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Timestamp: 2018-11-13 06:58:20+00:00
Document Index: 170377059

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 14', 'art. 3', 'art.6', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 6']

LAZIO IGT | EUROPEAN WINES' GEOGRAPHICAL INDICATIONS -VINI EUROPEI CON INDICAZIONI GEOGRAFICHE-Sauro Avezza-
Lazio › LAZIO IGT
CIVITELLA DI AGLIANO I.G.T.
COLLI CIMINI I.G.T.
COSTA ETRUSCO ROMANA I.G.T.
FRUSINATE I.G.T.
VIGNETI CIVITELLA DI AGLIANO
L’indicazione geografica tipica “Anagni” è riservata ai vini che rispondono alle condizioni e ai requisiti prescritti dal presente disciplinare di produzione per le seguenti tipologie:
“Anagni” bianco
“Anagni” rosso.
I vini ad indicazione geografica tipica “Anagni” devono essere ottenuti dalle uve prodotte dai vigneti aventi, nell'ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica per le seguenti tipologie:
“Anagni” bianco:
Passerina e/o Malvasia puntinata dal 50% al 60%;
Bellone, Manzoni b., Grechetto b., Chardonnay da soli o congiuntamente massimo il 35%;
possono concorrere alla produzione di detto vino, altri vitigni a bacca bianca, idonei alla coltivazione per la Regione Lazio, da soli o congiuntamente, nella misura massima del 15%.
“Anagni” rosso:
Cabernet Sauvignon e/o Cabernet Franc minimo 50%;
Merlot massimo 25%;
Cesanese di Affile dal 10% al 20%;
possono concorrere alla produzione di detto vino, altri vitigni a bacca nera, idonei alla coltivazione per la Regione Lazio, da soli o congiuntamente, nella misura massima del 15%.
La zona di produzione delle uve atte alla produzione dei vini ad indicazione geografica tipica “Anagni” ricade nella provincia di Frosinone e comprende l’intero territorio del comune di
In provinci di Frosinine.
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini «Anagni» devono essere quelli tradizionali della zona e comunque atte a conferire alle uve e ai vini le specifiche caratteristiche di qualità.
Sono da considerarsi idonei alla coltivazione i terreni di natura vulcanica (tufi pozzolanici) o su substrati di arenaria miocenica in prevalenza, situati ad un’altitudine compresa tra 200 e 500 m. slm.
Le forme di allevamento consentite sono quelle idonee per la zona: a spalliera, controspalliera o pergola.
É vietato l'impianto delle viti secondo il sistema a «doppia posta».
I sesti di impianto, per i vigneti impiantati a partire dalla data pubblicazione del presente disciplinare di produzione, devono garantire un numero minimo di 4.000 ceppi per ettaro.
La produzione massima di uva ad ettaro e la gradazione minima naturale per tipologia di vino, sono le seguenti:
produzione uva t/ha: 12,00;
titolo alcolometrico volumico naturale minimo: 11,50%vol.
produzione uva t/ha: 11,00;
titolo alcolometrico volumico naturale minimo: 12,00%vol.
La Regione Lazio, con proprio decreto, sentite le organizzazioni di categoria interessate, di anno in anno, prima della vendemmia, tenuto conto delle condizioni ambientali di coltivazione, può modificare il limite massimo di produzione di uva per ettaro e il titolo alcolometrico volumico naturale minimo dandone immediata comunicazione al Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali– Comitato Nazionale per la Tutela e la Valorizzazione delle Denominazioni
di Origine e delle Indicazioni Geografiche Tipiche dei vini e all’organismo di controllo incaricato.
Le operazioni di vinificazione devono essere effettuate all’interno della zona delimitata nell’articolo 3.
La resa massima dell'uva in vino e la produzione massima di vino per ettaro, sono le seguenti:
produzione massima di vino hl/ha: 84
produzione massima di vino hl/ha: 77
Qualora la resa uva/vino superi i limiti di cui sopra, ma non oltre il 75%, l'eccedenza non ha diritto all’indicazione geografica.
sapore: asciutto, sapido, caratteristico dell’invecchiamento in botti di legno;
titolo alcolometrico volumico totale minimo 12,50% vol.;.
Nella etichettatura, designazione e presentazione dei vini di cui all'art. 1 è vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste dal presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi «fine», «scelto», «selezionato» e similari.
Nella designazione e presentazione dei vini, l’indicazione geografica tipica «Anagni» deve figurare l'annata di produzione delle uve.
I vini di cui all'art. 1 devono essere immessi al consumo in recipienti di volume nominale fino a 3 litri.
La zona geografica delimitata comprende l’intero territorio amministrativo del comune di Anagni in provincia di Frosinone e comprende la parte pianeggiante e le colline del bacino dell’alta valle del fiume Sacco.
I terreni dell’area sono riconducibili principalmente alle terre rosse, derivate dalla formazioni calcaree riferibili ai periodi geologici dal Triassico all’Eocene, con caratteristiche che le fanno distinguere nettamente da formazioni calcaree più recenti.
Si sono originate per decalcificazione di rocce sedimentarie calcaree e possono assumere caratteri fisici molto vari: si riscontrano, infatti, terre rosse pesanti con tessitura argillo-limosa, ma si possono anche riscontrare (poco diffuse) terre rosse sciolte aventi detriti di natura calcarea (rosse detritiche).
L’altitudine dei terreni coltivati a vite è compresa tra i 167 e i 500 m s.l.m. con pendenza variabile: l’esposizione generale è orientata verso ovest e sud-ovest.
Il clima dell’area è di tipo temperato di transizione ed è caratterizzato da precipitazioni medie annue di comprese tra i 1098 ed i 1233 mm, con aridità estiva e subaridità (pioggia 73-123 mm) variabili da 1 a 2 mesi. La temperatura media è compresa tra i 13,5 ed i 15,6°C: freddo prolungato ma non intenso da novembre ad aprile, con temperatura media inferiore ai 10°C per 3-4 mesi l’anno e temperatura media minima del mese più freddo dell’anno che oscilla tra 1,3 e 3,3° C.
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per consolidata tradizione hanno contribuito ad ottenere il vino “Anagni”.
Anche per il Medioevo si hanno diverse attestazioni, sia iconografiche che documentali, relative alla viticoltura. Sulla facciata della cattedrale di Anagni e negli affreschi della cripta si possono ammirare scene che si riferiscono chiaramente alla viticoltura.
Nello statuto medievale della città di Anagni e nella redazione del primo Cinquecento la vigna e la sua produzione erano tutelate con pene elevatissime, proprio per l’importanza sociale ed economica del vigneto, dell’uva e del vino
Anche in tempi recenti il vino di Anagni gode di buona fama: nel 1967 la pubblicazione di Luigi Volpicelli, dedicata alla “Cucina laziale”, riserva una sezione ai Vini del Lazio.
A proposito della provincia di Frosinone cita, oltre al “più celebre cesanese”, “il vino rosso del Marchese Colacicchi
di Anagni... che può competere, per gli arrosti, con ogni Bordeaux.”
le forme di allevamento, i sesti d’impianto e i sistemi di potatura, anche per i nuovi impianti:
sono quelle tradizionalmente consolidate in zona per la vinificazione vini bianchi complessi ed equilibrati ed in rosso di vini tranquilli e strutturati.
L’orografia prevalentemente collinare del territorio di produzione, l’esposizione generalmente ad ovest sud-ovest dei vigneti orientati e l’ubicazione degli stessi in zone particolarmente vocate alla coltivazione della vite, concorrono a determinare un ambiente adeguatamente ventilato e luminoso, favorevole ad una ottimale svolgimento delle funzioni vegeto-produttive della pianta.
La millenaria storia vitivinicola del comprensorio di Anagni, dall’epoca dei Romani, al medioevo, fino ai giorni nostri, attestata da numerosi documenti, è la fondamentale prova della stretta connessione ed interazione esistente tra i fattori umani e la qualità e le peculiari caratteristiche del vino “Anagni”
La IGT «Anagni» è stata riconosciuta con Decreto ministeriale del 25/10/2010.
Modifica Decreto 13 settembre 1996
La indicazione geografica tipica «Civitella d’Agliano», accompagnata o meno dalle specificazioni previste dal presente disciplinare di produzione, è riservata ai mosti e ai vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti in appresso indicati
Tipologie vini e relativa base ampelografica
L’Indicazione geografica tipica «Civitella d’Agliano» è riservata ai seguenti vini:
bianchi, anche nella tipologia frizzante,
con la specificazione del nome del vitigno di cui al presente articolo, anche nelle tipologie frizzante e novello, quest’ultimo limitatamente ai rossi.
I vini ad indicazione geografica tipica «Civitella d’Agliano», bianchi, rossi e rosati devono essere ottenuti da uve provenienti da vigneti composti, nell’ambito aziendale, da uno o più dei vitigni a bacca di colore corrispondente, idonei alla coltivazione per la Regione Lazio ed iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino, approvato con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti, riportati nell’allegato 1 del presente disciplinare.
L’indicazione geografica tipica «Civitella d’Agliano» con la specificazione di uno dei seguenti vitigni:
Grechetto rosso,
è riservata ai vini ottenuti da uve provenienti da vigenti composti, nell’ambito aziendale, per almeno l’85% dal corrispondente vitigno.
Possono concorrere, da sole o congiuntamente, alla produzione dei mosti e vini sopra indicati, le uve dei vitigni a bacca di colore analogo, fino ad un massimo del 15%.
Nella designazione e presentazione dei vini a indicazione geografica tipica «Civitella d’Agliano» è consentito utilizzare il riferimento in etichetta al nome di 2 o 3 vitigni idonei alla coltivazione per la Regione Lazio, iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino, approvato con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti, riportati nell’allegato 1 del presente disciplinare a condizione che:
- il vino derivi esclusivamente da uve prodotte dai due o tre vitigni ai quali si vuole fare riferimento;
- il quantitativo di uva prodotta da ciascuno dei vitigni deve essere comunque superiore al 15% del totale;
- la produzione massima di uva per ettaro di vigneto in coltura specializzata, nell’ambito aziendale, di ciascuno dei due o tre vitigni interessati non superi il corrispondente limite fissato dall’articolo 4 del presente disciplinare di produzione;
- il titolo alcolometrico volumico naturale minimo delle uve ottenute da ciascuno dei due o tre vitigni non sia inferiore al corrispondente limite fissato dall’articolo 4 del presente disciplinare di produzione;
- l’indicazione deve essere riportata in etichetta in ordine decrescente rispetto all’effettivo apporto delle uve da essi ottenute e in caratteri delle stesse dimensioni.
La zona di produzione delle uve per l’ottenimento dei mosti e dei vini atti ad essere designati con la indicazione geografica tipica «Civitella d’Agliano» comprende l’intero territorio amministrativo di
«Civitella d’Agliano» bianco: 18,00 t/ha;
«Civitella d’Agliano» rosso e rosato: 17,00 t/ha.
Le uve destinate alla produzione dei vini ad indicazione geografica tipica «Civitella d’Agliano», seguita o meno dal riferimento al vitigno, devono assicurare ai vini un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di:
«Civitella d’Agliano» bianco:9,00% vol.;
«Civitella d’Agliano» rosso: 9,00% vol.;
«Civitella d’Agliano» rosato: 9,00% vol.
I vini a indicazione geografica tipica «Civitella d’Agliano», anche con la specificazione del nome del vitigno, all'atto dell'immissione al consumo, devono avere le seguenti caratteristiche:
«Civitella d’Agliano» bianco:
colore: giallo, a volte tendente al dorato o al verdognolo;
sapore: tipico, secco, sapido;
«Civitella d’Agliano» rosso
colore: rosso rubino più o meno carico tendente al granato con l'invecchiamento;
«Civitella d’Agliano» rosso novello:
« Civitella d’Agliano » rosato:
colore: rosato cerasuolo più o meno intenso;
sapore: armonico, delicato, vellutato;
I vini a indicazione geografica tipica «Civitella d’Agliano» con la specificazione del nome del vitigno, all'atto dell'immissione al consumo, oltre alle caratteristiche sopra specificate per i vini del corrispondente colore, devono presentare le caratteristiche organolettiche proprie del vitigno.
Alla indicazione geografica tipica «Civitella d’Agliano» è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste nel presente disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi extra, fine, scelto, selezionato, superiore e similari.
L’indicazione geografica tipica «Civitella d’Agliano», ai sensi dell’art. 14 del DLgs 61/2010, può essere utilizzata come ricaduta per i vini ottenuti da uve prodotte da vigneti coltivati nell’ambito del territorio delimitato nel precedente articolo 3 e iscritti allo schedario viticolo per le relative denominazioni di origine, a condizione che i vini per i quali si intende utilizzare l’indicazione geografica tipica di cui trattasi abbiano i requisiti previsti per una o più delle tipologie di cui al presente disciplinare.
La zona geografica delimitata comprende l’intero territorio amministrativo del comune di Civitella D’Agliano in provincia di Viterbo ed è composta dalla parte pianeggiante e dalle colline del bacino dell’alta valle del fiume Tevere.
I terreni dell’area, di origine vulcanica, originati da due complessi vulcanici risalenti al periodo geologico del Pliocene, sono caratterizzati da tufi leuciti basali e tufi leucitico-tefritici, con fenoplasti pirossenici, abbondanti pomici e piccoli brandelli di roccia di varia natura.
L’altitudine dei terreni coltivati a vite è compresa tra i 72 e i 365 m s.l.m. con pendenza variabile; l’esposizione generale è orientata verso est, sud-est.
Il clima dell’area delimitata ricade nella regione temperata con caratteristiche riconducibili al termotipo collinare inferiore/superiore – umido inferiore con precipitazioni medie annue comprese tra i 775 ed i 1214 mm, con debole aridità estiva (pioggia 112-152 mm) nei mesi di luglio-agosto e sporadicamente a giugno.
La temperatura media è compresa tra i 12,4 ed i 13,8°C: freddo prolungato da ottobre a maggio, con temperatura media inferiore ai 10°C per 4-5 mesi l’anno e temperatura media minima del mese più freddo dell’anno che oscilla tra 1,9 e 2,9° C.
