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Timestamp: 2018-02-20 01:55:15+00:00
Document Index: 15660916

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 109', 'art. 3', 'art. 21', 'art. 11', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 17', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 17', 'art. 13', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2']

Novità fiscali del 5 agosto 2008: trattamento fiscale del contratto di locazione; T.F.R. erogato a non residente; decreto milleproroghe: legge di conversione; IVA su operazioni accessorie; IRAP su interessi passivi; servizi di investimenti esenti IVA
in IVA, LEGGE FINANZIARIA 2009, Novità legislative
Novità fiscali del 05 agosto 2008 <?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
1) Servizio bancario di “remote banking”: IVA su Operazioni accessorie
2) Trattamento fiscale del contratto di locazione con clausola di trasferimento della proprietà
3) Contratto con operazioni permutative: Luogo di utilizzo delle prestazioni
4) Agevolazioni fiscali per gli interventi volti al risparmio energetico: Immobili locati
5) T.F.R. erogato da società italiana a soggetto residente all’estero
6) Milleproroghe: Approvata la legge di conversione – Le misure fiscali contenute (Speciale)
7) Deducibilità ai fini Irap degli interessi passivi
8) Regime IVA applicabile ai servizi in materia di investimenti
In presenza di distinte prestazioni, una prestazione può risultare accessoria ad una prestazione principale quando non costituisce per la clientela un fine a sé stante, ma il mezzo per fruire nelle migliori condizioni del servizio principale offerto dal prestatore (Corte di Giustizia, tra le altre, sentenza dell’11 gennaio 2001, proc. C-76/99).
Può, ad es. essere trattato come accessorio alla cessione di un bene il trasporto fatturato dal cedente al cessionario, anche se tale servizio viene eseguito da un mandatario del cedente medesimo (risoluzione 8 marzo 1988, n. 550145).
Viceversa, i corrispettivi di prestazioni distinte (1), anche se rese da un unico soggetto a favore dello stesso committente, vanno trattati fiscalmente in modo differente, secondo il loro proprio regime, quando non rispondono alle medesime finalità.
Nel caso di specie (una Banca intende proporre ai propri clienti un servizio bancario di “remote banking” denominato “Servizio Impresa Web” per operazioni di sicurezza), occorre distinguere il trattamento fiscale delle funzioni del servizio, rispettivamente individuati come “funzioni on line del servizio” e “funzioni di corporate del servizio”.
A) “Funzioni on line del servizio”.
Le “funzioni on line” del suddetto servizio informatico sottendono prestazioni distinte da quelle ordinariamente rese dalla Banca, tra le medesime ricorre un rapporto di accessorietà e completamento (delle prime rispetto alle seconde), qualora:
– esista un’operazione principale, individuata nell’esecuzione delle operazioni bancarie richieste dal cliente;
– le “funzioni on line”, consentendo la “smaterializzazione” delle operazioni finanziarie rese ordinariamente dalla Banca istante, rendano possibile queste ultime, presentandosi in tal modo quali operazioni accessorie;
– le suddette operazioni, da qualificare rispettivamente principale ed accessoria, vengano rese da un unico soggetto nei confronti del medesimo destinatario cliente.
Ricorrendo detti presupposti, i corrispettivi afferenti le “funzioni on line” possano fruire del medesimo trattamento di esenzione IVA, di cui all’art. 10, n. 1) del D.P.R. n. 633/1972, riservato alle operazioni bancarie esenti effettuate dal soggetto istante in via principale.
B) “Funzioni di corporate del servizio”.
Le “funzioni di corporate del servizio” rappresentano un generico servizio di veicolazione telematica di informazioni elettroniche, in partenza dalla “Banca istante” (c.d. Banca proponente) e destinate alle Banche Passive, le quali costituiscono il soggetto deputato all’esecuzione delle istruzioni impartite dai clienti del servizio informatico.
In tal caso, l’operazione principale di pagamento viene realizzata da un soggetto diverso (c.d. “Banca Passiva”) da quello (c.d. Banca proponente) che fornisce il generico servizio.
Poiché si tratta di un generico servizio di veicolazione di dati informatici, reso dalla “Banca proponente” al cliente, i corrispettivi delle “funzioni di corporate del servizio” vanno tassati ai fini dell’IVA con l’aliquota ordinaria del 20%.
