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Timestamp: 2018-06-25 15:21:36+00:00
Document Index: 142656293

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 30', 'art. 35', 'art. 44', 'art. 49', 'e contrario', 'art. 1993', 'art. 474', 'art. 63', 'art. 51', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 49']

La cambiale tratta | Avvocato a Bologna
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1. LA NATURA GIURIDICA DELLA CAMBIALE TRATTA
La cambiale è un titolo di credito. I titoli di credito (cambiali e assegni) si caratterizzano per essere figure giuridiche per mezzo delle quali è possibile attribuire un particolare valore ad un documento.
La Convenzione di Ginevra del 7 giugno 1930 ebbe come scopo quello di concludere un accordo tra i diversi Stati partecipanti con riferimento alle modalità di utilizzo e alle regole per il trasferimento della cambiale. In Italia, la convenzione in esame è stata attuata con il R.D. 14 dicembre 1933 n. 1669, cd. Legge cambiaria, entrata in vigore l'anno successivo.
La cambiale tratta è un titolo all'ordine, e per questo motivo è trasferibile per mezzo di girata.
1.1 La girata
Il capo II della Legge cambiaria si occupa della girata (artt. da 15 a 25).
La girata è l'ordine attraverso il quale il prenditore del titolo ingiunge al debitore il pagamento dovuto al beneficiario. La Legge cambiaria prevede all'art. 16 che la girata non debba essere sottoposta a condizioni, infatti qualsiasi condizione apposta sulla cambiale viene reputata inesistente. Prosegue l'art. 16 affermando che la girata parziale è nulla. Ai sensi dell'art. 17 l'ordine deve essere scritto sulla cambiale o su un foglio ad essa attaccato, cd. allungamento (foglio necessario nel caso in cui la cambiale contenga già tante firme da rendere impossibile l'apposizione di altre), e deve essere inoltre sottoscritto dal girante. Nell'ipotesi di mancata indicazione del giratario, si parla di girata in bianco, e in questo caso l'art. 18 prevede tre possibilità in capo al portatore:
"- egli può riempirla col proprio nome o con quello di altra persona;
- oppure può trasmettere la cambiale a un terzo, senza riempire la girata in bianco e senza girarla".
I soggetti che costituiscono il rapporto cambiario sono di solito tre: il traente, il trattario e il beneficiario.
Il traente è colui che impartisce l'ordine incondizionato di pagare una determinata somma, il trattario è il soggetto al quale detto ordine viene impartito e il beneficiario è chiaramente colui nei confronti del quale il pagamento viene effettuato. Si è utilizzato l'avverbio solitamente dato che è possibile rivenire ipotesi di assorbimento della figura del beneficiario da parte del trattario.
1.2 Le tipologie di cambiale
Nel nostro ordinamento sono rintracciabili tre particolari tipologie cambiarie: quella agraria, quella finanziaria e quella ipotecaria.
La cambiale agraria assicura i finanziamenti alle attività agricole e zootecniche ed inoltre gode di un regime fiscale particolarmente agevolato.
La cambiale finanziaria è disciplinata da una particolare legge, la n. 43 del 1994; essa si presenta come un titolo di credito emesso in serie, la cui scadenza oscilla da un limite minimo di un mese ed un massimo di trentasei mesi e, con la finalità di evitare l'azione di regresso, in questa cambiale la girata è senza garanzia.
La cambiale ipotecaria è una forma di cambiale il cui pagamento è garantito da un'ipoteca.
1.3 Le caratteriste della cambiale
La cambiale è un titolo di credito, e per questo motivo assume le caratteristiche proprie di questi: la formalità, l'astrattezza, l'autonomia e l'esecutività.
