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Timestamp: 2020-07-02 18:55:59+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 2105', 'art. 2105', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 31', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 348', 'sentenza ']

Studio Avvocato Duchemino Torino | Archivi Mensili: Marzo 2017
Il lavoratore può usare in giudizio documenti aziendali? Risponde l’avvocato del lavoro a Torino
Pubblicato su 17 Mar 2017 di Studio Duchemino
Il lavoratore può produrre in giudizio documenti di origine aziendale? In altre parole ci si chiede se prevale l’esigenza di segretezza della vita aziendale sul diritto di difesa sancito dalla Costituzione a favore di ciascun cittadino. La risposta è la seguente: prevale sicuramente il diritto di difesa. Il lavoratore, quindi, può certamente produrre in giudizio documenti aziendali, magari tratti da qualche database. Lo ha stabilito Cass. civ. Sez. VI – Lavoro Ordinanza, 28/11/2016, n. 24106.
Il lavoratore di una azienda è tenuto, normalmente, a mantenere il segreto su fatti e documenti di cui viene a conoscenza nell’ambito del suo lavoro. Questo rientra, naturalmente, nell’ambito degli obblighi del lavoratore sanciti dal codice civile agli artt. 2104, 2105 e 2106, ciascuno relativo rispettivamente all’obbligo di diligenza del lavoratore, all’obbligo di fedeltà e alle sanzioni disciplinari. Il rapporto di fiducia tra l’azienda e il lavoratore è fondamentale, in quanto il datore di lavoro deve potersi fidare del suo dipendente. Questo obbligo di fedeltà è stabilito dall’art. 2105 cod. civ., che recita:
Ora, che succede però se il lavoratore ha bisogno di trarre dagli archivi o estrarre documenti aziendali per poi produrli in giudizio, al fine di difendersi in una eventuale causa di lavoro? Anche a Torino è successo spesso, si tratta di ciò che accade normalmente quando il lavoratore, sentendo deteriorarsi i rapporti con il principale, non fa altro che precostituirsi le prove che gli serviranno nel processo che ha intenzione di intraprendere contro il datore di lavoro, o nella causa in cui dovrà difendersi. L’avvocato del lavoro gli consiglierà anche sotto questo profilo, in relazione a quanto stabilito dalla giurisprudenza.
La vicenda analizzata dalla Corte di Cassazione ci aiuta a capire il principio di diritto che sta dietro la decisione di far prevalere il diritto di difesa rispetto al segreto aziendale. Il dipendente, nella vicenda, aveva sottratto documenti da un report ispettivo di Poste Italiane, per poi usarli successivamente ed era stato sanzionato a livello disciplinare con due giornate di sospensione.
Teniamo conto che la Corte d’Appello
ha ritenuto illegittima la sanzione disciplinare non solo per mancata affissione del codice disciplinare, ma anche perchè la condotta ascritta al C. non poteva considerarsi violativa del dovere di segretezza e/o riservatezza, ratio decidendi quest’ultima, non incisa, per quanto appresso si dirà, dalla seconda parte del motivo.
La Cassazione respinge il ricorso e conferma il principio di diritto a cui si attiene, che deriva dal considerare valido in tutto l’ordinamento l’istituto della scriminante dell’esercizio di un diritto. L’esercizio di un diritto, cioè il compimento di un fatto che risponde ad un diritto stabilito dalla legge, toglie lesività ad eventuali conseguenze negative a carico di altri soggetti.
Si stabilisce, infatti:
il lavoratore che produca in una controversia di lavoro copia di atti aziendali riguardanti direttamente la propria posizione lavorativa non viene meno ai doveri di fedeltà di cui all’art. 2105 c.c., anche ove i documenti prodotti non abbiano avuto influenza decisiva sull’esito del giudizio, operando, in ogni caso, la scriminante dell’esercizio del diritto di cui all’art. 51 c.p., che ha valenza generale nell’ordinamento, senza essere limitata al mero ambito penalistico (Cass. n. 25682 del 04/12/2014) e tenuto conto che l’applicazione corretta della normativa processuale in materia è idonea a impedire una vera e propria divulgazione della documentazione aziendale e che, in ogni caso, al diritto di difesa in giudizio deve riconoscersi prevalenza rispetto alle eventuali esigenze di segretezza dell’azienda.(Cass. n. 3038 del 08/02/2011; Cass. n. 22923 del 07/12/2004; Cass. n. 12528 del 7 luglio 2004 tra le varie).
