Source: https://www.slideshare.net/sameforall/sentenza-lodo-alfano
Timestamp: 2017-02-23 04:19:40+00:00
Document Index: 34739600

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art.138', 'art. 1', 'art. 68', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 112', 'art. 138', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 138', 'art. 138', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 136', 'sentenza ', 'art. 138', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 138', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 138', 'sentenza ', 'art. 138', 'art. 138', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 24', 'art. 51', 'art. 71', 'sentenza ', 'art.136', 'sentenza ', 'art. 95', 'art. 20', 'art. 23', 'art. 25', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 73', 'art. 24', 'art. 111', 'art.136', 'art. 138', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 73', 'art. 380', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 51', 'art. 3', 'art.3', 'art. 68', 'sentenza ', 'art. 159', 'art. 138', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 68', 'art. 90', 'art. 96', 'art. 111', 'art. 96', 'art. 95', 'art. 92', 'art. 96', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 85', 'art. 86', 'art. 135', 'art. 63', 'art. 68', 'art.86', 'art. 88', 'art. 1', 'art. 138', 'art. 243', 'art. 28', 'art. 10', 'art. 31', 'art. 43', 'art. 112', 'art. 112', 'art.260', 'art. 313', 'sentenza ', 'art. 313', 'art. 111', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 24', 'art.138', 'art. 138', 'sentenza ', 'art. 112', 'art. 68', 'art. 95', 'art. 111', 'art. 511', 'art. 1', 'art. 406', 'art. 406', 'art. 601', 'sentenza ', 'art. 610', 'art. 138', 'art. 96', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 111', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 111', 'sentenza ', 'art. 492', 'art. 484', 'art. 491', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 136', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 138', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 3', 'sentenza ', 'art 1']

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Sentenza cassazione lodo Alfano
REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE COSTITUZIONALEcomposta dai signori:- Francesco AMIRANTE Presidente- Ugo DE SIERVO Giudice- Paolo MADDALENA “- Alfio FINOCCHIARO “- Alfonso QUARANTA “- Franco GALLO “- Luigi MAZZELLA “- Gaetano SILVESTRI “- Sabino CASSESE “- Maria Rita SAULLE “- Giuseppe TESAURO “- Paolo Maria NAPOLITANO “- Giuseppe FRIGO “- Alessandro CRISCUOLO “- Paolo GROSSI “ha pronunciato la seguente SENTENZAnei giudizi di legittimità costituzionale dellart. 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 (Disposizioni inmateria di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato), promossi dalTribunale di Milano con ordinanze del 26 settembre e del 4 ottobre 2008 e dal Giudice per leindagini preliminari presso il Tribunale di Roma con ordinanza del 26 settembre 2008rispettivamente iscritte al n. 397 e al n. 398 del registro ordinanze 2008, nonché al n. 9 del registroordinanze 2009 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 52, prima serie speciale,dellanno 2008 e n. 4, prima serie speciale, dellanno 2009. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri e gli atti di costituzionedellonorevole Silvio Berlusconi, nonché del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale diMilano e di un sostituto della stessa Procura; udito nelludienza pubblica del 6 ottobre 2009 il Giudice relatore Franco Gallo; uditi gli avvocati Alessandro Pace, per il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale diMilano e un sostituto della stessa Procura, Niccolò Ghedini, Piero Longo e Gaetano Pecorella, perlonorevole Silvio Berlusconi, e lavvocato dello Stato Glauco Nori per il Presidente del Consigliodei ministri. Ritenuto in fatto 1. – Con ordinanza del 26 settembre 2008 (r.o. n. 397 del 2008), pronunciata nel corso di unprocesso penale in cui è imputato, fra gli altri, lon. Silvio Berlusconi, attuale Presidente delConsiglio dei ministri, il Tribunale di Milano ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 136 e 138 2.
della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dei commi 1 e 7 dellart. 1 della legge 23luglio 2008, n. 124 (Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti dellealte cariche dello Stato). 1.1. – Il primo dei commi censurati prevede che: «Salvi i casi previsti dagli articoli 90 e 96 dellaCostituzione, i processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la qualità di Presidente dellaRepubblica, di Presidente del Senato della Repubblica, di Presidente della Camera dei deputati e diPresidente del Consiglio dei Ministri sono sospesi dalla data di assunzione e fino alla cessazionedella carica o della funzione. La sospensione si applica anche ai processi penali per fatti antecedentilassunzione della carica o della funzione». Il successivo comma 7 prevede che: «Le disposizioni dicui al presente articolo si applicano anche ai processi penali in corso, in ogni fase, stato o grado, alladata di entrata in vigore della presente legge». Gli altri commi dispongono che: a) «Limputato o ilsuo difensore munito di procura speciale può rinunciare in ogni momento alla sospensione»(comma 2); b) «La sospensione non impedisce al giudice, ove ne ricorrano i presupposti, diprovvedere, ai sensi degli articoli 392 e 467 del codice di procedura penale, per lassunzione delleprove non rinviabili» (comma 3); c) si applicano le disposizioni dellarticolo 159 del codice penale ela sospensione, che opera per lintera durata della carica o della funzione, non è reiterabile, salvo ilcaso di nuova nomina nel corso della stessa legislatura, né si applica in caso di successivainvestitura in altra delle cariche o delle funzioni (commi 4 e 5); d) «Nel caso di sospensione, non siapplica la disposizione dellarticolo 75, comma 3, del codice di procedura penale» e, quando la partecivile trasferisce lazione in sede civile, «i termini per comparire, di cui allarticolo 163-bis delcodice di procedura civile, sono ridotti alla metà, e il giudice fissa lordine di trattazione delle causedando precedenza al processo relativo allazione trasferita» (comma 6). Osserva innanzitutto il rimettente che le questioni sono rilevanti perché le disposizioni censurate,imponendo la sospensione del processo penale in corso a carico del Presidente del Consiglio deiministri, trovano applicazione nel giudizio a quo. 1.1.1. – In punto di non manifesta infondatezza della questione sollevata in riferimento allart.138 Cost., il giudice a quo rileva che dette disposizioni trovano un precedente nellart. 1 della legge20 giugno 2003, n. 140 (Disposizioni per lattuazione dellart. 68 della Costituzione nonché inmateria di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato), dichiarato incostituzionalecon la sentenza della Corte costituzionale n. 24 del 2004. Secondo quanto osservato dal rimettente,la Corte, in tale pronuncia, ha affermato che il legislatore può prevedere ipotesi di sospensione delprocesso penale «finalizzate anche alla soddisfazione di esigenze extraprocessuali» e che lasospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche mira a proteggere lapprezzabileinteresse, eterogeneo rispetto al processo, al sereno svolgimento della rilevante funzione da essesvolta; interesse che può essere protetto «in armonia con i princípi fondamentali dello Stato didiritto». Da tale pronuncia della Corte emerge – sempre ad avviso del giudice a quo – «che disposizioninormative riguardanti le prerogative, lattività e quantaltro di organi costituzionali richiedono ilprocedimento di revisione costituzionale. E ciò in quanto la circostanza che lattività di detti organisia disciplinata tramite la previsione di unipotesi di sospensione del processo penale, non escludeche in realtà essa riguardi non già il regolare funzionamento del processo, bensí le prerogative diorgani costituzionali e comunque materie già riservate dal legislatore costituente alla Costituzione».A tale conclusione il rimettente giunge sul rilievo che le disposizioni denunciate incidono su«plurimi ulteriori interessi di rango costituzionale quali la ragionevole durata del processo (art. 111Cost.) e lobbligatorietà dellazione penale (art. 112 Cost.), comunque vulnerata seppur nonintegralmente compromessa, per cui il loro bilanciamento deve necessariamente avvenire connorma costituzionale». Il giudice a quo sottolinea che già dai lavori dellAssemblea costituente si desume che la nonperseguibilità per reati extrafunzionali nei confronti del Presidente della Repubblica avrebbe dovutoessere prevista con legge costituzionale. Osserva, altresí, che il fatto che, nella specie, si trattasse 3.
«di limitazione dellazione penale piú pregnante di quellattuale non rileva sulla necessità didisciplinare la materia mediante norma costituzionale»; e ciò in quanto «non può essere messo indubbio che si tratta in ogni caso di materia riservata, ex art. 138 Cost., al legislatore costituente, cosícome dimostrato dalla circostanza che tutti i rapporti tra gli organi con rilevanza costituzionale ed ilprocesso penale sono definiti con norma costituzionale». A tale conclusione non osta – ad avviso del rimettente – la sentenza della Corte costituzionale n.148 del 1983, relativa alla previsione con legge ordinaria dellinsindacabilità dei voti dati e delleopinioni espresse dai componenti del Consiglio superiore della magistratura, perché in essa la Corteafferma che «certo rimane il fatto che la scriminante in esame non è stata configurata dalla Cartacostituzionale, bensí da una legge ordinaria ed appena nel gennaio 1981, a molti anni dallentrata infunzione del Consiglio Superiore della magistratura». Secondo lo stesso rimettente, «la Corte, cosídicendo, mostra di ritenere normalmente necessaria una legge costituzionale laddove si intervengasu organi costituzionali, tanto è vero che nel superare la questione non afferma affatto il principiodella sufficienza della legge ordinaria in similari situazioni, ma perviene alla conclusione dilegittimità costituzionale sulla base di un complesso ragionamento che in sostanza giustifica ilricorso alla legge ordinaria con la ritardata sistemazione e collocazione della disciplina del C.S.M.».Solo per completezza – prosegue il giudice a quo – «va evidenziato che, nella specie, si eracomunque in presenza di una scriminante che ricalca cause di giustificazione generalissime qualilesercizio di un diritto e/o ladempimento di un dovere, per cui, di fatto, non veniva ad esseredisciplinato làmbito delle prerogative di un organo costituzionale». La necessità di una legge costituzionale per disciplinare la materia oggetto delle normedenunciate non è messa in dubbio – sempre ad avviso del rimettente – neanche dalla considerazioneche la Corte costituzionale, nella citata sentenza n. 24 del 2004, non ha rilevato il contrasto dellalegge n. 140 del 2003 con lart. 138 Cost. e che, cosí facendo, «la Corte avrebbe implicitamenterigettato tale profilo, in quanto, siccome pregiudiziale rispetto ad ogni altra questione, avrebbedovuto necessariamente dichiararlo, ove lo avesse ritenuto». Il giudice a quo osserva, sul punto, chetale considerazione si fonda sul presupposto dellesistenza di una pregiudizialità tecnico-giuridicatra la questione sollevata in riferimento allart. 138 Cost. e quelle sollevate in base ad altri parametrie contesta la fondatezza di detto presupposto, rilevando che una tale pregiudizialità non è deducibile«dalla complessiva motivazione della sentenza, in quanto la Corte, nellaccogliere la questione dilegittimità costituzionale in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dichiara espressamente“assorbito ogni altro profilo di illegittimità costituzionale”, lasciando cosí intendere che, in viagradata, sarebbero state prospettabili altre questioni». Né a diverse conclusioni – secondo il rimettente – possono condurre le note del Presidente dellaRepubblica del 2 e del 23 luglio 2008, perché le prerogative che si ritengono attribuite al Capo delloStato in sede di autorizzazione alla presentazione alle Camere di un disegno di legge e in sede dipromulgazione comportano solo un primo esame della legittimità costituzionale, e cioè un controllomeno approfondito di quello demandato al giudice ordinario prima ed alla Corte costituzionale poi. 1.1.2. – Quanto alle questioni proposte in riferimento agli artt. 3 e 136 Cost., il Tribunale sostieneche le norme denunciate violano sia il giudicato costituzionale sia il principio di uguaglianza,perché, «avendo riproposto la medesima disciplina sul punto», incorrono «nuovamente nellaillegittimità costituzionale, già ritenuta dalla Corte sotto il profilo della violazione dellart. 3 Cost.».Per il rimettente, infatti, esse accomunano «in una unica disciplina cariche diverse non soltanto perle fonti di investitura, ma anche per la natura delle funzioni» ed inoltre distinguonoirragionevolmente, e «per la prima volta sotto il profilo della parità riguardo ai princípifondamentali della giurisdizione, i Presidenti [...] rispetto agli altri componenti degli organi da loropresieduti». Non sarebbe sufficiente ad evitare le prospettate illegittimità costituzionali il fatto chele disposizioni censurate, diversamente dallart. 1 della legge n. 140 del 2003, non includono ilPresidente della Corte costituzionale tra le alte cariche per le quali opera la sospensione deiprocessi. Infatti, tale differenza di disciplina – prosegue il rimettente non è idonea ad impedire laviolazione dellart. 136 Cost., cosí come interpretato dalla Corte costituzionale «con la sentenza n. 4.
