Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2009/04/novita-fiscali-del-9-aprile-2009-lavoro-autonomo-spese-di-ristrutturazione-per-immobili-strumentali-paradisi-fiscali.html
Timestamp: 2018-07-16 10:37:07+00:00
Document Index: 88171225

Matched Legal Cases: ['art. 51', 'art. 51', 'art. 54', 'art. 1', 'art. 19', 'art. 54', 'art. 19', 'art. 54', 'art. 54', 'art. 54', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 110', 'art. 110', 'art. 110']

Novità fiscali del 9 aprile 2009: lavoro autonomo: spese di ristrutturazione per immobili strumentali; paradisi fiscali: deduzione dei costi per attività promozionale e acquisti di servizi; merci importate da viaggiatori provenienti da Paesi terzi; istruttori di società sportive sono soggetti all'Enpals? | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 9 aprile 2009: lavoro autonomo: spese di ristrutturazione per immobili strumentali; paradisi fiscali: deduzione dei costi per attività promozionale e acquisti di servizi; merci importate da viaggiatori provenienti da Paesi terzi; istruttori di società sportive sono soggetti all'Enpals?
1) Gli istruttori di società sportive sono soggetti all’Enpals ?
2) Dal Commercialista per risolvere le crisi da sovraindebitamento
3) Regolamento per l’esenzione dall’Iva e dalle accise per le merci importate da viaggiatori provenienti da Paesi terzi
4) Compenso in natura soggetto ad imposizione nel tempo e nel luogo in cui avviene la reale percezione
5) IRAP: Distacco del personale
6) DURC al 30.04.2009: modalità d’invio anche tramite pec
7) Lavoro autonomo: Spese di ristrutturazione per immobili strumentali
8) Paradisi fiscali: Deduzione dei costi per attività promozionale e acquisti di servizi media
Secondo L’Enpals (Ente nazionale di previdenza dei lavoratori dello spettacolo), come riportato nella nota pubblicata sul proprio sito, per gli sportivi professionisti, l’iscrizione all’Ente sussiste per gli atleti, gli allenatori, i direttori tecnico-sportivi e i preparatori atletici che esercitano attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità nell’ambito delle discipline regolamentate dal CONI e che conseguono la qualificazione delle Federazioni sportive nazionali, secondo le norme emanate dalle Federazioni stesse, con l’osservanza delle direttive stabilite dal CONI.
Sono professionisti gli sportivi appartenenti ai settori: calcio, ciclismo, golf, pugilato, motociclismo, basket.
In particolare, precisa tale nota, le figure professionali iscritte obbligatoriamente all’ENPALS, di recente sono state rivisitate, integrate e modificate tenendo conto dell’evoluzione delle professionalità nei settori di riferimento (D.M. 15.03.2005, circolare n. 7 e circolare 8 del 30.03.2006).
Pertanto, a parere di tale istituto previdenziale, una serie di nuove figure professionali del settore dello spettacolo e dello sport (anche non professionistico) è oggi obbligatoriamente assicurata all’ENPALS.
Tra queste vengono citati a titolo esemplificativo:
– story board artist; compositore; soggettista; casting director; consulente assistente musicale; sound designer; con rapporto di lavoro subordinato, parasubordinato o autonomo;
– impiegati e operai dipendenti da sale scommesse con rapporto di lavoro subordinato;
– impiegati e operai dipendenti da sale giochi con rapporto di lavoro subordinato;
– istruttori presso impianti e circoli sportivi di qualsiasi genere, palestre, sale fitness, stadi, sferisteri, campi sportivi, autodromi, con rapporto di lavoro subordinato, parasubordinato o autonomo;
– direttori tecnici, massaggiatori, istruttori presso le società sportive con rapporto di lavoro subordinato, parasubordinato o autonomo.
Tuttavia, su tale punto la Dottrina è discorde dal parere dell’Enpals.
Di recente, in una risposta pubblicata su www.federgest.it , del 27.02.2009 è stato precisato come, da una attenta ricostruzione della normativa che si è susseguita nel tempo (in particolare “dagli anni ’80 ad oggi”), sia emerso che:
“- l’obbligo di iscrizione all’Enpals sussiste solo per il lavoratore addetto all’impianto di proprietà del datore di lavoro o del committente;
– è alquanto dubbio che il lavoratore con partita iva debba iscriversi all’Enpals, in quanto il Consiglio di Stato con proprio parere n. 1036/1984 ebbe ad esprimersi nel modo seguente “(…) è da ritenere che anche per questo tipo di lavoratori (istruttori sportivi che prestano la propria attività senza vincolo di subordinazione n.d.a.) il presupposto fondamentale per l’iscrizione obbligatoria ad un istituto previdenziale sia un rapporto di lavoro subordinato.”
