Source: https://akidxs.webnode.com/salviamo-la-legge-185/
Timestamp: 2018-11-20 17:23:36+00:00
Document Index: 47263976

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 6']

SALVIAMO LA LEGGE 185 ! ! ! :: G.A.V.C.I.
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Numerose le personalità politiche intervenute al Caffè Pedrocchi di Padova: unanime la condanna al disegno di legge 1927 che modificherebbe la legge 185/90 sul controllo dell'esportazione, importazione e transito di armi. Ma l'iter del ddl 1927 procede senza sosta e senza particolari modifiche...
SALVIAMO LA LEGGE 185
Appello alle coscienze dei nostri parlamentari
Noi rappresentanti di diverse realtà della società civile organizzata, associazioni di volontariato, organizzazioni non governative, comunità religiose, cittadini e cittadine, ricordiamo che, così come esplicitato nell’art. 1 della legge 185/90 che regola il commercio delle armi, la Costituzione Repubblicana all’articolo 11 “ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Coerentemente riteniamo che nessun atto legislativo del Parlamento possa contraddire quel dettato favorendo in qualche modo il ricorso allo strumento della guerra.
Per questo motivo è chiaro e deciso il nostro “NO” alla proposta, contenuta nel Disegno di Legge n. 1927, di modificare la legge 185/90 che regola l’esportazione, l’importazione ed il transito dei materiali di armamento.
Tale legge fu ottenuta grazie all’impegno di diverse realtà di base per vincolare a criteri etici e di trasparenza il commercio di armi. Sono tre i principi fondamentali di questa legge:
1) la necessità di subordinare le esportazioni di armi alla politica estera italiana, alla Costituzione e ad alcuni principi del diritto internazionale. Questo implica un diretto controllo delle autorità ministeriali nelle fasi di autorizzazione a trattare, autorizzazione all’esportazione, e di conoscenza dell’uso finale delle armi esportate. Inoltre tale principio comporta il divieto di esportare armi se queste esportazioni contrastano con la lotta al terrorismo internazionale, il divieto di esportare a stati responsabili di gravi violazioni dei diritti umani ed il divieto di esportare in zone di conflitto.
2) la necessità di controllare i movimenti di materiali di armamento italiani, per impedire il traffico illecito di armi, e soprattutto il fenomeno delle triangolazioni che ne costituisce l’elemento di cardine. In particolare è previsto all’art. 11 comma 3 un “certificato di uso finale” rilasciato dalle autorità governative del Paese destinatario, attestante che il materiale viene importato per proprio uso e che non verrà riesportato senza la preventiva autorizzazione delle autorità italiane preposte a tale compito. Va a tal punto ricordato che la conferenza ONU su “Commercio illecito di armi leggere”, tenutosi a New York nel luglio 2001, ha espresso gravissime preoccupazioni sugli effetti del commercio illecito di armi in termini di: destabilizzazione socio-economica dei paesi a più basso livello di sviluppo, incremento dell’impiego dei bambini soldato nei conflitti, sostegno ad attività di terrorismo internazionale, crimine organizzato e traffico di droga.
3) l’affermazione di precise istanze di trasparenza nel commercio delle armi, in base alle quali il Presidente del Consiglio ogni anno deve presentare una relazione al parlamento stesso e, quindi, all’opinione pubblica sull’esportazione ed importazione di armi italiane, indicando tipologia e quantità di armi esportate, azienda produttrice, Paese di destinazione, transazioni bancarie.
La mobilitazione di un vasto numero di organizzazioni, riunite nel cartello FERMIAMO I MERCANTI DI MORTE! ha ottenuto l’esito di un riesame del Disegno di Legge 1927, da parte della Commissione Difesa, che, tuttavia, ha valutato e respinto a maggioranza i diversi emendamenti che erano stati presentati con lo scopo di impedire la modifica della legge 185. Ora il Disegno di Legge 1927 torna alla camera per essere votato.
Noi rappresentanti di diverse realtà della società civile organizzata, associazioni di volontariato, organizzazioni non governative, comunità religiose, cittadini e cittadine, chiediamo ai parlamentari del Veneto:
*Che si facciano carico della responsabilità di garantire il controllo delle autorità pubbliche e della società civile sul commercio di armi
*Di impegnarsi concretamente nella lotta al commercio illecito di armamenti
*Di difendere la trasparenza delle transazioni finanziarie relative al commercio di materiale bellico.
Per questo ci appelliamo alla coscienza dei parlamentari del Veneto affinchè votino contro il Disegno di Legge 1927 qualora non contenga le proposte emendative presentate in “Commissione Difesa” a tutela del controllo pubblico sul commercio delle armi.
In particolare quelle ralative:
* all’art. 3 del Disegno di Legge 1927, per quanto riguarda la tutela del controllo della politica estera italiana al commercio di armi a seguito di concessione di licenza globale[1].
* all’art. 5 e all’art. 7, per vincolare a criteri di tutela contro l’esportazione in paesi gravi violatori dei diritti umani o in stato di conflitto, l’esportazione di armi in paesi NATO o dell’UE , nel caso siano diversi dai sei paesi Firmatari dell’Accordo di Farnborourgh.
* all’art. 6, comma 1 lettere b) e c), per garantire il rilascio del “certificato di uso finale” da parte delle autorità governative del Paese destinatario, nel caso le esportazioni siano verso paesi non firmatari dell’accordo quadro e relativo allegato fatto a Franborourgh.
* all’art. 6, comma 1 lettera a), per garantire la trasparenza delle transazioni finanziarie.
L’impegno per garantire un rigoroso e trasparente controllo al commercio delle armi è motivato dall’urgenza di dotarsi di concreti strumenti di lotta al terrorismo internazionale e al commercio illecito di armi da cui derivano guerre, vittime civili, povertà e disperazione di milioni di bambini soldato. La politica dell’UE di dotarsi di un più solido sistema di difesa non può andare a scapito di tali principi, ed essendo la legge 185/90 una delle più avanzate in Europa in campo di controllo dell’export di armi, essa dovrebbe essere estesa ad altri paesi Europei, non ridotta per “facilitare” la cooperazione.
Ci appelliamo inoltre perchè i parlamentari del Veneto si attivino in sede di Convenzione Europea per promuovere un forum sul controllo di export di materiale bellico. La necessità di un maggiore coordinamento non deve esserci solo nello sforzo di garantire strumenti bellici più avanzati e sofisticati ma, in primo luogo, nella difesa dei principi di trasparenza delle transazioni e nell’impegno alla lotta contro il commercio illecito di armi.
GAVCI (Gruppo Autonomo Volontariato Civile in Italia),GiINS (Giovani Insieme), Rete di Lilliput, Azione Cattolica, ACLI, , AGESCI, ANOLF, Assopace, Beati i Costruttori di Pace, Caritas, CISL, CIF, CUAMM, GIM-Padova, Missionari Comboniani, Missionari Dehoniani, Ass. Popoli Insieme, Tavola delle Donne per l'Ulivo
[1] La "licenza globale di progetto" viene concessa per l'export di materiale bellico verso paesi facenti parte di programmi intergovernativi di sviluppo del sistema di difesa europeo. Tuttavia, mentre secondo l'Accordo di Farnborourgh tali esportazioni sono possibili solo verso i paesi firmatari dell'Accordo, il Disegno di Legge 1927 prevede la concessione della "licenza globale di progetto" anche per esportazioni verso qualsiasi paese UE o NATO, senza alcun vincolo riguardo eventuali riesportazioni di armi italiane da parte di tali paesi.
