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Timestamp: 2020-05-29 18:58:33+00:00
Document Index: 11193677

Matched Legal Cases: ['art. 2728', 'art. 2728', 'art. 2728', 'art. 2729', 'art. 39', 'art. 62']

Studi di settore e presunzioni - Confusione continua - - Legali.com
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lunedì 30 luglio 2007, di Maurizio Villani
La telenovela degli studi di settore si arricchisce ogni giorno di confusione, specie dopo che la Camera dei Deputati, in sede di esame del disegno di legge di conversione del decreto legge n. 81 del 02 luglio 2007, ha modificato l’originaria normativa degli indicatori di normalità economica (INE).
In sostanza, in attesa della definitiva approvazione da parte del Senato in settimana, gli INE hanno natura sperimentale ed i maggiori ricavi, compensi o corrispettivi da essi desumibili "costituiscono presunzioni semplici" .
1)	La presunzione legale può essere assoluta (iuris et de iure) ed è quella, sul fondamento della quale, la legge dichiara nulli certi atti o non ammette azioni in giudizio (art. 2728, secondo comma, c.c.); la detta presunzione (art. 2728, primo comma, c.c.) dispensa da qualunque prova colui a cui favore è stabilita (discarico dall’onere della prova) e, per converso, essa non può essere distrutta dalla prova contraria che, eventualmente, la controparte si assumesse di dedurre; vale come se un dato fatto sia incontestabile, quale elemento di prova. In sostanza, il concetto di presunzione iuris et de iure riposa sopra una finzione legale.
2)	La presunzione legale può anche essere relativa (iuris tantum); anch’essa dispensa dalla prova colui a cui giova. Soltanto che, nei casi stabiliti dalla legge, è consentita la prova contraria (art. 2728, secondo comma, c.c.) da parte di colui che ha interesse a contestare la forza probante della presunzione.
3)	L’ammettere (ossia annettere forza probante) o non una presunzione semplice (o di fatto o hominis), così chiamata perché non è stabilita dalla legge, è lasciato alla prudenza del giudice (art. 2729, primo comma, c.c.).
4)	Nel diritto tributario è ammessa anche una presunzione priva dei requisiti di gravità, precisione e concordanza ma soltanto in casi eccezionali, tassativamente previsti dalla legge, come per esempio per gli accertamenti induttivi (art. 39, secondo comma, D.P.R. n. 600/1973).
Con le modifiche intervenute con la Legge n. 296 del 27/12/2006 (c.d. Finanziaria 2007) sono stati previsti "specifici indici di normalità economica" che, logicamente, inseriti come elemento strutturale nell’istituto giuridico degli studi di settore, non potevano che soggiacere alla regola generale delle presunzioni semplici, con obbligo di preventiva motivazione da parte dell’Amministrazione finanziaria.
A)	risulta evidente l’inutilità delle modifiche legislative introdotte, perché già oggi, per tutto l’istituto giuridico degli studi di settore, sono applicabili soltanto le presunzioni semplici, come tali, per logica conseguenza, applicabili anche agli INE; anzi, il suddetto intervento legislativo è inopportuno perché qualcuno potrebbe interpretarlo come un cambio di indirizzo, cosa assolutamente sbagliata.
B)	al tempo stesso, sbaglia chi (Dario Deotto, in Il Sole 24 Ore del 24 luglio 2007) ritiene che gli INE rappresentano una presunzione " semplicissima" , sprovvista degli essenziali requisiti di gravità, precisione e concordanza, perché tali tipi di presunzione sono tassativamente previsti in casi eccezionali, e non è questa la sede in cui il legislatore le ha previste; tanto è vero che si riferisce genericamente alle "presunzioni semplici" . Altrimenti, se fosse vera quest’assurda teoria, dovremmo assistere, sempre all’interno dell’unico istituto giuridico degli studi di settore, alla coesistenza di presunzioni qualificate per GERICO e presunzioni non qualificate per gli INE; il che non è giuridicamente ammissibile;
C)	infine, sbagliano gli Onorevoli che hanno presentato alla Camera l’ordine del giorno n. 9/2852/8 del 24 luglio 2007, inteso ad impegnare il Governo a monitorare con attenzione l’applicazione della disciplina relativa agli studi di settore, al fine di adottare eventuali ulteriori iniziative normative correttive volte a chiarire che i maggiori ricavi e compensi desumibili dagli studi di settore non costituiscono, da soli, presunzioni semplici tali da far scattare l’accertamento automatico, senza che l’Amministrazione accertatrice debba fornire ulteriori elementi che provino la sussistenza di "gravi incongruenze" , ai sensi del citato comma 3 dell’art. 62 sexies del decreto legge n. 331/1993.
Lecce, 27 luglio 2007