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Timestamp: 2017-06-29 15:18:59+00:00
Document Index: 154652062

Matched Legal Cases: ['art. 633', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 111', 'art. 20', 'art. 1', 'art. 278', 'art. 20', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 82', 'art. 103', 'art. 36', 'sentenza ', 'art. 82', 'sentenza ', 'arte 13', 'art. 277', 'art. 1224', 'art. 7', 'art. 82', 'art. 113', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 180', 'art. 180', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 112', 'art. 2', 'art. 1376', 'art. 112', 'art. 2', 'art. 1376', 'sentenza ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 35', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 5', 'art. 1']

ADEMPIMENTO PARZIALE DELL OBBLIGAZIONE ED INFRAZIONABILITÀ DEL CREDITO PER CONTRARIETÀAI PRINCIPI DI BUONA FEDE E CORRETTEZZA. - PDF
ADEMPIMENTO PARZIALE DELL OBBLIGAZIONE ED INFRAZIONABILITÀ DEL CREDITO PER CONTRARIETÀAI PRINCIPI DI BUONA FEDE E CORRETTEZZA.
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Gaetana Marchi
1 ADEMPIMENTO PARZIALE DELL OBBLIGAZIONE ED INFRAZIONABILITÀ DEL CREDITO PER CONTRARIETÀAI PRINCIPI DI BUONA FEDE E CORRETTEZZA. Diana Amoroso Cass., sez. III, 20 novembre 2009, n Non è consentito al creditore di una determinata somma di denaro, dovuta in forza di un unico rapporto obbligatorio, di frazionare il credito in plurime richieste giudiziali di adempimento, contestuali o scaglionate nel tempo, in quanto tale scissione del contenuto dell'obbligazione, operata dal creditore per sua esclusiva utilità con unilaterale modificazione peggiorativa della posizione del debitore, si pone in contrasto sia con il principio di correttezza e buona fede, che deve improntare il rapporto tra le parti non solo durante l'esecuzione del contratto ma anche nell'eventuale fase dell'azione giudiziale per ottenere l'adempimento, sia con il principio costituzionale del giusto processo, traducendosi la parcellizzazione della domanda giudiziale diretta alla soddisfazione della pretesa creditoria in un abuso degli strumenti processuali che l'ordinamento offre alla parte, nei limiti di una corretta tutela del suo interesse sostanziale* SVOLGIMENTO DEL PROCESSO - Con 12 decreti ingiuntivi tutti in data 16 gennaio 2003 (dal n. 20/03 a 31/03) il giudice di pace di Montesarchio ha condannato il Comune di Montesarchio al pagamento della somma di Euro ,93 in favore dell'istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali portata dalla fattura n. (omissis). Con atto 18 febbraio 2003 il Comune di Montesarchio ha proposto opposizione avverso tali decreti innanzi al giudice di pace di Montesarchio deducendo, da un lato, la propria carenza di legittimazione passiva per non essere titolare del rapporto dedotto dall'istituto; dall'altro, la inammissibile e ingiustificabile frammentazione del credito portato da una fattura in dodici quote portate da dodici decreti ingiuntivi: da ultimo, la mancanza dei requisiti richiesti dagli artt. 633 e 634 c.p.c., per la emissione dei decreti in questione. Costituitosi in giudizio l'istituto opposto ha resistito alla avversa 6592 opposizione chiedendone il rigetto attesa la nullità della opposizione e la decadenza dell'opponente dalla stessa, la inammissibilità della opposizione per sconfinamento della competenza per valore del giudice adito, l'infondatezza di tutti i motivi di opposizione. Svoltasi la istruttoria del caso, l'adito giudice ha rigettato la opposizione perchè proposta con un unico atto anzichè con tanti atti distinti, quanti i singoli decreti opposti, sì che l'illegittimo cumulo delle opposizioni superava la competenza per valore del giudice adito. Ha fatto presente, altresì, quel giudice che comunque il comune era legittimato al giudizio avendo sottoscritto l'affidamento dell'incarico e avendo effettuato precedenti pagamenti, che era legittima la frammentazione del creditore e sussistevano le condizioni di cui all'art. 633 e 642 c.p.c.. Gravata tale