Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2019/07/brogliaccio-indice-di-contabilita-parallela.html
Timestamp: 2020-05-31 02:14:14+00:00
Document Index: 150139995

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 39', 'sentenza ', 'sentenza ']

La Corte di Cassazione torna ad affrontare la questione relativa al valore del brogliaccio scoperto in corso di verifica. Riproponiamo quindi il caso affrontato in tale sentenza, nonché i principi espressi dalla Suprema Corte sul tema della contabilità “in nero”.
Con la sentenza n.8184 del 22 marzo 2019 la Corte di Cassazione torna ad affrontare la questione relativa al valore del brogliaccio.
Il fatto e le sentenze di primo e secondo grado
Una Srl ha impugnato innanzi alla Commissione tributaria di primo grado di Latina l’avviso di rettifica della dichiarazione dei redditi, relativa all’anno d’imposta 1987, recante, tra gli altri, il rilievo n. 2 per omesse fatturazioni di cessioni di merce (carni lavorate fresche e conservate), per complessive vecchie lire 2.471.113.000, con IVA non assolta per lire 429.232.000.
La sentenza di primo grado, favorevole all’Ufficio, è stata ribaltata in secondo grado, e confermata dalla CTC, che ha rigettato il gravame, affermando di non condividere la tesi erariale, secondo cui le cessioni di merce, da parte della contribuente, senza l’emissione di fatture sarebbe stata desumibile dal dato documentale consistente nel rinvenimento di un “brogliaccio”, in assenza di altri elementi presuntivi di riscontro (indagini bancarie e documentali), che consentissero di dedurre, in modo incontestabile, l’omessa fatturazione.
Le censure delle Entrate
Le Entrate censurano la sentenza impugnata per avere erroneamente negato la valenza probatoria della “contabilità in nero”, discostandosi dai princìpi di diritto enunciati dalla giurisprudenza di legittimità, tralasciando che:
“la Guardia di Finanza, aveva:
a) reperito due contabilità informali;
b) riscontrato la corrispondenza tra tali contabilità;
c) constatato che le contabilità informali erano state redatte con la stessa metodologia della contabilità ufficiale;
d) puntualmente ricostruito il meccanismo di contabilità ed analiticamente spiegato le ragioni per le quali tale contabilità costituiva una prova evidente delle contestate cessioni “in nero”.
In apertura, gli Ermellini richiamano il fermo indirizzo della Corte – recentemente espresso in materia di accertamento delle imposte dirette, ma riferibile anche alla rettifica delle dichiarazioni IVA – per il quale:
“In tema di accertamento delle imposte sui redditi, la “contabilità in nero”, costituita da appunti personali e da informazioni dell’imprenditore, rappresenta un valido elemento indiziario, dotato dei requisiti di gravità, precisione e concordanza, prescritti dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, perché nella nozione di scritture contabili, disciplinate dagli artt. 2709 c.c. e s.s., devono ricomprendersi tutti i documenti che registrino, in termini quantitativi o monetari, i singoli atti d’impresa, ovvero rappresentino la situazione patrimoniale dell’imprenditore ed il risultato economico dell’attività svolta, spettando poi al contribuente l’onere di fornire adeguata prova contraria.”
(Cass. 30/10/2018, n. 27622)
“la CTC, discostandosi da questa regola di diritto, ha negato contra legem che l’omessa fatturazione delle cessioni di merce (carni lavorate fresche e conservate), da parte della contribuente, potesse desumersi dalla ‘contabilità parallela’ (integrativa di quella ufficiale) riprodotta nel brogliaccio reperito, come si esprime il PVC (riprodotto in parte qua nel ricorso): ‘nei domicili privati delle persone interessate ed in qualche modo collegate alla (OMISSIS)’, ed ha erroneamente affermato che tale elemento indiziario dovesse essere supportato da ulteriori riscontri, della cui allegazione e dimostrazione era onerata l’Amministrazione finanziaria”.
La sentenza che si annota, in pratica, conferma, ancora una volta, il valore della contabilità “nera”.
Sul punto, infatti, la Corte di Cassazione, nel corso di questi anni, ha assunto una precisa presa di posizione.
Riportiamo i pronunciamenti più recenti e i principi fissati:
con la sentenza n. 23185 del 17 novembre 2010 (ud. del 7 ottobre 2010), la Corte di Cassazione ha rilevato che in tema di accertamento…