Source: http://forum.grnet.it/carabinieri-f43/accorpamento-forestale-t21051.html
Timestamp: 2018-01-24 09:18:20+00:00
Document Index: 128560448

Matched Legal Cases: ['art.12', 'art.13', 'art.12', 'art.13', 'art.15', 'art. 12', 'art. 15', 'art. 12', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 2', 'art. 12', 'art. 6', 'art. 12', 'art.8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 155', 'art. 4', 'art. 76', 'art. 14', 'art. 13', 'art. 8', 'art. 18', 'art. 2192', 'art. 6', 'art. 18', 'art. 2212', 'art. 18', 'art. 2195', 'art. 20', 'art. 2264', 'art. 18', 'art. 237', 'art. 7', '§ 1', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 174', 'art. 174', 'art. 162', 'art. 2', 'art. 1913', 'art. 2214', 'art. 2247', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 9', 'art.3', 'art. 8', 'art. 18']

ACCORPAMENTO FORESTALE : CARABINIERI - GrNet.it
Buongiorno a tutti, volevo chiedere delle informazioni riguardante il d.lvo n. 177 del 19/08/2016. Abbiamo appreso che a partire dal 1 gennaio 2017 i Forestali confluiranno nei Carabinieri. Si dice che tutti questi ragazzi che entreranno a far parte nella carriera militare dovranno fare un corso "tipo di addestramento" e volevo chiedere questo corso dove si farà e soprattutto è vero che sarà un corso di quattro mesi? Lo faranno anche i ruoli Tecnici della Forestale?
Grazie fin da ora ringrazio per la risposta che vorrete darmi.
Iscritto il: mer nov 16, 2016 2:47 pm
da panorama » dom gen 01, 2017 8:11 pm
Transito nella Polizia di Stato
da panorama » ven gen 27, 2017 8:31 pm
Ispettore del Corpo Forestale dello Stato, contesta la sua assegnazione, ..., al Corpo nazionale dei vigili del Fuoco.
ORDINANZA COLLEGIALE ,sede di ROMA ,sezione SEZIONE 2T ,numero provv.: 201701295,
- Public 2017-01-25 -
N. 01295/2017 REG.PROV.COLL.
N. 15486/2016 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 15486 del 2016, proposto dal signor Edoardo Mu.., rappresentato e difeso dagli avvocati Marco Barilati, Pietro Piciocchi, Luca Gabrielli, con domicilio eletto presso lo studio avv. Luca Gabrielli in Roma, via Filippo Nicolai, 70;
Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, in persona del legale rappresentante p.t., non costituito in giudizio;
Corpo Forestale dello Stato, in persona del legale rappresentante p.t., non costituito in giudizio;
Ministero dell'Interno-Dipart.Vigili del Fuoco-Soccorso Pubblico - Difesa Civile, in persona del legale rappresentante p.t., non costituito in giudizio;
Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, in persona del legale rappresentante p.t., non costituito in giudizio;
Ministero della Difesa, in persona del legale rappresentante p.t., non costituito in giudizio;
Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri, in persona del legale rappresentante p.t., non costituito in giudizio;
Daniela Pi.., non costituita in giudizio;
Angelo Ma.., non costituito in giudizio;
Paolo Mo.., non costituito in giudizio;
Felice D. L.., non costituito in giudizio;
Carlo Fe.., non costituito in giudizio;
Aldo Te.., non costituito in giudizio;
dei decreti con cui è stato individuato il personale appartenente al ruolo dei dirigenti del Corpo Forestale dello Stato assegnato al Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, dell'Arma dei Carabinieri, alla Polizia di Stato, al Corpo della Guardia di Finanza a decorrere dal 01.01.2017; nonché (per l’annullamento) degli atti di cui ai documenti 4,5, 6 e 7 allegati al ricorso.
Relatore nella camera di consiglio del giorno 24 gennaio 2017 il Cons. Mariangela Caminiti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Considerato che col ricorso introduttivo del giudizio, e col successivo atto introduttivo di motivi aggiunti di gravame, sono stati impugnati gli atti in epigrafe indicati con i quali l’odierno esponente, già Ispettore del Corpo Forestale dello Stato e pertanto interessato dalle procedure di transito regolamentate dall’art.12 del d.lgs n.177 del 2016, contesta la sua assegnazione, per effetto del decreto CFS n.81271/2016, al Corpo nazionale dei vigili del Fuoco, deducendo contestualmente l’illegittimità del decreto CFS in pari data n.81277 nella parte in cui non include il suo nominativo tra le unità assegnate all’Arma dei CC;
Considerato che di seguito all’entrata in vigore del C.p.a. la competenza territoriale in I° grado è divenuta inderogabile e che, per le controversie riguardanti pubblici dipendenti, l’art.13 c.2 del C.p.a. individua il Tribunale nella cui circoscrizione territoriale è situata la sede di servizio quale quello inderogabilmente competente; ulteriormente precisando, al comma 4 bis, che detta competenza attrae a sé anche quella relativa agli atti presupposti dallo stesso, tranne che si tratti di atti normativi o generali per la cui impugnazione restano fermi gli ordinari criteri di attribuzione della competenza;
Considerato che la sede di servizio del ricorrente è presso il Comando Provinciale del CFS di Brescia;
Considerato che i provvedimenti impugnati – ed in particolare il primo dei citati decreti che è quello che assegna il ricorrente al Corpo nazionale dei vigili del Fuoco – attengono, all’evidenza, al rapporto di pubblico impiego che lega il ricorrente all'Amministrazione dando concreta applicazione ed attuazione all’art.12 comma 2 citato a mente del quale il capo del CFS “individua, per ruolo di appartenenza, sulla base dello stato matricolare e dell’ulteriore documentazione attestante il servizio prestato, l’Amministrazione, tra quelle indicate al comma 1, presso la quale ciascuna unità di personale è assegnata”;
segue a tanto che gli atti gravati sono, formalmente e sostanzialmente, atti plurimi e cioè atti che racchiudono, tanti provvedimenti formalmente unici quanti sono i soggetti trasferiti. Dunque si è in presenza di atti scindibili in tanti diversi provvedimenti quanti ne sono i destinatari e volti a disciplinare – come chiaramente esposto nel parere della Commissione speciale del 14 ottobre 2016, n. 02112/2016 e data 14/10/2016 - NUMERO AFFARE 01851/2016 - una molteplicità di situazioni individuali omogenee di destinatari preventivamente determinati, sia perchè verrebbero salvaguardate le garanzie individuali previste dall’ordinamento, sia perché nel caso di contenzioso l'invalidità di un provvedimento non comporterebbe l'invalidità degli altri provvedimenti compresi nello stesso atto;
Considerato, ulteriormente, che è da escludere – con riferimento a ciascuno degli atti gravati – che si sia in presenza di un atto collettivo, che è quell’atto con cui l’amministrazione manifesta la propria volontà unitariamente ed inscindibilmente verso un complesso di individui unitariamente considerati; con la conseguenza che, attesa la natura di atto unitario propria dell’atto collettivo, ogni eventuale vizio inficia l’atto nella sua totalità. Né si è in presenza di un atto generale atteso che quest’ultimo è quello in cui i destinatari sono determinabili solo in un momento successivo alla sua emanazione, come avviene nel caso di un bando di concorso; mentre nel caso di specie i destinatari dell’atto sono stati tutti identificati e sono tutti identificabili a priori. Parimenti non ricorre l’ipotesi di atti di macro organizzazione; e difatti tra questi ultimi rientrano quelli recanti la definizione delle linee fondamentali di organizzazione degli uffici, tra cui anche l’istituzione o l’accorpamento di uffici dirigenziali, i modi di conferimento della loro titolarità, la determinazione delle dotazioni organiche: ipotesi del tutto estranea alla fattispecie in esame;
Considerato conclusivamente che l’odierno contenzioso soggiace alla regola di cui all’art.13 comma 2 del C.p.a. e che il T.a.r. competente a conoscere della causa è quello della Regione Lombardia;
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Ter), dichiara, ai sensi dell’art.15 c.4 del C.p.a.:
- l’insussistenza della propria competenza territoriale a conoscere del presente giudizio;
- che il T.a.r. territorialmente competente è quello della Regione Lombardia.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 24 gennaio 2017 con l'intervento dei magistrati:
Mariangela Caminiti	Pietro Morabito
da panorama » ven gen 27, 2017 9:51 pm
i ricorrenti sono stati assegnati all’Arma dei Carabinieri
Il Tar di Milano dichiara la propria incompetenza ed indica il Tar Lazio sede di Roma quale giudice ritenuto competente.
