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Timestamp: 2018-05-21 09:46:39+00:00
Document Index: 162607402

Matched Legal Cases: ['art. 80', 'art 83', 'art.3', 'art. 51', 'art. 101', 'art. 154', 'art. 155', 'art. 154', 'art. 264', 'art. 178', 'art. 179', 'art. 180', 'art. 181', 'art. 281']

I N D I C E. Introduzione 5. Parte I - Politica ambientale urbana: quadro normativo nazionale e comunitario 7 - PDF
I N D I C E. Introduzione 5. Parte I - Politica ambientale urbana: quadro normativo nazionale e comunitario 7
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Fiora Natali
3 L ambiente e le Amministrazioni Locali: analisi, politiche e strumenti di sostenibilità I N D I C E Introduzione 5 Parte I - Politica ambientale urbana: quadro normativo nazionale e comunitario 7 Parte II - La sostenibilità ambientale 15 Parte III - Indicatori ambientali urbani riferiti ad aria, acqua, rifiuti, mobilità, edilizia, rumori, aree verdi 21 Parte IV - Strumenti di tutela dell ambiente 24 Bibliografia 28 Webgrafia 29 Allegati 31 CITTALIA ANCI RICERCHE 3
4 L ambiente e le Amministrazioni Locali: analisi, politiche e strumenti di sostenibilità ELENCO ALLEGATI Introduzione Parte I - Politica ambientale urbana: quadro normativo nazionale e comunitario Allegato 1: Normativa ambientale vigente (Estratto) Reteambiente. Parte II - La sostenibilità ambientale Allegato 2: Statistiche ambientali Annuario n. 9, 2007 Istituto Nazionale di Statistica ISTAT (Estratto). Allegato 3: Strategia europea per lo Sviluppo Sostenibile - Rapporto 2007 Presidenza del Consiglio dei Ministri - Contributo degli Stati membri Italia (Estratto). Parte III - Indicatori ambientali urbani riferiti ad aria, acqua, rifiuti, mobilità, edilizia, rumori, aree verdi Allegato 4: Indicatori ambientali urbani Anno 2006 Istituto Nazionale di Statistica ISTAT, Parte IV - Strumenti di tutela dell ambiente Allegato 5: Strumenti di sostenibilità ambientale (Estratto) Contabilità Ambientale. CITTALIA ANCI RICERCHE 4
5 L ambiente e le Amministrazioni Locali: analisi, politiche e strumenti di sostenibilità INTRODUZIONE Le tematiche ambientali, negli ultimi decenni, hanno assunto un ruolo predominante nelle politiche europee e nazionali. La protezione dell'ambiente rappresenta una delle più grandi sfide cui l'europa è chiamata a rispondere e, a tale titolo, rientra tra gli obiettivi prioritari della Comunità l'esigenza di integrare la questione ambientale nel complesso delle politiche sociali ed economiche, con la finalità di perseguire uno sviluppo durevole e sostenibile. La protezione dell ambiente è essenziale per la qualità della vita delle generazioni presenti e future. La sfida è combinare in modo sostenibile nel lungo termine la protezione dell ambiente con le esigenze di un economia in continua crescita. La comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento Europeo relativa ad una Strategia tematica sull ambiente urbano, afferma che la maggior parte delle città si trova ad affrontare gli stessi problemi ambientali, quali cattiva qualità dell aria, traffico e congestione intensi, livelli elevati di rumore ambientale, cattiva qualità dello spazio edificato, presenza di terreni abbandonati, emissioni di gas serra, proliferazione urbana, produzione di rifiuti e di acque reflue. Tra le cause di tali problemi si annoverano i cambiamenti dello stile di vita (crescente dipendenza dai veicoli privati, aumento dei nuclei famigliari composti da una sola persona, aumento del tasso di utilizzo pro capite delle risorse) e quelli demografici, dei quali è necessario tenere conto nell elaborazione di eventuali soluzioni. Queste ultime devono guardare al futuro e integrare il concetto di prevenzione dei rischi nei suoi diversi aspetti, in particolare anticipare l impatto dei cambiamenti climatici (ad esempio, la maggiore frequenza e gravità delle inondazioni) o ridurre progressivamente la dipendenza dai combustibili fossili. I problemi ambientali urbani sono particolarmente complessi in quanto le loro cause sono interconnesse. Le iniziative locali destinate a risolvere un problema ne possono creare altri altrove ed essere in contrasto con le politiche a livello nazionale o regionale. A titolo di esempio, le politiche per migliorare la qualità dell aria attraverso l acquisto di autobus puliti possono essere compromesse dall aumento dei trasporti privati determinato dalle decisioni in materia di utilizzazione del territorio (ad esempio, la costruzione di parcheggi nel centro città). I problemi connessi ad una cattiva qualità dello spazio edificato sono spesso correlati a difficoltà socio-economiche soggiacenti. CITTALIA ANCI RICERCHE 5
6 L ambiente e le Amministrazioni Locali: analisi, politiche e strumenti di sostenibilità È ormai risaputo che le autorità locali che ottengono i migliori risultati ricorrono a un approccio integrato per la gestione dell ambiente urbano adottando piani di azione strategici e a lungo termine, in cui la correlazione tra le diverse politiche e prescrizioni, anche a livelli amministrativi diversi, è esaminata in modo dettagliato. Gli obblighi imposti a livello locale, regionale, nazionale o europeo (ad esempio utilizzazione del territorio, rumore, qualità dell aria) possono essere rispettati con maggiore efficacia a livello locale se integrati nell ambito di una gestione strategica locale. Il presente dossier documentale, per la vastità delle tematiche legate all ambiente urbano, focalizza l attenzione su alcuni principali aspetti, quali: la politica ambientale europea e nazionale, la normativa vigente, la sostenibilità ambientale, i risultati degli indicatori ambientali urbani, gli strumenti delle pubbliche amministrazioni di tutela dell ambiente ed, infine, l utilizzo da parte dei Comuni italiani di fonti rinnovabili. CITTALIA ANCI RICERCHE 6
7 L ambiente e le Amministrazioni Locali: analisi, politiche e strumenti di sostenibilità PARTE I - POLITICA AMBIENTALE URBANA: QUADRO NORMATIVO NAZIONALE E COMUNITARIO La politica ambientale nasce ufficialmente in Italia nel 1986 con l Istituzione del Ministero dell Ambiente 1. Anche se in precedenza, c erano stati altri Ministeri con nomi analoghi e tentativi di organicità della materia ambientale, non si è avuto nessun evento rilevante per la sistematizzazione e razionalizzazione della politica ambientale in Italia. Pur essendoci stati ritardi, inadempienze, frammentazioni di competenze a livello centrale, va sottolineato che, come del resto in altri Paesi d Europa, l adozione di una vera e propria politica dell ambiente da parte dei governi è molto recente, ossia risale alla fine degli anni 60, quando le crisi ambientali hanno sviluppato una nuova consapevolezza sociale volta al coordinamento di sforzi diretti alla tutela dell ambiente, principalmente in materia: igienicosanitaria, difesa del suolo, del paesaggio, della natura (sono istituiti in tale periodo i primi parchi nazionali). Negli anni 70, le Regioni hanno assunto in Italia un ruolo significativo, anticipando spesso le riforme dello Stato. Nel settore delle aree protette, ad esempio, al momento dell approvazione della legge-quadro nazionale, le Regioni, soprattutto quelle settentrionali, avevano già sviluppato sistemi maturi e consolidati caratterizzati da una forte autonomia normativa ed amministrativa. Dalla metà degli anni 70, la politica ambientale è dichiarata di competenza della Comunità Europea, limitando l autonomia statale attraverso l accrescimento dell importanza delle direttive comunitarie. Anche in ambito comunitario è possibile verificare il ritardo nell interesse per la difesa ecologica dell ambiente 2, visto che tale interesse è sorto successivamente a quello per la difesa tecnologica 3. 1 Legge n. 349 dell'8 luglio V. direttiva 92/43/CEE sulla conservazione degli habitat naturali. 