Articoli dei quotidiani sulla conferenza del 2 giugno
Articolo tratto da "il Mattino di Padova"
Pacifisti e parlamentari locali raccolti davanti al Comune per difendere la legge 185
“Maggiore controllo sulle armi”
L'appello a mantenere i limiti sulle esportazioni “Salviamo la legge 185”. As'sociazioni di volontariato, comunità religiose e organizzazioni non governative hanno lanciato un appello ai parlamentari padovani affinché non venga stravolto il significato della normativa che disciplina l'esportazione, l'im- portazione ed il transito delle armi. Una presa di posizione iniziata con una manifestazione davanti a Palazzo Moroni per sensibilizzare l'opinione pubblica, e proseguita al Caffè Pedrocchi alla presenza di numerosissimi parlamentari dell'opposizione (unico rappresentante della maggioranza il deputato leghista Flavio Rodeghiero) e consiglieri regionali locali, oltre ad esponenti del mondo religioso. L'incontro ha avuto lo scopo di richiamare i rappresentanti della città ad un compito di vigilanza e coerenza sulla legge 185 basata su un sistema di controlli e trasparenze riguardo alla destinazione finale delle armi. Le associazioni mobi- litate, tra cui Gruppo autonomo di volontariato civile in Italia (Gavci), Giovani insieme e Rete lilliput, riunite sotto il cartello “Fermiamo i mercanti di morte”, chiedono che i parlamentari veneti votino contro il disegno di legge 1927 che lascerebbe il via libera alla produzione e all'export di armi, annullando quelle procedure proprie della 185 che oggi consentono di ottenere informazioni sulla ti-pologia e la quantità delle armi esportate, sulle aziende produttrici, sulle transazioni bancarie e soprattutto permettono di conoscere il Paese di destinazione tagliando fuori gli stati responsabili di gravi violazioni dei diritti uniani e le zone di conflitto: “La legge 185 è un impegno rigoroso e trasparente a garantire il controllo sul commercio delle armi” spiegano i rappresentanti del GAVCI. “E' inutile che sosteniamo la pace e la lotta alla povertà e al terrorismo se poi lasciamo spazio a leggi che alimentano un commercio delle armi senza vincoli”. “La politica dell'Unione europea di dotarsi di un più solido sistema di difesa non può andare a scapito di quanto fatto finora dall'Italia che con la legge 185 si pone tra le più avanzate in Europa nel controllo dell'export delle armi”, spiega il senatore dell'Ulivo Tino Bedin. “Per una volta non dovremmo essere noi a ridimensionare le nostre leggi per facilitare la cooperazione con gli altri Paesi, ma dovrebbero essere questi ultimi a imparare dalla legge italiana”.
Articolo tratto da "il Gazzettino di Padova"
PROTESTA La ratifica dell'accordo europeo di Farnborough stravolge le attuali garanzie di trasparenza
“Lo Stato controlli l'export di armi”
Associazioni di volontariato contro la modifica delle leggi sulla vendita di armi all'estero E' una guerra senza armi quella che promuovono il Gruppo Autonomo di Volontariato Civile in Italia, i Giovani Insieme e la Rete Lilliput contro il disegno di legge 1927 che, ratificando l'accordo europeo di Farnborough, stravolge l'apparato normativo della legge 185 del '90 che ore regola il settore. Ieri sono scesi in piazza i rappresentanti padovani di queste associazioni pacifiste: un minuto di urla e schiamazzi di fronte a Palazzo Moroni per catturare l'attenzione dei passanti e sensibilizzarli ad un ddi che rischia di cancellare gli strumenti di controllo sulla produzione ed l'esportazione di armi. Un volantinaggio prima e un Incontro con parlamentari, senatori e politici padovani poi per sottoporre loro le perplessità che queste associazioni "di categoria" vivono in rapporto alla modifica di una legge (la 185) che ritengono Ira le più avanzate in Europa e degna di essere imitata". A raccogliere le lamentele di chi per il pacifismo e contro le armi combatte ogni giorno, c'erano Tino Bedin senatore della Margherita, Piero Ruzzante, Andrea , Colasio e Flavio Rodighiero, deputati di DS, Margherita e Lega, i consiglieri regionali Giovanni Gallo, Margherita Miotto e Iles Braghetto, Carlo Covi segretario provinciale dello SDI , don Livio Destro dell'ufficio pastorale sociale e del lavoro e Don Albino Bizzotto dei Beati Costruttori di Pace. Univoca la presa di posizione contro un ddl che, passato in Commissione Difesa, si prepara all'iter camerale. Il ddl 1927 - denunciano i promotori dell'iniziativa - è in contrasto con l'articolo 11 della Costituzione, sottrae l'export delle armi al controllo ora garantito dal Ministero degli Esteri e delle Finanze, non garantisce la trasparenza di informazione sulle transazioni finanziarie e mina l'istituto del "certificato d'uso" (ora chi compra armi dall'Italia deve dichiararne l'utilizzo e chiedere il permesso per rivenderle a terzi).