Source: http://www.fondazionetercas.it/fondazione/presentazione.php
Timestamp: 2013-05-20 19:21:33+00:00
Document Index: 148828950

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 118']

La Fondazione Tercas nasce con decreto del Ministro del Tesoro del 24 giugno 1992, in applicazione della legge 218/1990 e dei relativi decreti attuativi, dalla trasformazione dell’allora Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo (costituita con Regio Decreto del 12 ottobre 1939 dalla fusione delle Casse di Risparmio di Atri e Nereto) in due enti: la società conferitaria Tercas SpA per lo svolgimento dell’attività creditizia e l’Ente Conferente Fondazione Tercas con il compito di proseguire e sostenere le attività sociali del territorio nei settori di intervento indicati dalla legge.
La Fondazione Tercas persegue esclusivamente scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico, culturale e sociale nella provincia di Teramo ed a seguito della mutata normativa e delle conseguenti modifiche statutarie opera oggi nei settori di intervento individuati con cadenza triennale tra quelli indicati dal D.Lgs 153/99.
Il collocamento delle azioni Banca Tercas SpA
Il senso dell’Offerta Pubblica di Vendita
Le risorse finanziarie per l’attuazione della Mission Il ruolo della Fondazione
Le Casse di Risparmio, sorte agli inizi dell’Ottocento, erano istituti nei quali convivevano due anime: quella rivolta all’esercizio del credito e quella rivolta ad effettuare interventi di utilità sociale nei confronti della comunità di riferimento.
Agli inizi degli anni Novanta, con l’applicazione della legge 30 luglio 1990 n. 218 ( Legge Amato), che si proponeva di ristrutturare e ammodernare il sistema bancario nazionale, le Casse di risparmio sono state oggetto di una profonda e radicale trasformazione che ha fortemente modificato il loro assetto, sia dal punto di vista giuridico – istituzionale sia da quello strutturale – operativo. Per effetto della riforma, la Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo, nata con Regio Decreto del 12 ottobre 1939 dalla fusione delle Casse di Risparmio di Atri e Nereto, acquisisce la qualificazione di Ente conferente denominato “Fondazione Tercas” a seguito dell’operazione di conferimento – voluta dalla Legge – dell’azienda bancaria ad una apposita società per azioni denominata, appunto Società conferitaria "Tercas S.p.A."
Alla fondazione “residuata”, in memoria delle ragioni che portarono in origine all’esercizio del credito - ragioni ispirate a criteri di utilità e solidarietà sociale - vengono attribuiti scopi statutari finalizzati al perseguimento di scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico.
Il progetto di trasformazione richiesto dalla Legge Amato, messo a punto dal Consiglio di Amministrazione della Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo, è approvato con Decreto del Ministro del Tesoro del 24 giugno 1992.
Viene così costituita la “Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo S.p.A”, con un capitale sociale suddiviso in 50 milioni di azioni da 1.000 lire nominali cadauna, interamente attribuite alla conferente “Fondazione Tercas” a seguito della cessione alla nuova società dell’azienda bancaria.
La normativa sulle fondazioni si venne poi evolvendo: nel novembre 1994 veniva emanata la c.d. “direttiva Dini”, avente come punti fondamentali l’estraneità delle fondazioni alla gestione delle banche e la focalizzazione delle stesse sugli scopi statutari loro propri.
Sarà solo con la c.d. Legge Ciampi, però, e con il D. Lgs 153/99 che si giungerà ad una normativa organica in tema di fondazioni di origine bancaria e all’affermazione dello status di soggetti di diritto privato.
Per un periodo di quasi nove anni, fino al 2000, la Fondazione Tercas è stata retta da un solo organo amministrativo, il Consiglio di Amministrazione, che riuniva in sé funzioni di indirizzo e di gestione.
Successivamente, secondo la versione dello Statuto approvato dal Ministero il 21 giugno 2000 e conseguentemente alla mutata normativa, la Fondazione ha assunto lo status di persona giuridica privata; le attività di indirizzo sono state scisse, ed oggi la Fondazione è governata da due organi complementari, ciascuno con attribuzioni specifiche: il Consiglio di Indirizzo, composto da dieci membri (tra i quali il Presidente del Consiglio di Indirizzo che è anche Presidente della Fondazione), in parte designati da enti pubblici e privati, ed il Consiglio di Amministrazione, composto da cinque membri nominati dal Consiglio di Indirizzo, cui sovrintende il Presidente. Tra gli anni 2001 e 2003 sia apre uno scontro molto duro tra fondazioni e Ministero dell’Economia e delle Finanze: l’allora Ministro Giulio Tremonti introduce, con l’art. 11 della legge finanziaria per il 2002, un emendamento al D.Lgs 153/99 al fine di vincolare l’autonomia delle fondazioni. Contro la legittimità di tali modifiche si avvia un contenzioso, fino alle pronunce della Corte Costituzionale del settembre 2003. Con la sentenza n. 300 si riafferma la natura giuridica privata delle fondazioni, riconoscendo loro piena autonomia statutaria e gestionale e collocandole a pieno titolo tra i soggetti espressione dell’organizzazione delle libertà sociali. Con la sentenza n. 301, invece, si sancisce l’illegittimità costituzionale della norma che impone che negli organi di indirizzo vi dovesse essere una prevalenza di membri espressione degli enti locali; negli organi di indirizzo deve, invece, essere presente una qualificata rappresentanza degli enti, pubblici e privati, espressivi delle realtà locali.
Raggiunto quindi un quadro giuridico certo, la Fondazione Tercas, pur non essendovi esigenze di adeguamento in senso stretto, arriva ad una nuova revisione statutaria nel dicembre 2005, al fine di una più stretta rispondenza,anche formale, tra le diverse definizioni.
La Fondazione è stata libera, così, in assenza di contenziosi da seguire e di limitazioni da osservare, di dedicarsi pienamente al perseguimento delle proprie finalità istituzionali.
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La Fondazione Tercas ha ceduto nell’ottobre 2006 il 15% della partecipazione nella Banca Tercas SpA; si è trattato di 7.500.000 azioni ordinarie per un valore nominale di 3,9 milioni di euro cedute mediante Offerta Pubblica di Vendita. Il prezzo di cessione, fissato in 9 euro per azione, ha consentito alla Fondazione un incasso complessivo di 67,5 milioni di euro che ha determinato una plusvalenza e quindi un incremento del patrimonio netto di quasi 48 milioni di Euro. L’operazione, con oltre 5000 sottoscrittori, è stata conclusa con un successo tale da rendere necessaria l’assegnazione con riparto. L’attuale interessenza nel capitale della Banca Tercas SpA è scesa quindi al 65%.
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L’operazione di cessione di una quota della propria banca deve essere inquadrata in un ambito di crescita delle rispettive controparti (Fondazione e Banca) ma anche in un ambito più generale che attiene l’intero mondo delle Fondazioni, il proprio ruolo e la disciplina normativa che regola la vita delle Fondazioni stesse.
I rapporti tra le Fondazioni e la propria banca Conferitaria sono stati infatti al centro di tutta l’evoluzione normativa che ha disciplinato il settore delle Fondazioni bancarie. Per quelle più piccole, come è noto, non sussiste l’obbligo di dimettere il controllo entro una certa data, potendo ancora beneficiare dei vantaggi fiscali sulle plusvalenze da cessione; tuttavia, i richiami alla necessità della diversificazione del rischio, alla necessità di conservazione del valore reale del patrimonio e alla esigenza di ottenere una adeguata redditività funzionale allo svolgimento della propria funzione di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico del territorio di riferimento, si possono identificare come delle vere e proprie linee guida che possono trovare attuazione proprio nell’operazione effettuata.
La Fondazione, mediante la cessione effettuata, ha consolidato la valorizzazione di una parte del proprio attivo finanziario. Ciò si traduce in un ammontare maggiore di risorse investibili che consentono da un lato di diversificare il rischio degli investimenti, finora concentrato in un unico asset, dall’altro di rafforzare la propria posizione patrimoniale. E’ necessario infatti a questo proposito ricordare che la plusvalenza incassata non ha avuto riflessi immediati sul reddito della Fondazione – spendibile a fini erogativi – ma è andato ad incrementare il valore del patrimonio della Fondazione, assicurando le condizioni necessarie per garantire in futuro lo svolgimento della funzione istituzionale della Fondazione stessa.
In altre parole, il ricavato della cessione della banca ha comportato un incremento del patrimonio netto dello Stato patrimoniale senza alcun effetto diretto sul conto economico ma con effetti invece diluiti nel tempo volti proprio a stabilizzare e tendenzialmente ad accrescere il contributo della Fondazione allo sviluppo del territorio: attraverso una massa maggiore di disponibilità patrimoniali viene assicurata la funzione propria della Fondazione potendo contare su maggiori potenzialità per conseguire i redditi necessari ai propri obiettivi erogativi.
E’ importante tuttavia sottolineare anche un altro aspetto che riporta alla necessità dell’operazione effettuata sotto il profilo finanziario e strategico. La cessione implica infatti l’entrata di nuovi soci, di nuovi capitali, sviluppo di nuove sinergie e quindi un rafforzamento della banca stessa.
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La definizione della mission della nostra Fondazione è esplicitata in maniera solenne nello Statuto, dove all’art. 2 si legge, appunto, che “La Fondazione persegue esclusivamente scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico del territorio, nel rispetto delle tradizioni originarie. La Fondazione indirizza la propria attività esclusivamente nei settori ammessi di cui all’art. 1, comma 1, lett. c-bis) del D.Lgs 153/99, ed opera in via prevalente nei settori rilevanti di cui all’art. 1, comma 1, lett. d) del citato decreto, assicurando singolarmente e nel loro insieme l'equilibrata destinazione delle risorse e la preferenza ai settori a maggiore rilevanza sociale. La Fondazione svolge la propria attività nel territorio della Provincia di Teramo, fatti salvi interventi di solidarietà nazionale coordinati dall’Associazione fra le Casse di Risparmio Italiane…omissis…”
L’Ente, poi, definisce di volta in volta campi e spazi di operatività attraverso la programmazione pluriennale ed annuale. Tali definizioni danno luogo alla redazione dei documenti di programmazione annuale e pluriennale (DPP e DPA) con i quali, nell’ambito dei valori e di specifici obiettivi privilegiati, si individuano i settori (in numero massimo di cinque) nei quali saranno concentrati, nel periodo di riferimento, la prevalenza delle risorse da assegnare, e quelli per i quali si prevedono comunque destinazioni.
In occasione del DPP 2008 – 2010 la Fondazione ha ben delineato le strategie guida di intervento nel triennio, identificando così, in via preliminare, i settori rilevanti di cui all’art. 1 lettera d) del D.Lgs 153/99, ai quali deve essere destinato almeno il 50% dell’avanzo d’esercizio, al netto degli accantonamenti alla riserva obbligatoria:
Settori "Rilevanti":
Volontariato, Filantropia e beneficenza Settori "Ammessi"
Resta fermo che la Fondazione opera in un’ottica di sussidiarietà orizzontale, quella stessa sussidiarietà sancita dall’art. 118 della Costituzione, secondo un’idea che ha trovato ormai pieno ed assoluto riconoscimento nelle già citate sentenze assunte dalla Consulta sul tema delle fondazioni. La Fondazione, pertanto, sta al fianco delle istituzioni pubbliche, in quanto interprete di quei bisogni della comunità di riferimento cui i vari livello di governo pubblico non riescono a fare fronte.
Per corrispondere adeguatamente a questa attesa ed ai compiti di un così impegnativo disegno, l’Ente, oltre che proporsi di perseguire con continuità il raggiungimento dei giusti assetti organizzativi e di struttura, si prefigge di stabilire e mantenere livelli elevati di collegamento e di relazione con gli organismi del territorio che svolgono attività nei campi istituzionali ad esso più vicini.
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La Fondazione destina alla propria attività istituzionale le risorse derivanti dagli investimenti finanziari del proprio patrimonio in conformità alle vigenti disposizioni di legge in materia ed alle previsioni del proprio statuto. Negli ultimi cinque anni, sono state generate in ciascun esercizio, in media, risorse finanziarie poco superiori a 5 milioni di euro, dei quali oltre il 65% destinato alle erogazioni istituzionali, il 14% portato ad incremento del patrimonio netto, ed il resto assorbito dagli oneri di esercizio.
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Già negli anni passati la Fondazione ha individuato aree particolari nelle quali ha concentrato le attività svolte; esse sono state scelte sulla base di un insieme di considerazioni ispirate dai risultati dell’individuazione delle esigenze più sentite del territorio e da valutazioni circa l’effettiva possibilità della Fondazione di dare efficace risposta a quelle esigenze in relazione ai mezzi disponibili ed alle competenze maturate.
Rispetto al ruolo di una Fondazione, non possono definirsi principi che in assoluto graduino la priorità dei bisogni, occorrendo collocare i processi di scelta all’interno della realtà concreta del territorio; è in questo modo che nel passato l’Ente ha sostanzialmente rivolto la propria attenzione principalmente al settore della cultura (ora denominato Atre attività e beni culturali), con particolare riguardo alle attività capaci di incidere stabilmente sui livelli di conservazione e sviluppo del patrimonio culturale della Provincia, a quello della Ricerca scientifica e tecnologica ed a quelli riconducibili all’area dell’assistenza alle categorie deboli (Volontariato, beneficenza e filantropia e Assistenza agli anziani).
Mentre per la cultura il posizionamento dell’Ente, oltre che inserirsi nel solco di una consolidata tradizione, corrisponde sostanzialmente alla copertura di un ruolo che non vede molti altri soggetti ad esso vocati, per le altre due aree di intervento le motivazioni sono state, per la ricerca scientifica, la creazione di opportunità utili per lo sviluppo anche economico del territorio, e, per l’assistenza, l’intento di trovare rimedio a difficili situazioni nelle quali l’intervento era capace di avviare un iter di risoluzione definitivo.
Nel campo delle attività culturali, nelle sue diverse espressioni, la presenza dell’Ente vuole rispondere insieme alle esigenze sentite del territorio ed alle attese della comunità nelle sue più diverse componenti, mantenendo una tradizione antica di iniziative nelle quali la Fondazione raccoglie l’eredità dell’ente pubblico economico cui essa si ricollega, con un marcato orientamento a privilegiare sia interventi di carattere strutturale nel settore della conservazione del patrimonio storico monumentale ed artistico e nel campo della musica e del teatro, sia iniziative di qualità capaci di condurre, nel tempo, a cambiamenti reali negli atteggiamenti ed a stimolare e vivacizzare gli interessi culturali e con essi lo sviluppo della società civile, favorendo il coinvolgimento, ma anche la costituzione e formazione, di organismi aggregativi ad ampia partecipazione, orientati alla diffusione ed organizzazione di tali interessi.
Ad equilibrare la marcata propensione espressa da una tale scelta, sono stati eletti a settori rilevanti, per il triennio in corso, quelli del Volontariato, beneficenza e filantropia e della Ricerca scientifica e tecnologica: il primo perché costituisce una risposta alle situazioni di disagio che le strutture tradizionali, in una società a complessità crescente, stanno perdendo la capacità di assistere; il secondo per la possibilità di offrire sostegno a progetti idonei a creare condizioni di introduzione, nel mondo delle imprese locali, di tecnologie e processi di produzione avanzati, oltre che di favorire, nei comparti ove questo può avere più successo, il raccogliersi degli operatori attorno ad iniziative tendenti a promuovere progetti di valorizzazione dei sistemi imprenditoriali locali e delle loro specificità attraverso la formazione, il marketing territoriale, ecc. (basti ricordare le occasioni che può prospettare il rapporto della Fondazione con l’Ateneo teramano, che sta assumendo rilievo crescente nel territorio anche per il raccordarsi di sue facoltà con alcuni caratteri dello stesso).
Altre opportunità possono venire cercate nel sostegno di studi preliminari di fattibilità, e compatibilità eventuale, aventi ad oggetto interventi riguardanti il sistema delle infrastrutture dell’area, interventi per i quali si prospettano occasioni di finanziamento che i soggetti del territorio avranno necessità di cogliere con grande tempestività per beneficiarne. È indubbio che per questo genere di azioni la Fondazione dovrà agire in maniera da giungere ad assumere nel tempo anche ruoli di coordinamento e mediazione, orientandosi fin da ora a raccogliere e creare le competenze necessarie a raggiungere la posizione di prestigio che ciò indubbiamente richiede.
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Lo Statuto dell’Ente stabilisce le attribuzioni e le regole di funzionamento degli organi della Fondazione:
Sempre lo Statuto prevede per i componenti dei predetti organi (così come per il Segretario generale) il possesso di determinati requisiti ed una serie di situazioni che configurano cause di incompatibilità. Tutte le cariche possono essere rinnovate consecutivamente una sola volta.
La recente definizione della struttura organizzativa realizzata all’interno della Fondazione va vista come momento del complessivo processo di riflessione sulla missione e sulle modalità operative dell’Ente. Il modello adottato può essere definito del tipo “semplice” e, per le sue caratteristiche, comporta una dinamica visione dei compiti piuttosto che una rigida formalizzazione delle mansioni e delle procedure; esso, naturalmente, corrisponde ad una valutazione iniziale, del momento, e sarà oggetto di riesame successivo continuo al fine di tenere conto delle esperienze che si verranno man mano maturando.
Il disegno si incentra sulla figura del Segretario generale che, oltre a svolgere le funzioni di segretario del consiglio degli organi di indirizzo e di amministrazione, sovrintende e coordina l’attività degli uffici, svolge attività di supporto degli organi per l’assolvimento dei compiti istituzionali e cura ad una serie di altre attività di rilevante importanza con particolare riferimento alle attività esternalizzate ed alla gestione del patrimonio.
Nell’organigramma aziendale, poi, figurano in “staff” l’Ufficio Comunicazione e relazioni esterne ed in “line” l’Ufficio affari generali e segreteria degli organi, l’Ufficio controllo attuazione progetti ed erogazioni e l’Ufficio servizi segreteria, archivio e piccolo economato; inoltre fanno capo alla figura apicale le attività affidate in service esterno.
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