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Timestamp: 2020-05-31 13:37:45+00:00
Document Index: 83398576

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Sentenza Cassazione Civile n. 1442 del 20/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1442 del 20/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 20/01/2017, (ud. 16/11/2016, dep.20/01/2017), n. 1442
sul ricorso 25192/2015 proposto da:
IMPIANTI TURISTICI BOE’ SPA, in persona del Consigliere Delegato e
ROMA, VIA MONTE FIORE 22, presso lo studio dell’avvocato STEFANO
avverso la sentenza n. 569/30/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di VENEZIA – MESTRE del 2/03/2015, depositata il
udito l’Avvocato Stefano Gattamelato difensore della controricorrente
Con sentenza n. 569/30/15, depositata il 24 marzo 2015, non notificata, la CTR del Veneto ha rigettato l’appello proposto nei confronti della società Impianti Turistici Boè S.p.A. dall’allora Agenzia del Territorio, per la riforma della sentenza di primo grado della CTP di Belluno, che aveva accolto il ricorso della contribuente per l’annullamento dell’avviso di accertamento impugnato avente ad oggetto il classamento in categoria D/8, con attribuzione delle relative rendite, di due unità immobiliari nel Comune di (OMISSIS), la prima ospitante locali tecnici, magazzini e servizi e la seconda la cabina di manovra a servizio della seggiovia quadriposto, gestita in concessione dalla società, che collega (OMISSIS) a (OMISSIS), per le quali la società con dichiarazione DOCFA aveva proposto l’inquadramento nella categoria E/1.
Con il primo motivo l’Agenzia delle Entrate denuncia la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 1142 del 1949, art. 6, comma 1 e art. 8, del D.L. n. 262 del 2006, art. 2, commi 40 e segg. e del loro combinato disposto, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, lamentando l’erroneità dell’impugnata pronuncia nella parte in cui ha statuito che i locali a servizio della stazione di arrivo di seggiovia quadriposto siano da inquadrare come “stazione” di un servizio pubblico di trasporto, come tale classificabili in categoria E, compatibile con attività di tipo imprenditoriale.
Con il secondo motivo la ricorrente amministrazione finanziaria deduce violazione o falsa applicazione del D.P.R. n. 1142 del 1949, art. 8, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nella parte in cui la decisione impugnata ha equiparato, in punto di destinazione, ciascuna unità immobiliare in oggetto a “stazione di trasporto terrestre”.
Le considerazioni di cui sopra, espresse nella relazione depositata ex art. 380 bis c.p.c., sono condivise dal collegio, osservandosi ancora – a fronte di quanto ancora dedotto dalla difesa della contro-ricorrente in sede di adunanza in Camera di consiglio circa la natura di servizio pubblico – che in realtà proprio il menzionato della L.R. Veneto 21 novembre 2008, n. 17, art. 17, al comma 2 classifica gli impianti a fune descritti dalla norma secondo le specifiche finalità e non vi è dubbio che negli impianti in questione ricorra essenzialmente la strumentalità all’esercizio degli sport sulla neve, viceversa esclusa con riferimento ad alcune delle ipotesi previste dalla norma in questione.
Anche in relazione a tale profilo deve pertanto escludersi l’inquadramento nella categoria E/1 attribuita dal giudice di merito, in armonia, del resto, ai criteri applicativi (art. 1) dettati con provvedimento del Direttore dell’Agenzia del Territorio del 2 gennaio 2007, avuto riguardo al carattere residuale del censimento delle unità immobiliari in categoria E alla stregua del disposto del D.L. 3 ottobre 2006, n. 262, art. 2, comma 40, convertito con modificazioni in L. 24 novembre 2006, n. 286, secondo cui “nelle unità immobiliari censite nelle categorie catastali E/1, E/2, E13, E/4, E/5, E/6, ed E/9 non possono essere compresi immobili o porzioni di immobili destinati ad uso commerciale, industriale, ad ufficio privato ovvero ad usi diversi, qualora gli stessi presentino autonomia funzionale e reddituale”.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo la causa nel merito, rigetta l’originario ricorso della contribuente. Dichiara compensate tra le parti le spese del doppio grado di merito e condanna la società controricorrente alla rifusione in favore dell’Agenzia delle Entrate delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2300,00 per compenso, oltre spese prenotate a debito.