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Timestamp: 2020-02-23 22:10:45+00:00
Document Index: 128008043

Matched Legal Cases: ['art. 183', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2053', 'art. 2051', 'art. 2932', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Corso di procedura civile/diritto processuale civile a a. 2009-2010
Corso di procedura civile/diritto processuale civile a.a. 2009-2010
Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria – Facoltà di Giurisprudenza
Cass. [ord.], sez. III, 27-03-2009, n. 7540.
Nel giudizio avente ad oggetto il risarcimento dei danni causati da un sinistro stradale, costituisce inammissibile mutamento della domanda la prospettazione, in grado di appello, di una dinamica del fatto diversa da quella allegata in primo grado (nella specie, l’attore in primo grado aveva allegato di essere stato urtato dal veicolo condotto dal convenuto mentre era in bicicletta; in appello, invece, aveva allegato di essere stato urtato dal suddetto veicolo mentre si trovava a terra, dopo essere caduto dalla bicicletta in conseguenza di un precedente urto infertogli da un terzo; la suprema corte, confermando la decisione di merito, ha ritenuto inammissibile tale mutamento della domanda).
Cass., sez. III, 23-06-2009, n. 14646.
Nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, emesso per il pagamento di somme a titolo di corrispettivo di forniture in favore di un ente pubblico territoriale, la proposizione da parte dell’opposto dell’azione di arricchimento senza causa, in via subordinata rispetto alla domanda principale, al fine di contrastare le eccezioni dell’opponente, senza immutazione o alterazione del fatto costitutivo del diritto dedotto in giudizio, non costituisce mutatio libelli, ma semplice emendatio, sicché non viola il divieto di domande nuove, previsto dagli art. 183 e 184 c.p.c.
Cass., sez. I, 19-11-2008, n. 27517.
Rispetto alla domanda di risarcimento del danno proposta nei confronti di un comune dal proprietario di immobile destinato ad attività commerciale, fondata sulla perdita dell’accesso alla pubblica via e del parcheggio in conseguenza dell’opera pubblica fatta eseguire dal predetto ente, costituisce un’inammissibile mutatio libelli la domanda, proposta nel prosieguo del giudizio, di adottare una decisione costitutiva di una servitù di parcheggio e di passaggio ovvero di condannare l’ente pubblico ad una obbligazione di non facere o di pati, consentendo l’accesso all’immobile ed il parcheggio sul fondo pubblico, trattandosi di due beni giuridici e di due petitum del tutto differenti (uno tendente ad ottenere, in via positiva, solo l’equivalente monetario e l’altro mirante ad una tutela reale del proprio interesse, mediante l’astensione da qualunque comportamento ostativo da parte del comune), e non potendosi enucleare dal primo (il petitum risarcitorio) la possibilità di domandare una tutela reale od obbligatoria (di tipo diverso, ossia negativa).
Cass., sez. lav., 24-04-2008, n. 10702.
In tema di giudicato, la domanda azionata per l’accertamento della natura del rapporto di lavoro non può ritenersi diversa rispetto a quella azionata per l’accertamento della natura parasubordinata del medesimo, allorquando siano identici il fatto materiale ed il bene della vita preteso dal ricorrente (la prestazione lavorativa tra le parti ed il relativo compenso in relazione allo stesso periodo temporale) non essendo sufficiente a far ritenere la diversità della domanda il mutamento della sola qualificazione giuridica del rapporto di lavoro.
Cass., sez. lav., 28-10-2008, n. 25893.
In tema di giudicato, la domanda azionata per l’accertamento della natura subordinata di un rapporto di lavoro di diritto privato (nella specie: manutenzione di aiuole a beneficio del comune) non può ritenersi diversa rispetto a quella azionata dinanzi al giudice amministrativo per l’accertamento della natura, pur sempre subordinata, ma pubblica del medesimo, allorquando siano identici il fatto materiale (la prestazione lavorativa tra le parti) ed il bene della vita preteso dal ricorrente (il relativo compenso in relazione allo stesso periodo temporale), non essendo sufficiente a far ritenere la diversità della domanda il mutamento della sola qualificazione giuridica del rapporto di lavoro da pubblico a privato ed essendo il nucleo della subordinazione identico nelle due fattispecie in cui la medesima situazione di fatto è prospettata prima come integrante un rapporto di lavoro di pubblico impiego e poi come lavoro subordinato di diritto privato con la pubblica amministrazione; ne consegue che, il passaggio in giudicato della sentenza emessa dal giudice amministrativo, che abbia negato l’esistenza di rapporto di subordinazione tra le parti, fa stato anche dinanzi al giudice ordinario.
Cass., sez. III, 18-11-2008, n. 27406.
Il mutamento della domanda è inammissibile solo quando, per effetto di esso, mutino i fatti materiali posti a fondamento della pretesa, mentre resta irrilevante il mero mutamento della loro qualificazione giuridica; ne consegue che nel caso in cui venga proposta da un professionista una domanda in sede monitoria per il pagamento di compensi a lui dovuti da un ente locale, e successivamente, nella fase di opposizione, l’opposto invochi il pagamento del medesimo credito a titolo di ingiustificato arricchimento, fondata sui medesimi fatti posti a fondamento della domanda originaria, non sussiste alcun mutamento inammissibile di quest’ultima.
Cass., sez. III, 10-10-2008, n. 24996.
È domanda nuova quella che alteri anche uno soltanto dei presupposti della domanda inizialmente proposta, introducendo un petitum diverso e più ampio, oppure una diversa causa petendi, fondata su situazioni giuridiche in precedenza non prospettate ed in particolare su un fatto giuridico radicalmente diverso, tale da integrare una pretesa nuova e da inserire nel processo un nuovo tema d’indagine; tale eventualità si verifica anche se i fatti dedotti siano stati esposti nell’atto di citazione al mero scopo di descrivere ed inquadrare altre circostanze e soltanto successivamente, per la prima volta, siano stati richiamati a sostegno di una nuova pretesa, determinando in tal modo l’introduzione di un nuovo tema d’indagine (nella specie, la suprema corte, ritenendo che le azioni di responsabilità contrattuale ed extracontrattuale avevano causa petendi e petitum diversi, ha confermato la sentenza impugnata con cui la corte di merito aveva ritenuto nuova e, pertanto, inammissibile la domanda - fondata sulla responsabilità extracontrattuale del proprietario ai sensi dell’art. 2053 c.c. - di risarcimento dei danni determinati dal crollo del tetto di un immobile di proprietà della convenuta e già condotto in locazione dagli attori, avanzata per la prima volta nella comparsa conclusionale in primo grado, a fronte della diversa prospettazione originaria di un titolo di responsabilità contrattuale e, comunque, di un diverso titolo di responsabilità aquiliana ricondotto all’art. 2051 c.c.).
Cass., sez. I, 25-01-2008, n. 1740.
Costituisce domanda nuova quella del creditore che, dopo aver invocato l’esecuzione coattiva di un contratto preliminare rimasto inadempiuto, ponendo a base dell’atto introduttivo la richiesta di pronuncia costitutiva ex art. 2932 c.c., sostituisce nell’atto di riassunzione a seguito di interruzione o nelle conclusioni del giudizio di primo grado, ovvero nell’atto di appello, la predetta domanda con una successiva, con la quale chieda una sentenza che accerti l’avvenuto effetto traslativo, qualificando il rapporto pattizio non più come preliminare, ma come vendita per scrittura privata; si tratta, infatti, di domande diverse sotto il profilo del petitum e della causa petendi, atteso che nella prima ipotesi l’attore adduce un contratto preliminare con effetti meramente obbligatori, avente ad oggetto l’obbligo delle parti contraenti di addivenire ad un contratto definitivo di vendita per atto pubblico o per scrittura privata autenticata dell’immobile; nella seconda un contratto con efficacia reale, immediatamente traslativo della proprietà dell’immobile per effetto del consenso legittimamente manifestato.