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per consolidata tradizione hanno contribuito ad ottenere il vino “Civitella D’Agliano”.
Negli Atti dell’inchiesta sulla condizione della classe agricola (1883) sono indicati come maggiormente coltivati i vitigni a bacca bianca Verdello, Procanico e Grechetto ed a bacca rossa Aleatico; ancora oggi questi vitigni rientrano nella base ampelografica dell’IGT.
La millenaria storia vitivinicola della regione, dall’epoca degli Etruschi, al medioevo, fino ai giorni nostri, attestata da numerosi documenti, è la fondamentale prova della stretta connessione ed interazione esistente tra i fattori umani e la qualità e le peculiari caratteristiche del vino “Civitella D’Agliano”
Ovvero è la testimonianza di come l’intervento dell’uomo abbia, nel corso dei secoli, plasmato e valorizzato il particolare territorio tramandando le tecniche di coltivazione della vite e le pratiche enologiche tradizionali, le quali, nell’epoca moderna e contemporanea sono state migliorate ed affinate, grazie anche all’indiscusso progresso scientifico e tecnologico, fino ad ottenere gli attuali rinomati vini.
La IGT «Civitella D’Agliano» è stata riconosciuta con Decreto ministeriale del 22 novembre 1995.
La indicazione geografica tipica «Colli Cimini», accompagnata o meno dalle specificazioni previste dal presente disciplinare di produzione, è riservata ai mosti e ai vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti in appresso indicati.
La indicazione geografica tipica «Colli Cimini» è riservata ai seguenti vini:
bianco novello;
bianco vendemmia tardiva;
con la specificazione del nome di uno, due o tre vitigni, anche nelle tipologie
frizzante per i bianchi, rossi e rosati,
passito e vendemmia tardiva limitatamente ai bianchi,
novello limitatamente ai rossi e ai bianchi.
I vini ad indicazione geografica tipica «Colli Cimini» devono essere ottenuti da uve provenienti da vigneti composti, nell'ambito aziendale, da uno o più dei vitigni idonei alla coltivazione per la Regione Lazio ed iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino, approvato con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti, riportati nell’allegato 1 del presente disciplinare.
L'indicazione geografica tipica «Colli Cimini» con la specificazione di uno dei vitigni idonei alla coltivazione per la Regione Lazio è riservata ai vini ottenuti da uve provenienti da vigneti composti, nell'ambito aziendale, per almeno l'85% dai corrispondenti vitigni.
Possono concorrere, da sole o congiuntamente, alla produzione dei mosti e vini sopra indicati, le uve di altri vitigni idonei alla coltivazione per la Regione Lazio, fino ad un massimo del 15%.
Nella designazione e presentazione dei vini a indicazione geografica tipica «Colli Comini» è consentito utilizzare il riferimento in etichetta al nome di 2 o 3 vitigni idonei alla coltivazione per la Regione Lazio, iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino, approvato con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti, riportati nell’allegato 1 del presente disciplinare a condizione che:
il titolo alcolometrico volumico naturale minimo delle uve ottenute da ciascuno dei due vitigni non sia inferiore al corrispondente limite fissato dall'Art. 4 del presente disciplinare di produzione;
l'indicazione dei vitigni deve essere riportata in etichetta in ordine decrescente rispetto all'effettivo apporto delle uve da essi ottenute e in caratteri delle stesse dimensioni.
La zona di produzione delle uve per l’ottenimento dei mosti e dei vini atti ad essere designati con la indicazione geografica tipica «Colli Cimini» comprende il territorio amministrativo dei comuni di
Bassano in Teverina, Canepina, Capranica, Caprarola, Carbognano, Corchiano, Fabrica di Roma, Gallese, Ronciglione, Seriano nel Cimino, Sutri, Vallerano, Vasanello, Vignanello
La produzione massima di uva per ettaro di vigneto in coltura specializzata, nell'ambito aziendale, non deve essere superiore, anche con la specificazione del o dei vitigni, per i vini ad indicazione geografica tipica:
«Colli Cimini» bianco: 21,00 t/ha;
«Colli Cimini» rosso e rosato: 20,00 t/ha;
«Colli Cimini» passito e vendemmia tardiva: 8,00 t/ha.
Le uve destinate alla produzione dei vini ad indicazione geografica tipica «Colli Cimini», seguita o meno dal riferimento al vitigno, devono assicurare ai vini un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di:
«Colli Cimini» bianco: 9,00% vol.;
«Colli Cimini» rosso: 9,00% vol.;
«Colli Cimini» rosato: 9,00% vol.;
«Colli Cimini» passito: 16,00% vol.;
«Colli Cimini» vendemmia tardiva:15,00% vol.
Le operazioni di vinificazione, devono essere effettuate all'interno della zona di produzione come definita dall' art. 3.
E’ fatta salva la deroga prevista all’art.6, comma 4, secondo capoverso, del Regolamento CE n. 607/2009 per effettuare la vinificazione al di fuori della zona delimitata fino al 31 dicembre 2012
La resa massima dell'uva in vino finito, pronto per il consumo, non deve essere superiore al 80% per tutti i tipi di vino ad eccezione del passito e vendemmia tardiva che non deve essere superiore al
I vini a indicazione geografica tipica «Colli Cimini», anche con la specificazione del o dei nomi del vitigni,all'atto dell'immissione al consumo, devono avere le seguenti caratteristiche:
«Colli Cimini» bianco:
sapore: dal secco al dolce, tipico, sapido, a volte vivace;
«Colli Cimini» bianco novello:
sapore: da secco ad abboccato, tipico, sapido, a volte vivace;
«Colli Cimini» bianco passito:
titolo alcolometrico volumico svolto minimo: 9,00% vol.;
«Colli Cimini» bianco vendemmia tardiva:
sapore: dal secco al dolce, caratteristico, sapido;
«Colli Cimini» rosso:
sapore: dal secco al dolce, armonico, tipico, a volte vivace;
«Colli Cimini» rosso novello:
sapore: dal secco ad abboccato, armonico, tipico, a volte vivace;
«Colli Cimini» rosato:
sapore: dal secco al dolce, armonico, delicato, vellutato, a volte vivace;
I vini a indicazione geografica tipica «Colli Cimini» con la specificazione del/i nome/i del/i vitigno/i, all'atto dell'immissione al consumo, oltre alle caratteristiche sopra specificate per i vini del corrispondente colore, devono presentare le caratteristiche organolettiche proprie del vitigno.
Alla indicazione geografica tipica «Colli Cimini» è consentito l'uso del termine amabile, abboccato e dolce (solo per la tipologia «Colli Cimini» bianco passito) nel rispetto della normativa vigente.
E' vietata, tuttavia, l'aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste nel presente disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi extra, fine, scelto, selezionato, superiore e similari.
