Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2016/12/associazione-sportiva-dilettantistica-cessata-e-dichiarazioni-dellamministratore-di-fatto.html
Timestamp: 2019-01-16 11:57:43+00:00
Document Index: 161153052

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 156', 'art. 17', 'art. 109', 'art. 19', 'art. 38']

Associazione sportiva dilettantistica cessata e dichiarazioni dell'amministratore di fatto | Commercialista Telematico
Associazione sportiva dilettantistica cessata e dichiarazioni dell'amministratore di fatto
La CTR della Toscana, con la sentenza n. 979/16/16 del 24.05.2016, ha deciso un contenzioso in tema di associazioni sportive dilettantistiche, affrontando molti temi che meritano un approfondimento.
Nel caso di specie, l’associazione sportiva dilettantistica, in persona del suo ex rappresentante legale, appellava la sentenza con la quale la CTP di Firenze aveva respinto i ricorsi riuniti avverso avvisi di d’accertamento emessi per gli anni d’imposta 2006 e 2007.
La contribuente censurava la predetta decisione per i seguenti motivi:
1) errata individuazione della responsabilità solidale e personale del legale rappresentante, considerato che era emerso, in sede di verifica, che l’amministratore di fatto doveva essere individuato in un’altra persona, quale rappresentante di fatto che aveva agito in nome e per conto dell’associazione;
2) mancata dichiarazione di nullità dell’atto emesso nel confronti di soggetto inesistente, dato che gli avvisi d’accertamento erano stati emessi nei confronti di un ente sciolto nell’anno 2007;
3) inesistenza e nullità degli avvisi per notifica a soggetto non legittimato, risultando l’associazione già estinta in epoca precedente, e non rivestendo più il già rappresentante legale alcuna carica al momento della notifica; né risultando applicabile l’art. 156 c.p.c., considerato che il medesimo rappresentante legale si era costituito al solo fine di evitare la definitività dell’accertamento nei confronti di un ente estinto;
4) carenza dl sottoscrizione degli atti in quanto sottoscritti da funzionari senza che fossero menzionati i presupposti richiesti dall’art. 17 c 1 bis dei D.Lgs 165/2001 e senza produzione di adeguata delega;
5) difetto dl motivazione degli avvisi in quanto non congruamente motivati e per mancata allegazione dei pvc della G.d.F.
6) violazione dell’art. 109 del Tuir, in quanto i ricavi ed i costi erano stati correlati per anno di competenza a prescindere da quando gli stessi erano stati pagati;
7) mancata pronuncia sulla violazione dell’art. 19 DPR 633/72, in quanto non era stata riconosciuta la detrazione iva considerata l’inerenza dei costi, diritto peraltro riconosciuto dagli stessi accertatori nel p.v.c.;
8) illegittimità delle sanzioni alla luce delle considerazioni espresse che denotavano quanto meno incertezza nell’applicazione della normativa ed in ogni caso richiesta di applicazione dei principio di continuazione.
Il Collegio, respingendo l’appello del contribuente, osservava che l’art. 38 c.c. stabilisce che per le obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano l’associazione, i terzi possono far valere i loro diritti sul fondo comune e che inoltre delle stesse obbligazioni rispondono comunque, anche personalmente e solidalmente, le persone che hanno agito in nome e per conto della stessa.
La Commissione Tributaria Regionale precisava del resto che, solitamente, le persone che possono agire in nome e per conto dell’associazione sono il presidente o il consiglio direttivo.
Ed era indubbio nel nostro caso che il contratto di sublocazione dell’immobile in cui si svolgeva l’attività fosse stato sottoscritto dal rappresentante legale, nella sua qualità, appunto, di presidente dell’Associazione.
Lo stesso contribuente, del resto, in sede di verifica, provvedeva ad esibire la documentazione relativa alle fatture per gli acquisti anni 2005-2006-2007 ed ulteriore documentazione relativa all’associazione, e dichiarava ai verbalizzanti che il rendiconto finanziario non era mai stato fatto, che non esistevano verbali d’assemblea, che non esisteva alcun libro di cassa e che l’associazione non aveva mai presentato la dichiarazione dei redditi.
La censura della parte non poteva quindi essere accolta, in quanto si basava sull’esclusiva indicazione, quale amministratore di fatto, di una terza persona, senza però offrire prova alcuna che lo stesso avesse effettivamente agito in nome e per conto dell’associazione, qualità che non è collegata alla mera…