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Timestamp: 2019-02-18 16:04:30+00:00
Document Index: 157271447

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 101', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2477', 'art. 37', 'art. 2435', 'sentenza ', 'art. 67', 'sentenza ']

Novità fiscali del 13 luglio 2010: deduzione fiscale delle perdite su crediti: prove più elastiche; controllo formale delle ritenute d’acconto: niente contestazione nel ruolo; accertamenti fiscali decorsi 60 giorni; collegio sindacale nelle S.r.l.; Cassazione: criterio di cassa dei professionisti in subordine ai coefficienti presuntivi di reddito; redditi derivanti dagli ETC: sono redditi finanziari diversi; co.co.co. e progetti extraUe sono esclusi dagli ingressi stagionali; assunzioni con fax se il consulente del lavoro é in ferie o ha lo studio chiuso | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 13 luglio 2010: deduzione fiscale delle perdite su crediti: prove più elastiche; controllo formale delle ritenute d’acconto: niente contestazione nel ruolo; accertamenti fiscali decorsi 60 giorni; collegio sindacale nelle S.r.l.; Cassazione: criterio di cassa dei professionisti in subordine ai coefficienti presuntivi di reddito; redditi derivanti dagli ETC: sono redditi finanziari diversi; co.co.co. e progetti extraUe sono esclusi dagli ingressi stagionali; assunzioni con fax se il consulente del lavoro é in ferie o ha lo studio chiuso
1) Deduzione fiscale delle perdite su crediti: Prove più elastiche
2) Controllo formale delle ritenute d’acconto: niente contestazione nel ruolo
3) Accertamenti fiscali decorsi 60 giorni
4) Collegio sindacale nelle S.r.l.
5) Cassazione: Criterio di cassa dei professionisti in subordine ai coefficienti presuntivi di reddito
6) Redditi derivanti dagli Exchange Traded Commodities (ETC): Sono redditi finanziari diversi
7) Co.co.co. e progetti extraUe sono esclusi dagli ingressi stagionali
8) Assunzioni con fax se il consulente del lavoro é in ferie o ha lo studio chiuso
9) La riforma sullo spettacolo e le attività culturali in G.U.
La prova dell’inesigibilità del credito non deve obbligatoriamente essere riferita all’infruttuosità delle azioni giudiziarie di recupero.
Infatti, la prova della certezza e della precisione della perdita può essere riferibile anche ad altri elementi che seguono l’evoluzione dei fatti, ad esempio possono costituire prove i pareri formulati dai legali e la situazione di insolvibilità della debitrice evidenziata dai bilanci.
Lo ha stabilito la Commissione Tributaria di Parma, con la sentenza n. 91/01/10.
L’art. 101, comma 5, del TUIR stabilisce che le perdite su crediti sono deducibili se risultano da elementi certi e precisi e in ogni caso quando si è in presenza di procedure concorsuali (fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo e amministrazione straordinaria).
Se l’imprenditore ha sufficientemente documentato i criteri in base ai quali ha operato la stima del presumibile valore di realizzo dei crediti nei confronti di soggetti in procedura concorsuale (ad esempio, in presenza di crediti di importo significativo, mediante pareri di legali interni od esterni riguardanti l’effettiva recuperabilità del credito), sarà l’Amministrazione finanziaria a dovere dimostrare, se ve ne saranno i motivi, che i criteri seguiti dall’imprenditore sono erronei, tanto da inficiare la verità e correttezza del bilancio.
(in tal senso l’Associazione Italiana Dottori Commercialisti, norma di comportamento n. 172/2008).
Perdite su crediti: Deducibilità semplificata per crediti di modesto importo
“Ferma restando la non automatica deducibilità delle perdite derivanti da cessioni di crediti pro soluto, per i piccoli importi la dimostrazione degli elementi di certezza e precisione della perdita può essere meno rigorosa”.
(Interrogazione Camera dei deputati 05/11/2008, n. 5-00570 – Commissione Finanze).
La Commissione Tributaria Regionale del Piemonte, con la sentenza n. 37/26/10, ha stabilito che le ritenute d’acconto sono deducibili dalle imposte dovute dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi indipendentemente dal periodo di imposta in cui si sono formate.
La contestazione della provenienza temporale deve avvenire con l’avviso di accertamento e non di ruolo.