L’indicazione geografica tipica «Colli Cimini» può essere utilizzata come ricaduta per i vini ottenuti da uve prodotte da vigneti coltivati nell’ambito del territorio delimitato nel precedente art. 3 ed iscritti nello schedario viticolo dei vini a denominazione di origine, a condizione che i vini per i quali si intende utilizzare la indicazione geografica tipica di cui trattasi, abbiano i requisiti previsti per una o più delle tipologie di cui al presente disciplinare.
La zona geografica delimitata comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni di Bassano in Teverina, Canepina, Capranica, Caprarola, Carbognano, Corchiano, Fabrica di Roma, Gallese, Ronciglione, Soriano nel Cimino, Sutri, Vallerano, Vasanello, Vignanello in provincia di Viterbo ed è composta dai versanti meno acclivi e dalle parti pianeggianti poste alle pendici dei monti Cimini dalla parte pianeggiante dell’alta valle del fiume Tevere.
I terreni dell’area sono riconducibili a due principali unità geologiche: le formazioni sedimentarie e le formazioni vulcaniche. Nella prima, prima presente nelle aree pianeggianti della valle del Tevere, si hanno i sedimenti marini del Pliocene e Pleistocene inferiore oltre ai depositi continentali e alle alluvioni recenti.
Nella seconda, le manifestazioni vulcaniche del complesso Cimino della fine del Pliocene caratterizzate da fenomeni esplosivi, hanno generato terreni formati da vari tipi di tufo.
L'attività esplosiva ha diffuso anche a grande distanza ceneri e lapilli che, hanno dato origine alle cosi dette rocce piroclastiche che si sovrapposero alle argille ed alle sabbie marine della valle del Tevere
L’altitudine dei terreni coltivati a vite è compresa tra i 33 e i 500 m s.l.m. con pendenza variabile: l’esposizione generale è orientata verso ovest e sud-ovest.
Il clima dell’area è di tipo temperato di transizione ed è caratterizzato da precipitazioni medie annue di comprese tra i 954 ed i 1166 mm, con aridità estiva non molto pronunciata (pioggia 103-163 mm) nei mesi di luglio e agosto. La temperatura media è di 14,2°C: freddo intenso che si prolunga da ottobre a maggio, con temperatura media inferiore ai 10°C per 4 mesi l’anno e temperatura media minima del mese più freddo inferiore alle 0°C (0,3° C).
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per consolidata tradizione hanno contribuito ad ottenere il vino “Colli Cimini”.
Ad opera dei Romani la coltivazione della vite ebbe maggiore espansione e continuò e si amplio sotto lo Stato della Chiesa. Il Moroni, nel Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica del 1860, riporta numerose notizie circa la produzione di vino nell’area delimitata. Per Canepina scrive “produce copiosa quantità di castagne, vino”, per Capranica “..produce in abbondanza ottimo vino..”, per Carbognano “..produce ottimo vino, che si conserva in fresche grotte fuori e dentro il paese..”, per Corchiano “..esistono molte fresche grotte, incavate nel tufo, che servono da cantine..” per Gallese scrive “..produce di tutto e in abbondanza, grano, granturco, vino..” ed infine per Vignanello “..il territorio precipuamente produce vino squisito, che gareggia coll’orvietano, ed è la più grande risorsa sua, massima in quest’ultimi anni, per essere stato quasi esente dalla deplorevole infezione delle viti, ne commercia con Roma e altrove.”
La zona con spiccata attitudine viticola (media collina e terre vulcaniche), e la base ampelografica composta in prevalenza da vitigni laziali, e comunque ampia, permette di produrre vini tipici ed inconfondibili
Negli Atti dell’inchiesta sulla condizione della classe agricola (1883) sono indicati come maggiormente coltivati i vitigni a bacca bianca Bello, Greco, Moscatello, Petino, Procanico, Romanesco e Rossetto ed a bacca rossa Aleatico, Cannaiola, Porcina e Prugnolo.
In particolare tutti i vini, sia bianchi che rossi, presentano caratteristiche chimico-fisiche equilibrate in tutte le tipologie, mentre al sapore e all’odore si riscontrano aromi prevalenti tipici dei vitigni.
La millenaria storia vitivinicola della regione, dall’epoca degli Etruschi, al medioevo, fino ai giorni nostri, attestata da numerosi documenti, è la fondamentale prova della stretta connessione ed interazione esistente tra i fattori umani e la qualità e le peculiari caratteristiche del vino “Colli Cimini”
La IGT «Colli Cimini» è stata riconosciuta con Decreto ministeriale del 22 novembre 1995.
L'indicazione geografica tipica «Costa Etrusco Romana» è riservata ai vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione per le seguenti tipologie:
«Costa Etrusco Romana» Bianco;
«Costa Etrusco Romana» Rosso;
«Costa Etrusco Romana» Fiano;
«Costa Etrusco Romana» Malvasia Puntinata
«Costa Etrusco Romana» Vermentino;
«Costa Etrusco Romana» Chardonnay;
«Costa Etrusco Romana» Sangiovese;
«Costa Etrusco Romana» Merlot;
«Costa Etrusco Romana» Syrah;
«Costa Etrusco Romana» Cabernet Sauvignon.
I vini ad indicazione geografica tipica «Costa Etrusco Romana» devono essere ottenuti dalle uve prodotte dai vigneti aventi, nell'ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica per le seguenti tipologie:
Costa Etrusco Romana bianco:
Malvasia puntinata e/o Vermentino minimo 60%,
con la presenza dell'uno o dell'altro vitigno non inferiore al 25%.
Fiano e/o Chardonnay massimo 25%,
possono concorrere alla produzione di detto vino, altri vitigni a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione per la Regione Lazio, da soli o congiuntamente, nella misura massima del 15%.
Costa Etrusco Romana rosso:
Montepulciano e/o Sangiovese minimo 60%,
con la presenza dell'uno o dell'altro vitigno non inferiore al 25%;
Merlot massimo 25%,
L'indicazione geografica tipica «Costa Etrusco Romana», con la specificazione del vitigno, e' riservata ai vini ottenuti da uve provenienti da vigneti composti, nell'ambito aziendale, per almeno l'85% dai sottoelencati vitigni:
possono concorrere alla produzione di detti vini sopra indicati, altri vitigni idonei alla coltivazione per la Regione Lazio, da soli o congiuntamente, nella misura massima del 15%.
La zona di produzione delle uve atte alla produzione dei vini ad indicazione geografica tipica «Costa Etrusco Romana» ricade nella provincia di Roma e comprende l'intero territorio dei comuni di
Cerveteri, Ladispoli, S. Marinella, Fiumicino e Tolfa.
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini di cui all'art. 2 devono essere quelli tradizionali della zona e comunque atte a conferire alle uve e ai vini le specifiche caratteristiche di qualità.
«Costa Etrusco Romana» Bianco:
12,00 t/ha, 11,00% vol.;
«Costa Etrusco Romana» Rosso:
11,00 t/ha, 11,50% vol.;
«Costa Etrusco Romana» Fiano:
«Costa Etrusco Romana» Malvasia Puntinata:
«Costa Etrusco Romana» Vermentino:
«Costa Etrusco Romana» Chardonnay:
«Costa Etrusco Romana» Sangiovese:
«Costa Etrusco Romana» Merlot:
«Costa Etrusco Romana» Syrah:
«Costa Etrusco Romana» Cabernet Sauvignon:
11,00 t/ha, 11,50% vol.
