Source: https://it.scribd.com/document/81640283/Francesca-Santoni-Fra-lex-e-pugna-il-placito-di-Garfagnolo
Timestamp: 2019-11-21 06:02:47+00:00
Document Index: 124539728

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'e contrario', 'in fine', 'in fine', 'in fine']

SalvaSalva Francesca Santoni: Fra lex e pugna: il placito di ... per dopo
______________ Scrineum Rivista 2 (2004) ISSN 1128-5656
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2004 Universit di Pavia
Scrineum. Saggi e materiali on line di scienze del documento e del libro medievale
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FRANCESCA SANTONI Fra lex e pugna: il placito di Garfagnolo (1098) *
1. Una causa complicata. Il 5 luglio 1098, presso Garfagnolo (lattuale Castelnovo ne Monti sullAppennino reggiano-modenese)1, venne discussa una causa di natura patrimoniale che opponeva il monastero reggiano di S. Prospero2 agli
* Il testo che segue corrisponde, nella sostanza, a quanto ho esposto nel corso del seminario didattico a pi voci sul tema La documentazione italiana nellalto medioevo: modelli, strutture, funzioni, organizzato il 7-8 ottobre 2004 presso il Dipartimento di Scienze storiche e geografiche Carlo M. Cipolla dellUniversit degli Studi di Pavia: ringrazio affettuosamente gli amici e colleghi Michele Ansani, organizzatore del seminario, Antonella Ghignoli, Cristina Mantegna e Antonio Olivieri, che hanno avuto la pazienza di ascoltarmi. 1 Nella Corografia dei Territorj di Modena, Reggio, e degli altri Stati gi appartenenti alla Casa dEste, compilata da L. RICCI, Modena 1788, pp. 103-104, si descrive Garfagnolo come una villa del marchesato di Bismantova, feudo Lucchesini, che comprende anche il villaggio di Cerreto di Bismantova (...), ed (...) intersecata dalla strada della Lunigiana (grosso modo corrispondente allattuale statale n. 63); il toponimo ora scomparso. Castelnovo ne Monti trarrebbe il nome da un castrum novum (cos detto per distinguerlo dal vetus, sorgente sulla Pietra di Bismantova: vd. oltre, nota 73) costruito dai Canossa tra 1062 e 1110: cf. M. BERTOLANI DEL RIO, I castelli reggiani, 3a ed. riveduta e ampliata, Reggio Emilia 1971, pp. 169-171. 2 Sul monastero di S. Prospero di Reggio Emilia , oltre alle Memorie istoriche del monastero di S. Prospero di Reggio, I-II (dora in avanti: AFFAROSI), Padova 1733-1737, composte da Camillo Affarosi, nobile reggiano in amicizia con Muratori e abate di S. Prospero dal 1743 (una breve biografia in S. BERTELLI, Affarosi, Camillo, in Dizionario biografico degli italiani, I, Roma 1960, pp. 354-355), cf. senzaltro Italia Pontificia , congessit P. F. KEHR, V, Aemilia sive provincia Ravennas (dora in avanti: IP V), Berolini 1911 (rist. anast. 1961), pp. 377-381, nonch, in particolare, P. GOLINELLI, Culto dei santi e vita cittadina a Reggio Emilia (secoli IX-XII), Modena 1980 (Deputazione di storia patria per le antiche provincie modenesi. Biblioteca, n.s., 53), pp. 74-78, e soprattutto O. ROMBALDI, Il mo-
uomini de Valle (o de Vallibus), una comunit forse residente nel territorio dellattuale Vaglie, frazione di Ligonchio3; una causa dallincerto esito, che vede tra i suoi protagonisti, oltre alle parti direttamente interessate, due tra i giudici pi colti e pi famosi di Matilde di Canossa, Bono di Nonantola e Ubaldo da Carpineti, e, sullo sfondo, la stessa Matilde; una causa complicata, che mette in gioco legge romana e legge germanica, prove razionali e prove ordaliche, il nome sacro di Giustiniano e i praecepta dei re, loscurit spaventosa del maleficio e la brutalit degli uomini. Una causa letta spesso dagli storici, e in particolare dagli storici giuristi, quasi ad emblematica faccia nascosta degli anni politicamente tormentati ma culturalmente fecondi tra fine XI e prima met del XII secolo, specie se posta a confronto con il luminoso episodio di Marturi4: in
nastero di S. Prospero di Reggio Emilia (dora in poi: ROMBALDI), Modena 1982. Secondo la tradizione, il monastero venne fondato fuori dalle mura della citt dal vescovo Teuzo negli anni a cavallo tra X e XI secolo, forse poco prima dellanno 1006; ma su questo vd. pi avanti, par. 3. 3 Si pensa che de Valle/Vallibus indichi genericamente gli abitanti delle vallate laterali lungo il corso del fiume Secchia in Die Urkunden und Briefe der Markgrfin Mathilde von Tuszien (dora in poi: UrkMath.), hrsg. von E. GOEZ und W. GOEZ, Hannover 1998 (M.G.H., Laienfrsten- und Dynasten- Urkunden der Kaiserzeit, II), p. 483. 4 Ci si riferisce naturalmente al placito di Marturi del marzo 1076: il placito, pi volte edito, si pu vedere in J. FICKER, Forschungen zur Reichs- und Rechtsgeschichte Italiens, IV (Urkunden zur Reichs- und Rechtsgeschichte Italiens), Innsbruck 1874, rist. anast. Scientia, Aalen, 1961, n. 73, pp. 99-100, o in C. MANARESI, I placiti del Regnum Italiae (dora in avanti: MANARESI), III/1, Roma 1960 (Fonti per la storia dItalia, 97*), n. 437, pp. 333335. Sul placito, tra una ricca bibliografia, si pu segnalare quanto scrive lo stesso J. FICKER, Forschungen cit., III, Innsbruck 1872, rist. anast. Scientia, Aalen, 1961, pp. 126127, ma si vedano anche A. PADOA SCHIOPPA, Le rle du droit savant dans quelques actes judiciaires italiens des XIe et XIIe sicles, in Confluence des droits savants et des pratiques juridiques. Actes du Colloque de Montpellier (12-14 dcembre 1977), Milano 1979 trad. it. Il ruolo della cultura giuridica in alcuni atti giudiziari italiani dei secoli XI e XII, in Nuova rivista storica, 64 (1980), pp. 265-289 , pp. 341-371, a pp. 349-352; P. FIORELLI, Il placito di Marturi del marzo 1076, in appendice a U. SANTARELLI, La funzione del giudice nellesperienza giuridica. Lezioni di storia del diritto, a.a. 1982-1983, Pisa 1983, pp. 179-205, con una dettagliata ricostruzione della vicenda; G. NICOLAJ, Cultura e prassi di notai preirneriani. Alle origini del rinascimento giuridico, Milano 1991 (Ius nostrum, 19), pp. 68-72; E. CORTESE, Il
Fra lex e pugna
quelloccasione, infatti, lallegazione di un passo del Digesto, riemerso dalloblio plurisecolare, aveva consentito a Nordilo, un altro dei giudici di maggior spicco nellentourage matildico, di sentenziare in favore del monastero toscano di S. Michele di Marturi5, mentre qui a Garfagnolo non vale il nome di Giustiniano e non vale la sua legge, n valgono le prove documentarie prodotte davanti al tribunale, contro la prova irrazionale del duello che la stessa Matilde prescrive. Unimmagine, questa di Matilde che fa applicare il pi rigoroso diritto germanico, in apparente, stridente contrasto con quella, di antica tradizione ma forse solo oleografica, di una Matilde patrona della riscoperta del diritto romano che d mandato ad Irnerio di renovare i libros legum, secondo il racconto di Burcardo di Ursperg6.
Rinascimento giuridico medievale, Roma 19962, pp. 10-11, e Il diritto nella storia medievale, I, Lalto Medioevo, Roma 1995, p. 383. 5 Sulla figura storica e la personalit di Nordilo, sulla fonte dellallegazione del passo del Digesto e pi in generale sui manoscritti del Digesto di et preirneriana si veda, da ultimo, G. NICOLAJ, Ambiti di copia e copisti di codici giuridici in Italia (secoli V-XII in.), in Le statut du scripteur au Moyen ge. Actes du XIIe colloque scientiphique du Comit international de palographie latine, runis par M.-C. Hubert, E. Poulle et M. H. Smith, Paris 2000 (Matriaux pour lhistoire publis par lcole des Chartes, 2), pp. 127-144, e in A Ennio Cortese. Scritti promossi da D. Maffei e raccolti a cura di I. Birocchi, M. Caravale, E. Conte, U. Petronio (da cui si cita), II, Roma 2001 pp. 478-496, specialmente pp. 489494, nonch in Scrineum. Saggi e materiali on line di scienze del documento e del libro medievali, url: <http://scrineum.unipv.it/biblioteca/nicolaj-ambiti.zip>; e F. SANTONI, Copisti-editores di manoscritti giuridici: 1. Il codice Vaticano latino 1406 del Digestum vetus e ledizione del testo fra copisti e glossatori, in La collaboration dans la production de lcrit mdival. Actes du XIIIe colloque du Comit international de palographie latine, runis par H. Spilling, Paris 2003 (Matriaux pour lhistoire publis par lcole des Chartes, 4), pp. 231-247, spec. pp. 235-241, pure in Scrineum. Saggi e materiali on line di scienze del documento e del libro medievali, url : <http://scrineum.unipv.it/biblioteca/santonidigestum.zip>. 6 Burchardi praepositi Urspergensis Chronicon, hrsg. O. HOLDER-EGGER e B. VON SIMSON, Hannover-Leipzig 1916 (M.G.H., Scriptores rerum Germanicarum in usum scholarum separatim editi, 16), pp. 15 s. (libros legum ad petitionem Mathilde comitisse renovavit). Per le riflessioni degli storici su questo tema, e sulla sua stretta connessione con la vicenda di Garfagnolo, vd. pi avanti, par. 5.
Nonostante per il caso di Garfagnolo sia, come si diceva, abbondantemente studiato, forse possibile formulare ancora qualche ipotesi di lettura e tentare di aggiungere qualche tessera ad un mosaico gi cos colorato e avvincente: e per far questo necessario, a questo punto, riannodare le fila degli avvenimenti.
2. Il documento. Sebbene si parli correntemente di placito di Garfagnolo7, il documento non pu certo definirsi una notitia iudicati in senso stretto, non presentando alcuna delle caratteristiche formali proprie del placito di et medievale. La pergamena, semplicemente lavorata, scritta da una mano certamente non notarile ma ben allenata, che adopera una minuscoletta di stampo librario semplice, regolare e di piccolo modulo, con aste moderatissime, che potrebbe appartenere ad uno dei causidici del monastero8, forse proprio ad uno di quelli ai quali il testo fa specifico riferimento; ipotesi tanto pi convincente se si considera che il testo, modellato sulla struttura di un breve9, da un lato ricco di espressioni e termini tecnici, che denotano una buona competenza giuridica, e dallaltro formulato come una sorta di memoria di parte, nella quale si partecipa emotivamente del punto di vista del monastero, come risulta evidente nella scelta de7 Originale in ARCHIVIO DI STATO DI REGGIO EMILIA, Archivi delle corporazioni religiose soppresse e delle opere pie, Monastero dei SS. Pietro e Prospero (dora in poi ASRE, PP), alla data. Il documento stato pi volte edito: si fa qui riferimento alledizione, in qualche punto scorretta, di MANARESI, III/2, Roma 1960 (Fonti per la storia dItalia, 97**), n. 478, pp. 432-434, ma soprattutto alledizione pi recente e pi affidabile in UrkMath., Anhang n. 7, pp. 482-484, con bibliografia precedente. 8 Come gi parso a NICOLAJ, Cultura e prassi cit., p. 95 nota 270. 9 Sintomatico, a questo proposito, lesordio Ut in posterum firmius memori commendetur, necessarium duximus his litteris breviter innotescere de lite (...), oltre allandamento spiccatamente narrativo e alla formula di datazione posta a chiusura del dettato. del resto naturale che il testo, indipendentemente dalla personalit del suo redattore, non potesse modellarsi sul formulario, a quellepoca gi un po irrigidito, della notitia iudicati, dato che la causa non aveva avuto una conclusione certa.
gli aggettivi che punteggiano, colorendolo, lo svolgersi degli avvenimenti e che, in pi di una circostanza, sottolineano la mansuetudo e lhumilitas della parte ecclesiastica a confronto con la iattanza arrogante e violenta della parte avversaria. Il documento, come si sa, unanimemente attribuito al 1098: per la verit i dati cronologici offerti dalla formula di datazione non concordano fra loro, poich nel mese di luglio dellanno dellincarnazione 1098 dovrebbe correre la VI indizione, e non la VII, come indicato nel testo10. Che il placito di Garfagnolo non sia opera di un notaio sembrerebbe, a questi fini, abbastanza irrilevante; e la datazione al 1098 comunemente adottata sembrerebbe comunque preferibile, anche perch appare meno probabile un errore nellanno dellincarnazione, espresso in lettere, piuttosto che nella cifra indizionale, espressa con un numero romano. A parte questo, come si vedr in seguito, induce a preferire il 1098 anche la sensazione che il monastero potesse aver avuto urgenza di dirimere rapi10 Cesare Manaresi non fa menzione della discordanza tra gli elementi di datazione (cf. MANARESI, III/2, p. 433), mentre il particolare colto in UrkMath., p. 482, dove per il documento assegnato al 1098 senza uteriori spiegazioni. La camicia cartacea che contiene la pergamena, risalente allordinamento settecentesco dellarchivio del monastero dei SS. Pietro e Prospero, porta in bella evidenza la data del 1099, poi corretta in 1098 da una mano recente. Come emerge da un veloce spoglio condotto sulle carte dellArchivio Capitolare e su quelle del fondo SS. Pietro e Prospero dellArchivio di Stato, le carte reggiane tra lultimo trentennio dellXI secolo e il primo decennio del secolo successivo presentano datazioni abbastanza corrette e regolari: si nota ancora luso dellindizione anticipata, con buona probabilit secondo il computo bizantino, e gli anni sono spesso indicati secondo lo stile fiorentino dellincarnazione (anche se qua e l compare adoperato lo stile pisano); oppure, e in un numero abbastanza consistente di casi, gli anni non seguono alcuno stile particolare, richiamandosi solo genericamente allra dellincarnazione, e si trovano in associazione con unindizione non anticipata. Pure, in qualche caso, ricorrono elementi del tutto discordanti tra loro: vd. ad es. Henvurardus notarius sacri Palacii, che data una donazione al monastero di S. Prospero al 19 aprile dellanno dellincarnazione 1099, al quale per associa erroneamente una VIII indizione invece della VII (tant che, anche in questo caso, nellordinamento settecentesco al documento stata attribuita la data del 1100, come risulta dalla custodia cartacea della pegamena; cf. ROMBALDI, reg. n. 287, p. 212, pure al 1100).
damente una faccenda tanto spinosa, in anni che vedono potenti vescovi di parte pontificia succedere a vescovi di parte imperiale, che nei confronti del monastero avevano mostrato grande benevolenza.
