Source: http://corleone.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/06/02/la-cassazione-sulla-canapa-una-sentenza-tautologica/
Timestamp: 2020-01-20 23:42:24+00:00
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La Cassazione sulla canapa. Una sentenza tautologica - Fuoriluogo - Blog - L’Espresso
La Cassazione sulla canapa. Una sentenza tautologica
La credibilità della giustizia è scossa da vicende gravi come le nomine dei capi delle Procure in cui le scelte sono determinate da accordi di potere. Ma, diciamo la verità, anche la recente sentenza sulla cosiddetta cannabis light non aiuta il prestigio e soprattutto la certezza del diritto.
In seguito a opposti orientamenti di diverse sezioni, addirittura è stato deciso di convocare le Sezioni Unite per indicare una linea coerente e univoca. Il risultato è assai deludente da tutti i punti di vista, soprattutto perché ha alimentato aspettative improprie che si sono tradotte in strumentalizzazioni deplorevoli.
Ricapitoliamo la questione nel modo più semplice possibile. Da molto tempo erano aperti negozi che vendevano semi di canapa e prodotti derivati come alimenti o articoli tessili.
Lo sviluppo e l’apertura di vere e proprie catene è avvenuto in seguito alla promozione della canapa industriale a livello comunitario con un thc pari allo 0,2 e con una tolleranza per gli agricoltori fino allo 0,6. Si è dunque ritenuto che fosse possibile e lecito commercializzare le piante e le infiorescenze con tali caratteristiche.
Qualche magistrato di larghe vedute, ha ritenuto bene di compiere indagini per verificare la corrispondenza dei prodotti venduti a quei livelli. Da questi esercizi risibili legati a priorità puramente ideologiche sono nati i ricorsi in Cassazione e la recente pronuncia.
La sentenza afferma una plateale ovvietà, cioè che la legge vieta la vendita, il possesso, la cessione e altre numerose condotte di sostanze stupefacenti tra cui la canapa, secondo l’art. 73 del Dpr 309/90, noto come legge Iervolino-Vassalli.
La sentenza non può vietare la canapa tessile e quindi rinvia all’esame, caso per caso, la verifica se una pianta di canapa sativa superi il limite di thc previsto e quindi abbia un potere drogante e la condotta sia penalmente rilevante.
In astratto siamo alla pura esaltazione del nulla. In concreto i negozi saranno facilmente soggetti a vessazioni, controlli, intimidazioni che renderanno l’attività commerciale assai problematica.
Qualche povero untorello continua a dire che la droga fa male e che lo spinello è un segno di vizio che produce le terribili conseguenze che autorevoli scienziati attribuivano all’onanismo.
Purtroppo per loro lo Stato italiano continua a produrre attraverso lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze la canapa vera, non quella per lenzuola e jeans, per le necessità terapeutiche. E’ dimostrato, infatti che tale farmaco fa bene o fa star bene tanti malati colpiti da gravi patologie.
E dal punto politico quale lezione trarre? Va ripresa la battaglia per la legalizzazione, senza scorciatoie, secondo l’esempio dell’Uruguay, del Colorado, della California e del Canada.
Il proibizionismo è funzionale allo stato etico o meglio alla sua caricatura e soprattutto rafforza le spinte moralistiche e lo stato di polizia. Una ubriacatura che non potrà durare all’infinito. Neppure in Italia.