ORDINANZA COLLEGIALE ,sede di MILANO ,sezione SEZIONE 3 ,numero provv.: 201700187,
- Public 2017-01-26 -
N. 00187/2017 REG.PROV.COLL.
N. 03039/2016 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 3039 del 2016, proposto da:
Marinella Ca.., Amato Ca.., Giovanni Da.., Michele Lu.., Luciano Na.., Giacomo Re.., Massimo Ro.., Andrea Str.., rappresentati e difesi dall'avvocato Egidio Lizza, con domicilio eletto presso lo studio Francesco Angeloni in Milano, via Privata Maria Teresa, 11;
Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Ministero della Difesa, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Distret. Dello Stato, domiciliata in Milano, via Freguglia, 1 (Palazzo Giustizia;
Marco Str.. non costituito in giudizio;
del decreto del Capo del CFS n. 81277 comunicato il 7 novembre 2016 a mezzo pubblicazione sul Bollettino Ufficiale del CFS ai sensi dell’art. 12 d.lgs. n. 177/2016, con cui è individuata l’Amministrazione presso cui sono assegnati i ricorrenti.
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e di Ministero della Difesa;
Visto l'art. 15 cod. proc. amm.;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 24 gennaio 2017 il dott. Ugo Di Benedetto e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Premesso che i ricorrenti impugnano il decreto del Capo del Corpo Forestale dello Stato n. 81279 del 31 ottobre 2016, pubblicato il 7 novembre 2016, che li assegna all’Arma dei Carabinieri, adottato ai sensi dell’art. 12 del d.lgs. 19 agosto 2016 n. 177;
- il D.lgs. n. 177/2016 è stato emanato in attuazione della delega legislativa di cui all’art. 8, comma 1, lett. a), della l. 7 agosto 2015, n. 124, che ha previsto il “riordino delle funzioni di polizia di tutela dell'ambiente, del territorio e del mare, nonché nel campo della sicurezza e dei controlli nel settore agroalimentare, conseguente alla riorganizzazione del Corpo forestale dello Stato ed eventuale assorbimento del medesimo in altra Forza di polizia”;
- l’art. 7, comma 1, del decreto legislativo n. 177/2016 ha quindi stabilito che “Il Corpo forestale dello Stato è assorbito nell'Arma dei carabinieri, la quale esercita le funzioni già svolte dal citato Corpo previste dalla legislazione vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto fermo restando quanto disposto dall'articolo 2, comma 1, e ad eccezione delle competenze in materia di lotta attiva contro gli incendi boschivi e spegnimento con mezzi aerei degli stessi, attribuite al Corpo nazionale dei vigili del fuoco ai sensi dell'articolo 9, nonché delle funzioni attribuite alla Polizia di Stato e al Corpo della guardia di finanza ai sensi dell'articolo 10 e delle attività cui provvede il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, ai sensi dell'articolo 11”:
- con riguardo al personale, l’art. 7, comma 2, del decreto legislativo n. 177/2016 ha previsto che “Il Capo del Corpo forestale dello Stato, con propri provvedimenti adottati entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto e pubblicati sul Bollettino ufficiale del medesimo Corpo, individua, per ruolo di appartenenza, sulla base dello stato matricolare e della ulteriore documentazione attestante il servizio prestato, l'Amministrazione, tra quelle indicate al comma 1, presso la quale ciascuna unità di personale è assegnata”;
- l’art. 12 comma 2 del D.lgs. n. 177/2016 prevede che il Capo del Corpo forestale dello Stato, con propri provvedimenti adottati entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto e pubblicati sul Bollettino ufficiale del medesimo Corpo, individua, per ruolo di appartenenza, sulla base dello stato matricolare e della ulteriore documentazione attestante il servizio prestato, l'Amministrazione, tra quelle indicate al comma 1 (Arma dei carabinieri, Corpo nazionale dei vigili del fuoco, Polizia di Stato, Corpo della guardia di finanza, nonché Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali) presso la quale ciascuna unità di personale è assegnata;
- ai sensi dell’art. 12 comma 3 de D.lgs. 177/2016 nello stesso termine di cui al comma 2 con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sono individuate, preferibilmente tra quelle che svolgono funzioni attinenti alle professionalità del personale da ricollocare, le Amministrazioni statali, verso le quali è consentito il transito di cui al comma 4, che a sua volta dispone che il personale del Corpo forestale dello Stato, nei venti giorni successivi alla pubblicazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di cui al comma 3, primo periodo, può presentare domanda per il transito in altra amministrazione statale tra quelle individuate dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 3, primo periodo, e con le modalità ivi indicate. Nella medesima domanda può essere indicato se, in caso di mancato accoglimento della stessa, si intende rimanere assegnati all'Amministrazione di destinazione individuata con il provvedimento di cui al comma 2 e, in tal caso, il mancato accoglimento della domanda determina la definitività del provvedimento di assegnazione. In caso di mancata indicazione per rimanere assegnato all'Amministrazione di destinazione, il mancato accoglimento della domanda determina gli effetti di cui al comma 6;
- il comma 6 dell’art. 12 dispone che “Nel caso in cui, …, il personale che ha presentato la domanda di cui al comma 4, non sia stato ricollocato in altra amministrazione statale tra quelle individuate dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 3, primo periodo, e non abbia optato per la riassegnazione ai sensi del comma 4, secondo periodo, si procede, previo esame congiunto con le organizzazioni sindacali, a definire altre forme di ricollocazione”;
Visto il DPCM del 21 novembre 2016;
Rilevato che il decreto n. 81279 del 31 ottobre 2016, impugnato con il ricorso in oggetto, all’art. 2, subordina la propria definitività agli esiti della procedura prevista all’art. 12 commi 3 e 4 del D.lgs. n. 177/2016;
- l’atto comporta la modifica dello status del singolo ricorrente come conseguenza di una modificazione della natura dell’amministrazione di appartenenza, che ha carattere generale e non è riducibile ai singoli atti di assegnazione;
- la modifica della natura dell’ente (e del conseguente status del personale appartenente al Corpo Forestale dello Stato) è l’oggetto sostanziale del ricorso, per i suoi effetti prodotti inscindibilmente nei confronti di tutti gli appartenenti all’amministrazione;
- i ricorrenti sono stati interessati dalla successiva procedura di mobilità indetta con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 21 novembre 2016, nella quale non hanno effettuata alcuna opzione;
