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Timestamp: 2020-07-08 05:08:43+00:00
Document Index: 81778496

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 14', 'art. 5', 'art. 8', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 5', 'art.2', 'art.2', 'art.10', 'art. 2']

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Oggetto: Quesito in materia di conferimento del TFR da parte di iscritti ex fiscalmente a carico in caso di occupazione presso un datore di lavoro non associato al Fondo.
Con nota del …, qui protocollata il …, codesto Fondo ha posto un quesito circa la possibilità per gli iscritti che perdano lo status di soggetti fiscalmente a carico di conferire il proprio TFR in caso di occupazione presso un datore di lavoro non associato al Fondo.
Al riguardo, questa Commissione ha già avuto modo di chiarire (cfr. risposta a quesito in materia di familiari fiscalmente a carico di aprile 2009) che l’iscrizione di tali soggetti, una volta attivata, assume una propria e distinta autonomia. Ne consegue la possibilità di mantenere presso il fondo pensione la posizione individuale maturata dal soggetto fiscalmente a carico, indipendentemente dalla partecipazione al fondo stesso del lavoratore che lo ha iscritto.
Successivamente, in occasione di una risposta a quesito di novembre 2013, la Commissione è tornata sul tema dei soggetti fiscalmente a carico per chiarire che, in caso di perdita di tale status, a detti soggetti è riconosciuta, tra l’altro, la possibilità di proseguire volontariamente la contribuzione in caso di eventuale nuova occupazione presso un datore di lavoro non associato al fondo pensione.
La prosecuzione dell’adesione al Fondo avviene, pertanto, su base individuale e consente ai citati lavoratori di destinare alla forma pensionistica anche il proprio TFR, analogamente a quanto previsto dagli artt.12 e 13 del Decreto lgs. n. 252/2005 per le adesioni individuali a fondi pensione aperti e a PIP.
Si ritiene tuttavia che qualora pervenga al Fondo pensione la richiesta di versamento di quote di TFR da parte di lavoratori iscritti come fiscalmente a carico, codesto Fondo debba invitare gli interessati a verificare con il proprio datore di lavoro la presenza di una forma pensionistica ad adesione collettiva operante nel proprio ambito contrattuale. Tale invito, da effettuarsi in forma scritta, è volto a sensibilizzare il lavoratore in merito al fatto che la destinazione del TFR ad un fondo pensione diverso da quello previsto dalla contrattazione collettiva potrebbe comportare la perdita del contributo datoriale.
Oggetto: Quesito in materia di partecipazione alla previdenza complementare dei soggetti fiscalmente a carico
Si fa riferimento alla lettera del … con la quale codesto Fondo pensione ha posto una serie di quesiti in tema di partecipazione dei soggetti fiscalmente a carico alla previdenza complementare.
In sintesi, le richieste formulate riguardano la possibilità per i familiari fiscalmente a carico di:
- continuare a usufruire di versamenti effettuati dall’aderente principale, ancorché lo stesso abbia cessato di partecipare al Fondo;
- proseguire volontariamente la contribuzione al Fondo in caso di perdita della condizione di fiscalmente a carico e di eventuale nuova occupazione presso un datore di lavoro non associato al Fondo;
- richiedere l’anticipazione e il trasferimento della posizione individuale;
- richiedere il riscatto ex art. 14, comma 2, del d.lgs. n. 252 del 2005;
- richiedere il riscatto ex art. 14, comma 5, del d.lgs. n. 252 del 2005, qualora l’aderente principale sia uscito dal Fondo o in caso di perdita della condizione di fiscalmente a carico;
- esercitare le facoltà previste in relazione ai procedimenti elettivi degli organi di amministrazione e controllo delle forme pensionistiche collettive, ai sensi dell’art. 5, comma 1, del d.lgs. n. 252 del 2005.
Con riferimento alla prima questione, si fa presente che, con risposta a quesito dell’aprile 2009 resa a un fondo pensione preesistente, la Commissione ha rilevato che la correlazione tra adesione del lavoratore e adesione del suo familiare a carico, sussistente nella fase iniziale di instaurazione del rapporto, non comporta necessariamente la caducazione dell’iscrizione al Fondo del soggetto fiscalmente a carico ove successivamente venga meno quella dell’iscritto principale, tenuto conto che l’iscrizione del soggetto fiscalmente a carico, una volta attivata, assume una propria e distinta autonomia.
In relazione a tale fattispecie si è inoltre ritenuto che, al fine di favorire la gestione stabile e continuativa della posizione accesa a favore del soggetto fiscalmente a carico, vada comunque consentito il mantenimento della posizione individuale dello stesso anche in assenza di contribuzione, ancorché il lavoratore di riferimento cessi di partecipare al fondo.