pronunzia dal comune di Montesarchio, nel contraddittorio dell'istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali che costituitosi in giudizio ha resistito alla proposta impugnazione, il tribunale di Benevento sezione distaccata di Airola con sentenza settembre 2005 ha rigettato l'appello. Per la cassazione di tale sentenza, notificata il 17 ottobre 2005 ha proposto ricorso, con atto 15 dicembre 2005 il comune di Montesarchio, affidato a tre motivi. Resiste, con controricorso e ricorso incidentale notificato il 20 gennaio 2006 l'istituto Psicoanalitico Ricerche Sociale IPRS. MOTIVI DELLA DECISIONE - (omissis)4.3. Come riferito sopra, l'istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali a suo giudizio titolare, nei confronti del Comune di Montesarchio - in forza di un contratto stipulato con detto comune - di un credito di Euro ,92, portato dalla fattura n. (omissis) ha chiesto e ottenuto dal giudice di pace di Montesarchio 12 (dodici) decreti ingiuntivi, recanti, complessivamente, l'importo di Euro ,92. Denunziando il comune debitore la illegittimità dell'adempimento frazionato della pretesa creditoria nascente dallo stesso rapporto obbligatorio, il tribunale ha disatteso tale eccezione affermando essere ammissibile la domanda giudiziale nel caso proposta con ricorso monitorio con cui il creditore di una determinata somma, derivante dall'inadempimento di un unico rapporto chieda un adempimento 6603 parziale con riserva di azione per il residuo della somma Con il secondo motivo il ricorrente Comune di Montesarchio censura nella parte de qua la sentenza impugnata, lamentando violazione e falsa applicazione degli artt e 1375 c.c. e omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione (art. 360 c.p.c., nn. 3, 4 e 5) atteso che il principio di diritto cui fa riferimento la sentenza impugnata (enunciato da Cass., sez. un., 10 aprile 2000, n. 108) riguarda la eventualità - non ricorrente nella specie - in cui il creditore si riservi di agire per il residuo credito in separata sede, mentre nel caso concreto, pur essendo contenuta in ognuna delle domanda per decreto ingiuntivo, una simile riserva la stessa è solo virtuale, certo essendo che sono state proposte, contestualmente, innanzi allo stesso giudice, ben 12 domande per decreto ingiuntivo per l'importo complessivo del credito Il motivo - alla luce della più recente giurisprudenza di questa Corte regolatrice (Cass. 11 giugno 2008, n ), anche a sezioni unite, (Cass., sez. un., 15 novembre 2007, n ) è fondato e meritevole di accoglimento. Alla luce della richiamata giurisprudenza deve ribadirsi, in particolare, che non è consentito al creditore di una determinata somma di denaro, dovuta in forza di un unico rapporto obbligatorio, di frazionare il credito in plurime richieste giudiziali di adempimento, contestuali o scaglionate nel tempo, in quanto tale scissione del contenuto dell'obbligazione, operata dal creditore per sua esclusiva utilità con unilaterale modificazione peggiorativa della posizione del debitore, si pone in contrasto sia con il principio di correttezza e buona fede, che deve improntare il rapporto tra le parti non solo durante l'esecuzione del contratto ma anche nell'eventuale fase dell'azione giudiziale per ottenere l'adempimento, sia con il principio costituzionale del giusto processo, traducendosi la parcellizzazione della domanda giudiziale diretta alla soddisfazione della pretesa creditoria in un abuso degli strumenti processuali che l'ordinamento offre alla parte, nei limiti di una corretta tutela del suo interesse sostanziale. In conseguenza del suddetto principio, pertanto, tutte le domande giudiziali aventi ad oggetto una frazione di un unico credito sono da dichiararsi improponibili (in termini, Cass. 11 giugno 2008, n ; Cass. 15 novembre 2007, n ). 