Source: http://sentenze.blogspot.com/2011/05/
Timestamp: 2017-12-17 08:19:07+00:00
Document Index: 43166172

Matched Legal Cases: ['art. 257', 'art. 242', 'art. 165', 'art. 347', 'art. 1350', 'art. 70', 'art. 163', 'art. 1137', 'art. 275', 'art. 545', 'art. 230', 'art. 111', 'sentenza ', 'art. 384', 'art. 12', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 360', 'art. 44']

Sentenze e massime - Ultime dalla Corte di Cassazione: maggio 2011
RIFIUTI – BONIFICA DEI SITI INQUINATI - OMESSA COMUNICAZIONE (ART. 257 D.LGS. N. 152/06) - SOGGETTO ATTIVO - INDIVIDUAZIONE
Con la decisione in esame la Terza sezione ha affermato che la nuova fattispecie di “omessa comunicazione” - prevista dall’art. 257, comma primo, D.Lgs. n. 152 del 2006, in relazione all’art. 242 del medesimo decreto - non è configurabile nei confronti di colui che, pur proprietario del terreno, non abbia cagionato l’inquinamento del sito stesso.
Testo Completo: Sentenza n. 18503 del 16 marzo 2011 - depositata l'11 maggio 2011
(Sezione Terza Penale, Presidente G. Ferrua, Relatore G. Sarno)
PROCESSO CIVILE – NOTIFICAZIONE A PIU’ PARTI DELL’ATTO DI CITAZIONE O DI APPELLO – TERMINE DI COSTITUZIONE DELL’ATTORE O DELL’APPELLANTE – INDIVIDUAZIONE.
Risolvendo una questione di massima di particolare importanza, le SU – confermando l’indirizzo giurisprudenziale consolidato a partire dal 1997 – affermano che, in caso di notificazione a più parti, il termine di dieci giorni entro il quale l’attore (ai sensi dell’art. 165 cod. proc. civ.) o l’appellante (ai sensi dell’art. 347 cod. proc. civ., che alla prima disposizione fa rinvio) devono costituirsi, decorre dalla prima notificazione, non dall’ultima. Nel pervenire a questa conclusione, le SU premettono una considerazione di metodo. Rilevano che “se la formula del segmento di legge processuale, la cui interpretazione è nuovamente in discussione, è rimasta inalterata, una sua diversa interpretazione non ha ragione di essere ricercata e la precedente abbandonata, quando l’una e l’altra siano compatibili con la lettera della legge, essendo da preferire – e conforme ad un economico funzionamento del sistema giudiziario – l’interpretazione sulla cui base si è, nel tempo, formata una pratica di applicazione stabile. Soltanto fattori esterni alla formula della disposizione di cui si discute – derivanti da mutamenti intervenuti nell’ambiente processuale in cui la formula continua a vivere, o dall’emersione di valori prima trascurati – possono giustificare l’operazione che consiste nell’attribuire alla disposizione un significato diverso”.
Sentenza n. 10864 del 18 maggio 2011
(Sezioni Unite Civili, Presidente P. Vittoria, Relatore R. Vivaldi)
DIRITTI REALI – SERVITU’ – FORMA SCRITTA – “SERVITUS INAEDIFICANDI” – DOMANDA DI CONCESSIONE EDILIZIA – RINUNCIA – CONFIGURABILITA’
In tema di rinuncia al diritto di servitù prediale, il requisito della forma scritta previsto dall’art. 1350, n. 5), cod. civ., può essere integrato anche dalla sottoscrizione di atti di tipo diverso, purché contenenti una chiara dimostrazione di volontà incompatibile con il mantenimento del diritto stesso; pertanto, la rinuncia al diritto di “servitus inaedificandi” può essere contenuta nella domanda di concessione edilizia diretta all’esecuzione di opere che, ove compiute, necessariamente determinerebbero il venir meno dell’utilitas dalla quale dipende l’esistenza della servitù stessa.
Testo Completo: Sentenza 12 maggio 2011, n. 10457.
(Sezione Seconda Civile, Presidente L. A. Rovelli, Relatore F. Manna).
MISURE PRECAUTELARI E CAUTELARI – COMPUTO DELLA PENA EDITTALE - RECIDIVA REITERATA - RILEVANZA - ESCLUSIONE
Le Sezioni Unite hanno affermato che nel computo della pena edittale, ai fini della verifica della facoltatività dell’arresto in flagranza, e più in generale per la determinazione della pena agli effetti dell’applicazione delle misure cautelari, non si deve tener conto della recidiva reiterata, valorizzando in primis la lettera degli artt. 278 e 379 c.p.p. Pur evidenziando che, ai fini della risoluzione della questione controversa, la natura giuridica della recidiva reiterata risulta irrilevante, si è, inoltre, osservato che la recidiva, nelle ipotesi in cui comporta un aumento della pena superiore ad un terzo, determina gli effetti propri di una circostanza aggravante ad effetto speciale, e che ciò non è assolutamente incompatibile con la natura di <> che l’art. 70 cod. pen. espressamente le attribuisce.
Testo Completo: Sentenza n. 17386 del 24 febbraio 2011 - depositata il 5 maggio 2011
(Sezioni Unite Penali, Presidente E. Lupo, Relatore V. Romis)
COMUNIONE E CONDOMINIO - ASSEMBLEA DEI CONDOMINI - DELIBERAZIONI - IMPUGNAZIONI - FORMA - CITAZIONE - FONDAMENTO.
Le Sezioni Unite della Cassazione, componendo un contrasto interno alla Seconda Sezione, hanno affermato che le impugnazioni delle delibere dell'assemblea condominiale, in applicazione della regola generale dettata dall'art. 163 cod. proc. civ., vanno proposte con citazione, non disciplinando l'art. 1137 cod. civ. la forma di tali impugnazioni.
Sentenza n. 8491 del 14 aprile 2011
(Sezioni Unite Civili, Presidente P. Vittoria, Relatore E. Bucciante)
MISURE CAUTELARI – PERSONALI – ESTINZIONE – REVOCA – CONDIZIONI – RIFERIMENTO AD UN PARAMETRO ARITMETICO DEL PRESOFFERTO CAUTELARE IN RELAZIONE ALLA PENA INFLITTA – LEGITTIMITÀ – ESCLUSIONE
Le Sezioni Unite hanno stabilito che la revoca della custodia cautelare non può essere disposta sulla base di una valutazione concentrata esclusivamente sulla corrispondenza della durata dell’applicazione della misura ad una percentuale, rigidamente predeteriminata in ragione di un criterio aritmetico, della pena già irrogata all’imputato nel corso del giudizio di merito o che si presume potrà essergli inflitta all’esito dello stesso giudizio, prescindendo in tal modo da ogni ponderazione della persistenza delle esigenze cautelari. La Corte ha peraltro precisato che il principio di proporzionalità, al pari di quello di adeguatezza di cui all’art. 275, comma 2, cod. proc. pen., opera come parametro di commisurazione delle misure cautelari alle specifiche esigenze ravvisabili nel caso concreto, tanto al momento della scelta e della adozione del provvedimento coercitivo, che per tutta la durata dello stesso, imponendo una costante verifica della perdurante idoneità di quella specifica misura a fronteggiare le esigenze che concretamente permangano o residuino, secondo il principio della minor compressione possibile della libertà personale.
Sentenza n. 16085 del 31 marzo 2011 - depositata il 22 aprile 2011
MISURE CAUTELARI – REALI – SEQUESTRO CONSERVATIVO – SOMME PROVENIENTI DA CREDITO DI LAVORO – LIMITI AL PIGNORAMENTO – OPERATIVITA’ – SUSSISTENZA
In senso contrario a quanto affermato in una precedente occasione (Sez. V. n. 35331 del 25 giugno 2010, Dogliani) la Corte ha ritenuto che il sequestro conservativo presso il datore di lavoro di somme di danaro relative a crediti retributivi può essere disposto in misura non superiore al quinto delle stesse, valendo in proposito i medesimi limiti posti dall’art. 545 cod. proc. civ all’esecuzione del pignoramento.
Sentenza n. 16168 del 4 febbraio 2011 - depositata il 22 aprile 2011
(Sezione Sesta Penale, Presidente G. Conti, Relatore G. Fidelbo)
IMPRESA FAMILIARE – LAVORO NELL'IMPRESA - UTILI NON RIPARTITI – DIRITTI DEI PARTECIPANTI
La partecipazione agli utili per la collaborazione prestata nell'impresa familiare, ai sensi dell'art. 230 bis cod. civ., va determinata sulla base degli utili non ripartiti al momento della sua cessazione o di quella del singolo partecipante, nonche' dell'accrescimento, a tale data, della produttivita' dell'impresa, in proporzione alla quantita' e qualita' del lavoro prestato ed e', quindi, condizionata dai risultati raggiunti dall'azienda, atteso che gli stessi utili - in assenza di un patto di distribuzione periodica - non sono naturalmente destinati ad essere ripartiti tra i partecipanti ma al reimpiego nell'azienda o in acquisti di beni.
Testo Completo: Sentenza n. 5448 dell'8 marzo 2011
(Sezione Lavoro, Presidente F. Roselli, Relatore A. Filabozzi)
LAVORO - DEMANSIONAMENTO PROFESSIONALE - DANNO ALL'IMMAGINE – RISARCIBILITA' - CONDIZIONI - GRAVITA' DELLA LESIONE E NON FUTILITA' DEL DANNO
In caso di accertato demansionamento professionale, la risarcibilita' del danno all'immagine derivato al lavoratore a cagione del comportamento del datore di lavoro presuppone che la lesione dell'interesse sia grave, nel senso che l'offesa superi una soglia minima di tollerabilita', e che il danno non sia futile, vale a dire che non consista in meri disagi o fastidi.
Testo Completo: Sentenza n. 5237 del 4 marzo 2011
(Sezione Lavoro, Presidente F. Roselli, Relatore P. Stile)
IMPUGNAZIONI CIVILI - RICORSO PER CASSAZIONE - POTERI DELLA CASSAZIONE - PRINCIPIO DEL GIUSTO PROCESSO - RIPROPOSIZIONE CON RICORSO INCIDENTALE DI QUESTIONE ASSORBITA - FUNZIONE RESCISSORIA – PORTATA
Alla luce dei principi di economia processuale e della ragionevole durata del processo come costituzionalizzato nell'art. 111, comma secondo, Cost., qualora i giudici di merito non si siano pronunciati su una questione di mero diritto, ossia non richiedente nuovi accertamenti di fatto, perche' rimasta assorbita e la stessa venga riproposta con ricorso incidentale per cassazione, la Corte, una volta accolto il ricorso principale e cassata la sentenza impugnata, puo' decidere la questione purche' su di essa si sia svolto il contraddittorio, dovendosi ritenere che l'art. 384, comma secondo, cod. proc. civ, come modificato dall'art. 12 della legge n. 40 del 2006, attribuisca alla Corte di cassazione una funzione non piu' soltanto rescindente ma anche rescissoria e che la perdita del grado di merito resti compensata con la realizzazione del principio di speditezza.
IMPIEGO PUBBLICO - PRINCIPIO DELLA PARITÀ DI TRATTAMENTO – PORTATA - ATTRIBUZIONE CON CONTRATTO INDIVIDUALE DI BENEFICIO NEGATO DA ACCORDO COLLETTIVO – POSSIBILITÀ – ESCLUSIONE
La Corte ha precisato la portata del principio di parità di trattamento nel rapporto di lavoro pubblico contrattualizzato, escludendo che i contratti individuali di lavoro possano attribuire al singolo lavoratore un beneficio negato dal contratto collettivo per l'intera categoria di lavoratori.
Testo Completo: Sentenza n. 5139 del 3 marzo 2011
SICUREZZA PUBBLICA - STRANIERI - REATO PREVISTO DALL'ART. 6, COMMA 3, DEL D.LGS. 25 LUGLIO 1998, N. 286 - NOVELLA EX ART. 1 DELLA L. 15 LUGLIO 2009, N. 94 -
ESIGIBILITA' DELL'OBBLIGO DI ESIBIZIONE - APPLICABILITA' LIMITATA - ABOLITIO CRIMINIS PER GLI STRANIERI IN POSIZIONE IRREGOLARE
Le Sezioni Unite hanno stabilito il principio secondo cui, a seguito della modificazione dell’art. 6, comma terzo, del D. Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, intervenuta ad opera dell’art. 1, comma 22, lett. h), della legge 15 luglio 2009, n. 94, il reato di inottemperanza all’ordine di esibizione del passaporto o di altro documento di identificazione e del permesso di soggiorno o di altro documento attestante la regolare presenza nel territorio dello Stato è configurabile esclusivamente nei confronti degli stranieri regolarmente soggiornanti nel territorio dello Stato, con conseguente abolitio criminis per la condotta degli stranieri in posizione irregolare. (In motivazione, la S.C. ha precisato che ciò comunque non implica affatto lo scioglimento dai vincoli connessi al dovere di farsi identificare, a richiesta anche di ufficiali e agenti di pubblica sicurezza, applicandosi comunque a tutti gli stranieri (in posizione regolare o irregolare) l’art. 6, comma quarto, del su citato D. Lgs., che consente di fare ricorso a rilievi fotodattiloscopici e segnaletici qualora vi sia motivo di dubitare della loro identità personale).
Testo Completo: Sentenza n. 16453 del 24 febbraio 2011 - depositata il 27 aprile 2011
(Sezioni Unite Penali, Presidente E. Lupo, Relatore F. Ippolito)
STRANIERI – APOLIDIA - RICONOSCIMENTO - RITO APPLICABILE
Testo Completo: Sentenza n. 7614 del 4 aprile 2011
(Sezione Prima Civile, Presidente U. Vitrone, Relatore L. Macioce)
IMPUGNAZIONI CIVILI – CASSAZIONE (RICORSO PER) – MOTIVI DEL RICORSO
Le S.U. anche in tema di giurisdizione hanno affermato che il ricorso, ove non offra elementi per mutare l’orientamento della giurisprudenza della Corte, va incontro alle conseguenze di cui all’art. 360 bis, comma 1, cod. proc. civ..
Testo Completo: Sentenza n. 8923 del 19 aprile 2011
(Sezioni Unite Civili, Presidente P. Vittoria, Relatore F. Curcuruto)
GIURISDIZIONE CIVILE - GIURISDIZIONE ORDINARIA E AMMINISTRATIVA - DETERMINAZIONE E CRITERI - DIRITTI SOGGETTIVI
Le S.U. hanno affermato la giurisdizione del giudice ordinario in tema di azione contro la discriminazione razziale ai sensi dell'art. 44 del T.U. sull'immigrazione poiché la posizione del soggetto, potenziale vittima delle discriminazioni, ha consistenza di diritto soggettivo assoluto rispetto a qualsiasi tipo di violazione posta in essere sia da privati che dalla P.A., senza che assuma rilievo che la condotta lesiva sia stata attuata nell’ambito di un procedimento nel quale il privato possa essere titolare solo di posizioni di interesse legittimo.
Testo Completo: Ordinanza n. 7186 del 30 marzo 2011
Testo Completo: Ordinanza interlocutoria 12 aprile 2011, n. 8300
(Sezione Terza Civile, Presidente M.R. Morelli, Relatore A. Amatucci)
COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA - TUTELA DEI DIRITTI E DEGLI INTERESSI - LAVORO - LAVORO SUBORDINATO - DIRITTI ED OBBLIGHI DEL DATORE E DEL PRESTATORE DI LAVORO
Le S.U. hanno affermato che la lesione di un diritto soggettivo inviolabile, proprio od altrui, può essere fatta valere nell’ambito del rapporto di impiego anche in via di autotutela e, quindi, come causa giustificativa del rifiuto della prestazione lavorativa, mentre non assume rilievo, a tal fine, la lesione di un interesse diffuso, salvo che la situazione, rispetto ai soggetti coinvolti, non assuma anche consistenza di diritto soggettivo.
Testo Completo: Sentenza n. 5924 del 14 marzo 2011
(Sezioni Unite Civili, Presidente M. De Luca, Relatore A. Segreto)