Source: http://www.ilcommercialistainrete.com/2010/
Timestamp: 2017-10-21 15:56:08+00:00
Document Index: 124893186

Matched Legal Cases: ['art. 51', 'art. 68', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 68', 'art. 68', 'art. 68', 'art. 23', 'art. 68', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 23', 'art 300', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 34', 'art.78', 'art. 83', 'art. 84', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Il Commercialista in Rete: 2010
Reverse charge non applicato, via libera al ravvedimento operoso.
Con la Risoluzione n. 140/E del 29 dicembre 2010, l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito all’applicazione del meccanismo del reverse charge alle cessioni di beni e prestazioni di servizi. In particolare, l’Agenzia chiarisce che un soggetto non residente che ha effettuato cessioni di beni nei confronti di un soggetto passivo stabilito nel territorio dello Stato secondo le modalità ordinarie, senza assolvere l'Iva mediante il meccanismo del reverse charge, potrà sanare tale violazione avvalendosi dell’istituto del ravvedimento operoso con il versamento della sanzione ridotta del 3% dell'imposta irregolarmente assolta, senza bisogno di effettuare ulteriori adempimenti a rettifica del comportamento tenuto.
Entra in vigore il regime autorizzatorio per l’effettuazione delle operazioni intracomunitarie.
Con due Provvedimenti dell’Agenzia delle entrate del 29 dicembre 2010 viene data attuazione all’obbligo di dichiarazione di volontà, previsto dal D.L. n. 78/2010, per i soggetti che intendono effettuare operazioni intracomunitarie. In particolare, sono stabilite le modalità di diniego o revoca dell’autorizzazione ad effettuare operazioni intracomunitarie sulla base dell’esito delle verifiche svolte dall’Agenzia, nonché i criteri e le modalità di inclusione delle partite IVA nella banca dati dei soggetti passivi che effettuano operazioni intracomunitarie (c.d. VIES).
Invio attestati di malattia all’indirizzo PEC del cittadino.
Le causali F24 “Onbs” e “Ebar”.
“Onbs” e “Ebar”sono le ultime causali contributo istituite dall’Agenzia delle Entrate da collocare nell’F24. Saranno i datori di lavoro a indicarle nel modello di pagamento unificato, per dirottare i contributi di finanziamento agli enti bilaterali nella giusta direzione. A beneficiarne, questa volta, sono, rispettivamente, l’Organismo nazionale bilaterale servizi integrati e l’ente bilaterale nazionale dell’artigianato. Arrivano con le risoluzioni n. 137/E e n. 138/E del 28 dicembre.
L’istituzione delle due nuove causali va inquadrata nell’ambito della convenzione 18 giugno 2008 stipulata tra Agenzia delle Entrate e Inps per regolare la riscossione, mediante F24, dei contributi spettanti all’Istituto di previdenza e di quelli previsti dalla legge 311/1973 che ha “ratificato” l’Estensione del servizio di riscossione dei contributi associativi tramite gli enti previdenziali.
•ONBS condurrà i contributi nella cassa dell’Organismo nazionale bilaterale servizi integrati (risoluzione 137/E).
•EBAR servirà a “rifornire”, invece, l’Ente bilaterale nazionale dell’artigianato (risoluzione 138/E).
Nell’F24 vanno indicate nella sezione “Inps”, nel campo “causale contributo” in corrispondenza degli “importi a debito versati”. All’interno della stessa sezione, negli appositi campi, vanno riportati, inoltre, il codice della sede Inps competente, la matricola Inps dell’azienda, il mese e l’anno di riferimento delle somme versate.
Antitrust: dal 1° gennaio 2011 le sanzioni amministrative versate con il modello F24.
A partire dal 1° gennaio 2011 le sanzioni amministrative pecuniarie irrogate da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust), a fronte di pratiche commerciali sleali e pubblicità ingannevole saranno versate attraverso il modello “F24-Versamenti con elementi identificativi” e non più con il modello F23. I codici tributo per effettuare il pagamento sono quelli attualmente utilizzati con il modello F23 (752T, 753T, 760T e 761T). Comunque, tali codici tributo potranno continuare ad essere utilizzati anche sul modello F23 fino al 30 giugno 2011, termine ultimo che pone fine sia alla transitorietà che alla coabitazione tra i due modelli. Questo è quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 135/E del 27 dicembre 2010.
Conferimenti in natura nel capitale delle spa.
Quesito: tasso di iva.
sono iscritto all'AIRE, sono un cittadino Italiano che lavora in Svizzera, dove sono sposato con una Svizzera che comunque ha ottenuto il passaporto Italiano. Il problema è il seguente, siccome sto comprando una casa in Italia, per passarci la mia futura vecchiaia, ed avendo doppia residenza, il tasso di IVA da pagare sull'acquisto, penso che sia il 4% giusto? Nel caso, penso che non sono tenuto a farmi trovare presente in Italia, al controllo dei vigili urbani del comune di residenza, per l'accertamento della mia effettiva residenza, dato che per motivi lavorativi, devo per forza di cose rientrare in Svizzera ed al momento posso solo andarci nelle ferie, giusto?
Quesito: iva su spese rappresentanza.
per errore ho considerato detraibile iva su fatture pranzi che poi sono state considerate spese di rappresentanza. che sanzione comporta?
Quesito: aliquota iva cee.
su un acquisto dalla cee è stata assolta l'iva errata . che sanzione comporta avere integrato la fattura con un 'iva maggiore?
Corte Ue: ok alla detrazione Iva anche in assenza di registrazione.
Il titolare di un'impresa ha ricevuto da una ditta alcuni servizi di marketing soggetti a imposizione. Il titolare della ditta non ha assolto l'obbligo di iscrizione nel registro dell'Iva e l'imposta, pur avendo emesso fatture che documentavano i servizi forniti con l'indicazione dell'imposta dovuta. L'Amministrazione finanziaria polacca ha negato al contribuente il diritto a detrazione dell'Iva a monte che risultava dalle fatture emesse. Difatti chi ha emesso le fatture non è stato registrato come contribuente Iva e, non essendo stato assolto l'obbligo di registrazione imposto dalle disposizioni nazionali, le fatture emesse dal fornitore non danno diritto alla detrazione versata a monte.
Il titolare dell'impresa pertanto decideva di fare ricorso al tribunale competente impugnando la decisione dell'Amministrazione finanziaria. Il ricorso era fondato sulla circostanza che la registrazione di un fornitore come contribuente Iva è soltanto un atto tecnico che non può incidere sul diritto alla detrazione dell'imposta assolta a monte. Respinto tale ricorso, il contribuente proponeva ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione che sottoponeva al vaglio pregiudiziale della Corte di Giustizia la seguente questione. In particolare se i principi contenuti nell'articolo 17, n. 6 dell'Iva ostino a una normativa per la quale il soggetto passivo non ottiene il diritto alla detrazione dell'imposta a monte che risulta da una fattura Iva emessa da soggetti non iscritti nel registro dei soggetti passivi Iva.
L'articolo 96 della legge 11 marzo 2004, relativa all'Iva prevede che i soggetti passivi siano obbligati, prima del primo giorno di esercizio della loro attività, a presentare all'autorità finanziaria competente una dichiarazione di registrazione. L'articolo 88, n. 3 a, punto 1, lett. a), di detta legge prevede che le fatture non possano servire come base per la detrazione dell'imposta a monte e per il rimborso della differenza dell'imposta o per il rimborso dell'imposta a monte qualora la vendita sia documentata con fatture emesse da soggetti inesistenti o non abilitati ad emettere fatture.
Secondo l'articolo 2 della sesta direttiva: "Sono soggette ad IVA: le cessioni di beni e le prestazioni di servizi, effettuate a titolo oneroso all'interno del paese da un soggetto passivo che agisce in quanto tale". L'articolo 4 prevede che: "Si considera soggetto passivo chiunque esercita in modo indipendente e in qualsiasi luogo una delle attività economiche di cui al par. 2, indipendentemente dallo scopo o dai risultati di detta attività. Le attività economiche di cui al par. 1 sono tutte le attività di produttore, di commerciante o di prestatore di servizi, comprese le attività estrattive, agricole, nonché quelle delle professioni liberali o assimilate". L'articolo 17 della direttiva prevede che: " Il diritto alla detrazione nasce quando l'imposta detraibile diventa esigibile.
Nella misura in cui beni e servizi sono impiegati ai fini di sue operazioni soggette ad imposta, il soggetto passivo è autorizzato a detrarre dall'imposta di cui è debitore:
a) l'imposta sul valore aggiunto dovuta o assolta all'interno del paese per le merci che gli sono o gli saranno fornite e per i servizi che gli sono o gli saranno prestati da un altro soggetto passivo"; L'articolo 22, n. 3, della direttiva dispone che: "a) Ogni soggetto passivo deve emettere fattura (...) per (...) le prestazioni di servizi che effettua per conto di un altro soggetto passivo; b) Salve le disposizioni speciali previste dalla presente direttiva, nelle fatture emesse a norma della lettera a) (...) sono obbligatorie ai fini dell'imposta sul valore aggiunto soltanto le indicazioni seguenti (...): la data del suo rilascio; un numero sequenziale (...); il numero di identificazione ai fini dell'imposta sul valore aggiunto, di cui al paragrafo 1, lettera c), sotto il quale il soggetto passivo ha effettuato (...) la prestazione di servizi; il numero di identificazione ai fini dell'imposta sul valore aggiunto di cui al paragrafo 1, lettera c), sotto il quale ha ricevuto (...) una prestazione di servizi (...); nome e indirizzo completo del soggetto passivo e del suo cliente; quantità e natura (...) dei servizi resi; data in cui è effettuata o ultimata (...) la prestazione di servizi (...)".
Il giudizio dinanzi alla Corte di Giustizia
Secondo i togati europei il diritto a detrazione è parte integrante del meccanismo Iva e in linea di principio non può essere soggetto a limitazioni. Tale diritto va esercitato immediatamente per tutte le imposte che hanno gravato sulle operazioni effettuate a monte. Difatti il sistema delle detrazioni consente all'imprenditore di sgravarsi degli oneri dell'Iva dovuta nell'ambito di tutte le attività economiche. In tal modo viene garantita la neutralità dell'imposizione fiscale per tutte le attività economiche, a prescindere dallo scopo o dai risultati delle stesse, purchè queste siano soggette in via di principio a Iva.
I requisiti principali e le modalità per far valere il diritto
Con riferimento al caso di specie, i servizi sono stati effettuati da un fornitore situato a monte e utilizzati a valle ai fini delle operazioni tassate dalla parte ricorrente. Pertanto, sussistono i presupposti materiali previsti all'articolo 17 della sesta direttiva perché possa sorgere il diritto alla detrazione. Con riferimento alle modalità per l'esercizio del diritto alla detrazione, l'articolo 18 della sesta direttiva prevede che il soggetto passivo debba essere in possesso di una fattura redatta ai sensi dell'articolo 22, n. 3, della sesta direttiva. A tal proposito, la Corte rileva che il giudice del rinvio ha rilevato la sussistenza nella fattura di tutte le indicazioni contenute nel citato articolo 22.
Tuttavia, come precisato, il prestatore di servizi, pur avendo emesso fatture relative ai servizi forniti alla parte ricorrente, non si è fatto registrare ai fini Iva presso l'autorità nazionale competente.
L'articolo 22, n. 1, della sesta direttiva prevede infatti che ogni soggetto passivo dichiari l'inizio della sua attività in qualità di soggetto passivo.
La registrazione ai fini Iva e il diritto a detrazione
Ciò posto, nonostante l'importanza di tale registrazione ai fini del buon funzionamento del sistema Iva, il mancato adempimento di tale obbligo non può influire sul diritto a detrazione conferito dall'articolo 17 della sesta direttiva a un altro soggetto passivo.
Difatti, tale articolo 22, n. 1 prevede soltanto l'obbligo per i soggetti passivi di dichiarare l'inizio, la variazione e la cessazione dell'attività ma non autorizza gli Stati membri a posticipare l'esercizio del diritto a detrazione fino all'inizio effettivo dello svolgimento abituale delle operazioni imponibili ovvero a precludere al soggetto passivo l'esercizio di tale diritto.
Ciò premesso, dato che l'Amministrazione finanziaria competente dispone delle informazioni necessarie per dimostrare che il soggetto passivo è debitore dell'Iva, essa non può imporre, in relazione al diritto di quest'ultimo, di detrarre l'imposta assolta a monte, condizioni supplementari che abbiano l'effetto di vanificare l'esercizio. Da ciò deriva che un eventuale inadempimento da parte del fornitore di servizi, dell'obbligo di cui all'articolo 22 della sesta direttiva, non può mettere in discussione il diritto a detrazione di cui beneficia il destinatario di tali servizi secondo l'articolo 17 della direttiva.
Allo stesso modo con riferimento all'articolo 22, n. 8 della sesta direttiva, in base al quale gli Stati membri hanno la facoltà di stabilire altri obblighi che ritengano necessari ad assicurare l'esatta riscossione dell'imposta e ad evitare le frodi. Difatti se è vero che tale disposizione consente agli Stati membri di adottare talune misure, le stesse non devono tuttavia eccedere quanto necessario a tal fine e non possono quindi essere utilizzate in modo tale da mettere in discussione il diritto alla detrazione dell'Iva assolta, che costituisce un principio cardine dell'Iva.
Secondo la Corte di Giustizia l'interpretazione degli articoli 18, n. 1, lett. a) e 22, n. 3, lettera b) della sesta direttiva prevedono che un soggetto passivo può beneficiare del diritto alla detrazione Iva assolta per le prestazioni di servizi fornite da un altro soggetto passivo non registrato ai fini dell'Iva, qualora le fatture presentino tutte le informazioni richieste dall'articolo 22, n. 3, lett. b), in particolar modo quelle necessarie ai fini dell'identificazione della persona che le ha emesse e della natura dei servizi forniti.
Leasing immobiliare: le novità introdotte dalla Legge Finanziaria per il 2011.
La Legge Finanziaria per il 2011 (Legge n. 220/2010) modifica la fiscalità indiretta dei contratti di leasing immobiliare. In particolare, a decorrere dal 1° gennaio 2011 in caso di acquisto di un immobile, anche da costruire o in corso di costruzione, da concedere in leasing le imposte di registro e ipo-catastali sono dovute in misura integrale. L’utilizzatore del bene è solidalmente responsabile per il pagamento delle imposte con la società di leasing. Per i contratti in essere alla data dell’1° gennaio 2011 è previsto il versamento di un’imposta sostitutiva delle imposte ipo-catastali da effettuare entro il 31 marzo 2011, in misura pari all’imposta di registro applicata sui canoni di locazione ridotta del 4% e moltiplicata per gli anni di durata residua del contratto.
Dogane: nuove regole a partire dal 1° gennaio 2011.
Dal 1° gennaio 2011 le imprese e le autorità doganali dovranno confrontarsi con una serie di novità relative all’obbligatorietà della dichiarazione sommaria di entrata per le merci introdotte nel territorio doganale comunitario e le modalità di concessione dell’origine preferenziale nell’ambito del sistema delle preferenze generalizzate. La dichiarazione sommaria di entrata dovrà contenere alcuni dati essenziali per identificare le caratteristiche della spedizione ed accelerare le operazioni di analisi dei rischi in dogana. Queste novità sono arrivate con il Regolamento della Commissione Europea n. 1063/2010 del 18 novembre scorso, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea L 307 del 23 novembre 2010.
Tabelle ACI 2011: pubblicate nella Gazzetta Ufficiale.
Sono state pubblicate sul Supplemento Ordinario n. 284 della Gazzetta Ufficiale del 23 dicembre 2010 le tabelle nazionali relative al periodo d’imposta 2011 dei costi chilometrici di esercizio di autovetture e motocicli elaborate dall’ACI, necessarie ai fini della determinazione del compenso in natura per i veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti ai sensi dell’art. 51 comma 4 lett. a) del TUIR. Si ricorda che, tale articolo stabilisce che per gli autoveicoli, i motocicli e i ciclomotori concessi in uso promiscuo al dipendente (cioè sia per esigenze di lavoro sia per esigenze private) costituisce fringe benefit il 30% dell’importo corrispondente ad una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri calcolato sulla base del costo chilometrico di esercizio desumibile dalle tabelle nazionali dell’ACI, al netto degli importi eventualmente trattenuti al dipendente.
TARSU, piena equiparazione tra abitazioni ed alberghi.
L’applicazione agli alberghi della tariffa TARSU maggiorata rispetto a quella delle abitazioni, integra una violazione dell’art. 68, D.Lgs. n. 507/1993. Con la recente sentenza n. 629/2/2010, depositata il 3 novembre scorso, la CTP di Lecce, attraverso una corretta applicazione della norma sottolinea come la volontà del legislatore sia quella di configurare una piena equiparazione tra le civili abitazioni e le attività alberghiere, ai fini della tassazione in esame.Con la recente sentenza n. 629/2/2010, la seconda sezione della Commissione tributaria provinciale di Lecce - attraverso una corretta applicazione della norma contenuta nell'art. 68, comma, 2, lettera c), D.Lgs. n. 507 del 1993 - ha fatto notare come la volontà del legislatore sia stata quella di configurare una piena equiparazione tra le civili abitazioni e le attività alberghiere, ai fini della tassazione in esame.
L’art. 68 cit. stabilisce, al comma 1, che per applicare la tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU), i Comuni devono adottare apposito regolamento che deve contenere “a) la classificazione delle categorie ed eventuali sottocategorie di locali ed aree con omogenea potenzialità di rifiuti e tassabili con la stessa misura tariffaria”.
Lo stesso articolo 68, al comma 2, stabilisce che l’articolazione delle eventuali sottocategorie è effettuata, ai fini della determinazione comparativa delle tariffe, tenendo conto di alcuni gruppi di attività o di utilizzazione.
Alla lettera c) dello stesso comma 2, sono compresi in un’unica categoria i “locali ed aree ad uso abitativo per nuclei familiari, collettività e convivenze, esercizi alberghieri”.
A tal proposito, è stata citata dai Giudici anche la risoluzione n. 55/E del 1997 delle Finanze con la quale l’Amministrazione finanziaria ha sostenuto che ai fini dell'applicazione della Tarsu, nel formulare la classificazione delle categorie e nello stabilire le tariffe per ciascuna di esse, i Comuni devono tenere conto delle indicazioni fornite dall'art. 68, secondo comma, del D.Lgs. n. 507/1993.
Come correttamente hanno fatto notare i Giudici di prime cure, a tale principio risulta essersi conformato il Comune di Milano che con proprio Regolamento ha previsto all’art. 23, "determinazioni delle categorie" l'assimilazione degli alberghi alle abitazioni, come emerge dal comma 2.1: "agli effetti della commisurazione della tassa i locali e le aree scoperte tassabili sono così classificate: 1) abitazioni e locali annessi (cantine, solai e simili), affittacamere, alberghi, carceri, case di, cura private, collegi, locande, ospedali, pensioni, residence, ricoveri". Correttamente i Giudici leccesi hanno concluso che il diverso trattamento preteso dal Comune di Lecce sarebbe in netto contrasto con la norma di cui all'art. 68.
