Source: http://www.legalitademocratica.it/?p=5242
Timestamp: 2019-12-11 00:59:58+00:00
Document Index: 74728355

Matched Legal Cases: ['art. 64', 'art. 1', 'art. 17', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 15']

Stop del Tar alla riduzione di orario negli istituti tecnici e professionali | Legalità democratica CILD
Stop del Tar alla riduzione di orario negli istituti tecnici e professionali
sul ricorso numero di registro generale 5836 del 2010, integrato da motivi aggiunti, proposto da:�
Snals – Confsal (Sindacato Autonomo Lavoratori della Scuola), omissis, rappresentati e difesi dagli avvocati Michele Mirenghi, Stefano Viti, con domicilio eletto presso Stefano Viti in Roma, piazza della Liberta’, n.20;
e con motivi aggiunti notificati il 1° ottobre 2010 per l’annullamento
dei decreti 12 luglio 2010 con i quali il MIUR di concerto con il MEF ha dettato disposizioni per la ridefinizione dell’orario complessivo annuale delle seconde e terze classi degli istituti professionali a.s. 2010/2011 e degli istituti tecnici a.s. 2010/2011;
e per l’annullamento con i motivi aggiunti del 30 marzo 2011
dei decreti ministeriali n. 95 e 96 del 25 novembre 2010 con i quali il MIUR ed il MEF hanno confermato le disposizioni e le tabelle di cui ai decreti impugnati del 15 marzo 2010;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dell’Istruzione dell’Universita’ e della Ricerca e di Ministero dell’Economia e delle Finanze;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 3 dicembre 2012 il dott. Pierina Biancofiore e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
6. Con motivi aggiunti del 20 settembre 2010 sono stati dagli stessi ricorrenti impugnati i decreti “medio tempore” formalizzati, con i quali le Amministrazioni intimate hanno proceduto alla riduzione dell’orario complessivo annuale delle lezioni delle seconde e terze classi degli istituti professionali (decreto n. 62 del 26 luglio 2010) e delle seconde, terze e quarte classi degli istituti tecnici per l’anno scolastico 2010/2011 (decreto n. 61 del 26 luglio 2010).
7. Con un secondo atto di motivi aggiunti, gli interessati impugnano anche i decreti n. 95 e n. 96 del 25 novembre 2010, con i quali le Amministrazioni intimate hanno confermato le disposizioni e le tabelle allegate rispettivamente ai decreti n. 61 del 26 luglio 2010 (relativo alle rimodulazione dell’orario delle lezioni nelle classi seconde, terze e quarte degli istituti tecnici) e n. 62 del 26 luglio 2010 (relativo alla rimodulazione dell’orario delle lezioni delle classi seconde e terze degli istituti professionali).
L’art. 64 del d.l. 25 giugno 2008, n. 112 convertito in legge 6 agosto 2008, n. 133 al’art. 1, comma 4 stabiliva che con uno o più regolamenti da adottarsi ai sensi dell’art. 17, comma 2 della legge n. 400 del 1988 si dovesse procedere, tra l’altro, alla “b) ridefinizione dei curricoli vigenti nei diversi ordini di scuola anche attraverso la razionalizzazione dei piani di studio e dei relativi quadri orari, con particolare riferimento agli istituti tecnici e professionali;”.
La norma parla di ridefinizione e di razionalizzazione dei piani di studio e dei quadri orari degli istituti tecnici e professionali – tra gli altri – e non di riduzione.
Oltre a ciò però la lettura approfondita del regolamento di cui al d.P.R. n. 87 del 2010 di riordino degli istituti professionali consente di verificare che tale taglio dell’orario era collegato con la istituzione dei licei tecnologici, poi abbandonata, come si evince dall’art. 5, comma 1 lett. b): “ l’orario complessivo annuale e’ determinato in 1.056 ore, corrispondente a 32 ore settimanali di lezione, comprensive della quota riservata alle regioni e dell’insegnamento della religione cattolica secondo quanto previsto all’articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226”, quest’ultima norma recante appunto disposizioni in materia di “attività educative e didattiche nei licei”, tra cui erano compresi quelli tecnologici.
Ciò detto non può non concordarsi con l’obiter dictum dalla sezione espresso nella sentenza n. 3267/2011 e che cioè: “Non appare infatti revocabile in dubbio la circostanza che i decreti impugnati, operando una riduzione dell’orario di insegnamento di talune discipline, hanno inciso sui “contenuti culturali e didattici” e sulla “struttura” degli istituti professionali e tecnici, significativamente rifluendo sulla formazione impartita ai discenti dai predetti istituti” e proprio per la circostanza che le due disposizioni sopra enunciate appaiono sancire soltanto tagli di orario.
Ciò evidenzia il dedotto profilo della illogicità ed incongruità manifeste, come pure nel prosieguo sarà esaminato, perché in assenza di un criterio discretivo in base al quale enucleare le materie da penalizzare, criterio che non appare in nessuno dei provvedimenti impugnati con questo primo gruppo di motivi aggiunti, la riforma o riorganizzazione degli istituti tecnici e professionali dovrebbe anche consentire a quanti sono iscritti l’orientamento finalizzato alle professioni ed al lavoro ai sensi del d.lgs. 14 gennaio 2008, n. 22, pure citato nelle premesse dei due regolamenti impugnati. E le azioni di orientamento non consistono soltanto nella visita alle università, ma per come è dato leggere all’art. 2 del ridetto decreto legislativo: “… si realizzano soprattutto attraverso le iniziative di raccordo tra scuola e mondo delle professioni e del lavoro e un organico collegamento con gli enti territoriali, costituiscono indispensabili strumenti per contribuire alla costruzione di percorsi personalizzati, in vista della transizione verso il lavoro, basati sul collegamento sistematico tra la formazione in aula con quella in laboratorio e in contesti di lavoro. Tali interventi, progettati nell’ambito del Piano dell’offerta formativa di ogni singola istituzione scolastica, nel quadro complessivo della programmazione territoriale e dei piani di orientamento delle province sono definiti e gestiti in relazione ai seguenti criteri generali: a) si riferiscono agli obiettivi di apprendimento generali e specifici dei singoli curricula e concorrono a migliorare la preparazione degli studenti, con particolare riferimento all’ordine e all’indirizzo degli studi della scuola che frequentano;…”.
L’integrazione della motivazione effettuata dall’Amministrazione con i due decreti interministeriali n. 95 e 96 del 25 novembre 2010 – impugnati con il secondo gruppo di motivi aggiunti in esame – adottati per inserire anche la confutazione delle osservazioni effettuate dal sopraggiunto parere del CNPI, infatti, non pare rispondere a tali principi di ragionevolezza e non arbitrarietà.
Tutto ciò senza considerare che la indiscriminata riduzione di un’ora per ciascuna delle materie cosiddette caratterizzanti i vari bienni degli istituti tecnici e professionali, per come emerge dalle Tabelle allegate ai due decreti interministeriali 61 e 62, poi 95 e 96 del novembre 2010 ha le sue ovvie ed incontrollabili ricadute in termini di organico e di dimensionamento delle classi che divengono insufficienti a sopperire all’incremento delle iscrizioni come, per fatto notorio, accadrà nell’anno scolastico 2013/2014 dove si è riscontrato l’incremento dell’11% del totale degli iscritti negli istituti agrari e del 25,4 % nel settore enogastronomico degli istituti tecnici. E ciò comporta, come dedotto in ricorso, il mancato assolvimento dei livelli essenziali delle prestazioni sanciti dall’art. 15 del d.lgs. n. 226 del 2005, che stabilisce: “L’iscrizione e la frequenza ai percorsi di istruzione e formazione professionale rispondenti ai livelli essenziali definiti dal presente Capo e garantiti dallo Stato, anche in relazione alle indicazioni dell’Unione europea, rappresentano assolvimento del diritto-dovere all’istruzione e formazione, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 76, e dal profilo educativo, culturale e professionale di cui all’allegato A.”, pure citato nelle premesse dei regolamenti.
– dichiara improcedibile il ricorso principale per sopravvenuto difetto di interesse;
– accoglie i due gruppi di motivi aggiunti e per l’effetto annulla i provvedimenti con essi gravati come in motivazione indicato.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 3 dicembre 2012 con l’intervento dei magistrati:
Sono trascorsi 1708 giorni 59 minuti 42 secondi dalla richiesta, avanzata da Spiazziamoli,