Source: https://www.laleggepertutti.it/95188_omesso-versamento-di-imposte-o-acconti-le-sanzioni
Timestamp: 2018-03-22 05:46:14+00:00
Document Index: 109355844

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 17', 'art. 36', 'art. 13']

Omesso versamento di imposte o acconti: le sanzioni
Professionisti Omesso versamento di imposte o acconti: le sanzioni
Iscrizione a ruolo: in caso di mancato, ritardato o insufficiente pagamento delle tasse e dei relativi acconti scatta la sanzione pecuniaria del 30% delle somme non versate in ritardo.
Per le violazioni consistenti nell’omesso, ritardato o insufficiente versamento delle imposte e dei relativi acconti è prevista l’applicazione della sanzione pecuniaria del 30% delle somme non versate in ritardo (art. 13 D.Lgs. 471/97).
La sanzione è applicabile in qualsiasi ipotesi di mancato pagamento, nel termine previsto, di un tributo o di una sua frazione. Da notare che, in quanto non applicabile la disciplina del concorso di violazioni ex art. 12, co. 1, del D.Lgs. 472/97 — essendo l’istituto riferito alle sole violazioni formali — la sanzione del 30% è dovuta su ogni importo non versato alle prescritte scadenze (così la circolare n. 23/E del Ministero delle finanze del 25-1-1999).
Non è considerato omesso o ritardato il versamento tempestivamente eseguito ad ufficio o agente della riscossione diverso da quello competente; pertanto, la sanzione del 30% non si applica. La disposizione è valida per tutti i versamenti diretti (art. 13, co. 3, D.Lgs. 471/97).
Il citato art. 13 esclude, inoltre, dall’ambito applicativo della sanzione, le ipotesi in cui sia prevista la riscossione dell’imposta mediante ruolo (IRPEF relativa a redditi soggetti a tassazione separata, tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani etc.).
Circa il loro meccanismo applicativo, ai sensi dell’art. 17, co. 3, del D.Lgs. 472/97, le sanzioni per omesso, insufficiente o ritardato versamento, sono irrogabili attraverso iscrizione a ruolo e senza che vi sia stata contestazione. Tuttavia, il procedimento d’irrogazione immediata non assume carattere di generalità in quanto nei casi di dolo o colpa grave, dove risulta «indispensabile la specifica motivazione in ordine all’elemento soggettivo», l’Ufficio o l’ente competenti all’accertamento del tributo devono ricorrere alla procedura ordinaria.
Va aggiunto che, a prescindere dal procedimento d’irrogazione adottato, relativamente alle sanzioni inflitte in seguito ad omesso o ritardato pagamento dei tributi non è prevista alcuna forma di definizione agevolata.
Per le dichiarazioni presentate a partire dal 1° gennaio 1999 l’ammontare della sanzione dovuta è ridotto (artt. 2 e 3 D.Lgs. 462/97):
— ad 1/3, cioè al 10%, nel caso di pagamento delle somme dovute entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione dell’esito della liquidazione automatica di imposte, contributi premi e rimborsi dovuti in base alle dichiarazioni o dalla comunicazione definitiva contenente la rideterminazione in sede di autotutela delle somme dovute, a seguito dei chiarimenti forniti dal contribuente o dal sostituto d’imposta. In tale ipotesi, inoltre, con riferimento alle dichiarazioni presentate dal 1° gennaio 1999, gli interessi sono dovuti fino all’ultimo giorno del mese antecedente a quello dell’elaborazione della comunicazione;
— ai 2/3, vale a dire al 20%, nei casi in cui le somme dovute siano pagate entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione dell’esito del controllo formale della dichiarazione effettuato ai sensi dell’art. 36ter del D.P.R. 600/73. In tale ipotesi, tuttavia, gli interessi sono dovuti fino all’ultimo giorno del mese antecedente a quello dell’elaborazione della comunicazione.
Il contribuente è legittimato a sanare le violazioni e a regolarizzare, così, la propria posizione, eseguendo spontaneamente, entro i termini stabiliti, il pagamento: dell’imposta dovuta (a saldo o in acconto), dei relativi interessi (calcolati al tasso legale con maturazione giornaliera), della sanzione in misura ridotta. La procedura, che prende il nome di ravvedimento, è disciplinata dall’art. 13 del D.Lgs. 472/97 (v. amplius titolo II, cap. XII, par. 8 di questa stessa parte).
Garanzie e privilegi del fisco
In molti casi il contribuente non assolve con immediatezza al pagamento delle somme dovute all’erario, sia per personale inadempienza, sia per effetto di dilazioni o rateizzazioni accordate dagli Uffici, sia a causa di particolari modalità di pagamento previste dal legislatore. In tutti questi casi sono previsti in via normativa dei correttivi volti a curare gli interessi erariali e a far sì che il diritto di credito dell’ente impositore possa essere soddisfatto. In tal senso:
— a volte la legge moltiplica i soggetti tenuti al pagamento del tributo in modo da disporre di una pluralità di patrimoni da escutere in caso di necessità (solidarietà, sostituzione, responsabilità);
— altre volte la norma può chiedere al contribuente di produrre delle garanzie, che possono consistere in una fidejussione o in un deposito cauzionale o perfino in un’ipoteca sugli immobili: tali garanzie sono previste soprattutto quando il contribuente chiede ingenti rimborsi d’imposta;
— altre volte ancora il diritto di credito dell’ente è privilegiato, nel senso che la legge d’imposta costituisce causa legittima di prelazione che esclude l’eguaglianza nel concorso dei diritti dei creditori a soddisfarsi sui beni del debitore.
Il privilegio si concreta al momento della realizzazione coattiva del credito, come diritto di essere pagati sul ricavato a preferenza degli altri creditori, in considerazione della particolare causa del credito.
Sia il codice civile sia le singole norme tributarie stabiliscono limiti e natura del privilegio. In particolare:
— il privilegio generale è efficace solo contro il debitore e non può ledere i terzi che hanno diritto sui mobili oggetto del privilegio;
— il privilegio speciale gode di un diritto di seguito, prevale cioè sui diritti dei terzi che hanno acquistato il bene dopo la costituzione di detto privilegio.
In materia tributaria i principi che si applicano ai privilegi tengono conto della natura del tributo: in particolare i tributi che si riferiscono a beni determinati godono di privilegio speciale, gli altri tributi (IVA e IRPEF, tranne che sui redditi fondiari) godono di privilegio generale. Privilegio speciale hanno anche le altre imposte indirette.