Source: https://avvocatoimmigrati.it/ricorso-contro-diniego-del-visto
Timestamp: 2018-08-19 03:35:43+00:00
Document Index: 131548969

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 32', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 4']

Ricorso contro il diniego del visto
La tua domanda di visto è stata respinta?
"Non ha fornito una giustificazione riguardo allo scopo e alle condizioni del soggiorno previsto?" Oppure: "la sua intenzione di lasciare il territorio degli Stati membri prima della scadenza del visto non può essere stabilita con certezza?" O ancora: "le informazioni fornite per giustificare lo scopo e le condizioni del soggiorno previsto non sono attendibili"?
Sono tutte formule stereotipate, spesso infondate! Rivolgiti a noi per far valere i tuoi diritti ed ottenere il visto ingiustamente negato.
Sempre più le rappresentanze diplomatiche italiane negano il visto di ingresso senza motivi fondati, e comunque all'esito di una parziale valutazione della documentazione offerta dal richiedente.
Inadeguatezza della motivazione
Il più delle volte capita che la motivazione del diniego sia palesemente generica. Peraltro, già il suo essere redatta - come i regolamenti comunitari consentono - a mezzo di formule meccanizzate e compilate a mezzo di “crocette”, indica la sua inadeguatezza sotto i profili del diritto di difesa, e in particolare del diritto del richiedente ad ottenere un provvedimento amministrativo motivato.
Deve ricordarsi, infatti, che, ai sensi dell’art. 3 della Legge sul procedimento amministrativo del 7 agosto 1990, n. 241 e successive modifiche, “Ogni provvedimento amministrativo, compresi quelli concernenti l'organizzazione amministrativa, lo svolgimento dei pubblici concorsi ed il personale, deve essere motivato (…). La motivazione deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell'amministrazione, in relazione alle risultanze dell'istruttoria”.
Ebbene, molto spesso, la motivazione offerta dalle Autorità Consolari risultano delle formule vuote, prive del benché minimo riferimento alla vicenda concreta.
La motivazione, quindi, per la sua genericità, non risponde ai requisiti richiesti dall’art. 3, L. n. 241/90 in quanto “non consente di ricostruire l’iter logico-giuridico seguito dall’amministrazione ai fini della decisione” (così, ad esempio, Tar Lazio, Sezione Prima Quater, Sentenza del 6 aprile 2012, n. 3231).
L'unico modo concreto per opporsi al diniego del visto è proporre ricorso al giudice amministrativo, a cui occorre richiedere l'annullamento del provvedimento.
Ma prima di tutto, in via cautelare ed urgente, bisognerà chiedere al Tar, previo accertamento dei due presupposti del fumus boni iuris (fondatezza del ricorso ad una prima analisi) e periculum in mora (pericolo del ritardo), di ordinare all'Amministrazione il riesame del provvedimento alla luce dei motivi riportati nel ricorso.
L'obiettivo di vincere il ricorso è finalizzato non solo ad ottenere quello specifico visto negato, ma di creare un precedente favorevole nei confronti della stessa autorità consolare, laddove l'interessato, in futuro, si trovasse a presentare analoga domanda di visto d'ingresso per l'Italia.
L’art. 32 del Codice Comunitario dei visti, istituito con il Reg. CE del 13.07.2009, n. 810/2009, indica i casi in cui il visto è rifiutato, vale a dire quando il richiedente:
abbia già soggiornato per 90 giorni nell'arco del periodo di 180 giorni in corso, sul territorio degli Stati membri in virtù di un visto uniforme o di un visto con validità territoriale limitata;
sia considerato una minaccia per l'ordine pubblico, la sicurezza interna o la salute pubblica, quale definita all'articolo 2, paragrafo 19, del codice frontiere Schengen, o per le relazioni internazionali di uno degli Stati membri e, in particolare, sia segnalato nelle banche dati nazionali degli Stati membri ai fini della non ammissione per gli stessi motivi;
non dimostra di possedere un'adeguata e valida assicurazione sanitaria di viaggio, ove applicabile (lett. a); oppure, qualora vi siano ragionevoli dubbi sull'autenticità dei documenti giustificativi presentati dal richiedente o sulla veridicità del loro contenuto, sull'affidabilità delle dichiarazioni fatte dal richiedente o sulla sua intenzione di lasciare il territorio degli Stati membri prima della scadenza del visto richiesto (lett.b).
L'eventuale segnalazione al SIS implica un ulteriore intervento: l'interessato, preferibilmente per mezzo di un legale, dovrà richiedere l'accesso al Sistema d'Informazione Schengen per scoprire quale Stato, e precisamente quale Autorità ha effettuato la segnalazione.
In seconda battuta, bisognerà - sempre che ne sussistano i presupposti - richiedere la cancellazione dell'iscrizione. Essa, infatti, rappresenta un marchio che finché è presente impedisce allo straniero di fare ingresso negli Stati dell'Area Schengen.
Il c.d. "rischio migratorio"
Il rischio migratorio è uno dei motivi di diniego più contestati, probabilmente anche a causa della delicata situazione di politica internazionale che stiamo vivendo.
Il rischio definito "migratorio", infatti, è che il richiedente utilizzi il visto d'ingresso in modo strumentale, non avendo intenzione di rientrare nel proprio Paese alla scadenza del visto stesso.
