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Timestamp: 2018-02-19 00:22:32+00:00
Document Index: 105044842

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 27', 'sentenza ']

da Sergio P. Del Bello » 04/03/2017, 17:40
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da Sergio P. Del Bello » 14/02/2017, 1:20
da Sergio P. Del Bello » 21/12/2016, 3:09
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da Sergio P. Del Bello » 25/11/2016, 0:39
Agenda Digitale, di Giampaolo Franco, Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari di Trento e Giovanni Maria Guarrera, Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari di Trento
I recenti episodi di sorveglianza massiva dei cittadini da parte delle Nazioni leader in ambito informatico, hanno rivelato come la popolazione sia stata "spiata" con strumenti illeciti e lesivi della libertà personale. La fiducia del cittadino nelle Istituzioni sta diminuendo, così come la sua percezione di sicurezza in ambito informatico.
da Sergio P. Del Bello » 02/11/2016, 9:47
Un incidente non può essere considerato un "dato sensibile"tale cioè da far risalire aloo stato di salute della persona.
Una sentenza in materia di trasparenza e tutela dei dati personali
La Cassazione ha accolto il ricorso del Comune di Marsala, precedentemente condannato dalla giustizia ordinaria per avere pubblicato delle delibere di giunta contenente dati identificativi e relativi alla salute di alcuni cittadini nell’Albo pretorio on line
Con la sentenza n° 20615, pubblicata lo scorso 13 ottobre, la terza Sezione della Corte di Cassazione Civile si è espressa sul rapporto tra trasparenza amministrativa e tutela dei dati personali, e in particolare in merito alla pubblicazione sull’Albo Pretorio on line dei Comuni di dati che permettono di risalire all’identità e allo stato di salute delle persone.
La sentenza è stata formulata in chiusura di una vicenda giudiziaria risalente al 2009 che aveva riguardato tre cittadini e il Comune di Marsala. I tre, due dei quali a causa di un incidente stradale, e una dopo una caduta in un locale di proprietà dell’ente, avevano fatto causa al Comune, chiedendo di essere risarciti per i danni riportati. Il Comune si era costituito in giudizio, conferendo l’incarico di difesa ad un avvocato ed emettendo come da prassi due delibere di giunta per ufficializzare l’atto. Nel rispetto della normativa, le delibere furono pubblicate on line sull’Albo Pretorio comunale. Proprio a causa di ciò, i tre cittadini formularono una ulteriore causa di risarcimento danni nei confronti del Comune, lamentando la violazione del proprio diritto alla riservatezza. La richiesta fu accolta dal Tribunale di Marsala e per contestarne i contenuti il Comune siciliano presentò a sua volta ricorso presso la Cassazione.
Quest’ultima, con la sentenza oggetto di questo approfondimento, ha accolto il ricorso del Comune e annullato il precedente pronunciamento giudiziario. Tre i motivi indicati nella sentenza a suo sostegno.
Parer, 31/10/2016
da Sergio P. Del Bello » 11/10/2016, 1:19
Al centro dei lavori anche l'Educazione digitale
E' dedicata alle nuove prospettive per la privacy la 38ma Conferenza internazionale delle Autorità di protezione dei dati che si terrà dal 17 al 20 ottobre a Marrakech. Alla Conferenza, che vedrà la partecipazione di oltre cento Autorità di garanzia provenienti dai cinque continenti, sarà presente anche il Garante italiano
Nei tre giorni di lavori, i Garanti di tutto il mondo affronteranno temi chiave per il futuro della protezione dei dati personali e la tutela dei diritti degli individui: dalla robotica all'intelligenza artificiale, dall'educazione digitale alla crittografia. Alcune sessioni della Conferenza saranno dedicate a questioni di stretta attualità, come il rapporto tra protezione dati personali e sviluppo sostenibile, le problematiche legate alla lotta al terrorismo, la cybersecurity.
Nel corso della Conferenza saranno adottate alcune risoluzioni su temi strategici per le Autorità. Di particolare rilievo, quella sull'Educazione digitale di cui è promotore anche il Garante italiano.