6614 La sentenza impugnata, per l'effetto deve essere cassata senza rinvio, con declaratoria che le domande per ingiunzione dell'istituto Psicoanalitico per le ricerche Sociali non potevano essere proposte, con conseguente revoca dei decreti ingiuntivi opposti emessi dal giudice di pace di Montesarchio e assorbimento del terzo motivo del ricorso principale. (omissis) SOMMARIO: 1. Sulla richiesta di adempimento frazionato di un prestazione originariamente unica: inquadramento della problematica - 2. Sulla nozione di «frazionamento» del credito 3. La tesi dell ammissibilità dell esercizio frazionato del credito (Cass., Sez. Un., n. 108 del 2000) La tesi opposta che nega l esercizio frazionato del credito (Cass., Sez. Un., n del 2007) Sul principio di correttezza e buona fede Abuso del diritto e buona fede Abuso del processo Le conseguenze dell abusivo frazionamento del credito (segue) Lo jus superveniens (art. 20 d.l. n. 112 del 2008). 1.- Un problema, che recentemente è stato oggetto di particolare attenzione da parte della giurisprudenza in materia di adempimento dell obbligazione, riguarda la controversa facoltà del creditore di chiedere in via giudiziale l adempimento frazionato di una prestazione originariamente unica, in quanto fondata sullo stesso rapporto contrattuale 1 ; una questione che vede intersecarsi profili sostanziali, riguardo la disciplina del rapporto obbligatorio, e processuali, in merito al diritto d azione 2. Ci si è chiesto, in particolare, se con riguardo all esercizio in giudizio di diritti aventi ad oggetto obbligazioni determinate solo nel genere, tra cui le obbligazioni pecuniarie, sia possibile formulare, in chiave processuale 3 e come proiezione di un limite derivante sul piano sostanziale dal contenuto dell obbligazione 4, un eccezione di dolo o di abuso del diritto nei confronti del creditore che, pur avendo un credito unitario lo faccia valere in via frazionata. A tale quesito, un primo più risalente orientamento giurisprudenziale ha dato risposta negativa, ritenendo la legittimità della pretesa all adempimento parziale essenzialmente sulla base del rilievo che la facoltà del creditore di 1 Sul tema v. C. Tranquillo, L esecuzione parziale nel rapporto obbligatorio, Milano, 2006, 84 s. 2 Cass , n. 6900, in Foro it., 1998, I, 1582, avvertiva che «la questione si situa sul crinale tra diritto sostanziale e diritto processuale». 3 M. P. Martines, Teorie e prassi sull abuso del diritto, Padova, 2006; F. Cordopatri, L abuso del processo, Padova, P. Rescigno, L abuso del diritto, Bologna,5 chiedere un adempimento parziale è speculare alla facoltà di accettarlo riconosciuta dall art c.c. Si osservava, inoltre che il pericolo di un aggravio di spese per il debitore era dal medesimo ovviabile, mettendo in mora il creditore, offrendogli l adempimento dell intero, oppure chiedendo l accertamento negativo di esso. Con il tempo il dibattito ha condotto ad un revirement della giurisprudenza che, a partire da un più recente arresto delle Sezioni Unite (v. infra), si è orientata in senso opposto sulla base della considerazione che la clausola generale di buona fede e correttezza (art e 1375 c.c.), operante anche in fase patologica, impedisce di considerare legittimo il comportamento del creditore che, attraverso una anomala tecnica di frazionamento delle azioni giudiziarie, prolunghi arbitrariamente, il vincolo coattivo cui deve sottostare il debitore concretando un vero e proprio abuso del diritto ed un pregiudizio per quest ultimo, non giustificato da un interesse oggettivamente apprezzabile e meritevole di tutela. Recentemente la S.C. ha ribadito, con la sentenza in commento 5, tale orientamento interpretativo in base al quale al creditore di una determinata somma di denaro, dovuta in forza di un unico rapporto obbligatorio, non è consentito di frazionare il proprio credito in plurime richieste giudiziali di adempimento, sia nel caso in cui tali richieste risultino scaglionate nel tempo, sia quando le medesime siano contestuali. Alla base di una tale costruzione vi è l idea che dall insieme delle norme che fondano il nostro sistema di tutela giurisdizionale (artt. 24 Cost., 99 c.p.c. e 2907 c.c.), sia deducibile che, quando è esercitato il diritto di azione con riguardo ad un determinato diritto soggettivo, esso deve intendersi automaticamente dedotto in giudizio nella sua interezza 6. L argomentazione di fondo si basa sulla considerazione che la richiesta in giudizio dell adempimento frazionato di una prestazione originariamente unica provoca una scissione del contenuto dell obbligazione, che, realizzata dal creditore per sua esclusiva utilità, produce una modificazione 5 Cass , n v. A. Cerino Canova, La domanda giudiziale ed il suo contenuto, in Comm. c.p.c. diretto da E. Allorio, II, 1, Torino, 1980, 44 s.; nonché S. Menchini, I limiti oggettivi del giudicato civile, Milano, 1987, 197, giacché il diritto potestativo, il diritto reale o il diritto alla consegna di una cosa determinata rimangono entità giuridicamente unitarie, anche ad ammettere che possano esser fatti valere in processi diversi gli eventuali differenti (e plurimi) titoli e/o fatti costituivi su cui quei medesimi diritti possono fondarsi. 6636 peggiorativa della posizione del debitore. Si tratta di una conclusione assunta, sia in relazione ad una sempre più accentuata e pervasiva valorizzazione della regola di correttezza e buona fede, siccome specificativa (nel contesto del rapporto obbligatorio) degli inderogabili doveri di solidarietà, il cui adempimento è richiesto dall'art. 2 della Costituzione, sia in relazione al canone del «giusto processo», di cui al novellato art. 111 della Costituzione. Circa questo progressivo sviluppo giurisprudenziale, in via di assestamento in ragione di un sopravvenuto e specifico intervento normativo in materia (art. 20 d.l. 25 giugno 2008 n. 112, conv., con mod., dall'art. 1, comma 1, l. 6 agosto 2008, n. 133), occorre soffermarsi, non senza aver premesso una puntualizzazione terminologica e concettuale. 2.- Il riferimento più puntuale sotto il profilo sostanziale è all adempimento parziale (art c.c.) e alle obbligazioni divisibili (art c.c.). L oggetto dell obbligazione ossia la prestazione dedotta nel rapporto obbligatorio - rimane unitaria anche se la prestazione è divisibile e l adempimento, per essere esatto, deve presentare lo stesso contenuto. Il debitore, in linea generale, non può «frazionare» l oggetto dell obbligazione ed adempiere solo una parte della prestazione, ancorché divisibile, salvo che la legge o gli usi dispongano diversamente (art c.c.) 7. Il frazionamento della prestazione dal lato del debitore può essere autorizzato dalla legge con una prescrizione specifica, come nel caso degli artt. 45, secondo comma, l. camb. (r.d. 14 dicembre 1933, n. 1669) e 37, secondo comma, l. ass. (r.d. 21 dicembre 1933, n. 1736), i quali prevedono che il portatore del titolo non possa rifiutare un pagamento parziale pur essendo ipotizzabile che il rifiuto opposto dal creditore all adempimento parziale sia contrario agli obblighi di correttezza e buona fede a presidio del rapporto obbligatorio (artt e 1375 c.c.). La divisibilità della prestazione, che connota le obbligazioni divisibili (art c.c.), consente di predicare in generale la astratta frazionabilità del 7 Cass , n. 5747: «ai sensi dell'art c.c. - a norma del quale il creditore può rifiutare un adempimento parziale anche se la prestazione è divisibile, salvo che la legge o gli usi dispongano diversamente - il suddetto rifiuto, integrando l'esercizio di un diritto espressamente previsto dalla legge, non può costituire in colpa il creditore che tale diritto abbia esercitato». 6647 credito anche dal lato del creditore. Se più sono i creditori di una prestazione divisibile, o se all unico creditore originario succedono per cessione del credito più creditori, ciascuno di essi può domandare il soddisfacimento del credito per la sua parte, concretizzando il «frazionamento» del credito. Tale ipotesi può ipotizzarsi anche ove non ci sia una pluralità di soggetti dal lato attivo del rapporto obbligatorio come nel caso del deposito con nota di pegno, il cui possessore ha diritto di richiedere che a sue spese le cose depositate siano divise in più partite e che per ognuna di esse gli sia rilasciata una fede di deposito distinta con la nota di pegno in sostituzione del titolo complessivo (art c.c.), così conseguendo il frazionamento del suo credito. La previsione del frazionamento del credito in ipotesi particolari si coniuga con il portato normativo dell art c.c., sì da ricavarne un simmetrico canone generale: come il debitore non può estinguere una parte di obbligazione divisibile con l adempimento parziale, così il creditore non può pretendere il solo adempimento parziale e si troverebbe a versare in una situazione di mora credendi (art c.c.) ove rifiutasse, senza legittimo motivo, di ricevere l intera prestazione; canone operante in via generale salvo che, nell uno e nell altro caso, non sia la legge a prevedere una diversa disciplina particolare e salvo che non siano le stesse parti del rapporto ad accettare, anche con comportamento concludente, tale frazionamento. Per quanto riguarda poi il profilo processuale il codice di rito conosce il «frazionamento» della tutela giurisdizionale nella parte in cui prevede in generale la possibilità di condanna generica (art. 278 c.p.c.) cui segue il giudizio sulla quantificazione della prestazione dovuta. Tale ipotesi concretizza un frazionamento del credito, di qui l esigenza di comprendere se, al di là di questo modulo processuale che vede la scissione della tutela giurisdizionale in due giudizi (uno sull an debeatur e l altro sul quantum), non sia possibile un frazionamento del credito, con la domanda diretta all accertamento e alla condanna del debitore limitatamente ad una parte della prestazione divisibile dedotta nel rapporto obbligatorio con riserva (e nella prospettiva) di un possibile ulteriore giudizio per la parte residua della medesima prestazione. Da ultimo una disciplina positiva del frazionamento del credito in sede processuale si rinviene ora, seppur con riferimento specifico alle controversie in materia di previdenza e assistenza sociale, nell art. 20 d.l8 giugno 2008 n. 112, conv., con mod., dall'art. 1, comma 1, l. 6 agosto 2008, n Il profilo processuale della tematica in esame svela la pratica rilevanza della questione se si tiene conto di quell orientamento giurisprudenziale 8 secondo cui in caso di frazionamento del credito il giudice competente ai sensi dell art. 10 c.p.c. è individuato dal valore della sola parte inadempiuta senza che ciò comporti violazione del principio del giudice naturale. Questo può predicarsi anche ai fini del valore della causa per la difesa personale in giudizio davanti al giudice di pace (art. 82, primo comma, c.p.c.) e per il giudizio secondo equità invece che secondo diritto (art. 103, primo comma, c.p.c.). Con il frazionamento del credito (pecuniario), in sostanza il creditore persegue il risultato di abbattere il valore della causa per attrarla alla competenza del giudice di pace e per legittimare la sua difesa personale in giudizio nonché il giudizio secondo equità. Tale risultato presuppone, però, un atteggiamento non oppositivo del debitore convenuto, il quale potrebbe chiedere in via riconvenzionale l accertamento negativo sull intero credito per riportare all ammontare di quest ultimo il valore della causa (art. 36 c.p.c.) 9. Sullo stesso piano rileva una fattispecie, alla quale pure talora si fa riferimento parimenti in termini di frazionamento del credito, ma che è tutt altro. Si tratta della fattispecie del creditore che vanta nei confronti del debitore plurimi crediti omogenei perché scaturenti dallo stesso rapporto sostanziale. Questa evenienza si verifica nel caso del locatore il quale è creditore dei canoni locatizi che vengono in scadenza ovvero nel caso del fornitore di prestazioni periodiche nel contratto di somministrazione che è creditore del prezzo alla scadenza delle singole prestazioni. In tutte queste ipotesi non c è un solo credito del cui frazionamento si possa a discutere (se non in senso lato ed atecnico) presentandosi, invece, una pluralità di crediti che facoltizzano il creditore a chiedere per ciascuno di essi la tutela giurisdizionale. I crediti sono nient affatto «frazionati», ma distinti e originariamente plurimi, anche se strettamente connessi. L aspetto problematico non è quello della possibile scissione della tutela giurisdizionale, ma al contrario quello del simultaneus processus. 8 Cass , n Cass , n9 Si presenta una sostanziale contiguità tematica tra le due ipotesi, pur concettualmente ben distinte: sia nel caso del frazionamento del credito in senso proprio, sia nel caso di distinti crediti nascenti dall unico rapporto obbligatorio, la pluralità di azioni giudiziarie esercitate dal creditore comporta l effetto di aggravare la posizione del debitore esposto a giudizi plurimi, invece che ad un solo avente ad oggetto in un caso l unico credito non frazionato, nell altro i plurimi crediti omogenei, nascenti dall unico rapporto obbligatorio e fatti valere contestualmente. É singolare che, pur nella trattazione unitaria e quasi indifferenziata della questione, che ha visto le due pronunce delle Sezioni Unite (del 2000 e del 2007: v. infra) affermare principi tra loro contrastanti, la prima si riferisse ad un ipotesi di frazionamento del credito in senso proprio (i.e.: un creditore aveva agito in giudizio domandando la condanna del debitore al pagamento di una parte della prestazione dedotta nel rapporto obbligatorio con riserva di agire per la parte residua); la seconda invece si riferisse ad un ipotesi di frazionamento del credito in senso lato ed atecnico (i.e.: un creditore, che aveva emesso distinte fatture e che quindi vantava plurimi crediti nei confronti dello stesso debitore, aveva agito separatamente, invece che con un unica iniziativa giudiziaria, per la condanna del debitore al pagamento di ciascuna di esse). 3.- Con la sentenza n. 108 del 10 aprile , le Sezioni unite, 10 Cass n. 108 in Nuova giur. comm., 2001, I, 502 s.,con nota di V. Ansanelli, Rilievi minimi in tema di abuso del processo (il quale riporta i precedenti ed i riferimenti bibliografici in tema di abuso del processo). Cfr., in occasione del secondo intervento delle Sezioni Unite, anche P. Rescigno, L abuso del diritto (una significativa rimeditazione delle Sezioni Unite), in Corr. giur., 2008, 745 s.; M. De Cristofaro, Infrazionabilità del credito tra buona fede processuale e limiti oggettivi del giudicato, in Riv. dir. civ., 2008, II, 335 s.; T. Dalla Massara, La domanda frazionata e il suo contrasto con i principi di buona fede e correttezza: il «ripensamento» delle Sezioni Unite, in Riv. dir. civ., 2008, II, 345 s.. La fattispecie come già sopra notato era quella di un frazionamento del credito in senso proprio: il creditore di una somma (all epoca) di per fornitura di merce aveva agito in giudizio chiedendo un decreto ingiuntivo per il minor importo di , riservandosi di agire per il residuo. Il contenimento della domanda in tale minor importo, così frazionando il credito e potenzialmente duplicando i giudizi, si spiega alla luce dell art. 82, primo comma, c.p.c. prevede che avanti al giudice di pace le parti possono stare in giudizio personalmente nelle cause il cui valore non ecceda lire un milione (euro 516,46). Per giovarsi della difesa personale in giudizio il creditore aveva ritenuto di esercitare la (supposta) facoltà di frazionamento del credito 10. Emesso inizialmente il decreto ingiuntivo, il giudice adito in sede di opposizione disconosceva questa 66710 componendo un precedente contrasto, hanno accolto la tesi della legittimità del frazionamento da parte dell attore della pretesa creditoria rimasta inadempiuta, in particolare affermando che «è ammissibile la domanda giudiziale con la quale il creditore di una determinata somma, derivante dall inadempimento di un unico rapporto, chieda un adempimento parziale, con riserva di azione per il residuo, trattandosi di un potere non negato dall ordinamento e rispondente ad un interesse del creditore, meritevole di tutela, e che non sacrifica, in alcun modo, il