Source: http://www.avvocatiottaviano.it/home/index.php?option=com_content&view=article&id=1047:distanza-degli-alberi-dal-confine-a-fuscellaro&catid=82:sentenze-gdp-varie&Itemid=141
Timestamp: 2020-07-13 20:41:34+00:00
Document Index: 69639218

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 892', 'art. 892', 'art. 892', 'art. 892', 'art. 892', 'art. 892', 'sentenza ', 'art. 892', 'art. 892', 'art. 892', 'art. 892', 'art. 892']

Violazione distanze legali degli alberi dal confine (A. Fuscellaro)
Martedì 24 Aprile 2012 00:00	Antonio Fuscellaro
ll Giudice di Pace, nella sentenza in esame, ha ritenuto che si considerano alberi d’alto fusto, oltre che quelli classificati come tali dalla scienza botanica, anche quelli che pur avendo una altezza superiore a tre metri ramificano ad una altezza maggiore di questa. Pertanto, non possono essere considerati tali il fico ed i noccioli. In particolare, tale ultima specie vegetale è classificata come arbusto (Giudice di Pace di Ottaviano - sentenza 10.02.2006).
nella causa civile iscritta al n. 1027/2005 del Ruolo Generale degli Affari Civili,
- AAA Ppp s. p. a., nella persona del suo legale rappresentante pro tempore (il Presidente pro tempore del consiglio d’amministrazione, sig. Aaa SSS, nato ad <...>, NA, il <...>, con sede ad <...> (NA), al n. 1 della via <...>, località <...>, ed elettivamente domiciliata ad <...>, al n. 33 della <...>, nello studio degli Avv.ti Mmm Bbb e Ggg Bbb, che la rappresentano e la difendono, giusta la procura speciale ad litem a margine dell’originale dell’atto di citazione - attrice -
1)FFF Aaa, nato a <...> (NA) il <...> e residente ad <...> (NA), al n. 4 della <...> - convenuto contumace -
2)DDD Aaa, nata a <...> (NA) il <...> e residente ad <...> al n. 4 della <...> - convenuta contumace -
OGGETTO: violazione delle distanze prescritte nella piantagione d’alberi lungo il confine.
CONCLUSIONI: come dagli atti processuali tutti e dai verbali tutti d’udienza.
A) Con atto di citazione ad hoc notificato ad entrambe le controparti il 18 marzo 2005, per l’udienza del 29 aprile 2005, la società AAA Ppp s. p. a. evocava in giudizio, davanti a questo Giudice di Pace d’Ottaviano, i coniugi Aaa FFF ed Aaa DDD, deducendo quanto segue: a) che essa sarebbe stata proprietaria del fondo rustico sito ad <...> (NA), alla <...>, distinto nel n. c. t. al foglio n. <...> p.lla n. <...>, confinante con il fondo rustico distinto nel n. c. t. al foglio n. <...>, p.lle n. <...> e n. <...>, (asseritamente) di proprietà dei convenuti;
b) che lungo il confine tra i predetti fondi i convenuti avrebbero piantato alberi di vario genere, senza rispettare le distanze prescritte;
c) che vani sarebbero risultati gli inviti rivolti ai convenuti per l’estirpazione bonaria degli alberi stessi.
- Tanto dedotto e per l’effetto, quindi, l’attrice chiedeva la condanna dei convenuti all’estirpazione degli alberi di cui sopra ed al risarcimento dei danni conseguenziali.
B) Instauratasi la lite, con l’iscrizione a ruolo della causa, la sua assegnazione a questo magistrato dell’adita sede giudiziaria ed il differimento ex officio dell’udienza di prima comparizione dal 29 aprile 2005 al 9 maggio 2005, i convenuti non si costituivano.
C) Ammessa ed espletata l’indispensabile consulenza tecnica d’ufficio ad hoc, la causa veniva assegnata a sentenza nell’udienza del 10 febbraio 2006, dopo la rituale precisazione delle conclusioni e dopo la relativa di-scussione.
