Source: http://confagricolturalombardia.it/pagina.asp?id=184
Timestamp: 2017-12-12 06:18:34+00:00
Document Index: 94173837

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 8', 'art. 2135', 'art. 4', 'art. 28', 'art. 4', 'art. 4']

Aggiungi un posto a tavola...viene anche l'agricoltore/documentazione di riferimento
Mediante la vendita diretta, l’imprenditore agricolo può cedere i propri prodotti direttamente al consumatore finale, senza intermediazioni di natura commerciale che creano maggiori carichi di costi a capo del consumatore.
La norma di riferimento è l’art. 4, DLgs 228/2001 e successive modificazioni. In particolare, la vendita diretta è esclusa dalla normativa sul commercio ad alcune condizioni.
La vendita diretta deve essere svolta da “imprenditori agricoli, singoli o associati, iscritti nel registro delle imprese di cui all'art. 8”. Per impresa agricola si intende il soggetto, singolo o collettivo, che svolge attività agricola ai sensi dell’art. 2135 c.c.. della legge 29 dicembre 1993, n. 580.
In particolare, il Ministero dello sviluppo economico, con la risoluzione n. 4363/2006 (avente valore di parere non vincolante), ha considerato non necessaria l’iscrizione dei piccoli produttori nel registro delle imprese allorché gli stessi intendano esercitare la vendita diretta dei loro prodotti “sul fondo di produzione”. Al riguardo, si rammenta che gli imprenditori agricoli sono generalmente obbligati ad iscriversi nella sezione speciale del registro delle imprese tranne allorché siano piccoli produttori, ossia esonerati IVA in quanto aventi un volume d’affari annuo basso. Secondo il Ministero, i piccoli produttori devono iscriversi nel registro delle imprese soltanto se intendano esercitare la vendita diretta dei propri prodotti fuori dalla propria azienda. Quindi per questi piccoli produttori, la vendita diretta non implica iscrizione alla Camera di commercio se viene svolta in azienda.
Legislazione nazionale e iniziative Mipaf
Decreto Mipaf - 20 Novembre 2007
Decreto Legislativo n. 228 del 18/05/2001
La vendita diretta in Lombardia - Rapporto Nomisma
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La vendita diretta è tale quando è relativa a “prodotti provenienti in misura prevalente dalle rispettive aziende, osservate le disposizioni vigenti in materia di igiene e sanità”. Il requisito della prevalenza dei prodotti propri implica che basta solo il 51% dei prodotti propri e che il parametro per concretamente valutarla sono i ricavi. Inoltre, l'attività di vendita al dettaglio, può essere operata per :
prodotti ottenuti direttamente dalla propria azienda, senza lavorazione,
prodotti derivati da lavorazione o trasformazione.
Infine, l'ammontare dei ricavi derivanti dalla vendita dei prodotti non provenienti dalle rispettive aziende nell'anno solare precedente deve essere inferiore a 160.000 euro per gli imprenditori individuali ovvero a 4 milioni di euro per le società.
La generale esclusione dall’applicazione della normativa del settore commerciale - DLgs 114/98 - e dalle conseguenti norme regionali di attuazione non si applica soltanto in una specifica ipotesi, dettagliata dallo stesso art. 4, DLgs 228/2001 (co. 4): quando la vendita al dettaglio su aree pubbliche è attuata “mediante l'utilizzo di un posteggio la comunicazione – al sindaco (oggi DIAP ex DGR 6919 del 2.4.2008) - deve contenere la richiesta di assegnazione del posteggio medesimo, ai sensi dell'art. 28 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114.
La vendita diretta può essere esercitata in o fuori azienda. In generale, le vendite extra aziendali possono essere in piazze o su strade, facilmente visibili per il consumatore, oppure all’interno di supermercati o in prossimità di negozi di articoli per l’agricoltura; può essere esercitata, inoltre, in punti vendita al dettaglio o all’interno di spacci di produttori.
La vendita diretta dei propri prodotti può portare all’azienda agricola un incremento teorico del fatturato di quattro o cinque volte. Si definisce tuttavia tale aumento “teorico”, perché non è per niente facile vendere tutta la propria produzione sul posto, al consumatore finale: bisogna riuscire a raggiungerlo, bisogna indurlo a spostarsi presso le aziende, bisogna che gradisca i prodotti proposti.
