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Timestamp: 2020-02-29 04:33:54+00:00
Document Index: 108030261

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art.5', 'art. 5', 'art. 16', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 36', 'art. 38', 'art. 9', 'art. 36', 'art. 38', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 36', 'sentenza\n', 'art. 8', 'sentenza ', 'art.47']

Dall'esegesi dell'art. 5 della l. 84/1994 si evince che l'autorità portuale non detiene poteri specificamente pertinenti alla materia edilizia
L'art.5 della L. 84/1994 dispone al primo comma che “Nei porti ricompresi nelle circoscrizioni territoriali di cui all'articolo 6, comma 1, l'ambito e l'assetto complessivo dei porti costituenti il sistema, ivi comprese le aree destinate alla produzione industriale, all'attività cantieristica e alle infrastrutture stradali e ferroviarie, sono delimitati e disegnati dal piano regolatore di sistema portuale, che individua, altresì, le caratteristiche e la destinazione funzionale delle aree interessate”. Si tratta con tutta evidenza di una norma che attribuisce un potere esclusivamente pianificatorio all'A.P., funzionale all'attività produttiva dell'ente portuale, ma che non involge l'esercizio di poteri specificamente pertinenti alla materia edilizia.
Le concessioni di aree portuali non rientrano nell’ambito di applicazione delle direttive ue essendo concessioni di beni pubblici e non di servizi
Le concessioni di aree portuali non rientrano nell'ambito di applicazione delle direttive europee sulle concessioni trattandosi di classiche concessioni di bene pubblico demaniale e non quindi di concessioni di servizi.
Tutte le operazioni compiute in ambito portuale (imbarco, sbarco manipolazione trasformazioni industriali) sono esenti da dazi doganali. Tuttavia l'esenzione dal pagamento di dazi ed imposte concerne esclusivamente le merci e le operazioni commerciali svolte e non si estende anche alle imposte comunali sui cespiti.
Ai sensi dell'art. 5 della legge n. 84/1994, sono esclusi dall'esigenza di pianificazione portuale solamente i “porti turistici”, cioè porti aventi esclusivamente le funzioni turistica e da diporto, e non anche gli ambiti destinati alla nautica da diporto all'interno dei porti polifunzionali (“approdi turistici”).
La necessità del possesso di una specifica autorizzazione al ciclo delle operazioni portuali è giustificata dalla loro particolare rischiosità
La previsione legislativa di cui all'art. 16 del regolamento approvato con il decreto n. 87 del 2016, che impone, per effettuare il c.d. ciclo delle operazioni portuali, comprensiva di qualsiasi movimentazione delle merci, il possesso di una specifica autorizzazione, è giustificata dalla particolare rischiosità delle operazioni che si svolgono nel porto, costrette all'interno di uno spazio limitato, dove convergono operatori specializzati ma anche viaggiatori, e in generale, semplici cittadini, e che hanno ad oggetto anche materiali e merci pericolosi (si pensi, per un solo esempio, al carburante delle navi).
In materia di porti la normativa regolamentare statale quale il dpr n. 509/1997 cede il passo alla legislazione regionale, ove ad essa non conforme
Il DPR n. 509 del 1997, quale normativa statale anteriore alla riforma del titolo V della Costituzione di cui alla legge costituzionale n. 3 del 2001, deve confrontarsi con il nuovo testo dell'art. 117 Cost. in base al quale i “porti e aeroporti civili” sono oggetto di potestà legislativa regionale concorrente, il che implica che la normativa regolamentare statale (quale è il DPR n. 509 del 1997) cede il passo alla legislazione regionale, ove ad essa non conforme, avendolo Stato potestà regolamentare solo nelle materie di sua competenza esclusiva (art. 117, comma 6, Cost.).
Il parere della competente autorità marittima nel rilascio regionale delle concessioni portuali vale per la procedura ordinaria ex art. 36 cod. nav. non per quella d'urgenza ex art. 38
L'art. 9, comma 2, della L. n. 88 del 2001, reca "nell'esercizio delle funzioni amministrative afferenti il rilascio di concessioni di beni del demanio marittimo ricadenti nei porti di rilevanza economica regionale ed interregionale, le regioni acquisiscono, con riferimento alla compatibilità dell'uso delle aree e delle opere portuali con gli interessi marittimi, il parere della competente autorità marittima". Tale disposizione, facendo riferimento al rilascio delle concessioni, è pacificamente applicabile alla procedura ordinaria contemplata dall'art. 36 cod. nav.; e tuttavia deve escludersi che la stessa sia applicabile anche a quella d'urgenza disciplinata dall'art. 38 dello stesso codice.
