Source: https://www.tuttononprofit.com/2014/05/trasformare-una-associazione-sportiva-dilettantistica-in-srl-sportiva-dilettantistica.html
Timestamp: 2020-02-21 02:13:09+00:00
Document Index: 96135399

Matched Legal Cases: ['art. 2463', 'art. 2464', 'art. 20', 'art. 2500', 'art. 8', 'art. 38', 'art. 2476', 'art. 90', 'art.3', 'art. 148']

Trasformare un'Associazione Sportiva Dilettantistica in Società: possibile?
19 Maggio 2014 Aprile SRL sportiva dilettantistica, Tutto Non Profit 35 commenti
Critiche costruttive ad affermazioni apparse sui media in merito ad un’operazione straordinaria qual è la trasformazione eterogenea da A.s.d. a S.s.d. (speriamo di non turbare la sensibilità degli autori avendo utilizzato il termine “eterogenea”, per il quale ne rimandiamo la comprensione, vista la somma abilità informatica, eventualmente a wikipedia).
Ai fini della diffusione della maggior chiarezza possibile, a beneficio degli operatori del terzo settore e non allo scopo di vendere i propri prodotti, servizi o solo l’immagine, si ritiene necessario commentare un “vademecum” attinto da internet che di fatto sconsiglierebbe la trasformazione in s.s.d..
Si è dell’idea che non esista un indirizzo assoluto a favore o contro la trasformazione: come un vestito sartoriale, ciascun professionista chiamato ad affiancare il Club ed esprimere un parere dovrà verificare se sussistano le condizioni giuridiche, economiche e fiscali per operare e se l’Associazione trasformanda abbia maturato la decisione di intraprendere un percorso comunque complesso al fine di tutelare il Club e garantirgli un’evoluzione dinamica e benefica, oppure se emergano eventuali intenti meramente elusivi.
Ecco perché riteniamo che esprimere aprioristicamente un commento negativo o comunque sconsigliare la trasformazione non abbia alcun fondamento e denoti una scarsa propensione all’analisi che invece il procedimento richiede prodromicamente.
Di seguito pertanto riportiamo in rosso l’interpretazione degli scriventi (e fortunatamente non solo, avendola condivisa con alcuni professionisti, tra cui Simone e Giuliano) derivante dall’esatta conoscenza giuridica di temi che, spesso, vengono purtroppo affrontati senza la necessaria cultura giuridica e con finalità non formative.
Svantaggi derivanti dalla trasformazione da A.s.d. a S.s.d.
1. Non più possibile concorrere al 5 per mille: vero!
Ma quante A.s.d. concorrono al cinque per mille? E quelle che vi concorrono, che entità di gettito ricevono? Sconsigliare la trasformazione eterogenea per via della decadenza del diritto al cinque per mille può semmai valere per quelle Associazioni importanti cui lo Stato eroga contributi elevati, ma statisticamente queste Associazioni sono gia’ strutturate come Onlus o Associazioni riconosciute, cui la trasformazione non interessa affatto. Peraltro, non necessariamente tutte le A.s.d. possono beneficiare dell’agevolazione, ma, come noto, solo quelle che svolgono l’attività nei confronti di soggetti svantaggiati e/o hanno un settore giovanile e svolgono prevalentemente attività nei confronti di under 18 o over 60, condizioni solitamente non verificabili nelle Asd che gestiscono palestre e impianti sportivi, cioè le realtà maggiormente interessate ad una eventuale trasformazione.
2. Nella S.s.d. occorre un capitale sociale minimo di 10.000 euro. Falso!
Il decreto legge 76/2013 ha modificato l’art. 2463 c.c. Aggiungendo il quarto comma che consente a tutte le srl (non solo alle srl semplificate di cui al 2463 bis c.c.) di dotarsi di un capitale sociale inferiore a diecimila euro (capitale minimo consentito: un euro). In ogni caso il c.s. da versarsi effettivamente può essere pari al 25% del c.s. nominale (art. 2464 c.c.). In secondo luogo si tratta di una somma inferiore a quanto richiesto dalla maggior parte delle leggi regionali per il rilascio della personalità giuridica in favore delle Associazioni. Infine, in caso di gestione di palestre o impianti sportivi il versamento di un capitale proprio è necessario per raggiungere il corretto rapporto di leverage necessario alla richiesta di finanziamenti bancari e, soprattutto, al mantenimento dell’equilibrio finanziario.
