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Timestamp: 2019-04-26 14:07:52+00:00
Document Index: 151692197

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 76', 'art. 18', 'sentenza ', 'CGUE ', 'art. 18', 'sentenza ']

Violazione della durata massima dell’orario di lavoro, sanzioni troppo alte
La Corte Costituzionale, con sentenza n. 153/2014, ha dichiarato illegittimi, per violazione dell’art. 76, i commi 3 e 4 dell’art. 18 bis, D.Lgs. n. 66/2003 disciplinanti il regime sanzionatorio in caso di violazione del datore di lavoro delle norme che regolano l’orario di lavoro e il riposo giornaliero e settimanale.
L'autonomia lavorativa non fa il dirigente
In taluni casi all’impiegato possono essere attribuite mansioni e funzioni direttive. Tuttavia, se questi non partecipa alla attività di promozione, coordinamento e gestione degli obiettivi imprenditoriali, esso non può essere qualificato come dirigente e non può quindi pretendere la remunerazione economica spettante ai dirigenti. Lo afferma la Corte di Cassazione nella sentenza n. 12356, depositata il 3 giugno 2014.
Ferie annuali retribuite, per la CGUE va calcolata anche la provvigione
La provvigione che l’agente di vendita avrebbe guadagnato nel corso delle ferie annuali concorre a definire l’indennità per tale periodo di riposo. Secondo la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, infatti, lo stipendio di base non basta a determinare la retribuzione cui il lavoratore ha diritto a titolo di ferie annuali retribuite.
Jobs Act, accordo Governo-maggioranza sugli emendamenti al Senato
Alla vigilia dell'approdo nell'aula di Palazzo Madama, previsto per domani, della legge di conversione del Decreto n. 34/2014, recante disposizioni urgenti in materia di occupazione, il Governo, d'accordo con la maggioranza, ha presentato otto emendamenti su contratto a termine e apprendistato al testo su cui la Camera ha votato la fiducia lo scorso 23 aprile.
Jobs Act e contratti di solidarietà, i Consulenti del Lavoro fanno il punto
La Circolare n. 9/2014 della Fondazione Studi esamina le modifiche, introdotte dal D.L. n. 34/2014, in materia di agevolazioni per le imprese che avviano contratti di solidarietà. Al centro dell’analisi, il Fondo per l’occupazione e i criteri di riparto, differenziati per intensità della riduzione oraria e per dislocazione geografica.
Licenziamento non impugnato: scelta valida anche al di fuori della procedura ordinaria
Il Ministero del Lavoro afferma la validità di una conciliazione nella quale il lavoratore rinunci al proprio diritto di impugnare il licenziamento. L’Interpello n. 1/2014 specifica infatti che non sono conformi le sole transazioni con cui il dipendente abdichi a diritti inderogabili in forza di legge o contratti collettivi.
Accordata tutela reintegratoria anche per i dirigenti pubblici
L’illegittimità del recesso dal rapporto di lavoro di una P.A. con un dirigente, sia dell’amministrazione centrale che degli enti territoriali, comporta l’applicazione, al rapporto fondamentale sottostante, della disciplina dell’art. 18, L. n. 300/1970, con le conseguenze reintegratorie. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione nella sentenza n. 8077 del 7 aprile 2014.
Jobs Act, in arrivo il secondo atto: ammortizzatori, servizi per il lavoro e politiche attive
Dopo il Decreto Legge n. 34/2014, l’Esecutivo sta predisponendo nuovi interventi nel panorama del lavoro. Il DdL delegherà al Governo un ventaglio di innovazioni: dagli ammortizzatori sociali alla semplificazione delle procedure e degli adempimenti del rapporto, passando per un sostegno più tangibile alla genitorialità.
Jobs act, la riforma che verrà
La gran parte dell'annunciato Jobs act è ancora di là da venire: secondo le indicazioni del disegno di legge delega - che dopo l'approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del 12 marzo scorso dovrà affrontare il passaggio parlamentare -, la riforma riguarderà cinque settori nevralgici della disciplina in materia di lavoro: dal riordino delle forme contrattuali alla riforma degli ammortizzatori sociali, alla creazione dell'Agenzia nazionale per l'impiego.
La valutazione negativa del periodo di prova giustifica il recesso del datore
Nell’ipotesi di patto di prova, legittimamente stipulato con uno dei soggetti protetti assunti in base alla l. n. 482/1968, il recesso dell’imprenditore durante il periodo di prova è sottratto alla disciplina limitativa del licenziamento individuale per quanto riguarda l’onere dell’adozione della forma scritta e non richiede, pertanto, una formale comunicazione delle ragioni del recesso. Infatti, la manifestazione di volontà del datore di lavoro riferita all’esperimento in corso, si qualifica come valutazione negativa dello stesso e comporta l’identificazione della ragione che giustifica l’esercizio del potere di recesso