Source: http://docplayer.it/2798538-Consiglio-nazionale-forense.html
Timestamp: 2017-04-29 09:39:31+00:00
Document Index: 142054562

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 75', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 11', 'art. 5', 'art. 54', 'art.1', 'art. 186', 'art. 2']

Norberto Marco Pellegrini
1 CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE PRESSO IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA *** RASSEGNA STAMPA 24 luglio 2008 Titoli dei quotidiani Avvocati Il Sole 24 Ore Il Sole 24 Ore Italia Oggi Italia Oggi Avvocati a caccia di specializzazione I redditi all appello delle Casse Studi informatizzati per decreto Tre anni per una causa civile Professioni Il Sole 24 Ore Italia Oggi Italia Oggi Italia Oggi Guardasigilli e giudici divisi sulla riforma Conferimenti, parola ai revisori Commercialisti al Tar sul riconoscimento Cambia il modo di fare formazione Giustizia Italia Oggi Italia Oggi Italia Oggi Italia Oggi Italia Oggi Italia Oggi Italia Oggi La Repubblica Il Pd dialoghi con Alfano e non con Di Pietro Premier al riparo dal processo. Ma non dalla fuga di notizie Il pacchetto sicurezza diventa legge Taglio di posti scoperti per stabilizzare gli lsu Carcere duro ancora più duro Regolarizzazioni caso per caso In Sicilia adozioni veloci Napolitano firma il lodo Alfano Di Pietro attacca: "È immorale"2 La Repubblica La Repubblica Corsera Corsera Corsera Messaggero Messaggero Messaggero Messaggero "Ora non sono più un perseguitato" Il premier incassa e rilancia le riforme Esercito in città e stretta sui clandestini intercettazioni, niente carcere per la stampa Lodo Alfano, Napolitano firma Mancino: diventi costituzionale Il premier: persecuzione finita E sul petrolio critica gli arabi Sicurezza, il sì del Senato «Stretta» sui clandestini Sì al decreto sicurezza, modificata la blocca processi Napolitano, via al Lodo Alfano Ddl intercettazioni, al via l esame alla Camera Marini: le intercettazioni facili calpestano la libertà di parola GIURISPRUDENZA Italia Oggi Italia Oggi Italia Oggi Secondo studio senza l'avviso Morti bianche, per i familiari danno morale senza prova Vendita beni al giudice delegato FLASH3 Antonio Ciccia, Italia Oggi pag. 15 Studi informatizzati per decreto *** Avvocati Studi legali informatizzati per decreto. L'albo degli avvocati diventerà obbligatorio e le notificazioni si dovranno fare on-line. Il decreto legge n. 112/2008, su cui oggi la camera dei deputati dà il proprio via libera (il testo passa al senato per la conversione definitiva), costringerà gli avvocati e gli uffici giudiziari ad ammodernare strumenti e metodologie di lavoro. Il decreto, inoltre, prevede alcuni specifici interventi per velocizzare la giustizia civile, amministrativa e tributaria. Vediamo i punti salienti delle novità. Sul fronte telematico bisogna partire dal fatto che agli uffici giudiziari viene imposto di comunicare con gli strumenti telematici e gioco forza anche gli studi legali dovranno attrezzarsi. A partire dalla data che sarà fissata con decreto ministeriale, infatti, le notificazioni e le comunicazioni degli uffici giudiziari alle parti e anche ai periti dovranno essere effettuate per via telematica. Certo il passaggio dovrà essere graduale, ma è vincolato solo alle dotazioni tecniche degli uffici. In ogni caso non si torna indietro. Il termine sarà, almeno stando alle attuali previsioni, perentorio per il passaggio al nuovo regime, in quanto a decorrere dal giorno fissato per la partenza del sistema telematico le notificazioni e comunicazioni nel corso del procedimento alla parte costituita e al consulente che non hanno comunicato l'indirizzo elettronico sono fatte presso la cancelleria. La conseguenza per chi non organizza il proprio studio è preoccupante: l'avvocato o un suo delegato dovrà andare in cancelleria e prendere tutte le comunicazioni a lui dirette. Una prospettiva tutt'altro che allettante e che comporta ingiustificabili perdite di tempo. Il sistema a regime varrà anche per le notificazioni del processo societario. Direttamente correlato al sistema di comunicazioni e notificazioni telematiche da parte degli uffici giudiziari (altra tappa verso il processo on-line) sarà il nuovo albo degli avvocati. Nell'albo dei professionisti legali dovrà infatti essere indicato l'indirizzo elettronico attribuito a ciascun professionista in base al dpr n. 123/2001 (regolamento sul processo on-line). Anche qui il trasferimento al nuovo sistema non sarà immediato e si dovrà attendere che il ministro della giustizia individui la data di comunicazione degli albi riveduti allo stesso ministero della giustizia. In questo modo il cerchio si potrà chiudere e la carta potrà essere considerata un supporto residuale per la comunicazione tra studi legali e uffici giudiziari. Di pronta realizzazione sono alcune misure di accelerazione dei processi civili, tributari e amministrativi. Quanto al civile si segnala una misura (per tutti i processi civili) relativa all'estinzione del processo per inattività delle parti non comparse alla prima udienza: il giudice non solo cancellerà la causa dal ruolo, ma ne dichiarerà anche l'estinzione. È limitata al processo del lavoro e alle altre materie che utilizzano il rito del lavoro la modifica dell'articolo 429 del codice di procedura civile, relativa alla formulazione della decisione del giudice. Nella versione risultante dalla novella il giudice, esaurita la discussione orale e sentite le conclusioni delle parti, pronuncia sentenza con cui definisce il giudizio dando lettura del dispositivo e dell'esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione. La novità sta nel fatto che il giudice non si limita a enunciare il dispositivo, ma legge la sentenza nella sua integralità. Solo in caso di particolare complessità della controversia il giudice potrà fissare nel dispositivo un termine, comunque non superiore a 60 giorni, per il deposito della sentenza. Le modifiche al codice di procedura civile su estinzione del processo per inattività delle parti e decisione nel processo del lavoro si applicano ai giudizi instaurati dopo la data di entrata in vigore del decreto.4 Quanto al processo amministrativo si riduce a cinque anni il periodo trascorso il quale i tribunali regionali solleciteranno le parti pena la perenzione del processo. Sempre per la giustizia amministrativa è prevista una riorganizzazione del Consiglio di stato con l'eliminazione della rigida distinzione delle sezioni consultive da quelle giurisdizionali. Per i processi tributari il decreto n. 112 sollecita gli uffici finanziari, che hanno fatto ricorso alla Commissione tributaria centrale, a fare istanza di fissazione dell'udienza confermando l'interesse alla definizione del procedimento. In assenza di tale dichiarazione i relativi processi si estinguono di diritto e le spese del giudizio restano a carico della parte che le ha sopportate. Da un punto di vista organizzativo il decreto blocca il turn over dei magistrati della predetta commissione centrale. Completano il quadro degli interventi nel settore giustizia alcune norme acceleratorie dell'introito delle spese di giustizia. In base alle nuove norme entro un mese dal passaggio in