Source: https://famigliaediritti.it/regime-patrimoniale-quale-scegliere/
Timestamp: 2019-12-06 05:28:44+00:00
Document Index: 10397031

Matched Legal Cases: ['art. 228', 'art. 179', 'art. 177', 'art. 179', 'art. 179', 'art. 179', 'art. 167']

Regime patrimoniale: quale scegliere? - Famiglia e Diritti
Per regime patrimoniale della famiglia si intende la disciplina a cui sono sottoposti i beni appartenenti ai coniugi ed, eventualmente, ad altri membri del nucleo familiare stesso (figli minori).
L’ordinamento italiano contempla una serie di regimi patrimoniali la cui adozione può dipendere da una scelta negoziale, convenzionale e che pertanto vengono definiti regimi convenzionali; in mancanza di una scelta autonoma, questa viene effettuata automaticamente dalla legge, pertanto avremo un regime legale.
La Riforma del diritto di famiglia del 1975 ha introdotto quale regime legale la comunione dei beni tra coniugi (comunione legale), innovando rispetto alle scelte compiute in passato dal legislatore.
Pertanto, a partire dal 20.09.1975, con l’entrata in vigore della Riforma, tutte le coppie, che non abbiano stipulato una convenzione matrimoniale diversa, si sono venute a trovare in regime di comunione legale dei beni; difatti, in comunione legale si trovano anche coloro che, pur avendo celebrato il matrimonio prima della Riforma e, quindi, in regime di separazione dei beni, non abbiano espresso, entro il 16.01.1978, la volontà di rimanere sotto il regime previgente (v. art. 228, I comma disp. trans. legge n.151/1975).
In mancanza di dichiarazione resa al notaio o all’ufficiale di stato civile, anche da parte di un solo coniuge, la comunione legale si è costituita sui beni presenti nel patrimonio dei coniugi a partire dall’entrata in vigore della Riforma.
I regimi convenzionali previsti dalla legge sono la separazione dei beni, la comunione convenzionale ed il fondo patrimoniale. Vi è, ancora, la disciplina del tutto peculiare dell’impresa familiare. E’ consentito, altresì, che i coniugi possano applicare regimi patrimoniali o usi presenti in altri Paesi, indicandone, però, dettagliatamente, il contenuto. Pertanto, qualora subentrino modifiche legali a tale istituto richiamato, la modifica non opererebbe automaticamente.
In presenza di convenzioni atipiche saranno considerate nulle quelle contrarie a norme imperative, all’ordine pubblico ed al buon costume.
Il regime dotale può considerarsi in contrasto con le regole suddette, avendo la Riforma del 75 introdotto il divieto. Il divieto non travolge le doti già costituite prima della sua introduzione.
Nel momento in cui i coniugi non specificano un diverso regime patrimoniale, l’ordinamento italiano sceglie di applicare al matrimonio celebrato il regime di comunione legale dei beni.
Si nota la tendenza, ultimamente, a specificare con più frequenza la scelta della separazione dei beni, specie tra le coppie più abbienti.
Caratteristica della comunione dei beni è la contitolarità dei coniugi, al 50%, sugli acquisti effettuati successivamente al matrimonio, salvo i casi previsti dalla legge (ex art. 179 c.c.)
Ai sensi dell’art. 177 comma 1. lett.a, entrano a far parte della comunione legale tutti gli acquisti effettuati dai coniugi, insieme o separatamente, in concomitanza di matrimonio. Riguardo ad alcuni beni la contitolarità sorge al momento dell’acquisto, per altri sorge allo scioglimento del regime.
La decisione del Legislatore di applicare automaticamente il regime di comunione legale dei beni nasce dall’esigenza di dare rilevanza alla causa del matrimonio, quella communio totius vitae tanto richiamata in ambito religioso. Si realizza, così, una comunione di vita tra i coniugi anche sotto il profilo patrimoniale, rendendo partecipe anche l’altro coniuge delle ricchezze familiari, avendo anch’egli contribuito, magari sacrificandosi con il lavoro domestico, all’incremento del patrimonio.
Vediamo quali sono le caratteristiche principali di tale regime patrimoniale:
La comunione legale non ha carattere universale, non comprende tutti i beni appartenenti ai coniugi, ciò per tutelare alcune libertà individuali dei coniugi.
Tali libertà vengono tutelate, ad esempio, lasciando a ciascun coniuge la titolarità esclusiva dei beni di uso personale, pur essendo stati acquistati in concomitanza di matrimonio (vestiario, accessori, oggetti personali, preziosi, etc) ed, ancora, la titolarità dei beni occorrenti per esercitare la propria attività lavorativa.
Viene, altresì, tutelata la libertà di iniziativa economica di ciascun coniuge escludendo dalla comunione immediata l’azienda acquistata dopo il matrimonio e gli utili da questa prodotti.
La comunione legale non costituisce un patrimonio separato, autonomo rispetto a quello di ciascun coniuge, quale, ad esempio, un patrimonio di destinazione. Gli eventuali creditori personali di ciascun coniuge potranno pignorare il patrimonio comune.
Ancora, la comunione legale non è un regime obbligatorio, potendo i coniugi optare per altri tipi di scelte patrimoniali; ma, una volta stabilito, la sua disciplina sarà inderogabile, nel senso che non potranno alterarsi e modificarsi le caratteristiche fondamentali.
La comunione legale è costituita dai diritti reali, personali di godimento, di credito, relativi a beni acquistati dai coniugi in concomitanza di matrimonio, ad eccezione degli acquisti definiti come personali (v. art. 179 c.c.).
L’ingresso in comunione legale avviene per alcuni beni al momento del loro acquisto, per altri al momento dello scioglimento della comunione, se non consumati.
Potremmo suddividere, pertanto, il patrimonio oggetto della comunione legale in:
-Beni caduti in comunione legale dal momento del loro acquisto (comunione immediata)
-Beni esclusi dalla comunione stessa (beni personali)
-Beni destinati ad entrare in essa allo scioglimento della comunione (comunione de residuo)
Entrano in comunione legale quei beni acquistati dai coniugi durante il matrimonio sia congiuntamente che separatamente, beni che possano definirsi quali definitivamente acquisiti, in maniera stabile, nel patrimonio dei coniugi (e non quelli che transitino temporaneamente nel patrimonio stesso).
Si definiscono beni personali quelli esclusi dalla comunione legale e spettanti in titolarità esclusiva a ciascun coniuge. I frutti da essi prodotto cadranno automaticamente in comunione legale; il patrimonio personale potrà essere esecutato dai creditori della comunione legale, in via subordinata.
Secondo l’art. 179 c.c. sono da considerarsi beni personali:
a)i beni di cui ciascun coniuge era titolare prima del matrimonio;
b)i beni acquistati a titolo di donazione o successione, se non viene specificata nell’atto la destinazione alla comunione legale.
c)i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge (vestiario, accessori, preziosi, etc);
d)i beni strumentali all’esercizio della professione di ciascun coniuge;
e)i beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno e la pensione per perdita parziale o totale della capacità lavorativa di un coniuge;
f)i beni acquistati con il prezzo del trasferimento o con lo scambio di un bene personale, purchè ciò sia specificato espressamente al momento dell’acquisto.
Gli acquisti di beni immobili e mobili registrati compiuti ai sensi delle lettere c), d), e), f) dell’art. 179 c.c. sono assoggettati a trascrizione per far emergere la natura personale.
Beni compresi nella comunione de residuo:
-i frutti (naturali o civili) dei beni personali dei coniugi, percepiti e non consumati al momento dello scioglimento della comunione;
-i proventi dell’attività separata di ciascun coniuge, se non presenti al momento dello scioglimento; - gli utili e gli incrementi derivanti dall’attività di impresa di ciascun coniuge;
-l’azienda gestita separatamente e costituita dopo la celebrazione del matrimonio;
Ci si chiede se, al momento dello scioglimento della comunione legale, sui beni comuni de residuo si costituisca una contitolarità automatica tra i coniugi o se il coniuge possa solo vantare un diritto di credito nei confronti dell’altro coniuge. La dottrina è divisa, ma sembrerebbe più conforme alla ratio della comunione legale il preferire la contitolarità dei beni in comunione de residuo.
Rientra nel novero della convenzione matrimoniale ciascun negozio bilaterale attraverso il quale i coniugi, con l’eventuale partecipazione di un terzo, danno vita ad un regime patrimoniale della famiglia.
Le convenzioni possono essere stipulate sia antecedentemente che successivamente alla celebrazione del matrimonio; nel primo caso, ovviamente, gli effetti saranno condizionati sospensivamente all’avvenuta celebrazione.
Le parti dell’accordo sono i coniugi; parte può essere anche un terzo, nel caso voglia conferire in fondo patrimoniale beni propri.
La forma richiesta è necessariamente l’atto pubblico; può essere effettuata la scelta anche tramite testamento. Nel caso della separazione dei beni la volontà può essere espressa dagli sposi al celebrante.
Vi è una particolare disciplina pubblicitaria, volta a rendere nota ai terzi la scelta effettuata dai coniugi: l’annotazione nell’atto di matrimonio.
Occorre, altresì, procedere alla trascrizione, nei registri immobiliari, della costituzione del fondo immobiliare e degli acquisti in presenza di convenzioni che escludano dalla comunione beni immobili e mobili registrati (derogando il regime legale di comunione); occorre trascrivere, altresì, la separazione dei beni che modifichi il precedente regime di comunione.
