Source: http://briguglio.asgi.it/immigrazione-e-asilo/1999/aprile/humburg-kosovo-3.html
Timestamp: 2019-06-24 20:01:46+00:00
Document Index: 159991577

Matched Legal Cases: ['art. 20', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 29', 'art. 1', 'art. 34', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 45', 'art.3']

(sesta bozza, con integrazioni basate sulla discussione del 27-4-99)
considerando che la situazione nella quale si trovano gran parte di questi rifugiati e sfollati interni, nonostante gli sforzi di assistenza da parte del Governo italiano e degli altri Governi, degli organismi internazionali e degli organismi non-governativi, continua ad essere caratterizzata da sofferenze sotto vari aspetti, sia sotto il profilo fisico che psichico;
considerando che un certo numero di rifugiati e sfollati interni, attualmente ospitati in Albania, nella Repubblica ex-jugoslava di Macedonia, in Montenegro, nei paesi limitrofi o trasferiti in altri Paesi, potrebbe avere legami con familiari o altre persone residenti in Italia, o avrebbero bisogno, per la loro particolare vulnerabilità, di un trasferimento in Italia;
vista l`ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 26 marzo 1999 che ha dichiarato lo stato di emergenza;
ritenendo che pertanto sussistano, in occasione del conflitto nei territori della Repubblica Federale di Jugoslavia, le rilevanti esigenze umanitarie che in base all'articolo 20 del Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) consentono l'adozione di misure straordinarie di accoglienza per eventi eccezionali;
1.	Le misure straordinarie di accoglienza previste nel presente decreto, adottate ai sensi e per gli effetti dell'art. 20 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, si applicano ai rifugiati e agli sfollati interni che hanno dovuto abbandonare il loro luogo di abituale dimora a causa del conflitto nel territorio della Repubblica Federale di Jugoslavia e che appartengono ad una delle categorie indicate dagli art. 2, 3, 5.
2.	Qualora gli interessati non dispongano di un valido passaporto, di altro documento di viaggio o di identità, e qualora oggettivamente siano impossibilitati ad ottenere tali documenti, questi possono essere sostituiti da una certificazione rilasciata dai gestori dei campi di rifugiati in Albania, nella Repubblica ex-jugoslava di Macedonia e in Montenegro o da altri organismi, appositamente autorizzati, che assistono in quelle zone i rifugiati fuori dai campi; per quanto possibile tali certificazioni dovrebbero essere rilasciate in collaborazione con lAlto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, con lOrganizzazione Internazionale per le Migrazioni o il Comitato Internazionale della Croce Rossa, e basarsi sulla registrazione effettuata da detti organismi.
3.	Le disposizioni del presente decreto si osservano in deroga alle diverse disposizioni previste dal citato testo unico.
1. Il ricongiungimento con i rifugiati e sfollati interni di cui all` art. 1 del presente decreto puo` essere chiesto dal familiare cittadino italiano o di uno stato membro dell` Unione Europea residente in Italia ovvero dal familiare cittadino straniero regolarmente soggiornante in Italia alla data di entrata in vigore del presente decreto. Il ricongiungimento puo essere chiesto altresì dal familiare straniero richiedente asilo, presente in Italia alla data di entrata in vigore del presente decreto, anche nelle more della decisione definitiva sul ricorso avverso il provvedimento di diniego sul riconoscimento dello status di rifugiato, ovvero dal familiare straniero che abbia presentato istanza di regolarizzazione ai sensi del dpcm 16 ottobre 1998.
3.	Unicamente ai fini dell'ammissione in Italia ai sensi del presente decreto, il familiare soggiornante in Italia che chiede il ricongiungimento è esentato dall'obbligo di cui al comma 3, lettere a) e b), dell'articolo 29 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.