Le operazioni di vinificazione devono essere effettuate all'interno della zona delimitata nell'art. 3.
La resa massima dell'uva un vino finito, pronto per il consumo, non deve essere superiore al 75%, per tutti i tipi di vino di cui all'art. 2.
I vini a Indicazione Geografica Tipica «Costa Etrusco Romana», anche con la specificazione di vitigno, all'atto dell'immissione al consumo devono avere le seguenti caratteristiche:
«Costa Etrusco Romana» Syrah
All'indicazione geografica tipica «Costa Etrusco Romana» è vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste nel presente disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi extra, fine, scelto, selezionato, superiore e similari.
Nella designazione e presentazione del vino ad Indicazione Geografica Tipica «Costa Etrusco Romana» deve figurare l'annata di produzione delle uve.
I vini di cui all'art. 2 devono essere immessi al consumo soltanto in recipienti di vetro di volume nominale fino 0,750 litri chiusi con tappatura raso bocca.
E' consentito l'utilizzo di bottiglie di vetro (magnum) da 3 litri.
La zona geografica delimitata comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni di Cerveteri, Fiumicino, Ladispoli, Santa Marinella e Tolfa in provincia di Roma, ed è composta dal litorale laziale e dalle colline retrostanti poste tra la foce del fiume Tevere ed i monti della Tolfa
L’andamento del territorio retrostante il litorale è caratterizzato da un aspetto collinare, ma spesso addolcito da grandi pianori tufacei, dovuti ad una attività eruttiva di tipo lineare del sistema sabatino, che ha dato luogo a pareti scoscese con declivi e versanti alquanto arrotondati che si raccordano in valli poco solcate ed incise da fossi o torrenti. Conseguentemente la genesi del territorio è segnata da una lunga vicenda geologica scandita da tre fasi di vulcanesimo che risalgono rispettivamente all’Eocene, al Miocene e al Quaternario: queste hanno originato nel medesimo comprensorio tre settori a caratteristiche morfologiche differenziate e quindi tre tipi di terreni.
Una serie di picchi quasi tutti di tipo trachitico rappresentano i punti più alti (e geologicamente più antichi) dove le cime più elevate possono talora superare i 600 m s.l.m. (M. delle Grazie, M. della Frombola e M. Sassicari), al contrario la Montagnola e la Tolfaccia rappresentano due cupole laviche isolate, mentre il pianoro di Pian Sultano risulta composto, almeno superficialmente da un grande piastrone di travertino.
Si riscontrano di conseguenza: terreni del Pliocene Superiore e Pleistocene composti da prodotti tardovulcanici (lave in domi, ignimbriti e tufi); terreni del Miocene Superiore – Pliocene composti da argille grigie e sabbie argillose: questi terreni sono sovrastati da quattro piccole acropoli (i “Piani”) del Quaternario (ignimbriti e tufi) riferibili all’apparato vulcanico sabatino; terreni che risalgono al Cretaceo Superiore composto da argilliti brune con alternanze di calcari (marnosi e silice).
Nel litorale, di origine alluvionale ed interessato parzialmente dalle formazioni vulcaniche sono presenti: terreni derivanti da dune antiche e dune costiere di sabbie consolidate (sabbie di litorale marino o di litorale lacustre); terreni composti da sabbie con marne ed argille, depositi alluvionali antichi con ghiaia e sabbie più o meno argillose con depositi palustri e lacustri; terreni derivanti da depositi vulcanici come le piroclastici, le pozzolane nere e le pozzolane rosse.
L’altitudine dei terreni coltivati a vite è compresa tra i 2 e i 567 m s.l.m. con pendenza variabile: l’esposizione generale è orientata verso ovest e sud-ovest.
Il clima dell’area è di tipo mediterraneo di transizione ed è caratterizzato da precipitazioni medie annue comprese tra i 810 ed i 940 mm, con aridità estiva presente giugno, luglio, agosto (pioggia 73-123 mm) e sporadicamente anche a maggio. La temperatura media è compresa tra i 14,8 ed i 15,6°C: freddo prolungato ma non intenso da novembre ad aprile, con temperatura media inferiore ai 10°C per 3-4 mesi l’anno e temperatura media minima del mese più freddo dell’anno che oscilla tra 2,3 e 4,0° C.
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per consolidata tradizione hanno contribuito ad ottenere il vino “Costa Etrusca Romana”.
I georgici latini citano più volte il vino del Ceretano: Marziale ricorda il vino caeretanus come ottimo e che assomigliava al Setino vecchio e di buona qualità, e anche Columella celebra l’antica Cere per il suo vino squisito.
Col passare dei secoli la coltivazione della vite ha avuto sempre un ruolo molto importante nell’economia agraria della regione come testimoniano, ad esempio, gli statuti delle principali città come quello della città di Civitavecchia, emanato nel 1451, che conteneva ben 20 capitoli che regolamentavano la produzione ed il commercio del vino, ed in particolare prevedevano l’epoca della vendemmia, pene per i danneggiatori delle vigne e le misure che dovevano usare i Tavernari per la vendita.
Nella Storia di Civitavecchia dalla sua origine fino all'anno 1848, Vincenzo Annovazzi scrive “non vè dubbio che il suo territorio sia molto acconcio per qualunque specie di coltura , ed in particolar modo per quella delle viti.
Nell’Inchiesta Jacini, Atti della Giunta per la Inchiesta Agraria e sulle condizioni della classe agricola (1883), si riportano aumenti di superfici a vigneto nei comuni di Cerveteri con varietà principali Uva Grassa, Buccia dura, Verdello, Spagnuola e Procanico e Tolfa (Pergolese e Aleatico).
anche per i nuovi impianti: sono quelli tradizionali e tali da perseguire la migliore e razionale disposizione sulla superficie delle viti, sia per agevolare l’esecuzione delle operazioni colturali, sia per consentire la razionale gestione della chioma.
le pratiche relative all’elaborazione dei vini
L’orografia prevalentemente collinare del territorio di produzione, l’esposizione generalmente ad ovest sud-ovest dei vigneti e l’ubicazione degli stessi in zone particolarmente vocate alla coltivazione della vite, concorrono a determinare un ambiente adeguatamente ventilato e luminoso, favorevole ad una ottimale svolgimento delle funzioni vegeto-produttive della pianta.
La millenaria storia vitivinicola della regione, dall’epoca degli Etruschi, al medioevo, fino ai giorni nostri, attestata da numerosi documenti, è la fondamentale prova della stretta connessione ed interazione esistente tra i fattori umani e la qualità e le peculiari caratteristiche del vino “Costa Etrusca Romana”.
La IGT «Costa Etrusca Romana» è stata riconosciuta con Decreto ministeriale del 20 settembre 2011.
Decreto 09 agosto 2010
I vini a indicazione geografica tipica «Frusinate» o «del Frusinate», anche con la specificazione del/i nome/i del/i vitigno/i, all'atto dell'immissione al consumo, devono avere le seguenti caratteristiche:
«Frusinate» o «del Frusinate» bianco:
«Frusinate» o «del Frusinate» rosso:
E’ prevista la tipologia novello e frizzante.
«Frusinate» o «del Frusinate» rosato:
«Frusinate» o «del Frusinate» passito:
colore: rosso più o meno carico tendente al granato con l'invecchiamento;
sapore: dolce, armonico
I vini a indicazione geografica tipica «Frusinate» o «del Frusinate» con la specificazione del/i nome/i del/i vitigno/i, all'atto dell'immissione al consumo, oltre alle caratteristiche sopra specificate per i vini del corrispondente colore, devono presentare le caratteristiche organolettiche proprie del vitigno.
L'Indicazione geografica tipica “Frusinate o del Frusinate” può essere utilizzata come ricaduta per i vini ottenuti da uve prodotte da vigneti coltivati nell'ambito del territorio delimitato nel precedente art. 3 e iscritti nello schedario viticolo per le corrispondenti Denominazione di origine, a condizione che i vini per i quali si intende utilizzare l'Indicazione geografica tipica di cui trattasi abbiano i requisiti previsti per una o più delle tipologie
di cui al presente disciplinare.
La zona geografica delimitata comprende l’intero territorio amministrativo della provincia di Frosinone. La struttura morfologica è caratterizzata dai due sistemi vallivi ortogonali dei fiumi Sacco e Liri (definiti complessivamente Valle Latina) e da un territorio prevalentemente montuoso-collinare, costituito dai versanti occidentali della catena dei monti Simbruini - Ernici e quelli orientali della catena dei monti Lepini-Ausoni- Aurunci.
I terreni della provincia sono riconducibili ad una litologia propria dell'ambiente della piattaforma carbonatica laziale-abruzzese: sono presenti calcari altamente permeabili per fratturazione e carsismo, alle quote più elevate calcari compatti (calcari dolomitici e travertini) e calcari marnosi e le arenarie nella fascia collinare. La parte pianeggiante di origine alluvionale, caratterizzata dalle terre rosse, e contornata terrazzi alluvionali degradanti di formazione quaternaria relativamente recente, formati da depositi di argille e di ghiaie, con affioramenti di terreni argillosi sciolti colluviali; più a monte, lungo il versante orientale, da terrazzi alluvionali più antichi con apporti colluviali, interessati da incisioni vallive e da depositi detritici di conoidi pedemontane, formanti sistemi collinari a ridosso dei rilievi montuosi calcarei appenninici. Nella parte meridionale i terrazzi alluvionali cedono il posto a basse formazioni collinari di antica origine (Miocene) costituite da flysch argillosomarnoso- arenaceo.
L’altitudine dei terreni coltivati a vite è compresa tra i 12 e i 980 m s.l.m. con pendenza variabile: l’esposizione generale è orientata verso ovest e sud-ovest.
Il clima dell’area è di tipo temperato di transizione ed è si può suddividere in quattro regioni fitoclimatiche con condizioni meteorologiche omogenee: quella dell’alta collina dove il clima è di tipo temperato (termotipo collinare superiore e termotipo collinare inferiore/superiore – umido superiore), quella meno acclive dove il clima è di tipo temperato di transizione (termotipo collinare inferiore) e quella pianeggiante dove il clima è sempre di tipo mediterraneo di transizione ma con termotipo mesomediterraneo inferiore.
Il termotipo collinare superiore ed è caratterizzato da precipitazioni medie annue di comprese tra i 1098 ed i 1233 mm, con aridità estiva e subaridità (pioggia 96-130 mm) variabili da 1 a 2 mesi. La temperatura media è compresa tra i 12,5 ed i 14,6°C: freddo prolungato da novembre ad aprile, con temperatura media inferiore ai 10°C per 3-4 mesi l’anno e temperatura media minima del mese più freddo dell’anno che oscilla tra 1,9 e 3,3° C
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per consolidata tradizione hanno contribuito ad ottenere il vino “Frusinate o del Frusinate”.
La coltivazione della vite nell’area del Frusinate ha origini antichissime, ad opera delle popolazioni successivamente inglobate dai Romani. L’ideale linea di congiunzione fra la viticoltura etrusca e quella greca è ben visibile nel territorio delimitato: infatti, nella parte centrale e settentrionale della provincia di Frosinone, è possibile ancora oggi imbattersi in viti maritate a tutori vivi o lasciate correre su festoni alti sul terreno.
Col passare dei secoli la coltivazione della vite ha avuto sempre un ruolo molto importante nell’economia agraria della regione come testimoniano, ad esempio, gli statuti delle principali città o gli archivi dei monasteri che sorgono ancora oggi numerosi nella zona.
La rete dei monasteri benedettini, costituita da abbazie e piccoli monasteri sparsi sul territorio, contribuì non poco allo
sviluppo dell’agricoltura in generale e della viticoltura in particolare.
Nel 1595 il Bacci nell’ opera De naturali vinorum historia cita i vini di Anagni “che bastavano quattro anni..” e nel 1756 il Passeroni parlando di Arpino riporta “..la bontà del vino.”.
Il Rampoldi nella Corografia dell’Italia, riporta numerose notizie circa la produzione di vino nell’area delimitata: per Alatri “..i dintorni abbondano di ulivi e di viti”, per Alvito scrive “.. il territorio è ubertoso di viti”, per Casalvieri “ed ubertosa di buoni oli e di prelibati vini”, per Ceccano “..sito fertile di cereali e di viti” e per Cervaro “..fruttifero di viti”. Il Giornale di scienze mediche (1848) descrivendo i vini della provincia di Terra di Lavoro riporta “..ottimi sono quelli di Arpino, e lodatissimi quelli dei terreni di Alvito”.
Negli Atti dell’inchiesta sulla condizione della classe agricola (1883) l’autore, descrivendo l’agricoltura del circondario di Sora, riporta “La ricchezza agricola principale di questa regione è costituita dalla coltura della vite, che è diffusissima in quasi tutti i comuni del circondario..”
Sempre negli Atti dell’inchiesta sulla condizione della classe agricola sono censiti oltre 50 vitigni e sono indicati come maggiormente coltivati i vitigni a bacca bianca Buonvino, Capolongo, Pampanaro, Passerina, Romanesco e Trebbiano verde ed a bacca rossa Cesanese affilano, Cesanese nostrale, Lecinaro, Olivella e Tagliaferro.
La millenaria storia vitivinicola della regione, dall’epoca dei Volsci e dei Romani, al medioevo, fino ai giorni nostri, attestata da numerosi documenti, è la fondamentale prova della stretta connessione ed interazione esistente tra i fattori umani e la qualità e le peculiari caratteristiche del vino “Frusinate o del Frusinate”
La IGT «Frusinate o del Frusinate» è stata riconosciuta con Decreto ministeriale del 22 novembre 1995.
Rettifica Decreto 29 settembre 2010
L'Indicazione geografica tipica «Lazio», accompagnata o meno dalle specificazioni previste dal presente disciplinare di produzione, è riservata ai mosti e vini che rispondono alle condizioni e ai requisiti appresso indicati.
