Source: http://www.mcqs.it/mcqs/servizi/anomalie-bancarie-e-finanziareie.html
Timestamp: 2020-03-29 19:16:36+00:00
Document Index: 6519880

Matched Legal Cases: ['art. 1283', 'art.1815', 'art. 1', 'art. 640', 'Cass. Sez. ', 'art. 1', 'art. 1941', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 11', 'art. 166']

MCQS Consulting
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La MCQS Consulting con questo servizio permette alle aziende di:
Recuperare somme indebitamente corrisposte alle banche (anomalie bancarie);
Fare opposizione ad un Decreto Ingiuntivo di un istituto di credito;
Rinegoziare le condizioni finanziarie delle posizioni bancarie dell’azienda (mutuo, leasing, conto corrente, finanziamento, derivato, swap);
Accedere ad un finanziamento, o affidamento bancario, precedentemente negato
ANATOCISMO BANCARIO: il termine Anatocismo Bancario indica il fenomeno in base al quale gli interessi maturati producono altri interessi, cioè vengono sommati al capitale in modo tale da determinare (assieme al capitale) la produzione di altri interessi. Nella prassi bancaria detti interessi vengono detti composti.
L’Anatocismo Bancario è un fenomeno che riguarda le aperture di credito in conto corrente.
Di seguito si riporta un esempio per meglio comprendere la differenza tra interesse semplice e interesse composto, calcolato su di un capitale di 100.000,00 euro all’interesse dell’ 8%.
Saldo a debito
TOTALE INTERESSI PASSIVI: 8.000,00
104.040,00
106.120,80
2.122,42
108.243,22
TOTALE INTERESSI PASSIVI: 8.243,22
L’art. 1283 del nostro Codice Civile prevede che gli interessi scaduti, in assenza di usi contrari, possono produrre a loro volta interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, sempre che si tratti di interessi dovuti da almeno sei mesi. In sostanza la norma, subordinando l’anatocismo alla compresenza di alcuni presupposti ben determinati, vieta la capitalizzazione composta degli interessi, ovvero il pagamento di interessi su interessi relativi a periodi precedenti. Nonostante ciò, però, per quasi mezzo secolo, le Banche hanno utilizzato, nei contratti di apertura di conto corrente, le clausole di capitalizzazione trimestrale degli interessi. Tale prassi ha generato un notevole contenzioso che nel corso degli anni ha portato ad un orientamento ormai consolidato della Corte di Cassazione che afferma la nullità della previsione contenuta nei contratti di conto corrente bancario, avente ad oggetto la capitalizzazione trimestrale degli interessi dovuti dal cliente.Ciò significa che sino alla data del 22 aprile 2000, a partire dalla quale l’anatocismo è stato regolamentato e regolarizzato, le banche sono tenute a restituire ai clienti le somme maturate grazie alla capitalizzazione trimestrale degli interessi.
PERCHE’ E’ IMPORTANTE SCOPRIRE SE I PROPRI AFFIDAMENTI SONO AFFETTI DA ANATOCISMO BANCARIO
In questa fase di gravissima crisi economica, caratterizzata da difficoltà e problemi di liquidità per Aziende ed Enti Pubblici, tartassati dai costi altissimi dei conti correnti, vi è la concreta e reale possibilità di riappropriarsi del “maltolto”.L’Anatocismo Bancario consente alle imprese che l’hanno subita il recupero di grosse cifre, con conseguente risoluzione, in molti casi, delle problematiche connesse alla mancanza di liquidità.Si tratta di un’occasione storica, in questi tempi difficili, da non farsi scappare. L’ingordigia delle banche può rappresentare una vera miniera d’oro.Spesso, infatti, alla fine del ricalcolo, eliminando gli interessi e le indebite competenze, un conto con un saldo fortemente negativo passa ad un saldo positivo per il correntista, facendo in tal modo riacquistare un’ imprevista ed insperata liquidità.
