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Timestamp: 2019-08-17 13:32:30+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 268', 'sentenza ', 'art. 94', 'art. 94', 'sentenza ', 'art. 609', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 612', 'sentenza ', 'art. 89', 'art. 442', 'sentenza ', 'art. 612', 'art. 612', 'art. 610', 'art. 612', 'art. 612', 'art. 610', 'art. 612', 'art. 612', 'art. 612', 'art. 612', 'art. 612', 'art. 612', 'art. 40', 'art. 660', 'art. 612', 'art. 612', 'art. 612', 'art. 610', 'art. 610', 'art. 610', 'sentenza ']

Martedì 05 Novembre 2013 11:41
Dalla presentazione di elementi di prova raccolti dal difensore a favore del proprio assistito deriva al giudice l'obbligo non solo della loro acquisizione, ma anche della loro valutazione, con la conseguenza che, in caso venissero disattese, è comunque richiesta una motivazione circa le ragioni che hanno portato ad escludere il rilievo alle prove assunte dalla difesa.
Cassazione penale, Sez. VI, sentenza del 23.4.2012, n. 15701
2. E' noto che la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 336 del 23.9.2008, è intervenuta sul tema ed ha dichiarato che è "costituzionalmente illegittimo l'art. 268 c.p.p., nella parte in cui non prevede che, dopo la notificazione o l'esecuzione dell'ordinanza che dispone una misura cautelare personale, il difensore possa ottenere la trasposizione su nastro magnetico delle registrazioni di conversazioni o comunicazioni intercettate, utilizzate ai fini dell'adozione del provvedimento cautelare, anche se non depositate". 3. In seno al provvedimento, è stato precisato che l'ascolto diretto delle conversazioni non può essere surrogato dalle trascrizioni eseguite, senza contraddittorio, dalla polizia giudiziaria; infatti l'accesso diretto alle registrazioni può essere necessario per valutare l'effettivo significato probatorio, perchè la qualità delle registrazioni può non essere perfetta, perchè risultano spesso rilevanti le pause, l'intonazione della voce etc. Pertanto, in assenza della trascrizione di un perito, l'interesse difensivo si appunta sull'accesso diretto tutte le volte in cui la difesa ritiene di dover verificare la genuinità delle trascrizioni fatte dalla polizia giudiziaria ed utilizzate dal pubblico ministero. Invero, la possibilità per quest'ultimo di depositare solo i brogliacci, se giustificata dall'esigenza di procedere senza indugio alla salvaguardia delle finalità che il codice assegna alle misure cautelari, non può limitare il diritto della difesa ad accedere alla prova diretta, considerato, altresì, che le esigenze di segretezza per il proseguimento delle indagini e le eventuali ragioni di riservatezza sono venute meno in riferimento alle comunicazioni poste a base della misura.
4. Quanto, poi (al fatto che il diritto di accedere alle registrazioni debba concretarsi nella possibilità di ottenerne una copia, va richiamata la sentenza della Corte Costituzionale n. 192 del 17.6.1997, laddove è stato precisato che la "ratio" dell'istituto del deposito degli atti in cancelleria a disposizione delle parti deve, di regola, comportare necessariamente, insieme al diritto di prenderne visione, la facoltà di estrarne copia, considerando che al contenuto minimo del diritto di difesa, ravvisabile nella conoscenza degli atti depositati mediante la loro visione, deve accompagnarsi autonomamente, salvo che la legge disponga diversamente, la facoltà di estrarne copia, al fine di agevolare le ovvie esigenze del difensore di disporre direttamente e materialmente degli atti per preparare la difesa e utilizzarli nella redazione di richieste.