- l’art. 6 comma 6 del medesimo DPCM prevede che “Per il personale dell'articolo 2, comma 2, che non esprime preferenze di assegnazione entro il termine e con le modalità di cui al presente articolo, o che non risulta collocato con le procedure di cui al presente decreto, il Dipartimento della funzione pubblica procede unilateralmente all'assegnazione, tenendo conto della vacanza di organico delle amministrazioni di destinazione, fermo restando l'ambito provinciale/metropolitano o, in subordine, l'ambito regionale”;
- i ricorrenti hanno contestato la legittimità di questa procedura, al punto 7 del ricorso, affermando, con riferimento alla mobilità volontaria o d’ufficio prevista dal suddetto decreto, che “E’ dunque evidente, sotto un duplice profilo, come i ricorrenti siano stati messi, in ogni caso, dinanzi ad una scelta eccessivamente limitativa dei propri diritti”, rimanendo condizionati a dover subire la destinazione nell’Arma dei carabinieri o dismettere le proprie funzioni, costituzionalmente rilevanti;
- la complessa procedura sopra descritta, di cui l’atto impugnato costituisce l’avvio, è governata da organi dell’Amministrazione centrale e ha un’efficacia estesa all’intero territorio nazionale;
- il Consiglio di Stato nell’Adunanza della Commissione speciale del 14 ottobre 2016 (numero affare 1851/2016) ha rilevato che il contenuto dispositivo del comma 2 dell’art. 12 del D.lgs. 177/2016 (in attuazione del quale è stato assunto il decreto impugnato) “si ricollega al principio della “corrispondenza tra funzioni trasferite e transito del personale”, espresso dal legislatore delegante all’art.8, comma 1, lettera a) della legge n. 124 del 2015, la cui attuazione presuppone una sorta di “fotografia” dell’esistente, in modo che il trasferimento delle funzioni svolte dal Corpo forestale avvenga per blocchi omogenei di attività”;
- il ricorso è incentrato sulla censura - per illegittimità costituzionale e per violazione di alcune norme di diritto internazionale - del complessivo meccanismo normativo sul quale il decreto impugnato è fondato;
- che le predette circostanze portano a ritenere la sussistenza della competenza territoriale del T.A.R. per il Lazio, sede di Roma, “senza che possa in alcun modo entrare in gioco il diverso criterio della sede di servizio del pubblico dipendente, invocato dalla parte ricorrente. Infatti, nel caso in cui il ricorso introduca più di una controversia, una delle quali (isolatamente considerata) spettante alla competenza territoriale del T.A.R. periferico, e l’altra attribuita al T.A.R. per il Lazio, sede di Roma, deve essere conservata l’unità del giudizio, dinanzi al T.A.R. per il Lazio, sede di Roma, chiamato a conoscere della legittimità di atti di amministrazione statale ad efficacia ultra regionale” (Consiglio di Stato, ad. plen., ord. n. 20 del 16 novembre 2011);
Ritenuto, per le ragioni che precedono, il Tar competente a trattare il ricorso in oggetto sia da individuare nel T.A.R. Lazio, sede di Roma.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Terza), dichiara la propria incompetenza ed indica il Tar Lazio sede di Roma quale giudice ritenuto competente, presso il quale può essere riassunta la causa nel termine perentorio di trenta giorni dalla comunicazione della presente ordinanza.
Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 24 gennaio 2017 con l'intervento dei magistrati:
da luisella81 » lun feb 06, 2017 12:12 pm
panorama ha scritto: Transito nella Polizia di Stato
Buongiorno, grazie per la risposta..volevo chiederle ma per i forestali transitati nei carabinieri, si sa quando inizia questo corso militare che dovranno fare..si dice che si farà a roma per tre settimane..
grazie fin da ora a quanti vorranno rispondermi..
da Geniere2 » lun feb 06, 2017 3:31 pm
I Corpi Forestali che si trovano nelle 5 Regioni Italiane a statuto speciale che fine faranno??
da Geniere2 » lun feb 06, 2017 3:50 pm
L'unica cosa che potrà far sorridere in questo accorpamento è che vi furono negli anni 90 molti carabinieri ausiliari o ufficiali in ferma che vinsero il concorso per agenti forestali e dopo diversi anni si ritrovano di nuovo nell'arma dei carabinieri.
Per non parlare poi di coloro che tentarono di entrare nell'arma dei carabinieri ed alla fine entrarono nel corpo forestale dello stato.... ora dopo diversi anni si ritrovano il loro sogno realizzato di entare nei carabinieri.
da panorama » mar ott 31, 2017 11:49 pm
Parere del CdS
“Disposizioni integrative e correttive al decreto 19 agosto 2016, n. 177, in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato, ai sensi dell’art. 8, comma 6, della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle Amministrazioni pubbliche”
PARERE ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE C ,numero provv.: 201702263 - Public 2017-10-31 -
Numero 02263/2017 e data 31/10/2017 Spedizione
NUMERO AFFARE 01653/2017
Presidenza del Consiglio dei Ministri - Ministero per la Semplificazione e la pubblica amministrazione.
Schema di decreto legislativo recante: “Disposizioni integrative e correttive al decreto 19 agosto 2016, n. 177, in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato, ai sensi dell’art. 8, comma 6, della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle Amministrazioni pubbliche”;
considerato che nell’adunanza del 4 ottobre 2017, presenti anche i Presidenti aggiunti Antonino Anastasi, Vito Poli e Gerardo Mastrandrea, la Commissione speciale ha esaminato gli atti ed udito i relatori, consiglieri Valerio Perotti e Francesco Paolo Tronca;
1. Rilievi di carattere generale
1.1. Base normativa del decreto delegato e finalità funzionali della delega. I più recenti orientamenti del diritto europeo e internazionale
1.2. Ambito e ruolo dei provvedimenti normativi correttivi. Mancato rilievo dell’incidenza del contenzioso pregresso ed assenza di una relazione di Verifica dell'impatto regolatorio (VIR)
1.3. Qualità della regolazione e riordino normativo
1.4. Osservazioni su profili normativi non contenuti nel correttivo
2. Esame dell’articolato
Va ricordato, a dare il segno della profonda rivisitazione giuridico-istituzionale e del relativo approfondimento di metodo, che la stessa nozione di “pubblica sicurezza” (nelle sue generali declinazioni militari e di polizia, e non solo) ha carattere rigorosamente funzionale, come già da tempo chiarito dalla Corte Costituzionale con sent. 7 aprile 1995, n. 115. Tale caratterizzazione non rappresenta peraltro un prius isolato, essendo mutuata da precedenti arresti della Corte, in primis le sentt. n. 162 del 1990, n. 218 del 1988, n. 1034 del 1988 e n. 77 del 1987.
