Source: http://www.confap.it/Pagina.aspx?sect=1&subsect=2&topic=5
Timestamp: 2017-10-17 14:54:14+00:00
Document Index: 24333887

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 14', 'art. 17', 'art. 68']

Il Segretario di Stato di Sua Santità, Cardinale Domenico Tardini, il 20 febbraio 1961 (prot. 1759/61) rilevava «quale importanza abbia assunto ai giorni nostri l’istruzione professionale e ancor maggiore sia destinata ad assumere in avvenire», ricordava quanto «la Chiesa, attraverso i suoi Sacerdoti e i suoi Religiosi, così come le istituzioni da essi ispirate abbiano favorito e promosso scuole di istruzione professionale”, formulava voti di fecondi risultati alla “felice e opportuna iniziativa di mettere a confronto e di scambiare esperienze e di discutere, ma soprattutto di coordinare l’azione dei cattolici e di distribuire le energie».
Con la lettura di questa lettera indirizzata a S.E. Mons. Norberto Perini, Presidente della Commissione della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) per la Scuola, si iniziava il 22 febbraio 1961 alla Domus Mariae in Roma un primo Convegno degli Enti cattolici operanti nel settore della Formazione Professionale, preparato da un comitato ristretto (ENAIP, ENAP, CIF, CNIOP dell’Azione Cattolica, Giuseppini del Murialdo, Opera Don Orione).
Da questo Convegno scaturì l’istituzione del “Comitato permanente degli Enti cattolici per la Formazione Professionale” (la dizione “Commissione permanente” fu preferita a quella di “federazione”) cui aderirono: l’ENAIP (117 Centri con 70.355 allievi), l’ENAP (41 Centri con 11.019 allievi) il Centro Nazionale Opere Salesiane (39 Centri con 11.868 allievi), l’Opera Don Orione (14 Centri con 2.528 allievi), l’Opera Giuseppini di Murialdo, i Fratelli delle Scuole Cristiane, la Casa di Carità Arti e Mestieri di Torino, il CNIOP, il CIOFS. Fu eletta la Giunta (rappresentanti dell’ENAIP, dell’ENAP, del CNIOP, degli Istituti religiosi). Fu predisposta una bozza del regolamento. Seguirono riunioni plenarie, interessanti come testimoniano i verbali: nello stesso 1961 il 18 aprile, il 27 giugno, il 29 novembre e nel 1962 il 26 gennaio e il 22 marzo. Nella riunione del 26 gennaio, Mons. Santo Quadri diede lettura della comunicazione del Presidente della CEI, Cardinale G. Siri, con cui approvava il Regolamento, con la raccomandazione che nel primo articolo si sostituisse la dizione “aderendo all’invito della CEI” con la dizione “per suggerimento della CEI” e che la sigla della CEI “non figurasse nell’intestazione dei fogli e buste, nella stesura dei documenti, domande, proteste, ecc.”.
Del regolamento è significativo citare l’art. 1 “Per suggerimento della CEI, allo scopo di garantire la piena libertà di iniziative nel campo della Formazione Professionale, viene costituito il Comitato permanente degli Enti e degli Istituti cattolici che svolgono attività di Istruzione e di Formazione Professionale”, poi specificati come «Enti creati dalle varie Associazioni e Movimenti cattolici e degli Ordini, Congregazioni e Istituzioni religiose» e anche «Enti che, pur non avendo carattere nazionale, si raccomandano per la serietà di iniziative e per validità di impostazione tecnico-organizzativa”; nonché l’art. 3 “Il Comitato permanente, saldamente ancorato alla tradizione educativa della Chiesa, allo scopo di valorizzare al massimo i contenuti caratteristici della professione, si propone di studiare i problemi pedagogici, didattici e tecnico-organizzativi della FP, di offrire consulenza specializzata, di sviluppare iniziative comuni per potenziare la FP, come la preparazione e l’aggiornamento del personale… con coscienza di cristiani – la creazione di un Magistero del lavoro, di favorire l’intesa tra gli Enti cattolici per la costituzione di scuole professionali nelle zone che ne sono sprovviste e per evitare dannose concorrenze tra gli stessi Enti e gli Istituti aderenti… soprattutto allo scopo di difendere la libertà di iniziative”.
Significativi i titoli del primo documento comune: Rapporti tra istituzione pubblica e addestramento professionale – adeguamenti della legislazione italiana alla regolamentazione del Fondo Sociale Europeo – funzioni dello Stato – degli Enti di diritto pubblico – dei Sindacati – delle Aziende e della iniziativa privata scolastica in materia di addestramento professionale – indirizzi e orientamento professionale – istruttori – mezzi e attrezzature – programmi ed esami – valutazione dei mezzi finanziari per un piano straordinario quinquennale di addestramento – qualificazione e collocamento – apprendistato e addestramento.
Tale iniziale vitalità si allentò, forse perché contemporaneamente si erano aperti altri fronti (istituti di patronato e assistenza sociale, Cappellani del lavoro, associazioni dei lavoratori, ecc.).
il discorso fu ripreso nel 1968 da Don Erasmo Pilla, sollecitato anche dal Direttore generale del Ministero del Lavoro – OAP – dr. Alberto Ghergo: il sacerdote veneto, con diretta esperienza nel settore della FP, costituì e sviluppò la Federazione Italiana dei Centri di Istruzione e Addestramento Professionale (FICIAP), soprattutto nel Veneto, in Lombardia e nell’Italia meridionale.
Col tempo si pose il problema di coinvolgere in una politica unitaria anche gli Enti nazionali, in particolare il CNOS, il CIOFS, l’ENAP, il CIF, l’EFAL, magari l’ENAIP e gli enti nazionali, operanti solo in qualche Regione (Giuseppini, Don Orione, Don Calabria, Stimmatini, ITCA).
Si prese come punto di riferimento il “Gruppo sacerdotale nazionale della CEI per il mondo del lavoro” (poi divenuto “Ufficio pastorale per i problemi sociali e il lavoro della CEI”) che interessò direttamente il Presidente della Commissione della CEI per i problemi sociali, S.E. Mons. Santo Quadri. Nel 1972-73-74 la FICIAP, gli Enti nazionali di FP di ispirazione cristiana e l’ENAIP si incontrarono in numerose e animate riunioni, alla presenza spesso dello stesso Mons. Santo Quadri, sempre di Mons. Fernando Charrier, Direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale del lavoro e di Mons. Casale, già assistente dell’ENAIP e di altre istituzioni nazionali con attinenza al mondo del lavoro.
Le trattative per la redazione dello Statuto si sono prolungate a lungo per individuare la forma costitutiva, le modalità di accesso all’Assemblea dei Soci, il diritto al voto e l’adesione o meno dell’ENAIP. Si è arrivati alle seguenti decisioni:
per la forma costitutiva, si è adottata quella confederativa, proposta dall’ENAP sui modelli delle OO.SS. – Confindustria – Artigianato ecc. Si ritennero confederabili sia gli Enti nazionali, sia le Federazioni nazionali, sia le Federazioni regionali di Centri, sia anche singoli Centri;
per la partecipazione all’Assemblea, per il diritto al voto e per la quota sociale si accedette con riserva agli emendamenti proposti dalla FICIAP per cui: (art. 6) aderente all’Assemblea era solo un rappresentante degli Enti e Federazioni nazionali e degli Enti e Federazioni regionali (solo in modo unitario), ogni Ente e Federazione nazionale e regionale disponeva di tanti voti quanti i CFP validamente riconosciuti da essa dipendenti (art. 7, lettera e);
l’entità delle quote sociali era rapportata al numero dei Centri validamente riconosciuti. Ciò, come temuto, occasionò in seguito discussioni per l’interpretazione autentica e, forse, fu causa di ridotto impegno della base, che, non essendo chiamata alla partecipazione in prima persona, trovava sufficiente dare la delega perché gli Enti e Federazioni cui appartenevano gestissero il tutto verticisticamente;
per la posizione dell’ENAIP: da una parte essa era incline a confederarsi con gli Enti di ispirazione cristiana, dall’altra era condizionata dalla politica delle ACLI, in quel momento propensa a presentarsi come quarta forza a fianco della triplice sindacale. Il compromesso fu raggiunto in un “patto di unità di azione” tra ENAIP e CONFAP, istituzionalizzato in una commissione facente capo all’Ufficio nazionale CEI per la pastorale del mondo del lavoro, che avrebbe convocato le due parti, ogni qualvolta avesse ritenuto opportuno concordare modi di procedere “insieme”.
Si raggiunse, finalmente nel giugno del 1974, l’unanimità di consensi, tanto che il 7 agosto si procedette da parte di tre Enti o Federazioni (i cui rappresentanti erano presenti a Roma) a stendere l’atto notarile di costituzione e l’approvazione dello Statuto, atto, che però, la successiva Assemblea degli aderenti deliberò di ripetere, perché comparissero come firmatari dell’atto costitutivo e fondatori della Confederazione il maggior numero possibile degli aderenti, peraltro attivi protagonisti nella predisposizione dello Statuto.
La costituzione della CONFAP
L’atto costitutivo e lo Statuto della CONFAP, rogato dal notaio dr. Francesco Salerno, il 19 novembre 1974, repertorio n. 40506 e registrato in Roma il 27 novembre 1974 al n. 23607, è firmato nell’ordine da quindici Enti e Federazioni aderenti:
ITCA (p. Domenico Serini)
ENAP (p. Leonardo Cossu)
FSAFP (on. Giovanni M. Lai) - Sardegna
FEMOFAP (p. Giovanni Durante) - Molise
FORMARCHE (don Lamberto Pigini)
OSFIN (Sig. Fulvio Ghergo)
CIOFS (sr Anita Della Ricca)
OPERA DON ORIONE (don Clemente Perlo)
AECA (don Mario Rocchi) - Emilia Romagna
CNOS (don Dante Magni)
FICIAP (don Erasmo Pilla)
FEDERCAP (dr. Antonio Lieto - e dr. Bruno Bertolazzi) - Campania
FLEGIP (dr. Marcello Pecorari) - Lazio
FELCFOP (on. Vittorino Colombo) - Lombardia
On. Sergio Pezzati.
Presidente venne eletto l’on. Sergio Pezzati – aderente a titolo personale; Vicepresidente don Erasmo Pilla (FICIAP); Membri della Giunta: per il CNOS don Dante Magni, per l’ENAP p. Leonardo Cossu, per la Regione Lombardia l’on. Vittorino Colombo e per la Puglia il prof. Aldo Luisi. Per un breve periodo la sede sociale venne ospitata in Via della Pigna, 13/A (presso la sede di varie istituzioni cattoliche); in un secondo momento in Via Arenula, 41 (presso l’ENAP); infine in Via Fonte di Fauno, 25 (presso la Scuola Centrale Formazione della FICIAP), per poi tornare ancora in Via Arenula, 41 (presso l’ENAP). Segretari della CONFAP sono stati fr. Felice Cometto, il prof. Luigi Grisoni, don Giuseppe Zane, il prof. Emidio Fittipaldi.
L’affermazione della Confederazione è segnata da periodiche crisi fisiologiche: a periodi di forte attività ed efficienza, sono succeduti periodi di stanca, di stallo e di ricorrenti autocritiche.
Al superamento di questi ostacoli hanno contribuito la tenacia e flessibilità dei Presidenti e degli Enti più significativi; è stata determinante la discreta ma vigile e ferma assistenza di Mons. Fernando Charrier, Direttore dell’Ufficio pastorale per i problemi sociali e il lavoro della CEI.
La presidenza Pezzati (1974 - 1978)
Con la costituzione ufficiale della CONFAP è stato eletto Presidente l’on. Sergio Pezzati, che aveva aderito alla Confederazione a titolo personale. La sua presidenza (1974 - 1978) è stata caratterizzata da diverse iniziative culturali e politiche.
Ricorrente la ricerca (esame, discussioni, approfondimenti, formulazioni sperimentali) sulla identità della Formazione Professionale d’ispirazione cristiana. Nel 1975 - 76 una commissione di studio predispone “Fogli di studio per una presenza cristiana nei CFP”: partendo da un preciso rapporto Chiesa - Mondo si analizzavano le strutture educative dei CFP e la situazione degli utenti, per concretizzare il servizio formativo come fondamento dell’ispirazione cristiana. Successivamente, con un’indagine capillare, si cercò di avere un quadro di riferimento oggettivo delle posizioni dei dirigenti, docenti e allievi sui punti esposti in detti fogli, per avere dati documentati per il Convegno del 23 ottobre 1976 sulla promozione umana ed evangelizzazione, preparatorio del successivo Convegno nazionale sul tema che ha visto unite tutte le forze cattoliche italiane.
Tenace e continuo l’apporto della CONFAP per la predisposizione del testo della legge-quadro sulla FP presentato da un folto gruppo di deputati della DC: l’ampia relazione e l’impostazione volevano costituire un documento coerente con i principi costituzionali, sociologici ed etici, senza indulgere a compromessi sostanziali e formali. Relazione ed articolato sono stati ampiamente divulgati, per recepire l’arricchimento di esperti ed operatori del settore.
Tale progetto venne scarsamente recepito nel testo unificato presentato dall’on. G. Bonalumi alla Commissione Lavoro della Camera, che voleva mediare con le posizioni sottese nei progetti di legge del PCI, del PSI, del PRI.
Si predispose anche una riunione di Parlamentari DC, perché potessero prendere conoscenza e discutere i punti che ai cattolici sembravano inderogabili.
È di qui che iniziò la stressante, ma sempre vigile ed efficiente azione collegiale e individuale, di commissioni e sottocommissioni, di assidua presenza (fino al bivacco) nei locali ove la Commissione Lavoro della Camera teneva le sue riunioni. Ancor più intenso il lavoro, quando a detta Commissione si affiancò un gruppo ristretto interpartitico, che vagliava articolo per articolo, le proposte prima, e poi, il testo approvato della Commissione. La CONFAP, con altri Enti specializzati, analizzava e chiosava le singole espressioni, gli elaborati su ogni punto e l’inquadramento delle parti in prospettiva dell’insieme.
Non mancarono i momenti drammatici, quando ci si poneva insieme il bruciante interrogativo se accettare o meno mediazioni compromissorie sui temi più delicati.
Licenziata la bozza della proposta unificata di legge da parte della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, si venne ufficialmente richiesti dal Presidente della Commissione stessa, on. Bellardini, di comunicare eventuali proposte di modifiche del testo di articolato.
Questo fu fatto con estrema precisione e puntualizzazione.
Altro periodo intensissimo visse la CONFAP nella “ripulitura” del testo, in cui si riuscì a introdurre fino a qualche istante prima che il testo definitivo fosse portato in aula per la discussione e l’approvazione e per il rapidissimo esame e l’approvazione da parte del Senato.
Si accenna ad alcuni punti più dibattuti: l’inserimento del termine “cultura professionale” nell’art. 1; la formulazione della libertà di esercizio della FP; l’art. 5 riguardante gli Enti di FP; il ripetuto richiamo al rispetto della molteplicità e diversità degli indirizzi delle proposte formative; la libertà pedagogico-didattica entro i limiti degli indirizzi regionali; la formula di “controllo sociale della gestione” invece della cogestione; ecc.
Il rinnovo del CCNL del 1978: evidenziò la capacità della CONFAP di coagulare gli Enti intorno alle questioni di principio, riconquistando il ruolo di controparte nelle trattative, di fatto praticamente negato dalle OO.SS. e dalle Regioni, che speravano che gli Enti ratificassero senza discussione gli accordi precedentemente da loro raggiunti, e facendo riconoscere il criterio di fondo che – considerata la FP un servizio in favore degli utenti – gli interessi degli utenti fossero sempre prevalenti, anche se in contrasto con gli interessi dei docenti, degli Enti, dei Sindacati, delle Regioni e del Ministero del Lavoro. Infine si superano i tentativi di trasformare il CCNL in una anticipazione e predeterminazione della legge-quadro e delle leggi regionali, impliciti nella formulazione e giustificazione della parte normativa.
Soprattutto attraverso gli Enti e le Federazioni nazionali aderenti, la CONFAP è stata presente nei momenti forti della sperimentazione per la qualificazione della FP. Ad esempio, efficiente ed apprezzato l’intervento per la riforma del biennio giovani (coordinato dall’ISFOL come “progetto Mezzogiorno-giovani”) sia in fase di elaborazione, sia in fase di realizzazione del progetto. Originali gli apporti per la predisposizione del documento sui requisiti tecnici necessari per l’ammissione all’insegnamento nelle attività di FP. Vasto e intenso l’impegno nell’analisi dei criteri per addivenire alla definizione delle qualifiche professionali e, quindi, dei contenuti tecnici, culturali e operativi e delle prove di accertamento per la loro attribuzione.
La presidenza Hazon (1979 - 1986)
Alla presidenza Hazon (1979 - 1986) toccò il compito di potenziare i compiti istituzionali della CONFAP, di sollecitare e di vigilare sulla traduzione fedele della legge-quadro n. 845/1978, specie da parte del Ministero del Lavoro, delle Regioni e degli Organismi sociali. Egli si è largamente adoperato perché a tutti i livelli la Confederazione venisse riconosciuta come interlocutrice istituzionalmente qualificata dei cattolici operanti nella Formazione Professionale, assicurando dichiarazioni e interventi sui problemi emergenti di FP o ad essa contigui. Con gli Enti di FP aderenti continuò a valorizzare il senso di appartenenza, sia attraverso l’organizzazione di convegni e di seminari, sia attraverso un sostegno sistematico per l’aggiornamento del personale.
Uno dei momenti significativi della sua presidenza è stata la rielaborazione e l’approvazione dello Statuto. Il 21 novembre 1980 ne è stato rogato l’atto dal notaio dr. Carlo Cavicchioni e firmato dal Presidente Filippo Hazon e dai 17 Soci presenti:
FSFAP (on. Giovanni M. Lai) - Sardegna
FORMARCHE ( dr. Omero Forani per delega)
AECA (dr. Omero Forani) - Emilia Romagna
OPERA DON ORIONE (don Giuseppe Sorani)
CNOS (don Pasquale Ransenigo)
FEDERCAP ( avv. Rodolfo Pucino) - Campania
ILEP (don Antonio Mazzi per delega) - Lombardia
APICOLF (Giulia Tarabini)
ACEF (dr. Domenico Conti) - Piemonte
GIUSEPPINI DEL MURIALDO (p. Roberto Salvati)
EFAL-MCL (dr. Raffaele Ingriseno)
FEDERCIFAP (prof. Aldo Luisi)
OPERA DON CALABRIA ( don Antonio Mazzi)
CIRU (dr. Domenico Perrone)
ACIST (prof. Emidio Fittipaldi)
Assenti: FICIAP, ITCA, FEMOCAP (Molise), FERFOP (Toscana).
Le modifiche statutarie hanno precisato meglio gli aderenti: Enti, Federazioni – Associazioni nazionali o interregionali – e organismi regionali composti dai CFP operanti nelle Regioni, anche se dipendenti dalle Istituzioni nazionali di cui sopra; hanno ridefinito gli scopi (salvaguardare le garanzie di libertà, rappresentare gli aderenti nel piano culturale e politico, coordinare e sollecitare iniziative di studio e sperimentazione, promuovere iniziative per la formazione e l’aggiornamento degli Operatori, promuovere la collaborazione); hanno introdotto tra gli Organi statutari, il Consiglio di Presidenza per dare attuazione alle delibere, predisporre i lavori e assumere i provvedimenti d’urgenza; hanno incrementato il numero dei membri e la rappresentatività della Giunta Esecutiva; hanno trasferito alla Giunta la nomina del Vicepresidente e del Segretario; hanno demandato alla Giunta la proposta dell’entità delle quote sociali annuali e dei criteri per determinarle, hanno attribuito un voto per ogni Socio, quale che sia il tipo e l’entità di chi rappresenta.
Una successiva rielaborazione dello Statuto fu approvata dall’Assemblea CONFAP del 3 maggio 1985. Particolarmente rilevante la novità introdotta con l’art. 1, che dà la possibilità di adesione diretta agli Enti a carattere regionale, e con l’art. 14 che istituisce come organismi regionali di collegamento i Comitati regionali CONFAP, prevedendo che ad essi aderiscano le articolazioni locali degli Enti nazionali, gli Enti regionali e gli Enti locali di FP, singolarmente o raggruppati nella FICIAP. A tale rielaborazione soggiaceva la preoccupazione di essere dinamicamente presenti a livello regionale, dove si realizzavano le politiche della FP, coordinando le diverse presenze formative e facilitando l’intercomunicazione e l’interscambio di esperienze tra centro e periferia. I Comitati regionali CONFAP, di cui veniva presentato un regolamento tipo, dovevano essere strutture quanto mai agili e flessibili, adattandosi alle varie situazioni.
Altrettanto importante è stata l’azione svolta in occasione del rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per la Formazione Professionale/CCNL 1980-83, il primo dopo l’approvazione della legge-quadro sulla FP.
La CONFAP riaffermava decisamente la titolarità dei rapporti contrattuali per gli Enti di FP in quanto datori di lavoro e responsabili a tutti gli effetti amministrativi, gestionali e formativi, pur rilevando l’atipicità del contratto da stipularsi tra OO.SS. e suddetti Enti, e sosteneva la necessità di una compartecipazione dei rappresentanti delle Regioni lungo l’intero arco della contrattazione. Voleva che le scelte contrattuali venissero collocate all’interno dell’assetto istituzionale e giuridico-legislativo della legge n. 845/1978, rivendicando agli Enti di FP la legittimità istituzionale di assumere precise responsabilità amministrative, organizzative, pedagogiche e di programmazione didattica, avvalendosi dell’attiva e libera partecipazione del personale dei propri Centri, pur nel rispetto degli indirizzi di programmazione didattica da parte della Regione e senza esautorare gli organi di controllo sociale delle attività formative. Il potenziamento del pluralismo di istituzioni formative avrebbe favorito un sistema di FP flessibile, versatile e partecipato in rapporto alla domanda di formazione. Difendeva, poi, l’esigenza di sviluppare la professionalità nella distinzione dei ruoli, degli Operatori di FP docenti e non docenti e in particolare del Direttore del CFP. Così chiariva il proprio pensiero riguardo alla gestione sociale e riguardo alla pubblicizzazione del personale.
Molto consistente l’azione culturale svolta dalla presidenza Hazon: ogni anno si sono succeduti i Convegni e se ne sono pubblicati gli Atti.
Accanto agli Atti un posto di rilievo occupa il bollettino “Presenza CONFAP” perché ha raccolto gli interventi della CONFAP riguardo ai diversi problemi ed è servito da collegamento con i CFP degli Enti di FP aderenti alla CONFAP.
A coronamento di questo lavoro culturale converrà ricordare il volume “Introduzione alla Formazione Professionale – Manuale per docenti ed operatori” pubblicato nel 1986 presso l’Editrice “La Scuola”: uno dei primi tentativi fatti in Italia per coordinare la problematica della Formazione Professionale. Ad esso faranno seguito nel 1991 un altro saggio presso Armando editore: “Storia della Formazione tecnica e professionale in Italia” e nel 1994 la “Storia della Formazione Professionale in Lombardia” edito dalla Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Milano. In essi confluiscono lo studio e le esperienze, maturate in tanti anni di direzione di Centri di Formazione Professionale, di assessorato al Comune di Milano ed alla Regione della Lombardia, ma soprattutto “l’interesse, anzi, la passione per l’argomento e il desiderio di recare un contributo alla ricerca e all’approfondimento del tema”.
Sotto la presidenza Hazon la Confederazione, che agli inizi del suo impegno riuniva circa il 35% degli Enti di FP di ispirazione cristiana con 219 CFP distribuiti in tutto il Paese, si è ulteriormente sviluppata.
A giugno 1986 per i disagi, che gli comportava la distanza da Milano a Roma, per la mancanza di un minimo di strutture, per le difficoltà di collaborazione e per alcune incomprensioni sopraggiunte egli diede le dimissioni, che vennero a coincidere con le dimissioni del Vicepresidente don Mario Bassi trasferito a Milano con altro incarico, e con quelle del Segretario nazionale don Gabriele Cordioli.
Superata l’impasse, il Consiglio di Presidenza nazionale volle, a riconoscenza dell’azione svolta dal prof. Filippo Hazon con tanta decisione e passione durante gli otto anni di presidenza, assegnarli una targa d’argento, opera dell’incisore Cardilli, durante il Convegno CONFAP (Roma, 16 - 17 gennaio 1987).
Non avendo potuto egli essere presente per gli impegni derivanti dalla presidenza del Policlinico di Milano, la targa ufficiale venne affidata all’Assessore regionale della Lombardia Baruffi.
La presidenza Casati (1986 - 1992)
La presidenza dell’on. Francesco Casati (1986 - 1992) si è ripromessa una ripresa generale della Confederazione.
Risultava così composta: Presidente nazionale Francesco Casati, Vicepresidente don Felice Rizzini, Segretario Mario Corato (sostituito dal 1988 da Emilio Gandini), Amministratore Nunzia Mennoia, Consiglieri, p. Luigi Pierini e Luigi Grisoni (sostituito nel 1988 da Gaetano Finelli).
La CONFAP nel dicembre 1987 è riuscita ad assicurarsi una sede propria, staccandosi da quella della FICIAP, ed a riunirsi alle altre Associazioni cattoliche nel palazzo del Vicariato in Via della Pigna, 13/A. L’ha convenientemente attrezzata, ed ha assunto a tempo pieno una impiegata come segretaria.
Questo ha assicurato un punto specifico di riferimento per i Soci; ha permesso un interscambio sistematico di informazioni e di esperienze; ed ha favorito un sostegno adeguato ed una documentazione attenta a tutta l’attività della Confederazione. Ha permesso un funzionamento regolare degli organismi confederali (Consiglio di Presidenza, Giunta esecutiva e Assemblea nazionale) e un rilevamento statistico appropriato. Così ha facilitato la collaborazione sistematica da parte degli Enti attraverso i Gruppi di lavoro (quello per l’innalzamento dell’obbligo di istruzione, quello per la contrattazione, quello per il progetto formativo, quello per la riforma della legge n. 845/1978…) e attraverso il versamento delle quote sociali.
Nello stesso tempo si è provveduto al rinnovamento dello Statuto e all’elaborazione del Progetto Formativo. Dato che per la redazione dello Statuto del 1985 non era stato fatto l’atto notarile e vi si rilevavano diverse lacune, si è deciso di passare ad una nuova redazione dello Statuto stesso, istituendo un gruppo di lavoro al riguardo, guidato dal Segretario don Felice Rizzini. La nuova redazione avrebbe dovuto chiarire la ragione sociale; prevedere il Progetto Formativo; allargare il raggio degli scopi; dettare le norme per l’ammissione, il recesso, la decadenza e l’esclusione dei Soci; determinare la natura e la funzione dei Comitati regionali CONFAP; fissare i poteri del Consiglio di Presidenza nazionale; introdurre il Collegio dei Probiviri.
Molto discussa la natura dei Comitati regionali e contrastato il diritto di voto del Presidente o Delegato del Comitato stesso.
Prevalse il principio di favorire la piena partecipazione di queste articolazioni regionali alla vita della Confederazione.