Chiarito quanto sopra esposto, i Giudici di merito hanno, quindi, ritenuto di dover dare adeguato rilievo al principio “per cui aree che presentino la stessa potenzialità di rifiuti, salve diverse risultanze in fatto riscontrabili per particolari attività o per particolari condizioni o modalità di svolgimento della medesima attività, debbano essere tassate con il medesimo criterio.
Nel caso delle attività alberghiere, appaiono sussistere aree aventi una diversa potenzialità produttiva di rifiuti: maggiore per le aree destinate a ristorazione, cucine ed altro, minore per le aree destinate alle unità abitative.
Tale valutazione conclusiva porta il Collegio a ritenere legittima la tassazione delle aree non destinate ad uso abitativo, disponendo la riliquidazione della tassa per quelle aree destinate ad unità abitative”.
Con tali condivisibili motivazioni la C.T.P. di Lecce, con la sentenza in commento, ha accolto il ricorso proposto dal contribuente e condannato il Comune alle spese processuali.
(Commissione tributaria provinciale Lecce, Sentenza, Sez. II, 03/11/2010, n. 629)
Reverse charge su cellulari e pc da aprile 2011.
Il documento di prassi dell'Amministrazione finanziaria fornisce indicazioni utili agli operatori che commercializzano i prodotti in questione individuando: l'ambito applicativo del reverse charge, i soggetti esclusi e la decorrenza delle nuove regole.
L'Agenzia ha evidenziato che, con decisione di esecuzione del Consiglio europeo, la n. 2010/710/UE del 22 novembre, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea del 25 novembre, l'Italia è stata autorizzata, in deroga al principio di carattere generale secondo cui debitore d'imposta nei confronti dell'Erario, ai fini Iva, è il soggetto che effettua la cessione di beni o la prestazione di servizi, a designare, quale debitore dell'Iva, il soggetto passivo destinatario della cessione dei seguenti beni:
Quindi, i cedenti dei beni in argomento sono tenuti a emettere fattura senza addebito d'imposta, con l'osservanza delle disposizioni di cui agli articoli 21 e seguenti del Dpr n. 633/1972 e con l'indicazione della norma che prevede l'applicazione del reverse charge - articolo 17, comma 6, lettera c). Il committente dovrà, poi, integrare la fattura con l'indicazione dell'aliquota e della relativa imposta e annotarla nel registro delle fatture emesse o in quello dei corrispettivi (articoli 23 e 24, del Dpr 633/1972), entro il mese di ricevimento ovvero anche successivamente, ma comunque entro quindici giorni dal ricevimento e con riferimento al relativo mese. Il documento contabile, ai fini della detrazione, è annotato anche nel registro degli acquisti di cui all'articolo 25 dello stesso Dpr.
Fuori dall'ambito
Sono escluse dall'applicazione del meccanismo dell'inversione contabile le cessioni dei beni effettuate nella fase del commercio al dettaglio.
Sotto il profilo degli adempimenti connessi all'introduzione del meccanismo dell'inversione contabile nelle ipotesi in esame, sempre conformemente alla decisione del Consiglio, che ha subordinato l'applicazione del reverse charge all'introduzione "…di obblighi adeguati ed efficaci in materia di controllo e notifica per quanto concerne i soggetti passivi che cedono i beni a cui si applica l'inversione contabile a norma della presente decisione", l'Agenzia ha fatto presente che, nelle dichiarazioni modello Unico 2012 e annuale Iva 2012, saranno previsti dei campi specifici da compilare, nei quali dare evidenza delle operazioni attive e passive aventi a oggetto i beni in argomento.
La circolare rammenta, infine, che in caso di violazione degli obblighi connessi al meccanismo del reverse charge si applica la disciplina sanzionatoria di cui al comma 9-bis dell'articolo 6 del Dlgs 471/1997. Tale disposizione prevede, tra l'altro, l'irrogazione di una sanzione amministrativa compresa tra il centro e il duecento per cento dell'imposta, con un minimo di 258 euro a carico del cessionario che, nell'esercizio di imprese, arti o professioni, non assolve l'imposta - mediante il meccanismo dell'inversione contabile - relativa all'acquisto dei beni in argomento (cfr circolare 12/2008, punti 10.1, 10.2 e 10.3).
La stessa sanzione - precisa l'Agenzia - è applicabile anche al cedente che ha irregolarmente addebitato l'imposta in fattura, omettendone il versamento. In tali ipotesi, fermo restando l'obbligo del cessionario di regolarizzare l'omissione secondo la procedura di cui al comma 8 del citato articolo 6, va ricordato che sussiste una responsabilità solidale tra cedente e cessionario per il pagamento della sanzione e dell'imposta, ai sensi del quarto periodo del comma 9-bis in commento.
E', in ogni caso, applicabile la disposizione secondo cui, qualora l'imposta sia stata assolta, ancorché irregolarmente, dal cessionario ovvero dal cedente, fermo restando il diritto alla detrazione, la sanzione amministrativa è pari al 3% dell'imposta irregolarmente assolta.
Operazioni rilevanti ai fini IVA oltre i 3.000 euro.
Pubblicato il provvedimento che dà attuazione all’obbligo di comunicazione telematica delle operazioni rilevanti ai fini IVA di importo non inferiore a 3.000 euro, introdotto dall’art. 21, D.L. n. 78/2010. Per il periodo d’imposta 2010, la soglia è innalzata a 25.000 euro e la comunicazione (da effettuare entro il termine più ampio del 31 ottobre 2011) è limitata alle sole operazioni soggette all’obbligo di fatturazione. In fase di prima applicazione, sono infatti escluse le operazioni IVA per le quali non ricorre l’obbligo di emissione della fattura effettuate fino al 30 aprile 2011. Non rientrano nell’obbligo comunicativo nemmeno le operazioni già monitorate dall’Amministrazione finanziaria. In particolare, non vanno comunicate le importazioni e le operazioni relative a cessioni di beni e prestazioni di servizi, effettuate o ricevute, registrate o soggette a registrazione, riguardanti operatori economici aventi sede, domicilio o residenza in Paesi black list; analogamente, non devono essere comunicate le operazioni che hanno costituito già oggetto di comunicazione all'Anagrafe tributaria.
Al fine di garantire la graduale introduzione dell’obbligo comunicativo, per il periodo d’imposta 2010 la soglia è innalzata a 25.000 euro e la comunicazione è limitata alle sole operazioni soggette all’obbligo di fatturazione. Viene anche ampliato - fino al 31 ottobre 2011 - il termine entro cui deve essere effettuata la comunicazione.
Oggetto della comunicazione ed elementi da indicare
Vanno comunicate le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese e ricevute, per le quali, nel corso del periodo d’imposta, i corrispettivi dovuti, secondo le condizioni contrattuali, sono di importo pari o superiore alla soglia di 3.000 euro, al netto dell’imposta applicata.
Tale limite è elevato a 3.600 euro, al lordo dell’imposta sul valore aggiunto, per le operazioni non soggette all’obbligo di emissione della fattura.
Contratti collegati Qualora siano stipulati più contratti tra loro collegati, ai fini del calcolo del limite, si considera l’ammontare complessivo dei corrispettivi previsti per tutti i contratti.
Contratti di appalto e fornitura Per i contratti di appalto, fornitura, somministrazione e gli altri contratti da cui derivano corrispettivi periodici, l’operazione è da comunicare qualora i corrispettivi dovuti in un anno solare siano complessivamente di importo pari o superiore a 3.000 euro. Le informazioni da comunicare sono solo quelle essenziali per l’individuazione dei soggetti e delle operazioni.
Termini per l’invio telematico
A regime, la comunicazione va effettuata entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello cui si riferiscono le operazioni.
La trasmissione deve avvenire tramite il servizio telematico Entratel ovvero Internet (Fisconline), avvalendosi degli intermediari abilitati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni.
(Provvedimento Agenzia delle Entrate 22/12/2010, n. prot. 2010/184182)
Transfer pricing: i controlli vincolano all’invio della comunicazione.
Entro il 28 dicembre prossimo le imprese per le quali sono in corso attività istruttorie, che non si sono ancora perfezionate in un atto di accertamento, devono inviare la comunicazione che attesta il possesso della documentazione sul transfer pricing. Nei casi in cui siano, invece, già stati notificati avvisi di accertamento riferiti alla disciplina di transfer pricing non è necessario inviare alcuna comunicazione. Per questi contribuenti, e limitatamente ai periodi d’imposta accertati, l’esonero della comunicazione deriverebbe dal fatto che la disapplicazione delle sanzioni potrà essere valutata successivamente nell’ambito del contradditorio.
Gli interessi legali e la rivalutazione su crediti da lavoro corrisposte al dipendente sono tassati secondo il principio di cassa.
Con l'ordinanza n. 24760/2010 la Corte di Cassazione ha affermato che gli interessi legali e la rivalutazione su crediti da lavoro corrisposte al dipendente sono tassati nel momento in cui vengono percepiti dal lavoratore e non quando matura il relativo diritto. L'obbligo di rispettare il criterio di cassa viene ribadito anche nella disposizione che regola le modalità di effettuazione della ritenuta d'acconto sui redditi di lavoro dipendente (art. 23 del DPR 600/1973). Sussiste, quindi, una correlazione tra il criterio di imputazione del reddito e quello dell'effettuazione della relativa ritenuta, con la conseguenza che, nella fattispecie in esame, la Corte ha rigettato l'istanza di rimborso della trattenuta operata su redditi da lavoro dipendente.
Coefficienti di ammortamento: nel noleggio decide l’utilizzatore.
