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Timestamp: 2019-07-18 19:20:45+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 47', 'sentenza ', 'art. 47', 'art. 8', 'art. 47', 'art. 46', 'art. 241', 'art. 6', 'art. 46', 'art. 22', 'art. 47', 'art. 22', 'art. 49', 'sentenza ', 'art. 47']

Commissione esame avvocati: manca un magistrato? Tutto da annullare.
La l. n. 247/12 ha riformato l’esame di abilitazione forense, ma occorre distinguere tra i nuovi criteri per lo svolgimento dell’esame la cui vigenza è stata transitoriamente derogata di quattro anni e quelli per la formazione delle commissioni d’esame che, invece, sono immediatamente applicabili: i rappresentanti delle tre categorie professionali (avvocati, professori/ricercatori universitari e magistrati), nelle proporzioni dettate dall’art. 47 l. n. 247/12, dovranno partecipare a tutte le operazioni dell’esame, pena la sua nullità.
Tar Molise, sez. I, sentenza 8 giugno – 17 agosto 2016, n. 335
Con ricorso notificato il 16 gennaio 2016 e depositato il successivo 6 febbraio la dott.ssa -omissis- ha impugnato il provvedimento con il quale è stata ritenuta, all’esito della prova orale, non idonea all’esercizio della professione di avvocato, chiedendone l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, sulla base dei seguenti motivi.
I) Violazione e falsa applicazione dell’art. 47 della l. n. 247/2012; violazione e falsa applicazione dell’art. 8 del bando di esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato/sessione 2014 . Illegittima composizione della commissione esaminatrice – incompetenza – eccesso di potere.
Secondo la ricorrente anche nell’espletamento delle singole prove la Commissione dovrebbe essere formata da rappresentanti delle tre categorie (avvocati, magistrati e professori universitari) sulla base della proporzione indicata dall’art. 47 della l. n. 247/2012. Tale disposizione sarebbe poi di immediata applicazione, con la conseguente illegittimità della valutazione compiuta alla seduta del 19 novembre mancando il magistrato nella commissione che ha svolto l’esame orale;
II) Violazione e falsa applicazione dell’art. 46 della l. n. 247/2012 e dell’art. 241/1990; difetto di motivazione; violazione e falsa applicazione dell’art. 6 del bando di esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato/sessione 2014; illegittimità derivata del verbale della medesima sottocommissione esami avvocato presso la Corte d’Appello di Campobasso per genericità dei criteri di valutazione di cui al verbale n. 1/15 del 26 giugno 2015 della medesima sottocommissione; difetto di motivazione dell’atto impugnato per assenza dei giudizi individuali e insufficienza di quello collegiale, per insufficienza del voto numerico e per mancata indicazione delle modalità di attribuzione dei punteggi; eccesso di potere; erronea valutazione dei presupposti di fatto posti a base degli atti impugnati.
Nel verbale di esame orale mancherebbe ogni riferimento alla c.d. breve esposizione dell’elaborato scritto; difetterebbe anche una preliminare valutazione della candidata; il verbale indicherebbe, poi solo, un voto numerico globale in assenza di giudizi individuali dei singoli commissari e di un minimo di motivazione, in violazione dell’art. 46 della l. n. 247/2012 immediatamente applicabile perché richiamato dal bando.
Con atto depositato in data 19 febbraio 2016 si è costituito il Ministero della Giustizia, chiedendo il rigetto del ricorso e dell’istanza cautelare, affermando che la nuova disciplina introdotta dalla l. n. 247/2012 non avrebbe inciso sul principio di piena fungibilità tra membri effettivi e supplenti di cui all’art. 22, co. 5 del R.d. n. 1578/1933, in base al quale i supplenti possono sostituire tutti i membri indipendentemente dalla categoria di appartenenza.
Con successiva memoria l’Amministrazione ha sostenuto che, in ogni caso, la nuova disciplina non sarebbe comunque applicabile alla fattispecie ai sensi della norma transitoria, così come non ancora applicabili sarebbero gli oneri motivazionali ulteriori previsti dalla legge di riforma dell’ordinamento forense, con la conseguenza che allo stato sarebbe sufficiente il voto numerico.
Con ordinanza del 25 febbraio 2016, n. 24 questo Tribunale ha ritenuto che una sollecita fissazione dell’udienza di merito avrebbe potuto soddisfare le esigenze di tutela della ricorrente.
All’udienza pubblica dell’8 giugno 2016 la causa è stata trattenuta in decisione.
Con il primo motivo di ricorso parte ricorrente contesta la violazione dei criteri di composizione della commissione, ritenendo che in base alla nuova disciplina introdotta dalla l. n. 247/2012 tutte le componenti previste all’art. 47 (avvocati, magistrati e professori universitari) dovrebbero essere presenti in ogni momento dello svolgimento dei lavori, essendo venuta meno la previsione di cui all’art. 22, co. 5, del R.D. n. 1578/1933 secondo cui i membri supplenti potevano supplire qualunque membro effettivo assente, a prescindere dalla categoria di appartenenza.
Nella fattispecie tale criterio non sarebbe stato rispettato perché alla sessione del 19 novembre 2015 per l’esame lo svolgimento degli orali, non era presente nessun magistrato.
Occorre preliminarmente distinguere tra le previsioni della nuova disciplina dell’ordinamento forense che riguardano le modalità di svolgimento delle prove da quelle che attengono ai criteri di composizione della commissione.
La distinzione rileva perché la disciplina transitoria, che prevede un rinvio di quattro anni dell’entrata in vigore delle disposizioni sugli esami di avvocato, non riguarda le disposizioni concernenti la composizione della commissione, riferendosi solo alle prescrizioni relative alle “prove scritte” e alle “prove orali” oltre che alle “modalità di esame”.
Né varrebbe obiettare che in quest’ultima locuzione sarebbero inclusi anche gli aspetti relativi alla composizione della Commissione, perché, su di un piano strettamente logico-formale, le “modalità” dell’esame attengono all’esercizio della funzione, non al soggetto che la compie. Pertanto, la natura di norma eccezionale dell’art. 49 (in quanto pone una deroga all’entrata in vigore della Riforma) e la conseguente interpretazione letterale della stessa non consentono di ravvisare i presupposti per ritenere ammissibile la diversa composizione della Sottocommissione d’esame rispetto a quanto risulta essere stato osservato (cfr., tra le altre, TAR Lazio, sez. II ter, 6 maggio 2016, n. 5325).
A favore della tesi dell’immediata applicabilità della nuova disciplina in tema di composizione delle commissioni depone inoltre la circostanza che l’amministrazione ha provveduto alla nomina della Sottocommissione nella composizione prevista dalla nuova disciplina (tre avvocati, un magistrato ed un professore o ricercatore universitario), anziché in quella prevista dalla disciplina previgente (cfr. TAR Lombardia, sez. III, 11 aprile 2016, n. 692).
Ravvisata l’applicabilità anche all’odierno giudizio della nuova disciplina concernente la composizione della commissione dell’esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, occorre stabilire se tali regole consentano ancora la piena fungibilità tra membri effettivi e supplenti di guisa che questi ultimi possano sostituire qualunque membro effettivo anche se appartenente a categoria diversa, ovvero se, invece, le tre categorie professionali che il Legislatore ha indicato (avvocati, magistrati e professori universitari) debbano invariabilmente partecipare a tutte le operazioni di esame.
L’effetto conformativo della presente sentenza impone all’amministrazione la rinnovazione dell’esame orale della ricorrente da parte di una commissione composta secondo le previsioni di cui all’art. 47, comma 1, della legge n. 247/2012, e con la partecipazione di membri che non hanno partecipato alla seduta del 19 novembre 2015.
Il Collegio è dell’avviso che, per la novità della questione inerente l’esatta composizione della commissione in sede di esame in relazione al peso delle componenti interne, sussistano eccezionali motivi, ai sensi degli artt. 26, comma 1, cpa e 92 cpc, per disporre l’integrale compensazione delle spese del presente giudizio tra tutte le parti in causa, restando a carico dell’amministrazione resistente l’onere del rimborso del contributo unificato corrisposto da parte ricorrente.
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto lo accoglie e, per l’effetto, annulla gli atti impugnati, secondo quanto in motivazione.
Compensa le spese di giudizio fra le parti, restando a carico dell’amministrazione resistente l’onere del rimborso del contributo unificato corrisposto da parte ricorrente.