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Timestamp: 2018-11-20 19:19:23+00:00
Document Index: 131315848

Matched Legal Cases: ['art.   87', 'art.  11', 'art.   3', 'art.  17', 'art. 13', 'art.  3', 'art. 7', 'art.  2', 'art. 13', 'art. 226', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art.   7', 'art.  2', 'art. 3', 'art.  155', 'art. 10', 'art.  7', 'art.\n3', 'art. 3', 'art.  80', 'art. 12', 'art. 12', 'art.  2', 'art. 19', 'art. 227', 'art.  226']

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 30 Marzo 2004, n. 142: Disposizioni per il contenimento e la prevenzione dell'inquinamento acustico derivante dal traffico veicolare, a norma dell'articolo 11 della legge 26 ottobre 1995, n. 447. (GU n. 127 del 1-6-2004 | Edilone.it
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 30 Marzo 2004, n. 142: Disposizioni per il contenimento e la prevenzione dell’inquinamento acustico derivante dal traffico veicolare, a norma dell’articolo 11 della legge 26 ottobre 1995, n. 447. (GU n. 127 del 1-6-2004
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 30 Marzo 2004, n. 142: Disposizioni per il contenimento e la prevenzione dell'inquinamento acustico derivante dal traffico veicolare, a norma dell'articolo 11 della legge 26 ottobre 1995, n. 447. (GU n. 127 del 1-6-2004 )
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 30 Marzo 2004 , n. 142
Disposizioni  per  il contenimento e la prevenzione dell’inquinamento
acustico  derivante  dal traffico veicolare, a norma dell’articolo 11
della legge 26 ottobre 1995, n. 447.
Visto l’articolo 11 della legge 26 ottobre 1995, n. 447;
Visto   il  decreto  legislativo  30 aprile  1992,  n.  285,  e  le
disposizioni  vigenti  in  materia  di  omologazione  e controllo del
veicoli ai fini acustici;
14 novembre  1997,  pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale n. 280 del
1° dicembre  1997,  recante  determinazione  dei  valori limite delle
sorgenti sonore;
Visto  il decreto del Ministro dell’ambiente in data 16 marzo 1998,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 76 del 1° aprile 1998, recante
tecniche di rilevamento e di misurazione dell’inquinamento acustico;
Visto  il  decreto  del  Ministro dell’ambiente in data 29 novembre
2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 285 del 6 dicembre 2000,
recante  criteri  per  la  predisposizione, da parte delle societa’ e
degli enti gestori dei servizi pubblici di trasporto o delle relative
infrastrutture,   dei   piani  degli  interventi  di  contenimento  e
abbattimento del rumore;
Viste  le  direttive  relative  alle  modalita’  di  istituzione ed
aggiornamento del Catasto delle strade di cui al decreto del Ministro
dei   lavori   pubblici   in  data  1° giugno  2001,  pubblicato  nel
supplemento  ordinario  alla  Gazzetta  Ufficiale  n. 5 del 7 gennaio
Considerata  la necessita’ di armonizzare la legislazione nazionale
con quella di altre nazioni europee;
Considerato  il  ruolo essenziale di infrastrutture strategiche per
il trasporto di persone e merci svolto dalle strade e autostrade;
adottata nella riunione del 25 luglio 2003;
del 2 ottobre 2003;
consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 9 febbraio 2004;
riunione del 19 marzo 2004;
Sulla  proposta  del  Ministro  dell’ambiente  e  della  tutela del
territorio,  di  concerto  con  il  Ministro  della  salute  e con il
1. Ai fini dell’applicazione del presente decreto, si intende per:
a) infrastruttura  stradale: l’insieme della superficie stradale,
delle   strutture   e   degli   impianti   di   competenza  dell’ente
proprietario,  concessionario  o  gestore  necessari per garantire la
funzionalita’ e la sicurezza della strada stessa;
b) infrastruttura  stradale  esistente:  quella effettivamente in
esercizio  o  in  corso  di  realizzazione  o  per  la quale e’ stato
approvato  il  progetto definitivo alla data di entrata in vigore del
c) infrastruttura stradale di nuova realizzazione: quella in fase
di  progettazione alla data di entrata in vigore del presente decreto
e comunque non ricadente nella lettera b);
d) ampliamento  in  sede di infrastruttura stradale in esercizio:
la  costruzione  di  una  o  piu’  corsie  in  affiancamento a quelle
esistenti, ove destinate al traffico veicolare;
e) affiancamento    di    infrastrutture    stradali   di   nuova
realizzazione  a  infrastrutture stradali esistenti: realizzazione di
infrastrutture parallele a infrastrutture esistenti o confluenti, tra
le  quali  non  esistono  aree  intercluse  non  di  pertinenza delle
infrastrutture stradali stesse;
f) confine  stradale:  limite  della  proprieta’  stradale  quale
risulta  dagli  atti  di  acquisizione o dalle fasce di esproprio del
progetto  approvato; in mancanza, il confine e’ costituito dal ciglio
esterno  del  fosso  di guardia o della cunetta, ove esistenti, o dal
piede  della  scarpata  se  la  strada  e’  in  rilevato o dal ciglio
superiore  della  scarpata se la strada e’ in trincea, secondo quanto
disposto  dall’articolo  3 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n.
285,  e  successive  modificazioni,  di  seguito  denominato: decreto
legislativo n. 285 del 1992;
g) sede  stradale:  superficie compresa entro i confini stradali,
secondo  quanto  disposto  dall’articolo 3 del decreto legislativo n.