Con la Risoluzione n. 133/E del 20 dicembre 2010, l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in ordine alla corretta individuazione dei coefficienti di ammortamento da applicare ai beni appartenenti alle imprese che svolgono attività di noleggio. In particolare, secondo l’Agenzia, le percentuali di ammortamento dei beni dati in noleggio nello stesso settore di attività per tutta la loro vita utile non sono quelle del proprietario del bene, come invece accade per i beni dati in locazione o in comodato, ma sono quelle relative all’attività dell’utilizzatore. Solo in questo modo il valore netto contabile può considerare l’effettivo deperimento del bene.
Possibile integrativa a “favore” per fruire dell’agevolazione Tremonti-ter.
Le norme che disciplinano la c.d. Tremonti-ter non vietano il cumulo di tale agevolazione con altre misure di favore, salvo quanto previsto dalle specifiche norme disciplinanti gli altri benefici fiscali. Pertanto, una volta definita positivamente dalle altre Amministrazioni competenti la questione della cumulabilità con altre agevolazioni di carattere non fiscale, il contribuente può presentare la “dichiarazione integrativa” entro i termini di presentazione della dichiarazione dei redditi successiva a quella in cui avrebbe dovuto richiedere lo sconto. Qualora il termine per la presentazione della dichiarazione integrativa sia scaduto, è possibile, invece, richiedere il rimborso e, in caso di silenzio rifiuto, procedere con il ricorso. Questo è quanto chiarito con la Risoluzione n. 132/E del 20 dicembre dell’Agenzia delle Entrate.
Comunicazione della Commissione europea sui vantaggi della fatturazione elettronica.
Sul portale www.finanze.gov.it è stata pubblicata la Comunicazione della Commissione europea sui vantaggi della fatturazione elettronica in Europa. Secondo il documento, il passaggio dalla fatturazione su carta a quella elettronica permetterà di risparmiare circa 240 miliardi di euro in sei anni. Inoltre, grazie allo stretto legame che unisce i processi di fatturazione e di pagamento, la creazione dell’area unica dei pagamenti in euro (AUPE) offre un trampolino di lancio per l’istituzione di regimi europei di fatturazione elettronica interoperabili.
comunicazione - sintesi
Chiarimenti modello EAS.
Con risoluzione l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sulle modalità di presentazione del modello EAS nelle ipotesi in cui siano variati il rappresentante legale o alcuni dati relativi all’organizzazione.
risoluzione n. 125/e del 6 dicembre 2010
Esonero dall’obbligo di presentazione del modulo RW.
L’Agenzia delle Entrate ha precisato che, per l’esonero dall’obbligo di presentazione del modulo RW, la condizione di diplomatico e frontaliere deve essere tale al 31 dicembre dell’anno di riferimento. E’ proprio in relazione a tale data, infatti, che la norma fa scattare l’obbligo dichiarativo nel caso che l’ammontare complessivo delle attività finanziarie e patrimoniali, complessivamente considerate, superi i 10mila euro.
risoluzione n. 128/e del 10 dicembre 2010
Tassazione agevolata per lavoro notturno e straordinario.
Si applica l’imposta sostitutiva del 10 per cento anche sulle somme corrisposte a fronte del lavoro svolto nei turni misti o notturni e di quello reso di notte da lavoratori non turnisti, a condizione che sia legato a incrementi di produttività e competitività dell’azienda. Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate.
Agevolazioni settore tessile e della moda – Detassazione degli investimenti.
L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti su destinatari, tempi e modalità per fruire delle agevolazioni fiscali destinate a sostenere le attività di ricerca industriale e sviluppo precompetitivo per la realizzazione di campionari nel settore tessile e della moda.
circolare n. 57/e del 14 dicembre 2010
Incentivi Inail per la sicurezza sul lavoro.
Aprira' il 12 gennaio 2011 il nuovo bando Inail diretto ad incentivare progetti di investimento, formazione e adozione di modelli organizzativi e di responsabilita' sociale finalizzati a migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro. Il contributo, che va dal 50 al 75%, potra' essere riconosciuto fino ad importo massimo di 100mila euro.Dopo 4 anni di attesa finalmente al via la corsa ai contributi Inail a favore delle imprese che investono nella sicurezza dei luoghi di lavoro. L’apertura del nuovo bando - emanato in attuazione dell’articolo 11, comma 5, del D.Lgs. n. 81/2008 e successive modifiche - è stata comunicata con l’avviso pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 288 del 10 dicembre 2010.
Le risorse complessivamente stanziate ammontano a 60 milioni di euro, ripartite fra le singole Regioni in funzione del numero degli addetti e del rapporto di gravità degli infortuni. I dettagli in merito ai soggetti beneficiari e alle modalità di presentazione delle domande sono riportati negli avvisi pubblici emanati dalle Direzioni Regionali/Provinciali INAIL per il territorio di propria competenza.
Potranno beneficiare dell’incentivo tutte le imprese attive che, al momento della presentazione della domanda, siano in possesso dei seguenti requisiti:
- avere attiva, nel territorio della Regione/Provincia autonoma in cui si presenta la domanda, l’unità produttiva per la quale intende realizzare il progetto;
- essere iscritte nel Registro delle Imprese o, nel caso di imprese artigiane, all’Albo delle Imprese Artigiane;
- essere in regola con gli obblighi contributivi di cui al Documento Unico di Regolarità Contributiva (D.U.R.C.);
- non trovarsi nelle condizioni di “impresa in difficoltà” così come definita dagli Orientamenti Comunitari sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in difficoltà (pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea C 244/02 del 1 ottobre 2004);
- aver effettuato la verifica del rispetto delle condizioni poste dal regolamento “de minimis”, applicabile al settore produttivo di appartenenza ed avere pertanto titolo a presentare domanda di contributo per l’importo che richiede;
- non aver chiesto, né aver ricevuto, altri contributi pubblici sul progetto oggetto della domanda. I suddetti requisiti dovranno essere mantenuti fino alla realizzazione del progetto e alla sua rendicontazione.
Il bando sostiene, con contributi in conto capitale, interventi diretti ad innalzare i livelli di salute e sicurezza dei luoghi di lavoro. In particolare, saranno ammesse le spese (comprese quelle accessorie, strumentali e tecniche) necessarie all’attuazione di:
- interventi relativi alla riduzione/eliminazione di fattori di rischio (ad esempio: esposizione di agenti biologici, sostanze pericolose, agenti chimici, cancerogeni e mutageni, agenti fisici - rumore, vibrazioni, radiazioni ionizzanti / non ionizzanti, radiazioni ottiche artificiali -, movimentazione manuale dei carichi e movimenti ripetuti, ecc.);
2) progetti di formazione. La formazione dovrà essere erogata dai soggetti formatori accreditati ai sensi del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i e da quelli accreditati ex DM 166/2001. Il valore massimo ammesso, su cui calcolare il contributo, è di 30 euro persona/ora;
3) progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale:
- adozione di sistemi di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (SGSL) di settore previsti da accordi INAIL - Parti Sociali;
- adozione di un modello organizzativo e gestionale ex D.Lgs. 231/2001 (per i soli reati di cui all’art 300 del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.);
Risultano esclusi gli interventi realizzati o in corso di realizzazione, così come l’acquisto o la sostituzione di dispositivi di protezione inviduale, di automezzi, di impianti per l’abbattimento di emissioni, di hardware, software e sistemi di protezione informativa, di mobili ed arredi.
Non saranno altresì agevolate le spese relative a manutenzione ordinaria e a corsi di formazione e aggiornamento obbligatori. I progetti ammessi dovranno essere ultimati e rendicontati entro 12 mesi dalla comunicazione dell’Inps della concessione dell’aiuto.
Come precedentemente accennato, l’agevolazione consiste in un contributo in conto capitale erogato in “de minimis” ai sensi dei Regolamenti (CE) n. 1998/2006 (applicabile alle imprese in generale, con alcune eccezioni), n. 1535/2007 (applicabile alle imprese produttrici di prodotti agricoli) e n. 875/2007 (applicabile alle imprese del settore della pesca). La misura dell’aiuto varia dal 50 al 75% delle spese a seconda della Regione o Provincia autonoma in cui è localizzata l’impresa (per il dettaglio si rimanda alla Tavola che segue).
Le percentuali agevolative
RegioniIntensità di aiuto Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Toscana, Valle d’Aosta, Veneto75% Marche70% Provincia Autonoma di Bolzano, Emilia-Romagna, Piemonte60% Lombardia, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, Provincia Autonoma di Trento, Umbria50%
L’incentivo riconosciuto alle imprese non potrà in ogni caso essere superiore a 100mila euro ed inferiore a:
- 5mila euro (2mila euro nel caso di imprese individuali), per progetti di investimento (punto 1) e per progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale (punto 3);
- 1.000 euro, per progetti di formazione (punto 2).
Qualora il progetto comporti un’agevolazione di importo superiore a 30mila euro, l’impresa potrà richiedere un’anticipazione del 50% (previa presentazione di una fideiussione).
La richiesta di contributo dovrà essere inoltrata per via telematica dalle ore 14 del 12 gennaio 2011.
Saranno ammesse solo le imprese che raggiungono un punteggio minimo soglia (pari a 90 punti), determinato da diversi parametri: dimensione aziendale, rischiosità dell'attività di impresa, numero di destinatari, finalità ed efficacia dell'intervento, con un bonus in caso di collaborazione con le Parti sociali nella realizzazione dell'intervento.
Le imprese possono verificare la possibilità di presentare domanda attraverso la procedura informatica disponibile (dallo scorso 10 dicembre 2010) al sito www.inail.it – PUNTO CLIENTE.