3 La politica ambientale si articola, ovunque, in due settori funzionali: la difesa tecnologica e la difesa ecologica. La difesa tecnologica dell'ambiente si propone di rendere minimi i carichi su singole componenti ambientali, le quali sono difese dall'inquinamento, dall'esaurimento o dalla distruzione connesse con gli usi antropici, per mezzo di metodi e processi tecnici. Questa concezione ha portato allo sviluppo di numerose normative e strutture tecnico-amministrative autonome, con una forte specializzazione settoriale, per la difesa dell'aria e dell'acqua dall'inquinamento, la difesa dai rumori, lo smaltimento dei rifiuti, il risparmio energetico. La difesa ecologica dell'ambiente si propone di rendere minimi i carichi sugli ecosistemi e i complessi di ecosistemi, ossia i paesaggi. Questa concezione, soprattutto nella realtà italiana, risulta meno sviluppata della precedente; le normative e strutture più importanti sono quelle per la difesa della natura (soprattutto nelle aree protette) e in misura minore (per la predominante concezione estetica), quelle per la difesa del paesaggio, a loro volta concentrate in un sistema specifico di aree protette. CITTALIA ANCI RICERCHE 7
8 L ambiente e le Amministrazioni Locali: analisi, politiche e strumenti di sostenibilità Sebbene la tutela dell ambiente non fosse di competenza dei trattati, la minaccia all equilibrio del sistema ambientale, determinato dallo sviluppo economico, impose l esigenza di concepire interventi per la difesa dell ambiente coordinati nell ambito di un quadro programmatico comunitario. Così, dal 1973 ad oggi, sono stati approvati sei programmi ambientali attraverso i quali la Comunità ha definito una strategia globale di intervento per la tutela ambientale a livello europeo. Il Sesto programma ( ), al fine di raggiungere tale obiettivo, rileva che occorre superare il mero approccio legislativo e sfruttare vari strumenti e provvedimenti per influenzare il processo decisionale negli ambienti imprenditoriale, politico, dei consumatori e dei cittadini. Sono cinque gli assi prioritari di azione strategica proposti: miglioramento dell applicazione della normativa vigente, integrazione delle tematiche ambientali nelle altre politiche, collaborazione con il mercato, coinvolgimento dei cittadini, modificandone il comportamento, e considerazione dell ambiente nelle decisioni in materia di assetto e gestione territoriale. Il Sesto programma si concentra su quattro settori d intervento: il cambiamento climatico, la biodiversità, l ambiente, la salute e la gestione sostenibile delle risorse e dei rifiuti. Per quanto concerne il cambiamento climatico, l obiettivo consiste nella riduzione delle emissioni di gas a effetto serra a livelli che non provochino alterazioni artificiali climatiche. Nel settore della natura e della biodiversità si è posto l obiettivo di arrestarne l impoverimento. Riguardo alla gestione delle risorse naturali e ai rifiuti, si è posto l obiettivo di non superare la capacità di carico dell ambiente e di dissociare dalla crescita economica l uso delle risorse, migliorando l efficienza di queste ultime e diminuendo la produzione di rifiuti. Infine, il programma ha imposto l obiettivo di evitare i rischi per la salute umana. Il Sesto programma di azione prevede, inoltre, sette strategie tematiche relative: all inquinamento atmosferico, all ambiente marino, all uso sostenibile delle risorse, alla prevenzione e al riciclaggio dei rifiuti, all uso sostenibile dei pesticidi, alla protezione del suolo e dell ambiente urbano. La politica ambientale, ovunque, si basa su principi di grande interesse, quali: il principio di prevenzione, mirato a realizzare misure tese ad evitare o ridurre i danni ambientali prima della manifestazione di interventi dell economia e della società. Al fine di rendere realizzabile questo principio è necessario che la politica ambientale, anche se autonoma, sia integrata nelle politiche settoriali che causano il consumo e il degrado delle risorse ambientali; CITTALIA ANCI RICERCHE 8