4.	In considerazione dell'oggettiva difficoltà di seguire la procedura di ricongiungimento prevista dalle norme ordinarie vigenti in materia, al fine di operare i ricongiungimenti di cui al presente decreto s'instaura una procedura semplificata. In particolare, qualora non sia oggettivamente possibile la certificazione, da parte degli interessati, dei legami di parentela di cui al comma 2 del presente articolo, detta certificazione può essere sostituita da idonea certificazione, rilasciata secondo le modalità di cui al comma 2 dell articolo 1. Il legame di parentela deve essere dichiarato in base ad unautocertificazione da parte dei parenti soggiornanti in Italia. I tempi previsti per il rilascio o il diniego del nullaosta al ricongiungimento di cui all'art. 29, comma 8, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sono ridotti a complessivi quindici giorni.
5.	Alle persone che si sono ricongiunte in Italia viene rilasciato un permesso di soggiorno per motivi familiari della durata di un anno, rinnovabile, se persistono i motivi per i quali è stato rilasciato ovvero se, alla scadenza del permesso, risulta comunque impossibile il rimpatrio, in condizioni dignità e di sicurezza, nel luogo di provenienza nel territorio della Repubblica Federale di Jugoslavia. Esso consente l'iscrizione al Servizio sanitario nazionale, l'accesso ai servizi assistenziali, l'iscrizione a corsi di studio o di formazione professionale, l'iscrizione nelle liste di collocamento, lo svolgimento di lavoro subordinato o autonomo, fermi i requisiti minimi di età per lo svolgimento di attività di lavoro.
6. Le persone che si sono ricongiunte con i familiari in Italia hanno inoltre diritto a beneficiare delle misure di assistenza previste dall'articolo 6 del presente decreto.
7. Gli organismi non-governativi e di volontariato hanno la possibilità di fare da tramite, previa delega da parte delle persone interessate, con le autorità competenti ai fini dell`applicazione del presente articolo.
(Accoglienza di persone che si trovano in situazioni particolarmente vulnerabili
e di disertori e renitenti alla leva)
1.	Sono ammessi nel territorio nazionale, fatte salve le competenze in materia di tutela dell'ordine pubblico e di sicurezza dello Stato i rifugiati e sfollati interni, di cui all'art. 1 che si trovino in condizioni di particolare vulnerabilità.
2.	I criteri per l'individuazione dei rifugiati e degli sfollati di cui al comma precedente, nonché le procedure per il loro trasferimento in Italia sono definite con decreto del Ministro dell'Interno, di concerto con i Ministri degli affari esteri, della difesa e della solidarieta` sociale, in collaborazione con l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, con l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e il Comitato Internazionale della Croce Rossa, con particolare riguardo alle seguenti categorie:
a) persone che necessitano di cure mediche o particolare assistenza non disponibili in loco, nonche` gli accompagnatori degli stessi.
b) minori non accompagnati, segnalati dallAlto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e bisognosi di particolare assistenza non disponibile in loco.
c) donne o persone anziane, bisognose di particolare assistenza non disponibile in loco;
3.	La Repubblica italiana è impegnata a garantire comunque lingresso e lospitalità ai cittadini della Repubblica Federale di Jugoslavia che siano in età di leva o richiamati alle armi, che risultino disertori o obiettori di coscienza.
4.	Alle persone di cui al comma 1 e 4 del presente articolo è rilasciato un permesso di soggiorno per motivi umanitari della durata di un anno e rinnovabile, se persistono i motivi per i quali è stato rilasciato ovvero se, alla scadenza del permesso, risulta comunque impossibile il rimpatrio, in condizioni di dignità e di sicurezza, nel luogo di provenienza nel territorio della Repubblica Federale di Jugoslavia. Il permesso per motivi umanitari consente l'iscrizione al Servizio sanitario nazionale ai sensi dell'art. 34, comma 1, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, l'accesso ai servizi assistenziali, l'iscrizione a corsi di studio o di formazione professionale, l'iscrizione nelle liste di collocamento, lo svolgimento di lavoro subordinato o autonomo, fermi i requisiti minimi di età per lo svolgimento di attività` di lavoro.
