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Timestamp: 2014-03-11 13:10:35+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 139', 'art. 138', 'art. 138', 'art. 138', 'art. 138', 'art. 138', 'art. 138', 'art. 138', 'art. 139', 'art. 138', 'art. 138']

Tabella unica danno biologico: abbiamo legislatori peggiori di quanto meritiamo
Articolo 07.11.2011 (Marco Rossetti) Prime osservazioni sullo schema di decreto di attuazione dell’art. 139 cod. ass., in tema di liquidazione di danno biologico con esiti macropermanenti.
2. I problemi posti dall’art. 138 cod. ass.
3. I profili problematici dello schema di decreto
3.1. Sotto il profilo medico legale
3.2. Sotto il profilo tecnico-giuridico
4. Questioni di diritto intertemporale
Il 3 agosto 2011 il Consiglio dei ministri ha approvato lo schema di decreto ed i relativi allegati, destinati a diventare il d.P.R. di attuazione dell’art. 138 cod. ass..
Si tratta di un provvedimento normativo di stupefacente trascuratezza, pressappochismo e infingardaggine, tali da sconcertare anche il più benevolo degli interpreti.
Nei §§ seguenti proverò a spiegare il perché: prima tuttavia, è doveroso ricordare che nemmeno la norma delegante (l’art. 138 cod. ass.) costituiva un modello di perfezione, ed era quindi in qualche modo fisiologico che i difetti della madre si trasferissero al figlio.
Vediamo, dunque, quali fossero tali difetti.
2. I problemi posti dall’art. 138 cod. ass. Come noto, l’art. 138 cod. ass. disciplina i criteri di liquidazione del danno biologico derivante da sinistri stradali causati da veicoli soggetti all’obbligo di assicurazione, quando abbiano causato postumi permanenti superiori al 10%, ed ha demandato a tal fine al governo la “predisposizione di una specifica tabella unica su tutto il territorio della Repubblica (...) del valore pecuniario da attribuire ad ogni singolo punto di invalidità comprensiva dei coefficienti di variazione corrispondenti all'età del soggetto leso”.
L’art. 138, comma 2, lettera (a), cod. ass. soggiunge che la tabella dei valori di punto deve fondarsi “sul sistema a punto variabile in funzione dell’età e del grado di invalidità”.
Dunque il riferimento contenuto nell’art. 138, comma 1, cod. ass. alla tabella “comprensiva” dei coefficienti di variazione deve essere inteso nel senso che il governo dovrà stabilire sia il valore monetario del singolo punto di invalidità, sia il demoltiplicatore in base al quale ridurre il risarcimento in funzione dell’età. Analogamente, del resto, a quanto l’art. 139, comma 6, cod. ass. per i danni derivanti da lesioni micropermanenti.
L’art. 138, comma 2, lettera (c), cod. ass., precisa tuttavia che “il valore economico del punto è funzione crescente della percentuale di invalidità e l’incidenza della menomazione sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato cresce in modo più che proporzionale rispetto all’aumento percentuale assegnato ai postumi”. E’ prevedibile che questa previsione susciterà non poche discussioni.
La norma è scindibile in due proposizioni: la prima parte stabilisce come deve variare il valore del punto, e cioè deve crescere al crescere del grado di invalidità permanente. La seconda parte stabilisce invece quanto debba crescere il valore del punto, e cioè in misura più che proporzionale rispetto al grado di invalidità permanente. Se il soggetto delle due disposizioni fosse il medesimo, la norma non farebbe che ricalcare i criteri già adottati e largamente invalsi nel diritto vivente.
Ma così non è, perché mentre la prima parte della norma stabilisce che è “il valore economico del punto” a dover crescere con l’aumentare dell’invalidità, la seconda parte afferma che è solo “l’incidenza della menomazione sugli aspetti dinamico-relazionali” a dovere aumentare in misura più che proporzionale.
Questa infelice formulazione della norma pone all’interprete tre gravi problemi.
Il primo problema è che la norma in esame sembra riproporre la distinzione, un tempo prospettata in dottrina, ma oggi definitivamente abbandonata, della distinzione tra danno biologico “statico” (inteso quale lesione dell’integrità psicofisica in se e per sé considerata, a prescindere dalle conseguenze che essa ha prodotto sulla vita della vittima), e danno biologico “dinamico” (inteso quale differenza peggiorativa tra le abitudini di vita della vittima prima e dopo il sinistro. Questa distinzione è stata da tempo superata dalla S.C., la quale non concepisce la risarcibilità di un danno alla salute che non abbia incidenza effettiva e concreta nella vita della vittima.
Il secondo problema è che la lettera (c) del comma 2 dell’art. 138 si pone in contrasto con la defin