Source: http://www.pressgiochi.it/slot-machine-e-distanze-permangono-ancora-dubbi-sulla-loro-applicazione/58406
Timestamp: 2019-02-19 13:38:27+00:00
Document Index: 9850435

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 41', 'art. 20', 'art. 54', 'sentenza ', 'art. 20', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 2', 'art. 190']

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Slot machine e distanze: permangono ancora dubbi sulla loro applicazione
Storicamente la legislazione e, in generale, la società <<hanno sempre ritenuto di dover esercitare un attento controllo sul gioco, a cui la nostra cultura ha spesso riservato una considerazione biasimevole, sia per gli effetti che il fenomeno ha sulla vita dei singoli come per le collusioni spesso evidenziatesi con la criminalità>> (Tar Liguria, Genova, sez. I, 25 luglio 2018, n. 646).
Nel tempo – scrive Michele Castello su Altalex commentando la sentenza del CdS – diverse fonti normative hanno disciplinato il gioco d’azzardo lecito dando attuazione ai principi di cui all’art. 41 Cost. essendo, come noto, la libertà di iniziativa economica suscettibile di contemperamento con l’utilità sociale, sì da non recare danno alla sicurezza, alla libertà, ed alla dignità umana (T.a.r. Sardegna, Cagliari, Sez. I, 3 settembre 2018, n. 767).
In tale contesto deve comunque considerarsi come <<il Legislatore italiano ha in realtà adottato da tempo una politica espansiva nel settore dei giochi d’azzardo allo scopo di incrementare le entrate fiscali>> (T.a.r. Lombardia, Brescia, sez. II, 23 febbraio 2011, n. 3219).
Il giurista, da parte sua, non può che considerare i giochi legalmente autorizzati e pienamente tutelati al fine di verificare se, ed entro quali limiti, l’azione amministrativa possa intervenire su di essi disciplinandone in concreto l’esercizio in forma imprenditoriale.
Precisamente, nel caso di specie, una disposizione regolamentare aveva posto il divieto di apertura di sale da gioco e, comunque, di installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo a distanza inferiore a 500 metri dai luoghi individuati come <<sensibili>>.
Facendo leva sul tessuto normativo regionale di riferimento (L.R. Veneto 27 aprile 2015, n. 6, art. 20, comma 3, lett. a) e L.R. Veneto 30 dicembre 2016, n. 30, art. 54, comma 5) si afferma in sentenza come: <<l’obiettivo del contestato Regolamento sia proprio quello di dare puntuale applicazione alla normativa così evitando l’apertura di nuove sale da giochi che si trovino ad una distanza inferiore ai cinquecento metri da alcuni luoghi sensibili>>.
La stessa legge (art. 20 cit.), si precisa ancora da parte del Consiglio di Stato, <<dopo aver indicato alla lettera a) la possibilità di introdurre limiti di distanza, ha previsto alla lettera b) il potere di limitare gli orari di apertura ed alla successiva lettera c) quello di adottare misure premiali per gli esercizi dei gestori che scelgono di non installare o disinstallare le apparecchiature per il gioco d’azzardo lecito: che sono, evidentemente, poteri estranei alla materia urbanistica>>.
la giurisprudenza amministrativa secondo cui <<sono ammissibili restrizioni che vadano sino al divieto delle lotterie e di altri giochi a pagamento con vincite in denaro, trattandosi di un divieto pienamente giustificato da superiori finalità di interesse generale>> (Cons. Stato, sez. V, 8 agosto 2018, n. 4867);
La Corte Costituzionale nella sentenza n. 85 del 9 maggio 2013 così si è espressa: <<Tutti i diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione si trovano in rapporto di integrazione reciproca e non è possibile pertanto individuare uno di essi che abbia la prevalenza assoluta sugli altri. La tutela deve essere sempre “sistemica e non frazionata in una serie di norme non coordinate ed in potenziale conflitto tra loro” (sentenza n. 264 del 2012). Se così non fosse, si verificherebbe l’illimitata espansione di uno dei diritti, che diverrebbe “tiranno” nei confronti delle altre situazioni giuridiche costituzionalmente riconosciute e protette, che costituiscono, nel loro insieme, espressione della dignità della persona>>.
