Source: http://comitatoconcorsoeducatoridap.blogspot.com/2010_04_13_archive.html
Timestamp: 2013-05-23 16:20:06+00:00
Document Index: 120978623

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 13', 'art 29', 'art. 13', 'art.118', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 27']

Comitato vincitori/idonei concorso educatori DAP: 04/13/10
RDB: Incontro Alfano -OOSS,grande intervento,il ministro anzicche' assumere,cambia nome a figura di educatore e assistente sociale,che piano carcere!
Continuate a firmare e far firmare la nostra petizione per la presentazione al parlamento. Clicca sul rettangolo Sign for Aiutaci a garantire l'effettiva applicazione dell'art. 27 Cost.(funzione rieducativa della pena) RDB: Incontro Alfano -OOSS Al Ministro della GiustiziaOn.le Angiolino AlfanoAl Sottosegretario della GiustiziaSen. Giacomo CaliendoAl Sig. Capo del DipartimentoPres. Franco IontaLORO SEDIL’invito fatto a questa O.S., unitamente alle altre del Comparto Ministeri, offre l’occasione per riflettere sulle ultime, in ordine di tempo, scelte dell’Amministrazione che appaiono sicuramente inquietanti e che ne mettono l’operatività concreta al di fuori della norma.Questa ha come base il dettato costituzionale: “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” , ma le ultime decisioni dell’Amministrazione portano sicuramente verso una sempre più concreta segregazione e basta, verso il contenimento privo di contenuti.I tanti suicidi che si sono succeduti all’interno dei nostri Istituti ne sono la prova provata e a nulla valgono risposte date solo per dire che si è fatto qualcosa. Il coinvolgimento del volontariato ma non quello degli operatori preposti al trattamento del detenuto, quali educatori, assistenti sociali, psicologi non può dare risultati perché è avulso dal reale contesto operativo, né si può ipotizzare che il volontariato – da solo - possa contenere tale fenomeno. D’altro canto non è credibile l’ipotesi che i cosiddetti gruppi di ascolto della Polizia penitenziaria, da soli, possano oggi arginare un fenomeno che talvolta coinvolge anche loro, ma al quale la tradizione culturale del Corpo non ha assolutamente mai guardato. Sicuramente questa è la strada da percorrere, ma oggi non costituisce la soluzione del problema.Viene da pensare, invece, che si voglia azzerare tutta l’esperienza rieducativa fin qui condotta con grande sforzo e motivazione anche e soprattutto dal personale preposto al trattamento, sforzo rivolto anche nel coinvolgimento su questo livello operativo della Polizia Penitenziaria. Non si spiegano altrimenti le ultime scelte sancite da Contratto integrativo di Ministero, che fa diventare l’Educatore Funzionario Giuridico- Pedagogico e l’Assistente Sociale Funzionario di Servizio Sociale dando come contenuto, alla declaratoria dei profili, un significato generico e soprattutto identico.Infatti la figura dell’Educatore, ora rinominata “Funzionario della Professionalità Giuridico- Pedagogica” è prevista dalla legge con il termine Educatore, proprio perché le sue funzioni sono specificamente educative: questi è un operatore interamente dedicato alla cura dei problemi individuali e di gruppo, che i soggetti detenuti presentano, ed hanno il compito peculiare di stabilire con essi un rapporto pedagogicamente valido, capace di umanizzare l’intervento rieducativo e di facilitare il processo di reinserimento sociale.Agli art. 13, 16, 21, 27, 30 ter, 40, 82, della Legge 354/75 e nel successivo Regolamento di Esecuzione – DPR 230 del 30.06.2000, si parla espressamente di Educatore agli art 29 e 56. La legge quindi prevede la figura dell’Educatore e non del Funzionario Giuridico – Pedagogico proprio perché la stessa considera funzioni squisitamente educative.Analogo discorso vale per gli Assistenti Sociali, ora chiamati Funzionari di Servizio Sociale, i cui compiti sono attribuiti dalla legge 354/75 agli art. 13, 16, 21, 27 ,30 ter, , 47, 55, 72, 81 e nel successivo regolamento di esecuzione - DPR 230 del 30.06.2000 all’art.118 si definiscono meglio ed in modo dettagliato le attribuzioni degli Assistenti Sociali e degli UEPE.Se è vero, come è vero che gli A.S. sono pesantemente sottorganico, aggravato dai prossimi pensionamenti, ( 200 circa su 1000, quindi il 20%) e se è vero, come sembra, che si sta andando verso un sistema di “messa alla prova” perché si vuole vanificare l’esperienza felice fin qui condotta di reinserimento vero realizzato, dimostrato soprattutto dalle mancate recidive? Perché si vogliono umiliare questi professionisti e facendoli diventare dei rigidi burocrati? Sicuramente fa parte di un piano oramai non più tanto occulto che vuole il carcere mero contenitore “di carne umana”.Ma non basta. Anche la legge sui Profili Professionali – peraltro mai abrogata- DPR 29 dicembre 1984, n.1219 – integrati e modificati con DPR 17 gennaio 1990, n.44, parla espressamente di profilo di Educatore e di Assistente Sociale, dando dei contenuti precisi e dettagliati. La semplificazione voluta dalla Funzione Pubblica non significa pertanto azzerare le competenze di queste due figure volute dal legislatore per cambiare le quali, secondo la gerarchia delle norme, non basta sicuramente un accordo peraltro di minoranza tra le parti, di cui questa O.S. ne chiede la rinegoziazione.Tutto questo per dire che è in atto un piano per l’azzeramento a tutto campo dell’esperienza di trattamento fin qui fatta. Va ribadito che, se certe funzioni sono previste per legge, non se ne possono azzerare i contenuti. Non bisogna essere giuristi per capire che siamo nel campo della pura illegittimità.Non si è ancora capito che se i detenuti sono messi in grado di scontare serenamente la loro pena, se ne giovano tutti, a partire dai poliziotti, le cui condizioni di lavoro vanno tutelate al pari degli altri lavoratori del penitenziario, non sollecitando la contrapposizione agli altri operatori, ma insieme agli altri.Tanto premesso vorremmo dare un nostro contributo più operativo:Se è vero, come sembra dagli studi condotti anche dall’Amministrazione, che il 30% dei detenuti esce dal carcere al momento della convalida dell’arresto, perché non pensare a costituire delle case d’arresto utilizzando anche strutture demaniali, quali le caserme dismesse dal Ministero della Difesa? Questo consentirebbe un numero di detenuti accettabile, ma soprattutto vi sarebbe un risparmio notevole in ordine alla prestazione di servizi, erogando solo quelli indispensabili.La differenziazione degli Istituti. E’ di tutta evidenza che le offerte trattamentali fatte devono tener conto della posizione giuridica dei detenuti presenti.Nella previsione degli ambienti è opportuno considerare la necessità di creare zone per attività in comune: scuole, laboratori, spazi per il tempo libero, sia culturale che sportivo.Il fatto che sia stata impedita l’apertura dell’Istituto per transessuali a Empoli è un segnale fortemente negativo perché, al di là delle nostre convinzioni religiose e morali, questi esistono e vanno rispettati come persone. Negli Istituti si trovano nelle sezioni protette, dove sono stipati insieme ai sex offenders o nelle sezioni femminili.Perché non realizzare per ogni Provveditorato un Istituto totalmente femminile? La presenza di donne in sezioni di Istituti maschili non permette la necessaria attenzione alle problematiche della donna. E non si valorizza né la donna detenuta, né la Polizia Penitenziaria femminile in una costante subordinazione di vita quotidiana, gestendo la sezione femminile allo stesso modo del maschile.L’OPG, dopo la riforma della sanità Penitenziaria ed il passaggio dei medici alle ASL, è diventato nuovamente carcere allo stato puro, di cui i malati non se ne giovano. Basti dire che i Direttori Amministrativi vi si recano in missione, ed il più delle volte tale istituto è nelle mani di qualche Commissario, non sempre illuminato.Da ultimo, ma non per importanza, non può sfuggire che il superamento dell’emergenza carcere non può prescindere da un investimento finanziario adeguato: da troppi anni assistiamo al taglio del budget sui capitoli dell’Amministrazione Penitenziaria, che incide sulla gestione quotidiana e la vivibilità delle carceri: si fa riferimento sia al mantenimento detenuti che ormai diffusamente accusano segni preoccupanti di fame, sia alle utenze: gas, luce, acqua che, incidendo pesantemente sulla vita dei detenuti, sono alla base di molte agitazioni, cosa che può soltanto aggravarsi con l’approssimarsi dell’estate..Il Coordinamento RdB PenitenziariRoma, 12 aprile 2010
FP CIGL:Alfano come risolve il problema del personale penitenziaro che manca? carcere,governo,angelino alfano,politici,giustizia,detenuti,dap,italia
Continuate a firmare e far firmare la nostra petizione per la presentazione al parlamento. Clicca sul rettangolo Sign for Aiutaci a garantire l'effettiva applicazione dell'art. 27 Cost.(funzione rieducativa della pena) La Fp Cgil - Podda e Crispi- scrivono al Ministro Alfano sul piano carceri Al Ministro della GiustiziaOn.le Angelino AlfanoL’ordine del giorno stabilito per la convocazione odierna prefigura una priorità di argomenti, all’interno della complessiva tematica carceraria, non integralmente condivisibili. Infatti, come già si è avuto modo di affermare nel corso del precedente incontro, 26 gennaio 2010, non è percepibile una visione d’insieme in cui siano inclusi in chiave risolutiva i singoli problemi che affliggono il mondo penitenziario.A nostro avviso, comunque, la priorità va conferita ad un disegno legislativo che tenda a modificare sensibilmente i flussi di accesso e i periodi di permanenza nel circuito carcerario. Riteniamo, infatti, che a legislazione invariata, qualsiasi modifica e ampliamento del patrimonio strutturale penitenziario possa risultare, nel breve e medio periodo, insufficiente.In questo senso il disegno di legge C. 3291 presentato dal Ministro lo scorso 9 marzo con alcune innovazioni circa l’esecuzione delle pene deve avere la precedenza su tutte le altre iniziative, confidando anche che l’iter parlamentare possa ampliare le timide aperture che esso pur contiene, e semmai introdurne anche di nuove e più incisive.La Fp Cgil non intende quindi essere complice di un disegno di puro e semplice assistenzialismo edilizio coniugato sul versante penitenziario, che non si inserisca in un piano organico di interventi che preveda, oltre a provvedimenti sul piano legislativo, anche altre iniziative sul versante delle risorse umane destinate a gestire gli istituti e servizi penitenziari.L’attuale crisi del mondo penitenziario non può avere risposte parziali, o peggio ancora strumentali ad interessi che nulla hanno a che vedere con quelli legittimi che sono propri dei soggetti che assolvono compiti istituzionali.In tal senso siamo favorevoli ad interventi di edilizia penitenziaria che mirino alla rivalutazione del patrimonio esistente, alla sua ristrutturazione per l’utilizzo di sistemi moderni di controllo finalizzati ad una maggiore razionalizzazione dell’impiego del personale, ed anche al suo ampliamento. Ma condizione essenziale è l’ utilizzo delle ordinarie e legali procedure di realizzazione e che si evitino speculazioni che, con il pretesto emergenziale, andrebbero a precostituire facili arricchimenti dei soliti e ben noti gruppi economici. Siamo convinti che le ordinarie procedure possano essere svolte in tempi ragionevoli se sostenute da un’adeguata volontà politica e dell’amministrazione.Non siamo pregiudizialmente contrari ad affrontare una discussione su nuovi sistemi di costruzione,di edificabilità e di collocazione delle carceri, purché di questi si dimostri la agibilità tecnica, la compatibilità con il quadro normativo e finalistico dell’esecuzione penale, la concreta percorribilità gestionale.Così come non siamo contrari ad esaminare l’applicabilità di sistemi di controllo elettronici su vasta scala, anche al fine di rendere maggiormente accessibili misure di tipo liberatorio, e sempre con la condizione irrinunciabile dl rispetto della dignità della persona.Ma ci piacerebbe, infine, ma non da ultimo, anche ascoltare dal Ministro una proposta convincente su come intenda affrontare, ovviamente in maniera programmatica e progressiva, la crisi acuta che sta vivendo il personale penitenziario in tutte le sue componenti, della polizia penitenziaria, del comparto contrattuale ministeri, della dirigenza, per i problemi di carenza degli organici, di scadenze e di elusione contrattuale, di spinta motivazionale. Siamo cioè in attesa di conoscere quale politica del personale sarà condotta per una parte ancora cospicua dell’attuale legislatura.Roma, 13 aprile 2010 Il Segretario nazionale FP CGIL Antonio CRISPI l Segretario Generale FP CGIL Carlo PODDA
Prima dell'incontro con Alfano: la cigl diserta,la RDB chiede assunzione di educatori e psicologi! carcere,angelino alfano,politici,detenuti,governo
Continuate a firmare e far firmare la nostra petizione per la presentazione al parlamento. Clicca sul rettangolo Sign for Aiutaci a garantire l'effettiva applicazione dell'art. 27 Cost.(funzione rieducativa della pena) Giustizia: Rdb; il piano carceri di Alfano, progetto inadeguato Adnkronos, 13 aprile 2010 "Un progetto inadeguato, incentrato sull’investimento nell’edilizia e sulla funzione puramente detentiva del carcere". Questo il giudizio della RdB Pubblico Impiego, sul Piano Carceri , che il ministro della Giustizia, Angelino Alfano illustrerà oggi ai sindacati della Giustizia Penitenziaria. La RdB Pubblico Impiego sottolinea in una nota che "i punti del documento sono sostanzialmente tre: un piano per l’edilizia penitenziaria; la scarcerazione di tutti coloro che, una volta arrestati, rischiano una pena massima di 1 anno e 3 anni se incensurati; il potenziamento del Corpo di Polizia Penitenziaria"."Ci risulta che il 30% degli arrestati venga scarcerato dopo massimo 5 giorni di permanenza nel carcere - afferma Giuliano Greggi, della Direzione nazionale RdB P.I. - questo significa che su una popolazione carceraria di oltre 60.000 detenuti ben 20.000 sono solo "in transito", affollando nel contempo gli uffici matricola, le infermerie e le celle di detenzione. L’utilizzo delle caserme dismesse o in via di dismissione del Ministero Difesa potrebbero, a costi contenutissimi, essere trasformate in idonei edifici per gli arresti temporanei. O forse quelle caserme fanno gola agli immobiliaristi?".Sottolinea ancora Greggi: "Il fatto poi di prendere in considerazione il potenziamento di una sola parte degli operatori che gravitano nell’ambito penitenziario appare una assurdità che nulla ha a che fare con il miglioramento ed il funzionamento di una amministrazione il cui scopo costituzionale è quello della riabilitazione dei detenuti nella sicurezza. Ora, si sa che la Polizia Penitenziaria fa sicurezza e sappiamo anche che, a causa del blocco delle assunzioni del personale "civile", la Polizia viene adibita anche a mansioni d’ufficio sostituendo amministrativi, ragionieri ed uscieri. Ma pensare che possa sostituire assistenti sociali ed educatori ci sembra quantomeno bizzarro da parte di un ministro avvocato che conosce bene di cosa stiamo parlando. Secondo noi è necessaria l’assunzione di questo personale e del personale "civile" mancante per poter finalmente restituire la Polizia Penitenziaria alla sua funzione istituzionale e - conclude il dirigente RdB P.I.- utilizzare le idonee professionalità per specifiche funzioni amministrative, rieducative e di servizio sociale".Giustizia: piano carceri; Cgil non accetta convocazione Alfano Agi, 13 aprile 2010 Il Guardasigilli Alfano "si assuma le sue responsabilità e non cerchi alibi o stampelle" in merito alla situazione delle carceri. È quanto ribadiscono Francesco Quinti e Lina Lamonica, responsabili nazionali comparto sicurezza e penitenziario della Fp-Cgil, in vista della riunione convocata per il pomeriggio a via Arenula dal ministro "al fine di acquisire suggerimenti sul piano dell’edilizia penitenziaria e sulle modalità della sua gestione, in particolare all’interno di strutture penitenziarie già esistenti".Per i sindacalisti, che annunciano la loro decisione di non partecipare all’incontro, quello di Alfano è "un invito singolare" sia "per il tema scelto, già dibattuto lo scorso 26 gennaio senza alcun risultato tangibile, sia per la natura quasi provocatoria che cela: il Guardasigilli - rilevano gli esponenti della Cgil - tenta di indurre l’opinione pubblica e i lavoratori a ritenere che una discussione con le rappresentanze sindacali, peraltro già avvenuta all’indomani della dichiarazione di stato d’emergenza, possa spostare il merito di decisioni assunte in altre sedi dal Governo".Dunque, aggiungono Quinti e Lamonica, "non ci presteremo alle strumentalizzazioni di chi usa il tema carcerario per ritagliarsi uno spazio di visibilità senza produrre proposte risolutive e senza essere in grado di accogliere una sola delle proposte avanzate dagli operatori. Quindi diserteremo l’incontro". I "nostri rilievi - ricordano - restano i medesimi mossi il 26 gennaio in occasione dell’illustrazione del tanto sbandierato ‘piano carceri’: mancano 1,5 miliardi di euro per realizzare il piano edilizio, manca il personale per gestire l’esistente, figurarsi per l’espansione delle strutture penitenziarie, mancano i 2mila poliziotti in più di cui il ministro Alfano continua a parlare ai mezzi di informazione".Dal 26 gennaio ad oggi, secondo gli esponenti della Fp Cgil, "al netto della propaganda, il Governo e il ministro sono rimasti immobili mentre i detenuti lievitavano fino a quota 67.000 e il personale diminuiva. Un record negativo assoluto", mentre "per risolvere l’emergenza servono risorse economiche, occorre aumentare di diverse migliaia di unità il personale della Polizia Penitenziaria e delle altre professionalità penitenziarie e, soprattutto, attuare concreti provvedimenti di deflazione delle attuali presenze in carcere: un obiettivo - concludono i due sindacalisti - da perseguire tenacemente, che passa anche attraverso appropriati percorsi di recupero, l’implementazione delle misure alternative alla detenzione e l’affidamento della tossicodipendenza alle comunità terapeutiche. Saremo disposti al confronto solo se correttamente informati e, soprattutto, quando il Governo la smetterà di fare propaganda sulla pelle delle persone e degli operatori che rappresentiamo".
Suicidi in carcere:carenza educatori e psicologi è testimonianza della sconfitta rieducazione pena! carcere,angelino alfano,politici,giustizia,governo
Continuate a firmare e far firmare la nostra petizione per la presentazione al parlamento. Clicca sul rettangolo Sign for Aiutaci a garantire l'effettiva applicazione dell'art. 27 Cost.(funzione rieducativa della pena) Lombardi (Nuovo Psi), suicidio in carcere: testimonianza della sconfitta di un percorso riabilitativo adeguatoIl segretario provinciale del Nuovo Psi, Giuseppe Lombardi appresa la notizia del suicidio avvenuto ieri sera nel carcere di Benevento, ha commentato affermando che il gesto compiuto è “la dimostrazione che l’inadeguatezza strutturale degli ambienti può determinare l’esplosione del disagio che vivono i detenuti”. Secondo Lombardi è, dunque, necessario che la classe politica agisca per far in modo che la pena diventi davvero un percorso rieducativo. “La notizia – afferma Lombardi - lascia sgomento e sdegno perché testimonia ancora una volta l’inefficienza della classe politica nel portare avanti politiche carcerarie adeguate e rispettose della dignità umana e dei diritti fondamentali della persona. In passato la politica si è concentrata esclusivamente sull’operazione dell’indulto che si è rivelata fallimentare per gli effetti che ha provocato, mettendo in strada delinquenti incalliti e facendo passare in secondo piano la necessità di far fronte all’emergenza del sovraffollamento nelle strutture penitenziarie e di provvedere a una revisione della dotazione dell’organico. Il gesto di cui oggi siamo costretti a parlare è la dimostrazione concreta di quanto la scarsità di educatori, psicologi e polizia penitenziaria nelle carceri e l’inadeguatezza strutturale degli ambienti possano determinare l’esplosione del disagio che vivono i detenuti. Di fatto si assiste anche al fallimento dell’art. 27 della nostra Costituzione che prevede che la pena miri alla rieducazione del condannato e consista in trattamenti non contrari al senso di umanità”. “E’ ora che la classe politica si rimbocchi le maniche per cambiare le cose - continua Lombardi - affinché non si debba assistere più passivamente e inermi a gesti di esasperazione che sono testimonianza inequivocabile della sconfitta di un percorso riabilitativo e penitenziario adeguato. E’ ora che si applichi concretamente la norma costituzionale affinché un detenuto possa vivere la sua condizione temporanea in maniera dignitosa e nella certezza di una integrazione socio-lavorativa una volta fuori dal carcere. E’ solo puntando a questi obiettivi che si può tentare di limitare il ritorno in carcere. Dunque a chi di competenza chiediamo che vengano messe in campo risorse economiche e umane sufficienti a fare in modo che ciò si realizzi. Sarebbe il segnale che finalmente il nostro Paese è diventato civile nella sostanza e non solo nella forma”.
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