sentenza ']

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La Corte di Cassazione conferma la proteggibilità dei disegni ed opere di architettura relative all’arredamento di interni di un punto vendita, nel quale vi sia una progettazione unitaria, in uno schema in sé visivamente apprezzabile, che riveli una chiara “chiave stilistica”, di singole componenti organizzate e coordinate per rendere l’ambiente funzionale ed armonico, ovvero l’impronta personale dell’autore.
Con sentenza n. 8433 del 30 aprile 2020 la Corte di Cassazione si è espressa sull’annosa questione avente ad oggetto la tutelabilità del progetto d’arredamento degli interni dei negozi e punti vendita appartenenti alla catena della Kiko, società operante nella produzione e commercializzazione di prodotti cosmetici.
Nello specifico, la Suprema Corte è stata chiamata a pronunciarsi, tra l’altro, sulla proteggibilità, ai sensi dell’art. 2, n. 5, L.D.A., del progetto di architettura realizzato su commissione della stessa Kiko ed utilizzato per l’arredo dei suoi negozi.
In punto di fatto la Cassazione ha confermato (non rinvenendo vizi motivazionali nella decisione d’appello) che trattasi, nel caso di specie, di “una specifica forma espressiva, un progetto ben definito di arredamento d’interni”, rilevando come “l’elaborazione progettuale degli ambienti, e quindi la forma espressiva dell’autore, preved[a] una serie di elementi, la cui scelta, coordinamento ed organizzazione si rivela[…] dotata del carattere creativo richiesto”; elementi, tra l’altro, che risultano costantemente realizzati e riprodotti nei diversi punti vendita della catena secondo il progetto iniziale, “al di là dell’inevitabile adattamento dell’idea creativa ai vincoli strutturali dovuti alla conformazione delle singole unità immobiliari utilizzate da Kiko per i propri negozi”.
In diritto, di particolare interesse è la motivazione fornita dalla Corte sul tema del livello di creatività richiesto da un prodotto autorale avente anche fini utilitaristici. Invitati ad esprimersi sulla distinzione tra disegni ed opere d’architettura (proteggibili, come già ricordato, ai sensi dell’art. 2, n. 5, L.D.A.) ed opere di design (di cui all’art. 2, n. 10, L.D.A.), i Giudici hanno considerato innanzitutto come, pur essendo “vero che le opere ed i disegni di architettura si distinguono da quelle di arte pura, essendo per definizione forme di “arte applicata”, volte alla soluzione di problemi di utilità”, tuttavia, “quando il legislatore ha voluto riservare la tutela autorale soltanto ad una fascia elevata di creatività, in correlazione alla specifica destinazione dell’opera dell’ingegno al mercato, lo ha indicato espressamente, come ad es. ha fatto per le opere del disegno industriale” (per le quali è richiesto anche l’accertamento del “valore artistico”), ma non, per l’appunto, per i progetti d’architettura.
Del resto, sembra rilevare la Corte, anche per quel riguarda le opere di design le maglie stringenti del requisito del “valore artistico” dovrebbero essere “allentate”, quantomeno dopo la decisione (espressamente citata nella sentenza in commento) del 12 settembre 2019 della Corte di Giustizia Europea, causa C-683/17, secondo cui “l’art. 2, lett. a), della direttiva 2001/29/CE […] va interpretato nel senso che osta al conferimento, da parte di una normativa nazionale, di tutela ai sensi del diritto d’autore a modelli come i modelli di capi di abbigliamento oggetto del procedimento principale in base al rilievo secondo il quale, al di là del loro fine utilitario, essi producono un effetto visivo loro proprio e rilevante da un punto di vista estetico”.
