Source: https://referaty.aktuality.sk/diritto-internazionale-l-uso-della-forza-1a-parte/referat-28859
Timestamp: 2019-12-10 15:27:01+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'sentenza ', 'art.2']

Diritto internazionale - L’USO DELLA FORZA (1a parte) | Ťaháky-referáty.sk
Diritto internazionale - L’USO DELLA FORZA (1a parte)
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Prima della 1GM l’uso della forza era considerato molto positivamente perché faceva parte dello sviluppo dei rapporti internazionali. C’era comunque una distinzione tra guerra e “uso della forza non-guerra” (measure short of war) : legittimo e positivo era il ricorso alla guerra, mentre l’uso della forza a se stante era lecito solo per reagire ad un illecito subìto.
Come si riconoscevano i 2 casi? Questa distinzione non fa riferimento all’intensità della misura adottata, quanto al fatto che l a guerra ha lo scopo di occupare il territorio di un altro stato o determinare un cambiamento di regime (un cambiamento nella base sociale della comunità i nternazionale in seguito ad un mutamento nel d.i.), mentre le misure violente lasciano le cose come stanno, non hanno lo scopo di cambiare nulla.
La finalità principale della Società delle Nazioni è creare un monopolio dell’uso della forza nei rapporti internazionali. Questa finalità rappresent a una limitazione perché la guerra non viene vietata, ma solo limitata parzialmente. Il patto Briand-Kellogg vieta la guerra completamente. Ma come esso, anche gli altri tentativi fatti tra le 2 guerre rimangono pattizi, non si forma con essi nessuna norma non scritta.
Dopo la 2GM la comunità internazionale sembra molto più decisa a limitare l’uso della forza nelle mani di un unico organo internazionale (il CdS) e privare gli stati di ciò. L’art. 2 (par.4) della carta ONU parla proprio dell’uso della forza ed è valido ancora oggi. L’aspetto positivo è che la Carta vieta la forza in generale e non solo la guerra (come faceva in patto della Società delle Nazioni). Oggi si reagisce ad u n illecito con misure di carattere pacifico.
Tale norma suscita 2 interrogativi: cosa si intende per “forza” e cosa si intende per “minaccia”. Si intende solo forza militare o anche economica (dato che hanno gli stessi obiettivi)? L’art. 2.4 non lo specifica, ma a San Francisco c’erano 2 schieramenti: uno occidentale e uno dei paesi dell’America Latina capeggiato dal Brasile. Alla conferenza diplomatica di San Francisco tale disputa si è risolta con un nulla di fatto, va dunque risolta con criteri interpretativi e prassi successiva.
Questi ci suggeriscono che per “forza” si intende solo quella militare: ciò non significa che la pressione economica sia legittima, ma solo che non rientra nell’ art. 2.4 bensì in un’altra norma del d.i. Solo forza internazionale o anche coercizione interna? L’uso della forza internazionale è ovviamente vietato dall’art. 2.4, ma si deve intendere anche il divieto di coercizione interna, nel senso che colpendo obiettivi internazionali collocati fisicamente sul territorio interno è la stessa cosa.
L’uso della forza nei confronti di ambasciate o consolati non rappresenta un uso internazionale della forza, ma puramente interno, quindi non rientra nella norma 2.4 bensì in quella sull’immunità diplomatica. Ques to perché le sedi sono poste non su territorio straniero ma interno. Nella prassi internazionale, la CIG ha qualificato l’uso della forza verso ambasciate come un uso della forza semplice, non come un’aggressione.
La differenza sta proprio nelle diverse conseguenze che gli stati possono mettere in atto in risposta all’illecito. Secondo la dottrina l’uso della forza contro un popolo per impedire il suo autodeterminarsi non è uso della forza internazionale ma di territorio interno, mentre la CIG (nel caso Nicaragua-USA) l’ha posto sotto l’art. 2 par.4 però non come aggressione, dunque chi lo subisce n on può reagire come se fosse un’aggressione, ma come un illecito “normale”. Nell a pratica non c’è molta differenza nelle conseguenze. Cosa si intende per “minaccia” nell’ art. 2.4? Un esempio è l’ultimatum. Fino alla 1GM la pratica dell’ultimatum era assolutamente rispettata.
