Source: http://www.klgates.com/it-IT/la_riforma_anti-corruzione_in_italia_ultimi_aggiornamenti_121123/
Timestamp: 2019-08-25 22:00:56+00:00
Document Index: 54443607

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 1', 'art. 317', 'art. 318', 'art. 319', 'art. 319', 'art. 319', 'art. 346', 'art. 2635', 'art. 319', 'art. 2635']

La riforma anticorruzione in Italia Ultimi aggiornamenti | Tenersi informati | K&L Gates
di Giampaolo Salsi, Marco De Nadai
Dopo un lungo iter di approvazione, il 31 ottobre 2012, la Camera dei Deputati Italiana ha approvato l‘attesa riforma anticorruzione (L. n. 190 del 6 novembre 2012, “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 13 novembre 2012, n.265, di seguito la “Legge 190”), volta ad aumentare la trasparenza nel settore pubblico. La legge diriforma introduce nuove tipologie di reati legati al fenomeno corruttivo oltre a potenziare quelle già presenti nel Codice Penale. Essa prevede inoltre l’istituzione della nuova Autorità nazionale anticorruzione dotata di poteri investigativi e di intervento. Di seguito una sintesi di alcune delle modifiche introdotte da questa legge.
La costituzione di un’Autorità nazionale anticorruzione per l’Amministrazione Pubblica
Ai sensi dell’art. 6 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Corruzione, adottata dall’Assemblea generale dell’ONU il 31 ottobre 2003 e ratificata in Italia con legge n. 116 del 3 agosto 2009, ciascuno Stato deve, conformemente ai principi fondamentali del proprio ordinamento, promuovere la creazione di enti governativi specifici allo scopo di prevenire la corruzione attraverso strumenti come:
il rafforzamento dei principi di diritto, del buon andamento e della gestione di affari e beni pubblici, dell’integrità, trasparenza e responsabilità della pubblica amministrazione; e
l’incremento e la diffusione di conoscenze specifiche relative al tema della prevenzione dei reati di corruzione.
Gli enti governativi devono essere dotati di caratteristiche di indipendenza conformemente ai principi fondamentali degli ordinamenti di provenienza così che possano svolgere le loro funzioni efficacemente e al riparo da inopportune influenze esterne. Inoltre, devono essere dotate di risorse e di personale specializzato, adeguatamente formato nella materia. In particolare, al fine di dare applicazione e attuazione ai principi ed alle norme contenute nella menzionata Convenzione delle Nazioni Unite, la Legge 190 prevede la costituzione di una nuova Autorità chiamata “Autorità nazionale anticorruzione” che avrà il compito di monitorare l’applicazione e l’efficacia delle misure attuate dal governo.
In particolare, ai sensi dell’art. 1 della Legge 190, l’Autorità avrà il compito di:
cooperare con altre autorità locali o internazionali o commissioni competenti;
approvare il cosiddetto “Piano nazionale anticorruzione”, redatto dal Dipartimento della funzione pubblica e predisporre un insieme organico di standard, misure e regole che gli uffici pubblici devono applicare per rafforzare i loro assetti regolamentari contro la corruzione;
analizzare le cause dei comportamenti illeciti e indicare quali possano essere le misure da implementarsi per prevenirli e combatterli;
redigere pareri sulla generale corrispondenza del comportamento dei pubblici ufficiali con i loro doveri;
redigere pareri sulle dotazioni degli uffici pubblici; e
predisporre un rapporto annuale al Parlamento sulla propria attività e sui risultati conseguiti nella lotta alla corruzione nel settore pubblico;
Al fine di sostenere il perseguimento di questi obiettivi, all’Autorità sono attribuiti poteri investigativi e di intervento, esercitabili laddove necessario.
Protezione per i “Whistleblower”
Colmando una lacuna nel quadro normativo e regolamentare italiano, la Legge 190 offre strumenti di protezione per tutti i pubblici ufficiali che denuncino comportamenti corrotti. I dipendenti pubblici che denuncino tali fenomeni non potranno infatti essere sanzionati, licenziati o altrimenti discriminati, anche indirettamente, per il fatto di avere denunciato un comportamento illecito. Inoltre, l’identità dei whistleblower non potrà essere rivelata se non con il consenso espresso degli interessati.
Identificate le attività sensibili o le “aree di rischio” criminale
La Legge 190 individua anche le specifiche attività o funzioni particolarmente esposte al rischio di fenomeni illeciti, e cioè:
smaltimento di rifiuti per conto di terzi;
l’estrazione, la fornitura e il trasporto di materiali inerti;
il confezionamento, la fornitura ed il trasporto di calcestruzzo e di bitume;
il nolo a freddo di macchinari;
la fornitura di ferro lavorato;
i noli a caldo;
gli autotrasporti per conto di terzi;
la guardianìa ia dei cantieri; e
tutte le altre attività, servizi o attività d’impresa che possano essere indicate con decreto ministeriale, aggiornato su base annuale o a diversa cadenza, alla luce del rischio potenziale di influenze criminali.
Linee guida per la candidabilità ad elezioni
Ai sensi delle nuove disposizioni, il Governo dovrà introdurre, entro un anno dall’entrata in vigore della Legge 190, norme specifiche che individuino regole e criteri per l’esclusione dalle elezioni di candidati che siano stati condannati per alcune tipologie di reati. L’esclusione si applicherà alle elezioni di vari tipi di cariche a livello nazionale, regionale e locale tra cui l’elezione al Parlamento Europeo, alla Camera dei Deputati o al Senato, a uffici regionali, provinciali o comunali così come alla presidenza di cariche pubbliche locali tra cui organi circoscrizionali, commissioni e consigli. I candidati che siano stati condannati ad oltre due anni per gravi reati (ad esempio mafia o terrorismo) o individui condannati per corruzione o altri reati ad oltre tre anni di carcere, non sono eleggibili a cariche pubbliche. Il Governo si è impegnato a dare celere attuazione alle disposizioni relativamente a tale profilo.
Pene aumentate e condanne al carcere più lunghe per reati legati alla corruzione
La Legge 190 dispone un generale aumento delle pene comminate per diversi reati legati alla corruzione. In particolare l’art. 317 (“Concussione”) vedrà un aumento della pena detentiva da 6 a 12 anni; l’art. 318 (“Corruzione per un atto d'ufficio”) vedrà un aumento della pena detentiva da 1 a 5 anni; l’art. 319 (“Corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio”) ora prevede pene detentive tra 4 e 8 anni. Inoltre, l’art. 319-ter (“Corruzione in atti giudiziari”) prevede un aumento di pena da 4 a 10 anni per atti previsti dagli artt. 318 e 319 quando questi sono commessi a beneficio o in danno di parti coinvolte in procedimenti giudiziari, mentre se dal comportamento illecito deriva una condanna ingiusta, la pena per i reati di cui sopra sarà compresa tra i 5 ed i 20 anni, in considerazione del periodo di ingiusta detenzione.
Il reato di corruzione è stato modificato o esteso fino ad includere atti, pratiche o comportamenti ulteriori.
Tra le caratteristiche più rilevanti della riforma vi è certamente l’introduzione di due disposizioni ora inserite nel Codice Penale aventi ad oggetto nuove fattispecie penalmente rilevanti: l’art. 319 - quater rubricato “Induzione indebita a dare o promettere utilità” e l’art. 346 - bis rubricato “traffico di influenze illecite”.
Il nuovo articolo 319 - quater prevede il reato di: “Induzione indebita a dare o promettere utilità” che punisce un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a promettere indebitamente a lui o a un terzo, denaro o altra utilità. Gli individui condannati per questo reato soggiacciono ad una pena da 3 a 8 anni.