Nel solo caso residuale di coincidenza tra soggetto “Banca passiva” e soggetto “Banca proponente”, il servizio relativo “alle funzioni di corporate banking” si presenterebbe come strumentale alle operazioni di pagamento effettuate dal medesimo soggetto che rende tale servizio; di conseguenza, in tale unica eventualità, i corrispettivi afferenti le “funzioni di corporate del servizio” potrebbero fruire dell’esenzione dall’IVA in ragione del rapporto di accessorietà con l’operazione principale (analogamente alla fattispecie sub A).
Stante il differente trattamento fiscale delle diverse funzioni del servizio “Impresa Web” è, pertanto, necessaria, da parte della Banca, una ricognizione specifica delle operazioni realizzate on line dal cliente al fine di applicare ai relativi corrispettivi il trattamento fiscale appropriato.
Il contratto prodotto a corredo dell’istanza di interpello prevede che il servizio consentirà ai clienti della “Banca istante”:
1 – l’effettuazione on line, previa identificazione telematica, di bonifici e pagamenti in genere (ivi compreso il pagamento di tributi) da valere sui conti correnti del cliente della “Banca istante”, oltre alla consultazione e gestione degli stessi (di seguito “funzioni on line del servizio”);
2 – il collegamento con il circuito interbancario, c.d. servizio di “Corporate Banking Interbancario” (di seguito “funzioni di Corporate del servizio”), a mezzo del quale il cliente potrà inviare ad altre Banche (c.d. “Banche Passive”) flussi elettronici concernenti istruzioni di pagamento, oltre a ricevere dalle medesime flussi elettronici di carattere informativo per la tipologia delle operazioni concordate con le medesime. I clienti, infatti, sono tenuti a concordare con ciascuna delle “Banche Passive” prescelte le operazioni per le quali intende utilizzare “le funzioni di Corporate del servizio”, autorizzandone in tal modo l’esecuzione fin dal momento in cui dette banche riceveranno l’istruzione impartita dal cliente a mezzo del servizio interbancario offerto dalla “Banca istante” (che in tal caso rappresenterebbe la “banca proponente”); quest’ultima potrebbe peraltro svolgere le funzioni di “Banca Passiva” (oltre a rappresentare la “Banca proponente”).
Oltre alle commissioni dovute per le ordinarie operazioni di pagamento, il cliente pagherà alla Banca istante per i suddetti servizi:
– una somma “una tantum” quale costo di attivazione;
– un canone mensile di gestione;
– una tariffa per ciascuna singola operazione telematica.
La Società voleva sapere se tali somme possano considerarsi come “relative” ad operazioni finanziarie ed, in quanto tali, siano da ammettere al trattamento di esenzione dall’IVA di cui all’art. 10, n. 1) del citato D.P.R. n. 633/ 1972.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 01/08/2008, n. 337)
2) Trattamento fiscale del contratto di locazione con clausola di trasferimento della proprietà vincolante per entrambe le parti.
In caso di contratto di locazione con clausola di trasferimento della proprietà vincolante per ambedue le parti, ai fini fiscali e di redazione del bilancio il bene si considera trasferito già alla data di conclusione del negozio.
L’effetto traslativo, infatti, è differito nel tempo al solo scopo di garanzia, ma deve ritenersi voluto da entrambi i contraenti già al momento in cui la pattuizione è conclusa.
Nel caso di specie, il consorzio deve rilevare nel proprio bilancio relativo all’esercizio di stipula del contratto di locazione la cessione del diritto di superficie e dell’immobile costruito.
Inoltre, la componente straordinaria del reddito va rilevata direttamente nel bilancio del locatore/cedente, senza che siano necessarie riprese in aumento o in diminuzione in sede di dichiarazione dei redditi.
Mentre, il locatario/cessionario, già nel bilancio relativo all’esercizio in cui in cui si è conclusa la locazione deve inserire l’acquisizione del diritto di superficie e dell’immobile per un valore corrispondente a quello pattuito, effettuando i relativi ammortamenti.
Quindi, i canoni di locazione devono essere contabilizzati nel bilancio sotto l’aspetto del cedente come acconti ricevuti da clienti, e sotto l’aspetto dei consorziati, come anticipi versati a fornitori a parziale scomputo del debito rilevato per la futura acquisizione del diritto di superficie.
Riguardo la disciplina Iva, in merito alla problematica di come riaddebitare i costi sostenuti dalla società, occorre distinguere tra le spese sostenute dal consorzio per acquisire l’immobile o in relazione allo status di proprietario/locatore, e quelle relative a costi affrontati in nome proprio, ma per conto dei consorziati.
