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Timestamp: 2018-04-25 18:11:28+00:00
Document Index: 2894254

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art 366', 'sentenza ', 'art. 366', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 366']

Corte di Cassazione n. 811/2015 – il danno biologico va distinto dal danno morale – 20/01/2015 – - Giudice di Pace
Corte di Cassazione n. 811/2015 – il danno biologico va distinto dal danno morale – 20/01/2015 –
Scritto da Redazione on 01 Luglio 2015 . Postato in Risarcimento Danni
La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha ribadito il principio secondo cui il danno morale è del tutto svincolato da quello più propriamente biologico, e postuli una ben diversa valutazione sul piano equitativo.
S. M. C. .., C. D.. .., C.. C. .., elettivamente domiciliati in ROMA, ……, presso lo studio dell'avvocato A. C., rappresentati e difesi dall'avvocato A. M. giusta procura speciale a margine del ricorso;
GENERALI ASSICURAZIONI SPA nella qualità di Impresa designata alla gestione dei sinistri a carico del Fondo di garanzia per le Vittime della strada in persona dei legali rappresentanti Dott. DARIO DALLA TORRE e Sig. GIUSEPPE RACCANELLO, elettivamente domiciliata in ROMA, ….. presso lo studio dell'avvocato A. B., rappresentata e difesa dagli avvocati V.P., G. P. giusta procura speciale a margine del controricorso;
avverso la sentenza n. 2089/2008 della CORTE D'APPELLO di NAPOLI, depositata il 28/05/2008, R.G.N.
udito l'Avvocato P. T. per delega ;
per l'inammissibilità;
La censura è inammissibile, volta che essa non risulta in alcun modo corredata dalla sintesi espositiva dei fatti di causa, come previsto dalli art 366 bis c.p.c. applicabile nella specie ratione temporis, essendo stata la sentenza d'appello depositata nel vigore del D.lgs. 40/2006.
Si è così affermato che la relativa censura deve contenere un momento di sintesi omologo del quesito di diritto (cd. "quesito di fatto") che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità.
Il motivo - prima ancora che del tutto infondato nel merito, attesa la chiara definizione legislativa di danno biologico in guisa di lesione medicalmente accertabile è inammissibile in rito.
Questo giudice di legittimità ha già avuto più volte modo di affermare come il quesito di diritto vada formulato, ai sensi dell'art. 366 bis cod. proc. civ., in termini tali da costituire una sintesi logico-giuridica unitaria della questione, con conseguente inammissibilità del motivo di ricorso tanto se sorretto da un quesito la cui formulazione sia del tutto inidonea a chiarire, in concreto, l'errore di diritto imputato alla sentenza impugnata in relazione alla concreta controversia (Cass. 25-3-2009, n. 7197), quanto che sia destinato a risolversi (Cass. 19-2-2009, n. 4044) in una richiesta del tutto generica (quale risulta quelle di specie) rivolta al giudice di legittimità di stabilire se sia stata o meno viola – o disapplicata o erroneamente applicata, in astratto, - una norma di legge. Il quesito deve, di converso, investire ex se la ratio decidendi della sentenza impugnata con riferimento, sia pur sintetico, ai fatti essenziali di causa, proponendone una alternativa di segno opposto destinata ad una soluzione che, partendo dalla fattispecie concreta, e poi trascendendo la medesima, come sottoposta all'esame del giudice di legittimità, ne dia specifico conto ed esaustiva esposizione: le stesse sezioni unite di questa corte hanno chiaramente specificato (Cass. ss. uu. 2-12-2008, n. 28536) che deve ritenersi inammissibile per violazione dell'art. 366 bis cod. proc. civ. il ricorso per cessazione nel quale l'illustrazione dei singoli motivi sia accompagnata dalla formulazione di un quesito di diritto che si risolve in una tautologia o in un interrogativo circolare, e che già presupponga la risposta senza peraltro consentire un utile riferimento alla fattispecie in esame.
La corretta formulazione del quesito esige, in definitiva (ex multis, Cass. 19892/09), che il ricorrente dapprima indichi in esso la fattispecie concreta, poi la rapporti ad uno schema normativa tipico, infine formuli, in forma interrogativa e non (sia pur implicitamente) assertiva, il principio giuridico di cui si chiede l'affermazione; onde, va ribadito (Cass. 19892/2007) l'inammissibilità del motivo di ricorso il cui quesito si risolva (come nella specie) in una generica istanza di decisione sull'esistenza di una astratta violazione di legge.
Con esso si chiede al collegio la riaffermazione e la enunciazione di un principio di diritto del tutto conforme alla giurisprudenza di questa Corte, che, con le sentenze a sezioni unite del novembre 2008, ha evidenziato, con specifico riferimento a casi come quello di specie, come il danno derivante dalla da consapevolezza dell'incombere della propria fine sia del tutto svincolato da quello più propriamente biologico, e postuli una ben diversa valutazione sul piano equitativo, sub specie di una più corretta valutazione della intensissima sofferenza morale della vittima.
ricorrente "del tutto irrisoria".