Source: https://www.filodiritto.com/riordino-delle-province-dubbi-di-legittimita-costituzionale-sulle-ultime-proposte-del-governo
Timestamp: 2020-02-23 07:41:06+00:00
Document Index: 24495210

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 133', 'art. 77', 'art. 17']

Riordino delle Province: dubbi di legittimità costituzionale sulle ultime proposte del Governo | Filodiritto
Riordino delle Province: dubbi di legittimità costituzionale sulle ultime proposte del Governo
articoli privati, articoli professionisti, costituzionale, pubblico, diritto regionale e degli enti locali
È stata sufficiente un’Ordinanza del TAR Lazio che, non entrando nel merito del ricorso, ha respinto la richiesta di sospensione dell’efficacia della deliberazione del Consiglio dei Ministri del 20 luglio 2010, con la quale sono stati fissati i requisiti minimi di popolazione (350.000 abitanti) e di superficie (2.500 kmq) che vincolano la procedura di “riordino” delle Province prevista dall’art. 17 della Legge 135/2012 (spending review), per ridare fiato a proclami riformatori, che superano i contenuti stessi delle norme oggi vigenti e in dispregio dei principi costituzionali.
Con ampie anticipazioni e grande rilevanza sul Corriere della Sera del 22 ottobre, il Ministro annuncia: “Non possiamo pensare che una riforma importante come questa possa venir meno solo per delle resistenza localistiche”.
Quindi la notizia: per mettere al sicuro il risultato ed evitare la tentazione del dietrofront, vedi campagna elettorale e nuovo governo, il decreto prevede un processo a tappe forzate. Dalla fine di giugno del 2013 tutte le Province, anche quelle che non si vedranno toccare i confini, saranno guidate da un commissario. Toccherà a lui curare la transizione verso il nuovo regime.
La nuova cartina delle Province italiane è agli ultimi ritocchi: arriverà con un decreto legge all’esame del primo Consiglio dei ministri di novembre. Una mappa che mette insieme le proposte che stanno arrivando in queste ore dalle Regioni. E che respinge le tante richieste di deroga, applicando senza sconti le regole fissate con la legge sulla spending review: le Province che hanno meno di 350 mila abitanti o un’estensione inferiore ai 2.500 chilometri quadrati dovranno essere accorpate con quelle vicine.
È singolare che i contenuti del decreto siano anticipati ancor prima della scadenza del termine concesso alle Regioni per elaborare le “proposte di riordino” delle Province. Quasi a dimostrare che il passaggio attraverso i CAL e le Regioni, per il Governo, aveva solo un valore formale o di avallo di decisioni già prese.
Non si comprende come possa essere già definita la proposta quando alcune Regioni – esempio il Lazio – non hanno formulato alcuna proposta e l’art. 17, comma 4, prevede: “Se alla data di cui al primo periodo (24 ottobre) una o più proposte di riordino delle regioni non sono pervenute al Governo, il provvedimento legislativo è assunto previo parere della Conferenza unificata, che si esprime entro dieci giorni esclusivamente in ordine al riordino delle province ubicate nei territori delle regioni medesime”.
Già nei giorni scorsi il Ministro aveva abbondantemente illustrato alla stampa il suo orientamento.
La dichiarazione era giunta immediatamente prima del deposito delle Ordinanze del TAR del Lazio (n. 3665, 3666, 3668 e 3669 depositate l’11 ottobre su ricorsi delle Province di Lecco, Lodi, Treviso e Rovigo), che respingono la richiesta di sospensione dell’efficacia della deliberazione del Consiglio dei Ministri del 20 luglio 2012.
Con una decisione pilatesca, il TAR ha deciso di non decidere, pur non entrando nel merito delle rilevanti obiezioni di legittimità costituzionale sollevati sull’intero impianto normativo. Obiezioni di costituzionalità sottolineate da illustri giuristi quali gli ex Presidenti della Corte Costituzionale – il prof. Valerio Onida e il prof. Piero Alberto Capotosti – o come il prof. Pietro Ciarlo, docente di Diritto Costituzionale presso l’Università di Cagliari.
Concetti ripresi e ulteriormente dettagliati dal Corriere della Sera del 22 ottobre.
1) Ci sarà un decreto che stabilirà tempi e modalità
1) “CI SARÀ UN DECRETO CHE STABILIRÀ TEMPI E MODALITÀ”
L’art. 17, comma 4, della Legge 135/2012, alla fine del percorso – deliberazione del Consiglio dei Ministri, ipotesi di riordino formulata dai CAL (Consigli Autonomie Locali) e proposta di riordino delle Regioni - prevede che “con atto legislativo di iniziativa governativa le province sono riordinate sulla base delle proposte regionali”.
Scrive il Presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida: “Quanto alla natura dell’atto legislativo che conclude il processo di riordino, ai sensi dell’art. 17, comma 4, il riferimento ad un “atto legislativo di iniziativa governativa” fa pensare ad un disegno di legge presentato dal Governo alle Camere. Non pare invece a chi scrive che possa trattarsi di un decreto legge (che peraltro non sarebbe un atto “di iniziativa governativa”, ma un atto legislativo del Governo). E ciò sia per ragioni di coerenza sistematica, poiché le variazioni alle circoscrizioni provinciali sono disposte con “leggi della Repubblica” ai sensi dell’art. 133, primo comma della Costituzione – riserva che pare debba intendersi come riserva di legge formale - , sia perché le ragioni straordinarie di urgenza che hanno giustificato l’avvio con decreto legge del processo di riordino sarebbero assai più difficilmente invocabili per concludere il medesimo una volta che si sia giunti alla formulazione delle proposte”.
Scrive il prof. Capotosti: “È da chiedersi se il ricorso alla decretazione di urgenza, nel caso in esame, sia conforme all’art. 77 della Costituzione, nell’attuale interpretazione della giurisprudenza costituzionale sulla permanente rilevanza dei presupposti di necessità ed urgenza. Il dubbio si fonda sulla circostanza che con l’art. 17 si introduce un’autentica riforma di sistema, la cui straordinaria necessità ed urgenza di attuazione è molto difficile da dimostrare.
In definitiva – conclude il prof. Capotosti - , sussistono forti perplessità, sul piano dei vizi formali di legittimità costituzionale, che la disciplina de qua possa costituire oggetto di un decreto-legge”.
Viene annunciato che, dalla fine di giugno del 2013, tutte le Province, anche quelle che non si vedranno toccare i confini, saranno guidate da un commissario
È possibile che non ci renda conto del grave vulnus al sistema democratico ed al diritto di elettorato attivo si determinerebbe in questo modo?
È necessario un processo di riforma, indubbiamente. Ma tale processo, che deve condurre a rinnovare il patto sociale sancito nella Costituzione, non può che avvenire nel rispetto delle procedure e delle garanzie contenute nella Carta fondamentale.