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Timestamp: 2019-06-19 20:05:17+00:00
Document Index: 111978414

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art.3', 'art.8']

l`italia delle parole: promesse mancate e futuro da inventare
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L'ITALIA DELLE PAROLE:
PROMESSE MANCATE E
FUTURO DA INVENTARE
QUARTA RELAZIONE AL PARLAMENTO
AUTORITÀ GARANTE PER L’INFANZIA
annualeal
alParlamento
dell’Autorità Garante per l’Infanzia
via di Villa
Villa Ruffo,
Ruffo, 66
Tel. +39 06
06 67796551
67796551
Fax +39 06 67793412
67793412
TipografiaProgetto
Tipografia Legatoria Rossini s.r.l.
RELAZIONE GARANTE
I GARANTI PER L’INFANZIA E L’ADOLESCENZA
I BAMBINI E GLI ADOLESCENTI IN ITALIA:
ATTRAVERSO I DATI DELL’ISTAT
ADULTI E MINORENNI
DI FRONTE ALLE ISTITUZIONI:
Signora Presidente della Camera
quattro anni fa circa ho avuto l’onore di essere nominato primo
Garante nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza in Italia. Ricordo
ancora quei giorni con grande emozione personale e soprattutto
per l’importante risultato dell’approvazione unanime da parte del
Parlamento di una legge a lungo attesa che aveva l’obiettivo di rafforzare il sistema di garanzia dei diritti dei bambini e degli adolescenti che vivono nel nostro Paese.
Oggi posso dirvi che è stata una fatica enorme costruire da zero
l’Autorità, stabilire il profilo, l’identità e il ruolo quotidiano del Garante che la legge descriveva a grandi linee, ma che andava precisato
conquistando giorno dopo giorno credibilità e autorevolezza.
Ero consapevole che solo dando un’impronta concreta al nostro
impegno avremmo potuto ottenere quel consenso necessario a realizzare progetti di promozione e attuazione dei diritti dell’infanzia.
Tra i tanti dubbi e incertezze iniziali, una cosa mi era ben chiara: volevo che col tempo la figura del Garante fosse percepita non
come una istituzione lontana dalla vita e dai problemi reali dei
bambini, dei ragazzi e dei tanti che si occupano di loro; non una
istituzione burocratica, ma una realtà capace di incidere nella definizione di politiche ed interventi che, il Parlamento e il Governo
in primis, sono chiamati a realizzare.
Abbiamo dovuto conquistare uno spazio di azione e di interlocuzione che non ci è stato automaticamente riconosciuto pur essendo una Istituzione dello Stato e questo perché i temi e soprattutto
le persone, le persone di minore età, di cui ci occupiamo, al di là
delle sempre facili dichiarazioni retoriche e di facciata, non riscuotono alcun interesse da gran parte della classe dirigente del nostro
Paese, politica e non.
I grandi dibattiti politici di questi anni, gli scontri accesi tra i Partiti
non hanno mai riguardato le politiche e i programmi per i bambini e gli adolescenti. A sostegno di chi ha meno di 18 anni non
si muovono le potenti lobby che invece influenzano le agende dei
governi; i bambini e gli adolescenti non costituiscono gruppi di
pressione o corporazioni, non hanno sindacati, non votano e non
possono scioperare.
Quanti sono i bambini e gli adolescenti in Italia? Con chi vivono
e quali sono le condizioni dell’abitazione, del quartiere, della città
in cui vivono? E soprattutto chi ascolta le loro aspettative, richieste,
legittime aspirazioni?
Secondo i dati dell’ISTAT, al 1° gennaio 2014 i bambini e gli adolescenti fino a 17 anni erano 10.158.005 di cui l’11% stranieri. Negli
ultimi quindici anni l’incidenza dei minorenni sul totale della popolazione residente mostra una costante riduzione, passando dal
18,1% nel 1996 al 16,7% nel 2014. La Liguria è il fanalino di coda
con la più bassa percentuale di minorenni sul totale della popolazione residente (13,9%) mentre all’opposto troviamo la Campania (19,2%) che si colloca ben oltre la media nazionale (16,7%).
Nel 2014 le nascite sono state 509 mila, cinquemila in meno rispetto al 2013, il livello minimo dall’Unità d’Italia. Negli ultimi
anni profonde trasformazioni hanno riguardato il contesto familiare in cui ci sono minorenni. E’ ormai dominante il modello del
figlio unico. Basti pensare che sul totale di 5 milioni
676 mila coppie con figli minorenni, la percentuale
di quelle con un solo figlio è il 51,6%, quelle con
due il 39,9% e quelle con tre o più solo l’8,7%.
E’ evidente che la crisi economica che il Paese sta
attraversando negli ultimi anni ha influito sulla decisione di avere figli. Immaginate cosa accadrebbe
se continuasse questo trend che già oggi ci porta a
contare in Italia 154 anziani ogni 100 giovani.
Di fronte a questo quadro che diventa ancora più
drammatico se leggiamo i dati sulla povertà minorile in costante crescita, il nostro Paese non ha reagito con investimenti all’altezza della gravità della
situazione. Anzi, la crisi economica, pur vera, ha
giustificato tagli indiscriminati proprio a partire,
come spesso è accaduto, dalle politiche sociali e per
Basti pensare al Fondo Nazionale Politiche Sociali
che nel 2007 recava una dotazione per le Regioni
e le Province autonome pari a euro 745.000.000,
nel 2009 scendeva a euro 518.226.539, mentre nel
2015 arriva a euro 278.192.953; in generale tutte le
risorse per le politiche per l’infanzia e l’adolescenza
risentono di questo trend discendente.
Nell’ultimo anno abbiamo assistito al tentativo del
Governo di sostenere le famiglie attraverso misure
il cui impatto potremo valutare solo in futuro. Ciò
di cui abbiamo maggiormente bisogno, però, è una
politica economica più equa e lungimirante, non
fatta di soli interventi sporadici e disomogenei, ma
capace di costruire un sistema di welfare che, investendo sui bambini e sugli adolescenti, aiuti il Paese
ad uscire dalla crisi.
Uno studio comparato realizzato dall’UNICEF mostra che tra i Paesi dell’OCSE, le risposte date dai
Governi alla recessione sono state molto diversificate: alcuni Paesi sono riusciti a tutelare i bambini
e gli adolescenti adottando misure efficaci (da riforme fiscali ad interventi per proteggere le famiglie
con minorenni dagli sfratti) e sono così riusciti a
contenere la povertà minorile.
In realtà in Italia è difficile stabilire quale sia l’investimento complessivo della spesa sociale per l’infanzia a causa della complessità sistemica che vede
competenze e fondi distribuiti tra una molteplicità
di soggetti istituzionali e livelli di governo. La missione è difficile, ma non impossibile e nelle prossime settimane saremo in grado di presentare i risultati di un monitoraggio che abbiamo realizzato
prendendo in esame i fondi assegnati alle principali
Partendo da questo vorremmo arrivare ad una analisi anche di tipo qualitativo per valutare l’impatto
reale degli interventi.
La nostra sensazione è che la mancanza di un coordinamento depotenzi l’efficacia dei singoli interventi, sia perché non in grado di stabilire delle priorità, sia perché spesso, soprattutto attraverso i fondi
europei, si finanziano una molteplicità di progetti
dagli esiti incerti e che non incidono in modo strutturale sul sistema di garanzia dei diritti.
Del resto, se i dati continuano a confermare una
condizione dell’infanzia critica sotto molti aspetti,
vuol dire che dobbiamo dubitare dell’efficacia delle
azioni messe in campo.
Mi preoccupa moltissimo, per esempio, il dato sulla povertà minorile che non tende a diminuire. La
povertà si eredita e si ereditano la povertà materiale
e quella culturale. La fotografia del Paese che verrà,
se non ci sarà un’inversione di tendenza, è a tinte
fosche.
A tal riguardo sono convinto che una misura nazionale di sostegno al reddito, almeno in via straordinaria in un momento così difficile per moltissime
famiglie, non sia da considerare una mera forma di
assistenzialismo. Del resto l’Italia, insieme alla Grecia, è l’unica nazione tra gli Stati membri dell’Unione Europea a non avere adottato una misura simile.
La forbice fra chi ha e chi non ha si divarica sempre
di più. Lo Stato dovrebbe avvicinare con politiche
mirate le due lame. Se non si interverrà presto, si
rischia di rendere più profondo il solco fra chi ha
opportunità e chi le opportunità non le può neppure sognare.
Sono consapevole del fatto che in tempi di crisi ciascuno chieda al Governo di tutelare specifici settori
ed interessi; spetta al Governo stabilire le priorità
che siano coerenti con l’idea di Paese che si vuole
costruire per il futuro.
Se è vero, quindi, che il nostro Governo e in particolare il Presidente del Consiglio Matteo Renzi vogliono un’Italia competitiva in grado di valorizzare
i talenti, soprattutto dei più giovani, in cui la disoccupazione cali drasticamente, insieme alla spirale
della povertà, si devono attuare misure coerenti con
tale disegno partendo dall’investimento per la crescita e la formazione delle nuove generazioni.
Anche da un punto di vista dei costi, è ormai accertato che l’intervento dello Stato per riparare i danni
causati dal mancato investimento ha oneri ben più
alti ai quali lo Stato stesso è poi costretto a far fronte
In Italia manca una strategia politica che definisca
le prestazioni da garantire ovunque e a tutte le persone di minore età. Per questo motivo abbiamo
promosso, su impulso della rete “Batti il cinque!”,
un documento per proporre e sostenere la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali dei bambini e degli
adolescenti. Documento che abbiamo presentato al
Ministro per le Riforme Costituzionali e i Rapporti
con il Parlamento, Onorevole Maria Elena Boschi,
proprio perché riteniamo che non si può più tollerare che un bambino non possa ricevere ciò che
gli spetta di diritto, solo in base alla regione o alla
famiglia in cui è nato.
Mi auguro vivamente che il Parlamento e il Governo prendano quanto prima in esame l’urgenza di
definire i livelli essenziali delle prestazioni e di impegnarsi a garantirli su tutto il territorio nazionale,
La necessità di legiferare in materia è davvero urgente: nell’anno 2014 non sono state approvate
leggi “di sistema” specificamente rivolte all’infanzia
e all’adolescenza. Disposizioni che possono avere
ricadute sulle persone di minore età si ritrovano
all’interno del cosiddetto Jobs Act che ha previsto
nuove regole per la formazione degli apprendisti,
anche minorenni, e più favorevoli misure di conciliazione dei tempi lavoro-famiglia.
Mirato alla tutela dei minorenni è invece il D.Lgs.
39/2014 che ha introdotto in Italia l’obbligo, per il
datore di lavoro, di richiedere il certificato del Casellario Giudiziale alla persona che intenda impiegare
in una attività che comporti contatti “diretti e regolari” con minorenni, al fine di verificare l’esistenza
di condanne per reati connessi all’abuso sessuale di
minorenni e alla prostituzione minorile.
Resta aperto proprio in queste settimane il controverso dibattito sulla riforma della scuola. Non
intendo entrare nelle polemiche di questi giorni,
quanto ribadire la necessità che oltre ad occuparci
della governance del sistema scolastico, dovremmo
occuparci dei “programmi”, di cosa cioè insegniamo ai nostri ragazzi per renderli cittadini consapevoli e partecipi, di quanto l’offerta formativa proposta sia coerente con le richieste del mercato del
lavoro in crisi.
Secondo i recenti dati dell’OCSE, il nostro Paese è
tra i più disallineati nel rapporto tra preparazione
scolastica e mondo del lavoro, andando così ad acuire il problema della disoccupazione giovanile già
di per sé preoccupante.
Se il dibattito sulla riforma si ferma solo sulla questione se sia giusto che il Preside scelga o meno i
professori diventa un falso dibattito, perché non affronta il problema vero, ossia di ripensare la scuola
per collegarla alle esperienze di vita e professionali
che i ragazzi si troveranno ad affrontare.
La direzione auspicabile di qualsiasi riforma della
scuola è quella che possa garantire non solo un recupero sui ritardi rispetto agli altri Paesi europei, ma
soprattutto un modello che si ponga come obiettivo
reale il superamento delle diseguaglianze rimettendo al centro la necessità di offrire pari opportunità
nell’accesso ai saperi e alla conoscenza. Obiettivi
non soltanto da declamare nelle finalità, ma da declinare in ciascun articolo, in ogni comma, di una
legge: solo così si farà la differenza per milioni di
minorenni e per le persone a loro più vicine.
Nel 2014, inoltre, è stato avviato o è continuato, l’esame in Parlamento dei disegni di legge che interessano più direttamente alcuni ambiti del mondo
minorile, a partire dai disegni di legge di ratifica del
Terzo Protocollo opzionale alla Convenzione sui
Diritti dell’infanzia e della Convenzione dell’Aja
del 1996 sulla “responsabilità genitoriale”; e altri su
aspetti specifici tra i quali il diritto alla continuità
affettiva dei bambini e delle bambine in affido familiare, l’accesso del figlio adottato non riconosciuto
alla nascita alle informazioni sulle proprie origini,
l’integrazione sportiva dei minorenni stranieri residenti in Italia, misure per la prevenzione e la cura
del gioco d’azzardo, la prevenzione e il contrasto
del bullismo e del cyberbullismo. Sono stati inoltre
presentati disegni di legge che prevedono riforme
più ampie quali la cittadinanza, i servizi educativi
per i bambini da 0 a 6 anni e l’accoglienza e la protezione dei minorenni stranieri non accompagnati.
Vorrei soffermarmi, però, su un disegno di legge per
il quale nutro molte perplessità. Mi riferisco alla Riforma del Processo Civile che prevede l’istituzione,
presso i Tribunali Ordinari, di Sezioni specializzate
per la famiglia e la persona. Sono davvero tante le
lacune e le incoerenze che emergono dalla proposta
del Ministro della Giustizia, Andrea Orlando con il
quale invano abbiamo tentato una preventiva interlocuzione al fine di offrire suggerimenti coerenti
con le indicazioni sovranazionali e soprattutto con
l’esperienza quotidiana di molti magistrati ed operatori e con le segnalazioni che ci sono arrivate.
Il Ministro Orlando non ci ha consentito, come previsto dalla Legge istitutiva dell’Authority, di esprimere il nostro parere formale al testo in discussione che ci è stato negato durante le molte settimane
trascorse dall’annuncio della riforma alla diffusione
del testo ufficiale.
Le principali criticità si possono riassumere in
obiettivi della riforma non centrati e incoerenze
normative. Tra le prime: non viene istituito il Giudice unico, non vi è chiarezza sulle modalità con
le quali verrà assicurata la specializzazione, permane un problema di prossimità, il difetto di pieno
collegamento tra il penale minorile e gli interventi sulla responsabilità genitoriale. Sulle incoerenze
normative, in particolare: la difettosa indicazione
delle competenze tra il Tribunale per i minorenni e
l’istituenda Sezione specializzata, una lacunosa disciplina del rito.
In un quadro di carenze economiche e progettuali
noi, insieme ai Garanti regionali, a tante associazioni, organizzazioni e addetti ai lavori, una proposta
l’abbiamo fatta e continuiamo a ripeterla ormai da
tempo convinti sempre di più della sua urgenza e
necessità: costituire una cabina di regia politica e
gestionale unica sulle tematiche dell’infanzia; ridisegnare, cioè, la governance dei processi decisionali
e dei finanziamenti che riguardano bambini e adolescenti.
Sono talmente tanti ed evidenti i benefici che tutti,
e in particolar modo i minorenni, potremmo trarre
da una semplificazione dell’“albero delle competenze”, che davvero non si comprendono le motivazioni per le quali nessun Governo negli ultimi anni
abbia compiuto tale scelta.
Nessuno si meraviglierà se poi molti – e tra questi ci sono certamente anche io – attribuiscono la
mancata costituzione di una cabina di regia unica
alla superficialità di analisi unita al disinteresse per
il tema ovvero alla necessità di disporre di un maggior numero di deleghe da distribuire.
Dall’inizio del mio mandato ho interloquito con
ben quattro Governi, ognuno dei quali ha inteso
organizzare le competenze sull’infanzia in modo
diverso e, comprensibilmente, con interlocutori diversi, con una ricaduta pesante sia sul nostro lavoro,
sia su quello di quanti operano in questo settore.
E’ indispensabile stabilire, e subito, che debba sempre esserci in ogni Governo un Sottosegretario con
una delega specifica e un Dipartimento che funga
da cabina di regia, la cui sede naturale, proprio per
quanto fin qui detto, dovrebbe essere la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Considerare cioè la
delega sul mondo dell’infanzia e dell’adolescenza
“pesante”, al pari di altre deleghe. La creazione di
un Ministero ad hoc andrebbe invece nella direzione
opposta a quella della semplificazione.
La certezza dell’interlocutore, l’autorevolezza del
ruolo politico e la chiara definizione della delega
consentirebbero davvero una svolta importante nella pianificazione e realizzazione di politiche e di interventi per l’infanzia e l’adolescenza.
In questo quadro potrebbe trovare nuova linfa anche la Commissione Parlamentare per l’infanzia e
l’adolescenza, che andrebbe, nella distinzione dei
ruoli, potenziata nell’azione e nelle funzioni.
Una chiara regia politica darebbe senz’altro un forte
impulso anche alla definizione del Piano Nazionale
di Azione per l’infanzia e l’adolescenza, già di fatto
un luogo ideale di coordinamento delle attività che
è stato però svuotato di significato sia per i ritardi
che si sono accumulati negli anni sia per l’assenza
di finanziamenti per la realizzazione delle attività
E’ bene ricordare che la Legge prevede l’approvazione di un piano nazionale di azione ogni due anni:
ad oggi sarebbero dovuti essere otto, mentre ne
sono stati approvati tre; ma ribadisco che ciò che
più conta è che i Piani di azione non dispongono di
risorse espressamente dedicate.
Attualmente l’Osservatorio Nazionale Infanzia e
Adolescenza, ricostituitosi nel 2014, anche dopo
nostre notevoli pressioni, sta ancora elaborando il
nuovo piano biennale. Il Piano dovrebbe rispecchiare una strategia complessiva chiara, evidenziare
le diverse azioni prioritarie, prevedere risorse adeguate e soprattutto individuare specifiche responsabilità di attuazione e una regia efficace nella fase
di monitoraggio. La sensazione, invece, è che ci si
muova su più piani paralleli che quindi, per definizione, non si incontrano tra loro.
Nel Piano si scrivono le proposte, ma poi altri sono
i luoghi in cui si decide davvero e, paradossalmente,
ancora altri sono i soggetti che gestiscono la maggior parte dei fondi - in modo particolare quelli europei - basti pensare alle diverse Autorità di Gestione in seno ai vari ministeri.
