Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-345-codice-civile-denunzie-al-giudice-tutelare
Timestamp: 2018-09-22 14:00:11+00:00
Document Index: 100581615

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 5', 'art. 343', 'art. 418', 'art. 417', 'art. 345', 'art. 345']

Codice civile Art. 345 codice civile: Denunzie al giudice tutelare
L’ufficiale dello stato civile, che riceve la dichiarazione di morte di una persona la quale ha lasciato figli in età minore ovvero la dichiarazione di nascita di un figlio di genitori ignoti, e il notaio, che procede alla pubblicazione di un testamento contenente la designazione di un tutore o di un protutore, devono darne notizia al giudice tutelare entro dieci giorni.
I parenti entro il terzo grado devono denunziare al giudice tutelare il fatto da cui deriva l’apertura della tutela entro dieci giorni da quello in cui ne hanno avuto notizia. La denunzia deve essere fatta anche dalla persona designata quale tutore o protutore entro dieci giorni da quello in cui ha avuto notizia della designazione.
La funzione della norma è quella di protezione dei minori quando manchi il soggetto titolare della responsabilità genitoriale; attraverso il meccanismo previsto dal legislatore si fa in modo che l’incapace sia sottoposto a tutela nel modo più celere possibile.
Il giudice competente per l'apertura della tutela dell'interdetto legale va individuato in quello del luogo in cui la persona interessata ha la sede principale degli affari od interessi, che coincide, ove l'interessato sia detenuto al momento in cui la sentenza di condanna è divenuta irrevocabile, con quello di abituale dimora nel cui circondario si trova la struttura di detenzione nella quale l'interdetto è ristretto, dovendosi ritenere inapplicabile il criterio del domicilio che presuppone l'elemento soggettivo del volontario stabilimento. Né rileva, ai fini dello spostamento della competenza, che, successivamente all'apertura della tutela e prima della nomina del tutore, l'interessato sia stato trasferito ad altra casa circondariale, operando il principio di cui all'art. 5 cod. proc. civ., senza che possa trovare applicazione l'art. 343, secondo comma, cod. civ., che presuppone la già avvenuta nomina del tutore. Regola competenza
Cassazione civile sez. VI 03 maggio 2013 n. 10373
A norma dell'art. 418 comma 2 c.c., ove sia in corso un giudizio diretto alla pronuncia dell'inabilitazione, il tribunale non può, per il principio della domanda, pronunciare d'ufficio la interdizione dell'incapace, ancorché le emergenze e risultanze istruttorie dimostrino la sussistenza dei relativi presupposti e condizioni, in mancanza di una espressa richiesta in tal senso formulata dal p.m. o da uno degli altri soggetti legittimati a proporre la stessa domanda a mente dell'art. 417 comma 1 c.c.; nè siffatta domanda di interdizione, non presentata in I grado, può essere proposta per la prima volta in appello, per il divieto del "novum" nel giudizio di II grado posto dall'art. 345 c.p.c.
Cassazione civile sez. I 08 marzo 1995 n. 2704
Ritenuto che l'a.d.s. non presuppone necessariamente una infermità così grave da privare l'interessato della capacità di comprensione e di critica e di una libera o consapevole autodeterminazione, ma richiede una menomazione fisiopsichica incidente sull'autonomia del soggetto nel provvedere ai propri interessi ed è una misura che va disposta in rapporto alle conseguenze che tale deficit determini nella gestione concreta del proprio patrimonio; e ritenuto, altresì, che l'erogazione del sostegno di cui alla l. n. 6/2004 non dipende da un giudizio astratto sulle capacità dell'interessato, ma va parametrato, sia per l' "an", sia per il "quomodo", alle esigenze del caso singolo, e, dunque, alla ricaduta della menomazione in un dato contesto personale e patrimoniale, la misura va disposta a tutela di un soggetto gravato da una assai notevole diminuzione della capacità di critica da uno stato di deficienza psichica caratterizzata da una non irrilevante suggestionabilità che consenta ad altri di abusarne, inducendolo a porre in essere atti di disposizione patrimoniale privi di una adeguata giustificazione e gravemente lesivi sul piano economico.
Corte appello Torino 10 settembre 2008
Al cittadino straniero, divenuto maggiorenne, può essere concessa la conversione del permesso di soggiorno per motivi di lavoro solo se nei suoi confronti, quando ancora minorenne, sia stato attivato il procedimento di affidamento familiare ai sensi della l. n. 184 del 1983, ovvero quello finalizzato alla nomina di tutore ai sensi dell'art. 345 c.c. (Riforma Tar Toscana 2 dicembre 2003 n. 6006).
Consiglio di Stato sez. IV 14 luglio 2004 n. 5083