285 del 1992 e successive modificazioni;
h) variante:   costruzione   di   un  nuovo  tratto  stradale  in
sostituzione   di   uno  esistente,  fuori  sede,  con  uno  sviluppo
complessivo  inferiore  a  5  km  per autostrade e strade extraurbane
principali,  2  km  per  strade extraurbane secondarie ed 1 km per le
tratte  autostradali  di  attraversamento urbano, le tangenziali e le
i)  ambiente  abitativo:  ogni  ambiente interno, ad un edificio,
destinato alla permanenza di persone o comunita’ ed utilizzato per le
diverse  attivita’  umane, fatta eccezione per gli ambienti destinati
ad  attivita’ produttive per i quali resta ferma la disciplina di cui
al  decreto  legislativo  15  agosto  1991,  n. 277, salvo per quanto
concerne  l’immissione  di rumore da sorgenti sonore esterne a locali
in cui si svolgano le attivita’ produttive;
l)  ricettore:  qualsiasi  edificio adibito ad ambiente abitativo
comprese  le  relative  aree  esterne  di  pertinenza, o ad attivita’
lavorativa   o  ricreativa;  aree  naturalistiche  vincolate,  parchi
pubblici  ed  aree  esterne destinate ad attivita’ ricreative ed allo
svolgimento della vita sociale della collettivita’; aree territoriali
edificabili  gia’  individuate  dai  piani regolatori generali e loro
varianti   generali,  vigenti  al  momento  della  presentazione  dei
progetti di massima relativi alla costruzione delle infrastrutture di
cui  all’articolo  2, comma 2, lettera B, ovvero vigenti alla data di
entrata  in  vigore del presente decreto per le infrastrutture di cui
all’articolo 2, comma 2, lettera A;
m) centro  abitato:  insieme  di edifici, delimitato lungo le vie
d’accesso  dagli  appositi  segnali  di inizio e fine. Per insieme di
edifici si intende un raggruppamento continuo, ancorche’ intervallato
da  strade,  piazze,  giardini  o  simili,  costituito da non meno di
venticinque  fabbricati  e  da  aree  di  uso  pubblico  con  accessi
veicolari   o   pedonali   sulla   strada,  secondo  quanto  disposto
dall’articolo  3 del decreto legislativo n. 285 del 1992 e successive
n) ascia  di pertinenza acustica: striscia di terreno misurata in
proiezione  orizzontale,  per  ciascun  lato  dell’infrastruttura,  a
partire  dal  confine  stradale,  per  la  quale  il presente decreto
stabilisce i limiti di immissione del rumore.
dall’amininistrazione  competente  per  materia,  ai  sensi
–   L’art.   87,   quinto   comma,  della  Costituzione
promulgare  le  leggi ed emanare i decreti aventi valore di
–  L’art.  11  della  legge  26 ottobre  1995,  n. 447,
recante:    «Legge   quadro   sull’inquinamento   acustico,
pubblicata  nella  Gazzetta  Ufficiale  30 ottobre 1995, n.
254, S.O., e’ il seguente:
con   decreto   del   Presidente  della  Repubblica  previa
rispettiva   competenza   con  i  Ministri  della  sanita’,
dci   suddetti   servizi,   dagli  autodromi,  dalle  piste
all’art.   3  della  legge  24 dicembre  1976,  n.  898,  e
–  L’art.  17,  comma 1, della legge 23 agosto 1988, n.
400,  recante:  «Disciplina  dell’attivita’  di  Governo  e
ordinamento  della  Presidenza del Consiglio dei Ministri»,
pubblicata  nella  Gazzetta Ufficiale 12 settembre 1988, n.
214, S.O., e’ il seguente:
«1. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa
d)   l’organizzazione   ed   il  funzionamento  delle
– Il   decreto  legislativo  30 aprile  1992,  n.  285,
recante:  «Nuovo  codice della strada», e’ pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 18 maggio 1992, n. 114, S.O.
in  data  14 novembre  1997,  recante:  «Determinazione dei
valori  limite  delle sorgenti sonore», e’ pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 1° dicembre 1997, n. 280.
– Il   decreto   del  Ministro  dell’ambiente  in  data
16 marzo  1998,  recante:  «Tecniche  di  rilevamento  e di
misurazione   dell’inquinamento  acustico»,  e’  pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 1° aprile 1998, n. 76.
29 novembre 2000, recante: «Criteri per la predisposizione,
da  parte  delle  societa’ e degli enti gestori dei servizi
pubblici  di trasporto o delle relative infrastrutture, dei
piani  degli  interventi di contenimento e abbattimento del
rumore»,  e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 6 dicembre
2000, n. 285.
– Il   decreto   in   data   1° giugno  2001,  recante:
«Modalita’  di  istituzione  ed  aggiornamento  del catasto
delle  strade  ai  sensi dell’art. 13, comma 6, del decreto
legislativo   30 aprile   1992,   n.   285,   e  successive
modificazioni,»  e’  pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale
7 gennaio 2002, n. 5, S.O.
– L’art.  3  del decreto legislativo 30 aprile 1992, n.
285, recante: «Nuovo codice della strada», pubblicato nella
Gazzetta  Ufficiale  18 maggio  1992,  n.  114,  S.O. e’ il
1)  area  di intersezione: parte della intersezione a
dei  veicoli,  salvo  quelli  in  servizio  di emergenza, i
corsie di marcia ed, in genere, e’ pavimentata e delimitata
tale manovra.
destinata ai pedoni.
–  Il  decreto  legislativo  15 agosto  1991,  n.  277,
recante:  «Attuazione  delle  direttive  n. 80/1107/CEE, n.
82/605/CEE,  n.  83/477/CEE, n. 86/188/CEE e n. 88/642/CEE,
in  materia  di  protezione  dei lavoratori contro i rischi
derivanti  da  esposizione  ad  agenti  chimici,  fisici  e
biologici  durante  il  lavoro,  a  norma dell’art. 7 della
legge 30 luglio 1990, n. 212», e’ pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 27 agosto 1991, n. 200, S.O.
1. Il presente decreto stabilisce le norme per la prevenzione ed il
contenimento    dell’inquinamento    da    rumore    avente   origine
dall’esercizio delle infrastrutture stradali di cui al comma 2.
2.  Le  infrastrutture  stradali  sono definite dall’articolo 2 del
decreto  legislativo  n.  285  del  1992, e successive modificazioni,
nonche’ dall’allegato 1 al presente decreto:
a) alle  infrastrutture  esistenti, al loro ampliamento in sede e
alle  nuove  infrastrutture in affiancamento a quelle esistenti, alle
loro varianti;
4. Alle infrastrutture di cui al comma 2 non si applica il disposto
degli  articoli 2, 6 e 7 del decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri   in  data  14  novembre  1997,  pubblicato  nella  Gazzetta
Ufficiale n. 280 del 1° dicembre 1997.