-----------------------------I temi che abbiamo affrontato nello scorso anno
sono davvero tanti. Non vorrei che qualcuno pensasse che le principali e le uniche questioni di cui
ci occupiamo coincidono con quelle trattate dai
media. I bambini e gli adolescenti finiscono nei TG
soprattutto quando accadono fatti di cronaca gravi,
tragedie, emergenze. E’ la legge assurda della comunicazione. Esiste invece una quotidianità fatta di
storie, problematicità, situazioni ai margini, sogni
realizzati, riscatti, esempi positivi di cui si occupano
prevalentemente le associazioni e le organizzazioni
del Terzo Settore e che noi abbiamo cercato di intercettare, capire, seguire per trarne insegnamento e
formulare proposte concrete da sottoporre alle Istituzioni a vario livello.
Abbiamo trattato molti di questi temi con i gruppi
di lavoro della Consulta delle Associazioni costituita in seno all’Authority e le Commissioni Consultive che hanno coinvolto esperti e tecnici del settore a
cui sono molto grato. I principali temi che abbiamo
affrontato sono stati scelti proprio monitorando la
situazione del Paese e accogliendo le tante sollecitazioni di cittadini comuni che ci hanno scritto in
questi anni: madri, padri e talvolta gli stessi ragazzi
che ci segnalano storie, che raccontano spaccati del
vissuto quotidiano di molte famiglie. In questi anni
il numero delle segnalazioni è aumentato in maniera costante: sono state 45 nel 2012; 193 nel 2013 e
ben 506 nel 2014. La problematica prevalente attiene a situazioni familiari: conflittualità che non si
riescono a gestire all’interno del nucleo e soprattutto critiche all’operato di Istituzioni e professionisti
competenti ad intervenire che, a giudizio di chi segnala, intervengono male o in ritardo. Se associamo a questa problematica quella più strettamente
giudiziaria e socio-assistenziale arriviamo al 50% di
tutti i casi segnalati. Ed è anche alla luce di questo
dato che voglio subito introdurre un tema che mi
sta particolarmente a cuore: minorenni che vivono
fuori dalla famiglia di origine e in particolare nelle
E’ un tema molto sensibile, oggetto di grande atten-
zione – a volte morbosa – dei media che non aiuta
a fare chiarezza su una questione estremamente delicata sulla quale stiamo concentrando molte delle nostre energie. Ricevo diverse lettere di genitori
secondo i quali se il Garante non è in grado di far
uscire i minorenni dalle comunità e magari di rivedere o annullare i provvedimenti di un giudice,
non ha motivo di esistere. La verità è più complessa. Intanto è bene ricordare che io per primo sono
convinto del diritto di ogni bambino di vivere nella propria famiglia di origine come previsto dalla
Convenzione sui diritti dell’infanzia. Sono altresì
fortemente convinto che innanzitutto bisognerebbe attuare ogni misura utile a sostenere la famiglia
di origine e a prevenire e ad evitare allontanamenti
inappropriati e non necessari. In questa direzione
va il Progetto P.I.P.P.I. (Programma di Intervento
Per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione), che
il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in
collaborazione con l’Università di Padova, ha cominciato a sperimentare efficacemente nel 2011 in
dieci città italiane, oggi esteso a quasi tutto il territorio nazionale.
In modo particolare credo che ogni minorenne allontanato dalla famiglia di origine per motivi economici sia un fallimento per lo Stato e una responsabilità per ciascuno di noi. Ma i minorenni non
vengono allontanati dalla famiglia solo per questo.
Tra le principali motivazioni di allontanamento ci
sono il maltrattamento e l’incuria nei loro confronti, gli abusi sessuali, l’inadeguatezza dei genitori e
i problemi relazionali intrafamiliari. E allora l’affidamento familiare o il collocamento in comunità
risultano essere non solo l’extrema ratio, ma un bene
per il minorenne che solo in tal modo potrà crescere, per un periodo della sua vita, in un ambiente
sano ed essere aiutato a superare i traumi che può
aver subito e a recuperare, se possibile, il rapporto
con la propria famiglia.
Noi abbiamo quasi concluso un attento monitoraggio proprio sui minorenni in comunità grazie alla
collaborazione di tutti i Procuratori della Repubblica presso i Tribunali per i minorenni che ringrazio
fortemente per il supporto che ci hanno concesso
nonostante la scarsità di personale e di mezzi. Abbiamo oggettivamente impiegato molto più tempo
di quanto prevedevamo proprio perché non esiste
un sistema comune consolidato né tantomeno informatizzato di raccolta dati. Ma saremo presto in
grado di presentare i primi risultati del monitoraggio.
Basterebbe anche un solo minorenne fuori dalla famiglia di origine per doverci domandare cosa
non ha funzionato, chi poteva fare di più, dove si è
sbagliato. Questa assunzione di responsabilità deve
però riguardare tutti: lo Stato centrale, le Regioni, i
Comuni, i Servizi sociali, i Tribunali, ma anche gli
stessi genitori; penso per esempio ai provvedimenti
giudiziari di allontanamento che nascono da una
“guerra” tra coniugi le cui conseguenze ricadono sui
Abbiamo promosso la realizzazione di un documento di proposta per la definizione dei criteri e
degli standard per le Comunità per i minorenni
da parte della Consulta delle Associazioni e delle
Organizzazioni. L’abbiamo presentato di recente e
stiamo sollecitando tutti i coordinamenti delle comunità che hanno contribuito alla stesura del documento stesso, ad indirizzare la propria azione
verso il raggiungimento di tali standard. Di recente il Ministero del lavoro e delle politiche sociali
ha avviato, anche su nostra proposta, un tavolo di
confronto sulle comunità per minorenni, al quale
partecipano rappresentanti delle Amministrazioni
statali, regionali e comunali, coinvolgendo esperti e
rappresentanti dei Coordinamenti delle Comunità
Così come era avvenuto a suo tempo per l’affidamento famigliare, il Tavolo ha l’obiettivo di formulare delle Linee di indirizzo per le comunità residenziali.
Del resto le stesse comunità sono motivate a mantenere alto il livello di accoglienza per non subire gli
effetti negativi causati dagli errori e dal malaffare.
Il rischio è che gli errori gravi di alcune comunità,
da condannare e perseguire senza sconti, infanghino il buon lavoro di molti. Certamente è necessario
aumentare i controlli a tappeto sul territorio nazionale. Le Procure minorili lo fanno, se pur con oggettive difficoltà organizzative. Io stesso ho visitato
e continuerò a visitare diverse comunità.
Un tema che viene più volte segnalato dalla stampa
riguarda i potenziali conflitti di interesse di Giudici
onorari e altri professionisti che sarebbero in diverso modo collegati alle comunità.
Ho di recente incontrato un’associazione che ha più
volte pubblicamente denunciato la presenza di situazioni simili in tante realtà del Paese, che però
per sua scelta non ha voluto consegnarci i risultati
di questo lavoro dal quale emergerebbero elementi
concreti di potenziale conflitto di interessi.
Neppure dalle segnalazioni pervenuteci emergono
elementi che ci consentono di intervenire e verificare situazioni specifiche. Oltre alle associazioni di
genitori, ho incontrato a Roma nei giorni scorsi, i
Procuratori della Repubblica presso i Tribunali per
i minorenni, i Coordinamenti delle comunità e mi
sono anche confrontato con la Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali, Silvana Mordeglia e grazie alla disponibilità
del Presidente, Francesco Micela, con il Consiglio
direttivo dell’Associazione Nazionale Magistrati per
i Minorenni e per la Famiglia. Grazie a questi incontri possiamo oggi delineare una linea da seguire
nei prossimi mesi: faremo chiarezza sui molteplici
aspetti di questo tema.
Un altro argomento che ha costituito uno dei
principali focus di attenzione del lavoro dell’Autorità
nel 2014 è il maltrattamento sull’infanzia. I problemi
più rilevanti riscontrati, a fronte di una normativa
unanimemente considerata all’avanguardia e ricca
di pratiche di eccellenza sul territorio, sono stati:
la carenza di dati comparabili anche a livello
internazionale; la mancanza di un sistema integrato
per assicurare alle vittime di maltrattamenti,
compresi i minorenni che assistono alle violenze,
tutti gli strumenti per affrontare e superare il
trauma, anche mettendo in atto meccanismi di
ascolto e partecipazione; una scarsa conoscenza
e consapevolezza della violenza. Tutto questo si
evidenzia in un sommerso difficilmente calcolabile,
anche dovuto alla insufficiente formazione degli
operatori che dovrebbero essere messi in grado di
riconoscere e farsi carico dei casi di maltrattamento.
I minorenni maltrattati in carico ai servizi sociali
sono più di 91 mila, la violenza assistita è la seconda
forma di maltrattamento dopo la trascuratezza.
Il nostro obiettivo è stato contribuire a costruire un
sistema più efficace di prevenzione, presa in carico
e cura dei minorenni maltrattati, anche attraverso
una più puntuale conoscenza del fenomeno,
promuovendo diverse iniziative in collaborazione
con attori istituzionali e del privato sociale,
che quotidianamente intervengono a tutela dei
minorenni maltrattati.
In tal senso abbiamo sostenuto la prima indagine
sui minorenni maltrattati in carico ai servizi sociali,
realizzata da due realtà che svolgono con particolare
professionalità e passione il proprio impegno,
Terre des Hommes e CISMAI, in collaborazione
con ANCI ed ISTAT. Abbiamo inoltre istituito una
Commissione Consultiva per la prevenzione e cura
del maltrattamento, presieduta dal Professor Luigi
Cancrini, che ha evidenziato le criticità e avanzato
proposte per migliorare il sistema di prevenzione e
cura dei minorenni maltrattati.
Uno dei temi più pervasivi della quotidianità italiana è sicuramente quello legato all’immigrazione.
Tema anche fortemente politico, cavalcato con facili
populismi che lavorano sulle ataviche paure dello
“sconosciuto”, del diverso che verrebbe a togliere
lavoro e diritti a noi e ai nostri figli.
E’ evidente che la strada delineata dal Governo che
propone il solidale coinvolgimento dell’Europa, è
l’unica possibile e dovrebbe essere intrapresa con la
consapevolezza degli Stati membri di affrontare un
tema che riguarda davvero tutti.
Nelle molte occasioni in cui ho incontrato i minorenni stranieri appena arrivati in Italia, a Lampedusa, ad Augusta e nelle comunità di accoglienza,
ho ascoltato ansie e paure. Abbiamo provato a dare
una risposta concreta al bisogno dei più giovani ad
essere informati e a capire il “nuovo mondo” nel
quale si sono ritrovati realizzando un Welcome Kit,
un passaporto dei diritti che fornisce informazioni
ed indicazioni preziose ai minorenni che arrivano
nel nostro Paese senza adulti di riferimento.
Il Kit è stato realizzato attraverso un percorso partecipativo che ha coinvolto, in prima battuta, i minorenni stranieri ospitati presso la Comunità di
accoglienza “I Girasoli” di Mazzarino (CL) e quelli
presenti a Roma, insieme ad esperti del settore, poi
associazioni ed istituzioni competenti che nel corso
di focus group hanno fornito altre indicazioni utili
e infine Ibby Italia, International Board on Books for
Young people, associazione che raccoglie i maggiori
esperti di letteratura ed editoria per ragazzi assicurandone la qualità editoriale.
-----------------------------------------Alla fine del mio mandato, ho provato, insieme
alla mia squadra di lavoro, a riflettere sull’esperienza complessiva, sull’efficacia concreta della nostra
azione, sui limiti e sugli errori.
Certamente una revisione parziale della legge istitutiva potrebbe rendere l’azione dell’Authority molto più incisiva. Consentitemi, però, con un pizzico
di orgoglio di poter dire che comunque la nostra
azione ha spesso riaperto, suscitato, risvegliato un
contesto culturale e sociale talvolta pigro e distratto, sollecitando un approccio di sostanza e non di
mera forma celebrativa alle tematiche delle persone
di età minore.
Abbiamo provato a “spingere” i diritti, a promuoverli, a compulsarli non solo in una serie di attività
pubbliche, di gruppi di studio e di lavoro, ma direi
soprattutto mettendo insieme risorse, costruendo
reti, portando i protagonisti del settore a un dialogo finalmente istituzionale quanto mai necessario
affinché le riforme tengano conto della specificità della materia; abbiamo valorizzato una rete di
operatori che non possono prescindere gli uni dalla professionalità degli altri, in un settore in cui la
multidisciplinarietà è fondamentale.
Le persone fanno la differenza e sul nostro cammino abbiamo spesso incontrato persone la cui competenza, serietà e dedizione hanno consentito di
fare importanti passi avanti. Persone giuste al posto
giusto. Certo non di rado abbiamo anche incontrato le persone sbagliate al posto giusto. Ma vorrei
soffermarmi sulle prime che hanno dato un valore
significativo e ricco di sostanza alle comuni azioni
Sarò sempre grato alla sensibilità e alla disponibilità del Capo della Polizia Prefetto Alessandro Pansa,
per aver voluto aprire un confronto per nulla scontato con il Dipartimento della Pubblica Sicurezza
con il quale abbiamo firmato un accordo strategico
per assicurare la piena attuazione della tutela dei
diritti e degli interessi delle persone di minore età.
L’accordo ha consentito, tra le altre cose, la costituzione di un tavolo tecnico che ha coinvolto rappre-
sentanti di tutte le Forze di polizia e che ha avuto
nel Prefetto Francesco Cirillo il motore principale;
ha prodotto un Vademecum contenente linee guida
e istruzioni operative per sostenere il lavoro quotidiano delle Forze di polizia e per fornire concreti
spunti alle attività di formazione sul tema dei diritti
dell’infanzia e dell’adolescenza.
Grazie alla volontà precisa e convinta del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Generale
Tullio Del Sette e del Comandante Generale della
Guardia di Finanza Generale Saverio Capolupo, il
Vademecum è stato distribuito a migliaia di operatori delle Forze di polizia. Inoltre, l’aspetto forse più
interessante è rappresentato dalla possibilità che è
stata data ai funzionari dell’Authority di partecipare ai corsi di formazione di Polizia, Carabinieri e
Guardia di Finanza per approfondire e confrontarsi sui temi specifici oggetto del Vademecum e che
riguardano i minorenni vittime, autori e testimoni
di reati, i pericoli del web e del bullismo, i minorenni stranieri non accompagnati, quelli scomparsi
e quelli destinatari di provvedimenti dell’Autorità
Vorrei soffermarmi su alcune azioni particolarmente incisive che in vario modo ci hanno visto coinvolti: la prima riguarda l’eccellente lavoro della Polizia
Postale e delle Comunicazioni, fiore all’occhiello a
livello europeo delle iniziative di prevenzione, di
sensibilizzazione e di contrasto dei casi di violazione dei diritti e violenza, anche tra pari, legati al web.
L’impegno all’interno del Safer Internet Centre e, di
recente, il Tour “Vita da social” realizzato dalla Polizia Postale, ha intercettato migliaia di giovanissimi,
fornendo informazioni sull’uso corretto di internet
e rafforzando la fiducia in una delle Istituzioni che
ai ragazzi riesce ad essere vicina.
Vorrei inoltre ricordare l’apertura, lo scorso anno,
della “Sala Lanzarote” presso il Raggruppamento
Carabinieri Investigazioni Scientifiche di Roma;
un’apposita struttura a disposizione del personale
del Reparto Analisi Criminologiche per le audizioni
protette dei minorenni, particolarmente curata, tra
le poche di questo genere, che consente di ascoltare
in video-audio conferenza e in un ambiente protetto, minorenni o adulti.
Del resto il tema dello sfruttamento e degli abusi sessuali su bambini e adolescenti è tristemente
all’ordine del giorno come spesso sottolineato da
Telefono Azzurro e dall’ECPAT.
Infine vorrei esprimere grande apprezzamento per
l’azione che la Guardia di Finanza promuove soprattutto sul tema del gioco d’azzardo che purtroppo coinvolge un numero considerevole di minorenni.
Ho più volte richiamato la responsabilità enorme
dei media che possono incidere in vario modo sui
bambini e sugli adolescenti. Ho certamente rilevato
e ne dò con piacere atto alla Presidente della RAI,
Annamaria Tarantola, una maggiore attenzione alle
criticità più volte segnalate anche da molti utenti colgo l’occasione per ringraziare il Consiglio Nazionale degli Utenti per la costante collaborazione - e
la volontà di perseguire una linea editoriale generale più coerente con gli obiettivi del servizio pubblico e delle regole esistenti a tutela dei minorenni.
Sappiamo bene quanto certi messaggi possano,
proprio attraverso la televisione, indirizzare e condizionare gli orientamenti dei ragazzi; i danni provocati da alcune trasmissioni televisive verso le
quali poco abbiamo potuto fare, soprattutto perché
raramente hanno riguardato il servizio pubblico, li
leggiamo negli atteggiamenti e nelle frasi di alcuni
adolescenti che tentano di omologarsi a personaggi
e stili di vita che non sono un riferimento positivo.
Ma la contaminazione culturale può e deve essere
positiva, ecco perché trovo di grande interesse educativo la decisione del Direttore di RAI Fiction, Tinni Andreatta, di produrre sia per la tv e ancora più
innovativamente per il web, storie che raccontano
vissuti, quotidianità di grande valore per i ragazzi.
L’esperimento che ha avuto maggiore successo e che
oggi può senz’altro ritenersi l’esempio migliore di
come sia possibile fare un prodotto di qualità per
il grande pubblico, ma anche e soprattutto per riportare i bambini e gli adolescenti sui canali tradizionali, è la fiction “Braccialetti Rossi” prodotta da
un innovatore uomo di cultura come Carlo Degli
Esposti. Una serie che mette al centro valori come
l’amicizia, la lealtà, la voglia di vivere, la fame di
futuro per chiunque, anche per chi ha una malattia
La rete che abbiamo costruito trova il suo perno
fondamentale in chi ha svolto da sempre un ruolo indispensabile nel sistema di garanzia dei diritti
dell’infanzia. Le associazioni e le organizzazioni del
Terzo Settore sono per molti territori l’unica chance
per realizzare i progetti e gestire servizi. Non credo che la privatizzazione del sociale sia la strada da
percorrere, ma è certamente vincente la stretta collaborazione tra Stato e Terzo Settore dove però lo Stato svolge il suo ruolo e non delega, deresponsabilizzandosi, le proprie competenze al Terzo Settore.
E’ importante che a livello locale siano i Comuni
e le Regioni ad individuare strategie e progettualità
globali nelle quali il Terzo Settore può e deve avere
un ruolo primario ma non sostitutivo. I principali
coordinamenti delle associazioni come il Gruppo
CRC – Convention on the Rights of the Child -, il
Pidida, Batti il Cinque! e molti altri, raggruppano
ormai centinaia di associazioni e rappresentano un
braccio operativo essenziale su tutto il territorio nazionale.
