Source: http://losmemorato-ilblog.blogspot.com/2016/02/capri-espiatori-una-lezione-politica.html
Timestamp: 2018-02-23 05:59:52+00:00
Document Index: 79937384

Matched Legal Cases: ['art. 47', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 189', 'art. 117']

Lo Smemorato: Capri espiatori (una lezione politica)
Venerdì scorso il Tesoro ha tenuto una conference call sulla Garanzia per la cartolarizzazione delle sofferenze (GACS), l'ormai famoso topolino partorito dalla chimerica montagna della bad bank. Il tutto, in attesa del decreto legge che dovrebbe essere presentato in settimana al Consiglio dei Ministri (non prima di giovedì, visto che in questi giorni Matteo nostro è in Nigeria, Ghana e Senegal, Dio solo sa a fare cosa).
Dell'ultimo C.d.M., peraltro, mi occuperò comunque nei prossimi giorni, perché è veramente una miniera d'oro: lavoro agile, contrasto alla povertà, c'è veramente di tutto un po', per chi come me ha fatto del gufo il suo animale di riferimento.
Però non divaghiamo.
Si diceva: la GACS.
Lo schema è quello classico: una società costituita ad hoc (detta SPV) acquista, attraverso una linea di liquidità aperta da un intermediario finanziario, i crediti deteriorati di una banca, pagandoli un prezzo pari al valore di bilancio degli stessi, meno una certa percentuale. Questi crediti - più o meno recuperabili - sono "impacchettati" in titoli da collocare sul mercato (detti ABS o, qualora siano formati solo da mutui, MBS): quelli il cui sottostante è rappresentato dai crediti migliori, avranno un rating più alto e godranno anche della garanzia statale (che permetterà di pagare cedole inferiori di circa il 3% all'anno e di collocare i bond anche alla clientela privata, per esempio il vecchino che non ha proprio fatto in tempo a mettere tutti i risparmi di una vita in subordinati Banca Etruria), gli altri (detti junior notes) un rating più basso e saranno ceduti a sconto a operatori specializzati.
Qui vanno sottolineati due dettagli. Il primo: pare che il governo imporrà alle banche la cancellazione immediata dei crediti deteriorati (NPL) venduti; dunque, la banca cedente potrà partecipare agli SPV ovvero sottoscrivere le proprie junior notes soltanto in misura marginale. Il secondo: non è ancora chiaro se gli ABS emessi dagli SPV saranno accettati dalla BCE nel quadro della propria attività di quantitative easing (QE).
Le reazioni degli analisti (che hanno prodotto un profluvio di report, contribuendo fattivamente alla distruzione della foresta amazzonica) sono state tutte orientate al pessimismo:
(i) chi vede negli NPL delle banche un'opportunità, è infatti convinto che parte del "valore" estraibile dai crediti problematici sarà trasferito a costo zero, per fretta, per difficoltà di valutazione, per pressioni delle Autorità di vigilanza, alle junior notes, deprivando così la banca di futuri guadagni;
(ii) chi invece è convinto che i crediti problematici siano una zavorra di difficile gestione anche da parte di eventuali compratori, ritiene che i prezzi di acquisto saranno così bassi da generare accantonamenti su crediti pesantissimi.
Certo, vi sono anche coloro che ritengono esagerate queste preoccupazioni, sottolineando come l'utilizzo della Garanzia sia assolutamente volontaria e che la stessa duri un anno e mezzo prorogabile, un periodo cioè abbastanza lunga da non mettere alcuna fretta ai banchieri; ma è evidente che un discorso di questo genere mal si adatta a quegli Istituti le cui sofferenze rappresentano ormai una zavorra non più sopportabile (per esempio Mps ma anche, diciamocelo, Unicredit).
Ma non è questo il punto che mi preme.
La lezione che viene fuori da tutta questa storia è infatti eminentemente politica e dimostra, se ce ne fosse bisogno, la subalternità del nostro governo ai diktat dell'Unione (la quale, dal canto suo, usa l'Italia come una specie di stabulario, in cui le cavie siamo noi).
