Source: https://www.apices.org/apicespeople/20-articoli-5/124-ico-ricostruzione-giuridica-fenomeno
Timestamp: 2019-10-17 16:18:15+00:00
Document Index: 72366697

Matched Legal Cases: ['art. 1992', 'art. 1', 'art. 17', 'art. 793', 'art. 1472', 'art. 1336']

Le ICO sono una forma di finanziamento, utilizzata da startup o da soggetti che intendono realizzare un determinato progetto, resa possibile tramite la tecnologia. In estrema sintesi, per reperire dei finanziamenti si propone al pubblico (normalmente tramite un cd. “withepaper”) un progetto che sarà realizzato tramite Blockchain con creazione di token da cedere, a fronte di un corrispettivo, ai soggetti finanziatori.
La vicenda "The DAO".
Uno dei provvedimenti più rilevanti sulle Initial Coin Offering, e che ha dato il via all’adozione di provvedimenti da parte di altri legislatori, è quello del 25 luglio 2017 della U.S. Security and Exchange Commission relativo al Report di investigazione n. 81207 su "The DAO".
La vicenda di The DAO è stata uno dei primi eventi di ampia rilevanza relativo alla tecnologia Blockchain ed ha coinvolto numerosi soggetti, dando origine al fork – ossia alla “spaccatura” – della Blockchain Ethereum.
The DAO era una “Decentralized autonomous organization”, ossia un’organizzazione creata su Blockchain Ethereum (tramite una serie di smart contracts correlati) caratterizzata dal fatto di non essere formalmente definita (ossia era un’organizzazione senza una sede, senza una personalità giuridica, senza veri e propri amministratori). I creatori di The DAO per costituire tale organizzazione hanno seguito i vari passaggi che anche oggi vengono usualmente effettuati per la realizzazione di una ICO: creazione di un sito internet per fornire informazioni, redazione di un whitepaper in cui viene descritto il progetto, audit del codice sorgente degli smart contracts utilizzati, accordi con alcuni “exchange” per permettere lo scambio dei token una volta acquisiti, etc.
Il 18 giugno 2016 veniva violato l’indirizzo in cui erano allocati gli ETH ricevuti dall’organizzazione ed in poche ore furono persi circa 70 milioni di dollari. La vicenda portò ad una scissione della Blockchain Ethereum ed alla creazione di due nuove Blockchain, oggi suddivise in Ethereum classic (quella più antica) ed Ethereum.
La SEC nell’analizzare la vicenda si è posta innanzitutto l’obiettivo di qualificare la fattispecie, soprattutto per comprendere la riconducibilità o meno della stessa nell’ambito dell’attività di collocamento di strumenti finanziari e, conseguentemente, poter vagliare se nel caso di specie fosse stata applicabile la “Securities Law”. A tale scopo la SEC si appella ai principi articolati in una decisione della Corte Suprema statunitense del 1946 (caso SEC v. W. J. Howey Co.), principi oggi conosciuti come il test Howey.
non è necessario che l’investimento sia “monetario”, ma può essere effettuato con altra tipologia di contribuzione di valore: nel caso di The DAO gli investitori avevano appunto scambiato Ether (che avevano un valore determinato sul mercato) in cambio di DAO Tokens;
l’investimento era stato effettuato con un’aspettativa di profitto (che generalmente possono essere dividendi, pagamenti periodici, incremento di valore): tutti i materiali promozionali di The DAO evidenziavano che l’obiettivo era quello di creare un’entità con scopo di lucro, la quale avrebbe dovuto finanziare progetti in cambio di un ritorno sull’investimento;
l’aspettativa di ritorno dell’investimento dipendeva da sforzi gestionali altrui, dato che l’organizzazione di The DAO sulle decisioni in merito ai progetti da finanziare era assolutamente verticistica: i fondatori dell’organizzazione ed i curatori (ossia delle persone da essi selezionate per la loro capacità ed esperienza) monitoravano costantemente le attività, salvaguardavano gli interessi degli investitori e decidevano quali progetti dovevano essere sottoposti al voto; d’altra parte, la comunità degli investitori era numerosa e frammentata, tale che risultava assai difficoltoso organizzare dei “sindacati di voto” o tentare una concertazione dello stesso.
