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Timestamp: 2017-01-18 22:08:20+00:00
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Servizi di trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea - La Corte Costituzionale dichiara l'illegittimità parziale della legge della Regione Piemonte n. 14 del 2015 - News AteneoWeb	News e rassegna stampa
Servizi di trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea - La Corte Costituzionale dichiara l'illegittimità parziale della legge della Regione Piemonte n. 14 del 2015
E' illegittima la legge regionale che vieta i servizi di car sharing e Uber.
Così ha deciso la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 265/2016, depositata il 15 dicembre 2016, nel giudizio di legittimità promosso dal Presidente del Consiglio dei Ministri, che ha impugnato l'art. 1 della legge della Regione Piemonte 6 luglio 2015, n. 14, recante «Misure urgenti per il contrasto dell'abusivismo. Modifiche alla legge regionale 23 febbraio 1995, n. 24 (Legge generale sui servizi di trasporto pubblico non di linea su strada)», che inserisce nella citata legge regionale l'art. 1-bis, in virtù del quale il servizio di trasporto di persone, che prevede la chiamata, con qualunque modalità effettuata, di un autoveicolo con l'attribuzione di corresponsione economica, può essere esercitato esclusivamente dai soggetti che svolgono il servizio di taxi o di noleggio con conducente (NCC), pena l'applicazione delle sanzioni amministrative previste per l'esercizio abusivo di tali servizi dagli artt. 85 e 86 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada).
Tra innovazioni tecnologiche e leggi che risalgono al periodo precedente alla "rivoluzione digitale" spesso accade che si creino dei contrasti, all'apparenza insanabili. Questo è ciò che avviene anche nel settore dei trasporti, dove una legge regionale, riproducente una legge statale che risale al 1992, si pone in aperto contrasto con quei fenomeni di più recente nascita, quali il car sharing («servizio che utilizza tecnologie satellitari e smartphone per effettuare la chiamata che rende disponibile il veicolo e per calcolare il corrispettivo dovuto») e i "trasporti privati non di linea", quali quelli offerti da Uber («servizio di trasporto attivo dal 2013 in Italia, a Roma e a Milano, che consente di prenotare un servizio alternativo al taxi, riservando l'automobile con autista tramite un sms o un applet, attivata da uno smartphone e con le stesse modalità di pattuire preventivamente il corrispettivo»)
a) la finalità della modifica normativa è riservare in via esclusiva l'attività di trasporto non di linea di persone ai servizi taxi e noleggio con conducente (NCC), mentre, prima della modifica, l'elencazione di cui all'art. 1 della legge regionale n. 24 del 1995 poteva essere interpretata come non tassativa;
b) la disposizione censurata, pur in linea con quanto già stabilito dalla legge 15 gennaio 1992, n. 21 ("Legge quadro per il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea"), eccede dalle competenze regionali.
Pur riconoscendo che la legge quadro n. 21 del 1992 "appaia inadeguata rispetto alle nuove possibilità di mobilità offerte dalle innovazioni tecnologiche e ulteriormente possibili in futuro" (quali: i trasporti con tricicli elettroassistiti, diffusi nei centri storici; il car sharing; il «c.d. servizio Uber»), la censurata normativa piemontese, secondo la parte ricorrente, vieterebbe l'offerta di questi servizi innovativi sul territorio regionale, senza che neppure «sia possibile da parte dello Stato, della regione o degli enti locali una qualsiasi forma di disciplina» degli stessi servizi e di eventuali loro requisiti.
Così facendo, la legge eccederebbe dalla competenza regionale in materia di «trasporto locale», la quale riguarderebbe le modalità amministrative e tecniche dell'offerta dei servizi di trasporto, per invadere la competenza esclusiva statale in materia di «tutela della concorrenza»: sarebbe posta una barriera all'ingresso delle descritte offerte innovative nel «mercato dei servizi locali di trasporto non di linea su strada», incidendosi così sullo sviluppo attuale e futuro di tale mercato e, dunque, sulla concorrenza nell'ambito dello stesso.
Da ciò deriverebbe la violazione, sul piano sostanziale, dell'art. 117, primo comma, della Costituzione, «nella parte in cui assoggetta la legislazione anche regionale al rispetto dei principi dell'ordinamento comunitario e al principio di concorrenza». Sul piano formale prima ancora sarebbe altresì violato l'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., nella parte in cui riserva alla competenza legislativa esclusiva dello Stato la «tutela della concorrenza».
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