Source: http://vigilidelfuoco2.rdbcub.it/MenuGenerali/men_gen_riforma_del_cnvvf.htm
Timestamp: 2020-01-20 21:24:41+00:00
Document Index: 53291913

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'e contrario']

Riforma del CNVVF
Legge Quadro incendi boschivi n. 353 del 21.11.2000
ti ricordi cosa avevamo detto nel 1998 a proposito di...... Regolamento Volontari DPR 362 del 02-11-2000
Potenziamento cnvvf legge 246 del 10-08-2000 17 Dicembre 2000: Circolare n. 53978/bis Sviluppo delle sedi permanenti e volontarie del Corpo Nazionale dei vigili del fuoco e riordino del personale volontario.
23 Febbraio il Consiglio dei Ministri ha approvato, in prima lettura, l’ipotesi di riordino dei ministeri. E quindi anche del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco
Articolo 3 dell'ordinanza n3110 rapporti Agenzia e CNVVF
Direttiva Bianco sulla dipendenza funzionale del Corpo nazionale
Rispondiamo con piacere ad un collega di La Spezia che ci ha mandato una email:
Data: martedì 20 marzo 2001 Oggetto: Comparto sicurezza
Cari colleghi sono un pompiere del comando della Spezia iscritto al Conapo, non ho problemi a dirvelo,c he spesso segue i vostri comunicati e li affigge in bacheca visto che non avendo vs delegati sicuramente verrebbero stracciati. Questo perchè non faccio parte di quella categoria di persone che pensano di avere la verità in tasca e perche penso che il confronto con gli altri sia basilare se si vuole crescere. La situazione del Corpo è veramente TRAGICA, non siamo NESSUNO, dimostrazione è che prima del ns è stato fatto il regolamento per i volontari. Ciò significa che saremo noi ad adeguarci a loro e vedremo fiorire sedi volontarie ovunque limitando sempre più la ns presenza e tutto quello che ne segue(vedi passaggi di carriera) compreso un decadimento della qualità del servizio di soccorso. Quello che voglio dire con questa mia lettera riguarda il comparto sicurezza, seguendovi è chiara la vs avversità a questa opzione. Lo scopo del ricorso NON è quello di entrare nel comparto sicurezza per svolgere altre funzioni pari a quelle della polizia, ma di veder riconosciute quelle che GIA' svolgiamo e che voi confermate nei vs comunicati, es. interventi per sfratto,ordine pubblico allo stadio, operazioni antimafia e camorra(ne sanno qualcosa i colleghi napoletani e siciliani). Inoltre il comparto sicurezza avrebbe separato nettamente il corpo permanente da quello volontario evitando così di vedere vigili con 15 anni di servizio e cs volontari con 5 anni e pochi interventi, alla faccia della dignità del lavoratore! Chiuso l'argomento ricorso mi stupisco (sempre meno x la verità) del fatto che gli iscritti della Triplice sembrano avere gli occhi chiusi, in tutti questi ultimi anni non c'è stato un miglioramento della condizione dei vigili del fuoco anzi siamo stati messi addirittura da parte (alluvione nord-est ). Nessuna lotta per il riconoscimento del lavoro usurante, passaggi di qualifica vergognosi, divise scandalose per non parlare dello stipendio(pare che solo noi non abbiamo diritto ad aumenti ragionevoli!!) Concludendo vi auguro buon lavoro nella speranza che magari un giorno potremo unire le forze per raggiungere finalmente una posizione dignitosa per i vigili del fuoco italiani. Masi Roberto Comando la Spezia dist.Brugnato p.s. Continuerò ad affiggere i vs comunicati come ho sempre fatto.
Risposta Caro Roberto, innanzitutto vogliamo ringraziarti per la tua attenzione nei confronti della nostra organizzazione sindacale: riteniamo utile il confronto con tutti i lavoratori sulle condizioni in cui versano i vigili del fuoco e sul loro futuro. Detto questo però, ci sentiamo di puntualizzare alcune argomentazioni da te sottolineate, in particolare la riforma del Corpo e il comparto di contrattazione. In questi anni si è parlato molto del cosiddetto "comparto sicurezza": pensiamo che su questo termine non ci debbano essere ambiguità. Il "comparto sicurezza" raccoglie nella contrattazione le forze di polizia, la polizia penitenziaria, le guardie forestali dello stato ecc., per un totale di circa 500 mila lavoratori. Noi attualmente apparteniamo al comparto aziende di cui siamo la componente più numerosa e nell'ultimo contratto (anche se un contratto vergognoso grazie a Cgil, Cisl e Uil), i vigili del fuoco sono stati quelli che hanno occupato il maggior spazio in sede di contrattazione. Per chi ha memoria, quando facevamo parte del comparto insieme alle poste, era molto difficile essere presi in considerazione come categoria, in quanto numericamente poco rilevanti. Alcune OO.SS. come Cisl, Uil e Conapo, ritengono che essere collocati nel comparto sicurezza significherebbe per i VV.F. ottenere risultati economici rilevanti. La RdB ritiene invece che questa campagna non è finalizzata a un miglioramento economico - tant'è vero, e ti invitiamo a verificarlo, i poliziotti nell'ultimo contratto hanno avuto un incremento di lire 101 mila nette al mese - ma è legata a interessi politici e di potere di bottega che non darebbero al lavoratore del Corpo nazionale una giusta dignità economica e professionale. La RdB inoltre ritiene che andare in questo fantomatico comparto, farebbe perdere quella peculiarità e quella specificità propria dei vigili del fuoco: in sostanza saremmo inascoltati e non avremmo nessuna possibilità di incidere sulle nostre sorti di fronte a categorie con peso sia politico che numerico diverso dal nostro. Inoltre, andremmo a perdere molti diritti sindacali che, seppur oggi male utilizzati da Cgil, Cisl e Uil, consentono a chi non vuol mollare, come la RdB, di fare battaglie incisive. La nostra proposta è quella di un comparto di contrattazione specifico per i vigili del fuoco: oggi siamo molto vicini a ottenere questo risultato, visto che nel comparto aziende i vigili del fuoco sono l'unica amministrazione presente. Altra questione è la riforma del Corpo nazionale, della protezione civile e i compiti istituzionali da assegnare ai vigili del fuoco. Nella tua lettera sottolinei come in alcune occasioni i vigili del fuoco svolgano funzioni pari a quelle della polizia: ciò può accadere perché lo stato di disinformazione sulle attuali norme che c'è in categoria, l'atteggiamento subalterno dei nostri dirigenti rispetto ai prefetti, la mancanza di chiarezza sulle competenze dei vigili del fuoco, fanno sì che il Corpo nazionale stia lentamente diventando il braccio manovale di altre amministrazioni che ci chiamano a fare i lavori "sporchi" (prefetture, regioni, comuni, agenzia, volontariato). Nell'attuale proposta di riforma fatta da Bianco, Cisl, Uil, ecc., si peggiora ulteriormente la situazione affidando ai vigili del fuoco il compito di fare difesa civile. Si vuole mantenere il dualismo che c'è tra protezione civile, volontariato con relative risorse economiche e i vigili del fuoco collocati presso il ministero dell'interno chiamati a fare i manovali dai diversi enti a seconda dei bisogni. In più la peculiarità del soccorso da sempre patrimonio del Corpo nazionale, viene delegata al volontariato perché si vuol far fare ai vigili del fuoco la difesa civile, che nulla a che vedere con la protezione civile. Se poi abbiamo alcuni colleghi che si prestano a svolgere compiti e funzioni propri della polizia, questo avviene o per una mancanza di conoscenza delle attuali norme, o perché subalterni e sottomessi ai voleri "superiori". La nostra proposta pensiamo che tu l'abbia già letta più volte, ma la ricordiamo nuovamente: noi chiediamo che i VV.F. facciano protezione civile, e della protezione civile devono essere l'asse portante, la componente che lo fa per professione, sganciati dalla burocrazia del ministero dell'interno e dei suoi prefetti, messi nella condizione di coordinare e gestire l'intera macchina della protezione civile, tra cui anche il volontariato. Solo così si potrà avere professionalità e conseguentemente un miglioramento economico. Su questi temi la RdB si è spesa e si sta impegnando con tutte le sue forze, senza poi dimenticare alcune importanti battaglie come quella intrapresa diversi anni fa sul riconoscimento dei lavori particolarmente usuranti. Su questo tema però Cgil, Cisl e Uil non hanno informato il personale che i VV.F. sono stati inseriti illegittimamente con i militari, senza però ottenere nemmeno un beneficio posseduto dai militari, con l'aggravante di non poter richiedere il riconoscimento del lavoro particolarmente usurante in quanto in quel contesto la legge lo vieta. Come vedi non abbiamo una identità precisa che è quella dei vigili del fuoco. Solo rivendicando fortemente la nostra specificità possiamo ottenere risultati: rincorrere o copiare altri, ci danneggia e basta! Ci vorrebbe molto tempo per approfondire anche altri argomenti, auspichiamo di avere l'occasione di poterlo fare in futuro, per il momento speriamo che questo confronto sia stato utile. Tanti saluti, il coordinamento.
Roma 11 marzo 2001 Qui sotto riportiamo il commento pubblicato nel sito del MINISTERO DELL'INTERNO. Leggete con attenzione e vi renderete conto di dove andremo a parare... (difesa civile ed altro)
Il Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile, senza interferire nelle attribuzioni dell'Agenzia di Protezione Civile, dovrà occuparsi di soccorso tecnico e di emergenza, di prevenzione incendi, di sicurezza tecnica, di difesa civile e di politiche di protezione civile. La nuova configurazione valorizza la componente del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco il cui Ispettore Generale Capo espleterà le funzioni vicarie di Capo del Dipartimento e di coordinamento delle Direzioni Centrali tecniche e delle risorse. Di particolare significato la riscoperta della difesa civile cui occorrerà dedicare specifica attenzione soprattutto nel quadro degli impegni scaturenti in sede europea ed internazionale.
MANIFESTIAMO COMPATTI IL 23 MARZO ORE 10 A ROMA (PIAZZA ESEDRA)
Con cappottina da intervento e casco
Roma 10 Marzo 2001
E' una vergogna usare i vigili del fuoco per gli sfratti!
La RdB Corpo nazionale dei vigili del fuoco chiede pubblicamente scusa alla famiglia Rivera per la partecipazione dei vigili del fuoco all'assalto della loro abitazione finalizzato a portare a termine un feroce tentativo di sfratto lo scorso 7 marzo Villa Gordiani in Roma.
La RdB condanna l'uso della forza a qualsiasi titolo contro i cittadini e si dissocia da quei vigili del fuoco che si sono fatti strumentalizzare dalla polizia per essere trasformati da operatori del soccorso in forze della repressione con la compiacenza del governo, del Ministro dell'Interno, del Prefetto e dei candidati a sindaco.
Sono anni che ambigui figuri della Cisl e della Uil, facilitati dalle sciocchezze e dalle ambiguità di altri figuri della Cgil, stanno manovrando per trasformare il Corpo nazionale dei vigili del fuoco - una struttura preposta storicamente al soccorso della popolazione e all'attività di previsione e prevenzione di calamità e disastri, notoriamente amata dai cittadini - in uno strumento di manovalanza degli apparati di repressione a cui far svolgere i lavori più sporchi e più degradanti, come nel caso in questione.
Negli ultimi mesi questi soggetti hanno trovato in questo governo, e in particolare nel Ministro Bianco, un valido alleato interessato a favorire certi progetti. Infatti, a colpi di decreti - cioè senza alcun dibattito parlamentare - l'attività di protezione civile, che consiste principalmente in attività previsione, prevenzione e soccorso, perciò richiede ferme competenze tecniche, professionalità e strutture permanenti, è stata affidata al volontariato, mentre il Corpo nazionale dei vigili del fuoco sta per essere trasformato in un'appendice delle forze di polizia con il compito di svolgere i lavori sporchi e di manovalanza.
Questo era il modo migliore per distruggere anni e anni di esperienza dei vigili del fuoco maturati con migliaia di interventi di protezione civile in piccole e grandi calamità. Così intendono eliminare la garanzia di un soccorso professionale alla cittadinanza per lasciare spazio, fra non molto anche a pagamento, al soccorso promiscuo del volontariato.
Contro questi nefasti progetti la RdB ha chiamato i lavoratori del Corpo nazionale vigili del fuoco alla mobilitazione il 23 marzo 2001 con manifestazione nazionale che partirà alle ore 10.00 da Piazza della Repubblica.
Enrico La Pietra
Vergogna… vergogna… vergogna…
Riprendiamo dalle pagine romane del Corriere della Sera di giovedì 8 marzo.
"Tutto per non uscire da quei maledetti 78 metri quadrati che per la famiglia Rivera sono da tre anni la casa. E che ieri i Rivera hanno difeso, anche contro il frullino dei vigili del fuoco usato per tranciare la porta…"
Ecco cos'è la difesa civile: i vigili del fuoco ridotti a fare i manovali della polizia!
Ecco come il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, struttura dello Stato organizzata per soccorrere i cittadini e prevenire i disastri, sta per essere trasformato in una forza di repressione contro i cittadini inermi!
Sicurezza…! Ma di chi?
Oggi a commettere certe nefandezze è qualche collega sprovveduto, montato dalla formazione da "capo" e che non conosce i propri diritti e i propri compiti.
Se riescono a infilare i vigili del fuoco nel cosiddetto "comparto sicurezza" tutti saremo obbligati a fare certe porcate agli ordini della polizia. E' questo che vuole la categoria?
