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Timestamp: 2019-05-19 08:41:59+00:00
Document Index: 61281585

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 23', 'art. 36', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 113', 'art. 4', 'art. 948', 'art. 1218', 'art. 1228', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 5']

News feed - Studio Legale Martino - Paesano - Avvocati Napoli
Gli alberi condominiali di alto fusto non sempre violano la servitù di panorama
Non può essere ordinata la rimozione degli alberi di alto fusto messi a dimora negli spazi esterni al condominio, se la clausola del contratto con cui i condomini avevano acquistato l’appartamento dalla società costruttrice del complesso condominiale prevedeva solo limiti di altezza per l’ulteriore palazzina da edificare nell’area condominiale. A confermarlo è la Cassazione con ordinanza 24 aprile 2019, n. 11224.
Lo status di monaco non è incompatibile con l’esercizio della professione forense
Un monaco può iscriversi nell’albo dell’ordine degli avvocati di uno Stato membro diverso da quello in cui ha conseguito il suo titolo professionale e servire così sia la giustizia che Dio? La Corte di Giustizia ha dato la sua risposta affermativa interpretando la direttiva 98/5/CE, volta a facilitare l’esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato Ue diverso da quello in cui è stata acquistata la qualifica. Infatti, i giudici europei, con la sentenza Monachos Eirinaios del 7 maggio 2019, hanno affermato che la normativa greca non può vietare a un avvocato avente lo status di monaco, iscritto come avvocato presso l’autorità competente dello Stato Ue di origine (nella specie, Cipro), di iscriversi presso l’autorità competente dello Stato Ue ospitante (Grecia) al fine di esercitarvi la sua professione utilizzando il suo titolo professionale di origine, a causa dell’incompatibilità prevista dal diritto ellenico tra lo status di monaco e l’esercizio della professione forense.
Legittimo sciogliere una fondazione a causa delle sue insufficienti risorse finanziarie
Pronunciandosi su un caso “turco” in cui si discuteva della legittimità della decisione delle autorità di disporre lo scioglimento di una Fondazione a causa delle insufficienti risorse finanziarie, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha escluso all'unanimità la violazione dell'articolo 11 (libertà di riunione e associazione) della Convenzione EDU. Il caso era stato originato dallo scioglimento della Fondazione MİHR (Medeniyet, İrfan, Hayır, Refah Vakfı – Fondazione per la civilizzazione, la conoscenza, il benessere e la prosperità) a causa dell’insufficienza delle risorse finanziarie per coprire le spese e per garantire il perseguimento degli obiettivi posti a base della sua costituzione. La Corte EDU ha rilevato in particolare che la circostanza di aver richiesto alla fondazione ricorrente di soddisfare il minimo dei requisiti finanziari derivava dalla necessità di preservare l'efficienza e la credibilità del sistema delle fondazioni di pubblico interesse in Turchia. Ha ritenuto che le ragioni addotte dai giudici nazionali - nel constatare che la fondazione ricorrente era stata sciolta a causa di difficoltà finanziarie - erano pertinenti e sufficienti, che tale misura aveva soddisfatto un bisogno sociale urgente, era proporzionata agli scopi legittimi perseguiti e, quindi, era necessaria in una società democratica. Infine, la Corte EDU non ha rilevato alcuna iniquità nei procedimenti nazionali. Ha respinto dunque anche la parte del ricorso relativo all'articolo 6 (diritto ad un equo processo), dichiarandolo manifestamente infondato.
I vizi dell’ordinanza di assegnazione vanno dedotti con l’opposizione agli atti esecutivi
Secondo la Cassazione, ordinanza 23 aprile 2019, n. 11191, per far valere i vizi di rito o di merito dell’ordinanza di assegnazione di crediti (violazione del diritto di difesa del terzo dichiarante per mancato o inadeguato suo coinvolgimento nella fase di accertamento incidentale davanti al g.e. del pignoramento presso terzi, non qualificabilità come positiva della dichiarazione già resa ed integrata, violazione del contraddittorio anche col debitore, qualificazione come inesistente o abnorme della conseguente ordinanza) non vi è altro rimedio che una tempestiva opposizione agli atti esecutivi.
Illegittime le sopraelevazioni lesive del decoro architettonico
Secondo la Cassazione, sez. II, 18 aprile 2019, n. 10848, la sopraelevazione non è ammessa, non solo le condizioni statiche dell'edificio non la permettono, ma anche se risulti lesiva dell'aspetto architettonico dell'edificio.
Cartelli pubblicitari: irragionevole la punizione più severa dell’installazione in violazione delle autorizzazioni
Con la sentenza n. 113 del 2019 la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale, per violazione dell’art. 3 Cost., dell’art. 23, comma 12, del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nel testo sostituito dall’art. 36, comma 10-bis, del d.l. 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, in legge 15 luglio 2011, n. 111, nella parte in cui commina una sanzione amministrativa pecuniaria per l’illecito amministrativo di installazione di cartelli pubblicitari ai margini della sede stradale in difformità dalle prescrizioni del provvedimento autorizzativo in misura maggiore di quanto previsto dal comma 11 per l’illecito ben più grave di installazione abusiva di tali cartelli, essendo tale dosimetria sanzionatoria del tutto irragionevole.
Risarcibile l’invalidità permanente, anche in assenza di accertamenti strumentali
Ferma restando la necessità di un rigoroso accertamento medico-legale da compiersi in base a criteri oggettivi, la sussistenza dell'invalidità permanente non possa essere esclusa per il solo fatto che non sia documentata da un referto strumentale per immagini, sulla base di un automatismo che vincoli, sempre e comunque, il riconoscimento dell'invalidità permanente ad una verifica di natura strumentale. E’ quanto si legge nella sentenza della Cassazione civile sentenza 18 aprile 2019, n. 10816.
