Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-25409-del-26-10-2017
Timestamp: 2020-06-06 05:53:17+00:00
Document Index: 15278317

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 652', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 1346', 'art. 360', 'art. 1341', 'art. 360', 'art. 366', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 17', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 25409 del 26/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25409 del 26/10/2017
Cassazione civile, sez. III, 26/10/2017, (ud. 25/01/2017, dep.26/10/2017), n. 25409
sul ricorso 29893-2014 proposto da:
O.S., considerato domiciliato ex lege in ROMA, presso
dall’avvocato ANGELA CAMERINELLI giusta procura in calce al ricorso;
S.L. in qualità di titolare della ditta EURAPPALTI di
S.L., elettivamente domiciliato in ROMA, V.DELLA FISICA 7,
presso lo studio dell’avvocato PATRIZIO ALECCE, rappresentato e
difeso dall’avvocato CLEMENTINA AMBROSINO giusta procura in calce al
avverso la sentenza n. 1434/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
udito l’Avvocato GINO BAZZANI per delega.
Con sentenza del 2/4/2014 la Corte d’Appello di Napoli, in parziale accoglimento del gravame interposto dal sig. S.L., titolare dell’impresa individuale Eurappalti, e in conseguente riforma della pronunzia Trib. Benevento n. 406 del 2011, ha rigettato le domande nei confronti di quest’ultimo proposte dal sig. O.S. di annullamento o nullità del contratto di franchising tra i medesimi intercorso, e di conseguente restituzione di somma al riguardo versato a titolo di prezzo nonchè di risarcimento di lamentati danni; e ha rigettato altresì la domanda dal S., nella qualità, in via riconvenzionale nei confronti del primo spiegata di condanna al pagamento della penale contrattualmente prevista in conseguenza dell’inadempimento del medesimo.
Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito l’ O. propone ora ricorso per cassazione, affidato a 5 motivi.
Resiste con controricorso il S., nella qualità, che ha presentato anche memoria.
Con il 1 motivo il ricorrente denunzia “violazione o falsa applicazione” dell’art. 652 c.p.p., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Con il 2 e il 3 motivo denunzia “omesso esame” di fatti decisivi per il giudizio, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Con il 4 motivo denunzia violazione dell’art. 1346 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Con il 5 motivo denunzia violazione dell’art. 1341 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Va anzitutto osservato che esso risulta formulato in violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, atteso che il ricorrente fa riferimento ad atti e documenti del giudizio di merito (in particolare, a quanto si leggeva” nel “sito denominato Italia gare, gruppo eurappalti (www.eurappalti.it”, alla “e-mail” spedita “per ottenere informazioni più specifiche”, all’offerta “di guadagni di circa Euro 10.000 mensili, a fronte di un lavoro molto semplice che gli sarebbe stato illustrato verbalmente”, al “prospetto informativo della formula Dualbusiness (doc. 1 fascicolo di primo grado)”, a “n. 5 assegni postdatati di Euro 3.000 cad., salvo l’ultimo di Euro 2.900… (doc. 2 del fascicolo di primo grado)”, al “contratto Formula Dualbusiness (versato in atti)”, alla “lettera raccomandata del 18.07.07, anticipata via fax”, alla “lettera raccomandata del 06.08.07 (doc. 5 del fascicolo di primo grado)”, alla “lettera raccomandata ar, anticipata via fax, in data 20.09.07”, alla “nuova raccomandata r.r. (doc. 8 del fascicolo di primo grado)” alla comparsa di costituzione e risposta di controparte nel giudizio di 1 grado, alla sentenza del giudice di prime cure, alla “sentenza di assoluzione emessa in sede penale dal Tribunale di Benevento… pubblicata in data 28.02.2013 nei confronti del S.L.”, all'”atto di citazione”, al “decreto di citazione datato 16.09.2009”, alla “sentenza n. 406/2011 in data 19-24.01.2011” alle “condizioni generali del contratto sottoscritto da O.”, al “contratto di franchising” alla “documentazione prodotta in atti (doc. 1 fascicolo ricorrente, primo grado) (doc. 2-4-5-6 fascicolo resistente primo grado)”, alla “clausola n. 4″, all'”art. 17 sull’obbligo di segretezza”) limitandosi a meramente richiamarli, senza invero debitamente (per la parte strettamente d’interesse in questa sede) riprodurli nel ricorso ovvero, laddove riprodotti, senza fornire puntuali indicazioni necessarie ai fini della relativa individuazione con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte di Cassazione, al fine di renderne possibile l’esame (v., da ultimo, Cass., 16/3/2012, n. 4220), con precisazione (anche) dell’esatta collocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte, e se essi siano stati rispettivamente acquisiti o prodotti (anche) in sede di giudizio di legittimità (v. Cass., 23/3/2010, n. 6937; Cass., 12/6/2008, n. 15808; Cass., 25/5/2007, n. 12239, e, da ultimo, Cass., 6/11/2012, n. 19157), la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rendendo il ricorso inammissibile (cfr., da ultimo, Cass., Sez. Un., 19/4/2016, n. 7701).
Deve altresì osservarsi che il vizio di motivazione risulta inammissibilmente dedotto al di là dei limiti consentiti dalla vigente formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, (v. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053), giacchè alla stregua della vigente formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nel caso ratione temporis applicabile, il vizio di motivazione denunciabile con ricorso per cassazione si sostanzia solamente nell’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, dovendo riguardare un fatto inteso nella sua accezione storico-fenomenica, e non anche – giusta quanto viceversa adombrato dall’odierno ricorrente – la contraddittorietà della motivazione o l’omesso esame di determinati elementi probatori, essendo sufficiente che come nella specie il fatto sia stato esaminato, senza che sia necessario dare conto di tutte le risultanze probatorie emerse all’esito dell’istruttoria come astrattamente rilevanti (cfr. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053, e, da ultimo, Cass., 29/9/2016, n. 19312), giacchè il vizio di motivazione non conferisce al giudice di legittimità il potere di riesaminare il merito dell’intera vicenda processuale sottoposta al suo vaglio.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 2.800,00, di cui Euro 2.600,00 per onorari, oltre a spese generali ed accessori come per legge.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater come modif. dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.