Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-9226-del-21-04-2011
Timestamp: 2020-08-10 07:57:55+00:00
Document Index: 103879522

Matched Legal Cases: ['art. 366', 'art. 378', 'art. 46', 'art. 112', 'art. 36', 'art. 42', 'art. 7', 'art. 366', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 9226 del 21/04/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9226 del 21/04/2011
Cassazione civile sez. trib., 21/04/2011, (ud. 10/03/2011, dep. 21/04/2011), n.9226
OMNIA S.R.L., in persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliata in Roma via Germanico n. 197, presso lo
studio dell’avv. Mezzetti Mauro, che la rappresentata e difende
unitamente all’avv. Alberto Accordi;
regionale della Lombardia, sez. 63^, n. 37 del 6 febbraio 2006;
udito, per la societa’ controricorrente, l’avv. Mauro Mezzetti;
La societa’ contribuente propose ricorsi avverso avvisi di accertamento emessi dall’Ufficio – per irpeg, ilor ed iva, in relazione alle annualita’ 1996 e 1997, e per irpeg, irap ed iva, in relazione all’annualita’ 1998 sul presupposto dell’asserita annotazione contabile di fatture per operazioni inesistenti, emesse da societa’ “cartiere”, con conseguente indebita deduzione di costi fittizi correlativamente esposti;
La decisione dei giudici del gravame e’ basata su duplice ratio.
Sotto un primo profilo, la decisione reputa nulli gli avvisi di accertamento impugnati per vizio di motivazione, in quanto contenenti “mero richiamo di atti non conosciuti ne conoscibili dal contribuente, quali appunto gli atti relativi ad indagini effettuate nei confronti di terzi soggetti” (i soggetti che avevano emesse le fatture ritenute relative ad operazioni inesistenti).
Per altro verso, la decisione sostiene che le risultanze della verifica effettuata presso le imprese emittenti non sarebbero elemento probatorio sufficiente a fondare l’accertamento nei confronti della societa’ contribuente, atteso che questa ha prodotto le dichiarazioni rese in sede penale da alcuni dipendenti a conferma dell’esecuzione delle operazioni in questione ed il provvedimento di archiviazione emesso dal g.i.p. nei confronti dell’amministratore ed ha, altresi’, documentato l’avvenuto pagamento delle operazioni contestate e considerato che le movimentazioni bancarie per contanti accertate in capo all’amministratore erano, in realta’, riconducibili ad operazioni erano relative ad altre attivita’ dallo stesso esercitate a titolo diverso (azienda agricola, ecc), sicche’ “a fronte delle risultanze istruttorie proposte da parte contribuente, non paiono ravvisabili quegli indizi “gravi, precisi e concordanti” necessari a legittimare la pretesa tributaria”.
La societa’ contribuente ha resistito con controricorso, deducendo preliminarmente l’inammissibilita’ del ricorso per difetto di procura speciale dell’Agenzia in favore dell’avvocatura della Stato.
L’eccezione d’inammissibilita’ del ricorso si rivela manifestamente infondata, posto che l’Agenzia, (pur non disponendo ex lege del relativo patrocinio) ha la facolta’ di richiedere di avvalersi del patrocinio dell’Avvocatura dello Stato con riferimento ai singoli procedimenti, senza che sia necessaria specifica procura (v. Cass. 3116/06, 3118/06).
Altresi’ infondata si rivela l’eccezione d’inammissibilita’ del ricorso per difetto dei quesiti di diritto previsti dall’art. 366 bis c.p.c., prospettata dalla societa’ controricorrente nella memoria ex art. 378 c.p.c. La disposizione sui quesiti di diritto, inserita dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 46 non si applica, infatti, ai ricorsi incidenti sulle sentenze pubblicate, quale quella in rassegna, anteriormente al 2.3.2006.
Approfondendo i temi della controversia, va osservato che, con il primo motivo di ricorso deducendo violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 7 e 57 violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36 violazione e falsa applicazione del D.P.R. 600/1973, art. 42, della L. n. 212 del 2000, art. 7 e L. n. 241 del 1990 nonche’ motivazione omessa, insufficiente, contraddittoria – l’Agenzia censura la decisione impugnata nella parte in cui ha affermato la nullita’ degli avvisi impugnati per difetto di motivazione. In proposito, rileva, in particolare, che la societa’ contribuente non aveva svolto alcuna censura sulla motivazione degli atti in merito agli avvisi relativi all’annualita’ 1996 e che tutti gli avvisi contemplavano rinvii ob relationem a p.v.c. elevati a carico della stessa societa’ contribuente ed a questa ritualmente notificati con tutti gli atti allegati.
Con gli altri tre motivi di ricorso – variamente rubricati – l’Agenzia censura la decisione impugnata per non aver considerato che, in presenza di elementi anche solo presuntivi offerti dall’Agenzia in merito al carattere fittizio delle operazioni (nella specie: provenienza delle fatture da conclamate “cartiere” facenti capo alle medesime persone), e’ onere del contribuente fornire la prova della relativa effettivita’.
Il primo motivo di ricorso e’ inammissibile. Invero – non contemplando alcuna descrizione circa i ricorsi introduttivi dei contribuenti per l’annualita’ 1996, al fine di confortare l’assunta mancata deduzione da parte della societa’ contribuente di vizi di motivazione negli avvisi relativi a detta annualita’ ne’ alcuna indicazione in merito al contenuto concreto di tutti gli avvisi dedotti in controversia, al fine di confortare la lamentata erroneita’ della pronunzia impugnata, laddove ne ha riscontrato il difetto di motivazione – l’Agenzia non ha, in proposito, assolto l’onere di fornire compiutamente alla Corte tutti gli elementi necessari a valutare ammissibilita’ e fondatezza della proposta doglianza gia’ sulla base delle risultanze del ricorso e di quelle della sentenza, con inevitabili negative ricadute sul piano della specificita’ dell’impugnativa e della sua autosufficienza ex art. 366 c.p.c. (v. Cass. 18.242/03, 10330/03).
Basandosi sul rilievo che gli avvisi dedotti in controversia contemplavano rinvii ob relationem a p.v.c. elevati a carico della stessa societa’ contribuente ed a questa ritualmente notificati, la censura risulta, d’altro canto, inammissibilmente muovere da un presupposto contrario all’accertamento in fatto contenuto nella sentenza impugnata, per cui la motivazione degli atti opposti si risolveva in un “mero richiamo di atti non conosciuti ne conoscibili dal contribuente, quali appunto gli atti relativi ad indagini effettuate nei confronti di terzi soggetti”.
L’inammissibilita’ del primo motivo di ricorso – con la conseguente definitiva affermazione della nullita’ degli avvisi di accertamento impugnati per difetto di motivazione – rende superfluo l’esame degli ulteriori motivi, che, tesi a far valere il cattivo governo delle risultanze probatorie da parte del giudice del merito, sono comunque inidonei a sovvertire la precedente determinazione.