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Timestamp: 2018-08-17 06:53:40+00:00
Document Index: 2654566

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 54', 'art. 54', 'art. 50', 'art. 54', 'art. 66', 'sentenza ', 'art. 54', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 15']

Novità fiscali del 25 maggio 2010: IVA spese pasti ed alberghi: chiarimenti da Assonime; federalismo demaniale; modelli Intrastat: la ricevuta di Entratel non riporta il contribuente obbligato; professionisti: per i beni immateriali vale il criterio di cassa; autotrasportatori: via libera alle agevolazioni; decreto sulla certificazione del maggior gettito ICI; il giudice non può confermare la rettifica di indebita detrazione IVA se basata sulla non inerenza dei costi; istruzione universitaria all'estero; modello di denuncia dell’imposta sulle assicurazioni dovuta sui premi ed accessori | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 25 maggio 2010: IVA spese pasti ed alberghi: chiarimenti da Assonime; federalismo demaniale; modelli Intrastat: la ricevuta di Entratel non riporta il contribuente obbligato; professionisti: per i beni immateriali vale il criterio di cassa; autotrasportatori: via libera alle agevolazioni; decreto sulla certificazione del maggior gettito ICI; il giudice non può confermare la rettifica di indebita detrazione IVA se basata sulla non inerenza dei costi; istruzione universitaria all'estero; modello di denuncia dell’imposta sulle assicurazioni dovuta sui premi ed accessori
1) Iva su spese pasti ed alberghi: Chiarimenti da Assonime
2) Federalismo demaniale
3) Modelli Intrastat: La ricevuta di Entratel non riporta il contribuente obbligato
4) Professionisti: Per i beni immateriali vale il criterio di cassa
5) Autotrasportatori: Via libera alle agevolazioni
6) Decreto sulla certificazione del maggior gettito ICI in G.U.
7) Il giudice non può confermare la rettifica di indebita detrazione Iva se basata sulla non inerenza dei costi
8) Istruzione universitaria all’estero: Va bene la normativa fiscale italiana
9) Modello di Denuncia dell’imposta sulle assicurazioni dovuta sui premi ed accessori
L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 25/E del 19 maggio 2010 ha fornito importanti chiarimenti in materia di imposte sui redditi concernenti la rilevanza fiscale dell’IVA non detratta relativa a prestazioni alberghiere e a somministrazione di alimenti e bevande.
Al riguardo, Assonime ha ricordato che:
– il D.L. 25 giugno 2008, n. 112 (convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133), ha soppresso i limiti alla detrazione dell’IVA sui servizi alberghieri e di somministrazione di alimenti e bevande; a regime, dunque, i soggetti IVA possono detrarre l’imposta relativa a tali prestazioni secondo la regola generale dell’art. 19 del decreto IVA e, cioè, se e nella misura in cui le spese in esame siano sostenute nell’esercizio dell’attività imprenditoriale o professionale;
– di converso, il D.L. 112/2008 ha modificato in senso restrittivo il regime di deducibilità delle prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande sostenute a vario titolo nell’esercizio dell’attività commerciale; a regime, infatti, tali spese risultano deducibili nel limite del 75 per cento del loro ammontare.
Tale innovazione ha sollevato una questione di particolare interesse che concerne la rilevanza che assume ai fini reddituali l’IVA che dovesse restare a carico dell’impresa o dell’esercente per difetto del relativo documento contabile (fattura).
Al riguardo, l’Amministrazione finanziaria aveva espresso l’opinione che l’IVA ammessa in detrazione non costituisce costo ai fini reddituali, come tale deducibile, nei casi in cui il contribuente non abbia fatto valere il diritto alla detrazione; e ciò, secondo questa impostazione, tanto nell’ipotesi in cui sia stata chiesta la fattura (e non sia stato poi esercitato il diritto alla detrazione), tanto in quella in cui tale documento non sia stato richiesto (circolare dell’Agenzia delle entrate n. 6 del 3 marzo 2009 e risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 84 del 31 marzo 2009).
Tale orientamento, peraltro, ha destato notevoli perplessità in quanto, come è stato osservato da più parti, possono presentarsi delle situazioni nelle quali, pur essendo l’IVA detraibile, alle imprese non conviene esercitare la detrazione visto che i costi che devono sostenere per esercitare tale diritto potrebbero essere notevolmente superiori ai benefici derivanti dalla detrazione dell’IVA.
Il problema, com’è facilmente intuibile, si pone soprattutto per le imprese di grandi dimensioni che potrebbero ritrovarsi a gestire un elevato numero di fatture di importo assai ridotto.
In queste ipotesi, Assonime ha evidenziato (circolari Assonime nn. 55 del 2008 e 16 del 2009) come l’IVA non detratta rappresenti un costo sostenuto per validi motivi economici e, dunque, rilevante ai fini della determinazione del reddito imponibile.
Con la circolare in oggetto l’Agenzia delle entrate è intervenuta nuovamente sulla questione precisando che “Le considerazioni svolte nei richiamati documenti di prassi [circolare dell’Agenzia delle entrate n. 6 del 3 marzo 2009 e risoluzione dell’Agenzia delle entrate n. 84 del 31 marzo 2009] – in merito al carattere non inerente del costo rappresentato dall’IVA detraibile ma non detratta per effetto della mancata richiesta della fattura – possono subire, tuttavia, un’eccezione qualora la scelta di non richiedere la fattura per le prestazioni alberghiere e di ristorazione si basi su valutazioni di convenienza economico-gestionale.
L’imprenditore e il professionista, infatti, possono decidere di non richiedere le fatture relative alle prestazioni alberghiere e di ristorazione – semprechè non costituiscano oggetto dell’attività propria dell’impresa – e, quindi, di non detrarre l’IVA assolta sulle stesse, nel caso in cui i costi da sostenere per eseguire gli adempimenti IVA connessi alle fatture siano superiori al vantaggio economico costituito dall’importo dell’IVA detraibile.
In tal caso, posto che la scelta dell’operatore si prospetta come la soluzione economicamente più vantaggiosa, si può riconoscere all’IVA non detratta per mancanza della fattura la natura di “costo inerente” all’attività esercitata e, pertanto, la deducibilità ai fini delle imposte sui redditi”.
In conclusione, seppur con esclusivo riferimento all’ipotesi in cui non sia stata richiesta la fattura, l’Amministrazione finanziaria riconosce che l’IVA non detratta per motivi di antieconomicità dei relativi oneri procedimentali rappresenta un costo deducibile ai fini delle imposte sui redditi.
(Assonime, nota del 21 maggio 2010)
Il 20 maggio 2010 il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo sul federalismo demaniale (“Attribuzione a comuni, province, città metropolitane e regioni di un loro patrimonio, ai sensi dell’articolo 19 della legge 5 maggio 2009, n. 42”).
Il provvedimento è il primo decreto di attuazione della legge delega sul federalismo fiscale (legge n. 42/2009).
Da ricordare che, in base all’articolo 119, comma 6, della Costituzione, le autonomie locali “hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i principi generali determinati dalla legge dello Stato”.
La legge delega n. 42/2009 prevede che parte del patrimonio attualmente posseduto dallo Stato venga attribuito alle autonomie locali in relazione alle dimensioni territoriali, alla capacità finanziaria e alle competenze e funzioni svolte; per l’attribuzione dei beni immobili dovrà essere applicato il principio di territorialità.
Il decreto legislativo indica come obiettivo la valorizzazione dei beni statali, spesso sottoutilizzati, tramite la loro assegnazione al livello di governo più capace di utilizzarli a favore della collettività.
Il trasferimento dei beni avverrà a titolo non oneroso su richiesta dell’ente territoriale interessato e avrà come oggetto beni individuati con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa intesa in sede di Conferenza unificata Stato-regioni-enti locali, secondo criteri di territorialità, sussidiarietà, adeguatezza, semplificazione, capacità finanziaria, correlazione con competenze e funzioni e valorizzazione ambientale.
L’elenco dei beni dovrà essere predisposto entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto.
Gli enti interessati che presentano richiesta per il trasferimento dei beni devono allegare alla domanda una relazione in cui vanno indicate, tra l’altro, le finalità, le modalità di utilizzazione e la destinazione del bene.
