Source: http://dbnews.tchost.it/category/newsprevidenza/
Timestamp: 2020-01-20 20:36:18+00:00
Document Index: 15080945

Matched Legal Cases: ['art. 47', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 443', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 51', 'art. 24', 'sentenza ', 'art. 13', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ']

NEWS|PREVIDENZA – Db Notizie
Categoria: NEWS|PREVIDENZA
Autore Teleconsul Editore S.p.A.Pubblicato il 17 gennaio 2020 Categorie NEWS|PREVIDENZA
In riferimento al procedimento giudiziario inteso al riconoscimento del diritto alla rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto, la domanda amministrativa della prestazione all'Inps, unico ente legittimato a concedere il beneficio, è condizione di proponibilità di quella giudiziaria, a nulla rilevando la domanda di rilascio della certificazione inoltrata all’INAIL, con esito negativo.
Per altro verso, poi, alla fattispecie in esame deve comunque applicarsi la decadenza dall'azione giudiziaria (art. 47, D.P.R. n. 639/1970), mentre non rilevano i principi affermati dalle Sezioni unite (Corte di Cassazione, sentenza n. 12720/2009), circa l’inapplicabilità della decadenza per l’azione di riliquidazione delle prestazioni riconosciute solo in parte ai pensionati, poiché ciò che si fa valere non è il diritto alla rivalutazione dell'ammontare dei singoli ratei pensionistici erroneamente liquidati, bensì il diritto ad un beneficio che, seppure strumentale ad essi, è dotato di una sua specifica individualità e autonomia, in quanto operante sulla contribuzione ed ancorato a presupposti propri e distinti (Corte di Cassazione, sentenza 3 febbraio 2012, n. 1629).
Da ultimo, nell’ipotesi di mancanza della domanda amministrativa di rivalutazione contributiva per esposizione all'amianto, non è applicabile la previsione (art. 443, c.p.c.) che impone di attendere, una volta proposta la domanda amministrativa, nonché il ricorso amministrativo avverso la decisione sfavorevole assunta dell'ente competente, l'esaurimento dei procedimenti previsti per la composizione della questione in sede amministrativa (Corte di Cassazione, sentenza del 10 maggio 2017, n. 11438).
Autore Teleconsul Editore S.p.A.Pubblicato il 16 gennaio 2020 Categorie NEWS|PREVIDENZA
Come noto, a seguito delle recenti modifiche normative (art. 1, co. 534, L. n. 145/2018; D.M. 13 novembre 2019), è stata ampliata e migliorata la tutela assicurativa delle persone che svolgono, a titolo gratuito e senza vincolo di subordinazione, un’attività rivolta alla cura dei componenti della famiglia e dell’ambiente domestico, in modo abituale ed esclusivo. Per nucleo familiare va considerata la famiglia anagrafica (art. 4, D.P.R. 30 maggio 1989, n. 223), ovvero l’insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, unione civile, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti e aventi dimora abituale nello stesso comune; la famiglia anagrafica può essere costituita da una sola persona. L’ambito domestico, invece, va inteso quale insieme degli immobili di civile abitazione e delle relative pertinenze ove dimora il nucleo familiare dell'assicurato; qualora l'immobile faccia parte di un condominio, l'ambito domestico comprende anche le parti comuni condominiali. Il lavoro domestico si considera svolto in via esclusiva allorché l'assicurato non svolga altra attività che comportino l'iscrizione presso forme obbligatorie di previdenza sociale. L’assicurazione è obbligatoria per le persone di età compresa tra i 18 e i 67 anni (L. 3 dicembre 1999, n. 493).
- l’abbassamento al 16% del grado di inabilità permanente, necessario per la costituzione della rendita;
- la corresponsione di una prestazione una tantum di importo pari a euro 300,00, qualora l’inabilità permanente accertata sia compresa tra il 6 e il 15%;
- il riconoscimento dell'assegno per l’assistenza personale continuativa ai titolari di rendita che versano in particolari condizioni menomative.
In relazione a tale ampliamento delle prestazioni, a cui si ha diritto per gli eventi infortunistici avvenuti dal 1° gennaio 2019, l’importo del premio assicurativo decorrente dalla predetta data è stato fissato, a carico dei soggetti obbligati, in misura pari ad euro 24,00 annui, non frazionabili. All'assicurazione non si applica il principio dell'automaticità delle prestazioni.
- "Domanda di iscrizione e richiesta avviso di pagamento". Il servizio costituisce la modalità esclusiva con cui i soggetti in possesso dei requisiti assicurativi devono richiedere la prima iscrizione e ottenere l’avviso di pagamento PA per effettuare il versamento del premio e assicurarsi contro gli infortuni domestici. La domanda contiene i dati anagrafici del richiedente e l’autocertificazione della sussistenza dei requisiti assicurativi e la relativa data di decorrenza. Essa deve essere presentata almeno alla data di maturazione dei requisiti. In sede di prima iscrizione, il pagamento del premio è considerato nei termini se effettuato, entro 10 giorni dalla data di maturazione dei requisiti e la copertura assicurativa opera da tale ultima data. Qualora l’utente dichiari nel servizio di aver maturato i requisiti assicurativi a una data precedente a quella del giorno in cui compila e trasmette la domanda di iscrizione, l’avviso di pagamento elaborato dal sistema riporta come data di scadenza del pagamento la data di trasmissione della domanda di iscrizione maggiorata di dieci giorni e l’importo del premio è maggiorato di una somma pari alla metà del premio stesso, se questo è effettuato entro 60 giorni dalla scadenza, ovvero pari all’ammontare del premio stesso, se il pagamento è effettuato oltre tale termine. In caso di domanda tardiva, l’assicurazione decorre dal giorno successivo al pagamento del premio, poiché all’assicurazione contro gli infortuni domestici non si applica il principio dell’automaticità delle prestazioni;
- "Domanda di iscrizione e rinnovo con dichiarazione sostitutiva". Il servizio è rivolto ai soggetti in possesso dei requisiti assicurativi e dei requisiti reddituali personali e del nucleo familiare che danno diritto all’esonero dal versamento del premio e deve essere utilizzato dagli utenti sia per effettuare la prima iscrizione all’assicurazione, sia per rinnovare l’assicurazione entro il 31 gennaio di ogni anno. Al riguardo, il premio assicurativo è a carico dello Stato per i soggetti titolari di redditi lordi non superiori a 4.648,11 euro annui e appartenenti a un nucleo familiare il cui reddito complessivo lordo non sia superiore a 9.296,22 euro annui, con riferimento al secondo anno precedente la presentazione della dichiarazione sostitutiva;
- "Invia la richiesta di cancellazione dall’assicurazione". Il servizio permette agli utenti di comunicare all’Inail di non essere più in possesso dei requisiti assicurativi e richiedere quindi la cancellazione dall’assicurazione. Non è necessario trasmettere la richiesta dopo il compimento del 67° anno di età in quanto l’Inail provvede a cessare automaticamente la posizione assicurativa al 31 dicembre dell’anno.
Per accedere ai servizi l’utente deve essere in possesso delle credenziali di accesso dispositive rilasciate dall’Inail o dall’Inps per l'utilizzo dei propri servizi telematici, della Carta nazionale dei servizi (CNS), ovvero delle Credenziali SPID.
Autore Teleconsul Editore S.p.A.Pubblicato il 7 gennaio 2020 Categorie NEWS|PREVIDENZA
Come noto, il lavoratore subordinato può essere chiamato a svolgere la sua attività in un luogo diverso dalla sede di lavoro, venendosi a configurare le due distinte fattispecie della trasferta "occasionale" e della trasferta "strutturale o per contratto" prevista per i lavoratori c.d. trasfertisti. L’esatta configurazione dell’una o dell’altra ipotesi rileva in relazione alla diversa disciplina contributiva e fiscale applicabile (art. 51, commi 5 e 6, D.P.R. n. 917/1986).
In particolare, nel caso di trasferta "occasionale" è prevista una esenzione fiscale e contributiva per le indennità forfetarie erogate, entro determinati limiti giornalieri, diversi a seconda che la prestazione sia svolta in Italia (euro 46,48) o all’estero (euro 77,47), ma pur sempre al di fuori del territorio comunale, che subiscono riduzioni proporzionali agli eventuali rimborsi delle spese per vitto e/o alloggio (un terzo e due terzi). Per le trasferte effettuate nel territorio comunale, è prevista una totale imponibilità sia delle indennità che dei rimborsi, tranne per quelli delle spese di trasporto documentate dal vettore. Per le indennità erogate ai "trasfertisti" è stabilita una imponibilità al 50% a prescindere dal loro ammontare.
