Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-terzo/titolo-v/capo-i/sezione-iv/art1015.html
Timestamp: 2019-07-21 09:25:04+00:00
Document Index: 130219477

Matched Legal Cases: ['art. 1015', 'art. 1015', 'art. 1014', 'art. 516', 'sentenza ', 'art. 1015', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1015', 'art 1015', 'art. 1015']

Art. 1015 codice civile - Abusi dell'usufruttuario - Brocardi.it
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Articolo 1015 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1015 Codice civile
L'usufrutto può anche cessare per l'abuso che faccia l'usufruttuario del suo diritto alienando i beni o deteriorandoli [981] o lasciandoli andare in perimento per mancanza di ordinarie riparazioni (1).
I creditori dell'usufruttuario possono intervenire nel giudizio per conservare le loro ragioni, offrire il risarcimento dei danni e dare garanzia per l'avvenire [2900] (2).
(1) Ricorre la decadenza per disposizione del giudice solo in ipotesi di inefficace vendita dello stesso, suo deterioramento od omessa manutenzione ordinaria, qualora, a suo parere, i comportamenti elencati - peraltro in modo non tassativo - costituiscano abuso gravissimo.
Da quanto sopra si evince che sono tali tutti i comportamenti dell'usufruttuario che possono essere ritenuti gravi a tal punto da compromettere il diritto del nudo proprietario, come quando la cosa sia danneggiata in modo inevitabile ed irreversibile, risultando il suo valore grandemente diminuito.
(2) L'intervento dei creditori è possibile anche qualora essi non abbiano un titolo esecutivo, un documento, cioè, con cui venga appurata l'esistenza o venga in essere il diritto del creditore da realizzarsi in via esecutiva e da cui si evinca un diritto di credito certo, liquido ed esigibile e tale per cui, se essi risarciscono il danno ed offrono idonea garanzia, si possa evitare l'estinzione dell'usufrutto.
La disposizione ha lo scopo di arginare le conseguenze del comportamento dell'usufruttuario che, agendo come se fosse proprietario della cosa, muti l'organizzazione produttiva della stessa.
Spiegazione dell'art. 1015 Codice civile
Le sanzioni a carico dell'usufruttuario nel caso di abuso
La disposizione dell'art. 1014 riproduce letteralmente quella dell’art. 516 del codice del 1865, anche per quanto riguarda il potere del giudice di comminare, come sanzione degli abusi dell'usufruttuario, la decadenza di questo dall'usufrutto. Questa conseguenza era stata giustamente ritenuta eccessiva dalla più autorevole dottrina, la quale aveva osservato che la tutela del proprietario viene sufficientemente realizzata con i provvedimenti cautelari di cui al secondo comma dell'articolo in esame, che tendono a prevenire abusi ulteriori, e col diritto al risarcimento dei danni provocati dal comportamento illecito dell'usufruttuario. L'ulteriore sanzione della decadenza si risolve invece in un indebito arricchimento del proprietario. Ma il problema, per quanto sia stato ampiamente discusso in sede di elaborazione del testo definitivo, è rimasto allo status quo ante.
L' estinzione dell' usufrutto per abusi commessi dall' usufruttuario deve essere dunque pronunciata da una sentenza costitutiva e ha efficacia dal giorno della domanda: essa ha il carattere di una pena e non ha alcuna funzione restitutoria riparatoria, non potendosi considerare come un sostitutivo o un equivalente del risarcimento del danno. Può essere dubbio anzi se la sanzione della decadenza possa essere cumulata con quella del risarcimento dei danni già verificatisi, ma è da ritenere che non sia ammissibile il cumulo, altrimenti l’ estinzione dell'usufrutto si risolverebbe veramente in un vantaggio assolutamente gratuito per il proprietario. La decadenza dall'usufrutto può essere pronunciata dal giudice solo su domanda del proprietario e solo per quei beni rispetto ai quali gli abusi si siano compiuti. Essa ha inoltre carattere repressivo e non può essere applicata per il solo fatto che gli abusi siano solo temuti.
Le ragioni che possono giustificare l'applicazione della sanzione della estinzione dell'usufrutto devono essere molto gravi. La legge in via esemplificativa considera come tali l'alienazione dei beni che l'usufruttuario fa come se fosse il proprietario, il deterioramento dovuto naturalmente a dolo o a colpa dell'usufruttuario e che deve avere un certo carattere di gravità, e infine l'inadempimento all'obbligo di manutenzione ordinaria che produce o minacci di produrre it perimento dei beni. A queste cause che possono provocare l'estinzione dell'usufrutto per abuso si deve certamente aggiungere l'inadempimento all'obbligo di conservare la destinazione economica, quando assuma tale gravità da compromettere le ragioni del proprietario.
Ma l'applicazione della sanzione in oggetto dipende sempre dal prudente apprezzamento discrezionale del giudice, it quale, con insindaca-bile valutazione delle circostanze di fatto, puo, invece che comminare la decadenza, disporre, anche nei casi piix gravi, provvedimenti cautelari idonei ad assicurare la conservazione delle ragioni del proprietario e condannare l'usufruttuario al risarcimento dei danni gia prodotti alla cosa.
I provvedimenti che alternativamente il giudice può prendere sono:
a) l'imposizione all'usufruttuario, che ne sia stato esonerato, dell'obbligo di prestare cauzione;
b) l'affitto dei beni soggetti all'usufrutto, in maniera che l'usufruttuario perde il diritto di utilizzare direttamente le cose;
c) l'amministrazione dei beni affidata a un terzo a spese dell'usufruttuario, che percioòconserva integro il diritto ai frutti;
d) la restituzione dei beni al proprietario con l'obbligo di questo di pagare annualmente all'usufruttuario una somma che il giudice determinerà, secondo le circostanze, sulla base del reddito dei beni, con la conseguenza che il proprietario resta liberato da ogni obbligo di rendiconto rispetto all'amministrazione.
Oltre che per effetto dell'esercizio del potere discrezionale che la legge attribuisce al giudice, la sanzione della decadenza puo essere evitata per effetto dell'intervento nel giudizio, in cui la decadenza si chiede, dei creditori dell'usufruttuario. Deve ritenersi pacifica l'interpretazione secondo la quale la facoltà accordata ai creditori d'intervenire nel giudizio per conservare le loro ragioni serva appunto a evitare, almeno nei loro confronti, la estinzione dell'usufrutto. Essi devono a tale scopo offrire il risarcimento dei danni per quanto riguarda il passato e dare cauzione per l'avvenire. Se la loro domanda è accolta, essi acquistano il diritto di appropriarsi dei redditi dell'usufrutto sino alla concorrenza dei loro crediti, i1 residuo va però al proprietario, dovendosi, nei rapporti tra questo e l'usufruttuario, considerarsi estinto l'usufrutto.
Si deve infine rilevare che l’ estinzione per abuso non pregiudica le ragioni dei creditori ipotecari che abbiano iscritto la loro ipoteca anteriormente alla domanda di decadenza e che possono sempre espropriare il diritto a loro favore ipotecato ancorchè non siano intervenuti nel giudizio in cui si è chiesta la decadenza dell'usufruttuario. In tal caso la estinzione dell'usufrutto rimane un fatto puramente interno. Se l’usufrutto può essere espropriato, l'aggiudicatario acquista il diritto come se fosse un cessionario.
Massime relative all'art. 1015 Codice civile
Cass. civ. n. 14803/2017
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 14803 del 14 giugno 2017)
Cass. civ. n. 1571/1995
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 1571 del 14 febbraio 1995)
La decadenza dell'usufrutto per abusi, a norma del primo comma dell'art. 1015 c.c., riguarda i casi più gravi, poiché per gli abusi meno gravi dell'usufruttuario la legge stessa prevede, nel secondo comma della norma citata, rimedi meno rigorosi di carattere non repressivo, ma semplicemente cautelare a tutela preventiva del nudo proprietario; pertanto, l'esclusione dell'ipotesi di decadenza dell'usufrutto per abusi non impedisce l'applicabilità delle anzidette misure cautelati a carico dell'usufruttuario.
relative all'articolo 1015 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 1015 Codice civile - Abusi dell'usufruttuario | Quesito Q201514293
giovedì 01/10/2015 - Sicilia
“Faccio seguito al precedente quesito n.14072. del quale sono molto soddisfatto.
Purtroppo a causa delle mie condizioni di salute sono stato costretto ad uscire dall'appartamento insieme a moglie e figlia.Mia madre si rifiuta pure di effettuare qualsiasi tipo di manutenzione ordinaria e straordinaria da quando 12 anni fa è deceduto mio padre.Sempre a causa delle mie precarie condizioni di salute in notevole peggioramento quoad valetudinem sarebbe troppo gravoso per me agire ai sensi dell'art 1015 del c.c. Ritengo gravemente immorale il comportamento di mia madre la quale ragiona perfettamente, ma è oltremodo egoista e vuole vivere da sola in 230 mq. Potrei almeno ospitare gratuitamente una famiglia di immigrati che non mancano qui.
Grazie e complimenti per il vostro servizio che mi consente di operare senza muovermi da casa.”
Il titolare del diritto di abitazione può vedersi dichiarare l'estinzione del proprio diritto qualora ne abusi, in applicazione analogica di una norma sull'usufrutto (art. 1015 del c.c.). In particolare, si ha abuso quando il titolare del diritto alieni il bene, lo deteriori o lo lasci andare in perimento per omessa manutenzione.
Il caso di specie rientra perfettamente in questa ipotesi, quindi è concretamente ipotizzabile una azione giudiziale volta a chiedere la dichiarazione di estinzione del diritto.
Purtroppo, senza una vera e propria azione in giudizio, non c'è modo di contestare alla madre il suo comportamento illecito.
Si potrebbe pensare di instaurare un giudizio ai sensi degli artt. 702 bis e seguenti c.p.c., se l'omessa manutenzione dell'immobile da parte dell'habitator è facilmente provabile con soli documenti. Si tratta di un procedimento più semplice del giudizio ordinario e teoricamente più breve, ma c'è sempre il rischio che il giudice ritenga di dover mutare il rito e trasformarlo in un processo "normale", se reputa necessaria una istruttoria più approfondita. Tale scelta processuale, quindi, andrebbe valutata insieme ad un avvocato.
Si ribadisce, in ogni caso, il diritto del figlio-proprietario di condividere l'immobile con la madre, visto che la grandezza dell'abitazione consente di mantenere integro il diritto della donna, limitato alle sue sole esigenze abitative (v. quesito 14072).
Quanto alla possibilità di ospitare una famiglia di immigrati, o comunque, in generale, di consentire a terzi (diversi dal proprietario) il godimento dell'immobile su cui insiste il diritto di abitazione, si ritiene in generale che ciò sia possibile solo se l'esito di questa cessione ai terzi comporti la restrizione del diritto di abitazione dell'habitator. Ad esempio, se l'immobile è conformato in modo tale da consentire la locazione separata di una sua parte - che sia oggettivamente autonoma, con separato accesso - non si vedrebbero ragioni per impedire al proprietario di concedere tale parte in uso ad altri.
Tuttavia, nel caso di specie, sembra che l'appartamento, per quanto grande, non consenta di far convivere la madre e altri soggetti estranei senza ledere in qualche modo le esigenze abitative della donna. Non si può ignorare, infatti, che la convivenza con il figlio sarebbe ben diversa da quella "imposta" insieme a dei perfetti estranei.
Pertanto, si reputa non percorribile la strada di concedere a terzi il godimento dell'immobile, a maggior ragione a titolo gratuito, in quanto la donna potrebbe impugnare la decisione facendo valere il proprio diritto di abitazione, pretendendo che il proprietario o comunque qualsiasi terzo si astengano da ingerenze idonee a disturbare o impedire il suo godimento.