Il nuovo articolo 346 bis introduce il reato di “traffico di influenze illecite” e prevede l’incriminazione e la condanna di quei soggetti che, sfruttando relazioni personali con un pubblico ufficiale o con un incaricato di un pubblico servizio, indebitamente fanno dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale come prezzo della condotta illecita del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio, relativamente ai doveri del loro ufficio. Tale condotta è punita con una pena detentiva da 1 a 3 anni. La stessa pena si applica a chi indebitamente offre o promette denaro o altro vantaggio patrimoniale in relazione a rapporti con un pubblico ufficiale. La pena è aumentata se il colpevole è un pubblico ufficiale. Le pene sono altresì aumentate se gli atti sono compiuti nell’esercizio di attività giudiziarie.
Inoltre, anche il Codice Civile è stato modificato con la riformulazione dell’art. 2635 ora rubricato: “Corruzione tra privati”:
gli amministratori, direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori che, a seguito della dazione o della promessa di denaro o altra utilità, per sé o per altri, compiono od omettono atti, in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio, cagionando nocumento alla società, sono puniti con la reclusione da uno a tre anni;
la pena da applicarsi sarà compresa tra un anno e sei mesi se la condotta è posta in essere da un soggetto sottoposto a direzione e coordinamento da parte degli individui di cui al punto 1) di cui sopra;
alla medesima pena soggiace chiunque offra o prometta benefici finanziari ai soggetti di cui ai precedenti punti, in relazione ai doveri già richiamati;
le pene di cui sopra sono raddoppiate nel caso in cui si tratti di società quotate sul mercato regolamentato italiano o comunitario.
Quest’ultima fattispecie è perseguibile soltanto a querela della persona offesa, eccetto nel caso in cui la condotta abbia determinato fenomeni distorsivi della concorrenza. In tal caso il reato sarà perseguibile d’ufficio.
I reati di cui all’art. 319 quater del Codice Penale (“Induzione indebita a dare o promettere utilità”) ed all’art. 2635 del Codice Civile (“Corruzione tra privati”) costituiscono presupposti penali ai fini dell’applicazione del Decreto Legislativo n. 231 dell’8 giugno 2001 in materia di “responsabilità amministrativa” delle società per i reati compiuti dai propri dirigenti e dipendenti.
Si anticipa che le summenzionate novità legislative imporranno alle società l’adozione di piani anticorruzione al fine di monitorare le aree a rischio e assicurare l’osservanza delle previsioni di legge da parte degli organi sociali coinvolti. Ci si aspetta inoltre che le società costituiscano strumenti di archiviazione appropriati, programmi di formazione nonché politiche di vigilanza e procedure atte a prevenire e/o monitorare possibili comportamenti corruttivi o condotte illecite dei propri dipendenti.
In aggiunta alle disposizioni summenzionate, la Legge 190 fornisce criteri generali e regole nell’amministrazione della cosa pubblica con particolare enfasi sulla limitazione del numero di dipendenti assunti senza concorso, sulla trasparenza nelle procedure amministrative, sui codici etici, sul codice di condotta per i dipendenti pubblici, sui divieti alla possibilità di ricevere regali da parte dei dipendenti pubblici nonché sulle incompatibilità di dipendenti pubblici che abbiano, negli ultimi tre anni di servizio, esercitato poteri autoritativi per conto della Pubblica Amministrazione.
Le regole di cui si è dato poc’anzi conto rappresentano, per l’Italia, un importante passo in avanti nella lotta contro il fenomeno della corruzione nel settore pubblico. Il nuovo assetto normativo fornisce un insieme organico di norme efficaci e moderne nel settore ed è il frutto della volontà di fornire un importante strumento volto a garantire regole del gioco uniformi e parità di trattamento ad investitori stranieri e imprese nazionali.
L’attuazione della legge giocherà un ruolo fondamentale nell’assicurare l’efficacia e il successo e della riforma. Nondimeno, l’entrata in vigore delle nuove disposizioni – con particolare riferimento alle nuove fattispecie criminose – già di per sé segna un significativo e concreto impulso in tale direzione.