In tal caso è da considerarsi anche possibile che l’iscritto principale, uscito dal fondo, continui a finanziare la posizione individuale del soggetto fiscalmente a carico, non essendo detta facoltà preclusa da specifiche disposizioni. L’art. 8, comma 1, del d.lgs. n. 252 del 2005, nel prevedere che, nei confronti dei familiari fiscalmente a carico, il finanziamento della previdenza complementare può essere attuato dai soggetti nei confronti dei quali sono a carico, non contiene, infatti, ulteriori specifiche disposizioni che condizionino la possibilità di contribuzione a favore di tale tipologia di iscritti al permanere della partecipazione del soggetto cui sono a carico.
Con riferimento alla terza questione, si ritiene che gli iscritti fiscalmente a carico, in presenza dei requisiti di volta in volta previsti, possano chiedere anticipazioni o esercitare la facoltà di trasferimento della posizione.
Alcune cautele dovranno, peraltro, essere osservate con riferimento alle modalità di esercizio delle citate facoltà da parte dei soggetti fiscalmente a carico minori di età.
In proposito, si reputa che tra gli atti di riscossione di capitali ben può inquadrarsi l’esercizio del diritto all’anticipazione, con la quale si smobilizza parte della posizione previdenziale. Ciò vale sia riguardo all’anticipazione per “ulteriori esigenze”, che non necessita di alcuna motivazione, sia rispetto alle causali specificamente individuate (spese sanitarie e acquisto o ristrutturazione della prima casa di abitazione).
Viceversa la predetta autorizzazione del giudice tutelare non si considera necessaria con riguardo al trasferimento della posizione individuale. Ciò in quanto, considerato anche il favore con cui il legislatore del d.lgs. n. 252 del 2005 ha trattato l’istituto, il passaggio di una posizione individuale da una forma pensionistica a un’altra appare atto di gestione ordinaria che mantiene in vita la posizione previdenziale del minore, la quale viene soltanto “spostata” verso un altro fondo.
Per quanto attiene alla possibilità di esercitare il riscatto della posizione in base alle causali previste dall’art. 14, comma 2, del d.lgs. n. 252/2005, si osserva che le stesse attengono in prevalenza a situazioni di difficoltà lavorativa dell’aderente (inoccupazione, cassa integrazione, mobilità). Il legislatore nel disciplinare le predette causali ha perciò inteso fare riferimento alla figura tipo dell’aderente lavoratore, status questo che può anche ricorrere per i soggetti fiscalmente a carico.
Non può infatti escludersi che il soggetto fiscalmente a carico possa venire a trovarsi in una delle situazioni previste dall’art. 14, comma 2, lettere b) e c), fermo restando, ovviamente, che per la soddisfazione delle relative richieste occorrerà verificare il ricorrere dei presupposti di volta in volta previsti.
Quanto alla possibilità per i soggetti fiscalmente a carico di chiedere il riscatto per perdita dei requisiti di partecipazione ex art. 14, comma 5, del d.lgs. n. 252 del 2005 a seguito dell’uscita dal fondo dell’aderente principale, la stessa non appare, invece, ammissibile, tenuto anche conto che, secondo le indicazioni fornite nell’accennato parere COVIP dell’aprile del 2009, l’iscrizione del soggetto fiscalmente a carico, una volta attivata, assume una propria e distinta autonomia.
Nelle Direttive Generali alle forme pensionistiche del 28 giugno 2006, la Commissione ha ritenuto ammissibile, avuto riguardo alla formulazione normativa dell’art. 14, comma 5, che gli statuti e i regolamenti delle forme pensionistiche complementari contengano previsioni relative alla possibilità di riscatto della posizione in linea con le causali di perdita dei requisiti di partecipazione sino a quel momento ammesse negli statuti e regolamenti medesimi, anche sulla base delle previsioni della contrattazione collettiva.
Poiché le ipotesi di perdita dei requisiti ammesse nel previgente ordinamento erano correlate alle situazioni di cessazione del rapporto di lavoro, si ritiene di dover escludere che gli aderenti della specie possano esercitare detta tipologia di riscatto a seguito del venir meno della condizione di soggetto fiscalmente a carico.
Riguardo all’ultima questione, relativa alla possibilità che i familiari fiscalmente a carico partecipino all’elezione degli organi collegiali dei fondi pensione negoziali e preesistenti ai sensi dell’art. 5, comma 1, del d.lgs. n. 252 del 2005, si reputa che sia rimessa all’autonomia statutaria dei fondi pensione consentire o meno il diritto di voto a detti iscritti, purché, in caso affermativo, abbiano raggiunto la maggiore età. Resta ovviamente ferma l’esigenza di salvaguardare la coerenza delle previsioni statutarie con eventuali scelte rimesse alle fonti istitutive.