- svolgimento di un'attività lavorativa che richiede la continua mobilità del dipendente;
- corresponsione al dipendente, in relazione allo svolgimento dell'attività lavorativa in luoghi sempre variabili e diversi, di un'indennità o maggiorazione di retribuzione in misura fissa, attribuite senza distinguere se il dipendente si è effettivamente recato in trasferta e dove la stessa si è svolta.
Tale disposizioni legislative, tuttavia, confermano le indicazioni amministrative già diramate dall’Istituto con messaggio n. 27271/2008 (in linea con i criteri stabiliti dal Ministero delle finanze con la circolare n. 326/E/1997), dove peraltro si specificava che per sede di lavoro doveva intendersi il luogo di svolgimento dell'attività lavorativa e non quello di assunzione.
Autore Teleconsul Editore S.p.A.Pubblicato il 24 dicembre 2019 Categorie NEWS|PREVIDENZA
In caso di parto "fortemente" prematuro (Inps, circolare n. 69/2016),avvenuto prima dell’inizio dell’ottavo mese di gestazione, per la lavoratrice saranno fruibili anche i giorni che intercorrono tra la data effettiva del parto e l’inizio dei due mesi ante partum. Pertanto l’opzione della lavoratrice, eventualmente già esercitata, di fruire di tutto il congedo di maternità dopo il parto, sarà considerata come non effettuata.
Le lavoratrici che all’inizio del periodo di congedo di maternità non prestino attività lavorativa, ma alle quali sia riconosciuto il diritto all’indennità di maternità (ad esempio, disoccupate ammesse al godimento dell'indennità di disoccupazione) (art. 24, D.Lgs. n. 151/2001), non possono avvalersi della facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto.
Ancora, l'insorgere di un periodo di malattia prima dell’evento del parto comporta l’impossibilità di avvalersi dell’opzione; ciò, in quanto ogni processo morboso in tale periodo comporta un "rischio per la salute della lavoratrice e/o del nascituro", superando di fatto il giudizio medico precedentemente espresso nell’attestazione del medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e, ove presente, del medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro. Il certificato di malattia eventualmente prodotto non produrrà quindi alcun effetto ai fini della tutela previdenziale della malattia, mentre rimangono confermati gli effetti giuridici e medico-legali dello stesso. Ne consegue che, dal giorno di insorgenza dell’evento morboso (anche qualora fosse un singolo giorno), la lavoratrice gestante inizia il proprio periodo di congedo di maternità e le giornate di astensione obbligatoria non godute prima si aggiungono al periodo di congedo di maternità dopo il parto.
Infine, la scelta di avvalersi della facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto, deve essere effettuata dalla lavoratrice nella domanda telematica di indennità di maternità, selezionando la specifica opzione, entro un anno dalla fine del periodo indennizzabile, pena la prescrizione del diritto all'indennità. La documentazione medico-sanitaria deve essere presentata in originale direttamente allo sportello presso la Struttura territoriale oppure spedita a mezzo raccomandata, in un plico chiuso riportante la dicitura "Contiene dati sensibili".
Autore Teleconsul Editore S.p.A.Pubblicato il 13 dicembre 2019 Categorie NEWS|PREVIDENZA
Il diritto alla rendita ai superstiti non è condizionato dal fatto che l'aggravamento della malattia che ha cagionato la morte della persona, sia avvenuto oltre i termini previsti per l'istituto della revisione della rendita erogata al de cuius; tale ultimo istituto è diretto, infatti, unicamente all'adeguamento della rendita goduta in vita dal lavoratore e non si confonde con la rendita ai superstiti la quale prescinde anche dalla circostanza che per quello stesso evento fosse già stata costituita o meno la rendita in favore del lavoratore deceduto (Corte di Cassazione, ordinanza 26 novembre 2019, n. 30879).
