Source: http://www.finanzaediritto.it/articoli/la-riforma-dell%EF%BF%BDoccupazione-avv-belmonte-1018.html
Timestamp: 2019-05-24 04:18:59+00:00
Document Index: 70344542

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 120', 'art. 117', 'art. 1', 'art. 20', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 11', 'art. 21']

(Legge 14 febbraio 2003 n° 30 – Decreto legislativo di attuazione 10 settembre 2003 n° 276)
Il D.L.gs. 10/09/2003 n. 276 deve essere inquadrato nell’ambito degli orientamenti della Comunità Europea relativi all’occupazione. Il legislatore intende garantire l’efficienza e la trasparenza del mercato del lavoro, migliorando l’inserimento professionale dei disoccupati e di tutti coloro che sono in cerca di una prima occupazione, promuovendo la qualità e la stabilità del lavoro.
La legge intende snellire e semplificare le procedure di incontro tra domanda e offerta di lavoro; modernizzare il collocamento pubblico nel rispetto delle competenze delle Regioni e delle Province[i]; potenziare l’intervento dei servizi pubblici per lo sviluppo del lavoro femminile, giovanile e l’inserimento dei lavoratori anziani; coordinare il collocamento privato e i servizi pubblici all’impiego; ampliare l’operatività dei privati, i quali potranno esercitare congiuntamente l’attività di collocamento e di fornitura di lavoro temporaneo; applicare la disciplina sulla privacy, vietando agli operatori pubblici e privati di compiere trattamenti discriminatori e la preselezione dei lavoratori in base alle opinioni politiche, religiose, sindacali[ii].
La normativa, per realizzare tali obbiettivi, ha previsto:
- l’istituzione presso il Ministero del Lavoro di un Albo delle Agenzie per il lavoro;
- l’istituzione della Borsa continua nazionale del lavoro;
- l’istituzione degli Organi di certificazione;
- la disciplina dei nuovi contratti di lavoro (la somministrazione del lavoro, il lavoro intermittente, il lavoro ripartito, il part-time, il contratto di apprendistato, il contratto di inserimento, il lavoro a progetto, il lavoro occasionale di tipo accessorio);
- Sanzioni penali e amministrative. Il decreto legislativo di attuazione non si applica alle pubbliche amministrazioni e al loro personale[iii].
La Riforma ha previsto l’istituzione presso il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali di un Albo delle agenzie per il lavoro[iv].
L’albo è suddiviso in cinque sezioni:
1. le agenzie di somministrazione del lavoro a tempo determinato o a termine, abilitate a svolgere servizi di consulenza ed assistenza nel settore informatico, servizi di pulizia, custodia, portineria, servizi di trasporto, gestione di biblioteche, archivi, attività di marketing, gestione di call center, avvio di nuove iniziative imprenditoriali, costruzioni edilizie[v]. In questa prima sezione dell’albo vengono inserite le agenzie per il lavoro che hanno competenza generale, comprendendo anche altre attività individuate dai contratti collettivi di lavoro nazionale o territoriale;
2. le agenzie di somministrazione di lavoro a tempo indeterminato, abilitate a svolgere esclusivamente una delle attività sopra menzionate;
3. le agenzie di intermediazione, che svolgono attività di mediazione tra domanda e offerta di lavoro, inserendo anche i soggetti disabili e svantaggiati; 4. le agenzie di ricerca e selezione del personale, rivolte alla risoluzione di una esigenza specifica dell’organizzazione committente;
5. le agenzie di supporto alla ricollocazione del personale, che svolgono la propria attività solo su specifico incarico dell’organizzazione aziendale committente, reinserendo i lavoratori in esubero.
Le Agenzie per il lavoro, munite di specifici requisiti, dovranno presentare una istanza scritta al Ministero del Lavoro, che rilascerà l’autorizzazione provvisoria entro sessanta giorni dalla data della richiesta, provvedendo alla iscrizione dell’agenzia nell’albo. Decorsi due anni, le agenzie potranno richiedere l’autorizzazione definitiva, che verrà rilasciata entro novanta giorni dalla richiesta. Il legislatore prevede una forma di silenzio assenso, cioè trascorsi inutilmente i sessanta o i novanta giorni, la domanda si riterrà accettata.
Ulteriore novità consiste nel fatto che l’attività di intermediazione può essere svolta anche da soggetti diversi dalle agenzie, quali:
- le università pubbliche e private;
- le fondazioni universitarie;
- gli istituti di scuola secondaria di secondo grado, sia statali che paritari;
- le associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori, firmatarie dei contratti collettivi nazionali di lavoro;
- le associazioni che hanno ottenuto riconoscimento istituzionale di rilevanza nazionale;
- l’ordine nazionale dei consulenti del lavoro.