922/1988». 1.2. – Si è costituito in giudizio il suddetto imputato, chiedendo che le questioni proposte sianodichiarate non rilevanti e, comunque, manifestamente infondate. 1.2.1. – La difesa dellimputato deduce, quanto alla questione proposta in riferimento allart. 138Cost., che: a) contrariamente a quanto sostenuto dal rimettente, la sentenza della Cortecostituzionale n. 24 del 2004, avente ad oggetto lart. 1 della legge n. 140 del 2003, non afferma néche la sospensione del processo penale sia una «prerogativa di organi costituzionali» né che talesospensione richieda il procedimento di revisione costituzionale di cui allart. 138 Cost.; b) nellastessa sentenza si rileva, anzi, che il legislatore può legittimamente prevedere ipotesi di sospensionedel processo penale per esigenze extraprocessuali – ad esempio, come nella specie, per soddisfarelapprezzabile interesse al sereno svolgimento delle funzioni pubbliche connesse alle alte carichedello Stato , dovendosi intendere per “legislatore” quello ordinario e non quello costituzionale; c)la sentenza accoglie la questione di legittimità costituzionale in relazione agli artt. 3 e 24 Cost.,dichiarando espressamente assorbito ogni altro profilo di illegittimità costituzionale; d)lassorbimento dichiarato dalla Corte ha ad oggetto i soli profili di merito e non anche il profilorelativo alla mancata approvazione della legge con il procedimento di revisione costituzionale,perché tale ultimo profilo, avendo carattere formale e non sostanziale, è logicamente antecedenterispetto allaccoglimento della questione riferita agli artt. 3 e 24 Cost. e, pertanto, non può essereassorbito; e) la sentenza ha, in conclusione, implicitamente ritenuto non fondata ogni questioneproposta in riferimento allart. 138 Cost.; f) non osta a tale conclusione il richiamo fatto dallasentenza alla necessità che lapprezzabile interesse al sereno svolgimento delle funzioni pubblicheconnesse alle alte cariche dello Stato vada tutelato «in armonia con i princípi fondamentali delloStato di diritto, rispetto al cui migliore assetto la protezione è strumentale», perché tali princípisono, secondo la stessa sentenza, quelli di cui agli artt. 3 e 24 Cost. e non quello di cui allart. 138Cost.; g) sulla scorta della pronuncia della Corte, il giudice a quo avrebbe dovuto evidenziare lepeculiarità della nuova disciplina censurata rispetto a quella dichiarata incostituzionale dalla Corte,specificando sotto quale profilo la prima, a differenza della seconda, violi lart. 138 Cost. 1.2.2. – Quanto alle finalità della normativa censurata, la difesa dellimputato deduce che: a) essesono dirette non tanto a garantire il sereno svolgimento delle funzioni inerenti alle alte cariche delloStato, quanto a tutelare il diritto di difesa dellimputato nel processo, che presuppone la possibilitàdi essere presente alle udienze e di avere il tempo necessario per predisporre la propria difesa; b) laprevalenza dellesigenza della tutela del diritto di difesa rispetto a quella del sereno svolgimentodella funzione si ricava dalla previsione della rinunciabilità della sospensione contenuta nel comma2 dellart. 1 della legge n. 124 del 2008, perché se il legislatore avesse voluto creare «in primis […]una prerogativa istituzionale, avrebbe dovuto dotare la sospensione di un profilo di indisponibilità,sulla base del presupposto che linteresse istituzionale trascende anche leventuale interessedellimputato a farsi giudicare subito»; c) «non osta a questa ricostruzione il fatto che la CorteCostituzionale abbia dichiarato costituzionalmente illegittima la legge n. 140/2003 anche perchéprevedeva una sospensione dei processi penali automatica e non rinunciabile: questo dato deponenel senso che una disposizione legislativa che sospenda i processi per le alte cariche dello Stato,senza dar loro la possibilità di rinunciarvi, porrebbe nel nostro ordinamento seri problemi dicostituzionalità, ma non può far diventare la disposizione della legge n. 124/2008 ciò che non è,ovvero una prerogativa connessa al fatto di rivestire una determinata funzione»; d) la ricostruzionedella ratio delle norme censurate nel senso che esse sono finalizzate a tutelare il diritto di difesadella persona che ricopre la carica trova conferma nel comma 5 dellart. 1 della legge n. 124 del2008 – il quale prevede la non reiterabilità della sospensione – perché, «se una stessa personarivestisse, durante una legislatura, la funzione di Presidente della Camera, con conseguentesospensione dei processi penali a suo carico, e nella legislatura successiva ricoprisse la funzione diPresidente del Senato, senza poter piú beneficiare della suddetta sospensione, si sarebbe costretti adammettere che per unintera legislatura la Presidenza del Senato dovrebbe rimanere priva di unapropria prerogativa istituzionale, la quale tornerebbe poi a rivivere una volta che venisse a ricoprire 5.
la funzione una persona che non avesse mai beneficiato della sospensione»; e) nella prospettivadella tutela del diritto di difesa, la durata di un mandato è il periodo di tempo che il legislatore haritenuto sufficiente per consentire alla persona che riveste la carica di organizzarsi per affrontarecontemporaneamente gli impegni istituzionali di un eventuale nuovo incarico e il processo penale;f) la ratio dellinciso «salvo il caso di nuova nomina nel corso della stessa legislatura», che faeccezione alla non reiterabilità della sospensione, è bilanciare «lesercizio del diritto di difesa,tutelato dallart. 24 della Costituzione, con lesercizio del munus publicum, tutelato dallart. 51 dellaCostituzione»; g) «il meccanismo per cui una condizione soggettiva dellimputato si traduce in unacondizione di oggettiva difficoltà a che il processo si svolga regolarmente è […] tuttaltro chenuovo», perché vale anche «per la sospensione del processo per limputato incapace, previstadallart. 71 c.p.p.», che è un istituto diretto a tutelare «il fatto che la capacità dellimputato dipartecipare coscientemente al processo è aspetto indefettibile del diritto di difesa senza il cuieffettivo esercizio nessun processo è immaginabile»; h) ad analoga ratio è ispirato anche listitutodel legittimo impedimento a comparire dellimputato; i) non può essere condivisa laffermazione delrimettente secondo cui «tutti i rapporti tra gli organi con rilevanza costituzionale ed il processopenale sono definiti con norma costituzionale», perché anche prima dellentrata in vigore della leggen. 124 del 2008 il giudice di merito, davanti a un impegno istituzionale, riconosceva limpossibilitàper limputato di essere presente al processo nonostante la Costituzione non preveda che le altecariche dello Stato hanno diritto al riconoscimento di questi legittimi impedimenti; l) con lasentenza n. 148 del 1983, la Corte ha ammesso che il legislatore possa disciplinare con leggeordinaria addirittura una vera e propria circostanza scriminante, quale linsindacabilità dei voti dati edelle opinioni espresse dai componenti del Consiglio superiore della magistratura, con laconseguenza che anche una mera causa di sospensione, quale quella oggetto delle disposizionicensurate, può essere disciplinata con legge ordinaria; m) i commi denunciati operano unragionevole bilanciamento tra lobbligatorietà dellazione penale e la ragionevole durata delprocesso, da un lato, e il diritto di difesa dellimputato, dallaltro. 1.2.3. – Quanto, in particolare, alla questione sollevata dal giudice a quo in riferimento allart.136 Cost., la parte privata rileva che: a) contrariamente allassunto del rimettente, la norma in esamenon ha riproposto la medesima disciplina già dichiarata incostituzionale con la sentenza n. 24 del2004, «né ha perseguito e raggiunto, anche indirettamente, esiti corrispondenti a quelli già ritenutilesivi della Costituzione», ma ha un contenuto del tutto differente, ad esempio laddove prevede larinunciabilità della sospensione del processo; b) la nuova disciplina è diversa dalla vecchia anchesotto il profilo del trattamento della parte civile e della durata non indefinita della sospensione; c) isoggetti cui la sospensione si applica non coincidono con quelli indicati nella disciplina giàdichiarata incostituzionale e la differenziazione del loro trattamento, «sotto il profilo della paritàriguardo ai princípi fondamentali della giurisdizione, rispetto agli altri componenti degli organicollegiali è giustificata dallintero nuovo assetto normativo, comunque diverso da quello già oggettodi censura costituzionale», anche perché «la Costituzione stessa riconosce lautonomo rilievo nellefunzioni dei due Presidenti delle Camere rispetto agli altri membri del Parlamento (artt. 62 comma2, 86 commi 1 e 2, 88 comma 1 della Costituzione)» e perché «del pari il Presidente del Consigliodei ministri, ai sensi del primo comma dellart. 95 della Costituzione, svolge funzioni proprie deltutto peculiari rispetto agli altri membri del Governo». 1.3. – Si è costituito il pubblico ministero del giudizio a quo, nelle persone del Procuratore dellaRepubblica presso il Tribunale di Milano e di un sostituto della stessa Procura. 1.3.1. – Il pubblico ministero sostiene, in primo luogo, lammissibilità della sua costituzione,nonostante il contrario indirizzo interpretativo della Corte costituzionale, espresso con le sentenze n.361 del 1998, n. 1 e n. 375 del 1996 e con lordinanza n. 327 del 1995. Secondo la sua ricostruzione,«gli argomenti contrari alla legittimazione del p.m. sono i seguenti: 1) la distinta menzione del“pubblico ministero” e delle “parti” nellattuale disciplina della legge 11 marzo 1953, n. 87 (artt. 20,23 e 25); 2) la menzione delle sole “parti” nella disciplina delle Norme integrative per i giudizidavanti alla Corte costituzionale (artt. 3 e 17 [ora 16]); 3) la peculiarità della posizione 6.
