Source: http://www.unionedegliuniversitari.it/la-corte-costituzionale-boccia-costo-standard/
Timestamp: 2018-07-18 01:20:00+00:00
Document Index: 106197760

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La Corte Costituzionale boccia il costo standard: si riconoscano le gravi responsabilità politiche e si intervenga subito per riaprire la discussione sul FFO!
By admin12 maggio 2017Università
La Corte Costituzionale con la sentenza n. 104 del 2017 ha dichiarato illegittimo il costo standard per studente e il suo utilizzo per il riparto del Fondo di Finanziamento Ordinario.
Il procedimento è nato da una richiesta dell’Università degli Studi di Macerata che ha avanzato ricorso al TAR Lazio per l’annullamento del Decreto Ministeriale 893/2014 che determinava gli indicatori del costo standard, e di una nota tecnica del MIUR collegata e del Decreto del FFO 2014. Il TAR ha sollevato 3 questioni di legittimità costituzionale. La Corte costituzionale ha dichiarato illegittimi gli articoli 8 e 10 del Decreto Legislativo 49/2012, che disciplina la “programmazione, il monitoraggio e la valutazione delle politiche di bilancio e di reclutamento degli atenei”, annullando di fatto la disciplina detl costo standard, sottolineando l’impossibilità di delegare a un ulteriore Decreto Ministeriale per dare attuazione a una riserva di legge presente nella “Legge Gelmini”. I correttivi, di conseguenza, sia per reintrodurre la disciplina, sia per una sua modifica, dovranno essere fatti dal Parlamento e non semplicemente dal Governo o dal MIUR. Al netto del giudizio della Corte Costituzionale, ora bisognerà attendere che il TAR si pronunci sui due temi sollevati dall’Università di Macerata.
Elisa Marchetti, coordinatrice dell’Unione degli Universitari, dichiara: “La sentenza della Corte Costituzionale che annulla, di fatto, il Decreto Legislativo 49 del 2012 sul costo standard per studente è una deflagrazione all’interno del sistema del finanziamento dell’università. La sentenza annulla il principio del costo standard contenuto nel Decreto Legislativo e la possibilità dell’utilizzo dello stesso ai fini del riparto del Fondo di Finanziamento Ordinario. È una bocciatura tecnica e politica ai governi che si sono succeduti dall’emanazione della Legge Gelmini a oggi: anche nella sentenza viene sottolineato come i governi non siano stati in grado di emanare un Decreto Legislativo costituzionalmente corretto e che questo sia stato fortemente influenzato dalla velocissima discussione per poterlo approvare entro i termini dettati dalla Legge 240/2010”.
Prosegue la coordinatrice dell’UDU: “La Corte Costituzionale ha annullato la sostanza del Decreto Legislativo, in particolare la possibilità di derogare a un ulteriore decreto ministeriale (il DM 893 del 2014). Ora riprenderà il processo al TAR sui quesiti sollevati dall’Università di Macerata, mettendo il bilico non solo il DM 893 stesso, ma anche la ripartizione del Fondo di finanziamento ordinario del 2014. La Corte, giustamente, sottolinea come questa sentenza non impedisca “ulteriori interventi in merito del Parlamento e del Governo, sui quali incombe la responsabilità di assicurare … la continuità e l’integrale distribuzione dei finanziamenti per le università statali”.”
Conclude Elisa Marchetti: “In attesa anche del giudizio del TAR, questa sentenza dev’essere un allarme per la politica: oltre alla gravissima situazione di sottofinanziamento in cui il sistema universitario si barcamena da anni, ora arriva questo ulteriore elemento di incertezza, che annulla il criterio con cui l’anno scorso è stato ripartito il 28% della quota base del FFO (quasi 1 miliardo e 300 milioni di euro su un totale di 6 miliardi e 900 milioni di euro), a ridosso dell’emanazione del Decreto di riparto del FFO 2017. È necessario che il Parlamento e il Governo si attivino immediatamente per trovare una soluzione a questo enorme problema, rifinanziando il sistema universitario e provvedendo immediatamente a riprendere la discussione su costo standard, intraprendendo il percorso già auspicato da una mozione approvata in Parlamento, e sul metodo di finanziamento dell’università. E questo non può che essere fatto coinvolgendo gli studenti nella discussione”.