Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-9204-del-10-04-2017
Timestamp: 2020-08-13 20:24:36+00:00
Document Index: 4239501

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11', 'sentenza ', 'art. 295', 'art. 337', 'art. 360', 'art. 11', 'art. 4', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 11', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 9204 del 10/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9204 del 10/04/2017
Cassazione civile, sez. VI, 10/04/2017, (ud. 09/03/2017, dep.10/04/2017), n. 9204Vedi massime correlate
sul ricorso 448/2016 proposto da:
avverso la sentenza n. 3010/6/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, nei confronti di D.M.P. (che resiste con controricorso), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio n. 3010/6/2015, depositata in data 27/05/2015, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di un atto di contestazione di sanzioni emesso, per l’anno 2007, a carico del dottore commercialista, in relazione all’irregolare rilascio alla Albergo di Russia spa del visto di conformità e della certificazione tributaria attestante il regolare comportamento della medesima società nella redazione delle dichiarazioni dei redditi, avuto riguardo all’esatto calcolo delle imposte su immobili di interesse storico-artistico ed all’applicabilità dell’agevolazione fiscale di cui alla L. n. 413 del 1991, art. 11 – è stata confermata la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso del contribuente.
Invero, quanto all’asserita violazione dei principi sul giudicato, la C.T.R. (ed i giudici della C.T.P.) non ha affatto violato la regola della intangibilità del giudicato, nella specie insussistente (la sentenza di merito emessa in appello e favorevole a alla Albergo di Russia spa era stata gravata di appello e successivamente impugnata in cassazione), ma ha fatto ricorso alla “autorità” della pronuncia emessa nell’altro giudizio, valutando nel merito la correttezza delle argomentazioni logiche e giuridiche svolte nella motivazione di tale provvedimento.
Quanto poi alla violazione del disposto dell’art. 295 c.p.c. – al di là di ogni questione inerente l’operatività o meno di tale disposizione nel processo tributario, rispetto al disposto dettato dall’art. 337 c.p.c., comma 2 (cfr. da ultimo, sulla non operatività, Cass. 17663/2016; Cass. 3096/2016; contra Cass. 11441/2016) – deve ritenersi che, nella specie, non sussisteva una situazione di pregiudizialità necessaria, in quanto il rapporto di pregiudizialità richiesto dalla norma in esame, nell’esigenza di evitare un conflitto tra giudicati, non può configurarsi nelle ipotesi di cause pendenti tra soggetti diversi (nella fattispecie, il giudizio tra società contribuente ed Amministrazione finanziaria, da un lato, ed il giudizio tra professionista incaricato dalla prima per la presentazione delle dichiarazioni dei redditi ed Amministrazione finanziaria, dall’altro lato), perchè la pronuncia di ciascun giudizio, non potendo fare stato nei confronti delle diverse parti dell’altro, non può perciò stesso costituire il necessario antecedente logico – giuridico della relativa decisione (Cass. 1907/2000; Cass. S.U. 12901/2013).
3. Con il terzo motivo, la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, L. n. 413 del 1991, art. 11, comma 2 e del D.L. n. 16 del 2012, art. 4, conv. in L. n. 44 del 2012, dovendo ritenersi inapplicabile agli immobili di interesse storico o artistico, detenuti da soggetti esercenti attività d’impresa, beni pacificamente “strumentali” all’attività economica esercitata dalla società, l’agevolazione (il regime di determinazione forfetaria del reddito) prevista dalla L. n. 413 del 1991, art. 11, comma 2, prima della abrogazione disposta con la L. n. 44 del 2012.
4. Il motivo è fondato, alla luce della consolidata giurisprudenza di questa Corte, secondo la quale, in tema di imposte sui redditi, i canoni prodotti dalla locazione di immobili riconosciuti di interesse storico o artistico, ai sensi della L. 10 giugno 1939, n. 1089, art. 3, che siano oggetto dell’attività dell’impresa, rappresentano ricavi che concorrono alla determinazione del reddito di impresa, secondo le norme che lo disciplinano, senza che sia applicabile la L. 30 dicembre 1991, n. 413, art. 11, comma 2, il quale, nello stabilire che il reddito degli immobili in questione è determinato “mediante l’applicazione della minore tra le tariffe d’estimo previste per le abitazioni della zona censuaria nella quale è collocato il fabbricato”, si riferisce al solo reddito fondiario e si giustifica nei costi di manutenzione degli immobili vincolati, superiori a quelli normalmente richiesti per altre tipologie di immobili, giustificazione, quest’ultima, che non avrebbe senso rispetto ai redditi di impresa, determinati sulla base dei ricavi conseguiti in contrapposizione ai correlativi costi che, invece, sono indeducibili rispetto ai redditi fondiari (Cass. nn. 26343 del 2009, Cass. 7542/2011, Cass. 7615/2014, Cass. 18921/2015).
Il giudice del rinvio dovrà poi vagliare gli altri profili, rimasti assorbiti, inerenti la valutazione della condotta del professionista con riguardo agli obblighi di diligenza e perizia (vertendosi in tema di sanzioni) in rapporto alle indicazioni all’epoca emergenti dalla giurisprudenza di legittimità ed alla condotta dell’Ufficio, in riferimento all’acquiescenza prestata a pronunce dei giudici di merito relative ad annualità precresse.
5. Per tutto quanto sopra esposto, in accoglimento del terzo motivo del ricorso (respinti i primi due motivi), va cassata la sentenza impugnata, con rinvio alla C.T.R. del Lazio in diversa composizione.
La Corte accoglie il terzo motivo del ricorso, respinti i primi due motivi; cassa la sentenza impugnata, con rinvio alla C.T.R. del LAZIO in diversa composizione, cui demanda d provvedere anche sulle spese del presente giudizio di legittimità.