Source: http://www.rimuovereamianto.eu/amianto-eternit/assicurazione-tetto-eternit-tetto-amianto-ecco-cosa-dicono-inps-inail/
Timestamp: 2018-03-23 03:32:06+00:00
Document Index: 79907345

Matched Legal Cases: ['art. 47', 'art. 1', 'art. 47', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 127', 'art. 13', 'art. 2', 'art. 13', 'art. 10', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 3']

Assicurazione per tetto in eternit e tetto in amianto, ecco cosa dicono INPS e INAIL | Rimozione Amianto e Smaltimento Eternit
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Assicurazione per tetto in eternit e tetto in amianto, ecco cosa dicono INPS e INAIL ma ATTENZIONE! perchè i contenuti informativi presenti in questa Area sono in corso di aggiornamento.
La legge 247 del 24 dicembre 2007, entrata in vigore il 1° gennaio 2008, all’articolo 1, commi 20, 21 e 22, apporta alcune novità in materia di benefici pensionistici legati all’esposizione all’amianto. Il provvedimento legislativo riporta all’attualità la questione che sembrava essersi conclusa con la fissazione al 15 giugno 2005 del termine ultimo per la presentazione delle domande all’Inail per il rilascio della certificazione per i periodi di esposizione all’amianto.
I benefici previdenziali per i lavoratori esposti all’amianto hanno la loro fonte normativa originaria nella L. 257/1992. La norma, nata per dettare disposizioni per la cessazione dell’impiego dell’amianto, prevedeva misure diversificate di sostegno per i lavoratori del settore:
– per i lavoratori con periodi di esposizione ultradecennale all’amianto soggetti all’assicurazione Inail il beneficio consiste nell’applicazione del coefficiente dell’1,5 per i periodi lavorativi di esposizione;
– per i lavoratori affetti da malattia professionale causata dalla esposizione all’amianto il beneficio è quello dell’applicazione del coefficiente dell’1,5 al numero di settimane coperte da contribuzione obbligatoria relativa a periodi di prestazione lavorativa per i quali sia provata l’esposizione a tale sostanza.
In entrambi i casi la maggiorazione contributiva è utile sia ai fini della determinazione dell’importo delle prestazioni pensionistiche sia della maturazione del diritto di accesso alle medesime.
Il D.L. 269/2003, art. 47, convertito con modificazioni nella L. 326/2003, ha esteso ai lavoratori con periodi di esposizione ultradecennale all’amianto non soggetti all’assicurazione Inail il beneficio dell’applicazione del coefficiente dell’1,25 per il periodo di esposizione solo per la determinazione dell’importo delle prestazioni pensionistiche e non anche per la maturazione del diritto di accesso alle medesime.
Tali disposizioni hanno trovato attuazione nel D.M. del 27 ottobre 2004.
Per i lavoratori marittimi l’art. 1, comma 567, della Legge 23 dicembre 2005, n.266 ha trasferito dall’INAIL all’IPSEMA il compito di provvedere all’accertamento dell’esposizione all’amianto, ai sensi dell’art. 47 del D.L. 269/2003, convertito nella L. 326/2003. Il beneficio previsto per questa categoria di lavoratori è l’applicazione di un coefficiente pari all’1,25, utile solo per la determinazione dell’importo delle prestazioni pensionistiche e non anche per la maturazione del diritto di accesso alle medesime.
La L.247/2007, entrata in vigore il 1° gennaio 2008, all’art. 1, c. 20, 21 e 22, reca ulteriori disposizioni in materia di benefici pensionistici in favore di lavoratori che hanno svolto attività con esposizione all’amianto nelle aziende interessate da atti di indirizzo già emanati in materia dal Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale. Il beneficio previsto è l’applicazione di un coefficiente pari all’1,25, utile solo per la determinazione dell’importo delle prestazioni pensionistiche e non anche per la maturazione del diritto di accesso alle medesime.
La L. 247/2007, all’art. 1, c. 22 richiama le disposizioni vigenti e demanda al successivo D.M. del 12 marzo 2008, pubblicato l’11 maggio 2008 sulla G.U., le modalità di attuazione dei commi 20 e 21.
Il D.M. attuativo precisa che possono avvalersi della certificazione Inail i lavoratori che:
sono in possesso di certificato di esposizione ultradecennale all’amianto;
hanno presentato all’INAIL domanda per il riconoscimento dell’esposizione all’amianto entro il 15 giugno 2005;
non sono titolari di trattamento pensionistico avente decorrenza anteriore al 1° gennaio 2008, data di entrata in vigore della L. 247/2007;
hanno prestato la propria attività lavorativa nelle aziende interessate dagli atti di indirizo del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, con esposizione all’amianto per i periodi successivi all’anno 1992, fino all’avvio dell’azione di bonifica e, comunque, non oltre il 2 ottobre 2003.
Il lavoratore in possesso della certificazione rilasciata dall’Inail presenta domanda di pensione alle Strutture Inps territorialmente competenti, per il riconoscimento del beneficio pensionistico in presenza delle condizioni di legge. La certificazione viene emessa dalla Sede Inail nel cui territorio è situato lo stabilimento ove il lavoratore ha prestato l’attività per cui la richiede.
La sede Inail – previa domanda corredata dal curriculum lavorativo rilasciato al lavoratore dal datore di lavoro per accertare le mansioni effettivamente svolte – dopo idonea istruttoria tecnica, accerta e certifica ai singoli lavoratori il periodo di esposizione all’amianto.
Termine di scadenza per la presentazione della domanda all’Inail
I lavoratori con periodi soggetti o non soggetti alla assicurazione Inail potevano presentare domanda entro il 15 giugno 2005 e la certificazione poteva essere rilasciata per periodi lavorativi fino al 2 ottobre 2003. Il D.M. 12 marzo 2008 (G.U. del 12 maggio 2005), attuativo della L. 247/2007, prevede la possibilità di riesame delle domande per coloro che:
avevano presentato entro il 15 giugno 2005 all’Inail la domanda per il riconoscimento dell’esposizione all’amianto ai fini dei benefici pensionistici previsti;
avevano prestato nelle aziende interessate dagli atti di indirizzo adottati dal Ministero del Lavoro la propria attività lavorativa con esposizione all’amianto per i periodi successivi all’anno 1992, fino all’avvio dell’azione di bonifica e, comunque, non oltre il 2 ottobre 2003, con le mansioni e nei reparti indicati nei predetti atti di indirizzo, limitatamente ai reparti o aree produttive per i quali i medesimi atti riconoscano l’esposizione potratta fino al 1992;
non sono titolari di trattamento pensionistico con decorrenza anteriore al 1° gennaio 2008.
Eventuali istanze di riesame all’Inail potevano essere proposte entro l’11 maggio 2009 (365° giorno dalla data di entrata in vigore del D.M. 12 marzo 2008).
Nessuna scadenza per la presentazione della domanda è prevista per i lavoratori per i quali sia stata accertata una malattia professionale causata dall’esposizione all’amianto, nè tali domande sono soggette al termine del 2 ottobre 2003.
Domanda con periodi misti
Nel caso in cui dalla domanda e dal curriculum lavorativo risultino periodi in parte soggetti e in parte non soggetti all’assicurazione obbligatoria, l’Inail emette altrettante certificazioni distinte con indicazioni sulla copertura o non copertura dell’assicurazione obbligatoria Inail.
Il competente Ente previdenziale decide, in relazione a quanto certificato dall’Inail, il tipo di disciplina di benefici previdenziali da applicare.
Per la liquidazione delle pensioni con il riconoscimento del beneficio pensionistico previsto dall’art. 13, c. 8, della legge n. 257/1992, e successive modificazioni, i lavoratori individuati dall’art. 1, c. 20, della L. 247/2007 devono presentare alle competenti Strutture dell’Istituto – a corredo della domanda di pensione – le certificazioni di esposizione all’amianto rilasciate dall’INAIL.
Ai fini dell’accertamento della sussistenza delle condizioni richieste dalla legge per il riconoscimento del beneficio in argomento, le Sedi avranno cura di verificare preliminarmente che i lavoratori interessati non risultino titolari di pensione liquidata o da liquidare con decorrenza anteriore al 1° gennaio 2008.
L’anzianità complessiva utile ai fini pensionistici, conseguita con l’attribuzione dei benefici derivanti da esposizione all’amianto, non può comunque risultare superiore a quaranta anni.
Nel caso di assicurato che abbia versati contributi italiani (comprensivi di periodi di maggiorazione per esposizione all’amianto) e contributi esteri, la cui somma superi i 40 anni di anzianità contributiva ai fini della misura della pensione, la contribuzione obbligatoria italiana prevale rispetto a quella estera, per cui si deve procedere a ridurre le settimane di contribuzione estera.
RICOSTITUZIONE DELLE PENSIONI
Le pensioni liquidate con decorrenza 1° gennaio 2008 o successiva sono ricostituite, a domanda, sulla base della certificazione rilasciata dall’INAIL ai sensi della L. 247/2007, art. 1, c. 20, da produrre a corredo della domanda di ricostituzione.
Il beneficio pensionistico di cui alla L. 247/2007, art. 1, c. 20, è riconosciuto, a domanda, ai superstiti di dante causa deceduto dopo l’entrata in vigore della legge medesima (1° gennaio 2008), che prima del decesso aveva maturato i benefici pensionistici per i lavoratori esposti all’amianto.
CONTO ASSICURATIVO
La certificazione dell’Inail può essere presentata ai soli fini dell’indicazione del periodo di esposizione all’amianto sul conto assicurativo del lavoratore, indipendentemente dalla domanda di pensione (msg. 41791 del 23/12/2005).
