Source: https://matteodelongis.it/2015/11/19/perizie-non-imparziali-e-diniego-del-diritto-di-visita-al-minore-litalia-ha-violato-lart-8-cedu/
Timestamp: 2018-05-21 03:05:47+00:00
Document Index: 39852533

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'sentenza ', 'art. 8', 'sentenza ', '§ 34', '§ 17', '§ 24', '§ 66', '§ 61', '§ 74', '§ 91', '§ 55', '§ 82', 'sentenza ', 'sentenza ']

Perizie non imparziali e diniego del diritto di visita al minore: l’Italia ha violato l’art. 8 CEDU – Matteo De Longis
Nel caso Bondavalli c. Italia – n. 35532/12, sentenza del 17.11.2015 – la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha accertato con votazione unanime la violazione dell’art. 8 CEDU, non avendo lo Stato garantito in maniera efficace il diritto di visita inizialmente accordato al padre nei confronti del figlio minorenne.
Nel dettaglio, la Corte ha osservato che, dal settembre 2009 in poi, nonostante la decisione del Tribunale per i Minorenni di Bologna avesse accordato al padre ampia facoltà di mantenere contatti col proprio figliolo, al ricorrente è stato sostanzialmente negato l’esercizio di tale diritto.
Le limitazioni in parola trovarono causa, da un lato, nelle valutazioni negative effettuate da operatori dei servizi sociali colleghi della madre del bambino – impiegata come psichiatra proprio nella medesima struttura amministrativa – e, dall’altro, in una perizia psichiatrica realizzata da un medico che aveva svolto il proprio tirocinio professionale proprio con l’ex moglie del ricorrente.
La Camera, nel proprio giudizio, ha evidenziato come il ricorrente, in diverse occasioni, avesse effettivamente sollevato il profilo della mancanza di imparzialità ed obiettività delle relazioni a lui sfavorevoli, lamentando come queste provenissero da persone legate da rapporti di colleganza con la controparte.
I Tribunali nazionali, tuttavia, ignorarono sistematicamente le doglianze del padre, limitando, di conseguenza, il diritto di visita inizialmente riconosciuto; i giudici italiani, inoltre, non presero in alcuna considerazione nemmeno le ulteriori perizie prodotte dal ricorrente tese a dimostrare l’inesattezza e la non imparzialità delle valutazioni sino ad allora offerte alla cognizione del Tribunale per i minorenni.
L’esistenza di rapporti diretti tra gli esperti responsabili delle valutazioni psichiatriche ed una delle parti in causa in materia di affidamento di minori, fu, invero, già oggetto di analisi in altro caso sottoposto all’attenzione della Corte Europea.
Il riferimento va, nello specifico, al caso Piazzi c. Italia – n. 36168/09, sentenza del 02.11.2010 -, ove, a fronte di situazione analoga, la Corte statuì che:
“dal corso del procedimento dinanzi al tribunale emerge piuttosto una serie di misure automatiche e stereotipate, quali le successive richieste di informazioni e la delega ai servizi sociali sul controllo successivo, previo ordine di far rispettare il diritto di visita del ricorrente. Le autorità hanno così lasciato che si consolidasse una situazione di fatto generata dall’inosservanza delle decisioni giudiziarie, mentre il semplice trascorrere del tempo aveva delle conseguenze sempre più gravi per il ricorrente, privato del contatto con il figlio. Al riguardo, non si può ignorare che al momento della sua audizione dinanzi al tribunale il minore si trovava già da un certo tempo sotto l’influenza esclusiva della madre, in un ambiente ostile all’interessato, e che erano passati più di 4 anni senza un solo contatto tra il ricorrente ed il figlio. Inoltre, la Corte rileva che le due psicologhe autrici della relazione sulla situazione del minore lavoravano nella stessa ASL del patrigno del minore, professore universitario e capo servizio. Non sembra altresì che le autorità abbiano previsto di imporre ai genitori una terapia familiare, tenuto conto della difficoltà incontrata dai medesimi nella scelta dello psicologo (si veda Pedovič c. Repubblica ceca, no 27145/03, § 34, 18 luglio 2006), né che abbiano disposto che gli incontri si tenessero in seno ad una struttura specializzata (si vedano, ad esempio, Mezl c. Repubblica ceca, no 27726/03, § 17, 9 gennaio 2007 ; Zavřel c. Repubblica ceca, no 14044/05, § 24, 18 gennaio 2007).
In queste circostanze, la Corte ritiene che di fronte ad una situazione simile le autorità avrebbero dovuto adottare misure più dirette e specifiche, al fine di ristabilire il contatto tra il ricorrente ed il figlio. In particolare, la mediazione dei servizi sociali avrebbe dovuto essere utilizzata per rendere le parti più collaborative ed i medesimi avrebbero dovuto organizzare gli incontri tra il ricorrente ed il figlio, come previsto dal decreto del 1o dicembre 2003. Orbene, le autorità giudiziarie interne non hanno adottato alcuna misura idonea a creare pro futuro le condizioni necessarie all’esercizio del diritto di visita del ricorrente (Macready c. Repubblica ceca, nn. 4824/06 e 15512/08, § 66, 22 aprile 2010).”
Piazzi c. Italia, § 61
Come rilevato nel caso appena citato, anche nel caso Bondavalli è stato possibile riscontrare chiaramente l’esistenza di rapporti diretti tra la madre del minore e gli esperti chiamati ad esprimere valutazioni sull’affidamento del minore stesso; tale constatazione, dunque, garantisce fondamento ai sospetti di parzialità avanzati dal ricorrente dinanzi le giurisdizioni interne.
Ciò premesso, la Corte Europea ha dunque affermato che la tutela del preminente interesse del minore avrebbe imposto di prendere quantomeno in considerazione le istanze e le adduzioni del ricorrente; partendo dall’analisi delle perizie da questi prodotte, difatti, sarebbe stato possibile procedere ad una valutazione approfondita, imparziale e complessivamente migliore circa l’effettiva necessità delle misure restrittive ad egli imposte nei confronti del proprio figlio.
Le autorità nazionali, tuttavia, non hanno adottato alcuna misura effettiva ed efficace a tutela del diritto del padre di esercitare pienamente e correttamente il diritto di visita riconosciutogli; i procedimenti giudiziari interni, in altre parole, non hanno garantito in alcun modo la posizione del ricorrente e, de relato, l’interesse preminente del minore:
Cela étant, elle reconnaît que les autorités faisaient en l’espèce face à une situation très difficile qui était due notamment aux tensions existant entre les parents de l’enfant. Elle rappelle cependant qu’un manque de coopération entre des parents séparés ne peut dispenser les autorités compétentes de mettre en œuvre tous les moyens susceptibles de permettre le maintien du lien familial (voir Nicolò Santilli, précité, § 74, Lombardo, précité, § 91, et, mutatis mutandis, Reigado Ramos c. Portugal, no 73229/01, § 55, 22 novembre 2005). En l’espèce, les autorités nationales sont restées en deçà de ce qu’on pouvait raisonnablement attendre d’elles dès lors que le tribunal et la cour d’appel se sont limités à restreindre le droit de visite du requérant sur la base des expertises négatives produites par les services sociaux et les psychologues travaillant dans la même structure administrative que la mère de l’enfant.
La Cour estime que la procédure aurait dû s’entourer des garanties appropriées permettant de protéger les droits du requérant et de prendre en compte ses intérêts. Or la Cour constate que les juridictions internes n’ont pas procédé avec la diligence nécessaire et que, depuis environ sept ans, le requérant dispose d’un droit de visite très limité. En outre, compte tenu de des conséquences irrémédiables que le passage du temps peut avoir sur les relations entre l’enfant et le requérant, la Cour estime à cet égard qu’il incomberait aux autorités internes de réexaminer, dans un bref délai, le droit de visite du requérant en tenant compte de la situation actuelle de l’enfant et de son intérêt supérieur.
Bondavalli c. Italia §§ 82- 83
Pure a fronte di una situazione obiettivamente complessa, caratterizzata da aspre tensioni tra padre e madre del minore, i Tribunali interni hanno comunque l’obbligo di adottare tutte le misure utili e necessarie a garantire il mantenimento del vincolo familiare con entrambi i genitori.
Nel caso di specie, allora, non può nemmeno ritenersi che la sostanziale inerzia della giurisdizione interna, protrattasi per oltre sette anni – nel corso dei quali il padre non ha potuto vedere il proprio figlio come pure prescritto – rientrasse nell’invocato margine di apprezzamento riconosciuto agli Stati in subiecta materia.
In conclusione, ed in considerazione delle inevitabili conseguenze pregiudizievoli che il decorso del tempo ha provocato nel legame parentale tra il ricorrente e suo figlio, la Corte Europea ha statuito che spetterà alle giurisdizioni interne riesaminare, in brevissimo lasso di tempo, la questione inerente il diritto di visita alla luce del preminente interesse del minore.
Bondavalli c. Italia, n. 35532/12, sentenza del 17.11.2015 – Versione integrale [FRA]
Piazzi c. Italia, n. 36168/09, sentenza del 02.11.2010 – Versione Integrale [ITA]
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