L’Indicazione geografica tipica “Lazio” è riservata ai seguenti vini:
bianco, anche nella tipologia frizzante, spumante, passito e vendemmia tardiva;
rosso, anche nella tipologia novello, frizzante, spumante, passito e vendemmia tardiva;
rosato, anche nella tipologia frizzante, spumante, passito e vendemmia tardiva;
con la specificazione del nome del/i vitigno/i, anche nelle tipologie spumante, vendemmia tardiva,
frizzante, passito e novello, quest’ultimo limitatamente ai rossi.
I vini a Indicazione geografica tipica “Lazio” bianchi, rossi, rosati, passito, vendemmia tardiva e spumante devono essere ottenuti da uve provenienti da vigneti composti, nell’ambito aziendale, da uno o più vitigni idonei alla coltivazione per la Regione Lazio, ed iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino, approvato con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti, riportati nell’allegato 1 del presente disciplinare.
L’Indicazione geografica tipica “Lazio”, con la specificazione di uno dei vitigni idonei alla coltivazione per la Regione Lazio, è riservata ai vini ottenuti da uve provenienti da vigneti composti, nell’ambito aziendale, per almeno l’85% dal corrispondente vitigno.
Possono concorrere, da sole, o congiuntamente, alla produzione dei mosti e vini sopra indicati, le uve di altri vitigni, idonei alla coltivazione per la Regione Lazio, fino ad un massimo del 15%.
Nella designazione e presentazione dei vini a indicazione geografica tipica «Lazio» è consentito utilizzare il riferimento in etichetta al nome di 2 o 3 vitigni idonei alla coltivazione nella regione Lazio iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino, approvato con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti, riportati nell’allegato 1 del presente disciplinare a condizione che:
il vino derivi esclusivamente da uve prodotte dai due o tre vitigni ai quali si vuole fare riferimento; la produzione massima di uva per ettaro di vigneto in coltura specializzata, nell’ambito aziendale, di ciascuno dei due o tre vitigni interessati non superi il corrispondente limite fissato dall’articolo 4 del presente disciplinare di produzione;
il titolo alcolometrico volumico naturale minimo delle uve ottenute da ciascuno dei due o tre vitigni non sia inferiore al corrispondente limite fissato dall’articolo 4 del presente disciplinare di produzione;
l’indicazione deve essere riportata in etichetta in ordine decrescente rispetto all’effettivo apporto delle uve da essi ottenute e in caratteri delle stesse dimensioni.
La zona di produzione delle uve per l’ottenimento dei mosti e dei vini atti ad essere designati con l’ indicazione geografica tipica “Lazio” comprende l’intero territorio della
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini di cui all’art. 2
devono essere quelle tradizionali della zona.
non deve essere superiore per i vini a Indicazione geografica tipica “Lazio”, anche con la
specificazione del/i vitigno/i, ai limiti sotto indicati:
“Lazio” bianco: tonnellate 21;
“Lazio” rosso e rosato: tonnellate 20;
“Lazio” passito: tonnellate 10;
“Lazio” vendemmia tardiva: tonnellate 14.
Nei vigneti a coltura promiscua le produzioni massime di uva per ettaro devono essere rapportate
alle superfici effettivamente coperte dalle viti.
Le uve destinate alla produzione dei vini a Indicazione geografica tipica “Lazio” seguita o meno dal
riferimento al/i vitigno/i, devono assicurare al vino un titolo alcolometrico potenziale volumico
naturale minimo di:
10% vol per i vini bianchi;
10% vol per i vini rosati;
10% vol per i vini rossi;
16% vol per i vini passiti;
15% vol per i vini da vendemmia tardiva;
9,0% vol per i vini spumante
Le operazioni di vinificazione devono essere effettuate all’interno della zona delimitata nell’articolo
Tuttavia è consentito, ai sensi dell'art. 6, comma 4, lettera b, del Regolamento CE n. 607/2009, che tali operazioni siano effettuate anche nell'intero territorio amministrativo della limitrofa Provincia di Terni
La resa massima dell’uva in vino finito, pronto per il consumo non deve essere superiore al 75% per
tutti i tipi di vino, ad eccezione del “passito” che non deve essere superiore al 45%.
Le uve bianche destinate alla produzione del vino ad Indicazione geografica tipica “Lazio” passito
devono essere sottoposte ad un periodo di appassimento che deve essere protratto fino a raggiungere
un contenuto zuccherino minimo di 272 grammi/litro.
È ammessa nella prima fase dell’appassimento l’utilizzazione dell’aria ventilata per la
disidratazione delle uve.
I vini a indicazione geografica tipica «Lazio», anche con la specificazione del/i nome/i del/i
vitigno/i, all'atto dell'immissione al consumo, devono avere le seguenti caratteristiche:
«Lazio» bianco
«Lazio» bianco passito:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 16,00% vol e con un titolo alcolometrico volumico
effettivo non inferiore a 9,00%;
«Lazio» bianco vendemmia tardiva:
odore: intenso,caratteristico
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,00% vol e con un titolo alcolometrico volumico
effettivo non inferiore a 12,00%;
«Lazio» bianco spumante:
colore: paglierino chiaro, limpido;
sapore: armonico;
«Lazio» rosso
«Lazio» rosso passito:
effettivo non inferiore a 9,00% vol;
«Lazio» rosso vendemmia tardiva:
colore: rosso più o meno intenso tendente al granato;
sapore: armonico e vellutato;
«Lazio» rosso spumante:
odore: persistente, caratteristico;
sapore: armonico ed equilibrato;
«Lazio» rosato
odore: fine, gradevole;
«Lazio» rosato spumante:
colore: rosato più o meno intenso con riflessi violacei;
I vini a indicazione geografica tipica «Lazio» con la specificazione del/i nome/i del/i vitigno/i,
All’indicazione geografica tipica “Lazio” è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da
quelle previste dal presente disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi extra, fine, scelto,
selezionato, superiore e similari.
È tuttavia consentito l’uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali e marchi
Ai vini ad indicazione geografica tipica «Lazio» è consentito utilizzare in etichettatura la menzione
La zona geografica delimitata comprende l’intero territorio amministrativo della Regione Lazio ed è
caratterizzato da tre grandi unità morfologiche e geologiche: la fascia litoranea, le colline dei
distretti vulcanici ed i rilievi appenninici.
Il Lazio è una regione prevalentemente collinare (54%), con solo il 20 % del territorio occupato da
pianure ed il restante 26% montuoso.
Dal punto di vista genetico i suoli della regione presentano un’elevata variabilità, per effetto della
variabilità degli ambienti, e quindi dei fattori pedogenetici che hanno determinato la formazione e
l’evoluzione degli strati pedologici.
Il suolo si è formato attraverso complesse vicende geologiche e alla cui costituzione partecipano in
gran parte le rocce calcaree dell’Era mesozoica e i materiali vulcanici dovuti alle eruzioni del
Quaternario. Prima del Terziario il mare copriva gran parte del territorio; nel Quaternario si verificò
un sollevamento tettonico di una certa entità; seguirono imponenti fenomeni vulcanici da parte di
quattro sistemi eruttivi i cui prodotti si estesero su largo raggio creando coltri di terreni favorevoli
alle colture. La formazione geologica più antica è rappresentata dai calcari del Trias, seguiti da
quelli del Lias e del Giura, assai diffusi per esempio nel monte Circeo. Particolarmente estesi si
presentano i calcari del Cretaceo che formano tra l’altro i monti Ausoni ed i monti Aurunci.
