Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1987-codice-civile-efficacia-delle-promesse
Timestamp: 2018-09-19 06:02:33+00:00
Document Index: 73097833

Matched Legal Cases: ['art. 1988', 'art. 1987', 'art. 28', 'art. 1435', 'art. 1987', 'art. 49', 'art. 1987', 'art. 1988', 'art. 1987', 'art. 1530', 'art. 1989', 'art. 1987', 'art. 1336', 'art. 1989', 'art. 1987', 'art. 1336', 'art. 1989', 'art. 1987', 'art. 1336', 'art. 1987', 'art. 1987']

Art. 1987 codice civile: Efficacia delle promesse
Codice civile Art. 1987 codice civile: Efficacia delle promesse
La promessa unilaterale di una prestazione non produce effetti obbligatori fuori dei casi ammessi dalla legge.
Promessa unilaterale: negozio giuridico unilaterale ad efficacia obbligatoria avente ad oggetto la promessa di una prestazione, e caratterizzato dall’essere impegnativo per il promittente (colui che esegue la promessa) indipendentemente dall’accettazione o dal rifiuto del promissario (il beneficiario della promessa).
Un atto d'obbligo, sottoscritto in data antecedente al rilascio della sanatoria ed alla determinazione - rimessa ad apposita Commissione amministrativa - dell'importo della sanzione dovuta, non può equipararsi a ricognizione di debito, non potendo tale obbligazione, di natura civilistica (art. 1988 c.c.), riferirsi a somme di ammontare non conosciuto, la cui definizione risulta connessa ad una potestà sanzionatoria dell' amministrazione, in presenza di un danno ambientale. Come pure sancito a livello civilistico (art. 1987 c.c.), d'altra parte, la promessa unilaterale di una prestazione non può produrre effetti obbligatori al di fuori dei casi ammessi dalla legge e, nella stessa ottica, non può incidere sulla predetta potestà sanzionatoria, come pure disciplinata dalla legge, anche con riferimento ai termini di prescrizione (quinquennali per le sanzioni amministrative, ex art. 28 l. 22 ottobre 1981 n. 689). (ConfermaTarCalabria Reggio Calabria, n. 00392/2012).
Consiglio di Stato sez. VI 05 agosto 2013 n. 4087
È legittimo da parte dell'amministrazione comunale subordinare il rilascio di una concessione edilizia ad una condizione di efficacia, consistente nell'assunzione dell'impegno unilaterale del richiedente di concedere a titolo gratuito un'area per la realizzazione di una via comunale. In tale fattispecie, infatti, non sono ravvisabili gli estremi della violenza, quale causa di annullamento del contratto (art. 1435 c.c.); né sussiste violazione dell'art. 1987 c.c. in tema di efficacia della promessa unilaterale della prestazione, nella misura in cui l'art. 49, comma 4, l.reg. Piemonte n. 56/1977 contempla espressamente che vengano apposte condizioni alle concessioni, purché accettate dal privato.
Consiglio di Stato sez. IV 06 ottobre 2010 n. 7344
Poiché, ai sensi dell'art. 1987 c.c., le promesse unilaterali producono effetti obbligatori nei limiti stabiliti dalla legge, la promessa di pagamento e la ricognizione di debito, secondo quanto previsto dall'art. 1988 c.c., dispensano colui al quale sono fatte dall'onere di provare il rapporto fondamentale, che si presume fino a prova contraria; pertanto, in considerazione della natura recettizia della promessa, l'assegno riveste tale natura certamente nei rapporti fra traente e prenditore o fra girante ed immediato giratario ma non pure nei confronti di colui che si atteggi quale mero possessore del titolo, giacché - mancando in esso l'indicazione del soggetto al quale è fatta la promessa - non vi è ragione di attribuire il beneficio dell'inversione dell'onere della prova.
Cassazione civile sez. II 29 marzo 2006 n. 7262
Il contratto autonomo di garanzia è contratto atipico da considerarsi lecito e valido; in particolare non è possibile sostenere la sua illiceità nè sulla base del principio di tipicità delle promesse unilaterali ex art. 1987 c.c., vertendosi in materia di contratto, nè sulla base dell'assenza di causa potendosi ben considerare validi, nel nostro ordinamento - e ne ne è un esempio espresso nell'art. 1530 c.c. relativo al credito documentario irrevocabile - i contratti in cui, come nel contratto autonomo di garanzia, vi sia solo l'indicazione dello scopo per il quale le parti hanno contratto, mentre il fondamento della prestazione è un diverso negozio allo stesso storicamente collegato.