QUALI SONO I TERMINI PER LA PRESCRIZIONE DEL DIRITTO AL RECUPERO DELL’ANATOCISMO BANCARIO
Il recupero dell’Anatocismo Bancario può riguardare i conti corrente ancora accesi ma anche quelli già chiusi, purché non siano ancora trascorsi dieci anni dalla data della chiusura.Se il conto corrente è stato chiuso da dieci anni o oltre, il diritto alla ripetizione dell’indebito si è prescritto, dunque nulla potrà essere richiesto alla Banca a titolo di rimborso per gli interessi anatocistici. Richiedi Maggiori Informazioni
USURA BANCARIA: è quel fenomeno che si verifica quando, nell’ambito di un prestito di denaro o del beneficio di un credito concesso da una banca o in genere da un intermediario finanziario, il tasso di interesse applicato risulta superiore ai tassi soglia fissati trimestralmente dal Ministero del Tesoro.
L’Usura Bancaria è un fenomeno che può trovare applicazione in tutte le ipotesi di finanziamento, nei mutui, nei leasing, negli affidamenti bancari, negli anticipi, nei contratti salvo buon fine, ecc..
PERCHE’ E’ IMPORTANTE SCOPRIRE SE I PROPRI CONTRATTI SONO AFFETTI DA USURA
In presenza di usura, l’art.1815, secondo comma, c.c., stabilisce che “se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”.Ciò significa che il Cliente ha la possibilità di recuperare una vera e propria fortuna!Di conseguenza, oltre a rappresentare una potenziale fonte di guadagno, il Cliente è agevolato qualora debba trattare con la banca in situazioni critiche o accedere a servizi bancari a condizioni migliori. In alcuni casi, addirittura, può fare la differenza tra la vita e la morte di un’azienda, come nei casi in cui si venga colpiti da una perentoria richiesta di rientro sul fido oppure da un Decreto Ingiuntivo.
COME SI CALCOLA IL TASSO USURAIO
Con la legge del 07.03.1996 il legislatore ha introdotto una disciplina specifica per la rilevazione oggettiva dell’eventuale usura applicata dagli operatori finanziari, definendo chiaramente che “La Legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari”. Questo tasso limite è chiamato tasso soglia, ed è pubblicato trimestralmente da Ministero del Tesoro per ogni categoria di finanziamento. Il corrispettivo versato dal cliente si definisce usuraio, quando il tasso effettivo applicato dalla banca o dall’intermediario finanziario risulta superiore al tasso soglia di riferimento.Ai sensi dell’art. 1,comma 1, L. 108/96, “[…]per la determinazione del tasso di interesse usuraio si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito”. La ragione che sottende l‘intervento del legislatore in materia di usura è finalizzata a disciplinare al meglio il fenomeno dell’accesso al credito da parte dei privati e delle imprese, ed a tutelare i medesimi nei confronti degli intermediari finanziari e dai pericoli che si celano dietro le richieste di finanziamento. Richiedi Maggiori Informazioni
TRUFFA CONTRATTUALE:
Il delitto in esame è regolamentato dall’art. 640 c.p. Al primo comma, il legislatore stabilisce che: “Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 1.032”.
Il delitto di truffa non richiede necessariamente che la persona danneggiata dal reato sia la stessa che è stata indotta in errore dal soggetto attivo (dunque può non esservi identità tra il soggetto passivo del reato e la vittima dell’inganno). Detta definizione, è pacificamente sostenuta dalla giurisprudenza di merito, la quale enuncia che l’integrazione del reato di truffa non implica la necessaria identità fra la persona indotta in errore e la persona offesa, e cioè titolare dell’interesse patrimoniale leso, ben potendo la condotta fraudolenta essere indirizzata ad un soggetto diverso del patrimonio. In tal caso, ai fini della configurabilità del reato di truffa, è indispensabile che tra i due sussistita un rapporto di rappresentanza legale o negoziale, in virtù del quale il rappresentante, che subisce il comportamento delittuoso dell’agente, abbia la possibilità di incidere giuridicamente sul patrimonio del rappresentato. (Cass. Sez. II, 10 aprile 2012, N. 16630).