Esposizione all’amianto: informazioni
Chi ha diritto alla certificazione
Lavoratori con periodo di esposizione ultradecennale all’amianto soggetti all’assicurazione INAIL
Lavoratori affetti da malattia professionale causata dalla esposizione all’amianto
Lavoratori con periodo di esposizione ultradecennale all’amianto non soggetti all’assicurazione INAIL
Sede competente ad emettere la certificazione
Domanda presentata entro il termine di scadenza priva di curriculum
Domanda presentata oltre il termine di scadenza
Il termine ultimo per la maturazione del diritto
Parametro di esposizione per il riconoscimento
Controversie relative al rilascio e al contenuto del curriculum
Legge n. 247 del 2007 e decreto ministeriale 12 marzo 2008
Hanno diritto alla certificazione: i lavoratori dipendenti che hanno presentato domanda entro il termine di scadenza, con periodi lavorativi soggetti e/o non soggetti alla assicurazione obbligatoria gestita dall’INAIL (vedere schede di dettaglio);
i lavoratori dipendenti per i quali sia stata accertata una malattia professionale a causa della esposizione all’amianto, ai sensi del T.U. approvato con D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124.
Non hanno diritto: i lavoratori autonomi, i soci ed i collaboratori familiari di ditte artigiane.
LAVORATORI CON PERIODI DI ESPOSIZIONE ULTRADECENNALE ALL’AMIANTO SOGGETTI ALL’ASSICURAZIONE INAIL
Disciplina normativa: Legge n. 257 del 1992, art. 13 comma 8 e successive modifiche e integrazioni.
Misura del beneficio: Coefficiente moltiplicativo di 1,5 del periodo di esposizione ultradecennale ai fini sia della determinazione dell’importo delle prestazioni pensionistiche, sia della maturazione del diritto di accesso alle medesime Procedura di accertamento e certificazione della esposizione: Sulla base dei criteri e delle regole fissate nel precedente regime (disciplina ante 2003). Nel caso di lavoratori ex dipendenti di imprese cessate o fallite ed irreperibili, deve essere attivata la procedura speciale (lettera del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale del 4 aprile 1997).
L’INAIL certifica anche i periodi di esposizione qualificata di durata inferiore ai 10 anni.
Disciplina normativa: Legge n. 257 del 1992, art. 13, comma 7
Misura del beneficio: Coefficiente moltiplicativo di 1,5 del numero di settimane coperto da contribuzione obbligatoria relativa a periodi di prestazione lavorativa per i quali sia provata l’esposizione a tale sostanza
Procedura di accertamento e certificazione della esposizione: Sulla base dei criteri e delle regole fissate nel precedente regime (disciplina ante 2003). Non vi sono termini di scadenza per la presentazione della domanda e per la maturazione del diritto.
LAVORATORI CON PERIODI DI ESPOSIZIONE ULTRADECENNALE ALL’AMIANTO NON SOGGETTI ALL’ASSICURAZIONE INAIL
Disciplina normativa: Art. 47 del decreto legge 30 settembre 2003 n. 269, convertito, con modificazioni, nella legge n. 326/2003; art. 3, comma 132, della legge n. 350/2003; Decreto interministeriale del 27 ottobre 2004 (disciplina in vigore dal 2003).
Misura del beneficio: Coefficiente moltiplicativo di 1,25 del periodo di esposizione solo ai fini della determinazione dell’importo delle prestazioni pensionistiche e non anche della maturazione del diritto di accesso alle medesime
Procedura di accertamento e certificazione della esposizione: Sulla base dei criteri e delle regole fissate nel Decreto interministeriale del 27 ottobre 2004.
Il curriculum lavorativo deve essere conforme all’Allegato 2 del Decreto interministeriale del 27 ottobre 2004.
In presenza di curriculum non conforme la domanda viene respinta senza ulteriore istruttoria.
In assenza del curriculum non viene dato seguito all’istruttoria della domanda.
Nel caso di aziende cessate o fallite, qualora il datore di lavoro risulti irreperibile, il curriculum lavorativo è rilasciato, su richiesta del lavoratore, dalla Direzione Provinciale del Lavoro previe apposite indagini.
Legge Finanziaria 2006, art. 1, comma 567
Misura del beneficio: Coefficiente moltiplicativo di 1,25 del periodo di esposizione solo ai fini della determinazione dell’importo delle prestazioni pensionistiche e non anche della maturazione del diritto di accesso alle medesime Procedura di accertamento e certificazione della esposizione: L’IPSEMA istruisce le domande e certifica i periodi di esposizione qualificata all’amianto degli addetti alla navigazione marittima ed alla pesca marittima, nonché dei radiotelegrafisti di bordo non assunti direttamente dagli armatori (art. 127, punto 1, T.U. approvato con D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124) sulla base dei criteri e delle regole fissate nel Decreto interministeriale del 27 ottobre 2004.
Pertanto, le richieste di informazioni e l’eventuale documentazione integrativa per l’istruttoria dovranno essere indirizzate agli Uffici dell’IPSEMA.
L’INAIL rimane competente ad emettere le certificazioni di esposizione richieste dagli addetti alla navigazione lagunare, lacuale e fluviale e dai pescatori associati e autonomi addetti alla piccola pesca, condotta cioè con natanti fino a 10 tonnellate di stazza lorda, nonché dei dipendenti marittimi della Marina militare.
La certificazione viene emessa dalla Sede INAIL nel cui territorio è situato lo stabilimento ove il lavoratore ha prestato l’attività per cui la richiede.
Nel caso in cui il lavoratore abbia prestato attività presso più stabilimenti siti in territori di competenza di diverse Sedi, i relativi periodi sono oggetto di altrettante certificazioni.