ordinamentale e processuale del p.m. nonostante ad esso debba riconoscersi la qualità di parte nelprocesso a quo». Quanto allart. 20 della legge 11 marzo 1953, n. 87, la difesa del pubblico ministero ritiene cheesso, limitandosi a prevedere che per gli organi dello Stato (tra cui gli uffici del pubblico ministero)non è richiesta una difesa “professionale”, non riguardi né valga a modificare la disciplina dellalegittimazione ad essere parte o ad intervenire in giudizio. Parimenti non decisivi, contro la legittimazione del pubblico ministero a costituirsi nel giudizio dicostituzionalità, sarebbero gli argomenti desumibili dagli artt. 23 e 25 della legge n. 87 del 1953. Il quarto comma dellart. 23 dispone che: «Lautorità giurisdizionale ordina che a cura dellacancelleria lordinanza di trasmissione degli atti alla Corte costituzionale sia notificata, quando nonse ne dia lettura nel pubblico dibattimento, alle parti in causa ed al pubblico ministero quando il suointervento sia obbligatorio». Dispone, a sua volta, il secondo comma dellart. 25 che: «Entro ventigiorni dallavvenuta notificazione dellordinanza, ai sensi dellart. 23, le parti possono esaminare gliatti depositati nella cancelleria e presentare le loro deduzioni». Secondo la difesa del pubblicoministero, il quarto comma dellart. 23, da un lato, non esclude espressamente che lordinanza debbaessere notificata al pubblico ministero che sia stato parte in giudizio e, dallaltro, ne impone lanotifica al pubblico ministero, proprio perché questo è stato "parte"; e ciò a prescindere dal fatto cheil suo intervento fosse o no obbligatorio. A ciò conseguirebbe che il pubblico ministero, sia che siaparte del giudizio principale, sia che debba obbligatoriamente intervenire in tale giudizio, puòcostituirsi nel giudizio dinanzi alla Corte costituzionale. Quanto agli artt. 3 e 17 delle previgenti norme integrative (attuali artt. 3 e 16), il pubblicoministero rileva che essi si limitano a riferirsi alle “parti”, non facendo «altro che presupporre unanozione aliunde determinata». Essi, quindi, non ostano alle «conclusioni (favorevoli) raggiunte allaluce degli artt. 23 e 25 della legge n. 87 del 1953». Quanto alla peculiarità della posizione ordinamentale e processuale del pubblico ministero, ladifesa rileva che il fatto che tale organo giudiziario, «secondo la nota formula dellart. 73 del r.d. 30gennaio 1941, n. 12, debba vegliare “alla osservanza delle leggi, alla pronta e regolareamministrazione della giustizia, alla tutela dei diritti di stato, delle persone giuridiche e degliincapaci […]” è indiscutibile, ma costituisce un argomento estraneo al problema». Infatti, «un contoè limparzialità istituzionale del pubblico ministero, un conto la sua parzialità funzionale», avendorilevanza nel processo costituzionale solo tale ultimo profilo, in considerazione del fatto che iprincípi costituzionali di parità delle parti e del contraddittorio sono stati inequivocabilmenteintrodotti nellordinamento con la legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2, entrata in vigoresuccessivamente alle decisioni della Corte costituzionale che negano al pubblico ministero lalegittimazione a costituirsi. Tali princípi – prosegue la difesa del pubblico ministero – esistevano nelnostro ordinamento già prima, «ma comè noto, essi venivano desunti in giurisprudenza e in dottrinadallart. 24 Cost. e quindi, come per tutti i diritti costituzionali previsti in Costituzione, di essi erano(e sono) titolari solo i soggetti privati, non i pubblici poteri. Conseguentemente sia il principio dellaparità delle armi che il principio del contraddittorio avevano una portata unidirezionale.Garantivano il cittadino, ma non la pubblica accusa nel processo penale e non la p.a. nel processoamministrativo». Ne deriverebbe che solo la nuova formulazione dellart. 111 Cost. garantisce alpubblico ministero una piena qualità di parte, sotto il profilo della parità processuale e delcontraddittorio, con la conseguenza che la Corte costituzionale potrebbe mutare il sopra citatoorientamento giurisprudenziale, proprio alla luce del mutato quadro costituzionale. A tali considerazioni si dovrebbe aggiungere che nei casi – come quello di specie – in cui proprioil pubblico ministero abbia sollevato la questione di legittimità costituzionale di fronte al giudice aquo, sarebbe irragionevole escluderlo dalla partecipazione al giudizio costituzionale. 1.3.2. – Nel merito, il pubblico ministero chiede che siano accolte le questioni proposte dalrimettente. 7.
1.4. – È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difesodallAvvocatura generale dello Stato, rilevando che: a) la questione sollevata in riferimento allart.136 Cost. è infondata, perché non si ha violazione del giudicato costituzionale qualora, come nelcaso di specie, «il quadro normativo sopravvenuto, nel quale si inserisce la nuova disposizione, siadiverso da quello della legge precedente dichiarata costituzionalmente illegittima»; b) la questioneproposta in riferimento allart. 138 Cost. è «inammissibile e comunque infondata», per i motiviesposti nellatto di intervento nel procedimento r.o. n. 398 del 2008. 1.5. – Con memoria depositata in prossimità delludienza, la parte privata ha chiesto che vengadichiarata inammissibile la costituzione in giudizio del pubblico ministero, fondando la sua richiestaessenzialmente su due assunti. 1.5.1. – Tale parte sostiene, in primo luogo, che il pubblico ministero non è assimilabile alle altreparti del giudizio a quo, rilevando che: a) lart. 20, secondo comma, della legge n. 87 del 1953 deveessere interpretato nel senso che esso contiene una previsione generale, volta a regolareesclusivamente la rappresentanza e difesa nel giudizio davanti alla Corte costituzionale; b) loggettodel giudizio costituzionale incidentale è la conformità alla Costituzione o ad una leggecostituzionale di una norma avente forza di legge ed il contraddittorio in tale giudizio si articola in«correlazione […] con le posizioni soggettive che quella norma ha coinvolto nel giudizio principale,o che in relazione ad esso possono venir coinvolte» (secondo quanto affermato dalla sentenza dellaCorte costituzionale n. 163 del 2005); c) dalla correlazione del contraddittorio con le suddette“posizioni soggettive” deriva lestraneità al giudizio del pubblico ministero, perché questultimo –anche in base allart. 73 del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12 – «non rappresenta mai, perdefinizione, una posizione soggettiva, intendendosi con questa espressione, un interesse che non siaquello […] della conformità alla legge»; d) «la difesa di una parte privata […] non può mai eccepirelillegittimità costituzionale di una norma che sia di favore al proprio assistito, e ciò per due ordinidi ragioni: in primis perché sarebbe carente di interesse (ma questo non rileverebbe perché non sitratta di una impugnazione), ma in secondo luogo perché risponderebbe del reato di patrocinioinfedele ai sensi dellart. 380 del codice penale, oltre che di grave illecito deontologico sanzionabiledal punto di vista disciplinare»; e) il pubblico ministero, per contro, ha natura di parte pubblica e ha«il diritto/dovere di eccepire lincostituzionalità di una norma sia a favore sia contro ciascuna delleparti», anche nel processo civile; g) gli artt. 23 e 25 della legge n. 87 del 1953 – come interpretatidalla sentenza della Corte costituzionale n. 361 del 1998 – distinguono espressamente le parti dalpubblico ministero, escludendo che questultimo possa costituirsi nel giudizio costituzionale. 1.5.2. – La stessa difesa sostiene, in secondo luogo, che al giudizio costituzionale non si applica ilprincipio di parità delle parti davanti al giudice sancito dallart. 111 Cost., non essendo la Cortecostituzionale un organo giurisdizionale, ed afferma, a sostegno di tale assunto, che, nel giudiziocostituzionale: a) non trova applicazione il sesto comma dellarticolo 111 Cost., derivando lobbligodi motivazione delle sentenze della Corte dallarticolo 18, commi secondo e terzo, della legge n. 87del 1953; b) non trova applicazione neanche il secondo comma dello stesso art. 111, perché «ilcontraddittorio tra le parti avanti la Consulta è disciplinato, come noto, dalla legge 11 marzo 1953,n. 87 e dalle norme integrative per i giudizi avanti la Corte Costituzionale»; c) non si applicaneppure il principio di terzietà e imparzialità del giudice sancito dallo stesso art. 111 Cost., «perchéi giudici della Corte Costituzionale sono per natura (per ovvie ragioni concernenti la loro funzione)sempre terzi ed imparziali, tantè che non possono astenersi né essere ricusati contrariamente aquanto è necessariamente previsto per i giudici di qualsivoglia “processo”». 1.6. – Con memoria depositata in prossimità delludienza, il pubblico ministero del giudizio aquo insiste per laccoglimento delle questioni proposte nellordinanza di rimessione, ribadendo leargomentazioni già svolte nella memoria di costituzione. 2. – Con ordinanza del 4 ottobre 2008 (r.o. n. 398 del 2008), nel corso di un processo penale incui è imputato anche lon. Silvio Berlusconi, attuale Presidente del Consiglio dei ministri, ilTribunale di Milano ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 68, 90, 96, 111, 112 e 138 Cost., 8.
questioni di legittimità costituzionale dellart. 1 della legge n. 124 del 2008. 2.1. – In punto di rilevanza, il rimettente premette che larticolo censurato, imponendo lasospensione del processo penale in corso a carico del Presidente del Consiglio dei ministri, trovanecessaria applicazione nel giudizio a quo. Quanto alla non manifesta infondatezza delle questioni, il giudice a quo osserva che, con lasentenza n. 24 del 2004, avente ad oggetto la legge n. 140 del 2003, la Corte costituzionale avevaaffermato che: a) la natura e la funzione della norma consistevano «nel temporaneo arresto delnormale svolgimento» del processo penale e miravano «alla soddisfazione di esigenzeextraprocessuali […] eterogenee rispetto a quelle proprie del processo»; b) il presupposto dellasospensione era dato dalla «coincidenza delle condizioni di imputato e di titolare di una delle cinquepiú alte cariche dello Stato»; c) il bene che la misura intendeva tutelare andava ravvisato«nellassicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche»e tale bene veniva definito, dapprima, come «interesse apprezzabile, che può essere tutelato inarmonia con i princípi fondamentali dello Stato di diritto, rispetto al cui migliore assetto laprotezione è strumentale» e, poi, come espressione dei «fondamentali valori rispetto ai quali illegislatore ha ritenuto prevalente lesigenza di protezione della serenità dello svolgimento delleattività connesse alle cariche in questione»; d) proprio «considerando che linteresse pubblico allosvolgimento delle attività connesse alle alte cariche comporti nel contempo un legittimoimpedimento a comparire», il legislatore aveva voluto stabilire «una presunzione assoluta dilegittimo impedimento». Secondo quanto riferito dal rimettente, la Corte aveva, in detta sentenza, ravvisatolincostituzionalità della norma nel fatto che la sospensione in esame, che di per sé «crea un regimedifferenziato riguardo allesercizio della giurisdizione, in particolare di quella penale», fosse«generale, automatica e di durata non determinata»: generale, in quanto la sospensione concerneva«i processi per imputazioni relative a tutti gli ipotizzabili reati, in qualunque epoca commessi, chesiano extrafunzionali, cioè estranei alle attività inerenti alla carica»; automatica, in quanto lasospensione veniva disposta «in tutti i casi in cui la suindicata coincidenza» di imputato e titolare diunalta carica «si verifichi, senza alcun filtro, quale che sia limputazione ed in qualsiasi momentodelliter processuale, senza possibilità di valutazione delle peculiarità dei casi concreti»; di duratanon determinata, in quanto la sospensione, «predisposta comè alla tutela delle importanti funzionidi cui si è detto e quindi legata alla carica rivestita dallimputato», subiva nella sua durata «gli effettidella reiterabilità degli incarichi e comunque della possibilità di investitura in altro tra i cinqueindicati». Sempre ad avviso del giudice a quo, nella menzionata sentenza n. 24 del 2004 la Corte avevarilevato: a) la violazione del diritto di difesa previsto dallart. 24 della Costituzione, in quantoallimputato «è posta lalternativa tra continuare a svolgere lalto incarico sotto il peso diunimputazione che, in ipotesi, può concernere anche reati gravi e particolarmente infamanti, oppuredimettersi dalla carica ricoperta al fine di ottenere, con la continuazione del processo,laccertamento giudiziale che egli può ritenere a sé favorevole, rinunciando al godimento di undiritto costituzionalmente garantito (art. 51 Cost.)»; b) la violazione degli articoli 111 e 112 Cost.,perché «alleffettività dellesercizio della giurisdizione non sono indifferenti i tempi del processo»;c) la violazione dellart. 3 Cost., perché la norma, da un lato, accomunava in ununica disciplina«cariche diverse non soltanto per le fonti di investitura, ma anche per la natura delle funzioni» e,dallaltro, distingueva, «per la prima volta sotto il profilo della parità riguardo ai princípifondamentali della giurisdizione, i Presidenti delle Camere, del Consiglio dei ministri e della Cortecostituzionale rispetto agli altri componenti degli organi da loro presieduti»; d) la violazione dellart.3 della legge costituzionale 9 febbraio 1948, n. 1, che aveva esteso a tutti i giudici della Cortecostituzionale il godimento dellimmunità accordata nel secondo comma dellart. 68 dellaCostituzione ai membri delle due Camere. Il rimettente ritiene che il legislatore, nelladottare la disciplina censurata – la quale prevede la 9.
sospensione dei processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la qualità di Presidente dellaRepubblica, di Presidente del Senato della Repubblica, di Presidente della Camera dei deputati e diPresidente del Consiglio dei ministri –, non abbia tenuto conto di quanto affermato nella citatasentenza n. 24 del 2004, anche perché ha sostanzialmente riprodotto le previsioni della legge n. 140del 2003 in tema di sospensione del corso della prescrizione, ai sensi dellart. 159 del codice penale,e di applicabilità della norma anche ai processi penali in corso, in ogni fase, stato o grado. 2.1.1. – Sulla scorta di tali considerazioni, il Tribunale sostiene che larticolo denunciato si ponein contrasto, in primo luogo, con lart. 138 Cost., perché lo status «dei titolari delle piú alteistituzioni della Repubblica è in sé materia tipicamente costituzionale, e la ragione è evidente: tuttele disposizioni che limitano o differiscono nel tempo la loro responsabilità si pongono qualieccezioni rispetto al principio generale delluguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge previstodallarticolo 3 della Costituzione, principio fondante di uno Stato di diritto». 2.1.2. – In secondo luogo, il giudice a quo rileva la violazione dellart. 3 Cost., perché le«guarentigie concesse a chi riveste cariche istituzionali risultano funzionali alla protezione dellefunzioni apicali esercitate», con la conseguenza che la facoltà di rinunciare alla sospensioneprocessuale riconosciuta al titolare dellalta carica si pone in contrasto con la tutela del munuspublicum, attribuendo una discrezionalità «meramente potestativa» al soggetto beneficiario, anzichéprevedere quei filtri aventi caratteri di terzietà e quelle valutazioni della peculiarità dei casi concretiche soli, secondo la sentenza n. 24 del 2004, potrebbero costituire adeguato rimedio rispetto tantoallautomatismo generalizzato già stigmatizzato dalla Corte quanto «al vulnus al diritto di azione».Lo stesso parametro costituzionale sarebbe, altresí, violato, perché «il contenuto di tutte ledisposizioni in argomento incide su un valore centrale per il nostro ordinamento democratico, qualeè leguaglianza di tutti i cittadini davanti allesercizio della giurisdizione penale». 2.1.3. – È denunciata, in terzo luogo, la violazione degli artt. 3, 68, 90, 96 e 112 Cost., per ladisparità di trattamento tra la disciplina introdotta per i reati extrafunzionali e quella, di rangocostituzionale, prevista per i reati funzionali delle quattro alte cariche in questione. Tale disparitàsarebbe irragionevole: a) per la mancata menzione dellart. 68 Cost. fra le norme costituzionaliespressamente fatte salve dalla legge n. 124 del 2008; b) per il fatto che «il bene giuridicoconsiderato dalla legge ordinaria, e cioè il regolare svolgimento delle funzioni apicali dello Stato, èlo stesso che la Costituzione tutela per il Presidente della Repubblica con lart. 90, per il Presidentedel Consiglio dei ministri e per i ministri con lart. 96»; c) per la previsione di uno ius singulare peri reati extrafunzionali a favore del Presidente del Consiglio dei ministri, che, invece, la Costituzioneaccomuna ai ministri per i reati funzionali in conseguenza della sua posizione di primus inter pares. 2.1.4. – Il rimettente ritiene, infine, che la norma censurata violi lart. 111 Cost., sotto il profilodella ragionevole durata del processo, perché: a) una sospensione formulata nei termini di cui alladisposizione denunciata, «bloccando il processo in ogni stato e grado per un periodo potenzialmentemolto lungo, provoca un evidente spreco di attività processuale»; b) non essendo stabilito alcunché«sullutilizzabilità delle prove già assunte» né allinterno dello stesso processo penale al termine delperiodo di sospensione né allinterno della diversa sede in cui la parte civile abbia scelto di trasferirela propria azione, vi è la necessità per la stessa parte «di sostenere ex novo lonere probatorio in tuttala sua ampiezza». 2.2. – Si è costituito in giudizio il suddetto imputato, svolgendo rilievi in parte analoghi a quellisvolti nella memoria di costituzione nel procedimento r.o. n. 397 del 2008 e osservando, inparticolare, che la sospensione prevista dalla disposizione censurata non è unimmunità. Secondolimputato, infatti, limmunità è una circostanza scriminante, che «tutela in via esclusiva, diretta edimmediata, il sereno e libero esercizio della funzione esercitata, garantendone lautonomia da altripoteri», avendo ad oggetto comportamenti per i quali «viene esclusa ogni responsabilità penale chemai ed in nessun tempo può sorgere, né durante lesercizio della funzione né in un momentosuccessivo». Riguardo ai reati extrafunzionali – prosegue la difesa – «sussiste certamente unareviviscenza della astratta punibilità, a carica scaduta, sia nel caso di immunità che nel caso di 10.
sospensione. Ma la ratio di questi due istituti è altrettanto pacificamente diversa, poiché la secondatutela, in via principale, diretta ed immediata, lo svolgimento di un giusto processo attraverso laprotezione del diritto di difesa, che del giusto processo è condizione ineliminabile, il quale subisceun arresto temporaneo sino al momento in cui cessa la carica esercitata, ossia la causa di legittimoimpedimento a comparire». 2.2.1. – In relazione al principio di uguaglianza, la difesa della parte privata premette chelordinamento penale prevede molti casi in cui la diversità di trattamento dipende da profilisoggettivi (come, ad esempio, per i reati dei pubblici ufficiali o i reati militari). Con particolareriferimento allasserita violazione degli artt. 68, 90 e 96 Cost., rileva che tali parametri nulla hanno ache vedere con larticolo denunciato, perché essi sono «rivolti, in via esclusiva, diretta edimmediata, a tutelare il sereno svolgimento delle funzioni rispetto al potere giurisdizionale, edunque per tutelare un interesse pacificamente esterno al processo». In particolare, gli articoli 68 e90 Cost. prevedrebbero una immunità di natura funzionale, che «sottrae un soggetto allagiurisdizione, poiché comporta lesclusione, che si protrae ad infinitum, di ogni responsabilitàpenale», mentre lart. 96 Cost. «non prevede una immunità ma una condizione di procedibilità, ossia«una ulteriore ipotesi […] di blocco definitivo dellesercizio del potere giurisdizionale, qui derivanteda una valutazione di un organo politico in merito alla sussistenza dei presupposti».Differentemente, la sospensione temporanea del processo penale prevista dalla disciplina denunciata«non è un istituto che esclude la giurisdizione e nemmeno leventuale responsabilità penale, nontutela in via diretta ed immediata un interesse esterno al processo ma un diritto inviolabile internoed immanente allo stesso. Di talché il giudizio verrebbe sí sospeso, ma pacificamente rinizierebbenel momento in cui cessi la causa che nega il suo intangibile diritto di difesa, ossia il perdurare dellacarica». Lassoluta eterogeneità tra la norma censurata e i menzionati parametri costituzionalisarebbe, inoltre, confermata dallespressa previsione della salvezza dei «casi previsti dagli articoli90 e 96 della Costituzione», la quale avrebbe la funzione di «accompagnare linterprete nelladirezione esattamente opposta a quella seguita dal giudice a quo, avvertendo che i beni giuridicitutelati non sono gli stessi per i quali è stata approvata la legge 124/08, non vi è perfetta comunanzadi finalità e nemmeno di ratio». 2.2.2. – In relazione al principio di ragionevolezza, la parte privata rileva che, poiché la disciplinacensurata è volta a tutelare il diritto di difesa dellimputato, è irrilevante la differenza di trattamentofra reati funzionali ed extrafunzionali, in quanto ogni volta che la Corte costituzionale «si èpronunciata sul diritto fondamentale di difesa personale non ha mai operato la ben che minimadistinzione in ordine al tipo di reato oggetto dellimputazione e nemmeno alla sua gravità».Contrariamente, poi, a quanto ritenuto dal giudice a quo, il Presidente del Consiglio dei ministri e iministri non sarebbero sullo stesso piano, perché il primo comma dellart. 95 Cost. è esclusivamentededicato al Presidente del Consiglio dei ministri ed ai suoi compiti e prevede che egli «dirige lapolitica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene lunità di indirizzo politico edamministrativo, promuovendo e coordinando lattività dei ministri», mentre lart. 92, secondocomma, Cost. gli assegna il potere di proporre la nomina e la revoca dei ministri. Ciò troverebbeconferma anche nel fatto che la legge elettorale vigente collega «lapparentamento dei partiti politiciad un soggetto che si candida espressamente per esercitare le funzioni di Presidente del Consiglio»e negli «incarichi internazionali correlati alla Presidenza del Consiglio, quali ad esempio lapresidenza del G8 e del G20, che comportano una quantità impressionante di impegni allestero perpiú giorni consecutivi». Unulteriore conferma della particolare posizione del Presidente delConsiglio dei ministri nellordinamento deriverebbe dalle previsioni della legge 23 agosto 1988, n.400, la quale, in attuazione del dettato costituzionale, attribuisce a questultimo molti poteri che isingoli ministri non hanno, come, tra gli altri: liniziativa per la presentazione della questione difiducia dinanzi alle Camere; la convocazione del Consiglio dei ministri e di fissazione dellordinedel giorno; la comunicazione alle Camere della composizione del Governo e di ogni mutamento inessa intervenuto; la proposizione della questione di fiducia; la sottoposizione al Presidente dellaRepubblica delle leggi per la promulgazione, dei disegni di legge per la presentazione alle Camere, 11.
