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Timestamp: 2018-03-24 07:57:03+00:00
Document Index: 96135223

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 1419', 'sentenza ', 'art.18', 'art. 26', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 43', 'art. 46', 'art. 26']

In collaborazione con il Gruppo Wolters Kluwer
Lavoro intermittente e assenza DVR, chiarimenti Ispettorato Nazionale Lavoro23/03/2018
Interviene sulla violazione delle disposizioni art. 14 D.Lgs. n. 81/2015, in particolare il divieto di stipula del contratto di lavoro intermittente in assenza della valutazione dei rischi, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro con lettera circolare 15 marzo 2018 n. 49.
Premesso che le circolari n. 18/2012 e n. 20/2012 del Ministero del lavoro sostengono che la stipula di un contratto di lavoro intermittente in violazione della disposizione imperativa sul DVR comporta la conversione del rapporto di lavoro intermittente in un ordinario rapporto di lavoro subordinato, la lett. circ. INL n. 49/2018 fonda tale conclusione su un consolidato orientamento della Corte di Cassazione. Esso, sebbene formatosi in relazione al contratto a termine, “ha espresso il principio generale secondo il quale la contrarietà a norma imperativa di un contratto di lavoro “atipico” ne comporta la nullità parziale ai sensi dell’art. 1419 c.c. con conseguente conversione dello stesso” in contratto di lavoro subordinato (in particolare Cass. civ. sez. Lavoro 2 aprile 2012 n. 5241).
Facendo riferimento a un rapporto OIL, del 28 aprile 2010 (“Rischi emergenti e nuove forme dì prevenzione in un mondo del lavoro che cambia”) citato dalla sentenza, la circolare INL evidenzia “la valorizzazione di tale precetto in funzione della protezione di lavoratori ‘meno esperti’ a causa della loro minore familiarità con l’ambiente di lavoro, conseguente alla stipula di contratti ‘atipici’ che non implicano uno stabile inserimento del lavoratore nell’organizzazione aziendale”, già oggetto di precedenti interventi della Corte di Cassazione (cfr., fra le altre, Cass. n. 11622/2007).
Sulla scorta di tali considerazioni la Cassazione individua nella nullità parziale del contratto stipulato “contra legem” e nella conseguente conversione nella forma comune del rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato la “sanzione” adeguata a colpire tali fattispecie, atteso che “il beneficio della stabilità dell'impiego deve essere inteso come un elemento portante della tutela dei lavoratori. Altre pronunce della Corte Costituzionale hanno chiarito – in riferimento alla fattispecie del contratto a tempo parziale – come “la sanzione della nullità del contratto di lavoro per contrarietà a norma imperativa non possa non trovare un necessario contemperamento nella necessità di salvaguardare il lavoratore cui il testo contrattuale si presume essere stato imposto” per evitare la conseguenza della nullità del contratto, che nuocerebbe, anziché giovare, al contraente che il legislatore intende proteggere.
Le esigenze di protezione di un diritto primario, quale quello alla salute, non possono che portare “alla declaratoria di nullità dei contratti di lavoro atipici, quale quello in esame, stipulati in violazione della specifica norma di prevenzione, che esige una particolare protezione per i lavoratori” (Tribunale di Vicenza, sentenza 19 luglio 2017, n. 343). Il Tribunale di Milano, con sentenze 19 giugno 2017 n. 1806 e 20 giugno 2017, 1810, non ha ritenuto, in alcun modo, ostativa alla conversione del rapporto di lavoro la circostanza che tale “sanzione” non sia espressamente prevista dal legislatore, in quanto “va tuttavia considerato che l’assenza della valutazione dei rischi forma oggetto di un preciso divieto alla conclusione di contratti di lavoro intermittente”.
Lavoro intermittente e assenza DVR, chiarimenti Ispettorato Nazionale Lavoro
Il MiSE promuove i biocarburanti avanzati nel settore dei trasporti20/03/2018
Le indicazioni della direttiva 2009/73/CE, in particolare del considerando 26, sono recepite dal decreto del Ministero dello Sviluppo economico 2 marzo 2018, che promuove un maggiore uso del del biogas e del gas proveniente dalla biomassa, anche attraverso la garanzia di un accesso non discriminatorio al sistema del gas naturale.