1) Il messaggio, chiaro, che è stato lanciato da Bruxelles al governo italiano - uso ad obbedir tacendo (o anche ragliando, il che di solito peggiora le cose) - è che non vi può essere (per noi e gli altri maialini della periferia, ovviamente) alcuna deroga, in termini di flessibilità, alle attuali regole europee, neppure quando si verifichi - come è successo a inizio 2016 - un rischio sistemico per l'infrastruttura finanziaria del Paese. Il che comporta una nuova complessiva sfiducia da parte degli operatori e, dunque, oggettivamente, una fragilità etero-indotta del nostro sistema finanziario.
Gli analisti si attendevano da mesi una soluzione straordinaria ad una crisi straordinaria e invece hanno sentito ribadire il principio del "divieto degli aiuti di Stato": PCP ha, come d'uopo, ancora una chinato il capo, partendo con la bad bank e tornando con la GACS.
Prima ancora, d'altronde, c'era stato il caso kafkiano delle quattro banche sostanzialmente fallite a dicembre: la paranoia comunitaria - come al solito sposata da Matteo & soci - è arrivata fino a ritenere incompatibili con la concorrenza anche gli interventi del Fondo interbancario (che, come si sa, è costituito da risorse private, mutualizzate fra le banche), ove questi non fossero assolutamente spontanei (cioè, non obbligatori per legge).
Il che, ovviamente, ha scatenato anche una certa ilarità fra i twittaroli seriali.
In questo quadro, la percezione (soprattutto dopo la letterina galeotta della BCE di cui abbiamo parlato qui) è che le banche italiane, soprattutto le più esposte, debbano velocemente disfarsi dei loro NPL, e che il prezzo delle sofferenze potrebbe essere di conseguenza assai basso, pari a circa il 15% del nominale, in coerenza con quanto fatto dal governo nei confronti di Banca Etruria e delle sue sorelle (sebbene lo stesso governo abbia candidamente ammesso di essere stato costretto a valutazioni così radicali dalla Commissione Europea, al fine di risolvere la scottante questione prima dell'entrata in vigore del bail-in).
Risultato: secondo gli osservatori, sicuramente Montepaschi e Unicredit, ma probabilmente anche Banco Popolare e UBI, dovranno ricapitalizzare, se vogliono raggiungere i parametri minimi fissato dallo SREP. Se poi gli aumenti di capitale non andassero bene...
Com'era quella storia del bank-run se l'Italia usciva dall'Euro...?
Quelli che il #bankrun non esiste @CozzolinoSalvo @Yi_Benevolence @ThManfredi @stat_wald pic.twitter.com/xkEvlpS0ML
— Valerio Donato (@donato_valerio) 22 Gennaio 2016
Ecco cosa ci dicono i corsi di borsa, a partire da inizio anno.
2) Il bail-in è una normativa disfunzionale, che immediatamente trasforma una crisi bancaria temporanea e limitata in una situazione di rischio sistemico. E ciò perché non si è voluto sostituire una garanzia comunitaria alla garanzia nazionale, che però è stata tolta. Perché? Perché in questo modo l'unico argine al panico è rappresentato da un intervento dell'ESM, cioè della Trojka, sicché basterà indurre una crisetta finanziaria per ricondurre qualche eventuale Paese recalcitrante alla ragione europeista, ove ce ne fosse bisogno. Qui Alberto Bagnai ve lo spiega proprio chiaro chiaro in stampatello.
In questo senso, le banche italiane sono il capro espiatorio sull'altare delle esigenze europee. Colpirne uno... lo sapete, no?
Poi, come sempre, c'è chi l'ha capito prima e chi l'ha capito dopo.
Lui l'ha capito prima:
— Claudio Borghi A. (@borghi_claudio) 19 Dicembre 2013
Lui l'ha capito dopo:
Fubini: "in Italia è stata INDOTTA UNA CRISI FINANZIARIA. Lo dicono i numeri dei depositi." #depositrun pic.twitter.com/rp1EGXlzpO
— Alessandro Del Prete (@alexdelprete) 1 Febbraio 2016
Alla fine, visto che il giochino sta scappando di mano, c'è arrivato anche Marione, il quale - tuttavia - pur chiedendo l'implementazione dell'EDIS, ha comunque ribadito a Renzi (se ce ne fosse stato bisogno) che il bail-in ormai l'ha accettato e dunque se lo tiene:
Modo migliore di distruggere fiducia è parlare di bailin. Non ci può essere fiducia nelle #banche con #bailin pic.twitter.com/ihnTfAYgrZ
— Ora Basta (@giuslit) 1 Febbraio 2016
Certo, Matteo (e lo stesso vale per Ignazio e tutta la compagnia di giro che in questi giorni si sta allegramente riposizionando come se fino a ieri avesse regolato l'economia di Marte) potrebbe opporre che, ah signora mia!, il bail-in è tanto incostituzionale (che poi investire la Corte di una questione di questo tipo sia assai difficile, è un altro discorso). Sì, perché, insomma, non è facilissimo conciliare l'art. 47 della Costituzione con la decisione di cambiare in corsa le regole per le obbligazioni già emesse e collocate al retail, o di distinguere i correntisti al di sopra e al di sotto dei 100.000 Euro, come capisce con ogni evidenza anche uno studente del primo anno di giurisprudenza. Infatti...
In grave ritardo (e con inesattezze), ma pure la Corte dei Conti si sveglia.#bailin incostituzionale!https://t.co/Ly50iq7vl9
— Vittorio Banti (@VittorioBanti) 1 Febbraio 2016
La stessa Corte , d'altronde, ha posto un argine all'efficacia del diritto comunitario proprio nel rispetto dei principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale (sentenza Frontini e sentenza Granital): "è appena il caso di aggiungere che in base all'art. 11 Cost. sono state consentite limitazioni di sovranità unicamente per il conseguimento delle finalità ivi indicate; e deve quindi escludersi che siffatte limitazioni, concretamente puntualizzate nel Trattato di Roma - sottoscritto da Paesi i cui ordinamenti si ispirano ai principi dello Stato di diritto e garantiscono le libertà essenziali dei cittadini, - possano comunque comportare per gli organi della C.E.E. un inammissibile potere di violare i principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale, o i diritti inalienabili della persona umana. Ed è ovvio che qualora dovesse mai darsi all'art. 189 una sì aberrante interpretazione, in tale ipotesi sarebbe sempre assicurata la garanzia del sindacato giurisdizionale di questa Corte sulla perdurante compatibilità del Trattato con i predetti principi fondamentali" (certo, all'epoca non c'era l'indecoroso art. 117, c. 1, Cost., ma di questa questione magari parliamo in un altro post).
Ecco allora che si ha la terza lezione.
3) Il governo aveva in passato e tuttora avrebbe strumenti importanti di reazione al processo di balcanizzazione dell'economia e della finanza italiane voluto (o, comunque, non evitato) dall'Unione Europea, ma non li vuole utilizzare. E non li vuole utilizzare perché, in fondo, partecipa di questa visione distopica per cui a ogni crisi corrisponde un passo avanti nella costruzione del Moloch europeo. Preferisce strepitare in Patria, per ottenere un punto percentuale in più nei sondaggi, ma per il resto è assolutamente organico al disegno delle élites finanziarie europee (per adesione, o per paura, o per incapacità, è indifferente).
Di stamattina, la controprova.
Se è così (ed è così) c'è una marea di persone che non dovrebbe stare un secondo di più al suo posto attuale. pic.twitter.com/4055CYhIas
— Claudio Borghi A. (@borghi_claudio) 2 Febbraio 2016
Lo capite che significa? Lo vedete che sapevano già tutto? E perché non hanno agito? Perché sono stati "minacciati da Berlino".
Etichette: bad bank, bail in, GACS
Un Pendolare 2 febbraio 2016 15:15
Per quanto posso ...diffondo, anche se oramai chi voleva e poteva capire ha capito, gli altri finiranno MALE e noi con loro.
Luca Fantuzzi 2 febbraio 2016 22:38
Grazie. Ci aspettano tempi non facili.
Anonimo 3 febbraio 2016 01:28