Source: https://it.scribd.com/document/297602281/3421438-P78-reci-2007-11-01-11-OP-1095
Timestamp: 2019-12-14 10:00:56+00:00
Document Index: 51247993

Matched Legal Cases: ['art. 1478', 'art.\n1480', 'art. 2049', 'art. 2049', 'art. 2055', 'art. 2049', 'art. 484', 'art. 18', 'art. 1', 'art. 14', 'art. 2087', 'art. 2055', 'art. 2054', 'art. 2049', 'art. 2055', 'art.\n2054', 'art.\n1227', 'art. 2054', 'art.\n2049', 'art. 1227', 'art. 2054', 'art. 2054', 'art. 2055', 'art. 2054', 'art. 2054', 'art. 1227', 'art. 2055', 'art. 2056', 'art. 1227', 'art. 1227', 'art. 2056', 'art. 1227', 'art. 1292', 'art. 1227', 'art. 1227', 'art. 1227', 'art. 1227', 'art. 2056', 'art. 2055', 'art. 40', 'art. 2055', 'art. 2055', 'art. 1226', 'art. 2055', 'art. 2055', 'art. 1227', 'sentenza\n', 'art. 1226', 'sentenza ', 'art. 1226', 'art.\n1227', 'art. 2055', 'art. 2055', 'art. 2055', 'art. 1227', 'art. 2051', 'art. 1123', 'art. 1123', 'art. 2051', 'art. 2043', 'art. 1123', 'art. 1117', 'art. 2051', 'art. 1123', 'art. 2055', 'art. 1304', 'art. 1304', 'art. 1304', 'art. 1301', 'art. 2055', 'art. 2055', 'art. 1292', 'sentenza ', 'art. 1227', 'art. 1227', 'art. 2055', 'art.\n1227', 'art.\n2055', 'art. 1227', 'art. 1227', 'art. 2055', 'art. 1227', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'in dubio', 'sentenza ', 'art.\n1223', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 484']

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OPINIONITUTELA DEI RISPARMIATORI
Solidariet e parziariet
nellordinamento italiano:
unanalisi operazionale
In dottrina e giurisprudenza assai diffusa la convinzione che la solidariet sia lunico modello che regola i rapporti fra la vittima di un illecito civile (da un lato) e una pluralit di danneggianti (dallaltro). Tuttavia, unanalisi in chiave operazionale dimostra che il modello della parziariet applicato in sede giudiziale - spesso in modo occulto o inconsapevole - in un significativo numero di casi. Inoltre, alcune recenti decisioni manifestano una spiccata sensibilit per i problemi propri della ripartizione di responsabilit,
in linea con le tendenze che si manifestano in altri ordinamenti. Di qui il destro per allargare lo spettro
dellindagine in prospettiva di comparazione e - ancora - per impostare lo studio dellapportionment of liability considerando anche modelli diversi da quelli tradizionali.
In tempi recenti i modelli della solidariet e della parziariet sono stati oggetto di un particolare interesse della
dottrina, con particolare riguardo al regime dellobbligo
scaturente dallillecito extracontrattuale (1). Un impulso fondamentale a tali studi proviene in parte dallordinamento nordamericano e, in specie, dalla redazione del
secondo volume del Restatement Third of the Law of Torts
pubblicato nel 2000 e dedicato, appunto, allApportionment of Liability (2).
Il testo dellAmerican Law Institute, infatti, propone
diversi meccanismi volti ad operare la ripartizione di
responsabilit, i quali non sono affatto esauriti dalla
joint and several liability (gi consacrata nel Restatement Second) e dalla several liability (3), cos spingendo il lo studioso del diritto ad affrontare un discorso
ben pi ampio di quello basato sulla semplice contrapposizione fra i due regimi di base (4). Del resto, se
per un verso la solidariet certamente il modello
prevalente, vi sono vari ordinamenti che - anche di
recente - hanno effettuato scelte di carattere sensibilmente diverso (5).
Peraltro, a prescindere dalladozione delluno o dellaltro regime a livello di ius positum, la ricerca comparativa condotta in materia consente di guardare allordinamento italiano in chiave operazionale, s da scoprire che la responsabilit parziaria non solo implementata da varie disposizioni normative, ma anche resa
operativa dalla giurisprudenza in un ampio numero di
(1) Nella dottrina italiana si vedano, in particolare, U. Violante, La responsabilit parziaria, Napoli, 2004, nonch A. Gnani, Art. 2055 - La re-
sponsabilit solidale, in Commentario al Codice Civile, fondato da P. Schlesinger e diretto da F.D. Busnelli, Milano, 2005 (il quale in materia segue da presso linsegnamento di F.D. Busnelli, Lobbligazione soggettivamente complessa, Milano, 1974). Per ulteriori riferimenti bibliografici
sia consentito rinviare a B. Tassone, La ripartizione di responsabilit nellillecito civile - Analisi giuseconomica e comparata, in corso di stampa e
pubblicato nella Collana della Facolt di Giurisprudenza dellUniversit di Teramo.
(2) Restatement Third, Torts: Apportionment of Liability, Saint Paul, Minnesota, 2000, che dora in avanti - per brevit - si indicher semplicemente come Restatement.
(3) Omettendo in questa sede i riferimenti alle varianti sul tema adottate nei singoli Stati dellUnione dAmerica, si pu in estrema sintesi ricordare che mentre le tracks A e B del Topic II del Restatement disciplinano i tradizionali istituti della responsabilit solidale e parziaria, la track C
prevede un meccanismo di riallocazione della quota del soggetto insolvente (o, pi precisamente, judgment-proof), la track D fa dipendere lapplicazione del vincolo solidale dal superamento di una certa soglia di responsabilit da parte del singolo danneggiante e la track E ne limita lapplicazione ai non-economic damages.
(4) Per il quale sia permesso rinviare nuovamente a Tassone, La ripartizione di responsabilit nellillecito civile, cit.
(5) Limitando la menzione ai dati provenienti dal formante legislativo, gli artt. 1319 e 1331 del Codice Civile dellUruguay prevedono ad
esempio il regime di solidariet per lillecito doloso e quello della parziariet per lillecito colposo. Pi radicale, sicuramente, la scelta del
Codice Civile del Quebec del 1980, il quale allart. 1478 stabilisce che
Where an injury has been caused by several persons, liability is shared by them in proportion to the seriousness of the fault of each. The
victim is included in the apportionment when the injury is partly the
effect of his own fault, sebbene con il temperamento previsto dallart.
1480 per i casi in cui sia impossibile accertare il nesso eziologico. Premesso che anche nello stato canadese del British Columbia in vigore un regime di responsabilit parziaria, appaiono di particolare interesse le riforme di recente poste in essere in Australia a livello sia statale che federale, per lanalisi delle quali si rinvia a B. McDonald, Proportionate Liability in Australia: The Devil in the Detail, 2006, disponibile presso il sito www.ssrn. com, al quale adde R. Debus, Tort law reform
in New South Wales: State and Federal Interactions, 8 U. New S. Wal.
L.J. 13 (2002).
DANNO E RESPONSABILIT N. 11/2007
casi (6). Di seguito si cercher pertanto di approfondire lesame del formante giurisprudenziale per verificare quale atteggiamento lo stesso adotti rispetto alla ripartizione di responsabilit nellillecito civile e quali
siano i modelli realmente utilizzati - appunto - a livello di concreta applicazione delle regole.
2. La parziariet che c ma non si vede:
responsabilit vicaria e concorso di colpa
Una prima fattispecie di responsabilit parziaria occulta si rinviene in materia di responsabilit vicaria e concorso di colpa. In particolare, secondo un orientamento
della Suprema Corte ove il vicario risulti danneggiato
per lopera congiunta di un terzo e del soggetto di cui deve rispondere, poich il fatto lesivo degli ausiliari giuridicamente imputato a colui che ne utilizza il servizio, la
pretesa risarcitoria del vicario contro il terzo devessere
diminuita in ragione della parte di danno derivante dalla condotta colposa del soggetto di cui deve rispondere
(7). Dopo aver precisato che la regola riferita a fattispecie in cui non viene in considerazione unomissione
del dovere di vigilanza (o di altro tipo) del vicario - la
quale porterebbe ad ascrivergli una quota del danno in
ragione di una condotta allo stesso direttamente imputabile -, si deve osservare che attraverso la sua applicazione la giurisprudenza si muove in realt in una logica di
responsabilit parziaria. Per meglio capire il perch occorre tuttavia operare alcune distinzioni e le stesse, per
semplicit di esposizione, verranno rappresentate mediante esempi che coinvolgono tutti lapplicazione dellart. 2049 c.c. (8).
La prima ipotesi da esaminare quella in cui il preposto
a causare il danno: in questo caso naturale che la colpa
di tale soggetto sia considerata come colpa del vicario, in
quanto la responsabilit indiretta ascritta al preponente
consiste appunto nel fatto che questultimo a dover rispondere per lillecito commesso dal primo, indipendentemente dalla ricostruzione della fattispecie in termini di
responsabilit oggettiva ovvero soggettiva (9).
Come seconda ipotesi bisogna invece considerare quella
in cui il danno non cagionato ma subito dal preposto
in ragione della condotta del terzo e, al contempo, per
colpa del preponente: in tal caso si ovviamente fuori
dal campo di applicazione dellart. 2049 c.c. e i due autori dellillecito saranno responsabili nei confronti della
vittima in via solidale, se del caso con il concorso di titoli diversi di responsabilit (in armonia con linterpretazione dominante dellart. 2055 c.c.) (10).
Arriviamo cos alla terza ipotesi, quella che pi ci interessa: nel caso in cui il danno sia stato cagionato al preponente dal preposto e dal terzo, la giurisprudenza afferma che la pretesa risarcitoria del primo nei confronti del
soggetto estraneo al rapporto di preposizione devessere
diminuita in ragione del contributo che ha dato il preposto al verificarsi del danno, in quanto tale contributo
comunque da imputarsi al vicario. E a questo punto si
impongono ulteriori distinzioni: nelle ipotesi in cui ci si
trova al di fuori della fattispecie di responsabilit indiretta - nel nostro caso, quando lillecito non avvenuto a
causa o in occasione dello svolgimento delle mansioni
del preposto -, evidente che la considerazione della
colpa del responsabile diretto si potrebbe giustificare solo in applicazione di una regola espressa di responsabilit
parziaria e che limputazione di tale colpa al preponente
si risolverebbe in una finzione. Ma la stessa conclusione,
a ben vedere, va raggiunta anche quando si di fronte ad
una situazione propriamente riconducibile (o forzatamente ricondotta) allart. 2049 c.c. Al riguardo, basta
prendere in considerazione il caso di scuola in cui il soggetto incaricato della conduzione di un automezzo per il
trasporto merci sia stato investito - anche a causa della
sua condotta di guida negligente - da un terzo e immaginare che i soli danni di cui il preponente intende chiedere il risarcimento siano quelli relativi ai beni trasportati e allimpossibilit della loro commercializzazione, in
quanto il veicolo usato non di sua propriet (11).
(6) Il riferimento allart. 484 cod. nav.; allart. 18 della legge 8 luglio
1986, n. 349 (ora abrogato dal d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, ma rispetto al
quale rimane un qualche spazio per discorrere del regime applicabile al
danno ambientale, posto che latto normativo in parola non enuncia
espressamente la regola della solidariet); allart. 1, comma 1-quater, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, introdotto dalla legge 20 dicembre 1996,
n. 639, di conversione del d.l. 23 ottobre 1996, n. 543; nonch allart. 14
del d.lgs. 17 marzo 1995, n. 111, di recente confluito nel d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206, senza modifica alcuna.
(7) Cos, ad esempio, Cass. 14 novembre 1995, n. 11807, in Dir. ed econ.
ass., 1996, 1074 ss.
(8) In relazione a tale disposizione C.M. Bianca, Dellinadempimento delle
obbligazioni, in Commentario del Codice Civile Scialoja-Branca, proseguito
da F. Galgano, Roma-Bologna, 1979, 422, afferma chiaramente che
quando limprenditore danneggiato dal fatto compiuto dal suo dipendente in concorso con il fatto del terzo ci si deve chiedere se la pretesa
risarcitoria verso il terzo debba essere diminuita in ragione della parte di
danno imputabile al soggetto di cui il danneggiato risponde, affermando
che la risposta devessere senzaltro positiva, posto che [] il fatto dannoso dellausiliario giuridicamente imputato a chi ne utilizza il servizio.
(9) Infatti, il meccanismo che regola il funzionamento della responsabilit indiretta non cambia quando il responsabile si fa carico delle conseguenze del fatto altrui avendo la possibilit di fornire una prova liberatoria che chiama in causa - in modo pi o meno tenue - profili di responsabilit soggettiva. In merito alla ricostruzione della responsabilit di cui si
tratta, per tutti, M. Franzoni, Dei fatti illeciti - Artt. 2043-2059, in Commentario del Codice Civile Scialoja-Branca, proseguito da F. Galgano, Roma-Bologna, 1993, 398 ss.
(10) Ad esempio, il preponente potrebbe aver violato uno specifico obbligo sullo stesso incombente, quale quello di adottare le misure che, secondo la particolarit del lavoro, lesperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare lintegrit fisica e la personalit morale dei prestatori di lavoro ai sensi dellart. 2087 c.c. Per unapplicazione congiunta delle due
disposizioni codicistiche, Cass., sez. lav., 4 marzo 1993, n. 2605, in Giur.
it., 1994, I, 1, 1606. Per ampi riferimenti agli orientamenti formatisi sullart. 2055 c.c., sia consentito il rinvio a B. Tassone, Pluralit di coautori
dellillecito, in La colpa nella responsabilit civile, vol. I, trattato diretto P.
Cendon, Torino, 2006, 629 ss.
(11) Lesempio si colloca volutamente al di fuori della sfera di operativit
dellart. 2054 c.c. Infatti, ove il preponente fosse altres proprietario del
mezzo usato, lo stesso potrebbe evidentemente proporre unazione risar(segue)
Ebbene, se si applica lorientamento sopra richiamato, ci
si rende agevolmente conto che esso maschera unipotesi di responsabilit parziaria: imputare la condotta del
preposto al preponente vuol dire in sostanza stabilire che
il terzo risponde solo per la parte di danno da lui cagionata, in quanto lart. 2049 non dovrebbe in tal caso trovare applicazione e uninterpretazione che lo renda operativo both ways (anche quando il danno subito dal
preponente) si traduce appunto nella regola secondo cui
il terzo risponde solo pro quota (12).
Che il preposto e il terzo stiano di fronte al preponente
come due danneggianti ai quali si dovrebbe applicare
lart. 2055 c.c. e che il rifiuto di procedere a tale operazione - gi collaudata in sede di interpretazione dellart.
2054 c.c. - si risolva nellaccantonamento del regime
della solidariet (13), diviene ad esempio (e ulteriormente) evidente considerando una decisione della Suprema Corte relativa al caso in cui il preposto dellattore
e del convenuto si erano accordati per truffare il preponente del primo: lillecito doloso commesso dai due non
si ritiene idoneo a collocare il fatto al di fuori delle mansioni del soggetto incaricato dallassociazione attrice e,
pertanto, la banca convenuta viene chiamata a rispondere delle conseguenze della condotta criminosa previa
riduzione del quantum debeatur in applicazione dellart.
1227 c.c. (14).
Non a caso, poi, in linea con lipotesi ricostruttiva indicata allinizio del paragrafo, in alcune decisioni inerenti
lart. 2054 c.c. si affermato che il proprietario del veicolo pu agire contro il conducente dellaltro mezzo
coinvolto solo dopo aver subito lo sconto della quota
di responsabilit attribuibile al guidatore del proprio veicolo, contro il quale ovviamente lattore potr poi rivalersi in via di regresso (15). Di nuovo, infatti, si perviene
ad una decisione conforme al principio di parziariet e seguendo lo schema gi tracciato con riguardo allart.
2049 c.c. - il terzo finisce per rispondere solo pro quota.
Del resto, la riconducibilit della casistica relativa al
danno subito dal preponente per il fatto del terzo e del
preposto ad una (tacita) applicazione della several liability, viene indirettamente confermata dal confronto con
gli orientamenti relativi al concorso del genitore (per
culpa in vigilando o in educando) e del terzo nel danno subito dal minore: secondo varie decisioni della Suprema
Corte solo se il genitore agisce per il risarcimento del
danno patito dal figlio, cio in rappresentanza di questi e
non in proprio, al responsabile non dato di invocare
lart. 1227 c.c. in ragione del mancato rispetto del dovere di sorveglianza (16). Ci perch il danneggiato (cio
(segue nota 11)
citoria anche per i danni riportati dal veicolo, in relazione ai quali - per
- dovrebbe superare la presunzione di cui al comma 2 dellart. 2054. Ad
ogni modo, come si vedr fra breve, anche ove si considerasse lapplicazione di tale fattispecie normativa, il ragionamento di fondo in merito alla concreta operativit del principio di parziariet non cambierebbe.
Inoltre, va rilevato che sempre per semplicit non si considerato il pregiudizio - parimenti patrimoniale - che eventualmente deriva al preponente dallerogazione di retribuzioni a vuoto per il periodo di inabilit del
preposto, ove lo stesso sia un lavoratore subordinato (secondo la giurisprudenza ormai costantemente contrassegnata dalletichetta della tutela aquiliana del credito), anche perch in tal caso sarebbe ben pi problematico applicare la regola per cui il preponente ha unazione di regresso verso il preposto per la parte di danno a questo imputabile. Pur se
in relazione alla voce di danno appena menzionata vi un maggior legame fra il pregiudizio patito dal preposto e quello subito dal preponente,
non cambiano comunque le conclusioni che si raggiungeranno fra un attimo nel testo: posto che il preponente non ha dato alcun contributo causale al verificarsi del danno, ad applicare davvero il modello della responsabilit solidale si dovrebbe sempre consentire allo stesso di agire per
lintero nei confronti del terzo.
(12) Peraltro, ove si obiettasse che se i terzi danneggianti i quali concorrono con il preposto sono pi duno gli stessi rispondono in via solidale e
non parziaria, ci non varrebbe a minare loperativit della regola di proportionate liability di cui si tratta, che deriva dalla estensione al preponente della responsabilit inerente la quota del preposto. Infatti, da una
tale osservazione uscirebbe semplicemente confermata la convivenza dei
principi della responsabilit solidale e parziaria - quindi la pluralit di tecniche utilizzate anche nel nostro ordinamento per gestire la ripartizione
di responsabilit - che gi si riscontra quando trovano contemporanea
applicazione gli artt. 2055 e 1227 c.c. (come messo in luce da Violante,
La responsabilit parziaria, cit., 57 ss., il quale evidenzia che la presenza del
concorso di colpa della vittima e/o di una pluralit di danneggianti determina, rispettivamente, lapplicazione del solo regime di parziariet, di
questo congiuntamente a quello della solidariet, nonch solo di questultimo).
(13) A riprova di quanto detto va rilevato che, nel trattare di alcuni dei
problemi che lart. 2054 c.c. pone, una parte della dottrina ha espressamente ritenuto di poter esaminare i rapporti fra il proprietario del primo
dei due veicoli coinvolti in un sinistro, il conducente dello stesso e il conducente del secondo veicolo dallangolo visuale del primo dei tre soggetti indicati, concludendo che il proprietario ha di fronte a s - quali responsabili solidali - entrambi i conducenti ai sensi dellart. 2055. Per tale
lettura della disciplina dei rapporti regolati dallart. 2054, D. Feola, Scontro di veicoli e danni reciproci tra responsabilit solidale per titoli diversi e concorso di colpa della vittima (nota a Pret. La Spezia 6 marzo 1996), in Resp.
civ. prev., 1997, 205-206.
(14) Cos Cass. 29 luglio 1967, n. 2027, in Foro. it., 1968, I, 495, relativa
ad un caso in cui il cui cassiere della banca si era accordato con il mandatario dellassociazione attrice per appropriarsi delle somme da questo
gestite per conto della preponente ed in cui (senza peraltro ammettere
che il dolo avesse spezzato il nesso di preposizione) stata applicata la responsabilit solidale.
(15) Si veda Cass. 18 gennaio 2001, n. 726, in Arch. circolaz., 2001, 463
ss., la quale afferma che a norma dellart. 2054, comma 3, c.c. il proprietario del veicolo responsabile in solido con il conducente dei danni causati a terzi dalla circolazione del suo veicolo e risponde della condotta colposa del conducente (sia questa accertata o presunta ai sensi dei commi 1
e 2 dellarticolo in questione), anche quando sia egli il danneggiato per
effetto di un evento causato dalla circolazione del suo veicolo e del veicolo di un terzo, con la conseguenza che accertata (o presunta) la colpa
concorrente di entrambi i conducenti dei veicoli la cui circolazione ha
prodotto levento dannoso, nei rapporti tra il danneggiato/proprietario di
uno dei veicoli ed il danneggiante, proprietario o conducente dellaltro
veicolo, deve ritenersi sussistente un concorso di colpa del primo nella
produzione dellevento dannoso, la cui misura quella stessa del concorso di condotta colposa del conducente del veicolo di propriet del danneggiato (fatta salva lazione del proprietario nei confronti del conducente del veicolo di sua propriet per il risarcimento della residua parte
del danno).
(16) In tal senso Cass. 8 luglio 2003, n. 11241, in Foro it., Rep. 2003, voce Responsabilit civile, n. 225; Cass. 24 maggio 1997, n. 4633, id., Rep.
1997, voce cit., n. 140; Cass. 9 giugno 1994, n. 5619, id., Rep. 1994, voce cit., n. 92; nonch Cass. 11 aprile 1986, n. 2549, in Arch. civ., 1986,
839 ss.
il figlio) ha comunque diritto allintero risarcimento da
ciascuno dei corresponsabili in solido (cio dal genitore
e dal terzo), mentre la parte di pregiudizio addebitabile al
soggetto indirettamente responsabile deriva a ben vedere da un fatto di questultimo, non del minore (17).
Peraltro, proprio nei casi in cui la giurisprudenza (soprattutto di merito) si orienta in modo diverso e stabilisce
che il terzo danneggiante ha invece diritto a far valere il
concorso di colpa del sorvegliante - o dei sorveglianti,
cumulando le relative quote - riemerge in via operazionale una regola di parziariet, posto che la vittima del
danno (cio il minore) potr di fatto agire contro il terzo solo pro quota (18).
3. Uccisione del sussidiante
o dello stretto congiunto e azione risarcitoria
dei sussidiati o dei soggetti legati alla vittima
da una particolare affectio
Una seconda fattispecie di responsabilit parziaria occulta che si deve esaminare riguarda lampia casistica
che si formata in materia di danni riflessi, con particolare riguardo al pregiudizio subito iure proprio da un soggetto - spesso un parente stretto e/o lerede della vittima
- per lillecito consumato ai danni di questa. Quando
viene provocato il passaggio a miglior vita del danneggiato, chi era dallo stesso sussidiato pu infatti richiedere allautore dellillecito il risarcimento del danno patrimoniale e un analogo orientamento si formato con riguardo ai danni morali sofferti dagli stretti congiunti della vittima per la sua morte ovvero, secondo una pi recente giurisprudenza della Suprema Corte, in caso di lesioni personali assai gravi (19). Proprio in relazione alla
determinazione del quantum che i soggetti in parola sono legittimati a richiedere, si riscontra una fattispecie di
responsabilit parziaria occulta (sempre) attraverso lapplicazione dellart. 1227 c.c. (20).
In effetti, con riguardo alle fattispecie in cui vengono in
considerazione danni di natura patrimoniale, gi in anni
non recenti la Suprema Corte era prevalentemente
orientata nel senso che il pregiudizio risarcito allerede
della vittima o ad un terzo sussidiato dovesse essere liquidato tenendo conto del concorso di colpa della prima
(21). Alla fine degli anni 50, tuttavia, si era creata una
significativa diversit di vedute fra il Presidente della
Terza Sezione Civile della Suprema Corte e parte della
pi autorevole dottrina civilistica, la quale aveva invece
sostenuto che il danno andasse risarcito per lintero (22).
La giurisprudenza si poi attestata sulla posizione espressa originariamente e proprio le argomentazioni fornite
per sostenere la tesi divenuta dominante dimostrano che
la fattispecie in parola, in realt, va ricondotta a quelle
non rispondenti ad una logica di solidariet (23).
Invero, secondo linterpretazione (quasi autentica) fornita dalla prima voce, occorre partire dalla constatazione
per cui lart. 2055 non ha portata generale, ma piuttosto una regola di carattere speciale rispetto al principio a
tenore del quale ciascuno chiamato a rispondere solo
per la parte di danno a lui imputabile ai sensi degli artt.
2043, 1223 e 1298 c.c. (24). Inoltre, secondo la tesi in
parola occorre considerare che il richiamo operato dallart. 2056 allart. 1227 non riguarda la specifica disposizione in esso contenuta - intesa in senso propriamente
letterale - ma piuttosto la logica che la stessa esprime, in
quanto lart. 1227 non dichiarato tout court applicabile alla materia extracontrattuale e la norma di richiamo
(cio lart. 2056) si limita a stabilire che il risarcimento
determinato secondo le sue disposizioni.
(17) Sul punto si veda altres P.G. Monateri, Manuale della responsabilit
civile, Torino, 2001, 85.
(18) sintomatica, al riguardo, la decisione dei giudici di prime cure
riformata in Corte dAppello e che ha poi portato (attraverso unimpugnazione proposta sotto altri profili) alla decisione resa da Cass. 8 luglio
2003, n. 11241, in Foro it., Rep. 2003, voce Responsabilit civile, n. 225, relativa ad un caso in cui i genitori di un minore ferito allocchio da un sasso lanciato da uno scolaro appartenente ad unaltra classe avevano agito
contro listituto e questo aveva chiamato in causa sia le rispettive insegnanti sia lorganizzatore della gara nel corso della quale il fatto si era verificato: il Tribunale, infatti, aveva assegnato ai genitori dei due allievi un
concorso di colpa del 25% ciascuno, congiuntamente pari al 50%, sebbene gli stessi non fossero nemmeno stati chiamati in causa (in via principale o di regresso).
(19) Si veda Cass., sez. un.,1 luglio 2002, n. 9556, fra le altre in Foro it,
2002, I, 3060.
(20) Nel senso che la riduzione del risarcimento del danno per il concorso della vittima opera anche nei confronti dei congiunti che agiscono
iure proprio, essendo essa conseguenza del fatto della vittima stessa, Cass.
6 ottobre 1999, n. 11137, in Foro it., Rep. 1999, voce Danni civili, n. 134,
in motivazione, nonch Cass. 29 settembre 1995, n. 10271, in Arch. circolaz., 1996, 292. In particolare, la prima decisione relativa ad un caso
in cui erano stati ridotti in applicazione dellart. 1227 c.c. sia il danno patrimoniale che quello morale derivanti ad una minore dalla morte del padre avvenuta a seguito di un sinistro di cui lo stesso era stato ritenuto corresponsabile al 70%. Per unipotesi in cui il principio viene invece applicato alla richiesta di danno da lucro cessante avanzata dai genitori del minore, Cass. 22 febbraio 1995, n. 1959, in Foro it., Rep. 1995, voce Danni
civili, n. 235, in motivazione.
(21) Sul punto, anche per gli opportuni riferimenti alla giurisprudenza
pi risalente - allinterno della quale si collocano, fra le tante, Trib. Roma
26 luglio 1968, in Giur. it., 1969, I, 2, 232, ed in senso contrario, App.
