Source: http://docplayer.it/1458709-Rapporto-sulla-mafia-in-emilia-romagna.html
Timestamp: 2017-05-27 17:42:33+00:00
Document Index: 1600526

Matched Legal Cases: ['art. 125', 'art. 86', 'art. 19', 'art. 2', 'art. 2', 'art.1', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 26']

RAPPORTO SULLA MAFIA IN EMILIA-ROMAGNA - PDF
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1 Le Camere di commercio compiono 150 anni In collaborazione con la Fondazione Antonino Caponnetto L iniziativa è promossa con il contributo economico della Regione Emilia-Romagna RAPPORTO SULLA MAFIA IN EMILIA-ROMAGNA2 PER UNA EMILIA ROMAGNA SENZA MAFIA RAPPORTO 2012 A cura della Fondazione Antonino Caponnetto L EMILIA ROMAGNA NON E' TERRA DI MAFIA MA LA MAFIA C'E' E RISCHIA DI COLONIZZARE LA REGIONE E SI PRESUME CHE IL SUO FATTURATO OSCILLI INTORNO AI 20 MILIARDI DI EURO NON DOBBIAMO ABBASSARE LA GUARDIA INDICE PROLOGO CRIMINALITA' MAFIOSA CALABRESE CRIMINALITA' MAFIOSA SICILIANA 13 CRIMINALITA' MAFIOSA CAMPANA CRIMINALITA' MAFIOSA PUGLIESE CRIMINALITA' ORGANIZZATA STRANIERA Criminalità albanese Criminalità nordafricana Criminalità nigeriana Criminalità cinese Criminalità centroamericana/sudamericana Criminalità rumena Criminalità bulgara Criminalità ex URSS Altri fenomeni criminali stranieri INFILTRAZIONI MAFIOSE NEGLI APPALTI PUBBLICI RAPPORTI TRA LE VARIE MAFIE RAPPORTI TRA MAFIE E MONDO DELLA POLITICA ANALISI TERRITORIALE PER PROVINCIA PROVINCIA DI BOLOGNA 24 PROVINCIA DI FERRARA PROVINCIA DI FORLI' CESENA PROVINCIA DI MODENA PROVINCIA DI PARMA PROVINCIA DI RAVENNA PROVINCIA DI REGGIO EMILIA PROVINCIA DI RIMINI INDICI CONCLUSIONI PROLOGO La regione Emilia Romagna non è originariamente una terra di mafia e per questo motivo parlare di tale argomento, fino a qualche tempo fa, non era affatto semplice. La Regione, come altre del centro e del nord Italia, era considerata un'isola felice. Chiunque provava ad affrontare tale argomento, spesso veniva accusato di fare inutile allarmismo. Fortunatamente è cambiato il vento. In Emilia 35 Romagna c è stata una vera e propria inversione di tendenza, probabilmente stimolata anche dall eccellente lavoro di molti Prefetti e delle Forze di Polizia. Molti amministratori e politici sono diventati consapevoli della gravità della situazione che si è creata sul territorio regionale. Purtroppo, questo risveglio della coscienza non si è realizzato in altre Regioni. In Emilia Romagna è stata sollecitata, addirittura, la costituzione di un Ufficio della Direzione Investigativa Antimafia, cosa che è avvenuta nello scorso mese di giugno con l apertura della Sezione Operativa DIA di Bologna. La Regione è stata considerata terra di conquista e, quindi, molto appetibile, soprattutto, perché tra le più ricche della penisola. Le consorterie malavitose hanno manifestato una crescente tendenza a ramificare la propria presenza anche in territori tradizionalmente estranei al proprio ambito di attività. Le infiltrazioni criminali - facilitate anche dai mafiosi che furono mandati in soggiorno obbligato, che si sono trasferiti con le proprie famiglie, radicandosi nelle zone di confino - hanno raggiunto livelli di colonizzazione in molte zone della Regione. Se dovessimo fare un analisi sociologica del fenomeno, potremo affermare, quasi con certezza, che le organizzazioni criminali sono riuscite a penetrare e radicarsi nel territorio sfruttando e approfittando del carattere estroverso e accogliente del popolo emiliano e romagnolo. Questo aspetto, a nostro parere, ha giocato un ruolo rilevante rispetto, ad esempio, a ciò che è avvenuto nella vicina Toscana, dove gli abitanti sono sicuramente più guardinghi e introversi. Le organizzazioni criminali, negli anni, si sono spartite il territorio dell Emilia Romagna. Nel mese di gennaio 2012, in proposito, durante l apertura dell anno giudiziario, il Procuratore Generale parla esplicitamente della raggiunta pace 46 mafiosa tra i diversi gruppi finalizzata a un equa spartizione del territorio e degli affari ; Agli inizi, questa suddivisione di zone è stata anche decisa da azioni cruente. Negli ultimi anni, dopo che sono state acclarate le gerarchie e le egemonie, le mafie hanno, in parte, ma visibilmente archiviato i metodi criminali violenti, e hanno deciso di lavorare sotto traccia, stabilendo una sorta di pax, costituendo anche alleanze e collaborazioni, realizzando vere e proprie holding imprenditoriali. I sodalizi criminali sono, così stati in grado di aggiudicarsi, stabilmente, gli appalti ed acquisire le concessioni. I rischi di inquinamento dell'economia legale hanno raggiunto livelli inquietanti. Oramai, nessun territorio può ritenersi permeabile all'avanzata dei clan. Anche la presenza di organizzazioni criminali straniere, oramai è un dato di fatto. Si sono evidenziati gruppi criminali composti da albanesi, rumeni, bulgari, cinesi, magrebini, nigeriani e di altre etnie, dediti al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, al favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, al favoreggiamento dell immigrazione clandestina, all usura, all estorsione, alle truffe telematiche mediante la clonazione di carte magnetiche e ai reati predatori. Inoltre, si sono moltiplicate le organizzazioni multietniche, composte anche da italiani, che si sono mostrate attive nella commissione di quei reati che, per loro natura, necessitano di una più strutturata organizzazione. Appare evidente che le organizzazioni criminali, presenti sul territorio, sono in una fase evolutiva che punta, soprattutto, ad estendere gli interessi in zone controllate da altri sodalizi, stipulando accordi di scambio reciproco. Per questo motivo, servono più che mai strumenti di collaborazione condivisi tra le istituzioni. Dando un occhiata alle statistiche pubblicate dalla relazione del secondo semestre della Direzione Investigativa Antimafia, si rileva la sussistenza di un 57 numero consistente dei cosiddetti reati spia, cioè commessi con metodi chiaramente mafiosi. In particolare, nel documento, sono segnalati: 9 attentati; 221 danneggiamenti seguiti da incendio; 301 incendi; rapine. Anche il quadro che emerge dalle infiltrazioni criminali nell economia legale non è certo rassicurante: Numero operazioni sospette pervenute 1.302, con incidenza percentuale a livello nazionale del 9,22%; 43 reati di riciclaggio segnalati all A.G nell anno 2011 (168 persone denunciate e 26 persone arrestate); 2 reati di impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita nell anno 2011 (9 persone denunciate, 1 persona arrestata). Importanti sono i dati relativi ai reati di usura e al racket delle estorsioni, verificatisi in ER nel 2011: 226 reati di estorsione, con 161 soggetti stranieri denunciati; 12 reati di usura, con 3 soggetti stranieri denunciati. Altro dato interessante emerge dal XXI Rapporto sulla falsificazione dell'euro reso noto dall'ucamp - Ufficio Centrale Antifrode dei Mezzi di Pagamento del Dipartimento del Tesoro, analizzando i numeri relativi alle banconote rinvenute nel territorio nazionale sotto una chiave regionale, mette l Emilia Romagna al sesto posto, con banconote sequestrate. Anche i dati che si rilevano sulle ecomafie non sono assolutamente consolanti. Da quanto emerge dalle statistiche delle Forze dell'ordine, inserite nel Rapporto di Legambiente del 2011, l'emilia Romagna, con 219 infrazioni, 53 sequestri e 331 persone denunciate, è undicesima nella classifica dell'illegalità nel 68 ciclo del cemento, dodicesima per reati legati al ciclo dei rifiuti: 238 infrazioni, 300 persone denunciate, 101 sequestri giudiziari effettuati. Altra statistica molto negativa per la regione Emilia Romagna è quella dell'archeomafia. Nella