Source: http://www.pieronuciari.it/wp/sicurezza-alimentare-cosa-puo-fare-ora-la-polizia-municipale/
Timestamp: 2020-06-06 13:48:38+00:00
Document Index: 120071048

Matched Legal Cases: ['art. 55', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 13']

Sicurezza alimentare: cosa può fare ora la Polizia Municipale – PieroNuciari
La mancanza di tali sanzioni, infatti, ha comportato transitoriamente l’applicazione di quelle previste dalle normative nazionali preesistenti alle norme di derivazione comunitaria – laddove non contrastanti o incompatibili con i regolamenti (es.: Legge n. 283/1962, DPR n. 327/1980) – e delle sanzioni previste da normative nazionali di recepimento di numerose direttive comunitarie.
Il D.Lgs. 6 novembre 2007, n. 193, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 9 novembre ed entrato in vigore il 21 novembre 2007, recependo la citata Direttiva 2004/41/CE, ha di fatto posto fine ai mille dubbi ed incertezze, abrogando diverse normative nazionali in contrasto con i regolamenti europei del Pacchetto Igiene e stabilendo le sanzioni richieste dall’art. 55 del regolamento (CE) n. 882/2004.
La novità dirompente di questo decreto, passato in sordina presso le varie forze di Polizia che in base a leggi dello Stato e/o per il proprio profilo professionale si occupano anche di controlli igienici, può essere riassunta citando il contenuto degli articoli 2 (Autorità competenti), articolo 3 (Abrogazioni) e art. 6 (Sanzioni).
L’articolo 3 del provvedimento riveste una discreta importanza, visto che abroga diverse disposizioni normative nazionali relative all’igiene dei prodotti alimentari e tutta la serie di normative cosiddette “verticali” relative ai prodotti alimentari di origine animale (carni, prodotti a base di carne, prodotti ittici, latte e derivati, ecc…), di fatto sostituite dai Regolamenti (CE) n. 852/2004 e 853/2004.
Delle norme abrogate, si segnalano in particolare il D.Lgs. 155/97 (normativa nazionale che disciplina l’HACCP), il D.Lgs. 156/97 e l’articolo 2 della L. 30 aprile 1962, n 283 (autorizzazione sanitaria).
Si evidenzia che, ad eccezione dell’art. 2, gli altri articoli della L. 283/1962 e del DPR 327/1980 restano in vigore.
Disapplicazione dell’autorizzazione sanitaria prevista dall’art. 2 della Legge 283/62: cos’ è cambiato?
Con l’abrogazione dell’art. 2 della L. n. 283/62, tutte le imprese e i relativi siti operativi che producono, trasformano, manipolano o distribuiscono prodotti alimentari, possono ora iniziare o modificare l’attività notificandosi con l’apposito stampato (reperibile presso lo sportello SUAP) all’autorità competente.
Questa nuova procedura non rende più obbligatoria l’ispezione preventiva da parte dell’organo di vigilanza (prevista invece con la vecchia normativa) lasciando all’imprenditore la facoltà di decidere quando avviare l’attività dopo le opportune registrazioni. Tale nuova procedura, naturalmente, non fa venir meno l’obbligo di possedere comunque i requisiti minimi oggettivi, procedurali, strutturali e di formazione volti a garantire la sicurezza igienica dei prodotti. Ricordiamo infatti che l’imprenditore ha la responsabilità della sicurezza degli alimenti di cui gestisce il processo.
Si evidenzia che la Conferenza Stato-Regioni ha prodotto delle Linee guida applicative del regolamento n. 852/2004/CE (il regolamento che ha previsto la nuova procedura relativa all’autorizzazione sanitaria).
Come noto, il regolamento prevede la registrazione presso le autorità competenti di tutte le attività di produzione, trasformazione, trasporto, magazzinaggio, somministrazione e vendita. La registrazione non implica l’obbligo di un’ispezione preventiva da parte dell’organo competente. Gli operatori delle suddette attività sono quindi tenuti a notificare all’autorità competente, al fine della registrazione, ogni stabilimento posto sotto il proprio controllo. Secondo le linee guida, la notifica si effettua attraverso la vigente procedura della Denuncia di Inizio Attività.
Salvo diversa specifica determinazione della Regione o Provincia Autonoma, l’anagrafe delle registrazioni è di competenza delle Aziende USL.Le nuove attività o le attività esistenti in caso di modifiche sostanziali (strutturali o di tipologia), saranno registrate a seguito della notifica di una DIA semplice ovvero di una DIA differita; in quest’ultimo caso l’attività potrà iniziare trascorsi 45 giorni dalla comunicazione:
– DIA semplice à per le attività che, con la precedente normativa nazionale, non erano soggette ad autorizzazione sanitaria ai sensi dell’art. 2 della Legge 283/1962 o ai sensi di altre normative.– DIA differita à per le attività che, con la precedente normativa nazionale, erano soggette ad autorizzazione sanitaria ai sensi dell’art. 2 della Legge 283/1962 o ai sensi di altre normative.Se in un esercizio vengono svolte più attività ed anche una soltanto di queste necessita di DIA differita, tutto l’esercizio ne risulta soggetto.La denuncia deve essere accompagnata da una relazione tecnica ed una planimetria dei locali ove si svolge l’attività.
E’ da evidenziare che entro il 31 dicembre 2009 dovranno essere portate a termine le registrazioni di tutte le attività esistenti e che è previsto che il Ministero della Salute potrà concedere deroghe – individuali o generali – dal rispetto di alcuni requisiti di igiene ai produttori di alimenti oggetto di salvaguardia come “tradizionali”.
Manuali di corretta prassi igienica preesistenti
I manuali di corretta prassi, conformi alla normativa previgente, dovranno essere nuovamente validati dal Ministero della Salute per la verifica della conformità al nuovo regolamento 852.
L’articolo 6 del Decreto Legislativo n. 193/2007, riguarda le sanzioni.
E’ da evidenziare che nell’articolo non vengono indicati nel dettaglio gli articoli della normativa comunitaria violati, ma solo le fattispecie costituenti violazione e le rispettive sanzioni applicabili.
L’elenco delle sanzioni riportate è il seguente:
L’art. 3 del D.Lgs. 193/2007 ha abrogato esplicitamente l’art. 2 della L.283/62 (autorizzazione sanitaria) ed ha previsto che ai fini dell’applicazione dei regolamenti (CE) 852/2004, 853/2004, 854/2004 e 882/2004, e successive modificazioni, per le materie disciplinate dalla normativa abrogata di cui all’art. 3 (quindi anche la L. 283/62 e conseguente reg. di Esecuzione), le Autorità competenti sono il Ministero della salute, le regioni, le province autonome di Trento e di Bolzano e le Aziende unità sanitarie locali, nell’ambito delle rispettive competenze.
In base a quanto sopra, secondo il parere di alcuni Dirigenti della locale ASL, se una pattuglia di Polizia Municipale rileva durante un controllo di un determinato automezzo che vengono trasportati alimenti in assenza di autorizzazione sanitaria (ora sostituita con la registrazione) non è più possibile elevare alcun processo verbale (visto che a loro dire i Regolamenti del Pacchetto igiene è una loro competenza esclusiva) ma solo procedere alla segnalazione all’Ufficio competente della ASL considerato anche il fatto che ora, per il disposto del succitato articolo, questo ufficio è anche Autorità competente per il ricorso.
A questo punto sorgerebbe il dubbio dell’abrogazione tacita operata dal regolamento Europeo n. 852 nei confronti della normativa italiana sopra menzionata.
E’ da evidenziare tuttavia che il succitato D.Lgs. 193/2007 ha abrogato solo due articoli della L. 283/62 ed altrettanti del DPR n. 327/80, lasciando inalterati tutti gli altri.
A conforto di quanto affermato, è da citare, inoltre, il contenuto dell’articolo 13 della Legge 24/11/81 n. 689, meglio conosciuta come legge di depenalizzazione, che al comma 1 recita: “Gli organi addetti al controllo sull’osservanza delle disposizioni per la cui violazione è prevista la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro possono, per l’accertamento delle violazioni di rispettiva competenza, assumere informazioni e procedere a ispezioni di cose e luoghi diversi dalla privata dimora, a rilievi segnaletici, descrittivi e fotografici e ad ogni altra operazione tecnica”. E ancora, più avanti, al 4° comma, viene precisato che “All’accertamento delle violazioni punite con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro possono procedere anche gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria…[omissis]”.
Attualmente, come dicevamo all’inizio, l’art. 2 del D.Lgs. n. 193/2007 ha stabilito in maniera chiara che “Ai fini dell’applicazione dei regolamenti (CE) 852/2004, 853/2004, 854/2004 e 882/2004, e successive modificazioni, per le materie disciplinate dalla normativa abrogata di cui all’art. 3, le Autorità competenti sono il Ministero della salute, le regioni, le province autonome di Trento e di Bolzano e le Aziende unità sanitarie locali, nell’ambito delle rispettive competenze”, evidenziando quali sono le nuove Autorità competenti in materia di igiene alimentare.
L’interpretazione degli Uffici preposti delle ASL
Considerato che i contenuti del D.Lgs. n. 155/97 (ora abrogato) e del regolamento Europeo n. 852/2004 (attualmente in vigore) sono pressappoco simili, dalla parte della polizia municipale, relativamente alle competenze, vi è un parere diametralmente opposto, riferito sia alla normativa abrogata che a quella ora in vigore.
Nel 2001, quattro anni dopo l’entrata in vigore del D.Lgs 155/97, sul notiziario n. 1 (anno di studi 2001) della scuola di polizia municipale del Comune di Roma, a proposito dei controlli in materia di HACCP veniva riportato quanto segue:
“ATTIVITA’ di VIGILANZA: preme rilevare come il compito fondamentale di accertamento
spetti alle ASL, tuttavia , l’orientamento della Cassazione non esclude che nelle materie di naturagiuridico ambientale i controlli debbano essere effettuati dalle forze di polizia genericamenteconsiderate, fermo restando le specializzazioni che caratterizzano alcuni Corpi più di altri
nell’accertamento delle violazioni inerenti alla tutela della salute pubblica e dell’igiene degli alimenti in particolare. Pertanto non sussiste alcuna ostativa per gli agenti della Polizia Municipale
nell’eseguire, in sede di verifica amministrativa dell’esercizio commerciale, l’esibizione della
documentazione inerente all’adeguamento da parte dell’esercente responsabile dell’attività alimentare, al D.lgs. 155.
– Certificato di nomina di responsabile dell’industria alimentare con attestazione di
partecipazione al corso di formazione obbligatorio per legge.
– Piano di autocontrollo del sistema H.A.C.C.P. redatto in schede giornaliere conservato in
un’unica sede ed aggiornate con gli elementi indicati dalle tipologie dell’attività svolta.
– Indicazione della verifica periodica dello stato igienico dei luoghi, addestramento ciclico del
personale dipendente, eventuali provvedimenti adottati nell’ambito del miglioramento della
organizzazione dell’attività.”
Considerato che sulla problematica delle competenze non esiste alcuna circolare esplicativa e nessun parere ufficiale, si può tentare di dare una risposta al problema analizzando le difficoltà applicative createsi nel periodo compreso tra l’emanazione del D.Lgs. 155/97 (ora abrogato) e la legge 283/62 che hanno rappresentato un serio ostacolo relativamente alla certezza del diritto in questo settore.
E’ risaputo che nonostante la vigenza del D.Lgs. n. 155/97, gli operatori addetti ai controlli hanno continuato ad applicare la L. n. 283/62 per le violazioni in materia di igiene degli alimenti.
Uno dei punti dolenti, come risaputo, è rappresentato dal coordinamento tra il d.lgs. n. 155 del 1997 e la legge n. 283 del 1962.
Il rapporto tra i due sistemi sanzionatori e come sia possibile un loro coordinamento, può essere meglio compreso analizzando le novità introdotte nel 1997 dal D.Lgs. n. 155.
Le sanzioni previste in caso di violazione delle norme in materia di autocontrollo, come risaputo venivano trattate dall’articolo 8 del suddetto Decreto Legislativo, ora abrogato.
1. Salvo che il fatto costituisca reato il responsabile dell’industria alimentare e’ punito con:
3. Il mancato rispetto delle prescrizioni di cui al comma 2, ovvero la violazione dell’obbligo di ritiro dal commercio previsto dall’articolo 3, comma 4, e’ punito, se ne deriva pericolo per la salubrita’ e la sicurezza dei prodotti alimentari, con l’arresto fino ad un anno e l’ammenda da lire seicentomila a lire sessanta milioni.
Analizzando attentamente l’articolo, si può notare che il primo ed il secondo comma prevedevano solo sanzioni amministrative, con una clausola di salvaguardia per eventuali illeciti penali concorrenti; in pratica il legislatore uscendo dalla tradizionale dicotomia illecito-sanzione, aveva previsto una sanzione sottoposta ad una condizione, come ben evidenziato nel secondo comma.
Nel giro di pochi anni, però, la prassi applicativa portò a considerare le due norme come complementari, anche se dal loro esame comparativo il nuovo quadro non emergeva in modo limpido.
A causa di queste problematiche, nel corso degli anni vennero pubblicate alcune circolari esplicative al fine di coordinare l’applicazione delle due normative.
Un primo contributo risale al 14 Novembre 2001, ed è costituito da una nota fornita dal Ministero della Salute, con la quale si rispondeva ad un quesito del comando carabinieri NAS, riguardante l’applicazione del DPR n. 327/80 a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs.. n. 155/97.
Per quanto sopra appare abbastanza evidente e chiaro l’indirizzo generale che a livello nazionale si è voluto dare alla problematica in trattazione.
Altra importante questione da evidenziare, venutasi a creare con la coesistenza delle due normative, riguardava le infrazioni alle regole igieniche imposte dall’allegato al D.Lgs. n. 155/97 e prescritte dal comma 5 dell’art. 3, che in non pochi casi si sovrapponevano a quelle previste dal DPR n. 327/80.
La Cassazione civile, sez. lavoro, nella sentenza n.18/02/1995 n. 1760, ebbe a stabilire che l’incompatibilità tra due norme che disciplinano la stessa materia si verifica solo se “fra le leggi considerate vi sia una contraddizione tale da renderne impossibile la contemporanea applicazione, cosicchè dall’applicazione ed osservanza della nuova legge deriva necessariamente la disapplicazione o l’inosservanza dell’altra”.
In questi casi, quindi, per una regola fondamentale del Diritto, troveranno applicazione le sanzioni dell’art. 8 in virtù del principio che la legge posteriore deroga alla legge anteriore.
Nonostante l’istituto della prescrizione sopra descritto, è tuttavia da evidenziare come la repressione non risulti del tutto estranea al disegno originale del D.Lgs. n. 155/97, in quanto il comma 3 dell’articolo 8, prevedeva addirittura una sanzione penale a carattere detentivo, sebbene si trattasse del solo arresto, trasformato peraltro in sanzione amministrativa dal combinato disposto degli articoli 1 e 2 del D.Lgs. n. 507 del 30/12/1999.
Il Regolamento CE n. 852/2004.
In sintesi il Regolamento 852/2004 si applica:
– alla produzione primaria, comprese le attività di trasporto, magazzinaggio e di manipolazione, intese come operazioni associate ai prodotti primari sul luogo di produzione, purchè tali prodotti non subiscano modificazioni sostanziali;
– per “fornitura diretta di piccoli quantitativi di prodotti primari” la cessione occasionale e su richiesta di detti prodotti al consumatore o all’esercente; questa attività di cessione deve essere marginale rispetto all’attività dell’azienda produttrice;
Altra domanda, forse più importante, è come mai se fino al 31 Dicembre 2005, nonostante che fosse il vigore il D.Lgs. n. 155/97, la Polizia Municipale poteva intervenire e sanzionare in materia di igiene alimentare, senza che i dirigenti preposti delle ASL in materia di igiene alimentare avessero nulla da eccepire, ora, per il semplice fatto che il D.Lgs. n. 193/2007 ha indicato come Autorità competenti a ricevere i ricorsi e ad incamerare i proventi sanzionatori gli Uffici preposti delle ASL (SIAN e Uff. Veterinario), a loro dire, non avremmo più la competenza professionale in merito?
Si badi bene che analizzando i contenuti dell’art. 2 del D.Lgs. n. 193/2007, si potrebbe sì avere l’impressione che la competenza sia stata effettivamente trasferita alle Autorità elencate; nella realtà, però, occorre invece fare attenzione a come è strutturato il periodo.
Ad avviso di chi scrive, per queste normative, applicabili – lo ricordiamo – solo nel caso in cui non risultino in contrasto con i regolamenti del Pacchetto Igiene, vi è stato solo un mero passaggio di competenze a livello di Autorità competente per il ricorso: dal Comune alle ASL, e null’altro!
Nulla di fatto è cambiato: resta la competenza professionale degli Ispettori delle ASL e quella degli Agenti e Ufficiali di PG, che possono intervenire in base all’art. 13 della L. 689/81 e per il mansionario proprio della Polizia Municipale, previsto da varie leggi dello Stato.
Circa la “limitata competenza in materia di igiene degli alimenti” che avrebbero gli operatori della Polizia Municipale, motivazione sistematicamente addotta dai Dirigenti degli Uffici preposti ai controlli igienici delle ASL, possiamo dire che questa dipende dalla volontà dell’Ente di appartenenza che investe in formazione e dall’operatore che, se crede nella propria professione, cura il proprio aggiornamento professionale.
Chi scrive, nel corso degli anni e in più occasioni ha avuto modo di assistere nelle aule giudiziarie a confronti, spesso accesi, tra avvocati della difesa e agenti/ufficiali della PM che mettevano spesso in difficoltà i primi in materia ambientale, edilizia e, in alcuni casi, di igiene alimentare!
La professionalità dipende, in sintesi, dalla volontà del singolo operatore di essere all’altezza del lavoro che svolge: come in tutte le realtà, comprese quelle della ASL, è possibile trovare persone preparate ed altre no, lo stesso è per chi ha scelto di lavorare nella Polizia Municipale.
Ad avviso di chi scrive, una volta chiarito che i controlli igienici sono anche una nostra competenza (magari fino ad un certo livello, ma comunque una nostra competenza!), quello che conta e fa la differenza è l’etica professionale, il lavoro concepito come servizio per la collettività, per cui, al modo di pensare di parecchi Dirigenti ASL, anziché mettere i paletti a livello di competenze con argomentazioni spesso discutibili, a discapito della tutela dei consumatori , sarebbe meglio anteporre le problematiche della realtà attuale, dove la carenza di personale fa da padrona in tutte le amministrazioni pubbliche, a discapito della prevenzione che si ottiene esclusivamente con frequenti sopralluoghi presso le attività alimentari.
Avendo letto in alcuni testi tecnici delle aflatossine, e sospettando che la farina fosse stata infettata dall’Aspergillus, un fungo (micete) che si riproduce se si verificano determinate condizioni di temperatura e di immagazzinamento del prodotto, dopo essere riuscito a procurarmi un filoncino integrale prodotto dal forno in questione ed aver constatato che i sospetti potevano essere realtà, ho avvisato il locale ufficio ASL (Sian) che, prontamente intervenuto, dopo aver fatto analizzare alcuni campioni di farina, confermava quanto da me sospettato, intervenendo nei confronti del fornaio.
E’ da evidenziare la pericolosità delle aflatossine.
Se un immunosoppresso si dovesse cibare per lungo tempo di alimenti invasi da questi miceti, potrebbe rischiare anche il cancro.
(Ma anche una persona sana potrebbe correre gli stessi pericoli)
A tal proposito si leggano le dichiarazioni del Prof. Veronesi, fatte nel 2005, a proposito della farina per la polenta che, a suo dire, è potenzialmente cancerogena!
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