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Timestamp: 2015-04-01 16:32:09+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 373', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 47', 'art. 49', 'art. 337', 'art. 283', 'art. 373', 'art. 283', 'art. 373', 'art. 49', 'art. 61', 'art. 61', 'art. 49', 'art. 373', 'art. 49', 'art. 24', 'art. 47', 'art. 6']

Processo tributario e ricorso in cassazione: s� alla sospensione dell'esecuzione
Cassazione civile , sez. tributaria, sentenza 24.02.2012 n� 2845 (Federico Marrucci) In tema di compatibilità dell’art. 373 C.p.c. (“sospensione dell’esecuzione”) in pendenza della presentazione del ricorso innanzi alla Corte di Cassazione, sono ormai numerose le pronunce della giurisprudenza di merito[1] (anche di recente emanazione) che hanno sancito la compatibilità di siffatta misura cautelare con tale grado di giudizio all'interno del contenzioso tributario (cfr. C.T.R. Lazio, n. 86/2011 del 12 ottobre 2011, C.T.R. Campania n. 1/39/12 del 11 gennaio 2012 e C.T.R. Lombardia n. 2 del 18 gennaio 2012).
Oltre alle decisioni menzionate, pare opportuno evidenziare – ai fini di una maggiore completezza espositiva - che la legittimità della sospensione dell'esecuzione di una sentenza - qualora dalla stessa possa derivare grave ed irreparabile danno - è stata avvalorata peraltro da una recente sentenza della Corte di Cassazione (24 febbraio 2012, n. 2845).
Dunque, un tema dibattuto sia dalla Corte Costituzionale, sia dalla giurisprudenza di merito (nonché di legittimità) è quello afferente l'applicabilità (o meno) di strumenti cautelari ulteriori - oltre a quelli disciplinati dall'art. 47, D.Lgs. 546/92 - all’interno del contenzioso tributario.
In particolare, l'art. 49 del decreto citato, prevede che "alle impugnazioni delle sentenze delle commissioni tributarie si applicano le disposizioni del titolo III, capo I, del libro II del c.p.c., escluso l'art. 337 e fatto salvo quanto disposto nel presente decreto", ossia da un lato viene espresso il principio della esecutività di tutte le sentenze, la cui efficacia non viene meno in conseguenza della loro impugnazione, ma - contemporaneamente - introduce alcune eccezioni, contenute negli artt. 283, 373, 401 e 407, C.p.c.[2] (ossia la sospensione delle sentenze impugnate rispettivamente nel giudizio di appello, in Cassazione, nelle impugnazioni per revocazione, nonché in opposizione di terzo)[3].
Non solo, in linea alla richiamata corrente interpretativa è ragionevole ritenere che (come peraltro ha illustrato una parte della dottrina[4]) all'interno del contenzioso tributario possano trovare “cittadinanza” le norme le quali prevedono la possibilità di adottare provvedimenti sospensivi anche dinanzi sia alla Commissione Tributaria Regionale[5] (art. 283 C.p.c.), sia alla Corte di Cassazione (art. 373 C.p.c.).
La “chiave di volta” di tale argomentazione può essere riassunta percorrendo il seguente iter logico: da un lato nessuna norma esclude espressamente (o implicitamente) l’opportunità di applicare le disposizioni a mente dell'art. 283 C.p.c.[6] e art. 373 C.p.c., mentre dall'altro il disconoscimento di tale possibilità - a favore del contribuente - costituirebbe una negazione illogica e al tempo stesso giuridicamente “paradossale” del diritto di difesa, atteso che tale strumento cautelare è previsto sia nel processo civile, sia in quello amministrativo.
In altre parole, l'assenza nel suddetto decreto di una specifica disciplina sulla tutela cautelare nei gradi di giudizio successivi al primo, genera dubbi interpretativi (anche di legittimità costituzionale) sulla portata del divieto espresso di rinvio di cui all'ultima parte dell'art. 49 del decreto citato[7].
A ben vedere, anche se la normativa in tema di sospensione dell'atto impugnato si riferisce “apparentemente” al primo grado di giudizio, bisogna osservare che, formalmente, essa è un Capo autonomo del Titolo II del D.Lgs. n. 546/92 rispetto al Capo I, dedicato al procedimento dinanzi alla C.T.P.: pertanto nulla impedisce che in virtù al citato richiamo dell'art. 61, le disposizioni dettate per la sospensione dell'atto impugnato - nel giudizio dinanzi alla Commissione Provinciale - siano applicabili anche in grado di appello[8].
Oltretutto, non vi è motivo di ritenere che il giudice di appello – nel processo tributario – abbia poteri giurisdizionali “ridotti” rispetto al giudice di primo grado: questa prospettiva trova ampia legittimazione proprio nell'art. 61, il quale dispone che nel grado di appello innanzi alla Commissione Tributaria Regionale si osservano (in quanto applicabili) le norme dettate per il procedimento di primo grado[9].
La decisione della Corte Costituzionale n° 217/10
Ebbene, dall’interpretazione adeguatrice dell’art. 49 del D.Lgs. 546/92 deriva che non vi è alcun ostacolo normativo all’inibitoria cautelare ex art. 373 c.p.c., pertanto la presunta perentorietà ed insuperabilità del dato letterale dell’art. 49 citato appartiene ad un pregiudizio già “radiato” dalla Corte Costituzionale in tale sede[10].
In definitiva, il predetto “solco” interpretativo (avallato dalle pronunce della giurisprudenza) nasce dall'esigenza di imporre il seguente principio: la tutela cautelare (in tema di sospensione di un atto amministrativo impositivo) costituisce un fattore insostituibile della tutela giurisdizionale garantita dall'art. 24 Cost., pertanto nell'ipotesi di una sua limitazione al solo primo grado di giudizio (art. 47, D.Lgs. 546/92) emergerebbe: a) una censurabile compressione del diritto di difesa e b) l'esistenza di una violazione della par condicio nel processo tributario.
In breve, nonostante l'orientamento apprezzabile espresso dalla Corte Costituzionale, i giudici di merito (in talune occasioni) persistono in una lettura limitata al mero contenuto letterale del D.Lgs. 546/92 in combinato disposto con le norme del codice di rito civile.
Posto che il dettato costituzionale vincola l'interprete a favorire un atteggiamento logico-sistematico che riconosca l'operatività della tutela interinale (in via cautelare) anche in sede di appello, a maggior ragione questa esigenza “difensiva” deve essere assicurata laddove si debba porre un tempestivo rimedio ad una palese ingiustizia perpetrata nella prima fase del giudizio[11].
In conclusione, sarebbe di buon auspicio che il nostro ordinamento traesse le opportune conseguenze dall'impostazione giurisprudenziale della Corte Europea dei diritti dell'uomo (C. eur. 21.02.2008, causa C-18497/03, in RDT, 2008, IV, 181), in ordine alla quale la carenza di una tutela cautelare effettiva nel processo tributario sancirebbe la censura di manifesta irrazionalità, comportando una violazione dell'art. 6 CEDU[12].
In merito a tale osservazione - in p