9 L ambiente e le Amministrazioni Locali: analisi, politiche e strumenti di sostenibilità il principio di sussidiarietà, avente lo scopo di garantire che gli obiettivi di politica ambientale siano perseguiti ad un livello territoriale più appropriato, ponendo in atto strumenti oculati a tutti i livelli istituzionali; il principio di cooperazione, teso ad assicurare tra le varie istituzioni la collaborazione necessaria ed efficace per la difesa dell ambiente. Nella prospettiva della tutela ambientale, il principio chi inquina paga 4 coniuga l aspetto della prevenzione con quello della riparazione del danno causato, imputando al soggetto inquinatore il rischio ambientale, inteso come l insieme degli eventuali effetti dannosi derivanti dalla sua attività. Pertanto si ritiene che il principio possa costituire la premessa per definire una base giuridica per l affermazione di una responsabilità e di un obbligo di risarcimento a carico dell inquinatore (Cordini, 2003) 5. La sensibilità verso la tutela dell ambiente è andata crescendo anche a livello internazionale, ed è rilevante il peso delle Convenzioni internazionali, alcune delle quali si riferiscono alla difesa della natura (Bonn, Berna, ecc.). A livello nazionale si è andata rapidamente affermando, sulla questione ambientale, una notevole numerosità di posizioni istituzionali sociali e culturali. Oltre ai programmi delle istituzioni centrali e periferiche, sono sorti programmi di partiti politici, di forze economiche e di associazioni ambientaliste, principi di etica ambientale filosofici e religiosi, informazione dei mezzi di comunicazione di massa, che hanno contribuito a sviluppare una cultura ambientale differenziata, ma diffusa. Essendo la stabilità politica dei governi di legislatura ai vari livelli nazionali, regionali, provinciali e locali, fattore propulsivo della politica ambientale, le rapide trasformazioni dello scenario politico ed istituzionale italiano a partire dagli anni 90 hanno causato gravi scompensi ai programmi di difesa ambientale. La politica ambientale necessita, al contrario, di stabilità e di previsione strategica di lungo periodo. La politica ambientale italiana ha un forte ritardo sia in termini relativi - rispetto agli altri Paesi industrializzati occidentali, esistono circa 10 anni di ritardo nell adozione di strumenti normativi e organizzativi - sia in termini assoluti, ossia rispetto ai problemi che costringono la politica ad affrontare le emergenze del momento a scapito dell impostazione di soluzioni organiche e di 4 Il principio in esame ha radici antiche nelle fonti comunitarie. I primi riferimenti a questo principio si rilevano nel primo programma di azione ambientale (1973) e nella Raccomandazione del Consiglio d Europa del 3 marzo 1975 relativa all imputazione dei costi e all intervento dei pubblici poteri in materia di ambiente. 5 Cordini G. (2003), Origine e svolgimento del diritto ambientale comunitario, in Diritto e Gestione dell Ambiente, n. 2. CITTALIA ANCI RICERCHE 9
10 L ambiente e le Amministrazioni Locali: analisi, politiche e strumenti di sostenibilità lungo respiro. A titolo d esempio una normativa organica per la protezione delle aree naturali è stata approvata in Francia nel 1960, in Gran Bretagna nel 1972, in Germania nel 1976, mentre in Italia solo nel Dal punto di vista legislativo, in Italia la nascita del Diritto ambientale avviene nel 1970, contemporaneamente alla nascita delle Regioni a statuto ordinario che insieme a quelle a statuto speciale risultano più dinamiche dello Stato e capaci di occuparsi di tematiche trascurate dai Ministeri e dal Parlamento nazionale. La stessa Costituzione fa poco riferimento alla difesa dell ambiente (considerato l anno di nascita 1947): solo l articolo 9 afferma che la Repubblica tutela il paesaggio, ma da un punto di vista estetico e non anche ecosistemico. Nel definire le competenze delle Regioni, l articolo 117 non fa riferimento all ambiente, ma è solo con il DPR 616/67 che è riconosciuto alle Regioni la piena legittimazione ad intervenire nel settore della difesa ecologica e tecnologica dell ambiente 6. Le Regioni, a partire da tale momento, sviluppano, dalla difesa delle acque allo smaltimento dei rifiuti ai parchi naturali ed al volontariato ecologico, una normativa ambientale anticipatrice rispetto a quella