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Timestamp: 2019-06-24 22:32:18+00:00
Document Index: 87891137

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2932', 'sentenza ', 'art. 1499', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1499', 'art. 340', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 83', 'art. 1351', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 1351', 'art. 1499', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 1499', 'art. 1499', 'art. 12', 'art. 1499', 'art. 1499', 'e contrario', 'sentenza ', 'e contrario', 'art. 2932', 'e contrario', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 1362', 'sentenza ']

Cass. Civ. N. 13104/1995 in materia di interessi compensativi
Dal 12/06/09 13058691
Cass. Civ. Sez. II n. 13104/1995 in materia di interessi compensativi
" Girolamo GIRONE Consigliere
" Gaetano GAROFALO "
" Francesco CRISTARELLA ORESTANO "
" Giuseppe BOSELLI Rel. "
da POLIZZI FRANCESCO, difeso dall'avv. Lorenzo Pecoraro per delega in calce al ricorso ed elettivamente domiciliato c-o la Cancelleria della Corte di Cassazione.
per la cassazione della sentenza n. 771-92 dep. il 7.11.1992 della Corte d'appello di Palermo.
Il cons. rel. dott. Giuseppe Boselli svolge la relazione della causa. Sentito il P.M., in persona del Sost. Proc. Gen. dr. Carnevali Alessandro, che ha concluso per il rigetto del ricorso.
Con atto di citazione notificato in data 9.02.1981 Polizzi Francesco, premesso che:
- la s.r.l. Edilcostruzioni, in persona dell'amministratore unico Raia Vito, gli aveva promesso in vendita tre appartamenti (uno al sesto piano, altro al piano attico e il terzo al piano rialzato con garage) dell'edificio sito in Palermo, via Filippo Bertolino, 27;
- tra le parti erano insorte controversie in ordine, tra l'altro, alla misurazione (per due appartamenti il prezzo era stato convenuto a misura), alle caratteristiche degli appartamenti e alle pretese di terzi su quello del piano rialzato;
tanto premesso, conveniva in giudizio, avanti il Tribunale di Palermo, la società Edilcostruzioni chiedendo fosse pronunciata sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c. e, in subordine, condanna della convenuta al risarcimento del danno, qualora uno dei beni promessi fosse stato venduto a terzi.
La società convenuta si costituiva eccependo, tra l'altro, la propria costante disponibilità alla stipulazione degli atti di vendita degli appartamenti del sesto e settimo piano, mentre per l'appartamento al piano rialzato lo stesso attore ne aveva chiesto il trasferimento ad un proprio creditore (tal Luigi Zago); chiedeva, quindi, darsi atto della propria disponibilità al trasferimento dei primi due appartamenti e rigettarsi la domanda per il terzo.
Il Tribunale, con sentenza non definitiva, dichiarava che all'attore competeva il diritto al trasferimento della proprietà dei tre appartamenti al prezzo convenuto e lo dichiarava obbligato, tra l'altro, a corrispondere alla promittente venditrice le rate di mutuo gravanti sugli immobili - a far tempo dalla immissione nel possesso - nonché, con la medesima decorrenza, degli interessi compensativi, ex art. 1499 c.c., sulla quota di prezzo ancora dovuta.
Avverso detta sentenza la Edilcostruzioni faceva riserva d'appello.
Con successiva sentenza del 27.01-3.06.1989 il Tribunale, definendo il giudizio, trasferiva al Polizzi la proprietà degli appartamenti posti al piano attico e al sesto piano, condizionatamente al pagamento del prezzo residuo, condannandolo al pagamento a favore della società convenuta delle rate di mutuo a decorrere dal 19.06.1979 e degli interessi compensativi sul prezzo ancora dovuto; rigettava le altre domande, dando atto della impossibilità di trasferire all'attore l'appartamento del piano rialzato e il garage per essere stati venduti, nelle more del giudizio, ad altri.
La Corte d'appello di Palermo, giudicando sull'impugnazione principale proposta dal Polizzi e sull'appello incidentale proposto dall'Edilcostruzioni, escludeva il diritto del Polizzi di ottenere il trasferimento dell'appartamento del piano rialzato e del garage, condizionava il trasferimento della proprietà degli altri due appartamenti al pagamento del prezzo residuo, pari alla complessiva somma di lire 44.439.700, da corrispondersi parte in contanti (con gli interessi compensativi al tasso legale) e parte mediante accollo di mutuo bancario (con gli interessi bancari compresi nelle rate, ma con esclusione degli interessi di mora), confermava nel resto le sentenze impugnate.
