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Timestamp: 2020-08-11 18:15:46+00:00
Document Index: 28151985

Matched Legal Cases: ['art. 1406', 'art. 1742', 'art. 1751', 'art. 2558', 'art. 2112', 'art. 2112', 'art. 2558', 'art. 2112', 'art. 2558', 'sentenza ', 'art. 2560', 'sentenza ', 'art 2558', 'art. 2560', 'art. 2558']

Cessione del contratto di agenzia e trasferimento di azienda
1. Cessione del contratto di agenzia
2. Contratto di agenzia e trasferimento d’azienda
3. Debiti anteriori al trasferimento dell’azienda
Quali sono le conseguenze della cessione del contratto di agenzia? In caso il preponente decida di effettuare un trasferimento di azienda, l’agente può recedere dal contratto?
L’istituto giuridico della cessione del contratto è disciplinato dagli artt. 1406 e ss. del codice civile. In sintesi, si ha cessione del contratto qualora una parte di un rapporto a prestazioni corrispettive (il cedente), stipula con un terzo (il cessionario) un nuovo contratto (di cessione), con il quale il cedente si accorda di trasferire al cessionario il contratto originario o, per essere più corretti, tutti i rapporti attivi e passivi derivanti dal contratto ceduto. La cessione del contratto è, quindi, un negozio trilaterale, che si perfeziona solamente (ex art. 1406 c.c.) con il consenso di tutte le parti: contraenti originari (cedente e ceduto) e cessionario.[1]
Il contratto di agenzia, ovviamente, soggiace anch’esso ai principi generali in tema di contratti qui sopra brevemente richiamati. Ne consegue che, affinché la cessione di un contratto di agenzia sia valida, è necessario che venga comunicata ed accettata dal soggetto ceduto.[2]
Con riferimento alla forma del contratto di cessione, il silenzio del legislatore lascia aperto un problema; la giurisprudenza è comunque costante nel risolverlo, affermando che per il contratto di cessione, debbano essere osservate le stesse forme prescritte per il contratto che si trasferisce, posto che la cessione realizza una vera e propria modificazione soggettiva del rapporto obbligatorio.[3] In forza di tale principio, la cessione del contratto di agenzia sarà anch’essa subordinata alla forma scritta ad probationem richiesta ex art. 1742, secondo comma del codice civile.
Leggi anche Requisiti di forma del contratto di agenzia.
Nell’ipotesi in cui sia l’agente a cedere il rapporto contrattuale, è essenziale sottolineare che viene meno il diritto dello stesso a percepire l’indennità di fine rapporto ex art. 1751 c.c. Il secondo comma di tale articolo dispone che:
“L’indennità non è dovuta quando ai sensi di un accordo con il preponente, l’agente cede ad un terzo i diritti e gli obblighi che ha in virtù di un contratto d’agenzia.”
Tale disposizione, si fonda sul fatto che il nuovo agente subentra nella posizione giuridica complessiva dell’agente originario, ossia in tutti i rapporti attivi e passivi derivanti dal contratto ceduto, tra i quali è certamente ricompreso il diritto all’indennità di fine rapporto.[4]
Una altra tematica assai interessante, anch’essa collegata alla problematica della cessione dei contratti, è la fattispecie della successione del rapporto di agenzia a seguito di acquisto d’azienda.
Tale problematica è disciplinata dall’art. 2558 c.c.[5] che prevede quale effetto naturale del trasferimento dell’azienda, la successione dell’acquirente in tutti i rapporti contrattuali stipulati per l’esercizio dell’azienda che non abbiano carattere personale;[6] si tratta quindi di un vero e proprio trasferimento automatico del rapporto obbligatorio, non subordinato al consenso del soggetto ceduto, così come previsto in caso di cessione del contratto. Con tale disposizione il legislatore ha inteso garantire il mantenimento della funzionalità economica dell’unità aziendale che è stata ceduta e, quindi, tutelare gli interessi del soggetto acquirente.
Importante evidenziare che le parti (alienante ed acquirente) possono comunque derogare tale disposizione ed evitare il conseguente subingresso dell’acquirente in determinati rapporti negoziali del cedente, a condizione che il/i rapporto/i contrattuali che intendono escludere dal trasferimento, non abbiano “carattere personale”. (cfr. Cass. Civ. n. 3312 del 2001)
La dottrina[7] tende a ritenere che il rapporto di agenzia non debba essere escluso a priori dai contratti intuitu personae, stante la assoluta eterogeneità della categoria degli agenti di commercio, che possono appunto presentarsi sia sotto forma di società di capitali, sia di persone fisiche; contrariamente la giurisprudenza maggioritaria[8] esclude che tale figura contrattuale possa essere ricompresa tra i rapporti a carattere personale, asserendo che:
“il contratto di agenzia non riveste carattere personale, ma costituisce un tipico contratto attinente all’esercizio dell’impresa e all’organizzazione della struttura aziendale, sicché in caso di cessione d’azienda esso prosegue automaticamente con il cessionario, salvo che le parti abbiano stabilito diversamente.”[9]
Il fatto che al contratto di agenzia venga attribuita natura “personale“, ne comporta l’impossibilità di applicare allo stesso la disciplina di cui all’art. 2112 c.c.,[10] che conferisce ai rapporti di lavoro maggiori tutele in caso di operazioni che comportano il trasferimento dell’azienda.
In primo luogo, ex art. 2112 c.c., i rapporti di lavoro subordinato proseguono automaticamente in capo al cessionario e (diversamente dalla disciplina ex art. 2558 c.c.) tale disposizione è inderogabile dalle parti.
In secondo luogo, l’art. 2112 c.c. conferisce al lavoratore il diritto di rassegnare le proprie dimissioni entro tre mesi dall’acquisto dell’azienda, qualora vi sia stata una modifica sostanziale delle condizioni di lavoro; diversamente, l’art. 2558 c.c. prevede la possibilità di recedere dal rapporto entro tre mesi dalla notizia del trasferimento, unicamente se sussiste una giusta causa:
“l’agente non gode di una libertà di recesso assoluta, bensì condizionata alla sussistenza di una giusta causa.”[11]
Per comprendere quanto l’agente sia legittimato a recedere dal contratto, qualora il preponente ceda l’azienda, ci viene in soccorso una sentenza del 2007, che ha espresso il seguente principio:
“l’agente ha diritto di recedere dal contratto per giusta causa nel caso in cui per ragioni estrinseche al contratto, non inerenti direttamente ad esso, la sostituzione del cessionario al cedente quale controparte del rapporto contrattuale realizza una situazione in vista della quale si sarebbe rifiutato di contrarre se l’avesse conosciuta in tempo utile.”
Per portare un esempio pratico, potrà essere invocata quale causa di scioglimento del rapporto di agenzia l’insufficiente sicurezza di solidità finanziaria dell’acquirente, che non garantisce al terzo contraente un regolare adempimento delle obbligazioni derivanti dalla prosecuzione del contratto di durata.[12]
In caso di trasferimento di azienda del preponente, la successione dell’acquirente nel rapporto in essere con l’agente, non comporta un automatico accollo cumulativo dei debiti anteriori all’alienazione (ad esempio provvigioni non pagate). La sorte dei debiti relativi all’azienda ceduta viene regolata dall’art. 2560 c.c., in base al quale l’alienante non è liberato nel caso in cui i debiti siano anteriori al trasferimento (comma 1) e gli stessi risultino dai libri contabili obbligatori (comma 2).
Si riporta qui di seguito un estratto di una sentenza del 2017, della Corte che è stata interrogata su tale problematica:
“La sola (presunta) trasmissione dei documenti contabili relativi al contratto di agenzia (trasferito all’impresa subentrata ex art 2558 c.c.) non equivale di certo a significare anche soddisfatta la condizione richiesta espressamente dall’art. 2560, comma 2 ossia l’iscrizione dei debiti risultante dai libri contabili obbligatori, affinché si verifichi pure l’obbligazione solidale accessoria a carico dell’acquirente dell’azienda ceduta.
Pertanto, chi intenda far valere i corrispondenti crediti contro l’acquirente dell’azienda ha l’onere di provare fra gli elementi costitutivi del proprio diritto anche detta iscrizione.[13]
Leggi anche Fallimento del preponente e insinuazione al passivo dell’agente.
[1] Per una panoramica dell’istituto cfr. TORRENTE E SCHLESINGER, Manuale di diritto privato, GIUFFRÈ EDITORE.
[2] Sul punto cfr. Tribunale Reggio Calabria, 15.1.2003 che ha disposto che “ai fini della cessione del contratto di agenzia, occorre il consenso del contraente ceduto.”
[3] Cass. Civ. 2001 n. 10498; Cass. Civ. 1993 n. 12163.
[4] Cfr. VENEZIA, Il contratto di agenzia, pag. 462 e ss., 2015, Giuffrè Editore.
[5] L’art. 2558 c.c. recita “se non è pattuito diversamente, l’acquirente dell’azienda subentra nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa che non abbiano carattere personale.
[6] Cfr. sul punto Cass. civ. Sez. II, 19/06/1996, n. 5636
[7] Cfr. VENEZIA, Il contratto di agenzia, pag. 462 e ss., 2015, Giuffrè Editore; TRADATI, Il contratto di agenzia nel trasferimento d’azienda, in Agenti & Rappresentanti 2003, n. 4, p. 14 e ss.
[8] Cass. Civ. 2017 n. 15956, Tribunale di Perugia 17.5.2011 Cass. Civ. 2004 n. 21678, Trib. Reggio Emilia 8.2.2002. Contra per la personalità del contratto di agenzia, con la conseguente necessità del consenso per la sua cessione Trib. Reggio Calabria 15.1.2003.
[9] Trib. Di Reggio Emilia 8.2.2002.
[10] Cass. Civ. 2004 n. 21678, Cass. Civ. 2000 n. 6351.
[11] Tribunale di Perugia 17.5.2011.
[12] Cass. Civ. 2007 n. 21445, con nota di SANGIOVANNI, Obbligazioni e contratti, n. 5 del 2008.
[13] Cass. Civ. 2017 n. 15956.
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