Source: https://it.scribd.com/document/337368296/articolo-345
Timestamp: 2020-01-27 21:53:06+00:00
Document Index: 81099802

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 90', 'art. 12', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 68', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 68', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 68', 'art. 6', 'art. 68', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 138', 'sentenza\n', 'art. 90', 'sentenza ', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 90', 'art. 90', 'sentenza ', 'art. 68', 'sentenza ', 'art. 271', 'sentenza ', 'art. 90', 'art. 271', 'art. 271', 'art. 127', 'art. 111', 'art. 269', 'art. 271', 'art. 114', 'art. 111', 'arti39', 'sentenza ']

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Marta Mengozzi*
Ricercatrice di Istituzioni di Diritto Pubblico Universit degli Studi di Roma Tor
Intercettazioni casuali del Capo dello Stato
Random telephone tappings of the Head of State
Le intercettazioni casuali del Capo dello Stato, nel nostro ordinamento, sono disciplinate soltanto per via giurisprudenziale ed hanno come unico punto di riferimento la sentenza della Corte costituzionale n. 1 del 2013. Larticolo
analizza il regime ivi delineato, mettendone in rilievo alcuni aspetti critici sia per le soluzioni processuali prospettate,
sia per la stessa ricostruzione del ruolo del Presidente della Repubblica su cui si fonda la decisione.
Random telephone tappings of the Head of State, in Italy, are ruled by case-law only, specifically by the judgment of
the Constitutional Court n. 1/2013. The essay analyzes the content of the decision, highlighting some critical aspects
of procedural rules provided by the Court and of the reconstruction of the role of the President of the Republic within
the Italian system, on which the verdict is based.
Intercettazioni indirette e casuali nella giurisprudenza costituzionale
Le uniche forme di intercettazione nei confronti
del Capo dello Stato che ricevono in Italia una disciplina esplicita di diritto positivo sono quelle dirette effettuate, cio, su utenze di cui il Presidente
della Repubblica ha la titolarit o la disponibilit,
con lintenzione di ascoltare le sue comunicazioni
nellambito di eventuali procedimenti relativi ai c.d.
reati presidenziali, di cui allart. 90 Cost. (alto tradimento e attentato alla Costituzione).
la legge 5 giugno 1989, n. 219, (Nuove norme in
tema di reati ministeriali e di reati previsti dallarticolo
90 della Costituzione) a prevedere, per tali casi, che
possano essere disposte intercettazioni telefoniche
o di altre forme di comunicazione nei confronti del
Presidente della Repubblica, purch deliberate dal
Comitato formato dai componenti delle Giunte delle due Camere per le autorizzazioni a procedere (di
cui allart. 12 della legge costituzionale n. 1 del 1953)
e soltanto dopo che la Corte costituzionale abbia sospeso lo stesso Presidente dalla carica (art. 7, legge
n. 219 del 1989).
Nessuna espressa previsione esiste, invece, in relazione alle altre tipologie di intercettazioni: n per
quelle dirette relative ad indagini per reati extrafunzionali, n per le intercettazioni c.d. indirette. Il
loro regime affidato, dunque, soltanto alle indicazioni fornite dalla giurisprudenza costituzionale;
esso ha, anzi, pi propriamente, un unico punto di
riferimento: la pronuncia, piuttosto recente1, con la
* Il contributo stato sottoposto alla procedura di revisione
C. Cost., 15 gennaio 2013, n. 1, Giur. cost., 2013, 1 ss., con
note di Pace, Intervento orale come difensore della Procura della Repubblica di Palermo nel conflitto di attribuzione sollevato dal Presidente della Repubblica; Mazziotti, Osservazioni sulla sentenza 1/2013,
con cui la Corte costituzionale ha deciso il conflitto di attribuzione
sollevato dal Presidente della Repubblica nei confronti del Tribunale
di Palermo; Sorrentino, La distruzione delle intercettazioni del Presidente della Repubblica tra giusto processo e principio di uguaglianza;
Carlassare, La riservatezza del Presidente fra ragioni del caso e salvaguardia dei principi; De Siervo, Una buona sentenza a tutela delle
libert del Presidente della Repubblica; Anzon Demming, Prerogative costituzionali implicite e principio della pari sottoposizione alla
giurisdizione; DAndrea, Attivit informale e iper-riservatezza del
Presidente della Repubblica: il via libera della Corte con qualche slancio
di troppo. La decisione in parola ha suscitato un vivace dibattito
in dottrina e molti sono i contributi in materia; senza pretesa di
completezza, si segnalano tra gli altri: Pace, Intercettazioni tele-
quale la Corte ha giudicato su un conflitto di attribuzioni sollevato nel 2012 dal Presidente Giorgio
Napolitano in relazione ad una intercettazione casuale che lo aveva visto coinvolto.
Prima di approfondire il tema, vale la pena di ricordare che la questione della disciplina costituzionale delle intercettazioni casuali era stata affrontata
dal giudice delle leggi solo pochi anni prima con riferimento ai parlamentari, destinatari della specifica
disciplina costituzionale di cui allart. 68, commi 2
e 3, Cost.; la quale, come noto, prevede il ricorso
a tale mezzo di indagine solo previa autorizzazione della Camera di appartenenza2. Lapproccio al
tema allora utilizzato dalla Consulta, nella sentenza
n. 390 del 20073, si rivela, tuttavia, sensibilmente diverso rispetto a quello poi adottato nel 2013 con riferimento al Presidente della Repubblica. Il confronto
tra le due pronunce riveste un particolare interesse,
poich contribuisce a mettere in luce alcuni passaggi obiettivamente critici della difficile decisione che
la Corte costituzionale stata chiamata ad assumere
nel 2013, sia sul piano della coerenza delle impostazioni di fondo, sia della stessa condivisibilit di alcune soluzioni indicate.
Una precisazione terminologica dobbligo, desumibile con chiarezza, per la prima volta, dalla
appena richiamata decisione del 2007 relativa alle
immunit parlamentari.