diritto del debitore alla difesa delle proprie ragioni». Sul punto il dibattito si è progressivamente sviluppato e le soluzioni offerte dalla giurisprudenza sono state contrastanti. In particolari due pronunce del 1997 sono chiare ai fini della soluzione negativa al quesito posto. Da un lato la Cass. 23 luglio 1997 n. 6900, in sintonia con la dottrina che maggiormente si era occupata del problema 11, aveva affermato anticipando nella sostanza l arresto giurisprudenziale delle Sezioni Unite del 2007 la non riconducibilità ai canoni di buona fede il comportamento del creditore che, attraverso un frazionamento delle azioni giudiziarie, prolunghi arbitrariamente il vincolo coattivo cui deve sottostare il debitore, sacrificando ingiustificatamente l interesse di quest ultimo a liberarsi del vincolo assunto nella sua interezza. D altra parte Cass. 8 agosto 1997 n aveva fissato un principio di diritto puntuale affermando che il debitore ed il creditore sono tenuti ad osservare un comportamento improntato alle regole della correttezza e dedotta facoltà e dichiarava improponibile la domanda revocando il decreto opposto. Il ricorrente impugnava la sentenza sostenendo al contrario che la facoltà di frazionamento del credito aveva cittadinanza nel sistema delle obbligazioni e segnatamente nell ordinamento processuale. 11 La dottrina tendeva ad escludere l ammissibilità di domande per il residuo dopo una precedente condanna riguardante lo stesso diritto sostanziale («rilevato, da un lato, che il diritto soggettivo risarcitorio fatto valere nei due processi è lo stesso, e, dall altro lato, che l efficacia del giudicato opera anche contro il vincitore del precedente giudizio») e, inoltre, a negare efficacia all eventuale riserva elevata dall attore, in quanto ritenuta inidonea «ad estrapolare frazioni dell entità sostanziale cui ineriscono, per farne oggetto di autonomi giudizi» (così A. Cerino Canova, Unicità del diritto e del processo di risarcimento, in Riv. it. dir. lav., 1986, II, 453; S. Menchini, I limiti oggettivi del giudicato civile, Milano, 1987, 281; P.G. Monateri, La scindibilità del giudizio sul «quantum», in Resp. civ., 1982, A. Ronco, Azione e frazione: scindibilità in più processi del petitum di condanna fondato su un unica causa petendi o su causae petendi dal nucleo comune, ammissibilità delle domande successive alla prima e riflessi oggettivi della cosa giudicata, in Giur. it., 1998,11 della buona fede al momento della esecuzione del contratto, con la conseguenza che l'adempimento di una obbligazione pecuniaria, nata da un unico rapporto obbligatorio va eseguito e preteso in un'unica soluzione, non potendo ritenersi lecito un mutamento di termini e modalità genetiche del rapporto nel momento finale della sua esecuzione, stante il disposto dell'art c.c., salvo che la legge o gli usi dispongano diversamente, ovvero che, in sede processuale, la definizione di alcune soltanto delle domande proposte si dimostri di «interesse apprezzabile» per la parte istante. Deve escludersi, ex latere creditoris, la legittimità di una richiesta coattiva di adempimento in più soluzioni di un debito pecuniario scaturito da un'unica fonte obbligatoria attraverso il ricorso a più decreti ingiuntivi per somme ogni volta inferiori a quella complessivamente dovuta 13. In termini contrari si sono espresse successivamente Cass. 15 aprile 1998 n e Cass. 19 ottobre 1998 n ; quest ultima in particolare affermava che il creditore ha la facoltà di frazionare il suo credito rimanendo salva la possibilità per il debitore, ove il creditore si limiti a chiedere un pagamento parziale, di offrire l intero e porre in mora il creditore medesimo, così come, ove il predetto agisca giudizialmente solo per una parte del credito, potrebbe il debitore rispondere con una domanda di accertamento negativo riguardante il credito per l intero 14. Il contrasto viene risolto dalle Sezioni Unite nel 2000 aderendo a questa seconda tesi. La S.C. rileva essenzialmente che in mancanza di espresse disposizioni