Source: http://www.asmecomm.it/index.php/convenzionetributi?id=67
Timestamp: 2020-04-03 23:58:20+00:00
Document Index: 124130092

Matched Legal Cases: ['art. 48', 'art. 9', 'art. 11', 'art. 6', 'art. 11', 'art. 6', 'sentenza ', 'art.16', 'e contrario', 'art. 1', 'art. 241', 'art. 810', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 33', 'art. 338', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 52']

Newsletter - 23 gennaio 2014
Home >> Convenzione e Accordi Quadro >> Newsletter >> Newsletter - 23 gennaio 2014
Rassegna stampa Asmel – Speciale Contratti e Appalti n.42 del 23/01/2014
GARE TELEMATICHE SU ASMECOMM: AVCPASS È FACOLTATIVA
Dal 1° gennaio è obbligatorio il ricorso al sistema AVCPass per la verifica dei requisiti di partecipazione alle gare d’appalto di importo a base d’asta pari o superiore a € 40.000. Per le gare espletate in modalità interamente telematica, tuttavia, l’AVCPass è facoltativa, come chiarito dalla stessa Avcp.Gli enti che svolgono procedure interamente telematiche sulla piattaforma ASMECOMM, quindi, possono procedere alle verifiche dei requisiti di partecipazione secondo le modalità tradizionali (ai sensi dell’art. 48 del d.lgs. n. 163/2006 e s.m. e i.). Inoltre, per quelli che intendono avvalersi, sin da subito, della facoltà di utilizzo di Avcpass, la Centrale di Committenza ASMEL ha già trasmesso le specifiche tecniche-informatiche per l’integrazione della piattaforma ASMECOMM con la procedura AVCPass.
La Deliberazione n. 111 del 20 dicembre 2012, modificata a seguito delle Adunanze dell’8 maggio e del 5 giugno 2013, ha chiarito che ai sensi dell’art. 9 comma 1-bis della richiamata Deliberazione “per gli appalti svolti attraverso procedure interamente gestite con sistemi telematici (…) il ricorso al sistema AVCPass per la verifica dei requisiti sarà regolamentato attraverso una successiva deliberazione dell’Autorità.” In attesa di future disposizioni da parte dell’Autorità, tutto bene dato che, evidentemente, ci si è resi conto che chi usa un sistema per le gare telematiche già carica questi dati sul proprio software. Per informazioni e adesioni alla Centrale di Committenza scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
SCADENZA 31 GENNAIO ADEMPIMENTO AVCP LEGGE 190/2012
Tutte le Stazioni appaltanti, come è noto, sono alle prese in questi giorni con la pubblicazione e trasmissione, in formato digitale XML, dei dati riguardanti le gare, gli appalti e le procedure di aggiudicazione dal 01-12-2012 al 31-12-2013 (Comma 32 dell'Art. 1 Legge n. 190/2012). Un ennesimo adempimento a carico dei Comuni per evitarsi la segnalazione di inadempienza alla Corte dei Conti da parte dell'AVCP. Già il termine del 31 gennaio appariva incongruo rispetto alla rendicontazione di un dato - le somme liquidate al 31 dicembre - che non può che essere noto al 31 dicembre. Senza contare che molti Comuni solo recentemente hanno appreso che l’adempimento riguarda qualunque fattispecie identificata da Cig o SmartCig. Per tutti gli associati, ASMEL ha già estratto i bandi dalle banche dati disponibili sui portali di riferimento predisponendoli in maniera conforme alle disposizioni dell'AVCP. Rimane a cura dell’ente la verifica e il completamento dei soli dati con le gare sotto i 40.000 Euro. Il processo si completa con la generazione automatica dei file in formato xml per poterli pubblicare nei siti istituzionali dei Comuni, dandone infine formale comunicazione via Pec all’Autorità. Per adesioni gratuite entro venerdì scarica qui la richiesta di supporto gratuito.