5. E' stato, ancora affermato dalla giurisprudenza di questa Corte, anche a sezioni unte, che si determina una illegittima compressione del diritto di difesa, quando il PU, sollecitato con tempestiva istanza, rifiuti o ritardi, senza giustificato motivo, l'accesso alle registrazioni di conversazioni intercettate e sommariamente trascritte dalla polizia giudiziaria nei cosiddetti brogliacci di ascolto, utilizzati ai fini dell'adozione di un'ordinanza di custodia cautelare, sanzionata da nullità relativa; in relazione, poi,alla specificità della procedura, soggetta a termini ristretti ed al dovere di collaborazione tra le parti, ha sottolineato che la richiesta deve intervenire "in tempo utile" rispetto alle cadenze temporali indicate dalle norme procedurali, ma anche che, a fronte della complessità delle operazioni di duplicazione, l'A.G., ha uno specifico onere di motivazione circa l'impossibilità di adempiere al rilascio delle copie in tempo utile all'esercizio del diritto di difesa nella procedura incidentale; infine ha ribadito che il Tribunale del Riesame deve decidere senza dilazioni incompatibili con la specifica procedura.
pur concordando in ipotesi con la difesa che la produzione ha comportato un limitato tempo per l'ascolto diretto delle registrazioni, dato che il Tribunale ha concesso un rinvio della udienza a tal fine, di due giorni, non può convenirsi invece sulla conseguenza di nullità che viene invocata. Di fatto, come osservato dal Tribunale, il difensore del T. ha preso atto del contenuto dei dialoghi, tanto da elaborare una propria versione e da indicare errori e manchevolezze nella interpretazione degli stessi.
7. La doglianza che il tempo per la trascrizione fosse esiguo al punto da annullare la possibilità di controdurre e mettere in evidenza elementi favorevoli alla difesa è(dunque contraddetta dalla stessa attività svolta dal difensore, sicchè la deduzione incide in definitiva non già sulla ritualità dell'acquisizione, ma sulla interpretazione dei dati indiziaria di cui si denuncia la erroneità. 8. Stesale aspetto, ossia se i dialoghi intercettati avessero in equivoca valenza accusatoria o si prestassero ad altre alternative interpretazioni, il Tribunale ha dato risposte che non possono condividersi, in quanto irragionevolmente motivate, si da verificarsi in concreto un caso di motivazione apparente e contraddittoria.
9. L'onere di sviluppare un adeguato apparato argomentativo, per verificare i ragionevoli dubbi avanzati dall'indagato, è stato pretermesso, poichè il giudice distrettuale ha dato atto esplicitamente di non aver "potuto o saputo tecnicamente" ascoltare la fonte diretta, per difetto di adeguata apparecchiatura elettronica, ed ha perciò privilegiato la versione contenuta nel brogliaccio, professando maggior fede in essa, perchè espressa dal personale della p.g. qualificato e preparato a tale attività. 10. Ora, a prescindere dalla osservazione sulla apoditticità di tale ragionamento, cui è ictu ocuti possibile contestare il fatto contrario, - e che cioè la difesa ha avuto la possibilità di riascoltare i nastri, laddove la trascrizione nei brogliacci è immediata, con inevitabili riflessi sulla percezione delle voci -, il punto è il Tribunale non ha ascoltato i files, eppure ha espresso un giudizio su di essi. Ciò equivale violare il principio espresso da questa corte, secondo cui dalla presentazione di elementi di prova raccolti dal difensore a favore del proprio assistito deriva al giudice l'obbligo non solo della loro acquisizione, ma anche della loro valutazione, con la conseguenza che, in caso venissero disattese, è comunque richiesta una motivazione circa le ragioni che hanno portato ad escludere il rilievo alle prove assunte dalla difesa (Sez. 2, 27 maggio 2008, n. 28662, Manola).
11. Si impone l'annullamento dell'ordinanza, con rinvio al Tribunale di Caltanissetta affinchè tenga conto dei risultati delle trascrizione difensivi prodotte dall'indagato, procedendo alla opportune verifiche.
