Source: https://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/pignoramento-del-creditore-particolare-sul-bene-in-comunione-legale
Timestamp: 2019-06-17 05:35:19+00:00
Document Index: 36885314

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art.360', 'art. 599', 'art.2740', 'art.189', 'art. 195']

pignoramento del creditore particolare sul bene in comunione legale - Expartecreditoris
Visualizzazioni: 3.918
Con la sentenza n. 6575/2013 emessa il 14/3/2013 la Corte di Cassazione – sezione terza – si è pronunziata in merito al pignoramento proposto dal creditore del singolo coniuge per soddisfare un suo credito personale (cioè estraneo ai bisogni della famiglia) avente ad oggetto il bene immobile rientrante nella comunione legale dei coniugi e della successiva distribuzione del prezzo ricavato dalla vendita coattiva, emettendo il seguente principio di diritto:
la natura di comunione senza quote della comunione legale dei coniugi comporta che l’espropriazione per i crediti personali di uno solo dei coniugi di un bene (o di più beni) in comunione, abbia ad oggetto il bene nella sua interezza e non per la metà, con scioglimento della comunione legale limitatamente al bene staggito all’atto della sua vendita od assegnazione e diritto del coniuge non debitore alla metà della somma lorda ricavata dalla vendita del bene stesso o del valore di questo nel caso di assegnazione.
Consegue che, nel caso di vendita coattiva del bene immobile derivante da procedura esecutiva immobiliare proposta dal creditore particolare di uno dei coniugi per soddisfare un suo credito personale (cioè estraneo ai bisogni della famiglia), la metà della somma lorda ricavata della vendita o del valore in caso di assegnazione deve essere attribuita al coniuge non esecutato, in quanto  tenuto conto della particolare natura della comunione legale  si verifica uno scioglimento che riguarda soltanto il bene staggito all’atto della vendita o dell’assegnazione.
Ritenere che la metà del controvalore spettante al coniuge non debitore rientri nella comunione significherebbe consentire all’infinito altre esecuzioni individuali sul controvalore così come formalmente restituito alla comunione, ma di fatto asservito esclusivamente in virtù di successive espropriazioni delle residue metà al soddisfacimento del credito del creditore particolare di uno dei coniugi.
sul ricorso 1531/2008 proposto da:
FALLIMENTO ALFA SAS;
avverso la sentenza n. 702/2007 della CORTE D’APPELLO di TORINO, depositata il 04/05/2007 R.G.N. 2774/2003;
1. L.A. propose al tribunale di Torino opposizione avverso l’ordinanza di vendita di un immobile caduto nel fallimento della ALFA SAS e dell’accomandatario, di lei coniuge, D. G. in proprio, deducendo essere il bene, da questi acquistato il 9.11.92, compreso nella comunione legale con lui, ricostituitasi per la riconciliazione intervenuta successivamente ad una prima separazione consensuale del 1986, come riconosciuto in una successiva separazione, anch’essa consensuale, del 25 marzo 1998; ma la convenuta curatela dedusse la mancanza di prova della ricostituzione della comunione legale tra i coniugi per effetto dell’addotta riconciliazione intervenuta dopo la (prima) separazione, comunque non opponibile ai terzi; ed il tribunale rigettò la domanda.
La corte di appello di Torino dichiarò poi inammissibile il gravame della L., articolato su venti ragioni di doglianza, rilevando la mancata specifica impugnazione di entrambe tali rationes deciderteli e condannando l’appellante alle spese anche del secondo grado.
– con il SECONDO, di vìzio motivazionale, della mancata considerazione delle ragioni specifiche dell’impugnazione indicate nell’atto introduttivo e delle argomentazioni più dettagliatamente svolte nella comparsa conclusionale; ma senza concludere con autonomo e separato momento di sintesi o riepilogo.
3.1. pertanto, i motivi riconducibili all’art.360 cpc, nn.3 e 4, devono essere corredati da quesitì che devono, a pena di inammissibilità, compendiare:
6. Tuttavia, ritiene il Collegio che il ricorso stesso, benchè inammissibile, abbia comunque presupposto e quindi sollevato una questione di particolare importanza, che, in difetto di statuizioni esplicite da parte di questa Corte, ingenera attualmente sensibili differenze applicative ed incertezze interpretative: quand’anche l’odierna opponente avesse provato – cosa che comunque non ha fatto, per quanto detto ed ora definitivamente statuito – che il bene staggito fosse stato, validamente ed in modo opponibile a terzi, compreso nella comunione legale tra lei ed il suo coniuge, unico debitore originario esecutato, l’esecuzione sul bene per intero, senza specificazione di quote e senza il ricorso allè forme di cui all’art. 599 c.p.c. e segg., sarebbe stata l’unica pienamente legittima, in quanto corrispondente alle sole modalità consentite dalla natura della comunione legale quale comunione senza quote.
L’unica opzione ricostruttiva che soddisferebbe le sole esigenze della comunione legale sarebbe l’esclusione della pignorabilità stessa dei beni che ne fanno parte per crediti diversi da quelli familiari: ma è opzione rìcostruttiva che vanifica senza ragione le ragioni dei creditori dei singoli coniugi per crediti non familiari, i quali ultimi, invece, benchè coniugati, non cessano di rispondere dei propri debiti con tutti i beni appartenenti al loro patrimonio, di cui all’art.2740 cc; inoltre, la destinazione dei beni in comunione legale alle esigenze della famiglia non ne determina in assoluto l’impossibilità di soddisfare i crediti dei singoli coniugi, solo prevedendosi un regime di sussìdiarieta (art.189 cc; regime che, poi, si intende correttamente non comportare anche l’onere, per il creditore procedente, di esperire preventivamente e con esito negativo l’azione esecutiva sui beni personali del coniuge obbligato, come pure di compiere indagini sull’esistenza di essi:
Di certo, all’atto della distribuzione il ricavato del bene non potrà essere attribuito per metà alla procedura esecutiva intentata contro il coniuge debitore (e quindi, figurativamente, a quest’ultimo, ai fini di soddisfacimento dei suoi creditori personali) e per l’altra metà “restituito” alla comunione: in primo luogo, perchè quel bene, con la vendita od assegnazione per intero, è uscito dalla comunione e, per l’esigenza di assicurare l’operatività della responsabilità patrimoniale del conìuge debitore in proprio, il suo ricavato va ripartito tra i due coniugi, allo stesso modo in cui allo scioglimento della comunione nel suo complesso ognuno di loro avrebbe diritto al controvalore della metà dei beni della comunione (salve le regole di attribuzione di cui all’art. 195 cc e ss.); in secondo luogo, perchè ritenere che la metà del controvalore spettante al coniuge non debitore competesse alla comunione significherebbe poi consentire all’infinito altre esecuzioni individuali sul controvalore così solo formalmente restituito alla comunione, ma di fatto asservito esclusivamente, in virtù di successive espropriazioni delle residue metà (e matematicamente definibili come infinite, potendo procedersi appunto senza limite all’isolamento di una metà di ogni successivo residuo), al soddisfacimento del credito del creditore particolare di uno dei coniugi.
Numero Protocolo Interno : 157/2013
Tags : Cassazione Civile, pignoramento creditore particolare bene comunione legale, sentenza, sezione terza 14/03/2013 n. 6575 avv. Giorgia Viola
NOTIFICHE TELEMATICHE: la PEC esclude ogni altra notifica equivalente