Lo sportello telematico riceve le domande in ordine di arrivo e resterà aperto fino al 14 febbraio 2011 (ore 18), salvo chiusura anticipata in caso di esaurimento dei fondi disponibili nel budget regionale. Entro i 15 giorni successivi all’invio informatico, pena l’esclusione, l’impresa dovrà trasmettere la documentazione cartacea alla sede Inail territorialmente competente.
Quesito: problema ISEE.
ho un problema relativo all'isee, fatto per beneficiare di facilitazioni, visto il basso reddito!
Siamo una famiglia, anno scorso isee di 7000 euro, quest'anno purtroppo abbiamo percepito redditi inferiori all'anno passato, ma, il modello isee mi da valore doppio! questo perchè ho venduto cas di proprietà (maggio 09) ed ho acquistato nuova casa (giugno 09) quindi risulta che io ho due case, cosa non vera in quanto al limite sono stato circa due mesi "senza casa"!! adesso non posso usufruire dei bonus per mandare la mia bambina all'asilo.....etc.
Questo mi dicono gli operatori caaf e inps è una anomalia dell'isee...sorridendo e dicendo che è un incongruenza normativa...ma a farne le spese sono io, come contestare questo misfatto, la prima (ed unica casa) deve essere in detrazione, non è corretto che la casa che avevo in precedenza risulti di mia proprietà (seconda casa!!!!!!) quando non è così e non è difficile verificarlo.
Quesito: riposo settimanale cadente su giorno festivo.
lavoro in un negozio quindi ccnl terziario, il mio orario di lavoro si svolge in 40 ore settimanali essendo il negoio aperto anche il sabato mattina quando lavoro il sabato recupero la meza giornata il giovedi' pomeriggio.
nel mese di novembre il giorno 11 (giovedi) era festa del santo patrono
Domanda : lavorando il sabato mattina nella settimana anzi indicata mi spettano anche 4 ore di reecupero pur essendo rimasta a casa per la festivita' del santo patrono?
Quesito: errato assolvimento IVA CEE.
che tipo di sanzione puo' comportare l'errata applicazione di un'aliquota iva su un acquisto iva cee.
Mi spiego meglio su un acquisto di un prodotto da un fornitore cee è stata applicata l'iva al 20 anziche al 10 anche se poi come acquisto intra , l'iva ha effetto neutro in quanto passa sia sul registro iva acquisti che su quello vendite (reverse charge); ma avendo comunque applicato un 'aliquota piu' alta puo' essere oggetto di sanzione?
Cessione di quote di snc: l’ex socio non risponde dei debiti pregressi
Il socio di una società in nome collettivo che abbia ceduto la propria partecipazione risponde delle obbligazioni sociali sorte anteriormente alla cessione esclusivamente nei confronti dei creditori sociali e non anche nei confronti della società e degli acquirenti della quota. Il cedente, pertanto – specie quando non abbia garantito gli acquirenti della quota dell’inesistenza di debiti sociali – non può essere chiamato a tenere indenni la società e i cessionari, che abbiano provveduto per intero al soddisfacimento di tali debiti, di quanto corrisposto ai creditori sociali.
È il principio che emerge dalla sentenza n. 25123 del 13 dicembre 2010, con la quale la sezione terza della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’ex socio di una snc, dal quale la società e i soci rimasti, cui lo stesso aveva ceduto la propria quota, pretendevano il versamento della metà di quanto pagato ad una creditrice sociale, in adempimento di un’obbligazione sorta allorché egli era ancora soci
In caso di accertamento, va applicato lo studio più recente
La Cassazione, con l’ordinanza n. 25195, depositata ieri, torna ad affrontare la problematica concernente la valenza degli studi di settore, ribadendo il principio in base al quale la procedura di accertamento tributario standardizzato è frutto di un processo di progressivo affinamento degli strumenti di determinazione presuntiva dei ricavi, con la conseguenza che, in fase di accertamento, deve essere applicato retroattivamente lo studio più recente rispetto a quello precedente, “in quanto più affinato e pertanto più affidabile” (in senso conforme Cass. SS.UU., sentenza 18 dicembre 2009, n. 26635)
Pagamento a rate del canone Rai: i codici per gli enti pensionistici.
Tutto pronto per il pagamento dilazionato del canone Rai da parte dei titolari di redditi di pensione non superiori a 18mila euro, che ne hanno fatto richiesta entro il 15 novembre.
La risoluzione n. 131/E del 17 dicembre istituisce i codici tributo ad uso degli enti previdenziali per il versamento delle somme trattenute.
Il riferimento normativo è l’articolo 38, comma 8, del decreto legge 78/2010, che, a partire dal 2011, ha introdotto la possibilità, per i contribuenti che percepiscono un reddito di pensione entro il limite citato, di versare a rate il canone di abbonamento alla televisione pubblica, mediante trattenuta mensile sulla pensione.
Il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 29 settembre ha individuato i termini e le modalità di versamento degli importi trattenuti e le modalità di certificazione da parte degli enti pensionistici.
In particolare, è stato precisato che la richiesta del pensionato ha validità annuale e va effettuata al proprio ente entro il 15 novembre dell’anno precedente quello cui l’abbonamento si riferisce.
Le trattenute sono effettuate dall’ente in un massimo di undici rate, senza applicazione di interessi: possono essere operate a partire dal mese di gennaio dell’anno a cui si riferisce l’abbonamento e devono terminare nel mese di novembre. Le somme trattenute vanno versate entro il giorno 16 del mese successivo.
Proprio per consentire tale operazione, la risoluzione odierna istituisce due codici tributo:
•393E, che deve essere utilizzato, nel modello F24 enti pubblici, dai soggetti sottoposti al vincolo di tesoreria unica
•3935, che deve essere utilizzato, nel modello F24, dai soggetti non sottoposti al vincolo di tesoreria unica.
Per il primo, da riportare nel campo “codice tributo/causale” in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, vanno esposti:
•nel campo “sezione”, la voce F (Erario)
•nel campo “riferimento A”, il mese cui si riferisce la rata in pagamento (ad esempio, 0001 per il mese di gennaio)
•nel campo “riferimento B”, l’anno d’imposta per cui si effettua il versamento.
I campi “codice” ed “estremi identificativi” non devono essere compilati.
Per il codice 3935, da riportare nella “Sezione Erario” in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, vanno indicati:
•nel campo “rateazione/regione/prov./mese rif.”, il mese cui si riferisce la rata in pagamento (ad esempio, 0001 per il mese di gennaio)
•nel campo “anno di riferimento”, l’anno d’imposta per cui si effettua il versamento.
Fattura di società inesistente. L’Iva indicata non è detraibile.
Non è detraibile l’Iva se l’impresa che fattura è diversa dall’effettivo fornitore, anche se è avvenuto il pagamento dell’imposta e la merce è stata consegnata: in questo caso il committente, o cessionario, deve fornire riscontri precisi in ordine all’emissione del documento da parte del terzo.
Lo ha sancito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 24965 del 10 dicembre, accogliendo il ricorso dell’Amministrazione finanziaria.
A seguito di indagini condotte dalla Guardia di finanza in merito all’esistenza di un sodalizio tra soggetti operanti nel settore del commercio di bestiame e di carni, creato e organizzato al solo fine di porre in essere, mediante l’utilizzo di società “cartiere”, evasioni fiscali di rilevante entità, è stata contestata, con verbale di verifica, la fittizietà delle operazioni di acquisto di carni effettuate da un’azienda del settore. E’ stata quindi recuperata a tassazione, con avviso di rettifica, l’Iva indebitamente detratta.
Il contribuente ha impugnato gli atti dell’amministrazione finanziaria dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di Napoli. Il ricorso, però, è stato rigettato dal giudice tributario perché privo della sottoscrizione di un difensore abilitato.
Di conseguenza, il contribuente ha proposto ricorso in appello, contro la sentenza di inammissibilità, avendo poi provveduto a nominare un nuovo difensore in sostituzione del precedente avvocato privo di abilitazione.
La Ctr Campania ha escluso l’inammissibilità del ricorso in primo grado affermando che “la nomina del difensore abilitato, espressa nel ricorso introduttivo è valida a tutti gli effetti perché riportata in prosieguo dello stesso atto e, quindi, va considerata come sottoscrizione del ricorso anche da parte del difensore costituito” ritenendo, inoltre, firmato il ricorso dal solo ricorrente e, trattandosi di lite tributaria d’importo superiore i cinque milioni di vecchie lire, il giudice di primo grado avrebbe dovuto concedere un termine entro il quale nominare un difensore abilitato (articolo 12, comma 5, Dlgs 546/92).
Inoltre, il giudice d’appello ha accolto le motivazioni in merito al fatto che le fatture emesse non potessero “essere ricondotte ad operazioni oggettivamente inesistenti in quanto la merce è stata effettivamente acquistata dalla verificata e pagata attraverso emissione di assegni bancari non trasferibili riportanti quale beneficiario il fornitore della stessa, inoltre la merce è regolarmente prevenuta nei locali aziendali …”.
L’Agenzia delle Entrate contro la sentenza di secondo grado, ha presentato ricorso in Cassazione, adducendo due motivazioni:
1.la violazione e falsa applicazione dell’articolo 18 del Dlgs 546/92 (nomina successiva di un difensore)
2.la violazione e la falsa applicazione degli articoli 19 e 54 del Dpr 633/1972, nonché un’omessa, insufficiente e illogica motivazione sul fatto decisivo della controversia, cioè che i giudici hanno “confusamente ritenuto che l’emissione di fatture e la sussistenza delle relative merci nei magazzini della contribuente ed il pagamento di tali merci mediante regolare emissione di assegni bancari, fossero elementi idonei ad escludere la contestata fittizietà di tali operazioni commerciali”. L’Amministrazione finanziaria contestava ai giudici il fatto di non comprendere che la società verificata non ha emesso le fatture bensì le ha ricevute e che la contestazione di cui alla rettifica aveva riguardato acquisti che la contribuente aveva effettuato presso soggetti diversi da quelli che avevano in realtà emesso le fatture.
