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Timestamp: 2020-06-02 12:08:50+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 20753 del 01/08/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20753 del 01/08/2019
Cassazione civile sez. trib., 01/08/2019, (ud. 19/06/2019, dep. 01/08/2019), n.20753
sul ricorso 13441-2016 proposto da:
RISCOSSIONE SICILIA SPA, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
GRACCHI 187, presso lo studio dell’avvocato MARCELLO MAGNANO DI SAN
LIO, rappresentato e difeso dall’avvocato ANTONELLA FIDELIO;
JONICA SERVICE SRL, COMUNE DI SIRACUSA;
avverso la sentenza n. 4970/2015 della COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST. di
SIRACUSA, depositata il 01/12/2015;
19/06/2019 dal Consigliere Dott. DE MASI ORONZO.
Con sentenza n. 4970/16/15, depositata il giorno 1/12/2015, non notificata, la CTR della Sicilia accoglieva l’appello proposto da JONICA SERVICES s.r.l., nei confronti di Riscossione Sicilia s.p.a., di Agenzia delle Entrate e del Comune di Siracusa, e riformava la decisione di prime cure, che aveva accolto l’originario ricorso della contribuente limitatamente ad alcune delle cartelle di pagamento impugnate, nonchè dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice tributario rispetto a quelle recanti crediti previdenziali. Rilevava il giudice di appello che a fronte della contestazione della contribuente circa la conformità all’originale della copia fotostatica delle relate di notifica delle cartelle di pagamento in questione, prodotta dall’Agente della Riscossione, il primo giudice avrebbe dovuto ordinare l’esibizione degli originali, cosa che non aveva fatto, per cui dichiarava l’impugnazione fondata, sul presupposto che la prova della notifica delle cartelle medesime non è stata fornita, e che tutte le restanti questioni dedotte in giudizio dovevano considerarsi assorbite.
Avverso la sentenza della CTR Riscossione Sicilia s.p.a. (già Serit Sicilia s.p.a.) ha proposto ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, l’Agenzia delle Entrate si è costituita depositando controricorso, mentre la società contribuente ed il Comune di Siracusa non hanno svolto attività difensiva.
Con il primo motivo la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 22, commi 4 e 5, per avere la CTR ritenuto insufficiente la documentazione prodotta in fotocopia dall’Agente della Riscossione, perchè contestata dalla parte privata, senza considerare che avrebbe comunque dovuto ordinare l’esibizione degli originali delle relate di notifica delle cartelle impugnate prima di decidere la controversia.
Con il secondo motivo deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 2712 c.c., per avere la CTR ritenuto sufficiente una generica contestazione della conformità all’originale delle predette copie fotostatiche.
Con il terzo motivo deduce nullità della sentenza per omesso esame di un fatto decisivo della controversia, per avere la CTR ritenuto assorbite le ulteriori questioni oggetto dedotte dalle parti.
La seconda cesura, che va per prima esaminata per ragioni d’ordine logico, è fondata e dal suo accoglimento discende l’assorbimento delle restanti censure.
Va, anzitutto, precisato che il disconoscimento della conformità di una copia fotografica o fotostatica all’originale di una scrittura, ai sensi dell’art. 2719 c.c., non ha gli stessi effetti del disconoscimento della scrittura privata previsto dall’art. 215 c.p.c., comma 1, n. 2), giacchè mentre quest’ultimo, in mancanza di richiesta di verificazione, preclude l’utilizzabilità della scrittura, la contestazione di cui all’art. 2719 c.c. non impedisce al giudice di accertare la conformità all’originale anche mediante altri mezzi di prova, comprese le presunzioni.
Ne consegue che l’avvenuta produzione in giudizio della copia fotostatica di un documento, nella specie, le relate di notifica delle cartelle di pagamento, se impegna la parte contro la quale il documento è prodotto a prendere posizione sulla conformità della copia all’originale, non vincola invece il giudice all’avvenuto disconoscimento della riproduzione, potendo egli apprezzarne l’efficacia rappresentativa (Cass. n. 7736/2019; n. 8289/2018; n. 9439/2010 e n. 2419/2006).
Orbene, anche se non può essere ignorato il principio giurisprudenziale secondo cui: “In tema di contenzioso tributario, ai sensi del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 22, comma 4, la produzione, da parte del ricorrente, di documenti in copia fotostatica costituisce un mezzo idoneo per introdurre la prova nel processo, incombendo alla parte l’onere di contestarne la conformità all’originale, come previsto dall’art. 2712 c.c., ed avendo il giudice l’obbligo di disporre, in tal caso, la produzione del documento in originale, ai sensi del citato D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 22, comma 5” (Cass. n. 8446/2015; n. 22770/2006), tuttavia, come da questa Corte anche di recente affermato, “in tema di prova documentale, l’onere di disconoscere la conformità tra una scrittura privata e la copia fotostatica della stessa prodotta in giudizio, pur non implicando necessariamente l’uso di formule sacramentali, va assolto mediante una dichiarazione di chiaro e specifico contenuto che consenta di desumere da essa in modo inequivoco gli estremi della negazione della genuinità della copia, senza che possano considerarsi sufficienti, ai fini del ridimensionamento dell’efficacia probatoria, contestazioni generiche o omincomprensive (Cass. n. 28026/2009; n. 14416/2013; n. 7775/2014) e la suddetta contestazione, va operata, a pena di inefficacia, in modo chiaro e circostanziato, attraverso l’indicazione specifica sia del documento che si intende contestare, sia degli aspetti per i quali si assume differisca dall’originale.” (Cass. n. 7105/2016; n. 12730/2016).
Il giudice, pertanto, non resta vincolato alla contestazione della conformità all’originale, potendo ricorrere ad altri elementi di prova, anche presuntivi, per accertare la rispondenza della copia all’originale ai fini della idoneità come mezzo di prova ex art. 2719 c.c. (Cass. n. 27663/2018; n. 14950/2018).
Nella specie, la CTR non si è attenuta ai principi innanzi esposti essendosi limitata a rilevare che la contribuente ha contestato la conformità all’originale delle relate di notifica ed a farne discendere immediatamente, senza ulteriore accertamento, ancorchè su base presuntiva, l’affermazione dell’inadeguatezza, sul piano probatorio, della produzione documentale effettuata dall’Agente della Riscossione, sicchè la sentenza va cassata e la causa rimessa alla medesima CTR che, in diversa composizione, procederà ad un nuovo e compiuto esame della controversia ed alla regolamentazione delle spese processuali.
La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, dichiara assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, alla CTR della Sicilia, in diversa composizione.