Source: http://www.avvocatolantieri.it/cass.21418.htm
Timestamp: 2019-11-13 06:44:17+00:00
Document Index: 35991923

Matched Legal Cases: ['§2', 'art. 3', 'art. 413', 'art. 413', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 413', 'art. 409', 'art. 409', 'art. 413', 'art. 7', 'art. 3', '§3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 183', '§5']

cass. 21418. Avvocato per consulenza legale competenza.
Ordinanza 7 agosto 2008, n. 21418
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio il 03/07/0:8 dal Consigliere Dott. Raffaele FRASCA.
§2. Il Tribunale ha sollevato il conflitto adducendo che erroneamente il Giudice di Pace ha attribuito all'art. 3 della l. n. 102 del 2006 l'efficacia di incidere sull'assetto delle competenze, in particolare per effetto del richiamo tra le norme del libro II, titolo IV, capo I de:! codice di rito anche dell'art. 413 c.p.c., il quale invece attribuisce alla competenza del tribunale soltanto le controversie di lavoro e non tutte le controversie soggette al rito del lavoro. Secondo il Tribunale sarebbe, del resto, irragionevole che - fra l'altro senza alcun riscontro in sede di lavori parlamentari – si sia sottratta al giudice di pace una considerevole parte della sua competenza con conseguente aumento del carico di lavoro dei tribunali.
In primo luogo va rilevato che la norma è formulata nel senso di disporre l'applicazione di altre norme ad una determinata tipologia di cause. E' vero che fra tali norme vi è anche una norma sulla competenza, quella dell'art. 413 c.p.c., che allude solo ad una competenza del tribunale. Tuttavia, va dato rilievo alla circostanza che l'art. 3 dispone l'applicazione non delle norme di cui al libro II, titolo IV, capo I del codice di procedura civile nella loro interezza, bensì con una specificazione: si deve trattare di "norme processuali". Poiché tutte le norme contenute nel detto capo sono certamente "norme processuali" il senso di tale precisazione da parte del legislatore verrebbe a mancare se non si attribuisse ad essa il significato di non rendere applicabili alla tipologia di controversie in discorso tutte le norme del capo in questione, bensì soltanto alcune. Se così è, bisogna intendere la disposizione in commento come determinativa soltanto dell'applicabilità delle norme di quel capo che non presentano oggetti di disciplina che impediscano la loro diretta applicazione nel loro contenuto di disposizioni alle controversie contemplate dalla norma dell'art. 3. Si deve trattare, cioè, di norme che abbiano un contenuto dispositivo tale da poter essere applicate direttamente alle controversie indicate nell'art. 3. E' quanto dire che l'espressione "norme processuali" va intesa tendenzialmente come omologa di quella di "rito processuale" ed in riferimento a tale nozione come comprensiva solo di norme sul rito che si presentino automaticamente applicabili alle controversie indicate dall' art. 3.
Ora, la norma dell'art. 413 c.p.c. contiene una disciplina, relativa alla competenza per materia e per territorio, che pertiene esclusivamente alle controversie di cui all'art. 409 C.p.c. e, pertanto, non può considerarsi una delle "norme processuali" cui allude l'alt. 3, atteso che in alcun modo è possibile postularne la diretta applicazione alle controversie ivi contemplate. In particolare, per quanto attiene alla competenza per materia sulle controversie relative ad "incidenti stradali" determinativi di danni da morte o lesioni, occorrerebbe postulare la sostituzione nella norma del riferimento alle controversie di cui all'art. 409 c.p.c. con un riferimento a dette controversie, cioè compiere un' operazione ermeneutica che va ben al di là dell'applicazione diretta dell'art. 413 C.p.c. e suppone un'operazione di vero e proprio adattamento. Inoltre, sarebbe necessario escludere anche il riferimento all'essere il tribunale "giudice del lavoro".
Discende da questi rilievi che non è possibile attribuire alla norma ora detta l'efficacia di norma speciale derogatoria della competenza di cui all'art. 7, secondo comma, del giudice di pace. E semmai l'interprete è indotto ad affacciare un dubbio interpretativo diverso, che è nel senso di postulare l'applicazione delle norme sul rito del lavoro esclusivamente quando le controversie indicate nell'art. 3 della legge n. 102 del 2006 si trovino a dover essere trattate dal tribunale. Il rito di cui al capo I del titolo IV, del libro II del codice di procedura civile è, infatti, rito speciale applicabile direttamente nei giudizi dinanzi al tribunale in alternativa a quello ordinario parimenti applicabile dinanzi al tribunale e non è un rito speciale rispetto a quello dinanzi al giudice di pace. Onde potrebbe anche sostenersi che il legislatore abbia inteso dettare la disposizione esclusivamente per il caso che una controversia relativa ad incidente stradale relativa a danni da morte o lesioni sia di competenza del tribunale e non anche per il caso in cui sia di competenza del giudice di pace. Tanto più ove si consideri che, se: l'intento perseguito dal legislatore con l'estensione alla tipologia di controversie in discorso del rito del lavoro è stato quello di rendere applicabile tale rito perché (ipoteticamente: ma è dato smentito dall'esperienza) più rapido di quello ordinario, tale intento anche astrattamente sarebbe contraddetto dall'ipotesi dell'estensione della norma anche ai giudizi dinanzi al giudice di pace, atteso che il rito dinanzi al giudice di pace, in ragione della sua deformalizzazione, risponderebbe ad esigenze di celerità certamente maggiori di quelle di cui è (astrattamente) capace il rito del lavoro. Non solo: l'estensione al giudice onorario di un rito "formalizzato" come quello del lavoro sarebbe in manifesta contraddizione con le minori garanzie di tecnicismo che quel giudice offre. Si aggiunga ancora che un effetto dell'estensione del rito alle controversie in discorso pur se di competenza del giudice di pace sarebbe quello di renderle sempre decidibili solo secondo diritto e non secondo equità entro il limite della giurisdizione equitativa.
§3. Sciogliendo la riserva formulata nella relazione il Collegio ritiene, inoltre, opportuno chiarire se il rito speciale richiamato da detta norma debba trovare applicazione quando le cause indicate dal citato art. 3 siano di competenza del giudice di pace e debbano essere da tale giudice trattate. Il chiarimento va dato nel senso che deve escludersi che l'intentio legis di cui è espressione l'art. 3 si sia voluta indirizzare nel senso di disporre l'applicabilità delle norme del c.d. rito del lavoro anche quando le cennate controversie debbano essere trattate dinanzi al giudice di pace, onde la norma in discorso si deve intendere riferita soltanto all'ipotesi di causa davanti al Tribunale.
b) l'argomento della coerenza con lo scopo del legislatore, che, nell'intento di introdurre per le controversie in questione un rito - almeno in astratto (posto che è notorio che il rito del lavoro è ormai gestito con tempi non diversi da quelli del rito ordinario e considerato che anche quest'ultimo, a far tempo dalla l. n. 353 del 1990, è tornato ad essere imperniato sul sistema delle preclusioni, pur temperate dal principi di eventualità, formalmente consacrato nell'art. 183 c.p.c.) - più celere di quello ordinario, avrebbe non solo attribuito al giudice di pace la gestione di uno strumento processuale più sofisticato e, quindi, più difficile da gestire per il giudice non togato, ma anche perseguito l'intento con l'adoperare uno strumento alla prova dei fatti inidoneo;
c) un ulteriore argomento di coerenza del legislatore, desumibile dalla circostanza che il rito dinanzi al giudice di pace è di per sé ispirato da un'esigenza di concentrazione e speditezza, peraltro congiunta ad una notevole semplificazione delle forme, si che l'ipotetica e discutibile idoneità del rito del lavoro ravvisata per il caso delle controversie dinanzi al tribunale rispetto al rito ordinario dinanzi a quell'ufficio applicabile sarebbe stata e sarebbe insussistente;
Inoltre, è anche da rilevare che correttamente, sia nella relazione, sia nelle considerazioni svolte in questa sede non si è fatto alcun riferimento ai lavori parlamentari, atteso che essi non considerano le problematiche esaminate.
§5. Conclusivamente è dichiarata la competenza per materia con limite di valore del Giudice di Pace di Reggio Calabria.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Terza Sezione Civile, il 3 luglio 2008.