Così si preferì abolire l’organo intermedio della Giunta Esecutiva, trasferendo alcuni dei suoi compiti al Consiglio di Presidenza nazionale (passato a otto membri più il Presidente) e stabilendo che l’Assemblea nazionale venisse convocata due volte all’anno, a primavera ed in autunno.
L’Assemblea nazionale del 22 febbraio 1991, alla presenza del notaio dr. Carlo Federico Tuccari, approvò la nuova redazione dello statuto all’unanimità.
Altrettanto laboriosa è stata la redazione del Progetto Formativo CONFAP. Il Gruppo di lavoro, guidato da don Umberto Tanoni, ne ha fatto tre successive redazioni in base ai rilievi ed alle integrazioni che provenivano dai Soci. La quarta e definitiva è stata realizzata dal prof. Nanni don Carlo dell’Università Pontificia Salesiana.
Essa, dopo una breve presentazione delle finalità di tale progetto, delinea l’identità della CONFAP e il senso della sua azione formativa, l’ispirazione cristiana che la informa e la cultura che porta avanti, specie riguardo alla professionalità e all’orientamento; determina le caratteristiche della Formazione Professionale che essa offre, la metodologia assunta e la prevalenza data alla dimensione educativa; richiama alcuni principi per la formazione e l’aggiornamento degli Operatori di FP, nucleo portante di ogni progettazione.
Il Progetto Formativo è la “Magna Charta” della Confederazione per “documentare e riaffermare la piena legittimità della propria presenza nel settore della Formazione Professionale, dell’Orientamento, e dell’Aggiornamento. In mano agli Enti di FP diventa “lo strumento operativo di verifica e di approfondimento della propria Proposta – da cui il presente trae origine e a cui non intende sovrapporsi – per l’aggiornamento dei propri Progetti Formativi”.
Esso venne approvato all’unanimità dall’Assemblea nazionale del 17 - 18 settembre 1991, aprendo la fase della sperimentazione.
La presidenza Casati ha dato una adeguata sistemazione anche alla stampa CONFAP. Il bollettino di informazione, note e documentazione, Presenza CONFAP, ha assunto cadenza bimestrale, è stato iscritto al n. 226 del 2 aprile 1990 del Registro della Stampa di Roma e associato all’Unione Stampa Periodica Italiana e viene spedito in abbonamento postale ai Soci, alle loro Sedi nazionali e regionali, ai Centri di studio ed alle Sedi operative. Il Direttore Luigi Crimella ne ha fatto uno strumento agile di formazione continua degli Operatori di FP, pubblicando documenti e brevi studi.
È stato affiancato da una serie di Quaderni CONFAP, dove vengono stampati gli Atti dei Seminari di studio e dei Convegni.
Fra le iniziative assunte dalla presidenza Casati si ricordano le giornate di studio, riservate ai Soci, alcune realizzate a Roma, altre a Milano e a Bologna (riguardo alle questioni fiscali, alla riforma dei Fondi Strutturali CE…). Sono stati organizzati Seminari in collaborazione con l’UCIIM, con le ACLI, con l’AIOSP, con la CONFINDUSTRIA, con il CNOS-FAP.
Ripetuti gli Incontri e i Seminari organizzati con l’ENAIP in vista della contrattazione nazionale e decentrata.
Né meno consistente è stata la collaborazione con gli organismi della Conferenza Episcopale Italiana e con le altre Associazioni per Convegni nazionali a carattere ecclesiale. È stata una stagione particolarmente felice al riguardo.
Il 16 - 17 - 18 novembre 1986 si è svolto un Convegno, organizzato dall’Ufficio nazionale CEI per i problemi sociali e il lavoro, a Roma - Domus Mariae sui problemi emergenti della FP. Era la prima volta che la Chiesa italiana affrontava in forma analitica la problematica della FP.
A conclusione del Convegno, l’Ufficio redigeva alcune linee orientative sui seguenti aspetti: missionarietà e formazione professionale; centralità della persona e qualità della formazione; pluralismo e stato sociale; preparazione permanente degli Operatori di FP; associazionismo e formazione professionale.
Il 17 gennaio 1987 si è voluto celebrare in una comune manifestazione – Commissione Episcopale e Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro e le Associazioni cattoliche del mondo del lavoro – il quinquennio dell’Enciclica Sollecitudo rei socialis insieme con il Papa Giovanni Paolo II. Il Presidente Casati nel suo breve indirizzo ha richiamato al Papa i problemi attuali della FP.
Il 30 novembre - 1 dicembre 1990, nell’ambito delle celebrazioni del centenario della Rerum novarum, sotto il patrocinio della Conferenza Episcopale e dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro, la CONFAP, l’ENAIP-ACLI, lo IAL-CISL e l’INIPA-COLDIRETTI hanno organizzato un Convegno nazionale per gli Operatori di FP: Solidarietà sociale e Formazione Professionale, coronato dall’udienza di Giovanni Paolo II. Alla tavola rotonda il Presidente on. Francesco Casati ha messo in luce alcuni dei problemi più gravi in questa svolta della FP. Un documento comune fissa le acquisizioni del Convegno per un cammino innovativo della FP.
Il 20 - 23 novembre 1991 si è svolto il Convegno nazionale: La presenza della Scuola Cattolica, oggi, in Italia,voluto dalla Conferenza Episcopale e dall’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università in collaborazione con il Gruppo “Scuola Cattolica”. La CONFAP ha svolto un suo ruolo anche nella preparazione e nella celebrazione del Convegno. Non è mancato l’intervento del Presidente Casati, che si è sempre battuto, specie come parlamentare, per il riconoscimento dei diritti della Scuola Cattolica.
Anche con il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale non sono mancati i risultati, nonostante le difficoltà e le incertezze della politica ministeriale: una rappresentanza della CONFAP è entrata nel Comitato di coordinamento per la partecipazione italiana ai programmi comunitari di Formazione Professionale, in quello per l’orientamento, ed in quello che ha preparato la Conferenza nazionale sulla FP (primavera 1992). Il Direttore generale e i funzionari del Ministero intervengono abitualmente ai Seminari di studio della CONFAP. Così come sempre è stata positiva la collaborazione con l’Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori (ISFOL), specie per il progetto di riforma della legge quadro n. 845/1978.
Aperta anche la collaborazione con il CENFOP, specie con l’ENAIP, per la contrattazione e per i problemi emergenti della FP, portata avanti dal Gruppo animato da don Pasquale Ransenigo. Il CCNL, nonostante le difficoltà del momento, specie sotto il profilo economico, va aprendosi a germi innovativi del sistema formativo.
Con la presidenza Casati si è aperto un nuovo fronte, quello dell’aggiornamento sistematico degli Operatori di FP.
Dal 1990 viene preparato un Piano annuale di aggiornamento CONFAP per i Direttori CFP, per i Segretari e il Personale amministrativo dei CFP e per i Docenti: piano che non intende sovrapporsi a quello organizzato dalle Regioni e tanto meno a quello organizzato dai singoli Enti di FP.
Nella “politica interna” della presidenza Casati occupa un posto particolare la valorizzazione della dimensione regionale della CONFAP, sia attraverso il nuovo Statuto, sia sostenendo iniziative regionali, sia affrontando lo studio delle situazioni particolari di alcune Regioni riguardo alla FP, sia favorendo i contatti diretti della Presidenza con i Comitati regionali.
Il campo specifico, però, in cui il Presidente on. Francesco Casati si è impegnato in prima persona è stato quello politico.
Il problema che l’ha occupato fortemente è stato quello dell’innalzamento dell’obbligo di istruzione dagli otto ai dieci anni, per venire incontro alla necessità di alzare per tutti il livello culturale di base e per adeguare gli ordinamenti italiani a quelli degli altri Paesi della Comunità Europea. Analizzando attentamente la situazione, rilevata anche attraverso studi-ricerche scientifiche (cfr. “I percorsi formativi della Scuola e della Formazione Professionale: problemi e prospettive del CNOS/FAP e la ricerca EVA dell’ISFOL), si era maturata la convinzione che non sarebbe stata una soluzione adeguata quella di un biennio scolastico unitario perché avrebbe incrementato il processo dell’emarginazione scolastica; tanti giovani, desiderosi di immettersi al più presto nel mondo del lavoro ed orientati più alla operatività che allo studio, si sarebbero trovati in grave disagio, se fossero stati costretti a frequentare la scuola; così i drop-out della Scuola Media Inferiore e Superiore; così i giovani a rischio.
Si trattava del 40% circa della popolazione giovanile di quella fase. Era necessario prevedere un percorso più articolato permettendo che anche nella Formazione Professionale regionale si potesse soddisfare tale obbligo. La CONFAP con l’aiuto di esperti formulò un progetto che venne assunto come proposta di legge dagli on. Francesco Casati, Giancarlo Tesini per la Camera dei Deputati e dal sen. Giovanni Manzini per il senato. Per trovare consensi a tale proposta si moltiplicarono i contatti personali e di gruppo; si organizzarono Seminari di studio; si tennero dibattiti pubblici; si intervenne a Convegni e si interessò al problema la stampa: un lavoro capillare, che nonostante le opposizioni di alcuni partiti e le resistenze dei sindacati, finì con l’imporsi all’attenzione dei pedagogisti e degli esperti del settore, superando l’impressione che la proposta fosse legata a interessi di parte. Al dibattito portarono uno specifico contributo i Ministri della PI on. Giovanni Galloni e on. Riccardo Misasi; il Sottosegretario alla PI on. Beniamino Brocca; il Sottosegretario al Lavoro on. Ugo Grippo; l’on. Giancarlo Tesini dirigente del dipartimento Scuola, Università e Ricerca scientifica della DC ed altri deputati e senatori della DC.
Un gruppo CONFAP partecipò al riguardo all’audizione della Commissione VII del Senato e alla Consulta nazionale della DC. La Consulta nazionale CEI per l’educazione, la scuola e l’università, dedicò una giornata di studio al tema ed uscì con un documento, in cui si richiamavano alcuni principi per la soluzione di tale problema. Presso l’Ufficio nazionale CEI per l’Educazione, la Scuola e l’Università fu costituito un gruppo che seguisse l’evolversi della situazione, una volta che la Commissione VII del Senato accettò come base della discussione la cosiddetta proposta Mezzapesa intorno all’innalzamento dell’obbligo di istruzione e alla riforma della Scuola Secondaria Superiore. Molto duro è stato il confronto con i partiti di maggioranza al Governo. Ne è uscito un compromesso che presenta numerosi problemi, specie di ordine pratico. Il fatto positivo è rappresentato dal riconoscimento della FP, come canale che si può percorrere per soddisfare il prolungamento dell’obbligo d’istruzione, anche se a carattere sperimentale per sei anni. Con la fine della legislatura cadde anche la proposta Mezzapesa.
In questa prospettiva il Presidente ha patrocinato una sperimentazione CONFAP, che rivolgendosi a giovani vittime dell’emarginazione scolastica, tentasse di coinvolgere nell’opera di ricupero la Scuola e la FP, quasi a prevenire la stessa proposta Mezzapesa.
Altrettanto laborioso è stato l’impegno per la riforma della legge-quadro della Formazione Professionale n. 845/1978.
Essa è stata disattesa in alcune sue disposizioni fondamentali, anche perché, dietro l’esplodere del fenomeno della disoccupazione, è prevalsa l’attenzione alle politiche del lavoro. I Ministri De Michelis e Formica ne proposero la riforma attraverso il rifacimento e l’integrazione di alcuni articoli. Tale tentativo fu guardato molto criticamente, perché si costringevano a convivere due diverse prospettive di Formazione Professionale.
L’ISFOL in collaborazione con gli Enti di FP studiò una ipotesi globale di riforma. Essa tratta, in un quadro unitario riferentesi alle politiche formativo-occupazionali, dell’orientamento, dell’osservazione del mercato del lavoro, della formazione professionale e delle misure di sostegno per l’occupazione.
Non essendo sufficientemente sviluppato e salvaguardato lo specifico degli Enti di FP, la CONFAP volle a sua volta cimentarsi in una proposta di riforma.
Il 30 ottobre 1992 l’Assemblea nazionale confermava all’unanimità come Presidente nazionale l’on. Francesco Casati per un altro triennio. Pur non essendo stato rieletto deputato, come Consulente per i problemi della scuola, del Presidente della Repubblica on. Oscar Luigi Scalfaro, avrebbe potuto assicurare prestigio alla Confederazione e nel confronto con i politici, con gli altri Enti e Associazioni.
L’11 dicembre 1992 Francesco Casati ci lasciava a poco più di 50 anni, portando con se il nostro affetto, la nostra stima e la nostra riconoscenza, lasciando un vuoto incolmabile.
La presidenza Gandini (1992 – 2002)
La successione all’on. Casati ha dato inizio ad un ciclo diverso. Fino a questo momento i Presidenti della CONFAP erano persone di grande livello culturale e politico, vicine al mondo degli enti di Formazione Professionale, ma che non provenivano direttamente da responsabilità all’interno dei Centri. La scelta di Emilio Gandini come presidente cambiava questa tradizione, veniva per la prima volta affidata la presidenza della CONFAP ad una persona espressione degli enti di Formazione Professionale della Confederazione. Gandini era presidente della FICIAP e perciò di uno degli enti fondatori della Federazione stessa.
La nuova presidenza (Presidente nazionale Emilio Gandini, Vicepresidente Don Antonio izzin, Segretario don Felice izzino, Amministratore Ivo Deitinger, Consiglieri nazionali: Domenico Conti, Mario Dupuis, sr. Anna Guarino, P. Vincenzo Tristaino e sr. Vera Vorlovà, si è trovata ad affrontare i problemi delle riforma della Formazione professionale e della scuola, che i governi hanno iniziato.