Gli elementi costitutivi del delitto de quo, sono essenzialmente:
1. Gli Artifizi e i Raggiri
2. La Menzogna
3. Il Comportamento omissivo
4. Il Profitto
5. Il Danno
6. Elemento Soggettivo
7. Tempus Commissi Delicti
8. Errore
9. Gli Assegni Postadatati
LEGGE 154/92: E' la norma sulla trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari che mira a dare rilievo all'informazione. L’obbligo di informare il cliente, in fase precontrattuale e durante il rapporto di fornitura del servizio, ha un doppio scopo: la tutela del cliente e il favorire la concorrenza, rendendo confrontabili le condizioni con altre offerte sul mercato. Il rispecchiare il valore di correttezza si esplicita nel praticare effettivamente le condizioni fornite a livello informativo; la chiarezza e l’esaustività permettono al cliente di comprendere e conoscere le caratteristiche dei servizi offerti.Qualora non fossero rispettati tali obblighi, sono previste sanzioni per la banca. L’organismo preposto al controllo del rispetto della L.154/92 è la Banca d’Italia, in particolare la legge prevede che:
Lo sforzo verso la massima trasparenza che si può, ad esempio, evincere nella L.154/92 porta a recitare all’Art.2: a) i tassi di interesse effettivamente praticati per le operazioni di credito e di raccolta indicate nell’ elenco allegato alla presente legge e per quelle eventuali che, pur avendo natura e requisiti delle predette operazioni, siano diversamente configurate dagli enti e dai soggetti di cui all’art. 1 deliberatamente per scopi elusivi; dovranno essere indicati il tasso massimo per le operazioni attive e quelli minimo per le passive distinti eventualmente per forma tecnica, durata e classi di importo, nonché per le operazioni attive, la misura per gli interessi di mora; per l’emissione di titoli andranno indicati il rendimento effettivo nonché i parametri predeterminati in base ai quali tale rendimento può eventualmente variare; Da esso si deduce che le operazioni definite “attive” sono quelle che generano un guadagno per la banca, ovvero una situazione di costi aggiuntivi, in caso di applicazione della mora, per il cliente. Infatti gli interessi di mora vengono applicati nel momento in cui c’è un ritardo nel rimborso rateale del credito ottenuto. L’intento è quindi quello d’informare il cliente di quanto si possa verificare a suo danno nell’ ipotesi di ritardo nei pagamenti, “tutelandolo” in quanto parte contrattuale più debole. Richiedi Maggiori Informazioni
FIDEIUSSIONE ESAGERATA:
La fideiussione è un negozio giuridico con il quale un soggetto, chiamato fideiussore, garantisce un'obbligazione altrui, (es. in luogo del debitore) obbligandosi personalmente nei confronti del creditore del rapporto obbligatorio. In questo modo, pertanto, viene fornita una garanzia di soddisfare l’impegno economico assunto da un terzo nel caso che questi risultasse inadempiente.
L’obbligazione del fideiussore ha carattere accessorio rispetto all’ obbligazione principale. Oltre a questo, caratteristica rilevante è che l’entità della fideiussione non può superare il valore del debito garantito e non può essere prestata a condizioni più onerose.
Per l’effetto, ai sensi dell’art. 1941 Cod. Civ. la fideiussione che eccede i limiti dell’obbligazione principale o che è prestata a condizioni più onerose è valida nei limiti dell’obbligazione principale.Tuttavia spesso accade che gli istituti di credito, in violazione a quest’ultimo principio, stipulino fideiussioni con la previsione di un capitale in garanzia di gran lunga più elevato del valore del capitale dell’obbligazione principale. Conseguentemente, il fideiussore viene a trovarsi ingiustamente in una evidente situazione di eccessiva onerosità e difficoltà dalla quale diventa fondamentale potersi adeguatamente difendere dal punto di vista legale al fine di ristorare le ingiustizie subite. Richiedi Maggiori Informazioni
PUBBLICITA' INGANNEVOLE: La pubblicità ingannevole è "qualsiasi pubblicità che in qualunque modo, compresa la sua presentazione, sia idonea ad indurre in errore le persone fisiche o giuridiche alle quali è rivolta o che essa raggiunge e che, a causa del suo carattere ingannevole, possa pregiudicare il loro comportamento economico ovvero che, per questo motivo, sia idonea a ledere un concorrente", come definito dall'articolo 20 del decreto legislativo 206/2005 dell'ordinamento giuridico italiano.
In particolare, in materia bancaria – finanziaria, è importante sapere che un documento informativo su un determinato prodotto e con finalità promozionali, quasi come uno “spot”, deve comunque riportare tutte le informazioni rilevanti ai fini della scelta d’investimento. Inoltre, alla luce della definizione di cui art. 1, comma1, lettera t del Testo unico della Finanza, anche la diffusione di messaggi promozionali finalizzati alla vendita o sottoscrizione di prodotti finanziari, pur se effettuata in assenza di collocamento tramite soggetti abilitati, può considerarsi, ricorrendone i presupposti, un’offerta al pubblico». In particolare deve: indicare come e dove potersi procurare il prospetto informativo; essere riconoscibile; non indurre in errore sul rischio (indicare il profilo rischio/rendimento e specificare le varie caratteristiche del rendimento); dare l’indicazione delle fonte se ci sono statistiche o dati; indicare sempre, con chiarezza, la frase (anche negli audiovisivi) «prima dell’adesione leggere il prospetto»
La violazione di queste norme, ovviamente, può concretizzarsi attraverso diversi comportamenti:
1) l’uso di espressioni non pienamente conformi alle effettive caratteristiche dell’investimento;
2) il ricorso a termini che enfatizzino i vantaggi connessi con l’investimento, omettendo gli eventuali rischi;
3) l’utilizzo di modalità grafiche difformi per enfatizzare i vantaggi rispetto ai rischi;
4) nel caso si pubblicizzano più prodotti finanziari diversi, l’enfatizzare i vantaggi di alcuni di questi ingenerando così la convinzione che gli stessi siano applicabili a tutti;
5) l’evidenziare, anche con diverse modalità grafiche, i soli tassi cedolari massimi conseguibili quando la misura delle altre cedole è aleatoria;
6) l’utilizzo di denominazioni che possano risultare imprecise e potenzialmente idonee a indurre in errore gli investitori;
7) l’omessa indicazione della circostanza che il rendimento può variare in funzione del prezzo di negoziazione sul mercato;
8) l’omessa indicazione che il prodotto pubblicizzato non è destinato alla negoziazione in nessun mercato;
9) l’omessa menzione, nel caso si riporti il rendimento del titolo, che questo è a scadenza e se si configura al netto o al lordo di costi e/o oneri espliciti a carico dell’investitore;
10) l’inserimento di informazioni, espressioni o termini che possano contraddire o integrare le informazioni riportare nel prospetto.La pubblicità ingannevole è dunque un atto contrario alla correttezza professionale e, di fronte al suo verificarsi, è necessario valutare se essa abbia causato o meno un danno al consumatore.
VIOLAZIONE DELLA RISERVA DI ATTIVITA'
Se l’attività bancaria si caratterizza per l’esercizio congiunto di raccolta e concessione di credito, Il legislatore ha sentito il bisogno di regolamentare ogni forma di intermediazione finanziaria, anche quella che non avviene con le modalità e le forme bancarie tipiche o che opera su di uno solo dei versanti (raccolta o finanziamento).
