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Timestamp: 2013-05-19 19:36:49+00:00
Document Index: 163518382

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 9', 'art. 27', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 1', 'art. 9', 'art. 33', 'art. 21', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 50', 'art. 50', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 36', 'art. 21', 'art. 15', 'art. 41', 'art. 117', 'art. 32', 'art. 32', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 38', 'art. 38']

senato.it - Legislatura 16� - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 717 del 02/05/2012
Documento completo (634K)
Discussione del disegno di legge: (3221) - Integrazione decreti liberalizzazioni e consolidamento conti pubblici
Discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge: (3221) - Integrazione decreti liberalizzazioni e consolidamento conti pubblici
Ripresa della discussione del disegno di legge: (3221) - Integrazione decreti liberalizzazioni e consolidamento conti pubblici
DE FEO (PdL)
Annunzio Vice Presidente vicario
Sulla situazione nel Sud Sudan e sulla libertà religiosa in Africa
Sulla grave situazione occupazionale nella provincia di Napoli
Sull'utilizzo della cannabis per fini terapeutici
Sulla prossima visita del Pontefice in Toscana
Su affermazioni di esponenti del Governo in merito alla situazione degli imprenditori in Italia
Sulle forme di pubblicità dei lavori della 1a Commissione in sede di esame dei disegni di legge di riforma costi[...]
Ordine del giorno per la seduta di martedì 8 maggio 2012
DISEGNO DI LEGGE 3221
1-00622
3-02824
3-02825
3-02826
3-02827
3-02828
3-02829
3-02830
4-07367
4-07368
4-07369
4-07370
4-07371
4-07372
4-07373
4-07374
4-07375
4-07376
4-07377
4-07378
4-07379
4-07380
4-07381
4-07382
4-07383
4-07384
4-07385
4-07386
4-07387
Legislatura 16� - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 717 del 02/05/2012
Sono in congedo i senatori: Amoruso, Belisario, Berselli, Bodega, Bondi, Bonfrisco, Cagnin, Carrara, Castiglione, Chiti, Ciampi, Ciarrapico, Colombo, D'Ambrosio Lettieri, Dell'Utri, Delogu, Fantetti, Filippi Alberto, Fluttero, Germontani, Giovanardi, Izzo, Leddi, Longo, Marcenaro, Marcucci, Menardi, Messina, Mongiello, Morra, Mugnai, Oliva, Pera, Poli Bortone, Rutelli, Sanciu, Sarro, Sciascia, Spadoni Urbani, Thaler Ausserhofer, Vaccari e Valli.
Il senatore Piergiorgio Stiffoni, con lettera pervenuta il 2 maggio ha comunicato che cessa di far parte del Gruppo parlamentare Lega Nord Padania e aderisce al Gruppo Misto a partire dal 30 aprile 2012.
A decorrere dal 16 aprile 2012, il senatore Luigi Lusi, in seguito a dimissioni comunicate alla Presidenza del Senato, cessa di far parte della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
Senatori Pedica Stefano, Carlino Giuliana, Lannutti Elio
Disposizioni in materia di istituzione di sezioni specializzate per la famiglia e per i minori presso i tribunali ordinari (3276)
(presentato in data 02/5/2012 );
Modifiche agli articoli 575, 576, 577 e 585 del codice penale in materia di omicidio (3277)
senatore Musso Enrico
Autorizzazione all'apertura di nuove sale da gioco sul territorio comunale (3278)
senatori Giaretta Paolo, Saro Giuseppe, Pertoldi Flavio, Stradiotto Marco, Saia Maurizio, Barbolini Giuliano, Donaggio Cecilia, Fistarol Maurizio
Istituzione del Fondo di solidarietà per l'erogazione di mutui in favore di piccoli e medi imprenditori in comprovata situazione di difficoltà economica e finanziaria e privi di accesso al credito bancario o ai quali sono stati revocati affidamenti da parte di banche o intermediari creditizi (3279)
senatori Rizzi Fabio, Garavaglia Massimo
Liquidazione imposta sul valore aggiunto a seguito di cessioni o forniture di servizi rimaste insolute (3280)
(presentato in data 02/5/2012 ).
Norme in materia di responsabilità dello Stato per violazione del diritto dell'Unione europea (3258)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 14° (Politiche dell'Unione europea)
(assegnato in data 27/04/2012 );
Modifiche alla legge 13 aprile 1988, n. 117, in materia di giudizio di ammissibilità del ricorso per il risarcimento dei danni cagionati nell'esercizio delle funzioni giudiziarie, nonché di obbligatorietà e misura dell'azione di rivalsa (3259)
Delega al Governo per la revisione dello strumento militare nazionale (3271)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita')
(assegnato in data 02/05/2012 ).
È stato deferito alla 13a Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, del Regolamento, l'affare concernente le problematiche ambientali, che interessano taluni siti marini e lacustri ed i territori limitrofi, connesse allo smaltimento dei residui chimici di armi (Atto n. 825).
È stato deferito alla 12a Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 34 e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare concernente la prevenzione e il controllo delle malattie presso il Ministero della difesa (Atto n. 826).
Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con lettera in data 11 aprile 2012, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la proposta di nomina dell'ingegner Domenico Totaro a Presidente dell'Ente Parco Nazionale dell'Appennino Lucano - Val D'Agri - Lagonegrese (n. 141).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, la proposta di nomina è stata deferita, in data 27 aprile 2012, alla 13a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 17 maggio 2012.
Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con lettera in data 20 aprile 2012, ha inviato - ai sensi dell'articolo 9 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la comunicazione concernente la nomina del Commissario Straordinario dell'Ente Parco nazionale dell'Arcipelago Toscano nella persona del dottor Massimo Avancini (n. 120).
Il Difensore civico della regione Lombardia, con lettere in data 20 marzo e 18 aprile 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, della legge 15 maggio 1997, n. 127, le relazioni sull'attività svolta nell'anno 2010 (Doc. CXXVIII, n. 44) e nell'anno 2011 (Doc. CXXVIII, n. 45).
I predetti documenti sono stati trasmessi, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente.
(Pervenute dal 19 aprile al 1° maggio 2012)
SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 163
CARRARA: su manifestazioni contrarie all'attività venatoria (4-04628) (risp. DE STEFANO, sottosegretario di Stato per l'interno)
CENTARO ed altri: sull'attività investigativa nei confronti dei gruppi estremisti di matrice anarchica (4-06407) (risp. DE STEFANO, sottosegretario di Stato per l'interno)
DELLA SETA ed altri: sulla realizzazione del nuovo palazzo del Cinema di Venezia (4-07062) (risp. ORNAGHI, ministro per i beni e le attività culturali)
GRAMAZIO: su manifestazioni di diverso orientamento politico tenutesi contemporaneamente a Roma (4-06530) (risp. DE STEFANO, sottosegretario di Stato per l'interno)
sull'occupazione del Teatro Valle di Roma (4-06775) (risp. ORNAGHI, ministro per i beni e le attività culturali)
sulla vicenda di due militari italiani trattenuti in India (4-06903) (risp. DE MISTURA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)
GASPARRI, QUAGLIARIELLO, SACCONI, AZZOLLINI, CASOLI, GALLO, PARAVIA, SPADONI URBANI, SPEZIALI - Il Senato,
nell'attuale difficilissima congiuntura economica, un numero crescente di imprese rischia di veder compromessa la propria sopravvivenza a causa non solo dell'estrema difficoltà nell'accesso al credito ma anche dell'accumularsi di crediti nei confronti del settore pubblico, per via dei crescenti ritardi delle amministrazioni nei pagamenti per le forniture di beni e servizi e per i rimborsi dei crediti fiscali, in particolar modo dell'IVA;
pur nella consapevolezza della situazione delle finanze pubbliche, la situazione non è più tollerabile: in particolare, non è ammissibile che lo Stato metta a repentaglio la sopravvivenza di molte imprese non restituendo l'IVA anticipata dalle imprese medesime;
detta imposta che, per definizione, dovrebbe essere neutrale per le imprese e dovrebbe invece incidere sul consumatore finale, si rivela, di fatto e allo stato, un ulteriore pesantissimo onere;
l'accumularsi di ingenti crediti IVA rappresenta una forma di debito pubblico sommerso che rischia di vanificare le politiche di risanamento finanziario e di impedire il raggiungimento del pareggio di bilancio;
nella generalità dei casi le imprese operano come tax collector dell'IVA, in favore dell'erario;
il ritardo nell'erogazione dei crediti IVA appare essere un problema così critico quasi esclusivamente in Italia, essendo, generalmente, i rimborsi erogati con assai maggiore celerità negli altri Stati membri dell'Unione europea;
sempre più numerose associazioni del sistema produttivo stanno manifestando le proprie preoccupazioni per la contrazione dell'erogazione dei rimborsi in conto fiscale da parte degli uffici periferici degli agenti della riscossione, dovuta al grave rallentamento nell'erogazione dei fondi;
fino a ottobre 2011 gli stanziamenti erogati sono stati molto al di sotto rispetto alle erogazioni complessive del periodo corrispondente, nei 3 anni precedenti (con una carenza di erogazioni che si attestava tra 1 e 2 miliardi di euro, rispetto all'andamento degli anni precedenti);
sebbene sia l'Agenzia delle entrate a mettere a disposizione di ciascun agente i fondi occorrenti per procedere all'accreditamento dei rimborsi sui conti bancari degli aventi diritto, la gestione diretta delle risorse è di competenza della Ragioneria generale dello Stato, che dispone gli stanziamenti sulla base delle esigenze di gestione della cassa e degli stanziamenti in bilancio;
dai dati sulle erogazioni sembra emergere che la Ragioneria generale stia operando una stretta sui pagamenti dello Stato;
per quanto riguarda le risorse di competenza, va segnalato che per il 2011 il bilancio assestato dello Stato prevede, rispetto agli stanziamenti iniziali per il 2011, una riduzione di 2 miliardi delle risorse per i rimborsi di imposta previste dal capitolo di spesa 3814 nel quale rientrano le risorse per l'erogazione dei rimborsi in conto fiscale IVA. Una analoga riduzione di un miliardo è inoltre prevista per le risorse del capitolo 3813 (rimborsi di imposte dirette dei concessionari);
per il 2012 è previsto, nel complesso, un aumento di risorse di 1,6 miliardi di euro rispetto all'assestato 2011, comunque insufficiente a riportare gli stanziamenti sui livelli inizialmente previsti per il 2011;
attualmente è previsto il concorso dei rimborsi in conto fiscale e della compensazione dei crediti ai fini del raggiungimento di una soglia massima complessiva (oggi appunto pari a 516.000 euro),
1) ad adottare urgentemente i provvedimenti necessari ad evitare per il futuro l'accumulo di ulteriori crediti d'imposta sul valore aggiunto;
2) ad integrare in sede di presentazione del disegno di legge di assestamento di bilancio per il 2012 e del disegno di legge di bilancio di previsione per il 2013 le dotazioni finanziarie necessarie per consentire una rapida compensazione e il rimborso dei crediti IVA fino ad oggi accumulati.
(1-00622)
DI NARDO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico - Premesso che:
ai sensi dell'art. 27, comma 28, della legge 23 luglio 2009, n. 99, è stato emanato il decreto legislativo 11 febbraio 2010, n. 22, di riassetto della normativa in materia di ricerca e coltivazione delle risorse geotermiche, il quale, sostituendo le disposizioni in materia precedentemente stabilite dalla legge 9 dicembre 1986, n. 896, si pone l'obiettivo di favorire l'utilizzo della risorsa "rinnovabile" geotermica, con particolare riferimento alle procedure concernenti le risorse geotermiche a bassa entalpia, in coerenza con gli indirizzi comunitari ed internazionali per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica;
le modifiche al decreto legislativo 11 febbraio 2010, n. 22, apportate dall'art. 9 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, di attuazione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE, hanno definito le competenze in materia di titoli geotermici finalizzati alla sperimentazione di impianti pilota ad emissioni nulle per favorire la coltivazione anche dei campi geotermici non utilizzati;
nel complesso del quadro legislativo vigente, i rischi connessi alla messa a punto delle nuove tecnologie e alla conseguente sperimentazione, sono posti carico delle aziende che si propongono di affrontare tale sfida imprenditoriale. Va infatti rammentato che rispetto agli impianti tradizionali, i quali scaricano i fluidi residui nell'atmosfera, il decreto legislativo n. 22 del 2010 impone per gli impianti pilota emissioni nulle e la totale reiniezione dei fluidi geotermici nelle formazioni di provenienza;
la destinazione d'uso degli impianti cosiddetti pilota è strettamente legata allo sfruttamento dei fluidi difficili, a media e alta entalpia, per i quali l'estrazione e la gestione del fluido geotermico devono avvenire con tecnologie alquanto complesse e assolutamente nuove nel panorama italiano. Dal momento che, con l'aumentare della temperatura del fluido, aumentano anche la concentrazione del gas e dei sali disciolti, le difficoltà di gestione del fluido geotermico crescono con l'aumentare della temperatura anche se compensate dall'aumento del rendimento del ciclo termodinamico;
lo schema di decreto ministeriale recante la revisione degli incentivi per il fotovoltaico e per le altre fonti energetiche rinnovabili, trasmesso alla Conferenza unificata (di cui all'articolo 8 del decreto legislativo n. 281 del 1997) per il parere, reca, all'articolo 26, disposizioni in materia di premi per applicazioni e tecnologie avanzate. Tale articolo stabilisce che le tariffe incentivanti di riferimento per gli impianti geotermici sono incrementate di 30 euro/MWh nel caso di totale reiniezione del fluido geotermico nelle stesse formazioni di provenienza e comunque con emissioni nulle e di 30 euro/MWh per i primi 10 MW realizzati ed entrati in esercizio su nuove aree oggetto di ciascuna concessione di coltivazione sulle quali non preesistevano precedenti impianti geotermici. L'art. 27 dello stesso schema di decreto ministeriale, concernente gli impianti geotermici avanzati, stabilisce una specifica tariffa incentivante, omnicomprensiva e non cumulabile con quelle indicate in Allegato 1 né con i premi di cui al comma 1 dell'art. 26, per la produzione di energia elettrica da impianti geotermici che facciano ricorso a tecnologie avanzate non ancora pienamente commerciali e nel rispetto delle condizioni fissate dall'articolo 1, comma 3-bis, del decreto legislativo n. 22 del 2010. L'articolo dispone che l'incentivazione sia di 200 euro/MWh nel caso di impianti che utilizzano un fluido con concentrazione minima di gas pari a 1,5 per cento in peso sul fluido geotermico totale e una temperatura inclusa nella fascia definita di media entalpia con temperatura massima di 151°C (considerato con la tolleranza di 1°C). Invece, nel caso di impianti ad alta entalpia che utilizzano un fluido con concentrazione minima di gas pari a 1,5 per cento in peso sul fluido geotermico totale e una temperatura inclusa nella fascia fra la temperatura minima di 151°C e la massima di 235°C (considerato con la tolleranza di 1°C) l'incentivo è ridotto di 0,75 euro per ogni MWh e per ogni °C di differenza tra la temperatura del fluido geotermico e il precedente valore di soglia minima di 151°C, secondo una formula di calcolo specificata dall'articolo medesimo;
l'algoritmo di calcolo della tariffa incentivante contenuto nel predetto schema di decreto prevede, in sostanza, per l'alta entalpia una forte riduzione della tariffa rispetto al caso della media entalpia. Da una simulazione pratica nel caso di un impianto di taglia 5MWe per un fluido ad alta entalpia, caratteristica abbastanza comune nel panorama geotermico italiano, si desume che la norma in oggetto produrrebbe una tariffa incentivante inferiore a quella prevista per un impianto non progettato per gestire fluidi difficili. Si tratta di una illogicità e contraddizione interna al decreto che occorrerebbe correggere tempestivamente;
nello specifico, l'applicazione dei criteri contenuti nel decreto ministeriale porterebbe a valutare la tariffa incentivante in soli 137 euro/MWh per fluidi difficili, per i quali è necessaria la sperimentazione con impianto pilota, contro 159 euro/MWh per gli altri fluidi. Appare evidente come il permanere di questa formulazione costituisca una seria limitazione allo sviluppo delle possibilità di sfruttamento dei predetti fluidi, peraltro molto diffusi in alcune Regioni dell'Italia centrale e di quella meridionale, che richiedono la messa a punto di nuove tecnologie e la loro successiva sperimentazione,
si chiede di sapere quali iniziative si intendano assumere per rivedere l'illogica esclusione della gestione dei fluidi difficili dall'applicazione degli incrementi previsti dall'art. 26, comma 1, lettere a) e b), dello schema di decreto per le tecnologie "senza emissione" e con reiniezione totale del fluido, al fine di non penalizzare lo sviluppo geotermico in Italia e provvedendo conseguentemente ad estenderne l'applicazione anche agli impianti pilota progettati ai sensi dell'articolo 1, comma 3-bis, del decreto legislativo n. 22 del 2010.
