Source: https://www.laconsulenzaaziendale.it/approfondimenti/chiarimenti-dellinl-sulla-tranciabilita-delle-retribuzioni-dal-1-luglio-2018-16765.html
Timestamp: 2019-03-21 09:28:37+00:00
Document Index: 97560344

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2094', 'art. 2', 'art. 409', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 18']

Chiarimenti dell'INL sulla tranciabilità delle retribuzioni dal 1° luglio 2018 | 360 Consulting
Dal 1° luglio 2018 i datori di lavoro o i committenti non possono più corrispondere la retribuzione o il compenso della collaborazione per mezzo di denaro contante, direttamente al lavoratore o al collaboratore. Le modalità ammesse saranno il bonifico, altri mezzi di pagamento elettronici e l’assegno.
Di seguito un riepilogo delle nuove regole, alla luce dei più recenti chiarimenti offerti dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) con la nota n. 7396del 10.09.2018.
Il divieto di pagamento in contanti delle retribuzioni La Legge di Bilancio 2018 (art. 1 commi 910-913 L. 205/2017) ha previsto che dal 1° luglio 2018 i datori di lavoro/committenti non possono più corrispondere la retribuzione per mezzo di denaro contante direttamente al lavoratore[1], qualunque sia la tipologia del rapporto di lavoro instaurato.
Il divieto di corrispondere la retribuzione attraverso denaro contante è previsto per:
ogni tipo di lavoro subordinato di cui all’art. 2094 del c.c.;
ogni rapporto di lavoro originato da contratti di collaborazione coordinata e continuativa. In tale categoria si dovranno ricomprendere, sia le collaborazioni organizzate dal committente previste dall’art. 2, c.1, del D. Lgs. n. 81/2015 (ricomprese nella disciplina del lavoro subordinato), sia quelle escluse dal secondo comma del citato articolo, ad eccezione dell’attività prestate dagli organi di amministrazione e di controllo delle società, ed infine quelle che non avendo i requisiti di cui al c.1, sono da ricomprendere nelle collaborazioni previste dalla disciplina di cui all’art. 409, c. 3, c.p.c.;
contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci ai sensi della legge n. 142/2001.
Il divieto non si applica, invece:
ai rapporti di lavoro instaurati con la pubblica amministrazione (art. 1, c.2, d.lgs n.165/2001);
al lavoro domestico (l. n.339/1958) rientranti nell’ambito di applicazione dei contratti collettivi nazionali per gli addetti a servizi familiari e domestici, stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale;
ai compensi derivanti da borse di studio, tirocini, rapporti autonomi di natura occasionale, in quanto non espressamente richiamati dal comma 912 della L. 205/2017.
Con la nota 7369 del 10.09.2018 l’INL ha chiarito che il divieto di pagamento in contanti:
riguarda ciascun elemento della retribuzione, ed ogni anticipo della stessa;
non riguarda, invece, la corresponsione di somme dovute a diverso titolo, quali ad esempio quelle imputabili a spese che i lavoratori sostengono nell’interesse del datore di lavoro e nell’esecuzione della prestazione (anticipi e/o rimborso spese di viaggio, vitto e alloggio) che potranno quindi continuare ad essere corrisposte in contanti.
L’indennità di trasferta, avendo una natura mista risarcitoria e retributiva, si ritiene che debba essere compresa tra le somme per cui è previsto l’obbligo di tracciabilità .
Le modalità ammesse, per la corresponsione della retribuzione, o di anticipi di essa, sono:
apertura di un conto di tesoreria presso uno sportello bancario o postale ed effettuare un mandato di pagamento a favore del lavoratore.
A questo proposito l’INL, con la nota 7369 del 10.09.2018 ha chiarito che è ammesso anche il pagamento in contanti presso lo sportello bancario dove il datore di lavoro abbia aperto e risulti intestatario di un conto corrente o conto di pagamento ordinario, e quindi non necessariamente di tesoreria;
L’INL, con la nota 7369 del 10.09.2018, ha chiarito che è ammesso il pagamento delle retribuzioni tramite “vaglia postale” purché sia emesso con indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità (per importi dai 1.000 in su), nella causale siano esplicitati i dati essenziali dell’operazione quali: nome del datore di lavoro e del lavoratore, la data e l’importo dell’operazione, il mese di riferimento e la retribuzione.