La Cassazione, con la sentenza n. 24965/2010, ha stabilito che “nell'ipotesi di operazioni soggettivamente inesistenti, il diritto alla detrazione dell'imposta versata in rivalsa al soggetto, diverso dal cedente/prestatore, che ha, tuttavia, emesso la fattura, non sorge immancabilmente, per il solo fatto dell'avvenuta corresponsione di imposta ivi formalmente indicata, ma richiede altresì, a dimostrazione dell'effettiva inerenza dell’operazione all'attività istituzionale dell'impresa, che il committente/cessionario, il quale invochi la detrazione, fornisca, sul proprio stato soggettivo in ordine all'altruità della fatturazione, riscontri precisi, non esaurientisi nella prova dell'avvenuta consegna della merce e del pagamento della stessa nonché dell'IVA riportata sulla fattura emessa dal terzo, trattandosi di circostanze non decisive, rispetto ai thema probandum, in rapporto alle peculiarità del meccanismo dell'IVA e dei relativi, possibili, abusi”.
Quindi, in definitiva, secondo quanto disposto dall’articolo 19 del Dpr 633/1972, è detraibile dall’ammontare dell’imposta relativa alle operazioni effettuate quello dell’imposta assolta o dovuta dal soggetto passivo o a lui addebitata a titolo di rivalsa in relazione ai beni e ai servizi importati o acquistati nell’esercizio dell’impresa e in considerazione al particolare funzionamento del tributo dell’Iva, per il quale un’infrazione fiscale si configura per il solo fatto oggettivo che il contribuente, con il proprio comportamento, doloso o colposo, determina il rischio per l’Amministrazione di non introitare l’assolvimento dell’imposta effettivamente dovuta o l’abbia esposta a indebite detrazioni.
Secondo gli articoli 17 e 20 della sesta direttiva del Consiglio Cee/77/388 e secondo il principio affermato dalla Corte di giustizia con sentenza 13 dicembre 1989 (342/87), il diritto alla detrazione non sorge per il solo fatto dell’avvenuta corresponsione dell’imposta formalmente indicata in fattura, ma è richiesto che l’imposta sia effettivamente dovuta e, cioè, corrispondente a operazione soggetta all’Iva.
Bozza 730/2011.
Più facile leggere e compilare la dichiarazione dei redditi. In attesa dell’annunciata semplificazione del sistema tributario, l’Agenzia anticipa quella dei modelli: veste rinnovata, linguaggio chiaro e divulgativo, schede di sintesi di immediata comprensione.
Questi i principali ritocchi apportati al 730/2011, da oggi on line in bozza.
Per quanto riguarda le novità determinate da interventi normativi, vediamo cosa cambia nel frontespizio e nei singoli quadri.
Acconto Iva 2010: obbligate al versamento anche le imprese agricole in regime speciale.
La scadenza dell’acconto Iva 2010, fissata per lunedì 27 dicembre, riguarda anche le imprese agricole che adottano il regime speciale previsto dall’art. 34 del DPR n. 633/72. Sono esclusi, invece, da tale adempimento gli agricoltori in regime di esonero di cui al comma 6 di tale articolo. Il regime speciale in agricoltura è basato su un sistema in cui la detrazione è forfetizzata mediante le percentuali di compensazione, per cui l’imposta assolta sugli acquisti non è detraibile e l’impresa si trova ad essere comunque a debito. Non scatta alcun obbligo di versamento qualora la percentuale di compensazione coincida con l’aliquota d’imposta.
Dal 1° gennaio 2011 il tasso degli interessi legali è fissato al 1,5%.
A partire dal 1° gennaio 2011 cambierà nuovamente la percentuale di calcolo per la determinazione degli interessi legali. Con il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 7 dicembre, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 292 del 15 dicembre, il tasso passa, infatti, dall’attuale 1% all’1,5%. La nuova misura si applicherà per tutte le operazioni che fanno riferimento agli interessi legali.
Incentivi per assumere lavoratori titolari di ammortizzatori sociali in deroga.
Transfer pricing: la circolare 58/E/2010 fa il punto sugli oneri documentali.
Con la Circolare n. 58/E del 15 dicembre 2010 dell’Agenzia delle Entrate arrivano ulteriori chiarimenti per le società che comunicano all’Agenzia il possesso della documentazione necessaria per riscontrare la conformità al valore normale dei prezzi di trasferimento nell’ambito di operazioni infragruppo. In particolare, la circolare chiarisce che le società che invieranno la comunicazione relativa ai periodi d’imposta 2009 e precedenti entro il prossimo 28 dicembre, potranno rinviare fino al 30 giugno 2011 la predisposizione della parte sui criteri di formazione dei prezzi, purché sia consegnata entro 15 giorni dalla data della richiesta.
L’Abi proroga di sei mesi la moratoria sui mutui per le imprese in difficoltà.
Il presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari, ha annunciato ieri nella conferenza stampa di fine anno di aver raggiunto l’accordo con le imprese per sostituire la moratoria dei crediti alle PMI in scadenza il prossimo 31 gennaio. Per le famiglie in difficoltà, invece, l’Abi intende di prorogare di sei mesi il piano che consente di sospendere le rate del mutuo e chiede alle banche di impegnarsi a non applicare commissioni a chi va occasionalmente in rosso sul conto corrente per piccoli importi.
Quesito: addizionale regionale IRPEF.
In data 08/01/2007 mi è stata notificata una cartella di pagamento
di euro 2795,66 ove mi contestavano la dichiarazione del modello unico 2004
presentata per il periodo di imposta anno 2003. Ho provveduto a darla al mio
commercialista il quale otteneva uno sgravio parziale della stessa, avvero
restava addebitato solo l'addizionale regionale IRPEF di euro 175,73.
Il mio commercialista ritiene che lo sgravio debba essere totale e non
parziale ma ad oggi ancora mi richiedono tale somma maggiorata di sanzioni e
interessi legali giungendo ad un importo di euro 305,00.
Le chiedo: "è vero che se la cartella è stata sgravata per la somma dovuta
versamento della dichiarazione del modello unico debba essere
sgravata anche dell'addizionale regionale? e se la risposta è affermativa
insistere affinchè mi venga sgravata totalmente o presentare ricorso presso
commisione plrovinciale tributaria competente?Quali sono le motivazioni da
poter inserire nell'atto?
In caso in cui nel modello unico 2004 riferito ad anno di imposta 2003 venga
commesso l'errore di indicare anno di riferimento 2004 anzichè 2003
all'addizionale regionale Irpef per cui l'Agenzia dell'Entrate emana
di pagamento sgravata parzialmente eccetto che per l'addizionale regionale
IRPEF posso chiedere una rettifica del modello e correggere l'anzidetto
Si tratta di un errore scusabile?
Quesito: presentazione 730.
Sono un dipendente comunale e quest’anno il 31/12/2010 finisco di lavorare per andare in pensione.
Tutti gli anni presento il modello 730 al CAF perché capita spessi di avere degli oneri deducibili con i dati del Comune come sostituto d’imposta che effettuerà il conguaglio.
Vorrei conoscere quest’anno a maggio del 2011 e dovrò ancora presentare il mod. 730 i dati del sostituto d’imposta che effettuerà il conguaglio da indicare nella dichiarazione saranno ancora quelli del Comune oppure altro ??
Edilizia, quando si applica la retribuzione virtuale nel part time?
Al contratto di lavoro part-time, stipulato superando i limiti contrattuali, si applica l’istituto della contribuzione virtuale, la retribuzione imponibile ai fini contributivi ed assicurativi sarà calcolata come se il rapporto fosse a tempo pieno.L'INAIL riepiloga la disciplina in materia di retribuzione virtuale nel settore edile con specifico riferimento ai contratti di lavoro a tempo parziale.
I datori di lavoro esercenti attività edile anche se in economia sul territorio nazionale sono tenuti ad assolvere la contribuzione previdenziale ed assistenziale su di una retribuzione commisurata ad un numero di ore settimanali non inferiore all’orario di lavoro normale stabilito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative su base nazionale e dai relativi contratti integrativi territoriali di attuazione, retribuzione c.d. virtuale.
L’obbligo del ragguaglio della retribuzione imponibile all’orario contrattuale dà luogo al versamento di una contribuzione “virtuale” ove non si verifichi l’impiego del lavoratore per tutto l’orario contrattualmente previsto e tale minore prestazione lavorativa non sia dovuta ad eventi ben determinati. Più precisamente, ai fini del computo dell’orario contrattuale, l’imponibile contributivo può essere abbassato solo in presenza di assenze giustificate espressamente indicate dalla legge o da decreti ministeriali.
La normativa sopra indicata si applica:
- ai datori di lavoro esercenti attività edile
- alle cooperative di produzione e lavoro esercenti attività edile, anche per i soci lavoratori delle stesse.
In caso di rapporto di lavoro a tempo parziale nel settore edile, la contribuzione va assolta rispetto all’orario ridotto contrattualmente praticato, senza dar luogo alla “contribuzione virtuale”.
L’art.78 del CCNL del settore Edilizia – Industria stabilisce che:
- un’impresa edile non può assumere operai a tempo parziale per una percentuale superiore al 3% del totale dei lavoratori occupati a tempo indeterminato - resta ferma la possibilità di impiegare almeno un operaio a tempo parziale, laddove non ecceda il 30% degli operai a tempo pieno dipendenti dell’impresa. Qualora sia raggiunta la percentuale del 3% di rapporti a tempo parziale sul totale dei lavoratori occupati a tempo indeterminato nell’impresa, o sia raggiunto il limite del 30% degli operai a tempo pieno dipendenti dell’impresa, ogni ulteriore contratto a tempo parziale stipulato successivamente all’entrata in vigore del CCNL del 18.6.2008 é adottato in violazione delle regole contrattuali.