Cass., sez. III, 03-09-2007, n. 18513.
Il mutamento della causa petendi determina una mutatio libelli quando la diversa causa petendi, essendo impostata su presupposti di fatto e su conseguenti situazioni giuridiche non prospettati in precedenza, comporti l’immutazione dei fatti costitutivi del diritto fatto valere e, introducendo nel processo un nuovo tema di indagine e di decisione, alteri l’oggetto sostanziale dell’azione e i termini della controversia, tanto da porre in essere una pretesa diversa da quella fatta valere in precedenza (nella specie, la suprema corte ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto che vi fosse mutamento della domanda nel fatto di porre a fondamento dell’azione di risarcimento danni conseguenti ad intervento chirurgico il difetto di consenso informato, dopo aver fondato tale azione sulla colpa professionale).
Cass., sez. III, 24-08-2007, n. 17977.
La domanda di risarcimento del danno morale, ove specificamente proposta, non può essere intesa come implicitamente riferita anche al risarcimento del c.d. danno esistenziale, laddove non sia proposta anche una domanda di risarcimento di danni non patrimoniali e manchino specifiche allegazioni di fatto in ordine all’esistenza di pregiudizi, intesi come alterazione delle abitudini relazionali e delle scelte di vita del soggetto, del tutto distinti e diversi dal dolore e dalla sofferenza interiore, indipendentemente dalla autonoma configurabilità e dalla astratta collocazione sistematica del danno esistenziale nell’ambito della categoria del danno non patrimoniale.
Cass., sez. lav., 11-07-2007, n. 15496.
Il principio della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato come il principio del tantum devolutum quantum appellatum, che importano il divieto per il giudice di attribuire alla parte un bene della vita diverso da quello richiesto (petitum mediato) oppure di emettere una qualsiasi pronuncia su domanda nuova, non ostano a che il giudice renda la pronuncia richiesta in base ad una ricostruzione dei fatti autonoma rispetto a quella prospettata dalle parti, nonché in base alla qualificazione giuridica dei fatti medesimi ed, in genere, all’applicazione di una norma giuridica diversa da quella invocata dalle parti; non configurano una inammissibile domanda nuova le deduzioni di parte rese in appello, ove non comportino il mutamento del fatto costitutivo oppure del fatto impeditivo, estintivo o modificativo sul quale di fonda la domanda oppure l’eccezione, ma si limitino ad invocarne a sostegno norme giuridiche diverse (nella specie, un ente previdenziale aveva fondato la propria pretesa contributiva su norma giuridica diversa da quella invocata nel grado precedente del giudizio, senza che la suprema corte ravvisasse mutamento dei fatti dedotti in giudizio).
Cass., sez. I, 12-04-2006, n. 8519.
Incorre nel vizio di ultrapetizione il giudice d’appello, il quale, esorbitando dai limiti della mera qualificazione giuridica della domanda, ne muti la causa petendi, esaminando una questione che neppure possa ritenersi tacitamente proposta, perché non in rapporto di necessaria connessione con quelle espressamente formulate dalle parti negli atti introduttivi, se di queste non costituisce neppure l’antecedente logico-giuridico (nella specie, è stato riscontrato il vizio di ultrapetizione in quanto il giudice d’appello, investito del gravame avverso sentenza di rigetto della domanda per il conseguimento dell’indennità di espropriazione e del risarcimento del danno da fatto illecito, a seguito della demolizione di un immobile resa necessaria dal fenomeno del bradisismo, aveva condannato l’appellato al pagamento di indennizzo per essere stato l’abbattimento disposto ai fini della tutela della pubblica e privata incolumità).