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Timestamp: 2019-10-22 09:30:56+00:00
Document Index: 58279457

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1785', 'art. 1785', 'art. 3', 'sentenza ']

Furto di oggetti dall'autovettura. Responsabilità dell'albergatore: esclusione (M. Cuomo)
Giovedì 18 Settembre 2014 00:00	Maria Cuomo
L'attore ha proposto domanda giudiziale nei confronti dell'albergatore al fine di ottenere il risarcimento dei danni subiti a seguito del furto di valige lasciate nella vettura parcheggiata all'interno della struttura. Il Giudice di Pace con la sentenza che segue ha ritenuto che la inesistenza di un contratto accessorio di parcheggio, esclude ogni responsabilità da parte dell'albergatore per i danni subiti a causa del furto di valige lasciate incautamente nella vettura. Il contratto di parcheggio, che non deve ritenersi a titolo gratuito, accessorio al contratto di albergo, deve essere provato e non può ritenersi automaticamente collegato al contratto principale (Giudice di Pace di Nola - ex Giudice di Pace di Ottaviano - sentenza del 21.06.2014).
Nella causa civile iscritta al n. 1844/12 RG,
passata in decisione all’udienza del 20/6/14
AAA Aaa, nato a <...> NA, <...>, (CF . <...>), ivi residente in <...>, rapp.to e difeso con procura a margine della citazione dall’ avv. Fff Ccc (C.F. <...>), presso il cui studio elettivamente domicilìa in <...> (NA), Piazza <...>; - parte attrice -
Baia VVV srl con <...> alla Via <...> 156 C.F. e P.IVA <...> in persona del suo legale rapp.te p.t. sig.ra <...>, rapp.ta e difesa, giusta procura a margine della comparsa, congiuntamente e disgiuntamente dall’Avv. Ddd Ppp del Foro di <...> (C.F. <...>) e dall’Avv. Mmm Ooo del Foro di Nola e con gli stessi elett.te dom.ta in Nola alla Via <...> presso io studio di essa Avv. <...>Mmm Ooo; ( fax <...> posta elettronica certificata (p.e.c.) <...>@puntopec.it; - convenuta –
GENERALI ASSICURAZIONI —c.f.00079760328, in persona del L.R.p.t., con sede in Trieste alla P.zza Duca degli Abruzzi n. 2, costituita a mezzo della Generali Business Solutions S.c.p.a., rapp.ta e difesa dall’avv. Rrr Iii, presso lo studio del quale tutti sono elett.te dom.ti in Nola alla Via <...> ( fax 081.<...>; pec <...>@postacertificata.it ; - terza chiamata-
FFF Ggg, nata a <...> (NA) , il <...>(C.F.: <...>), ivi residente alla Via <...> e LLL Mmm, nata a San Giuseppe Vesuviano (NA), il <...> (C.F. <...>) ,in proprio e quale genitore esercente la potestà sul minore Aaa Sss ivi residente alla <...>, elettivamente domiciliate in Pollena Trocchia (NA), alla Piazza <...>, presso lo studio dell’ Avv.to Fff Ccc C.F. <...> che le rappresenta e difenda giusta procura a margine della comparsa di intervento ; - parti interventrici -
OGGETTO: INADEMPIMENTO CONTRATTUALE .
La domanda proposta dal sig. AAA Aaa nei confronti della società convenuta BAIA VVV volta ad ottenere la condanna di quest'ultima al risarcimento dei danni subiti quantificati in euro 2.500,00 stante l'avvenuto furto delle valige lasciate nella vettura lasciata nel parcheggio della struttura con vittoria delle spese di lite , così come la domanda proposta dalle parti interventrici , per le medesime causali non può essere accolta.
Si ritiene sussistente la competenza del Giudice adito quale foro del consumatore in ragione della residenza dell'attore e delle interventrici che ricade in tenimento di questo ufficio Giudiziario.
Va, quindi, tenuta distinta la legittimazione processuale delle parti dalla titolarità ad agire e a resistere , perchè va sottolineato come, secondo il consolidato insegnamento della giurisprudenza, la “legitimatio ad causam”, attiva e passiva, consiste nella titolarità del potere e del dovere di promuovere o subire un giudizio in ordine al rapporto sostanziale dedotto in causa, mediante la indicazione di fatti in astratto idonei a fondare il diritto azionato, secondo la prospettazione dell’attore, prescindendo dall’effettiva titolarità del rapporto dedotto in causa, con conseguente dovere del giudice di verificarne l’esistenza in ogni stato e grado del procedimento. Laddove, invece, la titolarità della situazione giuridica sostanziale, attiva e passiva, si configura come una questione che attiene al merito della lite e rientra nel potere dispositivo e nell’onere deduttivo e probatorio della parte interessata (cfr. Cass. civ., sez. III, 30 maggio 2008, n. 14468; Cass. civ., sez. I, 10 gennaio 2008. n. 355; Cass. civ., sez. I, 16 maggio 2007, n. 11321; Case. civ., sez. I, 22 febbraio 2007. n. 4169; Cass. civ., sez. III, 6 marzo 2006, n. 4796).
Di conseguenza, il difetto di titolarità deve essere provato da chi lo eccepisce e deve formare oggetto di specifica e tempestiva deduzione in sede di merito, mentre il difetto di legittimazione ad causam deve essere oggetto di verifica, di merito da parte del giudice anche d’ ufficio in ogni stato e grado del giudizio ( cfr ex pluribus Cass civ sez III 26 settembre 2006 n 20819).
La legittimazione ad agire costituisce, allora, una condizione dell’azione, una condizione per ottenere, cioè , dal giudice una qualsiasi decisione di merito, la cui esistenza è da riscontrare esclusivamente alla stregua della fattispecie giuridica prospettata dall’attore, prescindendo dall’effettiva titolarità del rapporto dedotto in causa.
Appartiene, invece, al merito della causa, concernendo la fondatezza della pretesa, l’accertamento in concreto del se l’ attore e il convenuto siano, dal lato attivo e passivo, effettivamente, titolari del rapporto fatto valere in giudizio ( cfr. Cass. civ., sez. III, 3 dicembre 1999, n.. 13467; Cass. civ., sez. I, 24 luglio 1997 n. 916; Cass. civ., sez. II, 13 gennaio 1995, n. 377).
In altri termini, la legittimazione ad agire o a contraddire, quale condizione dell’azione, si fonda sulla mera allegazione fatta in domanda, sicché una concreta ed autonoma questione intorno ad essa si delinea soltanto quando l’attore faccia valere un diritto altrui, prospettandolo come proprio, ovvero pretenda di ottenere una pronunzia contro il convenuto pur deducendone la relativa estraneità ai rapporto sostanziale controverso.
Premesso quanto innanzi, deve ritenersi che, mentre risulta provata la legittimazione processuale di tutte le parti, deve ritenersi limitata la titolarita' ad agire del sig. AAA Aaa ai soli suoi capi di vestiario e deve escludersi la titolarità ad agire della interventrice LLL Mmm nella qualità di genitrice del minore, essendo stato provato, in maniera pacifica che gli oggetti contenuti nelle valige sottratte si appartenessero a lei, quale genitore, e non al minore sebbene a questi destinati (capi di vestiario ; biberon; occhiali da sole).
Passando all'esame del merito, va detto che l' art. 1785 quinquies c.c. , attinente ai "Limiti di applicazione" delle disposizioni dell'art. 1785 c.c. espressamente dispone: " Le disposizioni della presente sezione non si applicano ai veicoli, alle cose lasciate negli stessi, né agli animali vivi." .
Tale articolo è stato aggiunto al codice civile dall'art. 3, L. 10.6.1978, n. 316.
Tenuto conto di tale disposizione , così come eccepito dalla parte convenuta, se è vero che la norma non esonera l'albergatore da ogni responsabilità, ma si limita ad escludere l'applicabilità della disciplina dettata dal legislatore per il deposito in albergo, deve dirsi che , alla luce di tale norma , qualora un cliente consegni in custodia ad un albergatore veicoli, cose lasciate negli stessi o animali, si applicheranno le norme che disciplinano il contratto di deposito o il c.d. contratto di posteggio [Bussoletti, Albergo (contratto di), in EG, I, Roma, 1988, 10; Carnevali, Responsabilità degli albergatori, modifiche al codice civile, in NLCC, 1979, 153].
Il contratto di parcheggio accessorio al contratto di albergo, tuttavia, non deve ritenersi a titolo gratuito, poiché l'attività di custodia trova comunque un corrispettivo nel prezzo versato dal cliente.
In ogni caso, il contratto di parcheggio deve essere provato e non può ritenersi automaticamente collegato al contratto principale.
Il contratto di parcheggio, peraltro, non ha una puntuale disciplina nel codice civile ma è consentito nel nostro ordinamento grazie all’articolo 1322 c.c., che accoglie il c.d. principio di atipicità contrattuale, temperato dal limite della sussistenza di un interesse meritevole di tutela.
E’ necessario procedere a un inquadramento del contratto di parcheggio in uno schema tipico al fine di definirne la regolamentazione normativa.
La dottrina dei primi anni novanta propendeva per una collocazione del contratto di parcheggio in una posizione ibrida fra un contratto di deposito e la locazione, una figura contrattuale in cui confluivano al contempo gli obblighi di custodia e restituzione, e l’obbligo di godimento di una cosa immobile (l’area destinata alla sosta), dietro pagamento di un corrispettivo.
La dottrina più recente, suffragata da una ormai costante giurisprudenza di legittimità, riconduce lo schema del contratto di parcheggio in quello del deposito.
Ciò implica, in primo luogo, che l’obbligo del parcheggiatore non sarebbe limitato alla semplice messa a disposizione di uno spazio libero per la sosta, ma si estenderebbe alla custodia e alla restituzione del veicolo nelle medesime condizioni in cui è stato, appunto, consegnato.
Il contratto di deposito trova la sua disciplina nell’articolo 1766 c.c. che lo definisce come “il contratto con il quale una parte riceve dall’altra una cosa mobile con l’obbligo di custodirla e restituirla in natura”.
La Cassazione civile, Sezioni Unite, con la sentenza 28.06.2011 n. 14319, ha escluso l’obbligo di custodia nonché la responsabilità risarcitoria del gestore privato di un posteggio per il furto di un’autovettura in sosta, qualora nella zona di stazionamento vi sia esposto in modo visibile l’avviso di “parcheggio non custodito”.
Dall'espletamento della prova è emerso in maniera inconfutabile che, sebbene vi fosse una "P" ad indicare l'area di parcheggio, la stessa area appariva priva di custodia in quanto mancava una persona deputata alla sorveglianza; mancava la recinzione e mancava un cancello.
Da quanto innanzi, considerata la inesistenza di un contratto scritto con assunzione di obbligo di responsabilità da parte del proprietario della struttura ricettiva; mancando la prova della avvenuta stipula del contratto accessorio di parcheggio, deve escludersi una responsabilità della parte convenuta per i danni subiti dall'attore e dalle parti interventrici a causa del furto delle valige lasciate incautamente nella vettura .
Conseguentemente la domanda proposta va rigettata.
La particolarità della vicenda giustifica la compensazione delle spese di lite.
Il Giudice di pace di Ottaviano definitivamente pronunziando sulla domanda così come proposta da AAA Aaa , da FFF Ggg e da LLLMmm , nei confronti della SRL BAIA VVV in persona del legale rappresentante pro tempore, così provvede:
- Compensa tra le parti le spese di lite;
Così deciso in Nola il 21/6/14 .