Anche alla luce dell’insegnamento della giurisprudenza costituzionale (Corte Cost., 18 luglio 2014, n. 220) dobbiamo affermare che lo Stato ha il compito di fissare i principi generali che ispirano la materia, dettati dalla riduzione e dal contrasto all’attività del gioco d’azzardo, mentre le Regioni e gli enti locali hanno il potere di disciplinarne le concrete modalità, avuto riguardo, da un lato, agli obiettivi programmati a livello nazionale, e, dall’altro, alle caratteristiche peculiari del territorio entro cui le attività del gioco sono destinate ad incidere.
Si deve trattare, a ben vedere, di luoghi di aggregazione frequentati, se non esclusivamente, almeno prevalentemente, dalle fasce deboli ed influenzabili della popolazione (giovani, anziani e persone svantaggiate o malate, tutti potenzialmente non in grado, per immaturità, solitudine condizioni personali e/o sociali in genere, di gestire prudentemente e con temperanza l’accesso a tale forma di intrattenimento).
Lo stato di fatto ha ingenerato, nella pratica, un sostanziale divieto di gestire macchinette da gioco, attività imprenditoriale consentita, sebbene da regolamentare e limitare a tutela di altri e pregnanti interessi costituzionali e, quindi, argomenta ancora l’adito Giudice torinese, il bilanciamento degli interessi costituzionali in gioco, pare aver portato nel caso del Comune di riferimento ad una totale negazione della possibilità, costituzionalmente garantita, di gestire una attività imprenditoriale lecita.
E così conclude affermando: <<Sul punto occorrerà valutare all’esito della udienza di merito, la necessità di disporre la rimessione degli atti alla Corte Costituzionale, anche alla luce di ulteriori considerazioni che le parti vorranno eventualmente svolgere>>.
Ancora dubbi di costituzionalità sono stato sollevati dal T.a.r. Abruzzo, Pescara, 21 aprile 2017 ordinanza n. 161 che, intervenuto sulla corretta interpretazione dell’art. l L.R. Abruzzo 29 ottobre 2013, n. 40 (recante <<Disposizioni per la prevenzione della diffusione dei fenomeni di dipendenza dal gioco<<) ha sottolineato come a tale norma sia sottesa la finalità di <<tutelare determinate categorie di persone dai rischi che (…) derivano>> dalla <<diffusione dei fenomeni di dipendenza dal gioco>>.
Secondo l’adito Collegio giudicante non si riscontrano finalità di carattere socio-sanitario nella previsione di una distanza minima di rispetto delle sale da gioco dalle caserme militari in quanto tale requisito -distanza di almeno 300 metri da <<caserme militari>> (previsto in detta L.R.) – non risulta far capo ad esigenze riferibili alla materia <<tutela della salute>>.
Argomenta il G.A.: <<Né sembra possibile inquadrare la norma in altra materia regionale, visto che l’intera legge esprime una chiara finalità “socio-sanitaria”, non lasciando perciò alcun margine ad un’interpretazione diretta a ricondurre una sua specifica disposizione ad esigenze di tutela di interessi di altro tipo, che non emergono in alcun modo dal testo normativo.
Non si può d’altronde far riferimento alla materia “governo del territorio”, visto che dal testo normativo non emergono particolari esigenze urbanistiche connesse alla prossimità tra sale da gioco e caserme militari che non si manifestino rispetto a qualunque altro insediamento ad uso collettivo o pubblico.
Non essendo la norma riconducibile alla materia sanitaria né ad altra di competenza regionale, si delinea, dunque, la violazione dell’art. 117, terzo comma, Cost., con conseguente invasione delle competenze statali ed in particolare nella materia “ordine pubblico e sicurezza” (art. 117, comma 2, lettera h), a cui appartiene la disciplina dell’attività svolta dalla ricorrente.
Va in conclusione ritenuta rilevante e non manifestamente infondata, in relazione agli articoli 3 e 117, commi 2 e 3, Cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, lettera c), della L.R. Abruzzo 29 ottobre 2013, n. 40 (Disposizioni per la prevenzione della diffusione dei fenomeni di dipendenza dal gioco), nella parte in cui include tra i luoghi sensibili, “IV) le caserme militari (…)”>>.
Altre tema che merita in questa sede almeno un cenno è quello della modalità di calcolo delle distanze da seguire nei singoli casi concreti.
Questo percorso – conclude Castello – deve essere riferito unicamente ad un cammino pedonale (e non assistito da mezzi pubblici) ed è dirimente, tal fine, il disposto dall’art. 190 Codice della Strada.
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