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Timestamp: 2020-02-29 01:58:49+00:00
Document Index: 134143430

Matched Legal Cases: ['§ 7', '§ 7', '§ 7', '§ 7', '§ 7', 'art. 131', 'art. 159', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 39', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 33', 'art. 95', 'art. 95', 'art. 95', 'art. 95', 'art. 95', 'art. 95', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Newsletter n. 568 del 31 maggio 2018
Newsletter 568 del 31 maggio 2018
Newsletter 568
Duttilità e NTC 2018, come eseguire le nuove verifiche
Autorizzazione ponteggi: come chiedere il rinnovo entro il 15 giugno
Nuova modulistica prevenzione incendi, ecco i modelli in vigore dall’11 giugno 2018
Agevolazione prima casa, i 18 mesi per il trasferimento decorrono dal rogito. I chiarimenti della Cassazione
Compensi professionali gratuiti: quando è legittimo l’accertamento del Fisco?
Interventi di demolizione edilizia, è necessario il permesso di costruire?
Inquinamento indoor: come migliorare la qualità dell’aria nelle abitazioni
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STOP plastica, direttiva UE contro l’usa e getta
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Certificato di agibilità, quando occorre un nuovo rilascio?
Regolamento edilizio tipo Toscana: deliberata l’adozione
Subappalto, legittima la clausola che lo penalizza?
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Duttilità e NTC 2018: come eseguire le nuove verifiche e come definire i dettagli costruttivi, con esempi pratici e file da scaricare
Le nuove NTC 2018 (DM 17/01/2018 – Norme Tecniche per le Costruzioni) hanno introdotto le verifiche di duttilità ed i dettagli costruttivi specifici per garantire in alcune zone opportunamente specificate delle strutture in c.a. un adeguato livello di “duttilità”.
La capacità che ha una struttura di resistere (anche con ingenti danni) ad un evento sismico è strettamente legata alla possibilità che essa ha di dissipare l’energia sismica. Tale dissipazione può avvenire soltanto se la struttura entra in campo post-elastico, mediante la formazione di meccanismi in grado di dissipare l’energia con deformazioni plastiche permanenti concentrate in zone critiche (cerniere plastiche).
Sulla base di questo principio si basa la progettazione strutturale in zona sismica: per resistere senza crollo a sismi di elevate intensità, la struttura deve possedere risorse di cui può disporre oltre il proprio limite elastico, entrando in campo plastico.
Secondo la normativa, le verifiche di duttilità sono previste per le sole strutture dissipative (ossia con un fattore di comportamento q > 1,5) in corrispondenza dello spiccato di fondazione degli elementi strutturali primari (pilastri o setti).
Verifica duttilità – spiccato di fondazione
Le verifiche di duttilità sono state introdotte al § 7.3.6.1 delle NTC 2018 e possono essere ritenute soddisfatte rispettando gli specifici dettagli per la duttilità, illustrati nel seguito.
Lo scopo delle verifiche di duttilità è quello di garantire un’adeguata capacità rotazionale delle cerniere plastiche progettate agli stati limite ultimi sismici (SLV – stato limite di salvaguardia della vita ed SLC – stato limite di prevenzione del collasso) per strutture dissipative, ossia con un fattore di comportamento q > 1,5.
Infatti, nello spirito di una progettazione per un certo livello di duttilità (Alta – “CD-A”, o Bassa “CD-B”), è necessario garantire, agli stati limite ultimi, un’adeguata capacità dissipativa della struttura che garantisca il maggior numero possibile di cerniere plastica alle estremità delle travi e, solo prima del collasso, alla base delle colonne (spiccato di fondazione).
Ciascuna cerniera plastica, per scongiurare un collasso locale, deve quindi essere progettata in modo da possedere una capacità di duttilità in campo plastico, definito come rapporto tra curvatura ultima e curvatura al limite elastico, superiore alla domanda di duttilità.
Duttilità e NTC 2018, dettagli per pilastri e setti
Illustriamo nel seguito i dettagli da prevedere per pilastri e setti, secondo le NTC 2018.
Dettagli per la duttilità di pilastri
I dettagli per la duttilità dei pilastri sono illustrati nel § 7.4.6.2.2 delle NTC 2018.
Il soddisfacimento dei dettagli previsti consente di ritenere soddisfatta la verifica di duttilità del § 7.4.4.2.2.
Tale verifica, come già accennato, è necessaria allo spiccato dei pilastri primari, ritenuti parte del sistema sismo-resistente, nonché alle estremità – testa e piede – dei pilastri secondari, ossia quelli esclusi dal sistema sismo-resistente, ma che devono comunque garantire la duttilità richiesta in condizioni sismiche.
I dettagli di duttilità per i pilastri possono essere così sintetizzati (cfr. [7.4.29] NTC 2018):
Vst = (AstLst+ AlgLlg) è il volume delle armature trasversali di contenimento (staffe più legature);
Ast e Lst sono l’area delle staffe e la lunghezza complessiva delle staffe;
Alg e Llg sono l’area delle legature e la lunghezza complessiva delle legature;
Vnc è il volume del nucleo confinato (= b0 h0 s per sezioni rettangolari; = π (D0/2)2 s nel caso di sezioni circolari);
b0 e h0 sono le dimensioni del nucleo confinato, misurate con riferimento agli assi delle staffe;
D0 è il diametro del nucleo confinato misurato rispetto all’asse delle staffe;
s è il passo delle staffe;
α = αnαs è il coefficiente di efficacia del confinamento:
a) per sezioni rettangolari:
n è il numero totale delle barre longitudinali;
bi è la distanza tra barre consecutive contenute;
s è il passo delle staffe/legature.
b) per sezioni circolari:
β = 2 per staffe circolari singole e β = 1 per staffa a spirale;
bc e hc sono la larghezza minima e la profondità della sezione trasversale lorda;
è la domanda di duttilità di curvatura allo SLC;
q0 è il valore di base del fattore di comportamento (cfr. Tab. 7.3.II NTC18);
Tc è il periodo di inizio dello spettro a velocità costante (Eq. [3.2.5] NTC18);
T1 è il periodo proprio di vibrazione della struttura;
è la forza assiale adimensionalizzata allo SLV;
NEd è lo sforzo normale massimo allo SLV;
Ac = bchc (per sezioni rettangolari), = π (D/2)2(per sezioni circolari) è l’area di calcestruzzo;
εsy,d è la deformazione di snervamento dell’acciaio.
Esempio di calcolo dei dettagli per la duttilità di un pilastro
Prendiamo ad esempio una semplice struttura come quella rappresentata di seguito e consideriamo il pilastro al piano terra della pilastrata numero 6 (evidenziato in rosso).
Rappresentazione 3D della struttura oggetto di esempio
Visualizzazione del pilastro n. 6 nella carpenteria
Effettuiamo la verifica del dettaglio di duttilità illustrato precedentemente.
I parametri geometrici del pilastro sono sintetizzati nella seguente tabella.
bc hc c ϕst nlg,X nlg,Y ϕlg s
[mm] [mm] [mm] [mm] [mm] [mm]
300 500 20 10 1 2 10 90
bc base del pilastro
hc altezza del pilastro
c copriferro
ϕst diametro delle staffe
nlg,X numero di legature in direzione X
nlg,Y numero di legature in direzione Y
ϕlg diametro delle legature
s passo delle staffe/legature
Le dimensioni del nucleo confinato sono:
b0 = bc – 2c – ϕst = 250 mm
h0 = hc – 2c – ϕst = 450 mm
Le lunghezze totali delle staffe e delle legature sono, rispettivamente:
Lst = 2 (b0 + h0) = 1400 mm
Llg = nlg,Xh0 + nlg,Yb0 = 950 mm
Il calcolo del parametro di efficacia del confinamento, per sezioni rettangolari, si esegue considerando l’effetto delle sole barre trattenute da staffe (negli spigoli della sezione) e dalle legature. Nell’esempio mostrato in figura, sono presenti 10 ferri legati con gli interassi illustrati nella seguente tabella:
i bi [mm] bi2 [mm2]
1 145 21025
2 145 21025
3 145 21025
4 145 21025
5 145 21025
6 145 21025
7 115 13225
8 115 13225
9 115 13225
10 115 13225
Σbi2 = 179050
In definitiva, il coefficiente di efficacia al confinamento risulta:
α = αn αs = 0,734 ∙ 0,738 = 0,542
Il pilastro viene verificato per uno sforzo normale di compressione allo SLV pari a NEd = 96180 N, cui corrisponde uno sforzo normale adimensionalizzato:
Per il calcolo della domanda di duttilità si considerano:
periodo di vibrazione fondamentale della struttura, T1 = 0,298 s;
periodo di inizio del tratto a velocità costante dello spettro sismico allo SLC, Tc = 0,590 s;
valore di base del fattore di struttura, q0 = 3,45;
Le caratteristiche meccaniche dei materiali (calcestruzzo C25/30 e dell’acciaio B450C) sono riportate nella seguente tabella.
Acciaio B450C Calcestruzzo C25/30
fyk Es γs fyd εsy,d Rck fck γc αcc fcd
[MPa] [GPa] [MPa] [MPa] [MPa] [MPa]
450,00 210 1,15 391,30 0,00186 30,00 25,00 1,5 0,85 14,11
fyk tensione di snervamento delle armature
Es modulo elastico delle armature
γs coefficiente parziale delle armature
fyd tensione di progetto delle armature
εsy,d deformazione di progetto di snervamento delle armature
Rck resistenza caratteristica a compressione cubica del cls
fck resistenza caratteristica a compressione cilindrica del cls
γc coefficiente parziale del cls
αcc coefficiente di riduzione
fcd resistenza di progetto a compressione del cls
Con i dati precedenti, il volume delle armature di confinamento ed il volume del nucleo confinato saranno, rispettivamente:
Il controllo risulta, quindi, soddisfatto:
Dettagli per la duttilità per i setti
I dettagli per la duttilità dei setti sono illustrati al § 7.4.6.2.4 delle NTC 2018.
Il soddisfacimento dei seguenti dettagli consente di ritenere soddisfatta la verifica di duttilità del § 7.4.4.5.2. Tale verifica è necessaria allo spiccato dei setti primari.
Similmente ai pilastri, i dettagli di duttilità per i pilastri possono essere così sintetizzati (cfr. [7.4.32] NTC18),
Vst = (AstLst+ AlgLlg) è il volume delle armature trasversali di contenimento (staffe più legature, nel singolo elemento di bordo);
Ast e Lst sono l’area delle staffe e la lunghezza complessiva delle staffe (nel singolo elemento di bordo);
Alg e Llg sono l’area delle legature e la lunghezza complessiva delle legature (nel singolo elemento di bordo);
Vnc = b0lcs è il volume del nucleo confinato;
b0e lc= h0sono le dimensioni del nucleo confinato, misurate con riferimento agli assi delle staffe;
α = αnαs è il coefficiente di efficacia del confinamento;
s è il passo delle staffe/legature;
bcè la larghezza della sezione trasversale lorda;
q0 è il valore di base del fattore di comportamento (cfr. Tab. 7.3.II NTC 2018);
Tc è il periodo di inizio dello spettro a velocità costante, allo SLC (Eq. [3.2.5] NTC 2018);
Ac = bcLwè l’area di calcestruzzo;
εsy,d è la deformazione di snervamento dell’acciaio;
ρv= Av / Ac,ncè il rapporto geometrico di armatura verticale (Av) al di fuori degli elementi di bordo;
Ac,nc è l’area della zona centrale non confinata;
fyd,v è la resistenza di snervamento di progetto dell’armatura verticale al di fuori degli elementi di bordo.
Caratteristiche setto
Esempio di calcolo dei dettagli per la duttilità di un setto
Si consideri il setto illustrato nella seguente figura. Le caratteristiche geometriche sono illustrate nella seguente tabella.
bc hc c ϕst ilg nlg ϕlg s
[mm] [mm] [mm] [mm] [mm] [mm] [mm]
300 1800 20 8 135 3 8 100
bc base del setto
hc altezza del setto
ilg interasse tra le legature
nlg numero di legature nell’elemento di bordo
Le dimensioni del nucleo confinato (singolo elemento di bordo) sono:
b0 = bc – 2c – ϕst = 252 mm
h0 = ilgnlg = 405 mm
Lst = b0 + 2 h0 = 1062 mm
Llg = nlgb0 = 756 mm
Nell’esempio mostrato in figura, sono presenti 8 ferri legati nell’elemento di bordo, con gli interassi illustrati nella seguente tabella.
1 135 18225
2 135 18225
3 135 18225
4 135 18225
5 135 18225
6 135 18225
7 252 63504
8 252 63504
Σbi2 = 236358
α = αn αs = 0,614 ∙ 0,703 = 0,431
Il pilastro viene verificato per uno sforzo normale di compressione allo SLV pari a NEd = 770115 N, cui corrisponde uno sforzo normale adimensionalizzato:
periodo di vibrazione fondamentale della struttura, T1 = 0,335 s;
periodo di inizio del tratto a velocità costante dello spettro sismico allo SLC, Tc = 0,326 s;
valore di base del fattore di struttura, q0 = 3;
Le caratteristiche meccaniche dei materiali (calcestruzzo C25/30 e dell’acciaio B450C) sono le stesse riportate nell’esempio precedente. Il volume delle armature di confinamento ed il volume del nucleo confinato saranno, rispettivamente:
Duttilità e NTC 2018, download file di esempio
In allegato proponiamo il file di esempio che abbiamo analizzato in questo focus. Il file è in formato .EDL e può essere aperto con la versione Trial di EdiLus.
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Autorizzazione ponteggi, dal Ministero le istruzioni per il rinnovo delle autorizzazioni per la costruzione e l’impiego. Il rinnovo ogni va richiesti ogni 10 anni
Con la circolare n. 10 del 28 maggio 2018 il Ministero del lavoro ha fornito le istruzioni per il rinnovo delle autorizzazioni riguardanti la costruzione e l’impiego di ponteggi.
Autorizzazione ai sensi del dlgs 81/2008
Ai sensi dell’art. 131, comma 5, del dlgs 81/2008 e s.m.i., per ciascun tipo di ponteggio il fabbricante deve chiedere al Ministero del lavoro l’autorizzazione alla costruzione ed all’impiego, corredando la domanda di una relazione tecnica nella quale devono essere specificati i seguenti elementi:
descrizione degli elementi che costituiscono il ponteggio, loro dimensioni con le tolleranze ammissibili e schema dell’insieme
caratteristiche di resistenza dei materiali impiegati e coefficienti di sicurezza adottati per i singoli materiali
indicazione delle prove di carico, a cui sono stati sottoposti i vari elementi
calcolo del ponteggio secondo varie condizioni di impiego
istruzioni per le prove di carico del ponteggio
istruzioni per il montaggio, impiego e smontaggio del ponteggio
schemi-tipo di ponteggio con l’indicazione dei massimi ammessi di sovraccarico, di altezza dei ponteggi e di larghezza degli impalcati per i quali non sussiste l’obbligo del calcolo per ogni singola applicazione
Chiunque intende impiegare ponteggi deve farsi rilasciare dal fabbricante copia della suddetta autorizzazione e delle istruzioni e schemi.
L’autorizzazione è soggetta a rinnovo ogni 10 anni al fine di garantire la verifica dell’adeguatezza del ponteggio all’evoluzione del progresso tecnico riguardante la costruzione dei ponteggi fissi, in relazione ai criteri e alle modalità con cui sono state rilasciate le autorizzazioni in corso.
In caso di violazione di tale obbligo, le sanzioni per i datori di lavoro e i dirigenti, sono: arresto sino a 2 mesi o ammenda da 548,00 a 2.192,00 euro (art. 159, co. 2, lett. c).
Circolare 10/2018
Al fine di definire le norme tecniche specifiche riguardanti i ponteggi fissi e provvedere all’aggiornamento delle istruzioni per la costruzione e l’impiego dei ponteggi, il Ministero del lavoro ha definito, con la circolare in esame, un insieme di indicazioni tecniche necessarie a verificare l’adeguatezza delle autorizzazioni attualmente in corso all’evoluzione del progresso tecnico; nonché alle nuove Norme tecniche per le costruzioni, NTC 2018 (decreto 17 gennaio 2018), in vigore dal 22 marzo sorso.
Istanza di rinnovo
Il titolare dell’autorizzazione ministeriale dovrà trasmettere al Ministero apposita istanza di rinnovo delle autorizzazioni attualmente in corso, allegando a tale richiesta:
una copia delle singole autorizzazioni a suo tempo rilasciate
una dichiarazione resa dal legale rappresentante, ai sensi del dpr 445/2000, circa il mantenimento dei requisiti di sicurezza del ponteggio
una dichiarazione, resa ai sensi del dpr 445/2000, dalla quale risulti che la produzione del ponteggio è tuttora in corso
L’istanza così formulata, dovrà essere inviata via PEC (dgrapportilavoro.div3@pec.lavoro.gov.it.) entro il 15 giugno 2018.
Istanze di rinnovo già presentate
In caso di istanze di rinnovo presentate prima dell’emanazione della circolare 10/2018, le stesse dovranno essere integrate secondo le nuove istruzioni ed entro il termine indicato.
Infine, l’autorizzazione ministeriale si intenderà automaticamente revocata qualora non sia stata trasmessa regolare istanza di rinnovo entro il 15 giugno 2018.
Aggiornata la modulistica prevenzione incendi per la presentazione di istanze, segnalazioni e dichiarazioni, ecco le principali modifiche. In allegato i modelli PDF da scaricare
Con decreto del Direttore Centrale per la Prevenzione e la Sicurezza Tecnica (DCPST 16 maggio 2018, n. 72) è stata modificata parte della modulistica per gli adempimenti in materia di prevenzione incendi, in base a quanto previsto dall’ articolo 11, comma 2, del decreto del Ministro dell’interno 7 agosto 2012.
Sono, quindi, disponibili i nuovi modelli relativi alla presentazione delle istanze, delle segnalazioni e delle dichiarazioni concernenti i procedimenti di prevenzione incendi che entreranno in vigore l’11 giugno prossimo, sostituendo i vecchi.
I nuovi modelli sono i seguenti:
Pin 1-2018 – Istanza di valutazione del progetto
Pin 2-2018 – Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA)
Pin 2.1-2018 – Asseverazione ai fini della sicurezza antincendio
Pin 2.2-2018 – Certificazione di resistenza al fuoco
Pin 2.3-2018 – Dichiarazione inerenti i prodotti
Pin 2.4-2018 – Dichiarazione di corretta installazione e funzionamento dell’impianto
Pin 2.5-2018 – Certificazione di rispondenza e di corretto funzionamento dell’impianto
Pin 2.6-2018 – Dichiarazione di non aggravio rischio antincendio
Pin 2 gpl- 2018 – Segnalazione Certificata di Inizio Attività per depositi di gpl
Pin 2.1-gpl-2018 – Attestazione per depositi di gpl
Pin 3-2018 – Attestazione di rinnovo periodico di conformità antincendio
Pin 3-gpl-2018 – Attestazione di rinnovo periodico di conformità antincendio per depositi di gpl
Pin 3.1-gpl-2018 – Dichiarazione per rinnovo per depositi di gpl
Pin 4-2018 – Deroga
Pin 5-2018 – Richiesta istanza di Nulla Osta di Fattibilità
Pin 6-2018 – Richiesta istanza di verifica in corso d’opera
Pin 7-2018 – Voltura
Principali modifiche
Le modifiche principali riguardano, in particolare, l’inserimento di una zona in cui indicare esplicitamente se nel progetto si è fatto ricorso alle norme tecniche allegate al decreto del ministro dell’interno 3 agosto 2015 (RTO) e/o alle regole tecniche verticali della sezione V (RTV) dello stesso decreto.
Agevolazione prima casa: il trasferimento della residenza deve avvenire entro 18 mesi dal rogito e non dalla fine lavori, anche se la casa è in costruzione
Per beneficiare dell’agevolazione prima casa (ossia degli sgravi fiscali in caso di acquisto della prima casa), il termine di 18 mesi concessi per il trasferimento della residenza inizia a decorrere dal rogito e non dall’ultimazione dei lavori, anche se l’immobile è in corso di costruzione.
Questo quanto chiarito dalla Corte di Cassazione nell’ordinanza n. 9433/2018.
Il caso in esame riguarda l’acquisto di un immobile in costruzione da parte di un privato e la decadenza della relativa “agevolazione prima casa” per il mancato trasferimento della residenza, nel Comune dove aveva acquistato casa, nel termine previsto di 18 mesi.
La CTR, commissione tributaria regionale, della Toscana ha accolto il ricorso del contribuente, ritenendo che il termine dei 18 mesi utili per il cambio di residenza doveva essere calcolato dalla fine dei lavori e non dalla stipula dell’atto di acquisto. Inoltre, nell’ipotesi di immobile in corso di costruzione, ha ritenuto che tale termine (18 mesi) dovesse tener conto delle lungaggini burocratiche.
Con ricorso in Cassazione l’Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza della CTR Toscana, relativa alla revoca delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa.
Ordinanza della Corte di Cassazione
La Cassazione accoglie il ricorso del Fisco ribaltando la sentenza della CTR.
L’art. 1 parte I, nota II bis, n. 1 della Tariffa allegata al dpr n. 131/1986 disciplina le condizioni per accedere ai benefici prima casa che sono:
la natura dell’immobile (categoria catastale diversa da A/1, A/8 e A/9)
la non titolarità esclusiva di altra abitazione nel Comune in cui si trova l’immobile da acquistare
la non titolarità, nemmeno per quote, di altra abitazione situata nel territorio dello Stato acquisita con i benefici prima casa
l’ubicazione dell’abitazione, che deve trovarsi nel Comune in cui l’acquirente ha la propria residenza o la trasferisca entro 18 mesi dall’acquisto
Proprio in rifermento alla decorrenza del termine per trasferire la residenza, i giudici di Cassazione, seguendo un orientamento già consolidato (Cass. 7067/14, 13148/16, 20066/15, 2527/14, 9776/2009, sez. un. 1196/00) hanno ribadito che non esiste alcuna differenza tra il regime fiscale dell’acquisto di un immobile in costruzione e quello di un immobile già edificato, in particolare:
In tema di imposta di registro, la fruizione delle agevolazioni cosiddette “prima casa” postula, nel caso di acquisto di immobile ubicato in un comune diverso da quello di residenza dell’acquirente, che quest’ultimo trasferisca ivi la propria residenza entro il termine di diciotto mesi dall’atto, altrimenti verificandosi l’inadempimento di un vero e proprio obbligo del contribuente verso il fisco, con conseguente decadenza dal beneficio, provvisoriamente accordato dalla legge, salva la ricorrenza di una situazione di forza maggiore, caratterizzata dalla non imputabilità al contribuente e dall’inevitabilità ed imprevedibilità dell’evento, la cui ricorrenza va esclusa in caso di mancata ultimazione di un appartamento in costruzione, atteso che, in assenza di specifiche disposizioni, non vi è ragione di differenziare il regime fiscale di un siffatto acquisto rispetto a quello di un immobile già edificato.
In definitiva, il trasferimento della residenza è un vero è proprio obbligo del contribuente verso il fisco, con conseguente decadenza dal beneficio in caso di inadempimento entro 18 mesi dal rogito di acquisto.
Nel caso, in esame, non c’è la configurabilità di causa di forza maggiore per il ritardo nei lavori di costruzione e per le lungaggini burocratiche.
Ricordiamo che, per forza maggiore deve intendersi un evento non prevedibile, che sopraggiunge inaspettato e sovrastante la volontà del contribuente di abitare nella prima casa entro il termine suddetto; si tratta, in pratica, di un impedimento oggettivo caratterizzato dalla non imputabilità (anche a titolo di colpa), inevitabilità ed imprevedibilità dell’evento.
Cassazione e compensi professionali gratuiti: la continuativa e sistematica ricorrenza di prestazioni gratuite, anche se di modesto valore, legittimano l’accertamento “induttivo” del Fisco
Il Fisco pone sempre più spesso l’attenzione sui compensi professionali gratuiti; capita spesso, infatti, che i professionisti (ingeneri, architetti, avvocati, commercialisti, ecc.) forniscano prestazioni gratuite ad amici, parenti, soci di società già clienti a pagamento dello studio e di altre persone in grado di incrementare la clientela.
L’emissione della fattura è obbligatoria solo laddove c’è stato il pagamento di un compenso; tuttavia, l’Agenzia delle Entrate, rilevando in un determinato periodo di imposta uno scostamento tra le prestazioni di servizio rese (che risultano in anagrafe tributaria) e le corrispondenti fatture emesse per tali servizi, è legittimata a chiedere spiegazioni e procedere con un accertamento, sospettando che ci possa essere evasione fiscale?
Circa la legittimità degli accertamenti fiscali in merito a prestazioni professionali gratuite si è pronunciata la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 6215/2018.
