Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2020/01/accertamento-induttivo-lavoratori-in-nero.html
Timestamp: 2020-04-07 23:28:35+00:00
Document Index: 35408856

Matched Legal Cases: ['art.39', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 39', 'sentenza ', 'sentenza ']

Accertamento induttivo basato su presenza di lavoratori in nero: legittimo?
L’accertamento induttivo basato sulla presenza di lavoratori in nero è valido? Ecco quanto stabilito dalla Cassazione con una interessante ordinanza.
Accertamento induttivo lavoratori in nero
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n.30792 del 26 novembre 2019, torna ad affrontare una questione particolarmente interessante: l’accertamento induttivo basato sulla presenza di lavoratori in nero.
Il fatto: presunzione di ricavi non dichiarati basata sulla presenza di lavoratori in nero
La Commissione Tributaria Regionale della Campania, decidendo sulla controversia promossa da una s.r.l. avverso l’avviso di accertamento, relativo a IRES, IVA e IRAP dell’anno di imposta 2005, rigettava l’appello proposto dalla contribuente avverso la decisione di primo grado anch’essa sfavorevole; in particolare, il Giudice di appello rilevava la legittimità dell’operato dell’Amministrazione finanziaria che aveva proceduto ad accertamento ex art.39, comma 1, lett.d. d.P.R. n.n.600/73, desumendo l’esistenza di maggiori ricavi non dichiarati dalla presenza di lavoratori in nero; aggiungeva la C.T.R. che, per la giurisprudenza di legittimità, la congruità del reddito dichiarato agli studi di settore, come opposta dalla contribuente, non costituiva una valida prova contraria, essendo riservata all’Amministrazione finanziaria la scelta del metodo di accertamento e, quindi, ben potendo la stessa rinunciare ad avvalersi dei parametri determinati in base agli studi di settore, nel caso in cui le irregolarità riscontrate nella contabilità non impedivano di ricostruire gli elementi positivi e negativi di reddito.
Avverso la sentenza la società ha proposto ricorso affidato a tre motivi:
con il primo motivo deduce l’errore commesso dalla C.T.R. nell’avere ritenuto legittimo l’accertamento impugnato, con malgoverno del regime delle presunzioni, laddove il fatto ritenuto certo (impiego di lavoratori in nero) era, invece, anch’esso frutto di presunzioni;
con il secondo motivo si deduce l’omesso esame da parte del Giudice di appello di fatti decisivi allo stesso prospettati, quali la natura artigianale dell’attività svolta (con la conseguenza che alcune incombenze accessorie quali le sottoscrizioni delle bolle di consegna, venissero espletate da parenti, amici, avventori occasionali) e la mancata indicazione di rimanenze finali;
con il terzo motivo si deduce la nullità della sentenza laddove la C.T.R., pur riscontrando il grave difetto motivazionale di cui era afflitta la sentenza di primo grado aveva ritenuto di confermarla, formulando una nuova motivazione.
Per quel che in questa sede ci interessa, la Corte, richiamando precedenti pronunce (cfr. Cass.n.ri 656 del 15/01/2014; 30803 del 22/12/2017; 3276 del 12/02/2018), ha confermato che, “in tema di accertamento induttivo del reddito di impresa, ai sensi dell’art. 39, comma 1, lett. d), d.P.R. n. 600 del 1973, il convincimento del giudice in ordine alla sussistenza di maggiori ricavi non dichiarati da un’impresa commerciale può fondarsi anche su una sola presunzione semplice, purché grave e precisa”.
Nel caso in esame, “la valutazione effettuata dal Giudice di merito – il quale ha ritenuto idonea presunzione la presenza di lavoratori in nero, desunta dalla sottoscrizione di plurime bolle di consegna da parte di soggetti non indicati nel libro matricola della Società e dalla mancata congruità del personale dichiarato rispetto alle prestazioni fatturate – appare sorretta da motivazione adeguata e logicamente non contraddittoria onde la sua rilevanza, nell’ambito del processo logico applicato in concreto, non è sindacabile in sede di legittimità”.
La Corte, quindi, ha rigettato il ricorso e condannata la società al pagamento in favore dell’Agenzia delle entrate delle spese processuali liquidate in complessivi euro 5.000,00 oltre spese prenotate a debito.
La sentenza che si annota è confermativa di una serie di precedenti pronunce.
Infatti, con la sentenza n. 2593 del 3 febbraio 2011 (ud. del 16 dicembre 2010) la Corte…