La formalità: il documento deve contenere i requisiti previsti dalla Legge cambiaria. Questi requisiti sono indicati all'art. 1, che non si limita a esprimere la necessità che la cambiale abbia una forma scritta, ma ne descrive il contenuto:
"La denominazione di cambiale inserita nel contesto del titolo ed espressa nella lingua in cui esso è redatto, l'ordine incondizionato di pagare una somma determinata, il nome di chi è designato a pagare (trattario), l'indicazione della scadenza, l'indicazione del luogo del pagamento, il nome di colui al quale o all'ordine del quale deve farsi il pagamento, l'indicazione della data e del luogo dove la cambiale è emessa e la sottoscrizione di colui che mette la cambiale (traente).". Per ciò che concerne il requisito della scadenza, esso non è annoverato tra i requisiti essenziali dato che, in caso di assenza, la cambiale può essere pagata a vista. La scadenza, che è comunque opportuno indicare, può essere a giorno fisso, a certo tempo data, a vista o a certo tempo vista. La cambiale è solitamente compilata su modelli prestampati, ma qualora fossero presenti i requisiti elencati potrebbe essere idoneo anche un qualsiasi foglio. In entrambi i casi è necessario però l'assolvimento dell'obbligo di bollatura.
L'astrattezza: La cambiale è un negozio astratto; per questo motivo non è necessario, ai fini della sua validità, che la cambiale indichi il rapporto per cui la stessa è sorta. Esplicativa sul punto è la recente sentenza della Suprema Corte n. 7518/2014 la quale, a sostegno della tesi dell'astrattezza, sostiene proprio che la causa che ha dato luogo all'emissione della stessa possa essere mancante.
L'autonomia: La cambiale viene trasferita per mezzo della girata, il trasferimento del titolo dà vita ad un rapporto nuovo e diverso da quelli precedenti, rendendo ogni cambiale indipendente dall'altra.
L'esecutività: La cambiale, nel momento in cui è validamente bollata, assume il valore di titolo esecutivo al pari di una sentenza o di un decreto ingiuntivo. Nel caso in cui la cambiale non sia bollata, o lo sia solo parzialmente, non produce alcun effetto giuridico.
L'emissione di una cambiale costituisce atto di straordinaria amministrazione, e di conseguenza è soggetto alle regole generali della materia, regole mitigate dal fatto che la cambiale assume un cospicuo utilizzo in ambito commerciale.
1.4 La cambiale in bianco
Precedentemente abbiamo esposto quelli che sono i requisiti per rendere valida una cambiale, la presenza dei quali è elemento necessario al momento della presentazione del pagamento e non al momento dell'emissione, essendo in quella circostanza la sola firma dell'emittente il requisito necessario.
Suddetta ipotesi di mancata presenza di elementi essenziali definisce l'ipotesi di cambiale in bianco. La facoltà di riempimento incontra però, ai sensi dell'art. 14 della Legge cambiaria, un limite di decadenza di tre anni, decorrenti dal momento dell'emissione del titolo.
1.5 L'accettazione della cambiale tratta
L'art. 30 della Legge cambiaria afferma, al primo comma: "L'accettazione è scritta sulla cambiale. È espressa colla parola 'accettato', 'visto' o con altre equivalenti.".
Per mezzo dell'accettazione il trattario si obbliga, alla scadenza, al pagamento della cambiale. Nel caso in cui l'accettazione fosse rifiutata, il portatore della cambiale può rivolgersi, per mezzo dell'azione di regresso, contro il traente e/o il girante.
1.6 La garanzia cambiaria: l'avallo
L'avallo si caratterizza per essere un mezzo attraverso il quale risulta possibile garantire l'obbligazione di un'altra persona. L'art. 35 della Legge cambiaria stabilisce cha la garanzia possa riguardare tanto la totalità quanto una parte della cambiale, e che debba indicare il soggetto in favore di cui è prestata, altrimenti si riterrà in favore del traente. L'obbligazione dell'avallante è valida anche nel caso in cui l'obbligazione per cui ha garantito sia nulla, e nel momento in cui viene effettuato il pagamento l'avallante acquista tutti i diritti che concernono la cambiale.
