Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-27204-del-28-12-2016
Timestamp: 2020-08-05 07:16:16+00:00
Document Index: 70407491

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Sentenza Cassazione Civile n. 27204 del 28/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27204 del 28/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 28/12/2016, (ud. 24/11/2016, dep.28/12/2016), n. 27204
sul ricorso 8509/2015 proposto da:
S.L., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,
VINCENZO RICCARDI, giusta procura a margine del ricorso;
COMUNE di SAN GIORGIO A CREMANO, in persona del legale rappresentante
CAIA, giusta procura a margine del controricorso;
avverso la sentenza n. 8384/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI del
19/11/2014, depositata il 09/12/2014;
udito l’Avvocato CORANELLA LUIGI, delega verbale dell’Avvocato CAIA
FRANCESCO, difensore del controricorrente, che si riporta agli
La Corte di appello di Napoli per quanto ancora interessa ha accolto il gravame proposto dal Comune di San Giorgio a Cremano ed ha rigettato la domanda proposta da S.L., vigile urbano in servizio presso il Comune, di accertamento del diritto al risarcimento del danno conseguente al mancato godimento, per esigenze aziendali e senza ulteriore riposo compensativo, del riposo settimanale nel periodo dal 1.1.1997 al 20.6.2001 oltre che del diritto alla corresponsione dello straordinario festivo in relazione alle ore effettuate nelle domeniche lavorate.
Per la cassazione della sentenza ricorre S.L. ed articola cinque motivi cui resiste il Comune di San Giorgio a Cremano con tempestivo controricorso.
Il ricorrente ha depositato memoria con la quale, nell’insistere nelle conclusioni già prese, deduce che con riguardo al risarcimento del danno biologico si sarebbe formato un giudicato non essendo stata specificatamente impugnata sul punto la sentenza di primo grado. Insiste nel ritenere che l’attività svolta non era riconducibile al lavoro per turni e che, infine, diversamente da quanto ritenuto nel presente giudizio il giudice ordinario avrebbe giurisdizione anche per le pretese riferibili a data antecedente il 30.6.1998 richiamando al riguardo recenti pronunce in tal senso della stessa Corte di appello.
Tanto premesso ritiene il Collegio che nè il ricorso nè la memoria abbiano offerto elementi di valutazione che inducano a discostarsi dalle precedenti pronunce di questa Corte rese su fattispecie identiche a quella oggi in esame (cfr. Cass. nn. 15268-15265 del 2016).
1.- la sentenza non è incorsa nel denunciato vizio di violazione degli artt. 99 e 112 c.p.c. e nel divieto di reformatio in peius (formulato in ricorso e ribadito nella memoria) atteso che con l’atto di appello il Comune di San Giorgio a Cremano ha censurato la sentenza di primo grado sotto tutti gli aspetti evidenziando che la qualifica del ricorrente (vigile urbano) giustifica la prestazione dell’attività secondo turni che possono protrarsi anche per sette giorni consecutivi retribuiti perciò con maggiorazioni contrattualmente previste comprensive di ogni ulteriore indennità prevista dal contratto per altre e diverse situazioni. Il Comune ha poi sottolineato che il ricorrente aveva percepito tutti i compensi lui spettanti sulla base della contrattazione collettiva. Si tratta di contestazione radicale della spettanza di compensi diversi da quelli già erogati fondata sulla particolare organizzazione della prestazione a cagione del compito svolto dal lavoratore e dalla previsione di un compenso specifico connesso al disagio che ne consegue.
2.- non sussiste la denunciata violazione in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, degli artt. 2087 e 2109 c.c. e dell’art. 36 Cost., nè la violazione del D.Lgs. n. 66 del 2003, art. 1, sul lavoro turnista e degli artt. 22 e 24 del c.c.n.l. del 14.9.2000 in relazione al pagamento dello straordinario svolto nel giorno domenicale (secondo e terzo motivo di ricorso). Neppure è ravvisabile l’omesso esame della censura che investiva l’esistenza dei presupposti per il risarcimento del danno da usura psicofisica (ultimo motivo del ricorso per cassazione).
2.1.- al dipendente che per particolari esigenze di servizio non usufruisce del giorno di riposo settimanale deve essere corrisposta la retribuzione giornaliera di cui all’art. 52, comma 2, lett. b), maggiorata del 50%, con diritto al riposo compensativo da fruire di regola entro 15 giorni e comunque non oltre il bimestre successivo.
2.4.- La maggiorazione di cui al comma 1, è cumulabile con altro trattamento accessorio collegato alla prestazione.
Con le sentenze n. 2088 del 24.2.2012 e n. 8458 del 9.4.2010 è stato osservato che “le richiamate disposizioni negoziali vanno lette nel senso che al personale turnista che presti attività lavorativa in giornata festiva infrasettimanale, come in quella domenicale, secondo le previsioni del turno di lavoro, spetta solo il compenso previsto dall’art. 22, comma 5, secondo alinea (maggiorazione del 30% della retribuzione)”. “Resta perciò escluso che nell’ipotesi considerata possa farsi riferimento al diverso istituto dello straordinario, che presuppone necessariamente il superamento dell’orario contrattuale di lavoro”. “I primi tre commi dell’ art. 24, prendono in considerazione l’attività lavorativa prestata, in via eccezionale ovvero occasionale, in giorni non lavorativi, attività che comporta il superamento del limite di orario settimanale, cosicchè, proprio perchè individua situazioni non ordinarie, non riguarda i lavoratori inseriti in prestabiliti turni di lavoro che possono essere, conseguentemente, chiamati in via ordinaria a svolgere le proprie prestazioni sia nei giorni feriali non lavorativi (vedi art. 24, comma 3) sia nelle giornate festive, nei rispetto degli obblighi derivanti dalla periodica predisposizione dei predetti turni di lavoro”. “La clausola contenuta nell’art. 24, comma 5, come si evince chiaramente dalla formulazione del testo, si riferisce proprio al caso del dipendente che, fuori delle ipotesi di turnazione, ordinariamente, in base al suo orario di lavoro, è tenuto ad effettuare prestazioni lavorative di notte o in giorno festivo settimanale (come nel caso di dipendente che vi sia tenuto in base ad una particolare programmazione plurisettimanale dell’orario di lavoro, ai sensi dell’art. 17, comma 4, lett. b) del CCNL del 6.7.1995) e gli assicura una maggiorazione di retribuzione compensativa del disagio, dimostrando così come l’articolo in questione non concerna la regolamentazione del lavoro secondo turni”.
Ne segue che “per i lavoratori in turno, deve trovare applicazione la sola speciale disciplina dettata dall’art. 22, mentre l’art. 24 ha ad oggetto fattispecie lavorative ed ipotesi diverse dal turno. Soltanto il lavoratore in turno chiamato a prestare, in via eccezionale ovvero occasionale, la propria attività nella giornata di riposo settimanale che gli compete in base al turno assegnato, ovvero in giornata festiva infrasettimanale al di là dell’orario ordinario, ha diritto all’applicazione della disciplina dell’art. 24, comma 2.”
L’art. 24 contempla, ai primi tre commi, l’ipotesi di eccedenza, in forza del lavoro prestato in giorno non lavorativo, rispetto all’orario normale di lavoro, mentre l’art. 22, compensa il disagio del lavoro secondo turni, turni nei quali possono cadere giornate festive infrasettimanali, ma senza che la prestazione ecceda i normale orario di lavoro (cfr. Cass. n. 8458 del 2010 e 2088 del 2012 cit. ed anche n. 23646 del 2012 e recentemente ord. 6, L. n. 14038 del 2014).
Quanto alla richiesta di risarcimento del danno va rilevato che la Corte di merito nell’esaminare la domanda sotto entrambi i profili nei quali era prospettata (danno da usura psico-fisica e danno all’integrità fisica) ha fatto corretta applicazione dei principi reiteratamente affermati da questa Corte evidenziando che il primo ha natura contrattuale perchè correlato ad un inadempimento datoriale che, necessariamente, presuppone e che nella specie non ricorre avendo verificato che le scelte organizzative adottate dal datore di lavoro non si pongono in contrasto con norme imperative per le ragioni che si sono sopra enunciate. Il secondo (danno all’integrità fisica reclamato in relazione alle domeniche lavorate) ha natura extracontrattuale non risulta supportato da allegazioni sufficienti.
3.- Inammissibile infine la censura che investe la sentenza sotto il profilo dell’omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo per il giudizio.
La riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, applicabile nel presente procedimento posto che la sentenza è stata depositata l’11 marzo 2014, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione, di tal che è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali.
Al contrario la censura contenuta nel ricorso risulta parametrata al vecchio testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 e perciò è inammissibile. Da ultimo, e con riguardo alla giurisdizione del giudice ordinario sull’intera domanda, va rilevato che nè dalla sentenza della Corte di appello nè dal ricorso per cassazione emerge che la statuizione del giudice di primo grado, che aveva dichiarato di essere carente di giurisdizione su una parte della domanda, era stata oggetto di specifica censura nell’ appello incidentale proposto. Ne consegue che sul punto si sarebbe formato il giudicato.
In conclusione, per tutte le ragioni su esposte, il ricorso complessivamente manifestamente infondato, deve essere respinto.
Le spese del giudizio di legittimità, liquidate in dispositivo, vanno poste a carico della parte soccombente.
Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che si liquidano in Euro 3000,00 per compensi professionali ed in Euro 100.00 per esborsi, oltre al 15% per spese forfetarie ed accessori dovuti per legge.