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Timestamp: 2017-04-30 18:33:19+00:00
Document Index: 116198848

Matched Legal Cases: ['art-96', 'sentenza ', 'art. 96', 'art. 92', 'sentenza ', 'art.2808', 'art. 96', 'art. 2043', 'art. 92', 'art. 2', 'sentenza ']

La responsabilità aggravata nel processo tributario (ART. 96 C.P.C.) :: Come rottamare le cartelle esattoriali :: Diritto & Diritti
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La soccombenza totale dell’agente, l’aver agito in mala fede o colpa grave e la condotta che genera pregiudizio alla controparte.
L’elemento soggettivo della mala fede o della colpa grave è stato in particolare ravvisato: - nell’aver agito basandosi su presupposti di fatto inesistenti o su una disposizione già dichiarata incostituzionale o in contrasto con consolidati orientamenti giurisprudenziali, senza svolgere alcuna argomentazione atta a determinare una revisione (C 93/1953); - nell’aver preteso il pagamento di una somma a titolo di ritenuta d’acconto, di cui contestualmente si affermava il versamento (C 97/1082); - nell’aver disconosciuto la propria sottoscrizione poi dichiarata vera (C 89/163); - nell’aver proposto mezzi processuali con meri intenti dilatori (con riferimento alla proposizione del regolamento preventivo di giurisdizione: C 95/448; C 90/964; C 89/25; C 92/10488; C 91/11029); - nell’aver impugnato un provvedimento ordinatorio e non decisorio, oggettivamente e palesemente non impugnabile (C 01/10731; C 00/16); per quanto riguarda l’amministrazione finanziaria, si è evidenziato come la relativa responsabilità non possa scaturire dall’attività di applicazione del tributo anteriore al giudizio, ma semmai dall’aver ostinatamente continuato il giudizio, senza revocare la propria pretesa manifestamente illegittima, oppure nella mancata esecuzione da parte della P.A. di ordinanze emesse nel giudizio di ottemperanza.
Recentemente, il Tribunale di Roma, Sezione distaccata di Ostia, con una clamorosa sentenza del 9 dicembre 2010 ha severamente condannato il concessionario della riscossione al pagamento della somma di €.25.000 in favore del contribuente ai sensi dell’art. 96 comma 3 c.p.c. ritenendo che nella specie “non si tratta di un risarcimento ma di un indennizzo (se si pensa alla parte a cui favore viene concesso) o una punizione (per aver appesantito inutilmente il corso della giustizia, se si ha riguardo allo Stato) di cui viene gravata la parte che ha agito con imprudenza, colpa o dolo”; inoltre, afferma che “a differenza delle ipotesi classiche (primo e secondo comma) il Giudice provvede ad applicare quella che si presenta né più né meno che come una sanzione d'ufficio a carico della parte soccombente e non (necessariamente) su richiesta di parte”. Sicuramente tale sentenza, ad oggi isolata, potrebbe rappresentare un precedente di rilievo e ribaltare l’orientamento giurisprudenziale consolidato che nella quasi totalità dei casi, anche in caso di soccombenza dell’Ente impositore e del Concessionario della Riscossione, dispone la compensazione delle spese giudiziali. Nella prassi giudiziaria, infatti, permane la tendenza ad optare per la compensazione delle spese legali, sebbene l’art. 92 c.p.c., così come modificato dalla Legge 69/2009, ne abbia ulteriormente ristretto l’ambito di applicazione
Sulla base delle superiori considerazioni, il Tribunale di Roma nella sentenza sopra citata ha condannato la Gerit Equitalia S.p.A. per la sua condotta senza dubbio scorretta e sintomatica di inefficienze amministrative stante che “a. l'illustrazione delle caratteristiche e finalità astratte dell'ipoteca legale è inutile ed irrilevante disquisizione teorica; b. la spa Gerit era parte del procedimento davanti al GDP per l'annullamento della cartella esattoriale de qua. Nel provvedimento di fissazione dell'udienza al 6.11.2008 il GDP sospendeva la esecutorietà del titolo, sicché alla data del 4.11.2009 (comunicazione iscrizione ipoteca) la spa Gerit sapeva benissimo dell'avvenuta sospensione; c. non è vero, come si legge nella comparsa del 6.4.2010 della spa Gerit, che il giudizio di merito sia in corso; al contrario in data 18.2.2010 la cartella de qua veniva annullata con sentenza; d. come comprova il fascicolo di parte spa Gerit, dal quale non risulta alcun documento depositato, è affermazione priva di riscontro che la procedura di iscrizione ipotecaria sia stata chiusa;e. l'affermazione che la cartella esattoriale sia stata a suo tempo notificata è del tutto irrilevante ed esposta senza alcuna ragione”.
Dal suo canto l'art.2808 cc dispone che l'ipoteca attribuisce al creditore il diritto di espropriare, anche in confronto del terzo acquirente, i beni vincolati a garanzia del suo credito e di essere soddisfatto con preferenza sul prezzo ricavato dall'espropriazione Le norme del DPR 602/1973citato, frutto di disordinati e torrentizi rimaneggiamenti dell'originario testo, non sono coordinate e vanno interpretate in modo che abbiano un significato logico e giuridico accettabile e conforme ai principi dell'ordinamento.