1.7 Il pagamento
È possibile rintracciare due categorie di persone obbligate al pagamento della cambiale, ossia l'obbligato in via principale e l'obbligato in via di regresso. Il pagamento effettuato dall'obbligato principale (anche l'avallante nel caso in cui l'avallo sia un obbligo principale) estingue la cambiale. Il pagamento da parte degli obbligati in regresso non è in grado di estinguere l'obbligazione dato che questi, con il pagamento, assumerebbero la figura di portatore. Il pagamento deve inoltre essere effettuato nel luogo e nell'indirizzo indicato nel titolo, fattispecie prevista dall'art. 44 della Legge cambiaria.
1.8 L'azione cambiaria
Tra le caratteristiche della cambiale è stata annoverata l'esecutività, che permette quindi al portatore di utilizzarla come titolo esecutivo. Ai sensi dell'art. 49 della Legge cambiaria l'azione cambiaria può essere diretta o di regresso: è diretta nel caso in cui sia rivolta contro l'accettante ed i suoi avallanti mentre è di regresso qualora sia rivolta contro ogni altro obbligato.
Le due tipologie di azione sono sottoposte a differenti termini di prescrizione: tre anni per quella diretta mentre quella di regresso si prescrive in sei mesi a decorrere dal giorno in cui il girante ha pagato la cambiale, o dal giorno in cui l'azione di regresso è stata promossa contro di lui. Per poter utilizzare l'azione di regresso il creditore deve, per mezzo del protesto, denunciare il rifiuto dell'accettazione o del pagamento.
Il protesto è il mezzo attraverso il quale si attesta il rifiuto da parte del debitore di pagare o accettare il titolo che gli è stato presentato. Assume la forma di atto pubblico.
2. LA CASISTICA IN ESAME E LE DECISIONI DELL'ARBITRO: LA CAMBIALE - CREDITO AL CONSUMO E GARANZIE
L'ABF (Arbitrato Bancario Finanziario), con decisione del 22 maggio 2015 n. 4259 del Collegio di Roma, era stato chiamato a pronunciarsi sulla violazione del principio generale di buona fede, derivante dal fatto che fosse stato preteso dall'intermediario, nei confronti del ricorrente, di emettere un titolo cambiario a garanzia delle proprie obbligazioni contrattuali.
Per capire meglio le problematiche connesse alla decisione arbitrale, risulta necessario analizzare il fatto:
"Il ricorrente ha affermato che il 15 luglio 2011 avrebbe stipulato con l'intermediario resistente un contratto di finanziamento personale, da restituirsi in 156 rate mensili, con un importo fisso stabilito.
Sebbene ciò non fosse previsto dal contratto, l'intermediario resistente avrebbe preteso che egli emettesse una cambiale a garanzia del pagamento di tali rate. Il ricorrente ritiene che questo comportamento configurerebbe l'ipotesi di comportamento contrario al principio generale di buona fede e che in ogni caso, il contratto sarebbe poco trasparente.
Ciò posto, il ricorrente ha chiesto che sia accertato che l'intermediario resistente ha tenuto un comportamento scorretto.
La banca ha resistito al ricorso affermando che il contenuto del ricorso sarebbe difforme da quello del reclamo preventivo che il finanziamento di cui si tratta sarebbe stato concesso al ricorrente per consentirgli di consolidare la propria esposizione debitoria pregressa e per questo appare spiegato che esso sia stato subordinato al rilascio di un titolo cambiario a garanzia, cosa di cui il ricorrente ha già preso atto in più occasioni.
Ciò posto, l'intermediario resistente ha chiesto che il ricorso sia dichiarato irricevibile a causa della difformità del suo contenuto rispetto a quello del reclamo preventivo e che in subordine, il ricorso sia respinto, perché infondato in fatto e in diritto.".
L'Arbitro si occupava in prima analisi dell'eccezione pregiudiziale sollevata dall'intermediario reputandola infondata, e di conseguenza respingendola.