Le osservazioni, i suggerimenti e anche le critiche
che arrivano da questi mondi mi hanno sempre
aiutato a svolgere con maggiore consapevolezza ed
efficacia il mio lavoro. Credo che anche il Parlamen13
to e il Governo dovrebbero, in modo più costante
e strutturato, ascoltare le loro istanze che nascono
da esperienze ormai decennali e propongono buone prassi che potrebbero essere assunte a livello nazionale. Questo permetterebbe di evitare gli errori
che spesso si commettono proprio per non avere
l’umiltà di affidarsi a chi da più tempo conosce certe problematiche e può essere in grado di suggerire
Save the Children, una delle organizzazioni leader
del settore, chiama “punti luce” alcuni dei progetti
che sui territori ha attivato insieme ad altre associazioni e realtà locali. Nel nostro Paese esistono davvero tanti “punti luce”: quelli che ha così definito
Save e quelli che lo sono di fatto grazie all’impegno
e alla dedizione di milioni di persone che operano
come volontari o professionisti per i bambini e gli
Quest’anno i progetti nati a livello locale e realizzati
anche con il nostro supporto su tutto il territorio
nazionale, sono stati davvero tanti. Abbiamo privilegiato quelli che hanno una ricaduta diretta sulla
tutela dei diritti dei minorenni e che prevedono un
approccio volto ad assicurare una particolare attenzione all’attivazione di meccanismi di partecipazione dei bambini e degli adolescenti coinvolti. Siamo
convinti che questa scelta potrà garantire effetti anche di lunga durata, ma il nostro impegno immediato è nel monitoraggio dell’efficacia dei risultati e
nella misurazione dell’impatto concreto, di medio e
lungo termine, sulla qualità della vita dei minorenni interessati dai progetti.
Non mi è possibile citare tutti i progetti e le partnership e per questo motivo, nella pubblicazione di
quest’anno troverete degli schemi che riassumono
gran parte di questo lavoro.
Le attività svolte su tutto il territorio nazionale per
l’infanzia e l’adolescenza trovano un alleato fondamentale nella figura dei Garanti regionali ai quali
va il mio ringraziamento per il confronto costante e
la sinergia che, pur nel rispetto dei ruoli e della loro
autonomia, hanno voluto costruire con l’obiettivo
unico di rafforzare la reciproca azione.
Dal 2011 abbiamo registrato un aumento dei Garanti regionali, controbilanciato però da una riduzione delle risorse economiche assegnate e da una
non piena autonomia gestionale che dovrebbe caratterizzare questa istituzione. In alcune Regioni c’è
stata anche una revisione della normativa che ha
portato all’accorpamento di funzioni: in alcuni casi
nella stessa persona si cumulano le competenze di
garante per l’infanzia, garante dei detenuti e difensore civico.
Nel 2014 la Conferenza nazionale per la garanzia
dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che riunisce l’Autorità e tutti i Garanti delle Regioni e delle Province autonome, ha lavorato intensamente
sul sistema di tutela dei minorenni e su tematiche
particolarmente sensibili. Tra i principali prodotti
realizzati, citiamo a titolo esemplificativo la ricerca
sull’istituto dell’affidamento dei minorenni ai servizi sociali; uno studio che ha evidenziato alcune
debolezze strutturali e lacune procedurali di un sistema di tutela e protezione dell’infanzia.
Il lavoro di questi anni è stato davvero intenso e per
questo non smetterò mai di ringraziare tutte le persone che hanno lavorato insieme a me.
Non so francamente come sia stato possibile immaginare al momento dell’approvazione della legge
istitutiva che bastassero dieci persone per portare
avanti un progetto di lavoro così ambizioso e complesso: eppure ho trovato dieci persone della Pubblica Amministrazione che hanno portato oltre alla
competenza il valore aggiunto della passione e della totale dedizione alla causa che ha prodotto una
forza lavoro pari almeno a tre volte la dotazione
organica attuale! Riconfermo l’auspicio che il Parlamento possa in questa Legislatura apportare alcune
modifiche alla legge istitutiva e incrementare anche
il personale assegnato: si tratta, è bene ricordare, di
personale proveniente obbligatoriamente da altre
amministrazioni pubbliche e che quindi non rappresenterebbe un maggiore costo per il bilancio dello Stato.
Il mio ringraziamento di cuore va a ciascuno di loro
che, insieme a pochi collaboratori ed alcuni stagisti,
hanno condiviso questa avventura. Grazie ad Alessandra Ponari, Viceprefetto aggiunto e Dirigente
Coordinatore dell’Authority che ha guidato sempre
con saggezza e capacità la nostra squadra. E grazie
anche al Collegio dei Revisori, la Presidente Patrizia Ferrari, il Cons. Antonio Sabbatella e la dott.ssa
Maria Luisa Bernardi che ci hanno non solo “controllato” ma anche indirizzato nella difficile fase di
costruzione dell’Authority.
-----------------------------------------Care ragazze, cari ragazzi,
forse la mia Relazione non vi ha incoraggiato molto, ma sappiate che ce la metteremo tutta per cambiare e per riuscire insieme a voi a costruire un futuro diverso.
Ho avuto l’onore e il privilegio in questi quattro
anni di servire lo Stato lavorando per voi, lavorando
Tutte le ragazze e i ragazzi che ho incontrato di persona, girando l’Italia in lungo e in largo, anche i più
piccoli, mi hanno insegnato qualcosa, mi hanno
aiutato a capire come svolgere al meglio il mio lavoro; mi avete dato consigli, suggerimenti e mi avete
regalato, in ogni singolo incontro, emozioni e insegnamenti di vita.
E questo è accaduto perché il nostro è stato un incontro vero, è stato l’esercizio autentico del vostro
diritto alla partecipazione e all’ascolto, sebbene talvolta realizzato attraverso i social network, attraverso i canali di comunicazione che vi sono più congeniali e, se usati con la consapevolezza delle insidie e
dei pericoli e il rispetto per tutti, sono una straordinaria opportunità di crescita e avanzamento.
Abbiamo condiviso con voi il nostro percorso su
Facebook, Twitter, Youtube, Flickr, Instagram, Pinterest, Soundcloud in una interazione costante e
Pensate che solo attraverso Facebook nell’ultimo
anno l’Autorità ha interagito con 10 milioni di utenti unici, il 35% dei quali adolescenti, distribuiti su
tutto il territorio nazionale e siamo i primi tra le
Autorità europee per l’infanzia, pur essendo nati per
ultimi, per numero di iscritti e di interazioni sui social network.
La vostra generazione viene raccontata spesso come
apatica, viziata, senza valori, spinta nel suo agire
solo da narcisismo e consumismo.
Purtroppo i casi di cronaca – gli unici che offrono
spunto ai media per parlare di voi – sono come una
lente deformante e veicolano il ritratto distorto di
una generazione vuota, persa.
Definire un’intera generazione sulla scorta di casi
estremi e punte di disagio è un errore e un’arroganza semplificatrice degli adulti.
Noi adulti che piuttosto dovremmo scusarci per
l’humus culturale-politico nel quale vi stiamo facendo crescere, per non essere sempre un esempio
positivo da seguire.
Recentemente abbiamo realizzato un sondaggio
che ha interessato mille ragazzi e ragazze tra i 14 e
i 17 anni per capire il vostro rapporto con le Istituzioni, analizzare il grado di vicinanza e fiducia nello
Stato, verificare le vostre aspettative.
Dal sondaggio emerge che la passione per la politica c’è e si sviluppa proprio durante l’adolescenza.
Più del 50% degli adolescenti, infatti, si tiene al corrente sulla politica. La fiducia nello Stato però diminuisce con l’aumentare dell’età. Se al primo posto domina la fiducia nei propri insegnanti, seguiti
dalle Forze dell’Ordine, all’ultimo posto ci sono il
Parlamento e i Partiti.
Ma l’importanza dello Stato viene riconosciuta nel
momento in cui lo Stato fa lo Stato. Dà l’esempio.
Fa scelte politiche per livellare le differenze e, infatti, il senso di inclusione/esclusione condiziona
molto la vostra fiducia nelle Istituzioni.
Il quadro che questo sondaggio ci restituisce è, diversamente dal comune sentire, di una generazione
di adolescenti caratterizzata da ricchezza, potenzialità, passione.
Sta alle Istituzioni, compresa l’Autorità, alimentarle
e non deluderle.
PER L’INFANZIA E
I Garanti per l’infanzia e l’adolescenza in Italia.
Cosa è stato fatto, cosa resta da
La figura del Garante dei diritti delle persone di
minore età è attualmente prevista, sebbene con
denominazioni, caratteristiche e funzioni diverse,
con apposita legge regionale e/o provinciale in 18
Regioni e nelle 2 Province Autonome di Trento e
Bolzano. Quattordici Regioni (anche se nel Lazio
si è in attesa di nuova nomina) e le due Province
Autonome di Trento e Bolzano hanno sino ad ora
nominato il loro Garante, tre (Piemonte, Sicilia
e Sardegna) lo hanno istituito ma non ancora
nominato. L’Abruzzo con l.r. n. 46/1988 ha affidato
in convenzione la funzione al Comitato Italiano
per l’Unicef, mentre in Lombardia sono in corso le
procedure di nomina. Non hanno ancora disposto
in tal senso le sole Regioni Valle d’Aosta e Trentino
Alto-Adige (dove sono però presenti i due Garanti
provinciali).
La lunga pausa – quasi un’eclissi – intercorsa tra
le nomine dei primi Garanti regionali in Italia e
il rinnovato interesse generale per queste figure
si è felicemente conclusa nel novembre 2011 con
la nomina, nella persona di Vincenzo Spadafora,
dell’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza.
Con questo atto si è finalmente concluso il lungo e
travagliato iter parlamentare diretto a dare risposta
alle insistenti sollecitazioni del Comitato delle
Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia, organismo
competente a monitorare lo stato di attuazione nel
Paese della Convenzione sui diritti del fanciullo del
Il sistema complessivo di garanzia dei diritti
dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia è oggi
formato da un’Autorità garante nazionale e dai
Garanti regionali e delle Province Autonome,
indipendenti da quella e normati da leggi regionali
e/o provinciali, ma con quella collaboranti nella
Conferenza nazionale per la garanzia dei diritti
dell’infanzia e dell’adolescenza istituita dall’art. 3
comma 7 della legge istitutiva dell’Autorità garante
n. 112/2011.
Il completamento ormai prossimo della rete dei
garanti costituisce un segnale preciso della rilevanza
acquisita da queste figure che, nel corso del tempo,
hanno assunto una strutturazione sempre più
definita e delle prospettive di sviluppo che esse
possono avere nell’ambito del sistema pubblico di
protezione dell’infanzia e dell’adolescenza.
Tra i motivi di questo rinnovato interesse, vale
certamente la pena citarne almeno un paio.
In primo luogo, si è verificato un progressivo
aumento di conoscenza e di consapevolezza
dei nuovi diritti del fanciullo sanciti dalla
Convenzione delle Nazioni Unite e dell’esigenza
di dar loro concreta attuazione tanto a livello
nazionale che regionale. Un forte stimolo in questa
direzione è stato dato dalla legge 28 marzo 2001
n. 149, “Diritto del minore ad una famiglia”, che
ha riaffermato tra l’altro il dovere delle Regioni
di sostenere i nuclei familiari a rischio al fine di
prevenire l’abbandono; di promuovere iniziative di
formazione dell’opinione pubblica sull’affidamento
e l’adozione; di organizzare corsi di aggiornamento
professionale degli operatori sociali (art. 1, co. 3).
Anche la legge 8 novembre 2000 n. 328, “Legge
quadro per la realizzazione del sistema integrato di
interventi e servizi sociali”, ha contribuito nel senso
In secondo luogo e più in generale, alcuni fattori
particolari hanno fatto emergere l’esigenza di
specifiche figure di garanzia per l’infanzia e
l’adolescenza. Tra questi il rapido mutamento dei
modelli familiari; il progressivo sganciamento del
rapporto genitore figlio dall’appartenenza genetica;
la presa di coscienza che il bambino è persona
titolare di diritti prima ancora di essere figlio; che può
esservi conflitto di interessi anche non patrimoniali
tra diritti del figlio e genitore legale rappresentante;
che la rigida presunzione di coincidenza tra volontà
del genitore e diritti del figlio si è fatta sempre più
debole. La stretta interazione tra protezione socioassistenziale, protezione giudiziaria e territorio ha
accelerato il processo ai livelli regionali, e ha fatto sì
che questi, compresa la nostra Regione, siano giunti
come si è detto in anticipo rispetto allo Stato a dare
vita alla nuova figura.
Non mancano tuttavia in questo quadro anche
opposti segnali.
Significativa a tal riguardo appare la scelta della
Regione Veneto, la prima a dotarsi nel lontano
1988 di una legge e qualche anno dopo di un ufficio
dedicato (l’Ufficio di Protezione Pubblica Tutela
dei Minori). La nuova legge regionale n. 37/2013
prevede infatti in questa regione l’istituzione della
figura unica del Garante regionale dei diritti della
persona che ha, fra gli altri, anche il compito di
promuovere, proteggere e facilitare il perseguimento
dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Nella
Regione Marche la l.r. n. 23/2008 ha invece istituito
l’Autorità di garanzia per il rispetto dei diritti di
adulti e bambini – Ombudsman regionale che svolge
i compiti inerenti l’ufficio del Difensore civico,
l’ufficio del Garante per l’infanzia e l’adolescenza e
l’ufficio del Garante dei diritti dei detenuti.
Le diverse normative regionali e provinciali in
materia presentano elementi similari, ma anche
una certa disomogeneità, frutto di scelte legislative
talvolta differenti e non sempre del tutto coerenti.
Esse di norma dispongono che l’organo svolga le
proprie funzioni in autonomia, con indipendenza
di giudizio e di valutazione, e che lo stesso non sia
soggetto ad alcuna forma di controllo gerarchico
e funzionale. Eppure in taluni casi (ciò avviene,
ad esempio, in Campania, Calabria e nelle due
Province Autonome di Trento e Bolzano), la durata
dell’incarico che, normalmente è di cinque anni,
viene fatta coincidere con la legislatura.
Nella quasi totalità dei casi, i Garanti hanno sede
presso i rispettivi Consigli regionali o provinciali in
quanto questa collocazione è ritenuta più idonea
a garantire l’effettiva autonomia e l’indipendenza
dell’organo; questo non avviene tuttavia in Veneto
(anomalia che risulta però superata dalla nuova l.r.
37/2013, il nuovo Garante avrà come riferimento
una struttura operativa del Consiglio regionale
e non più della Giunta), Liguria e Umbria dove
gli Uffici hanno sede per legge presso la Giunta
In quasi tutte le Regioni e Province, i Garanti
hanno l’obbligo di programmazione delle attività
e i relativi budget di spesa sono determinati
annualmente dai competenti organi regionali
sulla base di quel programma, venendo così
meno il fondamentale aspetto dell’indipendenza
economica. Ciò non avviene invece nella Regione
Calabria dove, a seguito dell’approvazione del
Regolamento di attuazione della legge regionale
istitutiva n. 28/2004, Giunta e Consiglio
annualmente versano su un conto corrente dedicato
le somme a disposizione dell’Ufficio che la Garante è
tenuta a rendicontare entro il 28 febbraio dell’anno
successivo unitamente al programma delle attività.
Tutti i Garanti sono inoltre chiamati a presentare,
di norma entro il 31 marzo, ai rispettivi Consigli
e/o Giunte una dettagliata relazione sulle attività
svolte nel corso del precedente anno.
Nella maggior parte dei casi, agli Uffici è assegnata
una dotazione minima di personale, pari almeno
a due unità, solitamente individuate nell’ambito del
personale in servizio presso i rispettivi Consigli e/ o
Giunte regionali e/o provinciali. E’ altresì prevista
la possibilità per i Garanti di avvalersi, nei limiti dei
contingenti di spesa dell’Ente, della collaborazione
di personale esterno per lo svolgimento di
prestazioni specialistiche. Il personale è posto alle
dipendenze funzionali ma non gerarchiche del
La stessa misura dell’indennità da attribuire
all’organo di garanzia è quantificata in vario modo
dalle normative. In alcuni casi si prevede la gratuità
della carica (questo avviene, ad esempio, in Liguria),
fatti salvi rimborsi per le spese effettivamente
sostenute e documentate. Prevalentemente viene
invece attribuito al Garante una percentuale del
che può andare dal 25% della Basilicata al 70%
della Toscana, passando per il 35% corrisposto dalla
Campania, il 45% dell’Emilia-Romagna e il 60% del
Lazio. Nelle Marche all’Autorità di garanzia è invece
corrisposto il compenso annuo onnicomprensivo,
pari allo stipendio tabellare previsto per la qualifica
dirigenziale regionale. Nella Regione Calabria
al Garante spettano l’indennità di funzione, il
rimborso spese ed il trattamento di missione nella
misura prevista per il Difensore civico.
Per quanto riguarda i rapporti con gli altri organi
di garanzia, ove presenti, si osserva che molte
normative prevedono che il Difensore civico e il
Garante si diano reciproca segnalazione di situazioni
di interesse comune, coordinando la propria attività
Relativamente alle funzioni attribuite a queste figure,
le previsioni contenute nelle varie fonti normative
regionali sono numerose e rendono difficile una
classificazione. Esse possono sostanzialmente essere
ricondotte ad alcune macro-categorie: promozione
e diffusione di una cultura dei diritti dell’infanzia
e dell’adolescenza, rappresentanza degli interessi,
accoglienza e presa in carico delle segnalazioni,
formulazione di pareri e proposte, informazione e
vigilanza, partecipazione.
In generale, il perseguimento degli obiettivi indicati
dalle diverse leggi istitutive potrebbe essere meglio
assicurato da una maggiore visibilità e migliore
accessibilità di queste figure. Il Garante deve farsi
conoscere, ed essere facilmente accessibile come
figura di garanzia specifica e indipendente, in alcun
modo assimilabile ai servizi, né all’amministrazione
regionale, e meno che mai a una sorta di ultima
istanza giudiziaria.
(a cura del Garante per l’infanzia e l’adolescenza
della Regione Emilia-Romagna Luigi Fadiga e del
suo Ufficio)
AUTORITÀ GARANTE PER L’INFANZIA E
Via Vincenzo Verrastro, 6. - 85100 POTENZA
Tel. 0971 447261 / 079 - Fax 0971 447305
GARANTE DEI DIRITTI DEGLI ADULTI E DEI BAMBINI
Tel. 071 2298483 - Fax 071 2298264
Via Cardinale Portanova - 89100 REGGIO CALABRIA
Tel. 0965 880454
Centro Direzionale Isola F/8 - 80143 NAPOLI
Tel. 081 7783843 – Segret. 081 7783503 - 861 - 834
Tel. 051 5276263 - 051 5275860 - Fax 051 5275461
CON FUNZIONE SPECIFICA DI GARANZIA
c/o Consiglio Regionale del Lazio
Tel. 06 65937314 - Fax 06 65937325
c/o Consiglio regionale della Lombardia
Via F. Filzi, 22 – 20124 Milano
Tel. 02 67486290
garanteinfanzi [email protected]
TUTORE PUBBLICO DEI MINORI
Tel. 0874 424774 / 69 - Fax 0874 424767
Viale Unità d’Italia, 24/c - 70124 BARI
Tel. 055 2387563 / 28
AUREA DISSEGNA
PUBBLICO TUTORE DEI MINORI
Via Longhena, 6 - 30175 MARGHERA (VE)
Tel. 041 2795925 / 26
PAULA LADSTÄTTER
Via Cavour 23/c - 39100 BOLZANO
Palazzo della Regione - Via Gazzoletti, 2 - 38122 TRENTO
Tel. 0461 213201 - Fax 0461 213206
La Rete dei Garanti europeI (ENOC)
La Rete dei Garanti europei (ENOC) si è estesa ad
ulteriori Paesi e include 44 Garanti per l’infanzia
presenti nei diversi Paesi dell’area del Consiglio
d’Europa. L’ultima Conferenza annuale (la 18ª) si
è svolta ad Edimburgo dal 22 al 24 ottobre 2014 e
si è focalizzata sul tema dell’impatto delle misure
di austerità sull’infanzia e l’adolescenza. Il consueto
progetto di ascolto e partecipazione dei ragazzi ha
prodotto una mostra audio visiva “Austerity Bites:
Children’s Voices” che è stata inaugurata ad Edimburgo, poi portata in diversi Paesi europei e, recentemente, è stata presentata a Strasburgo, alla sede
del Consiglio e del Parlamento Europeo. E’ costituita da 32 video realizzati con il supporto di ragazzi e ragazze di otto Paesi Europei. Attraverso i loro
racconti - dalle difficoltà economiche alla riduzione
dei sostegni per lo studio e lo sport, dal taglio ai servizi di base, soprattutto per i minorenni allontanati
dalla famiglia o con disabilità, alla solitudine per i
molti amici partiti all’estero in cerca di un futuro – i
ragazzi e le ragazze protagonisti dei video ci parlano
del loro quotidiano, dei sogni spezzati, delle difficoltà a godere dei loro diritti fondamentali.
L’Assemblea dell’ENOC si è conclusa con l’approvazione all’unanimità del Position Statement sull’impatto dell’austerità sui bambini e gli adolescenti, che
contiene le specifiche raccomandazioni dell’ENOC
per i decision makers a livello nazionale e internazionale. Cuore dello Statement è la consapevolezza
che non possono essere i minorenni e le loro famiglie, soprattutto quelle con maggiore svantaggio
socio-culturale, a pagare il prezzo più alto della crisi; che continuare a prevenire l’emarginazione e sostenere le politiche dell’infanzia è un investimento
necessario e fruttuoso per i Paesi, come ribadiscono
anche la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia
e la recente Raccomandazione della Commissione
Europea “Investire nell’infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale”. Questo dovrebbe essere l’orizzonte dei piani d’azione nazionali e della nuova strategia per i minorenni che il
Consiglio d’Europa sta mettendo a punto.
L’Assemblea ha poi definito il tema per l’anno 2015,
che sarà la violenza in tutte le sue declinazioni. Anche su questo tema l’ENOC si è impegnato a trovare
le risorse per realizzate un progetto di partecipazione che permetta di dare voce alla visione delle violenza da parte dei bambini e degli adolescenti.
LA RETE DEI
GARANTI EUROPEI (ENOC)
BELGIUM / FRENCH COMMINITY
REPUBLIKA SRPSKA / BOSNIA & HERZEGOVINA
VOJVODINA / SERBIA
attraverso i dati
dell’Istat
Un sentito ringraziamento all’Istat che ha reso possibile
l’elaborazione di dati specifici sui minorenni e la vita
quotidiana dei bambini e degli adolescenti.
Quanti sono i bambini e gli adolescenti in Italia? Con chi vivono e quali sono le condizioni della zona e
dell’abitazione in cui vivono le famiglie con bambini e ragazzi con meno di 18 anni, quali i loro maggiori
L’analisi delle informazioni statistiche prodotte dall’Istat che riguardano i minorenni offre una chiave di
analisi che privilegia, per quanto possibile, da una parte, il raffronto e l’evoluzione temporale dei fenomeni
con la valutazione in serie storica dei dati, dall’altra, un confronto spaziale articolato in relazione alle
differenze territoriali.
Pochi bambini e ragazzi tra tanti adulti
Sotto il profilo demografico, attraverso i principali indicatori, incidenza dei minorenni in rapporto alla
popolazione adulta, rapporto tra giovani fino a 14 anni e anziani ultrassessantacinquenni e propensione ad
avere figli vengono forniti innanzi tutto alcuni elementi oggettivi per valutare la struttura sociale alla luce
della presenza di bambini e adolescenti.
Emerge un quadro in cui si evidenziano conclamati squilibri tra generazioni con l’evidente perdita di peso
demografico dei bambini e dei ragazzi. Gli effetti delle trasformazioni demografiche e sociali in atto sono
destinate in futuro ad avere conseguenze sulla tenuta complessiva del sistema di welfare, da un lato, e sulla
opportunità di una crescita armoniosa e compiuta dei ragazzi in un contesto che invecchia via via di più, in
cui si vive in famiglie sempre più ristrette e sempre più spesso da figli unici.
Al 1° gennaio 2014 i residenti di età inferiore a 18 anni sono 10.158.005. Nei ultimi 15 anni l’incidenza dei
minorenni sul totale della popolazione residente mostra una costante riduzione, passando dal 18,1% del
complesso dei residenti nel 1996 al 16,7% nel 2014 (Grafico 1).
Grafico 1 Bambini e ragazzi di 0-17 anni residenti in rapporto al totale della popolazione residente.
Valori percentuali. Anni 1996 - 2014
La contrazione del peso dei minorenni in questo arco temporale si riscontra senza discontinuità in tutte
le regioni, da Nord a Sud, seppure con diverse intensità. Le differenze che ancora si riscontrano tra le
regioni Italiane sono frutto del duplice effetto della diversa storia demografica che nel corso degli anni ha
caratterizzato le diverse aree del Paese e dei differenti tassi di velocità nei cambiamenti.
Ecco dunque che la Liguria si connota come fanalino di coda con più bassa percentuale di minorenni sul
totale della popolazione residente (13,9%) mentre all’opposto troviamo la Campania (19,2%) che si colloca
ben oltre la media nazionale (16,7%).
In un Nord “invecchiato” fanno eccezione le Province Autonome di Trento e Bolzano con un’incidenza
della popolazione minorile sensibilmente più alta rispetto alle regioni appartenenti a quest’area del Paese
(rispettivamente 18,2% e 19,6%).
Siamo ormai in presenza di uno squilibrio strutturale tra generazioni. La rarefazione dei giovani nel nostro
Paese è dovuta principalmente alla persistente bassa propensione ad avere figli, da un lato, e al costante
aumento della speranza di vita, dall’altro.
Tavola 1 Popolazione fino a 17 anni residente al 1° gennaio 2014 e principali indicatori demografici
residente di 0-17 anni
minorenni sul totale
Numero di figli per
4.436.798
1.695.774
9.973.397
515.714
832.806
1.229.363
3.750.511
896.742
1.553.138
5.870.451
1.125.898
5.869.965
713.435
4.090.266
1.980.533
907.369
5.094.937
10.158.005
Nel 2014 le nascite sono state 509 mila, cinquemila in meno rispetto al 2013, il livello minimo dall’Unità
d’Italia. Inoltre, il numero medio di figli per donna (TFT) è fermo a 1,4 come nel 2013. La fecondità nazionale
è tornata sui livelli pre 2007: ancora distante dalla media dell’Unione europea (1,5 figli nel 2012, fonte
Eurostat) e insufficiente a garantire il necessario ricambio generazionale.
Con 1,6 figli per donna nel 2014 Trento, Bolzano e la Valle D’Aosta si confermano come le zone più prolifiche
del Paese. In tutte le regioni del Nord, eccetto che in Liguria (1,3 figli, dove c’è anche il più alto tasso di
mortalità - 13,2 per mille - e, di conseguenza, anche il tasso d’incremento naturale più sfavorevole, -6,3
per mille), si rileva una fecondità superiore alla media nazionale. Nessuna delle regioni del Mezzogiorno
presenta una fecondità di livello superiore alla media nazionale.
La riduzione della fecondità oltre il limite necessario ad assicurare un adeguato ricambio della popolazione è
riconducibile ad una molteplicità di fattori culturali e sociali tra i quali, solo per citarne alcuni, il conseguimento
di più elevati livelli di istruzione per le più recenti generazioni femminili, la difficoltà di conciliare la vita
familiare e gli impegni del lavoro, la tendenza a subordinare le scelte riproduttive alla stabilità economica
della famiglia. A proposito di quest’ultimo aspetto l’andamento temporale del TFT unitamente al tasso di
disoccupazione sembra confermare che la crisi economica che il Paese sta attraversando a partire dagli ultimi
anni potrebbe avere influito sulla decisione di fare figli. Quando, infatti, nel 2007 il tasso di disoccupazione
raggiunse il livello minimo degli ultimi vent’anni (6%), negli anni immediatamente successivi si è potuto
registrare un aumento delle nascite con una crescita del tasso di fecondità totale da 1,4 a 1,5 figli per donna.
Nel 2014, dopo sette anni ininterrotti di aumento, la disoccupazione è volata al 13,2% e anche le nascite
sono tornate a scendere
Il nostro Paese si connota altresì come uno di quelli più longevi al mondo; questo è dovuta al costante
calo della mortalità che ha determinato significativi aumenti della speranza di vita alla nascita. Questa
dinamica demografica è sintetizzabile attraverso l’osservazione del livello raggiunto dall’indice di vecchiaia.
A partire dal 1993, anno in cui si era registrato per la prima volta lo storico sorpasso del numero degli
ultrasessantacinquenni sul numero di bambini con età compresa tra zero e 14 anni, l’esercito degli anziani è
andato via via crescendo, avanzando sempre più il numero dei minorenni fino ad arrivare a contare oggi in
Italia ben 154 anziani ogni 100 giovani.
Nel 2014 è possibile osservare una presenza di anziani superiore alla media nazionale in ben 13 regioni
italiane e a livello territoriale la situazione non è affatto omogenea e non mancano sorprese.
Così se nel Nord del paese abbiamo, da un lato, la Liguria in cui si contano ormai due anziani ogni bambino
o ragazzo sotto i 15 anni, dall’altro, la quota di anziani tende a scendere, bilanciata da una maggiore presenza
percentuale di giovani, in Lombardia e nelle Province Autonome di Bolzano e di Trento.
Al Sud soltanto in Campania si registra un indice di vecchiaia di poco superiore al 100 mentre nelle restanti
regioni già da anni è stata superata la soglia del perfetto equilibrio tra bambini e ragazzi con età compresa
tra zero e 14 anni e persone anziane di 65 anni e più.
Un rimedio, seppure parziale, al continuo processo di invecchiamento demografico e al basso tasso di fecondità
deve essere senz’altro considerata la crescita registrata negli ultimi anni della componente straniera che tra
le dinamiche del mutamento demografico rappresenta quella che maggiormente ha contribuito a cambiare
il panorama sociale. Se la quota della popolazione straniera sul totale dei residenti (italiani e stranieri) è
attualmente dell’8,1%, i minorenni rappresentano il 22,1% della popolazione straniera (4.922.085) e l’11%
del totale dei minorenni (Grafico 2). Sostanzialmente stabile la quota di minorenni non comunitari presenti
in Italia, che è pari al 23,9%; nel 2013 era del 24,1%.
Bambini e ragazzi di 0-17 anni stranieri residenti sul totale dei minorenni italiani e
stranieri residenti. Valori percentuali. Anno 2014
Particolarmente intenso è stato l’incremento registrato nei primi anni del nuovo secolo. Le ragioni di questa
crescita sono da ricercare nei provvedimenti di regolarizzazione (L. n.189/2002 e L. n.222/2002) che hanno
permesso a molti stranieri irregolarmente presenti di sanare la loro posizione con il duplice effetto di
alimentare sia i ricongiungimenti familiari, sia le nascite da stranieri. Il picco più alto nel nostro Paese si è
toccato nel 2011 quando la quota di minorenni stranieri sul totale della popolazione straniera residente ha
raggiunto il 23,4% (Grafico 3).
Grafico 3 Fonte: Istat
Bambini e ragazzi di 0 - 17 anni stranieri residenti in rapporto al totale della popolazione
straniera residente. Valori percentuali. Anni 2000 - 2014
Nelle famiglie domina il modello del figlio unico con mamma e papà
che hanno perso il posto di lavoro
Negli ultimi anni profonde trasformazioni hanno riguardato il contesto familiare in cui sono inseriti bambini
e ragazzi fino a 17 anni. I cambiamenti hanno riguardato sia il profilo, sia la composizione familiare che
negli ultimi trenta anni hanno contribuito ad un processo di polverizzazione che ha visto la progressiva
diminuzione del numero dei componenti e alla diversificazione delle tipologie familiari.
La famiglia costituisce, pertanto, un importante punto di riferimento cui guardare perché rappresenta
un cruciale supporto emotivo necessario perché ad essa viene affidata la specifica funzione di crescere i
figli in modo che possano progredire e acquisire la necessaria autonomia, con le relazioni familiari che
rappresentano una componente essenziale del benessere individuale.
I dati dell’Istat riferiti al 2014 confermano che la famiglia è sempre più “stretta” e “lunga”, ciò comporta
inevitabilmente anche trasformazioni all’interno dei rapporti della sfera familiare che possono incidere sui
ruoli e gli stili di vita dei giovani.
Quindi, sono ormai un’esigua minoranza coloro che vivono in famiglie in cui ci sono anche i nonni (5,3%)
presenti soprattutto nelle famiglie più ampie in cui oltre ai genitori e ai nonni ci sono anche fratelli e sorelle
(3,4%). Prevale ancora la famiglia con il padre, la madre e altri fratelli (62,4%), seguono quanti vivono solo
con il padre e la madre (17,9%) e le famiglie monogenitore solo con la madre (6,5%) mentre residuali sono
tutte le altre (Grafico 4).
Grafico 4 Bambini e ragazzi fino a 17 anni per contesto familiare in cui vivono.
Valori percentuali. Anno 2014
Anche altri punti di vista sono possibili per cogliere i cambiamenti familiari in atto, così se si osservano le
tipologie delle famiglie con bambini e ragazzi con meno di 18 anni emerge non solo che è ormai dominante
per ciascuna di esse il modello del figlio unico ma quasi raddoppiano le famiglie monogenitoriali che
passano da 535 mila nel 1999-2000 a 954 mila nel 2013-2014. I nuclei monogenitore con figli minorenni
sono composti nell’86,4% dei casi da madri sole (Tavola 2).
Le coppie con figli minorenni sono in totale 5 milioni e 676 mila, la percentuale di quelle con un solo figlio è
il 51,6%, quelle con due il 39,9% e quelle con tre o più l’8,5%. Le coppie non coniugate con minori sono 520
mila e presentano una quota di figli unici maggiore rispetto alle coppie coniugate (rispettivamente 66,5% e
50,0%).
L’Italia Centrale si caratterizza per una proporzione maggiore di nuclei familiari con un solo figlio fino a 17
anni (58,9%).
Tavola 2 Coppie e famiglie monogenitoriali con figli minorenni per numero di figli e ripartizione
geografica. Media 2013-2014 (valori percentuali e totali in migliaia)
Nuclei con figli
Tre e più
Un ulteriore insieme di indicatori permette di osservare anche l’impatto di separazioni e divorzi sulla
vita di bambini e adolescenti. Una aumentata instabilità familiare può, infatti, ripercuotersi in termini di
coinvolgimento sui figli minorenni. La capacità di risolvere i dissensi e i conflitti all’interno della coppia
sembra essere inferiore che in passato. La serie storica evidenzia una continua crescita nel corso degli anni
dei fenomeni di separazione e divorzio che solo nel 2012 hanno subito una battuta d’arresto.
Nel 2012 le separazioni sono state 88.288 e i divorzi 51.319. In metà delle separazioni (48,7%) e in un terzo
dei divorzi (33,1%) è coinvolto un figlio minorenne. In termini assoluti il numero di figli minorenni che
sono stati affidati nel 2012 è stato pari a 65.064 nelle separazioni e a 22.653 nei divorzi. Nelle separazioni, il
54,5% dei figli affidati ha meno di 11 anni. In caso di divorzio i figli sono generalmente più grandi: la quota
di quelli al di sotto degli 11 anni scende al 32,1% del totale.
Grafico 5 Figli affidati nelle separazioni e nei divorzi per mille 0-17enni. Anni 2000-2012
% Figli minorenni affidati nelle separazioni per mille minorenni residenti
% Figli minorenni affidati nei divorzo per mille minorenni residenti
Tramonta l’affidamento esclusivo alla madre e ormai per quanto riguarda il tipo di affidamento, sia nelle
separazioni che nei divorzi prevale, come modalità ordinaria, l’istituto dell’affido condiviso dei figli tra i due
coniugi. Fino al 2005, cioè fino all’entrata in vigore della legge n. 54/2006 la custodia esclusivamente paterna
si è mostrata residuale anche rispetto all’affidamento congiunto o alternato. Il “sorpasso” vero e proprio da
parte degli affidamenti condivisi è avvenuto nel 2007 (72,1% di separazioni con figli in affido condiviso
contro il 25,6% di quelle con figli affidati esclusivamente alla madre), per poi consolidarsi ulteriormente.
Nel 2012 le separazioni con figli in affido condiviso sono state l’89,9%, contro l’8,8% di quelle con figli
affidati esclusivamente alla madre.
Grafico 6 Percentuale di figli minorenni con affidamento congiunto e/o alternato nelle separazioni
e nei divorzi per mille 0-17enni. Anni 1996 – 2012
% Figli minorenni con affidamento congiunto e/o alternato (condiviso dal 2006) nelle separazioni
% Figli minorenni con affidamento congiunto e/o alternato (condiviso dal 2006) nei divorzi
Cambiano anche il numero di fratelli e la condizione dei genitori. Le principali cause di tali trasformazioni
sono oltre al calo della fecondità e una maggiore instabilità coniugale, il progressivo deterioramento delle
condizioni economiche del Paese. I bambini e i ragazzi con meno di 18 anni in maggioranza hanno un
fratello, ma i figli unici sono circa un quarto. Uno sguardo al territorio porta in luce importanti differenze.
Nel 2014 la percentuale di minorenni senza fratelli raggiunge il 30,7% nell’Italia Centrale, nel Nord –Est il
27,1%, seguono poi il Nord – Ovest e le Isole con il 24,1% infine il Sud con il 19,5%.
