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Timestamp: 2020-05-26 08:02:43+00:00
Document Index: 145553939

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 25', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 375', 'art. 380', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 26845 del 22/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26845 del 22/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 22/12/2016, (ud. 23/11/2016, dep.22/12/2016), n. 26845
sul ricorso 2107/2015 proposto da:
I.G.M.C., elettivamente domiciliata in
IACOBELLI, che la rappresenta e difende giusta procura speciale a
avverso la sentenza n. 10097/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA del
25/11/2013, depositata il 15/03/2014;
udito l’Avvocato Fares Ilaria (delega verbale avvocato Iacobelli
Gianni Emilio) difensore della ricorrente che si riporta alla
“In sede di rinvio da Cass. n. 10675/2012, la Corte di Appello di Roma, con sentenza del 15 marzo 2014, confermava la decisione del Tribunale in sede di rigetto della domanda proposta da I.G.M.C. nei confronti di Poste Italiane s.p.a. ed intesa alla declaratoria di nullità del termine apposto al contratto di lavoro intercorso essa ricorrente e la convenuta società per il periodo dal 9 febbraio al 31 maggio 2001 con conseguente accertamento della sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e condanna della società alla reintegra della lavoratrice nonchè al pagamento delle retribuzioni maturate dalla scadenza del termine alla riammissione in servizio.
Il termine al contratto era stato apposto ai sensi dell’art. 25 CCNL, 2001 “esigenze di carattere straordinario conseguenti a processi di riorganizzazione, ivi ricomprendendo un più favorevole riposizionamento di risorse sul territorio, anche derivanti da innovazioni tecnologiche, ovvero conseguenti all’introduzione e/o sperimentazione di nuove tecnologie, prodotti o servizi”.
La Corte territoriale – esclusa la ricorrenza di una ipotesi di scioglimento del rapporto per mutuo tacito consenso – riteneva legittima la clausola appositiva del termine alla luce della giurisprudenza di questa Suprema Corte secondo cui: l’accertamento da parte dei contratti collettivi di determinate situazioni di fatto e la valutazione di esse come idonea causale del contratto a termine escludono la necessità di un accertamento a posteriori in ordine alla effettività delle stesse situazioni; l’indicazione del nominativo del lavoratore sostituito non era necessaria. Precisava che la questione relativa al mancato rispetto da parte della società della cd. “clausola di contingentamento” era inammissibile essendo stata sollevata per la prima volta in appello.
Per la cassazione di tale decisione propone ricorso la I. affidato a due motivi.
Con entrambi i motivi di ricorso viene dedotta violazione di plurime disposizioni di legge (in relazione all’art. 360, n. 3 – primo motivo e n. 4 – secondo motivo) per avere l’impugnata sentenza erroneamente ritenuto che la questione relativa al mancato rispetto della “clausola di contingentamento” non fosse stata sollevata nel ricorso introduttivo del giudizio, bensì, solo in appello.
Entrambi i motivi, da trattare congiuntamente in quanto logicamente. connessi, sono fondati.
L’esame operato dalla Corte territoriale del ricorso introduttivo del giudizio effettivamente non tiene conto di alcuni passaggi dello stesso – trascritti nei motivi in ossequio al principio di autosufficienza – in cui emerge che la questione della presunta violazione della clausola di contingentamento (costituente uno dei presupposti per la legittimità del termine nei casi indicati e quindi avente carattere decisivo), con sollecitazione al datore di lavoro ad assolvere l’onere probatorio a suo carico, era stata posta e costituiva oggetto del contendere come, peraltro, dimostrato anche dalle difese articolate sul punto dalla società nella memoria di costituzione e risposta innanzi al Tribunale.
E’ appena il caso di ricordare, a proposito di tale onere probatorio, che, in base alla consolidata e condivisa giurisprudenza di questa Corte, la facoltà delle organizzazioni sindacali di individuare ulteriori ipotesi di apposizione del termine al contratto di lavoro è subordinata dalla L. n. 56 del 1987, art. 23, alla determinazione delle percentuali di lavoratori che possono essere assunti sul totale dei dipendenti. Pertanto, non è sufficiente l’indicazione del numero massimo di contratti a termine, occorrendo altresì, a garanzia di trasparenza ed a pena di invalidità dell’apposizione del termine, l’indicazione del numero dei lavoratori assunti a tempo indeterminato, sì da potersi verificare il rapporto percentuale tra lavoratori stabili e a termine. L’onere della prova dell’osservanza di detto rapporto, nei limiti delle percentuali indicate dalla contrattazione collettiva, è a carico del datore di lavoro, in base alle regole di cui alla L. 18 aprile 1962, n. 230, art. 3, secondo cui incombe al datore di lavoro dimostrare l’obiettiva esistenza delle condizioni che giustificano l’apposizione di un termine al contratto di lavoro (vedi, per tutte: Cass. 12 dicembre 2011, n. 26567; Cass. 19 gennaio 2010, n. 839; Cass. 12 marzo 2009, n. 6010, nonchè Cass. 1 ottobre 2013, n. 22417; Cass. 10 marzo 2015, n. 4764).
Alla luce di quanto esposto si propone l’accoglimento del ricorso, la cassazione dell’impugnata sentenza con rinvio alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione, che si atterrà, nell’ulteriore esame del merito della controversia, ai principi su affermati – con ordinanza ex art. 375 c.p.c., n. 5″.
La I. ha depositato memoria ex art. 380 bis c.p.c.. Il Collegio ritiene di condividere pienamente il contenuto della riportata relazione e, pertanto, accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e rinvia alla Corte di Appello di Roma in diversa composizione che provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità.