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Timestamp: 2020-08-05 20:05:54+00:00
Document Index: 135668950

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'sentenza ', 'art. 109', 'art. 2058', 'art. 345', 'art. 122', 'art. 23', 'art. 31', 'art. 5', 'art. 33', 'art. 150', 'art. 345', 'art. 2043', 'art. 33', 'art. 100', 'sentenza ', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 2058', 'art. 35', 'art. 345', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 2058', 'art. 14', 'art. 1226', 'art. 23', 'art. 345', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 345', 'art. 122', 'art. 345', 'art. 345', 'sentenza ', 'art. 45', 'art. 32', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 31', 'art. 9', 'art. 31', 'art. 9', 'art.5', 'art.5', 'art. 5', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 9', 'art. 5', 'art. 31', 'art. 1669', 'art. 43', 'art. 19', 'art. 13', 'art. 11', 'art. 13', 'art. 47', 'art. 31', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 828', 'art. 21', 'art. 31', 'art. 16', 'art. 47', 'sentenza ', 'art. 31', 'art. 9', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 29', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 9', 'art. 31', 'art. 46', 'art. 42', 'art. 31', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 77', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 31', 'art. 9', 'art. 47', 'art. 16', 'art. 26', 'art. 47']

TAR Lazio, Sezione II bis Roma - Sentenza 10/10/2006 n. 10239
legge 109/94 Articoli 1, 31bis - Codici 1.1, 31/bis.1
In caso di mancata pubblicità della seduta in cui la Commissione di gara ha proceduto all’apertura delle offerte economiche, la sussistenza di detto vizio procedurale non può che comportare l’invalidità derivata di tutti gli atti di gara ed il loro conseguente annullamento.Laddove non sia possibile disporre la rinnovazione delle operazioni di gara, occorre comunque quantificare la misura del risarcimento spettante alla ricorrente per i danni effettivamente subiti in conseguenza della riscontrata illegittimità procedimentale.Se non è dimostrato che l’impresa ricorrente sarebbe stata sicuramente aggiudicataria della gara, non sembra congruo accordare alla stessa un risarcimento che tenga conto della perdita di chance o del suo mancato utile nell’espletamento dell’appalto. Appare, invece, più rispondente alla reale situazione fattuale nonché alla natura ed all’entità dei danni effettivamente patiti, riconoscere la fondatezza della domanda risarcitoria nei limiti del c.d. interesse contrattuale negativo, consistente, secondo la costante giurisprudenza, nella diminuzione patrimoniale conseguente alla partecipazione alla gara.
TAR Puglia, Sezione I Lecce - Sentenza 07/02/2006 n. 786
Pur non costituendo evenienze fisiologiche nell’ordinaria dinamica degli appalti pubblici, rientrano tuttavia nel campo delle opzioni normativamente previste e regolate sia l’ipotesi in cui all’aggiudicazione definitiva non segua la stipula del contratto sia il caso - sotto alcuni profili analogo - in cui la stipula non intervenga neppure a seguito della consegna in via d’urgenza dei lavori, possibilità contemplate, rispettivamente, negli artt. 109, comma 4, e 129, comma 4, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m..Qualora l’Amministrazione, in presenza di un complesso di circostanze obiettive in relazione alle peculiarità del caso concreto, abbia ravvisato (come nel caso di specie) la sussistenza dei presupposti per l’applicazione delle richiamate previsioni regolamentari, non può assumere rilievo dirimente l’affidamento ingeneratosi in capo all’aggiudicatario circa la futura stipula del contratto e circa l’effettiva esecuzione dell’opera a seguito della consegna d’urgenza dei lavori né è dovuto alcun risarcimento (in forma specifica o per equivalente) in conseguenza della mancata stipula del contratto e realizzazione delle opere messe a gara. L’amministrazione dovrà, invece, procedere all’integrale rimborso delle spese effettivamente sostenute e documentate ai fini della partecipazione alla gara nonché delle spese effettivamente sostenute e documentate a seguito della consegna d’urgenza dei lavori, valutando come rimborsabili le sole spese sicuramente riferibili alle attività compiute in vista ed a seguito dell’aggiudicazione definitiva.Atteso il carattere lato sensu indennitario del pagamento delle somme di cui ai citati artt. 109, comma 4 e 129, comma 4 del D.P.R. n. 554/1999 e s.m., e pertanto il relativo carattere di debito di valuta, sulla somma in tal modo determinata l’amministrazione intimata dovrà corrispondere, altresì, gli interessi legali e la rivalutazione monetaria a far data dal giorno della domanda giudiziale.
TAR Lazio, Sezione Latina - Sentenza 26/01/2006 n. 86
Per consolidata giurisprudenza il potere di revocare gli atti di una gara di appalto, in corso di espletamento della stessa, trova il proprio fondamento giuridico nel complesso delle regole dell’autotutela della P.A. e rappresenta una delle manifestazioni tipiche del potere amministrativo, da esercitarsi alla stregua dei principi costituzionali di imparzialità e buon andamento della funzione pubblica (Cons. Stato, Sez. V, 3/2/2000, n. 661). La pretesa lesione dell’affidamento dei partecipanti alla gara di appalto in caso di revoca di atti della stessa, va esclusa alla stregua di una giurisprudenza consolidata, che riconosce in capo all’Amministrazione il potere di “ritirare” l’aggiudicazione di un appalto pubblico anche dopo la stipulazione del contratto, in presenza - s’intende - di concrete ed adeguate ragioni di interesse pubblico (Cons. Stato, Sez. VI, 14/1/2000). A fortiori, tale potere di autotutela sussiste con riferimento agli atti di gara. E’, dunque, la valutazione discrezionale effettivamente compiuta dall’Amministrazione appaltante in ordine alle circostanze sopravvenute a rendere ragione dell’esercizio del potere di autotutela sub specie di revoca.Ai sensi dell’art. 21quinques della legge n. 241/1990, la revoca legittima del provvedimento dà luogo (a far data dall’entrata in vigore della legge n. 15/05) non già al risarcimento del danno ma ad un “indennizzo”, che sia disposto in sede amministrativa e non giurisdizionale. “A contrario”, in sede giurisdizionale può essere pronunciata condanna dell’Amministrazione pubblica al risarcimento del danno conseguente ad un provvedimento di revoca, ma a condizione che si sia preventivamente accertata l’illegittimità e che sussistano gli altri presupposti di legge.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 22/12/2005 n. 7337
L’avvenuta esecuzione del contratto di appalto non rende affatto impossibile la rinnovazione del procedimento. Il nuovo procedimento, infatti, non ha lo scopo di giungere ad un nuovo contratto di esecuzione dei lavori pubblici, già eseguiti, ma solo quello di definire la posizione del ricorrente in relazione alla domanda di risarcimento del danno, che è stato causato, indubbiamente, dal provvedimento illegittimo annullato dal giudice amministrativo. Lo spessore del pregiudizio che l’amministrazione ha arrecato al ricorrente può definirsi, con esattezza, solo in seguito alla rinnovazione in via virtuale del procedimento, a partire dalla fase incisa dal comportamento illegittimo, perché solo in tal modo può accertarsi se è stato offeso solo l’interesse alla corretta partecipazione alla gara ovvero anche quello ad ottenere l’aggiudicazione dell’appalto. Con conseguente risarcimento, in quest’ultimo caso, anche del mancato guadagno che l’impresa avrebbe conseguito qualora il procedimento si fosse svolto nel rispetto delle regole giuridiche.
TAR Marche - Sentenza 20/05/2005 n. 601
Le questioni nascenti da un contratto di appalto di lavori pubblici, quali recesso, rescissione nonché risoluzione unilaterale del rapporto, investono in via diretta ed immediata posizioni di diritto soggettivo scaturenti da un rapporto giuridico ormai perfezionato ed operativo, onde non può dubitarsi che ricadano nella giurisdizione del Giudice ordinario. Le suddette questioni si collocano, infatti, nella fase di esecuzione del contratto di appalto (successiva a quella della scelta del contraente) e gli atti posti in essere dalla P.A. in tal frangente si caratterizzano per l’evidente natura negoziale.
TAR Sardegna, Sezione I - Sentenza 14/03/2005 n. 328
La sentenza della Corte di Giustizia C.E. 14 ottobre 2004, C-275/03, afferma che contrasta con la direttiva 21 dicembre 1989 n. 89/655 la normativa nazionale che subordina alla prova del comportamento colposo o doloso dell’agente che opera per la pubblica amministrazione, la possibilità del privato di ottenere il risarcimento del danno causato dalla violazione delle norme comunitarie sugli appalti pubblici o delle norme nazionali che le recepiscono. Dal contesto della citata pronuncia sembra, però, emergere come il diritto comunitario vieti soltanto di condizionare il risarcimento ad una prova della colpevolezza eccessivamente difficoltosa per il danneggiato. Di modo che se l’ordinamento interno fornisce al privato strumenti di semplificazione dell’onere probatorio - come nella specie avviene nel nostro sistema - dovrebbero escludersi incompatibilità con la direttiva sugli appalti pubblici.Nessuna presunzione di colpa può trarsi dall’accertata illegittimità del provvedimento col quale l’impresa è stata esclusa dalla gara.Nel caso in cui il censurato comportamento della stazione appaltante può ritenersi frutto di un errore scusabile e quindi non colposo l’ente non può essere chiamato a rispondere dei danni lamentati.
Consiglio di Stato, Sezione VI - Sentenza 10/03/2005 n. 1008
Rientra nella giurisdizione amministrativa la controversia in ordine alla determinazione da parte della Camera arbitrale del compenso spettante agli arbitri che hanno deciso una controversia in materia di lavori pubblici.La determinazione della Camera arbitrale è un atto amministrativo vero e proprio e non un atto negoziale di arbitraggio, come si desume dalla natura amministrata dell’arbitrato in esame.
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 15/02/2005 n. 478
La dimostrazione della spettanza dell’appalto all’impresa danneggiata risulta ovviamente configurabile nei soli casi in cui il criterio di aggiudicazione si fonda su parametri vincolati e matematici (come, ad esempio, nel caso del massimo ribasso in un pubblico incanto in cui l’impresa vincitrice avrebbe dovuto essere esclusa), mentre si rivela impossibile là dove la selezione del contraente viene operata sulla base di un apprezzamento tecnico-discrezionale dell’offerta (come nel caso dell’offerta economicamente più vantaggiosa).L’impresa danneggiata che dimostra la spettanza dell’appalto ha diritto ad un risarcimento pari al 10% del valore dell’appalto (come eventualmente ribassato dalla sua offerta), ferma restando la possibilità di conseguire una somma superiore in presenza della dimostrazione che il margine di utile sarebbe stato maggiore di quello presunto.Viceversa, quando l’impresa danneggiata adduce a sostegno della pretesa risarcitoria solo la perdita di una chance (cioè quando non riesce a provare che l’aggiudicazione dell’appalto le spettava secondo le regole di gara), la somma commisurata all’utile di impresa deve essere proporzionalmente ridotta in ragione delle concrete possibilità di vittoria risultanti dagli atti della procedura.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 29/11/2004 n. 7772
La controversia inerente la revoca dell’aggiudicazione definitiva (e conseguente incameramento della cauzione provvisoria) per mancata stipulazione del contratto entro il termine di 60 giorni, ai sensi dell’art. 109 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., sfugge alla giurisdizione amministrativa per essere di competenza del giudice ordinario, in quanto, nella specie, le situazioni soggettive coinvolte (sia dell’aggiudicataria definitiva che dell’Amministrazione provinciale) sono di diritto soggettivo ed è insussistente in materia una giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.
