Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2018/05/i-recenti-arresti-giurisprudenziali-sui-motivi-di-revocazione.html
Timestamp: 2018-07-20 22:35:48+00:00
Document Index: 175955912

Matched Legal Cases: ['art. 64', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 398', 'sentenza ', 'art. 398']

L’art. 64 del D.Lgs. n. 546/1992, come modificato a decorrere dal 1° gennaio 2016 dall’art. 9, comma 1, lett. cc), del D.Lgs. n. 156/2015, prevede che:
dolo di una delle parti in danno dell’altra. Per rappresentare motivo di revocazione il comportamento doloso deve avere avuto influenza decisiva ai fini della soluzione della causa (Cass., 10 marzo 2005, n. 5329; Cass.,
26 gennaio 2004, n. 1369);
contrasto con sentenza precedente avente tra le parti autorità di cosa giudicata, purché non abbia pronunciato sulla relativa eccezione. Perché una sentenza possa considerarsi contraria ad altra precedente avente autorità di cosa giudicata, è necessario che tra i due giudizi vi sia identità di soggetti e di oggetto, tale che l’oggetto del secondo giudizio sia costituito dal medesimo rapporto tributario definito irrevocabilmente nel primo, oppure che in quest’ultimo sia stato definitivamente compiuto un accertamento radicalmente incompatibile con quello operante nel giudizio successivo (Cass., sez. trib., 7 agosto 2008, n. 21322);
Dal dato normativo (articoli 64 e seguenti, D.Lgs. n. 546/1992 e 395 e seguenti, cpc) emerge che le sentenze pronunciate dalla Commissione Tributaria Regionale sono impugnabili sia con ricorso per revocazione che per Cassazione.
Pertanto, le due azioni, preordinate a consentire alla parte soccombente in appello di dolersi per vizi diversii sulla pronuncia, possono essere esperite simultaneamente.
Prima dell’entrata in vigore della riforma introdotta dall’articolo 68 della Legge n. 353/1990, l’articolo 398, comma 4, c.p.c enunciava: “la proposizione della revocazione sospende il termine per proporre il ricorso per Cassazione o il procedimento relativo, fino alla comunicazione della sentenza che abbia pronunciato sulla revocazione”.
Nella recente ordinanza n. 11832/2017, la Corte ha stabilito che il provvedimento di sospensione del termine pronunciato dal giudice d’appello ex articolo 398, comma 4, c.p.c, produce i suoi effetti non dal momento in cui è emesso ma sin dal momento della presentazione dell’istanza di parte, “non potendo il ritardo del giudice nella deliberazione sulla istanza medesima risolversi in danno all’istante”. Il Supremo Consesso, citando una sua precedente pronuncia (sentenza n. 9239/2013), sottolinea che la sospensione “dura sino alla comunicazione della sentenza che ha pronunciato sulla revocazione secondo quanto previsto dall’art. 398 c.p.c., con la conseguenza che da tale data riprende a decorrere, per la parte residua, il termine per la proposizione del ricorso per Cassazione”.
La Cassazione, con la sentenza in esame, ha valorizzato la ratio dell’art. 398 c.4 c.p.c., ossia che il provvedimento di sospensione ha lo scopo di differire un’impugnazione per Cassazione che potrebbe rivelarsi inutile, qualora l’istanza di revocazione rivolta al giudice di merito venga accolta.
E’ errore revocatorio l’omissione della comunicazione della fissazione dell’udienza o dell’adunanza (Cass.n.603/2018)