Source: http://www.ateneoweb.com/taxelex-documento/risoluzione-agenzia-entrate-n-66-del-30032007.html
Timestamp: 2016-10-23 12:07:12+00:00
Document Index: 41771558

Matched Legal Cases: ['art. 37', 'art. 181', 'art. 172', 'art. 37', 'art. 181', 'art. 181', 'art. 181', 'art. 178', 'art. 172', 'art. 181', 'art. 4', 'art. 181', 'art. 172', 'art. 6', 'art. 172', 'art. 181', 'art 172', 'art. 37', 'art. 172', 'art.\n37']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 66 del 30.03.2007
Istanza di Interpello art. 37-bis, comma 8, del DPR 29 settembre 1973, n.
600. Alfa., sede secondaria
Con istanza presentata in data 2005 presso l'Ufficio delle Entrate
di .... e successivamente trasmessa alla competente Direzione Regionale della ...., la
società " Alfa., sede secondaria", con sede in ..., ha
presentato al Direttore Regionale della ..... un'istanza formulata ai
sensi dell'articolo 37-bis, comma 8, D.P.R. n. 600/1973, per la
disapplicazione delle disposizioni limitative al riporto delle perdite
fiscali pregresse di cui all'articolo 181 del TUIR.
La Direzione Regionale, con nota del 2005, ha invitato la scrivente
a risolvere alcuni dubbi interpretativi relativi alla fattispecie
L'istante Alfa è la sede secondaria in Italia di una
diritto olandese, Alfa Beta.
A partire dall'anno 2000 detta società, capogruppo olandese, ha
avviato un processo di accentramento di alcune attività svolte a livello locale al fine di ridurre le
unità operative. Il processo di accentramento è iniziato con l'accorpamento delle
attività svolte e successivamente ha comportato la riduzione del numero delle
unità operative locali per mezzo,
tra l'altro, di operazioni di fusione.
Il modello organizzativo con cui il Gruppo ha operato in Italia nel
periodo intercorrente tra il .... e il .... è stato contraddistinto dalla presenza di una sede secondaria, che fa capo alla
società istante, affiancata da una società controllata, "Alfa Gamma Spa",
già "Delta Srl"
la quale, pur integrata nella struttura di Alfa Beta, è sempre rimasta
formalmente autonoma. Inizialmente la collaborazione di Delta con Alfa Beta
fu formalizzata con un "contratto di prestazione di servizi integrati"
siglato il ..... 2002. Con il passare del tempo l'integrazione "sostanziale"
tra le due strutture è diventata sempre maggiore. Tra i due soggetti (Delta
e Alfa Beta) era stato stipulato anche un "contratto di affitto d'azienda"
efficace a partire dal .... 2003 e con scadenza il .... 2004.
La logica conclusione di tale processo di integrazione non poteva che
essere la fusione delle due società e quindi, con atto di fusione deliberato il .... 2004, avente efficacia contabile e fiscale dal ....
2004, Alfa Beta ha incorporato Alfa Gamma Spa.
Nell'istanza viene specificato che al momento di tale fusione Delta
era interamente posseduta tramite la sede secondaria italiana di Alfa Beta. Tuttavia negli atti trasmessi alla scrivente non
è specificato né il
momento dell'acquisto del pacchetto azionario, né il corrispettivo pagato.
In Italia era inoltre presente la sede amministrativa di un'altra
società del Gruppo Alfa Beta, "Eta" avente sede legale in Olanda ed
interamente posseduta tramite la sede secondaria italiana di Alfa Beta
Con la fusione di cui si è più sopra detto, Alfa Beta ha incorporato simultaneamente Eta (operazione regolata dal diritto olandese) e Delta
(operazione regolata dal diritto italiano).
La sede secondaria italiana aveva maturato alla data del ..... 2004 il
diritto al riporto di perdite fiscali pregresse pari a euro ....... tutte
relative al periodo di imposta 2002, come risulta dalla relativa
Nel caso di specie trova applicazione l'articolo 181 del Tuir che
limita la riportabilità delle perdite fiscali nei casi di fusione per
incorporazione tra società residenti in Paesi diversi della UE. In
particolare secondo detta disposizione la deduzione delle perdite è consentita in proporzione alla differenza tra gli elementi dell'attivo e del
passivo effettivamente connessi alla stabile organizzazione sita nel
territorio dello Stato che risulta dall'operazione.
