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Timestamp: 2019-08-18 12:14:56+00:00
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...Cosi' e' se mi pare: ledgittimo impedimento, Corte Costituzionale, Berlusconi, Bondi, Governo
Berlusconi potra' essere processato. E' tornato ad essere un cittadino come tutti gli altri. I Giudici della Corte Costituzionale hanno stabilito che i giudici dei Tribunali dove il premier dovra' comparire come imputato valutino le regioni che impedirebbero la sua presenza in aula.
Al cavaliere questa vota non e' riuscito il pressing sui Giudici della Consulta come invece era stato positivo quello sui deputati il 14 dicembre scorso.
Il povero Sandro Bondi ha detto: "Siamo di fronte al rovesciamento dei cardini della nostra Costituzione e dei principi fondamentali di ogni ordine democratico". Oggi la Consulta ha stabilito la
superiorità dell'ordine giudiziario rispetto a quello democratico, rimettendo nelle mani di un magistrato la decisione ultima in merito all'esercizio della responsabilità politica e istituzionale".
Forse il ministro non ha ancora smaltito le intemperanze enogastronomiche delle festivita' di Natale, Capodanno ed Epifania. Forse il ministro ha la mente ottenebrata dai problemi della sua parentopoli e della mozione di sfiducia che come una spada di Damocle incombe sulla sua testa. Poverino, cita la Costituzione, ma non sa di cosa parla. Pensi a studiare.
Concordo con il direttore dell' Unita' Concita De Gregorio, c he scrive: ''È una vittoria di principio, la sentenza della Consulta sul legittimo impedimento. Una vittoria simbolica – il riaffermarsi dell'idea di Giustizia così come la definisce la Costituzione – destinata tuttavia a restare senza effetti concreti. Come quasi sempre accade in questo nostro disastrato paese non succederà nulla, alla prova dei fatti. Ora che la Consulta ha fatto decadere in parte i contenuti della legge che consentiva al premier di non presentarsi mai in aula il presidente del Consiglio dovrà farlo, invece: l'imputato si presenti, dice questa decisione in teoria. In pratica però esisteva già prima della legge un articolo del codice che definiva le occasioni di legittimo impedimento: il giudice, di nuovo e come sempre, deciderà di volta in volta se ci siano motivi validi, Silvio Berlusconi farà in modo di presentare giustificazioni che appaiano valide. Si presenterà in aula il meno possibile, giusto qualche volta, diciamo un paio, per denunciare davanti alle telecamere all'uscita dall'aula la sua condizione di perseguitato. Può comunque dormire sonni tranquilli: tutti i processi in corso ripartono da zero per motivi legati alla nuova composizione dei collegi (gli anni passano, i giudici cambiano) dunque a conti fatti sono tutti destinati a cadere in prescrizione. Passeranno i mesi e forse gli anni, non ci saranno sentenze definitive per chi ha corrotto e comprato il comprabile, cose e persone, in spregio al diritto e alla decenza''.
La sentenza della Corte costituzionale e' una mezza vittoria per i cittadini.
Infatti come scrive Giuseppe D' Avanzo nella Repubblica ''Berlusconi non ha alcuna intenzione di difendere la sua onorabilità nel solo luogo appropriato, l'aula del tribunale. In quel luogo - e in modo definitivo con la "sentenza Mills" - è stato documentato che egli è un corruttore, un bugiardo e uno spergiuro anche quando fa voto della "testa di figli e nipoti". Un uomo, con un'altra idea della dignità personale e della responsabilità pubblica, filerebbe in quell'aula per dimostrare la sua correttezza e onestà. Non Berlusconi che si è fatto politico per scampare - e non è un mistero - da un passato di malaffare e come corruttore, bugiardo e spergiuro pretende di essere accettato dal Paese.