classifica italiana si trova al 5 posto, l'8,7% del totale. Bologna è la prima fra le province emiliane con 52 infrazioni sul cemento e 55 sui rifiuti In Italia. In Regione vi è anche un consistente numero di beni confiscati alle mafie. Come si rileva dal sito dell Agenzia Nazionale per l amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, i beni confiscati presenti nelle Province della Regione sono 109, più del doppio della Toscana (53), e sono così distribuiti: Provincia In gestione Destinati consegnati Destinati non consegnati Usciti dalla gestione Non confiscati in via autonoma Aziende in gestione Aziende uscite dalla gestione Totale* BOLOGNA FERRARA FORLI CESENA MODENA PARMA PIACENZA RAVENNA RIMINI Occorre tener presente, altresì, che la vicinanza della Repubblica di San Marino (si vedano i Report sulla Mafia a San Marino 2011/ e stopmafia.blogspot.com), ha avuto un ruolo rilevante sugli interessi in Regione delle mafie. Infine non bisogna dimenticare, per la gravità del gesto simbolico, le minacce di stampo mafioso che sono pervenute al Prefetto di Reggio Emilia, Antonella De 79 Miro, al Giudice del Tribunale di Modena Lucia Musti e al giornalista Giovanni Tizian. Di seguito si elencano alcune vicende più rilevanti che hanno interessato la regione Emilia Romagna: Novembre 2010, sono state eseguite undici ordinanze di custodia cautelare dalla Polizia di Stato che ha sgominato una banda, composta da fiancheggiatori della ex 'mafia' del Brenta, specializzata in assalti a laboratori orafi e furti con l'uso di esplosivi di casse continue di banche, uffici postali e ipermercati di Veneto, Friuli Venezia Giulia, Molise, Marche, Lombardia e Emilia Romagna; Novembre 2010, un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 47 indagati, tra esponenti di spicco di cosa nostra e amministratori, è stata eseguita dai Carabinieri del ROS tra Sicilia, Lazio, Toscana, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia. I militari dell'arma hanno anche sequestrato beni per circa 400 milioni di euro, comprendenti l'intero circuito economico di imprese, complessi commerciali, fabbricati e beni mobili dei sodalizi indagati. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono associazione mafiosa, omicidio, estorsioni e rapine. Le indagini di Carabinieri del Ros hanno ricostruito le recenti dinamiche di cosa nostra etnea, documentandone gli interessi criminali e le infiltrazioni negli appalti pubblici, mediante una capillare rete collusiva nella pubblica amministrazione; Febbraio 2011, operazione Eurot, i Carabinieri hanno compiuto 17 ordini di custodia cautelare, nell ambito di un operazione contro un maxi traffico di indumenti usati che aveva la base operativa a Prato, e articolata in Campania, Toscana ed Emilia Romagna. L' affare era gestito proprio da uomini del clan della camorra Birra-Iacomino. L attività investigativa ha permesso di individuare gli autori dell omicidio di Ciro Cozzolino, ucciso perché aveva assunto il predominio nel commercio degli abiti usati nella zona di Montemurlo, ritagliandosi un ruolo autonomo e intralciando, di fatto, le attività 810 commerciali dei clan camorristici Birra-Iacomino e Ascione-Suarino, attivi nella zona di Ercolano; Aprile 2011, operazione Pizzo del diavolo, la Polizia di Stato di Rovigo ha arrestato 16 persone di origine albanese e marocchina, responsabili di un vasto traffico di cocaina e hashish che, oltre in Veneto, interessava anche la Lombardia e l Emilia Romagna; Giugno 2011, operazione "Ghibli", si è conclusa con la richiesta di conferma di undici condanne, già emesse in primo grado, nel giudizio d'appello a carico di presunti affiliati ai clan di 'ndrangheta del Crotonese. L'operazione "Ghibli" scattò la notte del 20 aprile 2009 tra la Calabria e l'emilia Romagna per l'esecuzione di 20 ordinanze di custodia cautelare in carcere e