Il concessionario non ha diritto di essere risarcito per l’omessa manutenzione del porto da parte dell’autorita’
L'art. 6 comma 4 lettera b) della l. 84/1994, nonché i successivi artt. 76 e 77, prevedono obblighi manutentivi generici, e non possono in alcun modo interpretarsi nel senso che i soggetti indicati, e in particolare l'Autorità portuale, debbano svolgere i lavori di manutenzione in modo da soddisfare le richieste specifiche di un particolare utilizzatore del porto, a pena di inadempimento della concessione da parte dell'autorità concedente e sua conseguente responsabilità risarcitoria.
Il provvedimento spettante al presidente dell'Autorità Portuale (nella specie, il diniego di ampliamento di concessione demaniale marittima) è illegittimo per incompetenza anche se approvato all'unanimità dal comitato e recante anche la firma del presidente, membro di diritto del comitato portuale ex art. 9 L. n. 84/1994.
L’ente portuale ha l'obbligo di ordinare lo sgombero dell'area concessa a chi si mostra incapace di adempiere alle obbligazioni pecuniarie poste a suo carico
L'art. 36 cod. nav. attribuisce all'ente portuale la potestà di consentire l'utilizzo del terreno e delle strutture demaniali a coloro che si mostrano in grado di rispondere alle esigenze del pubblico uso: per coloro che si sono qualificati come più volte incapaci di adempiere alle obbligazioni pecuniarie poste a loro carico dal titolo, deriva l'obbligo per l'autorità di liberare le aree dall'occupazione indebita in vista della loro riassegnazione a terzi soggetti capaci di far fronte agli oneri previsti in concessione.
Il presidente dell’autorita’ portuale non è tenuto a sentire il comitato portuale per ordinare lo sgombero in esecuzione di una sentenza
Ai sensi dell'art. 8 comma 3 lett. h) della legge 28.1.1994, n. 84, l'ordine di sgombero del concessionario deve essere assunto dopo aver udito il parere del comitato portuale, ma ciò vale solo per l'ordinario potere che la legge menzionata attribuisce al presidente dell'ente costiero, per cui non trova applicazione in sede di mera esecuzione della prescrizione derivante da una sentenza amministrativa.
I rapporti tra piano regolatore generale e piano portuale devono essere definiti tramite lo strumento dell'intesa tra tutti gli enti pubblici coinvolti
La regola per definire i rapporti tra piano regolatore generale e piano portuale è quella della intesa, l'adozione e le modifiche sia dei piani comunali sia dei piani speciali, come quello portuale, non sono possibili senza una previa intesa con le altre autorità coinvolte, costituendo l'intesa lo strumento previsto dall'ordinamento in uno spirito di collaborazione tra enti pubblici, mirante a dirimere i contrasti e a trovare accordi.
La concessione portuale non può essere rinnovata senza il positivo accertamento della permanenza dei requisiti in capo al concessionario
L'oggetto della legge n. 84/1994 è costituito da un fenomeno articolato, che viene chiamato sia “porto”, sia “area portuale”, per indicare rispettivamente il bene demaniale (l'infrastruttura di trasporto marittimo) e il territorio portuale, cioè l'insieme delle superfici oggetto del potere di intervento regolativo e pianificatorio dell'Autorità portuale.
Il risalente divieto di travaso di oli minerali sulla banchina non impedisce le operazioni di rifornimento
L'art.47 del D.M. 31.7.1934 vieta il travaso di olii minerali e derivati ammettendo il parcamento di fortuna per la nafta e petrolio agricolo, sicchè il divieto non è tassativo e generalizzato e comunque non riguardante il rifornimento, specie se “di fortuna” o comunque “eccezionale”. Il D.M. 31.07.1934 (molto risalente nel tempo) pone un divieto (sulle banchine dei porti) che non è possibile estendere all'attività di rifornimento di navi in sosta mediante autobotti: esso si riferisce infatti al “travaso di oli minerali e loro derivati”, il quale è operazione diversa dal rifornimento, da cui si tratta.
Ma siamo fatti tutti allo stesso modo: quando conosciamo qualcosa, non proviamo che disprezzo per quelli che non la conoscono (Mark Twain)