dello Stato. È a partire dalla costituzione del Ministero dell Ambiente (1986) che lo Stato riprende l iniziativa, ma la competizione ai due livelli istituzionali provoca un tasso di sviluppo normativo molto sostenuto e disordinato. Tale scenario si protrae sino al 2006, anno in cui entra in vigore il Testo Unico in materia ambientale (Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006). Il testo rappresenta un riordino e coordinamento delle principali disposizioni vigenti, rispetto alle quali, oltre a sostanziali conferme, si effettuano revisioni, modificazioni e innovazioni. Per descrivere la struttura del Testo si propone la seguente tabella: Tema Articoli Allegati PARTE I Disposizioni comuni e principi generali 1 3 PARTE II Autorizzazioni Ambientali: VAS, VIA IPPC allegati tra cui l elenco delle attività sottoposte a VIA (all.3) 6 Alle Regioni sono state riconosciute le funzioni per la protezione dell ambiente (art. 80), della natura (art 83) e per la tutela dagli inquinamenti (artt ). CITTALIA ANCI RICERCHE 10
11 L ambiente e le Amministrazioni Locali: analisi, politiche e strumenti di sostenibilità PARTE III Difesa del suolo - lotta alla desertificazione - tutela delle acque e gestione delle risorse idriche allegati tra cui Limiti di emissione degli scarichi idrici (all.5) PARTE IV Gestione dei rifiuti, bonifica siti inquinati allegati sulla gestione dei rifiuti e 5 allegati sulle bonifiche PARTE V Tutela dell aria, riduzione delle emissioni in atmosfera allegati sulle emissioni di COV (all.3), impianti e attività in deroga (all.4) PARTE VI Tutela risarcitoria contro i danni all ambiente allegati Ciascuna parte è indipendente, contiene infatti, Titoli, Capi e Articoli che trattano compiutamente la specifica materia, comprese le apposite sanzioni, le abrogazioni relative alle norme di settore precedentemente vigenti e le disposizioni transitorie e finali. Il testo è corredato da importanti allegati indispensabili per applicare la disciplina. Tutte le parti costituiscono ambiti di legislazione ambientale di particolare rilevanza. Sono state tralasciate dalla revisione normativa praticamente solo la legislazione afferente la gestione dei Parchi e la tutela delle Natura (ancorché rientranti nella previsione della Legge delega), gli ambiti derivati dal diritto internazionale (Convenzioni, Trattati, Protocolli di protezione ambientale globale, ecc.) e alcuni settori di dettaglio. Il testo interviene comunque anche a ridisegnare l assetto istituzionale che presiede la gestione ed il controllo dell Ambiente configurando una governance basata su nuovi cardini. Rispetto all approccio previgente, si può riscontrare nel testo: uno spostamento verso la centralizzazione delle competenze e la costituzione di nuovi organismi; una maggiore enfasi verso elementi di concorrenza da apportare alle strutture di servizio ambientale. La parte I contiene due disposizioni rilevanti (art.3): quella che prevede la possibilità di modifica da parte del Governo entro 2 anni dall entrata in vigore (comma 2) e quella (comma 3) che conferma il ruolo del CESPA (Comitato Economico Sociale per le Politiche Ambientali, entro cui figura anche la CITTALIA ANCI RICERCHE 11
12 L ambiente e le Amministrazioni Locali: analisi, politiche e strumenti di sostenibilità Confartigianato) nel fornire pareri al fine della messa a punto delle disposizioni di modifica. Le procedure di autorizzazione ambientale di cui alla parte II coinvolgono collettivamente territori e privati. L art. 51 contiene una disposizione proposta in sede CESPA dalle Confederazioni della piccola impresa, potenzialmente promettente sul piano della semplificazione. Si tratta (comma 5) dell eventuale e futura possibilità di ottenere un unica autorizzazione ambientale nei casi di piccole imprese interessate a plurime procedure autorizzative. La parte III innova, senza peraltro discostarsi dalle linee generali, la normativa sulla tutela dall inquinamento delle acque e la gestione delle risorse idriche; essa abroga praticamente l intera legislazione