Source: https://www.studiolegalecampagnolo.com/diritto-di-famiglia/divorzio.html
Timestamp: 2019-10-21 16:09:05+00:00
Document Index: 34762677

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Studio Legale Avvocato Campagnolo & Associati - Milano - Divorzio
Il divorzio è l'istituto giuridico che permette lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio quando tra i coniugi è venuta meno la comunione spirituale e materiale di vita.
TIPOLOGIE DI DIVORZIO
Divorzio congiunto: quando c'è accordo dei coniugi su tutte le condizioni relative allo scioglimento del matrimonio (economiche e relative all’affidamento dei figli). In questo caso il ricorso è presentato congiuntamente da entrambi i coniugi.
Divorzio giudiziale: quando non c'è accordo sulle condizioni relative allo scioglimento del matrimonio. In questo caso il ricorso può essere presentato anche da un solo coniuge.
Divorzio breve: il divorzio potrà essere richiesto dopo 12 mesi dalla separazione giudiziale e dopo 6 mesi dalla separazione consensuale dei coniugi. La separazione decorre dalla comparsa dei coniugi davanti al presidente del Tribunale. Dal provvedimento de Presidente del Tribunale che autorizza i coniugi a vivere separati si scioglie la comunione dei beni tra i coniugi.
Divorzio immediato (lampo): Si può chiedere immediatamente il divorzio (senza attendere la separazione e i tempi richiesti dalla legge) quando uno dei coniugi è straniero ed ha contratto matrimonio anche all’estero.
Come esempio viene illustrata la procedura del divorzio rapido all'estero in Romania.
Perché l’istanza venga accolta è obbligatorio avere la residenza in Romania: per quanto attiene a tale requisito potrebbe occuparsene direttamente lo studio, intervenendo per l’espletamento delle pratiche occorrenti, ivi inclusa la conclusione del contratto di locazione dell’immobile.
- per firmare i documenti della residenza e del contratto d’affitto;
- per assistere alla causa definitiva, che sancisce la fine del contratto matrimoniale.
MOTIVI DI DIVORZIO
La separazione dei coniugi protratta per il tempo richiesto dalla legge
La condanna penale di particolare gravità o in danno del coniuge o dei figli
La mancata consumazione del matrimonio
La rettificazione del sesso di uno dei coniugi.
ITER DEL DIVORZIO
Giudiziale: Lo scioglimento del vincolo matrimoniale può essere richiesto da uno dei coniugi, anche se l’altro coniuge non è d’accordo.
Nel ricorso si deve indicare l’esistenza di figli di entrambi i coniugi.
Alla prima udienza il Presidente del Tribunale tenta la conciliazione e accerta che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non possa essere mantenuta o ricostituita. Il Presidente emana quindi un’ordinanza con i provvedimenti temporanei e urgenti necessari per regolamentare gli aspetti patrimoniali e che interessano i figli nella pendenza del procedimento.
Il Presidente nomina un Giudice Istruttore e fissa la data della relativa udienza innanzi a quest’ultimo. Il procedimento prosegue poi come un processo ordinario, con la fissazione di altre udienze. Se il procedimento comporta una lunga fase istruttoria, vale a dire un lungo periodo di acquisizione delle prove (testimoni, perizie, ecc.), il Tribunale emana una sentenza provvisoria, che intanto consenta ai coniugi di riottenere lo stato libero.
A domanda congiunta: Lo scioglimento del vincolo matrimoniale può essere richiesto da entrambi i coniugi. Come nel divorzio contenzioso, anche in questo caso i coniugi devono farsi assistere in giudizio da un difensore che, tuttavia, può essere unico per entrambi.
CONSEGUENZE DEL DIVORZIO
la moglie perde il cognome del marito che aveva aggiunto al proprio dopo il matrimonio (può tuttavia mantenerlo se ne fa espressa richiesta e il Giudice riconosce la sussistenza di un interesse della donna o dei figli meritevole di tutela);
fintantoché il coniuge economicamente meno abbiente non passi a nuove nozze, il Giudice può disporre che l’altro coniuge sia tenuto a corrispondere un assegno periodico (detto “assegno divorzile”): l’importo è quantificato in base alle condizioni e ai redditi di entrambi i coniugi, anche in rapporto alla durata del matrimonio
Il giudice dispone che ciascun genitore sia obbligato, in misura proporzionale alle proprie capacità (redditi e/o patrimonio) al mantenimento dei figli anche una volta ottenuto il divorzio, tenuto conto delle esigenze di vita della prole e del contesto sociale e familiare cui appartengono.
i figli minorenni vengono affidati a uno dei coniugi, con obbligo per l’altro di versare un assegno di mantenimento della prole, o a entrambi congiuntamente (cd. “affidamento condiviso:
se la sentenza di divorzio ha riconosciuto a un coniuge il diritto all’assegno di mantenimento, tale coniuge ha diritto anche alla pensione di reversibilità dell’ex coniuge defunto (o a una sua quota), a condizione che nel frattempo il coniuge superstite non si sia risposato.
Se uno dei coniugi matura il diritto al trattamento di fine rapporto (TFR) prima che sia pronunciata la sentenza di divorzio, l’altro coniuge ha diritto a una parte di tale importo.
Focus à l’Assegno divorzile
Al termine del rito può essere fissato l’assegno divorzile, ossia una somma di denaro corrisposta per compensare il danno morale e materiale della separazione e per contribuire a mantenere il coniuge più debole.
L'assegno divorzile consiste dunque in una contribuzione economica con funzione sostanzialmente assistenziale che, ove ritenuta opportuna dal Giudice, deve essere versata periodicamente all'ex coniuge.
Si tratta di un diritto di credito imprescrittibile, irrinunciabile e indisponibile che un ex coniuge vanta nei confronti dell'altro, fino al momento in cui il beneficiario stesso passi a nuove nozze oppure l'obbligato muoia o fallisca.
A norma dal dettato dell'art. 5, comma 6, della Legge sul Divorzio, l’assegno divorzile è dovuto a favore del coniuge sprovvisto dei mezzi adeguati per far fronte alle proprie esigenze.
Nel valutare l'inadeguatezza dei mezzi a disposizione di uno dei due coniugi, si deve tener conto, tra l’altro:
da un lato, dell'impossibilità di procurarseli per motivi di salute o per la difficoltà di "spendere" la propria qualificazione personale nel mercato del lavoro in quel dato momento storico e contesto sociale e,
dall'altro lato, l'eventuale protrarsi di una convivenza more uxorio, dalla quale derivi un miglioramento delle condizioni economiche del coniuge più debole.
Recente innovazione giurisprudenziale
Dopo l’innovativa sentenza n. 11504/2017 si è posto il problema di come valutare la c.d. "autosufficienza economica" del coniuge economicamente più debole.
Tale sentenza ha affermato che il criterio di liquidazione dell’assegno di divorzio non può individuarsi nel del mantenimento del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, come invece accade dopo la sola separazione personale. Tale criterio sarebbe infatti in contrasto con la natura stessa del divorzio.
Il divorzio estingue il rapporto matrimoniale e pertanto se si determinasse l'assegno divorzile in base al tenore di vita si finirebbe per ripristinare tale rapporto "in una indebita prospettiva, per così dire, di "ultrattività" del vincolo matrimoniale".
La Corte di Cassazione ha indicato quattro "indici di prova" per stabilire se il coniuge sia o meno autosufficiente:
- il possesso di redditi di qualsiasi specie
- il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari e/o immobiliari
- le capacità e le effettive possibilità di lavoro personale dell'ex coniuge
E’ chiaro che se il criterio del precedente tenore di vita che viene meno per il coniuge divorziato, permane invece per i figli.
Ogni disposizione della sentenza di divorzio concernente l'affidamento dei figli e le questioni economiche può essere modificata o revocata dal Tribunale su istanza di uno dei coniugi divorziati qualora intervengano "nuove" circostanze di fatto e di diritto rispetto al momento in cui i provvedimenti.
In sede di divorzio la legge offre la possibilità alle parti di scegliere le modalità con cui assolvere l'obbligo patrimoniale che un ex coniuge ha nei confronti dell'altro.
In alternativa all’'assegno divorzile è possibile corrispondere un'attribuzione in un'unica soluzione che può risolversi o con la corresponsione di una somma di denaro o mediante il trasferimento di un bene immobile o di altro diritto reale. Si parla in tal caso di liquidazione “una tantum”.
Per percorrere la via tale strada è però necessario l'accordo delle parti e l'accertamento del tribunale sulla congruità della somma offerta.