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Timestamp: 2018-10-21 00:39:00+00:00
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Recupero perequazione pensione: non serve domanda all'Inps
Recupero perequazione pensione: non serve domanda all’Inps
Ricorso all’autorità giudiziaria solo se l’Inps non provvede: restituzione in più trance.
Non ci sarà bisogno di presentare un’apposita istanza o ricorso all’Inps per ottenere indietro l’adeguamento delle pensioni all’inflazione (cosiddetta perequazione) dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato la riforma Monti-Fornero. Ma procediamo con ordine.
Tutti, ormai, sono al corrente del fatto che, con una sentenza dello scorso 30, la Consulta ha dichiarato illegittima una delle norme del decreto Salva-Italia del 2011 sulla riforma delle pensioni: la norma (nota a causa della famosa lacrima del ministro Fornero, con cui ne annunciava l’approvazione) ha sospeso, per il biennio 2012-2013, con riferimento ai trattamenti mensili superiori a tre volte il minimo Inps, il meccanismo che adegua l’assegno pensionistico al costo della vita.
Con la pubblicazione della sentenza, però, la norma è stata cancellata con effetto retroattivo e questo perché la sentenza è subito efficace. Risultato: lo Stato deve restituire i soldi ai cittadini. Un compito quasi impossibile per le attuali casse erariali, tant’è che il Governo sta pensando a eventuali soluzioni alternative (rimborso in più trance, una norma “di condono”, un “saldo e stralcio”, ecc.).
Peraltro, la questione dei rimborsi non si limita solo al 2012 e 2013: l’effetto a cascata impone il ricalcolo per il periodo 2012-2015. L’Inps dovrà provvedere all’erogazione di importi differenziali di trattamento, in modo da ripristinare l’adeguatezza delle prestazioni pensionistiche.
COME FARE PER OTTENERE INDIETRO I SOLDI
Ma cosa deve fare il pensionato per ottenere indietro quanto gli è stato indebitamente trattenuto, negli ultimi due anni, dalla pensione?
Quel che è certo è che non sarà necessario presentare il ricorso. E questo perché, come detto, la sentenza della Corte Costituzionale è ha effetto, ed è subito efficace, già dal giorno successivo alla sua pubblicazione. Dunque, la norma dichiarata illegittima è come se non fosse mai esistita e, quindi, il diritto del cittadino ad ottenere le somme si è già “espanso” per via della cancellazione del limite pregresso.
Dunque, almeno in teoria, non c’è la necessità di andare dal giudice e ottenere una nuova sentenza di condanna dell’Inps, poiché questa è già contenuta nella decisione della Corte Costituzionale. Tuttavia, è chiaro che se l’ente previdenziale dovesse fare spallucce, non resterà che ottenere una condanna dal Tribunale sezione lavoro e poi procedere con l’ufficiale giudiziario.
Non è neanche necessaria un’istanza in via amministrativa all’Inps. E se gli uffici dovessero pretenderla commetterebbero un abuso!
Il vero problema, però, è di carattere pratico e, soprattutto, economico. Innanzitutto le sedi dell’Inps dovranno ricevere una direttiva con cui venga chiarito come comportarsi con i pensionati e con le relative (eventuali) richieste. Dall’altro lato, gli effetti che la sentenza produce necessitano obbligatoriamente di una copertura finanziaria che il Governo e il Parlamento saranno chiamati a trovare e che al momento non c’è! L’impatto è notevole considerato che solo sul biennio 2012-2013 si stima che il costo sia di oltre 6 miliardi per arrivare a circa 10 miliardi complessivi includendo anche il 2014 e l’adeguamento 2015. Infatti la mancata perequazione comporta un effetto a cascata.
QUALE TASSAZIONE PER GLI ARRETRATI?
Un ulteriore interrogativo potrebbe essere quello sul come saranno tassati gli arretrati derivanti dalla sentenza della Corte costituzionale.
Il Testo unico delle imposte sui redditi stabilisce [1] che gli emolumenti arretrati (anche se si tratta di pensioni) riferibili ad anni precedenti e percepiti per effetto di sentenze sono soggetti all’imposta separata. Dunque, gli eventuali arretrati che saranno corrisposti ai pensionati, per effetto del riconoscimento dell’adeguamento all’inflazione ora per allora, saranno assoggettati a tassazione separata. Ciò porterà un vantaggio fiscale in capo ai pensionati che percepiscono importi più elevati, poiché pagheranno l’aliquota media (in luogo dell’aliquota marginale) e non subiranno il prelievo a titolo di addizionale regionale e comunale. Invece le somme di competenza dello stesso anno in cui sono rimborsate saranno assoggettate alla tassazione ordinaria.
SE NEL FRATTEMPO IL PENSIONATO È DECEDUTO?
Se il pensionato avente diritto all’arretrato è deceduto, agli eredi è riconosciuto il diritto di riscuotere l’assegno, proprio per come già succede per i ratei di tredicesima non riscossi dal pensionato defunto, con obbligo di presentazione della dichiarazione di successione [2].
[1] Art. 17, comma 1, lettera b della legge 917/1986.
[2] Circolare dell’agenzia delle Entrate 53/E del 18 febbraio 2008.
8 Mag 2015 | di Noemi Secci
Cozmin Tomoiaga ha detto:
16/10/2015 alle 16:30
SE IO NON VOGLIO UNA PENSIONE IN FUTURO E POSSIBILE RECUPERARE TUTTI I MIEI VERSAMENTI ???
Vincenza Rogolino ha detto:
20/01/2016 alle 13:22
io ho avuto una pensione di invalidita’ dal 2012 al 2015. alla conferma dei tre anni la pensione mi è stata tolta. la pratica di perequazione non viene lavorata come tutte le altre perché eliminata. ma io come posso fare domanda?
14/04/2016 alle 17:24
Buonasera, a mia mamma stanno detraendo € 210 al mese da gennaio e li detrarranno tutti i mesi fino a luglio con unica motivazione scritta: Per perequazione
All’INPS nessuno ha saputo dare spiegazioni dicendo che deve pagare e basta.
Ma è possibile??? La perequazione non dovrebbe essere un aumento per il PIL ed eventualmente essere nulla?