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Timestamp: 2018-09-24 00:23:58+00:00
Document Index: 141659342

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Camera dei Deputati: seduta del 10 maggio 2016, voto di fiducia sulle unioni civili | Centro Studi Rosario Livatino
Camera dei Deputati: seduta del 10 maggio 2016, voto di fiducia sulle unioni civili
Pubblichiamo il resoconto stenografico della seduta del 10 maggio alla Camera dei deputati, durante la quale il Governo ha posto la questione di fiducia sulla legge c.d. unioni civili e durante la quale sono state votate e respinte le questioni pregiudiziali e le sospensive. Pubblichiamo anche l’elenco dei presenti e come essi hanno votato: segnaliamo che chi ha preso posizione contro la legge Cirinnà ha votato a favore delle pregiudiziali e delle sospensive, e quindi è identificabile con la lettera F.
Seduta n. 621 di martedì 10 maggio 2016
Seguito della discussione della proposta di legge: S. 2081 – D’iniziativa dei senatori: Cirinnà ed altri: Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze (Approvata dal Senato) (A.C. 3634).
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge, già approvata dal Senato, n. 3634: D’iniziativa dei senatori: Cirinnà ed altri: Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze.
Ricordo che, nella seduta del 9 maggio, si è conclusa la discussione sulle linee generali e il rappresentante del Governo è intervenuto in sede di replica, mentre la relatrice vi ha rinunciato.
Ricordo, altresì, che sono state presentate le questioni pregiudiziali di costituzionalità Molteni ed altri n. 1 e Rampelli ed altri n. 2 e le questioni sospensive Molteni ed altri n. 1 e Rampelli ed altri n. 2.
Avverto che i tempi per l’esame delle questioni pregiudiziali di costituzionalità e delle questioni sospensive sono computati nell’ambito del contingentamento relativo alla discussione sulle linee generali.
Avverto, inoltre, che saranno esaminate e poste in votazione, dapprima, le questioni pregiudiziali di costituzionalità e, ove respinte, si passerà all’esame e alla votazione delle questioni sospensive.
MASSIMILIANO FEDRIGA. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.
MASSIMILIANO FEDRIGA. Grazie, Presidente. Intervengo per un richiamo al Regolamento riferito all’articolo 85-bis, comma 4. Come gruppo parlamentare abbiamo inviato la richiesta dell’applicazione dell’articolo 85-bis, comma 4, affinché non venga applicato il contingentamento del numero degli emendamenti a tale provvedimento. La risposta della Presidente della Camera, giuntami in forma scritta, è ovviamente e chiaramente non esauriente, perché la Presidenza della Camera dà un’interpretazione restrittiva per quanto riguarda l’applicazione della norma, che, secondo la Presidenza della Camera, è da riferirsi esclusivamente alla prima parte della Costituzione in senso letterale. È palese che il legislatore che ha stilato il Regolamento intendeva la prima parte, compresi i principi fondamentali, che sono il cuore della nostra Costituzione. Tale risposta non può che renderci insoddisfatti.
Quindi, le comunico che abbiamo provveduto a inviare, proprio in questi minuti, la richiesta di una convocazione della Giunta del Regolamento, affinché si faccia chiarezza. Infatti, è palese che la prima parte della Costituzione, che riguarda anche le norme fondamentali della stessa, non può non essere considerata e considerare soltanto, invece, gli articoli da 13 fino a 54, perché proprio gli articoli da 1 a 12 sono il cuore della nostra Costituzione. Sarebbe una follia logica pensare che, nella sostanza, si ritenessero più importanti gli articoli successivi al 12 rispetto ai primi dodici stessi, che sono nella parte fondamentale della nostra Costituzione. Noi chiediamo che non venga portata avanti questa interpretazione restrittiva del Regolamento, che si vuole interpretare semplicemente in termini letterali, quando in realtà bisognerebbe usare il buonsenso anche nell’interpretare e nell’applicare il Regolamento.
PRESIDENTE. È stata sollevata, dal presidente Fedriga, la questione dell’applicazione al provvedimento in esame dell’articolo 24, comma 12, ultimo periodo, del Regolamento in tema di eccezionale rilevanza. Faccio presente che si tratta di una richiesta che era già stata avanzata dal presidente Fedriga nella sede della Conferenza dei presidenti di gruppo e alla quale la Presidenza ha avuto modo di rispondere in occasione della riunione della Conferenza del 4 maggio scorso. Tale decisione è stata poi ribadita dalla Presidente in una lettera indirizzata al presidente Fedriga in data 6 maggio.
Nelle citate occasioni, è stato ricordato come di tale disposizione sia stata data, nella prassi, un’interpretazione estremamente restrittiva, tanto che la stessa, in oltre diciotto anni dalla sua entrata in vigore, non è mai stata applicata, non essendo stata riconosciuta l’eccezionale rilevanza di nessuno dei numerosi progetti di legge per i quali la richiesta è stata avanzata, a prescindere dal loro complessivo rilievo politico; ciò in considerazione degli effetti procedurali molto significativi che discendono dall’applicazione della disposizione, suscettibili di ripercuotersi in modo rilevante sull’efficacia degli stessi strumenti della programmazione dei lavori.
In questo quadro la natura eccezionale della norma regolamentare obbliga la Presidenza ad una lettura rigorosa della stessa, non potendosi ritenere autorizzata ad alcuna interpretazione estensiva analogica o derogatoria. Ai fini del riconoscimento dell’eccezionale rilevanza, il presupposto fondamentale, che nello stesso tempo costituisce un limite invalicabile da parte della Presidenza nell’esercizio della sua funzione interpretativa ed applicativa del Regolamento, è che il provvedimento incida direttamente sulla disciplina dei diritti previsti dalla prima parte della Costituzione, ossia dagli articoli da 13 a 54. Il testo in esame richiama esplicitamente, quale fondamento della disciplina delle unioni civili, gli articoli 2 e 3 della Costituzione, che non sono compresi nella prima parte della Costituzione, ma in quel gruppo di articoli da 1 a 12 che li precedono e che costruiscono i principi fondamentali.
La Presidenza ha già avuto modo di fare presente, e in questa sede non può che ribadirlo, che il richiamo agli articoli 2 e 3 della Costituzione non costituisce una valutazione soggettiva dei presentatori della proposta di legge, ma, come rilevato anche dalla Presidenza del Senato, nella seduta dello scorso 10 febbraio, è conforme agli orientamenti della Corte costituzionale, che, con la sentenza n. 138 del 2010, ha precisato che le unioni omosessuali, intese come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge, il riconoscimento giuridico, con i connessi diritti e doveri, non sono prese in considerazione dalle norme costituzionali sulla famiglia, articoli 29 e seguenti, che sono invece riferite al matrimonio nel significato tradizionale di detto istituto, ma sono piuttosto da annoverare tra le formazioni sociali, di cui all’articolo 2 della Costituzione. Per formazione sociale, secondo la Corte, deve infatti intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione.
Ciò detto, e al di là delle valutazioni sulla portata politica e normativa del provvedimento, la Presidenza non può che ribadire come il riferimento regolamentare ai diritti di cui alla prima parte della Costituzione, stante la natura eccezionale della disposizione, costituisce un limite invalicabile da parte della Presidenza stessa nell’esercizio della sua funzione interpretativa e applicativa del Regolamento. Infatti, in mancanza di qualunque precedente, l’ancoraggio al chiaro dato letterale della norma costituisce l’unico criterio oggettivo ed univoco e, dunque, in sé non controvertibile, al quale la Presidenza deve attenersi nell’applicazione della stessa. Non posso, quindi, che confermare la decisione circa l’inapplicabilità dell’articolo 24, comma 12, ultimo periodo, del Regolamento al provvedimento in esame, atteso che il suo contenuto non risulta formalmente riferibile ai diritti previsti nella prima parte della Costituzione. Quanto poi alla richiesta di convocazione della Giunta per il Regolamento, avanzata dal presidente Fedriga, con lettera del 6 maggio, la Presidenza ritiene che non ha ritenuto sussistenti i relativi presupposti. Ricordo, infatti, che, ai sensi dell’articolo 16, comma 2, del Regolamento, tale organo è convocato, tra l’altro, nel caso in cui vi siano questioni interpretative del Regolamento medesimo, ipotesi che, alla luce delle considerazioni sopra esposte, nel caso di specie non sono state ritenute sussistenti.
MASSIMILIANO FEDRIGA. Ovviamente ero già a conoscenza di questo speech per mezzo della lettera che mi aveva mandato la Presidente Boldrini, e per questo dicevo che, in realtà, i dubbi interpretativi persistono, altro che non ce ne sono ! Quando si dice che l’eccezionale rilevanza non riguarda i principi fondamentali della Costituzione è palese, ma, oltretutto, le voglio ricordare che, nella norma che stiamo trattando, si va ad incidere all’interno del codice civile su tutte le norme che riguardano il matrimonio, tranne l’obbligo di fedeltà, e riguardano, quindi, direttamente l’articolo 29 e, quindi, la prima parte della Costituzione. Non è scritto da nessuna parte che, all’interno della normativa, vi debba essere il richiamo esplicito agli articoli della Costituzione, bensì quando nel merito si va ad incidere direttamente. Qui si incide direttamente ! Non solo, chiudo – e la ringrazio di avermi dato la parola e dopo non la disturberò più Presidente –, sottolineando che veramente siamo alla follia, quando una Presidente della Camera restringe i diritti dei parlamentari dell’opposizione e permetterà, ho fortemente paura, al Governo di mettere la fiducia su un testo del genere senza permettere al Parlamento di discutere. La Presidenza della Camera dovrebbe tutelare i diritti dei parlamentari, non del Governo ! Lo ricordo non a lei, ma alla Presidente Boldrini, grazie (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini).
PRESIDENTE. Onorevole Fedriga, la possibilità di discutere c’è sulla base di un contingentamento, quindi, come lei sa, c’è tutto il tempo per discutere. Detto ciò, onorevole Fedriga, io l’ho fatta parlare due volte, quindi lei sia gentile e mi faccia semplicemente confermare che la risposta che le ho dato è esaustiva anche delle questioni che lei adesso ha posto.
(Esame di questioni pregiudiziali – A.C. 3634)
PRESIDENTE. Passiamo quindi all’esame delle questioni pregiudiziali di costituzionalità Molteni ed altri n. 1 e Rampelli ed altri n. 2 (Vedi l’allegato A – A.C. 3634).
A norma del comma 4 dell’articolo 40 del Regolamento, nel concorso di più questioni pregiudiziali ha luogo un’unica discussione. In tale discussione, ai sensi del comma 3 del medesimo articolo 40, potrà intervenire, oltre ad uno solo dei proponenti (purché appartenenti a gruppi diversi), per illustrare ciascuno degli strumenti presentati per non più di dieci minuti, un deputato per ognuno degli altri gruppi, per non più di cinque minuti.
Al termine della discussione, si procederà ad un’unica votazione.
L’onorevole Molteni ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale di costituzionalità n. 1.
NICOLA MOLTENI. Presidente, intervengo per illustrare, a nome del gruppo della Lega, la pregiudiziale di costituzionalità e poi, successivamente, anche la richiesta di sospensiva su questo testo. Sono gli ultimi due strumenti di democrazia parlamentare che potranno essere utilizzati affinché in quest’Aula si dibatta e si discuta di unioni civili, visto che, probabilmente, anzi sicuramente, come il Presidente del Consiglio indegnamente ha espresso durante la trasmissione televisiva, verrà posta l’ennesima fiducia.
