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Timestamp: 2020-08-10 18:44:09+00:00
Document Index: 170040758

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Sentenza Cassazione Civile n. 18055 del 05/07/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18055 del 05/07/2019
Cassazione civile sez. III, 05/07/2019, (ud. 17/01/2019, dep. 05/07/2019), n.18055
sul ricorso 4611-2017 proposto da:
INTEROUTE SPA, in persona del legale rappresentante p.t.,
elettivamente domiciliata in ROMA, V.LE PARIOLI 79H, presso lo
studio dell’avvocato MICHELE LOBIANCO, che la rappresenta e difende;
AUTOTRASPORTI M.A.B. DI A.S. E C SNC in persona del legale
rappresentante A.S., elettivamente domiciliata in ROMA,
V.LE MAZZINI 113, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI DI
BATTISTA, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato PAOLO
MARIA CODOVINI;
AUTOTRASPORTI MAB DI A.S. E C SNC, in persona del legale
ANAS SPA, (OMISSIS);
ANAS SPA, in persona del procuratore speciale R.C.,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ANASTASIO II 416, presso lo
studio dell’avvocato STEFANO RADICIONI, che la rappresenta e
AUTOTRASPORTI MAB DI A.S. E C SNC, INTEROUTE SPA;
avverso la sentenza n. 1352/2016 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,
17/01/2019 dal Consigliere Dott. ANNA MOSCARINI.
La società Autotrasporti M.A.B. di M.R. & Co. snc (di seguito Autotrasporti) convenne, con atto di citazione notificato il 5 dicembre 2012, davanti al Tribunale di Arezzo l’Anas S.p.A. per sentir pronunciare la responsabilità della medesima per i danni subiti dall’autocarro di sua proprietà a causa dell’omessa manutenzione di un tratto di banchina, adiacente la strada statale (OMISSIS). L’attrice rappresentò che, in data (OMISSIS), il conducente dell’autocarro Iveco, di sua proprietà, mentre percorreva la suddetta strada, trovandosi nella necessità di spostarsi sulla destra per evitare di collidere con altro veicolo proveniente dalla opposta direzione di marcia, non aveva potuto evitare che le ruote anteriori e posteriori dell’autocarro si incanalassero in una depressione presente sull’asfalto, a causa della quale il conducente aveva perso il controllo del mezzo, riportando gravi danni. Chiese la condanna dell’Anas al pagamento della somma di Euro 35.299,14, o di altra maggiore o minore risultante in corso di causa. Costitutosi il contraddittorio con l’Anas e con la Interoute S.p.A., chiamata in causa per aver svolto dei lavori sul relativo tratto stradale, il Tribunale di Arezzo, disposta una CTU ed acquisite prove testimoniali, rigettò la domanda ritenendo non provato nè il motivo per il quale l’autocarro aveva transitato sulla banchina nè il nesso di causalità tra l’evento e il danno.
La Corte d’Appello di Firenze, adita da Autotrasporti, dispose una CTU cinematica volta alla precisa ricostruzione, per quanto possibile, del sinistro ed alla connessa individuazione e graduazione delle responsabilità con particolare riguardo all’esame dello stato della banchina. All’esito della CTU la Corte d’Appello, con sentenza n. 15352 del 23/8/2016, ritenne di poter concludere che non vi fosse prova di una velocità eccessiva del mezzo, che non vi fosse certezza sui motivi per i quali l’autocarro aveva transitato sulla banchina, che vi fosse, però, certezza circa le caratteristiche di non transitabilità della banchina, e dunque della sua cattiva manutenzione da parte di Anas o di Interoute, anche per l’assente segnalazione dello stato sdrucciolevole della banchina medesima. Il giudice ha ritenuto di non poter affermare con certezza se la responsabilità della cattiva manutenzione fosse attribuibile all’Anas o alla Interoute S.p.A che aveva svolto i lavori di posa in opera di cavi di fibre ottiche, anche a causa della mancata produzione in giudizio di documenti relativi all’esecuzione dei lavori e al collaudo degli stessi ed ha pertanto, in accoglimento dell’appello ed in totale riforma della sentenza di primo grado, ritenuto entrambe le società responsabili in solido, ai sensi dell’art. 2051 dei danni subiti dall’autocarro, condannandole a pagare la somma di Euro 25.803,73 quale determinata dal consulente tecnico d’ufficio, oltre rivalutazione a decorrere dal luglio 2007 e fino al momento della decisione, nonchè degli interessi legali sulla somma devalutata; le convenute sono state altresì condannate in solido alle spese del doppio grado del giudizio e delle due consulenze d’ufficio espletate.
Avverso la sentenza la società Interoute S.p.A. propone ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo. Resistono, con distinti controricorsi, l’Autotrasporti e l’Anas, quest’ultima propone altresì due motivi di ricorso incidentale, ai quali resiste Autotrasporti. Le società Autotrasporti e Interoute SpA hanno presentato memoria.
1.Con un unico motivo di ricorso articolato in più censure – Violazione o falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5. Errato esame da parte della Corte d’Appello del compendio probatorio. Omessa ed errata valutazione della prove. Omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione. Violazione dell’art. 112 c.p.c., degli artt. 2043 e 2051 c.c.; dell’art. 115 c.p.c.; omesso esame di un fatto decisivo – la società Interoute S.p.A. censura la sentenza sotto vari profili: per aver basato la decisione su una CTU, espletata in grado di appello, che non ha consentito di acclarare le ragioni per le quali l’autocarro si fosse spostato sulla banchina; per non aver replicato alle critiche svolte dalle parti alla CTU, per aver mutato la ratio decidendi dal primo al secondo grado, ipotizzando ora una responsabilità ai sensi dell’art. 2043 c.c., ora ai sensi dell’art. 2051 c.c.; per aver erroneamente ritenuto sussistente, in capo alla società Interoute S.p.A., che aveva da tempo concluso i propri lavori di posizionamento delle fibre ottiche sulla strada, un dovere di custodia della medesima, sulla base della sola mancanza di un atto di collaudo dei lavori da essa svolti.
1.1. Il complesso delle censure, anocrchè articolate in plurime violazioni di legge, si sostanzia nella denuncia di un preteso vizio di motivazione che non è neppure dedotto nelle forme previste dall’attuale testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 e che deve essere ritenuto inammissibile perchè volto a sollecitare questa Corte ad un riesame del merito e delle prove, rimesse esclusivamente all’apprezzamento discrezionale del giudice del merito, spettando esclusivamente al medesimo il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di controllarne l’attendibilità e la concludenza e di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad essi sottesi. Nè è configurabile la violazione dell’art. 112 c.p.c. perchè l’attrice, fin dall’atto introduttivo del giudizio, ha fatto valere sia la responsabilità ex art. 2043 c.c. sia quella ex art. 2051 c.c., sicchè non vi è stata alcuna ultrapetizione.
L’unico motivo del ricorso principale è, dunque, inammissibile.
Sul ricorso incidentale di Anas.
1. Con un primo motivo di ricorso incidentale – Omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti. Mancato esame e mancata valutazione della carenza di prova della dinamica del sinistro. Violazione dell’art. 115 c.p.c. – l’Anas censura la sentenza per aver basato la decisione su una CTU che sarebbe stata illegittimamente disposta perchè volta a supplire all’onere di allegazione e di prova dell’attrice, rimasto non assolto. Peraltro neppure la CTU avrebbe consentito di raggiungere sufficiente certezza in ordine alla dinamica del sinistro.
1.1 Il motivo è inammissibile perchè non è formulato nei termini richiesti dal nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 in quanto per far valere un vizio motivazionale la parte avrebbe dovuto indicare non un punto o un capo della sentenza ma un fatto storico vero e proprio, un fatto principale ex art. 2697 c.c. (costitutivo, modificativo o impeditivo) o un fatto secondario purchè controverso e decisivo. In tal senso si esprime la consolidata giurisprudenza di questa Corte, alla quale occorre dare continuità (Cass., 5, n. 21152 dell’8/10/2014; Cass., 5, n. 24035 del 3/10/2018; Cass., 2, n. 20718 del 13/8/2018; Cass., 5, n. 29883 del 13/12/2017; Cass., 2, n. 14802 del 14/6/2017). Parimenti da respingere è il rilievo della pretesa o falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c. in riferimento all’ammissione della consulenza tecnica d’ufficio, in quanto rientrava nel potere discrezionale del giudice disporre una consulenza mentre non è censurabile la decisione che si fondi sulla medesima consulenza a meno che i lamentati errori e lacune della consulenza si traducano in carenze o deficienze diagnostiche, in affermazioni illogiche o scientificamente errate o nella omissione di accertamenti strumentali, non essendo sufficiente la mera prospettazione di una semplice difformità tra le valutazioni del consulente e quella della parte circa l’entità e l’incidenza di un dato, perchè la censura di difetto di motivazione si traduce in una inammissibile richiesta di revisione del merito del convincimento del giudice (Cass., L, n. 7341 del 17/8/2004; Cass., 3, n. 17369 del 30/8/2004).
2. Con un secondo motivo di ricorso incidentale – Omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti. Omesso rilievo del giudicato interno sulla liquidazione delle spese di primo grado tra Anas S.p.A. ed Autotrasporti. Violazione dell’art. 2909 c.c. – l’Anas censura la sentenza per omesso rilievo di un giudicato interno che si sarebbe formato sulla liquidazione delle spese di primo grado tra Anas e Autotrasporti. Ad avviso della ricorrente tra Anas ed Autotrasporti le statuizioni sulle spese dettate dal giudice di primo grado non sarebbero state impugnate e sarebbero passate in giudicato.
2.1. Il motivo è infondato. I capi di sentenza relativi alle spese non costituiscono statuizioni autonome ma sono strettamente dipendenti dal dispositivo della causa, come confermato dalla giurisprudenza di questa Corte che valorizza l’art. 336 c.p.c. (Cass., 2, n. 130 del 5/1/2017: “…in materia di liquidazione delle spese giudiziali, il giudice d’appello allorchè riformi in tutto o in parte la sentenza impugnata, è tenuto a provvedere anche d’ufficio ad un nuovo regolamento delle spese alla stregua dell’esito complessivo della lite, atteso che, in base al principio di cui all’art. 336 c.p.c. la riforma della sentenza di primo grado determina la caducazione del capo di pronuncia che ha statuito sulle spese”; si veda altresì Cass., L, n. 26985 del 22/12/2009; Cass., 2, n. 28718 del 30/12/2013, Cass., 6-3, n. 1775 del 24/1/2017).
Conclusivamente il ricorso incidentale deve essere rigettato.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso principale e rigetta l’incidentale. Compensa tra Interoute S.p.A ed Anas le spese del giudizio, mentre condanna Anas ed Interoute S.p.A., in solido, a pagare in favore di Autotrasporti MAB di A.S. e C. s.n.c. le spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 6.000 (oltre Euro 200 per esborsi), più accessori di legge e spese generali al 15%. Si dà atto ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte di entrambi i ricorrenti, principale ed incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per i ricorsi a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Terza Civile, il 17 gennaio 2019.