Source: http://www.albertomazzoni.it/colli-maceratesi/
Timestamp: 2018-12-11 09:10:27+00:00
Document Index: 28960256

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 6']

Colli Maceratesi ‹ Alberto Mazzoni
DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DEI VINI A DENOMINAZIONE DI ORIGINE CONTROLLATA “COLLI MACERATESI”
Approvato con DPR 08.03.1975 G.U. 177 – 05.07.1975
Modificato con DM 03.10.1994 G.U. 239 – 12.10. 1994
Modificato con DM 22.12.2000 G.U. 5 – 08.01.2001
Modificato con DM 15.06.2011 G.U. 149 – 29.06.2011
Modificato con DM 26.11.2013 Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
La Denominazione di Origine Controllata Colli Maceratesi è riservata ai vini che rispondono alle
condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione per le seguenti tipologie:
possono concorrere per il restante 15% altri vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione nella
possono concorre altri vitigni a bacca nera, non aromatici, idonei alla coltivazione nella Regione Marche riportati nel presente disciplinare, congiuntamente o disgiuntamente, fino ad un massimo
Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Ciliegiolo, Lacrima, Merlot, Montepulciano, Vernaccia nera,
congiuntamente o disgiuntamente, fino ad un massimo del 50%; possono concorre altri vitigni a bacca nera, non aromatici, idonei alla coltivazione nella Regione Marche fino ad un massimo del 15%.
La zona di produzione delle uve atte alla produzione dei vini a Denominazione di Origine Controllata «Colli Maceratesi» ricade nell’intero territorio della provincia di Macerata e quello del comune di Loreto, in provincia di Ancona, e comprende i terreni vocati alla qualità dei suddetti territori.
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini di cui all’art. 1 devono essere quelle normali della zona e, comunque, atte a conferire alle uve le specifiche caratteristiche di qualità.
I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli generalmente usati, comunque atti a non modificare le caratteristiche dell’uva e del vino.
È consentita l’irrigazione di soccorso. È vietata ogni pratica di forzatura.
Per i nuovi impianti ed i reimpianti la densità dei ceppi per ettaro non può essere inferiore a 2200.
La produzione massima di uva ad ettaro dei vigneti in coltura specializzata ed il titolo alcolometrico naturale minimo per la produzione dei vini di cui all’art. 1, sono le seguenti:
Produzione Titolo alcolometrico
massima (t/ha) vol. naturale minimo (% vol)
«Colli Maceratesi» bianco 13 10,50
«Colli Maceratesi» bianco passito 13 10,50
«Colli Maceratesi» bianco spumante 13 9,50
«Colli Maceratesi» Ribona 13 10,50
«Colli Maceratesi» Ribona passito 13 10,50
«Colli Maceratesi» Ribona spumante 13 9,50
«Colli Maceratesi» rosso 13 11,00
«Colli Maceratesi» novello 13 10,50
«Colli Maceratesi» rosso riserva 10 12,00
«Colli Maceratesi» Sangiovese 13 11,00
A tali limiti, anche in annate eccezionalmente favorevoli, le rese dovranno essere riportate, purché la produzione non superi del 20% i limiti medesimi. Qualora tali limiti vengano superati, tutta la produzione non avrà diritto alla denominazione di origine controllata Colli Maceratesi.
La Regione Marche, su proposta del Consorzio, sentite le organizzazioni di categoria, con proprio decreto, di anno in anno, prima della vendemmia, tenuto conto delle condizioni ambientali e di coltivazione, può stabilire un limite massimo di produzione per ettaro inferiore a quello fissato dal
presente disciplinare, dandone immediata comunicazione al competente organismo di controllo.
Le operazioni di vinificazione ivi compreso l’invecchiamento obbligatorio, la spumantizzazione, l’appassimento delle uve, devono essere effettuate all’interno della zona di produzione delimitata nell’art. 3.
Per tutte le tipologie dei vini Colli Maceratesi è ammessa l’arricchimento con mosti concentrati prodotti da uve della zona di produzione, con mosti concentrati rettificati e con autoarricchimento.