numerosi sequestri per un valore di 30 milioni di euro, al culmine dell'inchiesta diretta a ricostruire la sanguinosa guerra fra gli Arena e i Nicoscia ; Luglio 2011, operazione Money, i Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale di Catanzaro hanno arrestato 10 persone, ritenute partecipanti ad un organizzazione criminale legata alla ndrina Mancuso di Limbadi (VV), dedita al narcotraffico e al riciclaggio dei proventi illeciti. Le attività investigative hanno evidenziato che parte dei ricavi sono stati riciclati grazie alla mediazione di soggetti originari dell Emilia Romagna e della Repubblica di San Marino, presso istituti di credito di quello Stato; Agosto 2011, operazione Artù, la Guardia di Finanza di Locri (RC), sotto la direzione della DDA di Reggio Calabria, ha bloccato una colossale operazione di riciclaggio di denaro, messa in atto attraverso l'intermediazione di esponenti di spicco della ndrangheta reggina e di cosa nostra siciliana. Venti persone - tra cui alcune residenti in Emilia Romagna (2 a Bologna, 2 a Reggio Emilia, 2 a Modena) - sono state tratte in arresto in tutta Italia con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, alla truffa e alla falsificazione di titoli di credito; 911 Settembre 2011, operazione Staffa, la DIA, con l ausilio dell Arma dei Carabinieri e della Polizia di Stato, ha arrestato 28 persone, indagate, a vario titolo, per associazione di stampo mafioso, rapina, sequestro di persona, porto abusivo di armi e riciclaggio. Inizialmente, le investigazioni sono state condotte nei riguardi di un sodalizio capeggiato da una figura di spicco della camorra napoletana e, in una seconda fase, sono state allargate ad un gruppo criminoso operante sul territorio nazionale, in Emilia Romagna e nella Repubblica di San Marino, specializzato nel reimpiegare/riciclare il denaro proveniente dalle illeceità di varie organizzazioni. In particolare, dopo che le indagini hanno consentito di individuare precise responsabilità in capo agli indagati e raccogliere numerosissimi riscontri investigativi in merito alla consumazione di ben 16 rapine perpetrate a Napoli, la DIA ha documentato il reimpiego di circa 5 milioni di euro, realizzato nella Repubblica di San Marino per conto di più gruppi di criminalità organizzata, due associazioni della camorra (Stolder e Vallefuoco) e di cosa nostra (famiglia dei Fidanzati); Settembre 2011, operazione Apogeo, sviluppata tra Campania, Toscana, Umbria, Emilia Romagna e Marche, i Carabinieri del ROS, coadiuvati dai militari del GICO della Guardia di Finanza, hanno disarticolato un organizzazione criminale dedita a truffa aggravata, riciclaggio, bancarotta fraudolenta, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, con l aggravante di aver agevolato le attività del cartello dei casalesi. Nella fase finale dell indagine è stata eseguita un ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 16 indagati e un sequestro preventivo dei beni, per un valore stimato di oltre 100 milioni di euro; Novembre 2011, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno eseguito 30 arresti, perquisizioni e sequestri nelle regioni Calabria, Lombardia, Emilia Romagna, Sicilia, Puglia e Lazio nei confronti dei componenti di una ramificata organizzazione criminale riconducibile alla 'ndrangheta calabrese, responsabile dell'importazione di ingenti carichi di cocaina dal 1012 Sudamerica, approvvigionati direttamente dai cartelli colombiani produttori dello stupefacente. Il gruppo criminale introduceva la droga in Italia occultandola in container con merce legale, trasportati dal Sudamerica da navi mercantili per conto di ditte di import - export costituite "ad hoc". Nel corso dell'indagine, in pochi mesi, i militari del Nucleo Investigativo hanno intercettato due container inviati dall'organizzazione criminale, sequestrando kg