Il caso riguarda il ricorso avanzato da un libero professionista (avvocato) contro l’Agenzia delle Entrate circa degli avvisi di accertamento di maggiori redditi professionali ai fini IVA, IRPEF ed IRAP relativi agli anni di imposta 2007 e 2009.
I giudici di primo grado accolgono il ricorso del contribuente.
Al contrario, conseguentemente all’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate contro la sentenza di primo grado, la Commissione Tributaria Regionale, CTR, della Campania accoglie il ricorso del Fisco.
Secondo i giudici di appello:
la rinuncia “diffusa e sistematica” ai compensi per le prestazioni professionali, anche di non modico valore, rese sia dinanzi ai giudici di pace che al tribunale, civile ed amministrativo, connotava di gravità, precisione e concordanza, le presunzioni di maggiori redditi accertati induttivamente dall’amministrazione finanziaria, ex art. 39, comma 2, d.P.R. n. 600 del 1973, trattandosi di comportamento che, tenuto conto del numero esiguo delle fatture emesse e dell’esiguità del reddito dichiarato, configgeva con le elementari regole di ragionevolezza, non superabile dalle dichiarazioni rese da alcuni clienti, in quanto prive di intrinseca credibilità.
Il professionista ricorre, quindi, in Cassazione contro la sentenza della CTR.
Ordinanza Cassazione
Ad avviso dei giudici supremi, l’omessa fatturazione di corrispettivi conseguiti nello svolgimento di attività professionale giustifica ampiamente l’accertamento fiscale, essendo noto e consolidato il principio secondo cui:
in tema di rettifica delle dichiarazioni dei redditi d’impresa, qualora l’amministrazione constati delle irregolarità della contabilità di gravità tale da determinare un’inattendibilità globale delle scritture, è autorizzata, ai sensi delle citate disposizioni, a prescindere da esse ed a procedere in via induttiva, avvalendosi anche di semplici indizi sforniti dei requisiti necessari per costituire prova presuntiva: la circostanza che le irregolarità contabili siano così gravi e numerose da giustificare un giudizio di complessiva inattendibilità delle stesse rende, dunque, di per sé sola legittima l’adozione del metodo induttivo (tra le altre, Cass. n. 9097 del 2002, n. 27068 del 2006, n. 6086 del 2009, n. 18902 del 2011, n. 13735 del 2016).
In definitiva, è plausibile che un professionista possa svolgere delle prestazioni senza percepire alcun compenso per amicizia, parentela o convenienza; tuttavia, è inverosimile che ciò avvenga in via sistematica e continuativa, ossia le attività professionali prive di compenso rappresentano una quota consistente rispetto a quelle fatturate. In tal caso è ritenuto legittimo l’accertamento fiscale in via induttiva, cioè sulla base di semplici indizi (quali la rinuncia ai compensi professionali da parte del professionista), privi dei requisiti necessari per costituire prova presuntiva.
Tar Lazio: gli interventi di demolizione edilizia di opere prive di qualsiasi valore storico e/o artistico e versanti in condizioni fatiscenti non richiedono il permesso di costruire
Per demolire opere prive di valore storico o artistico e versanti in condizioni fatiscenti non è necessario il permesso di costruire. Questo il principio espresso dai giudici amministrativi laziali (sentenza n. 3416 del 27/3/2018) in tema di interventi di demolizione edilizia.
Va subito chiarito che dall’affermazione del principio espresso dal Tar Lazio non emerge che la demolizione edilizia sia da intendersi libera ed indiscriminata. Anzi.
In edilizia esiste da anni il principio di residualità, principio in base al quale si assoggettano alcuni interventi edilizi ad una procedura qualora essi non siano riconducibili in altre.
In virtù di tale principio, se gli interventi di demolizione edilizia non ricadono in permesso di costruire e non ricadono nella Scia non essendo interventi di edilizia libera, per residualità ricadono quanto meno nella comunicazione di inizio lavori asseverata (CILA).
Una società laziale ricorre al Tar Lazio verso una determina dirigenziale dell’ente territoriale comunale romano con cui le venivano contestate, tra l’altro, la demolizione di un manufatto edilizio e l’ampliamento di alcuni locali interni in assenza di permesso di costruire.
La società impugna tale provvedimento deducendo che gli interventi realizzati non erano qualificabili come interventi di ‘ristrutturazione edilizia’ (come sostenuto dall’amministrazione comunale) quanto piuttosto di opere precarie, interventi di lieve entità e per di più doverosi stante le condizioni dei manufatti. Per l’ampliamento, trattandosi di opere interne, la società ritiene che esse siano al più riconducibili nell’ambito di quelli realizzabili mediante Scia, non soggette, tra l’altro, al previo rilascio di alcuna autorizzazione paesaggistica.
La società deposita due relazioni tecniche in cui evidenzia come per “le demolizione esterne (servizi bagni e locale deposito pesa) e gli ampliamenti senza aumento di superficie e/o volumetrie, compensando le superfici e volumetrie demolite con quelle ampliate” sia in corso di predisposizione e presentazione una CILA a sanatoria, con ulteriore precisazione che, trattandosi di area vincolata, risulta, peraltro, doverosa la previa acquisizione del nullaosta a sanatoria della Regione Lazio.
Il Tar Lazio accoglie il ricorso della società.
I giudici amministrativi laziali escludono che interventi di demolizione edilizia “(di opere già esistenti ovvero, interventi di demolizione a cui non faccia seguito alcuna ricostruzione), versanti, tra l’altro, in condizioni ormai “fatiscenti” nonché prive di un qualsiasi valore sotto ulteriori profili (quale – ad esempio – quello storico e/o artistico), come nell’ipotesi in trattazione, possano essere annoverati tra gli interventi imponenti il previo rilascio del permesso di costruire e, ancora, tra quelli soggetti al previo rilascio dell’autorizzazione paesaggistica da parte dell’autorità competente, attesa la piena idoneità di essi a garantire proprio la salvaguardia dello stato dei luoghi, così come oggetto di tutela da parte del legislatore“.
In merito agli ampliamenti interni essi escludono che si tratti di interventi soggetti al regime giuridico dell’art. 33 dpr n. 380/2001 (Interventi di ristrutturazione edilizia in assenza di permesso di costruire o in totale difformità).
Inquinamento indoor: dall’Inail cosa sono i composti organici volatili (COV), gli effetti sulla salute, le misure preventive e le sostanze alternative
La presenza di fonti interne di inquinamento e scarsa ventilazione degli ambienti può portare ad un inquinamento indoor di gran lunga superiore rispetto all’ambiente esterno; tra i principali fattori di inquinamento i composti organici volatili (COV).
Con il termine “inquinamento indoor” viene indicato una particolare forma di inquinamento che interessa l’aria e, più in generale, l’ambiente interno dei luoghi confinati nei quali si svolgono attività umane, anche a carattere di svago o di riposo, ossia quei luoghi destinati alla permanenza, anche breve, ma ripetuta, di persone.
I COV, cosa sono
I COV sono un’importante classe di inquinanti dell’aria; comprendono sostanze che possono provocare effetti negativi sulla salute, sia a breve che a lungo termine.
Molti prodotti e materiali presenti nelle abitazioni domestiche contengono COV che possono esser rilasciati nel tempo; gran parte sono utilizzati per hobbistica (quali: vernici, cere, solventi, sgrassatori) o per la pulizia e la disinfezione della casa, contenenti COV che possono essere rilasciati durante il loro utilizzo e, in una certa misura, anche durante la loro conservazione.
La categoria dei composti organici volatili (COV) include una serie di sostanze, oltre 300 e tutte contenenti carbonio, in miscele complesse che evaporano con facilità già a temperature ambiente; i più noti sono:
gli idrocarburi alifatici
i terpeni
gli idrocarburi aromatici
gli idrocarburi clorurati
gli alcoli
i chetoni
le aldeidi
Le principali fonti di emissione dei COV
Le principali fonti di emissione dei COV sono:
materiali da costruzione (es. pitture e prodotti associati, colle e adesivi, tessuti e tappezzerie, ecc.)
prodotti per la pulizia della casa e l’igiene personale (es. profumatori per ambiente, detergenti per stoviglie, antitarme, cosmetici, ecc.)
abitudini (fumo di sigaretta, cucine, camini, ecc.)
sorgenti outdoor (emissioni industriali e da automobili)
I livelli di COV all’interno delle abitazioni domestiche
I monitoraggi ambientali all’interno delle abitazioni non sono ancora un’abitudine nel nostro Paese; tuttavia molti studi hanno dimostrato che i livelli di COV sono più alti all’interno delle case piuttosto che fuori. Alcuni studi svolti negli Stati Uniti hanno dimostrato che i livelli dei composti organici volatili in ambienti confinati sono da 2 a 5 volte maggiori rispetto a quelli registrati all’esterno. L’entità dell’esposizione a COV negli ambienti indoor varia in maniera sensibile in base alle seguenti condizioni:
volume dell’aria all’interno degli ambienti
tasso di evaporazione dei composti organici volatili
tasso di ventilazione all’interno degli ambienti
concentrazione negli ambienti outdoor
Gli effetti sulla salute dell’esposizione a COV
L’esposizione ai COV può provocare effetti sulla salute sia acuti (a breve termine) che cronici (a lungo termine).
