Source: http://docplayer.it/1319319-Gli-ordinamenti-della-scuola-elementare-nella-legislazione-scolastica-del-regno-d-italia-1861-1946-indice.html
Timestamp: 2017-05-25 09:17:57+00:00
Document Index: 84571124

Matched Legal Cases: ['art. 39', 'art. 323', 'art. 317', 'art. 325', 'art. 318', 'art. 338', 'art. 343', 'art. 341', 'art.364', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 34', 'art.69', 'art.72', 'art. 73', 'art. 89', 'art.77', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 22']

Gli ordinamenti della scuola elementare nella legislazione scolastica del regno d Italia Indice - PDF
Gli ordinamenti della scuola elementare nella legislazione scolastica del regno d Italia Indice
Download "Gli ordinamenti della scuola elementare nella legislazione scolastica del regno d Italia 1861 1946. Indice"
1 Gli ordinamenti della scuola elementare nella legislazione scolastica del regno d Italia Antonia Maria Casiello Introduzione Indice La legge Casati p.3 La legge Coppino sull obbligo scolastico p.6 L istruzione elementare dalla legge Coppino alla fine del XIX secolo p.8 Le riforme scolastiche dell età giolittiana p.11 La riforma Gentile p.16 Dalla politica dei ritocchi alla progressiva fascistizzazione della scuola p.20 Riferimenti normativi La legge Casati p.26 L obbligo scolastico Legge n 3961/1877; legge Coppino p.30 R.D. n 4101/1877; regolamento per l'istruzione elementare p.31 L istruzione elementare dalla legge Coppino alla fine del XIX secolo R. D. n 5811/1880; regolamento per le scuole serali e festive p.33 Legge n 2986/1885; disposizioni sul rapporto di lavoro dei maestri elementari p.33 R. D n 5292 /1888; regolamento unico per l istruzione elementare p.34 R. D. n 623/1895; regolamento generale per l istruzione elementare p.36 R. D. n 388 /1895; regolamento per gli esami di licenza dalla 5a classe elementare p.39 Le riforme scolastiche dell età giolittiana Legge n 407/1904; legge Orlando p.39 R. D n 150/1908; regolamento generale per l istruzione elementare p.42 Legge n 487/1911; legge Daneo-Credaro p.43 Legge n 45/1903; stato giuridico dei maestri p.49 La riforma Gentile Legge n 1601/1922; legge delega p.51 R.D. n 2185/1923;riforma dell'istruzione elementare; p.51 R.D. n 3126/1923; disposizioni sull'obbligo dell istruzione p.54 R.D. n 2410/1923; classificazione delle scuole elementari p.56 12 R.D. n 1753/1923; riforma de del Ministero della pubblica istruzione p.56 R.D. n 374 /1923;soppressione dei Consigli scolastici provinciali e delle Deputazioni scolastiche p.57 R.D. n 2453/1923; ordinamento dell amministrazione scolastica periferica p.57 R.D.n 1054/1923; riforma dell istruzione media (l istruzione complementare) p.58 R.D. n 2370/1923; istituzione dei corsi d'integrazione p.59 La fascistizzazione della scuola R.D. n 1615/1926; istituzione della pagella scolastica p.59 Legge n 563/1926, disciplina giuridica dei rapporti collettivi del lavoro (liquidazione dell associazionismo professionale) p.60 Decreto del capo del governo 17 settembre 1926; costituzione dell'associazione nazionale fascista della scuola primaria p.60 Legge n 2247/1926; istituzione dell'opera nazionale Balilla p.60 R.D. n 6/1927; regolamenti amministrativo e tecnico-disciplinare dell Opera nazionale Balilla p.61 Presidenza del Consiglio dei Ministri, G.U. n 221/1929; trasformazione del Ministero della pubblica istruzione in Ministero dell'educazione nazionale p.62 R.D.L. n 1992/1929; passaggio dell O.N.B. alle dipendenze del M.E.N. p.63 R.D. n 945/1931; l O.N.B nelle commissioni dei concorsi per insegnanti e direttori didattici p.63 R.D. n 394/1930; affidamento all ONB dei patronati scolastici p.63 R.D. n 1312/1934; norme per i patronati scolastici p.64 R.D.L. n 310/1939; passaggio dei patronati scolastici alla Gioventù Italiana del Littorio p.64 R.D. n 2176/1928; affidamento all ONB delle scuole elementari rurali non classificate p.64 Legge n 5/1929; libro di testo per la scuola elementare p.65 Legge n 824/1930; estensione dell insegnamento religioso alla scuola secondaria p.65 Legge n 2152/1934;l insegnamento della "cultura militare" p.65 R.D.L. n 1866/1935; estensione e rafforzamento dei poteri del M.E.N. p.66 R.D.L. n 400/1936; riordino dei provveditorati agli studi p.67 R.D.L. n 1779/1938; testo unico delle norme per la difesa della razza nella scuola p.67 Carta della scuola p.68 Legge n 675/1942; ruolo nazionale dei maestri elementari p.70 Appendice Materie di insegnamento nei programmi didattici per la scuola elementare dal 1860 al 1934 p.71 23 Introduzione La legge Casati La legge che porta il nome del conte Gabrio Casati - ministro per la Pubblica Istruzione del Regno di Sardegna nel gabinetto Lamarmora dal 19 luglio 1859 al 21 gennaio 1860 fu emanata il 13 novembre 1859 da Vittorio Emanuele II in virtù degli ampi poteri concessi al governo nel pieno della seconda guerra di indipendenza. La legge rifletteva la realtà scolastica piemontese e lombarda, ma dopo la proclamazione del Regno d Italia (1861) fu estesa gradualmente all intero Paese. La legge presentava un impianto ampio ed organico e, nella sostanza, durerà quanto meno fino alla riforma Gentile ed anche oltre. Pur consentendo la presenza delle scuole private, la legge definiva un sistema formativo in cui lo Stato gestiva in prima persona l istruzione attraverso una struttura amministrativa fortemente centralizzata, non a caso fu varata insieme alle consonanti leggi Rattazzi sull amministrazione provinciale e comunale dell ottobre Il disegno politico complessivo puntava, attraverso l istruzione classica ed universitaria, a porre le basi della formazione di una selezionata classe dirigente di estrazione borghese. L istruzione classica ed universitaria erano dunque al centro dell attenzione della legge che riservava uno spazio più ristretto all istruzione tecnica e professionale (che fu affidata dal 1861 al Ministero dell industria e del commercio) e, salvo il controllo ministeriale, destinava alle poco affidabili cure dei Comuni l istruzione elementare e popolare. 1 La gran mole dei 380 articoli della legge, infatti, riguardano in prevalenza l amministrazione centrale, le università e le scuole classiche istituzioni già esistenti e che occorreva soltanto coordinare e rinnovare. 2 Il Titolo I della legge intitolato Dell amministrazione della pubblica istruzione disegnava una struttura organizzativa, articolata in un amministrazione centrale ed un amministrazione locale. L amministrazione centrale è governata direttamente dal Ministro cui sono subordinati tutti gli altri organi della struttura amministrativa: il Consiglio Superiore di pubblica Istruzione e gli Ispettori generali (artt. 1 29). Il ministro della Pubblica Istruzione governa l insegnamento pubblico in tutti i rami e ne promuove l incremento; mantiene fermi i vincoli di supremazia e dipendenza stabiliti dalle leggi, decide sui conflitti; vigila per mezzo dei suoi ufficiali sugli istituti privati. Il Consiglio superiore della pubblica istruzione, composto di 21 membri nominati dal re; su richiesta dal Ministro, prepara ed esamina le proposte di legge; esamina e propone all approvazione del Ministro i libri e i programmi; esprime voto consultivo su questioni disciplinari. Gli Ispettori generali degli studi superiori, degli studi secondari classici e degli studi tecnici e primari e 1 Cfr. Giacomo Cives, La scuola elementare e popolare, in Giacomo Cives (a cura di), La scuola italiana dall unità ai nostri giorni, Firenze, La Nuova Italia, 1990, pp Cfr. Dina Bertoni Jovine, Storia dell educazione popolare in Italia, Bari, Laterza, 1965, p4 delle scuole normali, sono nominati dal re; vegliano sull andamento della pubblica istruzione; propongono le nomine delle commissioni esaminatrici, le promozioni degli insegnanti, censure e punizioni; tramite ufficiali ad essi subordinati, visitano università e scuole pubbliche e private. L amministrazione locale (artt ), subordinata alle autorità centrali, è costituita da: - un Rettore nominato dal re per ogni università; - un Regio Provveditore nominato dal re per le scuole secondarie classiche e le tecniche, in ogni Capoluogo di Provincia; - un Regio Ispettore nominato dal re per ogni capoluogo di provincia per gli studi primari; - un Consiglio scolastico provinciale, di cui fanno parte (art. 39) oltre alle altre autorità scolastiche locali anche rappresentanti delle amministrazioni territoriali (Provincia e Capoluogo di Provincia); esso controlla l osservanza delle leggi e dei regolamenti e approva le proposte dei comuni per la nomina dei maestri e delle maestre. La struttura della Casati è unanimemente riconosciuta come di tipo accentrato, sia per i poteri del ministro, sia per l assenza al centro ed alla periferia di organi collegiali dotati di reali poteri (il Consiglio superiore ha compiti di tipo consultivo e il Consiglio scolastico provinciale è depotenziato nei poteri di spesa). 3 Va osservato, tuttavia, che tale impostazione accentrata, da un lato definisce come settore di competenza statale un settore relativamente nuovo, quale quello dell istruzione, dall altro subentra ad una forma di accentramento di tipo più politico, quale quella del ministero degli interni, che burocratico-amministrativo. Si tratta, dunque, di un accentramento che definisce un settore, quello scolastico, relativamente autonomo dal sistema generale di controllo. 4 La struttura della legge Casati subì, negli anni successivi, ad opera del ministro Berti (con R.D. del 06/12/1865) un parziale, e temporaneo, scompaginamento soprattutto in ambito provinciale attraverso l abolizione dei Provveditori e degli Ispettori provinciali e l attribuzione dei loro compiti al Consiglio scolastico provinciale che manteneva la sua struttura mista (era formato da rappresentanti delle amministrazioni locali, dei presidi, ecc.). Ben presto il provvedimento Berti fu rimpiazzato da un nuovo provvedimento del ministro Coppino (1867) che riorganizzava nuovamente l amministrazione del sistema scolastico nel senso di un maggiore accentramento della struttura centrale e periferica della pubblica istruzione A livello centrale venne ripristinato il Consiglio superiore con compiti consultivi, secondo i dettami della Casati. A livello provinciale furono ripristinati gli Ispettori provinciali e i Provveditori e il Consiglio scolastico provinciale che prevedeva la presenza del prefetto in qualità di presidente. 5 In tal modo tutta 3 Cfr. Dario Ragazzini, L amministrazione della scuola, in Giacomo Cives (a cura di), La scuola italiana dall unità, op. cit., p Ibidem. 5 Dal R.d del 22/09/1867; G.U. n 283 del 16 ottobre 1867, governo Rattazzi II, ministro Coppino. Art. 2. Il Consiglio superiore di pubblica istruzione à composto secondo la legge 13 novembre 1859, n Il Consiglio provinciale è composto: Del prefetto, che ne è il presidente, Del provveditore, che ne è il vice presidente, Di sei membri eletti, due dalla Deputazione provinciale, due dalla Giunta municipale del capoluogo, due dal ministro. I membri eletti durano in ufficio tre anni, e possono essere rieletti. I provveditori sederanno presso le prefetture, e potranno esercitare il loro ufficio sopra due o più provincie. 45 l amministrazione periferica veniva ad essere collocata sotto il controllo del funzionario statalegovernativo di più alto grado, subordinato direttamente al Ministro degli interni. La scelta prefettizia costituiva la risposta più semplice al problema di governare il sistema scolastico di fronte alle profonde differenze sociali, economiche, culturali ed amministrative delle diverse aree del paese. 