Source: http://greenknowhowcommunity.it/2017/03/15/sottoprodotti-cosa-cambia-con-il-nuovo-dm-2642016/
Timestamp: 2018-03-22 23:31:54+00:00
Document Index: 103842238

Matched Legal Cases: ['art. 184', 'art. 184', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 10']

SOTTOPRODOTTI: COSA CAMBIA CON IL NUOVO DM 264/2016? | Green Know How Community
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15 marzo 2017 GKHC
15 marzo 2017 In Aggiornamento Normativo
Il 2 marzo 2017 è entrato in vigore il nuovo Decreto Ministeriale 264/2016, del quale il Testo Unico Ambientale (D.lgs. 152/2006) ne aveva previsto la creazione (potenziale, non cogente) da svariati anni, ben 6 per l’esattezza.
Al fine di poter analizzare questo tanto atteso intervento normativo, occorre preliminarmente ripercorrere i profili fondamentali della disciplina in materia di sottoprodotti.
Con tale definizione, il legislatore identifica gli scarti di produzione, che possono essere gestiti come beni anziché come rifiuti, purchè vengano soddisfatti diversi requisiti normativi.
I benefici di ordine economico, logistico e gestionale sono evidenti, purtroppo altrettanto non può essere detto per quanto concerne l’esatta individuazione delle condizioni che debbono ritenersi soddisfatte al fine di qualificare uno scarto come “bene” piuttosto che come “rifiuto”.
L’art. 184 bis del Testo Unico Ambiente, introdotto con la modifica del D.lgs. 205/2010, individua 4 condizioni da osservare (TUTTE), per potersi qualificare un sottoprodotto:
Sino alla entrata in vigore del nuovo DM 264/2016, la dimostrazione da parte
degli operatori economici, con riferimento al rispetto di tali quattro condizioni, è risultata opera tutt’altro che agevole, sia in ragione delle genericità del dettame normativo, sia a causa della complessità tecnica delle questioni operative.
Altro vantaggio evidente (atteso) da tale nuova disciplina, risulta senz’altro essere quello di assicurare una migliore uniformità interpretativa della casistica, ad oggi estremamente eterogenea a livello regionale.
Ciò che invece appare problematico sin dalla titolazione del provvedimento, è il tema della portata applicativa.
L’ambito di applicazione del nuovo DM, dovrebbe infatti essere circoscritto (per espressa previsione dell’art. 184 bis Testo Unico Ambiente) a “specifiche tipologie di sostanze o oggetti”, mentre nel titolo stesso viene evidenziata la natura generale della disciplina: “Regolamento recante criteri indicativi per agevolare la dimostrazione della sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti”.
A complicare la questione poi, si aggiunga che gli unici allegati tecnici annessi al DM risultano essere relativi a “biomasse residuali destinate all’impiego per la produzione di energia” e “biomasse residuali destinate all’impiego per la produzione di energia mediante combustione”.
Di converso, i vantaggi operativi che l’introduzione della disciplina in oggetto apporterà saranno sicuramente numerosi, in particolare vengono definiti:
1) i criteri per determinare la certezza dell’utilizzo (art. 5),;
2) i requisiti di impiego e di qualità ambientale (art. 7);
3) le regole per la movimentazione ed il deposito dei residui (art. 8);
4) il regime di controlli ed ispezioni (art. 9);
Altra nota positiva, la previsione della implementazione di una piattaforma di scambio tra domanda ed offerta, relativa ai sottoprodotti, curata dalle CAMERE DI COMMERCIO. (art. 10)
Avv. Massimiliano Passalacqua
STUDIO LEGALE P&S ECOAVVOCATI