Source: https://www.laleggepertutti.it/169423_mantenimento-la-moglie-deve-dimostrare-di-non-potersi-mantenere
Timestamp: 2018-06-21 10:23:12+00:00
Document Index: 77135145

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art 360', 'art. 366', 'art. 369', 'sentenza ', 'art. 52']

Mantenimento: la moglie deve dimostrare di non potersi mantenere
Lo sai che? Mantenimento: la moglie deve dimostrare di non potersi mantenere
Per ottenere l’assegno di divorzio è l’ex moglie che deve dimostrare la non indipendenza economica e di aver fatto di tutto per trovare un lavoro.
Se, durante la causa di divorzio, l’ex moglie non riesce a dimostrare la propria incapacità a mantenersi da sola perde l’assegno di mantenimento. È sul coniuge più debole economicamente che ricade infatti l’onere della prova della cosiddetta «non indipendenza economica». È quanto chiarito dal Tribunale di Roma con una recente sentenza [1]. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire quale importante chiarimento fornisce la pronuncia in oggetto in tema di mantenimento.
è la moglie a dover provare, al giudice, di non essere in grado di mantenersi per poter sperare nell’assegno di divorzio
o è invece il marito a dover dare dimostrazione che la moglie è indipendente economicamente?
È allora escluso il contributo economico a carico dell’ex marito in favore della donna in età lavorativa che risulta disoccupata e lascia una città per tornare al sud in una città svantaggiata dove scarseggiano le occasioni di lavoro: si tratta di una decisione unilaterale le cui conseguenze non possono che ricadere su chi ha fatto questa scelta di vita.
[1] Trib. Roma, sent. n. 12899/17 del 23.06.2017.
Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 5 maggio – 26 luglio 2017, n. 18531
1. Con ricorso del 10 maggio 2014 il sig. Ro. Ol. deducendo un peggioramento della propria situazione economica rispetto all’epoca in cui furono raggiunti gli accordi relativi al mantenimento della figlia Gi. To. e deducendo altresì una raggiunta indipendenza economica della stessa chiedeva al Tribunale di Firenze di disporre la revoca dell’assegno di mantenimento in favore della figlia e, in subordine, una riduzione sensibile dell’assegno di mantenimento per le ragioni succitate.
3. Avverso tale decreto il sig. Ro. Ol. proponeva reclamo deducendo la raggiunta indipendenza della figlia Gi. To. ventisettenne fuori corso all’università, nonché una drastica riduzione dei propri redditi rispetto all’epoca in cui fu raggiunto l’accordo per il mantenimento della figlia.
4. Avverso tale decreto il sig. Ol. propone ricorso per cassazione deducendo violazione e falsa applicazione di norme di diritto – omesso esame circa un fatto decisivo della controversia.
5. Il ricorso difetta di specificità quanto alla deduzione di violazione e falsa applicazione di una norma di legge. Dalla lettura del motivo di ricorso non si evince chiaramente quale sia la norma che il ricorrente assume essere stata violata.
6. Per quanto concerne l’omesso esame circa un fatto decisivo ai fini della decisione ex art 360 n.5 c.p.c secondo la giurisprudenza di questa Corte la parte ricorrente dovrà indicare – nel rigoroso rispetto delle previsioni di cui all’art. 366 c.p.c, comma 1, n. 6) e all’art. 369 c.p.c, comma 2, n. 4), – il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui ne risulti l’esistenza, il “come” e il “quando” (nel quadro processuale) tale fatto sia stato oggetto di discussione tra le parti, e la “decisività” del fatto stesso”.(Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 22/09/2014 n. 19881). Il ricorso manifestamente non risponde all’osservanza di tali requisiti.
7. Va anche precisato che la Corte d’appello non ha omesso di considerare lo svolgimento dell’attività lavorativa retribuita della To. ma l’ha ritenuta meramente precaria. La Corte ha anche ritenuto legittimo il completamento degli studi universitari per poter ottenere una collocazione sul mercato del lavoro adeguata alle aspettative della To. in relazione alla opportunità di terminare il percorso formativo e compatibilità delle spese che ne derivano con la sua condizione sociale.
8. Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile
senza statuizioni sulle spese del giudizio di cassazione.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi a norma dell’art. 52 del decreto legislativo n. 196/2003.