Source: https://www.laleggepertutti.it/147986_quando-i-figli-vengono-tolti-alla-madre
Timestamp: 2018-02-23 10:46:55+00:00
Document Index: 40289515

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 709', 'sentenza ', 'art. 709', 'art. 709', 'art. 337', 'art. 337', 'art. 337', 'art. 709', 'art. 330', 'art. 3', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 316', 'art. 330', 'art. 38', 'art. 3', 'art. 316', 'sentenza ', 'art. 330', 'art. 316', 'art. 337', 'art. 156', 'art. 33', 'art. 40', 'sentenza ', 'art. 330', 'art. 337', 'sentenza ']

Lo sai che? Quando i figli vengono tolti alla madre?
Separazione e divorzio: affidamento esclusivo al padre se la madre manifesta carenza o inidoneità educativa legata all’incapacità di controllo nell’impulsività dell’agire.
Solo gravi ragioni possono giustificare una deroga al principio secondo cui i figli hanno diritto ad avere due genitori (principio della bigenitorialità) e ad essere affidati ad entrambi. Quello che viene, in termini tecnici, chiamato «affidamento condiviso dei figli» costituisce la regola generale da cui non si può sviare. Scatta però «l’affidamento esclusivo», a favore di un solo genitore quando l’altro mostri incapacità educative. Non è necessario quindi un vero e proprio stato patologico per togliergli l’affidamento dei bambini. È quanto chiarito dal Tribunale di Roma con una recente sentenza [1].
1 L’affidamento condiviso dei figli: cos’è?
2 Che differenza c’è tra affidamento e collocamento?
3 L’affidamento esclusivo dei figli: cos’è?
4 Quando i figli vanno a stare dal padre?
L’affidamento condiviso dei figli: cos’è?
La disciplina dell’affidamento riguarda solamente i figli minori di età.
In generale ogni figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni. Il figlio ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti.
Questa regola resta inalterata anche se i genitori si separano o divorziano. In particolare, il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.
Ecco perché la legge stabilisce, come regola generale, che i figli debbano essere affidati ad entrambi i genitori. È ciò che si chiama «affidamento condiviso». L’affidamento condiviso comporta l’esercizio della responsabilità genitoriale da parte di entrambi e una condivisione delle scelte di maggior importanza relative all’educazione, all’istruzione, alla salute, alle attività extrascolastiche o altre riguardanti il figlio minore.
L’affidamento condiviso comporta dunque l’esercizio della responsabilità genitoriale da parte di entrambi i genitori e una condivisione delle decisioni di maggiore importanza. I genitori devono predisporre e attuare un programma condiviso per l’educazione, la formazione, la cura e la gestione dei figli nel rispetto delle loro esigenze e delle loro richieste.
Che differenza c’è tra affidamento e collocamento?
Se l’affidamento è l’insieme dei poteri/doveri spettanti ai genitori sulla crescita, educazione e indirizzo dei figli, diversa cosa è il cosiddetto collocamento, ossia l’individuazione della casa di residenza dei figli, dove questi cioè andranno a vivere principalmente. La soluzione più frequente prevede che i figli vivano in prevalenza, presso un genitore; è però possibile anche che vivano a turno presso ciascuno dei genitori, così come è possibile prevedere una alternanza dei genitori nella casa familiare dove vivono i figli.
L’affidamento esclusivo dei figli: cos’è?
Se il giudice ritiene che l’affidamento ad entrambi i genitori sia contrario all’interesse del minore, può disporre con provvedimento motivato l’affidamento del minore ad uno solo di essi (cosiddetto affidamento esclusivo). Si tratta di una eccezione che scatta solo quando uno dei due genitori sia inadeguato e la sua vicinanza ai minori possa essere di pregiudizio per la loro stessa crescita.
Di solito l’affidamento esclusivo consegue alle separazioni giudiziali, quelle cioè a seguito della causa tra gli ex coniugi. Ma nulla toglie che i due possano mettersi d’accordo per tale soluzione che, però, dovrà essere adeguatamente valutata dal giudice.
L’eventuale decisione del magistrato su uno dei due tipi di affidamento non toglie che sulla questione si possa tornare anche in un momento successivo con una modifica della precedente decisione. Ad esempio, se prima viene disposto l’affidamento condiviso, in caso di successiva inadeguatezza di uno dei genitori, l’altro può ricorrere in tribunale per chiedere l’affidamento esclusivo.
Quando i figli vanno a stare dal padre?
Di solito scatta l’affidamento esclusivo in presenza di due cause:
Secondo il tribunale di Roma, per togliere i figli alla madre è sufficiente una manifesta carenza o inidoneità educativa di questa, legata all’incapacità di controllo nell’impulsività dell’agire. Nel caso di specie, a penalizzare la donna – secondo il consulente tecnico nominato dal giudice – è stata la sua notevole impulsività di fondo e la sua incapacità di controllare tale aspetto caratteriale. «Nelle dinamiche di relazione di coppia i comportamenti impulsivi ed a volte minacciosi della donna, rendono la relazione estremamente complicata, controversa, sofferta, destando serissima preoccupazione per la possibile ricaduta di siffatte dinamiche, sul benessere psicologico» dei figli.
[1] Trib. Roma, sent. del 15.07.2016.
dr.ssa Daniela Bianchini Giudice
dr.ssa Monica Velletti Giudice rel.
nelle cause civili di primo grado iscritte ai nn. 56144 e 59902 del ruolo generale degli affari contenziosi civili dell’anno 2013, avente ad oggetto la separazione giudiziale, e vertente
GI.AL., nato (…), elettivamente domiciliato in Roma, Via (…), presso lo studio dell’Avv. Ug.Ma. che lo rappresenta e difende in virtù di procura a margine del ricorso introduttivo;
– ricorrente nel procedimento RG. 56144/2013 –
– resistente nel procedimento RG. 59902/2013 –
CO.PA., nata (…), elettivamente domiciliata in Roma, Via (…), presso lo studio dell’Avv.to Fr.Ro. che la rappresenta e difende per procura a margine della comparsa di costituzione di nuovo difensore;
– resistente nel procedimento RG. 56144/2013 – – ricorrente nel procedimento RG. 59902/2013 – NONCHE’
P.M. in persona del Procuratore della Repubblica – interventore ex lege –
Con ricorso depositato il 2.8.2013, Al.Gi. ha chiesto la pronuncia della separazione dalla coniuge Pa.Co., con la quale ha contratto matrimonio in Firenze il 15.6.2002, esponendo che dall’unione è nata la figlia Ch. in data (…). Il ricorrente ha chiesto venisse dichiarato l’addebito della separazione alla moglie, allegando che il grave deterioramento dei rapporti tra i coniugi fosse imputabile alla condotta della resistente contraddistinta da sbalzi di umore e gravi crisi determinate da una presunta latente patologia, tali da provocare violenti attacchi nei confronti del ricorrente e atti di autolesionismo. Il ricorrente ha esposto di essere stato costretto ad allontanarsi dalla casa familiare, di sua proprietà, in data 24 settembre 2012, proprio a causa delle condotte della moglie, che avrebbe abusato di alcool, di psicofarmaci, sarebbe stata affetta da forme di cleptomania e dichiarato di essere malata per gravi patologie poi rivelatisi inesistenti, ponendo in essere condotte aggressive ed autolesioniste nell’ultima parte del matrimonio tali da incidere gravemente sulla serenità della figlia minore. Tanto premesso il ricorrente ha chiesto l’affidamento esclusivo a sé della figlia minore con disciplina delle frequentazioni madre figlia in ambiente protetto alla presenza di operatori del servizio, ponendo a carico del padre l’integrale mantenimento della figlia e a carico di entrambi i genitori, nella misura del 50% ciascuno, le spese straordinarie per la minore, con assegnazione della casa familiare al ricorrente e disponendone la successiva vendita con impegno del ricorrente a restituire al suocero il 37,1% del prezzo di vendita in considerazione dell’importo ricevuto al momento dell’acquisto, dando atto che ciascuno dei coniugi provvedesse al proprio mantenimento con condanna della resistente al risarcimento dei danni morali e materiali arrecati al ricorrente, e con espressa richiesta a disporre consulenza tecnica già in sede presidenziale. Con ricorso depositato, in data 13.9.2013, Pa.Co. ha, a sua volta, chiesto venisse pronunciata separazione con addebito alla controparte, allegando come, dopo una serena vita familiare, nel corso della quale il marito aveva accolto con affetto i figli nati dal primo matrimonio della Co., e questa aveva lasciato la propria attività imprenditoriale in Firenze per seguire il marito pilota di linea Al., improvvisamente il Gi., a seguito di un ricovero ospedaliero della moglie, nel 2012, avrebbe mutato atteggiamento iniziando a coprire di improperi e volgarità la moglie, anche di fronte a terzi, giungendo ad aggredirla (condotta a seguito della quale la Co. sporgeva denuncia), scoprendo che tale improvviso mutamento di condotta sarebbe stato imputabile ad una relazione extraconiugale intrapresa dal Gi. con una ragazza americana assunta, poco tempo prima, alla pari per la cura della figlia minore. La Co. ha esposto l’elevato tenore di vita familiare, consentito dai redditi del marito, pilota di linea, e dai rilevanti contributi ricevuti dalla famiglia di origine dello stesso, precisando di avere esigui redditi (pari nel 2012 ad Euro 6.000 lordi annuali) e di essere gravata di rata per finanziamento personale per circa Euro 400,00 mensili. Tanto premesso la Co. ha chiesto venisse disposto l’affidamento condiviso della figlia minore ad entrambi i genitori, con collocamento presso l’abitazione materna, e disciplina delle frequentazioni padre figlia, l’assegnazione della casa familiare a sé, con imposizione a carico del marito di assegno mensile di 1.500,00, oltre al 50% delle spese straordinarie quale contributo al mantenimento della figlia, di Euro 1.500,00 quale contributo al mantenimento della moglie. Le parti, nei successivi atti, si sono opposte alla domanda di addebito formulata dalla controparte. All’udienza presidenziale del 5.11.2013 sono comparse le parti dichiarando il ricorrente, di svolgere attività di pilota percependo quale reddito fisso l’importo di 3.407,53 oltre ad importi variabili a titolo di diaria per le ore di volo, di essere proprietario esclusivo della casa familiare gravata da rata di mutuo di Euro 1.200 e di rata per finanziamento di Euro 400,00, oltre ad Euro 880,00 per canone di locazione mensile per l’immobile abitato a seguito del rilascio della casa familiare; la resistente ha dichiarato di essere priva di occupazione e di proprietà e di vivere nella casa familiare con la figlia della parti e la figlia del primo matrimonio maggiorenne. All’esito dell’udienza è stata disposta CTU al fine di acquisire elementi in merito alla condizione della figlia minore e alle capacità genitoriali delle parti, dettando disciplina provvisoria per la collocazione della minore. All’esito della CTU in data 8/9 aprile 2014, il Presidente, ha autorizzato i coniugi a vivere separati, disponendo con provvedimenti provvisori l’affidamento esclusivo della figlia al padre, disciplinando le frequentazioni madre figlia, con assegnazione della casa familiare al ricorrente, con conseguente rilascio dell’abitazione da parte della resistente, disponendo che i genitori contribuissero al mantenimento ordinario della figlia nei periodi di permanenza e nella misura del 50% ciascuno alle spese straordinarie per la minore, e ponendo a carico del ricorrente assegno di Euro 1.200,00 quale contributo al mantenimento della resistente, con decorrenza dal mese di maggio 2014, disponendo che il Servizio Socio assistenziale territorialmente competente monitorasse e fornisse sostegno alla coppia genitoriale e alla minore. Il reclamo proposto dalla resistente avverso il provvedimento presidenziale è stato rigettato con ordinanza della Corte D’Appello del 17.12/23.2.2015.
Con sentenza n. 19504/2014 è stata pronunciata la separazione tra le parti. Sono stati acquisiti i documenti prodotti, escussi i testi sulle circostanza ammesse, acquisite le relazioni del servizio Socio assistenziale, delegato a fornire monitoraggio e sostegno alla coppia genitoriale, convocati rappresentati dei servizi sociali per riferire sull’attività svolta. All’udienza del 30 giugno 2014, per provvedere su istanza urgente di modifica dei provvedimenti presidenziali è stato disposto l’ascolto diretto della figlia minore delle parti, alla presenza del GI e del CTU.
Nel corso del procedimento e nel termine per il deposito delle comparse conclusionali le parti hanno depositato numerose istanze di modifica del provvedimenti in essere, e di emissione di provvedimenti ex art. 709 ter c.p.c. allegando gravi inadempienze reciproche e parte ricorrente ha formulato istanza di decadenza della resistente dalla responsabilità genitoriale.
Nell’udienza di precisazione delle conclusioni parte ricorrente oltre alle conclusioni già formulate nell’atto introduttivo, ha insistito nella richiesta di pronuncia di decadenza o sospensione della responsabilità genitoriale della Co. e sulla revoca dell’assegno di mantenimento posto a carico del Gi. per il mantenimento della resistente; la Co. oltre alla pronuncia di addebito della separazione alla controparte, ha chiesto l’affidamento esclusivo a sé della figlia minore, con disciplina delle relazioni padre figlia, l’assegnazione della casa familiare, l’imposizione a carico del Gi. di assegno mensile di Euro 2.000,00 oltre al 100% delle spese straordinarie, per la figlia e di Euro 2.000,00 quale contributo al mantenimento delle stessa resistente. La decisione è stata quindi rimessa al Collegio. Dato atto che la separazione è stata pronunciata con sentenza non definitiva la causa deve essere decisa sulle ulteriori domande accessorie.
Le domande di addebito della separazione formulate da entrambe le parti non possono essere accolte. Il ricorrente ha allegato condotte della resistente di abuso di farmaci e di sostanza alcoliche provocate da caratteristiche caratteriali psico patologiche, oltre a rappresentare la violazione del dovere di fedeltà per avere la moglie ospitato in casa un uomo qualificato come un amico e rivelatosi successivamente legato alla stessa da relazione sentimentale. Le allegazioni del ricorrente non hanno avuto idoneo riscontro nell’istruttoria compiuta nel corso del procedimento. I fatti riferiti dalla teste Ca.Pa., amica al tempo della resistente, si riferiscono quasi esclusivamente a condotte verificatisi dopo il settembre 2012, e pertanto a periodo successivo rispetto al momento in cui, per espressa affermazione del ricorrente, il Gi. aveva già rilasciato la casa familiare; le condotte riferite (conoscenza e frequentazione di altri uomini nel 2012/2013 da parte della Co., viaggi con loro etc.) non rilevano ai fini della domanda di addebito essendo incontestato tra le parti che a quella data i coniugi già vivevano separati di fatto. I fatti riferiti a date precedenti, oltre ad essere generici e non circostanziati (generiche affermazioni della stessa Co. in merito a presunte infedeltà, senza indicazioni di tempo e di luogo e senza che i presunti amanti siano stati identificati), non si fondano su circostanze apprese direttamente dalla teste e non possono ritenersi sufficienti a provare la violazione del dovere di fedeltà da parte della resistente. Quanto alle allegate patologie psicologiche della Co. le stesse non risultano provate, dovendosi peraltro rilevare come dalla stessa narrativa della vicenda coniugale contenuta nel ricorso introduttivo del Gi. si faccia riferimento ad uno stato di ansia, depressione, a sbalzi umorali che avrebbero da sempre contraddistinto la condotta della Co.. Pur non essendo emersa alcuna specifica psicopatologia all’esito della CTU e delle prove testologiche effettuate, eventuali difficoltà psicologiche da sempre rilevate dal Gi., non possono ritenersi causa di addebito, essendo da considerare, proprio secondo quanto descritto dallo stesso ricorrente, tratti personologici della moglie presenti dal momento iniziale della vita familiare. Trattandosi di caratteristiche caratteriali della resistente alla stessa non imputabili, pur a voler ritenere presenti alcuni dei profili descritti (come per esempio l’elevatissima impulsività cfr. infra), gli stessi non possono assurgere a violazioni di doveri coniugali, essendo dovere del coniuge assistere e sostenere l’altro nelle specifiche difficoltà. Quando alcune caratteristiche di personalità sono tali da rendere intollerabile la convivenza non ricorrono gli estremi per una pronuncia di addebito che richiede la volontaria violazione di doveri coniugali, mentre eventuali difficoltà psicologiche ovvero caratteristiche caratteriali non essendo volontarie non possono essere poste a fondamento della domanda di addebito. La resistente ha allegato la violazione da parte del marito del dovere di fedeltà per avere instaurato nel 2012 una relazione extraconiugale con una ragazza americana alla pari assunta per svolgere mansioni di baby sitter. La Co. non ha fornito prova della sussistenza della allegata relazione extraconiugale. I testi escussi non hanno riferito di alcuna circostanza appresa direttamente, mentre i documenti depositati (comunicazione asseritamente proveniente del padre della ragazza americana) essendo atti provenienti da terzi non sono sufficienti per far ritenere provata la condotta contestata. Quanto ad eventuali spese sostenute dal Gi. per la ragazza, la circostanza che la stessa fosse stata assunta come ragazza alla pari giustifica dazioni di denaro e di beni, proprio in ragione del rapporto di collaborazione instaurato. Dall’escussione dei testi e dall’esame della documentazione prodotta si evince la progressiva frattura dell’affectio coniugalis culminata poco prima dell’uscita del Gi. dalla casa familiare in liti e denunce reciproche. Tale situazione rende giustificata la scelta del Gi. di lasciare la casa familiare, in quanto le continue liti, incontestate, erano indubbiamente in grado di turbare profondamente la serenità della minore, imponendo una separazione di fatto tra i coniugi anche in data antecedente alla formale presentazione del ricorso introduttivo. Alla luce delle considerazioni sopra riportate le domande di addebito devono essere rigettate.
Affidamento della figlia minore
Negli atti conclusivi entrambi i genitori hanno formulato domanda di affidamento esclusivo a sé della figlia minore.
Dalla consulenza tecnica espletata nella fase presidenziale del procedimento sono emerse le seguenti risultanze. Dai test psicodiagnostici è emerso che il Gi. “evidenzia ottime risorse di base ed un buon livello intellettivo …. Probabilmente a causa di un forte stess percepito allo stato attuale (scala F e PK), il soggetto ritiene di non poter attingere alle sue risorse interne e per questo ha la percezione e si descrive, come fortemente disadattato ed in difficoltà nel gestire in modo adeguato quanto gli si presenta … le capacità strutturali evidenziate dal Ro. confermano invece buone capacità relazionali e capacità di contatto empatico con l’altro, nonostante comunque di fondo si percepisca una certa diffidenza di base, soprattutto iniziale. In realtà questi vissuti, alla luce delle risorse presenti e delle buone risorse, non inficiano l’adattamento, le espressioni del pensiero e cognitive e neanche le possibilità relazionali”. In merito al profilo di personalità della Co. è emerso che: “si osserva un soggetto con risorse di base di medio livello. Mentre il questionario MMPI-2 esclude aspetti psicopatologici franchi, il Ro. mostra un assetto psicologico nel quale, al momento, si osserva una certa discrepanza tra il discreto rendimento cognitivo e invece le carenti abilità relazionali e difficoltà legate alla gestione degli impulsi. L’elemento che infatti colpisce e appare caratterizzante questa personalità è la notevole impulsività di fondo, che il soggetto non appare in grado di contenere rispetto alle difese che presenta al momento. Questa energia interna, infatti, costantemente attiva di fondo quando stimolata, non riesce ad essere elaborata e differita e tende ad essere scaricata in modo intenso, anche se tendenzialmente non distruttivo ed apparentemente aggressivo. Le capacità elaborative e riflessive non consentono dunque una sufficiente elaborazione e riflessione, e questo determina anche una certa difficoltà di relazione equilibrata ed empatica con l’altro, al prevalere invece di una esigenza di centralità e difficoltà di ascolto”.
La CTU con valutazioni pienamente condivisibili in quanto rigorosamente argomentate ha escluso che i tratti di personalità della resistente possano far rilevare profili psicopatologici evidenziando tuttavia come “nelle dinamiche di relazione all’interno della coppia Gi. – Co. i comportamenti impulsivi ed a volte minacciosi della signora, rendono la relazione estremamente complicata, controversa, complessa, sofferta, destando serissima preoccupazione per la possibile ricaduta di siffatte dinamiche sul benessere psicologico di Ch.. Questa modalità comportamentali della Signora possono altresì creare confusione e disorientamento in chi si deve relazionare con lei, in primis il Sig. Gi. In questo senso, potrebbero rappresentare una seria minaccia alla possibilità che il signor Gi. possa essere una immagine paterna da lei salvaguardata e rinforzata nelle sue capacità genitoriali, e sicuramente un ostacolo alla possibilità di una condivisione equa di ruoli e competenze. In parallelo, poi, quando il comportamento della Signora assume questi toni prevaricanti, questa modalità può rappresentare anche per Ch. una possibile difficoltà, nel senso che le fornisce una immagine materna che non riesce con costanza e continuità ad esprimere le proprie funzioni genitoriali, in quanto fortemente invischiata con il genitore può mandarle segnali contraddittori nel momento in cui Ch. si avvicina al padre.” Dall’ascolto della minore nel corso della consulenza è emerso il coinvolgimento di Ch. nel conflitto genitoriale e la sua volontà di sottrarsi allo stesso, come è emersa la volontà di voler sostanzialmente condividere il tempo tra i due genitori. La CTU ha puntualmente replicato alle osservazioni dei CTP di parte resistente nell’udienza del 3 aprile 2014 tenutasi nel contraddittorio delle parti, della CTU e dei rispettivi CTP. La consulente d’ufficio a fronte del rilievo dei consulenti di parte della Co. tesi a contestare le risultanze della consulenza rilevando la mancanza di profili psicopatologici della personalità della resistente e, e come eventuali criticità caratteriali non possano essere considerate elementi in grado di compromettere la capacità genitoriale, ha precisato che le valutazioni emerse dai test, hanno corroborato, integrato e confermato le osservazioni cliniche emerse durante la CTU, nella quale le queste modalità impulsive di espressione della resistente sono state “agite” anche nei confronti della consulente. In particolare la Ctu ha evidenziato come “l’impulsività si esprime in particolare nel rapporto con il Gi. e rende impossibile la gestione condivisa della genitorialità”.