E’ consentito, in qualunque momento, il mutamento della convenzione matrimoniale ed, altresì, la modifica al contenuto della stessa.
Il fondo patrimoniale è un patrimonio di destinazione, costituito da beni vincolati al soddisfacimento dei bisogni della famiglia, consentendo una tutela adeguata e rafforzata ai beni in esso presenti.
Si costituisce per accordo dei coniugi o per conferimento di un terzo; i beni oggetto del fondo patrimoniale sono amministrati dai due coniugi, che rimangono entrambi titolari degli stessi. Qualora vi siano figli minori è richiesta l’autorizzazione giudiziale per l’alienazione dei beni stessi.
E’ consentito stipulare la convenzione prima o dopo la celebrazione del matrimonio (ovviamente, nel primo caso, l’efficacia della stessa sarà subordinata all’avvenuta celebrazione del matrimonio). Il conferimento dei beni può essere effettuato o da entrambi i coniugi o da un terzo. Quest’ultimo può trasferire i beni con negozio inter vivos o con testamento.
I coniugi divengono sempre contitolari per quote uguali dei beni in oggetto. I figli godono dei beni del patrimonio stesso, ma non ne sono titolari.
La convenzione deve essere stipulata per atto pubblico o, quando conferente è un terzo, anche tramite testamento.
Possono far parte del fondo patrimoniale, ex art. 167 c.c., beni immobili e beni mobili registrati, titoli di credito; entrano automaticamente a far parte del fondo patrimoniale anche i frutti nascenti dai beni medesimi.
Può essere conferito il diritto di proprietà sui suddetti beni ed altri diritti di godimento su cosa altrui (superficie, usufrutto, enfiteusi). Si ammette, con qualche perplessità, anche il conferimento dei diritti di uso e abitazione.
Possono essere oggetto di conferimento anche i beni presenti nella comunione legale.
Sono necessarie l’annotazione a margine dell’atto di matrimonio e la trascrizione nei registri immobiliari.
Grazie al vincolo di destinazione impresso ai beni facenti parte del fondo patrimoniale, il soddisfacimento, da parte dei creditori, sui frutti e sui beni che lo compongono è precluso a coloro i quali conoscevano che l’obbligazione era stata contratta per scopi estranei al soddisfacimento dei bisogni della famiglia.
I creditori potranno aggredire il patrimonio personale del coniuge obbligato. Tale patrimonio potrà essere aggredito, anche, dai creditori ammessi a soddisfarsi sul fondo patrimoniale, qualora esso risulti insufficiente.
Per bisogni della famiglia devono intendersi tutte le esigenze volte al pieno mantenimento ed allo sviluppo armonico della famiglia stessa. Il fondo risponde anche delle obbligazioni contratte per la gestione e amministrazione dei beni facenti parte di esso.
Il fondo patrimoniale si estingue per volontà, per annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario, per il compimento della maggiore età dei figli.
Qualora si scelga il regime di separazione dei beni, ciascun coniuge rimarrebbe titolare di tutti i diritti sui beni acquistati precedentemente o successivamente alla celebrazione del matrimonio, frutti compresi.
Egli può alienare, amministrare i beni propri senza alcun limite o controllo da parte dell’altro coniuge, nel rispetto del dovere di contribuzione familiare nascente dal matrimonio. L’altro coniuge non può vantare alcun diritto sui suddetti beni.
La scelta del regime di separazione dei beni è sottoposto alle regole generali sulle convenzioni patrimoniali
(forma, pubblicità).
La comunione convenzionale nasce quando due coniugi decidono di creare un regime di contitolarità dei beni, derogando, però, a quello legale stabilito dal Legislatore.
Si discute in dottrina circa i limiti e le ampiezze di questo istituto rispetto alla comunione legale, ma viene comunque confermata la regola che non possono derogarsi i principi fondamentali dell’ordinamento e alcune disposizioni della comunione legale, quali:
-la responsabilità dei coniugi verso i creditori;
-l’amministrazione e l’uguaglianza delle quote sui beni della comunione;
-l’esclusione dalla comunione di alcuni beni di uso strettamente personale (risarcimento del danno, pensione per perdita di capacità lavorativa, etc).
Si può ampliare o ridurre l’oggetto della comunione convenzionale rispetto a quella legale, inserendo, ad esempio, anche alcuni beni ricevuti da eredità o alcuni proventi dell’attività separata.
Per ciò che riguarda la pubblicità, la comunione convenzionale è sottoposta alle forme stabilite per le convenzioni matrimoniali in generale e deve essere annotata nell’atto di matrimonio.
4 settembre, 2018 | 0 Comments
20 luglio, 2018 | 0 Comments
9 luglio, 2018 | 0 Comments