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Timestamp: 2019-06-17 23:23:05+00:00
Document Index: 182470567

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 12', '§1', '§2', 'art. 12', '§1']

DECISIONE COMITATO EUROPEO DIRITTI SOCIALI: L’UNAGIPA DIFFIDA IL GOVERNO ITALIANO ‹ Unagipa – Unione Nazionale Giudici di Pace
Top News / 29 Novembre 2016
DECISIONE COMITATO EUROPEO DIRITTI SOCIALI: L’UNAGIPA DIFFIDA IL GOVERNO ITALIANO
Si riporta, di seguito, la lettera di diffida rivolta al Ministro della Giustizia ed al presidente del Consiglio dei Ministri ad adempiere agli obblighi derivanti dalla recente decisione, a noi favorevole, emessa dal Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa.
A breve pubblicheremo sul sito un modello di messa in mora personalizzato che ciascun giudice di pace potrà compilare, con riferimento alla propria posizione personale, ed inviare al Governo
Piazza Colonna 370 00187 Roma
fax: 06.67793543
fax: 06.68897951
RACC. AA.RR.: 15032095624-6, 15032095625-7
Oggetto: Diffida ad adempiere alla decisione del Comitato Europeo dei Diritti Sociali del 5 luglio 2016 sul reclamo n. 102/2013.
Con decisione del 5 luglio 2016, pubblicata il 16 novembre 2016, sul reclamo n. 102/2013, il Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa, nella sua veste di organismo internazionale investito dell’interpretazione e della vigilanza sull’osservanza della Carta Sociale Europea, adottata a Torino nel 1961 e rivista a Strasburgo nel 1996, ratificata da ultimo dall’Italia con la legge n. 30 del 1999, ha accertato all’unanimità che lo Stato Italiano viola, a nocumento dei giudici di pace, il principio di non discriminazione previsto dall’articolo E in combinato disposto con l’articolo 12 della menzionata Carta Sociale Europea, ossia un trattato internazionale vincolante ai sensi dell’articolo 117, comma 1, della Costituzione, deliberando che i giudici di pace, sotto il profilo delle funzioni, dei doveri e del lavoro svolto, sono equiparabili ai magistrati professionali, con particolare riguardo al diritto inviolabile ad un trattamento previdenziale ed assistenziale equipollente, anche in materia di tutela della maternità, della paternità e della salute.
In particolare, il Comitato Europeo dei Diritti Sociali ha rilevato che:
– il principio di non discriminazione regolato dall’articolo E mira alla “realizzazione dei diritti fondamentali che prevede la Carta. La sua funzione risiede nel garantire il godimento della totalità dei diritti protetti indipendentemente dalle caratteristiche particolari di alcune persone o gruppi di persone“;
– “l’art. E della Carta impedisce non solamente la discriminazione diretta, ma anche tutte le forme di discriminazione indiretta, che possono rivelare sia un trattamento inappropriato di certe situazioni, sia l’ineguale accesso ai benefici collettivi delle persone che si trovino nella stessa situazione rispetto ad altri cittadini“;
– “una distinzione è discriminatoria ai sensi dell’art. E della Carta quando difetta di giustificazione obiettiva e ragionevole, in altre parole quando non persegue un fine legittimo o non è ragionevolmente proporzionata per i mezzi usati e il fine perseguito“;
– “ai sensi dell’art. 1, comma 1 lettera a del regio decreto n.12/41, i Giudici di pace sono magistrati onorari che, in qualità di componenti dell’ordine giudiziario, amministrano la giustizia ed esercitano le funzioni giurisdizionali in materia civile e penale“;
– “la funzione di giudice di pace deve essere esaminata, non con riferimento al loro stato o alla denominazione loro conferita dal diritto interno, ma in maniera autonoma e secondo le funzioni affidate, l’Autorità gerarchica e le attività esercitate; quest’ultimo criterio è determinante“;
– “la loro assimilazione ai magistrati di ruolo è progressivamente avvenuta con riguardo al reclutamento, alle competenze, alla fiscalità dei redditi, ed alla loro organizzazione finanziaria e personale, al punto che la Corte Suprema di Cassazione ( cass. Civ. , sezioni unite, ordinanza 21582 già citata) li definisce come magistrati “a metà strada tra giudici laici e professionali”. Sono pienamente integrati nell’ordinamento giudiziario civile e penale come risultante dalle statistiche sulle prestazioni del 2014 rese dal dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi presso il ministero della Giustizia“;
– “tenuto conto delle funzioni attribuite, delle competenze esercitate e della loro integrazione in seno all’organizzazione giudiziaria, il Comitato ritiene che coloro che esercitano le funzioni di giudice di pace sono, dal punto di vista funzionale, equivalenti ai magistrati di ruolo con riguardo all’art. 12§1 della carta, a prescindere dalla loro qualifica di diritto interno come magistrati professionali o onorari“;