Ancora, le principali fonti di diritto internazionale convenzionale in materia – nell’assegnare alla nozione di “sicurezza pubblica” un contenuto articolato e multisettoriale, comprensivo non solo delle principali attribuzioni della Forza armata, ma altresì di quelle di polizia e di soccorso pubblico, su cui incide la presente riforma – declinano una peculiare strategia di sicurezza basata “sul concetto globale e cooperativo della sicurezza e della sua indivisibilità”, definita nel “Documento di Lisbona” del 3 dicembre 1996 (Osce Doc.S/1/96). In particolare, al par. 4 dell’allegata “Dichiarazione di Lisbona su un modello di sicurezza comune e globale per l’Europa del ventunesimo secolo” vengono evidenziati due elementi poi divenuti centrali nelle politiche dell’Unione europea, ossia la globalità ed indivisibilità della sicurezza, che ostano a rigide segmentazioni di competenze per favorire piuttosto le capacità operative “ibride” o multidisciplinari (quali, in primo luogo, quelle tipiche delle Forze di polizia a status militare, ovvero delle Forze armate con attribuzioni generali di polizia). In termini analoghi si poneva già la “Decisione su un Modello di Sicurezza Comune e Globale” del Consiglio dei Ministri Osce (Budapest, 8 dicembre 1995).
In termini più generali, sempre nel diritto internazionale, lo stesso commentario istituzionale dello “UN Code of Conduct for Law Enforcment Officials” (adottato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con risoluzione n. 34/169 del 17 dicembre 1979), nel ribadire, all’art. 1, lett. b), che “In countries where police powers are exercised by military authorities, whether uniformed or not, or by State security forces, the definition of law enforcement officials shall be regarded as including officers of such services”, toglie fondamento all’idea per cui le attribuzioni di sicurezza pubblica) su cui incide il decreto n. 177 del 2016 trovino naturale o più adeguata collocazione in un contesto esclusivamente non militare.
In tale ottica – è appena il caso di rilevare – si è del resto già mosso da tempo il legislatore, nel precisare, all’art. 155 Cod. ord. mil., che è la suddetta Arma ad essere attributaria, in Italia, delle funzioni indispensabili per l’integrale assolvimento delle politiche di sicurezza dell’Unione, nell’ambito della cd. Forza di gendarmeria europea.
Invero, con l’approvazione, da parte del Consiglio Europeo del 25-26 marzo 2010, delle linee-guida delle politiche europee in materia di sicurezza ed ordine pubblico “interni” allo Spazio comune (documento del Consiglio 5842/2/10 REV 2 JAI 90 del 23 febbraio 2010, recante “Strategia di sicurezza interna per l’Unione Europea. Verso un modello di sicurezza europeo”), che completano il percorso iniziato il 12 dicembre 2003 con la pubblicazione delle linee-guida sulla sicurezza “esterna”, viene chiarito che “Quello della sicurezza interna è un concetto che va inteso in senso ampio e articolato e che abbraccia molteplici settori per fronteggiare tali gravi minacce ed altre ancora che hanno un’incidenza diretta sulla vita, la sicurezza e il benessere dei cittadini, fra cui le catastrofi naturali e di origine umana quali incendi boschivi, terremoti, inondazioni e tempeste”.
Nell’ottica delle linee guida – impregiudicata peraltro l’assoluta sovranità degli Stati membri in materia di ordinamenti ed attribuzioni di polizia, giusta l’art. 4 Tue – gli ambiti di attività di cui si è detto, oltre che tra loro interconnessi, non sono neppure scindibili, in ultima analisi, dalle parallele politiche di sicurezza “esterna” (tradizionalmente devolute all’attività delle sole Forze armate). Contraddicendo quindi la risalente dottrina che descriveva le tipiche attribuzioni delle Forze armate e di polizia in termini di separatezza, se non addirittura di inconciliabile rivalità, il modello funzionale europeo evidenza come si tratti, in realtà, di settori complementari della medesima realtà (dunque, potenzialmente esercitabili dai medesimi operatori, ove dotati di attribuzioni “ibride” civili/militari e di adeguate competenze operative).
L’inscindibile complementarità tra le strategie di sicurezza “interna” ed “esterna”, del resto, è una delle cause che hanno portato alla decisione di superare il sistema “a Pilastri” nato dal Trattato di Maastricht, che di fatto si era risolto nella creazione di tre macro-aree tra loro non comunicanti, seppur strettamente interdipendenti: ciò valeva, in particolare, per il secondo ed il terzo “Pilastro”, concernenti la “Politica estera e di sicurezza comune” (comprendente la Pesd, oggi Psdc) e la “Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale” (allora Gai, oggi conglobata nella nuova Fsj), nei quali vi era una competizione particolarmente serrata tra gli operatori civili della pubblica sicurezza, dovuta principalmente all’eccessiva frammentazione delle competenze, a tutto discapito degli sforzi verso un modello integrato di “sicurezza partecipata e di prossimità”. Un tale stato di cose portava infatti, nel sistema ante-Lisbona, ad escludere di volta in volta determinati operatori qualificati, dando vita ad irrazionali sovrapposizioni di competenze e, quindi, a nuove potenziali situazioni di conflitto.
I principi di cui si è detto hanno trovato altresì espressione nella Risoluzione del Parlamento europeo del 23 novembre 2010, n. 2071, sulla “Cooperazione civile-militare e lo sviluppo di capacità civili-militari” laddove si “sottolinea che, per essere efficaci, le risposte alle crisi attuali e alle minacce per la sicurezza, comprese le catastrofi naturali, devono poter attingere sia alle capacità civili che a quelle militari ed esigono una più stretta cooperazione tra di esse”. Conseguenza di ciò è l’essenzialità delle Forze di gendarmeria (ossia, le Forze di polizia a status militare), come precisato nel par. 35 della medesima Risoluzione, in quanto strumento “molto adatto per una vasta gamma di efficaci operazioni di gestione delle crisi, comprese le missioni di stabilizzazione successive a catastrofi; invita tutti gli Stati membri che dispongono di Forze di polizia a statuto militare ad aderire all'iniziativa”.
1.2. Ambito e ruolo dei provvedimenti normativi correttivi di un decreto legislativo
1.2.1. Venendo al merito dello Schema in oggetto, va innanzitutto rilevato che si tratta del primo parere che viene reso su un decreto correttivo da adottarsi per modificare ed integrare il decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 177, rientrante nel più ampio alveo dei provvedimenti di attuazione della riforma della pubblica amministrazione di cui alla legge n. 124 del 2015.
