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Timestamp: 2020-02-21 23:40:29+00:00
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La fattura elettronica si prepara alle novità del 2020 - Quotidiano del Fisco del 10/12/2019
Stime oramai quasi definitive sui risultati della fatturazione elettronica per il 2019, con dati che comprendono anche quasi tutto il mese di novembre e che consentono di fare alcune valutazioni affidabili sullo stato dell’arte. Con ulteriori novità che ci attendono già dai primi mesi del prossimo anno e con le quali è opportuno iniziare a fare la conoscenza già da ora, anche se non è ancora stato pubblicato il provvedimento di modifica delle specifiche tecniche delle fatture Xml, atteso comunque entro il 31 dicembre.
Queste e altre importanti indicazioni sono state fornite alle case di software, nel corso del convegno AssoSoftware che si è tenuto a Bologna il 27 e 28 novembre dal titolo «Adempimenti gestionali, fiscali e lavoro 2020 - Le novità e l’impatto sullo sviluppo dei software» dal rappresentante dell’agenzia delle Entrate, che con l’occasione ha fornito agli analisti delle software house una panoramica aggiornata rispetto allo stato dell’arte dello Sdi e illustrato le novità che ci attendono a partire dal prossimo anno. Di seguito la sintesi dei passi più significativi dell’intervento.
La storia (recente) della fattura elettronica
L’obbligo di emissione della fattura elettronica è stato instituito nel 2014. Vediamo nel dettaglio.
Grazie allo Sdi gestito dall’agenzia delle Entrate, le Pa centrali ricevono le fatture in formato elettronico
Dal 31 marzo 2015 il servizio è stato esteso anche alle Pa locali, lo Sdi è l’infrastruttura nazionale per la fatturazione verso la Pa
On line il servizio gratuito di generazione, trasmissione e conservazione delle fatture, definito tracciato unico per fatturazione elettronica Pa e B2B
Lo Sdi è disponibile per fattura Pa e fattura B2B su tracciato unico
Dal 1° luglio diventa obbligatoria la fatturazione elettronica per carburanti per autotrazione e fornitori di soggetti privati appaltatori di Pa
I dati a seguire si riferiscono alle trasmissioni effettuate dal 1° gennaio fino al mese di novembre (più precisamente fino al 27 novembre 2019) ed evidenziano il numero di file inviati suddivisi in base al canale di trasmissione utilizzato dal cedente-fornitore (il dato non coincide indicativamente, ma non esattamente, con il numero di fatture trasmesse, visto che ciascun file può contenere anche lotti di fatture destinate allo stesso cessionario-cliente):
●portale «Fatture e corrispettivi» (browser web, app e stand-alone) - file inviati 11.085.525, file scartati 870.004, percentuale di scarto 7,85 per cento;
●Pec - file inviati 42.355.550, file scartati 3.367.173, percentuale di scarto 7,95 per cento;
Webservice - file inviati 794.650.924, file scartati 24.533.959, percentuale di scarto 3,09 per cento;
●Sftp - file inviati 995.991.859, file scartati 16.904.525, percentuale di scarto 1,70 per cento;
Porta di dominio (solo Pa) - file inviati 606.893, file scartati 22.859, percentuale di scarto 3,77 per cento;
●totale complessivo - file inviati 1.844.690.751, file scartati 45.698.520, percentuale di scarto 2,48 per cento.
I primi due canali (portale «Fatture e corrispettivi» e Pec) vengono utilizzati, prevalentemente, da soggetti passivi Iva che emettono pochissime fatture all’anno (ad esempio una fattura al mese) impiegando nella maggior parte dei casi gli strumenti gratuiti di fatturazione elettronica messi a disposizione dall’agenzia delle Entrate (o da altri enti) oppure software gestionali non integrati con l’Hub del produttore software, per i quali è stata adottata la Pec in quanto di più semplice implementazione. L’incidenza del 2,90% è quindi molto bassa.
I canali Webservice e Sftp sono generalmente utilizzati dai software gestionali a più ampia diffusione e dalle applicazioni dedicate in uso nelle grandi aziende, per cui l’incidenza del 97,07% risulta la più elevata.
