Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-19617-del-19-07-2019
Timestamp: 2020-05-29 05:15:07+00:00
Document Index: 46065121

Matched Legal Cases: ['art. 380', 'art. 327', 'art. 617', 'art. 615', 'art. 615', 'art. 49', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 617', 'art. 25', 'art. 49', 'art. 36', 'art. 212', 'art. 12', 'art. 25', 'art. 226', 'art. 360', 'art. 617', 'art. 3', 'art. 360', 'art. 54', 'art. 366', 'art. 360']

Sentenza Cassazione Civile n. 19617 del 19/07/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19617 del 19/07/2019
Cassazione civile sez. VI, 19/07/2019, (ud. 04/04/2019, dep. 19/07/2019), n.19617
sul ricorso iscritto al numero 8586 del ruolo generale dell’anno
2582/2017, pubblicata in data 31 agosto 2017;
S.S. ha proposto opposizione all’esecuzione ed agli atti esecutivi, ai sensi degli artt. 615 e 617 c.p.c., avverso una cartella di pagamento notificatagli dall’agente della riscossione Equitalia Sardegna S.p.A. per crediti di titolarità del Ministero della Giustizia (importi dovuti alla Cassa delle ammende a titolo di spese di giustizia e accessori, emesse su richiesta dell’ufficio recupero crediti del Tribunale di Roma), convenendo in giudizio sia l’agente che l’ente creditore e chiedendo la dichiarazione di nullità della cartella opposta, di inesistenza del diritto dell’agente di procedere alla riscossione e comunque dei crediti fatti valere, nonchè il risarcimento del danno. Le domande proposte sono state rigettate dal Tribunale di Cagliari.
Non ha svolto attività difensiva in questa sede l’Agenzia delle Entrate – Riscossione (subentrata all’agente della riscossione intimante).
2. Il ricorso, diversamente da quanto ritenuto dal relatore nella proposta depositata ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., comma 1, è ammissibile, in quanto risulta regolarmente notificato, nel termine di cui all’art. 327 c.p.c., al difensore di Equitalia Servizi di Riscossione S.p.A. costituito nel giudizio di appello.
Esso va pertanto esaminato nel merito.
3. Le questioni poste dal presente ricorso sono in buona parte analoghe a quelle già affrontate in due precedenti di questa Corte (Cass., Sez. 3, Sentenza n. 2553 del 30/01/2019; Sez. 3, Sentenza n. 2797 del 31/01/2019) in fattispecie sostanzialmente sovrapponibili, decise con pronunzie di espresso valore nomofilattico, emesse all’esito della pubblica udienza della Terza Sezione Civile, nell’ambito della particolare metodologia organizzativa adottata dalla suddetta sezione per la trattazione dei ricorsi su questioni di diritto di particolare rilevanza in materia di esecuzione forzata (cd. “progetto esecuzioni”, sul quale v. già Cass., Sez. 3, Ordinanza n. 26049 del 26/10/2018, nonchè Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 4964 del 20/02/2019), cui si intende dare piena continuità.
Come già osservato nei suddetti precedenti, va quindi in primo luogo rilevato che in questa sede sono ammissibili, e verranno pertanto scrutinati – oltre che le censure per prospettati errori “in procedendo” – esclusivamente i profili di opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c., poichè, come del resto anche evidenziato dal controricorso della difesa erariale, ogni deduzione afferente all’inesistenza del titolo esecutivo e/o comunque al diritto di procedere ad esecuzione forzata, traducendosi in opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615, c.p.c., non è suscettibile di ricorso straordinario per cassazione “per saltum” a questa Corte. Ciò in ragione dell’appellabilità delle pronunce sulle opposizioni all’esecuzione di cui all’art. 615 c.p.c., secondo la disciplina applicabile “ra-tione temporis”, ai sensi della L. 18 giugno 2009 n. 69, art. 49, comma 2.
4.1 Con il primo motivo del ricorso si denunzia “Ex art. 360 c.p.c., n. 4, nullità della pronuncia qui impugnata per violazione degli artt. 112, 132 e 277, per mancata pronuncia sulle difese svolte in opposizione e ulteriormente illustrate nelle note autorizzate 5/2/13, nella comparsa conclusionale 30/5/16 e di replica 18-20/6/16, (atti n. 1, 3, 5, 6, del fascicolo di primo grado qui prodotto), nella parte che qui occupa e precisamente quella relativa all’obbligo di notifica del titolo giurisdizionale posto a fondamento del ruolo”.
