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Timestamp: 2020-02-19 06:42:23+00:00
Document Index: 108660736

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 76', 'sentenza ', 'art. 101', 'sentenza ', 'art. 48', 'art. 83']

Consiglio di Stato, sezione V, sentenza n. 7805 depositata il 13 novembre 2019 - Negli appalti di servizi e forniture “non vige ex lege il principio di necessaria corrispondenza tra la qualificazione di ciascuna impresa e la quota della prestazione di rispettiva pertinenza, essendo la relativa disciplina rimessa alle disposizioni della lex specialis della gara” - Studio Cerbone
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Consiglio di Stato, sezione V, sentenza n. 7805 depositata il 13 novembre 2019
S. s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Francesco Marone e Renato Ferola, con domicilio eletto presso il loro studio in Roma, Corso Vittorio Emanuele II, n. 18;
A. s.r.l., in proprio e quale capogruppo mandataria di costituenda Ati con SG s.r.l., C. s.p.a. e D. s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Daniela Anselmi e Sarah Garabello, con domicilio eletto presso lo studio della prima in Roma, via Amendola, n. 46/6;
Visti gli atti di costituzione in giudizio della Regione Piemonte e di A. s.r.l.;
Giusta determinazione n. 386 del 21 dicembre 2017 la gara veniva aggiudicata all’Ati con capogruppo A. s.r.l., disponendosi l’esecuzione anticipata del servizio.
2. Avverso tale aggiudicazione proponeva ricorso, poi integrato da motivi aggiunti (non estensivi dell’impugnazione), S. s.p.a. deducendo: a) la mancata indicazione nell’offerta economica dei costi della manodopera e degli oneri aziendali concernenti l’adempimento delle disposizioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro; b) nel giudizio di non anomalia dell’offerta non sarebbe stato correttamente considerato il costo del personale, quello del materiali e dei macchinari e l’utile di impresa di segno negativo; b1) con il terzo motivo aggiunto la carenza della voce di costo per il personale (rispetto alle previsioni delle tabelle ministeriali per le singole qualifiche da utilizzare per l’esecuzione del servizio), essendo stato indicato solo il monte ore complessivo, ma non anche la suddivisione del lavoro nei sei diversi servizi dell’appalto, senza tener conto della diversa collocazione degli immobili sul territorio; c) con il terzo motivo di ricorso, integrato dal quarto motivo aggiunto, l’illegittimità del procedimento di verifica dell’anomalia dell’offerta, anche per violazione delle linee guida ANAC n. 3 del 2016 (laddove prevedono che, nelle gare svolte con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, il Rup possa avvalersi di una commissione giudicatrice, laddove questi nel caso di specie avrebbe proceduto da solo all’esame delle giustificazioni richieste dalla commissione, formulando un giudizio di non anomalia caratterizzato da una motivazione insufficiente); d) la carente motivazione, ai sensi dell’art. 32, comma 8, del d.lgs. n. 50 del 2016, circa la disposta esecuzione anticipata del servizio, difettando i presupposti dell’urgenza e di un grave danno all’interesse pubblico; e) la violazione dell’art. 76, comma 5, del d.lgs. n. 50 del 2016, poiché l’invio della comunicazione d’ufficio dell’aggiudicazione sarebbe avvenuto oltre il termine di cinque giorni; f) con il sesto motivo di ricorso, integrato dal quarto motivo aggiunto, l’illegittimità del metodo di attribuzione del punteggio previsto dal bando e dal disciplinare di gara, attribuzione affidata al giudizio alla commissione di gara come organo collegiale e non ai singoli commissari e articolata su cinque coefficienti invece deagli undici coefficienti di cui alle linee guida ANAC n. 2 del 2016 e senza che i sub-criteri contemplassero apposito sub-punteggio; ciò senza contare l’illegittimità consistita nel fatto che la valutazione delle offerte di ogni concorrente fosse stata fatta in singola seduta riservata, mentre solo in una seduta finale (del 22 novembre 2017) sarebbero stati attribuiti i coefficienti di valutazione delle singole offerte (lette diversi giorni prima); g) la stessa ammissione alla gara dell’aggiudicataria che invece avrebbe dovuto invece essere esclusa per non aver indicato a quale delle componenti dell’associazione temporanea sarebbe stato affidato il servizio di ingegneria, e per non aver in ogni caso dichiarato di possedere, al momento del bando, né per sé né per le mandanti, i requisiti richiesti per lo specifico servizio di ingegneria, ossia il possesso delle classi e categorie di progettazione III, b) e c) e di aver espletato negli ultimi dieci anni servizi di ingegneria per opere analoghe per un importo non inferiore al doppio del servizio, pari a complessivi euro 300.000,00; h) ancora l’ammissione dell’aggiudicataria, in quanto la mandante D. s.p.a., alla quale era stata assegnata l’intera esecuzione dei lavori extra canone (che rappresentavano il 15,36% del valore dell’appalto), non avrebbe posseduto il requisito dello svolgimento dei servizi analoghi per quella percentuale, pari ad euro 2.304.000,00 (a fronte di un fatturato complessivo di 2.148.851,91 euro).