L’ordinamento comunitario, che ha intrapreso con una serie di direttive l’armonizzazione minima delle condizioni di accesso e di esercizio dei mercati bancario e finanziario (intese come uno dei settori fondamentali di edificazione del mercato unico), compie il passo fondamentale di riservare agli enti creditizi (da noi le banche) “la raccolta di depositi, o altri fondi rimborsabili, dal pubblico” (art. 3 II Direttiva banche DIR. 1989/646/CEE).
La stessa Direttiva è stata poi attuata in Italia con il T.U.B. (Testo Unico Bancario) del 1993, il cui art. 11 stabilisce la riserva della “raccolta del risparmio tra il pubblico” a favore delle banche e disciplina, alla stregua di eccezioni, i casi nei quali è possibile per altri soggetti effettuare altre forme limitate di raccolta.
Ora la disciplina del TITOLO V del T.U.B. è stata completamente riformata dal d.lgs. 13.8.2010, n. 141 che recepisce nel nostro ordinamento la direttiva 2008/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008 relativa ai contratti di credito ai consumatori. La nuova regolamentazione prevede ora differenti tipi di intermediari finanziari, chiamati "soggetti abilitati", quali:
le SIM (società d’intermediazione mobiliare)
le imprese di investimento comunitarie con succursale in Italia
le imprese di investimento extracomunitarie
le Sgr (società di gestione del risparmio)
le società di gestione armonizzate
le Sicav nonché gli intermediari finanziari iscritti nell’elenco previsto dall’articolo 107 del T.U. bancario e le banche italiane
le banche comunitarie con succursale in Italia e le banche extracomunitarie, autorizzate all’esercizio dei servizi o delle attività di investimento
In virtù della tutela offerta dalle norme contro la violazione della riserva di attività (art. 166 del T.U.F. citato) e quindi nell’ottica di contrastare eventuali forme di abusivismo, diventa pertanto fondamentale ricevere una corretta informazione sull’effettiva abilitazione del soggetto contraente con il quale vengono trattate attività finanziarie di vario genere e gestione del risparmio. Richiedi Maggiori Informazioni
ASIMMETRIA INFORMATIVA: L'asimmetria informativa è una condizione in cui un'informazione non è condivisa integralmente fra gli individui facenti parte del processo economico, dunque una parte degli agenti interessati ha maggiori informazioni rispetto al resto dei partecipanti e può trarre un vantaggio da questa configurazione. Il concetto viene usato e studiato in economia, dove si suppone la presenza di asimmetrie informative per spiegare i differenti comportamenti dei soggetti economici.
Il vantaggio informativo condiziona la definizione delle caratteristiche del contratto ottimale tra il principale (colui che propone il contratto) e l'agente (colui che può accettare o rifiutare). Se le parti avessero interessi comuni, tutte le informazioni rilevanti verrebbero immediatamente scambiate e ogni asimmetria informativa cesserebbe di esistere. Quando una delle parti contrattuali possiede maggiori o migliori informazioni sulla disponibilità a pagare dell'avversario, questa asimmetria si riflette sulla capacità di influenzare a proprio favore il prezzo. Potere informativo è quindi sinonimo di potere contrattuale ed economico.
L'asimmetria informativa si presenta generalmente nei casi di:
Selezione avversa: è un problema di opportunismo pre-contrattuale e sorge a causa delle informazioni private che i clienti delle assicurazioni hanno prima dell'acquisto della polizza e nel momento in cui la considerano conveniente.
