Source: https://www.onb.it/2013/09/10/d-p-r-11-luglio-1980-n-382/
Timestamp: 2019-10-22 23:51:51+00:00
Document Index: 82802612

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 94', 'art. 9', 'art. 93', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 7', 'art. 19', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 47', 'art. 6', 'art. 14', 'art. 13', 'art. 18', 'art. 10']

D.P.R. 11 luglio 1980 , n. 382 - Ordine Nazionale dei Biologi
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D.P.R. 11 luglio 1980 , n. 382
Riordinamento della docenza universitaria , relativa fascia di formazione nonché sperimentazione organizzativa e didattica.
G.U. 31.7.1980, n. 209 – S.O.
Sentito il parere delle commissioni permanenti delle due Camere competenti per materia sullo schema di decreto trasmesso dal Governo della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata l’11 luglio 1980;
Sulla proposta del Ministro per la pubblica istruzione, di concerto con il Ministro del tesoro e con il Ministro per la funzione pubblica,
CAPO I – Nuovo assetto della docenza universitaria , istituzione del ruolo dei ricercatori e piano di sviluppo
Art. 1. Ruolo dei professori universitari e istituzione del ruolo dei ricercatori
Le norme di cui ai successivi articoli assicurano, nella unitarietà della funzione docente, la distinzione dei compiti e delle responsabilità dei professori ordinari e di quelli associati, inquadrandoli in due fasce di carattere funzionale, con uguale garanzia di libertà didattica e di ricerca.
E’ istituito il ruolo dei ricercatori universitari. Non è consentito il conferimento di incarichi di insegnamento.
Art. 2. Piano di sviluppo dell’ Università . Individuazione e ripartizione dei posti di professore universitario di ruolo da bandire per concorso
Il Ministro della pubblica istruzione, sulla base delle indicazioni delle Università, che acquisiscono il parere delle facoltà, nonché delle ipotesi di vincolo di entrata – formulate dal CIPE su proposta del Ministro del bilancio, di concerto con quelli del tesoro, delle finanze nonché del Ministro incaricato del coordinamento della ricerca scientifica e tecnologica – elabora ogni quadriennio, sentito il Consiglio universitario nazionale (C.U.N.), un piano di sviluppo dell’Università ai fini dell’adeguamento delle strutture didattiche e scientifiche, con articolate previsioni di spesa, e individua i settori disciplinari da sviluppare e le modalità per il loro incremento nel quadriennio, tenuto conto della dinamica accertata e presunta della popolazione studentesca nei diversi corsi di laurea, del relativo numero di professori di ruolo e di ricercatori afferenti ai corsi, dei programmi di sviluppo della ricerca scientifica e dei prevedibili sbocchi professionali nei diversi settori nonché delle necessità di riequilibrio fra le diverse sedi.
Per predisporre il piano quadriennale di sviluppo il Consiglio universitario nazionale formula preventivamente i raggruppamenti di discipline ed indica i criteri oggettivi per la ripartizione dei nuovi posti fra le facoltà.
Lo schema del piano di sviluppo formulato dal Ministro è trasmesso, almeno sei mesi prima dell’inizio del quadriennio cui si riferisce, alle Università affinché esprimano le loro osservazioni entro i successivi tre mesi. Scaduto tale termine, il Ministro della pubblica istruzione, acquisito il parere del Consiglio universitario nazionale, che deve pronunciarsi nel termine di due mesi, adotta, con proprio decreto, il piano di sviluppo.
Almeno tre mesi prima dell’inizio del biennio cui si devono riferire i bandi di concorso, i rettori inoltrano al Ministro le richieste formulate dai consigli di facoltà, sentiti i consigli di corso di laurea, per i nuovi posti di professore ordinario e di professore associato, divisi per raggruppamento disciplinare e per corsi indicando per ciascuna facoltà e corso di laurea gli insegnamenti ad essi afferenti, il numero dei professori ordinari, straordinari e associati in servizio, distinti per raggruppamenti disciplinari, ed il numero degli studenti iscritti per ciascun anno di corso degli ultimi tre anni.
Il Ministro della pubblica istruzione provvederà alle relative assegnazioni, procedendo anche ad un confronto delle esigenze delle diverse facoltà.