L’avvocato del lavoro ricorda, per completezza, mutuandolo dal sistema penale, l’art. 51 codice penale, il quale dispone al primo comma:
Applicando questo principio, cioè l’esercizio di un diritto ivi compreso un diritto di difesa, la Suprema Corte ammette che il lavoratore possa in effetti precostituirsi le prove, durante il lavoro, al fine di usarle poi in giudizio, senza con questo rischiare di compiere un’azione illecita, anche perchè, si precisa, l’azienda non dovrebbe subire alcun danno particolare vista la natura confinata della produzione e il rispetto delle regole processuali a stretto rigore. Ovviamente, cade anche l’ipotesi che il lavoratore, come ricorda l’avvocato del lavoro a Torino, possa subire conseguenze in materia disciplinare. In effetti, una volta chiarito che l’esercizio del diritto di difendersi in giudizio autorizza il lavoratore a violare il segreto aziendale in modo specifico con riferimento ai documenti e a ciò che trae dall’azienda, ogni eventuale prelievo non costituirà un illecito disciplinare e comunque nemmeno sarà un comportamento rilevante a livello disciplinare la produzione in giudizio della documentazione.
Articolo redatto a Torino da Studio Duchemino il 17 marzo 2017
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Come iniziare una start up a Torino: basta l’autocertificazione
Pubblicato su 11 Mar 2017 di Studio Duchemino
Trib. Torino, Ord., 10-02-2017 Ufficio del Giudice del Registro delle Imprese ha stabilito il seguente principio:
Per ottenere l’iscrizione di un’impresa nel registro speciale delle “start up” ad alto contenuto tecnologico presso il Registro delle Imprese è sufficiente l’autocertificazione dell’attività innovativa, salvo il caso di manifesta assenza di tale carattere altamente tecnologico
Di cosa si tratta, quando si parla di “start up”? L’espressione è molto diffusa e si riferisce ad imprese nuove “scalabili”; se manca tale requisito non siamo in presenza di una startup, ma di una società classica e tradizionale che svolge un’attività altrettanto tradizionale.
Il fenomeno delle startup innovative ha ricadute sui finanziamenti comunitari, al punto che sono previsti anche i controlli sull’oggetto sociale e sull’effettiva attività svolta in concreto.
Il DL 18/10/2012, n. 179 è la normativa che in Italia ha introdotto una regolamentazione del settore. In particolare, le ricadute relative alla facoltà di ottenere finanziamenti europei implicano poteri di controllo e di ispezione, quelli previsti dall’art. 31, comma 5:
5. Allo scopo di vigilare sul corretto utilizzo delle agevolazioni e sul rispetto della disciplina di cui alla presente sezione, il Ministero dello sviluppo economico può avvalersi del Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie della Guardia di finanza, secondo le modalità previste dall’articolo 25 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134.
Per costruire una startup è fondamentale rispettarne i requisiti di legge, quelli previsti dalla normativa, in particolare quello relativo all’alto contenuto tecnologico dell’attività svolta. E’ necessario un atto costitutivo redatto a norma dell’art. 25 del DL 18/10/2012, n. 179. L’atto notarile costitutivo – sempre possibile al di là delle forme innovative di costituzione, come previsto dalla circolare n. 3691/C dell’01.07.2016 del MISE – dovrà prevedere inevitabilmente una clausola del seguente tenore:
La società ha per oggetto esclusivo lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione dei seguenti prodotti innovativi ad alto valore tecnologico.
Ciò deriva dalla natura dell’attività esercitata.
E’ ammessa una costituzione non notarile (mediata dalla piattaforma startup.registroimprese.it previa sottoscrizione digitale dell’atto costitutivo), che non passa tramite l’atto notarile, forma che è stata studiata principalmente per abbassare i costi di creazione della startup – Ministero dello sviluppo economico DDIRETT 01/07/2016 -. La fonte è il citato provvedimento direttoriale recante disposizioni relative a:
Nella controversia di cui alla ordinanza del Tribunale di Torino che è stata citata si trattava di una società i cui soci si erano limitati a citare la natura altamente innovativa dell’attività di produzione e commercializzazione di prodotti medicali che si avvalgono di stampanti in 3D per testare interventi medici e rendere minimi i rischi alla salute del paziente.