12. E' da disporre inoltre che copia del presente provvedimento sia trasmesso al direttore dell'istituto penitenziario competente, perchè provveda a quanto stabilito dall'art. 94 disp. att. c.p.p., comma 1 ter.
Annulla l'impugnata ordinanza e rinvia per nuovo esame al Tribunale di Caltanissetta.
Manda alla cancelleria gli adempimenti di cui all'art. 94 disp. att. c.p.p., comma 1 ter.
Lunedì 04 Novembre 2013 10:42
Il " sesso estremo", praticato in una coppia, deve essere voluto da entrambi altrimenti si configura il reato di stupro.
"Lo famo strano?" Molti ricorderanno questa frase, e' quella pronunciata da Ivano a sua moglie Jessica nel famoso film di Carlo Verdone: "Viaggi di nozze" , un film ,ad episodi ,nel quale si raccontano le vicende tragicomiche di tre coppie di novelli sposi.
Mantenere vivo l'erotismo in una coppia non è semplice, sia che la coppia si sia appena costituita sia che abbia alle spalle molti anni di matrimonio.
Per cui, spesso, per ravvivare il rapporto ci si inventa di tutto come ricorrere a "pratiche amorose" estreme nel nome della trasgressione e dell'essere a tutti i costi degli "amanti alternativi".
Ma fare sesso estremo può avere delle conseguenze penali; a puntualizzarlo e' la Cassazione Penale con la sentenza 37916/2012 che ha stabilito che :"va condannato per violenza sessuale chi impone pratiche sessuali estreme a un partner, il quale, mostrandosi consenziente all'inizio del rapporto, manifesta a un certo punto, di non voler andare oltre.
Ai sensi dell'art. 609 bis. C.p. ( titolato come violenza sessuale): " chiunque , con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.
Il consenso o la mancanza di dissenso, quindi, nel reato di violenza sessuale sono parte dell'impianto del reato e ne sono elemento, appunto, strutturale per la sua configurazione.
Questa vicenda giudiziaria ha permesso agli Ermellini di introdurre un principio importantissimo che tutela fortemente la donna che subisce violenza dal proprio compagno.
In più occasioni, la giurisprudenza di legittimità ha chiarito che il consenso dell'avente diritto per avere effetto "scriminante" deve essere in correlazione cronologica con il compimento del fatto tipizzato come illecito.
Dunque, tale consenso deve permanere durante lo svolgimento dell'attività sessuale, la quale si caratterizza nella sua liceità proprio per la presenza costante del consenso.
Per cui la scriminante non può essere invocata se l'avente diritto manifesta, "esplicitamente o mediante comportamenti univoci", di non essere più consenziente al protrarsi dell'azione alla quale aveva inizialmente aderito.
Il principio della sentenza stabilisce che : "venuto meno il consenso va da sè che il sesso "estremo" deve essere subito interrotto, in caso contrario si configurerà il "reato di stupro ,nei confronti del partner che impone la propria volontà sull'altro.
La Cassazione inoltre precisa che la configurazione del reato persiste anche se la "vittima" dopo aver subito, accetta liberamente altri rapporti col partner-violentatore.
In buona sostanza, non basta il consenso iniziale per avere la libertà di fare ciò che si vuole col partner perchè l'eventuale rifiuto, non rispettato, configurerà il reato di stupro.
Qui di seguito la storia processuale.
L'evolversi del rapporto tra i due e la conseguente vicenda giudiziaria ha permesso ai Giudici della Massima Corte di introdurre un principio importantissimo che tutela fortemente la donna che subisce violenza dal proprio compagno.
Nel caso specifico, infatti la Cassazione ha evidenziato che facilmente si potrebbe configurare, anche all'interno di una relazione più o menio stabile, il reato di stupro.
Infatti, l'eventuale consenso dato dal partner a compiere "pratiche sessuali estreme" all'inizio della relazione non ha durata illimitata e valida una volta per tutte.
Infatti, sono sempre possibili i "ripensamenti" e questi vanno rispettati e possono avvenire in qualunque momento.
Successivamente la donna si rifiutava di compiere alcune delle pratiche sessuali fatte in precedenza col proprio compagno che di fatto aveva sempre ignorato questo ripensamento continuando a compierle sottomettendo così la donna e la sua volontà.
Nonostante i legali di quest'ultimo avessero sottolineato ai giudici che i rapporti tra i due erano caratterizzati da una alternanza di consensi e dissensi da parte della donna, come per dire che i dissensi di quest'ultima non erano seriamente espressi, se poi successivamente vi acconsentiva di nuovo ad altre pratiche sessuali.
La Corte con la sentenza n. 37916 del 2102 ha confermato la condanna a tre anni e sei mesi di reclusione per il violentatore (già condannato nella fase di merito dalla Corte d'Appello di Ancona per l'accusa di "violenza sessuale continuata commessa con violenze fisiche e minacce nei confronti della ragazza") stabilendo che l "alternanza" delle fasi consenso-dissenso non minano la verità della denuncia.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 06 Novembre 2013 14:57
Stalking: bastano due condotte.
Lunedì 04 Novembre 2013 10:36
sentenza 20895/11 del 25/05/2011
L'art. 612 bis c.p., introdotto dal D.L n. 11 del 2009, punisce a titolo di "atti persecutori" chi con condotte reiterate minacci o molesti taluno, in modo da cagionare un suo perdurante stato di paura o di ansia o un suo fondato timore di pericolo per l'incolumità propria o di persone prossime o la costrizione ad alterare le proprie abitudini di vita.
Il fatto può essere costituito anche da due sole "condotte".
Cassazione penale, Sez. V, sentenza del 25.5.2011, n. 20895
1 - Il Tribunale di Torino condannava in giudizio abbreviato A.F. ad anni 2 di reclusione con l'attenuante di cui all'art. 89 c.p. equivalente ad aggravante e recidiva, e la diminuente di cui all'art. 442 c.p.p., per atti persecutori e violenza privata (A - B) commessi in libertà e consecutivi danneggiamento aggravato ed interruzione di ufficio nella Casa Circondariale (C - D), disponendone la misura di casa di cura e custodia per sei mesi.
Il Tribunale riteneva che l'imputato aveva offeso B.S. e le sue condomine, P.P. anche tramite la figlia minore, D. B.M. e sua madre, Z.B., presso la quale la D. B. si era dovuta trasferire e L.A., costretta a mutare le proprie abitudini.
La B. era stata minacciata di morte il 30.4.09 in una con il cappellano D.M. con punteruolo e martello, se non se ne fossero andati lei ed i condomini dall'edificio in cui abitavano.
Inoltre l'1.5.09 A. aveva bloccato l'ascensore in cui la B. era salita per sfuggirgli e, intervenuta la Polizia, l'aveva minacciata di morte alla sua uscita dal carcere.
Aveva (B) anche bloccato l'ascensore a danni di L. commesso altri fatti intesi atti persecutori ai danni di donne coabitanti nell'edificio dal febbraio 09 sino al 23 aprile.
Con l'appello si chiedeva l'assoluzione dai reati suindicati, perchè talune condotte valutate dal Tribunale risalivano al 2007 e per esse vi era già stata condanna (giusta sentenza del 17.12.08), e perchè l'esame doveva limitarsi ai fatti successivi all'entrata in vigore dell'art. 612 bis c.p. (25.2.09, D.L. n. 11 del 2009), sicchè si confinava ai soli episodi del 24 aprile e del 1^ maggio 2009, che dovevano valutarsi separatamente per ciascuna persona offesa.
La Corte di Torino ha accolto l'appello relativamente ai fatti di minaccia ed ingiuria alla B., circa i quali l'offesa aveva rimesso la querela, escludendo perciò il delitto di cui all'art. 612 bis nei suoi confronti.
