Source: https://consulenzasicurezzaveneto.it/rating-di-legalita-e-adozione-del-modello-231/
Timestamp: 2017-12-14 08:06:28+00:00
Document Index: 101715623

Matched Legal Cases: ['art. 30', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 16', 'art. 30']

Rating di legalità e adozione del Modello 231 - Consulenza Sicurezza Veneto
Con l’approvazione del Regolamento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che detta i criteri di attribuzione del “Rating di legalità” vi è una ragione in più per dotarsi del Modello di Organizzazione e Gestione che possegga i requisiti previsti dagli artt. 6 e 7 del D.Lgs. 231/01 e dall’art. 30 del D.Lgs. 81/08, ed è una ragione che incide direttamente sugli interessi economici di società ed enti e, nell’attuale periodo di crisi economico finanziaria, sulla loro sopravvivenza stessa.
Con il D.L. 1/2012, come convertito con Legge 27/2012 e successivamente modificato, all’art. 5 ter, il legislatore ha attribuito all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato il compito di elaborare ed attribuire un “rating di legalità” per le imprese con un fatturato minimo di due milioni di euro, secondo criteri demandati ad apposito Regolamento dell’Autorità stessa.
Per norma, di tale “Rating di legalità si tiene conto in sede di concessione di finanziamenti da parte delle pubbliche amministrazioni, nonché in sede di accesso al credito bancario”.
L’importanza di tale Rating per l’accesso al credito bancario viene sottolineata dal medesimo art. 5 ter, laddove prevede che “gli istituti di credito che omettono di tener conto del rating attribuito in sede di concessione dei finanziamenti alle imprese sono tenuti a trasmettere alla Banca d’Italia una dettagliata relazione sulle ragioni della decisione assunta”.
Il 14 novembre 2012 è stato approvato il previsto Regolamento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, con parere favorevole dei Ministeri di Giustizia e dell’Interno, al fine di dettare i criteri di attribuzione del “Rating di legalità”. In tale Regolamento, che dovrà ora essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale, è prevista quale requisito per l’attribuzione stessa del Rating, tra l’altro, l’assenza di condanne e di applicazione di misure cautelari di cui al D.Lgs. 231/01 (art. 2 co. 2 lett. c).
Secondo l’art. 3 del Regolamento, l’impresa vedrà incrementato il punteggio del “Rating di legalità” qualora abbia adottato “un modello organizzativo ai sensi del Decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231”.
l’adozione del Modello 231 inciderà direttamente sul “rating di legalità” e di ciò dovrà essere tenuto conto sia in sede di finanziamenti pubblici che in sede di accesso al credito bancario.
Per conoscere le modalità secondo le quali in tali sedi si dovrà tener conto del “Rating di legalità”, e quindi anche del Modello 231, occorrerà attendere l’emanazione di un decreto del Ministero dell’economia e delle finanze e del Ministero dello sviluppo economico, attualmente in fase di elaborazione.
Prosegue, dunque, incessante la spinta normativa e regolamentare per convincere le imprese all’adozione del Modello D.Lgs. 231/01, spinta che da undici anni non conosce soste, né distinzioni di “bandiera politica”, ed è in aperto contrasto con le resistenze ed i tanti escamotage adottati dal mondo imprenditoriale in questa materia.
E’ sotto gli occhi di tutti il fenomeno del costante incremento dei reati presupposto della Responsabilità Amministrativa di società ed enti di cui al D.Lgs. 231/01, accompagnato da un altrettanto costante “invito” alle imprese a dotarsi dei Modelli di Organizzazione e Gestione.
Si pensi ad esempio al disposto di cui all’art. 16 co. 3 D.Lgs. 81/08, come modificato dal D.Lgs. 106/2009, in base al quale l’obbligo di vigilanza in capo al Datore di Lavoro per la sicurezza sull’operato del soggetto dallo stesso Delegato, “si intende assolto in caso di adozione ed efficace attuazione del modello di verifica e controllo di cui all’art. 30, comma 4”.
Ulteriore esempio si ricava dal Regolamento dei Mercati di Borsa Italiana, che nel 2007 ha reso obbligatoria l’adozione del Modello 231 quale requisito per l’accesso delle società quotate al “Segmento STAR” (Segmento Titoli con Alti Requisiti), cioè al segmento del mercato azionario dedicato alle società di medie dimensioni con capitalizzazione non superiore a 1000 milioni di Euro che, su base volontaria, si impegnano a rispettare requisiti più stringenti in termini di trasparenza informativa, liquidità e governo societario.
Anche sul piano della normativa regionale, varie Regioni italiane sono intervenute nel tempo per prevedere l’adozione del Modello 231 quale requisito per l’affidamento di appalti e concessioni (si vedano ad es. Legge Regione Calabria n. 15 del 21 giugno 2008, Decreto Regione Lombardia n. 5808 dell’8 giugno 2010 e Legge Regione Abruzzo n. 15 del 27 maggio 2011).