L’assegnazione dei nuovi posti di professore ordinario e di associato è effettuata sulla base del piano, su richiesta delle facoltà interessate, in relazione alle esigenze didattiche e scientifiche individuate nel piano di sviluppo delle Università di cui ai precedenti commi.
Il primo piano quadriennale riguarderà il quadriennio che avrà inizio con l’anno accademico 1982-83. Per gli anni accademici 1980-81 e 1981-82 il Ministro della pubblica istruzione, sentito il Consiglio universitario nazionale, formula un piano biennale transitorio, che tiene conto anche delle esigenze delle nuove Università di cui si programma l’istituzione o la statizzazione. Tale piano biennale indica i termini entro i quali i consigli di facoltà, sentiti i consigli di corso di laurea, devono formulare le richieste per i posti di professore ordinario o associato relativi al primo biennio.
CAPO II – Professori ordinari e straordinari
Art. 3. Dotazione organica della fascia dei professori ordinari
La dotazione organica della fascia dei professori ordinari è fissata in 15.000 posti.
I concorsi relativi ai posti non coperti e che non siano destinati ai trasferimenti, sono banditi fino al raggiungimento della dotazione organica di cui al precedente comma con periodicità biennale, nell’ambito del piano dello sviluppo universitario di cui all’articolo 2, nel termine massimo di un decennio, a partire dall’anno accademico 1980-81.
Con decreto del Ministro della pubblica istruzione da emanare entro novanta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto è disposta la assegnazione alle facoltà di posti di professore ordinario per il riassorbimento degli attuali posti in soprannumero e dei posti convenzionati.
Fino alla scadenza delle convenzioni in corso restano fermi gli oneri a carico degli enti sovventori e l’obbligo delle Università di versare in conto entrata tesoro le somme percepite a tal fine.
Art. 4. Assegnazione di posti di professore ordinario per le chiamate di studiosi stranieri
La proposta di chiamata deve essere adottata con la maggioranza dei due terzi dei professori ordinari del consiglio di facoltà, che si pronuncia sulla qualità scientifica dello studioso. La proposta è accompagnata da una motivata relazione che illustra la figura scientifica del candidato. Il Ministro della pubblica istruzione dispone l’assegnazione del posto e la nomina del professore con proprio decreto, determinando la relativa classe di stipendio corrispondente sulla base dell’anzianità di docenza e di ogni altro elemento di valutazione.
I posti di professore ordinario assegnati ai sensi del presente articolo sono recuperati in caso di rinuncia, trasferimento o cessazione dal servizio dei loro titolari.
Restano in vigore le norme che regolano l’ammissione dei cittadini stranieri ai concorsi ai posti di ruolo di professore universitario.
Art. 5. Norme particolari per l’ assegnazione di contingenti di posti
Nell’assegnazione dei posti di professore ordinario da mettere biennalmente a concorso, il Ministro della pubblica istruzione deve tenere conto, anche in deroga ai criteri programmatici stabiliti nel piano formulato ai sensi del precedente art. 2 e nel limite del 20 per cento dei posti da assegnare, delle eventuali richieste avanzate, per le discipline ricoperte, da professori associati che abbiano maturato nove anni di insegnamento in qualità di professore incaricato o di associato nella stessa disciplina o gruppi di discipline. Tali richieste, presentate alle facoltà, devono essere inoltrate unitamente alle richieste delle facoltà.
Se le richieste sono in numero superiore, i posti sono concessi, sino alla copertura della percentuale indicata, secondo una graduatoria formulata in base ai criteri stabiliti in precedenza dal Ministro della pubblica istruzione, sentito il parere del Consiglio universitario nazionale.
Il Ministro della pubblica istruzione, su parere del Consiglio universitario nazionale, assegna i posti all’organico delle facoltà cui appartengono i richiedenti, nei limiti del 20 per cento di quelli da attribuire ad esse in base ai criteri di programmazione.
Art. 6. Straordinariato
All’atto della nomina i professori conseguono la qualifica di straordinario per la durata di tre anni accademici.
Le norme del presente decreto che contemplano professori ordinari si intendono riferite anche ai professori straordinari, fatte salve le disposizioni riservate ai professori che abbiano conseguito la nomina ad ordinario.
Restano ferme le vigenti disposizioni per la nomina ad ordinario.
Restano altresì ferme le disposizioni relative alla verifica dell’attività scientifica e all’attività didattica necessarie per la nomina ad ordinario.
