Source: https://www.adrintesa.it/news-mediazione-civile/giurisprudenza/tribunale-di-roma-sez-xiii-ordinanza-29-febbraio-2016
Timestamp: 2019-05-20 05:13:10+00:00
Document Index: 162598878

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 5', 'art. 96', 'art. 8', 'art. 96', 'art. 5']

Tribunale di Roma, sez. XIII, ordinanza 29 febbraio 2016. - Adr Intesa
Tribunale di Roma, sez. XIII, ordinanza 29 febbraio 2016.
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Provvedimento della XIII sezione del Tribunale di Roma che, nel demandare le parti (una delle quali pubblica) in mediazione ex art. 5, co. 2, D.lgs 28/2010, muove dal presupposto che le Pubbliche Amministrazioni, pur ritualmente convocate, assai spesso tendono a non partecipare al tentativo conciliativo.
Secondo il Giudice occorre innanzitutto premettere che la partecipazione alla mediazione delegata è obbligatoria per scelta del legislatore, non potendo dunque giustificarsi in alcun modo un generalizzato quanto aprioristico atteggiamento di renitenza al procedimento.
Tantomeno, ove ad essere chiamato in mediazione sia un ente pubblico, se detta condotta tragga origine dal timore di incorrere in danno erariale a seguito della conciliazione.
Osserva infatti il Tribunale come in tale timore “…sia insita un’aporia. A prescindere che esiste la possibilità di un autorevole e rassicurante ausilio nel percorso conciliativo in mediazione, sta di fatto che la legge, nel disciplinare la mediazione, sia dal punto di vista attivo che passivo, non fa alcuna eccezione per quanto riguarda l’ente pubblico”.
D’altra parte, un pregiudizio in tale senso finirebbe con il rappresentare un evidente controsenso.
Secondo l’ordinanza in commento, in effetti, ciò equivarrebbe a dire che “…se una P.A. deve intentare una causa in una delle materie di cui all’art. 5 co. 1 bis del decr. lgsl. 20/2010, promuove necessariamente il procedimento di mediazione, ma lo fa con la riserva mentale di non poter accordarsi (sic?)
Che è quella del raggiungimento di accordi conciliativi, senza alcuna eccezione soggettiva”.
In sostanza, dunque, le Pubbliche Amministrazioni hanno, con riferimento alla mediazione di cui al D.lgs 28/2010, gli stessi oneri ed obblighi di qualsiasi altro soggetto, non potendosi rintracciare alcuna eccezione o “corsia preferenziale” nel vigente quadro normativo.
Naturalmente, ciò non significa che le modalità di partecipazione al procedimento non debbano essere procedimentalizzate.
Nel senso, precisa il Tribunale di Roma, che “… il soggetto che va in mediazione in rappresentanza della P.A. deve concordare con chi ha il potere dispositivo perimetri oggettivi all’interno dei quali poter condurre le trattative”.
soprattutto, considerando che “…una conciliazione raggiunta sulla base del correlativo provvedimento del giudice, spesso, come in questo caso anche corredato da specifiche indicazioni motivazionali, in nessun caso potrebbe esporre il funzionario a responsabilità erariale, caso mai potendo essa derivare dalle conseguenze sanzionatorie (art. 96 III° cpc) che possono conseguire ad una condotta deresponsabilizzata ignava ed agnostica della P.A.”.
In conclusione, dunque, quel che potrebbe esporre effettivamente l’Amministrazione alle conseguenze in tema di danno erariale, è proprio una eventuale (e purtroppo fino ad oggi fin troppo frequente) mancata partecipazione al procedimento che, ove considerata dal giudice priva di giustificazione, potrebbe tradursi – oltre che in fonte delle conseguenze di cui all’art. 8, ultimo comma, D.lgs 28/2010 – anche in una condanna ex art. 96, co. 3, c.p.c.
In caso contrario vale ricordare che la partecipazione al procedimento di mediazione demandata è obbligatoria per legge e che proprio in considerazione di ciò NON è giustificabile una negativa e generalizzata scelta aprioristica di rifiuto e di non partecipazione al procedimento di mediazione. Neppure ove tale condotta muova dal timore di incorrere in danno erariale a seguito della conciliazione. Va infatti considerato che in tale timore è insita un’aporia. A prescindere che esiste la possibilità di un autorevole e rassicurante ausilio nel percorso conciliativo in mediazione (2), sta di fatto che la legge, nel disciplinare la mediazione, sia dal punto di vista attivo che passivo, non fa alcuna eccezione per quanto riguarda l’ente pubblico.
Come dire che se una P.A. deve intentare una causa in una delle materie di cui all’art. 5 co. 1 bis del decr.lgsl.20/2010, promuove necessariamente il procedimento di mediazione, ma lo fa con la riserva mentale di non poter accordarsi (sic?)