Il riferimento alle intercettazioni c.d. indirette
presenta unambiguit, poich in tale ampia categoria vanno distintamente considerate, da un lato,
le operazioni che hanno un intento elusivo rispetto
al regime previsto per le intercettazioni dirette, in
quanto poste in essere nei confronti di utenze appartenenti a terzi dei quali si pu presumere una
foniche fortuite e menomazioni delle attribuzioni presidenziali, www.
giurcost.org; Luciani, La gabbia del Presidente, Giur. cost., 2013, 513
ss.; Grisolia, La sentenza della Corte costituzionale n. 1 del 2013: un
nuovo tassello nella ricostruzione giurisprudenziale della figura a del
ruolo del Capo dello Stato nel nostro sistema costituzionale, www.forumcostituzionale.it, 2013; Ceccanti, Una prima lettura rapida in 7
punti della sentenza 1/2013: il Quirinale ha ragione perch se il Presidente fosse intercettabile sarebbe in gioco lequilibrio tra i poteri e la sua
funzione di garantire prestazioni di unit, www.forumcostituzionale.
it, 2013; Coduti, La sentenza n. 1 del 2013 della Corte Costituzionale
sullo sfondo dei rapporti tra politica e magistratura: una decisione forse
inevitabile ma non priva di ombre, www.amministrazioneincammino.
it, 2013; Butturini, Lo status del Presidente della Repubblica: spunti
di riflessione dalla sentenza n. 1/2013 della Corte costituzionale, Rass.
parl., 2013, 223 ss. con Postilla, di Costanzo.
A tale prerogativa, peraltro, fa riscontro, come noto, una
ampia responsabilit penale dei medesimi anche per gli atti compiuti nellesercizio delle funzioni (cui fanno eccezione soltanto le
opinioni espresse e i voti dati, ex art. 68, comma 1, Cost.).
C. Cost., 23 novembre 2007, n. 390, Giur. cost., 2007, 4367
ss., con nota di Grevi, Sui limiti di utilizzabilit delle intercettazioni
indirette (casuali e non casuali) operate nei confronti di un membro
assiduit o comunque frequenza di rapporti con il
titolare della guarentigia, con lintenzione di captare
proprio le comunicazioni di questultimo; dallaltro,
quelle, invece, pi propriamente definibili come casuali o fortuite, nelle quali lingresso del soggetto
tutelato nelle conversazioni intercettate sia imprevisto o accidentale.
Le intercettazioni del primo tipo ricadono in
pieno nella disciplina prevista per quelle dirette;
per cui latto che le dispone disciplinato in tutto e
per tutto dalle norme poste a garanzia del soggetto
coinvolto in quanto avente comunque ad oggetto le
comunicazioni di questultimo, a prescindere dalla
formale titolarit delle utenze.
Per le intercettazione fortuite, invece, il regime
non pu essere il medesimo, atteso proprio il loro
carattere non prevedibile. La distinzione (che, pure,
sul piano pratico pu porre qualche difficolt4) da
ricostruire come essenzialmente riferita alla direzione dellatto di indagine5, per cui le intercettazioni potranno dirsi casuali in quanto si presuppone
che la captazione avvenga nella cornice di unattivit investigativa che non ha ab origine come destinatario il parlamentare6.
La relativa disciplina deve essere ricostruita,
quindi, per tale ultima tipologia, sulla base di riflessioni sistematiche; le quali, peraltro, come gi si
accennato, hanno preso strade assai diverse nei due
casi considerati.
Un precedente importante sulle intercettazioni casuali dei parlamentari: la loro utilizzabilit nei confronti dei terzi
Il tema delle intercettazioni fortuite dei parlamentari giunto al vaglio della Corte costituzionale nella
forma del sindacato incidentale relativo alla legge
20 giugno 2003, n. 140 (Disposizioni per lattuazione
dellarticolo 68 della Costituzione nonch in materia di
processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato), di cui veniva sottoposto a scrutinio di costituzionalit lart. 6, commi 2, 5 e 6, nella parte in cui
subordinava allautorizzazione della Camera di appartenenza lutilizzabilit nel corso di procedimenti
riguardanti terzi delle intercettazioni casuali di conversazioni in cui parte un parlamentare.
Cfr. Grevi, Sui limiti di utilizzabilit, cit., 4395.
Come chiarisce il punto 5.3 del diritto della gi citata sentenza n. 390 del 2007.
Tale definizione testuale si trova gi in C. Cost., 21 aprile
2005, n. 163, Giur. cost., 2005, 1335 ss., con nota di Giostra, inapplicabile al nuncius la disciplina delle intercettazioni riguardati il parlamentare (ma i veri problemi rimangono irrisolti); cfr. ancora Grevi,
Sui limiti di utilizzabilit, cit., 4395.
Processo penale e Giustizia n. 4/2014
Mengozzi / Intercettazioni casuali del Capo dello Stato
Pur nella indubbia complessit e rilievo politico
della questione, la Corte si accostata al tema con
atteggiamento scevro da possibili timori reverenziali, analizzando la ratio dellistituto di garanzia
previsto dallart. 68 Cost. e giungendo a fornire una
serie di indicazioni anche di ordine processuale sul
tema delle intercettazioni casuali7; del resto, la giurisprudenza costituzionale gi in altre occasioni non
si era tirata indietro di fronte alla richiesta di definizione dei confini delle immunit parlamentari,
pronunciandosi in maniera anche molto (e forse fin
troppo) energica8.
I passaggi salienti della decisione n. 390 del 2007,
per quello che qui interessa, possono cos, schematicamente, sintetizzarsi: a) la guarentigia in questione
non mira a salvaguardare la riservatezza delle comunicazioni del parlamentare; strumentale, per contro,
[] alla salvaguardia delle funzioni parlamentari, essendo volta ad impedire indebite interferenze da
parte dellautorit giudiziaria sullo svolgimento del
mandato elettivo (punto 5.2. del diritto); b) la natura
fortuita delle intercettazioni esclude ex se lintento
persecutorio, nonch la possibilit di richiesta preventiva di autorizzazione (punto 5.3); c) la richiesta
alla Camera competente di autorizzazione successiva per lutilizzazione nei confronti di terzi della
documentazione relativa a tali atti, qualora essa sia
ritenuta rilevante, finirebbe per riguardare soltanto
la gestione processuale della prova e non varrebbe
ad impedire intrusioni indebite (punto 5.4); d) la previsione di tale autorizzazione, dunque, non solo non
risulta in alcun modo costituzionalmente imposta,
ma non nemmeno costituzionalmente consentita9
perch leventuale divieto di utilizzazione (con
conseguente distruzione del materiale) andrebbe a
incidere sui diritti dei terzi: le parti del processo si
vedrebbero preclusa la possibilit di trarre da tale
prova elementi utili (o addirittura decisivi) per le
rispettive tesi sulla base dellelemento, del tutto casuale, che alla conversazione abbia preso parte un
parlamentare. Ne sarebbe, cos, leso il fondamentale principio di parit di trattamento davanti alla
giurisdizione (punto 5.5).