La quota di prodotto che è possibile vendere direttamente dipende, evidentemente dalle dimensioni dell’azienda e, di conseguenza, dalle quantità da vendere; dipende anche dal tipo di prodotti di cui si dispone, dalla loro vendibilità che, quanto elevata, ci permette di stabilire, con il mercato un rapporto più favorevole. L'art. 4, DLgs 228/201 individua varie modalità di vendita:
In ipotesi di vendita in forma itinerante, occorre inviare una comunicazione preventiva al Comune, dove ha sede l’impresa agricola di produzione. Può essere effettuata dopo 30 giorni il ricevimento della comunicazione da parte del comune. Questa comunicazione deve contenere, oltre alle indicazioni delle generalità del richiedente, dell'iscrizione nel registro delle imprese e degli estremi di ubicazione dell'azienda, la specificazione dei prodotti di cui s'intende praticare la vendita. Appartiene a questo tipo di vendita diretta, la vendita a domicilio o la vendita mediante commercio elettronico.
Nella comunicazione deve essere dato dettaglio della modalità, per esempio a domicilio o con commercio elettronico, con cui si effettua la vendita diretta.
In tale ambito, assume rilievo Box – scheme (vendita su ordinazione), una forma distributiva di prodotti agricoli stagionali, solitamente biologici, organizzata dall’agricoltore che rifornisce direttamente un gruppo di consumatori. L’agricoltore si impegna a recapitare al consumatore, generalmente direttamente a domicilio, a intervalli di tempo prestabiliti – con cadenza settimanale o quindicinale – un determinato quantitativo di prodotti coltivati in azienda.
Occorre inviare una comunicazione preventiva al sindaco del comune, ove si vuole operare.
Vendita su aree pubbliche con posteggio (vendita non in forma itinerante, con posteggio)
Occorre inviare una comunicazione preventiva al sindaco del comune, in cui si intende esercitare la vendita e deve contenere la richiesta di posteggio.
Vendita presso l’azienda agricola o altre aree disponibili (vendita non in forma itinerante)
In ipotesi di vendita, esercitata su superfici all'aperto nell'ambito dell'azienda agricola o di altre aree private di cui gli imprenditori agricoli abbiano la disponibilità, non è richiesta la comunicazione di inizio attività. Quindi, la vendita cd. “a cielo aperto” su aree private è esercitabile liberamente, senza alcuna necessità di comunicazione preventiva al Comune.
Da questo consegue, inoltre, il legittimo esercizio dell’attività di vendita anche allorché non siano utilizzati locali a ciò attrezzati. In tal senso, d’altronde, si era già espressa la l. n. 976/1965 che, nell’interpretare la vecchia l. 59/1963 di disciplina della vendita diretta, aveva precisato che tale vendita non comportava per il produttore-venditore “obbligatoriamente il possesso e l’uso di locali, chioschi, baracche e simili stabilmente fissati al suolo”.
La DGR 6919 del 2.4.2008 semplifica le procedure inerenti alla vendita diretta (art. 4, DLgs 228/2001). Gli atti necessari per l’apertura, il trasferimento di sede o la modifica dell’attività di vendita diretta, come previsti dalla norma nazionale, sono sostituiti dalla presentazione di Dichiarazione di Inizio Attività Produttiva (DIAP).
La DIAP costituisce dichiarazione di conformità anche ai requisiti igienico sanitari per i locali e ai requisiti di sicurezza per le attrezzature utilizzate.
La modulistica è stata disposta con D.d.c. 2 febbraio 2009, n. 790. Il DDC 10863 del 26.10.2009 aggiorna ulteriormente i modelli e le schede allegate di cui al DDC 790/09 (per introdurre delle semplificazioni per la vendita di prodotti, alimentari e non, mediante apparecchi automatici).
Infine, il Ministero delle attività produttive ritiene che le autorizzazioni rilasciate ai sensi della legge n. 59 del 9 febbraio 1963 siano da ritenere tuttora valide.
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