La compensazione delle spese di lite richiede una motivazione specifica e non generica
Le "gravi ed eccezionali ragioni" che giustificano la compensazione delle spese di lite, da indicarsi esplicitamente nella motivazione, devono riguardare specifiche circostanze o aspetti della controversia decisa e non possono essere espresse con una formula generica (nella specie, il comportamento processuale e preprocessuale delle parti; la natura della controversia affrontata; le questioni trattate e le ragioni della decisione), inidonea a consentire il necessario controllo. E’ quanto si legge nella sentenza del Tribunale di Nola 29 marzo 2019, n. 742.
Inappellabile la sentenza secondo equità del G.d.P. che esclude la prescrizione presuntiva
In tema di giudizio di equità necessaria, l'appellabilità delle sentenze del giudice di pace pronunciate ai sensi dell'art. 113, secondo comma, cod. proc. civ. per violazione dei principi regolatori della materia è circoscritta a quelli che attengono alla materia in concreto esaminata ed agli istituti giuridici applicati dallo stesso giudice di pace, sulla scorta di quanto accertato in fatto. Di conseguenza, ove il Giudice di Pace non applichi l'istituto della prescrizione presuntiva, ma quello ontologicamente distinto della prescrizione ordinaria, l'ipotizzata violazione dei principi sulla prescrizione presuntiva non rientra nel novero della concreta appellabilità. A stabilirlo è la Cassazione con ordinanza n. 12017 del 7 maggio 2019.
Decreto sicurezza: il Tribunale di Bologna impone al Comune di iscrivere all'anagrafe il richiedente asilo
L’art. 4, comma 1 bis, D.Lgs. 18 agosto 2015, n. 142, di recente introdotto dal D.L. 4 ottobre 2018, n. 113, si inserisce nel quadro normativo, abrogando la precedente modalità semplificata di iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo e chiarendo, conseguentemente, che il permesso di soggiorno per richiesta asilo costituisce un documento di riconoscimento che non dà di per sé “titolo” per l’iscrizione anagrafica, basata sulla sola domanda di protezione ed inserimento nella struttura di accoglienza, restando vigente l’ordinario procedimento amministrativo del D.P.R. 30 maggio 1989, n. 223. A stabilirlo è il Tribunale di Bologna con ordinanza 2 maggio 2019.
Anche chi agisce per l’accertamento della proprietà è tenuto alla probatio diabolica
Colui il quale agisca per ottenere il mero accertamento della proprietà o comproprietà di un bene, anche unicamente per eliminare uno stato di incertezza circa la legittimità del potere di fatto esercitato sullo stesso, è tenuto, al pari che per l'azione di rivendicazione ex art. 948 c.c., alla probatio diabolica della titolarità del proprio diritto, trattandosi di onere da assolvere ogni volta che sia proposta un'azione, inclusa quella di accertamento, che fonda sul diritto di proprietà tutelato erga omnes. E’ quanto si legge nell’ordinanza n. 11767 del 6 maggio 2019 della Cassazione.
Il condominio sovraindebitato non è un consumatore
Il Tribunale di Bergamo, con decreto del 16 gennaio 2019, ha dichiarato inammissibile il piano di ristrutturazione dei debiti ex legge 27 gennaio 2012, n. 3, proposto da un condominio edilizio.
Orientamenti della giurisprudenza sulla nuova disciplina della responsabilità medica
Di seguito l'articolo del Prof. Alpa, pubblicato su Contratto e Impresa n. 1/2019, Cedam, Padova. La nuova disciplina della responsabilità medica dettata dalla legge n. 24 del 2017 (c.d. legge Gelli-Bianco) comincia ad assumere forme compiute grazie all’intervento della dottrina e della giurisprudenza. Ai fini dell’accertamento della responsabilità, hanno assunto sempre più importanza le linee-guida e le buone pratiche. Numerosi sono gli interventi della giurisprudenza, la quale afferma pacificamente la responsabilità contrattuale della struttura sanitaria per il danno causato al paziente sia per fatto proprio (art. 1218 c.c.), sia per fatto altrui qualora si avvalga di medici ed operatori sanitari esterni (art. 1228 c.c.). Nel caso di danno cagionato dall’équipe medica, la responsabilità viene attribuita all’intera équipe intesa come entità unica.
Mediazione obbligatoria legittima dopo le ordinanze di concessione o sospensione della provvisoria esecuzione
Con la sentenza n. 97 del 2019 la Corte costituzionale ha dichiarato non fondata, in riferimento all’art. 3 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 5, comma 4, lett. a), del d.lgs. 4 marzo 2010, n. 28, nella parte in cui prevede l’esperimento della mediazione all’esito delle pronunce di cui agli artt. 648 e 649 c.p.c. nei giudizi di opposizione a decreto ingiuntivo, a fronte dell’esclusione della necessità di tentare la negoziazione assistita nei medesimi giudizi di opposizione, poiché in quest’ultimo caso l’attività conciliativa è condotta direttamente dalle parti e dai loro avvocati mentre nella mediazione è richiesto l’intervento di un terzo neutrale.
I torrini sovrastanti le gabbie-scale non rientrano nel lastrico solare
Secondo la Cassazione, ordinanza 6 maggio 2019, n. 11771, non possono ricomprendersi nella nozione di lastrico solare i torrini della gabbia scale e del locale ascensore con la relativa copertura, i quali costituiscono distinti e autonomi manufatti di proprietà condominiale sopraelevati rispetto al piano di copertura del fabbricato.