Il primo periodo è stato molto intenso per le attività, ma con scarsi risultati per il succedersi dei Ministri del lavoro e della PI, dei Dirigenti Ministeriali e in particolare dei Dirigenti Generali dell’UCOFPL. Anche a livello di CEI si sono avvicendati i Direttori degli Uffici nazionali CEI sia per i problemi sociali e del lavoro, sia per l’educazione, la scuola e l’università. Questo ha provocato un certo isolamento “politico” della Confederazione.
Nell’ambito dell’anno internazionale della famiglia si è realizzato lo studio – ricerca CONFAP/UPS: “La partecipazione dei Genitori alla vita dei CFP e innovazione organizzativa”.
Per ricordare i vent’anni della Confederazione, (19 novembre 1994) si è realizzato il 15 febbraio 1995 un Convegno Nazionale, di cui si è data ampia relazione nella Rivista “Presenza CONFAP”.
Nel 1995 don Felice izzino, per nove anni parte attiva della Confederazione come Vicepresidente prima e Segretario poi, terminando il suo impegno come Presidente della Federazione nazionale CNOS-FAP lasciava Roma e il suo incarico presso la CONFAP, di cui era stato costante animatore durante nove anni.
La successiva Assemblea nazionale del 29 novembre 1995 eleggeva Segretario nazionale CONFAP don Stefano Colombo.
La CONFAP è stata anche presente al tavolo delle trattative per il rinnovo del CCNL della Formazione professionale: il 10 marzo 1995 si è avviato il negoziato per il CCNL 1994-97 che sarà firmato il 21 maggio 1996 a Palermo.
La legge 485/78 è stata al centro delle riflessioni della Presidenza CONFAP negli anni 1994-95: se ne vedeva la necessità di una revisione e se ne sono studiate con esperti proposte di modifiche.
Le elezioni politiche dell’aprile 1996 hanno segnato l’inizio di una nuova legislatura con governi di centrosinistra che hanno intrapreso un intenso periodo di riforme sia del sistema scolastico sia di quello del lavoro. La CONFAP è stata chiamata ad essere presente e attiva nel processo riformatore, che continuerà in seguito anche con il governo di centrodestra.
Il 1996 ha visto un importante momento di riflessione sulla formazione professionale nel convegno organizzato dagli Uffici nazionali della CEI per la scuola università e cultura e per il lavoro e i problemi sociali a Frascati il 23 – 24 novembre. È stato un importante momento di aggregazione per gli enti e di confronto tra gli operatori della FP e le forze politiche, sociali ed ecclesiali.
Le nuove proposte legislative che toccano sia la riforma del mercato del lavoro e la formazione professionale sia la riforma del sistema scolastico con la riforma dei cicli cominciano ad essere prese in esame dalla Confederazione con riflessioni, proposte e incontri a livello politico.
Nell’assemblea del 22 maggio 1997 viene rinnovata la presidenza nazionale, confermando il presidente nazionale, mentre nella riunione della presidenza nazionale del seguente 4 giugno è nominato segretario p. Vincenzo Tristaino, in sostituzione di don Stefano Colombo, nominato vicepresidente.
Su proposta del Direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale sociale e del lavoro della CEI don Mario Operti inizia la riflessione per la costruzione di una rete di solidarietà fra tutti gli Enti di FP di area e la sollecitazione a elaborare proposte che facciano riferimento a valori condivisi, anche relativamente a percorsi di evangelizzazione da predisporre da parte degli Enti, dei CFP, dei formatori nei confronti degli utenti.
La Legge 196/97 (Pacchetto Treu) sulla riforma del mercato del lavoro e della formazione professionale è la prima a giungere al termine dell’iter parlamentare di approvazione, in quanto sostenuta dall’accordo per il lavoro del 24 settembre 1996, che aveva posto al centro degli interessi di governo e parti sociali il problema del lavoro e dei lavoratori.
A metà gennaio 1997 veniva anche presentato il documento Berliguer riguardante il riordino generale della scuola. La CONFAP, partendo dall’Accordo per il lavoro e dal documento di Berlinguer elaborava un documento propositivo, che prevedeva la creazione di un sistema di FP regionale nelle sue varie articolazioni, con particolare riferimento ai giovani nella fascia dell’obbligo e del post obbligo. Il documento è stato alla base delle riflessioni e delle proposte che hanno accompagnato le riforme proposte dal Governo di centrosinistra.
A completare il quadro della riforma del sistema educativo il governo presenta anche un disegno di legge sulla parità: anche su questo tema si ferma la riflessione della CONFAP.
Le leggi 196/97 (Treu) e 53/97 (Bassanini) prevedono Regolamenti o decreti legislativi che trattano del problema della Formazione professionale. La CONFAP ne segue gli sviluppi, in particolare modo per quanto riguarda il regolamento dell’art. 17 della legge Treu, che riguarda la riforma della formazione professionale. Tale “Regolamento”, purtroppo, non giungerà mai ad approvazione, ma sarà bloccato prima dalla Corte dei Conti e poi in sede di Corte Costituzionale. Intensa è stata anche la partecipazione della CONFAP al Convegno di riflessione dal titolo “La questione del lavoro oggi”, nel quale un gruppo di lavoro ha portato la riflessione su lavoro e Formazione professionale oggi. Intanto il governo presentava un DdL sull’elevamento dell’obbligo scolastico fino al sedicesimo anno e la CONFAP iniziava la sua battaglia per modificare in qualche modo il Disegno, che tra l’altro contrastava con l’impianto del disegno di legge sulla riforma dei cicli scolastici, in cui si prevedeva l’obbligo scolastico fino al 15° anno di età.
L’Assemblea di Bologna del 3 dicembre 1998 decide di aderire alla proposta di costituzione di un’Associazione nazionale di Enti, in cui confluiscano anche IAL, ENAIP e altri Enti di FP di ispirazione cristiana. L’Assemblea dà parere favorevole all’adesione a questa nuova Associazione in modo unitario: non vi aderiranno gli Enti singolarmente, ma la Confederazione. Nasce così nel 1999 l’Associazione FORMA, cui aderiscono CONFAP, ENAIP-ACLI, IAL-CISL, INIPA-Coldiretti, Elabora-Confcooperative, CIF, EFAL-Mcl. Un rappresentante di CONFAP ne viene eletto vicepresidente.
A livello strutturale, intanto, la sede nazionale della CONFAP trovava una collocazione più dignitosa e ampia all’interno del Palazzo del Vicariato.
