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Timestamp: 2020-03-29 07:07:03+00:00
Document Index: 44463246

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 281', 'sentenza ', 'art. 1260', 'art. 1266', 'art. 1243', 'art. 144', 'art. 18', 'art. 1374', 'Cass. Sez. ', 'art. 14', 'art. 144', 'art. 18', 'art. 1374', 'art. 2702', 'art. 115', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'art. 281']

Tribunale di Roma sentenza n. 227/2016 - AvvocatoAndreani.it Risorse Legali
Tribunale di Roma sentenza n. 227/2016
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE DI ROMA TREDICESIMA SEZIONE CIVILE
In persona del Giudice Monocratico, dott. Maria Speranza Ferrara, ha pronunciato la seguente SENTENZA nella causa di grado di appello iscritta al n. 1847 R.G.A.C. dell'anno 2015, posta in deliberazione, ex art. 281 sexies c.p.c., all'udienza del 07 gennaio 2016 e promossa
SOCIETÀ CI. S.R.L., in persona del l.r.p.t. elettivamente domiciliata in Roma, Via (...), presso lo studio dell'avv. Al.Pi. che la rappresenta e difende per procura a margine dell'atto di citazione introduttivo del primo grado di giudizio.
GE. S.P.A., in persona dei procuratori speciali St.Gi. e Ve.Ma. per poteri conferiti, rispettivamente, con procura speciale autenticata, nella firma, dal notaio Ga. per atto n. rep. 284000, in data 26 novembre 2014 e procura speciale in data 1 ottobre 2013; elettivamente domiciliata in Roma, Via (...), presso lo studio dell'avv. Pa.Ge. che la rappresenta e difende per procura alle liti in calce all'atto di appello notificato.
OGGETTO: appello avverso la sentenza n. 11669/14 resa tra le parti dal Giudice di Pace di Roma il 26 maggio - 5 giugno 2014 - sinistro stradale e risarcimento danni.
La società SRA Ci. S.r.l. conveniva in giudizio, dinanzi al Tribunale di Roma, Ge. Assicurazioni S.p.A., proponendo appello, avverso la avverso la sentenza, n. 11669/14, resa tra le parti, dal Giudice di Pace di Roma, in data 26 maggio - 5 giugno 2014. Assumeva l'appellante.
Il 14 ottobre 2012, alle ore 10.00 circa, Ro.Am., alla guida della autovettura (...), targata (...) di proprietà di Ro.Va., assicurata, per la rea, con la Ge. S.p.A. percorrendo, in Roma, Via (...), entrava in collisione con il veicolo (...), targato (...), alla cui guida era la proprietaria, St.Di., assicurato, per la rea, con la In. S.p.a. che, nel percorrere a stessa strada, giunta alla altezza di Viale (...) nel tentativo di effettuare una manovra di inversione di marcia a "U", improvvisamente tagliava la strada al veicolo di proprietà del Ro. causandogli danni di cui all'allegato 3 del fascicolo diparte attrice relativo al primo grado di giudizio.
Il veicolo era stato visionato dalla assicuratrice che corrispondeva, alla deducente, l'importo di Euro 1.525,00 .avendo quantificato il danno in Euro 4.8212,44.
La domanda era stata respinta con condanna a rifusione delle spese di lite alla convenuta. Questi, i motivi di appello.
Malgoverno dei principi di diritto e delle circostanze di fatto in punto di ritenuta carenza di legittimazione attiva.
Ciò detto concludeva per l'accertamento della propria legittimazione passiva; per l'accertamento della storicità del sinistro; per la liquidazione dei danni come da fattura emessa e per la condanna della appellata al pagamento dell'importo dovuto detratto quanto già corrisposto nella fase stragiudiziale.
Concludeva per il favore delle spese di lite relative al doppio grado di giudizio da distrarsi all'avv. Pi.Al. che rendeva dichiarazione in tal senso. Si costituiva l'appellata.
Concludeva per il rigetto dell'appello e, in subordine, richiamava i criteri generali in punto di onere della prova.
L'appello è meritevole di accoglimento nei limiti di cui di seguito.
Il credito da risarcimento del danno da sinistro stradale è suscettibile di cessione, in ossequio al principio della libera cedibilità del credito posto all'art. 1260 c.c. e ss.
Il cessionario è stato pertanto ritenuto legittimato ad agire, in vece del cedente, per l'accertamento giudiziale della responsabilità dell'autore del sinistro e per la conseguente condanna del medesimo e del suo assicuratore per la r.c.a. al risarcimento dei danni (v. Cass. 13/5/2009, n. 11095; Cass. 10/1/2012, n. 51; Cass. 10/1/2012, n. 52. V. altresì, conformemente, Cass. 13/3/2012, n. 3965).
Ove ricorra ipotesi di cessione onerosa, il cedente è infatti tenuto a garantire (solamente) il nomen verum, e cioè l'esistenza del credito al tempo della cessione (art. 1266 c.c.) (v. Cass. 10/1/2012, n. 51; Cass. 10/1/2012, n. 52).
Nel porsi in rilievo che il credito derivante da fatto illecito ha i caratteri del credito attuale, tant'è che gli interessi decorrono dal momento del fatto e non già del relativo accertamento giudiziale, si è ulteriormente osservato che certezza, liquidità ed esigibilità del credito sono attributi che non operano nella disciplina della cessione, ma sono previsti in relazione ad istituti diversi, come quello della compensazione (art. 1243 c.c.) (v. Cass. 5/11/2004, n. 21192).
A parte l'ipotesi ex art. U1 c.p.c., a tale stregua il cessionario può esercitare tutte le azioni previste dalla legge a tutela del credito, volte cioè ad ottenerne la realizzazione (v. Cass. 18/7/2006, n. 16383; Cass. 9/12/1971, n. 3554), invero spettantegli già in base al principio generale della tutela giurisdizionale dei diritti (v. Cass. 10/1/2012, n. 51; Cass. 10/1/2012, n. 52).
Il cessionario può fare dunque valere l'acquisito diritto di credito al risarcimento nei confronti del debitore ceduto non già in base al D. Lgs. n. 209 del 2005, art. 144, (e già alla L. n. 990 del 1969, art. 18), in relazione al quale non può invero propriamente parlarsi di cessione, bensì in ragione del titolo costituito dal contratto di cessione del credito, quale effetto naturale del medesimo (art. 1374 c.c.) (v. Cass. 10/1/2012, n. 51; Cass. 10/1/2012, n. 52).
Tale disciplina deve ritenersi trovare applicazione anche in caso di cessione di credito al risarcimento di danno non patrimoniale. Ormai da tempo
non si dubita della trasmissibilità iure hereditatis del danno morale terminale (v. Cass. 22/2/2012, n. 2564; Cass. 20/9/2011, n. 19133; Cass. 17/12/2009, n. 26605; Cass. 6/8/2007, n. 17177; Cass. 19/2/2007, n. 3720; Cass. 31/5/2005, n. 11601) o anche c.d. catastrofale o catastrofico (conseguente alla sofferenza dalla stessa patita - a causa delle lesioni riportate - nell'assistere, nel lasso di tempo compreso tra l'evento che le ha provocate e la morte, alla perdita della propria vita: cfr., Cass. 21/3/2013, n. 7126; Cass. Sez. Un., 11 novembre 2008, n. 26972), nonché del danno biologico terminale (v. Cass. 21/3/2013, n. 7126; Cass. 30/10/2009, n. 23053;Cass,, Sez. Un., 2/7/1955, n. 2034), una volta acquisiti dalla vittima nel proprio patrimonio.
A fronte della riconosciuta possibilità di circolazione mortis causa, del diritto (o della ragione) di credito da risarcimento del danno non patrimoniale non può negarsi l'ammissibilità della relativa circolazione altresì in ter vivos con la conseguenza che di tali diritti deve ammettersi l'alienabilità e la cedibilità da parte del titolare.
Le eccezioni normative al principio generale della libera cedibilità dei crediti, costituenti ius singulare non possono trovare applicazione "oltre i casi e i tempi in esse considerate" (cfr. art. 14 preleggi) e quindi in via analogica (Sentenza n. 19501 del 2009).
La avvenuta cessione (che nel concreto non è oggetto di contestazione ed emerge dalla documentazione versata in atti), ponevi cessionario, nella stessa condizione del creditore originario.
Ciò detto, va ritenuta la legittimazione ad agire dell'odierna appellante, che ha eseguito i lavori di riparazione dell'auto incidentata nel sinistro oggetto di causa ed è cessionaria del credito risarcitorio per atto del 15 ottobre2012. In base al principio generale della tutela giurisdizionale dei diritti, dunque, il cessionario può fare valere l'acquisito diritto di credito al risarcimento nei confronti del debitore ceduto (nel caso che ne occupa l'assicuratore del danneggiale) non già in base al D.Lgs. n. 209 del 2005, art. 144, (e già alla L. n. 990 del 1969, art. 18), in relazione al quale non può invero propriamente parlarsi di cessione, bensì in ragione del titolo costituito dal contratto di cessione del credito, quale effetto naturale del medesimo (art. 1374 c.c.) (Sez. 3, Sentenza n. M del 2012)
La cessione, non esonera il cessionario che agisca in sede giudiziale di dimostrare tutti i presupposti, di fatto e di diritto, che giustifichino l'accoglimento della domanda e, quindi, tra l'altro, che il sinistro si è verificato per fatto della parte antagonista, che dallo stesso sono derivati i danni lamentati. Nel concreto.
Copia modello CID.
La freccia apposta sulla rappresentazione della auto, segnala la presenza del danno nella parte angolare anteriore destra dell'auto. Tale descrizione, è del tutto generica e non consente di procedere alla liquidazione del danno neppure a mezzo di consulenza tecnica.
Né vale a dimostrare la natura e l'entità dei danni il contenuto della fattura prodotta dalla parte, per la riparazione dei danni stessi.
In quanto scrittura privatala fatturaci sensi dell'art. 2702 c.c., solo nei confronti delle parti processuali che siano anche sottoscriventi, fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza delle dichiarazioni da chi l'ha sottoscritta ma in ogni caso, tale efficacia probatoria non si estende alla veridicità della dichiarazione.
La fattura azionata, in quanto emessa e quietanzata dalla stessa autocarrozzeria che è divenuta, a seguito di cessione del credito, parte della controversia, per lavori asseritamente effettuati in favore della cedente proprietario dell'auto danneggiata, non ha neppure valore di indizio, configurando la mera rappresentazione della parte del giudizio della misura di danno azionata.
Pertanto nella ferma contestazione della impresa di assicurazione in ordine alla misura di danno azionata (nella ritenuta congruità dell'importo già corrisposto), in difetto di ulteriori elementi che ne confortino la credibilità e l'attendibilità, tale fattura non può fornire elementi di convincimento in ordine alla riconducibilità dei danni riparati al sinistro e alla misura degli stessi, ed essere utilizzata a fondamento di una decisione.
Questa, infatti, non è un mezzo di prova, ma uno strumento nella disponibilità del giudice che può diventare fonte di prova solo quando quest'ultima sia per la parte impossibile o estremamente difficoltosa mentre non può essere disposta per sopperire alla inattività delle parti.
Neppure è ipotizzabile il ricorso al potere discrezionale di liquidare il danno in via equitativa, conferito al giudice dagli artt. 1226 e 2056 c.c., espressione del più generale potere di cui all'art. 115 c.p.c. che fa luogo non già ad un giudizio di equità ma ad un giudizio di diritto caratterizzato dalla cosiddetta equità giudiziale correttiva o integrativa che, pertanto, da un lato, è subordinato alla condizione che risulti obbiettivamente impossibile o particolarmente difficile per la parte interessata provare il danno nel suo preciso ammontare, dall'altro non comprende anche l'accertamento del pregiudizio della cui liquidazione si tratta, presupponendo già assolto l'onere della parte di dimostrare la sussistenza e l'entità materiale del danno, né esonera la parte stessa dal fornire elementi probatori e dati di fatto dei quali possa ragionevolmente disporre affinché l'apprezzamento equitativo sia, per quanto possibile, ricondotto alla sua funzione di colmare solo alcune lacune insuperabili nell'"iter" della determinazione dell'equivalente pecuniario del danno (cfr. C. Cass. Sez. 2 sent. n. 13288 del 7 giugno 2007).
Quanto al danno da noleggio di auto sostitutiva. Non c'è prova del danno.
Né può ritenersi, dall'esame dell'oggetto sociale della appellante, che potesse svolgere attività di noleggio auto.
Il giudice, definitivamente pronunciando sull'appello come in atti proposto da Ci. s.r.l. nei confronti di Ge. Assicurazioni S.p.a., avverso la sentenza, resa tra le parti, dal Giudice di Pace di Roma, n. 11669/14, in data 26 maggio - 5 giugno 2014, ogni diversa istanza disattesa, così provvede:
In riforma della impugnata sentenza e in parziale accoglimento dell'appello, accerta la legittimazione ad agire della SR. Ci. s.r.I.
Rigetta la domanda di maggior danno S.R.A. Ci. S.r.l.
Compensa le spese di lite relativamente al doppio grado di giudizio. La presente sentenza, resa ex art. 281 sexies c.p.c., è parte integrante del verbale di udienza in pari data.
Così deciso in Roma il 7 gennaio 2016.
Depositata in Cancelleria il 7 gennaio 2016.