Milano 28 novembre 1961, in Mon. trib., 1962, 168, nonch Trib. Livorno 12 dicembre 1957, in Arch. resp. civ., 1958, 47 -, M. Duni, Responsabilit da fatti illeciti. Solidariet. Regresso. Concorso di colpa della vittima e diminuzione del risarcimento, in Giust. civ., 1966, 57 ss.
(22) Cass. 20 marzo 1959, n. 849, in Foro it., 1959, I, 966, presieduta da
Mario Duni, il quale nello scritto al quale si sta facendo riferimento (Duni, Responsabilit da fatti illeciti, cit., 57 ss.) sostiene una tesi esattamente
opposta a quella del Prof. A. De Cupis, che annota la predetta decisione
in senso ovviamente critico e, da ultimo, richiama la propria posizione e
la dottrina che si formata sul punto in Id., Il danno, I, Milano, 1979, 254.
(23) Afferma che la condotta della vittima va presa in considerazione ai
fini della proporzionale riduzione del risarcimento, la quale devessere
operata anche nei confronti dei congiunti che, in relazione agli effetti riflessi che levento proietta su di essi, agiscono per ottenere i danni iure
proprio, anche ove la vittima dellillecito sia un incapace dintendere e di
volere, Cass. 10 febbraio 2005, n. 2704, in Foro it., 2005, I, 3103 ss. Si vedano altres Cass. 6 ottobre 1999, n. 11137, cit., e Cass. 29 settembre
1995, n. 10271, cit.
(24) Cos Duni, Responsabilit da fatti illeciti, cit., 61 ss., il quale osserva altres che, a ben vedere, secondo lart. 1292 c.c. ogni condebitore pu ma non deve - essere costretto alladempimento per la totalit.
Alla luce di quanto detto, allora, la dottrina in commento afferma che dellart. 1227 si devono utilizzare i soli principi, i quali non possono non espandersi nel
passaggio dallarea della responsabilit contrattuale a
quella dellillecito aquiliano, perch mentre nella prima
al legislatore stato sufficiente - nello scrivere lart. 1227
- far riferimento alle due parti del rapporto obbligatorio,
nel campo della responsabilit extracontrattuale occorre
considerare la (potenziale) presenza di pi soggetti. Di
qui la conclusione per cui la corretta interpretazione della disciplina codicistica quella che porta a determinare
la riduzione dellobbligo gravante sullautore dellillecito
anche quando ad esser lesi sono, in aggiunta al danneggiato diretto, altri soggetti che si collocano ex latere creditoris. E poich gli stessi facevano affidamento sulla situazione patrimoniale della vittima - la quale ha colposamente contribuito a diminuire il proprio patrimonio nessun soggetto legittimato iure proprio potr richiedere
al responsabile un risarcimento superiore alla sua quota
di responsabilit (25).
Dopo aver rilevato che il discorso non cambia quando
si passa ad esaminare la giurisprudenza formatasi in tema di danno non patrimoniale (perlopi morale) patito dagli stretti congiunti della vittima, chiaro che
anche in questo caso la regola si traduce in una diretta
applicazione del principio della responsabilit parziaria (26). Infatti, il danno subito da tali soggetti non
varia minimamente nella sua entit e consistenza in
dipendenza del contributo, magari assai elevato, dato
dalla vittima al verificarsi dellillecito (27). Pure rispetto a tale orientamento una tacita (e magari inconsapevole) applicazione del principio di parziariet, allora, spiega assai meglio il fatto che il pregiudizio non
patrimoniale subito iure proprio dagli stretti congiunti
della vittima dellillecito sia proporzionalmente ridotto in ragione della quota di responsabilit attribuibile
al danneggiato.
4. Concorso fra la concausa umana
e la concausa naturale
Altro orientamento che ha seguito - questa volta alla luce del sole - una logica di parziariet si formato in materia di concorso fra la causa umana e la causa naturale.
Infatti, sebbene la giurisprudenza pi recente (in particolare, intervenuta in materia di responsabilit medica)
tenda a non dare alcun rilievo alla presenza di una concausa di tal fatta, s da addossare lintero pregiudizio al
convenuto o ai convenuti, si registrano decisioni di segno contrario (28).
In particolare, verso la met degli anni 70 la Corte di
(25) Nel testo si precisato che la fattispecie esaminata quella delle pretese avanzate iure proprio, perch per quelle avanzate iure hereditatis dallavente causa del defunto evidente che lart. 1227 c.c. viene invece in
considerazione senza che ci comporti alcuna deroga alla logica della
(26) Si veda Duni, Responsabilit da fatti illeciti, cit., 72, ove espressamente si afferma che il cennato principio secondo il quale ognuno risponde
del danno solo in quanto lo ha cagionato e non oltre appare in tutta la
sua estensione nellart. 1227 cos come lo si deve intendere in tema di fatti illeciti, cio sostanzialmente riferito alla misura dellobbligo che deve gravare sul responsabile. Pertanto, il richiamo a tale disposizione contenuto nellart. 2056 va inteso nel senso fondamentale che il responsabile in nessun caso deve risarcire un danno o parte di danno che non ha
prodotto, con la conseguenza che il danno da Tizio arrecato per propria
colpa al proprio patrimonio importa [] che il patrimonio si deve considerare immediatamente e direttamente diminuito di tale danno, sia di
fronte a Tizio stesso, che di fronte ai terzi, in quanto Tizio non ha azione
contro nessuno. Anche Bianca, Dellinadempimento, cit., 424-425, si
pronuncia a favore della riduzione del risarcimento richiesto dal soggetto
che ha subito il danno riflesso, ma ci - tuttavia - in base alla diversa considerazione secondo cui lart. 2055 non trova applicazione, nel caso di
specie, semplicemente perch la vittima che ha concorso con il terzo a
cagionarsi un danno non pu ritenersi essere a sua volta, nei confronti del
soggetto danneggiato di riflesso, coautrice di un illecito civile.
(27) Al riguardo, appare doveroso ricordare che la categoria dei danni riflessi di recente stata oggetto di approfondita trattazione nelle decisioni gemelle della Suprema Corte del 31 luglio 2003, nn. 8827 e 8828, la
seconda delle quali si legge, fra le tante, in questa Rivista, 2003, 816 ss.
(28) Per la nettezza della motivazione vale la pena di menzionare Cass.
16 febbraio 2001, n. 2335, in Resp. civ., 2001, 580, a tenore della quale
[i]n materia di rapporto di causalit nella responsabilit extracontrattuale, in base ai principi di cui agli art. 40 e 41 c.p., qualora le condizioni ambientali od i fattori naturali che caratterizzano la realt fisica su cui
incide il comportamento imputabile delluomo siano sufficienti a determinare levento di danno indipendentemente dal comportamento medesimo, lautore dellazione o della omissione resta sollevato, per intero,
da ogni responsabilit dellevento, non avendo posto in essere alcun antecedente dotato in concreto di efficienza causale; qualora, invece, quelle condizioni non possano dar luogo, senza lapporto umano, allevento
di danno, lautore del comportamento imputabile responsabile per intero di tutte le conseguenze da esso scaturenti secondo normalit; in tal
caso, infatti, non pu operarsi una riduzione proporzionale in ragione
della minore gravit della sua colpa, in quanto una comparazione del
grado di incidenza eziologica di pi cause concorrenti pu instaurarsi soltanto tra una pluralit di comportamenti umani colpevoli, ma non tra
una causa umana imputabile ed una concausa naturale non imputabile
(nella specie, il giudice di merito aveva graduato percentualmente la responsabilit del medico in un caso in cui alla produzione del danno - tetraparesi spastica in neonato - avevano concorso il colposo ritardo nella
somministrazione di farmaci ossitociti e nellesecuzione del parto cesareo
con conseguente asfissia neonatale del feto e un episodio di apnea verificatosi al trentaquattresimo giorno di vita; la suprema corte, in applicazione dellesposto principio, ha cassato con rinvio). Alla decisione della Suprema Corte appena richiamata si aggiungano Cass. 4 novembre
2003, n. 16525, in Foro it., 2004, I, 779 ss.; Cass., sez. lav., 9 aprile 2003,
n. 5539, in Resp. civ. prev., 2003, 1074; Cass. 16 maggio 2000, n. 6318,
in Dir. giust., 2000, fasc. 20, 14 ss.; Cass., sez. lav., 5 novembre 1999, n.
12339, in Nuova giur. civ., 2000, I, 661 ss., con nota di F. Alleva, Lirrilevanza delle concause naturali ai fini dellaccertamento del nesso di causa materiale nella responsabilit da fatto illecito, ove viene citata anche la giurisprudenza di merito orientata nel medesimo senso; Cass. 27 maggio
1995, n. 5924, in Foro it., Rep. 1995, voce Responsabilit civile, n. 65;
Cass. 1 febbraio 1991, n. 981, in Nuova giur. civ. comm., 1991, I, 797,
con nota di A. Lepri, Concorso di cause umane e naturali nella responsabilit civile extracontrattuale, ove ulteriori riferimenti, mentre si rinvia a M.
Bona, Danno psichico e concause: le risposte del diritto e della medicina legale a confronto, in questa Rivista, 2005, 357 ss., per la menzione di alcune
decisioni rimaste inedite. In argomento si veda altres Gnani, Art. 2055
- La responsabilit solidale, cit., 171 ss., secondo il quale un problema di
applicazione dellart. 2055, comma 1, c.c., si presenta solo ove assieme a
quella naturale concorrano pi cause umane (cio vi siano pi danneggianti), affermando per che il vincolo solidale insorge solo dopo aver
separato lefficacia eziologica della concausa fortuita [] dai contributi dei corresponsabili, s da stabilire quale minor evento lesivo sarebbe
derivato dai secondi [perch] [q]uel minore evento lesivo il solo a rilevare ai fini dellart. 2055 c.c..
Cassazione ha stabilito che qualora nella produzione di
un evento dannoso concorrano, come fattori concomitanti ma luno autonomo rispetto allaltro, un comportamento umano imputabile e una causa naturale, il giudice pu procedere ad una valutazione, secondo criteri
equitativi, della diversa efficienza delle varie concause
ed escludere che lautore di quel comportamento debba
risarcire nella loro integrit le conseguenze dellevento
dannoso (29).
La statuizione, gi interessante di per s, diviene ancora
pi significativa se confrontata con la fattispecie concreta: il caso, infatti, riguardava i proprietari di un immobile che avevano convenuto in giudizio un Comune richiedendo il risarcimento dei danni loro derivati da una
frana causata dal crollo di una strada di propriet dellente locale e del quale lo stesso aveva trascurato la manutenzione, ottenendo una condanna poi ridotta dalla
Corte dAppello ritenendo il convenuto responsabile
solo per un quarto, in ragione delloperare di una serie
di concause naturali (30).
Ebbene, nel confermare integralmente la decisione resa
in secondo grado i giudici di legittimit ribadiscono il
principio secondo cui, in caso di concorso di caso fortuito e di causa umana, in mancanza della possibilit della
specifica identificazione della parte di danno rapportabile alluno o allaltra dato al giudice di valutare e determinare con criterio equitativo la parte di responsabilit dellautore della condotta concorrente nella produzione dellevento dannoso. Pienamente legittimo si ritiene in tal caso il ricorso allapplicazione della norma di
cui allart. 1226 c.c., dato che una sua interpretazione
estensiva risponde anche a ragioni di giustizia sostanziale che impediscono di addossare tutto il risarcimento
del danno al responsabile di una sola porzione di esso.
Peraltro, dopo aver richiamato ben tre precedenti (31),
la Suprema Corte afferma che nei casi di concorso del
fattore umano con quelli naturali non si pu accogliere
la soluzione della irrilevanza di tali fattori e che ricorrono ragioni logico-giuridiche le quali consentono di
procedere ad una valutazione della diversa efficienza delle varie concause e di escludere che lautore della condotta umana debba necessariamente sopportare nella loro integralit le conseguenze dellevento dannoso (32).
allora breve il passo per affermare che non pu ostare
a questa conclusione la norma di cui allart. 2055, perch il fatto che la condotta imputabile di un unico soggetto abbia agito in concomitanza con forze estranee elimina il presupposto fondamentale della citata disposizione, consistente nel concorso di pi cause imputabili a
soggetti diversi e per tali ragioni non pu entrare in
funzione il correttivo che, nei rapporti interni, il diritto
di regresso introduce nel principio di solidariet.
Del resto - concludono i giudici di legittimit -, alla luce
del comma 2 dellart. 2055 si pu affermare che il frazionamento della responsabilit non estraneo al sistema positivo e che della stessa soluzione danno testuale conferma le regole dettate dallart. 1227 c.c., nelle
quali preciso il riferimento alla possibilit della scissione del nesso causale - stavolta con rilevanza verso lesterno - sulla base del principio che la responsabilit va
proporzionata alle conseguenze che si riconnettono ad
una determinata causa imputabile, sicch alla medesima ratio si pu ricondurre il caso in esame, non essendovi ragione per usare al fattore causale meramente naturale un trattamento diverso rispetto a quello riservato al
fatto dello stesso danneggiato.
Poich la logica di apportionment seguita dalla sentenza
de qua lampante, non occorrono al riguardo molti
commenti - che pure si sarebbe tentati di fare - e fra le
tante considerazioni che la pronuncia suscita, due sole se
ne offrono al lettore. Primo: gi lorientamento di stampo equitativo richiamato dalla decisione esprime in
realt una regola di responsabilit parziaria perch, nella
misura in cui il danno comunque attribuibile al danneggiante, poco importa che non si possa determinare il
contributo di ogni fattore e - al contrario - proprio perch non dato di individuare le singole quote, non vi
modo di sapere davvero se e fino a che punto ricorrano
le esigenze equitative che la Suprema Corte formalmente richiama. allora evidente che lapplicazione dellequitas maschera una decisione improntata ad una logica
(29) Cass. 25 ottobre 1974, n. 3133, in Giust. civ., 1974, 1489.