Con il secondo motivo si denunzia “Ex art. 360 c.p.c., n. 3 per violazione e falsa applicazione, in rapporto all’art. 617 c.p.c., -del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25, a proposito della formazione delle cartelle; – del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 49, a proposito della valenza del ruolo riportato cartella; – del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36-bis e della giurisprudenza della Corte intestata in proposito; – del T.U. n. 115 del 2002, art. 212 – della pronuncia Cassaz. penale 45773/08; delle disposizioni di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 12, art. 25 in specie; degli artt. 479-480 c.p.c. e del T.U. n. 115 del 2002, art. 226; – del principio relativo al divieto di duplicazione del titolo esecutivo; – del principio affermato dalla pronuncia Cassaz. Pen. 45773/08 e ancora da Cassaz. Pen. 7529/11; – dei principi affermati dalla pronunce della Cassazione civile 8267/2010 e 22398/09; – del principio di subordinazione delle norme regolamentari alle norme di legge; – dei principi di cui agli artt. 3-24 e 111 Cost.”.
4.2 Con il terzo motivo si denunzia “Ex art. 360 c.p.c., n. 5, per il mancato esame di fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione fra le parti”.
Con il quarto motivo si denunzia “Violazione e falsa applicazione in rapporto all’art. 617 c.p.c.: – della L. n. 241 del 1990, art. 3 e L. n. 212 del 2000, artt. 7-17; – del D.P.R. n. 602 del 1973, artt. 12 e 25, a proposito della formazione delle cartelle; – degli artt. 3-24 e 111 e 97 Cost.; -con i principi di cui agli artt. 1365,1366 e 1367 c.c.”.
Il ricorrente deduce che, nel corso del giudizio di merito, l’amministrazione creditrice aveva prodotto un estratto del provvedimento giudiziario (penale) in base al quale erano stati iscritti a ruolo i crediti oggetto della cartella di pagamento opposta, documento del quale aveva contestato la utilizzabilità al fine dell’identificazione del titolo dei crediti iscritti a ruolo. A suo dire, però, il tribunale non avrebbe tenuto conto della contestazione sull’utilizzabilità dei documenti in questione (terzo motivo) e comunque avrebbe erroneamente affermato la regolarità formale della cartella opposta, anche tenendo conto di quei documenti, sotto il profilo della idoneità delle indicazioni in essa contenute a consentire l’identificazione dei titoli posti a base dell’iscrizione a ruolo (quarto motivo).
Orbene, l’eventuale mancato esame della contestazione del ricorrente relativa alla utilizzabilità ed al valore probatorio degli estratti prodotti dall’amministrazione, cui si fa riferimento nel terzo motivo, e cioè il mancato esame di una deduzione difensiva, non potrebbe in nessun caso costituire omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio. Secondo la giurisprudenza di questa Corte, l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come riformulato dal del D.L. n. 83 del 2012, art. 54,convertito con modificazioni dalla L. n. 134 del 2012, introduce infatti nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, nel cui paradigma non è inquadrabile la censura concernente la omessa valutazione di deduzioni difensive (cfr., ex multis: Cass., Sez. 1, Ordinanza n. 26305 del 18/10/2018, Rv. 651305 – 01; Sez. 2, Sentenza n. 14802 del 14/06/2017, Rv. 644485 – 01; Sez. 5, Sentenza n. 21152 del 08/10/2014, Rv. 632989 – 01).
In ogni caso, non vi è dubbio che il Tribunale abbia espressamente preso in esame le contestazioni dell’opponente in relazione alla regolarità formale della cartella di pagamento, accertando, sulla base di una valutazione di fatto sostenuta da motivazione non apparente nè insanabilmente contraddittoria sul piano logico, come tale non sindacabile nella presente sede, che le indicazioni in essa contenute erano sufficienti a consentire l’individuazione dei provvedimenti giudiziari posti a base della sottostante iscrizione a ruolo. Nell’effettuare tale accertamento di fatto non ha affatto valutato l’estratto del provvedimento giudiziario prodotto dall’amministrazione in sede di opposizione, oggetto delle contestazioni del ricorrente, come elemento integrativo esterno delle indicazioni riportate nella cartella di pagamento e quindi della regolarità formale di questa, ma ha fatto ad esso riferimento esclusivamente al fine di confermare l’intelligibilità e l’autosufficienza del contenuto della cartella per l’esatta individuazione del provvedimento giudiziario in questione.
Sotto questo profilo, anche al di là da un evidente difetto di specificità delle censure esposte nel quarto motivo (che non contengono la trascrizione e/o uno specifico richiamo all’integrale contenuto della cartella di pagamento di cui si discute, come richiesto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6), è sufficiente osservare che con esse, nella sostanza, il ricorrente contesta accertamenti di fatto incensurabilmente operati dal giudice del merito, finendo in sostanza per chiedere una nuova e diversa valutazione delle prove.
4.3 Con il quinto motivo si denunzia “Ex art. 360 c.p.c., n. 3 per violazione e falsa applicazione degli artt. 91 c.p.c. e ss. in ordine alla liquidazione delle spese in favore degli opposti”.
Neanche censure esposte nel motivo di ricorso in esame possono quindi trovare accoglimento.
– 5. Il ricorso è rigettato.
– condanna il ricorrente a pagare le spese del giudizio di legittimità in favore dell’amministrazione controricorren-te, liquidandole in complessivi Euro 800,00, oltre spese prenotate a debito.