Il lavoratore in attesa della certificazione può richiedere informazioni sullo stato dell’istruttoria preferibilmente presso la Sede alla quale ha presentato la domanda, ovvero, se diversa, presso quella competente ad emettere la certificazione.
Entro il 15 giugno 2005: per i lavoratori con periodi soggetti e non soggetti alla assicurazione INAIL
Nessuna scadenza: per i lavoratori dipendenti per i quali sia stata accertata una malattia professionale a causa della esposizione all’amianto, ai sensi del T.U. approvato con D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, secondo quanto previsto dalla legge n. 257 del 1992, art. 13, comma 7.
La domanda non può essere istruita. Tuttavia, il lavoratore può presentare il curriculum lavorativo rilasciato dal datore di lavoro anche successivamente al termine di scadenza previsto per la presentazione della domanda.
La domanda viene respinta senza ulteriore istruttoria
Nel caso in cui dalla domanda e dal curriculum lavorativo risultino periodi in parte soggetti e in parte non soggetti all’assicurazione obbligatoria, l’INAIL emette altrettante certificazioni distinte, ciascuna con i pertinenti riferimenti legislativi e l’indicazione circa la copertura o non copertura dell’assicurazione obbligatoria INAIL.
Il competente Ente previdenziale decide, in relazione a quanto certificato dall’INAIL, il tipo di disciplina di benefici previdenziali da applicare
Le certificazioni per esposizione all’amianto ai fini dell’ottenimento dei benefici previdenziali possono essere rilasciate per periodi fino al 2 ottobre 2003.
Non sono soggette a tale termine le domande dei lavoratori che risultino affetti da una malattia professionale causata dall’esposizione all’amianto
L’esposizione si ritiene “qualificata” (art. 2, Decreto interministeriale del 27 ottobre 2004) nel caso in cui il lavoratore sia stato occupato, per un periodo non inferiore a 10 anni, in attività lavorative comportanti esposizione all’amianto, in concentrazione media annua non inferiore a 100 fibre/litro come valore medio su otto ore al giorno, e comunque sulla durata oraria giornaliera prevista dai contratti collettivi nazionali di lavoro
Le controversie relative al rilascio e al contenuto del curriculum lavorativo sono di competenza delle Direzioni Provinciali del Lavoro.
Il decreto ministeriale 12 marzo 2008 (G. U. 12 maggio 2008) prevede la possibilità di riesame delle domande di esposizione all’amianto per coloro che:
a) hanno presentato all’INAIL domanda per il riconoscimento dell’esposizione all’amianto entro il 15 giugno 2005;
b) hanno prestato nelle aziende interessate dagli atti di indirizzo adottati dal Ministero del lavoro, la propria attività lavorativa con esposizione all’amianto per i periodi successivi all’anno 1992, fino all’avvio dell’azione di bonifica e, comunque, non oltre il 2 ottobre 2003, con le mansioni e nei reparti indicati nei predetti atti di indirizzo, limitatamente ai reparti od aree produttive per i quali i medesimi atti riconoscano l’esposizione protratta fino al 1992;
c) non sono titolari di trattamento pensionistico con decorrenza anteriore al 1° gennaio 2008.
I lavoratori che possiedono i requisiti sopra indicati possono presentare istanza di riesame all’INAIL, utilizzando il modulo predisposto, entro e non oltre l’11 maggio 2009, al fine di ottenere l’estensione del periodo di riconoscimento di esposizione all’amianto.
L’INAIL emette la certificazione di esposizione previa acquisizione:
da parte del lavoratore, della domanda di riesame e del curriculum professionale rilasciato dal datore di lavoro, dal quale risultino le mansioni, i reparti e i periodi lavorativi svolti successivamente all’anno 1992. In ogni caso, il predetto riconoscimento non può estendersi oltre il 2 ottobre 2003;
da parte delle A.S.L. competenti, della comunicazione della data di avvio dell’azione di bonifica, ovvero del mancato avvio della stessa.
La legge n. 247/2007
Il D.M. 12 marzo 2008
La circolare INAIL n. 14/2009
Amianto e cemento-amianto: rischio, tutela e responsabilità
Di recente su Casale Monferrato si sono lette ed ascoltate cose del tipo:
– “l’amianto, tutto di importazione, veniva trasportato dalla stazione ferroviaria alla fabbrica dapprima con un trenino e successivamente con autocarri, l’uno e gli altri con cassoni scoperti, che percorrevano la parte nord-occidentale della città. Il carico e lo scarico dell’amianto avveniva all’aperto, si diffondeva nell’aria e veniva a contatto con l’apparato respiratorio anche di persone non direttamente impegnate nello stabilimento. Inoltre, i residui del minerale contenuti negli abiti di lavoro dei dipendenti contagiavano anche i loro familiari.” Tratto da http://www.ilnostrotempo.it/drupal/?q=node/363
– “l’azienda usava cedere a prezzi simbolici gli scarti di lavorazione a «privati e enti pubblici» scrivono i magistrati nel capo di imputazione. L’amianto veniva usato per la pavimentazione di strade, cortili, aie e per la coibentazione di sottotetti. «In questo modo si è determinata un’esposizione incontrollata e perdurante all’amianto delle popolazioni», compresi «i fanciulli e gli adolescenti durante le attività ludiche».” Tratto da http://www3.lastampa.it/torino-/sezioni/cronaca/articolo/lstp/102152/
– Le condizioni di lavoro erano pessime. Si lavorava in un capannone su due livelli, e le dita letali della polvere arrivavano alle gole non solo dei lavoratori, ma anche della popolazione, come poi si scoprì in seguito. E non c’è da meravigliarsene. “Uno dei miei ricordi più vivi” ricorda Giovanna Patrucco, dell’Associazione Famiglie Vittime dell’Amianto, “è legato alla panetteria dei miei genitori, che sorgeva nei pressi della fabbrica. Non esisteva la mensa, così ogni giorno, durante la pausa pranzo, i lavoratori venivano nel nostro negozio a comprare pane e companatico. Indossavano sempre le tute blu, ed erano completamente ricoperti di polvere bianca”.
Qualcuno dirà: erano altri tempi, non si sapeva che l’amianto nuocesse alla salute di chi lo maneggiava (e, purtroppo anche a quella di chi non lo faceva). E si può gridare forte e chiaro “maneggiava”, perché spesso i “facchini” lo gettavano nelle fornaci solo per mezzo di un forcone, “quasi a mano” come spiega uno degli ex-dipendenti della multinazionale. Invece, quella che potrebbe essere a un primo avviso solo una mancanza data dall’ignoranza, diventa un’azione voluta: la tossicità del fibrocemento era volutamente ignorata dai vertici Eternit.
Nonostante l’impiego dell’amianto sia fuori legge in Italia solo dal 1992 (legge n. 257 del 1992), infatti, tutti sapevano che si trattava di un killer spietato: nessuno gliel’aveva imposto, eppure gli operai cercavano di difendersi come potevano utilizzando delle mascherine e, quando un giovane lavoratore si aggiungeva al loro gruppo, gli domandavano se fosse per caso impazzito, ad andare a morire volontariamente. Inoltre, esistono studi risalenti al 1920 che attestano la pericolosità delle fibre di amianto, e vennero mandati avanti fino agli anni ’50 e ’60. A Casale Monferrato dei medici riuscirono a evidenziare la stretta correlazione tra le malattie dei lavoratori degli stabilimenti Eternit e l’inalazione delle polveri. Tratto da http://www.agoravox.it/attualita/crona-ca/article/processo-eternit-giustizia-per-chi-11510.
Fatti analoghi si sono verificati, anche se in forma forse minore, nella lavorazione successiva dei laminati di cemento-amianto (per esempio a Pennabilli – ora provincia di Rimini).
2 Il rischio nelle lavorazioni con amianto
Che l’amianto sia nocivo per la salute umana è noto da sempre. Anche solamente circoscrivendo la nostra ricerca al periodo che va dalla seconda guerra mondiale al 1965 – anno nel quale fu promulgato il testo unico per molte parti ancora in vigore -, si possono elencare almeno 7 diversi interventi legislativi finalizzati alla tutela dei lavoratori a contatto con questo materiale:
Decreto Ministeriale 19 maggio 1945 (in Gazz. Uff., 28 maggio 1945, n. 64). Misura del premio supplementare (premio supplementare previsto dall’art. 13 della legge 12 aprile 1943, n. 455) da corrispondersi dai datori di lavoro per l’estensione dell’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali alla silicosi e all’asbestosi.
Legge 12 febbraio 1955, n. 52 (in Gazz. Uff., 7 marzo, n. 54). — Delega al Governo a dettare norme in materia di assicurazione obbligatoria contro la silicosi e l’asbestosi: “norme intese ad integrare o modificare quelle della legge 12 aprile 1943, n. 455, sull’estensione dell’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali alla silicosi ed all’asbestosi per le parti riguardanti la disciplina delle visite mediche dei lavoratori”;
Decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1956, n. 648 (in Gazz. Uff., 13 luglio, n. 173). — Norme modificatrici della legge 12 aprile 1943, n. 455, sull’assicurazione obbligatoria contro la silicosi e l’asbestosi.
Decreto del Presidente della Repubblica 21 luglio 1960, n. 1169 (in Gazz. Uff., 26 ottobre, n. 263). — Approvazione delle norme regolamentari per l’attuazione della legge 12 aprile 1943, n. 455, modificata con decreto legislativo 20 marzo 1956, n. 648, sull’assicurazione obbligatoria contro la silicosi e la l’asbestosi
Legge 3 novembre 1961, n. 1279 (in Gazz. Uff., 15 dicembre, n. 310). — Modifica dell’art. 10 del decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1956, n. 648, recante norme modificatrici della legge 12 aprile 1943, n. 455, sull’assicurazione obbligatoria contro la silicosi e l’asbestosi.
Legge 10 febbraio 1961, n. 51 (in Gazz. Uff., 6 marzo, n. 58). — Modificazioni alla legge 12 aprile 1943, n. 455, ed al decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1956, n. 648, sull’estensione dell’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali alla silicosi ed alla asbestosi.
Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124 (in Suppl. ordinario alla Gazz. Uff. n. 257, del 13 ottobre). — Testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
Si tratta di interventi tutti finalizzati alla prevenzione della silicosi ed asbestosi; il fatto che negli anni più recenti la scienza medica abbia dimostrato che, oltre all’asbestosi, l’amianto è causa anche di lesioni persino più gravi, non toglie nulla al fatto incontrovertibile: l’amianto è stato utilizzato per tanti anni, nei processi produttivi, in spregio totale delle leggi di tutela della sicurezza sul lavoro; è falso affermare che “non si sapeva che l’amianto nuocesse alla salute di chi lo maneggiava”.
3 Il rischio nelle lavorazioni su materiali che contengono amianto
Il cemento-amianto (detto anche fibrocemento oppure eternit) è cosa diversa dall’amianto, in quanto le fibre di amianto vengono mescolate (in media per una quota del 30%) al cemento per creare un nuovo materiale.
Sennonché nel Monferrato avveniva la lavorazione con l’amianto puro e in ogni caso l’allegato 8 del testo unico legge 1124/65 non può lasciare dubbi: sussiste l’obbligo di assicurare e tutelare i lavoratori addetti a lavorazioni che comportano l’impiego di materiali che contengono amianto.
Anche qui risulta evidente la consapevolezza del rischio cui erano soggetti questi lavoratori. Si potrà affermare che non erano dimostrati rischi per la salute umana oltre all’asbestosi, ma nessuno può dire che i lavoratori, comunque esposti ai pericoli derivanti da inalazione di polvere di amianto, dovessero avere le tutele previste durante l’attività di lavoro.
Che dovesse esserci più cautela risulta anche da un fatto curioso, ma che è un dovere riferire: “La prima nazione al mondo a riconoscere la natura cancerogena dell’amianto e a prevedere un risarcimento per i lavoratori danneggiati fu la Germania nazista nel 1943 a seguito di pionieristici studi medici, anche questi primi nel mondo, che dimostrarono il rapporto diretto tra utilizzo di amianto e tumori.” Robert N. Proctor, La guerra di Hitler al cancro, Raffaello Cortina Editore, 2000, citato da http://it.wikipedia.org/wiki/Amianto. È strano che in Italia non se ne sapesse nulla fino ad anni recenti.
Ai fini dell’applicazione delle norme di legge e della tabella delle lavorazioni per le quali è obbligatoria l’assicurazione contro l’asbestosi, i materiali indicati nella tabella si considerano contenenti amianto quando questi siano presenti in percentuale tale da poter dare luogo, avuto riguardo alle condizioni delle lavorazioni, ad inalazione di polvere di amianto tale da determinare il rischio.
Questa è l’unica possibile scappatoia perché non è precisato come determinare la quantità di polvere di amianto, sufficiente a determinare il rischio. Che non sussistesse rischio sembra però francamente poco credibile se, come è stato dichiarato, le tute dei lavoratori cambiavano colore; senza essere tecnici del settore, ma, considerata l’elevata volatilità delle fibre di amianto e la percentuale di circa 1/3 di amianto nel materiale prodotto o lavorato, la composizione dell’aria negli ambienti di lavoro doveva contenerne in quantità rilevante.
Oggi il livello di rischio è indirettamente fissato dalla legge 269/2003: “amianto in concentrazione media annua non inferiore a 100 fibre/litro come valore medio su otto ore al giorno”. La logica fa ritenere che anche questo livello, fissato dalla legge per benefici previdenziali di altra natura, che nulla hanno a vedere con la tutela e la sicurezza dei lavoratori, perché finalizzato a sostenere i lavoratori che hanno perso o dovuto cambiare lavoro per conseguenza del divieto di produzione e utilizzo di manufatti in amianto, fosse sistematicamente superato.
4 Le tutele
Quali sono le conseguenze per i lavoratori addetti a mansioni con esposizione al rischio di amianto ?
Valgono le norme previste per tutti gli infortuni e le malattie professionali contratte a causa del lavoro, quali l’indennità giornaliera, la rendita e le cure mediche ecc…; la legge prevede, in aggiunta e a dimostrazione della consapevolezza del maggior rischio cui erano soggetti i lavoratori, norme speciali di tutela, per i lavoratori esposti al rischio di silicosi e di asbestosi. Le norme speciali sono:
i lavoratori, prima di essere adibiti alle lavorazioni a rischio, debbono essere sottoposti a visita medica allo scopo di accertarne l’idoneità fisica alle lavorazioni suddette. Detti accertamenti debbono essere ripetuti ad intervalli non superiori ad un anno;
i datori di lavoro, che svolgono lavorazioni previste nella tabella allegato n. 8, sono tenuti a corrispondere un premio supplementare;
Quando l’assicurato abbandoni, per ragioni profilattiche, la lavorazione cui attendeva e nella quale ha contratto la malattia, perché riscontrato affetto da conseguenze dirette di silicosi o di asbestosi con inabilità permanente di qualunque grado, purché non superiore all’ottanta per cento, l’Istituto assicuratore corrisponde, per il periodo di un anno ed indipendentemente dalle prestazioni o dalle indennità che possano spettare per l’accertata riduzione dell’attitudine al lavoro e per le condizioni di famiglia, una rendita di passaggio.