5.  I  valori  limite  di immissione stabiliti dal presente decreto
sono verificati, in corrispondenza dei punti di maggiore esposizione,
in   conformita’   a   quanto   disposto  dal  decreto  del  Ministro
dell’ambiente  in  data  16 marzo  1998,  pubblicato  nella  Gazzetta
Ufficiale  n. 76 del 1° aprile 1998, e devono essere riferiti al solo
rumore prodotto dalle infrastrutture stradali.
–  L’art.  2  del  citato decreto legislativo 30 aprile
1992,   n.  285,  recante:  «Nuovo  codice  della  strada»,
S.O., e’ il seguente:
«Art  2 (Definizione e classificazione delle strade). –
1.  Ai  fini  dell’applicazione  delle  norme  del presente
codice   si  definisce  “strada”  l’area  ad  uso  pubblico
destinata alla circolazionc dei pedoni, dei veicoli e degli
2.  Le  strade  sono  classificate,  riguardo alle loro
caratteristiche  costruttive,  tecniche  e  funzionali, nei
seguenti tipi:
3. Le strade di cui al comma 2 devono avere le seguenti
A   –  Autostrada:  strada  extraurbana  o  urbana  a
carreggiate   indipendenti  o  separate  da  spartitraffico
invalicabile,  ciascuna  con  almeno  due corsie di marcia,
eventuale  banchina  pavimentata  a  sinistra  e  corsia di
emergenza   o  banchina  pavimentata  a  destra,  priva  di
intersezioni  a  raso  e  di  accessi  privati,  dotata  di
recinzione  e  di  sistemi  di  assistenza all’utente lungo
l’intero  tracciato,  riservata alla circolazione di talune
categorie di veicoli a motore e contraddistinta da appositi
segnali  di  inizio  e  fine.  Deve  essere  attrezzata con
apposite  aree  di servizio ed aree di parcheggio, entrambe
con   accessi  dotati  di  corsie  di  decelerazione  e  di
B   –   Strada   extraurbana   principale:  strada  a
invalicabile,  ciascuna  con  almeno due corsie di marcia e
banchina  pavimentata  a  destra,  priva  di intersezioni a
raso,  con  accessi  alle  proprieta’  laterali coordinati,
contraddistinta  dagli  appositi  segnali di inizio e fine,
riservata  alla circolazione di talune categorie di veicoli
a  motore;  per  eventuali altre categorie di utenti devono
essere previsti opportuni spazi. Deve essere attrezzata con
apposite  aree  di  servizio,  che comprendano spazi per la
sosta,  con  accessi dotati di corsie di decelerazione e di
C  –  Strada  extraurbana secondaria: strada ad unica
carreggiata  con  almeno  una  corsia per senso di marcia e
banchine.
D   –   Strada   urbana   di  scorrimento:  strada  a
carreggiate  indipendenti  o  separate  da  spartitraffico,
ciascuna  con almeno due corsie di marcia, ed una eventuale
corsia  riservata ai mezzi pubblici, banchina pavimentata a
destra  e marciapiedi, con le eventuali intersezioni a raso
semaforizzate;  per  la sosta sono previste apposite aree o
fasce  laterali  esterne  alla  carreggiata,  entrambe  con
immissioni ed uscite concentrate.
E  –  Strada  urbana  di  quartiere:  strada ad unica
carreggiata  con  almeno due corsie, banchine pavimentate e
marciapiedi; per la sosta sono previste aree attrezzate con
apposita corsia di manovra, esterna alla carreggiata.
F  –  Strada  locale:  strada  urbana  od extraurbana
opportunamente  sistemata  ai  fini  di  cui al comma 1 non
facente parte degli altri tipi di strade.
F-bis.   Itinerario   ciclopedonale:  strada  locale,
urbana,  extraurbana  o vicinale, destinata prevalentemente
alla  percorrenza  pedonale e ciclabile e caratterizzata da
una  sicurezza intrinseca a tutela dcll’utenza debole della
4.   E’  denominata  “strada  di  servizio”  la  strada
affiancata  ad  una  strada  principale (autostrada, strada
extraurbana   principale,  strada  urbana  di  scorrimento)
avente   la   funzione   di   consentire  la  sosta  ed  il
raggruppamento degli accessi dalle proprieta’ laterali alla
strada  principale  e  viceversa, nonche’ il movimento e le
manovre  dei  veicoli  non  ammessi sulla strada principale
5.  Per  le  esigenze di carattere amministrativo e con
riferimento   alluso  e  alle  tipologie  dci  collegamenti
svolti,  le strade, come classificate ai sensi del comma 2,
si    distinguono    in   strade   “statali”,   “regional”,
“provinciali”,   “comunali”,  secondo  le  indicazioni  che
seguono.   Enti   proprietari   delle   dette  strade  sono
rispettivamcnte  lo  Stato,  la  regione,  la provincia, il
comune.  Per le strade destinate esclusivamentc al traffico
militare  e denominate “strade militari”, ente proprietario
e’   considerato   il   comando   della   regione  militare
6. Le strade extraurbane di cui a comma 2, lettere B, C
ed F si distinguono in:
A  –  Statali,  quando:  a)  costituiscono  le grandi
direttrici  del  traffico nazionale; b) congiungono la rete
viabile  principale  dello  Stato  con  quelle  degli Stati
limitrofi;  c) congiungono tra loro i capoluoghi di regione
ovvero   i  capoluoghi  di  provincia  situati  in  regioni
diverse,   ovvero   costituiscono   diretti  ed  importanti
collegamenti  tra  strade  statali; d) allacciano alla rete
delle  strade  statali  i porti marittimi, gli aeroporti, i
centri  di  particolare importanza industriale, turistica e
climatica;  e) servono traffici interregionali o presentano
particolare  interesse  per  l’economia  di  vaste zone del
B  –  Regionali,  quando  allacciano  i capoluoghi di
provincia  della stessa regione tra loro o con il capoluogo
di  regione ovvero allacciano i capoluoghi di provincia o i
comuni  con  la  rete  statale  se cio’ sia particolarmente
rilevante    per    ragioni   di   carattere   industriale,
commerciale, agricolo, turistico e climatico.