La Corte giunge così ad esprimere, sul punto, il seguente principio di diritto: “un progetto o un’opera di arredamento di interni, nel quale vi sia una progettazione unitaria, in uno schema in sé visivamente apprezzabile, che riveli una chiara “chiave stilistica”, di singole componenti organizzate e coordinate per rendere l’ambiente funzionale ed armonico, ovvero l’impronta personale dell’autore, è proteggibile come progetto di opera dell’architettura, ai sensi dell’art. 5, n. 2 L.A. (“i disegni e le opere dell’architettura”), a prescindere dal requisito dell’inscindibile incorporazione degli elementi di arredo con l’immobile, non presente nella suddetta disposizione, o dal fatto che gli elementi singoli di arredo che lo costituiscano siano o meno semplici ovvero comuni e già utilizzati nel settore, purché si tratti di un risultato di combinazione originale, non imposto da un problema tecnico-funzionale che l’autore vuole risolvere.”
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Alessia Lionello https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Alessia Lionello2020-06-05 18:20:142020-06-05 18:20:16La Cassazione si pronuncia sulla tutelabilità del progetto d’arredamento d’interni di un negozio
Con Delibera n. 164/20/CONS dello scorso 23 aprile, AGCOM si è pronunciata su un’istanza proposta dalla FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) ai sensi del “REGOLAMENTO IN MATERIA DI TUTELA DEL DIRITTO D’AUTORE SULLE RETI DI COMUNICAZIONE ELETTRONICA” (Delibera 680/13/CONS) con cui si denunciava la presenza massiva di contenuti editoriali “pirata” messi a disposizione del pubblico sui canali della piattaforma di messaggistica istantanea Telegram – tutti accessibili dall’unico nome a dominio https://t.me/.
Da una recente attività di monitoraggio di FIEG, infatti, è emerso come su Telegram fossero attivi almeno una decina di canali, seguiti in media da circa 60.000 utenti ciascuno, dedicati esclusivamente alla distribuzione illecita di testate giornalistiche, e che nel periodo emergenziale che stiamo attraversando hanno visto aumentare sensibilmente proprio il numero delle testate “offerte” (+88%) ed il numero degli iscritti (+46%).
Pur nell’impossibilità concreta di prendere provvedimenti diretti, da parte dell’Autorità, nei confronti della piattaforma – che, come vedremo immediatamente, ha portato ad una semplice archiviazione del procedimento –, è comunque da rilevare come forse per la prima volta, in questa occasione, Telegram abbia “risposto” all’invio della segnalazione di avvio della procedura da parte di AGCOM, intimando ai propri iscritti, gestori dei canali oggetto di contestazione, di cessare le attività illecite, con il risultato che 7 canali su 8 ad un controllo successivo alla segnalazione avevano effettivamente cessato la messa a disposizione delle opere editoriali in violazione.
Come si è accennato, tuttavia, l’attività di AGCOM si è sostanzialmente limitata a prendere atto di questa sorta di adeguamento spontaneo, in mancanza del quale la stessa Autorità non avrebbe potuto né adottare provvedimenti diretti nei confronti di Telegram, né disporne la “chiusura” impedendo la risoluzione DNS del dominio https://t.me/ da parte dei fornitori di connettività operanti sul territorio italiano.
Sul punto, in diritto, AGCOM ha da un lato considerato “che, in ragione della localizzazione all’estero dei server impiegati, ai sensi dell’art. 8, comma 2, del Regolamento l’Autorità non può procedere alla rimozione dei contenuti caricati illecitamente, in quanto ciò comporterebbe l’impiego di tecniche di filtraggio che la Corte di giustizia europea ha giudicato incompatibili con il diritto dell’Unione”; come spiegato dalla stessa AGCOM in un proprio comunicato stampa, infatti, “per legittimare un intervento diretto di Agcom nei confronti di Telegram occorrerebbe una modifica della normativa primaria che consenta di considerare stabiliti in Italia – con riferimento ai diritti di cui all’art. 4, comma 1, lettera a), del decreto legislativo n. 70 del 2003 – gli operatori che offrono servizi della società dell’informazione nel territorio italiano utilizzando risorse nazionali di numerazione”.
Per altro verso, posta la situazione appena illustrata, la stessa Autorità ha considerato che nel caso in commento “sarebbe possibile soltanto la disabilitazione dell’accesso al sito, secondo i criteri di gradualità, proporzionalità e adeguatezza che il citato art. 8, comma 2, del Regolamento ha mutuato dalle Direttive europee”, trovandosi tuttavia a ritenere che nel caso di Telegram – “qualificabile come un soggetto che offre come servizio principale quello di messaggistica istantanea” – non sussisterebbero proprio le condizioni di proporzionalità per l’adozione di un provvedimento di inibizione dell’accesso al servizio nella sua interezza, con la conseguente disabilitazione dell’intero servizio di messaggistica istantanea.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Alessia Lionello https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Alessia Lionello2020-05-08 20:23:562020-05-12 10:20:38L’Autorità Garante per le Comunicazioni affronta il tema della pirateria sulla piattaforma di messaggistica istantanea Telegram
Proposta di direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale: le fake news e i dati allarmanti della pirateria
Il prossimo settembre il Parlamento Europeo si misurerà nuovamente con la proposta di direttiva sul diritto d’autore, strumento normativo con cui il legislatore -preso atto del fatto che l’evoluzione delle tecnologie digitali ha determinato l’affermarsi di nuovi modelli di business e che le piattaforme di condivisione di contenuti protetti, approfittando delle ambiguità di un corpo normativo ormai risalente (i.e. la direttiva e-commerce 2000/31/CE), hanno determinato un’ingiustificata compressione dei diritti d’autore ed un forte indebolimento dei modelli di distribuzione off-line dei contenuti- si pone l’obiettivo, tra gli altri, di costruire le basi per garantire quel level playing-field tra fornitori di servizi on-line e titolari dei diritti più volte richiamato dallo stesso legislatore europeo.
La proposta imporrebbe agli Stati Membri di assicurare agli editori una remunerazione «giusta e proporzionata» a fronte dello sfruttamento commerciale on line delle proprie opere editoriali da parte dei fornitori dei servizi digitali: si vuole quindi permettere agli editori -e, indirettamente, anche agli autori- di ottenere un giusto riconoscimento economico per lo sfruttamento commerciale del loro lavoro e dei loro investimenti, attribuendogli maggior potere contrattuale nei confronti delle “powerful platforms”. Del tutto condivisibilmente, quindi, si intenderebbero introdurre le basi normative per far sì che la ricchezza creata dagli editori e dagli autori di contenuti editoriali non resti appannaggio esclusivo di «piattaforme potenti», come avviene attualmente, ma venga “proporzionalmente” condivisa con gli stessi editori senza i quali non esisterebbero gli stessi contenuti su cui attualmente i giganti del web costruiscono fatturati miliardari.
Quanto all’articolo 13 della proposta, il fine più che condivisibile è riappianare almeno in parte le esistenti asimmetrie regolamentari tra gli intermediari del web ed i media tradizionali che, va ricordato, sono anzitutto produttori di contenuti (i broadcaster europei investono miliardi di euro l’anno per la creazione di contenuti audiovisivi). La previsione di un obbligo di licenza tra OTT e titolari dei diritti sui contenuti in ambito digitale altro non è che il tentativo del legislatore europeo di garantire basi più eque per la ridistribuzione dei proventi dello sfruttamento commerciale (essenzialmente di tipo pubblicitario) delle opere intellettuali in un quadro, qual è quello attuale, in cui paradossalmente il distributore (cioè le piattaforme gestite dai colossi del web) ha un potere contrattuale nella determinazione dei criteri di ripartizione dei proventi ben maggiore rispetto al creatore dei contenuti.
