Source: http://newsjob.it/lavoro/35-previdenza/7634-il-mobbing-coniugale.html
Timestamp: 2018-11-16 02:07:35+00:00
Document Index: 173449329

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 29', 'art. 2043', 'art. 143']

Lunedì 16 Febbraio 2015 11:20	Studio Cataldi	Lavoro	- Previdenza
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Il Mobbing coniugale ovvero il seme dell’amore malato E’ il più difficile da riconoscere, in quanto presenta contorni sottili e ambigui.
Nella predetta sentenza si può infatti leggere:
“comportamenti dello S.( il marito) erano irriguardosi e di non riconoscimento della partner: lo S. additava ai parenti ed amici la moglie come persona rifiutata e non riconosciuta, sia come compagna che sul piano della gradevolezza estetica, esternando anche valutazioni negative sulle modeste condizioni economiche della sua famiglia d’origine, offendendola non solo in privato ma anche davanti agli amici, affermando pubblicamente che avrebbe voluto una donna diversa e assumendo nei suoi confronti atteggiamenti sprezzanti ed espulsivi, con i quali la invitava ripetutamente ed espressamente ad andarsene di casa” e che “il marito curò sempre e solo il rapporto di avere, trascurando quello dell’essere e con comportamenti ingiuriosi, protrattisi e pubblicamente esternati per tutta la durata del rapporto coniugale ferì la T. (moglie) nell’autostima, nell’identità personale e nel significato che lei aveva della propria vita”; si legge ancora nella sentenza che “al rifiuto, da parte del marito, di ogni cooperazione, accompagnato dalla esternazione reiterata di giudizi offensivi, ingiustamente denigratori e svalutanti nell’ambito del nucleo parentale ed amicale, nonché delle insistenti pressioni- fenomeno ormai internazionalmente noto come mobbing - con cui lo S. invitava reiteratamente la moglie ad andarsene”; ritenuto che tali condotte sono “violatori del principio di uguaglianza morale e giuridica dei coniugi posto in generale dall’art. 3 Cost. che trova, nell’art. 29 Cost. la sua conferma e specificazione”; conclude nel senso che al marito “deve essere ascritta la responsabilità esclusiva della separazione, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri (diversi da quelli di ordine patrimoniale) che derivano dal matrimonio, in particolare modo al dovere di correttezza e di fedeltà”. (Sentenza della Corte d’Appello di Torino, 21 febbraio 2000).
Nella prima pronuncia, il tribunale milanese, nel corso del giudizio per la cessazione degli effetti civili del matrimonio, si è trovato investito dalla domanda riconvenzionale di risarcimento del danno per la carenza di rapporti sessuali tra i coniugi a causa della impotenza del marito sin dai primi anni del matrimonio, che aveva procurato una danno biologico ed alla vita di relazione, della moglie, per mancata maternità.
Ma l’aspetto interessante della pronuncia del Tribunale di Milano è, soprattutto, l’apertura al riconoscimento della responsabilità aquiliana nell’ambito dei rapporti coniugali, anche se nel caso trattato, per la pregressa posizione di conoscenza e quindi di accettazione della malattia aveva esculo categoricamente l’elemento fondante della responsabilità, ovverosia la ingiustizia del danno. Il Tribunale ha sostenuto la compatibilità della regola generale di cui all’art. 2043 c.c. con quelle contenute nel diritto di famiglia e secondariamente ha fatto emergere la natura giuridica, e non soltanto morale, dei doveri nascenti dal matrimonio, giungendo ad affermare che essi rappresentano una vera e propria posizione giuridica di diritto soggettivo del coniuge ed in quanto tale meritevole di protezione.
“In materia familiare, invece, tale nozione può essere utile solo in campo sociologico, ma "in ambito giuridico assume un rilievo meramente descrittivo, in quanto non scalfisce il principio che l'addebito della separazione richiede pur sempre la rigorosa prova sia del compimento da parte del coniuge di specifici atti consapevolmente contrari ai doveri del matrimonio - quelli tipici previsti dall'art. 143 c.c. e quelli posti a tutela della personalità individuale di ciascun coniuge in quanto singolo e membro della formazione sociale familiare ex artt. 2 e 29 Cost. - sia del nesso di causalità tra gli stessi atti e il determinarsi dell'intollerabilità della convivenza o del grave pregiudizio per i figli".
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