giudicato o dalla definitività del provvedimento da cui sorge l'obbligo l'ufficio giudiziario dovrà procedere all'iscrizione a ruolo del credito e avviare la procedura di recupero. Previdenza Luca De Stefani, Elisa Olivi, Il Sole 24 Ore pag. 26 I redditi all appello delle Casse Molti professionisti iscritti alle Casse di previdenza devono fare i conti con gli aumenti del contributo soggettivo sul reddito netto. Avvocati: dal 7 luglio è possibile inviare telepaticamente il modello 5/2008 attraverso la nuova procedura semplificata predisposta dalla Cassa forense, per la quale non è più necessario l utilizzo della firma digitale. Il contributo soggettivo aumenterà dal 10% al 12% solo sui redditi del 2008 (mod. 5/2009), pertanto nella dichiarazione previdenziale mod 5/2008 relativa i redditi 2007 si continuerà a calcolare il 10% sul reddito patrimoniale netto fino a euro (35 oltre questo importo).5 L.Sq, Il Sole 24 Ore pag. 26 Avvocati a caccia di specializzazione La nuova frontiera delle professioni legali è la specializzazione. E una delle conclusioni a cui è giunto il Censis nell elaborare il rapporto giustizia e territorio, presentato ieri a Roma. L analisi rivela come il sistema dell avvocatura privilegi un approccio multidisciplinare, costringendo i legali a immettersi sul mercato, in diversi ambiti, per attrarre più clienti. Gli avvocati più giovani, afferma il Censis, vengono chiamati per lo più a dirimere piccoli problemi dei cittadini, le cosiddette cause seriali. Per Guido Alpa, presidente del Cnf, non servono solo grandi riforme, ma anche attenzione al territorio e a soluzioni come le Adr. Occorre invertire questa tendenza, equilibrando il rapporto offerta/domanda, ha sottolineato Valter Militi, presidente dell Aiga. Un obiettivo che si può raggiungere solo monitorando il mercato e favorendo la specializzazione degli avvocati. Altri sono i punti sottolineati dalla ricerca. Primo fra tutto la correlazione esistente tra giustizia e territorio. Il territorio, con le sue caratteristiche socioeconomiche, influenza il livello qualitativo della giustizia. Fortemente condizionato, afferma il Censis, anche dalle diverse velocità di economia e aule di tribunali. E in questo contesto, per garantire l efficienza della macchina giudiziaria, le regole non bastano ma occorre stimolare un approccio dal basso partendo dalle singole realtà territoriali. Lo studio, poi, evidenzia un problema dei giudici sotto organico. I magistrati in servizio, infatti, sono poco più di 9mila, con una carenza di personale pari all 11,8%. A questo si aggiunge un forte assenteismo, oltre ai ritardi tecnologici della giustizia. Tutti elementi che contribuiscono ad appesantire il sistema. Quanto alle soluzioni, secondo il Censis, occorre scardinare l immagine di una giustizia contro che scoraggia i cittadini e non consente alla giustizia stessa di diventare una leva per la competitività.6 Teresa Pittelli, Italia Oggi pag. 16 Tre anni per una causa civile A Biella c'è il problema delle cause civili lente: almeno tre anni per esaurire un procedimento di primo grado, e carenze in organico pari al 30-40% dei posti, tanto che a volte il tribunale è costretto a limitare l'accesso al pubblico rispetto all'orario previsto. A Vicenza, poi, si può poi parlare quasi di paralisi della giustizia civile: tra il 2001 e il 2005 la percentuale dei procedimenti esauriti è calata dal 19,8% all'11,6%, e una causa può durare da 6 a 14 anni. Nella capitale del «ricco» Nordest lasciano molto a desiderare anche le strutture: si va dai magistrati privi di un'automobile, che per andare a interrogare i detenuti in carcere devono sperare in un passaggio da parte della direzione dell'istituto, ai computer vecchi e in qualche caso senza accesso a internet. Decisamente meglio il sistema giudiziario viterbese, il cui simbolo è rappresentato dal palazzo di giustizia, una cittadella che ha riunito tutti gli uffici e i tribunali, in cui operano insieme avvocati e giudici, e per cui si è creata una forte sinergia tra il comune e il tribunale. Qui tra il 2001 e il 2005 il tasso di ricambio dei procedimenti civili ordinari si è più che raddoppiato, passando dal 35% circa all'81,9%, ed è abbastanza completo l'organico dei magistrati e del personale. Tra le incrinature di quest'oasi felice si segnala, però, un rapporto a volte di eccessiva familiarità tra giudici e avvocati, che porterebbe a troppi rinvii, e quindi a un allungamento dei tempi del giudizio. Sono queste alcune delle disparità della giustizia esercitata sul territorio che emergono dal rapporto del Censis «L'avvocatura italiana ripensa al sistema giustizia», promosso dal Consiglio nazionale forense, Fondazione dell'avvocatura italiana e Associazione italiana giovani avvocati e presentato ieri a Roma alla presenza del Guardasigilli, Angelino Alfano. «A zone diverse del paese per fattori demografici, economici e sociali, corrispondono giustizie differenti, e necessitano competenze dei giudici e soprattutto degli avvocati più articolate», ha commentato Alfano, sottolineando che la necessità di tenere conto dell'impatto del territorio sulla giustizia, messa in evidenza dallo studio, sarà alla base di una delle novità legislative della riforma annunciata per settembre, cioè la soppressione e l'accorpamento di alcuni tribunali nelle sedi minori. Il rapporto Censis prosegue prendendo in considerazione anche altre due sedi: Benevento e Messina. In una realtà piccola come Benevento, a una discreta produttività giudiziaria, specie nei procedimenti civili ordinari in primo grado, fa da contrappunto una grande lentezza in altri settori come i procedimenti esecutivi immobiliari, dove si registrano ritardi fino a 20 anni, dovuti anche all'economia depressa e al conseguente eccesso di iniziative giudiziarie in questo campo. A Messina, invece, il tribunale si trova a dover gestire da una parte la criminalità organizzata, dall'altra un bacino di utenza e un numero di controversie enorme, superiore del 40% a quello del tribunale di Reggio Calabria, che però opera con lo stesso organico di quello messinese: il carico di lavoro di ogni giudice arriva anche a 2 mila cause a ruolo. «Le diverse velocità dell'economia e della giustizia nelle diverse aree del paese possono creare danni e rallentamenti del sistema giudiziario talvolta insopportabili. Per diffondere la cultura della legalità e costruire un modello di giustizia efficiente ed equo, intervenendo sulla macchina giudiziaria, non basta quindi produrre regole e presiedere al loro rispetto, ma occorre stimolare un nuovo approccio dal basso, partendo dalle singole realtà territoriali», ha spiegato il presidente del Censis Giuseppe De Rita. Fondamentale, in questo approccio, il ruolo dell'avvocatura. «I problemi della giustizia non si risolvono solo a colpi di riforme legislative, ma prestando attenzione alle risorse, al monitoraggio della giustizia in sede locale e tramite le Adr», ha puntualizzato Guido Alpa, presidente del Cnf, nel suo intervento. Quanto alla revisione delle circoscrizioni giudiziarie, Alpa ha sottolineato che «l'argomento non può essere affrontato con massimalismo. Occorre un'analisi accurata senza affidarsi a principi di mera economia, e tenendo conto che la centralità di certe sedi non può risolvere di per sé i problemi della giustizia».7 L'avvocatura, inoltre, risente molto più della magistratura dell'andamento delle economie locali. Soprattutto gli avvocati più giovani fronteggiano la domanda di consulenza di tipo seriale espressa dai singoli, mentre la domanda qualificata delle imprese o delle organizzazioni complesse si incanala verso i grandi studi professionali, diffusi soprattutto nelle aree economiche più sviluppate. Con ciò si determina una polarizzazione delle occasioni professionali fra i pochi che presidiano la quota migliore del mercato e i molti destinati a coprirne la parte meno qualificata. «Occorre invertire questa tendenza, equilibrando il rapporto offerta/domanda. In questa direzione, per esempio, va il progetto Aiga della costituzione di un'agenzia per il lavoro intellettuale, per il quale è in corso la firma di un protocollo con i ministeri del lavoro e della giustizia», ha spiegato Valter Militi, presidente Aiga.8 Professioni Laura Squillaci, Il Sole 24 Ore pag. 5 Guardasigilli e giudici divisi sulla riforma La riforma della giustizia divide magistrati e Guardasigilli. L occasione per un nuovo confronto è nata ieri a margine della presentazione del Rapporto del Censis Giustizia e territorio. il tema della giustizia e non dei giudici è il messaggio del presidente dell Anm, Luca Palamara. Un monito al quale il ministro Alfano ha risposto assicurando che 2non ci sarà una riforma punitiva contro i giudici bensì a favore dei cittadino. Il punto cardine per Alfano, è l accelerazione dei processi perché gli italiani hanno bisogno di risposte certe in tempi utili. Una posizione condivisa da Palamara, secondo il quale, in quest ottica, magistrati e politica possono collaborare. Con un atteggiamento che per gli avvocati e magistrati è dettato dal pragmatismo. L Anm ha indicato una serie di priorità: dall eliminazione delle notificazioni inutili, all informatizzazione del processo, dall introduzione del principio di rilevanza penale del fatto all accorpamento dei tribunali minori o alla soppressione di quelli inutili. Per il sindacato de magistrati il dialogo è possibile ma con un limite invalicabile: l intangibilità della Costituzione. Per Palamara, infatti, non ci potrà essere un punto di incontro se si smantellano le garanzie a presidio di un magistrato autonomo, indipendente e libero. Speriamo, ha affermato il Guardasigilli, in un confronto senza pregiudizi che ponga al centro l esigenza dei cittadini e non l ottica di parte.9 Valerio Stroppa, Italia Oggi pag. 37 Conferimenti, parola ai revisori Conferimenti in società per azioni più snelli: se l'oggetto di tali operazioni è costituito da valori mobiliari o strumenti del mercato monetario, non è necessaria la relazione di un esperto designato dal tribunale prevista dall'articolo 2343 del codice civile. A patto che tali asset siano valutati al fair value. Per i beni in natura e per i crediti, invece, la semplificazione si applica se la valutazione, precedente di non oltre sei mesi il conferimento, è stata effettuata da un esperto indipendente. Che, nel parere reso ieri dalle commissioni giustizia e finanze della camera, dovrà essere iscritto nel registro dei revisori dei conti. È questa la proposta di modifica più rilevante apportata dalle due commissioni riunite a Montecitorio allo schema di dlgs di recepimento della direttiva 2006/68/CE. Ora il testo passerà alle omologhe commissioni del senato e quindi farà ritorno al governo, che l'ha proposto. Il tutto con tempi piuttosto ristretti, dal momento che il termine previsto dalla direttiva per l'adeguamento del diritto interno alle disposizioni comunitarie è scaduto il 15 aprile Va sottolineato, però, che tale scadenza è rilevante solo in relazione alle modifiche all'articolo 32 della direttiva 77/91/CEE in materia di capitale sociale, dato che le altre disposizioni varate dall'ue non sono obbligatorie ma facoltative per i paesi membri. Il dlgs punta a semplificare le regole sulle spa, eliminando la necessità del parere degli esperti per il conferimento di titoli per i quali fosse disponibile un valore di mercato o già disponibile una valutazione indipendente. Intervenendo sul capo V del titolo V del libro V del codice civile e introducendo l'art ter. Diversi i casi disciplinati: per i conferimenti di titoli (comprese le azioni) non serve la perizia giurata se il valore attribuito nell'operazione alle attività finanziarie ai fini della determinazione del capitale sociale è pari o inferiore al prezzo medio ponderato al quale sono stati negoziate su uno o più mercati regolamentati nel semestre precedente all'atto. Per i beni in natura e i crediti conferiti, invece, l'obbligo di presentare la relazione viene meno se i cespiti sono valutati nel bilancio della società conferente in base al criterio del valore di mercato (fair value), a condizione che la relazione del revisore non esprima rilievi. Oppure, anche senza iscrizione in bilancio, laddove ci sia una valutazione, precedente di non oltre sei mesi e conforme ai principi contabili, effettuata da un «esperto indipendente da chi afferma il conferimento e dalla società e dotata di adeguata e comprovata professionalità». In parole più semplici, nelle intenzioni delle commissioni giustizia e finanze della camera, di un soggetto iscritto nel registro dei revisori dei conti. Il dlgs conferma anche, in riferimento all'acquisto di azioni proprie, il limite del 10% del capitale sociale, tenendo conto pure delle quote possedute dalle controllate. «Si tratta di un altro provvedimento che tende verso la semplificazione», spiega Roberto Cassinelli, relatore per la II commissione. «Per una società avere la possibilità di acquistare azioni proprie o fare conferimenti senza la redazione della perizia giurata comporta un risparmio importante, in termini economici, temporali e quindi di efficienza. Salvaguardando in ogni caso i diritti di tutte le parti». Già, perché la ratio della norma che impone la redazione della perizia è tutelare i soci stessi e i terzi sul patrimonio conferito, cui si limitano poiché le responsabilità della società. Soddisfatto «per l'ampio consenso registrato in sede di discussione del provvedimento», anche Antonino Salvatore Germanà, relatore per la VI.10 Qualifiche Ignazio Marino, italia Oggi pag. 37 Commercialisti al Tar sul riconoscimento Una grana per il riconoscimento delle associazioni di professionisti non regolamentate. Dopo diversi annunci, domani il consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili impugnerà davanti la magistratura amministrativa il decreto interministeriale di attuazione al dlgs qualifiche europee (2005/36/CE) che prevede le modalità di accreditamento per le associazioni presso i tavoli europei per la definizione dei percorsi formativi professionali. Scade, infatti, proprio il 25 luglio il termine ultimo per impugnare il provvedimento pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 122/2008. Per i commercialisti il decreto contiene un eccesso di delega e non centra lo spirito della direttiva qualifiche, la quale ha come obiettivo semplicemente quello di semplificare il mutuo riconoscimento delle