Secondo la società istante, detto parametro di riferimento
dalla somma algebrica del patrimonio di Delta e di Alfa sede secondaria
italiana, poiché, a seguito della fusione, entrambi continuano ad essere
connessi alla seconda. La situazione ante fusione era la seguente:
- differenza tra attività e passività di Alfa sede secondaria
italiana, - ........ euro;
- patrimonio netto di Delta ....... euro.
Appare evidente che essendo la differenza tra attività e
della sede secondaria di Alfa Beta, che risulta dopo l'operazione di
fusione, di segno negativo, le perdite pregresse maturate da Alfa sede
secondaria nel 2002 non potrebbero essere riportate in avanti.
L'istante chiede, pertanto, la disapplicazione dell'art. 181 del tuir,
in quanto detta norma precluderebbe il diritto al riporto delle perdite di
Alfa sede secondaria. Infatti pur essendo confluito in Alfa sede secondaria
l'intero patrimonio di Delta, la differenza tra gli elementi dell'attivo e
del passivo, effettivamente connessi alla stabile organizzazione nel
territorio dello Stato che risulta dall'operazione, è negativa, con la
conseguenza che non risultano rispettate le condizioni richieste dall'art. 172, settimo comma, ai fini di detto riporto.
Dall'istanza non è dato desumere se anche il patrimonio di Etas
confluisca in Alfa sede secondaria.
A parere della società istante il riferimento alla differenza tra
attività e passività contenuto nell'articolo 181 del tuir concerne la somma algebrica del patrimonio di Delta e del patrimonio di Alfa sede
secondaria italiana poiché, a seguito della fusione, entrambi continuano ad
essere connessi alla seconda. In ogni caso tale differenza algebrica assunta
alla data del ...... 2003 risulta negativa.
Inoltre, l'articolo 181 del Tuir è "norma di tipo antielusivo che
dunque può ed in determinati casi deve essere disapplicata" ai sensi
dell'art. 37-bis, comma 8, del d.p.r. n. 600 del 1973, ove sussistano -
ritiene l'istante - valide ragioni economiche a supporto dell'operazione di
fusione, come nel caso rappresentato.
L'acquisizione delle partecipazioni nella società Delta
è stata effettuata dalla società istante in quanto società "già presente sul
mercato e caratterizzata dalla presenza di un socio fondatore che possedeva
una vasta rete di conoscenze, una lunga esperienza nel mercato sul quale
Alfa Beta intendeva posizionarsi e, non da ultimo, un ottimo rapporto
fiduciario con i propri clienti investitori".
Il processo di ristrutturazione a livello mondiale di tutto il gruppo
rendeva indispensabile ridefinire anche la struttura di Alfa Italia per
consentire una migliore gestione dei costi ed un più celere coordinamento
delle attività di consulenza a livello globale attraverso la riduzione
delle business units e delle unità locali in modo da conseguire una
concentrazione "che avrebbe consentito di indirizzare le risorse verso la
ricerca di nuove possibilità di investimento, di ridurre (se non
eliminare), attraverso l'integrazione dei servizi, le duplicazioni dei costi
amministrativi ed infine di consentire un miglior controllo al livello centrale delle
attività di Delta svolta localmente", ritenuto che l'attività continuava ad essere fortemente legata al management della
La società istante, osserva, in ultimo, che le perdite fiscali
pregresse saranno utilizzate nell'ambito del medesimo settore di attività
nel quale sono state prodotte, "che continuerà ad essere quello
caratteristico delle due entità fuse". Il mancato riporto delle perdite
fiscali comporterebbe il venir meno di un diritto che "in assenza di fusione
non sarebbe mai stato messo in discussione".
Codesta Direzione regionale solleva due quesiti di natura
interpretativa la cui soluzione appare dirimente per poter successivamente affrontare, in caso di soluzione positiva, l'eventuale disapplicazione
dell'art. 181 del tuir.
I problemi interpretativi posti sono essenzialmente due:
1) occorre stabilire se la norma richiamata sia applicabile alla
fattispecie in esame in cui il patrimonio della società
incorporata confluisce in una stabile organizzazione già
2) occorre verificare se l'art. 181 di cui viene chiesta la
disapplicazione sia una norma antielusiva ad hoc, pertanto disapplicabile.
L'art. 181 del tuir dispone che "nelle operazioni di cui alle lettere
a) e b), del comma 1, dell'art. 178, le perdite fiscali sono ammesse in
deduzione da parte del soggetto non residente alle condizioni e nei limiti
di cui all'art. 172, comma 7, proporzionalmente alla differenza tra gli
elementi dell'attivo e del passivo effettivamente connessi alla stabile
organizzazione sita nel territorio dello Stato risultante dall'operazione e
nei limiti di detta differenza".
Per ben comprendere l'ambito di applicazione di detta norma e la sua
finalità, occorre ricordare che l'art. 181 riprende testualmente l'art. 4
del D.Lgs. n. 544 del 1992 di attuazione della Direttiva 434/90/CEE (di
seguito la Direttiva).
Il legislatore comunitario della Direttiva aveva previsto che le
fusioni e le scissioni transnazionali possono assumere due diversi esiti, così come appare evidente dal quinto considerando che testualmente recita:
"per quanto riguarda le fusioni, le scissioni e i conferimenti di attivo,
queste operazioni avranno di regola come risultato la trasformazione della
società conferente in una stabile organizzazione della società
beneficiaria del conferimento o l'integrazione dell'attivo in una stabile
organizzazione di quest'ultima società"
Possono crearsi - in alternativa - due diverse situazioni:
- il soggetto incorporante non ha nel territorio dello Stato una
stabile organizzazione e, pertanto, le attività e le passività della società conferente confluiscono in una
stabile organizzazione allo scopo costituita;
- il soggetto incorporante dispone già nel territorio dello
Stato di una o più stabili organizzazioni e, pertanto, le attività e le
passività della società conferente sono attribuite ad una stabile organizzazione
già esistente, ovvero
ad una nuova stabile organizzazione, con la conseguenza - in
ogni caso - che vengono ad integrarsi tra di loro, ai fini
fiscali, gli attivi di soggetti diversi: quelli della società
conferente (che in ipotesi di fusione è la società incorporata
o fusa) e quelli preesistenti (attribuibili ad altre stabili
organizzazioni nel territorio dello Stato) della società
beneficiaria (ad esempio la società incorporante nelle operazioni di fusione).
La fattispecie rappresentata rientra nella seconda delle ipotesi
chiaramente previste dalla citata Direttiva comunitaria, e pertanto appare del tutto legittima la scelta di far confluire il patrimonio della
incorporata nella stabile organizzazione di Alfa Beta già operante in
Va, altresì, specificato che la conseguente integrazione di attivi di
soggetti prima distinti si sarebbe verificata in ogni caso, ai fini fiscali, anche se il patrimonio della
società incorporata fosse stato attribuito ad
una stabile organizzazione allo scopo costituita, distinta da quella (o
quelle) preesistenti nel territorio dello Stato e riferibili alla società
incorporante. In ogni caso, infatti, in capo al soggetto non residente si compenserebbero in un unico reddito e in un unico imponibile netto i
risultati delle varie stabili.
In merito alla interpretazione dell'art. 181 del tuir si osserva che
la norma introduce un doppio vincolo al riporto delle perdite fiscali pregresse:
1) prevede che le perdite fiscali pregresse siano deducibili in
proporzione al patrimonio netto della società "incorporata" che è effettivamente attribuito alla stabile organizzazione sita
2) estende alle operazioni di fusione e di scissione
transfrontaliere i limiti di cui all'art. 172, comma 7, del tuir. Il limite di cui al punto 1)
è chiaramente finalizzato a limitare il
riporto delle perdite fiscali pregresse in tutte le ipotesi in cui alla
stabile organizzazione non siano state attribuite tutte le attività e passività che facevano capo alla
società "incorporata" e da cui si erano
originate le perdite (ad es. quelle riferibili ad eventuali stabili organizzazioni all'estero o ad altri elementi patrimoniali distolti).
Si tratta di un limite non espressamente indicato nella Direttiva, ma
coerente con la finalità - enunciata nel quarto considerando - di "evitare un'imposizione all'atto di una fusione...pur tutelando gli interessi
finanziari dello stato cui appartiene la società conferente o acquisita".
La ragione di tale limitazione è evidente dal momento che non potrebbero
essere riportate perdite attribuibili, in parte, ad attività non più connesse alla stabile organizzazione rimasta nel territorio dello Stato.
Tale disposizione non può essere considerata antielusiva e, pertanto, non può essere disapplicata.
Non si pone ovviamente alcun problema interpretativo in merito a tale
disposizione normativa nei casi in cui l'intero patrimonio della società incorporata risulti confluito nella stabile organizzazione italiana.
L'altro limite, invece, risponde all'esigenza imposta dall'art. 6
della Direttiva di estendere alle operazioni di fusione e scissione trasnazionali i medesimi benefici e le medesime condizioni in materia di
riporto delle perdite fiscali pregresse applicabili alle operazioni nazionali. Detta norma stabilisce che anche alle fusioni tra
residenti in Paesi diversi della UE è consentito, al pari delle operazioni
che avvengono tra società residenti all'interno del nostro ordinamento
tributario, il riporto delle perdite fiscali pregresse all'operazione di
fusione. Più in particolare, l'articolo 6 impone agli Stati che per le
operazioni interne consentono alla beneficiaria (leggasi anche incorporante)
di riportare a nuovo le perdite pregresse della conferente (leggasi anche
incorporata) di estendere, alle medesime condizioni, la possibilità di
riportare le perdite fiscali pregresse della conferente da parte delle
stabili organizzazioni della società beneficiaria situate sul territorio
Di qui il richiamo del legislatore interno all'articolo del tuir che
assolve a tale compito, l'art. 172, comma 7.
Ciò detto, ad avviso della scrivente l'art. 181, nella parte in cui
richiama il disposto di cui all'art 172, comma 7, del tuir, è norma che si
rende applicabile solo quando le operazioni transnazionali in esame
comportano (come nel caso delle fusioni e scissioni nazionali) una integrazione di attivi di soggetti diversi, come tali
già esistenti nel
territorio dello Stato. Situazione che, come detto, si verifica quando il
soggetto non residente già dispone di una o più stabili organizzazioni i
cui attivi si integreranno - fiscalmente - con quelli della società
residente che viene incorporata.
E' questa una disposizione antielusiva che può essere disapplicata ai
sensi dell'art. 37-bis, comma 8, del DPR 600 del 1973, in quanto risponde
alla stessa ratio della norma richiamante: contrastare la realizzazione di
fusioni con società prive di capacità produttiva poste in essere al fine
di attuare la compensazione intersoggettiva delle perdite fiscali di una società con gli utili imponibili dell'altra, introducendo un divieto
assoluto al riporto delle stesse qualora non sussistano quelle minime
condizioni di vitalità economica previste dalla norma. Ne consegue che,
qualora non vi ostino altri profili di elusività fiscale diversi da quelli
strettamente riconducibili al disposto del citato articolo 172, comma 7, è possibile disapplicare la norma in commento solo qualora si dimostri che la
società con perdite fiscali pregresse (o, nel caso in esame, la stabile
organizzazione) non è una c.d. "bara fiscale". Più in generale,
l'operazione di fusione non deve inserirsi in un disegno di tipo elusivo né, in particolare, deve essere funzionale alla incorporazione di una
società in utile, allo scopo di decurtare il proprio reddito imponibile
compensandolo con le perdite fiscali accumulate dalla stabile organizzazione
del soggetto non residente negli esercizi precedenti la fusione, la cui attività economica sia ormai inesistente.
Ai fini della concreta applicazione della norma, dopo avere verificato
il limite di cui al punto 1), si applicherà l'ulteriore limite del comma 7
dell'art. 172. Quest'ultimo limite ha natura elusiva ed
è suscettibile di disapplicazione, in presenza delle condizioni prima richiamate in via
generale ed astratta.
Si precisa, infine, per completezza, che il patrimonio netto a cui va
raffrontato l'ammontare di perdite da riportare non è dato, come
erroneamente sostenuto dall'istante, dalla somma dei patrimoni della stabile
organizzazione e della società incorporata, ma dal solo patrimonio della
stabile organizzazione cui le perdite stesse si riferiscono.
Si fa ulteriormente presente che il presente parere non implica alcuna
valutazione, rilevante ai fini della legittimità anche sotto il profilo della
elusività fiscale, dell'intera operazione di ristrutturazione e, in
particolare, dell'operazione di incorporazione della società Eta. Per
completezza si precisa che anche quest'ultima società, in quanto residente
in Italia, potrà usufruire della neutralità dell'operazione di fusione
transfrontaliera solo qualora abbia visto confluire il proprio patrimonio in
una stabile organizzazione sita nel territorio italiano.
Il presente parere viene reso al solo scopo di fornire contributi ed
orientare più proficuamente le considerazioni da porre a base del
provvedimento del Direttore regionale, cui esclusivamente compete la
determinazione finale in ordine all'accoglimento o meno dell'istanza di disapplicazione presentata ai sensi dell'art.
37-bis, comma 8, del D.P.R. n.