Source: http://www.venetoimmigrazione.it/asilo-e-rifugiati
Timestamp: 2018-09-25 00:06:37+00:00
Document Index: 30825706

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 10', 'art. 20', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 17', 'art. 7', 'art. 19', 'art. 9', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 23', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 17', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 12', 'art 3', 'art 12', 'art. 12', 'art.29', 'art 12', 'art 12', 'art. 11', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 16', 'art. 20', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 495', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 20', 'art. 5', 'art. 19', 'art. 3', 'art. 628', 'art. 3', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 3', 'art.15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 17', 'sentenza ', 'sentenza ']

TAR Marche Sentenza del 4 novembre 2016 pubblicata il 15 dicembre 2016 n. 719: "al Collegio non sfugge come l'utilizzo e l'eventuale cessione di stupefacenti possa essere un pericolo per la convivenza in un ambiente quale un centro di accoglienza per richiedenti protezione internazionale, ma, in tutta evidenza, il possesso, all'esterno del centro, di una quantità di stupefacenti modesta, senza la contestazione di reati ma solo della sanzione amministrativa, non può costituire, in assenza di ulteriori elementi, una violazione tale da integrare la condotta prevista dal citato art. 23, comma 1, lett. e)"
TAR Puglia Sentenza del 6 ottobre 2016 pubblicata il 18 ottobre 2016 n. 1582: non è indifferente la individuazione del paese membro dell'Unione Europea chiamato a pronunciarsi sulla domanda di asilo politico proveniente da cittadino di un paese terzo o di un apolide, non solo per gli indubbi profili di discrezionalità che la normativa di settore affida agli organismi nazionali deputati a compiere le valutazioni del caso, ma anche perché ad esso accede un ordine di trasferimento che incide, pure sotto il profilo psicologico, nella sfera emotiva del richiedente asilo politico. Attesa siffatta configurazione, l'atto con il quale si è ritenuto di poter devolvere all'Ungheria la competenza a delibare l'istanza di protezione internazionale formulata dal ricorrente doveva essere necessariamente preceduto dalla comunicazione prevista dall'art. 10 bis della legge 241 del 1990
TAR Liguria Sentenza del 13 ottobre pubblicata il 17 ottobre n. 1026: il provvedimento con cui sono state revocate le misure di accoglienza precedentemente disposte a favore della ricorrente, attesa la sua natura sanzionatoria (cfr. art. 20 comma 4 della direttiva del Parlamento europeo 26.6.2013, n. 2013/33/UE), riveste un carattere eminentemente discrezionale, e postula pertanto una valutazione in concreto della singola fattispecie e della particolare situazione della persona interessata (anche sotto il profilo della proporzionalità della sanzione rispetto alla gravità delle condotte accertate, cfr. art. 20 comma 5 della direttiva n. 2013/33/UE), da effettuarsi soltanto a seguito di un pieno ed effettivo contraddittorio procedimentale
Consiglio di Stato Sentenza del 30 agosto 2016 pubblicata l'11 ottobre 2016 n. 4200: come pure ha osservato il T.A.R. nella sentenza impugnata, il livello di protezione nei confronti degli aspiranti al riconoscimento alla protezione internazionale in Norvegia si può considerare elevato, non essendo state adottate dalle competenti autorità europee alcuna determinazione sul punto; non emergono infatti elementi tali da far ritenere che il trasferimento dell'appellante in Norvegia lo esporrebbe a gravi violazioni dei suoi diritti per l'applicazione, da parte di tale Stato, di trattamenti inumani o degradanti, né essendovi prova che in Norvegia la condizione dei richiedenti asilo sia pari a quella carceraria
TAR Liguria Sentenza del 21 luglio 2016 n. 846: il signor **, cittadino nigeriano richiedente protezione internazionale, ha impugnato il provvedimento con il quale la Prefettura di Savona gli ha revocato, ai sensi dell'art. 23 comma 1 lett. e) del D. Lgs. 18.8.2015, n. 142 le misure di accoglienza disposte in suo favore, a motivo del fatto che il Comune di Pietra Ligure di Savona lo avrebbe segnalato quale soggetto dedito all'accattonaggio, in contrasto con le regole di condotta dei richiedenti asilo
TAR Abruzzo Sentenza del 15 luglio 2016 n. 276: nel caso in cui lo straniero beneficiario delle misure di accoglienza abbia violato ripetutamente le regole della struttura o abbia tenuto un comportamento "gravemente violento" il Prefetto deve disporre la revoca delle misure di accoglienza, che possono essere ripristinate solo in relazione alle particolari condizioni personali dello straniero di cui all'art. 17 (cioè l'essere questi ricompreso nella categoria delle "persone vulnerabili, quali i minori, i minori non accompagnati, i disabili, gli anziani, le donne in stato di gravidanza, i genitori singoli con figli minori, le vittime della tratta di esseri umani, le persone affette da gravi malattie o da disturbi mentali, le persone per le quali è stato accertato che hanno subito torture, stupri o altre forme gravi di violenza psicologica, fisica o sessuale o legata all'orientamento sessuale o all'identità di genere, le vittime di mutilazioni genitali"). Nel caso di specie, innanzi tutto, non risulta allo stato che il ricorrente sia ricompreso nella categoria delle "persone vulnerabili", quale sopra indicata. Inoltre, dall'esame della predetta relazione del Centro di accoglienza, richiamata nell'atto impugnato, si rileva che i fatti di violenza verificatisi il 17 marzo 2016 erano indubbiamente di una gravità tale da giustificare la revoca dei benefici in questione; inoltre, lo straniero - come si legge nella nota 16 febbraio 2016, n. 350 dell'assistente sociale del centro (versata in atti) - più volte "aveva manifestato fatica nel rispetto del regolamento interno, con spiccato atteggiamento di arroganza" e si era reso responsabile, tra l'altro, della distruzione di addobbi natalizi
TAR Campania Sentenza del 29 giugno - 13 luglio 2016 n. 3532: si richiede espressamente che sussistano "fondate ragioni" che non consentono di chiedere il passaporto alle autorità diplomatiche del paese di cittadinanza come presupposto per il rilascio del titolo di viaggio per stranieri. Avendo il ricorrente dichiarato nell'istanza del 22 luglio 2015 di non volersi avvalere in alcun modo dell'Ambasciata nigeriana, che neppure vuole venga notiziata della sua presenza e della condizione di richiedente asilo, senza motivare questa decisione in alcun modo, deve ritenersi che non sussistono quelle "fondate ragioni" che non consentono al titolare dello status di protezione sussidiaria di chiedere il passaporto alle autorità diplomatiche, per cui deve considerarsi motivato il provvedimento dell'amministrazione
TAR Abruzzo Sentenza dell'1 - 4 luglio 2016 n.251: con il gravame il ricorrente ha dedotto, in estrema sintesi, che non sussistevano i presupposti per assumere l'atto impugnato, in quanto si era allontanato dal centro di accoglienza "non per spirito di insubordinazione o per mero spregio della normativa vigente", ma perché spinto dal fatto che gli "era stato offerto un posto di lavoro"; inoltre, in mancanza di ospitalità in una struttura pubblica non potrebbe oggi trovare un agevole inserimento sociale, anche perché omosessuale; infine, nel lasciare il Centro di accoglienza non aveva ben compreso a quali conseguenze sarebbe andato incontro. Tali doglianze non sono fondate
TAR Liguria Sentenza del 30 giugno 2016 n. 759: impugnato il provvedimento con il quale la Prefettura di Savona gli ha revocato le misure di accoglienza disposte in suo favore, a motivo del fatto che la polizia municipale di Savona lo avrebbe segnalato quale soggetto dedito all'accattonaggio nei parcheggi cittadini, in contrasto con le regole di condotta dei richiedenti asilo. Il ricorso si appalesa fondato, sotto il profilo della violazione dell'art. 7 della legge n. 241/1990, per omissione della preventiva comunicazione di avvio del procedimento di revoca, in assenza di esplicitate, particolari esigenze di celerità
TAR Sicilia Sentenza del 9 - 21 giugno 2016 n. 1489: il ricorrente, insieme ad altri soggetti, si è reso protagonista di un grave episodio di violenza e danneggiamento che ha richiesto l'intervento dei Carabinieri e che ha portato al suo arresto. Di queste circostanze dà espressamente atto il provvedimento impugnato il quale fa specificamente riferimento ad esse per giustificare il proprio contenuto dispositivo. A fronte di questi specifici riferimenti, il ricorrente non contesta l'effettivo svolgimento dei fatti e muove contestazioni formali e generiche che, in quanto tali, non sono idonee a smentire i fatti enunciati dettagliatamente negli atti di cui sopra e richiamati nel provvedimento. Né sono state addotti dal ricorrente elementi che possano giustificare un giudizio di inattendibilità con riguardo alle dichiarazioni fornite dal responsabile della struttura. E' pertanto evidente, nel caso concreto, la sussistenza dei presupposti necessari per disporre la revoca delle misure di accoglienza, così come sono evidenti le ragioni che hanno indotto l'Amministrazione a prendere la propria decisione
TAR Friuli Venezia Giulia Sentenza del 25 - 27 maggio 2016 n. 195: "l'atto questorile impugnato non rigetta affatto la domanda di conversione del permesso di soggiorno da protezione umanitaria a permesso per lavoro subordinato, ma dichiara irricevibile la domanda stessa in quanto è in corso il procedimento di revoca del permesso umanitario presso la competente Commissione, cui spetta non solo disporre o meno detta revoca ma anche valutare la possibilità di conversione del permesso medesimo"