Anche le Regioni e le Province autonome hanno il potere di rilasciare le autorizzazioni per svolgere le attività di intermediazione, ricerca e selezione del personale, supporto alla ricollocazione professionale[vi]. L’autorizzazione provvisoria verrà rilasciata entro sessanta giorni dalla data dell’istanza.
Contestualmente se ne dovrà dare comunicazione al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in modo che l’agenzia venga iscritta in una apposita sezione regionale dell’Albo delle agenzie per il lavoro. Le Regioni hanno anche il potere di accreditare, cioè riconoscere ad un operatore pubblico o privato l’idoneità ad erogare i servizi del lavoro nell’ambito regionale. Tali Enti dovranno gestire appositi elenchi per l’accreditamento.
La Riforma ha istituito anche la Borsa continua nazionale del lavoro, destinata a sostituire il SIL[vii]. La Borsa continua nazionale del lavoro è un sistema telematico aperto di incontro tra domanda e offerta di lavoro, all’interno del quale i lavoratori, i disoccupati, gli operatori pubblici e privati autorizzati o accreditati, i datori di lavoro e le imprese possono immettere direttamente le informazioni utili per l’incontro tra domanda e offerta del lavoro. I lavoratori potranno, perciò, inserire le proprie candidature e le aziende potranno richiedere nuovo personale, in modo diretto senza dover ricorrere ad un intermediario. In questo modo si garantisce ai cittadini di godere del diritto al lavoro (art. 4 Cost.), dando attuazione all’art. 120 Cost., che stabilisce che la Regione non deve limitare l’esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio.
Tale sistema è strutturato sul livello nazionale, che integra i sistemi regionali, e sul livello regionale, che integra i sistemi pubblici e privati presenti sul territorio e i servizi per l’impiego.
La procedura di certificazione dei contratti di lavoro è una delle più importanti novità della Riforma Biagi, il cui scopo è quello di ridurre il contenzioso sulla natura dei contratti di lavoro intermittente, di lavoro ripartito, di lavoro a tempo parziale, di lavoro a progetto, di associazione in partecipazione[viii].
Le Commissioni di certificazione possono essere istituite presso gli enti bilaterali nell’ambito territoriale, gli enti bilaterali a livello nazionale, le Direzioni provinciali del lavoro e Province, università pubbliche e private.
La procedura è volontaria e deve essere preceduta da una istanza scritta comune delle parti del contratto. Alla Direzione provinciale del lavoro deve essere data immediata comunicazione dell’inizio del procedimento, che dovrà concludersi entro trenta giorni dalla data di ricezione dell’istanza. L’atto di certificazione deve essere motivato. Dovrà indicare il termine, l’autorità competente dinnanzi alla quale produrre ricorso e gli effetti civili, amministrativi, previdenziali o fiscali che derivano dal contratto. I soggetti, nei cui confronti l’atto produce effetti, che intendono proporre ricorso giurisdizionale, devono prima espletare il tentativo di conciliazione obbligatorio[ix].È possibile anche ricorrere al TAR, per violazione del procedimento e per eccesso di potere. Anche per il regolamento interno delle cooperative si può ricorrere alla procedura di certificazione, per quanto riguarda la tipologia dei rapporti di lavoro attuati dalla cooperativa con i soci lavoratori. Ogni socio della cooperativa potrà scegliere, oltre al rapporto associativo, se instaurare un rapporto di lavoro autonomo o subordinato o di collaborazione coordinata non occasionale. (...)
articolo estratto dalla rivista Basilea 2, anno II (2005), numero 3
[i] Le competenze delle Regioni e Province sono delimitate dal D.L.gs. 469/97 e dall’art. 117 Cost., riformato dalla l. Cost. 18/10/2001 n. 3.
[ii] L. 675/96 e artt. 9-10-11 del D.L.gs. 276/2003.
[iii] Art. 5 L. 30/2003 e art. 1 decreto legislativo di attuazione.
[iv] Art. 4 D.L.gs. 276/2003.
[v] L’art. 20 del D.L.gs. Specifica le attività che possono svolgere le agenzie.
[vi] L’art. 6, commi 6-8, D.L.gs 276/2003 attribuisce alle Regioni e Province autonome il potere di rilasciare l’autorizzazione; l’art. 2,comma 1, lett. F attribuisce alle Regioni il potere di accreditare.
[vii] Sil è un analogo schema di coordinamento istituito dall’art. 11 del D.L.gs. 469/97.
[viii] Art. 75, D.L.gs. 276/2003.
[ix] Art. 410 c.p.c., modificato dal D.L.gs. 80/98.
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