Source: https://www.meltingpot.org/articolo13874.html
Timestamp: 2019-11-15 17:21:28+00:00
Document Index: 103051479

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 6', 'art. 47', 'art. 5', 'art. 19', 'art. 14', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 13', 'art. 3']

Lampedusa - Grave ed imminente rischio di estese violazioni dei diritti fondamentali dei migranti e rifugiati - Progetto Melting Pot Europa
Lampedusa - Grave ed imminente rischio di estese violazioni dei diritti fondamentali dei migranti e rifugiati
In sostanza, buona parte dei cittadini stranieri giunti a Lampedusa da fine dicembre sono al momento trattenuti presso il CSPA (il 21 gennaio 2009 risultavano essere oltre 1800), ubicato presso una struttura attiva dal 1 agosto 2007 con 381 posti disponibili, estensibili, all’occorrenza, a 804.
Si evidenziano le problematiche di seguito indicate.
1. Condizioni allarmanti
Come si è detto, la situazione attuale vede la presenza di oltre 1800 persone in un centro la cui massima capienza è di 804 posti. E’ lampante come questo comporti problemi seri di sovraffollamento, condizioni igienico-sanitarie preoccupanti e un’allarmante promiscuità tra uomini, donne e bambini.
2. La natura giuridica del centro di Lampedusa ed il rischio di detenzioni arbitrarie
La scelta di bloccare ogni trasferimento e di concentrare tutti i migranti presso il CSPA di Lampedusa opera una completa inversione rispetto al funzionamento e alla natura stessa del CSPA, che sarebbe invece quella di attuare un servizio di prima accoglienza e soccorso delle persone salvate in mare, con successivo quasi immediato trasferimento presso altri centri di accoglienza situati in diverse località italiane. La ratio di tale ragionevole scelta attuata negli ultimi anni sino a questo repentino cambiamento di prassi, deriva sia da esigenze logistiche e sanitarie (evitare improprie situazioni di concentrazione di persone nei ristretti spazi a disposizione sull’isola), sia dall’esigenza di procedere alla definizione della posizione giuridica degli stranieri e all’assunzione dei relativi provvedimenti presso altre strutture, la cui natura giuridica e le cui funzioni siano chiaramente definite dalle norme vigenti.
Un’attenzione particolare va posta all’ipotesi dell’applicazione del cosiddetto “respingimento differito”, previsto dall’art. 10 terzo comma del D.Lgs 286/98. Esso, al pari del provvedimento di espulsione con accompagnamento alla frontiera, costituisce un provvedimento limitativo della libertà personale, che ricade nell’area di applicazione dell’art. 13 della Costituzione, e che come tale non può sottrarsi al controllo dell’autorità giudiziaria(3). Si osserva al riguardo che la riserva di giurisdizione prevista dall’art. 13 della Costituzione non prevede eccezioni di sorta e pertanto si deve ritenere applicabile anche nelle cosiddette situazioni di emergenza.
Le persone entrate o soggiornanti irregolarmente - tra queste anche i migranti giunti irregolarmente a Lampedusa, quale che sia la loro età - a partire dal momento del loro ingresso in Italia, devono avere possibilità adeguate di presentare un ricorso davanti ad un’autorità giudiziaria avverso il provvedimento di rimpatrio. Si rammenta quanto disposto dall’art. 6 della CEDU e dall’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, che garantiscono il diritto ad un rimedio efficace e ad un giusto processo, oltre naturalmente al principio del controllo giudiziario sulla detenzione, intesa come qualsiasi limitazione della libertà personale, in conformità dell’art. 5 della CEDU.
Diversi fattori concorrono quindi a delineare una situazione che de facto si potrebbe determinare a Lampedusa, ovvero quella di una sorta di zona extraterritoriale, dove al fine di contrastare l’immigrazione irregolare sia possibile “sospendere” provvisoriamente l’applicazione delle più importanti garanzie derivanti dal diritto interno ed internazionale. Anche da solo il totale isolamento geografico dell’isola di Lampedusa, la ristrettezza del territorio, l’assenza di sedi giudiziarie competenti rende l’accesso alla giurisdizione da parte dei cittadini stranieri di fatto impossibile anche nell’ipotesi, più favorevole, nella quale sia loro consentita l’uscita dal centro di prima accoglienza.
L’assunzione, nel centro di Lampedusa, di provvedimenti di respingimento ed espulsione da eseguirsi con immediatezza pone rilevanti interrogativi anche sulle procedure di identificazione dei migranti e sulla certezza delle attribuzioni delle rispettive identità e nazionalità(5). Si ritiene infatti che le autorità italiane dovrebbero fornire maggiori indicazioni su quali siano le procedure già adottate o che si intendono adottare a Lampedusa per l’identificazione certa dei migranti, spesso realizzata nell’arco di poche ore, considerata la generale assenza, tra i migranti, di documenti identificativi.
In più occasioni il Governo italiano ha positivamente fornito rassicurazioni sull’intenzione di rispettare scrupolosamente il divieto di espulsione dei minori stranieri non accompagnati sancito dall’art. 19 comma 2 del D.Lgs 286/98, nonché di attuare le necessarie procedure finalizzate all’accertamento dell’età attraverso esami diagnostici non invasivi. In presenza di minori non accompagnati si dovrebbe provvedere ad un loro immediato trasferimento da Lampedusa verso apposite strutture di accoglienza (comunità/centri SPRAR per minori), non solo in Sicilia ma sull’intero territorio nazionale. La permanenza nel CSPA dovrebbe essere limitata al tempo strettamente necessario per il trasferimento presso tali strutture.