Inoltre, lo strumento del correttivo non può nemmeno costituire una sorta di ‘nuova riforma’, pur rispettosa della delega originaria, che modifichi le scelte di fondo operate in sede di primo esercizio della delega, attuando un’opzione di intervento radicalmente diversa da quella del decreto legislativo oggetto di correzione (cfr. Corte cost. 26 giugno 2001 n. 206; Cons. St., ad. gen., 6 giugno 2007 n. 1; Cons. St., Sez. norm., 9 luglio 2007 n. 2660/07; Id., 5 novembre 2007 n. 3838/07; Id., 26 luglio 2011 n. 2602).
Ciò detto in merito ai ‘limiti’ dei decreti correttivi, è necessario, per converso, evidenziarne anche le potenzialità e le utilità. Esse sono intrinsecamente connesse – e per questo sono ancora più importanti – alla “fase cruciale dell’attuazione” di ogni riforma, come il Consiglio di Stato ha avuto modo di definirla in molteplici occasioni (in relazione ai decreti di attuazione della l. n. 124 del 2016, cfr. pareri: Sez. consultiva atti normativi 24 febbraio 2016, n. 515, al punto 3; Comm. spec. 30 marzo 2016, n. 839, al punto 1 del ‘considerato’; Comm. spec. 1° aprile 2016, n. 855, ai punti II.f).4, II.f).5 e II.g).1; Comm. spec.7 aprile 2016, n. 890, al punto 1 del ‘considerato’; Comm. spec. 15 aprile 2016, n. 929, punti 1.5 e 3.1 del ‘considerato’; Comm. spec. 3 maggio 2016, n. 1075, al punto 2, parte I del ‘premesso e considerato’; Comm. spec. 5 maggio 2016, n. 1113, al punto 2; Comm. spec. 9 maggio 2016, n. 1142, ai punti 2.4 e 3.3, parte I, e 6.8.1, parte II, del ‘considerato’; Comm. spec. 12 maggio 2016, n. 1183, punto 2.2 del ‘considerato’; Comm. spec. 13 luglio 2016, n. 1640, al punto 2 del ‘premesso e considerato’; Comm. spec. 4 agosto 2016, n. 1784/2016, punto A-2 del ‘considerato’).
Dal momento che una riforma è tale solo quando raggiunge un’effettiva attuazione, che sia percepita da cittadini e imprese e rilevata dai dati statistici, appare fondamentale procedere ad una verifica delle disfunzioni – giuridiche, amministrative o anche semplicemente pratiche – del testo originario.
Invero, se è quasi inevitabile che ogni riforma presenti, almeno in una fase iniziale, difficoltà attuative, criticità o lacune, le stesse possono essere eliminate e l’impianto normativo può essere migliorato con una fase di progressivo adattamento: questo è il ruolo essenziale demandato ai decreti “integrativi e correttivi”.
Può dunque affermarsi, concludendo su questo punto, che, così come il ‘modello’ della legislazione delegata disegnato dall’art. 76 Cost. ed attuato nella prassi costituzionale costituisce, potenzialmente, uno degli strumenti di intervento più efficaci per costruire una riforma organica (nella sua interazione tra Parlamento e Governo, tra indirizzi di policy e normativa di dettaglio, e con un decision making process ormai partecipato e arricchito da vari pareri), così il ‘modello’ del decreto legislativo integrativo e correttivo costituisce uno strumento fondamentale, altrettanto importante, per assicurarne la realizzazione in concreto.
1.2.2. Esaminati i limiti e le potenzialità della figura del decreto correttivo, occorre far cenno alle sue modalità di istruttoria, di preparazione e di redazione, alla stregua dei più recenti principi di qualità della regolazione.
Oltre alla necessaria analisi tecnico-giuridica della normativa da emendare, è sempre più importante – nella prospettiva di realizzare il “miglioramento della qualità normativa, la semplificazione e l’efficienza di procedure e organismi, cui lo sforzo riformatore del Governo si è indirizzato” (Cons. St., sez. norm., parere 24 febbraio 2016 n. 515) – che la correzione presupponga l’individuazione di una criticità applicativa, di cui va dato adeguato conto con strumenti ad hoc, presenti da tempo nell’ordinamento e più volte richiamati da questo Consiglio nella sua recente giurisprudenza consultiva, quali l’AIR e – soprattutto – il monitoraggio e la VIR.
Difatti, nel rispetto del principio di stabilità dell’ordinamento giuridico, occorre assicurare che le norme abbiano un tempo ragionevole di applicazione e di assimilazione, consentendo agli operatori di adeguarsi ad esse. Continui cambiamenti decisi senza un’adeguata istruttoria e non giustificati da un effettivo riscontro nella pratica nuocciono alla certezza delle regole, alla stabilità del quadro regolatorio, all’efficienza di amministrazioni ed imprese.
Non a caso, già con il parere 1° aprile 2016 n. 855 (reso sullo schema del Codice dei contratti pubblici), al paragrafo II.f).5, il Consiglio di Stato ha avuto modo di affermare che un’attività diversa, ma non meno importante di quella attuativa, è l’attività di monitoraggio e di valutazione ex post dell’impatto della regolazione, anche “quale punto di partenza essenziale per i successivi interventi correttivi e di finetuning della riforma”.
Più specificamente, questo Consiglio ha anche affermato (con riguardo al secondo decreto legislativo in materia di SCIA: Comm. spec. 4 agosto 2016, n. 1784, punto A-2.2 del ‘considerato’) che ciascun intervento correttivo “postula un’azione di costante monitoraggio del funzionamento delle norme, volta a verificarne l’idoneità a perseguire in concreto gli obiettivi fissati dalla legge: ciò rende necessaria anche una verifica di impatto successiva all’entrata in vigore delle nuove norme (la cd. VIR, di cui al d.P.C.M. 19 novembre 2009, n. 212, di attuazione dell’art. 14 della legge 28 novembre 2005, n. 244), così da identificare (e subito ridurre) eventuali oneri di comprensione, interpretazione, pratica applicazione da parte di tutti i destinatari, nonché per prevenire il possibile contenzioso con interventi correttivi o di chiarimento. Difatti, la VIR e in generale il monitoraggio sono indispensabili per due ragioni: - da un lato, per verificare se la riforma ha effettivamente raggiunto gli obiettivi attesi, ha davvero migliorato l’attività di cittadini e imprese (e quindi, come si è detto, se la riforma “annunciata” è stata anche ‘percepita’ e ‘rilevata’); - dall’altro, per predisporre su una base istruttoria seria e ‘quantitativamente informata’ i più efficaci interventi integrativi e correttivi”.
In altri termini, l’analisi ex post (compiuta tramite la VIR) degli effetti dell’intervento iniziale deve trasfondersi, dopo una fase di prima attuazione adeguata e ben monitorata, nella costruzione di interventi integrativi e correttivi mirati.
Dell’impatto auspicato di questi ultimi deve darsi conto nella scheda di AIR dell’intervento correttivo, che deve dare espressamente conto di tale processo, traendo il suo principale fondamento istruttorio proprio dalla VIR del testo da correggere.
