Source: https://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/esecuzione-forzataimpugnazione
Timestamp: 2019-10-17 06:20:02+00:00
Document Index: 9069888

Matched Legal Cases: ['art. 617', 'art. 615', 'art. 624', 'art. 615', 'art. 289', 'sentenza ', 'art. 617', 'art. 370', 'Cass. Sez. ', 'art. 370', 'Cass. Sez. ', 'art. 370', 'art. 380', 'art. 289', 'art. 360', 'art. 617', 'art. 615', 'art. 624', 'art. 615', 'art. 289', 'art. 480', 'art. 360', 'art. 366', 'sentenza ', 'art. 93', 'art. 91', 'art. 4', 'art. 360', 'sentenza ']

ESECUZIONE FORZATA: le possibili forme di impugnazione alla dichiarazione di improcedibilità - Expartecreditoris
Nei casi in cui il giudice dell’esecuzione dichiari l’improcedibilità (o l’estinzione cd. atipica, o comunque adotti altro provvedimento di definizione) della procedura esecutiva in base al rilievo della mancanza originaria o sopravvenuta del titolo esecutivo o della sua inefficacia, il provvedimento adottato in via nè sommaria nè provvisoria, a definitiva chiusura della procedura esecutiva, è impugnabile esclusivamente con l’opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c.; diversamente, se adottato in seguito a contestazioni del debitore prospettate mediante una formale opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c., in relazione alla quale il giudice abbia dichiarato di volersi pronunziare, il provvedimento sommario di provvisorio arresto del corso del processo esecutivo, che resta perciò pendente, è impugnabile con il reclamo ai sensi dell’art. 624 c.p.c.. Al fine di distinguere tra le due ipotesi deve ritenersi decisivo indice della natura definitiva del provvedimento la circostanza che con esso sia disposta (espressamente, o quanto meno implicitamente, ma inequivocabilmente) la liberazione dei beni pignorati. In entrambi i casi, quando è stata proposta una opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c., il giudice dell’esecuzione, con il provvedimento che sospende o chiude il processo, deve contestualmente fissare il termine per l’instaurazione della fase di merito del giudizio di opposizione (salvo che l’opponente stesso vi rinunzi) e, in mancanza, sarà possibile per la parte interessata chiedere l’integrazione del provvedimento ai sensi dell’art. 289 c.p.c., ovvero procedere direttamente alla instaurazione del suddetto giudizio di merito (Cass. n. 22033/2011 e successive conformi). Peraltro, solo se il processo esecutivo non è stato definito, ma resta pendente, è eventualmente possibile, all’esito dell’opposizione, la riassunzione dell’esecuzione. Se, invece, il processo esecutivo è stato definito con liberazione dei beni pignorati e non vi è stata opposizione accolta agli atti esecutivi, il giudicato sull’opposizione all’esecuzione potrà fare stato tra le parti solo ai fini di futuri eventuali nuovi processi, ma non sarà possibile la riassunzione dell’esecuzione, definitivamente chiusa.
Così si è espressa la Cassazione civile, sez. VI, con ordinanza n. 4961 del 20 Febbraio 2019, Pres. De Stefano – Rel. Tatangelo.
sul ricorso iscritto al numero (omissis) del ruolo generale dell’anno 2016, proposto da:
per la cassazione della sentenza del Tribunale di Foggia n. omissis/2015, depositata in data 28 ottobre 2015 (e notificata in data 23 novembre 2015);
udita la relazione sulla causa svolta nella camera di consiglio in data 13 dicembre 2018 dal consigliere Tatangelo Augusto.
DEBITORE ha proposto opposizione agli atti esecutivi, ai sensi dell’art. 617 c.p.c., avverso il provvedimento con il quale il giudice dell’esecuzione del Tribunale di Foggia ha dichiarato improcedibile l’esecuzione forzata di un titolo giudiziale (sentenza) da essa promossa (nelle forme dell’espropriazione di crediti presso terzi) nei confronti del CREDITORE, ritenendo estinto il credito fatto valere e disponendo la liberazione delle somme pignorate.
L’opposizione è stata accolta dal Tribunale di Foggia, che ha dichiarato nulla l’ordinanza impugnata e ha condannato il CREDITORE al pagamento delle spese e competenze del processo esecutivo, per Euro 942,13, oltre accessori, nonché alle spese del giudizio di opposizione, liquidate in Euro 4.600,00 per onorario ed Euro 141,00 per esborsi, oltre accessori.
Ricorre il CREDITORE, sulla base di tre motivi.
Va in primo luogo dichiarata inammissibile la memoria scritta depositata dalla parte intimata (in cui comunque non si prospettano questioni altrimenti rilevabili di ufficio diverse da quelle di cui appresso), al di fuori dei termini perentori fissati per la notificazione ed il deposito del controricorso ai sensi dell’art. 370 c.p.c..
Nel giudizio di Cassazione il contraddittorio si instaura – ed al contempo si tutela – con la notificazione alla controparte di un controricorso (tra le altre: Cass. Sez. 1, Sentenza n. 3218 del 03/04/1987, Rv. 452281 – 01; Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 19570 del 30/09/2015, Rv. 636971 – 01), entro il termine rigorosamente stabilito dall’art. 370 c.p.c.; nè può giovarsi l’intimata (v. già, in tal senso: Cass. Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 24835 del 20/10/2017, Rv. 645928 – 01, e n. 24837 del 20/10/2017) di interpretazioni di tutela del diritto di difesa della parte intimata indotte dall’entrata in vigore della riforma di cui alla L. n. 197 del 2016, visto che comunque, essendo questa entrata in vigore quando ancora ella avrebbe avuto la possibilità di ottemperare al disposto dell’art. 370 c.p.c., sarebbe stato suo onere dapprima notificare il controricorso, quand’anche tardivamente, per potere poi ancora interloquire in vista dell’adunanza camerale non partecipata con la memoria prevista dall’art. 380 bis c.p.c. (a contrario: Cass., Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 13093 del 24/05/2017, Rv. 644387 – 01).
Con il PRIMO MOTIVO del ricorso si denunzia “violazione degli artt. 616, 617 e 618 c.p.c. in relazione all’art. 289 c.p.c. (art. 360 c.p.c., n. 4)“.
Il motivo è in parte inammissibile ed in parte manifestamente infondato, come già ritenuto da questa Corte in fattispecie analoghe (Cass., Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 13108 del 24/05/2017, Rv. 644389 – 01; Sez. 6 – 3, Ordinanze nn. 14332, 14333 e 14334 del 08/06/2017; Sez. 6 – 3, Ordinanze nn. 15282 e 15283 del 20/06/2017; Sez. 6 – 3, Ordinanze nn. 15605, Rv. 644810 – 01, e 15606 del 22/06/2017; conf., sul principio di diritto: Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 10946 del 08/05/2018, Rv. 648877 – 01), in cui sono stati affermati i seguenti principi di diritto:
“Nei casi in cui il giudice dell’esecuzione dichiari l’improcedibilità (o l’estinzione cd. atipica, o comunque adotti altro provvedimento di definizione) della procedura esecutiva in base al rilievo della mancanza originaria o sopravvenuta del titolo esecutivo o della sua inefficacia, il provvedimento adottato in via nè sommaria nè provvisoria, a definitiva chiusura della procedura esecutiva, è impugnabile esclusivamente con l’opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c.; diversamente, se adottato in seguito a contestazioni del debitore prospettate mediante una formale opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c., in relazione alla quale il giudice abbia dichiarato di volersi pronunziare, il provvedimento sommario di provvisorio arresto del corso del processo esecutivo, che resta perciò pendente, è impugnabile con il reclamo ai sensi dell’art. 624 c.p.c.. Al fine di distinguere tra le due ipotesi deve ritenersi decisivo indice della natura definitiva del provvedimento la circostanza che con esso sia disposta (espressamente, o quanto meno implicitamente, ma inequivocabilmente) la liberazione dei beni pignorati. In entrambi i casi, quando è stata proposta una opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c., il giudice dell’esecuzione, con il provvedimento che sospende o chiude il processo, deve contestualmente fissare il termine per l’instaurazione della fase di merito del giudizio di opposizione (salvo che l’opponente stesso vi rinunzi) e, in mancanza, sarà possibile per la parte interessata chiedere l’integrazione del provvedimento ai sensi dell’art. 289 c.p.c., ovvero procedere direttamente alla instaurazione del suddetto giudizio di merito (Cass. n. 22033/2011 e successive conformi). Peraltro, solo se il processo esecutivo non è stato definito, ma resta pendente, è eventualmente possibile, all’esito dell’opposizione, la riassunzione dell’esecuzione. Se, invece, il processo esecutivo è stato definito con liberazione dei beni pignorati e non vi è stata opposizione accolta agli atti esecutivi, il giudicato sull’opposizione all’esecuzione potrà fare stato tra le parti solo ai fini di futuri eventuali nuovi processi, ma non sarà possibile la riassunzione dell’esecuzione, definitivamente chiusa”.
Con il SECONDO MOTIVO del ricorso si denunzia “violazione o falsa applicazione dell’art. 480 c.p.c. (art. 360 c.p.c., n. 3)“. Il motivo è inammissibile, per difetto di specificità, ai sensi dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6.
Risulta dagli atti che, prima della notificazione dell’atto di precetto, l’INPS aveva provveduto al pagamento delle somme portate dal titolo esecutivo (nella specie costituito da sentenza di condanna al pagamento delle spese di un precedente giudizio, distratte in favore del procuratore costituito della parte ai sensi dell’art. 93 c.p.c.), oltre a spese successive per Euro 113,37, e che la omissis ha intimato precetto per ottenere il pagamento del residuo importo di Euro 281,29 a titolo di spese successive, non coperto dalla cifra a tal fine corrisposta dall’istituto.
Con il TERZO MOTIVO del ricorso si denunzia “violazione o falsa applicazione del combinato disposto dell’art. 91 c.p.c. e del D.M. n. 55 del 2014, art. 4 (art. 360 c.p.c., n. 3)”.
5.Il primo motivo del ricorso è rigettato, il secondo è dichiarato inammissibile, mentre è accolto il terzo motivo.
– rigetta il primo motivo del ricorso; dichiara inammissibile il secondo; accoglie il terzo e cassa in relazione la sentenza impugnata, con rinvio al Tribunale di Foggia, in persona di diverso magistrato, anche per le spese del giudizio di legittimità.
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