Contrariamente a quanto veicolato in rete in modo volutamente fuorviante, il testo proposto dall’europarlamentare Axel Voss non comprime in alcun modo:
la libertà di manifestazione del pensiero: l’art. 13 della proposta prevede espressamente che l’implementazione delle misure tecniche richieste ai gestori di servizi di condivisione di contenuti per impedire la pubblicazione di opere di terzi debbano essere “proporzionate” e tali da “garantire il giusto equilibrio tra i diritti fondamentali di utenti e titolari dei diritti”. E’ poi richiesto agli Stati Membri di far sì che tali piattaforme si dotino di sistemi che consentano agli utenti di rivendicare la liceità dei contenuti pubblicati, proprio per garantire l’operatività delle eccezioni e delle limitazioni ai diritti autorali già previsti dalle norme vigenti.
il diritto all’informazione: la definizione dei servizi destinatari della proposta esclude espressamente le piattaforme che si propongono come enciclopedie online e che non operano per fini commerciali: nessun pericolo quindi per Wikipedia et similia. Anche chi paventa misure di “censura generalizzata” non conosce la norma: la proposta di Voss prevedeva che i contenuti da rimuovere sarebbero esclusivamente quelli che corrispondono ad opere protette dal diritto d’autore sulla base delle informazioni fornite dai titolari dei diritti in un’ottica di reciproca collaborazione.
Nel mentre, i danni che la pirateria continua a causare sono ingentissimi.
Dall’ultima indagine Ipsos/Fapav, presentata il 10 luglio scorso, sono emersi dati allarmanti per il mercato italiano. Nel 2017, 617 milioni di euro è la stima del fatturato perso dall’industria audiovisiva a causa della mancata fruizione attraverso i canali legali di film e serie TV piratate; 369 milioni di euro è il danno stimato sul PIL italiano; 5.700 la stima dei posti di lavoro a rischio a causa della pirateria; 171 milioni di euro la stima dei mancati introiti fiscali (IVA, imposte sul reddito e sulle imprese); 1.049 milioni di euro la stima del fatturato perso da tutti i settori economici italiani a causa della pirateria. Il 78% dei pirati è comunque consapevole che la pirateria sia un reato. I giganti del web, al contrario, fatturano milioni di euro ed hanno tutto l’interesse a mantenere lo status quo: l’Osservatorio Media del Politecnico di Milano ha accertato che in Italia “Il video advertising continua anche nel 2017 a trainare la crescita del mercato pubblicitario online, superando i 700 milioni di euro di raccolta. L’incremento deriva, analogamente agli ultimi anni, dalle piattaforme di video sharing e soprattutto dai social network”.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Gaia Arturi https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Gaia Arturi2018-08-01 08:14:252018-07-31 12:16:58Proposta di direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale: le fake news e i dati allarmanti della pirateria
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Il Tribunale di Firenze lo scorso 23 novembre ha statuito sull’illiceità della riproduzione non autorizzata delle immagini che ritraggono beni culturali per finalità commerciali. Nel caso di specie la contestazione è stata mossa da parte dell’Avvocatura dello Stato avverso una società di promozione turistica che, sfruttando indebitamente l’immagine del David di Michelangelo sui propri materiali informativi e promozionali, vendeva fuori dalla Galleria dell’Accademia di Firenze pacchetti turistici e biglietti museali a prezzi maggiorati.
Il Tribunale, nell’accogliere la domanda attorea ha vietato ogni sfruttamento dell’immagine del David a fini commerciali senza la previa autorizzazione della Galleria dell’Accademia, e senza il pagamento dei relativi diritti, fissando altresì una penale di 2.000 euro per ogni giorno di mancato rispetto. La decisione trova giustificazione nel Codice dei beni culturali, che accorda all’autorità che ha in consegna un bene culturale la facoltà di consentirne la riproduzione previa richiesta di concessione e pagamento del canone stabilito dall’autorità stessa.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Gaia Arturi https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Gaia Arturi2017-12-01 09:10:572017-12-01 12:19:37Niente più foto ai monumenti? Tutto merito del David di Michelangelo