Le regioni col maggior numero di figli unici sono la Toscana (32,7%), il Friuli-Venezia Giulia e il Lazio
(30,9%) e l’Emilia-Romagna (30,7%) mentre la Campania, la Sicilia e il Veneto presentano le quote più
elevate di bambini e ragazzi con 2 o più fratelli (28,9%, 25,9% e 25,5%).
Tavola 3 Bambini e ragazzi di 0-17 anni per tipo di famiglia, numero di fratelli conviventi, regione,
ripartizione geografica e tipo di comune. Anno 2014 (per 100 bambini e ragazzi della
stessa zona)
Numero di fratelli conviventi
Altro (a)
Valle d’Aosta/Vallée
RIPARTIZIONE GEOGRAFICA NordOvest
(a) Ambedue i genitori non
coabitanti
È interessante notare che tra la prima metà degli anni novanta e il 2008, i bambini e i ragazzi fino a 17 anni
che hanno entrambi i genitori occupati aumentano dal 36,3% al 43,8% e quelli con padre occupato e madre
casalinga passano dal 45,2% al 36,1% (Grafico 7).
Tra il 2008 e il 2014, durante il periodo della più recente crisi economica il trend si inverte e diminuisce
la percentuale di bambini e ragazzi che vivono con ambedue i genitori occupati. La quota di bambini e
ragazzi fino a 17 anni che hanno entrambi i genitori occupati scende, infatti, dal 43,8% nel 2008 al 37,7%
attuale segnando un -13,9%. Nello stesso arco temporale anche quelli con padre occupato e madre casalinga
diminuiscono dal 32,2% al 24,6%, registrando una variazione negativa pari a -23,6%.
La decrescita ha interessato trasversalmente tutte le ripartizioni, anche se quelle del Centro e del Sud hanno
subito le perdite più consistenti e superiori al decremento registrato a livello nazionale.
Inoltre la situazione è molto differenziata territorialmente anche rispetto al modello di famiglia, mentre
infatti i minori che hanno ambedue i genitori occupati rispetto a quelli che hanno la madre casalinga
rappresentano la maggioranza nell’Italia del Nord e del Centro, il modello si capovolge al Sud e nelle Isole
e passano in testa i bambini e i ragazzi che hanno solo il padre che lavora (Grafico 8).
Grafico 7 Bambini e ragazzi fino a 17 anni con ambedue i genitori occupati per ripartizione
geografica. Media 1993-94, Anni 2008 e 2014 (per 100 bambini e ragazzi della stessa zona)
Grafico 8 Bambini e ragazzi fino a 17 anni con padre occupato e madre casalinga per ripartizione geografica. Media 1993-94, Anni 2008 e 2014 (per 100 bambini e ragazzi della stessa zona)
Il rapporto tra le nuove generazioni e quelle precedenti, comunque, non sembra essere conflittuale. La
famiglia ha assunto nel tempo il ruolo di un luogo sicuro nel quale trovare rifugio, sostegno e certezze. Nel
nostro Paese un indicatore in tal senso è rappresentato dal livello di soddisfazione per le relazioni familiari
che è sempre stato tradizionalmente elevato soprattutto tra i giovanissimi. Questa generale soddisfazione si
registra in modo trasversale e sostanzialmente uniforme sull’intero territorio nazionale (Tavola 4).
Nel 2014, il 91% dei ragazzi con età compresa tra 14 e 17 anni riferisce di essere molto o abbastanza
soddisfatto delle proprie relazioni familiari; il 52,2% si dichiara abbastanza soddisfatto.
Tuttavia, nel 2014 una diminuzione nei livelli di soddisfazione ha investito le relazioni familiari: si dichiarano
molto soddisfatti il 40,0% dei ragazzi e il 38,5% delle ragazze, erano rispettivamente il 39,1% e il 41,7%
nel 2013. Per entrambi i sessi diminuisce anche la quota di coloro che si dichiarano poco soddisfatti (dal
5% al 3,9% per i maschi e dal 5,2% al 4,2% per le femmine) con un conseguente incremento della quota di
adolescenti abbastanza soddisfatti che passano dal 49,9% all’attuale 52,2%.
La quota di molto soddisfatti è più accentuata tra le ragazze (39,1%), rispetto ai loro coetanei maschi (38,5%).
Tavola 4 Ragazzi di 14 -17 anni per livello di soddisfazione delle relazioni familiari. Anno 2014
(valori assoluti e per 100 ragazzi dello stesso sesso)
Soddisfazione per relazioni familiari
La maggioranza di bambini e adolescenti ha la certezza di una casa
in cui vivere ma l’abitazione costa cara ai genitori
Nel 2014, il 68% delle famiglie con figli minorenni è proprietaria dell’abitazione in cui vive, mentre il 21,6%
è in affitto. Analizzando le aree territoriali, nell’Italia meridionale e insulare si ha la più bassa percentuale
di famiglie con figli cha hanno meno di 18 anni che abitano in casa di proprietà (rispettivamente 64% e
64,6%). In particolare, al Sud i valori più bassi si registrano in Campania (56,2%) e in Sicilia (63,1%). La
quota è al di sotto del dato nazionale anche nei comuni che si trovano al centro delle aree metropolitane,
dove solo il 64% delle famiglie vive in una casa di proprietà. La percentuale più elevata si evidenzia nei
comuni di piccole dimensioni: in quelli con meno di 2.000 abitanti arriva al 77,9%, mentre in quelli tra
2.001 e 10.000 abitanti raggiunge il 72,7%.
Per quanto riguarda i problemi relativi all’abitazione, quello delle spese sostenute per la stessa rimane il più
sentito dalle famiglie con figli piccoli o adolescenti (69,7%). A lamentare questo problema sono soprattutto
le famiglie residenti nell’Italia Centrale (71,5%) Meridionale (72,8%) e Insulare (73,4%).
Più di un quinto delle famiglie (23,5%) dichiara che la distanza della propria abitazione da quella degli
altri familiari rappresenta un problema. Tale disagio è avvertito in misura maggiore dalle famiglie dell’Italia
insulare (24,8%) e meridionale (23,9%) e da quelle residenti in un comune periferia dell’area metropolitana
L’abitazione è considerata troppo piccola dal 19,1% delle famiglie con bambini e ragazzi fino a 17 anni e
maggiormente nel Nord – Est (23,7%), dove la dimensione delle famiglie è più ampia che altrove. Inoltre, le
dimensioni dell’abitazione sono definite insufficienti dal 24,6% delle famiglie residenti nei comuni centro
dell’area metropolitana. Le cattive condizioni dell’abitazione sono un problema per il 4,2% delle famiglie
con minorenni.
L’irregolarità nell’erogazione dell’acqua continua a risultare un problema per l’11% delle famiglie con figli
minorenni. La quota più elevata delle famiglie che lamenta questo problema ha riguardato soprattutto
l’Italia insulare, in cui il 29,8% delle famiglie ha dichiarato di aver subito questo disagio, sono oltre il 36%
in Calabria e oltre il 30% in Sicilia (Tavola 5).
Tavola 5 Famiglie con almeno un minorenne di 0-17 anni per caratteristiche dell’abitazione in
cuivivono e tipologia di godimento dell’abitazione, regione, ripartizione geografica e tipo
di comune. Anno 2014 (per 100 famiglie con almeno un minorenne della stessa zona)
Regione, Ripartizione
geografica e tipo di
Caratteristiche dell’abitazione e titolo di godimento dell’abitazione
distante dai
in cattive
Comune centro dell’area
Le grandi città poco ospitali per i più giovani: più rischio criminalità,
più inquinamento, più traffico, meno piste ciclabili
Le caratteristiche della zona in cui si vive sono un aspetto rilevante della qualità complessiva della vita delle
famiglie con figli con età compresa tra 0 e 17 anni. Comprendere quali siano i problemi più sentiti costituisce
quindi un importante indicatore indiretto di benessere. Per il 2014 il problema più sentito nella zona in cui
vivono sembra essere legato alla mobilità nel territorio: circa il 33% delle famiglie dichiara di avere difficoltà
nei collegamenti e problemi di traffico. Inoltre, nonostante l’Italia sia un paese con condizioni climatiche
favorevoli, si registra un forte ritardo rispetto alle altre Nazioni europee per una strutturale carenza di percorsi
ciclabili che permettano di spostarsi con la bicicletta in condizioni di sicurezza. Ben il 60,8% di famiglie con
bambini e ragazzi fino a 17 anni lamenta l’assenza di piste ciclabili nella zona in cui vive.
Le famiglie considerano poi l’inquinamento dell’aria e quello acustico un problema molto o abbastanza
presente nella zona in cui vivono rispettivamente nel 33,4% dei casi e nel 29,5%, mentre un ulteriore 19%
ritiene di avvertire nella propria zona odori sgradevoli. In successione si collocano poi altri aspetti dovuti alla
scarsa illuminazione (32,4%) e la sporcizia delle strade (27,6%), l’assenza di parchi, giardini o altro verde ad
uso pubblico (26,2%). Un ulteriore elemento da non trascurare che concorre a rendere problematica la vita
delle famiglie con bambini e ragazzi è il rischio di criminalità avvertito dal 28,2% (Tavola 6).
Considerando la distribuzione delle problematiche sul territorio, emergono indubbiamente delle differenze.
La difficoltà di collegamento con i mezzi pubblici sembra senz’altro il problema della zona in cui si vive più
sentito. L’Italia Meridionale e Insulare sono le ripartizioni geografiche con il valore più alto (rispettivamente
42,4% e 37,5%), un dato fortemente influenzato dalla risposta della Calabria (50%), seguita dalla Campania
(49,6%) e dalla Sicilia (39,2%). Un discorso a parte merita il fenomeno dell’inquinamento dell’aria, che, se
nella classifica nazionale è ai livelli del traffico e della difficoltà negli spostamenti, è invece al primo posto
per le famiglie del Nord-Ovest (39,7%) seguita dal Nord-Est (30,9%) . A proposito di quest’ultimo aspetto
a livello regionale il quadro che si ha di fronte è quello di una problematicità più diffusa. Sono infatti le
famiglie della Lombardia a fornire la percentuale di risposta più alta (43,3%), seguite da quelle della Puglia
(42,6%) e del Lazio (37,2%).
I problemi legati all’organizzazione dei servizi di trasporto sul territorio sono particolarmente sentiti nell’Italia
meridionale. Qui il 42,4% delle famiglie con figli piccoli o piccolissimi lamenta carenze nei collegamenti
con i mezzi pubblici: la Calabria con il 50% e la Campania con il suo 49,6%, sono le regioni che più delle
altre risentono di questo problema.
Spetta alla Lombardia il primato sul rischio di criminalità avvertito dalle famiglie con minorenni nella
propria zona di residenza (35,1%). Valori elevati si registrano anche nel Lazio (33,2%), in Puglia (32,1%) e
in Campania (31,5%).
Un altro aspetto da considerare è che la maggior parte dei problemi denunciati dalle famiglie nella propria
zona riguardano soprattutto i comuni centro di aree di grande urbanizzazione: il traffico, ad esempio, è un
problema per il 56% delle famiglie residenti in questi comuni, una percentuale che scende al 43,2% per le
famiglie dei comuni con oltre 50.000 abitanti, mentre per i comuni più piccoli il valore rilevato è del 10,6%.
Un discorso che però non vale per quanto riguarda i problemi relativi alla carenza dei collegamenti, che
sembrano invece interessare in particolare le periferie delle aree metropolitane ed i comuni fino a 2000
abitanti (42,2%), mentre i comuni centro di aree di grande urbanizzazione sono interessati al problema
nel 30,2% dei casi: un dato comunque preoccupante, visto che riguarda circa un quarto delle famiglie che
vivono in grandi città. Elementi che concorrono al degrado urbano e all’insicurezza e non rendono certo
confortevole la vita dei più giovani, come il rischio di criminalità, la sporcizia nelle strade, l’inquinamento
dell’aria, la presenza di rumore, la scarsa illuminazione stradale, l’assenza di piste ciclabili sono segnalate
dalle famiglie che vivono nelle grandi città metropolitane e nei comuni con più di 50.000 abitanti i cui valori
si attestano su livelli elevatissimi.
Tavola 6 Famiglie con almeno un minorenne che dichiarano molti o abbastanza problemi per
diversi aspetti della zona in cui vivono per regione, ripartizione geografica e tipo di
comune. Anno 2014 (per cento famiglie con almeno un minorenne della stessa zona)
Problemi della zona
geografica e Tipo
di parchi,
Comune centro
dell’area metropolitana
Periferia dell’area
Da 2.001 a 10.000
A scuola in macchina, in pullman o in treno: non solo per pigrizia o fretta
Si è voluto sostanziare un aspetto della benessere dell’infanzia analizzando i tempi e le distanze nei percorsi
di tragitto tra l’abitazione in cui si vive e la scuola. Si scopre, allora, che nel 2014 solo una minoranza di
bambini e ragazzi va ancora a scuola a piedi mentre la stragrande maggioranza usa un mezzo di trasporto. A
ben guardare i dati però ci si accorge che non sempre la scelta è dettata dalla pigrizia o dai ritmi imposti da
un’organizzazione della vita di oggi più complessa, bensì anche da necessità perché la scuola in alcuni casi
è lontana da dove si vive. Allora utilizzare un mezzo di trasporto diventa una opportunità altrimenti negata
per poter studiare.
Per quanto riguarda le famiglie che dichiarano di avere difficoltà a raggiungere le scuole in cui studiano i figli,
le situazioni di maggior disagio le incontrano quelle con figli che frequentano le scuole secondarie di primo
grado (22,6%), seguite dalle famiglie che hanno difficoltà per raggiungere la scuola primaria e il nido o la
scuola dell’infanzia (rispettivamente 16,5% e 15,5%).
Il problema della distanza tra casa e scuola è maggiormente avvertito nel Sud e nelle Isole, sono infatti
un quinto le famiglie che dichiarano di avere difficoltà a raggiungere il nido o la scuola dell’infanzia e la
primaria e quelle con disagi i cui figli frequentano le medie inferiori salgono oltre un quarto. Il problema
della distanza da scuola è poi maggiormente avvertito nei piccoli Comuni fino a 10.000 abitanti (25,2%)
o nei Comuni della Periferia delle aree metropolitane (24%) piuttosto che nei grandi centri metropolitani
Tavola 7 Famiglie con almeno un minorenne che frequenta l’asilo nido o la scuola che dichiarano
un po’ di difficoltà o molta difficoltà a raggiungere l’asilo nido o la scuola per ripartizione
geografica e tipo di Comune. Anno 2014 (per cento famiglie con almeno un minorenne
della stessa zona)
o la scuola
Ripartizione geografica e tipo di comune
Comuni da 10.001 abitanti e più
Se spostiamo l’attenzione ai mezzi utilizzati da bambini e adolescenti, i dati riferiti al 2014 ci dicono che
solo un terzo dei bambini italiani va a scuola a piedi (31,3%), a fronte del 66,7% che usa uno o più mezzi di
trasporto, in particolare l’automobile (il 43,7%). La bicicletta è utilizzata da un’esigua minoranza (2,6%). I
bambini da 0 a 13 anni vanno a piedi più degli studenti più grandi.
In particolare, raggiungono a piedi l’asilo e la scuola dell’infanzia il 31,3% dei bambini di 0-5 anni, la scuola
primaria e la media inferiore il 38,3% degli studenti di 6-13 anni e la scuola media superiore il 20% dei
ragazzi di 14-17 anni.
Tavola 8 Bambini dell’asilo e della scuola dell’infanzia, studenti fino a 17 anni per eventuali mezzi
di trasporto usati per andare a scuola, tempo impiegato, regione, ripartizione geografica
e tipo di comune. Anno 2014 (per 100 bambini e studenti della stessa zona che escono di
casa per andare a scuola)
Modalità per andare a scuola e tempo impiegato
Auto (come
passeggero)
Comuni fino a 2.000
Comuni da 2.001 a
10.000 abitanti
Comuni da 10.001 a
Comuni da 50.001
abitanti e più
TIPO DI COMUNE Fonte: Istat
L’essere accompagnati a scuola in automobile è prerogativa soprattutto dei bambini più piccoli (59,7% per i
bimbi tra 0 e 5 anni, 48,3% per quelli tra 6 e 10 anni, 36,4% per i bambini tra 11 e 13 anni), mentre crescendo
si utilizzano anche altri mezzi di trasporto. Così per gli spostamenti per studio il 33,8% dei 14-17enni usa
il Pullman, il 25,5% l’auto privata, poco meno del 20% il treno. Gli studenti di questa classe di età usano di
più anche la bicicletta (circa 4%, contro una media del 2,6%). L’abitudine di andare a piedi a scuola è molto
più diffusa al Sud (42,3%) e nelle Isole (35,8%) rispetto alle altre macroarre. L’uso della bicicletta per andare
a scuola raggiunge il 7% nel Nord – Est, trainato dall’Emilia-Romagna (9,4%) e dal Veneto (7,3%).
A conferma delle difficoltà a raggiungere la scuola gli studenti che vivono nei piccolissimi o piccoli
Comuni, registrano le quote più elevate di coloro che impiegano oltre mezz’ora per raggiungere la scuola
(rispettivamente 12% nei comuni fino a 2000 abitanti e 9,4% nei comuni da 2001 a 10.000 abitanti). In
questi Comuni, quando la distanza diventa un problema, i bambini e i ragazzi per andare a scuola non
hanno alternative se non quella di utilizzare un mezzo di trasporto che sale per queste realtà oltre il 75%
facendo maggiormente ricorso non solo all’automobile, ma anche a pullman e corriere.
A quattr’occhi con gli amici, magicamente rapiti da un film al cinema
o mangiare fuori casa sono i grandi piaceri, è così per tanti anche se
Già durante il periodo pre-adolescenziale si sviluppa un fortissimo attaccamento nei confronti degli amici e
man mano che si cresce le relazioni con i pari diventano sempre più un’occasione per divertirsi e uno spazio
in cui potersi confrontare e rispecchiare. L’amicizia è sicuramente un elemento prezioso, fondamentale,
irrinunciabile, attraverso il quale si costruiscono le basi dell’educazione e delle relazioni con gli altri. Man
mano che si cresce le relazioni con gli amici vengono praticate in misura sempre maggiore e si intensificano.
Inoltre, le relazioni amicali che si vengono a creare con i propri coetanei sono estremamente significative e
La quasi totalità dei bambini e ragazzi tra i 6 e i 17 anni frequenta coetanei nel proprio tempo libero, il 97%
dichiara di incontrare amici qualche volta l’anno. L’esigua minoranza che non esce mai o non ha amici non
presenta caratteristiche particolari dovute all’età, al genere o all’appartenenza geografica.