3. Un placito senza sentenza e i suoi protagonisti. La vicenda notissima, ed sufficiente riassumerla qui a grandi linee: in una data precedente al 5 luglio 1098, labate del monastero reggiano di S. Prospero11, con il suo advocatus, si era querelato contro gli homines de Valle (o de Vallibus), accusandoli di detenere iniuste alcune terre di propriet del monastero site nella curtis di Nasseto. Quella causa era stata decisa iureiurando, grazie alle testimonianze giurate di tre uomini della medesima curtis, in base alle quali il giudice Ubaldo da Carpineti, che aveva presieduto il giudizio, aveva restituito allabate di S. Prospero la possessio delle terre contese, e di quella sentenza era stata prodotta la relativa documentazione (ut in noticia legitur), che per a Garfagnolo non entra in gioco e della quale, allo stato, nulla sappiamo. Successivamente, gli uomini di Vaglie si erano appellati direttamente a Matilde di Canossa, asserendo di essere stati iniuste disvestitos; e questa, accogliendo evidentemente il loro ricorso, aveva inviato sul posto il giudice Bono di Nonantola e aveva dato mandato a Ubaldo di Carpineti perch reiterassero linchiesta (iterum inquirerent) e comandassero alle due parti contendenti di essere parati ad pugnam12. La soluzione evidentemente non si rivela gradita alla par11 Di questo abate non si fa il nome, ma per gli anni 1091-1102 attestato un abate Pacifico (cf. ROMBALDI, p. 200); mi sembra verosimile che questa prima causa sia stata discussa non molto tempo prima del 1098, e che quindi labate fosse il medesimo in entrambe le occasioni. Il monastero reggiano di S. Prospero, nel testo, viene definito sempre come ecclesia e soltanto in apertura ricorre lespressione monasterium Sancti Prosperi de Regio; come si vedr in seguito, in questepoca la dedicazione a S. Prospero pertiene non solo al monastero suburbano, ma anche alla chiesa canonicale sita in citt (S. Prospero in castello), ma il chiaro riferimento allabate esclude la possibilit di equivoco. 12 Luso dei verbi al plurale (ut iterum inquirerent et preciperent utrique parti ut inde essent parati ad pugnam) indica che lordine di Matilde era rivolto ad entrambi i giudici, anche se Bono di Nonantola qui sembrerebbe rivestire le funzioni di missus di Matil-
te monastica, che da quel momento tenta con ogni mezzo di evitare il combattimento: infatti, presentatesi le parti davanti ai giudici nella data stabilita, labate squaderna in loro presenza un buon numero di prove decisamente pesanti13, esibendo trionfalmente i precepta regum di Carlo e di Ottone dai quali risultava come il monastero avesse la propriet dei beni contesi, mentre i suoi causidici14 allegano passi di leggi tratte dal Codice e dalle Istituzioni di Giustiniano, dalle quali aperte claret che coloro che avessero ricevuto qualcosa dallerario sarebbero stati securos in sede sia di azione sia di eccezione15; ed inoltre alias multas optimas allegationes, di cui per non viene detto di pi. Purtroppo per il monastero i giudici respuerunt tutte le prove presentate, esigendo che le parti si impegnassero con la wadia a presentarsi nel giorno stabilito perch si svolgesse il duello. Il 5 luglio 1098, dunque, le parti si riuniscono davanti ai giudici per la pugna: il monastero, nellestremo tentativo di evitare il duello, dichiara la propria disponibilit a concedere alla parte avversaria tutti i beni contesi, secundum laudamentum missorum comitiss, ma gli uomini di Vaglie rifiutano con decisione e pretendono che il duello abbia luogo. E il duello si svolge, ma in maniera decisamente irrituale: prima il campione di Vaglie tenta un maleficium ai danni dellavversario, gettandogli addosso un guanto femminile; poi il combattimento si trasforma in una rissa generale, con
de mentre la gestione della procedura sembrerebbe affidata esclusivamente ad Ubaldo (misit Bonum ... et precepit Ubaldum), ed proprio Ubaldo a concluderne lo svolgimento dichiarando limpossibilit di emanare una sentenza. 13 Per adoperare unespressione coniata da Paolo Cammarosano e oramai di moda: parla ad es. di documenti pesanti e documenti leggeri, in relazione a monimina e brevia di et altomedievale, A. BARTOLI LANGELI, Sui brevi italiani altomedievali, in Bullettino dellIstituto storico italiano per il medio evo, 105 (2003), pp. 1-23, a p. 2 (anche in Scrineum. Saggi e materiali on line di scienze del documento e del libro medievali, url: <http://scrineum.unipv.it/biblioteca/bartoli-brevi.zip>). 14 Per C. G. MOR, I giudici della Contessa Matilde e la rinascita del diritto romano, in Studi in memoria di Benvenuto Donati, Bologna 1954, pp. 43-59, pp. 48-49 e 52, i causidici del monastero sono in questo caso avvicinabili ai patroni causarum del processo romano, il che ben si sposerebbe con lallegazione di leggi romane; sul contributo dei causidici alla formulazione delle sentenze, vd. ibidem, pp. 46-47. 15 Cf. I. 2.6.14, corrispondente a C. 7.37.2-3: vedi oltre, par. 5.
gli uomini di Vaglie che invadono il campo, malmenano il campione di S. Prospero ed i suoi sostenitori, nonch labate con i suoi monaci, che omnes percussi et vulnerati vix evaserunt. Facile da comprendere limbarazzo di Ubaldo da Carpineti ad emanare una sentenza: entrambi i campioni sostenevano di essere stati i vincitori, ma il duello aveva avuto uno svolgimento talmente irregolare da non consentire una sicura proclamazione del vincitore; e quindi nullam inde iudices dedere sententiam. Come si visto, protagonista principale della vicenda il monastero reggiano di S. Prospero, la cui fondazione e prima dotazione patrimoniale viene attribuita al vescovo Teuzo16, forse di origine parmense, forse reggiano17: il suo presulato, che si colloca tra la fine degli anni 70 del X e il primo trentennio dellXI secolo, coincise con una fase di rilancio economico e demografico della citt iniziato nella seconda met del X secolo alla quale proprio Teuzo diede particolare impulso. La questione circa lepoca della fondazione del monastero di S. Prospero per piuttosto complessa ed complicata dalla contemporanea esistenza in Reggio di istituzioni ecclesiastiche diverse ma tutte intitolate al santo patrono18. Se infatti, durante il IX secolo, la chiesa cattedrale (presso la quale il vescovo Regino aveva fondato una canonica gi prima dell85719) era dedicata a S. Maria e S. Michele, e nel suburbio esisteva una basilica, forse eretta dal vescovo Tommaso allinizio dellVIII secolo,
16 Su di lui vd. P. B. GAMS, Series episcoporum Ecclesiae catholicae (dora in poi: GAMS), Ratisbonae 1873-1885, p. 760, che lo situa a partire dal 978 fino al 1027, corrispondente al suo 49 anno di presulato, e anche G. SACCANI, I vescovi di Reggio Emilia. Cronotassi, Reggio Emilia 19022, pp. 51-54, che posticipa di un anno linizio del suo presulato, come pure G. SCHWARTZ, Die Besetzung der Bistmer Reichsitaliens unter den Schsischen und salischen Kaisern mit den Listen der Bischfe. 951-1122, Leipzig-Berlin 1913 (rist. anast. Spoleto, Centro italiano di studi sullalto medioevo, 1993), p. 196. 17 Come ipotizza GOLINELLI, Culto dei santi cit., p. 75. 18 Circa il culto di s. Prospero in Reggio cf. in particolare ROMBALDI, pp. 13-18, nonch GOLINELLI, Culto dei santi cit., pp. 41 e ss. 19 Cf. il diploma dell11 gennaio 857 con il quale Ludovico II conferma i beni della canonica in Die Urkunden Ludwigs II. (dora in avanti: DD Lu. II), bearb. von K. WANNER, Mnchen 1994 (M.G.H., Diplomata Karolinorum, IV), e Roma 1994 (Fonti per la storia dellItalia medievale. Antiquitates, 3), n. 23, pp. 108-111.
intitolata a S. Prospero e presso la quale erano conservate le reliquie del santo20, nel corso del IX secolo numerose fonti documentarie menzionano lepiscopato di Reggio, ovvero la sancta Regiensis Ecclesia, come strettamente connesso con s. Prospero e con le sue reliquie21. E di certo la chiesa cattedrale in castro appare dedicata chiaramente a S. Maria e S. Prospero dal 90422 fino alla fine degli anni 8023 del secolo: possibile che il culto (e forse, magari temporaneamente, anche le reliquie) di s. Prospero fosse stato traslato in citt a causa delle scorrerie degli Ungari che devastarono il territorio alla fine del secolo IX, durante le quali lo stesso vescovo Azzo rimase ucciso24. Le fonti, per, indicano con sicurezza una traslazione delle reliquie del santo voluta dal vescovo Ermenaldo25, che le
Cf. IP V, p. 347. Cf. ad es. i diplomi di Ludovico II dell8 settembre 870 (DD Lu. II, n. 52, pp. 167169, p. 168 rr. 7-8: sancte Regiensi Ecclesie, in qua beati Prosperi confessoris Christi corpus humatum iacet), di Carlo III dell8 gennaio 880 e del 24 maggio 883 (Die Urkunden Karls III., bearb. von P. KEHR, Berlin 1937 [M.G.H., Diplomata regum Germaniae ex stirpe Karolinorum, II], rispettivamente n. 16, pp. 24-26, p. 25 rr. 19-20: ecclesiae beati Prosperi confessoris Christi, Regiensis videlicet episcopatus, e n. 78, pp. 127129, p. 128 rr. 12-14: omnes res beati Prosperi confessoris Christi episcopatus Regiensis, e rr. 21-22: sanctae Regiensis aecclesiae, in qua iam dicti corpus beati Prosperi coniacet); vd. anche la permuta del 28 aprile 882 tra il vescovo Aronne e il prete Domenico, in P. TORELLI, Le carte degli Archivi reggiani fino al 1050 (dora in avanti: TORELLI), Reggio Emilia 1921 n. XIX, la pagina offersionis dello scabino mantovano Adelmanno del gennaio 899 o 900 (TORELLI, nn. XXIX-XXX), e la carta di vendita dellagosto 903 (TORELLI, n. XXXVI). Non sono certa per che da tali fonti si possa dedurre, come vorrebbe ROMBALDI, p. 12, che la chiesa di S. Prospero sia in questepoca la chiesa episcopale. 22 Cos appare in un diploma di Berengario del 4 gennaio 904, in I diplomi di Berengario I, a cura di L. SCHIAPARELLI, Roma 1903 (Fonti per la storia dItalia pubblicate dallIstituto storico italiano. Diplomi. Secoli IX e X), n. XLII, pp. 122-124, p. 123 rr. 8-10: sanctam Regiensem Ecclesiam in honorem sanctae Dei genitricis Mariae atque beati Christi confessoris Prosperi; cf. ROMBALDI, p. 12. 23 ROMBALDI, p. 13. 24 Cf. SACCANI, I vescovi cit., p. 44. 25 Vescovo tra 962 e 979: cf. GAMS, p. 760; SACCANI, I vescovi cit., pp. 50-51 e SCHWARTZ, Die Besetzung cit., p. 195. Su questa traslazione delle reliquie vd. IP V, p. 374, nonch GOLINELLI, Culto dei santi cit., p. 75 e ROMBALDI, p. 13.
fece trarre dalla basilica suburbana, inondata dallacqua, e le fece trasferire presso la cattedrale cittadina; e fu poi proprio il successore di Ermenaldo, Teuzo, a far erigere in citt una nuova basilica in onore del patrono (poi nota come S. Prospero in castro, o de Castello) che venne solennemente consacrata da papa Gregorio V nel 997, come testimoniava lepigrafe contenente un carme celebrativo dellavvenimento posta sulla facciata, andata perduta nei rifacimenti cinquecenteschi26. Che verso la fine del X secolo esistesse una comunit di canonici di S. Prospero attestato almeno dall989, quando Giovanni prete e preposito de ordine canonica Sancti Prosperi permuta alcuni beni con Giovanni diacono e preposito de ordine canonica Sante Marie et Sancti Michaeli sito Regio27; e che tale comunit risiedesse al di fuori delle mura cittadine testimoniato da una donazione dell11 maggio 99328 alla canonica di S. Prospero, ubi nunc Ioannes presbiter et prepositus preesse videtur, nella quale la canonica detta chiaramente suburbium Regio. possibile, come parso a Paolo Golinelli29, che allo scadere del secolo la comunit di canonici si fosse trasferita dentro le mura nella nuova chiesa di S. Prospero, al seguito delle reliquie del santo, e che il vescovo Teuzo, non volendo abbandonare la gloriosa basilica suburbana, vi avesse fondato intorno al 1006 il monastero30; ed
Vd. IP V, p. 375 n. 1; GOLINELLI, Culto dei santi cit., pp. 108-109; e ROMBALDI, p.
