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Timestamp: 2019-08-24 11:43:43+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 591', 'Cass. Sez. ', 'art. 181', 'art. 1', 'art. 181']

Sent. C. Cass. pen. 29/10/2015, n. 43591 | Bollettino di Legislazione Tecnica
FAST FIND : GP13671
Sent. C. Cass. pen. 05/03/2008, n. 9982
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Edilizia e immobili - Attività edilizia - Rilascio del permesso in sanatoria - Non è incompatibile con la confisca del terreno lottizzato.
Il rilascio del permesso in sanatoria per le opere edilizie realizzate sui singoli lotti non è incompatibile con la confisca del terreno lottizzato, poiché il titolo
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LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE TERZA SEZIONE PENALE
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1.1 Con sentenza del 6 marzo 2014 la Corte di Appello di Palermo, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Marsala dell'11 luglio 2012 emessa nei confronti di DI S.V., DI S.A., DI S.V., T. A.A., DI S. G.F. e L. A.M., imputati dei reati di cui
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1. Il ricorso è inammissibile. Va ricordato in punto di fatto che agli odierni imputati è stato contestato, in concorso tra loro, il reato di lottizzazione abusiva riguardante un fondo indiviso suddiviso in cinque distinti lotti ciascuno dei quali recintato e provvisto di cancello ed all'interno dei quali erano state eseguite le opere edilizie meglio indicate nei rispettivi capi di imputazione.
2. Con il presente ricorso la difesa ripropone i due temi già sottoposti al vaglio della Corte di Appello che aveva giudicato infondato l'appello. Poiché si tratta di una riproposizione di argomenti identici a quelli prospettati con l'atto di appello e senza aggiunta di considerazioni nuove atte a superare il percorso motivazionale della Corte distrettuale, già per tale ragione si versa in una ipotesi di inammissibilità così come più volta chiarito da questa Corte Suprema secondo la quale "È inammissibile il ricorso per Cassazione fondato su motivi che ripropongono le stesse ragioni già discusse e ritenute infondate dal giudice del gravame, dovendosi gli stessi considerare non specifici. La mancanza di specificità del motivo, invero, dev'essere apprezzata non solo per la sua genericità, come indeterminatezza, ma anche per la mancanza di correlazione tra le ragioni argomentate dalla decisione impugnata e quelle poste a fondamento dell'impugnazione, questa non potendo ignorare le esplicitazioni del giudice censurato senza cadere nel vizio di aspecificità conducente, a mente dell'art. 591 c.p.p., comma 1, lett. c), all'inammissibilità" (in termini Sez. 4^ 29.3.2000 n. 5191, conforme Cass. Sez. 1^ 30.9.2004 n. 39598; e più di recente Sez. 6^ 23.6.2011 n. 27068).
2.1 Condivide, al riguardo questo Collegio quanto già affermato da questa Suprema Corte secondo cui "L'accertamento della distruzione o deturpamento di bellezze naturali, che costituisce il nucleo della corrispondente fattispecie criminosa, continua ad essere demandato, anche successivamente alle modifiche all'art. 181 del D.Lgs. n. 42 del 2004 apportate dalla legge n. 308 del 2004, al giudice penale, indipendentemente da ogni valutazione di compatibilità paesaggistica da parte dell'autorità amministrativa, rilevante, infatti, unicamente con riguardo all'elemento psicologico o alla gravità del reato" (Sez. 3^ 17.6.2010 n. 34205, Vastarini ed altro, Rv. 248369). La Corte di legittimità ha, così, ribadito il principio già espresso da SS.U. 21.10.19992 n. 248, Rv. 193416 secondo il quale la valutazione in ordine al danno paesaggistico è sempre demandata al giudice penale: riprova di ciò è data dall'art. 1 commi 36 e 37 della L. 308/04. In particolare mentre il comma 36 ha modificato l'art. 181 del D. Lgs. 42/04 introducendo il comma 1 ter secondo il quale "Ferma restando l'applicazione delle sanzioni ammin
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