Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-16128-del-03-08-2016
Timestamp: 2020-06-05 14:02:13+00:00
Document Index: 81903607

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 47', 'sentenza ', 'art. 2909', 'art. 111', 'art. 360', 'art. 457', 'art. 6', 'art. 2909', 'art. 360', 'art. 47', 'art. 4', 'sentenza ', 'in fine', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 16128 del 03/08/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16128 del 03/08/2016
Cassazione civile sez. VI, 03/08/2016, (ud. 09/06/2016, dep. 03/08/2016), n.16128
sul ricorso 26931-2014 proposto da:
DE LEO DURANTE, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CARLO POMA 2,
SERGIO PREDEN, LIDIA CARCAVALLO, ANTONELLA PATTERI giusta procura a
avverso la sentenza n. 1483/2014 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA del
05/11/2013, depositata il 08/11/2013;
09/06/2016 dal Consigliere Relatore Dott. FABRIZIA GARRI;
La Corte di appello di Bologna, per quanto qui ancora interessa, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Parma ha dichiarato inammissibile la domanda proposta da D.L.D. tesa al riconoscimento dei benefici previsti dalla L. n. 257 del 1992, art. 13, comma 8 avendo ritenuto fondata l’eccezione di decadenza D.P.R. n. 639 del 1970, ex art. 47 formulata dall’Inps per essere decorso alla data di presentazione della domanda giudiziaria (il 25.7.2008) il termine di trecento giorni dalla data di presentazione della domanda amministrativa all’Inps (del 19.3.2002) escluso qualsiasi rilievo alla domanda amministrativa presentata il 16.10.2007 successivamente alla maturazione del termine di decadenza. Inoltre ha escluso che sulla decadenza si fosse formato un giudicato interno trattandosi di eccezione rilevabile di ufficio in qualunque stato e grado del procedimento e restando quindi irrilevante che in primo grado fosse stata eccepita solo la decadenza dai ratei maturati nel periodo antecedente il triennio dalla data della domanda amministrativa.
Per la cassazione della sentenza ricorre il D.L. che articola due motivi con i quali denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 99, 112, 434 e 437 c.p.c., art. 2909 c.c. e art. 111 Cost. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4 e la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 639 del 1970, art. 457, comma 3 e del D.L. n. 103 del 1991, art. 6 conv. in L. n. 166 del 1991 e degli artt. 100, 112, 434 e 437 c.p.c., art. 2909 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4.
Tanto premesso il ricorso è manifestamente infondato.
A norma del D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47 nel testo di cui al D.L. n. 384 del 1992, art. 4, comma 1 convertito dalla L. n. 438 del 1992 – la mancata proposizione, entro termini computati in riferimento a determinati svolgimenti del procedimento amministrativo, dell’azione giudiziaria diretta al riconoscimento di determinate prestazioni previdenziali, è dettata a protezione dell’interesse pubblico alla definitività e certezza delle determinazioni concernenti erogazioni di spese gravanti su bilanci pubblici e, di conseguenza, è sottratta alla disponibilità della parte con la conseguenza che tale decadenza è rilevabile d’ ufficio in ogni stato e grado del giudizio, e quindi è opponibile anche tardivamente dall’istituto previdenziale. (cfr. per tutte Cass. 9.9.2011 n. 18528 e recentemente 1.7.2015 n. 13431). Tale rilevabilità d’ufficio incontra solo il limite del giudicato.
Nel caso in esame non si è formato alcun giudicato sul punto atteso che, come risulta dalla sentenza impugnata, il giudice di primo grado aveva rigettato l’eccezione di decadenza formulata dall’Istituto, seppur con riguardo alla spettanza di ratei della prestazione antecedenti il triennio dalla data di presentazione della domanda e tale statuizione è stata impugnata dall’Inps (cfr. pag. 4 primo capoverso in fine).
In conclusione alla luce delle esposte considerazioni il ricorso, manifestamente infondato, deve essere rigettato e le spese, liquidate in dispositivo vanno poste a carico della parte soccombente.
Condanna la parte soccombente al pagamento delle spese del giudizio che si liquidano in Euro 2500,00 per compensi professionali, Euro 100,00 per esborsi, 15% per spese forfetarie oltre accessori dovuti per legge.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma del ciut. D.P.R., art. 13, comma 1 bis.