Sulla base di tale iter logico, la Corte giunta ad
una dichiarazione di illegittimit costituzionale delle norme gi ricordate, sia per violazione del principio di uguaglianza, sia per la irrazionalit intrinseca
della scelta legislativa. La decisione riguarda soltanto il caso in cui le conversazioni captate debbano essere utilizzate nei confronti di terzi; rimasto,
quindi, in vita listituto della autorizzazione successiva per il caso in cui si intenda far valere le medesime rispetto agli stessi membri delle Camere10,
sebbene, invero, il ragionamento della Corte sembrerebbe configurare una pi ampia critica rispetto
a tale creazione legislativa (il punto, per, esorbitava dalla questione sottoposta11).
La disciplina ora ricostruita presuppone, come si
accennato, la ritenuta rilevanza delle intercettazioni, che viene comunque valutata dal giudice per le
indagini preliminari; altrimenti, il giudice sentite le
parti, a tutela della riservatezza, ne decide, in camera di
consiglio, la distruzione integrale ovvero delle parti ritenute irrilevanti, a norma dellarticolo 269, commi 2 e 3,
del codice di procedura penale (art. 6, co. 1, legge n.
140 del 2003).
Di decisione importante ed equilibrata parla Zanon, Il
regime delle intercettazioni indirette e occasionali fra principio di
parit di trattamento davanti alla giurisdizione e tutela della funzione
parlamentare, federalismi.it, 2007. Sul tema, cfr. anche Giupponi,
Le intercettazioni indirette nei confronti dei parlamentari e la legge
n. 140/2003: cronaca di unillegittimit costituzionale (pre)annunciata, www.forumcostituzionale.it, 2003.
Si fa riferimento allampia giurisprudenza in materia di insindacabilit dei parlamentari per le opinioni espresse e i voti
dati nellesercizio delle funzioni, sviluppatasi soprattutto a partire dallanno 2000 (con le note sentenze n. 10 e 11); sul tema, fra
gli altri, v. Aa.Vv., Immunit e giurisdizione nei conflitti costituzionali. Atti del Seminario svoltosi in Roma, Palazzo della Consulta, nei
giorni 31 marzo e 1 aprile 2000, Milano, 2001; Pace, Lart. 68 comma
1 Cost. e la svolta interpretativa della Corte costituzionale nelle sentenze nn. 10 e 11 del 2000, Giur. cost., 2000, pag. 85 ss.; Ruggeri, Le
opinioni insindacabili dei parlamentari davanti alla Corte: connotati e
criteri formali-sostanziali di riconoscimento, al crocevia dei rapporti
tra diritto costituzionale e diritto politico, Giur. it., 2000, 1110 ss.;
Giupponi, La Corte costituzionale giudice di merito delle delibere
parlamentari di insindacabilit?, Giur. it., 2000, 1105 ss.
La stessa Corte, peraltro, aveva premesso allo svolgimento
di tale ragionamento: le disposizioni che sanciscono immunit
e prerogative a tutela della funzione parlamentare, in deroga al
principio di parit di trattamento davanti alla giurisdizione
principio che si pone alle origini della formazione dello Stato
Linutilizzabilit delle intercettazioni casuali del Capo dello Stato
Molto pi imbarazzato , invece, lapproccio della Corte costituzionale rispetto al conflitto di attribuzioni sollevato nel corso del 2012 dal Presidente
della Repubblica rispetto allattivit di intercettazione telefonica effettuata su utenza di altra persona
di diritto (sentenza n. 24 del 2004) debbano essere interpretate
nel senso pi aderente al testo normativo (punto 5.1).
La Consulta ha recentemente chiarito, decidendo su un
conflitto di attribuzione sollevato dallautorit giudiziaria procedente contro la Camera di appartenenza del parlamentare,
che il rilascio o il diniego di tale autorizzazione successiva deve
essere fondato sulla valutazione della necessit di acquisire le
intercettazioni, esaminando la motivazione formulata sul punto
dal giudice; v., da ultimo, sentenza 22 aprile 2013, n. 74 (questa rivista, 2013, 6, 72 ss., con nota di Cortesi, Membri del Parlamento ed
intercettazioni casuali: nuova pronuncia della Corte costituzionale).
In questo senso Zanon, Il regime delle intercettazioni indirette, cit.
nellambito di un procedimento penale pendente
dinanzi alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, nel corso della quale erano state
captate sue conversazioni.
Le ragioni che giustificano le particolari difficolt che la questione poneva per il giudice delle leggi
sono, in effetti, pi duna, che vanno dal contesto
politico-istituzionale12 nel quale maturata la vicenda, alle stesse caratteristiche dello strumento
processuale del conflitto di attribuzioni13, fino alla
specifica problematica costituita dallavere come
parte attiva nella controversia davanti alla Corte il
Presidente delle Repubblica, sovente visto egli stesso, sia pure sotto un diverso profilo, come custode
della Costituzione14.
Lesito, comunque, una decisione che pur
avendo il merito di fornire punti di riferimento
espliciti in una materia in cui essi mancavano del
tutto presenta molte ombre e lascia aperti margini
di incertezza su alcuni aspetti della disciplina di non
poco rilievo.
La fattispecie che ha dato luogo al conflitto,
piuttosto peculiare, aveva, invero, un precedente,
di cui era stato protagonista il Presidente Scalfaro, intercettato casualmente nel 1993 su unutenza
dellamministratore delegato della Banca Popolare
di Novara. Il contenuto di tale captazione era poi
stato pubblicato, nel 1997, su un quotidiano. La vicenda non sfoci in un conflitto, ma fu oggetto di
ampi dibattiti (oltre che di interpellanze al Ministro
Cfr. Pace, Intercettazioni telefoniche, cit.; nonch Sorrentino,
La distruzione delle intercettazioni, cit.
Pace, Intercettazioni telefoniche, cit., il quale rileva come la
decisione della Corte, in questo tipo di giudizi, debba essere
netta e, dunque, pi rigida di quanto accade nei giudizi di legittimit costituzionale, ove essa dispone di articolati strumenti
manipolativi di cui invece non dotata nei conflitti. Losservazione apertamente condivisa da Luciani, La gabbia del Presidente, cit.
