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Timestamp: 2020-07-08 10:59:18+00:00
Document Index: 16905274

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 378', 'art. 5', 'art. 1717', 'art. 38', 'art. 201', 'art. 201', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 201', 'art. 202', 'art. 201', 'art. 7', 'art. 1717', 'art. 5', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 8104 del 22/03/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8104 del 22/03/2019
Cassazione civile sez. trib., 22/03/2019, (ud. 03/10/2018, dep. 22/03/2019), n.8104
sul ricorso iscritto al n. 3639/2012 R.G. proposto da:
S.C., quale erede di S.M., e
C.S., rappresentate e difese dagli Avv.ti Domenico Bechini e Bartolo
Spallina, con domicilio eletto presso quest’ultimo in Roma Piazza
Sallustio n. 39, giusta procura in calce al controricorso;
ATIESSE Spa in liquidazione, F.G., S.C. in
qualità di tutrice di S.D.;
Toscana n. 100/5/10, depositata il 13 dicembre 2010.
Udito l’Avv. Domenico Bechini per S.C. e C.S.
L’Agenzia delle dogane emetteva nei confronti della Atiesse Spa (già Atiesse Group Spa), della First General Trading (FGT) Sas, di C.S., legale rappresentante della FGT Sas, nonchè di S.M., spedizioniere doganale dipendente della FGT Sas, quali responsabili solidali, avvisi di accertamento per il recupero di dazi e Iva all’importazione per gli anni 2003 e 2004 per merci importate dalla Cina, poichè, in esito alle risultanze dell’attività di mutua assistenza amministrativa con la Repubblica Popolare Cinese, era emerso che le fatture allegate al certificato Form A erano diverse da quelle originali e il valore delle merci (nella specie, calzature e indumenti) superiore a quanto dichiarato.
I contribuenti impugnavano, con separati ricorsi, gli avvisi di accertamento deducendo, quanto alla Atiesse Spa, la propria estraneità alla vicenda e la mancata conoscenza delle irregolarità, mentre la First General Trading Sas, C.S. e S.M. eccepivano il carattere diretto della rappresentanza e l’inesistenza dell’obbligazione tributaria.
La Commissione provinciale tributaria di Pisa, riuniti i ricorsi, li accoglieva; la sentenza era confermata dal giudice d’appello.
L’Agenzia delle dogane ricorre per cassazione con due motivi. Resistono, con controricorso, S.C., quale erede di S.M., e C.S., che depositano altresì memoria ex art. 378 c.p.c..
Atiesse Spa in liquidazione e gli altri eredi di S.M., F.G. e S.C. in qualità di tutrice di S.D., sono invece rimasti intimati.
1. E’ inammissibile, preliminarmente, l’eccezione proposta dai controricorrenti di estinzione del giudizio d’appello per tardiva riassunzione in esito all’interruzione per il decesso del sig. S.M..
La CTR, infatti, ha espressamente statuito sulla questione, ritenendola infondata, sicchè essa doveva essere riproposta con ricorso incidentale condizionato, in mancanza del quale deve ritenersi formato il giudicato (v. Sez. U., n. 11799 del 12/05/2017).
2. Il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 5 c.d.c., dell’art. 1717 c.c., degli artt. 201 e 202 c.d.c., del D.P.R. n. 43 del 1973, art. 38.
2.1. L’Agenzia delle dogane lamenta, in sostanza, che la CTR, con erronea applicazione delle norme richiamate, abbia ritenuto che il sig. S.M. avesse operato in rappresentanza diretta, derivandone, con motivazione apodittica, l’esclusione della responsabilità nei confronti degli altri soggetti, e, comunque, non fosse provata la consapevolezza dell’irregolarità della dichiarazione.
3. Le doglianze, da esaminare unitariamente in quanto strettamente e logicamente connesse, sono fondate.
4. Occorre premettere, in primo luogo, che la vicenda in esame resta disciplinata nell’ambito dell’art. 201 c.d.c., per essere avvenuta l’importazione in base ad una dichiarazione doganale.
5. Così determinato l’ambito di riferimento normativo, occorre valutare se e come possano venire in rilievo le posizioni dei diversi partecipanti alle operazioni di importazione.
