Source: http://www.reteiside.org/lavoroinsicurezza/materiali/quadro-giuridico
Timestamp: 2017-07-29 11:36:05+00:00
Document Index: 152331739

Matched Legal Cases: ['art. 41', 'art. 2087', 'art. 41', 'art. 2087', 'art. 2087', 'art. 41', 'art. 2087', 'art. 15', 'art. 47', 'art. 2087', 'art. 15', 'art. 13']

Normativa vigente sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, come orientarsi | Rete Iside ONLUS
Normativa vigente sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, come orientarsi
Per orientarsi nella complessa materia della salvaguardia della sicurezza e della salute dei lavoratori occorre innanzitutto tenere presente il quadro giuridico di riferimento, vediamo dunque un elenco leggi applicabili sicurezza sul lavoro:
• l'art. 41 della Costituzione;
• l'art. 2087 c.c.;
• DPR del 30 giugno 1965 n. 1124 in materia di infortuni sul lavoro;
• decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81, denominato Testo Unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro che, a seguito di un lavoro di razionalizzazione e riorganizzazione delle norme precedenti, contiene le norme prevalenti in materia;
• Decreto Legislativo 23 aprile 2004, n. 124, sulla riorganizzazione delle funzioni ispettive.
1 - L'art. 41 Costituzione
Tale articolo stabilisce che "L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana." Con questo articolo il legislatore costituente ribadisce la primazia dei diritti fondamentali e dunque della sicurezza e della salute sulle ragioni del profitto. E tale gerarchia valoriale non può essere messa in discussione dal legislatore ordinario. 2 - L'art. 2087 c.c.
L'art. 2087 c.c. stabilisce che "L'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro". Tale norma non solo attua i principi delineati nell'art. 41 Cost. ma pone a carico del datore di lavoro un vero e proprio obbligo di tutela dell'integrità psicofisica del lavoratore.
Tale obbligo è ulteriormente specificato dalla disciplina antinfortunistica. Tuttavia, l'art. 2087 c.c. è una c.d. "norma di chiusura del sistema", una clausola generale con importanti effetti soprattutto sotto il profilo risarcitorio. È proprio in base a questa norma che si fonda, infatti, l'obbligo del datore di lavoro di risarcire tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dal lavoratore a causa di una condotta colpevole o anche di una omissione nel rispetto degli obblighi previsti dalla normativa antinfortunistica.
È utile dire che tale norma consente che il datore risponda della sua condotta dannosa a prescindere da una specifica previsione, essendo sufficiente che rilevi che l'imprenditore non abbia realizzato tutto ciò che poteva impiegando la ordinaria diligenza. Testo Unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81)
Con questo testo il legislatore ha abrogato la maggior parte dei testi normativi nella materia considerata (es. dlgs 626/94) e riordinato il settore.
Testo unico 81/08, gli obblighi
In primo luogo, il Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro elenca dettagliatamente gli obblighi e gli incombenti a cui l'imprenditore deve adempiere per salvaguardare la sicurezza dei lavoratori. L'art. 15 del Dlgs 81/08 realizza un elenco che, in sintesi, ricomprende: • l'obbligo di compiere una valutazione dei rischi a carico dei lavoratori;
• realizzare una programmazione delle attività preventive;
• eliminare dove è possibile o ridurre i rischi;
• la minor esposizione possibile del lavoratori al rischio;
• il controllo della condizione sanitaria dei lavoratori;
• la formazione e informazione dei lavoratori.
Molto importante si tratta di obblighi molto stringenti che "non devono in nessun caso comportare oneri finanziari per i lavoratori." Inoltre il datore di lavoro ha l'obbligo di consentire la nomina dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (art. 47 ss). Testo Unico sicurezza, le sanzioni
In particolare, per segnalare l'importanza del tema il legislatore - accanto alla "sanzione civile" prevista dall'art. 2087 c.c. - prevede diverse sanzioni amministrative e anche penali connesse all'inadempimento degli obblighi descritti nella prima parte del Decreto Legislativo. È importante segnalare che il legislatore ha inoltre introdotto degli strumenti finalizzati alla riparazione delle violazioni commesse. In primo luogo viene introdotto il sistema della c.d. prescrizione obbligatoria finalizzata ad ottenere la riparazione del precetto contravvenuto. In particolare, l'art. 15 del d.lgs. n.124/04, riprendendo una procedura prevista dal dlgs 758/94 anch'esso in materia di sicurezza, prevede che il personale ispettivo che rilevi qualsiasi violazione di carattere penale relativa alle leggi in materia di lavoro e legislazione sociale - purché siano punite con la pena alternativa dell'arresto o dell'ammenda ovvero con la sola ammenda - impartisce una "prescrizione obbligatoria" all'imprenditore, ovverosia fissa un termine, non superiore ai 6 mesi, per ripristinare una condizione conforme alla normativa. L'organo di vigilanza inoltre informata la magistratura verifica l'adempimento della prescrizione e, nel caso in cui l'imprenditore ottemperi alla prescrizione, riduce la sanzione". Con lo stesso obiettivo ripristinatorio l'art. 13 dlgs 124/2004, con riferimento alle sanzioni di tipo amministrativo prevede che il personale ispettivo "provvede a diffidare il datore di lavoro alla regolarizzazione delle inosservanze comunque sanabili, fissando il relativo termine". In caso di ottemperanza alla diffida, il datore di lavoro è ammesso al pagamento dell'importo delle sanzioni nella misura pari al minimo previsto dalla legge ovvero nella misura pari ad un quarto della sanzione stabilita in misura fissa. Questo elenco di norme sulla sicurezza sul lavoro vuole evidenziare una serie di strumenti atti allo stimolo della riparazione e alla regolarizzazione, che, se connessi ad un numero adeguato di controlli e ad un lavoro culturale, possono avere una funzione positivo. Infatti, corredati con un meccanismo di monitoraggio e di denuncia circostanziata da parte dei lavoratori e dei sindacati, possono effettivamente favorire la rimozioni di fonti di rischio. Al contrario, impiegati come unico strumento, senza una strategia complessiva e magari all'interno di controlli a pioggia, invece favoriscono la tensione a posticipare la regolarizzazione.
Avv. Bartolo Mancuso Progetti Rete Iside