V. ancora Pace, Intercettazioni telefoniche, cit. In effetti, anche in un precedente conflitto di notevole rilievo politico e mediatico, il primo sollevato dallo stesso Capo dello Stato, rivolto
contro il Ministro di Giustizia in relazione alla titolarit sostanziale del potere di grazia, la Corte ha accolto le tesi del Presidente (sentenza n. 200 del 2006, Giur. cost., 2006, 1988 ss., con
note di G.U. Rescigno, La Corte sul potere di grazia, ovvero come
giuridificare rapporti politici e distruggere una componente essenziale
del costituzionalismo nella forma di governo parlamentare; Salerno,
Brevi riflessioni su alcuni aspetti problematici della sentenza della
Corte costituzionale io tema di concessione della grazia, Ruaro, La
competenza presidenziale in tema di grazia: dai valori costituzionali
di riferimento alle implicazioni sul modus procedendi). Per lidentificazione del Presidente della Repubblica come voce della
Costituzione, dobbligo il riferimento a Calamandrei, Viva
vox Constitutionis, Il Ponte, 1955, 809 ss. Sul ruolo del Presidente
della Repubblica nei conflitti di attribuzione e sulla progressiva
giudizializzazione di scontri politici, cfr. Sperti, Alcune riflessioni sul ruolo del Presidente della Repubblica e sulla sua responsabilit dopo la sentenza n. 1 del 2013 della Corte costituzionale, www.
forumcostituzionale.it, 2013.
della Giustizia)15, essendo da pi parti sottolineata
lesigenza di tutela della riservatezza delle comunicazioni del Presidente.
La situazione che ha dato origine al conflitto nel
2012 si presentava in qualche modo analoga. Era
stata, infatti, diffusa sui media linformazione, risultante dalle dichiarazioni rilasciate durante unintervista giornalistica da un sostituto Procuratore
presso il Tribunale di Palermo, che, nellambito di
indagini su terzi riferite alla c.d. trattativa Statomafia, fossero state intercettate alcune conversazioni di cui era parte il Presidente Napolitano, il cui
contenuto era per ritenuto irrilevante. Il Presidente
agiva davanti alla Corte attraverso lo strumento del
conflitto, prima che trapelassero ulteriori indiscrezioni, ritenendo che il pubblico ministro dovesse
procedere allimmediata distruzione delle intercettazioni stesse, senza alcuna valutazione della loro rilevanza. Il petitum, invero, cos formulato, risultava
di per s errato, poich tale potere spetta semmai,
nel nostro sistema processuale, al giudice: la Consulta, tuttavia, ha ritenuto che il tenore complessivo
dellatto fosse sufficientemente chiaro da consentire
di riformulare la domanda fatta alla Corte nel senso
di dichiarare che non spetta alla Procura omettere
di chiedere al giudice la distruzione immediata del
materiale probatorio.
In disparte i delicati problemi di ordine processuale che si sono posti, anche in relazione a tale ultimo aspetto (sui quali non ci si pu in questa sede
soffermare; il conflitto stato comunque valutato
come ammissibile16), colpiscono subito lattenzione
alcune premesse di metodo che emergono dalla decisione del merito.
Il giudice costituzionale abbandona lidea dalla
quale muoveva nel precedente sopra citato sulle immunit parlamentari17, e che ha caratterizzato anche
diverse altre decisioni18 secondo cui le disposizioni
Sul tema v. Roma, Un altro passo verso linviolabilit del Presidente della Repubblica? Il caso della c.d. intercettazione telefonica
indiretta del Presidente Scalfaro, Giur. cost., 1999, 2883 ss.; Ruotolo,
Napolitano intercettato. Quella volta che al telefono cera Scalfaro,
www.ilsussidiario.net, 2012; nonch Pace, Intercettazioni telefoniche,
Per una pi precisa individuazione di alcuni profili processuali che suscitano qualche perplessit nella decisione in parola,
v. Sorrentino, La distruzione delle intercettazioni, cit., nonch Pace,
Intercettazioni telefoniche, cit.
Si veda il brano della sentenza n. 390 del 2007, gi riportato
sopra sub nota 9.
Ci si riferisce alle sentenze della Corte costituzionale relative alle norme di legge che avevano tentato, in varie forme, di
estendere alle alte cariche dello Stato particolari prerogative
rispetto allesercizio della giurisdizione (i cosiddetti lodi): 20
gennaio 2004, n. 24 (Giur.cost., 2004, 370 ss. con note di Elia, La
Corte ha fatto vincere la Costituzione, e Stammati, Una decisione condivisibile messa in forse da un impianto argomentativo perplesso e non
che sanciscono immunit e prerogative [] debbano essere interpretate nel senso pi aderente al testo normativo,
in quanto derogatorie al principio di uguaglianza
davanti alla giurisdizione, e qualifica qui invece
come metodo primitivo linterpretazione meramente letterale delle norme, soprattutto costituzionali,
segnalando lesigenza di una lettura sistematica
dellordinamento costituzionale. Da essa trae, in
sostanza, la conclusione che, anche in mancanza di
una esplicita norma che tuteli il Capo dello Stato da
provvedimenti coercitivi della libert personale e
da mezzi di indagine che incidono sulle libert di
comunicazione e di domicilio, non si pu ritenere
che tale organo sia privo di siffatte guarentigie; e
ci sia per linaccettabilit della conseguenza, sia per
lesistenza di un sintomo della incoercibilit della libert personale del Presidente, ricavabile dalla
previsione del codice di procedura penale (da una
norma, dunque, di rango non costituzionale) che
esclude che si possa procedere nelle forme ordinarie
per lassunzione della testimonianza di questo19.
Si tratta di indicazioni metodologiche sulle
quali, invero, lecito nutrire qualche perplessit: trarre lesistenza di una norma costituzionale
dalla inaccettabilit delle conseguenze inverte
la logica causa-effetto che dovrebbe presiedere al
ragionamento giuridico e rischia di affidare il contenuto della Costituzione ad opzioni personali (se
non arbitrarie) dellinterprete; e, del resto, anche
gli argomenti desumibili da fonti di rango inferiore non possono considerarsi soddisfacenti, in un
sistema strutturato sulla superiorit gerarchica
Pi interessante il riferimento alla immunit della sede riconosciuta al Parlamento in via di
prassi (e contemplata, per, espressamente nei regolamenti parlamentari). Neanche tale argomento,
persuasivo); 19 ottobre 2009, n. 262 (Giur.cost., 2009, 3654 ss., con
note di Carlassare, Indicazioni sul legittimo impedimento e punti
fermi sulla posizione del Presidente del Consiglio in una decisione prevedibile; Giostra, Repetita non iuvant; DAndrea, La Corte non
andata in letargo nel lungo inverno costituzionale italiano; Celotto, I
comunicati stampa aiutano o danneggiano la motivazione delle decisioni?; Oddi, La parte afona) e 25 gennaio 2011, n. 23 (Giur. cost.,
2011, 180 ss., con note di Pace, La svolta della Corte costituzionale in
tema di legittimo impedimenti e lambiguo richiamo allart. 138 Cost.;
Pesole, Quanto la Corte neutralizza una legge; Sperti, Separazione
dei poteri e leale collaborazione tra di essi nella pronuncia sul legittimo impedimento).
V. punto 10 del diritto. Cfr. Anzon Demming, Prerogative
costituzionali implicite, cit., per la considerazione che la sentenza, per luso cos disinvolto del metodo interpretativo sistematico, pu costituire un precedente assai pericoloso. Specifico apprezzamento per le tecniche ermeneutiche utilizzate dalla Corte
nella decisione in parola espresso, invece, da Ainis, La sentenza
della Consulta un lascito al presidente che verr, Corriere della sera,
invero, risulta completamente convincente20, poich
per quanto riguarda il Presidente lesistenza di una
simile prassi tutta da dimostrare; ed anche laddove vi fosse, occorrerebbe verificare lidoneit di una
tale fonte a costituire una garanzia di livello costituzionale.
Occorre, tuttavia, altres dare atto che tutte le
parti del conflitto, ivi compresa la Procura della Repubblica, davano per implicitamente ammessa limpossibilit di intercettare direttamente il Capo dello
Stato, anche in relazione allesigenza di perseguire
reati extra-funzionali21; conclusione, invero, che il
testo costituzionale fa apparire tuttaltro che scontata.
Al sopra descritto discostamento dalle premesse
di metodo utilizzate in occasione della decisione n.
390 del 2007 corrisponde, in effetti, una ricostruzione del regime delle intercettazioni del Capo dello
Stato molto lontana da quella relativa al caso dei
La Corte ritiene, infatti, che il Capo dello Stato
goda di una assoluta tutela rispetto alla riservatezza
delle proprie comunicazioni, non legata ad una immunit penale che la Corte riconosce non sussistere
per i reati c.d. extrafunzionali ma piuttosto ad una
protezione delle attivit informali di equilibrio e raccordo tra poteri dello Stato. Tale tutela prescinde da ogni
distinzione sulla natura delle intercettazioni e copre,
dunque, senzaltro, ed in modo non superabile, quelle dirette per i reati extra-funzionali, ma anche quelle
fortuite. Il divieto, tuttavia, non essendo applicabile
a tale ultima eventualit, proprio in quanto caratterizzata dalla casualit, si converte nella inutilizzabilit delle intercettazioni e ne impone limmediata
distruzione, con la problematica eccezione (il punto
di grande interesse, ma su di esso si torner pi diffusamente in seguito) del caso in cui vengano in gioco
principi costituzionali supremi: tutela della vita e della libert personale e salvaguardia dellintegrit costituzionale
delle istituzioni della Repubblica (art. 90 Cost.).
La ricostruzione mistica del Capo dello Stato
e lassoluta riservatezza coessenziale alle sue
In mancanza di qualsiasi norma costituzionale che
preveda la tutela del Presidente della Repubblica da
Per una puntuale critica a tale argomento cfr. Anzon Demming, Prerogative costituzionali implicite, cit.
Sul punto, v. Giupponi, Il conflitto tra Presidenza della Repubblica e Procura di Palermo: problematiche costituzionali in tema di
inviolabilit del Capo dello Stato, relazione per il seminario Amicus
Curiae 2012, www.forumcostituzionale.it, 2012.
mezzi di ricerca della prova invasivi della libert di
comunicazione, la Corte giunge alla conclusione del
divieto di qualsiasi tipo di captazione, anche casuale
ed involontaria, delle conversazioni del Capo dello
Stato sulla base di una complessiva ricostruzione
del suo ruolo nel sistema.
Una ricostruzione che, pur se di sicuro interesse
ed efficace nel cogliere alcuni aspetti dei poteri presidenziali, lascia qualche dubbio se non altro per il
carattere monolitico22 con cui viene descritta una
delle figure pi complesse della nostra architettura
Il cuore del ruolo presidenziale viene individuato in unattivit informale di stimolo, moderazione e
persuasione cui sarebbero coessenziali discrezione
e riservatezza. La funzione di rappresentanza della
unit nazionale viene dunque letta soltanto nel senso del ruolo di garante dellequilibrio costituzionale e
di magistratura di influenza, risolvendo in questo
tutto il complesso dei poteri che la Costituzione attribuisce a tale organo, ivi compresi, in quanto esplicitamente presi in considerazione, quelli relativi alla
presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura e del Consiglio Supremo di Difesa, nonch al
comando delle forze armate, tutti ruoli che vengono
ricondotti allo svolgimento di contatti, rapporti e
comunicazioni di carattere riservato23. N la Corte
d conto in alcun modo dellesistenza, da essa stessa affermata pochi anni prima, in capo al Presidente
di attribuzion[i] che la Costituzione conferisce quanto
alla determinazione finale al Capo dello Stato24 per
finalit diverse da quelle relative al funzionamento
Il Presidente, secondo la decisione in parola,
possiede soltanto funzioni di raccordo e di equilibrio
(punto 9 del diritto).
Tale configurazione non soltanto crea qualche
insoddisfazione in quanto incompleta e concentrata
esclusivamente su alcuni aspetti del ruolo presidenziale, ma soprattutto sembra interpretare le funzioni considerate sulla base di unimmagine del Capo
dello Stato garante della coesione e dellarmonico
funzionamento di tutti i poteri molto vicina a quelle ricostruzioni mistiche nei cui confronti una ri22
Parla di una lettura parziale e monodimensionale della
figura dal Capo dello Stato Luciani, La gabbia del Presidente, cit.
Specifiche perplessit sullestensione di tale esigenza di assoluta riservatezza anche agli atti del Presidente compiuti come
presidente di collegi amministrativi sono espresse da Sorrentino, La distruzione delle intercettazioni, cit.
V. la gi citata sentenza n. 200 del 2006; il riferimento al
potere di concessione della grazia, che la Consulta, nelloccasione appena richiamata, ha ricondotto alla volont del Presidente della Repubblica, dando rilievo alle finalit essenzialmente
umanitarie dellistituto.
salente ma insuperata dottrina25 aveva gi messo in
guardia, indicandone le incongruenze ed i pericoli.