Si deve quindi scongiurare il pericolo che lo straniero faccia ingresso in Italia e vi rimanga, eludendo la normativa in materia d'immigrazione, in modo particolare quella relativa ai flussi d'ingresso.
Laddove si intenda impugnare un provvedimento di diniego del visto fondato sul "rischio migratorio", l'interessato dovrà dimostrare di essere titolare, nel proprio Paese di residenza, di situazioni economiche, personali, familiari, lavorative, tali da far ritenere che, decorso il termine del visto, egli abbia tutta la motivazione a farvi ritorno, piuttosto che stabilirsi clandestinamente in Italia, avendo appunto, nello Stato di provenienza, il proprio centro di interessi.
In altre parole, bisogna riuscire a dimostrare che il richiedente il visto possiede una forte convenienza a rientrare nel Paese di residenza, e che, di contro, il suo interesse a soggiornare in Italia sia soltanto temporaneo e circoscritto al breve periodo per cui si è fatta richiesta.
Per questo motivo, il paragrafo 7.12 della decisione della Commissione UE del 19.3.2010 fa uso dei seguenti indici individuali di stabilità, che dovrebbero far desumere l'intenzione del soggetto di far rientro nello Stato di provenienza alla scadenza del visto per l'Italia:
La sussistenza, in capo del richiedente il visto, di vincoli familiari o altri legami personali nel paese di residenza;
vincoli familiari o altri legami personali negli Stati membri; lo stato civile;
lo status sociale nel paese di residenza (ad esempio eletto a una carica pubblica, rappresentante di una ONG, professione di alto status sociale come avvocato, medico, docente universitario);
Il medesimo paragrafo specifica anche questi ulteriori aspetti da verificare:
successione di varie domande di visto (per soggiorni di breve o di lunga durata) presentate per scopi diversi e senza rapporto fra di loro;
credibilità del soggetto ospitante, quando viene presentata una lettera d'invito.
Il Tar Lazio, in merito alla rilevanza dei suddetti indici, specifica poi che "le valutazioni in materia di rilascio dei visti non si accentrano principalmente sulla situazione socio-economica dell’invitante bensì, in modo più pregnante, sull’interesse del cittadino straniero a rientrare in patria alla scadenza del visto, da testare sulla base dei legami economici, lavorativi e familiari con il paese di origine..." (Così, tra le tante, TAR LAZIO - Sez. III^ TER n. 11336/2014).
Altre cause di diniego
Tante altre volte il diniego del visto si fonda sulla motivazione che il richiedente non ha fornito giustificazioni precise in merito allo scopo del soggiorno.
Qui si deve far menzione innanzitutto dell’art. 5 del Trattato di Schengen, ratificato dall'Italia con la legge n. 388/93, poi confermato dall'art. 5, comma 1, lettera c), Reg. CE n. 562/06, il quale prevede che per l'ingresso nel territorio dei Paesi contraenti lo straniero deve esibire "i documenti che giustificano lo scopo e le condizioni del soggiorno previsto e disporre dei mezzi di sussistenza sufficienti, sia per la durata prevista del soggiorno, sia per il ritorno nel paese di provenienza".
Tali formalità debbono, in particolare, essere rispettate per il rilascio del "visto uniforme" avente durata non superiore a tre mesi (artt. 10, 11 e 15 del Trattato).
A sua volta, l'art. 4, comma 3, d. lgs. n. 286/98, prevede che per conseguire il visto d’ingresso lo straniero deve dimostrare "di essere in possesso di idonea documentazione atta a confermare lo scopo e le condizioni del soggiorno, nonché la disponibilità di mezzi di sussistenza sufficienti per la durata del soggiorno e, fatta eccezione per i permessi di soggiorno per motivi di lavoro, anche per il ritorno nel Paese di provenienza";
In ultimo, il Decreto del Ministero degli Affari Esteri n. 850 dell’11 maggio 2011, recante la definizione delle tipologie dei visti d'ingresso e dei requisiti per il loro ottenimento, all’art. 4 richiama le prescrizioni contenute nel Codice comunitario dei visti, da osservare in occasione dell'esame delle richieste di visto di breve durata e rivolte alle rappresentanze diplomatico-consolari, con l’avvertenza che “in caso di negativo riscontro sull'autenticità e sull'affidabilità della documentazione presentata, nonché sulla veridicità e sull'attendibilità delle dichiarazioni rese, la rappresentanza diplomatico-consolare si asterrà dal rilascio del visto”.
Sul punto, bisogna ricordare, a chi intende fare ingresso in Italia, l'importanza della documentazione da allegare all'istanza di visto, che deve essere completa, in base alla tipologia di visto da richiedere, e regolare (in un caso, il visto è stato negato perché l'interessato non aveva prodotto valido certificato da cui potesse evincersi il legame di parentela con la persona invitante. In un altro caso, il visto è stato negato perché la lettera d'invito non era stata firmata dall'invitante).
Inoltre, va ricordata l'importanza dell'intervista che lo straniero deve sostenere presso la competente Ambasciata (in un caso, l'autorità consolare ha negato il visto per motivo di studi poiché lo straniero, in sede di colloquio, ha dimostrato di conoscere ben poco la lingua italiana: situazione che ha precluso la concessione del visto, dal momento che il corso di studi scelto dall'istante era un corso di lingua italiana avanzato).
Ricorso contro il diniego del visto con lo Studio legale Avvocato Francesco Boschetti