precedente, compresa la Legge Merli 319/76, la Legge Galli 36/94 e il decreto 152/99 che hanno costituito per anni i riferimenti legislativi principali per gli operatori. L art. 101 contenente i criteri di massima cui attenersi per prevenire l inquinamento delle acque, dispone (comma 1) che tutti gli scarichi devono rispondere ai limiti contenuti nell allegato 5 alla parte III che riporta le soglie a seconda delle varie tipologie di scarico idrico (in acque superficiali, sul suolo, di acque reflue urbane, industriali, ecc.). L assimilazione degli scarichi industriali agli scarichi domestici è prevista (comma 7) se la normativa regionale li indica come aventi caratteristiche qualitative equivalenti. Per gli scarichi assimilati, così come per quelli domestici, non è obbligatoria l accessibilità per il campionamento di controllo. Il comma 10 prevede la possibilità di siglare accordi e contratti di programma tra autorità pubbliche e soggetti economici per agevolare il risparmio e il riutilizzo, per stabilire agevolazioni economiche o amministrative e per fissare eventuali deroghe dei limiti alla disciplina in questione. Gli artt. 124 e 125 riguardano l autorizzazione agli scarichi. Essi prescrivono che: tutti gli scarichi devono essere autorizzati; l autorizzazione è rilasciata al titolare dell attività da cui origina lo scarico; la domanda va presentata alla Provincia o all autorità d ambito nel caso di recapito in fognatura; l autorità rilascia l autorizzazione entro 60 giorni e in assenza di pronunciamento essa si intende concessa per i successivi 60 giorni; la domanda di autorizzazione per scarichi industriali va corredata da una serie di dati tecnici e caratteristiche qualitative del processo e dello scarico. CITTALIA ANCI RICERCHE 12
13 L ambiente e le Amministrazioni Locali: analisi, politiche e strumenti di sostenibilità Per quanto riguarda il tema delle tariffe a corrispettivo del consumo idrico (art. 154) e della depurazione/fognatura (art. 155) esse vanno versate rispettivamente all Autorità d ambito e al gestore. Essi ne fissano l ammontare in base ai costi di investimento e di esercizio e secondo il principio chi inquina paga con possibili modulazioni in base al riuso e all autodepurazione. Sono possibili anche maggiorazioni per i soggetti economici (art. 154 comma 6). La Parte III è collegata alla Parte IV dall istituzione di una nuova Autorità di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti, una vera e propria Authority ambientale con vaste competenze di controllo, di ordinamento, di programmazione e di proposta. L Authority accorpa i preesistenti Comitato di vigilanza sull uso delle risorse idriche e l Osservatorio Nazionale sui Rifiuti. L Autorità si avvale di un Osservatorio sulle risorse idriche e sui rifiuti con funzione di elaborazione di dati e statistiche. La parte IV sulla gestione dei rifiuti abroga praticamente l intero corpo normativo previgente in materia di rifiuti, compreso il decreto Ronchi 22/97 con l avvertenza che i decreti attuativi da esso derivati non cessano la vigenza fino a quando non siano stati emanati gli atti sostitutivi (art. 264, comma 1, lettera i). L impostazione adottata in questa parte, evidente fin dai primi articoli, risulta più di tipo economico-industriale rispetto all approccio più conservatorio e protezionista dei vecchi decreti: le finalità e gli obiettivi sono raggiunti da un sistema sinergico che vede le Pubbliche Amministrazioni agire d intesa con i soggetti privati attraverso accordi o contratti di programma (art. 178 commi 4 e 5); i criteri di priorità per la gestione dei rifiuti sono di tipo tecnologico (art. 179); la prevenzione (art. 180) così come il recupero (art. 181) sono promossi soprattutto mediante strumenti economici (certificazioni, accordi, appalti verdi, contratti di programma, ecc.); per iniziative di prevenzione e di recupero sono concessi in via prioritaria i fondi della Legge 46/82 sull innovazione tecnologica. La parte V è dedicata alle emissioni in atmosfera, redatta sulla base della