Ed ha ritenuto la non punibilità a tale titolo delle condotte precedenti l'entrata in vigore della norma (chiusura in ascensore, per il distacco della corrente elettrica) quanto alla L., seppure punibili ai sensi dell'art. 610 c.p..
Ha però ritenuto che costituissero unico reato sub A di cui all'art. 612 bis le condotte dell'imputato offensive delle persone di sesso femminile abitanti nello stesso stabile.
E, assorbito il reato sub B in quello sub A, ha eliminato l'aumento per continuazione.
Il ricorso deduce: erronea applicazione degli artt. 612 bis e 610 c.p. e vizio di motivazione circa la sussistenza dell'evento.
Ripete quanto già sostenuto con l'appello circa il confinamento dei fatti costitutivi di reato e la necessità di rapportare ciascuna condotta di stalking alla singola persona offesa.
Nel caso della D.B. si tratta di due episodi di ingiuria ed uno di danneggiamento, non costitutivi di condotte violente o aggressive tali da rapportarsi alla fattispecie di cui all'art. 612 bis c.p., mentre l'inseguimento della L. è da considerarsi fortuito.
Sostiene poi errore nel non ritenere assorbiti i due fatti di cui all'art. 610 c.p. nella previsione alternativa di cui all'art. 612 bis, giusto il principio di specialità di S.U. 16/95, dunque l'esclusione della procedibilità laddove la querela non sia stata presentata.
La Corte di merito ha accolto l'appello, escludendo la continuazione per il delitto previsto dall'art. 612 bis c.p., per remissione di querela della B..
Ha altresì escluso punibilità dei fatti in danno della L. precedenti l'entrata in vigore della norma.
E, ferma la violenza privata ai danni di ciascuna persona offesa, ha ritenuto i fatti successivi commessi nei confronti di P., D. B. e L., perchè vigente l'art. 612 bis c.p..
E, poichè nella specie erano stati commessi ai danni di più persone di sesso femminile residenti nello stabile in alternativa, costituendo per ciascuna motivo d'ansia, ben sapendo di non avere scampo se si fossero incrociate con il prevenuto (pg. 9), concludeva che la condotta contestata al capo B andava sussunta nell'ipotesi di cui al capo A, avendosi riguardo ad unica condotta di violazione dell'art. 612 bis, ferma la continuazione del delitto con quello di violenza privata.
Inoltre ferma tale la premessa, per quanto concerne la B., la Corte ha travisato che dell'art. 612 bis, l'ultimo comma dispone che si proceda di ufficio se il fatto è connesso con altro delitto per cui si deve procedere d'ufficio.
2.1. L'art. 612 bis c.p., introdotto dal D.L n. 11 del 2009, punisce a titolo di "atti persecutori" chi con condotte reiterate minacci o molesti taluno, in modo da cagionare un suo perdurante stato di paura o di ansia o un suo fondato timore di pericolo per l'incolumità propria o di persone prossime o la costrizione ad alterare le proprie abitudini di vita.
Ma all'evidenza la preclusione concerne l'evento da cui dipende l'esistenza del reato.
Perciò anzitutto il Giudice di appello si sarebbe dovuto domandare se la reiterazione di atti minatori e molesti, nei confronti di persona già offesa da atti dello stesso genere, attuata dopo l'entrata in vigore della norma integrasse gli estremi del reato.
Il mancato rilievo ha avuto in concreto incidenza non per escludere il reato, bensì la continuazione, perchè la Corte di merito ha unificato la posizione degli offesi, offrendo la lettura suindicata della norma, travisando come si è visto che gli offesi sono più d'uno.
Va quindi osservato che la locuzione condotte reiterate vuoi dire che si è in presenza di reato complesso, la cui "condotta criminosa", cioè l'azione od omissione di cui è conseguenza l'evento da cui dipende l'esistenza del reato (art. 40 c.p.) è, nel caso di specie, integrata da atti per sè costitutivi di condotte di minaccia o molestia.
