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Timestamp: 2018-09-25 19:55:38+00:00
Document Index: 182722182

Matched Legal Cases: ['art. 163', 'sentenza ', 'art. 56', 'art, 165', 'art. 18', 'art. 44', 'art. 54', 'art. 3', 'art 163', 'art. 165', 'art. 165', 'art. 179']

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Commento alla Legge 145/2004
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Commento alla Legge 145/2004 di A. PICARDI La legge 11 Giugno 2004 n. 145, pubblicata in G.U. del 12-6-04 e giÃ vigore dal 13 Giugno 2004, estende la possibilitÃ di concedere la pena sospesa anche ai condannati ultraventunenni a pena detentiva non superiore a due anni, anche se congiunta con pena pecuniaria che, ragguagliata, avrebbe determinato una pena finale superiore ad anni due (mentre fino ad ora, come Ã¨ noto, la pena sospesa poteva concedersi solo se la pena complessiva e ragguagliata non superasse gli anni due).
Per i minori, per converso, la sospendibilitÃ della pena viene estesa anche alla condanna non superiore a tre anni, sebbene congiunta con pena pecuniaria che, ragguagliata, farebbe scaturire una pena complessiva superiore ad anni tre (mentre fino ad ora, come Ã¨ noto, la pena sospesa poteva concedersi solo se la pena complessiva e ragguagliata non superasse gli anni tre).
Per gli infraventunenni, la sospendibilitÃ viene estesa anche ai casi di condanna non superiore ad anni due e mesi sei, pure se congiunta con pena pecuniaria che, se ragguagliata, farebbe scaturire una pena complessiva superiore ad anni due e mesi sei (mentre fino ad ora, come Ã¨ noto, la pena sospesa poteva concedersi solo se la pena complessiva e ragguagliata non superasse gli anni due e mesi sei).
Viene, infine, inserito un quarto comma allâ€™art. 163 c.p., dove si statuisce la possibilitÃ per il giudice di sospendere la pena per il termine di un anno, in caso di pena inflitta non superiore ad un anno quando, prima della pronuncia della sentenza di primo grado, sia stato riparato interamente il danno o effettuate, da parte dellâ€™imputato, le condotte riparatorie o restitutorie ivi indicate, entro lo stesso termine e fuori del caso del quarto comma dellâ€™art. 56 c.p. (ravvedimento â€œpost delictumâ€?)
Apparentemente sibillina Ã¨, a parer mio, l'addenda all'art, 165 c.p. quando si aggiunge, come condizione alla applicazione della pena sospesa, la effettuazione, "se il condannato non si oppone", di attivitÃ retribuita in favore della collettivitÃ per un tempo determinato comunque non superiore alla durata della pena sospesa: non si capisce se il giudice della cognizione, quando concede la pena sospesa condizionata alla effettuazione di lavori di pubblica utilitÃ , debba anche indicare, oltre alla durata, anche il tipo di prestazione socialmente utile o, per tali ulteriori specificazioni, debba essere il giudice dell'esecuzione (o addirittura il magistrato di sorveglianza, ma lo escluderei).
In veritÃ , lâ€™art. 18-bis disp. att. c.p.p., aggiunto ex novo dalla novella, rimanda, per la disciplina, agli artt. 44, 54 e 59 del D. Lgs. 274/2000, cioÃ¨ alla disciplina ivi prevista per il giudice penale di pace. Ne consegue che le modalitÃ dovrebbero essere integralmente determinate dal giudice di cognizione e direttamente in sentenza, salvo modifiche per motivi di assoluta necessitÃ che possono essere disposte dal G.E. (cfr. art. 44 comma I D. Lgs. cit.); deve consistere in una attivitÃ svolta nellâ€™ambito della provincia di residenza del condannato, con prestazione, di regola, di non piÃ¹ di sei ore alla settimana, e le modalitÃ di svolgimento sono determinate dal Ministro della Giustizia giusta decreto ex art. 54 comma VI D. Lgs. cit.
Se si oppone prima della condanna, il giudice, a mio parere, non puÃ² sospendere la pena condizionandola alla prestazione di attivitÃ lavorativa non retribuita; ma se il condannato non si oppone prima della eventuale condanna, puÃ² opporsi dopo la condanna stessa con pena sospesa condizionata alla effettuazione dei predetti lavori?
E se puÃ² opporsi anche dopo la condanna (ritengo di sÃ¬, visto che nessun limite temporale Ã¨ previsto dalla legge), il giudice dell'esecuzione cosa deve fare ? deve mantenere la pena sospesa o deve revocarla ?