legislazione precedente che viene integralmente abrogata. Particolare attenzione va prestata da parte delle imprese al calendario che regola la fase di transizione tra il vecchio e il nuovo regime normativo. Si conferma in linea generale che il sistema grava attorno alla gestione di impianti autorizzati sulla base di caratteristiche tecniche degli impianti stessi e sui limiti di concentrazione delle sostanze prefissati ed indicati negli allegati. In particolare per ciò che concerne le autorizzazioni alle emissioni in atmosfera si è prevista una scansione temporale per ottenere nuove autorizzazioni degli impianti già autorizzati ai sensi del DPR 203/88 (cfr. art. 281 comma 1) dietro CITTALIA ANCI RICERCHE 13
14 L ambiente e le Amministrazioni Locali: analisi, politiche e strumenti di sostenibilità presentazione di nuova domanda: per impianti anteriori al 1988 entro il 31/12/2010; per impianti anteriori al 2006 autorizzati prima del 1/1/2000 entro il 31/12/2014; per impianti anteriori al 2006 autorizzati dopo il 31/12/1999 entro il 31/12/2018. La presentazione di queste domande è regolata dall art La parte VI, infine, afferma il principio chi inquina paga addossando al soggetto inquinatore gli effetti provocati sull ambiente dalla sua attività. Allegato 1 Normativa ambientale vigente (Estratto) Reteambiente (pag. 33) CITTALIA ANCI RICERCHE 14
15 L ambiente e le Amministrazioni Locali: analisi, politiche e strumenti di sostenibilità PARTE II - LA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE La difesa dell'ambiente rappresenta una necessità, poiché, uno sviluppo senza rigore non è più sostenibile 7 in quanto aumenterebbe ulteriormente il debito e lo 7 La prima definizione in ordine temporale di sviluppo sostenibile è stata quella contenuta nel rapporto Brundtland (dal nome della presidente della Commissione, la norvegese Gro Harlem Brundtland) del 1987 e poi ripresa dalla Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo dell'onu (World Commission on Environment and Development, WCED): «lo Sviluppo sostenibile è uno sviluppo che garantisce i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri». Sebbene questa dichiarazione sintetizzi alcuni aspetti importanti del rapporto tra sviluppo economico, equità sociale, rispetto dell'ambiente, purtroppo non può essere operazionabile. È la cosiddetta regola dell'equilibrio delle tre "E": ecologia, equità, economia. Tale definizione parte da una visione antropocentrica, infatti al centro della questione non è tanto l'ecosistema, e quindi la sopravvivenza e il benessere di tutte le specie viventi, ma piuttosto le generazioni umane. Ecco perché la sola definizione che può essere operazionabile è quella che dice così: un processo socioecologico caratterizzato per un comportamento alla ricerca d'ideali. Schema dello sviluppo sostenibile, alla confluenza di tre preoccupazioni. Una definizione successiva di sviluppo sostenibile, in cui è inclusa invece una visione più globale, è stata fornita, nel 1991, dalla World Conservation Union, UN Environment Programme and World Wide Fund for Nature, che lo identifica come un miglioramento della qualità della vita, senza eccedere la capacità di carico degli ecosistemi di supporto, dai quali essa dipende. Nello stesso anno Hermann Daly ricondusse lo sviluppo sostenibile a tre condizioni generali concernenti l'uso delle risorse naturali da parte dell'uomo: il tasso di utilizzazione delle risorse rinnovabili non deve essere superiore al loro tasso di rigenerazione; l'immissione di sostanze inquinanti e di scorie nell'ambiente non deve superare la capacità di carico dell'ambiente stesso; lo stock di risorse non rinnovabili deve restare costante nel tempo. In tale definizione, è introdotto anche un concetto di "equilibrio" auspicabile tra uomo ed ecosistema. Nel 1994, l'iclei (International Council for Local Environmental Initiatives) ha fornito un'ulteriore definizione di sviluppo sostenibile: Sviluppo che offre servizi ambientali, sociali ed economici di base a tutti i membri di una comunità, senza