Il Cavaliere avrà buon gioco - scrive D' Avanzo - perché i processi che lo attendono a Milano presto diventeranno cenere. Tra le leggi che il Sovrano si è acconciato per farla franca (2001, rogatorie internazionali; 2002, legittimo sospetto; 2003, legge immunitaria Schifani; 2006, inappellabilità delle sentenze di proscioglimento; 2008, legge immunitaria Alfano), tutte sterili o cancellate dalla Corte Costituzionale, la più efficace per farla franca si è rivelata la riforma dei tempi della prescrizione (2005). È questa che soffocherà i processi di Milano. Cinque dei sette giudici che lo stavano giudicando a Milano per corruzione (Mills), frode fiscale (diritti tv Mediaset), appropriazione indebita (Mediatrade) sono stati trasferiti ad altro incarico. I dibattimenti dovranno dunque ricominciare di nuovo e daccapo e la possibilità che possano arrivare al verdetto definitivo della Cassazione è concreta come l'eventualità che Berlusconi accetti di farsi processare. Nelle prossime settimane e mesi assisteremo a uno spettacolo estenuante. Gli avvocati del Sovrano andranno in aula per sfruttare tutte le possibilità che la bocciatura parziale della legge sul legittimo impedimento lascia sul tavolo. La Consulta chiede ai giudici una leale collaborazione istituzionale e di accordare le necessità della giurisdizione con il dovere di governare. Il punto di equilibrio è difficile da trovare quando i diritti della difesa sono l'occasione non per fare luce nel processo, ma per tenersi lontano dal giudizio. Anche perché - facile previsione - Berlusconi non si farà mancare gli impegni soprattutto all'estero e i suoi legali useranno quell'agenda posticcia per scardinare i tempi del processo. È molto improbabile che i giudici del tribunale di Milano se la sentano di smascherare il gioco. Lo si è già detto. Se Berlusconi fosse un imputato qualunque, il tribunale stringerebbe i tempi e il "processo Mills", che ha davanti un anno di tempo prima di "morire", forse riuscirebbe a chiudersi anche in Cassazione. È il processo più sensibile e, in fondo, quello più limpido perché nei fatti si è già concluso quando anche dinanzi alla Cassazione - e quindi definitivamente - è stata accertato che l'avvocato inglese David Mills, architetto della galassia di società off-shore di Fininvest organizzata con il coinvolgimento "diretto e personale" del Cavaliere, è stato pagato per non dire la verità nei processi contro Craxi e gli ufficiali della Guardi di Finanza, corrotti dal tycoon di Arcore. La corruzione è un reato "a concorso necessario": se Mills è stato corrotto, il presidente del consiglio (coimputato) è il corruttore. Per chiunque altro che non sia il capo del governo il processo, che ora ricomincerà a Milano, sarebbe una pura formalità. Tre e quattro udienze in primo grado. Un'udienza in appello. Un'udienza in Cassazione. Sentenza che passa in giudicato. Dodici mesi sono più che sufficienti perché nel caso degli "imputati in scadenza termini", come si dice, i tribunali hanno l'obbligo di fare presto e bene non fosse altro per garantire i diritti di chi è stato offeso dal reato. Potrebbe avvenire anche per il processo Mills? Difficile. Meglio, impossibile. Il clima di perenne aggressione all'ordine giudiziario un segno lo ha lasciato. Gli abusi del sistema politico, governativo e mediatico (un caso per tutti, l'agguato denigratorio al giudice Mesiano "colpevole" di aver indossato calzini viola) provocano nelle toghe qualche impaccio superfluo che rallenta il processo. Da questo punto di vista, la sentenza della Consulta non aiuta perché prepara ai giudici di Milano un percorso ricco di trappole e complicazioni. Per dirne una, con il costituzionalista Alessandro Pace: come si potrà "coniugare l'indifferibilità dell'impedimento con l'esistenza di un'attività preparatoria e consequenziale"? È quanto questo lavoro che predispone e segue l'impegno pubblico del capo del governo potrà essere legittimamente lungo?''.
"Non mi aspettavo nulla di diverso. Hanno scritto una sentenza sovversiva: la sovranità è nelle mani dei giudici, la volontà del Parlamento non conta più nulla". Al di là dei proclami buonisti sul "bicchiere mezzo pieno", delle dichiarazioni concilianti di Alfano e Ghedini, Silvio Berlusconi , scrive Francesco Bei nela Repubblica, ieri ha subito come uno schiaffo in faccia la sentenza della Corte costituzionale sul legittimo impedimento. E lo ha detto chiaro e tondo a tutti quelli che lo sono andati a trovare. "I miei avvocati erano ottimisti - si è sfogato - ma io no. Io l'ho sempre saputo che sarebbe finita così, da questa Corte non mi aspettavo nulla di diverso". A queste considerazioni il Cavaliere aggiunge il timore che "ora la speculazione ne possa approfittare, pensando di attaccare un paese con un capo di governo sotto processo".
Ci aspettano venti di guerra, soprattutto se si andra' ad elezioni anticipate, cosi' come si percepisce dai boatos provenienti dai palazzi del potere.
Scritto il 14/01/11 alle 09:10 nella ledgittimo impedimento, Corte Costituzionale, Berlusconi, Bondi, Governo | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)