Source: https://matteodelongis.it/2015/06/17/caso-delfi-as-c-lettonia-gc-il-quotidiano-online-puo-essere-responsabile-per-i-post-offensivi-dei-lettori/
Timestamp: 2020-02-29 03:17:42+00:00
Document Index: 84816671

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 10']

Caso Delfi AS c. Estonia [GC]: il quotidiano online può essere responsabile per i post offensivi dei lettori – Matteo De Longis
La Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha stabilito che, a certe condizioni, l’editore professionista di un portale web può essere ritenuto responsabile per i commenti rilasciati dagli utenti in calce alle notizie ivi pubblicate.
Con sentenza pubblicata il 16.06.2015 sul caso Delfi As c. Estonia (n. 64569/09), la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, nella sua più autorevole composizione, ha dichiarato che le sanzioni pecuniarie di modesto importo comminate alla società ricorrente in ragione di alcuni commenti gravemente offensivi apparsi sulle pagine del magazine da questa gestita, non sono in contrasto con l’art. 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Si tratta, invero, del primo caso in cui la Corte è stata chiamata ad affrontare la questione della responsabilità oggettiva dell’editore di un magazine online derivante da commenti offensivi degli utenti del sito; in estrema sintesi, questi i fatti di causa:
In January 2006, Delfi published an article on its webpage about a ferry company. It discussed the company’s decision to change the route its ferries took to certain islands.
This had caused ice to break where ice roads could have been made in the near future. As a result, the opening of these roads – a cheaper and faster connection to the islands compared to the ferry services – was postponed for several weeks. Below the article, readers were able to access the comments of other users of the site.
Many readers had written highly offensive or threatening posts about the ferry operator and its owner.
At the request of the lawyers of the owner of the ferry company, Delfi removed the offensive comments about six weeks after their publication in March 2006.
The owner of the ferry company sued Delfi in April 2006, and successfully obtained a judgment against it in June 2008. The Estonian court found that the comments were defamatory, and that Delfi was responsible for them. The owner of the ferry company was awarded 5,000 kroons in damages (around 320 euros).
An appeal by Delfi was dismissed by Estonia’s Supreme Court in June 2009.
In particular, the Supreme Court rejected the portal’s argument that, under EU Directive 2000/31/EC on Electronic Commerce, its role as an information society service provider or storage host was merely technical, passive and neutral, finding that the portal exercised control over the publication of comments.
La società ricorrente, dunque, lamentava dinanzi al Giudice di Strasburgo che tale regime di liability fosse in contrasto con la libertà di espressione garantita dall’art. 10 CEDU.
Il vaglio della Corte, preliminarmente, si è concentrato su due questioni fondamentali: la natura della società editrice ed il contenuto dei commenti rilasciati dai lettori del quotidiano online.
Richiamando la raccomandazione del Comitato dei Ministri CM/Rec(2011)7, la Corte ha riconosciuto che, in considerazione delle peculiarità del web, il regime giuridico applicabile agli editori che operano su tale piattaforma possa essere ragionevolmente differente rispetto a quello previsto per le tradizionali pubblicazioni cartacee.
Con riferimento alla prima questione, tuttavia, la Corte ha sottolineato come la DELFI AS fosse tra le principali e più redditizie società editrici estoni, operando in tale settore con finalità commerciali e gestendo le proprie pubblicazioni in maniera assolutamente professionale; non sarebbe, dunque, la natura del mezzo impiegato a determinare la responsabilità dell’editore ma, bensì, il tipo di organizzazione retrostante e le finalità da questi perseguite.
La Grande Camera – venendo ora alla seconda questione – non ha ritenuto necessario alcun particolare approfondimento sulla natura ed il senso dei commenti rilasciati, stante il loro contenuto inequivocabilmente denigratorio, diffamatorio e minatorio; a tal proposito, la Corte ha evidenziato – sia pur incidentalmente – come, in ogni caso, l’eventuale responsabilità diretta degli autori di tali commenti non rientrasse affatto nella cognizione del caso di specie.
Poste tali premesse, il Giudice di Strasburgo ha ritenuto opportuno delimitare espressamente il perimetro applicativo della propria decisione, escludendo che i principi affermati nel caso Delfi AS possano essere estesi ad altre forme di online media:
Entrando nel merito della vicenda sottoposta alla propria attenzione, la Corte si concentra esclusivamente sulle circostanze concrete del caso di specie; tale approccio – assolutamente in linea con l’ormai consolidata tecnica di ragionamento giuridico dell’organo giurisdizionale della Convenzione – si spiega maggiormente in considerazione dell’assoluta mancanza di precedenti specifici nella giurisprudenza della Corte.
La decisione assunta dalla Grande Camera – non violazione dell’art. 10 con 15 voti favorevoli e 2 contrari – si giustifica allora in relazione a quattro elementi fattuali ritenuti decisivi:
– la circostanza che l’editore operasse nel mercato dell’informazione con modalità professionali e con finalità lucrative;
– il contenuto estremamente offensivo e violento dei commenti pubblicati dai lettori del magazine online;
– l’insufficienza – rectius, l’intempestività – delle contromisure adottate dall’editore, che ha rimosso tali commenti soltanto a seguito di specifica istanza della società ingiuriata, e soltanto 6 settimane dopo la comparsa degli stessi;
– la non eccessività – rectius, la proporzionalità – della sanzione pecuniaria inflitta alla società ricorrente, ammontante ad € 320, valutata anche in relazione ai notevoli profitti conseguiti da quest’ultima:
162. Based on the concrete assessment of the above aspects, taking into account the reasoning of the Supreme Court in the present case, in particular the extreme nature of the comments in question, the fact that the comments were posted in reaction to an article published by the applicant company on its professionally managed news portal run on a commercial basis, the insufficiency of the measures taken by the applicant company to remove without delay after publication comments amounting to hate speech and speech inciting violence and to ensure a realistic prospect of the authors of such comments being held liable, and the moderate sanction imposed on the applicant company, the Court finds that the domestic courts’ imposition of liability on the applicant company was based on relevant and sufficient grounds, having regard to the margin of appreciation afforded to the respondent State. Therefore, the measure did not constitute a disproportionate restriction on the applicant company’s right to freedom of expression. Accordingly, there has been no violation of Article 10 of the Convention.
In considerazione delle peculiarità del caso di specie, sarebbe invero abbastanza ardito trarre conclusioni di portata generale ed astratta dalla sentenza resa dalla Grande Camera; siffatto modo di argomentare, del resto, è assolutamente conforme al ruolo della Corte Europea che, aldilà dei principi desumibili dalla propria giurisprudenza, è e rimane Giudice del caso concreto.
Non a caso, allora, è possibile individuare il core della pronuncia in commento proprio nell’approccio sostanzialistico adottato per addivenire alla soluzione della vicenda processuale di specie.
In altre parole, l’elemento fondante la legittimità – ai sensi dell’art. 10 CEDU – dell’imputazione di responsabilità civile in capo all’editore non va ricercato soltanto nella previsione generale di un regime siffatto; la conformità convenzionale di tali disposizioni, invece, va analizzata avendo riguardo alla natura dell’editore – società commerciale/ente no-profit -, all’organizzazione interna di questi – redazione gestita in maniera professionale/home blogging – ed alla proporzionalità delle sanzioni previste – pene pecuniarie di modesto importo/pene pecuniarie di notevole importo.
Ciò premesso, allora, non è azzardato affermare che, laddove i commenti osteggiati fossero comparsi su un blog, magari gestito in maniera amatoriale da un privato cittadino, ovvero su un forum piuttosto che su un social network, eventuali sanzioni pecuniarie potrebbero essere ritenute contrastanti con il diritto alla libertà di espressione sancito dall’art. 10 CEDU.
Il ragionamento appena proposto, del resto, appare in linea di massima conforme all’opinione concorrente dei Giudici Raimondi, Karakas, De Gaetano e KjØlbro che, stigmatizzando un approccio ritenuto eccessivamente particolaristico, avrebbero auspicato una più esplicita affermazione dei principi sottostanti la decisione:
9. In our view, the Court should have seized the opportunity to state more clearly the principles relevant to the assessment of a case such as the present one.
10. A news portal such as Delfi, which invites readers of articles to write comments that are made public on the portal, will assume “duties and responsibilities” as provided for in domestic legislation. Furthermore, it follows from Article 8 of the Convention that member States have an obligation to effectively protect the reputation and honour of individuals. Therefore, Article 10 of the Convention cannot be interpreted as prohibiting member States from imposing obligations on news portals such as Delfi when they allow readers to write comments that are made public. In fact, member States may in certain circumstances have an obligation to do so in order to protect the honour and reputation of others. Thus, member States may decide that a news portal is to be regarded as the publisher of the comments in question. Furthermore, they may prescribe that news portals may be held liable for clearly unlawful comments, such as insults, threats and hate speech, which are written by users and made public on the portal. However, in exercising their power to do so, member States must comply with their obligations under Article 10 of the Convention. Therefore, domestic legislation should not restrict the freedom of expression by imposing excessive burdens on news portals.
12. The assessment of whether the news portal knew or ought to have known that clearly unlawful comments may be or have been published on the portal may take into account all the relevant specific circumstances of the case, including the nature of the comments in question, the context of their publication, the subject matter of the article generating the comments, the nature of the news portal in question, the history of the portal, the number of comments generated by the article, the activity on the portal, and how long the comments have appeared on the portal.
13. Therefore, holding a news portal liable for clearly unlawful comments such as insults, threats and hate speech under such circumstances will in general be compatible with Article 10 of the Convention. Furthermore, member States may also hold a news portal liable if it has failed to take reasonable measures to prevent clearly unlawful comments from being made public on the portal or to remove them once they have been made public.
14. In our view, these underlying principles should have been stated more clearly in the Court’s judgment.
Non è dunque affatto il caso di trarre conclusioni affrettate, sebbene, per l’ennesima volta – sic! – si debba constatare il contrario avviso della stampa italiana – “Internet: Corte Strasburgo, siti responsabili commenti” (Ansa); Corte di Strasburgo: Siti responsabili per i commenti degli utenti” (Espresso); “Siti web responsabili dei commenti”: giro di vite dalla Corte di Strasburgo” (Repubblica) ; I siti web sono responsabili per i post anonimi offensivi pubblicati (Sole 24 ore) ; Internet, corte di Strasburgo: “Siti responsabili per i commenti pubblicati” (Fatto Quotidiano).
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