Source: https://www.csavittoria.org/it/repressione/comunicati-di-solidarieta-la-sentenza-dhl-settala
Timestamp: 2020-01-25 15:04:25+00:00
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COMUNICATI DI SOLIDARIETA' PER LA SENTENZA DHL SETTALA | C.S.A. Vittoria | internazionalismo e lotta di classe
COMUNICATI DI SOLIDARIETA' PER LA SENTENZA DHL SETTALA
Inviato da redazione il Dom, 20/01/2019 - 22:35
Ringraziamo le decine di compagni e compagne che a titolo personale ci hanno inviato la loro solidarietà e le strutture politiche e sindacali delle quali riportiamo commenti e comunicati :
Esprimo a nome di tutta la Scuola la nostra solidarietà ed il ringraziamento per l'importantissimo lavoro che fate.
Scuola LiberAtutti! – scuola d’italiano per immigrati –
Come sempre un commento lucido e preciso. La nostra solidarietà ai compagni del Csa Vittoria colpiti cosi pesantemente dalla repressione dello stato. …………….. per il Cobas Regione Lombardia
DAL COMITATO PERMANENTE CONTRO LE GUERRE E IL RAZZISMO DI PORTO MARGHERA
Il governo della repressione, del razzismo di stato e del lavoro nero merita la risposta di lotta più forte, ampia e unitaria possibile
Proprio nel giorno in cui la banda Lega&5S, degna erede della banda Renzi, rapinava dalle tasche dei lavoratori 1,3 miliardi di euro (che alla fine potrebbero essere 3) per salvare la Carige, il tribunale di Milano ha emesso contro il SI Cobas e il CSA Vittoria una sentenza di eccezionale gravità con condanne che vanno da 1 anno e 8 mesi per Aldo Milani e altri compagni e compagne, fino a 2 anni e 6 mesi per Elio Lupoli del Vittoria.
Per quale efferato delitto? Per uno sciopero del marzo 2015 ai cancelli della DHL di Settala. Diciamo sciopero, e non picchetto o cos’altro, per la semplice ragione che in quella giornata di lotta non si è registrata la minima tensione.
Lo stesso pubblico ministero, che ha il compito istituzionale di accusare, aveva chiesto l’assoluzione per tutti. Dunque questa sentenza si configura come un attacco diretto al semplice diritto di sciopero.
E non si può che essere d’accordo con i compagni e le compagne del Vittoria quando affermano: “questa condanna rappresenta una chiara rappresaglia e un monito preventivo contro chi prova ad essere realmente opposizione di classe, lottando giorno per giorno per condizioni di vita e di lavoro migliori, in una prospettiva che è però quella di trasformazione radicale di una società basata sullo sfruttamento di classe”.
Nell’impossibilità di applicare al 2015 le nuove norme liberticide del decreto-Salvini, ne è stato applicato lo “spirito”: colpire la lotta di classe degli sfruttati ovunque si manifesti con una sua autonomia.
Dopo l’infinita sequenza di interventi di polizia e carabinieri agli scioperi organizzati dal SI Cobas, dopo la squallida provocazione dei Levoni e della questura di Modena contro il compagno Milani (nel gennaio 2017), dopo le misure restrittive degli ultimi mesi contro i militanti del movimento per il diritto alla casa a Roma, Milano, Cosenza, etc., dopo il varo del cosiddetto decreto-sicurezza, questo salto di qualità della repressione giudiziaria era nell’aria.
Quando il decreto-Salvini fu varato, fu fin troppo facile affermare, come facemmo, che avrebbe portato maggiore sicurezza solo a boss della logistica, palazzinari, cosche mafiose e padroni d’ogni tacca.
A distanza di pochi mesi la verifica è lampante.