TAR Veneto, Sezione I - Sentenza 10/11/2004 n. 3908
Nel caso in cui il contratto di appalto è stato già stipulato ed i lavori sono in corso di esecuzione il giudice, valutando l’onerosità per il debitore (art. 2058 c.c.) può stabilire che il risarcimento avvenga per equivalente, avendo come misura l’utile non realizzato dall’avente diritto in seguito alla perdita irreversibile del contratto di appalto. Tale danno va quantificato (esclusivamente) sotto il profilo del lucro cessante e con riferimento al parametro indicato all’art. 345 della legge 20 marzo 1865, n. 2248 All. F e all’art. 122 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., vale a dire con riguardo al decimo dell’importo delle opere, riferito non al valore a base di gara ma al prezzo offerto dalla ditta ricorrente. Inoltre, anche in assenza di una specifica domanda (cfr. Cass. civ., III, n. 2745 del 1997 e I, n. 12839 del 1992), va riconosciuta alla ricorrente la rivalutazione monetaria con decorrenza dalla data di inizio dei lavori da parte dell’impresa dichiarata aggiudicataria e fino alla data della pubblicazione della sentenza.
TAR Veneto, Sezione I - Sentenza 26/07/2004 n. 2492
Alla stregua degli orientamenti ormai consolidati della giurisprudenza, l’entità del risarcimento per mancata aggiudicazione può essere fissato nel 10% dell’offerta della ricorrente. In rapporto alla somma risultante vanno, altresì, calcolati e liquidati gli interessi al tasso legale e la rivalutazione monetaria (in quanto trattasi di debito di valore) al giorno del pagamento.
TAR Friuli Venezia Giulia, Sezione Trieste - Sentenza 17/07/2004 n. 428
Considerato che il progetto definitivo individua compiutamente, anche sotto il profilo grafico, i lavori da realizzare e che il progetto esecutivo va redatto in conformità del progetto definitivo, tanto più quando questo si traduce, come nella specie, in una variante urbanistica approvata, non può contestarsi né il fatto che un’opera pubblica debba essere realizzata, né discutersi della sua collocazione con l’impugnazione del solo progetto esecutivo, se non sia stato impugnato quello definitivo, costituente variante urbanistica. Rispetto a quest’ultimo il primo, infatti, si distingue solo per livello di definizione e per la presenza eventuale di alcuni ulteriori elementi, quali il capitolato speciale d’appalto, ma per il resto esso deve conformarsi al progetto definitivo che, nella specie, non è stato impugnato nei termini.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 23/03/2004 n. 1544
Il concorso di idee è per molti versi assimilabile all’appalto-concorso, dal quale differisce solo nello scopo, che è quello di un sondaggio di elaborati intellettivi, e nella parte finale, che lascia libera l’amministrazione di valutare la convenienza dell’acquisto del progetto giudicato migliore. Questa procedura, pertanto, non sbocca direttamente nell’aggiudicazione dell’opera progettata, ma sostanzialmente ha il fine di esplorare una serie di possibilità operative, salva la discrezionalità amministrativa circa la realizzazione dell’opera. Tuttavia, pur nella sua specificità, il concorso di idee è una procedura di evidenza pubblica che condivide ratio e presupposti con le altre procedure pubblicistiche volte all’individuazione del contraente migliore. Sussistono quindi anche in tal caso le esigenze di riduzione dei tempi processuali che stanno a fondamento dell’art. 23bis Legge Tar con conseguente attrazione nell’ambito di operatività di tale norma.
TAR Veneto, Sezione I - Sentenza 18/02/2004 n. 333
Se un Comune, con una delibera della propria Giunta, dapprima riconosce il diritto di un’impresa alla revisione prezzi e successivamente revoca, in via di autotutela, la delibera stessa nella parte che concerne il riconoscimento del compenso revisionale, va esclusa l’esistenza di un provvedimento valido avente ad oggetto il riconoscimento formale del diritto dell’impresa al compenso revisionale e si deve, parimenti, escludere che sussista un riconoscimento implicito del diritto alla revisione. Conseguentemente, poiché la pretesa del soggetto appaltatore in tale circostanza attiene, prima che al “quantum”, alla stessa declaratoria del diritto alla revisione dei prezzi, la posizione in giudizio dell’interessato ha consistenza di interesse legittimo e la tutela della stessa compete al Giudice amministrativo.
TAR Veneto, Sezione I - Sentenza 13/02/2004 n. 225
Il riconoscimento implicito della revisione prezzi può essere dedotto da atti o da comportamenti della stazione appaltante che presuppongono la volontà della stessa di accordare la revisione medesima.Nella fase in cui l’Amministrazione è chiamata a riconoscere o meno la revisione stessa attraverso sue valutazioni discrezionali correlate a preminenti interessi di ordine pubblicistico la posizione dell’appaltatore è di interesse legittimo. Dopo che la scelta sia stata effettuata in senso positivo, esplicitamente o implicitamente, tale potere autoritativo deve ritenersi consumato e la posizione dell’appaltatore acquista consistenza di diritto soggettivo (con conseguente devoluzione della lite al Giudice ordinario).
TAR Toscana, Sezione II - Sentenza 08/01/2004 n. 5
L’art. 31bis, comma 4, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., che equipara, ai fini della tutela giurisdizionale, le concessioni in materia di lavori pubblici agli appalti, si applica alle controversie relative alle concessioni di sola costruzione di opere pubbliche e non a quelle aventi ad oggetto le concessioni di costruzione e gestione di un impianto pubblico per le quali è, invece, applicabile l’art. 5 della legge n. 1034/71 (ovverosia l’art. 33 del D.Lgs. n. 80/1998). In simili controversie il giudice amministrativo difetta di giurisdizione in ordine alle domande proposte per l’accertamento delle somme dovute per le riserve esplicitate negli atti di contabilità, conto finale e nell’atto di collaudo. E’ competente, viceversa per le questioni che concernono l’applicazione delle clausole convenzionali.Non è sufficiente la sola notificazione della domanda arbitrale per determinare la vocatio in jus del giudice arbitrale, perché, a differenza della vocatio del giudice ordinario che è organo precostituito, la costituzione del collegio arbitrale presuppone il deposito, ad iniziativa di parte (ai sensi dell’art. 150, comma 3, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m.), degli atti di nomina degli arbitri presso la Camera arbitrale. Fino a quando questi atti non vengono depositati ed accettati dai giudici designati il collegio arbitrale non è costituito e, come tale, non essendo la controversia soggetta alla sua cognizione, non può determinare alcuna litispendenza.
TAR Calabria, Sezione I Catanzaro - Sentenza 29/12/2003 n. 3627
In un appalto pubblico, in linea di principio, la chance di vittoria dell’impresa illegittimamente esclusa va ristorata in forma specifica, con il rinnovo della procedura dal punto in cui essa si è interrotta e, ove ricorrano i presupposti, l’aggiudicazione della gara in favore della stessa. All’impresa illegittimamente esclusa, tuttavia, sarà dovuto il risarcimento per equivalente pecuniario se, all’esito della rinnovazione, dovesse risultare vincitrice, ma non possa effettuare la prestazione perché, nel frattempo, il contratto è stato interamente eseguito da terzi. In tale circostanza, nel termine di venti giorni dalla consacrazione dell’esito della rinnovazione, la stazione appaltante dovrà pagare una somma di denaro pari al 10% dell’ammontare a base d’asta fissato in offerta. Tale importo, infatti, (previsto dall’art. 345 L. 20 marzo 1865 n. 2248 all. F) costituisce un idoneo parametro del mancato profitto dell’appaltatore.
TAR Bolzano - Sentenza 20/12/2003 n. 535
Nel caso di illegittima mancata aggiudicazione dei lavori l’impresa subisce un danno ingiusto, che consiste nel mancato guadagno relativo ai lavori oggetto del bando, in presenza del quale può esserle riconosciuto il risarcimento pecuniario, ai sensi dell’art. 2043 c.c., se sussistono anche la colpa dell’Amministrazione ed il nesso causale tra l’azione colposa ed il danno ingiustamente subito.Il danno subito dall’avente diritto all’aggiudicazione può essere equiparato a quello subito dall’appaltatore in caso di risoluzione del contratto, per cui allo stesso, in linea di principio, deve essere riconosciuto un mancato utile pari al 10% dell’importo del bando. Tenuto conto, però, che in caso di mancata aggiudicazione dei lavori del bando - a differenza di quello di risoluzione facoltativa del contratto - il privato non ha dovuto sostenere alcuna spesa per l’esecuzione dei lavori (ad eccezione di quelle necessarie per la presentazione dell’offerta), deve ritenersi congruo, qualora l’impresa non abbia provato la sussistenza di altri danni (tra i quali, ad esempio la mancata esecuzione di altri lavori in attesa della definizione della gara d’appalto) un risarcimento danni pari all’8% dell’importo del bando, detratto lo sconto praticato.
TAR Veneto, Sezione I - Sentenza 18/12/2003 n. 6217
Il risarcimento per aggiudicazione illegittima va determinato, quanto al danno emergente, nelle spese documentabili affrontate per la partecipazione, e, quanto al lucro cessante, in una percentuale non superiore al 10% dell’offerta economica, che tenga conto delle probabilità di aggiudicazione della gara e delle maggiori possibilità di futuri affidamenti che lo svolgimento del lavoro oggetto di gara avrebbe potuto comportare per il concorrente, nonché, in negativo, dei lavori, di cui l’Amministrazione sia a conoscenza, che l’impresa ha nel frattempo conseguito e non potrebbe svolgere se le fosse stato assegnato il lavoro in questione.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 09/12/2003 n. 8059
In tema di revisione prezzi negli appalti di opere pubbliche, la posizione dell’appaltatore ha natura di interesse legittimo, tutelabile davanti al giudice amministrativo, nella fase in cui, con sua valutazione discrezionale, l’amministrazione, nel vigore della legge 22 febbraio 1973, n. 37, debba stabilire se al medesimo sia o no da accordare la revisione. Diversamente, una volta avvenuto il riconoscimento della revisione, la controversia che insorga sulla liquidazione del compenso revisionale rientra nella giurisdizione del giudice ordinario perché attiene esclusivamente al quantum di un diritto di credito già riconosciuto.L’art. 33, comma 3, della legge 28 febbraio 1986, n. 41, il quale stabilisce che la facoltà di procedere alla revisione dei prezzi contrattuali nei pubblici appalti è ammessa quando l’amministrazione riconosca che l’importo complessivo della prestazione è aumentato o diminuito in misura superiore al dieci per cento per effetto di variazioni dei prezzi correnti, intervenute successivamente all’aggiudicazione, è applicabile solo alle procedure nelle quali il contraente privato è scelto con il sistema dell’asta pubblica o della licitazione privata, poiché solo in questi sistemi l’atto conclusivo di procedimento del contratto è l’aggiudicazione, mentre l’eventuale successiva stipulazione costituisce solo una formalità che nulla aggiunge all’esistenza e alla perfezione del vincolo contrattuale.In caso di appalto concorso per la realizzazione di opere pubbliche, nessuna norma o principio impone che il contratto sia perfettamente conforme alle opere e ai lavori, come definiti nel bando o nei capitolati, in quanto il procedimento attiene alla scelta del contraente con il quale verrà stipulato il contratto, ma l’amministrazione conserva un ampio margine di negozialità, che si attualizza nel contratto, anche se ha per necessario presupposto la fase amministrativa. Ne consegue che il contraente non ha aspettative tutelabili alla conformità della convenzione con i contenuti economici determinati nella fase precontrattuale, e può solo rifiutare il consenso, ma se lo presta è vincolato dalle nuove statuizioni, liberamente accettate.
Consiglio di Stato - Sentenza 27/10/2003 n. 6666
La tutela ripristinatoria, consistente nella reintegrazione in forma specifica del danno ingiusto causato dalla Pubblica Aministrazione, intesa come istituto speciale del diritto processuale amministrativo, incontra il limite della speciale rilevanza dell’interesse pubblico, sotto l’aspetto della eccessiva onerosità per il pubblico interesse e per la collettività.Il pregiudizio per la perdita di chance legata all’impossibilità di far valere, nelle future contrattazioni, il requisito economico legato all’esecuzione dei lavori, è liquidabile in via equitativa nella misura del 3% del prezzo offerto in sede di aggiudicazione.La spettanza nella sua interezza dell’utile di impresa nella misura del 10% è riconoscibile qualora l’impresa possa documentare di non aver potuto utilizzare le maestranze ed i mezzi, lasciati disponibili, per l’espletamento di altri servizi. In caso contrario il risarcimento può essere ridotto in via equitativa, in misura pari al 5% dell’offerta dell’impresa.
TAR Toscana, Sezione II - Sentenza 27/10/2003 n. 5478
La responsabilità risarcitoria dell’Amministrazione, prescindendo dagli aspetti soggettivi inerenti la colpa della stessa e che pure debbono sussistere, non può essere affermata nei casi in cui l’annullamento dell’aggiudicazione non abbia come diretta conseguenza il diritto al conseguimento dell’appalto (affidato invece alla controinteressata) ma produca unicamente il dovere dell’Amministrazione di rimuovere i vizi della procedura riscontrati dalla decisione di annullamento. In tal caso infatti non è configurabile un interesse ulteriore rispetto a quello della ripetizione della procedura a partire dalla situazione preesistente al momento procedurale censurato.
TAR Campania, Sezione Napoli I - Sentenza 22/09/2003 n. 11532
Non sussiste, ai fini risarcitori, l’elemento della colpa nel caso in cui l’amministrazione si è indotta in un errore interpretativo scusabile di una norma di dubbia lettura ed ha adottato, quale disciplinare di gara, la tipologia predisposta dall’Autorità di vigilanza.
TAR Lombardia, Sezione Milano III - Sentenza 03/07/2003 n. 3554
Ai sensi del combinato disposto degli artt. 146 e 155 del Trattato CEEA, (di tenore analogo agli artt. 230 e 240 del Trattato CE), è demandato alla competenza esclusiva del giudice comunitario (Corte di Giustizia), il ricorso per l’annullamento (e il giudizio di legittimità) in ordine agli atti della Commissione che assumono la forma di “decisioni”, caratterizzate dall’efficacia obbligatoria che esse rivestono in tutti i loro elementi nei riguardi di destinatari specificamente designati.Deve pertanto ritenersi che una controversia sulla legittimità di un avviso di aggiudicazione adottato da un organismo creato in applicazione del citato Trattato CEEA (quale il Centro Comune di Ricerche nucleari di Ispra), appartiene alla giurisdizione esclusiva del suddetto giudice comunitario, atteso che detto avviso è adottato nell’esercizio di funzioni della Commissione, costituendo espressione della potestà amministrativa di selezione del soggetto aggiudicatario di una procedura di evidenza pubblica indetta dall’istituzione comunitaria, e produce effetti vincolanti, incidendo con forza autoritativa ed in misura individuale sulla situazione giuridica dei destinatari. Ne discende il difetto di giurisdizione del giudice nazionale, non potendosi ipotizzare una competenza concorrente della giurisdizione comunitaria e nazionale in ordine alla domanda di annullamento.
Consiglio di Stato, Sezione VI - Sentenza 04/04/2003 n. 1774
Così come non è possibile accogliere la domanda di reintegrazione in forma specifica nel caso in cui vi sia già stata completa esecuzione del contratto di appalto, analogamente deve ritenersi non possibile l’accoglimento della domanda di reintegrazione in forma specifica per una gara di appalto di progettazione nel caso in cui il progetto oggetto di gara sia stato già consegnato ed eseguito.Nel caso di risarcimento dei danni per equivalente monetario relativo ad una gara di progettazione, l’ammontare del risarcimento deve essere quantificato - secondo un criterio di massima e statistico, che ha appigli normativi per l’appalto di lavori - nella misura del 10% del prezzo offerto. Tale misura è sufficiente a coprire sia il danno consistente nel mancato utile che sarebbe derivato in caso di aggiudicazione, sia il danno consistente nella mancata possibilità di esibire il progetto aggiudicato nei futuri curricula in sede di partecipazione ad altre gare.
Consiglio di Stato, Sezione VI - Sentenza 03/04/2003 n. 1716
I bandi di gara vanno di regola impugnati unitamente agli atti che di essi fanno applicazione, dal momento che sono questi ultimi ad identificare in concreto il soggetto leso dal provvedimento e a rendere attuale e concreta la lesione della situazione soggettiva dell’interessato.Il bando di gara deve essere considerato immediatamente impugnabile solo nel caso in cui contenga clausole impeditive dell’ammissione dell’interessato alla selezione; con la conseguenza che la partecipazione alla gara e la presentazione della domanda non costituiscono acquiescenza e non impediscono la proposizione di un eventuale gravame.La presentazione da parte di una impresa di una istanza di accesso agli atti di una gara d’appalto non prova l’avvenuta piena conoscenza dei vizi della relativa procedura. Ai fini della decorrenza del termine d’impugnazione, non è rilevante la presenza di un rappresentante dell’impresa ricorrente ad una seduta della commissione di gara nel corso della quale non è stata pronunciata l’aggiudicazione, ma che si è conclusa solo con la proposta di sottoporre a verifica di anomalia le offerte presentate da alcune imprese, anche se tra queste figurava quella poi dichiarata aggiudicataria.In sede di esame della domanda di risarcimento per danno ingiusto, se la violazione delle regole da parte della pubblica amministrazione è l’effetto di un errore scusabile, non è possibile configurare il requisito della colpa; nel caso, invece, in cui la violazione appaia grave e matura in un contesto nel quale all’indirizzo dell’amministrazione sono formulati addebiti ragionevoli, specie sul piano della diligenza e della perizia, il requisito della colpa può dirsi sussistente.
TAR campania, Sezione I - Sentenza 23/03/2003 n. 301
In una giurisdizione di diritto soggettivo - la quale richiede, quale condizione della azione, un interesse personale, concreto ed attuale in capo al ricorrente (arg. ex art. 100 c.p.c.) - la domanda giudiziale intesa alla caducazione degli atti di una procedura concorsuale di cui si contesti la legittimità (salva, beninteso, l'eventualità in cui oggetto di censura sia, ove possibile, solo e proprio la scelta di dare corso alla procedura medesima, come tale asseritamente lesiva di una posizione di vantaggio consolidata in capo al ricorrente) presuppone che l'attore qualifichi e differenzi il proprio interesse rispetto a quello della generalità dei consociati, manifestando - attraverso la proposizione di una domanda di partecipazione o la formulazione della propria offerta contrattuale - l'intento di concorrere alla aggiudicazione della gara. A voler diversamente opinare, si finirebbe per consentire anche a chi - in tesi - non possedesse i requisiti per aggiudicarsi lo stipulando contratto di caducare, a guisa di attore popolare, procedure condotte contra legem, anche allorché alcuno dei partecipanti abbia inteso dolersene: con l'effetto di disporre un annullamento senza alcun concreto beneficio per il ricorrente. Ciò che vale - beninteso - anche e ancor più nella eventualità che il ricorrente sia in possesso dei requisiti per partecipare alla gara (e miri, per tal via, ad una sorta di rimessione in termini per la domanda di partecipazione): ben potendo accadere, allora, che egli invochi ed ottenga la caducazione della stessa senza successivamente e paradossalmente formulare la propria offerta.2. La conclusione merita di essere ribadita anche nella ipotesi - indubbiamente più problematica - in cui oggetto di impugnativa sia il bando immediatamente lesivo siccome preclusivo proprio della possibilità di articolare la propria offerta: anche in questo caso la formalizzazione di una richiesta di partecipazione, comechessia articolata (al limite, senza neppure formulare in concreto un offerta e riservandosi il gravame), vale ad isolare e qualificare la posizione dell'impresa interessata (ancorché in fatto asseritamente impossibilitata) a partecipare alla gara ed a pretenderne, per tal via, la conduzione secundum legem.
Consiglio di Stato, Sezione II - Sentenza 19/02/2003 n. 2222
La previsioni del bando o della lettera d’invito debbono essere subito impugnate solo qualora il partecipante subisca, per effetto della clausola ritenuta illegittima, un pregiudizio sicuro, diretto ed attuale, come nelle ipotesi in cui vengano espressamente previsti chiari e tassativi requisiti di partecipazione o aggiudicazione che il concorrente non possiede; nel caso invece in cui non sia dato riscontrare questo pregiudizio sicuro ed immediato, la singola clausola va impugnata unitamente al provvedimento che, in applicazione ed attuazione di essa, produce la lesione attuale e diretta (alla stregua del principio è stato ritenuto nella specie che non occorreva proporre immediata impugnazione avverso la clausola del bando che determinava la misura della cauzione definitiva, non sussistendo il requisito della attualità della lesione, tenuto conto che i partecipanti non potevano sapere se si sarebbero aggiudicato il contratto e se nei loro confronti sarebbe stata applicata la predetta clausola).Nell’atto sottoscritto dalle imprese partecipanti ad una gara d’appalto con il quale le stesse hanno dichiarato di accettare tutte le clausole del bando, non è configurabile una rinuncia preventiva alla tutela giurisdizionale dell'interesse legittimo, effettuata prima della concreta lesione di quest'ultimo, né tale atto implica acquiescenza al bando di gara.
TAR Lazio, Sezione I bis - Sentenza 19/02/2003 n. 1269
Le controversie nascenti dall’esecuzione di contratti di appalto hanno ad oggetto posizioni di diritto soggettivo inerenti a rapporti contrattuali di natura privatistica, nelle quali non hanno incidenza i poteri discrezionali ed autoritativi della Pubblica amministrazione, eventualmente conferiti dalla legge; ne consegue che tali controversie appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario, anche se la decisione dell’Autorità amministrativa in ordine al rapporto sia adottata nelle forme dell’atto amministrativo, il quale, per questo suo connotato, non cessa di operare nell’ambito delle paritetiche posizioni contrattuali delle parti.Gli artt. 6 e 7 della legge 21 luglio 2000, n. 205, con i quali sono state devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo tutte le controversie relative alle procedure di affidamento di appalti pubblici, si riferiscono alla sola fase pubblicistica dell’appalto, in cui emergono posizioni di interesse legittimo alla corretta ed imparziale applicazione delle norme in materia, ma non riguardano anche la fase relativa all’esecuzione del rapporto, successiva alla stipula del contratto di appalto.Pertanto, rientra nella giurisdizione del giudice ordinario la cognizione delle controversie inerenti ai diritti ed obblighi scaturenti dal contratto di appalto, in ragione dell’inidoneità di atti amministrativi eventualmente adottati ad incidere sulle posizioni soggettive nascenti dal rapporto contrattuale ed aventi la consistenza di diritto soggettivi, dovendo determinarsi la giurisdizione, non in relazione al tipo di giudizio azionato, ad esempio attraverso l’impugnativa nei termini decadenziali di atti amministrativi, ma in relazione all’intrinseca consistenza della stessa posizione soggettiva addotta in giudizio, e rientrando pur sempre nei poteri dell’A.G.O. verificare in via incidentale la legittimità degli atti alla stregua delle clausole contrattuali (alla stregua del principio è stato dichiarato il difetto di giurisdizione del G.A. in una controversia promossa da un’impresa produttrice di uniformi da combattimento e di servizio, nei cui confronti il Ministero della Difesa aveva emesso, in sede di saldo finale e a titolo di penale, due provvedimenti amministrativi di decurtazione del prezzo della fornitura, per il ritardo nella consegna delle uniformi.
Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria - Sentenza 14/02/2003 n. 2
Ai fini della determinazione del danno derivante da lesione di interessi legittimi (nella specie si trattava di un illegittimo provvedimento di esclusione da una gara di appalto), la maggior durata del giudizio, determinata dalla esigenza di disporre incombenti istruttori, non può costituire un motivo imputabile al ricorrente.Ai fini della determinazione del danno derivante da lesione di interessi legittimi, non può tenersi conto dei danni derivanti dalla inattività dell’impresa, nel caso in cui non sia stata data alcuna prova (ad esempio attraverso l'esibizione di libri contabili e bilanci) di questa inattività.
TAR Lazio, Sezione III ter - Sentenza 13/02/2003 n. 962
Nel caso di pronuncia di annullamento, in s.g., con sentenza parziale, del provvedimento di esclusione da una gara pubblica di un’offerta potenzialmente anomala, prima di provvedere sulla successiva domanda di risarcimento del danno, in forma specifica, avanzata dalla ricorrente vittoriosa, è opportuno acquisire precisazioni sullo stato del procedimento, nonché specifiche notizie relativamente alla consegna dei lavori e all’eventuale inizio dell’esecuzione del contratto.Ai sensi dell’art. 35 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 80, come sostituito dalla L. 205/2000, va esclusa la possibilità di accordare il risarcimento del danno in forma specifica mediante reintegrazione, nel caso in cui, in sede di annullamento in s.g. dell’appalto e, in disparte le indicazioni fornite dalla parte istante in sede processuale, risulti verosimile che le prestazioni oggetto del contratto siano state in parte già rese dall’impresa illegittimamente risultata aggiudicataria.Ai sensi dell’art. 35 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 80, come sostituito dalla L. 205/2000, va esclusa la possibilità di accordare il risarcimento del danno in forma specifica mediante reintegrazione, nel caso in cui, in sede di annullamento in s.g. dell’appalto e, in disparte le indicazioni fornite dalla parte istante in sede processuale, risulti che la particolare natura dei lavori induce a ritenere che l’inizio della realizzazione precluda la possibilità di procedere all’aggiudicazione in favore dell’impresa illegittimamente esclusa.Va esclusa la possibilità di accordare il risarcimento del danno in forma specifica mediante reintegrazione, in caso di pronuncia di annullamento, in s.g., del provvedimento di esclusione da una gara pubblica di un’ offerta potenzialmente anomala, in quanto la reintegrazione in forma specifica deve essere intesa come istituto speciale del diritto processuale amministrativo, in cui l’eccessiva onerosità considerata dall’art. 2058 c.c., muta veste e deve valutarsi alla stregua di eccessiva onerosità per il pubblico interesse e per la collettività. AAi sensi dell’art. 35 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 80, come sostituito dalla L. 205/2000, va accolta la richiesta di risarcimento del danno - avanzata in via subordinata rispetto a quella in forma specifica - nel caso di annullamento, in s.g., dei provvedimenti di illegittima aggiudicazione dell’appalto, e nel caso in cui non sia più possibile accordare la reintegrazione in forma specifica. In tale ipotesi, la quantificazione va ricondotta alla previsione dell’art. 345 della legge 20 marzo 1865 n. 2248 alla F., che, stabilendo la percentuale (10%) del residuo corrispettivo dovuta all’impresa appaltatrice per il caso di esercizio da parte del committente della facoltà di recesso, regola i crediti pecuniari derivanti da detto atto legittimo dell’amministrazione. Nella diversa ipotesi della responsabilità risarcitoria dell’amministrazione medesima per inadempimento, tale criterio può essere utilizzato quale parametro per la determinazione del lucro cessante dell’appaltatore.
T.R.G.A. bz, Sezione Bolzano - Sentenza 12/02/2003 n. 48
L’affidamento al giudice amministrativo, in sede di giurisdizione esclusiva, delle controversie relative "alle procedure di aggiudicazione, affidamento ed esecuzione di servizi pubblici e forniture", di cui all’art. 4 della legge n. 205/2000, implica che questo possa e debba valutare la validità del contratto successivo all’aggiudicazione, quando quest’ultima venga annullata in s.g.. L’affermata giurisdizione del giudice amministrativo non può tuttavia estendersi alle controversie che hanno per oggetto l’esecuzione del contratto, ove vengano in evidenza problemi che attengono unicamente allo svolgimento del rapporto tra l’Amministrazione e l’aggiudicatario.Ai sensi dell’art. 6 della legge 21 luglio 2000 n. 205, la prima e principale forma di tutela della ricorrente è costituita dalla reintegrazione in forma specifica e solo, in via gradata, ove questa non sia possibile o comunque eccessivamente onerosa per l’Amministrazione (ex art. 2058 c.c.), dal risarcimento per equivalente. Tale disposizione costituisce il regime ordinario, a cui deroga l’art. 14 del D.L. 190/2002, ma solo per le opere in esso previste.Nel caso in cui non vi sia certezza alcuna che la impresa ricorrente, attraverso l'annullamento dei provvedimenti impugnati, otterrà necessariamente quel "bene della vita" al quale aspira (nella specie, l'aggiudicazione) - ma soltanto una rideterminazione dell'Amministrazione in ordine all'esito della gara, in conseguenza di una nuova valutazione in parte qua della Commissione tecnica, - la domanda di risarcimento per mancata aggiudicazione non può essere accolta; in tale ipotesi, la domanda di risarcimento va accolta in relazione alla perdita della possibilità di conseguire il risultato utile invocato (c.d. perdita di chance).Nel caso in cui il danno da perdita di chance conseguente all'annullamento di una aggiudicazione non possa essere provato nel suo preciso ammontare, esso va liquidato ai sensi dell'art. 1226 c.c., assumendo come parametro di valutazione il danno complessivamente considerato per la mancata aggiudicazione, diminuito di un coefficiente di riduzione proporzionato al grado di probabilità teorica di conseguirla.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 06/02/2003 n. 628
Sono devolute alla cognizione del giudice ordinario tutte le controversie sorte nella fase di esecuzione dei contratti stipulati dalla P.A., atteso che tali controversie hanno ad oggetto posizioni di diritto soggettivo inerenti al rapporto di natura privatistica sorto a seguito dell’aggiudicazione e della successiva stipula del contratto.Ai fini della determinazione della giurisdizione dell’A.G.O. in ordine alle controversie relative alla fase esecutiva dell’appalto, non hanno alcuna incidenza gli atti dell’Amministrazione, anche quando quest’ultima si avvalga della facoltà conferitale dagli artt. 340 e seguenti della legge 20 marzo 1865 n. 2248 all. F di modificare o sciogliere unilateralmente il contratto, con prosecuzione d’ufficio dei lavori in danno dell’appaltatore (alla stregua del principio nella specie è stato ritenuto che esulava dalla giurisdizione amministrativa, rientrando in quella dell’A.G.O. una controversia riguardante alcuni atti atti con cui l’Amministrazione appaltante aveva proceduto alla risoluzione di un contratto di appalto in corso di esecuzione e l’affidamento dei lavori stessi a terzi).
Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria - Sentenza 29/01/2003 n. 2
Nel caso di ricorso giurisdizionale, la lesione dell’interesse del ricorrente deve essere caratterizzata dai caratteri dell’immediatezza, della concretezza e dell’attualità: deve, cioè essere una conseguenza diretta ed immediata del provvedimento lesivo e dell’assetto di interessi con esso introdotto, deve essere concreta e non meramente potenziale, sussistere già al momento della proposizione del ricorso e persistere al momento della decisione su di esso.I bandi di gara e di concorso e le lettere di invito vanno di regola impugnati unitamente agli atti che di essi fanno applicazione, dal momento che sono questi ultimi ad identificare in concreto il soggetto leso dal provvedimento ed a rendere attuale e concreta la lesione della situazione soggettiva dell’interessato; a fronte, infatti, della clausola illegittima del bando di gara o del concorso, il partecipante alla procedura concorsuale non è ancora titolare di un interesse attuale all’impugnazione, dal momento che egli non sa ancora se l’astratta e potenziale illegittimità della predetta clausola si risolverà in un esito negativo della sua partecipazione alla procedura concorsuale, e quindi in una effettiva lesione della situazione soggettiva, che solo da tale esito può derivare.Il bando di gara o di concorso, o la lettera di invito, normalmente impugnabili con l’atto applicativo, conclusivo del procedimento concorsuale, devono, tuttavia, essere considerati immediatamente impugnabili allorché contengano clausole impeditive dell’ammissione dell’interessato alla selezione, con la conseguenza che la partecipazione alla gara e la presentazione della domanda non costituiscono acquiescenza e non impediscono la proposizione di un eventuale gravame.Ai fini dell’ammissibilità dell’impugnazione immediata del bando delle clausole ritenute lesive, è necessaria la presentazione della domanda di partecipazione alla gara o alla procedura concorsuale. La presentazione della domanda di partecipazione, nell’evidenziare l’interesse concreto all’impugnazione, fa del soggetto che ha provveduto a tale adempimento un destinatario identificato, direttamente inciso del bando.Non è necessario impugnare immediatamente le clausole vincolanti per l’amministrazione o per i concorrenti (atteso che la natura e la struttura della clausola non escludono che la lesione dell’interesse predetto si determini solo con la mancata aggiudicazione o, comunque, con l’arresto procedimentale), ovvero le clausole che definiscono gli oneri formali ed oggettivi di partecipazione (atteso che tali clausole non sembrano agire in modo diverso dalle ordinarie clausole del bando, impugnabili insieme all’atto applicativo).Il ricorso amministrativo non è rimedio dato nell’interesse oggettivo della giustizia, ma principalmente per tutelare posizioni dei singoli, i quali non sono tenuti a denunciare l’illegittimità degli atti, della quale, pure, abbiano conoscenza, se non nei limiti del momento in cui tale illegittimità si traduce concretamente in una lesione ai propri interessi.Pur senza affrontare la questione generale del rapporto processuale tra l’azione di annullamento degli atti amministrativi e quella del risarcimento del danno dai medesimi eventualmente provocato, nell’ambito della nuova disciplina del processo amministrativo, un rapporto di pregiudizialità necessaria può, comunque, porsi, tutte le volte che si sia di fronte alla necessità di stabilire le conseguenze dell’annullamento degli atti di gara sul contratto eventualmente stipulato tra l’Amministrazione appaltante e l’originario aggiudicatario; in tal caso, la previa proposizione del ricorso giurisdizionale davanti al giudice amministrativo, e la definizione del relativo giudizio, appare, comunque, necessaria, posto che si tratta di stabilire quali siano le conseguenze, sul contratto di appalto nelle more stipulato tra Amministrazione ed aggiudicatario, dell’avvenuto annullamento degli atti di gara a seguito del ricorso del partecipante non aggiudicatario.La dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse in ordine al ricorso giurisdizionale è, in via di principio, ricollegabile al verificarsi di una situazione oggettivamente incompatibile con la realizzazione dell’utilità o della situazione di vantaggio alla quale mira il ricorso giurisdizionale medesimo, di modo che il suo esito eventualmente positivo per il ricorrente non potrebbe più giovare a quest’ultimo. Un esito del genere non si verifica allorché viene realizzata l’opera pubblica oggetto della gara impugnata, dal momento che tale realizzazione non si risolve in una situazione incompatibile con il conseguimento delle possibili utilità che il ricorrente si riprometteva di conseguire con il ricorso.
TAR Puglia-Bari, Sezione I - Sentenza 28/01/2003 n. 394
Nell’ipotesi di annullamento dell’esclusione da una gara d’appalto, l’effetto conformativo costituito dall’obbligo dell’amministrazione di procedere alla rinnovazione parziale delle operazioni di gara, ove possibile in relazione a contratti d’appalto di durata o comunque nei quali non sia intervenuto l’adempimento integrale dell’obbligazione dell’aggiudicatario, configura la riammissione alla gara e la rinnovazione della medesima come risarcimento in forma specifica del danno subito dall’impresa concorrente esclusa e preclude il risarcimento del danno per equivalente, non potendosi, peraltro, sino all’esito della rinnovazione della gara, nemmeno apprezzare la sussistenza e consistenza di un danno risarcibile.
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 21/01/2003 n. 232
Nel caso in cui sia stato impugnato l’atto con cui una impresa è stata esclusa dalla gara (nella specie per anomalia dell’offerta), non occorre notificare il ricorso anche all’impresa successivamente dichiarata aggiudicataria.Nel caso in cui sia stato impugnato un provvedimento di esclusione dalla gara, non occorre l’impugnazione anche del provvedimento di aggiudicazione definitiva che sia intervenuto dopo la decisione in primo grado del ricorso proposto avverso l’esclusione, ove non sia stata dimostrata la conoscenza di detto atto da parte della ricorrente.
Corte di Giustizia Amministrativa, Sezione Giurisdizionale - Sentenza 20/01/2003 n. 9
Nel sistema previsto in Sicilia dall’art. 23, comma 3, della L. reg. 8 marzo 1971 n. 5, la proposizione di un ricorso amministrativo avverso l’aggiudicazione di una gara per l’affidamento di lavori pubblici, comporta che la gara svoltasi non possa ritenersi ancora definita, con la conseguenza che ogni eventuale successivo procedimento innanzi all’amministrazione regionale non può avere una sua autonomia e deve essere considerato come una fase endoprocedimentale della medesima procedura di scelta dell’aggiudicatario.
Corte di Giustizia Amministrativa, Sezione Giurisdizionale - Sentenza 24/12/2002 n. 692
In caso di associazione temporanea d’imprese costituenda - nella quale, quindi, non esiste ancora un centro unitario di imputazione degli interessi delle varie imprese - sussiste la legittimazione individuale disgiunta dalle singole imprese a tutelare in via giurisdizionale gli interessi connessi al procedimento di gara.Prima della costituzione del raggruppamento temporaneo d’imprese sono di regola legittimate a ricorrere individualmente le singole imprese, compresa la capogruppo; deve tuttavia ritenersi, anche sulla base del principio di conservazione degli atti giuridici, che sia ammissibile il ricorso proposto "nell’interesse del raggruppamento temporaneo d’imprese", da una impresa che nel costituendo raggruppamento assumerà le vesti di mandante, ancorchè la procura speciale alle liti non sia stata sottoscritta anche dalle altre imprese che faranno parte della costituenda associazione.
TAR Lazio, Sezione III ter - Sentenza 17/12/2002 n. 12491
L'art. 345 della legge 20 marzo 1865 n. 2248, Allegato F, il quale stabilisce la percentuale del residuo corrispettivo dovuta all'impresa appaltatrice per il caso di esercizio da parte del committente della facoltà di recesso, regola i crediti pecuniari derivanti da detto atto legittimo dell'amministrazione. Pertanto, nella diversa ipotesi della responsabilità risarcitoria dell'amministrazione medesima per inadempimento, tale criterio può essere utilizzato quale parametro per la determinazione del lucro cessante dall'appaltatore.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 09/12/2002 n. 6768
Deve ritenersi ammissibile, oltre che coerente con i principi dettati in tema di interesse a ricorrere, l’impugnazione della sola escussione della cauzione provvisoria senza che sia contestualmente impugnato il provvedimento di esclusione dalla gara, atteso che il provvedimento di esclusione e quello di escussione della cauzione realizzano esigenze diverse e pregiudicano, al contempo, interessi differenti, con la conseguenza che può darsi il caso di concorrenti lesi dal solo incameramento della cauzione (per l’evidente danno patrimoniale conseguente) e non anche dall’esclusione dalla gara (avendo presentato un’offerta non competitiva).
TAR Lazio, Sezione I - Sentenza 03/12/2002 n. 11193
L’annullamento in sede giurisdizionale di un atto che si inserisce nella scansione procedimentale di conclusione di un contratto della P.A. già stipulato ma non ancora efficace e che impedisce al contratto stesso di conseguire la sua efficacia, fa sì che il danno che è conseguito da tale atto è un danno ingiusto, in quanto prodotto da un’attività che non doveva essere esercitata. In tale ipotesi non può, però, parlarsi, né di responsabilità pre-contrattuale, in quanto il contratto era stato già stipulato, né di responsabilità contrattuale, in quanto non vi è stato inadempimento di prestazioni contrattualmente assunte, ma di responsabilità extra-contrattuale di cui all’art. 2043 c.c. (alla stregua del principio è stato ritenuto che l’annullamento in s.g. di un provvedimento di revoca del precedente nulla-osta emanato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri era da considerare un fatto illecito di cui all’art. 2043 c.c., in forza del quale si era determinato un danno ingiusto).
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 18/11/2002 n. 6393
Il risarcimento dei danni derivanti da lesione di interessi legittimi presuppone: a) la ricostruzione del nesso causale tra atto annullato e danno; b) la ragionevole quantificabilità del danno; c) l’enucleazione di un elemento di colpa che emerge in quanto l’errore commesso dall’apparato amministrativo non sia scusabile, tenuto anche conto del contesto in cui si è sviluppata l’azione amministrativa.In particolare, per ottenere il risarcimento dei danni derivanti da lesione di interessi legittimi non è sufficiente la declaratoria giurisdizionale della illegittimità di un atto amministrativo, ma è altresì necessaria una puntuale e ragionevole dimostrazione del rapporto di causa ed effetto che si instaura tra atto illegittimo e danno ed una plausibile quantificazione di quest’ultimo.La quantificazione presuntiva della perdita di possibilità alternative, effettuata applicando analogicamente l’art. 345 della legge n. 2248 del 1865, all. F e l’art. 122 del D.P.R. 21 dicembre 1999 n. 544 e s.m. (determinazione forfettaria del profitto normalmente conseguibile) non prescinde dalla necessità di fornire un principio di prova in ordine a tale perdita di possibilità alternative. Il criterio in parola non è quindi applicabile nel caso in cui non sia stato fornito un principio di prova in ordine alle opportunità alternative alle quali l’interessato ha dovuto rinunciare.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 08/07/2002 n. 3796
Se è vero che è consentito ad una impresa di comprovare il possesso dei requisiti economici, finanziari e tecnici necessari per partecipare ad una gara di appalto pubblico mediante riferimento alle capacità di altri soggetti, qualunque sia la natura giuridica dei vincoli che ha con essi, è però necessario che l'impresa interessata sia in grado di provare di disporre effettivamente dei mezzi di tali soggetti che siano necessari alla esecuzione dell'appalto.Poichè nella individuazione del danno risarcibile occorre tener presente il contenuto dell'interesse legittimo leso, il soggetto illegittimamente escluso dalla gara di appalto, non può rivendicare lo stesso risarcimento di chi sia stato privato della aggiudicazione che gli spettava, perché diverso è in contenuto della posizione soggettiva pregiudicata.Sebbene la corresponsione del 10% come utile presunto previsto dall'art. 345 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, All. F, sia prevista per l'ipotesi di esercizio da parte della amministrazione committente della facoltà di recesso, e quindi per pregiudizio da atto legittimo, tale criterio può essere utilizzato come parametro del lucro cessante dell'appaltatore anche nelle ipotesi di responsabilità risarcitoria per inadempimento ed in particolare nel caso di risarcimento derivante da illegittima aggiudicazione di una gara d'appalto. Tale criterio di risarcimento forfettario nella misura del 10%, previsto per gli appalti di lavori pubblici dall'art. 345 della legge 1865 n. 2248, all. F, può essere applicato anche agli appalti di servizi in sede di determinazione in via equitativa dell'ammontare del risarcimento dei danni.Poichè l'importo del risarcimento del danno da responsabilità extracontrattuale ha natura di debito di valore, il risarcimento dei danni derivanti da lesione di interessi legittimi va maggiorato degli accessori destinati a conservarne la consistenza. Pertanto, nel caso di annullamento dell'aggiudicazione di un appalto, l'ammontare del risarcimento dovuto va accompagnato anche del pagamento degli interessi e della svalutazione monetaria sulla somma dovuta a titolo risarcitorio; il computo degli interessi e della svalutazione va effettuato con decorrenza dalla data di inizio dei lavori o del servizio da parte della impresa originariamente aggiudicataria, a seguito del provvedimento successivamente annullato.
