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Timestamp: 2018-07-21 11:49:12+00:00
Document Index: 92105732

Matched Legal Cases: ['art. 100', 'art. 100', 'art. 100', 'art. 100', 'sentenza ', 'art. 2412']

Circolazione dei prodotti finanziari e offerta al pubblico nell’art. 100-bis TUF - Studio Legale Tidona e Associati
2 febbraio 2009 | By Studio In Diritto bancario
In Giurisprudenza italiana, 2008, fasc. 12, pp. 2889-2894. Si ringrazia UTET GIURIDICA per il permesso di riprodurre l’articolo dell’avv. Valerio Sangiovanni
Per comprendere le ragioni che hanno spinto il legislatore a introdurre una disposizione del genere, bisogna considerare che – negli ultimi anni – si sono verificate alcune crisi finanziarie di significativa portata. I casi più eclatanti riguardano le emissioni di obbligazioni effettuate dallo Stato argentino e da società appartenenti ai gruppi Cirio e Parmalat, emissioni che non sono state adeguatamente rimborsate, cagionando danni ingenti agli investitori. Molti risparmiatori sono stati toccati da questi «scandali» finanziari e la risposta a tali eventi è stata, anzitutto, di tipo giudiziario[2]. Se così tanti investitori hanno subito dei danni, è lecito assumere che qualcosa non abbia funzionato nel sistema delle regole. Il legislatore ha cercato, allora, di porre rimedio con una serie di nuove disposizioni, fra cui rientra l’art. 100-bis TUF.
Considerata la complessità della materia, è certamente utile – per iniziare – qualche indicazione di tipo sistematico. L’art. 100-bis TUF si colloca nella parte quarta del TUF, dedicata alla «disciplina degli emittenti» (artt. da 91 a165-septies TUF). La parte quarta del TUF si divide nei seguenti titoli: titolo primo («disposizioni generali»; artt. da 91 a 93 TUF); titolo secondo («appello al pubblico risparmio»; artt. da 93-bis a 112 TUF); titolo terzo («emittenti»; artt. da 113 a 165-septies TUF). Rilevante ai fini che qui interessano è il titolo secondo concernente l’appello al pubblico risparmio, il quale si suddivide nei seguenti due capi: capo primo («offerta al pubblico di sottoscrizione e di vendita»; artt. da 93-bis a 101-ter TUF) e capo secondo («offerte pubbliche di acquisto e di scambio»; artt. da 102 a 112 TUF).
La legge non vieta le offerte rivolte ai soli investitori qualificati, ma le regola in modo speciale. Il legislatore affronta il caso dei prodotti finanziari, oggetto in Italia o all’estero di un collocamento riservato, che circolano successivamente in Italia e vengono trasferiti a investitori non qualificati. Per questa evenienza, e al sussistere di certe condizioni, la nuova disciplina legislativa stabilisce: 1) la nullità dei contratti e 2) l’obbligo di risarcire il danno. Il meccanismo che si vuole reprimere è il seguente: l’offerta, da indirizzata a investitori qualificati (non bisognosi di particolare protezione), si trasforma in un’offerta indirizzata a investitori non qualificati (bisognosi, invece, di speciale tutela). Il legislatore intravede nella doppia vendita (prima a investitori qualificati, poi a non qualificati) un sistema – in sostanza fraudolento – con cui i risparmiatori più deboli vengono privati della protezione che, altrimenti, la legge riconosce loro. Per evitare un risultato del genere, la rivendita sistematica a soggetti diversi da investitori qualificati viene equiparata a un’offerta al pubblico. Trovano così applicazione gli artt. 93-bis e segg. TUF. Ne consegue l’obbligo di pubblicare un prospetto. Se il prospetto non viene pubblicato, operano delle sanzioni civilistiche.
Ai fini della norma in commento non ha rilievo da chi provenga la richiesta di concludere il contratto di compravendita dei prodotti finanziari[6]. Tale richiesta può provenire dalla banca, che ha le obbligazioni in portafoglio, oppure dal cliente. L’origine dell’iniziativa è irrilevante, cosicché anche nel caso in cui l’intermediario venda i prodotti finanziari su proposta dell’investitore, esso può essere chiamato a rispondere del danno che ne deriva (naturalmente sempre a condizione che la rivendita presenti caratteri di «sistematicità»). La possibilità di azionare i rimedi di cui all’art. 100-bis, 3° comma, TUF dipende in ogni caso dal carattere di sistematicità della rivendita. Se la rivendita è occasionale, il singolo cliente non gode di tutela. Il fine della disposizione è dunque non tanto quello di proteggere i singoli investitori, bensì quello di ostacolare le emissioni di obbligazioni prive di prospetto, se esse sono – nella realtà delle cose – destinate a investitori non qualificati.
Il Tribunale di Milano si è espresso in modo critico nei confronti di questa prassi in una significativa sentenza del 2006, che non ha finora ricevuto sufficiente attenzione in dottrina e che – invece – meriterebbe di essere meglio considerata e studiata[9]. Le sue implicazioni sono difatti di grande rilievo. La conclusione cui giunge il giudice milanese è che la violazione delle disposizioni sulla sollecitazione all’investimento tramite la c.d. offerta indiretta (= meccanismo di immediata rivendita a investitori non qualificati) è idonea a fondare una declaratoria di nullità dei contratti per violazione del superiore principio della integrità dei mercati. Il Tribunale di Milano ritiene che sussistano i presupposti per considerare unitariamente le due operazioni (prima vendita dall’emittente all’intermediario e seconda vendita dall’intermediario ai clienti della banca).
La vicenda di cui si è occupato il Tribunale di Milano è quella delle obbligazioni emesse da società facenti parte del gruppo Cirio. Nel periodo 1999/2000 tale gruppo si trovò ad affrontare forti difficoltà finanziarie, aggravate da un’esposizione particolarmente elevata nei confronti di numerosi gruppi bancari italiani e stranieri. Per far fronte a tali difficoltà, le società del gruppo deliberarono di dar luogo a un consistente prestito obbligazionario di complessivi 1.125.000.000 di euro, suddiviso in varie emissioni. Tutte le emissioni furono effettuate da emittenti di diritto lussemburghese, create ad hoc ed estranee alla Cirio italiana operante nel settore dell’industria agro-alimentare. Secondo il Tribunale di Milano il ricorso all’euro-mercato ha consentito l’elusione del controllo delle preposte autorità nazionali e del rigido limite quantitativo previsto per le emissioni obbligazionarie dal nostro ordinamento. Considerati i limiti previsti dalla legge all’emissione di obbligazioni (art. 2412 c.c.), operazioni come quelle poste in essere dal gruppo Cirio sarebbero state improponibili in Italia e per questa ragione si è fatto ricorso, attraverso società-«veicolo», a un ordinamento – come quello lussemburghese – dove è consentita l’emissione di titoli obbligazionari in misura pressoché illimitata da parte di società a ridotta capitalizzazione, con l’adozione di adempimenti minori presso le autorità di vigilanza.