La Corte d'appello territoriale aveva rigettato l'appello proposto da un soggetto che chiedeva il riconoscimento della rendita ai superstiti e dell'assegno funerario per la morte di un lavoratore, a seguito delle complicanze legate alla malattia professionale di cui soffriva in vita. La Corte aveva ritenuto che l'evoluzione peggiorativa dell'originaria malattia professionale di cui era affetto il de cuius, era comparsa ben oltre il termine di 15 anni stabilito per la revisionabilità della rendita; pertanto, benché il diritto alla rendita ai superstiti sorga autonomamente e per legge in capo agli interessati, esso trovava necessariamente fondamento sui presupposti dettati dalla normativa del Testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (D.P.R. n. 1124/1965) ed era soggetto ai principi fissati dalla stessa normativa, compreso quello per cui gli aggravamenti, per essere azionabili nei confronti di Inail, dovevano essersi verificati entro il quindicennio dalla costituzione della rendita, termine che operava sul piano sostanziale incidendo sull'esistenza stessa del diritto.
Contro la sentenza propone così ricorso in Cassazione il superstite, lamentando violazione e falsa applicazione della legge (artt. 85, 83 e 137, D.P.R. n. 1124/1965), avendo la Corte posto dei limiti temporali all'applicazione dei parametri per l’erogazione della rendita ai superstiti, non contemplati dalla normativa.
Per la Suprema Corte il ricorso è fondato. La Corte di merito, infatti, tradendo la premessa sull'autonomia della rendita ai superstiti e sul diritto degli eredi a percepirla iure proprio, ha riferito alla rendita ai superstiti l'istituto della "revisione della rendita per miglioramento o peggioramento", riguardante invece esclusivamente la diversa prestazione relativa alla rendita di cui è titolare lo stesso lavoratore assicurato, ovvero la rendita già costituita. L'oggetto della revisione è, infatti, il grado di riduzione dell'integrità psico-fisica del lavoratore ed il provvedimento di determinazione della misura della rendita già liquidata, nonché lo status di assenza postumi d'invalidità permanente o di presenza postumi che non raggiungono il minimo per l'indennizzabilità in capitale o per l’indennizzabilità in rendita (art. 13, co. 4, D.Lgs. n. 38/2000).
La rendita ai superstiti costituisce quindi una prestazione previdenziale che spetta iure proprio e non iure successionis e il diritto non appartiene al patrimonio del defunto perché nasce alla morte dell'assicurato. Di conseguenza, si prescinde dalla circostanza che per l'infortunio sul lavoro o per la malattia professionale sia stata già costituita la rendita, ed essa compete nonostante che la rendita sia stata liquidata in capitale all'infortunato. Altresì, essa non è vincolata dal preesistente accertamento amministrativo dell'esistenza di postumi invalidanti, trattandosi di un diritto autonomo che prescinde del tutto dalla titolarità della rendita.
Infine, con riguardo alla questione oggetto di causa, il diritto alla rendita ai superstiti non è condizionato dal fatto che l'aggravamento della malattia che ha cagionato la morte della persona, sia avvenuto oltre i termini previsti per l'istituto della revisione della rendita erogata al de cuius. Tale ultimo istituto è diretto, infatti, unicamente all'adeguamento della rendita goduta in vita dal lavoratore e non si confonde con la rendita ai superstiti la quale prescinde anche dalla circostanza che per quello stesso evento fosse già stata costituita o meno la rendita in favore del lavoratore deceduto.
Autore Teleconsul Editore S.p.A.Pubblicato il 28 novembre 2019 Categorie NEWS|PREVIDENZA
In tema di assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali, non sussiste l'obbligo assicurativo nei confronti dei componenti di studi professionali associati, in quanto la tendenza ordinamentale espansiva di tale obbligo può operare, sul piano soggettivo, solo nel rispetto e nell'ambito delle norme vigenti, che, come per il libero professionista, in nessun luogo ne contemplano l'assoggettamento per le associazioni professionali (Corte di Cassazione, sentenza 21 novembre 2019, n. 30428).
