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Timestamp: 2020-07-09 05:01:44+00:00
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Inquinamento acustico per omissione di custodia di cani e art. 659 c.p. . Cassazione Penale n. 16677/2018. - Studio Legale Zuco
24 maggio 2018 Avv. Alessandro ZucoGiurisprudenza
Cass. Pen., Sez. III, sent. n. 16677 del 16 aprile 2018 (ud. 22 novembre 2017)
Pres. Di Nicola, Est. Gentili
Inquinamento acustico. Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone. Configurabilità del reato di cui all’art. 659 c.p. .Giurisprudenza. Rumori con attitudine a propagarsi per una potenziale pluralità indeterminata di persone. Fattispecie: omissione di custodia adeguata su tre cani.
Il reato di cui all’art. 659, comma primo, cod. pen. è reato solo eventualmente permanente, che si può consumare anche con un’unica condotta rumorosa o di schiamazzo, ove la stessa sia oggettivamente tale da recare, in determinate circostanze, un effettivo disturbo alle occupazioni o al riposo delle persone (Corte di cassazione, Sezione III penale, 25/02/2015, n. 8351). Inoltre, ai fini della configurabilità della contravvenzione prevista nell’art. 659 cod. pen. è necessario che i lamentati rumori abbiano la attitudine a propagarsi ed a costituire fonte di disturbo – per la loro intensità e per la ubicazione spaziale della loro fonte – per una potenziale pluralità indeterminata di persone, sebbene non sia poi necessaria la dimostrazione che poi tutte costoro siano state effettivamente disturbate (Corte di cassazione, Sezione I penale, 4/02/2000, n. 1394). Fattispecie: omissione di custodia adeguata su tre cani lasciati da soli nel terrazzo dell’appartamento ubicato all’interno di un edificio condominiale, gli stessi abbaiando per buona parte della notte impedivano, coi loro latrati, il riposo e la quiete di due abitanti del limitrofo appartamento.
sentito, altresì, per il ricorrente l’avv. Giovannino ROSSI, del foro di Benevento, che ha insistito per l’accoglimento del ricorso.
Con sentenza del 29 gennaio 2016 il Tribunale di Benevento – dichiarata la penale responsabilità di De Simone Caterina in ordine al reato di cui all’art.659 cod. pen., per avere, in qualità di proprietaria di tre cani, lasciato i
medesimi nella notte fra il 26 ed il 27 agosto 2011 da soli nel terrazzo dell’appartamento da lei abitato, per non averne impedito il latrare e per avere, pertanto, disturbato il riposo dei condomini Guerra Maria Luisa e Ricciardi Mario – la ha condannata alla pena di giustizia.
Ha interposto ricorso per cassazione la De Simone, assistita dal suo legale di fiducia, affidando le sue lagnanze ad un solo motivo di ricorso, con il quale ha dedotto la inosservanza e/o l’erronea applicazione della legge penale, per avere il Tribunale ritenuto integrato il reato in questione sebbene il preteso disturbo fosse stato circoscritto solo ad un isolato episodio durato poche ore e senza che sia stato verificato il fatto che lo stesso abbia avuto la idoneità a ledere non solamente i due denunzianti ma un vasto ed indeterminato numero di persone, come impone la ratio della disposizione violata, posta a tutela della quiete pubblica e non di uno specifico interesse personale.
Osserva, infatti, il Collegio come, per un verso, non possa ritenersi fondata la censura, riconducibile alla categoria normativa della violazione di legge, svolta da parte ricorrente avverso la impugnata sentenza ed avente ad oggetto la pretesa non configurabilità del reato in contestazione stante la episodicità della condotta di omesso controllo posta in essere dalla De Simone, la quale in una sola occasione, in particolare appunto nella notte fra il 26 ed il 27 agosto del 2011, avrebbe omesso di adeguatamente custodire i tre cani di sua proprietà, i quali, lasciati da soli nel terrazzo dell’appartamento della imputata ubicato all’interno di un edificio condominiale, avrebbero abbaiato per buona parte della notte stessa impedendo, coi loro latrati il riposo e la quiete di Guerra Maria Luisa e di Ricciardi Mario, abitanti di un appartamento limitrofo a quello della imputata.
Invero, come anche in tempi relativamente recenti è stato confermato da questa Corte, con un orientamento che tuttora appare da condividere e da seguire, il reato di cui all’art. 659, comma primo, cod. pen. è reato solo
eventualmente permanente, che si può consumare anche con un’unica condotta rumorosa o di schiamazzo, ove la stessa sia oggettivamente tale da recare, in determinate circostanze, un effettivo disturbo alle occupazioni o al riposo delle persone (Corte di cassazione, Sezione III penale, 25 febbraio 2015, n. 8351).
Nel caso in questione, in linea di principio, la attitudine dei fatti verificatisi ad arrecare un effettivo ed apprezzabile disturbo al bene-interesse tutelato dalla norma in questione, cioè la quiete pubblica, è ravvisabile, pur nella unicità dell’episodio di disturbo, nel fatto che lo stesso si sia protratto per un non trascurabile lasso di tempo; il Tribunale evidenzia, infatti, come i cani – lasciati dalla De Simone da soli in un balcone, ovviamente esterno alla parte chiusa dell’appartamento della medesima – abbiano latrato con continuità per buona parte della notte.
Posto, infatti, che ai fini della configurabilità della contravvenzione prevista dal ricordato art. 659 cod. pen. è necessario che i lamentati rumori abbiano la attitudine a propagarsi ed a costituire fonte di disturbo – per la loro intensità e per la ubicazione spaziale della loro fonte – per una potenziale pluralità indeterminata di persone, sebbene non sia poi necessaria la dimostrazione che poi tutte costoro siano state effettivamente disturbate (Corte di cassazione, Sezione I penale, 4 febbraio 2000, n. 1394), il giudice di merito avrebbe dovuto argomentare – onde fornire la dimostrazione di quanto sopra, dimostrazione resa necessaria dal fatto che in realtà la lamentela in ordine alla presenza dei rumori in questione era pervenuta esclusivamente da due soggetti, entrambi abitanti nell’appartamento immediatamente confinante con quello della De Simone e non anche da altri individui – in ordine alla intensità di tali rumori ed alla situazione antropica del luogo ove gli stessi sono stati emessi, al fine di verificare, ancorché sulla base di dati di tipo logico (e non anche necessariamente storico), l’esistenza di elementi atti a giustificare, sulla base del principio del libero convincimento del giudice, la sussistenza della predetta attitudine.
Nel caso in questione il Tribunale non ha fornito alcuno di tali elementi, fra i quali, a titolo esemplificativo, possono annoverarsi, per rimanere entro i confini tipologici del caso di specie, la razza e la conseguente presumibile stazza delle bestie in questione, dati attraverso i quale è lecito desumere la intensità, la ripetitività e la tipologia del verso dalle stesse emesse; la situazione abitativa dei luoghi ove il fatto si è verificato, essendo evidente che una zona caratterizzata da numerosi insediamenti abitativi appare più soggetta alla efficacia del disturbo sonoro arrecato rispetto ad una zona in cui vi è una ridotta incidenza di persone residenti; l’esistenza di ulteriori, periodiche o continue, fonti sonore di disturbo, tali da elidere la valenza molestatrice di quelle oggetto della imputazione.
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Taggato art. 659 c.p., cani, cass. pen. n. 16677/2018, cassazione penale, contravvenzione, custodia, disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone, inquinamento acustico, propagazione dei rrumori, reato, rumori