All’esito dell’adozione dei provvedimenti presidenziali a fronte di ricorso urgente ex art. 709 ter c.p.c. della Co., con il quale si chiedeva la modifica dei provvedimenti adottati in considerazione dell’allegato profondo disagio della minore, della volontà della stessa di non voler incontrare il padre, in quanto nei periodi di permanenza presso il ricorrente starebbe stata in compagnia dei parenti del padre o di terzi estranei, manifestando uno stato di sofferenza e disagio per dover lasciare l’abitazione coniugale occupata con la madre e i fratelli, figli del primo matrimonio della madre, tali da aver indotto la Co., a condurre durante il periodo pasquale 2014 la figlia per due volte nella stazione dei Carabinieri, è stato disposto previo parere della CTU che ciò fosse conforme all’interesse di Ch., ascolto diretto della minore dinanzi al Giudice Istruttore alla presenza del CTU. Nel corso dell’ascolto, tenutosi all’udienza del 30 giugno 2014, la minore pur manifestando con il linguaggio non verbale tensione (giocando per tutto il tempo dell’ascolto con un elastico fino a romperlo) ma non ha espresso alcuna delle profonde sofferenze allegate dalla madre dichiarando: “Non ho chiesto io di essere sentita dal giudice. Ormai mi sono abituata alla separazione dei miei genitori, per me è normale non cambia niente. Dormo o a casa di mamma o a casa di papà. Prima di andare al maneggio andavo in piscina con le mie amiche, sono uscita con una mia amica. In realtà la mia settimana è organizzata come prima, sto un po’ con papà e quando lui vola sono con mamma, sto con lei nella casa. Ho la mia stanza in tutte e due le case. Mi piace fare shopping con mia sorella andiamo sempre insieme, ci scambiano le scarpe e i vestiti. Mamma non può venire sempre con noi perché lavora, e quando mamma lavora vado solo con mia sorella. Domenica sono andata in piscina con una mia amica che mi aveva invitato. Ho molte amiche. Sono molto impegnata anche in estate con le mie amiche e con le mie attività”. La dr.ssa To. chiede se c’è qualcosa che vorrebbe cambiare: “Forse vorrei stare un po’ più con mia madre, ora sto un po’ più con papà che con mamma. Io vorrei stare con mamma quando mio padre vola. Vorrei stare del tempo con mamma e del tempo con papà, so che è difficile perché mio padre vola e ha dei turni. Quando sto con papà andiamo in centro, in libreria, facciamo tante cose …. Prima di tutto con papà mi piace viaggiare, poi mi diverto sempre andiamo nei parchi e facciamo tante cose belle. Papà è: divertente (la ragazza non riesce a trovare altri aggettivi e dice di non essere brava in queste cose, e dopo molte perplessità aggiunge) tranquillo, normale. Con mamma ho il vantaggio che la casa dove abita ha la piscina e sto in piscina, anche con mamma esco e mi diverto, anche con lei mi piace fare tutto. Mamma è: simpatica, normale, (la minore chiede di togliere al padre divertente e di scrivere simpatico anche tra gli aggettivi che ha utilizzato per definire il padre e chiede), cosa altro ho detto per papà? “Alla risposta tranquillo sorride e dice ” Attiva, mamma è attiva”. La ragazza è apparse molto in difficoltà, ha tentato di non rispondere alla richiesta ripetendo più volte di non essere capace di individuare i giusti aggettivi e chiarendo più volte di divertirsi con entrambi i genitori … li voglio così come sono”. Alla domanda di raccontare cosa fosse accaduto il giorno di Pasqua, la minore ha risposto “Niente. Non ricordo.” Dopo qualche insistenza risponde: “Mi ero arrabbiata con papà, una cosa che mi ha fatto arrabbiare era che mi aveva cambiato scuola senza dirmelo e poi che mi voleva portare a Firenze. Io non voglio andare a Firenze sto a Roma, qui sto bene, ormai mi sono abituata, qui ho tutte le amicizie, a Firenze non conosco nessuno, ci sono nata ma credo di essere andata via dopo 15 giorni. Mio padre diceva che a Firenze sarebbe stato più facile, io penso che sto meglio a Roma.” La ragazza ha giocato nervosamente tutto il tempo con un elastico e lo ha rotto. “Poi con papà abbiamo parlato, abbiamo cercato di risolvere le cose lui mi ha detto che non mi portava a Firenze e io sono stata contenta. Io sono a casa a Casal Palocco con mamma, e vorrei andare a scuola li, all’OM. nello stesso istituto comprensivo, dove ho fatto le elementari. Papà vorrebbe mandarmi a una scuola all’Eu. che non so come si chiami, io voglio rimanere a Casal Palocco. Papà dice che è meglio la scuola dell’Eu. ma non so non me abbiamo parlato molto. L’Om. è lontano da casa di papà 10 minuti in macchina, da casa di mamma è distante tre minuti in macchina: nella scuola di Casal Palocco andranno tutti i miei amici voglio restare con loro. Ho tanti amici e amiche, vado alle loro feste, mi diverto”. All’esito dell’udienza non essendo emerso lo stato di grave sofferenza rappresentato dalla resistente sono stati confermati i provvedimenti presidenziali disponendo l’iscrizione della minore nella scuola precedentemente frequentata al fine di mantenere continuità con il contesto socio relazionale già noto. Dalle relazioni dei Servizi Socio Assistenziale (relazione datata 13 aprile 2015) e dall’escussione dei rappresentati dei servizi sociali convocati in udienza è emersa la persistenza dell’elevata conflittualità tra le parti, rilevando la mancanza di “premesse per attuale una bi – genitorialità abbastanza equilibrata e favorevole alla minore” e che tra le modalità previste nell’ordinanza presidenziale (che prevedevano la permanenza della minore con la madre nei periodi in cui il padre fosse fuori per i turni di lavoro, ovvero in mancanza di accordo di assicurare la frequentazione madre figlia in giorni stabiliti) è stato possibile attuare la modalità “fissa” di relazione. Nella frequentazione si evidenziava il notevole disagio della minore rispetto al conflitto tra i genitori e la sostanziale sfiducia sulla possibilità di risoluzione dello stesso. All’udienza del 4.6.2015 la rappresentante del Servizio sociale espressamente convocata ha riferito di un miglioramento della situazione della minore evidenziando la volontà della stessa di voler permanere più tempo con la madre in particolare nei periodi in cui il padre è fuori per i turni, rappresentando tuttavia che rispettando i turni le frequentazioni madre figlia potrebbero non coincidere con i fine settimana compromettendo la quantità di tempo delle relazioni. La rappresentante dei Servizi ha altresì evidenziato l’intervenuta inagibilità della casa familiare, rilasciata dalla Co., con danni importanti che “potrebbero essere originati da atti dolosi”, con conseguente trasferimento della minore nell’abitazione condotta in locazione dal padre e trasferimento della Co. in immobile in locazione insieme con la figlia del primo matrimonio Be. Alla luce delle risultanze in atti devono essere confermati i provvedimenti presidenziali.
L’elevatissima e incontenibile impulsività della Co., potenzialmente pregiudizievole per una corretta gestione della relazione genitoriale oltre ad essere stata rilevata dai puntuali accertamenti compiuti nel corso della CTU è più volte emersa durante il giudizio con condotte poco contenute della resistente (cfr. verbali di causa) ed è emersa finanche nella relazione dei Carabinieri acquisita all’esito del ricorso ex art. 709 ter c.p.c., presentato dalla stessa resistente. Nella annotazione della Legioni Carabinieri Lazio, Stazione di Roma Casal Palocco, datata 27 aprile 2014 si legge che la Co. presentatasi con la figlia nella stazione chiedendo che venisse preso atto della volontà della minore di non tornare con il padre, veniva invitata a presentare ulteriore esposto per manifestare quanto riferito, mentre “la figlia minorenne, piangente permaneva nella sala d’attesa di questa caserma … (ndr la madre) ha più volte manifestato, anche folkloristicamente, la frenesia che la figlia venisse ascoltata e/o che, comunque, nell’esposto venisse annotata la dicitura che la figlia non voleva tornare dal padre e che tale affermazione era stata da noi udita. Al rifiuto dello scrivente di aderire a tale richiesta, in quanto nessuna affermazione della bambina era stata ascoltata, Pa.Co. ha manifestato l’intenzione di richiedere l’intervento del personale della Polizia di Stato per riferire il rifiuto ricevuto. Ad ogni buon fine l’intervento del Comandante del reparto riportava alla ragione Pa.Co. alla quale veniva rilasciato il verbale di ratifica di esposto sul quale è stato registrato che, a richiesta della madre, la minore Ch. in lacrime ha dichiarato di non voler andare dal padre”. Alla regola dell’affidamento condiviso, prevista dall’art. 337 – ter c.c. introdotto dal d.leg.vo 154/2013, costituisce eccezione l’affidamento esclusivo, che può essere disposto solo nel caso in cui l’affidamento condiviso risulti “contrario all’interesse del minore” ai sensi dell’art. 337 – quater c.c. Non essendo state tipizzate le circostanze ostative all’affidamento condiviso, la loro individuazione è rimessa alla decisione del Giudice, da adottarsi nelle fattispecie concrete con “provvedimento motivato” (art. 337-quater c.c. come introdotto dal d.leg.vo 154/2013).
