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Timestamp: 2019-08-24 02:34:11+00:00
Document Index: 45195730

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 25', 'art. 24', 'art. 60', 'art. 5']

Parere su una istanza di accesso civico - 7 febbraio 2019 [9090308] - Garante Privacy
[doc. web n. 9090308]
n. 27 del 7 febbraio 2019
Con la nota in atti il Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza nelle Istituzioni scolastiche della Lombardia ha chiesto al Garante il parere previsto dall’art. 5, comma 7, del d. lgs. n. 33 del 14 marzo 2013, nell’ambito del procedimento relativo a una richiesta di riesame di un provvedimento di diniego di accesso agli atti di un dirigente scolastico.
Nello specifico, dagli atti risulta che è stata presentata al dirigente scolastico di un Istituto comprensivo statale una «richiesta di accesso formale agli atti e di estrazione di copia dei documenti ai sensi degli artt. 22 e 25 legge 241/90 nonché del d.lgs. 17 maggio 2016 recante revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza, correttivo della legge 6 novembre 2012 n. 190 e del d.lgs 14 marzo 2013 n. 33 ai sensi dell’art. 7 della legge 7 agosto 2015 n. 124” avente ad oggetto “copia relativa al periodo di malattia …(dal … al …) chiesto dall’insegnate […] nell’anno scolastico 2016/2017 con indicazione del luogo comunicato dalla stessa per l’effettuazione delle visite fiscali».
A sostegno della sua richiesta l’istante sosteneva che «il diritto di accesso viene accordato ai soggetti che possano utilizzare tali atti al fine di tutelare una propria posizione giuridicamente rilevante».
L’amministrazione ha provveduto a comunicare la richiesta di accesso agli atti alla controinteressata, la quale ha manifestato formale diniego poiché «non ricorrono certamente, nemmeno in via mediata, i presupposi previsti dalla legge n° 241 del 7/8/1990», adducendo, tra l’altro, che «estrarre copia relativa al periodo di malattia (dal … al …) violerebbe palesemente il principio di riservatezza, anche dei dati sanitari, così come ulteriore principio di riservatezza tutelabile, anche in presenza di accesso agli atti, sarebbe violato indicando il luogo ove la scrivente ha trascorso gli eventuali periodi o periodo di malattia».
L’amministrazione ha ritenuto, «visto il motivato diniego della parte controinteressata», di non poter accogliere la richiesta dell’istante e pertanto ha opposto “diniego all’accesso agli atti”.
Il soggetto istante, non ritenendosi soddisfatto dal riscontro ricevuto -lamentando che «il diniego opposto dall’istituzione scolastica è assolutamente immotivato ex art. 3 legge 241/1990 in forza del quale, se le ragioni della decisione risultano da altro atto richiamato dalla decisione stessa, insieme alla comunicazione di quest’ultima deve essere indicato e reso disponibile, a norma di legge, anche l’atto cui essa si richiama» – ha presentato una richiesta di riesame al «diniego richiesta di accesso formale agli atti e di estrazione di copia dei documenti ai sensi degli artt. 22 e 25 legge 241/90 nonché del d.lgs. 17 maggio 2016 recante revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza, correttivo della legge 6 novembre 2012 n. 190 e del d.lgs 14 marzo 2013 n. 33 ai sensi dell’art. 7 della legge 7 agosto 2015 n. 124».
Giova, inoltre, rammentare che, per «dato personale» deve intendersi «qualsiasi informazione riguardante una persona fisica identificata o identificabile («interessato»)» e che «si considera identificabile la persona fisica che può essere identificata, direttamente o indirettamente, con particolare riferimento a un identificativo come il nome, un numero di identificazione, dati relativi all’ubicazione, un identificativo online o a uno o più elementi caratteristici della sua identità fisica, fisiologica, genetica, psichica, economica, culturale o sociale» (art. 4, par. 1, n. 1, del Regolamento).
Si evidenzia, altresì, che per dati «dati relativi alla salute» si intendono i dati personali attinenti alla salute fisica o mentale di una persona fisica, compresa la prestazione di servizi di assistenza sanitaria, che rivelano informazioni relative al suo stato di salute, i quali sono assoggettati a uno specifico regime di tutela in ragione della loro intrinseca delicatezza (v. artt. 4, par. 1, punto 15, e 9, del Regolamento UE 2016/679, nonché artt. 2-ter e ss. del Codice).
La predetta disciplina di fonte europea prevede, inoltre, che il trattamento dei dati personali debba avvenire nel rispetto dei principi indicati dall’art. 5, fra cui quello di «minimizzazione dei dati», secondo il quale i dati personali devono essere adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario rispetto alle finalità per le quali sono trattati (par. 1, lett. c)).