TAR Campania-Napoli, Sezione I - Sentenza 29/05/2002 n. 3177
La cauzione, essendo diretta a garantire l'amministrazione appaltante circa la serietà dell'offerta, operando in modo simile ad una caparra confirmatoria, nel caso di appalto di servizio pluriennale deve calcolarsi facendo riferimento al valore reale complessivo dell'appalto e non già all'importo annuale del servizio a base d'asta.Anche se esulano dalla giurisdizione esclusiva del G.A. in materia di appalti pubblici, pur dopo la legge 205/2000, le controversie relative alla esecuzione del contratto, deve riconoscersi la giurisdizione esclusiva dello stesso G.A. in materia di validità del contratto di appalto per effetto e in conseguenza dell'intervenuto annullamento dell'aggiudicazione.L'invalidità di cui è affetto il contratto stipulato dalla p.a. con chi è illegittimamente aggiudicatario assume la connotazione della nullità ex articolo 2058 c.c per contrasto con le norme di disciplina del procedimento di evidenza pubblica e non della sola annullabilità su azione giurisdizionale della parte nel cui interesse è stabilito dalla legge (e cioè della p.a. appaltante). Ne consegue che l'annullamento dell'aggiudicazione implica la declaratoria di nullità, per contrasto con le norme imperative violate, del contratto nelle more stipulato con l'illegittimo aggiudicatario. La stazione appaltante, ove nella sentenza di annullamento dell'aggiudicazione sia contenuto l'accertamento della spettanza dell'aggiudicazione in favore della impresa ricorrente, è sostanzialmente vincolata, nel successivo riesercizio della funzione, ad affidare l'appalto alla ricorrente stessa, salvo il caso in cui - a causa dello stato in cui si trova in fatto lo svolgimento del rapporto di appalto - si profili l'impossibilità o la eccessiva onerosità per l'interesse pubblico di assicurare la reintegrazione in forma specifica del diritto-interesse della ricorrente vincitrice a conseguire l'appalto medesimo; in tale ipotesi, il modo di esercizio, da parte della stazione appaltante, di tale facoltà di discrezionale valutazione, è comunque astretto a stringenti canoni di legittimità e alla effettiva rispondenza a preminenti necessità dell'interesse pubblico, ed è pienamente sindacabile anche nel merito nella sede dell'ottemperanza dal giudice amministrativo adito per l'esecuzione del giudicato.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 21/01/2002 n. 352
In difetto di tempestiva impugnativa della lettera invito, la legittimità dell'azione amministrativa va effettuata alla stregua delle disposizioni in essa contenute.L'effetto lesivo direttamente emergente dai criteri di valutazione delle offerte, come stabiliti nell'atto regolatore della gara, ha caratteri di immediatezza e deve essere fatto valere in termini di decadenza con la impugnativa diretta dell'atto stesso
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 26/09/2001 n. 5045
Deve ritenersi ammissibile un ricorso incidentale anche nell'ipotesi in cui esso sia sorretto da un interesse, anche di mero fatto, alla controversia, purché tale interesse corrisponda ad una utilità autonoma della parte che lo propone.
TAR Roma 02/02/2000 n. 979
Va sospeso il provvedimento col quale il Consiglio superiore della magistratura nega l'autorizzazione ad un magistrato ad assumere l'incarico di componente di collegio arbitrale, attesa la vigenza dell'art. 45 del Capitolato generale d'appalto delle opere pubbliche approvato col D.P.R. 16 luglio 1962 n. 1063 - il quale richiede la necessaria presenza di un magistrato ordinario nel collegio arbitrale - fino all'entrata in vigore del regolamento che disciplina la camera arbitrale, ai sensi dell'art. 32 della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m., come sostituito dall'art. 9 bis D.L. 3 aprile 1995 n. 101, convertito con modificazioni dalla L. 2 giugno 1995 n. 216, giuste le considerazioni espresse dalla Sezione con sentenza 16 febbraio 1999 n. 375, e per l'effetto va demandato al detto Consiglio superiore di procedere interinalmente ad una nuova valutazione della richiesta di autorizzazione alla stregua delle motivazioni della detta sentenza e in applicazione dei criteri generali dallo stesso stabiliti relativamente agli incarichi medesimi
Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione Siciliana 03/11/1999 n. 576
Le concessioni traslative per la realizzazione di opere pubbliche rientrano nel regime dell'art. 5 L. 6 dicembre 1971 n. 1034, che affida al giudice amministrativo la cognizione delle controversie relative alle concessioni di beni o di servizi pubblici; peraltro, tale disciplina è stata novellata dall'art. 31 bis della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m.(introdotto dall'art. 9 L. 2 giugno 1995 n. 216), che ai fini della tutela giurisdizionale equipara le concessioni in materia di lavori pubblici agli appalti, con la conseguenza che la cognizione del giudice ordinario anche nei casi di concessione appalto è limitata alle ipotesi nelle quali l'oggetto della controversia sia individuabile nella determinazione del quantum del corrispettivo, della liquidazione di posizioni patrimoniali e delle vicende dell'esecuzione.In tema di gara indetta dal concessionario di un'opera pubblica, il bando è atto amministrativo a carattere normativo, lex specialis della procedura, rispetto alla quale l'eventuale jus superveniens di abrogazione o di modifica di clausole non ha effetti innovatori, salvo ovviamente l'eventuale esercizio del potere di autotutela da parte del concessionario, esercente potestà amministrativa in forza di quella sorta di delegazione intervenuta sulla base della concessione contratto
TAR Lombardia, Sezione Brescia - Sentenza 19/08/1999 n. 753
Gli atti di ammissione ai procedimenti di gara sono privi di contenuto lesivo in quanto interni ai procedimenti medesimi e inidonei a concretare una situazione di vantaggio nei confronti di alcuno dei soggetti ammessi, in capo ai quali è solo configurabile un'aspettativa in ordine alla poziore posizione conseguibile rispetto agli altri; pertanto, è solo con l'approvazione dell'atto terminale del procedimento e nell'eventualità che questo si concluda a favore di soggetto privo dei requisiti, o a favore di altro soggetto che dalla partecipazione del primo ha tratto motivo dall'esito favorevole conseguito, che il concorrente direttamente danneggiato può vedere concretare la lesione alla propria posizione giuridica e quindi trarne legittimazione per l'impugnazione, in uno con l'atto conclusivo, del provvedimento di ammissione del soggetto privo dei requisiti richiesti.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione Unite 10/08/1999 n. 580
A seguito della entrata in vigore dell'art. 31 bis della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m. (introdotto dall'art. 9 del D. L. n. 101 del 1995, convertito, con modificazioni, nella legge n. 216 del 1995), il cui comma 4 dispone che, ai fini della tutela giurisdizionale, le concessioni di nuova costruzione in materia di lavori pubblici - configurabili allorché l'amministrazione conferisca al privato, oltre al semplice incarico materiale della esecuzione di un'opera pubblica, come nel caso dell'appalto, anche quello di compiere una serie di attività, quali, tra le altre, la progettazione dell'opera, la direzione dei lavori, la sorveglianza, la scelta degli appaltatori, il cui esercizio presuppone il trasferimento delle funzioni pubbliche necessarie per l'espletamento dell'opera stessa - sono equiparate agli appalti, le controversie relative a tali concessioni non sono più assoggettate, ai sensi dell'art.5 della legge n. 1034 del 1971, alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, bensì, in deroga all'art.5 cod. proc. civ., agli ordinari criteri di riparto della giurisdizione, anche ove si tratti di giudizi pendenti alla data di entrata in vigore del citato D. L. n. 101 del 1995. Ne consegue che, qualora la controversia abbia ad oggetto pretese relative a diritti soggettivi, sussiste la giurisdizione del giudice ordinario. E, ove, nel vigore dell'art. 5 della legge n. 1034 del 1971, si fosse stipulata la clausola con la quale si attribuiva la controversia alla competenza speciale degli arbitri (la cui decisione è deliberata a conclusione di procedimento che si svolge nell'ambito della giurisdizione ordinaria), da considerare, all'epoca, nulla per violazione della predetta norma imperativa, attributiva della giurisdizione esclusiva al giudice amministrativo, tale nullità sarebbe sanata con effetto ex tunc, sia pure ai soli fini processuali della giurisdizione, per la sopravvenienza della disposizione dell'art. 31 bis.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione Unite 27/07/1999 n. 516
A seguito dell'entrata in vigore dell'art. 31 bis della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m.(introdotto dall'art. 9 D.L. 3 aprile 1995 n. 101, convertito con modificazioni della L. 2 giugno 1995 n. 216), le controversie relative alle concessioni di sola costruzione di opere pubbliche sono assoggettate agli ordinari criteri di riparto giurisdizionale in tema di appalto di opere pubbliche e sono pertanto devolute alla giurisdizione del giudice ordinario quando si controverta su posizioni di diritto soggettivo; poiché esigenze di economia processuale impongono di attribuire rilevanza alla giurisdizione (cosi come alla competenza) sopravvenuta anche alla luce del nuovo testo dell'art. 5 Cod. proc. civ. (come risultante dalla L. 26 novembre 1990 n. 353), in caso di giudizio su diritti pendente alla data di entrata in vigore dell'art. 31 bis cit., innanzi al giudice ordinario, questi, sebbene originariamente sfornito di giurisdizione, non deve dichiararne il difetto ma decidere nel merito dato il sopravvenire per effetto della nuova legge di un criterio di collegamento tra la controversia e l'ufficio giudiziario adito.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione II, 17/07/1999 n. 7612
L'azione di responsabilità extracontrattuale del committente (e dei soggetti nella cui disponibilità l'opera perviene, qualunque sia il titolo derivativo)nei confronti dell'appaltatore, prevista dall'art. 1669 cod. civ., è soggetta alla denunzia (non necessariamente atto autonomo di manifestazione di volontà attributiva di responsabilità) di difetti di costruzione, che pregiudicano la statica o la lunga durata dell'opera che l'entità della medesima le attribuisce, nel termine di decadenza di un anno dalla loro scoperta, e si prescrive nel termine di un anno dalla denunzia.Il primo termine, essendo connesso, per la decorrenza, alla scoperta della gravità dei difetti e della loro imputabilità alla prestazione della appaltatore, postula un apprezzabile grado di conoscenza dell' entità del vizio costruttivo e della sua riferibilità causale a quest'ultimo; il secondo, invece, essendo cronologicamente legato alla denunzia, prescinde dall'epoca della predetta sufficiente conoscenza.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione II, 05/07/1999 n. 6952
La domanda di pagamento degli interessi moratori sul compenso dovuto dall'ente territoriale all'appaltatore di un'opera pubblica, maturati dopo l'espletamento del collaudo di essa senza riserve, esaustivo perciò di ogni aspetto concernente l'esecuzione del contratto di appalto, spetta alla competenza del giudice ordinario, e non al collegio arbitrale, al quale per contratto, i sensi dell'art. 43 D.P.R. 16 luglio 1962 n. 1063, siano deferite le controversie tra P.A. e appaltatore, in quanto il criterio per stabilire la competenza è costituito dalla natura della questione, appartenente al giudice ordinario se conseguente al negozio di accertamento consistente nel collaudo; agli arbitri se attinente a punti contemplati nel contratto di appalto, ancorché controversi dopo il collaudo, con la prevalenza, in caso dubbio, della competenza ordinaria, essendo quella arbitrale derogatoria di essa.