La Corte del merito, per quanto ancor rileva, riteneva ammissibile la riserva d'appello fatta dalla Edilcostruzioni tramite "nuovo difensore munito di procura rilasciata in calce all'atto stesso"; affermava che il Polizzi aveva consentito il trasferimento a terzi dell'appartamento del piano rialzato onde, relativamente a tale bene, era intervenuto tra le parti "negozio risolutorio"; che, "anche a ritenere necessaria la forma scritta della convenzione risolutoria", nondimeno, il "consenso" alla risoluzione del contratto, pur espresso in forma orale, escludeva l'inadempimento colpevole della promittente venditrice e, conseguentemente, l'obbligo della stessa al risarcimento del danno; che il promissario acquirente era tenuto, a norma dell'art. 1499 c.c. a corrispondere alla promittente venditrice gli interessi compensativi sul residuo prezzo da pagare in contanti avendo beneficiato dell'anticipata consegna dei beni, senza che tale beneficio fosse pattuito in contratto preliminare; che essendosi il Polizzi accollato il mutuo bancario gravante sugli immobili egli era obbligato al pagamento dei relativi interessi bancari, con esclusione però degli interessi moratori; che andava accolta l'eccezione di pagamento del Polizzi per lire 25.345.000, ma, da quanto emergeva dalla relativa ricevuta (testualmente: "La presente ricevuta annulla le precedenti"), se ne doveva dedurre che detto importo "assorbiva" tutti gli acconti precedenti.
Avverso tale decisione il Polizzi propone ora ricorso per cassazione sulla base di sei motivi.
La Edilcostruzioni non ha svolto attività difensiva.
Con il primo motivo il ricorrente, denunciando "violazione ed errata interpretazione del disposto di cui all'art. 340 c.p.c. in relazione all'art. 360 nn. 3 e 5 c.p.c." censura l'impugnata sentenza per avere ritenuto valida la riserva d'appello "fatta" da procuratore diverso da quello per mezzo del quale la Edilcostruzioni si era costituita in giudizio.
Non è fondato.
Per costante giurisprudenza di questa Corte (v. Cass. 14.02.1977 n. 679, Id. 24.04.1978 n. 1932, Id. 18.07.1979 n. 4258) la procura al difensore, pur rilasciata in un atto diverso da quelli indicati nel terzo comma dell'art. 83 c.p.c., è valida qualora sia diretta alla nomina, nel corso del giudizio, di un nuovo difensore in luogo di altro, deceduto o comunque sostituito, purché non sia contestato dalla controparte il rapporto di mandato.
Orbene, non avendo il ricorrente censurato tale ultimo presupposto (egli ha invece contestato la "possibilità" per la parte di fare riserva d'appello mediante procuratore diverso da quello per mezzo del quale era avvenuta la costituzione in giudizio), si sottrae a censura l'impugnata sentenza, che ha fatto corretta applicazione dei suddetti principi ritenendo valida la procura conferita dalla parte al nuovo difensore in calce all'atto di riserva d'impugnazione differita, notificato alla controparte, e, conseguentemente, valido ed efficace l'atto medesimo, pur con riferimento alla successiva proposizione dell'impugnazione cui era preordinato.
Con il secondo motivo il ricorrente, denunciando "violazione del disposto dell'art. 1351 c.c. in relazione all'art. 360 nn. 3 e 5 c.p.c.", lamenta che la Corte di Palermo abbia desunto la risoluzione consensuale del contratto preliminare di compravendita dell'appartamento del piano rialzato dal verbale (prodotto dalla controparte) del libero interrogatorio reso dal Polizzi in altra causa pendente tra le stesse parti, mentre per la risoluzione convenzionale del detto preliminare era necessaria la stessa forma scritta prevista ad substantiam per il contratto da risolvere.
Le Sezioni Unite di questa Corte, risolvendo (con sentenza 28 agosto 1990 n. 8878) il contrasto giurisprudenziale insorto tra le sezioni semplici in relazione alla forma richiesta per la risoluzione consensuale del contratto preliminare avente ad oggetto il trasferimento di diritti reali immobiliari, hanno affermato che il negozio risolutorio è soggetto, anche in detta ipotesi, al requisito della forma scritta "ad substantiam" posto che la ragione giustificatrice dell'assoggettamento del preliminare alla forma indicata (da ravvisare, ai sensi dell'art. 1351 c.c., nella incidenza di detto contratto su diritti immobiliari, sia pure in via mediata, tramite l'assunzione di obbligazione) sussiste anche per il contratto risolutorio del preliminare stesso.