dei testi dei decreti aventi valore o forza di legge, dei regolamenti governativi e degli altri attiindicati dalle leggi per lemanazione; la controfirma degli atti di promulgazione delle leggi nonchédi ogni atto per il quale è intervenuta deliberazione del Consiglio dei ministri, degli atti che hannovalore o forza di legge e, insieme con il ministro proponente, degli altri atti indicati dalla legge; lapresentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa governativa e, anche attraverso ilministro espressamente delegato, lesercizio delle facoltà del Governo di cui allarticolo 72 Cost.;lesercizio delle attribuzioni di cui alla legge n. 87 del 1953, e la promozione degli adempimenti dicompetenza governativa conseguenti alle decisioni della Corte Costituzionale; la formulazione delledirettive politiche ed amministrative ai ministri, in attuazione delle deliberazioni del Consiglio deiministri, nonché di quelle connesse alla propria responsabilità di direzione della politica generaledel Governo; il coordinamento e la promozione dellattività dei ministri in ordine agli atti cheriguardano la politica generale del Governo; la sospensione delladozione di atti da parte dei ministricompetenti in ordine a questioni politiche e amministrative, con la loro sottoposizione al Consigliodei ministri nella riunione immediatamente successiva; il deferimento al Consiglio dei ministri delladecisione di questioni sulle quali siano emerse valutazioni contrastanti tra amministrazioni a diversotitolo competenti; il coordinamento dellazione del Governo relativa alle politiche comunitarie eallattuazione delle politiche comunitarie. Dal punto di vista politico, invece «il Presidente delConsiglio risponde collegialmente per tutti gli atti del Consiglio dei ministri ma, non si puòdimenticare, individualmente per quelli compiuti nellesercizio delle funzioni a lui attribuitegli, invia esclusiva, dalla Costituzione e dalla legge ordinaria». In conclusione, pare razionale alla difesa della parte che lart. 96 Cost., in quanto diretto agarantire il sereno svolgimento del potere esecutivo, accomuni in ununica disciplina coloro cheesercitano lo stesso potere, sebbene con funzioni diverse e in posizione differenziata. Pareugualmente razionale che la norma censurata, in quanto diretta a tutelare il diritto inviolabile alladifesa personale nel processo, tenga conto, invece, «delle disposizioni costituzionali, e della leggeordinaria di attuazione, che attribuiscono espressamente rilevantissimi poteri-doveri politici alPresidente del Consiglio dei ministri di cui è il solo responsabile, valutando dunque, in manieraaltrettanto ragionevole, che solo i suoi impegni possono configurare un costante legittimoimpedimento a comparire nel processo penale, diretto ad accertare una responsabilità giuridicaesclusivamente personale». E ciò anche perché – ad avviso della stessa difesa – «la Cartacostituzionale non contiene, invece, alcuna attribuzione esplicita di poteri o doveri ai ministri, mane demanda la disciplina alla sola legge ordinaria e alla prassi». 2.2.3. – La difesa passa, poi, a trattare specificamente il profilo soggettivo della disciplinacensurata, sostenendo che il Presidente della Repubblica, i Presidenti del Senato della Repubblica edella Camera dei deputati e il Presidente del Consiglio dei ministri sono «accomunati da quattrocaratteristiche: ricoprono posizioni di vertice in altrettanti organi costituzionali, sono titolari difunzioni istituzionali aventi natura politica, hanno lincarico di adempiere peculiari doveri che laCostituzione espressamente impone loro e ricevono la propria investitura, in via diretta o mediata,dalla volontà popolare». Diversa sarebbe la posizione del Presidente della Corte costituzionale,perché egli «non riceve la propria investitura dalla volontà, né diretta né indiretta, del popolo. Siaggiunga che la sentenza 24/04 poneva in luce che la legge 140/03 mentre faceva espressamentesalvi gli artt. 90 e 96 Cost., nulla diceva a proposito del secondo comma dellart. 3 della leggecostituzionale 9 febbraio 1948, n. 1. Riscontrava, per tale ragione, gravi elementi di intrinsecairragionevolezza». Secondo la difesa dellimputato, «le alte cariche indicate dalla legge 124/08 si trovano tutte in unaposizione nettamente differenziata rispetto agli altri componenti degli organi che eventualmentepresiedono». In particolare, il Presidente della Camera dei deputati: a) convoca in seduta comune ilParlamento e i delegati regionali per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica (art. 85, secondocomma, Cost.); b) indice la elezione del nuovo Presidente della Repubblica (art. 86, secondocomma, Cost.); c) convoca il Parlamento in seduta comune per lelezione di un terzo dei giudicidella Corte Costituzionale (art. 135, primo comma, Cost.); d) presiede le riunioni del Parlamento in 12.
seduta comune (art. 63, secondo comma, Cost.); e) rappresenta la Camera e ne assicura il buonfunzionamento; f) sovrintende allapplicazione del regolamento presso tutti gli organi della Camerae decide sulle questioni relative alla sua interpretazione acquisendo, ove lo ritenga opportuno, ilparere della Giunta per il regolamento, che presiede; g) emana circolari e disposizioni interpretativedel regolamento; h) decide, in base ai criteri stabiliti dal regolamento, sullammissibilità dei progettidi legge, degli emendamenti e ordini del giorno, degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo; i)cura lorganizzazione dei lavori della Camera convocando la Conferenza dei presidenti di gruppo epredisponendo, in caso di mancato raggiungimento della maggioranza prescritta dal regolamento, ilprogramma e il calendario; l) presiede lAssemblea e gli organi preposti alle funzioni diorganizzazione dei lavori e di direzione generale della Camera (Ufficio di presidenza, Conferenzadei presidenti di gruppo, Giunta per il regolamento); m) nomina i componenti degli organi interni digaranzia istituzionale (Giunta per il regolamento, Giunta delle elezioni, Giunta per le autorizzazionirichieste ai sensi dellart. 68 Cost.); n) assicura il buon andamento dellamministrazione interna dellaCamera, diretta dal Segretario generale, che ne risponde nei suoi riguardi. Il Presidente del Senatodella Repubblica: a) esercita le funzioni di supplente del Presidente della Repubblica, in base allart.86 Cost., in ogni caso in cui questi non possa adempierle; b) viene sentito, al pari del Presidentedella Camera dei deputati, dal Presidente della Repubblica prima di sciogliere entrambe le Camereo anche una sola di esse (art. 88 Cost.); c) rappresenta il Senato; d) regola lattività di tutti i suoiorgani; e) dirige e modera le discussioni; f) pone le questioni; g) stabilisce lordine delle votazioni ene proclama il risultato; h) dispone dei poteri necessari per mantenere lordine e assicurare, sullabase del regolamento interno, il buon andamento dei lavori. In conclusione – prosegue la difesa dellimputato – «nella logica della valorizzazione del dettatocostituzionale, dei regolamenti di attuazione, e delle indicazioni della Consulta, il legislatore haragionevolmente ritenuto che solo gli impegni di codeste peculiari alte cariche politiche possanoprospettare un costante legittimo impedimento a comparire nel processo penale, diretto ad accertareuna responsabilità giuridica esclusivamente personale, e che solo nei loro confronti sorga lesigenzadi tutelarne, in maniera specifica, la serenità di azione». Quanto alla facoltà di rinuncia alla sospensione prevista dal censurato comma 2 dellart. 1 dellalegge n. 124 del 2008, la parte privata sostiene che essa «dà la riprova che la ratio oggettivizzata inquesto dettato legislativo è sí quella di tutelare, in via indiretta, un interesse politico, ma soprattutto,in via diretta ed immediata, linviolabile diritto di difesa. Altrimenti una facoltà di rinuncia nonsarebbe stata prevista». Ne conseguirebbe che «non vi è allora nessuna necessità di prevedere unfiltro per la tutela di tale primario diritto, poiché la normativa in esame costituisce concretaattuazione degli articoli 24 e 111 della Costituzione». 2.2.4. – In relazione alla questione proposta in riferimento allart. 138 Cost., la difesadellimputato, dopo avere premesso quanto dedotto nella memoria depositata nel procedimento r.o.n. 397 del 2008, passa ad esaminare le cause di sospensione regolate da leggi ordinarie e dirette adeterminate categorie o a soggetti specificati per funzione, qualifica o qualità. Sostiene, sul punto,che «è assolutamente pacifico e notorio che la massima parte delle attribuzioni dei compiti e dellespecificazioni in tema sono stati sempre posti in essere mediante leggi ordinarie», anche perché leriserve di legge costituzionale devono essere espressamente previste dalla Costituzione. Esistonoinfatti – prosegue la difesa – numerose cause di sospensione del processo previste con leggeordinaria «ed indirizzate a determinate categorie o a soggetti specificati per funzione, qualifica oqualità, alcune delle quali sono dirette alla tutela di un diritto immanente al processo, altre di uninteresse esclusivamente esterno», come, ad esempio: nel codice di procedura penale «gli articoli 3,37, 41, 47, 71, 344, 477, e 479, cosí come nel codice penale gli articoli 159 e 371-bis»; in materiatributaria, «quei molteplici decreti legge convertiti i quali, in correlazione con il condono previstodagli stessi, disponevano una sospensione processuale estremamente lunga»; lart. 243 del codicepenale militare di guerra, «ove la sospensione è correlata alla condizione soggettiva di appartenenzaa reparti mobilitati»; «lart. 28 del D.P.R. 22.9.1988 n. 448 in tema di procedimenti nei confronti diminorenni», in cui «la sospensione è addirittura ad personam ove si ritenga da parte del giudice di 13.
dover valutare la personalità del minorenne». 2.2.5. – Quanto alla natura delle «cause di sospensione derivanti dalla sussistenza di immunitàinternazionali», la medesima difesa sostiene che esse non trovano copertura nellart. 10 Cost.,perché sono previste da trattati internazionali recepiti con legge ordinaria e non dalle «norme deldiritto internazionale generalmente riconosciute». Sostiene, inoltre, che esse sono «squisitamentesoggettive, ovvero strettamente correlate alla funzione svolta dal soggetto interessato», come adesempio quelle previste dallart. 31, primo comma, seconda parte, della Convenzione di Viennasulle relazioni diplomatiche del 18 aprile 1961 e dallart. 43, primo comma, della Convenzione diVienna sulle relazioni consolari del 24 aprile 1963. Sostiene, infine, che le immunità hanno naturasia funzionale, sia extrafunzionale, in quanto coprono «tutti gli atti, compiuti come persona privatao come carica pubblica da parte del soggetto immune, siano quelli privati, precedenti o concorrenti,rispetto alla sua condizione di alto rappresentante dello Stato», come riconosciuto dallagiurisprudenza della Corte internazionale di giustizia e della Corte di cassazione e confermato dalladottrina. 2.2.6. – Quanto al parametro dellart. 112 Cost., la difesa dellimputato sostiene che: a)lorientamento della Corte costituzionale, secondo cui fra il diritto di essere giudicato e il diritto diautodifendersi deve ritenersi prevalente questultimo, si attaglia perfettamente alla sospensioneprevista dalla norma censurata; b) lart. 112 Cost. non impone unassoluta continuità nelleserciziodellazione penale una volta che questa viene avviata, essendo ben possibile che vengano menoeventuali condizioni di procedibilità oggettive o soggettive; c) «lobbligatorietà dellazione penalenon nasce dal semplice fatto storico antigiuridico, ma dal medesimo fatto connotato da unacondizione di procedibilità ex officio o su impulso di parte privata» e «il pubblico ministero ha sílobbligo di esercitare lazione penale, ma sempre che non vi siano cause ostative o sospensivedellazione stessa, che possono liberamente essere fissate dal legislatore, purché non confligganocon i princípi di uguaglianza e di ragionevolezza»; d) lordinamento prevede la querela e laremissione di querela, oltre a fattispecie come limmunità o lestradizione, nelle quali lazione penaleè preclusa «totalmente o parzialmente, temporaneamente o definitivamente», nonché fattispecie incui «alcuni fatti di reato, pur nellobbligatorietà dellazione penale e nellantigiuridicità dellacondotta, sono perseguibili soltanto a richiesta del Ministro della giustizia» o «se il soggetto agentesi trovi nel territorio dello Stato, per i reati commessi allestero» (artt. 8, 9 e 10 cod. pen.); e) lart.260 del codice penale militare di pace subordina la procedibilità di una notevole serie di reati allarichiesta del comandante del corpo; f) lart. 313 cod. pen. «subordina lesercizio dellazione penaleper una lunga serie di delitti, alcuni di non certo modesta gravità, addirittura allautorizzazione delMinistro della Giustizia» e tale disciplina è stata ritenuta conforme a Costituzione dalla sentenza n.22 del 1959, con la quale si è affermato che «listituto della autorizzazione a procedere trovafondamento nello stesso interesse pubblico tutelato dalle norme penali, in ordine al quale ilprocedimento penale potrebbe qualche volta risolversi in un danno piú grave delloffesa stessa»; g)nel caso in esame, «contrariamente a quanto accade con lart. 313 c.p., ritenuto costituzionalmentecorretto, non vi è una inibizione definitiva dellazione penale bensí soltanto una temporaneasospensione del processo», con la conseguenza che «la giurisdizione potrà poi effettivamenteesplicarsi». 2.2.7. – Quanto alla violazione dellart. 111 Cost., prospettata dal rimettente sotto il profilo dellaragionevole durata del processo, la difesa dellimputato osserva che: a) la disposizione censurata«segue alla lettera le indicazioni date da codesta Corte nella sentenza n. 24 del 2004, perchéimpedisce che la stasi del processo si protragga per un tempo indefinito e indeterminabile e prevedeespressamente, nel contempo, la non reiterabilità delle sospensioni»; b) la giurisprudenza dellaCorte europea dei diritti delluomo e quella costituzionale hanno riconosciuto la rilevanza delcanone della ragionevole durata del processo, chiarendo, però, che esso «non costituisce un valoreassoluto, da perseguire ad ogni costo»; c) in particolare, la Corte costituzionale, con lordinanza n.458 del 2002, ha affermato che: «il principio di ragionevole durata del processo non può comportarela vanificazione degli altri valori costituzionali che in esso sono coinvolti, primo fra i quali il diritto 14.
