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Timestamp: 2020-06-03 23:11:48+00:00
Document Index: 156438054

Matched Legal Cases: ['art 2', 'art. 54', 'sentenza ', 'art. 54', 'sentenza ', 'art. 54', 'art. 51', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 6']

Applicazione della Legge Pinto al Processo Amministrativo | La Legge Pinto - Part 2
È rilevante capire quali siano i requisiti necessari per poter proporre un ricorso Legge Pinto volto ad ottenere un’equa riparazione nel caso in cui un giudizio amministrativo non si sia concluso nei termini “ragionevoli”.
Il quesito ed il dubbio che ha interessato molti “ermellini” riguarda l’illegittimità costituzionale della necessaria presentazione dell’istanza di prelievo quale rimedio preventivo all’irragionevole durata del processo amministrativo.
A rispondere e a rendere pacifico il punto è la Sentenza della Corte Costituzionale n. 34 del 2019, depositata in data 6 marzo 2019.
È stata sollevata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 54, comma 2, D.L. 25 giugno 2008 n. 112, convertito e successivamente modificato.
Il novellato articolo 1 ter, comma 3, della L. 89/2001 (Legge Pinto), così come revisionato dalla legge n. 208 del 2015, stabilisce che l’istanza di prelievo, come «rimedio preventivo», deve presentarsi «almeno sei mesi prima che siano trascorsi i termini di cui all’articolo 2, comma 2­bis».
Ad una prima interpretazione letterale, il tenore normativo sembrerebbe abbastanza chiaro nel prevedere l’inammissibilità dell’istanza di equa riparazione proposta dal soggetto che non ha preventivamente esperito i rimedi preventivi.
Nella Sentenza n. 34 del 2019 al paragrafo 6.1 la Corte Costituzionale sancisce che i rimedi preventivi, quelli volti ad evitare che la durata del procedimento diventi eccessivamente lunga, sono da preferire, eventualmente in combinazione con quelli indennitari, ma solo se permettono di velocizzare la decisione da parte del giudice competente.
Il giudizio per equa riparazione
Una volta ricevuta l’istanza di equa riparazione, il Presidente della Corte d’appello provvede entro 30 giorni con decreto esecutivo motivato.
Nel caso in cui il ricorso sia accolto, il Giudice notifica al Ministero competente di liquidare la somma senza dilazione e autorizza la provvisoria esecuzione.
Nel caso in cui il ricorso venga respinto, il ricorrente non potrà più riproporlo.
Se nel processo presupposto la parte è stata condannata per lite temeraria allora l’indennizzo non può essere accordato.
La parte che intende ottenere l’equo indennizzo deve dimostrare il pregiudizio subito: si pensi alle casistiche di irrisorietà del valore della causa.
Nel caso in cui l’istanza sia dichiarata inammissibile o infondata l’ordinamento giuridico prevede l’irrogazione di sanzioni processuali a carico del soggetto ricorrente.
Opposizione alla Corte d’Appello
Nel termine perentorio di 30 giorni dalla comunicazione o notificazione del relativo provvedimento è possibile proporre opposizione dinanzi alla stessa Corte d’appello.
L’opposizione alla Corte d’Appello non sospende l’esecuzione del provvedimento eccetto le casistiche in cui il collegio vi provveda con ordinanza non impugnabile per la presenza di ragioni di grave entità.
Indennizzo: il quantum
L’indennizzo oggetto di liquidazione a titolo di equa riparazione è di ammontare compreso tra i 400 e gli 800 euro per ciascun anno in cui il processo ha ecceduto la ragionevole durata temporale.
In determinati casi è possibile prevedere un ammontare di importo maggiore o minore che non ecceda il valore della causa.
Quali sono le conseguenze della mancata presentazione dell’istanza di prelievo ai fini dell’indennizzo ex legge 89/2001 (legge Pinto)?
A fornire interessanti chiarimenti in merito alle conseguenze della mancata presentazione dell’istanza di prelievo ai fini dell’indennizzo ex legge 89/2001 (legge Pinto) è l’ordinanza n. 22096 del 4 settembre 2019.
Il caso vede coinvolta la Corte d’appello di Roma, che dichiarava improponibili i ricorsi proposti volti ad ottenere l’equa riparazione per la irragionevole durata di un giudizio amministrativo iniziato nel 1990 ed ancora pendente alla data di proposizione dell’istanza di fissazione.
Per la Suprema Corte il ricorso è fondato, dato che nelle more del giudizio è intervenuta la sentenza della Corte Costituzionale n. 34 del 6 marzo 2019, la quale ha dichiarato incostituzionale l’art. 54 comma, 2 del d.l. n. 112 del 2008 e successive rettifiche.
Con la sentenza 22 febbraio 2016, la stessa Corte ha affrontato il problema dell’effettività del rimedio nazionale ex lege n. 89 del 2001 (Legge Pinto).
Nel richiamare la giurisprudenza della Corte EDU, secondo la Corte costituzionale, i rimedi preventivi sono ammissibili, o addirittura preferibili, eventualmente in combinazione con quelli indennitari.
L’art. 54, comma 2, del d.l. n. 112 del 2008, fa riferimento all’istanza di prelievo, che non costituisce un adempimento necessario, ma una mera facoltà del ricorrente.
Pertanto, come ribadito con l’ordinanza n. 22096 del 4 settembre 2019:
“la mancata presentazione dell’istanza di prelievo può costituire elemento indiziante di una sopravvenuta carenza, o di non serietà, dell’interesse della parte alla decisione del ricorso, potendo quindi assumere rilievo ai fini della quantificazione dell’indennizzo ex lege n. 89 del 2001, ma non potendo viceversa condizionare la stessa proponibilità della correlativa domanda.”
Nella sua formulazione originaria, essa, infatti, richiedeva – ai fini della proponibilità della domanda di equa riparazione per irragionevole durata del processo – l’avvenuta presentazione dell’istanza di prelievo, allora disciplinata dall’art. 51 del regio decreto 17 agosto 1907, n. 642 (Regolamento per la procedura dinanzi alle sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato), «nei sei mesi antecedenti alla scadenza dei termini di durata di cui all’articolo 4, comma 1-ter, lett. b)».
L’Allegato 4 (Norme di coordinamento e abrogazioni) al d.lgs. n. 104 del 2010 – in vigore dal 16 settembre 2010 – ha poi sostituito (con l’art. 3, comma 23) le parole «un’istanza ai sensi del secondo comma dell’articolo 51 del regio decreto 17 agosto 1907, n. 642» con «l’istanza di prelievo di cui all’articolo 81, comma 1, del codice del processo amministrativo, né con riguardo al periodo anteriore alla sua presentazione». E, in ulteriore prosieguo, il d.lgs. n. 195 del 2011, correttivo del d.lgs. n. 104 del 2010, ha sostituito le parole «81, comma 1», con «71, comma 2».
– introduce nel testo della legge 24 marzo 2001, n. 89 (Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell’articolo 375 del codice di procedura civile), cosiddetta “legge Pinto”, il nuovo art. 1-ter, comma 3, che rimodula l’istanza di prelievo come «rimedio preventivo», da presentarsi «almeno sei mesi prima che siano trascorsi i termini di cui all’articolo 2, comma 2-bis» (e, cioè, tre anni per il primo grado e due anni per il secondo grado);
– aggiunge all’art. 6 (Norma transitoria) della “legge Pinto” il comma 2-bis – prevedendo che «[n]ei processi la cui durata al 31 ottobre 2016 ecceda i termini ragionevoli […] non si applica il comma 1 dell’articolo 2» (quanto alle conseguenze del mancato esperimento del rimedio preventivo) – e il comma 2-ter, disponendo che «il comma 2 dell’articolo 54 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 […] si applica solo nei processi amministrativi la cui durata al 31 ottobre 2016 ecceda i termini di cui all’articolo 2, comma 2-bis».