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Timestamp: 2020-07-07 02:13:54+00:00
Document Index: 111632341

Matched Legal Cases: ['art. 98', 'art. 2751', 'art. 380', 'art. 112', 'art. 2909', 'art. 111', 'art. 6']

FALLIMENTO: Ammissione al passivo per l’attività lavorativa prestata a titolo di rapporto di collaborazione a progetto – insinuazione tardiva – opposizione allo stato passivo | Avvocato Ferdinando Perri
FALLIMENTO: Ammissione al passivo per l’attività lavorativa prestata a titolo di rapporto di collaborazione a progetto – insinuazione tardiva – opposizione allo stato passivo
da Avv. Ferdinando Perri | Apr 28, 2020 | Diritto Fallimentare | 0 commenti
FALLIMENTO: Ammissione al passivo – insinuazione tardiva – opposizione allo stato passivo
sul ricorso 16546/2017 proposto da:
C.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI COLLI ALBANI, 170, presso lo studio dell’avvocato M. C., rappresentato e difeso dall’avvocato G. G.;
avverso il decreto del TRIBUNALE di LECCE, depositata il 25/05/2017, R.G.N. 7438/2015;
con decreto 25 maggio 2017, il Tribunale di Lecce rigettava l’opposizione proposta, ai sensi della L. Fall., art. 98, da C.G. avverso lo stato passivo del Fallimento (OMISSIS) s.r.l., cui era stato ammesso in via privilegiata ai sensi dell’art. 2751 bis c.c., n. 1, limitatamente al credito di Euro 11.447,38, per l’attività lavorativa prestata a titolo di rapporto di collaborazione a progetto, in base a Decreto Ingiuntivo dello stesso Tribunale, con esclusione del maggior credito insinuato, di importo complessivo di Euro 88.473,30, previo l’accertamento di nullità del contratto di lavoro a progetto, invece posto a fondamento del suddetto decreto definitivo, preclusivo della prospettazione di allegazioni eventualmente deducibili in sede monitoria, peraltro inconciliabili con la documentazione (contratto di collaborazione a progetto) per la quale esso era stato ottenuto e del quale in sede concorsuale era dedotta la nullità;
avverso il decreto di rigetto del Tribunale il lavoratore, con atto notificato il 24 giugno 2017, ricorreva per cassazione con due motivi; la curatela fallimentare, pure ritualmente intimata, non svolgeva difese;
il P.G. rassegnava conclusioni scritte, a norma dell’art. 380 bis 1 c.p.c..
1. nel rispetto di un’evidente pregiudizialità logico-giuridica nell’esame delle doglianze, il ricorrente deduce la nullità del decreto per violazione dell’art. 112 c.p.c., per inosservanza del principio di corrispondenza del chiesto al pronunciato, avendo il Tribunale omesso di pronunciare sulla deduzione di disconoscimento del rapporto lavorativo, siccome fittizio o simulato e di riserva di autonoma azione per l’accertamento di un rapporto di lavoro subordinato, contenuta nel ricorso in opposizione allo stato passivo (secondo motivo);
2. esso è infondato;
2.1. non sussiste, infatti, l’omissione di pronuncia denunciata, da escludere quando la decisione adottata comporti una statuizione, anche implicita, di rigetto della domanda o eccezione formulata dalla parte (Cass. 6 dicembre 2017, n. 29191; Cass. 13 agosto 2018, n. 20718), avendola il Tribunale addirittura esplicitamente resa (nel senso della sua reiezione per le ragioni esposte agli ultimi tre capoversi di pg. 3 del decreto);
3. il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 2909 c.c., artt. 324, 100 c.p.c., art. 111 Cost., art. 6 CEDU, avendo limitato la propria domanda in sede monitoria al credito risultante dai prospetti paga dal mese di novembre 2012 a quello di gennaio 2013, in via acceleratoria per l’urgenza di soddisfazione di esigenze di mantenimento, ma avendo pure in esso esplicitamente disconosciuto il rapporto lavorativo formalmente qualificato a progetto e riservandosi l’esercizio di un’autonoma azione per l’accertamento di un rapporto di lavoro subordinato, come poi ribadito nei verbali e nelle note autorizzate nel successivo giudizio di primo grado: bene essendo possibile, senza alcun abuso del processo nè violazione di giudicato, una tutela frazionata di distinti diritti di credito, anche se relativi ad un medesimo rapporto di durata tra le parti (primo motivo);
4. esso è fondato;
4.3. esso deve pertanto essere inteso nel senso dell’estensione dell’ambito oggettivo di efficacia del giudicato del precedente giudizio relativo ad altro credito nascente dal medesimo rapporto ai giudizi in cui il fatto costitutivo sia lo stesso ed abbia costituito oggetto di accertamento esplicito od implicito nel precedente giudizio, rimanendo circoscritto l’accertamento oggetto del successivo giudizio a quei soli elementi del diritto di credito non coincidenti con i fatti costitutivi “invarianti” che integrano il medesimo presupposto logico-giuridico di entrambi i diritti azionati (Cass. 28 novembre 2017, n. 28318, in motivazione); e ciò sull’essenziale rilievo di esclusione nell’ordinamento processuale del divieto di procedere in separati giudizi all’accertamento di singoli crediti facenti capo ad un medesimo rapporto, nonostante esso preveda strumenti intesi a sollecitare la trattazione unitaria delle cause, onde evitare la “duplicazione di attività istruttoria e decisoria, il rischio di giudicati contrastanti, la dispersione dinanzi a giudici diversi della conoscenza di una medesima vicenda sostanziale”, con la conseguenza della possibile giustificazione della scelta del creditore di azionare in separati giudizi distinti diritti di credito che siano, oltre che basati su “un medesimo rapporto di durata tra le stesse parti,… anche in proiezione inscrivibili nel medesimo ambito oggettivo di un possibile giudicato o comunque fondati sul medesimo fatto costitutivo”, soltanto nel caso in cui sussista “un interesse oggettivamente valutabile alla tutela processuale frazionata” (Cass. s.u. 16 febbraio 2017 n. 4090);
4.4. alla luce delle superiori premesse in diritto, nel caso di specie, appare chiaro dall’esposizione del ricorso in via monitoria, come la causa petendi della domanda del lavoratore sia stata la mera esigenza di azionare una pretesa creditoria certa, liquida ed esigibile sulla scorta di una prova documentale idonea, in funzione di mera soddisfazione di esigenze alimentari, avendo, nello stesso contesto espositivo, esplicitamente dedotto la natura simulata di una serie di contratti di collaborazione a progetto tra le parti (p.to 1. del “Premesso” del ricorso per decreto ingiuntivo, trascritto a pg. 12 del ricorso per cassazione) e addirittura riservato l’esercizio di un autonomo giudizio di accertamento di un rapporto di lavoro subordinato tra le parti (p.to 6. del citato “Premesso”, trascritto a pg. 13 dello stesso ricorso);
5. pertanto deve essere rigettato il secondo motivo ed accolto il primo, con la cassazione del decreto, in relazione al motivo accolto e rinvio, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità, al Tribunale di Lecce in diversa composizione.