C  –  Provinciali,  quando allacciano al capoluogo di
provincia  capoluoghi  dei  singoli comuni della rispettiva
provincia  o  piu’  capoluoghi  di  comuni  tra loro ovvero
quando   allacciano   alla   rete  statale  o  regionale  i
capoluoghi di comune, se cio’ sia particolarmente rilevante
per   ragioni   di   carattere   industriale,  commerciale,
agricolo, turistico e climatico.
D  –  Comunali,  quando  congiungono il capoluogo del
comune  con  le sue frazioni o le frazioni fra loro, ovvero
congiungono  il  capoluogo  con  la  stazione  ferroviaria,
tranviaria  o  automobilistica,  con  un  aeroporto o porto
marittimo,  lacuale  o  fluviale,  con interporti o nodi di
scambio  intermodale  o  con  le localita’ che sono sede di
essenziali  servizi interessanti la collettivita’ comunale.
Ai  fini  del  presente  codice,  le strade «vicinali» sono
assimilate alle strade comunali.
7.  Le  strade urbane di cui al comma 2, lettere D, E e
F,  sono  sempre comunali quando siano situate nell’interno
dei  centri  abitati, eccettuati i tratti interni di strade
statali,  regionali  o  provinciali che attraversano centri
abitati con popolazione non superiore a diecimila abitanti.
8.  Il  Ministero delle infrastrutture e dei trasporti,
nel  termine  indicato  dall’art. 13, comma 5, procede alla
classificazione  delle strade statali ai sensi del comma 5,
seguendo  i  criteri  di  cui ai commi 5, 6 e 7, sentiti il
Consiglio  superiore  delle infrastrutture e dei trasporti,
il  consiglio  di  amministrazione  dell’Azienda  nazionale
autonoma per le strade statali, le regioni interessate, nei
casi  e  con  le  modalita’  indicate  dal  regolamento. Le
regioni,  nel  termine  e  con gli stessi criteri indicati,
procedono,  sentiti  gli  enti locali, alle classificazioni
delle  rimanenti  strade  ai  sensi  del comma 5. Le strade
cosi’  classificate  sono  iscritte nell’archivio nazionale
delle strade previsto dall’art. 226.
9.  Quando  le  strade non corrispondono piu’ all’uso e
alle tipologie di collegamento previste sono declassificate
dal  Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e dalle
regioni,  secondo  le  rispettive  competenze,  acquisiti i
pareri  indicati  comma  8.  I casi e la procedura per tale
declassificazione sono indicati dal regolamento.
10. Le disposizioni di cui alla presente disciplina non
modificano  gli  effetti  del  decreto  del  Prsidente  del
Consiglio  dei  Ministri  10 agosto 1988, n 377, emanato in
attuazione  della  legge  8  luglio 1986, n. 349, in ordine
all’individuazione delle opere sottoposte alla procedura di
valutazione d’impatto ambientale.».
–  Gli articoli 2, 6 e 7 del decreto del Presidente del
Consiglio  dei  Ministri in data 14 novembre 1997, recante:
«Determinazione  dei  valori limite delle sorgenti sonore»,
pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale 1° dicembre 1997, n.
280, sono i seguenti:
«Art.  2  (Valori  limite  di emissione). – 1. I valori
limite  di emissione, definiti all’art. 2, comma 1, lettera
e), della legge 26 ottobre 1995, n. 447, sono riferiti alle
sorgenti fisse ed alle Sorgenti mobili.
2.  I valori limite di emissione delle singole sorgenti
fisse  di  cui all’art. 2, comma 1, lettera c), della legge
26 ottobre 1995, n. 447, sono quelli indicati nella tabella
B  allegata  al presente decreto, fino all’emanazione della
specifica  norma  UNI  che  sara’  adottata  con  le stesse
procedure  del  presente decreto, e si applicano a tutte le
aree   del  territorio  ad  esse  circostanti,  secondo  la
rispettiva classificazione in zone.
3.  I  rilevamenti  e  le  verifiche sono effettuati in
corrispondenza   degli   spazi   utilizzati  da  persone  e
4.  I  valori  limite  di  emissione  del  rumore delle
sorgenti  sonore mobili di cui all’art. 2, comma 1, lettera
d),  della  legge  26  ottobre  1995, n. 447, e dei singoli
macchinari  costituenti  le  sorgenti sonore fisse, laddove
previsto,   sono  altresi’  regolamentati  dalle  norme  di
omologazione e certificazione delle stesse.».
«Art.  6  (Valori  di  attenzione)  –  1.  I  valori di
attenzione  espressi  come  livelli continui equivalenti di
pressione  sonora  ponderata «A», riferiti al tempo a lungo
termine (TL) sono:
a) se  riferiti  ad  un’ora, i valori della tabella C
allegata  al  presente  decreto,  aumentati di 10 dB per il
periodo diurno e di 5 dB per il periodo notturno;
b) se  relativi  ai tempi di riferimento, i valori di
cui alla tabella C allegata al presente decreto. Il tempo a
lungo  termine  (TL)  rappresenta  il tempo all’interno del
quale  si  vuole  avere la caratterizzazione del territorio
dal   punto  di  vista  della  rumorosita’  ambientale.  La
lunghezza  di  questo intervallo di tempo e’ correlata alle
variazioni dei fattori che influenzano tale rumorosita’ nel
lungo termine. Il valore TL, multiplo intero del periodo di
riferimento,   e’   un   periodo   di   tempo  prestabilito
riguardante  i  periodi  che  consentono  la valutazione di
realta’ specifiche locali.
2.  Per  l’adozione  dei  piani  di  risanamento di cui
all’art.   7  della  legge  26 ottobre  1995,  n.  447,  e’
sufficiente  il superamento di uno dei due valori di cui ai
punti  a)  e  b) del precedente comma 1, ad eccezione delle
aree   esclusivamente   industriali   in  cui  i  piani  di
risanamento  devono  essere adottati in caso di superamento
dei valori di cui alla lettera b) del comma precedente.