Il 1999 rimane segnato in particolare per l’approvazione di due leggi, che hanno avuto un influsso fondamentale per la Formazione professionale iniziale. La prima, l’elevamento dell’obbligo fino al quindicesimo anno di età (legge n. 9/1999) porta uno sconvolgimento all’interno dei CFP, che si vedono sottrarre una notevole porzione di utenza, che sceglieva dopo la terza media i percorsi di formazione professionale come i più adatti alle loro aspirazioni. Accanto a questo fatto, a seguito dell’accordo del Natale 1998 (Patto sociale per lo sviluppo e l’occupazione), nel collegato alla finanziaria 1999 (legge 144/99) venivano inseriti due articoli che istituivano l’obbligo formativo fino al diciottesimo anno, da assolversi sia nei percorsi scolastici sia nei percorsi di FP e di apprendistato, e gli IFTS, come prima esperienza di formazione superiore non universitaria. In modo speciale per quanto riguarda i previsti percorsi biennali di formazione professionale gli enti di CONFAP si sono impegnati ad una progettazione che permettesse di poterli subito attuare: anche FORMA ha aderito al medesimo progetto. Nasce così un percorso istituzionale non scolastico, sperimentato immediatamente dalla regione Lazio e poi anche dalle altre regioni, finanziata anche se in modo parziale dai fondi nazionali del Ministero del lavoro e della previdenza sociale.
Dal 27 al 30 ottobre 1999 a Roma presso l’Hotel Ergife si è tenuta l’Assemblea Nazionale sulla scuola cattolica, cui hanno partecipato rappresentanti della CONFAP, lavorando in particolare nel laboratorio sull’istruzione e la formazione.
Il 2000 vedeva l’approvazione della legge n. 30 sul riordino dei cicli scolastici. La legge recepiva sia la legge 9/99 sia l’art. 68 della legge n. 144/1999, stabilendo che dopo il 15 anno, al termine del primo biennio di scuola superiore (13-15 anni), potesse iniziare nei percorsi professionali la formazione fino al diciottesimo anno.
L’Assemblea di CONFAP del 2 giugno 2000 rinnovava la presidenza, riconfermando sostanzialmente la precedente.
Nel frattempo, pur con le difficoltà derivanti dal quadro istituzionale in movimento, è iniziata con notevole ritardo la trattativa per il rinnovo del CCNL. La titolarità della trattativa è affidata a FORMA, ma tra nella rappresentanza al tavolo della trattative è presente un rappresentante di CONFAP, che opera con il supporto di un gruppo di lavoro.
Il 2001 vede il cambio di maggioranza e di governo: mentre le sperimentazioni continuano, la legge 30/2000 non trova applicazione, in quanto il nuovo governo è intenzionato a proporre una nuova legge. La sostanziale differenza del nuovo impianto proposto per il secondo ciclo rispetto alla legge 30/2000, che proponeva una quasi completa licealizzazione della scuola italiana, sta nel proporre la possibilità di avere due tipologie di percorsi a partire dai quattordici anni, uno liceale non professionalizzante e uno di istruzione e formazione professionale, di pari dignità e professionalizzante.
La CONFAP decide di partecipare al “Progetto pilota per il secondo canale del sistema di istruzione e formazione”, che si cercherà di attivare ancora prima della approvazione della legge con le regioni che lo decidono, per sperimentare i dettami previsti dal nuovi DdL sul sistema educativo.
Nell’Assemblea tenuta a Milano il 10 maggio 2002 il Presidente Emilio Gandini annuncia, in seguito alla sua elezione a Presidente di FORMA, le sue dimissioni da presidente CONFAP. A norma dello Statuto il Vicepresidente don Stefano Colombo assume la carica ad interim fino alla scadenza del mandato. Dopo il rigraziamento al Dott. Gandini per il lungo periodo di presidenza, l’Assemblea affronta in particolare i contenuti della sperimentazione del nuovo percorso di istruzione e formazione professionale, che pensato all’interno degli Enti di CONFAP è stato assunto da FORMA e recepito in modo particolare dalla Regione Lombardia, che intende sperimentarlo fin dal nuovo anno scolastico formativo. Intanto il 25 ottobre 2002 veniva firmato il CCNL della formazione professionale nella sede della Giunta regionale del Veneto a Palazzo Balbi a Venezia. Un traguardo difficile raggiunto con molto lavoro, anche da parte dei rappresentanti di CONFAP. La sua presentazione agli Enti di CONFAP è stata parte importante dell’Assemblea tenuta a Roma il 13 dicembre 2002.
La presidenza Bondone (2003 - 2011)
L’Assemblea elettiva di Bologna del 2 luglio 2003 eleggeva come presidente l’ing. Attilio Bondone della Casa di carità Arti e Mestieri di Torino.
Il programma della nuova Presidenza punta su una forte leadership nella CONFAP, sull’impulso da dare alla diffusione della cultura della Confederazione attraverso la rivalutazione di “Presenza CONFAP” e sulla necessità di rivisitare lo Statuto.
Nella successiva riunione della Presidenza sono nominati: Vicepresidente e Amministratore nazionale, don Stefano Colombo; Vicepresidente e Segretario nazionale, don Vincenzo Tristaino. Si pensa anche di invitare alle riunioni della Presidenza rappresentati dell’Emilia Romagna e della Liguria.
Intanto si attua l’impegno di avere un nuovo “Logo” per la CONFAP e giunge a conclusione anche lo sforzo per il rinnovamento della grafica della rivista della Confederazione “Presenza CONFAP”.
Per conoscere le situazioni nelle regioni le riunioni della presidenza si svolgono prima a Milano, nell’ottobre 2003, per il Nord e quindi a Roma, a novembre, per il Centro Sud, incontrando i responsabili regionali degli Enti di CONFAP.
Per la situazione particolare della formazione professionale in Calabria, la presidenza si riunisce anche a Soverato, incontrando gli Enti della Regione per un esame della situazione.
Attraverso varie consultazioni si studia il nuovo progetto di Statuto della Confederazione, in modo da giungere nel corso di alcuni mesi alla sua approvazione in Assemblea. Il nuovo Statuto sarà snello, con un minimo indispensabile e conseguente rimando ad un Regolamento che ne sviluppi gli aspetti particolari; soci della Confederazione saranno tutti coloro che ne condividono lo spirito, con Articolazioni regionali in cui convergono tutti gli Enti aderenti alla CONFAP nazionale.
La vita degli Enti a CONFAP nelle varie Regioni risente delle diversità di impostazioni legate a sperimentazioni che seguono il progetto FORMA o di quelle che se ne allontano preferendo percorsi di integrazione affidati alle scuole, creando difficoltà notevoli anche dal punto di vista organizzativo e di finanziamenti. Viene proposto lo studio e l’elaborazione di un documento sulla Collocazione CONFAP nel sistema dell’Istruzione e Formazione Professionale nei suoi criteri ispiratori, per superare gli equivoci che la riforma nelle sue realizzazioni sperimentali non chiarisce. Il documento è stato poi stampato e diffuso presso a livelli istituzionali e politici, per chiarire quali gli intenti della Confederazione.
Intanto prende corpo l’ipotesi di celebrare nel 2004 il trentennale della Confederazione e se ne inizia l’organizzazione.
Infine, nell’Assemblea del 1 luglio 2004 presso la sede in via della Pigna viene approvato il nuovo Statuto della Confederazione, che viene subito pubblicato e socializzato.