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Timestamp: 2020-08-03 21:39:08+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 24852 del 05/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24852 del 05/12/2016
Cassazione civile sez. VI, 05/12/2016, (ud. 06/10/2016, dep. 05/12/2016), n.24852
sul ricorso 11464/2015 proposto da:
dagli avvocati LELIO MARITATO, CARLA D’ALOISIO, GIUSEPPE MATANO,
EMANUELE DE ROSE, ANTONINO SGROI, giusta procura speciale a margine
C.E., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA G. RAMUSIO,
6, presso lo studio dell’avvocato ALFONSO TINARI, rappresentata e
difesa dall’avvocato NICOLA TARIDDI giusta procura speciale a
avverso la sentenza n. 888/2014 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,
06/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. GIULIO DERNANDES;
udito l’Avvocato Giuseppe Matano difensore del ricorrente che si
“Con sentenza del 30 ottobre 2014 la Corte di Appello di L’Aquila dichiarava inammissibile il gravame proposto dall’INPS – in proprio e nella indicata qualità – avverso la decisione del Tribunale di Vasto che aveva accolto l’opposizione proposta da C.E. all’avviso di addebito n. (OMISSIS), annullandolo in quanto affetto da carenza assoluta di motivazione.
La Corte territoriale – premesso che l’INPS nell’appello aveva dedotto l’erroneità della decisione per non avere il giudice di primo grado correttamente qualificato l’opposizione come opposizione agli atti esecutivi e, conseguentemente, per non avere dichiarato la inammissibilità della stessa per il mancato rispetto del termine perentorio di cui all’art. 617 c.p.c. – osservava che l’opposizione proposta era da qualificare come opposizione agli atti esecutivi e, quindi, pur sottolineando che il Tribunale aveva del tutto omesso di valutare l’eccezione di tardività dell’opposizione perchè proposta oltre il termine perentorio di cui all’art. 617 c.p.c., dichiarava inammissibile l’appello in applicazione dell’art. 618 c.p.c., comma 2, che espressamente qualificava non impugnabili le sentenze emesse sulle opposizioni agli atti esecutivi e, ricorribili, quindi, solo per cassazione ex art. 111 Cost..
La C. resiste con controricorso e propone ricorso incidentale fondato su un unico motivo avverso il capo della sentenza che aveva disposto la compensazione delle spese di lite.
Con l’unico motivo del ricorso principale si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 618 c.p.c., comma 2 (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3) per avere la Corte di merito erroneamente qualificato l’opposizione proposta dalla C. come opposizione agli atti esecutivi.
A sostegno dell’assunto viene trascritto il contenuto dell’opposizione evidenziando come nella stessa era stato contestato anche il merito della pretesa dell’INPS.
Correttamente l’impugnata sentenza ha applicato il principio affermato da questa Corte secondo cui in tema di riscossione mediante iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali, ai sensi del D.Lgs. n. 46 del 1999, la contestazione dell’assoluta indeterminatezza della cartella di pagamento integra un’opposizione agli atti esecutivi di cui al cit. D.Lgs. n. 46, art. 29, comma 2, che per la relativa regolamentazione rinvia alle forme ordinarie, con la conseguenza che prima dell’inizio dell’esecuzione l’opposizione va proposta nei termine di cinque giorni dalla notifica della cartella, non potendo trovare applicazione il termine di quaranta giorni previsto dall’art. 24, comma 5, del medesimo D.Lgs., riferibile all’opposizione sul merito della pretesa di riscossione, neppure ove si assuma che la cartella non contiene alcun riferimento al credito, non essendo possibile in tal caso proporre con un unico atto l’opposizione di merito e quella per vizi di forma della cartella, giacchè la prima è materialmente preclusa dalla mancanza dei dati necessari ad approntare qualsiasi difesa. (Cass. n. 25208 del 30/11/2009 tra le varie e, più di recente cfr. Cass. n. 21080 del 19/10/2015).
Ed infatti l’impugnata sentenza ha, in linea con il consolidato orientamento di questa Corte, ritenuto di ascrivere al vizio di forma la mancanza di motivazione della cartella esattoriale (nel caso de quo, dell’avviso di addebito), in quanto si risolve in una carenza dei requisiti formali minimi di validità della stessa, cioè delle indicazioni necessarie per identificare il credito e per rendere possibile la difesa di merito (cfr. Cass. n. 27824/09). Col corollario per cui, ove sia dedotta l’irregolarità formale della cartella esattoriale – anche sotto il profilo della carenza di motivazione – l’opposizione deve essere qualificata come opposizione agli atti esecutivi, per la quale è applicabile il D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 29, comma 2 (che rinvia, per la relativa regolamentazione, alle forme ordinarie), e non il D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 24 (che prevede il diverso termine di quaranta giorni e riguarda l’opposizione nel merito della pretesa azionata).
Peraltro, il primo giudice nell’annullare l’avviso di addebito per carenza assoluta di motivazione ha valutato l’opposizione proposta dalla C. come opposizione agli atti esecutivi. non può non rilevarsi che l’eccepita prescrizione del credito era stata dedotta dall’opponente solo in via subordinata ipotizzando che fossero stati richiesti i contributi relativi alle annualità dal 2006 – 2008.
Ne consegue che giustamente la Corte territoriale ha considerato la decisione di primo grado non impugnabile – ai sensi del disposto dell’art. 618 c.p.c., comma 2 – ma solo ricorribile per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost..
Con l’unico motivo del ricorso incidentale viene dedotta violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., comma 1, art. 92 c.p.c., comma 2, artt. 115 e 116 c.p.c., per avere la Corte di appello violato il principio della soccombenza disposto la compensazione delle spese di lite con una motivazione inidonea a giustificarla.
L’art. 92 c.p.c., comma 2, nella formulazione applicabile ratione temporis, al presente giudizio (iniziato nel corso dell’anno 2013) prevede che “Se vi è soccombenza reciproca concorrono altre gravi ed eccezionali ragioni, esplicitamente indicate in motivazione, il giudice può compensare, parzialmente o per intero, le spese tra le parti”.
Orbene, la motivazione con la quale la Corte di merito ha disposto la compensazione delle spese (“Le ragioni meramente in rito della decisione, neppure oggetto di specifica deduzione da parte della appellata giustificano l’integrale compensazione delle spese tra le parti”) non indica alcuna delle ragioni previste dalla norma in presenza delle quali è consentito al giudice disporre la compensazione.
Alla luce di quanto esposto, di propone, previa riunione, il rigetto del ricorso principale, l’accoglimento di quello incidentale, la cassazione dell’impugnata sentenza in relazione al ricorso accolto con rinvio ad altro giudice, con ordinanza, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5″.
Il Collegio condivide pienamente il contenuto della sopra riportata relazione e, quindi, previa riunione dei ricorsi in quanto proposti avverso la medesima sentenza, rigetta il ricorso principale, accoglie quello incidentale, cassa l’impugnata sentenza quanto al capo relativo alla regolamentazione delle spese, in relazione al ricorso accolto, e rinvia alla Corte di appello di Ancona anche per le spese del presente giudizio di legittimità.
Sussistono i presupposti per il versamento, solo da parte del ricorrente principale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (legge di stabilità 2013). Tale disposizione trova applicazione ai procedimenti iniziati in data successiva al 30 gennaio 2013, quale quello in esame, avuto riguardo al momento in cui la notifica del ricorso si è perfezionata, con la ricezione dell’atto da parte del destinatario (Sezioni Unite, sent. n. 3774 del 18 febbraio 2014). Inoltre, il presupposto di insorgenza dell’obbligo del versamento, per il ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, del gravame (Cass. n. 10306 del 13 maggio 2014).
La Corte, riunisce di ricorsi, rigetta il ricorso principale, accoglie quello incidentale, cassa l’impugnata sentenza in relazione al ricorso accolto e rinvia alla Corte di Appello di Ancona anche per le spese del presente giudizio.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento solo da parte del ricorrente principale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.