5.1. Con riferimento, in primo luogo, al ruolo svolto dal dichiarante in dogana – nella vicenda in esame S.M., spedizioniere doganale – la norma distingue tra colui che agisce in rappresentanza diretta (che è esente da responsabilità, salva la sua eventuale negligenza o mala fede) e colui che opera in rappresentanza indiretta, che si ha quando il soggetto agisce per conto altrui senza aver ricevuto una procura ad hoc e ciò a prescindere dalla spendita o meno del nome (nel primo caso è configurabile una ipotesi di falsus procurator e gli effetti dell’attività si consolidano sul rappresentante apparente).
L’art. 201 c.d.c., nel prevedere esplicitamente la responsabilità del dichiarante – quando operi quale rappresentante indiretto, che, anzi, è il primo obbligato per essere la responsabilità estesa al soggetto per cui agisce – mira, da un lato, a responsabilizzare il soggetto che pone in essere l’attività doganale e, dall’altro, ad ampliare il novero dei debitori dell’obbligazione doganale, sì da assicurarne, con maggiore efficienza, la riscossione; tale ratio, del resto, assiste anche la previsione della responsabilità delle “altre persone” (v. Corte di Giustizia, sentenza 17 novembre 2017, A, in C-522/16).
Va poi rilevato, quanto alla ripartizione dell’onere della prova sul carattere della rappresentanza, che l’art. 5 c.d.c., comma 5, nel prevedere che “L’autorità doganale può chiedere a chiunque dichiari di agire in nome o per conto di un’altra persona di fornirle le prove del suo potere di rappresentanza” postula che essa incomba sul dichiarante che spenda una tale qualità e ciò sull’evidente assunto che la rappresentanza diretta integra una ipotesi di esenzione di responsabilità” sicchè incombe su colui che la invoca dimostrarla.
5.2. Va, dunque, affermato il seguente principio di diritto:
“In tema di obbligazioni doganali” incombe sul dichiarante che affermi di agire in rappresentanza diretta fornire la prova del suo potere di rappresentanza, nella cui mancanza deve ritenersi che abbia agito quale rappresentante indiretto”.
5.3. Quanto alla posizione degli altri soggetti che abbiano fornito un contributo causale alle operazioni di importazione, assume rilievo la previsione del capoverso dell’art. 201 c.d.c., comma 3, per cui “Quando una dichiarazione in dogana per uno dei regimi di cui al paragrafo 1 è redatta in base a dati che determinano la mancata riscossione” totale o parziale, dei dati dovuti per legge, le persone che hanno fornito detti dati necessari alla stesura della dichiarazione, e che erano o avrebbero dovuto ragionevolmente essere a conoscenza della loro erroneità, possono parimenti essere considerate debitori conformemente alle vigenti disposizioni nazionali”.
5.4. In tale ambito rientrano, dunque, le condotte riferibili agli altri soggetti di cui al giudizio – l’Atiesse Spa e la First General Trading Sas (e, quindi, nel presente giudizio, C.S.) dovendosi sicuramente escludere che il loro ruolo fosse sussumibile nell’ambito della rappresentanza diretta o indiretta, non fosse altro per il fatto che nessuna dichiarazione doganale è stata presentata da essi.
6. Orbene, quanto alla posizione del S. (e, dunque, degli eredi nel presente giudizio), la CTR ha affermato, come se si trattasse di dato di fatto incontestato, che egli operava in regime di rappresentanza diretta (“il riconoscimento al Signor S. della rappresentanza diretta”), omettendo, peraltro, ogni motivazione a giustificazione della conclusione raggiunta e ciò senza tenere conto, in alcun modo, nè dei principi di diritto sopra esposti, nè delle specifiche e articolate censure dell’Ufficio (riprodotte per autosufficienza).
7. Quanto alla posizione delle società Atiesse Spa e First General Trading Sas, la CTR ha affermato, in primo luogo, che “la Agenzia delle Dogane non ha fornito alcuna prova relativamente alla consapevolezza, da parte di tutti i partecipanti all’operazione, della dichiarazione… le fatture apparivano regolari e non si vede, in base a quali elementi, i soggetti partecipanti all’operazione potessero essere coscienti e consapevoli di irregolarità dell’operazione medesima”.
Va invero sottolineato che, nella vicenda in esame, venendo in riferimento una introduzione regolare di merci su presentazione con dichiarazione doganale, la disamina, qui omessa, andava operata, in primo luogo, sulla documentazione fornita al dogazionalista dalla Atiesse Spa (e dalla FGT Sas) alla luce degli elementi introdotti nel giudizio dall’Ufficio.
7.1. In tal senso, la CTR, a fronte della indiscussa falsità delle fatture, ha omesso di considerare – come invece dedotto dall’Ufficio e pacificamente documentato nel giudizio anche alla stregua della decisione penale riprodotta dalle controricorrenti – il diretto e rilevante coinvolgimento della Atiesse. Spa con riguardo alla filiale di (OMISSIS), il cui titolare ( S.F.) è stato altresì sottoposto a processo penale proprio in relazione ai fatti in giudizio, nonchè del rinvenimento presso la sede della filiale stessa di documentazione in bianco e timbri per la falsificazione delle fatture.
Giova sottolineare, sul punto, che la circostanza che venga in rilievo una persona giuridica e non una persona fisica non ha carattere ostativo poichè, da un lato, “l’art. 202, par. 3, primo trattino, di tale codice” – conclusione pienamente mutuabile per l’art. 201, paragrafo 3 – “menziona la “persona” che ha proceduto all’introduzione irregolare, senza precisare se tale persona sia una persona fisica o una persona giuridica. Può quindi essere considerata debitrice dell’obbligazione doganale qualunque “persona” ai sensi della detta disposizione, ossia quella che può essere considerata, con i suoi atti, all’origine dell’irregolare introduzione della merce” (Corte di Giustizia, 25 gennaio 2017, Ultra-Brag AG, in C-679/15; in precedenza v. Corte di Giustizia 23 settembre 2004, Spedition Ulustrans, in C-414/02) e, dall’altro, le sanzioni, in forza del D.L. n. 269 del 2003, art. 7, sono esclusivamente a carico delle persone giuridiche.
7.2. Va poi considerato che, come evidenziato dall’Ufficio, del tutto anomala era la situazione con riguardo al conferimento della rappresentanza al S..
Va rilevato, del resto, che la procura è un atto conferito intuitu personae, sicchè il rappresentante non può sostituire altri a sè nell’esecuzione dell’incarico ricevuto, a meno che tale facoltà non gli sia stata espressamente conferita (Cass. n. 15412 del 28/06/2010): ne deriva che l’eventuale conferimento in tali termini (e tale facoltà fosse stata sin dall’inizio prevista ai sensi dell’art. 1717 c.c.) non avrebbe impedito il conferimento di un sub mandato ad uno spedizioniere doganale.
L’utilizzo da parte di questa società di un proprio dipendente con la richiesta qualifica, poi, imponeva o l’esistenza di un ulteriore mandato con espressa autorizzazione alla sostituzione ovvero che fosse lo stesso S. ad ottenere ‘dall’importatore una specifica procura, nella specie peraltro assente.
La peculiarità della situazione, del resto, aveva portato l’ufficio doganale – come ampiamente dedotto dall’agenzia delle dogane (v. atto di gravame riprodotto per autosufficienza) – a chiedere, ai sensi dell’art. 5 c.d.c., comma 5, al S. la prova della relativa procura, questione su cui il giudice regionale omette, anche qui, ogni considerazione.
7.3. Da ultimo, la CTR ha ritenuto che il riconoscimento della rappresentanza diretta al S. comportasse l’esclusione della responsabilità degli altri soggetti (“Inoltre, è anche vero che il riconoscimento al Signor S. della rappresentanza diretta, esclude responsabilità nei confronti degli altri soggetti”).
Si tratta, tuttavia, di affermazione che, al di là dei rilievi sopra già esposti, realizza un (ulteriore) incomprensibile salto logico, distonico pure rispetto al dato normativo.
8. Il ricorso, pertanto, va accolto e la sentenza cassata con rinvio, anche per le spese, alla CTR competente in diversa composizione per un nuovo esame in conformità ai principi esposti.