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Timestamp: 2019-04-19 18:57:58+00:00
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Art. 577 codice penale - Altre circostanze aggravanti. Ergastolo - Brocardi.it
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Articolo 577 Codice penale
Dispositivo dell'art. 577 Codice penale
1) contro l'ascendente o il discendente [540 75] o contro il coniuge, anche legalmente separato, contro l'altra parte dell'unione civile o contro la persona legata al colpevole da relazione affettiva e con esso stabilmente convivente;(1)
2) col mezzo di sostanze venefiche (2), ovvero con un altro mezzo insidioso (3);
3) con premeditazione(4) ;
La pena è della reclusione da ventiquattro a trenta anni, se il fatto è commesso contro il coniuge divorziato, l'altra parte dell'unione civile, ove cessata, il fratello o la sorella [540], il padre o la madre adottivi, o il figlio adottivo [291], o contro un affine [78] in linea retta (5).
(1) Tale circostanza viene definita di parricidio semplice per distinguerla da quella prevista dall'art. 576 al n. 2.
(2) Vengono definite venefiche quelle sostanze idonee a provocare la morte di una persona attraverso un'azione tossica che lede l'organismo. Non è pacifico se tra queste possano rientrare anche le sostanze corrosive, secondo la dottrina prevalente più vicine al concetto di mezzi insidiosi.
(3) Sono insidiosi i mezzi che comportano un pericolo nascosto, in quanto si caratterizzano per la loro natura ingannevole.
(4) In mancanza di una definizione legislativa, la dottrina ha individuato nell'apprezzabile lasso di tempo tra il concepimento del delitto e la sua attuazione, nonchè nella predisposizione dei mezzi per porlo in essere gli elementi identificativi della premeditazione.
(5) Viene definito parricidio improprio in quanto le relazioni tra vittima e agente sono meno intense di quelle di ascendenza o discendenza.
“ Frigido pacatoque animo ”
Freddezza e pacatezza d'animo
“ Parricidium ”
Omicidio dei parenti
Spiegazione dell'art. 577 Codice penale
Per contro, qualora l'omicidio sia commesso contro il coniuge, il fratello o la sorella, il padre o la madre adottivi, o il figlio adottivo, o contro un affine in linea retta, non si applica la pena dell'ergastolo, ma la pena della reclusione da ventiquattro a trent'anni.
Massime relative all'art. 577 Codice penale
Cass. pen. n. 42576/2015
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 42576 del 22 ottobre 2015)
Cass. pen. n. 19974/2013
Non osta alla configurabilità dell'aggravante della premeditazione il fatto che il soggetto agente abbia condizionato l'attuazione del proposito criminoso alla mancata verificazione di un evento ad opera della vittima, quando la condizione risolutiva si pone come un avvenimento previsto, atto a far recedere la più precisa e ferma risoluzione criminosa del reo. (Fattispecie in cui l'omicidio era stato programmato per il caso in cui la vittima avesse ribadito il rifiuto di riallacciare il rapporto di convivenza con il reo).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 19974 del 9 maggio 2013)
Cass. pen. n. 47250/2011
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 47250 del 20 dicembre 2011)
Cass. pen. n. 12875/2009
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 12875 del 24 marzo 2009)
Cass. pen. n. 337/2009
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 337 del 9 gennaio 2009)
Cass. pen. n. 7766/2008
Il dolo «condizionato» è pienamente compatibile con l'aggravante della premeditazione, la quale ricorre anche quando l'attuazione del proposito criminoso è condizionata al verificarsi, o non, di un determinato evento.
La premeditazione non è esclusa dal fatto che l'agente abbia eseguito il delitto in seguito ad un occasionale incontro con la vittima.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7766 del 20 febbraio 2008)
Cass. pen. n. 8121/2007
Rientra nella competenza del giudice di pace il reato di lesioni personali (art. 582, comma secondo, c.p.), sia o meno aggravato ai sensi dell'art. 577, comma secondo, c.p. (fatto commesso in danno del coniuge); tale circostanza non può, tuttavia, ritenersi integrata qualora la persona offesa sia, come nella specie, convivente more uxorio ed il trattamento sanzionatorio applicabile è quello previsto dall'art. 52, comma secondo, lett. b) D.L.vo n. 274 del 2000 che, ai sensi dell'art. 620, comma primo, lett. l) c.p.p., può essere, sussistendone i presupposti, rideterminato dalla stessa Corte di cassazione.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 8121 del 27 febbraio 2007)
Cass. pen. n. 42462/2006
Ai fini della configurabilità dell'aggravante del rapporto di «coniugio», prevista dall'art. 577 c.p., anche in relazione all'art. 585 stesso codice, è ininfluente l'eventuale sussistenza del regime di separazione legale fra i due coniugi, regime che attenua il complesso degli obblighi nascenti dal matrimonio, eliminando seguentemente quello della coabitazione, ma non toglie lo status di coniuge, con i corrispondenti obblighi personali e permanenti che lo costituiscono, status che si perde solo con lo scioglimento del matrimonio.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 42462 del 29 dicembre 2006)
Cass. pen. n. 24733/2004
In tema di omicidio volontario, l'agguato costituisce una modalità di esecuzione del delitto e può assumere rilevanza probatoria ai fini dell'aggravante della premeditazione quando dimostri che il delitto è stato deliberato in un arco di tempo apprezzabile in concreto e sufficiente a far riflettere l'agente sulla decisione presa.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 24733 del 31 maggio 2004)
Cass. pen. n. 15023/2004
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 15023 del 29 marzo 2004)
Cass. pen. n. 27307/2003
Nel delitto di omicidio la circostanza aggravante della premeditazione, prevista dall'art. 577, comma 1, n. 3 c.p., richiede due elementi: uno, ideologico o psicologico, consistente nel perdurare, nell'animo del soggetto, di una risoluzione criminosa ferma e irrevocabile; l'altro, cronologico, rappresentato dal trascorrere di un intervallo di tempo apprezzabile fra l'insorgenza e l'attuazione di tale proposito (nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che non essendo stato individuato il momento dell'insorgere del proposito criminoso, per la mancata prova del movente dell'omicidio, non era stato possibile valutare l'esistenza di un ragionevole lasso di tempo tra il proposito criminoso e la sua attuazione, per cui non risultava neppure accertata la sussistenza della circostanza aggravante).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 27307 del 24 giugno 2003)
Cass. pen. n. 29921/2002
Ai fini della configurabilità della circostanza aggravante prevista dall'art. 577, comma 1, n. 2 c.p., l'espressione “mezzo insidioso” indica quello che, per la sua natura ingannevole o per il modo e le circostanze che ne accompagnano l'uso, reca in sé un pericolo nascosto, tale da sorprendere l'attenzione della vittima e rendere alla stessa impossibile, o comunque più difficile che di fronte ad ogni altro mezzo, la difesa. (Fattispecie in tema di lesioni personali volontarie, procurate appiccando il fuoco allo zerbino di ingresso dell'abitazione della vittima).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 29921 del 22 agosto 2002)
Cass. pen. n. 2586/1998
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2586 del 27 febbraio 1998)
Cass. pen. n. 8346/1997
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 8346 del 13 settembre 1997)
Cass. pen. n. 1411/1997
È configurabile la circostanza aggravante del motivo futile nel caso di un omicidio commesso come reazione immediata anche ad espressioni minacciose provenienti dalla vittima quando tali espressioni, per il contesto nel quale vengono formulate e per la personalità del soggetto dal quale provengono, non presentino, ictu oculi, alcuna reale efficacia intimidatrice ma si appalesino piuttosto come manifestazione meramente verbale di generica ostilità, quale facilmente verificabile - come nella specie - nel corso di banali e occasionali litigi.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1411 del 15 febbraio 1997)
È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, con riferimento all'art. 3 della Costituzione, della persistente previsione dell'ergastolo da parte dell'art. 577 c.p. per talune ipotesi di omicidio aggravato nonostante che la stessa pena risulti contemplata dall'art. 576 stesso codice per altre ipotesi di omicidio aggravato, relativamente alle quali originariamente era prevista la pena di morte. Invero in tema di sanzioni penali il principio di eguaglianza non può essere inteso nel senso che a ciascuna fattispecie debba corrispondere una sanzione diversa da tutte le altre: pertanto, fatti salvi i casi di assoluta arbitrarietà, l'equiparazione quoad poenam sfugge ad ogni censura di legittimità.
Cass. pen. n. 7034/1996
In tema di aggravanti costituisce motivo futile la determinazione criminosa che trova origine in uno stimolo tanto lieve, quanto sproporzionato, da prospettarsi più come un pretesto che non una causa scatenante della condotta antigiuridica. Ne consegue che la peculiare caratteristica del motivo futile, il quale non attiene alla sfera intellettiva o volitiva, bensì a quella morale, è data dalla enorme sproporzione tra il motivo e l'azione delittuosa, che suscita un senso di riprovazione da parte della generalità delle persone tra cui vive ed agisce il soggetto attivo del reato. (In applicazione di tale principio, la Suprema Corte ha escluso la configurabilità dell'aggravante in questione in relazione all'omicidio di un sindaco ad opera di un soggetto in età avanzata - e che aveva trascorso oltre trenta anni in carcere - ritenendo che questi, a seguito di provvedimenti adottati nei suoi confronti dall'amministrazione comunale, tra cui l'interruzione dell'erogazione di un sussidio e due ingiunzioni di pagamento del canone relativo all'acqua consumata, avesse agito perché mosso non da motivazioni futili o banali ed inconsistenti secondo la coscienza collettiva, bensì dal timore di perdere beni per lui indispensabili per motivi da riportarsi, secondo la sua distorta valutazione, al sindaco).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7034 del 11 luglio 1996)
Cass. pen. n. 3082/1996
In tema di omicidio (art. 575 c.p.), va affermata la distinzione tra mera preordinazione del delitto — intesa come apprestamento dei mezzi minimi necessari all'esecuzione, nella fase a questa ultima immediatamente precedente — e premeditazione (art. 577 n. 3 c.p.) — intesa come radicamento e persistenza costante, per apprezzabile lasso di tempo nella psiche del reo, del proposito omicida — del quale sono sintomi il previo studio delle occasioni ed opportunità per l'attuazione, un'adeguata organizzazione di mezzi e la predisposizione delle modalità esecutive del crimine.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3082 del 26 marzo 1996)
Cass. pen. n. 2553/1996
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2553 del 7 marzo 1996)
Cass. pen. n. 1910/1996
Non osta alla configurabilità dell'aggravante della premeditazione il fatto di avere il soggetto agente condizionato l'attuazione del proposito criminoso al mancato verificarsi di un evento ad opera della vittima, quando la condizione risolutiva si ponga come un avvenimento previsto atto a porre in crisi la più precisa e ferma risoluzione criminosa del reo: indispensabile è che quest'ultimo abbia preso una decisione preventiva caratterizzata da completezza e irreversibilità, pur ipotizzando che uno specifico avvenimento possa annullare il programmato svolgersi del proposito di uccidere verso l'esito finale, già perfetto nelle sue caratteristiche penalmente rilevanti.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1910 del 17 febbraio 1996)
Cass. pen. n. 1357/1996
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1357 del 7 febbraio 1996)
Cass. pen. n. 853/1996
Se di norma è sufficiente, per ritenere sussistente la circostanza aggravante dei futili motivi, far riferimento, alla sproporzione (oggettiva) esistente tra movente e azione delittuosa, in particolari circostanze sono necessarie indagini più approfondite per accertare che la sproporzionata reazione allo stimolo sia, piuttosto che rivelatrice di un istituto criminale più spiccato - da punire più severamente - il portato di una concezione particolare, che annette a certi eventi un'importanza di gran lunga maggiore rispetto a quella che la maggior parte delle persone vi riconnette. (Fattispecie relativa a omicidio, aggravato da rapporto di parentela e motivato dal convincimento, sia pur erroneo, dell'autore del reato, che la condotta del fratello e della di lui famiglia in ordine all'esercizio di una servitù di passaggio era illecita).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 853 del 27 gennaio 1996)
Cass. pen. n. 12787/1995