Ricordava bene il collega Fedriga: una fiducia al Senato – e ricordo che al Senato, Presidente, in Commissione il disegno di legge Cirinnà non è neanche stato discusso –; una non discussione in Commissione Giustizia al Senato; un testo che arriva alla Camera blindato, perché non si è potuto apportare alcun correttivo, anche di natura giuridica e normativa, minimi correttivi necessari per rendere il testo accettabile, o almeno potabile, da un punto di vista normativo; un dibattito veloce all’interno della Commissione Giustizia – dove almeno è stato consentito alle forze di opposizione di fare testimonianza rispetto ai circa mille emendamenti di merito presentati per migliorare questo testo –; una delega, perché questo è un disegno di legge delega, dove verrà delegato il Governo a tutti quegli adempimenti di carattere normativo, con riferimento alle unioni civili, da un lato, e alle convivenze di fatto dall’altro lato; e l’ennesima fiducia ! L’ennesimo schiaffo da parte del Governo, non tanto ai parlamentari – ma diciamolo, anche al Parlamento e anche ai parlamentari, perché ormai questo Parlamento è diventato lo zerbino del Governo –, ma uno schiaffo rispetto a questa maggioranza. Non si capisce a prima vista il motivo della fiducia, e noi diremo perché questo Governo metterà la fiducia, che è una fiducia di paura, di terrore, una fiducia di debolezza di questo Governo rispetto alla propria maggioranza parlamentare. Lo schiaffo non è tanto nei confronti dei parlamentari, ma lo schiaffo è nei confronti dei milioni di cittadini italiani che non la pensano come voi ! Milioni di cittadini italiani che difendono la famiglia, che vogliono che venga difesa la famiglia, che vogliono misure, da parte del Governo e del Parlamento, a difesa, a sostegno e tutela delle famiglie, della famiglia naturale fondata sul matrimonio, come previsto dalla nostra Carta costituzionale ! Quindi, uno schiaffo, uno schiaffo morale, uno schiaffo politico, uno schiaffo etico, uno schiaffo sociale a quei milioni di cittadini italiani rappresentati dalle piazze, dai comitati, dal Family day. Realtà non politiche, ma realtà civiche che nascono dalla società civile, a difesa di quei valori, di quei principi, di quei presupposti che oggi voi volete scardinare. Scardinate la famiglia e scardinando la famiglia naturale, intesa coi suoi valori, coi suoi principi, andate a scardinare la nostra società, andate a distruggere la società così come è stata più volte intesa e così come la Costituzione la difende !
Oggi, noi presentiamo questa pregiudiziale di costituzionalità perché riteniamo che questo disegno di legge sia profondamente incostituzionale, non perché lo dice la Lega o qualche altro parlamentare presente in questa Aula, ma perché ci sono decine, centinaia, di insigni giuristi, che non hanno appartenenza politica, che non hanno tessere di partito, che non possono essere sospettati di appartenenze politiche, che hanno evidenziato, anche durante le audizioni in Commissione Giustizia alla Camera, la profonda incostituzionalità, le violazioni, i vizi, formali e sostanziali, che questo disegno di legge contiene rispetto alla nostra Carta costituzionale; rispetto alla Carta costituzionale di cui avete fatto carta straccia, anche con riferimento alla riforma costituzionale, ma anche, e soprattutto, rispetto ad una sentenza, la sentenza madre, che è la sentenza n. 138 del 2010, che riconosce come unico matrimonio quello tra un uomo e una donna. Il Capo dello Stato si faccia sentire rispetto a questo disegno di legge ! E qual è oggi l’aspetto costituzionale che viene violato, che viene viziato, rispetto al quale ci attendiamo anche dal Capo dello Stato un sussulto d’orgoglio ? La motivazione principale delle contestazioni di costituzionalità che noi oggi muoviamo è il fatto che la formazione sociale, speciale, che voi definite speciale, e quindi diversa, differente rispetto al matrimonio, oggi ripropone esattamente le stesse condizioni, gli stessi presupposti, le stesse procedure, gli stessi riti del matrimonio. C’è un’equiparazione non formale ma pienamente sostanziale tra unione civile e matrimonio, e non lo dice – ripeto – la Lega, lo dice chi studia la Costituzione e lo dicono i giuristi, nel momento in cui voi richiamate, nel disegno di legge, esattamente gli stessi articoli del codice civile che disciplinano il mantenimento, il rito, la procedura, la formazione, i diritti e gli obblighi, il rito patrimoniale, il cognome: circostanze previste e sancite per quanto riguarda il matrimonio vengono traslate pari pari per quanto riguarda l’unione civile. E quindi siamo di fronte non a qualcosa di diverso, di altro o di differente rispetto al matrimonio, ma esattamente il matrimonio, il simil matrimonio, un falso matrimonio o – come l’ha più volte chiamato il mio collega Palmieri – un matrimonio sotto falso nome e, quindi, una violazione costituzionale, una valutazione della legge n. 138 del 2010, un’equiparazione, una violazione e una discriminazione, ad esempio, per quanto riguarda la reversibilità della pensione prevista per le unioni civili e non prevista per le unioni di fatto omo ed eterosessuali, e anche una discriminazione all’interno delle stesse categorie di soggetti.
Quindi, Presidente, noi riteniamo che vi siano tutti i profili di legittimità e di illiceità costituzionale, affinché questo testo venga fermato, venga bloccato, venga bloccato nel metodo, venga bloccato nel merito e venga bloccato sotto i profili di costituzionalità; non lo chiede la Lega, non lo chiede solo la Lega, che, coerentemente, in maniera complessiva, in maniera organica, in maniera strutturale, dirà «no» ai matrimoni omosessuali, dirà «no» alle adozioni omosessuali ! Leggetevi il comma 20 ! Qualcuno qua andrà ad approvare un disegno di legge senza nemmeno aver letto la legge ! Il comma 20 lo dice in maniera chiara, è la sintesi, è la summa di quello che voi pensate con questo disegno di legge, perché non solo equipara in tutto e per tutto l’unione civile al matrimonio, ma nel comma 20 viene riconosciuto quello che voi, fittiziamente, furbescamente, imbrogliando il Paese, imbrogliando i cittadini, avete detto, ovvero di aver tolto la stepchild adoption: non è vero ! L’adozione del figliastro è prevista, rimane confermata e rimane legittimata nel comma 20, esattamente nel momento in cui vengono confermate tutte quelle sentenze rispetto a un palese conflitto di attribuzione rispetto ad altri poteri dello Stato; sentenze da parte della magistratura per cui è legittima la possibilità di poter adottare il figlio del compagno: circostanza, questa, prevista non per legge, ma prevista attraverso la giurisprudenza, attraverso le sentenze che voi, attraverso il comma 20, legittimate. Quindi l’adozione del figliastro c’è, l’adozione del figliastro è prevista, l’adozione del figliastro è legittimata all’interno di questo disegno di legge.
Queste sono le due motivazioni principali ! Ovviamente l’adozione del figliastro richiama poi la maternità surrogata, la gestazione per altri, l’utero in affitto: mozioni che sono state votate e, ovviamente, verranno sistematicamente disattese, perché, se è vero che l’utero in affitto è reato nel nostro Paese, è altrettanto vero che questo reato viene sistematicamente bypassato anche da leader politici del nostro Paese, che stanno attendendo l’approvazione di questa legge per tornare in Italia con un figlio adottato all’estero. Ecco, noi crediamo – e concludo Presidente – che questa sia la negazione non solo del diritto, ma anche la negazione della civiltà, che sia la distruzione della civiltà e della società moderne che noi abbiamo faticosamente costruito, che sia la negazione di alcuni diritti e in modo particolare dei diritti dei minori che noi vogliamo difendere (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini).
PRESIDENTE. L’onorevole Rampelli ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale di costituzionalità n. 2.
FABIO RAMPELLI. Grazie, Presidente. Colleghi deputati, rappresentanti del Governo, questo provvedimento disciplina, come sappiamo, le unioni civili tra persone dello stesso sesso, estendendo a sì fatto tipo di unione la quasi totalità delle norme di diritto privato che regolano l’istituto del matrimonio. È questo il punto principale, laddove gli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione sono dedicati ai temi del matrimonio, della filiazione e della famiglia e conseguentemente…
PRESIDENTE. Onorevole Rampelli, mi scusi. Colleghi, per cortesia.
FABIO RAMPELLI. …e conseguentemente al ruolo che a questi istituti è riservato nell’ambito del nostro ordinamento giuridico. Il primo comma dell’articolo 29 recita: «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.» In base al dettato costituzionale il matrimonio è, quindi, posto a fondamento della famiglia legittima, definita «società naturale»: termine con il quale, come si desume dai lavori preparatori dell’Assemblea costituente e come ribadito da autorevoli costituzionalisti, si è voluto sottolineare che l’istituto familiare è pregiuridico, sussiste cioè prima e indipendentemente da interventi legislativi, e il compito del legislatore è di garantirne e promuoverne la formazione e tutelarne i singoli aspetti.
Distaccandosi dai precedenti testi costituzionali, i nostri costituenti vollero, infatti, esplicitamente riconoscere la famiglia come realtà originaria e primigenia dello Stato, ma al tempo stesso, trattandone nell’ambito dei rapporti etico-sociali, insieme al diritto alla salute, all’istruzione e alla formazione, ne riconobbero le fondamentali e peculiari funzioni per la promozione e lo sviluppo della persona umana. Dei cosiddetti enti intermedi, teorizzati in sede costituente, la famiglia costituisce l’«ente intermedio base», sempre tra virgolette, cioè citando la Costituzione, una sorta di presupposto prepolitico, in cui la stessa è pensata come luogo della relazione e della formazione alla vita politica e sociale della nazione, e la singola persona è colta nel suo naturale sviluppo, crescendo negli affetti e nelle relazioni solidali.
L’esplicito riconoscimento del matrimonio quale nucleo fondante della famiglia e, con essa, della società, non può essere disatteso in funzione di una semplice duplicazione dell’istituto in favore delle coppie dello stesso sesso, come affermato anche dalla Consulta nella sentenza n. 138 del 2010, laddove, riferendosi all’aspirazione delle coppie omosessuali a ottenere un riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri, ha ribadito che si deve escludere, tuttavia, che l’aspirazione a tale riconoscimento, che necessariamente postula una disciplina di carattere generale finalizzata a regolare diritti e doveri dei componenti della coppia, possa essere realizzata soltanto attraverso un’equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio.
La normativa riguardante l’istituto del matrimonio – sia quella prevista dal diritto civile, sia quella di rango costituzionale – si riferisce senza ombra di dubbio all’unione fra persone di sesso diverso. Il requisito della diversità di genere – che si ricava direttamente dall’articolo 107 del codice civile, nonché da altre numerose disposizioni dello stesso codice – è tradizionalmente e costantemente annoverato dalla dottrina e dalla giurisprudenza tra i requisiti indispensabili per l’esistenza del matrimonio. L’istituto del matrimonio nel nostro ordinamento si configura come un istituto pubblicistico diretto a disciplinare determinati effetti, quali la filiazione, i diritti successori o quelli in materia di adozione, che il legislatore tutela come diretta conseguenza di un rapporto di convivenza tra persone di sesso diverso. Sempre nella già citata sentenza n. 138, la Consulta, con riferimento alla filiazione, ha affermato che non è casuale, del resto, che, dopo aver trattato del matrimonio, la Carta costituzionale abbia ritenuto necessario occuparsi della tutela dei figli all’articolo successivo, cioè all’articolo 30, assicurando parità di trattamento anche a quelli nati fuori dal matrimonio, sia pur compatibilmente con i membri della famiglia legittima. La giusta e doverosa tutela, garantita ai figli naturali, nulla toglie al rilievo costituzionale attribuito alla famiglia legittima e alla (potenziale) finalità procreativa del matrimonio che vale a differenziarlo dall’unione omosessuale: è la Consulta che parlava. L’approvazione del provvedimento all’esame dell’Assemblea lascia invece aperti gli aspetti relativi agli eventuali diritti in materia di filiazione e adozione delle coppie dello stesso sesso che regolarizzino la propria posizione attraverso le unioni civili qui previste. La dottrina più recente tende a ricondurre la tutela delle coppie omosessuali nell’ambito della tutela delle coppie di fatto, in analogia a quanto già sancito anche sul piano normativo da altri Paesi europei ed extraeuropei. In proposito va comunque ricordato che la Carta di Nizza, recepita dal Trattato di Lisbona, all’articolo 9, nell’affermare il diritto di sposarsi, rinvia alle leggi nazionali che ne disciplinano l’esercizio e con ciò, come è stato ribadito durante i lavori preparatori, non vieta né impone la concessione dello status matrimoniale a unioni tra persone dello stesso sesso. Di conseguenza, ad avviso della nostra Corte costituzionale a parte il riferimento esplicito agli uomini ed alle donne, è comunque decisivo il rilievo che anche la citata normativa non impone la piena equiparazione alle unioni omosessuali delle regole previste per le unioni matrimoniali tra uomo e donna. In egual misura anche la condanna comminata all’Italia dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo il 21 luglio 2015, su cui si è fatto gran clamore, emessa per la violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti umani, sottolineando come la protezione legale attualmente assicurata in Italia alle coppie dello stesso sesso non solo non garantisce gli aspetti rilevanti per una coppia nell’ambito di una relazione stabile ma si dimostra anche non abbastanza affidabile, non postulava un’estensione di fatto dell’istituto del matrimonio alle unioni di persone dello stesso sesso. L’estensione operata dalla proposta di legge attualmente in discussione delle norme previste per il matrimonio alle unioni civili tra persone dello stesso sesso si pone quindi alla stregua di una violazione delle norme poste dalla Costituzione meramente in favore del matrimonio e della sua funzione all’interno della società con riferimento al tema della filiazione. Inoltre, l’approvazione del provvedimento mediante il voto di fiducia, se verrà posto, minerà alla base qualunque possibilità di sereno confronto politico su una materia così delicata. Il tema del riconoscimento giuridico in favore delle unioni tra persone dello stesso sesso andrebbe piuttosto affrontato nell’ambito dell’autonomia privata, introducendo forme contrattuali che consentano – concludo – di disciplinare consensualmente determinati aspetti, soprattutto quelli di natura patrimoniale in un rapporto di convivenza. Per le ragioni avanti esposte, Presidente e colleghi, riteniamo che non si debba procedere, per evidente vizio di incostituzionalità, all’esame di questa proposta di legge.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Colletti. Ne ha facoltà.
