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Timestamp: 2019-08-21 06:55:31+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 379', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 150', 'art. 151', 'art. 152', 'art. 163', 'art. 168', 'art. 169', 'sentenza ']

Ricettazione 2019: reato, prescrizione, pena, incauto acquisto, denuncia | Soldioggi
La ricettazione è un reato contemplato dal codice penale che prevede il carcere e una multa. Il procedimento può essere attivato per querela ma è procedibile anche d’ufficio: le autorità avviano l’azione penale nel momento in cui hanno notizia del crimine.
In questa guida completa sulla ricettazione ti spiego cos’è e il significato del termine, come configura il reato il codice penale, qual è la pena prevista, come fare denuncia e cosa rischia l’imputato, quali sono le conseguenze, la prescrizione prevista ed infine ti spiego la differenza tra ricettazione, incauto acquisto e riciclaggio.
In cosa consiste. La ricettazione è un reato con cui una persona compra beni o accetta denaro rubato a qualcun altro, per ottenere un vantaggio o un profitto. Il reato di ricettazione è caratterizzato da tre elementi:
Reato presupposto, ossia un reato a monte, solitamente un furto;
Elemento soggettivo, ossia colui che compra o riceve il bene o il denaro rubato, sa che è stato rubato;
Volontà di ottenere un vantaggio o profitto dalla ricezione dei beni o del denaro.
Perché si parli di ricettazione è dunque necessario che ci sia un reato presupposto, ossia qualcuno che ha rubato denaro o beni a una persona, poi un’altro soggetto che li compra o riceve, conoscendone l’illecita provenienza. Inoltre, la persona che compra il bene o riceve il denaro, non è in alcun modo collegata al furto, entra quindi in scena dopo: non ha in alcun modo inciso sul furto, ma è sopraggiunta dopo, a furto già avvenuto.
Se invece il compratore ha inciso sul furto, a quel punto non si parla più di ricettazione ma di concorso nel reato.
Non bisogna confondere la ricettazione con il favoreggiamento reale (art. 379 codice penale). Anche con il favoreggiamento c’è il reato presupposto, ossia qualcuno che sottrae beni/denaro a un altro; c’è anche l’elemento soggettivo, ossia la consapevolezza della fonte illecita dei beni. La differenza con la ricettazione è che la persona che li riceve non li prende per ottenere un vantaggio, bensì lo fa in maniera disinteressata, solo per fornire aiuto o fare un favore al ladro, senza trarne vantaggio.
Differenze tra ricettazione, concorso e favoreggiamento
Reato presupposto Elemento soggettivo Volontà di trarre vantaggio o profitto
Ricettazione SI SI ma non ha inciso sul furto SI
Concorso nel reato SI SI e ha anche inciso sul furto SI/NO
Favoreggiamento reale SI SI NO
Il reato di ricettazione è contemplato dall’articolo 648 del codice penale: chi allo scopo di ottenere un vantaggio per sé o altri, compra o nasconde beni o denaro che qualcun altro ha procurato in maniera illecita, per esempio rubandoli. Non è quindi necessario che la persona compri questi oggetti rubati: il reato di ricettazione si realizza anche se si limita a riceverli o nasconderli.
Secondo una sentenza della Cassazione, si compie ricettazione anche quando, possedendo beni o denaro di illecita provenienza, il detentore non ne spiega una ragione credibile e affidabile del possesso (Cassazione – Sez. II Pen., sent. 20193/2017). Quindi secondo i giudici che hanno emesso la sentenza, il reato si realizza non solo se la persona sa che quei beni sono rubati, ma anche se non riesce a fornire un’attendibile versione dell’origine.
Il reato di ricettazione ha carattere istantaneo, si concretizza nel preciso istante in cui la persona prende il possesso di beni o denaro di origine illecita. È questo il momento consumativo del reato: l’istante in cui accetta di detenere, occultare o comprare quei beni rubati.
Il momento consumativo quindi, non è quello in cui viene accertato o meno l’effetto permanente del reato, il danno causato al terzo a cui sono stati sottratti i beni/denaro, ma già nel momento in cui il terzo entra in possesso dell’elemento rubato.
La condanna prevista dall’articolo 648 del codice penale è composta da:
Reclusione da due a otto anni;
Sanzione pecuniaria che va da un minimo di 516 a un massimo di 10.329 euro.
Dunque, per il reato di ricettazione si va in carcere. Inoltre il condannato è chiamato a pagare anche la multa: reclusione e multa non sono alternative.
Aggravamento e tenuità
La pena aumenta se il fatto riguarda beni o denaro che derivano da rapina aggravata, estorsione aggravata o furto aggravato. Al contrario, se il fatto è particolarmente esiguo, la pena è di massimo 6 anni e la multa non supera i 516 euro.
La ricettazione è un reato con procedibilità d’ufficio, dunque le autorità che vengono a conoscenza del fatto sono tenute ad aprire le indagini. Chiaramente il soggetto offeso può sporgere querela affinché si celebri il processo.
Come e dove farla. La querela va presentata presso la caserma dei carabinieri o la questura.
Ecco i passi che seguono la denunzia:
Apertura del procedimento penale. A seguito della denuncia o della querela, le autorità aprono un procedimento penale.
