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Timestamp: 2020-07-06 19:45:34+00:00
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Furto Al Supermercato - Cassazione Penale 24/03/2017 N° 14538 - Legge semplice
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Furto Al Supermercato – Cassazione Penale 24/03/2017 N° 14538
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Numero: 14538
Testo completo della Sentenza Furto al supermercato – Cassazione penale 24/03/2017 n° 14538:
Sentenza 28 febbraio – 24 marzo 2017, n. 14538
Dott. SABEONE Gerardo – PresidenteDott. SCOTTI Umberto – rel. Consigliere
Dott. DE GREGORIO Eduardo – ConsigliereDott. AMATORE Roberto – Consigliere
avverso la sentenza del 08/04/2016 della CORTE APPELLO di MILANO;
udita in PUBBLICA UDIENZA del 28/02/2017, la relazione svolta dal Consigliere UMBERTO LUIGI SCOTTI;
Udito 4 Procuratore Generale in persona del Dott. LUIGI BIRRITTERI;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Birritteri Luigi, che ha concluso chiedendo, qualificato il fatto come furto tentato, l’annullamento con rinvio per la rideterminazione della pena.
1. Con sentenza dell’8/4/2016 la Corte di appello di Milano, in parziale riforma della sentenza del 21/9/2011 del Tribunale di Voghera, per quanto concernente la coimputata appellante (OMISSIS), imputata di furto aggravato in supermercato, esclusa l’aggravante di cui all’articolo 625 c.p., n. 7, ha ridotto la pena a mesi 5 e giorni 15 di reclusione ed Euro 250,00= di multa, confermando nel resto l’impugnata sentenza.
2. Ha proposto ricorso l’avv. (OMISSIS), nell’interesse dell’imputata, difensore di fiducia in forza di nomina del 29/3/2016, depositata in cancelleria l’11/4/2016, prima del deposito della sentenza avvenuto il 13/4/2016, valida ai sensi dell’articolo 571 c.p.p., comma 3.
Il ricorrente propone unico motivo, ex articolo 606, comma 1, lettera b) ed e) lamentando implicitamente violazione di legge e vizio motivazionale in considerazione della mancata riqualificazione del reato ascritto alla (OMISSIS) in furto tentato, e non gia’ consumato, poiche’ al momento dell’apprensione materiale della merce la vigilanza dell’esercizio commerciale aveva gia’ in corso il monitoraggio della condotta incriminata.
1. Il ricorso e’ fondato e va accolto, sebbene non indichi esplicitamente il passo della sentenza che individua la ricostruzione del fatto posta a fondamento della censura; tuttavia la sentenza impugnata motiva la parziale riforma della sentenza di primo grado relativamente all’esclusione dell’aggravante ex articolo 625 c.p., n. 7 (furto su beni esposti alla pubblica fede) basandosi proprio sul fatto che il personale del (OMISSIS) “si avvide dell’azione delle imputate”, accertando dunque che il personale avesse coscienza della condotta posta in essere da entrambe le imputate (non solo della (OMISSIS), contestualmente imputata di furto tentato, ma anche della (OMISSIS)) e le stesse monitorando.
Ancor piu’ chiaramente tale circostanza risulta dalla motivazione della sentenza di primo grado, puntualmente conforme, che da’ ampiamente atto dell’avvistamento delle due imputate da parte del personale del supermercato mentre si aggiravano fra gli scaffali occultando sotto le gonne svariati prodotti;
del concentrarsi delle attenzioni sulla (OMISSIS) dopo l’abbandono della merce da parte della (OMISSIS), che si era vista scoperta; della decisione del personale del supermercato di fermare le due donne dopo il superamento delle casse con successivo accompagnamento agli uffici amministrativi ove la (OMISSIS) aveva restituito la merce sottratta.
Tale il fatto ricostruito dai Giudici del merito: e’ quindi corretta la doglianza in diritto sollevata dal difensore.
Infatti, secondo la giurisprudenza delle Sezioni Unite (Sez. U, n. 52117 del 17/07/2014, Pg in proc. Prevete e altro, Rv. 26118601), nel caso di furto commesso in un supermercato, ai fini della qualificazione della condotta illecita come tentativo e non invece come reato consumato, non rileva il fatto che il soggetto che ha sottratto la merce dai banchi di vendita abbia oltrepassato o meno le casse. Anzi, nel caso di specie esaminato dalle Sezioni Unite il Tribunale aveva accertato “che i giudicabili, entrambi confessi, avevano prelevato dai banchi di esposizione del supermercato tre flaconi di profumo, caffe’ e biscotti; avevano lacerato le confezioni, rimuovendo la placchette antitaccheggio; avevano occultato la refurtiva, calandola dentro una borsa e sotto gli indumenti; avevano, quindi, superato la cassa, senza pagare la merce nascosta, ma esibendo altro prodotto (regolarmente pagato); ed erano usciti dal centro commerciale. All’esterno del fabbricato l’addetto alla sicurezza, (OMISSIS), il quale si era avveduto in precedenza della azione furtiva, era al fine intervenuto, promovendo l’intervento della polizia giudiziaria che aveva tratto in arresto i due imputati”.
In relazione a questa ipotesi, molto specifica e pressoche’ analoga al caso in esame, le S.U. hanno qualificato la condotta come tentativo di furto, in quanto “il monitoraggio dell’azione furtiva in essere, esercitato mediante appositi apparati di rilevazione automatica del movimento della merce ovvero attraverso la diretta osservazione da parte della persona offesa o dei dipendenti addetti alla sorveglianza, ovvero delle forze dell’ordine presenti nel locale ed il conseguente intervento difensivo in continenti, impediscono la consumazione del delitto di furto che resta allo stadio del tentativo, non avendo l’agente conseguito, neppure momentaneamente, l’autonoma ed effettiva disponibilita’ della refurtiva, non ancora uscita dalla sfera di vigilanza del soggetto passivo”.
Non puo’ parlarsi quindi di furto consumato quando la cosa mobile non e’ uscita definitivamente dalla sfera di vigilanza del soggetto passivo.
2. La Corte territoriale, pur escludendo la diversa aggravante di cui all’articolo 625 c.p., comma 1, n. 7 dell’esposizione alla pubblica fede, ha confermato la sentenza di primo grado che aveva ravvisato erroneamente nella condotta contestata all’imputata l’aggravante di aver commesso il fatto con mezzo fraudolento di cui all’articolo 625 c.p., comma 1, n. 2 (per aver occultato la merce sotto gli indumenti e in alcune borse).
La Corte, nell’esercizio della funzione di nomofilachia e d’ufficio ex articolo 609 c.p.p., comma 2, deve rilevare l’erroneita’ della qualificazione giuridica del fatto di reato cosi’ operata in relazione all’aggravante accertata: infatti rientra nei poteri di cognizione officiosa della Corte di cassazione la corretta qualificazione giuridica del fatto, sia pur entro i limiti in cui esso sia stato storicamente ricostruito dai giudici di merito e fermo il divieto della reformatio in peius (Sez. 2, n. 3211 del 20/12/2013 – dep. 2014, Racic Cardazzi e altro, Rv. 25853801; Sez. 6, n. 6578 del 25/01/2013, Piacentini, Rv. 25454301; Sez. 4, n. 11335 del 16/01/2008, P.C. in proc. Huscer e altri, Rv. 23896901; Sez. 5, n. 4984 del 19/12/2006 – dep. 2007, Saini, Rv. 23631801; Sez. 6, n. 41972 del 27/09/2004, Tondo ed altri, Rv. 22990101).
Le Sezioni Unite di questa Corte, poiche’ nel reato di furto l’aggravante dell’uso del mezzo fraudolento delinea una condotta posta in essere nel corso dell’azione delittuosa dotata di marcata efficienza offensiva e caratterizzata da insidiosita’, astuzia, scaltrezza, idonea, quindi, a sorprendere la contraria volonta’ del detentore e a vanificare le misure che questi ha apprestato a difesa dei beni di cui ha la disponibilita’ hanno escluso che si possa configurare l’aggravante nel caso di occultamento sulla persona o nella borsa di merce esposta in un esercizio di vendita self-service, trattandosi di banale e ordinario accorgimento che non vulnera in modo apprezzabile le difese apprestate a tutela del bene (Sez. U, n. 40354 del 18/07/2013, Sciuscio, Rv. 25597401).
3. La sentenza impugnata va quindi annullata con rinvio ad altra Sezione della Corte di appello di Milano per la corretta rideterminazione del trattamento sanzionatorio in relazione al reato di furto tentato, con esclusione dell’aggravante del mezzo fraudolento.