CONTRATTI DIGITALI: SANATORIA PER GLI ATTI CARTACEI DEL 2013 E SOFTWARE GRATUITO
Come anticipato ai nostri lettori, nessuna preoccupazione per la sanzione di nullità dei contratti di pubbliche amministrazioni stipulati secondo forme diverse da quelle previste dal comma 13 dell’art. 11, d.lgs. 163/06. L’art. 6, comma 4, d.l. 145/13 “Destinazione Italia”, in corso di conversione alla Camera (A.C. 1920), stabilisce, infatti: “Le disposizioni di cui al comma 3 si applicano a fare data dal 30 giugno 2014 per i contratti stipulati in forma pubblica amministrativa e a far data dal 1° gennaio 2015 per i contratti stipulati mediante scrittura privata”.
Il legislatore - ovvio che occorre attendere la conversione in legge - non coglie l’occasioneper precisare se la carta sia espulsa del tutto dall’ordinamento dei contratti pubblici. Più volte dato conto delle opposte interpretazioni sulla norma, compresa quella dell’AVCP (det. N. 1/13) secondo cui non c’è obbligo generale di forma elettronica dei contratti pubblici, rimanendo la forma cartacea applicabile alle scritture fino all’interpretazione della Presidenza del Consiglio (parere 23.2.2013), che invece ritiene obbligatoria la forma digitale anche per le scritture private. Certo la data differenziata dell’ “entrata in vigore” ci fa ritenere che anche per le scritture private il nuovo testo dell'ultimo comma dell'art. 11 preveda un vero e proprio obbligo di forma digitale, con esclusione, a pena di nullità, della forma cartacea, seguendo la tesi della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Al riguardo, va segnalata l'intesa raggiunta il 5.12.2013 in sede di conferenza unificata sulle "modalità di stipula dei contratti pubblici conclusi ai sensi dell'art. 6, comma 3, del decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179…" con la quale si dà atto, tra l’altro, della idoneità della scannerizzazione del documento cartaceo sottoscritto dalle parti a integrare il digitale conforme. In vista dell'entrata in vigore dell'obbligo, ricordiamo che verrà presentato al Forum Appalti & Contratti 2014 il Software per la gestione e l’archiviazione dei contratti informatici gratuito per gli associati ASMEL.
APPALTI, SERVIZI E CONCESSIONI: LE DIRETTIVE APPROVATE DALL’UE
Mercoledì 15 gennaio 2014 il Parlamento europeo, in seduta plenaria, ha approvato tre nuove direttive e precisamente quelle relative ad appalti pubblici e servizi in sostituzione delle due direttive 2004/18/CE e 2004/17/CE e la nuovissima direttiva concessioni. Dopo due anni di mediazioni sono arrivate finalmente al traguardo le nuove direttive europee sugli appalti pubblici suddivise in tre provvedimenti relativi ai contratti di lavori, forniture e servizi di tipo tradizionale, una nuova direttiva sulle concessioni e un'ultima normativa dedicata ai cosiddetti settori esclusi quali acqua, trasporti, energia. Dopo l'approvazione dei testi definitivi da parte del Parlamento europeo in seduta plenaria a Strasburgo il 15 gennaio, si attende l'ultimo passaggio in Consiglio europeo e la pubblicazione delle nuove direttive nella Gazzetta Ufficiale comunitaria entro febbraio.
FALSO INNOCUO E INAPPLICABILITÀ ALLE PROCEDURE AD EVIDENZA PUBBLICA
Il Tar della Calabria nel rigettare il ricorso presentato da una ditta esclusa per la presentazione di un casellario giudiziale falso ha richiamato il principio del falso innocuo. Ragioni di logica inducono a ritenere che la tesi del cd. falso innocuo non può trovare applicazione nelle procedure di evidenza pubblica, atteso che il falso è innocuo quandonon incide neppure minimamente sugli interessi tutelati, mentre nelle procedure di evidenza pubblica la completezza delle dichiarazioni già di per sé costituisce un valore da perseguire perché consente, anche in coerenza con il principio di buon andamento dell'amministrazione e di proporzionalità, la celere decisione in ordine all'ammissione dell'operatore economico alla gara: pertanto, una dichiarazione inaffidabile, perché falsa o incompleta, è già di per sé stessa lesiva degli interessi considerati dalla norma, a prescindere dal fatto che l'impresa meriti o non di partecipare alla procedura competitiva.
PER I PIANI DI LOTTIZZAZIONE IL TERMINE MASSIMO DI VALIDITÀ È DI 10 ANNI
il Tar della Sardegna affronta in una recente sentenza il tema del termine massimo di validità del piano di lottizzazione, stabilito dall’art.16, comma 5°, della legge 17 agosto 1942 n. 1150 per i piani particolareggiati ma valevole anche per i piani di lottizzazione, che è di dieci anni. Per cui, sostengono i giudici, alla scadenza di tale termine massimo (o nel minor termine espressamente previsto per la sua attuazione) il piano di lottizzazione perde efficacia. La scadenza del piano di lottizzazione legittima l'Amministrazione a dettare una diversa regolamentazione urbanistica ed edilizia per le aree nel medesimo ricomprese che non siano state oggetto di sfruttamento edificatorio nel termine di efficacia della relativa convenzione. La perdita di efficacia della lottizzazione convenzionata per scadenza del termine decennale, infatti, determina il venir meno, sul piano pretensivo, dell'affidamento circa l'intangibilità della destinazione urbanistica, per cui un nuovo strumento urbanistico non deve necessariamente tenerne conto. Fintantoché non sia oggetto di nuova disciplina urbanistica l'area ricompresa nel perimetro di un piano di lottizzazione decaduto per scadenza del termine decennale di efficacia, sarebbe illogico e contrario ai principi di corretto svolgimento dell’azione amministrativa ritenere che la medesima area debba restare senz’altro inedificata rendendo vano quell’impegno, quando risulti che le opere di urbanizzazione previste dalla lottizzazione siano state interamente realizzate e sia stato completato, con ingente impegno anche finanziario, il tessuto urbano della stessa. Quando lo strumento urbanistico comunale, intervenuto successivamente alla scadenza del termine di efficacia di un piano di lottizzazione, lo riconfermi, quale piano attuativo, riconfermandone le cubature, non occorre necessariamente procedere ad un nuovo convenzionamento oppure ad una nuova formale approvazione di uno strumento attuativo, giacché tali atti sarebbero stati privi di oggetto in quanto destinati a consentire l’urbanizzazione di una zona già dotata di tutte le infrastrutture necessarie nella quale, quindi, i bisogni che impongono di procedere al convenzionamento erano ormai soddisfatti.
AVCP: LA NUOVA DISCIPLINA DELL’ARBITRATO NEI CONTRATTI PUBBLICI
La legge 6 novembre 2012 n. 190 anticorruzione ha apportato modifiche alla disciplina dell’arbitrato, come prevista dagli artt. 241-243 del decreto legislativo 12 aprile 2006 n. 163. Per quanto concerne i riflessi sulle competenze della Camera arbitrale, l’Avcp ha rilevato dubbi interpretativi e problemi di coordinamento con specifico riguardo ai seguenti profili:1) problematiche di diritto transitorio in relazione all’applicazione dei divieti dettati dal comma 18 dell’art. 1 della legge n. 190 del 2012 (entrata in vigore il 28/11/2012) che esclude determinate categorie professionali dal novero dei soggetti ai quali può essere affidato l’incarico di arbitro; 2) problematiche di diritto transitorio in relazione alla autorizzazione preventiva e motivata da parte dell’organo di governo della PA prevista dal comma 19, che sostituisce il comma 1 dell’art. 241 del Codice, anche in relazione alla sanzione di nullità della clausola ivi prevista; 3) rapporto tra la nuova disciplina dettata dal Codice e l’art. 810 c.p.c.; 4) individuazione dei soggetti ai quali può essere affidato l’incarico di arbitro della p.a. alla luce del generico rinvio al Codice, contenuto all’art. 1, comma 21 della legge n. 190/2012. Tra le conclusioni salienti che vengono dunque riportate nella determinazione 6/2013 si evidenzia che i divieti in materia di arbitrati, introdotti dalla Legge Anticorruzione, non si applicano ai bandi pubblicati prima del 28 novembre 2012, data della sua entrata in vigore. Il ricorso agli arbitrati, cioè a metodi alternativi a quello giudiziale per la risoluzione delle controversie, è possibile solo previa autorizzazione dell’organo di governo dell’amministrazione. In caso contrario, le clausole compromissorie inserite nei bandi devono essere considerate nulle.
ESCLUSA LA DITTA CHE HA PRESENTATO L’OFFERTA SUI FOGLI DI BLOCCO NOTE
Il Tar della Lombardia, sezione di Brescia, ha confermato l’esclusione da una gara di una ditta che aveva presentato i prezzi scritti a mano su pagine di blocco note e questo nonostante il ricorso basato sul fatto che l’utilizzo del modello di scheda predisposto dall’amministrazione non era previsto a pena di esclusione. In merito i giudici hanno rilevato che la stazione appaltante ha chiesto la presentazione di giustificazioni anticipate delle voci di prezzo ed a tal fine ha stabilito che il concorrente deve provvedere alla compilazione obbligatoria delle schede, per le giustificazioni delle voci di prezzo, secondo il modello fornito dall’amministrazione allegato al bando di gara. La bocciatura del ricorso si basa, sebbene l’amministrazione abbia fatto riferimento anche all’aspetto formale, sul fatto che le schede presentate dalla ricorrente non contengono i dati richiesti dall’amministrazione. Infatti come emerso dalla verifica preliminare circa la rispondenza alle previsioni del bando di gara delle schede fornite dalla ditta, le stesse sono state compilate con grafia manoscritta su una pagina di block-notes per ciascuna delle n. 149 schede, ma non riproducono affatto lo schema di scheda allegato al bando di gara, non hanno la medesima impostazione, né contengono tutti gli elementi del predetto schema di scheda.
NESSUN CONDONO PER LE OPERE VICINE AI CIMITERI (NON FINALIZZATE ALLA STABILE PRESENZA DI PERSONE)
Il Tar del Veneto con sentenza nr. 19/2014 ha dovuto rigettare l’istanza di un cittadino che si era visto negare la sanatoria edilizia per un immobile costruito senza licenza nei pressi di un cimitero. È stato richiamato, infatti, il presupposto in base al quale gli interventi realizzati dal ricorrente, in una fascia destinata a rispetto cimiteriale ed espressamente disciplinata in ragione di tale peculiare destinazione delle n.t.a., non sono stati legittimamente ammessi a sanatoria in quanto “..il condono è stato negato per l’esistenza di un vincolo d’inedificabilità (art. 33, I comma, lett. d l. 47/85) quale regolato dal precitato art. 338. Questo prevede anzitutto (I comma) che “I cimiteri devono essere collocati alla distanza di almeno 200 metri dal centro abitato. È vietato costruire intorno ai cimiteri nuovi edifici entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell'impianto cimiteriale, quale risultante dagli strumenti urbanistici vigenti nel comune o, in difetto di essi, comunque quale esistente in fatto, salve le deroghe ed eccezioni previste dalla legge”(I comma): peraltro, il consiglio comunale può approvare, “la costruzione di nuovi cimiteri o l'ampliamento di quelli già esistenti ad una distanza inferiore a 200 metri dal centro abitato, purché non oltre il limite di 50 metri” quando ricorrano determinate condizioni. A nulla sono valse le tesi del ricorrente che tali previsioni non si applicherebbero alle strutture non finalizzate alla stabile presenza di persone.
IL PATRIMONIO STORICO-ARTISTICO È COMPETENZA DEGLI ARCHITETTI E NON DEGLI INGEGNERI
Il Consiglio di Stato (sentenza nr 21/2014) ha sottolineato in una sua sentenza che gli ingegneri possono essere esclusi dall’attribuzione di incarichi professionali afferenti la direzione di lavori relativi ad immobili di interesse storico-artistico perché tali compiti spettano, almeno parzialmente, ai soli architetti ex art. 52 del R.D. 2537 del 1925 il quale prevede che: “1. Formano oggetto tanto della professione di ingegnere quanto di quella di architetto le opere di edilizia civile, nonché i rilievi geometrici e le operazioni di estimo ad esse relative. 2.Tuttavia le opere di edilizia civile che presentano rilevante carattere artistico ed il restauro e il ripristino degli edifici contemplati dalla L. 20 giugno 1909, n. 364, per l’antichità e le belle arti, sono di spettanza della professione di architetto; ma la parte tecnica ne può essere compiuta tanto dall’architetto quanto dall’ingegnere”. Il ricorso era stato presentato non solo da un ingegnere ma da diverse sedi provinciali dell’Ordine degli ingegneri.