Sotto il profilo procedurale, il Garante deve essere sentito dal Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza nel caso di riesame a esso presentato, laddove l’accesso sia stato negato o differito per motivi attinenti alla tutela della «protezione dei dati personali, in conformità con la disciplina legislativa in materia» (artt. 5, comma 7; 5-bis, comma 2, lett. a) del d. lgs. n. 33/2013).
2. Il caso sottoposto al Garante. Osservazioni.
Nel caso sottoposto all’attenzione del Garante risulta che sia stata presentata una richiesta di accesso a documenti detenuti da un Istituto scolastico ai sensi della disciplina in materia di accesso ai documenti amministrativi (l. n. 241/1990).
Pur essendo presente, nell’oggetto della richiesta, un generico riferimento alla materia di accesso civico (d. lgs. n. 33/2013), dagli atti emerge chiaramente che il procedimento è stato qualificato e regolato dagli artt. 22 e seg. della l. 241/90 quale “accesso ai documenti amministrativi”.
Al riguardo si rappresenta, in via preliminare, che non bisogna confondere i due tipi di accesso disciplinati dal d. lgs. n. 33/2013 e dalla l. n. 241/1990, in quanto «l’accesso generalizzato deve essere […] tenuto distinto dalla disciplina dell’accesso ai documenti amministrativi di cui agli articoli 22 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241 [che] continua certamente a sussistere, ma parallelamente all’accesso civico (generalizzato e non), operando sulla base di norme e presupposti diversi. Tenere ben distinte le due fattispecie è essenziale per calibrare i diversi interessi in gioco allorché si renda necessario un bilanciamento caso per caso tra tali interessi. Tale bilanciamento è, infatti, ben diverso nel caso dell’accesso 241 dove la tutela può consentire un accesso più in profondità a dati pertinenti e nel caso dell’accesso generalizzato, dove le esigenze di controllo diffuso del cittadino devono consentire un accesso meno in profondità (se del caso, in relazione all’operatività dei limiti) ma più esteso, avendo presente che l’accesso in questo caso comporta, di fatto, una larga conoscibilità (e diffusione) di dati, documenti e informazioni» (par. 2.3. delle Linee guida in materia di accesso civico dell’ANAC, cit., sentenze T.A.R. Lazio-Roma, Sez. III bis, del 22/03/2017, n. 3769 e del 21/03/2017, n. 3742).
Ciò chiarito, occorre precisare che questa Autorità non può pronunciarsi sul diritto di accesso ai documenti amministrativi (l. n. 241/1990) e sull’esistenza di un eventuale interesse qualificato dell’istante, che rimangono di competenza dell’amministrazione adita (sindacabili di fronte alle competenti autorità, ai sensi dell’art. 25 della citata legge).
Infine, con riferimento alla richiesta di riesame, avanzata ai sensi della legge n. 241/1990, considerato che l’istante reputa di vantare un interesse qualificato all’accesso, si ricorda comunque che la normativa prevede che «Nel caso di documenti contenenti dati sensibili e giudiziari, l’accesso è consentito nei limiti in cui sia strettamente indispensabile e nei termini previsti dall’articolo 60 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in caso di dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale» (art. 24, comma 7 della citata legge n. 241/1990) e che il predetto art. 60 del Codice stabilisce che, con riferimento alle richieste di accesso a «dati relativi alla salute o alla vita sessuale o all’orientamento sessuale», «il trattamento è consentito se la situazione giuridicamente rilevante che si intende tutelare con la richiesta di accesso ai documenti amministrativi è di rango almeno pari ai diritti dell’interessato, ovvero consiste in un diritto della personalità o in un altro diritto o libertà fondamentale».
Spetta, pertanto, all’amministrazione destinataria della richiesta, verificare, nel caso concreto, l’effettiva esistenza dell’interesse qualificato dell’istante e la configurabilità di una situazione giuridica a esso riferibile di rango almeno pari ai diritti dell’interessato, ovvero consistente in un diritto della personalità o in altro diritto o libertà fondamentale e inviolabile, seguendo, a tal fine, le indicazioni fornite dal Garante nel «Provvedimento generale sui diritti di “pari rango”» del 9/7/2003 (in www.gpdp.it, doc. web n. 29832).
esprime parere nei termini suesposti in merito alla richiesta del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza nelle Istituzioni scolastiche della Lombardia, ai sensi dell’art. 5, comma 7, del d. lgs. n. 33/2013.