TAR Toscana Sentenza del 25 - 27 maggio 2016 n. 920: la conversione del ricorrente alla religione cristiana, della quale peraltro non è fornita prova,e a causa della quale quale rischierebbe la pena di morte per apostasia ove dovesse essere tradotto in Marocco, può essere motivo ostativo alla sua espulsione dal territorio nazionale (art. 19, d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286) ma non incide sulla legittimità del provvedimento impugnato di diniego del rinnovo del permesso per lavoro
TAR Toscana Sentenza del 27 aprile - 12 maggio 2016 n. 821: nella fattispecie è mancato un autonomo accertamento dei fatti, da parte della competente autorità, che desse conto della condotta censurabile del ricorrente idonea a giustificare la revoca della misura di accoglienza la quale è specificamente prevista in caso di "violazione grave o ripetuta delle regole del centro di accoglienza da parte del richiedente asilo, ivi ospitato, ovvero comportamenti gravemente violenti"
TAR Friuli Venezia Giulia Sentenza del 20 - 21 aprile 2016 n. 136: il ricorrente non avrebbe fornito alcuna falsa documentazione, essendosi limitato a riferire quanto di sua conoscenza.Nessun processo penale ha stabilito la responsabilità del ricorrente che è sempre stato in buona fede. Egli non è in grado di conoscere il proprio luogo di nascita né la data; sono stati i suoi genitori a comunicargli di essere nato in Liberia ritenendo che ciò lo avrebbe agevolato. Tali elementi sarebbero poi irrilevanti per quanto riguarda il rinnovo del permesso di soggiorno, anche perché egli aveva ottenuto il primo permesso per ragioni umanitarie
TAR Toscana Sentenza del 2 - 18 marzo 2016 n. 484: la Sezione condivide, e decide di fare proprio l'orientamento giurisprudenziale che ha concluso, con riferimento ad altra sanatoria (ma sulla base di principi pienamente applicabili alla presente fattispecie), per la necessità di considerare regolarmente soggiornante sul territorio nazionale, ai fini del successivo rilascio del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo previsto dall'art. 9 del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, il cittadino extracomunitario che sia stato destinatario di un provvedimento di sanatoria/emersione, a decorrere dalla data di riferimento per la presenza in Italia utile (anzi necessaria) per l'esito positivo della procedura di emersione
TAR Toscana Sentenza del 2 - 18 marzo 2016 n. 478: il ricorrente ha chiesto il rinnovo del permesso di soggiorno ordinario di cui era titolare e la sua domanda è stata respinta dal Questore di Firenze sussistendo a carico del richiedente una condanna ostativa alla sua permanenza in Italia. È vero che il cittadino straniero ha poi presentato anche una domanda per il rilascio di un permesso di soggiorno per lungosoggiornanti, ma ciò si è verificato dopo che la Questura aveva già negato il rinnovo del permesso di soggiorno ordinario; e tale provvedimento, sebbene non ancora notificato, precludeva comunque la presentazione di una nuova e diversa istanza
TAR Toscana Sentenza del 2 - 18 marzo 2016 n. 473: il fatto e la sua gravità, sotto il profilo dell'ordine pubblico e della corretta gestione del centro di accoglienza, emergono dalla relazione e dalle dichiarazioni acquisite ed imponevano un intervento urgente al fine di ripristinare le condizioni di pacifica ed ordinata convivenza nel centro. Può ritenersi, pertanto, che l'Amministrazione abbia assolto all'onere di provare che il contenuto dispositivo del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato
TAR Marche Sentenza del 5 marzo 2016 n. 144: tutti i provvedimenti che negano il permesso di soggiorno per protezione internazionale (da quella diretta al conseguimento della protezione maggiore fino a quella residuale di cui all'art. 5, comma 6, del d.lgs. n. 286/1998) rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario, in quanto la posizione giuridica azionata dall'interessato ha consistenza di diritto soggettivo: avendo il ricorrente impugnato il diniego di rinnovo di un permesso di soggiorno per protezione umanitaria, deve essere dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in ordine al ricorso in epigrafe, la cui cognizione spetta al giudice ordinario
TAR Toscana Sentenza del 17 febbraio - 4 marzo 2016 n. 378: avverso il provvedimento impugnato, il ricorrente, premesso di essere stato coinvolto (essendo stato di fatto aggredito riportando una ferita) in una colluttazione originata dalla mancata effettuazione dei turni di lavoro da parte di un altro ospite della residenza (che infatti è stato subito dopo allontanato dalla medesima), ha dedotto violazione dell'art. 7 L. 241/1990, dell'art. 23 comma 1 lett.e) D.Lgs. n. 142/2015, travisamento o erronea valutazione dei fatti, non avendo ricevuto la comunicazione di avvio del procedimento, in assenza di particolari ragioni di urgenza, comunque non menzionate nel provvedimento, né sussistendo i presupposti di cui alla norma applicata
TAR Campania Sentenza del 27 gennaio - 18 febbraio 2016 n. 928: la discrasia rilevata tra la motivazione del provvedimento e gli accertamenti documentati in atti non consente di affermare se la residua condotta effettivamente documentata a carico dell'istante rientri o meno nella fattispecie di "comportamenti gravemente violenti" contestati ai sensi dell'art. 12 lett e) d.lgs n. 140 del 2005 stante l'unicità dell'episodio accertato, né una siffatta valutazione può essere demandata al Collegio pena un'inammissibile sostituzione in un ambito di valutazione riservato alla discrezionalità dell'amministrazione procedente, pertanto il Collegio ritiene che il provvedimento non risulti sufficientemente motivato con riferimento alla gravità dei comportamenti effettivamente posti in essere dal ricorrente come documentati in atti, e dovendo l'amministrazione esplicitare in quale misura la partecipazione del ricorrente ad una protesta, con le modalità descritte in atti, possa integrare la fattispecie contestata; la natura sanzionatoria del provvedimento, nei casi nei quali il presupposto di fatto sia costituito dalle gravi violazioni delle regole dei centri di accoglienza o dalla gravità dei comportamenti violenti, rafforza, infatti, l'obbligo di motivazione con riferimento alle circostanze individuali rilevanti quali presupposto per l'adozione di una tale misura. Pertanto il ricorso merita accoglimento
TAR Emilia Romagna Sentenza del 3 - 16 febbraio 2016 n. 47: il ricorrente, cittadino ghanese per espressa dichiarazione dell'ambasciata di quel paese del 11.8.14, ha potuto prolungare la sua permanenza in Italia avendo fatto uso di un falso passaporto della Liberia per poter vantare lo status di rifugiato politico che gli ha consentito di ottenere molti permessi per protezione sussidiaria. La scoperta della falsità del passaporto, che a livello amministrativo non ha bisogno di attendere il passaggio in giudicato di una sentenza penale di condanna, è motivo sufficiente per revocare il permesso per motivi umanitari rendendo improponibile la richiesta di un suo rinnovo a diverso titolo. La circostanza, valorizzata nel ricorso, che ** è presente in Italia dal 2002 è irrilevante poiché tale presenza è stata possibile grazie ad una frode
TAR Lazio Sentenza del 17 dicembre 2015 - 26 gennaio 2016 n. 1141: la richiesta della certificazione consolare da parte della Questura, sulla cui mancanza è basato il provvedimento impugnato, risulta, in primo luogo , superflua in quanto il ricorrente era stato già compiutamente identificato dallo stesso permesso di soggiorno rilasciato per motivi umanitari e dai rilievi fotodattiloscopici effettuati in sede di rilascio di tale permesso. Inoltre, anche le fondate ragioni di non poter richiedere il passaporto alle autorità diplomatiche del Paese di cittadinanza di cui al comma 2 dell'articolo 24, devono essere valutate tenuto conto della particolarità della posizione del soggetto che beneficia di un permesso di soggiorno per fini umanitari, pena l'inutilità della estensione, non in via legislativa ma da parte dell'Amministrazione con la circolare del 2003, della tutela relativa al rilascio del titolo di viaggio a chi non abbia avuto il riconoscimento dello status di rifugiato
TAR Veneto Sentenza del 4 dicembre 2015 - 20 gennaio 2016 n. 48: ai sensi della normativa previgente al decreto legislativo numero 142 del 2015 l'accoglienza dei richiedenti asilo risultava disciplinata dal decreto legislativo 30 marzo 2005 numero 140, pur se anche il decreto legislativo numero 25 del 2008 conteneva rilevanti disposizioni in materia di riconoscimento dello status di rifugiato, e la giurisprudenza (Tar Friuli Venezia Giulia, numero 156/2011) ha affermato il principio secondo il quale il diritto alla erogazione delle misure di accoglienza esiste anche dopo il rilascio del permesso di soggiorno che consenta attività lavorativa solo nell'ipotesi in cui il richiedente dimostri di non essere riuscito a reperire un'occupazione che gli consenta una vita dignitosa: in altri termini non è la sola condizione di ricorrente che legittima la misura di accoglienza, bensì la incapacità di acquisizione e reperimento di attività lavorativa
