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Timestamp: 2019-03-25 17:28:52+00:00
Document Index: 150738835

Matched Legal Cases: ['art. 2751', 'e contrario', 'art. 3', 'art. 2751', 'art. 3', 'art. 1742', 'art. 2751', 'art. 2751', 'art. 2751', 'art. 1']

Agenti, i crediti nell’abito delle procedure concorsuali - USARCI-LANARC
Agenti, i crediti nell’abito delle procedure concorsuali
8 Aprile 2014 Posted by Gianluca Stanzione Articoli, L'avvocato risponde 0 thoughts on “Agenti, i crediti nell’abito delle procedure concorsuali”
A causa della nota crisi economica, è sempre più frequente l’ipotesi del fallimento del preponente o quella del concordato preventivo. Tale ipotesi è legata alla questione, solo in apparenza appare risolta, relativa all’ambito soggettivo di applicazione del privilegio generale sulle provvigioni e sulle indennità dovute all’agente all’atto di cessazione del rapporto di agenzia
Ai sensi dell’art. 2751 bis n. 3) c.c., hanno privilegio generale sui mobili i crediti riguardanti le provvigioni derivanti dal rapporto di agenzia dovute per l’ultimo anno di prestazione e le indennità dovute per la cessazione del rapporto medesimo.
Nonostante il tenore letterale inequivoco della norma di legge, all’indomani dell’entrata in vigore della legge n. 426/1975, con la quale è stata introdotta nel codice civile la norma in questione, in dottrina si è posto da subito il problema dell’applicabilità del privilegio generale anche agli agenti che espletino la loro prestazione d’opera professionale non come semplici persone fisiche ma avvalendosi della veste societaria.
Da subito si sono creati due orientamenti contrapposti, l’uno favorevole alla suddetta estensione e l’altro decisamente contrario, entrambi corroborati da una pluralità di argomentazioni giuridiche.
L’orientamento che depone a favore del diniego della natura privilegiata del credito provvigionale ed indennitario degli agenti di commercio prevede che una simile equiparazione con le persone fisiche violerebbe il principio di uguaglianza sostanziale di cui all’art. 3, comma 2 Cost., atteso che situazioni diseguali devono essere trattate in maniera diversa proprio per garantire l’uguaglianza di fatto tra soggetti in posizione di squilibrio. Apparirebbe iniquo ed ingiusto riconoscere il privilegio a persone giuridiche quali le società, caratterizzate da un regime di autonomia patrimoniale rispetto ai singoli soci, i quali evidentemente non destinano il patrimonio della società a bisogni individuali e della propria famiglia.
I fautori dell’orientamento contrario hanno anche sostenuto che laddove il legislatore ha voluto estendere il privilegio generale a soggetti diversi da persone fisiche lo ha precisato espressamente, con la conseguenza che laddove non via sia un simile innesto normativo, l’omessa indicazione va letta nel senso di esclusione dall’alveo del privilegio generale degli agenti di commercio – società.
Ciò in base ad un’interpretazione sistematica dell’art. 2751 bis, n. 5) e n. 5 bis) che qualifica come privilegiati sia “i crediti…delle società od enti cooperativi di produzione e di lavoro, per i corrispettivi della vendita dei prodotti” che “i crediti delle società cooperative agricole e dei loro consorzi per i corrispettivi della vendita dei prodotti”.
Tali argomentazioni sono state confutate dai sostenitori dell’orientamento favorevole all’estensione del privilegio generale ai crediti degli agenti operanti sotto forma di società. Secondo questa tesi, negare il credito privilegiato agli agenti – società contrasterebbe con il principio di uguaglianza in senso formale, di cui all’art. 3, comma 1, cost., secondo cui: “Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di lingua, di religione, di razza, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Escludere il privilegio alle società si tradurrebbe, pertanto, nel discriminare situazioni del tutto uguali, atteso che le norme che disciplinano il contratto di agenzia, di cui agli art. 1742 e ss. c.c. non richiamano alcun tipo di distinzione tra l’agente persona fisica e l’agente persona giuridica, segno evidente che per il legislatore è assolutamente indifferente la qualifica soggettiva ai fini della nascita di un rapporto di agenzia.