TAR Bari 18/06/1999 n. 653
Ai sensi dell'art. 19 comma 3 D.L. 25 marzo 1997 n. 67, convertito con modificazioni dalla L. 23 maggio 1997 n. 135, nel caso di controversia attinente ad aggiudicazione di opere pubbliche, anche il termine per la proposizione del ricorso incidentale deve intendersi ridotto alla metà.L'atto conclusivo della gara per l'aggiudicazione di un appalto di opere pubbliche non è il verbale conclusivo dei lavori della Commissione giudicatrice, ma la deliberazione con la quale l'Amministrazione procede alla sua approvazione; pertanto, il termine per l'impugnazione del provvedimento di aggiudicazione decorre dalla data in cui il ricorrente non aggiudicatario ha avuto conoscenza del contenuto di detto verbale, a seguito di accesso allo stesso, ma da quella in cui gli è stato comunicato ovvero ha avuto piena conoscenza del provvedimento di aggiudicazione in favore di altro concorrente.Sono immediatamente impugnabili le clausole del bando di gara che comportano per il ricorrente l'esclusione dal procedimento selettivo.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione Unite 12/06/1999 n. 332
Le controversie relative all'aggiudicazione degli appalti pubblici di rilevanza comunitaria (C.D. appalti di soprassoglia comunitaria) appartengono alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, anche se gli enti che indicono le relative gare d'appalto hanno natura di ente pubblico economico o sono costituiti in società per azioni od in aziende speciali, desumendosi la sussistenza di quella giurisdizione dall'art. 13 della legge n. 142 del 1992 (la quale, dando esecuzione alle direttive comunitarie in materia processuale sugli appalti, nel prevedere la proponibilità della domanda risarcitoria da parte di chi abbia ottenuto l'annullamento dell'atto lesivo da parte del giudice amministrativo, ha implicitamente affermato che la giurisdizione su detto annullamento compete al giudice amministrativo), nonché dall'art. 11 della legge n. 489 del 1992, che ha esteso l'applicazione del suddetto art. 13 della legge n. 142 del 1992 alle procedure di appalto degli enti costituiti in forma di società per azioni (di cui alla direttiva CEE del 17 novembre 1990).
TAR Roma 07/06/1999 n. 1217
Le controversie nascenti dall'esecuzione di contratti di appalto di opere pubbliche hanno ad oggetto posizioni di diritto soggettivo inerenti a rapporti contrattuali di natura privatistica, ove non sono configurabili provvedimenti autoritativi; pertanto, una volta concluso il contratto, gli atti emanati in tale fase operano esclusivamente nell'ambito di posizioni paritetiche delle parti, con conseguente competenza del giudice ordinario all'accertamento dei fatti legittimanti l'adozione degli atti medesimi (ivi compresi la rescissione ed il recesso previsti dagli artt. 340 e 345 della legge 20 marzo 1865 n. 2248 all. F)
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione II 16/04/1999 n. 3802
Il capitolato generale di appalto per le opere pubbliche, approvato col D.P.R. 16 luglio 1962 n. 1063 (modificato dalla L. 10 dicembre 1981 n. 741), che tra l'altro prevede la devolubilità ad un collegio arbitrale della definizione delle controversie insorte tra le parti, ha valore normativo e vincolante (e si applica quindi direttamente e indipendentemente dal richiamo che ne abbiano fatto le parti) soltanto agli appalti stipulati dallo Stato; esso non riguarda, invece, gli Enti pubblici diversi dallo Stato, per i quali può assumere efficacia obbligatoria soltanto sotto il profilo negoziale, ossia solo se e nei limiti in cui le parti lo abbiano richiamato per regolare il singolo rapporto contrattuale, come nell'ipotesi in cui le parti abbiano testualmente pattuito che il capitolato suddetto faccia parte integrante del contratto; con la conseguenza che in tal caso l'arbitrato ha la sua fonte non già nella legge (art. 47 D.P.R. n. 1063 del 1962 cit.), bensi in una convenzione compromissoria concretamente intercorsa tra le parti, da cui deriva anche la forza vincolante della convenzione stessa.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione Unite 17/12/1998 n. 12622
L'art. 31 bis, co. 4 della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m.(prevedente, ai fini della tutela giurisdizionale, l'equiparazione agli appalti delle concessioni in materia di lavori pubblici) non si riferisce soltanto alle concessioni di costruzione di opere pubbliche ma, attesa l'ampia portata letterale della citata disposizione legislativa, deve ritenersi che il relativo dettato si applichi anche a quelle concessioni con le quali risultino commesse al concessionario, insieme alla realizzazione di una o più opere materiali, anche attività tecniche e/o amministrative, accessorie o connesse a tale realizzazione (ad esempio, programmazione, progettazione, acquisizione delle aree e delle autorizzazioni, stipulazioni degli appalti, vigilanza dell'andamento dei lavori, collaudi).Alla stregua del codice di rito, nel testo in vigore prima della legge 5 gennaio 1994 n. 25, non è consentito l'intervento del terzo, rimasto estraneo al giudizio arbitrale, nel processo di impugnazione per nullità della sentenza arbitrale, restando la tutela dei diritti di detto terzo, eventualmente pregiudicati dalla sentenza arbitrale, affidata all'esperimento di un'ordinaria azione di accertamento, svincolata dall'osservanza dei termini di cui agli artt. 404 e 326 Cod. proc. civ. e dalle regole di competenza risultanti dall'art. 828 Cod. proc. civ.
TAR Perugia 24/12/1997 n. 615
In tema di aggiudicazione dei contratti della Pubblica amministrazione, il termine per l'impugnazione del provvedimento che decide definitivamente sulla graduatoria formulata dall'apposita Commissione di gara, che contempla anche la posizione del ricorrente, decorre dalla notifica individuale della stessa ovvero dalla sua piena conoscenza.Ai sensi dell'art. 21 co. 5 della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m., le Commissioni giudicatrici degli appalti concorsi devono avere un numero dispari di componenti non superiore a cinque; pertanto, costituendo le disposizioni della detta legge quadro in materia di lavori pubblici principi fondamentali della legislazione dello Stato, l'autonomia legislativa regionale è tenuta a conformarsi ad essi.La valutazione di scelta dell'offerta economicamente più vantaggiosa demandata alla Commissione giudicatrice di un appalto concorso presuppone una posizione di assoluta imparzialità da parte di ciascuno dei singoli componenti quale imprescindibile garanzia di obiettività di giudizio; pertanto, dal momento che i membri della Commissione si trovano ad esercitare una funzione lato sensu giudicante che li pone in posizione di terzietà e di indipendenza, è necessaria l'assenza di vincoli, condizionamenti o interessi di alcun genere con le Imprese concorrenti.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione Unite 11/11/1997 n. 11132
L'art. 31 bis, co. 4 della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m., nel disporre che, « ai fini della tutela giurisdizionale, le concessioni in materia di lavori pubblici sono equiparate agli appalti », fa riferimento alle concessioni di sola costruzione di opere pubbliche, restando esclusi i casi in cui il provvedimento concessorio abbia un oggetto più esteso e si riferisca anche alla progettazione ed alla gestione dell'impianto da costruire.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione I 10/11/1997 n. 11048
In tema di contratti e rapporti di pubblico appalto relativi alla realizzazione di opere pubbliche, l'obbligatoria devoluzione al giudizio arbitrale delle controversie insorte fra amministrazione appaltante e appaltatore, al giudizio arbitrale, salva apposita clausola di esclusione inserita nel bando o invito di gara oppure nel contratto in caso di trattativa privata, secondo la testuale previsione dell'art. 16 della legge 10 dicembre 1981, n. 741 (che ha sostituito l'art. 47 del capitolato generale approvato con D.P.R. 16 luglio 1962,. 1063, il quale sanciva la facoltà di adire l'Autorità giudiziaria per la soluzione delle predette controversie) è venuta meno a seguito della declaratoria di illegittimità costituzionale del predetto articolo 16 nella parte in cui non stabilisce che la competenza arbitrale possa esser derogata anche con atto unilaterale di ciascuno dei contraenti (sentenza 9 maggio 1996, n. 152 della Corte costituzionale) dovendosi ritenere ripristinato, in conseguenza dello "jus superveniens" costituito dalla detta declaratoria di incostituzionalità, immediatamente applicabile in sede di legittimità, ripristinato il contenuto precettivo del menzionato articolo 47, il quale pur in presenza del principio di normale devoluzione agli arbitri delle controversie in materia di lavori pubblici, fissato dal precedente articolo 43 dello stesso D.P.R. n. 1062 stabilisce una preferenza per il rimedio giurisdizionale, attribuendo alle parti la facoltà di agire davanti al giudice ordinario anziché davanti agli arbitri, e consentendo al convenuto nel caso di promozione del giudizio arbitrale di chiedere entro il termine di trenta giorni dalla domanda di arbitrato la decisione della controversia da parte del giudice ordinario.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione Unite 29/10/1997 n. 10634
L'equiparazione, ai fini della tutela giurisdizionale, delle concessioni in materia di lavori pubblici agli appalti, disposta dall'art. 31 bis, quarto comma della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m., introdotto dall'art. 9 D.L. 3 aprile 1995 n. 101, convertito dalla legge 2 giugno 1995 n. 216, è espressamente estesa dall'art. 31 bis cit., quinto comma anche alle controversie relative ai lavori appaltati o concessi anteriormente alla data di entrata in vigore di detta disposizione; ne consegue che, qualora prima dell'intervenuta modifica della normativa, per una di tali controversie sia stato promosso un giudizio arbitrale avente ad oggetto questioni relative a diritti soggettivi, la giurisdizione degli arbitri rimane ferma in conseguenza dello jus superveniens costituito dal citato art. 31 bis, senza che abbia rilievo la qualificazione del rapporto come concessione o come appalto e senza che in contrario operi la nuova formulazione dell'art. 5 Cod. proc. civ., la quale non esclude che debbano trovare applicazione nei giudizi pendenti le norme sopravvenienti che, diversamente regolano la giurisdizione, l'attribuiscano, nel caso, al giudice davanti al quale la domanda è stata proposta.La domanda del concessionario della costruzione di un'opera pubblica volta ad ottenere il ristoro del pregiudizio subito a causa della sospensione dell'opera ordinata dall'Amministrazione committente e da questa protratta oltre il tempo necessario per eseguire gli accertamenti che ne avevano determinato l'esigenza (nella specie relativi alla natura dei materiali esistenti nella zona interessata alla costruzione ed all'eventuale necessità di una sua bonifica) costituisce domanda di condanna al risarcimento del danno da inadempimento contrattuale ed appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, a nulla rilevando in contrario che, nell'ipotesi in cui il committente sia un Comune, la sospensione dei lavori sia stata disposta dal Sindaco come ufficiale del Governo, trattandosi di circostanza idonea ad incidere sull'astratta configurabilità del diritto del concessionario al risarcimento nel caso di sospensione dei lavori per fatto imputabile all'Amministrazione concedente, ma non sulla concreta esistenza di una responsabilità di quest'ultima, e pertanto tale da determinare il rigetto nel merito della domanda ma non il difetto di giurisdizione.