6 Questa dipendenza dell amministrazione scolastica locale dal prefetto durerà sino al Nei Titoli dal II al IV veniva disegnato il sistema dell istruzione secondaria ed universitaria. Il Titolo II regolamentava l Istruzione superiore il cui fine doveva essere quello di indirizzare la gioventù nelle carriere pubbliche e private e che veniva articolata in cinque facoltà: teologia, legge, medicina, scienze fisiche-matematiche-naturali, lettere e filosofia. Il Titolo III regolamentava l Istruzione secondaria classica che era destinata a formare negli studi letterario-filosofici che davano accesso all università ed era divisa i due gradi: ginnasi di 5 anni e licei di 3 anni. Il Titolo IV regolamentava l Istruzione tecnica che doveva fornire la cultura generale e speciale utile per le carriere nel pubblico servizio, nelle industrie, nel commercio e nell agricoltura ed era divisa in due gradi: scuole tecniche di 3 anni e istituti tecnici di 3 anni. La scuola elementare La regolamentazione dell istruzione elementare era definita Titolo V costituito da 42 articoli (sui 380 che componevano la legge) specificamente riferiti all istruzione popolare ed al rapporto di lavoro dei maestri e 22 articoli relativi alle disposizioni sulla scuola normale per la formazione degli insegnanti. La scuola elementare, cui si accedeva all età di sei anni, era obbligatoria e gratuita per quanti non ricorrevano all istruzione paterna. La scuola primaria era ordinata in due gradi, due anni di grado inferiore più due anni di grado superiore, con un numero di allievi per classe non superiore a settanta (art. 323). I Comuni più poveri, tuttavia, si limitavano al solo biennio inferiore. La legge Casati, infatti, istituiva l obbligo scolastico - limitatamente al corso inferiore - ma ne affidava la realizzazione alla buona volontà dei Comuni che facilmente potevano sottrarsi al compito in quanto dovevano provvedervi in proporzione delle loro facoltà e secondo i bisogni dei loro abitanti (art. 317). I contenuti dell insegnamento elementare consistevano, nel grado inferiore, negli elementi tipici dell alfabetizzazione strumentale cui si aggiungeva, nel grado superiore un infarinatura nozionistica. Si trattava, con le parole di Dina Bertoni Jovine, di un anemica scuola elementare senza il completamento dei giardini d infanzia e dei corsi professionali che sospingerà la scuola primaria in un pericoloso astrattismo, facendone un corso di carattere informativo enciclopedico sul quale la scuola secondaria peserà sempre più gravemente con le sue esigenze. 7 Erano previsti esami semestrali per ogni classe con la presenza del parroco per l insegnamento religioso (art. 325). L educazione religiosa, infatti, era obbligatoria pur prevedendo la possibilità di esonero su richiesta dei genitori. Responsabili dell obbligo scolastico erano i padri, o chi ne faceva le veci (artt.326 e 327), passibili, in caso di inadempienza di generiche sanzioni a norma delle leggi penali dello Stato. Un ufficiale della prefettura assisterà alle deliberazioni del Consiglio per le scuole, come segretario. 6 Cfr. Dario Ragazzini, L amministrazione della scuola, op. cit., Cfr. Dina Bertoni Jovine, Storia dell educazione popolare, op. cit., p6 Era consentito il ricorso all istruzione paterna. Ai Comuni, il cui potere di pressione e di ricatto sul personale docente era significativo, competeva la nomina dei maestri oltre che la direzione delle scuole elementari istituite nel proprio territorio, con la potestà di avvalersi di propri funzionari o commissioni d ispezione (art. 318). Le amministrazioni comunali avevano anche voce in capitolo nel sistema delle sanzioni disciplinari, potendo comminare il primo grado di sanzione - la censura - e potendo, in caso di urgenza, disporre la sospensione del docente. Le spese per l istruzione primaria erano poste a carico dei Comuni, inclusa la retribuzione dei maestri definita in base alle tipologie di comune, urbano o rurale, ciascuna delle quali ulteriormente suddivisa in tre gradi di classificazione a seconda dell agiatezza e popolosità del comune stesso (art. 338). I Comuni con una popolazione inferiore a 500 abitanti non rientravano in questa classificazione e, quindi, potevano determinare, ciascuno secondo i propri mezzi, lo stipendio da assegnarsi agli insegnanti (art. 343). Ne derivava una grande difformità stipendiale, penalizzante per i maestri dei comuni più poveri - non classificati - e ancor più penalizzante per le maestre la cui retribuzione era ridotta di un terzo rispetto a quella minima dei maestri (art. 341). La legge stabilì anche l istituzione di un Monte per le pensioni, ma ne affidò la regolamentazione ad atti successivi. Bisognò attendere la legge n 4646 del 16 dicembre 1878 perché fosse resa esecutiva questa disposizione. Le scuole normali Merito della legge Casati è aver in qualche modo normato la formazione iniziale del personale docente destinato alle scuole primarie (artt ). Va tuttavia rilevato che gli articoli relativi alla scuola normale erano inseriti nella sezione dedicata all istruzione elementare e non in un titolo specifico, come nel caso delle altre scuole secondarie. Tale scuola, inoltre, non prevedeva un suo specifico grado medio di istruzione. Essa, infatti, aveva una durata solo triennale e l accesso era previsto all età di 16 anni compiuti per gli alunni e di 15 per le alunne, previo superamento di un esame di ammissione (art.364). Dopo i primi due anni di corso era possibile insegnare nel solo corso inferiore delle scuole elementari. Il corso completo di tre anni della scuola normale, invece, abilitava all'insegnamento nel corso superiore delle elementari. 8 Si tratta, dunque, di una scuola marginale e di scarso spessore formativo e culturale, finalizzata ad una professione per nulla remunerativa e di scarsissimo prestigio sociale. La legge Coppino sull obbligo scolastico La legge Casati del 1859 enunciava l obbligo scolastico in modo piuttosto generico e non costituiva un argine adeguato rispetto all ostilità delle forze sociali reazionarie e del clero, all ignavia o all incapacità di moltissimi Comuni, alla diffidenza di molti strati della popolazione che preferiva profittare del contributo infantile ai lavori domestici e agricoli. Durante i governi della destra storica, nonostante gli esiti dell inchiesta parlamentare del 1864, varie proposte di legge per rendere effettivo l obbligo scolastico (Correnti 1872, Scialoja 1873) erano state respinte. 8 La possibilità di ottenere un'abilitazione dopo due soli anni fu abolita nel 1896, allorché la legge n. 293 del 12 luglio stabilì che l'unica abilitazione all'insegnamento elementare si conseguiva soltanto dopo aver completato i tre anni della scuola normale. 67 L andata delle Sinistra al potere ebbe indubbiamente un riflesso positivo sull istruzione elementare la cui obbligatorietà, gratuità e laicità costituivano un caposaldo del programma della Sinistra e alla quale era affidato il compito di preparare l estensione del suffragio. 9 Con la legge del 15 luglio 1877 n 3961, ed il successivo Regolamento del 9 novembre 1877, il ministro Coppino riaffermava l obbligo scolastico, già previsto dalla legge Casati, introducendo misure più stringenti per renderlo effettivo, basate sul principio della sanzione per gli evasori. Le soluzioni adottate La durata dell obbligo scolastico fu stabilita fino al nono anno di età, con un prolungamento di un anno in caso di mancato proscioglimento all esame conclusivo. Si tratta di un obiettivo non ambizioso, necessitato dalla consapevolezza della difficoltà a rendere effettiva la norma sull istruzione obbligatoria di fronte alla gravosità degli impegni economici necessari, alle insufficienze strutturali del sistema scolastico e alla diffusione del lavoro infantile. Della timidezza riformatrice che improntava la legge lo stesso Coppino sentì il bisogno di giustificarsi chiarendo che se considerando la molta prudenza, i temperamenti, le transazioni di questa legge c è chi non mi accusa di poco animo, gli sarò grato, e mi contenterò di soggiungergli, che desidererei io pure lasciarli da parte per proceder più lesto, ma chiedo pochissimo, purché quel poco si faccia. 10 Responsabili dell obbligo erano i genitori che potevano assicurare l istruzione ai figli o per mezzo di scuole private o con l insegnamento in famiglia o inviandoli alle scuole comunali. I genitori che non dichiaravano all ufficio municipale le modalità dell istruzione dei figli incorrevano in una ammenda che da 50 centesimi poteva aumentare fino a 10 lire in caso di continuata renitenza. Le ammende inflitte agli inadempienti ed incamerate dai Comuni dovevano essere destinate a soccorsi agli alunni bisognosi. Si trattava, comunque, di un affermazione quanto mai vaga. La legge prevedeva l organizzazione dell anagrafe scolastica e procedure per il controllo dell obbligo: il sindaco doveva compilare l elenco degli obbligati completo dell indicazione dei genitori o di che ne fa le veci; i docenti dopo la chiusura delle iscrizioni - che duravano un mese dall inizio delle lezioni - trasmettevano l elenco degli iscritti al sindaco per la verifica degli obbligati non iscritti. Si stabilirono, inoltre, misure per ampliare la frequenza scolastica con l istituzione delle scuole serali e festive. 9 Il sistema elettorale del Regno d'italia fu riformato nel 1882 con la legge 22 gennaio 1882, n. 593, relativa soprattutto ai requisiti per l'elettorato attivo, cui seguirono altri provvedimenti legislativi successivamente trasfusi nel Testo unico approvato con R.D. 24 settembre 1882, n La riforma elettorale del 1882, strettamente connessa al passaggio del timone del paese dalla Destra alla Sinistra storica, realizzò diverse importanti innovazioni. Sul piano del diritto al voto, in particolare, il criterio del censo non costituì più il titolo principale per l'elettorato attivo, perché questo fu concesso, indipendentemente dal censo, a tutti gli alfabeti che avessero superato le prove del corso elementare obbligatorio (o equivalenti), o fossero in possesso del titolo di studio superiore, agli impiegati pubblici, a coloro che avessero tenuto per un anno l'ufficio di consigliere comunale o provinciale, di giudice conciliatore, di presidente o direttore di società commerciali, agli ufficiali e sottufficiali in servizio o in congedo. In tal modo, la platea degli elettori crebbe da a Cfr. 10 Cfr. Ester De Fort, La scuola elementare dall Unità alla caduta del fascismo, Bologna, Il Mulino, 1996, p8 L applicazione della legge fu graduale. Alla legge Coppino seguirono una serie di interventi finanziari a favore degli Enti Locali, come dimostrano le leggi per finanziare parzialmente (fino a 2/3) le spese sostenute dai Comuni per l istruzione di base. Il finanziamento statale parziale, tuttavia, favoriva i Comuni del centro nord, nella misura in cui lo stesso era subordinato ad un precedente stanziamento ad opera dei Comuni. La legge determinò inizialmente un incremento della diffusione dell istruzione di base soprattutto nelle aree depresse del Paese. Nell insieme, tuttavia, i risultati non furono significativi come si sperava: l andamento della scolarità dall unità alla fine dell Ottocento, dopo un iniziale ascesa, fu segnato da un arresto del processo di diffusione dell istruzione di base. 11 La legge Coppino, dunque, non rappresentò una soluzione soddisfacente al problema dell istruzione popolare, per la quale definiva un corso elementare quantitativamente e qualitativamente insufficiente. Le vanno, in ogni caso, riconosciuti indubbi aspetti positivi nella possibilità che essa offrì ai democratici di una più coerente impostazione della battaglia per la scuola. 12 L istruzione elementare dalla legge Coppino alla fine del XIX secolo Oltre alla legge Coppino sull obbligo scolastico i governi della Sinistra vararono altri provvedimenti in favore dell istruzione popolare. L impegno a sostegno dell istruzione popolare si concretizzò, innanzitutto, nell istituzione e regolamentazione delle scuole serali e festive. Con il R. D. n 5811 del 18 novembre 1880, infatti, fu approvato il Regolamento per le scuole serali e festive di complemento all istruzione elementare obbligatoria, in applicazione dell art. 7 della legge 15 luglio 1877, n Nell intenzione del legislatore queste scuole dovevano favorire il completamento dell obbligo scolastico, soprattutto nei piccoli Comuni ove non era istituito il biennio elementare superiore, e facilitare la possibilità di frequenza scolastica nei Comuni ove il corso superiore fosse comunque presente. Le scuole complementari avevano una durata di due anni, il primo dei quali obbligatorio; tra le materie di studio erano previste, all'art. 2, nozioni di scienze naturali e d'igiene, i principali fatti della storia d'italia, i doveri del cittadino, aritmetica, il sistema metrico e la tenuta dei conti domestici, la lingua nazionale e il disegno nelle sue più facili e proficue applicazioni alle varie arti e alle industrie agricole. Nelle scuole festive per le fanciulle sarà aggiunto l insegnamento dei lavori donneschi. Ulteriori provvedimenti legislativi furono varati nel decennio finale del secolo decimo nono i quali, pur senza modificare l impostazione di base della legge n 3961 del 1877, mirarono a riorganizzare in modo complessivo l assetto e il funzionamento dell istruzione elementare. Con il R. D. n 5292 del 16 febbraio 1888, di approvazione del Regolamento unico per l istruzione elementare, il ministro Coppino ritornò sulla materia dell obbligo, precisando l organizzazione e la 11 Cfr. Ester de Fort, Storia della scuola elementare in Italia, volume I, Dall unità all età giolittiana, Milano, Feltrinelli, 1979, p. 160, grafico n 1. Dal grafico, che illustra l andamento della scolarità dal 1863 al 1901, si evince come dopo un iniziale ascesa, il processo di diffusione dell istruzione di base subisca un sostanziale arresto. 