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Timestamp: 2020-08-14 20:50:57+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 95 del 04/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 95 del 04/01/2017
Cassazione civile, sez. I, 04/01/2017, (ud. 08/11/2016, dep.04/01/2017), n. 95
sul ricorso 21780/2010 proposto da:
P.G., (c.f. (OMISSIS)), D.S.A. (c.f.
(OMISSIS)), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA CELIMONTANA 38,
presso l’avvocato PAOLO PANARITI, rappresentati e difesi
dall’avvocato ETTORE SANTUCCI, giusta procura a margine del ricorso;
C.A., C.V., C.R.;
avverso la sentenza n. 1913/2009 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
udito, per i ricorrenti, l’Avvocato SANTUCCI ETTORE che ha chiesto
p. 1. – Con sentenza del 9 luglio 2004 il Tribunale di Napoli ha accolto l’opposizione al precetto (intimato in forza di sentenza della Corte d’appello di Napoli numero 1929 del 1994) di pagamento dell’importo di Lire 3.039.040, con accessori e spese, proposta da P.G. e D.S.A. nei confronti di C.A., C.V. e C.R., condannando queste ultime al rimborso, quali soccombenti, in favore degli opponenti, delle spese di lite liquidate in Euro 1200,00, oltre Iva, C.p.a. e rimborso forfettario nella misura del 10%.
p. 2. – Pronunciando sull’appello principale di P.G. e D.S.A., che avevano lamentato l’esiguità della liquidazione delle spese, operata al di sotto dei minimi, e la mancata distrazione delle stesse, nonchè sull’appello incidentale di C.A., C.V. e C.R., le quali avevano sostenuto che dette spese avrebbero dovuto essere liquidate in loro favore o al più compensate, la Corte d’appello di Napoli, con sentenza dell’8 giugno 2009, ha accolto parzialmente l’appello incidentale e, per l’effetto, in parziale riforma dell’impugnata sentenza, ha dichiarato compensate tra le parti le spese di lite del primo grado in misura di 2/3, condannando in solido le appellate alla rifusione della quota residua come da liquidazione operata dal primo giudice, rigettando altresì l’appello principale e compensando per intero le spese del grado.
p. 3. – Contro la sentenza P.G. e D.S.A. hanno proposto ricorso per cassazione per quattro motivi.
C.A., C.V. e C.R. non hanno spiegato attività.
p. 4. – Il ricorso contiene quattro motivi.
p. 4.1. Il primo motivo denuncia:
“Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, in relazione agli artt. 91, 112 e 342 c.p.c., e art. 2909 c.c., in relazione all’art. 24113 Cost.”.
p. 4.2. Il secondo motivo denuncia:
“Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, in relazione agli artt. 91, 99 e 112 c.p.c., e art. 2909 c.c.”.
p. 4.3. Il terzo motivo denuncia:
“Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, in relazione agli artt. 93 e 112 c.p.c.”.
p. 4.4. – Il quarto motivo ha ad oggetto le spese di lite del grado d’appello, che secondo i ricorrenti avrebbero dovuto essere ripartite secondo il generale principio della soccombenza.
Il successivo art. 3, della stessa legge soggiunge che: “In materia civile, l’art. 1 non si applica alle cause ed ai procedimenti indicati nell’art. 92 dell’ordinamento giudiziario 30 gennaio 1941, n. 12, nonchè alle controversie previste dagli artt. 429 e 459 c.p.c.”.
L’art. 92, dell’ordinamento giudiziario, cui la norma rinvia, è così formulato: “Durante il periodo feriale dei magistrati le corti di appello ed i tribunali ordinari trattano le cause civili relative ad alimenti, alla materia corporativa, ai procedimenti cautelari, ai procedimenti per l’adozione di provvedimenti in materia di amministrazione di sostegno, di interdizione, di inabilitazione, ai procedimenti per l’adozione di ordini di protezione contro gli abusi familiari, di sfratto e di opposizione all’esecuzione, nonchè quelle relative alla dichiarazione ed alla revoca dei fallimenti, ed in genere quelle rispetto alle quali la ritardata trattazione potrebbe produrre grave pregiudizio alle parti”.
Anche di recente, per quanto rileva in questa sede, è stato ribadito che: “L’opposizione a precetto, con la quale si contesta alla parte istante il diritto di procedere ad esecuzione forzata quando questa non è ancora iniziata, rientra, come tutte le cause di opposizione al processo esecutivo, tra i procedimenti ai quali non si applica, neppure con riguardo ai termini relativi ai giudizi di impugnazione, la sospensione dei termini processuali durante il periodo feriale, ai sensi della L. 7 ottobre 1969, n. 742, art. 3, e art. 92 dell’ordinamento giudiziario” (Cass. 22 ottobre 2014, n. 22484).
Dopodichè resta soltanto da aggiungere che la sentenza impugnata è stata pronunciata l’8 giugno 2009, mentre il ricorso per cassazione è stato proposto con atto notificato il 26 luglio 2010 e, comunque, passato alla notifica dopo il decorso del termine di cui all’articolo 327 c.p.c., computato dalla pubblicazione della sentenza, esclusa la sospensione feriale.