La scelta di una delle previste modalità di pagamento potrà essere inserita nel contratto di lavoro, in tal modo si potrà prevedere una formula di quietanza diversa dalla soppressa sottoscrizione della busta
Con la nota 5828 del 4.7.2018 l’INL ha specificato che tra gli strumenti di pagamento elettronico rientra anche il versamento degli importi su carta di credito prepagata intestata al lavoratore, anche laddove la carta non sia collegata ad un IBAN. In questo ultimo caso, per consentire la tracciabilità dell’operazione, il datore di lavoro dovrà conservare le ricevute di versamento anche ai fini della loro esibizione agli organi di vigilanza.
Il pagamento dei soci lavoratori di cooperativa, che sono anche prestatori, ossia intrattengono con la cooperativa un rapporto di prestito sociale, potrà avvenire anche attraverso versamenti su “libretto del prestito”, aperto presso la medesima cooperativa, a condizione che:
questa modalità di pagamento sia stata richiesta per iscritto dal socio lavoratore prestatore;
il versamento sia documentato nella “lista pagamenti sul libretto” a cura dell’Ufficio paghe, e sia attestato dall’Ufficio prestito sociale che verifica l’effettivo accreditamento il giorno successivo alla sua effettuazione.
Sanzioni sulla tranciabilità delle retribuzioni
Si ricorda che per i datori di lavoro o committenti che violano la disposizione sulle modalità di corresponsione della retribuzione, viene comminata una sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da 1.000 euro a 5.000 euro. La norma non prevede la sanzione per il pagamento in contanti, ma solo per il mancato utilizzo dei mezzi di pagamento della retribuzione previsti dalla novella. Si dovranno, quindi, rispettare rigorosamente tali modalità prestando attenzione anche all’ipotesi di comprovato impedimento del lavoratore, nel caso di utilizzo dell’assegno o bancario o circolare.
Una volta ravvisata la violazione non sarà possibile diffidare il datore di lavoro a provvedere alla regolarizzazione entro un determinato termine, ma dovrà direttamente irrogare la sanzione.
La sanzione dovuta pertanto sarebbe pari a 1.667 (5.000/3) e andrebbe pagata tramite il mod. F23 con il codice tributo “741T”, entro 60 giorni dalla notifica del verbale di accertamento.
Con la nota. 5828 del 4.7.2018 l’INL ha chiarito che la sanzione:
è riferita alla totalità dei lavoratori in forza presso il singolo datore di lavoro, con la conseguenza che la sua applicazione prescinde dal numero di lavoratori interessati dalla violazione;
è applicata per il numero di mesi per i quali la violazione si è protratta.
L’Ispettorato del Lavoro, con la nota n. 4538 del 22.05.2018, ha chiarito che costituiscono violazione della suddetta norma anche:
la corresponsione delle somme con modalità diverse da quelle indicate dal legislatore (e riportate al paragrafo precedente);
il versamento delle somme non realmente effettuato (ad esempio se il bonifico venga poi revocato o l’assegno emesso poi annullato prima dell’incasso).
L’Ispettorato del Lavoro, con la nota n. 4538 del 22.05.2018, ha chiarito che il datore di lavoro, in caso di ricevimento del verbale di contestazione e notificazione , può presentare entro 30 giorni:
ricorso alla sede territoriale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (art. 16 D.lgs. 124/2004);
scritti difensivi all’Autorità che ha ricevuto il predetto rapporto (art. 18 L. 689/1981).
[1] Per rapporto di lavoro, ai fini di cui sopra si intende ogni rapporto di lavoro subordinato di cui all’articolo 2094 del codice civile, indipendentemente dalle modalità di svolgimento della prestazione e dalla durata del rapporto, nonché ogni rapporto di lavoro originato da contratti di collaborazione coordinata e continuativa e dai contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci ai sensi della legge 3 aprile 2001, n. 142.
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