Sono esenti i contratti a part-time stipulati con personale impiegatizio, con personale operaio non adibito alla produzione ad esclusione degli autisti, con personale operaio di 4° livello, con personale operaio occupato in lavori di restauro ed archeologici, con personale operaio che usufruisca di trattamento pensionistico, nonché le trasformazioni del rapporto di lavoro da tempo pieno a part-time motivate da gravi e comprovati problemi di salute del richiedente, ovvero da necessità di assistenza del coniuge o dei parenti di 1° grado per malattia o condizioni di disabilità che richiedano assistenza continua, adeguatamente comprovate”. "
Al contratto di lavoro part-time, stipulato superando i limiti come sopra determinati, è applicato l’istituto della “contribuzione virtuale” e, quindi, la retribuzione imponibile ai fini contributivi ed assicurativi sarà calcolata come se il rapporto fosse a tempo pieno. Qualora il personale ispettivo accerti che il numero dei contratti di lavoro a tempo parziale stipulati dalla ditta successivamente all’entrata in vigore del CCNL del settore Edilizia – Industria del 18.6.2008, ecceda i limiti sopra indicati, per ogni contratto stipulato in violazione del CCNL, nel verbale di accertamento devono essere indicati:
- la retribuzione denunciata dal datore di lavoro per il lavoratore a tempo parziale
- gli eventuali benefici contributivi fruiti per il medesimo lavoratore
- la retribuzione commisurata ad un numero di ore settimanali non inferiore all’orario di lavoro a tempo pieno stabilito dal vigente contratto collettivo.
In fase di liquidazione dei verbali ispettivi si procede alla richiesta dei premi assicurativi dovuti e delle relative sanzioni civili, calcolati sulla differenza retributiva tra “contribuzione virtuale” e retribuzione denunciata.
(Circolare INAIL 15/12/2010, n. 51)
Il nuovo accertamento sintetico e il nuovo redditometro.
Al fine di contrastare il fenomeno dell’evasione fiscale, la Manovra Correttiva 2010 ha ridisegnato la disciplina dell’accertamento sintetico e del redditometro. Con il nuovo testo normativo gli uffici dell’Amministrazione Finanziaria possono determinare sinteticamente il reddito del contribuente sulla base di spese di qualunque genere, sostenute nel periodo d’imposta. A questi dati già in possesso dell’Agenzia, si aggiungeranno i dati risultanti dalle nuove comunicazioni relative agli acquisti effettuati presso gli operatori economici. Il contribuente potrà difendersi, dimostrando che la spesa è stata supportata con redditi relativi ad altri periodi d’imposta, con redditi esenti o assoggettati alla fonte a imposizione.
Detassazione della produttività al 10% se il datore di lavoro giustifica nel Cud le somme incentivate.
Il regime fiscale di detassazione del 10% non può essere messo in discussione dagli organi ispettivi nel caso in cui il datore di lavoro attesti nel Cud il requisito della rilevanza produttiva o dell’efficienza organizzativa delle somme corrisposte (straordinario, notturno o turni). Pertanto, il datore di lavoro non è tenuto a fornire alcuna prova documentale aggiuntiva. Questo è quanto precisato dall’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 130/E del 14 dicembre 2010, a seguito di un’istanza che riguardava giornalisti e dipendenti delle aziende editrici e stampatrici di quotidiani.
Perdite fiscali delle cooperative agricole senza limite di utilizzo.
Utilizzo e riporto delle perdite sono gli argomenti affrontati nella Risoluzione n. 129/E del 13 dicembre 2010, con cui l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti sugli artt. 83 e 84 del TUIR. In particolare, viene chiarito che per le cooperative agricole e della piccola pesca, ma anche quelle di produzione e lavoro, non opera l’art. 83 del TUIR. Secondo quest’ultimo in caso di attività in regimi di parziale o totale detassazione dal reddito, le perdite fiscali assumono rilevanza nella stessa misura in cui assumerebbero rilievo i risultati positivi. Secondo il successivo art. 84 del TUIR, i soggetti che fruiscono di un regime di esenzione dell’utile possono riportare le perdite soltanto in misura pari all’ammontare “che eccede l’utile che non ha concorso alla formazione del reddito negli esercizi precedenti”. Le Entrate precisano che l’utile non tassato deve essere conservato esclusivamente in un p rospetto extra-contabile, senza essere indicato nella dichiarazione dei redditi.
Il pagamento degli compensi agli amministratori entro il 12 gennaio 2011 comporta il beneficio per il 2010.
Con la Sentenza n. 24957/2010, la Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo cui i compensi agli amministratori sono deducibili se pagati e debitamente deliberati. Di conseguenza, le società che non vi hanno provveduto devono procedere a far deliberare, con opportuna verbalizzazione, i compensi agli amministratori, la cui deduzione richiede il pagamento entro il fine dell’anno, con possibile slittamento per tutti fino al 12 gennaio 2011 per il c.d. criterio di “cassa allargato”.
Dal GSE le regole per ottenere gli incentivi.
Il GSE ha pubblicato un documento tecnico per il riconoscimento delle tariffe incentivanti destinate al fotovoltaicoIl GSE ha pubblicato le regole tecniche per il riconoscimento delle tariffe incentivanti previste dal Terzo Conto Energia per il fotovoltaico (DM 6 agosto 2010) e dalla delibera ARG/elt/ 181/10 dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas.
E’ inoltre consultabile, insieme al Documento tecnico, anche la Guida alle applicazioni innovative finalizzate all’integrazione architettonica del fotovoltaico prevista dallo stesso Decreto Ministeriale.
Come stabilito dalla normativa, è possibile inviare al GSE eventuali osservazioni alla casella di posta consultazione.FTV@gse.it, entro il 13 dicembre 2010. Il documento tecnico e la guida predisposta, rivisti a valle degli esiti della consultazione, saranno successivamente trasmessi all’AEEG per le verifiche di competenza.
No al regime del margine per la vendita di ticket teatrali.
La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull'interpretazione dell'articolo 26 della sesta direttiva 77/388/CEE. La controversia vede protagonisti una società che gestisce un'agenzia di viaggi e l'amministrazione finanziaria tedesca. Oggetto del contendere l'applicazione del regime particolare previsto per le agenzie di viaggio dall' articolo 26, allla vendita isolata di biglietti d'ingresso ad un'opera teatrale da parte di un'agenzia di viaggi, senza che siano erogati servizi ulteriori.
La controversia: i particolari del caso
Una società che gestisce una agenzia di viaggi ha acquistato un carnet di biglietti per una rappresentazione teatrale, rivendendoli in nome e per conto proprio ad acquirenti finali e ad agenzie di viaggi. La società ritiene che i proventi che derivano dalla vendita isolata dei biglietti siano assoggettati all'imposta sui margini di cui al citato articolo 26. L'Amministrazione finanziaria tedesca ritiene invece che non sussistano le condizioni perchè possa essere applicato tale regime fiscale, e dello stesso avviso si è dimostrato l'organo giurisdizionale a cui ha presentato ricorso la società. Contro tale pronuncia la società ha proposto istanza in Cassazione chiedendo di conoscere se la vendita di biglietti ad acquirenti finali senza che siano erogati servizi ulteriori sia soggetta all'imposta sui margini di cui all'articolo 25 della legge Iva.
Il giudice a quo ha deciso di sottoporre al vaglio pregiudiziale della Corte di Giustizia la seguente questione: se il regime particolare delle agenzie di viaggi di cui all'articolo 26 della sesta direttiva sia applicabile anche alla vendita isolata di biglietti d'ingresso per una rappresentazione teatrale tramite un'agenzia di viaggi senza prestazione di servizi ulteriori.
L'articolo 26 della sesta direttiva prevede che: " 1. Gli Stati membri applicano l'imposta sul valore aggiunto alle operazioni delle agenzie di viaggi conformemente al presente articolo, nella misura in cui tali agenzie agiscano in nome proprio nei confronti del viaggiatore o utilizzino, per l'esecuzione del viaggio, cessioni e prestazioni di servizi di altri soggetti passivi. Il presente articolo non è applicabile alle agenzie di viaggi che agiscono unicamente quali intermediari e alle quali è applicabile l'articolo 11, parte A, paragrafo 3, lettera c). Ai sensi del presente articolo sono considerati come agenzie di viaggi anche gli organizzatori di giri turistici.
2. Le operazioni effettuate dall'agenzia di viaggi per la realizzazione del viaggio sono considerate come una prestazione di servizio unica fornita dall'agenzia di viaggi al viaggiatore. Essa è assoggettata all'imposta nello Stato membro in cui l'agenzia di viaggi ha la sede della sua attività economica o uno stabilimento permanente a partire dal quale essa ha fornito la prestazione di servizi. Per questa prestazione di servizio è considerata come base imponibile e come prezzo al netto dell'imposta, ai sensi dell'articolo 22, paragrafo 3, lettera b), il margine dell'agenzia di viaggi, cioè la differenza tra l'importo totale a carico del viaggiatore, al netto dell'imposta sul valore aggiunto, ed il costo effettivo sostenuto dall'agenzia di viaggi per le cessioni e le prestazioni di servizi di altri soggetti passivi, nella misura in cui da tali operazioni il viaggiatore tragga direttamente vantaggio".
