Source: http://www.e-glossa.it/news/incostituzionale_il_n.7_dell%27art._2941_cod.civ._nella_parte_in_cui_non_prevede_la_sospensione_del_te_3190.aspx
Timestamp: 2017-01-17 19:22:26+00:00
Document Index: 122197088

Matched Legal Cases: ['art. 2941', 'art. 2315', 'sentenza ', 'art. 2266', 'art. 2479', 'art. 2261', 'art.2393']

Incostituzionale il n.7 dell'art. 2941 cod.civ. nella parte in cui non prevede la sospensione del termine prescrizionale fra società in nome collettivo e gli amministratori, finché sono in carica, per le azioni di responsabilità contro di essi. (Corte Costituzionale, sent. n. 262 dell’11 dicembre 2015) - WikiJus
Per le azioni di responsabilità, intraprese dalle società in nome collettivo contro gli amministratori, non opera la sospensione della prescrizione, sancita per le persone giuridiche e per le società in accomandita semplice. Il contrasto con il principio di eguaglianza appare stridente, in particolare, nella comparazione tra la società in nome collettivo e la società in accomandita semplice, assoggettata alle disposizioni della società in nome collettivo compatibili con il tipo sociale (art. 2315 cod. civ.).Pur accomunate da una disciplina omogenea nei suoi tratti salienti, tali società differiscono nel regime di sospensione della prescrizione delle azioni di responsabilità. Si tratta di una disparità di trattamento priva di una giustificazione plausibile, al pari delle differenze che ancora intercorrono in tale materia tra società in nome collettivo e persone giuridiche. Le motivazioni, che hanno condotto questa Corte ad estendere alle società in accomandita semplice la sospensione della prescrizione vigente per le persone giuridiche, prescindono dalla peculiare composizione delle società in accomandita semplice e dalla distinzione tra soci accomandanti e soci accomandatari, che ne condiziona alcune specificità di disciplina. Dotate di valenza generale, esse si raccordano alla ratio della causa di sospensione della prescrizione e si attagliano, pertanto, anche alle società in nome collettivo.Tale causa di sospensione si correla al rapporto gestorio che vincola la società all'amministratore (sentenza n. 322 del 1998, punto 4. del Considerato in diritto) e si atteggia in termini unitari con riguardo alle esigenze di tutela della società. In particolare, durante la permanenza in carica degli amministratori, è più difficile per la società acquisire compiuta conoscenza degli illeciti che essi hanno commesso e determinarsi a promuovere le azioni di responsabilità. La ratio della causa di sospensione non risiede, dunque, nel dato formalistico della coincidenza tra attore e convenuto, tipica di un giudizio instaurato dalla società contro l'amministratore. Questa circostanza non chiarisce la specificità della causa di sospensione, che opera a beneficio di una sola parte, la società, e si prefigge di tutelarne la posizione. La contrapposizione di interessi tra società e amministratori, che ostacola un'azione efficace e tempestiva della società, non ha alcuna attinenza con la personalità giuridica. Le discriminazioni, legate a un dato estrinseco, sono disarmoniche rispetto alla ratio che ispira la disciplina della sospensione della prescrizione. A fronte delle difficoltà operative, insite nell'accertamento degli illeciti degli amministratori ancora in carica, la personalità giuridica non configura un elemento qualificante e idoneo a tracciare un discrimine ragionevole tra le diverse società.L'irragionevolezza di un criterio distintivo così congegnato si coglie anche sotto altri profili. Se la personalità giuridica definisce la completa alterità tra la società e i soci che ne fanno parte, un fenomeno di unificazione soggettiva emerge anche nelle società di persone, che si pongono come autonomo centro di imputazione di diritti e obblighi, distinto rispetto alle persone dei soci (art. 2266, primo comma, cod. civ., che riconduce direttamente alla società l'acquisizione di diritti e l'assunzione di obbligazioni). Dalla diversa conformazione della soggettività non possono scaturire diversità così gravide di conseguenze sulla disciplina delle azioni di responsabilità contro gli amministratori, tema di per sé estraneo alle mutevoli graduazioni della soggettività degli enti.Un criterio distintivo, calibrato sulla personalità giuridica, si palesa irragionevole in un contesto normativo che registra, tra i molteplici tipi sociali, confini sempre più fluidi e ricorrenti occasioni di osmosi. In un sistema che assegna all'autonomia privata un ruolo di cruciale importanza (art. 2479 c.c.), le società a responsabilità limitata, pur provviste di personalità giuridica, possono mutuare dalle società di persone alcuni tratti caratteristici dei modelli organizzativi. Una società di persone, composta da soci che non partecipino tutti all'amministrazione (art. 2261, comma I, c.c.), non è meno bisognosa di tutela di una società di capitali, in cui l'organizzazione corporativa e il sistema di contrappesi e di controlli apprestano una protezione più incisiva contro gli abusi degli amministratori. È arbitraria, pertanto, la scelta di diversificare la decorrenza dei termini di prescrizione in base a un elemento, la personalità giuridica, che non soltanto vede attenuarsi il suo ruolo di fattore ordinante della disciplina societaria, ma non ha portata scriminante per il diverso aspetto della responsabilità degli amministratori per gli illeciti commessi durante la permanenza in carica.
(di Daniele Minussi)In tema di società di capitali il III comma dell'art.2393 cod.civ. prevede che sia possibile esperire l'azione di responsabilità contro gli amministratori entro cinque anni dalla cessazione dalla carica. Ne segue che, durante la permanenza di quest'ultima, il relativo decorso del termine prescrizionale sia sospeso. In materia di società in accomandita semplice il Giudice delle Leggi era intervenuto già nel 1998 (sent. 14 luglio 1998 n.322) dichiarando l'illegittimità costituzionale della norma qui al vaglio proprio per la mancata previsione della causa di sospensione della prescrizione nel tempo di vigenza della carica dell'accomandatario.La pronunzia qui in esame chiude il cerchio: non sarebbe stato infatti logico che permanesse tale asimmetria, non esistendo alcun valido motivo per distinguere tra società in nome collettivo e società in accomandita. Nè si dica che quest'ultimo tipo sociale è contrassegnato da un regime di amministrazione tale per cui è intrinseca la distinzione tra soci amministratori e soci di mero capitale, esclusi dalla funzione amministrativa. Prescindendo dal fatto che analoga distinzione potrebbe essere introdotta in fatto anche in una società in nome collettivo, comunque l'azione di responsabilità vede come soggetto nel cui interesse è proposta l'ente sociale nella sua distinta soggettività rispetto ai singoli soci. Documenti collegati