di difesa, che lart. 24, secondo comma, proclama inviolabile in ogni stato e grado delprocedimento»; d) ancora, la stessa Corte, con lordinanza n. 204 del 2001 ha affermato che: «ilprincipio della ragionevole durata del processo [...] deve essere letto alla luce dello stessorichiamo al connotato di "ragionevolezza ", che compare nella formula normativa in correlazionecon le altre garanzie previste dalla Carta costituzionale, a cominciare da quella relativa al diritto didifesa (art. 24 Cost.)». Piú in particolare, in relazione al rilievo del rimettente secondo cui «la sospensione cosíformulata, bloccando il processo in ogni stato e grado per un periodo potenzialmente molto lungo,provoca un evidente spreco di attività processuale», la parte privata osserva che «listruttoriadibattimentale, per quanto riguarda la posizione dellesponente, non è affatto conclusa mancandolaudizione del consulente tecnico di parte e laudizione di numerosissimi testimoni». Quanto, poi, allaffermazione del giudice a quo per cui «la norma [...] nulla dice sullutilizzabilitàdelle prove già assunte, che potrebbero venire del tutto disperse qualora, al terminedelleventualmente lungo periodo di operatività della sospensione [...], divenisse impossibile laricostruzione del medesimo collegio», la difesa dellimputato sostiene che si tratta di «una ipotesidel tutto potenziale e futura», con conseguente inammissibilità, per difetto di rilevanza, dellarelativa questione di legittimità costituzionale. In ogni caso – prosegue la difesa dellimputato – nonsi comprende «per quali ragioni sia oggi sostenibile dal rimettente laffermazione che non saràpossibile ricostituire il medesimo collegio», considerato che «la permanenza nello stesso ufficiogiudiziario per la durata massima della carica di un Presidente del Consiglio dei ministri non ècertamente infrequente, anzi, e comunque vi è sempre la possibilità di ricostituzione mediante leopportune applicazioni». Se poi lo stesso Tribunale, nella sua composizione attuale, proseguirà nelgiudicare il coimputato pronunciando sentenza, «si porrà, qualsiasi sia la decisione, in unasituazione di assoluta incompatibilità sancita dal codice di rito». La rinnovazione dellistruttoria«non avrebbe in alcun modo leffetto di porre nel nulla lattività sino a quel momento compiuta, laquale invece si riverserebbe nel nuovo fascicolo del dibattimento» e sarebbero «poi le parti a doverdecidere se richiedere lespletamento di tutti o parte degli incombenti dibattimentali, fermo restandoil contenuto del fascicolo del dibattimento». Quanto, infine, alla mancata previsione di una disciplina dellutilizzabilità in sede civile delleprove già assunte nel processo penale, la difesa dellimputato ritiene che essa non comporta alcundivieto di utilizzabilità delle prove stesse, perché trovano applicazione le regole generali, «potendocosí il giudice civile, in piena autonomia, utilizzarle e valutarle come semplici indizi o come provaesclusiva del proprio convincimento». 2.3. – Si è costituito il pubblico ministero del giudizio a quo, nelle persone del Procuratore dellaRepubblica presso il Tribunale di Milano e di un sostituto della stessa Procura. Il pubblico ministero sostiene lammissibilità della sua costituzione in giudizio e chiede, nelmerito, che siano accolte le questioni proposte dal rimettente, svolgendo considerazioni analoghe aquelle contenute nella memoria depositata nel procedimento r.o. n. 397 del 2008. 2.4. – È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difesodallAvvocatura generale dello Stato. 2.4.1. – La difesa erariale rileva, in primo luogo, che la questione proposta in riferimento allart.138 Cost. è «inammissibile e comunque infondata», perché la disposizione censurata ha la funzionedi tutelare il sereno svolgimento delle rilevanti funzioni inerenti alle alte cariche dello Stato e la«materia, considerata di per sé, non è preclusa alla legge ordinaria», come confermato dal fatto chealtre fattispecie di sospensione sono disciplinate dal codice di procedura penale. «Il fatto che nellaCostituzione si trovino alcune “prerogative” degli organi costituzionali» – prosegue lAvvocaturagenerale – «non significa che non ne possano essere introdotte altre con legge ordinaria, ma soloche le prime costituiscono deroghe a princípi o normative posti dalla Costituzione stessa e chequindi solo nella Costituzione possono trovare deroghe». Del resto – secondo la stessa difesa – «per 15.
dimostrare la necessità della legge costituzionale si sarebbe dovuto indicare linteresseincompatibile, garantito dalla Costituzione, rispetto alla quale la norma avrebbe dovuto costituireuna deroga», mentre il rimettente non ha indicato parametri costituzionali diversi dallart. 138 Cost,«perché in effetti non ce ne sono di utilizzabili». Tale conclusione troverebbe conferma nellasentenza n. 24 del 2004, avente ad oggetto la legge n. 140 del 2003, con cui la Corte costituzionale,non avendo affrontato la questione della «forma legislativa utilizzabile», ne avrebbe esclusoimplicitamente la rilevanza. 2.4.2. – In secondo luogo, la difesa erariale sostiene che la questione sollevata con riferimentoallart. 112 Cost. «è inammissibile in quanto non compiutamente motivata (e comunque èmanifestamente infondata in quanto, allevidenza, la meramente disposta sospensione del processo[…] non incide, limitandola, sulla obbligatorietà dellesercizio dellazione penale da parte del P.M.),al pari di quella prospettata con riferimento allart. 68 Cost. (essendo le ragioni accennate nellaordinanza nella stessa non sviluppate, anche per quanto attiene alla rilevanza nel giudizio a quo)». 2.4.3. – In terzo luogo, quanto alla pretesa violazione del principio di uguaglianza dei cittadinidavanti alla giurisdizione penale, lAvvocatura generale rileva che sussiste una «posizioneparticolarmente qualificata delle alte cariche contemplate dalla norma in discussione, nellaconsiderazione della possibile compromissione dello svolgimento delle elevate funzioni alle stesseaffidate anche per la inovviabile risonanza, anche mediatica, ed in termini non limitati allinterno delPaese, dello svolgimento del processo penale a loro carico durante il periodo in cui le stessefunzioni sono esercitate». La deroga alla giurisdizione prevista dalla norma denunciata sarebbe, delresto, «proporzionata ed adeguata alla finalità perseguita, in termini sia di prevista predeterminata enon reiterabile durata della sospensione […], sia di consentita rinuncia dellinteressato […] sia,infine di tutela efficace ed “immediata” delle ragioni della eventuale parte civile». 2.4.4. – In quarto luogo, sempre ad avviso della difesa erariale, la norma censurata non èirragionevole, perché, «in una logica conseguente ad una ponderazione e ad un bilanciamento degliinteressi “in giuoco”, non è certo arbitrario che la stessa sottoposizione alla giurisdizione ordinariadel Presidente del Consiglio dei ministri per reati commessi nellesercizio delle proprie funzioni siacostituzionalmente garantita dalla prevista autorizzazione del Parlamento, chiamato perciò apreviamente valutare se la condotta sia meritevole di essere sottoposta allesame del giudiceordinario, avanti al quale la ipotizzata immediatezza del perseguimento del reato funzionale trova lasua giustificazione nella preminente rilevanza istituzionale degli interessi di carattere generalecoinvolti ed incisi dalla contestata condotta (rilevanza che, contrariamente a quanto assume ilrimettente, non va valutata solo in termini di pena conseguente). Allincontro, la stessa esigenza nonè comunque prospettabile con riferimento ai reati “comuni”, per i quali il processo è promosso dalP.M., senza necessità di alcun previo “filtro politico”, e per il quale è prevista solo la suasospensione, temporanea e predeterminata, nella ragionevole e su evidenziata considerazione del“pregiudizio” del suo svolgimento sullesercizio delle funzioni istituzionali proprie dellalta carica».Non sarebbe, del pari, irragionevole la «disposta limitazione della sospensione, tra gli Organi digoverno, al solo Presidente del Consiglio […], poiché è indiscutibile la posizionecostituzionalmente differenziata del primo rispetto agli altri componenti del Governo, spettando alPresidente (art. 95 Cost.) il dirigere la politica generale del Governo, essendone il responsabile, e ilmantenere lunità di indirizzo politico ed amministrativo, promovendo e coordinando lattività deiMinistri». 2.4.5. – In quinto luogo, non sussisterebbe neppure la prospettata violazione del principio dellaragionevole durata del processo di cui allart. 111 Cost., perché: da un lato, «la previsione, da partedella legge ordinaria, di cause che comportano, per ragioni oggettive o soggettive, il temporaneoarresto del normale svolgimento del processo penale […] non mette in crisi il menzionato principiodella ragionevole durata; daltro lato, la temporanea sospensione del processo, quale delineata ecome sopra "conformata" con la disposizione in discussione, è congruamente e ragionevolmentefinalizzata ad evitare il rischio che sia pregiudicato il corretto e sereno esercizio delle eminentifunzioni pubbliche delle quale sono investite le alte cariche ivi considerate». 16.
2.4.6. – In sesto luogo, non pare decisivo alla difesa erariale «lulteriore rilievo della ordinanzache evidenzia la carenza di esplicita previsione circa la utilizzabilità nellulteriore fase del processodei mezzi di prova già assunti», perché «la disposizione de qua nulla espressamente dispone alriguardo» e spetterà al giudice a quo «motivatamente optare per una non preclusa e perciò possibileinterpretazione dellart. 511 c.p.p. che, tenendo conto della “particolarità” del regime predispostocon la disposizione in discussione, consenta comunque […] la utilizzazione delle prove già assuntenella precedente fase». 2.5. – Con memoria depositata in prossimità delludienza, la parte privata chiede che vengadichiarata inammissibile la costituzione in giudizio del pubblico ministero, svolgendo rilievianaloghi a quelli contenuti nella memoria depositata in prossimità delludienza nel procedimentor.o. n. 397 del 2008. 2.6. – Con memoria depositata in prossimità delludienza, il pubblico ministero del giudizio aquo insiste per laccoglimento delle questioni proposte nellordinanza di rimessione, ribadendo leargomentazioni già svolte nella memoria di costituzione. 3. – Con ordinanza del 26 settembre 2008 (r.o. n. 9 del 2009), nel corso di un procedimentopenale in cui è sottoposto alle indagini, tra gli altri, lon. Silvio Berlusconi, attuale Presidente delConsiglio dei ministri, il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma hasollevato, in riferimento agli articoli 3, 111, 112 e 138 Cost., questioni di legittimità costituzionaledellart. 1 della legge n. 124 del 2008. 3.1. – In punto di fatto, il rimettente premette che: a) «in data 4 luglio 2008 il p.m. ha avanzatorichiesta di proroga dei termini di scadenza delle indagini preliminari (art. 406 c.p.p.) per il periododi sei mesi, nellàmbito del procedimento iscritto al n. 1349/08 del Registro delle notizie di reato»;b) «decorso il periodo di sospensione feriale dei termini di cui alla legge n. 742/1969, questogiudice si è trovato nella necessità di procedere alla notificazione della richiesta del p.m. agliindagati, in vista dellinstaurazione del contraddittorio cartolare di cui allart. 406, comma 3 c.p.p.che in via eventuale può instaurarsi prima della relativa decisione»; c) in data 23 luglio 2008 è stataapprovata dal Parlamento la norma censurata, il cui comma 1 impone la sospensione generale edautomatica dei processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la qualità di Presidente dellaRepubblica, di Presidente della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica e di Presidentedel Consiglio dei ministri dalla data di assunzione e fino alla cessazione della carica, anche perprocessi penali relativi a fatti antecedenti lassunzione della carica o della funzione. Quanto alla rilevanza delle sollevate questioni, il giudice a quo osserva che, anche se la locuzione«processi penali», adoperata dal censurato comma 1, «lascerebbe intendere la non operatività dellalegge per le fasi anteriori al giudizio propriamente inteso, da celebrarsi cioè in pubblicodibattimento», unattenta analisi del dato normativo non autorizza una tale interpretazionerestrittiva. E ciò perché – prosegue il giudice a quo – il successivo comma 7 stabilisce che «ledisposizioni del presente articolo si applicano anche ai processi penali in corso, in ogni fase, stato ogrado, alla data di entrata in vigore della presente legge». Secondo lo stesso rimettente, «se ècertamente concepibile la circostanza che un processo, inteso come procedimento pervenuto allafase del dibattimento pubblico, possa pendere in diversi gradi (primo, secondo, di legittimità) e se ècertamente possibile individuare allinterno dei gradi, diversi stati (quelli ad es. degli atti preliminarial dibattimento di primo, artt. 465-469 c.p.p. e di secondo grado, art. 601 c.p.p.; atti successivi alladeliberazione della sentenza di primo grado, artt. 544-548 c.p.p.; atti preliminari alla decisione delricorso per Cassazione, art. 610 c.p.p.), non è invece giuridicamente ipotizzabile per il giudiziodibattimentale una fase che non sia quella in cui lo stesso è per lappunto pervenuto». Ciòdimostrerebbe «il carattere atecnico della locuzione adoperata (processo) che copre in realtà e comedel resto espressamente enunciato, ogni fase, stato e grado del procedimento», anche perchéaltrimenti la previsione di legge sarebbe priva di rilevanza «dispositiva, precettiva o anche soloermeneutica». Un ulteriore argomento testuale a favore dellapplicabilità della disciplina denunciataanche alla fase delle indagini preliminari si rinverrebbe nel disposto del censurato comma 3, il quale 17.
