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Timestamp: 2017-04-30 18:34:19+00:00
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E'impugnabile l'atto di accertamento dopo la firma dell'adesione? :: Come rottamare le cartelle esattoriali :: Diritto & Diritti
Pubblicato dal 15/02/2016
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Anche se il contribuente non ha ancora pagato, in caso di accertamento con adesione dopo la firma dell'accordo non è ammesso né il ricorso né l'istanza di rimborso.
Una srl si vedeva contestare maggiori ricavi per più di 900 mila euro, oltre alla omessa applicazione di IVA e indebita deduzione di costi.
L'Ufficio emetteva avviso di accertamento, e successivamente la società firmava un atto di adesione.
Il mese seguente la società ha sostenuto di non essere stata informata delle ragioni della verifica (come previsto dall'art. 12, comma2, della legge n. 212/2000) e ha impugnato l'atto di accertamento, deducendo l'infondatezza della pretesa tributaria.
Sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Milano n. 7915/40/2015 del 05/10/2015
La Commissione Tributaria Provinciale ha dichiarato inammissibile il ricorso, accogliendo l'eccezione sollevata dall'Agenzia delle Entrate, la quale aveva sostenuto che in conseguenza della firma dell'atto di adesione da parte della contribuente, era inibita la possibilità di impugnare l'avviso di accertamento.
Per il collegio, la firma dell'atto di adesione preclude al contribuente la possibilità di contestare l'atto impositivo: l'atto di adesione «ha natura di transazione conservativa che si sostituisce all'accertamento originariamente emesso» e dopo la firma non sono possibili ripensamenti, né la modifica o la revoca dell'accordo perfezionato (come sancito dall'art. 2, comma 3, del Decreto Legislativo n. 218/1997).
Anche perché il pagamento ha valenza meramente esecutiva dell'accordo già perfezionato.
La commissione di primo grado non è quindi entrata nel merito del ricorso, dichiarandolo inammissibile.
E' da rimarcare che, una volta determinata in via adesiva il reddito, per il periodo definito non sono ammissibili neppure le istanze di rimborso perché, in caso contrario, risulterebbe alterata «la base imponibile concordata fra le parti» (Cass. sentenza 18962/2005).
3. L'accertamento definito con adesione non è soggetto ad impugnazione, non è integrabile o modificabile da parte dell'ufficio e non rileva ai fini dell'imposta comunale per l'esercizio di imprese e di arti e professioni, nonché ai fini extratributari, fatta eccezione per i contributi previdenziali e assistenziali, la cui base imponibile è riconducibile a quella delle imposte sui redditi. La definizione esclude, anche con effetto retroattivo, in deroga all'articolo 20 della legge 7 gennaio 1929, n. 4, la punibilità per i reati previsti dal decreto-legge 10 luglio 1982, n. 429, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1982, n. 516, limitatamente ai fatti oggetto dell'accertamento; la definizione non esclude comunque la punibilità per i reati di cui agli articoli 2, comma 3, e 4 del medesimo decreto-legge.
5. A seguito della definizione, le sanzioni per le violazioni concernenti i tributi oggetto dell'adesione commesse nel periodo d'imposta, nonché per le violazioni concernenti il contenuto delle dichiarazioni relative allo stesso periodo, si applicano nella misura di un terzo del minimo previsto dalla legge, ad eccezione di quelle applicate in sede di liquidazione delle dichiarazioni ai sensi dell'articolo 36-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e dell'articolo 60, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, nonché di quelle concernenti la mancata, incompleta o non veritiera risposta alle richieste formulate dall'ufficio. Sulle somme dovute a titolo di contributi previdenziali e assistenziali di cui al comma 3 non si applicano sanzioni e interessi.
LEGGE 27 luglio 2000, n. 212 Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente. Vigente al: 11-2-2016
7. Nel rispetto del principio di cooperazione tra amministrazione e contribuente, dopo il rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo, il contribuente può comunicare entro sessanta giorni osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici impositori. L'avviso di accertamento non può essere emanato prima della scadenza del predetto termine, salvo casi di particolare e motivata urgenza.Per gli accertamenti e le verifiche aventi ad oggetto i diritti doganali di cui all'articolo 34 del testo Unico delle disposizioni legislative in materia doganale approvato con del decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, si applicano le disposizioni dell'articolo 11 del decreto legislativo 8 novembre 1990, n. 374
Anche se il contribuente non ha ancora pagato, in caso di accertamento con adesione dopo la firma dell'accordo non è ammesso né il ricorso né l'istanza di rimborso. Il caso. Una srl si vedeva contestare maggiori ricavi per più di 900 mila euro, oltre alla omessa applicazione di IVA e indebita deduzione di costi. L'Ufficio emetteva avviso di accertamento, e successivamente la società firmava un atto di adesione. Il mese seguente la società ha sostenuto di non essere stata informata delle ragioni della verifica (come previsto dall'art. 12, comma2, della legge n. 212/2000) e ha impugnato l'atto di accertamento, deducendo l'infondatezza della pretesa tributaria. La decisione. Sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Milano n. 7915/40/2015 del 05/10/2015 La Commissione Tributaria Provinciale ha dichiarato inammissibile il ricorso, accogliendo l'eccezione sollevata dall'Agenzia delle Entrate, la quale aveva sostenuto che in conseguenza della firma dell'atto di adesione da parte della contribuente, era inibita la possibilità di impugnare l'avviso di accertamento. Per il collegio, la firma dell'atto di adesione preclude al contribuente la possibilità di contestare l'atto impositivo: l'atto di adesione «ha natura di transazione conservativa che si sostituisce all'accertamento originariamente emesso» e dopo la firma non sono possibili ripensamenti, né la modifica o la revoca dell'accordo perfezionato (come sancito dall'art. 2, comma 3, del Decreto Legislativo n. 218/1997). Anche perché il pagamento ha valenza meramente esecutiva dell'accordo già perfezionato. La commissione di primo grado non è quindi entrata nel merito del ricorso, dichiarandolo inammissibile. Osservazioni. E' da rimarcare che, una volta determinata in via adesiva il reddito, per il periodo definito non sono ammissibili neppure le istanze di rimborso perché, in caso contrario, risulterebbe alterata «la base imponibile concordata fra le parti» (Cass. sentenza 18962/2005). Disposizioni rilevanti. DECRETO LEGISLATIVO 19 giugno 1997, n. 218 Disposizioni in materia di accertamento con adesione e di conciliazione giudiziale. Vigente al: 11-2-2016 Art. 2 - Definizione degli accertamenti nelle imposte sui redditi e nell'imposta sul valore aggiunto 1. La definizione delle imposte sui redditi ha effetto anche per l'imposta sul valore aggiunto, relativamente alle fattispecie per essa rilevanti. In tal caso l'imposta sul valore aggiunto è liquidata applicando, sui maggiori
maggiori componenti positivi di reddito rilevanti ai fini della stessa, l'aliquota media risultante dal rapporto tra l'imposta relativa alle operazioni imponibili, diminuita di quella relativa alle cessioni di beni ammortizzabili e di quella considerata detraibile forfettariamente in relazione ai singoli regimi speciali adottati, e il volume d'affari incrementato delle operazioni non soggette ad imposta e di quelle per le quali non sussiste l'obbligo di dichiarazione. Possono formare oggetto della definizione anche le fattispecie rilevanti ai soli fini dell'imposta sul valore aggiunto. 2. Può essere oggetto di definizione anche la determinazione sintetica del reddito complessivo netto. 3. L'accertamento definito con adesione non è soggetto ad impugnazione, non è integrabile o modificabile da parte dell'ufficio e non rileva ai fini dell'imposta comunale per l'esercizio di imprese e di arti e professioni, nonché ai fini extratributari, fatta eccezione per i contributi previdenziali e assistenziali, la cui base imponibile è riconducibile a quella delle imposte sui redditi. La definizione esclude, anche con effetto retroattivo, in deroga all'articolo 20 della legge 7 gennaio 1929, n. 4, la punibilità per i reati previsti dal decreto-legge 10 luglio 1982, n. 429, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1982, n. 516, limitatamente ai fatti oggetto dell'accertamento; la definizione non esclude comunque la punibilità per i reati di cui agli articoli 2, comma 3, e 4 del medesimo decreto-legge. 4. La definizione non esclude l'esercizio dell'ulteriore azione accertatrice entro i termini previsti dall'articolo 43 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, relativo all'accertamento delle imposte sui redditi, e dall'articolo 57 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, riguardante l'imposta sul valore aggiunto: a) se sopravviene la conoscenza di nuovi elementi, in base ai quali è possibile accertare un maggior reddito, superiore al cinquanta per