Source: http://documentii.blogspot.com/2006/11/
Timestamp: 2017-08-20 13:16:32+00:00
Document Index: 161362519

Matched Legal Cases: ['arto 8', 'arto 9', 'arto 10', 'arto 31', 'arto 50', 'arto 71', 'arto 77', 'arto 83', 'arto 88', 'arto 142']

Documenti: November 2006
una relazione dell' INAIL di savona, Giampietro Meinero
http://www.inail.it/medicinaeriabilitazione/manifestazioni/cagliari2004/Patologie_tumorali_lavoro_correlate/vescica_Giacinti.doc
Flavio Giacinti - Dirigente Medico di II Livello
Giampietro Meinero - Presidente Co.Co.Pro. INAIL
Neoplasie vescicali in esposti ad amine aromatiche in una fabbrica chimica della Val Bormida: Mappe di rischio, nuove conoscenze e stima dei casi attesi
L'associazione fra esposizione ad amine aromatiche e cancro della vescica è cosa nota anche se parte del mondo scientifico tende a ridimensionare il fenomeno ritenendo la classificazione IARC non esaustiva della reale cancerogenicità dei composti chimici interessati: Gli autori, disponendo di una realtà industriale che ha utilizzato per anni amine aromatiche, hanno effettuato una mappatura dell'azienda cercando un'associazione caso/lavorazione dalla quale si possa accettare o escludere la cancerogenicità per la vescica delle sostanze e degli intermedi di lavorazione.
Nella valle che unisce la Provincia di Savona con la Provincia di Cuneo, nel Comune di Cengio, apparve sul finire del 1800 una azienda che produceva esplosivi (Société Continentale Glycerines et Dynamites fino al 1906 e poi Società Italiana Prodotti Esplodenti – SIPE), attiva fino alla fine della Grande guerra, dopodiché entrò in profonda crisi. La scelta della località ove impiantare questo scomodo insediamento fu favorita dalla vicinanza con la sede stradale e con la linea ferroviaria, la presenza di un corso d’acqua (il fiume Bormida) ed il terreno costituito da una conca appartata entro vaste aree boschive. Non furono estranei il basso costo dei terreni, la scarsa entità della popolazione e il modesto valore delle colture agricole presenti. Dopo la guerra quindi, iniziò una riconversione dell’azienda che culminò nella fusione della SIPE con la Società di Coloranti Italica di Rho e di Cesano Maderno a formare le "Aziende Chimiche Nazionali Associate" con acronimo ACNA. La produzione comprendeva acido nitrico, fenolo ed intermedi per coloranti in genere.
Pochi anni dopo, nel 1931, l'azienda fallisce e viene ricostituita con lo stesso acronimo come "Aziende colori nazionali ed affini" sotto la proprietà della Montecatini.
Lo Stabilimento posizionato sul confine fra la Liguria e il Piemonte si estendeva per una superficie di 505335 mq (praticamente poco più di mezzo Kmq.) e nel corso di 15-20 anni viene strutturato in una serie di piccoli impianti situati in più edifici dislocati nella zona Nord dello stabilimento.
Alcuni Reparti erano utilizzati per produzioni specifiche altri erano considerati "polivalenti" e venivano utilizzati a "campagne" per piu di una produzione. Altre produzioni saltuarie o meno importanti venivano realizzate utilizzando gli impianti di più reparti.
Questo dato permette intuitivamente di comprendere come il ciclo di lavoro non prevedesse reparti più o meno a rischio, ma desse luogo ad una commistione di produzioni che rendevano ubiquitario l'eventuale rischio chimico.
A regime, negli anni 50, erano in funzione i seguenti Impianti e reparti:
Tabella 1: individuazione degli impianti e dei reparti di lavoro
Riduzioni minorii
Nitral toluolo
Amminazioni
Nitrazioni continue
Clorurazioni
Nitrotoluoli
Fenolbetanaftilamina
Antarchinone tecnico
Acido benzolbenzoico
5-cloro-2-toluidina
Una delle maggiori difficoltà nel lavoro di associazione caso/prodotto è consistita nel fatto che solo in pochi casi il nome del reparto richiamava il prodotto finale o intermedio. Questo fatto non permette una intuitiva collocazione del rischio lavorativo. È stato pertanto necessario, ed è la ratio di questo contributo, andare a verificare reparto per reparto quali furono le sostanze impiegate, gli intermedi di lavorazione ed i prodotti finali, al fine di determinare se nello stabilimento vi fossero "isole" di minore o assente rischio.