Gli effetti acuti, la cui tossicità è dovuta ad un’unica esposizione (o più esposizioni ripetute più volte nell’arco di 24 ore) comprendono, a seconda delle concentrazioni:
irritazioni agli occhi, al naso e alla gola
reazioni allergiche cutanee
Qualora, invece, l’esposizione si prolunga nel tempo, possono manifestarsi effetti cronici che provocano danni, a seconda del composto che li genera:
ai reni
al fegato
al sistema nervoso centrale
Come ridurre gli effetti sulla salute dell’esposizone a COV
La migliore misura di protezione contro i rischi legati alla presenza di COV è, sicuramente, limitare il più possibile l’esposizione ai prodotti e ai materiali che li contengono oppure utilizzando quelli che ne rilasciano quantità inferiori.
Nell’opuscolo Inail vengono, quindi, indicati i metodi per limitare l’esposizione ai COV:
ventilare i locali sia durante sia dopo l’uso di prodotti contenenti COV
controllare le fonti
rimuovere dalla casa i prodotti vecchi non utilizzati
comprare solo i prodotti strettamente necessari
seguire accuratamente le istruzioni
riporre i prodotti contenenti COV in un luogo bene areato e lontano dalla portata di bambini
evitare l’uso di deodoranti/profumatori per la casa
limitare l’uso dei pesticidi
limitare l’utilizzo di prodotti contenenti cloruro di metilene (es. sverniciatori) o, nel caso di utilizzo, provvedere
ad usarli preferibilmente in un luogo bene areato
limitare al minimo l’uso di prodotti contenente benzene (es.il fumo di tabacco)
limitare al minimo l’esposizione al percloroetilene (sostanza utilizzata nel lavaggio a secco) e ventilare gli abiti dopo il lavaggio a secco e prima di riporli negli armadi
in caso di lavori di ristrutturazione, lasciare l’abitazione e trasferirsi momentaneamente
Alternative alle sostanze contenti COV
Infine, dei suggerimenti circa le soluzioni alternative naturali altrettanto efficaci, in luogo dei tanti prodotti utilizzati in casa.
Ad esempio, l’aceto per lavare e sgrassare stoviglie, per pulire i vetri ed eliminare le tracce di calcare; o il succo di limone, usato in combinazione con il sale e l’aceto bianco, è una valida alternativa al detersivo per le stoviglie.
In Gazzetta le linee guida sull’offerta economicamente più vantaggiosa. Ecco le principali novità
Con delibera n. 424 del 2 maggio 2018 l’Anac ha aggiornato le linee guida n. 2 recanti “Offerta economicamente più vantaggiosa” attuative del dlgs 50/2016; tale aggiornamento si è reso necessario a seguito dell’adozione del Decreto correttivo al codice appalti (dlgs 56/2017), dopo aver acquisto il parere del Consiglio di Stato (n. 966 del 13 aprile 2018) che non ha evidenziato particolari criticità.
In data 25 maggio 2018 la delibera è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 120.
Ai sensi dell’art. 95 comma 2 del nuovo Codice appalti, l’offerta economicamente più vantaggiosa prevede che, in linea generale, le stazioni appaltanti aggiudichino gli appalti o affidino i concorsi di progettazione e i concorsi di idee sulla base del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, individuata sulla base del miglior rapporto qualità/prezzo, oppure sulla base dell’elemento prezzo o del costo, seguendo un criterio di comparazione costo/efficacia quale il costo del ciclo di vita.
Le modifiche apportate dal Decreto correttivo al Codice circa l’offerta economicamente più vantaggiosa hanno riguardato soprattutto l’ambito oggettivo di applicazione dell’offerta, secondo il miglior rapporto qualità/prezzo, e l’introduzione del limite massimo attribuibile al peso della componente economica (massimo il 30%), così come previsto dal comma 10-bis dell’art. 95.
Nel dettaglio, ecco le modifiche introdotte al testo originario:
revisione delle ipotesi generali di utilizzo del criterio esclusivo dell’offerta economicamente più vantaggiosa, secondo il miglior rapporto qualità/prezzo, così come modificati dal decreto correttivo (art. 95, comma 3)
revisione dei casi di utilizzo facoltativo del criterio del minor prezzo, così come modificati dal decreto correttivo (art. 95, comma 4)
ricognizione di tutti i casi previsti nel Codice di utilizzo necessario del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, secondo il miglior rapporto qualità/prezzo, tra i quali si evidenziano talune ipotesi di affidamento di servizi sociali (artt. 142, 144) e la gran parte delle ipotesi di partenariato pubblico privato e affidamento a contraente generale (artt. 183, 187, 188, 195)
richiamo del limite del 30% alla componente economica dell’offerta (art. 95, comma 10-bis)
inserimento della previsione che impedisce la valutazione di opere aggiuntive sotto forma di varianti migliorative in fase di offerta (art. 95, comma 14-bis), fornendo al riguardo una esplicitazione della ratio sottesa alla norma
In riferimento alle osservazioni contenute nel Parere del Consiglio di Stato, sebbene ritenute altamente condivisibili, l’Anac ha affermato che:
l’effettuazione della VIR sulle Linee guida n. 2 non appare, al momento prioritaria, trattandosi di Linee guida non vincolanti, rispetto, invece, ad altre che presentano un maggiore impatto regolatorio sull’attuale assetto del mercato, stante il loro carattere vincolante
in ordine agli altri due interessanti temi prospettati nel parere (indicazioni sulle modalità di utilizzo del criterio del miglior rapporto qualità prezzo, nei casi in cui l’affidamento sia disposto sulla base di un progetto esecutivo e scelta opzionale tra quest’ultimo criterio e il criterio del prezzo più basso), l’ANAC ha ritenuto che, trattandosi di temi specifici, uno dei quali riguarda l’affidamento dei lavori, essi potranno avere specifico approfondimento, previa consultazione del mercato, anche nell’ambito della redazione dei Bandi tipo sull’affidamento di appalti di lavori ovvero in atti di regolazione ad hoc
Il muro di recinzione necessita del permesso di costruire se modifica l’assetto urbanistico e dell’autorizzazione paesaggistica se ha un impatto sul paesaggio
Per la realizzazione di un muro di recinzione, di norma, è sufficiente la SCIA, Segnalazione certificata di inizio attività; tuttavia, qualora modifichi l’assetto urbanistico del territorio, in base alla sua struttura e alla sua estensione, il titolo abilitativo necessario è il permesso di costruire, anche in ragione dei vincoli esistenti sull’area ove insiste la recinzione.
Il chiarimento arriva dalla Corte di Cassazione con la recente sentenza 20739/2018 dell’11 maggio 2018, con riferimento al regime edilizio applicabile ai muri di recinzione.
Il caso in sentenza riguarda la realizzazione di una recinzione, in area parco protetto, previa SCIA. A detta del Comune e il Tribunale ordinario l’intervento necessitava, invece, di specifiche autorizzazioni amministrative (e non della sola SCIA), anche in virtù dei vincoli esistenti sull’area.
Pertanto, dal momento che l’intervento poteva costituire un abuso edilizio, il Tribunale disponeva il sequestro della recinzione per valutare la natura e le caratteristiche della stessa; la misura cautelare veniva disposta al fine di accertare se l’opera realizzata, per dimensioni e tipologia di materiali utilizzati, avesse inciso sul territorio comportandone un carico urbanistico ed una modificazione.
Avverso tale provvedimento il proprietario proponeva ricorso in Cassazione.
Con la sentenza in esame, i giudici di Cassazione annullano senza rinvio il provvedimento impugnato e dispongono la restituzione di quanto sequestrato.