TAR Torino, Sezione II 26/05/1997 n. 263
I partecipanti ad una gara d'appalto devono considerarsi direttamente contemplati, ancorché non espressamente nominati, nel provvedimento con cui l'Amministrazione procede all'aggiudicazione; pertanto, il termine per l'impugnazione di tale atto decorre, ai sensi dell'art. 2 del R.D. 17 agosto 1907 n. 642, dalla comunicazione individuale dello stesso ovvero dal momento anteriore in cui il concorrente ha piena conoscenza dei suoi elementi essenziali.L'art. 29, primo comma, lett. b) del D.L. vo 19 dicembre 1991 n. 406, nello stabilire, quale criterio di aggiudicazione, quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa, determinata in base ad una pluralità di elementi variabili secondo l'appalto, attinenti al prezzo, al termine di esecuzione, al costo di utilizzazione, al rendimento e al valore tecnico dell'opera, contiene un'elencazione non tassativa; tuttavia, in caso di esclusione di determinati parametri, le relative ragioni devono comunque essere deducibili, se non da dichiarazioni dell'appaltatore, almeno dalle peculiarità delle opere e dalle modalità della gara.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione I 15/01/1997 n. 349
Con riguardo alla definizione delle controversie in materia di appalto di opere pubbliche, a seguito della sentenza della Corte costituzionale 9 maggio 1996 n. 152 - che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 16 L. 10 dicembre 1981 n. 741 nella parte in cui non stabilisce che la competenza arbitrale possa essere derogata anche con atto unilaterale di ciascuno dei contraenti - la competenza arbitrale prevista dall'indicata disposizione non deve più considerarsi vincolante, con la conseguenza che una delle parti contraenti può legittimamente manifestare la propria volontà di deroga, rivolgendosi all'Autorità giudiziaria ordinaria, senza che la controparte abbia facoltà di opporsi.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione Unite 09/12/1996 n. 10955
In tema di concessioni ed appalti di lavori pubblici, l'art. 9 D.L. 3 aprile 1995 n. 101, convertito nella L. 2 giugno 1995 n. 216, aggiungendo l'art. 31 bis al testo della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m., prevede ai fini della tutela giurisdizionale, che le concessioni di lavori pubblici sono equiparate agli appalti, con riguardo ad ogni controversia, ivi comprese quelle relative ai lavori appaltati o concessi anteriormente all'entrata in vigore della legge; pertanto, anche con riferimento a tale normativa vige il principio secondo il quale rientrano nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo (con conseguente preclusione della giurisdizione arbitrale e nullità della relativa clausola stipulata) le controversie relative alla concessione di sola costruzione di opera pubblica, qualora con lo strumento concessorio si attui una traslazione di pubblici poteri e sempre che l'oggetto del contendere non sia il quantum del corrispettivo; appartiene, invece, alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia relativa alla liquidazione di posizioni patrimoniali conseguenti alla semplice realizzazione dell'opera pubblica commissionata, intesa come mera attività materiale di costruzione, con esclusione di ogni riferimento a funzioni ed attività diverse ed ulteriori implicanti l'attribuzione e l'esercizio di poteri e facoltà propri dell'Ente pubblico concedente.Riguardo al giudizio di impugnazione delle pronunce arbitrali, l'unificazione della fase rescindente e della fase rescissoria non costituisce causa di nullità dell'intero procedimento qualora il giudice abbia tenuto distinte sul piano logico, giuridico e concettuale le due fasi e, dopo aver pronunciato sulla nullità, abbia esaminato le conclusioni di merito ritualmente precisate dalle parti e ritenuto di poter pronunciare la decisione definitiva in base agli elementi di prova già acquisiti al processo arbitrale ed alle constatazioni compiute dagli arbitri.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione I 21/08/1996 n. 7734
Il silenzio serbato dall'Amministrazione sulla diffida dell'appaltatore a provvedere all'approvazione del collaudo non determina la decorrenza del termine di decadenza per la proposizione della domanda di arbitrato previsto dall'art. 46 capitolato generale delle opere pubbliche, approvato con D.P.R. 16 luglio 1962 n. 1063 - secondo cui l'istanza di arbitrato deve essere notificata nel termine di sessanta giorni da quello in cui fu notificato il provvedimento dell'Amministrazione che ha risolto la controversia in sede amministrativa ai sensi del precedente art. 42 - atteso che per tale provvedimento si intende una manifestazione formale dell'Amministrazione che esprima la presa d'atto di una controversia e la volontà di risolverla e che contenga una decisione definitiva (e cioè non di rinvio o comunque interlocutoria) della controversia.
Corte Costituzionale 16/07/1996 n. 249
L'art. 31 bis, terzo comma, della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m., aggiunto dall'art. 9 D.L. 3 aprile 1995 n. 101, convertito dalla L. 2 giugno 1995 n. 216 - là dove prevede che, nei giudizi amministrativi in materia di lavori pubblici in cui sia stata chiesta la sospensione del provvedimento impugnato, l'Amministrazione e i controinteressati possono chiedere che la questione sia decisa nel merito, sancendosi che l'udienza debba aver luogo entro novanta o sessanta giorni a seconda se richiesta fuori (dalla) o durante l'udienza già fissata per la sospensiva - va interpretato nel senso che la richiesta del merito non paralizza il potere cautelare del giudice adito, il quale può, quindi, esaminare e sospendere il provvedimento impugnato in presenza dei presupposti di legge: sulla base di tale interpretazione, resa possibile dal contesto sistematico con il secondo comma e con le modalità di decisione dell'udienza di merito, nonché con i lavori preparatori, con i principi della Corte costituzionale in materia cautelare e con le direttive comunitarie, la disposizione non contrasta con gli artt. 3, 24, 97 e 113 Cost.L'art. 1 sesto comma D.L. 3 aprile 1995 n. 101, come modificato dalla L. di conversione 2 giugno 1995 n. 216, stabilisce che ai bandi ed agli avvisi di gara per gli appalti di lavori pubblici pubblicati tra l'entrata in vigore della L. 11 febbraio 1994 n. 109 e l'entrata in vigore della stessa legge n. 216, nonché alle aggiudicazioni ed agli affidamenti intervenuti entro gli stessi termini si applicano le disposizioni vigenti al momento dell'adozione dei rispettivi provvedimenti, con l'effetto di determinare la reviviscenza delle norme via via vigenti, con riguardo agli atti su indicati, ivi inclusa, nel caso di specie, quella dell'art. 5 D.L. 26 gennaio 1995 n. 25 (soppressa dalla L. di conversione 29 marzo 1995 n. 95) recante particolare disciplina delle offerte anomale; pertanto, è inammissibile per irrilevanza la questione di costituzionalità dedotta, in riferimento all'art. 77 Cost., con riguardo all'art. 1 secondo comma citata legge n. 216, sulla salvezza degli atti, degli effetti e dei rapporti concretizzati sulla base anche del predetto art. 5 D.L. n. 26, posto che la vigenza dello stesso art. 5 non dipende esclusivamente dalla disposizione censurata.
TAR Roma, Sezione III 03/07/1996 n. 1263
La scelta, da parte della P.A., dei soggetti cui affidare la realizzazione del sistema dell'alta velocità, nelle sue diverse fasi di sviluppo, in quanto concorrenti al raggiungimento dello stesso ed unico fine pubblicistico, pur se in diversa misura e secondo schemi organizzatori diversi, anche di natura privatistica, costituisce esercizio di un potere discrezionale, a fronte del quale non è configurabile, in favore degli aspiranti, una situazione di diritto soggettivo; pertanto, per le controversie aventi ad oggetto la legittimità dell'esercizio del detto potere, il giudice ordinario difetta di giurisdizione.Appartengono alla giurisdizione del giudice amministrativo le controversie relative agli atti contrattuali compiuti dalla Soc. Ferrovie dello Stato nella qualità di concessionaria, nell'esercizio delle funzioni pubbliche ad essa trasferite, rispetto alle quali assume la veste di organo indiretto della Pubblica amministrazione.Nel caso in cui l'Amministrazione si determini a concludere un contratto a trattativa privata con un imprenditore, si incide evidentemente in senso sfavorevole sulle posizioni soggettive degli altri imprenditori operanti nel settore con conseguenze negative sulla libera concorrenza; pertanto, gli aspiranti partecipanti alla gara e rimasti esclusi ben possono impugnare tale atto, in quanto titolari dell'interesse strumentale volto ad ottenerne l'annullamento e a far seguire l'indizione della gara pubblica.Il contratto per realizzare il c.d. sistema dell'alta velocità ha natura di contratto d'appalto d'opera quando i lavori costituiscano un insieme diretto alla realizzazione di una complessa unità strutturale e funzionale, ancorché, per assicurare le forniture e i servizi necessari alla sua esecuzione, si renda opportuno ricorrere al frazionamento o allo scorporamento degli appalti.
Consiglio di Stato, Sezione IV 13/02/1996 n. 148
Appartengono alla giurisdizione del giudice amministrativo, ex art. 5 della legge 6 dicembre 1971 n. 1034 in relazione all'art. 5 c.p.c. sub art. 2 della legge 26 novembre 1990 n. 353, non soltanto le controversie in materia di concessioni di pubblici servizi, ma anche quelle in materia di concessioni traslative di pubbliche funzioni, quali le concessioni di sola costruzione, instaurate anteriormente all'entrata in vigore dell'art. 31-bis, comma quarto, della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m. sub art. 9 del D.L. 3 aprile 1995 n. 101 convertito dalla legge 2 giugno 1995 n. 216, con conseguente preclusione della giurisdizione arbitrale e nullità della clausola arbitrale eventualmente stipulata in violazione di tale riserva.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione Unite 21/06/1995 n. 7013
In tema di competenza arbitrale sulle controversie inerenti ad appalto di opera pubblica, ai sensi dell'art. 47 D.P.R. 16 luglio 1962 n. 1063, come modificato dall'art. 16 L. 10 dicembre 1981 n. 741, la suddetta competenza può essere derogata in favore del giudice ordinario solo in forza di un'apposita clausola contestuale al contratto, inserita nel bando od invito di gara, ovvero nello stesso contratto, in caso di trattativa privata; la suddetta disciplina non è derogata dalla disposizione di cui all'art. 26 L. reg. Sicilia 29 aprile 1985 n. 21 (contenente norme per l'esecuzione dei lavori pubblici in Sicilia) atteso che tale norma, essendosi limitata a riconoscere all'impresa appaltatrice, trascorsi i termini per il collaudo, la possibilità di far valere i propri diritti proponendo giudizio arbitrale od ordinario ai sensi delle norme vigenti, si è limitata a disciplinare i termini ed i modi delle procedure di collaudo, senza innovare al vigente sistema dell'arbitrato obbligatorio previsto dall'art. 47 cit.