(3-02824)
MASCITELLI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
la signora R. D. G. è stata esclusa dal bando "Avviso pubblico di avviamento numerico" (6 novembre 2008), emesso dalla Direzione provinciale del lavoro di Teramo per l'assunzione a tempo indeterminato e a tempo pieno di due unità di personale appartenente alle categorie dei disabili di cui all'art. 1 della legge n. 68 del 1999;
la signora R. D. G. è regolarmente iscritta negli elenchi tenuti dalla Amministrazione provinciale di Teramo e in possesso della qualifica di addetto alla custodia di edifici, impianti e attrezzature richiesta dall'avviso pubblico in questione;
la provincia di Teramo, con nota del 29 novembre 2008, ha chiesto all'Azienda sanitaria locale (ASL) di Teramo di indicare se la patologia posseduta dalla signora in questione fosse di tipo psichico, poiché, a parere dell'amministrazione provinciale, l'art. 9, comma 4, della legge n. 68 del 1999, prevede che i disabili che presentino una patologia di tipo psichico possono essere avviati al lavoro esclusivamente su richiesta nominativa del datore di lavoro;
in seguito a richiesta dell'Amministrazione provinciale, la signora è stata convocata a visita medica collegiale per il giorno 17 dicembre 2008, per verificare se la sua fosse invalidità psichica, nonostante, come ha immediatamente replicato l'interessata con nota del 22 dicembre 2008, ai sensi della disciplina vigente, l'invalido psichico possa essere sottoposto a visita medica esclusivamente al fine di verificare la compatibilità della invalidità con le mansioni da svolgere. Dunque l'invalidità psichica non sembrava ostare al suo avviamento numerico;
in considerazione di ciò, e cioè che a parere dell'Amministrazione territoriale i disabili psichici non possono essere avviati al lavoro su chiamata numerica, ma solo ed esclusivamente nominativa a seguito di stipula di specifiche convenzioni, la signora è stata, appunto, esclusa dall'avviamento al lavoro presso la Direzione provinciale del lavoro di Teramo, e infatti il 18 dicembre 2008 è stata pubblicata la graduatoria da cui la signora è risultata esclusa,
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se non intenda intervenire, nei modi di propria competenza, affinché sia fatta luce sull'esclusione dal bando della signora di cui in premessa, per accertare se si sia trattato, come sembra, di un vero e proprio episodio di discriminazione;
se non intenda, nel caso si sia trattato di discriminazione, adoperarsi per rendere possibile un reintegro della persona ingiustamente esclusa.
(3-02825)
GRAMAZIO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
nella serata di ieri, giovedì 26 aprile, nella Stazione Termini di Roma, si è verificato un incidente a causa dello scontro di due treni Freccia Rossa che andavano ad una velocità di 30 chilometri orari;
se fosse stata maggiore la velocità all'ingresso nella Stazione Termini, si sarebbe verificata una vera e propria strage;
risulta all'interrogante che i soccorsi siano arrivati in ritardo e che il personale e gli utenti non abbiano ricevuto la dovuta assistenza;
dalle ore 19 del 26 aprile fino al 27 aprile, la situazione creatasi ha bloccato oltre 10 treni, fatto che ha determinato grave disagio, in particolare per i pendolari del Lazio;
occorre evidenziare che le Ferrovie dello Stato hanno, da tempo, ridotto il personale viaggiante e i macchinisti conduttori, creando a giudizio dell'interrogante uno stress eccessivo che potrebbe essere tra le cause di incidenti del genere,
l'interrogante chiede di conoscere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere affinché l'ente Ferrovie dello Stato proceda con celerità all'inchiesta accertando le responsabilità effettive.
(3-02826)
LAURO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
la crisi finanziaria e di liquidità, la chiusura del credito bancario e la recessione, specie nel Mezzogiorno ma non solo, stanno precipitando un numero sempre crescente di medie e piccole imprese nell'area dell'illegalità, diventando, in tal modo, l'anello debole nel quale la criminalità organizzata si infiltra agevolmente per riciclare miliardi di euro di denaro sporco, ricavato, tra l'altro, dallo spaccio degli stupefacenti, dall'usura, dalle estorsioni e dal gioco d'azzardo, sia legale che illegale;
questa crescente patologia del sistema economico nazionale rischia di rendere irreversibile, se associata all'inefficienza della burocrazia, il recupero all'economia sana di una parte crescente del principale tessuto produttivo del nostro Paese;
l'assedio congiunto della criminalità organizzata e di tutte le mafie, in funzione di falso creditore, del fisco e dell'inefficienza della pubblica amministrazione e degli uffici periferici, deputati all'assistenza delle piccole e medie imprese, sta creando una disperata condizione psicologica, per tanti artigiani, piccoli o medi imprenditori, di una scelta drammatica, tra l'abbandono della propria attività o di collusione, consapevole od inconsapevole, con la società criminale, senza possibilità di ritorno;
presso il registro delle imprese, tenuto dalla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Napoli, sede del centro direzionale di Napoli, sono stati chiusi gran parte degli sportelli, che disbrigavano le pratiche agli utenti: man mano, infatti, che sono andati in pensione i vecchi impiegati, non sono stati sostituiti. Per cui, per ottenere il numero REA di una neo costituita società o di una ditta individuale, trascorrono almeno tre mesi, senza contare i tempi necessari per le variazioni di sedi, di oggetto sociale e di amministratori;
l'albo delle imprese artigiane, sito al corso Meridionale di Napoli, presso i locali della Borsa merci, risulta completamente inattivo: sono rimasti due impiegati che non riescono a smaltire neppure il 10 per cento delle richieste di iscrizione all'albo. Se l'artigiano non ottiene il numero di iscrizione all'albo non può operare, non viene iscritto all'INPS e non può ottenere il DURC, documento della regolarità contributiva, per cui non potrà partecipare ad alcuna gara di appalto, pubblica o privata. L'unica alternativa è operare nell'illegalità. Per quanto concerne le variazioni di sedi o dell'oggetto sociale, l'attesa arriva ad anni;
l'albo speciale gestori ambientali, sempre presso la Borsa merci di Napoli, è operante, da un anno, con un solo impiegato, il quale non riesce a smaltire che poche pratiche al mese: tale albo rilascia l'iscrizione ed il formulario per il trasporto, in conto proprio o in conto terzi, dei rifiuti dell'edilizia, materiali di risulta. Senza i formulari questi materiali non possono viaggiare per lo smaltimento e le imprese non possono lavorare o lavorano nell'illegalità, per cui la Polizia provinciale è costretta ad elevare centinaia di verbali e denunzie penali, rendendo non solo la vita lavorativa, ma anche quella familiare, dei piccoli operatori una tragedia, umana e sociale;
per ottenere l'iscrizione agli albi speciali degli intermediari di commercio (rappresentanti, agenti di commercio, eccetera), passano molti mesi: non meno di sei mesi per ottenere l'iscrizione all'albo impiantistica di cui al decreto ministeriale n. 37 del 2008, ex legge n. 46 del 1990, cioè per impianti elettrici e di condizionamento; impianti di ascensori; impianti di telecomunicazione, e non meno di tre mesi per le pratiche all'ufficio ditte annuali presso il registro imprese;
la telematica presso questi uffici non funziona o, quanto meno, ritarda ancora di più i tempi di istruttoria delle pratiche;
alla base di tutto quanto esposto vi è la notevole riduzione del personale, senza un'adeguata informatizzazione, compensativa della carenza delle risorse umane;
ai dipendenti semestrali non è stato rinnovato il contratto da più di un anno e gli uffici sono andati letteralmente in crisi;
la Camera di commercio costituisce un ente autonomo, che si mantiene con proprie risorse, provenienti dalla tassazione (diritto camerale pari a 88 euro per le imprese individuali e gli intermediari; per le società di persone, società in nome collettivo e società in accomandita semplice, pari a 200 euro cui sommare una percentuale sul fatturato; altri diritti sulle unità locali); ove, per tutte le pratiche presentate, si pagano diritti e bolli;
infine, il bilancio della Camera di commercio di Napoli risulta in attivo,
si chiede di sapere, con la massima urgenza, quali iniziative il Governo intenda assumere per rimuovere questa drammatica situazione, sia sul piano generale che nello specifico degli uffici operativi della Camera di commercio di Napoli, nella consapevolezza che ulteriori ritardi rischiano di gettare nelle mani della criminalità organizzata, e, nello specifico, della camorra, parte rilevante del principale tessuto produttivo del nostro Paese e, in particolare, di Napoli e della provincia.
(3-02827)
GIAMBRONE, CAFORIO, CARLINO, DI NARDO, LANNUTTI, MASCITELLI, PEDICA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
l'autonomia scolastica è stata una grande conquista di civiltà e di democrazia nel nostro Paese, allineandolo ai più avanzati Paesi europei. L'autonomia scolastica è stata una questione chiave nell'agenda politica dei maggiori Paesi europei ed è stata una priorità delle varie Presidenze del Consiglio dell'Unione europea che hanno voluto monitorare con analisi comparative e studi i processi di trasformazione e di modernizzazione degli istituti scolastici grazie all'autonomia scolastica. Anche i vari commissari europei dell'educazione e della formazione hanno ribadito, in ogni occasione, come l'autonomia scolastica diventi garanzia di "innovazione" e "mezzo di partecipazione democratica". Nella maggior parte dei Paesi l'autonomia scolastica è uno strumento esclusivamente al servizio del miglioramento della qualità dell'istruzione ed anche l'evidenza empirica ha dimostrato che nei Paesi dove essa è più avanzata maggiori sono i processi di innovazione e il contenimento dei costi pubblici;
già la Costituzione italiana all'art. 33 stabilisce la libertà d'insegnamento e sancisce che la Repubblica, in materia scolastica, detta solo le "norme generali";
la legge costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001, che ha riformato il Titolo V della Costituzione nella parte riguardante le autonomie locali e i rapporti con lo Stato, ha come principio ispiratore il decentramento di funzioni ai vari livelli, nell'ottica della piena autonomia e secondo il principio di sussidiarietà, e l'autonomia scolastica, sempre in ambito europeo, è andata di pari passo ai processi di partecipazione locale e di libertà di istruzione da parte degli attori locali (responsabili scolastici, studenti, genitori, eccetera);
nella scuola italiana già negli anni '70, con i decreti delegati, si inserirono elementi di democrazia partecipativa e il decreto del Presidente della Repubblica n. 419 del 1974 poneva l'autonomia quale dimensione dell'istituzione scolastica. A fine degli anni '80 vi fu nel Paese un forte ed autorevole dibattito teso ad accelerare interventi normativi miranti a realizzare ciò che il professor Sabino Cassese sintetizzò in tre linee di azione: a) riconoscere l'istruzione come servizio collettivo pubblico da erogare attraverso istituti autonomi; b) attribuire agli istituti scolastici autonomia, non solo didattica, organizzativa e amministrativa, ma anche contabile e di gestione del personale; c) spogliare l'apparato centrale di compiti gestionali attribuendogli funzioni di determinazione di standard e funzioni di valutazione;
la conferenza nazionale della scuola del 1988, organizzata di concerto tra la Camera dei deputati e il Ministro della pubblica istruzione Giovanni Galloni, sancì che bisognava passare dal "governo della scuola" all'"autogoverno degli Istituti" (documentazione dell'istituto regionale di studi "A.De Gasperi" - Emilia-Romagna). Gli atti di quel dibattito favorirono un'accelerazione nel processo normativo di autonomia degli istituti scolastici che fu portato avanti da tutti i Ministri della pubblica istruzione di quegli anni e che vide una prima bozza elaborata dal ministro Berlinguer e poi un'attuazione legislativa nella legge 15 marzo 1997, n. 59 (cosiddetta legge Bassanini), art. 21, con la quale l'autonomia venne sancita ed avviata come sperimentazione nelle scuole di ogni ordine e grado con l'espressione di "autonomia didattica, autonomia amministrativa, autonomia finanziaria". Dopo due anni di sperimentazione, il decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, "Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche", introdusse in maniera chiara ed inequivocabile l'autonomia delle scuole con la loro autonoma personalità giuridica attribuendo con l'art. 14, dal 1° settembre 2000, "le funzioni già di competenza dell'amministrazione centrale e periferica relative alla carriera scolastica e al rapporto con gli alunni, all'amministrazione e alla gestione del patrimonio e delle risorse e allo stato giuridico ed economico del personale ", riservando all'amministrazione centrale e periferiche le residuali funzioni definite all'art. 15. Funzioni prevalentemente inerenti al reclutamento del personale, la formazione delle graduatorie permanenti, mobilità, riconoscimento di titoli esteri, eccetera;
il Governo Monti, fautore nei programmi enunciati della libera concorrenza e del libero mercato, con il decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, cosiddetto "semplifica Italia", recante "Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo", all'art. 50, ha voluto rimarcare lo "scopo di consolidare e sviluppare l'autonomia delle istituzioni scolastiche, potenziandone l'autonomia gestionale secondo criteri di flessibilità" e ribadendo che le "linee guida e le finalità " sono quelle (lettera a)) di "potenziamento dell'autonomia delle istituzioni scolastiche";
uno dei principali campi di applicazione dell'autonomia è quello organizzativo ed amministrativo attraverso l'uso di software gestionali per gli uffici amministrativi e in tutti questi decenni, prima e dopo l'autonomia, le scuole italiane sono riuscite ad automatizzarsi solo grazie ad un libero mercato che ha prodotto software d'avanguardia con grande facilità d'uso a costi estremamente ridotti, pienamente conforme alla normativa delle varie aree (contabilità, personale, didattica, patrimonio, eccetera) e tenuto permanentemente aggiornato;
negli anni migliaia di operatori delle ex segreterie scolastiche si sono formate, aggiornati e sono stati in grado di rispettare procedure e scadenze normative solo grazie a questo libero mercato. Le pagelle scolastiche elettroniche e la scuola "aperta" con l'interazione via web tra scuola, studenti e famiglie è patrimonio da anni della scuola italiana e questo grazie alle imprese private operanti nel settore;
è bene ricordare che per oltre 20 anni e fino al 1996 il Ministero della pubblica istruzione ebbe una convenzione con la società Italsiel, poi diventata Finsiel, che otteneva, di anno in anno con "trattativa privata", il rinnovo a suon di miliardi. L'ultima commessa fu di quasi 1.000 miliardi di lire e prevedeva la realizzazione di un set di programmi per l'automazione e la fornitura dei programmi stessi, in un primo momento alle 824 scuole di Roma e, in un secondo tempo, a tutte le scuole d'Italia. Quei programmi non funzionarono mai;
già allora le imprese private, fornitrici di software, consulenza e servizi per le scuole, avevano dimostrato, conti alla mano, che la fornitura di tutti i loro programmi, funzionali agli scopi ed apprezzati dagli operatori scolastici, forniti a tutte le scuole italiane, sarebbero costati il 2 per cento di quanto costò solo l'ultima tranche di quell'operazione fallimentare del Ministero. Nel 1998 quindi in pieno riconoscimento e regolamentazione normativa dell'autonomia scolastica venne aggiudicata all'Eds l'appalto per l'informatizzazione della scuola, di una nuova rete di gestione di tutte le attività principali del Ministero per un importo di 639 miliardi e 950 milioni di lire a cui seguirono altri rinnovi, allo stesso gestore: il primo nel 2003 di altri 200 milioni di euro ed altri a seguire. Nel 2011 si è fatta un'ulteriore gara composta da due lotti, di cui uno di 147.108.000 euro per servizi di gestione e sviluppo software è stato aggiudicato alla HP, che nel frattempo ha assorbito la EDS, e un altro lotto di 89.165.000 euro aggiudicato ad IBM;
in tutti questi anni il libero mercato ha continuato ad assistere e fornire software alla stragrande maggioranza delle scuole italiane con un costo massimo annuo di 8 milioni di euro per circa 7.000 scuole e malgrado ciò in tutti questi anni, incurante dell'autonomia scolastica, periodicamente il Ministero ha tentato, operando in maniera difforme alla normativa vigente, di centralizzare il software;
è stata la qualità dei software sviluppati dalle imprese private ad assicurare la fidelizzazione da parte delle scuole, che non hanno mai voluto rinunciare ad avere un altissimo grado di informatizzazione a costi irrisori e nemmeno lontanamente paragonabili alle somme spese dal Ministero con i diversi gestori. Nel settore scuola le imprese private hanno potuto creare, con la loro professionalità e competenza, un indotto che ha prodotto servizi eccellenti a tutte le scuole e buona e sana occupazione;
da diversi mesi si sta esponenzialmente accrescendo il processo di centralizzazione, da parte del Ministero dell'istruzione, e di imposizione di fatto di software per applicazioni di cui le scuole sono già ampiamente e con soddisfazione dotate e in larghissima parte acquistati ed aggiornati attraverso il libero mercato;
il Ministero sta così destinando risorse economiche per duplicare servizi e prodotti di cui le scuole già fruiscono con soddisfazione, incurante della normativa sull'autonomia scolastica: a giudizio degli interroganti, strade fallimentari e dispendiose già percorse in 40 anni dallo stesso Ministero,
quali siano le motivazioni alla base di una palese contraddizione del Ministero nel poter coniugare, da un lato, il rispetto della normativa vigente in materia di autonomia scolastica, e, dall'altro, il comportamento degli organi centrali che impongono di fatto alle scuole software applicativi sostitutivi di quelli già in uso nelle segreterie scolastiche, provenienti dal libero mercato, perfettamente funzionanti e soddisfacenti, oltre che tecnologicamente più avanzati;
se non si ritenga di produrre un enorme danno erariale, rendendo praticamente nulle e inutili le risorse economiche investite in questi anni dalle scuole per l'acquisto di software e servizi che ora il Ministero, spendendo altre risorse economiche, intende, con un'imposizione di fatto, duplicare;
quali siano le linee guida del Ministero, per conseguire le finalità di "consolidare, sviluppare e potenziare l'autonomia delle Istituzioni scolastiche", come espressamente sancito all'art. 50 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5;
