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Timestamp: 2018-06-20 07:40:25+00:00
Document Index: 71346131

Matched Legal Cases: ['art. 57', 'art. 56', 'art. 31', 'art. 57', 'art.58', 'art.58', 'art. 58', 'art. 67', 'art. 69', 'art. 69']

Antiriciclaggio: il nuovo procedimento sanzionatorio in sede amministrativa
Stefano Loconte e Barbara Ogliaruso – Loconte & Partners Studio Legale e Tributario | 21/07/2017 08:36
Molti gli spunti di novità nell'impianto sanzionatorio antiriciclaggio. Più articolato ma più mite rispetto al passato: dal principio del favor rei all'abolizione di alcuni illeciti amministrativi, dalle rimodulazione delle sanzioni "base" (fisse e più basse) alle nuove fattispecie sanzionatorie (artt. 31-32; art. 57). Il MEF, con circolare prot. n. 54071, fornisce ai propri uffici centrali e territoriali indicazioni di carattere operativo per il procedimento di applicazione delle sanzioni che questa trattazione ha l'intento di illustrare brevemente.
La riforma attuata con l'approvazione del decreto legislativo 90/2017 ha radicalmente rinnovato l'intero Titolo V del d.lgs. 231/2007 introducendo un articolato e circostanziato sistema di sanzioni amministrative pecuniarie volte ad assicurare il rispetto della normativa antiriciclaggio da parte dei soggetti obbligati.
Lo scorso 6 luglio 2017, la Direzione V del Ministero dell'Economia e delle Finanze ha diffuso la Circolare prot. n. 54071 al fine di fornire chiarimenti ed indicazioni operative su (i) la corretta individuazione della fattispecie tipica passibile di sanzione (ii) la determinazione del quantum della sanzione da applicare (iii) i nuovi termini del procedimento sanzionatorio ed (iv) pagamento della sanzione in misura ridotta.
La Circolare fa anzitutto una distinzione di specie tra: a) omessa segnalazione di operazione sospetta (articolo 35 e articolo 58) b) inosservanza degli obblighi di adeguata verifica (articoli 17-29; art. 56) e c) inosservanza degli obblighi di conservazione (art. 31-32; art. 57).
Analizziamo qui di seguito le singole fattispecie.
Per quanto riguarda le sanzioni amministrative per l'omessa segnalazione di operazioni sospette, l'articolo 58 distingue due fattispecie tipiche:
a)la fattispecie c.d. "base", la cui violazione comporta una sanzione pecuniaria nella misura (fissa) di 3.000 euro (art.58, 1 co.);
b)la fattispecie c.d. "qualificata" così detta per la presenza, alternativa o cumulativa, di ulteriori elementi costitutivi del fatto materiale, che rendono la condotta che dà luogo alla violazione "grave", "ripetuta", "sistematica" ovvero "plurima". In questa ipotesi, sarà applicata la sanzione da 30.000 a 300.000 euro (art.58, 2 co.).
L'Autorità verbalizzante, dunque, per le violazioni commesse post 5 luglio 2017 (data di entrata in vigore del nuovo decreto antiriciclaggio) avrà l'onere di sussumere la violazione in una delle fattispecie tipizzate dal legislatore mediante un puntuale e circostanziato riscontro, in particolare, circa l'eventuale sussistenza di circostanze corrispondenti ai parametri stabiliti dal 2 comma dell'art. 58.
Nell'ipotesi di cui al punto b), inoltre, il legislatore ha individuato tre ulteriori sub-intervalli di pari ampiezza (75.000, 165.000 e 255.000 €) corrispondenti a 3 gradi crescenti di intensità della violazione: l'entità della sanzione in concreto irrogata andrà quindi calibrata dall'Autorità verbalizzante tenuto conto dei criteri per l'applicazione delle sanzioni previsti, in via generale, dall'art. 67 del novellato d.lgs. 231/2007.
L'intento perseguito dal legislatore è quello di garantire - appunto mediante la corretta individuazione delle sanzione da applicare - una corrispondenza biunivoca tra l'illecito commesso e l'entità della violazione.
A tale scopo, la Circolare ribadisce i seguenti parametri per determinare la gravità delle violazioni:
a)intensità e grado dell'elemento soggettivo;
b) grado di collaborazione con le autorità;
c) rilevanza ed evidenza dei motivi del sospetto;
d) reiterazione e diffusione dei comportamenti.
Per amor di completezza, inoltre, ricordiamo un'importante novità di ultima immissione: è stata, infatti, eliminata la sanzione per i casi di segnalazione c.d. tardiva.
Anche per quanto riguarda le sanzioni amministrative per i soggetti obbligati che violino gli obblighi di adeguata verifica, il legislatore distingue tra violazione "base" (per la quale è prevista l'applicazione di una sanzione pecuniaria di 2.000 €, passibile di riduzione "da un terzo a due terzi" per le violazioni ritenute di minore gravità) e violazione "qualificata" (che comporta, invece, l'applicazione di una sanzione tra 2.500 e 50.000 €). Anche in quest'ultima ipotesi, i criteri da adottare ai fini del riscontro della sussistenza dei parametri che caratterizzano la violazione come "qualificata", sono i medesimi ricordati sopra e l'entità della sanzione in concreto irrogata andrà calibrata a seconda dell'intensità e sussunta in tre ulteriori sub-intervalli, in questo caso non di pari ampiezza (8.750, 22.500 e 40.000 €).
In ultimo, il legislatore ha introdotto una nuova fattispecie sanzionatoria per inosservanza degli obblighi di conservazione (sanzione per violazione "base": 2000 €, sanzione per violazione qualificata: da 2.500 a 50.000 €): è ovvio che, per queste ipotesi, le violazioni possono avere ad oggetto esclusivamente condotte poste in essere successivamente all'entrata in vigore del d.lgs. 90/2017.
L'entrata in vigore del nuovo decreto AML ha, inoltre, determinato anche l'abolizione di una serie di illeciti amministrativi tra cui spiccano gli illeciti per violazione degli obblighi di registrazione, quelli riguardante l'omessa o irregolare istituzione o tenuta dell'AUI (Archivio Unico Informatico) e gli illeciti riguardanti l'omessa o irregolare istituzione o tenuta del Registro della clientela.
In chiusura, è bene esaminare anche l'aspetto del favor rei, di cui all'art. 69 comma 1.
Como noto, in materia di sanzione amministrativa, vige il principio di legalità per cui "nessuno può essere assoggettato a sanzioni amministrative se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima della commissione della violazione". L'art. 69, invece, ha inteso introdurre - nel caso di successione di differenti disposizioni sanzionatorie - il principio del favor rei optando per la non sanzionabilità di comportamenti o atti che, per effetto di norme sopravvenute, non siano più ritenute meritevoli di sanzioni amministrativa ovvero siano sanzionate con minor vigore.