Consiglio di Stato Sentenza del 24 settembre - 2 dicembre 2015 n. 5469: il Regolamento UE 604/2013 contiene anche clausole di attribuzione di potere discrezionale agli Stati, come è reso palese dall'art. 17, commi 1 e 2, secondo cui "lo Stato membro nel quale è manifestata la volontà di chiedere la protezione internazionale e che procede alla determinazione dello Stato membro competente, o lo Stato membro competente, può, in ogni momento prima che sia adottata una prima decisione sul merito, chiedere a un altro Stato membro di prendere in carico un richiedente al fine di procedere al ricongiungimento di persone legate da qualsiasi vincolo di parentela, per ragioni umanitarie fondate in particolare su motivi familiari o culturali, anche se tale altro Stato membro non è competente ai sensi dei criteri definiti agli articoli da 8 a 11 e 16". Pertanto, presentando profili di discrezionalità, il potere esercitato ricade nella giurisdizione del giudice amministrativo
TAR Lazio Sentenza 11 dicembre 2015 - 18 gennaio 2016 n. 453: con riferimento alla violazione degli artt. 4 e 5 del regolamento Dublino, questo Tribunale ha già affermato che l'obbligo informativo di cui alle citate norme del Regolamento si correla alla domanda di protezione internazionale (e quindi non attiene alla diversa fattispecie della ripresa in carico) e che, comunque, il ricorrente ha svolto il colloquio personale di cui all'articolo 5 del regolamento n. 604 del 2013 ed ha quindi concretamente fruito della possibilità di esporre la propria situazione e di chiedere le informazioni del caso
Consiglio di Stato Sentenza del 15 ottobre - 23 novembre 2015 n. 5308: il Regolamento comunitario si preoccupa di prevedere un meccanismo per determinare con chiarezza e praticità lo Stato membro competente per l'esame di una domanda di asilo, fondato su criteri oggettivi ed equi sia per gli Stati membri sia per le persone interessate. Il procedimento dovrebbe, soprattutto, come si legge nelle premesse del Regolamento, consentire di determinare con rapidità lo Stato membro competente al fine di garantire l'effettivo accesso alle procedure volte al riconoscimento della protezione internazionale e non dovrebbe pregiudicare l'obiettivo di un rapido espletamento delle domande di protezione
TAR Lazio Sentenza del 12 - 18 novembre 2015 n. 13077: tutti i provvedimenti che negano il permesso di soggiorno per protezione internazionale (da quella diretta al conseguimento della protezione maggiore fino a quella residuale di cui al richiamato art. 5, comma 6, del D. Lgs. n. 286/1998) rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario, in quanto la posizione giuridica azionata dall'interessato ha consistenza di diritto soggettivo
TAR Lazio Sentenza del 12 - 18 novembre 2015 n. 13072: dal rapporto ECRI, pubblicato il 9-6-2015, reperibile sul sito web del Consiglio d'Europa, è emersa l'evoluzione del sistema di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale in Ungheria, tale da non potere configurare le carenze sistemiche nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti di cui all'art. 3 del Regolamento n. 604 del 2013
TAR Piemonte Sentenza del 14 ottobre - 12 novembre 2015 n. 1575: risultano sostanzialmente confermati, in quanto espressamente riconosciuti o non contestati, gli episodi in base ai quali l'amministrazione ha disposto la revoca impugnata, in corretta applicazione dell'art. 12, comma 1, lett. e, del d.lgs. n. 140 del 2005, a norma del quale le misure di accoglienza sono revocate in caso di "violazione grave o ripetuta delle regole del centro di accoglienza da parte del richiedente asilo, ivi ospitato, ovvero comportamenti gravemente violenti"
TAR Emilia Romagna Sentenza del 15 - 29 ottobre 2015 n. 266: il ricorrente ha potuto fruire per molti anni della permanenza sul territorio nazionale sulla base di permessi di soggiorno di natura umanitaria ottenuti fraudolentemente producendo documenti falsi relativi alla propria nazionalità. Il provvedimento del Questore, pertanto, appare correttamente motivato laddove ha dato valore dirimente alla circostanza che lo status di persona soggetta a protezione sussidiaria è stato annullato, trattandosi di un titolo palesemente ottenuto contra legem e non potendosi consentire la permanenza sul territorio nazionale di un cittadino straniero che ha prodotto falsi documenti alla Pubblica Autorità, allo scopo di rimanere in Italia senza alcun titolo ed al di fuori dei presupposti di legge. A fronte di una condotta siffatta protrattasi per molti anni non ha importanza il fatto che nelle more il ricorrente abbia trovato uno stabile lavoro e si sia ben inserito nella comunità nazionale
TAR Lazio Sentenza del 15 - 19 ottobre 2015 n. 11861: a seguito dell'istruttoria disposta dal Tribunale, l'amministrazione ha depositato in giudizio il rapporto ECRI pubblicato il 9-6-2015 dal quale non risultano rilievi sul trattamento dei richiedenti protezione internazionale in Polonia. Va considerato, altresì, rispetto alla asserita violazione degli artt. 4 e 5 del regolamento Dublino, che questo Tribunale ha già affermato che l'obbligo informativo di cui agli artt. 4 e 5 del Regolamento si correla alla domanda di protezione internazionale (e quindi non attiene alla diversa fattispecie della ripresa in carico) e che, comunque, il ricorrente ha svolto il colloquio personale di cui all'articolo 5 del regolamento n. 604 del 2013 ed ha quindi concretamente fruito della possibilità di esporre la propria situazione e di chiedere le informazioni del caso
TAR Lazio Sentenza del 15 - 19 ottobre 2015 n. 11861: "dal rapporto ECRI, pubblicato il 9-6-2015, reperibile sul sito web del Consiglio d'Europa, è emersa l'evoluzione del sistema di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale in Ungheria, tale da non potere configurare le carenze sistemiche nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti di cui all'art 3 del Regolamento n. 604 del 2013"
TAR Veneto Sentenza del 7 - 15 ottobre 2015 n. 1054: i provvedimenti impugnati si limitano a fare riferimento alla nota del comandante della Compagnia C.C. di Vittorio Veneto del 25.6.2015, e non fanno emergere alcuno specifico riferimento alla condotta dei ricorrenti rispetto all'azione di protesta e alla valutazione di gravità di tale comportamento, presupposto per la revoca delle misure di accoglienza ai sensi dell'art 12 del d.lgs. 140 del 2005, né l'amministrazione ha ritenuto di costituirsi in giudizio
Consiglio di Stato Sentenza del 24 settembre - 9 ottobre 2015 n. 4685: il provvedimento impugnato non nega il permesso di soggiorno, ma si limita a disporre il trasferimento in Norvegia dell'appellante, richiedente protezione internazionale, che contesta la sussistenza dei presupposti per il detto trasferimento e la conseguente competenza dello Stato italiano. Pertanto si versa in materia di interesse legittimo, contestandosi l'attribuzione del potere esercitato e la sussistenza dei presupposti del suo esercizio, cosicché deve ritenersi sussistere la giurisdizione del giudice amministrativo
TAR Lazio Sentenza del 9 luglio - 5 ottobre 2015 n. 11482: "costituiscono circostanze di fatto pacifiche e non contestate che attraverso il sistema EURODAC (riscontro delle impronte digitali a livello Europeo) risulta che lo stesso ricorrente (che ha prodotto, in Italia, istanza di protezione internazionale) aveva precedentemente presentato analoga richiesta in Svizzera, che la richiesta di ripresa in carico è stata inviata dall'Unità Dublino alla Svizzera il 9-4-2014 e la Svizzera ha accettato l'11-4-2014, nonché che il provvedimento di trasferimento del 3-9-2014 è stato notificato l'11-9-2014, quindi nei sei mesi dall'accettazione del trasferimento da parte della Svizzera"
TAR Lazio Sentenza del 25 giugno - 5 ottobre 2015 n. 11481: il ricorrente impugna il provvedimento della Prefettura di Roma del 19 maggio 2014, con il quale sono state revocate le cd. misure di accoglienza previste dal d.lgs. n. 140 del 2005, ai sensi della disposizione dell'art. 12, comma 1, lettera e) ivi contenuta, sul ritenuto presupposto dell'avvenuta partecipazione attiva del ricorrente medesimo alla protesta svoltasi in data 15 maggio 2014 presso il C.A.R.A. di Castelnuovo di Porto, con il connesso compimento di atti violenti che hanno ostacolato l'attività del Centro
TAR Lazio Sentenza del 21 luglio - 30 settembre 2015 n. 11465: le fondate ragioni di non poter richiedere il passaporto alle autorità diplomatiche del Paese di cittadinanza, di cui al comma 2 dell'articolo 24 del D. Lgs. n. 251/2007, devono essere valutate tenuto conto della particolarità della posizione del soggetto che beneficia di un permesso di soggiorno per fini umanitari, pena l'inutilità della estensione della tutela relativa al rilascio del titolo di viaggio a chi non abbia avuto il riconoscimento dello status di rifugiato; a conferma di tale interpretazione si deve far riferimento alla stessa circolare del 2003, che prevede il rilascio del titolo di viaggio "a chi sia privo di passaporto ovvero si trovi nell'impossibilità di ottenerlo", e alla circolare n. 48 del 1961 che riguarda "gli stranieri che non abbiano la qualifica di rifugiati politici e che, per ragioni varie, non possono ottenere il passaporto delle autorità del loro paese": da tale disciplina emerge con chiarezza l'ampiezza della nozione di tali ragioni, nelle quali può anche rientrare l'attestazione di non volere contatti con la rappresentanza diplomatica del proprio paese, considerata invece dall'Amministrazione quale elemento non sufficiente a fungere da presupposto per il rilascio del titolo di viaggio
TAR Lazio Sentenza del 2 - 9 settembre 2015 n. 11117: il ricorrente ha impugnato il provvedimento in data 2.1.2015, notificato il 24.6.2015, con il quale i competenti uffici del Ministero dell'Interno, Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione - Unità Dublino, hanno disposto il suo trasferimento in Bulgaria, in quanto Stato che, con nota in data 29.08.2014, ha riconosciuto la propria competenza per l'esame della domanda di protezione internazionale, ma la notificazione dell'atto impugnato è avvenuta dopo il termine di mesi sei di cui all'art.29 del Reg. Dublino nr.643/2013 e pertanto il trasferimento con lo stesso disposto deve ritenersi inefficace, essendosi la competenza a trattare della domanda di protezione internazionale trasferita - a mente della citata disposizione - allo Stato membro richiedente (e cioè all'Italia)
Consiglio di Stato Sentenza del 7 maggio - 8 settembre 2015 n. 4200: il Collegio ritiene che il sistema delle garanzie partecipative, fissato dai regolamenti dell'Unione europea per regolare i trasferimenti degli stranieri in relazione al Paese nel quale hanno presentato per la prima volta la domanda di protezione internazionale, sia un aspetto essenziale ed inderogabile della relativa disciplina. Esso infatti rappresenta il dato distintivo fondamentale che distingue una procedura regolata dal diritto - in funzione dei valori che si vogliono proteggere - dal traffico di esseri umani che spesso caratterizza i flussi migratori
TAR Veneto Sentenza del 5 - 10 agosto 2015 n. 919: l'art 12 del d.lgs n. 140 del 2005, di attuazione della direttiva 2003/9/CE che stabilisce norme minime relative all'accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri, prevede la revoca delle misure di accoglienza da parte del prefetto con proprio motivato decreto, in una serie di ipotesi (mancata presentazione presso la struttura individuata ovvero abbandono del centro di accoglienza da parte del richiedente asilo, senza preventiva motivata comunicazione alla Prefettura - Ufficio territoriale del Governo competente; mancata presentazione del richiedente asilo all'audizione per l' esame della domanda, nonostante la convocazione sia stata comunicata presso il centro di accoglienza; presentazione in Italia di precedente domanda di asilo; accertamento della disponibilità del richiedente asilo di mezzi economici sufficienti per garantirsi l'assistenza), tra cui, alla lettera e), in caso di "violazione grave o ripetuta delle regole del centro di accoglienza da parte del richiedente asilo, ivi ospitato, ovvero comportamenti gravemente violenti". Dalla relazione di servizio richiamata nel provvedimento di revoca della misura (cfr. relazione di servizio della Compagnia C.C. di Vittorio Veneto del 12.2.2005) non emerge alcuno specifico riferimento alla condotta dei ricorrenti rispetto all'azione di protesta (che ha coinvolto 40/50 profughi ospitati presso il centro di accoglienza) e alla valutazione di gravità di tale comportamento, presupposto per la revoca delle misure di accoglienza ai sensi dell'art 12 del d.lgs. 140 del 2005. Pertanto, il Collegio ritiene che il provvedimento non risulti sufficientemente motivato con riferimento alla gravità dei comportamenti violenti posti in essere da parte degli odierni ricorrenti, non potendo integrare la detta fattispecie normativa, la semplice partecipazione ad una protesta, sia pure attuata con il blocco della circolazione stradale per mezzo di cassonetti e bancali in legno, conclusasi dopo circa mezz'ora dall'intervento delle forze dell'ordine
TAR Emilia Romagna Sentenza del 18 giugno - 9 luglio 2015 n. 662: il permesso di soggiorno per attesa asilo politico consente la permanenza in Italia fino alla conclusione della procedura per il riconoscimento dello status di rifugiato; laddove, come nel caso di specie, la domanda venga respinta, la permanenza in Italia non è più consentita e tanto meno è possibile presentare una domanda di permesso per motivi di lavoro. Orbene, quando l'istanza sulla quale il ricorrente ritiene essersi formato il silenzio-inadempimento è stata presentata, la Commissione Territoriale aveva già deciso di respingere l'istanza di asilo politico. Non vi poteva, pertanto, essere conversione del permesso originario in permesso per lavoro subordinato ed anche prima della decisione o della notifica della stessa tale conversione non sarebbe stata consentita dall'art. 11 D.lgs. 140/2005
TAR Lazio Sentenza del 26 febbraio - 18 marzo 2015 n. 4319: l'Amministrazione ha revocato il provvedimento impugnato, affermando la competenza dello Stato italiano all'esame della domanda di asilo, essendo decorso il termine di sei mesi, previsto dall'articolo 20 del Regolamento n. 343 del 2003, per il trasferimento del richiedente asilo a Malta
TAR Puglia Sentenza del 16 ottobre 2014 - 30 gennaio 2015 n. 420: il pronunciamento sfavorevole della Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale e la sentenza (rimasta inoppugnata) con la quale il Tribunale Ordinario ha respinto il ricorso proposto avverso la determinazione negativa della Commissione costituiscono presupposti in forza dei quali l'Autorità Provinciale di P.s. è legittimata a disporre la revoca del permesso di soggiorno, precedentemente rilasciato in attesa della decisione in merito allo status di rifugiato
TAR Lazio Sentenza del 16 dicembre 2014 - 19 gennaio 2015 n. 841: le fondate ragioni di non poter richiedere il passaporto alle autorità diplomatiche del Paese di cittadinanza, di cui al comma 2 dell'articolo 24 del D. Lgs. n. 251/2007, devono essere valutate tenuto conto della particolarità della posizione del soggetto che beneficia di un permesso di soggiorno per fini umanitari, pena l'inutilità della estensione della tutela relativa al rilascio del titolo di viaggio a chi non abbia avuto il riconoscimento dello status di rifugiato; a conferma di tale interpretazione si deve far riferimento alla stessa circolare del 2003, che prevede il rilascio del titolo di viaggio "a chi sia privo di passaporto ovvero si trovi nell'impossibilità di ottenerlo", e alla circolare 48 del 1961 che riguarda "gli stranieri che non abbiano la qualifica di rifugiati politici e che, per ragioni varie, non possono ottenere il passaporto delle autorità del loro paese": da tale disciplina emerge con chiarezza l'ampiezza della nozione di tali ragioni, nelle quali può anche rientrare l'attestazione di non volere contatti con la rappresentanza diplomatica del proprio paese, considerata invece dall'Amministrazione quale elemento non sufficiente quale presupposto per il rilascio del titolo di viaggio
TAR Lombardia Sentenza del 20 novembre - 3 dicembre 2014 n. 1321: "l'annullamento d'ufficio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro, legittimata dalla constatazione dell'assenza dei presupposti per il suo rilascio, non ha prodotto altro effetto che quello di riportare il ricorrente nella condizione in cui si sarebbe trovato se anche nel 2005 (e in occasione dei successivi rinnovi) il permesso di soggiorno fosse stato rilasciato per l'unico titolo possibile e cioè l'attesa della definizione del procedimento per il riconoscimento dello status di rifugiato"
TAR Lazio Sentenza del 16 - 27 ottobre 2014 n. 10744: le fondate ragioni di non poter richiedere il passaporto alle autorità diplomatiche del Paese di cittadinanza, di cui al comma 2 dell'articolo 24 del D. Lgs. n. 251/2007, devono essere valutate tenuto conto della particolarità della posizione del soggetto che beneficia di un permesso di soggiorno per fini umanitari, pena l'inutilità della estensione della tutela relativa al rilascio del titolo di viaggio a chi non abbia avuto il riconoscimento dello status di rifugiato
Consiglio di Stato Sentenza del 10 ottobre 2013 - 8 ottobre 2014 n. 4996: in caso di ricorso al Tribunale competente, é consentito al richiedente asilo di essere autorizzato dal Prefetto a rimanere sul territorio nazionale fino all'esito del ricorso
TAR Piemonte Sentenza del 30 - 31 luglio 2014 n. 1379: nell'attuale quadro legislativo e regolamentare, la valutazione degli elementi per il riconoscimento della protezione principale, di quella secondaria, nonché di quella umanitaria è attribuita alla Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione internazionale porta ad "escludere alcun margine di discrezionalità in tale valutazione" da parte della Questura, con conseguente attribuzione della giurisdizione del giudice ordinario anche in ordine ai provvedimenti della medesima Questura che negano il permesso per motivi umanitari di cui all'art. 5, comma 6, del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286
TAR Emilia Romagna Sentenza del 10 giugno - 8 luglio 2014 n. 267: la situazione giuridica dello straniero richiedente asilo politico ha consistenza di diritto soggettivo, da annoverare tra i diritti umani fondamentali con la conseguenza che la garanzia apprestata dall'art. 2 Cost., esclude che dette situazioni possano essere degradate a interessi legittimi per effetto di valutazioni discrezionali affidate al potere amministrativo, al quale può essere affidato solo l'accertamento dei presupposti di fatto che legittimano la protezione umanitaria, nell'esercizio di una mera discrezionalità tecnica, essendo il bilanciamento degli interessi e delle situazioni costituzionalmente tutelate riservate al legislatore. La giurisdizione sui diritti umani fondamentali, in mancanza di una norma espressa che disponga diversamente, spetta al giudice ordinario
TAR Emilia Romagna sentenza del 22 maggio - 6 giugno 2014 n. 608: respinta l'eccezione di difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, sollevata dalla difesa dell'Avvocatura dello Stato invocando dei precedenti giurisdizionali che concernono la diversa ipotesi della contestazione della posizione di rifugiato. Infatti, nella presente controversia, non è in discussione il diniego di riconoscimento dello status di rifugiato, già contestato dall'interessato davanti al giudice ordinario, bensì il diverso provvedimento amministrativo diretto ad ottenere il rilascio di un permesso provvisorio di permanenza nel territorio dello Stato proprio in attesa della definizione del contenzioso pendente davanti al giudice ordinario
TAR Sicilia Sentenza del 9 - 19 maggio 2014 n. 1306: con il ricorso de quo il ricorrente, premettendo di ritenere di avere la doppia cittadinanza poiché i genitori sono di origine liberiana, ha ammesso di avere dichiarato "di essere cittadino liberiano per ottenere dei benefici, data la difficile situazione politica in quel paese, più critica rispetto alla situazione nigeriana" e di avere avuto rilasciato "il permesso di soggiorno per protezione umanitaria . . . in quanto cittadino liberiano"
TAR Campania Sentenza del 16 aprile - 7 maggio 2014 n. 2482: illegittimo il rigetto dell'istanza di conversione del permesso di soggiorno da motivi umanitari a motivi di lavoro subordinato presentata dal ricorrente - le informazioni ottenute da un vicino di casa in merito all'esistenza di un rapporto di lavoro intrattenuto da persone con cui ci si limita a "condividere le stesse pertinenze abitative" (v. verbale di sommarie informazioni del 12.03.2012), non costituisce prova idonea a dimostrare la falsità del contratto di lavoro depositato in atti. E tanto va ribadito, a maggior ragione, nella misura in cui le informazioni sono state rese diverse settimane dopo la cessazione del rapporto di lavoro in questione (in data 25.01.2012), ritualmente comunicata all'amministrazione competente
TAR Lombardia Sentenza del 3 - 29 aprile 2014 n. 1113: le condotte che a norma di legge (art. 12 del D.Lgs. 140/2005)giustificano la revoca delle misure di accoglienza non devono necessariamente coincidere con quelle tipiche di gravi reati contro la persona o contro il patrimonio, essendo sufficiente una serie di reiterati comportamenti aggressivi e violenti, tali da turbare l'equilibrio – non sempre facile – esistente presso le strutture ed idonei a manifestare la volontà del profugo di non approfittare delle opportunità di inserimento nella società italiana offerte dalle strutture stesse
TAR Piemonte Sentenza del 20 marzo - 3 aprile 2014 n. 552: il venir meno del permesso di soggiorno per richiesto asilo politico non impedisce allo straniero di presentare istanza di rilascio del permesso ad altro titolo, allegando le circostanze all'uopo rilevanti
TAR Piemonte Sentenza del 20 febbraio - 21 marzo 2013 n. 493: "se per la Corte di Cassazione sussiste la giurisdizione ordinaria per le controversie riguardanti le determinazioni della Commissione centrale per la loro incidenza su status, pur essendo conseguenti a valutazioni di carattere tecnico-discrezionale, a maggior ragione sussiste la giurisdizione ordinaria per le impugnazioni dell'atto finale del procedimento, sia che si limita a prendere atto delle determinazioni della Commissione centrale ed a disporre le dovute misure consequenziali, sia che si pronunci in assenza del suddetto parere, come nel caso di specie, in cui la mancata conclusione del procedimento è stato qualificato come mancato rinnovo della protezione sussidiaria"
TAR Campania Sentenza del 5 febbraio - 6 marzo 2014 n. 1410: il provvedimento impugnato è fondato sull'asserita "contraddittorietà e ingannevolezza" del comportamento del ricorrente che avrebbe prima chiesto il permesso di soggiorno "per motivi umanitari" quale cittadino della Liberia, salvo, poi, produrre - all'atto della richiesta della conversione del permesso di soggiorno da "motivi umanitari" a lavoro subordinato - senza alcuna giustificazione, un passaporto di un altro paese africano, il Ghana, ma non è stato adeguatamente approfondito il profilo relativo all'intervenuto cambio di cittadinanza del ricorrente, nato in Liberia da padre Liberiano e madre Ghanese, divenuto, poi, nell'anno 2011 cittadino Ghanese a seguito di matrimonio. Tali circostanze, infatti, escluderebbero qualsivoglia comportamento ingannevole da parte del ricorrente medesimo, giustificando la diversità tra la cittadinanza originariamente addotta per ottenere il permesso per motivi umanitari (liberiana) e quella recata nel passaporto attualmente in corso di validità (ghanese)
TAR Lazio Sentenza del 12 dicembre 2013 - 10 febbraio 2014 n. 1615: "La circolare del Ministero dell'Interno del 24 Febbraio 2003, disposizioni in merito al rinnovo dei permessi di soggiorno per motivi umanitari, prevede espressamente per lo straniero munito di permesso di soggiorno per motivi umanitari, privo di passaporto o nell'impossibilità di ottenerlo, la possibilità di ottenere il titolo di viaggio per stranieri di cui alla circolare 48 del 1961, espressamente richiamata dalla Questura nel provvedimento di diniego del titolo di viaggio. La situazione del richiedente
TAR Lazio Sentenza del 12 dicembre 2013 - 10 febbraio 2014 n. 1609: "il lungo lasso temporale trascorso dalla prima domanda di asilo presentata in Germania nel 2004, più di otto anni prima di quella avanzata in Italia nel 2012, in mancanza di ulteriori segnalazioni sul territorio degli Stati membri in tale periodo, avrebbe dovuto indurre l'amministrazione a ritenere che il richiedente non potesse essere rimasto ininterrottamente nel territorio degli Stati membri dal 2004 al 2012. Inoltre, la stessa amministrazione ha depositato in giudizio la fotocopia del documento di identità del richiedente, che è quella rilasciata dalla Turchia nel 2010"
TAR Lazio Sentenza del 5 novembre 2013 - 29 gennaio 2014 n. 1156: "l'oggetto del giudizio non è un provvedimento di diniego del permesso di soggiorno per motivi di protezione umanitaria bensì il decreto di allontanamento dal territorio dello Stato, che è un atto meramente esecutivo di un precedente decreto di espulsione, impugnabile dinanzi al giudice di pace"
TAR Puglia Sentenza del 18 dicembre 2013 - 16 gennaio 2014 n. 141: "il procedimento amministrativo relativo al riconoscimento dello status di rifugiato si conclude con la decisione della Commissione centrale e (...) l'eventuale impugnazione giurisdizionale di siffatto provvedimento appartiene ad una procedura diversa, che non richiede né presuppone di per sé la permanenza dello straniero nel territorio dello Stato"
TAR Lazio Sentenza del 3 ottobre - 15 novembre 2013 n. 9804: "la richiesta presentata risulta esplicitamente motivata in relazione al prolungarsi della permanenza nel Centro di accoglienza di Castelnuovo di Porto e alle valutazione circa una eventuale azione giudiziaria a tutela della situazione giuridica di richiedente asilo. Sotto tali profili il diniego all'accesso è illegittimo e deve essere annullato con accertamento del diritto del ricorrente all'accesso agli atti del procedimento avviato con la domanda per il riconoscimento del diritto d'asilo"
TAR Lazio Sentenza del 9 - 17 aprile - 15 ottobre 2013 n. 8865: "è provato in atti che il ricorrente ha presentato la prima domanda di asilo a Malta e dunque il trasferimento in quello Stato membro è stato disposto in applicazione dell'art. 16.1 lett. c) del Reg. CE in base al quale "Lo Stato membro competente per l'esame di una domanda di asilo in forza del presente regolamento è tenuto a riprendere in carico, alle condizioni di cui all'art. 20, il richiedente asilo la cui domanda è in corso d'esame e che si trova nel territorio di un altro Stato membro senza esserne stato autorizzato""
TAR Friuli Venezia Giulia Sentenza del 25 settembre - 10 ottobre 2013 n. 470: il ricorrente non ha impugnato come era suo onere la decisione della commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato, e il diniego in questa sede impugnato risulta una mera conseguenza del diniego di riconoscimento dello status di rifugiato
TAR Friuli Venezia Giulia Sentenza del 25 settembre - 10 ottobre 2013 n. 466: "è probabilmente improprio definire "revoca" l'atto qui opposto, che si limita a trarre le necessarie conseguenze del diniego di riconoscimento dello status di rifugiato (si sottolinea, non opposto), sul permesso di soggiorno rilasciato "a tempo", e valido all'evidenza sino al momento della decisione (nella specie negativa) da parte della competente Commissione Territoriale"
TAR Lazio Sentenza del 28 febbraio - 17 aprile - 6 agosto 2013 n. 7857: "dalla documentazione prodotta emerge che la ricorrente, dopo essere stata destinataria di un provvedimento di diniego da parte della Norvegia in merito alla sua istanza di ottenimento del diritto di asilo, è rientrata per due anni nel Paese di origine, facendo poi di nuovo ritorno in Europa, questa volta in Italia e formulando nel nostro Stato una nuova e per la prima volta istanza di asilo. Deriva da quanto sopra che gli uffici erroneamente hanno trattato la vicenda quale una "ripresa in carico", venendo in emersione, invece, una fattispecie di "presa in carico" della straniera richiedente asilo da parte del nostro Paese"
Consiglio di Stato Sentenza del 14 giugno - 29 luglio 2013 n. 3980: l'art. 17 del d.P.R. n. 303/2004 consente al richiedente asilo, la cui domanda sia stata respinta dall'apposita Commissione e che abbia presentato ricorso al tribunale civile, di chiedere al prefetto di essere autorizzato a permanere sul territorio nazionale fino alla decisione del ricorso, con conseguente obbligo per il questore, una volta che sia intervenuta siffatta autorizzazione, di rilasciare il permesso di soggiorno, disciplinato dal comma 4 dello stesso art. 17
TAR Campania Sentenza del 3 - 11 luglio 2013 n. 3603: il diniego della Questura di Caserta di conversione del permesso di soggiorno da "motivi umanitari" a "lavoro subordinato" è stato adottato sul presupposto che il predetto permesso di soggiorno per motivi umanitari era stato concesso alla luce della dichiarazione del ricorrente di essere cittadino del Togo, mentre ai fini della richiesta conversione, senza fornire valide e documentate giustificazioni, ha presentato un passaporto rilasciato dall'Autorità del Ghana, circostanza per la quale è stato deferito alla Procura della Repubblica di S Maria C.V. per violazione dell'art. 495 c.p.
TAR Marche Sentenza del 23 maggio - 5 luglio 2013 n. 543: se é pur vero che la giurisdizione sul diniego di rilascio e di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari spetta al giudice ordinario, in quanto la posizione giuridica azionata dall'interessato ha consistenza di diritto soggettivo, questo vale solo con la formazione di un esplicito provvedimento di diniego, e non quando si impugna la illegittimità del silenzio-inadempimento dell'Amministrazione al rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari-protezione sussidiaria
TAR Marche Sentenza del 20 giugno - 4 luglio 2013 n. 535: illegittimità del silenzio-inadempimento sull'istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari - l'istanza è rimasta inesitata ben oltre il termine di conclusione del procedimento previsto dall'art. 5, comma nono, del d.lgs. n° 286/1998
TAR Emilia Romagna Sentenza del 28 febbraio - 4 giugno 2013 n. 432: alla normativa eccezionale e derogatoria di cui al d.P.C.M. 5 aprile 2011 non è, all'evidenza, estensibile la disciplina ordinaria in tema di ingresso e soggiorno nel territorio nazionale dei cittadini extracomunitari di cui al D. Lgs. N. 286/1998 e la richiamata giurisprudenza amministrativa strettamente connessa a quest'ultima (per modo che è palesemente inconferente il richiamo in ricorso alla necessità di un giudizio di pericolosità sociale, della valutazione di asseriti fatti sopravvenuti ed all'asserito radicamento sociale dell'attuale ricorrente)
TAR Emilia Romagna Sentenza del 31 gennaio - 20 maggio 2013 n. 369: la censura di mancato riconoscimento della cd "protezione internazionale" nella forma sussidiaria da parte della Commissione Territoriale di Milano è evidentemente inammissibile, non essendo impugnato in questa sede il relativo provvedimento sfavorevole per l'attuale ricorrente
TAR Veneto Sentenza dell'8 - 9 maggio 2013 n. 699: il diniego di permesso di soggiorno è dovuto e vincolato in relazione alla presupposta decisione della Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale con cui è stato stabilito che non permangono le condizioni per ottenere la protezione umanitaria. Tale decisione non è stata impugnata davanti al tribunale ordinario ai sensi del sesto comma dell'art. 1-ter del D.L. n° 416 del 1989
TAR Puglia Sentenza del 10 - 24 aprile 2013 n. 956: l'Amministrazione procedente, in specie, sollecitata dalla richiesta di protezione internazionale del sig. **, ometteva di preavvisarlo, ex art. 10 bis l. n. 241 del 1990, della ritenuta esistenza di ragioni ostative all'accoglimento della medesima
TAR Puglia Sentenza del 19 dicembre 2012 - 23 aprile 2013 n. 931: il procedimento di determinazione dello Stato competente ad esaminare la domanda di asilo politico, ai sensi del Reg. CE 343/2003, si è caratterizzato per la richiesta di ripresa in carico del richiedente, che lo Stato italiano ha legittimamente avanzato alla Norvegia, sul presupposto del precedente respingimento della domanda di asilo da parte della Norvegia e dell'irregolare ingresso del ricorrente nel territorio dello Stato italiano
TAR Emilia Romagna Sentenza del 18 - 19 aprile 2013 n. 166: il ricorrente avrebbe volontariamente scelto di convertire il proprio permesso di soggiorno da "motivi umanitari" a "lavoro subordinato", il che avrebbe comportato l'obbligo per la Questura di verificare la sola sussistenza dei presupposti per il rilascio del titolo richiesto, poi risultati mancanti, pur dando atto che nelle more la permanenza sul territorio dello Stato del richiedente doveva considerarsi regolare in virtù del rapporto di lavoro dichiarato e non già delle proroghe disposte con i richiamati D.P.C.M.
TAR Campania sentenza del 3 - 18 aprile 2013 n. 2045: l'interessato è stato denunciato in data 07.04.2012 da personale dell'Ufficio Immigrazione della Questura per false dichiarazioni rese a P.U. per ottenere il rilascio del permesso di soggiorno per "motivi umanitari", ai sensi del D.P.C.M. n. 20/2011, laddove il permesso per motivi umanitari non può essere rilasciato quando il richiedente risulti denunciato per uno dei reati di cui agli artt. 380 e 381 c.p.p., nel cui novero rientra quello di cui si è reso responsabile il ricorrente
TAR Puglia Sentenza del 17 gennaio - 11 marzo 2013 n. 549: "le reiterate violazioni della norma che regola l'orario di rientro al centro, poste in essere successivamente all'emanazione della diffida, a parere del Collegio, non costituiscono da sole presupposto legittimante la revoca della misura di accoglienza non integrando quella violazione grave o ripetuta delle regole del centro di accoglienza cui la norma ricollega la revoca della misura di accoglienza"
Consiglio di Stato Sentenza del 1° febbraio - 1° marzo 2013 n. 1235: pur avendo la Slovenia accettato di prendere in carico il ricorrente che ivi aveva inizialmente presentato domanda di protezione internazionale, il trasferimento dello stesso, ospite del Centro Accoglienza Richiedenti Asilo (cd. C.A.R.A) di Castelnuovo di Porto, non è avvenuto nei 6 mesi previsti dall'art. 20, c.2, del Regolamento CE n.343/2003, per cui la competenza su detta domanda ricade sullo Stato Italiano, nel quale l'interessato aveva successivamente presentato altra istanza di asilo
TAR Toscana Sentenza del 31 gennaio - 1° febbraio 2013 n. 157: attribuzione della giurisdizione al giudice ordinario anche in ordine ai provvedimenti della Questura che negano il permesso per motivi umanitari di cui all'art. 5 comma 6, d.lgs. 25 luglio 1998 n. 286
TAR Piemonte Sentenza del 30 gennaio - 28 febbraio 2013 n. 256: le controversie in materia di diniego o revoca del permesso di soggiorno, o del relativo rinnovo, per richiesta di asilo politico/protezione internazionale appartengano alla giurisdizione del giudice ordinario
TAR Lazio Sentenza del 15 novembre 2012 - 5 febbraio 2013 n. 1230: "la differente disciplina tra le ipotesi della "presa in carico" e della "ripresa in carico", anche sotto il profilo dei termini, appare tuttavia ampiamente giustificata sulla base della diversità delle situazioni di fatto: nel primo caso infatti occorre celermente individuare lo Stato competente per l'esame dell'unica domanda di asilo presentata; nel secondo caso invece, che è quello in cui versa il ricorrente, la richiesta di protezione internazionale è già stata presentata e segue il suo corso, mentre si tratta solo di evitare una doppia pronuncia e di ritrasferire il richiedente nello Stato presso il quale si sta svolgendo o si è svolta la procedura"
Consiglio di Stato Sentenza del 18 - 31 gennaio 2013 n. 609: i rilievi fotodattiloscopici del richiedente protezione internazionale riguardano direttamente la persona dell'interessato, la cui conoscenza è insuscettibile di arrecare nocumento agli interessi generali in materia di ordine pubblico e sicurezza, e, pertanto, non possono costituire una documentazione al medesimo inaccessibile
TAR Puglia Sentenza dell'8 novembre 2012 - 23 gennaio 2013 n. 93: "nel caso di specie, in cui non risulta che l'Italia abbia avanzato (entro tre mesi dalla data di presentazione della domanda di protezione internazionale dell'odierno ricorrente) richiesta ad altro Stato membro (ritenuto competente) di prendere in carico il richiedente asilo e, non essendo sicuramente intervenuta (poiché non notificata al richiedente ex art. 19 del Regolamento CE n° 343/2003) la decisione dello Stato Italiano (nel quale la domanda d'asilo è stata presentata) di non esaminare la predetta domanda (a seguito dell'ipotetica accettazione dello Stato membro richiesto di prendere in carico il richiedente asilo), difettano radicalmente i presupposti per l'adozione della invocata (discrezionale) decisione del Ministero dell'Interno resistente, contemplata dall'art. 3 secondo comma del Regolamento CE n° 343/2003, di esaminare la domanda di protezione internazionale, nonostante tale esame non competa allo Stato Italiano in base ai criteri stabiliti nel medesimo Regolamento CE n° 343/2003"
TAR Toscana Sentenza del 4 dicembre 2012 - 22 gennaio 2013 n. 99: il ricorrente impugnava il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per asilo politico motivato sulla base del mancato deposito del passaporto al momento della presentazione dell'istanza di protezione internazionale, ma il ricorso é inammissibile per difetto di giurisdizione appartenendo la stessa al giudice ordinario
TAR Friuli Venezia Giulia Sentenza del 12 dicembre 2012 - 21 gennaio 2013 n. 31: la Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato non aveva ritenuto sussistenti gli elementi dedotti per accogliere la domanda del ricorrente, ritenendo che quanto da lui prospettato non consente di individuare alcun elemento oggettivo tale da consentire di rilasciare un permesso di soggiorno per motivi umanitari che regola la materia, e visto che i motivi di gravame riguardano non l'an ma solo il quando può disporsi la revoca del permesso di soggiorno per un richiedente asilo, e il Collegio ritiene che il ricorso debba essere rigettato
TAR Friuli Venezia Giulia Sentenza del 12 dicembre 2012 - 21 gennaio 2013 n. 29: "la Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato non ha accolto la domanda del ricorrente, sotto il profilo che i timori del ricorrente riguardavano estorsioni da parte della criminalità comune, caso estraneo a quelli disciplinati dalla Convenzione di Ginevra, che regola la materia, e che i motivi di gravame riguardano non l'an ma solo il quando può disporsi la revoca del permesso di soggiorni per un richiedente asilo, e il Collegio ritiene che il ricorso debba essere rigettato"
TAR Emilia Romagna Sentenza del 3 ottobre 2012 - 11 gennaio 2013 n. 28: l'impugnato diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari risulta congruamente motivato con riferimento a due contestuali circostanze tassativamente ostative: 1) il reato di cui all'art. 628, comma 1, del c.p." [rapina]; 2) lo stesso ricorrente il 23 marzo 2011, con le generalità di ******* [ossia con false generalità] si allontanava arbitrariamente dai locali CDA si Restinco (Brindisi), rendendosi in tal modo irreperibile;
TAR Lazio Sentenza del 17 maggio - 19 luglio 2012 n. 6621: competenza del giudice ordinario anche per le impugnazioni dell'atto propedeutico necessario per la pronuncia della Commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato
TAR Lazio Sentenza del 20 dicembre 2011 - 10 luglio 2012 n. 6252: la difficile situazione dei richiedenti asilo in Malta non é tale da far ritenere Malta un Paese non sicuro né vi sono indicazioni agli Stati membri da parte delle istituzioni europee nel senso di fare applicazione della clausola derogatoria della competenza invocata dal ricorrente, come invece è avvenuto ad es. nel caso della Grecia
TAR Lazio Sentenza del 27 aprile - 11 giugno 2012 n. 5292: si annulla il trasferimento in Ungheria di richiedente asilo afgano in ragione delle condizioni in quel Paese del trattamento dei richiedenti il riconoscimento dello status di rifugiato
TAR Lazio Sentenza del 12 aprile - 6 giugno 2012 n. 5136: il titolare di protezione internazionale ha diritto al rilascio del titolo di viaggio in quanto già identificato in precedenza da Questura e Commissione
TAR Lazio Sentenza del 15 marzo - 12 aprile - 22 maggio 2012 n. 4609: "per quanto riguarda lo Stato maltese non risulta al Collegio che alcuna autorità istituzionale europea abbia mai sospeso i trasferimenti in quello Stato per violazione dei diritti dei richiedenti asilo, né risultano prese di posizione da parte di autorità ufficiali di Stati membri o di organizzazioni internazionali (come invece risulta per la Grecia) tali da comportare l'applicazione della clausola di cui all'art. 3 comma 2 del Regolamento Dublino II"
TAR Lazio Sentenza del 1° marzo - 16 maggio 2012 n. 4434: il provvedimento impugnato di revoca del titolo di viaggio per rifugiati risulta viziato sotto il profilo della violazione delle garanzie procedimentali sancite dalla legge n. 241/90 in quanto l'omessa comunicazione dell'avvio del procedimento di cui all'art. 7 della L. 241/90 ha impedito all'interessato di difendere le proprie posizioni
TAR Lazio Sentenza del 12 aprile - 9 maggio 2012 n. 4195: i recenti sforzi dello Stato greco per adeguare la propria legislazione agli standard europei, pur se importanti, non si sono ancora tradotti in prassi organizzative e decisionali idonee a far ritenere che la Grecia sia allo stato divenuta un Paese sicuro
TAR Lazio Sentenza del 15 marzo - 7 maggio 2012 n. 4106: il provvedimento impugnato é viziato per difetto di istruttoria in relazione alla reale situazione in cui versano i richiedenti asilo in Grecia anche dopo il recepimento delle direttive comunitarie e sia per carenza di motivazione
TAR Lazio Sentenza del 10 gennaio - 13 marzo 2012 n. 2478: il Sig. ***** agisce in giudizio per ottenere l'ottemperanza alla sentenza del sentenza del tribunale civile di Roma, concernente il riconoscimento dello status di rifugiato politico, limitatamente alla parte in cui condanna l'Amministrazione soccombente al pagamento delle spese di giudizio
TAR Lazio Sentenza del 24 gennaio - 15 febbraio 2012 n. 1551: "il provvedimento impugnato é viziato per difetto di istruttoria – in relazione alla reale situazione in cui versano i richiedenti asilo in Grecia anche dopo il recepimento delle direttive comunitarie - sia per carenza di motivazione, in quanto il mancato ricorso alla clausola di sovranità di cui all'art. 3.2 del Reg. CE 343/03 non appare adeguatamente giustificato tenuto conto di quanto rappresentato da tempo da parte di organismi internazioni quali l'UNCHR e poi rilevato dalla stessa Corte Europea dei Diritti dell'Uomo con la sentenza del 21 gennaio 2011 che – benché adottata in data successiva al provvedimento impugnato – si limita a fotografare una situazione di fatto esistente da molto tempo prima"
Consiglio di Stato Sentenza del 13 gennaio - 1 febbraio 2012 n. 522: giurisdizione del giudice ordinario sull'impugnazione del provvedimento del Questore recante il diniego del permesso di soggiorno per motivi umanitari. Tale è il permesso richiesto dall'odierno appellante ai sensi dell' art. 5, comma 6, d.lgs. 25 luglio 1998 n. 286, all'esito del rigetto, da parte della Commissione territoriale competente, della domanda di riconoscimento dello status di rifugiato.
Consiglio di Stato Sentenza del 13 gennaio - 1 febbraio 2012 n. 508: nel termine "procedura", con riferimento al permesso di soggiorno rilasciato al richiedente l'asilo politico "per la durata della procedura occorrente", dev'essere inclusa anche l'eventuale fase dell'impugnazione giurisdizionale della pronuncia negativa della Commissione centrale
TAR Lazio Sentenza del 6 dicembre 2011 - 20 gennaio 2012 n. 678: il caso in esame rientra nella ipotesi di cui all'art. 16 e 20 del regolamento, che disciplina la "ripresa in carico", ovvero il caso in cui il richiedente asilo abbia già presentato una domanda di protezione internazionale in uno Stato membro ed abbia poi successivamente presentato una seconda richiesta presso un altro Stato.
TAR Lazio Sentenza del 27 ottobre 2011 - 20 dicembre 2011 - 17 gennaio 2012 n. 520: il caso in esame rientra nella ipotesi di cui all'art. 16 e 20 del regolamento, che disciplina la "ripresa in carico", ovvero il caso in cui il richiedente asilo abbia già presentato una domanda di protezione internazionale in uno Stato membro ed abbia poi successivamente presentato una seconda richiesta presso un altro Stato
TAR Sicilia Sentenza del 10 - 28 novembre 2011 n. 2799: "nel Rapporto di Amnesty International del 2011. come si è detto, prodotto in giudizio con la memoria del 21.7.11, si rilevano gravi problemi per la condizione della popolazione rom abitante in Kosovo"
TAR Lazio Sentenza del 13 ottobre - 3 novembre 2011 n. 8434: trasferimento in Austria quale Stato competente a decidere sulla domanda di asilo politico - nessun rilievo può essere attribuito il rilascio del permesso di soggiorno per richiesta di asilo, trattandosi di effetto automatico conseguente alla presentazione della domanda di protezione
Consiglio di Stato Sentenza del 13 maggio - 14 settembre 2011 n. 5125: "tutti i provvedimenti che negano il permesso di soggiorno per protezione internazionale (da quella diretta al conseguimento della protezione maggiore fino a quella residuale di cui al richiamato art. 5, comma 6, del D.lgs. n. 286/1998) rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario, in quanto la posizione giuridica azionata dall'interessato ha consistenza di diritto soggettivo."
TAR Lazio Sentenza del 27 giugno - 1° settembre 2011 n. 7102: disposto il trasferimento del ricorrente in Malta, quale Stato competente a decidere sulla domanda del ricorrente volta ad ottenere lo status di rifugiato
TAR Lazio Sentenza del 27 giugno - 1° settembre 2011 n.7101: "ritenendo l'Ungheria un paese terzo sicuro e non ravvisando motivi che avrebbero potuto indurre l'Italia ad assumere la competenza ai sensi dell'art. 3.2 del Regolamento Dublino II, l'Unità Dublino ha disposto il trasferimento in Ungheria del ricorrente per l'esame della sua domanda di protezione.
TAR Lazio Sentenza del 26 maggio - 1° settembre 2011 n. 7096: "ritenendo l'Austria un paese terzo sicuro e non ravvisando motivi che avrebbero potuto indurre l'Italia ad assumere la competenza ai sensi dell'art. 3.2 del Regolamento Dublino II, con provvedimento del 30/6/10, notificato il giorno 30/7/10, l'Unità Dublino ha disposto il trasferimento in Austria dei ricorrenti per la disamina della domanda di protezione."
Consiglio di Stato Ordinanza del 10 giugno 2011 n. 2498: sospensiva in base all'art.15 del Regolamento n.343 del 2003 (Regolamento Dublino) che attribuisce allo Stato italiano la competenza a esaminare la domanda di protezione internazionale laddove si rappresentino motivi La nascita di un figlio da una cittadina straniera abitualmente soggiornante in Italia impedisce il trasferimento a Malta in base all'art. 15 del Regolamento Dublino.
Consiglio di Stato Sentenza del 23 maggio 2011 n. 3091: confermato il rigetto del rinnovo del permesso di soggiorno per asilo politico
TAR Lazio Sentenza del 19 aprile 2011 n. 3455: le prassi seguite in Grecia in materia di asilo risultano essere ancora non conformi alle norme internazionali ed europee in materia di garanzia dei diritti umani
TAR Lazio Sentenza del 25 marzo 2011 n. 2686: "il provvedimento impugnato deve essere annullato in relazione alla reale situazione in cui versano i richiedenti asilo in Grecia anche dopo il recepimento delle direttive comunitarie con conseguente ingiustificato mancato ricorso alla clausola di sovranità di cui al'articolo 3.2 del Regolamento CE 343/03"
TAR Lazio Sentenza dell'8 marzo 2011 n. 2107: inammissibile per difetto di giurisdizione il ricorso contro il diniego della concessione di un permesso di soggiorno per asilo politico, non essendo stato riconosciuto dalla Commissione nazionale per il diritto di asilo all'istante lo status di rifugiato: si deve proseguire dinanzi al giudice ordinario
TAR Lazio Sentenza del 1° marzo 2011 n. 1873: accolto un ricorso per violazione dell'art. 15 del Regolamento di Dublino (mancata esecuzione del trasferimento nei sei mesi dalla determinazione della competenza)
TAR Veneto Sentenza del 28 febbraio 2011 n. 329: "a fronte del consolidarsi del diniego della commissione territoriale l'impugnato diniego è un atto meramente conseguenziale, per il quale difetta in capo al Questore qualsiasi discrezionalità, e pertanto il sindacato sulla sussistenza o meno della situazione giuridica sostanziale, consistente nel diritto di permanere nel territorio nazionale, spetta al giudice ordinario"
TAR Lazio Sentenza del 16 febbraio 2011 n. 1470: doglianza della violazione della richiamata norma comunitaria (articolo 19 comma 4 Regolamento CEE n. 343/2003), che avrebbe fatto scattare la competenza dello Stato italiano a decidere sulla domanda di asilo, stante il decorso del termine di sei mesi da essa previsto per l'attuazione del trasferimento in Grecia, circostanza nuova sulla base della quale l'interessato ha proposto la domanda di riesame - dell'originaria determinazione, impugnata con ricorso straordinario – respinta con il provvedimento in questa sede gravato
TAR Lazio Sentenza dell'11 febbraio 2011 n. 1363: "le accertate violazioni da parte della Grecia dei diritti dell'uomo - anche ad opera della Corte Europea dei diritti dell'uomo - devono indurre l'Amministrazione ad effettuare una più approfondita valutazione della particolare situazione nella quale si sarebbe potuto trovare il ricorrente, in quanto richiedente asilo, chiarendo, proprio con riferimento alla situazione dello stesso, per quale ragione, nonostante le contrarie raccomandazioni internazionali, il suo trasferimento verso la Grecia dovesse ritenersi obbligatorio o comunque preferibile rispetto alla possibilità di fare applicazione, nel caso in esame, dell'articolo 3 comma 2, regolamento CE n. 343 del 2003"
TAR Lombardia Sentenza del 10 febbraio 2011 n. 412: le controversie in materia di diniego di permesso di soggiorno adottato sul presupposto della decisione negativa della Commissione Territoriale rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario
TAR Lombardia Sentenza del 12 gennaio 2011 n. 41: da una serie di documenti, l'ultimo dei quali risale al dicembre 2009, elaborati dall'U.N.C.H.R. (Alto Commissariato della Nazioni Unite per i Rifugiati), emerge come la Grecia non possa essere considerato un Paese in grado di garantire una procedura di asilo equa ed effettiva e quindi si raccomanda ai Governi degli altri Stati europei di non rinviare nel predetto Paese i richiedenti asilo, secondo la procedura disciplinata dal Regolamento Dublino II.
TAR Lazio Sentenza del 16 febbraio 2010 n°2249: annullamento del provvedimento di trasferimento in Grecia per il riconoscimento dello status di rifugiato.
TAR Sicilia, Sentenza del 23 ottobre 2009 n . 1703: compete al al giudice ordinario la giurisdizione sul permesso per motivi umanitari: la domanda riguardante il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari è devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario, trattandosi di una situazione giuridica qualificabile come diritto soggettivo ed appartenente alla categoria dei diritti umani fondamentali, garantiti dall'art. 2 e 10 della Costituzione e dall'art. 3 della Convenzione Europea dei diritti dell'uomo.
Consiglio di Stato, Decisione del 18 settembre 2009 n. 5619: il respingimento della richiesta di permesso di soggiorno per asilo politico da parte del questore sul presupposto della decisione negativa emessa dalla competente Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato è un atto dovuto e consequenziale . In mancanza di un'istanza di parte volta a richiedere il rilascio di un permesso di soggiorno ad altro titolo, ad es. per motivi umanitari, il questore non può indagare d'ufficio ai fini di verificare l'eventuale sussistenza di motivi umanitari ai fini della permanenza dello straniero in Italia. Questo soprattutto dopo l'entrata in vigore dell'art. 17 del d.lgs. n. 251/07, in base al quale la verifica dei presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato, ovvero della protezione sussidiaria ovvero la possibilità di segnalare i motivi umanitari, sono di competenza della commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale.
TAR Lazio, ordinanza di sospensiva del 15 Luglio 2009 n.03428/2009: sospeso il trasferimento in Grecia di un richiedente asilo. Le lacune nel sistema d'asilo in Grecia impongono al Ministero dell'Interno di compiere un'approfondita valutazione prima di decidere in merito all'eventuale trasferimento in Grecia dei richiedenti asilo in base alla clausola del primo paese d'asilo ovvero di applicare il criterio derogatorio di competenza a pronunciarsi sulla domanda di asilo di cui al "Regolamento Dublino" (n. 343/2003/CE)
Consiglio di Stato, Sentenza del 17 marzo 2009 n. 1402: 1) sussistenza di giurisdizione del giudice ordinario, in materia di riconoscimento dello status di rifugiato, quale figura giuridica riconducibile – al pari di quella dei richiedenti asilo – a diritti soggettivi, 2) anche la sussistenza di gravi e conosciuti conflitti interni (non necessariamente implicanti vera e propria guerra civile) possono costituire presupposto per il riconoscimento dello status di rifugiato politico, quando la situazione socio-politica del Paese, pur a regime democratico, renda plausibile il rappresentato pericolo per l'incolumità del singolo cittadino.
Consiglio di Stato, ordinanza del 3 febbraio 2009, n. 224/2009: applicazione del Regolamento Dublino – Sospensione del trasferimento in Grecia di richiedenti asilo afghani
Consiglio di Stato, sezione sesta, decisione del 9 gennaio 2009, n. 1402: in materia di riconoscimento dello status di rifugiato politico, il Consiglio di Stato (la causa era stata introdotta prima dell'entrata in vigore della legge 6.3.1998, n. 40 in base al quale si è attribuita la giurisdizione del giudice ordinario) ha ribadito che, anche in mancanza di azioni persecutorie riconducibili al Governo di un Paese, la sussistenza di gravi e conosciuti conflitti interni (non necessariamente implicanti vera e propria guerra civile) possono di per sè costituire presupposto per il riconoscimento dello status di rifugiato politico, quando la situazione socio-politica del Paese pur a regime democratico, renda plausibile il rappresentato pericolo per l'incolumità del singolo cittadino
TAR Lazio Sentenza del 5 novembre 2008 n° 9723: il mancato riconoscimento dello status di rifugiato da parte della Commissione Territoriale non esclude l'onere del Questore di verificare, ai sensi dell'articolo 19 del T.U. del 98/286 e dell'articolo 28 comma 1 lettera d) del D.P.R. del 99/394, la possibilità di rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari.
Consiglio di Stato Decisione del 6 maggio - 28 Agosto 2008 n. 4091: la controversia attinente al mancato riconoscimento dello status di rifugiato politico ricade nella sfera di giurisdizione del giudice ordinario
TAR Puglia Sentenza del 24 giugno 2008 n° 1870: annullamento, previa sospensione dell'esecuzione, del provvedimento di trasferimento in Grecia emesso dal Ministero dell'Interno nei confronti di un richiedente asilo
TAR Puglia Sentenza del 19 maggio 2008 nr. 1398: l'impugnazione del diniego di riconoscimento dello status di rifugiato, in quanto controversia che involge diritti soggettivi, va proposta davanti al Tribunale ordinario anzichè quello Amministrativo
TAR Piemonte Sentenza del 29 aprile 2008 n. 857: é legittima la revoca del permesso di soggiorno per attesa apolidia per fatto dell'interessato.
TAR Piemonte sentenza del 2 Aprile 2008: la sentenza dichiarativa dello status di rifugiato politico ha natura retroattiva
TAR Lombardia - Sentenza del 17 Gennaio 2008 n. 420: in merito al provvedimento di trasferimento dell'interessato in altro per l'esame della domanda di asilo politico, ossia alla nazione che aveva riconosciuto la propria competenza in materia a seguito di una precedente richiesta
TAR Friuli - Sentenza del 28 settembre 2006 n. 608: é competente a conoscere delle domande presentate dai richiedenti asilo presenti nei centri di identificazione o nei centri di permanenza temporanea o assistenza la commissione territoriale nella cui circoscrizione territoriale è collocato il centro. Negli altri casi è competente la commissione nella cui circoscrizione è presentata la domanda
TAR Friuli Venezia Giulia Sentenza del 3 Settembre 2007 n. 569: in materia di illegittimità del diniego della domanda di riconoscimento dello status di rifugiato
TAR Lazio Sentenza 11 luglio 2006 n. 5379: sullo status di rifugiato decide il giudice ordinario