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Timestamp: 2017-10-17 17:00:57+00:00
Document Index: 171129744

Matched Legal Cases: ['art. 31', 'art. 7', 'art. 31', 'art. 7', 'art. 31', 'sentenza ', 'art. 60', 'art. 31', 'art. 31']

T.A.R. Sicilia Catania, Sezione III, 8 febbraio 2012
Ai sensi dell’art. 31, comma 3 del D.P.R. 381/2001, “se il responsabile dell'abuso non provvede alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi nel termine di novanta giorni dall'ingiunzione, il bene e l'area di sedime, nonché quella necessaria, secondo le vigenti prescrizioni urbanistiche, alla realizzazione di opere analoghe a quelle abusive sono acquisiti di diritto gratuitamente al patrimonio del comune”; ai sensi del comma 4, poi, “l'accertamento dell'inottemperanza alla ingiunzione a demolire, nel termine di cui al comma 3, previa notifica all'interessato, costituisce titolo per l'immissione nel possesso e per la trascrizione nei registri immobiliari, che deve essere eseguita gratuitamente”. L’acquisizione al patrimonio comunale, dunque, si verifica ope legis ed automaticamente, spirato il termine assegnato per la demolizione dell’opera abusiva (cfr T.A.R. Campania Napoli, Sez. VII, 8.4.2011, n. 1999; T.A.R. Lazio Roma, Sez. I, 7.3.2011, n. 2031; T.A.R. Campania Napoli, Sez. VII, 3.11.2010, n. 22291; Cassazione penale, Sez. III, 17 novembre 2009, n. 2912; Consiglio di Stato, Sez. V, 18 dicembre 2002 n. 7030; 2 gennaio 2000 n. 341; 23 gennaio 1991 n. 66), con la conseguenza che nessun margine di discrezionalità può al riguardo ravvisarsi in capo all’Amministrazione.
Con ricorso ritualmente notificato all’Amministrazione resistente e depositato il 29.11.2005 Giannì Antonina, premesso che il Comune di Palermo con nota del 18.8.2005 le aveva ingiunto la demolizione di alcune opere abusive realizzate senza preventiva autorizzazione, con l’avviso che in difetto esse sarebbero state acquisite al patrimonio del Comune; che tale provvedimento doveva considerarsi inficiato da difetto di motivazione, non essendo spiegata la ragione dell’adozione della più grave sanzione della demolizione, tanto più che essa era intervenuta a circa un anno e mezzo dalla violazione con conseguente lesione dell’affidamento della ricorrente e senza considerare la possibilità di intervento di un futuro piano particolareggiato di recupero urbanistico; tutto quanto sopra premesso, ha impugnato il provvedimento in epigrafe indicato chiedendone l’annullamento.
Si è costituito il Comune resistente, senza depositare memoria scritta, producendo documenti ed instando per il rigetto del ricorso avversario.
Con ricorso per motivi aggiunti ritualmente notificato all’Amministrazione resistente e depositato il 29.11.2005, Giannì Antonina, Cusimano Giovanni e Catanzaro Anna (attuali proprietari) hanno impugnato l’atto di accertamento dell’inottemperanza all’ingiunzione a demolire nei propri confronti, lamentandone l’illegittimità per i seguenti motivi:
-1) eccesso di potere sia nei confronti della Sig.ra Giannì Antonina che nei confronti dei Sigg.ri Cusimano Giovanni e Catanzaro Anna – violazione e falsa applicazione dell’art. 7 della L. 47/85 e ss.mm. contenute nell’art. 31 del D.P.R. 380/2001;
-2) eccesso di potere e difetto di adeguata motivazione nei confronti dei Sigg.ri Cusimano Giovanni e Catanzaro Anna – violazione dell’iter procedimentale ed erronea e falsa applicazione dell’art. 7 della L. 47/85 come modificato dal sopra richiamato art. 31 del D.P.R. 380/2001.
