Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2015/03/col-collaboratore-part-time-si-paga-irap.html
Timestamp: 2018-11-18 18:06:36+00:00
Document Index: 75500383

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Col collaboratore part-time si paga l'IRAP? | Commercialista Telematico
Col collaboratore part-time si paga l'IRAP?
La Corte di Cassazione con la sentenza n.1544, del 27 gennaio 2014, respingendo il ricorso dell’Agenzia delle Entrate ha affermato che un professionista che si avvale di un lavoratore a part-time non deve versare l’irap perché non rappresenta un indice di una presenza di un’autonoma organizzazione.
La vicenda vede coinvolti l’Agenzia delle Entrate e un professionista, nella fattispecie in esame, un medico pediatra.
A seguire la Corte di Cassazione ha emesso la sentenza n.1545, del 27 gennaio 2014 , con la quale è stato stabilito che non si applica l’irap per la modella (si tratta della nota Bianca Balti) che si appoggia ad un’agenzia per curare l’immagine (dal maquillage all’acconciatura): per i giudici di legittimità non si tratta di autonoma organizzazione.
Il ricorso in Cassazione dell’Agenzia delle Entrate
Con riferimento alla sentenza 1545/2015, l’Agenzia delle Entrate ricorreva davanti alla Cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria Regionale che aveva negato che la contribuente , una pediatra convenzionata con il servizio Sanitario Nazionale, fosse tenuta al versamento dell’irap per l’anno 2006, ritenendo che non ricorresse il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione.
Il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, si fonda sui seguenti motivi:
il primo motivo censura la sentenza gravata per aver escluso che nella specie ricorresse il presupposto impositivo irap, nonostante che la contribuente si avvalesse, nell’esercizio della propria attività, di un inserviente part-time;
con il secondo ed il terzo motivo si censura la sentenza dei giudici di secondo grado per il vizio motivazionale relativo alla circostanza che la contribuente avesse un lavoratore alle sue dipendenze.
L’autonoma organizzazione ai fini irap
Occorre preliminarmente ricordare che, in materia di irap, l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diversa dall’impresa commerciale costituisce, secondo l’interpretazione costituzionalmente orientata fornita dalla Corte costituzionale, con la sentenza n. 156 del 2001, presupposto dell’imposta soltanto qualora si tratti di attività autonomamente organizzata.
Il significato della nozione di autonoma organizzazione, introdotta nella disciplina dell’irap dalla modifica dell’articolo 2, D.Lgs. 446/97, recata dall’articolo 1, D.Lgs. 137/98, è stata chiarita da un consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità.
In primo luogo, di tale nozione è stata fornita una definizione astratta; ricordiamo, per esempio, alcuni principi giurisprudenziali che sul termine hanno chiarito:
– “organizzazione dotata di un minimo di autonomia che potenzi ed accresca la capacità produttiva del contribuente”; non, quindi, “un mero ausilio della attività personale, simile a quello di cui abitualmente dispongono anche soggetti esclusi dalla applicazione dell’irap”.
In secondo luogo, la giurisprudenza di legittimità ha fornito indicazioni finalizzate a chiarire il requisito impositivo dell’autonoma organizzazione; in particolare il contribuente non è soggetto irap se non è inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse (sia, cioè, il responsabile dell’organizzazione) e nel fatto che il contribuente impieghi beni strumentali eccedenti le quantità che, secondo l’”id quod plerumque accidit”, costituiscono nell’attualità il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività anche in assenza di organizzazione, o, alternativamente, si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.
I giudici di legittimità, con la sentenza in commento, evidenziano che, ferma restando la definizione normativa di autonoma organizzazione, il “fatto indice” costituito dall’avvalersi in modo non occasionale di lavoro altrui non possa essere considerato di per sé solo, secondo un giudizio aprioristico che prescinda da qualunque valutazione di contesto e da qualunque apprezzamento di…