La controversia è scaturita dal controllo formale del Modello Unico del 2003 con cui il Fisco chiedeva l’esibizione delle ritenute, spese sanitarie e premi assicurativi, scrivendo a ruolo delle ritenute non scomputabil poiché ritenute di competenza del 2002.
Il contribuente si era visto riconoscere le proprie ragioni anche dalla Commissione Tributaria Provinciale (quindi, anche in primo grado).
Dal 1° luglio 2011 gli avvisi di accertamento diverranno esecutivi decorsi 60 giorni dalla notifica al contribuente e non più, quindi, all’atto stesso della notifica, come inizialmente previsto dal D.L. n. 78 del 2010.
E’ questa una delle novità degli emendamenti al citato Decreto n. 78/2010 votati dalla Commissione Bilancio del Senato.
Inoltre, dopo la notifica dell’avviso di accertamento, al contribuente rimane la possibilità di presentare l’istanza di accertamento con adesione, la quale sospende per 90 giorni i termini di impugnazione dell’atto.
Accertamento da annullare se notificato prima di 60 giorni dal verbale
Nel frattempo la Commissione Tributaria Provinciale di Milano, con la sentenza n. 126/31/10 del 2010 ha stabilito che se non ricorre un caso di “particolare urgenza”, deve essere annullato l’avviso di accertamento notificato prima del decorso del termine dilatorio di 60 giorni dalla data di chiusura dell’istruttoria, che la Legge n. 212/2000 (Statuto del contribuente) pone a garanzia del diritto di difesa del contribuente.
In dottrina si continua a trattare sulle novità contenute nell’art. 2477 c.c., dopo la modifica arrecata dall’art. 37, comma 26, del D.Lgs. n. 39 del 2010.
Adesso, le nuove ipotesi di obbligatoria presenza del collegio sindacale nella S.r.l. sono:
– Il capitale sociale è di importo pari o superiore a 120mila euro;
– la S.r.l. é tenuta alla redazione del bilancio consolidato;
– la S.r.l. è controllante di una società obbligata alla revisione legale dei conti;
– la società, per due esercizi consecutivi, ha superato due dei tre limiti indicati dal comma 1 dell’art. 2435-bis c.c. (il totale dell’attivo dello Stato Patrimoniale supera i 4.400.000 euro, il valore dei ricavi delle vendite e delle prestazioni supera 8.800.000 euro; il numero dei dipendenti occupati in media durante l’esercizio supera 50 unità).
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16235 del 9 luglio 2010, ha stabilito che per la determinazione del reddito di lavoro autonomo il criterio di cassa non è genericamente invocabile ai fini fiscali rispetto all’utilizzo di altre modalità di determinazione induttive del reddito quali i parametri e i coefficienti presuntivi, per finire gli studi di settore.
Secondo primi commenti di dottrina, ciò significherebbe che in fase di accertamento il professionista non possa provare il suo reddito sulla base di quanto ha effettivamente incassato nell’anno di imposta contestato, ed eventuali compensi incassati nel periodo d’imposta successivo, ma riferiti all’anno oggetto dell’accertamento, risultano non rilevanti.
In realtà, anche la stessa Amministrazione finanziaria ha ammesso le difficoltà legate al cd. principio di cassa per i professionisti.
In particolare, l’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 44/E del 2008 (paragrafo 4.4) ha precisato che nelle attività professionali le prestazioni possono richiedere per il loro espletamento diversi anni, come è il caso di alcune attività economico-giuridiche e tecniche.
Per cui ha ritenuto che, le risultanze matematiche/statistiche risentono in maniera significativa dell’impatto del “criterio di cassa” sulla congruità dei compensi.
E’, quindi, opportuno accompagnare la congruità calcolata sul singolo anno con una valutazione che possa tutelare quei contribuenti che risultano “non congrui” perchè hanno riscosso prevalentemente compensi parziali.
Pertanto, necessita analizzare anche la loro posizione in un arco temporale più lungo.
Ad esempio, per gli studi di settore si potrà, pertanto, utilizzare la sezione “Note aggiuntive” del software GE.RI.CO., per specificare la situazione personale che ha dato luogo alla “non congruità” o che, comunque, diverge dalle modalità di svolgimento delle attività prese in considerazione dallo studio di settore.
