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Timestamp: 2017-12-14 06:15:35+00:00
Document Index: 172902102

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 31', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2']

Diritto alla vita e interruzione della gravidanza. Un progetto | terra di nessuno
Diritto alla vita: l’interruzione della gravidanza e l’abbandono dei minori nel territorio di Palermo
Uno studio sull’attuazione della l. 194/78
a trent’anni dalla promulgazione
progetto di ricerca elaborato da
Il 22 maggio 2008 la L. 194/78, norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza, compirà trenta anni dalla sua promulgazione.
L’esigenza morale e giuridica di evitare che si ricorra all’aborto ai fini della limitazione delle nascite e i casi di abbandono che continuano a verificarsi nel nostro Paese, ripropongono con urgenza la necessità di approfondire la riflessione su tali tematiche e di individuare nuove iniziative che favoriscano scelte responsabili nella procreazione ed assicurino una maggiore tutela della maternità e dell’infanzia.
Partendo da tali considerazioni si propone qui di seguito la realizzazione di una ricerca che permetta di tracciare le linee fondamentali delle problematiche filosofico-morali e giuridiche connesse all’interruzione volontaria della gravidanza e dell’abbandono di minori e risponda alla richiesta di informazioni statistiche riguardanti l’incidenza dei suddetti fenomeni nel territorio di Palermo.
La vigente normativa italiana sulla tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza (l. 22 maggio 1978, n. 194; G. U. 22-5-1978, n. 140 ) incarica gli enti locali della promozione e dello sviluppo di servizi socio-sanitari e di ogni iniziativa necessaria ad evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite (cfr. art. 1 co. 3).
A norma dell’art. 2 della medesima legge, il ricorso a «speciali interventi» può essere proposto dai consultori familiari agli enti locali competenti quando i servizi assistenziali, sanitari e sociali, offerti dalle strutture operanti nel territorio, dovessero risultare inadeguati per la soluzione di problemi legati alla gravidanza od alla maternità. Con l’art. 5 il legislatore torna a raccomandare, a consultori e strutture socio-sanitarie, la promozione di «ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto». Tali ausili supplementari non sono, evidentemente, gli stessi che la legge espressamente prevede al comma 1 (esame delle possibili soluzioni dei problemi; rimozione delle cause che inducono la gestante ad interrompere la gravidanza; informazione della donna circa l’esistenza e l’esercizio dei suoi diritti di lavoratrice e di madre) ma, come questi ultimi, secondo il dettato di legge, si rendono particolarmente urgenti quando i motivi della richiesta di interruzione della gravidanza provengano «dall’incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante».
La legge, in definitiva, fa affidamento sulle risorse umane, di creatività, di inventiva delle realtà operanti sul territorio ed incoraggia e sostiene ogni innovazione utile ad ampliare e potenziare la capacità di risposta ai bisogni emergenti dal tessuto sociale nell’ambito della tutela del diritto alla vita e del valore sociale della maternità.
Se si guarda alla logica inerente all’insieme del dispositivo della 194, non risultano casuali né il disegno di un ruolo positivo delle strutture pubbliche né il coinvolgimento degli enti territoriali nella difesa attiva del diritto alla vita. Al contrario, questi aspetti risultano strettamente connessi a motivi che risalgono tanto all’insieme della nostra tradizione giuridica che a specifiche scelte operate dal legislatore italiano di fronte alle peculiarità presentate dal fenomeno dell’aborto nel nostro Paese. Anzitutto, tramite il disposto dell’art. 1, la l. 194 si ricollega a motivi tradizionali del nostro sistema giuridico, per il quale la tutela del concepito ha fondamento costituzionale. L’interesse costituzionalmente protetto relativo al concepito è in relazione all’art. 31 Cost. (protezione della maternità) ed all’art. 2 Cost. (diritti inviolabili dell’uomo); oltre a ribadire quanto appena accennato, la Corte Costituzionale, con sentenza n. 27/1975, dichiara che l’art. 2 della Costituzione «riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, fra i quali non può non collocarsi, sia pure con le particolari caratteristiche sue proprie, la situazione giuridica del concepito». Nella medesima sentenza la Corte enuncia, inoltre, un principio che è destinato ad esercitare notevole influsso sulla nostra legislazione sull’interruzione volontaria della gravidanza (e anche sulla futura legge italiana sulla procreatica), vale a dire il principio della peculiare relazione tra la gestante ed il concepito: «L’interesse costituzionalmente protetto relativo al concepito può venire in collisione con altri beni che godano pur essi di tutela costituzionale e che, di conseguenza, la legge non può dare al primo una prevalenza totale ed assoluta, negando ai secondi adeguata protezione».
E’ noto, in dottrina (cfr. R. DWORKIN, Il dominio della vita), che le legislazioni sull’interruzione volontaria della gravidanza possono essere di due tipi: quelle che prescrivono restrizioni al generale permesso e quelle che consentono eccezioni al generale divieto.
Gli articoli artt. 7 e 19 della l. 194/78 dimostrano che la legge italiana appartiene a questo secondo gruppo. Nell’ordinamento italiano l’aborto non è legalizzato né depenalizzato ma, in deroga ad un divieto generale, sono testualmente previste eccezioni, in ipotesi delle quali, l’interruzione volontaria della gravidanza, purché compiuta nelle strutture e secondo le procedure di legge, non costituisce reato. Ciò appunto perché, nel nostro ordinamento, la regolamentazione dell’interruzione della gravidanza non risponde solo alla tutela della riservatezza della procreazione, come avviene in altri Paesi giuridicamente evoluti, ad esempio negli Stati Uniti, ma anche alla tutela della maternità e della vita. Mentre il diritto alla procreazione cosciente e responsabile rappresenta, di per sé, un diritto negativo del cittadino, vale a dire un limite posto all’azione dello Stato, l’interesse pubblico, espressamente dichiarato, per il valore sociale della maternità e della vita sin «dal suo inizio», fa sì che non solo lo Stato e gli enti locali, ma anche la società civile (cfr. art. 2 d l. 194/78), si vedano investiti di un ruolo positivo nella tutela di tali diritti.
Tra gli scopi della presente ricerca vi è appunto quello di accertare il grado di attuazione della legge 194, a trent’anni dalla sua promulgazione, con particolare riguardo a ciò che concerne proprio la funzione, quasi da laboratorio di sperimentazione ed innovazione, che la legge assegna alle strutture socio-sanitarie ed assistenziali dislocate sul territorio: esistono percorsi di questo tipo avviati dalle realtà locali? Quali sono i programmi di tutela sociale della maternità avviati dalle realtà locali? Come funzionano? Di quali risorse sociali si avvalgono? Qual è il loro grado di efficacia percepito nell’autovalutazione degli operatori? Quale il grado di soddisfazione dell’utenza?
Poiché la ricognizione sull’influsso esercitato dalle vigenti leggi sul dibattito filosofico, bioetico e giuridico non fa solo da sfondo alla ricerca ma interviene in tutti i momenti dell’elaborazione e dello sviluppo del programma, dalla definizione dell’oggetto all’individuazione degli obiettivi alla scelta degli strumenti metodologici, la ricerca si dovrebbe sviluppare seguendo tre fondamentali dimensioni o linee-guida:
* Dimensione filosofico-bioetica, al fine di approntare i riferimenti concettuali ed, in generale, il quadro teorico della ricerca;
* Dimensione giuridica, allo scopo di provvedere al necessario complemento normativo dal punto di vista giuridico-positivo;
* Dimensione statistico-sociologica, finalizzata alla rilevazione, elaborazione e valutazione dei dati.
Dall’intreccio delle tre linee-guida tratteggiate dovrebbe risultare un’analisi adeguata sia all’interpretazione del rilievo statistico sia alla valutazione dell’assistenza che le strutture già presenti sul territorio sono in grado di offrire sia, infine, alla formulazione di ulteriori iniziative di soccorso alla vita ed alla salute della madre, del nascituro e del bambino.
Oggetto della ricerca è il fenomeno dell’interruzione della gravidanza e dell’abbandono dei minori nel territorio di Palermo. In particolare, con riferimento alle suindicate tre dimensioni fondamentali della ricerca, lo studio prevede tre specifici livelli di approccio all’oggetto:
* La ricaduta dell’emergenza delle problematiche bioetiche sulla riflessione sul diritto alla vita e sull’interruzione della gravidanza;
* Diritto alla vita e tutela sociale della maternità: profili giuridici e stato della questione in Italia, con uno sguardo comparativo alla dottrina ed agli ordinamenti continentali ed anglosassoni;
* Il ruolo svolto dagli enti locali, dalle strutture socio-sanitarie e di volontariato operanti nel territorio di Palermo.
Obiettivo finale della ricerca è l’individuazione di percorsi ed ipotesi di strategie operative praticabili dalle politiche sociali di supporto alla maternità, alla luce della più recente riflessione sul diritto alla vita e sulla protezione sociale della maternità come anche dei programmi e delle azioni già intraprese dalla pubblica amministrazione.
Lo sviluppo dello studio è scandito dal raggiungimento dei seguenti obiettivi intermedi:
* Momento conoscitivo: Stima quantitativa del dato reale (comprensivo tanto del dato ufficiale che del “sommerso”) dell’interruzione volontaria della gravidanza e dell’abbandono di minori;
* Momento valutativo: interpretazione dei dati ed analisi qualitativa, con l’ausilio delle metodologie di rilevazione di tipo empirico, indicate di seguito, del ruolo svolto dai servizi degli enti locali e delle agenzie del volontariato dispiegati sul territorio.
Si intende procedere innanzi tutto tracciando l’orizzonte culturale della problematica:
* Ricognizione sulla letteratura filosofico-giuridica contemporanea e sul più recente dibattito bioetico e biogiuridico in tema di diritto alla vita e, in particolare, di diritti del concepito, dell’embrione, del feto e del fanciullo;
* Rassegna della normativa vigente e della giurisprudenza in tema di tutela della vita e del valore sociale della maternità;
* Temi e problemi intorno al diritto alla vita nella prospettiva de jure condendo.
Una seconda fase della ricerca, finalizzata alla definizione dell’universo statistico-sociologico all’interno del quale si inquadrano i fenomeni dell’interruzione volontaria delle gravidanza e dell’abbandono dei minori, si sviluppa attraverso tre passaggi fondamentali:
* Mappatura delle strutture di servizio e di supporto
* Monitoraggio degli interventi e delle attività di supporto alla maternità ed all’infanzia abbandonata, organizzate nell’ultimo triennio nel territorio di Palermo;
* Analisi dei dati e delle fonti ufficiali ed integrazione con le risultanze dell’analisi esplorativa (vedi infra) per la definizione della dimensione effettiva e potenziale del fenomeno.
* Analisi del fattore umano (erogatori ed utenti del servizio)
* Analisi esplorativa mediante somministrazione di interviste e questionari anonimi ad un campione casuale di “interlocutori privilegiati”, da individuarsi tra le parti sociali coinvolte (Giudice tutelare, ginecologi, assistenti sociali, psicologi ed altro personale dei consultori, operatori volontari);
* Analisi esplorativa mediante somministrazione di interviste e questionari anonimi ad un campione casuale di donne in procinto di effettuare l’interruzione della gravidanza.
* Analisi del dato
* Individuazione delle categorie tematiche tradotte in variabili;
* Elaborazione ed interpretazione dei risultati;
* Definizione ed analisi dei fenomeni;
* Valutazione complessiva dei risultati e formulazione di guide lines per l’intervento nel settore.
Gli strumenti di rilevazione, cui si fa riferimento sopra, sono di tipo quantitativo e qualitativo:
* Schede di rilevazione dei dati costruite secondo variabili articolate per categorie tematiche;
* Interviste «semistrutturate in profondità»;
* Questionari anonimi.
23 ottobre 2008 alle 9:56
gentile Professore, sto preparando un progetto sul bando della legge 125 che è finalizzato agli aiuti a donne che vorrebbero affrontare una gravidanza ma che sono spinte dall’ambienti a punire questo desiderio, problematiche nel mantenimento del posto di lavoro, aspetti economici disagiati ecc ecc. mi farebbe piacere confrontarmi con Lei su tali argomenti per cui se volesse scrivermi in mail riguardo alla Sua disponibilità mi farebbe cosa estremamente grata.
24 ottobre 2008 alle 0:06
Cara Rossana, benvenuta in Terra di Nessuno.
Può scrivermi a questo indirizzo: gp3.re[chiocciola]libero.it
24 febbraio 2012 alle 16:32
Se sarei stata certamente un’idiota avrei cambiato argomento.
Invece grazie alle mie qualità che possiedo posso dire che le donne durante la crescita personale si trovano ad affrontare momenti di dolore, gioia e combassione.
Cominciare una gravidanza con l’uomo che intente renderci felici non è un gioco da bambini. Certo che non è un gioco da bambini, la coppia deve riuscire a comunicare tante cose….l’amore , il lavoro, il modo di stare insieme e infine sfidare l’universo.
Poi ci vuole un pò di fortuna…….nessuno può sapere come andrà a finire una LOVE STORE….LOVE STORE……LOVE STORE tra sogno e partecipazione.
Avere amici sempra cosa di poco …..nella vita se vogliamo possiamo superare anche ostacoli che non ci credevamo nenneno di superarli.
Ricordatevi dell’8 Marzo e la festa della donna, vengono riconosciuti alcuni diritti e anche la parità di uomini e donne.
Mi auguro che l’individuo possa ricevere anche notizie accoglienti e gratificanti da renderlo felice e apprensivo.
24 febbraio 2012 alle 18:33
la legislazione sanitaria italiana, che fino agli anni Settanta era stata abbastanza stabile, ha iniziato in quegli anni un periodo di continui cambiamenti con riforme, controriforme, correzioni, ecc.
negli ultimi anni ogni governo ha voluto lasciare una propria impronta, determinando quindi un sistema legislativo e normativo di continua provvisorietà.
Nel dicembre 1978 fu approvata la legge di Riforma Sanitaria….L 833/1978. ” il SSN è costituito dal complesso delle funzioni, delle strutture, dei servizi e delle attività destinati alla promozione, al mantenimento ed al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione.
i principi su cui si basava la legge di Riforma sanitaria:
1 UNIVERSALITA’ dell’assistenza sanitaria per tutte le persone e tutte le forme di malattia, senza limiti di tempo.
2 GLOBALITA’ di erogazione dei servizi alle persone e alla collettività, dai servizi alle persone e alla collettività, dai servizi di prevenzione a quelli di cura e riabilitazione e all’integrazione con i servizi sociali.
3 UNICITA’ di gestione dei servizi da parte delle USL.
4 UGUAGLIANZA dei cittadini rispetto ai bisogni di salute e uniformità di trattamento in tutto il paese .
5 DEMOCRAZIA partecipazione e controllo sulla gestione della sanità attraverso l’elezioni delle USL.
6 PROGRAMMAZIONE delle risorse e delle spese.
Fino al 1991 le USL avevano una propria Assemblea, eletta dai comuni che ne facevano parte, ed un Comitato di Gestione, che gestiva il funzionamento dei servizi sanitari.
con la “Riforma Sanitaria” le USL sono state trasformate in aziende regionali, dotate di personalità giuridica e di ampia autonomia.
anche gli Ospedali sono state trasformati in aziende regionali, dotate di personalità giuridica e di ampia autonomia.
Le correzioni della Riforma Sanitaria non sono ancora completamente definitive.Infatti nel futuro assisteremo a nuove “rivoluzioni”.
Ipotesi deriva da alcuni elementi:
1 sarà posta sempre maggiore attenzione al controllo delle risorse, comprese le spese dei servizi.
2 è prevedibile un sempre maggiore intervento del privato e una gestione della sanità sempre più regionalizzata.
3 il colloquio.
Nella vita di tutti i giorni siamo abituati ad interagire soprattutto con chi ci sta accanto.
Di solito un colloquio è costituito da alcuni elementi:
….la presenza di due persone
….una collaborazione
….un argomento di cui parlare
…..un obiettivo comune
…..la giusta atmosfera.
anche se non esiste un modo particolare di come comportarsi è fontamentale avere e riconoscere un senso di onestà,
Nel mio caso posso dire che la Sanità ha sempre saputo garantirmi una certa tutela, malgrado le persone che usufriiscono dei beni ma nonhanno amore forse neache per se stessi.
Penso che oltre alla buona volontà di reagire alle negatività, un pizzico di fortuna esiste anche per i fragili, e le persone emarginate e incoprese.
Mi auguro che i sacrifici possano ottenere un premio.
24 febbraio 2012 alle 19:04
Amare non vuol dire prendersi cura di una persona o di se stessi. .
Amare è un argomento vasto e complesso….se guardiamo la tv ci sono tante notizie che facilmente come non piace o si spegne o si cambia canale o Rai.
La mancanza di riflessione costituisce un elemento base da non trascurare…eppure quante parole non vengono dette per paura di sbagliare, o anche perche non si trovano le parole.
Ecco l’amore è come una sorgente d’acqua che ha bisogno di essere nutrita, protetta …..
La gravidanza è un momento dove l’individuo se non riconosce i simboli che la vita emana non sarà nè in pace con se stessa nè con il mondo. le persone che possono aiutarci ci saranno ma saranno poschissime.
Credo che nel mio cammino interiore possa saper scegliere le situazioni più adatte e avere una certa persuasione ….La lampada di Aladino.
A presto e spero che il rispetto è una fonte di principio e di valori etici e morali.
cara Giusy Silvia, anche nonostante le grandi sbandate linguistiche che piazzi, hai una retorica fine, non c’è connettivo di logica, ma sai essere referenziale.
Sei proprio fortunata ad avere studiato inglese con veri professori, vogliamo vedere la tesi?
Ciao Giusy, posso chiederti quanti anni hai? Leggo che chiami Giampiero “professore” ; sei una sua allieva? una liceale? Scusami, ma se la risposta è si, i tuoi commenti, il modo che hai di formularli, mi lasciano sgomenta. Se la risposta invece è no e sei ancora una bambina, forse potrò giustificare tutti gli errori di grammatica e sintassi che leggo nei tuoi post. Sforzarti di scrivere meglio, Giusy, per permettere a chi legge almeno di capirti. Ieri mi chiedevo se non fossi straniera. Sicuramente non sei inglese, perché LOVE STORE è un negozio di articoli….erotici. Forse volevi scrivere LOVE STORY. Non te la prendere e non portarmi livore, ma è molto importante che curi la lingua italiana; è il nostro biglietto da visita nella società.
25 febbraio 2012 alle 21:02
Conosco Giusy da pochissimo, da quando si è presentata sul blog, alcune settimane fa.
Non so molto di lei, tranne che i suoi post vanno letti più di una volta. Ed anche di due. E senza fretta.
Per esempio, solo alla quarta lettura mi sono accorto della struttura circolare e concentrica del post che inizia con la bellissima frase «Amare non vuol dire prendersi cura di una persona o di se stessi» e conclude «l’amore è come una sorgente d’acqua che ha bisogno di essere nutrita, protetta». Cioè: Amare non significa prendersi cura di una persona o di sé stessi, amare significa prendersi cura dell’amore.
In mezzo: la tv possiamo spegnerla, se non ci piace o non abbiamo voglia di riflettere, tanto con la tv non può esserci dialogo. Ma nell’amore anche il silenzio dell’altro è qualcosa su cui riflettere, perché fa parte anch’esso di un dialogo che non possiamo spegnere.
Questo è quello che ho capito di Giusy. Però lei l’ha detto meglio.
Oh!si. Molto meglio!!!!!!
25 febbraio 2012 alle 13:21
Mi raccomando piano con le borsettate e… non strappatevi troppo i capelli che a ricrescere ci vuol tempo!