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Timestamp: 2019-02-15 23:14:05+00:00
Document Index: 60712564

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art.2697', 'art.2698', 'art.50', 'art.15', 'sentenza ']

Condannata la Telecom: E' illegittimo pretendere con la bolletta importi relativi a numeri 144.
Tribunale di Bari, 2° Sezione Sentenza 10 gennaio 2003 n. 47
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO. Con atto di citazione notificato il 21-29/04/94, il Sig. P.L. conveniva in giudizio dinanzi il Tribunale di Bari, la S.I.P.- Società Per L'Esercizio Telefonico P.A. oggi TELECOM S.P.A. Esponeva l'attore: - Che, a seguito del perfezionamento del contratto di servizio per il collegamento ad utenza telefonica domestica n. 080/XXXXXX, con la SIP e dalla fruizione delle relative prestazioni, aveva regolarmente corrisposto canoni bimestrali dell'importo medio di £. 350.000=. - Che, peraltro, la "bolletta del IV° bimestre dell'anno 1994 era risultata di importo notevolmente superiore, per un importo totale di £. 6.294.000= comprensivo di IVA. - Che successivamente era stata recapitata ulteriore bolletta relativa al I° quadrimestre dell'anno 1994 per un importo complessivo di £. 2.433.000= comprensivo di IVA. - Che i chiarimenti verbalmente forniti dalla SIP avevano evidenziato addebiti per chiamate tramite il prefisso "144", mai effettuate dall'attore e dal coniuge, ma probabilmente dalle figlie minorenni conviventi. - Che conseguentemente, i relativi addebiti, in ordine alla quale la SIP si sarebbe rifiutata di fornire copia dei tabulati, sarebbero da considerarsi illegittimi in quanto i servizi forniti tramite il prefisso "144" (Audiotel) sarebbero stati attuati in carenza della necessaria autorizzazione Ministeriale, in violazione della disciplina di cui al DPR 13/08/64 n. 523. - Che, in ogni caso, il servizio non sarebbe stato correttamente pubblicizzato inducendo in errore gli utenti e determinando la convinzione di un servizio informativo e culturale fornito dalla TELECOM anziché, come nella realtà, di un servizio diverso dall'oggetto del contratto e prestato dalla TELECOM a favore di terzo soggetto (effettivo fornitore delle prestazioni "144") in violazione del regolamento di servizio. Pertanto l'attore chiedeva dichiararsi la inesistenza di qualsiasi obbligazione negoziale nei confronti della convenuta con condanna della medesima al risarcimento dei danni nonché alla inibizione dell'attività illecita. Si costituiva la convenuta contestando la domanda in fatto e diritto e chiedendone il rigetto. In carenza di qualsiasi attività istruttoria, la causa veniva rinviata alla udienza collegiale del 3/10/2001. Intervenuta la L. 276/97, il GOA, preso atto dell'esisto negativo del tentativo di conciliazione, riservava la causa per la decisione ai sensi dell'art. 13 L.276/97.
La domanda appare fondata e meritevole di accoglimento. Invero l'attore non contesta il metodo di rilevazione degli "scatti" telefonici né l'ammontare dei medesimi, né eventuali difetti o anomalie delle apparecchiature di misurazione della convenuta dichiara essere sottoposte a specifici controlli, limitandosi a negare ogni fruizione delle prestazioni fornite tramite il prefisso "144" (C.d. Audiotel) e che si assumono richieste da terzi estranei al contratto stipulato con la SIP (probabilmente dalle figlie minori), eccependo inoltre l'illegittimità degli addebiti in quanto relativi a prestazioni non autorizzate, estranee all'oggetto del contratto e non adeguatamente pubblicizzate. Nessun pregio può attribuirsi alla prima eccezione di parte attorea che assume di non aver direttamente fruito del servizio di cui è causa, apparendo del tutto privo di qualsiasi sostegno probatorio l'assunto dell'attore in ordine a una pretesa fruizione del servizio da parte di terzi (peraltro membri della propria famiglia e conviventi). D'altronde, la circostanza è da ritenersi del tutto irrilevante, ove si rilevi che l'utente, quale custode delle apparecchiature installate presso il proprio domicilio, è responsabile del loro utilizzo, indipendentemente dalla individuazione del soggetto che materialmente abbia potuto farne uso. Parte convenuta, peraltro, ha fornito convincente prova documentale in ordine ai controlli ed alla funzionalità dei propri impianti di rilevazione (sia pur attraverso la esibizione di propri documenti interni), e della insussistenza di qualsiasi inserimento abusivo sulla linea, esibendo copia del verbale di prove tecniche in data 1/06/94 dal quale si rileva la "assenza di paralleli sulla linea". Quanto sopra, peraltro è da ritenersi a condizione che le prestazioni di cui si chiede il pagamento siano ricomprese in quelle costituenti l'oggetto del contratto di somministrazione stipulato fra le parti che ne abbia altresì determinato il costo. Deve peraltro rilevarsi la fondatezza delle ulteriori contestazioni di parte attorea, in ordine alla illegittimità degli addebiti di cui alle bollette trasmesse dalla SIP. Invero, la fattispecie di cui alla presente controversia non può ritenersi sottratta alla disciplina posta dal principio generale di cui all'art.2697 c.c. secondo cui incombe al creditore l'onere probatorio dei fatti costituenti il fondamento della pretesa, dovendosi ritenere nulli, in base al disposto dell'art.2698 c.c. i patti contrari al ridetto principio. In conseguenza di tanto, deve ritenersi giustificato l'assunto dell'attore che attribuisce l'anomalo incremento degli scatti alle chiamate tramite prefisso "144", non essendo in grado la convenuta di smentire la indicazione formulata, seppur in via presuntiva dai propri addetti commerciali (come ammesso in sede di comparsa di risposta) e di soddisfare, pertanto all'onere probatorio ad essa incombente in ordine al fondamento della pretesa obbligazione. Ritenuta quindi come causa del preteso credito il mancato pagamento dei corrispettivi che si assumono dovuti per le chiamate tramite prefisso "144", deve convenirsi con la tesi attorea in ordine all'illegittimità degli addebiti relativi alle relative prestazioni che, come ammesso dalla stessa convenuta, non formano oggetto di quelle convenute con il contratto di somministrazione stipulato con l'utenza, e che non sono forniti dalla Concessionaria del servizio pubblico, bensì prestato da soggetti diversi tramite la concessionaria che, contravvenendo al suo scopo istituzionale, cede l'uso delle linee pubbliche ad essa concesse per finalità di pubblica rilevanza, a detti terzi che ne fanno uso meramente privato e speculativo sostituendosi alla concessionaria di servizio pubblico la quale viene ad assumere la figura di mera intermediaria dell'operatore privato nello svolgimento di una attività commerciale non certamente assimilabile ad una funzione di pubblica rilevanza ("La SIP incassa dagli utenti che accedono a detti servizi, sotto forma di scatti telefonici riportati in bolletta, l'intero ammontare della tariffa, e trattiene per sé soltanto la quota riferita al trasporto e alla intermediazione finanziaria, versando ai fornitori di informazioni private tutto quanto di loro spettanza") (Così comp. cost. pag.6). In sostanza, - ove i servizi di cui si chiede il pagamento siano forniti dalla concessionaria, facciano parte di quelli contemplati nel contratto stipulato con l'utente che ne contempli la determinazione del relativo corrispettivo - , della fruizione di tale servizio risponde l'utente titolare del contratto, indipendentemente dal soggetto che materialmente abbia avuto accesso al terminale. Nell'ipotesi invece che le prestazioni siano forniti da terzi, arbitrariamente sostituiti nel rapporto contrattuale fra concessionaria e utente il quale non sia stato neppure in grado di conoscerne il prezzo corrispettivo, non sussiste alcun titolo a fondamento del preteso credito vantato dalla concessionaria non essendo mai venuto ad esistenza alcun contratto sinallagmatico fra fornitore di servizio e utente, né essendosi mai proposta la concessionaria come intermediaria del ridetto fornitore. A sostegno della legittimità della pretesa, parte convenuta deduce il provvedimento autorizzativo comunicato in data 9/06/93. Deve tuttavia rilevarsi, a tal proposito, come la norma della convenzione di cui all'art.50 D.P.R. 13/08/84 n.523 relativa alla concessione alla SIP dei servizi di telecomunicazione Nazionali ad uso pubblico disponga che i servizi ricompresi nel contratto con l'utenza privata e le relative tariffe debbano essere determinati annualmente dal Ministero delle Poste e telecomunicazioni. Peraltro, nella fattispecie, non può ritenersi rispettato il disposto normativo in quanto il citato provvedimento autorizzativo appare riferito solo alla estensione del servizio sull'intero territorio in via sperimentale "nelle more della formalizzazione dei relativi provvedimenti", mentre nessuna retroattiva rilevanza può assumere per i precedenti contratti; né il ridetto provvedimento autorizzativo contempla alcuna determinazione dei costi del servizio, costi che, contrariamente a quanto sostenuto da parte convenuta, non possono ritenersi conosciuti dall'utente (né tantomeno concordati o tacitamente accettati) a seguito della semplice pubblicazione delle relative tariffe sull'avantielenco del 1993, ritenendosi ovviamente improbabile che il ridetto elenco potesse contenere l'indicazione di tariffe relative ad un servizio non ancora autorizzativo ed attivo solo nel giugno 93. Appare del tutto irrilevante la circostanza dedotta dalla convenuta in ordine ad una presunta conoscenza della fruizione dei servizi Audiotel conseguentemente le segnalazioni di traffico anomalo trasmesse all'utente, in quanto tali segnalazioni recano data 5/01/94 e 10/06/94, mentre il periodo in contestazione decorre dal mese di ottobre 93 al gennaio 94 e dagli atti di causa si rileva la tempestiva ed immediatamente richiesta di "bloccaggio" da parte dell'attore sin dalla data della prima comunicazione del 05/01/94 (v. All.7 prod. convenuta). La inefficacia della c.d. autorizzazione deriva inoltre dalla stessa natura non normativa del provvedimento, che, fino al momento della sua formalizzazione, non può ritenersi emesso dal Ministero competente, bensì semplicemente comunicato dall'Ispettore generale superiore delle telecomunicazioni, diretto solo alla concessionaria e privo dei requisiti di pubblicità (in carenza di pubblicazione sulla G.U.) che conferiscono il carattere di obbligatorietà alla norma. Conseguentemente, pur ritenendosi responsabile l'attore per l'uso della propria linea in quanto costituito custode degli apparecchi a norma dell'art.15 del regolamento di servizio, deve ritenersi insussistente ogni sua obbligazione per il pagamento dei servizi ex 144 dovendosi ritenere tale obbligazione limitata solo alle prestazioni rientranti nell'oggetto del contratto che, peraltro, non è possibile analiticamente determinare sulla base della bollette di cui è causa e che devono ritenersi soddisfatte con i pagamenti effettuati dall'attore sulla base dei consumi presuntivamente determinati. Deve per altro ravvisarsi la responsabilità contrattuale ed inadempimento della convenuta, mediante abuso di posizione dominante, per aver imposto, con spesa aggiuntiva e non precedentemente concordata, al contraente privato uno speciale servizio prestato da soggetti terzi estranei al rapporto di concessione, e non contemplato nel contratto di somministrazione stipulato fra le parti. Da quanto innanzi consegue l'accoglimento della domanda proposta dal Sig. P.L. nei confronti della S.I.P., oggi TELECOM Italia S.P.A. dichiarandosi la insussistenza del credito da questa reclamato per l'importo di £. 8.488.560= come risultante dalle bollette di cui è causa, con condanna della convenuta al risarcimento degli eventuali danni rinvenuti all'attore in conseguenza dell'inadempimento e da liquidarsi in separato giudizio (non risultando possibile sulla base degli atti di causa determinarne qualsiasi valore, sia pur in via equitativa) nonché di cui al contratto perfezionato fra le parti. Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo, tenuto conto degli esborsi sostenuti, del valore e natura della causa e delle questioni trattate, e dell'attività svolta.
Il Tribunale di Bari, in persona del GOA, Avv. Emanuele Triggiani, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta con atto di citazione notificato in data 21-29/04/94 dal Sig. P.L. nei confronti della S.I.P., attualmente TELECOM S.P.A. ogni contraria istanza, deduzione, eccezione disattesa, cosi provvede - Accoglie la domanda e per l'effetto, - Dichiara la insussistenza del credito reclamato dalla convenuta per l'importo di £. 8.488.560=, come risultante dalle bollette di cui è causa, con condanna della TELECOM S.P.A. al risarcimento degli eventuali danni rinvenuti all'attore in conseguenza dell'inadempimento della convenuta e da liquidarsi in separato giudizio nonché alla inibizione dell'illecito, mediante riattivazione del servizio di cui al contratto perfezionato fra le parti. - Condanna la TELECOM S.P.A. alla rifusione, in favore del Sig. P.L., delle spese del giudizio che si liquidano nella complessiva somma di Euro 1.657,83=, di cui 165,27 per effettivi esborsi, Euro 557,77= per diritti, Euro 934,79= per onorari, oltre rimborso forf spese gen. (10% dir. e on.), IVA e CAP come per legge. La presente sentenza è provvisoriamente esecutiva per legge.
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