E non c’è più spazio per i contorcimenti di quanti vogliono a tutti i costi distinguere il M5S dalla Lega. La realtà è che siamo davanti a un governo che fa salvataggi di banche in fotocopia rispetto a quelli del Pd di Renzi e Gentiloni, e che, una modifica dopo l’altra, ha trasformato il provvedimento sul reddito di cittadinanza in un Jobs Act n. 2, che servirà ad imporre nuova “flessibilità” e nuove umiliazioni a chi è in cerca di lavoro: dunque, un vero e proprio reddito di sudditanza.
Se il decreto-sicurezza ha già creato nuove migliaia di irregolari e altre decine di migliaia ne creerà per la gioia dei boss mafiosi e aziendali, il reddito di sudditanza sarà anch’esso un ulteriore incentivo al lavoro in nero o ad un lavoro salariato al sotto-minimo delle garanzie (con i soliti premi per le aziende).
Del resto, la difesa della piccola media-impresa cara ai due soci di governo passa inesorabilmente attravers l’estrema compressione dei salari, dei diritti, delle garanzie di operai e salariati e l’ulteriore frammentazione della classe lavoratrice.
E così pure la difesa della grande impresa che ricorre sempre più al sistema appalti/subappalti.
Nel 2017 il 31,8% del pil italiano è andato all’estero; il governo vuole aumentare questa quota con il sudore e il sangue dei proletari italiani e immigrati (sangue vero: 1.452 “morti bianche” registrate nel 2018, il record degli ultimi decenni, con un aumento enorme tra gli immigrati).
C’è sempre meno spazio per forme di mediazione tra capitale e lavoro salariato, e per il “vecchio welfare”; sì che ai burocrati di Cgil, Cisl e Uil, rimasti in silenzio sulla “riforma delle pensioni” e sul Jobs Act, capaci di firmare accordi per aumenti salariali di 1,7 euro e restati indifferenti e complici sulle discriminazioni contro i proletari immigrati, non resta che diventare gli agenti promotori dei fondi-pensione e del welfare aziendale.
Il razzismo di stato, l’intensificazione della repressione e il sessismo di stato alla Pillon-Fontana contro i diritti acquisiti delle donne, servono a questo progetto di schiavizzazione del lavoro e inquadramento nazionalistico.
E serve a questo anche lo sdoganamento di Casa Pound, Forza Nuova, etc., e la strenua protezione accordata dal ministro degli interni e dal governo tutto alle bande di falsi “tifosi ultras” legate alla grande malavita, o protesi dei gruppi neo-fascisti.
L’Italia deve restare senza gilet gialli, e – tanto più – rossi, e a questo scopo lo spauracchio delle nuove camice nere aiuta.
Ecco l’obiettivo che unisce in un solo fronte reazionario Cinquestelle, Lega, Forza Italia, Pd e altre frattaglie presenti in parlamento, sotto lo sguardo vigile e ammiccante dei custodi della dittatura del capitale globale Mattarella, Draghi e Juncker.
Mano a mano cominciano ad affiorare in superficie le sostanziali continuità di questo con i precedenti governi dell'”austerità”, anzitutto sul rispetto delle regole imposte con il fiscal compact dal grande capitale europeo; e poi sull’Ilva; sulla non-difesa dei licenziati (e non solo dei licenziati politici dell’FCA che ebbero il coraggio di sfidare Marchionne, anche dei licenziati “economici”); sul Jobs Act, rimasto intatto in piedi, e anche sull’impianto della legge Fornero; sulle grandi opere; sulla protezione delle banche; sull’incremento della spesa militare, sulla fedeltà alla Nato e l’intoccabilità di Israele; sui tagli all’istruzione pubblica, sull’aziendalizzazione delle scuole e degli ospedali, etc.