Per gli ermellini, infatti, gli interventi realizzati senza titolo abilitativo vanno sanzionati, ma nel caso in questione non era necessario il sequestro, bastavano semplici accertamenti; confermano, invece, la legittimità della richiesta del Tribunale ordinario, che aveva segnalato la necessità del permesso di costruire (in quanto rientra tra gli interventi di nuova costruzione, art. 3 dpr 380/2001), dell’autorizzazione paesaggistica e del nulla osta dell’Ente parco per la realizzazione del muro di recinzione.
Infatti, secondo l’orientamento giurisprudenziale, la realizzazione di interventi, opere e costruzioni in aree protette (parchi nazionali, regionali e riserve naturali) è subordinata al rilascio dei seguenti provvedimenti:
l’autorizzazione paesaggistica
il nulla osta dell’Ente parco (ove previsto)
Inoltre, sempre in giurisprudenza viene stabilito che in assenza di precise indicazioni desumibili dal testo unico in materia di edilizia, le opere funzionali alla delimitazione dei confini dei terreni, quali recinzioni, muri di cinta e cancellate, devono essere considerate in base all’impatto effettivo che determinano sul preesistente assetto territoriale. In linea generale, tali opere sono sottoposte alla SCIA se non superano in concreto la soglia della trasformazione urbanistico-edilizia, ossia sono manufatti di corpo ed altezza modesti; serve, invece, il permesso di costruire qualora detta soglia risulta essere superata in ragione dell’importanza dimensionale dell’intervento (cfr. per tutte Consiglio di Stato, Sez. VI, 4 gennaio 2016 n. 10 e 4 luglio 2014 n. 3408; Cass. Pen., Sez. III, 11 novembre 2014 n. 52040).
Di conseguenza, serve il permesso di costruire per la realizzazione di un muro di cinta se, avuto riguardo alla sua struttura e all’estensione dell’area relativa, lo stesso sia tale da modificare l’assetto urbanistico del territorio, così rientrando nel novero degli “interventi di nuova costruzione” di cui all’art. 3, lett. e), del d.P.R. n. 380 del 2001 (Sez. 3, n. 52040 del 11/11/2014, Langella e altro, Rv. 261521, cfr. in motivazione, quanto alle esemplificazioni del principio dichiarato).
Infine, la giurisprudenza è concorde nell’affermare che solo le recinzioni che, per le loro caratteristiche, non modificano lo stato dei luoghi, possono essere realizzate senza autorizzazione paesaggistica, quali le recinzioni necessarie per l’esercizio dell’attività agro-silvo-pastorali “che non comportino alterazione permanente dello stato dei luoghi con costruzioni edilizie ed altre opere civili, e sempre che si tratti di attività ed opere che non alterino l’assetto idrogeologico del territorio”.
Negli altri casi, quindi, le recinzioni hanno un impatto sul paesaggio e per erigerle è richiesta l’autorizzazione paesaggistica.
Addio a cotton fioc, posate, piatti e cannucce di plastica monouso: ecco le misure presentate dalla Commissione europea nell’ambito della strategia per ridurre l’inquinamento da plastica
La plastica ci sta letteralmente sommergendo e sta avvelenando ecosistemi terrestri e marini.
Plastic vortex, Marine litter… ogni anno negli oceani del pianeta si riversano otto milioni di tonnellate di plastica, con conseguenze nefaste su tutta la catena alimentare.
Per contrastare questa catastrofe ambientale sono necessari interventi radicali e condivisi: in questa direzione prova ad andare l’Unione europea, che ha da poco diffuso la bozza della direttiva sulla riduzione dell’inquinamento da plastica
La direttiva, che passa ora al vaglio del Parlamento europeo e dal Consiglio, contiene nuove norme di portata unionale per i 10 prodotti di plastica monouso che più inquinano le spiagge e i mari d’Europa e per gli attrezzi da pesca perduti e abbandonati.
Il bando dovrebbe essere confermato dall’Europarlamento e dai governi entro le prossime elezioni europee in calendario nel maggio 2019.
Contenuti della direttiva UE
divieto di commercializzare determinati prodotti di plastica
obiettivi di riduzione del consumo
prescrizioni di etichettatura
obblighi per i produttori
obiettivi di raccolta
misure di sensibilizzazione
La Commissione europea decide quindi di vietare alcuni oggetti di ampia diffusione di cui esistono “alternative facilmente disponibili” e che costituiscono il 70 per cento di tutti i rifiuti marini. Tra questi ci sono piatti e posate usa e getta, cannucce, bastoncini per mescolare cocktail, cotton fioc e i bastoncini dei palloncini; i contenitori monouso in plastica per bevande saranno invece immessi sul mercato solo se tappi e coperchi restano attaccati alla bottiglia.
Altri prodotti dovranno avere un’etichetta chiara e standardizzata che indica come devono essere smaltiti, il loro impatto negativo sull’ambiente e la presenza di plastica (responsabilizzando così i consumatori). Questa prescrizione si applica agli assorbenti igienici, alle salviette umidificate e ai palloncini.
Chi inquina paga: i produttori dovranno contribuire a coprire i costi di gestione e bonifica dei rifiuti, come pure i costi delle misure di sensibilizzazione per i seguenti prodotti: contenitori per alimenti, pacchetti e involucri (ad esempio, per patatine e dolciumi), contenitori e tazze per bevande, prodotti del tabacco con filtro (come i mozziconi di sigaretta), salviette umidificate, palloncini e borse di plastica in materiale leggero. Sono anche previsti incentivi al settore industriale per lo sviluppo di alternative meno inquinanti.
Gli Stati membri sarebbero inoltre obbligati a “ottenere una riduzione significativa” del consumo di tali prodotti: entro il 2025 gli Stati membri dovranno raccogliere il 90% delle bottiglie di plastica monouso per bevande, ad esempio, introducendo sistemi di cauzione-deposito.
Inoltre essi dovranno sensibilizzare i consumatori all’incidenza negativa della dispersione nell’ambiente dei prodotti e degli attrezzi da pesca in plastica, ai sistemi di riutilizzo disponibili e alle migliori prassi di gestione dei rifiuti per questi prodotti.
L’adozione della direttiva comporterà numerosi benefici sia ambientali che economici.
Le nuove misure, ad esempio, eviteranno l’equivalente di 3,4 milioni di tonnellate di CO2 immesse nell’atmosfera, preverranno danni ambientali quantificabili fino al 2030 in 22 miliardi di euro e consentiranno ai consumatori di risparmiare circa 6,5 miliardi di euro.
Dall’Anac la guida per professionisti, imprese, stazioni appaltanti che fanno ricorso all’avvalimento e soccorso istruttorio. Una sintesi delle norme attraverso casi pratici
Al fine di rendere più immediata l’applicazione delle norme del Codice Appalti circa l’avvilimento e il soccorso istruttorio, l’Anac ha redatto un’interessante guida indirizzata a professionisti, imprese e stazioni appaltanti.
Si tratta, in pratica, di una rassegna dei pareri di precontenzioso resi nel 2017 dall’Anac (quindi in base al nuovo Codice Appalti, dlgs 50/2016) con l’intendo di individuare il percorso interpretativo della disciplina in materia di avvalimento e il soccorso istruttorio, consentendo a professionisti, imprese e stazioni appaltanti di non commettere errori tali da rischiare l’esclusione dalle gare.
La guida contiene le massime dei pareri resi sui 2 istituti, avvalimento e soccorso istruttorio, corredate da sintetiche indicazioni circa la disciplina di riferimento e, eventualmente, dalla posizione della giurisprudenza amministrativa, al fine di orientare professionisti, imprese e stazioni appaltanti.
Una sintesi, quindi, delle norme attraverso esempi pratici per rispondere alle seguenti domande:
Cos’è l’avvalimento?
Cos’è il soccorso istruttorio?
Quali requisiti deve possedere il contratto?
Quali sono i limiti applicativi?
Quali sono le cause tassative di esclusione da una gara?
Quali sono le irregolarità dell’offerta tecnica ed economica che possono essere sanate?
Parte da una serie di pareri di precontenzioso resi dall’Anac su casi concreti in cui i partecipanti alla gara hanno male interpretato la normativa sui contratti pubblici (dlgs 50/2016).
L’avvalimento è un istituto di derivazione comunitaria che consente all’operatore economico privo dei requisiti necessari per la partecipazione ad una gara di soddisfare quanto richiesto dalla stazione appaltante avvalendosi di risorse, mezzi e strumenti di altri operatori economici.
