Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-32022-del-11-12-2018
Timestamp: 2020-05-30 12:45:07+00:00
Document Index: 40441045

Matched Legal Cases: ['art. 35', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 24', 'art. 111', 'art. 117', 'art. 46', 'art. 14', 'art. 32', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 54', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 32022 del 11/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32022 del 11/12/2018
Cassazione civile sez. I, 11/12/2018, (ud. 30/10/2018, dep. 11/12/2018), n.32022
su ricorso nr. 10829/2018 proposto da:
A.U.E., elettivamente domiciliato in Roma presso la
Massimo Gilardoni giusta procura speciale in data 19/3/2018;
avverso IL DECRETO n. 483/2018 del TRIBUNALE DI BRESCIA, in data
Il Tribunale di Brescia sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea, con decreto in data 16/2/2018, ha confermato il provvedimento di rigetto pronunciato dalla Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale di Brescia in ordine alle istanze avanzate da A.U.E. nato in (OMISSIS), volte, in via gradata, ad ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato, del diritto alla protezione sussidiaria ed il riconoscimento del diritto alla protezione umanitaria.
Il richiedente asilo proveniente dalla Nigeria, aveva riferito alla Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale di Brescia di essere fuggito dal proprio paese in quanto il padre non voleva vendere il terreno di proprietà di famiglia e per questo era stato assassinato da sicari incaricati da una società petrolifera che voleva acquistare il terreno per sfruttarlo economicamente. A causa di tale omicidio, per paura di essere a sua volta ucciso, si era allontanato da casa ed era arrivato in Italia. Avverso il decreto del Tribunale di Brescia ha proposto ricorso per cassazione A.U.E. affidato a cinque motivi.
Con il secondo e terzo motivo di ricorso il ricorrente solleva questione di legittimità costituzionale, in materia di controversie di protezione internazionale, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, introdotto dalla L. n. 46 del 2017, art. 6, comma 1, lett. g), per violazione dell’art. 3 Cost., comma 1; art. 24 Cost., commi e 2; art. 111 Cost., commi 1, 2 e 5; art. 117 Cost., comma 1, quest’ultimo parametro così come integrato dall’art. 46, paragrafo 3 della Direttiva numero 32/2013e dagli artt. 6 e 13 della Cedu, rispettivamente in riferimento alla previsione del rito camerale ex artt. 737 c.p.c. e segg., ed al termine di impugnabilità del decreto solo in Cassazione entro 30 giorni dalla comunicazione a cura della cancelleria del decreto di primo grado.
Con il quarto e quinto motivo di ricorso il ricorrente denuncia rispettivamente la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14 e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 2, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto il Tribunale di Brescia, nonostante il rischio di un danno grave alla persona e le violenze subite dal ricorrente non ha riconosciuto il diritto alla protezione sussidiaria ed umanitaria.
I motivi quattro e cinque del ricorso, pur rubricati sotto il solo profilo della violazione di legge (art. 360 c.p.c., n. 3), contengono in realtà una serie di critiche agli accertamenti in fatto espressi nella motivazione della corte territoriale che, come tali, si palesano inammissibili, in quanto diretti a sollecitare un riesame delle valutazioni riservate al giudice del merito che del resto ha ampiamente e rettamente motivato la statuizione impugnata, esponendo le ragioni del proprio convincimento circa l’intrinseca inattendibilità del racconto del ricorrente.
Il Tribunale di Brescia ha infatti confermato il provvedimento della Commissione Territoriale ritenendo non credibili le affermazioni del ricorrente in quanto inattendibili ed inverosimili sotto diversi profili tutti analiticamente descritti ed analizzati dal giudice di secondo grado.
La censura si risolve in una generica critica del ragionamento logico posto dal giudice di merito a base dell’interpretazione degli elementi probatori del processo e, in sostanza, nella richiesta di una diversa valutazione degli stessi, ipotesi integrante un vizio motivazionale non più proponibile in seguito alla modifica dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, apportata dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, convertito in L. n. 134 del 2012 (v. Cass., sez. un., n. 8053/2014).
In riferimento ai presupposti per la concessione della protezione sussidiaria il Giudice ha correttamente ritenuto con motivazione coerente ed esaustiva che le minacce a carattere meramente privatistico e l’assenza di situazioni di violenza generalizzata ed indiscriminata e conflitto armato interno o internazionale nel paese d’origine ed in particolare nella zona di provenienza del ricorrente (Edo State) escludano il diritto alla protezione sussidiaria.
In ordine poi ai motivi di carattere umanitario oppure risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato Italiano, in costanza dei quali lo straniero risulta titolare di un diritto soggettivo al rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari (Cass., sez. un., n. 19393/2009 e Cass., sez. un., n. 5059/2017), il giudice territoriale ha escluso situazioni di vulnerabilità inerenti a diritti fondamentali alle quali lo straniero sarebbe stato esposto in caso di suo rimpatrio (Cass., sez. un., n. 19393/2009 e Cass., sez. un., n. 5059/2017).
Ciò premesso, nella specie, la Corte territoriale non è venuta meno al dovere di cooperazione istruttoria, avendo semplicemente ritenuto, a monte, che i fatti lamentati non costituiscano un ostacolo al rimpatrio nè integrino un’esposizione seria alla lesione dei diritti fondamentali della persona, tenuto anche conto della concreta possibilità di accesso alla protezione interna da pericoli derivanti da soggetti non statuali, non risultando dimostrata la sua assenza e l’incapacità dello stato di origine di arginare gli episodi di violenza perpetrata sul territorio e di offrire adeguata protezione.
Anche alla luce della nuova normativa D.L. n. 113 del 2018, attualmente in fase di conversione, non cambia l’esito del giudizio non avendo il ricorrente dedotto alcun fatto a fondamento della originaria domanda di protezione umanitaria avente rilievo in riferimento ai casi di permesso speciale di cui al D.L. n. 113 del 2018.
Per quanto sopra si impone il rigetto del ricorso. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.
Non ricorrono i presupposti per l’applicazione del doppio contributo di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, essendo il ricorrente stato ammesso al gratuito patrocinio a carico dello Stato.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che si liquidano in complessivi Euro 1.800,00, oltre spad.