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Timestamp: 2017-11-18 10:13:09+00:00
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Quando le amministrazioni sono strette tra tipicità agro-alimentari e gestione dei rifiuti (Seconda parte)
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Martedì 12 Luglio 2011 15:32
P. Costantino (Approfondimento 11/5/2011)
Tornando al vivo del discorso, l’indicato art. 7 (rubricato “salvaguardia di zona tipica”) prevede, quale regola generale, il divieto (che non necessita di motivazione alcuna, essendo fondato su evidenti ragioni di sicurezza e di salvaguardia della produzione di vini pregiati) di localizzare discariche entro il raggio di due chilometri da dove insistono i vigneti.
Tale distanza di sicurezza può peraltro essere, in alcuni casi, oggetto di motivata deroga. E questo può avvenire, stando al dettato normativo, con una duplice modalità: ai sensi del comma 2 dell’art. 7 cit., infatti, il soggetto che autorizza il nuovo impianto ovvero consente l’ampliamento di quello esistente (nel nostro caso la Regione), può derogare al divieto citato nel procedimento di autorizzazione per due sole tipologie di discariche, che sono quelle per rifiuti inerti e quelle per rifiuti non pericolosi.
Per contro, la disposizione successiva (il comma 2 bis del medesimo art. 7) stabilisce che i divieti di localizzare “ogni tipo di impianto” (ivi compresi, quindi, anche quelli di rifiuti inerti e di rifiuti non pericolosi), entro il perimetro di salvaguardia di due chilometri possono trovare giusta collocazione “in sede di Programma Provinciale per la Gestione dei Rifiuti”.
Sul punto, in giudizio la Regione ha sostenuto che la legge prevede “una sola tipologia di deroga” che va necessariamente e previamente inserita nel Piano Provinciale (salvo poi essere concretamente attuata in sede di rilascio dell’autorizzazione), laddove la ricorrente ha diversamente ritenuto, invece, che esisterebbero “due tipologie diverse di deroghe; quelle, diciamo così, «generali» che devono essere previste dal Piano, e quelle che, per intenderci, potremmo definire «particolari», che la Provincia può assentire singulatim in sede di autorizzazione, a prescindere dalla circostanza che siano o meno contenute nel Piano”.
Anche se nella difesa regionale è stata condotta, a sostegno, “una puntuale ricostruzione del susseguirsi delle leggi regionali in materia e delle diverse versioni dell’art. 7”, ad avviso dei giudici “la, pur pregevole ed articolata, prospettazione fornita dalla Regione non persuade”, e il ricorso, alla fine, è stato accolto nei termini e con le motivazioni che seguono.
Sulla base della ricostruzione svolta dai giudici, l’art. 7, secondo comma, non prevede - come avrebbe dovuto, se la tesi della Regione fosse stata esatta - il potere generale delle Province di stabilire nel PPR, in maniera astratta ed anticipata, la possibilità (o meno) di deroga in relazione alle singole zone di produzione; cosa che tale Ente può fare (“ed è preferibile che faccia”, ad avviso del Collegio, in sede di adozione oppure di revisione del PPR stesso, così da ottenere una scelta maggiormente ponderata, per avere valutato tutti gli interessi pubblici e privati in gioco), per poi precisare, al comma successivo, che una volta ammessa la possibilità di deroga in termini generali, “spetterà comunque all’organo che emette il provvedimento autorizzatorio valutare - in concreto e volta per volta - se concedere o meno la deroga in quel caso particolare”.
Al contrario, l’art. 7 prevede due modalità diverse di deroga, basate su presupposti non omogenei: infatti, il comma 2 consente al soggetto che autorizza il nuovo impianto, o l’ampliamento di quello esistente, di derogare al divieto (utilizzando una facoltà che non si precisa debba necessariamente trovare la sua scaturigine nell’attività programmatoria compendiata nel Piano), nel procedimento di autorizzazione e per due sole tipologie di discariche: di rifiuti inerti e di rifiuti non pericolosi, all’evidenza ritenendo che si tratti di impianti che non creano pericolo, ad esempio, di generare percolati.
Secondo il Collegio, in definitiva, l’intero sistema delle (possibili) deroghe dovrebbe essere tendenzialmente contenuto nel PPR; il che, comunque, non significa che, anche se la deroga è astrattamente possibile, l’amministrazione che la valuterà in fase autorizzatoria la debba necessariamente concedere, ben potendo, in relazione alle particolarità della singola vicenda, anche non consentirvi. Tuttavia “non vale l’inverso, nel senso che, nel silenzio dell’atto pianificatorio, l’Amministrazione procedente non potrà rifiutarsi di esaminare l’istanza di deroga anche nella sola fase di autorizzazione, purché essa riguardi impianti di rifiuti inerti e di rifiuti non pericolosi”. Fermo restando, naturalmente, che anche in questa seconda eventualità, la deroga non deve per forza essere ammessa.