Oggetto: Adesione di soggetti fiscalmente a carico – minori di età
(lettera inviata ad una società istitutrice di fondo pensione aperto)
Con nota del …………. codesta Società ha chiesto chiarimenti in merito alla possibilità di far aderire alle forme di previdenza complementare anche le persone fiscalmente a carico di altri soggetti e, tra queste, i minori di età, rilevando la sussistenza di alcune incertezze interpretative nella normativa vigente.
In particolare, le perplessità rappresentate trarrebbero origine dal tenore letterale dell’art.2 del d.lgs.n.124 del 1993, intitolato “destinatari”, nella cui elencazione non risultano compresi anche i soggetti fiscalmente a carico. E’, infatti, fatto notare che l’integrazione apportata a tale norma dal d.lgs.n.47 del 2000, per effetto del quale è stato inserito nel comma 1 la nuova lettera b-ter), ha riguardato unicamente i “soggetti destinatari del decreto legislativo 16 settembre 1996 n. 565″ e, cioè, i soggetti che svolgono senza vincolo di subordinazione lavori non retribuiti in relazione a responsabilità familiari, categoria questa più ristretta di quella dei soggetti fiscalmente a carico e, comunque, tale da non abbracciare anche i minori di età.
Ad avviso di codesta Società, il mancato inserimento dei soggetti fiscalmente a carico nel corpo dell’art.2 del d.lgs.n.124 del 1993 sarebbe da addebitare esclusivamente ad un difetto di coordinamento, essendo chiara, a seguito dell’entrata in vigore del d.lgs.n.47 del 2000, la volontà del legislatore di comprenderli tra i possibili fruitori delle predette forme di previdenza.
Al riguardo, si ritiene di poter aderire alla tesi sopra enunciata, dovendosi senz’altro valorizzare, anche sotto il profilo sostanziale, la prospettiva di ampliamento dei destinatari dei benefici fiscali derivanti dalla partecipazione a forme di previdenza complementare espressa dal d.lgs.47 del 2000.
Come noto, la nuova disciplina fiscale, contenuta nel predetto decreto, espressamente contempla anche i “soggetti fiscalmente a carico” ai fini dell’applicazione dei benefici fiscali inerenti alla deducibilità dei contributi versati alla previdenza complementare. Per effetto di quanto disposto dall’art.10, comma 1 lett. e-bis) e coma 2 del Tuir, sono ora deducibili dal reddito complessivo anche quei contributi e premi versati non già nell’interesse proprio bensì nell’interesse di familiari a carico. Questi importi concorrono con i contributi versati nell’interesse proprio ai fini della determinazione dei limiti di deducibilità, fermo restando che, nell’ipotesi in cui il familiare a carico sia comunque titolare di redditi, la deduzione spetta in primo luogo in capo all’interessato e, per la differenza che non trovi capienza nell’ammontare di tali redditi, in capo al soggetto cui questi è a carico.
Alla luce delle rilevanti novità recate, per i familiari a carico, dal d.lgs.47/2000, risulta, pertanto, che non vi sia più ragione per negare la possibilità dell’apertura di una posizione di previdenza complementare a favore degli stessi. Né sembrerebbe ammissibile poter circoscrivere l’applicazione della predetta normativa fiscale ad alcuni di essi, come ad esempio ai soli familiari a carico che siano al contempo anche soggetti destinatari del decreto legislativo 16 settembre 1996 n. 565. Quest’ultima interpretazione, ancorché coordinata con l’elencazione dei destinatari contenuta nell’art. 2 del decreto, si presenterebbe infatti come una forzatura del sistema che si è andato delineando con l’entrata in vigore del d.lgs.n.47 del 2000.
In difetto, cioè, di precisazioni volte a delimitare l’area dei soggetti fiscalmente a carico potenziali aderenti a forme di previdenza complementare, si ritiene che l’area dei predetti soggetti debba necessariamente abbracciare l’intera categoria degli stessi, così come risulta definita nell’ambito della normativa fiscale. Da quanto sopra considerato discende anche la necessaria inclusione dei figli minori tra i soggetti a cui favore potrebbe essere aperta una posizione previdenziale. Ciò trova, tra l’altro, conferma nel parere espresso, in risposta ad una istanza di interpello, dalla Direzione Regionale della Toscana dell’Agenzia delle Entrate in data 22 aprile 2003 e trasmessoci con Vostro fax del…