E non è ancora arrivata la doccia gelata (sicura al 100%) degli aumenti dell’Iva e delle imposte regionali e locali…
La sola promessa mantenuta in pieno, sulla scia del Pd Minniti e della politica dell’Unione europea in materia, è il pugno duro contro i richiedenti asilo e gli emigranti sui barconi (i veri “grandi poteri”!), o contro qualche piccola comunità rom o sinti sbaraccata dai propri accampamenti di fortuna – ma con qualche inatteso inconveniente, se è vero che i 49 tenaci africani uomini, donne, bambini sbarcati a Malta (e i 51 sbarcati a Melissa, accolti e aiutati dalla popolazione locale) hanno piegato il pugnoferrista del Viminale come fosse di latta, lui e i suoi emuli europei…
Che l’incantesimo del 4 marzo cominci a incrinarsi è provato da una serie di mobilitazioni: dalle proteste di Ventimiglia, di Catania, di Napoli contro la chiusura delle frontiere e dei porti; dai cortei indetti dal SI Cobas a Milano il 7 luglio e a Roma il 27 ottobre (il più energico e politicamente marcato), e poi quelli, sempre a Roma, del 10 novembre e 15 dicembre, tutti contro il decreto-Salvini; dalla Puglia dei No Tap agli irriducibili No Tav di Torino e della val di Susa; dalla dimostrazione del 4 novembre a Trieste contro Casa Pound a quella di Verona contro l’infame decreto-Pillon, al 24 novembre romano di Non una di meno, fino alle proteste dei disoccupati, dei senza casa, ai primi scioperi studenteschi e alle prime timidissime iniziative anti-
militariste…
Ora è venuto il momento di convogliare queste molteplici spinte fin qui incapaci, nella loro separatezza, nei loro limitati numeri, ma anche nelle perduranti illusioni su un’inesistente diversità dei Cinquestelle, di sbarrare efficacemente la strada al governo Conte, in un solo fronte di lotta unitario chiedendone, come hanno saputo fare i gilet gialli con Macron, le dimissioni per la sua politica anti-proletaria, razzista, sessista, militarista.
Questo governo della repressione anti-sciopero, della guerra agli emigranti e agli immigrati, della diffusione del lavoro nero, deve andarsene!
Non ci illudiamo che sarà cosa facile, e neppure che sia di per sé risolutiva, ma bisogna cominciare a confrontarsi su questa necessità e ad agire conseguentemente, avendo come obiettivo il superamento della frammentazione attuale e l’indizione di uno sciopero generale in cui le tante “singole” spinte possano confluire!
Su questo sforzo saranno misurati tutti i movimenti e gli organismi.
E per portarlo a termine con successo dovremo saper parlare non alla semplice minoranza attiva, ma alla grande massa dei lavoratori, delle lavoratrici, dei giovani – inclusi i tanti che ancor oggi sperano che questo governo possa davvero cambiare in meglio le cose.
www.ilpungolorosso
ADL COBAS Padova, 12 gennaio 2019.
Come compagne e compagni e come lavoratrici e lavoratori di Adl Cobas esprimiamo la nostra totale solidarietà ad Aldo Milani ed ai compagni del Si Cobas e del CSA Vittoria, colpiti con condanne assurde per avere partecipato ad uno sciopero. Parliamo di 1 anno e 8 mesi al Coordinatore Nazionale del Si Cobas Aldo Milani e ad altri compagni del SI Cobas e del CSA Vittoria, 2 anni e 3 mesi e 2 anni e 6 mesi ad altri due compagni del Vittoria.
Questa sentenza è di una gravità inaudita in quanto si inserisce in un contesto nel quale, solo grazie alle lotte dei facchini e delle Organizzazioni Sindacali che le hanno promosse, si è riusciti a far emergere un mondo di sfruttamento bestiale, di malaffare, di corruzione, di illegalità e di impunità che hanno regnato indisturbate fino a che i facchini non hanno avuto la forza ed il coraggio di ribellarsi, togliendo dalle mani delle multinazionali della logistica e delle varie cricche di società e cooperative una grande opportunità di fare soldi a palate sulla pelle di migliaia di lavoratori.