Tali considerazioni hanno indotto la SEC a ritenere i DAO Tokens strumenti finanziari, con conseguente applicazione della Securities Law dalla quale deriva l’obbligo per l’ente emittente di registrare le offerte e vendite degli strumenti (obbligo non rispettato dagli organizzatori di The DAO con violazione della Sezione 5 della richiamata normativa) e, correlativamente, con conseguente obbligo di registrazione per i soggetti che offrivano piattaforme di scambio (trading) dei suddetti token quali national securities exchange.
Dal Report SEC alle regolamentazioni nazionali.
Il 4 settembre 2017 la People’s Bank of China disponeva il divieto di Initial Coin Offering e la sospensione delle attività di scambio dei token sugli exchange (ed in genere la compravendita di criptovalute a fronte del pagamento in moneta avente corso legale), con obbligo di restituzione delle somme per quelli già collocati sul mercato. Approccio seguito dalla Corea del Sud il 29 settembre 2017.
Diverso metodo hanno assunto altri Paesi, alcuni con posizioni simili a quelle della SEC (il 24 agosto 2017 il Canadian Securities Administrators ha emesso una nota ricalcando sostanzialmente il contenuto del Report SEC; il 28 settembre 2017 la Australian Securities ed Investment Commission ha emanato un Information Sheet (INFO 225) ritenendo applicabile il Corporation Act 2001 quando il token emesso sia assimilabile ad un titolo partecipativo o ad un derivato; il 5 settembre 2017 la Securities and Future Commission di Hong Kong ha emesso uno statement indicando i criteri per considerare come securities i token emessi in occasione di una ICO; stesso approccio ha adottato la Banca Centrale di Singapore il 15 novembre 2017) altri limitandosi a ricordare l’applicabilità delle leggi nazionali a seconda della tipologia di token emesso (così la FINMA, ossia l’autorità di supervisione finanziaria svizzera, nelle linee guida 4/2017 del 29 settembre 2017; la FSA giapponese nel proprio warning del 27 ottobre 2017, nonché la European Securities and Markets Authority (ESMA), la quale il 13 novembre 2017 ha emesso due comunicati sia per allertare gli investitori sui rischi derivanti dall’investimento in criptovalute sia per avvertire i soggetti promotori delle ICO della necessità di rispettare la normativa europea dove applicabile).
Disciplina delle ICO e funzione dei token.
La disamina deve necessariamente astrarre e definire alcuni concetti utili per poter individuare la natura dei token associati ad una ICO (un utile riferimento a tal fine è il documento “Conceptual Framework fo Legal & Risk Assesment of Blockchain Crypto Property” redatto da uno studio di consulenza legale specializzato in criptovalute e che tenta di creare una prima suddivisione concettuale della materia: trattandosi di uno studio emesso da soggetti privati ovviamente non può avere alcuna pretesa di ufficialità o vincolatività; nel presente lavoro, pur riprendendo alcuni concetti descritti in tale documento, ci si discosterà in parte dallo stesso, tentando sia di semplificare le categorie e tipologie ivi contenute sia di renderle più aderenti alla definizione di token).
Senza voler approfondire in questa sede la natura giuridica del token (che verrà svolta in altro scritto), la definizione sopra riportata appare sufficiente per poter procedere ad una classificazione fondata principalmente sul conferimento o meno, da parte del token, di diritti da esercitare nei confronti di una controparte e sulle tipologie e caratteristiche di tali diritti.
Si possono così individuare tre classi di token.
Token di classe 1 (nessuna controparte) - Il token (che in questo caso è una vera e propria coin) può essere trasferito tramite transazioni su Blockchain che garantisce la non modificabilità delle stesse. Questa tipologia non conferisce diritti nei confronti di una controparte, ma ha solamente la funzione di registrare un diritto di proprietà del token stesso o l’esistenza (su Blockchain) di un determinato soggetto/oggetto. In particolare il token non rappresenta alcun asset sottostante né il suo proprietario ha dei diritti ulteriori rispetto a quello di proprietà del token. Rientrano in questa categoria i token di criptovalute native i quali costituiscono delle unità di registrazione e rappresentazione di valore scambiabili tra soggetti diversi. Esempi sono Bitcoin, Bitcoin Cash, Litecoin, etc.
Token di classe 2 (diritti verso controparti) - I token di questa categoria conferiscono ai proprietari dei diritti da esercitare nei confronti o del soggetto che ha generato i token o nei confronti di terzi. Alcuni esempi possono essere: token per pagamenti di specifico ammontare (in questi casi il titolare ha un diritto di ricevere un pagamento per un importo specifico, al pari dei titoli cambiari conosciuti nel nostro ordinamento); token per pagamenti futuri (conferiscono il diritto a ricevere dei pagamenti futuri, sulla base di determinate condizioni); token per la prestazione di servizi o il ricevimento di beni, anche immateriali (il titolare ha il diritto di ricevere una determinata prestazione o un bene dal soggetto emettitore o da un terzo che abbia stipulato accordi commerciali con questi: in tale ambito rientrano anche i token per l’accesso a infrastrutture informatiche, che possono anche avere le caratteristiche di criptovaluta nativa, e conferiscono la possibilità di utilizzare un’infrastruttura specifica di Blockchain); token rappresentativi di asset (rappresentano il diritto di proprietà di un determinato asset materiale o immateriale e potrebbero anche rappresentare quote di partecipazione dell’entità giuridica emittente o di entità terze). Più in generale i token di classe 2 potrebbero essere inquadrati in quelli che il nostro ordinamento conosce come "titoli di credito", ossia “documenti” che, secondo l’art. 1992 c.c., conferiscono al possessore “diritto alla prestazione in esso indicata verso presentazione del titolo”, nelle varie tipologie di titoli cambiari, titoli obbligazionari o di prestito, titoli di partecipazione, titoli rappresentativi di merci e documenti di legittimazione.
Token di classe 3 (diritti di comproprietà) - L’ultima categoria riguarda token che hanno funzione mista, in quanto rappresentano una proprietà ma conferiscono anche diritti diversi, quali diritti di voto, diritti economici, etc. In questa tipologia il titolare non ha un diritto esercitabile verso l’emittente del titolo o verso un terzo.
Initial Coin Offering e normativa italiana.
Token di classe 1 - Come sopra precisato, tale tipologia non conferisce diritti nei confronti di alcuno ed è dotata delle caratteristiche tipiche della valuta virtuale. In tali ipotesi, al fine di una prima definizione e regolamentazione, è possibile riferirsi alla recente modifica della disciplina cd. antiriciclaggio, ossia al D. L.vo 25/5/2017 n. 90, che ha modificato il D. L.vo n. 231/2007, inserendo alla lettera qq) del primo comma dell’art. 1 la definizione di “valuta virtuale” quale “rappresentazione digitale di valore, non emessa da una banca centrale o da un’autorità pubblica, non necessariamente collegata a una valuta avente corso legale, utilizzata come mezzo di scambio per l’acquisto di beni e servizi e trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente”. La definizione è utilizzata nel decreto legislativo in esame al fine di dichiarare applicabili le norme in esso previste ai “prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale, limitatamente allo svolgimento dell’attività di conversione di valute virtuali da ovvero in valute aventi corso forzoso”. In sostanza, nel momento in cui un soggetto (tipicamente un exchange) opera in Italia, deve iscriversi nell’elenco dei cambia valute (art. 17 bis, comma 8 bis del D. L.vo 13 agosto 2010 n. 141) e deve applicare quanto previsto dalla disciplina cd. antiriciclaggio sia relativamente agli obblighi di adeguata verifica della clientela sia alla segnalazione delle operazioni sospette. Ad oggi, quindi, la realizzazione di una ICO su token (coin) di classe 1 richiede che la vendita avvenga in Italia tramite soggetti autorizzati alle attività di cambio valuta i quali provvedano all’adempimento degli obblighi previsti dalla citata disciplina cd. antiriciclaggio.
Token di classe 2 (diritti verso controparti) - Nell’ambito di questa classe rientrano diverse tipologie, tutte accomunate dalla circostanza di conferire al titolare del token un diritto o verso il soggetto emittente o verso terzi. Nella realtà tali diritti possono essere configurati nella maniera più varia e sarebbe riduttivo e sicuramente incompleto tentare di effettuare un’analisi esaustiva della loro composizione. E’ possibile, però, tentare di individuare delle “sottoclassi” in cui delineare, per grandi linee, la disciplina applicabile:
token che conferiscono il diritto ad un pagamento specifico o a pagamenti futuri, token rappresentativi di assets: a seconda di come è configurato il token potrebbe essere inquadrato nell’ambito della categoria dei valori mobiliari, degli strumenti finanziari o assimilati o come strumento partecipativo al capitale di rischio; ciò renderebbe applicabili le varie previsioni del diritto societario, del Testo Unico della Finanza (TUF – D. L.vo n. 58/1998) e delle norme inerenti all’appello al pubblico di risparmio, con particolare riferimento all’obbligo di redazione e comunicazione di un prospetto informativo, all’applicazione della direttiva MIFID ed alla disciplina degli emittenti contenuta sia nel medesimo TUF sia nel regolamento Consob n. 11971/1999; qualora si tratti di offerta di strumenti partecipativi al capitale di rischio, inoltre, una ICO collocata attraverso un exchange potrebbe essere in conflitto con la legge italiana sul cd. equity crowdfunding dettata dal D. L. n. 179/2012 convertito nella Legge 17 dicembre 2012 n. 221 e dal regolamento Consob n. 19520/2013, che stabilisce la possibilità di ricorrere a tale forma di raccolta solamente in favore di particolari tipologie di società (startup ed imprese innovative) ed attraverso portali online gestiti da soggetti iscritti in apposito albo tenuto dalla Consob: d’altra parte qualora il token non sia assimilabile ad uno strumento finanziario è sempre necessario verificare che non si ricada nella disciplina relativa alla raccolta del pubblico risparmio (ossia all’acquisizione di fondi tra il pubblico con obbligo di rimborso), attività questa riservata alle banche (salvo alcune poche eccezioni come, ad esempio, l’attività di social lending nei limiti previsti dal provvedimento Banca d’Italia del 8 novembre 2016);
token per la prestazione di servizi o il ricevimento di beni (anche immateriali) e token rappresentativi di asset che non siano strumenti finanziari o partecipativi: in questo caso la disciplina della ICO non assume i connotati dell’offerta di uno strumento finanziario, ma conferisce il diritto, verso l’emittente del token o verso terzi, di ricevere una determinata prestazione o di utilizzare un bene (materiale ed immateriale); nella prassi, in fase di Intitial Coin Offering (ma in tali ipotesi sarebbe più corretta la denominazione Token Generation Event), vengono proposte varie formule con cui si assicurano dei vantaggi agli acquirenti che acquisiscono i token rispetto agli utenti successivi (tipicamente si tratta di vantaggi economici con diminuzione dell’importo del corrispettivo dovuto per la prestazione o per l’uso del bene); si tratta di fattispecie che per analogia potrebbero essere riportate al crowdfunding, nella forma del reward crowfunding (in cui ai finanziatori si prospetta una ricompensa per aver effettuato l’investimento) che viene ricondotto o alla disciplina della donazione modale (in cui ex art. 793 c.c. il donatario è tenuto all’adempimento dell’onere previsto) oppure alla vendita di cose future (ex art. 1472 c.c.): in queste ipotesi l’Initial Coin Offering è una vera e propria offerta al pubblico ex art. 1336 c.c. e le prestazioni possono assumere i più svariati contenuti, rendendo difficile inquadrare il contratto che viene concluso con l’acquisto del token all’interno di una (sola) fattispecie tipica assumendo invece il carattere di negozio misto, comunque regolato dall’autonomia contrattuale delle parti; il contenuto della prestazione, pertanto, sarà quello stabilito dal soggetto che promuove l’offerta vincolandosi nei confronti del pubblico a prestare, anche in futuro, le obbligazioni dedotte nel contratto stesso; sarà, altresì, applicabile la disciplina del Codice del Consumo (D. L.vo 6 settembre 2005 n. 206) nonché le singole normative che disciplinano la specifica prestazione dedotta nel contratto;
Token di classe 3 (diritti di comproprietà) - Il titolare in questo caso ha un diritto di proprietà su una piattaforma di smart contracts oltre una serie di diritti “ancillari”. Questi diritti non sono rivolti verso l’emittente, ma vengono gestiti automaticamente dalla piattaforma stessa. Al titolare, inoltre, può essere riconosciuto un compenso economico derivante dall’utilizzo da parte di terzi della piattaforma. Si tratta, in tutta evidenza, di una fattispecie riconducibile alla comunione (che può riguardare anche beni immateriali, quali diritti di proprietà d’autore o altri diritti di proprietà intellettuale), potendo essere vista la piattaforma di smart contracts come il bene indiviso su cui il singolo titolare esercita i propri diritti in congiunzione con gli altri titolari.
Avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie
Membro del Blockchain Education Network Italia
Fellow Member di APICES
Questo articolo è tratto da Blockchain 4 Innovation.