La Commissione Europea ha approvato di recente un regime di sostegno pubblico da 4,7 miliardi di euro per la produzione e distribuzione di biometano e biocarburanti avanzati. L’utilizzo per la produzione di biogas di rifiuti e deiezioni di origine agricola ha un elevato potenziale di riduzione nelle emissioni di gas a effetto serra, offrendo notevoli vantaggi ambientali nella produzione di calore ed elettricità e nell’impiego di biocarburanti. Inoltre, gli impianti di biogas possono contribuire e allo sviluppo sostenibile delle zone rurali. Il costo di produzione di biocarburanti e il biometano avanzati, però, è molto più alto rispetto ai combustibili fossili, quindi la misura approvata aiuta i produttori che riceveranno un premio (variabile, da aggiornare ogni anno in base ai costi di produzione) per compensare i maggiori costi di produzione.
Il D.MiSE 2 marzo 2018 definisce biometano “il combustibile ottenuto da biogas che, a seguito di opportuni trattamenti chimico-fisici, anche svolti, a seguito del convogliamento o del trasporto del biogas, in luogo diverso da quello di produzione, soddisfa le caratteristiche fissate dall'Autorità per l'energia elettrica, il gas e il servizio idrico ... ed è quindi idoneo alla successiva fase di compressione per l'immissione nella rete del gas naturale ... include anche il combustibile prodotto tramite processi di metanazione dell'idrogeno ottenuto da fonti rinnovabili e della CO2 presente nel biogas destinato alla produzione di biometano o prodotta da processi biologici e fermentativi, purché rispetti le predette caratteristiche. Seguono definizioni dettagliate per gli altri concetti coinvolti, dai soggetti ai produttori, da biometano avanzato a sottoprodotti. Il decreto parla poi di connessione degli impianti di produzione di biometano alla rete del gas naturale, qualità e sostenibilità del biometano, disposizioni per il biometano immesso nella rete del gas naturale con destinazione specifica nei trasporti e relativa incentivazione, riconversione di impianti a biogas esistenti, Procedura di qualifica per il produttore che intenda accedere alle incentivazioni (domanda al GSE); il decreto si chiude con Modifiche e integrazioni al D.M. 10 ottobre 2014 per adeguarlo agli elementi contenuti nel nuovo decreto.
Il MiSE promuove i biocarburanti avanzati nel settore dei trasporti
Veneto, aiuti alle imprese agricole per investimenti ambientali16/03/2018
Contributi alle imprese agricole del Veneto per investimenti in fonti rinnovabili e risparmio idrico verranno concessi dalla regione Veneto, nell’ambito del bando a valere sull’’Intervento 4.1.1 del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2014-2020 attivato con Deliberazione n. 2112 del 19 dicembre 2017 e rettificato con Deliberazione n. 114 del 7 febbraio 2018.
Potranno accedere ai contributi gli agricoltori e le cooperative agricole di produzione che svolgono come attività principale la coltivazione del terreno e/o allevamento di animali. Al momento della presentazione della domanda, l’impresa dovrà avere una dimensione economica aziendale pari ad almeno 12.000 euro di Produzione Standard totale in zona montana e ad almeno 15.000 euro di Produzione Standard totale nelle altre zone.
Verranno agevolate le seguenti tipologie di intervento:
• ristrutturazione di fabbricati per la produzione, lavorazione, trasformazione, immagazzinamento e commercializzazione dei prodotti aziendali con utilizzo di materiale da costruzione che migliori l’efficienza energetica;
• investimenti per l’eliminazione e sostituzione dell’amianto;
• investimenti strutturali ed impianti per lo stoccaggio, il trattamento e la gestione dei residui agricoli e dei reflui aziendali comprese le strutture realizzate con tecnologie volte alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra;
• acquisto di macchine e attrezzature per la riduzione dell’impatto ambientale e la conservazione del suolo (agricoltura conservativa, agricoltura di precisione);
• investimenti per la produzione di energia, a esclusivo uso aziendale, a partire da:
- fonti agro-forestali;
- fonti rinnovabili (solare termico, fotovoltaico, eolico, geotermico);
- reflui provenienti dall’attività aziendale;
• adozione di sistemi, impianti e tecnologie irrigue, compresa la realizzazione di invasi aziendali (dedotte eventuali entrate), finalizzati al risparmio idrico e alla tutela delle falde;
• investimenti volti alla depurazione delle acque reflue derivanti dall’attività di trasformazione dei prodotti.
Saranno ammissibili gli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili se utilizzata esclusivamente per autoconsumo; inoltre, è richiesto il rispetto dei criteri minimi di efficienza previsti dalla normativa vigente in materia, di non utilizzare, per la produzione di energia, biomassa classificabile come rifiuto (D.Lgs. n. 152/2006 parte quarta); per le altre condizioni si rimanda al bando.
Il contributo sarà del 40% della spesa ammessa per “Investimenti per la trasformazione/commercializzazione”; 50% della spesa ammessa per gli altri investimenti.
Le domande di contributo dovranno essere presentate entro il 13 aprile 2018 per via telematica attraverso l’applicativo disponibile sul sito di AVEPAhttp://filseonline.regione.liguria.it.
- Programma di Sviluppo Rurale della Regione Veneto (PSR) 2014 - 2020, Intervento 4.1.1;
- Deliberazione della Giunta Regionale 19 dicembre 2017 n. 2112, BUR 29 dicembre 2017 n. 129: apertura dei termini di presentazione delle domande di aiuto;
- Deliberazione della Giunta Regionale 7 febbraio 2018 n. 114, BUR 9 febbraio 2018 n. 14: rettifica bando.
Veneto, aiuti alle imprese agricole per investimenti ambientali
Pubblicata in Italia la ISO 52016:2018 sul calcolo delle prestazioni energetiche20/03/2018
Pubblicata in Italia il 1° marzo 2018, la norma UNI EN ISO 52016:2018 sostituisce completamente cinque procedure di calcolo fondamentali per l'analisi dei fabbisogni e delle temperature interne, tra cui la UNI EN ISO 13790:2008, norma sulla quale si fonda l'attuale UNI TS 11300-1:2014 per la determinazione dei fabbisogni di energia termica. Ecco le norme sostituite (e quindi ritirate) dalla UNI EN ISO 52016:
•UNI EN 15265:2008 - Calcolo del fabbisogno di energia per il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti mediante metodi dinamici - Criteri generali e procedimenti di validazione
•UNI EN 15255:2008 - Calcolo del carico sensibile di raffrescamento di un ambiente - Criteri generali e procedimenti di validazione
•UNI EN ISO 13790:2008 - Prestazione energetica degli edifici - Calcolo del fabbisogno di energia per il riscaldamento e il raffrescamento
•UNI EN ISO 13791:2012 - Prestazione termica degli edifici - Calcolo della temperatura interna estiva di un locale in assenza di impianti di climatizzazione - Criteri generali e procedure di validazione
•UNI EN ISO 13792:2012 - Prestazione termica degli edifici - Calcolo della temperatura interna estiva di un locale in assenza di impianti di climatizzazione - Metodi semplificati
Per il momento, tuttavia, non cambia il metodo da utilizzare per la certificazione energetica e la verifica di rispondenza ai requisiti di legge, in attesa dell'appendice nazionale alla ISO 52016 e del richiamo specifico nei decreti attualmente in vigore (D.Lgs. n. 192/2015 e D.M. 26 giugno 2016). Per le diagnosi, i contratti di prestazione energetica e le valutazioni sul progetto in regime invernale ed estivo il progettista è invece libero di usare la nuova norma.
La UNI EN ISO 52016 ha l’obiettivo di determinare il carico sensibile di riscaldamento e raffrescamento, valutare la temperatura interna invernale ed estiva e calcolare il fabbisogno di energia per riscaldamento e raffrescamento degli ambienti con il “metodo dinamico orario”: che cos'è e quando si usa? Questa norma tecnica definisce come calcolare il bilancio energetico dell'involucro dell'edificio ora per ora e permette di ottenere l'andamento delle temperature interne (operante, radiante e dell'aria) e il carico termico richiesto all'impianto. In questo modo il progettista può rappresentare in modo realistico nel progetto o nella diagnosi energetica le condizioni di comfort e consumo.
Pubblicata in Italia la ISO 52016:2018 sul calcolo delle prestazioni energetiche
Linee guida del Ministero della salute sulla postura14/03/2018
Nelle Linee guida nazionali sulla classificazione, inquadramento e misurazione della postura e delle relative disfunzioni, il Ministero della Salute intende fornire alle diverse professionalità sanitarie coinvolte nella prevenzione, diagnosi e cura del disturbo posturale, indicazioni univoche, condivise e basate sulle migliori evidenze scientifiche disponibili. Il documento è stato prodotto da un apposito Gruppo di lavoro, composto da figure scientifiche, accademiche e laiche coinvolte nei processi di prevenzione, diagnosi, assistenza e cura delle problematiche oggetto delle presenti Linee Guida ed è stato poi sottoposto al vaglio del Consiglio Superiore di Sanità che ha espresso parere favorevole. È previsto un aggiornamento quadriennale delle linee guida, a meno che la base dell’evidenza non cambi nel frattempo, rendendo le raccomandazioni obsolete.