27 Secondo GOLINELLI, Culto dei santi cit., p. 77, la comunit esisteva probabilmente gi da unepoca anteriore al 7 aprile 989, data della commutacio. Il documento edito in G. TIRABOSCHI, Memorie storiche modenesi, I, Modena 1793, n. CXXIV, p. 148; TORELLI, p. 199, in nota, ripubblicando ledizione Tiraboschi nota che il documento risulta irreperibile tra le carte dellArchivio Capitolare ed in effetti, allo stato, il documento sembra scomparso: non figura infatti in F. MILANI, Repertorio in regesto delle scritture conservate nellArchivio Capitolare del Duomo di Reggio Emilia (dora in poi: Regesto Milani), in Presiedere alla carit. Studi in onore di Mons. Gilberto Baroni Vescovo di Reggio Emilia e Guastalla, a cura di E. Mazza e D. Gianotti, Genova 1988, pp. 448-449. 28 TORELLI, n. LXXX. 29 GOLINELLI, Culto dei santi cit., pp. 77 e ss. 30 Per ancora nel 996 la chiesa canonicale di S. Prospero, qui est edificata non longe de civitate Regio ubi eius sanctum umatum corpus requiesxit, riceve una donazione per lanima (TORELLI, n. LXXXII), e nellaprile 1006, in unaltra donazione per lanima, la
abbastanza improbabile, come ricorda Rombaldi31, che le reliquie del santo giacessero contemporaneamente in luoghi diversi. Certo che in seguito un durissimo scontro proprio sulleffettivo possesso delle reliquie opporr a lungo i canonici di S. Prospero in Castello e i monaci del monastero suburbano, controversia che, come tante di questo genere, sar giocata spesso sul filo dellillecito32. In ogni caso il 6 maggio 1006 Adelberto, arciprete di S. Maria e S. Michele di Reggio, dona due appezzamenti di terra alla ecclesia Sancti Prosperi Christi confessori ubi eius umatum quiescit corpus, ubi monesterium est congregatum qui domnus Teuzonem vir venerabile sancte Regensis Ecclesie episcopus congregavit, sito prope castro civitate Regio33: sembrerebbe questa la prima fonte certa circa lesistenza di un monastero di S. Prospero, che si dice chiaramente fondato dal vescovo Teuzo allesterno della citt34; e per la prima volta nel 1027 risulta attestato con sicurezza un abate35.
chiesa di S. Prospero, ubi eius sanctum umatum quiesit corpus, detta sita prope eadem civitate Regio (TORELLI, n. XCVIII). 31 ROMBALDI, p. 13. 32 Kehr (IP V, p. 378) parla dello scarsissimo scrupolo religioso dei monaci, che non volendo perdere i benefici economici derivanti dal possesso di oggetti di venerazione, non esitarono a produrre documenti falsi; sulla controversia tra monaci e canonici di S. Prospero vd. naturalmente ROMBALDI, pp. 24-25, 31-32, e in particolare, circa i ripetuti episodi di ricognizione e autenticazione delle reliquie a met del secolo XII, pp. 64 e ss. 33 Orig. in ASRE, PP, alla data: TORELLI, n. XCIX. 34 Ma certo lascia qualche perplessit il riferimento al possesso delle reliquie del santo patrono, come se sussistesse ancora una qualche confusione tra monastero e chiesa canonicale cittadina: vd. anche i documenti citati sopra, nota 30. 35 Copia del XII secolo in ASRE, PP, alla data (TORELLI, n. CXXVIII): il 27 novembre 1027 Manno, abate del monastero di S. Prospero sito non longe da ipsa civitate quod monasterium ipsius cum omnia sua integritate et pertinentia pertinere videtur de sub regimine et potestate sancte Regiensis Aecclesi permuta alcuni beni con Giovanni diacono e preposito canonic aecclesi iamdicti Sancti Prosperi ... posita infra castrum Regio.
4. La composizione del tribunale. I membri giudicanti e consulenti del tribunale sono ricordati nelle ultime righe del documento, come duso prima degli adstantes. Tra gli iudices, oltre a Bono di Nonantola e Ubaldo di Carpineti, figura anche un Alberto, identificato da Mor con uno dei due causidici di questo nome presenti a Bagno di Modena nel maggio 108436 e attestato con buona probabilit fino al 110637, mentre in qualit di causidici compaiono invece Ubaldino, Eriberto advocatus predicte ecclesie, Giberto Carbone e un non meglio identificato Frogerio. Ancora Mor38 identifica il primo con uno dei due Ubaldus ricordati come testimoni in un diploma matildico del 110239 e con lUbaldus minor iudex presente dodici anni dopo a Carpineti (assieme ad un Ubaldus maior iudex che si sarebbe tentati di identificare con Ubaldo da Carpineti) alla risoluzione di una controversia in presenza di Matilde40: e probabilmente si tratta dello stesso Ubaldo minor che si incontra anche a Castellarano in un giudizio presieduto sempre da Matilde nel 110641. Eriberto compare qui per la prima volta come advocatus del monastero di S. Prospero ed probabilmente lo stesso advocatus che assieme allabate di S. Prospero aveva intentato la causa contro gli uomini delle Vaglie preceFICKER, Forschungen cit., IV, n. 84, pp. 128-129. MOR, I giudici cit., pp. 51 e 57 nota 11; ma sullipotesi che l si avanza circa una corrispondenza di questo Alberto con lAlberto de Canetulo testimone ad una vendita nel 1124 vd. J. FRIED, Die Entstehung des Juristenstandes im 12. Jahrhundert. Zur sozialen Stellung und politischen Bedeutung gelehrter Juristen in Bologna und Modena, Kln-Wien 1974 (Foschungen zur neueren Privatrechtsgeschichte, 21), p. 147 nota 10. 38 MOR, I giudici cit., p. 56 nota 8, nel gruppo degli iudices. 39 Cf. UrkMath., n. 69, pp. 205-206, del 15 marzo 1102: dei due Ubaldo solo uno reca lappellativo di iudex. 40 Cf. UrkMath., n. 130, pp. 335-336, del 20 aprile 1114. 41 presente minore Ubaldo iudice: cf. UrkMath., n. 95, pp. 263-264. Un indizio circa una possibile parentela di Ubaldino con il pi famoso Ubaldo da Carpineti potrebbe venire da una donazione di Matilde di beni nel Reggiano al monastero di S. Benedetto Polirone del 1092 (UrkMath., n. 44, pp. 142-143), compiuta alla presenza del vescovo di Mantova, di uno iudex di nome Ubaldo (forse Ubaldo da Carpineti?) e di altri adstantes: tra i testimoni, nessuno dei quali ricordato tra gli adstantes, figura proprio un Ubaldinus de Carpeneta.
dente lepisodio di Garfagnolo; in questo ruolo attestato anche nel 1100, nel 1103, nel 1104 e nel 110642, ma durante i primi anni del XII secolo probabilmente fu anche advocatus della Chiesa di Reggio, come sembrerebbe di poter ricavare dal privilegio del vescovo Bonsignore per il monastero di S. Prospero del 19 dicembre 110443, nel quale il vescovo lo definisce advocato nostro. Il terzo causidico nominato, Giberto Carbone, che lassenza di segni di interpunzione tra i due nomi induce a ritenere senzaltro una sola persona, probabilmente identificabile con il Carbone causidico presente assieme a Eriberto advocatus nel gi citato privilegio di Bonsignore vescovo per S. Prospero del 110444; mentre lultimo, Frogerio, non sembra attestato altrove in qualit di causidico e non credo possa essere identificato n con un membro della famiglia dei filii Frogerii, vassalli dei Canossa dai quali discenderebbero i signori di Correggio45, n, come sembra a Rombaldi, con lomonimo arciprete di Bismantova che
42 Il 12 marzo 1100 tra i testimoni in una promissio in favore del monastero (ASRE, PP, alla data; cf. ROMBALDI, reg. n. 285); in una data successiva al 1 ottobre 1103 agisce come advocatus in un documento con il quale labate del monastero di S. Giovanni promette di non turbare il possesso di alcuni beni di S. Prospero siti nei comitati di Reggio e di Parma (ASRE, PP, al 1103; cf. ROMBALDI, reg. n. 311); ancora figura tra i testimoni ad una vendita di beni al monastero il 19 aprile 1104 (ASRE, PP, alla data; cf. ROMBALDI, reg. n. 316, erroneamente al 12 aprile). Nel settembre 1106 infine lo si incontra a Castellarano, nel giudicato in favore del monastero di S. Prospero presieduto da Matilde al quale era presente anche il minore Ubaldo iudice di cui a nota 41: cf. UrkMath., n. 95, pp. 263-264 e MOR, I giudici cit., p. 57 nota 11. 43 ASRE, PP, alla data; ed. in AFFAROSI, I, pp. 83-86; cf. anche ROMBALDI, reg. n. 241, erroneamente al 1093, e vd. quanto gi ipotizzato da PADOA SCHIOPPA, Le rle cit., p. 353 nota 43. 44 Non so se possa essere posto in relazione con la famiglia bolognese dei de Carbone (o Carbonesi): vd. E. SPAGNESI, Wernerius Bononiensis iudex. La figura storica dIrnerio, Firenze 1970 (Accademia Toscana di Scienze e lettere La Colombaria. Studi, XVI), p. 90 nota 3, ma soprattutto FRIED, Die Entstehung cit., pp. 75 nota 13, 79 e passim. 45 Come si suggerisce in UrkMath., ad indices, p. 528; sulla discendenza dei filii Frogerii cf. I. NEMBROT, Note di storia feudale emiliana. I Frogeridi, Reggio Emilia 1922, e T. LAZZARI, Vassalli matildici a Bologna: Pietro dErmengarda e la sua discendenza, in I poteri dei Canossa. Da Reggio Emilia allEuropa. Atti del Convegno internazionale di studi (Reggio EmiliaCarpineti, 29-31 ottobre 1992), a cura di P. Golinelli, Bologna 1994, pp. 239-251, qui pp. 241 e nota 10, 244-245 e nota 38.
compare al fianco del vescovo Bonsignore nel 1104 e che nel 1106, col titolo di arciprete di Campiliola, presente a un placito tenuto da Matilde46. Nulla di preciso si pu dire, invece, circa i personaggi menzionati tra i ceteri presenti47: di certo si pu osservare solo che tutti coloro il cui nome accompagnato da un toponimo provengono o dagli immediati dintorni di Garfagnolo48 o comunque da terre matildiche49. 5. Il diritto e la legge. A Garfagnolo nel 1098 si discute dunque una causa in appello50, dato che la parte in precedenza soccombente (gli uomini di Vaglie) si era ap46 ROMBALDI, reg. nn. 241 (erroneamente datato al 1093; in questo caso Frogerio funge anche da datario del documento) e 339, p. 282: cf. AFFAROSI, I, pp. 83-86 e UrkMath., n. 95, pp. 263-264. 47 La famiglia di Rozo de Pellavo era per legata a Matilde: i suoi figli sono menzionati nella gi citata donazione di Matilde al monastero di S. Benedetto Polirone del 1092 (UrkMath., n. 44, pp. 142-143); inoltre Gualdone, Rozone, Teuzone, Bellincio fratribus, fillis Rozonis sono presenti ad un placito del 1105 presieduto da Matilde a Pieve Fosciana (LU) (UrkMath., n. 87, pp. 247-249), e due di loro, Belentius e Rozo, compaiono tra gli adstantes in un placito presieduto sempre da Matilde a Montebaranzone (MO) nel giugno 1108 (UrkMath., n. 109, pp. 290-292). Non sembra invece proponibile, sebbene suggestiva, lidentificazione di Adhegerio e Ugo figli del fu Mainfredo de Gruppo con i figli del potente vassallo matildico Mainfredo, gi morto nel 1096: se infatti dei suoi quattro figli ben noto Ugo, frequentemente al fianco della contessa, il nome di Adhegerio non trdito da alcuna fonte: cf. B. ANDREOLLI, I figli di Manfredo da vassalli canossani a signori, in I poteri dei Canossa cit., pp. 189-210, spec. pp. 193-194, e lalbero genealogico della famiglia a pp. 208-209. 48 I toponimi Gruppo, Rosano, Villula e Bundolo corrispondono alle attuali localit di Groppo, Rosano, Villola (nel territorio di Frascaro) e Bondolo, tutti a una manciata di km da Castelnovo ne Monti; Puliano corrisponde allattuale Poiano, fraz. di Villa Minozzo, un poco pi distante. 49 Pellavo corrisponde infatti a Pievepelago (MO), a una quarantina di km da Castelnovo ne Monti. 50 Vd. A. PADOA SCHIOPPA, Ricerche sullappello nel diritto intermedio, I, Milano 1967 (Universit degli Studi di Milano. Facolt di Giurisprudenza. Pubblicazioni dellIstituto di Storia del Diritto Italiano, 2), pp. 250-251.
