Source: http://noiradiomobile.org/genitori-dallo-psicologo-inammissibile-lordine-del-giudice/
Timestamp: 2018-01-21 08:34:57+00:00
Document Index: 33725218

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 155', 'art. 360', 'art. 155', 'art. 360', 'art. 155', 'art. 111', 'art. 8', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 360', 'art. 195', 'art. 155', 'art. 32', 'art. 195', 'art. 186']

Genitori dallo psicologo? Inammissibile l’ordine del Giudice. – Noi Radiomobile™
Home »Sentenze»Genitori dallo psicologo? Inammissibile l’ordine del Giudice.
Genitori dallo psicologo? Inammissibile l’ordine del Giudice.
(Corte di Cassazione Civile, sez. I, sentenza 01.07.2015, n. 13506)
La Corte di Cassazione, sentenza n. 13506/2015, ha annullato parzialmente la decisione della Corte di Appello di Firenze nella parte in cui prescriveva ai genitori di sottoporsi ad un percorso psico-terapeutico individuale, oltre a un percorso di sostegno alla genitorialità da seguire insieme, a causa dell’immaturità dimostrata nella gestione condivisa del figlio minore.
Tale previsione è lesiva del diritto alla libertà personale costituzionalmente garantito e alla disposizione che vieta l’imposizione, se non nei casi previsti dalla legge, di trattamenti sanitari.
Alla cessazione della convivenza di una coppia di fatto caratterizzata da un’accesa conflittualità, ha inizio la vicenda giudiziaria che vede coinvolto il figlio minore e il suo affidamento. In particolare, pur concordando sull’affido condiviso, la madre chiedeva che il figlio fosse collocato presso di lei, con assegnazione della casa familiare e che fosse disciplinato il diritto di visita e la determinazione del contributo del padre al mantenimento. Il padre, proprietario della casa, chiedeva il collocamento del figlio presso di se.
Il Tribunale dei Minorenni di Firenze, a seguito di CTU, aveva disposto la domiciliazione prevalente del figlio presso la casa paterna, disciplinando la frequentazione con entrambi i genitori, e prescrivendo loro di iniziare un percorso di mediazione familiare col supporto del servizio sociale, con l’obiettivo di orientare i genitori alla diminuzione del conflitto e ricercare ulteriori accordi in vista della crescita del minore.
Il decreto del Tribunale minorile era impugnato innanzi alla Corte d’appello, dove era disposta una nuova CTU. Il consulente, dato atto dell’esito negativo del percorso di mediazione a causa dell’immaturità della coppia, ancora troppo coinvolta nel conflitto personale, suggeriva un percorso di sostegno e cura per entrambi, al fine di giungere a un reciproco rispetto dei ruoli, essenziale per garantire la loro collaborazione nella cura e nell’educazione del figlio.
La Corte fiorentina confermava la decisione del Tribunale minorile, quanto all’affidamento condiviso e alla collocazione prevalente presso il padre.
Al fine della conservazione del diritto alla bigenitorialità del minore, la Corte stabiliva che qualora il padre fosse impegnato nell’attività lavorativa e non potesse occuparsi personalmente del figlio, fosse la madre e non altri familiari o terzi estranei, a occuparsi del figlio, previa verifica della disponibilità di quest’ultima.
Accoglieva, infine, l’indicazione del CTU ordinando ai genitori di iniziare un percorso psicoterapeutico individuale.
La sentenza della Cassazione. Secondo la Corte di Cassazione, la Corte d’appello non poteva imporre ai genitori di sottoporsi ad un trattamento individuale di psicoterapia.
Mentre la previsione del mandato conferito al Servizio sociale è collegata alla possibilità di adottare e modificare i provvedimenti che riguardano direttamente il minore, la prescrizione di un sostegno psicologico ai genitori è estranea al giudizio, avendo come scopo la maturazione personale dei genitori che rientra nel loro diritto di auto-determinazione. L’imposizione contrasta con l’art. 32 2° comma della Costituzione poiché pur non imponendo un vero obbligo a carico delle parti, le condiziona ad effettuare un trattamento sanitario.
M.L., elettivamente domiciliato in Roma, via Cassiodoro 1/A, presso lo studio dell’avv. Scarselli Giuliano (studio Annecchino – Sciarretta – Parrotta), che lo rappresenta e difende, per procura speciale a margine del ricorso, e indica per le comunicazioni relative al processo l’indirizzo p.e.c. giulianoscarselli.pec.ordineavvocatifirenze.it;
B.G., elettivamente domiciliata in Roma, viale Mazzini 113, presso lo studio dell’avv. Lollini Susanna (p.e.c. susannalollini.ordineavvocatiroma.org, fax n. 06/3227781), che la rappresenta e difende, unitamente all’avv. Bulleri Flavio (050/711057, p.e.c. flaviobulleri.pecordineavvocatipisa.it), per procura speciale in calce al controricorso;
nonchè sul ricorso incidentale proposto da:
B.G., come sopra rappresentata e difesa;
M.L., come sopra rappresentato e difeso;
avverso il decreto n. 192/13 della Corte di appello di Firenze, emesso il 6 marzo 2013 e depositato il 18 aprile 2013, n. R.G. 293/2011;
sentito il Pubblico Ministero in persona del sostituto procuratore generale Dott. CAPASSO Lucio che ha concluso per il rigetto dei due ricorsi.
Svolgimento del processo – Motivi della decisione:
1. Il 30 luglio 2009 M.L. ha depositato ricorso al Tribunale per i minorenni di Firenze con il quale ha chiesto l’affidamento del figlio M.F.E.C., nato a (OMISSIS) dall’unione con B.G., esponendo i seguenti fatti.
2. Già dal 2007 erano insorti fra i genitori gravi conflitti che avevano portato alla rottura dell’unione e alla proposizione di una serie di azioni giudiziali per ottenere l’affidamento del piccolo F.. Nel 2008 B.G. e M.L. avevano sottoscritto un accordo che prevedeva l’affidamento condiviso del figlio, l’impegno di partecipare a un percorso di mediazione familiare e la possibilità per B.G. di vivere con il minore presso l’abitazione di proprietà di M.L.. Tale accordo però non aveva avuto una piena esecuzione e si dimostrava impossibile una sua modifica consensuale che lo rendesse pienamente attuabile.
3. Si è costituita B.G. che ha chiesto l’affidamento condiviso del figlio con collocazione presso di lei, assegnazione della casa familiare, regolamentazione del diritto di visita e determinazione del contributo del padre al mantenimento.
4. Il Tribunale per i minorenni di Firenze ha disposto consulenza tecnica affidata al servizio sociale e all’esito, con decreto del 15 marzo 2011, ha disposto l’affidamento condiviso di F. con collocamento presso il padre, dando facoltà a B.G. di tenere con sè il figlio secondo la disciplina descritta nella motivazione del decreto, prescrivendo ai genitori di rivolgersi al servizio sociale per ricevere informazioni e farsi indirizzare verso un percorso di mediazione familiare, dando mandato al servizio sociale e alla U.O.P. di Siena di seguire la situazione del minore con interventi di sostegno, orientamento e controllo mirati alla diminuzione del conflitto genitoriale e alla ricerca di ulteriori accordi che terranno conto della crescita del minore.
6. La Corte di appello, riuniti i procedimenti, ha disposto nuova CTU. Il 3 luglio 2012 è stata depositata la relazione del consulente tecnico cui è stata allegata una bozza di accordo sottoscritto dalle parti in cui viene previsto l’affidamento condiviso con collocamento presso il padre, percorso di mediazione a sostegno della genitorialità, organizzazione del regime di visita, previsione di un periodo di monitoraggio da parte della Corte di appello. La Corte di appello ha affidato al CTU il compito di depositare una relazione sull’esito del monitoraggio. La nuova relazione del CTU ha dato atto dell’esito negativo del percorso di mediazione a causa della immaturità della coppia genitoriale, ancora troppo coinvolta nel conflitto personale che rende impossibile un confronto autonomo tra i due genitori e necessario un percorso di sostegno e cura per entrambi, al fine di giungere a un reciproco rispetto dei ruoli, essenziale per garantire la loro collaborazione necessaria per la cura e l’educazione del figlio. Per altro verso la relazione del consulente ha dato atto del rispetto degli accordi assunti dalle parti e della mancanza di disagi da parte del minore ascrivibili alla collocazione prevalente presso il padre.
8. Ricorre per cassazione M.L. affidandosi a due motivi di impugnazione con i quali deduce: a) violazione e/o falsa applicazione dell’art. 155 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3; b) violazione e/o falsa applicazione degliartt. 2, 13, 32, 111 Cost. e dell’art. 155 sexies c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.
9. Si difende con controricorso B.G. che propone a sua volta ricorso incidentale basato su due motivi di impugnazione con i quali deduce: a) la violazione e falsa applicazione dell’art. 155 c.c., art. 111 Cost., art. 8 C.E.D.U. nonchè vizio di motivazione comportante la violazione di legge del giusto processo ai sensi dell’art. 111 Cost.; b) violazione e falsa applicazione di legge, violazione dell’art. 111 Cost., dell’art. 360 c.p.c., n. 5 edell’art. 195 c.p.c..
10. M.L. replica con controricorso al ricorso incidentale.
11. Con il primo motivo del ricorso principale M.L. contesta la statuizione che lo obbliga a contattare preventivamente la B. per verificare la disponibilità ad occuparsi del figlio qualora egli sia impegnato nell’attività lavorativa senza poterlo tenere con sè, seppure coadiuvato dalla nonna o dalla baby- sitter.
13. Con il primo motivo del ricorso incidentale B.G. rileva che il collocamento del figlio F.E. presso il padre è, a tutt’oggi, sfornito di una motivazione logico-giuridica definibile come tale. Inoltre lamenta che alla dichiarazione della Corte di parziale accoglimento del suo reclamo corrisponda in realtà una sostanziale conferma degli spazi di tempo del figlio riservati alla madre. Il provvedimento che la preferisce rispetto ad altri soggetti, nel caso in cui il padre collocatario sia impedito a stare con il figlio, perchè impegnato in attività lavorativa, è del tutto inattuabile, secondo la ricorrente incidentale, data la forte conflittualità dei genitori e la volontà del M. di allontanare il figlio da lei cosicchè tale regolamentazione inattuabile si trasforma in un sostanziale affido esclusivo al padre il quale limita ai soli giorni rigorosamente indicati nel provvedimento il diritto di visita della madre.
15. Il primo motivo del ricorso principale è inammissibile in quanto investe una disposizione non decisoria nè definitiva e, pertanto, non ricorribile per cassazione. La prescrizione impugnata, infatti, è sottoponibile in qualsiasi momento dalle parti al riesame del giudice competente, il quale ben potrà revocarla o modificarla nel corso e all’esito del mandato conferito al Servizio Sociale e all’UOP di Siena. Inoltre, la disposizione che si ritiene violata con il motivo in esame, è volta prioritariamente alla tutela dell’interesse del minore. E’ dunque chiaro che, in base a questa necessaria lettura dell’art. 155 c.c., con la prescrizione impugnata – che peraltro si autodefinisce come indicazione – si chiede esclusivamente ai genitori una collaborazione, volta al superamento della persistente conflittualità che contraddistingue il loro rapporto, al solo fine di assicurare al minore la possibilità di crescere con un rapporto sereno e costante con entrambi i genitori, specificamente con riguardo alle situazioni in cui la possibilità per il genitore non collocatario di occuparsi del figlio è facilmente realizzabile.
Nè può ritenersi che la indicazione della Corte di appello debba essere interpretata come una rigida imposizione di un obbligo di consultazione, volta per volta, a carico del genitore collocatario come è stato prospettato dal ricorrente ovvero come una inutile previsione rimessa alla volontà del genitore collocatario, come è stato rilevato dalla ricorrente incidentale, proprio perchè l’indicazione della Corte di appello si inquadra nel mandato conferito al Servizio sociale e all’UOP di Siena, finalizzato al rispetto delle disposizioni in materia di frequentazione madre-figlio e all’osservazione delle condizioni del minore con interventi di sostegno, orientamento e controllo, mirati alla riduzione del conflitto.
Infine il motivo di ricorso non coglie la ratio decidendi perchè la Corte di appello ha determinato con precisione il tempo di permanenza del minore con i suoi genitori e non ha affatto escluso che il genitore collocatario possa rivolgersi a terzi per essere coadiuvato nella cura del figlio quando è impegnato nella sua attività professionale ma ha prescritto, come si è detto, a entrambi i genitori una cooperazione finalizzata all’interesse del minore e affidata al controllo e al sostegno del Servizio sociale.
