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Timestamp: 2019-08-22 23:13:08+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 492', 'art. 615', 'art. 532', 'art. 164', 'art. 164', 'art. 532', 'art. 16', 'art. 4', 'art. 591', 'art. 4']

Decreto legge Salva Banche
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Decreto legge ‘Salva Banche’
Di Cristiana Centanni il 6 maggio 2016 con 0 Commenti
DECRETO-LEGGE 3 maggio 2016, n. 59 [Decreto Legge ‘Salva Banche’]
Disposizioni urgenti in materia di procedure esecutive e concorsuali, nonché a favore degli investitori in banche in liquidazione (G.U. n.102 del 3-5-2016).
Il Decreto Legge ‘Salva Banche’, appena pubblicato in Gazzetta, contiene disposizioni urgenti in materia di fallimento, banche e codice di rito.
Vediamo di cosa si tratta, nel presente commento, con riferimento particolare all’art. 4, ‘Disposizioni in materia espropriazione forzata’, che è da annoverare tra le novità più importanti, specie sul numero degli esperimenti di vendita che non possono essere superiori a tre (il quarto è ipotesi eventuale). In altri e più chiari termini, tra le tante novità apportate alla procedura esecutiva dal D.L. n. 59/2016, particolare attenzione merita la previsione di un tetto massimo alle vendite giudiziarie dopo di che l’espropriazione si estingue.
Peraltro, a differenza delle altre novità contenute nel decreto, che entreranno in vigore a seguito della conversione in legge dello stesso, con riferimento al numero degli esperimenti di vendita e ai ribassi del prezzo dei beni venduti, la normativa, immediatamente operativa, ha efficacia retroattiva come si evince dal settimo comma dell’art. 4 del D.L., secondo cui «Ai fini dell’applicazione della disposizione di cui alla lettera h), si tiene conto, per il computo del numero degli esperimenti di vendita anche di quelli svolti prima dell’entrata in vigore del presente decreto».
b) all’articolo 503, secondo comma, dopo le parole «dell’articolo 568» sono aggiunte le seguenti: «nonché, nel caso di beni mobili, degli articoli 518 e 540-bis»;
f) all’articolo 588, dopo le parole «istanza di assegnazione» sono aggiunte le seguenti: «, per se’ o a favore di un terzo,»;
g) dopo l’articolo 590, è inserito il seguente: «Art. 590-bis (Assegnazione a favore di un terzo). – «Il creditore che è rimasto assegnatario a favore di un terzo deve dichiarare in cancelleria, nei cinque giorni dalla pronuncia in udienza del provvedimento di assegnazione ovvero dalla comunicazione, il nome del terzo a favore del quale deve essere trasferito l’immobile, depositando la dichiarazione del terzo di volerne profittare. In mancanza, il trasferimento è fatto a favore del creditore. In ogni caso, gli obblighi derivanti dalla presentazione dell’istanza di assegnazione a norma del presente articolo sono esclusivamente a carico del creditore.»;
L’atto di pignoramento deve contenere un nuovo avvertimento per il debitore; l’art. 4 [primo comma, lett. a)], modifica, infatti, l’art. 492 c.p.c., aggiungendo, al terzo comma, la previsione secondo la quale «il pignoramento deve contenere l’avvertimento che, a norma dell’articolo 615, secondo comma, terzo periodo, l’opposizione è inammissibile se è proposta dopo che è stata disposta la vendita o l’assegnazione a norma degli articoli 530, 552 e 569, salvo che sia fondata su fatti sopravvenuti ovvero che l’opponente dimostri di non aver potuto proporla tempestivamente per causa a lui non imputabile», così novellando, alla lett. l), il secondo comma dell’art. 615 c.p.c., con la previsione che l’opposizione, nell’esecuzione per espropriazione, «è inammissibile se è proposta dopo che è stata disposta la vendita o l’assegnazione a norma degli articoli 530, 552, 569, salvo che sia fondata su fatti sopravvenuti ovvero l’opponente dimostri di non aver potuto proporla tempestivamente per causa a lui non imputabile». In altri e più chiari termini, l’opposizione del debitore all’esecuzione per espropriazione deve ritenersi inammissibile se viene presentata dopo che il giudice dispone la vendita o l’assegnazione del bene pignorato, salvo il caso che essa sia fondata su fatti sopravvenuti ovvero se il debitore opponente dimostri di non averla proposta tempestivamente per causa a lui non imputabile.
La riforma delle processo esecutivo incide altresì sulle aste pubbliche. In particolare, la modifica rilevante attuata dal D.L. in esame è quella che riguarda il testo dell’art. 532 c.p.c., secondo e terzo periodo del secondo comma, nel caso, piuttosto frequente, in cui la vendita sia affidata a un commissionario, operata con la sostituzione del secondo e del terzo periodo, attraverso la previsione (originariamente contemplata dal ddl di riforma del processo civile e inglobata nel testo del decreto) secondo la quale gli esperimenti di vendita non possono essere superiori a tre.
Il D.L. in parola individua [comma 1, lett. c)] un termine massimo dell’iter della procedura non superiore a sei mesi, così da evitare il deprezzamento dell’immobile a fronte del ribasso della base d’asta.
