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Timestamp: 2020-08-09 15:26:28+00:00
Document Index: 145137430

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 4', 'art. 526', 'art. 360', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 8945 del 06/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8945 del 06/04/2017
Cassazione civile, sez. lav., 06/04/2017, (ud. 15/02/2017, dep.06/04/2017), n. 8945
sul ricorso 29090-2012 proposto da:
C.M.C., C.F. (OMISSIS), (+ Altri omessi), tutti
studio dell’avvocato MARINA MESSINA, rappresentati e difesi dagli
avvocati ANNA NARDONE, DOMENICO BARBONI, giusta delega in atti;
CA.SI.MA.MA., (+ Altri omessi);
avverso la sentenza n. 580/2012 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
depositata il 27/06/2012 R.G.N. 5106/2011.
che con sentenza n. 580 del 2012 la Corte di Appello di Milano, adita dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, nei confronti di Ca.Si.Ma.Ma., C.M.C., (+ Altri omessi), ha riformato la sentenza del locale Tribunale n. 5106/11 che aveva ritenuto l’illegittimità del termine apposto ai contratti stipulati tra le parti con condanna al risarcimento dei danni nella misura di tre mensilità dall’ultima retribuzione percepita, affermando che non era ravvisabile alcun abuso nella reiterazione dei contratti così che, avendo i ricorrenti prestato acquiescenza al rigetto della domanda di conversione del rapporto a tempo indeterminato, alcun risarcimento del danno poteva spettare loro, che la Corte d’Appello ha confermato la sentenza di primo grado nella parte in cui condannava il MIUR al pagamento ai lavoratori delle differenze tra la retribuzione percepita e quella spettante secondo l’anzianità di servizio maturata;
che Ca.Si.Ma.Ma., C.M.C., (+ Altri omessi), resistono con controricorso, assistito da memoria;
che il motivo di ricorso verte sulla violazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 6, del D.Lgs. n. 70 del 2011, art. 9, comma 18, come convertito dalla L. n. 106 del 2011, della L. n. 124 del 1999, art. 4, del D.Lgs. n. 297 del 1994, art. 526, della direttiva 1999/70/CE, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3;
che con il motivo censura la conferma della statuizione di accertamento della lamentata illegittima discriminazione nel trattamento retributivo – inferiore – rispetto ai lavoratori titolari di un rapporto a tempo indeterminato, conseguente al meccanismo di calcolo della retribuzione tabellare, che prevede aumenti corrispondenti al crescere dell’anzianità di servizio, così che gli assunti termine, non maturando alcuna anzianità pur lavorando con continuità, non vedono mai crescere la loro retribuzione;
che dette ragioni andrebbero ravvisate, sia per la specificità della disciplina che regola il sistema delle supplenze, sia perchè quest’ultime sono caratterizzate sia dalla precarietà del rapporto, legata all’assenza del titolare, sia alla mancanza di continuità, in quanto i vari periodi si supplenza attengono a distinti contratti di lavoro;
che il trattamento economico è necessariamente correlato alla precarietà e discontinuità del rapporto lavorativo, e quindi legittimamente esso è riferito per ciascun periodo di supplenza, allo stipendio iniziale, non essendo configurabile uno sviluppo di carriera; che la censura non è fondata in quanto la sentenza impugnata, nel riconoscere il diritto al riconoscimento a fini retributivi della anzianità di servizio, è conforme il principio di diritto affermato da questa Corte con le sentenze nn. 22558 e 23868/2016, con le quali si è statuito che “nel settore scolastico, la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato recepito dalla direttiva n. 1999/70/CE, di diretta applicazione, impone di riconoscere la anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini della attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l. succedutisi nel tempo, sicchè vanno disapplicate le disposizioni dei richiamati c.c.n.l. che, prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato.”; che a dette conclusioni la Corte è pervenuta valorizzando i principi affermati dalla Corte di Giustizia quanto alla interpretazione della clausola 4 dell’Accordo Quadro ed evidenziando che l’obbligo posto a carico degli Stati membri di assicurare al lavoratore a tempo determinato “condizioni di impiego” che non siano meno favorevoli rispetto a quelle riservate all’assunto a tempo indeterminato “comparabile”, sussiste a prescindere dalla legittimità del termine apposto al contratto;