Source: http://www.difesa.it/Giustizia_Militare/rassegna/Bimestrale/1996/Pagine/Vol12Ccass03.aspx
Timestamp: 2020-08-05 16:02:01+00:00
Document Index: 2370560

Matched Legal Cases: ['art. 178', 'art. 148', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 2']

(L. 180/1981, artt. 2, 3; C.p.p., art. 178; C.p.m.p., art. 148)
Cass. Sez. 1, c.c. 10 maggio 1996, Pres. La Cava Rel. Tardino, p.m. conf., imp. Grillo
Il sistema normativo previsto per l'estrazione a sorte degli ufficiali chiamati a far parte dei collegi giudicanti militari non prevede due distinte specifiche categorie di soggetti tra i quali estrarre i nomi di coloro da chiamare ad esercitare le funzioni di giudice, così come previsto per l'estrazione a sorte dei giudici popolari di corti d'assise.
Il sistema previsto per i collegi giudicanti militari mira esclusivamente ad impedire che l'imputato abbia grado superiore a quello del militare che lo dovrà giudicare; esso non comporta lesione alcuna al vincolo gerarchico militare, considerato che il provvedimento del collegio giudicante costituisce atto di natura collegiale, non attribuibile in via esclusiva al suo componente "laico".
Il ricorrente censura l'impugnata sentenza per violazione dell'art. 2 della L. 7.5.1981 n. 180, lamentando che relativamente al procedimento predetto l'estrazione a sorte del militare a chiamare a far parte del collegio giudicante sia stata compiuta tra tutti gli ufficiali in servizio nella circoscrizione del Tribunale Militare di Verona, senza escludere dai partecipanti all'estrazione ufficiali di rango superiore: con la conseguenza che del collegio giudicante ha potuto far parte un tenente colonnello, ufficiale di grado non prossimo a quello di soldato corrispondente allo status dell'imputato.
Il ricorrente, cioé, ritiene che il combinato disposto degli artt. 2 co. 1 n. 3 e 3 co. 5 n. 3 della L. 180/1981 debba interpretarsi nel senso che il procedimento di estrazione a sorte degli ufficiali giudici debba conformarsi in modo tale da non consentire che nel collegio di appello possa far parte un ufficiale di grado inferiore a quello di ufficiale membro del collegio di primo grado.
Per questa ragione è stata denunciata, altresì, l'illegittimità e l'irrazionalità della procedura adottata dal presidente del Tribunale Militare di Verona per l'estrazione a sorte dell'ufficiale cui consegnare la funzione di giudice, perchè avvenuta in modo tale da consentire l'astratta possibilità che del collegio di Corte militare di appello possa far parte un ufficiale di grado inferiore a quello eventualmente sorteggiato quale membro del collegio di quel tribunale.
Premesso che, nel caso di specie, la prospettata illegittimità ed irrazionalità non appare sussistente, posto che è risultato estratto quale membro del tribunale un ufficiale tenente colonnello..., sembra opportuno rilevare che le norme in materia d'individuazione degli ufficiali chiamati a far parte dei collegi giudicanti militari non appaiono conformate come quelle che disciplinano, per esempio, la nomina dei giudici popolari di Corte d'Assise.
Per le Corti d'Assise, infatti, é espressamente escluso che un soggetto fornito di diploma finale di scuola media superiore possa essere chiamato a far parte del collegio giudicante di primo grado, così come è espressamente escluso che un soggetto provvisto di diploma finale di scuola media inferiore partecipi al collegio giudicante di appello: ma questo si verifica per effetto di espresse disposizioni normative, che delimitano due distinte categorie specifiche di soggetti, tra le quali rispettivamente individuare i giudici popolari.
Al contrario, per quanto concerne gli ufficiali da chiamare a far parte di collegi giudicanti militari la norma non predispone un analogo reciproco limite insuperabile che circoscriva e l'una e l'altra di due definite categorie di militari, rendendone impermeabili tra loro; esiste, in realtà, un unico vincolo normativo, volto ad impedire che ufficiali di rango inferiore a quello di tenente colonnello prendano parte a giudizi di appello: detto vincolo normativo è destinato ad operare per i soli giudizi di appello, anche in caso di ufficiale imputato, costituendo eccezione al principio della parità di grado tra ufficiale imputato e ufficiale giudice.
Quanto disposto dall'art. 3 co. 5 n. 3 L. 180/1981 costituisce norma di eccezione rispetto all'attribuzione di generale capacità di giudice agli ufficiali: ed è proprio per questo motivo che non sembra lecito estenderne l'applicazione oltre i casi in essa considerati. Diversamente argomentando, l'operatività dell' art. 2 co. 3 della L. n. 180/1981 risulterebbe indebitamente compressa a causa di altra norma, che appare, al contrario, destinata ad operare esclusivamente in ordine ai giudizi di appello.
Neppure sembra che la censurata applicazione di legge possa determinare lesione al rapporto gerarchico tra ufficiali con funzione di giudice: la decisione del tribunale costituisce atto di natura collegiale, non certo attribuibile in via esclusiva al suo componente laico; né sussiste rapporto gerarchico tra organi giudicanti di primo grado e di secondo grado, bensì correlazione derivante da rispettiva specifica competenza funzionale.