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Timestamp: 2017-06-22 18:34:08+00:00
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Sentenza n. 5440 del 24/09/2003
Autorizzazione commerciale - Per la rivendita di giornali - Rilascio - Omesso rispetto del limite di 400 metri previsto dall’art. 14 della legge 5 agosto 1981 n. 416 e s.m.
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V – sentenza 24 settembre 2003 n. 5440 - Pres. Elefante, Est. Corradino - **** s.a.s. (Avv. ****) c. Comune di Vertova (n.c) e **** (Avv.ti ****) - (conferma T.A.R. Lombardia, sez. staccata di Brescia, 15 ottobre 1996, n. 975).
1. Commercio ed industria - Piano commerciale - Efficacia - Decorso del termine quadriennale previsto dall’art. 12 l. 11 giugno 1971 n. 426 per il suo aggiornamento - Efficacia del vecchio piano commerciale sino all'approvazione del nuovo piano - Sussiste.
2. Commercio ed industria - Autorizzazione commerciale - Per la rivendita di giornali - Rilascio - Omesso rispetto del limite di 400 metri previsto dall’art. 14 della legge 5 agosto 1981 n. 416 e s.m. - Possibilità - Limite previsto dalla predetta norma - Ha il valore di parametro per individuare le zone nelle quali già esistono punti di rivendita.
Con ricorso ritualmente notificato e depositato la **** s.a.s. di ****, svolgente attività commerciale autorizzata, comprendente, fra l’altro, la rivendita di giornali, riviste e periodici, adiva il TAR Lombardia - sezione staccata di Brescia, impugnando il provvedimento di autorizzazione al commercio al minuto in sede fissa relativamente alla tabella merceologica XIV cat. 10 (giornali e riviste), rilasciato dal Comune di Vertova al sig. ****, titolare dell’omonima ditta. Il sig. **** si costituiva in giudizio chiedendo il rigetto del ricorso proposto.
Il TAR Lombardia ha respinto il ricorso di primo grado.
La sentenza è stata appellata dalla **** s.a.s. di **** che contrasta le argomentazioni del giudice di primo grado; il Consiglio di Stato con ordinanza del 18 marzo 1997 ha accolto l’istanza di sospensione della sentenza appellata.
Il Signor ****, titolare dell’omonima ditta, si è costituito per resistere all’appello. Alla pubblica udienza del 1° aprile 2003, il ricorso veniva trattenuto per la decisione.
L’appello è infondato, e conseguentemente va confermata la pronuncia resa dal T.A.R. Lombardia.
1. Deve essere preliminarmente considerato che, secondo la giurisprudenza di questa Sezione (ex multis: Cons. Stato, Sez. V, 29/11/1994, n. 1424), il piano comunale di sviluppo e di adeguamento della rete di vendita continua ad essere in vigore sino all'approvazione del nuovo piano commerciale - derivante dalla revisione di quello precedente - nonostante il decorso del termine quadriennale, previsto dall'art. 12 l. 11 giugno 1971 n. 426 per il suo aggiornamento. Nessun dubbio, dunque, può essere nutrito in ordine alla perdurante efficacia del piano di localizzazione dei punti vendita del 1989, dubbio non sollevato dall'appellante, che, anzi, fonda su di esso l’intero sistema di doglianze. 2. Risulta infondata la censura rivolta dall’appellante in ordine all’asserita violazione del capitolo 5 del Piano. L’inciso contenuto nel predetto capitolo, "in base agli indici di addensamento", non può essere interpretato come condizione ostativa al rilascio dell’autorizzazione in forza del mero rapporto numerico famiglie – punti vendita; infatti, militano contro detta tesi una serie di elementi testuali contenuti nel piano, oltre alla corretta interpretazione della normativa vigente: in primo luogo, non risulterebbe comprensibile la premessa che nel Comune esistono tre rivendite; nelle "considerazioni preliminari" si prescinde dall’osservanza del parametro numerico di cui al capitolo 5; nella tavola 1 si ribadisce la presenza di tre punti vendita "oltre a quanto previsto dal capitolo 5"; si richiama, infine, la finalità del miglior soddisfacimento dell’utenza.
3. Risulta che il controinteressato aveva ottenuto (in data 26 luglio 1994) l’autorizzazione gravata dopo il conseguimento (in data 15 luglio 1994) dell’autorizzazione alla vendita di libri e altre pubblicazioni, e ciò in forza della previsione secondo cui <> (art. 7 legge 67/1987); risulta altresì che il Comune subordinò il rilascio della seconda autorizzazione alla verifica della concreta attivazione della libreria, ferma restando la revoca in caso contrario. Priva di pregio risulta la tesi secondo cui la disposizione citata si applicherebbe solo a coloro i quali, alla data di approvazione del piano, risultino già muniti dell’autorizzazione all’esercizio di librerie non vedendosi ragione alcuna per discriminare la posizione di costoro rispetto a quanti ottengano, in un momento successivo, la medesima autorizzazione.
4. In ordine all’asserita violazione dell’art. 14 (Autorizzazioni per la vendita) della legge 416/1981 sostituito dall’art. 7 della Legge 25 febbraio 1987, n. 67 (Rinnovo della legge 5 agosto 1981, n. 416, recante disciplina delle imprese editrici e provvidenze per l'editoria), prescindendo dal problema dell’esistenza di un piano valido ed efficace, si osserva che, come chiarito dalla giurisprudenza, il rilascio dell'autorizzazione all'impianto di punti di rivendita di giornali non è condizionato all'osservanza di una distanza minima delle preesistenti rivendite, atteso che il limite dei 400 metri cui fa riferimento l'art. 14 l. 5 agosto 1981 n. 416 ha il valore di parametro per individuare le zone nelle quali già esistono punti di rivendita, ma non può essere assunto come parametro di distanza tra nuove e precedenti rivendite (Cons. Giust. Amm. Sic., 14/08/1995, n. 267): infatti, la locuzione <> non può essere interpretata come preclusiva del rilascio dell’autorizzazione in caso di distanza inferiore al predetto limite, trattandosi, invece, di espressione con cui si impone il rilascio ove quella distanza venga rispettata.
Per le ragioni esposte l’appello va rigettato.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione V, rigetta l’appello e per l’effetto conferma la sentenza gravata.
Così deciso in Roma, palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato, nella camera di consiglio del 1° aprile 2003, con l'intervento dei sigg.ri:
Depositata in segreteria in data 24 settembre 2003.