Source: http://blognewspolitica.weebly.com/fisco/archives/05-2014
Timestamp: 2018-07-16 21:56:33+00:00
Document Index: 65932032

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 26', 'art. 1454', 'art. 2135', 'art. 183', 'art. 184', 'art. 183', 'art. 183']

Canoni di locazione non riscossi effetti fiscali.
Canoni di locazione non riscossi
Chiarimenti fiscali sui canoni di locazioni non riscossi.
I canoni non riscossi relativi a immobili locati a uso non abitativo dovranno essere sempre dichiarati e i contribuenti non potranno recuperare le imposte assolte sui canoni di locazione dichiarati.
È questa la risposta fornita dall’Agenzia delle entrate nella Circolare n. 11/E del 21 maggio 2014 a proposito della “eventuale” possibilità di recuperare le imposte sui canoni non riscossi per gli immobili concessi in locazione per uso non abitativo.
Come noto, l’articolo 26, comma 1, del D.P.R. n. 917 del 1986 (TUIR) prevede che “I redditi fondiari concorrono, indipendentemente dalla percezione, a formare il reddito complessivo dei soggetti che possiedono gli immobili a titolo di proprietà, enfiteusi, usufrutto o altro diritto reale (…) per il periodo di imposta in cui si è verificato il possesso”. In altri termini, secondo il tenore letterale del suddetto articolo, il canone di locazione deve essere assoggettato a tassazione a prescindere dalla sua percezione.
Limitatamente ai canoni non riscossi, l’art. 8, comma 5, della Legge n. 431 del 1998, ha stabilito che i relativi canoni, se non percepiti, non concorrono alla formazione del reddito complessivo del locatore dal momento della conclusione del procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto per morosità del conduttore.
Stante quanto sopra, il contribuente che non ha riscosso i suddetti canoni non dovrà assoggettarli a tassazione se, entro il termine di presentazione della stessa, si è concluso il procedimento di convalida di sfratto per morosità. Inoltre, se dalla sentenza si evince la morosità del locatario anche per i periodi precedenti il provvedimento del giudice, al locatore è riconosciuto un credito d’imposta di ammontare pari alle imposte versate sui canoni venuti a scadenza e non percepiti.
Tale principio, tuttavia, opera esclusivamente per gli immobili concessi in locazione a uso abitativo. Ne deriva che, per le locazioni di immobili a uso non abitativo:
il canone di locazione risultante dal contratto di locazione, non percepito, deve essere in ogni caso dichiarato fino a quando non intervenga una causa di risoluzione del contratto medesimo;
le imposte assolte sui canoni di locazione dichiarati e non riscossi non potranno essere recuperate.
Tale presa di posizione dell’Amministrazione finanziaria, peraltro, è suggellata dalla sentenza n. 362 del 200 della Corte Costituzionale, secondo cui non è fondata la questione di legittimità dell’art. 26 del TUIR, in quanto il sistema di tassazione relativo alle locazioni non abitative non risulta “gravoso e irragionevole” considerato che il locatore, per la risoluzione del contratto di locazione, può utilizzare precisi e distinti gli strumenti previsti dal codice civile. La Corte, infatti, sancisce che “il locatore può avvalersi in ogni caso della risoluzione ex art. 1454 cod. civ., a parte l’eventuale sussistenza delle altre ipotesi di risoluzione di diritto ex artt. 1456 e 1457 cod. civ. e la possibilità della azione di convalida di sfratto”.
Rifiuti: Obbligo di adesione al SISTRI.
Obbligo di adesione al SISTRI.
Il 1° maggio 2014 è entrato in vigore l’obbligo di adesione al SISTRI (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti). Riepiloghiamo quali sono i soggetti interessati, quali sono gli obblighi contributivi e le modalità di adempimento.
L’obbligo di adesione al SISTRI è scattato a seguito dell’entrata in vigore del decreto del Ministero dell’Ambiente 24 aprile 2014 recante “Disciplina delle modalità di applicazione a regime del SISTRI del trasporto intermodale nonché specificazione delle categorie di soggetti obbligati ad aderire, ex articolo 188-ter, comma 1 e 3 del decreto legislativo n. 152 del 2006”.
Gli enti e le imprese produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi da attività agricole e agroindustriali con più di 10 dipendenti, esclusi, indipendentemente dal numero dei dipendenti, gli enti e le imprese di cui all’art. 2135 c.c. che conferiscono i propri rifiuti nell’ambito di circuiti organizzati di raccolta, ai sensi dell’art. 183, comma 1, lettera pp) del D.Lgs. 152 del 2006;
Gli enti e le imprese con più di 10 dipendenti, produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi di cui all’art. 184 c.c., comma 3, lettere b), c), d), e), f), g) e h) del D.Lgs. 152/2006 e successive modificazioni e integrazioni;
Gli enti e le imprese produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi che effettuano operazioni di stoccaggio di cui all’art. 183, comma 1, lettera aa) del D.Lgs. 152/2006;
Gli enti e le imprese che effettuano la raccolta, il trasporto, il recupero, lo smaltimento di rifiuti urbani nella regione Campania;
Gli enti e le imprese produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi da attività di pesca professionale e acquacoltura, di cui al D.Lgs. 9 gennaio 2012, n.4, con più di 10 dipendenti, ad esclusione, indipendentemente dal numero dei dipendenti, degli enti e delle imprese iscritte alla sezione speciale “imprese agricole” del Registro delle Imprese che conferiscono i propri rifiuti nell’ambito di un circuito organizzato di raccolta, ai sensi dell’art. 183, comma 1, lettera pp) del D.Lgs. 152 del 2006.
Per gli enti e le imprese produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi che non sono obbligati ad aderire al SISTRI ai sensi del comma 1, ovvero che non vi aderiscono volontariamente, restano fermi gli adempimenti e gli obblighi relativi alla tenuta dei registri di carico e scarico e del formulario di identificazione di cui agli articoli 190 e 193 del D.Lgs. 152/2006 e successive modificazioni e integrazioni.
Oneri contributivi anno 2014
I soggetti obbligati ad aderire al SISTRI sono tenuti al versamento del contributo annuale entro il 30 giugno 2014, nella misura e con le modalità previste dalle disposizioni vigenti. Una volta effettuato il pagamento dei contributi dovuti, gli operatori dovranno comunicare al SISTRI gli estremi di pagamento esclusivamente tramite accesso all’area “gestione aziende” disponibile sul portale SISTRI in area autenticata.
Iscrizioni e/o modifiche
Tali obblighi di comunicazione al SISTRI sono assolti esclusivamente per mezzo dei canali di contatto telematico indicati sul sito www.sistri.it. Decorsi quindici giorni dalla data di entrata in vigore del decreto (quindi dal 15 maggio 2014) le procedure di prima iscrizione, modifica anagrafica, pagamento, richiesta di conguaglio o risoluzione di criticità, sono effettuate esclusivamente mediante le applicazioni disponibili sul portale SISTRI.
Detrazioni per dispositivi medici.
Detrazioni per dispositivi medici
Detrazioni per dispositivi medici: istruzioni.
In vista della presentazione della dichiarazione dei redditi, ci si chiede spesso se, oltre ai farmaci, possa essere detratta anche la spesa sostenuta per i dispositivi medici. Vediamo quindi cosa si intende esattamente per dispositivo medico e quali sono le condizioni per poter beneficiare della detrazione del 19%.
Secondo il D.Lgs. n. 46 del 24 febbraio 1997, che recepisce la direttiva europea 93/42/CEE, è definito dispositivo medico “qualsiasi strumento, apparecchio, impianto, sostanza o altro prodotto, utilizzato da solo o in combinazione, compreso il software informatico impiegato per il corretto funzionamento, e destinato dal fabbricante ad essere impiegato nell’uomo a scopo di:
studio, sostituzione o modifica dell’anatomia o di un processo fisiologico.”
L’Agenzia delle Entrate, nella circolare n. 20/E del 13 maggio 2011, ha precisato che non esiste un elenco dei dispositivi medici detraibili che si possa consultare.
Per agevolare l’attività dei contribuenti volta ad individuare i prodotti che danno diritto alla detrazione, il Ministero della salute ha fornito un elenco non esaustivo dei Dispositivi Medici (MD) e dei Dispositivi Medico Diagnostici in Vitro (IVD), rappresentativo delle categorie di dispositivi medici di uso più comune (allegato alla presente circolare).
Ecco alcuni esempi di dispositivi medici (DM) secondo il decreto legislativo n. 46 del 1997: lenti oftalmiche correttive dei difetti visivi, montature per lenti correttive dei difetti visivi, occhiali premontati per presbiopia, apparecchi acustici, cerotti, bende, garze e medicazioni avanzate, siringhe, termometri, apparecchio per aerosol, apparecchi per la misurazione della pressione arteriosa, penna pungidito e lancette per il prelievo di sangue capillare ai fini della misurazione della glicemia, pannoloni per incontinenza, prodotti ortopedici (ad es. tutori, ginocchiere, cavigliere, stampelle e ausili per la deambulazione in generale ecc.), ausili per disabili (ad es. cateteri, sacche per urine, padelle ecc..), lenti a contatto, soluzioni per lenti a contatto, prodotti per dentiere (ad es. creme adesive, compresse disinfettanti ecc.), materassi ortopedici e materassi antidecubito.
Per ottenere la detrazione del 19% sulla spesa sostenuta non è sufficiente che sullo scontrino fiscale sia riportata la generica dicitura “dispositivo medico”.
Il contribuente, infatti, ha diritto alla detrazione per i dispositivi medici se dallo scontrino o dalla fattura risulta:
il soggetto che ha sostenuto la spesa;
la chiara descrizione del dispositivo medico, che deve essere obbligatoriamente contrassegnato dalla marcatura CE da parte del produttore.
Se il prodotto acquistato è incluso nell’elenco dei dispositivi medici fornito dal Ministero della Salute, riportato nella circolare n. 20/E del 13 maggio 2011, non è necessario che il contribuente si faccia carico di verificare che il prodotto rientri nella definizione dei dispositivi medici detraibili.
Il contribuente, quindi, dovrà solo conservare, per ciascuna tipologia di prodotto, la documentazione dalla quale risolti che il prodotto acquistato ha la marcatura CE.
Qual è in sintesi la documentazione da presentare per ottenere la detrazione?
I documenti sono sostanzialmente tre:
scontrino o fattura (con le specifiche menzionate in precedenza);
se il prodotto non è incluso nella lista messa a disposizione dal Ministero della Salute e allegato alla circolare n. 20/E del 13 maggio 2011, documentazione dalla quale si possa evincere che il prodotto acquistato risponde alla definizione di dispositivo medico contenuta negli articoli 1, comma 2, dei tre decreti legislativi di settore (decreti legislativi n. 507/92, n. 46/97, n. 332/00);
documentazione dalla quale si possa verificare che il prodotto acquistato riporta la marcatura CE (e che sia quindi conforme a quanto stabilito dalle direttive europee).