Di conseguenza, atteso che l’iscrizione all’Inps nel sistema previdenziale italiano rappresenta la regola, mentre l’iscrizione ad altri enti previdenziali rappresenta l’eccezione, si ritiene che l’istruttore lavoratore autonomo debba iscriversi all’Inps Gestione Separata.
Ciò sulla base della considerazione che, se l’intenzione del legislatore fosse quella di assoggettare a contribuzione Enpals tali soggetti, anzichè all’Inps, si dovrebbero porre in essere modifiche alla normativa di base, non limitandosi a diffondere documenti di prassi (si veda la Circolare Enpals n. 7/2006) ambigui e forieri di incertezze”.
In atto, su tale problematica si attende ancora un intervento normativo atto a chiarire detta situazione, in particolare sul conflitto di interessi tra Enpals ed Inps.
Chi dei due enti debba gestire la previdenza, per il settore sportivo dilettantistico, di istruttori, allenatori, ecc. sportivi.
In passato si era anche parlato (progetto di legge) di unificare i due istituti previdenziali, eliminando, così alla fonte, il problema.
Introdotto il nuovo istituto del procedimento per la composizione delle crisi da sovraindebitamento.
E questa la principale novità approvata, con voto bipartisan, dal Senato al progetto di legge 307 recante “Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovra indebitamento”.
l progetto di legge è atteso ora all’esame della Camera dei Deputati.
Il provvedimento semplifica molti adempimenti burocratici per l’accesso ai fondi antiracket e antiusura, ottemperando per la prima volta nell’ordinamento una procedura innovativa per la composizione delle crisi da sovraindebitamento Possono adempiere di diritto tale ruolo gli ordini professionali dei commercialisti ed esperti contabili, degli avvocati, dei notai gli organismi di conciliazione costituiti presso le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura.
La norma prevede, inoltre, la facoltà per gli enti pubblici di costituire organismi con adeguate garanzie di indipendenza e professionalità deputati, su istanza della parte interessata, alla composizione delle crisi da sovraindebitamento.
(CNDCEC, nota del 08.04.2009)
E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 81 del 07.04.2009, il Decreto 06.03.2009, n. 32, con il quale il Ministro dell’Economia e delle Finanze ha aggiornato le soglie per l’esenzione dall’IVA e dalle accise, relative alle importazioni non commerciali (cioè, le importazioni che, contemporaneamente, presentano carattere occasionale e riguardano esclusivamente merci, riservate all’uso personale o familiare dei viaggiatori o destinate ad essere regalate, che non riflettono, per la loro natura o quantità, alcun intento di carattere commerciale).
Il Provvedimento, emanato al fine di recepire quanto previsto dalla Direttiva UE del 20.12.2007, n. 2007/74/CE è entrato in vigore il giorno 08.04.2009.
Tra i principali limiti quantitativi previsti dal Decreto, emergono quelli relativi all’importazione di tabacchi e bevande alcoliche (tabella A allegata al Decreto):
– 200 sigarette, 100 sigaretti (si intendono per tali i sigari di peso massimo pari 3 grammi al pezzo), 50 sigari o 250 grammi di tabacco da fumare;
– 1 litro di bevande alcoliche con titolo superiore al 22% (2 litri con titolo non superiore al 22%);
– 4 litri di vino;
(Ministro dell’Economia e delle Finanze, Decreto n. 32 del 06.03.2009, pubblicato in G.U. n. 81 del 07.04.2009)
Secondo l’Agenzia delle Entrate il compenso in natura è soggetto ad imposizione nel tempo e nel luogo in cui avviene la reale percezione dello stesso.
Il reddito del lavoratore dipendente beneficiario di assegnazione di titoli azionari va tassato in base a un principio di cassa e secondo un criterio di territorialità.
Con la risoluzione n. 92/E/2009 l’Agenzia delle Entrate ha risposto ad un interpello relativo alla tassazione dei redditi di un di un dirigente di una società, rientrante in un piano di assegnazione gratuita di azioni della controllante, il quale, nel triennio di vesting, aveva trasferito la propria residenza fiscale in Stati diversi.
