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Timestamp: 2017-09-24 08:41:24+00:00
Document Index: 104517335

Matched Legal Cases: ['art 36', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 6', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 36']

E’ legittima la cartella di pagamento da controllo formale anche se l’invito non è correttamente notificato?
Graziotto Fulvio, 12 maggio 2016
Nella procedura di controllo formale, non è per forza detto che l’Ufficio ravvisi aspetti dubbi che necessitino di essere chiariti, nel qual caso ben può ritenere di non invitare il contribuente a fornirli.
Decisione: Sentenza n. 4591/2016 Cassazione Civile – Sezione 5
Parole chiave: accertamento – controllo formale – cartella di pagamento – omessa richiesta di chiarimenti – legittimità
A seguito di un controllo formale, un contribuente impugnava la cartella di pagamento lamentando, tra i vari motivi, anche la mancata regolare notifica a produrre documenti e sull’esito del controllo, spuntandola in primo grado; in appello, però, la Commissione Tributaria Regionale riformava la decisione confermava la legittimità del provvedimento, ritenendo inviate le comunicazioni al contribuente, ma omettendo di pronunciarsi su altri capi della domanda.
La Cassazione esclude che si possa ravvisare l’errore di diritto lamentato dal ricorrente basato sull’art 36-ter del DPR 600/1973: l’invito al contribuente ha carattere eventuale. Afferma, infatti, la Suprema Corte che «E’ dubitabile invero che il ricorrente abbia interesse a dolersi della pretesa violazione dell’art. 36-ter, comma terzo, D.P.R. 600/73 lamentata con il primo motivo: il carattere eventuale dell’invito ivi previsto, che l’ufficio è tenuto a formulare, come sopra si è ricordato, solo se nel corso dell’attività di controllo emergano dalla dichiarazione elementi e dati rispetto ai quali si renda necessario richiedere chiarimenti al soggetto passivo o si renda necessario invitarlo alla produzione di documenti non allegati o difformi da quelli in possesso dell’amministrazione, mette preventivamente l’ufficio al riparo da contestazioni, dal momento che il suo inoltro — della cui omissione si lamenta nella specie appunto il ricorrente eccependone, come visto, il mancato ricevimento — non costituisce un adempimento necessitato, neppure in funzione della successiva comunicazione di cui al comma quarto, atteso che l’ufficio è tenuto all’invio di quest’ultima anche se nella fase di verifica abbia ritenuto che non si dovessero chiedere chiarimenti di sorta al dichiarante o che lo stesso non dovesse essere invitato ad eseguire ulteriori produzioni documentali».
E chiarisce che «se nella sequenza procedimentalizzata delle attività di controllo previste dall’art. 36-ter citato, l’amministrazione può ben prescindere dalla formulazione dell’invito quando non ne sussista la necessità, il ricorrente non ha in linea di principio titolo a lamentarne l’omesso ricevimento potendo infatti non essergli mai pervenuto perché appunto l’amministrazione, non ravvisando la sussistenza delle condizioni richieste dal comma terzo dell’art. 36-ter, abbia ritenuto di non fargliene mai invio».
Ad ulteriore conferma, la Cassazione richiama anche la precedente giurisprudenza in relazione all’iscrizione a ruolo a seguito di correzione di mero errore materiale: «la giurisprudenza di questa Corte ha reiteratamente riconosciuto in relazione al controllo automatizzato di cui all’art. 36-bis D.P.R. 600/73, affermando che “in tema di riscossione delle imposte, l’art. 6, comma 5, della legge 27 luglio 2000, n. 212 non impone l’obbligo del contraddittorio preventivo in tutti i casi in cui si debba procedere ad iscrizione a ruolo, ai sensi dell’art. 36-bis del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, ma soltanto “qualora sussistano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione”, situazione, quest’ultima, che non ricorre nel caso in cui nella dichiarazione vi sia un mero errore materiale».
La Corte di legittimità, nell’esaminare il ricorso, precisa anche che «Un interesse a dolersi dell’omesso invio dell’invito sarebbe in ipotesi riconoscibile in capo al dichiarante solo se in detta preliminare fase di controllo l’attività valutativa dell’ufficio si soffermi ad analizzare dati ed elementi emergenti dalla dichiarazione che, se fatti oggetto di un preventivo confronto con la parte, appunto attivando il meccanismo informativo del terzo comma, avrebbero potuto evitare una rettifica reddittuale. Ma, in disparte la considerazione che questa situazione non ricorre nel caso di specie, in quanto il ricorrente nell’esposizione del motivo non allega alcuna circostanza in questa direzione».
Nel confermare che sussiste, invece, un obbligo di comunicazione relativamente agli esiti finali del controllo; per la quale si impone una forma vincolata che viene dettata, però, non dalla legge ma da «una prescrizione operativa che, in funzione delle finalità perseguite dalla norma, l’Agenzia delle Entrate ha inteso dettare con la circolare 68/2001 alla stregua della quale infatti “la comunicazione degli esiti del controllo deve essere inviata mediante raccomandata postale con avviso di ricevimento, al fine di acquisire certezza sulla data di ricevimento della stessa”».
La Cassazione, ancora più in dettaglio, chiarisce «che, se secondo le istruzioni dell’amministrazione l’inoltro della comunicazione di cui al quarto comma dell’art. 36-ter deve essere effettuata in forma raccomandata, onde acquisire certezza sulla data di ricevimento della stessa, esso tuttavia non costituisce un adempimento che dia luogo ad una attività notificatoria. La legge — anzi, per essere precisi — l’amministrazione, in funzione delle finalità conoscitive che la comunicazione assolve nel quadro delle attività di verifica che hanno titolo nel controllo formale della dichiarazione ai sensi dell’art. 36-ter e della tutela del contribuente che in questo ambito si intende garantire, si premura di stabilire che la comunicazione sia inviata per raccomandata postale con avviso di ricevimento, ma non che essa sia fatta oggetto di notificazione, in quanto la legge non lo prevede e tantomeno tale formalità trova fonte nella disciplina di secondo livello».
E ancora: «la comunicazione prevista dall’art. 36-ter non ha infatti natura provvedimentale, si ché possa essere inquadrata nella categoria degli avvisi, non incarnando essa infatti alcuna concreta funzione impositiva, che competerà, semmai, al ruolo e alla susseguente cartella; né rientra tra gli altri atti indicati dalla norma, non essendone prevista dalla legge la notificazione».
Concludendo che «nulla rilevando in contrario che il destinatario eccepisca di non averla ricevuta, la mancate ricezione non potendo essere imputata all’ufficio una volta che l’invio sia stato effettuato in conformità alla legge e alla corrente prassi operativa.»
La Corte di legittimità precisa che, in tema di controllo formale, il contribuente non ha alcun titolo per lamentare l’omessa notifica dell’invito a fornire chiarimenti, mentre conferma la obbligatorietà dell’invio sull’esito del controllo, anche se non ritiene applicabili le ordinarie regole previste per la notifica.
Rimane però aperta la questione sulla nullità della cartella ne caso l’Ufficio ometta l’invio dell’esito del controllo.
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