Source: https://www.tuttostranieri.org/sentenze/ordinanza-del-3-novembre-2011-tribunale-di-bergamo/
Timestamp: 2020-05-25 20:31:17+00:00
Document Index: 142314888

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 44', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 43', 'art. 2', 'art.5', 'art. 43', 'art. 4', 'art. 5']

Ordinanza del 3 novembre 2011 Tribunale di Bergamo - Tutto Stranieri
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Illegittima l’ordinanza comunale che limita l’iscrizione anagrafica degli stranieri – rigettato il reclamo del Comune di Palosco.
Il comune reclamante non ha contestato nel merito la decisione impugnata, ma ha ribadito le eccezioni preliminari di difetto di giurisdizione e di carenza di legittimazione passiva già disattese dal Giudice di prime cure con argomentazioni che il Collegio ritiene pienamente condivisibili.
Per quanto riguarda l’eccezione relativa al difetto di giurisdizione, si osserva infatti che la giurisdizione ordinaria in subiecta materia è prevista dall’art. 4 del decreto legislativo 9 luglio 2003 n. 215, che mediante il richiamo all’art. 44 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione (approvato con decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286) – attribuisce al giudice ordinario la cognizione dell’azione civile contro la discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, in quanto le situazioni giuridiche soggettive tutelate, inerenti il principio di eguaglianza hanno natura di diritti soggettivi.
La giurisdizione ordinaria trova conferma nella pronuncia delle sezioni unite della Cassazione, richiamata nel provvedimento impugnato (ordinanza 15 febbraio 2011 n. 3670) che tale giurisdizione ha dichiarato in ordine all’azione contro la discriminazione avente ad oggetto un provvedimento emesso da una pubblica amministrazione.
Nè è lecito affermare che il Giudice di prime cure abbia travalicato i limiti proprio della giurisdizione ordinaria, in quanto non ha annullato nè modificato alcun provvedimento autoritativo del Comune reclamante.
Parimenti infondata è l’eccezione relativa al difetto di legittimazione attiva degli Enti ricorrenti, la cui legitimataio ad causam è prevista dall’art. 5 del decreto legislativo 9 luglio 2003 n. 215 in relazione a tutte le ipotesi di discriminazione previste dall’art. 2 del medesimo decreto.
Il riferimento all’art. 43 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione contenuto nell’art. 2 da ultimo citato non ha effetto di escludere dal campo di applicazione dell’art.5 le ipotesi ivi menzionate ma deve essere inteso quale estensione della tutela prevista dal decreto legislativo 9 luglio 2001 n. 215 a tutte le fattispecie di discriminazione comprese quelle previste dall’art. 43 richiamato dalla norma in esame.
Nè sarebbe d’altronte razionale un’interpretazione che escludesse dalla tutela giurisdizionale prevista dall’art. 4 del decreto legislativo 9 luglio 2003 n. 215 (al quale il successivo art. 5 si riferisce disciplinando la legittimazione ad agire delle associazioni e degli enti ivi menzionati), le ipotesi di discriminazione per motivi nazionali, non sussistendo alcuna ragione per differenziare tale ipotesi di discriminazione ed i relativi strumenti di tutela giurisdizionale da quella etnica e razziale.
In conclusione il reclamo deve essere rigettato, con la conseguente condanna della parte reclamante al rimborso delle spese di lite liquidate in dispositivo.
Il Tribunale rigetta il reclamo e condanna la parte reclamante al rimborso in favore dei resistenti delle spese di lite, liquidate in euro 650.00 per diritti ed euro 1.000,00 per onorari, oltre le spese generali ed accessori di legge.
Bergamo, 20 ottobre 2011
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