Il trattamento Iva di questi ultimi è disciplinato dal decreto Iva, che prevede che “le prestazioni di servizi, rese o ricevute dai mandatari senza rappresentanza sono considerate prestazioni di servizi anche nei rapporti tra il mandante e il mandatario”.
Quanto alla prima categoria di costi, invece, l’addebito nei confronti del locatario segue la stessa disciplina prevista per il contratto di locazione con patto di futura vendita, perché si configura solo come una componente del prezzo convenuto tra le parti.
Sarà dunque soggetto a imponibilità con applicazione dell’aliquota ordinaria.
Entro la data di stipula dello stesso atto si deve emettere la fattura.
Infine, nell’ipotesi in cui alcuni elementi di prezzo non dovessero essere noti al momento della stipula del contratto di locazione con patto di futura vendita, allora la fattura potrà essere emessa entro il mese successivo a quello di conoscenza degli stessi elementi.
Un consorzio ha acquistato (per la durata di 90 anni) dal Comune diritto di superficie di un’area al fine di realizzarvi un fabbricato ad uso artigianale (“multipiano articolato su più corpi di fabbrica) da destinare ai soci:
I lavori di costruzione sono stati ultimati nel 2007 ed il finanziamento dell’opera è avvenuto, in via principale, attraverso un contratto di anticipazione bancaria che verrà sostituito da un mutuo.
Per consentire il godimento del manufatto ai soci è stato stipulato tra questi e la società istante un contratto di locazione con patto di futura vendita, vincolante per entrambe le parti, nell’ambito del quale i canoni di locazione sono considerati acconti del prezzo della successiva cessione. Il contratto ha la durata di sei anni e prevede alla scadenza il trasferimento della proprietà superficiaria a tempo determinato delle unità immobiliari previo pagamento di una somma già fissata, pari alla differenza tra il valore complessivo dell’immobile (che – in assenza di fini di lucro – corrisponde ai costi sostenuti per la sua realizzazione) ed i canoni di locazione corrisposti nel corso della locazione medesima.
Il caso di specie, prevede i seguenti profili fiscali.
Profili attinenti l’imposizione diretta
Per quanto concerne gli aspetti connessi all’imposizione diretta, l’art. 109, comma 2, del TUIR stabilisce che “ai fini della determinazione dell’esercizio di competenza:
a) i corrispettivi delle cessioni si considerano conseguiti, e le spese di acquisizione dei beni si considerano sostenute, alla data della consegna o spedizione per i beni mobili e della stipulazione dell’atto per gli immobili e per le aziende, ovvero, se diversa e successiva, alla data in cui si verifica l’effetto traslativo o costitutivo della proprietà o di altro diritto reale. Non si tiene conto delle clausole di riserva della proprietà.
La locazione con clausola di trasferimento della proprietà vincolante per ambedue le parti è assimilata alla vendita con riserva di proprietà.
Da tale normativa (con particolare riferimento agli effetti che la stessa produce sulle parti contraenti), emerge che:
Riguardo al cedente, se il bene oggetto della cessione rappresenta un bene merce, la norma in esame individua il periodo d’imposta nel quale il ricavo concorre alla formazione del reddito, e il bene deve essere eliminato dall’attivo circolante.
Se invece il bene oggetto della cessione non rappresenta un bene merce (come nel caso di specie), la norma individua l’esercizio in cui il bene deve essere eliminato dall’attivo immobilizzato, facendo così emergere la componente straordinaria di reddito che concorre alla formazione della base imponibile; con riferimento al cessionario, se il bene oggetto della cessione rappresenta un bene merce la norma permette di stabilire il periodo in cui il costo concorre alla formazione del reddito, e in cui il bene deve essere inserito nell’attivo circolante.
Se il bene oggetto della cessione non rappresenta un bene merce, la norma indica il periodo a partire dal quale il bene si reputa entrato nel patrimonio dell’impresa (con le relative conseguenze anche sul processo di ammortamento).
In definitiva, in presenza di un contratto di vendita con riserva della proprietà o di un contratto di locazione con clausola di trasferimento della proprietà vincolante per ambedue le parti, il verificarsi dell’effetto traslativo, differito a mero scopo di garanzia, è voluto da entrambi i contraenti già al momento della conclusione del negozio:
E’ a tale ultima data che occorre fare riferimento per individuare il momento in cui ai fini della redazione del bilancio e ai fini fiscali rileva il trasferimento del bene.
Ad ulteriore precisazione, il legislatore – ai fini dell’individuazione dell’esercizio di competenza fiscale – per la vendita con riserva di proprietà e per la locazione con patto di futura vendita vincolante per entrambe le parti, ha inteso porre un freno a possibili iniziative dei contribuenti (connotate da evidenti profili di elusività) che mediante la locazione di un bene immobile con patto di futura vendita vincolante per entrambe le parti (seguita dalla eliminazione del bene stesso dall’attivo del bilancio), intendano rilevare la plusvalenza emergente dall’operazione solo al momento del successivo trasferimento formale della proprietà, al termine della durata del contratto di locazione.
Così operando, in altri termini, viene indebitamente postergato il concorso alla formazione dell’imponibile della plusvalenza conseguita ad esito di una cessione la cui efficacia, si ripete, è differita per mere finalità di garanzia del venditore.
Pertanto, il consorzio, dovrà rilevare nel proprio bilancio relativo all’esercizio di stipula del contratto di locazione la cessione del diritto di superficie e dell’immobile costruito, tenendo eventualmente memoria nei conti d’ordine della locazione in corso.
Da ciò deriva che la componente straordinaria di reddito deve essere rilevata direttamente nel bilancio del locatore/futuro cedente, senza che siano necessarie riprese in aumento o in diminuzione in dichiarazione dei redditi.
Dal canto suo, il locatario/futuro cessionario dovrà registrare già nel bilancio relativo all’esercizio in cui la locazione è stata conclusa l’acquisizione del diritto di superficie e dell’immobile per un valore pari a quello pattuito, effettuando in ciascun esercizio gli ammortamenti di competenza.
In tale ottica, i canoni di locazione vanno contabilizzati:
– nel bilancio del cedente quali acconti ricevuti da clienti (in c/anticipo del prezzo pattuito per la futura cessione)
– e nel bilancio dei consorziati quali anticipi versati a fornitori a parziale storno del debito rilevato per la futura acquisizione del diritto di superficie.
Profili attinenti l’IVA
Per quanto concerne i profili in materia di IVA, è necessario distinguere tra i costi sostenuti dal consorzio per l’acquisizione dell’immobile o in relazione allo status di proprietario-locatore, da un lato, e quelli relativi a costi sostenuti in nome proprio, ma per conto dei consorziati, dall’altro.
In relazione a quest’ultima tipologia di costi, tra i quali possono in via esemplificativa annoverarsi le spese di manutenzione civilisticamente poste a carico del locatario, il trattamento, ai fini dell’IVA, da applicare al riaddebito delle spese sostenute dalla società consortile è disciplinato dall’art. 3, comma 3, ultimo periodo del D.P.R. n. 633/1972 che dispone che “le prestazioni di servizi, rese o ricevute dai mandatari senza rappresentanza sono considerate prestazioni di servizi anche nei rapporti tra il mandante e il mandatario”. Questa norma, come già chiarito con la risoluzione n. 6 dell’ 11 febbraio 1998, “non produce solo l’effetto di qualificare come prestazione di servizi l’operazione posta in essere dal mandatario senza rappresentanza che renda o riceva servizi per conto del mandante, ma realizza la più complessa finalità di dare un assetto fiscale, agli effetti IVA, ai rapporti tra mandante e mandatario imperniato su una “fictio iuris” che omologa totalmente ai servizi resi o ricevuti dal mandatario quelli da lui resi al mandante.
L’omologazione riguarda anche la natura delle prestazioni rese dal mandatario senza rappresentanza al mandante, che non possono essere ricondotte, ai fini IVA, ad una semplice attività di sostituzione personale nello svolgimento di attività giuridica ma rivestono lo stesso carattere di quelle rese o ricevute dal mandatario per conto del mandante.”
In relazione alla prima tipologia di costi (tra i quali possono in via esemplificativa annoverarsi gli interessi sostenuti per il mutuo relativo all’acquisto dell’immobile e l’ICI, che in caso di locazione con patto di futura vendita vincolante per ambedue le parti – come precisato dal DPF nella risoluzione n. 5 del 18 ottobre 2007 – è a carico del locatore), il relativo addebito nei confronti del locatario costituisce, invece, solo una componente del prezzo convenuto tra le parti del contratto di cui trattasi e segue, pertanto, la stessa disciplina (nel caso di specie di imponibilità, con applicazione dell’aliquota ordinaria) prevista per l’operazione in esame (locazione con patto di futura vendita vincolante per ambedue le parti).
Ai sensi dell’articolo 6 del D.P.R. n. 633/1972, il momento di effettuazione dell’operazione coincide con la data di stipula dell’atto e che entro tale data, di regola, deve essere emessa la relativa fattura ai sensi dell’art. 21.
Nella particolare ipotesi in cui taluni degli elementi di prezzo non dovessero essere noti al momento dell’effettuazione dell’operazione (come ad esempio potrebbe avvenire per la parte di corrispettivo legata al costo dell’ICI, che diviene nota solo all’atto della comunicazione da parte del Comune della relativa aliquota), la fattura potrà essere emessa entro il mese successivo a quello in cui tali elementi sono noti.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 01/08/2008, n. 338)
Nel contratto con operazioni permutative ciascuna prestazione di servizi va considerata separatamente ed il requisito di territorialità va verificato per ognuna di esse.
Tali prestazioni, ai sensi dell’art. 11 del D.P.R. n. 633/1972, sono operazioni autonome e indipendenti agli effetti dell’IVA.
Nel caso di specie, il contratto stipulato ha per oggetto reciproche prestazioni a contenuto economico: Da un lato, il CONI trasferisce il diritto esclusivo di sfruttamento dei suoi marchi commerciali ricevendo parte del corrispettivo in denaro e parte in beni e servizi, dall’altro, la ALFA, una società di diritto americano, effettua una serie variegata di controprestazioni.
dal punto di vista fiscale, le concessioni dei diritti di sfruttamento dei marchi aziendali costituiscono prestazioni di servizi ai sensi dell’articolo 3, secondo comma, n. 2), del D.P.R. n. 633/1972.
Tali prestazioni giacché rese nei confronti di un soggetto extracomunitario (ALFA) rientrano nella previsione dell’art. 7, quarto comma, lett. f), del sopra citato decreto.
Detta disposizione prevede che tali prestazioni “si considerano effettuate nel territorio dello Stato quando sono ivi utilizzate”.
Pertanto, al fine di individuare la territorialità delle citate prestazioni di servizi, occorre riscontrare quale sia il luogo in cui avviene l’effettivo uso e sfruttamento dei diritti acquisiti da ALFA in virtù del contratto sottoscritto dalle parti.
In particolare, lo sfruttamento economico effettuato da ALFA si concretizza in sub-concessioni di licenza ad operatori di tutto il mondo interessati alla sponsorizzazione dei marchi CONI; i sub-licenziatari possono fregiarsi della qualifica di sponsor ufficiali del CONI in riferimento a diversi settori merceologici, utilizzare i marchi CONI e le immagini degli atleti italiani a fini commerciali, pubblicitari e promozionali, utilizzare i loghi del CONI per l’apposizione sui propri prodotti, affiancare il proprio marchio o logo a quello del CONI sul materiale promozionale utilizzato nell’ambito di una campagna di comunicazione.
Qualora la prestazione resa da un operatore nazionale ad un soggetto extracomunitario non sia utilizzata in Italia, la stessa non rientra nella sfera applicativa dell’IVA per mancanza del presupposto territoriale, ai sensi del citato art. 7, quarto comma, lett. f) del decreto IVA.
Negli altri casi, l’operazione sarà soggetta ad imposta ai sensi del già citato art. 7, comma 4, lett. f).
Ove si tratti di prestazioni complesse e non scindibili, utilizzate sia al di fuori del territorio italiano sia in Italia, come affermato nella risoluzione del 15.12.990, n. prot. 470170, l’intero corrispettivo debba essere assoggettato al tributo, non essendo possibile distinguere dalla complessa prestazione la quota parte utilizzata in Italia.
In tal caso il committente extracomunitario potrà recuperare l’IVA assolta previa nomina di un rappresentante fiscale, ai sensi dell’art. 17, secondo comma, del D.P.R. n. 633/1972.
Per quanto riguarda, invece, il trattamento ai fini dell’IVA delle diverse prestazioni di servizi rese da ALFA nei confronti del CONI, occorre valutare se le stesse, singolarmente considerate, realizzano una prestazione di servizi generica la cui disciplina è contenuta nella disposizione generale del terzo comma dell’art. 7 del D.P.R. n. 633/1972, ovvero rientrino tra le prestazioni specifiche di cui al comma 4 della stessa disposizione.
Nel caso in cui le dette prestazioni di servizi possano essere qualificate come prestazioni generiche, giacché rese da un soggetto non residente senza stabile organizzazione in Italia, non si considerano effettuate nel territorio dello Stato.
Nella diversa ipotesi in cui detti servizi possano essere ricondotti alle specifiche prestazioni elencate nel citato art. 7, comma 4, in particolare alle prestazioni pubblicitarie o di consulenza, le stesse si considerano effettuate nel territorio dello Stato giacché rese a soggetti residenti che non hanno stabilito il domicilio all’estero, salvo che non siano utilizzate fuori dalla Comunità economica europea.
Occorre, inoltre, la individuazione del luogo di utilizzo delle prestazioni medesime.
Nell’ipotesi in cui detti servizi siano riconducibili alle prestazioni in cui è prevalente il contenuto intellettuale e professionale, quali quelle pubblicitarie, di consulenza o di cessione, concessione e licenze di diritti immateriali, le predette prestazioni di servizi rientrano nella previsione di cui all’art. 7, comma 4, lett. d), del D.P.R. n. 633/1972, con la conseguenza che le stesse devono essere assoggettate a tassazione a meno che non siano utilizzate fuori dalla Comunità economica europea.
Anche in tal caso, a fronte di prestazioni complesse come sopra descritte, la società Coni Servizi dovrà emettere autofattura in relazione ai servizi di cui sopra territorialmente rilevanti in Italia ai sensi dell’art. 17, comma 3, del D.P.R. n. 633/1972.
Per quanto riguarda la base imponibile delle singole prestazioni di servizi, che assumono carattere permutativo rispetto alla concessione dei diritti di utilizzo esclusivo dei marchi commerciali CONI, essa andrà individuata in relazione al valore normale delle stesse ai sensi dell’art. 13, secondo comma, lett. d), del D.P.R. n. 633/1972, per la cui determinazione dovrà tenersi conto anche dei corrispettivi in denaro che ALFA si impegna a versare alla Coni SpA in base al contratto.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 01/08/2008, n. 339)
Niente agevolazioni fiscali sulle spese energetiche per gli immobili locati a terzi e quelli locati dalle società immobiliari.
L’ennesimo chiarimento sulla detrazione del 55%, giunge dalla stessa Agenzia delle Entrate, a seguito di interpello posto da una società proprietaria di una serie di immobili adibiti a locazione abitativa in merito alla sostituzione e al rinnovo degli impianti di climatizzazione invernale.
Tale Agenzia ha ricordato che la legge 27.12.2006 n. 296 (legge finanziaria per il 2007) ha introdotto una nuova specifica agevolazione fiscale per la realizzazione di interventi che aumentino il livello di efficienza energetica degli edifici, con efficacia originariamente limitata al periodo d’imposta 2007, e successivamente prorogata fino al periodo d’imposta in corso al 2010 (legge 24 dicembre 2007, n. 244).
L’agevolazione consiste nel riconoscimento di una detrazione d’imposta (IRPEF o IRES) del 55% delle spese sostenute per gli interventi di “riqualificazione energetica” con importi massimi variabili a seconda della tipologia di intervento previsto, da ripartire in un numero di rate da 3 a 10 a scelta del contribuente.
Con il decreto del 1.2.2007 adottato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze sono state stabilite le modalità di attuazione dell’agevolazione per quanto riguarda la tipologia degli interventi, i soggetti ammessi alla detrazione e gli adempimenti necessari.
La circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 36/2007 ha chiarito inoltre alcuni profili applicativi.
Con riguardo ai soggetti che possono avvalersi della detrazione, l’art. 2 del decreto citato contempla anche i soggetti titolari di reddito d’impresa che sostengono le spese per l’esecuzione degli interventi su edifici esistenti, su parti di essi o su unità immobiliari esistenti di qualsiasi categoria catastale, anche rurali, da essi posseduti o detenuti.
La normativa fiscale in materia di riqualificazione energetica è finalizzata a promuovere il miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici esistenti attraverso l’attribuzione di un beneficio che, per un’interpretazione sistematica è riferito esclusivamente agli utilizzatori degli immobili oggetto degli interventi.
Quindi, per quanto concerne la fruizione della detrazione da parte delle società o, più in generale da parte dei titolari di reddito d’impresa, la stessa compete solo per i fabbricati strumentali da questi utilizzati nell’esercizio della propria attività imprenditoriale.
Per le imprese, in particolare, condizione per potere fruire della detrazione è che all’intervento di risparmio energetico consegua una effettiva riduzione dei consumi energetici nell’esercizio dell’attività imprenditoriale, mentre l’agevolazione non può riguardare gli interventi realizzati su beni oggetto dell’attività esercitata.
Nel caso di specie, per la società, esercente l’attività di pura locazione, gli immobili sui quali devono essere realizzati gli interventi di riqualificazione energetica rappresentano l’oggetto dell’attività esercitata e non cespiti strumentali.
In tal senso si è espressa la circolare n. 112/1999, richiamando i contenuti della sentenza della Corte di Cassazione a sezioni unite del 13.10.1983 n. 1367.
La predetta circolare ha precisato che il requisito della strumentalità sussiste in relazione agli immobili che hanno, come unica destinazione, quella di essere direttamente impiegati per l’espletamento delle attività tipicamente imprenditoriali, ossia quelli che per destinazione, sono inseriti nel complesso aziendale (e non sono quindi suscettibili di creare un reddito autonomo).
Con particolare riferimento alla natura degli immobili concessi in locazione, la medesima circolare ha precisato che non sono strumentali gli immobili che, pur potendo essere considerati tali rispetto alle finalità che il soggetto di imposta persegue attraverso l’esercizio dell’impresa, costituiscono, nel contempo, l’oggetto della predetta attività imprenditoriale, come nell’ipotesi degli immobili locati a terzi e, in particolare, quelli locati dalle società immobiliari.
Pertanto, la citata società non può fruire della detrazione del 55% per i lavori di riqualificazione energetica eseguiti sugli immobili adibiti a locazione abitativa.
In considerazione della inapplicabilità dell’agevolazione, risulta assorbita la richiesta dell’istante relativa all’imputabilità della detrazione ai singoli soci.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 01/08/2008, n. 340)
5) T.F.R. erogato da società italiana a soggetto residente all’estero per attività lavorativa prestata in parte in Italia e in parte in Germania
Il Tfr erogato ad un non residente è tassato in Italia se viene corrisposto da un datore di lavoro residente nel nostro Paese, a prescindere dal luogo in cui viene svolta l’attività lavorativa.
La regola può subire, però, delle eccezioni nel caso eventuali convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni dispongano diversamente.
E’ questo il caso della convenzione internazionale tra Italia e Germania, la quale, riconoscendo al trattamento di fine rapporto natura retributiva, dispone che, nel nostro Paese, va tassata solo la parte di Tfr maturata nel periodo di lavoro svolto in Italia.
Quindi, tale parte di TFR maturata nel periodo di lavoro svolto in Italia deve essere tassata esclusivamente dal nostro stato, giacché può essere considerata retribuzione erogata ad un soggetto residente in relazione ad una prestazione di lavoro effettuata in Italia.
D’altra parte l’imposizione del TFR riferibile agli anni di lavoro effettuati in Germania è riservata solo allo stato tedesco, per analoga motivazione.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 01/08/2008, n. 341)
6) Milleproroghe: Approvata la legge di conversione – Le misure fiscali contenute
Da evidenziare che il provvedimento ha prorogato i termini per presentare il modello 770 al 10 luglio 2008, il Modello Unico telematico al 30 settembre 2008, nonché alcuni termini in materia di sicurezza sul lavoro.
Credito d’imposta in favore delle imprese che effettuano investimenti nelle aree svantaggiate
L’art. 2 concerne le modalità di fruizione del credito d’imposta in favore delle imprese che effettuano investimenti nelle aree svantaggiate (c.d. Visco-Sud) introducendo, in luogo dell’utilizzo automatico del beneficio fiscale, l’obbligo di una preventiva autorizzazione da parte dell’Agenzia delle entrate con la quale si stabiliscono i tempi e gli importi di fruizione del credito d’imposta per ciascun beneficiario.
Oltre al limite temporale la norma dispone dei limiti di importo massimo annuale per la fruizione del beneficio fiscale pari al 30%, nell’anno di presentazione dell’istanza e, per la residua parte, nell’anno successivo.
Proroga termini per l’invio delle dichiarazioni dei redditi