Perplessit ancora maggiori suscitano, poi, le
conseguenze che la Corte trae da detta visione salvifica ma scarsamente realistica dellorgano.
Il Capo dello Stato deve poter contare sulla riservatezza assoluta delle proprie comunicazioni, non in rapporto ad una specifica funzione, ma per lefficace esercizio
Tale conclusione crea, evidentemente, un regime
di tutela assai pi ampio di quello di cui godono tutti gli altri organi costituzionali (che hanno, anchessi, bisogno di una sfera di riservatezza particolarmente intensa26), ivi compresi i parlamentari; ma
la Corte giustifica tale differenza sulla base della diversa posizione27 del Presidente, che possiede soltanto funzioni di raccordo e di equilibrio, e dunque, in
ultima analisi, sul presupposto di una ricostruzione
mistica del potere presidenziale come super partes28.
Laltro argomento che, per la Corte, motiva la
diversa intensit della tutela la mancanza in Costituzione di un meccanismo autorizzatorio che
consenta di rimuovere il divieto, analogo, appunto,
a quello previsto per i parlamentari (nonch per i
componenti del Governo ex art. 10 legge cost. n. 1
del 1989): il silenzio della Carta fondamentale, sul
punto, espressivo della inderogabilit [] della riservatezza della sfera delle comunicazioni presidenziali.
Esposito, Capo dello Stato, Enc. Dir., Milano, 1960 e oggi
pubblicato anche in Esposito, Diritto costituzionale vivente. Capo
dello Stato ed altri saggi, Milano, 1992, 1 ss.; la ricostruzione fatta dalla Corte, in effetti, sembra riecheggiare quelle descritte da
Esposito come vecchie tesi di esaltazione del Capo dello Stato
supremo arbitro nelle lotte tra i minori investiti del potere, e
potere neutro e moderatore regnante ma non governante (ivi,
27 ss.). Sulla configurabilit di un potere neutro del Capo dello
Stato, il riferimento dobbligo al pensiero di Benjamin Constant, gi allinizio dellottocento, ripreso poi, in altro contesto e
con altro significato, da Schmitt, Il custode della costituzione (trad.
it. di Der Hnter der Verfassung, 1931), Milano 1981. Cfr. Sorrentino, La distruzione delle intercettazioni, cit., per la qualificazione
come mistica della lettura data dalla Corte al Presidente della
Repubblica in questa occasione.
Come riconosce la stessa sentenza n. 1 del 2013, punto 9
Anche su tale aspetto radicale la lontananza di tale impostazione dallinsegnamento espositiano secondo cui lunica distinzione qualitativa tra il potere del Capo dello Stato irresponsabile, salvo i casi di grave illegalit, e inamovibile, a vita o per
tempo determinato, e quello degli altri organi politici, in regime
parlamentare, non nella imparzialit del Capo dello Stato, ma
se mai nella personalizzazione del suo potere (Esposito, Capo
dello Stato, cit., 34).
La Corte, invero, attenta a non utilizzare i termini imparziale o super partes riferiti al ruolo del Presidente della
Repubblica, cosciente del carattere controverso di tali impostazioni; tuttavia, lassolutizzazione delle funzioni di raccordo tra
le istituzioni di vertice e dellesercizio di poteri moral suasion e di
moderazione sembra, in ultima analisi, riconducibile esattamente a tale modo di concepire lorgano.
Il problema , per, che la Costituzione, ben pi
radicalmente, tace sulla stessa esistenza di tale guarentigia nei confronti del Presidente della Repubblica, pur configurando essa una chiara deroga al principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge
(e alla giurisdizione).
La Corte sembra anche smentire la propria precedente ricostruzione dellimmunit parlamentare
come rivolta non gi alla tutela della riservatezza
del parlamentare, ma soltanto alla protezione dello
svolgimento della sua funzione da indebite interferenze della magistratura29, virando verso una concezione della stessa come funzionale proprio alla
garanzia di riservatezza o, almeno, anche ad essa30.
Tutela dei terzi, disciplina processuale e diritto al contraddittorio
Le conversazioni del Capo dello Stato sono, dunque, coperte da una tutela assoluta, con divieto di
qualsiasi forma di captazione, anche casuale (con
lunica eccezione positivamente prevista nellordinamento, di quelle dirette, in vista delle indagini
sui reati presidenziali ex art. 90 Cost. nellambito
del particolare procedimento che conduce al relativo giudizio).
Il divieto, per le intercettazioni fortuite, si traduce nella loro completa inutilizzabilit, anche nei
confronti dei terzi. La Corte, invero, ben conscia
dei problemi che si possono porre con riguardo al
potenziale rilievo, anche decisivo per laccusa o per
la difesa, delle prove cos assunte31, si trova a dover
precisare, proprio nellultima frase della parte in diritto, che lautorit giudiziaria dovr tuttavia tenere
interessi riferibili a principi costituzionali supremi: tutela
della vita e della libert personale e salvaguardia dellintegrit costituzionale delle istituzioni della Repubblica
(art. 90 Cost.).
Linutilizzabilit troverebbe, dunque, a sua volta
un limite nel sacrificio della vita e della libert personale dei terzi; o, laddove si riscontrino i presupposti dei reati presidenziali, nella necessit di avviare il relativo procedimento per la messa in stato di
Cfr. sentenza n. 390 del 2007, gi sopra richiamata
evidente altres che tutti gli organi costituzionali hanno
necessit di disporre di una garanzia di riservatezza particolarmente intensa, in relazione alle rispettive comunicazioni inerenti
ad attivit informali [] Si inquadra in questa prospettiva la
disposizione di cui allart. 68, terzo comma, Cost., riguardante i
membri delle due Camere (sentenza n. 1 del 2013, punto 9 del
Del resto, la stessa Corte aveva posto tali considerazioni
alla base della propria precedente decisione n. 390 del 2007, gi
pi volte richiamata.
accusa. In questi casi, lautorit adotter le iniziative
consentite dallordinamento32.
Tale precisazione se, da un lato, appare un ineccepibile riconoscimento dellesistenza di situazioni
giuridiche dotate di una esplicita e salda base costituzionale che devono essere tutelate anche di fronte
allaffermata esigenza di riservatezza delle funzioni
del Presidente della Repubblica, dallaltro, mal si
concilia con le altre statuizioni della decisione relative al regime processuale delle intercettazioni casuali che coinvolgono tale organo.
