Source: https://www.giustizia-amministrativa.it/portale/pages/istituzionale/visualizza?nodeRef=&schema=tar_fi&nrg=201801493&nomeFile=201900084_01.html&subDir=Provvedimenti
Timestamp: 2019-03-26 08:58:56+00:00
Document Index: 46675304

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 86', 'art. 65', 'art. 5', 'art 61', 'art. 65', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 22', 'art. 2', 'art. 29', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5']

N. 00084/2019 REG.PROV.COLL.
N. 01493/2018 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 1493 del 2018, proposto da
Organismo Unitario dell'Avvocatura in liquidazione in persona del legale rappresentante pro tempore, Mirella Casiello, rappresentati e difesi dall'avvocato Gianluca Prete, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
Ordine Avvocati Pisa, rappresentato e difeso dall'avvocato Stefano Bracci, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
Stefano Pulidori, in proprio ex art. 23 c.p.a. e art. 86 c.p.c., con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
- della Delibera di diniego di accesso agli atti del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Pisa del 12/09/2018, trasmessa a mezzo Pec del 29.09.2018, opposto all'istanza del 30.08.2018 presentata dall'Avv. Maria Casiello;
- nonché di ogni ulteriore atto presupposto, connesso e conseguente, ancorché non conosciuto;
nonché per l'accertamento del diritto della ricorrente all'accesso ai documenti richiesti con la suddetta istanza del 30.08.2018 in relazione ai quali l'ostensione non è stata sino ad oggi consentita, con conseguente condanna dell'Ordine degli Avvocati di Pisa ad esibirli consegnandone copia.
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ordine Avvocati Pisa e di Stefano Pulidori;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 10 gennaio 2019 il dott. Nicola Fenicia e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Con PEC in data 30 agosto 2018 l’avv. Maria Casiello, in proprio e nella sua qualità di liquidatore dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura Italiana, ha inoltrato all’Ordine degli avvocati di Pisa un’istanza di accesso agli atti, ai sensi della legge n. 241/90, con la quale sono stati richiesti il bilancio preventivo e quello consuntivo relativi agli anni 2008 e 2011, con relative relazioni accompagnatorie e verbali di approvazione, nonchè il numero degli iscritti al 31 dicembre di ogni anno nel periodo dal 31 dicembre 2007 al 31 dicembre 2015.
A sostegno di detta richiesta l’avv. Casiello ha affermato di dover procedere alla regolazione dei pagamenti annuali OUA pregressi.
L’Ordine degli Avvocati di Pisa ha risposto con la delibera del proprio Consiglio in data 12-27 settembre 2018, con la quale l’accesso agli atti è stato negato sui seguenti presupposti:
1) mancata sottoscrizione dell’istanza;
2) carenza d’interesse all’accesso, difetto di legittimazione ad agire dell’O.U.A., nonché mancanza di presupposti attesa la evidente illegittimità della richiesta di versamento dei contributi sottesa alla richiesta di accesso.
Tale diniego è stato impugnato con il presente ricorso.
Si sono costituiti l’ordine degli avvocati di Pisa e l’avv. Stefano Pulidori eccependo l’inammissibilità del ricorso in quanto non notificato ad almeno un controinteressato (nel caso di specie almeno un avvocato iscritto all’Ordine di Pisa) e chiedendo comunque il rigetto del ricorso nel merito in quanto infondato.
All’udienza in camera di consiglio del 10 gennaio 2019 il ricorso è stato trattenuto in decisione.
Preliminarmente, quanto all’eccepita inammissibilità del ricorso per mancata notifica ad almeno un controinteressato, tale eccezione è infondata, essendo evidente che i singoli avvocati iscritti non potrebbero subire alcun pregiudizio dall’evasione dell’istanza di accesso in questione, né l’Ordine di Pisa ha individuato in sede procedimentale altri soggetti che potrebbero subire un pregiudizio all'accoglimento della detta istanza.
Quanto alla asserita mancata sottoscrizione della richiesta di accesso, inoltrata a mezzo posta elettronica certificata (PEC), come correttamente dedotto dalla ricorrente, anche lo strumento di comunicazione costituito dalla posta certificata, al pari dell’impiego della firma digitale, permette a determinate condizioni di attribuire la paternità giuridica di un documento al suo autore.
In materia, infatti, come osservato da condivisibile giurisprudenza (v. T.A.R. Campania, Napoli, III, n. 1450/2015) l’ordinamento contempla, a determinate condizioni, la coincidenza e la sovrapposizione di ambedue gli strumenti al fine di collegare un documento al soggetto che lo ha inviato mediante posta elettronica certificata, la quale presuppone e postula che il titolare della relativa casella sia stato previamente identificato e gli siano state rilasciate le credenziali identificatrici, personali ed incedibili.
Invero, l’art. 65 del d.lgs. 7 marzo 2005, n. 82 (peraltro richiamato come si vedrà dall’art. 5 comma 3 del d.lgs. n. 33/2013), recante il testo del codice dell’amministrazione digitale, dispone che “Le istanze e le dichiarazioni presentate per via telematica alle pubbliche amministrazioni e ai gestori dei servizi pubblici ai sensi dell'articolo 38, commi 1 e 3, del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, sono valide: …c-bis) ovvero se trasmesse dall'autore mediante la propria casella di posta elettronica certificata purché le relative credenziali di accesso siano state rilasciate previa identificazione del titolare, anche per via telematica secondo modalità definite con regole tecniche adottate ai sensi dell'articolo 71, e ciò sia attestato dal gestore del sistema nel messaggio o in un suo allegato”.
A maggior chiarimento della riportata norma, l’art 61 del D.P.C.M. 22 febbraio 2013, recante regole tecniche in materia di generazione, apposizione e verifica delle firme elettroniche avanzate, qualificate e digitali stabilisce che “L'invio tramite posta elettronica certificata di cui all'art. 65, comma 1, lettera c-bis) del Codice, effettuato richiedendo la ricevuta completa di cui all'art. 1, comma 1, lettera i) del decreto 2 novembre 2005, recante «Regole tecniche per la formazione, la trasmissione e la validazione, anche temporale, della posta elettronica certificata» sostituisce, nei confronti della pubblica amministrazione, la firma elettronica”.
Del tutto illegittimamente, quindi, l’Ordine di Pisa ha ritenuto non sottoscritta l’istanza dell’odierna ricorrente.
La pretesa vantata dalla ricorrente è inoltre legittima; essa mira infatti ad ottenere informazioni sui bilanci dell’Ente e sul numero degli iscritti all’Ordine negli anni in considerazione, ossia dati riconducibili alle ipotesi per le quali è consentito a chiunque di farne richiesta, e che dunque sono oggetto di accesso civico, ai sensi dell’art. 5 del d.lgs. n. 33 del 14.3.2013, o di accesso ai documenti ai sensi dell’art. 22 della legge n. 241/1990, a condizione, in tal caso, che il richiedente sia portatore di un interesse qualificato ad acquisirne copia.
Ora, quanto all’ambito soggettivo di applicazione dell’accesso civico, l’art. 2 bis del d.lgs. n. 33/2013 (introdotto dal d.lgs. n. 97/2016), stabilisce che: “1. Ai fini del presente decreto, per "pubbliche amministrazioni" si intendono tutte le amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, ivi comprese le autorità portuali, nonché le autorità amministrative indipendenti di garanzia, vigilanza e regolazione. 2. La medesima disciplina prevista per le pubbliche amministrazioni di cui al comma 1 si applica anche, in quanto compatibile: a) agli enti pubblici economici e agli ordini professionali..”.
E’ dunque pacifico che anche gli ordini professionali siano tenuti all’applicazione del d.lgs. n. 33/2013 e dunque, in base all’art. 29, siano tenuti alla pubblicazione sul sito istituzionale del bilancio preventivo e consuntivo, e che essi, in caso di mancata pubblicazione siano tenuti a rendere disponibili tali informazioni a chiunque ne faccia richiesta (art. 5, comma 1) comunicando al richiedente il relativo collegamento ipertestuale dopo aver provveduto alla pubblicazione.
Quanto all’ambito oggettivo, in particolare, la riforma dell’art. 5 citato, ad opera del d.lg. 25 maggio 2016 n. 97, ha ridisegnato l’istituto dell’accesso civico, ora inteso, non più come rimedio all’inosservanza dell’obbligo di pubblicazione, ma come vero e proprio diritto soggettivo (C.d.S., Sez. consultiva per gli atti normativi, n. 515/2016) a conoscere, nel rispetto dei limiti posti dal successivo art. 5 bis, i dati, i documenti e gli atti in possesso della pubblica Amministrazione, anche non soggetti a pubblicazione, indipendentemente dalla titolarità di situazioni giuridicamente rilevanti.
Recita infatti il comma 2 dell’art. 5: “Allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico, chiunque ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione ai sensi del presente decreto, nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi giuridicamente rilevanti secondo quanto previsto dall'articolo 5-bis”.
L'esercizio di tale diritto (art. 5, comma 3) “non è sottoposto ad alcuna limitazione quanto alla legittimazione soggettiva del richiedente. L'istanza di accesso civico identifica i dati, le informazioni o i documenti richiesti e non richiede motivazione. L'istanza può essere trasmessa per via telematica secondo le modalità previste dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni..”.
Alla stregua di tali presupposti normativi, non rileva il difetto di legittimazione eccepito dall’Ordine di Pisa, né che l’obbligo di pubblicazione dei bilanci sia successivo a quelli del 2008 e del 2011 richiesti, dovendo valere l’istanza della odierna ricorrente, pur in mancanza di specifici richiami al d.lg. n. 33/2013, anche come istanza di accesso civico generalizzato ex art. 5, comma 2, d.lgs. n. 33/2013, e dunque come attivazione del diritto soggettivo a conoscere, nel rispetto dei limiti posti dal successivo art. 5 bis, i dati, i documenti e gli atti in possesso del suddetto Ordine professionale, anche non soggetti a pubblicazione, indipendentemente dalla titolarità di situazioni giuridicamente rilevanti.
Ne consegue che la delibera impugnata deve essere annullata e che l’Ordine degli Avvocati di Pisa dovrà consentire alla ricorrente l’accesso ai documenti e alle informazioni richieste.
Le spese di lite, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza dell’Ordine degli Avvocati di Pisa mentre possono essere compensate nei confronti dell’avv. Pulidori, attesa la posizione defilata dallo stesso assunta nel presente giudizio.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto, annulla la delibera impugnata e ordina all’Ordine degli Avvocati di Pisa di consentire alla parte ricorrente l’accesso ai dati e documenti richiesti con istanza del 30 agosto 2018;
condanna l’Ordine degli Avvocati di Pisa in persona del legale rappresentante pro tempore a rimborsare le spese di lite alla parte ricorrente che si liquidano in complessivi € 2.000,00 oltre oneri accessori, mentre compensa le spese di lite nei confronti dell’avv. Stefano Pulidori.
Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 10 gennaio 2019 con l'intervento dei magistrati: