Source: http://cognomematernoitalia.blogspot.com/2015/03/petizione-reintroduzione-del-nuovo-143.html
Timestamp: 2017-05-28 20:14:30+00:00
Document Index: 11061789

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 143', 'sentenza ', 'art. 143', 'art. 1', 'art.143', 'art. 143']

Il COGNOME MATERNO in Italia nei matrimoni e nelle convivenze: PETIZIONE / Reintrodurre il nuovo 143-bis opportunamente integrato nel DDL 1628 sul cognome Il COGNOME MATERNO in Italia nei matrimoni e nelle convivenze
PETIZIONE / Reintrodurre il nuovo 143-bis opportunamente integrato nel DDL 1628 sul cognome Mantenere l’obbligo del cognome maritale per le donne viola gli artt. 8 e 14 della CEDU - di Iole Natoli
La Petizione è già stata presentata al Senato il 24 Settembre 2015. Nella stessa data ha ricevuto il n. 1493, è stata annunciata durante la seduta n. 511 ed è stata assegnata alla Commissione Giustizia. Chi volesse continuare a firmare potrà farlo ugualmente sul sito di Change.org (->∆).
Ho avuto occasione con la Petizione n. 1342, annunciata all’Assemblea nella seduta del 21.10.2014, di chiedere la rapida approvazione del DDL 1628 sul Cognome dei Figli, al momento giacente in Senato. In quella circostanza ho manifestato talune mie riserve sul testo licenziato dalla Camera e sarei certamente ben lieta se in sede di discussione venissero presentati emendamenti corrispondenti a quanto da me suggerito, per rimuovere i difetti riscontrati. Uno, però, mi era a quel tempo sfuggito, il più vistoso e al tempo stesso il più assurdo e la ragione di ciò sta nel fatto che l’errore da poco individuato NON C’ERA nella prima Proposta di Testo Unificato che era stata presentata in Commissione il 19 luglio 2014. La mia memoria in merito si era arenata in sostanza a quella data; ero certa, pertanto, che il nuovo 143-bis contenuto nella proposta Garavini, presente anche e con un fine analogo nelle proposte Nicchi e Gebhard, fosse stato automaticamente incluso nel DDL approvato con non poca fatica dalla Camera. E invece no, non è andata così.
SOLUZIONI PROPOSTE ai sensi degli artt. 8 e 14 della CEDU. PUNTO PRIMO / Nuovo titolo della Legge da approvare: «Disposizioni in materia di cognome dei coniugi e di attribuzione del cognome ai figli in esecuzione della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo 7 gennaio 2014».
PUNTO SECONDO / Reintroduzione dell’art. 1 che cambiava il 143-bis corrente, arricchito di maggiori specifiche (i commi 3, 4, 5 e 6 potrebbero essere collocati eventualmente altrove, in un articolo chiamato “Disposizioni transitorie”). 1 . L'articolo 143-bis del codice civile è sostituito dal seguente: «Art. 143-bis. – (Cognome dei coniugi). – Ciascun coniuge conserva il proprio cognome», salvo quanto previsto dal comma 2. 2. Le donne che hanno contratto matrimonio prima dell’entrata in vigore della presente legge mantengono in aggiunta il cognome del marito, salvo una loro richiesta di modifica e adeguamento al comma 1 del presente articolo, che può essere presentata in qualsiasi momento e non necessita di motivazione.
4. Il comma secondo dell'articolo 5 della legge 1° dicembre 1970, n. 898, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente: - La donna che ai sensi dell’art. 143-bis comma 2 abbia mantenuto l’aggiunta del cognome del marito perde tale cognome in caso di scioglimento del matrimonio. 5. Il comma terzo dell'articolo 5 della legge 1° dicembre 1970, n. 898, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente: - Il tribunale, con la sentenza con cui pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, può autorizzare la donna che ai sensi dell’art. 143-bis comma 2 abbia mantenuto il cognome del marito a conservare tale cognome aggiunto al proprio, qualora sussista un interesse suo o dei figli meritevole di tutela. 6. Il comma quarto dell'articolo 5 della legge 1° dicembre 1970, n. 898, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente: - La decisione di cui al comma precedente può essere modificata con successiva sentenza, per motivi di particolare gravità, su istanza di una delle parti.
Dal Resoconto n. 265 di Giovedì 3 luglio 2014, si apprende quanto segue sull’operata esclusione della modifica del 143-bis vigente. «Michela MARZANO (PD), relatore, chiarisce che la nuova proposta di testo unificato presenta talune modificazioni rispetto alla proposta di testo unificato precedentemente presentata ed illustrata. La prima concerne l’eliminazione dell’articolo 1 che riguardava il cognome dei coniugi, in quanto si tratta di una materia che richiederebbe un autonomo esame ed approfondimento. Si è quindi delimitato l’oggetto dell’esame al solo cognome dei figli». Leggiamo poi che sono state introdotte altre modifiche, a seguito di un’audizione non registrata e del cui contenuto non vi è traccia sul sito della Camera, ma io mi soffermo qui sull’art. 1 che riguarda la questione in oggetto.
Nessuno potrebbe ragionevolmente sostenere che l’art.143-bis adempia ad almeno una sola di queste funzioni. Quanto all’articolo 14, che enuncia il divieto di discriminazione, questo recita che “il godimento dei diritti e delle libertà riconosciute” nella CEDU “deve essere assicurato senza distinzione alcuna fondata espressamente sul sesso, la razza, il colore” o altre particolari situazioni. Il 143-bis italiano, che interferisce SENZA REALE NECESSITÀ nella vita privata e familiare della persona, viola manifestamente tale articolo, in quanto istituisce l’obbligo di aggiungere il cognome coniugale solo per la donna e non bilateralmente o quale scelta dei coniugi.
Non basta. La Corte di Strasburgo nelle sue conclusioni ha rilevato come “una differenza di trattamento nell’esercizio d’un diritto enunciato dalla Convenzione non deve solamente perseguire uno scopo legittimo”, quale quello di garantire l’unità familiare o un altro aspetto di pubblico interesse; per la Corte “l’articolo 14 risulta ugualmente violato” se non è ravvisabile un “rapporto ragionevole di proporzionalità tra i mezzi utilizzati e il fine preposto”. Ne consegue che nessuna pretesa unità familiare è difendibile tramite l’unilaterale e sproporzionale obbligo imposto alle donne di aggiungere al proprio il cognome del coniuge e che qualunque donna coniugata può ricorrere contro questa norma apertamente incostituzionale e far sparire l’art. 143-bis, che, col DDL approvato alla Camera, si è deciso di mantenere nell’ordinamento odierno dello Stato.
A tal proposito, citando ancora la suddetta sentenza, aggiungo a quanto già esposto quanto segue. Dopo essersi riferita nel Paragrafo 65 alle proprie pronunce determinate da casi precedenti - alcune delle quali riguardanti il cognome non dei figli ma dei coniugi in talune legislazioni, come la turca che impediva alla donna di portare il suo cognome originario, una volta sposata - la Corte scrive al Paragrafo 66:
Iole Natoli giornalista pubblicista Milano
Petizione lanciata il 23 marzo 2015 Pubblicato da