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Timestamp: 2019-06-18 18:02:10+00:00
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Questa rubrica, a cura dell’avv. Gerardo Spira - esperto di diritto amministrativo e minorile, presidente onorario della nostra associazione, già pubblico funzionario dello Stato, segretario comunale, collaboratore del sindaco pescatore, Angelo Vassallo, con l’articolo postato – intende richiamare l’attenzione delle istituzioni sulle conseguenze che ricadono sul cittadino, per l’inefficienza e la confusione delle funzioni pubbliche.
Lo Stato ha il dovere di tutelare le persone e garantire il regolare svolgimento dell’esercizio dei loro diritti. In una parola, lo Stato ha il diritto-dovere di funzionare.
I cittadini che subiscono violazioni dei propri diritti come persone e come genitori da parte delle istituzioni italiane, possono segnalarli alla nostra rubrica. Avremo cura di trattarli, nel rispetto della privacy, per segnalarli alla opinione pubblica e alle Autorità competenti. Siamo l’Associazione a difesa dei deboli e degli invisibili, bistrattati dagli eccessi di abuso e dalle azioni tendenti ad annullare la personalità dell’uomo e a pregiudicare il futuro della società con decisioni e provvedimenti che invece di unire, dividono, sottraendo al principio della vita comune, l’unico soggetto da tutelare e proteggere: innanzitutto e sempre il minore.
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Ma le sentenze della Cassazione sono uguali alla legge?
I giudici sono obbligati a rispettarle?
Spesso, quando si dà inizio ad una questione legale, sentiamo correre nella comune cultura popolare la frase” Lo ha detto la Cassazione”, per dare forza alla pretesa di un diritto, come ad un principio di legge. Ovviamente ci riferiamo alla materia di cui ci interessiamo “delle separazioni e della problematica che coinvolge la famiglia”. La convinzione “popolare” si svuota lungo i gradi di giudizio, mano a mano che la discussione si addentra negli angoli del diritto. La discussione sul valore delle sentenze si fa sempre più accanita fino ad allargarsi a tutto il tema della Giustizia. E sappiamo quanto, oggi, il problema della Giustizia pesa sulla vita delle relazioni sociali e sui rapporti istituzionali. La giurisprudenza, richiamata lungo il percorso della lite, serve per sostenere le tesi, contrapposte, ma niente di Più. Con la sentenza si conclude la vicenda in favore di una delle parti, benché entrambe ne abbiano fatto espresso richiamo. Un richiamo giurisprudenziale può essere più coerente, nella questione, dell’altro ed ottenere il favore della decisione.
Le sentenze, sappiamo, fanno stato solo fra le parti, ma non sono estensibili in via generale. Lo apprendiamo sui testi di studio e così vale in diritto. Il cittadino attraverso un discorso lungo e costoso viene a sapere che la frase “Lo ha detto la Cassazione”, non ha lo stesso valore della legge.
Cerchiamo quindi di chiarire meglio questo aspetto, sperando di riuscirci con linguaggio semplice, a chi ci segue, per far comprendere a chi intraprende una questione legale, quale valore assume la decisione della sentenza della Suprema Corte di Cassazione e come questa si colloca nel mondo del diritto.
Il principio è: La Sentenza della Cassazione ha valore vincolante solo tra le parti in causa.
Quando sentiamo dire “Lo ha detto la Cassazione”, pensiamo di dare alla discussione una forza uguale alla legge. E ne pretendiamo l’applicazione in tutte le questioni che similarmente riguardano il nostro caso. Lo pretendiamo perché pensiamo che Il supremo giudice, anche se di una sezione diversa, si è già espresso e lo ha fatto in punto di legittimità, richiamando ed applicando la stessa norma.
Perché ciò non è vero?
Riteniamo, a questo punto, di dover chiarire a coloro che impegnano ingenti risorse finanziarie e patrimoniali come sta il diritto.
Perché la sentenza della suprema Corte di Cassazione non ha lo stesso valore e forza della legge! Nessuno di chi opera nel mondo del diritto si preoccupa o ha interesse a spiegarlo. Anzi la critica situazione del cittadino diventa occasione appetibile per trarre utilità nell’impresa.
Quale differenza esiste tra la legge e una sentenza della Cassazione?
