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Timestamp: 2020-05-31 06:54:31+00:00
Document Index: 96116689

Matched Legal Cases: ['art. 550', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 550', 'art. 4', 'art. 491', 'art. 550', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 550', 'art. 33', 'sentenza ', 'art. 550', 'art. 552', 'art. 409', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 72', 'art. 58', 'sentenza ']

Art. 550 codice di procedura penale - Casi di citazione diretta a giudizio - Brocardi.it
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Articolo 550 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 550 Codice di procedura penale
1. Il pubblico ministero esercita l'azione penale con la citazione diretta a giudizio quando si tratta di contravvenzioni ovvero di delitti puniti con la pena della reclusione non superiore nel massimo a quattro anni o con la multa, sola o congiunta alla predetta pena detentiva. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui all'articolo 415 bis. Per la determinazione della pena si osservano le disposizioni dell'articolo 4.
e-bis) lesioni personali stradali, anche se aggravate, a norma dell'articolo 590 bis del codice penale(1);
g) ricettazione prevista dall'articolo 648 del codice penale(2).
(1) Lettera inserita dall’art. 1, comma 5, lett. f), L. 23 marzo 2016, n. 41, a decorrere dal 25 marzo 2016, ai sensi di quanto disposto dall’art. 1, comma 8, della medesima legge n. 41/2016.
(2) Si tratta delle ipotesi di reato che rientravano nella competenza pretorile, per cui i procedimenti già al tempo non presentavano la fase del'udienza preliminare.
Una volta completata la fase delle indagini preliminari, il P.M. esercita l'azione penale attraverso la citazione diretta a giudizio dell'imputato nei casi previsti, trattandosi di reati per i quali non si fa luogo alla celebrazione dell'udienza preliminare.
Spiegazione dell'art. 550 Codice di procedura penale
La norma in esame codifica le ipotesi in cui sia possibile, anzi necessario, ricorrere al procedimento innanzi al tribunale in composizione monocratica, mediante citazione diretta a giudizio.
I criteri di competenza ai fini dell'instaurazione di tale forma procedimentale sono essenzialmente due.
Da una parte si prevede che il pubblico ministero esercita l'azione penale mediante citazione diretta quando si tratti di contravvenzioni o delitti puniti con la pena della reclusione non superiore a quattro anni, o con multa, solo o congiunta alla predetta pena detentiva (pena da determinarsi in questo caso mediante applicazione dell'art. 4.
Dall'altra parte, il comma 2 prevede la citazione diretta a giudizio quando si proceda per i reati elencati, la cui pena edittale, in realtà, è molto più severa di quella che viene in rilievo ai sensi del primo comma. Trattasi in larga parte delle fattispecie di reato che in precedenza rientravano nella competenza del pretore.
Il comma 3 prevede un rimedio processuale diretto per i casi in cui il pubblico ministero abbia esercitato l'azione penale con citazione diretta, mentre in realtà avrebbe dovuto procede mediante l'esercizio ordinario dell'azione penale, ovvero con un rito che preveda l'udienza preliminare. In tali ipotesi, la relativa eccezione deve essere proposta dalle parti subito dopo l'accertamento circa la regolare costituzione delle parti, nel momento degli atti introduttivi al dibattimento. L'errore procedurale è dunque rilevabile solo su eccezione di parte, nel termine stabilito al comma 1 dell'art. 491 a pena di decadenza, dal momento che vi è stata così una perdita di garanzie per l'imputato, rimanendo il giudice escluso dalla possibilità di intervenire sua sponte.
Se l'eccezione è tempestiva, il giudice è tenuto a disporre con ordinanza la trasmissione degli atti al pubblico ministero.
Massime relative all'art. 550 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 51424/2014
È abnorme, in quanto determina una indebita regressione del procedimento, l'ordinanza del Gup che, investito di richiesta di rinvio a giudizio, disponga la restituzione degli atti al P.M. sull'erroneo presupposto che debba procedersi con citazione diretta a giudizio.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 51424 del 11 dicembre 2014)
Cass. pen. n. 22716/2013
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 22716 del 27 maggio 2013)
Il criterio della non delegabilità delle funzioni di pubblico ministero a soggetti non togati nei procedimenti per reati diversi da quelli per i quali si procede con la citazione diretta a giudizio, stabilito dall'articolo 72, ultimo comma, dell'ordinamento giudiziario (R.D. 30 gennaio 1941, n. 12), costituisce una prescrizione per i dirigenti degli uffici requirenti, relativa all'organizzazione del lavoro nelle procure, ma non ha rilievo esterno all'ufficio e non incide sulla validità delle deleghe conferite e degli atti compiuti. Detta normativa, infatti, detta soltanto un criterio di massima al quale l'organo delegante deve attenersi compatibilmente con le inderogabili esigenze di funzionamento dell'ufficio, senza che l'apprezzamento di tali esigenze possa assumere rilievo esterno all'ufficio e dar luogo a implicazioni sulla capacità della parte pubblica nel processo. (Da queste premesse, in un procedimento per omicidio colposo, la Corte ha escluso che potesse farsi discendere, dalla partecipazione al processo di un vice procuratore onorario, in qualità di delegato del procuratore della Repubblica, alcuna nullità degli atti processuali e della sentenza).
Cass. pen. n. 3355/2005
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3355 del 2 febbraio 2005)
Cass. pen. n. 23958/2004
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 23958 del 25 maggio 2004)
Cass. pen. n. 19494/2004
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 19494 del 27 aprile 2004)
Non è abnorme l'ordinanza con la quale il giudice per le indagini preliminari, investito della richiesta di giudizio immediato, una volta riscontrata la violazione dell'art. 550 c.p.p. per essersi proceduto con rito immediato in riferimento ad una fattispecie (furto aggravato) per la quale l'azione avrebbe dovuto esercitarsi mediante citazione diretta a giudizio, disponga non luogo a provvedere su detta richiesta ed ordini la restituzione degli atti al pubblico ministero. (In motivazione la Corte, precisando che il provvedimento non potrebbe comunque considerarsi abnorme in quanto non produttivo di una situazione di stallo nel procedimento, ha ritenuto possibile una estensione analogica al caso in questione della disciplina sulla restituzione degli atti che l'art. 33 sexies c.p.p. riferisce testualmente al giudice dell'udienza preliminare).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 7295 del 20 febbraio 2004)
Cass. pen. n. 41912/2003
Non è abnorme il provvedimento con il quale il Gip, ordinata la formulazione dell' imputazione coatta per un reato ricompreso tra quelli per cui, ai sensi dell'art. 550 c.p.p., si deve procedere a citazione diretta a giudizio, disponga la restituzione degli atti al pubblico ministero, il quale, anzichè emettere il decreto di citazione a giudizio a norma dell'art. 552 c.p.p., abbia richiesto la fissazione dell'udienza preliminare ai sensi dell'art. 409, comma quinto, c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 41912 del 4 novembre 2003)
Cass. pen. n. 33943/2002
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 33943 del 10 ottobre 2002)
Cass. pen. n. 31036/2002
Non è qualificabile come abnorme, e non è pertanto suscettibile di essere direttamente impugnata con ricorso per cassazione, l'ordinanza con cui il tribunale, in sede di convalida dell'arresto, ha ritenuto la nullità della delega conferita dal Procuratore della Repubblica ad un ufficiale di polizia giudiziaria per lo svolgimento delle funzioni di pubblico ministero, ai sensi dell'art. 72, ultimo comma dell'ordinamento giudiziario, come modificato dall'art. 58 della L. 16 dicembre 1999, n. 479, poiché tale provvedimento, funzionale esclusivamente alla verifica dei presupposti del giudizio, e, in particolare, della regolare costituzione del contraddittorio, non determina una stasi processuale, attesa la conseguente trasmissione degli atti al pubblico ministero.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 31036 del 18 settembre 2002)