1. Alle persone che hanno titolo al ricongiungimento famigliare di cui all'art. 2, nonché alle persone che si trovano nelle condizioni di particolare vulnerabilità indicate dall'art. 3, comma 2, è rilasciato dalle autorità diplomatiche italiane, un visto di ingresso, per ricongiungimento famigliare, e, rispettivamente, per motivi umanitari e, ove necessario, un apposito lasciapassare. Sono previste, inoltre, modalità' semplificate per il rilascio dei visti di ingresso e, ove necessario, di lasciapassare, nei casi in cui agli interessati non sia possibile recarsi presso la rappresentanza diplomatica o consolare competente.
2.	La validità dei visti rilasciati in base al presente Decreto si limita al solo territorio della Repubblica italiana.
3.	Il viaggio delle persone autorizzate ad entrare in Italia in base al presente decreto è gratuito sui mezzi messi a disposizione dalle autorità italiane operanti in loco. Se non disponibile il trasporto su tali mezzi, e se vengono usate navi private di linea in direzione verso l'Italia, i costi per il trasporto sono rimborsabili fino al primo punto di arrivo in Italia.
4.	Le relative spese di viaggio sono poste a carico del fondo (missione arcobaleno)
(Accoglienza sulla base di iniziative di solidarietà
promosse da enti pubblici e privati)
1. I cittadini italiani, i cittadini appartenenti ad uno Stato membro dell`Unione Europea e residenti in Italia, gli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia, titolari di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno avente durata non inferiore ad un anno, Enti Locali, organismi non-governativi e associazioni di volontariato operanti nel settore, associazioni professionali e sindacati, possono segnalare alla Prefettura competente per il luogo in cui gli stranieri saranno accolti la propria disponibilità ad ospitare per non meno di un anno una o più persone - scelte tra rifugiati e sfollati interni, che hanno dovuto abbandonare i loro luoghi di abituale dimora a causa del conflitto in atto nel territorio della Repubblica Federale di Jugoslavia.
2. A tal fine gli enti pubblici o privati debbono presentare un progetto indicante le modalità per assicurare vitto, alloggio, ed adeguata assistenza, inclusa l`iscrizione al Servizio sanitario nazionale e le spese di rimpatrio, ai rifugiati e sfollati di cui al presente articolo.
3. I cittadini italiani o i cittadini stranieri titolari di carta di soggiorno o di un permesso di soggiorno di durata superiore ad un anno devono fornire comprovata garanzia di essere effettivamente in grado di assicurare alle persone accolte vitto, alloggio ed adeguata assistenza, inclusa l`iscrizione al Servizio sanitario nazionale e le spese di rimpatrio, per tutto il periodo proposto.
4.	La verifica dei requisiti e la decisione sull'idoneità dei progetti di accoglienza di cui ai commi 2 e 3 del presente articolo e' attuata dalla Prefettura competente per territorio. Essa risponde sull'idoneità dei progetti di accoglienza presentati entro il termine di quindici giorni. In caso di esito positivo la Prefettura consegna all'interessato un nullaosta indicante il numero e i nomi delle persone da ospitare e il luogo dell'ospitalità. La prefettura invia altresì il nullaosta alla competente Questura, al Ministero dell'Interno. (***).
5.	Il nullaosta costituisce titolo per il rilascio del visto di ingresso e, ove necessario, di un lasciapassare e per il viaggio e l'ammissione in Italia dei rifugiati e degli sfollati di cui al comma 1 del presente articolo secondo le medesime disposizioni previste dall'articolo 4 (***) del presente decreto.
6. Il Questore della Provincia in cui si trova il luogo di accoglienza per il quale la Prefettura ha rilasciato il nullaosta previsto dal comma 4 del presente articolo rilascia alle persone che sono accolte in Italia in base alle disposizioni del presente articolo un permesso di soggiorno per motivi umanitari, secondo le medesime caratteristiche indicate dall' art. 3, comma 5 del presente decreto. Il permesso per motivi umanitari può essere rinnovato anche a prescindere dal permanere delle condizioni di ospitalità qualora, alla scadenza del periodo di ospitalità, il rimpatrio risulti impossibile, in condizioni dignità e di sicurezza, nel luogo di provenienza nel territorio della Repubblica Federale di Jugoslavia.
7. Lo Stato italiano dichiara la sua disponibilità ad ammettere provvisoriamente nel suo territorio, rilasciando un visto d`ingresso per "attesa emigrazione" o "transito" o altro motivo straordinario, rifugiati o sfollati interni provenienti dalla Repubblica Federale di Jugoslavia, prescelti dai tradizionali Paesi di accoglienza per questa categoria di stranieri, come Usa, Canada e Australia, e a disporre un programma di accoglienza, circa il quale fossero competenti ad espletare le pratiche le rappresentanze diplomatiche di questi paesi a Roma. Per il periodo di permanenza in Italia di questi profughi lo Stato italiano provvederà per la necessaria assistenza allo stesso modo che per I rifugiati e sfollati interni di cui agli art. 1 e 2.
(Misure di accoglienza)
1. Le persone indicate agli art. 2 e 3 del presente decreto, che non dispongano di mezzi autonomi di sostentamento, sono ospitate e assistite presso i centri di prima accoglienza istituiti ai sensi dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 26 marzo 1999, n. 2967, e successive modificazioni ed integrazioni. Ove necessario, il Ministero dellInterno può altresì, di concerto con i Ministeri della Sanità, del Lavoro e della Pubblica Istruzione, avviare altri programmi di assistenza alle persone di cui ai commi 2 e 3 dellarticolo 3 del presente decreto.
2: Per la gestione dei centri di prima accoglienza e di altri programmi di assistenza di cui al presente articolo il Ministero dell'Interno si può anche avvalere della collaborazione degli Enti Locali e di organismi non-governativi qualificati, stipulando apposite convenzioni.
3. Alle spese relative all'assistenza sociale e sanitaria delle persone indicate nell'articolo 1 e alla gestione dei centri di prima accoglienza si provvede anche mediante l'utilizzazione delle somme non ancora spese del 1998 e del 1999 degli stanziamenti per il Ministero dell'Interno e per le misure straordinarie di accoglienza nell'ambito del Fondo nazionale per le politiche migratorie istituito ai sensi dell'art. 45 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, approvato con decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.
(Disposizioni in materia di soggiorno dei cittadini
della Repubblica Federale di Jugoslavia già presenti in Italia)
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1: In considerazione dei divieti di espulsione e di respingimento previsti dall'articolo 19, comma 1, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme in materia di condizione dello straniero approvato col decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 i cittadini della Repubblica Federale di Jugoslavia che alla data dell'entrata in vigore del presente decreto sono già presenti nel territorio italiano possono chiedere alla Questura del luogo in cui dimorano, previa esibizione del passaporto jugoslavo, anche scaduto,
la conversione del proprio permesso di soggiorno avente durata inferiore ad un anno in corso di validità ovvero scaduto in un permesso di soggiorno per motivi umanitari avente le medesime caratteristiche indicate nell'articolo 3, comma 5;
il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari avente le medesime caratteristiche indicate nell'articolo 3, comma 5, qualora si tratti di persona sprovvista di permesso di soggiorno che non rientri tra le persone indicate negli articoli 13, commi 1 e 2, lettera c), 15 e 16 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 e che presenti domanda di permesso di soggiorno entro trenta giorni dall'entrata in vigore del presente decreto.
2.	Nei casi in cui non sia possibile il rientro in patria, in condizioni di dignità e di sicurezza, di un cittadino della Repubblica Federale di Jugoslavia presente in Italia alla data di entrata in vigore del presente decreto, anche se destinatario di un provvedimento amministrativo di espulsione, e che non sia possibile il rilascio o il rinnovo di un permesso di soggiorno ad altro titolo, all`interessato è rilasciato un permesso di soggiorno per motivi umanitari, della durata di tre mesi, rinnovabile, avente, per il resto, le medesime caratteristiche indicate al comma 5 dell`art.3.
1. Le misure previste dal presente decreto non pregiudicano la possibilità per le persone indicate nell'articolo 1 di presentare in Italia, in qualsiasi momento, domanda di riconoscimento dello status di rifugiato ai sensi della Convenzione del 1951 sullo status di rifugiato o comunque di godere del diritto d'asilo ai sensi della normativa internazionale e nazionale in vigore.
2. (***)