3.  I  valori  di  attenzione  di cui al comma 1 non si
applicano  alle  fasce  territoriali  di  pertinenza  delle
infrastrutture    stradali,   ferroviarie,   marittime   ed
aeroportuali.».
«Art.  7 (Valori di qualita). – 1. I valori di qualita’
di  cui  all’art.  2,  comma  1, lettera h), della legge 26
ottobre  1995,  n.  447,  sono  indicati  nella  tabella  D
allegata al presente decreto».
–  Il  decreto  del  Ministro  dell’ambiente in data 16
marzo   1998,   recante:  «Tecniche  di  rilevamento  e  di
misurazione dell’inquinamento acustico», e’ pubblcato nella
Gazzetta Ufficiale, 1° aprile 1998, n. 76.
1. Per le infrastrutture stradali di tipo A., B., C., D., E. ed F.,
le  rispettive fasce territoriali di pertinenza acustica sono fissate
dalle tabelle 1 e 2 dell’allegato 1.
2.  Nel caso di fasce divise in due parti si dovra’ considerare una
prima parte piu’ vicina all’infrastruttura denominata fascia A ed una
seconda piu’ distante denominata fascia B.
3.   Nel   caso   di  realizzazione  di  nuove  infrastrutture,  in
affiancamento  ad  una esistente, la fascia di pertinenza acustica si
calcola a partire dal confine dell’infrastruttura preesistente.
Limiti   di   immissione   per   infrastrutture   stradali  di  nuova
1.  Il  presente  articolo  si  applica  alle infrastrutture di cui
all’articolo 2, comma 3, lettera b).
2.  Per  le  infrastrutture di cui al comma 1 il proponente l’opera
individua  i  corridoi  progettuali che possano garantire la migliore
tutela  dei  ricettori presenti all’interno della fascia di studio di
ampiezza pari a quella di pertinenza, estesa ad una dimensione doppia
in  caso  di  presenza  di  scuole,  ospedali, case di cura e case di
3.  Le infrastrutture di cui al comma 1, rispettano i valori limite
di immissione fissati dalla tabella 1 dell’Allegato 1.
all’articolo  2,  comma  3,  lettera  a), per le quali si applicano i
valori fissati dalla tabella 2 dell’Allegato 1.
2.  I  valori limite di immissione di cui al comma 1, devono essere
conseguiti  mediante l’attivita’ pluriennale di risanamento di cui al
decreto   del   Ministro  dell’ambiente  in  data  29 novembre  2000,
pubblicato  nella  Gazzetta Ufficiale n. 285 del 6 dicembre 2000, con
l’esclusione   delle   infrastrutture   di   nuova  realizzazione  in
affiancamento   di  infrastrutture  esistenti  e  delle  varianti  di
infrastrutture esistenti per le quali tali valori limite si applicano
a partire dalla data di entrata in vigore del presente decreto, fermo
restando   che   il  relativo  impegno  economico  per  le  opere  di
mitigazione e’ da computarsi nell’insieme degli interventi effettuati
nell’anno di riferimento del gestore.
3. In via prioritaria l’attivita’ pluriennale di risanamento dovra’
essere  attuata all’interno dell’intera fascia di pertinenza acustica
per  quanto  riguarda scuole, ospedali, case di cura e case di riposo
e,  per  quanto riguarda tutti gli altri ricettori, all’interno della
fascia  piu’  vicina  all’infrastruttura,  con  le  modalita’  di cui
all’articolo  3,  comma  1,  lettera i), e dall’articolo 10, comma 5,
della  legge  26 ottobre  1995, n. 447. All’esterno della fascia piu’
vicina  all’infrastruttura,  le  rimanenti  attivita’  di risanamento
dovranno  essere  armonizzate con i piani di cui all’articolo 7 della
citata legge n. 447 del 1995.
–  Il  decreto  del  Ministro dell’ambiente 29 novembre
2000,  recante:  «Criteri  per la predisposizione, da parte
delle societa’ e degli enti gestori dei servizi pubblici di
trasporto  o delle relative infrastrutture, dei piani degli
interventi  di  contenimento e abbattimento del rumore», e’
pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale  6 dicembre 2000, n.
– L’art. 3, comma 1, lettera i), della legge 26 ottobre
1995,  n.  447,  recante:  «Legge  quadro sull’inquinamento
acustico»,  pubblicata  nella Gazzetta Ufficiale 30 ottobre
1995, n. 254, sopplemento ordinario, e’ il seguente:
«1. Sono di competenza dello Stato:
i) l’adozione  di piani pluriennali per il contenimento
delle  emissioni  sonore  prodotte  per  lo  svolgimento di
servizi   pubblici   essenziali  quali  linee  ferroviarie,
metropolitane,  autostrade  e strade statali entro i limiti
stabiliti  per  ogni  specifico sistema di trasporto, ferme
restando  le competenze delle regioni, delle province e dei
comuni,  e tenendo comunque conto delle disposizioni di cui
all’art.  155  del  decreto  legislativo 30 aprile 1992, n.
285, e successive modificazioni».
– L’art. 10, comma 5, della predetta legge n. 447/1995,
«5. In deroga a quanto previsto ai precedenti commi, le
dell’ambiente».
–  L’art.  7  della  predetta  legge n. 447/1995, e’ il
comma 1,  lettera  g), nonche’ nell’ipotesi di cui all’art.
3. In  caso  di  inerzia  del  comune ed in presenza di
all’adozione  del piano si provvede, in via sostitutiva, ai
4. Il  piano di risanamento di cui al presente articolo
comma 1,  anche  al  fine  di  perseguire  i  valori di cui
–  La  tabella C  del citato decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri in data 14 novembre 1997, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 280 del 1° dicembre 1997, e’ la
Leq in dB(A) (art. 3)
Classi di destinazione| Tempi di riferimento | Tempi di riferimento
d’uso del territorio | Diurno (6.00/22.00)  | Notturno (22.00/6.00)
I aree particolarmente|                      |
protette              |50                    |40
II aree               |                      |
prevalentemente       |                      |
residenziali          |55                    |45
III aree di tipo misto|60                    |50
IV aree di intensa    |                      |
attivita’ umana       |65                    |55
V aree prevalentemente|                      |
industriali           |70                    |60
VI aree esclusivamente|                      |
industriali           |70                    |70}.
