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Timestamp: 2018-01-16 17:41:04+00:00
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Condominio – Studio Legale Avvocato Carmela Ruggeri – Vicenza
CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, Ordinanza 12 dicembre 2017, n. 29648.
Ordinanza 12 dicembre 2017, n. 29648.
Il Tribunale accolse la domanda e condanno’ i convenuti in solido al risarcimento dei danni, liquidati nella somma di Euro 11.000, nonche’ al pagamento delle spese di giudizio.
2. La pronuncia e’ stata impugnata in via principale dal Condominio (OMISSIS) e in via incidentale dal (OMISSIS) in ordine alla rivalutazione ed agli interessi e la Corte d’appello di Messina, con sentenza del 31 marzo 2015, in parziale riforma di quella del Tribunale, ha rigettato la domanda del (OMISSIS) nei confronti del Condominio, ha confermato la decisione di primo grado in relazione alla societa’ (OMISSIS), ha dichiarato inammissibile per tardivita’ l’appello incidentale ed ha compensato le spese di entrambi i gradi tra l’appellante principale e quello incidentale.
Ha premesso la Corte territoriale che la mancata impugnazione della sentenza di primo grado da parte della societa’ (OMISSIS) aveva comportato il passaggio in giudicato della condanna pronunciata nei confronti della stessa, trattandosi di obbligazione solidale e di conseguente scindibilita’ dei due rapporti.
Cio’ posto, la Corte d’appello ha rilevato che dovevano ritenersi pacifici la verificazione del furto, l’agevolazione dello stesso grazie alla presenza del ponteggio nella palazzina adiacente a quella del (OMISSIS) e la presenza di una scala nei pressi della finestra dell’abitazione dello stesso, che aveva facilitato i ladri i quali da quel punto si erano introdotti nell’abitazione, forzando l’apertura della finestra.
Quanto all’inquadramento giuridico della responsabilita’ del Condominio, la sentenza ha osservato che a suo carico esisteva l’obbligo di custodia di cui all’articolo 2051 cod. civ., con conseguente necessita’ di dimostrazione dell’esistenza del caso fortuito ai fini dell’esonero dalla responsabilita’. Il Condominio cioe’, in quanto custode, era tenuto a dimostrare di aver adoperato le necessarie cautele, non essendo stata provata l’esistenza di un servizio di vigilanza dei ponteggi.
La ricostruzione dei fatti, pero’, induceva ad affermare che il furto si era verificato nella giornata di venerdi’, tra le ore 13 e le ore 15, orario nel quale il figlio del (OMISSIS) era stato assente dalla casa. Trattandosi, quindi, di un giorno di lavoro e di un orario di lavoro, doveva ritenersi pacifica la presenza sul luogo della maestranze della societa’ (OMISSIS), di per se’ sufficiente a rendere necessaria la disattivazione degli allarmi ed a costituire un deterrente nei confronti dei ladri. In altre parole, “la vigilanza di fatto derivava dalla stessa presenza degli operai”; pertanto, anche ipotizzando che essa fosse stata tanto inefficiente da permettere l’ingresso dei ladri, era da considerare ugualmente interrotto il nesso di causalita’ tra la condotta del Condominio e l’evento. Poiche’ non era ragionevole pretendere da quest’ultimo “una presenza assidua e permanente di un proprio rappresentante sul posto”, la circostanza per cui nessuno degli operai della societa’ (OMISSIS) si era accorto della presenza dei ladri integrava gli estremi del caso fortuito, con conseguente esonero di responsabilita’ da parte del Condominio.
3. Contro la sentenza della Corte d’appello di Messina propone ricorso (OMISSIS) con atto affidato ad un solo motivo.
Resiste con controricorso il Condominio (OMISSIS) di Messina.
La s.c.r.l. (OMISSIS) non ha svolto attivita’ difensiva in questa sede.
1 Con l’unico motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione dell’articolo 2051 cod. civ. in relazione all’obbligo di custodia a carico del Condominio.
Osserva il ricorrente che la responsabilita’ del custode sussiste sia per la non adeguata vigilanza del cantiere che per non aver adoperato l’ordinaria diligenza nella scelta dell’impresa appaltatrice. Nel caso in esame, il Condominio non avrebbe provato alcuna colpa di esso ricorrente nella determinazione del fatto dannoso e neppure avrebbe dimostrato l’effettiva presenza degli operai della societa’ appaltatrice nel luogo e nell’ora del furto. La Corte di merito avrebbe errato sia nel dare per pacifica tale presenza sia nel collocare l’orario del furto tra le ore 13 e le ore 15, mentre era fuori discussione che esso si era verificato tra le ore 15 e le ore 16, e comunque non prima delle ore 15. Richiamando la giurisprudenza di questa Corte, e in particolare la sentenza 19 dicembre 2014, n. 26900, il ricorrente rileva che la condanna nei confronti del Condominio doveva essere accolta, posto che esso non aveva in alcun modo dimostrato l’esistenza del caso fortuito.