3. Assimilazione totale dell’impianto contabile a quello classicamente aziendale; lievitazione dei costi inerenti (stimati da 3mila a 7mila circa); evidenziazione della necessità di abbandonare piattaforme telematiche facilitate, per necessità di rivolgersi ad un professionista.
Non entrando nel merito economico: non e’ forse vero che per redigere un corretto rendiconto che sia anche patrimoniale e finanziario e’ preferibile un impianto contabile ordinario, in tutto simile a quello aziendale? Non si e’ sempre detto che la massima tutela in caso di accertamento fiscale e’ data da una contabilità ordinaria? Per quale ragione il ricorso ad un consulente serio e preparato rappresenta uno svantaggio. La proposta di Legge Fossati, in discussione in Parlamento, prevede il riconoscimento della personalità giuridica in favore delle Asd purché si conformino agli adempimenti previsti dall’art. 20-bis del dpr 600/1973, cioè alla contabilità ordinaria. Onere cui debbono conformarsi tutte le Associazioni che intendono richiedere il riconoscimento della personalità giuridica.
4. Sostenimento di spese di costituzione notarili stimate da 1.500 a 3.000 euro.
La costituzione di una Srl va fatta per atto pubblico, il che implica circa 7/800 euro di imposte d’atto (non onorari di “consulenti cialtroni”, ma imposte …). La residua parte è parcella del notaio, con esso “contrattabile” e ragionevolmente inferiore rispetto a quanto prospettato. Non solo: la natura di atto pubblico non conferma forse che la trasformazione da A.s.d. a S.s.d. non la si fa fra furbetti, bensì quando tutti i soci della A.s.d. maturano tale decisione e ne sono convinti rappresentando la propria volontà certa e incontrovertibile? Ancora: l’art. 2500-octies del codice civile (e dunque non il vademecum di un consulente, ma il legislatore …) dispone che “i consorzi, le società consortili, le comunioni d’azienda, le associazioni riconosciute e le fondazioni possono trasformarsi in una delle società disciplinate nei capi v, vi e vii del presente titolo”. Quanto alle Associazioni non riconosciute (categoria alla quale, più tipicamente, appartengono le A.s.d.), la possibilità di trasformazione in società di capitali non è espressamente prevista ma può essere dedotta per analogia, a maggior ragione per le Associazioni sportive a favore delle quali operano alcune argomentazioni basate su specifiche disposizioni legislative che le riguardano direttamente (sul punto si rileva che secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale (e anche secondo studi del notariato) la facoltà di trasformazione è stata ammessa con particolare riguardo alle Associazioni sportive non riconosciute per effetto della legge 23 marzo 1981, n. 91, recante le “norme in materia di rapporti tra società e sportivi professionisti”).
5. Obbligo di vidimazione dei libri sociali con i costi che ne conseguono. Vero per l’obbligo di vidimazione, ma falso per il costo!
Le S.s.d. iscritte al registro CONI (obbligatorio per Legge) sono esonerate dal pagamento della tassa di concessione governativa prevista per la vidimazione dei libri sociali (309,88 euro). Le marche da bollo da apporre sono invece le stesse (anche dal punto di vista economico) che dovrebbe apporre una A.s.d. laddove decidesse di adottare libri vidimati, che rappresentano peraltro prova di pubblica fede e pregio, e dunque non un mero onere.
6. Impossibile somministrare alimenti e bevande agli associati.
Vero per quanto riguarda le attività di somministrazione previste per i circoli e le Associazioni di promozione sociale, ma concettualmente falso per le attività di somministrazione presso impianti sportivi, per le quali i regolamenti comunali prevedono la possibilità di somministrare non solo ai tesserati ma anche ai loro accompagnatori. Dunque in taluni casi la somministrazione operata dalla S.s.d. amplia la platea di avventori anzichè ridurla. Non solo: “Città di Torino – 4° circoscrizione – concessione di un punto ristoro estivo presso l’impianto sportivo piscina “franzoj” di Strada antica di Collegno 211, Torino. Cig n. 571423825f” http://www.comune.torino.it/bandi/20140415_franzoj/capitolato.pdf“ il concessionario assume la gestione dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande all’interno del locale che, ai sensi dell’art. 8, comma 6, lettera i della l.r. 38 del 29 dicembre 2006, dovrà essere utilizzato come punto ristoro destinato esclusivamente ai frequentatori della piscina con uso limitato e non commerciale, prevedendo il servizio di bar durante il periodo suindicato”. Se cio’ fosse illegale, si dovrebbe denunciare il comune di Torino …