Il paradosso di questa condanna e delle varie inchieste giudiziarie aperte contro lavoratori e attivisti è che gli unici che hanno denunciato queste situazioni e combattuto per ripristinare un minimo di legalità all’interno dei posti di lavoro vengono oggi perseguiti e condannati con anni di galera. Questa condanna peraltro viene prima dell’apertura del processo contro Aldo Milani (coordinatore nazionale del Si Cobas) che era stato addirittura arrestato a seguito di una vergognosa provocazione inscenata dalla Digos di Modena e dalla Ditta Levoni. E’ quindi evidente che siamo in presenza di una precisa volontà di voler criminalizzare una organizzazione sindacale perché si vuole ripristinare quel sistema di sfruttamento che le lotte hanno messo in discussione.
L’unico modo di rispondere a queste provocazioni e a questi atti intimidatori è quello di continuare sulla strada delle lotte senza mai abbassare la guardia, nella consapevolezza che oggi, nel clima politico che stiamo vivendo, si è ricreato un blocco sociale e politico che, attraverso l’uso della magistratura e delle leggi, sta cercando in tutti i modi di fermare chi lotta. Non possiamo non citare il cosiddetto “decreto sicurezza”, all’interno del quale, oltre alle porcherie che riguardano i migranti, hanno inserito pesanti condanne proprio contro quelle forme di lotta che si sono sviluppate nel mondo della logistica e contro chi si organizza concretamente per rivendicare il diritto alla casa.
PER UNA MOBILITAZIONE UNITARIA DEL SINDACALISMO DI CLASSE CONTRO IL DECRETO SICUREZZA !
https://www.facebook.com/groups/704880352949678/permalink/1763986633705706/
Il Coordinamento Iscritti Usb per il Sindacato di Classe esprime solidarietà al Coordinatore Nazionale del SI Cobas, agli altri compagni di quel sindacato ed ai solidali condannati ieri dal Tribunale di Milano, in primo grado di giudizio, per aver partecipato ad un picchetto dinanzi la DHL di Settala (Milano) durante lo sciopero generale del 29 ottobre 2015. Le pene variano da 1 anno e 8 mesi a 2 anni e 2 anni e sei mesi.
Questa condanna è un atto repressivo contro la classe lavoratrice. Se in questi anni la macchina statale nazionale ha dimostrato di essere uno strumento della classe padronale colpendo gli operai in lotta – in particolare quelli della logistica e del settore lavorazione carni organizzatisi dal 2010 col SI Cobas – con ripetuti attacchi delle forze di polizia contro i picchetti, oggi questa azione repressiva si arricchisce dell'apporto della magistratura.
Non è una novità: quando il movimento operaio ha lottato a viso aperto – con veri scioperi e quindi usando l'arma fondamentale dei picchetti – i lavoratori hanno sempre incontrato il bastone, il carcere e anche il piombo. Così è stato nei primi tre decenni del secondo dopoguerra, quando più forti sono state le lotte proletarie e maggiori le conquiste raggiunte, fino a quando, dal finire degli anni settanta, il movimento operaio è stato piegato – momentaneamente – più che dalla forza dei padroni dalla linea collaborazionista e disfattista dei sindacati di regime (Cgil, Cisl, Uil). Per questo proprio da quegli anni – contro il definitivo tradimento della Cgil, per restituire ai lavoratori un vero sindacato di classe – iniziarono a nascere i sindacati di base.
Ci auguriamo che questa condanna venga annullata nei successivi gradi di giudizio ma per difendere i lavoratori in lotta e i militanti del sindacalismo di classe non dobbiamo affidarci ai giudici meno ostili alla lotta operaia. L'azione della magistratura risente dello stato della lotta fra le classi sociali nemiche: se sono i padroni a prevalere ciò favorisce un orientamento ancor più repressivo della magistratura contro la classe lavoratrice. In ogni caso il ruolo del cosiddetto potere giudiziario, anche nella migliore delle ipotesi, è di contenimento della lotta operaia, al fine della difesa del dominio sociale e politico della classe padronale.
LA RISPOSTA A QUESTA SENTENZA DEVE ESSERE PERCIÒ SUL PIANO DELLA LOTTA, ED IN PARTICOLARE DELLA LOTTA CONTRO QUESTO INFAME DECRETO SICUREZZA CHE DIVIDE LA NOSTRA CLASSE FRA LAVORATORI AUTOCTONI E LAVORATORI IMMIGRATI PER OPPRIMERE E SFRUTTARE MEGLIO GLI UNI E GLI ALTRI.
LA RISPOSTA ADEGUATA DEL SINDACALISMO DI BASE, DEL SINDACALISMO DI CLASSE, DEVE ESSERE L'ORGANIZZAZIONE DI UNA MOBILITAZIONE UNITARIA E GENERALE CONTRO QUESTA LEGGE, IN DIFESA DELLA LIBERTÀ DI SCIOPERO E DELL'ARMA DEI PICCHETTI.
L'obiettivo reale del Decreto Sicurezza è aumentare lo sfruttamento dei lavoratori, dividendoli. È sul terreno della lotta operaia che bisogna combatterlo, non su quello della condanna morale del razzismo, giusta, necessaria ma insufficiente.
LE TANTE MANIFESTAZIONI FINO AD OGGI AVVENUTE, ORGANIZZATE DA OGNI SINDACATO DI BASE QUASI SEMPRE CIASCUNO PER SÉ, E A CARATTERE PREVALENTEMENTE INTERCLASSISTA, SONO UN GRAVE E DANNOSA DISPERSIONE DI ENERGIE. OCCORRE PORTARE IL PROBLEMA E LA LOTTA CONTRO QUESTA LEGGE SUL TERRENO DI CLASSE ORGANIZZANDO CONTRO DI ESSA UNO SCIOPERO GENERALE UNITARIO DEL SINDACALISMO DI CLASSE.
MIM Milano in Movimento
Che dire? Una sentenza più realista del re con i magistrati giudicanti pronti a indossare l’elmetto quando poi la magistratura è assolutamente lassista di fronte ai casi di sfruttamento selvaggio e illegale diffusi a macchia d’olio nel mondo della logistica. Un mondo fatto di subappalti e cooperative fittizie con ritmi di lavoro mostruosi come il recente caso della CEVA di Pavia ha dimostrato. Riprendiamo qui sotto il comunicato del C.s.a. Vittoria ed esprimiamo solidarietà ai condannati...
Esprimiamo la nostra piena solidarietà militante al Coordinatore nazionale e ai compagni del SI Cobas, e del CSA Vittoria colpiti dalla pesante repressione per lo sciopero del marzo 2015 alla DHL di Settala (MI).
La sentenza, dal carattere strettamente politico, si inserisce a pieno nel clima reazionario e di attacco ai diritti e alle libertà democratiche dei lavoratori, che vede nel decreto Sicurezza la sua punta di lancia contro le lotte del proletariato, autoctono e immigrato.
Denunciamo con forza la condanna dei compagni.
E’ evidente che la classe al potere, di fronte all’avvicinarsi di una nuova crisi economica, e al risveglio delle masse lavoratrici che già si manifesta in alcuni paesi europei, vuole togliere di mezzo il sindacalismo di lotta. A questo servono le sentenze della magistratura e la repressione borghese.
Contro l'offensiva del capitale dobbiamo continuare con le lotte, reagire con la massima unità d’azione contro il capitalismo e il collaborazionismo.
Di fronte all’inasprimento della lotta di classe, si rende sempre più necessaria la formazione del partito indipendente della classe operaia, capace di dirigere la lotta degli sfruttati nelle battaglie rivoluzionarie che ci attendono.
Avanti compagni, ci vediamo nelle prossime mobilitazioni.
Saluti fraterni dai compagni e dalle compagne di
Piattaforma Comunista – PCPI
SOLIDARIETA’ DELLA CUB TRASPORTI CONTRO LE CONDANNE POLITICHE
Una sentenza ignominiosa, finalizzata solo a colpire e reprimere il movimento conflittuale che nella logistica ha messo in difficoltà padroni e padroncini, smascherando le irregolarità e lo schiavismo generato dal sistema degli appalti e subappalti. La sentenza è chiaramente frutto del clima repressivo e antioperaio che già si respira da tempo, ma che ha avuto un’intensificazione con l’insediamento del governo Salvini – Conte – Di Maio.