Residuale l’utilizzo della Porta di dominio, in uso esclusivo da parte delle pubbliche amministrazioni, strumento di trasmissione peraltro in via di dismissione, che chiude la partita con una percentuale dello 0,03 per cento.
Questi numeri ci fanno capire come, nonostante tutto, la maggior parte delle aziende e dei professionisti per la gestione della fattura elettronica si è affidata ai software gestionali di mercato, in quanto a fronte di un costo di utilizzo sicuramente più elevato rispetto alle diverse applicazioni gratuite disponibili, i vantaggi in termini di efficienza e sicurezza si sono rivelati di gran lunga superiori.
A tal proposito ulteriore conferma viene dalle percentuali di scarto, molto più elevate per i primi due canali portale «Fatture e corrispettivi» e Pec (rispettivamente del 7,85% e del 7,95%) rispetto a quelle dei Webservice e Sftp (del 3,09% e del 1,70%), il che evidenzia come nei primi due casi per la correzione e la ritrasmissione delle fatture scartate sia necessario ricorrere molto più frequentemente ad un’attività manuale, con una incidenza più che doppia.
Il tema degli scarti è peraltro sotto il costante monitoraggio dell’agenzia delle Entrate. La percentuale di scarto, che nel mese di gennaio si era attestata al 5,00%, è via via scesa nei mesi successivi: 3,98% a febbraio, 2,80% a marzo, 2,15% ad aprile, 2,11% a maggio, 1,80% a giugno. Poi a partire da luglio è risalita all’1,88% e poi ancora 2,63% ad agosto per effetto di alcune modifiche ai controlli tra il codice fiscale e la partita Iva introdotti dal Sdi per gestire in modo più preciso la fatturazione verso i privati e i Gruppi Iva (che com’è noto a fronte della medesima partita Iva hanno molteplici codici fiscali), per poi ridiscendere al 2,11% a settembre e al 1,98% ad ottobre una volta entrati a regime tali nuovi controlli.
Si è quindi giunti ad una percentuale di scarto intorno al 2%, che è quella che attualmente si può considerare come fisiologica, ma l’obiettivo è comunque quello di ridurla ulteriormente.
Per poter valutare gli interventi migliorativi occorre conoscere alcuni dati circa il numero di fatture scartate e la tipologia di errore.
I dati riportati a seguire si riferiscono al mese di ottobre, nel corso del quale - a fronte di 3,6 milioni di file scartati - è stato rilevato che circa l’80% degli scarti era riconducibile alle prime 5 tipologie di errore:
●Fattura duplicata, file scartati 1.171.308 (30,29%);
●Campi IdFiscaleIva e CodiceFiscale non coerenti, file scartati 800.810 (20,71%);
●Campo CodiceFiscale non valido, file scartati 489.676 (12,66%);
●File non conforme al formato, file scartati 315.698 (8,16%);
●Campo IdCodice non valido, file scartati 260.026 (6,73%).
Totale file scartati 3.037.518, su un totale complessivo di scarti di 3,6 milioni.
La prima tipologia di errore è dovuta alla trasmissione di una fattura con un numero documento uguale a quello di una fattura già inviata e accettata. Un errore di questo genere può essere facilmente evitato utilizzando un software gestionale, che normalmente si occupa di numerare in modo automatico le fatture emesse. Invece il doppio invio del medesimo file per cause tecniche - in fase di trasmissione il sistema trasmittente non riceve la conferma dal Sdi di avvenuta ricezione e quindi ritenta l’invio del file che viene chiaramente scartato - viene anch’esso gestito in modo automatico dai software gestionali e normalmente non genera disagi particolari per l’operatore.
La seconda, la terza e la quinta tipologia di errori potrà essere definitivamente eliminata quando sarà possibile interrogare preventivamente la banca dati dell’anagrafe Tributaria prima di effettuare la trasmissione, andando a controllare in particolare l’effettiva esistenza di codice fiscale e partita Iva della controparte, nonché la coerenza tra tali due dati anagrafici. Sul punto l’agenzia delle Entrate si è più volte detta disposta a mettere a disposizione, anche delle software house, un sistema di controllo più performante rispetto a quello dato in uso alle utilities (società operanti nel campo della erogazione di servizi quali acqua, energia elettrica e gas), in grado non solo di verificare l’esistenza e l’operatività di una partita Iva o di codice fiscale, ma di poterlo fare tramite una funzione richiamabile in tempo reale. Sul punto non ci sono comunque novità, per cui almeno nei prossimi mesi nulla cambierà.
La quarta tipologia di errore «File non conforme al formato» potrà essere evitata quando sarà resa disponibile alle software house la versione integrabile all’interno dei software gestionali dei controlli Sogei, ossia di un diagnostico analogo a quelli già usati da un paio di decenni per i modelli dichiarativi. Sul punto ci sono invece buone possibilità che nei prossimi mesi tale diagnostico possa essere rilasciato.
●897.469.676 di tipo B2B, ossia destinate a soggetti passivi Iva (54,34%);
●728.572.116 di tipo B2C, ossia destinate a consumatori privati (44,12%);
●25.467.499 di tipo B2G, ossia destinate a pubbliche amministrazioni (1,54%).
Infine alcuni dati relativi ai maggiori soggetti “fatturatori” suddivisi per settore merceologico (dati fino al 27 novembre 2019):
●498.201.861 fatture emesse dal settore “G - Commercio all’ingrosso e al dettaglio-riparazione di autoveicoli e motocicli” (763.472 cedenti);
●337.319.980 fatture emesse dal settore “D - Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata” (12.122 cedenti);
●294.005.816 fatture emesse dal settore “J - Servizi di informazione e comunicazione” (99.631 cedenti);
●182.812.010 fatture emesse dal settore “C - Attività Manifatturiere” (334.904 cedenti);
●103.216.414 fatture emesse dal settore “N - Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese” (113.735 cedenti).
Per un totale di 1.415.556.081 fatture, su totale complessivo di 1,8 milioni, pari a oltre il 78% di fatture emesse da tali categorie di soggetti.
Interessante il dato del settore “D - Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata” nel quale sono state emesse 337.319.980 fatture da un numero esiguo di 12.122 cedenti, con una media di 27.827 fatture ciascuno, ma con punte di diverse decine milioni di fatture ciascuna per le utility più grandi e a diffusione nazionale.
L’agenzia delle Entrate si è posta alcuni obiettivi che intende raggiungere nei prossimi anni, in particolare:
●entro il 1° gennaio 2020 lo Sdi dovrà essere operativo nei confronti degli operatori residenti a San Marino, con l’attivazione di uno specifico Codice Destinatario da utilizzarsi per le operazioni nei confronti di tutti i soggetti ivi residenti;
●entro il 1° febbraio 2020 dovrà essere possibile elaborare le fatture trasmesse tramite il cosiddetto Nso (Nodo smistamento ordini) in uso esclusivo degli enti del Servizio sanitario nazionale e delle aziende loro fornitrici, che consente di trasmettere e ricevere in formato Peppol i dati degli ordini d’acquisto di beni e servizi - rendendo interoperabili i due sistemi;
●dal 1° marzo 2020 nuova versione dello schema Xml, retrocompatibile con la precedente fino al 30 marzo 2020, che prevede l’introduzione di alcune nuove informazioni necessarie ad elaborare la liquidazione periodica e la dichiarazione annuale Iva precompilata (dal 1° luglio 2020 l’indicazione delle nuove informazioni in fattura diventerà obbligatoria);
●entro il 1° luglio 2020 dovrà essere possibile fornire l’accesso alle banche dati Iva, in modo da consentire l’elaborazione della dichiarazione Iva precompilata;
●entro il 1° gennaio 2021 dovrà essere possibile elaborare le fatture destinate al modello 730 precompilato, relative alle spese detraibili e deducibili;
●entro il 1° gennaio 2021 dovrà essere possibile elaborare le fatture trasmesse tramite il Sistema tessera sanitaria, rendendo interoperabili i due sistemi.
Dopo un primo breve periodo a inizio 2019, di circa un paio di mesi, contraddistinto da alcune disfunzioni tecniche, lo Sdi è diventato pienamente operativo e performante.
Per una completa automazione con i software gestionali dovranno ancora essere forniti alle software house alcuni strumenti di controllo, in particolare per verificare l’effettiva ricezione di tutte le fatture e il re-inoltro di quelle eventualmente non recapitate.