se si ritenga che la massiccia operazione in atto di centralizzazione dei software sia da considerarsi semplificatrice o vada, viceversa, nella direzione di fare indietreggiare l'Italia e il Ministero a processi di informatizzazione, già accennati in precedenza, che hanno contribuito a fare aumentare il debito pubblico e a complicare, non certo semplificare, il lavoro degli operatori scolastici;
per quale motivo, per costituire "l'anagrafe nazionale degli studenti" prevista dal decreto legislativo del 15 aprile 2005, n. 76, per i soli fini previsti all'art. 1 e 2 dello stesso decreto e quindi per poter verificare che siano assicurati "il diritto all'istruzione e alla formazione", sia stata emanata la circolare del Dipartimento per la programmazione e gestione risorse umane, finanziarie e strumentali n. 924/RU/U del 29 febbraio 2012 in cui si cita un progetto di "sincronizzazione delle basi dati locali" e si impone alle scuole uno strano procedimento. Si riporta testualmente: "le segreterie scolastiche che utilizzano gli applicativi locali, dovendo apportare variazioni sugli alunni, dovranno prima utilizzare le funzioni del sistema informativo centrale (SIDI) dell'area gestione alunni". Si sottolinea che per "applicativi locali" si intendono i software delle aziende private e a giudizio degli interroganti si impone alle scuole un procedimento irrazionale e di lungaggine lavorativa;
nella stessa circolare, viene detto che "la sincronizzazione (…) avrà l'effetto terminale di sovrascrivere i dati che sono stati sincronizzati e impedirne definitivamente la gestione nel sistema locale". A quanto risulta agli interroganti, i termini "effetto terminale" e "impedirne definitivamente la gestione" forniscono l'emblematica evidenza del processo in corso, da parte del Ministero, di riduzione dell'autonomia alle scuole, di ri-centralizzazione, contra legem, di attività e procedure e di eliminazione del libero mercato che ha garantito e consentito alle scuole, seguendo le linee generali emanate dal Ministero, di innovarsi e di garantire con puntualità gli adempimenti normativi, e funzionali;
quale sia la motivazione per cui, mentre nell'art. 3 del decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 76, rubricato "Sistema nazionale delle anagrafi degli alunni" viene previsto espressamente che per il raggiungimento dei fini si provvede a: "a) definire gli standard tecnici per lo scambio dei flussi informativi; b) assicurare l'interoperabilità delle anagrafi; c) definire l'insieme delle informazioni che permettano la tracciabilità dei percorsi scolastici e formativi dei singoli studenti", nei fatti il Ministero assume invece comportamenti contrari, come con la circolare n. 924/RU/U del 29 febbraio 2012 citata, opposti al percorso - proceduralmente chiaro e rispettoso dell'autonomia degli istituti scolastici - dettato nella norma stessa costitutiva dell'anagrafe;
se non si ritenga che il Ministero abbia commesso un abuso nella circolare prot. n. 9357 del 23 dicembre 2011, in cui si fa riferimento al rilascio di un'applicazione di rinnovo degli inventari, tra l'altro già in possesso di migliaia di scuole, nel dare un chiaro messaggio alle istituzioni scolastiche di sostituzione e di annullamento della loro autonomia e del libero mercato. Se ben si comprende l'obbligatorietà della tenuta delle scritture contabili e del rinnovo inventariale in quanto consueti adempimenti normativi non si comprende l'imposizione di fatto e l'obbligatorietà dello strumento software per la gestione di beni che, tra l'altro, non sembra superfluo ricordare che non appartengono stricto iure allo Stato e non concorrono alla formazione del conto generale del patrimonio dello Stato, di cui all'art. 36 della legge 31 dicembre 2009, n. 196. Il tutto in un quadro normativo che, come espressamente detto nelle istruzioni per il rinnovo degli inventari dei beni appartenenti alle Istituzioni scolastiche statali a seguito "dell'acquisizione della personalità giuridica e dell'autonomia amministrativa - in virtù dell'art. 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e dell'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 18 giugno 1998, n. 233, alle istituzioni scolastiche statali è stata riconosciuta la capacità di essere titolari di diritti reali su beni immobili e mobili;
quali siano le somme che il Ministero ha speso e sta spendendo per dotare le scuole di software (inventario, bilancio, conchiglia, alunni, eccetera) di cui le scuole sono già in possesso e che non rientrano, tra l'altro, tra le competenze del Ministero. Competenze che sono invece ben individuate dall'art. 15 del decreto del Presidente della Repubblica n. 275 del 1999 e che riguardano la formazione delle graduatorie permanenti, il reclutamento del personale, la mobilità esterna, le autorizzazioni e gli esoneri, il riconoscimento dei titoli di studio esteri;
se non si ritenga che la sistematica azione posta in essere dal Ministero, oltre ad essere difforme ai principi ispiratori e la vasta normativa relativa al riconoscimento della personalità giuridica e dell'autonomia degli Istituti scolastici non stia facendo precipitare le politiche ministeriali verso un passato di "processi di informatizzazione" e di accentramento di funzioni non certo "glorioso" e tanto costoso e inefficiente;
se non si ritenga che l'azione del Ministero stia proseguendo, in maniera spedita, verso l'eliminazione di un libero mercato che in questi anni ha garantito alla scuola italiana il buon andamento e la riduzione dei tempi di lavorazione con servizi efficaci, efficienti, economici, conformi alla normativa, qualitativamente e tecnologicamente avanzati e se questa azione del Ministero non sia in contrasto con l'art. 41 della Costituzione che tutela e garantisce il diritto di iniziativa economica;
se non si ritenga che l'azione del Ministero sia in palese contrasto con le norme per la tutela della concorrenza e del mercato, a cominciare dalla legge 10 ottobre 1990, n. 287, del principio dell'organizzazione concorrenziale del mercato e delle disposizioni della "costituzione integrata" prodotta dall'integrazione tra costituzione interna e diritto comunitario e della nuova formulazione dell'art. 117 introdotta con la riforma del titolo V della Costituzione che ha segnato il definitivo accoglimento del principio della concorrenza e che ha, tra l'altro, segnato un punto di svolta sostanziale e fondamentale per la tutela del libero mercato e della concorrenza con il riconoscimento costituzionale dell'Unione europea e delle fonti di diritto comunitario;
quali siano le motivazioni che impediscono al Ministero di adottare e definire protocolli, procedure e standard in grado di fare dialogare efficacemente i sistemi informativi periferici, tra di loro e con il sistema centrale del Ministero e ciò per garantire l'interoperabilità tra sistemi che oggi è ancora più semplice realizzare grazie al web. Interoperabilità tra sistemi che in ogni parte del mondo e nei maggiori settori produttivi, a cominciare dall'aeronautica e dai trasporti, ai servizi bancari e assicurativi, alla pubblica amministrazione e camere di commercio, eccetera, ha consentito la libera concorrenza, la competizione con conseguenti economie di scala e riduzione di costi, l'innovazione, la maggiore efficienza ed efficacia, lo sviluppo delle imprese, il tutto nel rispetto dell'autonomia di ogni soggetto, micro e macro, operante nello specifico mercato.
(3-02828)
MICHELONI, TONINI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
il 17 aprile del 2012, la Commissione dell'Unione europea, tramite il commissario per la fiscalità, ha promosso, mettendo definitivamente da parte i recenti dubbi espressi dallo stesso organo europeo, la negoziazione di accordi bilaterali fiscali, sulla falsariga di quelli già parafati dalla Confederazione elvetica con la Gran Bretagna e con la Germania, ritenendoli conformi con il diritto dell'Unione europea, in quanto il meccanismo che ne deriverebbe risulta compatibile con quello contenuto nella direttiva 2003/48/CE, meglio nota sotto il nome di "direttiva risparmio", che è stata recepita dal nostro ordinamento attraverso il decreto legislativo 18 aprile 2005, n. 84, entrato in vigore il 1° luglio di quello stesso anno. Da accordi simili potrebbe derivare per l'erario italiano un introito iniziale ragguardevole dell'ordine di parecchi miliardi, e, poi, a regime un introito derivato dagli interessi maturati attorno al miliardo annuo. Positivamente va interpretata l'interpellanza presentata dall'onorevole elvetico Didier Berberat, in data 16 marzo 2012, volta al ripristino delle relazioni diplomatiche in materia fiscale tra il Governo di Berna e quello di Roma. Un'intesa fiscale, in data 13 aprile 2012, è stata sottoscritta anche tra il Governo austriaco e quello svizzero ed è, attualmente, in fase di perfezionamento a Bruxelles, presso la Commissione europea;
pur essendo stata espressa dal Governo la propria volontà di prendere in seria considerazione quanto stabilito dalla mozione n. 1-00621, del 18 aprile 2011, votata alla Camera dei deputati a larghissima maggioranza, sembrano essersi arenati i contatti con il Governo elvetico, al fine di negoziare un accordo informato alla definizione di un regime fiscale finalizzato ad evitare la doppia imposizione fiscale sul reddito e sulla sostanza; insieme con la Convenzione tra Italia e Svizzera, firmata in Roma il 9 marzo del 1976, e successivamente aggiornata con protocollo modificativo, firmato in Roma il 28 aprile del 1978, una negoziazione su una nuova Convenzione bilaterale fiscale è fondamentale e urgente al fine di disciplinare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio, e non abbandonare nell'incertezza anche gli oltre cinquantamila lavoratori frontalieri italiani occupati in Svizzera;
a seguito di ulteriori atti di controllo da parte del Parlamento, è sufficiente ricordare, in tal senso, l'interrogazione a risposta in Commissione 5-06434, del 18 marzo 2012, con la quale si dava risalto alle gravissime problematiche afferenti al frontalierato, interrogazione alla quale il Governo ha dato risposte che naturalmente non potevano tener conto degli ultimi risvolti nel frattempo intervenuti. Particolarmente preoccupante è la situazione avveratasi nel Cantone Ticino, che, tra le altre cose, rappresenta, da decenni, un importante sbocco occupazionale per i quasi cinquantamila cittadini italiani residenti nei Comuni della fascia di confine. Non può non essere ricordato, anche in questa sede, che il Cantone Ticino ha congelato da quasi un anno il 50 per cento dei ristorni fiscali ai Comuni italiani, per un ammontare di quasi 24 milioni di franchi svizzeri, arrecando gravi difficoltà alle casse dei Comuni interessati, oltre ad agire unilateralmente e in completa violazione del Trattato internazionale esistente tra i due Paesi; e che il Parlamento svizzero sta discutendo una mozione appoggiata dall'intera deputazione del Cantone Ticino con la quale si chiede di ridurre al 12,5 per cento (aliquota prevista dall'accordo sul frontalierato sottoscritto con l'Austria) l'ammontare del ristorno attualmente pari al 38,5 per cento;
il mantenimento della Svizzera nella "black list " dei Paesi che agevolano l'evasione fiscale non rappresenta, soltanto, un nocumento alla diplomazia "finanziaria", impedendo, invero, la definizione, tra i due Paesi, di accordi sulla trasparenza finanziaria, ma costituisce anche fonte di tensione nelle relazioni diplomatiche tra Roma e Berna e di amicizia tra i due popoli, relazioni che storicamente si sono ispirate al rispetto, alla lealtà e alla cordialità reciproche,
quale azione il Governo intenda intraprendere al fine di avviare con la controparte elvetica un negoziato volto alla definizione di un accordo sulla fiscalità del risparmio, essendo nota, a seguito delle intervenute novità normative in ambito europeo, la posizione di Bruxelles ed essendo noti i considerevoli effetti postivi che, da un simile accordo, deriverebbero per l'erario italiano;
come intenda agire al fine di superare la delicata questione dei ristorni fiscali, sia in relazione agli importi non ancora erogati, dovuti ai Comuni di confine italiani, bloccati unilateralmente e in violazione del trattato internazione esistente tra la Svizzera e l'Italia, sia con riferimento alle quote di ristorno fiscale in base reddito dei lavoratori frontalieri italiani in Svizzera;
quale tempistica, auspicabilmente breve, intenda seguire per rimuovere la Svizzera dalla lista di Paesi ritenuti sostenitori dell'evasione fiscale, elemento fortemente penalizzante per le imprese italiane, in particolare per quelle del Nord che incontrano ampie difficoltà nei loro tentativi di lavorare con la Svizzera.
(3-02829)
FRANCO Vittoria, CHITI, RUSCONI, LIVI BACCI, MARCUCCI - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che la proposta di tabella delle istituzioni culturali da ammettere al contributo ordinario per il triennio 2012-2014 di cui alla legge 17 ottobre 1996, su cui in data 24 aprile 2012 la 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport) del Senato ha espresso parere favorevole con osservazioni, ha escluso da tale contributo, fra gli altri istituti culturali, anche l'Ente nazionale Giovanni Boccaccio, con sede a Certaldo (Arezzo), Comune di nascita dello scrittore;
l'esclusione di tale importante istituto culturale risulta tanto più incomprensibile se si considera che proprio nel 2013 ricorre il settimo centenario della nascita dell'autore del "Decameron" e che per tale occasione l'Ente Boccaccio ha già varato un nutrito e importante programma di celebrazioni;
tale programma prevede, tra le tante attività, una mostra di manoscritti, convegni e seminari in diverse città italiane, catalogazioni digitali, digitalizzazione di testi, nonché una sessione dedicata a Boccaccio e le arti, musica, teatro e cinema,
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, anche in considerazione della ricorrenza del 2013, includere tra le istituzioni culturali ammesse a godere del contributo ordinario per il triennio 2012-2014 di cui alla legge 17 ottobre 1996 anche l'Ente nazionale Giovanni Boccaccio;
quali iniziative intenda intraprendere per celebrare adeguatamente il centenario della nascita di uno dei più grandi e più noti scrittori italiani, onorarne la memoria e sollecitare nuovi studi e rinnovate ricerche.
(3-02830)
CARLONI, ARMATO, ANDRIA, CHIAROMONTE, DE LUCA Vincenzo, INCOSTANTE - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
il decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, recante "Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività", convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, in materia di assicurazioni ha previsto, tra le altre, una disposizione diretta a uniformare la tariffa RC auto in tutto il territorio nazionale, eliminando così le rilevanti disparità di prezzo esistenti tra le diverse regioni italiane;
per la precisione l'articolo 32, comma 3-quinquies, del decreto-legge stabilisce che "Per le classi di massimo sconto, a parità di condizioni soggettive ed oggettive, ciascuna delle compagnie di assicurazione deve praticare identiche offerte";
tale disposizione, oggi in vigore, deriva dall'approvazione di un emendamento, in 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo) del Senato, dei senatori Pontone e Spadoni Urbani, sostenuto dal Gruppo del Partito democratico, che impegna le compagnie assicurative a praticare una tariffa unica, rendendo espliciti i benefici premiali per gli assicurati virtuosi;
il 19 aprile 2012 l'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo (Isvap) ha inoltrato alle imprese di assicurazione che esercitano la RC auto in Italia, con sede legale in Italia o in un altro Stato membro dello Spazio economico europeo (SEE) o terzo rispetto ad esso, nonché per conoscenza al Ministero dello sviluppo economico e all'Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (ANIA), una circolare esplicativa delle disposizioni, contenute nel citato decreto in materia di assicurazione obbligatoria RC auto, che hanno immediato impatto sui consumatori;
tra queste ultime, al paragrafo 4, si fa riferimento proprio all'art. 32 del citato decreto-legge che lo stesso Istituto di vigilanza definisce norma di non facile interpretazione per la quale, si legge nella circolare, data la delicatezza e la rilevanza della questione, è stata acquisita l'interpretazione del Ministero;
questo, infatti, con nota del 18 aprile 2012 aveva fornito all'autorità l'interpretazione dell'art. 32, poi riportata nella circolare stessa in cui si asserisce che una ragionevole e legittima interpretazione della norma dovrebbe includere, nelle differenziazioni tariffarie possibili, anche per le classi di massimo sconto, quelle legate alle oggettive differenze delle condizioni di rischio rilevate nei singoli territori (frequenza dei sinistri, livello dei risarcimenti, eccetera);
la diffusione della suddetta nota a mezzo stampa (si veda "Il Corriere del Mezzogiorno" del 26 aprile 2012) ha creato sconcerto e motivate reazioni critiche da parte delle associazioni dei consumatori, nonché delle autorità e delle istituzioni locali napoletane;
varie agenzie e tra queste uno studio del portale "Super Money", mettendo a confronto le tariffe per la responsabilità civile di 25 compagnie assicurative, fotografano la situazione attuale che vede un cittadino napoletano pagare circa il 240 per cento in più di un cittadino di Milano o Padova, considerati in prima classe di merito e senza incidenti negli ultimi 5 anni, con un costo medio della polizza RC auto che varia da 1.000 euro nel primo caso, nell'area partenopea, a 300 euro nelle zone del Nord;
considerato che l'interpretazione sopra citata del decreto configura una discriminazione palese della maggioranza dei cittadini onesti e virtuosi del Meridione d'Italia, che senza alcun ragionevole addebito a loro carico vedono progressivamente lievitare il costo dell'assicurazione della vettura rispetto ai residenti in altre Regioni italiane. Tale irragionevole addebito si somma peraltro ad importi altrettanto maggiorati al Sud per il pagamento del bollo auto (a Napoli, 40 per cento in più che a Roma), così che l'abnorme livello raggiunto dalle tariffe concorre a diffondere comportamenti elusivi e zone di ampia evasione;
visto che l'Isvap dovrà intervenire concretamente per impedire il ribaltamento di costi ingiustificati su tutti i cittadini, siano essi "virtuosi" piuttosto che "viziosi", secondo evidenti pregiudizi di "generalizzata disonestà" a danno di precise aree territoriali del Paese,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda riferire sulle motivazioni di un'interpretazione della disposizione che penalizza una buona parte della popolazione meridionale e sulle iniziative che si intendono intraprendere per ripristinare diritti violati ed effettiva parità di trattamento per i cittadini residenti in talune specifiche aree territoriali con particolare riferimento all'area metropolitana partenopea.
