Source: https://www.brocardi.it/codice-di-procedura-penale/libro-sesto/titolo-iv/art458.html
Timestamp: 2019-10-23 09:56:47+00:00
Document Index: 125659153

Matched Legal Cases: ['art. 458', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 1', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 50', 'art. 458', 'art. 419', 'art. 458', 'sentenza ', 'art. 458', 'art. 458', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 458', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 458', 'art. 568', 'sentenza ', 'art. 458', 'art. 458', 'art. 458', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 458', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 458', 'art. 438', 'sentenza ', 'art. 458', 'art. 191', 'art. 458', 'art. 458', 'sentenza ', 'art. 458', 'art. 458', 'sentenza ', 'art. 458', 'art. 491', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 456', 'art. 458', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 123', 'art. 458', 'art. 458', 'sentenza ']

Art. 458 codice di procedura penale - Richiesta di giudizio abbreviato - Brocardi.it
Tu sei qui: Fonti > Codice di procedura penale > LIBRO SESTO - Procedimenti speciali > Titolo IV - Giudizio immediato > Articolo 458
Articolo 458 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 458 Codice di procedura penale
1. L'imputato, a pena di decadenza [173], può chiedere il giudizio abbreviato [438 ss.] depositando nella cancelleria del giudice per le indagini preliminari la richiesta, con la prova della avvenuta notifica al pubblico ministero, entro quindici giorni dalla notificazione del decreto di giudizio immediato (1) (2). [Il pubblico ministero ha il termine di cinque giorni dalla notificazione della richiesta per esprimere il proprio consenso]. Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 438, comma 6-bis. Con la richiesta l’imputato può eccepire l’incompetenza per territorio del giudice. (3).
2. Il giudice fissa con decreto l’udienza in camera di consiglio dandone avviso almeno cinque giorni prima al pubblico ministero, all’imputato, al difensore e alla persona offesa. Qualora riconosca la propria incompetenza, il giudice la dichiara con sentenza e ordina la trasmissione degli atti al pubblico ministero presso il giudice competente. Nel giudizio si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni degli articoli 438, commi 3 e 5, 441, 441-bis, 442 e 443; nel caso di cui all’articolo 441-bis, comma 4, il giudice, revocata l’ordinanza con cui era stato disposto il giudizio abbreviato, fissa l’udienza per il giudizio immediato. (4) (5).
3. Le disposizioni del presente articolo non si applicano quando il giudizio immediato è stato richiesto dall'imputato a norma dell'articolo 419 comma 5 (6).
(1) Comma modificato prima dall'art. 14, L. 1 marzo 2001, n. 63, con decorrenza dal 6 aprile 2001, e poi dall'art. 1, comma 46, L. 23 giugno 2017, n. 103 con decorrenza dal 3 agosto 2017.
La Corte Costituzionale con sent. 16 aprile 2002, n. 120 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di tale comma nella parte in cui prevede che il termine entro cui l'imputato può chiedere il giudizio abbreviato decorre dalla notificazione del decreto di giudizio immediato anzichè dall'ultima notificazione, all'imputato o al difensore, rispettivamente dal decreto ovvero dell'avviso della data fissata per il giudizio immediato.
(2) Il periodo in parentesi quadra è stato soppresso dall'art. 36, lett. a), della l. 16 dicembre 1999, n. 479.
(3) Le parole in parentesi quadra sono state soppresse dall'art. 36, lett. b), della l. 16 dicembre 1999, n. 479.
(4) Comma, prima modificato dall'art. 36, L. 16/12/1999, n. 479, è stato poi sostituito prima dall'art. 1, L. 05/06/2000, n. 144 e da ultimo dall'art. 1, comma 47, L. 23/06/2017, n. 103 con decorrenza dal 03/08/2017.
Durante i termini previsti da tale comma, le parti e i difensori hanno facoltà di prendere visione ed estrarre copia, nella cancelleria del giudice per le indagini preliminari, del fascicolo trasmesso a norma dell'articolo 454 comma 2 del codice.
