Source: http://www.mc2elearning.com/html/fringe-benefit-auto-aziendale-amministratore.html
Timestamp: 2018-11-18 18:40:07+00:00
Document Index: 53982736

Matched Legal Cases: ['art. 164', 'art. 95', 'art. 2', 'art. 67', 'art. 9', 'art. 67', 'art. 67']

Veicoli concessi in uso esclusivo personale all’amministratore:
in tale caso, non ricorrendo il criterio di inerenza previsto dall’art. 164 del T.U, le spese e ogni altro componente negativo sono indeducibili per l’impresa. Possono rilevare, ai sensi dell’art. 95, c. 5 del T.U., per la quota del loro ammontare che costituisce fringe benefit dell’amministratore in base al criterio del valore normale.
Veicoli concessi in uso promiscuo all’amministratore:
la deducibilità integrale di costi e spese è limitata al l’importo del fringe benefit assoggettato ad imposte in capo all’amministratore. L’eccedenza sarà deducibile, per l’impresa, nelle misura parziale del 40% per l’anno 2012 e del 20% a partire dall’anno 2013.
Veicoli (ed altri beni aziendali) concessi in godimento a soci e familiari dell’imprenditore:
riteniamo opportuno segnalare questa particolare novità introdotta dal legislatore dall’art. 2, commi da 36-terdecies e 36-duodevicies, del D.L. 13 agosto 2011, 138, convertito dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, volta a contrastare il fenomeno della concessione in godimento di beni relativi all’impresa a soci o familiari dell’imprenditore per fini privati.
Il legislatore ha disciplinato fiscalmente la suddetta fattispecie prevedendo, per i soggetti che ricevono in godimento beni aziendali, la tassazione di un reddito diverso determinato confrontando il minor corrispettivo pattuito e il valore di mercato del diritto di godimento e per il soggetto concedente i beni in godimento, l’indeducibilità dei relativi costi sostenuti.
Il comma 36-terdecies, del decreto ha modificato l’art. 67, c. 1 del TUIR, prevedendo attraverso la lettera h-ter), una nuova fattispecie di reddito diverso costituita dalla "differenza tra il valore di mercato e il corrispettivo annuo per la concessione di godimento di beni dell’impresa a soci o familiari dell’imprenditore".
La suddetta differenza, ai sensi del comma 36-quinquiesdecies del decreto "… concorre alla formazione del reddito imponibile del socio o familiare utilizzatore …".
Per valore di mercato del diritto di godimento deve intendersi il valore determinato ai sensi del comma 3 dell’art. 9 del TUIR, secondo il quale occorre far riferimento al "… prezzo o corrispettivo mediamente praticato per i beni e servizi della stessa specie o similari, in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui i beni o servizi sono stati acquisiti o prestati, e, in mancanza, nel tempo e nel luogo più prossimi."
Per esigenze di certezza e di documentabilità, al fine di verificare gli accordi previsti dalle parti per la concessione in godimento del bene relativo all’impresa, si ritiene opportuno precisare che il corrispettivo annuo e le altre condizioni contrattuali debbano risultare da apposita certificazione scritta di data certa, antecedente alla data di inizio dell’utilizzatore del bene.
Il reddito diverso, a differenza delle altre tipologie di reddito previste dall’art. 67 del TUIR, che rilevano in base al principio di cassa, si considera conseguito alla data di maturazione.
Il comma 36-quaterdecies del decreto ha, inoltre sancito, in capo all’impresa commerciale concedente, l’indeducibilità di tutti i costi relativi ai beni concessi in godimento.
Pertanto per l’impresa saranno indeducibili non solo i costi sostenuti per l’acquisto dei beni concessi in godimento, ma anche le eventuali altre spese e componenti negativi relativi agli stessi quali, per esempio, le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria, le spese di gestione e tutte le spese ad essi relative.
Si propone qui di seguito un esempio numerico per determinare l’indeducibilità dei costi:
– corrispettivo pattuito per la concessione di godimento del bene: euro 8.000;
– valore di mercato del diritto di godimento: euro 10.000;
– costi complessivamente sostenuti nell’anno per il bene concesso in godimento: euro 1.000;
– quota di costo indeducibile è pari a: 1.000 x 2.000 (10.000 – 8.000) / 10.000= 200.
L’art. 67, c. 1, lett. H-ter), trova applicazione nei confronti dei soggetti utilizzatori ogniqualvolta gli stessi ricevano in godimento un bene, ad un corrispettivo annuo inferiore al valore di mercato, a prescindere dalla circostanza che il bene sia soggetto ad un regime di limitazione della deducibilità prevista nell’ambito del TUIR in capo soggetto concedente.
Tale disposizione non trova applicazione invece quando il soggetto utilizzatore sia al contempo dipendente della società o dell’impresa individuale, ovvero lavoratore autonomo, in quanto, in questa ipotesi l’utilizzatore è assoggettato alla disciplina di tassazione prevista dagli artt. 51 e 54 del TUIR.
Da ultimo, in attesa di chiarimenti Ministeriali, segnaliamo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto 28 settembre 2012, n. 198 recante modifiche al regolamento di esecuzione e di attuazione del Codice della Strada.
Viene introdotto un nuovo articolo al D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 445 il quale prevede, tra l’altro, che, a richiesta degli interessati, gli uffici del dipartimento per i trasporti procedono all’aggiornamento della carta di circolazione dei mezzi di trasporto dati in uso (a qualsiasi titolo, anche gratuito) per periodi superiori a 30 giorni.
La disposizione riguarda tutti gli autoveicoli, posseduti dalle aziende, concesse in uso ai dipendenti, amministratori ecc.
L’omesso aggiornamento comporta l’applicazione di una sanzione da un minimo di euro 653,00 e un massimo di euro 3.267,00.