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Timestamp: 2019-02-21 10:06:06+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2233', 'art. 36', 'art. 1418', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 2230', 'art. 1353']

Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 24 giugno 2013, n.15786. Il compenso per prestazioni professionali va determinato in base alla tariffa ed adeguato all'importanza dell'opera solo nel caso in cui esso non sia stato liberamente pattuito - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 24 giugno 2013, n.15786. Il compenso per prestazioni professionali va determinato in base alla tariffa ed adeguato all’importanza dell’opera solo nel caso in cui esso non sia stato liberamente pattuito
Il compenso per prestazioni professionali va determinato in base alla tariffa ed adeguato all’importanza dell’opera solo nel caso in cui esso non sia stato liberamente pattuito, in quanto l’art. 2233 cod. civ. pone una garanzia di carattere preferenziale tra i vari criteri di determinazione del compenso, attribuendo rilevanza in primo luogo alla convenzione che sia intervenuta fra le parti e poi, solo in mancanza di quest’ultima, e in ordine successivo, alle tariffe e agli usi e, infine, alla determinazione del giudice, mentre non operano i criteri di cui all’art. 36, primo comma, Cost., applicabili solo ai rapporti di lavoro subordinato. La violazione dei precetti normativi che impongono l’inderogabilità dei minimi tariffari (quale, per gli ingegneri ed architetti, quello contenuto nella legge 5 maggio 1976, n. 340) non importa la nullità, ex art. 1418, primo comma, cod. civ., del patto in deroga, in quanto trattasi di precetti non riferibili ad un interesse generale, cioè dell’intera collettività, ma solo ad un interesse della categoria professionale.
SENTENZA 24 giugno 2013, n.15786
Gli architetti R..C. , A..J. e M.D. , con citazione notificata in data 5/1 – 25/3/1994 convenivano in giudizio la SIME Costruzioni s.r.l. e la Augustissima Arciconfraternita ed Ospedali della SS. Trinità dei Pellegrini e Convalescenti (d’ora innanzi semplicemente “Arciconfraternita”) per sentirle condannare in solido al pagamento della somma di lire 700.000.000 a titolo di compenso professionale per asserite attività di progettazione di alloggi e attività commerciali da realizzarsi su terreni della Arciconfraternita e da questa promessi in vendita alla SIME.
Con sentenza 24/9/1992 il Tribunale di Napoli accoglieva la domanda attorea nei soli confronti della SIME e nei limiti della somma di L. 320.000.000. La SIME proponeva appello deducendo:
– nessun elaborato progettuale redatto per conto della SIME era provato in atti.
La Corte di Appello di Napoli con sentenza del 15/2/2007 accoglieva l’appello principale della SIME e rigettava la domanda proposta nei suoi confronti dagli attori; di conseguenza rigettava il loro appello incidentale.
Per quanto interessa in questa sede, la Corte territoriale osservava:
– che il conferimento dell’incarico di progettazione da SIME ai tre architetti era provato da una missiva inviata dalla committente all’architetto J. nella quale erano richiamati i termini dell’incarico e da una scrittura privata del 7/2/1992, sottoscritta dai tre architetti nella quale erano richiamati i termini economici dell’accordo e le modalità di pagamento;
Gli architetti R..C. , A..J. e M.D. propongono ricorso affidato a tre motivi e depositano memoria.
Resiste con controricorso SIME Costruzioni s.r.l. L’Arciconfraternita è rimasta intimata.
1. Con il primo motivo i ricorrenti deducono la violazione e falsa applicazione dell’art. unico della legge 340/1976 e dell’art. 6 della legge 404/1977, dell’art. 2230 c.c. e degli artt., 1362 e 1364 c.c. e il vizio di motivazione.
2. Con il secondo motivo i ricorrenti deducono la violazione e falsa applicazione dell’art. 1353 e 1184 c.c. e degli artt. 1362 e 1364 c.c. e il vizio di motivazione.
3. Con il terzo motivo i ricorrenti deducono il vizio di motivazione in quanto la Corte di Appello ha fondato la propria decisione sul presupposto che la scrittura informale fosse firmata da tutti e tre gli architetti, mentre era firmata solo dall’architetto J.A. .
4. In conclusione il ricorso deve essere rigettato con la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese liquidate come in dispositivo a favore di SIME; non v’è luogo a provvedere sulle spese nei confronti dell’Arciconfraternita che non ha svolto difese.