Qualora l’ente non utilizzi il bene nel rispetto delle finalità e dei tempi indicati nella relazione, il Governo eserciterà il potere sostitutivo.
I beni per i quali non viene presentata domanda di trasferimento confluiranno in un patrimonio vincolato affidato all’Agenzia del Demanio che li gestirà provvedendo alla loro valorizzazione e alienazione.
Il decreto legislativo prevede l’attribuzione alle regioni del demanio marittimo e del demanio idrico, ad eccezione dei fiumi sovraregionali e dei laghi di ambito sovraregionale per i quali non intervenga un’intesa tra le regioni interessate. Alle province verranno assegnati i laghi chiusi e le miniere, che non comprendono i giacimenti petroliferi e di gas. Alle province verrà anche destinata una parte dei proventi dei canoni ricavati dall’utilizzazione del demanio idrico trasferito alle regioni.
Rimangono invece allo Stato i porti e gli aeroporti di rilevanza economica nazionale e internazionale, i beni appartenenti al patrimonio culturale, le reti di interesse statale, comprese quelle stradali ed energetiche, le strade ferrate di proprietà dello Stato, i parchi nazionali e le riserve naturali statali, i beni immobili in uso per finalità istituzionali.
Per il resto, i beni statali verranno attribuiti anzitutto ai comuni, ma saranno assegnati a livelli di governo superiori se prevalgono esigenze particolari di tutela, gestione e valorizzazione.
I beni trasferiti entrano a far parte del patrimonio disponibile dell’ente a cui sono attribuiti; i beni del demanio marittimo, idrico e aeroportuale, restano indisponibili in base alle previsioni del codice civile; altri beni potranno essere dichiarati indisponibili, con motivazione, mediante decreto del Governo.
I beni trasferiti agli enti territoriali possono essere conferiti a fondi comuni di investimento immobiliare, di cui essi detengono le quote. A questi fondi può partecipare la Cassa depositi e prestiti.
Le risorse derivanti agli enti territoriali dall’eventuale alienazione del patrimonio disponibile loro attribuito o dalla cessione delle quote dei fondi immobiliari a cui i beni sono stati conferiti sono acquisite dall’ente territoriale per il 75%; esse sono destinate alla riduzione del debito dell’ente e, solo in assenza del debito o comunque per la parte eventualmente eccedente, a spese di investimento.
La residua quota del 25% è destinata al Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato.
Gli enti locali in stato di dissesto finanziario, fino a quando perdura lo stato di dissesto, non possono alienare i beni ad essi attribuiti, che possono essere utilizzati solo per finalità di carattere istituzionale.
Con l’invio telematico dei modelli Intrastat tramite intermediario e il canale telematico delle Entrate si ottiene una ricevuta completa, ma non c’è l’indicazione del contribuente obbligato che comporta una seria difficoltà di identificazione e abbinamento al modello.
Con il decreto dello scorso 22 febbraio 2010 sono stati indicati le modalità e i termini di presentazione dei listings riepilogativi degli acquisiti, delle cessioni e delle prestazioni comunitarie, ma soprattutto con la determina 7/05/2010 n. 63336/RU dell’Agenzia delle Dogane, si è disposta l’apertura alla trasmissione tramite i canali Entratel e/o Fisconline.
A decorrere dalla scadenza imminente (25/05/2010), relativa all’invio dei modelli dei contribuenti mensili (aprile 2010), e dei contribuenti non più trimestrali, per effetto del superamento nel medesimo mese della soglia pari a 50mila euro, detti modelli potranno essere presentati alternativamente tramite il servizio telematico doganale o Entratel/o Fisconline, nel rispetto delle specifiche tecniche indicate nell’allegato “I” della citata determinazione.
Per l’acquisto dei beni immateriali dei professionisti ad utilità pluriennale il legislatore non ha previsto il relativo trattamento fiscale anche dopo la riforma del Tuir.
Infatti, nella determinazione del reddito di lavoro autonomo, non ha previsto una specifica disposizione diretta alla deduzione dell’ammortamento dei beni immateriali.
L’art. 54 del TUIR, comma 2, dispone che per i beni strumentali per l’esercizio dell’arte o della professione sono ammesse in deduzione quote annuali di ammortamento non superiori a quelle risultanti dall’applicazione del DM 31 dicembre 1988 il quale, tuttavia, si occupa solo di beni materiali.
Di fatto, la struttura dell’art. 54 del TUIR ricalca quella dell’art. 50 del DPR 597/73, quando, al posto del plotter, c’era il tecnigrafo e, al posto del computer, la macchina da scrivere, le schede a ricalco e il giornalmastro.
Di tale lacuna normativa si è occupata l’Amministrazione finanziaria che in diverse occasioni si è occupata della materia, giungendo tuttavia a soluzioni non uniformi.
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 30 del 2006 ha preciato che l’art. 54 comma 1 del TUIR sancisce l’applicazione del criterio di cassa come principio generalmente applicabile nella determinazione del reddito di lavoro autonomo che può essere derogato solo nei casi espressamente previsti dalla norma.
Per conseguenza, secondo dottrina, il costo relativo ad un bene immateriale (come nel caso di un marchio) è deducibile nel periodo d’imposta in cui lo stesso è stato sostenuto dal professionista.
Riguardo la disciplina del software, sempre secondo dottrina si applica il criterio di cassa, con la sola eccezione del software di base, vale a dire quel software che contiene le istruzioni indispensabili per far funzionare il computer (il sistema operativo).
Questo software si considera una parte dell’hardware e deve essere ammortizzato con lo stesso.
Procedura non particolarmente problematica, posto che viene generalmente fatturato con l’hardware in modo indistinto.
Seguono, infine, il criterio di cassa anche le prestazioni di servizi a cadenza periodica retribuite con canoni (licenze d’uso, aggiornamenti, assistenza).
Via libera, anche per quest’anno, alle agevolazioni a favore degli autotrasportatori.
A seguito della ripartizione delle risorse operata in base agli stanziamenti previsti dalla Legge Finanziaria 2010 (n. 191 del 23 dicembre 2009), sono stati confermati gli importi erogati lo scorso anno.
1) le imprese di autotrasporto merci (conto terzi e conto proprio) possono recuperare nel 2010, fino ad un massimo di euro 300 per ciascun veicolo (mediante compensazione in F24), le somme versate nel 2009 a titolo di contributo al Servizio Sanitario Nazionale sui premi di assicurazione per la responsabilità civile per i danni derivanti dalla circolazione dei veicoli a motore adibiti a trasporto merci di massa complessiva a pieno carico non inferiore a 11,5 tonnellate.
2) per i trasporti effettuati personalmente dall’imprenditore oltre il comune in cui ha sede l’impresa (autotrasporto merci per conto di terzi) è prevista una deduzione forfetaria di spese non documentate (ai sensi dell’art. 66, comma 5, primo periodo, del TUIR), per il periodo d’imposta 2009, nelle seguenti misure:
– 56,00 euro per i trasporti all’interno della regione e delle regioni confinanti. La deduzione spetta anche per i trasporti personalmente effettuati dall’imprenditore all’interno del comune in cui ha sede l’impresa, per un importo pari al 35% di quello spettante per i medesimi trasporti nell’ambito della regione o delle regioni confinanti;
È stato pubblicato sulla G.U. n. 117 del 21 maggio 2010, il Decreto 07/04/2010 del Ministero dell’Economia e delle Finanze relativo alla “Certificazione, fino a tutto il 2009, del maggior gettito dell’Imposta comunale sugli immobili (ICI)“.
Con il provvedimento sono state individuate le modalità operative per la presentazione, da parte dei comuni, compresi quelli delle regioni Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta e delle province autonome di Trento e Bolzano, della certificazione del maggior gettito ICI registrato dall’anno 2007 a tutto l’anno 2009.
Le maggiori entrate dei comuni corrispondono all’incremento del gettito ICI calcolato tenendo conto del reale incremento della base imponibile per singolo ente, risultante dall’applicazione degli specifici coefficienti moltiplicativi alle maggiori rendite/redditi iscritti nella banca dati catastale.
Sono inoltre approvati i modelli A e B di certificazione che fanno parte integrante del decreto.