A tale principio (ribadito in Cass. 11.10.1991 n. 10707 e, da ultimo, in Cass. 29.01.1994 n. 928) ed alle argomentazioni che lo sorreggono, si ritiene di prestare adesione e di accogliere pertanto il motivo di censura in esame.
L'accoglimento di detto motivo comporta l'assorbimento del quarto con il quale il ricorrente lamenta che la Corte di Palermo - prospettando, per mera ipotesi, la necessità della forma scritta per la risoluzione convenzionale del preliminare - abbia ritenuto che, nondimeno, la "dichiarazione risolutoria" resa oralmente da esso ricorrente è valsa ad escludere la "colpevolezza dell'inadempimento" della Edilcostruzioni (all'obbligazione di trasferimento dell'appartamento del piano rialzato e del garage) e la conseguente obbligazione di risarcire il danno.
Con il terzo motivo il ricorrente, denunciando "violazione del disposto di cui all'art. 1499 c.c. in relazione all'art. 360 nn. 3 e 5 c.p.c.", censura l'impugnata sentenza per avere ritenuto dovuti - a norma dell'art. 1499 c.c. - gli interessi compensativi sul prezzo residuo, mentre detta norma "riguarda il caso di una "cosa venduta" e giammai di cosa promessa in vendita".
A norma dell'art. 1499 c.c., se le parti non hanno diversamente pattuito, il compratore deve corrispondere al venditore gli interessi sul prezzo della cosa fruttifera già consegnatagli dalla data della consegna fino alla data del pagamento.
La "ratio" è individuabile nello stabilimento di un equilibrio economico tra le reciproche prestazioni: il compratore gode dei frutti (o degli altri proventi) della cosa, il venditore è compensato del correlativo mancato godimento dei medesimi con l'accumulo a suo favore degli interessi in attesa di vederseli corrispondere all'atto del pagamento (totale o residuo).
Ora, se tale è la "ratio" della norma - che ha carattere suppletivo - essa ricorre puntualmente anche nel caso del contratto preliminare di vendita poiché anche in esso - sempre che le parti non abbiano diversamente pattuito - quando la cosa sia stata consegnata dal promittente al promissario si verifica lo stesso squilibrio tra le reciproche prestazioni, prodotto dalla mancata compensazione della perdita, da parte del promittente, del godimento della cosa fino a che il promissario non ne abbia pagato il prezzo.
In tale situazione è del tutto legittimo il ricorso all'applicazione analogica - ex art. 12 disposizioni sulla legge in generale - sussistendone i presupposti.
Non è pertanto condivisibile l'orientamento giurisprudenziale che risolve la questione dell'applicabilità dell'art. 1499 c.c. al contratto preliminare di vendita in base a considerazioni diverse, non riconducibili ad un criterio che abbia un preciso e sicuro fondamento giuridico.
a) Cass. n. 3272-1977 (specie: consegna anticipata della cosa al promissario prevista nel contratto preliminare senza nulla pattuire in merito ad interessi sul prezzo residuo, da pagare alla stipula del contratto definitivo) ritiene che l'art. 1499 c.c. non sia applicabile al contratto preliminare di vendita "avendo l'anticipata consegna, al promesso acquirente, della cosa - che dovrà essergli venduta - sin dal momento in cui fu concluso il preliminare, influito sicuramente, nella valutazione complessiva dell'affare, sulla determinazione del prezzo della vendita che fu concordato nel contratto preliminare".
Ma è agevole obiettare che, così argomentando, si vanifica la portata della norma anche riguardo al contratto definitivo, anche per questo essendo legittimo presumere che la dilazione del pagamento - totale o parziale - del prezzo come pure le modalità anche temporali della consegna della cosa, ove non siano contestuali alla stipulazione, siano state ponderate dalle parti nello stabilimento complessivo dei reciproci rapporti.
b) Cass. n. 3184-1991 (specie: consegna immediata della cosa, prevista nel contratto preliminare; il promittente domanda gli interessi al 13% dalla data della stipulazione al definitivo in forza di altra specifica clausola del preliminare) secondo cui il promittente ha diritto agli interessi compensativi non dalla data della consegna della cosa, prevista nel contratto preliminare, bensì soltanto per il periodo successivo alla data prevista per la stipulazione del definitivo, non è invocabile come precedente contrario non riguardando la questione ad essa sottoposta - a tenore della sentenza "in extenso" e contrariamente a quanto appare dalla massima ufficiale trattane - la spettanza di interessi compensativi nel periodo tra la consegna anticipata e la stipulazione del contratto definitivo.