All’adunanza camerale del 26.1.2012, fissata per la trattazione dell’istanza cautelare dei ricorrenti, il ricorso è stato trattenuto in decisione.
Ritiene preliminarmente il Collegio che il giudizio possa essere definito con sentenza in forma semplificata emessa ai sensi dell’art. 60 del Codice del processo amministrativo ed adottata in esito alla camera di consiglio per la trattazione della istanza cautelare, stante l’integrità del contraddittorio e l’avvenuta, esaustiva, trattazione delle tematiche oggetto di giudizio; possibilità espressamente indicata alle parti, dal Presidente del Collegio, in occasione dell’adunanza camerale fissata per la trattazione della predetta istanza cautelare.
Con il ricorso principale la Giannì ha impugnato l’ordinanza di demolizione di cui meglio in rubrica, lamentandone l’illegittimità per difetto di motivazione, non essendo stata spiegata la ragione dell’adozione della più grave sanzione della demolizione, tanto più che essa era intervenuta a circa un anno e mezzo dalla violazione con conseguente lesione dell’affidamento della ricorrente e senza considerare la possibilità di intervento di un futuro piano particolareggiato di recupero urbanistico.
E’ noto che “i provvedimenti di demolizione di opere edilizie abusive sono atti dovuti, sufficientemente motivati con l'affermazione dell'accertata realizzazione di interventi edilizi in carenza del titolo abilitativo richiesto dalla legge. Quindi, in relazione a provvedimenti di tale genere, l'obbligo di motivazione è da intendere nella sua essenzialità ovvero è da intendere assolto con l'indicazione dei meri presupposti di fatto (constatazione dell'esecuzione di opere edilizie in difformità del permesso di costruire o in assenza del medesimo), che poi determinano l'applicazione dovuta delle misure ripristinatorie previste” (T.A.R. Campania Napoli, Sez. VIII, 22.8.2011, n. 4235; cfr. anche T.A.R. Campania Napoli, Sez. VI, 31.8.2011, n. 4253; T.A.R. Liguria Genova, Sez. I, 4.8.2011, n. 1220; T.A.R. Campania Napoli, Sez. VIII, 13.7.2011, n. 3782 T.A.R. Campania Napoli, Sez. III, 19 gennaio 2010 n. 195).
In altri termini, “l'ingiunzione di demolizione non richiede una particolare motivazione volta ad evidenziare le specifiche ragioni di pubblico interesse o a comparare tale interesse con il sacrificio imposto al privato. Ciò perché la repressione degli abusi edilizi costituisce un preciso obbligo dell'Amministrazione, la quale non gode di alcuna discrezionalità al riguardo, mentre l'interesse pubblico all'adozione della misura repressiva è in re ipsa e non abbisogna di puntuale esplicitazione. L'ordine di demolizione, in particolare, deve ritenersi sufficientemente motivato con l'affermazione dell'accertata abusività dell'opera” (T.A.R. Campania Napoli, Sez. III, 12.7.2011, n. 3720).
Nel caso di specie, il provvedimento impugnato espressamente riferisce che l’abuso riguarda un immobile di ben 160 metri quadrati realizzati in totale assenza di concessione edilizia, il che, alla stregua delle coordinate sopra ricordate, è più che sufficiente ad integrare una piena motivazione dell’ordine di demolizione.
Né alcuna valenza può essere data all’invocato lasso temporale, appena un anno e mezzo, trascorso tra la realizzazione dell’abuso e l’emanazione dell’ingiunzione impugnata.
Osserva il Collegio, in primo luogo, che in giurisprudenza non è affatto pacifica la configurabilità di un legittimo affidamento per protrazione temporale dell’illecito in materia di occupazioni abusive ed abusi edilizi, registrandosi numerosi ed autorevoli arresti secondo cui tali atti risultano dovuti in ogni caso ed a prescindere da qualsivoglia specifica motivazione delle ragioni di interesse pubblico e di prevalenza delle stesse sugli interessi del privato (C.d.S., Sez. V, 27.4.2011 n. 2497; .Cd.S., Sez. IV, 1° ottobre 2007, n. 5049; C.d.S,. 10 dicembre 2007, n. 6344; C.d.S., 31 agosto 2010, n. 3955; C.d.S., Sez. V, 7 settembre 2009, n. 5229).
