Source: https://www.avvocatiserralaconi.com/single-post/2016/03/30/Infortunio-in-itinere-necessitato-l%E2%80%99uso-della-bici
Timestamp: 2020-06-03 06:49:14+00:00
Document Index: 162416714

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 5', 'art. 50', 'sentenza ', 'art.5', 'art.50', 'art.12']

Infortunio a bordo di velocipede. La circolare n. 14/2016 dell’INAIL, pubblicata lo scorso 25 marzo, diffonde le Linee Guida relative all’infortunio in itinere occorso a bordo del velocipede. Novità in materia, introdotta dall’art. 5, commi 4 e 5, l. n. 221/2015 (disposizioni per incentivare la mobilità sostenibile), è l’equiparazione dell’uso della bicicletta a quello del mezzo pubblico o del percorso a piedi ai fini della valutazione relativa al carattere necessitato dell’utilizzo del mezzo privato di trasporto. Il citato art. 5, infatti, ha previsto l’introduzione agli artt. 2 e 210, d.P.R. n. 1124/1965 del periodo «L’uso del velocipede, come definito ai sensi dell’art. 50, d.lgs. n. 285/1992 s.m.i. deve intendersi sempre necessitato». Rimane confermata, sia in termini generali che con specifico riferimento alle ipotesi di evento occorso in bicicletta, la disciplina giuridica dell’infortunio in itinere, riassunta dall’atto di prassi. Le disposizioni sono applicabili ai casi futuri, alle fattispecie in istruttoria e a quelle per le quali sono in atto controversie non prescritte o decise con sentenza passata ingiudicato.
L’art.5, commi 4 e 5, della legge 221/2015 prevede l’inserimento, agli articoli 2 e 210 del d.p.r. 1124/1965, del seguente periodo: “L’uso del velocipede, comedefinito ai sensi dell’art.50 d.lgs.30 aprile 1992, n.285 e successive modificazioni deve intendersi sempre necessitato”.
DISCIPLINA DELL’INFORTUNIO IN ITINERE OCCORSO FACENDO USO DEL
Con riferimento all’infortunio in itinere occorso facendo uso del velocipede, l’Inail “considerata la sempre maggiore attenzione a livello ambientale e sociale orientata a favore di una mobilità sostenibile che annovera tra le sue forme l’uso della bicicletta [...]”, aveva già impartito istruzioni1 disponendo “[...] che la valutazione sul carattere “necessitato” dell’uso di tale mezzo di locomozione, per assenza o insufficienza dei mezzi pubblici di trasporto e per la non percorribilità a piedi del tragitto, considerata la distanza tra l’abitazione ed il luogo di lavoro, costituisse discrimine ai fini dell’indennizzabilità soltanto quando l’evento lesivo si fosse verificato nel percorrere una strada aperta al traffico di veicoli a motore e non invece quando tale evento si fosse verificato su pista ciclabile o zona interdetta al traffico”.
In buona sostanza, sulla base di un’interpretazione estensiva dell’art.12 d.lgs.38/2000, l’Istituto aveva stabilito che l’infortunio occorso su strada aperta al traffico di veicoli a motore dovesse essere indennizzato solo “[...] in presenza delle condizioni necessarie per rendere necessitato l’uso della bicicletta, mentre “[...] dalla sussistenza di dette condizioni, si potesse prescindere qualora l’infortunio si fosse verificato in un tratto di percorso protetto”.
Come detto in premessa, il suddetto discrimine è stato superato dal legislatore del collegato ambientale alla legge di stabilità 2016 il quale ha sancito espressamente che, a prescindere dal tratto stradale in cui l’evento si verifica, l’infortunio in itinere occorso a bordo di un velocipede deve essere, al ricorrere di tutti i presupposti stabiliti dalla legge per la generalità degli infortuni in itinere, sempre ammesso all’indennizzo. Nel ribadire che le disposizioni sin qui impartite in materia di infortunio in itinere devono continuare ad essere osservate in termini generali anche con riferimento all’uso del velocipede, si conferma che, per quanto riguarda gli infortuni occorsi facendo uso di tutte le altre tipologie di mezzi privati, nulla cambia anche con riferimento alla valutazione relativa al carattere necessitato del mezzo di trasporto privato.
In tale valutazione bisogna tener presente che, per quanto possibile, va data prevalenza alle esigenze umane e familiari del lavoratore, evitandogli scelte usuranti o tali da creare rilevante disagio con ulteriore consumo delle sue energie e prolungamenti oltre misura dell’assenza dalla
Resta, invece confermato che riguardo all’infortunio accaduto per colpa del lavoratore, gli aspetti soggettivi della condotta dell’assicurato (negligenza, imprudenza, imperizia, violazione di norme) non assumono rilevanza ai fini dell’indennizzabilità, in quanto la colpa del lavoratore non interrompe il nesso causale tra rischio lavorativo e sinistro, salvo che si tratti di comportamenti così abnormi da sfociare nel rischio elettivo8.
In merito, soccorre l’orientamento espresso dalla Suprema Corte di Cassazione la quale, nel sostenere che “la colpa del lavoratore, anche esclusiva, nella causazione dell'infortunio sul lavoro non esclude la indennizzabilità di quest'ultimo [...]”, afferma che “tali acquisizioni vanno tuttavia interpretate nell'intero contesto dei principi enunciati da questa Corte. Vengono in rilievo in primo luogo le sentenze le quali, facendo riferimento all'elemento psicologico del lavoratore, affermano che il comportamento del lavoratore interrompe il nesso causale quando sia caratterizzato da esorbitanza, atipicità ed eccezionalità rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive ricevute, così da porsi come causa esclusiva dell'evento [...]. In secondo luogo viene in considerazione l'elaborazione dottrinale e giurisprudenziale sul rischio elettivo, qualificato come una deviazione puramente arbitraria dalle normali modalità lavorative per finalità personali, che comporta rischi diversi da quelli inerenti alle normali modalità di esecuzione della prestazione [...]. Se ne deduce che l'elemento psicologico del lavoratore, anche solo colposo, nella causazione dell'infortunio, quando è particolarmente qualificato per la sua abnorme deviazione dalla corretta esecuzione del lavoro, può comportare un aggravamento del rischio tutelato talmente esorbitante dalle finalità di tutela, da escluderla”.