Source: http://www.tidona.com/pubblicazioni/20150910.htm
Timestamp: 2018-02-22 00:44:58+00:00
Document Index: 75312022

Matched Legal Cases: ['art. 1176', 'art. 1218', 'art. 1229', 'art. 1229', 'art. 1469', 'art. 1469']

Studio Legale Tidona - La responsabilità della banca nel servizio delle cassette di sicurezza
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La funzione tipica del servizio bancario delle cassette di sicurezza consiste nel mettere a disposizione del cliente una struttura - materiale, tecnica ed organizzativa - idonea a realizzare condizioni di sicurezza superiori a quelle raggiungibili dal cliente nella sua sfera privata.
Ai sensi dell’art. 1176 c.c. nell’adempiere alla propria obbligazione – in particolare contrattuale - il “debitore” deve usare la diligenza del buon padre di famiglia.
- stabiliscono in capo all’utente della cassetta di sicurezza l’obbligo di non conservare beni di valore superiore a quello previsto in contratto (di solito, indicando importi assai contenuti);
- sanciscono, di conseguenza, che, in ipotesi di risarcimento dovuto da parte della banca verso il cliente, tale risarcimento non possa essere superiore il “valore massimo” stabilito per i beni conservati nella cassetta di sicurezza.
In particolare, si presumono vessatorie fino a prova contraria le clausole che hanno per oggetto, o per effetto, di escludere o limitare le azioni o i diritti del consumatore nei confronti del professionista o di un'altra parte in caso di inadempimento totale o parziale o di adempimento inesatto da parte del professionista.
Anche la giurisprudenza si è così pronunciata in ordine alla vessatorietà - e conseguente nullità - delle clausole contrattuali limitative della responsabilità della banca.
[1] “In tema di contratto bancario per il servizio delle cassette di sicurezza, nel caso di sottrazione dei beni custoditi nella cassetta di sicurezza a seguito di furto - il quale non integra il caso fortuito, in quanto è evento prevedibile, in considerazione della natura della prestazione dedotta in contratto - grava sulla banca, ai sensi dell’art. 1218 c.c. l’onere di dimostrare che l’inadempimento dell’obbligazione di custodia è ascrivibile ad impossibilità della prestazione ad essa non imputabile, non essendo sufficiente ad escludere la colpa la prova generica della sua diligenza (…)” (Cass. civ., sez. I, sent. n. 28835 del 27/12/2011; conf. ex multis: Cass. civ. sez. I, sent n. 7084 del 05/04/2005; Cass. civ., sez. I, sent. n. 8065 del 27/08/1997; Cass. civ., sez. I, sent. n. 5421 del 07/05/1992).
[3] “In tema di responsabilità della banca per furto del contenuto di una cassetta di sicurezza, deve ritenersi articolata in modo da rendere possibile la verifica del relativo processo logico e come tale non affetta da contraddittorietà ed inadeguatezza, la motivazione, con cui un giudice di merito reputa sufficiente ad integrare gli estremi della "colpa grave" contemplata dall'art. 1229 c.c., l'omessa predisposizione da parte della banca di un servizio di vigilanza "affidato ad elementi umani", idoneo a rilevare tempestivamente l'esecuzione dell'impresa criminosa, argomentando dalla circostanza che, malgrado la presenza di attrezzature rispondenti ai più evoluti perfezionamenti tecnologici in tema di sicurezza, i ladri abbiano avuto la possibilità di penetrare e di trattenersi a lungo nei locali dell'istituto bancario” (Cass. civ., sez. I, sent. n. 9640 del 10/09/1999).
[5] Cass. civ. sez. I, sent. n. 4946 del 04/04/2001: “Con riguardo al contratto bancario inerente al servizio delle cassette di sicurezza, la clausola che contempli la concessione dell'uso della cassetta per la custodia di cose di valore non eccedente un determinato ammontare, facendo carico al cliente di non inserirvi beni di valore complessivamente superiore, e che, correlativamente, neghi oltre detto ammontare la responsabilità della banca per la perdita dei beni medesimi, lasciando gravare sul cliente gli effetti pregiudizievoli ulteriori, integra un patto limitativo non dell'oggetto del contratto, ma del debito risarcitorio della banca, in quanto, a fronte dell'inadempimento di essa all'obbligo di tutelare il contenuto della cassetta (obbligo svincolato da quel valore, alla stregua della segretezza delle operazioni dell'utente), fissa un massimale all'entità del danno dovuto in dipendenza dell'inadempimento stesso. Tale clausola, pertanto, è soggetta tanto alle disposizioni dell'art. 1229, comma 1, c.c., in tema di nullità dell'esclusione o delimitazione convenzionale della responsabilità del debitore per i casi di dolo o colpa grave, quanto a quelle di cui agli art. 1469 bis seguenti stesso codice, in tema di "inefficacia" ("rectius", nullità) di clausole comportanti uno squilibrio a carico del cliente - consumatore, che si risolvano, in caso di inadempimento della banca, in una limitazione nella proposizione dell'azione risarcitoria nei confronti della stessa (art. 1469 quinquies, punto 2 c.c.)”.
[6] “Non è configurabile, in caso di furto degli oggetti immessi in una cassetta di sicurezza, una esclusione o una limitazione dell'obbligo risarcitorio della banca, che si fondi sull'assenza di esplicite informazioni da parte dell'utente circa l'uso intensivo della cassetta, non essendo ascrivibili al cliente doveri di informativa in tal senso” (Cass. civ., sez. I, sent. n. 14462 del 29/07/2004).