La responsabilità aggravata nel processo civile, espressamente disciplinata dall’art. 96 c.p.c., sanziona il comportamento definito come illecito processuale che preclude l’applicabilità sia diretta dell’art. 2043 C.C. (responsabilità aquiliana), sia un eventuale concorso, anche alternativo, delle due norme e, quindi, dei due tipi di responsabilità, in relazione ad un medesimo fatto processuale. I presupposti per l’applicabilità sono tre: 1) la soccombenza totale dell’agente, non essendo sufficiente una soccombenza solo parziale da determinare in relazione all’esito finale del giudizio e non ad una sua fase anteriore; 2) l’aver agito con mala fede o colpa grave ossia con la consapevolezza dell’infondatezza della domanda o dell’eccezione ovvero del carattere irrituale o fraudolento dei mezzi operati, oppure nel difetto della normale diligenza per l’acquisizione di tale consapevolezza; 3) l’aver tenuto una condotta tale da aver provocato, quale conseguenza diretta ed immediata, un pregiudizio alla controparte. Tale fattispecie viene comunemente definita come “lite temeraria” il cui accertamento è riservato all’insindacabile valutazione del giudice di merito, incensurabile in sede di legittimità se correttamente motivata. La dottrina e la giurisprudenza sembrano ormai pacificamente ammettere l’applicabilità al processo tributario dell’articolo 96 c.p.c., nonostante qualche opinione contraria. In particolare nel senso della compatibilità dell’istituto della responsabilità aggravata con il processo tributario depongono i seguenti elementi: a) la generalità del riferimento al regime delle spese nel processo civile operato nel D.Lgs. 546/1992: nonostante l’espresso richiamo del solo art. 92 comma 2 c.p.c. si ritiene applicabile l’intero capo sulla disciplina delle spese; b) l’assenza di una esplicita esclusione e l’inesistenza di alcuna norma tributaria incompatibile; c) la natura consequenziale ed accessoria della pronuncia sulle spese e sulla responsabilità aggravata, inquadrabile nell’attribuzione alle Commissioni delle controversie concernenti <<interessi ed altri accessori>> (art. 2, 2° comma, D.Lgs. 546/1992); d) il consolidato orientamento giurisprudenziale che riconosce l’applicabilità dell’istituto contro la pubblica amministrazione, sia nel processo civile, sia in quello amministrativo, dunque non vi sarebbe motivo valido per escluderla nel processo tributario. Pertanto, volendo privilegiare l’applicabilità al rito tributario dell’istituto della responsabilità per lite temeraria (in tal senso recentemente Circolare Agenzia delle Entrate n.17 del 31 marzo 2010), si precisa che l’istituto in esame, pur richiamandosi ai principi generali in tema di illecito
illecito extracontrattuale, si pone con carattere di specialità rispetto all’articolo 2043 c.c., di cui va quindi esclusa ogni applicazione in via concorrente o alternativa. Esaminando la norma, si è già precisato che la responsabilità di cui al 1° comma dell’articolo 96 c.p.c. richiede la sussistenza dei seguenti presupposti: a) la soccombenza totale della parte; b) l’aver agito o resistito in giudizio con mala fede o con colpa grave; c) l’aver causato all’altra parte un danno concreto ed effettivo. L’elemento soggettivo della mala fede o della colpa grave è stato in particolare ravvisato: - nell’aver agito basandosi su presupposti di fatto inesistenti o su una disposizione già dichiarata incostituzionale o in contrasto con consolidati orientamenti giurisprudenziali, senza svolgere alcuna argomentazione atta a determinare una revisione (C 93/1953); - nell’aver preteso il pagamento di una somma a titolo di ritenuta d’acconto, di cui contestualmente si affermava il versamento (C 97/1082); - nell’aver disconosciuto la propria sottoscrizione poi dichiarata vera (C 89/163); - nell’aver proposto mezzi processuali con meri intenti dilatori (con riferimento alla proposizione del regolamento preventivo di giurisdizione: C 95/448; C 90/964; C 89/25; C 92/10488; C 91/11029); - nell’aver impugnato un provvedimento ordinatorio e non decisorio, oggettivamente e palesemente non impugnabile (C 01/10731; C 00/16); per quanto riguarda l’amministrazione finanziaria, si è evidenziato come la relativa responsabilità non possa scaturire dall’attività di applicazione del tributo anteriore al giudizio, ma semmai dall’aver ostinatamente continuato il giudizio, senza revocare la propria pretesa manifestamente illegittima, oppure nella mancata esecuzione da parte della P.A. di ordinanze emesse nel giudizio di ottemperanza. Anche il 2° comma dell’articolo 96 c.p.c. concernente l’esecuzione di provvedimenti latu sensu cautelari o esecutivi si può ritenere applicabile. In tali casi la responsabilità aggravata presuppone l’accertata inesistenza del diritto in base al quale si è
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