(30) In particolare, il Comune viene condannato in primo grado a corrispondere agli attori la somma di L. 1.164.000, poi ridotta dalla Corte
dAppello. Infatti, nel corso del giudizio si accerta che il danno non era
stato causato dal difetto di manutenzione di cui sopra, bens dalloperare
di una serie di concause, fra le quali quelle naturali inerenti la formazione geologica del terreno, la giacitura del medesimo e lazione delle acque
piovane e quelle umane rinvenute, da un lato, nelle opere effettuate dal
Comune al fine di convogliare le acque verso la strada e la scarpata dove
insisteva la casa degli attori; e, dallaltro, nella decisione di questi di costruire su un terreno privo di garanzie di stabilit e sistemato in modo
approssimativo. Conseguentemente, dopo aver attribuito un quarto di
responsabilit anche ai proprietari, i giudici di seconde cure riducono
lentit della condanna da L. 1.164.000 a L. 266.750.
(31) I precedenti alla decisione de qua - indicati nello stesso testo della
pronuncia - sono in particolare costituiti da Cass. 13 marzo 1950, n. 657,
in Mass. Foro it., 1950; Cass. 6 dicembre 1951, n. 2732, in Foro pad.,
1952, I, 1312; Cass. 18 ottobre 1955, n. 3256, in Giust. civ., Rep. 1955,
voce Danni civili, n. 188. In materia, si veda anche la successiva Cass. 11
agosto 1982, n. 4544, in Foro it., Rep. 1982, voce Responsabilit civile, n.
70, a tenore della quale [q]ualora la produzione di un evento dannoso risalga al concorso di cause autonome e si configurino difficolt probatorie
in ordine allidentificazione della parte di danno rapportabile a ciascuna
delle stesse, legittima la valutazione della diversa efficienza delle varie
concause con criteri equitativi, alla stregua di uninterpretazione estensiva dellart. 1226 c.c. (ammissibile per qualsiasi norma) che risponde a ragioni di giustizia sostanziale ed impedisce di addossare tutto il risarcimento del danno al responsabile di una sola parte, talvolta anche minima, di
(32) Inoltre, i giudici di legittimit osservano che [c]ontro questa impostazione che, sebbene non compiutamente espressa, costituisce la base di
sostegno della sentenza impugnata, i ricorrenti contestano lammissibilit
del frazionamento dei fattori causali e, per riflesso, la riduzione ad un
quarto della responsabilit del Comune, rilevando che la censura tocca profili che meritano una considerazione che vada al di l della segnalazione delle pur evidenti ragioni equitative, che sostanzialmente giustificano il ricordato indirizzo giurisprudenziale.
parziaria e tanto varrebbe adottare un sistema come
quello della track D del Restatement che si avvale di una
soglia per stabilire se ad applicarsi luno o laltro regime
(33), senza necessit di richiamare i correttivi di cui allart. 1226 c.c. (34).
Secondo: la Suprema Corte non nasconde dietro unapplicazione allinsegna dellequit la predilezione per la
proportionate liability, avallando la ripartizione effettuata
dai giudici di merito merc laffermazione a tenore della
quale il frazionamento della responsabilit non estraneo al sistema positivo. Viene allora da chiedersi in che
misura lentit del concorso di colpa dei danneggiati abbia influenzato la decisione, posto che in presenza di una
responsabilit di 1/4 e 1/4 attribuita rispettivamente ad
attori e convenuto, ben si poteva dividere fra essi fiftyfifty anche la quota imputabile alla causa naturale e adottando una soluzione peraltro pi consona ad una regola davvero equitativa - affermare che il danneggiante
doveva comunque sopportare per met le conseguenze
dannose derivanti da quella concausa. Il fatto che tutto
lonere derivante dalla concausa naturale si sia addossato al danneggiato porta a concludere che, perlomeno
con riguardo alla fattispecie de qua, non vi spazio per
conciliare i due principi della responsabilit solidale e
parziaria (come solitamente avviene quando si rendono
congiuntamente operativi gli artt. 1227 e 2055 c.c.
(35)), facendosi in tal caso unapplicazione del tutto assorbente del secondo.
Prima di continuare la rassegna degli orientamenti che si
informano al principio di parziariet peraltro doveroso
svolgere qualche riflessione di carattere pi generale sul
concorso fra la condotta umana e la causa naturale, anche se una sua trattazione ex professo richiederebbe ben
altro spazio. Riducendo allosso le molteplici considerazioni che vi sarebbero da fare, va intanto rilevato che
nessuna fattispecie di danno pu ritenersi esclusivamente
imputabile alla condotta del danneggiante e, per converso, che unincidenza di concause diverse da quelle
umane sempre in qualche misura presente.
Di qui vari problemi, di natura sia teorica che operazionale. Intanto, il rilievo appena formulato mette in luce il
conflitto sussistente fra la teoria della condicio sine qua
non e il connesso principio di equivalenza delle cause (da
un lato) e la stessa possibilit di procedere alla ripartizione di responsabilit (dallaltro), che peraltro viene ulteriormente espresso tramite la secca alternativa fra risarcimento ed esonero integrale enunciata dalla giurisprudenza in materia di fortuito e forza maggiore (36). Tuttavia, dietro il modo di ragionare di cui si tratta si cela una
marcata (e non condivisibile) riluttanza ad ammettere la
scindibilit delle diverse serie eziologiche che hanno
portato alla verificazione del danno - quindi la divisibilit
del nesso causale (37) -, che non a caso proprio una
compiuta riflessione in ordine alla ripartizione di responsabilit obbliga a porre in discussione (come si avr modo di spiegare rapidamente nel paragrafo 7).
Daltronde, dal principio della condicio sine qua non deriva
necessariamente il corollario dellirrilevanza delle concause solo se si attribuisce alla stessa un carattere esclusivo, cosa che non appare corretta alla luce dellargomento (sul quale non ci si pu soffermare in questa sede) per
cui se con la condotta di Caio ha concorso quella determinante di Tizio, ci vuol dire che in assenza di questa
Caio non avrebbe cagionato esattamente quel danno ovvero una parte di esso, dovendosi allora concludere che
ciascuna delle concause ha contribuito solo pro parte (38).
Inoltre, va rilevato che gi mezzo secolo fa una dottrina
aveva invocato in materia lapplicazione di un criterio
quantitativo distributivo simile a quello previsto dallart.
1227, comma 1, c.c. - se del caso de iure condendo e con
abrogazione almeno parziale dellart. 2055 c.c. -, nonch
un giudizio teso ad imputare una congrua quota di danno alla concausa fortuita, s da soppesare lapporto eziologico delle varie cause e di ripartire il danno tra le medesime (39). E non a caso si riscontrano in materia siNote:
(33) Si veda, al riguardo, la precedente nota 3.
(34) In altre parole, evidente che tali correttivi non hanno invero alcun ruolo finch ci si muove davvero allinterno del regime di responsabilit solidale e si applica lart. 2055 c.c., in quanto loperativit di tale disposizione condizionata al solo accertamento dellan debeatur e non anche alla determinazione del quantum discendente da ciascuna delle cause
che hanno prodotto il pregiudizio subito dalla vittima.
(35) Sul punto si veda la precedente nota 12.
(36) infatti noto che la logica seguita da molte decisioni quella per cui
o la concausa naturale era imprevedibile ed inevitabile (e quindi esonera
il danneggiante da ogni responsabilit) o la stessa viene attratta nella sfera del comportamento esigibile dal tortfeasor sotto il profilo della diligenza (e, dunque, nessuna riduzione del danno viene concessa). Per le decisioni orientate nel senso di cui nel testo, oltre che per ampi riferimenti
dottrinali e giurisprudenziali al principio di cui si discorre, M. Franzoni, Il
concorso di cause, condicio sine qua non e incidenti di massa, in La resp. civ.,
2005, 106 ss., nonch Id., Problemi vecchi e nuovi in tema di causalit, in Resp. civ. prev., 2006, 1997 ss.
(37) Pone in luce tale aspetto A.M. Princigalli, Perdita di chances e danno
risarcibile, in Riv. crit. dir. priv., 1985, 325-326.
(38) Largomento spiegato gi in P. Forchielli, Il rapporto di causalit nellillecito civile, Padova, 1960, 150.
(39) Dopo aver ricordato che M.L. Ruffini, Il concorso di colpa e di caso fortuito nella produzione del fatto dannoso: lesperienza francese e il diritto italiano, in Riv. dir. comm., 1964, I, 52 ss. preferisce raggiungere la soluzione di
cui nel testo in via interpretativa piuttosto che tramite labrogazione dellart. 2055 c.c., non ritenuta risolutiva, ben pi perentorio Forchielli, Il
rapporto di causalit, cit., 135 ss., il quale peraltro afferma che il concorso
del fortuito non differisce da quello della causa imputabile e, quindi, che
anche al primo si pu applicare il parametro della causalit adeguata. Lo
stesso, in particolare, non si identificherebbe con il giudizio di prevedibilit ed esso porta ad allocare il danno in proporzione diretta del minore
o maggior rischio (probabilit) che il danneggiato aveva di subire lo stesso il danno, con la precisazione che il danneggiato non pu pretendere di essere coperto di quei rischi che sia solito affrontare spontaneamente o magari inavvertitamente (e quindi implicitamente accettare), ogni
giorno, ferma restando per il resto la naturale responsabilit del colpevole. Favorevole ad attribuire rilevanza alle concause naturali in analogia
con quanto dispone il comma 1 dellart. 1227 c.c., anche F.D. Busnelli, Illecito civile, in Enc. giur., XV, Roma, 1991, 17, secondo il quale nessuna
norma autorizz[a] ad affermare lirrilevanza delle concause nel vigente sistema della responsabilit civile, cos riprendendo la tesi esposta in Id.,
Nuove frontiere della responsabilit civile, in Jus, 1976, 52 ss.
gnificative concordanze di carattere comparatistico, posto che anche un ordinamento come quello francese in
cui vige il principio dellequivalenza delle concause ha
conosciuto degli arrtes che - con in testa il caso Lamorcire (40) - hanno fermamente applicato un criterio di ripartizione della responsabilit a fronte di un danno imputabile alla concausa umana e naturale (41), secondo
un orientamento che riscuote ancora consenso in dottrina (42).
Come anticipato, il tema continua a dimostrare la propria attualit nel nostro ordinamento anche con riguardo a fattispecie del tutto nuove rispetto a quelle tradizionalmente considerate dalla giurisprudenza che si occupata dellargomento, come ad esempio si ricava dalle riflessioni recentemente svolte dalla dottrina in merito alle (con)cause del danno psichico (43). Peraltro, gli
orientamenti che pi di tutti sembrano oggi richiamare
il problema sono quelli concernenti lutilizzo della categoria della perdita di chances in ambito sanitario, sulla
quale si avr modo di ritornare pi oltre.
5. Danno cagionato dai beni condominiali
e responsabilit dei condomini
Sempre fra gli orientamenti che fanno applicazione del
principio di parziariet ne va poi annoverato uno formatosi in materia di responsabilit dei condomini per i danni cagionati dai beni di propriet degli stessi. Sebbene
anche tale fattispecie sia evidentemente da ricondurre
ad unipotesi di responsabilit extracontrattuale - nel
solco dellart. 2051 c.c. -, la giurisprudenza di merito ha
in alcune occasioni deciso che i condomini debbano rispondere solo pro-quota (44). In particolare, in un caso
in cui un condomino lamentava un danno arrecato allimmobile di sua propriet da varie infiltrazioni dacqua
e di umidit, dopo aver accertato un concorso di colpa
dellattore pari al 50% ed aver condannato il condominio a corrispondergli un indennizzo pari alla met del valore locativo del bene, in merito alla richiesta di pagamento indirizzata anche agli altri condomini si afferma
che la solidariet devessere esclusa in quanto il singolo
condomino risponde pro quota nei limiti dei millesimi di
propriet ex art. 1123 c.c. per i danni derivanti dalla gestione e dalluso dei beni comuni, precisandosi che
[l]o impone anche la circostanza [per cui] il singolo sostanzialmente impotente da solo a superare i problemi
derivanti da detto uso (45).
La statuizione appena riportata viene giustificata con il
richiamo di due decisioni della Suprema Corte che, ponendosi in contrasto con un pi risalente orientamento
(46), affermano che le obbligazioni assunte per le cose, i
servizi e gli impianti comuni non vincolano in solido i
condomini, i quali rispondono unicamente per la propria parte nei limiti fissati dallart. 1123 c.c. (47). Tuttavia, considerando che le citate pronunce non sono in
realt relative a debiti insorti a seguito della commissione di un illecito aquiliano e che - invece - lorientamento pi risalente aveva affermato il principio della solida-
riet anche in ipotesi di responsabilit extracontrattuale
per danni cagionati a terzi, la decisione di merito sopra
richiamata appare particolarmente rilevante (48).
Inoltre, che laffermazione per cui il singolo condomino
(40) Il riferimento alla decisione della Cour de Cassation del 19 luglio
1951, in Dalloz, 1951, 747 ss., che, nonostante lespressa deroga allorientamento tradizionale, stata seguita da buona parte della giurisprudenza
successiva. Il caso, in particolare, riguardava i danni derivanti da un naufragio che, a fronte della violenza delluragano in cui il battello si era imbattuto, la Cassazione aveva posto solo nella misura di un quarto in capo
al comandante, nonostante la sua condotta negligente.
(41) Con riguardo allorientamento espresso dal caso di cui nel testo,
nonch alle decisioni precedenti che avevano iniziato ad ammettere timidamente il principio ed a quelle successive che lhanno poi consolidato, si veda lo studio di Ruffini, Il concorso di colpa, cit., 39 ss. In argomento altres Forchielli, Il rapporto di causalit, cit., 145 ss., mentre per la citazione di ulteriore dottrina e giurisprudenza francese, Princigalli, Perdita di
chances, cit., 326, nt. 29.
(42) Secondo la rassegna offerta da U. Violante, Concorso di colpe e allocazione di responsabilit, in Riv. crit. dir. priv., 2004, 495 ss.
(43) In argomento, Bona, Danno psichico, cit., il quale, dopo aver richiamato la prassi dei consulenti tecnici di offrire al magistrato una stima della percentuale del danno psichico imputabile alle condizioni preesistenti
del danneggiato, afferma che la giurisprudenza della Suprema Corte
(orientata in senso contrario e di cui si gi dato conto alla precedente
nota 28) potrebbe essere affinata distinguendo le fattispecie in cui al momento del sinistro lo stato del danneggiato era di mera predisposizione
o vulnerabilit - ma non si traduceva in una vera e propria menomazione dellintegrit psico-fisica - da quelle in cui il predetto stato assume
un vero e proprio carattere invalidante.
(44) Sebbene si tratti di un aspetto che si potrebbe quasi dare per scontato, va ricordato che la giurisprudenza costante nellapplicare lart. 2051
c.c. ai danni cagionati dai beni comuni del condominio, sempre che, ovviamente, non si riscontri una negligenza specificamente imputabile ad
uno o pi condomini, nel qual caso viene reso operativo lart. 2043 c.c.:
fra le tante, Cass. 20 maggio 2004, n. 9591, in La resp. civ., 2005, 703,
nonch Cass. 20 agosto 2003, n. 12211, in Arch. locazioni, 2003, 798.
(45) In tal senso la decisione (inedita) n. 13-02 della Sezione Stralcio del
Tribunale di Velletri resa in data 21 dicembre 2001, il cui passo fondamentale stato anche per tale ragione riportato nel testo.
(46) Si vedano, al riguardo, Cass. 17 aprile 1993, n. 4558, in Arch. locazioni, 1993, 479, nonch Cass. 5 aprile 1982, n. 2085, in Giur. it., 1983, I,
1, 989, secondo le quali, mentre nei rapporti interni tra i singoli condomini le spese comuni vanno ripartite pro quota ai sensi dellart. 1123 c.c.
e in base alle norme del regolamento condominiale, nei confronti dei terzi i condomini sono solidalmente responsabili per le obbligazioni contratte dal condominio nel comune interesse.
(47) Le due decisioni richiamate dal giudicante sono, in particolare,
Cass. 23 febbraio 1999, n. 1510, in Arch. locazioni, 1999, 611, nonch
Cass. 27 settembre 1996, n. 8530, in Foro it., 1997, I, 872, con nota di V.
Colonna, Sulla natura delle obbligazioni del condominio, alla quale si rinvia
per ampi richiami alla giurisprudenza di merito.
(48) Cos Cass. 25 giugno 1990, n. 6405, in Foro it., Rep. 1990, voce Comunione e condominio, n. 83, secondo la quale i singoli proprietari delle
varie unit immobiliari a norma dellart. 1117 c.c. (salvo che risulti diversamente dal titolo) sono comproprietari (delle parti comuni e, quindi) del lastrico solare, del quale si assumono la custodia e il correlativo obbligo di manutenzione, con la conseguenza che, nel caso di danni a terzi
per difetto di manutenzione del detto lastrico, sorge la responsabilit solidale di tutti i condomini, a norma degli art. 2051 e 2055 c.c. ove non
provino, come unica causa di tali danni, il caso fortuito, e ci a prescindere dalla conoscenza o meno dei danni stessi (salvo regresso del condomino che abbia risarcito lintero danno verso gli altri condomini in ragione delle rispettive quote di propriet).
risponde dei danni cagionati dalla gestione e dalluso dei
beni comuni nei limiti dei millesimi di propriet esprima
una chiara scelta del regime di parziariet, si desume anche dal fatto che lart. 1123 c.c. e altre specifiche disposizioni inerenti il riparto delle spese trovano sovente applicazione solo ai fini del regresso (49), anche se - ovviamente - deve riaffermarsi loperativit dellart. 2055,
comma 2, c.c. ove si possa muovere uno specifico addebito di negligenza ad uno o pi condomini (50). Comunque, sebbene sia difficile immaginare luso di altri
parametri rispetto a quelli indicati dalle predette disposizioni codicistiche, il passaggio del medesimo criterio di
ripartizione dai rapporti interni a quelli esterni rende ancora pi evidente lopzione per la proportionate liability effettuata dalla predetta decisione (51).
6. Orientamenti minori in odore di parziariet
Quelli che si sono individuati nei paragrafi precedenti
costituiscono orientamenti che, in modo palese, seguono a livello applicativo una regola di responsabilit parziaria anzich solidale. Accanto ad essi ve ne sono alcuni ispirati da una logica vicina alla proportionate liability anche se non volti ad implementare regole ad essa propriamente rispondenti - ed altri che appaiono comunque
rilevanti alla luce delle deroghe apportate al regime della solidariet, che, quindi, si possono certamente indicare come minori rispetto agli altri passati in rassegna.
Anche per il fatto che gli stessi dimostrano come la logica della joint and several liability non sia sempre e comunque seguita, appare opportuno darne conto, sempre al fine di valutare quali modelli siano adottati nel nostro sistema giuridico da un punto di vista operazionale.
Un primo orientamento in odore di parziariet che occorre segnalare si formato in ordine allart. 1304 c.c., il
cui comma 1 dispone che La transazione fatta dal creditore con uno dei debitori in solido non produce effetto
nei confronti degli altri, se questi non dichiarano di volerne profittare. La giurisprudenza che ha fatto applicazione della disposizione ha in linea generale precisato
che laccordo concluso fra il creditore e i condebitori deve riguardare lintera obbligazione solidale, essendo
quello che ha ad oggetto solo una parte del debito non
previsto dal legislatore e non disciplinato dal citato articolo (52). Ove laccordo concluso fra il danneggiato e
uno dei corresponsabili riguardi lintero debito, gli altri
debitori sono liberi di dichiarare di volerne profittare e,
quindi, di giovarsi degli effetti della transazione. Ma ove
cos non avvenga, il creditore pu escludere la suddetta
possibilit di adesione (oggetto di un vero e proprio diritto potestativo) con unapposita clausola, in considerazione del fatto che a fondamento dellistituto vi sempre
la volont delle parti e che la stessa va apprezzata da entrambi i lati del rapporto (53).
La giurisprudenza ammette anche che il creditore possa
stipulare un accordo transattivo in relazione ad una parte del debito e con un solo danneggiante, ovvero con
una parte dei danneggianti, anche se non con tutti. In
tal caso laccordo verter su una o pi quote interne
dellobbligazione e, per soddisfare integralmente le proprie ragioni creditorie, il danneggiato dovr rivolgersi in
separata sede agli altri corresponsabili dellillecito. Inoltre - ed qui che lorientamento in parola si fa interessante - quando laccordo transattivo verte solo sulla predetta quota interna, la sua conclusione determina la liberazione dal vincolo solidale non solo per le parti dellaccordo (cosa alquanto ovvia), ma pure con effetto fra
lo stipulante e gli altri condebitori, i quali rimangono
quindi obbligati nei limiti della loro quota (54).
(49) In tal senso, Cass. 17 gennaio 2003, n. 642, in Rass. locazioni, 2003,
261, con nota di M. De Tilla, Lastrico solare e ripartizione delle spese, ove ulteriore citazione di giurisprudenza che ha fatto applicazione degli artt.
1123 ss. ai fini del regresso. Si vedano altres Cass. 23 febbraio 1999, n.
1510, cit., e Cass. 25 giugno 1990, n. 6405, cit.
(50) Per un caso in cui il danno da infiltrazioni derivava dallopera che il
condominio con uso esclusivo aveva deciso di compiere sul lastrico solare, la risalente Cass. 23 febbraio 1965, n. 296, in Giur. agr. it., 1965, II,
542 ss.
(51) Al riguardo, vale anche la pena di notare che a sostegno della propria decisione il giudice richiama un argomento fortemente legato ai
profili equitativi della responsabilit parziaria - solitamente meno considerati dalla dottrina -, il quale si sostanzia nella considerazione che il
vincolo solidale imporrebbe al singolo condomino lonere relativo ad
un danno dallo stesso (in larghissima parte) non cagionato. E ad essa
occorre aggiungere quella per cui, in tale tipologia di fattispecie, le ingiustizie derivanti dallapplicazione della responsabilit solidale sarebbero probabilmente acuite dal fatto che il patrimonio del danneggiante per definizione aggredibile, in quanto per poter essere convenuto il
condomino deve (evidentemente) disporre di un bene immobile gi individuato dallattore. Anche su tali aspetti, tuttavia, mette conto rinviare alle considerazioni svolte in Tassone, La ripartizione di responsabilit, cit.
(52) Si vedano, al riguardo, Cass. 3 luglio 2001, n. 8991, in Foro it., Rep.
2001, voce Obbligazioni in genere, n. 58, nonch Cass. 27 marzo 1999, n.
2931, id., Rep. 1999, voce cit., n. 66. Nel medesimo senso Cass. 5 luglio
2001, n. 9071, id., Rep. 2001, voce cit., n. 57, nonch - indirettamente Cass. 5 luglio 1991, n. 7413, id., Rep. 1991, voce cit., n. 50, secondo la
quale il debitore solidale rimasto estraneo alla transazione non ne pu
profittare (ai sensi dellart. 1304 c.c.) ove essa non riguardi lintero debito solidale, ma sia limitata alla quota interna del debitore che labbia stipulata, con la conseguenza di restare destinata a produrre solo la riduzione dellintero debito per limporto corrispondente alla quota transatta,
senza interferenza di sorta sulla quota interna degli altri condebitori solidali.
(53) Sulla ratio posta alla base della seconda ipotesi, C.M. Mazzoni, Le obbligazioni solidali e indivisibili, in Trattato di diritto privato, diretto da P. Rescigno, 9, Torino, 1984, 758, mentre per alcune decisioni che in forza della stessa adottano la regola indicata nel testo, Cass. 19 aprile 1991, 4257,
in Giur. it., 1991, I, 1, 1320, nonch Trib. Monza, 8 novembre 1988, in
Foro it., Rep. 1989, voce Assicurazione (contratto), n. 115.
(54) Nel senso che nel disciplinare gli effetti della transazione intervenuta fra il creditore ed uno dei condebitori solidali il comma 1 dellart. 1304
c.c. si riferisce a quella concernente lintero debito solidale, mentre
quando loggetto del negozio transattivo sia limitato alla quota interna
del debitore solidale stipulante, si riduce lintero debito dellimporto corrispondente alla quota transatta con il conseguente scioglimento del vincolo solidale fra lo stipulante e gli altri condebitori, i quali pertanto rimangono obbligati nei limiti della loro quota, Cass. 27 marzo 1999, n.
2931, cit. Esattamente in termini, Cass. 19 dicembre 1991, n. 13701, in
Foro it., Rep. 1992, voce cit., n. 54, nonch Cass. 29 agosto 1990, n. 8957,
id., Rep. 1990, voce cit., n. 39.
Sebbene la regola test menzionata sia affiancata da alcuni correttivi volti ad evitare il rischio di indebite locupletazioni, evidente il suo rilievo per il tema qui trattato, in quanto con essa si consente alle parti del rapporto
di disporre in via negoziale - ex post, ma con effetto anche nei confronti dei soggetti estranei allaccordo - che
divenga parziaria unobbligazione che nasce e si ritiene
quasi per sua irrinunciabile natura solidale (55). E ci peraltro - in contrasto con la recente affermazione dei
giudici di legittimit secondo cui la transazione inefficace nei confronti dei debitori che non vi hanno partecipato o che non hanno dichiarato di volerne profittare
con riguardo sia ai rapporti interni, sia a quelli con il creditore (56).
Anche senza poterci spingere oltre nellesame dei legami
sussistenti fra gli istituti della solidariet e della transazione - nonch rinviando ai contributi specificamente
dedicati allargomento (57) -, va rilevato che nella Sezione del Capo VII del Titolo I del Codice dedicata alle
obbligazioni solidali vi sono altre regole che possono
portare a decisioni ispirate dalla logica della responsabilit parziaria. Fra queste, quella secondo cui il vincolo solidale si ritiene rinunciabile dal danneggiato, in relazione alla quale la dottrina ha precisato che la rinuncia verso tutti i debitori trasforma lobbligazione da solidale in
parziaria (58). Proprio in applicazione di tale regola la
giurisprudenza ha infatti deciso che lazione del minore
trasportato dal conducente-genitore (corresponsabile
del sinistro) promossa contro il solo conducente dellaltro veicolo coinvolto (prospettandone lesclusiva responsabilit) si deve configurare quale rinuncia tacita alla solidariet, s da ritenere il terzo tenuto a rispondere
solo pro quota (59). E in altra occasione - ponendosi sostanzialmente sulla medesima linea -, si deciso che lipotesi dellazione del terzo trasportato e del conducente
del relativo veicolo promossa insieme contro il conducente e il proprietario dellaltro veicolo coinvolto integra (ai sensi dellart. 1301 c.c.) gli estremi della remissione nei confronti del primo debitore, con la conseguenza
di poter ottenere dai convenuti solo un parziale ristoro
del danno subito (60).
Del resto, gli orientamenti appena richiamati appaiono
significativi sia perch consentono alle parti del rapporto sorto dallillecito di gestire il regime della relativa
obbligazione, sia - soprattutto - perch svelano che il
vincolo di cui allart. 2055 c.c. il frutto di un scelta del
legislatore certamente non necessitata dalla struttura
degli istituti che vengono in considerazione, al punto da
ammettere che le parti possano disporre diversamente.
Nel concludere la rassegna sugli orientamenti che hanno in qualche modo derogato al regime della solidariet,
va infine segnalato quello risalente ad una non recente
decisione delle Sezioni Unite che prende in considerazione il comportamento del danneggiante posto in stato
di necessit dal fatto colposo di un terzo. Secondo la Suprema Corte, infatti, il danneggiante materiale pu essere destinatario assieme al terzo dellazione risarcitoria
proposta dal danneggiato, ma tenuto nei confronti di
questultimo solo nei limiti dellindennit dovuta per il
fatto di aver agito in stato di necessit e, dopo averla corrisposta, potr rivalersi nei confronti del terzo in applicazione soltanto per analogia e con adeguato contemperamento del criterio di cui allart. 2055 c.c. (61).
Di l dal fatto che la solidariet utilizzata per regolare il
concorso de quo certamente atipica, la decisione in
parola appare interessante perch la possibilit di configurare un vincolo solidale a diversa misura apre la
via - almeno in teoria - a modelli intermedi fra quello
puro di joint and several liability e la responsabilit parziaria, come quello previsto dalla track C del Restatement, in forza del quale tutti i creditori sono tenuti nei
rapporti interni (ciascuno in misura diversa, se diverso
il contributo dato alla verificazione dellillecito) a
qualcosa in pi della loro quota e a qualcosa in meno
dellintero (62).
(55) Il rischio di cui nel testo viene evitato precisando che ove il danneggiato abbia convenuto due danneggianti e poi abbia transatto con
uno di questi, lo stesso pu pretendere dallaltro solo il risarcimento della
parte residua, corrispondente alla sua quota interna: cos Cass. 19 settembre 1979, n. 4820, in Giur. it., 1979, I, 1, 879, nonch, pi di recente, Cass., sez. lav., 17 maggio 2002, n. 7212, in Foro it., Rep. 2002, voce
Obbligazioni in genere, n. 14.
(56) Cos Cass. 18 aprile 2006, n. 8946, in I contratti, 2007, 10 ss., con nota di E. Vaglio, Transazione e obbligazione solidale, rispetto alla quale non
constano precedenti in termini e secondo cui, se la transazione ha ridotto o aumentato lammontare del debito, la misura del regresso continua
ad essere determinata tenendo conto dellammontare originario e non di
quello ridotto o aumentato dallaccordo.
(57) Il riferimento a G. Cerdonio-Chiaromonte, Solidariet e transazione, Padova, 2002, nonch a M. Costanza, Obbligazione solidale e transazione, Milano, 1978, ai quali adde la dottrina menzionata da Vaglio, Transazione, cit., 12 ss.
(58) Sul punto, Busnelli, Lobbligazione soggettivamente complessa, cit.,
(59) App. Brescia, 30 gennaio 1974, in Dir. prat. ass., 1976, 220.
(60) Trib. Milano, 29 marzo 1973, n. 141, in Resp. civ. prev., 1973, 134.
Ovviamente, non la semplice proposizione dellazione contro uno solo
dei corresponsabili ad integrare gli estremi della rinuncia a far valere la
solidariet ovvero della remissione o della rinuncia al credito, altrimenti
si priverebbe il creditore di una della fondamentali facolt previste dallart. 1292 c.c., secondo quanto ha da ultimo chiarito Cass. 14 luglio
2006, n. 16125 (in questa Rivista, 2007, 655 ss., con nota di M. Selvini,
Proposizione dellazione nei confronti di un solo corresponsabile, ove ulteriori
riferimenti giurisprudenziali), peraltro confermando la possibilit di una
rinuncia e di una remissione poste in essere in via tacita.
(61) Cass., sez. un., 21 febbraio 1953, n. 427, in Foro it., I, 798. Per la dottrina che si occupata dellargomento, M. Franzoni, Lillecito, Milano,
2004, 91-92.
(62) Questo, infatti, lesito concreto al quale conduce il meccanismo di
riallocazione richiamato alla nota 3, il quale opera (salvo eccezioni, sulle
quali non ci si pu soffermare) secondo la seguente formula: la quota di
responsabilit assegnata al singolo convenuto viene divisa per la somma
delle quote dei destinatari della riallocazione (dalla quale, ovviamente,
viene esclusa la quota del soggetto insolvente) e si moltiplica il risultato
per lentit del danno rivelatosi uncollectible, dopodich la parte di quota
riallocata si somma a quella originaria di cui il danneggiante gi doveva rispondere.
7. Lapportionment of liability nella
giurisprudenza pi recente: mancato uso
delle cinture di sicurezza e concorso di colpa
Fra gli orientamenti recenti che manifestano una spiccata sensibilit per la tematica dellapportionment of liability
se ne segnala uno relativo al concorso di colpa del soggetto trasportato per mancato uso delle cinture di sicurezza, mentre per quelli che trovano spiegazione soprattutto alla luce della ripartizione di responsabilit occorre
evocare la complessa tematica della colpa medica e della perdita di chances. Poich di entrambi ci si diffusamente occupati su queste colonne, il richiamo sar men
che fugace (63).
Quanto al primo, con la sentenza 11 marzo 2004, n.
4993, la Suprema Corte ha stabilito che la messa in circolazione dellautoveicolo in condizioni di insicurezza da
parte del conducente - e tale la circolazione del veicolo senza che il soggetto trasportato abbia allacciato le
cinture di sicurezza - integra gli estremi della cooperazione nel fatto colposo altrui e rende il conducente stesso corresponsabile del danno derivante al soggetto trasportato dal mancato uso dei sistemi di ritenzione (64).
E in applicazione del principio test enunciato viene
confermata la decisione di merito secondo cui la parte di
danno derivante dal mancato uso delle cinture di sicurezza pari al 50%, poi da suddividere ulteriormente fra
il conducente e il soggetto trasportato addebitando agli
stessi, rispettivamente, il 20% e il 30% del pregiudizio
complessivamente subito dalla vittima.
A fronte di una fattispecie concreta che pu considerarsi tipica, assai originale la soluzione data dai giudici di
merito e poi confermata dalla Suprema Corte (65), dato
che prima della pronuncia in parola non si rinvenivano
statuizioni in ordine al rapporto fra gli artt. 1227 e 2055
c.c. tali da portare ad una suddivisione della quota di responsabilit addebitata al danneggiato (che ) ulteriore
rispetto alla ripartizione gi operata nel valutare le condotte del danneggiante e della vittima in base al comma
1 della disposizione per prima richiamata. In sostanza,
del tutto inedito il ragionamento secondo cui, in ragione della responsabilit omissiva del conducente, dato
di smembrare in due sotto-quote la parte di danno gi
attribuita alla vittima secondo le ordinarie regole che sovrintendono allapplicazione dellart. 1227 c.c. (66).
Rinviando ad altra sede per lesame dei numerosi profili
di interesse che la decisione presenta (anche in chiave
critica) (67), appare doveroso sottolineare che - secondo
i giudici di legittimit - nel caso di specie si rinviene una
partecipazione di ciascuno alla condotta colposa dellaltro e, pi in particolare, unipotesi di cooperazione
nel fatto colposo, cio di cooperazione nellazione produttiva dellevento. Tale affermazione sembra infatti
giustificare una suddivisione delle serie causali merc la
omogeneizzazione delle condotte del danneggiante e
del danneggiato al fine di procedere alla loro comparazione, s da offrire unoriginale ricostruzione del rapporto
fra lart. 1227 e lart. 2055 c.c.: posto che fino ad ora la
giurisprudenza aveva semplicemente affermato che lart.
1227 c.c. costituisce una species della figura di cui allart.
2055 c.c. (68), per schierarsi poi pi apertamente a favore della tesi che vede nella disposizione lespressione del
principio di causalit (69), con la decisione in commento i giudici di legittimit sembrano esser andati oltre le
pronunce appena richiamate e aver considerato sostanzialmente la vittima del danno alla stregua di uno dei responsabili del pregiudizio che si poi verificato (70).
(63) La decisione si legge, fra le altre, in questa Rivista, 2004, 724, con nota di B. Tassone, Mancato uso delle cinture di sicurezza, colpa omissiva del
conducente e apportioning of liability.
(64) In materia di mancato uso delle cinture di sicurezza e concorso di
colpa della vittima si veda, da ultimo, Cass. 2 marzo 2007, n. 4954, in Foro it., 2007, I, 2069, sebbene vertente su profili diversi da quelli che qui
(65) La fattispecie concreta riguardava infatti una ragazza ventisettenne
trasportata su unautovettura che, ad un certo punto della marcia, era
uscita di strada ed era andata a collidere contro un muro: mentre il conducente non riporta alcun danno, la trasportata viene sbalzata a vari metri di distanza dal mezzo e sbatte il capo contro lasfalto, entrando purtroppo in stato di coma irreversibile. Nella giurisprudenza civile non si riscontravano precedenti in ordine allaffermazione della responsabilit del
conducente per non aver fatto allacciare al passeggero le cinture di sicurezza, rinvenendosi solo un paio di decisioni delle Sezioni Penali della Suprema Corte, poi seguite da una terza pronuncia di poco successiva a
quella in commento: Cass. pen. 27 ottobre 1992, S., in Foro it., Rep.
1993, voce Omicidio e lesioni personali colpose, n. 38, e Cass. pen., ud. 27
settembre - dep. 20 novembre 1996, Commensoli, in Arch. circolaz.,
1996, 896, nonch Cass. pen., 29 gennaio 2003, Sulejmani, in Foro it.,
2004, II, 431.
(66) In particolare, nel corso del giudizio di primo grado lapplicazione
dellart. 1227 c.c. quella tradizionale, in quanto durante listruttoria si
accerta che la vittima non indossava le cinture di sicurezza ed il Tribunale le ascrive un concorso di colpa pari al 5%. invece la Corte dAppello a proporre la regola enunciata nel testo, dopo aver stabilito che il mancato uso degli strumenti di protezione de quibus ha inciso in misura pari al
50% sulla verificazione del danno, dovendosi addebitare alla condotta
negligente di guida del conducente il restante 50%. Al riguardo, i giudici
di seconde cure osservano che la giovane ha certamente contribuito al
verificarsi del danno non usando i predetti strumenti di ritenzione, ma
che - dal canto suo - il conducente doveva imporre alla [trasportata] luso della cintura e, non avendo a ci provveduto, si deve ritenere che
quel 50% inerente il mancato uso delle cinture vada poi suddiviso fra il
conducente e la vittima, s da attribuire al primo unulteriore percentuale di responsabilit pari al 20% nella causazione del danno e facendo residuare in capo alla seconda - a titolo di concorso di colpa - il solo 30%.
(67) Per varie considerazioni sulliter argomentativo della decisione, sulla
regola concretamente adottata, sul rilievo della pronuncia rispetto agli
specifici orientamenti relativi al concorso di colpa della vittima che non
fa uso delle cinture di sicurezza, nonch a quelli inerenti la responsabilit
omissiva, sia consentito rinviare nuovamente a Tassone, Mancato uso delle cinture di sicurezza, cit.
(68) Cass. 4 maggio 1990, n. 3729, in Foro it., 1991, I, 216 e, pi di recente, Cass. 3 dicembre 2002, n. 17152, in questa Rivista, 2003, 497.
(69) E prendere espressamente posizione contro lopinione che la ritiene
unespressione del principio di auto-responsabilit, come emerge da Cass.
3 dicembre 2002, n. 17152, cit., nonch da Cass. 6 luglio 2006, n. 15383,
in Foro it., 2006, I, 3358, con nota di P. Laghezza.
(70) Infatti, a supporto della specifica ipotesi di concorso inerente il mancato uso delle cinture, il Supremo Collegio richiama candidamente lorientamento che ammette linsorgenza di una responsabilit solidale del
Inoltre, si pu ipotizzare che con tale decisione la Suprema Corte schiuda lapplicazione ad unanalisi tramite la
quale - in modo ben pi sofisticato di quanto si finora
fatto - i giudici civili vengano a determinare quale parte
di danno imputabile alla condotta di un solo soggetto
e quale parte invece imputabile ad almeno due coautori dellillecito, procedendo ad una pi meticolosa e
complessa ripartizione delle responsabilit (71). Proprio
qui risiede laspetto pi interessante del ragionamento
sotteso allorientamento di cui si tratta, che propone un
double-step process per distinguere la parte di danno derivante dalla condotta di guida negligente da quella connessa al concorso in omissione del conducente e del
passeggero. Infatti, tale modus procedendi presenta significative assonanze con le indicazioni che il Restatement
fornisce in materia di ripartizione di responsabilit nel
suo Topic V (72) - rispondendo ad una logica legata alla
stessa evoluzione della responsabilit civile nella tradizione di Common Law e individuata dal formante dottrinale fin dalla prima met del XX secolo (73) -, s da aprire una nuova prospettiva per definire i rapporti fra solidariet passiva e nesso causale (74).
(segue nota 70)
conducente del veicolo e del soggetto trasportato in relazione ai danni cagionati ad un terzo (ad esempio espresso da Cass. 6 giugno 2002, n. 8216,
in Foro it., Rep. 2002, voce Circolazione stradale, n. 212) e afferma che lunica differenza rispetto a tale ipotesi che in quella considerata il pregiudizio arrecato alla vittima (la quale, quindi, sembra doversi considerare
come uno dei danneggianti), affermando che lottica del concorso eziologico di cause rimane identica - salvo ovviamente che tale concorso disciplinato dallart. 1227, c. 1, c.c. - nel caso in cui il trasportato, con il suo
comportamento, cagioni danni a s stesso. Anche le gi richiamate considerazioni inerenti la partecipazione di ciascuno alla condotta colposa
dellaltro e la verificazione di una ipotesi di cooperazione nel fatto colposo seguono sostanzialmente la logica della pluralit di condotte illecite, salvo - ovviamente - a non poter applicare lart. 2055 e a dover invece utilizzare lart. 1227 c.c. rispetto a quella sorta di illecito nellillecito
rappresentato dal mancato uso delle cinture di sicurezza nellambito di
una attivit di guida negligente. Sebbene in questa sede non ci si possa
soffermare sul rilievo della prospettiva che considera anche la vittima alla stregua di uno dei coautori del danno - adottata dallo stesso Restatement
-, per alcuni cenni ad essa si veda la precedente nota 12.