di cocaina presso i porti di Gioia Tauro e Livorno. Altri 400 kg erano stati sequestrati dalla Polizia colombiana a Bogotà; Dicembre 2011, operazione "Attaccabottone, la Guardia di Finanza di Napoli ha eseguito, sul territorio della Regione Campania e Basilicata, un provvedimento di sequestro preventivo nei confronti dei componenti di diverse ed articolate associazioni per delinquere operanti in Napoli e provincia, con ramificazioni nelle Marche, Emilia Romagna, Lombardia e Sicilia, dedite alla illecita produzione e commercializzazione di ingenti quantitativi di calzature, capi di abbigliamento ed accessori recanti noti marchi d'impresa contraffatti. Nelle operazioni, le Fiamme Gialle del capoluogo partenopeo hanno proceduto al sequestro di beni immobili, mobili registrati e polizze vita, per un valore complessivo stimato in circa di euro; Marzo 2012, il GICO della Guardia di Finanza ha arrestato 23 persone in odore di ndrangheta e sequestrato beni per 5 milioni di euro in Lombardia e Emilia Romagna; Gennaio 2012, i Carabinieri del Comando Provinciale di Chieti, coadiuvati dai colleghi di diverse regioni italiane, hanno eseguito 63 ordini di custodia cautelare, di cui 48 in carcere, nell'ambito di un'operazione antidroga. Gli arresti sono stati eseguiti in sei regioni italiane, ed in particolare, in Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Lazio ed Emilia Romagna; Gennaio 2012, il portone d'ingresso di una casa vinicola a Nicotera, nel vibonese, è stato dato alle fiamme da ignoti. L'azienda, che ha sede in Emilia Romagna, è amministrata da un imprenditore che opera nel settore 1113 dell'imbottigliamento delle acque minerali, rimasto vittima di intimidazioni nei mesi scorsi. In particolare, ad ottobre, sono stati sparati 14 colpi di pistola contro il portone della sua abitazione e contro il garage e poi, in un'altra occasione, altri 29 colpi contro i magazzini della società. Per quegli attentati, i carabinieri hanno arrestato due giovani ritenuti vicini alla cosca Mancuso di Limbadi, con l'accusa di tentata estorsione e danneggiamento. Crediamo utile segnalare, infine, la presenza di soggetti campani dediti al gioco delle tre carte in alcuni autogrill della regione. CRIMINALITA' MAFIOSA CALABRESE In Regione è acclarata la presenza di numerosi affiliati o contigui alle ndrine calabresi. L Emilia Romagna non è stata esente da fatti di sangue legati a faide tra clan. Emblematico è il caso dei cutresi. In sintesi: a partire dagli anni 50 una folta comunità di Cutro scelse di trasferirsi in provincia di Reggio Emilia per lavorare e realizzarsi onestamente. La città emiliana ha dedicato ai lavoratori emigranti il Viale Città di Cutro, un riconoscimento a coloro i quali hanno arricchito economicamente e culturalmente la provincia. A Reggio Emilia, negli anni 80, venne confinato il boss di Cutro, Antonio Dragone. Nella vicina Brescello era soggiornante il concittadino Nicolino Grande Aracri, capo dell omonima ndrina. I due furono amici ed alleati sino alla fine degli anni 90, fino allo scoppio della faida, che durò diversi anni, con diversi omicidi, alcuni perpetrati in provincia di Reggio Emilia. Il culmine si tocco la sera del 12 dicembre 1998, allorché quattro killers lanciarono una bomba a mano in un bar del centro storico di Reggio Emilia, notoriamente frequentato da calabresi. Nel locale, dove erano presenti anche molti ragazzini, fu sfiorata la strage e ci furono 10 persone ferite. Un rilevante contributo, per far luce sull intera vicenda, è stato dato dal pentito Angelo Salvatore Cortese, all epoca, braccio destro di Grande Aracri e reo confesso di alcuni omicidi. 