– “la raccomandazione CM/REC (2010)12, le cui disposizioni si applicano ugualmente ai giudici non professionali a meno che non risulti chiaramente dal contesto che queste non si applicano (§2), raccomanda che sia stabilita una retribuzione ragionevole in caso di malattia o di congedo di maternità o di paternità, oltre al versamento di una pensione di un livello ragionevolmente proporzionato alla remunerazione“;
– “in ragione delle incompatibilità legali, delle necessità dei uffici giudiziari, od anche delle scelte personali, coloro che esercitano le funzioni di Giudice di pace sospendono o riducono la loro attività professionale sotto la soglia richiesta per l’iscrizione alla Cassa forense o per il riconoscimento delle annualità di pensione“;
– “nella misura in cui la legge 374/91 non prescrive alcuna copertura previdenziale per l’esercizio delle attività onorarie, né garantisce un’efficace copertura alternativa per la loro previdenza sociale, una parte di coloro che esercitano le funzioni di Giudice di pace come attività principale sospendendo o riducendo la loro attività professionale si possono trovare esclusi da ogni copertura previdenziale. Poiché la legge n. 374/91 autorizza coloro che esercitano le funzioni di giudice di pace a esercitare queste funzioni a titolo principale, ed a mantenere la loro attività professionale a titolo secondario, situazione estranea ai magistrati di ruolo in ragione del loro dovere legale al solo esercizio di funzioni pubbliche ed all’iscrizione alla previdenza sociale obbligatoria, la legge citata crea una differenza di trattamento“;
– “il Governo non stabilisce che tutti coloro che esercitano le funzioni di Giudice di pace beneficino della copertura previdenziale anche nel caso in cui questi sospendano o riducano la propria attività professionale sotto la soglia utile per la copertura della Cassa forense o per l’acquisizione delle annualità utili per la pensione“;
– “la procedura di selezione, la nomina per un tempo determinato, il lavoro a tempo parziale, il servizio onorario o la retribuzione a mezzo di indennità” sono “argomenti relativi alla mera organizzazione del lavoro e non costituiscono una giustificazione obiettiva e ragionevole per la differenza di trattamento in oggetto, trattandosi di soggetti ai quali è stata riconosciuta l’equivalenza funzionale” ai magistrati professionali;
– “di conseguenza il Comitato afferma che sussiste la violazione dell’art. E in combinato con l’art. 12§1 della Carta nei confronti di coloro che esercitano le funzioni di Giudice di pace e non dispongono di copertura previdenziale alternativa“.
Per tali motivi, la scrivente organizzazione, anche in nome, per conto e nell’interesse di tutti i giudici di pace iscritti (i cui nominativi sono stati comunicati alle rispettive direzioni provinciali del MEF ai fini delle ritenute sindacali sulle buste paga),
il Governo Italiano ed il Ministero della Giustizia a ottemperare, senza indugio alcuno, anche mediante decretazione d’urgenza (sussistendone tutti i presupposti), alla richiamata decisione del Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa, provvedendo:
a) al riconoscimento, in favore di tutti giudici di pace, dello stesso trattamento previdenziale ed assistenziale previsto dalla legge in favore dei magistrati di carriera;
b) al riconoscimento, in favore di tutti i giudici di pace, dei periodi di esercizio pregresso delle funzioni giurisdizionali, anche in veste di conciliatori, vice pretori onorari, giudici onorari di tribunale e vice procuratori onorari, ai fini della maturazione, pro rata temporis, della relativa anzianità di servizio e dei consequenziali diritti pensionistici, alle stesse condizioni previste dalla legge per i magistrati di carriera;
c) al versamento, in favore di tutti i giudici di pace, delle retribuzioni per tutti i periodi pregressi, presenti e futuri, di assenza dal lavoro per maternità, paternità, salute od altro legittimo impedimento, previste dalla legge in favore dei magistrati di carriera;
d) al riconoscimento, in favore di tutti i giudici di pace, della causa di servizio per infortuni sul lavoro o in itinere ed al versamento di tutte le indennità pregresse, presenti e future previste dalla legge in favore dei magistrati di carriera;
e) al riconoscimento, in favore di tutti i giudici di pace, di qualsiasi altro trattamento di sicurezza e protezione sociale riconosciuto dalla legge ai magistrati di carriera, ed al versamento dei relativi diritti, contributi, indennità o trattamenti di qualsivoglia specie, pregressi, presenti o futuri;
f) al risarcimento per equivalente di tutti i danni cagionati ai giudici di pace in conseguenza dell’inadempimento agli obblighi previsti dalla Carta Sociale Europea e richiamati nelle precedenti lettere.
Con l’avvertimento che, in caso di reiterata inottemperanza a tali obblighi, verranno adite tutte le vie legali, amministrative e giudiziarie, interne ed internazionali.
Roma 28 novembre 2016