12 Cfr. Dina Bertoni Jovine, Storia dell educazione popolare, op. cit., pp9 durata del corso inferiore, di tre anni, e del corso superiore, di due anni, con ciò portando la durata complessiva della scuola elementare a cinque anni. Il Regolamento, inoltre, disciplinò, l insegnamento della religione cattolica, impartito a richiesta delle famiglie, la durata dell anno scolastico al 15 ottobre al 15 agosto con possibilità di modifiche locali, il sistema delle punizioni per gli alunni e le modalità di svolgimento degli esami di completamento dell obbligo, da effettuarsi di regola due volte l anno, con prove scritte ed orali e valutazione in decimi. Nello stesso Regolamento venne anche genericamente suggerita, all art. 34, la costituzione a fini di assistenza dei Patronati scolastici i cui compiti in materia di sostegno all istruzione popolare troveranno una più compiuta definizione nella legislazione dell età giolittiana. A fine secolo il ministro G. Baccelli intervenne nuovamente sull organizzazione e funzionamento dell istruzione elementare con il R.D. n 623 del 9 ottobre 1895 che risistemò, in modo più ampio ed articolato, le materie del R.D. n 5292 del Il nuovo Regolamento generale definì norme sull istituzione delle direzioni didattiche delle scuole elementari e sui compiti dei direttori didattici, disciplinò più esplicitamente gli obblighi dei Comuni in materia di locali scolastici e sussidi didattici; puntualizzò le norme sull istituzione delle scuole private e sulle diverse tipologie di esami previsti nella scuola elementare. Su quest ultimo aspetto va precisato che ai fini del proseguimento degli studi nelle scuole classiche, tecniche e normali non era sufficiente il superamento, al termine della classe 3a, dell esame di proscioglimento dall obbligo dell istruzione, ma era richiesto il superamento, al termine della classe 5a, dell esame di licenza elementare ulteriormente disciplinato dal R. D. n 388 del 25 giugno Nella politica scolastica della Sinistra trovarono spazio anche una serie di interventi legislativi volti a migliorare le condizioni lavorative dei maestri. A questa categoria, infatti, la Sinistra attribuiva il compito di farsi portatrice di una nuova morale laica e civile: la scuola popolare, laica, gratuita ed obbligatoria era considerata un mezzo ineguagliabile per costruire una nuova unità spirituale della nazione, superando le profonde differenze interne, di carattere regionale e ideologico. 13 Questo periodo, per quel che riguarda la vita professionale degli insegnanti, fu caratterizzato dalla crescita del costume associativo e democratico. Le Conferenze magistrali, già dalla fine degli anni Sessanta del secolo, non solo contribuirono all aggiornamento della formazione professionale, ma, attraverso l incontro e il confronto, facilitarono l organizzazione dell associazionismo. Sulla stessa linea si collocano i Congressi pedagogici che costituirono tra le occasioni più importanti di dibattito dei problemi scolastici dell Italia unitaria. Le Società magistrali di mutua assistenza, infine, oltre a perseguire scopi di tipo assistenziale, contribuirono alla formazione dello spirito di categoria e allo sviluppo di mezzi di lotta svolgendo un indubbio ruolo di pressione sui governi perché assumessero decisioni per migliorare le condizioni degli insegnanti. 14 È in questa prospettiva che si collocano la legge n 3250 del 9 luglio 1876, che aumentò di un decimo lo stipendio dei maestri definito dalla legge Casati, la legge n 4646 del 16 dicembre 1878, che istituì il Monte pensioni, già previsto dalla legge Casati, e la legge n 2986 del 1 marzo 1885 che regolamentò 13 Cfr. Ester De Fort, La scuola elementare dall Unità, op. cit., p Cfr. Cfr. Dina Bertoni Jovine, La scuola Italiana dal 1870 ai giorni nostri, Editori Riuniti, Roma, 1967, pp10 il rapporto di lavoro degli insegnanti elementari, dall assunzione tramite concorso al biennio di prova, ai criteri e procedure per il licenziamento, arginando in parte il potere e la discrezionalità dei Comuni. Nonostante i diversi provvedimenti a sostegno dell istruzione popolare, il secolo si chiuse con un bilancio deludente, in termini di risultati, della legge sull obbligo: significativo è il confronto tra il numero di iscritti alla classe prima nell anno 1901 ( ) e quanti nello stesso anno avevano sostenuto l esame di proscioglimento dall obbligo ( , il 27% ). 15 Ad ostacolare la diffusione dell alfabetizzazione, in specie nelle regioni meridionali, v erano in primo luogo le condizioni di arretratezza socio-economica. In altre parole era impensabile un rapido incremento della scolarizzazione in province dove la vita materiale era tanto arretrata, dove industrie, agricoltura, igiene, istituzioni sociali, erano abbandonate, dove l economia risentiva ancora della tradizione feudale. 16 Una delle analisi più chiare del rapporto tra la stentata vita delle istituzioni educative e le condizioni sociali fu fatta da Pasquale Villari in uno studio intitolato La scuola e la questione sociale, pubblicato sulla rivista Nuova Antologia nel novembre del I problemi evidenziati da Villari trovarono riscontro nelle inchieste sulle condizioni di vita dei contadini meridionali condotte da Sidney Sonnino e Leopoldo Franchetti nel La legge sull obbligo, inoltre, non poteva essere, e, di fatto, non fu, risolutiva di fronte alle carenze del sistema scolastico - dalle precarie condizioni degli insegnanti, alla scarsa preparazione professionale di gran parte di essi, alla insufficienza e insalubrità delle aule - carenze riconducibili alla cronica insufficienza delle risorse finanziarie destinate al comparto istruzione e, soprattutto, al settore della istruzione popolare. L andata al potere della Sinistra aveva segnato un indubbio aumento delle spese del ministero dell istruzione (da 21,3 milioni, pari all 1,7% del totale delle spese ordinarie nel 1877 a 40,2 milioni, pari al 2,7% nel ) 18 e, soprattutto, un cambiamento nella tipologia della spesa, con una diminuzione dei finanziamenti all istruzione superiore ed universitaria ed un aumento delle spese per l amministrazione (in particolare quella centrale per l espansione dell apparato burocratico - amministrativo), per la scuola secondaria a seguito della statalizzazione di numerose scuole istituite da Enti locali e, anche, un incremento di spesa per la scuola elementare. Tuttavia anche nella sua fase di massima espansione la spesa per l istruzione rimase insufficiente rispetto ai bisogni del paese ed inferiore alla media dei paesi europei più avanzati (nel , l Italia spendeva 1,3 pro capite, la Gran Bretagna 3,8, la Francia 3,5, il Belgio 5). 19 La denuncia di queste criticità, evidenziate dalle forze democratiche nel dibattito politico del tempo, indicava la necessità che lo Stato si facesse carico in prima persona dell istruzione popolare, sostituendosi ai Comuni, alle Province e ai privati e, dunque, individuava nell avocazione delle scuole elementari allo Stato la misura idonea alla soluzione dei problemi lamentati. Le riforme scolastiche dell età giolittiana 15 Cfr. Ester De Fort, La scuola elementare dall Unità, op. cit., nota n 223 p Cfr. Dina Bertoni Jovine, Storia dell educazione popolare, op. cit., p Cfr. Ivi, pp Cfr. Ester De Fort, La scuola elementare dall Unità, op. cit., p Ivi p11 L età giolittiana, segnata dall avanzare dell industrializzazione e dell urbanizzazione e insieme da una indubbia crescita civile e democratica, è caratterizzata, sotto il profilo della politica scolastica, da un più organico impegno dei governanti a sostegno dell istruzione. L accresciuto interesse dell opinione pubblica per i problemi della scuola, oltre che l accresciuta richiesta di istruzione connessa con la trasformazione strutturale dell economia italiana e lo sviluppo del sistema industriale, alimentarono un ampio dibattito politico-culturale sul sistema formativo, sul tema dell unicità o meno della scuola media, sul problema della migliore selezione della classe dirigente, ma fu la scuola elementare ad essere al centro della politica scolastica riformatrice volta al suo incremento e riorganizzazione. 20 Una prima fondamentale legge di riordinamento della scuola elementare fu la legge n 407 dell 8 luglio La legge Orlando La legge, che prese il nome dal ministro Vittorio Emanuele Orlando, raddoppiava la durata dell'obbligo scolastico portandolo a sei anni - fino al dodicesimo anno di età - con sanzioni più incisive per gli evasori. La durata della scuola elementare era definita in quattro anni al termine dei quali coloro che erano destinati quanto prima alle attività lavorative manuali avrebbero frequentato il cosiddetto corso popolare - della durata di ulteriori due anni - costituito dalla classe V e dalla classe VI, di nuova istituzione. La scuola popolare, obbligatoria e con orario ridotto da quattro a tre ore giornaliere, comprendeva insegnamenti di cultura generale, calligrafia, disegno e materie facoltative come il lavoro manuale, nozioni di agraria ed altri insegnamenti collegati a bisogni locali e, per le ragazze i lavori donneschi. Chi intendeva proseguire gli studi secondari doveva invece sostenere, compiuta la IV elementare, un esame di maturità. La stessa legge garantiva un maggior sostegno per le scuole serali e festive per adulti analfabeti, mettendo a carico dello Stato il compenso dei maestri, e tra le iniziative a supporto dell istruzione di base per i più poveri, prevedeva la refezione e l'assistenza scolastica a carico dei Comuni. La legge, infine, pur mantenendo la distinzione tra le diverse tipologie di scuole (urbane, rurali, centri maggiori e minori), fissava il minimo dello stipendio per i maestri delle scuole più piccole e, per gli stipendi dei maestri elementari delle scuole classificate, nuovi aumenti dei minimi salariali stabiliti dalla legge n dell 11 aprile La legge Orlando ha un volto contraddittorio: si presentava come un ampliamento dell istruzione primaria, ma, di fatto, riportava la scuola elementare ad una durata di quattro anni, in luogo dei consolidati cinque anni; 20 Cfr. Giacomo Cives, La scuola elementare e popolare, op. cit., p12 innalzava l obbligo scolastico con il corso popolare, ma lo caratterizzava, sin dall inizio, come una scuola inferiore, senza sbocchi e con un orario ridotto finendo per abbassare ulteriormente il livello della formazione primaria. L attuazione della legge Orlando fu lenta e incompleta, come evidenzierà l inchiesta svolta da Camillo Corradini, direttore generale per l istruzione primaria e popolare, nel L inchiesta che verteva in modo approfondito e sistematico su tutti gli aspetti dell ordinamento elementare (inclusi i problemi dell edilizia scolastica, delle istituzioni sussidiarie e preparatorie della scuola, dei servizi amministrativi e delle spese per l istruzione elementare) mise in luce ancora una volta le fragilità del sistema, le drammatiche disparità fra Nord e Sud, tra città e campagna, e il rapporto di dipendenza tra la percentuale di analfabetismo e l incapacità (oltre che indisponibilità) dei Comuni a provvedere alle scuole, ponendo in tal modo le basi per l avocazione delle scuole elementari allo Stato al fine di sottrarle alla carente gestione delle amministrazioni comunali. 21 Già dal 1883 era stato predisposto, a cura del ministro Guido Baccelli, un progetto di legge per il trasferimento allo Stato delle competenze amministrative in materia di istruzione, trasferimento che tuttavia incontrava non poche opposizioni: quella dei Comuni che pur essendo spesso latitanti se non ostili all obbligo scolastico per l oggettiva difficoltà economica ed amministrativa a farsi carico dell istruzione elementare in modo adeguato e conforme a standard di base comuni (edilizia, provvidenze e gestione del personale docente), non volevano comunque rinunciare ad una funzione che dava loro prestigio; quella dei gruppi sociali più reazionari, del clero e dei partiti conservatori, timorosi di perdere la possibilità di controllo ravvicinato consentito dall assetto amministrativo vigente; quella di componenti liberali del dibattito culturale, diffidenti nei confronti dell uniformità dell organizzazione statale. Il movimento a favore della cosiddetta avocazione, tuttavia, andò guadagnando consensi sempre più vasti, grazie anche all opera dell associazione professionale dei maestri l Unione Magistrale Nazionale e all appoggio di illustri esponenti del mondo politico-culturale. 22 Si giunse così all approvazione della legge n 487 del 4 giugno 1911che che avocava allo Stato l amministrazione delle scuole primarie dei piccoli Comuni. La legge Daneo Credaro Presentata una prima volta nel 1910 dal ministro della pubblica istruzione Edoardo Daneo, la legge fu portata all approvazione l anno successivo dal nuovo ministro Luigi Credaro. La legge suddivideva le scuole in due categorie: scuole dei capoluoghi di provincia, ancora in gestione diretta ai Comuni; scuole di tutti gli altri Comuni, poste alle dipendenze dei Provveditorati agli studi. 21 Cfr. Ivi, 1990, pp Cfr. Dina Bertoni Jovine, Storia dell educazione popolare, op.cit., p13 Lo Stato era dunque direttamente impegnato nell organizzazione e gestione dell istruzione elementare nei territori economicamente e socialmente più deboli. Animata dal principio che la scuola elementare è un servizio pubblico statale, la legge Daneo - Credaro affrontò l impegno a favore dell istruzione popolare come problema sociale ed economico, riconoscendo lo stretto rapporto esistente tra sviluppo socio-economico ed istruzione. La legge, infatti, non segnò solo l avvio dello spostamento di funzioni dai Comuni allo Stato e la conseguente ridefinizione di competenze tra l amministrazione statale e locale (istituendo, ad esempio, il ruolo provinciale dei maestri per le scuole avocate), ma intervenne su una serie di materie connesse con l obiettivo di imprimere un più forte impulso all'espansione dell'istruzione di base. La legge disciplinò in modo più rigoroso l obbligo scolastico (art.69) e nel contempo definì una serie di misure di sostegno mediane le opere sussidiarie ed integrative. L art.72, infatti, prevedeva l istituzione in ogni Comune di un Patronato scolastico, quale ente morale con scopi di assistenza scolastica, promozione di istituzioni para e pre-scolastiche e iniziative culturali. I fondi necessari sarebbero derivati da contributi dei soci, sussidi dello Stato, contributi degli Enti Locali, donazioni, legati. Cenni sull istituzione del Patronato erano contenuti nel Regolamento del 1888 e i successivi Regolamenti del 1901 e 1908 avevano anche previsto modesti sussidi da parte dello Stato, ma la legge Daneo-Credaro rappresentò un significativo passo in avanti superando la concezione paternalistica dell assistenza e configurando il Patronato come organo di propulsione finalizzato a creare le condizioni per permettere la frequenza scolastica degli alunni. Significativamente la legge non utilizzava più l espressione alunni bisognosi o poveri, il suo intento era creare servizi e non sussidi ad personam. Si tratta, sulla carta, di un livello d impostazione che non sarà mai più raggiunto in seguito, quando ritornerà sia durante il fascismo, sia nel periodo gonnelliano, un interpretazione della legge e una normativa rivolta all assistenza di tipo tradizionale (si dovrà arrivare all istituzione delle regioni per tornare ad impostazioni di diritti allo studio piuttosto che di assistenza individuale). 23 La legge, inoltre, provvide a: affrontare il problema dell istruzione obbligatoria per i militari di leva e per gli adulti analfabeti con l istituzione delle scuole reggimentali per i militari in servizio e carcerarie per i detenuti, che fossero analfabeti; assicurare mezzi alle scuole serali e festive per gli adulti analfabeti; riordinare le scuole rurali; stanziare fondi per le biblioteche popolari, scolastiche e magistrali, per le scuole speciali, per le scuole per migranti; stanziare risorse nel bilancio statale per l edilizia scolastica (con la concessione di mutui); migliorare le condizioni economiche degli insegnanti e riorganizzare l istruzione magistrale per la formazione dei docenti di base. La legge conteneva anche nuove disposizioni per i servizi centrali e provinciali. 23 Cfr. Dario Ragazzini, L amministrazione della scuola, op. cit., p14 Essa istituì la Giunta per l Istruzione elementare presso il Consiglio superiore e ridefinì i compiti del Consigli scolastico provinciale svincolandolo dal controllo del prefetto. Il nuovo Consiglio scolastico provinciale, presieduto dal Regio provveditore, divenne un organo di decentramento del Ministero della pubblica istruzione che si trovava così ad avere uno strumento locale proprio non subordinato, come il prefetto, al Ministero dell interno. 24 Fu anche istituita la Deputazione scolastica provinciale con compiti esecutivi rispetto al Consiglio ed affidata alla Deputazione governativa la supervisione finanziaria. La legge, infine, abolì la figura del direttore didattico nei Comuni le cui scuole venivano avocate allo Stato. Il progetto di espansione dell educazione popolare delineato dalla legge Daneo Credaro non riuscì a svilupparsi secondo le intenzioni: pur segnando un significativo passo avanti nella lotta all analfabetismo, l avocazione della scuola elementare allo Stato apparve comunque insufficiente, in particolare rispetto alle esigenze delle regioni meridionali afflitte da tassi pesanti di analfabetismo e da arretratezza della struttura economica. Senza tener conto delle resistenze ed ostilità dei settori più retrivi e reazionari della società, la legge fu criticata anche da esponenti illuminati del mondo culturale e politico. G. Salvemini, nell opera Problemi educativi e sociali dell Italia di oggi evidenziò l inadeguatezza delle risorse stanziate che, per altro, non potevano essere adeguatamente utilizzate dai più poveri Comuni meridionali: lo Stato concedeva mutui per la costruzione di edifici scolastici ai Comuni che ne facevano richiesta, ma le amministrazioni comunali del Sud si trovavano in condizione di tale miseria da non poter affrontare le spese di costruzione neanche con le facilitazioni concesse. 25 I maestri Fatto rilevante di questi anni fu la partecipazione degli insegnanti 26 alla realtà culturale e politica della scuola: il processo di crescita della scuola, infatti, si intrecciò con il processo di crescita delle organizzazioni professionali degli insegnanti. Nel corso della seconda metà dell Ottocento il numero dei maestri era progressivamente aumentato grazie al maggior afflusso di aspiranti alla professione, dovuto ai pur limitati miglioramenti nel corso della seconda metà del XIX secolo, e grazie anche al crescente afflusso femminile. Le maestre, inferiori di numero nei primi anni del nuovo Regno (7841 rispetto a insegnanti maschi), sopravanzarono nettamente i maestri agli inizi del XX secolo (nel 1901 le maestre erano rispetto a maestri maschi). Benché la condizione sociale ed esistenziale delle maestre fosse difficilissima per l ostilità e il pregiudizio sociale, il lavoro di insegnante risultava comunque attraente in quanto una delle poche professioni decorose consentite alle donne: per le figlie del popolo costituiva una (unica) possibilità di autonomia e crescita di status; per le famiglie della piccola borghesia la scuola normale costituiva la 24 Cfr. Ivi, p Cfr. Dina Bertoni Jovine, Storia dell educazione popolare, op. cit., pp Cfr. Ester De Fort, Gli insegnanti, in Giacomo Cives (a cura di) La scuola italiana dall Unità, op. cit., pp15 sola scuola secondaria che offrisse alle donne un istruzione eventualmente spendibile nel mondo del lavoro. 27 Era inoltre migliorata la formazione culturale dei maestri, grazie al consolidarsi di un iter formativo più solido. Era cresciuta così, una nuova leva di insegnati politicamente e socialmente più consapevoli del proprio ruolo. La crescita della coscienza associativa e partecipativa degli insegnanti portò alla costituzione, nel 1901, dell Unione Magistrale Nazionale, di ispirazione laica e democratica, presieduta da Luigi Credaro, eminente pedagogista herbartiano e poi ministro dell istruzione nei governi Giolitti, ed alla fondazione della Federazione Nazionale Insegnanti Scuola Media nel Lo stato giuridico dei maestri fu la prima grande conquista dell U.M.I., approvato il 19 febbaio1903 sotto il ministero Nasi; successivamente, l 8 aprile 1906, sotto il ministero Sidney Sonnino, fu approvato lo stato giuridico degli insegnanti di scuola media. Il rapporto di lavoro dei maestri era già stato oggetto di regolamentazione a partire dalla legge n 2986 del La legge Nasi, tuttavia, dettò nuove e più garantiste disposizioni tendenti a sottrarre il rapporto di lavoro dei maestri all arbitrio degli amministratori locali, limitando la discrezionalità (e spesso gli abusi) dei Comuni. In particolare fu stabilito che lo stipendio delle maestre fosse analogo a quello dei maestri. Nel medesimo anno, su proposta dello stesso Nasi, fu approvata la legge n 53 del 19 febbraio 1903 che riformava il Monte pensioni, in direzione di maggiori garanzie. Negli anni successivi il fronte dell associazionismo magistrale perse la sua compattezza. Le posizioni radicali dell U.M.N. - tese non solo allo sviluppo della scuola elementare, ma anche alla difesa della sua laicità ed il suo sostegno al progetto di statalizzazione della scuola elementare determinarono l allontanamento dei maestri cattolici e la fondazione nel 1906 dell associazione Niccolò Tommaseo. La guerra, poi, accentuò il logoramento delle associazioni laiche: l U.M.N. adottò una linea di neutralità patriottica, a differenza della Tommaseo schierata per un incondizionato patriottismo; e la F.N.I.S.M. si schierò per un interventismo democratico, contro l imperialismo tedesco. 29 L età giolittiana ha segnato una svolta importante per la scuola: il clima democratico favorì la richiesta di istruzione e produsse un significativo impegno politico per la crescita dell educazione elementare, ma i mezzi finanziari approntati non furono adeguati. Le gravi crisi internazionali che irrompevano sulla scena - dalla guerra di Libia al primo conflitto mondiale al tragico dopoguerra - spostarono verso altre direzioni l impegno pubblico. L analfabetismo al 37,9% nel 1911, nel dopo ben dieci anni - era sceso solo al 27,3% (con le solite gravi disparità tra Nord e Sud). 30 Le leggi del 1904 e 1911, con tutte le loro limitazioni, segnarono tuttavia la punta più avanzata, in senso democratico, della legislazione scolastica del Regno d Italia: esse rappresentavano non leggi 27 Ivi, pp Cfr. Giacomo Cives, La scuola elementare e popolare, op. cit., p Cfr. Ester De Fort, Gli insegnanti, op. cit., pp Cfr. Giacomo Cives, La scuola elementare e popolare, op. cit., p16 isolate, ma una sorta di piattaforma per ulteriori affermazioni. Negli anni successivi al dopoguerra anche la scuola seguì quel destino di involuzione della classe politica liberale [ ] e, dopo la guerra, fu travolta dalle ideologie fasciste. 31 La riforma Gentile Nel periodo giolittiano l istruzione elementare e popolare era stata interessata da cambiamenti notevoli in risposta alle esigenze poste dalla crescita economica ed industriale del paese ed al crescere dell interesse verso l istruzione primaria in strati sociali fino ad allora più indifferenti se non ostili. Anche gli altri settori dell istruzione media e secondaria furono attraversati da profonde esigenze di rinnovamento, che non si tradussero in una riforma organica, ma in un notevole materiale di elaborazione, 32 basti citare, a titolo esemplificativo, la relazione della Commissione reale del Questi settori, sotto la spinta dei ceti medi e della piccola borghesia, avevano conosciuto una massiccia espansione che, tuttavia, si era tradotta nello sviluppo di una sorta di disoccupazione intellettuale, causa di problematicità nel mercato del lavoro intellettuale, in cui la dequalificazione era parallela al rigonfiamento. 