c) Cass. n. 7637-1991 (la massima tratta dalla quale ricalca fedelmente quella tratta da Cass. n. 3272-1977) neanch'essa è invocabile come precedente contrario in quanto pronunciata in una specie tutta particolare (mancata stipulazione del contratto definitivo nel termine pattuito; domanda del promissario, ex art. 2932 c.c., proposta dopo la scadenza del termine; consegna della cosa in corso di causa; interessi compensativi liquidati dalla corte d'appello dalla data di consegna) in relazione alla quale la Corte ha avallato la pronuncia del giudice di merito sotto l'esclusivo profilo che la consegna era avvenuta dopo la scadenza del termine stabilito per la stipulazione del rogito, il che sarebbe sufficiente per concludere che "nessuno dei ricordati principi di diritto" (quelli enunciati dalla sent. n. 3272-1977) è stato violato.
Neanche Cass. n. 2676-1994 (che richiama il principio, fedelmente riprodotto nella massima trattane, enunciato da Cass. n. 5105-1986 e cioè che gli interessi compensativi spettano soltanto dalla data di stipulazione del contratto definitivo e non anche dalla precedente consegna della cosa) può valere come precedente contrario poiché l'enunciazione di detto principio costituisce un "obiter"; e infatti, nella sentenza letta "in extenso" (e ciò non appare dalla massima) si afferma subito dopo:" Alla luce di tali principi ha errato la Corte di appello nel riconoscere gli interessi compensativi dalla consegna alla data prevista per la stipulazione del contratto preliminare, ma su tale punto non vi è censura; per il periodo successivo la sentenza è carente di motivazione....".
L'impugnata sentenza ha fatto corretta applicazione di tali principi, onde si sottrae alla censura formulata con il motivo in esame.
Con il quinto motivo il ricorrente, denunciando "violazione delle disposizioni degli artt. 1362 ss. e 1219 cod. civ. in relazione all'art. 360 nn. 3 e 5 c.p.c.", lamenta che la Corte di Palermo lo abbia ritenuto obbligato al pagamento delle rate di mutuo con gli interessi bancari, mentre egli era tenuto a pagare "soltanto le rate di mutuo senza aggravio di alcun interesse bancario (cioè di mora) giacché il mancato pagamento delle rate di mutuo" è imputabile solo alla controparte.
Per evidente equivoco di lettura della sentenza impugnata, a torto a questa si addebita di avere ritenuto il Polizzi obbligato a corrispondere gli interessi "moratori" sul mutuo bancario che egli si era accollato, l'onere per interessi essendo stato univocamente escluso - per detto titolo - dalla Corte del merito, che lo ha, per contro, limitato ai soli interessi corrispettivi connaturati al mutuo medesimo e gravanti, a seguito dell'accollo, a carico dell'accollante.
Con il sesto ed ultimo motivo il ricorrente, denunciando "errata interpretazione delle disposizioni di cui agli artt. 1362 ss. cod. civ. in relazione all'art. 360 nn. 3 e 5 c.p.c.", lamenta che con l'impugnata sentenza la Corte di Palermo abbia dedotto dalla dichiarazione unilaterale di controparte ("la presente ricevuta annulla le precedenti"), inserita nella ricevuta per lire 25.345.000, che detto importo "assorbe" anche "le caparre" versate contestualmente ai contratti preliminari, mentre le medesime si giustificano proprio con i contratti cui ineriscono, trovando in questi rispettiva quietanza.
Il motivo in esame, avendo ad oggetto la statuizione del giudice a quo circa il significato e la portata della dichiarazione contenuta nella "ricevuta", sottoscritta dal legale rappresentante della Edilcostruzioni e prodotta dallo stesso Polizzi, si risolve, proponendone una diversa interpretazione, in una censura su una valutazione di merito inammissibile in sede di legittimità, volta che detta statuizione, in base all'esposizione in fatto contenuta nell'impugnata sentenza, appare sorretta da motivazione sufficiente e non contraddittoria nè il ricorrente, nel dolersi che siano stati violati i canoni ermeneutici fissati dalla legge, va oltre la mera indicazione dell'art. 1362 c.c.
la Corte accoglie il secondo motivo, dichiara assorbito il quarto e rigetta gli altri. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la causa per un nuovo esame ad altra sezione della Corte d'appello di Palermo, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.
Roma 28.04.1995