Source: http://www.noticiasdabota.com/2011/08/sim-para-o-matrimonio-entre-italianos-e.html?showComment=1378118790543
Timestamp: 2020-05-31 00:49:55+00:00
Document Index: 34293181

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art.29', 'art.116', 'art. 1', 'art. 116', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 116', 'art. 5', 'art. 116']

Sim para o matrimonio entre italianos e imigrantes ilegais - Noticias da Bota
Sim para o matrimonio entre italianos e imigrantes ilegais
Enfim, vence o Amor!
Uma boa notícia para os imigrantes que vivem: mesmo sem autorização de residência e permesso di soggiorno o estrangeiro ilegal poderá se casar na Itália.
A decisão da Corte Costituzionale (sentença n º. 245 de 25 julho de 2011), declara ilegitimidade constitucional do artigo no. 116, comma 1, del codice civile, come modificato dall'art. 1, comma 15, della legge 15 luglio 2009, n. 94 (disposições relativas à segurança pública), apenas as palavras "nonché un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano" - ("e um documento comprovativo da legalidade de permanência no território italiano." ).
Com a entrada em vigor do pacote de segurança em 2009, não era mais possível, casar-se na Itália com um cidadão da UE sem o permesso di soggiorno. O caso nasceu em Catania, onde uma cidadã italiana, foi recusado o pedido para a celebração do casamento com um cidadão marroquino, porque o marido não tinha produzido "um documento certificando a regularidade de uma autorização de residência".
Conforme estabelecido pela sentença de 25 de julho, o casamento é um direito inviolável da pessoa (artigo 2 da Constituição), em particular aquele de constituir uma família (art.29) e, portanto, reconhecido, independentemente da "comunidade política" de cada um.
Um ponto importante que a sentença se refere é sobre os casamentos de conveniência: o artigo 30, parágrafo 1-bis do Decreto Legislativo n. 286/1998 prevê que o permesso di soggiorno "deve ser imediatamente retirado, se ficar provado que o casamento foi feito por conveniência.
Dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art.116, primo comma, del codice civile mod. dall’art. 1, co.15, legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), limitatamente alle parole «nonché un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano».
In particolare, riferisce che in data 27 luglio 2009 i ricorrenti avevano chiesto all’ufficiale dello stato civile di procedere alla pubblicazione della celebrazione del matrimonio, producendo la documentazione prevista dalla allora vigente formulazione dell’art. 116 cod. civ.
Il successivo 28 agosto, quindi, gli stessi avevano chiesto che il matrimonio venisse celebrato.
2.― È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile e, comunque, non fondata.
2.1.― L’Avvocatura dello Stato precisa, da un lato, che la modifica contenuta nella disposizione censurata «deve essere letta congiuntamente» al nuovo testo dell’art. 6, comma 2, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) che, in generale, prevede l’obbligo di esibizione della documentazione di soggiorno per gli atti di stato civile; dall’altro che il requisito della regolarità del soggiorno, richiesto ai fini della celebrazione del matrimonio, «tende a soddisfare l’esigenza del legislatore di garantire il presidio e la tutela delle frontiere ed il controllo dei flussi migratori».
La difesa statale sottolinea che la libertà di contrarre matrimonio e di scegliere il coniuge attiene alla sfera individuale del singolo sulla quale lo Stato, in linea di massima, non potrebbe/dovrebbe interferire, salvo che non vi siano interessi prevalenti incompatibili, quali potrebbero essere la salute pubblica, la sicurezza e l’ordine pubblico. A questo riguardo, la difesa statale ritiene che il legislatore, nella propria discrezionalità, abbia considerato «lo status di “clandestino”» come «una situazione giuridica soggettiva valutabile negativamente in punto di ordine pubblico e sicurezza» e, pertanto, sufficiente a giustificare la limitazione del diritto a contrarre matrimonio.
Da ultimo, sempre a sostegno dell’esistenza di un’ampia discrezionalità legislativa, l’Avvocatura dello Stato richiama la giurisprudenza costituzionale e, in particolare, la sentenza n. 250 del 2010. Con la predetta pronuncia, la Corte costituzionale, precisa la difesa dello Stato, nel riconoscere al legislatore la discrezionalità di definire quali condotte costituiscano o meno fatti aventi rilevanza penale sembra aver «affermato la sussistenza di una discrezionalità del legislatore nel qualificare la situazione di “clandestinità” come rilevante in punto di tutela dell’ordine pubblico».
Pertanto, la necessità di un controllo giuridico dell’immigrazione, in vista della tutela di valori costituzionali – ordine pubblico, sovranità territoriale, rispetto di obblighi internazionali – giustifica e legittima la scelta legislativa oggetto di censura, frutto, prosegue l’Avvocatura, di un bilanciamento di valori, tutti di rango costituzionale, tale per cui la “clandestinità” è qualificata situazione ostativa al matrimonio, in ragione di esigenze di ordine pubblico, di difesa dei confini e di controllo del flusso migratorio.
2.― Tanto premesso sul contenuto dell’ordinanza di rimessione, appare opportuno procedere, in via preliminare, alla ricognizione del quadro normativo nel quale si inserisce la norma oggetto del vaglio di costituzionalità.
2.1.― In particolare, la questione sollevata attiene alla disciplina del matrimonio dello straniero in Italia, quale prevista dall’art. 116 cod. civ.
La legge n. 94 del 2009, al fine di ridurre il fenomeno dei cosiddetti “matrimoni di comodo”, come risulta dai suoi lavori preparatori (Senato della Repubblica, XVI legislatura, relazione al disegno di legge n. 733, che reca “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”), ha sostituito l’art. 5 della predetta legge n. 91 del 1992, prevedendo:
al comma 1, che «il coniuge, straniero o apolide, di cittadino italiano può acquistare la cittadinanza italiana quando, dopo il matrimonio, risieda legalmente da almeno due anni nel territorio della Repubblica, oppure dopo tre anni dalla data del matrimonio se residente all’estero, qualora», al momento dell’adozione del decreto di acquisto della cittadinanza, «non sia intervenuto lo scioglimento, l’annullamento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio e non sussista la separazione personale dei coniugi»;
Sebbene, quindi, la ratio della disposizione censurata – proprio alla luce della ricostruzione che ne ha evidenziato il collegamento con le nuove norme sull’acquisto della cittadinanza e, dunque, la loro comune finalizzazione al contrasto dei cosiddetti “matrimoni di comodo” – possa essere effettivamente rinvenuta, come osserva l’Avvocatura dello Stato, nella necessità di «garantire il presidio e la tutela delle frontiere ed il controllo dei flussi migratori», deve osservarsi come non proporzionato a tale obiettivo si presenti il sacrificio imposto – dal novellato testo dell’art. 116, primo comma, cod. civ. – alla libertà di contrarre matrimonio non solo degli stranieri ma, in definitiva, anche dei cittadini italiani che intendano coniugarsi con i primi.
Si impone, pertanto, la conclusione secondo cui la previsione di una generale preclusione alla celebrazione delle nozze, allorché uno dei nubendi risulti uno straniero non regolarmente presente nel territorio dello Stato, rappresenta uno strumento non idoneo ad assicurare un ragionevole e proporzionato bilanciamento dei diversi interessi coinvolti nella presente ipotesi, specie ove si consideri che il decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) già disciplina alcuni istituti volti a contrastare i cosiddetti “matrimoni di comodo”.
Detta evenienza ricorre anche nel caso previsto dalla norma ora censurata, giacché il legislatore – lungi dal rendere più agevole le condizioni per l’accertamento del carattere eventualmente “di comodo” del matrimonio di un cittadino con uno straniero – ha dato vita, appunto, ad una generale preclusione a contrarre matrimonio a carico di stranieri extracomunitari non regolarmente soggiornanti nel territorio dello Stato.
Circolare n. 21 del 26 luglio Ministero dell'Interno
Governo Italiano, Matrimonio
7 on: "Sim para o matrimonio entre italianos e imigrantes ilegais"
Boa tarde!! Estou casada a 3 anos com um italiano.Nos casamos nos EUA e registramos na Italia,retirei meu permesso de Soggiorno em agosto de 2009,porem ainda nao fiz o pedido do passaporte.Meu marido e eu estamos no comeco de uma separacao e nao vejo possibilidades de q ele va pedir a cidadania para mim.A dúvida aqui é se eu poderia efetuar este pedido sem ele,afinal cumpri o prazo minimo de casamento estipulado pela Italia,e tenho uma ordem judicial de q ele não pode chegar a 100 mts de onde estou por maus tratos.Com a documentacao em maos poderia conseguir algo(interrogaçao).
Se a separação ainda não foi feita no papel, você consegue dar entrada. O processo dura mais ou menos dois anos e se vcs já estiver divorciada, eles não te dão a cidadania. Na verdade, eu não sei te dizer com clareza se eles te darão a cidadania se vcs não residirem no mesmo local. Eu me lembro no caso de uma amiga, que eles negaram a cidadania porque o local de residência dela era diferente do marido. Realmente, quando o meu processo ficou pronto, eles me pediram todo o meu historico de residencia, para comprovar que eu sempre vivi com o meu marido.
Se eles souberem que vc existe uma ordem judicial no qual seu marido não pode se aproximar, sua cidadania tambem será negada, já que o casamento não existe mais. Eu não sei se vale a pena gastar 200 euros para dar entrada em um processo que podera ser negado. Se a residencia de voces forem a mesma, eu daria entrada no processo correndo.
Anônimo 2 de setembro de 2013 11:46
Sou brasileira, estou na Italia ja ha 1 ano e meio, moro maritalmente com meu marido, porem nao somos casados, pois ele ainda nao e divorciado, e falta ainda 1 ano para este divorcio. Estou irregular devido ao governo que ainda nao tem uma nova legislacao para o permesso di soggiorno e residenza...onde devo recorrer, o que devo fazer para ter residenza na Italia...?
Enquanto espero pelo divorcio do meu marido, estou irregular no pais ja ha 1 ano e meio, o que devo fazer para regularizar minha situacao, enquanto espero. Grata?
Unknown 15 de setembro de 2013 15:45
A unica solução è vc retornar ao Brasil e solicitar o visto de estudante. Vc pode por exemplo, fazer uma universidade ou então, fazer um curso de lingua italiana.
O visto de trabalho é mais dificil de conseguir e mais demorado.
Unknown 19 de dezembro de 2014 19:27
Boa noite, vai fazer um mês que estou ilegal aqui na Itália, me caso mês que vem, só estamos esperando meu namorado legalizar uns documentos que vieram do Brasil. Quero saber se assim que me casar já fico Legal aqui no país, ou se pra isso além do casamento preciso do permesso para família. Desde ja obrigada
Unknown 19 de fevereiro de 2015 20:30
O casamento não é suficiente para ficar legalmente na Italia. Depois do casamento vc terá que dar entrada no seu visto e depois na residencia, codice fiscale e carteira de identidade.