In secondo luogo, anche da un’esegesi letterale dell’art. 2751 bis n. 3), si desume chiaramente che il privilegio generale è conferito in base alla natura del rapporto e non alla qualifica del soggetto, sicché è solo il rapporto di agenzia e niente altro che determina il privilegio.
Con la recentissima decisione del 16 dicembre 2013, n. 27986, le Sezioni Unite della Cassazione hanno apparentemente risolto il contrasto di giurisprudenza sulla natura del privilegio riconosciuto al credito dell’agente, ammettendo la sussistenza di tale privilegio solo qualora il credito derivi dall’attività di un agente persona fisica ed escludendo, per contro, il privilegio nel caso in cui l’agente abbia la veste giuridica di società di capitali.
Tale decisione trova il proprio fondamento da un esame dei lavori preparatori della legge 426 del 1975 – che ha introdotto l’art. 2751 bis c.c. – nel senso di riconoscere una collocazione privilegiata a determinati crediti in quanto derivanti da una prestazione di attività lavorativa svolta in forma subordinata o autonoma e, perciò, destinata a soddisfare le esigenze del lavoratore ed escludendo, quindi, l’estensione del privilegio ai crediti da provvigioni per agenti che esercitano nella forma della società di capitali: e ciò in quanto nelle società, le somme che rappresentano il corrispettivo dell’attività costituiscono non già un compenso del lavoro prestato ma una eventuale remunerazione del capitale conferito, ponendosi quanto al di fuori della complessiva ratio giustificatrice della prelazione riconosciuta dall’art. 2751 bis, n. 3, c.c
A parere di chi scrive, appare del tutto illogico negare all’agente che, in maniera diligente, si è dotato di una struttura di regola molto più efficiente ed organizzata, quale è la società, il privilegio generale in questione. Infatti, non va dimenticato che alcune delle caratteristiche peculiari dei rapporti di parasubordinazione, come quello di agenzia, sono l’autonomia dal preponente e l’assenza di un rapporto gerarchico con quest’ultimo, ferma restante l’esigenza di coordinamento del lavoro dell’agente con quello del preponente; in tale concezione di autonomia, rientra sicuramente la scelta della forma societaria quale strumento di esercizio, da parte dell’agente, della propria prestazione professionale.
Del resto l’art. 1 della Direttiva 86/653/CEE – che ha introdotto nel nostro ordinamento gran parte dell’attuale disciplina codicistica sul rapporto di agenzia – definisce agente commerciale “la persona che, in qualità di intermediario indipendente, è incaricata in maniera permanente di trattare per un’altra persona, qui di seguito chiamata preponente, la vendita o l’acquisto di merci, ovvero di trattare e di concludere dette operazioni in nome e per conto del preponente”. Dal disposto letterale della norma, si evince chiaramente che la Direttiva utilizza l’espressione persona per qualificare l’agente commerciale, senza precisare di che tipo di persona debba trattarsi, se fisica o giuridica.
Ciò senza considerare che il diniego del privilegio agli agenti – società di capitali può, inoltre, avere ripercussioni, sia pur in un regime di autonomia patrimoniale, sul patrimonio delle persone fisiche che ne fanno parte. Si pensi, infatti, alle società di capitali dove gli utili prodotti vengano destinati a retribuire i dipendenti della stessa società oppure a remunerare gli stessi soci. In tali casi, è chiaro che negare il privilegio sulle provvigioni e sull’indennità all’agente – società di capitali, specie nell’ambito di una procedura concorsuale, avrebbe inevitabilmente delle ripercussioni anche sui soggetti facenti parte della società che rischierebbero di non vedersi riconosciuto un compenso per l’attività svolta e che soprattutto rischierebbero il licenziamento per incapacità della società di far fronte ad una situazione di dissesto economico – finanziario. Ciò è ulteriormente confermato dal fatto che il più delle volte, i creditori chirografari di un preponente nei confronti del quale è in atto una procedura concorsuale, assai difficilmente si vedranno soddisfatti nella loro pretesa creditoria, dovendosi piuttosto “accontentare” di ciò che eventualmente residua dalla vendita dei beni del preponente.
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