Le uve idonee destinate alla produzione delle tipologie «passito» devono essere sottoposte ad un periodo di appassimento a partire dal 15 ottobre dell’anno di raccolta delle uve. Tale procedimento deve assicurare, al termine del periodo di appassimento, un contenuto zuccherino non inferiore al 23,00%. Le stesse uve appassite devono essere ammostate entro il 31 marzo dell’anno successivo a
quello di raccolta.
La tipologia spumante deve essere ottenuta esclusivamente per rifermentazione naturale con permanenza sui lieviti per almeno 3 mesi, e la durata del procedimento di elaborazione deve essere non inferiore a 6 mesi. Per la presa di spuma deve essere utilizzato esclusivamente mosto o mosto
concentrato di uve dei vigneti iscritti allo schedario viticolo della denominazione di origine, oppure mosto concentrato rettificato.
La resa dell’uva in vino, compresa l’eventuale arricchimento e presa di spuma, ove previsto, è la seguente:
resa uva/vino (%) – Produzione massima di vino (hl/ha)
«Colli Maceratesi» bianco 70% – 91
«Colli Maceratesi» bianco passito 40% – 52
«Colli Maceratesi» bianco spumante 70% – 91
«Colli Maceratesi» Ribona 70% – 91
«Colli Maceratesi» Ribona passito 40% – 52
«Colli Maceratesi» Ribona spumante 70% – 91
«Colli Maceratesi» rosso 70% – 91
«Colli Maceratesi» novello 70% – 91
«Colli Maceratesi» rosso riserva 70% – 70
«Colli Maceratesi» Sangiovese 70% – 91
Qualora la resa uva/vino superi i limiti di cui sopra, ma non il 75% per la tipologie sopra menzionate e il 43% per la tipologia passito, l’eccedenza non ha diritto alla denominazione di origine. Oltre detto limite decade il diritto alla denominazione d’origine controllate per tutta la partita.
Per i seguenti vini l’immissione al consumo è consentita soltanto dopo un periodo d’invecchiamento che parte dal 1° dicembre successivo alla vendemmia:
Durata mesi di cui in legno
Rosso riserva 24 3
Passito 24 3
Caratteristiche al consumo dei vini di cui all’art. 1 devono rispondere all’atto dell’immissione al consumo alle seguenti caratteristiche:
sapore: asciutto, gradevolmente acidulo;
colore: rosso rubino, talvolta tendente al granato con l’invecchiamento;
Alla Denominazione di Origine Controllata «Colli Maceratesi» è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista dal presente disciplinare di produzione.
Nella etichettatura dei vini di cui all’art. 1, con l’esclusione della tipologia spumante, è obbligatoria l’indicazione dell’annata di produzione delle uve.
Per l’immissione al consumo dei vini a Denominazione di Origine Controllata «Colli Maceratesi»
riserva, spumante e passito, sono ammessi soltanto recipienti di capacità da 0,375 fino a litri 3,00.
Per il confezionamento del vino «Colli Maceratesi» bianco, rosso e Sangiovese, possono essere usati anche contenitori alternativi al vetro costituiti da un otre in materiale plastico pluristrato di polietilene e poliestere racchiuso in un involucro di cartone o di altro materiale rigido non inferiore
a due litri.
La zona geografica di produzione dei vini a denominazione di origine controllata “Colli Maceratesi”, nelle 10 tipologie descritte all’articolo 6 del presente disciplinare, comprende l’intero territorio della provincia di Macerata e del comune di Loreto in provincia di Ancona. Si tratta di un ampio territorio posto al centro della regione Marche tra il mare Adriatico e la catena dei monti Sibillini, solcato lungo tutto il percorso dai fiumi Chienti e Potenza e in parte dal fiume Musone, che segna il confine con la Provincia di Ancona.
Il territorio compreso tra il Musone a nord e il Chienti a sud presenta basse colline originate da rocce sedimentarie nella zona pre-appenninica e rilievi più importanti spostandosi verso l’area appenninica interna, situata a maggiore distanza dal mare. Nella fascia collinare, mesoclima e pedogenesi hanno creato una differenziazione dei suoli con una significativa presenza dei calcisuoli ove è evidente la dinamica di soluzione e riprecipitazione del calcare in orizzonti preferenziali per le variazioni climatiche ed escursioni termiche. Sono da segnalare anche suoli formati da trasporto torrentizio e da apporti colluviali nelle valli minori. Nell’area sono frequenti i substrati geologici calcarenitico-pelitici, ma sono presenti anche terreni argillosi. L’utilizzazione agricola dei suoli prevale alle quote al di sotto degli 800 m s.l.m. Il 75% della superficie provinciale presenta pendenze comprese tra il 2% ed il 50%. Le esposizioni sono equamente distribuite, con leggera prevalenza dell’esposizione verso est.