6) Redditi derivanti dai titoli Exchange Traded Commodities (ETC): Sono redditi finanziari diversi
Sui redditi da titoli “Etc” si applica l’imposta sostitutiva al 12,50%.
I redditi che derivano dagli strumenti denominati “Exchange traded commodities” (Etc) rientrano tra i proventi diversi di natura finanziaria e scontano, quindi, l’imposta sostitutiva del 12,50%.
Tale trattamento fiscale spetta alle persone fisiche che non esercitano attività d’impresa.
I chiarimenti sulla natura e sulla tassazione di alcuni titoli negoziati nel mercato telematico della Borsa Italiana sono stati forniti dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 72/E del 12 luglio 2010.
In particolare, gli Etc sono titoli emessi a fronte dell’investimento diretto dell’emittente in merci (o in contratti, anche derivati, su merci), il cui prezzo è legato direttamente o indirettamente all’andamento delle attività oggetto dell’investimento.
Gli stessi possono, dunque, essere considerati strumenti finanziari derivati (art. 67, comma 1, lettera c-quater del Tuir), che attribuiscono all’investitore il diritto di ricevere a termine le commodities sottostanti o un pagamento collegato al loro andamento (sono commodities i beni per cui c’è domanda, offerti sul mercato senza differenze qualitative, come, ad esempio, il petrolio). Se percepiti da parte di una persona fisica, che non esercita attività di impresa, i redditi che ne derivano sono, quindi, soggetti all’imposta sostitutiva del 12,50%.
Il Dpcm sui flussi riserva 4 mila permessi per lavoro autonomo a imprenditori, professionisti, soci, artisti e artigiani.
Il Dpcm 1° aprile 2010 ha fissato i termini dei flussi di ingresso per lavoro stagionale per il 2010, autorizzando 80 mila lavoratori extracomunitari per lavoro subordinato stagionale e di 4 mila permessi per motivo di lavoro autonomo.
Il ministero dell’Interno, con nota protocollo n. 8809/2010, ha precisato che i lavoratori coordinati e continuativi e quelli a progetto devono ritenersi esclusi dai flusso d’ingresso per il 2010.
I titolari di contratti di collaborazione non possono ottenere il rilascio del visto d’ingresso per lavoro autonomo.
I nuovi visti si intendono riservati soltanto a: imprenditori che svolgono attività di interesse per l’economia italiana; liberi professionisti; soci ed amministratori di società non cooperative; artisti di chiara fama internazionale e di alta qualificazione professionale, ingaggiati da enti pubblici e privati; artigiani provenienti da paesi extra Ue che contribuiscono finanziariamente agli investimenti effettuati dai propri cittadini sul territorio nazionale.
Pertanto, resta escluso il rilascio del visto per lavoro autonomo ai titolari di contratti di collaborazione (co.co.co. e co.co. pro.).
Inoltre, il rilascio del visto d’ingresso a favore di soci e amministratori di società o di titolari di contratto per prestazioni di lavoro autonomo può avvenire solo se la società di destinazione del lavoratore in Italia risulti attiva in Italia da almeno 3 anni.
L’attestazione relativa all’astratta individuazione delle risorse necessarie all’attività da intraprendere, rilasciata dalla Camera di commercio, non può risultare inferiore a 4.962,36 euro.
(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 12 luglio 2010)
Lo prevede la circolare 20/08 del Ministero del lavoro. Gestione delle comunicazioni di assunzione nel periodo feriale
Al via la nuova disciplina del settore delle fondazioni lirico-sinfoniche, dei contributi allo spettacolo dal vivo, dell’età pensionabile dei danzatori, del registro pubblico speciale per le opere cinematografiche e audiovisive e dell’Istituto mutualistico artisti, interpreti ed esecutori.
Lo prevede il Decreto Legge 30 aprile 2010, n. 64 (in Gazzetta Ufficiale 30 giugno 2010, n. 150) coordinato con la Legge di conversione 29 giugno 2010, n. 100 ed in vigore dal 1° luglio 2010.
In particolare il provvedimento modifica l’assetto delle fondazioni lirico-sinfoniche attenendosi a “criteri di razionalizzazione dell’organizzazione e del funzionamento, sulla base dei principi di tutela e valorizzazione professionale dei lavoratori, di efficienza, corretta gestione, economicità, imprenditorialità e sinergia tra le fondazioni”.