In merito, la Suprema Corte afferma: “Perché possa derogarsi alla regola dell’affidamento condiviso, occorre … .che risulti, nei confronti di uno dei genitori, una sua condizione di manifesta carenza o inidoneità educativa o comunque tale appunto da rendere quell’affidamento in concreto pregiudizievole per il minore … (come nel caso, ad esempio, di un sostanziale disinteresse di uno dei genitori per le complessive esigenze di cura, di istruzione e di educazione del minore), con la conseguenza che … l’esclusione della modalità dell’affidamento condiviso dovrà risultare sorretta da una motivazione non più solo in positivo sulla idoneità del genitore affidatario, ma anche in negativo sulla inidoneità educativa del genitore che in tal modo si escluda dal pari esercizio della potestà genitoriale e sulla non rispondenza, quindi, all’interesse del figlio dell’adozione, nel caso concreto, del modello legale prioritario di affidamento…”; pertanto, deve ritenersi che ipotesi di affidamento esclusivo siano individuabili ogni qualvolta l’interesse del minore possa essere pregiudicato da un affidamento condiviso, ad esempio, nel caso in cui un genitore sia indifferente nei confronti del figlio, non contribuisca al mantenimento del figlio, manifesti un disagio esistenziale incidente sulla relazione affettiva, ecc.. Applicando tali principi al caso concreto, sulla base degli elementi acquisiti nel corso del procedimento, sono emersi profili di personalità della resistente tali da legittimare un affidamento esclusivo della minore al padre. Nel caso di specie è stata provata l’eccessiva impulsività della Co. non contenuta neppure nel corso del procedimento e della CTU, con agiti tali da evidenziare l’impossibilità per la resistente di frenare tali impulsi. L’aver condotto la figlia in lacrime nella stazione dei Carabinieri, chiedendo fosse verbalizzata la sua intenzione di non incontrare il padre, affermazione resa solo dopo le continue insistenze della madre e aver insistito per un ulteriore ascolto della minore (dopo quello effettuato dinanzi alla CTU) sempre al fine di evidenziare le resistenze della figlia a frequentare il padre, quando la ragazza nel corso dell’ascolto protetto (senza la presenza dei genitori) nulla ha riferito in merito alle allegate gravi difficoltà nei rapporti con il padre, evidenzia la totale incapacità della Co. di proteggere la figlia dal conflitto in essere con il padre, coinvolgendola in prima persona in situazioni che possono comprometterne l’equilibrio. A fronte di tale condotta della resistente il ricorrente pur non riuscendo a contenere il conflitto con la resistente (cfr. relazioni del Servizio) non ha comunque direttamente coinvolto la ragazza in situazioni per la stessa potenzialmente dannose, cercando di rivolgersi alla autorità competenti per ottenere ausilio nella difficile situazione familiare, manifestando pertanto maggiori competenze genitoriali. Come già rilevato nell’ordinanza presidenziale pur se la rilevante impulsività della Co. non esplica i suoi effetti diretti nei confronti della figlia, tuttavia, come puntualmente sottolineato dalla CTU nel￼corso dell’udienza del 3.4.2014 la stessa produce effetti negativi sulla minore, coinvolta in un pesante conflitto di lealtà nei confronti della madre e vittima delle elevatissima conflittualità tra i genitori, imputabile essenzialmente ai profili di personalità della resistente. La circostanza che la Co. abbia due figli da precedente unione non è elemento di per sé sufficiente per attestare le buone capacità genitoriali della stessa, dato che la sua impulsività, fuori dalla norma, si dirige principalmente verso il Gi. mentre non vi sono elementi per valutare il rapporto della resistente con il padre degli altri due figli (peraltro adeguatamente accuditi dallo stesso Gi. nella fasi della loro crescita, quando convivevano con le parti, come dichiarato dal padre dei ragazzi escusso come teste).
Con l’affidamento il Gi. eserciterà in via esclusiva la responsabilità genitoriale per tutte le questioni di maggiore interesse attinenti la minore, inerenti le scelte scolastiche, mediche, ricreative, sportive, che potranno essere assunte unilateralmente dal padre senza il consenso della madre. La scelta dell’eventuale mutamento della residenza abituale della minore da Roma ad altra città dovrà essere invece condivisa tra i genitori, e ciò al fine di rispettare la volontà della figlia di permanere in Roma (a fronte dell’allegato desiderio del padre di trasferire la residenza abituale della minore in Firenze) garantendole in tal modo continuità di relazioni con la madre e con al cerchia delle relazioni amicali. Quanto alle frequentazioni padre figlia devono essere riportate quelle già disposte nell’ordinanza presidenziale prevedendo che ove possibile, previo accordo scritto tra le parti, tali frequentazioni si svolgano nei periodi di assenza del padre per turni di lavoro e in mancanza nei giorni specificamente indicati come riportati in dispositivo. Nel dispositivo è previsto un incremento dei periodi di frequentazione madre figlia al fine di dare seguito alle istanze in tal senso formulate della figlia minore nel corso dell’ascolto, e rilevando che l’aumentata età della ragazza consente tale ampliamento. Con riferimento alle presunte condotte pregiudizievoli poste in essere dalla madre nei confronti della figlia in data successiva alla udienza di precisazione delle conclusioni ed evidenziate dal ricorrente con ricorso ex art. 709 ter c.p.c., contestate nel merito dalla resistente, fondate sul presunto coinvolgimento della ragazza in situazioni di conflitti della famiglia di origine della Co., e in condotte di mancato corretto accudimento della madre nei confronti della figlia, le allegazioni non hanno avuto adeguato riscontro. Parte ricorrente ha posto a fondamento della istanza dichiarazioni di terzi (badanti dei nonni materni della minore) che avrebbero evidenziato la scarsa cura della minore nei periodi di permanenza presso la madre. Considerando che il nucleo familiare è monitorato dal Servizio Socio assistenziale che non ha fatto pervenire alcuna segnalazione in merito a tali accadimenti, e che i terzi che hanno sottoscritto la dichiarazione oltre ad essere estranei rispetto a questo giudizio, possono avere potenziali conflitti di altra natura (essendo stati licenziati dalla Co. e asseritamente non pagati) tali allegazioni non sostenute da alcuna relazione del Servizio Sociale (al quale il Gi. avrebbe potuto facilmente rivolgersi per aver accertamenti oggettivi della situazione) risultano sfornite di idoneo sostegno probatorio.
La elevatissima conflittualità genitoriale mai sopita nel corso del giudizio impone di disporre la prosecuzione del monitoraggio e del sostegno ad opera del Servizio Socio Assistenziale territorialmente competente da individuare attualmente nel Municipio IX, di Roma Capitale, in considerazione del mutamento di residenza della minore (a seguito della inagibilità della casa familiare). I responsabili del servizio sociale del Municipio Roma IX (previo coordinamento con quelli del Municipio X che ha seguito il nucleo familiare nel corso del giudizio) dovranno assistere le parti per la disciplina del calendario delle frequentazioni madre figlia per cercare di far coincidere tali incontri con i turni di lavoro del padre, mettere a disposizione delle parti percorsi di sostegno alla genitorialità ovvero percorsi di sostegno per la minore qualora ritenuti necessari, monitorando il nucleo familiare e segnalando alla Procura delle Repubblica presso il Tribunale per i minorenni eventuali condotte dei genitori pregiudizievoli per il minore per gli interventi di competenza.
Il ricorrente ha formulato domanda ex art. 330/330 c.c. di decadenza o di sospensione di Pa.Co. dalla responsabilità genitoriale sulla figlia Ch.. Preliminarmente deve essere affermata la competenza dell’adito Tribunale in merito a tale domanda. Come già rilevato in precedenti pronunce dell’intestato Tribunale, “il primo comma, dell’art. 3, della l. n. 219/2012, ha sostituito integralmente l’art. 38 RD 30 marzo 1942, n. 318; il nuovo testo dell’art. 38 disp. att. c.c. (in vigore dal 1 gennaio 2013), prevede che qualora siano in corso, tra le stesse parti, giudizi di separazione o divorzio o giudizio ai sensi dell’art. 316 c.c., per tutta la durata del processo la competenza, per i provvedimenti c.d. de potestate (ex artt. 330 e 333 c.p.c.), ordinariamente attribuiti alla competenza del giudice specializzato, è attribuita al giudice ordinario. Ratio della disposizione è la concentrazione delle tutele, principio ritenuto dalla Suprema Corte precipitato del principio costituzionale e “aspetto centrale della ragionevole durata del processo” (Cass. 3 aprile 2007, n. 8362). La concentrazione delle tutele oltre ad assicurare maggiore speditezza nella decisione, dovrebbe scongiurare il rischio di strumentalizzazioni finalizzate a distogliere la decisione dal giudice naturale, rischio che si concretizza con la formulazione di domande solo apparentemente diverse ma nella sostanza fondate sui medesimi elementi fattuali (si pensi ad allegazioni relative a comportamenti pregiudizievoli posti a fondamento sia di richiesta di affidamento esclusivo sia di provvedimenti de potestate); la concentrazione è valido rimedio per evitare che il minore sia sottoposto all’ascolto, a indagini sulla sua situazione psico-sociale da parte di diverse autorità giudiziarie, ma soprattutto è rimedio necessario per scongiurare il rischio che vengano adottate decisioni di contenuto diverso con pericolo di contraddittorietà di giudicati e intuibili difficoltà quanto al momento dell’esecuzione. A fronte delle diverse opzioni interpretative emerse nella giurisprudenza di merito, e di legittimità (Cass., ord. ord. 26.1.2015, n. 1349 nella quale è stata affermata la competenza del tribunale ordinario per i procedimenti de potestate; Cass. ord. 12.2.2015 n. 2837 nella quale la Suprema Corte ha ritenuto rientrante nella competenza del Tribunale per i minorenni la domanda ex art. 330 c.c.) il Collegio reputa che la norma abbia attribuito al tribunale ordinario la competenza per l’adozione di provvedimenti di decadenza della responsabilità genitoriale, se adottati in pendenza di procedimenti di separazione e divorzio, o di affidamento dei￼figli nati fuori del matrimonio. Tale interpretazione è stata già accolta in alcune pronunce di merito (cfr. Tribunale di Roma decreto n. 5.6.2015; Tribunale di Pordenone decreto n. 21 maggio 2015; Tribunale per i minorenni di Bari decreto n. 30 marzo 2013) ed è conforme a quanto statuito nell’ordinanza della Suprema Corte (“L’art. 38, primo comma, disp. att. cod. civ. (come modificato dall’art. 3, comma 1, della legge 10 dicembre 2012, n. 219, applicabile ai giudizi instaurati a decorrere dall’1 gennaio 2013), si interpreta nel senso che, per i procedimenti di cui agli artt. 330 e 333 cod. civ., la competenza è attribuita in via generale al tribunale dei minorenni, ma, quando sia pendente un giudizio di separazione, di divorzio o ex art. 316 cod. civ., e fino alla sua definitiva conclusione, in deroga a questa attribuzione, le azioni dirette ad ottenere provvedimenti limitativi o ablativi della responsabilità genitoriale, proposte successivamente e richieste con unico atto introduttivo dalle parti (così determinandosi un’ipotesi di connessione oggettiva e soggettiva), spettano al giudice del conflitto familiare, individuabile nel tribunale ordinario, se sia ancora in corso il giudizio di primo grado, ovvero nella corte d’appello in composizione ordinaria, se penda il termine per l’impugnazione o sia stato interposto appello” Cass. ord. 26.1.2015, n. 1349). Pur in presenza di orientamenti non univoci (cfr. Cass. ord. 12.2.2015 n. 2837 sopra richiamata; Tribunale Milano sentenza 4/11.12.2013) il Collegio privilegia l’interpretazione riportata al fine di garantire la concentrazione delle tutele. Tale esigenza è particolarmente evidente nel caso di specie, nel quale i complessi accertamenti compiuti (ascolto del minore, indagini dei servizi, valutazioni genitoriali) qualora fosse declinata la competenza, esporrebbero il minore a eventuali ulteriori accertamenti da svolgere dinanzi al tribunale specializzato, con potenziale nocumento per l’equilibrio del ragazzo già provato dalle vicende di vita vissute. Né può ritenersi da ostacolo a tale opzione ermeneutica il diverso ruolo attribuito al Pubblico ministero (parte nei procedimenti de potestate, interveniente necessario nei giudizi di affidamento figli nati fuori del matrimonio), poiché l’attrazione della competenza dei procedimenti ex art. 330 c.c., nell’abito del presente giudizio, attribuisce al pubblico ministero il ruolo di parte, con possibilità di spiegare autonome domande e di proporre impugnazione” (cfr. decreto n. 15 aprile 2016/23 maggio 2016).
Accertata la competenza del Tribunale adito, nel merito la domanda deve essere respinta. Le rilevate criticità caratteriali di Pa.Co. che hanno giustificato l’affidamento esclusivo della minore al padre, non sono tuttavia tali da far ritenere che possa giungersi alla pronuncia di decadenza o di sospensione dalla responsabilità genitoriale. Dall’ascolto della minore, dagli accertamenti del Servizio Socio assistenziale non sono emerse condotte gravemente pregiudizievoli della madre, essendo stata accertata la difficoltà della resistente di contenere il conflitto e soprattutto di proteggere la figlia dalle elevate difficoltà di relazione con il ricorrente. Situazione tale da rendere impossibile la gestione della bigenitorialità proprio a causa delle condotte della resistente ma non idonea a pregiudicare gravemente la minore tanto da giungere ad una pronuncia di decadenza o sospensione. La relazione affettiva madre figlia sussiste e non risulta compromessa, in quanto le profonde difficoltà, imputabili alle condotte eccessivamente impulsive e non contenute della Co., riguardano esclusivamente la possibilità per i genitori di condividere scelte fondamentali attinenti la vita della minore con conseguente necessità di disporre l’affidamento esclusivo. Assegnazione della casa familiare
Il Collegio ha accertato l’attuale stato di inagibilità della casa familiare gravemente danneggiata da un allagamento e il necessitato trasferimento della residenza abituale della minore nell’appartamento condotto in locazione dal Gi. Preso atto del venir meno della casa familiare quale habitat domestico della minore deve essere dichiarato non luogo a provvedere sulla domanda.
Contributo al mantenimento della prole
Per determinare il contributo da porre a carico dei genitori per il mantenimento dei figli in applicazione dei criteri previsti dall’art. 316 – bis c.c., nel quale è stabilito che entrambi i genitori devono adempiere i loro obblighi nei confronti dei figli in proporzione delle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo, è necessario determinare la condizione reddituale e patrimoniale delle parti. E’ inoltre necessario considerare ai sensi dell’art. 337-ter c.c. le attuali esigenze dei figli, il tenore di vita goduto, i tempi di permanenza presso ciascun genitore la valenza economica dei tempi domestici e di cura assunti da ciascun genitore.
Al.Gi., pilota di linea, Al.Ca., ha dichiarato i seguenti redditi: denuncia dei redditi 730/2013 reddito complessivo Euro 42.453; denuncia dei redditi 730/2014 reddito complessivo Euro 38.666
il ricorrente è gravato da rata di mutuo per la casa familiare per Euro 750,00 oltre ad altra rata di mutuo per Euro 450,00. Dal dicembre 2015 è gravato da canone mensile di locazione di Euro 1.500,00. E’ proprietario della casa familiare (del valore di Euro 440.000 secondo quanto indicato negli atti di parte, con mutuo residuo per circa Euro 154.000) che allo stato risulta non abitata da alcuna delle parti perché danneggiata da un allagamento. Il Gi. ha affermato di percepire stipendio base di circa Euro 3.400. Dall’esame dei conti correnti e dall’esame delle copie delle buste paga prodotte si evince che il ricorrente percepisce redditi più elevati pari ad importi netti mensili medi percepiti nel 2015, di circa Euro 5.100/5.200 (importo ottenuto sommando gli importi netti percepiti – più di Euro 62.000 netti – come desumibili dalle buste paga e dividendo la risultante per 12). Importi non presenti nella denuncia dei redditi in quanto comprensivi delle indennità di volo e delle diarie. Tali somme secondo la difesa del ricorrente non dovrebbero essere considerate quali redditi perché destinati a coprire le spese (diaria) e i disagi (indennità di volo) derivanti dall’attività svolta. Richiamando la consolidata giurisprudenza della Suprema Corte deve rilevarsi come anche le indennità che a vario titolo fanno parte della retribuzione, pur se non rilevanti ai fini fiscali, devono essere considerate come redditi da valutare per la determinazione degli oneri da porre a carico dei genitori per il mantenimento della prole (cfr. Cass. n. 4531/2010 in materia di indennità percepita da diplomatici), mentre devono essere scomputate dal reddito netto percepito le c.d. diarie necessarie per far fronte alle spese di sostentamento presumibilmente sostenute all’estero o comunque al di fuori della propria sede di residenza. Analizzando le buste paga tali importi (voci della retribuzione: “diaria”) possono essere forfettizzati in importo medio di circa Euro 350 mensili (importo ottenuto analizzando le buste paga del 2015 sommando le relative diarie e dividendo al risultante per 12), potendo quindi considerare quale reddito netto mensile del Gi. l’importo di Euro 4.750/4850. Pa.Co. ha dichiarato di essere disoccupata, avendo svolto in passato attività lavorativa cessata nel 2012. Non ha proprietà immobiliari ed è gravata da prestito personale di Euro 340,00 acceso nel 2011 e con scadenza nel 2018. Dopo aver rilasciato la casa familiare Pa.Co. ha dichiarato di essersi trasferita a vivere in casa in locazione con canone mensile di circa Euro 800,00. Dai testi escussi è risultato provato lo svolgimento da parte della resistente di attività libero professionale di naturopata preso uno studio professionale, avendo il teste Gi.Sa., investigatore privato incaricato dal Gi. di verificare lo svolgimento di attività lavorativa da parte della Co., dichiarato che la stessa ha effettuato una visita per corrispettivo di circa Euro 120,00 presso uno studio medico associato, pagamento avvenuto con fattura intestata alla Al.Si. La resistente non ha correttamente ottemperato all’ordine di esibizione pronunciato nell’esito dell’udienza del 29 ottobre 2015.
Alla luce della situazione economica e reddituale descritta appare pertanto opportuno confermare l’entità del contributo al mantenimento della figlia previsto in sede di provvedimento presidenziale (provvedimento confermato dalla Corte d’Appello in sede di reclamo) ponendo a carico delle parti l’onere del mantenimento diretto della figlia nei periodi di permanenza presso ciascun genitore, ponendo a carico dei genitori il 50% delle spese straordinarie per la minore. Al di fuori delle spese ordinarie vi sono le spese straordinarie, cosiddette non soltanto perché oggettivamente imprevedibili nell’an, ma altresì perché, anche quando relative ad attività prevedibili sono comunque indeterminabili nel quantum ovvero attengono ad esigenze episodiche e saltuarie. Richiamando il protocollo concluso tra l’intestato Tribunale e il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, il Collegio evidenzia che tra le spese straordinarie, vanno distinte le spese che devono considerarsi obbligatorie, perché di fatto consequenziali a scelte già concordate tra i coniugi (es. libri di testo spesa consequenziale alla scelta della scuola o acquisto farmaci conseguenti alla prescrizione del medico scelto di comune accordo) oppure connesse a decisioni talmente urgenti da non consentire la previa concertazione, da quelle invece subordinate al consenso di entrambi i genitori. Compiuta tale premessa deve essere evidenziato che tra le spese comprese nell’assegno di mantenimento devono essere considerate: vitto, abbigliamento, contributo per spese dell’abitazione, spese per tasse scolastiche (eccetto quelle universitarie) e materiale scolastico di cancelleria, mensa, medicinali da banco (comprensivi anche di antibiotici, antipiretici e comunque di medicinali necessari alla cura di patologie ordinarie e/o stagionali), spese di trasporto urbano (tessera autobus e metro), carburante, ricarica cellulare, uscite didattiche organizzate dalla scuola in ambito giornaliero; prescuola, doposcuola e baby sitter (tranne quanto precisato ultra) se già presenti nell’organizzazione familiare prima della cessazione della convivenza; trattamenti estetici (parrucchiere, estetista, ecc.). Le spese straordinarie subordinate al consenso di entrambi i genitori, sono suddivise nelle seguenti categorie: scolastiche: iscrizioni e rette di scuole private e, iscrizioni, rette ed eventuali spese alloggiative ove fuori sede, di università pubbliche e private, ripetizioni, viaggi di istruzione organizzati dalla scuola;
Il contributo di ciascun genitore alle spese, in considerazione delle disponibilità patrimoniali e reddituali delle parti, deve essere determinato nella misura del 50% a carico dei genitori, confermando quanto disposto nei provvedimenti presidenziali.
Assegno di mantenimento della resistente
All’esito dell’istruttoria la situazione economica delle parti è stata accertata come illustrato nel punto precedente.
L’assegno di mantenimento ex art. 156 c.c. deve essere corrisposto al coniuge cui non sia addebitata la separazione che non abbia redditi propri in grado di garantirgli il medesimo tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, come fisiologicamente ridotto a causa della separazione che comporta una duplicazione di costi alloggiativi. Dalle dichiarazioni dei testi è emerso l’elevato tenore di vita familiare garantito principalmente dal reddito del ricorrente, ma anche dai viaggi che la resistente otteneva in conto pagamento quando svolgeva attività lavorativa nel campo della pubblicazione di riviste di viaggi (cfr. dichiarazione del teste Co. Giuseppe padre della resistente).
All’esito del procedimento anche se è stato provato lo svolgimento di attività lavorativa da parte della Co. dichiaratasi disoccupata al momento della emissione dei provvedimenti presidenziali, deve tuttavia ritenersi che l’attività svolta data la sua precarietà non consente alla resistente di mantenere il tenore di vita familiare, dovendo la stessa far fronte al pagamento del canone di locazione per la casa di abitazione. Peraltro, lo stesso ricorrente nell’ampio ricorso introduttivo ha evidenziato la sostanziale incapacità, per l’intera durata della relazione tra le parti, della Co. di realizzare iniziative economiche che potessero garantirle entrate continuative. E’ pertanto emersa una sperequazione reddituale e patrimoniale tra le parti, derivante, dalla disponibilità in capo al ricorrente di redditi e della proprietà della casa familiare rilasciata dalla controparte (che il ricorrente potrebbe mettere a frutto ovvero alienare come più volte rappresentato nel corso del giudizio essendone il proprietario esclusivo liberandosi in tal modo delle onerose rate di mutuo sulla stessa gravanti). Considerando il tenore di vita familiare, necessariamente ridotto a causa della separazione, valutata la possibilità per il Gi. di mettere a profitto l’abitazione familiare (ovvero di procedere alla sua alienazione), considerati gli oneri gravanti su entrambe le parti per il canone di locazione, preso atto della prova della percezione da parte della Co. di redditi seppur non elevati e non precisamente quantificati nel loro ammontare, si stima equo determinare in Euro 900,00 l’assegno mensile posto a carico del Gi. per il mantenimento della resistente, con decorrenza dal mese di settembre 2016, fermi per il periodo pregresso i provvedimenti presidenziali. Affinché l’importo predetto rimanga adeguato anche in futuro, si dispone che esso sia aggiornato automaticamente ogni anno secondo gli indici del costo della vita per le famiglie di operai ed impiegati elaborati dall’ISTAT a decorrere dal mese di settembre 2017.
Ulteriori domande Le domande del ricorrente di condanna della resistente al risarcimento dei danni per le condotte asseritamente contrarie ai doveri familiari e di disporre la vendita della casa familiare con impegno a carico del Gi. di restituire al suocero, padre della Co. gli importi dallo stesso anticipati, devono essere dichiarate inammissibili. Il Collegio aderisce al consolidato orientamento della Suprema Corte per il quale: “Le domande di risarcimento dei danni e di separazione personale con addebito sono soggette a riti diversi e non sono cumulabili nel medesimo giudizio, atteso che, trattandosi di cause tra le stesse parti e connesse solo parzialmente per “causa petendi”, sono riconducibili alla previsione di cui all’art. 33 cod. proc. civ., laddove il successivo art. 40, nel testo novellato dalla legge 26 novembre 1990, n. 353, consente il cumulo nell’unico processo di domande soggette a riti diversi esclusivamente in presenza di ipotesi qualificate di connessione “per subordinazione” o “forte” (artt. 31, 32, 34, 35 e 36, cod. proc. civ.), stabilendo che le stesse, cumulativamente proposte o successivamente riunite, devono essere trattate secondo il rito ordinario, salva l’applicazione del rito speciale qualora una di esse riguardi una controversia di lavoro o previdenziale.” (Cass. 8/9/2014, sent. n. 18870).
In considerazione delle ragioni della decisione le spese di giudizio, comprese le spese dei sub-procedimenti instaurati nel corso del giudizio principale, devono essere integralmente compensate, devono essere poste definitivamente a carico di entrambe le parti in solido, nella misura del 50% ciascuno, le spese di CTU come liquidate in corso di giudizio.
Il Tribunale definitivamente pronunciando, disattesa ogni contraria istanza, deduzione ed eccezione, dato atto che con sentenza non definitiva n. 19504/2014 è stata pronunciata la separazione personale GI.AL., nato il (…) a Firenze e CO.PA., nata il (…) a Firenze, i quali hanno contratto matrimonio in Firenze il 15.6.2002, così provvede:
rigetta le domande di addebito della separazione proposte dalle parti; rigetta le domande ex art. 330/333 c.c. formulate da parte ricorrente;
affida la figlia minore Ch., nata il (…) al padre, con esercizio esclusivo della responsabilità genitoriale anche per quanto attiene le decisioni di maggiore interesse per la minore di cui all’art. 337 quater c.c., terzo comma, attinenti le scelte scolastiche, sanitarie, sportive ricreative relative alla figlia, rimettendo le sole decisioni di maggiore interesse sulla eventuale modifica della residenza abituale della minore, in comune diverso da Roma, all’accordo di entrambi i genitori;
dispone che la madre veda e tenga con sé la minore, in difetto di diverso accordo scritto, con le seguenti modalità: in una settimana per tre giorni consecutivi, con tre pernotti, prelevando e riportando Ch. presso l’istituto scolastico e per la settimana successiva per tre giorni consecutivi con due pernotti prelevando e riportando Ch. presso l’istituto scolastico (nel caso in cui non vi siano lezioni la madre – o persona da lei delegata – preleverà la minore alle ore 9.00 del primo giorno dalla casa familiare e il padre – o persona da lui delegata – provvederà a riprenderla alle ore 9 del giorno successivo all’ultimo pernotto presso la casa della madre), tali periodi dovranno coincidere con i giorni in cui il padre sia assente per turni di lavoro, secondo il calendario di incontri che dovrà essere determinato, mensilmente, per iscritto anche con l’ausilio dei servizi socio assistenziali territorialmente competenti; nel caso in cui tale calendario non sia individuato ovvero in mancanza di accordo scritto tra le parti la madre potrà vedere e tenere con sé la figlia a fine settimana alternati dal venerdì all’uscita di scuola fino al lunedì mattina con accompagnamento a scuola e nella settimana in cui Ch. non trascorra il fine settimana con la madre dal pomeriggio del martedì con pernottamento e accompagnamento a scuola la mattina del giovedì (nel caso in cui non vi siano lezioni la madre – o persona da lei delegata – preleverà la minore alle ore 9.00 del primo giorno dalla casa familiare e il padre – o persona da lui delegata – provvederà a riprenderla alle ore 9 del giorno successivo all’ultimo pernotto presso la casa della madre); la madre vedrà e terrà con sé la figlia per metà delle vacanze pasquali, dal giorno di chiusura delle scuole al giorno di Pasqua alle ore 20.00 quando la madre provvederà a accompagnare la figlia presso la casa del padre, per trenta giorni durante le vacanze estive ovvero in mancanza di accordo scritto sulla individuazione del periodo ad anni alterni dal 1 luglio alle ore 10,00 al 15 luglio alle ore 19,00 e dal 1 agosto alle ore 10,00 al 16 agosto alle ore 19,00 ovvero dal 15 luglio alle ore 19,00 al 1 agosto alle ore 10,00 e dal 16 agosto alle ore 19,00 al 31 luglio alle ore 19.00, iniziando per il 2017 con il primo periodo con la madre; per le festività di Natale, dal primo giorno di vacanza scolastica al 30.12 ore 20:00 o, ad anni alterni, dal 30.12 ore 20:00 al mattino del primo giorno di scuola dopo le vacanze; dispone che i genitori provvedano al mantenimento diretto della figlia minore nei periodi di permanenza presso ciascuno e contribuiscano nella misura del 50% alle spese straordinarie per la minore come indicato in motivazione;
determina in complessivi Euro 900,00 il contributo mensile dovuto da Gi.Al. a titolo di assegno di mantenimento da corrispondere a Co.Pa. presso il di lei domicilio, entro il giorno 5 di ogni mese, con decorrenza da settembre 2016 e successivo adeguamento automatico annuale secondo gli indici del costo della vita calcolati dall’ISTAT;
dispone la trasmissione a cura della Cancelleria della presente sentenza al Servizio socio assistenziale del Municipio IX, Roma Capitale, affinché venga fornito sostegno genitoriale alle parti e vengano predisposti idonei interventi di sostegno per la minore oltre ad assistere i genitori per la individuazione del calendario di incontri madre figlia secondo quanto indicato in motivazione, segnalando alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni eventuali condotte pregiudizievoli per la minore;
Così deciso in Roma il 15 luglio 2016.
17/09/2017 alle 20:31
se la mamma beve tanto guida in stato ubriaca esce di notte quando con diversi uomini la bambini lo lascia a diverse persone a avuto anche un momento quando si e voluta suicida re poi un altra domanda se il padre a la pensione di invalidita civile di 635 euro e non riesce a dare il mantenimento po non farglielo .Grazie
In questo momento un’amica sta soffrendo perche tra poco le tolgono la sua figlia, solo perche ha denunciato a su Marito che la maltratava, madre brava, che ha cura della sua figlia di maniera única, in scuola ha dei buon risoltati, ma niente…. Il giudice decide che è meglio che vada con i suoi 8 Anni a vivere a una casa di famiglia, prima di avere la buona educazione e cura della sua Mamma.
Italia è un paese di vergogna assoluta, nn potevo immaginare una cosa cosi. Quà i uomini fanno quello che vogliono, e noi dobbiamo sopportare perche se facciamo denuncia perdiamo i nostri figli.
MA PERCHÈ? QUALL’É LO SCOPO? RUBINARE BAMBINI COSI…. MALEDETTI TUTTI GLI ASISTENTI SOCIALE CHE INVECE DI FARE IL SUO LAVORO “PROTEGGERE” FANNO SCHIFO AMAZZANDO BAMBINI…. MALEDETTI I GIUDICI CHE CON SANGUE FREDDA TOLGONO I FIGLI PERCHE SEI STRANIERA E NN HAI DENARO, INVECE DI AIUTARLA A INTEGRARSE ALLA SOCIETÀ E FAR CRESCERE IL BAMBINO FELICE E SANO SENZA TRAUMI.
PREGO A DIO PERCHE FINISCA QUESTA EPOCA DI SALVAGGI….. E POI PARLANO DEL TERZO MONDO…..
Guarda che forse le donne la devono smettere di fare queste denunce inutili solo fatte per mettere terrore. L´Italia e si un paese democratico e molto piu avanti di tanti altri paesi, non come il Nord Europa dove i bambini son costretti a crescere con madri psicopatiche che ledono la salute dei bambini. Si nota anche da quello e come scrivi che hai dei problemi psicologici. vai a farti curare.
21/02/2018 alle 08:38
Italia nn proteggere i bambini,le rubina…..ma il lupo pensa sempre che tutti sono Lupi….povero te
Alberita ha detto:
03/12/2017 alle 14:43
Anche io a breve ho la prima udienza, il mio ex compagno e io vivevamo insieme hai suoi genitori. Rimango incinta di un bellissimo angioletto e all’ottavo mese partoriscono per problemi.. Sto un mese all ospedale con mia figlia perché prematura, e dopo un lunghissimo mese finalmente tutti a casa. Com mio ex compagno avevo problemi perché pensava a divertirsi nelle discoteche anziché fare il papà.. Un giorno chiedo di portarmi a vedere mio padre che era appena stato dimesso dall’ospedale e gli racconti che lui usciva ancora.. Mio padre mi chiese se volessi che lui gli parlasse per fargli capire che adesso e papà e non e piu bambino… Lui se la prese a male e ki prese mia figlia di appena 2 mesi.. Tornai a casa con lui e il giorno dopo mi buttò fuori casa senza la bimba.. Mi minacciò varie volte mi morte e suo padre mi ripeteva che mi avrebbe portato mia figlia.. Ho supplicato il mio ex compagno 4 mesi FI farmi vedere la bimba e di darmela ma niente ripeteva l hai lasciata tu.. Queale madre abbandona la propria vita perché un figlio e metà di un cuore e di vita.. Sono passati quasi 6 mesi e io vedo crescere mia figlia tramite foto non so nulla di lei.. Sono andata dappertutto associ enti sociali, carabinieri avvocati.. Il mio avvocato qualche giorno fa gli mandò una lettera per metterci d accordo sulla bimba perché ha bisogno di entrambi e lui mi risponde che non gli faccio paura che cosi non concludo nulla… Ecco sono qua che prego ogni giorno di poter riabbracciare mia figlia perché mi e stata tolta ingiustamente e ho paura che la causa la vinca lui perché l ha tenuta lui questi mesi… L ha tenuta lui per volere suo non mio e la bimba giustamente e troppo piccola per capire il male che ci ha fatto…