Tornando allo schema di correttivo in esame, occorre rilevare che, nel caso di specie, la scheda AIR – che dovrebbe fondarsi, come si è detto, sul monitoraggio e sulla valutazione ex post (tramite lo specifico strumento della VIR) del d.lgs. n. 177 del 2016 – risulta sotto questo profilo carente, soffermandosi principalmente sui profili di necessaria, ulteriore implementazione della riforma al fine di conferire omogeneità alla nuova struttura amministrativa venutasi a creare, senza però esaminare adeguatamente i molteplici aspetti relativi al funzionamento in concreto della riforma nei suoi primi mesi di attuazione, rinviando a successive verifiche e monitoraggi il riscontro che, “a seguito dell’adozione del decreto legislativo, sia effettivamente constatato il mantenimento dei precedenti livelli di presidio dell’ambiente, del territorio e del mare e della sicurezza agroalimentare, tramite lo svolgimento delle funzioni attribuite in materia all’Arma dei carabinieri, al Corpo nazionale dei vigili del fuoco, alla Polizia di Stato, al Corpo della Guardia di finanza e al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali dal d.lgs. 177 del 2016”.
Né, del resto, risulta essere stata allegata alla richiesta di parere una specifica scheda VIR.
Alla stregua di quanto esposto, questa Commissione speciale, partendo dal fermo convincimento che il decreto correttivo debba introdurre – senza assumere la consistenza di una ‘nuova riforma’ – tutte le modifiche che si rendono necessarie per un buon funzionamento, in sede applicativa, dell’originario decreto legislativo, si soffermerà non soltanto sulle modifiche apportate con lo schema di correttivo, ma anche (perlomeno in termini generali) sulle disposizioni del testo unico per le quali lo schema non propone modifiche.
Verrà, pertanto, dedicata particolare attenzione sia alle questioni già segnalate col primo parere (12 maggio 2016, n. 434) che si ritengono ancora meritevoli di considerazione, sia a quelle che sono state segnalate in dottrina o che sono emerse nella pratica (anche alla luce del primo contenzioso) successivamente alla pubblicazione del decreto legislativo n. 177 del 2016.
Ciò non esime il Governo, per i futuri interventi, a tener conto dei rilievi sopra esposti ed a procedere necessariamente, prima dell’adozione di ciascun decreto correttivo, ad un’effettiva verifica ex post dell’impatto delle norme su cui si interviene, di cui dar conto adeguatamente nell’AIR del correttivo medesimo.
1.3.1. Rilievi generali.
Prima di procedere all’esame dettagliato dell’articolato, la Commissione speciale ritiene opportuno ribadire e meglio sviluppare alcuni argomenti (involgenti questioni generali sulla qualità della regolazione) posti a base del precedente parere (18 aprile 2016, n. 434), reso sullo schema del decreto n. 177 del 2016.
In linea generale, la qualità della regolazione deve riferirsi non solo e non tanto alla “qualità formale” dei testi normativi (che, per loro natura, devono essere chiari, intelligibili ed accessibili), quanto e soprattutto alla “qualità sostanziale delle regole”, che comporta in primo luogo la necessaria autosufficienza della norma (ossia la sua idoneità a disciplinare senza ambiguità e con completezza la fattispecie interessata da regolazione), precludendo per contro la concorrenza, a tal fine, di leggi già vigenti o della prassi amministrativa, ovvero ancora il ricorso alla deregolamentazione e/o autoregolamentazione.
La norma deve quindi essere – per assolvere alle sue funzioni – chiara e comprensibile, nonché completa e sistematica (Cons. St., ad. gen., 25 ottobre 2004, n. 2; Cons. St., Sez. norm., parere 21 maggio 2007 n. 2024, sul Piano di azione per la semplificazione; Comm. spec., 10 febbraio 2010, pareri nn. 149 e 152 del 2010, nonché Sez. norm., parere 22 luglio 2010, n. 3243, resi sul Codice dell’ordinamento militare – di cui al d.lgs. n. 66 del 2010 – e sul t.u. delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare, d.P.R. n. 90 del 2010; Comm. Spec., parere 21 marzo 2016, n. 464, reso sul nuovo Codice dei contratti pubblici di cui al d.lgs. n. 50 del 2016).
Non a caso, del resto, un ulteriore principio di delega – evincibile in via indiretta dal disegno complessivo che ha ispirato la l. n. 124 del 2015, come già posto in evidenza dal parere n. 434 cit. – concerne la qualità della regolazione: infatti, anche la delega che attiene alle Forze di polizia è inserita in una legge di più ampio respiro, dedicata ad una profonda riforma della Pubblica amministrazione, di cui la qualità della regolazione costituisce un aspetto fondamentale per la competitività del Paese, per l’effettività dei diritti dei cittadini oltre che per la chiara intelligibilità dei relativi doveri, per l’efficienza delle Pubbliche amministrazioni e per la sostenibilità degli oneri erariali.
Tanto premesso sul piano generale, la Commissione osserva che l’attuale schema – al pari del decreto legislativo n. 177 – aggiunge nuove disposizioni ad un ordito normativo già molto frammentato e stratificato nel tempo, che disciplina le materie della sicurezza pubblica e del soccorso pubblico, nonché l’organizzazione e il funzionamento delle diverse Forze aventi competenze (generali o specifiche) di polizia e di soccorso, di talché non appare perfettamente allineato rispetto agli obiettivi di better regulation e di semplificazione raggiungibili – come ricordato dal più volte menzionato parere del Consiglio sullo schema del decreto n. 177 – in primo luogo attraverso la codificazione delle disposizioni di settore. Principi, questi ultimi, che, pure, costituiscono principi informatori della delega, anche al fine di non fornire pretesti per il contenzioso.
In subordine all’optimum della codificazione di settore (sul modello di quanto a suo tempo fatto con il Codice dell’ordinamento militare ed il collegato testo unico regolamentare), come già evidenziato nel precedente parere n. 915 del 21 aprile 2017 (relativo allo Schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di revisione dei ruoli delle Forze di polizia), sarebbe stata opportuna una rivisitazione di tutte le disposizioni vigenti, concernenti la materia oggetto della delega (ad esempio, alcune parti della legge n. 121 del 1981, del t.u.l.p.s. e del t.u.e.l., etc.), per ricondurle – previa abrogazione – ad un unico, nuovo testo normativo scaturente dalla delega.
In ulteriore subordine, al fine precipuo di eliminare duplicazioni e scongiurare le conseguenti difficoltà interpretative, la Commissione speciale ritiene che vada comunque preferita – allo stato – la tecnica della novella.
Questa infatti, a differenza delle cd. clausole di salvezza (“fermo restando che”, “fatto salvo che”) o di rimando e rinvio ad altre fonti non meglio specificate ma comunque capaci di neutralizzare gli effetti delle nuove norme – assicura il livello minimo esigibile in punto di chiarezza dei testi normativi, come statuito, con efficacia vincolante per il Governo, dall’art. 13-bis, l. n. 400 del 1988 (non derogato da alcuno dei criteri della delega di cui alla legge n. 124 del 2015); sul punto è sufficiente rinviare alle considerazioni espresse dal menzionato parere di questo Consiglio reso sullo schema del nuovo codice dei contratti pubblici, e da quelli resi in attuazione della medesima legge delega sulla nuova disciplina della S.C.I.A. (15 marzo 2016, n. 433), e sulla nuova disciplina di accelerazione dei tempi di realizzazione di interventi rilevanti – c.d. fast track procedure (22 marzo 2016, n. 432).
