Source: http://oilgas.eu/soluzioni-aziende/conversione-impianti-btz/
Timestamp: 2020-02-29 14:17:29+00:00
Document Index: 126601193

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 279', 'art. 256', 'art. 268', 'art. 272', 'art. 273', 'art. 273']

Conversione impianti BTZ | Oil Gas
OILGAS per gli imprenditori: il rischio nell’uso di combustibili industriali.Il GPL come migliore alternativa.
Ogni imprenditore sa quanto sia importante nella conduzione della propria attività l’individuazione di fattori di rischio e la loro gestione ottimale.
OILGAS, in collaborazione con le Unioni Industriali territoriali, sta attuando una campagna di sensibilizzazione verso i rischi e le problematiche connesse all’utilizzo industriale dell’olio combustibile con tenore di zolfo massimo pari all’1%, detto BTZ 1% (“Basso Tenore di Zolfo”).
Tenendo ben presente la direzione verso cui si sta muovendo il legislatore sul territorio nazionale, palesata dal recente riordino del T.U.A. mediante il D.Lgs. 15 novembre 2017, n. 183, l’iniziativa di Friulanagas vuole adottare una prospettiva di medio-lungo periodo affinché l’imprenditore possa essere agevolato in una scelta energetica lungimirante e vincente.
BTZ, questo sconosciuto
La combustione di questa tipologia di prodotto è ancora ampiamente diffusa fra le imprese, in particolar modo quelle dai consumi di fascia medio-alta. Per quanto riguarda l’utilizzo privato va evidenziato che il Consiglio di Stato ha già da tempo accolto in via definitiva (sentenza dell’8 settembre 2010) il divieto promulgato dalla Regione Lombardia relativo all’utilizzo dell’olio combustibile per il riscaldamento domestico, anche nei casi in cui esso era consentito dal D.Lgs. 152/2006. Successivamente, in considerazione della necessità di una maggiore tutela ambientale delle zone urbane ad alta densità abitativa, a livello regionale, l’autonomia garantita dal Titolo V della Costituzione ha comportato progressivamente l’emanazione di propri Regolamenti da parte di Regioni come il Piemonte, l’Emilia Romagna ed il Trentino Alto Adige.
Per quanto riguarda l’uso industriale, ad oggi la vera criticità per l’imprenditore non deriva da un espresso divieto di legge nell’utilizzo di tale prodotto, bensì da possibili difficoltà di ricevere garanzie da parte del fornitore quanto al fatto che lo specifico ordinativo di BTZ richiesto sia corrispondente alle caratteristiche chimiche prescritte dalla norma, ciò a causa della variabilità estrema della composizione dell’olio combustibile BTZ. In buona sostanza, se è molto semplice ordinare un’autocisterna di BTZ, il problema può insorgere in merito alla certezza sulle caratteristiche di quanto viene di fatto consegnato.
La possibilità di sanzioni non è remota. Queste si indirizzeranno verso chi è soggetto ad autorizzazioni alle emissioni in atmosfera da parte della Provincia ed utilizza prodotti non conformi agli standard di legge dettati dalle norme in materia ambientale del T.U. Ambiente, allegato X, parte II, alla Parte Quinta. Oltre alle sanzioni previste all’art. 279 T.U.A. per violazione dei valori limite di emissione, si giunge a rischiare che in fase ispettiva la combustione dell’olio pesante venga ad essere assimilata a quella di rifiuti, incorrendo nella più grave fattispecie di reato ex. art. 256-bis T.U.A. Ad aggravare tale situazione, si consideri inoltre che l’attuale normativa non sanziona chi immette nel mercato tali prodotti, bensì unicamente il consumatore che effettua la combustione, con il rischio che allo stesso venga per l’appunto contestata nei casi più gravi l’ipotesi di combustione illecita di rifiuti aggravata per il delitto commesso nell’ambito dell’attività di impresa.
Maggiori criticità nella combustione di BTZ
L’olio combustibile BTZ è estremamente variabile nella sua composizione. Ferma la percentuale di zolfo inferiore all’1% prescritta per legge, si consideri che nell’olio combustibile pesante è richiesto espressamente almeno il 70% di oli di petrolio o di minerali bituminosi, con un 30% libero di proporzione residua (vd. database TARIC – Agenzia delle Dogane).
Combustibili di bassa qualità possono contenere elementi tossici e con rischio di bio-accumulo. Tali combustibili potrebbero inoltre risultare dannosi per gli impianti, riscontrandosi eventi quali: distruzione degli ugelli del bruciatore, corrosione delle pompe del combustibile, foratura del mantello della caldaia, notevoli depositi nella camera di combustione con conseguenti elevati costi di manutenzione.
La scheda di analisi del combustibile consegnata difficilmente è correlata alla specifica quantità di prodotto ordinata. Si ricordi che – a meno che non si acquisti da un deposito fiscale in via diretta – il fornitore è solamente un deposito commerciale, quindi un intermediario.
In quanto intermediario, il commerciante potrebbe possedere schede tecniche generiche prodotte dalla raffineria e miscelare all’interno dei propri serbatoi più partite di prodotto con qualità differenti. In tal caso, si renderebbe di fatto impossibile collegare il prodotto consegnato all’utilizzatore finale al documento di analisi chimica fornito a monte.
Nei serbatoi del commerciante può avvenire una miscelazione con merce proveniente da più fornitori.
Sulla base della normativa vigente l’intermediario non risulta bersaglio diretto di sanzioni, ergo non è incentivato ad un investimento economico al fine di eseguire analisi indipendenti e certificare il proprio prodotto. Difatti, le sanzioni sono poste a carico di chi consuma il prodotto ma non a carico di chi lo commercializza.
Prospetto riassuntivo del quadro normativo in vigore
Schema del T.U. Ambiente di pertinenza
D.Lgs. 152/2006 e succ. mod. – Allegato X alla parte quinta – parte II, Sez. 1, par. 1 (Caratteristiche merceologiche dei combustibili e metodi di misura)
* Le tabelle riportate non hanno subito variazioni a seguito del riordino ex D.Lgs. 183/2017
Le novità introdotte dal D.Lgs. 15-11-2017, n. 183 (Attuazione direttiva UE 2015/2193)
Tale decreto legislativo, denominato “Attuazione della direttiva (UE) 2015/2193 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2015, relativa alla limitazione delle emissioni nell’atmosfera di taluni inquinanti originati da impianti di combustione medi, nonché per il riordino del quadro normativo degli stabilimenti che producono emissioni nell’atmosfera, ai sensi dell’articolo 17 della legge 12 agosto 2016, n. 170”, è intervenuto all’interno della Parte Quinta del T.U.A. ed allegati (“Norme in Materia di Tutela dell’Aria e di Riduzione delle Emissioni in Atmosfera”) introducendo alcune significative novità, specialmente nell’ambito degli stabilimenti con impianti termici differenti dall’uso civile disciplinati all’interno del Titolo I.
Degna di evidenza è l’introduzione della definizione di medio impianto di combustione, inteso quale “impianto di combustione di potenza termica nominale pari o superiore a 1 MW e inferiore a 50MW” (art. 268, lett. gg-bis), cui si aggiunge la novità di una specifica disciplina per le emissioni odorigene (art. 272-bis).
L’aspetto tuttavia più rilevante è quello all’art. 273-bis che riguarda l’obbligo, anche per impianti esistenti, di presentare domanda ed ottenere l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera sulla base dei nuovi valori limite e prescrizioni di esercizio individuati dalla norma.
A partire dal 1° gennaio 2025 e, in caso di impianti di potenza termica nominale pari o inferiore a 5 MW, a partire dal 1° gennaio 2030, i medi impianti di combustione esistenti saranno soggetti ai valori limite di emissione individuati attraverso l’istruttoria autorizzativa. Fino a tali date devono essere rispettati i valori limite previsti dalle vigenti autorizzazioni e, per i medi impianti di combustione che prima del 19 dicembre 2017 erano elencati all’allegato IV, Parte I, alla Parte Quinta, gli eventuali valori limite applicabili ai sensi dell’articolo 272, comma 1 T.U.A.
Al punto 6, l’art. 273-bis prevede che il gestore degli stabilimenti dotati di impianto già esistente ed autorizzato debba presentare apposita domanda autorizzativa almeno due anni prima delle date sopra indicate e, quindi, rispettivamente entro il 1° gennaio 2023 per impianti di potenza termica superiore a 5 MW e entro il 1° gennaio 2028 per quelli di potenza termica pari o inferiore a 5 MW.
La conversione a GPL dell’impianto: una soluzione ottimale
OILGAS è il maggiore deposito fiscale del Friuli Venezia-Giulia, collocato strategicamente al centro della regione. La garanzia del nostro prodotto nasce dall’essere importatori diretti di materia prima, la quale viene acquistata alla fonte e introdotta in deposito a mezzo rotaia. A differenza dell’olio combustibile a basso tenore di zolfo, il GPL è un prodotto petrolifero altamente raffinato. Data l’elevatissima purezza degli idrocarburi impiegati, il GPL brucia integralmente producendo CO2, H2O e NOx, lasciando pochissimo residuo. Ecco perché il GPL garantisce un altissimo rendimento energetico (fino al 98% nel caso di caldaia a condensazione). L’analisi chimica del GPL Friulanagas corrisponde effettivamente a ciò che brucia nelle Vs. caldaie ed il rispetto delle emissioni in atmosfera è immediato e garantito.
Ecco i vantaggi del GPL OILGAS:
Bassissimi costi di installazione impianto a GPL Pacchetto chiavi in mano.
Nessun rischio di contravvenire alle leggi vigenti. Impatto ambientale nullo. Ciò che compri è ciò che ti viene consegnato.
Grazie alla convenienza del GPL, l’investimento sull’acquisto di nuova caldaia viene recuperato anche entro il primo anno di conversione.
Il GPL non deve essere preriscaldato come per l’olio combustibile.
Il GPL richiede minima manutenzione e non rovina la caldaia, con conseguente notevole risparmio.
Il GPL permette di risparmiare anche dal punto di vista del prezzo e delle agevolazioni fiscali collegate.
Contatta i consulenti di vendita OILGAS per una prima analisi tecnica ed economica gratuita. I nostri specialisti provvederanno ad una verifica completa che ritaglierà, sulla base delle vostre specifiche esigenze di produzione, le migliori soluzioni impiantistiche e di mercato per la fornitura industriale. OILGAS, la tua energia.
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