Il nostro Ordinamento costituzionale prevede una Organizzazione dello Stato fatto di ambiti e di Autorità le cui decisioni rispettano funzioni proprie nei confini di competenza. In buona sostanza ciascun potere dello Stato deve muoversi in ambiti e competenze ben disciplinate. Per cui Le leggi vengono emanate dal Parlamento o dal Governo, secondo la forma. Le sentenze invece dal potere giudiziario (si dice: le fanno i giudici). Le leggi si rivolgono a tutta la comunità in via generale ed astratta, le sentenze sono rivolte alle parti in causa. Le sentenze non hanno valore e né forza di legge. La Cassazione è chiamata ad esprimersi “in punto di legittimità”, cioè a decidere quale delle parti in lite ha ragione secondo la legge invocata. Sorge quindi spontanea la domanda comune: Se le sentenze non valgono quanto la legge, ogni giudice può decidere come vuole? E’ così. Questa libertà di decidere, anche se attraverso un ragionamento giuridico non condivisibile, ha generato dubbi, credibilità e determinato confusione nella cultura popolare, arricchita anche dalle contraddizioni di una giurisprudenza non lineare e non uniforme sulla stessa casistica. Il Giudice decide anche con un ragionamento, ritenuto da chi ne discute criticamente, sbagliato.
La Costituzione, purtroppo ne afferma il principio. La grande Carta a tal proposito ha stabilito che il Giudice, può anche non interpretare correttamente la legge. Principio di garanzia. Egli è responsabile della decisione, ma se sbaglia non paga. Egli è soggetto solo alla legge. Ne deriva che al Giudice è lasciata la libertà culturale di interpretare ed applicare la legge, senza dover per forza attenersi alle decisioni di un altro Giudice, anche se si tratta di un caso similare. Si sostiene nella concezione giuridica allargata che ogni caso fa storia a sé. Intanto il costo e il peso della decisione grava sulla parte ritenuta soccombente. E Chi soccombe paga anche se il provvedimento è ingiusto.
Ma la sentenza della Cassazione non è il risultato finale della corretta interpretazione della legge? Questa decisione alla fine di tutti i gradi di giudizio non dovrebbe chiudere il momento di incontro tra la legge e il diritto? La sentenza sul caso specifico non dovrebbe costituire principio estensivo nelle fattispecie similari? Non è così. Il nostro sistema è ancorato alla legge del (civil law) e non (common law). Vuol dire che il nostro ordinamento giuridico deriva dal diritto romano, mentre il modello anglosassone basa l’ordinamento giudiziario sui precedenti giurisprudenziali.
Quale funzione ha la Corte di Cassazione? Innanzitutto chiariamo che la Corte di Cassazione è l’Organo di vertice del potere giudiziario. Ultimo grado a cui il cittadino può ricorrere. La Corte ha innanzitutto il compito di garantire l’esatta osservanza della legge, intervenendo sugli errori di interpretazione. Le decisioni anche se non sono vincolanti per i giudici di altri gradi dovrebbero orientarli nella corretta interpretazione. Insomma la Corte, dovrebbe fare da apripista per gli altri giudici operanti su tutto il territorio nazionale.
La suprema Corte di Cassazione svolge anche la importante funzione di legittimità, quando è chiamata a giudicare sia sugli errori del procedimento (detti errori in procedendo), quanto su quelli relativi all’applicazione delle norme di diritto sostanziale (errori in giudicando). La Corte quindi non è competente ad analizzare il percorso seguito dal giudice precedente, ma a verificare se il diritto è stato correttamente applicato.
Invece le sentenze della Cassazione pur facendo rumore hanno valore solo tra i litiganti! Sono fonti autorevoli, ma non al punto da obbligare altri Giudici ad applicarle. Specialmente se la pronuncia proviene da una singola sezione. Diverso è il caso della decisione presa a sezioni unite. In questo caso La Cassazione svolge la funzione di uniformare il diritto come unico orientamento per le altre autorità giurisdizionali. Uniformità comunque non vincolante.