Art. 7. Libertà di insegnamento e di ricerca scientifica
Ai professori universitari è garantita libertà di insegnamento e di ricerca scientifica.
Il consiglio di facoltà, in caso di pluralità di corsi di laurea, coordina annualmente, con il concorso dei dipartimenti interessati, in quanto istituiti, le attività didattiche programmate dai consigli di corso di laurea, secondo quanto previsto dal successivo art. 94, quelle delle scuole dirette a fini speciali, delle scuole di specializzazione e di perfezionamento, l’attività di corsi integrativi di quelli ufficiali, da affidare a professori a contratto e gli studi per il conseguimento del dottorato di ricerca ove istituito. Il consiglio di facoltà definisce, con il consenso dei singoli professori interessati, le modalità di assolvimento delle predette attività, tenuto conto delle possibilità di utilizzazione didattica dei professori stessi ai sensi del successivo art. 9.
Nel caso di pluralità di corsi relativi al medesimo insegnamento sono consentite forme didattiche di coordinamento e di interscambio d’intesa tra i rispettivi professori.
E’ consentita l’organizzazione della didattica in cicli coordinati, anche di durata inferiore all’anno.
Art. 8. Inamovibilità e trasferimenti
I professori ordinari sono inamovibili e non sono tenuti a prestare giuramento.
I professori ordinari possono essere trasferiti, a domanda, ad altro insegnamento della stessa facoltà o di altra facoltà della stessa Università, ovvero dopo un triennio di servizio prestato nella medesima Università, anche ad altra Università, con le procedure di cui all’art. 93 del testo unico 31 agosto 1933, n. 1592, e dell’art. 3 del decreto legislativo 5 aprile 1945, n. 238. La domanda di trasferimento può essere presentata dall’interessato anche nel corso del terzo anno di permanenza nell’Università.
Art. 9. Utilizzazione temporanea per insegnamenti diversi da quello di titolarità
Il professore ordinario, nella salvaguardia della libertà di insegnamento e di ricerca e con il suo consenso, può essere temporaneamente utilizzato nell’ambito della stessa facoltà o scuola o dipartimento per lo svolgimento delle attività didattiche previste nei successivi commi.
In base ai programmi determinati ai sensi del precedente art. 7, al professore ordinario può essere affidato con il suo consenso lo svolgimento, in sostituzione dell’insegnamento di cui è titolare, di un corso di insegnamento in materia diversa purché compresa nello stesso raggruppamento concorsuale o in altri raggruppamenti riconosciuti affini dal Consiglio universitario nazionale. Al termine del corso il professore ha diritto di riassumere l’insegnamento di cui è titolare. I professori ordinari titolari di corsi non seguiti sono tenuti a svolgere un secondo insegnamento.
Al professore ordinario può altresì essere affidato con il suo consenso lo svolgimento di attività didattiche aggiuntive rispetto a quello dei corsi di insegnamento previsti per il conseguimento del diploma di laurea, incluse le attività relative ai corsi nelle scuole dirette a fini speciali, di specializzazione e di perfezionamento e le attività relative agli studi per il conseguimento del dottorato di ricerca, ove istituito. Il consiglio di facoltà, sempre nell’ambito della programmazione didattica annuale di cui al precedente art. 7, ripartisce le predette attività didattiche tra i professori interessati e con il loro consenso, in modo da distribuire uniformemente il carico didattico.
In ogni caso l’impegno didattico complessivamente considerato del professore non può essere inferiore all’impegno orario per l’attività didattica previsto dal successivo art. 10.
I consigli delle facoltà o scuole possono altresì affidare a titolo gratuito ai professori ordinari, con il loro consenso ovvero su loro richiesta e nell’ambito della stessa facoltà, lo svolgimento di un secondo insegnamento per materia affine.
In caso di indisponibilità dei titolari, e sempre che sia necessaria la conservazione dell’insegnamento e non sia possibile provvedere diversamente, i consigli delle facoltà possono conferire le supplenze per materie affini a professori della stessa facoltà con il loro consenso. La supplenza svolta nei limiti dell’impegno orario complessivo di cui al successivo art. 10 è affidata a titolo gratuito.
Art. 10. Doveri didattici dei professori
Fermi restando tutti gli altri obblighi previsti dalle vigenti disposizioni, i professori ordinari per le attività didattiche, compresa la partecipazione alle commissioni d’esame e alle commissioni di laurea, devono assicurare la loro presenza per non meno di 250 ore annuali distribuite in forme e secondo modalità da definire ai sensi del secondo comma del precedente art. 7.