1214 Nella faida ebbe un ruolo primario anche il noto Paolo Bellini di Reggio Emilia, inteso come la primula nera, militante di gruppi di estrema destra. L espansionismo della ndrangheta mira anche al capoluogo, come dimostra l arresto, avvenuto nel 2010 a Bologna, di Nicola Acri, considerato il capo della ndrina di Rossano Calabro. Le organizzazioni criminali calabresi operano prevalentemente nel riciclaggio di danaro, nella spendita di danaro contraffatto, nelle estorsioni, nell usura, nella detenzione e traffico di armi, e nel traffico e spaccio di sostanze stupefacenti provenienti dal Sud America, da Paesi europei e dall Australia. Nel campo degli stupefacenti la ndrangheta ha stipulato alleanze con gruppi criminali allogeni. Come detto, un altro dato oggettivo emerso, soprattutto dai vari interventi effettuati dai Gruppi Interforze istituiti presso le Prefetture, sono i numerosi tentativi di infiltrazione della criminalità calabrese nel settore degli appalti pubblici. Uno degli aspetti più allarmanti e che, in alcune circostanze, è stato appurato anche il coinvolgimento di imprenditori locali. L attenzione che è stata posta sul fenomeno dai vari interventi eseguiti dai Gruppi Interforze delle Prefetture dell Emilia Romagna, probabilmente, costringerà i gruppi criminali calabresi a trovare nuovi espedienti, per rendere ancora più difficile le investigazioni volte alla ricerca delle società in odore di mafia. Sarà ancora più spasmodica la ricerca di prestanome, magari stranieri e di etnie tranquille, per celare, in maniera più efficace, la penetrazione nell economia legale. In regione è stata riscontrata la presenza e l operatività di numerose cosche, di cui si parlerà più avanti nel capitolo Analisi territoriale per provincia. Possiamo concludere affermando che la criminalità calabrese è quella che ha subito la trasformazione più rilevante, riuscendo a penetrare nel territorio della Regione in maniera più efficace, trasferendo e inserendo nella società i cosiddetti colletti bianchi. Concludiamo questo capitolo con la citazione all ex Procuratore Distrettuale di Reggio Calabria, Dr. Giuseppe Pignatone, pubblicata su Il Sole 24 ore, del 1315 : Possiamo arrestare migliaia di affiliati ma l Italia non si libererà della ndrangheta se non cambiamo la società e la politica, e non solo in Calabria. CRIMINALITA' MAFIOSA SICILIANA La mafia siciliana, nonostante abbia utilizzato, da tempo, la strategia del mimetismo, conferma la sua pericolosità nell ambito della gestione d impresa, prediligendo le attività dell edilizia e del commercio. Forti sono gli interessi della criminalità siciliana negli appalti pubblici, nel riciclaggio e nel campo del traffico di sostanze stupefacenti. Non sono molti i casi dove sono emersi interessi di cosa nostra nella regione, e questo dimostra l efficacia del camaleontismo raggiunta dall organizzazione criminale, ma quei pochi rilevati, dimostrano l assoluta rilevanza che riveste la mafia siciliana. Emblematici sono i casi che si sono verificati nel corso dell anno La DIA ha individuato un impresa, operante nella provincia di Ferrara e con sede legale a Palermo, collegata ad esponente delle famiglie mafiose di Partinico e San Giuseppe Jato. Nei confronti della società è stato emesso un provvedimento interdittivo antimafia. Nel mese di gennaio 2011, il G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Palermo, nell ambito dell Operazione Golem I, ha eseguito diversi provvedimenti di sequestro di beni, dal Tribunale di Trapani, con il fine di disarticolare il reticolo di fiancheggiatori del latitante Matteo Messina Denaro. Tra i beni sequestrati figurano anche un conto corrente bancario, due libretti postali e un appartamento di proprietà di un soggetto residente a Piacenza. Nel mese di febbraio, la Squadra Mobile di Ragusa, nell ambito dell Operazione Rewind, ha arrestato 39 persone facenti parte di tre organizzazioni criminali, dedite al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti. L operazione, ha 1416 interessato anche l Emilia Romagna, in particolare, le