1.  Per  le  infrastrutture  di  cui  all’articolo  2,  comma 3, il
rispetto  dei  valori  riportati dall’allegato 1 e, al di fuori della
fascia di pertinenza acustica, il rispetto dei valori stabiliti nella
tabella  C  del  decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in
data 14 novembre 1997, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 280 del
1° dicembre  1997, e’ verificato in facciata degli edifici ad 1 metro
dalla  stessa  ed in corrispondenza dei punti di maggiore esposizione
nonche’ dei ricettori.
2. Qualora i valori limite per le infrastrutture di cui al comma 1,
ed  i valori limite al di fuori della fascia di pertinenza, stabiliti
nella  tabella  C del citato decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri   in   data   14 novembre   1997,   non  siano  tecnicamente
conseguibili,   ovvero   qualora  in  base  a  valutazioni  tecniche,
economiche  o  di  carattere ambientale si evidenzi l’opportunita’ di
procedere ad interventi diretti sui recettori, deve essere assicurato
il rispetto dei seguenti limiti:
a) 35  dB(A)  Leq  notturno  per ospedali, case di cura e case di
b)  40  dB(A)  Leq  notturno  per  tutti  gli  altri ricettori di
carattere abitativo;
3. I valori di cui al comma 2 sono valutati al centro della stanza,
a finestre chiuse, all’altezza di 1,5 metri dal pavimento.
4.  Per  i recettori inclusi nella fascia di pertinenza acustica di
cui  all’articolo  3,  devono essere individuate ed adottate opere di
mitigazione sulla sorgente, lungo la via di propagazione del rumore e
direttamente  sul  ricettore,  per  ridurre  l’inquinamento  acustico
prodotto  dall’esercizio  dell’infrastruttura,  con  l’adozione delle
migliori  tecnologie  disponibili, tenuto conto delle implicazioni di
carattere tecnico-economico.
1.  Per  le  infrastrutture  di  cui  all’articolo  2, comma 3, gli
interventi di cui all’articolo 6, comma 2, sono attuati sulla base di
linee  guida  predisposte  dal Ministero dell’ambiente e della tutela
del  territorio,  di  concerto  con  i Ministeri della salute e delle
1.  In  caso  di  infrastrutture  di  cui  all’articolo 1, comma 1,
lettera  b),  gli  interventi  per il rispetto dei limiti di cui agli
articoli 5  e 6 sono a carico del titolare della concessione edilizia
o del permesso di costruire, se rilasciata dopo la data di entrata in
2.  In  caso  di  infrastrutture  di  cui  all’articolo 1, comma 1,
lettere  c),  d), e) ed h), gli interventi per il rispetto dei propri
limiti di cui agli articoli 4, 5 e 6 sono a carico del titolare della
concessione  edilizia o del permesso di costruire, se rilasciata dopo
la  data  di approvazione del progetto definitivo dell’infrastruttura
stradale  per la parte eccedente l’intervento di mitigazione previsto
a  salvaguardia  di  eventuali  aree  territoriali edificabili di cui
all’articolo  1,  comma  1,  lettera  l), necessario ad assicurare il
rispetto dei limiti di immissione ad una altezza di 4 metri dal piano
1.   Fermo  restando  quanto  stabilito  dalle  norme  nazionali  e
comunitarie  in  materia  di  sicurezza  e  di  emissioni sonore, gli
autoveicoli  sono  sottoposti  a verifica, secondo le disposizioni di
cui  all’articolo  80  del  decreto  legislativo  n.  285 del 1992, e
successive   modificazioni,   per   accertarne  la  rispondenza  alla
certificazione di omologazione ai fini acustici.
– L’art.  80  del  citato decreto legislativo 30 aprile
«Art.   80   (Revisioni).   –   1.  Il  Ministro  delle
infrastrutture  e  dei  trasporti  stabilisce,  con  propri
decreti,   i   criteri,   i   tempi   e  le  modalita’  per
l’effettuazione  della  revisione generale o parziale delle
categorie  di veicoli a motore e dei loro rimorchi, al fine
di  accertare  che  sussistano  in  essi  le  condizioni di
sicurezza  per  la  circolazione e di silenziosita’ e che i
veicoli   stessi   non   producano   emanazioni  inquinanti
superiori  ai limiti prescritti; le revisioni, salvo quanto
stabilito  nei  commi 8  e seguenti, sono effettuate a cura
degli  uffici  competenti  del Dipartimento per i trasporti
terrestri.  Nel  regolamento sono stabiliti gli elementi su
cui   deve  essere  effettuato  il  controllo  tecnico  dei
dispositivi che costituiscono l’equipaggiamento dei veicoli
e che hanno rilevanza ai fini della sicurezza stessa.
2.  Le  prescrizioni  contenute  nei decreti emanati in
applicazione  del  comma 1  sono  mantenute  in armonia con
quelle  contenute  nelle  direttive della Comunita’ europea
relative al controllo tecnico dei veicoli a motore.
3.  Per  le autovetture, per gli autoveicoli adibiti al
trasporto  di cose o ad uso speciale di massa complessiva a
pieno  carico  non  superiore a 3,5 t e per gli autoveicoli
per  trasporto  promiscuo la revisione deve essere disposta
entro  quattro  anni dalla data di prima immatricolazione e
successivamente   ogni   due   anni,   nel  rispetto  delle
specifiche  decorrenze previste dalle direttive comunitarie
4.  Per i veicoli destinati al trasporto di persone con
numero  di  posti  superiore  a  nove  compreso  quello del
conducente,  per  gli autoveicoli destinati ai trasporti di
cose  o ad uso speciale di massa complessiva a pieno carico
superiore  a  3,5 t,  per i rimorchi di massa complessiva a
pieno  carico  superiore  a  3,5 t,  per  i  taxi,  per  le
autoambulanze,   per  i  veicoli  adibiti  a  noleggio  con
conducente e per i veicoli atipici la revisione deve essere
disposta annualmente, salvo che siano stati gia’ sottoposti
nell’anno  in corso a visita e prova ai sensi dei commi 5 e
5.   Gli  uffici  competenti  del  Dipartimento  per  i
trasporti  terrestri  anche su segnalazione degli organi di
polizia  stradale di cui all’art. 12, qualora sorgano dubbi
sulla  persistenza  dei requisiti di sicurezza, rumorosita’
ed  inquinamento  prescritti, possono ordinare in qualsiasi
momento la revisione di singoli veicoli.