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da Sergio P. Del Bello » 04/10/2016, 22:33
ITER - corsi
Il corso di formazione ITER Il Nuovo Regolamento Europeo Privacy UE , in programma a Milano il 21 ottobre, rappresenta una guida operativa per aziende e professionisti per affrontare il percorso di adeguamento e sfruttare le opportunità del mercato digitale.
Obiettivo della giornata è illustrare le principali novità che devono essere rispettate anche da aziende che hanno sede al di fuori dell’Unione Europea in materia di trattamento dei dati personali e sicurezza delle informazioni: diritto all’oblio, portabilità dei dati, notifiche di violazioni, privacy-by-design. Verranno analizzati i nuovi concetti e delineata la figura del Responsabile della Protezione dei dati, il Data Protection Officer. Non da ultimo un vademecum per pianificare, all’interno dell’organizzazione o della PA, un percorso di adeguamento al nuovo assetto normativo.
Il corso è accreditato dal CNF e dà diritto a 4 crediti formativi presso l'Ordine degli Avvocati di Milano.
da Sergio P. Del Bello » 17/09/2016, 17:06
Parer, 13/09/2016
Il diritto di cronaca prioritario al diritto all’oblio
Questo il pronunciamento del Garante privacy, chiamato ad esprimersi sul rilancio di una notizia di cronaca giudiziaria risalente ad alcuni anni fa, da parte di un quotidiano, per fornire nuovi aggiornamenti sul caso
Con un recente pronunciamento il Garante per la protezione dei dati personali ha stabilito che il diritto all’oblio non può sussistere se c’è l’esigenza di diffondere notizie, anche relative a fatti accaduti nel passato, per le quali permane una qualche forma di interesse pubblico. “Non viola la privacy – si legge in una nota ufficiale - il quotidiano che riattualizza un fatto di cronaca giudiziaria risalente nel tempo per dare notizia del rinvio a giudizio delle persone all'epoca indagate. In questo caso il diritto di cronaca prevale sul diritto all'oblio”.
Il principio – prosegue la nota – è stato affermato dal Garante privacy nel dichiarare infondato il ricorso [doc. web n. 5146073] di un imprenditore che chiedeva la deindicizzazione di un articolo pubblicato nell'edizione on line di una testata e rinvenibile attraverso i motori di ricerca esterni al sito.
A parere del ricorrente, la reperibilità in rete dell'articolo avrebbe arrecato un danno alla sua reputazione personale e professionale riportando all'attenzione dell'opinione pubblica una vicenda giudiziaria, a suo dire non più attuale e priva di interesse pubblico, che lo aveva visto coinvolto tra il 2005 e il 2009. Di diverso avviso, invece, il quotidiano, secondo il quale l'articolo non riattualizzava un evento superato, ma dava conto degli sviluppi di quella stessa vicenda, in particolare della richiesta di rinvio a giudizio di un certo numero di persone, tra cui il ricorrente.
Questa tesi è stata condivisa dall'Autorità che non ha ritenuto illecito l'operato del quotidiano ed ha quindi dichiarato infondato il ricorso. Secondo il Garante, infatti, il trattamento dei dati dell'imprenditore è "riferito a fatti rispetto ai quali può ritenersi ancora sussistente l'interesse pubblico alla conoscibilità della notizia in quanto, pur traendo origine ad una vicenda risalente nel tempo, i successivi sviluppi processuali, oggetto della recente pubblicazione, ne hanno rinnovato l'attualità". Qualora la vicenda si dovesse concludere in modo favorevole per il ricorrente, quest'ultimo potrà, se lo ritiene, chiedere all'editore di aggiornare o integrare i dati contenuti nell'articolo, presentando una idonea documentazione.