Passando all'analisi del merito, invece, l'Arbitro riteneva pacifico che il comportamento preteso dall'intermediario circa il necessario rilascio di un titolo cambiario a garanzia delle obbligazioni contrattuali assunte fosse contrario al principio di buona fede.
L'ABF inoltre sottolineava come già un'analoga situazione fosse stata sottoposta al suo giudizio e avesse prodotto la seguente decisione: "La richiesta o l'accettazione del rilascio di titoli cambiari in bianco, sia nella data che nell'ammontare, a garanzia dei finanziamenti erogati, è da ritenersi non conforme ai principi di correttezza e di buona fede cui gli intermediari sono tenuti ad attenersi nelle proprie relazioni di affari" (Collegio di Roma, decisione n. 879 del 2010). Sussiste infatti il rischio "che il titolo cambiario sia comunque riempito e messo in circolazione dall'intermediario" (Collegio di Roma, decisione n. 3524 del 2013).
A suffragio dell'accoglimento della pretesa di accertamento della illegittimità del comportamento dell'intermediario, l'Arbitro aggiungeva:
"Si deve rilevare che al possessore di un titolo cambiario che sia stato messo in circolazione, il debitore non può opporre le eccezioni fondate sul c.d. rapporto fondamentale o causale (quello di finanziamento, nel caso di specie), se non provando che, nell'acquisto di tale titolo, il possessore abbia agito intenzionalmente a danno del debitore medesimo (art. 1993, 2° comma, c.c.).
Laddove il titolo cambiario sia stato emesso a garanzia delle rate di un finanziamento, sussiste pertanto il pericolo che mediante la sua eventuale circolazione sia limitata la facoltà del debitore di opporre eccezioni fondate sul contratto stipulato con il finanziatore. Ciò risulta a maggior ragione pregiudizievole per il debitore se si considera che, ai sensi dell'art. 474, n. 2, c.p.c. e dell'art. 63 l. camb., le cambiali valgono come titoli esecutivi ed espongono pertanto colui che le ha emesse al rischio di un immediato avvio della procedura di esecuzione forzata. In caso di mancato adempimento, egli è inoltre assoggettato alla levata del protesto, ai sensi dell'art. 51 l. camb., e alla sua pubblicazione nel relativo registro informatico, ai sensi dell'art. 3-bis del decreto-legge 18 settembre 1995, n. 381 (Disposizioni urgenti in materia di finanziamento delle camere di commercio).
Si deve peraltro rilevare che le disposizioni della Banca d'Italia in materia di Trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari. Correttezza delle relazioni tra intermediari e clienti espressamente prevedono che: "Il contratto riporta tutte le condizioni applicate, incluse le condizioni generali di contratto» In violazione di tale disposizione, il contratto stipulato tra le parti del presente giudizio non prevede, né menziona il rilascio di titoli cambiari a garanzia da parte del ricorrente.".
Il Collegio, dunque, accoglieva il ricorso.
Nel caso esaminato l'Arbitro ha accertato l'illegittimità del comportamento dell'intermediario finanziario, in quanto posto in violazione del generale principio di buona fede, ma parallelamente l'ABF non ha ritenuto necessario dichiarare la nullità del contratto sottoscritto, seppur in violazione di detto principio. Analizziamo alcune sentenze, attestanti le responsabilità cui incorrono gli intermediari finanziari nel caso in cui violino i principi di buona fede e correttezza nella fase delle trattative contrattuali. Queste sentenze per analogia giustificano la decisione arbitrale e la rendono conforme alla Giurisprudenza.
Il Tribunale di Biella, con la sentenza del 29 settembre 2006, afferma: "La violazione, da parte dell'intermediario, degli obblighi comportamentali imposti da norme sicuramente volte alla tutela anche di interessi di carattere generale non può, sempre ed in ogni caso, condurre all'applicazione di una sanzione così grave, com'è quella dell'invalidità del contratto (...) La responsabilità deve ritenersi senza dubbio di natura precontrattuale (e quindi extracontrattuale) quando sono prospettate violazioni di doveri comportamentali derivanti da principi generali (quali la buona fede e la correttezza) o da norme di settore (primarie e secondarie), che riguardano la fase delle trattative che precedono la formazione del contratto.".
