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Timestamp: 2020-08-04 11:03:27+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 25561 del 27/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25561 del 27/10/2017
Cassazione civile, sez. trib., 27/10/2017, (ud. 01/03/2017, dep.27/10/2017), n. 25561
AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore
N.G., elettivamente domiciliato in ROMA VIA OTTAVIANO 42,
presso lo studio dell’avvocato BRUNO LO GIUDICE, rappresentato e
difeso dall’avvocato MICHELE DI FIORE giusta delega a margine;
avverso la sentenza n. 205/2012 della COMM. TRIB. REG. della Campania
udito per il controricorrente l’avvocato DAMASCELLI per delega
dell’Avvocato DI FIORE che si riporta agli atti.
L’Agenzia delle entrate ricorre con due motivi per la cassazione della sentenza della C.T.R. della Campania, n. 205/52/12 dep. il 2.11.2012, che su impugnazione di avviso di accertamento induttivo del reddito (D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 39, comma 2, lett. a) ai fini Irpef, anno 2004) derivante da mancata dichiarazione di plusvalenza da cessione di licenza di taxi unitamente all’autoveicolo da parte di N.G., ha rigettato l’appello dell’Ufficio (confermando la decisione della CTP cha aveva accolto il ricorso ritenendo non provato il valore accertato).
La C.T.R. ha ritenuto insussistente il presupposto dell’accertamento, essendo il N. dipendente e socio retribuito della coop. taxi Vulcano a r.l., come da CUD 2005, e ne ha dichiarato la nullità in quanto: “1) non sussiste la qualifica di impresa per l’attività di tassista; 2) non sussiste la cessione di azienda e la percezione di avviamento con il trasferimento della licenza; 3) l’accertamento della presunta plusvalenza non è fondato su valori di riferimento con precisa individuazione delle fonti e con allegazioni all’accertamento stesso”.
N.G. si costituisce con controricorso e deposita successiva memoria.
1. Con l’unico motivo del ricorso l’Agenzia deduce violazione di legge (art. 2555 c.c.; art. 86, comma 1, TUIR; D.P.R. n. 600 del 1973, art. 41 bis; L. n. 21 del 1992, artt. 6,5,7 e 9), configurandosi la cessione di licenza taxi, contrariamente a quanto statuito dalla C.T.R., come cessione di azienda, con la conseguenza che il cedente deve presentare la dichiarazione dei redditi indicando la plusvalenza realizzata ex art. 86 TUIR, in mancanza della quale l’Agenzia può determinare il reddito conseguito e non dichiarato in base al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 41 bis con facoltà di avvalersi anche di presunzioni prive dei requisiti di gravità precisione e concordanza.
La sentenza impugnata si basa su due rationes decidendi, la prima relativa alla inapplicabilità della disciplina della cessione di azienda, essendo il contribuente socio della cooperativa taxi; la seconda sulla mancata prova della plusvalenza, in quanto non fondata “su valori di riferimento con precisa individuazione delle fonti e con allegazioni all’accertamento stesso”. L’Agenzia ricorrente ha impugnato solo la prima delle indicate rationes decidendi, omettendo qualsiasi censura sulla seconda che, in quanto idonea a sorreggere autonomamente la decisione, determina l’inammissibilità del ricorso per difetto di interesse, essendo divenuta definitiva l’autonoma motivazione non impugnata. Difetta pertanto l’interesse dell’Agenzia delle entrate all’esame di un motivo di ricorso il cui eventuale accoglimento non potrebbe in ogni caso condurre alla cassazione della sentenza gravata (cfr. S.U. n. 7931 del 29/03/2013; Cass. n. 22753 del 03/11/2011).
Dichiara inammissibile il ricorso; condanna l’Agenzia delle entrate al pagamento delle spese liquidate in Euro 3.800,00 oltre spese generali nella misura forfetaria del 15% e accessori di legge.