Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2019/09/presentazione-memorie-difensive-non-sospende-termine-impugnazione.html
Timestamp: 2019-11-15 15:15:40+00:00
Document Index: 75320676

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'art.21', 'art. 6']

Presentare memorie difensive non sospende il termine di impugnazione
La presentazione di deduzioni difensive, riguardanti un atto proprio del procedimento di accertamento e liquidazione tributaria, non è idonea a sospendere il termine di decadenza per l’impugnazione.
Vediamo più nel dettaglio quanto ribadito recentemente dalla Cassazione.
L’ordinanza della Cassazione n. 15540/2019
Con l’ordinanza n.15540 del 7 giugno 2019 la Corte di Cassazione ha ribadito il consolidato orientamento secondo cui:
“la presentazione di deduzioni difensive riguardanti un atto proprio del procedimento di accertamento e liquidazione tributaria, non è idonea a sospendere il termine di decadenza previsto dall’art. 21 del d.lgs. 31 dicembre 1992 n. 546 ai fini dell’impugnazione davanti al giudice tributario, ma può svolgere esclusivamente la funzione di sollecitare l’esercizio del potere dell’Amministrazione, di natura discrezionale, di annullamento d’ufficio o di revoca dell’atto contestato (Sez. U, n. 16097 del 2009)”.
“a prescindere dal momento in cui l’autotutela viene richiesta – ciò che rileva è che i presupposti impositivi ed il quantum richiesto non più contestabile una volta scaduto il termine per impugnare l’accertamento.
La sollecitazione all’utilizzo del potere di autotutela, in quanto diretta a favorire l’esercizio di un potere discrezionale della P.A., non determina di per sé alcun effetto rispetto alla definitività dell’accertamento conseguente alla mancata impugnazione (Cass. 1965/2018).
Peraltro la modificazione in diminuzione dell’originario avviso non esprime una nuova pretesa tributaria, limitandosi a ridurre quella originaria, per cui non costituisce atto nuovo, ma solo revoca parziale di quello precedente (Cass. 11699/16)”.
Brevi note sulla sospensione del termine di impugnazione
Il principio, pur se non nuovo, va evidenziato, atteso che ancora la Corte di Cassazione ha necessità di ribadirlo.
Sempre in questi giorni, infatti, gli stessi Ermellini, con la sentenza n.13367 del 17 maggio 20192, nel richiamare il dettato normativo di riferimento – D.L. n. 564 del 1994, art. 2-quater, commi 1-bis, 1-quater e 1-quinquies, secondo cui “nel potere di annullamento o di revoca di cui al comma 1 deve intendersi compreso anche il potere di disporre la sospensione degli effetti dell’atto che appaia illegittimo o infondato … in caso di pendenza del giudizio, la sospensione degli effetti dell’atto cessa con la pubblicazione della sentenza … la sospensione degli effetti dell’atto disposta anteriormente alla proposizione del ricorso giurisdizionale cessa con la notificazione, da parte dello stesso organo, di un nuovo atto, modificativo o confermativo di quello sospeso; il contribuente può impugnare, insieme a quest’ultimo, anche l’atto modificato o confermato“- non contempla alcuna ipotesi di interruzione e/o sospensione del termine processuale per impugnare l’atto previsto dall’art.21 del D.Lgs. n. 546 del 1992.
Infatti, “quando si è voluto regolamentare un differimento del termine processuale di impugnativa di un atto impositivo la norma lo ha espressamente disposto. Si può infatti citare il D.Lgs. n. 218 del 1997, art. 6, comma 3, il quale prevede che nel caso di presentazione dell’istanza di accertamento con adesione, i termini per impugnare l’atto sono sospesi per 90 giorni. Pertanto l’attivazione del procedimento di secondo grado nelle more del termine decadenziale per impugnare l’avviso di accertamento accompagnato dall’esercizio del potere di sospensione dell’efficacia dell’atto non comporta il venir meno nel destinatario dell’interesse ad insorgere in sede giurisdizionale avverso l’atto asseritamente lesivo dei propri interessi patrimoniali. Il contribuente che lasci inutilmente decorrere il termine perentorio senza interporre ricorso, confidando nel positivo esito del procedimento di autotutela, è privato del diritto di ottenere la rimozione dell’atto attraverso la via giudiziaria e può solo esperire i rimedi previsti contro il diniego di autotutela”.