Si possono distinguere nel Lazio tre grandi gruppi di terreni:
· terreni sedimentari antichi, con prevalenza di rocce calcaree, presenti nelle catene
appenniniche ed in quella dei Lepini-Ausoni-Aurunci;
· sedimenti recenti delle plaghe collinari e delle pianure con prevalenza di marne, arenarie e
calcari marnosi;
· terreni vulcanici, sovrapposti a terreni pleistocenici, rappresentati da sabbie giallastre e da
argille grigiastre.
L’altitudine dei terreni coltivati a vite è compresa tra i 20 e i 1.000 m s.l.m. con pendenza variabile:
l’esposizione generale è orientata verso ovest e sud-ovest.
Il clima della regione si può suddividere in due regioni climatiche con condizioni meteorologiche
sostanzialmente omogenee: regione temperata e la regione mediterranea.
La regione temperata comprende l’Appennino reatino, i Lepini, Ausoni, Aurunci, le vette dei Colli
Albani, l’area Vulsina e Vicana, i M.ti Simbruini ed i M.ti Ernici, la valle del fiume Tevere tra Orte
e Monterotondo e la valle del fiume Sacco tra Zagarolo ed Aquino. Le precipitazioni sono in genere
abbondanti, fino a 1.614 mm, l’aridità estiva è assente o di uno-due mesi l’anno alle quote più
basse. Freddo prolungato da ottobre a maggio, con temperatura media inferiore ai 10°C per 3-4
mesi l’anno e temperatura media delle minime del mese più freddo che può anche scendere sotto i 0
La regione mediterranea comprende la fascia di territorio della Maremma laziale interna, della
regione Tolfetana e Sabatina, della Campagna Romana, dei Colli Albani e dei versanti sudoccidentali
dell’anti - Appennino meridionale, fino alla piana di Pontecorvo e Cassino e la zona
litoranea. E’ caratterizzata da precipitazioni annuali comprese tra 810 e 1519 mm, un’aridità estiva
di due-tre mesi con valori elevati alle quote più basse. Freddo non intenso da novembre ad aprile,
con temperatura media inferiore ai 10°C per 2-4 mesi l’anno e una temperatura media delle minime
del mese più freddo intorno ai 2,3 – 4 °C.
tradizione hanno contribuito ad ottenere il vino “Lazio”.
La coltivazione della vite in Lazio ha origini antichissime, prima ad opera degli Etruschi e
successivamente ad opera dei Romani che appresero dagli Etruschi le tecniche vitivinicole fin
dall'epoca dei re.
Il Lazio, per la sua posizione geografica, rappresentò l’ideale linea di congiunzione fra la viticoltura
greca e quella etrusca. Nella prima la vite veniva allevata ad alberello, sostenuta con tutori morti e
coltivata in coltura specializzata; nella seconda veniva dato libero sfogo alle viti lasciando ai tralci
la possibilità di correre lungo festoni alti sul terreno e appoggiati a tutori vivi: la vite veniva
maritata all’olmo, al pioppo, all’acero ed era coltivata in coltura promiscua. Entrambi i modi di
allevamento si praticavano nel Lazio, e sono ancora oggi visibili nelle zone ove la viticoltura ha
ormai solo carattere marginale.
I vini migliori del Lazio venivano prodotti in zone con spiccatissima attitudine viticola (media
collina, terre vulcaniche o rosse), e la base ampelografica era composta in prevalenza da vitigni
laziali e comunque ampia; e ogni viticoltore, seguendo gusti ed esperienze sue proprie, produceva
vini tipici ed inconfondibili.
Numerosi sono ancora oggi i vitigni autoctoni della regione tra cui spiccano tra quelli a bacca
bianca la Malvasia del Lazio, il Bellone ed il Moscato di Terracina, e tra quelli a bacca rossa
l’Abbuoto, il Cesanese comune, il Cesanese di Affile ed il Nero buono
Possiamo quindi affermare che il Lazio è tra le più antiche regioni d’Italia a vocazione vitivinicola,
come testimoniato dagli scritti dei Georgici latini quali Catone, Columella, Plinio, Strabone,
Virgilio, Marziale. Sia i vini prodotti nel Latium vetus sia quelli del Latium adiectum sono tra i più
famosi e celebrati dell’antichità: basta ricordare l’Albano, il Caeres, il Cecubo, l’Aricinum, il
Setino, il Tiburtinum, il Tusculum.
Alla fine del diciannovesimo secolo, negli Atti dell’inchiesta sulla condizione della classe agricola
(1883), risultavano censite oltre 200 diverse denominazioni di cultivar diffuse nei comuni del
- base ampelografica dei vigneti: i vitigni idonei alla produzione del vino in questione sono quelli
tradizionalmente coltivati nell’area di produzione.
- le forme di allevamento, i sesti d’impianto e i sistemi di potatura, anche per i nuovi impianti, sono
quelli tradizionali e tali da perseguire la migliore e razionale disposizione sulla superficie delle viti,
sia per agevolare l’esecuzione delle operazioni colturali, sia per consentire la razionale gestione
- le pratiche relative all’elaborazione dei vini sono quelle tradizionalmente consolidate in zona per la
vinificazione vini bianchi complessi ed equilibrati ed in rosso di vini tranquilli e strutturati.
In particolare tutti i vini, sia bianchi che rossi, presentano caratteristiche chimico-fisiche equilibrate
in tutte le tipologie, mentre al sapore e all’odore si riscontrano aromi prevalenti tipici dei vitigni.
L’orografia prevalentemente collinare del territorio di produzione, l’esposizione generalmente ad
ovest sud-ovest dei vigneti orientati e l’ubicazione degli stessi in zone particolarmente vocate alla
coltivazione della vite, concorrono a determinare un ambiente adeguatamente ventilato e luminoso,
favorevole ad una ottimale svolgimento delle funzioni vegeto-produttive della pianta.
La millenaria storia vitivinicola della regione, attestata da numerosi documenti, dall’epoca degli
Etruschi e dei Romani, al medioevo, fino ai giorni nostri, è la fondamentale prova della stretta
connessione ed interazione esistente tra i fattori umani, la qualità e le peculiari caratteristiche del
vino “Lazio”
Ovvero è la testimonianza di come l’intervento dell’uomo abbia, nel corso dei secoli, plasmato e
valorizzato il particolare territorio tramandando le tecniche di coltivazione della vite e le pratiche
enologiche tradizionali, le quali, nell’epoca moderna e contemporanea sono state migliorate ed
affinate, grazie anche all’indiscusso progresso scientifico e tecnologico, fino ad ottenere gli attuali
rinomati vini.
La IGT «Lazio» è stata riconosciuta con Decreto ministeriale del 22 novembre 1995.