Dopo la 2GM tale pratica è diminuita o scomparsa perché si è affermata la convinzione cheil ricorso alla guerra è brutto, quindi chi decide di fare la guerra lo stesso, evita la dichiarazione per non esporsi di fronte alla comunità internazionale. Dopo la guerra fredda la pratica dell’ultimatum è ricomparsa. Chi lo utilizza fa ciò perché vuole affermare di fronte alla comunità internazionale la legittimità del suo ricorso alla guerra. In ogni caso l’ultimatum è indubbiamente una minaccia vietata dall’art. 2.4 .
Un’altra ipotesi discussa è quella sulle armi convenzionali: se uno stato si riarma velocemente e massicciamente è una minaccia? La CIG a tal proposito si è espressa nel caso Nicaragua-USA: il d.i. è molto povero in materia, non esiste una norma generale che vieta una quantità “X” di armi perché ci sono solo trattati settoriali, quindi nonsi può dire che il riarmo massiccio è una minaccia, bensì è lecito.
Le armi di distruzione di massa creano più problemi: è nato un dibattito negli anni ’90 quando la Francia aveva ripreso a fare esperimenti nucleari nel Pacifico e l’AG ha chiesto un parere nel ’96 alla CIG in proposito. La CIG ha distinto tra possesso nucleare e dissuasione nucleare. La dissuasione è il tenere l’arma nucleare “punta ta” verso un obiettivo, in assetto, ed è dunque una grande minaccia vietata dall’ art. 2.4. La dissuasione nucleare è giustificata solo come legittima difesa durante la guerra fredda le 2 dissuasioni nucleari si giustificavano a vicenda. Il possesso dell’arma nucleare in sé, non è una minaccia.
Le armi di natura chimica e batteriologica non permettono la distinzione tra possesso e minaccia (dissuasione). Il divieto dell’aggressione rappresenta un divieto rafforzato: ha il carattere di norma erga omnes e di una norma di jus congens, cose non valide per il generico divieto dell’uso della forza, che rimane quindi derogabile. Non esiste nessuna sentenza della CIG che qualifica l’aggressione come diritto cogente, né altra prassi, ma è una qualifica meramente dottrinale, accademica. Dal punto di vista tecnico obbligo erga omnes è diverso da jus cogens: in teoria può esistere una norma erga omnes derogabile così come una norma di jus cogens può non essere erga omnes.
Il concetto di erga omnes emerge però anche dalla prassi, mentre lo jus cogens no. Il problema vero è stabilire quando l’uso della forza è legittimo. Ci sono dei casi in cui è unanimemente ritenuto legittimo (2 ipotesi) e ci sono dei casi molto controversi (3 ipotesi). Unanimemente l’uso della forza è assolutamente legittimo:
1.Quando il CdS decide di farlo (in base ai capitoli 7 e 8 della Carta ONU)
2. Quando uno stato reagisce in legittima difesa a seguito di un attacco armato già sferrato. Ci sono anche qui dei limiti, ma se è un’aggressione èlegittimo rispondere. In teoria c’è anche l’opzione di usare la forza contro i paesi sconfitti della 2GM, cioè Giappone, Germania e Italia. Questa norma non è mai stata usata, ma solo minacciata dall’URSS contro la Germania. I tentativi di abrogarla hanno sempre trovato l’opposizione soprattutto della Corea del Nord. Le ipotesi controverse sono: 1. Uso della forza negli interventi umanitari, in via unilaterale al di fuori della Carta ONU. E’ contro la volontà di uno stato per difendere la sua popolazione. 2. Verso uno stato che appoggia il terrorismo internazionale
3.Quando si è in presenza di una sola minaccia (dell’art.2.4), prima che l’aggressione sia stata sferrata.
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