Partendo dall’ analisi che il vincolo temporale imposto dall’art. 51 Tuir per beneficiare dell’agevolazione fiscale consiste sostanzialmente nello stabilire un periodo minimo triennale , chiamato vesting period, che deve decorrere a partire dalla data di attribuzione («granting date») fino alla data di esercizio delle stock option (exercise date).
L’Agenzia delle entrate ha adottato un criterio interpretativo che tiene conto del dato letterale dell’art. 51 ribadendo che la condizione del vincolo di possesso triennale va verificata in concreto secondo le specifiche previsioni contenute nei piani deliberati dalle società.Se il piano di fidelizzazione consente di riferire il reddito derivante dall’assegnazione di azioni all’intera fase di vesting, una parte di questo potrebbe essere già stata tassata e il lavoratore si troverebbe in una situazione di doppia imposizione, che può essere ovviata attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento nazionale, come il credito d’imposta, e dalle convenzioni contro le doppie imposizioni.
(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 08.04.2009)
Il trattamento del distacco ai fini dell’IRAP di cui al D.Lgs. n. 446/1997, consiste nella sostanziale neutralità dell’operazione come affermato (dal lontano 1998) dal Ministero delle Finanze che ha fornito istruzioni con la C.M. n. 263 del 12.11.1998.
In sostanza permane il principio cardine dell’IRAP secondo il quale il costo del lavoro rimane indeducibile dal valore della produzione e di converso sono intassabili i rimborsi del costo del lavoro ricevuti dal distaccante.
Principio che deriva dal fatto che anche le somme corrisposte a lavoratori in distacco sono da considerarsi costo del lavoro da indicare in bilancio nella voce B9) del conto economico sia per il distaccante che per il distaccatario.
(Di Giuseppe Buscema, nella nota del 08.04.2009, sul sito del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro)
Il Ministero del Lavoro ha precisatp le modalità per l’invio telematico del modulo di autocertificazione.
L’attestazione della mancanza di violazioni sulle condizioni di lavoro, indispensabile per poter fruire dei benefici contributivi e normativi, va presentata dai datori di lavoro una sola volta entro il 30 aprile prossimo, con impegno a comunicare le modifiche.
Il modulo deve essere siglato con firma digitale certificata e deve essere accompagnato dalla copia (immagine scannerizzata) di un documento di identità valido. Restano valide le vie alternative del fax o della raccomandata A/R.
Tutti i particolari su www.consulentidellavoro.it.
In caso di acquisto dell’immobile a titolo gratuito, le spese di natura incrementativa ad esso relative sono deducibili nel limite del 5%.
Mentre ai fini Iva, per il fabbricato in corso di ristrutturazione, cui va attribuita ancora natura di abitazione, l’IVA relativa all’acquisto o alla locazione finanziaria o alla manutenzione o recupero di tale unità immobiliare non è detraibile.
Sono questi i due principali chiarimenti contenuti nella risoluzione n. 99/E del 08.04.2009, incentrata sulle spese di ristrutturazione nell’ambito della determinazione del reddito di lavoro autonomo, con la quale l’Agenzia delle Entrate ha colto l’occasione per riepilogare il seguente relativo trattamento fiscale:
Ai fini della determinazione del reddito di lavoro autonomo, la deducibilità delle spese di ristrutturazione sostenute in relazione agli immobili strumentali all’esercizio dell’attività professionale è disciplinata dall’art. 54 comma 2, del TUIR, come modificato dall’art. 1, comma 334, della legge 296/2006 (Finanziaria 2007).
In particolare, si stabilisce, riguardo agli immobili ad esclusivo uso strumentale che:
“Le spese relative all’ammodernamento, alla ristrutturazione e alla manutenzione di immobili utilizzati nell’esercizio di arti e professioni, che per le loro caratteristiche non sono imputabili ad incremento del costo dei beni ai quali si riferiscono, sono deducibili, nel periodo d’imposta di sostenimento, nel limite del 5 per cento del costo complessivo di tutti i beni materiali ammortizzabili, quale risulta dall’inizio del periodo d’imposta dal registro di cui all’art. 19 del DPR 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni; l’eccedenza è deducibile in quote costanti nei cinque periodi d’imposta successivi”.
Per quanto concerne le spese di ristrutturazione di natura incrementativa, la deducibilità delle stesse deve essere desunta dal principio attualmente dettato dall’art. 54, comma 2, del TUIR, il quale prevede che per i beni strumentali, compresi gli immobili, sono ammesse in deduzione quote annuali di ammortamento.