Poiché – dice il Ministero – non si hanno dati certi sul peso epidemiologico dei disturbi posturali, né percorsi ben codificati per la presa in carico degli individui affetti da tali disfunzioni, si e deciso di procedere ad un inquadramento generale della tematica, sulla base dei dati ad oggi disponibili in letteratura, con particolare attenzione alle modalità anamnestiche e obiettivo-cliniche da adottare per identificare un individuo con sospetta disfunzione posturale.
Il documento definisce la postura “la posizione assunta dalle varie parti del corpo le une rispetto alle altre e rispetto all’ambiente circostante e al sistema di riferimento del campo gravitazionale”. La postura standard (che rappresenta l’equilibrio ideale) è “quella che consente la massima efficacia del gesto in assenza di dolore e nella massima economia energetica: tutte le forze che agiscono sul corpo sono bilanciate”.
Nell’introduzione si trovano indicazioni su come si configuri la postura standard:
— testa eretta in posizione equilibrata con il piano occipitale parallelo al pavimento e piano bipupillare parallelo all’orizzonte, in modo che sia minima la tensione a carico dei muscoli del collo;
— colonna vertebrale con curve fisiologiche;
— ossa degli arti inferiori allineati in modo ideale per il sostegno del peso;
— torace e regione dorsale in posizione che favorisce la respirazione;
— bacino in posizione “neutra”, così da suggerire buon allineamento dell’addome, del tronco e degli arti inferiori;
Tra le raccomandazioni, si evidenziano:
1) la valutazione dell’allineamento posturale deve prevedere uno standard di posizione;
2) la diagnosi di disfunzione posturale necessita oltre che di valutazioni cliniche anche di specifiche indagini strumentali per identificarne la natura e l’entità;
3) al fine di conseguire un miglioramento dello stato di salute dell’individuo si deve prevedere non solo il trattamento degli aspetti sintomatici, ma anche quello delle condizioni causali.
Linee guida del Ministero della salute sulla postura
Pubblicata la nuova ISO 45001:2018 gestione della salute e sicurezza13/03/2018
INAIL, per le donne più infortuni in itinere14/03/2018
Doveri e obblighi del DDL appaltatore nella gestione emergenze: interpello12/03/2018
L’istante dell’interpello n. 1/2018, datato 14 febbraio 2018, chiede infatti chiarimenti rispetto a un datore di lavoro “che svolga le proprie attività esclusivamente presso unità produttive di un DDL committente”. La segnalazione, in particolare, viene da un’azienda associata dell’istante che, erogando servizi a soggetti committenti non ha “la disponibilità giuridica ed esclusiva dei luoghi in cui si svolge l’appalto, ma utilizza locali della committenza (spogliatoi, magazzini, uffici)” ed eroga i suoi servizi in tutti gli ambienti. I quesiti posti, nel dettaglio, sono tre:
- designare i componenti delle squadre di emergenza (obbligo imposto dall’art.18, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 81/2008) è “assolto attraverso la presa d’atto che il DL committente ha predisposto un PGE che coinvolge anche eventuali lavoratori di aziende terze?”
- tale presa d’atto, nell’ambito delle misure di cooperazione e coordinamento (art. 26 TUSL), formalizzata con verbale di condivisione del PGE, è sufficiente per ritenere soddisfatto per l’appaltatore l’obbligo art. 18, comma 1, lett. b)?
- le squadre di emergenza e PS possono essere considerate sufficienti per tutelare tutti i soggetti presenti, anche appaltatori?
La commissione per rispondere al triplice interpello comincia ricordando il disposto non solo dell’art. 18, comma 1, lett. b) TUSL, ma anche dell’art. 43, comma 2, il quale prevede che per la designazione delle squadre di emergenza, il DDL tenga conto anche delle dimensioni dell’azienda e dei rischi specifici, il che, secondo la commissione, stabilisce che il numero degli addetti alle squadre non può essere definito “aprioristicamente”. Richiama poi l’art. 46, comma 4 TUSL, che mantiene validi (fino a emanazione dei decreti previsti dal comma 3) “i criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione delle emergenze nei luoghi di lavoro” del D.M. 10 marzo 1998. La commissione prosegue ricordando i criteri base del D.M. 10 marzo 1998 e in particolare i fattori da tenere presenti nella compilazione del PGE.