Il Giudice a Torino ha considerato sufficiente l’autocertificazione – che come sappiamo è sempre soggetta a conseguenze penali nell’ipotesi di falso -, giusto il disposto della stessa normativa, che appunto non attribuisce all’Ufficio della Camera di Commercio alcun potere di indagare sul merito dell’attività per verificare la reale innovatività e prestanza. Ora, bisogna dire che la Corte di merito, nell’ordinanza, fa salvi i casi in cui è eclatante e manifesto che l’attività proposta non ha alcun oggetto ad alto valore tecnologico; in questi casi residua tale potere di controllo.
Il potere di controllo, peraltro, è possibile sia esercitato dal Tribunale in caso di ricorso per l’annullamento dell’iscrizione a seguito di controlli successivi che dimostrino l’assenza di un contenuto tecnologico di alto valore nell’attività esercitata.
Il Tribunale, nell’ordinanza, specifica:
Quand’anche l’Ufficio faccia un’istruttoria praeter legem, richiedendo la dimostrazione dell’effettivo carattere innovativo e altamente tecnologico del prodotto e/o servizio, è dubbio che il Registro imprese abbia, al proprio interno, le professionalità necessarie (secondo la varietà dei casi, fisici, ingegneri, biologi, ecc.) a compiere un’accurata valutazione dell’enunciazione programmatica contenuta nell’oggetto sociale, di modo che quell’istruttoria sull’oggetto risulterebbe non soltanto non prevista dalla legge, ma anche inutilmente dispersiva. Né è immaginabile che l’Ufficio attinga dall’esterno le professionalità necessarie, sia perché il co. 17 dell’art. 25 non prevede maggiori risorse finanziarie, sia e decisivamente per la normale riservatezza che deve circondare il know-how industriale, specie se ancora in via di sviluppo.
La conferma arriva dal fatto che “La start-up innovativa è automaticamente iscritta alla sezione speciale del registro delle imprese di cui al comma 8, a seguito della compilazione e presentazione della domanda in formato elettronico …”.
Articolo redatto a Torino da Studio Duchemino l’11 marzo 2017
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Incidenti stradali: occhio alle agenzie per il risarcimento del danno
Occhi aperti rispetto alle sempre più diffuse agenzie di risarcimento danni: se ne vedono ad ogni angolo delle strade, qui a Torino. Si tratta di agenzie che nella stragrande maggioranza dei casi si devono appoggiare ad un avvocato per recuperare il credito di un incidente stradale. Ma andiamo con ordine.
Quando avviene un sinistro stradale, va denunciato alla compagnia di assicurazione, tenendo presente che nella maggior parte dei casi si applica la procedura dell’indennizzo diretto, cioè una procedura secondo cui in determinate situazioni è la propria assicurazione a pagare il danno, rivalendosi poi sulla compagnia del responsabile del sinistro.
Sono sorte negli ultimi anni molte agenzie per ottenere il risarcimento del danno in svariate materie, sia nei sinistri stradali, sia in materia di responsabilità medica, sia per le cadute lungo le strade. Insomma, queste agenzie promettono di svolgere l’iter per il recupero del danno; tuttavia, in moltissimi casi i titolari di esse non hanno alcuna preparazione specifica, nè alcun titolo di studio specifico per il settore legale. In realtà, è molto diffusa la prassi che questi titolari trattino direttamente con le assicurazioni, mettendo in piedi veri imperi del risarcimento del danno. Succede abitualmente anche a Torino, mediante accordi con le carrozzerie stesse; tuttavia è bene precisare che chi si rivolge a queste agenzie non ha alcuna garanzia di veder soddisfatto il proprio credito, specialmente in quelle situazioni in cui viene in gioco la preparazione professionale necessaria ad affrontare complesse tematiche come il danno alla persona. E’ quindi bene tenere gli occhi ben aperti: non è detto che le agenzie di risarcimento sappiano concretamente nel modo più corretto a livello giuridico gestire le pratiche di risarcimento del danno, oltre al fatto che non hanno titoli particolari per ottenere le cosiddette “spese legali”.