6.  I  decreti  contenenti  la disciplina relativa alla
revisione  limitata al controllo dell’inquinamento acustico
ed   atmosferico   sono   emanati   sentito   il  Ministero
7.  In caso di incidente stradale nel quale i veicoli a
motore o rimorchi abbiano subito gravi danni in conseguenza
dei   quali  possono  sorgere  dubbi  sulle  condizioni  di
sicurezza  per  la  circolazione,  gli  organi  di  polizia
stradale di cui all’art. 12, commi 1 e 2, intervenuti per i
rilievi,  sono tenuti a darne notizia al competente ufficio
del  Dipartimento per i trasporti terrestri per la adozione
del provvedimento di revisione singola.
8.  Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti al
fine di assicurare in relazione a particolari e contingenti
situazioni    operative   degli   uffici   competenti   del
Dipartimento  per  i  trasporti  terrestri  il rispetto dei
termini  previsti per le revisioni periodiche dei veicoli a
motore  capaci  di  contenere  al  massimo  sedici  persone
compreso  il  conducente,  ovvero  con  massa complessiva a
pieno  carico  fino  a  3,5 t,  puo’  per  singole province
individuate  con  proprio  decreto  affidare in concessione
quinquennale   le   suddette   revisioni   ad   imprese  di
autoriparazione che svolgono la propria attivita’ nel campo
della  meccanica  e  motoristica, carrozzeria, elettrauto e
gommista  ovvero  ad  imprese  che, esercendo in prevalenza
attivita’ di commercio di veicoli, esercitino altresi’, con
carattere   strumentale   o   accessorio,   l’attivita’  di
autoriparazione.  Tali  imprese  devono essere iscritte nel
registro    delle    imprese    esercenti    attivita’   di
autoriparazione  di  cui  all’art.  2, comma 1, della legge
5 febbraio  1992,  n.  122.  Le  suddette revisioni possono
essere  altresi’ affidate in concessione ai consorzi e alle
societa’   consortili,   anche  in  forma  di  cooperativa,
appositamente costituiti tra imprese iscritte ognuna almeno
in  una  diversa  sezione del medesimo registro, in modo da
garantire l’iscrizione in tutte e quattro le sezioni.
9.  Le  imprese  di  cui  al  comma  8 devono essere in
possesso    di    requisiti    tecnico-professionali,    di
attrezzature e di locali idonei al corretto esercizio delle
attivita’   di  verifica  e  controllo  per  le  revisioni,
precisati  nel  regolamento;  il titolare della ditta o, in
sua vece, il responsabile tecnico devono essere in possesso
dei  requisiti  personali  e  professionali  precisati  nel
regolamento. Tali requisiti devono sussistere durante tutto
il   periodo   della   concessione.   Il   Ministro   delle
infrastrutture   e  dei  trasporti  definisce  con  proprio
decreto  le  modalita’  tecniche  e  amministrative  per le
revisioni effettuate dalle imprese di cui al comma 8.
10. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti –
Dipartimento  per  i trasporti terrestri effettua periodici
controlli  sulle officine delle imprese di cui al comma 8 e
controlli,  anche  a  campione,  sui  veicoli  sottoposti a
revisione  presso  le medesime. I controlli periodici sulle
officine  delle  imprese di cui al comma 8 sono effettuati,
con  le  modalita’  di cui all’art. 19, commi 1, 2, 3, e 4,
della  legge  1° dicembre  1986,  n.  870, da personale del
Dipartimento  per  i  trasporti  terrestri  in  possesso di
laurea  ad  indirizzo  tecnico  ed inquadrato in qualifiche
funzionali  e  profili  professionali  corrispondenti  alle
qualifiche della ex carriera direttiva tecnica, individuati
nel regolamento. I relativi importi a carico delle officine
dovranno  essere  versati  in  conto  corrente  postale  ed
affluire  alle  entrate  dello  Stato  con  imputazione  al
capitolo  3566  del  Ministero  delle  infrastrutture e dei
trasporti,  la  cui  denominazione  viene  conseguentemente
modificata dal Ministro dell’economia e delle finanze.
11.  Nel  caso  in  cui,  nel  corso  dei controlli, si
accerti  che  l’impresa  non  sia  piu’  in  possesso delle
necessarie  attrezzature,  oppure  che  le  revisioni siano
state effettuate in difformita’ dalle prescrizioni vigenti,
le  concessioni  relative  ai  compiti  di  revisione  sono
12.  Il  Ministro delle infrastrutture e dei trasporti,
con   proprio   decreto,   di   concerto  con  il  Ministro
dell’economia  e delle finanze stabilisce le tariffe per le
operazioni  di  revisione  svolte  dal  Dipartimento  per i
trasporti  terrestri  e  dalle  imprese  di cui al comma 8,
nonche’   quelle  inerenti  ai  controlli  periodici  sulle
officine   ed   ai  controlli  a  campione  effettuati  dal
Ministero   delle   infrastrutture   e   dei   trasporti  –
Dipartimento  per i trasporti terrestri, ai sensi del comma
13. Le imprese di cui al comma 8, entro i termini e con
le  modalita’  che  saranno  stabilite con disposizioni deI
Ministro  delle infrastrutture e dei trasporti, trasmettono
all’ufficio  competente  del  Dipartimento  per i trasporti
terrestri la carta di circolazione, la certificazione della
revisione  effettuata  con  indicazione delle operazioni di
controllo    eseguite   e   degli   interventi   prescritti
effettuati,  nonche’  l’attestazione  del  pagamento  della
tariffa  da  parte  dell’utente,  al  fine  della  relativa
annotazione  sulla  carta  di  circolazione  cui  si dovra’
procedere entro e non oltre sessanta giorni dal ricevimento
della  carta  stessa. Effettuato tale adempimento, la carta
di  circolazione  sara’  a  disposizione  presso gli uffici
competenti  del  Dipartimento per i trasporti terrestri per
il  ritiro  da  parte  delle  officine, che provvederanno a
restituirla  all’utente.  Fino  alla  avvenuta  annotazione
sulla  carta di circolazione la certificazione dell’impresa
che  ha  effettuato  la  revisione  sostituisce a tutti gli
effetti la carta di circolazione.
