Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-951-codice-civile-azione-per-apposizione-di-termini
Timestamp: 2019-01-23 04:17:33+00:00
Document Index: 93241247

Matched Legal Cases: ['art. 950', 'art. 42', 'art. 2933', 'art. 2058', 'art. 2933', 'art. 2933', 'art. 2058', 'art. 948', 'art. 2933', 'art. 948']

Art. 951 codice civile: Azione per apposizione di termini | La Legge per tutti
Se i termini tra fondi contigui mancano o sono diventati irriconoscibili (1), ciascuno dei proprietari ha diritto di chiedere che essi siano apposti o ristabiliti a spese comuni.
Termini: si intendono quei segni di pietra o di altra materia che vengono posti sulla linea di confine per delimitarlo.
(1) Presupposto dell’azione è che ci sia o un confine certo e non contestato (altrimenti si dovrebbe usare l’azione prevista dall’art. 950) e la mancanza e la non riconoscibilità dei segni posti a delimitazione dei confini stessi.
In ipotesi di occupazione appropriativa, la restituzione al privato del bene abusivamente occupato dalla p.a. può essere impedita unicamente dalla emissione del provvedimento di acquisizione sanante previsto dall'art. 42 bis d.P.R. n. 327 del 2001, non potendo l'amministrazione invocare né l'art. 2933, comma 2, c.c., che è riferibile alle sole violazioni di obblighi di "non facere" (e non anche alle illecite occupazioni) ed è applicabile soltanto a beni realmente insostituibili di eccezionale importanza per l'economia nazionale, né l'art. 2058, comma 2, c.c., che non risulta applicabile alla tutela restitutoria dei diritti reali, la quale trova la propria speciale ed autonoma regolamentazione negli artt. 948-951 c.c.
A seguito dell'annullamento degli atti della procedura espropriativa, la domanda di restituzione del fondo, avanzata dal privato interessato, deve trovare accoglimento, non incontrando neppure ostacolo negli art. 2933, comma 2, e 2058, comma 2, c.c., in quanto: 1) l'art. 2933, comma 2, peraltro riferibile alle sole violazioni di "obblighi di non fare" e non anche alle illecite occupazioni, é norma da interpretare in modo rigorosamente restrittivo, applicabile soltanto a beni realmente insostituibili e di eccezionale importanza per l'economia nazionale, con relativa prova a carico dell'amministrazione resistente, 2) l'art. 2058, comma 2, che si ascrive, invece, alla disciplina del risarcimento del danno, non risulta applicabile alla tutela restitutoria dei diritti reali, che trova la propria speciale (ed autonoma) regolamentazione negli art. 948 - 951 c.c.
Nel caso in cui gli atti della procedura ablatoria siano stati annullati, l’occupazione e la trasformazione del fondo si sostanziano ormai in un’attività illecita, insuscettibile di produrre effetti acquisitivi della proprietà e viceversa fonte dell’obbligo per la pubblica amministrazione di restituire il bene e risarcire il proprietario interessato per il danno sofferto. Non assume concreto rilievo, in chiave di tutela del proprietario danneggiato, neanche la tradizionale distinzione tra occupazione espropriativa e usurpativa, essendo il comportamento dell’amministrazione qualificabile, in entrambi i casi, come un illecito civile. A ciò consegue che la domanda di restituzione del fondo avanzata dal privato interessato debba trovare accoglimento non incontrando neppure ostacolo nel c.c. artt. 2933, comma 2 e 2058 comma 2. Il primo articolo è infatti riferibile alle sole violazioni di “obblighi di non fare” e non anche alle illecite occupazioni, essendo inoltre applicabile soltanto a beni realmente insostituibili e di eccezionale importanza per l’economia nazionale, con relativa prova a carico dell’amministrazione resistente, mentre il secondo, essendo ascrivibile alla disciplina del risarcimento del danno, non risulta applicabile alla tutela restitutoria dei diritti reali, che trova propria propria speciale (ed autonoma) regolamentazione nel c.c. artt. 948 - 951.
In caso di occupazione "sine titulo" del fondo da parte della p.a. espropriante, la domanda restitutoria del soggetto che subisce l'occupazione non può trovare ostacolo (fatti salvi gli eventuali, ulteriori atti di acquisizione sanante) negli art. 2933 comma 2 e 2058 comma 2 c.c., in quanto la prima norma — oltre che riferibile alle sole violazioni di obblighi di non fare (cioè alle cosiddette “manipolazioni del bene”) e non anche alle illecite occupazioni — è norma comunque eccezionale e come tale da interpretare in modo rigorosamente restrittivo, con esclusivo riferimento a beni realmente insostituibili e di eccezionale importanza per l'economia nazionale e con relativa prova a carico dell'amministrazione resistente, la seconda norma, quale disposizione che si ascrive alla disciplina del risarcimento del danno, non risulta applicabile alla tutela restitutoria dei diritti reali, che trova la propria speciale (ed autonoma) regolamentazione negli art. 948 -951 c.c.
T.A.R. Cagliari (Sardegna) sez. II 22 novembre 2012 n. 1011
L'azione reale di regolamento di confini contiene implicitamente quella personale di apposizione dei termini, quale pretesa accessoria e consequenziale, solo quando manchi un confine certo e determinato e difettino anche i segni esteriori dello stesso per cui, al di fuori di questa ipotesi, e in assenza di esplicita domanda incorre nel vizio di ultrapetizione il giudice che abbia condannato la parte soccombente ad installare sul confine una recinzione. Cassa con rinvio, App. Roma, 25/07/2006
Cassazione civile sez. II 08 novembre 2013 n. 25244