Source: https://www.compliancefiscale.com/costruzione-del-tax-control-framewok.html
Timestamp: 2020-03-28 12:49:57+00:00
Document Index: 143539536

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 25', 'art. 648', 'art. 25', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 416', 'art. 31']

Costruzione del Tax Control Framewok - TAX COMPLIANCE
> FOCUS > LA COSTRUZIONE DEL "TAX CONTROL FRAMEWORK" (IL "PROGETTO TCF")
Il "Tax Control Framework"
<<A Tax Control Framework (TCF) is the part of the system of internal control that assures the accuracy and completeness of the tax returns and disclosures made by an enterprise. The TCF plays a central part in bringing rigour to the co-operative compliance concept. ...>>
(<<Co-operative Tax Compliance - Building better tax control frameworks>>, OECD, 2016)
Database management tool utilizzabile per la costruzione e gestione del Tax Control Framework (TCF):
valutazione del sistema di gestione fiscale quale componente del più generale sistema di controllo interno e di gestione dei rischi (entity level control);
mappatura delle attività a rilevanza fiscale e dei connessi principali rischi tributari;
attività di controllo e di monitoraggio del TCF.
Come precisato dall'Agenzia delle Entrate:
<<I soggetti che intendono aderire al regime di adempimento collaborativo devono essere in possesso, alla data di presentazione della domanda, di un efficace sistema di controllo del rischio fiscale inserito nel contesto del sistema di governo aziendale e di controllo interno (Tax Control Framework – si veda il documento OCSE 2013 - Cooperative Compliance - A Framework ). Il sistema è efficace quando è in grado di garantire all’impresa un presidio costante sui rischi fiscali. A tali fini, il sistema deve presentare (si veda il documento OCSE 2016 – Building Better Tax Control Framework) i seguenti requisiti essenziali:
Relazione agli organi di gestione>>
La gestione del rischio fiscale (quale "rischio di non conformità") presenta - anche da un punto di vista operativo e del complessivo assetto del sistema di controllo interno e di gestione dei rischi - evidenti connessioni con il Modello di organizzazione e gestione previsto dall'art. 6 del D.Lgs. n. 231/2001.
i delitti di frode fiscale sono collegabili a reati rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa degli enti (in primo luogo ai delitti tributari di cui all'art. 25-quinquiesdecies, D.Lgs. n. 231/2001 e alla fattispecie criminosa dell'autoriciclaggio, di cui all'art. 648-ter.1 del codice penale, introdotto dalla Legge n. 186/2014 e inserito nell'art. 25-ocites del ripetuto Decreto n. 231 del 2001);
lo strumento idoneo a gestire e monitorare i rischi fiscali - ossia il c.d. "Tax Control Framework" (TCF) - ha struttura e contenuto analoghi a quelli del Modello di organizzazione, gestione e controllo previsto dall'art. 6 del D.Lgs. n. 231/2001, ossia dello strumento idoneo a prevenire i reati considerati rilevanti dallo stesso Decreto.
La costruzione del "Tax Control Framework": il "Progetto TCF"
Scopo del “Progetto Tax compliance” è la costruzione/verifica e miglioramento del c.d. Tax Compliance Framework (TCF), ossia dello strumento organizzativo e operativo utilizzato per l’attuazione della strategia e politica fiscale adottate dalla Società.
Il Progetto si inserisce, dunque, nel processo di risk management implementato dall’impresa, con specifico riferimento all’identificazione, mitigazione e controllo del “rischio fiscale”, inteso quale rischio di compliance (vale a dire, di erroneo adeguamento alla disciplina fiscale).
Legge 11 marzo 2014, n. 23 - “Delega al Governo recante disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita”: si veda, in particolare, l’art. 6 del provvedimento, relativo al “regime di adempimento collaborativo”. Tale norma si articola essenzialmente su tre punti cardine: (i) l'introduzione di forme di comunicazione e di cooperazione rafforzata tra le imprese e l'amministrazione finanziaria; (ii) la previsione di sistemi aziendali strutturati di gestione e di controllo del rischio fiscale per i grandi contribuenti; (iii) la previsione di incentivi sotto forma di minori adempimenti per i contribuenti e di riduzioni delle eventuali sanzioni;​
Decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 128, recante "Disposizioni sulla certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente, in attuazione degli articoli 5, 6 e 8, comma 2, della legge 11 marzo 2014, n. 23";
Provvedimenti del Direttore dell'Agenzia delle Entrate n. 54237/2016 del 14 aprile 2016 e n. 101573 del 26 maggio 2017 e relative circolari esplicative (tra queste: Circolare n. 38/E del 16.09.2016);
D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, recante la "Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell'articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300". In particolare la gestione della fiscalità (corrente e differita) può essere posta in relazione agli artt. 24-ter (delitti di criminalità organizzata), 25-ter (reati societari), 25-octies (reati di riciclaggio, autoricicclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita) e 25-quinquiesdecies (reati tributari) del D.Lgs. n. 231/2001 nonché agli artt. 3 e 10, L. 16 marzo 2006, n. 146 (reati transnazionali; in particolare: associazione per delinquere ex art. 416, c.p.);
normativa internazionale e linee guida in materia di Tax compliance/Co-operative compliance programme (in particolare: OECD, preliminary version, 2013, "Co-operative compliance: a Framework - From enhanced relationship to co-operative compliance"; OECD, 2009, “Building transparent tax compliance by banks”; OECD, 2016, “Co-operative Tax Compliance - Building Better Tax Control Framework”);
Normativa UNI ISO 31000:2010 - “Gestione del rischio – Principi e linee guida”;
Norma UNI ISO 19600:2016 - "Sistemi di gestione della conformità (compliance)".
Modulo 1: esame del Sistema di controllo interno e di gestione dei rischi (Entity Level Controls).
Più in generale, la costruzione (e l'aggiornamento continuo) del Tax Control Framework - rappresentante un processo dinamico, in quanto in continua evoluzione - si articola nelle seguenti essenziali steps:
definizione/revisione della strategia fiscale;
mappatura delle attività e dei potenziali rischi fiscali ad esse connessi, con conseguente tax risk assessment (riferito al rischio inerente e al rischio residuo) e gap analysis (per l'individuazione delle azioni di miglioramento/correttive);
predisposizione dei flussi informativi e di reporting;
predisposizione/aggiornamento del Tax Control Framework (avendo come riferimenti principali: CoSO Report - Modello ERM, Enterprise risk management - Modelli di controllo interno previsti dal Sarbanes Oxley Act - Modelli di controllo interno previsti dalla Legge n. 262/2005).
Tenuto conto della natura delle operazioni necessarie, si utilizza un approccio multidisciplinare.
Il Progetto viene, infatti, affidato a un Working Team, multidisciplinare, composto da consulenti esperti nella materia tributaria e nelle aree governance, risk management, compliance e internal controls.
5. Il "Sistema per la prevenzione del rischio fiscale" delineato dal Decreto legislativo n. 128/2015 e dai Provvedimenti del Direttore dell'Agenzia delle Entrate n. 54237/2016 del 14 aprile 2016 e n. 101573 del 26 maggio 2017
Il 2 settembre 2015 è entrato in vigore il Decreto legislativo n. 128/2015 sulla certezza del diritto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 190 del 18 agosto 2015. Tale provvedimento normativo - attuativo della legge delega fiscale n. 23 del 2014 - contiene la disciplina del nuovo regime dell'adempimento collaborativo (c.d. co-operative tax compliance), dell’abuso del diritto e dell’elusione fiscale nonché le nuove norme sul raddoppio dei termini per l’accertamento.
Requisiti essenziali del sistema di controllo del rischio fiscale
I soggetti ammessi al regime di adempimento collaborativo devono essere in possesso di un efficace sistema di controllo del rischio fiscale inserito nel contesto del sistema di governo aziendale e di controllo interno, ferma restando l’autonomia di scelta delle soluzioni organizzative pi adeguate per il perseguimento dei relativi obiettivi.
Il sistema è efficace quando è in grado di garantire all’impresa un presidio costante sui processi aziendali e sui conseguenti rischi fiscali consentendole di adempiere al meglio ai doveri di trasparenza e collaborazione declinati all’articolo 5, comma 2, del decreto.
