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Timestamp: 2017-10-18 22:21:14+00:00
Document Index: 79457244

Matched Legal Cases: ['art. 33', 'art. 33', 'sentenza ', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 33']

Irap comunitaria - Riapertura del procedimento per la verifica della compatibilità comunitaria
La Corte di Giustizia Europea ha riaperto la fase orale del procedimento (causa C-475/03) promosso per verificare la compatibilità dell’Irap con la sesta Direttiva IVA (art. 33 direttiva n. 77/388 Cee) che vieta agli Stati membri la possibilità di introdurre "qualsiasi imposta, diritto e tassa che abbia il carattere di imposta sulla cifra d’affari" al pari dell’IVA. La trattazione orale è stata fissata per il prossimo 14 dicembre 2005.
La verifica di compatibilità con la normativa comunitaria era stata sollevata davanti alla Corte di Giustizia Europea dalla Commissione Tributaria di Cremona, chiamata a pronunciarsi su una causa tra la Banca Popolare di Cremona ed il locale ufficio dell' Agenzia delle Entrate. Nel caso in cui la Corte di Giustizia dovesse dichiarare l’incompatibilità dell’Irap con la normativa comunitaria, i contribuenti potrebbero fare valere il diritto al rimborso dell’imposta assolta.
Con decisione del 28 settembre 2004, la Corte ha rinviato il procedimento alla "grande sezione" (comprendente 13 giudici; la Corte, infatti, si compone di un giudice per ogni Stato membro ma in alcuni casi, per esigenze di efficienza e speditezza, si riunisce in "grande sezione" anziché in seduta plenaria).
Successivamente, la Banca popolare, il Governo italiano e la Commissione delle Comunità europee hanno depositato osservazioni scritte ed orali. Nelle conclusioni, l’avvocato generale Jacobs ha proposto di considerare l’IRAP come imposta sulla cifra di affari vietata dall’art. 33, n. 1, della sesta direttiva IVA ma di limitare nel tempo gli effetti della sentenza, con riferimento ad una data futura che dovrà essere fissata dalla Corte. Le conclusioni sono state presentate all’udienza del 17 marzo 2005, dopo la quale il procedimento orale era stato dichiarato chiuso e si attendeva l’emanazione della sentenza definitiva da parte del giudice comunitario.
Successivamente, però, il Governo italiano ha fatto richiesta alla Corte di Giustizia Europea di disporre la riapertura della fase orale del procedimento. Analoga richiesta è stata mossa all’organo giurisdizionale comunitario anche da parte dei principali Paesi Ue (tra cui Germania, Regno Unito, Paesi Bassi, Belgio, Austria e Francia).
La Corte, dunque, con ordinanza del 21 ottobre u.s., ha ritenuto necessario riaprire la trattazione orale per procedere ad una "discussione approfondita, dinanzi ad essa, sulla nozione di imposta avente il carattere di imposta sulla cifra di affari ai sensi dell’art. 33, n. 1, della sesta direttiva, nonché sulle possibilità di limitare nel tempo gli effetti delle sentenze da essa pronunciate in via pregiudiziale".
A tal fine, le parti della causa principale, gli Stati membri, il Consiglio dell’Unione europea nonché la Commissione sono invitati a prendere posizione per iscritto, entro quattro settimane dalla notifica della ordinanza, sulle seguenti questioni (indicate nel dispositivo dell’ordinanza):
Quali siano i criteri che consentono di qualificare un’imposta come imposta sulla cifra di affari ai sensi dell’art. 33, n. 1, della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, 77/388/CEE, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari - Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, come modificata dalla direttiva del Consiglio 16 dicembre 1991, 91/680/CEE, tenuto conto dell’obiettivo di tale disposizione e del funzionamento del mercato.
In quale misura le operazioni bancarie possano essere assoggettate ad un’imposta avente il carattere d’imposta sulla cifra di affari ai sensi del detto art. 33, n. 1.
Con riferimento ai paragrafi 72-88 delle conclusioni dell’avvocato generale Jacobs, in quali circostanze e in che maniera possano essere limitati nel tempo gli effetti delle sentenze pronunciate dalla Corte in via pregiudiziale.
Sarà nostra cura informare tempestivamente le aziende sugli sviluppi della delicata questione.