pellata allautorit superiore di Matilde. A lei il testo della notitia sembra attribuire con grande chiarezza la responsabilit circa limposizione della prova ordalica del duello51, tant che i giudici, pur sollecitati e indipendentemente dalle loro preferenze52, rifiutano di prendere in considerazione mezzi di prova alternativi. Il dibattito tra gli storici giuristi a riguardo ha fatto perno proprio sul rapporto tra questa scelta di Matilde e il suo legame con la rinascita del diritto romano attraverso lopera di Irnerio: una scelta incomprensibile, se in Matilde si volesse vedere una paladina del diritto romano53. Cos, per Garfagnolo, Giorgio Cencetti ha pensato ad unapplicazione della legge germanica ratione loci54, e su questa linea, in un primo tempo, si mosso anche Ennio Cortese, che ha attribuito limposizione della pugna alla professio legis degli uomini di Vaglie, poich nella causa precedente lepisodio di Garfagnolo i giudici Ubaldo e Bono avevano dimenticato
51 Sul duello giudiziario la letteratura assai abbondante: per una prima informazione, pertanto, si rinvia semplicemente a P. FIORELLI, Duello: a) Parte storica, in Enciclopedia del diritto, XIV, Milano 1965, pp. 90-91. 52 Parla di un Ubaldo propenso a usare il diritto romano anche quando la personalit della legge esigeva il ricorso al diritto longobardo E. CORTESE, Intorno agli antichi iudices toscani e ai caratteri di un ceto medievale, in Scritti in memoria di Domenico Barillaro, Milano 1982, pp. 3-38 (rist. in E. CORTESE, Scritti, a cura di I. Birocchi e U. Petronio, Spoleto 1999, pp. 747-782), p. 19. 53 Su una Matilde idealmente fedele al tradizionale diritto germanico vd. ad es. U. GUALAZZINI, La Scuola giuridica reggiana nel Medio Evo con appendice di documenti e testi, Milano 1952, pp. 37 ss.; ma gi G. DE VERGOTTINI, Lo studio di Bologna, limpero, il papato, Bologna 1954 (estratto anticipato rispetto alla pubblicazione in Studi e memorie per la storia dellUniversit di Bologna, n.s., I (1956), pp. 19-95, ora rist. anast. Spoleto, Centro italiano di studi sullalto medioevo, 1996), pp. 13-15, ritiene impossibile attribuire a Matilde, in quegli anni, un voluto incremento () allo studio del diritto romano. Sul rapporto tra lavoro editoriale di Irnerio e la figura di Matilde vd. pi recentemente le calibratissime osservazioni di NICOLAJ, Ambiti di copia cit., p. 143, e quanto scrive E. CORTESE, Irnerio, in Dizionario biografico degli italiani, LXII, Roma 2004, pp. 600-605, spec. p. 602. 54 G. CENCETTI, Studium fuit Bononie. Note sulla storia dellUniversit di Bologna nel primo mezzo secolo della sua esistenza, in Studi medievali, 3a s., 7 (1966), pp. 781-833, rist. (da cui si cita) in G. CENCETTI, Lo Studio di Bologna. Aspetti momenti e problemi (1935-1970), a cura di R. Ferrara, G. Orlandelli, A. Vasina, Bologna 1989, pp. 29-73, a p. 36.
di essere obbligati ad adottare la legge del convenuto e avevano dato ragione al monastero55, sebbene nel testo non ci sia traccia di professiones di legge; ancora, Antonio Padoa Schioppa ha ipotizzato che loperato di Matilde, che imprime alla causa un andamento ai limiti dellirregolarit, in questa circostanza fosse dettato da motivi politici, e cio dal desiderio di favorire gli uomini di Vaglie, gi soccombenti nella prima causa iureiurando decisa e privi di pezze dappoggio utili a rivendicare efficacemente i loro diritti56. In una prospettiva di maggior equilibrio si posta invece Giovanna Nicolaj57, che ritiene, in assenza appunto di esplicite professioni di legge, del tutto normale la procedura seguita a Garfagnolo, che ben si intona ad unepoca nella quale, nei placiti, il diritto romano compare appena e eccezionalmente, come era successo ad esempio a Marturi; analoga la posizione assunta pi di recente dallo stesso Cortese, che mostra di considerare il caso di Garfagnolo come un segno contrario alla tendenza, nei territori canossani, a preferire al sistema probatorio germanico quello romano, incardinato su documenti e testimonianze: i giudici Ubaldo da Carpineti e Bono di Nonantola, pur amanti del diritto romano, si vedono imporre da Matilde la prova germanica del duello, ma loperato di Matilde corretto e coincide semplicemente con lapplicazione della procedura ufficiale vigente nel Regnum Italiae58.
55 E. CORTESE, Legisti, canonisti e feudisti; la formazione di un ceto medievale, in Universit e societ nei secoli XII-XVI. Atti del nono Convegno Internazionale di studio, Pistoia 20-25 settembre 1979, Pisa 1983, pp. 195-281, qui pp. 202-203. 56 PADOA SCHIOPPA, Le rle cit., pp. 354-355. Ma, a parte la considerazione che, come si vedr pi avanti, nemmeno i diritti del monastero sembravano riposare su prove sicure e certe, questipotesi, e contrario, indicherebbe una Matilde sfavorevole al monastero di S. Prospero, atteggiamento che sarebbe smentito dalla protezione goduta dal monastero da parte dei Canossa; comunque il fatto che i giudici potessero essere poco favorevoli a questo tipo di procedura (ibidem, p. 355 nota 51) non cambia nel concreto i termini della questione. 57 NICOLAJ, Cultura e prassi cit., pp. 73-74 e spec. nota 196. 58 CORTESE, Il Rinascimento giuridico cit., pp. 14-15. Lo stesso A. considera il placito di Garfagnolo un indizio che il duello potesse essere scelto non solo dallattore, ma anche dal convenuto e che in questo caso i convenuti soccombenti avevano preteso che la decisione si prendesse ricorrendo ai campioni ancora in Il processo longobardo tra romanit e germanesimo, in La giustizia nellalto medioevo (secoli V-VIII), Spoleto 1995 (Settimane di
Probabilmente, quindi, Matilde prescrive il duello sulla base delle leggi di Ottone I inserite nel Liber Papiensis, con riferimento, come gi osservato da Cortese, al capitolo de investitura praedii59, perfettamente aderente alla querela presentata dagli uomini di Vaglie, che lamentavano di essere stati appunto iniuste disvestitos; e un capitolo successivo dello stesso Ottone (Otto I 9[10]) prevede che la pugna sia imposta anche ai viventi a legge romana. Interessante comunque latteggiamento del monastero a questo proposito: labate infatti tenta con ogni mezzo di evitare la pugna (anche se, come si detto, difficilmente i giudici avrebbero potuto comportarsi in modo diverso da quanto stabilito da Matilde), in primo luogo esibendo i precepta regum e gli altri documenti dei quali si discorrer pi avanti, in appoggio ai quali, inoltre, i causidici del monastero ostenderunt legem serenissimi imperatoris Iustiniani. Il passo qui ab herrario vel ab augustali domo aliquid accipiunt, statim securos esse, sive experiantur sive conveniantur, che i causidici sanno essere compreso sia nel Codice sia nelle Istituzioni di Giustiniano, riproduce con sufficiente precisione un passo delle Istituzioni (I. 2,6,14), nel quale vengono riunite insieme due costituzioni imperiali presenti nel Codice: una costituzione dellimperatore Zenone dellultimo quarto del V secolo (C. 7,37,2), nella quale si stabilisce che coloro i quali hanno ricevuto a titolo diverso beni dal fiscus siano sicuri e vittoriosi in giudizio sia se
studio del Centro italiano di studi sullalto medioevo, XLII), pp. 621-647, a p. 636 nota 23. 59 Otto I 3[2]: De investitura praedii si contentio fuerit, similiter ut per pugnam decernatur, edicimus: cf. CORTESE, Il Rinascimento giuridico cit., p. 15. Secondo G. SANTINI, Lamministrazione della giustizia: i giudici e i funzionari, in I poteri dei Canossa cit., pp. 41-60, qui pp. 58-59, il ricorso alla pugna sarebbe invece fondato su Otto I 1 (Si de prediis contentio emerserit, et utraque pars sive altera cartis seu scriptionibus praedium sibi vendicare voluerit, si ipse qui cartam falsam appellaverit per pugnam declarare voluerit, ut ita decernatur ), dato che almeno uno dei diplomi presentati un falso (per questo vedi oltre, par. 6): ma non appare affatto, dal testo, che gli uomini di Vaglie avessero imputato al monastero il tentativo di addurre come prova documenti falsi, che peraltro labate presenta dopo che i giudici hanno gi imposto la pugna ed anzi con il fine di scongiurarla, e di certo in nessun punto del testo si fa riferimento a documenti, ritenuti falsi, prodotti in giudizio in qualche occasione precedente.
sono stati convenuti sia se a loro stata opposta unazione legale, e una costituzione di Giustiniano del 531 (C. 7,37,3) nella quale la previsione zenoniana viene estesa anche ai beni provenienti dalla casa del princeps o della venerabilis Augusta; e, come ha gi notato Padoa Schioppa60, lallegazione del passo forse un poco forzata, in quanto, come si vedr, i diplomi che il monastero adduce a prova del suo buon diritto sono in realt indirizzati ai vescovi di Reggio, dai quali poi, in epoca successiva, il monastero avrebbe ricevuto i beni contesi. invece molto probabile che, come parso a Ennio Cortese61, i causidici del monastero, pur essendo consapevoli che il passo allegato era contenuto nelle Istituzioni e nel Codice, ne conoscessero il testo attraverso la mediazione della Lex Romana canonice compta, una raccolta certo not[a] negli ambienti ecclesiastici di Reggio62; a sostegno di questa ipotesi si pu addurre il fatto che il capitolo n. CXV nella Lex Romana canonice compta, corrispondente proprio a I.
PADOA SCHIOPPA, Le rle cit., p. 354 nota 44. CORTESE, Il Rinascimento giuridico cit., p. 15 nota 23. 62 Ibidem. La raccolta edita da C. G. MOR, Lex Romana canonice compta. Testo di leggi romano-canoniche del sec. IX pubblicato sul ms. parigino Bibl. Nat. 12448, Pavia 1927 (Pubblicazioni della R. Universit di Pavia. Facolt di Giurisprudenza, 31); su di essa vd., sinteticamente, G. ASTUTI, Lezioni di storia del diritto italiano. Le fonti, et romano-barbarica, rist. della 1a ed. con appendice di aggiornamento, Padova 1968, pp. 326-327, ma soprattutto CORTESE, Il diritto nella storia medievale cit., pp. 243-245, con unampia disamina delle ipotesi circa lepoca di composizione e lambiente nel quale la raccolta sarebbe stata prodotta. La Lex Romana canonice compta (o meglio, secondo quanto recita lincipit a c. 79r, i Capitula romanae legis ad canones pertinentia) trdita da un solo manoscritto, il Par. lat. 12448, proveniente dalla biblioteca di Saint-Germain-des-Prs, un piccolo codice (mm. 295 x 200) di 165 carte (pi una, numerata 166 e aggiunta in fine), il cui testo, arrangiato su due colonne, redatto in carolina da mani certamente italiane datate in genere tra la fine del IX e il principio del X secolo (Mor pensa decisamente allinizio del X secolo, ma vd. Verzeichnis der Handschriften zum rmischen Recht bis 1600, a cura di G. DOLEZALEK, I, Frankfurt am Main 1972, alla voce; un veloce esame condotto su una riproduzione in microfilm del manoscritto farebbe propendere per una datazione alla fine del IX). Il contenuto appare formato di due parti connesse ma distinte: la prima (cc. 1-131) contenente testi giuridici (la Lex Romana canonice compta alle cc. 79-123), la seconda (cc. 132-166) contenente estratti dalle opere di Gregorio Magno.
2.6.14, presenta, rispetto al testo delle Istituzioni giustinianee, una variante che ritorna, nella medesima forma, anche nel testo del placito63. Ma, come si visto sopra, il tentativo di evitare il duello mediante lallegazione di altre prove fallisce miseramente. Colpisce quindi che nel giorno stabilito per il duello, quando ormai ogni altra soluzione non sembra possibile, labate proponga una sorta di accomodamento informale, dichiarandosi disposto a concedere agli avversari i beni contesi secundum laudamentum missorum comitiss, accomodamento che gli uomini di Vaglie per rifiutano: e ci si potrebbe chiedere a che punto della causa sia intervenuto tale laudamentum e naturalmente se in esso i giudici seguissero o no indicazioni fornite da Matilde, forse davvero, per motivi che non conosciamo, pi favorevole agli uomini di Vaglie come sostenuto da Padoa Schioppa64. Ma il rifiuto dei ricorrenti elimina ogni altro indugio, e il duello ha luogo. probabile che il combattimento, che poi sfocer in rissa, si sia svolto cum fustibus, come previsto dalla legge65; ma prima che i campioni scendano in campo, il campione di Vaglie getta pro maleficio un guanto da donna ricamato in molti colori66 addosso al campione del monastero, quod omnino leges vetant atque mulctant. A questo riguardo, per, le leggi raccolte nel Liber Papiensis contengono soltanto una norma di Rotari (Roth. 368) nella quale si fa il caso di un campione che scenda nellarena portando su di s herbas quod ad maleficias pertenit o oggetti analoghi (una
63 Infatti, mentre nelledizione critica di I. 2.6.14 si legge linciso sive conveniantur sive experiantur, nel capitolo CXV della Lex e nel placito si ha sive experiantur sive conveniantur. 64 A proposito del tentativo di recedere dalla causa da parte del monastero (che significherebbe annullare laccusa di avere ingiustamente disvestitos) e del netto rifiuto di rinunciare alla pugna da parte degli uomini delle Vaglie si veda il confronto tra le opinioni di due maestri di diritto quali Bagelardo e Guglielmo in Exp. a Otto I 3, 18: cf. G. DIURNI, LExpositio ad Librum Papiensem e la scienza giuridica preirneriana, Roma 1976 (Biblioteca della Rivista di storia del diritto italiano, 23), pp. 197-198. 65 Vd. ad es. nel Liber Papiensis Loth. 32[31], che richiama Lud. 3[18], 15[3] e 21[23]. 66 E il guanto evoca la manus sulla res, cos come nella traditio rei il guanto simboleggia il potere esercitato sulla cosa trdita: cf. ancora CORTESE, Il diritto nella storia medievale, I, cit., p. 333 nota 44. Che in questo caso si tratti di un guanto femminile, per di pi assai vistoso, ben si attaglia ad un maleficio volto plausibilmente a sottrarre al campione avversario la propria virilit.
sorta di talismano, quindi, che dovrebbe rafforzare la sua propria valenta) e che non sembrerebbe coincidere precisamente con le leges qui richiamate, sanzionanti invece il comportamento opposto. Tra le legislazioni germaniche, una norma in questo senso si incontra invece nella Lex Baiuwariorum67: nelle Additiones alla legge volute dal duca Tassilo III nel 774-775 compreso un capitolo nel quale si stabilisce che i campioni non scendano in lizza prima di essere parati, affinch non sia possibile per alcuno insidiarne lintegrit carminibus vel machinis diabolicis vel magicis artibus68. Che nella zona reggiano-modenese vi fossero stati in et carolingia insediamenti di Bavari testimoniato ad esempio dallantico toponimo Baioaria, lattuale Baggiovara presso Modena69; e si potrebbe pensare che tradizioni giuridiche di origine bavara, percepite come lex, si siano preservate nelle consuetudini locali70, anche se il capitolo di Tassilo non risulta trdito da manoscritti di origine italiana71.
