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Timestamp: 2017-08-17 15:40:49+00:00
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Extracomunitario fa il lavavetri. Un automobilista fermo al semaforo rifiuta la sua prestazione e lo aggredisce riportando una frattura alla colonna vertebrale. Lesioni personali a carico dell’automobilista che veniva condannato dal Tribunale di Firenze. – Noi Radiomobile™
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Extracomunitario fa il lavavetri. Un automobilista fermo al semaforo rifiuta la sua prestazione e lo aggredisce riportando una frattura alla colonna vertebrale. Lesioni personali a carico dell’automobilista che veniva condannato dal Tribunale di Firenze.
(Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 3 febbraio – 18 giugno 2015, n. 25748)
Con sentenza in data 12.11.13 la Corte di Appello di Firenze pronunziava la parziale riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Firenze in data 6.4.10 che aveva condannato B.P.P., quale responsabile del reato di lesioni colpose;- in accoglimento dell’appello proposto dal Procuratore della Repubblica di Firenze, -previa riqualificazione del reato ai sensi degli artt. 582-583 comma I n.1 CP., con le già concesse attenuanti generiche, equivalenti alla contestata aggravante, la Corte determinava la pena in mesi 4 di reclusione e revocava le statuizioni civili, confermando le ulteriori disposizioni.
All’imputato era contestato di avere volontariamente inferto una spinta ad H.A., dopo che il predetto si era offerto di pulirgli il vetro dell’auto, cagionando in tal modo l’urto della parte lesa, (che si era avvicinata al veicolo condotto dall’imputato, fermo ad un semaforo), con altro veicolo che sopraggiungeva in senso opposto di marcia; la persona offesa aveva riportato fratture giudicate guaribili in un periodo superiore ai 40 giorni-
– La Corte territoriale aveva escluso la configurabilità dei presupposti per applicare l’esimente di cui all’art.52 CP. (che la difesa aveva prospettato, in quanto secondo le dichiarazioni dell’imputato, il predetto era stato insultato ed aggredito dalla persona offesa, onde era stato costretto a reagire per difendersi, ed in tale frangente la persona offesa era caduta inciampando accidentalmente su di un cordolo ivi esistente, onde era caduta urtando contro un furgone che circolava su opposta corsia).
1- inosservanza della legge penale, in riferimento agli artt. 521 e 597 CPP. Preliminarmente il ricorrente dava conto della originaria contestazione che riguardava gli artt.581 e 586 CP, osservando che il giudice di appello non si era limitato ad attribuire al fatto diversa qualificazione, ma aveva attribuito alla condotta illecita maggiore gravità, ritenendo sussistente l’ipotesi di lesioni volontarie aggravate, alla quale corrispondeva l’applicazione di pena più grave.
2- contraddittorietà ed illogicità della motivazione .
A riguardo evidenziava che la Corte pur avendo escluso che il Tribunale avesse violato il principio di correlazione, era incorsa nel vizio denunciato dalla difesa, per avere applicato una pena più grave di quella sarebbe stata applicabile in relazione all’originaria imputazione(che riguardava l’art.586 CP) –
3- l’erronea qualificazione giuridica della condotta delittuosa ai sensi dell’art.582 CP. ritenendo peraltro che il giudice avrebbe dovuto dichiarare l’improcedibilità per il fatto contestato, a seguito di remissione di querela, intervenuta nella fase di appello.
A sostegno dei gravame la difesa rilevava che la condotta dell’imputato doveva essere qualificata come “colposa” ai sensi dell’art.590 CP. Sul punto rilevava che il giudice aveva ritenuto inattendibile la persona offesa, e che l’unico teste che era persona estranea ai fatti (teste Cavani) aveva riferito -pur senza aver potuto udire le parole pronunciate dalla persona offesa- che il predetto aveva assunto atteggiamento provocatorio verso l’imputato, ed aveva sputato contro il B., (circostanza confermata da altra deposizione).