Segnalazione e Selezione: Nelle situazioni di opportunismo pre-contrattuale, gli individui potrebbero avvantaggiarsi rivelando le loro informazioni private e certamente anche le altre parti ne trarrebbero beneficio. Le difficoltà consistono nel fatto che non esiste un metodo efficace in grado di rivelare informazioni credibili se non attraverso il tentativo delle parti non informate di ricercare le informazioni attraverso l'analisi delle dichiarazioni verificabili
Azzardo morale: una forma di opportunismo post-contrattuale che si verifica durante il rapporto assicurativo. Il consumatore, avendo stipulato un contratto che lo tutela e lo risarcisce in caso di accadimento dell'evento negativo, è portato a non usare più strumenti e accortezze cautelari che lo prevengano dall'evento. Richiedi Maggiori Informazioni
Il signoraggio (letteralmente «aggio del signore», di derivazione medioevale) è l'insieme dei redditi del governo derivanti dall'emissione di moneta. Per le banche centrali, il reddito da signoraggio può essere definito come il flusso di interessi generato dalle attività detenute in contropartita delle banconote in circolazione o, più generalmente, della base monetaria. Per l'Eurosistema, questo reddito è incluso nella definizione di "reddito monetario", che, secondo l'articolo 32.1 dello statuto del Sistema europeo di banche centrali (SEBC) e della Banca Centrale Europea (BCE), è "il reddito ottenuto dalle banche centrali nazionali nell'esercizio delle funzioni di politica monetaria del SEBC". Il signoraggio viene percepito in prima battuta dalle banche centrali, le quali tuttavia lo riversano poi agli Stati, titolari ultimi della sovranità monetaria. La principale differenza consiste nelle modalità con cui si forma il signoraggio.
Quando la moneta è prodotta dallo Stato, è quest'ultimo che, spendendola ad esempio per acquistare beni e servizi, la mette in circolo nell'economia e realizza immediatamente il controvalore, al netto dei costi di produzione. Quando invece è la banca centrale a emettere le banconote (o, più in generale, la base monetaria, che include anche le riserve costituite dalle banche su conti presso la banca centrale), queste non sono spese in beni e servizi ma fornite alle banche commerciali, in forma di prestito, per le esigenze del sistema economico, o utilizzate per l'acquisto di attività finanziarie, come i titoli di Stato o le attività in valuta estera; al valore delle banconote, iscritto al passivo del bilancio della banca centrale, corrisponde quindi l'iscrizione di attività fruttifere nell'attivo del bilancio, che rendono un interesse.
Perciò la banca centrale ottiene il signoraggio nel corso del tempo, come flusso di interessi sulle proprie attività fruttifere, al netto del costo di produzione delle banconote. Il valore scontato di tale flusso, che come si è detto è riversato allo Stato, è pari a quello che quest'ultimo avrebbe ottenuto immettendo direttamente la banconota nel circuito economico.
Nel caso specifico dell'area dell'euro l'emissione delle banconote è assegnata alla BCE in concorso con le BCN. Il "reddito monetario" di ogni singola BCN è definito come il reddito annuo che essa ottiene dagli attivi detenuti in contropartita delle banconote in circolazione e dei depositi costituiti dagli enti creditizi. Questo è trasferito alla BCE e da questa ridistribuito alle BCN sulla base della loro partecipazione al capitale della BCE. Le BCN, a loro volta, lo fanno affluire ai rispettivi Stati una volta dedotte le spese di funzionamento ed effettuati i necessari accantonamenti. La Banca d'Italia, in particolare, fa confluire allo Stato - attraverso le imposte e la distribuzione dell'utile - la sua quota di "reddito monetario" insieme agli altri redditi derivanti dai propri investimenti non connessi con le funzioni di politica monetaria e dalle attività esercitate, al netto dei costi di gestione e degli accantonamenti. Questi ultimi sono finalizzati a preservarne la solidità e l'indipendenza finanziaria, consentendole di fronteggiare autonomamente, e quindi al riparo da possibili condizionamenti esterni, i rischi che scaturiscono dall'esercizio delle funzioni che le sono istituzionalmente assegnate. La Corte di Cassazione è stata interessata dalla questione se sia legittimo attribuire in prima battuta alla Banca d'Italia i redditi di signoraggio. Essa ha affermato che il riconoscimento alla banca centrale del "reddito monetario" è effetto di una scelta politica prevista da norme europee, al cui rispetto lo Stato italiano è impegnato.
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