6. Nasseto e il suo territorio: i primi documenti. Oggetto del contendere, come si visto, sono alcune terre site nella curtis di Nasseto (o Nasseta), che il monastero asseriva di possedere da unepoca molto antica, come testimoniato dai due precepta regum esibiti
Sulla quale vd., per tutti, ASTUTI, Lezioni di storia del diritto italiano cit., pp. 190-192. Cf. Leges Baiuwariorum, edente I. MERKEL, in M.G.H., Legum t. III (Leges nationum Germanicarum), edentibus I. MERKEL, F. BLUHME et K. VON RICHTOFEN, Hannoverae 1863, p. 465. 69 Dove Matilde tenne un placito nel 1113: cf. UrkMath., Anhang n. 10, pp. 491-492. 70 Del resto il rilievo che le leges vetant atque mulctant una simile condotta proviene dalla voce narrante e non dai giudici di Matilde. 71 Il capitolo non figura nemmeno nello splendido ms. O.I.2. della Biblioteca Capitolare di Modena, esemplato nel X secolo, probabilmente proprio in area modenese, da un antigrafo carolingio prodotto per Everardo marchese del Friuli e da lui lasciato in eredit al figlio Unroch: se ne veda una recente descrizione di Mariapia Branchi in La sapienza degli angeli. Nonantola e gli Scriptoria padani nel Medioevo, Catalogo della mostra a cura di G. Z. Zanichelli e M. Branchi, Modena 2003, n. 10 pp. 77-79, con bibliografia precedente.
davanti al tribunale ma non presi in considerazione dai giudici: che cosa fosse realmente Nasseto, e quali diritti potesse vantare il monastero su quel territorio, questione che pu, con qualche fatica, ricostruirsi sulla base delle fonti documentarie in nostro possesso. La curtis di Nasseto, probabilmente identificabile con lattuale Cerreto Alpi, fraz. di Collagna (RE)72, doveva avere una notevole estensione, ricalcando pi o meno i confini dell'antico gastaldato longobardo di Bismantova73, un ampio territorio posto lungo il versante meridionale della montagna reggiana che in et carolingia era stato assoggettato al comitato parmense. Per quanto riguarda la sua storia successivamente allepisodio di Garfagnolo, si sa che Nasseto dalla met del XIII secolo sar data in enfiteusi dagli abati di S. Prospero a grandi famiglie della zona (come i Dalli, signori di Gragnana e Malaspina), e a met 300, per 200 lire, ancora a Guido e Guglielmo Gonzaga; quasi completamente distrutta allinizio del XV secolo per una guerra civile tra i nobili di Busana, Sologno e Piolo, sar recuperata dal monastero nel 144574. Descritta nel 700 da Affarosi come () Corte, o sia gran tenuta, chiamata Nasseta
72 Cos in J. G. Th. GRAESSE, Orbis Latinus; Lexikon lateinischer geographischer Namen des Mittelalters und der Neuzeit, Grossausgabe, bearb. und hrsg. von H. Plechl unter Mitarbeit von S.-Ch. Plechl, Braunschweig 1972, alla voce; per BERTOLANI DEL RIO, I castelli reggiani cit., p. 217, la corte di Nasseto poteva essere nella giurisdizione di Cinquecerri, frazione di Ligonchio. 73 Sulla rupe che sovrasta il Secchia di fronte a Castelnovo ne Monti sorgeva la fortezza bizantina di Bismantova, ricordata anche da Giona da Susa nella sua vita dellabate di Bobbio s. Bertulfo (IONAS BOBIENSIS, Vita s. Columbani abbatis discipulorumque eius libri II, in Passiones vitaeque sanctorum aevi Merovingici, 2, hrsg. von B. KRUSCH, HannoverLeipzig 1902 [M.G.H., Scriptores rerum Merovingicarum, IV], pp. 61-152 ed anche Hannover-Leipzig 1905 [M.G.H., Scriptores rerum Germanicarum in usum scholarum separatim editi, 37], pp. 80-86), posta lungo il tracciato di una delle tante vie di collegamento con la Francia o la Germania che traversavano lAppennino per il passo di Praderena verso la Toscana e la valle del Serchio. Il castrum di Bismantova nellXI secolo era gi distrutto, e il toponimo indic un semplice locus di Bismantova, posseduto nel XII secolo dalla famiglia Dalli: cf. BERTOLANI DEL RIO, I castelli reggiani cit., pp. 213214. 74 Vd. AFFAROSI, I, pp. 210, 260, 295, e II, pp. 54-55 e 57; cf. anche G. TIRABOSCHI, Dizionario topografico-storico degli Stati estensi, II, Modena 1825, alla voce Nasseto.
dal Castello che vi era () di molta estensione posta sullAlpi in confine della Toscana, l dove ha origine il fiume Secchia, lontana dalla citt da 35 miglia in circa, e di circuito di venti e pi miglia, munita dun Castello, o Fortezza assai buona in que tempi75, la corte di Nasseto nel 1768 risulta allivellata alle comunit di Campo, Le Vaglie, Collagna, Caprile, Nismozza e Busana76; col nome livello di Nasseta ancora oggi chiamata la zona sulla sponda destra del Secchia di fronte a Acquabona77. Secondo il racconto di Affarosi78, Nasseto fu il nome assunto nel tempo dalla selva detta Lama Fraolaria donata da Carlo Magno al vescovo di Reggio Apollinare, che i vescovi suoi successori avrebbero donato a loro volta al monastero di S. Prospero. Nel 781, in effetti, il vescovo Apollinare di Reggio79 avrebbe ottenuto da Carlo Magno tre diplomi80; quello che qui ci interessa il primo di essi, conservato presso lArchivio Capitolare di Reggio Emilia e dato a Pavia il 25 maggio 78181, con il quale Carlo Magno concede alla Chiesa di Reggio, nella persona del vescovo Apollinare, immunit ed esenzioni lungo il corso del Po, verso Ferrara e Comacchio. Il vescovo, inoltre, petiit etiam quandam silvam iuris nostri sitam in comitatu Parmense in finibus Bismanti in loco qui dicitur Lama Fraolaria, cuius fines sunt: de uno latere a flumine Sicl sursum per stratam usque in monte Palaredo et de monte Palaredo ascendente per stratam usque in finibus Tusci, inde vergente in rivum Albolum usque ad flumen Sicl, inde quoque iuxta Siclam pervenit in flumen Auzol: un
AFFAROSI, I, p. 56. ROMBALDI, p. 184. 77 Vd. L. BONILAURI, La diffusione dellazienda curtense nel territorio reggiano nei secoli VIII, IX e X, in Bollettino storico reggiano, X (1977), fasc. 36 (numero speciale), pp. 26-27. 78 AFFAROSI, I, pp. 18-19. 79 Documentato tra 756 e 781: cf. GAMS, p. 760; SACCANI, I vescovi cit., pp. 34-37. 80 Die Urkunden Pippins, Karlmanns und Karls des Grossen (dora in avanti: DDKar.), bearb. von E. MHLBACHER, Hannover 1906 (rist. anast. Mnchen 1979) (M.G.H., Diplomata Karolinorum, I), nn. 133, 234 e 235, rispettivamente pp. 183-184, 321-323 e 323-327. 81 DDKar., n. 234.
grande bosco82, dunque, compreso tra il corso del Secchia, la strada che portava in Toscana attraverso il monte Palaredo (del cui nome non rimane traccia83), il Riarbero (affluente del Secchia) e il torrente Ozola. Il diploma per un falso84, elaborato in parte su un diploma genuino dello stesso Carlo per la Chiesa di Reggio85; e il suo unico testimone ritenuto una copia imitativa dellXI secolo di tale falsificazione, prodotta, forse in forma di originale, a met X secolo in relazione con il diploma di Ottone I del 964 del quale si discorrer pi avanti, e della quale non rimane alcuna traccia. Nel testo sopra riportato per non si menziona minimamente Nasseto: ne parla solo un attergato, apposto da una mano identificabile (sia pure con qualche dubbio residuo) con quella che redige il testo86, che
82 Non saprei dire se nella intitolazione dellattuale Riserva naturale della Lamarossa, sullAppennino a poca distanza da questi luoghi, si possa vedere un relitto dellantico toponimo Lama Fraolaria. 83 Forse non era troppo distante dallattuale Monte Ca di Velaneto per BONILAURI, La diffusione cit., pp. 26-27. 84 Come osserva Mhlbacher, troppe le stranezze del formulario, ed eccessiva lampiezza delle donazioni: larenga Quicquid enim simile a quella presente in diplomi genuini di Carlo, ma in questa forma compare unicamente in questo documento (cf. Arengenverzeichnis zu den Knigs- und Kaiserurkunden von der Merowingern bis Heinrich VI., zusammengestellt von F. HAUSMANN und A. GAWLIK, Mnchen 1987 [M.G.H., Hilfsmittel, 9], n. 1825); la recognitio di Iacob advicem Radoni compare in diplomi per destinatari italiani ma solo negli anni 787-792; molte delle esenzioni citate nel testo furono concesse solo nel 900 da Ludovico III (I Diplomi italiani di Lodovico III e di Rodolfo II, a cura di L. SCHIAPARELLI, Roma 1910 [Fonti per la storia dItalia pubblicate dallIstituto storico italiano. Diplomi. Secoli IX-X], n. IV, pp. 10-15). Per una recente rassegna sulle falsificazioni di diplomi di Carlo Magno vd. D. HGERMANN, Die Urkundenflschungen auf Karl den Groen. Eine bersicht, in Flschungen im Mittelalter. Internationaler Kongre der Monumenta Germaniae Historica, Mnchen, 16-19 September 1986, III, Diplomatische Flschungen (I), Hannover 1988 (M.G.H., Schriften, 33/III), pp. 433-443. 85 DDKar., n. 133, 781 giugno 8, Pavia, che per un presunto originale del IX secolo, pure conservato presso lArchivio Capitolare di Reggio Emilia; si noti peraltro che anche il terzo diploma di Carlo per la Chiesa di Reggio (DDKar. n. 235, anchesso 781 giugno 8, Pavia) considerato un falso. 86 Lattergato si presenta quasi impaginato nel riquadro superiore destro delineato dalle piegature del foglio, piegato prima in tre parallelamente al senso della lunghezza e poi
recita Preceptum Karoli regis confirmationis | de Lama Fraolaria, rivum de Nasseto | et Diluvii, et de ripatico quod dare | non debent homines cclesi in Ferra|ria et in Comaclo, et districto civi|tatis, e dal quale sembra di capire che Nasseto fosse in realt soltanto il nome di un corso dacqua a probabile regime torrentizio che scorreva nel territorio della Lama Fraolaria. Secondo gli editori del diploma87 la donazione della silva detta Lama Fraolaria sarebbe comunque attribuibile a Carlo Magno, perch confermata successivamente da Ottone I, e laggiunta delle parole rivum de Nasseto et Diluvii al verso del documento sarebbe da attribuire al tentativo del copista, che avrebbe per distrazione omesso il passo nel testo, di restituire la lezione corretta: ma lipotesi non convince del tutto, anche perch lattergato sembra avere la consueta formulazione di taglio archivistico, e andr pi sotto riconsiderata. Colpisce, in ogni caso, la grande eleganza formale del testimone reggiano: la scrittura, tracciata con inchiostro bruno e accuratamente impaginata su una pergamena (ca. cm. 57 x 32) ben sbiancata, rigata a secco e con interlineo ampio e regolare, si presenta come una minuscola diplomatica espertissima (v. fig. 1), con vistose accentuazioni cancelleresche nelle aste ascendenti sottili e molto prolungate e negli insistiti annodamenti a fiocco dei segni abbreviativi, dei legamenti -ct- e -st- e delle code discendenti di g; lo scrittore si studia anche di riprodurre, come scrittura di marcatura, una sorta di merovingica fortemente ingrandita per il primo rigo e per le sottoscrizioni (v. fig. 2), ben differenziandola dalla minuscola di sapore vagamente altomedievale nelle a aperte corsive e nella c dalla vistosa cresta utilizzata per la formula di datazione, e appone un signum recognitionis di fantasia. La successiva menzione di Nasseto si trova nel su accennato diploma, genuino e originale, di Ottone I88, con il quale nel 964 limperatore condi nuovo in tre nel senso opposto: il verso del foglio appare scurito dal tempo lungo la fascia centrale, che evidentemente restava allesterno. 87 Cf. DDKar., p. 322, ed anche TORELLI, pp. 15-16. 88 964 agosto 8, Lucca (originale ARCHIVIO CAPITOLARE DI REGGIO EMILIA, alla data; cf. Regesto Milani, n. 52 p. 449): Die Urkunden Konrad I., Heinrich I. und Otto I. (dora in avanti DD O I), hrsg. von der Gesellschaft fr ltere deutsche Geschichtskunde, Hannover 1879-1884 (rist. anast. Mnchen 1980) (M.G.H., Diplomata regum et imperatorum Germaniae, I), n. 268, pp. 381-383.
