Source: http://www.territorioscuola.com/wikipedia/?title=Trattato_internazionale
Timestamp: 2013-06-19 02:28:30+00:00
Document Index: 24235070

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 14', 'art. 87', 'art. 80', 'art. 80', 'art.34', 'art.35', 'art.36', 'art. 37']

Trattato_internazionale - TerritorioScuola Enhanced Wiki Alfa Italiano
Altri risultati su: Trattato internazionale Download Documenti PDF su: Trattato internazionale Download Documenti Word su: Trattato internazionale Immagini su: Trattato internazionale
Video/Audio su: Trattato internazionale Download PowerPoint su: Trattato internazionale Altri risultati dai siti.edu su: Trattato internazionale Mappa (se applicabile) di: Trattato internazionale
Trattato internazionale editExtracted from Wikipedia, the Free Encyclopedia - Original source - History
Essendo fonti di secondo grado, i trattati sono subordinati alle norme consuetudinarie che ne disciplinano il processo di formazione (diritto dei trattati). Dal 1980 è in vigore la Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati redatta nel 1969 dalla Commissione ONU per la codificazione del diritto internazionale: essa riunisce le regole sulla formazione dei trattati internazionali. In aggiunta a tale convenzione vi sono inoltre quelle stipulate sempre a Vienna nel 1978 e nel 1986: la prima regola la successione degli Stati nei trattati, la seconda (non ancora entrata in vigore) regola i trattati tra Stati e organizzazioni internazionali o tra organizzazioni internazionali. L’art. 4 della Convenzione di Vienna afferma che le regole in essa contenute, essendo norme di diritto consuetudinario, valgono per tutti gli Stati e per tutti i tipi di trattati; le norme innovative introdotte nella Convenzione valgono tuttavia solo per gli Stati contraenti e non hanno effetto retroattivo: si applicano cioè solo ai trattati stipulati dopo l’entrata in vigore della Convenzione.
Ogni Stato si impegna a osservare il trattato attraverso la ratifica (art. 14). Il meccanismo di ratifica viene disciplinato dalle costituzioni dei singoli Stati. La Costituzione italiana, all’art. 87 comma 8, dispone che la ratifica spetti al Presidente della Repubblica, previa autorizzazione delle Camere laddove ve ne sia l’obbligo, regolato dall’art. 80 che elenca le materie coperte da riserva parlamentare: trattati di natura politica, regolamenti giudiziari, variazioni del territorio nazionale, oneri alle finanze, modificazioni di leggi. Si ritiene che la ratifica del Presidente rientri tra gli atti che egli non possa rifiutarsi di sottoscrivere una volta intervenuta la delibera governativa, ma di cui può soltanto sollecitare il riesame prima della sottoscrizione. Ciò dimostra che in Italia, il potere di ratifica sia, quanto al contenuto, nelle mani del potere esecutivo e, per le categorie di trattati indicati nell'art. 80, insieme del potere esecutivo e di quello legislativo.
L’adesione, che è da equiparare alla ratifica, è il meccanismo con cui uno Stato che non ha partecipato alla negoziazione del trattato decide comunque di adottarlo. Ciò avviene solo se il trattato è aperto, prevede cioè un'esplicita clausola di adesione.
Il trattato vincola soltanto i soggetti che vi aderiscono e gli altri che ne fanno successivamente adesione, se il trattato lo permette (antico brocardo latino sui contratti: Pacta tertiis nec nocent nec prosunt). Possono anche essere presunte partecipazioni di Stati terzi che non figurino parti del trattato, ma che abbiano comunque manifestato anche implicitamente di accettarne gli effetti [1]. Come nei contratti, la situazione inversa è ammessa qualora gli accordi presi dagli Stati che partecipano al trattato traggano benefici a Stati terzi, ma questi non possono invocare, almeno secondo la prassi consolidata, l'applicazione del trattato da loro non sottoscritto. La stessa Convenzione di Vienna conferma questo impianto, stabilendo all'art.34 che «un trattato non crea obblighi o diritti per un terzo Stato senza il suo consenso». Vi è conferma nel successivo art.35, che evidenzia la necessità di un'esplicita volontà ad obbligarsi degli Stati stipulanti ed un'accettazione dello Stato terzo, ma l'art.36 crea un parametro interessante, stabilendo che il consenso è presunto fino ad indicazioni contrarie, ovvero con fatti concludenti dello Stato terzo che evidenzino la sua volontà di accettare le disposizioni del trattato. L'art. 37 contempera questo parametro piuttosto esteso e favorevole con la possibilità di revoca in qualsiasi momento del diritto accettato dallo Stato terzo, a meno che quanto previsto non sia irrevocabile sotto espressa pattuizione nel trattato.
Il trattato una volta firmato e ratificato necessita d'interpretazione. Ci si è chiesti in ambito giuridico se tale operazione debba essere di tipo subiettivistico (ricalcando quindi la disciplina contrattuale solita del diritto interno) od obiettivistico. Dopo una tendenza iniziale verso la prima soluzione, oggi la prassi sostiene il tipo obiettivistico. L'interpretazione valida è quindi quella desumibile dalle parole del trattato, senza possibilità di agganciarsi ad effettive volontà degli stipulanti. Nondimeno, i lavori preparatori non hanno carattere interpretativo principale, ma soltanto sussidiario, potendo intervenire solo in testi lacunosi ed ambigui. [2]. L'unica deroga effettiva la possiamo trovare nella Convenzione di Vienna, laddove sancisce che un'interpretazione può essere desunta da una parola in un senso meno chiaro di un altro solo se risulta in maniera ineccepibile dal trattato.
smembramento: differente dalle ipotesi cui sopra, perché gli Stati sorti dall'operazione non hanno alcun elemento continuativo nell'apparato governativo con quello precedente [3]
gli accordi di devoluzione, nei quali un nuovo Stato si vincola a subentrare nei vecchi accordi firmati dalla vecchia madre-patria [4]
Archivio dei trattati internazionali siglati dall'Italia
Banca dati dei trattati internazionali siglati dalla Svizzera
Trattato internazionale in Tesauro del Nuovo Soggettario. BNCF, marzo 2013