province di Parma e Reggio Emilia. Sempre nel mese di febbraio 2011, la Guardia di Finanza di Agrigento, ha proceduto al sequestro di beni mobili e immobili siti nelle province di Agrigento e Parma (fra cui sei imprese operanti nel campo della produzione del cemento, del movimento terra e del trasporto), appartenenti ad esponenti della famiglia Panepinto di Bivona (AG), ritenuti vicini a cosa nostra, condannati per associazione mafiosa e estorsione. CRIMINALITA' MAFIOSA CAMPANA Anche in questo caso, la presenza di persone affiliate o contigue alla criminalità organizzata campana è riconducibile, soprattutto, alla misura del soggiorno obbligato. I clan camorristici presenti in Regione si sono messi in evidenza in attività di traffico e smaltimento illecito di rifiuti, di estorsione e usura, di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, di riciclaggio di danaro di provenienza illecita, di assistenza e favoreggiamento alla latitanza di soggetti colpiti da provvedimenti restrittivi, di gestione delle scommesse e delle bische clandestine, di penetrazione nell economia legale attraverso l alienazione e/o costituzione di attività imprenditoriali edili o di costruzioni generali, con l obiettivo di acquisire appalti pubblici. Un ruolo assai rilevante lo svolge il clan dei casalesi, in particolare, sotto il profilo di imprenditoria criminale. Il gruppo è dotato di importanti capacità tecnico-imprenditoriali, che lo facilita nelle aggiudicazioni degli appalti e nelle acquisizioni delle concessioni, non solo nell area casertana, ma anche in territori extraregionali non storicamente condizionati dall endemica presenza della criminalità camorristica, quali, appunto, quello dell Emilia Romagna. 1517 La malavita campana è presente in molte zone della Regione ed elementi legati a Francesco Schiavone, alias Sandokan, il capo supremo dei casalesi, sono presenti a Bologna. Sintomatico della capacità pervasiva della criminalità organizzata campana sono le operazioni di seguito citate. Con l operazione Golden Goal 2, i Carabinieri di Torre Annunziata (NA) hanno stroncato un giro di affari di milioni di euro nel settore delle scommesse sportive gestito dal clan D Alessandro - Di Martino. Il raggio d azione dell organizzazione criminale aveva ramificazioni anche fuori dalla Campania, grazie allo stabile coinvolgimento di due soggetti operanti in una società concessionaria dello Stato per la raccolta e la gestione di scommesse. Inoltre è emerso il tentativo di espandere gli affari anche in Emilia Romagna tramite la gestione occulta di agenzie di scommesse. Uno di questi centri scommesse era stato aperto a Rimini. CRIMINALITA' MAFIOSA PUGLIESE La sacra corona unita e le organizzazioni criminali pugliesi non svolgono un ruolo di primissimo piano in Emilia Romagna. La loro presenza è legata, soprattutto, in modo indiretto, ad azioni criminali svolte in collaborazione con soggetti stranieri, più che altro, albanesi o dell Est europeo. L attività principale delle cosche pugliesi è il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti. Si è instaurata un egemonia in alcune località turistiche emilianoromagnole, soprattutto nella zona di Rimini. E stata riscontrata, altresì, sempre nel campo degli stupefacenti, la presenza della famiglia Zonno nella provincia di Modena. La presenza e gli interessi in Regione della SCU si rileva anche dall indagine del settembre 2011, nel corso della quale i Carabinieri e le forze speciali della 1618 Polizia albanese, hanno catturato nove boss della sacra corona unita. Gli arresti sono scaturiti da un'indagine condotta dal Ros, iniziata nel 2007, sul clan Vitale di Mesagne (Brindisi), facente capo ad Antonio Vitale, ritenuto esponente di vertice della SCU brindisina e diretta emanazione del capo storico Pino Rogoli. Tutti gli arrestati, fra i quali Albino Prudentino - che il 1 ottobre avrebbe dovuto inaugurare un casinò a Valona - sono accusati di aver ricostituito la struttura di vertice della SCU fondata da Giuseppe Rogoli. Il gruppo aveva assunto un ruolo centrale nel traffico di cocaina, avvalendosi per gli approvvigionamenti di due autonomi canali in Piemonte e Calabria. La droga veniva poi distribuita con un'articolata rete di spaccio in Puglia ed Emilia Romagna. CRIMINALITA' ORGANIZZATA STRANIERA La criminalità straniera è in continua evoluzione e il suo radicamento nel tessuto sociale, economico e imprenditoriale dell Emilia Romagna, è sempre più efficace e penetrante. Quasi sempre i capitali accumulati sono reinvestiti nei Paesi di provenienza, utilizzando il sistema del money transfer. L aspetto che deve essere messo in evidenza è la capacità di operare in sinergia con soggetti provenienti da diverse etnie, ed anche con sodalizi criminali italiani, con il fine di ottimizzare i profitti illeciti. Questi veri e propri patti sono stati attuati, in prevalenza, per le attività criminali più articolate, quali il narcotraffico, la tratta di esseri umani, il favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, ed il riciclaggio di danaro di provenienza illecita. Rilevante il numero di reati associativi (50) commessi da organizzazioni straniere nel secondo semestre19 Non va assolutamente sottovalutato, altresì, l impatto sui cittadini dell aumento dei reati cosiddetti predatori, di cui, in molti casi, gli autori sono soggetti provenienti da paesi sia comunitari sia extracomunitari. Criminalità albanese La criminalità di origine albanese è presente in Emilia Romagna da diversi anni ed in maniera piuttosto ramificata. Le statistiche riportate nella relazione semestrale della DIA indicano percentuali, su scala nazionale, pari al 7,4% di cittadini albanesi segnalati per reati associativi nella Regione. I sodalizi criminali albanesi si contraddistinti nell essere specializzati in ogni gamma di attività criminale, ed hanno palesato la tendenza a trasformarsi in autentiche associazioni di tipo mafioso. Anche i gruppi criminali albanesi si sono evidenziati per aver stipulato alleanze con organizzazioni italiane e straniere, soprattutto, nelle attività del narcotraffico e di tutti i reati ad esso collegato, del favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, del favoreggiamento dell immigrazione clandestina, tratta degli esseri umani. Numerosi sono anche i reati contro il patrimonio e la persona commessi da cittadini albanesi. Criminalità nordafricana 1820 L incidenza dei reati associativi commessi da cittadini nordafricani in Emilia Romagna è pari al circa 2% su scala nazionale (relazione della DIA, relativa al secondo semestre 2011). Sono diversi anni che gente proveniente dal Nord Africa si è insediata in vaste zone del territorio dell Emilia Romagna. La criminalità nordafricana opera soprattutto nei settori del traffico e dello spaccio di sostanze stupefacenti, del favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, del favoreggiamento dell immigrazione clandestina e della tratta degli esseri umani, furto e riciclaggio di autovetture a livello internazionale. Per quanto riguarda il narcotraffico, i sodalizi criminali sono organizzati in modo da mantenere costante il rapporto con connazionali residenti nei Paesi europei, al fine di favorire il transito delle sostanze stupefacenti provenienti dall Africa, Anche nel caso della criminalità organizzata nordafricana sono stati riscontrati casi i collaborazione nelle attività illecite con gruppi appartenenti ad altre etnie, ed anche con quelli italiani. Non sono mancati conflitti, scaturiti anche con azioni violente, tra soggetti provenienti dalla stessa etnia, per il controllo del mercato dello spaccio di sostanze stupefacenti. 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