Source: https://recupero-crediti-bergamo.it/
Timestamp: 2019-06-18 14:45:21+00:00
Document Index: 138609028

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 14', 'sentenza ', 'art. 644', 'art. 42', 'art. 33', 'art. 5', 'sentenza ']

Sapevi che i creditori che più spesso vengono pagati sono quelli che si muovono per primi?
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Vantaggi Fiscali superiori ai costi
Per gli imprenditori e le società il tentativo di recupero crediti Bergamo può portare dei benefici, in termini di risparmio fiscale e di recupero di iva non riscossa, tali da superare e di parecchio il costo dell'attività giudiziale.
Onde evitare spiacevoli sorprese ai nostri clienti siamo sempre molto chiari riguardo alla nostra retribuzione nell'attività di recupero crediti a Bergamo.
Questa può essere calcolata in diversi modi, sulla base delle esigenze del cliente.
Incontri periodici nella vostra sede
L'Avvocato Massimo Mascali organizza incontri periodici presso la sede del cliente durante i quali viene fatto il punto della situazione del recupero crediti e vengono scambiate informazioni e opinioni.
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Imprenditori, Società ed Artigiani
L'avvocato Massimo Mascali a Bergamo ha maturato esperienza nel recupero crediti aziendale, seguendo aziende sia di piccole che di grandi dimensioni...
Lo Studio Legale Mascali segue con successo il recupero crediti a Bergamo per conto di professionisti di vario genere: ingegneri, architetti, medici,...
Nella maggior parte dei casi, grazie alle attività svolte dall'avvocato Massimo Mascali, la sola fase stragiudiziale consente un totale o parziale recupero del credito.
Lo Studio Legale Mascali, fondato a Bergamo nel 1969, si occupa di diritto civile e di recupero crediti e fornisce assistenza qualificata sia ad aziende, con le quali intrattiene rapporti continuativi regolati spesso fa contratti a forfait, che a privati.
Le tariffe dell'Avvocato, che si occupa di Recupero Crediti a Bergamo, sono chiare fin da subito (potete consultarle a questo link) e molto convenienti.
Le fasi del Recupero Crediti:
Più veloce, efficace e meno onerosa per il creditore, questa fase, se affrontata con le dovute competenze, porta nella maggior parte dei casi al recupero del credito, ivi comprese le spese legali.
Finalizzata ad evitare procedure all'evidenza inutili, questa fase consiste in un'attenta analisi della situazione reddituale e patrimoniale del debitore, avvalendosi di società di rating, investigazioni,...
La fase giudiziale comprende l'azione di accertamento del credito e la eventuale successiva azione esecutiva per il recupero coattivo del credito.
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21583, depositata il 03 settembre 2018, ribadisce un principio tanto pacifico quanto discutibile per gli effetti pratici cui conduce.
Un creditore otteneva un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo per un importo non indifferente (oltre €. 150.000,00). Sulla base dell'ingiunzione esecutiva, il creditore iscriveva altresì ipoteca ai danni del debitore, che di lì a poco falliva.
In sede di verifica dello stato passivo, il Tribunale respingeva l'ammissione in via privilegiata del credito, che collocava al chirografo, ed escludeva anche le spese e i costi della fase monitoria e dell'imposta ipotecaria.
Procedimento sommario per opposizione a decreto ingiuntivo
Il decreto ingiuntivo per il pagamento della parcella dell'avvocato va opposto con il procedimento sommario
Epilogo processuale amaro per un cliente a cui l'avvocato aveva ingiunto il pagamento di una somma a titolo di parcella notevolmente superiore a quella che il primo sosteneva essere stata a suo tempo convenuta. Purtroppo per il cliente, il giudice non poteva entrare nel merito della controversia, in quanto, nell'opporre il decreto ingiuntivo, il cliente optava per l'atto sbagliato.
Il Tribunale di Milano, con la sentenza n. 2349/2018, rileva come l'opponente abbia erroneamente introdotto il procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo con un normale atto di citazione a comparire, laddove l'art. 14, comma 1, del D.L. 150/2011 (Delle controversie in materia di liquidazione degli onorari e dei diritti di avvocato), così dispone...
Assegno senza data
L'assegno senza data vale (solo) come promessa di pagamento
La decisione resa dalla Cassazione, con l'ordinanza n. 24144/18, depositata il 03.10.2018, prende le mosse da un'opposizione a decreto ingiuntivo, a mezzo del quale il creditore chiedeva il pagamento del dovuto sulla base di un assegno bancario, la cui data veniva contestata dal debitore.
La Corte di Cassazione, nel confermare la correttezza delle sentenze di primo e secondo grado, sottolinea come la data, ai fini dell'utilizzo del titolo quale prova scritta ai fini dell'emissione del decreto ingiuntivo, sia circostanza tutto sommato irrilevante.