– previsione di forme adeguate di vigilanza sulla gestione economico-finanziaria;
– previsione di specifici strumenti di raccordo dell’operato delle fondazioni al fine di realizzare la più ampia sinergia operativa;
– rideterminazione dei criteri di ripartizione del contributo statale, salvaguardando in ogni caso la specificità della fondazione nella storia della cultura operistica italiana, per incentivare il miglioramento dei risultati relativi alla gestione;
– ottimizzazione delle risorse attraverso l’individuazione di criteri e modalità di collaborazioni nelle produzioni;
– destinazione di una quota crescente del finanziamento statale in base alla qualità della produzione.
Per quanto riguarda le opere cinematografiche ed audiovisive la nuova normativa prevede che la SIAE curi la tenuta di un registro pubblico speciale le cui caratteristiche, modalità di registrazione delle opere e tariffe relative alla tenuta nonché la tipologia ed i requisiti formali degli atti soggetti a trascrizione saranno determinate con DPCM (su proposta del Ministro per i beni e attività culturali di concerto con il Ministero dello sviluppo economico e sentita la SlAE stessa) da adottarsi entro sei mesi.
Decreto Legge, testo coordinato 30.04.2010 n. 64, in G.U. 30.06.2010.
(Altalex, nota del 6 luglio 2010)
– Al Fisco la prova se la rettifica si allarga ad altre annualità
Nell’ambito dell’accertamento induttivo ricade sull’Amministrazione finanziaria l’onere di provare la fondatezza di dati relativi a periodi di imposta differenti che si intendono utilizzare per procedere alla rettifica di altre annualità.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 16227 depositata il 9 luglio 2010)
– Attivate le Direzioni provinciali di Torino
Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate ha disposto l’attivazione delle Direzioni provinciali di Torino.
Infatti, dal 19 luglio 2010 sono attivate le Direzioni provinciali I e II di Torino e sono contestualmente soppressi gli uffici locali operanti a Torino, Chivasso, Ciriè, Cuorgné, Ivrea, Rivarolo Canavese, Rivoli, Susa, Moncalieri, Chieri e Pinerolo.
Direzione provinciale Uffici territoriali: I di Torino
Direzione provinciale Uffici territoriali: II di Torino
(Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Disposizione prot. 2010/102334 del 09 luglio 2010)
– Fisco, ingiusto l’aumento dell’Irap nelle regioni con deficit sanità
“L’Irap è un’imposta settoriale, perché colpisce solo imprese e lavoratori autonomi
Incrementarla per ripianare il deficit sanitario del Lazio, della Campania, della Calabria e del Molise è una scelta iniqua: a questo sforzo per il risanamento debbono essere chiamati tutti i contribuenti in egual misura, non alcuni più di altri”.
E’ quanto afferma Giorgio Sganga, segretario del Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili.
(CNDCEC comunicato del 12/07/2010)
– Per i c/c bancari cointestati le presunzioni del fisco subiscono dei limiti
Come è noto l’Ufficio del fisco può utilizzare le risultanze dei conti bancari formalmente intestati al soggetto verificato, spettando a quest’ultimo l’onere di dimostrare la non riferibilità degli accrediti a corrispettivi nella sola ed esclusiva attività di impresa; mentre, viceversa, nell’ipotesi di conti non intestati solo al soggetto verificato, l’Ufficio, qualora voglia utilizzare tali risultanze ai fini accertatori, ha il preventivo onere di dimostrare il collegamento delle stesse con le operazioni attribuibili al soggetto verificato.
(Commissione Tributaria Provinciale Enna, sentenza, Sez. III, n. 84 del 2010)
– Se il contribuente resta inerte l’accertamento da studi é valido anche senza contraddittorio
Il contribuente che non risponde all’invito al contraddittorio in sede amministrativa, restando inerte, assume le conseguenze di questo suo comportamento, poiché l’Ufficio del fisco può motivare l’accertamento sulla sola base dell’applicazione degli studi di settore, a causa dell’impossibilità di costituire il contraddittorio con il contribuente, nonostante il rituale invito, ed il giudice può valutare, nel quadro probatorio, la mancata risposta all’invito.
(Corte di Cassazione, ordinanza n. 15905 del 6 luglio 2010)