Tale “non colpevolezza” non può essere ravvisata nel caso di specie, posto che trattasi della realizzazione di ben 160 metri quadrati senza alcun titolo abilitativo.
L’affidamento, poi, non può di certo configurarsi in un così breve lasso temporale tra la realizzazione dell’illecito e l’ordinanza di ingiunzione (i casi in cui la giurisprudenza ha, alle volte, ritenuto sussistere un legittimo affidamento riguardano lassi temporali ultracedennali).
Con il primo motivo del ricorso per motivi aggiunti, il ricorrente lamenta l’illegittimità del successivo e consequenziale provvedimento di accertamento dell’inottemperanza a demolire ed avviso dell’acquisizione al patrimonio comunale, dal momento che la previa ordinanza di demolizione avrebbe dovuto essere notificata anche agli attuali proprietari Cusimano Giovanni e Catanzaro Anna e non già alla sola precedente proprietaria Giannì Antonina.
L’assunto è destituito di fondamento, dal momento che ex art. 31, comma 2 del D.P.R. 381/2001 l’ordinanza di demolizione deve essere notificata al proprietario ed al responsabile dell’abuso, qualità queste pacificamente rivestite al momento dell’emanazione del provvedimento di demolizione dalla Giannì, con la conseguenza che nessuna ulteriore attività di notificazione doveva essere posta a carico dell’Amministrazione in difetto di espressa previsione normativa.
Con un secondo motivo i ricorrenti lamentano la mancata motivazione del provvedimento di acquisizione al patrimonio comunale con riferimento all’interesse pubblico sotteso all’acquisizione .
Anche tale assunto è privo di pregio.
Ai sensi dell’art. 31, comma 3 del D.P.R. 281/2001, “se il responsabile dell'abuso non provvede alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi nel termine di novanta giorni dall'ingiunzione, il bene e l'area di sedime, nonché quella necessaria, secondo le vigenti prescrizioni urbanistiche, alla realizzazione di opere analoghe a quelle abusive sono acquisiti di diritto gratuitamente al patrimonio del comune”; ai sensi del comma 4, poi, “l'accertamento dell'inottemperanza alla ingiunzione a demolire, nel termine di cui al comma 3, previa notifica all'interessato, costituisce titolo per l'immissione nel possesso e per la trascrizione nei registri immobiliari, che deve essere eseguita gratuitamente”.
L’acquisizione al patrimonio comunale, dunque, si verifica ope legis ed automaticamente, spirato il termine assegnato per la demolizione dell’opera abusiva (cfr T.A.R. Campania Napoli, Sez. VII, 8.4.2011, n. 1999; T.A.R. Lazio Roma, Sez. I, 7.3.2011, n. 2031; T.A.R. Campania Napoli, Sez. VII, 3.11.2010, n. 22291; Cassazione penale, Sez. III, 17 novembre 2009, n. 2912; Consiglio di Stato, Sez. V, 18 dicembre 2002 n. 7030; 2 gennaio 2000 n. 341; 23 gennaio 1991 n. 66), con la conseguenza che nessun margine di discrezionalità può al riguardo ravvisarsi in capo all’Amministrazione.
Alla luce delle considerazioni che precedono i ricorsi devono essere rigettati.
Le spese di lite seguono la soccombenza dei ricorrenti e si liquidano come da dispositivo.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione Terza, definitivamente pronunciando sui ricorsi, come in epigrafe proposti, li rigetta.
Condanna i ricorrenti, in solido, a rifondere all’Amministrazione resistente le spese di lite che liquida in € 1.000,00 oltre accessori di legge.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 26 gennaio 2012 con l'intervento dei magistrati: