Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-25650-del-11-10-2019
Timestamp: 2020-07-06 21:45:37+00:00
Document Index: 154467620

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 360', 'art. 7', 'art. 360', 'art. 1', 'art. 61', 'sentenza ', 'art. 295', 'art. 337', 'sentenza ', 'art. 337', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 25650 del 11/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25650 del 11/10/2019
Cassazione civile sez. VI, 11/10/2019, (ud. 14/05/2019, dep. 11/10/2019), n.25650
sul ricorso 19886-2018 proposto da:
B.P., B.P.;
avverso la sentenza n. 3819/23/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
partecipata del 14/05/2019 dal Consigliere Relatore Dott. DELLI
Rilevato che la Commissione Tributaria Provinciale di Lecce accoglieva il ricorso dei contribuenti avverso l’avviso di riclassamento di un immobile, recante modifica delle classi e conseguente aumento della rendita catastale, adottato dall’allora Agenzia del territorio su richiesta del comune di Lecce L. n. 311 del 2004, ex art. 1, comma 335;
che l’Agenzia delle entrate proponeva ricorso affidato a tre motivi mentre i contribuenti non si costituivano.
considerato che con il secondo motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’Agenzia delle entrate denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 7 laddove intende l’avviso carente di motivazione pur se lo stesso richiama nella parte motiva il contenuto generale, il provvedimento di attivazione del procedimento revisionale nonchè le ragioni che hanno giustificato, nello specifico, il riclassamento effettuato;
considerato che con il terzo motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’Agenzia delle entrate denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, e del D.P.R. n. 1142 del 1949, art. 61 in quanto non sarebbe necessario indicare nell’atto di classamento specifiche caratteristiche dell’immobile;
ritenuto che il primo motivo non è fondato in quanto la sentenza impugnata è stata pubblicata in un momento successivo all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 156 del 2015, e in cui quindi non ricorreva più un’ipotesi di sospensione necessaria, ai sensi dell’art. 295 c.p.c., essendo eventualmente applicabile l’art. 337 c.p.c., comma 2, che, in caso di impugnazione di una sentenza la cui autorità sia stata invocata in un separato processo, prevede soltanto la possibilità della sospensione facoltativa di quest’ultimo (Cass. n. 29553 del 2017): di conseguenza, anche a voler superare la considerazione che con il vizio denunciato non si censura l’art. 337 c.p.c.,comma 2, resta il fatto che tale norma non obbliga il giudice a procedere alla sospensione (Cass. nn. 25766 del 2018; 23789 del 2018; 17413 del 2018; 17412 del 2018);
ritenuto che il secondo motivo non è fondato in quanto, come già affermato da questa Corte proprio con riferimento alla procedura di cui alla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335 in relazione alla L. n. 212 del 2000, art. 7 “la revisione della classificazione di un immobile deve essere motivata in termini che esplicitino in maniera intellegibile le specifiche giustificazioni della riclassificazione concretamente operate” (Cass. nn. 25766 del 2018; 23789 del 2018; 11477 del 2018);
considerato infine che la Corte costituzionale, con la pronuncia n. 249 del 2017, ha da un lato affermato che “la scelta fatta dal legislatore con il censurato L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335 non presenta profili di irragionevolezza (in quanto) la decisione di operare una revisione del classamento per microzone si basa sul dato che la qualità del contesto di appartenenza dell’unità immobiliare rappresenta una componente fisiologicamente idonea ad incidere sul valore del bene”, evidenziando però che “la natura e le modalità dell’operazione enfatizzano l’obbligo di motivazione in merito agli elementi che hanno, in concreto, interessato una determinata microzona, così incidendo sul diverso classamento della singola unità immobiliare; obbligo che, proprio in considerazione del carattere “diffuso” dell’operazione, deve essere assolto in maniera rigorosa in modo tale da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano il provvedimento”;
ritenuto pertanto che il ricorso va respinto e, non essendosi costituiti i contribuenti, nulla va statuito in merito alle spese.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 14 maggio 2019.