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Timestamp: 2020-08-06 19:59:05+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 1813 del 24/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1813 del 24/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 24/01/2017, (ud. 07/12/2016, dep.24/01/2017), n. 1813
sul ricorso 5758-2013 proposto da:
AGENZIA DELLE. ENTRATE, CF. (OMISSIS), in persona del Direttore pro
G.P., elettivamente domiciliato in ROMA VIALE PARIOLI 43,
presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO D’AVALA VALVA, che lo
avverso la sentenza n. 90/19/2012 della COMMISSIONI TRIBUTARIA
REGIONALE DELL’EMILIA ROMAGNA, emessa il 06/06/2012 e depositata
l’11/12/2012:
L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo, nei confronti di G.P. (che resiste con controricorso), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia-Romagna n. 90/19/9019, depositata in data 11/12/9012, con la duale – in controversia concernente l’impugnazione del silenzio-rifiuto opposto dall’Amministrazione finanziaria ad istanza del contribuente (esercente la professione di agente di commercio) di rimborso dell’IRAP versata negli anni d’imposta dal 1998 al 2002, – è stata parzialmente riformata la decisione di primo grado, che aveva accolto integralmente il ricorso del contribuente (essendo emerso che lo stesso svolgeva l’attività professionale con prevalente apporto di lavoro proprio ed attrezzature limitate a pochi beni mobili).
In particolare, i giudici d’appello, nell’accogliere in parte il gravame dell’Agenzia delle Entrate, hanno sostenuto che era tardiva l’istanza di rimborso in relazione ai versamenti effettuati per gli anni 1998, 1999 e 2000, D.P.R. n. 602 del 1973, ex art. 38, mentre, per i restanti anni, doveva confermarsi la statuizione di primo grado, essendo stata dimostrata l’assenza di un’autonoma organizzazione.
1. La ricorrente lamenta, con unico motivo, l’insufficiente motivazione, ex art. 360 c.p.c., n. 5, su fatto decisivo e controverso, rappresentato dal requisito dell’autonoma organizzazione.
Invero, la censura, riferita all’art. 360 c.p.c., n. 5 (da scrutinare in base al testo di tale disposizione risultante delle modifiche recate dal D.L. n. 83 del 2012, poiche la sentenza impugnata risulta depositata in data successiva all’11 settembre 2012), denuncia un’insufficiente motivazione (non più sindacabile) e non individua specifici fatti storici (della cui deduzione nel giudizio di merito venga dato conto nel rispetto del canone dell’autosufficienza del ricorso per cassazione), il cui esame, omesso nella sentenza gravata, avrebbe portato ad una diversa ricostruzione dei fatti di causa, ma ci si limita a criticare l’apprezzamento delle risultanze processuali (in particolare, il valore dei beni strumentali e l’entità dei ricavi) operato dal giudice di merito, contrapponendo a tale apprezzamento quello ritenuto più corretto dalla parte e sviluppando argomenti di mero fatto che non possono essere scrutinati in sede di legittimità.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al rimborso delle spese processuali, liquidate in complessivi 4.000,00, a titolo di compensi, oltre accessori di legge e rimborso forfetario spese generali nella misura del 15%.