Source: http://www.ambientediritto.it/home/giurisprudenza/corte-di-cassazione-civile-sez-3-28092011-sentenza-n19792
Timestamp: 2014-11-21 11:49:45+00:00
Document Index: 177564991

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.66', 'art. 1', 'art. 82', 'art.\t142', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 12', 'art. 21']

A breve grandi NOVITA' su AmbienteDiritto.it (ci scusiamo per i momentanei mancati agg. e i possibili disagi) CORTE DI CASSAZIONE CIVILE Sez. 3^, 28/09/2011 Sentenza n.19792 ESPROPRIAZIONE - Bene soggetto ad uso civico - Espropriazione forzata – Esclusione - C.d. sdemanializzazione di fatto – Limiti - Art. 363, c.3^, cod. proc. civ. - Uso civico - Preminenza del pubblico interesse - Incommerciabilità del bene – Pignoramento - Esclusione – DIRITTO DEMANIALE - C.d. sdemanializzazione di fatto - Provvedimento sul passaggio dei beni dal demanio pubblico al patrimonio - Carattere dichiarativo - Art. 829 cod. civ. - Condizioni di fatto di incompatibilità con la volontà di conservare la destinazione ad uso pubblico – Limiti – Demanio marittimo - C.d. demanio artificiale – Giurisprudenza - Usi civici – Nozione - Corpus normativo – Evoluzione - Tutela paesistico-ambientale - Natura di bene collettivo - Nuova caratterizzazione - Inalienabilità - Limiti - Art. 142, c.1°, lett. h), D.L.vo n. 42/2004 - Passaggio dei beni soggetti ad uso civico dal demanio all'allodio - Provvedimento di classificazione – Necessità.
Argomento: Giurisprudenza Sentenze per esteso massime Autorità: Corte di Cassazione Categoria: Diritto demaniale Espropriazione Provvedimento: SentenzaNumero: 19792Sez.: 3^Data deposito: 28/09/2011Data emissione: 08/07/2011Presidente: PettiEstensore: De StefanoTitolo completo: CORTE DI CASSAZIONE CIVILE Sez. III, 28 Settembre 2011 (Ud. 8/07/2011) Sentenza n.19792 CORTE DI CASSAZIONE CIVILE Sez. III, 28 Settembre 2011 (Ud. 8/07/2011) Sentenza n.19792
I beni gravati da uso civico non sono suscettibili di espropriazione forzata, l'incommerciabilità comporta che, al di fuori dei più o meno rigorosi procedimenti di liquidazione dell'uso civico e prima del loro formale completamento, la preminenza di quel pubblico interesse che ha impresso al bene immobile il vincolo dell'uso civico stesso ne vieti qualunque circolazione, compresa quella derivante dal processo esecutivo, quest'ultimo essendo posto a tutela (se non altro prevalente) dell'interesse del singolo creditore e dovendo quest'ultimo recedere dinanzi al carattere superindividuale e lato sensu pubblicistico dell'interesse legittimante l'imposizione dell'uso civico. Tale divieto comporta la non assoggettabilità dei bene gravato da uso civico ad alcuno degli atti del processo esecutivo, a partire dal pignoramento, che ne è quello iniziale. (dich. imm. il ricorso avverso sentenza n. 397/2008 del TRIBUNALE di SULMONA, depositata i1 13/11/2008, R.G.N. 553 e 1226/2007) Pres. Petti, Est. De Stefano Ric. D'amico ed altro
ESPROPRIAZIONE – DIRITTO DEMANIALE - Usi civici – Nozione - Corpus normativo – Evoluzione - Tutela paesistico-ambientale - Natura di bene collettivo - Nuova caratterizzazione - Inalienabilità - Limiti - Art. 142, c.1°, lett. h), D.L.vo n. 42/2004. Per "usi civici", in linea di ampia approssimazione ed a fini meramente descrittivi, possono intendersi i diritti spettanti ad una collettività - ed a ciascuno dei suoi componenti, che può quindi esercitarlo uti singulus - (E) organizzata ed insediata su di un territorio, il cui contenuto consiste nel trarre utilità dalla terra, dai boschi e dalle acque, nonostante la loro titolarità formale in capo a differenti soggetti pubblici o privati: il corpus normativo di riferimento è costituito, originariamente, dalla legge 16 giugno 1927, n. 1766 (e dal relativo regolamento di attuazione di cui al regio decreto 26 febbraio 1928, n. 332), ma è stato integrato, arricchito e differenziato dalla multiforme varietà delle leggi delle singole Regioni, alle quali - beninteso, limitatamente alle funzioni amministrative - il decentramento del 1977 (art.66, commi primo e quarto, del d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616) ha devoluto la materia. L'originaria destinazione sembra addirittura stravolta, una volta che gli usi civici sono stati compresi nella specifica tutela paesistico-ambientale (secondo la previsione dell'art. 1 del decreto legge 27 giugno 1985, n, 312, convertito, con modificazioni, in legge 8 agosto 1985, n. 431, con cui è stato tra l'altro imposto - integrandosi l'art. 82 del d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 - il vincolo paesaggistico di cui alla legge 29 giugno 1939, n. 1497, anche alle zone gravate da usi civici; disposizione poi ripresa dalla legislazione successiva e, tra gli ultimi, dall'art.	142, comma primo,	lett. h),	del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42) o assunti di conseguenza a parametro blandamente negativo della sanabilità delle violazioni delle leggi urbanistiche (comma quinto dell'art. 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, come sostituito, da ultimo, dall'art. 32, comma 43, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, in legge 24 novembre 2003, n. 326). Pertanto, la persistente vitalità dell'istituto - nonostante fin dal 1927 se ne fosse prevista appunto la "liquidazione" - poggia ora su di una sua tendenziale mutazione funzionale, all'uso civico essendo cioè riconosciuta una nuova caratterizzazione della sua natura di bene collettivo, in quanto utile anche - se non soprattutto - alla conservazione del bene ambiente e per di più per ciò stesso non soltanto a favore dei singoli appartenenti alla collettività dei fruitori del bene nel singolo contesto territoriale collegato alle possibilità di concreto utilizzo dell'immobile, ma evidentemente alla generalità dei consociati. Al riguardo, la legge 16 giugno 1927, n. 1766, nel disciplinare la destinazione delle terre sulle quali continuino a gravare usi civici, ha suddiviso le medesime in due categorie, distinguendoli - al suo articolo 11 - tra quelli: a) convenientemente utilizzabili come bosco o come pascolo permanente; b) convenientemente utilizzabili per la coltura agraria. Orbene, la richiamata legge 1766 del 1927 sancisce: per i beni della categoria sub a) – art. 12, comma secondo) - l'inalienabilità e l'impossibilità di mutamento di destinazione, salvo autorizzazione del ministro dell'economia nazionale; per i beni della categoria sub b) - articoli 13 e seguenti - la possibilità della ripartizione e della assegnazione a coltivatori diretti, a titolo di enfiteusi con obbligo delle migliorie e possibilità di affrancazione dei fondi a seguito di accertamento delle stesse (cfr. artt. 19 e 21), prevedendosi (art. 21, comma terzo) che "prima dell'affrancazione le unità suddette non potranno essere divise, alienate o cedute per qualsiasi titolo". E’ principio consolidato che l'espressa previsione dell'inalienabilità, per entrambe le categorie di terreni e prima del completamento dei procedimenti di liquidazione o c.d. sclassificazione, connota il regime giuridico dei beni di uso civico dei caratteri propri della demanialità, sicché detti beni sono da reputarsi inalienabili ed incommerciabili, nonché insuscettibili di usucapione.
Dott. GIOVANNI BATTISTA PETTI	- Presidente Dott. MARIO FINOCCHIARO	- Consigliere
Dott. GIUSEPPA CARLUCCIO	- Consigliere ha pronunciato la seguente	SENTENZA
- controricorrenti all'incidentale – nonchè contro
3.	Dal canto suo, la controricorrente ISVEIMER - Istituto per lo Sviluppo Economico dell'Italia Meridionale spa in liquidazione volontaria propone ricorso incidentale in ordine alla disposta compensazione delle spese, senza però concludere con il prescritto quesito di diritto; e, comunque, contesta l'ammissibilità dell'avversa domanda, sia deducendo la circostanza dell'intervenuta aggiudicazione - in corso di causa - del bene agli stessi opponenti, sia riproponendo le questioni sulla tardività dell'opposizione di terzo e sulla carenza di prova circa l'acquisto dei beni e la data della relativa trascrizione. Ed avverso il ricorso incidentale depositano controricorso i ricorrenti principali, confutandone ammissibilità e fondatezza.
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