Contro il Ministro Bianco e questo governo che vuole ridurre il Corpo nazionale dei vigili del fuoco ad un apparato di manovalanza della polizia per fargli fare i lavori più sporchi e repressivi contro la popolazione
scendi in piazza con la RdB il 23 marzo 2001 a Roma
Roma, 20 febbraio ’01
Dipartimento difesa civile:
non più manovali ma servi
Lavoratori, come in altre occasioni stiamo assistendo alla pantomima del "pianto del coccodrillo". In questi giorni, quasi tutte le organizzazioni sindacali, con motivazioni diverse, si sono prodigate nel proclamare sciopero nel tentativo di giustificare i "guasti" prodotti dalla loro stessa politica concertativa.
Dopo anni di condivisione delle scelte del Governo, vari convegni con il ministro, puntuali pubblicazioni editoriali tese a pubblicizzare l’operato di Bianco a spese di tanti ignari colleghi convinti della bontà di queste irresponsabili politiche, in cui tutti dovevamo diventare poliziotti per avere più soldi, ci troviamo un DPR che istituisce il dipartimento di difesa civile e i servizi antincendio, relegando al suo interno i Vigili del Fuoco, e un rinnovo contrattuale che ha le sembianze di una vera e propria elemosina.
In questo contesto il Corpo nazionale non ha alcuna autonomia nella gestione delle attività di soccorso, non solo, viene riproposto il vecchio dualismo tra il dipartimento della protezione civile presso la Presidenza del consiglio e la direzione generale della Protezione civile e dei servizi antincendio presso il ministero dell’Interno. Questo aspetto trova conferma nel fatto che da un lato si è costituita l’Agenzia di protezione civile e dall’altro si mantiene il Corpo nazionale presso il ministero dell’Interno, per giunta in un dipartimento di difesa civile.
Il risultato di questa "riforma" si poteva prevedere più di un anno fa in occasione della direttiva Bianco e della legge di potenziamento; forse Cgil, Cisl e Uil non ne erano in possesso, oppure hanno facilmente dimenticato, una totale subalternità del Corpo nazionale ai prefetti, sia a livello centrale periferico, il nuovo ruolo che andava assumendo la componente volontaria nella gestione del soccorso, la scelta di aumentare la precarizzazione nel Corpo nazionale con il passaggio a 180 giorni dei vigili discontinui, la militarizzazione attraverso la ferma prolungata dei vigili ausiliari. Lentamente questi passaggi in parte si stanno realizzando. Tutte belle vittorie da evidenziare nel loro medagliere!
E che dire dei vari dirigenti che in questi giorni sono impegnati in riunioni su riunioni perché si vedono svanire alcune fette di "potere". Ora giocano al ribasso, cercando di modificare le virgole del DPR, nel tentativo di togliere ai prefetti la direzione del dipartimento. Ed è forse grazie alla loro subalternità che il Corpo nazionale subisce una militarizzazione e una caduta del livello professionale, trasformando i vigili del fuoco da manovali a servi di chi ritiene di utilizzarli per le proprie esigenze (Prefetture, Agenzia, Militari, Regioni, Comuni), e non per garantire ai cittadini un efficace sistema di soccorso.
Di certo non sostengono quello che sempre ha ribadito la RdB: ossia la collocazione del Corpo nazionale al di fuori del ministero dell’Interno?
La scelta del dipartimento accentuerà alcuni effetti che sono già presenti: le decisioni a livello di direzione generale saranno mantenute sotto il controllo dei prefetti, le contrattazioni centrali saranno gestite dai prefetti, e ad ogni minimo problema nei vari comandi provinciali, i dirigenti chiederanno "aiuto" ai prefetti, e saranno il loro "braccio operativo".
In questi anni, dopo non aver fatto nulla per dare a tutti i lavoratori del Corpo nazionale un’organizzazione nella quale si accresca professionalità e servizio, assistiamo ad isterismi sindacali, con l’obiettivo di ritagliarsi pezzettini di potere in una situazione ormai all’abbandono.
Ci chiediamo dove erano in tutti questi anni, quando la RdB molto tempo fa lanciò l’allarme e tentò con tutti gli strumenti sindacali di ostacolare questi cambiamenti, i quali oggi ci portano alla militarizzazione della categoria, assegnando al Corpo nazionale un ruolo che nemmeno i governi degli anni ’60 erano riusciti ad attribuirgli.
Forse erano impegnati con le politiche del governo per garantire ai lavoratori riconoscimenti economici da fame, oppure davano mandato ai dirigenti e all'amministrazione di colpire attraverso indiscriminate sanzioni disciplinari i colleghi.
La RdB ha sempre sostenuto un alto livello di conflittualità, denunciando in tempo ciò che stava per avvenire. Abbiamo più volte indicato quale secondo noi dovrebbe essere la riforma che darebbe al paese un’organizzazione di protezione civile efficiente e operativa, dando ai lavoratori una retribuzione adeguata alla loro attività: i vigili del fuoco devono essere l’asse portante della Protezione civile, in un'unica struttura, al di fuori del ministero dell’Interno, avente come riferimento organizzativo e di indirizzo la Presidenza del consiglio dei ministri. La gestione e le scelte devono essere affidate al Corpo nazionale e non a funzionari prefettizi, spesso non all’altezza del compito e che abitualmente svolgono attività di tutt’altro tipo.
La nascita del dipartimento di difesa civile, oltre a costringere il Corpo nazionale ad essere il servo dei "poteri" più disparati, non premia i lavoratori da un punto di vista retributivo: l’elemosina che viene data per il rinnovo del secondo biennio di circa 97.000 lire lorde medie pro-capite per un sesto livello, di fronte ad aumenti salariali per i dirigenti generali di 80 – 100 milioni annui, e per i dirigenti di seconda fascia dai 17 – 20 milioni annui, è una vera e propria frode nei confronti di chi lavora.
La RdB ha chiesto un rinnovo contrattuale pari a 6 milioni di aumento annui. Non ci pare che tale proposta, visto i contratti per i dirigenti, sia un’eresia!
Il nostro obiettivo resta quello di modificare l’impianto di questa riforma, ci siamo attivati presso il parlamento, abbiamo chiesto un incontro con il ministro Bassanini e il ministro Bianco, in quanto riteniamo che il DPR sia in contrasto con la linea d’indirizzo del DL 300/99.
Inoltre, ai dirigenti e alle forze sindacali che intendono aprire su questi temi una discussione, offriamo una favorevole disponibilità a sederci intorno a un tavolo per ricercare eventuali azioni che possano ridare una prospettiva al Corpo nazionale e ai suoi lavoratori, attraverso una collocazione fuori dal Ministero dell'Interno.
Ciò che risulterà determinante in queste settimane sarà la capacità di mobilitazione della categoria su un progetto sindacale in grado di dare ai lavoratori stessi la possibilità di svolgere il proprio lavoro con dignità, e di avere una retribuzione altrettanto dignitosa.
Per questo motivo aderire alle scelte della RdB significa dare voce a chi in questi anni si è opposto ad accordi capestro e di cui oggi i lavoratori pagano le conseguenze.
Vi invitiamo a leggere il documento che cerca di chiarire su come le cose del passato ritornano in superficie e che il sistema di riordino proposto dal ministero dell'interno, ripristina spacciandola per una novità. Un ritorno al passato molto pericoloso per la categoria, invece di modernizzare il Corpo nazionale come organo principale della Protezione civile. Ora non c'è più il pericolo di una guerra eminente fra stati come era all'epoca della "guerra fredda", tuttavia oggi ci sono le "guerre umanitarie" che sono spinte da una imperante globalizzazione delle potenze economiche. I vigili del fuoco allora diventeranno i zimbelli dello stato che ad ogni situazione a scopo bellico umanitario verranno utilizzati a fare gli operatori ecologici. Per non parlare poi della sudditanza ai prefetti che nella grande ambiguità ci utilizzeranno nelle fasi di calamità di qualsiasi entità e non solo. Non è finita qui, la RdB prenderà le decisioni in merito nel consiglio nazionale del 21 e 22 febbraio prossimo.
Vigili del fuoco e difesa civile
Il Ministro Bianco riscalda la "minestra" del famigerato Ministro Scelba
Riportiamo una parte del testo di una ricerca di Bruno Mangiatordi su "Aspetti della legislazione italiana in materia di servizi di soccorso dello Stato in caso di calamità" perché riteniamo sia sufficiente, da solo, a far comprendere i concreti progressi (Sic!) realizzati dall'attuale governo. Attraverso la consultazione degli atti parlamentari citati chiunque può fare la verifica di quanto esposto nella relazione.
Disegni di legge di riforma del sistema presentati nelle prime quattro legislature della Repubblica
Nel 1950 il Ministro per l'Interno Scelba presentava al Parlamento un Disegno di legge (atto Camera n. 1593) che mirava ad una radicale ridefinizione organizzativa e funzionale dei servizi di protezione della popolazione civile in caso di calamità.
Da una parte si rivendicava al Ministero per 1'Interno la massima parte delle attribuzioni in questa materia (conseguentemente si proponeva 1' istituzione di una Direzione Generale per i servizi di difesa civile, presso il Ministero per gli Interni) dall'altra si allargava lo spettro degli eventi da cui dovevano scaturire automatiche provvidenze in termini di prevenzione, soccorso e assistenza da parte dell'amministrazione dello Stato, fino a ricomprendere tra essi i danni derivanti da offese belliche, da cui l'introduzione della locuzione "difesa civile".
Il disegno di legge in questione assai scarno nel contenuto (si componeva di soli undici articoli contro i quaranta del RDL 1926/2389), oltre alle due finalità citate recava al suo interno alcune rilevanti novità normative che furono oggetto di una vivacissima polemica parlamentare.
All'art. 4, ad esempio, era prevista la possibilità, in caso di grave e urgente necessità dipendente da pubblica calamità, o in caso di un (quanto mai ambiguo) pericolo per la sicurezza del Paese, riconosciuti l'uno e l'altra con deliberazione del Consiglio dei Ministri, di requisizione; oltre che di beni, di prestazioni personali; all'art. 6 era poi ipotizzato un modello di organizzazione del volontariato (requisiti e modalità di scelta dovevano essere stabiliti con decreto del Ministro per l'Interno) che configurava un corpo speciale alle dipendenze del Ministero per l'Interno, la cui gestione all'epoca era molto discussa.
Il disegno di legge Scelba decadde con la fine dello prima Legislatura dopo essere stato approvato soltanto dalla Camera dei Deputati.
Nella seconda Legislatura il nuovo Ministro per 1'Interno, Tambroni presentava un ulteriore disegno di legge (atto Camera n. 2636).
Nella relazione il Ministro spiegando le finalità del provvedimento sottolineava con molta enfasi la necessità di porre anche in Italia sulle tracce di legislazioni straniere, le basi per una adeguata preparazione organizzativa delle misure di prevenzione e protezione della popolazione civile in caso di eventi bellici. Quella di istituire un'organizzazione di difesa civile valida sia per gli eventi bellici che per le calamità naturali traspariva come la preoccupazione maggiore da cui prendeva le mosse il nuovo disegno di legge, e ciò in modo ancora più marcato che nel precedente disegno di legge.
Nel progetto Governativo non era riproposto il grave principio della possibilità di requisire prestazioni personali e, d'altra parte la norma sul volontariato si arricchiva di un atto di concerto tra Ministri per l'Interno, per la Difesa e per i1 Tesoro, là dove nel precedente disegno di legge il Ministro per l'Interno aveva completa mano libera.
Anche il disegno di legge Tambroni decadde con la fine della Legislatura di presentazione. Successivamente nella terza (atto Senato 2098) e nella quarta (atto Camera 3946) Legislatura furono proposti altri due disegni di legge che non incontrarono migliore successo.
Il testo del disegno dì legge della IV Legislatura (recante la firma del Ministro per 1'Interno Taviani) costituì, però con la discussione parlamentare che su di esso si svolse, la base del successivo, presentato nella V Legislatura.
p. Il Coordinamento nazionale Enrico La Pietra
Schema di D.P.R. recante regolamento di organizzazione del Ministero dell'Interno
La RdB protezione civile chiede di incontrarsi con i Ministri Bassanini e Bianco
A seguito dello schema di D.P.R. recante il regolamento di organizzazione del Ministero dell'Interno consegnato alla RdB protezione civile dei Vigili del Fuoco dal Prefetto Sorge in occasione dello specifico incontro tenutosi il 31 gennaio u.s., questa organizzazione sindacale ha inviato il 5 febbraio due note distinte rispettivamente al Ministro della Funzione Pubblica e al Ministro dell'Interno.
All'Onorevole Bassanini viene segnalata l'impostazione fortemente burocratica e gerarchica data al Ministero dell'Interno nel citato schema di regolamento che, secondo la RdB è in netto contrasto con lo spirito della riforma insito nel decreto Legislativo 300/99 che diversamente tende a snellire, alleggerire e rendere più democratica e trasparente la Pubblica Amministrazione.
Inoltre viene sottolineato il comportamento tenuto nell'occasione dal Ministro Bianco che contrariamente ad ogni aspirazione di democrazia e trasparenza ha trattato un argomento di tale rilevanza politica come una semplice errata corrige da apportare al succitato decreto legislativo e, senza la dovuta preventiva informazione e trattazione con tutte le OO.SS. aventi diritto, ha delegato il proprio Capo di Gabinetto alla presentazione della stesura finale come una mera formalità.