34 A questi problemi si propose di dare risposta la riforma scolastica del filosofo Giovanni Gentile. Le radici ideologiche e culturali della riforma affondavano nel terreno del liberalismo e del neoidealismo italiani che, con Benedetto Croce, ministro dell istruzione Pubblica nell ultimo governo Giolitti ( ), avevano tentato, senza successo, di portare a termine la riforma scolastica. A questo progetto si ricollegava il disegno riformatore condotto in porto da Giovanni Gentile. Con l'avvento del fascismo, infatti, lo slogan poche scuole ma buone che Croce, Gentile e Salvemini avevano già lanciato prima della guerra, trovò il clima adatto per una sua rapida applicazione. La fonte giuridica della riforma di Gentile fu la legge n 1601 del 3 dicembre 1922 che conferiva una Delegazione di pieni poteri al Governo del Re per il riordinamento del sistema tributario e della pubblica amministrazione. La legge aveva concesso per un anno poteri straordinari al governo Mussolini affinché mettesse in atto un risanamento del bilancio dello Stato e una razionalizzazione dell amministrazione pubblica: in tal modo si crearono le condizioni legislative ideali per approvare una organica legge di riforma attraverso decreti che, evitando la discussione parlamentare dopo il placet del Consiglio dei Ministri e un intesa tra il dicastero competente ed il ministero delle finanze, avevano bisogno solo della firma del re per essere pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale ed entrare in vigore. 31 Dina Bertoni Jovine, Storia dell educazione popolare, op. cit., pp Giorgio Canestri, Giuseppe Ricuperati, La scuola in Italia dalla legge Casati ad oggi, Torino, Loescher, 1976, p Con R. D n 527 del 19/11/1905, il ministro L. Bianchi aveva nominato una commissione, presieduta dall onorevole Boselli, con il compito di studiare e valutare l ordinamento degli studi secondari e di formulare proposte di riforma. Per una scelta di brani dalla Relazione della Commissione Reale per l ordinamento degli studi secondari in Italia, cfr. Giorgio Canestri, Giuseppe Ricuperati, La scuola in Italia dalla legge Casati, op. cit. pp Ivi, p17 In forza di questa delega legislativa Giovanni Gentile - ministro dal 31 ottobre 1922 al 1 luglio emanò tra maggio e dicembre del 1923 una serie di regi decreti che ridefinivano in modo incisivo l intero ordinamento dell istruzione: il R.D. n 1054 del 6 maggio 1923 relativo alla scuola media di 1 e 2 grado, il R.D. n 2012 del 30 settembre 1923 concernente l università, il R.D. n 2185 del 1 ottobre 1923 relativo alla scuola elementare, il R.D. n 3126 del 3 dicembre 1923 che disciplina l obbligo scolastico. Altri due decreti regi riformarono l amministrazione centrale e periferica della pubblica istruzione. Quella di Gentile, dopo l istituzione della scuola pubblica ad opera della legge Casati, rappresenta la riforma più organica del sistema istruzione: essa interessò tutti gli ordini di scuole e i diversi gradi dell istruzione, compresa quella superiore. Lungi dal rappresentare una semplice operazione di ingegneria scolastica, la riforma mirò a ridefinire le finalità della scuola e il suo ruolo nella società, secondo una visione elitaria della società borghese il cui assetto e funzionamento sociale voleva preservare e consolidare. I tratti salienti della riforma Gentile furono rappresentati da: la divaricazione tra scuola per la formazione dei ceti dirigenti ed intermedi e scuola per il popolo, destinato alle mansioni inferiori e senza reali possibilità di emancipazione; 35 il contenimento della scolarità media e superiore (risposta in chiave classista alla ventennale polemica contro le scuole pletoriche, l abbassamento del livello degli studi e contro il diploma come mezzo di promozione sociale); 36 il primato culturale dell asse disciplinare filosofico-umanistico con la preminenza del liceo classico, unica scuola che dava libero accesso a tutte le facoltà universitarie (i diplomati del liceo scientifico erano esclusi da Lettere e Filosofia e Giurisprudenza e l istituto magistrale dava accesso solo a Magistero, scuola superiore ancora non del tutto universitaria). Questi caratteri di fondo, funzionali ad una selezione rigorosa e all allontanamento dalla scuola di troppi aspiranti e poco dotati, spiegano la scelta dell introduzione del latino come sbarramento meritocratico - ma sostanzialmente di classe - nelle scuole secondarie inferiori (incluse le nuove scuole normali e le tecniche) 37 e la trasformazione della sezione tecnico-matematica del precedente istituto tecnico in liceo scientifico (bloccando così la più diffusa via popolare di accesso all università). 38 L ordine medio, che costituiva il perno della riforma scolastica di Gentile, è solitamente descritto con l espressione sistema scolastico a canne d organo : scuole parallele con indirizzi separati, di lunghezza diversa, non comunicanti tra loro, con una tendenziale corrispondenza tra indirizzo di scuola e un certo ceto sociale. La scuola media era articolata in istituti medi di 1 e 2 grado: - istituti medi di 1 grado: la scuola complementare, il ginnasio, il corso inferiore dell istituto tecnico e dell istituto magistrale; - istituti medi di 2 grado: il liceo classico, il corso superiore dell istituto tecnico e dell istituto magistrale, il liceo scientifico e liceo femminile. 35 Giacomo Cives, La scuola elementare e popolare, op. cit., p Ibidem. 37 Il dibattito politico-culturale sulla riforma dell ordine medio aveva visto anche la formulazione di ipotesi di scuola media unica, senza latino. Sull argomento cfr. Dina Bertoni Jovine, La scuola Italiana dal 1870, op. cit., pp Giacomo Cives, La scuola elementare e popolare, op. cit., p18 L istruzione classica fu distinta in due gradi: il ginnasio, della durata di 5 anni, 3 di corso inferiore, 2 di corso superiore e il liceo, della durata di 3 anni. L istruzione tecnica, della durata di 8 anni, prevedeva un corso inferiore di 4 anni, ove era previsto anche l insegnamento del latino, e un corso superiore, anch esso di 4 anni, articolato in due indirizzi: commercio e ragioneria, e agrimensura. L istruzione magistrale, finalizzata alla preparazione dei maestri, aveva una a durata di 7 anni, di cui i primi 4 anni costituivano il corso inferiore, gli altri 3 quello superiore. I licei scientifici non prevedevano un primo grado specifico ed avevano una durata di 4 anni. I licei femminili, destinati ad impartire un complemento di cultura generale alle giovanette che non aspirino agli studi superiori, consistevano in un corso della durata di 3 anni e, come i licei scientifici, non prevedevano un primo grado specifico. La riforma, inoltre, a sostegno del suo carattere meritocratico, disegnava un articolato sistema di esami: esami di ammissione, idoneità, promozione, licenza, abilitazione e maturità. Erano previsti esami di ammissione alla 1a classe delle scuole medie di 1 e di 2 grado e alla 4a classe del ginnasio. Chi intendeva iscriversi al liceo scientifico o femminile doveva aver superato un corso medio di 1 grado o aver conseguito l ammissione ad una scuola media di 1 grado almeno quattro anni prima. Tale semplificazione nell accesso, prevista dall art. 73 del regio decreto sull istruzione media, evidenzia il carattere dequalificato di questa tipologia di istituti di 2 grado. Gli esami di idoneità riguardavano gli alunni provenienti da scuola pareggiata o paterna che volessero accedere a classi per le quali non era necessario l esame di ammissione. Gli esami di licenza erano previsti al termine della scuola complementare e del liceo femminile e quelli di abilitazione al termine degli Istituti magistrali e tecnici. L esame di maturità, al termine del liceo, dava accesso alle Università e agli Istituti superiori. L esame di promozione era collocato nella sessione autunnale e riguardava chi nello scrutinio finale o in qualsiasi esame di luglio avesse riportato una valutazione inferiore a sei decimi in una o più materie e chi, in qualsiasi esame di luglio, non avesse potuto cominciare o concludere le prove scritte o orali. L istruzione elementare Il sistema di istruzione elementare fu articolato in tre gradi: preparatorio, della durata di tre anni, inferiore della durata di tre anni, superiore della durata di due anni. La scuola del grado preparatorio (l attuale scuola dell infanzia) restò un mero progetto, quelle del grado inferiore e superiore (che insieme riportavano la durata complessiva del corso elementare a cinque anni) non erano obbligatoria in tutti i Comuni. Il RD n 2410 del 31/08/1923, infatti, aveva riorganizzato il sistema di classificazione delle scuole distinguendo: le scuole classificate, con più di 40 alunni, le scuole provvisorie, con un numero tra 40 e 15, e le scuole sussidiate, con meno di 15 alunni, lasciate all iniziativa dei privati che vi potevano utilizzare anche personale non abilitato. Solo le scuole classificate dei centri urbani e dei maggiori centri rurali comprendevano sia il corso inferiore che superiore. Le scuole dei centri rurali minori e le scuole provvisorie avevano il solo corso inferiore. Per favorire la frequenza, sulle orme della Daneo Crearo, la riforma ribadì l istituzione in ogni Comune del patronato, attribuì facoltà ai direttori didattici di istituire un economato per sostenere le famiglie povere nelle spese scolastiche e previde la creazione in ogni direzione didattica di un circolo di mutualità scolastica per l educazione all assistenza ed alla previdenza Cfr. Ester De Fort, La scuola elementare dall Unità, op. cit., p. 365 nota n19 L educazione religiosa tornò a essere obbligatoria: l insegnamento della dottrina cattolica venne posto a fondamento e coronamento dell istruzione elementare - in coerenza con la concezione della filosofia idealistica per cui la religione rappresentava una sorta di filosofia popolare - e doveva trovare posto in molti insegnamenti - dal canto al racconto alla celebrazione di feste e ricorrenze - e non solo nelle ore specificamente dedicate. Tale scelta aveva anche un significato politico in quanto, insieme all istituzione dell esame di stato al termine della scuola secondaria, era funzionale ad acquisire il favore della Chiesa al governo Mussolini. 40 In modo contraddittorio rispetto alla sensibilità verso il dialetto mostrata da Giuseppe Lombardo Radice 41 nel testo dei programmi didattici emanati nel novembre del 1923, il decreto sull istruzione elementare adottava una linea di snazionalizzazione delle terre redente e delle minoranze linguistiche rendendo obbligatorio l insegnamento in Italiano in tutte le scuole e stabilendo che, laddove si parlasse abitualmente una lingua diversa, questa sarebbe stato oggetto di studio come seconda lingua in ore aggiuntive. 42 La riforma, in ottemperanza agli impegni internazionali che in occasione della Conferenza Internazionale di Washington del 1919 l Italia aveva assunto in materia di età minima di ammissione al lavoro, estendeva la durata dell obbligo scolastico fino al 14 anno di età; si trattava, tuttavia, di una disposizione destinata a restare sulla carta dato che l obbligo restava limitato alla frequenza delle scuole effettivamente esistenti nei Comuni. Dopo la scuola elementare per coloro che non erano destinati agli studi - erano previste due scuole di livello inferiore, entrambe prive di sbocchi ulteriori, il cui compito era quello di assicurare il completamento dell obbligo senza suscitare fallaci illusioni di ascesa sociale e senza stornare dai compiti produttivi la massa dei fanciulli frugens consumere nati : la scuola integrativa, inclusa nell ordinamento elementare, a carattere preprofessionale, pensata per i futuri operai e soprattutto contadini, la cui istituzione presupponeva, tuttavia, l impegno del Comune a dotare la scuola di mezzi didattici e personale sussidiario; 2 - la scuola complementare, inclusa nell ordine medio, della durata di tre anni, erede del corso popolare, che doveva accogliere un utenza popolare di tipo urbano destinata ad impieghi modesti nei gradi più bassi dell amministrazione ed occupazioni professionalmente poco definite. Questa scuola si rivelò un fiasco: fu disertata dagli strati inferiori della piccola borghesia e del proletariato urbano, per i quali era stata concepita, nonostante che sin da subito fosse oggetto di ritocchi con l introduzione di corsi integrativi biennali per lo studio del latino, allo scopo di aprire lo sbocco in alcune scuole secondarie. 40 Ivi, p Giuseppe Lombardo Radice (Catania, 1879 Cortina d'ampezzo, 1938) è stato un pedagogista italiano, collaboratore di Giovanni gentile. Negli anni , durante il ministero di Giovanni Gentile, come direttore generale dell istruzione elementare provvide alla stesura dei programmi ministeriali per la scuola primaria, nei quali valorizzava l'uso delle lingue regionali nel rispetto delle differenze storiche degli italiani. Dopo il delitto Matteotti si dimise dall incarico ministeriale. 42 Per la verità anche in precedenza le minoranze linguistiche non erano state affatto tutelate. La legge Daneo Credaro aveva confinato in orario aggiuntivo l insegnamento del francese, in Valle d Aosta. L art. 89 della legge recitava: Nei paesi nei quali si parla abitualmente la lingua francese, l insegnamento di questa lingua dovrà essere impartito dal maestro in tutte le classi elementari e in ore aggiunte all'orario delle scuole medesime. Nei suddetti comuni ove siano istituita la 5a e 6a classe popolari, l'insegnamento del francese dovrà essere sempre impartito come materia obbligatoria oltre le tre ore dell' orario per le materie obbligatorie [ ]. Cfr. Ester De Fort, La scuola elementare dall Unità, op.cit., pp Ivi, p20 Nel 1928 il ministro Belluzzo inglobò nella scuola di avviamento professionale i corsi postelementari (integrativo e complementare). La riforma Gentile si occupò anche dell amministrazione scolastica centrale e periferica il cui assetto fu ridefinito attraverso un drastico rafforzamento dell intero ordinamento gerarchico nella prospettiva del pieno controllo statale sulla scuola. Con il R.D. n 1753 del 16/07/1923 fu tutto abolita ogni forma di elettività in seno ai vari organismi collegiali: il Consiglio superiore della pubblica istruzione, riportato alla struttura definita dalla legge Casati, doveva limitarsi ad una funzione meramente consultiva ed al suo interno furono soppresse la Giunta per l istruzione media (prevista dalla legge n 141/1906 sullo stato giuridico degli insegnanti delle scuole medie regie e pareggiate) 44 e quella per l istruzione primaria istituita dall art.77 della legge Daneo Credaro del In ambito locale furono anche soppressi i parlamentini scolastici, vale a dire i Consigli scolastici provinciali e le Deputazioni scolastiche, sostituiti da un Consiglio scolastico regionale privo di componenti elettive presieduto dal Provveditore regio. Alle dirette dipendenze del Provveditore erano posti gli ispettori scolastici e i direttori didattici la cui funzione di controllo dei maestri fu intensificata attraverso lo strumento delle note di qualifica. Dalla politica dei ritocchi alla progressiva fascistizzazione della scuola La più fascista delle riforme non fu particolarmente amata dai fascisti: il sistema formativo delineato da Gentile, infatti, fu da subito oggetto di aggiustamenti che, pur non alterandone inizialmente la fisionomia, lo resero più confacente alle esigenze politiche del regime. La politica dei ritocchi nasceva da motivazioni diverse. C era in primo luogo l ostilità della piccola e media borghesia nei confronti di una riforma che aveva fatto del liceo classico, scuola aristocratica, troppo severa e selettiva nei propri confronti, la vera scuola per le élite. 45 Tant è che il ministro Fedele, venendo incontro alle richieste dell opinione borghese, contraria alla severità e rigore di studio voluto da Gentile, autorizzò sessioni straordinarie degli esami di maturità. 46 Il fascismo, inoltre, trasformandosi in regime, richiedeva un più pervasivo e raffinato uso politico della scuola in funzione del controllo sociale e guardava con diffidenza ad una riforma che, per la sua matrice ideologica e politica ispirata al vecchio liberalismo, avrebbe rallentato il processo di "fascistizzazione" della società e dello Stato Dalla legge n 141 dell 8 aprile 1906; G.U.n 106 del 05/05/1906; governo Sidney Sonnino, ministro Boselli. Art. 15. È istituita nella Giunta del Consiglio superiore una Sezione per l'istruzione media, composta: 1 di quattro consiglieri membri della Giunta medesima scelti dal ministro; 2 di un preside o direttore e di due professori ordinari (titolari) da almeno sette anni di scuole medie governative; 3 di un preside o direttore o professore ordinario (titolare) da almeno sette anni nelle scuole medie pareggiate. Essi saranno eletti, rispettivamente, secondo norme che verranno fissate nel regolamento, dai capi degli istituti governativi, dagli insegnanti governativi, dai capi e insegnanti pareggiati. 45 Cfr. Giuseppe Ricuperati, La scuola nell Italia unita, in Storia d Italia, vol. 5**, I documenti, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1973, p. 26 (dalla versione PDF scaricata dal sito della Facoltà di Lettere e Filosofia dell Università degli studi si Sassari, data 02/02/2013). 46 Cfr. Dina Bertoni Jovine, La scuola Italiana dal 1870, op. cit., p Cfr. Giuseppe Ricuperati, La scuola nell Italia unita, op. cit., p Vedere altro
CENNI DI STORIA DELLA SCUOLA MATERNA / DELL INFANZIA LA SCUOLA DELL INFANZIA. ASPETTI STORICI Risale al 1896 la disposizione normativa che istituisce accanto ad ogni scuola normale un giardino d infanzia Dettagli Legge Casati: anno 1859
IL SISTEMA SCOLASTICO ITALIANO DALLE ORIGINI AD OGGI Legge Casati: anno 1859 Legge Casati. Il fatto innovativo è l obbligatorietà dell istruzione come formazione di base per tutti. La scuola è statale Dettagli Scuola di commercio maschile serale Angelo Bargoni
ARCHIVIO DI STATO DI CREMONA Scuola di commercio maschile serale Angelo Bargoni Inventario (1906-1973) La scuola serale maschile di commercio di Cremona fu istituita il 22 gennaio 1894, per iniziativa Dettagli Storia contemporanea WELFARE STATE Percorso analitico tra lo storico e il sociale
Facoltà di Scienze Sociali Lezioni di Storia contemporanea WELFARE STATE Percorso analitico tra lo storico e il sociale PROGRAMMA DELLE LEZIONI Prima parte Concezione del welfare state e caratteri generali; Dettagli Scuola e istruzione nelle campagne italiane nella prima metà del Novecento. Luca Montecchi
Scuola e istruzione nelle campagne italiane nella prima metà del Novecento Luca Montecchi Istruzione rurale: - forma di istruzione elementare - alfabetizzazione e socializzazione dei giovani contadini Dettagli Tappe della trasformazione fascista dello Stato. Gli eventi
Tappe della trasformazione fascista dello Stato Gli eventi DESTRA CENTRO SINISTRA GRUPPI POLITICI SEGGI Partito Comunista d'italia 19 Partito Socialista Italiano 22 Partito Socialista Unificato 24 Partito Dettagli Quadro storico degli ordinamenti scolastici vigenti
Quadro storico degli ordinamenti scolastici vigenti AIMC ANIR ISSRM UCIIM Milano, 29 novembre 2003 Corso di preparazione al concorso per gli Insegnanti di Religione: e: Stefano Pierantoni (UCIIM Milano), Dettagli La scuola dell infanzia è un ambiente educativo di esperienze concrete e di apprendimento riflessivo che integra le differenti forme del fare,
ITALIA Introduzione La riforma del sistema italiano è stata oggetto di numerose discussioni e polemiche. La legge di riforma dell ordinamento varata nel 2000 è stata successivamente abrogata dal nuovo Dettagli ITALIA. 2. Controllo amministrativo e importanza dell istruzione finanziata con fondi pubblici
ITALIA I DESCRIZIONE DEL SISTEMA EDUCATIVO 1. Popolazione educativa e lingua di istruzione Nell anno scolastico 2005-2006, il totale degli studenti, a tutti i livelli scolastici, è stato di 7.714.557, Dettagli RIFORME DELLA SCUOLA ITALIANA
LICEO SOCIO-PSICO-PEDAGOGICO, DELLE SCIENZE SOCIALI E LINGUISTICO - "F. DE SANCTIS"- PATERNO' A.S. 2009-10 RIFORME DELLA SCUOLA ITALIANA Prof. Sergio Pignato Legge Casati (Regno di Sardegna, 1859 e poi Dettagli LE LEGGI ELETTORALI. Estremi Oggetto Elementi innovativi essenziali Legge 2 agosto 1848
LE LEGGI ELETTORALI Estremi Oggetto Elementi innovativi essenziali Legge 2 agosto 1848 Introduce sul modello francese il consiglio come assemblea rappresentativa. Regno Subalpino Regno di Sardegna Legge Dettagli (ATTI DEL GOVERNO N. 3725). LEGGE in data 13 novembre 1859 sul Riordinamento dell Istruzione pubblica. VITTORIO EMANUELE II, ECC. ECC.
(ATTI DEL GOVERNO N. 3725). LEGGE in data 13 novembre 1859 sul Riordinamento dell Istruzione pubblica. VITTORIO EMANUELE II, ECC. ECC. In virtù dei poteri straordinarii a Noi conferiti colla Legge del Dettagli Storia dalla città e dell urbanistica Sviluppo dell urbanistica in Italia: dalla legge 2359 alla legge 1150/1942
Università di Pisa Facoltà di Ingegneria AA 2014/2015 CORSO DI LAUREA IN INGEGNERIA EDILE-ARCHITETTURA Luisa Santini TECNICA URBANISTICA I Storia dalla città e dell urbanistica Sviluppo dell urbanistica Dettagli REGOLAMENTO DELLA SCUOLA DELL INFANZIA COMUNALE
REGOLAMENTO DELLA SCUOLA DELL INFANZIA COMUNALE Approvato con delibera di Consiglio Comunale n. 6 del 13.01.1998 Revisioni: NOTE: 1 TITOLO I FINALITA DELLE SCUOLE DELL INFANZIA COMUNALI ART. 1 - FINALITA Dettagli CAMERA DEI DEPUTATI PROPOSTA DI LEGGE
Atti Parlamentari 1 Camera dei Deputati CAMERA DEI DEPUTATI N. 1343 PROPOSTA DI LEGGE D INIZIATIVA DEI DEPUTATI RODEGHIERO, ALBORGHETTI, APOLLONI, BAGLIANI, BAL- LAMAN, BALOCCHI, BIANCHI CLERICI, CE, FAUSTINELLI, Dettagli Guida alla riforma Tratto dal sito del ministero
DECRETO MINISTERIALE N. 91 Requisiti dei componenti delle commissioni giudicatrici dei concorsi per titoli ed esami per l accesso ai ruoli del personale docente della scuola dell infanzia, primaria, secondaria Dettagli Ordinanza Ministeriale n. 92 Prot. n. 11075 del 5.11.2007
IL MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE Ordinanza Ministeriale n. 92 Prot. n. 11075 del 5.11.2007 Visto il Regio Decreto 4 maggio 1925, n. 653, contenente disposizioni sugli studenti, esami e tasse negli Dettagli Scaricato da: www.formazione.forumcommunity.net
LA RIFORMA GENTILE La prima guerra mondiale testimoniò ulteriormente che la scuola non riusci a formare sentimenti patriottici e di amore nazionale. Con Gabelli e con il positivismo si era cercato di delineare Dettagli Il crollo dello stato liberale e l avvento del fascismo
L Italia fascista Il crollo dello stato liberale e l avvento del fascismo La nascita e l affermazione del Fascismo La prima riunione del movimento dei fasci di combattimento si tenne a Milano nel 1919. Dettagli Regolamento degli studi liceali (del 25 giugno 2008)
Regolamento degli studi liceali (del 25 giugno 2008) 5.1.7.2 IL CONSIGLIO DI STATO DELLA REPUBBLICA E CANTONE TICINO richiamati la Legge sulle scuole medie superiori del 26 maggio 1982 e il relativo Regolamento Dettagli Valutazione degli studenti
- La Valutazione Valutazione degli studenti Valutazione dei docenti Valutazione d Istituto Valutazione degli studenti Tipi di PROVE Interrogazioni Compiti scritti Relazioni Prove di comprensione Produzioni Dettagli Diritto allo studio. da quando, come è concepito, vengono rispettate norme e leggi in questo senso?
Diritto allo studio da quando, come è concepito, vengono rispettate norme e leggi in questo senso? La Costituzione Il 1 luglio del 1866 fu approvata la prima Costituzione della Romania, che ha subito delle Dettagli D.R. N. 1002/14 IL RETTORE
L università che cambia Il volto e l organizzazione degli atenei in Italia è in continua trasformazione. Nell anno accademico 2001/2002, infatti, è stata applicata in tutti gli atenei la riforma universitaria Dettagli REGOLAMENTO CONSIGLIO COMUNALE DEI RAGAZZI DELLA CITTA DI LENDINARA
REGOLAMENTO CONSIGLIO COMUNALE DEI RAGAZZI DELLA CITTA DI LENDINARA Adottato con Deliberazione di Consiglio Comunale n. 74 del 29 Settembre 2006 Modificato con Deliberazione di Consiglio Comunale n. 66 Dettagli Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi
Repubblica e Cantone 340 Ticino Estratto Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi Volume 134 Bellinzona, 27 giugno 34/2008 Regolamento degli studi liceali (del 25 giugno 2008) IL CONSIGLIO Dettagli Dalle leggi Casati e Siccardi ai decreti Pepoli
Dalle leggi Casati e Siccardi ai decreti Pepoli MOTIVAZIONE E PERCORSO SEGUITO Il nostro lavoro parte dalla domanda sul rapporto che c è tra la nascita della nostra scuola e l unità d Italia. Le origini Dettagli Il Ministro delle Politiche Agricole e Forestali
Div. XII decreto n. 1986/05 Il Ministro delle Politiche Agricole e Forestali VISTA la legge 06 febbraio 2004, n. 36 concernente il nuovo ordinamento del Corpo Forestale dello Stato; VISTI i decreti in Dettagli QUANTI ANNI DURA LA SCUOLA?
QUANTI ANNI DURA LA SCUOLA? La scuola è obbligatoria dai 6 ai 16 anni e comprende: 5 anni di scuola primaria (chiamata anche elementare), che accoglie i bambini da 6 a 10 anni 3 anni di scuola secondaria Dettagli CAPO I. Interventi regionali per il diritto allo studio. Art. 1
Legge regionale 26 maggio 1980, n. 10 Norme regionali in materia di diritto allo studio. 1 Quando le disposizioni della presente legge menzionano un Assessorato, la menzione si intende riferita alla Direzione Dettagli ADOZIONE DEI LIBRI DI TESTO NELLE SCUOLE PRIMARIE E NELLE SCUOLE E NEGLI ISTITUTI DI ISTRUZIONE SECONDARIA
ADOZIONE DEI LIBRI DI TESTO NELLE SCUOLE PRIMARIE E NELLE SCUOLE E NEGLI ISTITUTI DI ISTRUZIONE SECONDARIA DI PRIMO E SECONDO GRADO PER L'ANNO SCOLASTICO 2005/2006 (C.M. 22.4.2005 N. 46). a cura di Libero Dettagli BREVE STORIA DELLA SCUOLA PRIMARIA DALLA LEGGE CASATI (1859) AI PROGRAMMI DEL 1955
BREVE STORIA DELLA SCUOLA PRIMARIA DALLA LEGGE CASATI (1859) AI PROGRAMMI DEL 1955 Premessa Questo breve excursus risulterà utile per comprendere meglio le informazioni che emergono dai registri delle Dettagli DOCUMENTO INGEGNERI DIPENDENTI
DOCUMENTO INGEGNERI DIPENDENTI ASSEMBLEA PRESIDENTI DEL 7 SETTEMBRE 2010 CONGRESSO NAZIONALE DEGLI ORDINI PROVINCIALI A TORINO GLI INGEGNERI IN ITALIA L evoluzione dell ingegneria negli ultimi decenni, Dettagli LINEE ESSENZIALI DELLA SCUOLA ITALIANA DEL NOVECENTO a cura del prof. ALESSANDRO MILITERNO, dirigente tecnico presso l USR del Piemonte
LINEE ESSENZIALI DELLA SCUOLA ITALIANA DEL NOVECENTO a cura del prof. ALESSANDRO MILITERNO, dirigente tecnico presso l USR del Piemonte Legge CASATI: R.D.13/11/1859 entrata in vigore nel gennaio 1860 rappresenta Dettagli LA COMUNITÀ SCOLASTICA. (sintesi dal testo Comunità di Paolo Ronchetti Ed. Zanichelli)
LA COMUNITÀ SCOLASTICA. (sintesi dal testo Comunità di Paolo Ronchetti Ed. Zanichelli) 1 LE NORME Per una civile convivenza, ogni società (quindi anche quella scolastica) deve avere delle regole. Esistono Dettagli Legge sulla formazione continua dei docenti 1 (del 19 giugno 1990)
Legge sulla formazione continua dei docenti 1 (del 19 giugno 1990) 5.1.4.3 IL GRAN CONSIGLIO DELLA REPUBBLICA E CANTONE TICINO visto il messaggio 15 novembre 1989 n. 3528 del Consiglio di Stato, d e c Dettagli REGOLAMENTO DELLA SCUOLA MATERNA
ASILO INFANTILE DI SIZIANO REGOLAMENTO DELLA SCUOLA MATERNA PARTE PRIMA FINALITA E CARATTERI DELLA SCUOLA MATERNA Art. 1 La Scuola dell Infanzia Paritaria gestita dall Ente Morale Asilo Infantile di Siziano Dettagli STATUTO DELLA ASOCIACIÓN DE MADRES Y PADRES DE ALUMNOS DEL LICEO ESPAÑOL CERVANTES DE ROMA
STATUTO DELLA ASOCIACIÓN DE MADRES Y PADRES DE ALUMNOS DEL LICEO ESPAÑOL CERVANTES DE ROMA Atto Constitutivo e Statuto del 1998, modificato nelle Assemblee del 09.06.10 e 11.06.12 ITALIANO STATUTO DELLA Dettagli Indicazioni per laureati non abilitati (e per gli iscritti alle lauree quinquennali e lauree specialistiche che permettono l accesso all insegnamento)
Indicazioni per laureati non abilitati (e per gli iscritti alle lauree quinquennali e lauree specialistiche che permettono l accesso all insegnamento) DECRETO 10 settembre 2010, n. 249 Regolamento concernente: Dettagli Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca Ufficio Scolastico Regionale per la Campania
Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca Ufficio Scolastico Regionale per la Campania DIREZIONE GENERALE Formazione docenti neoassunti a.s. 2015/2016 CONTENUTI 1. Oggetto, finalità e Dettagli REGOLAMENTO UNITARIO DELLE SCUOLE DELL INFANZIA ADERENTI ALLA
REGOLAMENTO UNITARIO DELLE SCUOLE DELL INFANZIA ADERENTI ALLA f.i.s.m. PIEMONTE Federazione Italiana Scuole Materne REGIONE PIEMONTE Maggio 2012 Pag. 1 PARTE PRIMA Finalità e caratteri della scuola dell Dettagli Intesa per l insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche
NOTIZIARIO DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA a cura della Segreteria Generale ANNO 46 - NUMERO 3 30 GIUGNO 2012 Intesa per l insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche Il 28 Giugno Dettagli L abolizione della pena di morte in Italia
L abolizione della pena di morte in Italia 1. Dal Medioevo all Ottocento: il primato della Toscana. La pena capitale cominciò ad essere applicata in Italia dall Imperatore Enrico II, all inizio dell XI Dettagli LINEE GUIDA PER L ACCOGLIENZA E INTEGRAZIONE DEGLI ALUNNI STRANIERI ISTITUTO COMPRENSIVO DELLA VALLE VERSA AREA AMMINISTRATIVA
LINEE GUIDA PER L ACCOGLIENZA E INTEGRAZIONE DEGLI ALUNNI STRANIERI ISTITUTO COMPRENSIVO DELLA VALLE VERSA AREA AMMINISTRATIVA L ISCRIZIONE Le iscrizioni dei minori stranieri, indipendentemente dalla regolarità Dettagli Il Ministro dell Istruzione, dell Università e della Ricerca
Decreto N. 5669 IL MINISTRO VISTO VISTA VISTO VISTA VISTA l articolo 34 della Costituzione; la Legge 8 ottobre 2010, n. 170, recante Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito Dettagli R E P U B B L I C A I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO. Il Consiglio di Stato. in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) SENTENZA
Page 1 of 9 N. 04563/2012REG.PROV.COLL. N. 07065/2008 REG.RIC. R E P U B B L I C A I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato Dettagli Il Ministro dell Istruzione, dell Università e della Ricerca
Il Ministro dell Istruzione, dell Università e della Ricerca Decreto n. 85 del 18 novembre 2005 VISTO VISTO VISTO VISTA VISTO Il decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, con il quale è stato approvato Dettagli Ordinamenti. Scuola dell Infanzia e primo ciclo Regolamento dpr 89/2009 Leggere da art. 2 a art. 5. Scuola dell infanzia
Ordinamenti Il sistema di istruzione nazionale è interessato ad una fase di riforma degli ordinamenti che interessa tutti gli ordini di scuola e che si realizzerà in un arco di tempo molto ampio. Una prima Dettagli LA NORMATIVA MINISTERIALE E LE PROCEDURE DELL ISTITUTO TORNO PER LA VALUTAZIONE FINALE
ISTITUTO D ISTRUZIONE SECONDARIA SUPERIORE G. TORNO Indirizzi Tecnici Settore Economico e Tecnologico Indirizzi Liceali Scientifico e Scienze Umane LA NORMATIVA MINISTERIALE E LE PROCEDURE DELL ISTITUTO Dettagli L autonomia scolastica
L autonomia scolastica di Giacomo D Alterio La Legge 7 agosto 1990 n. 241, che detta le nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto d accesso ai documenti amministrativi, meglio Dettagli http://www.pubblica.istruzione.it/ministro/comunicati/2009_miur/2808...
Ufficio Stampa COME SI DIVENTA INSEGNANTI: ECCO LE NUOVE REGOLE UN ANNO DI TIROCINIO PER LEGARE TEORIA A PRATICA ASSUNZIONI SOLO IN BASE ALLA NECESSITÀ PER EVITARE IL PRECARIATO PIÙ INGLESE E COMPETENZE Dettagli LINEE COMUNI DI ORIENTAMENTO PER IL RINNOVO DEL CONTRATTO DELLA SCUOLA
LINEE COMUNI DI ORIENTAMENTO PER IL RINNOVO DEL CONTRATTO DELLA SCUOLA Per la piena contrattualizzazione del rapporto di lavoro. Il Contratto come diritto dei lavoratori riconosciuto dalla Costituzione. Dettagli ISTITUTO COMPRENSIVO STATALE DI POGGIO RUSCO MN. Scuola dell infanzia, Scuola primaria, Scuola secondaria di primo grado
ISTITUTO COMPRENSIVO STATALE DI POGGIO RUSCO MN Scuola dell infanzia, Scuola primaria, Scuola secondaria di primo grado PREMESSA La scuola oggi deve affrontare il tema delle relazioni, dell incontro con Dettagli Programmi per la Scuola elementare e Orientamenti per la Scuola Materna quadro sinottico elaborato da Gianna Marrone
Programmi per la Scuola elementare e Orientamenti per la Scuola Materna quadro sinottico elaborato da Gianna Marrone Legge Ministro e Compilatore Obbligo scolastico Struttura Note R.D. 3725 del 13.11.1859 Dettagli COMUNICATO STAMPA. Varata la Riforma dell accesso alle professioni e dei relativi esami di Stato
COMUNICATO STAMPA Varata la Riforma dell accesso alle professioni e dei relativi esami di Stato Il Ministro Moratti: Professionisti più qualificati a tutela degli interessi dei cittadini Il Consiglio dei Dettagli Giornata di studio su alcuni temi di interesse per i Comuni
LUIGI PEDRAZZINI Dipartimento delle istituzioni Giornata di studio su alcuni temi di interesse per i Comuni Rivera, 27. ottobre 2005 Attenzione: fa stato l intervento pronunciato in sala. A dipendenza Dettagli Riconoscimento e spendibilità dei titoli rilasciati dalle strutture ecclesiastiche accademiche di formazione *
Il cammino degli ISSR: verifiche e prospettive Roma, 9 marzo 2010 Riconoscimento e spendibilità dei titoli rilasciati dalle strutture ecclesiastiche accademiche di formazione * Mons. Mauro Rivella, Sottosegretario Dettagli REGOLAMENTO ISTITUTIVO DEL CONSIGLIO DEI BAMBINI E DEI RAGAZZI
REGOLAMENTO ISTITUTIVO DEL CONSIGLIO DEI BAMBINI E DEI RAGAZZI PREMESSA 1. La Regione Lazio, in attuazione dei principi statutari e al fine della concreta applicazione della Carta europea riveduta di partecipazione Dettagli ELENCO DELLE FESTIVITÀ CIVILI, MILITARI E RELIGIOSE
ELENCO DELLE FESTIVITÀ CIVILI, MILITARI E RELIGIOSE Le festività civili, militari e religiose scandiscono, come le stagioni, la vita scolastica e i componimenti degli alunni, in particolare nella scuola Dettagli Legge concernente l aggiornamento dei docenti del 19 giugno 1990; modifica
1 Foglio ufficiale 16/2014 Venerdì 27 febbraio 1776 LA SEGRETERIA DEL GRAN CONSIGLIO, visto il regolamento sulle deleghe del 24 agosto 1994, ordina la pubblicazione della presente legge nel Foglio ufficiale Dettagli REGOLAMENTO CONSIGLIO COMUNALE DEI RAGAZZI DELLA CITTA DI LENDINARA
REGOLAMENTO CONSIGLIO COMUNALE DEI RAGAZZI DELLA CITTA DI LENDINARA Introduzione Che cos è il Consiglio Comunale dei Ragazzi (CCR)? Si tratta di uno degli istituti di partecipazione all amministrazione Dettagli STATUTO SEDE - ORIGINE - NATURA GIURIDICA - FINALITÁ
STATUTO SEDE - ORIGINE - NATURA GIURIDICA - FINALITÁ Articolo 1 L asilo infantile del Capoluogo, oggi Scuola Materna, con sede nel Comune di Calcinato, ebbe origine nel 1898. Si costituì mediante il generoso Dettagli DOMANDE E RISPOSTE CAPITOLO: LA FAMIGLIA E IL DIRITTO
DOMANDE E RISPOSTE CAPITOLO: LA FAMIGLIA E IL DIRITTO 1. QUANDO INIZIA A PORSI IL PROBLEMA DELLA RELAZIONE GIURIDICA DEI RAPPORTI FAMILIARI? Nell ambito della nascita dello stato moderno nel secolo XIX. Dettagli Disciplina delle professioni sanitarie ausiliarie infermieristiche e di igiene sociale, nonché dell'arte ausiliaria di puericultrice.