La tutela maggiore in carico all’Istituto assicuratore è, però, di natura preventiva, perché l’Istituto assicuratore ha anche il compito di visite ispettive volte a prevenire il rischio di infortunio o malattia professionale e controlli sull’organizzazione del lavoro tali da impedire, per quanto possibile, il contatto con le polveri di amianto.
Questa tutela preventiva è anche conseguenza della tabellazione delle lavorazioni, cui consegue la presunzione legale, nel caso contragga malattia tabellata: non è compito del lavoratore dimostrare il nesso eziologico che cioè il tipo di mansioni da lui svolte hanno determinato rischio effettivo di contrarre la malattia, dimostrazione che dovrebbe avvenire con produzione di dati tecnici oggettivi (rischio insito nella lavorazione ed effettive modalità di lavoro) e specifici (riferiti al lavoratore). E inoltre, per il solo fatto di essere addetto a mansioni classificate come rischiose, il lavoratore deve poter contare su una particolare attenzione dell’Istituto assicuratore nel controllo delle modalità di esecuzione delle lavorazioni, per una sorta di presunzione legale del rischio.
Obbligo di controllo più meticoloso ed attento anche in funzione del premio supplementare a carico dei datori di lavoro.
5 I controllori e le responsabilità
Di fronte alla leggerezza assoluta ed incosciente, riferita nelle tre testimonianze sopra riprodotte, ci si deve chiedere: ma la responsabilità è tutta dei datori di lavoro ? Il Legislatore fa leggi che nessuno ha il compito di rispettare e far rispettare ?
È talmente grande la distanza tra la consapevolezza del Legislatore, dimostrata anche dai reiterati interventi legislativi, e l’insipienza di intere comunità, che la responsabilità non può essere circoscritta alle aziende.
Il compito di verificare e far rispettare le norme sulla sicurezza del lavoro è suddiviso tra Ministero del Lavoro, INAIL (Istituto Nazionale Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) e SSN (Servizio Sanitario Nazionale).
Si deve però distinguere tra il periodo fino al 1979, quando la competenza era dell’INAIL ed il periodo successivo all’istituzione del servizio sanitario nazionale (SSN – Legge 23 dicembre 1978, n 833). Tra gli altri, l’art. 20 assegna al SSN: “Gli interventi di prevenzione all’interno degli ambienti di lavoro, concernenti la ricerca, l’elaborazione e l’attuazione di misure necessarie ed idonee a tutelare la salute e l’integrità fisica dei lavoratori, connesse alla particolarità del lavoro e non previste da specifiche norme di legge (…)”.
Il Ministero del Lavoro, attraverso gli ispettorati provinciali del lavoro, esercita funzioni di vigilanza diretta nei seguenti ambiti:
sull’applicazione delle leggi sociali e dei contratti collettivi dovunque è prestato un lavoro salariato o stipendiato;
sul funzionamento delle attività previdenziali, assistenziali ed igienico-sanitarie a favore dei prestatori di lavoro;
regola e coordina l’attività di vigilanza esercitata dagli istituti di assicurazione e di previdenza sociale, al fine di evitare il moltiplicarsi e l’accavallarsi delle procedure di controllo presso le aziende.
Nonostante oggi la prevenzione sia di competenza del SSN, nel sito dell’INAIL si legge: “L’INAIL, Istituto Nazionale Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, persegue una pluralità di obiettivi: ridurre il fenomeno infortunistico; assicurare i lavoratori che svolgono attività a rischio; (…). L’assicurazione, obbligatoria per tutti i datori di lavoro che occupano lavoratori dipendenti e parasubordinati nelle attività che la legge individua come rischiose, tutela il lavoratore contro i danni derivanti da infortuni e malattie professionali causati dalla attività lavorativa. (…).”
Bello, ma è inevitabile chiedere all’Istituto come mai negli anni nei quali era l’Istituto in prima persona responsabile della salute e sicurezza dei lavoratori e, quindi, a dover “ridurre il fenomeno infortunistico” ecc…, siano potute accadere situazioni come quelle citate. La legge impone all’Istituto assicuratore, quando venga a conoscenza che non si sia provveduto alla denuncia delle lavorazioni a rischio, di diffidare il datore di lavoro e di effettuare visite ispettive nelle aziende, al fine di valutare il livello e la qualità del rischio, anche attraverso l’interrogatorio dei lavoratori. Non è pensabile che l’Istituto non si sia mai occupato di realtà produttive tanto rilevanti.
Principio costitutivo del SSN è esplicitato in premessa alla legge istitutiva: “Il servizio sanitario nazionale è costituito dal complesso delle funzioni, delle strutture, dei servizi e delle attività destinati alla promozione, al mantenimento ed al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l’eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio. (…).
Conseguentemente è compito delle Unità sanitarie locali (USL) l’igiene e la medicina del lavoro, la prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, insieme agli altri compiti di prevenzione e tutela della salute dei cittadini e degli ambienti di lavoro dell’area coperta.