Una recente sentenza del Tribunale di Reggio Emilia, la n. 75/18 depositata il 18.05.2018, ha avuto modo di ribadire un'interpretazione giurisprudenziale piuttosto datata e relativa alla notifica del decreto ingiuntivo oltre il termine stabilito dalla legge.
L'art. 644 c.p.c. dispone che il decreto d'ingiunzione diventa inefficace qualora la notificazione non sia eseguita nel termine di sessanta giorni dalla pronuncia. Cosa succede, quindi, se il decreto ingiuntivo, per qualsiasi motivo, venga notificato oltre il termine?
Nelle cause di recupero crediti contro il consumatore la residenza rilevante ai fini della competenza è quella che risulta al momento della domanda
Il cliente di un Avvocato solleva eccezione di incompetenza
Un avvocato procedeva con decreto ingiuntivo contro il proprio cliente che non aveva pagato i compensi relativi a prestazioni professionali rese sul foro di Lecce. Il cliente, che nel frattempo si era trasferito a Bologna, opponeva il decreto ingiuntivo e sollevava eccezione di incompetenza. Il Tribunale di Lecce respingeva l'eccezione e disponeva la prosecuzione del giudizio di opposizione. Il cliente, non convinto, impugnava l'ordinanza di rigetto, ai sensi e per gli effetti dell'art. 42 del Codice di Procedura Civile, con regolamento necessario di competenza avanti la Corte di Cassazione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11389/2018, del 23.11.2017, depositata il 11.05.2018, accoglie il ricorso e dichiara la competenza del Tribunale di Bologna per le ragioni che seguono.
l rapporto tra avvocato e cliente è un rapporto tra professionista e consumatore ed è, di conseguenza, soggetto alla disciplina del Codice del Consumo (D.Lgs. n. 2906/2005). Ai sensi e per gli effetti dell'art. 33, "Si presumono vessatorie (e, quindi, nulle, n.d.r.) fino a prova contraria le clausole che hanno per oggetto, o per effetto, di: … stabilire come sede del foro competente sulle controversie località diversa da quella di residenza o domicilio elettivo del consumatore". Il problema affrontato nel caso concreto sta nel fatto che il consumatore aveva dichiarato una residenza nel contratto di cui si controverte, residenza che successivamente cambiava. La domanda che ci si pone è quale delle due residenze sia da considerare rilevante ai fini del foro competente. La Corte parte da una premessa, che è la regola dettata dall'art. 5 del c.p.c., per il quale "La giurisdizione e la competenza si determinano con riguardo alla legge vigente e allo stato di fatto esistente al momento della proposizione della domanda …".
Quando ad un credito del fallito viene opposto in compensazione un proprio credito
È possibile opporre un proprio credito in compensazione contro il fallimento che agisce per far valere un credito del fallito
Secondo la sentenza della Corte di Cassazione n. 30298 del 18.12.2017, pubblicata il 05.05.2018, è possibile neutralizzare la richiesta di pagamento proveniente da un fallimento facendo valere un proprio controcredito verso quello stesso fallimento.
Nella specie era successo che il fallimento si fosse sciolto da un contratto preliminare relativo ad un immobile e avesse chiesto ed ottenuto un corrispettivo per l'illegittima occupazione dell'immobile. L'occupante aveva eccepito in compensazione il proprio credito per i miglioramenti apportati all'immobile. La soluzione adottata nel caso di specie trova, comunque, applicazione in ogni situazione in cui ad un credito del fallito venga opposto in compensazione un proprio credito.
Recupero Crediti da parte di Società di telecomunicazioni
Il ricorso al decreto ingiuntivo da parte della società di Telecomunicazione non è subordinato al previo esperimento del tentativo di conciliazione
Nel presente approfondimento ci si chiede se la società di telecomunicazioni, prima di procedere al recupero crediti, debba sempre e comunque, instaurare il tentativo di conciliazione avanti le autorità preposte.
Il dubbio nasce dal fatto che, di fronte alla previsione del tentativo come obbligatorio, la norma esclude espressamente dal suo ambito applicativo le controversie relative al recupero del credito, in caso di assenza di contestazioni da parte dell'utente. Né la norma né il Regolamento chiariscono cosa si debba intendere per contestazione e a chi, in caso di opposizione a decreto ingiuntivo, spetti l'onere di attivare la procedura volta al componimento bonario.
E' opinione di chi scrive che l'operatore può procedere al recupero del proprio credito con richiesta di decreto ingiuntivo e senza esperire il tentativo di conciliazione. In caso di opposizione al decreto ingiuntivo promossa dall'utente, il Giudice, solo se le contestazioni precedenti all'instaurazione del procedimento erano state specifiche e dettagliate, potrà sospendere il giudizio, imponendo l'eventuale onere di attivarsi per il tentativo di conciliazione sull'utente. Qualora l'utente, opponente il decreto ingiuntivo, dovesse rimanere inerte di fronte all'invito al Giudice, la conseguenza sarà l'improcedibilità dell'opposizione con conseguente passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo.