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Timestamp: 2019-05-23 03:33:10+00:00
Document Index: 17843563

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 17', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 17', 'art. 32', 'art. 19', 'art. 111', 'art. 17']

L'aggio dell'agente della riscossione | Commercialista Telematico
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L'aggio dell'agente della riscossione
Pubblicato il 31 agosto 2010
L’aggio sulle somme riscosse è il compenso determinato in misura percentuale posto a carico del contribuente che “al servizio ha dato causa con il suo inadempimento”. Compenso previsto con decreto del Ministero delle finanze per contemperare in modo ragionevole e non arbitrario l’interesse pubblico al corretto e adeguato funzionamento del servizio di riscossione tributi con quello imprenditoriale e privato del concessionario ad ottenere il giusto compenso per il servizio espletato “sottraendo all’Amministrazione finanziaria il potere di individuare unilateralmente e arbitrariamente i criteri e gli elementi di fatto rilevanti e decisivi a quest’ultimo fine con la conseguenza che il sindacato giurisdizionale è necessariamente limitato al mero riscontro del puntuale rispetto delle previsioni anche procedurali fissate dalla normativa disciplinante la materia”. Tale assunto è stato di recente statuito dalla C.T.P. di Milano, Sez. III, con la sentenza n. 385 del 23 luglio 2010.
L’iter logico-giuridico adottato da tale pronuncia ha denotato i seguenti capisaldi:
a) Nel caso di specie, come ha già avuto modo di pronunciarsi la Corte Costituzionale, con diverse ordinanze, il compenso del concessionario non investe il presupposto economico del tributo quanto il successivo aspetto della riscossione del tributo stesso. In tale contesto, non viene condivisa dal Collegio giudicante l’osservazione fatta dalla ricorrente nel proprio ricorso, laddove afferma che con il raddoppio dell’aggio, vi sarebbe violazione del principio di proporzionalità fra attività svolta e remunerazione del servizio.
b) Né può ritenersi illegittimo il compenso determinato in misura percentuale posto a carico del contribuente che “al servizio ha dato causa con il suo inadempimento” (Corte Cost. n. 480/1993). Compenso previsto con decreto del Ministero delle finanze per contemperare in modo ragionevole e non arbitrario l’interesse pubblico al corretto e adeguato funzionamento del servizio di riscossione tributi con quello imprenditoriale e privato del concessionario ad ottenere il giusto compenso per il servizio espletato “sottraendo all’Amministrazione finanziaria il potere di individuare unilateralmente e arbitrariamente i criteri e gli elementi di fatto rilevanti e decisivi a quest’ultimo fine con la conseguenza che il sindacato giurisdizionale è necessariamente limitato al mero riscontro del puntuale rispetto delle previsioni anche procedurali fissate dalla normativa disciplinante la materia” (Consiglio di Stato n. 272/2008).
c)Alla luce delle argomentazioni sopra esposte, il Collegio rileva che la percentuale dell’aggio sulle somme riscosse è determinata per ciascun ambito territoriale sulla base dei criteri, espressamente indicati nel decreto interministeriale e nello stesso art. 17 del D.Lgs. n. 112/1999, che quest’ultimo a sua volta, lascia ad un ulteriore decreto interministeriale la determinazione della parte di aggio da porre a carico del debitore.
d) Le osservazioni fatte dalla ricorrente, che considera l’aggio come una sorta di sanzione, vengono respinte.I l comportamento di Equitalia Esatri è corretto, tenuto conto fra l’altro, che la procedura è perfettamente legittima ed in linea con altri sistemi, pure adottati con decreto interministeriale. Tutto questo è una forma di tariffa che fonda le proprie radici in decreti legislativi, in decreti interministeriali e quant’altro, che ha carattere di “legge” vera e propria. Le argomentazioni poste a base del ricorso risultano essere un mero pretesto con l’unico scopo di non pagare quanto dovuto.
Il D.L. n. 185/2008 ha introdotto alcune novità in tema di riscossione coattiva delle imposte nonché in tema di garanzie poste a tutela del credito erariale. In particolare, nell’ipotesi in cui il contribuente non versi gli importi avanzati mediante la cartella di pagamento entro 60 giorni, l’aggio di riscossione (9%) è posto interamente a suo carico. Secondo la vigente disciplina, introdotta dall’art. 32 del D.L. 29 novembre 2008, n. 185, c.d. decreto anticrisi, convertito, con modificazioni, dalla L. 28 gennaio 2009, n. 2, l’attuale remunerazione dell’agente della riscossione è costituita da un aggio del 9% del debito iscritto a ruolo. Nel caso in cui il pagamento del tributo sia eseguito dal contribuente entro il termine di 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento, l’aggio del 9% è addebitato al contribuente e all’ente impositore, rispettivamente, nella misura del 4,65% e del 4,35%. Nell’ipotesi, invece, in cui il pagamento è effettuato dopo il suddetto termine di 60 giorni, l’aggio del 9% è addebitato, secondo il suddetto decreto anticrisi, totalmente e unicamente a carico del contribuente.
Al contribuente che si è reso moroso è addebitato ogni e qualsiasi onere di natura risarcitoria e di rimborso spese, come gli interessi di mora, le soprattasse, le pene pecuniarie e tutte le spese, nessuna esclusa, che l’agente della riscossione deve sostenere per porre in essere le procedure esecutive, cautelative ed espropriative Per quanto concerne le predette spese procedurali va precisato che esse comprendono tutti gli oneri esecutivi e procedurali, sostenuti sia dall’ente impositore in sede di accertamento, sia dall’agente della riscossione dopo l’iscrizione a ruolo, e che il totale complessivo delle stesse va addebitato al contribuente in caso di pagamento o di recupero coattivo, ovvero all’ente impositore in caso di procedura esecutiva infruttuosa, mediante l’applicazione della procedura di discarico per inesigibilità dell’agente della riscossione.
Angelo Buscema
COMM. TRIB. PROVINCIALE di Milano, Sez. III, sentenza n. 385 del 23 luglio 2010
Fatto – Con ricorso depositato tempestivamente, la società ricorrente contestava integralmente la cartella di pagamento di cui sopra.
Tale atto impositivo veniva emesso dall’Agenzia delle Entrate a seguito di accertamenti (per gli anni 2003 e 2004) a titolo provvisorio in presenza di ricorsi in Commissione tributaria provinciale.
La società ricorrente, nel proprio ricorso, spiegava di avere impugnato tale cartella esattoriale soltanto limitatamente alla parte relativa all’iscrizione a ruolo dei compensi di riscossione, il cui importo (€ 43.356,17) rappresentava, a detta della ricorrente, un ammontare sproporzionato.
Sottolineava infatti che la cartella conteneva l’importo di € 43.356,17 nel caso di pagamento entro i sessanta giorni; importo che tuttavia raddoppiava nel caso di pagamento oltre i sessanta giorni, diventando pari ad € 83.915,19.
La società precisava che tale importo costituiva un aggio, cioè la modalità di remunerazione dell’ente riscossore Equitalia.
Spiegava che la percentuale di tale aggio era del 4,5 per cento per pagamenti entro i sessanta giorni e del 9 per cento per i pagamenti tardivi.
Dal momento che era stata impugnata la cartella, la ricorrente sottolineava che le sarebbero stati richiesti compensi per oltre 80 mila euro.
Considerava quindi spropositata tale somma, anche alla luce del fatto che non rispondeva ad alcuna logica economica.
Parte ricorrente affermava nel proprio ricorso che il lavoro svolto infatti dal concessionario Equitalia non richiedeva di certo un numero di giorni di lavoro e di utilizzo del personale tali da giustificare un simile importo.
Chiedeva, quindi, l’annullamento della cartella con riferimento all’importo dell’aggio di riscossione dovuto in caso di pagamento oltre il sessantesimo giorno.
L’ufficio si costituiva in giudizio il 27 novembre 2009 e nelle proprie controdeduzioni eccepiva la propria carenza di legittimazione passiva.
Spiegava, infatti, che per vizi propri della cartella (attinenti, per esempio, alla compilazione, all’intestazione, alla notifica o altro) era possibile proporre ricorso direttamente nei confronti dell’agente riscossore Equitalia.
Il concessionario si costituiva in giudizio il 26 maggio 2010 con controdeduzioni ex art. 23 del D.Lgs. n. 546/1992.
Affermava che le doglianze di parte avversa erano prive di pregio, dal momento che l’ammontare dei compensi di aggio erano determinati dalla legge e non dalla discrezionalità di Equitalia Esatri. I criteri per la determinazione delle percentuali di aggio infatti erano determinati per ciascun ambito territoriale sulla base del D.Int. 4 agosto 2000 e nell’art. 17 del D.Lgs. n. 112/1999.
Il concessionario riteneva, di conseguenza, corretto il proprio operato e dovute le somme a titolo di compensi di riscossione.
Chiedeva la dichiarazione di correttezza della propria condotta e la regolarità del contenuto della cartella emessa.
Presenti all’udienza le parti che hanno insistito nelle proprie richieste ed eccezioni.
La Sezione giudicante così decide.
L’operato dell’ufficio è corretto e quindi viene confermato tout court.
1. L’attività dei concessionari viene remunerata con un aggio sulle somme iscritte a ruolo; l’aggio è pari ad una percentuale di tali somme da determinarsi per ogni biennio, con decreto del Ministro delle finanze di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale entro il 30 settembre dell’anno precedente il biennio di riferimento, sulla base dei seguenti criteri:
a) costo normalizzato, pari al costo medio unitario del sistema, rapportato al carico dei ruoli calcolato senza tener conto del venti per cento dei concessionari aventi i più alti costi e del cinque per cento di quelli aventi i più bassi costi;
b) situazione sociale ed economica di ciascun ambito, valutata sulla base di indici di sviluppo economico elaborati da organismi istituzionali;
c) tempo intercorso fra l’anno di riferimento dell’entrata iscritta a ruolo e quello in cui il concessionario può porla in riscossione.
2. L’aggio, al netto dell’eventuale ribasso, è aumentato per i singoli concessionari, in misura pari ad una percentuale delle maggiori riscossioni conseguite rispetto alla media dell’ultimo biennio rilevabile per lo stesso ambito o, in caso esso sia variato, per ambito corrispondente. Tale percentuale è determinata, anche in modo differenziato per settori, sulla base di fasce di incremento degli importi riscossi nel decreto previsto dal comma 1.
3. L’aggio di cui al comma 1 è a carico del debitore:
a) in misura determinata non superiore al 4,65 per cento delle somme iscritte a ruolo, in caso di pagamento entro il sessantesimo giorno dalla notifica della cartella di pagamento; in tale caso, la restante parte dell’aggio è a carico dell’ente creditore;
b) integralmente, in caso contrario;
3-bis. Nel caso previsto dall’art. 32, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, l’aggio di cui ai commi 1 e 2 è a carico:
a)dell’ente creditore, se il pagamento avviene entro il sessantesimo giorno dalla data di notifica della cartella;
b)del debitore, in caso contrario.
4. Per i ruoli emessi da uffici statali, le modalità di erogazione dell’aggio previsto dal comma 1 vengono stabilite con decreto del Ministero delle finanze, di concerto con il Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. Per gli altri ruoli, l’aggio viene trattenuto dal concessionario all’atto del versamento all’ente impositore delle somme riscosse.
5-bis. Per la riscossione spontanea, a mezzo ruolo delle entrate non erariali, l’aggio del concessionario è stabilito, con il decreto di cui al comma 1, tenuto conto dei costi di svolgimento del relativo servizio e, in ogni caso, in misura inferiore a quella prevista per le altre forme di riscossione mediante ruolo.
6. Al concessionario spetta il rimborso delle spese relative alle procedure esecutive, sulla base di una tabella approvata con decreto del Ministero delle finanze, con il quale sono altresì stabilite le modalità di erogazione del rimborso stesso. Tale rimborso è a carico:
a) dell’ente creditore, se il ruolo viene annullato per effetto di provvedimenti di sgravio o se il concessionario ha trasmesso la comunicazione di inesigibilità di cui all’art. 19, comma 1;
b) del debitore, negli altri casi.
7. In caso di delega di riscossione, i compensi, corrisposti dall’ente creditore al delegante, sono ripartiti in via convenzionale fra il delegante ed il delegato in proporzione ai costi da ciascuno sostenuti.
7-bis. In caso di emanazione di un provvedimento dell’ente creditore che riconosce, in tutto o in parte, non dovute le somme iscritte a ruolo, al concessionario spetta un compenso per l’attività di esecuzione di tale provvedimento; la misura e le modalità di erogazione del compenso sono stabilite con il decreto previsto dal comma 6. Sulle somme riscosse e riconosciute indebite non spetta l’aggio di cui ai commi 1 e 2.
7-ter. Le spese di notifica della cartella di pagamento sono a carico del debitore nella misura di euro 5,56; tale importo può essere aggiornato con decreto del Ministero delle finanze. Nei casi di cui al comma 6, lettera a), sono a carico dell’ente creditore le spese vive di notifica della stessa cartella di pagamento.
Ciò premesso, poiché è pacifico che nel caso di specie l’iscrizione a ruolo di cui alla cartella impugnata consegue ad accertamento relativo ad anno di imposta 2003, sussistono presupposti per la remunerazione dell’attività del concessionario determinata con un aggio sulle somme iscritte a ruolo come per legge, tenuto conto, fra l’altro, che il comportamento dell’ente è in sintonia con il contenuto del decreto interministeriale.
Né può ritenersi fondato il richiamo sollevato dalla contribuente, per violazione dell’art. 111 della Costituzione, sul legittimo diritto alla difesa.
Nel caso di specie, infatti, come ha già avuto modo di pronunciarsi la Corte Costituzionale, con diverse ordinanze, il compenso del concessionario non investe il presupposto economico del tributo quanto il successivo aspetto della riscossione del tributo stesso. In tale contesto, non viene condivisa dal Collegio giudicante l’osservazione fatta dalla ricorrente nel proprio ricorso, laddove afferma che con il raddoppio dell’aggio, vi sarebbe violazione del principio di proporzionalità fra attività svolta e remunerazione del servizio.
Né può ritenersi illegittimo il compenso determinato in misura percentuale posto a carico del contribuente che “al servizio ha dato causa con il suo inadempimento” (Corte Cost. n. 480/1993). Compenso previsto con decreto del Ministero delle finanze per contemperare in modo ragionevole e non arbitrario l’interesse pubblico al corretto e adeguato funzionamento del servizio di riscossione tributi con quello imprenditoriale e privato del concessionario ad ottenere il giusto compenso per il servizio espletato “sottraendo all’Amministrazione finanziaria il potere di individuare unilateralmente e arbitrariamente i criteri e gli elementi di fatto rilevanti e decisivi a quest’ultimo fine con la conseguenza che il sindacato giurisdizionale è necessariamente limitato al mero riscontro del puntuale rispetto delle previsioni anche procedurali fissate dalla normativa disciplinante la materia” (Consiglio di Stato n. 272/2008).
Alla luce delle argomentazioni sopra esposte, il Collegio rileva che la percentuale dell’aggio sulle somme riscosse è determinata per ciascun ambito territoriale sulla base dei criteri, espressamente indicati nel decreto interministeriale e nello stesso art. 17 del D.Lgs. n. 112/1999, che quest’ultimo a sua volta, lascia ad un ulteriore decreto interministeriale la determinazione della parte di aggio da porre a carico del debitore.
Le osservazioni fatte dalla ricorrente, che considera l’aggio come una sorta di sanzione, vengono respinte.
Il comportamento di Equitalia Esatri è corretto, tenuto conto fra l’altro, che la procedura è perfettamente legittima ed in linea con altri sistemi, pure adottati con decreto interministeriale. Tutto questo è una forma di tariffa che fonda le proprie radici in decreti legislativi, in decreti interministeriali e quant’altro, che ha carattere di “legge” vera e propria.
Le argomentazioni poste a base del ricorso risultano essere un mero pretesto con l’unico scopo di non pagare quanto dovuto.
Le spese seguono la soccombenza per € 500,00.
P.Q.M. – respinge il ricorso. Pone a carico di parte ricorrente le spese di lite, quantificate in € 500,00.
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