Il clima è temperato-caldo: le temperature minime del mese di gennaio sono mediamente superiori allo zero, mentre quelle medie del mese di luglio superano i 20°C. Le precipitazioni, pur concentrate nel periodo autunno-invernale, si verificano anche durante la primavera e l’estate, che è la stagione più asciutta. Si è in presenza del Piano fitoclimatico mesomediterraneo lungo la costa e di una certa xericità nell’area interna. La temperatura media annua risulta superiore ai 14-15 C°.
L’area di produzione dei vini a denominazione di origine controllata «Colli Maceratesi» si presenta abbastanza omogenea sotto il profilo del paesaggio agrario, contrassegnato dalla presenza di boschi, colture erbacee e vite, elementi tipici dell’agricoltura collinare delle Marche.
La presenza dei Piceni, antico popolo italico che “fu assorbito” dai romani, diede all’intero territorio di produzione dei vini a DOC “Colli Maceratesi” un’unità culturale che persiste tuttora. Dopo la caduta dell’impero romano, che aveva visto l’espandersi della coltivazione della vite, si assistette ad una fase di declino dell’intera attività agricola che ricevette nuovo impulso grazie all’opera degli
ordini monastici che si diffusero in modo capillare nell’intero territorio delle Marche.
Di particolare rilievo per il territorio della DOC «Colli Maceratesi» fu l’influsso dei monaci cistercensi che fondarono nel XII secolo l’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra, che all’apice del suo successo giunse a controllare con chiese e monasteri gran parte del territorio maceratese, spingendosi anche nell’area dell’attuale comune di Loreto. I cistercensi di Fiastra avviarono
un’attività agricola ben organizzata, finalizzata alla produzione di beni da commercializzare, che li portò a primeggiare sui mercati locali. Nonostante la successiva decadenza dell’Abbazia, tuttora presente ed operante dopo un lungo periodo di abbandono, la rinascita dell’attività agricola basata
non più sulla sussistenza, ma sulla conduzione economica della terra, compresa la gestione delle vigne e la trasformazione vinicola, era oramai iniziata. Nel periodo rinascimentale la coltivazione della vite e la produzione del vino avevano ripreso un ruolo centrale nell’economia rurale e nella
Il rapporto mezzadrile si era intanto diffuso nell’area maceratese unendo capitale terra e forza lavoro e favorendo lo sviluppo rurale del territorio. I mezzadri, ma anche i piccoli proprietari diretti coltivatori, impiantarono vigneti in tutte le zone della provincia per produrre vino destinato al
consumo familiare (vino di casa) e diedero luogo a una viticoltura promiscua costituita in massima parte da alberate non molto diverse da quelle dell’epoca romana. Lo sviluppo della viticoltura in modo intenso e razionale avvenne soprattutto nelle zone meno elevate in quanto sollecitato dagli
investimenti di proprietari terrieri cittadini. Ne è testimonianza il medico, enologo, archiatra Andrea Bacci di Porto S. Elpidio nel suo “De naturali vinorum historia” (1596 – Roma).
Citazione parziale: “……colline dai pendii assai dolci……che sono fertili e coltivate in grandi vigneti. Vi crescono uve per vini per lo più bianchi ed anche per i soavi Tribolani che riescono più vigorosi se le uve si raccolgono da località battute dal sole…..”
Altre testimonianze dirette e d’archivio riportano “che il Trebbiano di Camerino era ben noto a Venezia”. Sebbene Bacci nel “De naturali vinorum historia” avesse già descritto vigneti specializzati in cui la vite era sostenuta da pali o canne, le alberate o folignate dominarono il territorio maceratese nel corso dei secoli successivi.
