Source: https://www.filodiritto.com/emissioni-di-nox-truffa-e-corte-suprema-federale-della-rft
Timestamp: 2020-08-12 18:33:15+00:00
Document Index: 85045190

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', '§ 826', '§ 826']

“Unrecht Gut, tut selten gut”. Di questo proverbio, pare, che i dirigenti e gli amministratori di una nota società produttrice di automobili, non si siano ricordati, quando sono stati installati, su migliaia di autovetture, congegni atti a “occultare” le emissioni effettive di NOx.
2. Motivazione della sentenza della Suprema Corte Federale
3. Precedenti pronunzie in materia di “arglistiger Täuschung”
4. Valeva la pena, truffare gli acquirenti delle autovetture? Il “conto” è comunque piuttosto salato
Recentemente, la VI° Sezione (Civile) del “Bundesgerichtshof” (Corte Suprema Federale) ha emanato una sentenza di condanna nei confronti di un noto produttore di autoveicoli, che, in migliaia e migliaia di vetture Diesel, commerciate quali Euro 5, aveva installato un congegno, atto a far sí che, in sede di verifica dei valori di NOx, segnalava un’emissione di entità molto inferiore, rispetto a quella riscontrabile in occasione della guida su strada. Questa sentenza costituisce un importante precedente in quanto sono pendenti tante controversie civili analoghe ancora da decidere.
È stata accolta – quasi interamente – la domanda proposta dal proprietario di una delle predette autovetture, intesa a ottenere, da parte della produttrice dell’autovettura, il rimborso del prezzo pagato (più accessori), previa restituzione dell’autovettura alla fabbrica.
L’attore, nel gennaio 2014, aveva acquistato – di seconda mano e con un chilometraggio pari a 20.000 km – l’autovettura (per uso privato) Diesel, prodotta dalla convenuta, per il prezzo di 31.490 Euro e, nel settembre 2015, la produttrice della vettura aveva, pubblicamente ammesso, l’installazione del congegno atto a far apparire che si trattasse di un’autovettura Diesel che avrebbe rispettato i limiti di emissione di NOx previsti (dalla normativa UE) per vetture del tipo Euro 5.
La domanda attorea veniva rigettata dal giudice di primo grado. Proposta “Revision” contro questa sentenza e dichiarato ammissibile tale gravame, la Corte d’appello accoglieva il ricorso, con condanna della nota fabbrica di automobili, alla restituzione, in favore del soccombente in 1° grado, dell’intero prezzo pagato, ma con detrazione di un importo equivalente al vantaggio conseguito per effetto dell’uso dell’auto dalla data di acquisto, a quella di restituzione della vettura alla soccombente in sede di “Revision”.
Nel successivo grado di giudizio, la Suprema Corte Federale (BGH), ha ritenuto, che debba essere condivisa la statuizione della Corte d’appello, secondo la quale la produttrice dell’autovettura de qua, è responsabile di “vorsätzlicher, sittenwidriger Schädigung” (di aver cagionato – al compratore dell’auto – un danno illecito, agendo con dolo) ai sensi del § 826 BGB (Codice Civile). Dispone questo paragrafo: ”Chiunque, per effetto di un comportamento contrario alle “guten Sitten”, cagiona, dolosamente, a un altro, un danno, è obbligato al risarcimento dello “Schaden” da questi subito.”
ll comportamento della produttrice dell’automobile nei confronti del ricorrente, ha osservato il BGH, era oggettivamente “sittenwidrig” (contrario al buon costume, intesa, quest’espressione, come contrarietà alla buona fede contrattuale). La resistente aveva posto in essere una “bewusst gewollte Täuschung” (un inganno voluto e di cui era consapevole), attuata sistematicamente e protratta per anni.
Di questo comportamento truffaldino non si poteva rendere conto, né l’acquirente dell’auto, né ci si poteva accorgere in sede di verifica periodica delle emissioni nocive previste per legge; aveva avuto per effetto anche un’“erhöhte Umweltbelastung” (aumento dell’inquinamento dell’ambiente).
La Suprema Corte Federale ha stigmatizzato il comportamento della produttrice dell’autovettura – che aveva installato il congegno de quo – come “besonders verwerflich” (particolarmente riprovevole) in quanto “Incompatibile” con i valori dell’ordinamento giuridico. (Questo, anche se l’auto del ricorrente era stata acquistata usata). Viene, in proposito, in mente quanto scritto da Teognide (un poeta dell’età arcaica), che parla di “gente che pascola come cervi, senza senso della legge e della tradizione. Finì per dubitare, il Teognide, se non di Zeus, della sua buona amministrazione, dato che i buoni e i cattivi hanno una sorte comune; dubitò, pure, dell’ “aretè”.
Gli amministratori della società produttrice erano responsabili dell’operato dei collaboratori, che avevano sviluppato i motori (e la “software” con effetti truffaldini), in quanto ciò non poteva essere avvenuto, senza che fossero a conoscenza del “trucco” posto in essere dai suoi tecnici. Era avvenuto “zumindest mit Kenntnis und Billigung” da parte dei “piani alti” della società produttrice.
Il ricorrente, per effetto dell’”arglistigen Täuschung” (perfido inganno), posta in essere dalla resistente, aveva acconsentito alla conclusione di un contratto, che, in realtà, non aveva inteso concludere e che, comunque, non era “voll brauchbar” (sono, queste, le testuali parole dell’BGH – ricordiamo, che nella RFT, alle autovetture con motori che non rispettano determinati limiti di emissione di sostanze nocive, non possono circolare in certi quartieri (o città).
Al ricorrente, ha statuito la S. C., va quindi riconosciuto il diritto, di restituire la vettura de qua alla produttrice, con restituzione, altresí, del prezzo pagato per la stessa, detratto però l’importo corrispondente al vantaggio derivato dall’uso della vettura (cosiddetto Nutzungsvorteil) dalla data di consegna della medesima a quella di restituzione alla casa produttrice; questo, perché va rispettato lo “schadenersatzrechtliche Bereicherungsverbot”. In altre parole, il ricorrente, per effetto della conclusione del contratto (pur non voluto), non può conseguire un arricchimento, derivatogli dall’aver potuto disporre dell’autovettura.
3. Precedenti pronunzie in materia di “arglistige Täuschung”
La Corte Suprema Federale (BGH), in precedenti sentenze, aveva statuito che una “Täuschung” (inganno), non implica, di per sé, la “Sittenwidrigkeit”, occorrendo, ai fini dell’integrazione della stessa, che la “Täuschung” sia “arglistig”. Soltanto in tal caso il “deceptus” può agire perché sussiste un “Vertrauensschaden” (1). L’“Arglist” presuppone il dolo (almeno nella forma del dolo generico (“bedingten Vorsatz”)), che deve sussistere fin dal momento della conclusione del contratto. Pertanto, vi è “arglistige Täuschung”, qualora l’autore dell’inganno, “rechnet mit der möglichen Unrichtigkeit der Angaben”, vale dire, si prospetta la possibilità, che le sue indicazioni non siano veritiere (in questo senso vedasi BGBZ 168, 64, 70). La volontà di ingannare, deve essere verificata sulla base di elementi oggettivi. Non occorre, che l’autore dell’inganno agisca con l’intento di arrecare danno ad altri (“Schadensvorsatz”); irrilevante è pure l’esistenza del “Bereicherungsvorsatz” (l’intenzione di arricchirsi).
L’azione produttiva del danno, è da qualificare “sittenwidrig”, se in contrasto con l’“Anstandsgefühl aller billig und gerecht Denkenden” (2) ; ved BGH – Z – 4, 1598. Occorre un “Vorgehen, das mit den Grundbedürfnissen loyaler Rechtsgesinnung unvereinbar ist” (3). Il concetto „gute Sitten“ implica „ein rechtsethisches Minimum, dessen Rechtfertigung von jedermann zu erwarten ist“ (4). Ai fini dell’individuazione delle guten Sitten, sono decisivi i valori, nei quali crede ein anständiger Durchschnittsmensch (5). Va tenuto conto dei mezzi impiegati, dello scopo perseguito, delle conseguenze, dei motivi.
Sono di Solone le parole: “Una giustizia retta per ognuno, leggi per chi sta in alto e chi sta in basso, io le composi e poi le volli scritte”.
La fattispecie di cui al § 826 BGB può essere integrata anche per effetto di un’omissione se vi era obbligo di agire.
4. Valeva la pena di truffare gli acquirenti delle autovetture? Il “conto” è comunque piuttosto “salato”
Questa truffa è già costata cara alla nota fabbrica di autovetture. Migliaia di acquirenti turlupinati si sono rivolti ai Centri Consumatori, che poi hanno agito in giudizio. Erano seguite trattative per una soluzione transattiva. A un certo punto, la predetta società aveva dichiarato di mettere a disposizione dei truffati 830 mio. euro, con validità, di quest’offerta, per coloro che avevano acquistato le vetture entro il 31.12.2015 e che erano residenti nella RFT.
A quest’offerta avevano aderito i rappresentanti dei Centri Consumatori, pur rilevando che quanto offerto a titolo di risarcimento danni, era soltanto il 15% circa del prezzo di acquisto delle vetture. Coloro che non si sono rivolti ai Centri Consumatori, possono agire in giudizio, individualmente, entro ottobre 2020.
Complessivamente, fino ad oggi, il cosiddetto Dieselskandal, è venuto a costare alla casa produttrice delle “getürkten” autovetture, circa 30 miar. euro, una somma non indifferente, neppure per una multinazionale. Nell’importo suddetto non sono compresi i risarcimenti dovuti ad acquirenti residenti all’estero.
(1) leso un legittimo affidamento
(2) senso del decoro di tutte le persone di probità
(3) modo di procedere incompatibile con le esigenze fondamentali di chi intende lealmente osservare le leggi
(4) un minimo di etica del diritto, la cui osservanza è da aspettarsi da ognuno
(5) cittadino medio che osserva le regole inerenti al buon comportamento