(5) La Corte cost. con sent. 23 maggio 2003, n. 169 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di tale comma nella parte in cui non prevede che, in caso di rigetto della richiesta di giudizio abbreviato subordinata ad una integrazione probatoria, l'imputato possa rinnovare la richiesta prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado e il giudice possa disporre il giudizio abbreviato.
(6) La Corte costituzionale, con sentenza 12-22 gennaio 2015, n. 1(Gazz. Uff. 28 gennaio 2015, n. 4 - Prima serie speciale), ha dichiarato, tra l’altro, l’illegittimità costituzionale del presente articolo nella parte in cui prevede che, nel processo minorile, nel caso di giudizio abbreviato richiesto dall'imputato in seguito a un decreto di giudizio immediato, la composizione dell'organo giudicante sia quella monocratica del giudice per le indagini preliminari e non quella collegiale prevista dall'art. 50-bis, comma 2, del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12.
Spiegazione dell'art. 458 Codice di procedura penale
Una volta che l'imputato abbia richiesto il giudizio abbreviato, il giudice dell'udienza preliminare fissa con decreto la relativa udienza, dandone avviso almeno cinque giorni prima. Verrà seguita la relativa disciplina, comprensiva del fatto che l'imputato può richiedere la revoca dell'abbreviato (in caso di modifica del capo d'imputazione e di contestazione di circostanze aggravanti). In tale ultimo caso, il giudice revoca l'ordinanza di mutamento del rito e fissa l'udienza per ilgiudizio immediato.
Ovviamente l'imputato non può dapprima optare per l'immediato ex art. 419 comma 5 e poi richiedere l'abbreviato. In tal caso la richiesta è inammissibile.
Massime relative all'art. 458 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 10190/2018
La competenza a decidere in ordine alla richiesta di applicazione della pena o di rito abbreviato, proposta successivamente alla rinnovazione della notificazione del decreto di giudizio immediato disposta dal tribunale in conseguenza del rilievo di una causa di nullità, appartiene al giudice per le indagini preliminari, cui pertanto il tribunale deve trasmettere gli atti, senza che ciò realizzi un'indebita regressione del processo, non determinandosi alcun passaggio "a ritroso" dalla fase del giudizio a quella delle indagini preliminari.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 10190 del 6 marzo 2018)
Cass. pen. n. 20803/2017
La richiesta di giudizio abbreviato presentata a seguito di decreto di giudizio immediato può essere revocata solo fino alla adozione del decreto di fissazione dell'udienza per l'ammissione del procedimento speciale, ai sensi dell'art. 458, comma secondo, cod. proc. pen. (In motivazione la Corte ha precisato che il superamento del vaglio preliminare da parte del giudice circa l'insussistenza di cause di inammissibilità della richiesta e la successiva attivazione della procedura disciplinata dall'art. 458, comma secondo, cod. proc. pen. costituiscono effetti giuridici della richiesta di giudizio abbreviato che, ove già realizzatisi, la rendono irrevocabile).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 20803 del 2 maggio 2017)
Cass. pen. n. 11807/2017
Non sussiste la competenza funzionale ed inderogabile del giudice delle indagini preliminari a celebrare il giudizio abbreviato disposto a seguito di immediato, sicchè la sentenza emessa nel rito alternativo svoltosi dinanzi al Tribunale non è affetta da nullità. (Fattispecie in cui il tribunale aveva ordinato la rinnovazione della notifica del decreto di giudizio immediato, a seguito della quale l'imputato aveva chiesto ed ottenuto l'ammissione al giudizio abbreviato dinanzi al tribunale, dopo che analoga richiesta avanzata al giudice delle indagini preliminari era stata da questi dichiarata inammissibile).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 11807 del 10 marzo 2017)
Cass. pen. n. 5236/2017
In tema di rito abbreviato condizionato richiesto nell'ambito del giudizio immediato, l'omessa fissazione dell'udienza in contraddittorio tra le parti, ai sensi dell'art. 458, comma secondo, cod. proc. pen., non determina la nullità assoluta o l'abnormità del decreto di rigetto "de plano" della richiesta e della contestuale fissazione dell'udienza per il giudizio immediato, emesso dal Gip, ma soltanto una nullità di ordine generale, sanabile per iniziativa di parte, avendo la stessa comportato un'indebita compressione dei diritti di difesa.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 5236 del 3 febbraio 2017)
Cass. pen. n. 18292/2014
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 18292 del 5 maggio 2014)
Cass. pen. n. 32085/2013
L' ordinanza che provvede sulla richiesta di giudizio abbreviato ex art. 458 c.p.p. (sia nel caso di diniego che di concessione o ancora di revoca) non è impugnabile, nemmeno sotto il profilo dell' abnormità, atteso il principio di tassatività dei mezzi d' impugnazione previsto dall' art. 568 c.p.p. (Fattispecie nella quale la Corte ha escluso fosse abnorme l' ordinanza del giudice che, accogliendo una richiesta di giudizio abbreviato condizionata ad una ricognizione personale, aveva, però, disposto di procedersi a ricognizione personale cosiddetta "atipica").