La risposta all’interpello richiama poi l’art. 26 TUSL, con gli obblighi che gravano in capo al DDL committenti, ai quali la verifica dell’idoneità tecnico-professionale e degli appaltatori o lavoratori autonomi, la fornitura a questi delle informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione ed emergenza adottate, l’obbligo di cooperazione e coordinamento, in particolare elaborando un DUVRI. A questo proposito la commissione si sofferma sul concetto di interferenza (il verificarsi di un contatto rischioso tra il personale del committente e quello dell’appaltatore o di imprese diverse).
Sul piano delle risposte concrete, la commissione inizia ricordando che il suo ruolo è limitato a rispondere a “quesiti di ordine generale sull’applicazione della normativa” di SSL e quindi non si pronuncia sula “correttezza delle modalità” con cui “le singole aziende attuino le disposizioni in materia di SSL” ovvero sulla “coerenza di determinate soluzioni organizzative alle norme di legge” (il che esclude due dei tre quesiti).
La commissione conclude che “la gestione delle emergenze debba essere intesa come un processo di cui tutti i datori di lavoro, committenti, appaltatori, e subappaltatori, sono compartecipi, fermo restano il ruolo di promotore del committente e l’obbligo per l’appaltatore di attenersi alle procedure operative conseguenti alla predetta cooperazione”.
MLPS — Interpello 14 febbraio 2018 n. 1/2018
Doveri e obblighi del DDL appaltatore nella gestione emergenze: interpello
Emilia-Romagna, imprese agricole: contributi per ridurre i gas serra02/03/2018
I parapetti di sommità dei ponteggi come DPI nei lavori in copertura 09/03/2018
Best practice per oleificio e regola tecnica per distributori di carburanti05/03/2018
Con il decreto 22 novembre 2017 il Ministero dell’Interno ha approvato un’altra regola tecnica antincendio verticale, vale a dire quella per l’installazione e l’esercizio di contenitori-distributori, ad uso privato, per l’erogazione di carburante liquido di categoria C. Con questo decreto si è proceduto al riordino di un settore su cui la stratificazione normativa aveva generato dubbi e confusione. Avevano infatti generato un florilegio di variabilità le definizioni contenute nelle disposizioni precedenti (ora abrogate):
a) D.M. Interno 19 marzo 1990: norme per il rifornimento di carburanti, a mezzo di contenitori-distributori mobili, per macchine in uso presso aziende agricole, cave e cantieri;
b) D.M. Interno 12 settembre 2003: approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per l’installazione e l’esercizio di depositi di gasolio per auto-trazione ad uso privato, di capacità geometrica non superiore a 9 mc, in contenitori-distributori rimovibili per il rifornimento di automezzi destinati all’attività di autotrasporto.
Per l’attività di frantoio oleario-oleificio, invece, i riferimenti normativi sono come sempre il D.P.R. n. 151/2011 (Codice prevenzione incendi) e il D.M. 7 agosto 2012 (Presentazione delle istanze dei procedimenti di prevenzione incendi); ma con la lettera circolare VVF 26 settembre 2017, n. 12622 è disponibile anche una linea guida specifica. Le linee guida, chiaramente, non hanno carattere di cogenza ed obbligatorietà, poiché non sono una regola tecnica, pur “basandosi su misure di carattere prescrittivo dettate anche dall’esperienza maturata nell’ambito dell’espletamento dell’attività di prevenzione incendi per queste specifiche attività”, ci dice la lettera circolare.
Nulla cambia per la classificazione dell’attività, secondo il D.P.R. n. 151/2011 e D.M. 7 agosto 2012. La lettera circolare, parlando di “frantoi”, cioè attività produttiva, fa riferimento all’obiettivo “di fornire un supporto concreto alle imprese del settore, indicando gli elementi indispensabili per assicurare il corretto adempimento degli obblighi in materia di prevenzione degli incendi, per cui sono state predisposte le Linee guida di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio delle attività di frantoio oleario-oleificio”.
Il documento individua, per ogni fase del processo produttivo dei soli oli di oliva vergini ottenuti dal mero procedimento meccanico, degli elementi per assicurare il corretto adempimento agli obblighi in materia di prevenzione degli incendi dei frantoi.
Per approfondire le tematiche di igiene e sicurezza del lavoro, prevenzione incendi, sorveglianza sanitaria, sostanze pericolose, sicurezza nei cantieri l’aggiornamento e approfondimento mensile di ISL — Igiene & Sicurezza del Lavoropresenta il quadro organico delle novità più rilevanti in materia di sicurezza del lavoro e igiene, fornendo indicazioni utili per la corretta applicazione delle normative di prevenzione.
Best practice per oleificio e regola tecnica per distributori di carburanti