Source: http://www.unical.it/portale/ateneo/amministrazione/aree/relestcom/urp/autocertificazione/autocertificazione.htm
Timestamp: 2017-06-29 14:23:36+00:00
Document Index: 156521870

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 15', 'art. 46', 'art. 47', 'art. 46', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 41']

A partire dal 1° gennaio 2012, dall’entrata in vigore dell’art. 15 della Legge n. 183 del 12 novembre 2011, le certificazioni rilasciate dalla pubblica amministrazione in ordine a stati, fatti e qualità personali sono valide solo nei rapporti tra privati. Nei rapporti con gli organi della pubblica amministrazione e i gestori di pubblici servizi, i certificati e gli atti di notorietà sono sempre sostituiti dalle autocertificazioni, di cui agli articoli 46 e 47 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, recante il testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa. Inoltre, la norma stabilisce che sulle certificazioni da produrre ai soggetti privati deve essere apposta, a pena di nullità, questa dicitura: ”il presente certificato non può essere prodotto agli organi della pubblica amministrazione o ai privati gestori di pubblici servizi”.
L’intera disciplina delle autocertificazioni è contenuta nel D.P.R. 445 del 2000 (Testo unico sulla documentazione amministrativa) modificato dalla normativa successiva, in particolare dall’art. 15 della Legge n. 183 del 12 novembre 2011, che va nella direzione di una “completa decertificazione nei rapporti tra P.A. e privati” (Direttiva del Ministro della pubblica amministrazione e della semplificazione n. 14 del 22 dicembre 2011) ed ha come destinatari non solo le pubbliche amministrazioni (compresi gli istituti scolastici di ogni ordine e grado e le università) e i gestori di servizi pubblici, ma anche i privati che vogliano accettare le autocertificazioni. Il D.P.R. 445/2000 prevede due tipi di dichiarazioni sostitutive:
la dichiarazione sostitutiva di certificazione (art. 46 D.P.R. 445/2000) che permette di sostituire un certificato. Il dichiarante attesta informazioni in proprio possesso su quanto già risulta da registri, elenchi o albi di una pubblica amministrazione;
la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (art. 47 D.P.R. 445/2000) che consente di autocertificare uno stato, un fatto, una qualità personale a diretta conoscenza dell'interessato, non risultante da registri o elenchi.
Si presenta una dichiarazione in carta semplice, firmata dall’interessato, senza autentica e senza bollo, che può essere inviata anche per fax, per posta o consegnata da un’altra persona.
L’autocertificazione ha lo stesso valore del certificato o dell’atto che sostituisce sia per quanto riguarda il suo contenuto che per quanto riguarda la validità temporale.
La dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà va fatta davanti al dipendente addetto o sottoscritta e presentata insieme alla fotocopia non autenticata del documento di riconoscimento del sottoscrittore.
Ø i cittadini italiani;
Ø i cittadini dell'Unione Europea;
Ø i cittadini extracomunitari regolarmente soggiornanti in Italia, ma solo per i dati verificabili presso le pubbliche amministrazioni italiane.
Quando una persona non può rendere una dichiarazione per ragioni di salute, un parente prossimo (il figlio o altro parente fino al terzo grado) o il coniuge può farlo al suo posto, davanti a un pubblico ufficiale che ne accerti l'identità.
Cosa si deve autocertificare
Le dichiarazioni sostitutive vanno presentate per tutti gli stati, i fatti e le qualità personali dell’ interessato o di cui egli abbia conoscenza.
Non si possono autocertificare: i certificati medici, sanitari, veterinari, di origine e di conformità CE, di marchi e brevetti.
Si autocertificano:
la nascita del figlio, la morte del coniuge, del genitore, del figlio;
la posizione riguardo agli obblighi militari;
i titoli di studio o la qualifica professionale posseduta; gli esami sostenuti; i titoli di specializzazione, di abilitazione, di formazione, di aggiornamento e di qualifica tecnica;
l’iscrizione in albi o elenchi tenuti da pubbliche amministrazioni;
il reddito, la situazione economica; l’assolvimento degli obblighi contributivi; il possesso e il numero di codice fiscale, di partita IVA e tutti i dati presenti nell’anagrafe tributaria inerenti all’interessato;
lo stato di disoccupazione; la qualità di studente, di casalinga, di pensionato; l’assenza di condanne penali e, in generale, la propria posizione giuridica (ad esempio, essere legale rappresentante, tutore, curatore, non essere fallito, non trovarsi in stato di liquidazione e di non aver presentato domanda di concordato);
l’iscrizione ad associazioni;
il non aver riportato condanne penali;
il non aver riportato condanne penali e il non essere destinatario di provvedimenti che riguardano l’applicazione di misure di prevenzione, di decisioni civili e di provvedimenti amministrativi iscritti nel casellario giudiziale ai sensi della normativa vigente,
di vivere a carico di qualcuno,
di essere a conoscenza di dati elencati iscritti nei registri dello stato civile,
di essere a conoscenza di fatti, qualità personali e stati che riguardano l’interessato, anche se relativi ad altri soggetti di cui si abbia diretta conoscenza.