Nella seconda metà del XIX secolo i metodi di coltivazione della vite erano ancora molto simili a quelli impiegati in epoca romana, ma, dopo l’unità d’Italia e in seguito all’epoca fillosserica, iniziò la sperimentazione di nuovi metodi di gestione della vite e tutto il territorio fu interessato da un’intensa attività volta a valutare le migliori varietà di viti da impiegare nei nuovi impianti.
Nell’ampelografia del circondario di Macerata (1875) il Santini descrive i vitigni che vi erano prevalentemente coltivati rilevando una netta prevalenza di quelli a “frutto bianco o giallognolo”.
Tra questi ultimi viene riconosciuta particolare importanza a Montecchiese (ovvero la Ribona di Loro, San Ginesio e Tolentino; il Greco maceratese di Recanati; il “greco maceratino delle provincie di Ancona e Fermo”), Verdicchio, Trebbiano, Malvasia e Pecorino.
Il Santini descrive anche le principali varietà a bacca nera del circondario di Macerata inserendo Vernaccia e Lacrima. Nello stesso periodo si stava valutando l’adattamento del Sangiovese e dei vitigni di importazione in diversi territori del Maceratese.
All’inizio del XX secolo ebbe inizio una fase intensa di ricostituzione viticola nelle Marche, che interessò la zona di produzione della DOC “Colli Maceratesi” e che vide il diffondersi di Sangiovese e di altre varietà di pregio a bacca bianca e nera. Occorre tuttavia attendere la scomparsa della mezzadria e l’intervento pubblico degli anni 60 e 70 affinché giunga a compimento
il processo di rinnovamento della viticoltura della zona attraverso la ristrutturazione degli impianti e l’impiego delle migliori varietà, quali Maceratino (localmente detto Ribona), Verdicchio, Trebbiano
toscano, Sangiovese, Vernaccia nera.
In questo nuovo contesto i produttori sono stati stimolati a produrre non solo vini ottenuti da uvaggi di varietà ben adattate al territorio, ma anche prodotti monovarietali ottenuti soprattutto a partire da Maceratino e Sangiovese. La richiesta della denominazione e il successivo riconoscimento nel 1975
hanno stimolato lo sviluppo e la specializzazione delle strutture di trasformazione enologica presenti nel territorio orientandole al mercato nazionale e internazionale.
La denominazione di origine «Colli Maceratesi» è riferita a 6 tipologie di vino bianco (“base”, “passito” “spumante”, “Ribona”, “Ribona” passito e “Ribona” spumante) e 4 tipologie di vino rosso (“base”, “Sangiovese”, “riserva”, e “novello”) che dal punto di vista analitico ed organolettico
presentano caratteristiche molto evidenti e peculiari, descritte all’articolo 6 del presente disciplinare e ne permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata all’ambiente geografico.
Nello specifico le singole tipologie di vino si caratterizzano come segue:
– «Colli Maceratesi» bianco: colore giallo paglierino tenue, odore delicato e gradevole, sapore armonico, di buona struttura;
– «Colli Maceratesi» bianco passito: colore paglierino tendente all’ambrato più o meno carico, odore caratteristico dell’appassimento, etereo, intenso, sapore dolce, armonico e vellutato, di buona struttura;
– «Colli Maceratesi» bianco spumante: spuma fine e persistente; colore giallo paglierino tenue, odore gradevole, lievemente fruttato; sapore asciutto, gradevolmente acidulo, di buona struttura;
– «Colli Maceratesi» Ribona: colore giallo paglierino con riflessi dorati, odore gradevole, sapore secco, sapido e armonico, di buona struttura;
– «Colli Maceratesi» Ribona passito: colore paglierino- ambrato più o meno carico, odore caratteristico dell’appassimento, etereo, intenso, sapore dolce, armonico, vellutato, di ottima struttura;
– «Colli Maceratesi» Ribona spumante: spuma: fine e persistente; colore giallo paglierino tenue; odore gradevole, lievemente fruttato, sapore: asciutto, gradevolmente acidulo, di buona struttura;
– «Colli Maceratesi» rosso: colore rosso rubino; odore intenso, sapore secco, e armonico, di buona struttura;
– «Colli Maceratesi» rosso novello: colore rosso rubino, odore fragrante, fine, sapore morbido, armonico e vellutato, di buona struttura;
– «Colli Maceratesi» rosso riserva: colore: rosso rubino, talvolta tendente al granato con l’invecchiamento, odore gradevole, complesso, leggermente etereo, sapore sapido, armonico, gradevolmente asciutto, di ottima struttura;
– «Colli Maceratesi» Sangiovese: colore: rosso rubino, odore caratteristico, intenso; sapore secco, armonico, abbastanza strutturato.