Nell’ottica della novellazione, la Commissione rileva la necessità che si operino delle coerenti modifiche ai testi normativi sottoposti al suo esame, nei termini che succintamente si espongono, con i conseguenti accorgimenti tecnici (controllo della coerenza interna ed esterna dell’articolato; verifica e adeguamento dei rinvii ad altre fonti, abrogazione espressa, etc.).
1.3.2. Modifiche al testo del decreto n. 177 del 2016 e modifiche consequenziali
Ferma l’opportunità, anche in occasione di successivi interventi normativi, di un miglior coordinamento tra i principi contenuti negli artt. da 2 a 5 del decreto in questione con le pressoché analoghe disposizioni di cui alla legge 1° aprile 1981, n. 121 (non a caso, frequentemente richiamata nel testo), al fine di eliminare duplicazioni normative e quindi definire con maggior chiarezza l’ambito della novella legislativa, con specifico riguardo alla materia oggetto del correttivo sottoposto all’esame di questa Commissione speciale si rileva quanto segue:
- il comma 1 dell’art. 8 ed i commi 1, 2, 6 e 15 dell’art. 18 del decreto n. 177 – in un articolo appositamente introdotto come art. 2192-bis – Riorganizzazione dell’Arma dei Carabinieri conseguente all’assorbimento del Corpo forestale dello Stato - previa rivalutazione ed abrogazione dei regolamenti di cui all’art. 6, d.P.R. n. 105 del 2013 ed 1, d.P.R. n. 52 del 2011, inerenti identica materia (funzioni ambientali e forestali dell’Arma);
- per le medesime ragioni, ricollocare, previa abrogazione, i commi 8, 9, 10 e 14 dell’art. 18 nel già esistente art. 2212-quater, Cod. ord. mil.;
- ricollocare, previa abrogazione, il comma 15-bis dell’art. 18 in un articolo appositamente introdotto come art. 2195-quater – Chiusura delle contabilità del Corpo forestale dello Stato;
- ricollocare, previa abrogazione, il testo del comma 1, secondo periodo, dell’art. 20 in un articolo appositamente introdotto come art. 2264-ter – Iscrizione alla Cassa di previdenza delle Forze armate del personale del Corpo forestale dello Stato.
1.4.1. In primo luogo, si richiama l’attenzione sulla previsione di cui al quinto comma cpv. dell’art. 18 d.lgs. n. 177 del 2016, per cui “In prima applicazione, i provvedimenti e i protocolli di cui agli articoli 2, comma 1, 3, comma 2, 4, commi 2 e 3, e 5, commi 2 e 3, sono adottati entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto e trovano applicazione dal 1° gennaio 2017. Entro il medesimo termine, al fine di rafforzare gli interventi di razionalizzazione volti ad evitare duplicazioni e sovrapposizioni, anche mediante un efficace e omogeneo coordinamento informativo, il capo della polizia-direttore generale della pubblica sicurezza e i vertici delle altre Forze di polizia adottano apposite istruzioni attraverso cui i responsabili di ciascun presidio di polizia interessato, trasmettono alla propria scala gerarchica le notizie relative all’inoltro delle informative di reato all’autorità giudiziaria, indipendentemente dagli obblighi prescritti dalle norme del codice di procedura penale”.
La detta disposizione riproduce sostanzialmente, con rango di legge ordinaria, la previsione regolamentare – applicabile sinora alla sola Arma dei Carabinieri – di cui all’art. 237 del d.P.R. 15 marzo 2010, n. 90 (Testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare), rubricato “Obblighi di polizia giudiziaria e doveri connessi con la dipendenza gerarchica”, a mente del quale: “Indipendentemente dagli obblighi prescritti dalle norme del codice di procedura penale, i comandi dell'Arma dei carabinieri competenti all'inoltro delle informative di reato all'autorità giudiziaria, danno notizia alla scala gerarchica della trasmissione, secondo le modalità stabilite con apposite istruzioni del Comandante generale dell'Arma dei carabinieri. 2. In caso di reati militari la cui procedibilità è condizionata dalla richiesta del comandante di corpo, copia della relativa informativa è trasmessa anche a quest'ultimo”.
1.4.2. Sempre al fine di assicurare la coerenza con il principio funzionalistico che sorregge l’impianto di cui al d.lgs. n. 177 del 2016, la Commissione ritiene poi di dover ribadire quanto già affermato in occasione del precedente parere 18 aprile 2016, n. 434 (reso sullo schema del decreto n. 177 del 2016) in merito alla necessità di evitare artificiose frammentazioni nelle particolari competenze Cites, in precedenza proprie del solo Corpo forestale dello Stato in ragione delle specifiche attribuzioni funzionali ad esso devolute.
Avendo il legislatore optato per il loro integrale trasferimento all’Arma dei Carabinieri – con la sola eccezione di residuali incombenze operative devolute alla Guardia di finanza in area doganale (che parrebbero però slegate da attribuzioni funzionali specifiche: cfr. art. 7, comma 2, lettera m, e 10, comma 1, lettera b, del d.lgs. n. 177 del 2016) – andrebbe valutata l’opportunità di superare ogni sopravvenuta discrasia, reintroducendo l’originaria unitarietà delle attribuzioni (ferme, beninteso, le competenze del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali in materia di rilascio delle certificazioni per il commercio e la detenzione).
1.4.3. Infine, in relazione alle recenti questioni di costituzionalità dedotte in relazione al d.lgs. n. 177 del 2016 ed alla stessa legge delega n. 124 del 2005 (in particolare, con ordinanza del Tribunale amministrativo dell’Abruzzo - Sez. distaccata di Pescara, 16 agosto 2017, n. 235), la Commissione speciale – nei limiti consentiti dalla sede consultiva in esame, e ferma restando ovviamente ogni pronuncia delle Corti competenti – ritiene opportuno ricordare come la riforma di cui al d.lgs. n. 177 del 2016 non abbia per oggetto il mutamento di status ordinamentale di una Forza di polizia (come invece verificatosi con la legge 1° aprile 1981, n. 121 (avente ad oggetto, non a caso, il “Nuovo ordinamento dell'Amministrazione della pubblica sicurezza”), bensì il trasferimento di determinate attribuzioni pubblicistiche da un’Amministrazione ad un’altra, in ottica di razionalizzazione ed omogeneità funzionale. Una scelta, quest’ultima, espressione di indirizzo politico-amministrativo, riservato all’Autorità di governo, su cui si richiama anche quanto già detto al § 1.1 del presente parere.
