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Timestamp: 2017-09-26 12:48:21+00:00
Document Index: 55900545

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 165', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 165']

DISCONOSCIMENTO DEL FIGLIO NATO DA RELAZIONE EXTRACONIUGALE - Presunzione di concepimento durante il matrimonio - Delle prove della filiazione - rreclamabilità di uno stato di figlio contrario a quello attribuito dall'atto di nascita. | Avvocato a Bologna - Studio Legale Bologna Avvocato Sergio Armaroli
DISCONOSCIMENTO DEL FIGLIO NATO DA RELAZIONE EXTRACONIUGALE – Presunzione di concepimento durante il matrimonio – Delle prove della filiazione – rreclamabilità di uno stato di figlio contrario a quello attribuito dall’atto di nascita.
avvocato separazioni Lesione di legittima Lesione della qualità di erede Azione di collazione Azione di petizione ereditaria Domanda giudiziale di commutazione Azione di riduzione Assistenza alla redazione del testamento Nullità ed annullamento del testamento Nullità di legato di cose altrui Divisione Assistenza alla redazione di scrittura privata di divisioni Istanza di divisione giudiziale Assistenza alla redazione di divisione amichevole con collazione Nullità della divisione fatta nel testamento Annullamento della divisione per violenza e dolo Azione di recissione di divisione ereditaria Donazione Nullità ed annullamento di donazione Ricorso per autorizzazione ad accettare donazione in favore di un minore o di un nascituro Azione per l’inadempimento della donazione Risoluzione di donazione modale Revocazione della donazione per ingratitudine e sopravvenienza di figli
DISCONOSCIMENTO DEL FIGLIO NATO DA RELAZIONE EXTRACONIUGALE –
Presunzione di concepimento durante il matrimonio – Delle prove della filiazione –
reclamabilità di uno stato di figlio contrario a quello attribuito dall’atto di nascita.
Qualora si tratti di supposizione di parto o di sostituzione di neonato, il figlio pu&ograve; reclamare uno stato diverso.
L’azione di reclamo dello stato di figlio pu&ograve; essere esercitata anche da chi è nato nel matrimonio ma fu iscritto come figlio di ignoti, salvo che sia intervenuta sentenza di adozione.
Titolo VII Dello stato di figlio
Capo I Della presunzione di paternità
Art. 231. Paternità del marito. (1)
Art. 232. Presunzione di concepimento durante il matrimonio.
Si presume concepito durante il matrimonio il figlio nato quando non sono ancora trascorsi trecento giorni dalla data dell’annullamento, dello scioglimento o della cessazione degli effetti civili del matrimonio. (1)
Art. 233. Nascita del figlio prima dei centottanta giorni. (1)
Art. 234. Nascita del figlio dopo i trecento giorni.
In ogni caso il figlio può provare di essere stato concepito durante il matrimonio. (1)
Art. 235. Disconoscimento di paternità.
Capo II Delle prove della filiazione
Art. 236. Atto di nascita e possesso di stato.
La filiazione si prova con l’atto di nascita iscritto nei registri dello stato civile. (1)
Basta in mancanza di questo titolo il possesso continuo dello stato di figlio .
Art. 237. Fatti costitutivi del possesso di stato.
che il genitore abbia trattato la persona come figlio ed abbia provveduto in questa qualit&agrave; al mantenimento, all’educazione e al collocamento di essa.
che sia stata riconosciuta in detta qualità dalla famiglia. (1)
Art. 238. reclamabilità di uno stato di figlio contrario a quello attribuito dall’atto di nascita.
Salvo quanto disposto dagli articoli 128, 234, 239, 240 e 244, nessuno può reclamare uno stato contrario a quello che gli attribuiscono l’atto di nascita di figlio legittimo e il possesso di stato conforme all’atto stesso.
Art. 239. Reclamo dello stato di figlio.
Art. 240. Contestazione dello stato di figlio.
Lo stato di figlio pu&ograve; essere contestato nei casi di cui al primo e secondo comma dell’articolo 239.
Art. 241. Prova in giudizio.
Quando mancano l’atto di nascita e il possesso di stato, la prova della filiazione pu&ograve; darsi in giudizio con ogni mezzo. (2)
[…….] (3)
Art. 242. Principio di prova per iscritto.
Art. 243. Prova contraria. (1)
Art. 243-bis. Disconoscimento di paternità. (1)
L’azione di disconoscimento di paternit&agrave; del figlio nato nel matrimonio pu&ograve; essere esercitata dal marito, dalla madre e dal figlio medesimo.
Capo III Dell’azione di disconoscimento e delle azioni di contestazione e di reclamo dello stato di figlio
Art. 244. Termini dell’azione di disconoscimento. (1)
Nei casi previsti dal primo e dal secondo comma l’azione non può; essere, comunque, proposta oltre cinque anni dal giorno della nascita.
Art. 245. Sospensione del termine. (1)
Se la parte interessata a promuovere l’azione di disconoscimento di paternit&agrave; si trova in stato di interdizione per infermità di mente ovvero versa in condizioni di abituale grave infermità di mente, che lo renda incapace di provvedere ai propri interessi, la decorrenza del termine indicato nell’articolo 244 è sospesa nei suoi confronti, sino a che duri lo stato di interdizione o durino le condizioni di abituale grave infermità di mente.
Quando il figlio si trova in stato di interdizione ovvero versa in condizioni di abituale grave infermit&agrave; di mente, che lo renda incapace di provvedere ai propri interessi, l’azione può essere altresì promossa da un curatore speciale nominato dal giudice, assunte sommarie informazioni, su istanza del pubblico ministero, del tutore, o dell’altro genitore. Per gli altri legittimati l’azione pu&ograve; essere proposta dal tutore o, in mancanza di questo, da un curatore speciale, previa autorizzazione del giudice.
Art. 246. Trasmissibilità dell’azione. (1)
Se il presunto padre o la madre titolari dell’azione di disconoscimento di paternit&agrave; sono morti senza averla promossa, ma prima che sia decorso il termine previsto dall’articolo 244, sono ammessi ad esercitarla in loro vece i discendenti o gli ascendenti; il nuovo termine decorre dalla morte del presunto padre o della madre, o dalla nascita del figlio se si tratta di figlio postumo o dal raggiungimento della maggiore età da parte di ciascuno dei discendenti.
rilevato, infatti, che la Corte costituzionale, sin dal 1994 (Corte cost., 3 febbraio 1994, n. 13) ha osservato che, posto che nella disciplina giuridica del nome confluiscono esigenze di natura sia pubblica che privata, ove si accerti che il cognome già attribuito ad un soggetto non è quello spettantegli per legge in base allo ‘status familiae’, l’interesse pubblico a garantire la fede del registro degli atti dello stato civile è soddisfatto mediante la rettifica dell’atto riconosciuto non veritiero, ma non può condurre a sacrificare l’interesse individuale a conservare il cognome mantenuto fino a quel momento nella vita di relazione e divenuto ormai segno distintivo dell’identità personale, tutelata dall’art. 2 Cost.; tanto più che, nel caso in cui la rettifica riguardi persona in età avanzata con discendenti, la negazione dell’interesse individuale finirebbe col pregiudicare lo stesso interesse generale alla certa e costante identificazione delle persone. Pertanto, ha dichiarato costituzionalmente illegittimo – per contrasto con l’art. 2 Cost. – l’art. 165 del r. d. 9 luglio 1939 n. 1238, nella parte in cui non prevedeva che, quando la rettifica degli atti dello stato civile, intervenuta per ragioni indipendenti dal soggetto cui si riferisce, comportava il cambiamento del cognome, il soggetto stesso potesse ottenere dal giudice il riconoscimento del diritto a mantenere il cognome originariamente attribuitogli ove questo fosse ormai da ritenersi autonomo segno distintivo della sua identità personale.
3.- Entrambi i motivi di ricorso – esaminabili congiuntamente – sono infondati. Ve rilevato, infatti, che la Corte costituzionale, sin dal 1994 (Corte cost., 3 febbraio 1994, n. 13) ha osservato che, posto che nella disciplina giuridica del nome confluiscono esigenze di natura sia pubblica che privata, ove si accerti che il cognome già attribuito ad un soggetto non è quello spettantegli per legge in base allo ‘status familiae’, l’interesse pubblico a garantire la fede del registro degli atti dello stato civile è soddisfatto mediante la rettifica dell’atto riconosciuto non veritiero, ma non può condurre a sacrificare l’interesse individuale a conservare il cognome mantenuto fino a quel momento nella vita di relazione e divenuto ormai segno distintivo dell’identità personale, tutelata dall’art. 2 Cost.; tanto più che, nel caso in cui la rettifica riguardi persona in età avanzata con discendenti, la negazione dell’interesse individuale finirebbe col pregiudicare lo stesso interesse generale alla certa e costante identificazione delle persone. Pertanto, ha dichiarato costituzionalmente illegittimo – per contrasto con l’art. 2 Cost. – l’art. 165 del r. d. 9 luglio 1939 n. 1238, nella parte in cui non prevedeva che, quando la rettifica degli atti dello stato civile, intervenuta per ragioni indipendenti dal soggetto cui si riferisce, comportava il cambiamento del cognome, il soggetto stesso potesse ottenere dal giudice il riconoscimento del diritto a mantenere il cognome originariamente attribuitogli ove questo fosse ormai da ritenersi autonomo segno distintivo della sua identità personale.
disconoscimento paternita’ figlio naturale
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