Source: http://www.artcurel.it/ARTCUREL/RUBRICHEAUTORI/GiovanniTonelli/GTdocumentoinformativoreferendumcostistuzionale.htm
Timestamp: 2017-11-18 23:09:50+00:00
Document Index: 131754704

Matched Legal Cases: ['art. 138', 'art. 75', 'art. 70', 'art. 117', 'art. 70', 'art. 88']

Domenica 25 giugno 2006, dalle ore 8 alle ore 22, e lunedì 26 giugno, dalle ore 7 alle ore 15, i cittadini saranno chiamati a votare sul referendum popolare confermativo della legge costituzionale recante modifiche alla parte II della Costituzione, approvata dalla vecchia maggioranza di centrodestra nel 2005. Il referendum avrà ad oggetto un unico quesito. Sul testo della scheda referendaria troveremo scritto: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente 'Modifiche alla parte II della Costituzione' approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 269 del 18 novembre 2005?". Con questo referendum confermativo, previsto dall'art. 138 della Costituzione, il cittadino, votando SI, esprime la volontà di confermare la legge di riforma costituzionale, votando NO, non vuole la conferma della legge costituzionale già approvata dal Parlamento ed intende mantenere l'impianto della Costituzione esistente. Se vincerà il SI’, la riforma verrà approvata definitivamente ed entrerà in vigore secondo un calendario ripartito in tre fasi (una prima parte subito, una seconda nel 2011, e una terza nel 2016), cambiando la Costituzione. Se vincerà il NO, la riforma non verrà approvata e la Costituzione vigente rimarrà invariata. A differenza dei referendum abrogativi previsti dall’art. 75 Cost., questo referendum non prevede il quorum, dunque la consultazione referendaria è valida qualunque sia il numero dei votanti.
I – STRUTTURA E COMPOSIZIONE DEL PARLAMENTO
Cosa succede se vincono i No.
Il sistema attuale rimane invariato. La Camera dei Deputati è composta di 630 deputati, mentre il Senato è composto di 315 senatori, più i senatori a vita (gli ex Presidenti e i senatori di nomina presidenziale). Per eleggere i deputati bisogna avere compiuto almeno 18 anni; invece, per essere eletti alla Camera bisogna avere compiuto almeno 25 anni, e per eleggere i senatori bisogna avere compiuto almeno 25 anni; infine, per essere eletti al Senato bisogna avere compiuto almeno 40 anni. La Costituzione vigente non prevede norme che tutelino i diritti dell’opposizione. Infine, per quanto riguarda l’elezione dei Presidenti dei due rami del Parlamento, la Costituzione specifica soltanto che ciascuna Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e l’Ufficio di Presidenza, mentre le modalità di elezione sono specificate dai Regolamenti delle due Camere.
Cosa succede se vincono i Sì.
Nasce il Senato Federale della Repubblica e cambiano struttura e composizione dei due rami del Parlamento. Il numero dei deputati cala da 630 a 518, di cui 18 eletti all’estero. Scompaiono i senatori a vita e nasce la nuova categoria dei “deputati a vita”: gli ex-presidenti della Repubblica più 3 di nomina presidenziale. L’elettorato attivo viene equiparato per Camera e Senato Federale: per poter votare bisogna avere compiuto 18 anni, e per quanto riguarda l’elettorato passivo, per essere eletti basta avere 21 anni per la Camera e 25 anni per il Senato. Il numero dei senatori cala da 315 a 252. Il Senato Federale è eletto a suffragio universale e diretto, su base regionale e contestualmente all’elezione dei Consigli regionali. Il regolamento del Senato federale garantirà anche i diritti delle minoranze. Inoltre, alle opposizioni spetterà la presidenza delle Commissioni di garanzia, di controllo e d’inchiesta della Camera.
II – ITER LEGISLATIVO
Il sistema attuale rimane invariato. La Costituzione vigente prevede il sistema del bicameralismo perfetto, enunciato dal vigente art. 70 Cost.: la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere. Perché una proposta possa diventare legge, il suo testo dev’essere votato almeno una volta e in modo identico sia dalla Camera dei Deputati, sia dal Senato della Repubblica. Ciò può comportare (e ha comportato molte volte in passato) che una proposta di legge possa non arrivare mai in porto per un continuo rinvio dovuto ad emendamenti tra i due rami del Parlamento. Implica poi un lavoro delle due Camere necessariamente più “rallentato” in quanto entrambe le Camere devono interessarsi della stessa materia. Per converso, questo sistema consente una maggiore riflessione al legislatore e rende difficile il verificarsi dell’ipotesi che una legge sia approvata dal Parlamento sotto la spinta di un’onda emotiva popolare.
Fine del bicameralismo perfetto e nascita di un nuovo bicameralismo, di tipo asimmetrico, dove, in base al nuovo art. 117 Cost., la Camera dei deputati acquisirebbe la funzione legislativa relativamente alle materie di competenza esclusiva dello Stato, mentre il Senato Federale acquisirebbe la funzione legislativa sulle materie di competenza concorrente Stato-Regioni. L’esercizio collettivo della funzione legislativa, che costituisce l’asse portante del sistema attuale, con il nuovo sistema diviene residuale, e rimane per le materie indicate dal nuovo art. 70 comma 3 Cost. Anche se ciascuno dei due rami del Parlamento mantiene un limitato potere di controllo degli atti dell’altro, in quanto può proporre entro 30 giorni modifiche sulle quali l’altra decide in via definitiva, il bicameralismo viene di fatto sostituito con un nuovo sistema nel quale la Camera dei deputati e il Senato Federale, per diversità di composizione e di competenza, diventano del tutto autonomi l’uno dall’altra.
III – IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Il sistema attuale rimane invariato. Il Presidente della Repubblica deve avere almeno 50 anni, è eletto dal Parlamento in seduta comune, ha un mandato di 7 anni e rappresenta l’unità nazionale. Può sciogliere le Camere, sentiti i loro presidenti. Nomina il presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri. Nei fatti può nominare un nuovo Presidente del Consiglio che abbia una maggioranza elettorale diversa da quella del governo costituito dopo le elezioni. Presiede il CSM, nomina cinque senatori a vita e cinque giudici costituzionali, e può concedere grazie: in quest’ultimo caso la controfirma del ministro è solo un atto dovuto (cioè la decisione sostanziale sulla grazia viene presa solo dal Presidente della Repubblica). Infine, il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse, ma non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato (semestre bianco), a meno che non coincidano in tutto i in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura.
Il Presidente della Repubblica rappresenta la Nazione ed è garante della Costituzione e dell’unità federale della Repubblica. L’età per essere eletti a Presidente della Repubblica scende a 40 anni. La scelta spetta all’Assemblea della Repubblica, cioè una particolare assemblea composta dai deputati, dai senatori, e dai rappresentanti delle Regioni.
Il Presidente della Repubblica nomina i tre deputati a vita, i quattro giudici costituzionali, il Primo Ministro, i Presidenti delle Autorità Amministrative Indipendenti ed il vicepresidente del CSM. I suoi atti, tra cui in particolare la concessione della grazia, devono essere controfirmati dai ministri: ciò significa che decisione sulla grazia diverrebbe condivisa tra il Presidente della Repubblica e il Guardasigilli. Per quanto riguarda lo scioglimento del Parlamento, la riforma limita tale potere alla Camera dei Deputati, e lo vincola ad alcuni casi tassativamente stabiliti dal nuovo art. 88 Cost. (richiesta, morte, dimissioni del Primo Ministro). Scompare del tutto l’ipotesi del semestre bianco.
IV – IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
Il sistema attuale rimane invariato. Resta il presidente del Consiglio dei Ministri, che è nominato dal Capo dello Stato, che nomina anche i ministri, su proposta del Premier. Il Governo entro dieci giorni dalla formazione si presenta davanti alle Camere per avere la fiducia. Nei confronti del Governo può anche essere presentata una mozione di sfiducia, firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera.
Il Premier dirige la politica del Governo e ne è responsabile, ma non è sovraordinato gerarchicamente agli altri ministri, nel senso che l’esecutivo è un organo collegiale. Il Premier mantiene l’unità d’indirizzo politico dell’esecutivo, promuovendo e coordinando l’attività dei ministri. Questi ultimi sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, ed individualmente degli atti dei loro dicasteri.
Nasce il Primo Ministro, che dovrà essere il soggetto collegato con i candidati ovvero con una o più liste di candidati all’elezione della Camera dei deputati. Sulla base delle elezioni della Camera dei deputati, il Primo Ministro è nominato dal Presidente della Repubblica.
Il Primo Ministro non dovrà più ottenere la fiducia delle Camere all’inizio del mandato, (questa norma segna anche la fine del principio del rapporto di fiducia tra Governo e Parlamento) ma dovrà illustrare il suo programma, sul quale voterà la sola Camera dei deputati. Se il Primo Ministro lo richiede, su sua esclusiva responsabilità, il Capo dello Stato dovrà sciogliere la Camera. Il Primo ministro puo' porre la questione di fiducia e chiedere che la Camera dei deputati si esprima, con priorita' su ogni altra proposta, con voto conforme alle proposte del Governo, nei casi previsti dal suo regolamento. In caso di voto contrario, il Primo Ministro si dimette.
Fonte : Scritti e riflessioni dell'Autore Avv. Giovanni Tonelli , gentilmente inviati ad ARTCUREL il 18 giugno 2006.