Il modello A deve essere utilizzato da tutti i comuni, ad eccezione di quelli delle regioni Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta e delle province autonome di Trento e di Bolzano, che, invece, devono presentare il modello B.
La mancata presentazione della certificazione comporta la sospensione dell’ultima rata del contributo ordinario dell’anno 2010 fino al perdurare dell’inadempienza.
La rettifica sull’indebita detrazione di Iva non può essere confermata dal giudice sulla base della non inerenza dei costi.
In questo caso, infatti, la sentenza è affetta da ultrapetizione perché contiene una qualificazione giuridica dei fatti diversa rispetto a quella prospettata dall’amministrazione nell’atto impositivo.
In particolare, se viene emesso un processo verbale di constatazione scaturito da una verifica fiscale generale effettuata dallo stesso ufficio impositore, comunque poi non sussiste il presupposto per l’emissione di un accertamento parziale, ai sensi dell’art. 54 comma 5 del D.P.R. n. 633/72.
La Suprema Corte ha, così, accolto il ricorso presentato in Cassazione dal contribuente che ha ribaltato la sentenza del giudice sottostante che, invece, era stata favorevole all’Amministrazione Finanziaria.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 12557 del 21 maggio 2010)
Garantite la libera prestazione di servizi e la libertà di circolare e soggiornare negli stati membri. Gli artt. 18 e 49 del Trattato Ce ostano a una normativa nazionale che preveda la possibilità di detrarre dall’imposta lorda le spese per i corsi di istruzione universitaria tenuti da istituti universitari situati nel proprio territorio, ma che escluda in termini generali tale possibilità con riguardo alle spese di istruzione universitaria sostenute in un istituto universitario, privato o non, situato in un altro Stato membro.
Gli stessi articoli non ostano, invece, a una normativa nazionale che preveda la possibilità per i contribuenti di detrarre dall’imposta lorda le spese per i corsi di istruzione universitaria presso un istituto universitario situato in un altro Stato membro nel limite del tetto fissato per le spese corrispondenti previste per la frequenza di corsi analoghi tenuti presso l’università pubblica nazionale più vicina al domicilio fiscale del contribuente.
Questo è quanto ha stabilito, con la sentenza del 20 maggio resa nel procedimento C-56/09, la Corte di giustizia Ue in tema di libera prestazione dei servizi, analizzando la normativa italiana in materia e giudicandola pienamente conforme ai dettami europei.
La normativa italiana in materia prevede – all’art. 15, n. 1, lett. e), del Tuir – che dall’imposta lorda si può detrarre un importo pari al 19% delle spese sostenute dal contribuente per frequenza di corsi di istruzione secondaria e universitaria, in misura non superiore a quella stabilita per le tasse e i contributi degli istituti statali, se non deducibili nella determinazione dei singoli redditi che concorrono a formare il reddito complessivo.
Con la circolare ministeriale 95/2000 è stato chiarito che le spese per la frequenza presso istituti o università private o straniere sono detraibili in misura non superiore a quella stabilita per tasse e contributi versati per le analoghe prestazioni rese da istituti statali italiani, e che ai fini della detrazione delle spese per frequenza all’estero di corsi universitari occorre fare riferimento alle corrispondenti spese previste per la frequenza di corsi analoghi tenuti presso l’università statale italiana più vicina al domicilio fiscale del contribuente.
Con circolare 11/1987 è stato invece previsto, ai fini della detrazione degli oneri versati dagli studenti iscritti presso università private in Italia, l’assimilazione dei corsi di laurea tenuti in tali università ai corsi, uguali o similari, tenuti nell’università pubblica italiana esistente nella medesima città dell’università privata, o sita in una città della stessa regione.
(Notiziario dell’Agenzia delle Entrate del 24 maggio 2010)
È stato approvato con provvedimento interdirettoriale del 18 maggio 2010, il modello per la denuncia dell’imposta sulle assicurazioni dovuta sui premi ed accessori incassati nel 2009.
Il modello deve essere utilizzato dalle imprese di assicurazione e deve essere trasmesso in via telematica.
(Agenzia delle Entrate, nota del 24 maggio 2010)