(4-07367)
ADERENTI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
il Tribunale monocratico di Castiglione delle Stiviere (Mantova), Sezione distaccata del Tribunale di Mantova, nelle intenzioni del Governo potrebbe essere a rischio di chiusura, nell'ambito di una più ampia riorganizzazione dei presidi della giustizia, che prevedrebbe una serie di accorpamenti di uffici giudiziari, per motivi di ordine economico e gestionale;
notizia di questa operazione è stata data, tra gli altri, dall'ANF (Associazione nazionale forense) a mezzo di comunicato stampa del 24 aprile 2012;
attualmente risulterebbe che il Ministero della giustizia eroga al Comune di Castiglione delle Stiviere, quali acconti, da 30.000 a 60.000 euro all'anno, comprensivi delle spese di manutenzione ordinaria e straordinaria, sia per la sede del Tribunale, che per la sede del giudice di pace;
la situazione della sede distaccata di Castiglione delle Stiviere è la seguente: la pianta organica prevede 2 giudici togati e 2 giudici onorari; i Comuni del Circondario sono venti per un totale di 110.000 abitanti; sono complessivamente circa 1.000 i procedimenti tra penali e civili ordinari in essere, circa un centinaio quelli civili sommari, circa 120 le tutele pendenti e 180 le amministrazioni di sostegno; ogni anno vengono portati a sentenza circa 500 procedimenti tra il penale ed il civile;
la durata media dell'iter completo per ciascun procedimento civile e/o penale avviato dal Tribunale di Castiglione delle Stiviere (dall'iscrizione a ruolo fino alla sentenza di 1° grado) risulterebbe essere mediamente di soli 26 mesi;
si tratta di una struttura di sicuro rilievo che funziona da parecchi anni in quella parte di territorio, l'Alto mantovano, che registra il maggior numero di piccole, medie e grandi imprese rispetto al resto della provincia di Mantova;
si tratta di una sede che si trova a oltre un'ora di viaggio dalla sede del Tribunale di Mantova (ciò a causa dell'inadeguato sistema viario che caratterizza la provincia stessa);
nel Comune di Castiglione delle Stiviere ha sede uno dei sei ospedali psichiatrico - giudiziari nazionali (OPG) con l'unica sezione nazionale femminile, presso il quale il giudice spesso presiede le udienze nei confronti degli imputati ivi ospitati, onde evitarne il trasporto, fino alla sede principale di Mantova, per motivi evidenti di sicurezza, con grande risparmio di risorse economiche ed umane;
a causa della mancanza di spazi, accorpando anche questi uffici presso la sede del Tribunale di Mantova si verificherebbero notevoli disagi, sia dal punto di vista organizzativo, che nei confronti degli utenti, con un conseguente allungamento dei tempi processuali;
l'intera pianta organica di Castiglione delle Stiviere verrebbe assorbita nei vari uffici del Tribunale di Mantova (tribunale, casellario, procura, tribunale di sorveglianza, giudice di pace) di fatto togliendo un servizio efficiente ai cittadini di quella parte della provincia di Mantova, la più produttiva ed attiva,
se le intenzioni del Governo corrispondano al contenuto del comunicato stampa diramato dall'ANF e, nello specifico, quale sia nelle intenzioni del Governo il destino del Tribunale monocratico di Castiglione delle Stiviere;
se non intenda riconsiderare un'eventuale decisione di chiusura del medesimo Tribunale, data la presenza, nello stesso Comune, dell'unico OPG d'Italia che possiede le caratteristiche adeguate, per struttura e qualità del servizio riconosciute a livello internazionale, a proseguire la sua attività e che necessita inderogabilmente, al suo interno, della presenza dell'ufficio di un magistrato.
(4-07368)
FASANO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
è disponibile una graduatoria dell'anno 2011 delle domande di trasferimento relativa a Poste italiane, redatta secondo i criteri di cui all'accordo sindacale del 28 gennaio 2010;
essa sarà valida fino al prossimo 7 maggio 2012, data in cui saranno rese definitive le graduatorie dell'anno 2012;
considerato che il signor Ercole Verdecanna, addetto alla produzione presso il centro di meccanizzazione postale di Peschiera Borromeo (Milano), livello D, tipo di rapporto di lavoro full time, data di assunzione 15 settembre 2008, risulta quinto nella suddetta graduatoria, con 23.5 punti totali, nella provincia di preferenza Potenza;
tenuto conto che, nonostante la quinta posizione occupata nella graduatoria, egli non è ancora stato trasferito, come dallo stesso richiesto, presso un centro postale operativo della provincia di Potenza,
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra;
quali criteri siano stati considerati utili per giustificare tale mancanza di trasferimento del signor Verdecanna dalla sede del centro di meccanizzazione postale di Peschiera Borromeo a uno dei centri postali operativi in provincia di Potenza, risultando il signor Verdcanna, nella graduatoria dell'anno 2011 delle domande di trasferimento relativa a Poste italiane redatta secondo i criteri di cui all'accordo sindacale del 28 gennaio 2010, al quinto posto nella provincia di suo interesse, Potenza, e avendo quindi il diritto, prima di altri, di vedersi accordare il trasferimento richiesto;
quali azioni intenda promuovere affinché il signor Verdecanna possa ottenere il trasferimento.
(4-07369)
considerato che il signor Gerardo Generoso, addetto alla produzione presso il centro di meccanizzazione postale di Peschiera Borromeo (Milano), livello D, tipo di rapporto di lavoro full time, data di assunzione 2 aprile 1992, risulta primo nella suddetta graduatoria, con 41.25 punti totali, nella provincia di preferenza Salerno;
tenuto conto che, nonostante la prima posizione occupata nella graduatoria, egli non è ancora stato trasferito, come dallo stesso richiesto, presso un centro postale operativo della provincia di Salerno,
quali criteri siano stati considerati utili per giustificare tale mancanza di trasferimento del signor Generoso dalla sede del centro di meccanizzazione postale di Peschiera Borromeo a uno dei centri postali operativi in provincia di Salerno, risultando il signor Generoso, nella graduatoria dell'anno 2011 delle domande di trasferimento relativa a Poste italiane redatta secondo i criteri di cui all'accordo sindacale del 28 gennaio 2010, al primo posto nella provincia di suo interesse, Salerno, e avendo quindi il diritto, prima di altri, di vedersi accordare il trasferimento richiesto;
quali azioni intenda promuovere affinché il signor Generoso possa ottenere il trasferimento.
(4-07370)
PERDUCA, PORETTI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che a seguito del conflitto tra Georgia e Federazione russa dell'estate 2008 le regioni georgiane dell'Ossezia meridionale e dell'Abkhazia non sono più sotto il controllo politico-amministrativo di Tbilisi e nei mesi successivi entrambe hanno dichiarato unilateralmente la loro indipendenza dalla Georgia;
l'Abkhazia, oltre alla Federazione russa, è stata riconosciuta a livello internazionale da Nicaragua, Venezuela, Nauru, Vanuatu e Tuvalu;
negli anni decine di studenti abkhazi hanno passato un periodo di studio in Italia creando una serie di rapporti culturali, oltre che accademici, con diverse università e città italiane;
al fine di poter ottenere le dichiarazione di riconoscimento di valore legale per i propri titoli di studio necessarie all'iscrizione presso le università in Italia, gli studenti abkhazi devono ottenere la certificazione da parte di un consolato italiano dietro presentazione di altrettanta documentazione rilasciata dal competente Ministero dell'istruzione;
per quanto risulta agli interroganti, agli studenti abkhazi presentatisi al consolato di Mosca, tale operazione di riconoscimento non è stata garantita perché l'Itala non riconosce validità legale ai documenti rilasciati da parte della Repubblica di Abkhazia;
sempre per quanto risulta agli interroganti, dal consolato italiano a Mosca è stato detto che il consolato competente per tale operazione sarebbe quello di Tbilisi;
la Georgia non rilascia apostille di validità per diplomi ottenuti in Abkhazia, e quindi, senza ciò, il consolato italiano non può rilasciare il certificato di valore legale. Inoltre, in virtù del conflitto del 2008, gli studenti abkhazi potrebbero essere arrestati in Georgia in quanto figli di combattenti;
il Governo della Federazione russa, su richiesta della neonata associazione Italia-Abkhazia, ha iniziato a rilasciare una dichiarazione di equipollenza per detti certificati di studio e diplomi in modo da venire incontro alle numerose richieste da parte di studenti abkhazi di poter passare un periodo di studio di Italia, o altrove;
attesa l'impossibilità per gli studenti abkhazi di recarsi in Georgia, dal consolato di Tbilisi è stato suggerito agli studenti abkhazi di recarsi ai consolati di Mosca ovvero San Pietroburgo;
alla data della presentazione dell'interrogazione non risultava che le pratiche inoltrate presso tali consolati fossero state evase;
considerato che, se e quando tali problematiche dovessero essere risolte, si presenterebbero quelle relative al rilascio del visto, cosa che nei mesi scorsi è stata più volte negata a decine di abkhazi in possesso di un passaporto russo dove la regione di provenienza e residenza sia Abkhazia,
se il Ministro in indirizzo sia informato nel dettaglio della problematica;
se la questione del riconoscimento del valore legale dei titoli di studio degli studenti abkhazi sia mai stata affrontata con le autorità georgiane e/o russe e quali siano state le proposte delle varie parti;
se sia a conoscenza di quali siano le eventuali soluzioni adottate da altri Stati membri dell'Unione europea;
quante siano le richieste di riconoscimento del valore dei titoli di studio da parte degli studenti abkhazi;
quante siano state le richieste di visto da parte di abkhazi, con passaporto russo, e a quanti sia stato concesso il visto e, in caso a nessuno fosse stato concesso, come intenda l'Italia rispondere alle richieste di visto;
considerato che tali dinieghi possono mettere in atto meccanismi che potrebbero portare i richiedenti a dover ottenere dei documenti che non rispecchino al 100 per cento le informazioni di cui il Governo italiano ha bisogno per poter esser certo che le generalità del cittadino straniero corrispondano in tutto e per tutto al richiedente il visto, se il Ministro non ritenga possibile avviare un percorso politico e diplomatico, anche di concerto con i partner europei, al fine di sanare tale situazione.
(4-07371)
VALDITARA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
con il decreto ministeriale 14 marzo 2012, n. 31, è stato definito il numero di "posti disponibili a livello nazionale per le immatricolazioni ai corsi di Tirocinio Formativo Attivo per l'abilitazione all'insegnamento" nella scuola secondaria di primo e di secondo grado, per l'anno scolastico 2011-2012;
in data 13 marzo 2012 attraverso l'accoglimento dell'ordine del giorno n. 9/4940-A/98 alla Camera dei deputati il Governo si è impegnato a consentire ai docenti, considerati non abilitati de iure, di poter partecipare al tirocinio formativo attivo (TFA) senza l'obbligo di sostenere le prove di accesso, che mortificano e vanificano l'esperienza maturata sul campo;
con decreto direttoriale 23 aprile 2012, n. 74, è stato reso noto il calendario delle prove di selezione per i TFA, che vanno dal 6 al 31 luglio con avvio nelle classi di concorso con una minor aggregazione, per contenere l'impatto sul contestuale svolgimento degli esami di Stato;
a giudizio dell'interrogante, tale decreto rischia di creare ulteriori criticità in un comparto già caratterizzato da confusione normativa, determinando, inoltre, sconcerto in quanti, in possesso di competenze pregresse e ampiamente verificate, confidavano in un intervento urgente che consentisse loro o una partecipazione al TFA senza sostenere le prove di accesso o in un corso abilitante loro riservato come, peraltro, annunciato a più riprese in risposta a numerose interrogazioni parlamentari,
si chiede di sapere quali urgenti e non procrastinabili iniziative, in considerazione della calendarizzazione fissata per le prove selettive, il Ministro in indirizzo intenda predisporre al fine di dare seguito all'impegno accolto in data 13 marzo 2012 e consentire ai docenti, di ogni ordine e grado, ivi compresi i docenti della scuola dell'infanzia e primaria, discipline artistiche, strumenti musicali e insegnanti tecnico-pratici, che abbiano maturato almeno 360 giorni di servizio di veder riconosciuta l'esperienza pregressa attraverso l'accesso senza sbarramento al TFA o la partecipazione ad un corso abilitante loro riservato.
(4-07372)
DELLA SETA, FERRANTE - Ai Ministri dell'interno e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
si apprende dalla lettura di vari quotidiani che dal 5 maggio 2012 verrebbero sospesi i collegamenti aerei con l'isola di Lampedusa;
la decisione è della compagnia Meridiana che gestisce i collegamenti in regime di proroga dopo essersi aggiudicata l'appalto due anni fa: le ultime due gare sono andate deserte, e ora Meridiana si accinge a interrompere il servizio;
dopo il fallimento della seconda gara, come si legge ad esempio su un articolo pubblicato da "la Repubblica" del 28 marzo 2012, il presidente dell'Enac Vito Raggio ha dichiarato: "A questo punto l'unica soluzione è la trattativa privata per consentire la prosecuzione del servizio. Ovviamente serve l'accordo tra ministero, Enac e Regione Sicilia e il via libera della Comunità europea";
il servizio fornito da Meridiana fly era l'ultimo rimasto operativo, dopo l'interruzione da parte di Alitalia dei collegamenti con Roma e Milano. Così, dal 5 maggio per raggiungere a Lampedusa bisognerà imbarcarsi a Porto Empedocle (Agrigento) sull'unico traghetto in servizio, della compagnia Siremar, che parte a mezzanotte e impiega 8 ore per giungere sull'isola. Un servizio peraltro intermittente, visto che basta che il mare sia "forza 4" per impedire la partenza;
la prima conseguenza dell'annuncio di Meridiana è la cancellazione di molte prenotazioni in alberghi e residence. La sospensione dei voli mette a rischio l'intera stagione balneare, vanificando gli sforzi degli operatori turistici dell'isola che, per risollevarsi dopo l'estate "nera" dello scorso anno dovuta all'emergenza rifugiati, offrivano pacchetti low cost: "La cosa più drammatica - ha dichiarato il presidente del Consorzio albergatori, come si legge sempre sullo stesso articolo - è che nessuno dice niente e la scadenza del 5 maggio è ormai dietro l'angolo. Di richieste ne arrivano, abbiamo anche creato dei pacchetti molto convenienti ma a questo punto per garantire alle agenzie del nord l'arrivo dei clienti da Bologna, Verona, Milano, abbiamo dovuto mettere mano al portafogli e pagare di tasca nostra delle fideiussioni per garantire dei voli charter: 200.000 euro, per ottenere due collegamenti alla settimana. Ma se al secondo volo non saremo in grado di pagare, tutto subito e in contanti, quelli fermeranno gli aerei. A parte il fatto che tantissimi turisti che non riescono a trovare i voli, nell'incertezza preferiscono optare per altre destinazioni: il danno economico è incalcolabile, per noi e per tutta l'isola";
ancora più immediato è il danno per tutti i lampedusani che intendevano raggiungere l'isola per votare nelle elezioni amministrative del 6 e 7;
l'attuale assurda situazione è tanto più insopportabile se si ripensa alle promesse del Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore Berlusconi quando andò a Lampedusa nel pieno dell'emergenza rifugiati, garantendo interventi dello Stato a difesa in particolare del turismo nonché "miracoli" come la costruzione di campi di golf o l'istituzione di una zona franca,
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto sopra e se non intendano intervenire immediatamente presso la compagnia Meridiana fly per ottenere, intanto, che i voli proseguano nei giorni delle elezioni affinché sia permesso a tutti i cittadini di Lampedusa di avvalersi del principio costituzionale che riconosce a tutti i cittadini italiani, senza difficoltà o impedimenti, di esercitare il proprio diritto-dovere di voto;
se non intendano immediatamente convocare un tavolo tecnico con l'Enac, la Regione Sicilia, il Comune di Lampedusa e gli altri enti interessati per risolvere rapidamente e definitivamente una situazione che rischia di impedire il diritto dei lampedusani alla libera circolazione sul territorio nazionale nonché di mettere in ginocchio l'economia locale largamente basata sul turismo.
(4-07373)
FASANO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
nel mese di novembre 2011, con un taglio ai servizi ferroviari, sono stati soppressi vari treni a lunga percorrenza dal Nord al Sud e viceversa;
tali tagli hanno fatto sì che i viaggiatori in partenza dalle stazioni a sud di Salerno, quali quelle del Cilento, per raggiungere qualsiasi città del nord sono costretti al cambio negli scali di Salerno, Napoli o Roma, con un inevitabile aggravio dei costi dei biglietti e un allungamento dei tempi di percorrenza;
l'aeroporto più vicino alla zona cilentana è il Salerno-"Costa d'Amalfi", di fatto scalo di modestissime dimensioni, per cui il vero riferimento rimane l'aeroporto di Napoli, "Capodichino";
il sistema viario che collega il Cilento con il resto della nazione non è dei più efficienti, e non solo per gli eterni lavori in corso dell'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, ma anche per problemi di viabilità interna;
considerato che il Cilento (subregione montuosa della Campania che si protende tra i golfi di Salerno e di Policastro con un popolazione di circa 22.500 abitanti), dichiarato dall'Unesco patrimonio dell'umanità, in virtù delle sue ormai riconosciute bellezze naturali e paesaggistiche, delle sue spiagge puntualmente insignite della bandiera blu, della sua importanza da un punto di vista mitologico, storico e filosofico, delle sue tradizioni, della sua ricchezza di specialità enogastronomiche, è sempre di più meta privilegiata di turisti, sia dall'Italia che dall'estero;
considerato ancora che con atto ispettivo 4-06438, pubblicato il 14 dicembre 2011, l'interrogante ha già portato a conoscenza del Governo tale difficile situazione,
si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione e, in caso affermativo, se e quali azioni intenda promuovere per scongiurare l'ulteriore isolamento di una zona, quale quella cilentana, che se maggiormente tutelata potrebbe diventare una sempre più ambita meta turistica e dunque un vero e proprio volano di sviluppo per la provincia di Salerno e per l'intera regione Campania.
(4-07374)
BUGNANO - Ai Ministri della salute e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
il 12 marzo 2012 il sito del quotidiano "Corriere della sera", con un servizio a cura di Giovanna Corsetti, ha mostrato le immagini di alcuni aerei MD80 dell'ex compagnia di bandiera "Alitalia-Linee aeree italiane (LAI)", abbandonati su uno dei piazzali della manutenzione, nell'aeroporto di Fiumicino di Roma, che dovevano essere in parte smembrati per un'eventuale vendita o rottamazione;
durante le fasi di smontaggio i tecnici hanno trovato a bordo degli aerei e in alcune componenti meccaniche e strutturali quantità di amianto tali da richiedere il fermo delle operazioni, in attesa delle operazioni di bonifica, così come previsto dalla normativa in materia, per poi procedere alla rimozione in sicurezza delle componenti d'amianto, fino al loro completo smaltimento in discarica;
risulterebbe altresì che sugli MD80, abbandonati sui piazzali di Fiumicino, sono presenti numerosi pezzi visibilmente danneggiati, esposti al contatto con l'aria, sia nelle parti meccaniche che negli arredi di bordo;
il sito del quotidiano riferisce altresì, in un articolo del 19 marzo 2012, che dal 1992, anno della cessazione dell'impiego dell'amianto in Italia, le case costruttrici di aerei hanno segnalato alla compagnia di bandiera la presenza di amianto in alcune parti meccaniche, con l'invito ad una loro rapida sostituzione, ma non si hanno a tutt'oggi notizie di certificazioni Alitalia che attesterebbero la totale bonifica dell'amianto dagli aerei. Negli anni, infatti, Alitalia ha preferito procedere con la sostituzione delle diverse componenti secondo la loro naturale scadenza. Quindi, piuttosto che bonificare, Alitalia ha aspettato le scadenze di manutenzione e sostituzione dei pezzi, inclusi quelli con l'amianto;
si apprende inoltre dal suddetto articolo: «L'Alitalia, come compagnia, non ha mai richiesto l'applicazione per i propri dipendenti dei benefici previsti dalla legge per i lavoratori esposti all'amianto, nonostante si siano verificati decessi tra il personale per mesotelioma pleurico, il cancro provocato dall'amianto. Inoltre recenti controlli sanitari sul personale aeroportuale e di volo registrano tassi di mesotelina fuori norma, superiori agli standard consentiti, perché non ci siano rischi per la salute»;
occorre tener presente che un aeromobile per poter effettuare un volo deve essere sottoposto ad una serie di controlli, quali le ispezioni giornaliere e quelle di transito, effettuati principalmente dal personale di volo e dal personale di terra tecnico. Tali controlli hanno la durata di circa un'ora prima di ogni volo, 50 minuti durante il transito degli aeromobili e 50 minuti al termine del volo o serie di voli. Questa tempistica, da considerarsi in condizioni normali, si prolunga nel momento in cui durante i controlli si riscontrano delle anomalie o inefficienze, che possono essere rilevate dall'equipaggio durante il volo o dal personale di terra prima di compiere il volo successivo a seguito dell'ispezione pre-volo, effettuate immediatamente prima di ogni decollo;
l'amianto contenuto nelle parti meccaniche, come per esempio nel sistema frenante, è stato per anni disperso dagli aerei, durante le frenate d'atterraggio su piste e raccordi, con un conseguente inquinamento del sedime aeroportuale. Va altresì sottolineato che nelle piazzole di sosta tutto attorno all'aeromobile operano normalmente vari mezzi che in passato utilizzavano amianto nei loro sistemi ed impianti, con coibentazioni in amianto, a conferma che anche la piazzola di sosta, oltre sicuramente alla pista di decollo e atterraggio, può essere considerata un sito altamente inquinato;
le particelle disperse, come sottilissime spore, finivano poi nell'aria aspirata dai motori sulle piste di decollo, aria riciclata e respirata da tutti, personale navigante e passeggeri. Infatti, poiché l'aereo sale in quota, per poter garantire le condizioni ambientali all'interno della cabina necessarie alla vivibilità, bisogna mantenere la quota all'interno della stessa quanto più possibile prossima al livello del mare. Per ottenere il mantenimento, si pressurizza la cabina utilizzando l'aria prelevata dai motori. Questo sistema fa sì che in un volo di un'ora il 75 per cento dell'aria all'interno della cabina sia sempre la stessa e che, se si presume la presenza di agenti contaminanti, essi vi permangano per tutta la durata del volo;
inoltre è necessario considerare - così come evidenziato in una relazione del 2009 redatta dal professor Giovanni Alfredo Zapponi dell'Istituto superiore di sanità - il possibile contributo del rilascio da tutti gli oggetti e materiali contenenti amianto presenti in passato all'interno degli aerei (coibentazioni, guarnizioni di vario tipo, materiali di isolamento, parti dell'impianto di condizionamento, dispositivi di protezione individuale);
risulta all'interrogante che nel 2007 sono giunti al Dipartimento tecnologie e salute dell'Istituto superiore di sanità componenti e manufatti provenienti da aeromobili per l'effettuazione di analisi volte alla ricerca di amianto, e in sette di questi campioni è stata rilevata la presenza di crisolito, normalmente chiamato "amianto di serpentino", in vari casi costituente il 100 per cento degli oggetti sottoposti a misura;
tutto ciò suggerisce in modo chiaro che in passato possono aver avuto luogo esposizioni significative, e, in alcuni casi, critiche, dei piloti e del personale di volo, nonché di quello di terra. Il rischio a cui sono stati sottoposti è documentato da un numero di casi di mesotelioma più limitato di quello rilevato in altri contesti, ma senza dubbio non trascurabile;
nel corso del 2011 diversi tribunali, in funzione di giudici del lavoro, hanno riconosciuto agli ex lavoratori Alitalia, accertata la loro alta esposizione alle fibre di amianto, i benefici di cui all'articolo 13 della legge 27 marzo 1992, n. 257, e successive modificazioni, e quindi il diritto alla rivalutazione della posizione pensionistica,
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto riportato in premessa;
quali urgenti iniziative intendano intraprendere, per quanto di competenza, in ordine a quanto sopra, e in particolare in relazione ai numerosi pezzi e componenti di MD80 visibilmente danneggiati, esposti al contatto con l'aria sia nelle parti meccaniche che negli arredi di bordo, e giacenti nell'aeroporto romano di Fiumicino;
se non ritengano necessario verificare che gli aerei Alitalia, oggi di proprietà della CAI, non abbiano ancora componenti contenenti fibre di amianto;
quali urgenti azioni intendano porre in essere al fine di garantire l'effettiva applicazione della legge 27 marzo 1992, n. 257, relativamente all'obbligo di dismissione e smaltimento dell'amianto e al divieto assoluto di utilizzo di tale materiale;
se non ritengano necessario intervenire al fine di garantire a tutti i lavoratori alle dipendenze della ex Alitalia, esposti all'amianto, il diritto al riconoscimento dei benefici previsti dalla legge n. 257 del 1992.
(4-07375)
si apprende da notizie di stampa che anche il Comune di Camerino, seguendo la strada della Provincia di Pisa e del Comune di Prato, ha scelto di annullare i contratti derivati stipulati con Unicredit;
si legge su un articolo pubblicato su "Il Sole 24 ore-Plus 24" del 28 aprile 2012: «Alla fine anche il Comune di Camerino (Mc) si è "pentito" di aver stipulato contratti derivati e sulla scia tracciata dalla Provincia di Pisa e, da ultimo, il municipio di Prato (si veda «Il Sole 24 Ore» del 20 aprile), ha intrapreso la strada dell'annullamento in autotutela delle delibere amministrative che hanno autorizzato la sottoscrizione di quattro swap con UniCredit. Ma andiamo con ordine (...) Dal 2002 al 2006 Camerino ha stipulato con UniCredit quattro contratti derivati al fine di contenere il costo del proprio indebitamento. In un primo momento gli swap sembravano aver apportato benefici per l'ente che ha incassato somme a titolo di upfront (una sorta di anticipo) o di Mark to market (Mtm, per la chiusura anticipata di alcuni di essi). Ma il Comune - assistito dall'avvocato Alfonso Valori di Macerata - ha voluto vederci chiaro e ha disposto una Consulenza tecnica di parte (Ctp) dalla quale sarebbero emersi numerosi profili di criticità nei prodotti finanziari sottoscritti. Il primo derivato del 26 giugno 2002 (un «convertibile swap»), infatti, aveva un valore negativo iniziale di 208mila euro ma il Comune non ha ricevuto upfront da UniCredit. Nonostante questo svantaggio iniziale, l'ente è riuscito a estinguere anticipatamente il contratto il 7 dicembre 2004 con un valore comunque positivo di 100mila euro (nonostante la perizia abbia calcolato un Mtm leggermente maggiore). Sempre nel dicembre 2004 Camerino ha stipulato un secondo derivato dal quale ha ricevuto un upfront di 40mlla euro (nonostante la perizia abbia calcolato un valore maggiore pari a 193mila euro, somma che avrebbe dovuto essere riconosciuta all'ente). Sempre secondo l'advisor tecnico del Comune, la banca avrebbe poi mancato di versare all'ente locale altri 14mila euro al momento della chiusura di questo secondo derivato nel luglio 2005 (posto che l'ente ha ricevuto soltanto 20mila euro anziché 34mila). Nell'agosto 2006, le parti hanno stipulato un terzo contratto (un «collar swap») dal quale il Comune ha incassato un upfront di 56mila euro anziché i 144mila calcolati dal perito. Questo contratto è ancora in corso come pure il quarto swap stipulato a novembre del 2006. Sempre secondo i calcoli del perito di parte, questo contratto aveva un Mtm iniziale negativo per l'ente di 250mila euro a fronte dei quali la banca ha riconosciuto soltanto 90mila euro. (...) Dopo aver conosciuto gli esiti della perizia, il Comune ha dunque deciso di contestare i quattro contratti chiedendo a UniCredit il pagamento dei mancati upfront e Mtm di chiusura per i primi due contratti (211mila euro per il primo e 168mila per il secondo) e la restituzione dei flussi pagati a causa dei due contratti ancora in corso (circa 71mila euro). A fronte del diniego della banca l'ente ha allora iniziato il procedimento di annullamento in autotutela degli atti amministrativi che hanno consentito la stipula dei contratti derivati. Le motivazioni giuridiche alla base della decisione comunale risiedono nella violazione del principio della necessaria convenienza economica che questi contratti devono avere per l'ente pubblico (articolo 41, legge 448/2001) e del principio della parità di valore tra opzione cap acquistata e opzione floor venduta dal Comune (articolo 3, circolare del ministero dell'Economia e delle Finanze del 2004). Il Comune, inoltre, ha imputato a UniCredit la violazione delle norme contrattuale di buona fede contrattuale e precontrattuale in quanto, in qualità di advisor tecnico del Comune, avrebbe omesso di comunicare il reale valore negativo iniziale dei contratti derivati falsando così il processo decisionale dell'ente. A questo punto, la parola passerà probabilmente alla magistratura amministrativa che dovrà verificare i dati della consulenza di parte e soprattutto l'effettiva convenienza economica degli swap per Camerino. (...) La banca, interpellata al riguardo, ha fatto sapere che «non ritenendo legittimo il provvedimento assunto in autotutela dal Comune ha già dato mandato ai propri legali di procedere all'impugnazione dello stesso"»;
agli enti locali citati del'articolo si aggiungono altri Comuni, per citarne alcuni Rimini, Ortona, Pescara, Acqui Terme, eccetera, che hanno portato davanti ai giudici Unicredit ottenendo l'annullamento dei contratti derivati stipulati;
in un articolo pubblicato il 7 settembre 2011 in prima pagina su "Finanza e Mercati" dal titolo: "Derivati, il Tribunale gela Unicredit", Sofia Fraschini riporta una sentenza del Tribunale di Milano, che ancora una volta ha censurato i derivati avariati collocati, durante la gestione di Profumo, presso enti locali e piccole e medie imprese spesso ridotte all'insolvenza;
scrive "Finanza e Mercati" il 9 settembre 2011 in seguito alla sentenza relativa alla controversia tra la Provincia di Pisa e Unicredit: «La rivolta degli enti locali in vista nuova raffica di ricorsi. A rischio azzeramento contratti per 30 miliardi. Dopo la sentenza di Pisa, anticipata da F&M, anche il Comune di Firenze e Regione Toscana, Lombardia, Lazio annunciano battaglia contro le banche. Nel mirino, oltre Dexia-Depfa, pure BofA, Jp Morgan, Ubs, DB, City, Unicredit, Barclays e Bnl Gli enti locali italiani preparano l'attacco alle banche. A meno di 24 ore dalla sentenza shock sui derivati a Pisa - anticipata ieri da F&M - Comuni e Regioni italiani si sono già messi sul piede di guerra annunciando di voler ripercorrere le orme processuali della Provincia di Pisa che, attraverso la sua battaglia legale contro Dexia e Depfa, è riuscita ad affermare un principio rivoluzionario: l'annullamento dei contratti in casi di riconosciute anomalie che vanno dai costi occulti alla mancata di convenienza economica. In prima linea - secondo F&M - avrebbero già schierato i propri legali il Comune di Firenze, e tre grandi Regioni: Lombardia, Lazio e Toscana. Insomma, l'esempio di Pisa si candida a diventare un precedente esemplare nelle aule giudiziarie e un appiglio per tutti quegli enti che avevano già avviato, o avevano intenzione di farlo, cause legali contro le banche. Per lo più istituti stranieri che dovranno ora affrontare una dura battaglia (i contratti annullabili ammonterebbero a circa 30 miliardi) con non poche perdite potenziali che impatteranno direttamente sui bilanci. Secondo le prime indicazioni, nel mirino immediato degli enti finiranno di nuovo Dexia e Depfa (coinvolte anche con Firenze e la Regione Lazio) e altre otto banche d'affari: Merrill Lynch, Jp Morgan, Ubs, Deutsche Bank, Citygroup, Unicredit, Barclays e Bnl»;
l'importante decisione del Consiglio di Stato, nella sentenza depositata il 7 settembre 2011, che ha chiuso la partita tra la Provincia di Pisa, Crediop e Depfa, per i derivati avariati, vera e propria finanza criminale, collocati presso oltre 500 enti locali per un valore nozionale di 52,2 miliardi di euro, dichiara viziati il 95 per cento dei contratti stipulati da banchieri senza scrupoli, offrendo ai contraenti la possibilità di chiedere l'annullamento davanti al giudice italiano;
si legge in un comunicato stampa di Federconsumatori dell'8 settembre 2011: «Il Consiglio di Stato ha scritto la parola fine al disastro dei derivati ingegnerizzati, importati in Italia dal mondo anglosassone, i cui algoritmi offrivano possibilità alle banche di guadagnare sempre con probabilità di almeno il 90%, ed ai contraenti di perdere sempre, per conseguire enormi profitti e sistemi retributivi incentivanti ai manager che proponevano i contratti truffa. Le grandi banche italiane non hanno resistito ai lauti profitti consentiti dai derivati Over the counter (Otc, scambiati cioè fuori da mercati regolamentati) di "copertura" contro il rialzo dei tassi di interesse venduti a enti territoriali, imprese, società finanziarie, che secondo gli ultimi dati disponibili della Banca d'Italia al 31 dicembre 2010 registravano perdite potenziali OTC del 'sistema Italia' nei confronti degli istituti di credito italiani e stranieri pari a 52,2 miliardi di euro». I derivati tossici hanno intossicato la vita a migliaia di imprese, enti locali e società finanziarie, che non sono riuscite più a far fronte alle rate crescenti da pagare sugli swap con un valore di mercato negativo e perdite potenziali pari a 52,2 miliardi di euro»;
le vendite, a giudizio dell'interrogante illegali, di derivati avariati di Banca Unicredit, sotto la gestione di Alessandro Profumo, hanno portato in malora anche floride aziende, come Divania di Bari;
migliaia di imprenditori sono stati "strangolati" dalle banche perché costretti a sottoscrivere prodotti derivati, che, invece di offrire coperture ai rischi dei clienti, hanno protetto gli esclusivi interessi degli istituti di credito; a questi si aggiungono gli enti locali, come Comuni e Regioni, che hanno un annoso contenzioso per aver subito la sottoscrizione di swap per un valore nozionale di circa 62 miliardi di euro (atto 3-02811);
le insidie contenute nei contratti derivati, che molti enti locali italiani hanno stipulato dal 2002 fino al divieto introdotto nel giugno 2008, sono sfociate in due direttrici principali, quella della revisione normativa e quella dei contenziosi tra banche ed enti, che si sono incrociate nell'ultimo anno;
relativamente alla revisione normativa: a settembre 2009 il Dipartimento del Tesoro ha messo in consultazione una bozza di regolamento in materia di contratti derivati stipulabili da Regioni ed enti locali; nella bozza si introducevano importanti novità per assicurare la trasparenza contrattuale attraverso l'illustrazione di scenari di probabilità che dovevano chiarire all'ente (prima della sottoscrizione del contratto) i rischi e i costi (anche impliciti) del derivato; il regolamento non è mai stato emanato. Il Dipartimento sta mantenendo in piedi da oltre due anni un divieto agli enti locali di sottoscrivere derivati e nel frattempo sta approfondendo il tema; l'approfondimento consiste nel vagliare soluzioni di trasparenza alternative agli scenari probabilistici: le "analisi di sensitività". Si tratta di semplici esercizi di statica comparata (primo anno della facoltà di Economia) dove si mostra ad esempio quanto sale il costo di una passività comprensiva del derivato proposto all'ente nel contratto se i tassi aumentano del 10 per cento; da notare che la statica comparata ha ben poco a che fare con il concetto di rischio di un'operazione in derivati. Perciò abbandonare le probabilità per l'analisi di sensitività è un non progresso nell'opera di accrescimento della trasparenza dato che le sovra-semplificazioni e le ipotesi implicite negli esercizietti di statica comparata occultano i veri rischi del derivato e possono fuorviare le decisioni dell'ente locale;
il "padre" dell'analisi di sensitività in opposizione agli scenari di probabilità è il professor Carlo Domenico Mottura che ha certamente condiviso la sua soluzione di trasparenza con la dottoressa Cannata, attuale dirigente generale responsabile della Direzione del debito pubblico del Dipartimento del Tesoro: a quanto risulta all'interrogante, in un intervento in un Convegno a Palermo nel novembre 2010 la dottoressa Cannata ha dichiarato che a seguito di ulteriori approfondimenti erano emersi punti di debolezza dell'approccio probabilistico e si rendeva necessario valutare soluzioni di trasparenza alternative come appunto quelle basate sull'analisi di sensitività; le argomentazioni usate in quel convegno dalla dottoressa Cannata sono state identiche a quelle presentate solo tre mesi dopo (febbraio 2011) da Mottura in un convegno dell'Associazione bancaria italiana (ABI) ove è intervenuta anche la dottoressa Cannata; nello stesso convegno Mottura proponeva come soluzione per la trasparenza dei derivati l'analisi di sensitività; meno di un mese dopo (marzo-aprile 2011) circolava in via ufficiosa (formalmente smentita dalla dottoressa Cannata) una nuova bozza di regolamento sui derivati degli enti locali dove gli scenari di probabilità erano stati rimpiazzati proprio dall'analisi di sensitività proposta da Mottura;
in due precedenti atti di sindacato ispettivo l'interrogante aveva già sollevato l'evidente conflitto di interessi visto che a proprio giudizio:
due consulenti del Consiglio di Stato dovrebbero astenersi dalla consulenza tecnica, proprio perché Maria Cannata, dirigente del Ministero dell'economia, è impegnata nella stesura definitiva del regolamento che sbloccherà la stipula di nuovi derivati per gli enti locali servendosi di un consulente delle banche;
occorrerebbe evitare che i derivati avariati collocati presso gli enti locali per un controvalore di 52,2 miliardi di euro con pochissime probabilità di guadagno per i contraenti, moltissime per le banche, i cui contratti sono annullabili a seguito della sentenza del Consiglio di Stato, possano essere resuscitati da consulenze posticce;
il conflitto di interessi lampante sull'operato del consulente delle banche, che potrebbe essere l'anima portante della versione finale del regolamento condiviso dallo stesso Ministero, è la prova inconfutabile di un Ministero dell'economia che si fa dettare le regole dalle banche mediante i suoi strapagati consulenti;
gli accademici, i giuristi, i consulenti che hanno rapporti professionali con le banche e che hanno dichiarato di preferire l'analisi di sensitività sui prodotti derivati, sostenendo che le informazioni sulle probabilità non sarebbero utili a individuare i rischi, possono mettere a rischio l'evidenza dei costi occulti praticati, con il concorso di dirigenti del Ministero dell'economia che dovrebbero al contrario vigilare sulla correttezza e trasparenza degli swap emessi, nella maggior parte dei casi, non per alleviare i debiti degli enti locali, ma per ingrassare i bilanci delle banche, le stock option dei banchieri e gli incentivi dei piazzisti (atti 3-02421 - 4-07253),
se, alla luce dei fatti esposti in premessa e vista la querelle tra Unicredit e Provincia di Pisa nonché l'effetto domino che ne è conseguito, il Governo non intenda necessario promuovere un rafforzamento della disciplina sanzionatoria volta a disincentivare casi come quello di Unicredit;
se non ritenga necessario adottare interventi urgenti, anche alla luce dell'attuale crisi finanziaria internazionale che rischia di ripercuotersi negativamente sui bilanci dei Comuni, al fine di verificare l'esatto ammontare dei derivati che le banche hanno collocato presso enti locali, con la promessa di risolvere problemi di finanza locale, che al contrario sono stati aggravati;
quali siano i motivi per cui lo schema di regolamento in materia di contratti derivati è bloccato, a quasi 4 anni dal divieto di stipula sancito dal Consiglio di Stato, presso il Ministero dell'economia e se il Governo non intenda adoperarsi per garantire una maggiore trasparenza nella stesura del suddetto regolamento considerato che vede consulenti di primarie banche quali attori che dovrebbero assicurare la neutralità;
se non ritenga urgente e necessario adottare nel più breve tempo possibile il regolamento di cui al comma 3 dell'articolo 62 del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, finalizzato ad individuare la tipologia dei contratti relativi a strumenti finanziari derivati che gli enti locali possono stipulare, provvedendo comunque a stabilire, con il predetto regolamento, il divieto per i piccoli Comuni di sottoscrivere contratti su strumenti finanziari derivati, considerato che l'operatività in derivati, oltre all'assunzione di rischi di mercato connessi all'andamento delle variabili sottostanti, comporta rischi di controparte dovuti all'eventuale inadempienza contrattuale;
quali misure urgenti intenda attivare sia per trovare soluzioni allo scandalo dei derivati che per allontanare i sospetti di vera e propria collusione tra dirigenti del Ministero e banche.
(4-07376)
DELLA SETA, FERRANTE - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
il 14 e 15 maggio 2012 si terrà a Bruxelles la prossima riunione del Consiglio dei ministri responsabili per l'agricoltura e la pesca. All'ordine del giorno, la proposta della Commissione europea di riforma della politica europea della pesca;
l'Unione europea ha sottoscritto l'obiettivo del "rendimento massimo sostenibile" (MSY), indicato già 30 anni fa nella Convenzione del 1982 delle Nazioni Unite sul diritto del mare e poi ribadito nell'accordo del 1995 sugli stock ittici e nella dichiarazione di Johannesburg del 2002;
la proposta della Commissione europea prevede, anche sulla base delle positive esperienze avviate da altri Paesi (gli Stati Uniti, l'Australia), l'adozione di piani pluriennali che perseguano la ricostituzione delle scorte;
la realizzabilità per l'Europa entro il 2015 dell'obiettivo del "rendimento massimo sostenibile" è dimostrata dai fatti: l'obiettivo infatti è già una realtà per 11 specie, gestite in modo sostenibile con aumenti degli sbarchi e dei ricavi per i pescatori e le comunità locali a partire dal 2010, quando la Commissione ha cominciato a basare le proprie valutazioni relative ai "totali ammissibili di cattura" e ai contingenti annuali su basi scientifiche e sulla realizzazione del "rendimento massimo sostenibile" entro il 2015,
si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo intenda assicurare che l'Italia, in preparazione della riunione del 14 e 15 maggio dei Ministri della pesca, sosterrà con convinzione e senza riserve l'adozione di decisioni avanzate, necessarie perché entro il 2015 venga effettivamente raggiunto l'obiettivo del "rendimento massimo sostenibile".
(4-07377)
DI NARDO, BELISARIO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
l'art. 32, comma 3-quinquies, del decreto-legge n. 1 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, prevede che "Per le classi di massimo sconto, a parità di condizioni soggettive ed oggettive, ciascuna delle compagnie di assicurazione deve praticare identiche offerte";
secondo quanto riferito dall'Isvap nella comunicazione inviata alle imprese assicurative il 19 aprile 2012, la norma risulta di non facile interpretazione; il principale dubbio riguarda la portata delle condizioni "oggettive" che possono giustificare offerte non identiche ed in particolare se tra tali condizioni rientrino le differenti condizioni di rischio rilevabili nelle diverse aree del territorio nazionale;
sul punto è stata acquisita l'interpretazione del Ministero dello sviluppo economico. Il Ministero, con nota del 18 aprile 2012, ha reso noto all'autorità che un'interpretazione secondo cui a parità delle altre condizioni, sia pure se per i soli assicurati collocati nella migliore classe di merito, ciascuna impresa sia obbligata ad adottare tariffe assicurative identiche su tutto il territorio nazionale, con conseguente impedimento assoluto ad utilizzare il parametro della territorialità nell'analisi del rischio, risulterebbe in contrasto con il principio di libertà tariffaria affermato in materia dalla normativa comunitaria e, in particolare, dall'articolo 6 della direttiva 92/49/CEE;
quanto agli effetti della norma, il Ministero osserva che: «quelli attesi sono evidentemente di contrasto agli aumenti indiscriminati e ingiustificati rilevati in alcune aree del territorio nazionale, ma non certo quelli di una parimenti ingiustificata redistribuzione di oneri secondo un malinteso criterio mutualistico che, derogando in modo radicale all'ordinario legame fra condizioni oggettive e soggettive di rischio e misure tariffarie, determini un livellamento nazionale delle tariffe a beneficio degli assicurati di alcuni territori, ma a danno degli assicurati di altri territori e/o con una amplificazione abnorme degli effetti di peggioramento tariffario per gli assicurati delle classi di minore sconto anche dello stesso territorio oggetto di tale beneficio. Tale eventualità, anche a prescindere dagli effetti dannosi di incertezza per il mercato e per gli stessi consumatori che deriverebbero da un'interpretazione a evidente rischio di successivo annullamento o disapplicazione, non appare comunque neppure nell'immediato rispondente all'interesse effettivo della generalità dei consumatori»;
il Ministero ritiene quindi che «una ragionevole e legittima interpretazione della norma in oggetto dovrebbe includere nelle differenziazioni tariffarie, possibili anche per le classi di massimo sconto, quelle legate alle oggettive differenze delle condizioni di rischio rilevate nei singoli territori (frequenza dei sinistri, livello dei risarcimenti, eccetera)» e che, «per non vanificare la norma, si deve ritenere anche, da un lato, che la stessa impone una più stringente applicazione e dimostrazione da parte delle imprese di assicurazione di criteri oggettivi di definizione dei meccanismi tariffari per questo specifico aspetto di articolazione territoriale - con maggiore trasparenza delle scelte tariffarie sia rispetto agli assicurati che nei confronti dell'autorità vigilante, anche ai fini della verifica del rispetto del divieto di elusione dell'obbligo a contrarre - dall'altro, che la stessa norma impone all'intero sistema assicurativo un obiettivo di progressiva riduzione anche delle residue e giustificate differenze tariffarie territoriali, in concomitanza con il realizzarsi degli effetti di riduzione dei sinistri e delle frodi e, più in generale, dei costi assicurativi, che derivano dal complesso delle altre norme contenute con tali finalità nel medesimo decreto-legge. In altre parole, la norma impone comunque alle imprese di assicurazione di individuare nell'ambito della propria autonomia tariffaria e in attesa di una più complessiva revisione del sistema bonus-malus, le modalità più idonee per pervenire progressivamente ad un maggior favore tariffario verso i guidatori più virtuosi, anche mediante una più adeguata valorizzazione di tale condizione virtuosa nelle aree territoriali in cui le condizioni di rischio permangano transitoriamente maggiori»;
era evidente già in sede di conversione del decreto-legge n. 1 del 2012, che la norma, così come formulata, non potesse introdurre alcuna novità, sebbene lo scopo apertamente perseguito fosse quello di eliminare qualsivoglia discriminazione tariffaria basata su criteri geografici, aprendo quindi la strada ad una tariffa unica nazionale per la prima classe;
l'interpretazione resa dal Ministero archivia definitivamente la possibilità per i cittadini di alcune regioni d'Italia di essere soggetti all'imposizione di una tariffa più equa e non discriminatoria; vanifica del tutto la portata della norma contenuta nel decreto-legge e, schierandosi, ancora una volta, dalla parte delle compagnie assicurative, mortifica i diritti dei cittadini consumatori;
da uno studio del portale «SuperMoney», che fotografa la situazione attuale e mette a confronto le tariffe per la responsabilità civile di 25 compagnie assicurative, emerge ad esempio che un medico quarantaduenne, in prima classe di merito e senza incidenti negli ultimi 5 anni, paga a Napoli oltre 1.000 euro, cioè circa il 240 per cento in più di un collega di Padova o di Milano. Dallo studio emerge altresì che la città in cui le assicurazioni costano meno è Padova, dove il prezzo medio per il profilo considerato è pari a circa 310 euro, seguita da Milano con un costo di circa 316 euro. A Napoli, per la stessa polizza si arriva a spendere 1.072 euro. Un automobilista napoletano, a parità di qualunque altra condizione, arriva a pagare 762 euro (con una differenza del 246 per cento) in più del collega padovano e 750 euro (con una differenza del 239 per cento) in più del guidatore milanese;
si apprende da un articolo del quotidiano "Il Mattino" del 26 aprile 2012, a firma di Daniela De Crescenzo, che l'associazione Federconsumatori Campania ha lanciato una petizione, firmata da 90000 cittadini, per chiedere l'apertura di una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia. La discriminazione assicurativa basata sulla residenza dei cittadini ha già spinto la Commissione petizioni del Parlamento europeo a chiederne conto all'Isvap e all'Ania,
quali misure urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare volte a porre fine alla situazione di evidente discriminazione in cui versano i cittadini del Sud Italia ed in particolare della Campania, dove nel capoluogo a parità di veicolo si registra una tariffa assicurativa doppia rispetto a quella del capoluogo lombardo;
quali azioni intenda porre in essere per rendere più equo e competitivo il comparto delle assicurazioni sulla RC auto, visto che, nonostante i numerosi interventi legislativi e regolatori degli ultimi 5 anni, i prezzi delle polizze continuano a registrare incrementi significativi e generalizzati.
(4-07378)
BERTUZZI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
il comparto ittico, com'è noto, si trova in una situazione di profonda crisi strutturale a causa sia del progressivo aumento del gasolio, sia del pescato sempre più scarso, che ancora di alcune direttive comunitarie in materia fiscale e tributaria, che spesso si caratterizzano per decisioni restrittive e penalizzanti per i pescatori;
anche presso la marineria di Porto Garibaldi (Ferrara), tra le più importanti dell'Adriatico, le imprese di pescatori si trovano in grave difficoltà, con il rischio della perdita di molti posti di lavoro;
in un tale contesto, è necessario difendere una risorsa come la pesca, fondamentale per il territorio, non solo attraverso finanziamenti per migliorare imbarcazioni e infrastrutture, ma anche prestando assistenza al lavoro dei pescatori, visto che il futuro sarà sempre meno di quelli che gettano le reti e sempre di più dei pescatori che avranno il loro appezzamento in mare da "coltivare";
in tal senso, tale situazione di gravità è resa per i pescatori di Porto Garibaldi ancor più difficile a causa della graduale sottrazione di tratti di mare ove poter esercitare la pesca, in ragione della presenza dell'area interdetta alla navigazione ed alla pesca per la presenza del poligono di tiro Echo 346;
il poligono di tiro a mare, che si trova nella zona di Casal Borsetti, nel ravennate, ostacola l'attività dei pescatori, creando danni ad un settore fondamentale per l'economia di Comacchio, che impiega circa 1.000 persone e che già da tempo sta vivendo gravi difficoltà;
sebbene ormai molti poligoni a mare siano stati dismessi, quello di Casal Borsetti è ancora mantenuto ed è situato in una zona di notevolissimo pregio ambientale e naturalistico, tutelata da numerose convenzioni internazionali e dal parco del delta del Po;
il parco è stato istituito nel 1988 con apposita legge regionale e ne risultano enti consorziati le Province di Ferrara e Ravenna, oltre a nove Comuni che hanno aree o sono collocati all'interno del parco (Comacchio, Argenta, Ostellato, Goro, Mesola, Codigoro, Ravenna, Alfonsine, Cervia);
il poligono di tiro di Casal Borsetti, oltre a trovarsi all'interno del parco del delta del Po, una zona tra le più importanti del nord Adriatico dal punto di vista della pesca e dell'ambiente naturale, da un punto di vista militare pare non avere più alcuna ragione di essere;
i pescherecci che escono da Porto Garibaldi, per raggiungere le zone di pesca a sud-sud est, sono costretti a circumnavigare un'ampia area riservata al poligono di tiro di Echo 346, che si estende per 12 miglia marine e nella quale è interdetta la navigazione;
di conseguenza, al fine di rimanere al di fuori dello spazio di mare precluso a navigazione e pesca, i pescherecci sono costretti ad effettuare un giro più ampio che, per forza di cose, richiede maggiore impiego di tempo e maggiori costi di esercizio, oltre ad un evidente pericolo per la salute e l'incolumità dei pescatori;
inoltre, la situazione creatasi in virtù della presenza del poligono di tiro Echo 346 appare parossistica e di grave pregiudizio alle ragioni del "lavoro": nelle giornate di operatività della ordinanza della capitaneria di porto di Ravenna, in concomitanza con le esercitazioni di tiro, infatti, l'area interdetta alla navigazione preclude addirittura alle imbarcazioni di poter uscire dal porto, se non violando la predetta ordinanza;
tale situazione, aggravatasi recentemente a fronte della recrudescenza dei controlli da parte della capitaneria, ha condotto, nei giorni scorsi, i pescatori di Porto Garibaldi a manifestare contro le difficoltà sempre crescenti che incontrano nello svolgere il loro lavoro;
la rumorosa e dannosa attività del poligono appare in contrasto con norme poste a tutela e salvaguardia dell'ambiente e dell'avifauna;
oltre al danno di natura ambientale ed all'economia della pesca, la presenza del poligono di tiro Echo 346, precludendo la navigazione nel tratto di mare antistante alla costa, genera danni alla economia turistica dei lidi ravennati e comacchiesi,
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati e quali siano le sue valutazioni in merito alla situazione;
quali misure intenda assumere affinché sia garantita per il futuro piena tutela del diritto al lavoro dei pescatori della zona interessata;
se, conseguentemente, non ritenga necessario ed urgente assumere iniziative per la soppressione del poligono di tiro Echo 346, che risulta in palese contrasto con la destinazione di parco naturale del territorio circostante, e con le ragioni della pesca e del turismo.