Al fine di una migliore sintesi abbiamo anche qui cercato di riassumere i dati in una tabella:
Tabella 2: individuazione delle sostanze e dei prodotti nei diversi reparti di lavoro (in grassetto le amine aromatiche)
Sostanze (in grassetto le amine aromatiche)
p-toluidina - acido acetico - acido nitrico
o-toluidina - benzensolfocloruro - acido nitrico - clorobenzolo
p-anisidina - anidride acetica - acido nitrico - alcool metilico
o-anisidina - anidride acetica - acido nitrico - nitrato di sodio
o-nitroanisolo - tricloruro di fosforo - cloridrina solfato - sodio solfuro
Scarlatto T
o-toluidina - miscuglio solfonitrico - acido solfonico
Fenilbetanaftilamina
betanaftolo - anilina - acido solfanilico
6-cloro-2-toluidina - acido cloridrico
Base arancio MC
m-cloroanilina - acido cloridrico
2-5-dicloroanilina - acido solforico
o-cloroanilina - acido cloridrico
4-nitro-2-anisidina - acido cloridrico
o-toluidina - cloruro di solforile - anidride acetica - monoclorobenzolo
Naftolo D
Betanaftilamina - acido betaossinaftoico - tricloruro di fosforo - toluolo
Naftolo C
Anilina - acido betaossinaftoico - tricloruro di fosforo - toluolo
Naftolo BG
2-5 dimetilossianilina - acido betaossinaftoico - tricloruro di fosforo - toluolo
Naftolo SS
5-cloro-2-4 dimetilossianilina - acido betaossinaftoico - tricloruro di fosforo - toluolo
NaftoloT
5-cloro-2-toluidina - acido betaossinaftoico - tricloruro di fosforo - toluolo
Naftolo O
o-anisidina - acido betaossinaftoico - tricloruro di fosforo - toluolo
Naftolo R
p-anisidina - acido betaossinaftoico - tricloruro di fosforo - toluolo
Naftolo PT
p-toluidina - acido betaossinaftoico - tricloruro di fosforo - toluolo
Naftolo CA
Alfanaftilamina - acido betaossinaftoico - tricloruro di fosforo - toluolo
Naftolo PC
p-cloroanilina - acido betaossinaftoico - tricloruro di fosforo - toluolo
Naftolo E
6-toluidina - acido betaossinaftoico - tricloruro di fosforo - toluolo
Riduzioni minori
Amonoderivati del benzolo e naftalina
para-nitrofenolo à parafenitidina
4-cloro-2-nitrotoluolo à 4-cloro-2-toluidina
6-cloro-2-nitrotoluolo à 6-cloro-2-toluidina
Aminoderivati del benzolo
Anilina - o-toluidina
o-cloronitrobenzolo - ghisa - acido cloridrico
p-cloronitrobenzolo - ghisa - acido cloridrico
3-4-dicloroanilina
3-4-dicloronitrobenzolo - ghisa - acido cloridrico
2-4-5-tricloroanilina
3-4-5-nitrotricloronitrobenzolo - ghisa - acido cloridrico
o-nitrotoluolo - ghisa - acido cloridrico
p-nitrotoluolo - ghisa - acido cloridrico
2-5-dicloroanilina
2-5-dicloronitrobenzolo - ghisa - acido cloridrico
p.niroanisolo - ghisa - acido cloridrico
o-nitroanisolo- ghisa - acido cloridrico
Negli anni '70 salì un'attenzione specifica sul rischio chimico e sulla pericolosità potenziale delle sostanze chimiche trattate e manipolate.
Questa attenzione non risparmiò ovviamente l'ACNA di Cengio dove peraltro erano già cessate alcune produzioni ed erano stati smantellati alcuni reparti.
In questi anni all'Università di Pavia vennero commissionate indagini ambientali in alcuni reparti ed in particolare nel Reparto Riduzioni. Queste indagini vennero eseguite in condizioni climatiche "fredde" e quindi decisamente "favorevoli", in quanto, essendo le sostanze molto volatili, quanto minore è la temperatura tanto minore sono le sostanze "volatili" presenti. Sono pertanto condizioni "ideali" in quanto la presenza di sostanze volatili rende certezza che in condizioni ambientali "normali" le concentrazioni siano assolutamente dimostrate. Ebbene in queste condizioni apparvero superati i valori massimi di concentrazione di o-anisidina, o-anisolo, 1-5-dicloroanilina e 2-5-dicloronitrobenzolo.
Contemporaneamente iniziarono le prime denunce sulla stampa che portarono a conoscenza dell'opinione pubblica le condizioni di lavoro in ACNA e le conseguenze sulla salute dei lavoratori.
