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Timestamp: 2020-08-12 09:27:53+00:00
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Il processo sulla "trattativa": alcune considerazioni
Il processo sulla “trattativa”: alcune considerazioni
Scritto da Andrea Muratore. Postato in Italia Repubblicana
Le condanne di primo grado pronunciate dalla Corte di Assise di Palermo per il processo sulla cosiddetta “trattativa Stato-Mafia” sono state a dir poco dure: l’ex comandante del ROS Mario Mori e l’ex colonnello Giuseppe De Donno hanno ricevuto una pena di 12 anni di reclusione, pari a quella inflitta all’ex Senatore di Forza Italia Marcello dell’Utri, mentre condanne a 28 ed 8 anni sono state inflitte al boss Leoluca Bagarella e al figlio dell’ex sindaco di Palermo, Massimo Ciancimino.
L’avallo da parte della Corte d’Assise dell’architettura processuale costruita dal PM Antonino Di Matteo ha avuto profonde ripercussioni sul dibattito politico e sull’attualità: Di Matteo, ad esempio, ha definito “storica” la sentenza arrivata a cinque anni dall’avvio del processo, e ha immediatamente ribadito che essa è un messaggio diretto a Silvio Berlusconi, rilanciando le ipotesi di una collusione tra l’ex Cavaliere e Cosa Nostra formulate già al meeting di Ivrea organizzato dai Cinque Stelle.
Vogliamo qui esprimere alcune considerazioni, e alcuni dubbi, sulle condanne di primo grado emesse a Palermo, nonché invitare a una seria riflessione su una fase cruciale della storia d’Italia, quella della marea montante dello stragismo mafioso che non mise in ginocchio lo Stato ma lo sottopose a prove durissime, a cavallo tra i roventi anni 1992 e 1993 in cui il Paese sperimentava l’incertezza politica legata alla transizione tra Prima e Seconda Repubblica.
In primo luogo, l’architettura stessa del processo è traballante: essa contrasta notevolmente con un consolidato di sentenze definitive che hanno sancito l’assoluzione di numerosi imputati chiave, come Mario Mori, dalle accuse legate alla mancata perquisizione del covo di Riina nel 1993 o alla fallita cattura di Bernardo Provenzano del 1996. Inoltre, l’assoluzione dell’ex Ministro dell’Interno democristiano Nicola Mancino spezza parzialmente il fronte di chi ritiene plausibile che un input politico abbia portato i militari a cercare un abboccamento con personalità ambigue come Vito Ciancimino per poter negoziare una sorta di “armistizio” con la Mafia.
Facciamo nostri i dubbi espressi da Enrico Mentana in un suo post su Facebook: “Al processo sulla trattativa Stato-mafia c’erano due soli politici di quel tempo tra gli imputati: uno, Mannino, è stato processato col rito abbreviato, e assolto. L’altro, Mancino, è stato assolto […] Le condanne, e pesanti, sono state comminate agli ufficiali dei Ros. Allora, due sono i casi: o manca del tutto il secondo livello, cioè coloro che decisero di attivare il canale di trattativa con la Cupola, attraverso il reparto speciale dei carabinieri, o quel livello non c’è. Ma allora si sarebbe trattato di servitori infedeli dello Stato, non di esecutori di un ordine di trattare con i boss mafiosi. È stata mancanza di coraggio del processo o proprio lo Stato (al tempo del governo Ciampi, lo ricordo) nella trattativa non c’era? E allora chi ha voluto la trattativa? E a chi riferivano gli ufficiali?”. Si tratta di domande legittimissime che testimoniano della scivolosità della questione: inoltre, sarebbe bene ricordare a coloro che hanno impugnato sin dalle prime battute le condanne di Palermo come corpo contundente per il combattimento nell’agone politico, in primis il leader politico del Movimento Cinque Stelle Luigi Di Maio, che non si tratta di sentenze definitive, ma di condanne di primo grado, che un giudizio superiore potrà sempre revisionare, sbugiardando coloro che ora vi si attaccano come se fossero verità evangelica.
A tal proposito, uno dei giudizi più duri sul processo è arrivato da Nicola Porro, che ha evidenziato dieci punti a suo parere non chiari sul processo. Porro, in particolare, attacca la contraddizione riguardante Massimo Ciancimino, da un lato condannato a 8 anni per calunnia e ritenuto testimone inaffidabile per le sue dichiarazioni sul papiello, dall’altro ritenuto credibile dai giudici come principale accusatore per molti dei condannati in primo grado. Un ulteriore rilievo è espresso su Dell’Utri: “I magistrati che lo hanno condannato per concorso esterno e per il quale sta scontando il carcere hanno esplicitamente escluso che l’ex senatore abbia avuto rapporti con boss mafiosi dopo il 1992. Per la sentenza trattativa Stato-Mafia invece era là nel 1994 a trattare. Due sentenze possono dire cose opposte?”.
Quanto segnalato da Porro e Mentana permette di avanzare legittimi dubbi sul processo, che ora continuerà ai gradi superiori di giudizio. Dal nostro punto di vista, non possiamo che invitare i referenti politico-istituzionali e gli stessi PM protagonisti a non cavalcare l’ondata mediatica di processi spettacolari che, di fatto, poco contribuiscono alla reale lotta contro la Mafia: casi come quelli di Enzo Tortora insegnano che il giustizialismo delle prime ore può essere, sul lungo tempo, controproducente e dannoso.
La guerra sporca di Palermo. 1 Maggio 2018
Tags: andrea muratore, trattativa stato-mafia
26 Aprile 2018 a 21:22 | #
Bravo! Mille volte Bravo!!
Congratulazioni vivissime per questa interessante e lucida analisi, riguardante quella che appare essere… sotto praticamente tutti i punti di vista… un “pasticcio giuridico” (nonché anche una totale stupidaggine storica). Come più volte ribadito dal Professor Salvatore Lupo (docente all’Università di Palermo e massimo storico del fenomeno mafioso) è assolutamente impossibile che, sulla base delle fonti disponibili (verificabili e verificate), una qualsiasi forma di trattativa, oltretutto nelle modalità e nelle forme esposte dalla Procura Palermitana, sia potuta avvenire tra la cosiddetta “Cosa Nostra” e lo Stato Italiano. Prendo amaramente atto però che, come sempre più spesso accade, persone senza un minimo di studi in materia non solo applaudano (a partito preso!) ad una siffatta sentenza ma, addirittura, ne facciano vero e proprio “dogma di Fede”… contestando, accusando e insultando coloro che, sulla base di ben più solide argomentazioni, sollevano invece dubbi e critiche verso quanto deciso dal Tribunale Siciliano. Riprendendo il sempre compianto Sciascia, dobbiamo purtroppo ammettere come anche questa sentenza sia più uno strumento ad uso politico che il trionfo della “Giustizia”… e come tale è sin da subito stata usata persino dai stessi magistrati che la avevano auspicata (con buona pace dei fondamentali di una Liberaldemocrazia)! Una nuova buia pagina nella storia della giurisprudenza Nazionale.
Congratulandomi nuovamente con Lei per questo suo stupendo scritto (uno dei pochissimi presenti nell’ambito della Sinistra Italiana… fatto degno di lode), la saluto augurandole ogni bene e una buona serata.
Piccola curiosità storico- giuridica: se questa sentenza fosse realmente corretta, allora a suo tempo avrebbero dovuto essere condannati (al pari dell’Ottimo Generale Mori) anche personalità quali il Generale Della Chiesa e forse il Giudice Falcone. Non parliamo poi di quanti anni di carcere dovrebbero venire assegnati al personaggio letterario del Commissario Montalbano…
Nuovamente a Lei i miei ossequi
29 Aprile 2018 a 12:07 | #
è sempre un piacere leggere le sue considerazioni: la ringrazio notevolmente per il suo apprezzamento e la sua opinione, che ravviva notevolmente il dibattito culturale sul sito. Io ritengo in particolare che oggigiorno certe pagine di Sciascia andrebbero rilette, fermo restando che egli trent’anni fa non fu ben capito in primis da coloro che negli anni successivi erano i primi a stigmatizzare Falcone e Borsellino e ora rivendicano la loro eredità per questa sentenza.
26 Aprile 2018 a 22:54 | #
leggo in molti articoli in relazione a questa sentenza…che aree di sinistra citano Falcone e Borsellino i due martiri sequestrati dalla sinistra come se fosse “cosa loro” a loro uso e consumo.
Borsellino era del M.S.I. da sempre sin da giovanissimo (non aveva nulla a che spartire con la sinistra )
Falcone dalla sinistra cialtrona che usa il suo nome e al sua memoria opportunisticamente…è stato combattuto sin dalla seconda metà degli anni ottanta e anni novanta sino alla morte. Aveva tutta la sinistra contro in particolare la Repubblica …Repubblica che appena morto fece sparire tutti i suoi articoli e tutta la sinistra a uma uma si azzitti fece finta di nulla e si impadronì della memoria di Falcone & Borsellino come se fosse “cosa loro ” retaggio della loro parte politica a loro uso e consumo. Uso e consumo che continua tutt’ora. E la stragrande maggioranza degli italiani comuni generalmente non lo sa.Anzi associa i due eroi a “martiri di sinistra”.
Qui i link di un articolo della Repubblica anti Falcone che è sparito dal database di quel giornalaccio …ma messo in internet
La sinistra opportunista e cialtrona in quell’epoca lo chiamava dispregiativamente “il guitto”
arrivarono ad accusarlo di aver fatto una messinscena con un finto attentato portandolo all’esasperazione , a sinistra fecero di tutto per disarcionarlo dalla sua posizione e relegarlo in un posto ininfluente. Dopo morto se ne sono appropriati ed ancora marciano su quei due martiri.
la sentenza di questi giorni ? niente di nuovo sotto il sole..si sa come funziona ..arrivata ad orologeria al momento giusto e nella contingenza politica giusta (ai loro fini ). Niente di nuovo sotto il sole.
Borsellino? ideologicamente molto più affine a Casa Pound che non alla sinistra bugiarda e cialtrona. L’ampi non lo dice “fascista fascista”? silenzio……….
ho letto alcuni articoli del Fatto Quotidiano in relazione alla trattativa stato/mafia dove si citava Borsellino & Falcone e mi veniva la nausea.
26 Aprile 2018 a 23:17 | #
Suvvia Proff. Giannulli. Vorrebbe dire che non c’è stata Trattativa? Che DellUtri è innocente? E che Berlusconi ha combattuto la Mafia?
Non c’è bisogno di un processo per vedere ciò che è evidente.
Inoltre, è un illusione pensare che, quando ci sono coinvolti i vertici dello stato, i servizi segreti, i carabinieri, politici vili e la Mafia, si abbiano prove chiare di quello che è successo. Forse giuridicamente non sarà una sentenza ineccepibile, ma moralmente è una sentenza giusta e storica!
27 Aprile 2018 a 04:59 | #
il pezzo è di andrea Muratore che le risponderà
27 Aprile 2018 a 12:35 | #
Buongiorno Esimio signor Sirchia
Perdoni l’inopportuna intromissione nel dialogo che Ella stava tenendo con il Chiarissimo Professore (che approfitto per salutare) ma… non ho saputo trattenermi dall’intervenire dopo aver letto il suo scritto. Spero non me ne vorrà Esimio ma non concordo per nulla con il suo, legittimo ci mancherebbe, punto di vista: la sentenza emessa dal Tribunale Palermitano non ha assolutamente niente di giusto ne sotto l’aspetto giuridico ne tanto meno sotto quello storico (gli studi dell’Ottimo Professore Salvatore Lupo, massimo esperto della Storia del fenomeno mafioso, stanno a dimostrarlo); si tratta piuttosto di una conclusione oltremodo “originale”, fino dal primo momento usata politicamente da parte di alcuni magistrati (nonché da diversi giornalisti e intellettuali… o presunti tali) o per discutibili ragioni ideologiche o per ancora più criticabili interessi particolari (Sciascia semper docet). Una pagina tutt’altro che positiva per il già sofferente Diritto Italiano, cui auspico sapranno rimediare, come avvenuto più volte nel passato, la Corte d’Assise d’Appello e/o la Corte Suprema di Cassazione.
Porgendole nuovamente le mie più sincere scuse per il disturbo recato, la saluto augurandole ogni bene e una buona giornata.
27 Aprile 2018 a 11:42 | #
Mentana? Porro? ma si riesce a citare gente che non ha lavorato per berlusconi?
29 Aprile 2018 a 12:08 | #
Le considerazioni che fanno mi sembrano di buon senso, al di là della militanza e della posizione di entrambi. Mentana non mi sembra, in particolare, esser stato tenerissimo con l’ex Cavaliere ultimamente.
29 Aprile 2018 a 18:04 | #
Gent. dott. Muratore,
ho indugiato a lungo prima di decidermi a condividere alcune considerazioni sull’articolo da lei postato che ritengo, mi permetta, troppo frettoloso per saperla in corso di laurea magistrale: prima di leggere, almeno, le motivazioni della sentenza. In questo sta al pari con i giudizi o le conclusioni affrettate che rimprovera ad altri. Ugualmente, fatico molto ad ammettere con me stesso, prima che con lei, che i suoi evidenti riferimenti siano due articoli dei giornalisti che lei ha menzionato: infatti sembrano più le sue fonti che suoi riferimenti “en passant”. Queste come note di metodo.
Nel merito, noto delle apparenti risibili imprecisioni che, nella concretezza dei fatti, rendono la sostanza di una materia estremamente delicata e complessa, semplicemente distorta:
– lo stragismo mafioso, lei dice, non mise in ginocchio lo Stato ma lo sottopose a prove durissime. No, il pericolo reale era esattamente quello di distruggere tutta la compagine statale e istituzionale considerando il clima di tangentopoli, le stragi di Capaci e via D’Amelio, la lista di politici che dovevano essere eliminati (congetture non provate, lei dirà), la mancata strage finale dello stadio Olimpico di Roma, due elezioni politiche a brevissima distanza temporale, la micotica nascita di liste separatiste in Sicilia, e al settentrione con la ben più reale Lega Nord. A dire del Presidente del Consiglio dell’epoca, C.A.Ciampi, la notte delle 3 bombe si ebbe l’esatta idea di un colpo di Stato. Questo il contesto.
– L’ipotesi di collusione tra Berlusconi e Cosa Nostra non viene né dai procuratori di Palermo né dai 5Stelle: è contenuta nelle deposizioni di pentiti del calibro di Spatuzza e Calcara, da intercettazioni telefoniche di epoche diverse. Oggi sembra non costituire più nessun imbarazzo per nessuno lo stalliere Mangano.
– Il consolidato di sentenze definitive di segno opposto alla presente, benché di primo grado, non costituisce nessuna novità per il sistema giudiziario italiano. A banale esemplificazione vorrei sapere se a lei non fa nessun effetto quando assistiamo tutti ad una sentenza di primo grado che commina l’ergastolo mentre la sentenza successiva di appello rimanda gli stessi imputati per gli stessi reati assolti. Casi strani a parte, le ricordo che nell’ambito dei processi per la strage di Via d’Amelio furono condannati definitivamente all’ergastolo, mi pare, i finti pentiti Scarantino & co., salvo poi vedere l’emergere della verità con i veri pentiti che scardinano la suddetta sentenza passata in giudicato. Al presente, ci sono i verbali e gli atti ufficiali della II
Commissione parlamentare Moro che confutano, ben oltre ogni ragionevole dubbio, qualcosa come cinque sentenze definitive passate in giudicato di altrettanti processi.
– Sarebbe davvero il caso che, quando si tratta in modo professionale di argomenti come quello in oggetto, si evitassero le banalità dell’attribuzione ai governi o agli apparati politici di risultati conseguiti da altri: non fu certo a motivo della presidenza berlusconiana se furono conseguiti determinati risultati dalla magistratura o da altri organismi inquirenti. Personalmente ritengo gli arresti di Riina e Provenzano ottenuti grazie alla loro consegna da parte dei nuovi Capi perché non più funzionali alle nuove strategie mafiose ma questo, come facilmente può argomentare, di nessuna rilevanza.
– Non è difficile nemmeno per uno sprovveduto come me arguire che il livello superiore della referenza politica che, evidentemente, non è emerso dalla sentenza non poteva più emergere da quando ci fu la solenne impugnazione da parte del Presidente della Repubblica nei confronti della magistratura inquirente in merito a telefonate intercettate di Mancino con il Quirinale. Non sarò certo io ad istruirla sul significato procedurale e politico di quella faccenda. Non ci sarà, ancora, una verità processuale in merito ma si delinea concretamente una verità storica di tutt’altro orientamento dall’assoluzione nel processo di cui parliamo.
– L’inattendibilità parziale, mi par di capire, di Massimo Ciancimino dovuta all’inconsistenza della figura presentata di tal signor Franco, in altri contesti o anche nel presente non ricordo, delineato come agente di Servizi non meglio qualificati si potrà risolvere solo se verrà messa maggiormente in luce l’attività successiva di Mori come dirigente dei Servizi stessi. Battaglia persa in partenza solo perché… non si è recuperato il papello tanto quanto non si è recuperata l’agenda rossa del giudice Borsellino.
Ben oltre tutte le cose di cui sopra, le esprimo la mia profonda inquietudine, gent. dott Muratore, in merito al tentativo, anche senza nessuna intenzione dolosa, che vedo realistico, di screditare l’operato di “quei” giudici in “quel” processo: fare terra bruciata intorno, screditare, isolare. Lo dico perché è una cosa già successa e ben documentata che prende avvio da un articolo di giornale negli anni in cui Falcone e Borsellino erano al culmine della loro attività investigativa. L’articolo venne intitolato “I professionisti dell’antimafia” e l’autore, Leonardo Sciascia, non poteva certo essere accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Eppure, come si espresse poi il giudice Borsellino, da quel giorno tutto cambiò. E non in bene, almeno per loro.
12 Giugno 2020 a 11:35 | #
… quindi in buona sostanza la trattativa è stata confezionata ad uso e consumo di qualcuno o dei soliti noti, quindi Falcone e Borsellino a chi davano realmente fastidio, ai comunisti? la mafia erano gli imprenditori comunisti o i comunisti stessi? Ochetto capo mandamento? Dell’Utri è un perseguitato. Mangano si trovava di passaggio. Berlusconi è una bravissima e santa persona. Ma allora ditelo! 🙂