Anche il Tribunale di Perugia, con sentenza del 28 novembre 2014, sottolinea la responsabilità precontrattuale dell'intermediario finanziario:
"L'azione di responsabilità precontrattuale in materia d'intermediazione finanziaria può configurarsi solo in relazione alle violazioni del D.Lgs. n. 58/1998 e del Regolamento Consob n. 11522/98 avvenute nella fase precedente rispetto alla stipulazione del contratto d'investimento e si prescrive entro il termine di cinque anni.".
Conformemente, la Corte di Cassazione sentenzia in merito al dovere d'informazione. Detto dovere deve garantire al cliente la conoscenza reale dei suoi diritti e doveri (nel caso della decisione dell'ABF quindi la circostanza che il cliente non fosse obbligato a contrarre una cambiale a garanzia della sua obbligazione).
"Il dovere di chiarezza imposto agli intermediari ed agli emittenti di strumenti finanziari per quanto riguarda il contenuto e la forma dei contratti di investimento è un corollario indefettibile del dovere d'informazione." (Cass. civ. 3 aprile 2014, n. 7776).
L'Agenzia delle Entrate, con provvedimento del 29/11/2006, ha istituito un nuovo foglietto bollato per le cambiali:
"È istituito un nuovo foglietto bollato per cambiali privo dell'importo della imposta assolta, avente le caratteristiche tecniche di cui all'allegato al presente provvedimento.
Motivazioni: Al fine di contenere la spesa attinente la produzione dei foglietti bollati per cambiali, costituiti attualmente da 51 diversi tagli, si rende necessario istituire un foglietto bollato per cambiali privo dell'indicazione dell'imposta assolta, la cui imposta dovuta sarà attestata mediante l'apposizione di marche per cambiali o mediante contrassegno telematico, di cui al provvedimento emesso in data 5 maggio 2005, con il quale sono state approvate le caratteristiche tecniche e le modalità d'uso del predetto contrassegno telematico.
Pertanto, sentito il Ministero dell'economia e delle finanze, Dipartimento del tesoro - Direzione VI - Ufficio XII, circa le caratteristiche tecniche del nuovo foglietto bollato per cambiali, con il presente provvedimento si istituisce il nuovo foglietto bollato per cambiali, avente le caratteristiche tecniche indicate nell'allegato al presente provvedimento.".
Con comunicato stampa del 6/3/2013 l'Agenzia delle Entrate ha inoltre chiarito l'Esenzione dal Bollo per le cambiali finanziarie dematerializzate, prevista dall'art. 32 del D.L. n. 83/2012.
Si ritiene inoltre interessante evidenziare che, nel 2013, le cambiali sono state osservate alla luce della disciplina antiriciclaggio. Questa era una novità dato che, fino a quel momento, ne erano state in parte escluse. La ragione derivava dal fatto che, essendo la cambiale ormai da anni caduta in disuso, non si applicavano ad essa le stringenti norme previste per gli assegni con l'art. 49 del D.Lgs. n. 231/2007 o meglio, detta disciplina antiriciclaggio si applicava alle cambiali solo dopo segnalazioni di operazioni sospette.
Lo strumento della cambiale però, con il mordere della crisi economica, è tornato ad essere utilizzato in modo piuttosto assiduo. È questo il motivo per cui si valutava l'opportunità di estendere la disciplina antiriciclaggio anche a questi strumenti. Questa inversione di marcia era particolarmente osteggiata, dato che un parere del comitato antiriciclaggio riteneva che la cambiale fosse da considerare obbligazione e non titolo di credito, e per questo motivo non fosse estendibile nei suoi confronti la disciplina antiriciclaggio.
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