Source: https://www.laleggepertutti.it/112513_come-difendersi-dagli-atti-di-bullismo
Timestamp: 2018-04-27 08:46:21+00:00
Document Index: 114901333

Matched Legal Cases: ['art. 580', 'art. 575', 'art. 580', 'art. 581', 'art. 582', 'art. 595', 'art. 609', 'art. 609', 'art. 610', 'art. 612', 'art. 612', 'art. 629', 'art. 224']

Come difendersi dagli atti di bullismo
Professionisti Come difendersi dagli atti di bullismo
Professionisti Pubblicato il 23 febbraio 2016
> Professionisti Pubblicato il 23 febbraio 2016
Breve vademecum sulla rilevanza penale degli episodi di bullismo.
Il bullismo è un fenomeno sociale molto eterogeneo che, contrariamente a quanto si possa pensare, non interessa solo i giovanissimi ma può manifestarsi anche superata la maggiore età. Scuola, lavoro, rapporti di vicinato, social network e spazio virtuale, sono soltanto alcuni dei contesti in cui gli episodi di bullismo possono svilupparsi. Situazioni che possono talvolta nascere per gioco, per noia, per superficialità, ma che possono condurre a conseguenze gravi non solo per le vittime degli atti di prevaricazione ma anche per i loro carnefici, singoli o gruppi che siano, quando vengono denunciati.
Denunciare i fatti alle autorità è infatti il primo passo necessario affinché si possano attivare tutte le forme di tutela che il nostro ordinamento consente. A seconda del reato applicabile vi sono casi in cui la procedibilità è subordinata alla querela presentata dalla persona offesa dal reato, mentre per le ipotesi più gravi è invece possibile procedere d’ufficio.
Gli atti di bullismo possono consistere in aggressioni fisiche (percosse, violenze, altri atti lesivi), aggressioni psichiche (minacce, diffamazioni, atti di razzismo, insulti, offese), aggressioni al patrimonio (furti, estorsioni, danneggiamenti) ed aggressioni “virtuali” (ciò che costituisce il c.d. cyberbullismo, che include l’invio di messaggi molesti, la pubblicazione di contenuti multimediali lesivi o inappropriati, i furti d’identità, le molestie tramite social network, siti e blog diffamatori, ecc.).
Il nostro ordinamento penale, sebbene non preveda un reato ad hoc per il bullismo, reprime il fenomeno attraverso altre fattispecie. Tra i reati più ricorrenti si segnalano:
– istigazione o aiuto al suicidio (art. 580 c.p.), che può aversi quando le pressioni e le vessazioni attuate nei confronti della vittima sono tali da spingerla ad un insano gesto. Se il suicida ha meno di quattordici anni il colpevole risponderà del ben più grave delitto di omicidio volontario (art. 575 c.p.), come espressamente previsto dall’ultimo comma dell’art. 580 c.p.;
– percosse (art. 581 c.p.) e lesioni personali (art. 582 c.p.), per punire le violenze fisiche a seconda che dal fatto non derivi o derivi una patologia o uno stato di malattia. Vi sono diversi precedenti in giurisprudenza minorile di aggressioni fisiche perpetrate da gruppi di studenti in danno ai propri compagni, che realizzano una persecutorietà riconosciuta come vero e proprio mobbing scolastico;
– diffamazione (art. 595 c.p.), questo reato è utilizzabile anche per le espressioni diffuse attraverso internet, che è ormai una delle forme frequenti di cyberbullismo. In tali casi si applicherà l’ipotesi aggravata di cui al comma 3. La differenza principale rispetto al vecchio reato di ingiuria, ormai depenalizzato dall’inizio del 2016, è costituita dal fatto che per aversi diffamazione l’offesa all’onore o al decoro deve avvenire in assenza della vittima e mediante una comunicazione con due o più soggetti, anche in tempistiche diverse (potendo dunque includervi anche il classico passaparola diffamatorio, tipico degli episodi di bullismo);
– violenza sessuale di gruppo (art. 609-octiesp.), tra le recenti e più estreme forme di bullismo si registrano casi in cui almeno due persone partecipano fisicamente all’atto a sfondo sessuale in danno alla vittima non consenziente, valicando la libertà sessuale di quest’ultima. Ai sensi dell’art. 609-sexies c.p. quando il fatto è commesso in danno ad un minorenne, i colpevoli non possono invocare come scusante di non essere a conoscere della minore della persona offesa, salvo che si tratti di ignoranza inevitabile (tale si considera quando si tratta di un errore nel quale generalmente tutti sarebbero incorsi);
– violenza privata (art. 610 c.p.), la costrizione rivolta ad altri a fare, tollerare od omettere qualcosa attraverso violenza o minaccia. Tale reato si applica in via residuale quando il fatto non rientra già in un altro delitto;
– minaccia (art. 612 c.p.), con il quale viene punita la prospettazione esplicita o implicita, diretta o indiretta, di un male futuro ed ingiusto attraverso varie forme, come parole, gesti o anche atteggiamenti;
– atti persecutori (art. 612-bis c.p.), meglio noto come stalking, questo delitto si presta a coprire una vasta gamma di episodi tipici dei rapporti tra bullo e vittima. In particolare occorre che i fatti avvengano con modalità tali da realizzare uno dei tre eventi alternativi descritti dalla legge, e cioè: un perdurante e grave stato di ansia o paura, il fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona legata da relazione affettiva, oppure l’alterazione delle proprie abitudini di vita. Potenzialmente idonee a rientrare nell’applicazione di tale reato vi sono anche il ripetersi di varie condotte legate all’uso delle nuove tecnologie, quali l’invio di e-mail o messaggi offensivi (c.d. harassment); l’invio o la pubblicazione di messaggi o commenti violenti o volgari sui social network, i forum, i blog, le app di messaggistica istantanea; la pubblicazione di informazioni private e riservate (exposure); il caricamento e la condivisione di foto e filmati compromettenti tramite Facebook, Twitter, Youtube.
– estorsione (art. 629 c.p.), che ricorre quando mediante minacce o violenza si costringe la vittima a tenere un comportamento dannoso per sé stessa e al tempo stesso vantaggioso per chi agisce o per altri. Con riferimento ai fatti di bullismo questa norma si presta a censurare quegli episodi in cui il bullo estorce denaro o cose.
Occorre ricordare come le conseguenze penali per gli atti di bullismo variano in base all’età degli autori. La minore età rientra infatti tra le cause di esclusione o di diminuzione dell’imputabilità, la quale è requisito minimo per assoggettare l’autore di un reato alla pena. Più precisamente il nostro codice penale distingue, ai fini dell’imputabilità, tre fasce d’età:
– [>18 anni]: il raggiungimento della maggiore età dal diciottesimo anno è il momento in cui un soggetto viene considerato per la legge maturo e, pertanto, si presume sempre imputabile e dunque processabile, salvo che non sussista una causa di esclusione o di riduzione diversa dall’età, come per esempio l’infermità mentale;
– [<14 anni]: viene esclusa in modo assoluto l’imputabilità di chi, al momento del fatto, non abbia ancora compiuto quattordici anni. Costoro pertanto non subiranno mai un processo penale;
– [14-18 anni] per i soggetti che al momento del fatto avevano compiuto i quattordici anni ma non ancora i diciotto è previsto che il giudice accerti caso per caso se sussisteva un’effettiva capacità d’intendere e volere.
Di conseguenza il trattamento penale del bullo autore di un reato sarà differente a seconda della sua età.
Per il bullo maggiorenne le conseguenze del proprio gesto saranno uguali a quelle di qualsiasi altro tipo di delinquente. A seconda dell’esito delle indagini si avvierà il processo per accertare la responsabilità penale, al termine del quale, laddove fosse riconosciuto colpevole, potrà essere condannato alle sanzioni detentive e/o pecuniarie previste dalla legge in base al reato commesso. In più la vittima del reato, se interessata ad ottenere il risarcimento dei danni subiti, potrà valutare se esercitare l’azione civile già nel processo penale ovvero avanzare la sua pretesa dinanzi al giudice civile.
Per i minori di anni 14, pur essendo considerati automaticamente non imputabili e quindi non processabili, non è comunque pregiudicato in assoluto la possibilità di intervento per promuoverne l’educazione e la cura, attraverso le misure di sicurezza. Ciò quando gli autori dei fatti denunciati presentino una grave pericolosità sociale. In particolare per i minori, che siano imputabili o no, l’art. 224 c.p. prevede due misure di sicurezza speciali applicabili da parte del Tribunale per i Minorenni: il riformatorio giudiziario e la sottoposizione a libertà vigilata.
Infine se il bullo ha agito quando aveva un’età compresa fra quattordici e diciotto anni non compiuti, l’ordinamento prevede uno specifico sistema processuale, differente da quello degli adulti, disciplinato dal D.P.R. 448/88. Il rito penale minorile prevede una serie di accorgimenti per tutelare le esigenze educative e di crescita della persona coinvolta ed attutire, per quanto possibile, il peso e i pregiudizi che un minore può subire dal coinvolgimento in un processo. Fra questi accorgimenti vi è il divieto di costituzione della parte civile. Ciò significa che gli interessati al risarcimento dei danni subiti potranno rivalersi, in presenza delle condizioni richieste dalla legge, non direttamente nei confronti del minorenne ma bensì del responsabile di quest’ultimo (che in genere è il genitore).