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Timestamp: 2018-05-23 01:11:57+00:00
Document Index: 101102694

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 167', 'art. 89', 'art. 167', 'art. 165', 'art. 1', 'art. 167', 'art. 1']

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Tassazione degli utili provenienti da Paradisi Fiscali: le novità introdotte
La legge di bilancio 2018 (legge 27.12.2017 n. 205, art. 1 comma 1007 e 1009) ha introdotto un regime di favore per la tassazione degli utili provenienti da società residenti o localizzate in Stati o territori a fiscalità privilegiata. Trattasi dell’ennesimo intervento legislativo in materia, che nel corso degli anni è stata più volte rivisitata dal legislatore.
Dapprima infatti il D.Lgs. 18.11.2005 n. 247 (c.d. “correttivo Ires”) aveva disposto che i dividendi provenienti, anche indirettamente tramite una sub-holding ubicata in un Paese a tassazione ordinaria, da un soggetto localizzato in un paradiso fiscale, non sarebbero stati assoggettati a tassazione integrale a carico del percettore residente in Italia.
Il successivo D.L. 04.07.2006 n. 223, per evitare triangolazioni artificiose nella distribuzione dei dividendi, aveva invece previsto la tassazione integrale degli utili indirettamente percepiti nei paradisi fiscali. Di conseguenza i dividendi provenienti, anche tramite sub-holding white list, dai Paesi a fiscalità privilegiata, venivano così soggetti a tassazione integrale in capo al socio residente nel territorio dello stato italiano.
E’ intervenuto poi il D.Lgs. 14.09.2015 n. 147 (noto come decreto per la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese) che prevedeva:
1. la tassazione integrale dei dividendi solo qualora il socio residente in Italia detenesse una partecipazione diretta in una società residente o localizzata in stati o territori a fiscalità privilegiata;
2. per le partecipazioni indirette, la tassazione integrale dei dividendi avrebbe operato solo nell’ipotesi in cui il socio residente in Italia fosse stato titolare di partecipazione di controllo detenuta nella sub-holding intermedia estera, percettrice di utili provenienti da società localizzate in Stati o territori a fiscalità privilegiata.
La legge 28.12.2015 n. 208 (c.d. legge stabilità 2016) ha novellato l’art. 167, comma 4 del TUIR ed ha variato i criteri di individuazione del paradiso fiscale. Difatti dal 1° gennaio 2016 si considerano privilegiati:
- i regimi in cui il livello nominale di tassazione risulti inferiore al 50% di quello applicabile in Italia;
- i regimi speciali, ossia quelli che prevedono particolari disposizioni che comportano un livello d’imposizione agevolato.
Con il recente intervento operato dalla legge di bilancio 2018, il legislatore ha riformulato il 3° comma, secondo periodo dell’art. 89 del TUIR (rubricato “dividendi ed interessi”), il quale così dispone: “Gli utili provenienti dai soggetti di cui all’articolo 73 comma 1, lettera d) residenti in Stati o territori a regime fiscale privilegiato ai sensi dell’art. 167, comma 4, e le remunerazioni derivanti dai contratti di cui all’articolo 109, comma 9 lettera b), stipulati con tali soggetti, non concorrono a formare il reddito dell’esercizio in cui sono percepiti in quanto esclusi dalla formazione del reddito della società o dell’ente ricevente per il 50 per cento del loro ammontare, a condizione che sia dimostrato, anche a seguito dell’esercizio dell’interpello di cui all’articolo 167, comma 5, lettera b), l’effettivo svolgimento da parte del soggetto non residente, di un attività industriale o commerciale, come sua principale attività, nel mercato dello stato o territorio di insediamento; in tal caso, è riconosciuto al soggetto controllante residente nel territorio dello Stato, ovvero alle sue controllate residenti percipienti gli utili, un credito d’imposta ai sensi dell’art. 165 in ragione delle imposte assolte dalla società partecipata sugli utili maturati durante il periodo di possesso della partecipazione, in proporzione alla quota imponibile degli utili conseguite nei limiti dell’imposta italiana relativa a tali utili” (Legge 27.12.2017 n. 205, art. 1 comma 1009)
In buona sostanza, non concorrono a formare il reddito, in quanto esclusi da tassazione per il 50%, gli utili provenienti da società residenti o localizzate in Stati o territori a fiscalità privilegiata, a condizione che sia dimostrato anche tramite l’interpello (ex art. 167 comma 5 lett. B) del TUIR), l’effettivo svolgimento di un attività industriale o commerciale, come principale attività nel Paese a tassazione privilegiata. Resta ferma la possibilità di recuperare, mediante credito d’imposta, i tributi versati sugli utili maturati all’estero.
Inoltre, l’art. 1, comma 1007 della richiamata legge 27.12.2017 n. 205, prevede che “Ai fini degli articoli 47, comma 4 e 89 comma 3 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 non si considerano proveniente da società residenti o localizzate in Stati o territori a regime fiscale privilegiato gli utili percepiti a partire dal periodo d’imposta successiva a quello in corso al 31 dicembre 2014 e maturati in periodi d’imposta precedenti nei quali le società partecipate erano residenti o localizzate in Stati o territori non inclusi nel decreto del Ministero dell’economia e delle finanze 21 novembre 2001, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 273 del 23 novembre 2001. Le disposizioni del precedente periodo si applicano anche per gli utili maturati in peridi successivi a quello in corso al 31 dicembre 2014 in Stati o territori non a regime privilegiato e, in seguito, percepiti in periodi d’imposta in cui risultino integrate le condizioni per l’applicazione dell’articolo 167, comma 4 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986. In caso di cessione delle partecipazioni la preesistente stratificazione delle riserve di utili si trasferisce al cessionario”. Vale a dire che non si considerano provenienti da paradisi fiscali gli utili percepiti a partire dal periodo d’imposta successivo al 31 dicembre 2014 maturati in precedenza, se il Paese non era incluso nella black list. Per quelli maturati dopo il 31.12.2014 occorre tenere presente che si considerano privilegiati i Paesi con un livello nominale di tassazione inferiore al 50% rispetto a quello applicabile in Italia.
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