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Timestamp: 2017-12-13 20:53:25+00:00
Document Index: 159245775

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 14', 'art. 38', 'art. 26', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 19', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 22', 'art. 133', 'art. 26', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 1382', 'art. 1341', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 14', 'art. 38', 'art. 26', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 1', 'sentenza ']

Controversia tra il Ministero delle Finanze, l’Agenzia delle Dogane e una società esercente attività di concessione per la raccolta di giochi pubblici in ordine all’utilizzo di una penale, contrattualmente pattuita, per il ritardato pagamento dei flussi di gioco. Competenza del giudice ordinario. – Noi Radiomobile™
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Controversia tra il Ministero delle Finanze, l’Agenzia delle Dogane e una società esercente attività di concessione per la raccolta di giochi pubblici in ordine all’utilizzo di una penale, contrattualmente pattuita, per il ritardato pagamento dei flussi di gioco. Competenza del giudice ordinario.
Posted on 22 settembre 2015 AuthorNoi RadiomobileLeave a comment
(Corte di Cassazione, sez. Unite Civili, sentenza 28 aprile – 17 settembre 2015, n. 18217).
1.- La ricorrente premette che con il provvedimento prot. 80361 del 7 novembre 2012 l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato chiese il versamento di saldi, penali e interessi per il preteso ritardato versamento di flussi finanziari di cui all’art. 14, comma 5, della convenzione di concessione per la raccolta di giochi pubblici ai sensi dell’art. 38 del D.L. n. 248 del 2006, ed in particolare dei saldi settimanali di cui agli artt. 2 e 3 del decreto direttoriale dell’8 agosto 2007, oltre interessi fino al 22 febbraio 2010, pur non sussistendo alcun termine di verifica della rendicontazione. Pertanto la ricorrente impugnò sia il silenzio – rigetto dell’amministrazione sull’istanza del 10 dicembre 2012, sia la convenzione del 28 marzo 2007, in particolare l’art. 26 – “Penali e Sanzioni”- che al comma 2 – lett. b)- prevede, per il ritardato versamento delle vincite e dei rimborsi, una penale del 10% dell’importo complessivo non versato e – lett. c) – per il ritardato versamento degli ulteriori importi dovuti all’amministrazione sulla base dei provvedimenti vigenti sui flussi finanziari, prevede una penale del 5% degli importi stessi per ogni giorno di ritardo. Peraltro in data 10 settembre 2009 ai sensi dell’art. 1 bis del D.L. n. 149 del 2008, convertito nella legge n. 184 del 2008, come modificato dall’art. 2, commi 49 e 50 della legge n. 203 del 2008, la ricorrente aveva sottoscritto altra convenzione che stabiliva, nel caso di inadempimento ai predetti obblighi, una penale variabile dall’1% al 10% e dall’1% al 5% e lo schema integrativo sottoscritto per effetto della legge n. 88 del 2009 in data 7 luglio 2011 prevedeva – art. 19 – per il ritardato versamento di saldi quindicinali di cui all’art. 11 comma 2, l’applicazione di una penale fino al 10%. Quindi per i ritardati pagamenti dell’anno 2007 l’amministrazione chiese, con provvedimento emesso a seguito di rettifica, il pagamento di penali per complessivi Euro 3.515,08 e per l’anno 2008 Euro 1.658.593,85.
La legge n. 220 del 2010, successivamente intervenuta per disciplinare la materia prevede all’art. 1 commi 77, 78 e 79 l’aggiornamento, entro 180 giorni dall’entrata in vigore della stessa delle convenzioni in atto e la stipula di convenzioni accessive anche per la graduazione delle penali in funzione della gravità dell’inadempimento e nel rispetto dei principi di proporzionalità ed effettività della sanzione, ed infatti l’amministrazione nel 2012 aveva ottenuto dal Consiglio di Stato parere favorevole sul nuovo schema di convenzione il cui art. 22 recepisce detti criteri.
Le penali applicate alla ricorrente – che peraltro si è aggiudicata altre 200 concessioni a norma del D.L. n. 16 del 2012 – non sono affatto conformi a detti criteri ed infatti per ritardi di ridotta entità, dovuti a problemi tecnici di contabilizzazione e senza un apprezzabile danno per l’amministrazione, le penali sono superiori del 500% all’aggio conseguito per l’intero anno 2008 e solo in parte la sua istanza di rettifica in autotutela è stata accolta.
1.1- Tanto premesso, deduce: “Violazione e falsa applicazione dell’art. 133 comma 1, lett. a) n. 2 e lett. c) c.p.a..
Difetto di giurisdizione del g.o.” e lamenta che il Consiglio di Stato non ha considerato che era stato impugnato l’art. 26 della convenzione del 2007 per contrasto con lo jus supeveniens e con i principi contenuti nelle leggi nn. 220 del 2010 e 44 del 2012. Tali doglianze sono riconducibili al rapporto concessorio e quindi spettano alla giurisdizione amministrativa in quanto il petitum sostanziale è l’annullamento della clausola n. 26 in violazione del tetto massimo del 10% – e dunque l’irrogazione di penali da parte della P.A. è attività discrezionale – e dei principi di proporzionalità della penale, come disposto anche dall’art. 2, comma 2 della legge n. 73 del 2010 che recepisce una direttiva Europea.
Ed infatti la stessa Corte Costituzionale nella sentenza n. 204 del 2004 ha escluso la giurisdizione del G.O. se l’attività della P.A. è valutativa e non di accertamento tecnico, ovvero se il contratto di servizio è un accordo sostitutivo di provvedimento amministrativo in quanto ha le caratteristiche di esser manifestazione di potestà e volontà amministrativa (potere conformativo – autoritativo della P.A.); nella convenzione sono contemplati provvedimenti amministrativi – sospensione, revoca, decadenza della convenzione – secondo il procedimento di cui alla legge n. 241 del 1990, sì che le controversie attinenti all’esecuzione di esso appartengono al g.a.
Inoltre l’accordo integrativo del luglio 2011 sostituiva quello del 2007 e in esso le penali sono fissate soltanto nel massimo e perciò l’amministrazione doveva sottoporre il rapporto, anche per la fase precedente, alla disciplina convenzionale successiva. Infine anche il Tar e il Consiglio di Stato in controversie analoghe hanno riconosciuto la propria giurisdizione.
1.2- Specifica in controricorso l’amministrazione che con il provvedimento impugnato n. 80361 del 7 novembre 2012 ha sanzionato gli inadempimenti del 2008 alla convenzione del marzo 2007 secondo i predeterminati criteri contenuti nei decreti direttoriali delle competenti amministrazioni del giugno e dell’agosto del 2007 e successivamente del 2009 che, nell’abrogare i precedenti decreti, semplificò le modalità gestionali dei flussi finanziari prevedendo una rendicontazione mensile delle c.d. quote di prelievo – saldi – anziché settimanale. Infatti il decreto del 2009 dispone che il concessionario versi il saldo mensile unificato dei concorsi pronostici sportivi e delle scommesse a totalizzatore entro l’undicesimo giorno successivo alla chiusura dell’ultima settimana contabile del mese di riferimento e il ritardato pagamento in base alla convenzione del 2007 (artt. 14, comma 5, e 26) comporta una penale del 5% dell’importo non versato per ogni giorno di ritardo e fino al quindicesimo. Specifica ancora la P.A. che le penali sono predeterminate nell’ambito di un potere paritetico con il concessionario e non tutelano interessi generali, ma sono inquadrabili nei corrispettivi.
Ed infatti la convenzione di concessione è un contratto tipo da inquadrare nel contratto per adesione e le clausole sono predeterminative del danno in caso di inadempimento (art. 1382 c.c.) e rafforzative del vincolo contrattuale, e sono state accettate ai sensi dell’art. 1341 c.c.
L’atto integrativo richiamato dalla ricorrente è invece ininfluente essendo stato sottoscritto per la raccolta del gioco a distanza, né la stessa ha sottoscritto la convenzione accessiva per l’adeguamento della convenzione del 2007 secondo i canoni di cui all’art. 1 comma 78 della legge n. 220 del 2010 e all’art. 3 della legge n. 136 del 2010 che prevedono penali secondo i principi di gravità dell’inadempimento e proporzionalità ed adeguatezza, e dunque la disciplina convenzionale previgente resta in vigore.
1.3 – La rubrica dell’art. 14 della convenzione del 2007 per l’affidamento in concessione dell’esercizio dei giochi pubblici – art. 38, comma 2, della legge n. 248 del 2006 – è del seguente tenore: “Responsabilità economica e adempimenti economico – finanziari del concessionario”. Detta norma al quinto comma dispone: “Il concessionario è tenuto ad osservare le modalità di gestione dei flussi finanziari definite dai provvedimenti che disciplinano ciascuno dei giochi pubblici, nonché gli altri provvedimenti adottati da AAMS”.
L’art. 26 – “Penali e sanzioni” – al comma 1 specifica che, fermi i casi di revoca, decadenza e sospensione, dopo la formale contestazione al concessionario, si applicano le penali dai commi da 2 a 6 che non esonerano il concessionario da responsabilità civile verso i terzi.
Al secondo comma stabilisce che, nel caso di inadempimento agli obblighi relativi alle attività e funzioni oggetto di concessione, ed in particolare per il ritardato versamento degli importi dovuti ad AAMS sulla base dei provvedimenti vigenti sui flussi finanziari, ulteriori rispetto al canone di concessione, è applicata la penale pari al 5% per il ritardato versamento degli importi stessi per ogni giorno di ritardo fino al 15esimo (lett. c). Quindi al danno da ritardo nell’adempimento del versamento dei flussi finanziari è applicata una penale predeterminata convenzionalmente.
1.6 – Conclusivamente quindi il ricorso va respinto. Le spese giudiziali seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo a favore dei resistenti, in solido.
Sussistono i presupposti di cui all’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, nel testo introdotto dall’art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 per il versamento del doppio del contributo unificato.
La Corte di cassazione, a Sezioni Unite, rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente a pagare le spese del giudizio di cassazione che liquida, a favore dei resistenti in solido, in Euro 11.200 di cui Euro 11.000 per compensi, oltre spese generali e accessori di legge.
Da atto della sussistenza dei presupposti di cui all’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, nel testo introdotto dall’art. 1comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 per il versamento del doppio del contributo unificato.
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