Quale valore attribuire alla decisione delle sezioni unite è il tema di discussione in diritto. Hanno le sentenze, a sezioni unite, forza della legge? Una parte della giurisprudenza ritiene che la decisione della Cassazione emessa a sezioni unite abbia carattere vincolante. Mentre altra parte, quella dominante, ritiene che la decisione non abbia lo stesso valore e forza della legge, in quanto la fonte di provenienza é di esclusiva competenza del legislatore. Prevale quindi la teoria che la decisione delle Sezioni unite abbia carattere di indirizzo persuasivo, non vincolante, tranne che per il giudice del caso. I sostenitori si richiamano al principio dell’indipendenza funzionale dei giudici, individuato nell’art. 101, comma 2, della Costituzione, secondo cui i giudici sono soggetti solo alla legge. Ciò Significa che nessun altro Organo o Autorità può dire alle altre giurisdizioni come giudicare. La Costituzione, secondo questi sostenitori, in sostanza non ha mai parlato e né riconosciuto una scala di valore della Giurisdizione (posizione verticistica). Il giudice, dicono, è libero di interpretare la legge anche in modo contrario a identici casi precedenti. Il comune cittadino, a cui infine giunge il risultato, perviene alla conclusione che Il giudice e non la legge, ha il potere di decidere di questioni vitali dei rapporti, dei fatti e degli atti, liberamente, senza assumere alcuna responsabilità diretta degli effetti nella vita sociale.
Accade, in forza di questo potere, che Il cittadino si vede condannato in una vertenza in cui per una questione, similare, un altro giudice ha deciso in modo diverso oppure è costretto a rincorrere la giustizia fino all’ultimo grado.
A che serve questa giustizia?
In questa cultura sprofondano le ragioni delle interpretazioni della legge. Gli umori collettivi, molto risentiti su tutto il territorio nazionale, vanno in una sola direzione: la necessità della riforma sostanziale della Giustizia. La certezza del diritto per tutti in un sistema di garanzia e di responsabilità, chiaro ed efficiente.
Noi parliamo fuori dal coro e lo condividiamo, perché viviamo tra la gente e siamo testimoni di patrimoni rosicchiati dai costi delle liti e da decisioni che fanno rabbrividire anche il più incallito degli uomini. Risorse disperse come foglie al vento, figli ingiustamente sottratti al genitore, crescita ed aperture di case, a mo’ di protezione o falsamente di tutela. Organi ed Autorità che liberamente interpretano ed applicano la legge, verso la deriva e la deviazione dei valori e dei principi. Riportiamo su questa pagina la voce del cittadino e le sue sensazioni in un mondo in cui le nuove emergenze hanno travolto, l’uomo e la famiglia. Oggi più che mai la società avverte la necessità e l’importanza di uno Stato fondato su gambe solide per obiettivi uguali e comuni a tutti, senza distinzioni o diversificazioni di genere. I diritti e i doveri non sono di genere maschile e femminile e non sono graduati in una scala di valori. Tale è il diritto e tale è la cultura di chi li deve garantire. Il cittadino è sempre lo stesso con il carico delle leggi e dei principi della carta costituzionale. Pari opportunità, vuol dire pari dignità e pari esercizio dei diritti e dei doveri. Le associazioni di sole donne, o di soli uomini nella rivendicazione dei diritti fondamentali sono un controsenso costituzionale e una minaccia al principio di unitarietà dello Stato. L’uomo o la donna, nella società e nella famiglia hanno lo stesso valore e funzione verso i figli. La legge parla di genitori, intesi nella unità, per educare ed istruire. E tale è il principio costituzionale. Sono gli addetti ai lavori che li separano. La diversa e contraria interpretazione è violazione della legge costituzionale e abuso di funzione.
Quando le sentenze dividono i principi, alimentano disuguaglianze e disordine sociale e culturale. La legge e non la sentenza è il riferimento culturale della società. La sentenza può acquistare forza di supporto credibile quando diventa fonte di orientamento coerente con la finalità della legge. Il giudicato giurisprudenziale costituisce un patrimonio culturale utile quando interpreta ed applica coerentemente la volontà del legislatore, nel rispetto dei principi costituzionali, uguali per tutti, interi e non frazionati o a tempo, specialmente quando si parla dei diritti dei figli.
Il potere legislativo ha il dovere di pensare ed approvare leggi chiare e senza alcuna possibilità di deviazione interpretativa. Il legislatore è l’interprete della volontà del popolo.
Le sentenze della Suprema Corte di Cassazione non sono uguali alla legge, ma possono avere lo stesso valore, quando ne confermano volontà e contenuto.