o di principi generali desumibili da una interpretazione sistematica, non è consentito all interprete affermare l inammissibilità di una domanda giudiziale per il fatto che la stessa riguarda solo una parte 13 In senso ulteriormente conforme v. anche Cass , n , con nota di O. Fittipaldi, Clausola generale di buona fede e infrazionabilità della pretesa creditizia rimasta inadempiuta in Corr. giur., 1998, 540, è contrario a buona fede, e quindi si rivela illegittimo per abuso del diritto, il comportamento del creditore il quale, potendo chiedere l adempimento coattivo dell intera obbligazione, frazioni, senza alcuna ragione evidente, la richiesta di adempimento coattivo in tutta una pluralità di giudizi di cognizione introdotti, via via, davanti ai giudici competenti in ragione - volta a volta - della parte di pretesa concretamente azionata; né vale ad escludere questo giudizio di illegittimità il fatto che nessun vantaggio economico si profili, in tal modo, per il creditore; ciò che - infatti - unicamente rileva, ai fini di una corretta impostazione del problema alla luce del principio di buona fede, è l esistenza di un qualsivoglia pregiudizio per il debitore, non giustificato da un corrispondente vantaggio - meritevole di tutela - per il creditore. 14 Cfr. anche Cass , n. 1114; Cass , n12 dell unico credito vantato. La tesi dell inammissibilità del frazionamento del credito non troverebbe un appiglio normativo, tanto all art c.c., che al contrario, nel riconoscere il diritto del creditore di rifiutare un adempimento parziale, non escluderebbe (secondo una lettura «rovesciata») il potere dello stesso di accettarlo e di richiederlo giudizialmente; né nell art c.c. atteso che la possibilità di opzione del creditore fra risoluzione e adempimento nulla dice sulla possibilità di quest ultimo di richiedere un adempimento parziale; quanto agli art. 277, secondo comma, e 278, secondo comma, c.p.c., che, per la tutela degli interessi del creditore consentono in presenza di domande più ampie proposte, di limitare la pronuncia a parte delle stesse o di condannare il debitore al pagamento di una provvisionale e che non trovano applicazione quando la domanda sia stata inizialmente proposta con un contenuto Al contrario più ampio. vi sarebbero argomenti esegetici di segno opposto: è ammissibile una richiesta di condanna generica limitata all «an debeatur», con riserva di agire in separato giudizio per la determinazione del «quantum»; in tema di ritardato adempimento di obbligazioni pecuniarie la richiesta di risarcimento del maggior danno ex art. 1224, secondo comma, c.c. è proponibile anche in separato giudizio, successivo a quello in cui si sia formato il giudicato sugli interessi legali per il medesimo ritardo, purché il creditore, nel primo giudizio abbia fatto espressa riserva di agire in separata sede per il maggior danno; in ordine al risarcimento del danno da fatto illecito, è consentito al danneggiato di agire separatamente per il risarcimento di voci di danno diverse da quelle oggetto del primo giudizio, a condizione che il danneggiato abbia, in quest ultimo, esplicitamente e chiaramente precisato di limitare la sua richiesta ad una parte del danno e di riservarsi di agire successivamente per il soddisfacimento di ulteriori ragioni di credito. Del resto aggiunge la S.C. - il riconoscimento della facoltà di frazionamento del credito risponde in particolare all interesse del creditore, meritevole di tutela o comunque lecito, di ricorrere ad un giudice inferiore (ora il giudice di pace), più celere nella definizione delle controversie e innanzi al quale la lite costa di meno: ossia, frammentando il credito, il creditore che agisce in giudizio può rimanere sotto la soglia del valore della causa che radica la competenza del giudice di pace (art. 7 c.p.c.) e che consente la difesa personale (art. 82, secondo comma, c.p.c.) ed il giudizio secondo equità (art. 113, secondo comma, c.p.c.). 670 Vedere altro
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