In definitiva, ecco gli argomenti trattati in tema di avvalimento:
Possesso dei requisiti di carattere generale da parte dell’impresa ausiliaria
Requisiti di carattere speciale oggetto del contratto di avvalimento
Limitazioni dell’ambito applicativo dell’istituto
Sostituzione dell’impresa ausiliaria
Rapporto tra avvalimento, consorzio stabile e RTI
Con il soccorso istruttorio si intende premiare l’aspetto sostanziale dell’effettivo possesso dei requisiti da parte degli operatori economici partecipanti alla gara rispetto alla forma, cioè alla correttezza documentale delle dichiarazioni rese. Si tratta, in pratica, di una sanatoria degli elementi o delle dichiarazioni essenziali mancanti o irregolari; condizione necessaria è che l’operatore economico, entro il termine ultimo di presentazione dell’offerta, sia realmente in possesso dei requisiti richiesti per l’ammissione alla gara e, inoltre, ottemperi alle richieste di integrazione della stazione appaltante entro il termine fissato.
Il soccorso istruttorio è gratuito.
Ecco, infine, i temi contenuti nella guida circa il soccorso istruttorio
Cause tassative di esclusione
Sanzione pecuniaria
Irregolarità dell’offerta tecnica ed economica
Dichiarazione del possesso dei requisiti di carattere generale
Dichiarazione del possesso dei requisiti di carattere speciale
Soccorso istruttorio successivo all’aggiudicazione
Cauzione provvisoria e contributo integrativo all’Autorità
Tar Toscana: l’obbligo di rilascio di nuovo certificato di agibilità è determinato da interventi di carattere ‘strutturale’ o che danno adito ad un mutamento di destinazione d’uso
Nella sentenza n.634/2018 i giudici amministrativi toscani hanno chiarito che il mero intervento di installazione di sanitari, eseguito quando tutte le reti e gli allacci ad essi propedeutici sono già stati realizzati, non è riconducibile alla categoria della manutenzione straordinaria e dunque non rende obbligatoria una nuova valutazione dell’agibilità, e conseguente presentazione di nuovo titolo abilitativo.
Il caso in esame si riferisce al ricorso al Tar da parte di alcuni privati verso le ordinanze il responsabile del Servizio Edilizia Privata di un comune toscano con cui veniva loro imposta una sanzione pecuniaria e l’ordine di deposito dell’attestazione di abitabilità.
Tali sanzioni derivavano dalla contestazione, da parte dell’amministrazione, della realizzazione di opere di completamento in assenza di titolo in data successiva alla dichiarazione di fine lavori, nonché dal mancato deposito delle relative attestazioni di abitabilità, successivamente all’esecuzione di detti lavori.
Gli interventi erano consistiti nella installazione dei sanitari in data successiva alla conclusione dei lavori.
Secondo i proprietari se è manutenzione straordinaria la creazione di un bagno, non lo è la sostituzione di servizi in bagno esistente.
I giudici del Tar Toscana accolgono il ricorso presentato dai privati, in quanto “In termini giuridici pare comunque da escludere che il mero intervento di installazione dei sanitari, eseguito allorquando tutte le reti e gli allacci ad essi propedeutici sono già stati realizzati, sia riconducibile alla categoria della manutenzione straordinaria“.
Dunque il tipo di intervento realizzato non comporta la necessità di nuova attestazione di abitabilità.
Per la giurisprudenza gli interventi che rendono obbligatoria una nuova valutazione dell’agibilità sono sostanzialmente quelli che hanno carattere “strutturale” e quelli che danno adito ad un mutamento di destinazione d’uso.
Da precedenti sentenze, infatti, si può dedurre che:
il mutamento di destinazione d’uso di un locale può giustificare la richiesta di un nuovo certificato di agibilità
il rilascio di un nuovo certificato di agibilità si rende necessario per le sole modifiche “strutturali”dell’edificio, ed è esclusa la necessità di acquisire un simile titolo, ad esempio, a fronte di un intervento di mero ampliamento di un’uscita di sicurezza
i lavori, effettuati successivamente all’interno del locale, che hanno riguardato solo l’inserimento di un locale igienico, non determinano la necessità di un nuovo certificato di agibilità, in quanto è necessario richiedere un nuovo certificato di agibilità solo quando si procede alla ristrutturazione totale.
Nel caso analizzato, l’attestazione di agibilità era stata presentata allorquando tutti gli interventi strutturali nonché i mutamenti di destinazione d’uso erano già stati posti in essere. Ciò significa che la nuova attestazione di agibilità che il comune richiedeva avrebbe dovuto riguardare solo l’installazione dei sanitari.
Non è questo il caso, essendo questo un intervento che non da luogo a modifiche di tipo ‘strutturali’ o a cambi di destinazione d’uso.
Da qui la decisione del Tar.Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati
Regolamento edilizio tipo Toscana, pubblicata la delibera regionale di recepimento delle 42 definizioni uniformi, a cui la Regione ne ha aggiunte altre
Varato dalla Regione Toscana il Regolamento Edilizio Tipo, primo fondamentale passo verso l’adozione di un provvedimento che riguarda tutti i Comuni toscani.
Con due delibere recentemente approvate dalla Giunta (la n.524 e la n. 525 del 21 maggio 2018), la Toscana ha varato il regolamento edilizio tipo, recependo le definizioni ed i parametri urbanistici definiti a livello nazionale (Intesa del 20 ottobre 2016 tra Governo, Regioni e Comuni) ed aggiungendo altre definizioni proprie, che avranno comunque valore su tutto il territorio toscano.
Sono stati definiti anche i tempi di adeguamento: i Comuni avranno 180 giorni dall’entrata in vigore del nuovo regolamento regionale per recepire le novità nei propri strumenti regolamenti edilizi.
Chi non lo farà, in base all’Intesa Stato-Regioni, vedrà prevalere la norma regionale su quella comunale.
L’obiettivo del nuovo regolamento è quello di semplificare ed armonizzare le norme, spesso differenti nei diversi territori. Vengono definiti in modo uniforme parametri come la superficie utile, l’altezza dei fabbricati, ecc, che d’ora in avanti saranno uguali per tutti.
E’ stato inoltre avviato l’iter per l’approvazione del nuovo regolamento regionale in materia di unificazione dei parametri urbanistici ed edilizi (uno dei sette regolamenti attuativi della legge regionale 65/2014) e la contestuale abrogazione di quello vigente. Il testo passerà ora al vaglio della commissione consiliare competente.
Ricordiamo che la legge regionale 65/2014 prevede che tutti i Comuni debbano dotarsi di nuovi Piani strutturali (o almeno avviare il percorso per la loro definizione) entro il 2019.
Ecco perché, come ha chiarito il Presidente della Regione Toscana, non sono stati stabiliti termini tassativi per il recepimento del Regolamento “le amministrazioni comunali stanno già lavorando a percorsi di revisione dei propri strumenti e dunque il regolamento entrerà in questi procedimenti”.
La situazione aggiornata
11 il totale delle Regioni che fino ad oggi hanno recepito la normativa:
Abruzzo, Campania, Calabria, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Marche, Puglia, Piemonte, Veneto e appunto Toscana.
Il Tar Piemonte ha chiarito che è legittima la clausola del bando che attribuisce un maggior punteggio in funzione della minor quota affidata in subappalto
Con il presupposto che “crea problemi nel corso del contratto” i giudici amministrativi piemontesi, nella sentenza n. 578 dell’11 maggio 2018, hanno sancito la legittimità del bando che scoraggia il subappalto, stabilendo che una clausola che premi l’impresa che lo riduce al massimo non è nè discriminatoria nè anticoncorrenziale.
Una società pubblica del capoluogo piemontese aveva indetto una gara per l’affidamento del servizio di recapito postale delle bollette e dei solleciti di pagamento; il criterio di aggiudicazione prescelto era quello della offerta economicamente più vantaggiosa.
In particolare, uno dei punti tra i criteri di aggiudicazione prevedeva l’assegnazione di massimo 10 punti per coloro che, concorrendo, intendevano avvalersi della facoltà di subappaltare parte del servizio in quota inferiore al massimo consentito. Il Capitolato speciale ed il Disciplinare prevedevano, inoltre, che i concorrenti indicassero all’interno dell’offerta tecnica la specifica quota percentuale da subappaltare.
La società cooperativa A partecipava al bando manifestando l’intenzione di subappaltare una parte del servizio ma, a differenza dell’altra società partecipante (B), non specificava la quota.
La Commissione di gara, esperite le formalità di gara previste, aggiudicava il servizio alla società B.
