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Timestamp: 2019-08-23 12:29:25+00:00
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Art. 129 cod. proc. penale: Obbligo della immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità | La Legge per tutti
Art. 129 cod. proc. penale: Obbligo della immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità
1. In ogni stato e grado del processo, il giudice, il quale riconosce che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato o non e’ previsto dalla legge come reato ovvero che il reato e’ estinto o che manca una condizione di procedibilità, lo dichiara di ufficio con sentenza.
2. Quando ricorre una causa di estinzione del reato ma dagli atti risulta evidente che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato o non e’ previsto dalla legge come reato, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione o di non luogo a procedere con la formula prescritta.
Obbligo di immediata declaratoria di cause di non punibilità
Deve essere dichiarata non fondata la questione di legittimità costituzionale, sollevata in riferimento agli artt. 3, 24, 27 e 111 della Costituzione, dell'art. 464, comma 2, c.p.p, nella parte in cui, «secondo il diritto vivente», non consentirebbe al giudice di pronunciare sentenza di proscioglimento ai sensi dell'art. 129 c.p.p. allorché, contestualmente all'opposizione a decreto penale di condanna, l'imputato abbia presentato domanda di oblazione. Nel sub-procedimento di oblazione ben può trovare applicazione la regola, dettata dall'art. 129 c.p.p., di precedenza della declaratoria delle cause di non punibilità rispetto agli altri provvedimenti decisionali adottabili dal giudice, anche per quanto attiene alla gerarchia tra le formule di proscioglimento.
Corte Costituzionale 13 febbraio 2015 n. 14
Ove abbinata ad una domanda di oblazione, l'opposizione non determina l'instaurazione di un giudizio a carattere “lato sensu” impugnatorio, ma di un sub-procedimento davanti allo stesso g.i.p., in relazione al quale il giudice è chiamato ad adottare un provvedimento decisorio che implica un esame del merito dell'imputazione. L'art. 464, comma 2, c.p.p., non può, quindi, essere interpretato secondo il "diritto vivente" riconducibile alla sentenza n. 21243/2010 delle Sezioni Unite della Corte di cassazione, in tema di opposizione a decreto penale di condanna. Pertanto, nel sub-procedimento di oblazione ben può trovare applicazione la regola, dettata dall'art. 129 c.p.p., di precedenza della declaratoria delle cause di non punibilità rispetto agli altri provvedimenti decisionali adottabili dal giudice, anche per quanto attiene alla gerarchia tra le formule di proscioglimento.
In presenza di una causa di estinzione del reato, il giudice è legittimato a pronunciare sentenza di assoluzione nel merito, a norma dell'art. 129, comma 2, c.p.p., solo laddove le circostanze idonee ad escludere la sussistenza del fatto, la sua rilevanza penale e la commissione dello stesso da parte dell'imputato emergano dagli atti in termini assolutamente incontrovertibili ed indiscutibili, così da determinare una situazione nella quale la valutazione del giudice è legata ad una constatazione piuttosto che ad un apprezzamento.
Tribunale S.Maria Capua V. sez. I 09 febbraio 2015 n. 28
Nel giudizio definito ex art. 444 c.p.p. è inammissibile per genericità l'impugnazione nella quale sia stata lamentata la mancata verifica o comunque l'omissione di motivazione in ordine alla sussistenza di cause di non punibilità, ove la censura non sia accompagnata dalla indicazione specifica delle ragioni che avrebbero dovuto imporre al giudice l'assoluzione o il proscioglimento ai sensi dell'art. 129 c.p.p. (Nella specie, relativa ad un patteggiamento per illecita detenzione di sostanze stupefacenti, il ricorrente aveva genericamente dedotto l'assenza ed illogicità della motivazione in ordine all'esclusione dell'immediato proscioglimento ai sensi degli art. 129 c.p.p. e 75 d.P.R. n. 309 del 1990). (Dichiara inammissibile, Trib. Ancona, 06/12/2013 )
Cassazione penale sez. VI 30 dicembre 2014 n. 250
L'inammissibilità del ricorso per cassazione non preclude la possibilità sia di far valere, sia di rilevare di ufficio, ai sensi dell'art. 129 cod. proc. pen., l'estinzione del reato per prescrizione, maturata in data anteriore alla pronunzia della sentenza di appello, nel caso in cui la causa estintiva del reato non avrebbe potuto essere dedotta o rilevata nel giudizio di merito, non costituisca effetto dello "jus superveniens", che, modificando il regime sanzionatorio in senso più favorevole all'imputato, abbia ridotto i limiti edittali della pena e conseguentemente il termine prescrizionale del reato. (Fattispecie relativa a fatto di lieve entità di sostanze stupefacenti trasformato da elemento circostanziale a fattispecie autonoma di reato). (Annulla senza rinvio, App. Milano, 11/06/2012 )
Cassazione penale sez. III 06 novembre 2014 n. 52031
In tema di poteri e limiti che il Giudice dell'esecuzione deve seguire nel sostituire il trattamento sanzionatorio divenuto costituzionalmente illegittimo con quello da considerarsi vigente, il compito del giudice dell'esecuzione è unicamente quello di eliminare la pena determinata sulla base di legge costituzionalmente illegittima, facendo salva la decisione adottata dal giudice di merito quanto ad ogni altra valutazione (responsabilità, gravità del fatto, assenza di cause di giustificazione e di elementi per pronuncia ex art. 129 c.p.p.). Questo principio di carattere generale trova applicazione anche in caso di sentenza resa sull'accordo delle parti.
Tribunale Lagonegro 09 ottobre 2014