ferma al vescovo Ermenaldo89 tutti i beni e i diritti di cui gode la Chiesa di Reggio, e in particolare aliquantam terram quae fuerat silvam olim sitam in comitatu Parmense in finibus Bismanti in loco qui dicitur Lama Fraolaria et rivum Diluvii et rivum de Nasetum, cuius fines sunt de uno latere a flumine Siclae sursum per stratam usque in monte Palaredo et de monte Palaredo ascendente per stratam usque in finibus Tusciae, inde vergente in rivum Albolum usque ad flumen Siclae, inde quoque iuxta Siclam pervenit in flumen Ausol, sicut a Karolo magno piissimo rege in predicta sancta Regensis aecclesia per suam sacratissimam paginam eidem sanctae aecclesiae conlata esse cognovimus. Si fa qui evidente riferimento alla falsa donazione di Carlo Magno vista in precedenza (la cui produzione nel X secolo sarebbe stata motivata dunque proprio dallintento di presentarla ad Ottone per farsene confermare il contenuto90) e se ne riproduce pressoch alla lettera il testo91, tranne linciso rivum Diluvii et rivum de Nasetum che qui sarebbe unaggiunta originale e l figura invece, in forma lievemente differente (rivum de Nasseto et Diluvii), inserito nellattergato della pergamena. Questo dettaglio farebbe immaginare, per il momento, che lo scrittore al quale si deve la copia del diploma di Carlo fosse in qualche modo legato allambiente vescovile e buon conoscitore
Sul quale vd. sopra, nota 25. Si noti che, a maggior cautela, il giorno successivo al rilascio del diploma di Ottone I il vescovo Ermenaldo, con il suo advocatus Asprando, lo presenta davanti al tribunale riunito in Lucca e presieduto da Oberto marchese e conte di Palazzo e dal vescovo di Parma in qualit di missus imperiale, e lo fa integralmente rileggere perch nullus (...) homo dicere posit quod nos eum occulte aut conludiose abuisemus et tenuisemus e soprattutto perch Ingefredo giudice e advocatus dellimperatore, qui ibi a presens est, dichiari che effettivamente il diploma stato prodotto per volont del sovrano, stato da lui roborato ed stato sigillato anulo suo, ed inoltre che i beni oggetto delle concessioni imperiali sono pienamente e definitivamente parte del patrimonio della chiesa di Reggio e che a parte publica nec a parte marche per nullusvis ingenio pertinet nec pertinere debet cum lege: cf. 964 agosto 9, Lucca (orig. in ASRE, PP, alla data), DD O I, n. 269, pp. 383-385; vd. anche MANARESI, II/1, Roma 1957 (Fonti per la storia dItalia, 96**), n. 152, pp. 37-43. 91 Con qualche piccolissima variante legata senzaltro al mutato aspetto, a met X secolo, del territorio considerato: si osservi linciso terram quae fuerat silvam Lama Fraolaria, che fa pensare ad unarea boscosa ormai messa a coltura.
dei documenti conservati in quellarchivio e che, durante il suo lavoro, potesse aver avuto sottocchio questo diploma di Ottone I, o quello, pure genuino, di Ottone II del 98092, con il quale limperatore conferma alla Chiesa di Reggio, iam dudum ab oppressoribus et devastantibus conculcat[a] (...) miseriis et angustiis subvenientibus, tutte le esenzioni di cui la Chiesa godeva e tutte le concessioni ad essa fatte dai suoi predecessori Carlo, Ludovico e Lamberto, nonch tutte le donazioni ricevute nel tempo dai privati, ivi comprese le villas etiam Lama Fraularia et Naseto et rivum Diluvii. Si noti che questo passo del diploma di Ottone II non dipende in alcun modo dal precedente diploma di Ottone I e come la Lama Fraularia, apparentemente gi disboscata allepoca di Ottone I, sia ora definita villa, mentre il toponimo Nasseto associato ora ad una villa e non pi a un rivum.
7. Nasseto e il suo territorio: i documenti dellXI secolo. Come si accennato in precedenza, della primitiva dotazione del monastero di S. Prospero non si hanno molte notizie: si conosce solo una decretalem confirmationem del vescovo Teuzo, nella quale per non si fa parola della curtis di Nasseto93, ed anzi bisogna attendere la seconda met
92 980 ottobre 14, Bruchsal: Die Urkunden Otto des II., hrsg. von der Gesellschaft fr ltere deutsche Geschichtskunde, Hannover 1888 (rist. anast. Mnchen 1980) (M.G.H., Diplomata regum et imperatorum Germaniae, II/1), n. 231, pp. 258-260: il diploma qui edito sulla base della copia del XV secolo conservata presso lArchivio di Stato di Reggio Emilia, ma loriginale stato rintracciato da Manaresi nel 1923 presso lArchivio di Stato di Milano: cf. C. MANARESI, Loriginale del diploma 231 di Ottone II, Milano 1923. 93 Dal documento, non datato (cf. AFFAROSI, I, pp. 42-44; TORELLI, n. CXXXII, al 979-1030), sembrerebbe che Teuzo doni al monastero di S. Prospero unicamente il castrum Rundenaria (attuale Rondinara) e il castrum Pratisolum (attuale Pratissolo); il documento, conservato presso lArchivio Capitolare di Reggio Emilia, indicato due volte nel Regesto Milani al n. 81 (p. 451), come preteso originale di mano del secolo XII, e al n. 1442/1 (p. 571), dove, tra le pergamene di epoca incerta, registrata una donazione del vescovo Teuzo in originale, ma a questa seconda collocazione corrisponde in effetti la donazione edita da Affarosi e Torelli; riguardo ai dubbi espressi da Mercati (G. MERCATI, Miracula B. Prosperi episcopi et confessoris, in Analecta Bollandiana, XV (1896), p.
del secolo XI perch le fonti parlino finalmente di Nasseto come di una propriet del monastero. Nel giugno 1055, infatti, a Borgo S. Genesio (lattuale S. Miniato), in un placito presieduto dallimperatore Enrico III al quale prendono parte vescovi e arcivescovi e un folto gruppo di iudices del sacro Palazzo94, a seguito di una procedura di finis intentionis terrae labate di S. Prospero Landolfo, con il suo advocatus Adelgiso, ottiene che Azzo II dEste95 dichiari che la curtis di Nasseto appartiene al monastero cum lege e che lui stesso non possiede nullum scriptum nullam firmitatem nullamque rationem per rivendicarne la propriet. Del territorio di Nasseto, per la prima volta qualificato come curtis, con inusuale precisione vengono indicati i confini: il passo (sicuti percurrit fluvius Sicl sursum per stratam usque in montem Palaredum et de monte Palaredo ascendente usque in finem Tusci, et
201 nota 1) circa la sua genuinit, TORELLI (pp. 329-332) non li ritiene sufficienti per non considerarlo genuino e attribuibile con certezza allepoca di Teuzo. Il documento sembrerebbe per pi un preteso originale che una copia (le sottoscrizioni presenti, formulate come se fossero autografe, sono tutte della stessa mano, diversa da quella che scrive il testo); vd. anche il diploma di Enrico II per Teuzo (Die Urkunden Heinrichs II. und Arduins, bearb. von der Gesellschaft fr ltere deutsche Geschichtskunde, Hannover 1900-1903 [M.G.H., Diplomata regum et imperatorum Germaniae, III], n. 478, pp. 608-610), privo di data (ma databile tra 1014 e 1022) e di dubbia autenticit secondo H. Bloch (ibidem, p. 608), con il quale limperatore, oltre a confermare i possessi della Chiesa di Reggio, conferma i doni fatti dallo stesso Teuzo alla sua Chiesa, tra i quali compare quella Ripam Rundinariam che poi Teuzo avrebbe donato al monastero. 94 1055 giugno 15, Borgo S. Genesio (in ASRE, PP, alla data): Die Urkunden Heinrichs III. (in seguito DD H III), hrsg. von H. BRESSLAU und P. KEHR, Berlin 1926-1931 (rist. anast. Mnchen 1980) (M.G.H., Diplomata regum et imperatorum Germaniae, V), n. 348, pp. 475-476; vd. anche MANARESI, III/1, n. 398, pp. 224-227. 95 Adalberto Atto (o Azzo) II, potentissimo membro della stirpe degli Obertenghi, era nato probabilmente verso il 996 e muore nel 1097: dal suo primo matrimonio con Cuniza, sorella di Guelfo III duca di Carinzia e marchese di Verona, ebbe un figlio, Guelfo, che sar adottato dallo zio materno e gli succeder sul trono di Baviera con nome di Guelfo IV; il figlio di questi, Guelfo V, sposer Matilde di Canossa nel 1089. Sulla sua famiglia vd. da ultimo A. CASTAGNETTI, Guelfi ed Estensi nei secoli XI e XII. Contributo allo studio dei rapporti fra nobilt teutonica ed italica, in Formazione e strutture dei ceti dominanti nel Medioevo: marchesi conti e visconti nel Regno Italico (secc. IX-XII). Atti del terzo convegno di Pisa, 18-20 marzo 1999, Roma 2003 (Nuovi Studi Storici, 56), pp. 41-102.
revertentem in rivum Albolum usque in flumen Sicl, et inde quoque iuxta Siclam deorsum pervenit in flumen Ausol) riproduce con sconcertante fedelt quanto si legge nei diplomi di Carlo Magno e di Ottone I circa i confini della selva Lama Fraolaria (alla quale evidentemente la curtis di Nasseto si era sovrapposta), e lascia ipotizzare una parziale dipendenza di questo documento da quelli; e laver presentato la questione, da parte dellabate, ponendo laccento sullelemento concreto e tangibile del possesso (Habeo et teneo ad proprietatem Sancti Prosperi ...), che si riflette, sul piano della procedura, appunto nello schema di una finis intentionis terrae96, sembrerebbe suggerire che il monastero non avesse in quel momento titoli certi per difendere o eventualmente rivendicare la propriet di Nasseto. Il placito pervenuto in copia97, redatta nel secolo XI dalla medesima mano responsabile del diploma di Carlo Magno visto in precedenza. Anche in questo caso la pergamena (ca. cm. 68 x 32/34,2), ben sbiancata, rigata a secco, e sembrerebbe che anche in questo caso lo scrittore abbia scelto di imprimere al documento una decisa accentuazione cancelleresca, alterando cos quello che doveva essere laspetto delloriginale, redatto da Aldo notaio del sacro Palazzo98: tale scelta si manifesta evidente non tanto e non solo nella minuscola diplomatica del testo, caratterizzata anche in questoccasione da aste ascendenti esageratamente prolungate (come consente lampio interlineo), dallinsistito uso di annodature a fiocco e dai raffinati legamenti ri discendenti con calligrafica morbidezza
96 Sulle radici primeve e sulla comprensibilit immediata e assoluta, ai fini giudiziari, del possesso, nonch sulle funzioni della figura processuale della finis intentionis terrae, vd. senzaltro G. NICOLAJ, Formulari e nuovo formalismo nei processi del Regnum Italiae, in La giustizia nellalto medioevo (secoli IX-XI), Spoleto 1997 (Settimane di studio del Centro italiano di studi sullalto medioevo, XLIV), pp. 347-379, alle pp. 358-360 (anche in Scrineum. Saggi e materiali on line di scienze del documento e del libro medievali, url: <http://scrineum.unipv.it/biblioteca/nicolaj-formulari.zip>). 97 Copia imitativa delloriginale per MANARESI, III/1, p. 235; lo considera invece un originale H. BRESSLAU, Handbuch der Unrkundelehre fr Deutschland und Italien (1912-1915), trad. it. a cura di A. M. Voci-Roth, Manuale di diplomatica per la Germania e l'Italia, Roma 1998 (Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Sussidi, 10), p. 831-832. 98 Non a caso AFFAROSI, I, p. 56, trattando di questo documento, scrive che fra laltre scritture, il pi bello, che si conservi presso lArchivio del Monastero.
sotto il rigo, ma specialmente nelle lettere fortemente ingrandite adoperate per il primo rigo (v. fig. 3) e per la sottoscrizione dellimperatore, vagamente riecheggianti le litterae elongatae, e nelle lettere maiuscole, capitali e onciali, adoperate per la formula di datazione (v. fig. 4); elementi, questi, che quasi certamente non erano presenti nelloriginale99. E ancora: nellescatocollo, preposte alle sottoscrizioni dei giudici, figurano la sottoscrizione dellimperatore, tracciata come s detto in lettere ingrandite, e quella del suo cancelliere Gunther, accompagnata da un signum in forma di elegante croce uncinata100: la prima, che pure ha il medesimo tenore
99 NellXI secolo nessun originale di placito presieduto dallimperatore presenta un primo rigo in caratteri allungati cancellereschi o una datatio tutta in lettere maiuscole, come si pu constatare anche solo sfogliando ledizione di Manaresi. 100 Si sa che Gunther, personalit di spicco della corte di Enrico III e Enrico IV, ricco e coltissimo (su di lui vd. quanto scrive Kehr, in DD H III, pp. XXXV-XXXVI; sulla sua posizione di preminenza a corte cf. ad es. DD H III, n. 341, pp. 465-467, dove Gunther chiamato kancellarius et a secretis), fu in Italia tra febbraio e novembre 1055 come missus dellimperatore, presiedendo placiti che sottoscrive in minuscola semplice ma equilibrata con un piccolo signum in chiusura in forma di dittico o di croce uncinata. Di lui si hanno, oltre a questo, sei placiti (1055 febbraio 9, Parma: MANARESI, III/1, n. 392, pp. 208-211; 1055 maggio 6, Roncaglia: ibidem, n. 394, pp. 215-217, in copia del XII secolo; 1055 giugno 14, Omiclo, in contado di Firenze: ibidem, n. 397, pp. 222-224; 1055 ottobre 4, contado di Padova: ibidem, n. 399, pp. 227-229; 1055 ottobre 18, Mantova: ibidem, n. 400, pp. 229-231, in copia quasi coeva; 1055 novembre 13, Volargne nel contado di Verona: ibidem, n. 401, pp. 231-233), dei quali, con leccezione di quello del 4 ottobre 1055, stato possibile esaminare le riproduzioni fotografiche. Il signum che accompagna le sottoscrizioni di Gunther ha forma abbastanza variabile: sembrerebbe composto dalle lettere del suo nome quello del febbraio 1055, mentre quello adoperato nel placito del 14 giugno in forma di croce uncinata e quello nei placiti di ottobrenovembre invece in forma di dittico. In particolare, esistono punti di contatto tra i due placiti del giugno 1055, quello del 14 celebrato a Omiclo presso Firenze e quello del 15 di Borgo S. Genesio del quale si discorre: entrambi sono redatti da Aldo notaio del sacro Palazzo; in entrambi sono presenti gli stessi giudici (in quello del 14 lultimo dei giudici a sottoscrivere Walcausus, che manca in quello del 15, dove invece, agli ultimi posti, figurano le sottoscrizioni di Tolbertus e Gezo giudici del sacro Palazzo), che sottoscrivono pressoch nel medesimo ordine; entrambi sono sottoscritti nello stesso modo da Gunther; ma solo il secondo di questi sembra essersi celebrato in presenza dellimperatore. Si noti che il 15 giugno del 1055 limperatore Enrico avrebbe rilasciato
che in altri placiti presieduti e sottoscritti da Enrico III101, al posto del nome del sovrano presenta un monogramma che ricorda soltanto, pi che riprodurre, quelli adoperati dagli scrittori della cancelleria, e, a chiusura, un signum MPR102 dalla forma eccessivamente allungata, tracciato su un segno di croce mal dilavato. Da questi elementi si trae la sensazione che chi ha copiato il placito del 1055 volesse per cos dire nobilitarlo, conferendogli un aspetto formale solenne e adeguato alla maest imperiale che vi sottoscrive: non sembra del tutto inverosimile pensare che tale operazione cosmetica, volta forse a suscitare nellosservatore la deanche un diploma (pervenuto in copia autentica del 1370: cf. DD H III, n. 347, pp. 474-475), che reca la recognitio di Gunther, ma non a Borgo S. Genesio, bens ad Omiclo, ovvero nel luogo dove il giorno precedente Gunther aveva tenuto placito: vd. in proposito le osservazioni di Bresslau (che ritiene nicht wahrscheinlich la presenza di Enrico III nello stesso giorno a Omiclo e a Borgo S. Genesio) in DD H III, n. 347, p. 474. 101 Per un confronto si possono assumere i non molti placiti presieduti e sottoscritti da Enrico III: il primo, del 1047 (1047, ad Sanctum Marotum nel contado di Fermo: cf. MANARESI, III/1, n. 377, pp. 161-164 e DD H III, n. 188, pp. 236-237), recava un sigillo ora deperdito (la cui presenza comunque molto singolare per BRESSLAU, Manuale cit., p. 831 nota 471) ed sottoscritto Ego Heiricus imperator subscripsi (in minuscola diplomatica di buona qualit, forse autografa, per BRESSLAU, Manuale cit, p. 181: non mi stato possibile esaminare la sottoscrizione direttamente), senza accompagnamento di signa dalcun genere; il secondo, del 1054 (1054 febbraio, Zurigo: cf. MANARESI, III/1, n. 391, pp. 206-208 e DD H III, n. 318, pp. 435-437; di questo esemplare ho potuto consultare una riproduzione fotografica), sottoscritto Ego Heinricus Dei gratia Romanorum imperator augustus confirmavi in una minuscola priva di accentuazioni cancelleresche e di discret abilit, che non escluderei possa essere autografa, nonostante lopinione di Bresslau (ibidem) che la attribuisce ad una mano italiana e considera autografo solo il signum MPR apposto in chiusura. Nulla si pu dire sul terzo placito presieduto da Enrico, pervenuto in copia del XIII secolo e privo dellescatocollo con le sottoscrizioni (1055 maggio 5, Roncaglia: cf. MANARESI, III/1, n. 393, pp. 212-214 e DD H III, n. 339, pp. 462-464). Il quarto infine quello del 1055 qui in esame, dove la sottoscrizione ha il medesimo dettato di quella del 1054, e come quella chiusa dal signum MPR: sulla base di tale confronto, non vi sono motivi per presumere che nelloriginale di questultimo placito la sottoscrizione di Enrico non fosse in minuscola. 102 Sul significato del quale vd. da ultimo P. RCK, Bildberichte vom Knig. Kanzlerzeichen, knigliche Monogramme und das Signet der Salischen Dynastie, Marburg an der Lahn 1996 (Elementa diplomatica, 4), in particolare pp. 29-35.
bita reverenza, possa essere stata compiuta in previsione (o in prospettiva?) di una futura esibizione del documento, magari proprio in occasione di un placito. Peraltro, come si visto, se non vi sono elementi concreti per mettere in discussione la sostanziale genuinit del documento (perfettamente intonata alla pratica giudiziaria dellepoca la procedura, coerente la struttura e il lessico della notitia iudicati103, ben supportate da altre testimonianze le sottoscrizioni dellimperatore, del suo cancelliere e dei giudici presenti), di certo, constatata la dipendenza del brano riguardante Nasseto dai precedenti diplomi di Carlo e di Ottone, qualche sospetto di interpolazione rimane. Un paio di anni dopo, al monastero di S. Prospero destinato un privilegio di papa Stefano IX104: il pontefice, confermando la libera elezione dellabate, prende in tutela sancti Petri et nostra il monastero e tutti i suoi possessi, elencandoli uno per uno. Tra essi compare la cortem de Nasseto cum Lamma Fraularia et campo que a Karolo piissimo reiae per scriptum iusta fines ibi designatos Regiensi Ecclesiae data esse noscitur: sembrerebbe che in questo caso non si sia affatto perduta la memoria della primitiva donazione da parte di Carlo Magno della Lama Fraolaria, poi Nasseto, alla Chiesa reggiana; ma dal testo, indipendente da quello dei diplomi di Carlo e Ottone, non emerge affatto in che modo il monastero ne sia entrato in possesso.
103 Si osservi per a r. 14 la correzione spopondit su rasura (mal eseguita) di respondisset: un semplice errore di trascrizione o un altro tentativo di abbellimento del placito? 104 1057 dicembre 4, Montecassino (orig. in ASRE, PP, alla data): vd. IP V, n. 1, p. 379. Il privilegio edito in AFFAROSI, I, pp. 51-54; unedizione pi accurata in P. TORELLI - F. S. GATTA, Le carte degli archivi reggiani (1051-1060), Reggio Emilia 1938 (Biblioteca della R. Deputazione di Storia patria dellEmilia e della Romagna. Sezione di Modena, 2), n. XXIX, con bibliografia precedente; vd. anche ROMBALDI, n. 1, p. 193. Affarosi ne descrive la bolla, ora deperdita, che recava da un lato leffigie di Montecassino e la scritta STEPHANI IX PAPE, dallaltro unimmagine di Ges e limmagine del Buon Pastore con la legenda Si diligis me, pasce oves meas. Non pu invece essere preso in considerazione il privilegio di papa Alessandro II del marzo 1072, di conferma di quello di Stefano IX, perch si tratta di una falsificazione della met del XII secolo confezionata allepoca della controversia tra i monaci e i canonici di S. Prospero circa la custodia delle spoglie del santo (cf. IP V, n. 2, p. 379, e vd. sopra, par. 3).
Il primo documento vescovile che nomina Nasseto tra i possedimenti del monastero di S. Prospero un solenne privilegio del 1073105 del vescovo reggiano Gandolfo106, con il quale si confermano al monastero e allabate Giselberto tutte le donazioni fatte dai vescovi precedenti (tra i quali, espressamente, Teuzo), nonch le donazioni fatte da privati. Nella lunga elencazione dei beni donati dai suoi predecessori, Gandolfo include anche la cortem de Lama Fraularia cum capella Sanct Mari et suis pertinentiis et rivum de Naseto et campum atque rivum de Diluvio107; si noti che, contrariamente a quanto si legge nel placito del 1055 e nel privilegio di Stefano IX del 1057, qui la curtis ancora identificata con lantico nome di Lama Fraolaria e il nome di Nasseto associato soltanto al corso dacqua, quasi riecheggiando gli antichi diplomi di Carlo Magno e degli Ottoni, che quindi chi ha composto il testo probabilmente conosceva bene. Il documento, redatto su pergamena di accurata fattura, ben sbiancata e rigata a secco, recava un sigillo pendente, ora deperdito (ben visibili i 4 fori a cavallo della plica), ed sottoscritto, oltre che dal vescovo Gandolfo, dal clero dellepiscopio108. La mano dello scrittore, che purtroppo non nominato, la stessa che, probabilmente in quello stesso
105 1073 luglio 16, Reggio Emilia (orig. in ASRE, PP, alla data): edito, poco fedelmente, in AFFAROSI, I, pp. 73-77, e ROMBALDI, n. 3, p. 194. 106 Forse legato alla famiglia dei Gandolfingi, originari dei dintorni di Carpi, secondo GOLINELLI, Culto dei santi cit., p. 115 nota 56, Gandolfo un agguerrito vescovo di parte imperiale: eletto nel 1065, l11 febbraio 1079, durante il sinodo di Roma, fu costretto a giurare nelle mani di Gregorio VII Regiensem episcopatum contra interdictum vestrum aut vestri legati octo diebus non tenebo, neque aliquo inveniam studio, quo vestre legationi resistatur, ma la sua remissivit fu solo apparente, tant che nel 1082 venne scomunicato (cf. IP V, n. 5 p. 367) e la sede di Reggio fu temporaneamente affidata a s. Anselmo da Lucca. Combatt dalla parte imperiale nello scontro presso Sorbara, terminato con la vittoria delle truppe di Matilde; dopo tale data di lui non si sa pi nulla e tra 1085 e 1086 s. Anselmo affid la diocesi di Reggio al vescovo di parte pontificia Eriberto. Cf. GAMS, p. 760 (che lo dice morto nel 1087); SCHWARTZ, Die Besetzung cit., pp. 197-198 e SACCANI, I vescovi cit., pp. 57-59. 107 Si noti che nelle edizioni di Affarosi e Rombaldi (vd. sopra, nota 105) manca il passo et rivum de Naseto et campum atque rivum de Diluvio. 108 Le sottoscrizioni di Bonus acolitus e di Honesimus magister scolarum sono state erase ma sono ancora leggibili alla luce di Wood.
torno di anni, redige il falso diploma di Carlo Magno e la copia imitativa del placito del 1055, e che quindi questultima testimonianza collega con sicurezza allambiente dellepiscopio: qui lo si vede adoperare per il primo rigo, aperto da un vistoso chrismon, una scrittura maiuscola mista di capitale e onciale (v. fig. 5) simile a quella osservata nella datatio del placito del 1055, e accentuare ancora di pi il gusto per il fiocco a guarnizione dei legamenti e delle aste ascendenti di s e f. Nel frattempo, durante il secolo XI il monastero aveva acquistato unimportanza strategica per i Canossa, tant che, come nota ancora Golinelli109, se per Modena Matilde si appogger a S. Benedetto Polirone, per Reggio si appogger proprio a S. Prospero. Linteresse dei Canossa testimoniato da alcune donazioni110: ma proprio Matilde seguir da vicino anche le controversie che coinvolgono gli affari e il patrimonio del monastero111. Di specifico interesse per il discorso che si va qui svolgendo il documento con il quale nel settembre 1075, a Castellarano, Bernardo del fu Ugo di Rosano, presencia domne Matilde et presencia iudicum, dichiara di non avere alcuna licenciam nec potestate per contendere allabate di S. Prospero Giselberto medietatem de curte una que nominatur Naseda112; nel testo viene ricordata incisivamente una precedente lis et controversia che opponeva le due parti, alla quale si pone termine mediante una transazione113,
GOLINELLI, Culto dei santi cit., p. 116. Nel marzo 1042 Beatrice, con una promissio di non agere nec causare fermata con un launechild rappresentato da un capello dellabate, conferma al monastero alcuni beni donati dal defunto Bonifacio (TORELLI, n. CLVIII); in seguito Beatrice con Matilde dona al monastero beni in Gavassa nel dicembre 1072, e ancora Matilde nel dicembre 1080 dona due appezzamenti di terra in Gualtirolo (rispettivamente, UrkMath., n. 6, pp. 4749 e UrkMath., n. 33, pp. 116-118). 111 Vd. ad es. la refuta del 1106 ricordata sopra, note 41, 42 e 46. 112 Vd. AFFAROSI, I, Appendice n. XIX; UrkMath. n. 16, pp. 73-75. Matilde avrebbe dovuto sottoscrivere il documento: come risulta chiaramente dalloriginale (ASRE, PP, alla data) il notaio del sacro Palazzo Guido lascia un ampio spazio tra le ultime sottoscrizioni dei testimoni e la sua completio, destinato evidentemente ad accogliere il grande signum caratteristico di Matilde. 113 In relazione alle controversie risolte in contesti meno formalizzati rispetto al tradizionale placito tra seconda met dellXI secolo e primi del XII parla efficacemente di giustizia del non-placitum C. WICKHAM, Legge, pratiche e conflitti. Tribunali e risoluzione delle
confermata dal launechild. Evidentemente quindi, come gi ha mostrato il placito del 1055 visto sopra, il dominio del monastero sulla corte di Nasseto non era affatto pacifico n tantomeno incontrastato, ed era evidentemente difficile per gli abati sostenerne cum lege la legittimit: ed proprio in questa incertezza che va collocato, comprensibilmente, anche lepisodio di Garfagnolo, che pure non chiude la vicenda, come testimoniano alcune fonti successive che parlano ancora di diritti esercitati sul territorio dallo stesso marchese Azzo II dEste che nel 1055 aveva fatto mostra di rinunciare ad ogni pretesa su di esso. Nel febbraio 1104114, infatti, Oberto del fu Alberto da Murignano, pro ofensionem et dannum quod ego feci, giurando sui Vangeli promette per lanima sua a Giovanni abate di S. Prospero di non turbare o contrastare pi in alcun modo il possesso della corte di Nasseto quod mihi pertinet per feodum ex parte Hazo marchioni et Fulgo [filio eius]; e il 22 novembre dello stesso anno115 Oddo Blanco, fratello di Oberto da Morignano, su richiesta di Boso, dei suoi fratelli, di Imilde moglie di Boso ma soprattutto di Fulco del fu Azo marchioni116 promette
dispute nella Toscana del XII secolo, a cura di A. C. Sennis, Roma 2000 (I libri di Viella, 23), p. 64; si veda anche quanto lo stesso A. rileva a proposito dellatteggiamento di Matilde nei confronti di una giustizia amministrata con maggiore flessibilit rispetto ai tradizionali formalismi, p. 65 nota 28. 114 1104 febbraio 8, Cuscognana (orig. in ASRE, PP, alla data): AFFAROSI, I, Appendice n. XXXIV; cf. ROMBALDI, reg. n. 314, p. 213. 115 Orig. in ASRE, PP, al 1104 novembre: AFFAROSI, I, Appendice n. XXXV; cf. ROMBALDI, reg. n. 324, p. 213. 116 Si tratta evidentemente di Fulco, il figlio di secondo letto di Alberto Azzo II dEste, dal quale discese il ramo italiano della famiglia; Odo de Morignano figura anche tra i testimoni di un placito tenuto a Borgo S. Donnino (Fidenza) il 20 agosto 1097 nel quale il re Corrado concede allo stesso Fulco marchese di non essere costretto a pagare il banno regio si co tempore leges ofenderet (purch Fulco non montasse in superbia quia banni pene non subiacet, licenter possit perpetrare crimina, e salva cunctis ... iustitia: cf. MANARESI, III/2, n. 476, pp. 429-430): che Fulco, alla morte del padre e una volta ottenuta questa grazia dal re, si fosse riappropriato di Nasseto ai danni del monastero? Per i da Morignano vd. inoltre M. NOBILI, Alcune considerazioni circa lestensione, la distribuzione territoriale e il significato del patrimonio degli Obertenghi (met secolo X - inizio secolo XII), in Formazione e strutture dei ceti dominanti nel Medioevo: marchesi conti e visconti nel Regno italico (secc. IX-XII). Atti del primo Convegno di Pisa: 10-11 maggio 1983, Roma 1988 (Nuovi Studi Storici, 1),
ancora allabate Giovanni, per lanima del defunto marchese Azzo, di non turbare il possesso di Nasseto. Nel secondo documento colpisce che il notaio del sacro Palazzo Guiberto descriva la curtis attraverso i suoi confini ancora una volta con le stesse identiche parole con le quali era stata descritta nel placito del 1055, a loro volta derivanti dal testo dei diplomi di Carlo Magno e Ottone I (sicuti percurrit fluvius Sicle sursum per stratam usque [in mon]tem Palaredum et de monte Palaredo ascendente usque in finem Tuscie, et revertentem in rivum Albolum usque in flumen Sicle, et inde quoque iuxta Siclam deorsum pervenit in flumen Ausole). Si noti infine che in un diploma dellaprile 1160117 per il vescovo di Reggio, che dipende quasi integralmente dal diploma di Ottone II del 980 visto sopra, limperatore Federico I confermer tutti i diritti e tutti i beni della Chiesa reggiana, nei quali sono ancora una volta comprese anche le villas etiam Lammafraularia et Nasseto et rivum Diluvii.
8. Uno scrittore fantasma. Come si visto, alcune delle fonti documentarie relative alla storia della curtis di Nasseto e dei suoi rapporti vuoi con lepiscopio reggiano, vuoi con il monastero di S. Prospero sono legate dal filo rosso costituito da colui che li ha materialmente prodotti. Il falso diploma di Carlo Magno, la copia imitativa ma abbellita del placito del 1055, il privilegio vescovile del 1073 ci presentano uno scrittore abile e fantasioso, sufficientemente esperto, sul piano grafico, per adoperare una scrittura cancelleresca di notevole eleganza formale e per associare ad essa scritture ed elementi di marcatura (quali i signa di Enrico e Gunther nel placito del 1055, o il signum recognitionis nel falso carolingio) di grande risalto. Ma lo
pp. 71-81, qui p. 78, nonch, dello stesso, Il termine capitanei in due documenti lunigianesi degli inizi dei secoli XII e XIII, in La vassallit maggiore del Regno Italico. I capitanei nei secoli XI-XII. Atti del Convegno, Verona 4-6 novembre 1999, a cura di A. CASTAGNETTI, Roma 2001 (I libri di Viella, 27), pp. 285-299, qui pp. 285-290. 117 Die Urkunden Friedrichs I. 1157-1167, hrsg. von H. APPELT, Hannover 1979 (M.G.H., Diplomata regum et imperatorum Germaniae, X/2), n. 314, pp. 134-136.
penserei anche esperto di documentazione e ottimo conoscitore dei documenti preservati nellarchivio della Chiesa reggiana, tanto da poter interpolare nel testo del placito del 1055 il passo con la confinatio di Nasseto traendolo dagli antichi diplomi di re e imperatori, ai quali si rif anche per comporre il testo del privilegio vescovile del 1073 visto sopra118; addirittura tanto esperto da poter forse produrre ex novo, sulla scorta di una documentazione darchivio a lui ben nota e soprattutto del diploma di Ottone I, un falso diploma di Carlo Magno in forma di originale, omettendo nel testo, per motivi che non sappiamo o forse davvero solo per distrazione, quellinciso rivum de Nasseto et Diluvii che poi avrebbe inserito nel relativo attergato, cos da far pensare ad un possibile ribaltamento dellipotesi circa la concreta esistenza di un falso diploma di Carlo Magno prodotto nel X secolo in funzione di una successiva conferma ottoniana, che potrebbe invece essere avvenuta solo sulla base di dichiarazioni orali119. La mano di questo scrittore si incontra altre volte: il 17 marzo 1075 redige un privilegio con il quale il vescovo Gandolfo dona a S. Prospero cinque appezzamenti di terra in Suzzara120; a lui attribuibile la copia di
118 Una personalit di questo tipo ben si inserisce nel quadro di quegli scrittori vescovili che, in una gamma () cangiante () [e] anche ricca di fantasia delle forme adoperate, traggono suggestioni dai diplomi regi e imperiali prima e dai privilegi pontifici poi tratteggiata da G. NICOLAJ, Note di diplomatica vescovile italiana (secc. VIII-XIII), in Die Diplomatik der Bischofsurkunde vor 1250. La Diplomatique piscopale avant 1250. Referate zum VIII. Internationalen Kongre fr Diplomatik (Innsbruck, 27 Sept.-3 Okt. 1993), hrsg. von C. Haidacher und W. Kfler, Innsbruck 1995, pp. 377-392, a pp. 382-384. 119 Largomento vastissimo e non naturalmente possibile trattarne in questa sede, ma certo colpisce il semplice dato che, tra tutti i diplomi genuini di Carlo Magno per vescovati o monasteri in Italia e Oltralpe tra 769 e 813 (DDKar., nn. 55-218), gli originali assommino soltanto ad una quarantina. 120 ASRE, PP, al 1074: ed. AFFAROSI, I, pp. 77-78; cf. ROMBALDI, reg. n. 4, p. 194. La pergamena, di ca. 36/37 x 26, quindi di formato un poco pi ridotto del solito, come sempre rigata a secco, ma non porta tracce di sigillatura; la scrittura, pur sempre atteggiata secondo il modello cancelleresco, meno serrata e un poco pi ariosa rispetto agli altri esempi, quasi a suggerire la minore solennit che questo documento richiedeva: ricorrono i soliti svolazzi e anodature, e le aste ascendenti di s e f sono guarnite da un nodulo a circa met dellaltezza. Il privilegio porta le sottoscrizioni (trattate col reagente,
un privilegio di Pasquale II a Pacifico abate di S. Prospero121 con il quale il pontefice concede al monastero la chiesa di SS. Simeone e Giuda a Sanguinara, tra Fidenza e Parma; ancora, redige nel suo consueto stile una raffinata copia del documento del 30 marzo 903 con il quale il vescovo di Piacenza Everardo fonda il monastero piacentino di S. Savino122; e, grazie alle considerazioni espresse da Luigi Schiaparelli, sembra fondato il sospetto che sempre di suo pugno sia la copia del diploma di Ugo e Lotario per la Chiesa reggiana del 10 agosto 942, conservata presso lArchivio Capitolare di Reggio Emilia ma purtroppo al momento irreperibile123. Penserei quindi a un personaggio legato non solo allambiente vescovile, ma forse proprio direttamente al vescovo di parte imperiale Gandolfo: e penserei anche, a proposito dellepisodio di Garfagnolo, che tra quei praecepta prodotti davanti ai giudici ci fosse il falso diploma di Carlo Magno e che tra le altre optimae allegationes ci fossero la copia del placito del 1055 e il privilegio del vescovo del 1073, quasi un dossier messo insieme per quello scopo e destinato non solo a sostenere il diritto ma anche a incutere reverenza grazie alle forme esterne cos peculiari di quei documenti. E ancora ci si potrebbe chiedere se il monastero, potendo contare su prove documentarie di tale importanza, le avesse presentate gi durante la causa che precede Garfagnolo, della quale nulla sappiamo se non che era stata
ma ancora visibili ad occhio nudo) del vescovo e di alcuni membri del capitolo cittadino che avevano gi sottoscritto il solenne privilegio del 1073, tra i quali figura anche il magister scholarum Onesimo, cio uno dei due ecclesiastici la cui sottoscrizione nel 1073 era stata erasa. 121 ASRE, PP, tra 1099 e 1103, data di morte dellabate Pacifico; cf. IP V, n. 3, pp. 379-380. Della copia avanza soltanto il frammento iniziale, che mostra caratteristiche di minore accuratezza sia nella pergamena, che, pur rigata, di qualit mediocre, sia nellimpaginazione del testo sia nella scrittura, pi faticosa e tracciata con minore eleganza: dettagli, questi, che farebbero pensare ad uno scrittore ormai invecchiato. 122 ARCHIVIO DI STATO DI PARMA, Diplomatico, Documenti privati, n. 12: cf. IP V, pp. 499-500. Attribuirei la copia, per leleganza dellesecuzione, agli anni della sua maturit. 123 Cf. I diplomi di Ugo e Lotario, di Berengario II e di Adalberto, a cura di L. SCHIAPARELLI, Roma 1924 (Fonti per la storia dItalia pubblicate dallIstituto storico italiano. Diplomi. Secolo X), n. LXIII, pp. 184-189, spec. pp. 185-186; ringrazio molto Monsignor Guido Agosti, responsabile dellArchivio Capitolare di Reggio Emilia, per essersi prodigato in ogni modo nella ricerca della pergamena.
decisa sulla base di giuramenti, e se l fossero state rifiutate; o ancora se invece quel dossier non fosse stato solo raccolto ma anche in parte confezionato per quelloccasione. Del resto, come in precedenza si rilevato, nel 1098 a Garfagnolo lo stesso monastero di S. Prospero, che per gli anni 70 dellXI secolo appare legato al vescovo Gandolfo che ne protegge e incrementa il patrimonio, sembra quasi mosso dallurgenza: e non saprei dire se tale urgenza potesse essere determinata dal fatto che proprio nel 1098 la sede di Reggio viene affidata alle cure del vescovo Bonsignore, filopapale, potente e vicino a Matilde, ora vittoriosa124. Attestato come vescovo di Reggio dallaprile 1098, quando partecip al sinodo provinciale di Milano voluto da Urbano II con intenti riformatori, ma residente a Milano dal 1098 almeno fino al febbraio dellanno successivo, Bonsignore documentato a Reggio con certezza solo dal 1 maggio 1100, quando viene nominato proprio in un documento di Matilde125: e nessuno avrebbe potuto sapere, nel luglio 1098, se il nuovo vescovo avrebbe assunto un atteggiamento per cos dire punitivo nei confronti di istituzioni che avevano avuto rapporti particolarmente stretti con i predecessori di parte imperiale. In conclusione, anche dopo queste considerazioni, quello del placito di Garfagnolo rimane un mosaico composto da tanti tasselli, ciascuno dei quali spesso con facce diverse: su una scena affollata di personaggi e interpreti nobili e umili, umanamente concreti come i violenti uomini di Vaglie o evanescenti come lo scrittore del vescovo Gandolfo, si incontrano e si scontrano la legge germanica, quella dei capitolari ma anche quella sorretta dalla consuetudine, e quella romana, che per si filtra attraverso la cultura della Chiesa e dei suoi ecclesiastici; le prove concrete invocate a sostegno di un diritto e quelle divine invocate a sostegno di un altro diritto; di quello stesso diritto che viene affermato, da una parte e
124 Su Bonsignore, gi cardinale, vd., oltre a GAMS, p. 760, SACCANI, I vescovi cit., pp. 61-64; SCHWARTZ, Die Besetzung cit., pp. 198-199; ma soprattutto cf. R. VOLPINI, Bonseniore (Bonussenior, Bonsignore), in Dizionario biografico degli Italiani, XII, Roma 1970, pp. 368371. 125 UrkMath., n. 65, pp. 195-196.
dallaltra, forse con la consapevolezza della sua fragilit o addirittura della sua inconsistenza. Non sapremo mai come sono andate veramente le cose e non sapremo mai quanto veritiera possa essere la ricostruzione di questa vicenda (ma, in fondo, non questo un obiettivo da perseguire): forse si pu soltanto, come si tentato di fare qui, provare a dipanare ciascuno dei fili di questa intricatissima matassa, con la consapevolezza del rischio di perderla definitivamente di vista.
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