Contro la determinazione di aggiudicazione definitiva del servizio, e le clausole del bando e del disciplinare che premiavano la minor quota affidata in subappalto, la società cooperativa A ricorreva al Tar.
La società A contestava la clausola del bando che premiava con punteggi ad hoc l’offerta dell’azienda capace di limitare al minimo i subaffidamenti, ritenendola “discriminatoria e limitativa della concorrenza in quanto di fatto impedirebbe a numerosi operatori, che non sono in possesso dei requisiti oggetto di gara o che comunque ritengono di non poter eseguire direttamente tutto l’appalto, di partecipare alla gara“.
I giudici amministrativi piemontesi hanno ritenuto manifestamente infondato il ricorso.
Essi hanno infatti ritenuto che la clausola che ‘premia’ il minimo ricorso al subappalto è idonea a precludere la partecipazione alla gara delle imprese che non posseggano tutti i requisiti o che non siano organizzate in maniera tale da raggiungere l’intero territorio da servire.
Un’impresa di piccoli o medie dimensioni può agevolmente sopperire ad una carenza organizzativa mediante ricorso all’avvalimento o al raggruppamento di imprese: per questo, secondo il Tar, la clausola non è affatto di per sé preclusiva della partecipazione alla gara.
E’ vero che la Corte di Giustizia della Unione Europea ha affermato che “il ricorso al subappalto, che può favorire l’accesso delle piccole e medie imprese agli appalti pubblici, contribuisce al perseguimento di tale obiettivo (apertura di un bando di gara alla concorrenza sia la più ampia possibile)”.
Ma è la stessa Corte che chiarisce che “la restrizione può essere giustificata qualora sia idonea a garantire la realizzazione di tale obiettivo e non vada oltre quanto è necessario a tal fine“.
Ed infatti in una sentenza resa sul ricorso C-298/15 la stessa Corte, nel vietare il subappalto per l’esecuzione di opere “principali”, rilevava che “la disposizione è stata adottata allo scopo di ostacolare una pratica esistente che consiste, per un offerente, nel far valere capacità professionali al solo fine di aggiudicarsi l’appalto di cui trattasi, con l’intento, non già di eseguire esso stesso i lavori, bensì di affidarne la maggior parte o la quasi totalità a subappaltatori, pratica che comprometteva la qualità degli stessi lavori e la loro corretta realizzazione.”
Il Tar sentenzia che il subappalto è “un istituto per natura foriero di problematiche, verosimilmente per la ragione che nella prassi è stato non di rado utilizzato come strumento di sfruttamento delle piccole e medie imprese, con conseguente decadimento della qualità delle prestazioni“.
Il Collegio ritiene perciò che la clausola che premia con un punteggio aggiuntivo l’offerta dell’operatore che subappalta la minor quota dell’appalto non può ritenersi discriminatoria né ingiustificatamente limitativa della libertà di stabilimento e della libera concorrenza, avendo lo scopo non di precludere bensì semplicemente di scoraggiare il ricorso ad una modalità di esecuzione dell’appalto, il subappalto, che per natura è idoneo a creare problemi che si riflettono sulla corretta esecuzione dell’appalto e sul rispetto di alcune norme a carattere imperativo (rispetto obblighi previdenziali per i dipendenti del subappaltatore; rispetto norme a tutela dell’ambiente).
Iper ammortamento 2018: dal Mise ulteriori chiarimenti circa l’individuazione di nuovi beni agevolabili e i requisiti di interconnessione
Con la circolare 23 maggio 2018, n. 177355 il Mise ha fornito ulteriori chiarimenti circa l’individuazione dei beni agevolabili e il requisito dell’interconnessione a seguito delle numerose richieste di parere tecnico pervenute in materia di iper ammortamento.
L’iper ammortamento serve a supportare e incentivare le imprese che investono in beni strumentali nuovi, in beni materiali e immateriali (software e sistemi IT) funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi.
In particolare, l’iper ammortamento 250% si configura quale maggiorazione, nella misura del 150%, del costo di acquisizione dei beni materiali strumentali nuovi funzionali alla trasformazione tecnologica e/o digitale in chiave Industria 4.0 (beni ricompresi nell’Allegato A annesso alla legge di Bilancio 2017). Inoltre, a beneficio delle imprese che accedono all’iper ammortamento è prevista un’ulteriore super valutazione, nella misura del 40%, del costo di acquisizione dei beni immateriali (software) funzionali alla trasformazione tecnologica in chiave Industria 4.0 (beni ricompresi nell’Allegato B sempre della legge di Bilancio 2017).
L’agevolazione per i predetti beni materiali e immateriali è fruibile a decorrere dal periodo di imposta di interconnessione; tuttavia, i chiarimenti del Ministero saranno applicabili sia per il 2018 che per gli investimenti effettuati nel 2017.
Inoltre, anche nel caso di beni messi in funzione lo scorso anno e per i quali non è stata applicata l’agevolazione, sarà comunque possibile recuperare la quota di iper ammortamento non fruita.
Circolare 177355/2018
Nella circolare in esame, oltre a riepilogare le novità sull’iper ammortamento 2018 (introdotte dalla legge di Bilancio), vengono forniti:
i requisiti obbligatori di interconnessione ed integrazione automatica
l’individuazione dei beni per i quali è riconosciuto l’iperammortamento, con esempi su alcuni beni materiali
Infatti, tra le novità introdotte si ha:
proroga fino al 31 dicembre 2018 sia per l’acquisto di beni materiali che immateriali, con possibilità di completare l’investimento entro la fine del 2019
estensione dell’elenco dei software incentivabili
introduzione di nuove regole per evitare la cessazione del beneficio in caso di sostituzione del bene con investimento sostitutivo
Nuovi beni agevolabili
In particolare, nell’elenco dei beni agevolabili rientrano:
impianti tecnici di servizio agli impianti produttivi
macchine di sterilizzazione impiegate nel settore sanitario
sistemi di illuminazione e dei distributori automatici (vending machine)
Rientrano, quindi, tra i beni agevolabili anche i distributori automatici, le cosiddette vending machine, in quanto sono classificabili come “negozi automatici” (rientrano nell’ambito dei beni di cui al punto 12 del primo gruppo dell’allegato A).
Il Mise precisa, inoltre, che l’iper ammortamento spetta solo se si tratta di distributori automatici di nuova generazione, che presentano i requisiti tali da soddisfare le condizioni poste dalla normativa e soddisfino il requisito dell’interconnessione; requisiti confermati tramite perizia tecnica giurata rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritti nei rispettivi albi professionali o da un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato.
Infine, il documento offre ulteriori indicazioni per meglio qualificare i concetti di guida automatica e semiautomatica e per chiarire alcune fattispecie riconducibili ai Sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità.
Ecco nel dettaglio i casi presi in esame nella circolare:
Chiarimenti in materia di guida automatica e semiautomatica richiesta per taluni beni ricompresi nella voce “macchine, anche motrici e operatrici, strumenti e dispositivi per il carico e lo scarico, la movimentazione…” (allegato A, primo gruppo-punto 11).
Applicabilità dell’iper ammortamento per i “Distributori automatici di prodotti finiti e/o per la somministrazione di alimenti e bevande”.
Esclusione dall’ambito oggettivo dei fabbricati e delle costruzioni: ulteriori chiarimenti in materia di “silos dotati di attrezzatura sensoristica”.
Macchine di lavaggio, disinfezione e sterilizzazione di dispositivi medici impiegate nel settore sanitario (allegato A primo gruppo-punto 7).
“Sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità”: ulteriori chiarimenti in materia di “componenti, sistemi e soluzioni intelligenti per la gestione, l’utilizzo efficiente e il monitoraggio dei consumi energetici e idrici e per la riduzione delle emissioni” (allegato A secondo gruppo-punto 8).
Trattamento ai fini dell’iper ammortamento degli impianti tecnici di servizio agli impianti produttivi.
Ulteriori chiarimenti in materia di attrezzature/utensili costituenti dotazione ordinaria del bene agevolabile.
Chiarimenti in materia di classificazione degli impianti di trattamento per la depurazione preliminare allo scarico delle acque reflue.
Chiarimenti in merito alla corretta classificazione nell’ambito dell’allegato A dei“sistemi di additivazione di sostanze pericolose” impiegati al fine di evitare il contatto diretto del lavoratore con dette sostanze.
Ulteriori chiarimenti in materia di “interconnessione” e “integrazione automatizzata”.
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