In alcuni casi, che poi sono arrivati nelle aule giudiziarie – ci si riferisce, ad esempio, al noto caso che si è verificato a Lucca, che è stato trattato sia dal tribunale sia dalla corte d’appello – il titolare dell’agenzia del risarcimento si spaccia direttamente come avvocato, nei casi più gravi creando delle vere carte intestate di tipo legale e senza alcun titolo: sono quindi in gioco il falso materiale in scrittura privata e l’esercizio abusivo della professione di avvocato. Infatti, è bene chiarire che solo all’avvocato spettano, per legge, determinate attività, il patrocinio avanti le corti e i tribunali in primis e la consulenza stragiudiziale (quindi quella fuori delle aule di tribunale), se esercitata continuativamente.
Nel 2011 Cass. pen. Sez. Unite, 15/12/2011, n. 11545 ha stabilito senza ombra di dubbio che
Integra il reato di esercizio abusivo di una professione (art. 348 cod. pen.), il compimento senza titolo di atti che, pur non attribuiti singolarmente in via esclusiva a una determinata professione, siano univocamente individuati come di competenza specifica di essa, allorché lo stesso compimento venga realizzato con modalità tali, per continuatività, onerosità e organizzazione, da creare, in assenza di chiare indicazioni diverse, le oggettive apparenze di un’attività professionale svolta da soggetto regolarmente abilitato. (Fattispecie relativa all’abusivo esercizio della professione di commercialista)
La Cassazione fornisce, quindi, le indicazioni fondamentali: il cliente deve indagare e verificare a che titolo l’agenzia di risarcimento danni svolge la propria attività, anche per non andare incontro a spiacevoli conseguenze. Perchè, infatti, il cliente dovrebbe pagare all’agenzia spese legali non dovute, in quanto non è stata svolta alcuna attività che è coperta dalla garanzia di legge di essere propriamente una consulenza legale? Perchè il cliente dovrebbe affidare una pratica a queste agenzie, specialmente quando ha subito un danno grave in un incidente stradale e vuole recuperare il danno completo? Che garanzie danno le agenzie di risarcimento del danno in merito alla competenza specifica necessaria a trattare un sinistro stradale?
La Suprema Corte è quindi tornata sull’argomento, confermando l’orientamento relativo all’esercizio abusivo della professione di avvocato – Cassazione penale, sezione V, sentenza 17 febbraio 2017, n. 7630 -. Solo l’avvocato, infatti, avendo il titolo abilitativo e avendo sostenuto un esame specifico di abilitazione alla professione forense e legale (la rappresentanza e assistenza legale) ha la facoltà di difendere il cliente in determinati tipi di controversia.
Quando un’agenzia per il risarcimento dei danni incassa somme e fa firmare quietanze ai clienti sta svolgendo l’attività del procuratore legale, che richiede il superamento dell’esame di Stato e poi anche l’iscrizione al relativo albo professionale. Non è quindi consentito a dette agenzie appropriarsi dell’attività, non fosse altro perchè gli avvocati forniscono una garanzia circa il servizio svolto, che discende dal superamento di un esame di abilitazione professionale.
Per quanto riguarda le agenzie di risarcimento, bisogna tenere conto che molte si organizzano con un proprio avvocato di fiducia, in modo da non incontrare “problemi”. Ma il cliente deve comunque sapere che la trattazione dei sinistri stradali, o delle pratiche di risarcimento del danno, le procedure di mediazione civile obbligatoria o facoltativa e la negoziazione assistita, le attività svolte nelle aule dei tribunali sono di competenza specifica dell’avvocato, a cui bisogna rivolgersi, anche a Torino, quando si è vittima di un incidente stradale. E’ l’avvocato, infatti, che fornisce in modo corretto le informazioni necessarie ed è sempre l’avvocato che ha il potere di legge di incassare somme e fare firmare quietanze, assistendo il cliente in ogni fase della delicata procedura di risarcimento del danno. Le grandi discussioni teoriche degli ultimi decenni e inerenti il risarcimento del danno alla persona necessitano inevitabilmente di una preparazione specifica, che possiede solo il legale.
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