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Timestamp: 2020-05-28 18:55:10+00:00
Document Index: 168052703

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 360', 'art. 110', 'art. 378', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 9145 del 07/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9145 del 07/04/2017
Cassazione civile, sez. VI, 07/04/2017, (ud. 07/07/2016, dep.07/04/2017), n. 9145
sul ricorso 3656-2016 proposto da:
C.G., elettivamente domiciliata in Roma, via A. De
Pretis n. 86, presso lo studio dell’Avvocato Pietro Cavasola, dal
quale è rappresentata e difesa, unitamente all’Avvocato Elio
Guglielmino, per procura speciale in calce al ricorso;
avverso il decreto della Corte d’appello di Milano, depositato in
data 8 luglio 2015; R.G.V.G. 83/15;
sentito l’Avvocato.
Ritenuto che, con ricorso depositato presso la Corte d’appello di Milano, C.G. proponeva opposizione, ai sensi della L. n. 89 del 2001, art. 5 ter avverso il decreto con il quale il consigliere designato della medesima Corte d’appello aveva ingiunto al Ministero dell’economia e delle finanze il pagamento della somma di Euro 1.500,00 a titolo ereditario e pro quota, in relazione al giudizio amministrativo iniziato da suo padre Ch.Gi., e aveva dichiarato improponibile la domanda proposta in proprio dalla ricorrente;
che la Corte d’appello, in composizione collegiale, ritenuto che l’opposizione dovesse essere riferita esclusivamente al capo del decreto opposto relativo alla domanda proposta iure proprio, rigettava l’opposizione sia con riguardo alla mancata computabilità del periodo intercorso tra la data del decesso del dante causa della ricorrente e la data della sua costituzione in giudizio, sia con riguardo alla mancata presentazione della istanza di prelievo, non fungibile con l’istanza di fissazione di udienza;
che per la cassazione di questo decreto C.G. ha proposto ricorso sulla base di tre motivi;
che la ricorrente ha depositato dapprima istanza di accelerazione ai sensi della L. n. 208 del 2015, art. 1-ter, comma 6, (recte: della L. n. 89 del 2001, art. 1-ter, comma 6, come modificata da ultimo dalla L. n. 208 del 2015), e poi memoria in prossimità dell’udienza. Considerato che il Collegio ha deliberato l’adozione della motivazione semplificata nella redazione della sentenza;
che con il primo motivo di ricorso la ricorrente deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, l’erronea valutazione dell’equa riparazione in relazione alla durata del procedimento amministrativo presupposto”, avuto riguardo alla erronea ritenuta non computabilità del periodo in cui la parte non si è costituita nel giudizio presupposto, tanto più con riferimento alla successione nel processo ai sensi dell’art. 110 c.p.c.; con la precisazione che, nel caso di specie, il decesso del proprio dante causa non aveva comportato alcun prolungamento indebito del giudizio presupposto, essendosi ella costituita a distanza di un mese dalla dichiarazione di interruzione del giudizio;
che con il secondo motivo la ricorrente ribadisce di avere diritto alla corresponsione dell’indennizzo sia a titolo ereditario che iure proprio, per effetto dell’avvenuta costituzione nel giudizio presupposto;
che con il terzo motivo la ricorrente, denunciando violazione e falsa applicazione di norme di diritto e invocando la diretta precettività della CEDU, si duole del fatto che la Corte d’appello, rigettando l’opposizione, abbia confermato il decreto emesso dal consigliere designato e quindi la improponibilità della domanda iure proprio per non essere stata presentata nel giudizio presupposto istanza di prelievo;
che nella memoria ex art. 378 c.p.c., con riferimento alla questione posta dal terzo motivo di ricorso, la ricorrente ha richiamato la sopravvenuta sentenza della Corte EDU, sez. 1, in data 25 febbraio 2016 (Olivieri ed altri contro Repubblica Italiana), secondo cui la presentazione dell’istanza di prelievo non garantisce in modo efficace ed effettivo l’accelerazione del giudizio amministrativo, poichè dalla stessa non discende un obbligo del giudice amministrativo di anticipare la trattazione dell’udienza, ma soltanto una facoltà; che in relazione a tale decisione, su istanza della Repubblica Italiana, la questione è stata rimessa alla Grande Camera, la cui pronuncia è necessario attendere ai fini della presente decisione.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta civile della Corte Suprema di Cassazione – 2, il 7 luglio 2016.