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Timestamp: 2017-11-20 13:46:02+00:00
Document Index: 142605138

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RIMBORSO PRIMA DELLA SENTENZA DEFINITIVA | Studio Giardini e Puliti Commercialisti Associati Cecina
QUESITO: Nel caso di una sentenza non definitiva della Commissione tributaria che annulla un atto dell’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate di recupero di un credito d’imposta, il contribuente ha titolo per ricevere il rimborso o dovrà attendere che la sentenza sia passata in giudicato? Inoltre, sussistono obblighi di notifica a carico del contribuente?
RISPOSTA: la vexata quaestio è nata a seguito dell’abrogazione dell’art. 40 del DPR 602/73 in base alla quale, secondo una non condivisibile posizione dell’amministrazione finanziaria, il rimborso di imposte risultate non dovute potrebbe avvenire solo dopo che è intervenuta una sentenza passata in giudicato (sentenza definitiva).
La disposizione abrogata, infatti, senza distinguere tra iscrizioni a ruolo provvisorie e definitive, prevedeva che, quando l’imposta iscrivibile a ruolo a seguito di decisione della Commissione tributaria fosse inferiore a quella già iscritta a ruolo, il rimborso dovesse essere disposto dall’Ufficio delle Entrate entro sessanta giorni dal ricevimento della decisione.
Come accennato in premessa l’attuale posizione dell’amministrazione finanziaria non può essere condivisa poiché, stante una sentenza di annullamento del ruolo avverso il quale è stato proposto ricorso, l’Agenzia delle Entrate è comunque tenuta a provvedere al rimborso d’ufficio ex art. 68 , comma 2, del D.Lgs. n. 546 del 31 dicembre 1992, delle somme versate dal ricorrente in pendenza di giudizio e poi riconosciute indebite dal giudice tributario. Ciò a prescindere dal carattere definitivo o meno della sentenza e dell’iscrizione a ruolo e fatto salvo il potere dell’amministrazione finanziaria di procedere ad una nuova iscrizione a ruolo delle somme dovute nel caso di sentenza di appello sfavorevole al contribuente.
Discorso diverso per i giudizi relativi alla restituzione delle ritenute dirette e dei versamenti diretti (artt. 37 e 38 del DPR 602/73), instaurati contro i provvedimenti di diniego esplicito o tacito delle relative istanze di rimborso. In questi casi è esplicitamente richiesta la definitività della sentenza.
Alla luce di quanto sopra esposto, nel caso di sentenza di annullamento di atto di recupero di credito d’imposta, l’Ufficio è tenuto ad applicare la disposizione di cui all’art. 68, comma 2, del D.Lgs. n. 546 del 1992, anche a fronte di una sentenza non definitiva.
In merito alla notifica o comunicazione della sentenza, per ottenere il rimborso, il citato art. 68, comma 2, prevede espressamente che il rimborso d’ufficio va effettuato entro novanta giorni “dalla notificazione della sentenza”.
Sul punto la posizione dell’Agenzia delle Entrate non è stata univoca nel tempo. La circ. n. 180/E del 1998 ha posto in evidenza tale incombenza a carico del contribuente specificando che “per poter ottenere il rimborso di quanto versato in eccedenza il contribuente deve notificare la sentenza all’ufficio che deve adempiere entro novanta giorni da detta notifica. A tal fine, per contro, non è sufficiente la comunicazione della sentenza”.
Successivamente, tuttavia, con la risoluzione n. 46/E del 2000 è stato precisato che “l’obbligo di restituzione gravante sull’Amministrazione è costituito dalla pronuncia favorevole al contribuente, e non dalla notifica della stessa”.
Quest’ultima posizione è condivisibile.
Ne deriva che lo sgravio o il rimborso dovrà essere disposto, dopo che l’Ufficio è venuto a conoscenza dell’esito del giudizio, a seguito di comunicazione del dispositivo della sentenza da parte della segreteria della commissione tributaria, a prescindere dalla notifica della sentenza.
È da tener presente che il rimborso d’ufficio va eseguito sia in dipendenza di una sentenza (favorevole al contribuente) emessa dalla Commissione tributaria provinciale, sia a seguito di una sentenza della Commissione tributaria regionale.
Tale precisazione si rende necessaria in quanto l’art. 68, comma 2, del citato D.Lgs. n. 546 del 1992, nella sua dizione letterale, indubbiamente, può essere causa di qualche perplessità.
La citata norma, infatti, prevede solo il rimborso a seguito delle sentenze della “commissione tributaria provinciale” senza fare alcun riferimento alle sentenze della “commissione tributaria regionale”.
A tale riguardo, la richiamata circ. n. 180/E del 1998, superando lo stretto tenore letterale della disposizione, ha dato un’interpretazione logica alla norma stessa, riconoscendo “il diritto al rimborso di quanto versato in eccedenza rispetto anche a quanto stabilito nella sentenza della commissione tributaria regionale”.