Al Ministro Bianco, oltre a evidenziare quanto rappresentato all'Onorevole Bassanini, abbiamo eccepito il mancato rispetto delle corrette relazioni sindacali. Per quanto riguarda l'ormai famoso art. 6, che istituisce il dipartimento per la difesa civile e i servizi antincendio (assolutamente non previsto nel Decreto Legislativo 300/99), con particolare riferimento alle nefaste ricadute che l'approvazione di tale schema produrrebbe non solo sui lavoratori ma soprattutto nell'intero sistema organizzativo del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco, abbiamo fatto presente che il modello proposto invece di modernizzare il Corpo nel senso di adeguarlo alle mutate esigenze della collettività tende alla sua disgregazione mediante un depauperamento dei compiti a fronte di uno spiccato aumento della sua subalternità e con una riduzione ulteriore della già limitata autonomia. Tutto ciò in pieno contrasto con l'attuale disciplina del rapporto di lavoro dei propri dipendenti. Pertanto la scrivente ha chiesto la sospensione dell'iter di definizione dello schema del D.P.R., in attesa di riscontro da parte del Ministro della Funzione Pubblica e, a seguire, di un apposito incontro con il Ministro dell'Interno medesimo.
La RdB si è riservata di decidere le eventuali iniziative da intraprendere, in merito agli sviluppi della situazione, nella riunione del Consiglio nazionale di settore programmato per i giorni 21 e 22 pp.vv.
Data: lunedì 5 febbraio 2001 Schema di regolamento organizzazione del Ministero Interno
Pubblichiamo le note distinte e indirizzate rispettivamente al ministro Bassanini e Bianco. Sulle eventuali azioni da intraprendere si deciderà nella riunione del consiglio nazionale convocata per il 21 e 22. Seguiranno ulteriori e più approfonditi documenti sulla nefandezza del DPR che istituisce il dipartimento della "difesa civile e servizi antincendio" Difesa civile ha un significato molto chiaro che forse molti lavoratori ancora non hanno ben compreso.
Al Ministro della Funzione Pubblica On. Franco Bassanini
Oggetto: Schema di d.P.R. recante regolamento di organizzazione del Ministero dell'Interno.
le inviamo, allegato alla presente, copia dello schema del d.P.R. richiamato in oggetto, consegnataci dal Prefetto Sorge, Capo di Gabinetto del Ministro dell'Interno On. Bianco, in occasione di un incontro specifico sull'argomento svoltosi in data 31 gennaio 2001.
Con una precedente nota del 19 gennaio u.s. avevamo già segnalato preoccupazione e allarme per i lavoratori del settore in relazione all'ipotesi di riordino dei Comandi provinciali del Corpo nazionale vigili del fuoco e nel merito avevamo chiesto a Lei un incontro sull'argomento; ora l'allarme diventa emergenza e la preoccupazione disagio, vista la piega che stanno prendendo gli avvenimenti e vista anche la totale assenza di discussione in merito agli argomenti trattati.
A parere della scrivente organizzazione sindacale, il Ministero dell'Interno, nell'ambito della riforma della Pubblica Amministrazione in corso, sta sostenendo forzature che ripropongono, nella migliore delle ipotesi, un'impostazione fortemente burocratica e gerarchizzata dell'Amministrazione dell'Interno nel suo complesso. Questa impostazione dovrebbe essere in pieno contrasto con lo spirito della riforma che, se abbiamo capito bene, dovrebbe snellire, alleggerire e rendere più democratica e trasparente la Pubblica Amministrazione.
Sicuramente non va in questa direzione la scelta di non affidare al Corpo nazionale dei vigili del fuoco la funzione di struttura portante, di riferimento e coordinamento della protezione civile, errore che dimostrerà tutta la sua sventura, purtroppo a danno della popolazione, nella prossima calamità (facciamo tutti gli scongiuri che vogliamo, ma sappiamo che è insita nell'esistenza dell'uomo); però quanto previsto all'art. 6 dello schema di d.P.R. è sconcertante.
Il fatto poi che il Ministro dell'Interno faccia "sentire" le organizzazioni sindacali dal suo Capo di Gabinetto per pura formalità, una volta scritto il testo definitivo del provvedimento, e che questo pretenda osservazioni scritte entro pochi giorni sempre per pura formalità, tanto nessuno le leggerà, contrasta con ogni aspirazione di democrazia e trasparenza e anche con il vigente CCNL comparto Aziende (anche questo frutto di riforme che Lei conosce bene) sia in relazione al diritto d'informazione che alle forme di partecipazione, si veda l'art. 6 del CCNL. E' superfluo ogni commento all'eventualità che dette procedure siano state esperite solo con una parte delle organizzazioni sindacali aventi diritto.
Per ultimo segnaliamo che non abbiamo ancora ricevuto risposta alla precedente richiesta di incontro. Le rinnoviamo quindi la richiesta di incontrare una delegazione della scrivente RdB per discutere su tutti e due gli argomenti che le abbiamo sottoposto. Nel frattempo le chiediamo di invitare il Ministero dell'Interno a sospendere l'iter di definizione dello schema di d.P.R. in questione.
Al Ministro dell'Interno On. Enzo Bianco
in relazione allo schema del d.P.R. richiamato in oggetto, consegnataci per la prima volta dal Prefetto Sorge, in occasione incontro specifico sull'argomento svoltosi il 31 gennaio u.s., la scrivente organizzazione sindacale ha chiesto un incontro al Ministro della Funzione Pubblica, On. Franco Bassanini, per discutere nel merito, poiché ritiene ci siano considerevoli discrasie tra lo spirito della riforma in corso della Pubblica Amministrazione e il contenuto del predetto schema di d.P.R. che ripropone impostazioni burocratiche fortemente gerarchizzate, fonte di profondo disagio tra i lavoratori del settore per gli effetti nefasti che produrrebbe.
Inoltre questa RdB ha ravvisato ulteriori discrasie nel metodo di consultazione delle organizzazioni sindacali sull'argomento che oltre ad appalesarsi formali e frettolose, non tengono per niente in considerazione il CCNL vigente del comparto Aziende che prevede forme e modi specifici di relazioni sindacali. A meno che, fatto eventualmente ben più grave, codesto Ministero non abbia attuato il sistema di relazioni sindacali, previsto dagli accordi contrattuali, solo con alcune delle organizzazioni sindacali aventi diritto.
I predetti due elementi sono presi a fondamento dalla scrivente RdB per chiedere la sospensione dell'iter di definizione dello schema di d.P.R. in attesa dell'incontro con il Ministro della Funzione Pubblica e della riunione del Consiglio nazionale dell'organizzazione sindacale scrivente che è stato già programmato per i giorni 21 e 22 pp.vv. che esprimerà la valutazione sul testo dello schema di d.P.R. in questione. Dopodiché sarà necessario un altro incontro, alla presenza del Ministro Bianco, con la disponibilità del Ministero dell'Interno a modificare l'attuale testo.
Diversamente il comportamento del Ministero dell'Interno sarà considerato ultimativo e liquidatorio, quindi antisindacale. In relazione a ciò la RdB deciderà di promuovere le iniziative più opportune.
Roma 01 Febbraio 2001
Cn 08-a04
Vigile del fuoco: Il governo di centro sinistra militarizza il Corpo nazionale dei vigili del fuoco
mercoledì 31 gennaio il Prefetto Sorge della segreteria del ministro Bianco, ha convocato la RdB assieme ad altre organizzazioni sindacali di categoria per illustrare lo schema di decreto recante il regolamento di organizzazione del Ministero dell’Interno in attuazione del decreto legislativo 300/99 inerente la riforma dell’organizzazione di governo.
All’articolo 6 dello schema presentato viene istituito il dipartimento per la difesa civile e i servizi antincendi con funzioni e compiti per la difesa civile, politiche e ordinanze di protezione civile, prevenzione incendi a altre attività assegnate al Corpo nazionale dei vigili del fuoco diverse da quelle attribuite all’agenzia di protezione civile, soccorso pubblico, direzione e amministrazione del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
L’articolo prosegue specificando l’articolazione degli uffici e direzioni centrali, ma già da quanto riportato nel primo comma, è evidente che le attività attribuite al Corpo nazionale passano attraverso la difesa civile che è l’anticamera della militarizzazione dei lavoratori dei vigili del fuoco.
Infatti, nello stesso regolamento è detto molto chiaramente che le diverse aree funzionali devono essere viste nella loro unitarietà. Mettendo in relazione questa impostazione con il ruolo di difesa civile che il Corpo nazionale dovrà svolgere accanto a strutture militari, è facile prevedere l’utilizzazione del corpo stesso più per compiti che riguardano la sicurezza pubblica e la difesa militare che la protezione civile.
Altro aspetto dello schema di regolamento è il ruolo che viene dato alle Prefetture, ora uffici territoriali di governo, che divengono il punto di coordinamento tra l’Agenzia nazionale di protezione civile e gli Enti Locali, attraverso l’utilizzo dei Vigili del fuoco. Assegnare ai Prefetti il compito di organizzare gli interventi in caso di calamità, di mantenere in perfetta efficienza le sale operative della protezione civile, in rapporto con Regioni, Provincie e Comuni, significa porre ai margini e in ruolo di totale "sudditanza" il Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
La RdB ha rilevato al Prefetto che la questione non è tecnica ma di rilevanza politica e in quanto tale, come più volte richiesto, andava discussa con il Ministro prima ancora della stesura del regolamento e nel rinnovare la richiesta, in segno di protesta la RdB ha abbandonato la riunione.
Naturalmente non siamo per niente d’accordo con lo schema presentato, in quanto il Corpo nazionale dei vigili del fuoco componente principale nell’attività di protezione civile dovrebbe dipendere direttamente dalla Presidenza del Consiglio e non essere marginalizzato, militarizzato all’interno del Ministero dell’Interno in compiti e attività che non gli competono.
Evidentemente il Ministro preferisce andare ad imparare la danza del ventre in Cappadocia anziché preoccuparsi di sentire i rappresentanti dei lavoratori.
Poi hanno la faccia tosta di venirci a chiedere il voto, ma non si illudano di farla franca.
Il governo di centro sinistra militarizza il Corpo nazionale dei vigili del fuoco
Questa mattina il Prefetto Sorge della segreteria del ministro Bianco ha convocato la RdB assieme ad altre organizzazioni sindacali di categoria per illustrare lo schema di decreto recante il regolamento di organizzazione del Ministero dell’Interno in attuazione del decreto legislativo 300/99 inerente la riforma dell’organizzazione di governo.
All’articolo 6 dello schema presentato, viene istituito il dipartimento per la difesa civile e i servizi antincendio con funzioni e compiti per la difesa civile, politiche e ordinanze di protezione civile, prevenzione incendi a altre attività assegnate al Corpo nazionale dei vigili del fuoco diverse da quelle attribuite all’agenzia di protezione civile, soccorso pubblico, direzione e amministrazione del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
(lettera di richiesta incontro per problematiche CNVVF)
Roma 27 Sett 2000
Prot. n. 48-a 04
Oggetto: richiesta d’incontro
Nell’incontro con il Ministro On. Bianco tenutosi il 20 luglio 2000 la scrivente organizzazione sindacale aveva sottolineato la drammatica situazione in cui versa il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco. La RdB, ritiene necessario come abbiamo fatto con il Ministro, sottoporre alla sua attenzione i particolari problemi che tormentano la categoria e quali sono le nostre posizioni in merito ad essi col fine di aprire una seria discussione nella speranza di trovare delle soluzioni
E’ nostra convinzione che il varo del DL 300/99 non abbia colto l’aspetto saliente che caratterizza il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco. Infatti, la particolare organizzazione e soprattutto la sua funzione nell’attività specifica del servizio tecnico urgente, necessita di una collocazione ben definita fuori dal Ministero dell’Interno. Noi riteniamo piuttosto che il Corpo nazionale debba essere l’asse portante della Protezione Civile inserito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri con compiti di previsione, monitoraggio e prevenzione di tutto il territorio e di predisposizione dei piani di intervento in casi di calamità.
Come è accaduto negli anni passati e i recenti fatti luttuosi della Regione Calabria sono una dimostrazione dei conflitti di competenze fra istituti che attualmente costituiscono la Protezione Civile i quali non avendo una mentalità organizzativa e operativa per fronteggiare queste situazioni hanno causato confusione nella predisposizione dei soccorsi. Queste deficienze organizzative gravano sulla collettività e da come si sta prospettando la nuova organizzazione della Protezione Civile non si fa altro che aumentare il dualismo di competenze, ed è parere della scrivente, che la decisione di organizzare la Protezione Civile sotto forma di Agenzia con le caratteristiche stabilite dal DL 300/99 non è idonea ad assicurare un efficiente servizio sociale di Protezione Civile al Paese.
L’altro punto che ci preoccupa è la nuova legge n° 246 del 10 agosto 2000 sul potenziamento con la quale invece di incrementare l’organico con l’assunzione in ruolo dei vigili discontinui, si aumenta la precarietà con l’istituzione della rafferma degli ausiliari favorendo altre forme di clientelismo peggiori di quelle già in atto nei momenti in cui si svolgono i corsi di assunzione dei nuovi vigili permanenti ed inoltre discrimina le donne al momento dell’assunzione.
E’ altresì allarmante il fatto che considerate le carenze di organico questi giovani ausiliari raffermati verranno inseriti nelle squadre di soccorso correndo gli stessi rischi dei vigili permanenti con uno stipendio al 50%. Su questo particolare aspetto, nell'incontro con il Ministro avevamo concordato che a breve ci saremmo incontrati con Lei per definire l'istituzione di un tavolo tecnico di contrattazione per rendere chiari e trasparenti i criteri per la ferma prolungata.
Ci preme anche sottolineare che le trattative sul contratto decentrato proseguono a rilento e in modo sconclusionato. L’esempio di questa disomogenea prosecuzione della contrattazione lo ha potuto constatare lei stesso il giorno 19 settembre con cui l’Amministrazione ha voluto chiudere un accordo sulla mobilità in deroga ai criteri ordinari senza discutere in contrattazione decentrata il sistema della mobilità che attualmente sta procurando grosse difficoltà ai lavoratori del Corpo nazionale e l’inasprimento di forme clientelari dopo la firma di questo accordo.
E’ risaputo che l’aumento delle richieste di applicazione della legge 104/92 e altre norme che regolamentano la mobilità per casi particolari dei dipendenti è determinata dal fatto che il personale vuole aggirare il problema della mobilità selvaggia dopo il passaggio di qualifica perché si vede costretto ad abbandonare ad una età avanzata il nucleo familiare con notevoli disagi. Per cui il personale entra in una condizione di frustrazione psicologica e si rende disponibile ad usare ogni mezzo pur di rimanere a casa.
Ci sono altri aspetti sul metodo delle assegnazioni a fine corso per il passaggio di qualifica che vengono gestiti in modo clientelare speculando sulla mancanza di personale mantenendolo nella sede di appartenenza, ma tutto ciò crea numerose difficoltà nell’organizzazione del servizio nel comando dove aveva scelto come sede; per non parlare su come viene gestita la mobilità degli specialisti.
Il contratto di lavoro prevede all’articolo 22 punto b) che nella contrattazione decentrata devono essere discussi i nuovi criteri per l’attuazione della mobilità volontaria all’interno dell’amministrazione e ci sembra anacronistico l’atteggiamento dell’Amministrazione che ha preferito definire un accordo come quello dei casi particolari, mentre tergiversa sulle altre materie in cui è prevista la quantificazione dei soldi che devono andare a costituire il fondo unico di amministrazione.
In aggiunta a quanto sopra esposto, dobbiamo anche evidenziare che allo stato attuale il Corpo nazionale dei vigili fuoco non rientra nell’elenco delle categorie che svolgono lavori particolarmente usuranti. Su questo aspetto noi riteniamo che la categoria rientri a pieno titolo nel contesto sopra citato e vorremmo sapere se il Ministro come preannunciatoci nella stessa riunione ha predisposto iniziative in tal senso.
Pertanto, la scrivente organizzazione sindacale chiede un incontro urgente con lei per fare chiarezza non solo sui punti sopra esposti, ma anche su altri dei quali per motivi di sinteticità, non abbiamo potuto elencare.
Si rimane in attesa di un cortese cenno di riscontro.
Roma 04 Luglio 2000
Prot 33-a04
Oggetto: Rapporti tra Agenzia di protezione civile e Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.
Nel giorno del suo insediamento, in cui lei ha voluto incontrarci, la prima osservazione che le abbiamo esposto è stata quella dell’atteggiamento antidemocratico del Ministro Bianco che nonostante le nostre innumerevoli richieste di incontro per avere chiarimenti sulle intenzioni del Governo sulla collocazione istituzionale del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco in attuazione del decreto legislativo n° 300/99, non ha mai voluto ricevere la RdB trasgredendo le più elementari regole della democrazia sindacale.
Risulta alla scrivente che il Ministro, sempre sullo stesso argomento, ha sostenuto incontri con CGIL, CISL e UIL che a questo punto, visto la continuità, possiamo definirli " incontri privati", mantenendo nei confronti della RdB un atteggiamento di chiusura col quale esclude la stessa da ogni possibile partecipazione a qualsiasi confronto su un argomento importante come quello della collocazione istituzionale del Corpo nazionale.
Ciò premesso, in riferimento alla Vostra del 28 giugno 2000 Prot. n° Coord. 1935S 123, ci sembra una presa in giro che codesta amministrazione solleciti questa organizzazione sindacale a formulare con sollecitudine suggerimenti su un argomento nei confronti del quale non ha avuto modo di conoscere aprioristicamente le intenzioni del Governo per voce del Ministro.
Pertanto, appena il Ministro troverà il tempo di rendersi conto che la RdB Protezione Civile è una organizzazione sindacale maggiormente rappresentativa con la quale deve discutere il progetto di riforma e non solo con le organizzazioni sindacali che lo assecondano, sarà nostra premura far conoscere al costituendo gruppo di lavoro le nostre posizioni sul progetto di riforma e sui rapporti del Corpo nazionale dei vigili del fuoco con l’Agenzia di protezione civile.
com 25-a04
La RdB chiede per i Vigili del fuoco la costituzione del Dipartimento della Protezione Civile
in più occasioni la RdB ha denunciato la grave condizione in cui si è venuto a trovare il Corpo Nazionale. A peggiorare la situazione contribuisce anche il Ministro dell’Interno, che si rifiuta di confrontarsi con la RdB sull’applicazione del decreto legislativo 300/99 che costringe la categoria ad un ruolo di manovalanza e dipendenza da altre amministrazioni dello stato.
La nostra permanenza nel Ministero dell’Interno ci vede ancor oggi subalterni e privi di riferimenti organizzativi. Va rilevato che il DL 300/99 prevede la costituzione di quattro dipartimenti nello stesso ministero e non c’è né uno che tratti l’amministrazione del Corpo Nazionale. Infatti i quattro dipartimenti riguardano la costituzione degli organi elettivi degli enti locali, la tutela dell’ordine pubblico e del coordinamento delle forze di polizia, dell’amministrazione generale di governo sul territorio e della tutela dei diritti civili, immigrazione e asilo.
A questo punto è demagogico sostenere, come ritengono il ministro e i sindacati confederali, l’inserimento del Corpo Nazionale in uno di questi dipartimenti; oppure di costituirne uno nuovo sapendo che lo stesso decreto prevede obbligatoriamente che il numero dei dipartimenti non sia superiore a quattro.
Per questi motivi invitiamo i lavoratori ad aprire gli occhi, poiché Governo, CGIL, CISL e UIL, continuano a mantenere una posizione che non darà per nulla una posizione chiara ed efficace al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e determinate scelte ricadranno sulla nostra pelle.
Ulteriore confusione è stata creata con la costituzione dell’Agenzia di Protezione Civile, che vede il Corpo Nazionale dipendere funzionalmente dalla stessa, per quanto riguarda l’attività di protezione civile. Ora si ipotizzano convenzioni, gruppi di lavoro che diano una disciplina ai rapporti tra VV.F. e l’Agenzia. Va ricordato, che attualmente questo ministro non è stato ancora in grado di definire cosa distingue l’attività di protezione civile dal soccorso tecnico urgente, in particolare non vuole considerare che la legge 225/92 attribuisce ai Vigili del Fuoco un ruolo decisivo nella attività di protezione civile.
La RdB ritiene che l’unica scelta che darebbe al paese una vera struttura di protezione civile, è la costituzione di un Dipartimento della Protezione Civile, sotto le direttive della Presidenza del Consiglio dei Ministri che è il titolare per la dichiarazione dello stato d’emergenza, in cui il Corpo Nazionale sia asse portante e struttura di coordinamento di tutte le forze che partecipano all’attività di protezione civile
Questo, oltre a garantire al cittadino un servizio di soccorso vicino ai parametri europei, consentirebbe al Corpo Nazionale di avere autonomia, fondi economici e soprattutto un riconoscimento specifico dell’attività che è chiamato a fare.
Ogni altra soluzione è, e rimane puro calcolo di bottega che vede Governo, CGIL, CISL e UIL attenti a mantenere e tutelare i propri interessi a discapito di quelli dei lavoratori e più in generale dei cittadini.
La RdB, come stabilito nell’ultimo consiglio nazionale, attuerà il programma di lotta con lo scopo di frenare questa volontà del Governo di militarizzare il Corpo nazionale. E’ chiaro che il raggiungimento di questo obiettivo dipenderà soprattutto dalla categoria e da come i lavoratori intendono far valere i propri diritti.
Solo se vi sarà una partecipazione effettiva alle forme di lotta che andremo a proporre, si potrà impedire la realizzazione del disegno che, oltre alla militarizzazione, vuole smantellare il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e trasformarlo in una struttura composta in larga parte dal precariato e dal volontariato, a discapito di una autonomia organizzativa, di una reale capacità di coordinamento e soprattutto di una professionalità adeguata.
Stefano Del Medico
Prot. n° 03-a04
la presente per porre alla sua attenzione l'intricata questione della protezione civile e della gestione del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
In un incontro con il Direttore Generale della Protezione Civile e dei Servizi Antincendio abbiamo già espresso alcune nostre valutazioni sulla materia. Emerge l'impressione che la riforma prevista dal decreto legislativo 300/99 non colga gli aspetti essenziali dell'attività di protezione civile, attività che si esplica non soltanto durante le emergenze, e comunque non prevede un indirizzo univoco di snellimento amministrativo mentre potrebbe consentire la riproposizione di dualismi amministrativi, come quello tra la Direzione Generale della Protezione Civile e Servizi Antincendio e il Dipartimento della Protezione Civile, per esempio con l'istituzione dell'Agenzia di protezione civile sotto la vigilanza del Ministro dell'Interno e un Dipartimento dello stesso Ministero dell'Interno che amministri il Corpo nazionale dei vigili del fuoco per l'attività di protezione civile e del servizio antincendio.
Quello che più sorprende di tutta la faccenda è la forzata distinzione che si tenta di fare tra il cosiddetto soccorso tecnico urgente e l'attività di protezione civile. Se si fa riferimento all'articolo 2 della legge 225/92 sull'istituzione del servizio nazionale di protezione civile sarebbe doveroso da parte del Ministero dell'Interno spiegare come è possibile distinguere l'attività di protezione civile dal soccorso tecnico urgente e di conseguenza con quali procedure si diffonde l'allarme e si distribuiscono le competenze tra l'Agenzia di protezione civile e il Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
A parere della scrivente il Corpo nazionale dei vigili del fuoco dovrebbe essere l'asse portante come punto di riferimento e di coordinamento di tutte le forze che concorrono all'attività di protezione civile. Invece è stato posto in coda, come una ruota di scorta, e senza nessuna chiarezza amministrativa.
Dal testo del decreto legislativo si deduce che il Corpo nazionale dei vigili del fuoco sarà amministrato dalla costituenda Agenzia per la protezione civile, visto che quest'ultima assorbe tutte le funzioni e i compiti della Direzione Generale della Protezione Civile e dei Servizi Antincendio, tra cui c'è l'amministrazione del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Però oltre a non aver riconosciuto l'importanza che questo ricopre, neanche è stato espresso con la necessaria precisione che esso dipende anche amministrativamente dall'Agenzia.
Nel decreto legislativo 300/99 si dice solo che il Corpo nazionale dei vigili del fuoco dipende funzionalmente dall'Agenzia per l'attività di protezione civile (tutto il lavoro dei vigili del fuoco è attività di protezione civile, come specifica la legge 225/92, che comprende anche l'attività di previsione e prevenzione), però nulla è specificato su come sarà amministrata tale dipendenza.
Neanche è chiarito con quali modalità il Ministero dell'Intento dovrebbe utilizzare il Corpo nazionale dei vigili del fuoco per svolgere gli altri compiti ad esso assegnati dalla normativa vigente. Quali, visto che sarà l'agenzia a svolgere l'attività di protezione civile che comprende l'attività di previsione, prevenzione, monitoraggio del territorio e soccorso?
La decisione di organizzare la protezione civile sotto forma di Agenzia, con le caratteristiche stabilite dallo stesso decreto legislativo non è idonea, a parere della scrivente, ad assicurare un efficiente servizio sociale di protezione civile al Paese. L'Agenzia infatti, benché sia soggetta all'indirizzo e al controllo del Ministro dell'Interno, è e resta una struttura affidata ad un organismo di direzione autonomo che deve reperire risorse proprie in rapporto alla riduzione dei finanziamenti statali.
Tale struttura oltre ad avere il compito di svolgere attività di previsione e prevenzione, peraltro con i limiti dovuti alla dislocazione di una parte dei Servizi Tecnici nazionali presso un'altra Agenzia, ha l'incombenza di coordinare tutte le forze che concorrono all'attività di protezione civile, comprese le organizzazioni del volontariato, senza avere una propria struttura tecnica dislocata in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale in pianta stabile.
La forma Agenzia non pare neanche corrispondere con l'attuale impianto della protezione civile dal momento che la dichiarazione dello stato di emergenza compete al Presidente del Consiglio dei Ministri sul piano nazionale ovvero ai Commissari di governo e ai Prefetti rispettivamente sul piano regionale o provinciale mentre il decreto legislativo in questione ha stabilito le disposizioni relative agli Uffici territoriali del governo non si applicano agli uffici i cui compiti sono attribuiti ad agenzie.
Gli interrogativi che scaturiscono dalle lacune del decreto legislativo, esposte nella presente nota soltanto in modo parziale e stringato, stanno producendo malcontento e disorientamento nel settore anche per effetto delle dichiarazioni, per lo più prive di fondamento, di alcuni soggetti.
Si chiede pertanto un incontro urgente con Lei, On. Bianco, al fine di chiarire l'orientamento del Ministero dell'Interno, tempi e modi dell'attuazione della riforma e come intende affrontare gli effetti che ricadranno sui lavoratori operativi e amministrativi del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
Il Ministro che l'ha preceduta non ha ricevuto una delegazione della scrivente, per ragioni che non conosciamo, ma non ha neanche affrontato gli argomenti suesposti. E' comprensibile l'alto livello di impegni che ha un Ministro dell'Interno, ma l'attività di protezione civile dovrebbe avere la stessa importanza delle altre attività che competono al suo dicastero e non essere emarginata ad argomento che si affronta solo in caso di emergenze o calamità.
In attesa di un cortese cenno di riscontro, distinti saluti.
Roma, 2 novembre 1999
Prot. n. 661-a04
e p. c. Al Presidente del
Al Ministro della
Cons. Angelo Piazza
Oggetto: Protesta solenne per comportamento illegittimo e antisindacale.
la scrivente organizzazione sindacale protesta solennemente nei suoi confronti per il comportamento discriminatorio e illegittimo nelle relazioni sindacali dal momento che ha incontrato i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil e non ha ancora convocato la RdB che l’ha espressamente richiesto, per ultimo, con nota dello scorso 7 ottobre, su un argomento estremamente delicato che riguarda la riforma della protezione civile e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco nell’ambito della riforma dell’organizzazione del governo definita con decreto legislativo 300/99.
Il suo comportamento, oltre a farla configurare come un Ministro di parte, che si riferisce solo ai rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, ignorando la legge sulla regolamentazione della rappresentanza sindacale e della titolarità delle organizzazioni sindacali a rappresentare i lavoratori, la rende responsabile confessa del disastro in cui versa il Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Disastro che si aggrava di anno in anno senza speranza di trovare l’attenzione necessaria di governanti onesti, capaci cioè di anteporre gli interessi generali dei lavoratori, indipendentemente da chi decidono di essere rappresentati, e delle istituzioni, attraverso una gestione imparziale e trasparente della Pubblica Amministrazione.
La confusione che regna oggi nella nostra amministrazione non ha precedenti: la gestione delle calamità ha strascichi di chiara impronta clientelare; la mobilità del personale non ha più regole comprensibili a tutti; il sistema dei passaggi di qualifica sta provocando guasti e malesseri che minano alla radice la buona volontà del personale; il clientelismo dilaga dalle preselezioni ai corsi di formazione, dall’invio nelle destinazioni richieste al trattamento economico accessorio; la carenza di organico è ormai insopportabile mentre si soprassiede all’assunzione in ruolo di migliaia di precari; i lavoratori non hanno più certezza del diritto delle ferie, recuperi e salti programmati e di percepire la retribuzione spettante in tempi ragionevoli per i servizi prestati; sono sempre più soggetti ad un uso distorto e vessatorio di iniziative disciplinari; gli indumenti da lavoro e da protezione individuale sono sempre più approssimativi e scadenti; la gestione dei servizi al personale come le mense sono ormai giunte al livello più infimo. Eccetera... eccetera... eccetera..!
Adesso, con la riforma dell’organizzazione di governo, il Corpo nazionale dei vigili del fuoco è stato relegato a ruota di scorta dell’Agenzia di protezione civile e del Ministero dell’Interno anziché essere considerato punto di riferimento essenziale e di coordinamento, oltre che di formazione, di tutte le forze che concorrono alle attività di protezione civile gettando i lavoratori del Corpo nello sconcerto generale e, contemporaneamente, il CCNL non è stato ancora rinnovato.
Nonostante tutto questo, Lei, anziché assumersi le responsabilità che le competono per risolvere i problemi del Corpo nazionale vigili del fuoco, si permette di fomentare la divisione tra i lavoratori attraverso la gestione di rapporti sindacali tutt’altro che legittimi e trasparenti, nella sospetta intenzione di affossare ancora di più l’identità della categoria.
Con la presente la invitiamo ad essere il Ministro di tutti e di fare il suo dovere (obbligo) di ricevere una delegazione della RdB che intende capire qual è l’orientamento del governo sui tempi e sulle modalità di attuazione della riforma dell’organizzazione di governo almeno per la parte che riguarda il Corpo nazionale dei vigili del fuoco e i lavoratori dipendenti.
Si resta in attesa di un tempestivo riscontro.
Roma 4/11/99
Comunicato Stampa numero 163
On. Rosa Russo Iervolino: Ministro della Repubblica Italiana o Ministro per pochi intimi?
Il 2 novembre 1999 la RdB ha inviato una solenne nota di protesta nei confronti del Ministro dell’Interno per comportamento discriminatorio ed illegittimo nelle relazioni sindacali dal momento che ha incontrato i rappresentanti di CGIL CISL e UIL e non ha ancora convocato la scrivente organizzazione sindacale che aveva più volte richiesto di essere ricevuta.
L’ultima richiesta di incontro era stata inoltrata il 7 ottobre scorso per avere chiarimenti sulla riforma della Protezione Civile e del Corpo nazionale nell’ambito della riorganizzazione del Governo definita con decreto legislativo n° 300/99.
Il Ministro ha disatteso la legge sulla rappresentanza sindacale e della titolarità delle organizzazioni sindacali a rappresentare i lavoratori che obbliga a ricevere tutti i sindacati maggiormente rappresentativi come la RdB.
Nella stessa nota il Ministro viene ritenuto il principale responsabile della confusione, senza precedenti, che regna oggi nella nostra amministrazione e della mala gestione del Corpo nazionale a partire dal sistema di organizzazione delle calamità con strascichi di chiara impronta clientelare. La mobilità del personale avviene in modo clientelare senza regole comprensibili; il sistema dei passaggi di qualifica provoca guasti e malesseri che minano alla radice la buona volontà del personale. Il clientelismo dilaga nelle preselezioni ai corsi di formazione; la carenza di organico è insopportabile mentre si soprassiede all’assunzione in ruolo di migliaia di precari.
I lavoratori non hanno la certezza al diritto delle ferie, ai recuperi e ai salti programmati e subiscono incomprensibili ritardi nel pagamento delle retribuzioni accessorie; gli indumenti da lavoro e da protezione individuale sono sempre più approssimativi e scadenti eccetera... eccetera... eccetera..!
Il Ministro anziché assumersi le responsabilità che le competono per risolvere i problemi del Corpo nazionale vigili del fuoco, si permette di fomentare la divisione tra i lavoratori attraverso la gestione di rapporti sindacali tutt’altro che legittimi e trasparenti, nella sospetta intenzione di affossare ancora di più l’identità della categoria.
Roma 14/10/1999
Com.447
Riforma dell'organizzazione di governo
La RdB ha chiesto un incontro al Ministro dell'Interno
con la lettera che segue abbiamo chiesto un incontro al Ministro dell'Interno perché con il decreto legislativo 300/99 è stato fatto quanto di peggio era possibile del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
Questa categoria di lavoratori che si trova permanentemente in prima fila in tutte le circostanze dov'è richiesto l'intervento della protezione civile, che svolge quotidianamente l'attività di previsione e prevenzione, che dovrebbe essere messa nelle condizioni di predisporre i piani d'intervento sulla base degli indici di rischio rilevati a livello territoriale, anziché essere individuata come struttura portante, di riferimento e di coordinamento di tutta la protezione civile è stata posta alle dipendenze dell'Agenzia e al servizio del Ministero dell'Interno, cioè in una condizione comunque e sempre subalterna e con funzioni di manovalanza. Di conseguenza, come nel recente caso di Palermo, i vigili del fuoco sono mandati allo sbaraglio, ovvero sono costretti ad intervenire nelle situazioni più difficili senza avere nessuna conoscenza dei pericoli e dei rischi insiti nella situazione stessa.
Il fatto poi che la protezione civile sia stata organizzata come Agenzia dipendente dal Ministero dell'Interno peggiora la situazione perché non si garantisce l'impostazione del servizio nazionale di protezione civile come servizio generalizzato e indiscriminato garantito dallo Stato, ma si affida il tutto a discutibili capacità manageriali con l'obiettivo principale di ridurre i costi di gestione a carico dello Stato. Quindi non un servizio specializzato, gratuito e garantito, ma avviato ad essere sempre più precario ed a far ricadere progressivamente i costi di gestione sui lavoratori del settore e sulla popolazione.
Nell'incontro con il Ministro vorremmo creare le premesse per rimettere in discussione questa impostazione, che comunque dimostrerà i suoi limiti alla prima emergenza. La categoria deve sostenere questa iniziativa della RdB perché le conseguenze della riforma possono nuocere, e non poco a tutti i lavoratori del settore. Se fosse vero, per esempio, ciò che vanno sostenendo Cisl e Uil, entro poco tempo il Corpo nazionale si ritroverebbe completamente frantumato perché sarebbe gestito dagli Uffici territoriali del governo, cioè le attuali prefetture, che hanno il compito di procedere al riordino e all'accorpamento degli uffici periferici delle amministrazioni nell'ambito provinciale. (In proposito leggete attentamente l'articolo 11 del decreto legislativo n. 300/99).
Ci stiamo dunque avvicinando rapidamente ad un bivio decisivo per il futuro della categoria e dei lavoratori: o saremo capaci di farci valere come categoria portante e di coordinamento di tutte le forze che concorrono all'attività di protezione civile, pretendendo che questa sia assicurata come servizio sociale, oppure saremo ridotti a ruolo di manovalanza e mandati allo sbaraglio (eventualmente ci consoleranno con qualche medaglia).
Non facciamoci incantare dalle sirene e pretendiamo che il Corpo nazionale diventi il fulcro della Protezione Civile intesa come servizio sociale.
Roma 7-10-1999
com.657/a04
On. Rosa Russo Iervolino
e p. c. Al Sottosegretario all'interno
Oggetto: Decreto legislativo 300/99. Richiesta di incontro.
la scrivente organizzazione sindacale nel corso dell'ultimo Consiglio nazionale di categoria ha espresso una valutazione del tutto negativa del decreto legislativo 300/99 per la parte che riguarda il Corpo nazionale dei vigili del fuoco e l'Agenzia di protezione civile.
Per quanto riguarda il Corpo nazionale dei vigili del fuoco c'è da sottolineare che questa struttura, da sempre asse portante nella gestione dei soccorsi alle popolazioni colpite da calamità o disastri, è stata praticamente emarginata dalla funzione di direzione dei soccorsi e posta in posizione di supporto contemporaneamente al Ministero dell'Interno e all'Agenzia di protezione civile. Non solo quindi un'intera categoria viene umiliata, ma si sottovaluta l'importanza di una struttura determinante nell'organizzazione dei soccorsi senza considerare che tale sottovalutazione potrebbe costare troppo alla popolazione.
Dal testo del decreto legislativo si deduce che il Corpo nazionale dei vigili del fuoco sarà amministrato dalla costituenda Agenzia per la protezione civile, visto che quest'ultima assorbe tutte le funzioni e i compiti della Direzione Generale della Protezione Civile e dei Servizi Antincendio, tra cui c'è l'amministrazione del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Però oltre a non aver riconosciuto l'importanza che questo ricopre, neanche è stato espresso con la necessaria precisione che esso dipende anche amministrativamente dall'Agenzia. Nel decreto legislativo 300/99 si dice solo che il Corpo nazionale dei vigili del fuoco dipende funzionalmente dall'Agenzia per l'attività di protezione civile (tutto il lavoro dei vigili del fuoco è attività di protezione civile, come specifica la legge 225/92, che comprende anche l'attività di previsione e prevenzione), però nulla è specificato su come sarà amministrata tale dipendenza.
Neanche è chiarito con quali modalità il Ministero dell'Intento utilizza il Corpo nazionale dei vigili del fuoco per svolgere gli altri compiti ad esso assegnati dalla normativa vigente. Quali, visto che sarà l'agenzia a svolgere l'attività di protezione civile?
La decisione di organizzare la protezione civile sotto forma di Agenzia, con le caratteristiche stabilite dallo stesso decreto legislativo non è idonea, a parere della scrivente, ad assicurare un efficiente servizio nazionale di protezione civile al Paese. L'Agenzia infatti, benché sia soggetta all'indirizzo e al controllo del Ministro dell'Interno, è e resta una struttura affidata ad un organismo di direzione autonomo che deve reperire risorse proprie in rapporto alla riduzione dei finanziamenti statali.
Si chiede pertanto un incontro urgente con Lei, On. Iervolino, al fine di chiarire l'orientamento del Ministero dell'Interno, tempi e modi dell'attuazione della riforma e come intende affrontare gli effetti che ricadranno sui lavoratori operativi e amministrativi del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
Roma 4 agosto 1999
comunicato 439
Riforma dell'organizzazione di governo:
il governo D'Alema non riconosce ai vigili del fuoco la qualità di tecnici della protezione civile, ma li qualifica manovali da utilizzare per ogni servizio.
Con il decreto legislativo sulla riforma dell'organizzazione di governo, dentro il quale c'è anche l'Agenzia di protezione civile e la conferma della collocazione del Corpo nazionale presso il Ministero dell'Interno, anche se le funzioni e i compiti della Direzione Generale della Protezione Civile e dei Servizi Antincendio vengono assorbite dall'Agenzia, il governo ha posto il Corpo nazionale dei vigili del fuoco al servizio del Ministero dell'Interno, al servizio dell'Agenzia di protezione civile, al servizio del Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio, delle regioni e degli enti locali per gli incendi boschivi, al servizio degli Uffici territoriali del governo (attuali prefetture) a livello provinciale.
C'erano insomma due opportunità: il Corpo nazionale dei vigili del fuoco poteva essere la struttura portante della protezione civile, poteva cioè assumere la funzione che gli è propria di struttura tecnica e di coordinamento di tutte le altre strutture che concorrono all'attività di protezione civile, oppure poteva essere la struttura che svolge l'attività di manovalanza al servizio di tutti gli enti, agenzie e istituzioni varie che hanno bisogno di uomini che eseguano i lavori più sporchi e faticosi.
Come lavoratori del Corpo nazionale dei vigili del fuoco ci sentiamo umiliati da questa scelta che ci sottomette al servizio di tutti anziché darci la dignità che meritiamo per l'attività di protezione civile svolta ogni giorno, in migliaia di circostanze, con la necessaria perizia e attenzione che i cittadini ci riconoscono appieno, nonostante le croniche carenze di personale, mezzi e attrezzature a causa della scarsissima attenzione che lo stato riconosce alla nostra attività.
Come organizzazione sindacale siamo certi che i lavoratori non continueranno a farsi imbrogliare da politicanti e sindacalisti che li hanno ridotti in queste condizioni e si organizzeranno con la RdB per riprendere le necessarie iniziative di lotta volte ad ottenere il giusto riconoscimento del Corpo nazionale come struttura portante e di coordinamento dell'attività di protezione civile.
Contro chi vuole indurti a calarti le brache...
organizzati con la RdB!
Roma 16/7/99 comunicato 437
"l'organizzazione della protezione civile in Italia"
Roma, 21 luglio 1999 - ore 15.00
Camera dei Deputati - Sala della Sacrestia
Il territorio italiano, già per le caratteristiche geo-fisìche e morfologiche, racchiude in se molteplici elementi di rischio per causo naturali che sì moltiplicano per effetto degli ulteriori elementi introdotti dall'attività dell'uomo.
Tale condizione richiede un'attività di protezione dell'uomo, dei suo lavoro e dei frutti che ne ricava, degli insediamenti urbani e industriali, delle infrastrutture, dell'ambiente in cui l'uomo vive e trae le risorse per la sua esistenza. E' necessaria quindi una organizzazione di protezione civile capace di svolgere l'attività di previsione e prevenzione, il monitoraggio permanente del territorio, la predisposizione dei piani di rischio e i relativi piani d'intervento in caso di micro e macro emergenze.
Un'organizzazione di questo tipo ha bisogno di essere diffusa e articolata su tutto il territorio nazionale e dotata, nello stesso tempo, di una capacità dì sintesi e di coordinamento sul piano nazionale delle risorse disponibili in termini di uomini, mezzi e attrezzature, sia per realizzare la raccolta e la classificazione dei dati che per organizzare i soccorsi.
Negli anni passati lacune organizzative, dualismi e conflitti di competenze hanno negativamente segnato la capacità d'intervento della protezione civile. Però ogni volta si è dimostrato determinante il ruolo svolto dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco che invece, nonostante la legge 996/70, ha avuto una collocazione marginale nell'impostazione dell'attività di protezione civile.
Ora, nello schema di decreto legislativo sulla riforma dell'organizzazione di governo" non solo i principali organismi che concorrono all'attività di protezione civile sono stati frastagliati in più ambiti ma, con la riproposizione del dualismo "Agenzia di protezione civile - Corpo nazionale dei vigili del fuoco", continua ad essere delegato il Ministro dell'Interno che riveste più una funzione di controllo politico dei territorio che di attività tecnica.
Questa scelta è giusta, funzionale ed economica per realizzare un'efficiente ed efficace organizzazione di protezione civile, oppure è una scelta di circostanza Funzionale alla regolazione degli equilibri politici del momento?
Chi intende partecipare deve mettersi in contatto con il Coordinamento nazionale chiamando al numero telefonico 06/46529196 oppure inviare un fax al 06/4870247 entro il 19 luglio 1999.
Roma 4 giugno 1999
Comunicato 426
Un momento importante per tutta la categoria
il governo D'Alema si appresta a varare la riforma dei ministeri in base alla legge sul decentramento amministrativo della Pubblica Amministrazione (legge 59/97). All'interno di questa riforma c'è anche la riforma della protezione civile e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
Si tratta dunque di un momento molto importante per tutta la categoria perché da questa riforma potrebbero migliorare o peggiorare le nostre condizioni di lavoro e di vita.
L'obiettivo concreto della riforma della Pubblica Amministrazione è quello di ridurre al massimo i costi di gestione dello Stato attraverso il taglio degli organici, il trasferimento di molte competenze dello Stato alle regioni e agli enti locali, la privatizzazione di molti servizi direttamente da parte dello Stato oppure dalle regioni o enti locali. Lo scopo finale è quello di ridurre la spesa pubblica per contenere il debito pubblico entro i parametri di Maastricht.
In questo contesto i lavoratori hanno tutto da perdere, in termini di peggioramento delle condizioni di lavoro e degli spazi di agibilità sindacali e democratici, ma anche in termini di riduzione del potere di acquisto delle retribuzioni realizzata attraverso incrementi salariali inferiori al tasso di inflazione (vedi vicenda contrattuale e il mancato pagamento dell'indennità di vacanza contrattuale), il taglio alle pensioni e alle liquidazioni (vedi accordo di ieri sul TFR).
Per i lavoratori del Corpo nazionale dei vigili del fuoco la situazione è un po' più articolata perché da una parte le limitazioni economiche del governo li colpiscono pesantemente come tutti gli altri lavoratori, però siccome il servizio di soccorso non può essere tagliato tout court, il governo deve adottare provvedimenti diversificati.
Rispetto alla riforma dei ministeri, da quanto ci risulta dagli atti comunicatici da autorevoli fonti, il Consiglio dei Ministri dovrebbe approvare una proposta da sottoporre al parere della Commissione "bicameralina", in sostituzione di Camera e Senato, per poi essere trasformata definitivamente in decreto legislativo entro il 31 luglio 1999, che prevede la riorganizzazione della protezione civile nell'ambito del Ministero dell'Interno, collocando il Corpo nazionale dei vigili del fuoco in un ruolo secondario e subalterno. In sostanza il Corpo continuerebbe a dipendere direttamente dal Ministero dell'Interno sotto l'egida della burocrazia prefettizia, ma l'Agenzia di protezione civile ha facoltà di avvalersi del Corpo per l'attività di protezione civile.
Ma non è tutto! Siccome la competenza per gli incendi boschivi è demandata alle regioni e al Ministero dell'Ambiente, questi possono avvalersi delle strutture del Corpo nazionale dei vigili del fuoco per tale attività. Inoltre, poiché non può essere ridotto il numero attivo degli operatori, con apposito progetto di legge, in corso di approvazione in Parlamento, il Governo sta provvedendo a creare i presupposti, attraverso l'istituzione della rafferma per un anno del 30% dei V.V.A., per un forte incremento del numero dei vigili del fuoco volontari e precari che sostituirà, entro certi limiti, i vigili del fuoco permanenti. In questo modo il governo intende realizzare un taglio consistente delle spese per il personale rendendo precario ed estemporaneo sia il rapporto di lavoro che l'organizzazione del soccorso alla popolazione.
Tutto questo non solo frastaglia ancora di più la categoria e colloca i lavoratori del Corpo nazionale sotto una molteplicità di "padroni", ma il Corpo stesso non acquisisce nessuna autonomia gestionale con la conseguenza che il posti degli uffici amministrativi centrali continueranno ad essere occupati da impiegati della carriera prefettizia nelle qualifiche superiori (VIII e IX in particolare, rendendo vano il possibile risultato di istituire queste due qualifiche per il personale STAC nel nuovo contratto) e le scelte relative alle necessità funzionali e organizzative del Corpo non saranno decise dalla dirigenza tecnica del Corpo ma dalla burocrazia prefettizia, più o meno come accade oggi.
Tale eventuale decisione porta a due risultati negativi: il drastico peggioramento delle condizioni di lavoro per tutti i settori della categoria e una struttura di protezione civile inadeguata a garantire tutte le prerogative necessarie alle proprie competenze istituzionali.
Nulla è ancora deciso!
Stiamo facendo una valutazione dell'ipotesi che abbiamo di fronte. Si tratta ancora di una ipotesi, anche se è ciò che il governo si sta apprestando a decidere. Però crediamo che fino alla pubblicazione del decreto legislativo sulla Gazzetta Ufficiale, ma anche dopo, visto che tali norme dovrebbero entrare in vigore nella prossima legislatura, cioè fra un paio di anni, e se necessario anche successivamente, la categoria deve lottare per avere la giusta collocazione istituzionale che riconosce ai lavoratori il ruolo, l'impegno e un'equa retribuzione e consente la costituzione di una struttura di protezione civile capace di garantire un servizio efficiente alla popolazione.
Sulla base di questo presupposto abbiamo deciso di convocare una prima giornata di lotta congiuntamente alla CGIL e ad altre strutture sindacali della protezione civile con uno sciopero generale dei lavoratori del settore per il 21 giugno prossimo. Lo scopo è quello di sensibilizzare il governo sulla necessità, in questa fase di riforme, di costituire una struttura unica con tutte le competenze della protezione civile dove il Corpo nazionale dei vigili del fuoco sia la struttura operativa e di coordinamento su tutto il territorio nazionale di tutte le componenti della protezione civile, compreso il volontariato e i servizi tecnici nazionali.
Una forte partecipazione allo sciopero sarà senz'altro interpretabile dal governo come l'espressione di una volontà diffusa di autonomia gestionale del Corpo nazionale vigili del fuoco e dell'intenzione dei lavoratori di assumere il ruolo che gli compete. Sarà inoltre un segnale di forte attenzione alla necessità di costituire un sistema di protezione civile che garantisca alla popolazione un'attività coerente e costante di previsione, prevenzione, elaborazione dei piani di rischio e predisposizione delle forze di soccorso pronte ad intervenire in grandi e piccole calamità.
Lo sciopero del 21 giugno 1999
E' un atto di difesa dei tuoi diritti
E' un atto di civiltà verso la popolazione
Partecipiamo compatti allo sciopero!
Invitiamo tutte le organizzazioni sindacali del settore e tutte le RSU ad aderire
Invitiamo particolarmente le RSU a riunirsi, valutare le proposte del governo e deliberare l'eventuale adesione allo sciopero, oppure i singoli eletti RSU ad esprimere pubblicamente la loro adesione allo sciopero.
27 maggio 1999 Comunicato 422
Sveglia colleghi!
Ancora nulla è deciso.
In questi ultimi giorni abbiamo intensificato i contatti con il Ministero della Funzione Pubblica, con la protezione civile e con l'Aran perché la situazione è molto calda. Finora non è stato deciso nulla anche se il governo è intenzionato a realizzare la riforma dei Ministeri entro la naturale data di scadenza che è il 31 luglio prossimo.
In questa riforma il governo prevede la riduzione del numero dei ministeri e la costituzione di circa 12 agenzie. Le discussioni su questa riforma e sulla collocazione del Corpo nazionale dei vigili del fuoco sono serrate e riguardano il nostro futuro. Su un precedente comunicato abbiamo scritto: manovali o poliziotti. Noi preferiremmo essere classificati come professionisti del soccorso e della protezione civile. Invece alcune organizzazioni sindacali stanno facendo pressione sul governo per ottenere l'esclusione del Corpo nazionale dei vigili del fuoco dalla protezione civile e per far rimanere la nostra categoria sotto l'egemonia della burocrazia del Ministero dell'Interno, la stessa che fino ad oggi ha ostacolato la riqualificazione del Corpo e tutte le aspirazioni di qualificazione professionale della categoria.
La battaglia si farà in questi giorni e i lavoratori saranno destinati a svolgere un ruolo importante nella scelta definitiva: diventare una struttura portante della protezione civile oppure annegare ogni aspirazione nella melma dell'organizzazione gerarchica e della burocrazia.
Anche sull'ordinamento professionale nulla è deciso. C'è l'ipotesi dell'Aran di formare aree di inquadramento con le qualifiche attuali e con qualche contentino economico nel contratto integrativo da attribuire con criteri discrezionali, oppure la proposta della RdB che chiedendo la VII qualifica per i capi reparto, come già riconosciuto ai vigili del fuoco della Valle D'Aosta, costringe l'Aran a modificare tutto l'assetto delle qualifiche.
Mai come in questo momento la scelta è stata nelle mani dei lavoratori.
La RdB darà vita a tutte le iniziative necessarie per spiegare le proposte elaborate e per sostenere le richieste di miglioramento economico e delle condizioni di lavoro. Però i lavoratori devono esprimere la propria volontà in maniera chiara ed inequivocabile in due modi: partecipando attivamente alle iniziative a sostegno delle proposte che condividono; revocando la delega sindacale a quelle organizzazioni che vogliono consegnare il Corpo nazionale alla burocrazia del Ministero dell'Interno.
Non farti ingannare dalle lusinghe e da false promesse!
Ricorda quanto è avvenuto sulla scelta del sistema dei passaggi di qualifica!
Pretendi di capire con chiarezza le prospettive della riforma.
Rafforza la RdB con la tua adesione!
Roma 13 mag 1999 Comunicato 419
Si stanno sputtanando fra di loro per motivi di potere e non per gli interessi dei lavoratori.
Altro che riforme!!!!
Ed è qui che i lavoratori sono ingannati, perché anche se nelle motivazioni della loro divergenza menzionano qualche punto che riguarda i problemi del corpo nazionale, il motivo è solamente che in previsione del riordino dei ministeri previsto dal governo l'unica preoccupazione di Cisl e Uil è quella di trovare lo spazio politico dove si troverebbero in maggioranza rispetto alla Cgil che va a braccetto col governo.
Con questo comportamento dimostrano di essere la cinghia di trasmissione dei partiti da cui vengono gestiti politicamente. Non a caso molti di loro poi divengono esponenti di partito se non addirittura ministri, oppure dirigenti di S. P. A. Così accadrà anche dopo la probabile istituzione dell'agenzia della protezione civile, dove alcuni dirigenti di Cgil, Cisl e Uil "rappresentanti dei lavoratori" troveranno una buona collocazione.
Nonostante ciò tutti e tre hanno concertato la demolizione dello stato sociale e si preparano a concordare ulteriori tagli facendo leva sulla contingente necessità della guerra.
Purtroppo è proprio così, a rimetterci saranno ancora una volta i lavoratori che in buona fede attribuiscono a questi una sconsiderata fiducia senza pensare che i veri motivi della rottura non sono certo un contrasto sui temi che affliggono la categoria.
La RdB ha un progetto ben preciso su: come il Corpo nazionale deve essere collocato a livello di comparto che deve essere adatto alle nostre esigenze; per la chiusura del contratto ed avere più soldi nella busta paga; per un ordinamento professionale che riconosca la professionalità del nostro lavoro; per la chiusura del contratto decentrato; per l'elezione da parte dei lavoratori del rappresentante della sicurezza; per inserire la nostra categoria nel decreto sui lavori particolarmente usuranti; per potenziare l'organico con vere assunzione in ruolo dei discontinui; per avere un equipaggiamento di intervento adatto al nostro lavoro e che ci tuteli dalle malattie professionali e dagli infortuni; per avere un libretto sanitario; per il mantenimento della liquidazione. Questi sono i veri problemi dei lavoratori.
Lavoratori non fatevi rovinare da CGIL CISL UIL che propongono iniziative pretestuose e perdenti, ma rafforziamo la RdB l'unica organizzazione sindacale che ha un progetto per migliorare le condizioni di lavoro.
Lavoratori unitevi alla RdB l'unico sindacato di base indipendente slegato dalla logica dei partiti e del potere che si batte per i veri interessi dei lavoratori
Roma 11 maggio 1998 , comunicato 418
NE' MANOVALI NE' MILITARI, MA UN CORPO DI PROFESSIONISTI.
Cari colleghi, si e' scatenata una vera guerra tra i confederali in procinto del varo della riforma dell'organizzazione del governo che comprenderà il riassetto dei ministeri e dei comparti. Ma come in tutte le guerre chi ci rimette sono sempre i più deboli. In questa, chi perderà saranno i lavoratori del Corpo nazionale. Questa estenuante diatriba fra cgil,cisl e uil è funzionale solo a loro stessi per mantenere i loro interessi e le poltrone, e non tiene conto delle vere esigenze dei lavoratori per migliorare le proprie condizioni di lavoro.
C'è chi vuole l'agenzia con l'incognita di una conseguente regionalizzazione del Corpo come è già avvenuta in Valle d'Aosta, che a quanto pare i colleghi aostani non siano molto soddisfatti; telefonare per credere. Una soluzione molto pericolosa che vedrebbe il Corpo messo nella posizione di manovalanza utilizzato anche a spalare la neve d'inverno e le foglie in autunno.
C'è invece chi vuole manette e pistole per rivendicare un'autorità' che non nasce certo a suon di leggi, incastrando 30.000 lavoratori con altri 400.000 pretendendo le stesse paghe senza tenere conto che si svolgono lavori con rischi diversi. Basta considerare che l'indennità rischio di un vigile è di 597.000 il mese, mentre per un poliziotto e' di 602.000; certo per 4 mila lire al mese vale davvero una grande battaglia !!!!.
Ma i saccenti sindacalisti fautori di queste scelte sanno cosa sono i pompieri'?? Pensano di fermare gli incendi con le manette o di arrestare gli incendi con le pistole?? Insomma per costoro basta andare in Cina per diventare cinesi.
La RdB da anni chiede una collocazione logica e coerente con il tipo di lavoro che svolgiamo e cioè: un Corpo nazionale composto da professionisti e non solo braccio operativo della protezione civile collocato anche in un ministero come potrebbe essere quello dell'ambiente con compiti di primo intervento nelle calamità, di stesura di piani di emergenza, di coordinamento delle altre forze di secondo impiego, di formazione continua e aggiornamento degli operatori volontari della P.C.
(ipotersi di riforma del cnvvf)
I lavoratori meditino a fondo e soprattutto con la propria testa e non con la mente di coloro che vogliono decidere cosa fare di noi senza neppure conoscere le difficoltà, le carenze, gli infortuni e i morti nell'espletare il nostro lavoro.
La RdB è pronta a qualsiasi iniziativa di lotta per portare avanti proposte che hanno un senso e prospettano un futuro decente ai lavoratori.
Cn 409-p05 Roma 1 aprile 1999
Riforma della Protezione Civile e del C.N.V.V.F
Il Sottosegretario Barberi nega l'ufficialità di qualsiasi testo in circolazione. Questo significa che chiunque metta in giro testi di riforma lo fa solo per alimentare la confusione tra i lavoratori con il chiaro intento di imbrogliarli.
Da parte loro i lavoratori dovrebbero valutare che chi sottrae documenti non ufficiali al governo, se ciò fosse vero, o e colluso con il governo stesso oppure è responsabile di un reato penale.
Lettera del sottosegretario Franco Barberi a Lucio Molinari (RdB Prot. Civile):
Roma 31 marzo 1999
In relazione a quanto lamentato nella nota inviatami in data odierna non posso che rispondere anche a Voi, come ho fatto in un messaggio trasmesso all'assemblea organizzativa della UIL. che quella bozza fatta circolare rappresenta solo un testo preliminare, uno dei tanti prodotti in questi mesi di lavoro. Il mio staff ha quasi terminato la redazione definitiva della nostra proposta e nessuno del mio ufficio è autorizzato a diffondere alcunché prima che questa proposta sia stata discussa, definita e sia diventata, così, la proposta ufficiale del Governo. I relativi passaggi saranno compiuti, è mio auspicio, quanto prima e allora, solo allora procederemo alla convocazione formale dì tutti i soggetti interessati per una consultazione effettiva e non solo formale. I tempi. d'esercizio della delega legislativa, peraltro, ci impongono di affrettare il passo. nonostante la drammatica contingenza che ci vede impegnati nelle operazioni di assistenza umanitaria alle popolazioni del Kosovo in Albania.
Roma 1 marzo 1999 Cn 403-a04
Nuovo incontro con il Sottosegretario Barberi ma le buone intenzioni si verificano alla prova dei fatti!
Giovedì scorso una nostra delegazione si e incontrata di nuovo con il Prof. Barberi per discutere, in particolare, sul progetto di riforma della protezione civile e sulle specializzazioni del Corpo ad iniziare dai nuclei elicotteri.
Anche questa volta l'incontro è entrato nel merito di moltissimi Argomenti, non riferibili in un comunicato stringato e non sempre è stato possibile addentrarsi nei particolari. Riportiamo quello che in linea di massima sono i punti principali e più importanti. Sulla riforma si è discusso molto, però riteniamo essenziale sottolineare la questione dei tempi: entro il 30 giugno dovrebbe essere tutto fatto; occorrono 40 giorni alla Commissione parlamentare per esprimere le proprie osservazioni; il Sottosegretario, quindi il governo, vorrebbe discutere il testo della riforma in riunioni congiunte con i rappresentanti del Corpo nazionale vigili del fuoco, quelli del Dipartimento della protezione civile e quelli dei servizi tecnici prima di inviarlo alla Commissione parlamentare.
Questi incontri dovrebbero essere fissati dal 15 marzo prossimo. Solo allora avremo materiale di origine certa che ci farà capire qual è l'orientamento del governo sulla riforma.
Per adesso possiamo solo esaminare alcune dichiarazioni del Sottosegretario tra cui quella dove afferma di essere contrario ad un Corpo nazionale dei vigili del fuoco militarizzato) o regionalizzato e l'altra dove afferma che nella protezione civile il Corpo nazionale dovrebbe mantenere la stia autonomia e competenza come forza di soccorso. La prima ci conforta ma non scioglie il nodo della futura organizzazione del Corpo, la seconda ci preoccupa perchè potrebbe significare che anche dopo la riforma il Corpo non sarà l'asse portante della protezione civile.
Sugli specialisti dobbiamo ammettere che l'orientamento del Professore e condivisibile perché punta a sviluppare le specializzazioni nel Corpo nazionale. Il suo impegno ad assecondare alcune nostre richieste dimostra anche che non si tratta solo di parole. Infatti ha reso disponibili risorse aggiuntive a quelle contrattuali per favorire la risoluzione di moltissimi problemi dei nuclei elicotteri compreso il mantenimento delle maggiorazioni sull'indennità e il mantenimento nell'ambito del settore di specializzazione degli inidonei alla specifica attività specialistica.
Un altro argomento importate e stato il ddl 3312 (il disegno di legge sulla rafferma) che non è stato preso in esame al Senato. La nostra delegazione ha evidenziato alcune contraddizioni tra questo ddl e la riforma della protezione civile; ha stigmatizzato per l'ennesima volta l'uso improprio che viene fatto degli ausiliari; ha evidenziato gli innumerevoli aspetti negativi che caratterizzerebbe l'eventuale introduzione della rafferma tra cui la precarietà del rapporto di lavoro e la retribuzione ridotta. Il Sottosegretario su questo punto ha tenuto a precisare che i possibili "raffermati" sarebbero pochissimi, meno di 20 l'anno e altrettanto limitati sarebbero i problemi da noi sollevati, a parte quello che infrange le pari opportunità, cioè l'impossibilità per le donne di entrare a far parte dei ruoli operativi del Corpo nazionale col sistema della rafferma.
I vigili del fuoco in mezzo al guado: riusciranno ad approdare sulla riva giusta?
(Pubblicato su: Noi, periodico delle RdB)
I vigili del fuoco, quegli individui che soccorrono i cittadini in difficoltà, che con la loro presenza rassicurano le popolazioni colpite da calamità o disastri, quelli che ancora riscuotono la fiducia della gente contrariamente a quanto avviene per molte altre istituzioni, sono in mezzo al guado. Sono loro cioè ad essere in difficoltà, a trovarsi nell'incertezza, senza punti di orientamento cui riferirsi.
Anche questa categoria di lavoratori è vittima delle cosiddette riforme del governo Prodi e, per essere più precisi dei decreti Bassanini che stanno stravolgendo l'assetto del pubblico impiego.
I punti di riferimento non ci sono perché il governo prima si è fatto delegare dal Parlamento, poi ha ottenuto numerose deroghe alle scadenze delle deleghe, ciò nonostante ancora non ha elaborato nessun documento di dominio pubblico sui suoi progetti di riforma della pubblica amministrazione. Le richieste presentate dalla RdB alla Funzione Pubblica per conoscere le intenzioni del governo e metterle in discussione finora sono rimaste inevase. Neanche la conferenza nazionale sulla protezione civile, organizzata dal governo stesso a giugno dello scorso anno, è servita a fare chiarezza sul ruolo che dovrebbero svolgere i vigili del fuoco in tale contesto e a determinare quali orientamenti avrà la riforma.
Da un'analisi più interna si direbbe che si stanno contrapponendo tre tendenze: quella ambientalista e democratica che vorrebbe una protezione civile efficiente, in grado di garantire l'attività di previsione, di prevenzione e di soccorso tecnico urgente; quella militarista che vorrebbe schierare i vigili del fuoco a fianco della polizia nelle operazioni di repressione che aumentano con l'aumentare della crisi economica e occupazionale; quella economicista che punta alla riduzione della spesa pubblica statale scaricando tutti i costi di gestione dei servizi pubblici agli enti locali.
Le decisioni del governo sulla riforma dei vigili del fuoco non sono di secondaria importanza rispetto al resto delle riforme che riguardano la generalità del pubblico impiego. Sono coinvolti i lavoratori, ma c'è una ricaduta diretta anche sui cittadini che potrebbero ritrovarsi: con un servizio di protezione civile migliorato rispetto a quello attuale, oppure con un incremento delle forze di polizia da impiegare nella repressione delle iniziative di lotta, oppure un ulteriore aggravio economico a carico della collettività per mantenere un servizio antincendio striminzito e precario.
Il prezzo più alto di una riforma sbagliata lo pagheranno gli stessi lavoratori del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, innanzitutto in termini di libertà civili e sindacali e poi anche in termini di trattamento economico e di condizioni di lavoro. Questo è il rischio reale che corre la categoria, specialmente dopo la privatizzazione dei Monopoli di Stato e lo scioglimento di fatto del comparto di contrattazione aziende autonome.
Dunque non ci sono ancore di salvezza. Questa volta i vigili del fuoco dovranno rimboccarsi le maniche e organizzare il proprio salvataggio. L'unico modo è quello di ottenere il riconoscimento di struttura portante della protezione civile a livello nazionale. Cioè di assumere la funzione di coordinamento di tutte le forze che concorrono all'attività di protezione civile e di sviluppare l'attività di previsione, prevenzione e predisposizione delle quadre di soccorso. Questa scelta comporta l'attribuzione di una specifica funzione al corpo nazionale dei vigili del fuoco e la definizione di un servizio nazionale di protezione civile affidato al un sistema organizzativo certo e non soggetto all'improvvisazione e al frastagliamento di decine di coordinamenti in grado solo di garantire lo scarico di responsabilità di funzionari e militari imboscati per la maggior parte del tempo.
La RdB in questi anni ha svolto un forte ruolo di orientamento della categoria elaborando proposte concrete di riorganizzazione e potenziamento del Corpo nazionale vigili del fuoco preposto a diventare il fulcro del servizio nazionale di protezione civile. Queste proposte hanno trovato la strenua opposizione di CGIL, CISL e UIL che invece hanno optato, tra l'altro con molta poca chiarezza, la prima per una scelta economicista e le altre due per la scelta militarista.
Con lo scopo di favorire il dibattito in categoria la RdB ha lanciato un referendum per consentire ai lavoratori di esprimersi sulla questione e inviare un segnale al governo sulle reale volontà della categoria spesso mistificata da arbitrarie dichiarazioni e subdole iniziative di esponenti della triplice.
Nei prossimi mesi ci saranno le elezioni delle RSU nel pubblico impiego, nelle categorie del comparto aziende le elezioni si terranno dal 18 al 20 novembre, con largo anticipo sulla scadenza della delega al governo, se non subirà ulteriori deroghe, per la riorganizzazione dell'amministrazione statale. Le elezioni saranno una ulteriore possibilità per i lavoratori del Corpo nazionale per esprimere il proprio orientamento contrario alle scelte economiciste e militariste e favorevole invece all'organizzazione di un servizio di protezione civile efficiente coordinato dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
In questa categoria la RdB rappresenta, come in molti altri casi, una vera e propria alternativa alle scelte del governo e delle sue appendici sindacali. Ma significa anche il rilancio dell'iniziativa sindacale dei lavoratori tesa a conquistare nuovi diritti e spazi di agibilità per il miglioramento economico e delle condizioni di lavoro.
Intervento della RdB sulla lotta contro gli incendi boschivi
al convengo indetto dal DPC presso l'ISA - Roma 15 - 16 dicembre 1998
L'intervento della RdB a questo convegno vuole sottolineare la tendenza generalizzata a prendere in considerazione la lotta agli incendi, sottovalutando l'importanza della lotta alle cause che stanno alla fonte degli incendi boschivi.
Superare il concetto dell'emergenza.
Da numerosi anni, quando si parla di incendi boschivi, si pensa a situazioni di emergenza. Questo tipo di approccio al fenomeno è sintomatico dell'impreparazione con cui gli apparati istituzionali continuano ad affrontarlo. Non si riferiscono al concetto di emergenza presupponendo la drammatizzazione di un dato fenomeno che sfugge all'ordinarietà e quindi al controllo dell'ordinaria amministrazione. Non considerano l'emergenza come il verificarsi di eventi eccezionali e imprevedibili quando un dato fenomeno supera per estensione e intensità tutti gli indici di pericolo controllabili. Specialmente nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco è diventata consuetudine affrontare gli incendi boschivi raddoppiando i turni o prolungando l'orario di lavoro al personale, richiamando migliaia di discontinui per periodi di 20 giorni, distogliendo personale e automezzi da altri compiti istituzionali.
Gli incendi boschivi nel nostro Paese sono una consuetudine che si manifesta prevalentemente in determinati periodi e zone. Si tratta di un fenomeno al quale non si presta la dovuta attenzione fino a quando non si manifesta con segnali di forte evidenza e drammaticità. Di conseguenza ogni volta servono provvedimenti speciali e potenti dispiegamenti di uomini e mezzi i quali oltre a rappresentare un costo esoso per l'intera comunità, spesso sono inadeguati ad affrontare le situazioni.
Il fenomeno degli incendi boschivi, dunque, dovrebbe essere affrontato prima che si sviluppi la situazione di emergenza: con una mirata attività di previsione e prevenzione e con la dislocazione sul territorio di forze organizzate, ad iniziare dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco che è particolarmente predisposto a tale attività perché dotato di una preparazione pratica discendente dall'esperienza quotidiana del soccorso in ogni ambito. Nel corso dell'anno non ci sono tempi morti per questa struttura, anzi, c'è la verifica costante "sul campo" di uomini e mezzi.
L'attività di previsione e prevenzione.
L'attività di previsione dovrebbe essere mirata allo studio dei fenomeni che favoriscono lo svilupparsi degli incendi boschivi. Da quelli naturali e periodici che hanno all'origine la calura estiva e la siccità, e potrebbero svilupparsi anche per casi di autocombustione, a quelli causati dall'attività dell'uomo: non dolosi come quelli di origine contadina e pastorizia o di natura dolosa come quelli da speculazione edilizia e da scopo occupazionale.
Molti studiosi mettono in dubbio il verificarsi dei fenomeni di autocombustione, in ogni caso sarebbero rarissimi anche se insidiosi. In tali casi l'incendio si svilupperebbe all'interno della zona boscosa e difficilmente potrebbe essere avvistato e attaccato da terra prima che raggiunga un'ampia estensione. Per prevenire questo tipo di incendi bisognerebbe svolgere un'accurata opera di pulizia naturale del sottobosco attraverso il ripopolamento di specie animali ormai di ridotta densità o addirittura in via di estinzione ed evitando un eccessivo infittirsi della vegetazione. In alcune zone particolarmente esposte al rischio incendi potrebbero essere previste strisce taglia fuoco con una opportuna disposizione di idranti. Nei periodi di massimo rischio potrebbero essere disposti dei sensori elettronici sul territorio oppure punti fissi di avvistamento da parte dell'uomo. La gestione di questa attività dovrebbe competere al Corpo forestale in collaborazione con le regioni e gli enti locali.
Molto più frequenti sono gli incendi causati dall'uomo per effetto della sua attività contadina e pastorizia. Spesso gli incendi sono voluti per trarne beneficio, ma qualche volta il fuoco sfugge al controllo di chi lo ha appiccato. L'attività di prevenzione in questi casi consiste nell'imporre ai proprietari o ai responsabili la cura del terreno ad iniziare dalla pulizia dei bordi dei corsi d'acqua, delle ferrovie, delle strade e delle autostrade. Bisognerebbe prevedere la pulitura periodica dei terreni incolti, specialmente se costeggiano zone boscose o terreni coltivati; tracciare confini a livello di piano regolatore per distinguere il terreno coltivabile da quello destinato a verde, boschi, riserve; stabilire periodi, condizioni e quantitativi massimi di materiale combustibile, oltre all'obbligo di tracciare prima una striscia taglia fuoco, per i contadini che intendono bruciare i residui del raccolto prima di lavorare il terreno. Questa competenza è senz'altro delle regioni e degli enti locali che già hanno, oppure dovrebbero procurarseli, gli strumenti per gestirla sia sul piano legislativo e sanzionatorio.
Si direbbe che la legislazione vigente non sia sufficiente a dissuadere il fenomeno degli incendi finalizzati ad impiantare attività di speculazione edilizia. Probabilmente gli apparati burocratici preposti alla rilevazione dell'infrazione e all'imposizione del rispetto delle leggi sono inadeguati a svolgere tale funzione e in alcuni casi potrebbero essere corrotti. Questo fenomeno è compreso certamente nei problemi di politica del territorio, ma non può essere risolto se non viene assicurata la correttezza e l'integrità degli apparati istituzionali. Compete alle regioni e agli enti locali darsi gli strumenti necessari per intervenire, però in questo ambito non può venire meno la vigilanza dello Stato.
In alcuni casi si sono verificati casi di incendio provocati dagli stessi addetti allo spegnimento oppure al rimboschimento. Non si tratta di criminalizzare un settore di cittadini, volontari o lavoratori, ma proprio per non incorrere in questo errore, bisogna fare un'analisi corretta del fenomeno. Nella maggior parte dei casi gli addetti di questi settori sono lavoratori precari, che percepiscono una retribuzione saltuaria e legata al tempo di lavoro in cui sono impiegati. Spesso gli addetti allo spegnimento sono lavoratori trimestrali che d'estate svolgono l'attività antincendio e d'inverno l'attività di rimboschimento. Se per qualcuno l'incendio può essere l'unica opportunità di lavoro deve essere condannato chi lo costringe ad una condizione di precarietà ed al fatto che la sua retribuzione e la sua vita dipendono dall'incendio. Questa situazione è ancora più grave perché una quantità crescente di lavoro precario passa sotto il termine "volontariato". I volontari sono coloro che oltre a svolgere la propria attività lavorativa si prodigano per aiutare il prossimo, per combattere i pericoli, per alleviare i danni e le conseguenze che ne derivano. Se una persona è disoccupata e la sua sopravvivenza dipende dalla attività di volontariato, non può essere considerato un volontario, ma un lavoratore precario che giustamente finalizza ogni sua azione per procurarsi lavoro. Pertanto bisogna che gli apparati istituzionali di ogni ordine e grado superino le condizioni di precarietà del rapporto di lavoro e l'identificazione tra volontariato e lavoro precario.
Ci sono infine gli incendi di natura dolosa appiccati da soggetti esaltati o malati di mente, oppure appiccati da soggetti per scopi delittuosi di vario genere. Tale aspetto non è controllabile dalle forze preposte all'attività di previsione e prevenzione degli incendi, ma riguarda la capacità delle Forze dell'ordine di garantire la sicurezza del Paese, anche se i piromani che appiccano il fuoco, non solo nelle campagne e nei boschi, sono la conseguenza di un crescente malessere e degrado della società.
L'organizzazione del servizio antincendio
Non basta che l'attività di previsione e prevenzione venga dichiarata, bisogna ottenerne l'effettiva attivazione considerandola come pregiudiziale alla convivenza sociale. Sappiamo bene però che seppure tutte le attività di previsione e prevenzione dovessero funzionare alla perfezione non potremmo scongiurare comunque il verificarsi degli incendi, pertanto è necessaria l'organizzazione di forze preposte ad intervenire successivamente al verificarsi dell'incendio. In tali circostanze saranno determinanti i tempi di allertamento delle forze preposte al soccorso e la rapidità d'intervento. Bisogna poi distinguere con la dovuta attenzione l'intervento aereo dall'intervento da terra perché rivestono una funzione diversa, funzione che va inquadrata in un ambito di attività ordinaria delle operazioni di spegnimento.
Tutto l'apparato di comitati, consigli, coordinamenti ecc... che vengono attivati sotto forma di strutture necessarie a gestire l'emergenza incendi boschivi rischiano di diventare apparati burocratici, incapaci di agire con la necessaria tempestività e decisione, che ritardano o addirittura deviano l'impiego dei soccorritori. Nelle cronache di ogni periodo in cui si intensificano gli incendi boschivi possiamo rilevare errori e sprechi di energie dovuti alla complicazione dell'apparato di gestione dell'emergenza. Molto più complesse sono poi le difficoltà in cui vengono a trovarsi le diverse componenti dell'apparato di emergenza a causa della molteplicità delle fonti di allertamento. Difficoltà analoghe investono chi si trova nella tragica situazione di comunicare l'allarme a più riferimenti telefonici.
Urge, pertanto, lo snellimento dell'apparato di gestione delle forze soccorritrici. Ciò, probabilmente, consentirebbe anche il recupero di molti uomini e donne attualmente distolti dal soccorso. L'organizzazione dei soccorsi dovrebbe essere affidata ad una componente del servizio nazionale di protezione civile che abbia gli strumenti e le strutture per assumere tale compito. Questa componente oggi è individuabile nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco perché è presente sul territorio nazionale con un'organizzazione abbastanza capillare e con strutture, strumenti e macchinari in grado di gestire il soccorso. Il numero di soccorso 115, al quale rispondono direttamente le sale operative provinciali del Corpo rendono queste strutture gli ambienti più adatti a gestire il soccorso. In molti casi queste strutture sono state dotate delle necessarie apparecchiature informatiche che consentono di avere una fotografia della situazione in tempo reale. Che senso ha sovrapporre una all'altra sale operative che svolgono funzioni analoghe?
L'unica sovrapposizione possibile, ma in questo caso con effettiva funzione di monitoraggio e di coordinamento, è quella di una sala operativa che riassuma la situazione a livello nazionale e coordini la gestione del soccorso aereo. In questo caso però bisogna stabilire se è più adatta la sala operativa presso il Ministero dell'Interno o quella presso il Dipartimento della protezione civile. Questa scelta presuppone che gli addetti vengano destinati alla medesima sala operativa ottenendo un concreto recupero di forze.
Una tale impostazione porta alla conseguente organizzazione delle forze disponibili sul territorio che dovrebbe trovare il suo momento di sintesi presso i Comandi provinciali dei vigili del fuoco. Questi dovrebbero essere informati di tutte le forze disponibili sul territorio, sulle loro caratteristiche, sulle capacità specialistiche, sulla disponibilità di uomini e mezzi, sui tempi effettivi di allertamento. In sostanza al Comando provinciale dei vigili del fuoco andrebbe affidato il censimento delle forze di protezione civile, utilizzabili per l'intervento negli incendi boschivi, tra associazioni di volontariato, reparti del Corpo forestale, reparti dell'esercito messi a disposizione del servizio antincendio, ecc... Insomma di ogni persona e mezzo reperibile sul territorio provinciale in caso di necessità.
L'apparato di soccorso a terra dovrebbe poter contare su una capacità di mobilitazione di un nucleo consistente di forze e sulla tempestività dell'intervento cui dovrebbe fare seguito la possibilità di rafforzamento del nucleo iniziale con altri uomini e mezzi, eventualmente supportati dai mezzi aerei.
Quando il soccorso da terra non è sufficiente oppure non è possibile per condizioni avverse, bisognerà provvedere con i mezzi aerei che dovrebbero essere dislocati in diversi punti del territorio, ma coordinati da una sola sala operativa nazionale in grado di valutare lo stato della situazione generale e di stabilire le priorità. Questa funzione potrà essere svolta solo dalla sala operativa che già svolge opera di monitoraggio e di coordinamento a livello nazionale.
Dall'analisi fatta emerge chiaramente la diversità dei ruoli delle diverse componenti che concorrono all'attività di protezione civile nell'ambito del servizio antincendi boschivi, ruoli che se ben svolti secondo le rispettive competenze, porteranno ad una sensibile riduzione degli incendi boschivi e al conseguente alleggerimento dei costi che ne derivano.
Una parte delle risorse economizzate dovrebbe essere destinata, anche sotto forma di investimento, al rafforzamento di uomini e mezzi del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, con particolare attenzione alla componente elicotterista, alle squadre operative, ai settori specializzati e alla dislocazione dei distaccamenti permanenti sul territorio che dovrebbero svolgere la delicata funzione di nodi di collegamento con gli enti locali, le associazioni di volontariato, centri di educazione e informazione di protezione civile alla cittadinanza.