Indagini preliminari. Iniziano le indagini preliminari: le autorità svolgono tutte le indagini e raccolgono tutte le prove, i fatti per capire se ci sono elementi sufficienti per procedere. Il Pubblico Ministero iscrive il procedimento nell’apposito “registro delle notizie di reato”.
Fine delle indagini preliminari e decreto di citazione. Al termine delle indagini preliminari il Pubblico Ministero, se ritiene che ci siano elementi sufficienti emette il Decreto di citazione a giudizio, l’atto formale con cui chiede la punizione del colpevole: l’imputato è chiamato a rispondere al processo penale in Tribunale. Se invece il PM non trova elementi sufficienti, il procedimento viene chiuso e quindi il processo è scongiurato.
I gradi di giudizio. Il processo inizia con la sentenza di primo, secondo e termina con il terzo grado. Il primo e secondo grado servono a decidere la colpevolezza o meno dell’imputato, il terzo grado invece, ossia la Cassazione, serve ad accertare la legittimità della sentenza.
Il processo di primo grado è solitamente quello più lungo, poiché tutti cercano di dimostrare la propria verità, chiamano i testimoni, forniscono prove e controprove, alibi e le parti si incontrano in contraddittorio dinanzi al giudice imparziale.
Di solito il primo grado dura due o tre anni, ma può arrivare anche a dieci anni se si tratta di un processo complesso e grave. Altri due/tre anni per arrivare alla sentenza di Appello ed infine altri due/tre anni per arrivare alla sentenza della Corte di cassazione. In tutto quindi, si va da un minimo di sei a un massimo di quindici per i processi più gravi.
Precrizione
Il reato di ricettazione va in prescrizione in otto anni. Il momento consumativo del reato, ossia quello da cui si inizia a conteggiare la prescrizione, è quello nell’immediata prossimità di commissione del reato presupposto. Se quindi Tizio ruba del denaro il a fine marzo e lo consegna a Caio a fine agosto, la prescrizione parte da fine marzo.
La prescrizione viene interrotta nei casi elencati dall’articolo 160 c.p.:
Sentenza di condanna o decreto di condanna;
Ordinanza di misure cautelari personali, dunque volte a limitare la libertà personale dell’imputato;
Ordinanza di convalida di fermo;
Ordinanza di arresto;
Invito a presentarsi al P.M. per l’interrogatorio;
Interrogatorio dinanzi al P.M o al giudice;
Provvedimento del tribunale che stabilisce la data d’udienza per discutere e decidere in merito ad archiviazione o domanda di rinvio a giudizio;
Decreto che stabilisce la data d’udienza preliminare;
Ordinanza di giudizio abbreviato;
Decreto che stabilisce la data d’udienza per decidere della pena o della citazione per il giudizio direttissimo;
Decreto di giudizio, di giudizio immediato e quello di citazione a giudizio.
Questi eventi troncano la prescrizione, che poi riparte da quel giorno stesso. Se ci sono più eventi interruttivi, la prescrizione ai calcola dall’ultimo evento interruttivo.
Il reato di ricettazione si estingue anche in uno dei seguenti casi:
Morte dell’imputato (art. 150 codice penale);
Amnistia, ossia la rinuncia dello stato a perseguire il reo (art. 151 codice penale);
Ritiro della querela, ossia la rinuncia del querelante a perseguire il reo (art. 152 codice penale);
Sospensione condizionale della pena, quando essa non supera i 24 mesi (art. 163 codice penale);
Sospensione con messa alla prova, ossia la messa in atto di condotte volte a eliminare o risarcire il danneggiato (art. 168 bis codice penale);
Perdono giudiziale del minorenne (art. 169 codice penale).
Sebbene la differenza tra ricettazione e incauto acquisto sia molto sottile, è di estrema importanza. Nella ricettazione infatti, chi riceve o acquista il bene ha piena certezza e consapevolezza della provenienza illecita. Nell’incauto acquisto invece, non ne ha la certezza, ma determinate qualità o condizioni del bene, dovrebbero portare obiettivamente a pensare che sia di provenienza illecita.
Compri un cellulare che sul mercato vale 1.000 euro e il venditore te lo propone a 200 euro. In questo caso occorre obiettivamente sospettare che il cellulare sia frutto di un furto.
L’incauto acquisto è contemplato dall’articolo 712 del codice penale: la pena prevista è fino a sei mesi di reclusione, a cui si aggiunge una multa non minore di dieci euro.
Altra importante differenza è quella tra ricettazione e riciclaggio: nel primo caso il soggetto che riceve il denaro o il bene si “limita” a riceverlo pur conoscendone la provenienza illecita. Nel secondo caso invece, oltre a riceverlo attua condotte e azioni tali da contrastare, osteggiare l’identificazione dell’origine illecita. Nella ricettazione quindi c’è un dolo generico, mentre nel riciclaggio c’è un dolo specifico. Il riciclaggio è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e una multa da 5.000 a 25.000 euro.
Ricettazione e riciclaggio non possono concorrere, poiché quest’ultimo è assorbito dal primo, è quindi più specifico e più grave, tant’è che la pena prevista è maggiore (Tribunale di Milano sentenza del 3 maggio 2011).
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