Source: https://www.olir.it/documenti/sentenza-27-novembre-1997-n-382/
Timestamp: 2019-06-25 10:47:17+00:00
Document Index: 121043359

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 151', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 444', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 151', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 27', 'art. 8', 'art. 2']

Sentenza 27 novembre 1997, n.382 - Olir
Sentenza 27 novembre 1997, n.382
Rifiuto globale del servizio militare e misura della sanzione penale
Illegittimità, Servizio sostitutivo, Pena edittale, Rifiuto globale, Proporzione, Gravità offesa, Misura sanzione
E' costituzionalmente illegittimo, per violazione dell'art. 3, primo comma, Cost., l'art. 8, primo comma, della legge 15 dicembre 1972, n. 772 (recante: "Norme per il riconoscimento della obiezione di coscienza"), come sostituito dall'art. 2 della legge 24 dicembre 1974, n. 695 (Modifiche agli articoli 2 e 8 della legge 15 dicembre 1972, n. 772), nella parte in cui determina la pena edittale ivi comminata nella misura minima di due anni anziche' in quella di sei mesi e nella misura massima di quattro anni anziche' in quella di due anni, in quanto, fermo restando che le ipotesi di reato previste dal primo e dal secondo comma dell'art. 8 della l. n. 772 del 1972 sono diverse tanto dal punto di vista soggettivo quanto da quello oggettivo - consistendo il reato, nell'ipotesi di cui al primo comma, nel fatto di colui che successivamente rifiuta il servizio militare non armato o il servizio sostitutivo civile, ai quali e' stato ammesso; mentre l'ipotesi di cui al secondo comma riguarda il caso di colui che, adducendo i motivi di coscienza indicati dall'art. 1, al di fuori dei casi di ammissione ai predetti benefici, rifiuta, prima di assumerlo, il servizio militare di leva -, tuttavia, cio' che appare decisivo ai fini del presente giudizio di costituzionalita' e' la stretta connessione tra le due fattispecie e l'identita' di valutazione del legislatore circa la gravita' dei fatti che esse prevedono: identita' di valutazione che si esprimeva originariamente nell'identita' di pene, stabilita l'una con una formula di rinvio all'altra ("Alla stessa pena soggiace ..."). Ne consegue che il sistema delineato dalle disposizioni in esame, a seguito della sentenza n. 409 del 1989, che, in relazione comparativa col reato previsto dall'art. 151 c.p.m.p., ha gia' piu' che dimezzato la pena per la fattispecie prevista nel secondo comma dell'art. 8, risulta manifestamente privo di razionalita'.
Corte costituzionale. Sentenza 27 novembre 1997, n. 382.
nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 8, primo comma, della legge 15 dicembre 1972, n. 772 (Norme per il riconoscimento della obiezione di coscienza), come sostituito dall’art. 2 della legge 24 dicembre 1974, n. 695 (Modifiche agli articoli 2 e 8 della legge 15 dicembre 1972, n. 772, recante norme per il riconoscimento della obiezione di coscienza), promosso con ordinanza emessa il 14 febbraio 1997 dal Giudice per le indagini preliminari presso la Pretura di Pavia nel procedimento penale a carico di Massimiliano Fiini, iscritta al n. 211 del registro ordinanze 1997 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 18, prima serie speciale, dell’anno 1997.
1. – Richiesto dall’imputato, con il consenso del pubblico ministero, di pronunciare sentenza di applicazione di pena concordata, a norma dell’art. 444 cod. proc. pen., in ordine al reato previsto dall’art. 8, primo comma, della legge 15 dicembre 1972, n. 772 (Norme per il riconoscimento della obiezione di coscienza), come sostituito dall’art. 2 della legge 24 dicembre 1974, n. 695 (Modifiche agli articoli 2 e 8 della legge 15 dicembre 1972, n. 772, recante norme per il riconoscimento della obiezione di coscienza), concernente il rifiuto di prestazione del servizio sostitutivo civile da parte di persona già ammessa a svolgerlo, il Giudice per le indagini preliminari presso la Pretura di Pavia ha sollevato, con ordinanza del 14 febbraio 1997, questione di legittimità costituzionale della richiamata disposizione penale, in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 27, terzo comma, della Costituzione.
2. – La norma impugnata, della quale il giudice a quo deve fare applicazione alla stregua della contestazione portata a giudizio e delle risultanze del procedimento, prevede, per chi, “ammesso ai benefici della [ presente] legge, rifiuti il servizio militare non armato o il servizio sostitutivo civile”, la sanzione della reclusione tra un minimo di due anni e un massimo di quattro anni. Questa previsione sanzionatoria appare al rimettente di dubbia costituzionalità, sotto un duplice profilo.
Per un secondo e collegato aspetto, l’attuale diversificazione sanzionatoria pare al giudice a quo contrastare altresì con il finalismo rieducativo della pena (art. 27, terzo comma, della Costituzione).
Ritiene innanzitutto il giudice rimettente che la misura della pena comminata per il reato in questione sia ingiustificatamente diversa e maggiore rispetto a quella prevista dal secondo comma del medesimo articolo per il fatto del cosiddetto “obiettore totale”, cioè di colui il quale, al di fuori dei casi di ammissione ai benefici del servizio militare non armato o del servizio civile, adducendo i motivi di coscienza previsti dall’articolo 1 della legge n. 772 del 1972, rifiuta, in tempo di pace, prima di assumerlo, il servizio militare di leva. La pena prevista per tale ipotesi di reato era originariamente fissata nella stessa misura di quella prevista nel primo comma. Ma con la sentenza n. 409 del 1989 di questa Corte, a seguito del raffronto operato tra il reato di rifiuto globale del servizio (secondo comma dell’art. 8) e quello di mancanza alla chiamata previsto dall’art. 151 cod. pen. mil. pace, la pena della reclusione da due a quattro anni stabilita per il primo è stata sostituita con quella meno grave della reclusione da sei mesi a due anni, prevista per il secondo. Analoga riduzione non essendosi determinata con riguardo alla pena comminata per il reato previsto nel primo comma, ne sarebbe derivato, ad avviso del giudice rimettente, un ingiustificato squilibrio tra le pene relative ai reati rispettivamente previsti nei due primi commi dell’art. 8. Da qui la prospettata violazione dell’art. 3, primo comma, della Costituzione, sotto il profilo dell’irrazionale trattamento diverso di fattispecie analoghe.
E’ bensì vero che la fattispecie prevista da tale primo comma ha una portata più comprensiva, riguardando il rifiuto del servizio militare non armato e del servizio sostitutivo civile tanto per i motivi di coscienza previsti dall’art. 1, quanto per qualunque altro diverso motivo. Ed è dunque vero che l’equiparazione della previsione del primo comma a quella del secondo, sotto l’anzidetto profilo del medesimo significato delle condotte, in astratto potrebbe essere fatta solo nel primo caso, e non nel secondo. Ma è il legislatore e solo il legislatore che, volendo, avrebbe potuto distinguere, considerando rilevante la natura dei motivi del rifiuto opposto alla soggezione al servizio militare non armato o al servizio sostitutivo civile. In mancanza di una tale distinzione legislativa, è giocoforza considerare unitariamente la fattispecie del primo comma dell’art. 8, sotto il profilo della medesima gravità dei fatti che in essa ricadono. Ciò che appare decisivo, ai fini del presente giudizio di costituzionalità, è allora la stretta connessione fra le fattispecie dei due primi commi dell’art. 8 della legge n. 772 e l’identità di valutazione del legislatore circa la gravità dei fatti che essi prevedono, identità di valutazione che si esprimeva originariamente nell’identità di pene, stabilita l’una con una formula di rinvio all’altra (“Alla stessa pena soggiace…”).
3. — La predetta dichiarazione d’incostituzionalità dell’art. 8, primo comma, della legge n. 772 del 1972 per violazione dell’art. 3, primo comma, della Costituzione assorbe la censura prospettata per violazione dell’art. 27, secondo comma, della Costituzione.
dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 8, primo comma, della legge 15 dicembre 1972, n. 772 (Norme per il riconoscimento della obiezione di coscienza), come sostituito dall’art. 2 della legge 24 dicembre 1974, n. 695 (Modifiche agli articoli 2 e 8 della legge 15 dicembre 1972, n. 772, recante norme per il riconoscimento della obiezione di coscienza), nella parte in cui determina la pena edittale ivi comminata nella misura minima di due anni anziché in quella di sei mesi e nella misura massima di quattro anni anziché in quella di due anni.