Il sistema deve garantire la promozione di una cultura aziendale improntata a principi di onestà, correttezza e rispetto della normativa tributaria, assicurandone la completezza e l’affidabilità, nonché la conoscibilità a tutti i livelli aziendali. A tali fini il sistema deve presentare i seguenti requisiti essenziali:
a) Strategia fiscale
b) Ruoli e responsabilità
e) Adattabilità rispetto al contesto interno ed esterno
f) Relazione agli organi di gestione
Il sistema deve basarsi su flussi informativi accurati, completi, tempestivi e facilmente accessibili e garantire la circolazione delle informazioni a tutti i livelli aziendali.
Con il Provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate prot. n. 101573 del 26 maggio 2017, è stato completato il quadro delle <<Disposizioni per l’attuazione del regime di adempimento collaborativo disciplinato dagli articoli 3 e seguenti del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 128>>.
L'obbligo di trasparenza si riferisce:
alle operazioni che comportano "rischi fiscali significativi", intesi come "rischi fiscali che insistono su fattispecie per le quali, sulla base di una comune valutazione delle soglie di materialità quantitativa e qualitativa, effettuata ai sensi del punto 4.4 (ndr: del citato Provvedimento), si ritengono operanti i doveri di trasparenza e collaborazione previsti dal decreto. A tali fini l’ufficio può tener conto: - del valore economico delle attività sottostanti; - della rilevanza delle eventuali violazioni in termini di impatto e responsabilità; - dei risultati della valutazione, operata dal sistema di controllo interno, sul rischio fiscale inerente; - della natura ordinaria o straordinaria, in termini di frequenza e valore, delle operazioni e/o delle attività cui le fattispecie si riferiscono o della rilevanza delle medesime ai fini della determinazione dei prezzi di trasferimento infragruppo. Le fattispecie che integrano le suddette soglie saranno oggetto di comunicazione nel corso delle interlocuzioni ove ritenute in grado, sulla base di una valutazione oggettiva effettuata dall’impresa, di inficiarne la corretta operatività fiscale, presente o futura, o di integrare il rischio di operare in violazione della normativa tributaria o in contrasto con i principi o le finalità dell’ordinamento";
alla “pianificazione fiscale aggressiva” intesa come "una o più costruzioni, di carattere nazionale o transnazionale, che producano conseguenze fiscali che il contribuente è ragionevolmente in grado di comprendere e che contengano i seguenti elementi: i) siano suscettibili di generare effetti fiscali in contrasto con lo scopo delle disposizioni invocate, anche derivanti da asimmetrie esistenti fra i sistemi impositivi delle eventuali giurisdizioni coinvolte; ii) determinino fenomeni di doppia deduzione, deduzione/non inclusione e doppia non imposizione".
L'adesione al regime comporta la mancata reiterazione dei controlli - già effettuati in via preventiva dall'Ufficio Cooperative compliance della Direzione centrale accertamento dell'Agenzia delle Entrate - limitatamente alle fattispecie oggetto di interlocuzione costante e preventiva, intesa come "il contraddittorio di carattere continuativo che consenta di addivenire ad un comune intendimento in merito agli elementi di fatto costitutivi della fattispecie"; per “anticipazione del controllo” si intende, invece, "l’esercizio in via anticipata, anche di iniziativa, degli ordinari poteri di controllo da parte dell’ufficio competente, effettuato, nell’ambito dell’interlocuzione costante e preventiva su elementi di fatto di cui all’articolo 6, comma 1, del decreto" legislativo 5 agosto 2015, n. 128.
La competenza in materia di regime dell'adempimento collaborativo è attribuita al menzionato Ufficio Cooperative compliance della Direzione centrale accertamento dell'Agenzia delle Entrate; resta ferma la competenza dell'Ufficio Accordi preventivi e controversie internazionali con riferimento agli accordi preventivi su transfer pricing e stabile organizzazione (art. 31-ter, D.P.R. n. 600 del 1973).
Co-operative Tax Compliance - Project planning steps