Infatti, fino al D.L. 59/2016, i pignoramenti erano caratterizzati da una serie infinita di aste [normalmente potevano protrarsi anche oltre i 10 anni], visto che la legge non prevedeva un numero minimo ovvero un numero massimo di aste, con l’evidente scopo di abbassare sempre di più il prezzo di vendita del bene, che spesso veniva sostanzialmente svenduto, con notevole deprezzamento del valore del bene medesimo. Al riguardo un bel passo avanti era stato fatto dal decreto legge 132/2014 convertito, con modificazioni, nella legge 162/2014, in tema di provvedimenti urgenti per la lotta alla criminalità organizzata, che aveva introdotto, al titolo IV, capo I, dopo l’art. 164, l’art. 164-bis disp. att. c.p.c., il quale prevedeva la possibilità per il Giudice dell’Esecuzione di disporre la chiusura anticipata del processo qualora «risulta che non è più possibile conseguire un ragionevole soddisfacimento delle pretese dei creditori, anche tenuto conto dei costi necessari per la prosecuzione della procedura, delle probabilità di liquidazione del bene e del presumibile valore di realizzo».
Ma le cose cambiano vieppiù con la riforma apportata dal presente D.L. n.59/2016.
Nel caso in cui la vendita sia affidata a un commissionario (art. 532 c.p.c.), è previsto che, ove l’immobile pignorato non venga venduto entro il terzo tentativo d’asta, ciascuno con un ribasso di un quarto rispetto al precedente prezzo, la procedura esecutiva viene chiusa e il bene torna nella completa disponibilità del proprietario/debitore.
Il Giudice, tuttavia, se il terzo tentativo di vendita è andato deserto o in assenza di istanze di assegnazione, può disporre una quarta asta (si tratta di una ipotesi comunque eventuale), decurtando della metà il prezzo di vendita.
La riforma prevede [primo comma, lett. d) n.2] che gli interessati all’acquisto dell’immobile possano esaminare il bene entro 7 giorni dalla richiesta che deve essere inoltrata mediante il portale delle vendite pubbliche.
Infine, al comma 1, lett. g), viene prevista la facoltà del creditore, che partecipa all’asta e che è rimasto assegnatario, di indicare, il nome del terzo effettivo acquirente: «Il creditore che è rimasto assegnatario a favore di un terzo deve dichiarare in cancelleria, nei cinque giorni dalla pronuncia in udienza del provvedimento di assegnazione ovvero dalla comunicazione, il nome del terzo a favore del quale deve essere trasferito l’immobile, depositando la dichiarazione del terzo di volerne profittare. In mancanza, il trasferimento è fatto a favore del creditore».
La norma prevede precauzioni vòlte a garantire la riservatezza degli interessati nonché ad impedire contatti tra gli stessi. Le vendite di beni immobili pignorati devono svolgersi obbligatoriamente con modalità telematiche, sempre che non sia pregiudizievole per gli interessi dei creditori, e il D.L. n.59/2016 introduce, al comma 2, alcune modifiche all’art. 16-bis d.l. n. 179/2012 (Obbligatorietà del deposito telematico degli atti processuali).
al comma 9-sexies [come indicato alla lett. a) del secondo comma dell’art. 4 del D.L.], si aggiunge che il professionista delegato ex art. 591-bis c.p.c. (Delega delle operazioni di vendita) deve depositare un rapporto riepilogativo iniziale delle attività svolte entro dieci giorni dalla pronuncia dell’ordinanza di vendita. A decorrere dal deposito di tale rapporto, lo stesso deve depositare, con cadenza semestrale, un rapporto riepilogativo periodico delle attività svolte;
al comma 9-septies, primo periodo, dell’articolo 16-bis del decreto-legge 18 ottobre 2012 n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221 [come indicato alla lett. b) del secondo comma dell’art. 4 del D.L.], si sostituiscono le parole «il rapporto riepilogativo finale previsto per i procedimenti di esecuzione forzata» con le parole «i rapporti riepilogativi previsti per i procedimenti di esecuzione forzata».
Ciò posto, a conclusione del presente articolo non possono tacersi le critiche sollevate con riferimento alle disposizioni sopra riportate, da parte di chi ritiene possibile una svendita dell’immobile pignorato per le espropriazioni in corso; infatti, trattandosi di disposizioni retroattive quelle relative al tetto massimo degli esperimenti di gara, per tutti i pignoramenti immobiliari già svolti, con varie aste andate deserte, verrà disposto un ultimo tentativo, con base d’asta ridotta del 50% rispetto alla precedente.
Peraltro, con il D.L. in esame, vi è chi parla di un nuovo regalo, anzi due, alle Banche: (i) al comma 1 lett. g) è prevista la partecipazione all’asta giudiziaria per conto di terzi: il che vuol dire che l’offerente, dopo essersi visto assegnare l’immobile, nei cinque giorni dalla pronuncia in udienza del provvedimento di assegnazione ovvero dalla comunicazione, può indicare il nome di un terzo a favore del quale deve essere trasferito l’immobile. La banca può quindi finanziare la vendita dell’immobile per poi acquistarlo all’asta a un valore dimezzato attraverso una società dalla stessa banca controllata o facente parte del medesimo gruppo; (ii) se la banca rivende, entro un anno, il bene che si è aggiudicato all’asta, non pagherà l’imposta di registro del 9% sul valore dell’immobile (viene infatti ridotta a 200 euro l’imposta di registro).
Tanto ai fini di completezza.