Source: https://olympus.uniurb.it/index.php?option=com_content&view=article&id=20897:cassazione-penale,-sez-4,-19-agosto-2019,-n-36171-operaio-precipita-da-un-lucernaio-durante-il-lavoro-di-montaggio-di-una-canalina-metallica-il-comportamento-negligente-della-vittima-costituisce-un-ordinario-accadimento-fortuito,-preventivamente-intuibile&catid=17&Itemid=138
Timestamp: 2020-08-11 09:25:28+00:00
Document Index: 143237298

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 590', 'art. 18', 'art. 148', 'art. 148', 'sentenza ', 'art. 148']

1. Con la sentenza in epigrafe la Corte di appello di L'Aquila ha confermato la sentenza del Tribunale di Teramo del 6 novembre 2015, con cui DA.G. era stato condannato alla pena di mesi quattro di reclusione per il reato di cui all'art. 590, commi secondo e terzo, cod. pen. (perché, nella qualità di amministratore della ditta Italpannelli s.r.l. e di datore di lavoro, per colpa consistita nella violazione degli artt. 148 e 36, comma 2, D. Lvo n. 81 del 2008, non approntando sulla copertura autoportante di nuova realizzazione del reparto "piegatura taglio lamiere", idonee tavole, né idonee misure per evitare i calpestio sui lucernai non calpestabili, né segnali di avvertimento del pericolo di caduta, né installando le linee vita atte a consentire l'aggancio di cordini di imbracatura di sicurezza, né approntando sotto ai lucernai impalchi di protezione, infine non informando adeguatamente il lavoratore G.S. del rischio specifico di caduta dall'alto, gli cagionava lesioni personali gravi, dalle quali derivava una malattia nel corpo giudicata guaribile in giorni centoquattordici; segnatamente il lavoratore era adibito ad un lavoro di montaggio di una canalina metallica lungo il perimetro del tetto e lo stesso, privo di mezzi di protezione dalla caduta dall'alto e non informato sulla non calpestabilità dei lucernai, precipitava da uno di questi - in Ancarano il 7 aprile 2011 - con la recidiva specifica infraquinquennale).
Il teste R.G., tecnico del servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro presso la ASL di Teramo, ed altri lavoratori presenti sul posto accertavano l'assenza di qualsivoglia dispositivo di prevenzione (es. segnali di avvertimento del pericolo) o di protezione individuale (es. imbracatura o elmetto). Se adeguatamente informata del pericolo cui era esposta la parte offesa avrebbe evitato l'infortunio.
La Corte di appello ha accertato l'inosservanza degli obblighi previsti dall'art. 18 D. Lgs n. 81 del 2008 di affidare ai lavoratori compiti adeguati alle loro capacità e competenze, di garantire l'adeguata informazione dei rischi, di fornire i necessari dispositivi di protezione e di vigilare sull'osservanza delle norme di sicurezza del lavoro e di uso dei dispositivi predetti.
2.1. Violazione di legge per inosservanza o non corretta applicazione dell'art. 148 D. Lgs.- n. 81 del 2008.
Si deduce che la disposizione dell'art. 148 D. Lgs. cit. consente l'esecuzione di lavori su tetti e lucernai, imponendo solo la preventiva verifica della resistenza (per sostenere il peso di operai e materiali di impiego) nonché il collocamento di tavole sopra le orditure e i sottopalchi. Nel rispetto di tali disposizioni, il datore di lavoro disponeva l'apposizione di opportuno materiale di costruzione sul lucernaio in questione.
Si rileva che la rimozione del presidio di sicurezza effettuata dal lavoratore rap-presentava la causa assorbente e sostitutiva del rischio. Si trattava di una condotta abnorme, alla luce delle attribuzioni espletate dal lavoratore in detta circostanza. L'infortunato non aveva motivo di avventurarsi sul tetto del capannone, in quanto disponeva delle canaline lungo il camminamento perimetrale, dove peraltro erano montate; preferiva, invece, le canaline di protezione di un lucernaio, per cui lo sfondava e precipitava (vedi le dichiarazioni di tutti i testimoni, tra le quali quelle rese da A.E.). Il camminamento perimetrale sulla copertura occorreva proprio ad evitare incidenti del genere di quello verificatosi.
Si sostiene che, alla luce dello stabile quadro familiare e del pieno inserimento sociale dell'imputato, sussistevano i presupposti per la concessione delle circostanze attenuanti generiche in favore del DA.G..
In tema di infortuni sul lavoro, infatti, il datore di lavoro, in quanto titolare di una posizione di garanzia in ordine all'incolumità fisica dei lavoratori, ha il dovere di accertarsi del rispetto dei presidi antinfortunistici vigilando sulla sussistenza e persistenza delle condizioni di sicurezza ed esigendo dagli stessi lavoratori l'osservanza delle regole di cautela (Sez. 4, n. 8883 del 10/02/2016, Santini, Rv. 266073; Sez. 4, n. 3787 del 17/10/2014, dep. 2015, Bonetti, Rv. 261946; Sez. 4, n. 37986 del 27/06/2012, Battafarano, Rv. 254365).
1.2. Il DA.G. deduce di aver rispettato gli obblighi di informativa e di dotazione antinfortunistica dei lavoratori, sostenendo una tesi evidentemente contrastante con quanto affermato dalla Corte territoriale all'esito dell'istruttoria dibattimentale. Al riguardo, secondo quanto esposto nella sentenza impugnata, R.G., tecnico del servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro presso la ASL di Teramo, e altri lavoratori presenti sul cantiere, riferivano le suddette omissioni del datore di lavoro nelle attività di organizzazione e di controllo dei dipendenti.
1.3. In ordine alla prevedibilità delle circostanze che hanno determinato l'evento lesivo del lavoratore, i giudici dì merito hanno affermato la non eccentricità e la non imprevedibilità del comportamento del lavoratore ed hanno evidenziato come il comportamento negligente della vittima costituisse un ordinario accadimento fortuito, preventivamente controllabile e intuibile in anticipo.
Pertanto, in tema di causalità, la colpa del lavoratore, concorrente con la violazione della normativa antinfortunistica ascritta al datore di lavoro ovvero al destinatario dell'obbligo di adottare le misure di prevenzione, esime questi ultimi dalle loro responsabilità solo allorquando il comportamento anomalo del primo sia assolutamente estraneo al processo produttivo o alle mansioni attribuite, risolvendosi in un compor-tamento del tutto esorbitante ed imprevedibile rispetto al lavoro posto in essere, ontologicamente avulso da ogni ipotizzabile intervento e prevedibile scelta del lavoratore (Sez. 4, n. 16397 del 05/03/2015, Guida, Rv. 263386).
La Corte di merito, con motivazione logica ed immune da censure, ha evidenziato che il lucernaio - coperto da una lastra in vetroresina non calpestabile sulla quale erano stati disposti bancali in legno e canaline in ferro in violazione dell'art. 148 D. Lgs. n. 81 del 2008 - costituiva una fonte di rischio di caduta dall'alto, non era adeguatamente segnalato ed era artatamente occultato dal materiale sovrappostovi.