Ritengo che, visto il successivo rifiuto dell'imputato, il giudice dell'esecuzione non possa che revocare la pena sospesa, perchÃ© altrimenti la condizione non avrebbe senso visto che tutti i condannati, al "momento giusto", rifiuterebbero di prestare la attivitÃ lavorativa non retribuita e la pena verrebbe ad essere ugualmente sospesa, e comunque si realizzerebbe una irragionevole discriminazione, ex art. 3 Cost., in danno dei condannati che non si rifiutano di prestare il lavoro di pubblica utilitÃ .
Sicuramente positiva Ã¨ la addenda al 165 comma 2 c.p., dove viene abrogata la frase "salvo che ciÃ² sia impossibile": il giudice, come per legge prima della presente novella, quando era giÃ stata concessa una pena sospesa, poteva concederne un'altra al condannato (fatti salvi i limiti complessivi di pena di cui all'art 163 c.p., oggi ritoccati) solo se subordinata alle effettuazione di uno degli obblighi restitutori o risarcitori di cui al comma I del prefato articolo "salvo che ciÃ² sia impossibile". Se risultava impossibile subordinare la pena sospesa ai predetti obblighi, il giudice, secondo la S.C., poteva tranquillamente concedere la seconda pena sospesa al condannato senza alcuna condizione aggiuntiva.
Con la presente novella, poichÃ© il giudice - anche quando la prestazione degli obblighi restitutori Ã¨ impossibile - puÃ² sempre condizionare la pena sospesa alla effettuazione di lavori di pubblica utilitÃ non retribuita, si Ã¨ giustamente deciso di abrogare il suddetto inciso, per cui, a parer mio, oggi il giudicante, se intende concedere una seconda pena sospesa, deve subordinarla alla effettuazione degli obblighi restitutori di cui al prefato comma I dell'art. 165 c.p. o in alternativa, e comunque nei casi di impossibilitÃ di effettuazione dei predetti obblighi restitutori, alla effettuazione di lavori di pubblica utilitÃ non retribuiti.
Insomma, Ã¨ stata giustamente abrogata la clausola di impossibilitÃ visto che, quand'anche risultino impossibili da attuare gli obblighi restitutori indicati ex lege, risulterebbe sempre possibile la effettuazione della citata attivitÃ lavorativa non retribuita, ma anche qui salvo che l'imputato non si opponga.
Tale ultimo inciso sta a significare, a parer mio, che quando Ã¨ impossibile condizionare la concessione della seconda pena sospesa agli obblighi restitutori ex art. 165 c.p. comma I, e quando vi Ã¨ anche un espresso e preventivo rifiuto del condannato a prestare attivitÃ lavorativa non retribuita, il giudice non puÃ² concedere la seconda pena sospesa al condannato (perchÃ© altrimenti, nei casi di specie, sarebbe fin troppo facile, per il condannato che rifiuta di prestare la sua attivitÃ lavorativa, beneficare della seconda pena sospesa senza sottostare ad alcun obbligo, e ciÃ² sarebbe palesemente irrazionale e discriminatorio nei confronti degli imputati che non esprimono alcun rifiuto).
Ne consegue, infine, che se il condannato a pena sospesa condizionata alla effettuazione di lavori di pubblica utilitÃ decida, solo successivamente alla condanna, di rifiutarsi di effettuare la prestazione lavorativa in oggetto, il giudice dell'esecuzione deve revocare la pena sospesa, poichÃ© la condizione alla quale era subordinata si Ã¨ resa di impossibile realizzazione per effetto di una espressa manifestazione di volontÃ dell'imputato.
Infine, la novella ha anche ridotto i termini previsti allâ€™art. 179 c.p. per ottenere la riabilitazione, con norme speciali in termini di â€œdies a quoâ€? nei casi di sospensione condizionale della pena.
In conclusione, con lâ€™intervento normativo di cui sopra si Ã¨ inteso ampliare i margini di applicazione della sospensione condizionale della pena e ridurre i termini per ottenere la riabilitazione del condannato.
Tale intervento premiale risulta, perÃ², opportunamente bilanciato dalla possibilitÃ , concessa al giudice e praticamente â€œimpostagliâ€? in caso di seconda concessione della sospensione condizionale della pena, di subordinarla alla effettuazione, da parte del condannato, di obblighi restitutori o riparatori in favore della vittima del reato o comunque alla prestazione di attivitÃ non retribuita, del condannato, in favore della collettivitÃ .