Come chiarito dalla circolare n. 47/E del 18.06.2008 (par. 3.1), le spese relative all’ammodernamento, alla ristrutturazione e alla manutenzione degli immobili:
– se per le loro caratteristiche sono imputabili ad incremento del costo dell’immobile (c.d. spese incrementative), sono deducibili per intero seguendo i medesimi criteri di deducibilità previsti per le quote di ammortamento dell’immobile a cui si riferiscono;
– se per le loro caratteristiche non sono imputabili ad incremento dell’immobile al quale si riferiscono (c.d. spese non incrementative), sono deducibili nel periodo di imposta di riferimento, nel limite del 5% del costo complessivo di tutti i beni materiali ammortizzabili quale risulta dall’inizio del periodo di imposta dal relativo registro (di cui all’art. 19 del DPR n. 600/73); l’eccedenza è deducibile in quote costanti nei cinque periodi di imposta successivi.
Per agli immobili acquistati a titolo oneroso, le spese “oggettivamente” incrementative, se sostenute per immobili ammortizzabili, poiché accrescono il costo di acquisto o di costruzione del bene, vanno computate in aumento della quota di ammortamento.
In caso di assenza di quote di ammortamento riferibili al costo dell’immobile, in cui lo stesso è stato acquisito per donazione, occorre individuare con quale criterio di imputazione temporale possa essere attribuita rilevanza reddituale alle spese in questione.
A tal fine per le spese di tale natura sostenute dopo il 01.01.2007, ma relative ad immobili acquistati o costruiti tra il 15.06.1990 e il 31.12.2006, il cui costo di acquisto non è ammortizzabile, è applicabile la disciplina previgente alle modifiche apportate dalla legge finanziaria per il 2007 all’articolo 54, comma 2, ultimo periodo, del TUIR, la quale prevedeva che “le spese relative all’ammodernamento, alla ristrutturazione e alla manutenzione straordinaria di immobili utilizzati nell’esercizio di arti e professioni sono deducibili in quote costanti nel periodo d’imposta in cui sono sostenute e nei quattro successivi”.
Tale criterio, relativo al regime transitorio in ragione della data di acquisto dell’immobile oggetto dell’intervento edilizio, non può essere riferito alle spese di ristrutturazione sostenute per immobili acquistati dopo il 01.01.2007.
Per detti ultimi immobili, poiché l’art. 54, comma 2, citato prevede, seppure indirettamente, che le spese incrementative aumentino il costo fiscale del bene di riferimento, in assenza di tale costo le stesse sono deducibili in base ai medesimi criteri di imputazione temporale dettati dall’art. 54, comma 2, del TUIR per le spese non aventi tale natura, non essendo rinvenibile nell’ambito della disciplina del reddito di lavoro autonomo un altro criterio imputazione per le spese di natura pluriennale.
Pertanto, in caso di acquisto dell’immobile a titolo gratuito, le spese di natura incrementativa ad esso relative sono deducibili nel limite del 5% del costo complessivo dei beni materiali ammortizzabili nell’anno di sostenimento della stessa, quali risultano dal registro dei beni ammortizzabili, con l’eventuale eccedenza deducibile in quote costanti nei cinque periodi d’imposta successivi.
Analogo criterio é applicabile anche riguardo alla fattispecie di cui l’immobile al quale afferiscono i lavori di ristrutturazione sia di proprietà di terzi.
Anche in tal caso, essendo le spese incrementative sostenute in relazione ad immobili condotti in locazione e, pertanto, non ammortizzabili da parte del conduttore, non si può applicare la disciplina indicata per le spese c.d. “incrementative”.
Tuttavia, ciò non esclude che tali spese, possano rientrare nell’ambito di deducibilità dei “costi che per le loro caratteristiche non sono imputabili ad incremento del costo dei beni ai quali si riferiscono” prevista dallo stesso art. 54, comma 2, qualora le stesse siano effettivamente rimaste a carico del conduttore e siano inerenti all’attività artistica o professionale esercitata.
Ai fini dell’IVA, l’art. 19-bis1) del DPR n. 633/72, in materia di esclusione o riduzione della detrazione IVA per alcuni beni e servizi, al comma 1, lett. i), nel testo oggi vigente, dispone che “non è ammessa in detrazione l’imposta relativa all’acquisto di fabbricati, o di porzioni di fabbricato, a destinazione abitativa né quella relativa alla locazione o alla manutenzione, recupero o gestione degli stessi, salvo che per le imprese che hanno per oggetto esclusivo o principale dell’attività esercitata la costruzione o la rivendita dei predetti fabbricati o delle predette porzioni. La disposizione non si applica per i soggetti che esercitano attività che danno luogo ad operazioniesenti di cui al n. 8) dell’articolo 10 che comportano la riduzione della percentuale di detrazione a norma dell’articolo 19, comma 5, e dell’articolo 19-bis)”.
Con tale norma il legislatore ha stabilito, in linea generale, un principio di indetraibilità oggettiva dell’IVA relativa all’acquisto, locazione, manutenzione, ecc. di fabbricati o porzioni di fabbricati a destinazione abitativa.
Come chiarito dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 27/E del 4 agosto 2006 (e con la circolare n. 182/E del 1° luglio 1996 e la risoluzione n. 119/E del 12 agosto 2005), la distinzione tra immobili a destinazione abitativa e immobili strumentali deve essere operata con riferimento alla classificazione catastale dei fabbricati, a prescindere dal loro effettivo utilizzo.
Rientrano pertanto nella categoria degli immobili abitativi tutte le unità immobiliari catastalmente classificate o classificabili nelle categorie da A/1 ad A/11, escluse quelle classificate o classificabili in A/10.
All’immobile in corso di ristrutturazione, originariamente censito in catasto come abitazione, è attualmente attribuito la specifica categoria (F) che individua le “unità immobiliari in corso di definizione”.
Tale categoria, peraltro, risponde esclusivamente all’esigenza transitoria di indicare che l’immobile si trova in una fase di trasformazione edilizia, e non è idonea a ritenere già intervenuto un cambio di destinazione d’uso.
Pertanto, al fabbricato in corso di ristrutturazione va attribuita ancora natura di abitazione.
Per conseguenza, l’IVA relativa all’acquisto o alla locazione finanziaria o alla manutenzione o recupero di tale unità immobiliare non è detraibile, ciò ai sensi del citato art. 19-bis1 del D.P.R. n. 633/72.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 99/E del 08.04.2009)
Ai fini della deduzione delle spese per attività promozionali non basta la semplice esistenza di una sede “fisica” con dipendenti sul territorio a fiscalità privilegiata.
In tal caso, infatti, i costi sono considerati indeducibili se non si riesce a dimostrare di svolgere prevalentemente attività commerciale “effettiva”.
Non è possibile, infatti, disapplicare la norma del Tuir che vieta il beneficio riguardo a operazioni tra imprese residenti e altre fiscalmente domiciliate in Paesi extra Ue, con regimi tributari privilegiati.
Questo, a meno che le società estere non dimostrino di svolgere, sul territorio di residenza, una effettiva attività commerciale.
Occorre, insomma, la reale partecipazione delle stesse alla vita economica del Paese.
In particolare, l’art. 110, comma 10, del TUIR prevede l’indeducibilità delle spese e degli altri componenti negativi derivanti da operazioni intercorse tra le imprese residenti e quelle domiciliate fiscalmente in Stati o territori non appartenenti all’Unione Europea aventi regimi fiscali privilegiati.
La Svizzera fa parte degli Stati che godono di un regime fiscale privilegiato.
Nel caso di specie, è stata richiesto la disapplicazione dell’art. 110, comma 10, del TUIR, poiché il fornitore, residente in Svizzera, svolge in tale territorio un’attività commerciale effettiva.
Al contrario, dal controllo della documentazione, ed in particolare dal prospetto di ripartizione dei fornitori e della clientela della società estera, è emerso che viene svolta un’attività di servizi media completamente offshore, senza nessun tipo di radicamento con il territorio elvetico.
La società svizzera dispone di una materiale struttura, avendo, tra l’altro, la disponibilità di un ufficio dove ha stabilito la propria sede legale, nonché di proprio personale dipendente.
Tuttavia, l’esistenza in loco di detta struttura è sufficientemente indicativa di un’attività effettivamente radicata nel territorio, da parte della società che fornisce servizi “immateriali” destinati a clientela estera.
L’esistenza soltanto della sede ovvero dell’attività decisionale della società non è, conseguentemente, sufficiente a far sì che la stessa attività possa considerarsi effettivamente svolta nel territorio ai sensi dell’art. 110, comma 11 del TUIR.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 100/E del 08.04.2009)