Ma andiamo con ordine. Occorre, infatti, per
poter valutare compiutamente il regime delineato
dal giudice costituzionale, considerare prima con la
massima attenzione la ricostruzione della disciplina processuale di tali prove inutilizzabili, che resta
probabilmente la parte pi problematica e discutibile della decisione (anche, dunque, a voler lasciare da
parte i dubbi manifestati sul fondamento costituzionale della guarentigia delineata dalla Corte).
I problemi che la Consulta si trova davanti sono
certamente di non facile soluzione, legati soprattutto al timore che il contenuto delle captazioni sia
comunque reso pubblico o diffuso mediaticamente,
vanificando proprio la protezione che si intendeva
La strada individuata allora la seguente: la
Procura deve provvedere a richiedere immediatamente al giudice la distruzione delle registrazioni e
tale operazione deve svolgersi non gi secondo la
procedura prevista dal codice per le intercettazioni
irrilevanti (artt. 268 e 269 c.p.p.), ma secondo quella
applicabile nei casi di intercettazioni vietate, contenuta nellart. 271 c.p.p., interpretando la norma in
questione nel senso di ammettere una decisione del
giudice stesso fuori del contraddittorio delle parti.
La Corte spiega che lo strumento processuale per
giungere alla distruzione non pu essere quello previsto dagli artt. 268 e 269 c.p.p., i quali richiedono
la fissazione di unudienza camerale, con la partecipazione di tutte le parti del giudizio, i cui difensori,
[] hanno facolt di esaminare gli atti e ascoltare
le registrazioni, previamente depositate a tale fine,
per due ordini di ragioni: in primo luogo, perch la
procedura in questione riguarda conversazioni prive di rilevanza ma astrattamente utilizzabili, mentre
quelle riferibili al Presidente della Repubblica non
lo sarebbero, per cui, nel caso di specie, nessuna valutazione di rilevanza possibile, alla luce del riscontrato
divieto; in secondo luogo, perch tale soluzione va32
Sui problemi aperti da tale passaggio conclusivo della sentenza, considerato un vero e proprio reviremant interno, v. Luciani, La gabbia del Presidente, cit.
nificherebbe totalmente e irrimediabilmente la garanzia
Tali argomentazioni, soprattutto la prima, risultano, per, ben poco coerenti con quanto affermato
pi avanti nella stessa decisione.
La Corte, infatti, come si gi ricordato, nelle
ultime righe della sentenza riconosce che la riservatezza delle conversazioni del Capo dello Stato
non potrebbe comunque prevalere sullesigenza di
tutela della vita e della libert personale, oltre che
sul regime di responsabilit presidenziale ex art. 90
Cost. Tale affermazione, unitamente allindicazione
che lautorit giudiziaria adotti, nel caso, le iniziative consentite dallordinamento, fa ritenere che la Consulta non si spinga, in realt, a negare lutilizzabilit
delle conversazioni captate quando queste risultino
decisive per le tesi delle parti del processo penale,
venendo ivi in gioco, per tutti i reati per i quali sono
ammesse le intercettazioni, almeno la libert personale dei soggetti coinvolti; in altri termini, laddove
le captazioni casuali in cui incorso il Presidente
della Repubblica svelino elementi, in ipotesi, idonei a provare la non colpevolezza del soggetto inquisito, le non meglio precisate iniziative consentite
dallordinamento sembrano dover necessariamente
comprendere la possibilit di utilizzazione delle
medesime in giudizio.
Dunque, la Corte, quando afferma che non possibile seguire il procedimento ex artt. 268 s. perch
nessuna valutazione di rilevanza possibile, risulta poi contraddetta dalle ultime righe della stessa decisione, poich lattenzione lasciata al giudice
sulleventuale sacrificio di interessi riferibili a principi
costituzionali supremi , in definitiva, proprio quella
valutazione di rilevanza la cui possibilit stata prima negata; anzi, tale valutazione semmai ancora
pi delicata di quella comunemente svolta, poich
riguarda elementi che possono essere decisivi per la
protezione di beni che godono del massimo livello
di tutela nel nostro ordinamento.
Stupisce, quindi, che un giudizio cos impegnativo sia sottratto radicalmente al principio del contraddittorio e affidato ad un singolo soggetto, senza
possibilit per questo di acquisire alcun elemento
La conclusione lascia perplessi per pi di una ragione: innanzitutto, perch la stessa Corte ha ricondotto espressamente gi in passato il diritto di azione e difesa in giudizio e, dunque, anche il principio
del contraddittorio che ne elemento inscindibile,
al novero dei principi supremi dellordinamento33,
Cfr. le sentenze 27 dicembre 1965, n. 98 (Giur. cost., 1965,
1322 ss.); 2 febbraio1982, n. 18 (Giur. cost., 1982, 138 ss.) e 11 feb33
inderogabili perfino da norme di rango costituzionale (quale sarebbe, secondo la ricostruzione della
Consulta, la tutela della riservatezza delle comunicazioni del Capo dello Stato).
In secondo luogo, non convince la stessa concezione del contraddittorio che una tale posizione sottende, quasi che esso sia una concessione fatta alle
parti e non, invece, un principio dotato di valenza
gnoseologica, strumentale a garantire proprio la
corretta decisione del giudice34.
Infine, particolarmente delicato anche lintervento interpretativo che la Consulta compie rispetto
al contenuto dellart. 271 c.p.p., leggendolo come
norma che, non dicendo alcunch sul procedimento da seguire e non richiamando le disposizioni su
quello camerale, rimette al giudice, al di fuori di
qualsiasi procedimento di partecipazione delle parti, lordine di distruzione delle registrazioni al di
fuori dei casi previsti dalla legge.
Risulta, invece, che la Corte di Cassazione fosse
gi da tempo orientata a riconoscere che il provvedimento ex art. 271 c.p.p. debba essere assunto con
la procedura camerale di cui allart. 127 c.p.p., lunica funzionale alla garanzia del contraddittorio35.
La soluzione indicata dalla Corte si colloca, dunque,
del tutto al di fuori del quadro del diritto processuale vivente36. E, infatti, nella dottrina processualbraio 1999, n. 26 (Giur. cost., 1999, 176 ss.). Sul tema, cfr. anche P.F.
Grossi, Il diritto di difesa nella costituzione italiana e la sua individuazione come principio supremo dellordinamento costituzionale, in Id.,
Il diritto costituzionale tra principi di libert e istituzioni, Padova,
2005, 90.