L’interazione esistente tra i fattori ambientali (naturali ed umani) e le peculiari caratteristiche qualitative dei vini DOC “Colli Maceratesi” è attestata dai documenti (richiamati alla lettera A) riferiti alla storia millenaria del relativo territorio, che presentava omogeneità culturale già all’epoca picena. In tali documenti è testimoniato come i saperi delle persone operanti in questo particolare territorio vitivinicolo, nel corso dei secoli, siano stati tramandati alle generazioni successive che li hanno elaborati e affinati: le tradizionali tecniche di coltivazione della vite e di vinificazione delle uve sono state oggetto di continuo miglioramento, attingendo anche alle nuove conoscenze
derivanti dal progresso scientifico e tecnologico, fino ad ottenere i rinomati vini DOC “Colli Maceratesi”, le cui peculiari caratteristiche sono descritte all’articolo 6 del presente disciplinare.
Alla luce di tali testimonianze è possibile osservare come gli effetti dei fattori naturali della zona geografica della DOC “Colli Maceratesi”, unita all’azione dell’uomo, abbiano consentito di ottimizzare l’interazione delle tecniche colturali, volte a sfruttare al meglio le disponibilità dell’ambiente naturale, con la gamma di vitigni tradizionalmente presenti. Da secoli le colline
maceratesi sono state oggetto dell’appoderamento diffuso ove la vite ha avuto notevole importanza e sviluppo, rappresentando una componente basilare dell’economia rurale.
Il vitigno Maceratino, noto anche come Ribona, ha permesso di caratterizzare i vini bianchi della DOC “Colli Maceratesi” dove rappresenta l’elemento varietale preponderante anche nella tipologia base (70% min). La presenza di diversi vitigni bianchi coltivati da tempo nel territorio consente di
arricchire di profumi il vino, che presenta un odore delicato e gradevole.
La produzione di spumanti nelle Marche è nota da lungo tempo, come si rileva nel “De salubri potu dissertatio” pubblicato nel 1622 ad opera di Francesco Scacchi, medico di Fabriano. Vengono infatti descritti il vino frizzante e le tecniche di rifermentazione ancor prima della messa a punto in
Francia della tecnica di spumantizzazione da parte del monaco Don Perignon. La produzione di spumante nella regione Marche e nella zona di produzione del vino DOC “Colli Maceratesi” ha dunque radici antiche e documentate e la vocazione in alcune aree viticole è confermata dal fatto
che i vini base spumante sono preparati prevalentemente da vitigni autoctoni, come il Maceratino per il presente disciplinare . Il processo di spumantizzazione effettuato anticamente in loco prevedeva l’aggiunta di un chicco d’orzo in ciascuna bottiglia, forse per fornire un ulteriore arricchimento della flora microbica.
La produzione del passito poggia le sue basi sulla tecnologia di vinificazione nota come governo alla toscana, che consisteva nell’impiegare per la rifermentazione uve con maggiore concentrazione in zuccheri ottenute lasciando ad appassire per alcuni mesi in locali asciutti grappoli uniti a coppie
ed appesi. Ciò consentiva un incremento della serbevolezza del vino rendendolo più stabile e più adatto a superare il riscaldamento del periodo primaverile-estivo. Le coppie di grappoli in esubero, se vinificate da sole, permettevano di ottenere un vino passito utile sia come medicamento, sia nelle situazioni derivanti dalla vita di relazione delle famiglie contadine e offerto come segno di benevola accoglienza. È infatti ancor oggi consuetudine delle famiglie contadine produrre in casa vino passito per le proprie esigenze al di fuori delle forme di commercializzazione.