L. 19 luglio 1940, n. 1098 (1). Disciplina delle professioni sanitarie ausiliarie infermieristiche e di igiene sociale, nonché dell'arte ausiliaria di puericultrice. (1) Pubblicata nella Gazz. Uff. 14 Dettagli Allegato al D.R. n.13653 del 3 agosto 2006
Allegato al D.R. n.13653 del 3 agosto 2006 Procedura di valutazione della preparazione di base finalizzata all iscrizione ai corsi speciali di cui all art. 2, comma 1-c bis e comma 1 ter della Legge 143/2004, Dettagli REGOLAMENTO DEL CIVICO ISTITUTO MUSICALE PAREGGIATO GAETANO DONIZETTI
38 REGOLAMENTO DEL CIVICO ISTITUTO MUSICALE PAREGGIATO GAETANO DONIZETTI ADOTTATO DAL CONSIGLIO COMUNALE CON DELIBERAZIONE N. 139/27010 P.G. NELLA SEDUTA DEL 21/09/1998 Premessa Il Civico Istituto Musicale Dettagli Viene istituita con Regio Decreto del Regno di Sardegna la Scuola Normale situata in via Barberia, palazzo Zambeccari Il 1 gennaio 1861 iniziano le
Viene istituita con Regio Decreto del Regno di Sardegna la Scuola Normale situata in via Barberia, palazzo Zambeccari Il 1 gennaio 1861 iniziano le prime lezioni con 23 allieve La scuola inizialmente è Dettagli Art. 1. Art. 2. Art. 3
1 ATTO DI ORGANIZZAZIONE RELATIVO ALLA SCUOLA REGIONALE DI POLIZIA LOCALE ED ALL OSSERVATORIO REGIONALE DI POLIZIA LOCALE DI CUI ALLA L.R. 2 AGOSTO 1997, N. 83 (Approvato con DGR n. 883 del 10.10.2001 Dettagli REGOLAMENTO DELLA CONFERENZA CITTADINA DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE AUTONOME STATALI E PARITARIE DELL INFANZIA E DEL PRIMO CICLO DI ISTRUZIONE
REGOLAMENTO DELLA CONFERENZA CITTADINA DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE AUTONOME STATALI E PARITARIE DELL INFANZIA E DEL PRIMO CICLO DI ISTRUZIONE TITOLO I DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 1 Finalità 1.1 Il Dettagli NUOVA NORMATIVA DEL DIRITTO ALLO STUDIO
Legge regionale 26 aprile 1985, n. 30 NUOVA NORMATIVA DEL DIRITTO ALLO STUDIO TITOLO I - PRINCIPI GENERALI Art. 1 Finalità La Regione, al fine di concorrere alla realizzazione del diritto allo studio, Dettagli RELAZIONE SULLO STATO DI ATTUAZIONE DELLE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI RIDUZIONE E TRASPARENZA DEGLI ADEMPIMENTI AMMINISTRATIVI
Legge 12 luglio 2011, n. 112 Legge 12 luglio 2011, n. 112 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana 19 luglio 2011, n. 166) Istituzione dell Autorità garante per l infanzia e l adolescenza. Dettagli proposta di legge n. 302
REGIONE MARCHE 1 ASSEMBLEA LEGISLATIVA proposta di legge n. 302 a iniziativa della Giunta regionale presentata in data 17 febbraio 2009 NORME IN MATERIA DI TUTELA DEI CONSUMATORI E DEGLI UTENTI (669) REGIONE Dettagli INFORMATIVA N. 16. OGGETTO : Pensioni ai figli studenti superstiti di iscritto.
ISTITUTO NAZIONALE DI PREVIDENZA PER I DIPENDENTI DELL AMMINISTRAZIONE PUBBLICA Roma, 05/10/1999 Dirigenti Generali Direzione Centrale Prestazioni Previdenziali Ufficio I Normativa e AA.GG. Prot. 1796/M Dettagli Schema di regolamento concernente la formazione iniziale degli insegnanti (Atto 205) PARERE APPROVATO
Schema di regolamento concernente la formazione iniziale degli insegnanti (Atto 205) PARERE APPROVATO La Commissione VII (Cultura, scienza, istruzione), esaminato lo schema di decreto del Presidente della Dettagli Guglielmo Faldetta LA GOVERNANCE DELLE UNIVERSITÁ STATALI E NON STATALI PRIMA E DOPO LA RIFORMA GELMINI
Guglielmo Faldetta LA GOVERNANCE DELLE UNIVERSITÁ STATALI E NON STATALI PRIMA E DOPO LA RIFORMA GELMINI Il tema della governance è stato ed è tuttora certamente uno dei punti al centro del dibattito sulla Dettagli Circolare Ministeriale 15 gennaio 2008, n. 9 Adozione dei libri di testo per l'anno scolastico 2008/2009
Dipartimento per l Istruzione Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici Circolare Ministeriale 15 gennaio 2008, n. 9 Adozione dei libri di testo per l'anno scolastico 2008/2009 www.gildanapoli.it Dettagli DAGLI ESAMI DI RIPARAZIONE AI DEBITI FORMATIVI I PROVVEDIMENTI PIU RECENTI
DAGLI ESAMI DI RIPARAZIONE AI DEBITI FORMATIVI L abolizione degli esami di riparazione viene decisa con due provvedimenti: la legge n. 517 del 4 agosto 1977, che abolisce gli esami di riparazione nella Dettagli LIBERA UNIVERSITA DEGLI STUDI S. PIO V STATUTO DI AUTONOMIA. Sezione prima. Disposizioni generali. Art. 1
LIBERA UNIVERSITA DEGLI STUDI S. PIO V STATUTO DI AUTONOMIA Sezione prima Disposizioni generali Art. 1 1. E istituita in Roma la Libera Università degli Studi S. Pio V, di seguito denominata Università. Dettagli CITTA DI PADERNO DUGNANO Provincia di Milano REGOLAMENTO PER LA GESTIONE DEGLI ASILI NIDO COMUNALI
CITTA DI PADERNO DUGNANO Provincia di Milano REGOLAMENTO PER LA GESTIONE DEGLI ASILI NIDO COMUNALI APPROVATO CON DELIBERAZIONE CONSILIARE N 78 del 26 settembre 1997 e N 13 del 12 marzo 1998 TITOLO 1 Finalità Dettagli Regolamento dell Istituto di Psicologia
Regolamento dell Istituto di Psicologia Approvato dal Consiglio Direttivo il 24 Novembre 2011 e rivisto il 5 Marzo 2013 TITOLO I GOVERNO DELL ISTITUTO Art. 1 Preside L Istituto è retto da un Preside, nominato Dettagli Nel contesto politico ed economico attuale, questi obiettivi sembrano però lungi dal poter essere realizzati.
Al termine della seconda guerra mondiale, l'albania figurava come uno dei Paesi europei maggiormente in ritardo sul piano del sistema educativo. Circa il 90% della popolazione era analfabeta. Il numero Dettagli Istituto Comprensivo San Giorgio di Mantova. REGOLAMENTO uscite didattiche, visite guidate e viaggi d istruzione. Premessa
Istituto Comprensivo San Giorgio di Mantova REGOLAMENTO uscite didattiche, visite guidate e viaggi d istruzione Approvato dal Consiglio di Istituto con delibera n. 4 del 20/12/2012 Premessa Le uscite didattiche, Dettagli CAMERA DEI DEPUTATI PROPOSTA DI LEGGE. d iniziativa del deputato COSTANTINI
Atti Parlamentari 1 Camera dei Deputati CAMERA DEI DEPUTATI N. 1134 PROPOSTA DI LEGGE d iniziativa del deputato COSTANTINI Disposizioni in materia di insegnamento di sostegno, per garantire l esercizio Dettagli Cenni storici sulla previdenza obbligatoria in Italia
R.S.U. Siae Microelettronica Cenni storici sulla previdenza obbligatoria in Italia L attuale ordinamento previdenziale italiano muove i primi passi dopo l unità d Italia con l affermarsi della rivoluzione Dettagli STATUTO DELLA FONDAZIONE TEATRO BESOSTRI. 1) Per iniziativa del Comune di Mede, è costituita la Fondazione Teatro Besostri.
Articolo 1 COSTITUZIONE SEDE STATUTO DELLA FONDAZIONE TEATRO BESOSTRI 1) Per iniziativa del Comune di Mede, è costituita la Fondazione Teatro Besostri. 2) La Fondazione ha sede in Mede, Piazza della Repubblica Dettagli I S T I T U T O C O M P R E N S I V O S T A T A L E Villafranca Padovana. Collegio dei docenti. Regolamento Valutazione alunni Scuola Primaria
I S T I T U T O C O M P R E N S I V O S T A T A L E Villafranca Padovana Collegio dei docenti Regolamento Valutazione alunni Scuola Primaria Approvato nella seduta del Collegio del 17 gennaio 2013 Prima Dettagli CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE PRESSO IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
REGOLAMENTO 16 luglio 2014, n. 5 Regolamento ai sensi dell art. 22 L. n. 247/12 sui corsi per l iscrizione all Albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori IL CONSIGLIO NAZIONALE Dettagli BIENNIO 2014 2015. Allegato alla Circ. n. 9 del 6 novembre 2013
Allegato alla Circ. n. 9 del 6 novembre 2013 MINISTERO DELL ISTRUZIONE, DELL UNIVERSITÀ E DELLA RICERCA UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE PER IL VENETO DIREZIONE GENERALE Riva de Biasio S. Croce 1299-30135 Dettagli COMUNE DI CASARANO Provincia di Lecce REGOLAMENTO PER IL FUNZIONAMENTO DEL. CONSIGLIO COMUNALE dei RAGAZZI e delle RAGAZZE
COMUNE DI CASARANO Provincia di Lecce REGOLAMENTO PER IL FUNZIONAMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE dei RAGAZZI e delle RAGAZZE Approvato con deliberazione del Consiglio comunale n. 2 del 23.01.2015 Art. 1 ISTITUZIONE Dettagli Nota Circolare UPPA n. 33/08. Roma, lì 22.05.2008. Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Segretariato generale Roma
UFFICIO PERSONALE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI SEGRETERIA TECNICA DEL DIRETTORE Nota Circolare UPPA n. 33/08, lì 22.05.2008 Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Segretariato generale Alle Amministrazioni Dettagli STATUTO-REGOLAMENTO DELLA BIBLIOTECA COMUNALE DI FICARRA. TITOLO I Denominazione e Fini
STATUTO-REGOLAMENTO DELLA BIBLIOTECA COMUNALE DI FICARRA TITOLO I Denominazione e Fini Art. 1 E istituita in Ficarra la Biblioteca Pubblica Comunale denominata Lucio Piccolo. Art. 2 La Biblioteca ha lo Dettagli La nuova organizzazione del Ministero dell Interno a livello centrale e sul territorio (*)
La nuova organizzazione del Ministero dell Interno a livello centrale e sul territorio (*) Claudio SCAJOLA È la prima volta che ho l occasione di incontrare tutti i Prefetti della Repubblica e ritengo Dettagli Superamento del modello delle scuole speciali (classi differenziali) e istruzione dell obbligo nella scuola ordinaria
4.2 Gli alunni disabili Premessa A partire dal dettato costituzionale (artt. 3, 34 e 38) la legislazione italiana ha progressivamente affermato con forza l esigenza di garantire effettivamente una scuola Dettagli ALLEGATO 1. Art. 1. Oggetto del regolamento - finalità' e caratteri della valutazione
ALLEGATO 1 La scuola analizza gli aspetti salienti del documento riguardante il Regolamento recante coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni e ulteriori modalità' applicative in Dettagli Ripensare le pensioni fra passato, presente e futuro
1 Ripensare le pensioni fra passato, presente e futuro LE PROPOSTE DELLA CISL per un sistema pensionistico equo e sostenibile LA CISL CONTRATTA, UNISCE, PROPONE 1 2 1. La flessibilità in uscita: restituire Dettagli SINTESI DDL CITTA METROPOLITANE, PROVINCE, UNIONI COMUNI SENATO
SINTESI DDL CITTA METROPOLITANE, PROVINCE, UNIONI COMUNI SENATO Il disegno di legge 1212 Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni approvato dal Senato ha Dettagli RINNOVO DEL CONSIGLIO NAZIONALE DEGLI INGEGNERI
RINNOVO DEL CONSIGLIO NAZIONALE DEGLI INGEGNERI OBIETTIVI E PROPOSTE dell Ordine degli Ingegneri della Provincia di Bergamo Nello svolgimento dei compiti istituzionali di garanzia pubblica e di rappresentanza Dettagli Comune di Fiuggi Provincia di Frosinone
Comune di Fiuggi Provincia di Frosinone NUOVO REGOLAMENTO PER LA CONCESSIONE DEGLI ASSEGNI DI STUDIO COMUNALI PER MERITO Per gli studenti delle scuole superiori Regolamento per l assegnazione degli Assegni Dettagli 2017 © DocPlayer.it Privacy Policy | Condizioni del servizio | Feed-back