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Timestamp: 2019-12-14 05:06:25+00:00
Document Index: 142081151

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CORTE DI CASSAZIONE – SENTENZA N. 13661-2019 – SINISTRI – RAPPORTO TRA GIUDIZIO PENALE E GIUDIZIO CIVILE – LA SOSPENSIONE NON SI APPLICA NEL CASO DI AZIONE DI DANNO PROPOSTA NEI CONFRONTI DEL DANNEGGIANTE E DELL'IMPRESA ASSICURATRICE – 21.05.2019 - Giudice di Pace | Portale di informazione giuridica
CORTE DI CASSAZIONE – SENTENZA N. 13661-2019 – SINISTRI – RAPPORTO TRA GIUDIZIO PENALE E GIUDIZIO CIVILE – LA SOSPENSIONE NON SI APPLICA NEL CASO DI AZIONE DI DANNO PROPOSTA NEI CONFRONTI DEL DANNEGGIANTE E DELL'IMPRESA ASSICURATRICE – 21.05.2019
Scritto da Simone Glovi on 22 Maggio 2019 . Postato in Articoli News
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza 13661, pubblicata in data 21.05.2019, ha enunciato il principio di diritto secondo il quale "in tema di rapporto tra giudizio penale e giudizio civile, i casi di sospensione necessaria previsti dall'art. 75, 3 0 co., c.p.p., che rispondono a finalità diverse da quella di preservare l'uniformità dei giudicati, e richiedono che la sentenza che definisca il processo penale influente sia destinata a produrre in quello civile il vincolo rispettivamente previsto dagli artt. 651, 651 -bis, 652 e 654 c.p.p., vanno interpretati restrittivamente, di modo che la sospensione non si applica qualora il danneggiato proponga azione di danno nei confronti del danneggiante e dell'impresa assicuratrice della responsabilità civile dopo la pronuncia di primo grado nel processo penale nel quale il danneggiante sia imputato".
SENTENZA N. 13661 DEL 21.05.2019
sul ricorso 23838-2017 proposto da:
C.L.N.P.G., C.F., C.B., C.G., R.P., elettivamente domiciliati in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentati e difesi dall'avvocato G.F.; - ricorrenti -
B.F., elettivamente domiciliato in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall'avvocato F.T.; - controricorrente -
S.S.A.; - intimata -
per regolamento di competenza avverso l'ordinanza del TRIBUNALE di MILANO emessa il 20/09/2017, r.g. n. 55260/2016.
Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 26/02/2019 dal consigliere ANGELINA-MARIA PERRINO;
udito il Pubblico Ministero, in persona dell'avvocato generale RENATO FINOCCHI GHERSI, che ha concluso per la prosecuzione del processo e l'accoglimento del ricorso.
C.L.N.P.G., C.F., C.B., C.G., R.P.,, rispettivamente moglie, figli e fratelli di M.C., hanno proposto dinanzi al tribunale di Milano azione per il risarcimento dei danni loro cagionati dalla morte del loro congiunto, avvenuta a causa di un incidente stradale, e l'hanno indirizzata nei confronti di F.B., proprietario e conducente del veicolo investitore, nonché della S.S.A., impresa assicuratrice della responsabilità civile.
Il giudice istruttore ha disposto la sospensione del processo. E ciò perché, a seguito della costituzione come parti civili dei fratelli della vittima nel processo penale promosso nei confronti di F.B., peraltro iure proprio e non già con la spendita, poi avvenuta in sede civile, della qualità di eredi di V.C., padre di M., era stata pronunciata sentenza di primo grado di condanna dell'imputato, soltanto in esito alla quale era stata promossa l'azione civile.
1.- La questione rimessa alla cognizione di queste sezioni unite concerne l'identificazione dei presupposti legali soggettivi di operatività della sospensione necessaria del processo civile di risarcimento del danno derivante da reato promosso quando nel processo penale concernente il reato sia stata già pronunciata la sentenza di primo grado. Prevale difatti questo profilo, poiché, come specificato in narrativa, non v'è coincidenza tra i soggetti che si sono costituiti parti civili nel processo penale e coloro che hanno promosso, anche mediante spendita di diversa qualità, il giudizio civile.
Se non vi fosse il cumulo soggettivo, non vi sarebbe difatti dubbio alcuno sull'applicabilità dell'art. 75, 3 0 co., c.p.p., secondo cui «Se l'azione è proposta in sede civile nei confronti dell'imputato dopo la costituzione di parte civile nel processo penale o dopo la sentenza penale di primo grado, il processo civile è sospeso fino alla pronuncia della sentenza penale non più soggetta a impugnazione, salve le eccezioni previste dalla legge».
2.1.- La sospensione non si giustifica, si è argomentato, con riguardo al responsabile civile, perché la proposizione successiva dell'azione risarcitoria in sede civile comporta la revoca tacita della costituzione di parte civile, con la conseguente inapplicabilità dell'art. 651 c.p.p. e l'inutilità dell'attesa degli esiti del processo penale.
2.3.- La sospensione necessaria prevista dall'art. 75, 3 0 co., c.p.p., si è concluso, sanziona la scelta compiuta dal danneggiato che abbia optato sin dall'inizio per la proposizione in seno al processo penale della propria domanda risarcitoria: in tal caso, anche se dismette la qualità di parte civile, egli dovrà sottostare all'accertamento dei fatti compiuto in sede penale.
3.- Con l'ordinanza interlocutoria la terza sezione civile di questa Corte dubita che la soluzione restrittiva sui limiti della sospensione prevista dall'art. 75, 3° co., c.p.p. sia convincente.
3.1.- Il che si potrebbe tradurre nel vulnus degli artt. 3 e 24 Cost., poiché l'opponibilità del giudicato di assoluzione finirebbe col dipendere dalla scelta processuale del titolare della pretesa risarcitoria di agire in sede civile soltanto nei confronti dell'imputato oppure anche nei confronti degli altri coobbligati.
4.1.- Per liberare il giudice penale dall'esame di questioni che non debbano essere accertate ai fini del giudizio sulla responsabilità penale dell'imputato, il 10comma dell'art. 75 c.p.p., là dove stabilisce che «L'azione civile proposta dinanzi al giudice civile può essere trasferita nel processo penale fino a quando in sede civile non sia stata pronunciata sentenza di merito anche non passata in giudicato. L'esercizio di tale facoltà comporta rinuncia agli atti del giudizio», ha posto uno sbarramento al trasferimento dell'azione civile nel processo penale, e lo ha quindi disincentivato. 4.2.- Il danneggiato è incoraggiato a evitare la costituzione di parte civile e a promuovere la propria pretesa in sede civile, anche per poter sfuggire agli effetti del giudicato di assoluzione dell'imputato-danneggiante.
Qualora, difatti, a norma del 2° comma dell'art. 75 c.p.p., «L'azione civile prosegue in sede civile se non è trasferita nel processo penale o è stata iniziata quando non è più ammessa la costituzione di parte civile», la sentenza dibattimentale irrevocabile di assoluzione dell'imputato-danneggiante (per essere rimasto accertato che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto è stato compiuto nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio di una facoltà legittima) non sarà opponibile al danneggiato, in base all'ultimo nucleo normativo del 1° comma dell'art. 652 c.p.p. Anche nella relazione al testo definitivo del c.p.p. si legge significativamente che «viene sancito espressamente che, in assenza della translatio iudicii, il processo non può essere sospeso e che, di conseguenza, non può trovare applicazione l'art. 652, comma 1», e che la linea seguita della separazione del giudizio civile dal penale, se può essere criticata perché non aderente al principio dell'unità della giurisdizione (principio, peraltro, «da considerarsi non di rilevanza costituzionale come la corte ha avuto occasione di statuire sin dalla sentenza n. 1 del 1970»), ha «il vantaggio di attuare la massima semplificazione dello svolgimento del processo, secondo la regola indicata nella direttiva 1 della legge delega».
4.3.- E il vantaggio è amplificato dal fatto che il danneggiato potrà comunque fruire degli effetti derivanti dalla condanna dibattimentale dell'imputato-danneggiante, nonché di quelli della sentenza dibattimentale irrevocabile di proscioglimento per particolare tenuità del fatto, agli esiti delle quali l'imputato danneggiante sarà pur sempre vincolato, a norma rispettivamente dell'art. 651 e dell'art. 651-bis c.p.p.: l'operatività delle disposizioni prescinde difatti dalla partecipazione, anche potenziale, del danneggiato.
5.- Il 2° comma dell'art. 75 c.p.p. mostra quindi che, di per sé, la pendenza del processo penale influente non condiziona lo svolgimento di quello civile; sicché la priorità logica del fatto di reato rispetto al risarcimento del danno e alle restituzioni conseguenti non implica necessariamente la priorità cronologica dei relativi accertamenti.
Si apre per conseguenza alla possibilità di contraddizione - logica, non pratica, in considerazione della diversità di oggetto dei due processi- tra le due decisioni relative alla responsabilità dell'imputato-danneggiante (ne prende atto Cass. 17 febbraio 2010, n. 3820, richiamata, tra varie, da Cass. 22 giugno 2017, n. 15470).
Quanto al rapporto col processo penale del procedimento disciplinare nei confronti degli avvocati, l'art. 54 della I. 31 dicembre 2012, n. 247, che detta la nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense, sancisce che:
«Il procedimento disciplinare si svolge ed è definito con procedura e con valutazioni autonome rispetto al processo penale avente per oggetto i medesimi fatti» (1° co.) e che soltanto «Se, agli effetti della decisione, è indispensabile acquisire atti e notizie appartenenti al processo penale, il procedimento disciplinare può essere a tale scopo sospeso a tempo determinato. La durata della sospensione non può superare complessivamente i due anni; durante il suo decorso è sospeso il termine di prescrizione» (2° co.).
Coerente è anche l'art. 55 - ter del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, relativo al giudizio disciplinare del lavoratore pubblico con rapporto contrattuale, secondo cui:
5.3.- D'altronde, persino in seno al medesimo giudizio penale è possibile che vi sia difformità di decisioni: si consideri la possibilità riconosciuta dall'art. 576 c.p.p. alla parte civile d'impugnare, ai soli effetti della responsabilità civile, la sentenza di proscioglimento pronunciata nel giudizio (purché l'accertamento sia destinato a produrre gli effetti previsti dall'art. 652 c.p.p.: Cass., sez. un. pen., 29 settembre 2016, n. 46688, Schirru).
6.- La chiave di volta della sospensione necessaria prevista dall'art. 75, 3 0 co., c.p.p. non si può, quindi, identificare con quella determinata dalla pregiudizialità, ossia appunto con l'esigenza di evitare il rischio di un conflitto fra giudicati (tra varie, a proposito di questo fondamento della sospensione necessaria per pregiudizialità, Cass., sez. un., 24 maggio 2013, n. 12901 e 16 marzo 2016, n. 5229). 6.1.- Del resto, anche la tecnica processuale per l'operatività della sospensione necessaria ex art. 75, 3° co., c.p.p. differisce da quella che opera al cospetto di sospensione necessaria per pregiudizialità.
Nel secondo, quando il processo pregiudicante è stato definito con sentenza non passata in giudicato, il giudizio pregiudicato può essere sospeso -ex art. 337, 2° comma, c.p.c.- e non deve esserlo - ex art. 295 c.p.c. (Cass., sez. un., 19 giugno 2012, n. 10027; conf., in relazione al caso in cui la sentenza di primo grado, la cui autorità è invocata, sia stata emessa dal giudice amministrativo, sez. un., 30 novembre 2012, n. 21348, nonché, da ultimo, in termini, ord. 4 gennaio 2019, n. 80).
7.- Insufficiente a giustificare la sospensione necessaria ex art. 75 c.p.p. è, peraltro, la finalità latamente sanzionatoria evidenziata dalla giurisprudenza di questa Corte.
8.1.- Quel che rileva ai fini della sospensione del giudizio civile di danno ex art. 75, 3 0 co., c.p.p., fuori dal caso in cui i giudizi di danno possono proseguire davanti al giudice civile ai sensi del precedente 2° comma, è che la sentenza penale possa esplicare efficacia di giudicato nell'altro giudizio, ai sensi degli artt. 651, 651- bis, 652 e 654 c.p.p. Imporre al danneggiato-attore che si sia tardivamente rivolto al giudice civile di attendere l'esito del processo penale ha senso soltanto se e in quanto quest'esito, se definitivo, sia idoneo a produrre i propri effetti sul processo civile.
9.- Lo si evince, si è sottolineato con l'ord. n. 13682/11, dall'art. 211 disp. att. c.p.p., a norma del quale «Salvo quanto disposto dall'articolo 75 comma 2 del codice, quando disposizioni di legge prevedono la sospensione necessaria del processo civile o amministrativo a causa della pendenza di un processo penale, il processo civile o amministrativo è sospeso fino alla definizione del processo penale se questo può dare luogo a una sentenza che abbia efficacia di giudicato nell'altro processo e se è già stata esercitata l'azione penale».
9.1.- Ed è puntando su questa ratio che si è esclusa la sospensione del processo civile nei confronti delle -sole- parti diverse dall'imputato-danneggiante, alle quali siano ascritti fatti differenti da quelli oggetto di accertamento nel processo penale (Cass., ord. 1 luglio 2005, n. 14074; ord. 16 marzo 2017, n. 6834 e 11 luglio 2018, n. 18202).
10.- Quando, invece, i fatti siano i medesimi, il vincolo rispettivamente previsto dagli artt. 651 e 651-bis c.p.p. si potrebbe produrre nei confronti del responsabile civile soltanto qualora il processo risarcitorio sia promosso nei suoi confronti da un danneggiato diverso da colui che abbia proposto l'azione civile nel processo penale: solo in questo caso, e se il responsabile civile sia stato regolarmente citato o abbia spiegato intervento in sede penale, il giudicato di condanna del danneggiante-imputato o quello del suo proscioglimento per particolare tenuità del fatto avranno effetto verso di lui nel giudizio di danno.
10.1.- Sulla pretesa del danneggiato costituitosi parte civile si può difatti decidere in sede civile soltanto se la parte civile sia uscita dal processo penale per revoca o estromissione; e poiché l'esodo della parte civile comporta che la citazione o l'intervento del responsabile civile perdono efficacia (a norma, rispettivamente, degli artt. 83, 6° co., e 85, 4° co., c.p.p.), viene meno la condizione pretesa dagli artt. 651 e 651-bis c.p.p. per la produzione degli effetti ivi previsti nei confronti del responsabile civile, ossia che il «responsabile civile sia stato citato o sia intervenuto nel processo civile».
10.2.- A maggior ragione il vincolo non si può produrre in un caso, come quello in esame, in cui non v'è coincidenza tra le parti civili nel processo penale e gli attori del processo civile, nel senso già specificato, e non vi sono stati citazione o intervento del responsabile civile nel processo penale. 10.3.- Il che esclude anche la possibilità che si potesse determinare il vincolo previsto dall'art. 652, 1° co., c.p.p.
11.- Non sarebbe poi possibile, com'è adombrato nell'ordinanza interlocutoria, disporre la sospensione del giudizio, in caso di litisconsorzio facoltativo, nei confronti del solo danneggiante-imputato, nei confronti del quale non sono richieste condizioni perché si produca il vincolo derivante dalla sentenza di condanna, ex art. 651 c.p.p., o dalla sentenza di proscioglimento per particolare tenuità del fatto, a norma dell'art. 651-bis c.p.p. L'autore del fatto illecito costituente reato, riconosciuto come responsabile e perciò condannato, ha difatti sicuramente avuto la possibilità di partecipare al processo penale in qualità di imputato, sicché il suo diritto di difesa ha ricevuto piena garanzia per l'intero corso del processo.
11.1.- Estendere l'applicazione di un'ipotesi derogatoria a un caso, come quello in esame, in cui tutte le parti del giudizio civile non coincidano con tutte quelle del processo penale, sacrificherebbe in maniera ingiustificata l'interesse dei soggetti coinvolti alla rapida definizione della propria posizione, in aperta collisione con l'esigenza di assicurare la ragionevole durata del processo, presente nel nostro ordinamento ben prima dell'emanazione dell'art. 111, 2° comma, Cost., e comunque assurta a rango costituzionale per effetto di esso.
"In tema di rapporto tra giudizio penale e giudizio civile, i casi di sospensione necessaria previsti dall'art. 75, 3 0 co., c.p.p., che rispondono a finalità diverse da quella di preservare l'uniformità dei giudicati, e richiedono che la sentenza che definisca il processo penale influente sia destinata a produrre in quello civile il vincolo rispettivamente previsto dagli artt. 651, 651 -bis, 652 e 654 c.p.p., vanno interpretati restrittivamente, di modo che la sospensione non si applica qualora il danneggiato proponga azione di danno nei confronti del danneggiante e dell'impresa assicuratrice della responsabilità civile dopo la pronuncia di primo grado nel processo penale nel quale il danneggiante sia imputato".
Così deciso in Roma il 26 febbraio 2019.