– In base a tali elementi la difesa riteneva che la condotta ascritta all’imputato fosse tale da non rivelare gli estremi del dolo, sia pure eventuale, facendo riferimento alle lesioni quali “conseguenza non voluta” dall’imputato-negando che nella specie fosse evidente un nesso di causalità diretto tra la condotta e l’evento.
4- deduceva infine l’estinzione dei reato per decorrenza dei termine di prescrizione, trattandosi di fatto risalente alla data del 5/6/2006.
Non ricorrono dunque i presupposti della violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza richiamato dal ricorrente ai sensi dell’art.521 CPP., atteso che tale violazione si configura 2-3-
Va escluso il fondamento del motivo che deduce la natura colposa delle lesioni, che la difesa prospetta sostenendo che nella specie si sarebbe verificato l’evento lesivo quale conseguenza non voluta dall’imputato.
Orbene, si osserva in proposito che la difesa prospetta l’accidentalità della lesione patita dal soggetto passivo, che sarebbe inciampato in un marciapiede, e pertanto era stato investito da altro veicolo.
La versione difensiva non era suffragata da valide risultanze dibattimentali, dal momento che il giudice di merito ha specificato la fonte testimoniale attendibile dalla quale si desumeva con certezza che l’imputato aveva inferto una spinta decisiva alla persona offesa ,che era andata ad urtare contro il veicolo che proveniva da altra corsia di marcia.
Tali elementi consentono dunque di ritenere correttamente escluso dal giudice di merito il verificarsi di un evento che esula dalla volontà dell’agente, inteso come evento non prevedibile dall’agente o l’intervento dei caso fortuito, dato che come stabilito da questa Corte (Sez. IV 19.3.2010-n.10823-l’accadimento fortuito per produrre il suo effetto di escludere la punibilità dell’agente-sul comportamento dei quale viene ad incidere-deve risultare totalmente svincolato sia dalla condotta del soggetto agente sia dalla sua colpa).
– Si ritengono ugualmente esenti da vizi di legittimità le considerazioni svolte dalla Corte territoriale (a fl.6-7-8-) ove esclude la configurabilità dei presupposti della esimente prevista dall’art.52 CP., atteso che la condotta illecita si è estrinsecata nell’avere inferto una spinta al soggetto passivo del reato, e da quanto illustrato dal giudice di merito e rilevato dalla stessa difesa nei motivi di ricorso- l’imputato, posto al cospetto del comportamento della persona offesa palesatosi come provocatorio e minaccioso, aveva deliberatamente affrontato il predetto soggetto, scendendo dall’autovettura in cui si trovava, pur senza essere costretto da assoluta necessità ed essendo consapevole della eventuale degenerazione dei contrasto in corso.
– In conclusione si deve ritenere correttamente inquadrata la condotta ascritta al ricorrente secondo l’ipotesi enunciata dall’art.582-CP ., conforme al dettato giurisprudenziale di questa Corte (avendo richiamato a fl.12 Sez.I,n.796 del 24.5.1967, che stabiliva come -ad integrare ‘l’elemento psicologico dei delitto di lesioni personali non è necessario che la volontà dell’agente sia diretta alla produzione di determinate conseguenze lesive, ma è sufficiente la volontà consapevole di far subire all’altrui persona fisica una violenza).
Nella specie vale evidenziare che in ogni caso il comportamento assunto dall’imputato, è idoneo a rivelare alla stregua di quanto illustrato dal giudice di merito con logiche argomentazioni, l’esistenza dei dolo eventuale, che secondo i principi enunciati da questa Corte è sufficiente a ritenere sussistente il reato di lesioni volontarie (v .Cass. Sez. V del 29-9-2010,n.35075-RV248394) ove si stabilisce che integra l’elemento psicologico dei delitto di lesioni volontarie anche il dolo eventuale, ossia la mera accettazione del rischio che la manomissione fisica della persona altrui possa determinare effetti lesivi.
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