minacciare l'operabilità dei sistemi naturali, edificato e sociale da cui dipende la fornitura di tali servizi. Ciò significa che le tre dimensioni economiche, sociali ed ambientali sono strettamente correlate, ed ogni intervento di programmazione deve tenere conto delle reciproche interrelazioni. L ICLEI, infatti, definisce lo sviluppo sostenibile come lo sviluppo che fornisce elementi ecologici, sociali ed opportunità economiche a tutti gli abitanti di una comunità, senza creare una minaccia alla vitalità del sistema naturale, urbano e sociale che da queste opportunità dipendono. Nel 2001, l'unesco ha ampliato il concetto di sviluppo sostenibile indicando che "la diversità culturale è necessaria per l'umanità quanto la biodiversità per la natura (...) la diversità culturale è una delle radici dello sviluppo inteso non solo come crescita economica, ma anche come un mezzo per condurre un esistenza più soddisfacente sul piano intellettuale, emozionale, morale e spirituale". (Art 1 e 3, Dichiarazione Universale sulla Diversità Culturale, UNESCO, 2001). In questa visione, ''la diversità culturale diventa il quarto pilastro dello sviluppo sostenibile, accanto al tradizionale equilibrio delle tre E''. CITTALIA ANCI RICERCHE 15
16 L ambiente e le Amministrazioni Locali: analisi, politiche e strumenti di sostenibilità squilibrio nei confronti delle risorse ambientali ed energetiche con cui le prossime generazioni dovranno misurarsi. Si tratta di una necessità, dato che già oggi sono evidenti gli effetti negativi legati all'accumulo delle emissioni inquinanti nell'atmosfera, allo sfruttamento irrazionale e allo spreco delle risorse idriche, all'ingente produzione di rifiuti, alla forzatura dei cicli naturali in alcune produzioni agroalimentari, al vertiginoso aumento della mobilità, del traffico e della motorizzazione in particolare nelle aree urbane, al mancato rispetto dell'equilibrio idrogeologico, della natura e del paesaggio. Altrettanto significative sono le opportunità legate alla tutela dell'ambiente. Si sta rafforzando in Europa la domanda di una migliore qualità ambientale e di una maggiore efficienza dei servizi e degli impianti tecnologici; questa crescita della domanda offre nuove opportunità di lavoro e di sviluppo e permette di valorizzare, anche da un punto di vista economico e imprenditoriale, i prodotti, le imprese e i territori che siano concepiti e gestiti con criteri rigorosi di sostenibilità ambientale. Di qui la necessità di considerare il miglioramento ambientale non solo come il vincolo a "non fare" o l'obbligo a "dover fare", ma come una opportunità del "poter progredire" e di poterlo fare anche attraverso il coinvolgimento della comunità e dell'economia. Il contesto locale rappresenta un ambito decisivo per elaborare ed attuare le scelte per la sostenibilità ambientale e il ruolo dell'insieme delle comunità locali, è importante almeno quanto l'ambito in cui si mettono a punto gli accordi internazionali e le strategie di grande scala. L ambiente urbano rappresenta il contesto in cui l insostenibilità ambientale dello sviluppo economico si manifesta maggiormente. Il contesto locale rappresenta quel luogo che si caratterizza per essere sede di una vastità di funzioni, nel quale si rilevano le maggiori concentrazioni di attività umane con un impatto negativo sull ambiente. Nelle città vive, infatti, la maggior parte della popolazione terrestre, che consuma e produce rifiuti, e si concentra il più elevato numero di attività che producono beni e contestualmente inquinamento. Gli ambienti urbani contemporanei costituiscono sistemi costruiti dall uomo in costante squilibrio nei confronti dell ambiente esterno. Le relazioni tra gli ambienti urbani e l ambiente esterno rivelano il ruolo fortemente parassitario delle città, che attingono dall esterno materia ed energia necessari al proprio funzionamento e provocano un impatto negativo sull ambiente in termini di consumo di risorse non rinnovabili e di produzione di rifiuti e inquinamento CITTALIA ANCI RICERCHE 16