7. La tutela del diritto d’asilobr>
Ad una prima lettura la scelta di operare, in via transitoria, un trasferimento di operatività a Lampedusa della Commissione territoriale per il riconoscimento del diritto d’asilo di Trapani potrebbe apparire non dissimile da analoghi trasferimenti operativi delle commissioni territoriali, avvenuti anche recentemente. Tuttavia tale scelta appare di diversa natura e gravità, in considerazione del contesto complessivo nel quale si va ad attuare.
In ragione della grave situazione che si sta determinando nell’isola di Lampedusa e dei seri e concreti rischi di estese violazioni dei diritti fondamentali dei migranti ed in particolare dei richiedenti asilo, dei minori e delle persone maggiormente vulnerabili, le sottoscritte associazioni chiedono al Ministero dell’Interno e alle altre istituzioni competenti di fare quanto in proprio potere per:
sospendere le decisioni assunte, ripristinando la situazione che prevede l’utilizzo della struttura di Lampedusa con funzioni di centro di prima accoglienza e soccorso, e provvedendo al rapido trasferimento degli stranieri che giungono a Lampedusa presso altri centri, nel territorio nazionale, al fine dell’esame delle posizioni giuridiche individuali;
garantire l’accesso a un rimedio giudiziario effettivo ai migranti colpiti da respingimento o espulsione;
garantire l’identificazione certa del migrante (anche mediante la collaborazione delle Autorità Consolari, ove possibile) prima di procedere al respingimento;
consentire l’accesso al centro alle organizzazioni che ne facciano richiesta, al fine di assicurare un monitoraggio della società civile sulla situazione.
(2) - Quando non è possibile eseguire con immediatezza l’espulsione mediante accompagnamento alla frontiera ovvero il respingimento, perché occorre procedere al soccorso dello straniero, accertamenti supplementari in ordine alla sua identità o nazionalità, ovvero all’acquisizione di documenti per il viaggio, ovvero per l’indisponibilità di vettore o altro mezzo di trasporto idoneo, il questore dispone che lo straniero sia trattenuto per il tempo strettamente necessario presso il centro di permanenza temporanea e assistenza più vicino (CPTA, ridenominati CIE a seguito delle modifiche introdotte con la L. n. 186/2008, conversione in legge, con modificazioni, del D.L. 2 ottobre 2008, n. 151) tra quelli individuati o costituiti con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con i Ministri per la solidarietà sociale e del tesoro, del bilancio e della programmazione economica (D.Lgs 286/98, art. 14 comma 1)
(3) - Vedasi Corte Costituzionale - sentenza n.222 del 2004
(4) - A tal proposito è interessante richiamare la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, nel caso Amur/Francia del 1996
(5) - Vedasi ad esempio l’operazione di identificazione e rimpatrio avvenuta tra il 30 ed il 31 dicembre 2008 di 35 presunti cittadini egiziani
(6) - Anche su tale tema specifiche raccomandazioni, anche riferite al caso di Lampedusa, furono oggetto della relazione della cosiddetta Commissione De Mistura.
(7) - “La minore età deve essere presunta qualora la perizia di accertamento indichi un margine di errore. Si soggiunge, infine, che fintantoché non siano disponibili i risultati degli accertamenti in argomento, all’immigrato dovranno essere
comunque applicate le disposizioni relative alla protezione dei minori”
(8) - Vedasi ad esempio il caso Conka/Belgio con una sentenza emessa il 5 maggio 2002. La Corte si è espressa su questa materia con grande nettezza: "The Court reiterates its case-law whereby collective expulsion, within the meaning of Article 4 of Protocol No. 4, is to be understood as any measure compelling aliens, as a group, to leave a country, except where such a measure is taken on the basis of a reasonable and objective examination of the particular case of each individual alien of the group. That does not mean, however, that where the latter condition is satisfied the background to the execution of the expulsion orders plays no further role in determining whether there has been compliance with Article 4 of Protocol No. 4". …. " in those circumstances and in view of the large number of persons of the same origin who suffered the same fate as the applicants, the Court considers that the procedure followed does not enable it to eliminate all doubt that the expulsion might have been collective".
(9) - La giurisprudenza della Corte Europea sui diritti dell’Uomo di Strasburgo relativamente all’applicazione dell’art. 3 appare da tempo chiaramente orientata a ritenere che la nozione di effettività prevista dall’art. 13 debba trovare piena applicazione laddove, nel procedimento, sia ravvisabile la possibile violazione dell’art. 3 della Convenzione stessa, ovvero il ricorrente sia sottoposto al serio rischio di subire, in caso di rientro nel suo Paese, la tortura o un trattamento disumano e degradante. Tra i precedenti giurisprudenziali della Corte in questa materia, ha assunto particolare importanza, per la chiarezza con la quale la Corte si è espressa “l’ affaire Gebremedhin [Gaberamadhien] c. France (Requête no 25389/05).
[ 23 gennaio 2009 ]
Diritti umani, Diritto di asilo, Sicilia - Lampedusa