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 32085 del 24 luglio 2013)
Qualora l'imputato nei cui confronti sia stato emesso decreto di giudizio immediato abbia chiesto ed ottenuto, com'è suo diritto (in presenza delle condizioni di legge) l'ammissione al giudizio abbreviato, ai sensi dell'art. 458, comma 2, c.p.p., l'eventuale revoca di tale ammissione costituisce provvedimento abnorme, comportante nullità del giudizio che, a seguito di esso, sia stato svolto nelle forme ordinarie.
Cass. pen. n. 29115/2007
Nel caso di innesto di riti alternativi nel giudizio immediato, il Gup può rigettare la richiesta senza fissare l'udienza prevista dall'art. 458, comma 2, c.p.p. ogni qual volta la ritenga infondata, in quanto non risulta in alcun modo lesa la possibilità di accesso ai riti alternativi dell'imputato, il quale può reiterare la richiesta al giudice del dibattimento, senza però modificare le richieste istruttorie né trasformare la richiesta di rito abbreviato da condizionata a incondizionata.
Una volta emesso decreto di giudizio immediato e proposta dall'imputato tempestiva richiesta di giudizio abbreviato subordinata ad integrazione probatoria, la dichiarazione di inammissibilità della richiesta può essere pronunciata dal G.I.P. de plano senza la fissazione dell'udienza ex art. 458, comma secondo c.p.p. (Fattispecie relativa a conflitto tra Gip e giudice del dibattimento).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 29115 del 19 luglio 2007)
Cass. pen. n. 3088/2006
Spetta al giudice delle indagini preliminari decidere sulla domanda di patteggiamento presentata dall'imputato, anche se ha già dato il via libera al giudizio immediato. Il ricorso a quest'ultimo rito alternativo non fa spostare la “pratica” al giudice del dibattimento, ma fa retrocedere il processo alla fase dell'udienza preliminare attribuendo la competenza sulla richiesta di patteggiamento al Gip, a meno che siano decorsi 15 giorni per la notifica e la domanda da parte dell'imputato di accedere al rito alternativo.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 3088 del 25 gennaio 2006)
Cass. pen. n. 39645/2002
La sentenza della Corte costituzionale n. 120 del 16 aprile 2002, con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 458, comma 1, c.p.p., nella parte in cui non prevedeva che il termine per la richiesta di giudizio abbreviato decorresse dall'ultima notificazione, all'imputato o al suo difensore, rispettivamente del decreto che dispone il giudizio immediato e dell'avviso della data fissata per detto giudizio, non può valere a far rimettere in discussione l'avvenuta decadenza dalla possibilità di avanzare la suindicata richiesta, già verificatasi a cagione dell'intervenuta scadenza, anteriormente alla pronuncia di incostituzionalità, del termine in questione, computato secondo la regola all'epoca vigente, che ne fissava la decorrenza con riferimento alla sola data di notifica del decreto di giudizio immediato all'imputato.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 39645 del 22 novembre 2002)
Cass. pen. n. 31997/2002