Corte appello Milano 04 marzo 1988
Il bando di concorso per l'assunzione di lavoratori non è riconducibile alla previsione dell'art. 1989 c.c., che configura la promessa al pubblico come negozio unilaterale dotato di efficacia in deroga alla regola generale stabilita dall'art. 1987 stesso codice e perciò vincolante per il promittente, a prescindere da manifestazione di consenso da parte dei beneficiari, ma, essendo preordinato alla stipulazione di contratti di lavoro, che esigono il consenso delle controparti, costituisce, ove contenga gli elementi del contratto alla cui conclusione è diretto, un'offerta al pubblico, ai sensi dell'art. 1336 c.c., la quale è revocabile solo finché non sia intervenuta l'accettazione da parte degli interessati. Tale offerta può essere di un contratto di lavoro definitivo, il quale si perfeziona con l'accettazione del lavoratore che risulti utilmente inserito nella graduatoria dei candidati idonei, oppure preliminare, il quale si perfeziona con la semplice accettazione del candidato che chiede di partecipare al concorso ed ha per oggetto l'obbligo per entrambe le parti o per il suo offerente, nel caso di preliminare unilaterale, della stipulazione del contratto definitivo con chi risulti vincitore.
Cassazione civile sez. lav. 06 ottobre 1995 n. 10500
Il bando di concorso per l'assunzione di lavoratori non è riconducibile alla previsione dell'art. 1989 c.c. - che configura la promessa al pubblico come negozio unilaterale dotato di efficacia in deroga alla regola generale stabilita dall'art. 1987, stesso codice e perciò vincolante per il promittente a prescindere da manifestazione di consenso da parte dei beneficiari -, ma, essendo preordinato alla stipulazione di contratti di lavoro, che esigono il consenso delle controparti, costituisce, ove contenga gli elementi del contratto alla cui conclusione è diretto, un'offerta al pubblico, ai sensi dell'art. 1336 c.c., la quale è revocabile solo finché non sia intervenuta l'accettazione da parte degli interessati. Tale offerta può essere di un contratto di lavoro definitivo, il quale si perfeziona con l'accettazione del lavoratore che risulti utilmente inserito nella graduatoria dei candidati idonei, oppure preliminare, il quale si perfeziona con la semplice accettazione del candidato che chiede di partecipare al concorso ed ha per oggetto l'obbligo - per entrambe le parti, o per il solo offerente, nel caso di preliminare unilaterale - della stipulazione del contratto definitivo con chi risulti vincitore.
Cassazione civile sez. lav. 12 novembre 1993 n. 11158
Il bando di concorso per l'assunzione di lavoratori non è riconducibile alla previsione dell'art. 1989 c.c. - che configura la promessa al pubblico come negozio unilaterale dotato di efficacia in deroga alla regola generale stabilita dall'art. 1987, stesso codice e perciò vincolante per il promittente e prescindere da manifestazione di consenso da parte dei beneficiari -, ma, essendo preordinato alla stipulazione di contratti di lavoro che esigono il consenso delle controparti, costituisce, ove contenga gli elementi del contratto alla cui conclusione è diretto, un'offerta al pubblico, ai sensi dell'art. 1336 c.c., la quale è revocabile solo finché non sia intervenuta l'accettazione da parte degli interessati. Tale offerta può essere di un contratto di lavoro definitivo, il quale si perfeziona con l'accettazione del lavoratore che risulti utilmente inserito nella graduatoria dei candidati idonei, oppure preliminare, il quale si perfeziona con la semplice accettazione del candidato che chiede di partecipare al concorso ed ha per oggetto l'obbligo - per entrambe le parti, o per il solo offerente, nel caso di preliminare unilaterale - della stipulazione del contratto definitivo con chi risulti vincitore.
Cassazione civile sez. lav. 28 novembre 1992 n. 12744
In tema di condominio di edifici il divieto di tenere negli appartenenti i comuni animali domestici non può essere contenuto negli ordinari regolamenti condominiali, approvati dalla maggioranza dei partecipanti, non potendo detti regolamenti importare limitazioni delle facoltà comprese nel diritto di proprietà dei condomini sulle porzioni del fabbricato appartenenti ad essi individualmente in esclusiva, sicché in difetto di un'approvazione unanime le disposizioni anzidette sono inefficaci anche con riguardo a quei condomini che abbiano concorso con il loro voto favorevole alla relativa approvazione, giacché le manifestazioni di voto in esame, non essendo confluite in un atto collettivo valido ed efficace, costituiscono atti unilaterali atipici, di per sè inidonei ai sensi dell'art. 1987 c.c. a vincolare i loro autori, nella mancanza di una specifica disposizione legislativa che ne preveda l'obbligatorietà.
Cassazione civile sez. II 04 dicembre 1993 n. 12028
In tema di condominio di edifici il divieto di tenere negli appartamenti i comuni animali domestici non può essere contenuto negli ordinari regolamenti condominiali, approvati dalla maggioranza dei partecipanti, non potendo detti regolamenti importare limitazioni delle facoltà comprese nel diritto di proprietà dei condomini sulle porzioni del fabbricato appartenenti ad essi individualmente in esclusiva, sicché in difetto di un'approvazione unanime. Le disposizioni anzidette sono inefficaci anche con riguardo a quei condomini che abbiano concorso con il loro voto favorevole alla relativa approvazione, giacché le manifestazioni di voto in esame, non essendo confluite in un atto collettivo valido ed efficace, costituiscono atti unilaterali atipici, di per sè inidonei ai sensi dell'art. 1987 c.c. a vincolare i loro autori, nella mancanza di una specifica disposizione legislativa che ne preveda l'obbligatorietà.