(4-07379)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:
nell'ambito dell'apparato amministrativo del Comune di Pescasseroli, carente di una adeguata appropriata direzione sia in termini di indirizzo e di programmazione sia in termini gestionali, come starebbero ad avvalorare le rilevanti dimensioni del contenzioso anche giudiziario, i crescenti deficit finanziari ed economici, il basso livello di produttività, i consistenti casi denunciati anche in sede penale per omissioni ed abusi di potere, con significativa incidenza sulla qualità della vita della comunità e sulla difesa e valorizzazione del territorio, il Servizio tecnico - area edilizia - urbanistica - lavori pubblici - opererebbe, come evidenziato con gli atti di sindacato ispettivo 4-06914, 4-07077, 3-02744 e 4-07206, secondo logiche svincolate dal puntuale rispetto dei principi di legalità, efficienza, economicità, non discriminazione, imparzialità e trasparenza dell'azione amministrativa e, quando risulta conveniente, con decisioni ed atti intenzionalmente finalizzati ad assicurare indebiti vantaggi e privilegi a discapito dei cittadini e della comunità tutta, favorendo influenti cittadini benestanti, come, in aggiunta a quanto già in precedenza denunciato, risulterebbe: a) dagli arbitrari interventi effettuati e dagli illeciti permessi rilasciati in favore di assessori e di consiglieri del Comune, quali, ad esempio, i permessi concessi nel 2008 (n. 217 del 6 maggio 2008) di modifica della destinazione d'uso di uno stabile sito nella zona G1 e di costruzione di infrastrutture e di impianti nella zona E3 riservata esclusivamente all'attività produttiva agricola; b) dall'assegnazione a titolo gratuito ad una società con sede a Torino della gestione e dello sfruttamento economico degli impianti pubblicitari, assegnazione decisa senza alcuna gara e senza stabilire alcun canone per l'uso della cosa pubblica; c)dalla ingiustificata mancata costituzione in giudizio avanti al Tar per l'Abruzzo contro due domande di sospensione delle ordinanze 77, 78 e 79 del 2011 per ottenere la demolizione dei bungalow dei campeggi costruiti abusivamente;
considerato che a tutt'oggi, a due mesi dalla prima interrogazione richiamata, da un lato, non è dato sapere se e quali indagini abbia svolto il Commissario prefettizio e quali procedimenti abbia avviato per l'accertamento delle responsabilità del capo del Servizio tecnico in ordine ai fatti esposti nei citati atti di sindacato ispettivo, ivi compreso quello riguardante la stabilizzazione nell'organico del Comune di tale funzionario, atteso che il documento addotto per certificare i richiesti tre anni di attività risulterebbe mendace anche perché risulterebbe essere stato rilasciato il 4 dicembre 2007 da un dipendente dell'Unione dei Comuni della Marsica Est, privo di alcun titolo di legittimazione; dall'altro, sembrerebbe che la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sulmona per determinate denunce avrebbe già richiesto l'archiviazione sulla base della relazione del consulente tecnico del pubblico ministero che afferma fatti inesistenti e giunge a conclusioni fondate su fatti travisati, mentre, per gli altri comportamenti penalmente rilevanti non è dato sapere se sia stato o meno aperto un fascicolo, analogamente a quanto si verifica per le denunce inoltrate alla Corte dei conti con cui vengono rappresentati fatti determinanti danni erariali, come le ingenti somme per la costruzione e l'abbattimento dello spogliatoio del campo sportivo e gli elevati debiti pari a 3 milioni e mezzo di euro della società AGISP di proprietà del Comune;
considerato altresì che a giudizio dell'interrogante sarebbe auspicabile acquisire la documentazione relativa alle motivazioni secondo cui sia per la Procura della Repubblica del Tribunale di Sulmona sia per la Corte dei conti sono da escludere comportamenti penalmente rilevanti e pregiudizievoli per il Comune di Pescasseroli,
se il Ministro dell'interno, per quanto di competenza, sia intervenuto, ed in che termini, per fare chiarezza al fine di contribuire a tranquillizzare la cittadinanza di Pescasseroli sulla correttezza della propria amministrazione e sulla individuazione delle responsabilità per le attività amministrative viziate da illegittimità quando non da illiceità, e se, inoltre, sia stato invitato il commissario prefettizio a riferire con dettagliata relazione in ordine a tutti i singoli avvenimenti e comportamenti evidenziati compresi quelli della presente interrogazione, atteso che il commissario ha spesso omesso di dare i dovuti chiarimenti ai cittadini richiedenti a tutela dei propri legittimi interessi, come risulta agli atti del Comune;
se al Ministro della giustizia risulti, anche alla luce di quanto sopra riportato, la veridicità di talune notizie secondo cui sia la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sulmona sia la Corte dei conti per l'Abruzzo avrebbero accantonato la presa in esame delle questioni concernenti la mala amministrazione del Comune di Pescasseroli, oggetto anche di interrogazioni parlamentari e non avrebbero ritenuto di procedere ad alcuna indagine in merito ovvero avrebbero deciso di chiudere l'intera vicenda con formale richiesta di archiviazione;
se, infine, il Ministro della giustizia, nel caso tali notizie trovino riscontro nella realtà dei fatti, non ritenga opportuno predisporre un'ispezione sia presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Sulmona sia presso la Corte dei conti al fine di escludere che dalla vicenda possano emergere eventuali responsabilità disciplinari.
(4-07380)
PEDICA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
in data 30 aprile 2012 "il Fatto Quotidiano" sul proprio sito Internet pubblicava un articolo intitolato "Ardea, il candidato sindaco Pdl è indagato per presunte tangenti cimiteriali", relativo al signor Luca Di Fiori, candidato sindaco per il Popolo della libertà ad Ardea (Roma), Comune finito nel mirino della Prefettura per l'esistenza di interi quartieri abusivi e altre irregolarità;
in particolare penderebbe una richiesta di rinvio a giudizio per concussione sul candidato sindaco, che nega ogni accusa a suo carico: i fatti risalgono al 2009 e l'inchiesta, che segue diversi filoni d'indagine, riguarda l'appalto per la manutenzione del cimitero cittadino;
secondo l'accusa il signor Di Fiori, in concorso con altri amministratori, avrebbe avanzato richieste di denaro al titolare della cooperativa appaltatrice del servizio cimiteriale, in cambio della liquidazione dei lavori;
le indagini, si legge nell'articolo, sono state condotte dal pubblico ministero Giuseppe Travaglini e sarebbero in dirittura d'arrivo;
il Comune di Ardea andrà a elezioni il prossimo 6 maggio 2012;
nell'articolo si legge che "La scelta di Di Fiori, per il centrodestra, è nel segno della continuità. Oltre che da Udc e La Destra, è sostenuto da varie liste civiche, inclusa quella che porta il nome dell'attuale primo cittadino, Carlo Eufemi che è al secondo mandato e non può ricandidarsi. Una lista che rischiava di essere esclusa se un candidato al consiglio - a sportelli già chiusi - non si fosse arrampicato alla finestra del municipio per consegnare la documentazione mancante. Ed è lo stesso candidato che qualche giorno dopo è finito all'ospedale per uno scontro con dei ladri sorpresi a rubare un suo striscione elettorale";
sarebbe grave che effettivamente la "lista Eufemi", che appoggia il candidato sindaco del Pdl Luca Fiori, fosse stata presentata ben oltre la scadenza fissata per le ore 12, a differenza delle liste collegate agli altri tre candidati per la carica di primo cittadino, che hanno rispettato tempi e procedure, ed è evidente come anche tale evento potrebbe influire sul corretto svolgimento delle consultazioni elettorali;
la città si caratterizza per l'abusivismo edilizio: interi quartieri sfuggono all'anagrafe comunale, dato, tra l'altro, già constatato durante il primo mandato di Eufemi;
infatti, come riporta lo stesso articolo, nel 2006 il prefetto di Roma, Achille Serra, istituì una commissione di accesso agli atti del Comune, evidenziando uno stato di diffusa illegalità gestionale dell'ente locale e un'inerzia sull'osservanza delle norme edilizie e nella repressione dell'abusivismo;
in particolare l'articolo riporta come, nel settore degli appalti, siano state riscontrate illegittimità nella procedura di affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti: in assenza di una delibera del Consiglio comunale, la raccolta dei rifiuti sarebbe stata affidata direttamente con determina dirigenziale, senza richiedere il prescritto certificato antimafia;
sempre secondo quanto riportato da "il Fatto Quotidiano", lo stesso comportamento sarebbe stato tenuto per l'affidamento del servizio del trasporto scolastico, nonché identiche irregolarità sarebbe state riscontrate con riferimento a incarichi dirigenziali, oggetto di una richiesta di immediata rimozione. «Il Comune non produsse la documentazione richiesta ma non fu comunque sciolto, e i lavori della commissione prefettizia caddero nel vuoto»;
è evidente come sia di fondamentale importanza assicurare il regolare svolgimento delle consultazioni elettorali nel Comune di Ardea e soprattutto assicurare un ritorno alla regolarità e alla legalità;
considerato che a giudizio dell'interrogante è inopportuno che venga candidato a sindaco di un Comune già noto per diffusa illegalità un soggetto che risulta comunque rinviato a giudizio,
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;
se e quali provvedimenti, nell'ambito delle proprie competenze, si intendano adottare a tutela dei cittadini di Ardea, al fine di assicurare, da un lato, il regolare svolgimento delle consultazioni elettorali, dall'altro, una gestione del Comune caratterizzata dalla legalità e dalla regolarità della stessa.
(4-07381)
PERDUCA, BONINO, PORETTI - Al Ministro degli affari esteri - Considerato che:
il 28 aprile 2011, intorno alle ore 22.00, a Nouakchott (Mauritania) un forte contingente di polizia faceva violentemente irruzione nell'abitazione privata del signor Biram Dah Abeid, presidente dell'Ira - Initiative de résurgence abolitionniste - e noto esponente del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, colpendo duramente e ferendo numerose persone, danneggiando la casa e distruggendo le suppellettili, sparando lacrimogeni e proiettili di gomma, infine arrestando lo stesso Dah Abeid nonché i signori Abidine Maatalla e Diarra Jacoub, entrambi esponenti dello stesso movimento politico Ira;
queste violenze risultano tanto più ingiustificate in quanto nessuno dei presenti opponeva resistenza, se non passiva, alle Forze di polizia. L'operazione avveniva nella totale oscurità, dopo che nell'intero quartiere era stata fatta mancare la corrente elettrica, terrorizzando la popolazione e impedendo agli abitanti di vedere e filmare gli avvenimenti;
il signor Dah Abeid e gli altri due arrestati sono stati percossi e trascinati via malamente, nonostante non abbiano opposto alcuna resistenza all'arresto;
nei giorni precedenti da parte di una sedicente autorità religiosa in Arabia saudita si faceva espressamente appello ai fedeli musulmani a recarsi in Mauritania per "acquistare degli schiavi" da liberare successivamente per "scontare i peccati e guadagnare il paradiso"; questi folli propositi non derivano né da precetti del Corano né da alcuna altra scrittura sacra all'Islam, bensì da una raccolta di scritti minori privi di qualsiasi autorevolezza, usati pretestuosamente come testi sacri al solo scopo di praticare la schiavitù come se fosse prescritta dalla religione musulmana;
la riduzione in schiavitù è stata abolita in Mauritania nel 1981 e oggi è espressamente vietata dalla legge, in quanto reato penalmente perseguibile. In considerazione di questa disposizione di legge il signor Dah Abeid e i suoi seguaci hanno protestato venerdì 27 davanti alla più importante moschea di Nouakchott, dando simbolicamente alle fiamme alcune copie di quei testi nient'affatto sacri per la religione islamica - anzi a ben vedere blasfemi - come gesto di protesta contro la predicazione violenta e schiavista della sedicente autorità religiosa saudita richiamata,
se il Governo sia al corrente dell'episodio;
se, in virtù di quanto già fatto nel dicembre del 2010 in circostanze analoghe, non ritenga opportuno attivarsi per avere informazioni su dove sia attualmente detenuto il signor Dah Abeid e gli altri due militanti arrestati, su quali siano le loro condizioni di salute e di quali reati siano imputati nonché di quando dovrebbe svolgersi la prima udienza del processo;
quali canali il Ministro in indirizzo intenda attivare per chiedere l'immediato rilascio di Biram Dah Abeid e degli altri difensori dei diritti umani arrestati, posto che in nessun modo l'accusa di blasfemia e a maggior ragione quella di apostasia può essere loro imputata, oltretutto in quanto rivolta a persone osservanti e praticanti la religione musulmana;
se non ritenga opportuno, di concerto con gli altri partner europei, avviare una decisa campagna per il rispetto della libertà di opinione, dei diritti umani e contro la persistente, barbara pratica della schiavitù in Mauritania e in tutta l'Africa.
(4-07382)
PEDICA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dell'interno e della difesa - Premesso che:
il prefetto di Roma, dottor Giuseppe Pecoraro, in qualità di commissario straordinario per il superamento della situazione di emergenza ambientale legata alla gestione dei rifiuti nel Lazio, aveva indicato le località di Riano - Quadro alto e San Vittorino Corcolle quali siti per la realizzazione di una discarica provvisoria, alternativa a Malagrotta;
come noto sono emerse molteplici perplessità in merito all'idoneità di detti siti, nonché sulla legittimità e congruità dei procedimenti che hanno portato alla loro individuazione, perplessità ampiamente riportate da numerosi organi di informazione;
la Procura della Repubblica di Roma ha formalizzato l'apertura di un procedimento penale sull'individuazione del sito di Riano: falso materiale e ideologico il reato ipotizzato;
in particolare sarebbero state alterate le distanze tra il sito e le abitazioni per ricondurle nei limiti di legge; le attuali cave di tufo non sarebbero dismesse; la falda acquifera sarebbe riportata come di scarsa entità mentre è il principale approvvigionamento di tutta l'area circostante; gli asseriti emungimenti sperimentali della falda non sarebbero stati effettuati;
gli organi di stampa hanno alimentato vivaci polemiche in merito al fatto che il commissario straordinario ha affidato le attività propedeutiche alla progettazione preliminare sui siti di Riano e Corcolle a soggetti in palese conflitto di interessi, privi delle necessarie competenze e comunque coinvolti in precedenti attività analoghe in Campania su iniziative che avevano portato all'apertura di inchieste giudiziarie per disastro ambientale e infiltrazioni camorristiche;
in ragione dell'inidoneità dei siti di Riano e Corcolle, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dottor Corrado Clini, ha correttamente ritenuto di offrire il contributo tecnico del Ministero nell'ambito di un tavolo tecnico con le istituzioni interessate, che avrebbe dovuto portare all'inquadramento sistematico del tema dei rifiuti nel Lazio e alla sottoscrizione di un accordo di programma;
il contributo del Ministero ha anche riguardato una verifica dell'idoneità dei siti di Riano e Corcolle, alla luce delle inderogabili prescrizioni ambientali e sanitarie, nonché della normativa imperativa di matrice comunitaria;
da quanto noto all'interrogante, l'esito dei lavori di verifica condotti dal Ministero, in collaborazione con le più autorevoli e accreditate strutture pubbliche competenti in materia, ha confermato l'inidoneità dei siti di Riano e Corcolle. In particolare, non sarebbero rispettate le prescrizioni comunitarie in tema di discariche, le distanze dalle abitazioni sono inferiori a quelle prescritte e sussistono importanti (ed evidenti) falde acquifere immediatamente sotto il piano del terreno, peraltro caratterizzato da fratture che rendono aleatoria e rischiosa un'eventuale impermeabilizzazione;
dalle conclusioni del lavoro tecnico emerge che l'eventuale realizzazione di discariche nei due siti, indicati dal commissario straordinario, sarebbe altresì causa di disastri ambientali senza precedenti, con irrimediabile pregiudizio per la salute di una fascia significativa della popolazione di Roma e provincia. Analoghe criticità, tra l'altro, sono state riscontrate nel sito di Pian dell'Olmo, contiguo a quello di Riano;
lo stesso Ministero ha quindi proceduto a una verifica di idoneità di siti alternativi: tale verifica ha evidenziato che le migliori condizioni ambientali di fattibilità, avuto riguardo allo stato dei luoghi e alle caratteristiche geomorfologiche del terreno, si ritrovano nel sito di monte Carnevale;
in data 17 aprile 2012 il commissario straordinario, tenuto conto che il sito di monte Carnevale è comunque vicino a installazioni militari, ha chiesto al Capo di Stato maggiore, gen. Biagio Abrate, eventuali considerazioni in merito alla possibile ubicazione di una discarica a monte Carnevale. Il 23 aprile, il Capo di Stato maggiore rispondeva al Prefetto con una netta e circostanziata opposizione rispetto a tale eventualità;
a quanto risulta all'interrogante, tale risposta si sofferma in diffuse, ma non argomentate sul piano tecnico, considerazioni circa un asserito impatto sanitario-ambientale negativo, che contraddice radicalmente gli studi e le evidenze del Ministero. Nella lettera del gen. Abrate è anche citata in allegato una "relazione tecnica sul possibile impatto ambientale", che sarebbe stata elaborata in sei giorni e che porterebbe a conclusioni opposte rispetto a quelle degli esperti del Ministero, evidenziando un'asserita inidoneità del sito di monte Carnevale sotto il profilo ambientale,
se il Governo sia a conoscenza dei fatti narrati in premessa;
se non intenda chiedere al Prefetto di Roma, con la massima urgenza, le ragioni dell'insistenza sulla scelta dei siti di Riano e Corcolle, considerati inidonei dal Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare all'esito di verifiche tecniche;
se il Governo e, in particolare, i Ministri in indirizzo fossero a conoscenza di analisi e indagini tecniche di impatto ambientale sul sito di monte Carnevale, condotte dall'amministrazione della Difesa parallelamente alle analisi del Ministero dell'ambiente;
con quali risorse tecniche e con quali fondi sia stata eseguita dal Capo di Stato maggiore la "relazione tecnica sul possibile impatto ambientale", realizzata su materie estranee alla competenza della Difesa e nonostante fosse già disponibile un articolato studio ministeriale;
se non si intenda avviare una verifica su possibili profili di danno erariale connessi alla redazione di un'ulteriore relazione tecnica, nonostante ne fosse già stata elaborata una articolata e completa;
se il Governo sia a conoscenza delle ragioni per le quali lo Stato maggiore dell'Esercito, con una relazione di impatto ambientale conclusa in sei giorni, abbia rovesciato l'esito di un lungo lavoro gestito dalle strutture tecniche del Ministero dell'ambiente.
(4-07383)
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno - Premesso che risulta all'interrogante che l'ex portavoce di Roberto Maroni, Ministro dell'interno del passato Governo Berlusconi, abbia utilizzato voli di Stato e scorta personale fino alla fine del 2011;
considerato che non sono chiare le reali ragioni di sicurezza che avrebbero indotto all'utilizzo di tali voli di Stato e della scorta,
se al Governo risulti che quanto sopra corrisponda al vero;
in caso affermativo, quali siano state le ragioni di sicurezza per l'utilizzo di voli di Stato e scorta da parte dell'ex portavoce del Ministro dell'interno pro tempore e da chi sia stato proposto e autorizzato.
(4-07384)
LANNUTTI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
Greenpeace Italia anticipa a "Il Fatto Quotidiano" il suo rapporto su Enel, basato sulle ricerche della fondazione olandese "Somo" e della European environmental agency (EEA);
si legge infatti in un articolo pubblicato il 29 aprile 2012: «Un morto al giorno, 366 l'anno per la precisione. Sono quelli riconducibili all'inquinamento prodotto dalle centrali a carbone dell'Enel secondo la proiezione della Fondazione Somo per Greenpeace Italia. Applicando i parametri dell'Agenzia Europea per l'Ambiente alle emissioni in atmosfera delle centrali della compagnia ex pubblica emerge che "le morti premature associabili alla produzione di energia da fonti fossili di Enel per l'anno 2009 in Italia sono 460. I danni associati a queste stesse emissioni sono stimabili come prossimi ai 2,4 miliardi di euro. La produzione termoelettrica da carbone costituisce una percentuale preponderante di questi totali: a essa sono ascrivibili 366 morti premature (75%), per quell'anno, e danni per oltre 1,7 miliardi di euro (80%)". Un responso implacabile che la Fondazione ha trasmesso all'Enel ricevendo, purtroppo, risposte molto elusive»;
si legge ancora: «Nel suo rapporto, che il fattoquotidiano.it ha ottenuto in anteprima, Greenpeace non si limita a puntare il dito, come ha già fatto più volte in passato, sul mix energetico "anacronistico" di Enel, ma analizza per la prima volta i costi esterni delle centrali Enel a carbone e petrolio. "Si tratta dei costi per l'ambiente, l'agricoltura e la salute dei cittadini. Sono voci di costo che non compaiono nei bilanci, perché la società non li paga. A pagare è però l'ecosistema nel suo complesso". Greenpeace fa riferimento a un rapporto della fondazione olandese SOMO, che uscirà nei prossimi mesi, e allo studio della EEA (European Environmental Agency), l'agenzia per l'ambiente dell'Unione Europea, uscito nel novembre del 2011. Lo studio dell'EEA individua i 20 impianti di produzione di energia più inquinanti in Europa. In Italia il primato spetta alla centrale a carbone Federico II di Brindisi, gestita dall'Enel, i cui costi esterni (calcolati dall'EEA) ammontavano a 707 milioni di euro nel 2009: una cifra che supera i profitti che Enel ottiene dalla centrale. "E' un gioco pericoloso, che non vale la candela", continua Onufrio. "I profitti sono ottenuti con un prezzo altissimo per l'ambiente e la salute". Greenpeace Italia ha esteso la metodologia utilizzata dallo studio dell'EEA a tutte le centrali a carbone gestite da Enel in Italia ed è arrivata a conclusioni preoccupanti: "I costi esterni delle centrali a carbone sono di 1,7 miliardi di euro - oltre il 40% dell'utile che Enel ha ottenuto a livello consolidato, in tutto il mondo, nel 2011", si legge nel rapporto. "Se alle attuali centrali si dovessero aggiungere quelle di Porto Tolle e Rossano Calabro - che potrebbero presto essere convertite da olio a carbone - i costi esterni potrebbero toccare la quota di 2,5 miliardi di euro all'anno, suddivisi in costi per la salute, danni alle colture agricole, costi da inquinamento dell'aria e da emissioni di Co2»;
in un altro punto dell'articolo si legge che: «Per Greenpeace Italia non ci sono dubbi: Enel ha paura delle rinnovabili perché è ancorata al passato o si affida a tecnologie di dubbia efficacia. "Se si eccettua l'idroelettrico, che in Italia è semplicemente un'eredità di investimenti passati e in altre regioni, come in America Latina, è collegato a progetti potenzialmente ad alto impatto ambientale, gli investimenti di Enel nelle rinnovabili sono minimi, specialmente in Italia ed Europa, dove la riduzione delle emissioni di Co2 è affidata al nucleare o a improbabili tecnologie come la cattura e sequestro del carbonio (Carbon Capture Storage o CCS)", ha dichiarato Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia»;
quindi, Greenpeace aveva già constatato qualche anno fa come il carbone sia un combustibile a basso prezzo solo perché, oltre a non vedere incluse nel prezzo le esternalità negative come i danni ambientali e sanitari, non tiene conto dei sussidi statali. L'Italia con il carbone non riduce la dipendenza energetica dall'estero, visto che viene importato più del 99 per cento del carbone utilizzato; non contribuisce ad abbassare la bolletta energetica, visto che dei potenziali risparmi nell'acquisto del combustibile beneficiano soprattutto i bilanci delle aziende energetiche;
l'energia del carbone costa un morto al giorno;
le conseguenze dell'uso del carbone per la produzione di energia sono sotto gli occhi di tutti. Mai come nell'ultimo anno il caos climatico, in Italia, ha mostrato il suo vero volto. Basti pensare a quanto successo a Genova, alle Cinque Terre e a Messina, vere e proprie calamità, delitti i cui colpevoli rimangono nell'ombra;
come ricorda sempre lo stesso articolo de "Il Fatto", un mese fa Paolo Colombo, presidente dell'Enel, ha dichiarato "Lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabili unito alla perdurante stagnazione della domanda di energia elettrica sta rendendo difficile la copertura dei costi di produzione degli impianti convenzionali, mettendo a rischio la possibilità di tali impianti di rimanere in esercizio" e Fulvio Conti, amministratore delegato lo ha seguito a ruota con la richiesta di «correggere le forme di incentivi per le fonti rinnovabili" calibrando meglio i sussidi nel prossimo decreto allo studio del Governo nazionale, per "dare impulso ad altre filiere»,
quali iniziative il Governo intenda assumere al fine di indurre Enel a ritirare tutti i progetti di nuovi impianti a carbone, cominciando da quelli di Porto Tolle (Rovigo) e Rossano calabro (Cosenza) affinché Enel cominci da subito l'abbandono progressivo dell'uso del carbone, da completare entro il 2030 ed approntare un nuovo piano industriale, che segni un forte investimento sulle fonti rinnovabili;
se non ritenga che il Paese non possa più andare avanti senza un piano energetico nazionale e una strategia di sviluppo continuando ad utilizzare il carbone e, di conseguenza, quali urgenti iniziative voglia intraprendere al riguardo, alla luce degli elevati costi sulla salute dei cittadini;
se non ritenga, inoltre, di adoperarsi per una scelta decisa di investimento sulle fonti "pulite", togliendo dalla scena i gestori energetici monopolistici come Enel e mettendo in condizione ogni cittadino di essere allo stesso tempo produttore e gestore di energia, senza subire le interferenze delle multinazionali che agiscono esclusivamente per interessi economici, considerato che non sembra andare in questa direzione il decreto ministeriale recante il V Conto energia dove si riducono gli investimenti sulle rinnovabili e si potenzia l'influenza di colossi monopolistici come Enel.
(4-07385)
risulta all'interrogante che i componenti del collegio dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali hanno presentato cospicue richieste di rimborso di spese effettuate, come conferma l'ultimo bilancio annuale disponibile, senza considerare che già gli emonumenti del professor Pizzetti e degli altri componenti sono a giudizio dell'interrogante ragguardevoli;
i sindacati Cgil, Cisl e Sinpriv contestarono con una dura lettera quelle spese, senza avere alcuna riposta;
a ciò va aggiunto che ogni componente del collegio ha diritto ad uno staff, e che a quanto risulta all'interrogante Fortunato e Chiaravallotti si sarebbero dotati, fino all'ottobre 2011, di un contingente di personale con contratti part time, a tempo determinato e con chiamata diretta, particolarmente numeroso;
l'interrogante è venuto a conoscenza altresì di procedure selettive svolte dall'Autorità che potrebbero essere state bandite non tanto per effettive esigenze funzionali, quanto per stabilizzare personale secondo logiche clientelari;
i quattro consiglieri si sono insediati nel 2005 per cui il settennato del collegio dell'Autorità è scaduto il 17 aprile 2012;
i componenti sono tutti di nomina politica: due in quota al centrosinistra, Pizzetti e Paissan, e due al centrodestra, Giuseppe Chiaravallotti (ex governatore della Calabria in quota al Popolo della libertà), e Giuseppe Fortunato, già consigliere giuridico di Gianfranco Fini alla vicepresidenza del Consiglio all'inizio degli anni Duemila;
giuseppe Fortunato per l'Autorità si occupa di emanare i provvedimenti più importanti in materia di privacy e condomini, privacy e banche, privacy e gestori di telefonia;
fra le altre attività svolge il ruolo di coordinatore del Laboratorio Privacy Sviluppo ed è presidente dell'Associazione nazionale dei difensori civici italiani nonché presidente di due organismi internazionali della difesa civica;
il consigliere Fortunato è anche analista d'attualità giuridico-amministrativa su quotidiani e periodici come "Il Sole 24 Ore" e "Italia Oggi";
lo stesso avvocato Fortunato è presidente di Civicrazia, una coalizione di soggetti e oltre 4.000 associazioni affinché, come spiegato sul sito Civicrazia.org, "il potere pubblico sia davvero al servizio del cittadino";
l'art. 1 dello statuto della coalizione recita: «Ai fini dello sviluppo della Civicrazia, per le riforme strutturali che assicurano una partecipazione più piena del cittadino e una democrazia più compiuta, per la salvaguardia dei diritti, degli interessi legittimi e degli interessi diffusi delle persone e particolarmente dei soggetti deboli, per concorrere alla vita democratica della Nazione è costituita Civicrazia»;
il progetto di presentazione di Civicrazia recita: «Non siamo contro i partiti ma i partiti non ci bastano» e, a seguire, tratta dell'evoluzione dei partiti: «"Una volta essi ospitavano, accanto agli interessi organizzati, il dibattito culturale e una straordinaria quantità di lavoro volontario. Troppo spesso invece oggi rassomigliano ad agenzie di collocamento, affollate da creditori impazienti di riscattare gli anni di passione commutandoli in piccole o grandi poltrone, convinti di detenere in modo permanente il monopolio legittimo della rappresentanza. Il briciolo di follia, che accompagnava la militanza volontaria e il dibattito culturale nei partiti, si è spostato altrove, alla ricerca di altri canali e altre forme di espressione civile. Solo, si tratta di una ricerca difficile e, come accade alle ricerche vere, tutt'altro che immune da errori e semplificazioni, che pone un problema di grande rilievo: i partiti non possono più pretendere il monopolio della rappresentanza politica, ma devono accettare la sfida della competizione e del confronto, la sfida della cittadinanza" (Cassano, Homo Civicus, edizioni Dedalo, 2004, pp. 12-13)»;
Giuseppe Fortunato, ex difensore civico a Napoli, si distinse per essere stato uno dei primi violatori della privacy rendendo pubblico l'elenco dei telefonini che avevano contattato le numerazioni a cosiddetto valore aggiunto, le chat line che iniziavano con 899;
sembrerebbe, pertanto, che il vertice dell'Autorità non si sia fatto mancare niente mentre i 115 dipendenti, con il blocco degli stipendi dal 2011, senza diarie per le missioni internazionali (solo con un rimborso delle spese vive), e la riduzione della durata dei contratti per i venti dipendenti a tempo determinato, da tempo recalcitrano;
in un precedente atto di sindacato ispettivo, ad oggi senza risposta, l'interrogante sollevava il caso del consigliere Giuseppe Fortunato che veniva eletto come componente dell'Autorità per la privacy nonostante fosse stato condannato in via definitiva per violazione della privacy con sentenza della Cassazione n. 9331 dell'8 marzo 2002 (atto 4-03716);
ad avviso dell'interrogante risultava e risulta incongruo il comportamento di Giuseppe Fortunato che, con i soldi pubblici e personale pubblico, ha creato il Laboratorio Privacy Sviluppo che non ha nulla a che vedere con l'ufficio del Garante e da questo creava un altro soggetto denominato Civicrazia;
a giudizio dell'interrogante tutti questi buoni principi professati, quando il Presidente fondatore di Civicrazia è stato nominato dalla politica e senza quei presupposti che tale associazione di associazioni propugna per i suoi aderenti, fa sorgere il dubbio che forse l'avvocato Fortunato sia riuscito a far partecipare oltre 4.000 associazioni grazie alla sua posizione di componente dell'Autorità,
quali siano le valutazioni del Governo, per gli aspetti di propria competenza, sulla vicenda illustrata in premessa;
quali misure urgenti di carattere normativo intenda attivare per far sì che i membri dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali debbano possedere requisiti tali da assicurare all'Autorità efficienza, trasparenza, facendo venir meno quelle che ad avviso dell'interrogante appaiono pratiche clientelari nocive alla credibilità dell'ente stesso;
se non ritenga di adottare misure di competenza affinché anche le Autorità indipendenti siano chiamate a pagare i costi sociali della crisi economica.
(4-07386)
GERMONTANI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
l'amministrazione comunale di Desenzano del Garda (Brescia) ha approvato ieri il piano di governo del territorio (PGT);
il PGT è il nuovo strumento di pianificazione urbanistica comunale introdotto dalla legge regionale n. 12 del 2005, al posto del tradizionale piano regolatore generale (PRG), e articolato in tre componenti fondamentali: documento di piano, che identifica gli obiettivi ed esprime le strategie che servono a perseguire lo sviluppo economico e sociale, nell'ottica di una valorizzazione delle risorse ambientali, paesaggistiche e culturali; piano dei servizi, che serve ad armonizzare gli insediamenti con il sistema dei servizi per garantire la vivibilità e la qualità urbana della comunità locale; piano delle regole, inteso quale strumento di controllo della qualità urbana e territoriale che disciplina l'intero territorio comunale;
il documento di piano del PGT sottoposto all'approvazione prevede 22 ambiti di trasformazione, 13 a vocazione residenziale, 1 di riqualificazione ambientale e 8 a vocazione produttiva per una superficie complessiva di circa 741.188 metri quadrati (non vi è dubbio su quale possa essere il valore speculativo di una tale urbanizzazione). In particolare, molti degli ambiti indicati interessano porzioni di territorio libere a prevalente utilizzo agricolo esterne al cosiddetto territorio urbano consolidato (TUC). Al riguardo, la Regione Lombardia, con proprio parere del 7 marzo 2012, ha sollevato una serie di eccezioni, contestando all'amministrazione il contrasto con l'obiettivo del risparmio del consumo di suolo promosso dalla legge regionale n. 12 del 2005, nonché dal PGT stesso. Al contempo, viene segnalato che le modalità di utilizzo degli strumenti della perequazione e dell'incentivazione previsti dal piano non rientrano tra quelle disciplinate dall'art. 11 della legge regionale n. 12 del 2005;
il testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo (art. 38, comma 5) stabilisce che i Consigli comunali, dopo la pubblicazione del decreto di indizione dei comizi elettorali, debbano limitarsi ad adottare gli atti urgenti ed improrogabili; in tal senso, la giurisprudenza del Consiglio di Stato è rigorosa nel ritenere "illegittimi" gli atti che, al di fuori delle ipotesi previste dall'art. 38 citato, potrebbero influenzare il consenso;
risulta all'interrogante che, per approvare il PGT, la maggioranza, nelle ultime due settimane, abbia fatto dimettere un consigliere per conflitto d'interessi, perché detentore di un'ampia area edificabile, ed abbia fatto dimettere il primo dei non eletti, subentrato al consigliere, perché forse avrebbe votato contro; è così subentrato il secondo dei non eletti che, tra le altre cose, risulta essere estraneo all'iter di adozione del PGT;
la circostanza che il principale atto urbanistico venga approvato a 6 giorni dalle elezioni comunali ha suscitato, giustamente, una marea di proteste;
negli ultimi giorni di campagna elettorale un Consiglio dovrebbe occuparsi solo di ordinaria amministrazione,
se il Ministro in indirizzo intenda verificare, nell'ambito delle proprie competenze, se l'approvazione definitiva del PGT, considerati gli interessi che muove, a pochi giorni dalla chiamata alle urne non sia turbativa nei confronti del voto da parte dei cittadini;
quali iniziative di propria competenza intenda assumere per impedire questa pratica politica ostruzionistica e lasciare decidere liberamente i cittadini nella scelta di una figura importante di guida e di riferimento quale quella di sindaco;
se, a fronte della grave situazione verificatasi e della influenza che questa potrebbe avere sull'esito finale del voto, non intenda attivarsi per quanto di competenza perché l'ente locale proceda all'annullamento della delibera in oggetto.
(4-07387)
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
6ª Commissione permanente(Finanze e tesoro):
3-02829, dei senatori Micheloni e Tonini, sulla definizione di accordi fiscali con la Confederazione elvetica;
7ª Commissione permanente(Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):
3-02828, dei senatori Giambrone ed altri, su iniziative ministeriali in materia di sistemi informatici delle istituzioni scolastiche;
3-02824, del senatore Di Nardo, sulla revisione degli incentivi per le fonti energetiche rinnovabili.