Source: https://www.lexalimentaria.eu/sanzioni-1169/
Timestamp: 2019-06-26 22:34:45+00:00
Document Index: 146081762

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 12', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 2', 'art. 54']

COSA RESTA DEL D.LGS 109/1992: L'INESAURIBILE FASCINAZIONE PER L'ARZIGOGOLO | Lex Alimentaria
È certamente vero che il divieto di analogia riveste un ruolo importante nell’ambito delle sanzioni penali e anche amministrative, stante l’orientamento interpretativo maturato sul secondo comma dell’art. 1 della L. n. 689/1981. Il punto è, tuttavia, un altro.
Volendo restare sul piano tecnico-giuridico, nel caso che ci occupa non si tratta e non si può trattare di “interpretazione analogica” perchè tale espressione ha un contenuto e un campo di applicazione proprio e ben preciso. Non si può trascurare che l’art. 12, co. 2°, delle Disposizioni preliminari al Codice Civile, afferma che “[s]e una controversia non può essere decisa con una precisa disposizione, si ha riguardo alle disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe; se il caso rimane ancora dubbio, si decide secondo i principi generali dell’ordinamento giuridico dello Stato“. Ne deriva, secondo l’insegnamento assolutamente prevalente, la distinzione tra
analogia legis: ove il caso è disciplinato ricorrendo ad un’altra norma che regola un caso simile;
analogia iuris: si ricorre quando non si riesca a trovare una norma simile per disciplinare il caso pratico che viene regolato ricorrendo ai principi generali dell’ordinamento giuridico.
Orbene, parlare di “analogia” presuppone l’inesistenza di una norma e quindi, in altri termini, presupporre che il Decreto legislativo n. 109/1992 sia abrogato. Anche questa ultima affermazione non corrisponde alla realtà giuridica, in quanto, come ci ricorda la Corte costituzionale, un regolamento comunitario, in quanto appartenente a un ordinamento distinto da quello italiano, non può abrogare un atto avente forza di legge nell’ordinamento nazionale. Le disposizioni del decreto legislativo sono dunque in vigore e ciò esclude in radice la pertinenza del ricorso all’argomento della analogia.
Il tema è, più propriamente, se e quali sanzioni ivi previste possano o non possano essere applicate alle violazioni della disciplina applicabili. Sanzioni che, per vincolo dei trattati, devono essere predisposte e applicate dall’ordinamento dello stato membro.
Posta nella corretta prospettiva, la domanda da porsi è: quali disposizioni del decreto legislativo n. 109/1992 sono ancora applicabili? Per rispondere a questa domanda si deve confrontare il testo nazionale con il regolamento comunitario.
Se il requisito del Reg. (UE) n. 1169/2011 trova piena corrispondenza in un requisito del decreto legislativo n. 109/1992, la violazione del primo ben potrà essere sanzionata sulla base della corrispondente norma dell’art. 18 D. Lgs. n. 109/92.
Al contrario, se il requisito del regolamento è nuovo o comunque non corrispondente a una disposizione del decreto n. 109, è chiaro che l’eventuale contestazione di una sanzione amministrativa sarebbe illegittima e come tale annullabile a seguito di ricorso. Questo potrebbe essere questo il caso della applicazione di una sanzione amministrativa prevista dall’art. 18 D. Lgs. n. 109/92 alla violazione dei requisiti sui font minimi da utilizzarsi per le informazioni obbligatorie; o ancora per la violazione dei requisiti di evidenziatura degli allergeni.
Più in generale questa sembra essere la situazione di tutti i nuovi requisiti d’informazione previsti dal regolamento n. 1169 a carico della ristorazione collettiva: ferme restando le responsabilità civili e penali, le sanzioni del decreto legislativo n. 109/1992 non dovrebbero essere applicate a queste attività, in ragione dei predetti principi di legalità e tassatività.
Ciò posto deve sempre ricordarsi che la violazione di norme di legislazione alimentare non comporta solo il rischio di una contestazione sanzionatoria. A stretto rigore, infatti, innanzi a una non conformità alla legislazione alimentare, l’autorità di controllo (art. 2, D. Lgs. n. 193/2007) avrebbe anche potere di disporne la correzione, utilizzando a tal fine una altra norma ben più fondamentale delle sanzioni: l’art. 54 del Reg. (CE) n. 882/2004. Non si avrebbe in tal caso una “sanzione” ma un provvedimento amministrativo che dispone, a seconda dei casi, limitazioni, revoche, interventi straordinari, chiusure di locali etc.