1.1. Il motivo di ricorso e’ inammissibile.
Il ricorrente ha correttamente richiamato, a sostegno della propria tesi, la sentenza n. 26900 del 2014 di questa Corte la quale, confermando un orientamento precedente (v. la sentenza 6 ottobre 1997, n. 9707), ha affermato che, in relazione all’ipotesi di furto in un appartamento condominiale commesso grazie alla presenza di ponteggi esterni per la ristrutturazione dell’edificio, la responsabilita’ del condominio a titolo di custodia si affianca a quella dell’appaltatore di cui all’articolo 2043 cod. civ., perche’ sul condominio grava l’obbligo di vigilare e custodire il soggetto a cui sono affidati i lavori. Questa pronuncia si collega anche ad un altro precedente che ha ravvisato il fondamento della responsabilita’ del condominio, in una fattispecie analoga a quella odierna, sia nella culpa in vigilando che nella culpa in eligendo, in caso di scelta di un’impresa appaltatrice del tutto inadeguata all’esecuzione dell’opera (sentenza 17 marzo 2009, n. 6435).
1.2. Cio’ premesso, il Collegio rileva che nel caso in esame il motivo di ricorso tende in modo evidente a sollecitare la Corte ad un nuovo e non consentito esame del merito.
La sentenza impugnata, infatti, ha collocato il furto in una precisa fascia oraria ed ha ritenuto dimostrata l’esistenza del caso fortuito. La motivazione e’ costruita sui seguenti passaggi logici: il furto e’ avvenuto in un orario in cui erano presenti gli operai dell’impresa appaltatrice; la loro presenza era un fattore di dissuasione; se dissuasione non c’e’ stata, cio’ non e’ imputabile al Condominio dal quale non si poteva pretendere una vigilanza continua sul cantiere aperto.
Ora, la giurisprudenza di questa Corte ha anche di recente ribadito che la valutazione dell’idoneita’ di un evento ad integrare gli estremi del fortuito spetta al giudice di merito, il cui apprezzamento non e’ sindacabile in sede di legittimita’ se adeguatamente motivato (cosi’, da ultimo, l’ordinanza 20 aprile 2017, n. 10014). Cosi’ come tale giurisprudenza ha affermato che il fortuito non attiene ad un comportamento del responsabile, ma al profilo causale dell’evento, riconducibile in tal caso non alla cosa che ne e’ fonte immediata ma ad un elemento esterno.
Da cio’ consegue che le contestazioni del ricorrente – tese a collocare il furto in una fascia oraria diversa da quella indicata dalla Corte di merito ed a riaffermare in tal modo la responsabilita’ del Condominio a titolo di custodia – sono inidonee a superare la ratio decidendi della sentenza impugnata, risultando piuttosto indirizzate a sollecitare questa Corte ad un diverso e non consentito esame del merito.
Quanto, poi, alla deduzione di una culpa in eligendo relativamente alla scelta dell’impresa appaltatrice – affermazione posta, peraltro, in modo del tutto generico – si tratta di una questione nuova o comunque non discussa in sede di merito, ne’ il ricorrente dimostra che di tale profilo i precedenti Giudici siano stati chiamati ad occuparsi.
2. Il ricorso, pertanto, e’ dichiarato inammissibile.
Sussistono inoltre le condizioni di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1-quater, per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 2.500, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.
Condominio – azioni promosse dall’amministratore – riscossione spese condominiali di competenza delle singole unita’ immobiliari di proprieta’ esclusiva – legittimazione passiva – proprietari effettivi di dette unita’
In materia condominiale, nelle azioni promosse dall’amministratore per la riscossione delle spese condominiali di competenza delle singole unita’ immobiliari di proprieta’ esclusiva, sono passivamente legittimati soltanto i rispettivi proprietari effettivi di dette unita’, e non anche coloro che possano apparire tali, a nulla rilevando la reiterazione continuativa di comportamenti propri del condomino, ne’ sussistendo esigenze di tutela dell’affidamento di un terzo di buona fede nella relazione tra condominio e condomino ( Cassazione civile, ordinanza 9 ottobre 23621)
Pubblicato il 16 settembre 2017 16 settembre 2017
Soprelevazione – difetto di condizioni – statica edificio – azione di accertamento negativo – imprescrittibilità
Nel caso di sopraelevazione effettuata dal proprietario dell’ultimo piano che alteri l’aspetto architettonico dell’intero edificio condominiale, l’azione diretta ad ottenere la “restitutio in integrum”, di cui gli altri condomini sono titolari, e’ soggetta a prescrizione ventennale. Nell’ipotesi in cui siano le condizioni statiche dell’edificio a non consentire la soprelevazione, e’ invece imprescrittibile l’azione di accertamento negativo tendente a far valere l’inesistenza del diritto di sopraelevare, mancando un presupposto della sua stessa esistenza (Cassazione civile, ordinanza 23 agosto 2017, n. 20288)
Condominio – uso cosa comune – divieto di alterare la normale ed originaria destinazione e di impedire il pari uso agli altri condomini.
L’uso della cosa comune da parte di ciascun condomino e’ soggetto, ai sensi dell’articolo 1102 c.c., al duplice divieto di alterarne la normale ed originaria destinazione (per il cui mutamento e’ necessaria l’unanimita’ dei consensi dei partecipanti) e di impedire agli altri condomini di fare parimenti uso della cosa stessa secondo il loro diritto, configurando, pertanto, un abuso la condotta del condomino consistente nella stabile e pressoche’ integrale occupazione di un “volume tecnico” dell’edificio condominiale, mediante il collocamento di attrezzature ed impianti fissi funzionale al miglior godimento della sua proprieta’ individuale” ( Corte di Cassazione, ordinanza 23 giugno 2017, n. 15705)
Fine della convivenza e restituzione delle somme di denaro “prestate” all’ex. – Blog Avvocato Carmela Ruggeri su sentenza 7 novembre 2016, n. 22576
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