Rispetto all’INAIL le USL hanno un compito molto più ampio, dovendo considerare non solo la sicurezza degli e negli ambienti di lavoro, ma di tutto il territorio gestito. Evidentemente, se fino al 1992 avvenivano le cose come già descritte, anche le USL non solo non hanno assicurato la sicurezza degli ambienti di lavoro, ma neppure sono intervenute per sensibilizzare le popolazioni sul rischio costituito dall’uso improprio di manufatti in cemento-amianto.
Si deve concludere che, a fronte di un rischio elevato, le tutele, soprattutto preventive, siano state colpevolmente trascurate. Chi aveva il compito di controllare ha una responsabilità almeno morale, ma forse non solo.
L’INAIL ed il SSN sono istituiti in applicazione dell’articolo 38 della Costituzione che, dopo aver stabilito che “I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.”, continua: “Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.”
Come afferma la Corte Costituzionale con sentenza n. 42/2000, i fini cui sono delegati gli Istituti previdenziali, “corrispondono a un interesse pubblico direttamente riconducibile all’art. 3, secondo comma, della Costituzione il quale stabilisce ancora essere “compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Rimanendo nell’ambito dei rischio amianto, compito primario degli Istituti non è, quindi, l’erogazione di prestazioni conseguenti a malattia professionale, ma assicurare condizioni di lavoro caratterizzate dal minor livello possibile di rischio. Riconoscere che un lavoratore ha contratto una malattia professionale dovrebbe rappresentare per gli Istituti, il segno del fallimento, il segnale che la propria attività non è orientata ai valori positivi del “pieno sviluppo della persona umana”, ma sottoposta e subordinata ai valori negativi della soggezione al rischio.
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3 Responses to Assicurazione per tetto in eternit e tetto in amianto, ecco cosa dicono INPS e INAIL
Stefano Merli says:
aprile 21, 2013 at 4:51 pm
Salve ho trovato la vostra associazione su internet,
avrei due quesiti sulle coperture in amianto,
1 ho un appartamento a Rimini al piano terra con scoperto, dove ho vissuto con la mia famiglia moglie e due figli fino a qualche anno fa’ , sul lato interno confiniamo con una proprieta’ dove vi sono dei garage e capanni appartenenti alla casa del vicino, ricoperti interamante in amianto, coperture logore in quanto vecchie di almeno 30 anni.
Ora usiamo l’appartamento solo qualche mese all’anno, in ogni modo siamo a pochi metri da queste coperture meno di due metri, non ho avuto modo di affrontare l’argomento con il vicino, il quale non sembra minimamente preoccupato dei danni che puo’ procurare il materiale della sua copertura, in quanto ha addirittura allesito la zona giochi per i suo figli a pochi cm da queste coperture,
come posso fare per obbligarlo a rimuovere e sostituire queste coperture senza espormi in prima persona ?
in oltre pensate che possiamo avere subito una contaminazione abitando a qualche metro da queste coperture ?
2 sul lavoro ho lo stesso problema, tutti i capannoni circostanti all’area dove lavoriamo hanno le coperture in Eternit, come si puo’ fare obbigarli a delle bonifiche,
in attesa di un vostro cordiale riscontro
email pts@omniway.sm
tel 338 2710107
Davide Boni says:
gennaio 10, 2014 at 7:58 am
Buongiorno stefano, il materiale in eternit o amianto era nociva durante i processi di produzione in fabbrica, ed è ancora tutt’ora nocivo se sottoforma di polveri.
ti faccio un esempio: prendiamo il tuo vicino, se le sue lastre sono in perfetto stato e non presentano deterioramente non creano danno a te e alla tua famiglia, se invece dovessero presentare anche solo dei piccoli deterioramenti sono un problema per la salute in quanto potresti respirare particelle libere, e sarebbero una fonte nociva anche per l’acqua che si scorre sopra.
Purtroppo non si può obbligare nessuno alla rimozione dell’amianto, nel caso l’unica possibilità è prima parlare con il tuo vicino, ed invece di farlo rimuovere convincilo a fargli fare il trattamento di protezione; ed in seconda battuta potresti provare a sentire arpa e asl della tua città.
Angelina Garrafa says:
febbraio 14, 2013 at 10:03 pm
Ho saputo da poco che esiste la possibilità di maggiorazjone del servizio ai fini pensionistici per insegnanti che hanno lavorato in scuole con tetto in eternit, contenente amianto, per più di dieci anni. Sono molto dispiaciuta che una notizia tanto importante non sia stata adeguatamente diffusa. Trovo ingiusto che solo chi ha fatto domanda all’ INAIL entro il 2005 può aver la certificazione necessaria. Dal 2005 sono passati ancora otto anni nei quali io e molti altri insegnanti abbiamo rischiato ulteriormente di ammalarci per l’amianto, visto che la scuola in cui lavoriamo non ha ancora avuto la bonifica del tetto. Vorrei tanto che si riaprissero i tempi per far domanda.Perchè essere vincolati da una scadenza se una persona ha lavorato in condizioni di rischio non solo per 10 anni ma per molti di più? Ringrazio anticipatamente chi mi potesse dare informazioni in merito e comunicarmi eventuali spiragli. Grazie.