Source: https://bettirossa.com/2011/11/21/non-e-horror-ma-una-sentenza-del-tribunale/
Timestamp: 2017-03-27 02:39:37+00:00
Document Index: 30749477

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Non è horror ma una sentenza del Tribunale | DonnexDiritti DonnexDiritti L'informazione di Luisa Betti Dakli
Luisa Betti Dakli / 21 novembre 2011	Il 13 luglio 2011 il Tribunale di Belluno ha pronunciato la seguente sentenza, depositata l’11/10/2011.
Il Tribunale ha condannato un uomo perché “per motivi abbietti, costringeva.. gravemente minacciandola con un’ascia che teneva sul letto durante lo stupro al fine di eseguire il delitto di violenza sessuale, con violenza consistita nel tenerla ferma, a subire atti sessuali consistiti in un rapporto vaginale completo con eiaculazione”. Si legge nella sentenza che l’imputato “sotto minaccia di una accetta, ebbe a costringere.. ad avere con lui ben due rapporti sessuali completi; e ciò nonostante la donna continuasse a piangere mentre il.. esaudiva i suoi istinti sessuali, incurante dello stato d’animo della stessa (tanto da leccarle le lacrime)”. Si legge inoltre che la parte offesa “..pur essendo stata talvolta contraddetta e smentita in alcune parti della propria deposizione dibattimentale dalle risultanze investigative compiute, è da ritenersi del tutto attendibile e credibile in relazione a quello che è il nucleo essenziale delle proprie dichiarazioni, ossia il racconto reso dalla stessa in merito alla violenza subita”. Questa in sintesi la vicenda: la donna, che svolge un’attività di commercio e vendita di automobili, un giorno, mentre serve al tavolo di un locale, conosce l’uomo, che successivamente la contatta più volte e le “fa la corte”, riferendole anche della sua intenzione di acquistare un’auto. Le propone quindi di andare a pranzo con lui e altri signori per discutere di un nuovo lavoro( in tale occasione la donna inoltre spera di vendergli un’auto). Giunta all’appuntamento , poiché le altre persone ritardano, viene invitata a salire a casa sua a prendere un thè: dopo aver atteso chiacchierando alcune ore, l’uomo la minaccia con l’accetta e la stupra.
Il PM chiede una condanna a 7 anni, il Tribunale lo condanna a 2 anni con la sospensione condizionale della pena, riconoscendogli l’attenuante “di cui all’ultimo comma dell’art.609 bis c.p. ritenuta prevalente sulla contestata aggravante di cui all’art. 609 ter n.2 c.p.” perché: “La donna, del resto, era consapevole del debole che il.. nutriva per lei; è la stessa ad aver riferito in aula che il. già da tempo, si era mostrato “galante” nei suoi confronti telefonandole anche con insistenza pur sempre con la scusa di trovarle dei clienti per la vendita delle auto; inoltre, era stato generoso negli apprezzamenti personali nei suoi confronti quando l’aveva conosciuta la prima volta.Pertanto , sotto il profilo della concreta offesa arrecata, si deve desumere che verosimilmente vi fu all’inizio dell’incontro una accettazione da parte della donna della possibilità che la situazione con il.. potesse andare oltre. La.. per quanto dalla stessa riferito, non ebbe alcuna remora ad entrare in casa del., che ben sapeva avere un debole per lei avendola corteggiata per tutto il tempo in cui era stata in..” (viene riportato il luogo in cui la donna aveva temporaneamente lavorato come cameriera)” ed anche successivamente né a rimanere in cucina a chiacchierare con lui per molto tempo (circa 2 ore), senza pranzare. D’altro canto la.. non poteva nemmeno dirsi una donna sprovveduta in merito alle relazioni uomo-donna, e ciò sia per il ruolo familiare ricoperto, quale madre di famiglia, sia per il lavoro che svolgeva nell’ambito del commercio e che la portava ad avere necessariamente maggiori contatti con il genere maschile (vendeva autovetture)”.
Condividi:CondivisioneFacebookTwitterGoogleTumblrE-mailStampaLinkedInRedditPinterestPocketMi piace:Mi piace Caricamento...	21 novembre 2011 in Discriminazione, Donne, Violenza di genere, Violenza sessuale. Tag:Belluno, diritti delle donne, donne, sentenza, stupro, tribunale, violenza di genere
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11 pensieri su “Non è horror ma una sentenza del Tribunale”	LifeSux ha detto:	9 febbraio 2012 alle 20:59	@Alessandro:
Viene più disgusto a pensare a una persona adulta, matura, che compie una bestialità del genere, che da un punto di vista comunque malatissimo si potrebbe considerare più “comprensibile” – con tutte le virgolette del mondo – da parte di un giovanissimo, soggetto a molte più pulsioni violente, magari proveniente da ambienti sociali-culturali in cui una donna è vista come un oggetto senza diritti… un pensionato di provincia è una figura di cui una donna di quasi quarant’anni in meno dovrebbe aver paura? Finora avrei detto di no, ma forse devo riconsiderare tutti i miei anziani vicini di casa e non parlare più con nessuno di loro, dovessero mai fraintendere.
Rispondi	Alessandro ha detto:	26 novembre 2011 alle 20:05	Non mi è chiaro perché l’età del responsabile dovrebbe essere causa di maggior disgusto secondo LifeSux.
