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Timestamp: 2020-05-29 07:03:25+00:00
Document Index: 166654960

Matched Legal Cases: ['art. 366', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 50', 'art. 2697', 'art. 17', 'art. 50', 'art. 70', 'art. 201', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 16508 del 05/08/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16508 del 05/08/2016
Cassazione civile sez. trib., 05/08/2016, (ud. 04/07/2016, dep. 05/08/2016), n.16508
sul ricorso iscritto al numero 3424 del ruolo generale dell’anno
s.r.l. Italian Project Group, in persona del legale rappresentante
pro tempore, rappresentato e difeso, giusta procura speciale a
margine del controricorso, dagli avvocati Piero Bellante e Roberto
2012, n. 200;
1.-Infondata è l’eccezione d’inammissibilità del ricorso per violazione dell’art. 366 c.p.c., in quanto, contrariamente a quanto sostenuto in controricorso, i fatti sui è quali è fondata la pretesa impositiva (riducibili all’impiego virtuale del deposito fiscale iva) sono stati compiutamente enunciati dalla ricorrente.
3.1.-La valutazione è stata svolta dalla Commissione tributaria regionale in maniera complessiva e comparativa, facendo leva sull’idoneità dei locali, che ha ritenuto idonei allo scopo di ricezione e stoccaggio della merce, in base alle misurazioni compiute dalla polizia giudiziaria, nonchè sulla regolarità della gestione del magazzino.
4.-Questa adeguata valutazione spoglia di decisività gli elementi addotti dall’Agenzia, riverberandosi sull’inammissibilità del terzo motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, col quale essa denuncia appunto l’omesso esame circa il fatto decisivo della natura virtuale e non fisica dell’introduzione della merce nel deposito.
5.-Inammissibile è altresì il quarto motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, col quale l’ufficio lamenta l’insufficienza della motivazione circa il fatto controverso e decisivo delle caratteristiche dell’introduzione della merce nel deposito.
Esso s’infrange contro il principio di diritto, applicabile ratione temporis (all’impugnazione della sentenza, depositata il 12 dicembre 2012, si applica il testo novellato dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), secondo il quale la riformulazione di questa norma dev’essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (Cass., sez. un., 7 aprile 2014, n. 8053 e 8054 nonchè, tra varie, ord. 9 giugno 2014, n. 12928 e sez. un. 19881 del 2014). In definitiva, ha ulteriormente precisato questa Corte (Cass., sez. un., 10 luglio 2015, n. 14477), la nuova previsione dell’art. 360 c.p.c., n. 5 legittima solo la censura per l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, non essendo invece più consentita la formulazione di censure per il vizio di insufficiente o contraddittoria motivazione.
6.-Infondato è poi il quinto motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, col quale l’Agenzia denuncia la contraddittoria motivazione della sentenza impugnata, là dove per un verso il giudice d’appello ha affermato che l’Agenzia non ha fornito prova che le merci non sono state introdotte nel magazzino, ma, per altro verso, ha fatto leva, in senso opposto, su alcune autofatturazioni di data anteriore alle importazioni. Nessuna contraddizione è difatti predicabile, in quanto gli argomenti sono addotti a sostegno di diversi ragionamenti, relativi a distinte autofatturazioni.
7.-Fondato è, invece, il sesto motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, , col quale l’ufficio si duole della nullità della sentenza, là dove la Commissione, benchè in motivazione abbia dato conto della parziale fondatezza della pretesa dell’ufficio, l’abbia poi in dispositivo completamente disattesa.
8.-Infondati sono, invece, il settimo e l’ottavo motivo di ricorso, da esaminare congiuntamente, perchè strettamente connessi, con i quali, rispettivamente, l’Agenzia lamenta, in entrambi i casi ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3:
-la violazione del D.L. 30 agosto 1993, n. 331, art. 50 bis convertito, con modificazioni, dalla L. 29 ottobre 1993, n. 427, del principio di divieto dell’abuso del diritto e dell’art. 2697 c.c., sostenendo che gravi sulla società l’onere di provare la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento del beneficio fiscale invocato, nonchè della dimostrazione di ragioni economicamente apprezzabili del deposito infragiornaliero – settimo motivo;
-la violazione del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 17 e artt. 67 – 70 in relazione al suddetto D.L. n. 331 del 1993, art. 50 bis sostenendo che l’autofatturazione non possa costituire adempimento sostitutivo dell’assolvimento dell’iva dovuta al momento dell’importazione – ottavo motivo.
8.1.-L’iva all’importazione non è, in definitiva, un tributo a sè stante; è, semplicemente, rispetto all’iva intracomunitaria, segnata da specificità procedimentali e sanzionatorie, correlate al meccanismo dell’importazione:
-sul piano procedimentale, l’iva alle importazioni va versata per effetto ed in occasione di ciascuna importazione (D.P.R. n. 633 del 1972, art. 70: “l’imposta relativa alle importazioni è accertata, liquidata e riscossa per ciascuna operazione”), al momento dell’accettazione della dichiarazione in dogana ed il relativo obbligo incombe sul dichiarante, anche soggetto privato, oltre che, in caso di rappresentanza indiretta, sulla persona per conto della quale è presentata la dichiarazione in dogana (art. 201 del regolamento 12 ottobre 1992, n. 2913); l’iva “intracomunitaria” relativa alle merci introdotte nel deposito va assolta al momento dell’estrazione mediante il meccanismo dell’inversione contabile ed a cura del cessionario o committente che sia soggetto passivo iva;
8.2.-In questo contesto, l’assolvimento dell’imposta, sia pure tardivo, mediante il congegno dell’inversione contabile, in mancanza di specifiche deduzioni da parte dell’ufficio, esclude la configurabilità di un meccanismo frodatorio. Contrariamente a quanto sostenuto in ricorso, difatti, l’inversione contabile è utile modo di assolvimento dell’iva all’importazione/intracomunitaria: la Corte di giustizia, nella causa Equoland dinanzi richiamata, ha stabilito che “la sesta direttiva dev’essere interpretata nel senso che, conformemente al principio di neutralità dell’imposta sul valore aggiunto, essa osta ad una normativa nazionale in forza della quale uno Stato membro richiede il pagamento dell’imposta sul valore aggiunto all’importazione sebbene la medesima sia già stata regolarizzata nell’ambito del meccanismo dell’inversione contabile, mediante un’autofatturazione e una registrazione nel registro degli acquisti e delle vendite del soggetto passivo” (punto 49 e dispositivo). Nè è prospettabile, già in tesi, un congegno elusivo o frodatorio in ragione del deposito infragiornaliero, in quanto, anche in caso d’inapplicabilità del regime speciale (e non già, come enuncia l’ufficio, del beneficio fiscale) correlato all’impiego del deposito iva per effetto del deposito infragiornaliero, nessun vantaggio altrimenti non ottenibile avrebbe avuto la contribuente, la quale, invece, sarebbe incorsa nella violazione sanzionabile del tardivo assolvimento dell’imposta.
9.-La sentenza va quindi cassata soltanto con riguardo al profilo coinvolto dal sesto motivo di ricorso, con rinvio, anche per le spese, alla Commissione tributaria regionale della Toscana in diversa composizione.
10.-L’esito del giudizio comporta l’assorbimento dei profili sollevati in memoria, attinenti agli aspetti sanzionatori, i quali saranno esaminati dal giudice di rinvio limitatamente ai profili ad esso devoluti.