stabilisce che la sospensione non impedisce al giudice, ove ne ricorrano i presupposti, diprovvedere, ai sensi degli articoli 392 e 467 cod. proc. pen., per lassunzione delle prove nonrinviabili. Tale previsione comporta – sempre secondo il rimettente – due necessarie implicazioni:a) la sospensione riguarda anche fasi precedenti il processo inteso come giudizio dibattimentalepubblico, dal momento che solo nel corso della fase delle indagini preliminari e delludienzapreliminare è consentito il ricorso alla acquisizione anticipata delle prove mediante incidenteprobatorio; b) nella fase delle indagini preliminari è vietata, in linea generale, la raccolta delle provee, al fine di permettere la celebrazione del futuro processo che potrebbe avere luogo alla scadenzadel periodo di durata della carica dei soggetti considerati, è necessario ricorrere allo strumentodellincidente probatorio. In particolare, il giudice a quo osserva che, «ove […] il legislatore avessevoluto consentire […] la raccolta delle prove anche nella fase delle indagini preliminari, nullaavrebbe detto al riguardo, laddove si è invece sentito in dovere di indicare espressamente leeccezioni […] al principio […] di vietare ogni acquisizione probatoria nei procedimenti a carico deisoggetti che ricoprono le cariche pubbliche». 3.1.1. – Sul piano comparatistico, il rimettente osserva che la disposizione censurata costituisce«un unicum» rispetto a quanto previsto da altri ordinamenti e ricorda che «solo le Costituzioni dipochi Stati (Grecia, Portogallo, Israele e Francia) prevedono limmunità temporanea per i reaticomuni; essa è peraltro limitata alla figura del Presidente della Repubblica, che rappresenta lunitànazionale». La stessa regola – prosegue il giudice a quo – non vale, invece, per i Presidenti delParlamento né tanto meno per il Capo dellesecutivo, per il quale limmunità non è «mai estesa aireati comuni» e «passa attraverso la tutela del mandato parlamentare che quasi sempre […] sicumula nella figura del premier, sotto forma di previsione di autorizzazioni a procedere concesse daorgani parlamentari (Spagna), Corti costituzionali (Francia) o tribunali comuni (Stati Uniti)». Allastessa logica sarebbero poi ispirate le soluzioni normative proprie di quei sistemi costituzionali «cheprevedono fori speciali o particolari condizioni di procedibilità (in genere ed ancora: autorizzazionea procedere della Camera di appartenenza) per lesercizio dellazione penale nei confronti di alcunealte cariche dello Stato, per reati sia comuni che connessi allesercizio delle funzioni (come ad es. inSpagna nei confronti del Capo del Governo e dei Ministri), mantenendo comunque la facoltà per laCorte costituzionale di esercitare un controllo sulleventuale diniego opposto dallo organoparlamentare». 3.1.2. – Tanto premesso, il rimettente afferma che la disposizione denunciata víola, in primoluogo, lart. 138 Cost., perché «la deroga al principio di uguaglianza dinanzi alla giurisdizione edalla legge è stata […] introdotta con lo strumento della legge ordinaria, che nella gerarchia dellefonti si colloca evidentemente ad un livello inferiore rispetto alla legge costituzionale, la quale […]è stata di per sé già ritenuta insuscettibile di alterare uno dei connotati fondamentalidellordinamento dello Stato espresso dal suddetto principio». Rileva il giudice a quo che, «anche solo per disciplinare lesercizio dellazione penale neiconfronti dei soggetti rivestiti della carica di Ministri (tra cui lo stesso Presidente del Consiglio) inrelazione ai reati commessi nellesercizio delle relative finzioni, il legislatore è ricorso allostrumento della legge costituzionale (legge cost. 16 gennaio 1989, n. 1), in funzione derogatoria, tragli altri, proprio dellart. 96 Cost.». Il silenzio serbato sul punto dalla sentenza n. 24 del 2004,avente ad oggetto lanaloga disciplina della legge n. 140 del 2003, non può «valere come precedentea favore della costituzionalità della scelta dello strumento normativo allora come oggi adottato, dalmomento che gli effetti delle sentenze che dichiarano lillegittimità costituzionale delle disposizionidi legge sottoposte a scrutinio sono quelli espressamente previsti dagli artt. 27 e 30 legge 11 marzo1953, n. 87, e non si estendono anche alle questioni meramente deducibili». 3.1.3. – È dedotta, in secondo luogo, la violazione dellart. 3, primo comma, Cost., sul rilievo chela disciplina crea «“un regime differenziato riguardo alla giurisdizione [...] penale” (sent. Cost. n.24/2004)», ponendosi cosí in contrasto con «uno dei princípi fondamentali del moderno Stato didiritto, rappresentato dalla parità dei cittadini di fronte alla giurisdizione, manifestazione a sua voltadel principio di eguaglianza formale dinanzi alla legge». 18.
Ad avviso del rimettente, la Corte costituzionale, con la citata sentenza n. 24 del 2004, haaffermato, «con espressioni nette e limpide, ancorché quantitativamente ridotte rispetto al corpomotivazionale», che «nessuna legge, sia costituzionale e tanto meno ordinaria, può sovvertire unodei princípi fondamentali del moderno Stato di diritto, rappresentato dalla parità dei cittadini difronte alla giurisdizione, manifestazione a sua volta del principio di eguaglianza formale dinanzialla legge». Lassolutezza del principio sarebbe tale da sgombrare il campo dalla possibile obiezioneche «le differenze che si riscontrano nellarticolo unico della legge n. 124/2008 rispetto allart. 1,comma 2, della legge n. 140/2003 e leliminazione degli ulteriori punti di contrasto con altre normecostituzionali che caratterizzavano quella disciplina (menomazione del diritto di difesadellimputato e sacrificio delle ragioni della parte civile eventualmente costituta in giudizio inrelazione allart. 24 Cost., automatismo generalizzato della sospensione e stasi indefinita dei tempidel processo in relazione ancora allart. 24 ed allart. 111 Cost.; irragionevolezza derivante dallaprevisione di ununica disciplina per cariche dello Stato diverse per fonti di investitura e natura dellefunzioni ed irragionevolezza tra regime di esenzione dalla giurisdizione per le cariche apicali delloStato rispetto ai membri degli organi costituzionali di appartenenza o di altri soggetti svolgentifunzioni omologhe, in rapporto allart. 3, secondo comma Cost.) possano fondare la legittimità dellaprevisione qui censurata». 3.1.4. – Sarebbe violato, in terzo luogo, lart. 3 Cost., per lirragionevolezza intrinseca delladisciplina derivante dallinsindacabilità della facoltà di rinunzia alla sospensione «dal momento chese linteresse dichiaratamente perseguito dal legislatore è quello di assicurare la serenità disvolgimento della funzione nel periodo di durata in carica (sent. Corte cost. n. 24/2004), lasospensione dei procedimenti dovrebbe essere del tutto indisponibile da parte dei soggetticonsiderati, al fine di assicurarne appieno lefficacia». 3.1.5. – Larticolo denunciato violerebbe, in quarto luogo, lart. 111, secondo comma, Cost.,perché si porrebbe in contrasto con «un corollario immanente al principio di ragionevole durata delprocesso, consistente nella concentrazione delle fasi processuali, nel senso che nellàmbito delprocedimento penale, alla fase di acquisizione delle prove deve seguire entro tempi ragionevoliquella della loro verifica in pubblico dibattimento, ai fini della emissione di una giusta sentenza daparte del giudice». 3.1.6. – Il rimettente deduce, infine, il contrasto della norma censurata con gli artt. 3 e 112 Cost.,per violazione dei princípi di obbligatorietà dellazione penale e di uguaglianza sostanziale, sotto ilprofilo dellirragionevolezza del contenuto derogatorio della disciplina censurata rispetto al dirittocomune, in quanto tale norma non si applica ai reati commessi nellesercizio delle funzioniistituzionali, ma ai reati extrafunzionali «indistintamente commessi dai soggetti ivi indicati, diqualsivoglia natura e gravità, finanche prima dellassunzione della funzione pubblica». Ad avviso del giudice a quo, la Costituzione consente deroghe al principio di obbligatorietàdellazione penale per «i soli reati commessi nellesercizio di funzioni istituzionali e che sianointrinsecamente connaturati allo svolgimento delle medesime (artt. 68, 90, 96 e 122, quarto commaCost.), situazione questultima che fonda per lappunto la ragionevolezza anche della deroga alregime ordinario di procedibilità dei reati». Lirragionevolezza denunziata – conclude il rimettente –risalterebbe in maniera ancora piú netta nel caso in cui la sospensione intervenisse concretamente abloccare, sia pur temporaneamente, procedimenti per reati gravi, «con il non voluto risultato ditrasformare lassunzione dellincarico pubblico, comportante la generale temporanea immunità, inmomento di obiettivo disdoro per il prestigio intrinseco della funzione». 3.2. – Si è costituita la suddetta parte privata, svolgendo, nel merito, rilievi analoghi a quellicontenuti nelle memorie di costituzione nei procedimenti r.o. n. 397 e n. 398 del 2008 e osservando,in punto di ammissibilità, che le questioni proposte dal rimettente non sono ammissibili, perché ladisposizione censurata non trova applicazione nella fase delle indagini preliminari. La difesa noncondivide, cioè, lassunto del giudice a quo – investito dal pubblico ministero della richiesta diproroga dei termini di scadenza delle indagini – secondo cui, poiché il termine «processo» si 19.
