Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-24444-del-17-10-2017
Timestamp: 2020-06-07 09:22:55+00:00
Document Index: 121731974

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Sentenza Cassazione Civile n. 24444 del 17/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24444 del 17/10/2017
Cassazione civile, sez. lav., 17/10/2017, (ud. 23/05/2017, dep.17/10/2017), n. 24444
sul ricorso 14909-2014 proposto da:
T.V., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FLAMINIA
322, presso lo studio dell’avvocato CINZIA PASSERO, rappresentato e
difeso dall’avvocato MAURIZIO ANTONELLO DIPIETRO, giusta delega in
avverso la sentenza n. 463/2013 della CORTE D’APPELLO di
CALTANISSETTA, depositata il 09/12/2013 R.G.N. 854/11.
1. che il Tribunale di Enna aveva accolto la domanda risarcitoria, proposta da T.V. nei confronti dell’Assessorato delle Autonomie Locali e della Funzione Pubblica della Regione Sicilia e fondata sull’ assunto dell’illegittimità della decisione, con la quale il Comitato Regionale di Controllo (CO.RE.CO, di seguito) aveva annullato le Delib. Comune di Enna n. 1321 del 1993 e Delib. n. 1321 del 1993 che, ai sensi della L.R. 1 settembre 1993, n. 25, art. 57 avevano riconosciuto il diritto del medesimo T. ad essere mantenuto in servizio presso il Comune di Enna, nell’ambito del personale non di ruolo, quale componente della equipe socio psico pedagogica;
2. che adita in via principale dall’Assessorato delle Autonomie Locali e della Funzione Pubblica e in via incidentale dal T., la Corte di Appello di Caltanissetta, con la sentenza n. 463 in data 9.12.2013, respinta l’eccezione di prescrizione formulata dall’Assessorato, i accoglimento dell’appello incidentale del lavoratore, relativo alla individuazione dell’arco temporale da considerare per la liquidazione del danno, e in accoglimento del terzo motivo dell’appello principale, relativo alla quantificazione del danno, in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha condannato l’Assessorato al pagamento in favore della lavoratrice della complessiva somma di Euro 81.549,82 oltre interessi legali e rivalutazione monetaria dalla data della sentenza;
3. che avverso tale sentenza T.V. ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi, illustrati da successiva memoria.
4. che l’Assessorato delle Autonomie Locali e della Funzione Pubblica della Regione Sicilia ha resistito con controricorso ed ha proposto ricorso incidentale affidato a due motivi, al quale ha resistito il T..
6. con il primo motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione degli artt. 2043,1223,1226 e 2056 c.c., art. 432 c.p.c. e della L.R. Sicilia n. 25 del 1993, art. 57 per avere la Corte territoriale qualificato il danno subito da essa ricorrente come perdita della possibilità di essere assunta e non come danno da perdita del posto di lavoro e per averlo erroneamente liquidato, ai sensi dell’art. 1226 c.c., nella misura pari al 50% delle retribuzioni che sarebbero state virtualmente corrisposte nonostante le possibilità per esso ricorrente di essere assunta fossero pari al 100%;
10. con il primo motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione dell’art. 2935 c.c. sul rilievo che, venuta meno la pregiudiziale amministrativa al fine della proposizione della domanda risarcitoria, il termine prescrizionale decorre dal giorno di verificazione del fatto illecito ovvero, al più, dal 1.7.1998, data a partire dalla quale il Tribunale aveva riconosciuto il diritto del T. al risarcimento del danno.
14. che questa Corte, con la sentenza n. 8721/2017, con riferimento a fattispecie sostanzialmente sovrapponibile a quella dedotta in giudizio, ha affrontato tutte le questioni poste con il ricorso principale e dopo avere ricostruito la portata della L.R. n. 25 del 1993, art. 57 recante “Interventi Straordinari per l’Occupazione Produttiva in Sicilia”, e della L.R. Sicilia 15 maggio 1991, n. 22, artt. 1,2 e 3 ha affermato che: a) la L.R. n. 25 del 1993, art. 57 e la Delib. Comune di Enna n. 1321 del 1993 non hanno consolidato in capo ai lavoratori il diritto pieno ed incondizionato ad essere mantenuti in servizio presso il Comune; b) che lo stanziamento dei fondi da parte della Regione, incontestatamente effettuato solo nel 2006, costituiva imprescindibile presupposto per il mantenimento in servizio dei lavoratori in quanto la Delib. n. 1321 del 1993, comportando impegni di spesa, necessitava della copertura finanziaria prevista dalla L. 8 giugno 1990, n. 142, applicabile “ratione temporis; c) il danno subito dalla in conseguenza dell’annullamento, poi dichiarato illegittimo dal TAR della Sicilia, deve essere qualificato come perdita della mera possibilità e non della certezza del mantenimento in servizio; d) il danno da mera chance occupazionale deve essere liquidato in via equitativa, secondo valutazione soggetta al controllo di legittimità solo in presenza di totale mancanza di giustificazione che sorregga la statuizione o di macroscopico scostamento da dati di comune esperienza o di radicale contraddittorietà delle argomentazioni; nell’ambito della valutazione equitativa del danno, anche con riferimento ai crediti relativi a rapporti di lavoro, ai quali si applica l’art. 429 c.p.c., comma 3, è consentito al giudice inglobare in un’unica somma, insieme con la prestazione principale, interessi e rivalutazione monetaria, ove anche per tali voci ricorrano le condizioni di cui all’art. 1226 c.c., in punto di valutazione equitativa del danno, senza necessità di specificare i singoli elementi della liquidazione;
16. che la sentenza impugnata è corretta anche, nella parte in cui ha quantificato il danno commisurandolo al 50% delle retribuzioni che sarebbero spettate, perchè risultano giustificate in maniera chiara ed esaustiva le ragioni della valutazione equitativa del danno stesso e perchè il ricorrente si è limitato a opporre che al momento di annullamento della delibera comunale le possibilità dì essere mantenuto in servizio erano pari al 100% (sul punto vanno richiamate le considerazioni esposte nel n. 14 di questa sentenza);
18. che il secondo motivo del ricorso incidentale è infondato perchè nell’appello incidentale proposto dal T. non è rinvenibile alcun mutamento di petitum e di causa petendi, emergendo dal controricorso (pg. 9 primo capoverso), che con il ricorso introduttivo del giudizio di primo grado il lavoratore nel dedurre che “Risulta evidente che l’illegittimo annullamento tutorio di cui sopra ha cagionato alla ricorrente un gravissimo danno di ordine economico impedendone il mantenimento in sevizio già dal 1993; danno che ad oggi non trovato conclusione” non intese affatto limitare il danno ancorandolo ad un preciso dato temporale;
19. che, conclusivamente, il ricorso principale e quello incidentale devono essere rigettati;
21. che deve darsi atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
Nulla a carico dell’Assessorato, difeso dal Patrocinio Erariale Cass. 17789/16).
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.