Source: http://stefanodauria.postilla.it/2010/03/24/il-furto-d%E2%80%99identita-puo-costare-caro-anche-alle-banche/
Timestamp: 2020-04-06 04:03:22+00:00
Document Index: 14563442

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 2050', 'art. 31', 'art. 2']

Il furto d’identità può costare caro, anche alle banche - Postilla
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Nuova importante sentenza in tema di furti di identità perpetrati ai danni di clienti di conto correnti on line: il Tribunale di Palermo (sentenza 20 dicembre 2009), infatti, ha condannato una banca a risarcire due risparmiatori che si sono visti “sfilare” ben 6.000 Euro, versati a favore di una signora russa per mezzo di un bonifico non autorizzato.
La banca – secondo quella che è la difesa standard in questi casi – si era opposta alla richiesta dei due correntisti, ritenendo che questi fossero responsabili per comportamento negligente, consistito nel non avere custodito i codici personali in dispregio alle condizioni contrattuali del servizio on line.
Di diverso avviso è stato, invece, il giudice di merito siciliano che, richiamati i fondamentali principi enunciati nella sentenza Cass. Sez. Un. 30.10.2001 n. 13533, rilevava come il sistema predisposto dalla banca non fosse adeguato alla tecnologia esistente e la stessa “avrebbe dovuto adottare tutte le misure di sicurezza, tecnicamente idonee e conosciute in base al progresso tecnico, a prevenire danni, come quelli verificatasi in capo agli attori”.
Particolarmente interessanti sono poi i passaggi della sentenza in cui vengono richiamati l’art. 15 del d.lgs. n. 196/2003, secondo il quale chiunque cagiona danno ad altri per effetto del trattamento di dati personali è tenuto al risarcimento ai sensi dell’art. 2050 c.c., e l’art. 31 del d.lgs. n. 196/2003, che impone che i
dati personali oggetto di trattamento siano custoditi e controllati, anche in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico, alla natura dei dati e alle specifiche caratteristiche del trattamento, in modo da ridurre al minimo, mediante l’adozione di idonee e preventive misure di sicurezza, i rischi di distruzione o perdita, anche accidentale, dei dati stessi, di accesso non autorizzato o di trattamento non consentito o non conforme alle finalità della raccolta.
Quindi, poiché la banca esercita un’attività professionale molto complessa e delicata, è tenuta ad una diligenza da valutarsi in modo particolarmente rigoroso e ad adottare tutti quei comportamenti e quelle misure atte a prevenire eventuali danni anche per gli utenti meno esperti.
In forza della clausola generale di correttezza e buona fede oggettiva (artt. 1175 e 1375 c.c.), letta alla luce del principio di solidarietà di cui all’art. 2 Cost., per poter affermare la mancanza di responsabilità della banca non è sufficiente dimostrare il mero rispetto formale delle norme di legge o del regolamento contrattuale, soprattutto se l’ente era a conoscenza di particolari fonti di pericolo per i propri utenti e dell’esistenza di più adeguati mezzi di controllo e prevenzione.
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