Sono altresì tenuti ad assicurare il loro impegno per la partecipazione agli organi collegiali e di governo dell’Ateneo secondo i compiti previsti per ciascuna fascia. I professori a tempo pieno sono tenuti anche a garantire la loro presenza per non meno di altre 100 ore annuali per le attività di cui al successivo comma quarto e per l’assolvimento di compiti organizzativi interni.
La ripartizione di tali attività e compiti è determinata all’inizio di ogni anno accademico d’intesa tra i consigli di facoltà e di corso di laurea, con il consenso del professore interessato.
Le attività didattiche comprendono sia lo svolgimento dell’insegnamento nelle varie forme previste, sia lo svolgimento, nell’ambito di appositi servizi predisposti dalle facoltà, di compiti di orientamento per gli studenti, con particolare riferimento alla predisposizione dei piani di studio, ai fini anche delle opportune modifiche ed integrazioni sulla base dei risultati conseguiti dagli studenti stessi e delle loro meglio individuate attitudini e sopravvenute esigenze.
Art. 11. Tempo pieno e tempo definito
L’impegno dei professori ordinari è a tempo pieno o a tempo definito.
Ciascun professore può optare tra il regime a tempo pieno ed il regime a tempo definito. La scelta va esercitata con domanda da presentare al rettore almeno sei mesi prima dell’inizio di ogni anno accademico. Essa obbliga al rispetto dell’impegno assunto per almeno un biennio.
L’opzione può essere esercitata non oltre l’inizio del biennio precedente il collocamento fuori ruolo di cui al successivo art. 19, salvo che in sede di prima applicazione del presente decreto.
Il regime d’impegno a tempo definito:
b) è compatibile con lo svolgimento di attività professionali e di attività di consulenza anche continuativa esterne e con l’assunzione di incarichi retribuiti ma è incompatibile con l’esercizio del commercio e dell’industria.
a) è incompatibile con lo svolgimento di qualsiasi attività professionale e di consulenza esterna e con la assunzione di qualsiasi incarico retribuito e con l’esercizio del commercio e dell’industria; sono fatte salve le perizie giudiziarie e la partecipazione ad organi di consulenza tecnico-scientifica dello Stato, degli enti pubblici territoriali e degli enti di ricerca;
b) è compatibile con lo svolgimento di attività scientifiche e pubblicistiche espletate al di fuori di compiti istituzionali, purché non corrispondano ad alcun esercizio professionale;
Art. 12. Direzione di istituti e laboratori extrauniversitari di ricerca
Con decreto del Ministro della pubblica istruzione, su conforme parere del rettore e dei consigli delle facoltà interessate, i professori ordinari, straordinari ed associati possono essere autorizzati a dirigere istituti e laboratori e centri del Consiglio nazionale delle ricerche o istituti ed enti di ricerca a carattere nazionale o regionale.
L’aspettativa è concessa con decreto del Ministro della pubblica istruzione, su parere del Consiglio universitario nazionale, che considererà le caratteristiche e le dimensioni dell’istituto o laboratorio nonché l’impegno che la funzione direttiva richiede.
Durante il periodo dell’aspettativa ai professori ordinari competono eventualmente le indennità a carico degli enti o istituti di ricerca ed eventualmente la retribuzione ove l’aspettativa sia senza assegni.
Il periodo dell’aspettativa è utile ai fini della professione della carriera, ivi compreso il conseguimento dell’ordinariato e ai fini del trattamento di previdenza e di quiescenza secondo le disposizioni vigenti.
Ai professori collocati in aspettativa è garantita, con le modalità di cui al 5° comma del successivo art. 13, la possibilità di svolgere, presso l’Università in cui sono titolari, cicli di conferenze, attività seminariali e attività di ricerca, anche applicativa. Si applica nei loro confronti, per la partecipazione agli organi universitari cui hanno titolo, la previsione di cui ai comma terzo e quarto dell’art. 14 della legge 18 marzo 1958, n. 311.
La direzione dei centri del Consiglio nazionale delle ricerche operanti presso le Università può essere affidata ai professori di ruolo come parte della loro attività di ricerca e senza limitazione delle loro funzioni universitarie. Essa è rinnovabile con il rinnovo del contratto con il Consiglio nazionale delle ricerche.
