Source: http://lalegge.eu/successione.html
Timestamp: 2019-12-08 19:36:13+00:00
Document Index: 11692431

Matched Legal Cases: ['art. 609', 'art. 603', 'art. 604', 'art. 536', 'art. 667', 'art. 591']

SUCCESSIONE - LA REALTA' E IL LIMITE DELLA NORMA- LEGGEPRATICA
1.1.LA SUCCCESSIONE
La prima distinzione da operare è quella tra il testamento ordinario e i vari tipi di testamento c.d. “speciale”.
Questi ultimi sono disciplinati dal codice per ipotesi del tutto eccezionali (come ad esempio nell’eventualità di epidemie, catastrofi naturali, viaggi in aereo o in nave), al cessare delle quali, decorsi tre mesi, il testamento “speciale” perde efficacia; in queste situazioni di emergenza, il soggetto legittimato a ricevere il testamento, redatto per iscritto e sottoscritto sia dal testatore che dal ricevente, è colui che, a seconda dei casi, ricopre una posizione di autoritarietà in quel contesto, come il giudice di pace e, in sua assenza, il Sindaco o il Sacerdote, l’Ufficiale o il Cappellano militare, il comandante della nave o dell’aereo.
Passando alle tipologie ordinarie, il codice civile prevede due forme di testamento:
1) quello olografo e quello per atto notarile, il quale, a sua volta, può essere pubblico o segreto. La modalità più semplice è sicuramente il testamento olografo (cfr. art. 609 c.c.), scrittura privata “di pugno” del testatore, che deve necessariamente indicare la data (giorno, mese e anno, dato che un testamento successivo fungerebbe da revoca tacita del precedente) e sottoscriverlo in maniera autografa (pena la nullità) con nome e cognome oppure uno pseudonimo che lo individui con certezza
2) Il testamento pubblico (ex art. 603 c.c.) rappresenta una delle due tipologie di testamento redatto, con le formalità previste dalla legge, per il tramite di un notaio e ha natura di atto pubblico, poiché costituisce piena prova delle dichiarazioni del testatore fino a querela di falso. Alla presenza di due testimoni (o di quattro se incapace di leggere o scrivere oppure sordo, muto o sordomuto), il testatore dichiara la sua volontà al notaio, che la riceve, ne cura la redazione per iscritto e ne dà lettura al testatore in presenza dei testimoni. Successivamente, il notaio provvede a menzionare il compimento degli adempimenti suddetti nel testamento, che deve essere sottoscritto dal testatore, dai testimoni e dal notaio, contenendo l’indicazione del luogo, della data del ricevimento e perfino dell'ora della sottoscrizione.
Anche il testamento segreto (cfr. art. 604 c.c.) è una forma che richiede l’intervento di un notaio e consiste nella consegna personale a quest’ultimo, ad opera del testatore, alla presenza di due testimoni, di una scheda contenente le disposizioni testamentarie, che sarà sigillata e conservata dal notaio medesimo, che redigerà anche, sullo stesso involto che contiene la scheda o su un altro appositamente preparato, l'atto di ricevimento, che testatore, testimoni e notaio sottoscriveranno. Tale testamento può essere scritto sia dal testatore che da un terzo, ed anche con mezzi meccanici, ma deve sempre essere sottoscritto dal testatore, salvo che questi non sappia scrivere o non abbia potuto sottoscrivere per altro impedimento. In tal caso, tuttavia, il testatore deve dichiarare al notaio ricevente di aver letto il testamento e di approvarlo, nonché la causa che gli ha impedito la sottoscrizione, che verrà menzionata nell'atto di ricevimento.
Si fa osservare che qualora un soggetto decida, nel corso della vita, di disporre di tutti o di parte dei suoi beni, la sua volontà è considerata in modo preminente dall’ordinamento, salvo le norme poste in favore dei “legittimari”, che sono i soggetti legati al de cuius da strettissimi vincoli familiari e che, pertanto, la legge tutela anche contro il volere del testatore medesimo. Essi sono, secondo l’art. 536 c.c., il coniuge, i figli legittimi e relativi discendenti (cui sono equiparati i legittimati e gli adottivi), i figli naturali e relativi discendenti e, infine, gli ascendenti legittimi.
Proprio in considerazione dell’impossibilità di pretermettere tali persone, si parla, al proposito, di successione “necessaria”, per evidenziare che, nonostante la quota di “disponibile” sia sempre presente, essa non rappresenta quasi mai tutto l’asse ereditario, salvo il caso in cui il testatore non lasci in vita né coniuge, né figli, né ascendenti. Si badi bene, infatti, che nella successione testamentaria i fratelli, a differenza della successione legittima, non sono inclusi tra coloro che hanno diritto ad ereditare, dato che quest’ultimi sono solo il coniuge, i figli (anche adottivi e naturali) e gli ascendenti (se mancano i figli).
Una fondamentale analogia a quanto previsto per la successione legittima, d’altro canto, è rappresentata dalla regola secondo la quale, in caso di premorienza degli eredi legittimari, succedono i parenti più prossimi di grado, nel rispetto della quota originariamente spettante all’erede.
Pur essendo le statuizioni in cui viene destinato il patrimonio le parti sicuramente più tipiche del testamento, il contenuto di questo negozio giuridico unilaterale può comprendere anche, ad esempio, il riconoscimento di figli naturali, la riabilitazione di un indegno rispetto alla sua successione e la nomina di un esecutore testamentario. Tramite il testamento, inoltre, è possibile escludere l’operatività dell’accrescimento (ex art. 667 c.c.), il fenomeno giuridico in base al quale, qualora più eredi siano stati istituiti con uno stesso testamento nell'universalità dei beni, senza determinazione di parti od in parti uguali, e uno di essi non possa o non voglia accettare, la quota degli altri contitolari si accresce, cioè aumenta, inglobando quella del chiamato che non ha accettato.
E’ da precisare, infine, che il testamento è un atto personale, dato che non è consentita alcuna forma di sostituzione o di rappresentanza nel suo compimento, è sempre revocabile fino al momento della morte da parte dello stesso testatore, purché nel rispetto delle modalità prescritte dalla legge, è formale, poiché l’ordinamento disciplina espressamente le sole forme valide, mentre non è recettizio, nel senso che è efficace a prescindere dalla ricezione da parte di terzi.
Proprio in vista della peculiare importanza che riveste la volontà del soggetto che fa testamento, l’art. 591 c.c. impone che costui, al momento della compilazione, sia capace di intendere e di volere e abbia la piena capacità di agire. Sono incapaci di testare, pertanto, i minori, gli interdetti per infermità di mente (dal momento della pubblicazione della sentenza) e, infine, gli incapaci naturali, ossia quelli che, sebbene non interdetti, al momento della redazione del testamento, erano incapaci di intendere e di volere per qualsiasi causa, che va dimostrata.
La successione legittima (anche detta “intestata”) ha carattere suppletivo, nel senso che solo nel caso in cui un soggetto muore senza disporre, in tutto o in parte, dei propri beni, si applicano le disposizioni che l’ordinamento ha posto, sostanzialmente allo scopo di tutelare il sentimento familiare, indicando il coniuge e i parenti più prossimi, come “eredi legittimi”. In via del tutto residuale, ossia quando manchino parenti fino al sesto grado compreso (figlio del secondo cugino), l'eredità va allo Stato, il quale risponderà di eventuali debiti del de cuius sino al valore dei beni acquisiti.
La regola generale è che chi ha diritto di succedere e rientra in un grado di parentela superiore (ossia “più stretto”) esclude automaticamente chi appartiene ad un grado inferiore.
A tal proposito, è bene precisare che la parentela è una relazione che intercorre esclusivamente tra persone fisiche che abbiano un vincolo di sangue e si dice “in linea retta” se i soggetti discendono l’uno dall’altro (ad es.: nonno – padre – figlio), mentre è “in linea collaterale” se i soggetti, pur avendo uno stipite comune, non discendono l’uno dall’altro (ad esempio i fratelli).
Da quanto detto, si evince chiaramente che il coniuge eredita solo perché è preso in considerazione da disposizioni specifiche, non essendo affatto parente del de cuius; per approfondimenti circa i diritti successori del coniuge separato ovvero divorziato si vedano le rispettive sedes materiae.
Salvo quanto detto per lo Stato, oltre alla moglie (o marito), per successione legittima ereditano i figli, i fratelli (se mancano i figli), gli ascendenti (se mancano i figli) e, infine, gli altri parenti entro il sesto grado (solo se unici eredi).
Nell’eventualità di premorienza degli eredi legittimi, succedono i parenti più prossimi di grado, nel rispetto della quota originariamente spettante all’erede, come emerge dallo schema relativo.
Prospetto della parentela diretta e collaterale
La parentela unisce persone in linea retta ( quelle discendenti l’una dall’altra: padre, figlio, nipote) e in linea collaterale (per discendenza, invece, da uno stipite comune: parentela tra fratelli, tra cugini), e si calcola in gradi ( fino al sesto per legge) in questo modo:
-in linea retta si risale dal soggetto preso in considerazione a quello nei confronti si vuole calcolare la parentela e si calcolano tanti gradi quanti sono le persone, meno una: pertanto, tra padre e figlio la parentela è di 1° grado, tra nonno e nipote di secondo grado e cosi via
-in linea collaterale si risale dalla persona considerata allo stipite comune, per poi scendere da questi alla persona nei cui confronti si vuole calcolare in gradi la parentela, e si considerano in questo caso tanti gradi quante sono le persone meno una: così, tra fratelli la parentela è di secondo grado in linea collaterale; tra cugini è di quarto grado e così via .
La legge prende in considerazione la parentela fino al sesto grado.
L’affinità è un rapporto che lega un coniuge ai parenti dell’altro coniuge ( suocera e cognati): un coniuge è affine al parente dell’altro coniuge nella linea e nel grado in cui questi è loro parente: pertanto, tra genero (o nuora) e suocero l’affinità è di 1° grado in linea retta; tra cognati è di secondo grado in linea collaterale
Schema di successione testamentaria ( salva la legittima)
dal qule emerge, con specificazione delle varie combinazioni di ipotesi, le quote, rispettivamente, di legittima e di disponibile (con la precisazione che quest’ultima, ovviamente, potrà essere destinata dal testatore anche a uno o più degli eredi)
• Quota spettante al Coniuge superstite
-(in mancanza di figli e senza ascendenti):
-(Con figlio unico anche non legittimo (a prescindere da eventuali ascendenti in vita):
-(con due o più figli, anche non legittimi a prescindere da eventuali ascendenti in vita):
- (con ascendente/i ma senza figli):
• Figlio unico senza coniuge (anche se viventi gli ascendenti):
• Due o più figli senza coniuge (anche se viventi gli ascendenti):
• Ascendente/i senza coniuge, nè figli:
• Senza figli e ascendenti:
Schema di successione legittima (in assenza di testamento)
• Quota spettante al coniuge superstite:
- Se non ci sono figli fratelli e ascendenti --> intera eredità
- Con 1 figlio --> 50% eredità + diritto abitazione, mentre l’altro 50% spetta al figlio
- Con due o più figli (anche se sono viventi fratelli e ascendenti) --> 33,33% eredità + diritto di abitazione, mentre il 66,66% rimanente andrà diviso in parti uguali tra i figli (anche se si tratta di figli non legittimi)
- Con ascendente/i ma senza figli e fratelli --> 66,66% eredità + diritto abitazione, mentre il 33,33% rimanente andrà diviso in parti uguali fra gli ascendenti
- Con uno o più fratelli ma senza figli e ascendenti --> 66,66% eredità + diritto abitazione, mentre il 33,33% rimanente andrà diviso in parti uguali fra i fratelli
- Con uno o più ascendenti e uno o più fratelli, ma senza figli --> 66,66% eredità + diritto abitazione, mentre il 33,33% rimanente andrà diviso in questi termini: il 25% in parti uguali fra gli ascendenti e l’8,33% in parti uguali fra i fratelli
• Qualora manchi il coniuge, l’intera eredità spetterà al/i figlio/i, anche se siano viventi altri parenti.
• Se manchino sia i figli che gli ascendenti, l’intero asse ereditario sarà diviso in parti uguali fra i fratelli superstiti, mentre quest’ultimi dovranno spartirsi tra loro solo il 50% dell’eredità se sono viventi uno o più fratelli (cui spetterà complessivamente l’altro 50%, sempre in assenza di figli, ovviamente).
• Nel caso in cui gli unici superstiti siano altri parenti, purché entro il sesto grado, saranno i parenti di grado più prossimo a dividersi, in parti uguali, l’intera eredità