qualifiche già regolamentate. Dunque, sempre per il Cndcec, il dlgs di recepimento non può essere la sede per disciplinare una professione tipo quella del tributarista che, fra l'altro, svolge delle attività in sovrapposizione con quelle dei commercialisti. Con la pubblicazione del regolamento in G.U. le associazioni interessate hanno ricevuto il via libera ufficiale per presentare l'apposita istanza (anche se molte sigle lo hanno già fatto a prescindere). L'iter previsto ha una durata di quattro mesi. Se non arriva una pronuncia favorevole ai ricorrenti, il provvedimento permetterà quindi alle rappresentanze delle professioni prive di albo di andare in Europa insieme agli ordini per discutere di come uniformare i percorsi formativi. Il decreto prevede che, per l'iscrizione all'elenco tenuto dal ministero della giustizia, le associazioni dovranno fare domanda e inviarla al «dipartimento per gli affari di giustizia, direzione generale della giustizia civile» del ministero di via Arenula. Alla missiva dovranno essere allegati copia autentica dell'atto costitutivo dell'ente che ne dimostri l'esistenza da almeno quattro anni, elenco degli iscritti, amministratori e promotori. Dallo statuto dovrà, inoltre, emergere in maniera inequivocabile: la finalità dell'ente, l'organizzazione su base democratica, un tetto agli incarichi, la necessaria trasparenza degli assetti organizzativi, la partecipazione all'associazione soltanto da parte di chi abbia conseguito una scolarizzazione adeguata, l'obbligo della formazione continua, la dimostrazione che l'attività sia svolta su base nazionale ecc. Il ministero passerà al vaglio il plico entro 120 giorni dal recepimento, avvalendosi in questa operazione del contributo (un parere) del Cnel.11 Italia Oggi pag. 50 Cambia il modo di fare formazione Formazione Fondoprofessioni, fin dal suo inizio, ha privilegiato un approccio qualitativo alla progettazione della formazione, al fine di erogare le risorse, prima del ministero e poi quelle legate allo 0,30% versato dai datori di lavoro sulle remunerazioni dei lavoratori, verso fabbisogni condivisi dalle parti sociali nel divenire dei processi di lavoro. Nel progettare lo sviluppo procedurale e qualitativo della formazione per i dipendenti degli studi professionali ha dovuto fare i conti con la specificità di questo mondo, che costituisce una nicchia di mercato frammentata nel territorio e con relazioni tra i soci, mondo delle professioni e sindacati, ancora «in costruzione». Due attori indispensabili: Per questo ha individuato due attori da coinvolgere nel processo: da una parte gli enti proponenti, incaricandoli di farsi carico di una domanda «attenta» di formazione, dall'altra gli enti attuatori, chiedendo loro di sostenere, grazie alle loro esperienze nel campo della formazione, i fabbisogni individuati dai proponenti e di trasformarli in attività formative capaci di rispondere a quella domanda. Sul primo fronte, per tutte le azioni formative previste nei suoi bandi il Fondo ha riconosciuto la capacità propositiva esclusivamente al datore di lavoro e alle sue associazioni di rappresentanza: solo questi soggetti, infatti, sono in grado di garantire non solo una diretta e consapevole individuazione e analisi dei bisogni formativi individuali e dell'organizzazione di appartenenza ma anche che il percorso formativo sia finalizzato alla soddisfazione di tali bisogni. E soprattutto datori di lavoro e associazioni sono i soli nelle condizioni di effettuare una successiva e continuativa valutazione dell'efficacia formativa, di giudicare con i partecipanti quanta formazione si «trasforma» in apprendimento, costruendo così un ciclo virtuoso di formazione continua. Ne risulta una reale e concreta valorizzazione dell'utenza finale, unico terminale dell'intero percorso formativo ed il binomio «beneficiario-organizzazione» diventa la variabile indipendente attorno a cui costruire l'intero processo. Tuttavia a questo ruolo «politico» di concretezza, si deve necessariamente abbinare una competenza realizzativa, sia dal punto di vista didattico che procedurale. E qui entrano in gioco gli enti attuatori: agenzie formative in grado di concretizzare il progetto di formazione e di assicurarne la realizzazione, secondo le procedure previste dal bando. Si crea così, fin dalla progettazione e dalla presentazione del Piano al fondo, una partnership suffragata dalla contemporanea sottoscrizione della Convenzione da parte di entrambi i soggetti con il Fondo e che riserva all'attuatore la gestione operativa ed economica del progetto nel suo complesso. L'accreditamento: Con l'attenzione dovuta a un interlocutore fondamentale, Fondoprofessioni ha da subito avviato un preciso percorso procedurale di accreditamento degli enti attuatori focalizzato sulla qualità. È un tema, questo del riconoscimento e della «riserva d'azione», particolarmente dibattuto e che vede tuttora significative differenziazioni sul territorio nazionale (nel rispetto dell'autonomo approccio delle singole regioni), pur nell'attuale confronto verso auspicati indicatori generali di uniformità. Ad oggi i sistemi di accreditamento presso il sistema regionale hanno fortemente privilegiato le strutture in possesso di «aule», escludendo piccole realtà dense di saperi e spesso lontane dalla formazione finanziata. Fondoprofessioni ha invece elaborato una procedura valutativa originale, tesa ad individuare e valorizzare le componenti qualitative dell'ente, piuttosto che quelle quantitative e strutturali: a ciascuno è stato richiesto di presentare, nel dettaglio progettuale, gestionale e amministrativo, almeno tre esperienze di formazione continua realizzate con risorse interne o comunque da esse coordinate.12 I numeri sono diventati di grande interesse: ad oggi sono ben 452 gli enti attuatori accreditati, di cui: - il 79% di essi risulta accreditato presso una regione e il 65% è in possesso della certificazione di qualità; - il 34% è collocato nel Nordovest, grazie soprattutto ai 114 enti con sede in Lombardia, il 14% nel Nordest, nel Centro il 29%, forte dei 60 enti del Lazio, e nel Sud il 23%; - 118, pari al 26% gli enti che hanno realizzato piani finanziati nei quattro avvisi finora attivati. Un nuovo sistema relazionale: Grazie al suo modo di operare, Fondoprofessioni è riuscita a creare un sistema di relazioni con gli enti attuatori che non si esaurisce nel momento della concretizzazione dello specifico bando di finanziamento, ma si dilata alla condivisione di molti aspetti di processo. Molti enti, infatti, hanno svolto un ruolo significativo nell'azione di divulgazione e adesione al Fondo stesso, svolgendo un prezioso ruolo di informazione e intermediazione e accompagnando il sistema territoriale del comparto. Altrettanto significativo è risultato il loro apporto propositivo in termini procedurali e gestionali, che ha consentito una verifica critica delle sperimentazioni della fase di start up con l'arricchimento di una casistica sempre più vasta e articolata. Ma ancora più interessante è risultato il confronto tematico che si è avviato in occasione degli incontri organizzati, a livello nazionale e locale; quelli realizzati per la presentazione dei vari bandi o per l'attivazione della piattaforma gestionale, nelle sue diverse componenti, hanno dato spunto ad approfondimenti e confronti fra gli «addetti ai lavori» su fasi e temi del processo formativo, quali l'analisi dei bisogni e la valutazione dei risultati, e preziose conoscenze e relazioni tra operatori di diversi territori nazionali. Tra Fondoprofessioni e gli enti attuatori si è quindi creato un sistema di relazioni complesse che va ben oltre la semplice relazione formale e burocratica, ma che tende a rafforzare una rete collaborativa e sinergica; lo spazio in questa pagina che diamo ad alcuni di essi ne è una piccola ma significativa testimonianza.13 Giustizia Pierluigi Mantini, Italia Oggi pag. 6 Il Pd dialoghi con Alfano e non con Di Pietro Pensare che dalla soluzione del nodo giustizia dipenda tutto il resto forse è un po' troppo, eppure c'è del vero.nel convegno promosso dagli avvocati a Palazzo Giustiniani sono emersi due fatti. Il primo è una certa condivisione dell'idea, sostenuta da Giuseppe De Rita, che il diritto, e i suoi principali interpreti, giudici ed avvocati, sono ormai intrisi di relazionalità, sono più attori e produttori di decisioni che acquistano giuridicità che non esecutori e interpreti delle norme. È un ragionamento complesso, figlio del diritto della globalizzazione e dei mutamenti sociali, ma se cambia l'idea di diritto muta ovviamente anche l'idea di giustizia. La sacralità si riduce alla tutela dei principi essenziali, dei diritti fondamentali, che richiede riti e giudici terzi, tutto il resto è un altro tipo di giustizia che può ben svolgersi con altri riti arbitrali, altri giudici, diversi costi, in un paese che ha annualmente il triplo del contenzioso di Francia, Germania e Inghilterra. È una riflessione che occorre approfondire perché la sfida di una seria riforma della giustizia ha bisogno di idee forti, di premesse concettuali.il secondo fatto è la determinazione con cui il ministro Alfano ha rilanciato l'impegno per la grande riforma della giustizia in autunno. Ribadendo l'urgenza, la centralità per i cittadini e per l'italia, auspicando il dialogo con l'opposizione ma anche sottolineando la fermezza della maggioranza di voler comunque procedere. Ma dopo il lodo Alfano il clima resta teso. Tuttavia il Pd farebbe male a sottrarsi dal tavolo delle riforme della giustizia, come vuole il leader dell'italia dei valori, Antonio Di Pietro. E non basta una generica disponibilità: occorre che il Pd si liberi dall'ossessione di far coincidere la propria posizione con quella dell'anm, l'associazione nazionale magistrati, che è invece la linea ora prevalente.anche i giudici sono parte della riforma giustizia: produttività, managerialità, organizzazione, rapporti con la politica, responsabilità civile per gli errori, ecc. L'organizzazione della giustizia, l'efficienza, le garanzie sono responsabilità della politica e delle istituzioni non della magistratura. E tra i tanti brocardi che circolano sulla giustizia il più attuale resta quello che dice che «l'italia è la culla del diritto e perciò il diritto si è addormentato». Ma, aforismi a parte, il paese si sta abituando all'ingiustizia e i fascicoli dei soli processi pendenti (cinque milioni nel civile, oltre tre nel penale) potrebbero formare cumuli non diversi da quelli dei rifiuti di Napoli. Nel Partito democratico c'è una buona parte dei parlamentari che non condivide una politica della giustizia appiattita sulla magistratura, sulla retorica antiberlusconiana, sull'alleanza emulativa con Di Pietro. Non si tratta di concorrere al conflitto contro i giudici ma, al contrario, di chiudere quella fase, di andare oltre.sulla giustizia il Pd deve scegliere ora se vuole stare al tavolo della riforma con la maggioranza o in piazza con Di Pietro. Stare in entrambi i luoghi non è possibile.14 Sergio Vinciguerra, Italia Oggi pag. 19 Premier al riparo dal processo. Ma non dalla fuga di notizie Il disegno, attuato anche altrove e da noi con la l. n. 140/2003, di mettere i presidenti della repubblica, delle Camere, del Consiglio e della Corte costituzionale al riparo da «offensive giudiziarie» per fatti extrafunzionali, cioè estranei alle attività della carica non importa quando commessi (per i reati compiuti nell'esercizio delle funzioni provvedono gli artt. 90 e 96 cost.), fallì quando l'art. 1 l. n. 140/2003 fu dichiarato illegittimo dalla Corte (sent. n. 24/2004), molte delle cui indicazioni sono state tenute presenti nella legge approvata in via definitiva questa settimana. Secondo la Corte, il bene che la sospensione del procedimento «vuol tutelare deve essere ravvisato nell'assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche» ed «è un interesse apprezzabile che può essere tutelato in armonia con i principi fondamentali dello stato di diritto», data anche la possibilità di ritenere che «il legislatore, considerando che l'interesse pubblico allo svolgimento delle attività connesse alle alte cariche comporti nel contempo un legittimo impedimento a comparire, abbia voluto stabilire una presunzione assoluta di legittimo impedimento» (n. 4). Questa protezione va coordinata con il principio costituzionale della ragionevole durata del processo (art Cost.), perché «all'effettività della giurisdizione non sono indifferenti i tempi del processo» (n. 7). La nuova legge ha, perciò, stabilito che la sospensione non è reiterabile «salvo il caso di nuova nomina nel corso della stessa legislatura né si applica in caso di successiva investitura in altra delle cariche o delle funzioni» (art. 1.5). Sebbene legittima, la sospensione del procedimento non può, tuttavia, essere automatica, come prevedeva la l. n. 140/2003, perché, aveva ammonito la Corte, «l'automatismo generalizzato della sospensione incide, menomandolo, sul diritto di difesa dell'imputato» né può sacrificare il diritto della parte civile che «deve soggiacere alla sospensione prevista dal comma 3 dell'art. 75 c.p.p.» (n. 6), cioè fino alla sentenza penale irrevocabile, se l'azione è proposta in sede civile dopo la costituzione di parte civile nel processo penale o dopo la sentenza di primo grado. E così la nuova legge ha previsto che la sospensione è rinunciabile (art. 1.2) e che l'art c.p.p. non si applica alla parte civile quando essa trasferisce l'azione in sede civile, dove gode anche di una corsia privilegiata (art. 1.6). Dalle alte cariche fruitrici della sospensione è uscito il presidente della Corte costituzionale, perché la Corte aveva ritenuto violasse il principio di eguaglianza accomunare «in unica disciplina cariche diverse non soltanto per le fonti di investitura, ma anche per la natura delle funzioni» (n. 8) e la censura potrebbe coinvolgere ancora oggi la previsione dei presidenti delle Camere e della repubblica. La nuova legge non lascia aperto solo questo problema. Essa sospende il processo, cioè le attività giudiziarie a valle della formulazione del capo di imputazione, ma il p.m. resta libero di svolgere tutte le indagini del caso. Lo scopo della legge di assicurare il sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono alle alte cariche dello stato può essere allora vanificato dalla «tempesta mediatica» derivante da una fuga di notizie, che svolgerebbe così un ruolo determinante nella valutazione dell'interessato circa la rinuncia alla sospensione. Agli scopi della legge era, dunque, essenziale la previsione dell'obbligo di segretare gli atti di indagine sino a quando il soggetto permane in carica.15 Filippo Grossi, Italia Oggi pag. 47 Il pacchetto sicurezza diventa legge Il pacchetto sicurezza diventa legge. Il senato ha infatti dato ieri il via libera alla conversione in legge del decreto legge n. 92/2008. L'aula di Palazzo Madama ha approvato il provvedimento con 161 voti a favore, 120 contrari (Pd e Idv) e 8 astenuti, tra cui i senatori dell'udc. Tra i punti principali del provvedimento il rinvio discrezionale dei processi, fino a 18 mesi, per i reati che non generano allarme sociale compiuti fino al 2 maggio 2006, l'aggravante di clandestinità per lo straniero presente irregolarmente in Italia, per il quale le pene verranno aumentate di un terzo, e l'utilizzo dei militari nelle grandi città: 3 mila soldati avranno compiti di pubblica sicurezza nei centri più popolosi per «specifiche ed eccezionali esigenze di prevenzione della criminalità», per un periodo di sei mesi (al massimo rinnovabile per un anno). Non mancano altre importanti novità tra cui rilevano le espulsioni più facili per gli stranieri condannati a una pena superiore a due anni, il carcere (e la confisca degli immobili) per chi affitta casa ai clandestini, la confisca dei beni patrimoniali di origine mafiosa, l'ergastolo per chi uccide un pubblico ufficiale, più poteri a sindaci e prefetti e l'introduzione di norme specifiche in materia di distruzione delle merci contraffatte. Diverse le reazioni dal mondo politico. «Finalmente una svolta storica per la tutela e la sicurezza dei cittadini dopo l'impotenza della sinistra», è il commento del presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri, mentre per il senatore leghista Gianpaolo Vallardi «questo è un giorno di festa per molti sindaci italiani che hanno a cuore la sicurezza dei propri cittadini e lo è anche per il movimento della Lega Nord perché da troppo tempo si parla di sicurezza in maniera negativa». Secondo il senatore leghista «il decreto approvato ridarà fiducia ai cittadini nelle istituzioni che per il passato non sono state in grado di reagire di fronte all'aumento incriminato della criminalità, quasi totalmente attribuibile all'aumento indiscriminato degli extracomunitari presenti nel nostro territorio». Per Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd a Palazzo Madama, invece, si tratta di «un decreto contrario al principio di uguaglianza dove non si capisce perché devi essere punito più gravemente solo perché sei un immigrato irregolare».16 Gabriele Ventura, Italia Oggi pag. 16 Taglio di posti scoperti per stabilizzare gli lsu Taglio dei posti scoperti nelle posizioni apicali e conseguente incremento delle posizioni A1, B1, B2, per poter consentire la stabilizzazione del personale ex lsu (lavoratore socialmente utile) ed ex ente poste. È quanto prevede, nel dettaglio, l'ipotesi di taglio del 10% delle dotazioni organiche del sistema giustizia predisposta da via Arenula in applicazione del decreto Tremonti (n. 112/2008). Lo ha illustrato il 21 luglio scorso il sottosegretario alla giustizia, Giacomo Caliendo, alle organizzazioni sindacali. Che hanno bocciato in toto il provvedimento annunciando un autunno di protesta. «Abbiamo dichiarato la nostra assoluta contrarietà ai tagli agli organici e alle altre norme previste nel decreto Tremonti che riducono drasticamente le risorse finanziarie, rilevando che ciò porterà a breve alla chiusura di molti uffici giudiziari e alla paralisi della giustizia, con grave pregiudizio per i cittadini», recita il comunicato congiunto diramato da FpCgil, Cisl Fp, Uilpa, Flp. «Abbiamo inoltre sostenuto», continua la nota, «che non è possibile accettare nessuna soluzione che penalizzi il servizio e il personale che già opera da tempo con gravi scoperture organiche di circa 7 mila unità». Secondo i sindacati è necessario trovare una soluzione, sulla stregua dell'accordo raggiunto con la precedente amministrazione il 9 novembre 2006, «che favorisca un servizio efficiente attraverso il giusto riconoscimento professionale dei lavoratori, la contestuale stabilizzazione del personale precario e un piano di nuove assunzioni». «Abbiamo dichiarato», si legge ancora nel comunicato, «che cercheremo di ostacolare con forza gli effetti devastanti del dl Tremonti attraverso una modifica da inserire nella Finanziaria per eliminare i tagli agli organici e alle risorse finanziarie. È indifferibile oggi trovare un'effettiva soluzione alle problematiche della giustizia che metta insieme la funzionalità del servizio e che non penalizzi il personale». Durante la riunione, poi, si è svolta una mobilitazione nazionale del personale giudiziario, con un sit-in in piazza Cairoli, presso il ministero della giustizia. «La mobilitazione, vista la gravità della situazione, proseguirà, anche con azioni eclatanti e di grande spessore politico-sindacale, subito dopo il periodo feriale», ha assicurato Antonino Nasone, segretario generale Uilpa-Uidag, «ci stiamo preparando per un autunno che sarà molto caldo e incisivo per le lotte sindacali». La manifestazione ha ricevuto solidarietà da parte del ministro ombra della giustizia del Partito democratico, Lanfranco Tenaglia, del senatore Luigi Li Gotti dell'italia dei valori, della segretaria di Magistratura democratica, Rita Sanlorenzo, dell'associazione nazionale magistrati e dell'organismo unitario dell'avvocatura. «L'amministrazione e il governo», prosegue la nota, «devono prendersi dunque l'intera responsabilità di questa operazione che danneggia gravemente l'efficienza degli uffici, creando un'amministrazione non funzionale per qualsiasi ipotesi di modernizzazione e impedisce inoltre ogni prospettiva di riqualificazione per tutto il personale».17 Patrizio Gonnella, Italia Oggi pag. 17 Carcere duro ancora più duro È alle porte un ulteriore irrigidimento del carcere duro, il regime disciplinato dall'articolo 41- bis dell'ordinamento penitenziario. Ci aveva provato il precedente governo Prodi a modificarlo quando il 3 maggio 2007 l'allora ministro della giustizia Clemente Mastella, sentito in audizione formale dalla commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa, preannunciò un disegno di legge governativo diretto a inasprire i contenuti della legge. Il 41-bis, introdotto nel 1991 con il decreto Scotti- Martelli, ha visto la sua definitiva stabilizzazione nel 2002 con la legge n Nelle scorse settimane vi sono state molte polemiche sulla riduzione del numero dei detenuti soggetti a tale regime. Ciò sarebbe stato determinato dal forte incremento dei ricorsi, e, di conseguenza, dell'aumento degli annullamenti da parte della magistratura di sorveglianza dei provvedimenti applicativi del 41-bis. Alcuni dei punti presenti nel testo preannunciato dall'ex ministro Mastella sono oggi ricomparsi nel disegno di legge che ha come primo firmatario il senatore Carlo Vizzini, presidente della commissione affari costituzionali di Palazzo Madama. La proposta di modifica dell'attuale 41-bis si articola in tre punti: 1) l'innalzamento della durata del regime speciale sino a tre anni (e mai inferiore a due), a loro volta prorogabili; attualmente il limite massimo è invece di due anni mentre il limite minimo è di un anno; 2) l'inversione dell'onere della prova riguardante la cessazione del rapporto con l'organizzazione criminale di appartenenza facendola gravare sul detenuto, divenendo così una sorta di probatio diabolica; il detenuto deve specificatamente dimostrare che sia cessata la partecipazione o comunque ogni altra forma di collegamento o di contatto con il sodalizio criminoso di appartenenza ovvero ad altre organizzazioni criminali, terroristiche o eversive; oggi, viceversa, spetta all'amministrazione dimostrare la sussistenza del legame criminale con la cosca mafiosa; 3) la previsione della competenza territoriale sui reclami al solo tribunale di sorveglianza presso la Corte di appello di Roma, in modo, si afferma, da assicurare uniformità nell'applicazione della normativa ed evitare un'eccessiva eterogeneità di orientamenti giurisprudenziali da parte dei diversi tribunali. Nei giorni immediatamente successivi all'annuncio del senatore Vizzini, in occasione del sedicesimo anniversario della morte di Paolo Borsellino, il ministro della giustizia Angelino Alfano, a sua volta, ha annunciato un inasprimento del 41-bis per via amministrativa con circolare del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Viene disposto lo spostamento dei boss sottoposti al regime del 41-bis in celle lontane tra loro, allo scopo di evitare qualsiasi possibile contatto vocale. Nell'ipotesi di inosservanza della disposizione suddetta i detenuti potranno essere assoggettati a procedimento disciplinare. Inoltre, viene ridotta ancora di più rispetto a oggi la possibilità di fare la socialità in gruppo, ossia di poter incontrare altri detenuti durante le ore di aria. La proposta di riforma troverà prevedibilmente la legittima resistenza dell'avvocatura e della magistratura di sorveglianza, la quale rischia di vedersi esautorate del tutto le proprie funzioni di controllo. Su questo tema sia le Camere penali sia l'associazione nazionale magistrati sono intervenute a difesa delle prerogative di controllo dei giudici di sorveglianza. D'altronde, sia la Corte europea dei diritti umani sia la Corte costituzionale hanno condizionato il loro sì al regime speciale solo in quanto la legge sia capace di garantire un effettivo ed efficace controllo giurisdizionale sui provvedimenti amministrativi di compressione dei diritti dei detenuti che vi sono sottoposti, altrimenti il rischio è la violazione dell'articolo 27 della Costituzione. Il numero totale dei detenuti assoggettati al regime duro oggi sfiora le 600 unità. Erano 678 nel dicembre del 2002, nei giorni in cui veniva modificato l'articolo 41-bis della legge penitenziaria.18 Paolo Bozzacchi, Italia Oggi pag. 18 Regolarizzazioni caso per caso Dare sostanza al Patto sull'immigrazione e asilo firmato a Cannes due settimane fa. Questo il principale obiettivo del Consiglio giustizia e affari interni in corso oggi a Bruxelles, che si propone di adottare le linee guida di un provvedimento definitivo in materia di politiche migratorie, sia a livello comunitario sia nazionale. L'adozione definitiva del provvedimento, nelle intenzioni della presidenza di turno francese, è prevista per il prossimo Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Il materiale sul quale lavorare è comunque già corposo, e si sostanzia nelle conclusioni del Consiglio sul rafforzamento delle politiche di integrazione attraverso la promozione del principio «unità nella diversità» (10267/07), la Comunicazione della Commissione dal titolo «Una politica comune sull'immigrazione per l'europa: principi, azioni e strumenti» (110117/08) e il Piano strategico sull'asilo: un approccio integrato di protezione in Europa (11022/08). Sullo stato dell'arte dei lavori e soprattutto sulla qualità normativa del Piano non mancano comunque le critiche. Prima fra tutte quella secondo cui (nel caso il testo passi nella sua versione attuale) a oggi sarebbe stata lasciata dai legislatori troppa «carta bianca» agli stati membri per la gestione delle politiche nazionali di migrazione. Il testo su cui stanno lavorando i ministri a Bruxelles (redatto dal competente ministro francese), infatti, inizia con un preambolo finalizzato a rassicurare gli scettici sul fatto che l'unione non punta a diventare una «Fortezza». Rimane il fatto che l'unione riceve ogni anno più migranti degli Stati Uniti, e ha bisogno di immigrazione per ragioni economiche e demografiche. Dopo il preambolo cinque linee guida: organizzazione dell'immigrazione legale in funzione dei bisogni del mercato del lavoro e delle capacità di accoglienza, lotta contro l'immigrazione irregolare e organizzazione delle modalità del suo allontanamento dal territorio Ue, migliore protezione dell'europa ed efficienza dei controlli frontalieri, costruzione di un'europa dell'asilo, costruzione di un partenariato con i paesi di origine dell'immigrazione. Il patto, dunque, chiede agli stati membri di «evitare regolarizzazioni generali e incondizionate per limitarsi in futuro a delle regolarizzazioni caso per caso, a titolo eccezionale, nel quadro delle legislazioni nazionali, per motivi umanitari o economici». Nella prima versione del Patto si affermava che «le regolarizzazioni di massa producono un effetto calamita importante», e pertanto gli stati membri si impegnavano «a non usare in futuro questa misura». Tra le ragioni eccezionali a giustificazione della regolarizzazione caso per caso, nel primo testo si menzionava «in particolare l'aspetto umanitario«. Nella versione più recente si considerano anche i motivi di carattere economico, su richiesta della Spagna, che a fine dell'ultimo incontro si è detta molto soddisfatta, per voce del ministro degli interni Alfredo Perez-Rubalcabba. Dal Patto originario è inoltre sparito il riferimento al «contratto di integrazione» obbligatorio, che includeva anche l'apprendimento del paese di accoglienza tra i doveri; l'apprendimento della lingua sarà invece considerato un diritto da sostenere attraverso «misure specifiche» a favore dei processi di integrazione. L'accordo di Cannes, dunque, sembra non aver tenuto conto, secondo i critici, che il Patto fisserà sì le linee generali della politica d'immigrazione e asilo degli stati membri, ma di fatto lascerà libertà «a ciascuno stato membro di decidere le condizioni di ammissione sul suo territorio dei migranti regolari e di fissarne il numero». Il Patto gestirà i flussi migratori comuni, perché (recita il testo), «crea di fatto uno spazio comune di libera circolazione», in cui ogni stato membro dovrà tenere conto delle politiche di asilo e immigrazione degli stati partner». Nessun approccio comune è stato a oggi delineato in modo chiaro, fatta eccezione per la repressione dell'immigrazione irregolare e del controllo delle frontiere. Altri punti all'ordine del giorno del Consiglio Gai sono la modifica della direttiva n. 2003/109/EC sull'estensione dello status di residenti di lungo termine ai cittadini che godono di protezione internazionale, e la proposta di modifica del regolamento n. 2201/2003 relativo alla19 giurisdizione e legge applicabile in materia di matrimonio (Roma III). Entrambi sono stati già discussi in altre occasioni, ma non hanno ancora ottenuto la necessaria unanimità. Marzia Paolucci, Italia Oggi pag. 19 In Sicilia adozioni veloci Ottenere un decreto di idoneità all'adozione internazionale prima che prevalga un senso di scoraggiamento. A Palermo si può. La chiave si chiama Aims - Adozioni internazionali Modello Sicilia: nato nel 2003, è la prima applicazione sperimentale del sistema Adozioni, un nuovo modello organizzativo elaborato nella regione con l'obiettivo di rendere meno complesso e più trasparente il procedimento delle adozioni internazionali nell'applicazione della normativa. Realizzato dalla società Finconcept.net, il progetto consiste in un sistema di collegamento informatico che permette l'integrazione operativa fra il Tribunale per i minorenni, i servizi sociali territoriali, i servizi di psicologia e i consultori familiari delle Asl. L'iniziativa è il risultato di un protocollo di intesa sottoscritto dal ministero della giustizia, la regione Sicilia e la società che ne ha curato la parte informatica. Una di quelle buone pratiche in ambito di e-government dell'amministrazione pubblica che, a dimostrazione della sua efficacia, è stata inserita tra le best practices del portale europeo creato dalla Commissione per lo scambio di esperienze e buone pratiche tra gli operatori del settore, soprattutto in aree locali e regionali. Nella relazione inaugurale del 2008 il presidente della Corte d'appello di Palermo Carlo Rotolo, facendo riferimento allo snellimento e al contenimento dei tempi procedimentali dell'adozione internazionale, si è augurato una sua estensione a tutta la regione. Il progetto, che prevede una reimpostazione del flusso di lavoro dell'adozione nel suo complesso, ha cercato di creare un modello condiviso della documentazione necessaria in modo da uniformare a uno stesso standard tutti i soggetti operativamente coinvolti fra tribunali per i minorenni, servizi sociali e asl. Tutto questo per un sensibile miglioramento dell'intero processo che può contare sulla gestione informatica del procedimento vista la creazione di un fascicolo digitale, l'archiviazione elettronica che consente di rintracciare in tempo reale qualsiasi documento e la trasmissione informatica che si sostituisce a qualsiasi altra forma di trasmissione di documenti fra gli uffici e una nuova gestione. Concetti propri del management d'impresa come la gestione del work flow e delle risorse umane, attribuzione delle attività lavorative a livello di singoli utenti o gruppi, conoscenza in tempo reale dello stato della pratica e dello storico e monitoraggio qualitativo e quantitativo, sono così entrati in un settore decisamente inconsueto come quello delle pratiche di adozione. La completa informatizzazione del procedimento ha poi significato sicurezza certificata sulle transazioni e sui dati, completo annullamento del cartaceo epossibilità di interventi correttivi continui sul flusso di lavoro e sui format dei documenti oltre alla possibilità, per gli aventi titolo, di effettuare un monitoraggio in tempo reale sullo stato del processo. Dalla fase di sperimentazione di circa un anno si è subito registrato un abbattimento dei tempi che ha portato alla trattazione complessiva di 115 pratiche e alla riduzione del 40% del tempi della loro lavorazione. Dall'apertura della pratica da parte del Tribunale per i minori all'ottenimento delle relazioni sociale e psicologica dei servizi sociali del comune e del servizio psicologia della Asl, passano ora circa due mesi in rapporto ai quattro mesi previsti dalla normativa e ai sei mesi mediamente effettivamente necessari. In più, l'applicazione di uno stesso modello operativo condiviso con i rappresentanti di tutte le categorie interessate ha tendenzialmente azzerato i casi di richiesta di integrazione di indagine da parte dei tribunali agli assistenti sociali e agli psicologi.20 Silvio Buzzanca, La Repubblica pag. 6 Napolitano firma il lodo Alfano Di Pietro attacca: "È immorale" Giorgio Napolitano mette la sua firma sotto la legge che garantisce l immunità alle più alte cariche dello Stato. Un passo che fa esultare il centrodestra, ma scatena la rabbia di Antonio Di Pietro che rilancia l idea di un referendum per cancellare il "lodo Alfano". Proprio mentre il ministro della Giustizia annuncia trionfante: «Il lodo è legge dello Stato, siamo già proiettati sulla riforma della giustizia». Pronta la replica dell Anm: se sulla giustizia si mette mano alla Costituzione, «non ci potrà essere un punto di incontro», dice il presidente Luca Palamara. L annuncio della promulgazione della legge arriva attraverso un comunicato ufficiale del Quirinale che ricalca quello scritto quando il capo dello Stato autorizzò la presentazione del disegno di legge alle Camere. Napolitano, in pratica, spiega che la legge non presenta, per quello che gli compete, elementi di incostituzionalità. Perché, prosegue il capo dello Stato la Consulta, in occasione dell esame dell analogo "lodo Schifani" da un lato ha riconosciuto un "interesse apprezzabile" nel proteggere le quatto cariche in questione e dall altro non ha scritto che fosse necessaria una legge costituzionale. L atto presidenziale fa esultare Maurizio Gasparri che vede nel via libera del Quirinale il riconoscimento della tesi del centrodestra sulla possibilità di procedere con una legge ordinaria. Il capogruppo del Pdl al Senato dice che «la saggezza di Napolitano ha fatto giustizia di osservazioni infondate». Più che un plauso al Quirinale una bacchettata a Nicola Mancino. Il presidente del Csm, in mattinata, aveva infatti ripetuto che «non sarebbe fuor d opera rafforzare il lodo Alfano con una legge costituzionale. L ho sempre detto e da sempre ho sostenuto che la legge Schifani sarebbe stata travolta dalla Corte Costituzionale». Ma ambienti del Quirinale sottolineano che Mancino non ha detto che era necessaria una legge costituzionale, ma che bisognava "rafforzare" il lodo con quel procedimento. Una polemica che non scuote più di tanto Pier Ferdinando Casini, convinto che quello di Napolitano è solo «un atto dovuto». Chi invece si agita è Antonio Di Pietro. Che non esita ad andare al muro contro muro con il Quirinale. «Rispettiamo la decisione del capo dello Stato - dice il leader di Italia dei Valori - ma non la condividiamo per niente, perché noi pensiamo, come quei cento costituzionalisti che hanno sottoscritto il documento, che questa legge sia incostituzionale e comunque immorale». L ex pm comunque non ha intenzione di fermarsi e annuncia: «Depositeremo il quesito referendario e raccoglieremo le firme». Il portavoce di Berlusconi, Paolo Bonaiuti, fa però sapere che Berlusconi potrebbe rinunciare allo scudo. «E vero, vediamo. - dice Bonaiuti - Sono tecnicalità di cui si occupano i suoi avvocati». Gli avvocati, nello specifico Niccolò Ghedini, spiegano che Bonaiuti dice una cosa ovvia. La certezza è che il lodo blocca i processi Mills e diritti tv. Non ferma invece l indagine preliminare su Saccà. I legali del Cavaliere hanno comunque tempo per vedere cosa fare. 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