Sulla funzione epistemologica del principio del contraddittorio, che oggi sembra trovare un espresso riconoscimento
nella formulazione dellart. 111 Cost., sia consentito il rinvio a
Mengozzi, Giusto processo e processo amministrativo. Profili costituzionali, Milano 2009, 101 ss. Occorre che una selce batta contro
laltra affinch ne sprizzi la scintilla della verit, scriveva gi a
met del secolo scorso Carnelutti, Diritto e processo, Napoli, 1958,
In questo modo osserva Pace, Intercettazioni telefoniche,
cit. la Corte ha dato [a tale disposizione] un significato diverso da quello comunemente ritenuto in giurisprudenza e dottrina. Laccoglimento del ricorso quindi avvenuto in un quadro
normativo retroattivamente innovato dalla stessa Corte costituzionale, il che non rientra nei poteri del giudice dei conflitti tra
Cfr. Cass. pen., VI, 26 aprile 2007, n. 33810, CED Cass. pen.
2008, rv 237155; nonch Cass. pen., II, 26 maggio 2009, n. 25590,
CED Cass. pen. 2009, rv 244153. Vale la pena di ricordare che
nella decisione da ultimo citata vi un passaggio dal quale si
ricava che la distruzione per inutilizzabilit potrebbe essere disposta dal giudice senza udienze n aperture al contraddittorio,
ma solo quando le parti non contestino la valutazione di inutilizzabilit. Il passaggio non del tutto perspicuo (sul punto v.
anche Orlandi, Le parole del Presidente (a proposito del conflitto fra
Presidenza della Repubblica e Procura di Palermo, circa il destino di
comunicazioni casualmente intercettate), relazione per il seminario
Amicus Curiae 2012, www.forumcostituzionale.it, 2012) ma sembra
far riferimento al caso in cui il giudice senta le parti al di fuori
penalistica, in vista della decisione della Corte, non
si giungeva a prevedere un simile esito, sottolineandosi, anzi, come non sembra esserci praticamente
differenza sul piano procedurale fra la distruzione per
irrilevanza della prova (art. 269 comma 2) e la distruzione per inutilizzabilit (art. 271 comma 3)37; per cui,
semmai, si ipotizzava un divieto di pubblicazione
degli atti imposto dal giudice ex art. 114, co. 5, c.p.p.
per segreti da mantenere nellinteresse dello Stato,
ai quali con un piccolo sforzo di fantasia, pu essere assimilata la riservatezza che deve circondare
le conversazioni del Capo dello Stato38. Una soluzione, questultima, decisamente preferibile rispetto
a quella adottata dalla Corte, che esclude la partecipazione delle parti al giudizio sulla rilevanza delle
intercettazioni rispetto a beni connessi con principi
supremi dellordinamento.
Del resto, a fronte di una pronuncia cos delicata, affidata al giudice in assenza di contraddittorio,
occorrerebbe perch le parti possano essere messe
in grado di valutare se effettivamente non vengano
in gioco loro interessi legati a principi supremi
quantomeno che lordinanza che dispone la distruzione fornisse una adeguata motivazione sul punto.
Ma anche tale garanzia (art. 111, co. 6, Cost.) sembra
qui negata; altrimenti, la soluzione indicata dalla
Corte finirebbe per non essere nemmeno congrua rispetto allo scopo di mantenere lassoluta segretezza
rispetto alle conversazioni in cui sia parte il Capo
dello Stato, poich latto potrebbe (rectius dovrebbe)
comunque riferirsi al loro contenuto, rendendolo
Di fatto, lattuazione data alla decisione n. 1
del 2013 ha condotto alla distruzione delle registrazioni come atto ritenuto costituzionalmente
dovuto, senza alcuna possibile partecipazione
delle parti39 e senza che lordinanza, a quanto risulta, abbia offerto alcuna motivazione della loro
delludienza camerale: si tratta, quindi, di unipotesi in cui il loro
coinvolgimento nella decisione, sia pure in modo informale,
comunque garantito.
Orlandi, Le parole del Presidente, cit.
Cass. pen., VI, 18 aprile 2013, n. 18373, CED Cass. pen. 2013,
rv 255163, che ha respinto il ricorso della difesa dellimputato
ritenuta irrilevanza rispetto ai predetti principi
Cos risolto il caso concreto che ha coinvolto il
Presidente Napolitano, restano, tuttavia, molte incertezze di fronte al regime disegnato dal giudice
Anche a voler condividere, cio, lesistenza di
una guarentigia costituzionale implicita che impedisce le intercettazioni delle comunicazioni del Capo
dello Stato, la disciplina delineata per quelle casuali
lascia aperti diversi interrogativi, sia sul piano pratico-processuale, sia su quello pi teorico, relativo
al corretto rapporto tra posizioni giuridiche tutte
dotate di rango costituzionale, quali, da un lato,
laffermata prerogativa della riservatezza del Presidente e, dallaltro, il diritto alla vita e alla libert
personale dei terzi coinvolti, il diritto alla difesa ed
al contraddittorio (come aspetto essenziale del giusto processo) e lo stesso regime della responsabilit
presidenziale40.
La decisione della Corte, su tali punti, resta intimamente contraddittoria, non avendo essa avuto il
coraggio n di affermare la prevalenza della inviolabilit presidenziale su ogni altro diritto, n di trarre
dalla riconosciuta superiorit su di essa di alcuni
principi supremi le conseguenze che ne dovrebbero discendere (necessit di valutare la rilevanza
delle conversazioni e, dunque, di instaurare il contraddittorio con le parti). Solo un ulteriore intervento della stessa Corte o del Parlamento, che ristabilisca tra i diritti coinvolti un equilibrio pi coerente
sia con la precedente giurisprudenza costituzionale
che con il testo della Carta fondamentale41, potr lenire il senso di profonda insoddisfazione che se ne
trae rispetto allattuale assetto della materia.
Proprio la necessit di trovare un equilibrio tra i diritti costituzionali alla riservatezza e al giusto processo aveva condotto
la Corte, in una precedente occasione, a tuttaltra conclusione,
dichiarando illegittime misure processuali di eccessiva compressione del contraddittorio sulle intercettazioni illegalmente raccolte: cfr. sentenza 11 giugno 2009, n. 173, Giur. cost., 2009, 1917
ss., con nota di Villani, La distruzione del corpo del reato allesame
della Corte: spunto per una riflessione sul rapporto tra sanzioni processuali e diritti sostanziali.
Ricordiamo ancora il ruolo di principio supremo che secondo la Corte svolge il diritto allazione e difesa in giudizio,
espressamente qualificato come inviolabile: per riferimenti
pi precisi, v. sopra, nota 32.
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