attaglierebbe esclusivamente al procedimento pervenuto alla fase del dibattimento pubblicoallinterno del quale non sarebbero individuabili fasi diverse, il termine «fase» usato dal comma 7dellarticolo 1 della legge n. 124 del 2008 potrebbe avere significato giuridico esclusivamente inriferimento allintero procedimento, comprensivo ovviamente anche della fase delle indaginipreliminari. Ad avviso della difesa dellimputato, tale assunto sarebbe erroneo, in primo luogo, perché «anchenel “processo” sono individuabili varie fasi: prima della dichiarazione di apertura del dibattimentodi cui allart. 492 c.p.p. vi è la fase che spazia dalla costituzione delle parti (art. 484 c.p.p.) alladecisione sulle questioni preliminari (art. 491 c.p.p.); poi segue la fase disciplinata dagli articoli493, 494 e 495 c.p.p.; di seguito comincia la fase dellistruzione dibattimentale (artt. 496-515 c.p.p.)nel corso della quale può innestarsi la fase delle nuove contestazioni (artt. 516-522 c.p.p.); segue lafase della discussione finale con la chiusura del dibattimento; e infine vè la fase delladeliberazione»; si tratterebbe di vere e proprie fasi e non di meri frammenti del processo, perchéesse sono disciplinate da regole specifiche e caratterizzate, ciascuna, da specifici diritti, facoltà edecadenze. In secondo luogo, non sarebbe «giuridicamente sostenibile che il “processo” sorga, come opina ilgiudice rimettente, solo quando il procedimento perviene alla fase del dibattimento pubblico.Nessuno dubita, infatti, che di processo si può e si debba parlare con linizio dellazione penale chenel nostro ordinamento, comè diffusamente noto, sorge con lesercizio dellazione penale da partedel pubblico ministero individuato, ratione temporis, dal primo comma dellarticolo 405 del codicedi procedura penale». La difesa della parte privata critica, poi, lassunto del rimettente per cui il fatto che la normacensurata consenta al giudice di provvedere allassunzione di prove non rinviabili ai sensi degliarticoli 392 e 467 cod. proc. pen. comporterebbe che la sospensione del processo devenecessariamente essere intesa come sospensione anche del procedimento, «dal momento che solonel corso della fase delle indagini preliminari […] e delludienza preliminare […] è consentito ilricorso alla acquisizione anticipata delle prove mediante incidente probatorio». Secondo la difesa,«ludienza preliminare partecipa appieno della species del processo dal momento che in tale fase èstata già esercitata lazione penale con il deposito della richiesta di rinvio a giudizio ai sensi delcombinato disposto degli articoli 405, primo comma e 416, primo comma del codice di procedurapenale», con la conseguenza che la previsione normativa richiamata dal rimettente circalassunzione di prove non rinviabili ben può applicarsi anche nel corso del processo. Linterpretazione data dal rimettente sarebbe, inoltre, smentita sia dai lavori preparatori –«durante i quali è stato reso manifesto làmbito di applicazione della norma in riferimento esclusivoal “processo” inteso proprio in senso tecnico giuridico di quella fase introdotta dallavvenutoesercizio dellazione penale» – sia dalla Procura della Repubblica di Roma, la quale – secondoquanto asserito dalla difesa della parte privata – ha chiesto, nel procedimento a quo,«larchiviazione del procedimento» [recte: la proroga dei termini delle indagini preliminari] anchenei confronti del suddetto imputato. 3.3. – È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difesodallAvvocatura generale dello Stato, richiamando le argomentazioni già svolte negli atti diintervento nei procedimenti r.o. n. 397 e n. 398 del 2008 e concludendo nel senso che «le questionisollevate siano dichiarate inammissibili o infondate». 4. – In prossimità delludienza, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difesodallAvvocatura generale dello Stato, ha depositato ununica memoria con riferimento aiprocedimenti r.o. n. 397 e n. 398 del 2008 e n. 9 del 2009, nella quale ribadisce quanto già osservatonegli atti di intervento e rileva, in particolare che: a) poiché il Presidente della Repubblica e iPresidenti delle Camere «non sono parti dei giudizi, nei quali sono intervenute le ordinanze dirimessione, manca la rilevanza per lesame delle questioni che potrebbero insorgere nei loroconfronti», con conseguente inammissibilità delle questioni medesime; b) le questioni relative al 20.
comma 7 dellart. 1 della legge n. 124 del 2008 sono inammissibili, «perché in proposito nel ricorsonon sono proposti motivi autonomi e, comunque, manca qualsiasi argomentazione a sostegno»; c) illegislatore può, nella sua discrezionalità, intervenire per coordinare linteresse personaledellimputato a difendersi nel processo e linteresse generale all«esercizio efficiente delle funzionipubbliche»; d) «poiché il pregiudizio era provocato dalla contemporaneità dellesercizio dellefunzioni e della pendenza del processo, non si poteva rimediare se non eliminando quellacontemporaneità» ed escludendo, invece, «qualsiasi forma di riduzione o di sospensione» dellefunzioni, «che sarebbe stata pregiudizievole per linteresse imprescindibile a che quelle funzionisiano esercitate con continuità»; e) linerzia del legislatore «avrebbe comportato la tolleranza di unasituazione già di per sé non conforme alla Costituzione»; f) la sospensione stabilita dalla normacensurata trova giustificazione anche nella grande risonanza mediatica che hanno i processi penaliper reati extrafunzionali a carico del Presidente del Consiglio dei ministri; g) la previsione dellasospensione dei processi con legge ordinaria trova giustificazione anche nellesigenza di modificareagevolmente la relativa disciplina qualora «la situazione reale si modificasse in misura tale dacomportare un diverso bilanciamento degli interessi». 5. – Con ordinanza pronunciata in udienza, la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile lacostituzione del Procuratore della Repubblica e del sostituto Procuratore della Repubblica presso ilTribunale di Milano nei giudizi introdotti dalle ordinanze di rimessione registrate al n. 397 ed al n.398 dellanno 2008. Considerato in diritto 1. – Il Tribunale di Milano (r.o. n. 397 del 2008) dubita, in riferimento agli artt. 3, 136 e 138 dellaCostituzione, della legittimità costituzionale dellart. 1, commi 1 e 7, della legge 23 luglio 2008, n.124 (Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte carichedello Stato). Lo stesso Tribunale di Milano (r.o. n. 398 del 2008) dubita della legittimità dellinteroart. 1 della legge n. 124 del 2008, in riferimento agli artt. 3, 68, 90, 96, 111, 112 e 138 Cost. IlGiudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma (r.o. n. 9 del 2009) dubita, inriferimento agli articoli 3, 111, 112 e 138 Cost., della legittimità dello stesso art. 1 della legge n. 124del 2008. La disposizione censurata prevede, al comma 1, che: «Salvi i casi previsti dagli articoli 90 e 96della Costituzione, i processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la qualità di Presidentedella Repubblica, di Presidente del Senato della Repubblica, di Presidente della Camera dei deputatie di Presidente del Consiglio dei Ministri sono sospesi dalla data di assunzione e fino allacessazione della carica o della funzione. La sospensione si applica anche ai processi penali per fattiantecedenti lassunzione della carica o della funzione». Gli altri commi dispongono che: a)«Limputato o il suo difensore munito di procura speciale può rinunciare in ogni momento allasospensione» (comma 2); b) «La sospensione non impedisce al giudice, ove ne ricorrano ipresupposti, di provvedere, ai sensi degli articoli 392 e 467 del codice di procedura penale, perlassunzione delle prove non rinviabili» (comma 3); c) si applicano le disposizioni dellarticolo 159del codice penale e la sospensione, che opera per lintera durata della carica o della funzione, non èreiterabile, salvo il caso di nuova nomina nel corso della stessa legislatura, né si applica in caso disuccessiva investitura in altra delle cariche o delle funzioni (commi 4 e 5); d) «Nel caso disospensione, non si applica la disposizione dellarticolo 75, comma 3, del codice di procedurapenale» e, quando la parte civile trasferisce lazione in sede civile, «i termini per comparire, di cuiallarticolo 163-bis del codice di procedura civile, sono ridotti alla metà, e il giudice fissa lordine ditrattazione delle cause dando precedenza al processo relativo allazione trasferita» (comma 6); e)larticolo si applica «anche ai processi penali in corso, in ogni fase, stato o grado, alla data di entratain vigore della presente legge» (comma 7). Le questioni proposte dai rimettenti possono essere raggruppate in relazione ai parametri evocati. 21.
1.1. – Lart. 136 Cost. è evocato a parametro dal Tribunale di Milano (r.o. n. 397 del 2008), ilquale osserva che i commi 1 e 7 dellart. 1 della legge n. 124 del 2008, «avendo riproposto lamedesima disciplina sul punto», incorrono «nuovamente nella illegittimità costituzionale, giàritenuta dalla Corte» con la sentenza n. 24 del 2004. 1.2. – Lart. 138 Cost. è evocato da tutti i rimettenti. Il Tribunale di Milano (r.o. n. 397 del 2008) afferma che i denunciati commi 1 e 7 dellart. 1, dellalegge n. 124 del 2008 violano tale parametro costituzionale, perché intervengono in una «materiariservata […] al legislatore costituente, cosí come dimostrato dalla circostanza che tutti i rapporti tragli organi con rilevanza costituzionale ed il processo penale sono definiti con normacostituzionale». In relazione allintero art. 1, lo stesso Tribunale di Milano (r.o. n. 398 del 2008) rileva che «lanormativa sullo status dei titolari delle piú alte istituzioni della Repubblica è in sé materiatipicamente costituzionale, e la ragione è evidente: tutte le disposizioni che limitano o differiscononel tempo la loro responsabilità si pongono quali eccezioni rispetto al principio generaledelluguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge previsto dallarticolo 3 della Costituzione,principio fondante di uno Stato di diritto». Secondo il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma, lart. 1 denunciato sipone in contrasto con levocato parametro, perché «la deroga al principio di uguaglianza dinanzi allagiurisdizione ed alla legge è stata […] introdotta con lo strumento della legge ordinaria, che nellagerarchia delle fonti si colloca evidentemente ad un livello inferiore rispetto alla leggecostituzionale». 1.3. – Tre delle questioni sollevate sono riferite al principio di uguaglianza, di cui allart. 3 Cost.,sotto il profilo dellirragionevole disparità di trattamento rispetto alla giurisdizione. Con lordinanza r.o. n. 397 del 2008, il Tribunale di Milano rileva che i commi 1 e 7 dellart. 1della legge n. 124 del 2008 violano tale parametro, per avere accomunato «in una unica disciplinacariche diverse non soltanto per le fonti di investitura, ma anche per la natura delle funzioni», edinoltre per aver distinto irragionevolmente e «per la prima volta sotto il profilo della parità riguardoai princípi fondamentali della giurisdizione, i Presidenti delle Camere, del Consiglio dei ministri[...] rispetto agli altri componenti degli organi da loro presieduti». Con lordinanza r.o. n. 398 del 2008, lo stesso Tribunale lamenta che il parametro è violato,perché «il contenuto di tutte le disposizioni in argomento incide su un valore centrale per il nostroordinamento democratico, quale è leguaglianza di tutti i cittadini davanti allesercizio dellagiurisdizione penale». Il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma basa la sua censura sullaconsiderazione che la disposizione crea «un regime differenziato riguardo alla giurisdizione [...]penale», ponendosi cosí in contrasto con «uno dei princípi fondamentali del moderno Stato didiritto, rappresentato dalla parità dei cittadini di fronte alla giurisdizione, manifestazione a sua voltadel principio di eguaglianza formale dinanzi alla legge». 1.4. – Lo stesso art. 3 Cost. è evocato anche sotto il profilo della ragionevolezza. Secondo il Tribunale di Milano (r.o. n. 398 del 2008), tale articolo è violato, perché le«guarentigie concesse a chi riveste cariche istituzionali risultano funzionali alla protezione dellefunzioni apicali esercitate», con la conseguenza che la facoltà di rinunciare alla sospensioneprocessuale riconosciuta al titolare dellalta carica si pone in contrasto con la tutela del munuspublicum, attribuendo una discrezionalità «meramente potestativa» al soggetto beneficiario, anzichéprevedere quei filtri aventi carattere di terzietà e quelle valutazioni della peculiarità dei casi concretiche soli, secondo la sentenza della Corte costituzionale n. 24 del 2004, potrebbero costituireadeguato rimedio rispetto tanto allautomatismo generalizzato del beneficio quanto «al vulnus aldiritto di azione». Recommended
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