16. Il secondo motivo del ricorso principale è invece fondato in quanto la prescrizione ai genitori di sottoporsi ad un percorso psicoterapeutico individuale e a un percorso di sostegno alla genitorialità da seguire insieme è lesiva del diritto alla libertà personale costituzionalmente garantito e alla disposizione che vieta l’imposizione, se non nei casi previsti dalla legge, di trattamenti sanitari. Tale prescrizione, pur volendo ritenere che non imponga un vero obbligo a carico delle parti, comunque le condiziona ad effettuare un percorso psicoterapeutico individuale e di coppia confliggendo così con l’art. 32 Cost.. Inoltre non tiene conto del penetrante intervento, affidato dallo stesso giudice di merito, al Servizio sociale che si giustifica in quanto strettamente collegato all’osservazione del minore e al sostegno dei genitori nel concreto esercizio della responsabilità genitoriale.
Mentre infatti la previsione del mandato conferito al Servizio sociale resta collegata alla possibilità di adottare e modificare i provvedimenti che concernono il minore, la prescrizione di un percorso terapeutico ai genitori è connotata da una finalità estranea al giudizio quale quella di realizzare una maturazione personale dei genitori che non può che rimanere affidata al loro diritto di auto-determinazione.
Tale decisione, pertanto, non implica un giudizio negativo circa l’adeguatezza genitoriale della madre o circa la possibilità di collocare il minore presso la stessa, bensì afferma – con una motivazione per relationem al decreto emesso in primo grado nonchè fondata sull’esito della CTU disposta in secondo grado – che non sussistono i presupposti per una modifica della previsione del collocamento del minore presso il padre, tenuto conto delle informazioni positive sul periodo trascorso con domiciliazione prevalente presso il padre durante il quale non risultano essere stati ostacolati in alcun modo gli incontri con la madre. Inoltre non sussiste la dedotta indeterminatezza del rinvio alla regolamentazione degli incontri madre-minore cosi come indicata in motivazione.
18. Il secondo motivo del ricorso incidentale è infondato sia perchè dalla stessa esposizione della ricorrente non risulta la concessione di un termine ex art. 195 c.p.c. con specifico riferimento all’elaborato peritale finale. Per altro verso non risulta contestata l’affermazione della difesa del M. per cui non è stata tempestivamente sollevata alcuna eccezione di nullità della C.T.U. da parte della B. che conseguentemente in ipotesi deve ritenersi comunque sanata (cfr. Cass. Civ. sezione 2 n. 1744 del 24 gennaio 2013 e Cass. Civ. sezione 1, n. 24966 del 10 dicembre 2010, secondo cui l’eccezione di nullità della consulenza tecnica d’ufficio, dedotta per vizi procedurali inerenti alle operazioni peritali, avendo carattere relativo, resta sanata se non fatta valere nella prima istanza o difesa successiva al deposito, per tale intendendosi anche l’udienza successiva al deposito, nella quale il giudice abbia rinviato la causa per consentire l’esame della relazione, poichè la denuncia di detto inadempimento formale non richiede la conoscenza del contenuto della relazione).
19. Va pertanto dichiarato inammissibile il primo motivo del ricorso principale, accolto il secondo motivo dello stesso ricorso con conseguente cassazione del decreto impugnato e decisione nel merito di revoca della prescrizione ai genitori di sottoporsi ad un percorso psico-terapeutico individuale oltre a un percorso di sostegno alla genitorialità da seguire insieme.
Va infine respinto il ricorso incidentale.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 5 marzo 2015.
Depositato in Cancelleria il 1 luglio 2015
← Previous Previous post: Procedimento di ingiunzione (decreto ingiuntivo), la linea guida.
Next → Next post: Danno non patrimoniale: va provata qualità e intensità di relazione affettiva.
Incidente stradale: si rifiuta di firmare il consenso informato. Si applica il comma 7 dell’art. 186 (Corte di Cassazione Penale, Sezione IV, Sentenza 27 febbraio 2017 n. 9391). 21 gennaio 2018
Sei un mafioso. Se tale affermazione corrisponde al vero non vi è violazione della privacy; di contro il cronista ne risponde quindi deve pagare. 21 gennaio 2018
Privacy nei rapporti di consumo, chi decide sul trattamento illecito? (Corte di Cassazione Civile, Sez. VI, Ordinanza 7 marzo 2017 n. 5658) 21 gennaio 2018