L'articolo 25 della legge tedesca del 1993 sull'Iva prevede che: "1. Le seguenti disposizioni si applicano alle prestazioni di viaggi di un imprenditore non destinate all'impresa del destinatario della prestazione, ove l'imprenditore agisca in nome proprio nei confronti del destinatario della prestazione e utilizzi le prestazioni preliminari di viaggio. La prestazione dell'imprenditore è considerata prestazione diversa. (…). Le prestazioni di viaggio di terzi sono costituite da cessioni e altre prestazioni di terzi, di cui i viaggiatori beneficiano direttamente.
3. Il valore della prestazione diversa è calcolato sulla base della differenza tra l'importo pagato dal destinatario della prestazione a titolo di corrispettivo e l'importo che l'imprenditore versa per le prestazioni di viaggio di terzi. L'imposta sulla cifra di affari è esclusa dalla base imponibile (…)".
Secondo la Corte occorre verificare se ogni prestazione fornita da un'agenzia di viaggi rientri nell'ambito applicativo del peculiare regime di cui all'articolo 26 della sesta direttiva o se siano interessate soltanto le prestazioni fornite da un'agenzia di viaggio che comportino una prestazione di viaggio. L'articolo 26 della direttiva precisa che il regime del margine si applica alle operazioni delle agenzie di viaggi e degli organizzatori di giri turistici nella misura in cui tali agenzie agiscano in nome proprio nei confronti del viaggiatore o utilizzino, per l'esecuzione del viaggio, cessioni e prestazioni di servizi di altri soggetti passivi. Da ciò consegue che per poter beneficiare di tale regime, la prestazione di un'agenzia di viaggi deve essere finalizzata alla realizzazione di un viaggio.
Una eccezione al regime generale
Inoltre, il regime di cui all'articolo 26 si configura alla stregua di un'eccezione al regime generale rispetto alla base imponibile, per quanto concerne alcune operazioni delle agenzie di viaggi e degli organizzatori di giri turistici e, in quanto eccezione al regime normale, il regime del margine deve trovare applicazione unicamente nei limiti di quanto necessario al raggiungimento del suo obiettivo.
Inoltre, la finalità di tale regime è di adeguare la normativa in materia alla specificità dell'attività svolta dalle agenzie di viaggio e dagli organizzatori dei giri turistici. Tale attività è spesso caratterizzata dalla presenza di prestazioni plurime, relative al trasporto e all'alloggio, effettuate sia all'interno che all'esterno del territorio dello Stato membro in cui l'impresa ha la sua sede o un centro di attività stabile. Pertanto, l'applicazione delle norme generali aventi ad oggetto il luogo di imposizione, la base imponibile e la detrazione dell'imposta pagata a monte, comporterebbero, a causa della pluralità delle prestazioni e del luogo in cui sono fornite, rilevanti difficoltà pratiche in capo alle imprese, che potrebbero ostacolare l'esercizio della loro attività.
Ciò premesso, non è possibile ricondurre all'ambito applicativo del regime di cui all'articolo 26 della direttiva, ogni prestazione isolata fornita da un'agenzia di viaggi o da un organizzatore di giri turistici. Infatti, una prestazione, se non accompagnata da prestazioni di viaggio (in particolar modo prestazioni di alloggio e di trasporto) non rientra nell'ambito applicativo del regime di cui all'articolo 26 della direttiva.
La vendita di biglietti di ingresso per una rappresentazione teatrale, effettuata da parte di un'agenzia di viaggi senza fornitura di una prestazione di viaggio, non rientra nell'ambito applicativo di cui all'articolo 26 della sesta direttiva. Inoltre l'applicazione di tale regime a una attività in cui l'agenzia si limita alla vendita di biglietti senza fornire prestazioni di viaggio, darebbe luogo a una distorsione di concorrenza, tenuto conto del fatto che una analoga attività sarebbe soggetta a imposta in maniera differente, a seconda che l'operatore economico che vende i biglietti sia o meno una agenzia di viaggi.
Secondo la Corte di Giustizia l'articolo 26 della sesta direttiva deve essere interpretato nel senso che esso non trova applicazione alla vendita isolata di biglietti di ingresso a una rappresentazione teatrale da parte di un'agenzia di viaggi senza la fornitura di una prestazione di viaggio.
Patteggiamento sull'evasione e accertamento induttivo.
Con la sentenza n. 24587 del 3 dicembre, la Corte di cassazione conferma l'orientamento che considera irrilevanti le pronunce penali favorevoli ai contribuenti, stabilendo che il patteggiamento sulle accuse di evasione fiscale è una prova sufficiente per confermare l'accertamento induttivo.
A una società veniva contestata l'indebita detrazione dell'Iva sugli acquisti per costi concernenti operazioni inesistenti, rilevati da processo verbale di constatazione della Guardia di finanza.
Nel corso del procedimento penale, l'amministratore della società patteggiava la pena relativa alle accuse di evasione fiscale ed emissione di fatture false, ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale.
In occasione del ricorso alla competente Commissione tributaria provinciale, il contribuente evidenziava l'infondatezza della pretesa erariale per mancanza di prova, ma il ricorso veniva rigettato in virtù della sentenza di patteggiamento, nel frattempo emessa dal tribunale penale.
Contrariamente alla prima decisione, ritenendo non provata la pretesa fiscale, il giudice del gravame accoglieva l'appello del contribuente.
Nel ricorso per cassazione, l'Agenzia delle Entrate sottolineava, tra l'altro, che la Commissione regionale non aveva tenuto nella debita considerazione - ai fini della valenza nel giudizio tributario - la sentenza di patteggiamento del rappresentante legale della società, avente a oggetto gli stessi fatti del procedimento tributario. Contestava, inoltre, il giudice del riesame nel punto in cui ha asserito che l'onere della prova, circa l'inesistenza delle operazioni utilizzate, fosse ascrivibile all'ufficio, anziché al contribuente.
La Corte di cassazione ha sostanzialmente condiviso le conclusioni dell'Amministrazione finanziaria riguardo al cosiddetto patteggiamento intervenuto in sede penale.
In proposito, la giurisprudenza di legittimità ha, in effetti, ripetutamente affermato (cfr Cassazione, sentenze nn. 18635/2006, 6380/2006, 19251/2005, 9358/2005, 4193/2003, 2724/2001, 12804/1999 e 5784/1998) che la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, di cui al citato articolo 444 cpp, costituisce indiscutibile elemento di prova per il giudice di merito, il quale, ove intenda disconoscere tale efficacia probatoria, ha il dovere di spiegare le ragioni per le quali l'imputato avrebbe ammesso una insussistente responsabilità e il giudice penale avrebbe prestato fede a tale ammissione.
Ne consegue che, pur non avendo efficacia di giudicato, detta sentenza può essere utilizzata come fonte di convincimento in sede civile e, quindi, come prova nel giudizio tributario. Sostanzialmente, quindi, detta evenienza trova ingresso nel processo tributario come indizio valevole ai sensi dell'articolo 116 del codice di procedura civile.
Nel pervenire a tale conclusione, la Cassazione non ignora che la sentenza con la quale il giudice applica all'imputato la pena da lui richiesta, concordata dal Pm, non è ontologicamente qualificabile come sentenza di condanna, traendo origine, essenzialmente, da un accordo tra le parti caratterizzato dalla rinuncia dell'imputato a contestare la propria responsabilità, sicché dalla sentenza non può discendere la prova dell'ammissione di responsabilità da parte dell'imputato né può derivare l'utilizzabilità di tale prova nel processo civile.
Tuttavia, con la soluzione accolta, la Suprema corte conferma l'adesione all'indirizzo giurisprudenziale sopra richiamato, in base al quale la sentenza di patteggiamento, pur non potendosi tecnicamente configurare come sentenza di condanna, è a questa equiparabile presupponendo pur sempre una ammissione di colpevolezza che esonera l'accusa dall'onere di dimostrarla.
L'orientamento di legittimità non condiviso ritiene, invece, in presenza di sentenze penali favorevoli al contribuente in vicende aventi a oggetto i medesimi fatti del procedimento tributario, "irrilevante" tale esito favorevole al contribuente, stante l'indipendenza dei due procedimenti (Cassazione, sentenza n. 6047/2003).
Riguardo, poi, all'onere della prova in materia di acquisti fittizi, anche qui l'Amministrazione finanziaria risulta vittoriosa, significando, dal punto di vista della contestazione di materia imponibile e della facoltà di detrazione dell'Iva, che l'inesistenza di una determinata operazione deve essere provata dall'Amministrazione, quale parte attrice sostanziale del rapporto tributario dedotto davanti all'organo giurisdizionale.
Conseguentemente, spetta all'Erario l'onere di dimostrare la falsità della fattura, intesa quale documento attestante l'effettuazione dell'operazione; tuttavia, laddove siano dedotti indizi idonei a confutare la veridicità dei documenti contabili, spetterà al contribuente l'onere di dimostrare l'effettiva esistenza delle operazioni imponibili (Cassazione, sentenza n. 15395/2008).
Infatti, secondo l'orientamento della Corte di cassazione, qualora l'Amministrazione contesti al contribuente l'indebita detrazione di fatture, in quanto relative a operazioni inesistenti, e fornisca attendibili riscontri indiziali sulla inesistenza delle operazioni fatturate, è onere del contribuente dimostrare la fonte legittima della detrazione o del costo altrimenti indebiti, non assumendo rilievo la propria buona fede (Cassazione, sentenza n. 2847/2008). E invero, se l'Amministrazione fornisca validi elementi - alla stregua dell'articolo 54, comma 2, Dpr 633/1972 - per affermare che alcune fatture sono state emesse per operazioni (anche solo parzialmente) fittizie, passerà sul contribuente l'onere di dimostrare l'effettiva esistenza delle operazioni contestate (cfr Cassazione, sentenze nn. 27072/2008 e 18549/2010).
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