Pertanto il carattere decisivo della condotta criminosa consiste nella "ripetizione" di "atti" qualificati "persecutori", in quanto il loro insieme cagiona l'evento ulteriore assorbente del reato sopra indicato.
Il meno grave degli atti previsti integra contravvenzione di "molestia o disturbo alle persone".
Ma si tratta di reato di sbarramento (art. 660 c.p.), assorbibile ad esempio anche dall'ingiuria, perciò letteralmente dalla progressiva minaccia di male ingiusto (612).
Già il rilievo della funzione di sbarramento della molestia consente d'intendere che la lettera "minaccia o molesta taluno" non implica che ogni atto costitutivo della condotta criminosa dell'art. 612 bis debba avere ad oggetto la stessa persona.
Si pensi al caso di colui che minacci d'abitudine qualsiasi persona attenda ogni mattino nei luogo solito un mezzo di trasporto per recarsi al lavoro.
Perciò può essere decisivo ai fini dell'art. 612 bis, che in diversa occasione altra persona, già molestata, sia oggetto diretto di nuova molestia da parte dell'agente.
E' dunque ineludibile l'implicazione che l'offesa arrecata ad una persona per la sua appartenenza ad un genere turbi per sè ogni altra che faccia parte dello stesso genere.
E se la condotta è reiterata indiscriminatamente contro talaltra, perchè vive nello stesso luogo privato, sì da esserne per questa ragione occasionale destinataria come la precedente persona minacciata o molestata, il fatto genera all'evidenza il turbamento di entrambe.
Quindi ha incensurabilmente ritenuto che le singole condotte, in quanto ripetute nei confronti di donne di qualsiasi età conviventi nell'edificio (v. il ripetuto arresto dell'ascensore dello stabile, dopo che l'una o l'altra vi si era immessa per sfuggire allo stesso autore dei fatti, ben più del seguirne ostentatamente taluna) le coinvolgesse tutte.
2.2. Risulta inoltre anche manifestamente infondato l'argomento di genericità e perciò inoffensività di qualsiasi minaccia presa in esame nelle sentenze, men che le implicazioni che il ricorso vuoi trarre da comportamenti dimostrati di inequivoca valenza.
E' il senso evidente delle sentenze, al di là dalla ratio di previsione della misura di sicurezza nella specie applicata.
L'insistere in merito in questa sede, ben più che non essere consentito, travisa l'elemento soggettivo del reato per la capacità dell'imputato.
2.3. Finalmente se la norma incriminatrice di cui all'art. 612 bis è speciale rispetto a quelle che prevedono i reati di minaccia o molestia, non lo è rispetto all'art. 610 c.c..
La previsione dell'art. 610 c.p. perciò non genera solo il turbamento emotivo occasionale dell'offeso per il riferimento ad un male futuro, ma esclude la sua stessa volontà in atto di determinarsi nella propria attività, d'onde il quid pluris di cui all'art. 610 c.p..
In questa luce risulta in conclusione incensurabile la sentenza sia nell'aver ravvisato il concorso di reati, sia nel ritenere taluni atti turbativi di persone diverse, oltre il soggetto coinvolto dalla singola condotta, sia nel motivare la responsabilità per i fatti ritenuti.
Illegittimo il licenziamento del lavoratore depresso che non viene trovato alla visita di controllo.
Peculato d'uso: assoluzione se per uso momentaneo
E' violenza sessuale il tentato bacio rubato alla ex
Il datore di lavoro deve tutelare il lavoratore che si oppone alle prassi illegittime
Nella perdita di chance è necessaria la probabilità e non la semplice possibilità.
Pubblica Amministrazione: reato falso ideologico
Licenziamento legittimo per il dipendente che auto-attesta ore di straordinario mai effettute