Source: http://www.previdenza-professionisti.it/mancato-versamento-contributi-e-pensione
Timestamp: 2020-06-05 21:48:02+00:00
Document Index: 67625501

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2937', 'art. 3', 'art. 1227', 'art. 1', 'art. 3']

mancato versamento integrale dei contributi e pensione
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Gli effetti del mancato versamento integrale dei contributi dovuti sulla pensione in caso di intervenuta prescrizione nei regimi previdenziali dei liberi professionisti - la suprema corte dichiara la validità delle annualità a fini pensionistici
omissioni-contributive-parziali-e-prescrizione-il-nuovo-regolamento-della-CNPAF
Una questione di particolare rilievo che riguarda pressocchè tutti gli enti di previdenza dei liberi professionisti, è quella relativa alle conseguenze, sul piano previdenziale, di eventuali parziali omissioni contributive laddove risulti intermaente decorso il termine di prescrizione di cui all'art. 3 comma 12 della L. n. 335 del 1995 e la contribuzione residua risulti di conseguenza irricevibile.
Di recente la Cassa Forense ha approvato un regolamento che stabilisce l'inutilità per gli effetti previdenziali della contribuzione solo parzialmente versata e la possibilità di ripristinare l'annualità ai fini dell'iscrizione e contribuzione necessaria per la determinazione dell'an e del quantum del trattamento pensionistico attraverso il versamento di un importo pari alla riserva matematica necessaria per la copertura dell'incremento pensionistico derivante dall'incrementata anzianità assicurativo contributiva.
L'annullamento dell'intera annualità contributiva a seguito della verifica della parziale omissione contributiva costituisce una prassi applicativa che si fonda su di un principio, come quello dell'indivisibilità dell'obbligazione contributiva, elaborato invero dalla Suprema Corte con riguardo a fattispecie totalmente distinta e, cioè, quella riguardante l'indivisibilità dell'obbligazione nei riguadi dell'erede dell'assicurato, tenuto quindi al versamento dell'intera prestazione oggetto dell'obbligazione contributiva anzichè della sola quota parte relativa alla propria quota ereditaria.
Si è già, in altra sede, evidenziato come la previsione, per via regolamentare, dell'inefficacia a fini pensionistici delle annualità di iscrizione per le quali risulti solo parzialmente versata la contribuzione:
Ciò premesso, con la sentenza n 5672 del 10 aprile 2012, la Suprema Corte ha ritenuto che, in difetto di norme di legge che stabiliscano espressamente l'inefficacia, a fini previdenziali, delle annualità contributive per le quali la contribuzione risulti solo parzialmente versata, la stessa dovrà essere computata ai fini della maturazione dell'anzianità assicurativa necessaria per accedere alla pensione ed ai fini della determinazione del quantum salvo riproporizionare l'importo in relazione al reddito correlativo alla contribuzione effettivamente versata (peraltro, sovente si tratta del reddito correlato al minimo contributivo in quanto la situazione più frequente è quella dell'avvenuto versamento della contribuzione minima riscossa mediante ruolo e del mancato versamento dell'eccedenza).
Ha, infatti, osservato la Suprema Corte che: "Nessuna norma della previdenza forense prevede che la parziale omissione del contributo determini la perdita o la riduzione dell'anzianità contributiva e della effettività di iscrizione alla Cassa, giacchè la normativa prevede solo il pagamento di somme aggiuntive."
Il principio espresso dalla sentenza che qui si annota non dovrebbe essere scalfito da eventuali norme regolamentari difformi (si veda, ad esempio, la già citata delibera del Comitato dei Delegati della Cassa Forense del 16 dicembre 2005 approvata con decreto ministeriale del 24 luglio 2006 e successive modifiche deliberate dal Comitato dei Delegati nella seduta del 23 settembre 2011 e approvate con Decreto Ministeriale del 27 dicembre 2011) in quanto, come ripetutamente affermato dalla Suprema Corte, la disciplina della della prescrizione dei contributi previdenziali non è derogabile in quanto stabilita dai commi 9 e 10 della L. n. 335 del 1995 ed espressione di principi di ordine pubblico e, sotto il profilo pensionistico, le Casse non possono introdurre, per via regolamentare, nuovi e diversi criteri di accesso alla pensione (cfr. in tal senso Cass Civ Sez Lav n. 7010 del 2005).
Cassazione civile sez. lav. 10 aprile 2012 n. 5672
In relazione alla sistema che regola la Cassa di Previdenza Forense, anche gli anni non coperti da integrale contribuzione, concorrono a formare l'anzianità contributiva e vanno inseriti nel calcolo della pensione, prendendo come base il reddito sul quale è stato effettivamente pagato il contributo.
Va preliminarmente esaminato, per ragioni logiche, il ricorso incidentale, che, contrariamente a quanto assume la Cassa, è tempestivo perchè il ricorso principale era stato notificato il 20 maggio 2010 e quello incidentale venne consegnato per la notifica il 24 giugno 2010.
1. Con il primo mezzo, denunziando violazione dell'art. 2937 c.c., e della L. n. 335 del 1995, art. 3, si sostiene la possibilità dell'assicurato di rinunciare alla prescrizione dei contributi dovuti alla Cassa di Previdenza Forense e di provvedere quindi al loro versamento, così sanando la parziale omissione contributiva.
4. Con il quarto mezzo denunziando violazione della L. n. 576 del 1980, artt. 10, 11, 18, 23, 24 e 25, e dell'art. 1227 c.c., il ricorrente incidentale lamenta che non sia stata ravvisata la responsabilità esclusiva della Cassa per la parziale omissione contributiva, che aveva determinato però, l'annullamento, ai fini pensionistici, delle relative annualità.
Si consideri infatti che secondo la L. 11 febbraio 1992, n. 141, art. 1, che ha modificato la legge 576/80 la pensione di vecchiaia "è pari, per ogni anno di effettiva iscrizione e contribuzione, all'1,75 per cento della media dei più elevati dieci redditi professionali dichiarati dall'iscritto ai fini Irpef, risultanti dalle dichiarazioni relative ai quindici anni solari anteriori alla maturazione del diritto a pensione".
5.2. La questione degli effetti della parziale omissione contributiva ha assunto maggior rilevanza a seguito dell'entrata in vigore della L. n. 335 del 1995, che, com'è noto, all'art. 3, comma 9 e ss., ha ridotto il termine di prescrizione da decennale a quinquennale ed ha escluso la possibilità di versare i contributi prescritti, disposizione ormai ritenuta operante anche nei confronti delle casse professionali dalla giurisprudenza di legittimità.
6.2. Nessuna norma della previdenza forense prevede che la parziale omissione del contributo determini la perdita o la riduzione dell'anzianità contributiva e della effettività di iscrizione alla Cassa, giacchè la normativa prevede solo il pagamento di somme aggiuntive. Nessuna norma quindi prevede che venga "annullata" l'annualità in cui vi siano stati versamenti inferiori al dovuto.
Tuttavia sembra questo un effetto ineliminabile della mancanza, nell'ambito della legge professionale, di una disposizione che ricolleghi alla parziale omissione contributiva, l'annullamento sia di quanto versato, sia della intera annualità.
6.4. Si deve allora concludere che gli anni non coperti da integrale contribuzione concorrono a formare l'anzianità contributiva e vanno inseriti nel calcolo della pensione, prendendo come base il reddito sul quale è stato effettivamente pagato il contributo.
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