(71) Per rendersene conto basta pensare che non appena verr portata allattenzione dei giudici (di merito) una fattispecie analoga a quella oggetto della presente decisione, gli stessi dovranno prima determinare quale
parte di danno imputabile alla condotta di guida del danneggiante e poi
quale parte di danno deriva dal mancato uso delle cinture di sicurezza da
parte del passeggero, per procedere - infine - a suddividere ulteriormente
la seconda parte di danno in ragione del contributo dato alla sua verificazione dal danneggiante e dalla vittima. Nella giurisprudenza pi recente
vale la pena di menzionare Trib. La Spezia 30 marzo 2005, Sturlese, in
Arch. circolaz., 2005, 729 ss., relativa ad un caso in cui il sinistro era derivato dalla condotta colposa della conducente del mezzo che si era voltata a controllare come stesse la sua neonata, accanto alla quale sedeva la
zia della stessa che, col consenso della madre, aveva tolto la piccola dallapposito seggiolino per porla in posizione verticale. In particolare, il tribunale ligure ha affermato un concorso di colpa del trasportato nella misura di un terzo per la morte della piccola.
(72) In estrema sintesi, le variegate regole da applicarsi al fine di operare
lapportionment of liability (di cui alle cinque tracks contenute nel Topic II
e di cui si detto alla nota 3) presuppongono che, almeno concettualmente, sia stato stabilito (secondo le regole contenute nel citato Topic V,
oltre che secondo quelle dettate in materia di nesso causale) che i danni
subiti dalla vittima non siano da ricondurre a distinte serie causali. Tuttavia, nel caso in cui i danni patiti dal danneggiato siano separatamente imputabili a diversi danneggianti - cio possano essere divided by causation - chi d il contributo allinterno di una serie causale non risponde
per i danni derivanti da altra serie causale (salvo eccezioni). In sostanza,
le regole contenute nel Topic V si applicano nel caso in cui una parte dei
danni subiti dal danneggiato stata cagionata da uno o pi danneggianti
e unaltra parte dei danni - chiaramente distinguibili e separabili dai primi - stata cagionata da uno o pi danneggianti (non totalmente coincidenti con quello o quelli del primo gruppo di responsabili). La diversa
imputazione delle due parti di danno avviene in base a serie causali (almeno parzialmente) indipendenti, anche se ci non implica che uno o
pi danneggianti non possano aver dato il proprio contributo sia nellambito delluna che dellaltra.
Al riguardo, si pu richiamare il caso di Tizio che, coinvolto in un incidente stradale con Caio, riporta alcune lesioni personali, venendo poi curato non adeguatamente da Sempronio, suo medico di fiducia. Ipotizzando che mentre Tizio trasportato in ospedale, subito dopo il sinistro, Mevio approfitti della situazione per sottrarre gli effetti personali presenti
nella sua autovettura, si dovr concludere che una quota di responsabilit
del danno alla persona subito dal danneggiato va attribuita alla condotta
negligente di Caio (in concorso di colpa con Tizio) ed unaltra parte, calcolata sulla base dellaggravamento delle condizioni di salute, esclusivamente alla condotta di Sempronio. Questultimo, in ogni caso, non sar
in alcun modo responsabile della perdita del possesso degli effetti personali del danneggiato, la quale potr eventualmente essere attribuita, oltre
che al ladro Mevio, anche alla condotta negligente di Caio (sempre conteggiando il concorso di colpa di Tizio). Ancora, vale la pena di ricordare lesempio formulato nel Commento ufficiale al Restatement Second
(inerente un danno non solo divisible, ma anche distinct) del soggetto ferito contemporaneamente ad una gamba e ad un braccio da due
diversi danneggianti mediante due distinte armi da fuoco, i quali - appunto - sono responsabili solo e soltanto per il danno da ciascuno separatamente cagionato allattore.
(73) Si veda, al riguardo, lo studio di W.L. Prosser, Joint Torts and Several
Liability, 25 Cal. L. Rev. 413 (1937), nonch, per varie riflessioni in merito alla nozione di indivisible harm ed un attento esame della giurisprudenza, H.L.A. Hart e T. Honor, Causation in the Law, Oxford, 1985,
225 ss. Il rilievo del modus operandi in questione peraltro espressamente
riconosciuto anche dai pi strenui sostenitori della responsabilit solidale, fra i quali R.W. Wright, The Vitality of Joint and Several Liability: Amici Curiae Brief, Norfolk & Western Railway Co. v. Ayers, 123 S. Ct. 1210
(2003), disponibile presso il sito www.ssrn. com.
(74) Volendo menzionare alcune delle fattispecie pi significative, si
in varie occasioni deciso che sono danni separable quelli cagionati da
due cani che insieme uccidono una pecora (a meno che non si rinvenga
una concerted action dei relativi proprietari), nonch quelli provocati da immissioni dacqua nel medesimo appezzamento di terreno e da immissioni inquinanti nello stesso fiume (per le opportune citazioni giurisprudenziali, W.P. Keaton, Prosser and Keaton on Torts, St. Paul, Minnesota, 1984, 348 ss.). Peraltro - occorre precisare -, con riguardo a queste
ultime la tendenza sta cambiando e anche nei personal toxic cases
(valgano per tutti quelli riconducibili alla gi menzionata asbestos litigation) si tende a considerare il danno indivisible, al pari di quanto tradizionalmente accade per i pregiudizi derivanti da incidenti stradali e
dalla medical malpractice (cos D.B. Dobbs, The Law of Torts, Saint Paul,
Minnesota, 2001, vol. I, 423-425), nonch per quelli derivanti dallinquinamento dellambiente (in argomento, con riferimenti che non si limitano alla tematica del danno ambientale, F. Prager, Apportioning Liability for Cleanup Costs Under CERCLA, 6 Stan. Envtl. L.J. 198 (1997).
Anche in tale ambito, tuttavia, la nozione di cui nel testo ha in qualche
caso portato a seguire la logica della ripartizione di responsabilit (come
risulta dalla rassegna offerta da J.M. Hyson, Fairness and Joint and Several Liability in Government Cost Recovery Actions under CERCLA, 21
Harv. Envtl. L. Rev. 137 (1997); B. Todd Wetzel, Divisibility of Harm Under CERCLA: Does an Indivisible Potential or Averted Harm Warrant the
Imposition of Joint and Several Liability?, 81 Ky. L.J. 825 (1993); nonch
G.W. Boston, Toxic Apportionment: A Causation and Risk Contribution
Model, 25 Envtl. L. 549 (1995)). Del resto, anche rispetto allorienta(segue)
Invero, pur se il discorso non pu essere sviluppato pi
oltre in questa sede - anche in ragione del suo legame
con la tematica del nesso causale e con la eventuale valorizzazione del suo carattere endemicamente mobile , la logica in questione consente di ipotizzare che non rimangano pi confinate nellarea delle massime (alquanto mentitorie) quelle con le quali la nostra Corte di Cassazione ha precisato, che nellipotesi di fatto dannoso
imputabile a pi persone, la solidariet passiva postula
lunicit del danno configurabile, pur in presenza di pi
azioni od omissioni costituenti illeciti distinti, dovendo
invece escludersi tale solidariet se le condotte realizzate
da pi soggetti hanno leso separatamente interessi diversi del danneggiato (75).
Proprio lidea per cui prima di discorrere di ripartizione
di responsabilit in senso proprio - quindi, di quale regime applicare allillecito con pluralit di coautori - si debba vagliare la fattispecie concreta al fine di stabilire se vi
siano state diverse serie causali innescate dai coautori
dellillecito (allinsegna del cosiddetto causal apportionment) e se il danno non debba pertanto essere
scomposto in componenti non ulteriormente divisibili su base causale, pu condurre alla convivenza di diverse tecniche di ripartizione di responsabilit. E, naturalmente, tale impiego dellelemento eziologico offre il destro per operare - de iure condito - in maniera da limitare
il vincolo solidale a quella parte di pregiudizio rispetto
alla quale si riscontri una effettiva convergenza delle condotte dei danneggianti e, comunque, di songiurare alcuni degli effetti negativi che da possono derivare dalla
joint and several liability (76).
mente diversa da quella enunciata dalla sentenza
Franzese, in linea con linsegnamento secondo cui anche sotto lo specifico profilo del nesso di causalit lillecito civile e penale devono viaggiare su binari separati, alla luce dei diversi fini che gli stessi perseguono e della diversa logica che li ispira (79). Per laltro
verso, con leccezione rappresentata da un paio di recenti decisioni di merito e da alcune pi recenti pronunce di legittimit (80), la via seguita dalla giurisprudenza civile per discostarsi dai risultati cui conduce
linsegnamento delle Sezioni Unite non tuttavia staNote:
(segue nota 74)
mento che tradizionalmente applica la joint and several liability ai crashworthiness cases - in cui il pregiudizio subito dalla vittima a seguito del
sinistro deriva anche da un difetto della vettura -, si messo in discussione che il danno sia da imputare tutto (sul piano causale) al produttore del mezzo (per il commento ad un caso recente, J. Miller, PA. Supreme Court Upholds Joint and Several Liability in Auto Crash Case, 8 NO. 1
Lawyers J. 3 (2006), mentre per pi ampi riferimenti, anche in prospettiva di evoluzione storica della doctrine, G.F. Tietz, M.A. Bushman e J.R.
Podraza Jr., Crashworthiness and Erie: Determining State Law Regarding
The Burden of Proving and Apportioning Damages, 62 Temp. L. Rev. 587
(75) Cos, Cass. 18 luglio 2002, n. 10403, in Foro it., Rep. 2002, voce Responsabilit civile, n. 34, per esteso - fra le altre - in questa Rivista, 2003,
537. Premesso che in questa sede non vi lo spazio di esaminare analiticamente le fattispecie concrete poste alla base delle decisioni in parola e
di spiegare perch il principio espresso dalla massima giochi un ruolo
marginale rispetto alla decisione del caso concreto, sia consentito rinviare nuovamente a Tassone, La ripartizione di responsabilit, cit.
(76) Per ulteriori cenni alla lettura della decisione offerta nel testo, sia
permesso richiamare ancora Tassone, Mancato uso delle cinture di sicurezza, cit.
8. (Segue:) Colpa omissiva, responsabilit
penale e perdita di chances
(77) In particolare, si tratta di Cass., sez. un. pen., 10 luglio 2002, n.
30328, Franzese (fra le altre in Foro it., 2002, II, 601).
Un ultimo orientamento che pu ritenersi ispirato da
una chiara logica di apportionment quello che si sviluppato nella giurisprudenza civile in relazione al problema della colpa omissiva del sanitario, soprattutto dopo la
nota decisione delle Sezioni Unite penali resa nel caso
Franzese. Come noto, la sentenza appena richiamata
ha stabilito che la sussistenza del nesso causale non pu
essere affermata solo considerando il coefficiente di
probabilit espresso dalla legge statistica e che questa,
invece, va verificata alla luce delle circostanze del fatto
e dellevidenza disponibile, in modo che allesito del
ragionamento probatorio che abbia altres escluso linterferenza di fattori alternativi, risulti giustificata e processualmente certa la conclusione che la condotta omissiva del medico stata condizione necessaria dellevento
lesivo con alto o elevato grado di credibilit razionale
o probabilit logica (77).
In questa sede non si pu nemmeno abbozzare una sintesi delle numerose questioni che la decisione solleva
e che la giurisprudenza civile e penale successiva obbliga a considerare (78). Qui va piuttosto osservato
che, per un verso, parte della giurisprudenza e della
dottrina hanno assunto una posizione significativa-
(78) Fra le quali il principio in dubio pro reo; il rilievo delle circostanze
del caso concreto nellaccertamento dellelemento eziologico; la distinzione fra causalit generale e causalit specifica; la possibilit di introdurre anche nel nostro ordinamento il criterio della preponderanza
dellevidenza in sede civile, senza bisogno che la colpevolezza risulti
oltre ogni ragionevole dubbio; il reale distacco dellorientamento
inaugurato dalle Sezioni Unite Penali rispetto quelli precedenti e leffettivo ridimensionamento delle statistiche cliniche nel rapporto fra
giudice e consulenti. Al riguardo, sia consentito il rinvio a B. Tassone e
D. Nicotra, Autonomia e diversit di modelli nellaccertamento del nesso
causale in sede civile e penale (nota a Trib. Palmi, 11 febbraio 2006), in
questa Rivista, 2007, 325 ss.
(79) Per la dottrina secondo cui le regole causali che si applicano allillecito civile devono essere diverse da quelle valevoli per lillecito penale, V.
Zeno-Zencovich, Questioni in tema di responsabilit per colpa professionale
sanitaria (nota a Cass. pen. 17 gennaio 1992, S., cit.), in Nuova giur. civ.
comm., 1992, I, 362 ss., nonch, pi di recente, M. Bona, Il nesso di causa
nella responsabilit civile a confronto con il decalogo delle Sezioni Unite penali
in Franzese: vecchi e nuovi confini fra causalit civile e penale alla luce della
sentenza Cass. civ., sez. III, 4 marzo 2004, n. 4400 sul danno da perdita di
chances, in AA. VV., Il nesso di causa nel danno alla persona, Milano, 2005,
(80) Fra le decisioni di merito che ingaggiano uno scontro frontale, si vedano Trib. Venezia, 10 maggio 2004, in questa Rivista, 2005, 426 ss., e, soprattutto, Trib. Palmi, 11 febbraio 2006, id., 2007, 319 ss., con nota di
Tassone e Nicotra, Autonomia e diversit di modelli nellaccertamento del
nesso causale, cit., ove ampi riferimenti alla giurisprudenza di legittimit
di cui nel testo.
ta quella di rivedere frontalmente la nozione del
nesso eziologico da esso suggerito (81).
In particolare, sulla scia volta ad evitare (formalmente)
la frattura si colloca la decisione del 4 marzo 2004, n.
4400, con la quale i giudici di legittimit hanno affermato che, in presenza di fattori di rischio legati alla gravit
della patologia o alle precarie condizioni di salute del paziente, la diagnosi errata o inadeguata del soggetto esercente la professione sanitaria aggrava la possibilit che
levento negativo si produca e determina in capo al
paziente la perdita delle chance di conseguire un risultato utile. Pertanto, dato allo stesso di avanzare una domanda diversa rispetto a quella di risarcimento del danno da mancato raggiungimento del risultato sperato,
con la precisazione che la suddetta perdita di chance
configura una autonoma voce di danno emergente, [il
quale] va commisurato alla perdita della possibilit di
conseguire un risultato positivo, e non alla mera perdita
del risultato stesso (82).
Ebbene, appare particolarmente significativo che per
discostarsi dal dictum delle Sezioni Unite la Cassazione civile utilizzi la (nozione della) perdita di chance
(83), posto che - a prescindere dalla sua ricostruzione
in termini di danno emergente o lucro cessante futuro
- il fatto di patrimonializzare e rendere autonomamente risarcibili le probabilit di sopravvivenza o guarigione che il paziente ha perduto a causa della condotta del medico, prelude ad una vera e propria operazione di ripartizione di responsabilit (84): infatti, affermare che la vittima pu essere risarcita per la perdita della vita o dellintegrit psicofisica in proporzione
alle possibilit di successo che lintervento avrebbe
avuto, vuol dire regolare in via parziaria il concorso fra
la causa preesistente (lo stato del paziente) ed il comportamento omissivo del medico, in analogia - almeno
concettuale - con lorientamento (di cui al paragrafo
4) che ha riconosciuto loperativit della proportionate
liability ove al processo eziologico che ha condotto al
verificarsi del danno abbiano contribuito in modo sostanziale sia una concausa naturale che una condotta
Del resto, non solo la giurisprudenza civile italiana che qui non pu essere passata in rassegna - ad offrire
conferma di quanto si appena detto (85), posto che lorientamento in questione trova significative consonanze
anche allargando lo spettro dellindagine ad altri ordinamenti e, soprattutto, che quelli sorti oltreoceano in materia di causal apportionment incrociano la via della tematica della colpa medica omissiva (86).
Premesso che il problema in questione viene significativamente trattato dal formante dottrinale proprio sotto
letichetta dellapportionment of liability e facendo leva
sulla teorica della loss of chance (o a volte dellincreased risk), anche le soluzioni concrete ad esso date sono assai simili a quelle esaminate con riguardo al nostro sistema
(87): mentre alcune corti hanno negato ogni diritto al
risarcimento del danno, in altre decisioni la pretesa ri-
sarcitoria ha trovato accoglimento per lintero e in quelle pi recenti - che sono in aumento - il danno risarcibile viene commisurato al valore delle possibilit di guarigione perdute (88), purch esse siano substancial
(81) Ci, probabilmente, perch rispetto allaccertamento della causalit
c.d. materiale (non regolata, a differenza di quella giuridica, dallart.
1223 c.c.) i giudici civili hanno (quasi) sempre seguito gli orientamenti
enunciati in sede penale con riguardo agli artt. 40 e 41 c.p., facendone
proprie le elaborazioni. Solo a titolo di esempio, si vedano Cass. 6 luglio
2006, n. 15383, cit.; Cass., sez. un., 1 luglio 2002, n. 9556, cit.; nonch la
storica sentenza resa dalla Suprema Corte nel caso Meroni, cio Cass. 26
gennaio 1971, n. 174, in Giur. it., I, 1, 680. In dottrina, per tutti, G. Visintini, Trattato breve della responsabilit civile - Fatti illeciti. Inadempimento.
Danno risarcibile, Padova, 1996, 584.
(82) Cos Cass. 4 marzo 2004, n. 4400, fra le altre in Foro it., 2004, I,
(83) Daltronde, proprio in prospettiva di comparazione appare interessante rilevare che i natali della categoria si rinvengono doltralpe, perch
la giurisprudenza francese si sempre mostrata contraria ad adottare
schemi probabilistici nellindagine causale (stando a quanto ricorda L.
Nocco, La probabilit logica del nesso causale approda in sede civile (nota a
Cass. 4 marzo 2004, n. 4400), in questa Rivista, 2005, 60). Sullorigine
della stessa, per tutti, A.M. Princigalli, La responsabilit del medico, 1983,
Napoli, 124, e, pi di recente, M. Feola, Il danno da perdita di chance, Napoli, 2004, 9 ss.
(84) E di ci si trova unimplicita conferma nei numerosi commenti che
la dottrina ha riservato alla citata decisione della Suprema Corte o, pi in
generale, allapplicazione della suddetta categoria al settore della colpa
medica. Del resto, lidea di utilizzare in tal modo la teoria della perdita di
chance pare sia stata affermata dalla dottrina ben prima della decisione
4400/2004, anche se forse senza la consapevolezza dei problemi di ripartizione di responsabilit che la pronuncia ha stimolato ad esaminare (al
riguardo, si vedano Princigalli, Perdita di chances e danno risarcibile, cit.,
321, nt. 18, e 325, nonch Zeno-Zencovich, Questioni in tema di responsabilit, cit., 364 e 365).
(85) Sul punto, si rinvia di nuovo alla rassegna esposta in Tassone e Nicotra, Autonomia e diversit di modelli nellaccertamento del nesso causale,
(86) Nellordinamento nordamericano il problema stato affrontato soprattutto con riguardo ai casi in cui la vittima in grado di dimostrare che
con un comportamento diligente del sanitario la stessa avrebbe avuto
una probabilit di salvezza o guarigione inferiore al 50%, trovandosi a
non poter soddisfare la condizione della preponderance of the evidence, in quanto loggetto della prova - per definizione - non era more
likely than not. Per vari riferimenti alla dottrina ed alla giurisprudenza
di altri ordinamenti, V. Zeno-Zencovich, La sorte del paziente. La responsabilit del medico per lerrore diagnostico, Padova, 1994, 67 ss.; Feola, Il danno da perdita di chance, cit., 17 ss., 164 ss. e 293 ss., nonch - per uno sguardo di sintesi sulla posizione adottata in Inghilterra, Francia e Germania C. van Dam, European Tort Law, Oxford, 2006, 294 ss.
(87) Nel senso che nei casi in questione [t]he effect is kind of causal apportionment in which most of the harm is attributed to the preexisting
disease or condition and only the aggravation of injury or the acceleration of death is attributed to the tortfeasor, Dobbs, The Law of Torts, cit.,
vol. I, 433.
(88) In particolare, tale valore viene calcolato scontando il danno totale per le probabilit di successo oppure, secondo altro orientamento,
assegnando un valore soggettivo alle chances andate in fumo e prescindendo dagli automatismi matematici ai quali condurrebbe il conteggio delle probabilit. Per il richiamo agli orientamenti pi recenti,
oltre che per unampia rassegna dei problemi che la doctrine crea e del
modo in cui il formante giurisprudenziale li ha affrontati, D.B. Dobbs,
Supplement to The Law of Torts, Saint Paul, Minnesota, 2004, 83 ss.,
mentre per quelli che seguono un all-or-nothing approach, Id., The Law of
Torts, cit., vol. I, 433 ss.
(89). Inoltre, la doctrine in questione ha trovato applicazione in casi in cui il mancato intervento del medico
aveva ridotto la vita residua di un paziente che sarebbe
comunque deceduto (90), altres riscontrandosi fattispecie in cui i giudici - di fronte a condotte commissive hanno concesso il risarcimento in proporzione allincremento di rischio che un danno futuro si sarebbe materializzato, cos utilizzando in modo inedito la logica
parziaria sottesa alla perdita di chances (91).
Anche in prospettiva di comparazione, dunque, viene
confermato che luso della categoria in questione prelude ad una vera e propria operazione di responsabilit, la
quale si dimostra in una serie di casi idonea ad operare
un equo balancing di interessi - sottraendosi allapproccio
all-or-nothing derivante dalla sentenza Franzese - e ad offrire una soluzione coerente con la finalit preventiva e
deterrente della responsabilit civile.
operano i soggetti sottoposti alla gatekeepersliability; e,
ancora, sul piano delle scelte di investimento delle imprese, al punto da condizionare interi settori della produzione e i retrostanti rapporti assicurativi, altres determinando - a volte - una serie di fallimenti a catena.
Che sia data de iure condito (facendo leva su una nozione
di nesso causale piegata ad obiettivi di policy) o - meglio
- de iure condendo (immaginando di ragionare per classi
di fattispecie e combinazioni di modelli), la risposta non
pu essere unitaria. Ma sulle sue articolazioni e sullanalisi che la sorregge, il rinvio ad altra sede diviene pi che
mai doveroso.
La sintetica rassegna offerta dimostra che nel nostro ordinamento il principio di parziariet pi diffuso di
quanto non si potrebbe a prima vista credere. E tale constatazione risulta alquanto sorprendente se si considera
che - solitamente - i nostri giudici dedicano poca attenzione ai problemi propri della ripartizione di responsabilit, determinando spesso in modo salomonico (o senza motivare punto) le quote dei coautori di un illecito in
applicazione degli artt. 1227, comma 1, e 2055, comma
2, c.c. Anzi, sebbene non possa essere compiuta in questa sede, lanalisi della giurisprudenza formatasi sulle singole disposizioni ispirate dalla several liability dimostra
che la solidariet integra gli estremi di un vero e proprio
critto-tipo, portando a volte ad interpretazioni contra legem (92).
Peraltro, lo sguardo gettato sulla law in action non consente solo di pervenire ad una migliore comprensione
delle dinamiche proprie del sistema italiano, ma obbliga
a chiedersi se la forzosa convivenza dei due regimi - con
aperture alle varianti sul tema sperimentate da altri ordinamenti (93) - non debba far vacillare il dogma che porta a risolvere i problemi della ripartizione di responsabilit sempre (o assai di frequente) tramite la solidariet
Da un lato, infatti, vi certamente linteresse del danneggiato ad un pieno ristoro del danno e lo stesso non
devessere trascurato. Ma, dallaltro, nemmeno possono
essere sottovalutati gli incentivi di tipo tattico e di ricerca della tasca profonda che la joint and several liability genera, nonch - soprattutto - le perdite di efficienza cui essa conduce. Queste, in particolare, si apprezzano sul piano delle distorsioni degli equilibri contrattuali ogni volta che gli imprenditori cercano una garanzia avverso
linsorgenza del vincolo solidale negoziando solo con le
imprese pi abbienti, invece che con quelle pi meritevoli; sul piano della circolazione di determinate tipologie di beni e del funzionamento dei mercati caratterizzati da forti asimmetrie informative, come quelli in cui
(89) Per la giurisprudenza che richiede una percentuale non inferiore al
30%, Dobbs, Supplement to The Law of Torts, cit., 92, il quale, tuttavia, d
altres conto dellorientamento secondo cui la regola in questione scoraggerebbe ingiustamente gli attori a far valere i propri diritti nei casi in cui
le chances perse sono pi basse e che, quindi, si rifiuta di applicare la restrizione di cui si tratta.
(90) Alexander v. Scheid, 726 N.E.2d 272 (Ind. 2000).
(91) Dillon v. Evanston Hospital, 199 Ill.2d 483, 771 N.E.2d 357, 264 Ill.
Dec. 653 (2002), relativo ad un caso in cui una piccolissima parte di un
catetere si era rotta ed era rimasta nel corpo del paziente al momento della rimozione dello stesso, dando origine a due minuscoli frammenti che si
erano incastrati nel cuore della vittima provocando - in parte - un mero
rischio di danno.
(92) Valga per tutti il richiamo della giurisprudenza formatasi sullart. 18
della legge 349/1986 e, in particolare, di Cass. 1 settembre 1995, n. 9211,
in Giust. civ., 1996, I, 777 ss., con nota di F. Giampietro, Il danno ambientale tra lart. 18 l. n. 349/1986 ed il regime ordinario di codice civile, il quale
pone bene in evidenza come la Suprema Corte abbia proceduto allinnesto della disciplina speciale su quella codicistica, nonch di Cass. 19
giugno 1996, n. 5650, in Foro it., 1996, I, 3062, e Cass. 3 febbraio 1998,
n. 1087, in Resp. civ. prev., 1999, 467, con nota di D. Feola, Reato ambientale, alterazione dellambiente e risarcimento del danno secondo la Corte di
Cassazione. Nella giurisprudenza di merito, Pret. Milano, sez. dist. Rho, 9
giugno 1989, Ruzza, in Foro it., 1990, II, 526, con nota di G. De Marzo,
altres massimata in Dir. prat. ass., 1989, 867, con nota di P. Bossi, Sulla
quantificazione del danno allambiente ex art. 18 l. 349/86: la prima pronuncia del giudice penale.
(93) Sempre sul filo dellaccenno, in aggiunta a quanto osservato nei paragrafi precedenti va ricordata lanalogia sussistente fra la track E del Restatement (che, come si detto alla nota 3, porta ad applicare la solidariet
solo a determinate voci di danno) e lart. 484 cod. nav., il quale dispone
che: Se la colpa comune a pi navi, ciascuna di esse risponde in proporzione alla gravit della propria colpa e dellentit delle relative conseguenze. Tuttavia, nel caso che, per particolari circostanze, non si possa determinare la proporzione, il risarcimento dovuto in parti uguali. Al risarcimento dei danni derivati da morte o lesione di persone le navi in colpa sono tenute solidalmente.
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