Negli stessi anni, sull'onda di questa campagna di ricerca e di stampa, avvengono le prime denunce all'INAIL delle neoplasie vescicali ed i primi riconoscimenti di questa malattia professionale (peraltro tabellata come MP34).
Negli anni '80 si registrò un aumento dei casi denunciati fino a che, nel 1988, il Ministero della Sanità affidarono all'ISPESL un'indagine tecnico ambientale negli ambienti di lavoro dell'ACNA di Cengio.
Nel frattempo l'azienda cambia ragione sociale e ancora la cambierà fino ai giorni nostri, pur rimanendo di proprietà Montedison, e questo vorticoso ma sicuramente legittimo cambio di ragione sociale rende e renderà problematica la raccolta di informazioni riguardanti l’attività lavorativa dei singoli addetti, in quanto ogni nuova ragione sociale porta alla pratica impossibilità di ricostruire gli spostamenti da reparto a reparto dei dipendenti o ex dipendenti interessati al riconoscimento di tecnopatia, lasciata solo alle aspecifiche annotazioni rilevabili dal libretto di lavoro e dall’anamnesi lavorativa degli assicurati..
All'epoca dell'indagine ISPESL erano in funzione dieci reparti, due dei quali (Naftoli e Metaaminofenolo), fermi per manutenzione.
Reparto 8 - Acido Tobias
Acido 2-naftalamino-1-solfonico
Reparto 9 - Acido BON
Acido beta ossi naftoico
Reparto 10 - Beta naftolo
Reparto 31 B - Acido BON
Ac. 2-naftol-6-solfonico (Schaeffer)
Reparto 50 - Ftalocianine
Reparto 71 - Amminazioni
Alfa amino antrachinone
Reparto 77 - Acido metanilico
Acido metaaminobenzensolfonico
Reparto 83 - Naftoli
Acido 2-ossi-3-naftoico
Reparto 88 - Nitrazioni continue
Monocloronitrobenzene
Reparto 142 - Sale alfa
Ac. gamma
Acido antrachinone - solfonico
Ac. 2-amino-8-idrossinaftalin-6- solfonico
Le indagini ISPESL (eseguite in due campagne il 13 e 14 giugno 1988 e dal 22 al 24 giugno 1988) rilevarono
§ che il lavoro avveniva prevalentemente a ciclo chiuso con trasporto automatico delle materie prime, degli intermedi e dei prodotti finiti, con confezionamento finale per insaccamento o infustaggio
§ che gli impianti non prevedevano posti di lavoro fissi ma un'attività di controllo e manutenzione ordinaria su tutti i settori dell'impianto ed all'occorrenza anche attività di manutenzione straordinaria nelle stesse condizioni
§ che in queste condizioni la presenza di sostanze inquinanti è provocata in genere da imperfezioni della tenuta dei particolari dell'impianto quali guarnizioni, flange, valvolame a causa di improvvise perdite o normale degrado
§ che le operazioni in cui si può concretizzare un'esposizione continuativa sono quelle di carico manuale delle materie prime e l'insaccamento delle materie finite.
§ che esisteva una tipologia di inquinamento caratterizzato dalla costante presenza in ogni punto non solo degli inquinanti prodotti dalla lavorazione in esame, ma anche da tracce di altri inquinanti provenienti dalle altre lavorazioni
Dal 1974 ad oggi sono state denunciate e riconosciute 42 neoplasie vescicali di cui 27 negli ultimi dieci anni e 20 negli ultimi 5.
Se compariamo l'andamento delle neoplasie riconosciute con l'andamento produttivo dell'ACNA è possibile notare come l'impennata delle denunce corrisponda alla cessazione dell'andamento produttivo dell'azienda a dimostrazione che, anche in questo caso, considerato il necessario periodo di latenza per poter riconoscere la dipendenza causale dall'esposizione professionale, dovremo attendere un incremento delle denunce di neoplasia vescicale per un tempo stimabile fra i dieci e i quindici anni prossimi venturi.
Sulla base di queste considerazioni sono stati riconosciuti praticamente tutti i casi di neoplasia vescicale denunciati da lavoratori ex ACNA, in base alla comune conoscenza che il cancro della vescica riconosce quale fattore etiologico l'esposizione ad amine aromatiche così come appare dalla declaratoria della tabella delle malattie professionali allegata al Testo Unico D.P.R. 1124/1965 ed al D.P.R. 336/1994 (“Lavorazioni che espongono all’azione delle amine alifatiche e aromatiche – primarie, secondarie, terziarie ed eterocicliche – e delle idrazine aromatiche; loro derivati alogenati, fenolici, nitrosi, nitrati e solfonati”), benché recenti prese di posizione della comunità scientifica italiana tendano a ridurre la cancerogenicità per la vescica alla sola betanaftilamina.