Comunque per capire bene come stanno le cose forse bisognerebbe leggere tutta la sentenza, e non solo le parti riportate da Luisa Betti, e sapere cosa dice l’ultimo comma dell’art.609 bis c.p.
Me lo sono cercato e mi sembra parli di attenuanti per i “casi meno gravi”. Bisognerebbe quindi capire perché violentare una donna secondo il giudice è meno grave se questa donna va a casa di un uomo sapendo che questo vorrebbe portarsela a letto, ma non pensa che lo voglia fare contro la sua volontà, o addirittura minacciandola con un’ascia.
Cosa assurda ovviamente, ma senza leggere la sentenza non si può sapere se proprio questo era il punto. Forse Luisa Betti che la sentenza l’avrà letta potrà chiarire la cosa.
Poi ci sarebbe anche da discutere su quali siano i “casi meno gravi” di violenza sessuale, ma questo è un problema generale.
Rispondi	Luisa Betti ha detto:	26 novembre 2011 alle 20:35	Non credo che ci sia bisogno di chiarire molto, è un caso talmente lapalissiano che parla da sé. Al di là di questo non posso mettere una intera sentenza su un blog e quello che è stato pubblicato sono i punti salienti visti e scelti da un avvocato, quindi un “addetto ai lavori”. Per quel che riguarda il giudice, bisognerebbe farsi chiarire da lui perché questo, sempre secondo lui, sia un caso meno grave di altri che chiede l’applicazione delle suddette attenuanti. Grazie.
Rispondi	LifeSux ha detto:	24 novembre 2011 alle 20:19	E ci sono voluti pure trentaquattro mesi… ecco la notizia originale, così potete anche discustarvi di più per l’età del responsabile, per i dettagli, per la lungaggine di una penitenza troppo lieve sulla base dello SCHIFO TOTALE E DELLA BESTIA descritta nella sentenza.
Belluno. Ragazza romena minacciata con l’ascia e violentata: arrestato 65enne
BELLUNO (4 febbraio) – Un uomo di 65 anni, residente a Santo Stefano di Cadore (Belluno), è stato posto agli arresti domiciliari per violenza sessuale ai danni di una cittadina romena di 28 anni.
I fatti, secondo le indagini dei carabinieri, risalgono al febbraio dello scorso anno. La donna aveva denunciato di essere stata attirata nella casa dell’uomo con alcune scuse, per poi essere sottoposta a reiterati episodi di violenza sessuale sotto la minaccia di un’accetta da legna.
Gli accertamenti dei carabinieri, coordinati dal pm bellunese Roberta Gallego, hanno permesso di ricostruire la vicenda e di trovare nella camera da letto dell’indagato l’accetta probabilmente usata per minacciare la donna durante la violenza. Il provvedimento restrittivo è stato disposto dal Gip di Belluno.
Rispondi	Patrizia ha detto:	22 novembre 2011 alle 23:22	ma come si chiama sto giudice?
Rispondi	Agnese ha detto:	22 novembre 2011 alle 22:44	La solita storia che la donna è strumento del demonio, se l’è cercata… Così sin dai tempi delle streghe e dell’inquisizione. Solo che questo è un tribunale civile.
Rispondi	ciaciovenexian ha detto:	22 novembre 2011 alle 19:18	Certo che questi giudici ce la mettono tutta per compiacere Berlusconi: Magistratura da rottamare. Ma questo giudice da dove viene? Dagli Emirati Arabi?
Rispondi	Clara ha detto:	22 novembre 2011 alle 11:34	Questa sentenza è la prova più evidente che la violenza sulle donne è un problema di retaggio culturale da cui nessuna classe sociale è esente. Ci siamo tutte un po’ illuse di esserci lasciate alle spalle l’idea che ci avevano inculcato che una donna “seria” non accetta inviti a casa di uomini che le fanno la corte, perchè se lo fa significa che autorizza l’uomo a vincere le sue “finte” resistenze e a violentarla. Questa sentenza ribadisce invece il concetto che la donna non ha diritto a veder rispettato il proprio rifiuto ed è allarmante perchè testimonia la nostra arretratezza e la distanza abissale che ci separa da un paese come l’Inghilterra dove è codificato da norme di legge che la donna ha diritto in qualsiasi momento durante un approccio amoroso o erotico a tirarsi indietro e a rifiutare il rapporto con l’uomo. Questo giudice non è nemmeno pre-sessantottino, è semplicemente pre-istorico.L’unica modernità che concepisce è che al posto della clava l’uomo può usare l’ascia.
Rispondi	Anna ha detto:	22 novembre 2011 alle 09:43	Adesso funziona tutto, direi. Ho appena inviato un commento e il server pare averlo accettato.
Rispondi	Anna ha detto:	22 novembre 2011 alle 09:41	Incredibile. Leggere di notizie del genere fa veramente paura. Però continua a proporcele.
Rispondi	Luisa Betti ha detto:	22 novembre 2011 alle 02:36	So che ci sono problemi tecnici e non si riesce a lasciare i commenti al blog, problemi che saranno risolti al più presto. Scusate il disagio ma quando si parla di violenza trema anche il sever. Grazie alle persone che mi hanno avvertita.