Tutti i dati contenuti nella carta d’identità o in un altro documento di riconoscimento non scaduto hanno lo stesso valore dei certificati corrispondenti.
Quindi, per attestare il nome, il cognome, la data di nascita o la residenza è sufficiente esibire un documento di riconoscimento.
È un dovere delle amministrazioni pubbliche accettare le dichiarazioni sostitutive ex art. 46 e 47 del T.U.. Gli organi della pubblica amministrazione e i gestori di pubblici sono tenuti ad acquisire d’ufficio le informazioni contenute nelle dichiarazioni sostitutive di cui agli artt. 46 e 47. Il dipendente pubblico che non accetta l’autocertificazione commette una grave violazione di un dovere d’ufficio. Il dipendente di una pubblica amministrazione che richiede o accetta certificati ed atti di notorietà o rilascia certificazioni che non contengano la clausola di esclusiva validità nei confronti dei privati, oppure non accetta le dichiarazioni sostitutive di certificazioni o di atto di notorietà rese a norma delle disposizioni del T.U. sulla documentazione amministrativa (D.P.R. n. 445/2000) commette una grave violazione dei doveri di ufficio. Inoltre, la mancata risposta alla richiesta di controllo sulle autocertificazioni entro trenta giorni costituisce violazione dei doveri d’ufficio e viene presa in considerazione ai fini della misurazione e della valutazione della performance individuale dei dipendenti pubblici responsabili dell’omissione.
Le amministrazioni sono tenute ad acquisire d’ufficio le informazioni oggetto delle dichiarazioni sostitutive di cui agli articoli 46 e 47 del T.U.. Dal 1° gennaio 2012, in definitiva, i cittadini possono chiedere e ottenere solo certificati destinati a soggetti privati.
Novità introdotte dall’art. 15 L. 183/2011
Le novità introdotte dall’art. 15 della L. 183/2011 in materia di autocertificazioni
si possono riassumere nelle seguenti:
Ø le certificazioni rilasciate dalla pubblica amministrazione concernenti stati, fatti e qualità personali sono valide e possono essere utilizzate solo nei rapporti tra privati,
Ø viene ribadito l’obbligo di accettare le dichiarazioni sostitutive x artt. 46 e 47 del T.U. sulla documentazione amministrativa. Gli organi della P.A. e i gestori di pubblici servizi sono tenuti ad acquisire d’ufficio le informazioni oggetto delle dichiarazioni sostitutive di cui agli artt. 46 e 47, Ø dal 1° gennaio 2012 i cittadini possono chiedere solo certificati destinati a soggetti privati (non ad altre amministrazioni pubbliche o a gestori di servizi pubblici), di conseguenza, sul certificato che viene rilasciato deve essere indicato, a pena di nullità che lo stesso “non può essere prodotto agli organi della P.A. o ai privati gestori di pubblici servizi”,
Ø l’acquisizione delle attestazioni o dei certificati riguardanti la regolarità contributiva, indispensabile per disporre i pagamenti nei confronti di soggetti privati, va fatta direttamente dalla P.A.,
Ø l’art. 15 della L. 183/2011 ha abrogato il comma 2 dell’art. 41 del D.P.R. n. 445/2000 che prevedeva la possibilità di produrre certificati oltre il termine di validità, dichiarando nel documento che le informazioni in essi contenute non avevano subito variazioni dalla data del suo rilascio,
Ø i dipendenti delle amministrazioni pubbliche che non accettano le autocertificazioni commettono violazione dei doveri di ufficio, al pari di coloro che richiedono o accettano certificati, infine le P.A. non possono rilasciare certificazioni che non contengano la clausola che gli stessi valgono solo nei rapporti tra privati.