14.  Chiunque  circola con un veicolo che non sia stato
presentato  alla  prescritta  revisione  e’  soggetto  alla
sanzione  amministrativa  del  pagamento  di  una  somma da
Euro 137,55  a  Euro 550,20. Tale sanzione e’ raddoppiabile
in  caso  di  revisione  omessa  per  piu’  di una volta in
relazione  alle cadenze previste dalle disposizioni vigenti
ovvero  nel  caso  in cui si circoli con un veicolo sospeso
dalla circolazione in attesa dell’esito della revisione. Da
tali   violazioni   discende   la  sanzione  amministrativa
accessoria  del ritiro della carta di circolazione, secondo
le norme del capo I, sezione II del titolo VI.
15.  Le  imprese di cui al comma 8, nel confronti delle
quali  sia  stato  accertato da parte dei competenti uffici
del  Dipartimento  per  i  trasporti  terrestri  il mancato
rispetto  dei  termini  e  delle  modalita’  stabiliti  dal
Ministro  delle infrastrutture e dei trasporti ai sensi del
comma  13,  sono  soggette alla sanzione amministrativa del
pagamento  di  una somma da Euro 343,35 a Euro 1.376,55. Se
nell’arco  di  due  anni  decorrenti  dalla  prima  vengono
accertate   tre   violazioni,   l’ufficio   competente  del
Dipartimento   per   i   trasporti   terrestri   revoca  la
16.  L’accertamento della falsita’ della certificazione
di  revisione comporta la cancellazione dal registro di cui
17.    Chiunque    produce   agli   organi   competenti
attestazione  di  revisione falsa e’ soggetto alla sanzione
amministrativa  del pagamento di una somma da Euro 343,35 a
Euro 1.376,55.  Da  tale  violazione  discende  la sanzione
amministrativa   accessoria   del  ritiro  della  carta  di
circolazione,  secondo le norme del capo I, sezione II, del
titolo VI.».
–  L’art. 227, del citato decreto legislativo 30 aprile
1992, n. 285, e’ il seguente:
«Art.  227  (Servizio e dispositivi di monitoraggio). –
1.  Nell’ambito  dell’intero  sistema  viario devono essere
installati  dispositivi  di monitoraggio per il rilevamento
della   circolazione,   i  cui  dati  sono  destinati  alla
costituzione  e  all’aggiornamento  dell’archivio nazionale
delle  strade  di  cui  all’art.  226,  comma  1,  e per la
individuazione   dei  punti  di  maggiore  congestione  del
2.  Gli  enti  proprietari  delle strade sono tenuti ad
installare   i   dispositivi   di   cui   al   comma   1  e
contestualmente,  ove  ritenuto  necessario,  quelli per il
rilevamento  dell’inquinamento  acustico  e atmosferico, in
conformita’,  per tali ultimi, alle direttive impartite dal
sentito il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
3.  Gli enti proprietari delle strade inadempienti sono
invitati, su segnalazione del prefetto, dal Ministero delle
infrastrutture  e  dei  trasporti  a  provvedere  entro  un
termine assegnato, trascorso il quale il Ministero provvede
alla    installazione    d’ufficio   dei   dispositivi   di
monitoraggio.».
1.  I  sistemi di monitoraggio per il rilevamento dell’inquinamento
da  rumore  prodotto  nell’esercizio  delle  infrastrutture  stradali
devono  essere realizzati in conformita’ alle direttive impartite dal
Ministero  dell’ambiente  e  della  tutela del territorio, sentito il
Ministero   delle   infrastrutture   e   dei   trasporti   ai   sensi
dell’articolo 227 del decreto legislativo n. 285 del 1992.
2.  Per  i sistemi di cui al comma 1, i gestori provvederanno sulla
base   dei   compiti   istituzionali   avvalendosi   degli   ordinari
stanziamenti di bilancio.
1. Ai fini della valutazione degli interventi di risanamento di cui
all’Allegato  1  del  decreto  del  Ministro  dell’ambiente  in  data
29 novembre  2000,  pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale n. 285 del
6 dicembre   2000,  sono  da  considerare  anche  gli  interventi  di
risanamento  acustico  effettuati  alla data di entrata in vigore del
2.  Sono  fatte salve le prescrizioni inserite nei provvedimenti di
approvazione  di  progetti  definitivi,  qualora piu’ restrittive dei
limiti  previsti,  antecedenti  alla  data  di  entrata in vigore del
Dato a Roma, addi’ 30 marzo 2004
Matteoli,   Ministro   dell’ambiente  e
Lunardi,  Ministro delle infrastrutture
Ufficio  di controllo sugli atti dei Ministeri delle infrastrutture
ed assetto del territorio, registro n. 4, foglio n. 51
– L’allegato 1 al decreto del Ministro dell’ambiente 29
novembre 2000, recante: «Criteri per la predisposizione, da
parte  delle  societa’  e  degli  enti  gestori dei servizi
pubblici di trasporto o delle rela-tive infrastrutture, dei
rumore»,  pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale 6 dicembre
2000, n. 285, e’ il seguente:
—-> vedere Nota a pag. 15 della G.U. in formato zip/pdf
(previsto dall’articolo 3, comma 1)
—-> vedere allegato da pag. 8 a pag. 9 della G.U. in formato zip/pdf
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 30 Marzo 2004, n. 142: Disposizioni per il contenimento e la prevenzione dell’inquinamento acustico derivante dal traffico veicolare, a norma dell’articolo 11 della legge 26 ottobre 1995, n. 447. (GU n. 127 del 1-6-2004 redazione redazione 2015-05-20T01:02:08+00:00