ANDREA COLLETTI. Grazie, Presidente. Prima di iniziare sulle questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate da Lega Nord e Fratelli d’Italia vorrei fare una piccola premessa su questo testo. Da un punto di vista legislativo e di scrittura delle norme sappiamo tutti che questo è un pessimo testo, scritto male e forse anche pensato peggio. È un testo pasticciato, frutto di un compromesso al ribasso e delle divisioni all’interno del partito del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Vi sono alcune specifiche che fanno comprendere quanto questo testo, almeno in alcune parti, sia pasticciato.
Parliamo dell’obbligo di fedeltà: nelle unioni civili tra persone omosessuali non vi è questo obbligo, mentre nelle unioni matrimoniali vi è questo obbligo. Ebbene questa mancanza dell’obbligo di fedeltà è il tipico frutto di una sorta di razzismo, di pregiudizio del Partito Democratico e degli altri partiti della maggioranza su una supposta promiscuità delle coppie omosessuali ed è abbastanza vergognoso il pregiudizio del partito di maggioranza sul valore che si instaura tra una coppia di persone dello stesso sesso. Ma parliamo anche delle convivenze di fatto, il matrimonio è un contratto a effetti obbligatori. Ebbene, secondo questa proposta di legge, la convivenza di fatto, ovvero nemmeno un contratto, un mero fatto, ha degli incredibili effetti obbligatori che si ripercuotono sulla vita delle persone addirittura sino alla morte. Peccato però che queste problematiche non siano presenti nelle due questioni di pregiudiziali di costituzionalità presentate ed è per questo che il MoVimento 5 Stelle voterà contro queste pregiudiziali. Principalmente le due pregiudiziali tendono a creare una sorta di antinomia tra l’articolo 29 della Costituzione e l’articolo 2 della Costituzione. Ebbene proprio l’articolo 2 della Costituzione è quello che racchiude e che espande i diritti incomprimibili della persona umana ed è proprio attraverso anche l’interpretazione che si dà all’articolo 2 che sono stati interpretati negli anni anche tutti gli altri articoli della Costituzione, ivi compreso l’articolo 29. In realtà quelle presentate dalla Lega Nord sono implicazioni e questioni di pregiudiziali di costituzionalità sbagliate per un semplice fatto: noi dobbiamo rimanere umani e, dal mio punto di vista, in realtà vi è una famiglia, vi è un sentimento di famiglia laddove vi è amore e l’amore non dipende dal sesso delle persone e semplicemente in questo si racchiude l’erroneità del giudizio e del pregiudizio presentato qui dalla Lega Nord e da Fratelli d’Italia ed è per questi motivi che voteremo contro le due pregiudiziali di costituzionalità ben conoscendo però gli errori, e qualche volta giuridicamente gli orrori, che sono presenti in questa proposta di legge.
PRESIDENTE. Colleghi, vi comunico che al collega Emiliano Minnucci è nata una figlia che si chiama Chiara e quindi facciamo tanti auguri a Chiara, al collega Minnucci e alla moglie (Applausi).
Salutiamo gli studenti dell’Istituto comprensivo di Notaresco e Morro d’Oro in provincia di Teramo che stanno assistendo ai lavori dell’Aula dalla tribuna del pubblico (Applausi).
Ha chiesto di parlare l’onorevole Marotta. Ne ha facoltà.
ANTONIO MAROTTA. Grazie, Presidente. Le argomentazioni a sostegno della questione pregiudiziale di costituzionalità presentata dalla Lega Nord e da Fratelli d’Italia non colgono nel segno e non possono essere condivise. Innanzitutto esse sono palesemente viziate nel metodo di ragionamento, posto che questo è incentrato sul confronto della riforma con ogni singolo parametro costituzionale. Sfugge del tutto ai firmatari, invece, che una valutazione di costituzionalità va operata alla luce della sintesi bilanciata tra i principi della Costituzione. Orbene, se tale sintesi fosse stata fatta, sarebbe risultato evidente che tutti i parametri costituzionali richiamati devono essere letti con la lente dell’articolo 2 della Costituzione che riconosce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità. Le unioni civili proprio a tale principio sono ispirate al fine di assicurare il pieno sviluppo della personalità a coloro che non si riconoscono negli schemi più tradizionali e che pur hanno pieno diritto a vivere secondo i canoni della proprie inclinazioni culturali, sociali e sentimentali. Proprio la comparazione tra il richiamato principio e gli altri che i firmatari assumono lesi, evidenzia nettamente la prevalenza del diritto al pieno sviluppo della personalità sugli altri parametri invocati che assumono il carattere della recessività e pertanto della superabilità.
Anche tuttavia a voler seguire nel metodo della parcellizzazione, come detto, inidoneo, il contenuto della pregiudiziale di costituzionalità, devo ritenere che nessuna delle asserite violazioni, in realtà, è configurabile; non quella, innanzitutto, dell’articolo 3 della Costituzione, atteso che il riconoscimento delle unioni civili nessuna disuguaglianza può generare ai danni di chi sceglie i metodi di vita finora ritenuti tradizionali ed inseriti in Costituzione, non essendo preclusa, per effetto della riforma, l’opzione per detta scelta. Anzi, è proprio il mancato riconoscimento delle unioni civili a causare evidenti problemi di disuguaglianza, alla luce del combinato disposto degli articoli 2 e 3 della Costituzione, né può realmente argomentarsi nel senso che la parità di trattamento sarebbe vulnerata per il mancato riconoscimento del diritto al matrimonio in capo alle categorie contemplate dagli articoli da 84 a 89 del codice civile, trattandosi, chiaramente, di situazioni del tutto specifiche, in cui lo sbarramento è dettato dal legislatore per motivi riconducibili all’incapacità morale – ad esempio: già coniugati, condannati per gravi delitti – o fisiologica – minorenni, interdetti, e così via – a portare costruttivamente avanti un discorso di tipo matrimoniale. Parimenti, non vi è spazio per alcuna violazione dell’articolo 29 della Costituzione, né tantomeno un collegamento funzionale tra detto parametro e quello dell’articolo 3 della Carta. Pur ancorando il concetto di famiglia a quello di società naturale fondata sul matrimonio, esso tuttavia non esclude categoricamente altre soluzioni e, soprattutto, non esclude un concetto allargato e allargabile al matrimonio. A maggior ragione, duttile ed elastico è il parametro desumibile dall’articolo 30 della Costituzione, perché il dovere della famiglia di educare la prole non implica quello di generarla a tutti i costi, anche una famiglia senza figli è tale; ed inoltre la norma è interpretabile a sua volta in senso estensivo, proprio laddove riconosce ogni tutela giuridica e sociale ai figli nati fuori dal matrimonio che, stante la genericità del richiamo, potrebbero essere ricontestualizzati proprio nell’ambito applicativo delle unioni civili. È l’elasticità stessa del parametro in questione, in altri termini, a metterlo a riparo dal pericolo di concrete vulnerazioni. Le eccezioni pregiudiziali di costituzionalità, pertanto, sono tutte superabili, siamo in presenza di una riforma coraggiosa, al passo con i tempi e pienamente compatibile con la nostra Carta fondamentale e con il quadro delle fonti sovranazionali.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Sannicandro. Ne ha facoltà.
ARCANGELO SANNICANDRO. Presidente, egregi colleghi, confesso che ho fatto una gran fatica a cercare di individuare nelle questioni di incostituzionalità che sono state sollevate il vizio che viene denunciato. In verità, noi siamo in perfetta sintonia con la Carta costituzionale e, perlomeno, con l’interpretazione, al di là di altri dibattiti, che la Corte costituzionale ne ha dato. Mi limito, perché i cinque minuti sono anche abbondanti, data la insufficienza delle argomentazioni avversarie, a leggere il contenuto della sentenza n. 138 del 2010 della Corte costituzionale, la quale dichiara esplicitamente che l’articolo 2 dispone che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità; orbene, in tale nozione – vado per sintesi – è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone, nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge, il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri.
Quindi, indipendentemente dal dibattito, se la normativa in questione doveva fondarsi, con tutte le conseguenze connesse, sull’articolo 29 o sull’articolo 2, rimane il fatto che, allo stato della giurisprudenza, siamo perlomeno in linea con l’interpretazione della Corte costituzionale, la quale conclude o meglio continua: ne deriva, dunque, che nell’ambito applicativo dell’articolo 2 della Costituzione spetta al Parlamento, nell’esercizio della sua piena discrezionalità legislativa, ovviamente, individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette, restando riservata alla Corte costituzionale la possibilità di intervenire a tutela di specifiche situazioni, come è avvenuto per le convivenze more uxorio e così via.
Quindi, noi stiamo, qui, soltanto, colmando una lacuna normativa, una lacuna legislativa, perché con il codice civile, con la riforma del diritto di famiglia del 1975, è rimasta una zona grigia, una zona non disciplinata che è quella, appunto, delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e non solo, vi è anche il fenomeno delle convivenze di fatto.
Non capisco proprio su che cosa i colleghi fondino questa asserita violazione della Carta costituzionale e mi potrei limitare tranquillamente a questo; non c’è da aggiungere altro, lo ripeto, non c’è da aggiungere altro, né occorre contestare i riflessi che questa normativa potrebbe avere sui futuri sviluppi in materia di adottabilità e altro, perché non sono queste le questioni che sono contemplate in questo testo.
D’altra parte, se è vero come è vero, che vi siete adoperati – soprattutto i proponenti e non solo loro – con tenacia, con zelo, per cercare di distinguere la famiglia fondata sul matrimonio dalle unioni civili, scusate l’espressione impertinente, ma che cosa andate cercando di più ? Da un certo punto di vista, avete ridimensionato la portata della legge a vostra immagine e somiglianza, quindi dovreste essere contenti e dire che questa legge per voi è il massimo che vi poteva essere consentito (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Mazziotti Di Celso. Ne ha facoltà.
ANDREA MAZZIOTTI DI CELSO. Grazie, Presidente. Molte cose le ha già dette l’onorevole Sannicandro, è stata citata abbastanza ossessivamente la sentenza n. 138 del 2010 della Corte costituzionale, però, a sproposito, nel senso che quella sentenza si occupava di un caso in cui qualcuno diceva: bisogna applicare le norme sul matrimonio anche alla coppia omosessuale. E la Corte ha detto: no, perché l’articolo 29 della Costituzione non consente di applicare, per via analogica, quelle norme all’unione omosessuale che è una formazione sociale, non dà una tutela integrativa dell’ordinamento se non in determinati casi specifici, in cui la Corte costituzionale può intervenire dove sarebbe irragionevole non intervenire. Quindi, ha detto: noi, Corte, non possiamo fare questo. Ha anche detto che la materia rientra nella piena discrezionalità del legislatore. Le parole sono: «piena discrezionalità» che sono abbastanza inequivoche; quindi, ha detto sostanzialmente: questo argomento deve essere gestito dal legislatore.
Qual è il limite ? Il limite, ovviamente, non è un limite che nasce esclusivamente da un articolo 29 della Costituzione che viene visto come una norma di divieto di estensione di norme, che si applicano al matrimonio alle unioni omosessuali o ad altre unioni civili, il limite diventa la ragionevolezza. Quindi, ci sarà il tema – che poi verrà magari portato davanti alla Corte costituzionale – di vedere se è ragionevole applicare anche alle unioni omosessuali tutte le disposizioni del matrimonio che vengono richiamate dalla legge e che non sono poi tutte, perché è abbastanza singolare che le norme sull’adozione siano escluse, e poi si dica: escluse dall’estensione automatica della legge; e poi si dica: sì, però ci sono i giudici che fanno le sentenze… Se le sentenze sono sbagliate – in molti casi, io penso siano sbagliate – il problema è della giurisprudenza, semmai bisognerà discutere di quelle norme; se ne è discusso all’infinito al Senato, io credo che giustamente non sia stato trattato il tema delle adozioni in questa legge, ma è un tema di merito, non è un tema costituzionale.
Lo ripeto, noi continuiamo a discutere di eccezioni pregiudiziali di costituzionalità, leggendo le sentenze della Corte una riga sì e una riga no; in questo caso, la sentenza n. 138 del 2010 è chiarissima, è una sentenza che delimitava di fatto i poteri della Corte nell’applicare le norme sul matrimonio anche alle coppie omosessuali e diceva che il Parlamento ha la piena discrezionalità di regolare questo fenomeno nell’ambito dei limiti generali che si applicano al legislatore e, quindi, degli altri valori costituzionali e, in particolare, di quello di ragionevolezza.
Quindi, direi che la cosa più importante sarebbe stata quella di spiegare quali, eventualmente, delle norme che si applicheranno da domani alle coppie omosessuali sia irragionevole applicare, come sono previste oggi per il matrimonio, in quanto ad esempio discriminatorie, sbagliate, perché sono fenomeni totalmente diversi; ma non è che l’articolo 3 della Costituzione impone di trattare fenomeni regolati diversamente dalla Costituzione in maniera diversa: questo tipo di limitazione nasce quando il trattamento uguale è irragionevole. Per questo le questioni pregiudiziali di costituzionalità sono infondate, e per questo Scelta Civica voterà contro.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Bazoli. Ne ha facoltà.
ALFREDO BAZOLI. Presidente, siamo ben consapevoli che le questioni di pregiudizialità poste dalle minoranze, come peraltro esse stesse hanno dichiarato, sono utilizzate più come appendici e strumenti di lotta politica che per il loro effettivo contenuto di merito; e, tuttavia, io credo che non solo ragioni di serietà ci impongono di non accantonarle con una scrollata di spalle, ma che siano anzi l’occasione per fare chiarezza su questioni che spesso vengono agitate e che riguardano per l’appunto la conformità del testo sulle unioni civili ai principi costituzionali. Sappiamo bene, infatti, che la materia è assai delicata, andando ad incrociare princìpi e valori posti da alcuni articoli della nostra Costituzione, in particolare gli articoli 2, 3 e 29 richiamati nelle pregiudiziali: princìpi sui quali peraltro si è soffermata più volte la Corte costituzionale, in particolare con la pluricitata sentenza n. 138 del 2010, che è esemplare per chiarezza e limpidezza, e che quindi costituisce certamente il punto di riferimento a cui guardare.
Vale la pena, allora, di iniziare con il ricordare che proprio in base a quella pronuncia l’unica lesione certa ai principi e ai valori costituzionali è rappresentata oggi dallo status quo, posto che la Corte ha espressamente dichiarato che l’assenza di una disciplina che consenta alle unioni omosessuali, intese come stabili convivenze tra due persone dello stesso sesso, di vivere la loro condizione di coppia attraverso il riconoscimento dei connessi diritti e doveri, quella lacuna rappresenta oggi una lesione del principio costituzionale posto dall’articolo 2.
Quanto poi alla riserva di disciplina che la Corte costituzionale, sulla base in particolare dell’articolo 29, riconosce al matrimonio eterosessuale in ragione della sua peculiarità, occorre sottolineare che, proprio per evitare i rischi di censure costituzionali che altre scelte avrebbero comportato, il testo che ci accingiamo ad approvare ha individuato un istituto autonomo dal matrimonio per disciplinare le unioni omosessuali, caratterizzato da un fondamento diverso, quale l’articolo 2, rispetto all’articolo 29 che costituisce il fondamento del matrimonio; e se il fondamento è diverso, e così rispettoso della diversità costituzionalmente garantita con il matrimonio, nessuna lesione al principio di ragionevolezza pone la denunciata omogeneità di trattamento con il matrimonio, poiché anzi il principio che è dato ricavare dalle sentenze della Corte suggerisce che, nelle forme più impegnative di legami di coppia come le unioni civili, il legislatore deve orientarsi avendo come regola l’equiparazione, e come eccezione la diversità di trattamento: al contrario delle forme di legame meno tutelate, come le convivenze di fatto, in cui vale la regola opposta.
Il controllo di ragionevolezza della disciplina che stiamo approvando va, dunque, letto più come controllo di ragionevolezza della diversità di trattamento che non della omogeneità, e le distinzioni operate dalla legge in esame, che hanno cercato di ridurre sovrapposizioni, contraddizioni e incoerenze, ci pare si sottraggano a qualunque censura di irragionevolezza; anche in particolare in materia di filiazione, che la Corte costituzionale ha espressamente individuato come criterio differenziale rispetto al matrimonio, e le norme relative alla quale in questa legge non sono richiamate, se non con un inciso pleonastico e non precettivo.
ALFREDO BAZOLI. D’altro canto – e concludo – il dosaggio tra uguaglianza e diversità di trattamento spetta al legislatore con una discrezionalità che non può essere compressa eccessivamente da una corte. Per questi motivi, e per quanto possano essere oggetto legittimamente di valutazione politica divergente, riteniamo che le differenze di disciplina tra matrimonio e unioni civili che ci apprestiamo ad introdurre nell’ordinamento non si prestino alle obiezioni di costituzionalità denunciate, e per questo voteremo contro.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulle questioni pregiudiziali di costituzionalità Molteni ed altri n. 1 e Rampelli ed altri n. 2.
Vico, Fanucci, Turco, Montroni, Piccoli Nardelli, Segoni, Ciprini, La Marca, Costantino, Ferrari, Catania, Vecchio, Rampelli…
Presenti 427
Hanno votato no 367.
(I deputati Gutgeld e Argentin hanno segnalato di non essere riusciti ad esprimere voto contrario).
(Esame di questioni sospensive – A.C. 3634)
PRESIDENTE. Essendo state respinte le questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate, passiamo all’esame delle questioni sospensive Molteni ed altri n. 1 e Rampelli ed altri n. 2 (Vedi l’allegato A – A.C. 3634).
A norma del comma 5 dell’articolo 40 del Regolamento, in caso di più questioni sospensive ha luogo un’unica discussione. In tale discussione, ai sensi del comma 3 del medesimo articolo 40, potrà intervenire, oltre ad uno dei proponenti, purché appartenenti a gruppi diversi, per illustrare ciascuno degli strumenti presentati per non più di dieci minuti, un deputato per ognuno degli altri gruppi, per non più di cinque minuti. Al termine della discussione si procederà, ai sensi del richiamato comma 5 dell’articolo 40 del Regolamento, ad un’unica votazione sulle questioni sospensive; e poi, qualora queste siano approvate, sulle scadenze.
Onorevole Fedriga, la vorrei informare che il suo gruppo, in base al contingentamento, avrebbe tre minuti residui per illustrare la sospensiva, ma il Presidente ritiene comunque, vista l’importanza dell’argomento, di dare dieci minuti all’onorevole Molteni per illustrare la sua sospensiva.
L’onorevole Molteni ha facoltà di illustrare la sua questione sospensiva n. 1.
NICOLA MOLTENI. Presidente, io sono assolutamente convinto che una persona intelligente e di buonsenso come lei si renda conto di come concedere tre minuti, estesi a dieci proprio perché è una persona intelligente, rispetto ad un disegno di legge che va ad incidere in maniera profonda e sostanziale sui diritti civili singoli, individuali e delle coppie, rispetto al quale probabilmente, anzi sicuramente il Governo porrà la questione di fiducia, impedendo un legittimo e sacrosanto dibattito, credo sia la cartina di tornasole di quanto questo Parlamento non deve discutere, ma deve semplicemente ratificare una volontà da parte del Governo, che non riscontrerà probabilmente nemmeno l’avallo da parte dei cittadini. Ed è il motivo per cui io sono assolutamente convinto che ci sarà un giudice nel nostro Paese che, una volta e semmai approvato questo disegno di legge, riterrà opportuno eccepirne l’incostituzionalità. E io mi auguro sempre, Presidente, prima di illustrare la questione sospensiva, e quindi di chiedere la sospensione e bloccare questo disegno di legge, che, anche dal Quirinale, anche il Capo dello Stato, in un sussulto di orgoglio e di dignità nell’esercizio delle sue funzioni di difensore della Carta costituzionale, possa eccepire l’incostituzionalità di questo disegno di legge o, quanto meno, far presente al Governo che questo disegno di legge viola in maniera chiara e sistematica, per le motivazioni che abbiamo enunciato nella pregiudiziale precedente, i principi della nostra Costituzione.
Viola l’articolo 29 della Carta costituzionale, viola e vizia in maniera profonda e sensibile la sentenza della Corte costituzionale n. 138 del 2010. Siamo convinti dell’incostituzionalità e siamo convinti di quanto sia viziato da profili di incostituzionalità questo disegno di legge. La storia ricorderà che l’unica forza politica ad avere eccepito questo è stata la Lega e, come spesso capita, la storia darà ragione al nostro movimento. Bocciata la pregiudiziale di costituzionalità, Presidente, utilizziamo un altro strumento (non sono tanti): lo strumento della sospensiva, attraverso la quale chiediamo che questo disegno di legge, la discussione e il dibattito, semmai ce ne saranno, di questo disegno di legge vengano sospesi nell’attesa che si verifichino alcune condizioni, ovvero venga sospeso nel momento in cui, esattamente una settimana fa, il Parlamento…
PRESIDENTE. Colleghi, gentilmente. Onorevole Palmieri, grazie.
NICOLA MOLTENI. Esattamente una settimana fa, il Parlamento, in modo frettoloso e poco attento, sul finire della seduta pomeridiana, come per togliersi un impiccio e non per ragionare in maniera convinta sulle mozioni sulla maternità surrogata, ha approvato alcune mozioni sulla maternità surrogata, sull’utero in affitto, sulla gestazione per altri, una pratica che è chiaramente la mercificazione del corpo e dell’utero femminile, che è la negazione dei diritti, e in modo particolare della dignità e della libertà delle donne.
Ha approvato alcune mozioni rispetto alle quali, tra l’altro, ricordo che il Governo non ha preso posizione; il Governo si è lavato le mani, il Governo si è comportato e si è atteggiato da peggior Ponzio Pilato della storia. Sono state approvate alcune mozioni sulla maternità surrogata, e quindi riteniamo opportuno che, a fronte dell’approvazione di alcune mozioni nelle quali si chiede che la maternità surrogata, oggi reato nel nostro Paese, ma non applicato e spesso e volentieri disatteso da tante coppie che vanno a praticare la maternità surrogata all’estero, bypassando, ovviamente, una prescrizione normativa e una sanzione normativa presente nel nostro Paese, oggi questo reato, non punito neanche con particolare gravità, viene sistematicamente disatteso.
Viene sistematicamente disatteso, ed è il motivo per cui la Lega, insieme ad altri parlamentari, ha presentato alcuni emendamenti in Commissione giustizia affinché la pratica bestiale della maternità surrogata sia riconosciuta come reato nel nostro Paese, anche rispetto a coloro i quali praticano questo esercizio fuori dal nostro Paese. Quindi, sulle unioni civili, ripeto, al comma 20 – basta leggerlo – si riconosce, attraverso l’interpretazione della legge n. 184 del 1983, la possibilità di adottare in casi particolari, anche in situazioni particolari, riconoscendo pertanto la possibilità dell’adozione del figliastro o del figlio o della figlia del compagno, pratica prevista e legittimata attraverso questo disegno di legge.
Quindi, a fronte di chi dice che la stepchild adoption è stata cancellata, è stata estromessa, soprattutto quelle forze politiche che hanno giustificato in Senato il loro voto favorevole al ddl Cirinnà, cantando vittoria rispetto alla cancellazione dal disegno di legge della stepchild adoption – ovviamente hanno preso un abbaglio, ovviamente sono stati truffati, ovviamente si sono resi colpevoli e responsabili dell’approvazione di questo disegno di legge, e mi riferisco in modo particolare al partito del Ministro dell’interno Angelino Alfano – noi riteniamo che per logica, per buonsenso, nel momento in cui si va a disciplinare e si va ad approvare un disegno di legge che prevede l’adozione per coppie omosessuali, che rimanda, pertanto, alla maternità surrogata, lo si faccia solo ed esclusivamente dopo che e conseguentemente al fatto che il Governo applichi e dia effetto alle mozioni che sono state approvate in Parlamento, anche per dare contezza del fatto che, se sono mozioni che sono indirizzi politici seri, per far sì che non rimangano carta straccia, come spesso e volentieri rimangono le mozioni approvate in questo Parlamento, si subordini la discussione e l’approvazione del disegno di legge sulle unioni civili all’applicazione da parte del Governo di quanto stabilito in quelle mozioni. Questa è la prima motivazione rispetto alla quale noi, ostinatamente, ma convintamente, chiediamo di bloccare il provvedimento, anche per le argomentazioni prettamente politiche, di dignità del Parlamento e di dignità di quei milioni di cittadini italiani che sono contrari ai matrimoni omosessuali e alle adozioni per le coppie omosessuali che ha espresso prima il capogruppo Massimiliano Fedriga.
L’altra motivazione, che è di natura giuridica e di natura profondamente discriminatoria, è che in questo disegno di legge per le unioni civili tra persone dello stesso sesso, disciplinate nella prima parte di questo disegno di legge, viene prevista, viene garantita, viene concessa la reversibilità della pensione. Parlo di atto discriminatorio perché la reversibilità della pensione viene prevista in questo disegno di legge alle unioni civili, quindi al nuovo istituto giuridico dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, ma non viene riconosciuta alle coppie di fatto, ma non viene riconosciuta alle convivenze di fatto omo ed eterosessuali, esercitando, evidentemente, una chiara ed evidente discriminazione.
Perché noi chiediamo di sospendere questo disegno di legge, nell’attesa di che cosa ? Nell’attesa che venga approvato e venga quanto meno discusso un disegno di legge sul contrasto alla povertà, perché sul contrasto alla povertà c’è una parte del disegno di legge riferita alla volontà da parte del Governo di provvedere ad una razionalizzazione, a una limitazione, a una cancellazione, alla cancellazione della reversibilità della pensione per tante famiglie e per tanti cittadini italiani. Sappiamo che l’istituto – e concludo, Presidente – della reversibilità della pensione nasce come un istituto sociale a garanzia e a tutela delle donne nel momento in cui, non potendo mantenere la famiglia con altro tipo di attività o con altro tipo di risorse economiche, la reversibilità consentiva alle donne nel passato di poter garantire la famiglia con la perdita dell’uomo, e quindi dare un senso al sostentamento della famiglia, al sostentamento dei figli. Regalate la reversibilità o regalereste con questo disegno di legge la reversibilità alle unioni civili tra persone dello stesso sesso. Con l’altro disegno di legge sul contrasto alla povertà togliete e cancellate, volete togliere, volete cancellare questo sacrosanto diritto alle coppie italiane, alle donne italiane, alle coppie eterosessuali italiane.
Questo è profondamente ingiusto e queste sono le due motivazioni e le due argomentazioni rispetto alle quali noi chiediamo, nell’esercizio di un atto democratico, degli unici pochi atti democratici che verranno compiuti in questo Parlamento sulla discussione delle unioni civili, che il disegno di legge sulle unioni civili venga posticipato, venga innanzitutto sospeso e poi posticipato all’approvazione di queste due condizioni.
PRESIDENTE. L’onorevole Petrenga, ha facoltà di illustrare la questione sospensiva Rampelli ed altri n. 2, di cui è cofirmataria.
GIOVANNA PETRENGA. Grazie, Presidente. Il disegno di legge all’esame dell’Assemblea affronta il tema del riconoscimento giuridico in favore delle coppie dello stesso sesso, istituendo le unioni civili ed estendendo ad esse la quasi totalità delle norme già previste in favore del matrimonio. Durante l’esame del provvedimento da parte dell’Aula del Senato è stata soppressa la norma che, attraverso una modifica dell’articolo 44 della legge 4 maggio 1983, n. 184, «Diritto del minore ad una famiglia», interveniva in materia di adozione in casi particolari, consentendo alla parte di una unione civile di fare richiesta di adozione del figlio minore. La possibilità che una disposizione di legge riservata a casi particolari di adozioni e rimessa alla valutazione del giudice potesse operare in modo automatico in favore delle coppie dello stesso sesso aveva dato luogo a vivaci polemiche, sia all’interno del Parlamento sia nell’opinione pubblica. In seguito alla cancellazione della modifica dell’articolo 44, il Governo ha annunciato di voler agire in maniera più complessiva rispetto alla legge sulle adozioni attualmente vigente, attraverso la presentazione di un disegno di legge autonomo e separato. In previsione di ciò, la Commissione affari costituzionali della Camera ha deliberato, e sta ancora svolgendo, un ciclo di audizioni sullo stato. L’indagine conoscitiva deliberata dalla I Commissione prende le mosse, tra l’altro, anche dal fatto che proprio sul tema della legittimazione ad adottare si è sviluppato un dibattito. In occasione dell’esame della proposta di legge delle unioni civili si è sviluppato un serrato confronto tra diverse opinioni. Il disegno di legge in esame, al comma 20 dell’articolo 1, prevede l’estensione dell’utilizzo dei termini «coniuge» ai coniugi, marito e moglie, ovunque ricorrano nelle leggi e in altri atti anche alle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, facendo salve le disposizioni della legge sull’adozione.
Nella sentenza n. 138 del 2010, la Corte costituzionale ha ribadito come la giusta e doverosa tutela garantita ai figli naturali nulla toglie al rilievo costituzionale attribuito alla famiglia legittima e alla potenziale finalità procreativa del matrimonio, che vale a differenziarlo dall’unione omosessuale. La legislazione nazionale sul tema dell’affiliazione, dalla Costituzione in poi, e quella sull’adozione dedicano grandissima attenzione a che il desiderio di genitorialità non urti contro i diritti del minore e non travalichi il dato materiale; cioè, per dirla con il tribunale di Milano, in una recente sentenza rispetto a un caso di surrogazione di maternità: le condizioni per mezzo delle quali due soggetti possono naturalmente generare. I figli cresciuti all’interno di relazioni omosessuali hanno spesso raccontato il disagio derivante dall’assenza totale di uno dei due genitori o dall’impossibilità di conoscere i propri genitori biologici.
Il Parlamento, attraverso il lavoro della Commissione affari costituzionali, sta affrontando una materia complessa quanto dedicata, con grande attenzione, dando voce a tutti i soggetti coinvolti nelle adozioni e nelle procedure di affido familiare, al fine di elaborare eventuali modifiche legislative che possono essere davvero migliorative delle norme vigenti e, soprattutto, che garantiscano pienamente la realizzazione e la tutela dei diritti dei minori.
Occorre affermare in modo chiaro e inequivocabile e codificare a livello legislativo quali siano i limiti che devono essere rispettati in materia di filiazione e adozione, sia da parte delle coppie eterosessuali che da parte di quelle dello stesso sesso, anche con specifico riguardo all’introduzione del reato universale di surrogazione di maternità, prevista da una proposta di legge già presentata da Fratelli d’Italia in Parlamento. Pertanto, il gruppo di Fratelli d’Italia propone di sospendere l’esame del progetto di legge n. 3634 fino a quando i succitati aspetti legislativi non siano stati affrontati e risolti nella piena condivisione di tutte le forze politiche presenti in Parlamento e, comunque, fino al 31 dicembre 2016.
ARCANGELO SANNICANDRO. Voglio richiamare l’attenzione, soprattutto quella dei proponenti la questione sospensiva, sul fatto che loro stanno lottando contro una situazione minimale, dal mio punto di vista. Infatti, l’articolo 1 della proposta di legge dice che «la presente legge istituisce l’unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale, ai sensi degli articoli 2 e 3 della Costituzione».
Gli articoli 2 e 3 della Costituzione sono due articoli riguardanti i principi fondamentali della Costituzione stessa. Quindi, l’articolo 29 della Costituzione è subordinato all’articolo 2 e all’articolo 3 della stessa Costituzione.
Quindi, mi viene un po’ da sorridere nel vedere questo loro accanimento contro un presunto allineamento della normativa esistente all’articolo 29. Si lotta perché ci si lamenta che ci sia un avvicinamento, perché c’è troppa contiguità. Così non è nei fatti, ma, anche se lo fosse, ciò è consentito dagli articoli 2 e 3 della Costituzione, come dice esattamente questo articolo del testo. Tant’è vero che, visto che state immaginando il futuro, io sono convinto che nel futuro gli operatori del diritto, gli interpreti, i magistrati non potranno non tenere conto del fatto che qui si dice, in partenza, che bisogna tenere presente l’articolo 2 e l’articolo 3 della Costituzione. Quindi, bisognerà eliminare tutte quelle norme discriminatorie che impediscono a questa situazione di fatto – chiamiamola così –, a questa fenomenologia, ossia l’unione civile, di avere uguali diritti, ai sensi dell’articolo 3 della Costituzione.
D’altra parte, tutta la giurisprudenza europea va in questa direzione. Pertanto, se contraddizione c’è, non c’è nel fatto che ci siamo avvicinati all’articolo 29, ma, se la contraddizione c’è, è perché gli articoli 2 e 3 della Costituzione non sono pienamente attuati. Purtroppo, allo stato attuale, come abbiamo già detto nell’altro intervento, la sentenza n. 138 della Corte costituzionale pone come pilastro questa impostazione e, allora, di necessità facciamo virtù. Ma è evidente che, per quanto mi riguarda, io sono ben felice che l’articolo 1 apra il testo richiamando l’articolo 2 della Costituzione e l’articolo 3 della stessa Costituzione. E se domani il fronte della equiparazione delle unioni civili a quant’altro fosse previsto a favore della famiglia tradizionale è una strada che resta certamente aperta – mi dispiace –con gran dispetto dei proponenti della Lega Nord e di Fratelli d’Italia (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Monchiero. Ne ha facoltà.
GIOVANNI MONCHIERO. Grazie, Presidente. Anche noi riteniamo che questa questione sospensiva non sia posta in modo corretto. Non possiamo dimenticare che la norma che la Camera sta per esaminare, nel testo che è uscito dal Senato, è una norma che, comunque, viene a colmare una lacuna nel nostro ordinamento e viene a dare un senso a quelle unioni di fatto fra persone dello stesso sesso che l’Italia è uno degli ultimi Paesi a non avere disciplinato e a non aver regolamentato.
Inserire una pregiudiziale che fa riferimento ad una tematica parallela, che è quella della materia molto più complessa delle adozioni, in considerazione del fatto che la settimana scorsa la Camera ha approvato alcune mozioni che impegnano il Governo a intervenire su questa materia, ci pare una questione non ben posta e che, fra l’altro, non tiene neanche conto dell’iter che questa proposta di legge ha avuto al Senato, nel senso che la materia delle adozioni era contenuta in questa legge, è stata stralciata proprio perché è una materia complicata, bisognosa di una normativa a parte.
Vorrei qui ricordare che la questione delle adozioni deve essere rivista anche per quanto riguarda le copie eterosessuali regolarmente sposate. Infatti, anche nelle adozioni che vengono richieste da queste coppie oggi le norme che applichiamo sono fonte di incomprensioni, di difficoltà e di tensioni. Quindi, è una materia che deve essere disciplinata nel suo contesto. È una materia che va guardata con rispetto, è una materia che va guardata anche dalla prospettiva giusta, che è la tutela del minore e non certo la tutela del desiderio di paternità che possono avere degli adulti conviventi. Quindi, in questo momento, mentre noi stiamo per disciplinare le unioni di persone dello stesso sesso, credo sia un appesantimento improprio mescolare le due questioni. Il nostro gruppo ha presentato sulla materia della cosiddetta maternità surrogata, gestazione per conto terzi, utero in affitto, chiamiamola come vogliamo, a seconda della durezza dei termini che si vogliono utilizzare, anche se maternità surrogata mi sembra corretto e chiaro, ecco su questa materia il nostro gruppo ha presentato una mozione di ferma riprovazione di questa pratica. Tuttavia, noi riteniamo perfettamente coerente essere contro quella pratica ed essere a favore dell’approvazione della norma sulle unioni civili. Ed è per questo che, con convinzione e con coerenza, voteremo contro la richiesta di sospensiva (Applausi dei deputati del gruppo Scelta Civica per l’Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Marotta. Ne ha facoltà.
ANTONIO MAROTTA. Grazie Presidente. Anche per quanto riguarda le questioni sospensive riteniamo che siano strumentali a non far trattare oggi questo importante provvedimento dall’Aula. Questo perché ? Perché bisogna prendere atto di due situazioni. Primo, esiste finalmente una normativa che regola le unioni civili tra persone dello stesso sesso, ed è un fatto importante. Un altro fatto importante a cui bisogna far riferimento, qual è ? È quello che durante l’esame del provvedimento in Senato è stata soppressa la norma che, attraverso una modifica del comma 1, dell’articolo 44, consentiva alla parte di una unione civile di fare richiesta di adozione del figlio minore, anche adottivo, del partner, introducendo la cosiddetta stepchild adoption, una battaglia della nostra forza politica, di Area Popolare, che ha portato non solo a rendere l’attuale normativa compatibile con quelli che sono i nostri principi e i nostri valori, ma ha ottenuto anche un altro risultato importante. Quale ? Mantenendo fuori ora da questa materia proprio l’adozione, nei casi a cui abbiamo fatto riferimento, si verifica che si toglie la possibilità – perché questa riflessione la dobbiamo fare – alla magistratura di intervenire. Perché guardate, anche il lavoro della magistratura è cambiato ! Perché mentre fino a un certo punto c’era una vecchia magistratura che non interveniva nel momento in cui c’era una carenza di legislazione sulla materia, l’attuale evoluzione della magistratura la porta ad intervenire e a sostituirsi al legislatore lì dove è carente la legislazione. Allora questo dato importante noi l’abbiamo bloccato con questa esclusione, soppressione, di questo articolo che riguardava questo aspetto dell’adozione dei minori, che a noi sta molto a cuore, e che ora segue la sua via attraverso un disegno di legge, che sarà il frutto di un’attività di consulenza, di audizioni, tale che potrà essere eventualmente alla fine condiviso.
Al momento, noi siamo soddisfatti, perché, mettendo fuori questo tipo di adozione, abbiamo ottenuto il nostro risultato e, quindi, abbiamo interesse che con questa legge si vada avanti. Anche per quanto riguarda l’aspetto della copertura finanziaria noi riteniamo che tale aspetto possa essere superato, perché anche queste motivazioni appaiono meramente eventuali, strumentali ed ipotetiche e, come tali, ascrivibili più alla categoria degli inconvenienti che a quella delle argomentazioni in senso tecnico. Quindi, come tali vanno rigettate.
Noi non possiamo fermare questa legge, che ormai è arrivata al traguardo, aspettando che si verifichino altre situazioni che con questa legge possono o non possono avere riferimento. Abbiamo interesse che questa legge sia portata a termine così come modificata grazie al nostro intervento al Senato e, quindi, voteremo contro le questioni sospensive.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Pollastrini. Ne ha facoltà.
BARBARA POLLASTRINI. Grazie signor Presidente. Colleghe e colleghi, io ho letto con attenzione la richiesta di sospensiva della Lega Nord e, sinceramente, mi risulta impossibile, lo dico con rispetto, trovare un fondamento negli argomenti usati a sostegno di un rinvio. Per questo il gruppo del Partito Democratico esprimerà un voto contrario.
Sulla prima motivazione, con riferimento alla legge n. 184 sulle adozioni, credo che parlino la chiarezza del testo in esame e, insieme, il dibattito appassionato che ha occupato per mesi Commissioni e Aule di Camera e Senato. Questi diversi passaggi, fino alla legge di oggi, hanno reso evidente la natura di un compromesso che, nei fatti, dovrebbe rassicurare anche chi aveva espresso dubbi e contrarietà. Lo dico, perché molti, anche tra noi, avrebbero voluto che l’approdo fosse più coraggioso. Lo sappiamo, c’è chi preferiva il matrimonio paritario, o chi pensa che proprio i diritti dei bambini ci chiedessero – ci chiedano – di superare dilemmi, perché non siano creature che non hanno alcuna colpa, costrette in una cittadinanza a metà. Tuttavia, io credo che avremo occasione per discuterne quando aggiorneremo la legge sulle adozioni, perché insieme ai numeri limitati della stepchild, a cui va data però una risposta, il tema è che sono migliaia i minori ancora in attesa nel nostro Paese di una carezza e di una tutela. E allora vi domando, colleghe e colleghi: quale sciupio, quale ferita, sarebbero rinviare ancora una volta questa legge e, quindi, un traguardo di civiltà ? Compromesso non è in questo caso un concetto negativo. Un grande scrittore, Amos Oz, lo ha spiegato tessendo l’elogio mirabile di quel termine, quando viene perseguito in libertà e in coscienza.
Quanto all’altra considerazione della Lega, cioè che il testo non prevede un contrasto alla gestazione per altri e che bisognerebbe attendere la risposta del Governo alle mozioni della scorsa settimana, mi limito a dire ciò che è noto a tutte le deputate e a tutti i deputati. Una legge dello Stato esiste, magari a me come ad altre può non piacere molto, ma quella legge esiste: è la legge 40, che al comma 6, dell’articolo 12, vieta la maternità surrogata. Nessun vuoto legislativo, dunque, che possa impedire oggi a questa Camera di legiferare sulle unioni civili !
Ma, quindi, e concludo, al di là dei commi e capoversi, cosa evoca la parola «sospensione» ? Se avvenisse la realtà, quella sì che sarebbe dolorosa, di un’ennesima sospensione di interi progetti di vita, di interi progetti di amore negato, e questo vedrebbe aumentare solitudini e dolore, anche per una ragazza e un ragazzo che imparano a conoscere la propria sessualità. Già troppi anni – e sto concludendo – Presidente, sono passati, con qualche amarezza posso dirlo io, che assieme a Rosy Bindi, ho visto sfumare la possibilità di un riconoscimento in più all’articolo 3 della Costituzione. Quell’articolo è una pietra miliare, anche per quell’inciso, «uguaglianza di fatto» che, non a caso, fu voluto dalla più giovane delle Madri Costituenti, Teresa Mattei, l’uguaglianza vive nei fatti oppure vera uguaglianza non è ! Ecco perché non dobbiamo sospendere, ma dobbiamo dare una mano a fare, a fare una cosa giusta per gli altri e così per noi stessi, perché alla fine dipende sempre da con che lenti si guarda la realtà ! Io preferisco guardarla con le lenti della luminosità, che regala ad ognuno più accoglienza, più rispetto, più civiltà (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Bonafede. Ne ha facoltà.
Colleghi, vi pregherei di abbassare il tono della voce, per favore.
ALFONSO BONAFEDE. Grazie, Presidente. La Lega pone un problema e propone di sospendere la trattazione e, sostanzialmente, l’approvazione di questa legge, perché non può, secondo la Lega, essere trattata, se prima non viene affrontata la tematica della cosiddetta maternità surrogata. Il MoVimento 5 Stelle a questa proposta risponde così: è importante la tematica della maternità surrogata, assolutamente sì, lo abbiamo dimostrato con le mozioni che sono state approvate; ma alla domanda: la maternità surrogata è legata alla tematica delle unioni civili fino al punto da condizionarne l’approvazione, noi rispondiamo di «no» (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Vedete, questa legge tratta una tematica importante. Avremo modo di esprimere tutte le critiche alle modalità e ai contenuti che fanno parte di una legge che non doveva essere approvata così e in questo modo. Questo lo faremo al momento giusto, al momento della dichiarazione di voto, al momento dell’esame, per il tempo che ci verrà consentito da un Governo che, secondo dichiarazioni ormai ufficiali, porrà la fiducia, però avremo modo di esprimere le perplessità su una legge che ha delle gravissime lacune.
Però è una tematica che richiede serietà e il MoVimento 5 Stelle, con serietà, sostiene che la problematica della maternità surrogata, importante, non può chiaramente portare alla sospensione della proposta di legge sulle unioni civili. Questo pone, Presidente, lo spunto per fare una riflessione che non riguarda tanto chi ha proposto questa sospensiva, quanto chi governa questo Paese. Quando si governa un Paese, lo si governa con responsabilità, e quando si tratta una tematica così importante lo si fa senza strumentalizzare quella tematica per dinamiche politiche, non tanto esterne quanto interne, perché il problema delle unioni civili è stato un problema nel momento in cui ha spaccato non il Parlamento italiano, ma il Partito Democratico, che per superare le proprie spaccature ha preferito porre la fiducia, ghigliottinare il dibattito, accordarsi con Alfano e Verdini su un problema che, invece, avrebbe richiesto e avrebbe imposto una condivisione maggiore. C’era una forza politica che ha dimostrato grande serietà, lo dimostra su questo voto, lo ha dimostrato in precedenza e lo dimostrerà nella trattazione e nell’esame di questa legge: questa forza politica si chiama – ma questo è ovvio – MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Sono così esauriti gli interventi sulle questioni sospensive.
Come già preannunciato, procederemo ad un’unica votazione sulle questioni sospensive e poi, qualora queste siano approvate, sulle scadenze.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulle questioni sospensive Molteni ed altri n. 1 e Rampelli ed altri n. 2.
Ci siamo ? Abbiamo votato tutti, colleghi ?
Presenti 445
Hanno votato no 376.
(I deputati Gutgeld, Argentin e Rotta hanno segnalato di non essere riusciti ad esprimere voto contrario).
PRESIDENTE. Essendo state testé respinte anche le questioni sospensive, passiamo al seguito della discussione.
(Esame dell’articolo unico – A.C. 3634)
PRESIDENTE. Passiamo all’esame dell’articolo unico e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l’allegato A – A.C. 3634).
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (Vedi l’allegato A – A.C. 3634), che sono in distribuzione.
Ha chiesto di parlare sull’ordine dei lavori l’onorevole Baldelli. Ne ha facoltà.
SIMONE BALDELLI. La ringrazio, Presidente. Questa legge tratta materie molto importanti, materie su cui nel Paese si discute, ci si confronta e ci si divide anche da quasi vent’anni. Tra le varie materie, quella che certamente è stata più al centro dell’attenzione del dibattito anche giornalistico è stata quella del riconoscimento delle unioni civili tra persone dello stesso sesso. Una delle cose che abbiamo trovato nel provvedimento, leggendolo quando è giunto dal Senato, dopo essere stato approvato, ahimè, con la fiducia posta dal Governo, con un voto di fiducia dalla maggioranza che sostiene il Governo, ebbene, leggendo questo provvedimento, noi abbiamo trovato nel testo del provvedimento, Presidente, una curiosa anomalia…
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Baldelli. Onorevole Nicchi, gentilmente… grazie.
SIMONE BALDELLI. … che riteniamo, Presidente, molto grave, e che non riguarda il tema che più ha diviso e che più è stato trattato negli organi di stampa, e cioè le unioni civili tra persone dello stesso sesso. In realtà abbiamo visto, abbiamo letto che la parte di questo provvedimento che riguarda le convivenze tra persone eterosessuali, e aggiungo: tra persone eterosessuali che non hanno figli, perché quelli che hanno figli hanno un regime ancora diverso… Presidente, io ho difficoltà a sentire…
PRESIDENTE. Sì, lo so, ha ragione, onorevole Baldelli. Colleghi, per favore, vi prego di abbassare il tono della voce, grazie.
SIMONE BALDELLI. La ringrazio, Presidente. Dicevo: le coppie eterosessuali che scelgono la strada della convivenza in maniera libera e consapevole, sono coppie, sono persone che hanno di fronte a loro l’opzione del matrimonio, ma che liberamente si astengono da quell’opzione, cioè sono persone che scelgono di non far entrare lo Stato all’interno del proprio rapporto interpersonale, sentimentale, della propria vita quotidiana, perché scelgono quotidianamente di rimanere con una persona, di viverci insieme, ma probabilmente temono che cosa ? Temono quei vincoli, quegli oneri, quegli aggravi, che sono tipici del matrimonio e che spesso vedono terminare i rapporti sentimentali in tribunale con guerre sanguinose a colpi di commi, eccezioni ed elementi del diritto civile e processuale familiarista, e che snaturano, rovinano e turbano la serenità e la vita della coppia.
Ecco, in questo provvedimento noi abbiamo alcune di queste norme, per cui si parificano le persone e le coppie conviventi, liberamente conviventi, a coppie sposate: penso al diritto di partecipazione agli utili di impresa, Presidente; penso alla possibilità di partecipare alle richieste di interdizione e di inabilitazione, non solo da parte del coniuge, ma anche del convivente riconosciuto; penso all’obbligo degli alimenti. Allora è vero che nel testo c’è scritto che queste coppie eterosessuali conviventi debbano fare un’iscrizione all’anagrafe per entrare in questo regime, ma noi sappiamo tutti quanti, a partire da chi fa l’avvocato – e in questo Parlamento per fortuna ancora ce ne sono diversi –, che la disciplina del diritto di famiglia è una disciplina sostanzialistica. E quindi la giurisprudenza in questo senso ti dice che, anche se l’iscrizione all’anagrafe non la fai, ma fai valere una prova in giudizio di aver convissuto per diversi anni, scatta l’obbligo degli alimenti e scattano tutti quei vincoli, quegli appesantimenti, quelle conseguenze giuridiche che trasformano questa norma in una norma che sposa ope legis tutte quelle coppie eterosessuali conviventi che potrebbero scegliere il matrimonio ma che, di fatto, non lo scelgono. Per citare un’esperta di questa materia, l’avvocato Bernardini de Pace, lei dice: questa costituisce una partecipazione di nozze per tutti gli eterosessuali che non vogliono sposarsi e si ritrovano così sposati ope legis. Dunque la richiesta che io formulo – Presidente, concludo – è quella – ho come il timore che sia l’unica cosa su cui questo Parlamento avrà l’occasione di poter votare, senza entrare nel merito della questione delle coppie omosessuali e via dicendo, di poter stralciare da questo provvedimento, perché la conseguenza sarebbe secondo me dannosa anche in termini di contenzioso enorme nel Paese civile, i commi dal 36 al 65 che riguardano proprio le convivenze eterosessuali e di fare su questo un disegno di legge a parte per evitare, Presidente, un danno enorme ed un enorme contenzioso per milioni di italiani che hanno fatto delle scelte. Noi, voi o chi lo voterà rischiamo con questo provvedimento di mortificare la libertà di scelta di queste persone (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).
PRESIDENTE. Sulla proposta di stralciare dal provvedimento i commi da 36 a 65 dell’articolo unico, relativi alla disciplina delle convivenze di fatto, chiedo, ai sensi dell’articolo 86, comma 7, del Regolamento, il parere della relatrice, onorevole Campana.
MICAELA CAMPANA, Relatrice. Parere negativo.
PRESIDENTE. Sulla proposta di stralcio formulata dall’onorevole Baldelli darò la parola ad un deputato contro e ad uno a favore a norma dell’articolo 41, comma 1, del Regolamento.
Ha chiesto di intervenire contro l’onorevole Verini. Ne ha facoltà.
WALTER VERINI. Grazie, Presidente. Noi siamo contrari a questa richiesta di stralcio perché tra i cardini fondamentali della proposta di legge c’è non solo l’istituzione di unioni civili tra persone dello stesso sesso ma anche tra coppie etero ed omosessuali che hanno consolidati legami affettivi, progetti di vita in comune. Sono persone che vivono insieme, si vogliono bene, dormono e si svegliano insieme, soffrono e sperano insieme e che non vogliono formalizzare il loro rapporto né con il matrimonio né con l’unione civile che entro questa settimana diventerà legge. Anche queste sono famiglie: sono fondate sull’amore e sul rispetto reciproco e su comuni progetti di vita. Sono centinaia di migliaia nel nostro Paese, forse anche di più, meritano le stesse tutele e gli stessi diritti e rispetto della Costituzione, rispetto dei principi di civiltà. Oggi la società è cambiata: dal 1975 con la storica approvazione del nuovo diritto di famiglia, che sancì la parità tra uomo e donna, oggi non si parla più solo di «famiglia» ma di «famiglie». Ci sono famiglie fondate sul matrimonio tradizionale, in chiesa o davanti a un pubblico ufficiale, ci sono altre famiglie fondate sulle prossime formazioni sociali sancite dalle unioni civili e ci sono famiglie di fatto che è giusto che vedano disciplinati diritti e doveri della loro convivenza. Già da tempo la giurisprudenza ha indicato strade interpretative che ora questa proposta di legge codificherà. Penso a specifici diritti legati all’assistenza in ospedale o in carcere, penso all’accesso a graduatorie, ai subingressi nei contratti di locazione. Queste persone non sono, non devono essere coppie di un dio minore: per questo la proposta di legge che votiamo offre risposte e per questo diciamo «no» alla richiesta di stralcio. Onorevole Baldelli, non sarebbe solo uno stralcio di qualche norma: sarebbe uno stralcio di diritti e noi li vogliamo garantire a tutti i cittadini con questa legge che il 12 maggio speriamo sia approvata definitivamente. Per questo diciamo «no» alla sua richiesta (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare a favore l’onorevole Capezzone. Ne ha facoltà (Commenti del deputato Scotto).
MARISA NICCHI. Presidente, avevamo chiesto di parlare !
DANIELE CAPEZZONE. Signor Presidente, interverrò più tardi sul complesso degli emendamenti per esprimere la mia opinione. Il movimento al quale appartengo, Conservatori e Riformisti, ha scelto su questo tema la libertà di coscienza. Tutti voteremo contro la fiducia e sia consentito dire che è uno sproposito che su una materia etica ci sia un voto di fiducia.
Nella pur vituperata Prima Repubblica i Governi non si sognavano di mettere il voto di fiducia. In quest’Aula la legge sul divorzio fu votata nel 1970, poi nel 1974 i cittadini si espressero, con liberali e socialisti che si esprimevano per il divorzio, democristiani che si esprimevano contro il divorzio, ma senza che nessuno mettesse in causa lo Stato.
Dunque, tutti voteremo contro la fiducia. La gran parte dei miei colleghi voterà contro la proposta di legge. Io, invece, voterò a favore della proposta di legge perché sono un liberale e ritengo che, nell’Italia del 2016, una legge a favore delle coppie omosessuali debba esserci. E vorrei ricordare ai miei colleghi e al centrodestra – avremo modo di parlarne più avanti, esprimo qui un’opinione personale e arrivo subito al punto dello stralcio, Presidente – che è un grave errore politico e culturale da parte del centrodestra dimenticare la speranza, le attese di milioni di cittadine e cittadini omosessuali.
In Inghilterra, una legge più coraggiosa di questa è stata votata dai conservatori. In altri Paesi, dove è stata votata dagli schieramenti di sinistra, quando poi ha vinto il centrodestra si è ben guardato dal cancellare quelle leggi.
Per tali ragioni, dunque, noi voteremo contro la fiducia, tanti colleghi voteranno contro il provvedimento ed io, invece, voterò a favore del provvedimento.
Lo dico per evitare equivoci e, quando arriveremo poi alla discussione di merito nei limiti di una discussione che purtroppo il Governo blinderà con la fiducia come è stato annunciato, invito tutti a non weaponize, come si dice, questi temi, a non farne un’arma, una clava da dare in testa agli altri. Si può essere favorevoli o contrari rispettando le tesi degli altri.
Ma io intervengo a favore della proposta di stralcio fatta ora dal Vicepresidente Baldelli per la parte relativa alle coppie eterosessuali. Guardate, poi ci torneremo, il grave errore culturale che questa proposta di legge fa è quello di un approccio statalista. Voi non considerate la condizione di quelle coppie che vogliono liberamente convivere e che l’ombrello dello Stato non lo vogliono (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Conservatori e Riformisti e Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente). Non è un sofisma. Non è un sofisma sia per le questioni giuridiche di contenziosi che il Vicepresidente Baldelli poco fa ha evocato (e, come dire, essere buoni profeti è facile: accadrà), ma anche da un punto di vista culturale. Guardate che parla un libertario da sempre. Il tema è quello di riconoscere delle libertà, riconoscere le diversità che ci sono nella società, non imporre una uniformità a tutti. È una differenza culturale di fondo tra chi vuole riconoscere quello che c’è, vivaddio, nelle camere da letto di ognuno di noi dove non vogliamo che entri il rappresentante dello Stato, dove non vogliamo che entri la legge oppure magari alcuni vogliono che entri e tu devi offrirgli la prima opportunità, ma devi offrirgli anche la seconda opportunità, e quella invece di chi, come voi, vuole portare una regolamentazione statalista, uniforme e uguale per tutti, anche per chi l’ombrello dello Stato non lo vuole.
Per queste ragioni voteremo con convinzione la proposta di stralcio della parte relativa alle convivenze eterosessuali proposta dal collega Baldelli (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Conservatori e Riformisti e Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).
PRESIDENTE. Ho capito, onorevole Scotto. Le darò la parola dopo che abbiamo votato.
Pongo in votazione con il procedimento elettronico senza registrazione dei nomi la proposta di stralciare dal provvedimento i commi da 36 a 65 dell’articolo unico, relativi alla disciplina delle convivenze di fatto. La votazione è aperta.
Chi non riesce a votare ? Chi altro non riesce a votare ? Melilla… Marazziti…
La Camera respinge per 233 voti di differenza.
ARTURO SCOTTO. Chiedo di parlare sull’ordine dei lavori.
ARTURO SCOTTO. Signor Presidente, ovviamente, avrei voluto svolgere il mio intervento rispetto alla richiesta, avanzata da parte del presidente Baldelli, di stralcio della seconda parte del provvedimento. Ovviamente, il mio gruppo avrebbe fatto una dichiarazione contraria e, però, tuttavia, ne approfitto, visto che tra pochi minuti verrà messa la fiducia su questo provvedimento, per dire che, purtroppo, si tratta di un errore politico grande, visto che anche il contributo del nostro gruppo avrebbe, nel corso delle ultime settimane, contribuito…
PRESIDENTE. Onorevole Scotto, però, la prego, per favore, concluda…
ARTURO SCOTTO. Mi scusi, avrebbe contribuito a rendere migliore questo provvedimento. Purtroppo, non abbiamo avuto la possibilità di discutere gli emendamenti. Vedo qui la Ministra Boschi, vorrei ricordarle che, nel corso degli ultimi mesi, il contributo di Sinistra Italiana è stato decisivo per mandare avanti questo provvedimento…
PRESIDENTE. Onorevole Scotto, la prego di concludere.
ARTURO SCOTTO. E che dovrebbe dire parole diverse rispetto a quello che ha detto su CasaPound e chi si oppone a questo…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Scotto.
(Posizione della questione di fiducia – Articolo unico – A.C 3634)
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la Ministra per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, onorevole Boschi. Ne ha facoltà.
MARIA ELENA BOSCHI, Ministra per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Grazie, Presidente. Io mi attengo, ovviamente, al provvedimento in esame, nell’intervento. Per cui, onorevoli deputati, a nome del Governo, autorizzata dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull’approvazione, senza emendamenti né articoli aggiuntivi (Commenti)…
MASSIMILIANO FEDRIGA. È una vergogna… !
PRESIDENTE. Colleghi, per favore… Colleghi… Onorevole Fedriga, per favore…
MARIA ELENA BOSCHI, Ministra per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento.. .. della proposta di legge in esame A.C. 3634, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. A seguito della posizione della questione di fiducia, la Conferenza dei Presidenti di gruppo è convocata alle ore 14,20 presso la biblioteca del Presidente per definire l’articolazione del dibattito fiduciario. La seduta riprenderà al termine di tale riunione (Commenti del deputato Bianconi).
Ha chiesto di parlare l’onorevole Fedriga. Ne ha facoltà.
MAURIZIO BIANCONI. È una vergogna ! Neanche questo, neanche il dibattito sul complesso degli emendamenti…
PRESIDENTE. Onorevole Bianconi, gentilmente… onorevole Bianconi, gentilmente, ha chiesto la parola l’onorevole Fedriga, se lei ha pazienza un attimo…
MASSIMILIANO FEDRIGA. Allora, ringrazio, ovviamente, era alto il microfono, il Ministro che se ne va, non ha neanche la decenza (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico – Commenti del deputato Bianconi).
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, onorevole Bianconi, per favore, onorevole Bianconi, sta parlando l’onorevole Fedriga (Commenti del deputato Bianconi) ! Sta parlando l’onorevole Fedriga, per favore, onorevole Bianconi…
MASSIMILIANO FEDRIGA. L’onorevole Bianconi – la ringrazio dell’intervento – portava avanti una giusta protesta e ringrazio non soltanto il Ministro che se ne va, ringrazio anche i servili colleghi della maggioranza che applaudivano quando il Ministro metteva la fiducia (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini) ! Ormai è la dimostrazione plastica a questo Parlamento dei servi della gleba per essere ricandidati (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico – Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini) ! Vergognatevi !
PRESIDENTE. Onorevole Fedriga, per favore…
MASSIMILIANO FEDRIGA. Vergognatevi ! Le dico soltanto, Presidente, che mi auguro che le istituzioni democratiche, se sono ancora tali, di questo Paese, che devono garantire anche le opposizioni, e parlo dei Presidenti di Camera e Senato, su cui purtroppo ho perso le speranze, e del Presidente della Repubblica, intervengano, perché è inaccettabile che su una materia del genere, oltre tutto di iniziativa parlamentare, arrivi il Ministro Boschi a porre la questione di fiducia, se ne vada e faccia finta di nulla e i colleghi di maggioranza applaudano !
Qui è a rischio la democrazia parlamentare che, finché non cambierete la Costituzione, cosa che i cittadini vi impediranno di fare, esiste ancora ! Mi dispiace per voi, ma esiste ancora.
Noi ci batteremo e faremo emergere di fronte all’opinione pubblica cosa è diventata quest’Aula, cosa sono diventati quattro lacchè di Renzi per essere ricandidati (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini)…
PRESIDENTE. No, onorevole Fedriga, non le consento…
Ha chiesto di parlare l’onorevole Bianconi. Ne ha facoltà.
MAURIZIO BIANCONI. Grazie, Presidente. Noi siamo arrivati rassegnati a quel gioco di «quante gliene ho dette, ma quante me ne ha date», io non ne posso più di dirne e di prenderne nel pieno viso in questa maniera. L’Ufficio di Presidenza e la Presidenza della Camera hanno il dovere di tutelare la dignità di quest’Aula. E allora dovete far presente al Governo – ritengo – che già la fiducia su un provvedimento come questo mina l’etica, quanto meno, l’etica della politica; si parla di diritti civili ! Non è che si parla di altre cose, ma di diritti civili, di questioni importanti ! E mettono la fiducia su un provvedimento che nasce dal Parlamento, neanche dal Governo. Cose mai viste ! E non si sente neanche il dovere di chiedere una spiegazione al Presidente del Consiglio; non che sia vietato, soltanto che non è educazione, che non si fa. In più, arrivano qui e mettono la fiducia, prima lo dicono alla televisione, perché si usa così, prima si dice alla televisione e poi qui, anche questo è un sistema da animali che sarebbe l’ora di finirla. Secondo punto: viene, senza neanche un dibattito sul complesso degli emendamenti, non ci ha fatto neanche finire di fare le questioni pregiudiziali, mette la fiducia, volta il sedere e se ne va ! Ma dove crede di essere, questa qui ? Ma dove crede di essere (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Conservatori e Riformisti e Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini) ? Ma voi cosa dite ? Cosa ci state a fare ? Se poi i colleghi applaudono, lo facciano, siamo liberi di applaudire, con le figure conseguenti. Io non applaudo e lei sa che io ho libertà di giudizio, perché lei mi ha visto con la libertà di giudizio, in questo Parlamento, contro tutto il mio partito, quando la pensavo in una maniera, l’ho detto davanti a tutti e mi è costato di dover andar via. E allora con lo stesso animo vi dico: voi che siete l’Ufficio di Presidenza, che dovete tutelare non la minoranza a questo punto, ma la dignità di questa Assemblea, muovetevi e fatevi vedere, se no sarete corresponsabili e complici, non per oggi, ma per la storia, perché questa è una storia, Presidente, che va a finire male, ma parecchio male (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Conservatori e Riformisti e Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini) !
ALFONSO BONAFEDE. Grazie, Presidente. Premetto che per me non è un problema il fatto che il ministro Boschi sia uscito dall’Aula, per me il problema è quando entra in Aula (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), perché il Ministro per i rapporti con il Parlamento ha un modo tutto suo di intendere questo rapporto col Parlamento, cioè lei entra, sta cinque minuti, il tempo di leggere una dichiarazione che, ormai, immagino abbia imparato anche a memoria, visto che l’ha ripetuta tante volte, bloccare il dibattito in Aula e andare via. Questo non è curare i rapporti col Parlamento, così come non lo era, curare i rapporti col Parlamento, rivendicare un emendamento che arrivava di notte per favorire gli amici degli amici. Allora, questo pone un problema e questo problema è serio e non è tanto del Ministro, perché ormai lo abbiamo capito che questo Governo intende il Parlamento come uno zerbino su cui ogni tanto pulire i propri piedi, mentre sorride ai petrolieri e alle lobby (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle ). Questo lo abbiamo capito; il vero problema è che trova riscontro, che trova favore in una maggioranza di parlamentari che dovrebbero sentirsi dipendenti dei cittadini e che dovrebbero sentire, come loro dovere, quello di difendere il dibattito in Aula e dovrebbero sentire ciò come una priorità; non dovrebbero sentire come priorità quella di ubbidire a un capo padre-padrone che ormai è abituato a calpestare questo Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Vi ricordo che è lo stesso Ministro che, in questi giorni, ha avuto l’arroganza di dire che votare «no» ad un referendum… e voglio chiarirlo, ma questo non lo chiarisco come opinione politica, lo chiarisco come informazione istituzionale: un referendum sulla Costituzione non può avere colore politico, ed è allucinante che un Presidente del Consiglio dica che il voto sulla Costituzione è un voto pro o contro di lui (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !
MAURIZIO BIANCONI. Bravo !
ALFONSO BONAFEDE. Ed è ancora più allucinante – e non capisco come non saltiate su quelle sedie su cui invece state ben attaccati – che un Ministro dica che chi vota «no», chi esprime una propria opinione contraria al Governo sul referendum, sulla Costituzione, possa per questo essere equiparato a CasaPound (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Questo è allucinante ! Allora vogliamo parlare di fascismo ? E parliamone ! Perché allora un ministro dovrebbe porsi innanzitutto un problema, e il Governo dovrebbe porselo, questo problema: di guardare alle proprie azioni, perché non è nelle parole che il fascismo ha sconvolto la società italiana, bensì nei fatti. E quanto ai fatti, è un fatto che sulla legge sui diritti civili nella storia della Repubblica italiana post-fascista non c’è stato un Governo che ha posto la fiducia, figuriamoci la doppia fiducia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ! È un fatto che su una legge elettorale non c’è Governo che abbia posto la fiducia, tranne il Governo fascista ! E allora qualcuno prima di parlare dovrebbe guardare alle proprie azioni, dovrebbe guardarsi allo specchio e pensare un po’ se ha diritto di parola su un dibattito così delicato (Vivi applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !
PRESIDENTE. Onorevole Bianconi, ne approfitto che è in Aula, onorevole Bianconi (Commenti del deputato Bianconi). .. Onorevole Bianconi ! Onorevole Bianconi, ne approfitto che è in Aula: mi si riferisce – adesso vedrò lo stenografico – che lei ha usato delle parole assolutamente incongrue in quest’Aula nei confronti del Ministro Boschi. Ora verificherò, però è come se l’avessi richiamata, perché non ho avuto modo…
MAURIZIO BIANCONI. Ho detto «volta» il sedere e se ne va…
PRESIDENTE. Non ho avuto modo. Adesso le farò rivedere lo stenografico.
Ha chiesto di parlare l’onorevole Palmieri. Ne ha facoltà. Prego, onorevole Palmieri. Prego (Commenti del deputato Bianconi). Onorevole Bianconi, per favore. Per favore. Per favore, onorevole Bianconi. Onorevole Palmieri.
ANTONIO PALMIERI. Presidente, quello che è successo è una cosa che definire… (Commenti del deputato Bianconi).
PRESIDENTE. Onorevole Bianconi, la richiamo a… Per favore ! Ecco, bravo. Prego, onorevole Palmieri.
ANTONIO PALMIERI. Non volevo interrompere questo simpatico siparietto, ma l’onorevole Bianconi può avere torto nella forma, ma sicuramente nella sostanza ha ragione, perché quello che è successo pochi minuti fa è veramente una cosa che va oltre tutto quello che abbiamo visto nella storia di questa Repubblica. Presidente, eravamo in quattro iscritti sul complesso degli emendamenti, quattro: totale 40 minuti, qualora tutti noi avessimo usato i 10 minuti a testa. 40 minuti ! Allora è inconcepibile che questo Governo non solo, come già è stato ricordato, per la prima volta doppi se stesso nella vergogna ponendo la fiducia su una legge che riguarda temi etici, ma sopprima anche l’unico spazio che avremmo avuto a disposizione per poter dire la nostra – 40 minuti in totale, quattro iscritti – per porre la questione di fiducia, guadagnando 40 minuti e togliendo la parola a quattro deputati.
Presidente, io non commento l’applauso dei colleghi del Partito Democratico: ciascuno applaude come vuole e ciò che vuole. Ricordo soltanto a me stesso, ma anche a loro, che il Presidente del Consiglio su questa tematica aveva promesso la libertà di coscienza. Una cosa è certa: la libertà se l’è presa, la coscienza spero che ciascuno di voi la potrà usare nel voto finale (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).
PRESIDENTE. La seduta è sospesa, e riprenderà al termine della Conferenza dei presidenti di gruppo.
La seduta, sospesa alle 14,20, è ripresa alle 15,05.
1 Nom. Pdl 3634 – ques. preg. cost. 1 e 2 427 398 29 200 31 367 81 Resp.
2 Nom. Pdl 3634 – quest. sospensiva 1 e 2 445 405 40 203 29 376 77 Resp.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi è premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l’oggetto, il risultato e l’esito di ogni singola votazione.