Source: https://studiolegalemeiecalcaterra.wordpress.com/category/impugnazione-licenziamento/
Timestamp: 2019-04-23 03:00:38+00:00
Document Index: 153501031

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1335', 'art. 1335', 'art. 1335', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 41', 'art. 3', 'art. 41', 'art. 41', 'sentenza ']

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Il divieto di modificazione della motivazione del licenziamento concerne il contenuto sostanziale dell’atto – A garanzia del diritto di difesa del dipendente giovedì, Dic 13 2007
Cassazione and diritti del lavoratore and diritto del lavoro and impugnazione licenziamento and licenziamento and licenziamento illegittimo and sentenza mgraziamei 10:17 am
L’immodificabilità, prescritta dalla legge, della motivazione del licenziamento concerne il contenuto sostanziale dell’atto di recesso, e non i particolari di dettaglio che non ne alterano la sostanza. Come già sottolineato dalla giurisprudenza della Suprema Corte, “l’immodificabilità dei motivi di recesso enunciati nella fase di intimazione del licenziamento non comporta la specificazione di tutti i relativi elementi di fatto e di diritto, essendo sufficiente la indicazione della fattispecie di recesso nelle sue circostanze di fatto essenziali; nel corso del giudizio di impugnazione del licenziamento, poi, mentre non può essere fatta valere una fattispecie giustificativa diversa di quella già prospettata, possono essere precisati gli elementi di fatto contenuti nella motivazione del recesso”.
Il divieto di modificazione è diretto ad evitare una lesione del diritto di difesa (anche nella fase stragiudiziale) del dipendente, cui non possono essere opposti successivamente motivi nuovi e diversi (Cassazione Sezione Lavoro n. 25270 del 4 dicembre 2007, Pres. Ciciretti, Rel. Monaci).
Da Legge e giustizia….la notizia qui
La comunicazione dell’impugnazione del licenziamento può essere indirizzata anche a uno stabilimento decentrato martedì, Ott 9 2007
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La comunicazione dell’impugnazione del licenziamento può essere indirizzata anche a uno stabilimento decentrato – In base all’art. 1335 cod. civ.
In base all’art. 1335 cod. civ. una dichiarazione diretta a una determinata persona si reputa conosciuta nel momento in cui giunga all’indirizzo del destinatario. Nel caso di licenziamento del dipendente di una società, l’impugnazione in forma scritta del provvedimento può essere indirizzata alla datrice di lavoro anche in luogo diverso dalla sua sede legale, ove sia presumibile che essa ne venga ugualmente a conoscenza.
Al fine di soddisfare l’onere, gravante sul lavoratore licenziato, di provare l’avvenuto recapito all’“indirizzo” del datore di lavoro dell’impugnativa di licenziamento (quale atto recettizio ex art. 1335 c.c.), il lavoratore può avvalersi di qualsiasi mezzo di prova, e quindi anche di presunzioni, al fine di provare l’invio dell’atto in un luogo che per collegamento ordinario o normale frequenza e preventiva indicazione appartenga alla sfera di dominio o controllo del destinatario; pertanto, ove una società abbia uno stabilimento produttivo decentrato, dalla cui direzione sia pervenuta la comunicazione del licenziamento al lavoratore, il quale in tale stabilimento espleti la sua prestazione lavorativa, opera la suddetta presunzione di conoscenza ove l’impugnativa di licenziamento sia (tempestivamente) comunicata dal lavoratore medesimo alla direzione di quello stesso stabilimento e non già necessariamente alla sede della società (Cassazione Sezione Lavoro n. 17014 del 2 agosto 2007, Pres. De Luca, Rel. Maiorano).
Il licenziamento individuale è legittimo per giustificato motivo oggettivo, quando viene determinato dalla necessità di ottimizzare l’efficienza e la produttività mercoledì, Mag 30 2007
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In base all’art. 3 L. n. 604/66 –
Il giustificato motivo oggettivo di licenziamento determinato da ragioni inerenti l’attività produttiva, nel cui ambito rientra anche l’ipotesi di riassetto organizzativo attuato per la più economica gestione dell’impresa, è rimesso alla valutazione del datore di lavoro, senza che il Giudice possa sindacare la scelta dei criteri di gestione dell’impresa, atteso che tale scelta è espressione della libertà di iniziativa economica tutelata dall’art. 41 Cost., mentre al Giudice spetta il controllo della reale sussistenza del motivo addotto dall’imprenditore; ne consegue che non è sindacabile nei suoi profili di congruità ed opportunità la scelta imprenditoriale che abbia comportato la soppressione del settore lavorativo o del reparto o del posto cui era addetto il dipendente licenziato, sempre che risulti l’effettività e la non pretestuosità del riassetto organizzativo operato.
Le ragioni, inerenti l’attività produttiva, possono, dunque, derivare, oltre che da esigenze di mercato, anche da riorganizzazioni o ristrutturazioni, quali ne siano le finalità e quindi comprese quelle dirette al risparmio dei costi o all’incremento dei profitti.
Queste ragioni devono essere, nella loro oggettività tali da determinare il venir meno della posizione lavorativa e ciò si verifica quando la prestazione divenga inutilizzabile a causa della diversa organizzazione che viene attuata e non in forza di un atto arbitrario del datore di lavoro.
Tale indirizzo interpretativo si fonda sul disposto dell’art. 3 L. 604/66, da cui si ricava che è oggettivamente giustificato il licenziamento del dipendente che sia stato attuato allo scopo di sopprimere una posizione lavorativa ancorché per ridurre i costi, pur se le mansioni già assegnate al dipendente licenziato vengano affidate ovvero distribuite tra altri soggetti (siano essi lavoratori dipendenti o no della stessa impresa), dato che, in tal caso, il recesso è strettamente collegato “all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro ed al regolare funzionamento di essa”, elementi questi, in relazione ai quali non può essere sindacata la scelta operata dal datore di lavoro, essendo la stessa espressione della libertà di iniziativa economica garantita dall’art. 41 Cost. della Costituzione.
Opinare diversamente significherebbe affermare il principio, contrastante con quello sancito dal richiamato art. 41, per il quale l’organizzazione aziendale, una volta delineata, costituisca un dato non modificabile se non in presenza di un andamento negativo e non, anche ai fini di una più proficua configurazione dell’apparato produttivo, del quale il datore di lavoro ha il “naturale” interesse ad ottimizzare l’efficienza e la competitività (Cassazione Sezione Lavoro n. 10672 del 10 maggio 2007, Pres. Ianniruberto, Rel. Stile).
Da Legge-e-giustizia
Nullità del termine apposto al contratto di lavoro mercoledì, Mag 30 2007
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(Cassazione Sezione Lavoro n. 11741 del 21 maggio 2007, Pres. Ciciretti, Rel. Balletti).