Tavola 9 Bambini e ragazzi tra i 6 e i 17 anni per frequenza con cui incontrano gli amici, sesso,
classe di età, ripartizione geografica e tipo di comune. Anno 2014 (per 100 bambini e
ragazzi dello stesso sesso, classe di età e zona)
Sesso, Classe di
età, Ripartizione
di comune Frequenza con cui incontrano gli amici
una volta a
settimana Almeno una
volta l’anno
Più’ di una
l’anno MASCHI
centro dell’area
50.001 abitanti e
Al crescere dell’età la frequenza degli incontri diventa più intensa: si vedono almeno una volta a settimana
l’87,7% dei bambini tra i 6 e i 10 anni e il 93,2% dei ragazzi tra 14 e 17 anni.
Il 50,3% dei bambini e dei ragazzi si vede tutti i giorni con gli amici, mentre un altro 40,5% lo fa una volta
o più volte a settimana. Solo il 6% di essi esce meno di una volta alla settimana.
Escono quotidianamente con gli amici soprattutto i maschi e in particolar modo i più grandi: il 57,4% dei
ragazzi di 14-17 anni esce tutti i giorni, contro il 47,3% delle ragazze della stessa età.
Man mano che dal Centro - Nord si passa al Sud la frequentazione giornaliera con gli amici coinvolge un
numero crescente di ragazzi. Si vedono con regolarità tutti i giorni oltre il 53% dei bambini e dei ragazzi fino
a 17 anni che vivono al Sud, mentre la quota scende al 48,6% nel Centro e al 47,1% nel Nord – Est. Anche
nei piccolissimi Comuni (58,2%) la quota di giovani e giovanissimi che si incontrano giornalmente è più
elevata che nei grandi Comuni centro dell’area metropolitana (44%).
Pur rimanendo maggioritaria la quota di bambini e ragazzi 6-17enni che si incontrano tutti i giorni con gli
amici, nel corso del tempo tale opportunità si è notevolmente ridotta passando dal 66,4% del 2002 al 50,3%
del 2014 (Grafico 9). Si tratta di un modifica degli stili di vita dei giovani importante che meriterebbe un
approfondimento per meglio comprenderne le ragioni.
Grafico 9 Bambini e ragazzi di 6 -17 anni che frequentano
Anni 2002, 2005, 2008, 2011 e 2014 (Valori percentuali)
L’infanzia e l’adolescenza è, anche, uno dei periodi di vita in cui la fruizione di spettacoli culturali e
intrattenimenti collettivi è estremamente variegato e intenso. A tale proposito, le serie storiche dei dati
evidenziano tra il 2005 e il 2014 una diminuzione della fruizione di spettacoli culturali e intrattenimenti
ed è importante chiedersi quanto tali cambiamenti contribuiscano, negli anni della crisi, ad accentuare le
Scende, infatti, la quota di bambini e ragazzi che vedono film al cinema (dal 79,2% al 74,7%), vanno a
spettacoli culturali sportivi (dal 42,7% al 39,2%), visitano musei e mostre (dal 43,6% al 42,0%), vedono
concerti di musica (dal 19,7% al 17,7%) o vanno in discoteca (dal 20,5% al 17,4%).
Restano sostanzialmente stabili nell’arco temporale considerato quanti si recano a teatro (dal 30% al 29,8%)
e vedono concerti di musica classica (dal 8,4% al 8,2%), cresce di pochissimo la quota di quanti visitano
monumenti e siti archeologici (dal 26,1% al 27,9%).
Grafico 10 Bambini e ragazzi tra 6 e 17 anni che hanno fruito nell’ultimo anno dei vari tipi di
spettacoli culturali e intrattenimenti. Anni 2005, 2008, 2011, 2014 (valori percentuali)
Tranne nel caso degli spettacoli sportivi, le femmine hanno superato ampiamente i loro coetanei maschi
nella fruizione di tutti gli altri spettacoli culturali e gli intrattenimenti considerati. La graduatoria tra gli
intrattenimenti che presentano quote elevate di fruitori riserva alcune sorprese (Tavola 10).
A livello nazionale il primato spetta al cinema (74,7%) che si stacca nettamente dalle visite a musei e mostre
che invece si piazza al secondo posto (42%), mentre andare a vedere spettacoli sportivi si attesta solo in
terza posizione (39,2%), seguito dal teatro (29,8%) e dalle visite a monumenti e siti archeologici (27,9%).
Non sono moltissimi, se paragonati ai fruitori di altri spettacoli culturali e intrattenimenti, gli spettatori che
hanno dichiarato di avere assistito a concerti di musica. Troviamo, infatti, nelle ultime posizioni gli spettatori
di musica moderna (pop, rock, jazz, altra musica diversa dalla classica) e quanti hanno partecipato ad un
concerto di musica classica (rispettivamente 17,7% e 8,2%). Più o meno stesse proporzioni si ritrovano in
riferimento alla frequentazione di discoteche e balere (circa 17%).
La passione per i diversi tipi di spettacolo o di intrattenimento è diversa in base al genere: mentre per
bambini e ragazzi ai primi tre posti della graduatoria troviamo andare al cinema, vedere spettacoli sportivi
e visitare musei e mostre (rispettivamente 72,9%, 46,4% e 40,4%), per bambine e ragazze sul podio degli
intrattenimenti preferiti al primo posto campeggia sempre il cinema seguito però da visite a musei e mostre
e spettacoli teatrali (rispettivamente 76,6%, 43,8% e 33,3%).
Tavola 10 Graduatoria bambini e ragazzi tra 6 e 17 anni che hanno fruito nell’ultimo anno dei
vari tipi di spettacoli culturali e intrattenimenti per sesso. Anno 2014 (per 100 bambini e
ragazzi della stessa età)
Tipo di spettacoli
% sul Tipo di spettacoli
totale dei culturali,
maschi intrattenimenti
totale delle
74,7 Cinema
72,9 Cinema
42,0 Spettacoli sportivi
46,4 Musei, mostre
Spettacoli sportivi
39,2 Musei, mostre
40,4 Teatro
29,8 Monumenti, siti
27,0 Spettacoli sportivi
Monumenti, siti
27,9 Teatro
26,4 Monumenti, siti
Altri concerti musica
17,7 Discoteca, balera
16,2 Altri concerti musica
Discoteca, balera
17,4 Altri concerti musica
15,6 Discoteca, balera
8,2 Concerti musica classica
7,6 Concerti musica classica
La quota di spettatori e partecipanti a spettacoli culturali e intrattenimenti cresce generalmente al crescere
dell’età con l’eccezione del teatro e dei concerti di musica classica che resta sostanzialmente simile per tutte
le classi di età considerate. Alcuni tipi di spettacoli culturali o intrattenimenti presentano quote elevate di
fruitori già tra i bambini con età compresa tra 6 e 10 anni (cinema 70%, musei mostre 38,6%, spettacoli
culturali sportivi 33,7%, teatro 30%, visite a monumenti e siti archeologici 26,5%). Inoltre, tra gli adolescenti
balzano ai primi tre posti oltre al cinema che sfiora l’80%, la partecipazione a spettacoli sportivi che si attesta
al 46% e le discoteche e le balere con il 43,2%. Andare a ballare in discoteca per ragazze con età tra 14 e17
anni è al 2° posto dopo il cinema e per ragazzi al 3° posto dopo cinema e spettacoli sportivi.
Nel nostro Paese si conferma la presenza di forti differenze territoriali. La fruizione degli spettacoli culturali
e degli intrattenimenti è sempre più elevata nel Centro-Nord rispetto al Sud. Si rilevano circa 15 punti
percentuali di differenza tra Centro - Nord e Sud per la visione di spettacoli teatrali o cinematografici, 25 per
musei e mostre, 14 per visite a monumenti e siti archeologici.
Tavola 11 Bambini e ragazzi tra 6 e 17 anni che hanno fruito nell’ultimo anno dei vari tipi di spettacoli culturali e intrattenimenti per classi di età. Anno 2014 (per 100 bambini e ragazzi
della stessa classe di età)
e Ripartizione
Tipi di spettacoli culturali e intrattenimenti
e Balere
Emerge quale ulteriore occasione per trascorrere il proprio tempo libero la scelta di mangiare fuori casa. Così
pranzare o cenare a casa di amici o al ristorante o in altro locale pubblico è uno dei momenti di convivialità
che coinvolge la stragrande maggioranza di bambini e ragazzi (l’82% cena o pranza fuori casa almeno
una volta nell’anno). Naturalmente non sappiamo quanto ciò sia dovuto alla soddisfazione di bisogni di
socializzazione e di attività del tempo libero o quanto questo si possa invece ascrivere ad elementi culturali e
identitari della nostra tradizione che vengono interiorizzati fin da piccoli. A tavola si realizza una convivialità
che è pure condivisione e scambio non solo di cibo ma anche di una relazione profonda. Sono oltre il 45%
i bambini e i ragazzi italiani che per svago si recano spesso a pranzo o a cena fuori casa, naturalmente a farlo
in misura maggiore sono i ragazzi 14-17enni (60%) e i giovani residenti al Nord-Est (51,7%). Le ragazze
mostrano valori superiori alla media nazionale (47,3%) e maggiore dei loro coetanei maschi (44,3%).
Tavola 12 Persone di 6-17 anni per frequenza con cui cena fuori casa, sesso e classe di età. Anno
2014 (per 100 bambini e ragazzi dello stesso sesso e classe di età)
spesso Cena fuori
mai Cena
mai 6-10
In generale oltre alle differenze di genere, di età o quelle legate al territorio sono forti anche le disuguaglianze
sociali che concorrono a limitare la fruizione di spettacoli culturali, intrattenimenti e costituiscono una
barriera ad una maggiore intensificazione dei rapporti umani e alla diffusione, condivisione dei saperi.
In Italia sono, infatti, 1 milione e 179 mila i bambini e i ragazzi tra 6 e 17 anni che nei 12 mesi precedenti
l’intervista non sono andati ad alcuno degli spettacoli culturali e di intrattenimento considerati (il 16,8%),
o non sono mai andati a cena fuori casa (15,6%).
La percentuale diminuisce al crescere dell’età, passando per spettacoli culturali e intrattenimenti
complessivamente considerati dal 21,2% tra i 6 e 10 anni al 16,8% tra 11 e 13, all’11,5% tra 14 e 17 anni.
L’analisi per età dei ragazzi che non cenano mai fuori casa presenta andamenti analoghi.
Il Sud (27,2%) e le isole (22,5%) presentano prevalenze di bambini e ragazzi che non sono andati a nessuno
spettacolo o intrattenimento maggiori di quelle registrate nelle aree del Nord (rispettivamente 10,6 nel Nordovest e 12,7 nel Nord-est) e del Centro (11,8%).
Nel Sud e nelle Isole l’incidenza di quanti non mangiano mai fuori casa sale oltre il 20%.
La possibilità di fruire o meno di intrattenimenti e spettacoli culturali è fortemente legata alle risorse
economiche della famiglia. E’ possibile osservare, infatti, che per molte attività la quota di giovani che non
prendono parte a spettacoli culturali o intrattenimenti del tempo libero è sempre più elevata tra i ragazzi
con risorse economiche scarse o assolutamente insufficienti.
A livello nazionale, la percentuale di quanti non vanno mai al cinema, a vedere spettacoli culturali sportivi,
al teatro, in discoteca o alcuno degli altri intrattenimenti sono il doppio (22,2%) dei loro coetanei che
vivono in famiglie le cui risorse economiche sono state giudicate ottime o adeguate (10,6%).
Tavola 13 Bambini e ragazzi di 6-17 anni che negli ultimi 12 mesi non sono mai andati a: Teatro,
Cinema, Musei/Mostre, Concerti di musica classica/opera, Altri concerti, Spettacoli
sportivi, Discoteche Siti archeologici/Monumenti - Anno 2014 (per 100 bambini e ragazzi
della stessa età, ripartizione geografica, giudizio sulle risorse economiche)
Sesso, Classe
Mai a Mai a
di età,
mostre musica
spettacolo o
Ottime o
Scarse o
Giovani sempre più social
Il primato della socializzazione non è più esclusivo appannaggio delle tradizionali forme attraverso cui
la cultura di massa è stata tradizionalmente veicolata. Le nuove tecnologie dell’informazione e della
comunicazione influiscono fortemente sugli stili di vita e il tempo libero e, per la loro capacità di generare
e favorire gli scambi, l’innovazione e la creatività, definiscono nuovi canali e nuove modalità attraverso
cui la socializzazione e la cultura possono esprimersi. Analizzando i comportamenti dei giovani diventa
importante, quindi, osservare la relazione esistente tra i consumi culturali e la propensione all’utilizzo delle
nuove tecnologie per poter comprendere se Internet oltre a favorire lo sviluppo sociale e la modernizzazione
contribuisca anche ad attenuare le tradizionali differenze sociali nell’ambito della fruizione culturale ed
essere un elemento di democratizzazione.
I dati sui nativi digitali mostrano che le giovani generazioni hanno ormai superato in larghissima parte la
barriera dell’accesso a Internet, nel 2014 il 68,3% dei ragazzi in età 6-17 residenti in Italia ha usato internet.
Al crescere dell’età, crescono gli utilizzatori di Internet. L’uso di internet interessa il 44,4% dei bambini tra
6 e 10 anni, la quota sale al 78% tra i giovanissimi di 11-13 anni e riguarda il 90,4% dei ragazzi 14-17enni.
Sono, infine, ben 2 milioni 106 mila i giovani esclusi, il 30% dei bambini e dei ragazzi di 6-17 anni, tale
quota scende a 201 mila giovani nella classe di età 11-17 anni.
Tavola 14 Persone di 6-17 anni per frequenza con cui usano il personal computer e persone di 6-17
anni per frequenza con cui usano Internet, sesso e classe di età (a) - Anno 2014 (per 100
bambini e ragazzi dello stesso sesso e classe di età)
Uso del personal computer (a)
Una o più
volte alla
Uso di Internet (a)
usano il
(a) Negli ultimi 12 mesi.
La somma delle percentuali raggiunge il 100 se si sommano i valori “non indicato”.
Concentrando l’attenzione sulla distribuzione della popolazione italiana per classi di uso di Internet, in
Italia, nel 2014, la distribuzione dei bambini e ragazzi con età compresa tra 6 e 17 anni genera tre gruppi
- gli utenti forti che usano internet tutti i giorni pari a 2 milioni 555mila (36,4%);
- gli utenti deboli che usano internet qualche volta a settimana, circa 1milione 803 mila giovani (25,7%)
- gli utenti sporadici, coloro che hanno usato Internet più raramente nell’anno, ammontano a circa 430 mila
La quota di “utenti forti” cresce al crescere dell’età dal 9% dei bambini con meno di 10 anni al 38,6% tra i
ragazzi e le ragazze di 11-13 anni e si attesta al 68,1% tra i 14-17enni.
Si registrano differenze di genere a vantaggio delle femmine nell’uso di Internet, riscontrabile soprattutto fra
gli utenti forti: le giovani superano i loro coetanei, sia nella fascia 11-13 (80,1% le utenti di internet e 42,3%
le utenti forti contro rispettivamente il 75,5% e il 35% dei ragazzi) sia in quella 14-17 anni (92,2% le utenti
di internet e 70,5% le utenti forti contro rispettivamente il 88,7% e il 65,8% dei ragazzi)
Come si è detto Internet influenza gran parte delle attività della vita quotidiana può essere quindi interessante
entrare nel merito delle attività di socializzazione svolte attraverso la rete da parte dei giovani per cogliere i
tanti vantaggi che possono derivare dalle ICT (Information Communication Technology).
Indubbiamente Internet si connota come un importante strumento per l’interazione sociale e molte delle
attività non solo sono molto diffuse tra i ragazzi con età compresa tra 14 e i 17 anni ma anche tra i più piccoli
che dimostrano una precoce confidenza con le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
Il 47% dei giovani utilizza il web per spedire o riceve e-mail (il 68,4% dei 14-17enni), il 52,6% discute e si
confronta attraverso la Rete tramite chat, blog, newsgroup, forum di discussione online (il 73,7% dei 1517enni), il 57,8% partecipa a social network e invia messaggi su Facebook, Twitter (l’84,2% dei 14-17enni),
il 53,1% usa Internet per inviare messaggi (il 71,5% dei 14-17enni).
Più contenuta la quota di coloro che hanno effettuato telefonate via Internet (33,5% dei giovani di 6-17
anni e il 45,1% dei ragazzi 14-17enni), o gli internauti che utilizzano il web come strumento per diffondere
prodotti di propria creazione come testi, fotografie, musica, video (30,3% dei giovani di 6-17 anni e il
45,4% dei ragazzi 14-17enni). I social network non vengono utilizzati solo come strumento per mantenere i
rapporti nella propria rete amicale, ma anche come strumento per partecipare alla vita sociale o politica del
Paese: circa il 22% dei giovani di 15-17 anni ha espresso in rete opinioni su temi sociali o politici e il 5,2%
ha partecipato a consultazioni o votazioni su tali temi.
Tavola 15Bambini e ragazzi di 6-17 anni che hanno usato Internet negli ultimi 3 mesi per tipo di
attività di comunicazione svolta, sesso e classe di età - Anno 2014 (per 100 bambini e
ragazzi dello stesso sesso e classe di età che hanno usato Internet negli ultimi 3 mesi)
Spedire o
via Internet/
(es. usando
come skype)
messaggi su
chat, blog,
o forum di
network (es.
profilo utente,
o altro su
Twitter, ecc.)
siti web (es.
network ecc.)
o votazioni su
(civici) o
politici (es.
urbana, firmare
una petizione)
(testi,
software, ecc.)
su siti web per
Possibili più risposte
Come si ricollocano, invece, i giovani internauti rispetto alle “tradizionali” forme di intrattenimento,
partecipazione e fruizione culturale?
Il fatto sorprendente è che, in generale, a parità di età i ragazzi che usano internet tutti i giorni (utenti forti)
sono molto più attivi di quelli che non lo usano. Ciò vale per tutte le attività del tempo libero considerate
che si svolgono necessariamente fuori casa e anche per altre dimensioni di partecipazione culturale come
leggere quotidiani o leggere libri.
Tra le attività svolte nel 2014 fuori di casa dai bambini e dai ragazzi che usano internet tutti i giorni (utenti
forti), al primo posto si colloca il cinema: l’85% dei bambini e ragazzi di 6-17 anni che ha usato Internet
negli ultimi 3 mesi tutti i giorni, dichiara di esserci andato almeno una volta nel corso dell’anno. Tra i giovani
che navigano quotidianamente seguono la lettura di libri (56,2%), le visite a musei e mostre (50,2%), gli
spettacoli sportivi (48,2%), la frequentazione di discoteche e balere (34,8%), il teatro (34,4%), le visite a
siti archeologici e monumenti (33,4%), i concerti di musica leggera (27,7%), leggere quotidiani almeno una
vola a settimana (21,8%). Infine all’ultimo posto, con un netto distacco rispetto agli altri tipi di spettacoli, si
collocano i concerti di musica classica, che sono seguiti da una quota ristretta di giovani internauti (12,1%).
Con riferimento alle singole attività culturali, i ragazzi che non ha mai usato internet nell’ultimo anno
presentano, a parità di età, scarti consistenti rispetto agli utenti forti di internet. In particolare la quota di
fruitori di spettacoli e intrattenimenti culturali tra gli utilizzatori forti di Internet è superiore di oltre 22 punti
percentuale rispetto a coloro che non usano internet e sono andati al cinema, in discoteca, a visitare musei e
mostre, a sentire concerti di musica diversa dalla classica, a vedere spettacoli sportivi, almeno una volta negli
ultimi 12 mesi. Minori distanze si osservano per il teatro (-13,5 punti percentuali) per la visita musei o siti
archeologici (-16,9 punti percentuali), per la lettura di quotidiani (-15,4 punti percentuali).
I dati sembrano dunque confermare come durante il periodo dell’adolescenza l’accesso ad Internet può
essere considerato un elemento capace di favorire i processi partecipazione attiva alla vita sociale e culturale
Tavola 16 Bambini e ragazzi di 6-17 anni che negli ultimi 12 mesi sono andati a: Teatro,Cinema Musei/
Mostre, Concerti di musica classica/opera, Altri concerti, Spettacoli sportivi, Discoteche
Siti archeologici/Monumenti, leggono quotidiani almeno una volta a settimana, hanno
letto un libro negli ultimi 12 mesi- Anno 2014. (per 100 bambini e ragazzi della stessa età
e con le stesse caratteristiche)
Utenti forti
Non utenti
* Persone di 6-17 anni che si sono recate almeno una volta al teatro, cinema, musei, mostre, concerti di musica classica opera, concerti di
ALLE ISTITUZIONI:
LA PERCEZIONE DELLO STATO
Nella società liquida contemporanea il senso
di appartenenza ai grandi aggregati sociali e
valoriali centrati attorno alle istituzioni pubbliche
tradizionali appare profondamente in crisi.
I minorenni intervistati mostrano un attaccamento
emotivo allo stato e alle sue istituzioni mediamente
più forte rispetto ai giovani e agli adulti, così come
sembrano avere per alcuni versi anche un maggiore
senso civico, ma, allo stesso tempo evidenziano
una più fragile percezione del proprio ruolo come
Da un lato le pressioni individualistiche e
di microappartenenza spingono verso punti
di riferimento più prossimi, caratterizzati da
un’elevata accessibilità relazionale ed emotiva
e capaci di rispondere con immediatezza ai
bisogni della persona; dall’altro i numerosi
episodi di corruzione, inefficienza e attacco alle
istituzioni ne hanno indebolito la credibilità e
la rispettabilità, alimentando l’immaginario di
soggetti autoreferenziali, lontani dai cittadini e
incapaci di incarnarne gli interessi e, in ultima
analisi, di promuovere quel senso di collettività e di
co-costruzione del bene comune alla base del senso
dello Stato e dell’istituzione pubblica.
L’indagine che qui si presenta ha voluto mettere a
fuoco come adulti e minorenni si pongono oggi
di fronte allo Stato e alle sue principali istituzioni,
per cogliere le narrazioni prevalenti, i sentimenti di
appartenenza e vicinanza, le aspettative e il grado di
Le analisi presentano un confronto sistematico tra
minorenni (suddivisi in due classi di età i 14-15enni
e i 16-17enni), giovani (nella fascia d’età compresa
tra i 18 e i 34 anni) e adulti (dai 35 ai 65 anni). Oltre
al tema dell’età, il principale fattore interpretativo
utilizzato per comprendere la dinamica dei dati è
un indice di inclusione/esclusione appositamente
costruito per la ricerca che svolge un ruolo chiave
nello spiegare alcune importanti differenze di
atteggiamento all’interno delle diverse fasce d’età.
Nota: L’indagine è stata svolta da SWG S.p.A. per
conto dell’Autorità garante, somministrando per
telefono un questionario strutturato a due campioni
indipendenti rappresentativi della popolazione
per genere, classe d’età e macro-area geografica
di residenza. In totale sono stati intervistati, tra
il 9 e il 19 aprile 2015, 1.001 minorenni e 1.259
Se solo poco meno della metà del campione di
minorenni è pienamente convinto che lo Stato
siamo tutti noi e che ognuno è responsabile del suo
funzionamento, e se, rispetto agli adulti, fanno più
fatica a riconoscere l’importanza delle regole e la
necessità per uno Stato di saperle imporle anche con
la forza, è anche vero che si mostrano più convinti
su questioni come la necessità di pagare le tasse e
di finanziare gli enti pubblici e meno pessimisti
rispetto ad alcuni luoghi comuni come il fatto che
«in Italia le regole non siano mai rispettate».
Nonostante la diffusione di una narrazione negativa
che porta i minorenni intervistati a riconoscere la
presenza dello Stato soprattutto in occasione delle
notizie di cronaca giudiziaria che parlano della
corruzione, i livelli di fiducia dei minorenni verso
le istituzioni del Paese sono sistematicamente più
alte di quelle registrate nella popolazione adulta
e, in particolare, tra i giovani, dove massimo è lo
scoramento.
Da questo punto di vista va però sottolineato come
emergano differenze significative tra la coorte dei
14-15enni (generalmente più entusiasti e positivi) e
quella dei 16-17enni le cui opinioni e percezioni si
fanno più negative avvicinandosi significativamente
al dato dei giovani.
PROPENSIONE AL VOTO E ATTEGGIAMENTO VERSO LA POLITICA
Il fatto di non sentirsi ancora cittadini pienamente
attivi da parte dei minorenni è probabilmente da
connettere anche al non avere ancora esercitato
il proprio diritto di voto. Sull’importanza del
voto i minorenni mostrano un atteggiamento
duplice: da un lato sembrano attribuire ad esso
un valore maggiore rispetto agli adulti ritenendolo
più spesso uno strumento utile per esprimere le
proprie opinioni, dall’altro sembrano attribuire
un più basso significato come diritto/dovere di
cittadinanza. Questo porta ad una propensione
ad andare a votare più bassa rispetto agli adulti e
ad una maggiore diffusione dell’atteggiamento di
In generale la percezione è comunque quella di una
passione per la politica che contagia anche le nuove
generazioni, anche se, all’atto pratico, non avendo
ancora effettivamente diritto al voto mostrano una
certa maggiore ritrosia di fronte all’ipotesi di poterlo
esercitare in prima persona. Preoccupa invece
che già tra i giovanissimi una quota compresa tra
un sesto e un quinto degli intervistati si definisca
«disgustato» dalla politica.
LA CONOSCENZA DELLA COSTITUZIONE
L’autopercezione
Costituzione appare piuttosto bassa sia tra i
minorenni, che tra i giovani e gli adulti. L’incontro
con il testo costituzionale avviene essenzialmente
a scuola per tutte le fasce d’età, per quanto tra
gli adulti cresca la quota di coloro che, dopo
l’infarinatura scolastica, ne abbiano approfondito
per conto proprio i contenuti.
Rispetto ai principi guida posti sotto osservazione,
se la quasi totalità degli intervistati ricorda
correttamente i contenuti dell’art. 1 e il fatto che la
Repubblica sia fondata sul lavoro, gli altri principi
maggiormente riconosciuti sono quelli legati alla
parità di tutti di fronte alla legge e al riconoscimento
dei diritti inviolabili dell’uomo. Questo avviene
soprattutto tra i più giovani che sembrano avere
introiettato una immagine più cosmopolita che
porta ad enfatizzare più i diritti dell’uomo in quanto
persona, che in quanto cittadino.
Ampia è la riconoscibilità del Capo dello Stato la
cui figura istituzionale, al di là della persona che la
incarna, emana comunque un forte senso di fiducia
ed apprezzamento.
Infine appare interessante osservare come l’inno di
Mameli continui ad essere un elemento di orgoglio
e di identità che agisce a livello intergenerazionale
con una quota nettamente prevalentemente di
intervistati che esprime sentimenti positivi quando
lo sente suonare.
IL SENSO DI INCLUSIONE/ESCLUSIONE
Per valutare in modo più approfondito il livello
di percezione di essere incluso o escluso dalle
dinamiche collettive e dalle vicende pubbliche è
stato costruito un indice che esprime efficacemente
il senso di integrazione sociale ed istituzionale.
L’indice è stato costruito come espressione sintetica
delle risposte ad una batteria di domande che
chiedeva agli intervistati di esprimere il proprio
grado di accordo/disaccordo sui seguenti item:
Una persona deve occuparsi soprattutto di sé e della
propria famiglia, prima di occuparsi degli altri
Mi sento coinvolto nelle vicende che riguardano la
Mi sento coinvolto nelle vicende che riguardano
Spesso mi sento escluso
Ad ogni risposta è stato assegnato un punteggio da
– 5 a + 5 in base alla rilevanza della domanda e al
tipo di risposta data dall’intervistato. Tale indice è
poi stato riaggregato in 3 classi che esprimono:
Il prevalere del senso di esclusione
Il prevalere del senso di neutralità inclusiva
Il prevalere del senso di inclusione
Media & Minori
LE SEGNALAZIONI PERVENUTE AGLI
DEI DIRITTI DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA A LIVELLO NAZIONALE
La raccolta dati relativa all’anno 2014 è stata effettuata dall’Autorità garante (AGIA) e dai Garanti regionali e delle Province autonome sulla base della
scheda di rilevazione delle segnalazioni approvata
dalla Conferenza di garanzia nel 2013 e successivamente migliorata e modificata nel corso del 2014.
Alcuni uffici dei Garanti hanno gradualmente cominciato ad utilizzare la scheda come strumento di
lavoro nella loro operatività quotidiana, altri solo ai
fini di questa raccolta dati complessiva. Nell’ambito
della Conferenza di garanzia si sta continuando a
lavorare perché i dati raccolti possano essere il più
comparabili e omogenei possibile – e quindi anche
maggiormente comunicabili.
DATI AUTORITA’ GARANTE PER L’INFANZIA E L’ADOLESCENZA
Nel 2014 le segnalazioni ricevute dall’Autorità garante sono state 506. Anche se quantitativamente aumentate, le segnalazioni pervenute nel corso
degli ultimi tre anni, suddivise per aree tematiche,
confermano la distribuzione tra le problematiche
rappresentate negli anni precedenti, ossia la netta
prevalenza di casi inerenti conflittualità familiare e
media. Per consentire la comparazione dei dati sui
tre anni per i quali essi sono disponibili, nelle rappresentazioni grafiche che seguono sono riportate
le stesse categorie utilizzate negli anni precedenti.
All’interno della consistente voce “Altro”, oltre alle
problemtiche relative a maltrattamento violenza e
abusi, discriminazione o che interessano attività ludiche o sportive che la scheda utilizzata a partire dal
2014 ha consentito di definire nel dettaglio, sono
comprese problematiche varie che toccano ambiti
lavorativi, diplomatici, valoriali, richieste generiche
di pareri, ecc.
Segnalazioni pervenute all’AGIA
Il 45% delle segnalazioni è stata promossa da genitori: 115 madri, 77 padri, 37 coppie. Nel dettaglio,
andando a guardare il motivo per cui, in particolare,
madri e padri si sono rivolti al Garante, si rileva che
se le madri segnalano generalmente più del doppio
situazioni di presunte violazioni di diritti in ambiti
legati alla cura e al vissuto quotidiano dei loro figli (scuola, mezzi di comunicazione, tempo libero,
assistenza sanitaria, ecc.) e solo nel 12% rappresentano criticità nei rapporti familiari, i padri segnalano quasi tre volte tanto la mancata tutela del diritto alla bigenitorialità per i loro figli, raggiungendo
il 44% del totale delle segnalazioni pervenute dai
padri. La frequenza e la similitudine fra tante delle
situazioni segnalate, soprattutto in relazione a casi
di coppie gravemente conflittuali e di sottrazione
internazionale, inducono a ritenere che forse più
attenzione andrebbe dedicata da parte delle istituzioni competenti alla tutela del diritto dei bambini
e degli adolescenti al mantenimento del rapporto
con entrambi i genitori, quando questo non leda il
loro superiore interesse. Da qui la ricerca, da parte
dell’AGIA, di interlocuzioni con l’Associazione dei
magistrati per i minorenni e per la famiglia, con
il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti
Sociali, con l’Autorità Centrale Convenzionale presso il Dipartimento per la Giustizia Minorile, con il
Ministero degli Affari Esteri, con il Servizio per la
Si rileva la positiva presenza di segnalazioni ad opera di cittadini evidentemente dotati di sensibilità e
senso civico che lamentano situazioni di scarsa tutela di bambini e adolescenti, soprattutto nei media
e nelle città, come singoli o anche in forma di gruppi e comitati.
Nel 2014 si sono rivolti direttamente al Garante per
segnalazioni i primi 5 minorenni.
per tipologia del segnalante
Altro Garante
Gruppi/Comitati
Ag/FF.OO
(*) Si fa presente che il 53% della voce “altro” segnalante è rappresentata da avvocati
za che invece appare evidente e ripropone quanto
era stato rilevato anche nella Relazione 2013, a testimonianza delle consolidate sinergie istituzionali
costruite dai due organi di garanzia interessati, è il
primato ‘unico’ che hanno nei rispettivi territori di
competenza le segnalazioni provenienti da Autorità
giudiziaria e Forze dell’Ordine in Emilia-Romagna
(n. 78) e dai Servizi socio-sanitari (n. 270) nel Veneto.
Segnalazioni pervenute al Garante nazionale e ai
Garanti regionali per tipologia
di problematica segnalata
DATI AGIA E GARANTI REGIONALI E
DELLE PROVINCE AUTONOME
Come spiegato in premessa, i dati raccolti a livello nazionale sono ancora troppo disomogenei per
poter essere confrontati. Si aggiunga che per un
computo totale mancano le segnalazioni pervenute ai Garanti dell’infanzia e dell’adolescenza: della
Regione Lazio, il cui posto è vacante dalla fine del
2014 e l’ufficio è stato smembrato; della Regione
Calabria che ha comunque inviato spesso all’AGIA,
per conoscenza, note relative a singoli casi seguiti
ma non i dati d’insieme; della Regione Umbria che
solo nel mese di dicembre 2014 ha potuto contare
su una persona di supporto in ufficio ed una casella
di posta elettronica dedicata. I Garanti di Friuli-Venezia Giulia, Basilicata e Molise, nominati anch’essi
nel corso del 2014, hanno potuto comunque avviare il lavoro negli ultimi mesi dell’anno riuscendo in
tal modo a contribuire a questa rilevazione.
Al netto quindi dei dati mancanti e di quelli nuovi, sono 1.495 in totale le segnalazioni pervenute ai
Garanti regionali e delle Province autonome, unite a quelle raccolte dall’AGIA nel corso dell’anno
2014: un dato complessivo numericamente simile
a quello dello scorso anno che però contiene variazioni notevoli di accessi da parte dei cittadini nelle
Anche nel dato nazionale i genitori si confermano
i primi segnalanti e la frequenza delle tipologie è
pressoché simile in tutti i contesti. Una differen-
0,7% Cittadino
Appare opportuno precisare che le richieste che provengono al Garante nazionale da territori in cui sia
attivo un Garante regionale o della Provincia autonoma, per la maggiore prossimità al cittadino e
in applicazione del principio costituzionale di sussidiarietà, richiamato anche dalla legge istitutiva
dell’AGIA, vengono generalmente inoltrate all’Ufficio del Garante interessato, dandone altresì comunicazione al segnalante. Questa modalità operativa
è stata concordata dalla Conferenza nazionale per la
garanzia dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
Ai fini della rilevazione delle problematiche cui si
riferiscono i casi pervenuti, pertanto, si è ritenuto
più corretto scorporare dal totale delle segnalazioni ricevute dal Garante nazionale quelle poi girate
per competenza ai Garanti regionali o delle Province Autonome, o da loro stessi ricevute, o già inviate
ad entrambi dagli stessi segnalanti. Così filtrato, il
risultato dovrebbe più realmente contare i singoli
soggetti che si sono rivolti agli Uffici dei Garanti per
sottoporre casi a volte complessi che toccavano diverse problematiche
Tipologia di problematiche contenute nelle segnalazioni*
Totale problematiche
pervenute ad AGIA
pervenute ai Garanti Regionali
714 1057
Maltrattamento/violenza/abusi
Ludico/sportiva
scorporate dai casi trattati
in comune da AGIA e Garanti Regionali
AGIA +
* Ogni segnalazione può contenere più problematiche
L’infografica analizza la tipologia di problematiche
contenute nelle segnalazioni, suddivise utilizzando le categorie della nuova scheda di rilevazione
adottata. Si precisa che nella scheda di rilevazione
la voce “problematica” è a possibilità di risposta
multipla. Il totale delle problematicità rappresentate (714/1057), pertanto, non corrisponde al totale
delle segnalazioni pervenute (506/989).
UNO STRUMENTO PER L’ACCOGLIENZA:
Nelle molte occasioni in cui il Garante ha incontrato i minorenni stranieri appena arrivati in Italia, a
Lampedusa, ad Augusta e nelle comunità di accoglienza, in tanti gli hanno raccontato ansie e paure.
La risposta concreta al loro bisogno di essere informati e di capire il “nuovo mondo” nel quale si sono
ritrovati è il Welcome Kit, un passaporto dei diritti
che fornisce informazioni ed indicazioni preziose
ai minorenni stranieri che arrivano nel nostro Paese
senza adulti di riferimento.
Il Kit è stato realizzato attraverso un processo partecipativo che ha coinvolto, in prima battuta, i
minorenni stranieri ospitati presso la comunità di
associazioni e istituzioni competenti che nel corso
di focus group hanno fornito altre indicazioni utili.
Infine Ibby Italia, struttura nazionale dell’International Board on Books for Young people che raccoglie
i maggiori esperti di letteratura ed editoria per ragazzi, ha realizzato il Welcome Kit assicurandone la
qualità editoriale.
L’obiettivo dell’Autorità è che il Welcome Kit venga
consegnato ai minorenni subito dopo il loro arrivo in Italia: in questa prima fase, la distribuzione è
avvenuta principalmente con il supporto delle associazioni che a livello nazionale e territoriale si occupano di minorenni stranieri non accompagnati,
delle comunità di accoglienza e dei Garanti per l’infanzia e l’adolescenza delle Regioni e delle Province
Il Kit, formato da 26 carte colorate, in italiano, inglese, francese e arabo, contiene informazioni pratiche, logistiche e di contesto, insieme ad un piccolo
dizionario, oltre a contenuti specifici finalizzati a
trasmettere messaggi rassicuranti; particolare attenzione è stata riservata alla scelta dei colori, delle
immagini e dell’impaginazione: l’Autorità garante
per l’infanzia e l’adolescenza ha voluto realizzare
uno strumento esteticamente gradevole e agile da
consultare in cui i testi fossero accompagnati da
immagini esplicative delle situazioni che i giovani
migranti si troveranno a vivere sul nostro territorio.
Il Kit non si sfoglia come un libro, ma si apre come
un ventaglio: le carte sono rigide e plastificate, legate fra di loro da una vite per consentire una consultazione veloce ed immediata. I ragazzi e le ragazze
che lo riceveranno potranno tenerlo facilmente con
sé (si può mettere in tasca) ed utilizzarlo non solo
per capire meglio che cosa devono aspettarsi in Italia e quali sono i loro diritti, ma anche per imparare
parole di uso comune, scrivere appunti e cose personali (con il kit viene distribuita anche una penna),
personalizzarlo con il proprio nome. Alcune sezioni sono dedicate a situazioni particolari come quella dei minorenni eritrei (per i quali sono previste
alcune pagine in tigrino) o delle ragazze che sbarcano sulle nostre coste che, nelle pagine dal contorno rosa, trovano indicazioni di natura soprattutto
Totale Welcome Kit Distribuiti
815 451
uno strumento per la formazione
IL VADEMECUM PER LE FORZE DI POLIZIA
L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e il
Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno hanno da tempo avviato una collaborazione strategica per assicurare la piena attuazione della tutela dei diritti e degli interessi delle
persone di minore età.
Nel 2014 la collaborazione è stata formalizzata con
un Protocollo d’intesa, nell’ambito del quale è stato
realizzato un Vademecum: linee guida e istruzioni
operative per sostenere il lavoro quotidiano delle
Forze dell’ordine e per fornire concreti spunti alle
attività di formazione sul tema dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
Oggi il vademecum è disponibile anche in formato
tascabile e nelle versioni web e mobile ed è consultabile e scaricabile da tutti gli operatori chiamati ad
intervenire in situazioni che coinvolgono minorenni, siano essi autori, vittime o testimoni di reato.
Grazie alla disponibilità del Capo della Polizia
- Direttore Generale della Pubblica Sicurezza Prefetto Alessandro Pansa, del Comandante Generale
dell’Arma dei Carabinieri Generale Tullio Del Sette
e del Comandante Generale della Guardia di Finanza Saverio Capolupo, per il tramite delle rispettive
Scuole e Reparti di istruzione e formazione, il Vademecum in formato tascabile è stato distribuito al
personale dell’Arma dei Carabinieri (Scuole Allievi
Carabinieri di Roma, Campobasso, Torino, Iglesias
e Reggio Calabria, Scuola Ufficiali Carabinieri di
Roma, Scuola Marescialli e Brigadieri Carabinieri di
Firenze), al personale della Polizia di Stato (Scuole
Allievi Agenti della Polizia di Stato di Alessandria,
Campobasso, Peschiera del Garda, Piacenza, Trieste
e Vibo Valentia, Scuola Pol. G.A.I. di Brescia, Uffici
minori di tutte le Questure d’Italia) e al personale
della Guardia di Finanza (Accademia della Guardia
di Finanza, Scuola Ispettori e Sovrintendenti della
Guardia di Finanza, Legione Allievi della Guardia
di Finanza).
Il vademecum viene utilizzato come strumento privilegiato di lavoro nel corso degli interventi formativi che l’Autorità realizza in collaborazione con le
Vademecum totali
Il 2014 è stato un anno cioè pieno, denso, stimolante per la comunicazione. Un anno che ci ha visto
presenti su tutti i temi di competenza (centinaia di
lanci d’agenzia, interventi precisi) e molto attenti
a diffondere la cultura dei diritti. Una cultura che
spesso è messa da parte e che invece è centrale per
la vita politica e sociale di un Paese. Un insieme di
diritti da rispettare e rendere realtà per chi ha meno
di 18 anni, puntando sul coinvolgimento di adolescenti e preadolescenti. Agli adulti invece, il compito di garantire ai più giovani formazione, futuro,
opportunità, valori.
Dare voce ai ragazzi fra i 14 e i 17 anni. Ascoltarli,
confrontarsi, far conoscere loro i diritti di cui sono
depositari. Due sondaggi, uno ad aprile e uno ad
agosto, chiedendo ai giovanissimi il loro rapporto
di fiducia con i genitori e quali sono i pregiudizi
più diffusi.
L’Autorità ha potenziato fortemente il sito e rafforzato la sua presenza sui social, aprendo pagine e
promuovendo discussione.
Collaborazioni su progetti di
Il Progetto #Altrove, un esperimento di vita in comune, un laboratorio per scalfire luoghi comuni e
vincere l’apatia giovanile, raccontato attraverso video performativi realizzati dai giovani partecipanti
Prezioso è stato il rapporto ormai consolidato con
il cast e la produzione di Braccialetti rossi, la fiction diventata un fenomeno di costume: per noi i
ragazzi della serie hanno anche realizzato un video,
diventato subito virale, sul tema del diritto alle cure
per i bambini non guaribili.
“Che avventura stratopica Stilton. Alla scoperta dei diritti dei bambini”. Il personaggio di Stilton, il topo
giornalista, è stato invece il volano per raccontare,
insieme al Garante, a migliaia di bambini i lori diritti, sia con la distribuzione del libro da noi prodotto che ci ha portato in molte scuole, ad alcuni
importanti festival, in tv, sui giornali, sia con l’audiolibro disponibile sul nostro sito.
Ecco come contattarlo:
• Via di Villa Ruffo, 6 - 00196 Roma
• www.garanteinfanzia.org
• tel.: +39 06.6779.6551
• fax: +39 06.6779.3412
Quando il Garante italiano per l’Infanzia e
l’Adolescenza mi ha chiesto il suo aiuto mi
frullavano i bafﬁ dall’emozione! Così sono
volato a Roma, per seguirlo nel suo importantissimo lavoro. Alla ﬁne, abbiamo scritto
insieme questo libro, per spiegare quello che
è stato fatto e quello che c’è ancora da fare
per permettere ai ragazzi di vivere e crescere in modo sano e consapevole! Perché un
mondo migliore, dove i diritti siano garantiti,
è possibile solo se facciamo squadra e ci impegniamo tutti insieme!
CHE AVVENTURA STRATOPICA, STILTON!
Vincenzo Spadafora è stato nominato primo Garante per l’Infanzia
e l’Adolescenza in Italia nel 2011.
Nato ad Afragola (Napoli) nel 1974,
si è impegnato molto per l’UNICEF,
viaggiando in tutto il mondo per
aiutare i bambini e i ragazzi in difficoltà, diventando il più giovane
presidente nella storia di questa
Come Autorità Garante, si occupa
di ascoltare, proteggere e aiutare
le bambine, i bambini, le ragazze
e i ragazzi in Italia.
qui a Topazia, nell’Isola dei Topi,
i miei libri sono tutti bestseller!
Ma come, non li conoscete? Sono
delle storie da ridere, più tenere
della mozzarella, più gustose del
groviera, più saporite del gorgonzola... proprio storie coi baffi, parola di Geronimo Stilton!
C HE AVVENTURA
STRATOPICA , S TILTON !
SCOPERTA DEI DIRITTI DEI RAGAZZI
DELL’INFANZIA E
SPIEGATA A
Unici, diversi: una campagna sulle reti tv nazionali e
nei cinema, realizzata per sottolineare il valore delle
diversità. L’azzardo non è un gioco, campagna solo virale, ma con le voci e i pensieri dei giovani stessi, da
noi intervistati è stato pensato per sensibilizzare sui
pericoli da slot-machine, gratta e vinci, scommesse
on line. Un tema che si sta facendo incandescente,
e poco indagato. 25 anni della CRC: anche questa
una campagna per tv e cinema, realizzata per celebrare i 25 anni della Convenzione ONU sui diritti
Nato a Topazia (Isola dei Topi), è laureato in Topologia della Letteratura
rattica e in Filosofia archeotopica
comparata. Dirige l’Eco del Roditore,
il giornale più famoso dell’Isola dei
Topi. I suoi libri, tradotti in 40 lingue,
hanno venduto più di 26 milioni
di copie soltanto in Italia, oltre 85
milioni in tutto il mondo!
Le avventure di Geronimo Stilton
sono disponibili anche in formato
eBook e in applicazioni per iPad e
Per scoprire tutte le avventure di
Geronimo e dei suoi amici, visitate il
sito: www.geronimostilton.com
21/10/13 16.01
Ministero dell’Interno Dipartimento per la Pubblica
L’obiettivo è quello di promuovere tra
gli operatori delle Forze di polizia la
diffusione, anche attraverso incontri di
formazione, di prassi operative ispirate
al rispetto della Convenzione ONU
sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza
Realizzare azioni comuni per la
promozione, la protezione dei diritti
e la partecipazione dei bambini e degli
adolescenti, attraverso la realizzazione
di percorsi, iniziative, studi, ricerche,
attività di formazione ed informazione.
Associazione Shoot for Change
Realizzazione di incontri di formazione per assicurare al personale in formazione dell’Arma dei Carabinieri l’apprendimento di prassi operative ispirate
al rispetto della Convenzione ONU sui
diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, utilizzando anche il “Vademecum” per le forze dell’ordine.
e video da parte dell’Associazione di
promozione sociale “Shoot for Change”, in occasione di iniziative e visite
istituzionali dell’Autorità Garante per
l’infanzia e l’adolescenza sull’intero
Geronimo Stilton - PIEMME Editore
Realizzazione e promozione del volume
“Che avventura stratopica, Stilton! Alla
scoperta dei diritti dei ragazzi”.
Collaborazione per la promozione dei diritti delle persone di minore età prevalentemente
ma non esclusivamente, tramite la
realizzazione di campagne su problematiche e fenomeni che interessano le
persone di minore età. Valorizzazione,
mediante il patrocinio dell’AGIA, i progetti sostenuti da Enel Cuore, società
senza scopo di lucro di Enel S.p.A.
impegnata nel sostegno dell’educazione e della solidarietà
AIG - Associazione Italiana
Realizzare percorsi, iniziative, studi,
ricerche, attività di fomazione e informazione per la promozione, la protezione dei diritti e la partecipazione dei
bambini e degli adolescenti e promuovere, allo stesso tempo, la cultura del
vo- lontariato e della solidarietà.
Protocollo d’Intesa, primo nel suo genere in Italia, a tutela dei diritti dei tanti
bambini e adolescenti che ogni giorno
entrano per colloqui nelle carceri italiane.
La Carta dei figli dei genitori detenuti,
riconosce formalmente il diritto dei
minorenni alla continuità del proprio
legame affettivo con il genitore
detenuto e, al contempo,
ribadisce il diritto alla
Istituto di Autodisciplina
Pubblicitaria (IAP)
Promozione e tutela dei diritti e della
dignità di bambini ed adolescenti nella
comunicazione commerciale, anche
attraverso lo scambio di informazioni
sulle segnalazioni ricevute su questo
Terre des Hommes - Italia
Realizzazione della prima raccolta dati
sui minorenni vittime di maltrattamento in carico ai servizi sociali
Organizzare e sperimentare sinergie operative per rendere più efficace la comunicazione istituzionale dell’Autorità e di incentivare la presenza sul mercato dei giovani che
si preparano a diventare esperti di comunicazione, design, arti visive e moda. Le sinergie
tra AGIA e IED hanno altresì l’obiettivo di
sensibilizzare i minorenni e l’opinione
pubblica generale su temi sociali legati
all’infanzia e all’adolescenza e di valorizzare il talento creativo dei
giovani che si formano
presso IED.
Agrorinasce Agenzia per
l’innovazione, lo sviluppo e la
Realizzazione di iniziative, eventi culturali o attività formative, inerenti i temi
dell’infanzia e dell’adolescenza anche
attraverso l’utilizzo dei Centri sociali
attivati nei beni confiscati che sono
nelle disponibilità di Agrorinasce.
Milano “Bicocca”
Convenzione tra l’AGIA e l’Università degli Studi di Milano “Bicocca”
avente per oggetto l’istituzione di
del contributo di iscrizione al Master
interdisciplinare di I livello sui diritti
Società Italiana per l’Organizzazione
Collaborazione per la promozione e
l’accoglienza di giovani in tirocinio di
Studi di Roma Tre,
Federazione Italiana Medici
Pediatrici, Ufficio Scolastico
Università e Ricerca e Federazione
Italiana Medici Pediatri
Protocollo di intesa per la realizzazione
dell’iniziativa “Attività di promozione
della salute e della cultura della sicurezza”, per interventi formativi in materia
di emergenza-urgenza destinato agli
studenti del Corso di Laurea Magistrale quinquennale a ciclo
unico in Scienze della Formazione Primaria
Protocollo d’intesa per la realizzazione
dell’iniziativa “A scuola si cresce sicuri”,
che prevede interventi formativi per
il personale scolastico in materia di
emergenza - urgenza, in particolare sulle manovre di disostruzione pediatrica da corpo estraneo
Tavolo di lavoro sui livelli
essenziali delle prestazioni
La legge istitutiva dell’Autorità garante prevede
un’azione specifica sul tema dei livelli essenziali
delle prestazioni concernenti i diritti civili e politici dei minorenni (lettera l, comma 1, art. 3,
legge 112/2011): il Garante deve elaborare una
proposta ed monitorarne l’attuazione.
Su proposta del cartello Batti il cinque! (ne sono
promotori: AGESCI, Arciragazzi, CNCA, CNOAS, CGIL, Save the Children e UNICEF), insieme ad altre Associazioni ed esperti del settore, è
stato istituito, nel marzo 2013 un Tavolo di lavoro che nel 2014 ha elaborato il documento di
proposta per il Governo.
Consulta nazionale delle
Associazioni e delle
all’art.3.1 d) che esso assicuri forme idonee di
consultazione. Si tratta di un organismo permanente di consultazione (previsto dall’art.8 del
Regolamento dell’Autorità) che ha l’obiettivo
di favorire la partecipazione della società civile organizzata alle attività dell’Autorità garante
attraverso il confronto di idee, analisi e proposte. Nel 2014 sono stati attivati Gruppi di lavoro
che hanno prodotto documenti di proposta su
specifici aspetti inerenti le comunità per minorenni e la dispersione scolastica. Una specifica
proposta è stata elaborata del gruppo di lavoro
sulla partecipazione per delineare le modalità di
partecipazione dei bambini e degli adolescenti
nelle iniziative che li riguardano.
Commissione consultiva sui
Il legislatore, nell’istituire l’Autorità garante,
ha voluto dare particolare rilievo al tema degli
abusi sull’infanzia e l’adolescenza, stabilendo
che essa può formulare osservazione e proposte
per la prevenzione e il contrasto (Art.3.11). E’
per questo che abbiamo voluto dedicare i lavori della prima Commissione consultiva proprio al tema dei maltrattamenti che subiscono le
persone di minore età. Presieduta dal Professor
Luigi Cancrini , composta da rappresentanti di
istituzioni, associazioni, ordini professionali ed
esperti del settore, ha elaborato il documento
“Prendersi cura dei bambini e degli adolescenti
vittime di maltrattamento”.
Commissione consultiva sulla
L’Autorità ha istituito ad agosto 2014, in accordo
con la Conferenza di Garanzia, una Commissione consultiva sulla tutela dei minorenni stranieri non accompagnati che arrivano in Italia, composta da professionisti ed esperti del settore. La
Commissione ha il compito di elaborare, alla
luce delle buone prassi sperimentate sul territorio nazionale, delle indicazioni internazionali
in materia, un documento guida nazionale sul
ruolo, la formazione, le procedure di nomina,
le competenze e le relative modalità operative,
il monitoraggio e la valutazione dei tutori per i
minorenni stranieri non accompagnati.
Osservatorio nazionale per
Nel 2014 l’Osservatorio è stato riattivato, con
decreto del 17 giugno 2014, ed ha iniziato a lavorare sulla definizione del nuovo Piano nazionale infanzia.
L’Autorità garante partecipa come osservatore
permanente, assicurando la presenza di funzionari dell’ufficio alle riunioni plenarie e ai Gruppi di lavoro attivati per la stesura del Piano: sul
contrasto della povertà dei bambini e delle famiglie, sui servizi socio educativi per la prima
infanzia e la qualità del sistema scolastico, sulle strategie e sugli interventi per l’integrazione
sociale, sul sostegno alla genitorialità, il sistema
integrato dei servizi e il sistema dell’accoglienza.
Osservatorio per l’integrazione
degli alunni stranieri e per
Con Decreto Ministeriale del 5 settembre 2014 è
stato ricostituito l’osservatorio che ha prodotto
un contributo finalizzato alla redazione di un
nuovo capitolo dedicato ai temi dell’integrazione e dell’intercultura da aggiungere al documento “La Buona scuola”.
Successivamente, per poter procedere nella propria attività, l’Osservatorio ha deciso di organizzarsi in gruppi di lavoro tematici. Un rappresentante dell’Ufficio dell’Autorità è presente in
ciascuno dei tre gruppi che hanno cominciato
a lavorare da dicembre 2014. I Gruppi sono i
seguenti: Insegnamento dell’italiano come lingua seconda, valorizzazione del plurilinguismo;
Formazione del personale scolastico e istruzione degli adulti e Partecipazione attiva degli studenti, peer education, cittadinanza.
Tavolo permanente di
L’Autorità ha fortemente sostenuto, sulla scia
di quanto realizzato dal Ministero del Lavoro
e delle Politiche Sociali per la definizione delle
Linee di indirizzo per l’affidamento familiare,
l’istituzione di un Tavolo permanente di confronto sulle comunità per minori che si è effettivamente costituito presso il Ministero e ha avviato i suoi lavori a febbraio 2015.
Tavolo tecnico di
approfondimento sul tema
alle famiglie in difficoltà
Il tavolo è stato avviato dal CNOAS nel mese di
luglio 2014 e hanno aderito istituzioni, ordini
professionali e associazioni. Si propone di costruire sinergie tra le professionalità coinvolte,
individuare metodologie efficaci per gestire le
situazioni difficili che riguardano minorenni
e famiglie. I lavori sono ancora in corso e , tra
l’altro, porteranno ad aggiornare le “Linee guida
per la regolazione dei processi di sostegno e allontanamento del minore”, diffuse dal CNOAS
Osservatorio per il contrasto
alla pedofilia e
pedopornografia minorile
Nel corso del 2014, l’Autorità ha partecipato alle
riunioni dell’ Osservatorio ed alle iniziative di
monitoraggio della Convenzione del Consiglio
d’Europa sulla Protezione dei minori contro lo
sfruttamento e l’abuso sessuale, nota come Convenzione di Lanzarote, ratificata dall’Italia con
legge 1 ottobre 2012, n. 172.
418 Formazione docenti Non li sopporto più! Riconoscere g…