Art. 13. Aspettativa obbligatoria per situazioni di incompatibilità
Ferme restando le disposizioni vigenti in materia di divieto di cumulo dell’ufficio di professore con altri impieghi pubblici o privati, il professore ordinario è collocato d’ufficio in aspettativa per la durata della carica, del mandato o dell’ufficio nei seguenti casi:
13) nomine ad incarichi dirigenziali di cui all’articolo 16 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1972, n. 748.
Hanno diritto a richiedere una limitazione dell’attività didattica i professori di ruolo che ricoprano la carica di rettore, pro-rettore, preside di facoltà e direttori di dipartimento, di presidente di consiglio di corso di laurea, di componente del Consiglio universitario nazionale. La limitazione è concessa con provvedimento del Ministro della pubblica istruzione e non dispensa dall’obbligo di svolgere il corso ufficiale.
Il professore che venga a trovarsi in una delle situazioni di incompatibilità di cui ai precedenti commi deve darne comunicazione, all’atto della nomina, al rettore, che adotta il provvedimento di collocamento in aspettativa per la durata della carica, del mandato o dell’ufficio. Nel periodo dell’aspettativa è corrisposto il trattamento economico previsto dalle norme vigenti per gli impiegati civili dello Stato che versano in una delle situazioni indicate nel primo comma. E’ fatto salvo il disposto dell’art. 47, secondo comma, della legge 24 aprile 1980, n. 146. In mancanza di tali disposizioni l’aspettativa è senza assegni.
Il periodo dell’aspettativa, anche quando questo ultimo sia senza assegni, è utile ai fini della progressione nella carriera, del trattamento di quiescenza e di previdenza secondo le norme vigenti, nonché della maturazione dello straordinariato ai sensi del precedente art. 6.
Ai professori collocati in aspettativa è garantita la possibilità di svolgere a domanda, presso l’Università in cui sono titolari, cicli di conferenze, attività seminariali ed attività di ricerca, anche applicativa, con modalità e secondo un calendario da determinare d’intesa tra il professore e il consiglio di facoltà e sentito il consiglio di istituto o di dipartimento, ove istituito.
Art. 14. Aspettativa dei professori che passano ad altra amministrazione
Il professore universitario, che assume un nuovo impiego con altra amministrazione statale o pubblica, è collocato in aspettativa per tutto il periodo di prova richiesto per la conferma in ruolo. Al termine di tale periodo l’interessato può riassumere servizio presso l’Università entro i successivi trenta giorni e, in mancanza, decade dall’ufficio di professore.
Il periodo di aspettativa, di cui al precedente comma, non è computabile né ai fini economici né ai fini giuridici.
Le stesse norme si applicano agli assistenti del ruolo ad esaurimento.
Art. 15. Inosservanza del regime delle incompatibilità
Nei caso di divieto di cumulo dell’ufficio di professore ordinario o fuori ruolo con altri impieghi pubblici o privati, l’assunzione del nuovo impiego pubblico comporta la cessazione di diritto dallo ufficio di professore, salvo quanto disposto dal precedente art. 14.
Nel caso di cumulo con impieghi privati si applicano le disposizioni previste dai successivi commi per l’incompatibilità.
Il professore ordinario che violi le norme sulle incompatibilità è diffidato dal rettore a cessare dalla situazione di incompatibilità.
La circostanza che il professore abbia ottemperato alla diffida non preclude l’eventuale azione disciplinare.
Decorsi quindici giorni dalla diffida senza che l’incompatibilità sia cessata, il professore decade dall’ufficio.
Alla dichiarazione di decadenza si provvede con decreto del Ministro della pubblica istruzione su proposta del rettore, sentito il Consiglio universitario nazionale.
Art. 16. Funzioni direttive e di coordinamento riservate al professore ordinario
Ferme restando le incompatibilità previste dal precedente art. 13, sono riservate ai professori ordinari le funzioni di rettore, preside di facoltà, direttore di dipartimento e di consiglio di corso di laurea, nonché le funzioni di coordinamento dei corsi di dottorato di ricerca e le funzioni di coordinamento tra i gruppi di ricerca.
E’ riservata di norma ai professori ordinari la direzione degli istituti, delle scuole di perfezionamento e di specializzazione e delle scuole dirette a fini speciali.
In caso di motivato impedimento degli stessi la direzione di detti istituti e scuole è affidata a professori associati.
Art. 17. Alternanza dei periodi di insegnamento e di ricerca e congedi dei professori ordinari per attività didattiche e scientifiche anche in Università o Istituti esteri o internazionali
Al fine di garantire e favorire una piena commutabilità tra insegnamento e ricerca, il rettore può, con proprio decreto, autorizzare il professore universitario che abbia conseguito la nomina ad ordinario, ovvero la conferma in ruolo di professore associato, su sua domanda e sentito il consiglio della facoltà interessata, a dedicarsi periodicamente ad esclusive attività di ricerca scientifica in istituzioni di ricerca italiane, estere e internazionali complessivamente per non più di due anni accademici in un decennio.
Nel concedere le autorizzazioni di cui al precedente comma, il rettore dovrà tener conto delle esigenze di funzionamento dell’Università distribuendo nel tempo le autorizzazioni stesse con un criterio di rotazione tra i docenti che eventualmente le richiedano.
I risultati dell’attività di ricerca sono comunicati al rettore e al consiglio di facoltà con le modalità di cui al successivo art. 18.
I periodi di esclusiva attività scientifica, anche se trascorsi all’estero, sono validi agli effetti della carriera e del trattamento economico, ma non danno diritto all’indennità di missione.
Per i casi di eccezionali e giustificate ragioni di studio o di ricerca scientifica, resta fermo quanto disposto dall’art. 10 della legge 18 marzo 1958, n. 311.
Restano altresì ferme le vigenti disposizioni concernenti il collocamento a disposizione del Ministero degli affari esteri per incarichi di insegnamento o altri incarichi all’estero dei professori universitari di ruolo.
Il periodo trascorso all’estero per attività di ricerca o di insegnamento è utile anche per il conseguimento del triennio di straordinariato.
I professori che assumano insegnamenti o siano chiamati a svolgere attività scientifica nelle Università dei Paesi della Comunità europea, ovvero presso i centri o le istituzioni internazionali di ricerca possono essere soggetti, in quanto compatibile, alla normativa, se più favorevole, che disciplina l’attività dei docenti o ricercatori di quelle istituzioni.
In tali casi i professori di cui al precedente comma possono essere collocati fuori ruolo, in deroga alle vigenti procedure, con decreto del Ministro della pubblica istruzione, di concerto con il Ministro del tesoro e degli affari esteri che disciplinerà anche il regime giuridico ed economico del periodo di attività all’estero.
In ogni caso il docente ha diritto a riassumere il proprio ufficio all’atto della cessazione del rapporto con l’Università o l’ente estero o internazionale.
Art. 18. Promozione e verifica della produzione scientifica del professore ordinario
Il professore universitario che abbia conseguito la nomina ad ordinario è tenuto a presentare ogni tre anni, al consiglio della facoltà a cui appartiene, una relazione sul lavoro scientifico svolto nel corso del triennio stesso corredata della relativa documentazione. Tali atti devono essere depositati presso l’Istituto di appartenenza e resi consultabili.
Il consiglio di facoltà dà atto dell’avvenuta presentazione della relazione e ne riferisce nel rapporto annuale sullo stato della ricerca da inviare anche al senato accademico, che ne terrà conto in sede di parere sulla ripartizione dei fondi a disposizione dell’ateneo per la ricerca.
Art. 19. Collocamento fuori ruolo e collocamento a riposo
I professori ordinari sono collocati fuori ruolo a decorrere dall’inizio dell’anno accademico successivo al compimento del sessantacinquesimo anno di età e a riposo cinque anni dopo il collocamento fuori ruolo.
Al professore fuori ruolo si applicano le stesse norme previste per i professori ordinari, salvo l’obbligo di presentare la relazione di cui all’articolo 18 e salvo che non sia diversamente disposto.
La loro partecipazione all’attività didattica e scientifica e agli organi accademici resta regolata dalle norme attualmente in vigore.
Le competenti autorità accademiche determineranno i compiti didattici e scientifici dei professori fuori ruolo in relazione al loro impegno a tempo pieno o a tempo indefinito.
Articolo successivoLegge 18 marzo 1989 , n. 118
Legge 18 marzo 1989 , n. 118
Legge 3 luglio 1998 , n. 210
D.P.R .14 Maggio 2007, n. 97