7. Obbligo di DUR e DUVRI a differenza delle A.s.d..
Concetto pericoloso e non condivisibile, soprattutto considerata la sistematica campagna di sensibilizzazione diffusa da tutti gli operatori professionali e consulenti di Asd/Ssd (inclusi gli autori del vademecum che qui ci permettiamo di analizzare). Decidere di restare A.s.d. per sfuggire al DUVRI è come decidere di costituire un’A.s.d. anziché avviare un’impresa commerciale per sfuggire alla tassazione. La cultura della sicurezza è spesso contenuta in leggi regionali sulla gestione degli impianti sportivi: in moltissime regioni sono prescritte norme rigorose per chiunque (imprese, A.s.d., A.s.d.) conduca o gestisca impianti sportivi. L’applicazione alle A.s.d. della disciplina speciale sulla tutela della sicurezza (da ritenersi estesa anche agli spettatori) non puo’ essere messa in discussione a seconda della forma giuridica del soggetto (A.s.d. o S.s.d.). Con tali ragionevoli assunti, il DUVRI diviene un adempimento formale che accoglie quelle misure di sicurezza già adottate in concreto dal gestore sportivo diligente. Negare o rifiutare quanto sopra, vorrebbe probabilmente dire che nelle Asd non c’è rischio di infortunio o di incidente …
Vantaggi nella trasformazione da A.s.d. in S.s.d.
Nessuno; ciò anche in considerazione del divieto di distribuzione degli utili che permane in capo alla S.s.d..
La valutazione che spinge a costituire una S.s.d. va ben oltre l’attesa di distribuzione di utili, che è risaputo essere comunque vietata. L’evoluzione dell’attività, la necessità di operare ingenti investimenti, la presa d’atto che gli associati sono “meri frequentatori”, il coinvolgimento di nuovi soggetti capaci di apportare capitali freschi ad un bel progetto sportivo, la decadenza delle piu’ forti responsabilita’ ex art. 38 c.c. rispetto a quelle ex art. 2476, sono solo una minima parte delle motivazioni che possono spingere a preferire la S.s.d.. Affermare che sussistono vantaggi nella S.s.d. solo per i rischi di fallimento è estremamente riduttivo e denota la non conoscenza della materia. È quindi argomento sterile liquidare l’assenza di vantaggi in caso di trasformazione nell’assenza di distribuzione di utili. Se fosse vero l’assunto, e se fosse vera l’esistenza di consulenti incompetenti o scorretti come quelli che dalla trasformazione in S.s.d. trarrebbero profitti personali, allora anche l’apertura di una A.s.d. potrebbe essere sconsigliata “perche’ non consente la distribuzione di utili” o magari “caldeggiata” perche’ quel consulente avrebbe comunque il vantaggio di piazzare il proprio servizio o prodotto ad un cliente in più …
2. La previsione di trasformazione da A.s.d. in S.s.d. con contestuale trasferimento del patrimonio dalla prima alla seconda, sarebbe impedita per la clausola di divieto di distribuzione del patrimonio finale in caso di scioglimento. Concetto falso che denota elevata confusione giuridica: il patrimonio finale è comunque destinato alla devoluzione, sia nella A.s.d. che nella S.s.d.. ciò per la previsione contenuta nell’art. 90 della L. 289/2002 che assimila la S.s.d. alla A.s.d..
Nel medesimo paragrafo si afferma poi che le attrezzature di proprietà della A.s.d. debbono essere donate ad altra A.s.d. e non alla S.s.d. costituenda. Concetto pure falso da cui emerge poca cultura giuridica: la trasformazione non implica l’estinzione della A.s.d. bensi’ la sua continuazione sotto altra forma giuridica (infatti mantiene lo stesso numero di codice fiscale). Non solo. Per le A.s.d. non è possibile, neanche in caso di scioglimento, scegliere altra A.s.d. alla quale donare le proprie attrezzature e, in generale, il proprio patrimonio, essendo necessario il preventivo parere dell’Organismo di controllo di cui all’art.3, c. 190, Legge 662/1996. In difetto (o in assenza della relativa previsione statutaria, l’Asd perderebbe, o non potrebbe usufruire, dei benefici ex art. 148, c. 3, TUIR.
Si precisa che questo articolo è stato realizzato con la collaborazione del Dott. Simone Boschi.