Lo scopo di questo lavoro è stato, ove possibile, quello di tentare una "mappatura" di un insediamento produttivo certamente a rischio per valutare se vi fosse la possibilità di individuare "isole" di maggiore, minore o assente rischio.
I risultati per quanto riguarda la distribuzione degli impianti non ha consentito questo riconoscimento in quanto si è visto, in questo confortati anche dall'indagine ISPESL, come
§ non esistesse una netta suddivisione dei reparti nei diversi impianti
§ non esistesse un posto di lavoro fisso
§ vi fosse in ogni prodotto o intermedio almeno una sostanza appartenente o associabile alle amine aromatiche ed ai loro derivati
E neppure la suddivisione per mansioni può venirci in aiuto in quanto risulta che su cento operai 65 erano addetti alla produzione, 19 alla manutenzione, 9 ai laboratori e 7 alla logistica.
Ebbene se risulta intuitiva l'esposizione per la produzione ed il laboratorio (ove si effettuavano i controlli di qualità e la ricerca di sviluppi futuri) meno intuitivo appare il rischio per la manutenzione e per la logistica.
In proposito in manutenzione si andavano a verificare e riparare disfunzioni sulla linea di produzione che, se non riparabili in loco costringevano allo smontaggio del pezzo da riparare che veniva trasportato in officina, rimesso in efficienza e rimontato sulla linea di produzione, mentre in logistica si trovavano tutti gli operai addetti alla movimentazione delle materie prime, degli intermedi e dei prodotti, che già l'ISPESL aveva definito a rischio.
In conclusione ci siamo interessati di un'attività produttiva che ha operato dall'inizio del secolo fino agli albori degli anni '90 in condizioni organizzative e logistiche di grande precarietà igienico-preventiva, ove l'esposizione ad amine aromatiche era ubiquitaria e indipendente dalla mansione espletata, attesoché, dalla lettura dei libretti di lavoro appare che un lavoratore ACNA, di norma, nell'ambito della trentennale permanenza in azienda era solito passare più volte da una mansione all'altra e da un reparto all'altro
In questa azienda si sono verificati diversi casi di neoplasia della vescica, in accordo con la voce 34 della tabella delle malattie professionali. Tali neoplasie sono state riconosciute come meritevoli di tutela INAIL nella quasi totalità dei casi.
Alla luce della ricerca effettuata riteniamo tuttora corretta la metodologia di lavoro applicata, basata
§ sull'anamnesi lavorativa,
§ sulla disamina della documentazione iniziale nei casi in cui è stata messa a disposizione,
§ sull'accertamento della reale patologia
§ sulla concordanza dei dati raccolti con la voce tabellare di riferimento, nel rispetto del criterio medico legale della "presunzione legale" che ne discende.
Diverse impostazioni patogenetiche e carcinogenetiche hanno un interesse speculativo di notevole importanza, ma dal punto di vista del riconoscimento medico legale della causalità materiale necessitano di una revisione critica della legislazione, in assenza della quale riteniamo nessuno possa sentirsi autorizzato a derogare dai rigidi criteri esposti ed universalmente riconosciuti.
Infine, a margine, dalle numerose anamnesi lavorative eseguite, si è potuto rilevare come i "particolari" degli impianti citati dall'ISPESL fossero componenti in amianto per lo più autocostruiti o adattati dai lavoratori nei reparti logistica (magazzino) e manutenzione.
1. Amadori F., Bezza B. – Montecatini 1888/1966. Capitoli di storia di una grande impresa – Il Mulino, Bologna, 1966
2. Cerisola N. – Storia dell’industria savonese – Unione Industriali Savona, 1974
3. Dotta A. – La chimica a Cengio: storie di battaglie e conflitti dentro e fuori i cancelli – Cooperativa Tipograf Savona, 1997
4. IARC – Monografie IARC per la valutazione del rischio cancerogeno per l’uomo
5. Poggio P.P. – Una storia ad alto rischio. L’Acna e la Valle Bormida. Edizioni Gruppo Abele, Torino, 1996
6. Tombesi U. – Acna: storia di una fabbrica e del suo territorio. Provincia di Savona, 2001
posted by valbormidaviva @ 9:00 AM 0 comments