Source: http://www.asci-trento-fzappaterra.it/2018/02/18/rettificazione-del-sesso-non-e-obbligatorio-lintervento-chirurgico-demolitorio-o-modificativo-dei-caratteri-sessuali-anatomici-primari/
Timestamp: 2018-07-21 05:45:59+00:00
Document Index: 17959311

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 8', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1']

Rettificazione del sesso: non è obbligatorio l’intervento chirurgico demolitorio o modificativo dei caratteri sessuali anatomici primari | Rettificazione del sesso: non è obbligatorio l’intervento chirurgico demolitorio o modificativo dei caratteri sessuali anatomici primari – Approfondimento Scientifico e Culturale Indipendente
La Corte costituzionale ha dichiarato infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 1, della legge n. 164/1982 (Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso), ribadendo che per ottenere la rettificazione non sia obbligatorio l’intervento chirurgico demolitivo o modificativo dei caratteri sessuali anatomici primari.
Con due ordinanze di analogo tenore, dell’8 aprile 2015 (r.o. n. 174 del 2015) e del 28 aprile 2015 (r.o. n. 211 del 2015), il Tribunale ordinario di Trento ha sollevato – in riferimento agli artt. 2, 3, 32 e 117, primo comma, della Costituzione, quest’ultimo in relazione all’art. 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con la legge 4 agosto 1955, n. 848 – questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 1, della legge 14 aprile 1982, n. 164 (Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso) laddove prevede che «La rettificazione si fa in forza di sentenza del tribunale passata in giudicato che attribuisca ad una persona sesso diverso da quello enunciato nell’atto di nascita a seguito di intervenute modificazioni dei suoi caratteri sessuali».
Ad avviso del giudice rimettente, la disposizione censurata si porrebbe in contrasto con gli artt. 2 e 117, primo comma, Cost., in relazione all’art. 8 della CEDU, poiché la previsione della necessità, ai fini della rettificazione anagrafica dell’attribuzione di sesso, dell’intervenuta modificazione dei caratteri sessuali primari attraverso trattamenti chirurgici pregiudicherebbe gravemente l’esercizio del diritto fondamentale alla propria identità di genere, inoltre, in contrasto con gli artt. 3 e 32 Cost., per l’irragionevolezza insita nella subordinazione dell’esercizio di un diritto fondamentale, quale il diritto all’identità sessuale, al requisito della sottoposizione della persona a trattamenti sanitari (chirurgici o ormonali), estremamente invasivi e pericolosi per la salute.
Nel primo caso, soggetto iscritto di sesso femminile, oltre al trattamento con testosterone, aveva eseguito interventi chirurgici demolitivi (mastectomia bilaterale), ma non ricostruttivi, nel secondo il soggetto, iscritto di sesso maschile aveva eseguito solo trattamento ormonale.
La Corte Costituzionale ha, da tempo, riconosciuto che «[l]a legge n. 164 del 1982 si colloca […] nell’alveo di una civiltà giuridica in evoluzione, sempre più attenta ai valori, di libertà e dignità, della persona umana, che ricerca e tutela anche nelle situazioni minoritarie ed anomale» (sentenza n. 161 del 1985).
Alla luce dei principi affermati nella sentenza n. 221 del 2015, la Corte Costituzionale ribadisce che l’interpretazione costituzionalmente adeguata della legge n. 164 del 1982 consente di escludere il requisito dell’intervento chirurgico di normoconformazione e pertanto non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 1, della stessa.
This entry was posted in Giurisprudenza and tagged caratteri sessuali, rettificazione sesso. Bookmark the permalink.
← Diritto all’indennizzo per danno da vaccinazione antinfluenzale raccomandata
Errata diagnosi sul feto: danno da perdita di chance →