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Timestamp: 2020-08-12 22:10:33+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 25559 del 27/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25559 del 27/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 27/10/2017, (ud. 11/07/2017, dep.27/10/2017), n. 25559
sul ricorso 15904-2016 proposto da:
dall’avvocato EDGARDO RUOZZI;
avverso la sentenza n. 2936/10/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
Con sentenza in data 16 novembre 2015 la Commissione tributaria regionale dell’Emilia Romagna accoglieva l’appello proposto dalla Vitrans srl avverso la sentenza n. 822/3/14 della Commissione tributaria provinciale di Modena che ne aveva solo parzialmente accolto il ricorso contro l’avviso di accertamento IRAP, IRES ed altro, IVA 2007. La CTR osservava in particolare che non sussistevano i presupposti di legge per l’utilizzazione della metodologia accertativa di tipo induttivo – che asseriva aver concretamente impiegato l’Ente impositore – nè ai fini delle imposte dirette nè ai fini IVA.
Resiste con controricorso la curatela fallimentare della (OMISSIS) srl, già Vitrans srl, in quanto nelle more processuali se ne è dichiarato il fallimento.
Con il primo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, – l’agenzia fiscale ricorrente lamenta la violazione/falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39,comma 1, lett. d), D.P.R. n. 633 del 1972, art. 55, poichè il giudice tributario di appello ha affermato l’insussistenza dei presupposti dell’accertamento induttivo ai fini dell’imposte dirette e dell’IVA, essendo invece l’atto impositivo impugnato riconducibile alla diversa metodologia dell’accertamento di tipo “analitico-induttivo”.
Risulta infatti evidente l’error in judicando della CTR, avendo la stessa falsamente applicato disposizioni legislative – D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 2, D.P.R. n. 633 del 1972, art. 55, – palesemente non applicabili nel caso di specie.
Diversamente da quanto affermato dal giudice tributario di appello, l’Ente impositore ha emesso un avviso di accertamento secondo le diverse previsioni di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, essendo del tutto pacifico nella giurisprudenza di questa Corte che “In materia di IVA, l’Amministrazione finanziaria, in presenza di contabilità formalmente regolare ma intrinsecamente inattendibile per l’antieconomicità del comportamento del contribuente, può desumere in via induttiva, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d) e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, commi 2 e 3, sulla base di presunzioni semplici, purchè gravi, precise e concordanti, il reddito del contribuente utilizzando le incongruenze tra i ricavi, i compensi ed i corrispettivi dichiarati e quelli desumibili dalle condizioni di esercizio della specifica attività svolta, incombendo su quest’ultimo l’onere di fornire la prova contraria e dimostrare la correttezza delle proprie dichiarazioni” (Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 26036 del 30/12/2015, Rv. 638203 – 01).
La sentenza impugnata va dunque cassata in relazione al primo motivo, assorbito il secondo, con rinvio al giudice a qua per nuovo esame.
La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara assorbito il secondo motivo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale dell’Emilia Romagna, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.