La richiesta di giudizio abbreviato incondizionato può essere validamente avanzata, mediante presentazione dell'istanza al pubblico ministero, anche prima che venga emesso e notificato all'imputato il decreto che dispone il giudizio immediato. In tal caso la presentazione della richiesta al P.M. è produttiva di effetti e costituisce atto equipollente alla notifica, prescritta con riferimento alla originaria disciplina del giudizio abbreviato che prevedeva il preventivo consenso dell'accusa. (Fattispecie nella quale la Corte ha risolto un conflitto di competenza sorto fra Gip e tribunale nel caso di una richiesta di abbreviato incondizionato, diretta al Gip ma presentata al P.M., affermando la competenza del Gip a celebrare comunque il processo in base al rito prescelto, in quanto la mancata notifica della richiesta al P.M. non poteva determinare la decadenza dal rito speciale che, con la normativa attuale, costituisce un diritto dell'imputato).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 31997 del 26 settembre 2002)
Cass. pen. n. 26303/2002
In tema di richiesta di giudizio abbreviato, da parte dell'imputato, al quale sia stato notificato il decreto di giudizio immediato, ricorre l'ipotesi della decadenza prevista dall'art. 458, comma 1 c.p.p. solo nel caso di intempestivo deposito della istanza, in quanto, a seguito delle modifiche introdotte dalla legge 16 dicembre 1999, n. 479, è escluso che l'effetto decadenziale consegua anche all'omessa notifica al P.M., non più chiamato ad esprimere il proprio consenso sulla richiesta e titolare di un limitato potere di interferenza solo nel caso di istanza condizionata ad integrazione probatoria (art. 438, comma 5, c.p.p.).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 26303 del 10 luglio 2002)
La richiesta di giudizio abbreviato non vale, di per sè, ad escludere la rilevabilità di cause di inutilizzabilità di atti che abbiano carattere assoluto, in quanto derivanti da violazioni di norme di legge concernenti il procedimento di acquisizione della prova. (Nella specie l'inutilizzabilità — peraltro ritenuta insussistente dalla S.C. — sarebbe derivata, trattandosi di prova costituita dai risultati di intercettazioni telefoniche, dall'intervenuto deterioramento del supporto magnetico recante la registrazione delle conversazioni intercettate).
Cass. pen. n. 1129/2000
Nel giudizio abbreviato, anche allorché esso si instauri ex art. 458 c.p.p., e cioè a seguito di richiesta di giudizio immediato, non può essere contestata l'utilizzabilità degli atti che, legalmente compiuti o formati, non sarebbero direttamente utilizzabili in dibattimento nel giudizio ordinario, ma lo diventano proprio per la scelta dell'imputato di procedere con il rito abbreviato. È invece possibile contestare l'utilizzabilità di atti o prove acquisiti in violazione dei divieti stabiliti dalla legge, in quanto il divieto di utilizzazione previsto dall'art. 191 c.p.p. ha, come espressione del principio di legalità, carattere generalissimo e va quindi applicato anche nel giudizio abbreviato. (In motivazione la Corte ha precisato che tale principio vale anche quando il giudizio abbreviato si instauri ex art. 458 c.p.p., e cioè a seguito di richiesta di giudizio immediato, atteso che l'art. 458 non contiene alcuna deroga alle norme che disciplinano il giudizio abbreviato).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 1129 del 1 febbraio 2000)
Cass. pen. n. 4361/1998
Nei confronti dell'ordinanza che dispone sulla richiesta di giudizio abbreviato ex art. 458 c.p.p. non è prevista impugnazione né in via generale, né per specifica disposizione. La ratio dell'anzidetta impugnabilità è ravvisabile nella circostanza che il giudice del dibattimento può ugualmente applicare la diminuente del rito quando accerti che il diniego del giudizio abbreviato sia stato illegittimo o ingiustificato.
(Cassazione penale, Sez. III, ordinanza n. 4361 del 15 dicembre 1998)
Cass. pen. n. 9435/1994
A seguito del provvedimento che dispone il giudizio abbreviato, anche nell'ipotesi di trasformazione del rito prevista dall'art. 458 comma secondo c.p.p., è preclusa la possibilità di contestazioni suppletive o di modificazione dell'imputazione da parte del pubblico ministero.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9435 del 31 agosto 1994)
Cass. pen. n. 5585/1994
Qualora, disposto il giudizio immediato, venga ritualmente avanzata dall'imputato, ai sensi dell'art. 458 c.p.p., richiesta di giudizio abbreviato, in ordine alla quale il P.M. non esprima il proprio consenso, il Gip deve trasmettere gli atti al tribunale per il giudizio immediato ma il giudice del dibattimento ha l'obbligo di compiere il sindacato sul dissenso del P.M., senza che il prevenuto abbia l'onere di alcuna deduzione nella fase degli atti introduttivi, ai sensi dell'art. 491 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 5585 del 12 maggio 1994)
Cass. pen. n. 1665/1993
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1665 del 23 settembre 1993)
Cass. pen. n. 1887/1993
L'art. 456 c.p.p. non prevede che l'avviso contenuto nel decreto che dispone il giudizio immediato, secondo cui l'imputato può richiedere il giudizio abbreviato, debba indicare tutti gli incombenti a tal fine richiesti. La trasformazione del rito da immediato ad abbreviato, poi, è consentita a norma dell'art. 458, primo comma c.p.p., a condizione che l'imputato depositi la relativa richiesta, a pena di decadenza, nella cancelleria del giudice per le indagini preliminari, con la prova dell'avvenuta notifica al pubblico ministero, entro sette giorni dalla notifica del decreto di giudizio immediato. (Fattispecie nella quale la richiesta di giudizio abbreviato era stata indirizzata erroneamente alla cancelleria del tribunale, senza la prova della notifica al pubblico ministero. La Suprema Corte ha stabilito che siffatta notifica non incombe alla cancelleria del giudice che riceve la richiesta di giudizio abbreviato).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1887 del 25 agosto 1993)
Cass. pen. n. 5221/1993
La forza maggiore che giustifica la restituzione in termini è quella che si configura come un particolare impedimento che renda vano ogni sforzo dell'uomo e derivi da cause estranee, a lui non imputabili. Di conseguenza non è ravvisabile la forza maggiore ogni volta che tale impedimento non si presenti come assoluto, vale a dire non superabile con una intensità di impegno o di diligenza superiore ad un certo grado, considerato tipico o normale. (Nella specie l'imputato straniero aveva chiesto la restituzione nel termine per richiedere il giudizio abbreviato assumendo che aveva costituito ostacolo insormontabile ad una tempestiva richiesta la mancata conoscenza da parte sua della lingua italiana e, dunque, la conseguente impossibilità di essere informato, attraverso la lettura del decreto di citazione per il giudizio immediato, della facoltà di richiedere, entro sette giorni, il giudizio abbreviato; la Cassazione ha ritenuto che correttamente il giudice di merito avesse respinto la richiesta, non potendo l'ostacolo suddetto essere considerato insuperabile).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 5221 del 20 maggio 1993)
Cass. pen. n. 2027/1993
A norma dell'art. 123, comma primo, c.p.p., le richieste formulate dall'imputato detenuto e ricevute dal direttore dell'istituto penitenziario sono produttive di effetti «come se fossero ricevute direttamente dall'autorità giudiziaria»: espressione, quest'ultima, che il legislatore univocamente e costantemente adotta nelle ipotesi in cui intende fare riferimento non solo al giudice, ma anche al pubblico ministero. Pertanto, la richiesta di giudizio abbreviato che l'imputato detenuto formuli a norma dell'art. 458, comma primo, stesso codice, deve ritenersi virtualmente notificata al P.M. attraverso la semplice traditio al direttore dell'istituto, sempre che l'atto da questi ricevuto sia stato «indirizzato» al P.M., quale autorità destinataria della relativa consegna. (Nella specie, relativa a rigetto di ricorso, la S.C. ha ritenuto che si fosse al di fuori delle condizioni stabilite a pena di decadenza dal citato art. 458, comma primo, avendo l'imputato consegnato all'ufficio del direttore penitenziario una busta chiusa, indirizzata al presidente del collegio e risultata contenere, alla sua apertura, richiesta di applicazione del giudizio abbreviato).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2027 del 3 marzo 1993)