In tema di omicidio premeditato, il nesso tra elemento psicologico ed elemento cronologico può esistere anche se la preordinazione viene disposta all'ultimo momento. (Fattispecie nella quale la Suprema Corte ha ritenuto corretto l'operato dei giudici di merito, i quali avevano ritenuto l'esistenza della premeditazione sulla base della circostanza che l'omicida, pur non avendo preordinato i mezzi per l'esecuzione del delitto se non all'ultimo momento, una volta verificatasi la condizione ipotizzata per passare all'azione, aveva mentalmente programmato quest'ultima già qualche giorno prima dell'esecuzione e, pertanto, aveva potuto disporre di un tempo sufficientemente ampio per recedere dal proposito delittuoso).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 12787 del 29 dicembre 1995)
Cass. pen. n. 12306/1995
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 12306 del 12 dicembre 1995)
Cass. pen. n. 4612/1995
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4612 del 13 ottobre 1995)
È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 577 c.p. nella parte in cui, punendo con la pena dell'ergastolo ipotesi meno gravi di quelle originariamente punite con la pena di morte dall'art. 576 stesso codice — ora anch'esse punite con la pena dell'ergastolo in virtù dell'abolizione della pena di morte — attuerebbe un trattamento irragionevolmente deteriore nei confronti di coloro che commettono reati meno gravi, in quanto spetta esclusivamente al legislatore stabilire per ciascun reato la pena appropriata, con il solo limite stabilito dall'art. 27 Cost. in tema di divieto di trattamenti contrari al senso di umanità e di finalità rieducative, ma senza che l'abolizione della pena di morte debba comportare la creazione di una nuova scala di disvalori e di pene; con degrado delle pene previste per ciascun reato ad una pena di livello o entità inferiore.
Cass. pen. n. 9788/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 9788 del 13 settembre 1994)
Cass. pen. n. 3240/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3240 del 18 marzo 1994)
Cass. pen. n. 65/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 65 del 8 gennaio 1994)
Cass. pen. n. 10359/1993
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 10359 del 15 novembre 1993)
Cass. pen. n. 7266/1993
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7266 del 24 luglio 1993)
Cass. pen. n. 2611/1993
È configurabile l'aggravante della premeditazione condizionata quando, accertata l'esistenza dei necessari elementi cronologico e ideologico, quest'ultimo si concreti in una risoluzione criminosa precisa e ferma in tutte le sue componenti psicologiche, e in cui la condizione si ponga come un avvenimento previsto, anche se poco probabile, atto a sospendere o ad annullare con efficacia risolutiva la decisione già presa. Non osta, pertanto, all'esistenza dell'aggravante della premeditazione il fatto di avere il reo condizionato l'esecuzione del delitto al mancato verificarsi di un avvenimento ad opera della vittima, giacché il dolo condizionato non è idoneo di per sé ad escludere la premeditazione.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 2611 del 18 marzo 1993)
Cass. pen. n. 10330/1992
La circostanza di cui all'art. 61 n. 2 c.p. è compatibile con quella ipotizzata dall'art. 577 n. 1 c.p. (abuso del rapporto di paternità), stante il diverso fondamento oggettivo e la diversa ratio che differenziano le due fattispecie circostanziali, poiché la prima è basata su una situazione di fatto esistente tra imputato e persona offesa, mentre la seconda ha il suo fondamento nel rapporto di parentela che unisce la vittima all'agente.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 10330 del 28 ottobre 1992)
Cass. pen. n. 8057/1992
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 8057 del 16 luglio 1992)
Cass. pen. n. 7948/1992
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7948 del 10 luglio 1992)
Cass. pen. n. 5441/1992
L'aggravante della premeditazione implica un elemento ideologico, consistente nel perdurare di una conduzione criminosa, e un elemento cronologico rappresentato dal trascorrere, fra l'insorgenza e l'attuazione del proposito criminoso, di un lasso di tempo apprezzabile, in concreto sufficiente a far riflettere l'agente sulla decisione presa e consentirne il recesso. Conseguentemente, essa non è esclusa dall'occasionalità del momento di consumazione del delitto, qualora si colleghi a una precisa causale che rivela come il proposito criminoso sia stato mantenuto nel tempo da parte del reo.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5441 del 9 maggio 1992)
Cass. pen. n. 297/1992
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 297 del 15 gennaio 1992)
Cass. pen. n. 8128/1991
In tema di premeditazione, per la ricorrenza dell'elemento cronologico è necessario che tra l'insorgenza e l'attuazione del proposito criminale sia intercorso un apprezzabile lasso di tempo, la cui durata in termini minimi non è determinabile con esattezza, in quanto si richiede che il reo, nell'intervallo tra determinazione ed esecuzione del delitto, abbia avuto modo di riflettere.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 8128 del 25 luglio 1991)
Cass. pen. n. 345/1991
In tema di premeditazione, se il movente del delitto non è da solo sufficiente a dimostrarla o ad escluderla, tuttavia esso può e deve essere tenuto presente come elemento indiziante.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 345 del 15 gennaio 1991)
Cass. pen. n. 5378/1990
Non sussiste alcuna incompatibilità tra la circostanza aggravante generale prevista dall'art. 61, n. 11, c.p. e quella specifica del rapporto di coniugio di cui all'art. 577 dello stesso codice, dati il diverso fondamento oggettivo e la diversa ratio che caratterizzano le due fattispecie circostanziali. Ed invero l'aggravante prevista dall'art. 61, n. 11, c.p. ha natura oggettiva e consiste in una relazione di fatto tra l'imputato e la parte offesa che agevola la commissione del delitto, mentre il rapporto di coniugio è una circostanza speciale, di natura soggettiva, che ha il suo fondamento nel vincolo coniugale, unicamente preso in considerazione dal secondo comma dell'art. 577 c.p. al di fuori dell'ulteriore circostanza dell'eventuale coabitazione.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5378 del 12 aprile 1990)
Cass. pen. n. 122/1990
L'indagine introspettiva è utile ed ordinario strumento di rilevazione dei processi mentali variamente pertinenti al reato e perciò anche di quello relativo alla premeditazione, composto da una pluralità di pulsioni e di ideazioni, anche contrapposte, che si combinano in aggregazioni non necessariamente omogenee ed anzi variabili nel tempo, dalle quali il proposito iniziale può uscire confermato o revocato; nel che è indubbia, e va perciò accertata, l'influenza orientatrice della capacità psichica e della strutturazione caratteriale. (Nella specie, relativa a rigetto di ricorso del P.M. avverso esclusione della premeditazione criticata sostenendosi, fra l'altro, l'incongruenza di riferimenti alla sfera soggettiva, la S.C. ha osservato che l'indagine in tal senso ha preso in considerazione la condotta di vita e la stessa personalità dell'imputato di omicidio quale manifestatasi nel delitto e fuori del delitto, desumendone, con criterio di ragionevolezza, l'identikit di giovane superficiale ispirato ad una concezione elementarmente edonistica della vita, dall'incerta ed indefinita fisionomia psico-intellettiva, probabilmente incapace di fermo e grave proposito, ancorché capace di concepirlo e, in definitiva, di soggetto non sicuramente in grado di gestire nel tempo, e con tenace determinazione, risoluzione criminosa di rilevante portata).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 122 del 12 gennaio 1990)
Cass. pen. n. 17589/1989
La premeditazione consiste in un fatto interiore di non agevole accertamento, sicché va necessariamente desunta da fatti estrinseci, tra i quali si colloca anche l'anticipata manifestazione del proposito delittuoso, ma altresì la causale, la preordinazione dei mezzi, la ricerca dell'occasione più favorevole, le modalità di esecuzione del delitto.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 17589 del 19 dicembre 1989)
Cass. pen. n. 6037/1988
La questione di legittimità costituzionale dell'art. 577, secondo comma, c.p., nella parte in cui prevede come aggravante la commissione del fatto contro il coniuge, sollevata sotto il profilo della disparità di trattamento rispetto all'ex coniuge e al convivente more uxorio, è manifestamente infondata in quanto il diverso trattamento normativo nei confronti del coniuge non è irrazionale, tenuto conto della sussistenza del rapporto di coniugio e del carattere di tendenziale stabilità e riconoscibilità del vincolo coniugale.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6037 del 18 maggio 1988)
Cass. pen. n. 11254/1982
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 11254 del 25 novembre 1982)
Cass. pen. n. 920/1968
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 920 del 29 maggio 1968)
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