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Timestamp: 2020-07-10 17:59:45+00:00
Document Index: 182688364

Matched Legal Cases: ['art. 91', 'art. 1218', 'art. 1223', 'art.91', 'art. 1467', 'art.1256', 'art 91']

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IL CURA ITALIA E L’ART. 91
Il Decreto-Legge 17 marzo 2020, n. 181 art. 91 il quale stabilisce che “il rispetto delle misure di contenimento di cui presente decreto è sempre valutata ai fini dell’esclusione, ai sensi e per gli effetti degli articoli 1218 e 1223 c.c., della responsabilità del debitore, anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti.”
Per quanto riguarda l’art. 1218 c.c. questo prevede che “Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile.”
Invece, l’art. 1223 si occupa del risarcimento del danno derivante dall’inadempimento “il risarcimento del danno per l’inadempimento o per il ritardo deve comprendere così la perdita subita al creditore come il mancato guadagno, in quanto ne siano conseguenza immediata e diretta”
In pratica se non si riesce ad adempiere secondo le scadenze stabilite contrattualmente, non si è responsabili per il danno che il ritardo o l’inesatto adempimento hanno causato all’altra parte, ciò non toglie che la prestazione dovrà comunque essere adempiuta.
Vorrei sottolineare che la norma citata vale solo per coloro che non hanno potuto adempiere alle proprie obbligazioni per aver dovuto rispettare una misura di contenimento. In pratica questa norma speciale (rispetto alle disposizioni codicistiche) rende giustificabile e scusabile il ritardato o il mancato pagamento a condizione che questo sia conseguenza delle misure autoritative per il contenimento dell’epidemia (c.d. factum principis),
Resterebbero escluse, viceversa, tutti i casi in cui l’impossibilità sia derivata dalla crisi pandemica in sé, cioè attività non interrotte ma che di riflesso hanno subito conseguenze pregiudizievoli.
Ciò non significa che anche per tali soggetti non vi sia la possibilità di invocare gli strumenti ordinari previsti dal nostro ordinamento.
A ben vedere il citato art.91 non fa che specificare attualizzandoli (e dando quindi valore confermativo e rafforzativo) concetti come “factum principis” “forza maggiore” “caso fortuito” presenti da sempre nel nostro ordinamento e che in tema di obbligazioni servono a mitigare la concezione di inadempimento.
Per “factum principis” si intende un provvedimento dell’autorità che non permette di adempiere l’obbligazione. Ad oggi sono numerosissime le imprese che non hanno dato corso agli ordini ricevuti perché costrette ad interrompere la produzione.
Per quanto riguarda la forza maggiore la giurisprudenza si è già occupata delle epidemie (tendenzialmente in ambito di contratti internazionali) ritenendo che possa qualificarsi come una forza maggiore. Ovviamente in caso di pandemia, che prevede delle misure di contenimento, tale concetto può certamente trovare applicazione.
Il caso fortuito, invece è una particolare concatenazione di eventi a seguito dei quali il debitore non è riuscito ad adempiere l’obbligazione.
Nel momento storico in cui viviamo, pertanto, certamente l’adempimento di talune prestazioni sono divenute, non assolutamente impossibile, ma maggiormente onerose, in tal caso potrà essere invocata la “eccessiva onerosità sopravvenuta” istituto giuridico regolamentato dall’art. 1467 c.c. che potrebbe portare solo alla risoluzione del contratto da parte del debitore e non giustificare l’inadempimento.
Diverso, invece, è quanto disposto dall’art.1256 c.c. rubricato “impossibilità definitiva e impossibilità temporanea” della prestazione: l’obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore, la prestazione diventa impossibile (l’impossibilità deve essere sopravvenuta, cioè successiva, alla stipulazione del contratto) anche in questo caso, nei contratti a prestazioni corrispettive, si potrà avere la risoluzione del contratto, anche se l’altra prestazione è ancora possibile.
Diverso, invece, se l’impossibilità è solo temporanea, il debitore, non è responsabile del ritardo nell’adempimento fino a quando l’impossibilità perdura, al termine tuttavia la prestazione dovrà essere eseguita integralmente.
In conclusione l’art 91 del Decreto-Legge 17 marzo 2020, n. 18, non è che una norma speciale che, correttamente specifica e rafforza norme generali contenute nell’ordinamento codicistico.
La situazione straordinaria ed imprevedibile che si è venuta a creare potrebbe essere vista come campo di applicazione di numerosi istituti in tema di obbligazioni e contratti.
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