Source: https://www.e-glossa.it/wiki/72_-_imputazione_del_disavanzo_da_concambio_nella_fusione_e_nella_scissione.aspx
Timestamp: 2019-05-20 20:35:54+00:00
Document Index: 112116419

Matched Legal Cases: ['art. 2504', 'art. 2504', 'art. 2346', 'art. 2501', 'art. 2426', 'art. 2504', 'art. 2504', 'art. 2426', 'art. 2501', 'art. 2346', 'art. 2346', 'art. 2501', 'art. 2501']

72 - Imputazione del disavanzo da concambio nella fusione e nella scissione - WikiJus
Il principio della continuità dei bilanci in sede di fusione, sancito dall'art. 2504-bis, comma 4 cod. civ., implica che, di regola, il capitale sociale della società risultante dalla fusione non possa eccedere la somma del capitale sociale e delle riserve delle società partecipanti alla fusione.
Deve infatti ritenersi consentita anche in questo caso - oltre che nell'ipotesi di disavanzo "da annullamento", pacifica in giurisprudenza e dottrina - l'imputazione del disavanzo da concambio "agli elementi dell'attivo e del passivo delle società partecipanti alla fusione e, per la differenza e nel rispetto delle condizioni previste dal numero 6 dell'articolo 2426 cod. civ., ad avviamento", a norma dell'art. 2504-bis, comma 4, seconda frase cod. civ..
Tuttavia, posto che siffatta imputazione del disavanzo da concambio, a differenza di quello da annullamento, comporta la formazione ex novo di capitale sociale non coperto da valori già risultanti nelle scritture contabili e nei bilanci delle società partecipanti alla fusione, è in tal caso necessario che venga redatta anche la relazione di stima del patrimonio della società incorporata a norma dell'art. 2346 cod. civ., la quale potrà pertanto essere affidata agli esperti incaricati della relazione sulla congruità del rapporto di cambio, in analogia a quanto dispone l'art. 2501-sexies, comma 7 cod. civ..
La medesima conclusione deve ritenersi applicabile, mutatis mutandis, anche per la scissione, sia in ipotesi di scissione a favore di società preesistenti (nella quale si riproduce una situazione sostanzialmente analoga a quella della fusione per incorporazione), sia in caso di scissione a favore di società di nuova costituzione (nella quale, invece, l'imputazione del disavanzo da concambio rappresenta addirittura una "conditio sine qua non" per poter dar corso all'operazione, ogni qual volta la parte di patrimonio assegnata ad una beneficiaria di nuova costituzione, pur avendo un valore effettivo positivo, presenti valori contabili negativi).
La massima affronta la specifica questione dell'ammissibilità dell'impu­tazione del c.d. disavanzo da concambio "agli elementi dell'attivo e del passivo delle società partecipanti alla fusione e, per la differenza e nel rispetto delle condizioni previste dall'art. 2426, n.6 cod. civ. ad avviamento" (art. 2504-bis, comma 4 cod. civ.), nonché le sue conseguenze sul procedimento di fusione.
Anzitutto, si consideri che la lettera della legge, nel consentire la deroga al principio di continuità dei bilanci, dettato dall'art. 2504-bis, comma 4, primo periodo cod. civ., non distingue la natura del disavanzo, se da annullamento o da concambio. Né d'altronde il riferimento alle condizioni previste dal numero 6 dell'art. 2426 cod. civ., per l'iscrizione dell'avviamento, può rappresentare un elemento decisivo in senso contrario: anche in caso di disavanzo da concambio, infatti, si può ritenere che la società incorporante e la sua compagine sociale in qualche modo acquisiscano a titolo oneroso, a fronte cioè dell'emissione di nuove azioni, il complesso aziendale che costituisce il patrimonio della società incorporata.
Né infine può essere considerato come argomento decisivo in senso contrario il rilievo che tramite l'imputazione del disavanzo da concambio si verrebbe a creare del capitale sociale in parte coperto da valori non già iscritti nel bilancio della incorporata. Ciò è pur vero, ma proprio a questo riguardo si afferma la necessità - solo nel caso del disavanzo da concambio e non nell'avanzo da annullamento - di affidare agli esperti designati ai sensi dell'art. 2501-sexies c.c. anche il compito di redigere la perizia ai sensi dell'art. 2346 cod. civ., con l'attestazione che il valore del patrimonio della società incorporata è almeno pari all'aumento di capitale deliberato dall'incorporante al dine di emettere le azioni o quote necessarie per la soddisfazione del rapporto di cambio. Del resto, non mancano nell'ordinamento analoghe ipotesi, nelle quali la legge prevede espressamente la necessità di ricorrere alla perizia ai sensi dell'art. 2346 cod. civ., per valutare gli assets patrimoniali che vengono attribuiti alla società incorporante a fronte della creazione del capitale sociale: è questo il caso dell'incorporazione di una società di persone da parte di una società di capitali, come prevede l'art. 2501-sexies, comma 7 cod. civ.. Di tale norma, quindi, si farebbe applicazione analogica anche in questa ulteriore ipotesi, in cui la fusione darebbe luogo alla creazione di capitale sociale mediante l'imputazione di valori non già iscritti nel bilancio della società incorporata. Che l'art. 2501-sexies, comma 7 cod. civ., non rappresenti una norma eccezionale, d'altronde, sembra abbastanza evidente, allorché si pensi che ad esso occorre necessariamente far ricorso per dare esecuzione ad una fusione "eterogenea", mediante incorporazione, da parte di una società di capitali, di un ente di diversa natura.
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