Dopo aver cancellato la democrazia nei luoghi di lavoro ed essersi garantiti il monopolio sui diritti sindacali e il controllo del conflitto sociale con i vari accordi interconfederali, ora è arrivato anche il momento di arrestare i dissenzienti, così che le aziende possano essere libere di calpestare i diritti e fare più profitto possibile.
Alla repressione liberista del governo, del padronato e dei sindacati complici, risponderemo con la lotta e l’unità di classe!
PIENA SOLIDARIETÀ AI CONDANNATI PER LE LOTTE ALLA DHL DI SETTALA !
Esprimiano vicinanza e solidarietà nei confronti dei compagni e della compagna del S.I.Cobas e del Centro sociale Vittoria condannati a pene pesanti per aver partecipato alle lotte e ai picchetti alla DHL di Settala nel marzo 2015.
Queste condanne evidenziano la chiara volontà di intimidire e frenare ogni forma di opposizione sociale tesa alla messa in discussione di un sistema basato sullo sfruttamento e l'oppressione.
Con questa sentenza il giudice ha voluto dare concretezza al Decreto Sicurezza del governo giallo-verde che intensifica l'attacco al movimento dei lavoratori, soprattutto a quello che più ha dimostrato di non essere succube del collaborazionismo delle centrali sindacali e del sistema mafioso-corporativo delle cooperative di sfruttamento schiavista. Un'operazione questa che si collega ad altre manovre repressive come quelle che inventandosi inesìstenti 'organizzazioni a delinquere' colpisce chi lotta per il diritto all'abitare, o alle condanne per la lotta all'Esselunga di Pioltello, o ancora ai cinque solidali con la resistenza curda contro l'ISIS oggetto di misure di sorveglianza speciale perchè 'socialmente pericolosi'.
Ma se pensano di fermare il conflitto sociale di classe con queste misure si sbagliano. Il sistema di sfruttamento continua a sviluppare i suoi anticorpi e nuove resistenze crescono.
Federazione Anarchica – Milano viale Monza 255
•1 anno e 8 mesi al Coordinatore nazionale del Si.Cobas e ad altri compagni del Si.Cobas e del C.s.a Vittoria
•2 anni 3 mesi e 15 giorni ad una compagna del C.s.a Vittoria
•2 anni 6 mesi e 5 giorni ad un compagno del C.s.a Vittoria
Questa sentenza è una prima zelante applicazione dello spirito del Decreto Sicurezza che serve a dare maggiore sicurezza allo sfruttamento padronale della classe lavoratrice rendendo ancora più
ricattabili i lavoratori immigrati, dividendoli da quelli italiani, e facendo divenire illegali i picchetti, che in questi ultimi anni sono stati per altro compiuti soprattutto dagli operai immigrati della logistica,
organizzati dal SI Cobas.
L'obiettivo reale del Decreto Sicurezza è aumentare lo sfruttamento dei lavoratori, dividendoli.
Lo sciopero è l’unica arma dei lavoratori, criminalizzare anche questa forma di lotta è la dimostrazione che il sistema del capitale italiano non può concedere più niente ai lavoratori; lo sfruttamento deve aumentare con il contenimento dei salari, con l’aumento dell’orario e la precarizzaz
ione di lavoro. Gli ultimi dati sull’andamento dell’economia italiana ed europea, ci dice che la repressione dei moderni schiavi salariati aumenterà, la repressione non fermerà le lotte, come in Francia così in tutta Europa la crisi del sistema con le sue leggi creerà le condizioni
perché esploda la resistenza alle leggi del
capitalismo. l’unità dei compagni e l’unità di classe tra operai italiani e immigrati è la strada da seguire perché