Una Corte d'appello territoriale aveva respinto l'appello proposto dall'INAIL avverso la sentenza di primo grado, che aveva dichiarato come non soggetto all’obbligo di cui all'assicurazione per gli infortuni e le malattie professionali gestita dall'INAIL, uno Studio associato di architetti, in relazione alla posizione dei singoli associati. La pretesa dell'INAIL traeva origine da un accertamento ispettivo dal quale era emerso che l'atto costitutivo dello Studio appellato prevedeva che i singoli architetti erano gli unici a garantire lo svolgimento delle attività facenti capo allo studio associato, sicché, essendo la concreta situazione organizzativa assimilabile a quella dei soci lavoratori delle società semplici, risultava sussistente il requisito soggettivo di cui all'articolo 4, comma 1, n. 7, del Testo Unico del 1965. Il Tribunale, però, aveva negato l'obbligo assicurativo ritenendo che l'operazione di assimilazione ipotizzata fosse illegittima, considerata la natura libero professionale dell'attività svolta dagli architetti associati. Ricorre così in Cassazione l’Istituto assicuratore, lamentando falsa applicazione e violazione della legge, laddove il citato disposto normativo prevede vadano assicurati anche i soci delle cooperative e di ogni altro tipo di società, anche di fatto e comunque denominata, costituita od esercitata, i quali prestano opera manuale oppure non manuale. In sostanza, lo Studio associato doveva ritenersi una società di fatto in quanto soggetto giuridico autonomo distinto dai singoli partecipanti.
Per la Suprema Corte il motivo è infondato. Già in precedenza (Corte di cassazione, sentenza n. 15971/2017), è stato affermato il principio secondo il quale in tema di assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali, non sussiste l'obbligo assicurativo nei confronti dei componenti di studi professionali associati, in quanto la tendenza ordinamentale espansiva di tale obbligo può operare, sul piano soggettivo, solo nel rispetto e nell'ambito delle norme vigenti, che, come per il libero professionista, in nessun luogo (artt. 1, 4 e 9, D.P.R. n. 1124/1965) ne contemplano l'assoggettamento per le associazioni professionali. Altresì, sempre di recente, la Corte Costituzionale, con ordinanza n. 25 del 12 gennaio 2016) ha confermato la mancanza dell'obbligo assicurativo contro gli infortuni e le malattie professionali in capo ai membri di studi professionali associati, ancorché legati da un vincolo di dipendenza funzionale. La Corte Costituzionale, in particolare, ha rilevato sul punto che "a fronte della multiforme realtà degli studi professionali, contraddistinta dalla coesistenza dei disparati assetti organizzativi, che l'accordo degli associati prefigura, e dal vario atteggiarsi dei rapporti di lavoro, secondo i tratti dell'autonomia o di un coordinamento più incisivo delle prestazioni, la discrezionalità del Legislatore può modulare l'obbligazione assicurativa secondo schemi molteplici, che individuino in maniera univoca e coerente, in questa variegata gamma di fattispecie, le situazioni meritevoli di tutela; che, pertanto, la soluzione tratteggiata dal giudice rimettente, incentrata sul criterio selettivo della dipendenza funzionale, non è costituzionalmente imposta". Altresì, come più volte affermato anche dalla giurisprudenza costituzionale, alla pretesa fatta valere dal ricorrente osta il dato che nel sistema assicurativo gestito dall'INAIL non vige il principio assoluto della copertura universalistica delle tutele. Peraltro, tale carenza legittima l’intervento del giudice delle leggi solo laddove si realizzi una palese violazione del principio di eguaglianza costituzionalmente sancito (art. 3), che non può essere derogato. In definitiva, dunque, devono ritenersi persistenti, all’interno del sistema antinfortunistico e di assicurazione per le malattie professionali, limiti oggettivi e soggettivi sia rispetto alle "attività protette" che alle "persone assicurate".
Autore Teleconsul Editore S.p.A.Pubblicato il 22 novembre 2019 Categorie NEWS|PREVIDENZA
Al riguardo, la Cassazione - con la sentenza n. 17404/2016 - ha precisato che "[...] la decadenza consiste nel fatto oggettivo del mancato esercizio del diritto entro un termine stabilito, nell’interesse generale o individuale alla certezza di una determinata situazione giuridica, senza alcuna possibilità di proroga, sospensione o interruzione, se non nei casi eccezionali tassativamente previsti dalla legge [...]: essa pertanto non può essere impedita da una situazione di fatto di mera difficoltà, essendo invece necessario un impedimento assoluto imputabile a causa ineluttabile. [...]".
Autore Teleconsul Editore S.p.A.Pubblicato il 18 novembre 2019 Categorie NEWS|PREVIDENZA