da Sergio P. Del Bello » 27/08/2016, 14:32
Chefuturo.it, di Monica Gobbato, 27/08/2016
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Ci mi segue sa che parlo spesso di diritto all’oblio perché è una materia che mi sta molto a cuore, in quanto vedo spesso commenti ingiusti che lo vedono quale antitesi e pericolo del diritto di cronaca o quando va bene del diritto storico o documentaristico. In realtà invece è un diritto sacrosanto dell’interessato che non deve alcun modo essere perseguitato dalla memoria imprevedibile della Rete. Il che peraltro contrasterebbe con gli stessi principi sottesi alla funzione rieducativa della pena. Oggi, dovrebbe essere del tutto evidente che la pena non possa più essere considerata come un semplice castigo (come invece sarebbe se non esistesse il diritto all’oblio che in mancanza permetterebbe la diffusione all’infinito delle colpe del reo); emblematico in questo senso l’art. 27 della nostra Costituzione in cui è sancito il principio per cui le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione (e alla risocializzazione) del condannato. Difficile pensare ad una risocializzazione quando i tuoi precedenti (anche banali) rigalleggiano in Rete all’infinito.
Il diritto all’oblio è quel diritto secondo cui si può essere dimenticati, in modo che il nostro passato non riemerga con una ricerca online anche dopo anni
La notizia deve essere non tardivamente deindicizzata
La Suprema Corte riconosce da un lato il valore di documentazione storica dell’archivio del giornale ma, dall’altro, cerca un punto di equilibrio tra questo valore e le esigenze di aggiornamento figlie del diritto degli interessati
da Sergio P. Del Bello » 16/07/2016, 16:04
Corrierecomunicazioni.it, 15/07/2016
Il diritto di tutti a sapere deve, in talune occasioni, cedere il passo al diritto del singolo alla privacy e all'oblio. Ma decidere quando il secondo debba prevalere sul primo non può essere un fatto solo di calendario.
La rubrica di Guido Scorza, avvocato esperto in Diritto Internet
Il diritto di cronaca scade proprio come il latte o lo yogurt. I giornali online, a richiesta degli interessati, devono, pertanto, rimuovere dai propri archivi articoli e contributi di cronaca trascorsi una manciata di mesi dalla loro pubblicazione. E’ questa la sintesi di una recentissima Sentenza con la quale la Suprema Corte di Cassazione ha confermato una decisione assunta nel 2013 dal Tribunale di Ortona che traeva origine dall’iniziativa dei proprietari di un ristorante che avevano mal digerito la circostanza che nell’archivio online di Primadanoi.it – un quotidiano online locale abruzzese – fosse rimasta accessibile la notizia del loro coinvolgimento in una vicenda giudiziaria.
Solo, a due anni e mezzo dai fatti oggetto dell’articolo, i proprietari del ristorante avevano ritenuto che il diritto di cronaca, da solo, non bastasse più a giustificare la permanenza online di quell’articolo che comprometteva reputazione e immagine del ristorante.
E prima il tribunale e ora la Cassazione hanno dato loro ragione. “La facile accessibilità e consultabilità dell’articolo giornalistico, tenuto conto dell’ampia diffusione locale del giornale online, consente di ritenere – hanno scritto i Giudici - che dalla data di pubblicazione fino a quella della diffida stragiudiziale sia trascorso sufficiente tempo perché le notizie divulgate con lo stesso potessero soddisfare gli interessi pubblici sottesi al diritto di cronaca giornalistica, e che quindi, almeno dalla data di ricezione della diffida, il trattamento di quei dati non poteva più avvenire…”. Una sentenza che minaccia di lasciare il Paese senza la storia perché se passa il principio che trascorso un certo lasso di tempo dalla pubblicazione di un contenuto online questo vada rimosso persino dall’archivio dei quotidiani, è evidente che la storia dei nostri giorni non avrà futuro.
Guai a negare che il diritto di tutti a sapere debba, in talune occasioni, cedere il passo al diritto del singolo alla privacy ed al c.d. oblio, ma decidere quando il secondo debba prevalere sul primo non può essere come, invece, lasciano intendere i giudici di legittimità un fatto solo di calendario.