4. Avverso tale sentenza S. s.p.a. ha interposto appello, chiedendone la riforma per i seguenti motivi:
5. Ha resistito al gravame la controinteressata A. s.r.l., chiedendone il rigetto, in quanto infondato, e riproponendo ex art. 101, comma 2, Cod. proc. amm. le eccezioni assorbite e comunque non esaminate dalla sentenza di primo grado.
7. Con il primo motivo di gravame l’appellante sostiene che, contrariamente a quanto ritenuto dal primo giudice, l’Ati A., aggiudicataria, avrebbe dovuto essere esclusa dalla gara per non aver indicato a quale dei soggetti componenti il raggruppamento era stato affidato il servizio d’ingegneria, in violazione dell’art. 48, comma 4, del d.lgs. n. 50 del 2016, secondo cui, in caso di partecipazione in forma di Rti, “devono essere specificate le categorie di lavori o le parti del servizio o della fornitura che saranno eseguite dai singoli operatori economici riuniti o consorziati”.
Ad avviso dell’appellante, in nessuna parte della domanda di partecipazione alla gara era indicato che il servizio d’ingegneria sarebbe stato svolto dalla sola mandataria A. (sicuramente qualificata per farlo); pertanto, se ciascun soggetto associato doveva eseguire il servizio di ingegneria nella quota indicata per “tutti i servizi”, allora ciascun associato avrebbe dovuto essere qualificato, per quella stessa quota, anche allo svolgimento del servizio di ingegneria, non potendo quindi considerarsi sufficiente la qualificazione SOA della sola A..
Nel caso di specie, però, la mandante SG s.r.l. – che, in assenza di specificazioni, avrebbe dovuto eseguire il servizio d’ingegneria nella percentuale del 44% – era sprovvista di qualificazione per la progettazione, essendo in possesso di attestazione SOA (per la categoria OS 28, classifica II) che la abilitava alla sola esecuzione e non anche alla progettazione di quelle lavorazioni. Inoltre la capogruppo A. non avrebbe dimostrato di aver espletato servizi d’ingegneria analoghi a quelli oggetto dell’appalto, né di possedere il fatturato specifico richiesto dal bando (relativamente a servizi di ingegneria relativi ad opere analoghe all’oggetto d’appalto, di importo non inferiore a due volte l’ammontare del corrispettivo per la progettazione pari ad euro 150.000,00 e, pertanto, pari ad almeno euro 300.000,00).
6.2. Per l’effetto, nel caso di un raggruppamento di imprese, come l’Ati guidata da A. s.r.l., era sufficiente che quest’ultimo in sé disponesse del requisito in esame, con la conseguenza che lo stesso, in concreto, ben avrebbe potuto essere posseduto anche da un solo componente, che sarebbe stato quindi l’unico legittimato a realizzare la prestazione.
Nel caso di specie il requisito in questione risultava posseduto dalla mandataria A., che poteva vantare sia pertinente certificazione SOA (in ispecie, la qualificazione 26 per la categoria OG11, classifica VIII, in ambito di progettazione e costruzione, che la abilitava all’attività di progettazione del servizio opzionale di ingegneria: cfr. doc. 26 Regione), sia lo svolgimento di precedenti servizi di ingegneria “analoghi” ai sensi della lex specialis e per un importo sufficiente (cfr. doc. 30/A Regione), non risultando dirimente la mancata menzione specifica, in tale contesto, anche della manutenzione degli impianti elevatori.
7. Con il secondo motivo di appello viene rinnovata la censura secondo cui il Rti A. avrebbe comunque dovuto essere escluso dalla gara in quanto la mandante D. s.p.a., deputata a svolgere in via esclusiva il servizio di manutenzione degli impianti elevatori, sarebbe stata priva del requisito curriculare del fatturato dei servizi analoghi.
Secondo l’appellante invece, la prestazione considerata “è solo della mandante D. e non si vede come la qualificazione della capogruppo – peraltro tutta da dimostrare – possa sopperire alla mancanza di qualificazione della mandante, la quale è stata, con tutta evidenza, inserita nel raggruppamento proprio per la esecuzione di quella prestazione estremamente specialistica”.
In ogni caso non sarebbe provato che la capogruppo A. disponeva del requisito curriculare richiesto per la manutenzione degli impianti elevatori.
Sulla base di queste premesse la censura di parte appellante va superata, in considerazione del fatto che il requisito dello specifico fatturato per servizi analoghi “global service” era comunque posseduto integralmente e complessivamente dalla mandataria A. s.r.l. (per un importo di euro 40.199.733,04 (cfr. doc. 26 e 30 Regione) superiore dunque al limite richiesto dalla lex specialis, pari ad euro 15.000.000,00.
9. Con il quarto motivo di appello vengono riproposte le censure già dedotte con il terzo motivo di ricorso introduttivo e con il quinto motivo aggiunto, in ordine al sub-procedimento di anomalia, per non essersi il Rup avvalso della commissione di gara e per la asserita mancanza di un verbale o di un altro atto che contenesse l’indicazione delle ragioni di congruità dell’offerta di A..
In estrema sintesi, secondo l’appellante non risulterebbe agli atti di gara alcun verbale di valutazione delle giustificazioni dell’Ati aggiudicataria, ma solo una nota con la quale il Rup comunicava al responsabile del Settore contratti, senza ulteriori precisazioni, che le giustificazioni dell’Ati A. “risultano in linea con l’offerta presentata e congrue”, così che di una carenza di motivazione, si tratterebbe di una mancanza del giudizio stesso di anomalia.
9.1. Preliminarmente non può revocarsi in dubbio che un giudizio di anomalia dell’offerta dell’Ati aggiudicataria A. sia stato effettuato, proprio alla luce delle considerazioni espresse dal Rup in ordine alla congruità dell’offerta in questione; ciò detto, va confermato il principio secondo cui in sede di verifica delle offerte sospettate di essere anomale la valutazione favorevole circa le giustificazioni fornite non richiede un particolare onere motivazionale, che invece va assolto nel caso in cui la stazione appaltante ritenga di non condividere le giustificazioni offerte dall’impresa, in tal modo disponendone l’esclusione (ex multis, Cons. Stato, III, 18 settembre 2018, n. 5444).
Nel caso di specie legittimamente la stazione appaltante ha optato – una volta giunta alla conclusione che l’offerta dell’Ati A. non fosse anomala – per motivare il proprio intendimento per relationem, mediante rinvio alle giustificazioni presentate dall’aggiudicataria (Cons. Stato, V, 10 giugno 2019, n. 3879; V, 5 marzo 2019, n. 1518).
Sostiene l’appellante, in particolare, che il documento “Spiegazioni in merito all’offerta”, contenente le giustificazioni di A., sarebbe stato del tutto carente di informazioni e fondato su un’errata valorizzazione dei costi di gestione della commessa, con particolare riferimento al costo del personale impiegato ed al costo del servizio di anagrafica tecnica.
In particolare, i costi del personale dichiarati da A. sarebbero risultati inferiori ai costi orari previsti nelle tabelle ministeriali, con particolare riguardo alle figure del coordinatore locale, dell’assistente del coordinatore locale, del responsabile del telecontrollo, del responsabile del servizio di ingegneria e del responsabile dei sistemi informativi; inoltre A. non avrebbe quantificato i costi legati alla struttura di governo – livello di direzione generale staff e governance – il cui impiego era stato dichiarato all’interno della propria offerta tecnica; inoltre non sarebbe in alcun modo considerato neppure il costo per il responsabile del servizio.
Più nel dettaglio, l’appellante ha dedotto che A. avrebbe pesantemente sottostimato il costo del servizio di anagrafica tecnica, che nel caso di specie avrebbe dovuto essere basato su un sistema di Building Information Modeling (BIM), per tutti gli impianti e gli immobili oggetto dell’appalto: prendendo infatti a riferimento i valori per il servizio di anagrafica tecnica pubblicati da Consip s.p.a. nel documento “Linee guida per la Pubblica Amministrazione alla redazione delle RDO relativamente ai servizi di anagrafica degli immobili” si giungerebbe ad un importo del servizio pari ad euro 549.804,21, laddove l’offerta avrebbe indicato tali costi in €. 33.672,96.
Al riguardo in ogni caso risulta convincente la precisazione dell’appellata A. s.r.l., secondo cui l’indicazione di un livello di unità pari al V livello sarebbe frutto di errore materiale (atteso che tale figura, così come già il Responsabile del telecontrollo e quello del servizio di ingegneria – che fanno parte della struttura di coordinamento generale – è di IV livello e non di V).
Delibera / Parere precontenzioso ANAC n. 1092 del 26.10.2016 – Costo del lavoro e valori minimi tabelle ministeriali – anomalia dell’offerta – verifica di congruità – contraddittorio (art. 83 e 97 , d.lgs. 50/2016)