Peraltro, come già rilevato nel parere n. 434 del 2016, l’art. 12 comma 4 del decreto n. 177 prevedeva in realtà una facoltà di scelta, da esercitarsi nei venti giorni successivi alla pubblicazione del d.P.R. di cui al comma 3, primo periodo, ai fini del “transito in altra amministrazione statale tra quelle individuate dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 3, primo periodo, e con le modalità ivi indicate. Nella medesima domanda può essere indicato se, in caso di mancato accoglimento della stessa, si intende rimanere assegnati all'Amministrazione di destinazione individuata con il provvedimento di cui al comma 2 e, in tal caso, il mancato accoglimento della domanda determina la definitività del provvedimento di assegnazione”.
da panorama » mar ott 31, 2017 11:58 pm
La disposizione, dal contenuto meramente descrittivo, specifica che il provvedimento ha un duplice contenuto, recando modifiche ed integrazioni sia alle disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia, sia a quelle di assorbimento del Corpo forestale dello Stato. Come evidenziato all’art. 1 della relazione AIR, l’obiettivo di breve periodo perseguito dal legislatore si traduce nel completamento degli interventi necessari ad ottenere l’armonizzazione, in un'unica amministrazione, di quelle che originariamente erano una Forza armata (con attribuzioni generali di polizia, sia civile che militare) ed un Corpo di polizia avente un organico relativamente contenuto, in ragione delle sue circoscritte attribuzioni di carattere specialistico, in ossequio alle stesse disposizioni di delega.
Articolo 2 - Modifiche al Codice dell’ordinamento militare di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66.
A tal fine, con l’introduzione di un nuovo comma 2-bis all’art. 174-bis Cod. ord. mil. viene chiarito che i reparti istituiti con decreto del Ministro dell'ambiente dell'11 novembre 1986 e con decreto del Ministro della difesa dell'8 giugno 2001 (ossia, il “Comando carabinieri per la tutela dell’ambiente” ed il “Comando carabinieri politiche agricole e alimentari”) sono posti “alle dipendenze del Comando di cui al comma 2, lettera a)”. Quindi, il nuovo comma 2-ter del medesimo articolo riconduce alle dipendenze del medesimo Comando “anche il Comando carabinieri per la tutela forestale e il Comando carabinieri per la tutela della biodiversità e dei parchi”. Al fine di assicurare la coerenza del sistema normativo, alla novella dell’art. 174-bis, fa poi correttamente seguito l’introduzione, al terzo comma dell’art. 162 Cod. ord. mil., di una clausola di salvaguardia in merito alle dipendenze dell’Arma dei Carabinieri, per quanto più propriamente concerne i reparti dell'Arma costituiti nell'ambito di dicasteri, organi o autorità nazionali.
B) Un secondo aspetto della novella (art. 2, comma 2 lett. D) concerne la modifica dell’art. 1913 Cod. ord. mil. (Fondi previdenziali integrativi), introducendovi un comma 3-bis finalizzato a consentire l’esclusione dall’iscrizione d'ufficio alla Cassa di previdenza delle Forze armate del personale del disciolto Corpo forestale dello Stato transitato nell’Arma dei carabinieri con meno di sei anni residui di servizio effettivo, nella considerazione che lo stesso non sarebbe nelle condizioni di maturare, ex lege, il diritto all’indennità supplementare prevista dall’articolo 1914 dello stesso Codice. Ciò in linea con quanto disposto dall’articolo 8, comma 5, del decreto-legge 30 dicembre 2016, n. 244, convertito dalla legge 27 febbraio 2017, n. 19 (Proroga e definizione di termini. Proroga del termine per l'esercizio di deleghe legislative).
Va al riguardo evidenziato, a fugare i dubbi di un superamento dei limiti intrinseci del decreto “correttivo”, che la riscrittura del comma 4 dell’art. 2214-quater non integra una inammissibile ‘nuova riforma’ che, pur rispettosa della delega originaria, modifichi le scelte di fondo operate in sede di primo esercizio della delega: in effetti, la novella non estende sic et simpliciter l’applicabilità dell’istituto al personale del disciolto Corpo forestale (originariamente escluso da tale possibilità, nella precedente formulazione della norma), ma correttamente prevede una disciplina più articolata, introducendo una clausola di temperamento per evitare che, nel perseguire l’obiettivo di armonizzazione di cui si è detto, si verifichino delle anomalie di sistema.
In quanto coerente con i principi precedentemente indicati, la Commissione speciale non ritiene infine di dover formulare rilievi in merito all’introduzione di un comma 1-ter nel corpus del medesimo art. 2247-ter Cod. ord. mil., volto ad estendere “anche al personale appartenente ai ruoli non direttivi e non dirigenti del Corpo forestale dello Stato transitato nei corrispondenti ruoli dell'Arma dei carabinieri, nei casi previsti dall'articolo 53 del decreto del Presidente della Repubblica l0 gennaio 1957, n. 3”, ossia laddove è previsto l’intervento del Consiglio di amministrazione per la redazione della documentazione valutativa del rendimento.
Articolo 3 - Modifiche alla legge 23 marzo 2001, n. 93
Articolo 6 - Modifiche all’articolo 11 del decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 177
Analogamente dicasi per quanto concerne l’idea di introdurre – sempre all’art. 18 cit. – un comma 12-quater per l’ipotesi di fatti commessi “dal personale del Corpo forestale dello Stato antecedentemente al transito nell'Arma dei carabinieri e nel Corpo della guardia di finanza, giudicati con sentenza o decreto penale irrevocabili”, fatti relativamente ai quali l’Amministrazione di originaria appartenenza non avesse ancora attivato, al 1° gennaio 2017, alcun procedimento disciplinare (poiché non a conoscenza dei fatti o per altra causa). In tal caso, una volta che l’Amministrazione militare abbia avuto conoscenza integrale del fatto (secondo i parametri a più riprese definiti dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato), la valutazione sotto il profilo disciplinare è condotta dagli organi e secondo le procedure di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66.
In merito infine alla proposta di introdurre una norma del tenore di cui al comma 12-sexies in materia di ricompense per lodevole comportamento o per particolare rendimento antecedenti al transito nell'Arma dei Carabinieri e nel Corpo della Guardia di finanza, la Commissione speciale non ha rilievi da proporre.
- la legge 21 novembre 2000, n. 353 (art. 5, recante modifiche all’art. 9 del d.lgs. n. 177 del 2016);
- la legge 23 marzo 2001, n. 93 (art.3);
- il d.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3 (art. 8, recante modifiche all’art. 18 del d.lgs. n. 177 del 2016).
Valerio Perotti, Francesco Paolo Tronca	Luigi Carbone
da panorama » lun gen 01, 2018 12:13 pm
allego Sentenza del Tribunale del Lavoro di Torino e comunicato della FP CGIL Torino riguardante: "Diniego al diritto di associazione sindacale e di assemblea per i Carabinieri Forestali".
da Airone1961 » lun gen 01, 2018 3:10 pm
Ciao Panorama sei il mito delle sentenze , con te non ce scampo ad ogni domanda corrisponde una e più sentenze.
Auguri buone nuove sentenze
da panorama » lun gen 01, 2018 7:45 pm
grazie Airone,
ACCORPAMENTO FORESTALE - NOTIZIE CORSO MILITARE
da luisella81 » ven nov 25, 2016 2:17 pm
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da cigino » sab mar 10, 2012 8:38 pm
dom mar 11, 2012 10:36 pm
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