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SRL sportive dilettantistiche (SSD) ed Associazioni Sportive: alcune riflessioni per “l’Espresso” online Quando un’attività sportiva è dilettantistica? E quando professionistica? Ora lo spiegano (anche) i Giudici Le Iene parlano di debiti in una Srl Sportiva Dilettantistica È possibile trasformare una Associazione Sportiva Dilettantistica (A.S.D.) in Società Sportiva Dilettantistica (S.S.D.)? Non deducibile l’iscrizione presso una Associazione o Società Sportiva Dilettantistica
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Giovanni Cusumano ha detto:
Quanti soci minimo sono previsti da una ssd? E come eventualmente trasformare una asd in ssd?
Buongiorno. E’ possibile procedere alla costituzione di una SSD anche unipersonale, mentre per quanto riguarda una trasformazione eterogenea da ASD a SSD trattasi di operazione straordinaria per la valutazione della quale occorre conoscere nel dettaglio lo stato dell’arte dell’Ente (attività estremamente delicata e necessariamente oggetto di un supporto professionale specifico e diretto). In caso di necessità restiamo a disposizione. Cordialità, Stefano Bertoletti
massimo corgnali ha detto:
21 Ottobre 2017 alle 9:55
abbiamo in progetto di trasformare una ASD in SSD a RL per la ghestione di un impianto sportivo con 4 campi da tennis. Attualmente non c’è un bar e stiamo pensando su come procedere per aprirlo ovviamente destinato solo a futuri tesserati e loro accompagnatori… a vs parere è necessaria una destinazione d’uso specifica x somministrazione di alimenti e bevande (che attualmente non c’è) o questa non serve in quanto il luogo non sarà aperto a tutti ma solo a tesserati e accompagnatori?
24 Ottobre 2017 alle 9:51
Buongiorno. Premessa la necessità di richiedere una licenza idonea per la somministrazione di alimenti e bevande (ragionevolemnte non una “licenza commerciale” in quanto richiesta da un ente non profit), per quanto riguarda la destinazione d’uso è opportuno richiedere un parere al SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive) del Comune presso il quale opererà l’Ente, in maniera tale da poter conoscere anticipatamente le richieste del Comune prima di effettuare l’operazione. Cordialità, Stefano Bertoletti
24 Marzo 2017 alle 23:00
Una società sportiva dilettantistica a rl può essere anche semplificata?
Buongiorno. Gli statuti delle SRL sportive dilettantistiche, anche al fine di godere delle agevolazioni fiscali riservate al settore (http://www.tuttononprofit.com/2017/02/quali-sono-le-agevolazioni-fiscali-di-un-ente-non-profit-associazione-societa-sportiva-dilettantistica.html), richiedono l’inseirimento di clausole/previsioni che ad oggi non si ritrovano negli statuti tipo delle SRL semplificate. Cordialità, Stefano Bertoletti
Buongiorno. Lavoro per una piscina denominata S.S.D. A R.L.
Volevo sapere se enti privati come questo possano donare il 5 per mille a ong e onlus in Italia o all'estero, e in che modo debbano essere gestiti questi fondi.
24 Agosto 2015 alle 8:33
Senza entrare nell'ambito 5×1000, la SSD può fare una o più donazioni a una o più ONG o ONLUS, attraverso l'utilizzo di metodi tracciabili (bonifico, assegno).
9 Aprile 2015 alle 9:10
Buon giorno dott. Aprile, esulando un poco dall'argomento sopra esposto, vorrei chiederle se le asd e le ssd possono appaltare servizi di fornitura bagnini e gestione ordinaria(quindi fornitura prodotti chimici e quant'altro) presso la piscina di un Hotel. Qual'ora non potessero, potrebbe gentilmente spiegarmi per quale motivo?
Non si comprende il fine ideale e non lucratico nell'erogazione di tale servizio. Inoltre non si tratta di svolgimento di attività sportiva dilettantistica, fine istituzionale per il quale nascono sia ASD che SSD.
Per tali motivi ritengo non opportuno che lo stesso venga erogato da una ASD o SSD.
In caso di trasformazione da ASD a SSD gli eventuali debiti per mutuo, rimborsi vari,ecc. al momento in capo alla ASD, vanno a carico della costituenda SSD? Pertanto occorre coprire con le quote individuali anche tali somme oltre al valore degli immobili(sede sociale campi da tennis, piscina,campi coperti, locali ristorante,ecc. di proprietà della ASD riconosciuta. Grazie
Questa tipologia di assistenza professionale è per noi possibile attraverso la sottoscrizione di un contratto con l'utente. Se pertanto desidera un supporto ulteriore sulla questione può contattarmi privatamente e possiamo attivare una scheda cliente.
luigi carpentiere ha detto:
Cosa cambia quanto alla cedibilita delle quote?
Si ritiene che in una SSD (trattandosi di un Ente non profit) le quote debbano essere cedute al valore nominale.
Studio ha detto:
Salve, vorrei sapere se in fase di trasformazione da asd in ssd devono partecipare tutti i soci alla costituzione davanti al notaio della nuova ssd. Oppure si può fare il verbale all'interno della asd?
23 Gennaio 2015 alle 8:10
Buongiorno. L'assemblea dei soci attivi deve riunirsi per definire chi acquisterà le quote della SSD. L'atto di trasformazione dovrà essere fatto dal notaio.
Stefano Braschi ha detto:
26 Novembre 2014 alle 9:58
buongiorno, alcuni giorni fa un consulente del coni ci ha sconsigliato il passaggio da AD a Srl perchè a suo parere ciò converrebbe solo ad associazioni con elevato numero di soci; inoltre per stimare quanto capitale sociale versare occorrerebbe una valutazione del patrimonio dell'associazione (per es. il valore delle attrezzature, la proprietà di furgoni, ecc). Inoltre sarebbe più facile incorrere in accertamenti fiscali. Voi cosa ne pensate? Grazie
Se ha piacere possiamo fissare un appuntamento.
Può scrivermi all'indirizzo gabriele@movidastudio.it
vorrei sapere se la trasformazione di una asd in SSD a responsabilità limitata richiede obbligatoriamente l'intervento del notaio oppure se ne può fare a meno?
Buona sera. E' obbligatorio.
In caso di costituzione di una SSD le quote di frequenza dei soci frequentatori della struttura sportiva vengono sottoposte a tassazione? Grazie
Le consiglio la consultazione del seguente articolo http://www.tuttononprofit.com/2013/10/quale-ente-creare-per-svolgere-attivita.html
per avviare la somministrazione di alimenti e bevande, come ASD, abbiamo fatto una semplice SCIA per la quale non era nemmeno necessario avere i titoli per gestire il bar (corso SAB oppure diploma di scuola alberghiera oppure tot anni di lavoro presso bar). Se volessimo trasformarci da ASD in SSD cosa succede? Avevo letto che le SSD per gestire il bar interno devono avere il titolo necessario, quindi trasformandoci perderemmo il bar a meno di fare il corso SAB? Grazie.
Buona sera. Dovrete richiedere l'autorizzazione alla somministrazione ai frequentatori. I migliori saluti, Gabriele Aprile
mi sorge un dubbio: per quanto riguarda la responsabilità del presidente? e se un presidente firma le dimissioni, la responsabilità passa al nuovo presidente?
25 Agosto 2014 alle 14:36
Legga qui http://www.tuttononprofit.com/2013/10/recedere-dalla-qualifica-di-socio-in.html
William Droghei ha detto:
30 Luglio 2014 alle 7:57
se ho ben capito per una ssd a rl rimane il regime fiscale riservato alle asd in caso di sponsorizzazione, mi spiego meglio:
– versamento metà dell'iva
– limite 250.000 € anno per sponsorizzazioni
30 Luglio 2014 alle 8:58
Le SSD possono applicare la 398/91 come le ASD.
Nel caso di sponsorizzazione però l'iva da versare è pari al 90%.
per il passaggio da ASD a SSD , è necessaria la convinzione firmata di tutti i soci tesserati dell'attuale ASD o solo i membri del consiglio direttivo.
Se uno si rifiuta quali soluzioni si possono attivare?
9 Giugno 2014 alle 7:03
Da tutti i SOCI dell'Associazione maggiorenni. Nel caso in cui qualcuno dovesse rifiutarsi, non è possibile trasformare la ASD in SSD.
Fdtricci ha detto:
– per la trasformazione da asd a ssd a r.l. è dunque elemento indispensabile che ci sia una persona all'interno dell'organico che abbia i requisiti, oppure no? se si, che tipo di requisiti si intende?!?
– per somministrazione di bevande si intende anche i caffè in cialde e le merendine confezionate? Cioè, anche la somministrazione cosiddetta "senza manipolazione"?!?
1) vengono indicati dalla Provincia in cui ha sede l'Ente;
2) le merendine confezionate no, ma se il caffè viene preparato e fatto pagare, allora è somministrazione.
In merito alla somministrazione di alimenti e bevande però come ASD abbiamo potuto avviarla senza i requisiti professionali, mentre trasformandoci in SSD i requisiti professionali diventerebbero necessari, giusto? Grazie.
19 Maggio 2014 alle 12:58
Non vi sono differenze per quanto riguarda i requisiti professionali.