- Verificata la regolarità dell’instaurazione del contraddittorio, sotto ogni possibile profilo ad hoc (quali la validità dell’atto di citazione, la validità e la tempestività della sua notificazione e la validità e la tempestività della costituzione dell’attrice), in via preliminare va dichiarata la contumacia del convenuto Aaa FFF e della convenuta Aaa DDD, l’uno e l’altra ritualmente citati e mai costituitisi.
- Tanto premesso, va detto che la domanda attorea (per la quale, ça va sans dir, non si pone la questione della proponibilità) risulta senz’altro ammissibile, ma solo parzialmente fondata.
- Per ciò che concerne l’ammissibilità della domanda, va rilevato:
a) che l’attrice ha provato la propria legittimazione, con la produzione del atto pubblico di compravendita rogato dal notaio <...> di <...> (NA) il 28 dicembre <...> (n. <...> del repertorio e n. <...> della raccolta), costituente il titolo di proprietà della stessa relativamente al fondo rustico sito ad <...> (NA), alla <...>, distinto nel n. c. t. al foglio n. <...>, p.lla n.<...>;
b) che l’attrice ha provato la legittimazione passiva dei convenuti, con la produzione dell’atto pubblico di compravendita rogato dal notaio <...> (NA) il 13 settembre <...> (n.<...> del repertorio e n. <...> della raccolta), costituente il titolo di proprietà dei medesimi relativamente al fondo rustico sito ad <...> (NA), alla <...>, distinto nel n. c. t. al foglio n. <...>, p.lle n. <...> e n. <...>.
- D’altronde, le predette risultanze documentali sono state puntualmente riscontrate dal consulente tecnico d’ufficio.
- Per quanto concerne la (parziale) fondatezza della domanda, va rilevato, innanzi tutto, che il consulente tecnico d’ufficio ha appurato che lungo il confine tra il fondo rustico dell’attrice ed il fondo rustico dei convenuti (ça va sans dir, dal lato della proprietà dei convenuti stessi) risultano le seguenti piantagioni:
a) sei pioppi, di cui tre ad una distanza di circa trenta centimetri dal confine e tre ad una distanza di circa ottanta centimetri dal confine;
b) due pini, ad una distanza di circa sessanta/sessantacinque centimetri dal confine;
c) una vite d’uva, ad una distanza di circa trenta centimetri dal confine;
d) un cachi, avente un’altezza alla cima di 2,50 metri, ad una distanza di circa 1,80 metri dal confine;
e) un prugno, avente un’altezza alla cima di 2,50 metri, ad una distanza di circa due metri dal confine;
f) un fico, avente un’altezza alla cima di più di tre metri, ad una distanza di circa 2,60 metri dal confine;
g) molteplici noccioli, aventi tutti un’altezza alla cima di più di tre metri, ad una distanza di circa due metri dal confine.
- Altresì, va rilevato che, non essendo stato dedotto dai convenuti (che, come già detto, non si sono nemmeno costituiti) e, soprattutto, non essendo stato appurato dal consulente tecnico d’ufficio l’esistenza di regolamenti o d’usi stabilenti distanze differenti, dovrà necessariamente farsi capo alle distanze prescritte dall’art. 892, 1° comma, nn. 1, 2 e 3 del Cod. Civ.
- Rebus sic stantibus, risulta evidente ictu oculi quanto segue:
a) che non sono legali le distanza dei sei pioppi (di cui tre piantati a circa trenta centimetri dal confine e tre piantati a circa ottanta centimetri dal confine) e le distanza dei due pini (piantati a circa sessanta/sessantacinque centimetri dal confine), posto che per tali specie vegetali l’art. 892, 1° comma, n. 1 del Cod. Civ. prescrive espressamente la distanza minima di tre metri (deve osservarsi la distanza di tre metri per gli alberi d’alto fusto, … come sono i noci, i castagni, le querce, i pini, i cipressi, gli olmi, i pioppi, i platani, ecc.);
b) che non è legale la distanza della vite d’uva (piantata a circa trenta centimetri dal confine), posto che per tale specie vegetale l’art. 892, 1° comma, n. 3 del Cod. Civ. prescrive espressamente la distanza minima di cinquanta centimetri (deve osservarsi la distanza di mezzo metro per le viti, gli arbusti, le siepi vive, ecc.);
c) che sono legali la distanza del cachi (alto alla cima 2,50 metri e piantato a circa 1,80 metri dal confine) e la distanza del prugno (alto alla cima 2,50 metri e piantato a circa due metri dal confine), posto che per le specie vegetali fruttifere comunque non più alte di 2,50 metri, quali, per l’appunto, il cachi ed il prugno de quibus vertitur, l’art. 892, 1° comma, n. 3 del Cod. Civ. prescrive la distanza minima di cinquanta centimetri (deve osservarsi la distanza di mezzo metro per … le piante da frutto d’altezza non maggiore di due metri e mezzo).
- D’altronde, fin qui nulla quaestio, posto che le richieste dell’attrice e le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio collimano ad unguem.
- Sta di fatto, però, che l’attrice pretende l’estirpazione anche del fico e dei noccioli (per il quali, per contro, il consulente tecnico d’ufficio suggerisce la semplice potatura), sul rilievo che tali piante, superando l’altezza alla cima di 2,50 metri (come stabilito dall’ausiliare) e, quindi, non beneficiando (sicuramente) della previsione di cui all’art. 892, 1° comma, n. 3 del Cod. Civ., sarebbero senz’altro soggette alla previsione di cui all’art. 892, 1° comma, n. 1 del Cod. Civ. (distanza minima di tre metri). Detto più semplicemente, secondo l’attrice il fico ed i noccioli di cui trattasi dovrebbero considerarsi tout court alberi d’alto fusto.
- L’assunto non è condivisibile.
- Ben vero, la sentenza del Supremo Collegio (Cass. Civ., Sez. II, 26 febbraio 2003, n. 2865) citata dall’attrice non dice affatto (come, d’altronde, s’evince dalla sua lettura in extenso) che si considerano alberi d’alto fusto, oltre che quelli classificati come tali dalla scienza botanica, anche quelli che hanno sic et simpliciter un’altezza superiore a tre metri, ma, si badi!, solo quelli che si ramificano ad un’altezza maggiore di questa (cioè, di tre metri): gli alberi d’alto fusto … vanno identificati …, se si tratta di pianta non classificata come tale, con riguardo allo sviluppo assunto in concreto, quando il tronco si ramifichi ad un’altezza superiore a tre metri.
- Tanto chiarito, ne discende che per il fico di cui si discute, se non vale la previsione di cui all’art. 892, 1° comma, n. 3, in quanto, pur essendo una specie vegetale fruttifera, l’altezza alla cima supera i tre metri), non vale nemmeno la previsione di cui all’art. 892, 1° comma, n. 1 del Cod. Civ., posto che dalla relazione del consulente tecnico d’ufficio non s’evince minimamente che il punto d’emanazione dei rami dal tronco si trovi a più di tre metri dal suolo (d’altronde, la scienza botanica insegna che il fico ha un fusto tutt’altro che lungo, benché la chioma, costituita dall’insieme dei rami, possa raggiungere dimensioni notevoli, per altezza e per diametro). Dunque, vale la previsione di cui all’art. 892, 1° comma, n. 2 del Cod. Civ. (deve osservarsi la distanza di un metro e mezzo per gli alberi non d’alto fusto: sono considerati tali quelli con fusto che, sorto ad altezza non superiore a tre metri, si diffonde in rami), con la conseguenza che la distanza del fico stesso, piantato a circa 2,60 metri dal confine, risulta legale.
- A fortiori, poi, risultano legali le distanze dei noccioli, piantati a circa due metri dal confine, in quanto tale specie vegetale (corylus avellana) è classificata dalla scienza botanica più come arbusto (per il fatto che i rami - rectius, i polloni - si diffondono dal ceppo comune a pochi centimetri dal suolo, di guisa che manca un fusto nettamente differenziato), con la conseguenza che vale la previsione di cui all’art. 892, 1° comma, n. 3 (deve osservarsi la distanza di mezzo metro per le viti, gli arbusti, ecc.), indipendentemente da quale sia l’altezza alla cima (cfr. Cass. Civ., Sez. II, 28 gennaio 1987, n. 786: agli arbusti non possono applicarsi le distanze stabilite per gli alberi, ancorché i rami attingano alle altezze previste per questi). Ad ogni buon conto, si chiarisce che le distanze dei noccioli risulterebbero comunque legali, ex art. 892, 1° comma, n. 2, pur se si volesse considerare la specie vegetale de qua un albero, sempre per il fatto che dalla relazione del consulente tecnico d’ufficio non s’evince minimamente che l’altezza del punto d’emanazione dei rami dal tronco (e non già l’altezza alla cima) sia superiore a tre metri.
- Passando al profilo risarcitorio della domanda, va rilevato che il consu-lente tecnico d’ufficio ha concluso per l’inesistenza di qual si voglia danno attuale, vuoi per le dimensioni presenti di tutte le piante (sia di quelle poste a distanza legale, sia di quelle poste a distanza non legale), vuoi per il fatto che talune (per l’esattezza, i pioppi) risultano già tagliate.
- Giustamente, quindi, l’ausiliare ha evidenziato che il danno potrebbe manifestarsi nel futuro, se le piante poste a distanza non legale non ver-ranno definitivamente estirpate, dal che consegue che nel presente giudizio non può essere riconosciuto alcun risarcimento.
- Riassumendo, i convenuti vanno condannati ad estirpare le sei piante di pioppo, le due piante di pino e la pianta di vite d’uva, non possono essere condannati a potare tutte le altre piante (come pure suggerito dal consulente tecnico d’ufficio), in quanto tale richiesta non è stata prospettata dall’attrice, nemmeno gradatamente (ne eat iudex ultra petita partium), e non vanno condannati al risarcimento del danno.
- Le spese seguono la parziale soccombenza e si liquidano nella misura che risulterà dal dispositivo, con la distrazione in favore degli Avv.ti Mmm Bbb e Rrr Bbb, sussistendone i presupposti.
- Il Giudice di Pace d’Ottaviano (dott. Antonio Fuscellaro), definitivamente pronunciando nella causa compiutamente indicata nell’epigrafe, disattesa ogni altra istanza, così provvede:
1) dichiara la contumacia d’Aaa FFF e d’Aaa DDD;
2) condanna Aaa FFF ed AaaDDD, solidalmente inter se, ad estirpare le sei piante di pioppo, le due piante di pino e la pianta di vite d’uva di cui alla motivazione, quali dettagliatamente individuate nella relazione del consulente tecnico d’ufficio geom. <...> depositata l’1 dicembre 2005, alla quale si rimanda;
3) condanna Aaa FFF ed Aaa DDD, solidalmente inter se, a pagare le spese processuali, distratte in favore degli Avv.ti Mmm Bbb e Rrr Bbb e liquidate nella misura complessiva di € 2.000,00 (duemila), di cui € 800,00 per spese (incluso l’esborso per la consulenza tecnica d’ufficio), € 600,00 per diritti ed € 1.000,00 per onorari, da maggiorare del rimborso delle spese generali e, se documentati, degli importi del contributo previdenziale e dell’IVA;
Così deciso ad Ottaviano (NA), il 10 febbraio 2006
Praesumptio iuris tantum.