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Timestamp: 2017-08-22 07:13:14+00:00
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N.1026/08
N. 9521 Reg.Ric.
sul ricorso in appello n. 9521/2005, proposto da Fallimento G.B. SUD Srl, in persona del curatore pro-tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Sergio Nitrato Izzo, elettivamente domiciliato in Roma alla via dei Gandolfi 6, presso lo studio dell’avv. Ilaria Cocco;
- Ministero delle Attività Produttive, in persona del Ministro in carica, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato presso i cui uffici domicilia in Roma via dei Portoghesi n. 12;
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, sede di Napoli Sez. III, n. 19491 del 20 dicembre 2004.
Relatore all’udienza del 14 dicembre 2007 il Consigliere Francesco Bellomo e uditi per le parti l’avv. Nitrato Izzo e l’avv. dello Stato Melillo;
1. Con ricorso proposto dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale della Campania il Fallimento G.B. SUD Srl domandava l’ottemperanza alla sentenza n. 734/2001 del TAR di Napoli.
A fondamento del ricorso, premesso che con la sentenza oggetto di ottemperanza era stato annullato il decreto di sospensione delle agevolazioni finanziarie concesse alla società, denunciava che l'amministrazione avesse dato esecuzione alla sentenza in maniera elusiva, segnatamente condizionando l’erogazione della somma alla presentazione da parte della ditta beneficiaria di una polizza fideiussoria avente validità fino ai sessanta giorni successivi alla emanazione di sentenza passata in giudicato nel procedimento penale a carico del principale azionista della società, indagato per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p.
Si costituiva in giudizio per resistere al ricorso l’Amministrazione.
Con sentenza n. 19491 del 20 dicembre 2004 il TAR rigettava il ricorso.
2. La sentenza è stata appellata dal Fallimento G.B. SUD Srl, che contrasta le argomentazioni del giudice di primo grado. La causa è passata in decisione alla pubblica udienza del 14 dicembre 2007.
1. L’appellante aveva agito in primo grado per l’ottemperanza alla sentenza n. 734/2001 del TAR di Napoli con cui era stato annullato il decreto di sospensione delle agevolazioni finanziarie concesse alla società, adottato in ragione della sottoposizione dell’azienda a sequestro giudiziario (art. 321 Cpp), suscettibile di sfociare nella confisca dei beni ex art. 12 sexies D.L. 306/1982. In detta pronuncia il TAR aveva ritenuto che l’Amministrazione non potesse sospendere l’erogazione sulla sola base dell’adozione di un sequestro preventivo, senza avvalersi dei propri poteri di autotutela.
A seguito di detta sentenza il Ministero non ha senz’altro provveduto all’erogazione del contributo, condizionandola alla presentazione da parte della beneficiaria di una polizza fideiussoria avente validità fino ai sessanta giorni successivi alla emanazione di sentenza passata in giudicato nel procedimento penale a carico del principale azionista della società.
La sentenza appellata ha escluso che in detta azione fosse ravvisabile un’elusione del giudicato, trattandosi di una modalità di esecuzione confinata nell’ambito della discrezionalità a tutela dell’interesse pubblico ad una corretta gestione dei fondi erogati alle imprese, ed in particolare al controllo sulla concessione ad imprese che non risultino condizionate dalla criminalità organizzata. In particolare la condizione sarebbe legittima in quanto volta a garantire la restituzione del contributo nell’ipotesi di condanna penale dell’azionista di maggioranza.
Obietta in primo luogo l’appellante che siffatto convincimento si pone in contrasto con i poteri del giudice amministrativo in sede di ottemperanza.
Con il secondo motivo di appello, inoltre, deduce da un lato la violazione delle norme penali e processuali già ravvisata dal giudice della cognizione, la cui decisione non lasciava alcun margine all’adozione di provvedimenti non satisfattivi, dall’altro la violazione della legge 64/86 e del D.M. 223/89, che regolano il contributo concesso, nella parte in cui la sentenza appellata ha paventato la restituzione del contributo in ipotesi di condanna penale dell’azionista di maggioranza.
2. L’appello è infondato, nei sensi di seguito precisati, che implicano una conferma della sentenza del TAR con motivazione in parte diversa.
La sentenza oggetto di ottemperanza non fa sorgere un vincolo assoluto per l’Amministrazione di erogare il contributo, posto che viene in gioco un rapporto giuridico obbligatorio nascente da un provvedimento amministrativo, rispetto a cui l’Autorità mantiene poteri di incidere in nome dei principi di legalità, necessità, continuità dell’azione amministrativa, che deve essere costantemente preordinata al perseguimento dell’interesse pubblico. Nella specie le vicende del procedimento penale e, segnatamente, l’adozione di un decreto di sequestro preventivo dell’azienda sono state ritenute ex se insufficienti a giustificare la sospensione del contributo, ma ciò non esclude che il Ministero possa porli a fondamento, nel rinnovato esercizio della propria funzione, di una previsione cautelativa, volta a condizionare il rilascio del contributo alla prestazione di una cauzione.
La legittimità di detta previsione non è sindacabile in sede di giudizio di ottemperanza, sicché il secondo motivo di appello deve essere respinto.
Per contro le argomentazioni innanzi sviluppate escludono che l’atto censurato con il ricorso per ottemperanza costituisca elusione del giudicato, fattispecie (oggi codificata nel 21-septies legge 241/90) che, per la gravità della disciplina cui è assoggettata (analoga a quella della violazione), non può essere dilatata sino a comprendere ogni ipotesi in cui l’uso del potere amministrativo sia conformato dal giudicato.
3. L’appello è respinto. Nulla per spese, non essendosi la parte appellata costituita.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, respinge l’appello.
Così deciso in Roma, palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato, nella camera di consiglio del 14 dicembre 2007, con l'intervento dei sigg.ri:
FRANCESCO BELLOMO STEFANIA MARTINES
il 11.03.2008
N.R.G. 9521/2005