La spiccata connotazione varietale del vino DOC “Colli Maceratesi” è ancor più marcata nel vino Ribona, anche nelle tipologie spumante e passito, dove l’elevata percentuale di Maceratino (85% min) permette di esaltare colore, odore e sapori espressi dal vitigno selezionatosi nel territorio
delimitato. In questo caso inoltre, l’utilizzo del nome più antico del vitigno “Ribona”, ha consentito di meglio comunicare la tradizione del vino e la personalità del vitigno autoctono.
Già dalla seconda metà dell’’800, quando nel territorio della DOC “Colli Maceratesi” prevalevano le varietà a bacca bianca, erano coltivati numerosi vitigni a bacca nera quali Vernaccia nera e Lacrima, mentre iniziava la diffusione di Sangiovese e di altri vitigni, in particolare quelli di origine francese. L’azienda Duhet-Casalis di Potenza Picena, come riportato dal Mondini, ospitò con
successo importanti prove di confronto di vitigni stranieri da introdurre in Italia dopo l’invasione fillosserica.
Al momento del riconoscimento della denominazione di origine erano pertanto presenti molti vigneti di varietà a bacca nera da tempo adattate all’ambiente e capaci di fornire vini tradizionali dotati di caratteristiche peculiari.
Il vino “Colli Maceratesi” rosso, grazie al mantenimento della produzione di uva per ettaro al di sotto di 13 t, presenta una caratteristica ed intensa emanazione di profumi e una buona struttura.
La tipologia “Colli Maceratesi” rosso riserva, che si caratterizza per l’ottima struttura e il grado alcolico elevato, coglie la tradizione dell’invecchiamento dei vini rossi in botti collocate in piccoli ambienti interrati di cantina o in anfratti naturali (grotte) o, ancora, in appositi locali in muratura
destinati alla conservazione dei vini che i mezzadri dovevano alla parte padronale. Il miglioramento qualitativo riscontrato dopo una permanenza in “grotta” ha diffuso la consuetudine di invecchiare i vini rossi nell’intero territorio della DOC “Colli Maceratesi” rosso riserva.
Il vino “Colli Maceratesi” Sangiovese, con i suoi odori intensi e il sapore armonico, è espressione dell’elevata capacità di adattamento di questo vitigno agli ambienti pedoclimatici e alle tecniche colturali dell’area. L’ottima interazione del Sangiovese con l’ambiente naturale e con i fattori umani
del territorio delimitato dalla DOC “Colli Maceratesi” hanno contribuito ad accrescerne l’importanza negli ultimi due secoli.
Il vino “Colli Maceratesi” rosso novello, grazie alla macerazione carbonica, presenta un intenso colore, un odore fine e caratteristico dei vitigni neri ed apprezzato nel limitato periodo di commercializzazione.
Le complesse interazioni tra caratteristiche del terreno, elementi del clima, scelte di tecnica colturale e vitigni, unite a metodi di vinificazione messi a punto in un lungo periodo evolutivo e comprendenti tecniche quali appassimento, spumantizzazione e macerazione carbonica, hanno portato all’ottenimento dei vini con caratteristiche chimico-fisiche rispondenti alle differenti
tipologie di vini di cui all’art. 6 del presente disciplinare.
Il riconoscimento della DOC “Colli Maceratesi” avvenuto nel 1975 attesta la qualità dei vini bianchi e rossi prodotti nell’area, dove terreno, clima ed organizzazione aziendale hanno da lungo tempo favorito la coltivazione della vite, e la professionalità degli operatori che hanno saputo trarre
vantaggio dalla vocazionalità dell’ambiente, dalle tradizioni e dalle peculiarità dei vitigni impiegati.
La società “Valoritalia società per la certificazione delle qualità e delle produzioni vitivinicole italiane s.r.l.”, con sede in Roma, Via Piave, 24, è l’Organismo di controllo autorizzato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, ai sensi dell’articolo 13 del decreto
legislativo n. 61/2010 (Allegato 1) che effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente all’articolo 25, par. 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all’articolo 26 del Reg. (CE) n. 607/2009, per i prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli sistematica nell’arco dell’intera filiera produttiva (viticoltura,
elaborazione, confezionamento), conformemente al citato articolo 25, par. 1, 2° capoverso, lettera c).