Source: http://www.overlex.com/leggiarticolo.asp?id=2783
Timestamp: 2019-03-23 21:42:04+00:00
Document Index: 180108862

Matched Legal Cases: ['art. 1321', 'art. 1470', 'art. 1336', 'art. 1350', 'art. 1134', 'art. 1121']

La nozione di contratto non è definita allo stesso modo in tutti gli ordinamenti giuridici, anche se in tutte le definizioni l'elemento è l'accordo tra due o più soggetti, che rappresentano le parti del contratto, per produrre effetti giuridici, cioè costituire, modificare o estinguere rapporti giuridici, quindi un atto giuridico e, più precisamente, un negozio giuridico bilateriale o plurilaterale.
Nel nostro Ordinamento, che appartiene al Civil Law, il Codice Civile all'art. 1321 rubricato “nozione” ne dà la definizione e recita testualmente:
“il contratto è l'accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale".
Interpretando l'articolo, si deduce che il contratto è un rapporto, necessariamente bilaterale o plurilaterale, avente di volta in volta la funzione di costituire (nel senso di incidere sulla situazione e sugli interessi delle parti introducendo un nuovo rapporto), regolare (cioè apportare una qualsiasi modifica ad un rapporto già esistente) o estinguere (nel senso di porre fine a un rapporto preesistente) un rapporto giuridico patrimoniale.
Nel linguaggio corrente e nel linguaggio economico il contratto è concepito come l'accordo tra due o più soggetti per lo scambio di prestazioni.
Nella compravendita ad esempio, un soggetto trasferisce all'altro un bene e, in cambio, riceve da questi una certa somma di denaro che rappresenta il corrispettivo (ex art. 1470 c.c.)
Il collegamento tra la promessa (promise, la dichiarazione di assumere un obbligo) di una parte e quella dell'altra parte è la cosiddetta consideration, che è considerata requisito non del contratto ma di ciascuna promessa.
Di conseguenza in questi ordinamenti il contratto può essere definito come l'accordo per lo scambio di promesse.
Negli ordinamenti di civil law, invece, il concetto ha una maggiore estensione, che è frutto della tendenza all'astrazione che caratterizza queste culture giuridiche.
Qui, vengono fatti rientrare tra i contratti non solo gli accordi caratterizzati da uno scambio di prestazioni e dal sorgere di obblighi in capo a tutte le parti (contratti bilaterali o sinallagmatici) ma anche quelli che, come la donazione, fanno sorgere obblighi in capo solo a una o ad alcune delle parti (e che per loro natura sono contratti unilaterali).
Nei paesi di common law, un atto privo di consideration è possibile solo come deed (donazione), e sarebbe un atto con una serie di requisiti formali:
redazione per iscritto, firma della parte e suo sigillo, (oggi sostituito dalla dicitura "as seal"), presenza di un testimone, consegna del documento all'altra parte.
Gli ordinamenti di civil law, a differenza di quelli di common law, ammettono l'esistenza di contratti reali, i quali a differenza dei contratti consensuali, per perfezionarsi oltre al consenso delle parti richiedono la consegna dell'oggetto del contratto dall'una all'altra parte (traditio rei)
Le situazioni che negli ordinamenti di civil law danno luogo a un contratto reale, nei sistemi di common law danno luogo a un bailment, un rapporto giuridico in forza del quale chi ha consegnato il bene (bailor) può ne può chiedere la restituzione a colui che lo ha ricevuto (bailee), non in virtù di un'obbligazione contrattuale ma in virtù della proprietà o del possesso sul bene stesso.
L'elemento che caratterizza il bailment è rappresentato dalla consegna di cose mobili dal bailor al bailee alla condizione espressa o tacita che saranno restituite non appena sarà venuto meno lo scopo della consegna.
Nemmeno nell'area di civil law il concetto di contratto ha dovunque la stessa estensione.
Mentre nell'ordinamento tedesco e in quelli a esso ispirati è considerato contratto qualsiasi atto negoziale bilaterale o plurilaterale, indipendentemente dal suo contenuto, in alcuni ordinamenti di civil law, tra i quali l'ordinamento francese e quello italiano, sono contratti solo quegli accordi con i quali si creano, modificano o estinguono rapporti giuridici patrimoniali, vale a direrapporti che corrispondono a interessi di natura economica (cioè suscettibili di essere valutati in denaro).
Inoltre, nell'ordinamento tedesco e in quelli a esso ispirati (Danimarca, Grecia, Brasile) la validità del contratto non richiede, oltre all'accordo tra le parti, una causa perché l'ordinamento, in base al principio di astratezza, conferisce validità alla dichiarazione di volonta in sé, a differenza di quello che avviene negli ordinamenti dove vige il principio di causalità (che comprendono il resto dell'Europa, a eccezione di Germania, Danimarca e Grecia, e la maggior parte dell'America latina). Quella di causa è una nozione che risale al diritto romano o, meglio, alla sua rielaborazione da parte dei giusnaturalisti del XVIII secolo, ed è stata mantenuta nel Code Napoléon francese, da dove si è diffusa negli ordinamenti che ne hanno recepito il modello, tra i quali l'ordinamento italiano.
La causa sul piano teorico è stata definita in vari modi
Ad esempio, come schema dell'operazione economico-giuridica che il contratto realizza immediatamente, indipendentemente da ogni scopo ulteriore del contratto, che viene designato come motivo, e finisce per riflettere l'esistenza di uno scambio di prestazioni nel caso dei contratti a titolo oneroso (richiamando così la consideration anglosassone) e lo spirito di liberalità, il cosiddetto animus donandi, nel caso dei contratti a titolo gratuito.
Alla luce di questo, negli ordinamenti di civil law che si rifanno al BGB il contratto può essere definito come negozio giuridico bilaterale o plurilaterale, mentre in quelli che si rifanno al Code Napoléon può essere definito come accordo per l'esecuzione di una prestazione.
Riguardo la formazione del contratto gli ordinamenti nel lorocomplesso richiedono per la conclusione l'accordo tra le parti, nel senso che le loro dichiarazioni di volontà devono coincidere, e in virtù all'accordo, le dichiarazioni delle parti si fondono in un unico atto bilaterale o plurilaterale.
Nel caso di contratto inter praesentes, cioè quando le parti si trovano nello stesso luogo e nello stesso momento oppure, anche trovandosi in luoghi diversi, sono in comunicazione tra loro con modalità che l'ordinamento equipara alla compresenza (per esempio, nella generalità degli ordinamenti, il collegamento telefonico), le dichiarazioni delle parti devono essere fatte senza ritardo.
A riguardo, la regola seguita dalla generalità degli ordinamenti è che la proposta deve contenere gli elementi essenziali del contratto (altrimenti sarebbe solamente un invito a proporre) mentre l'accettazione deve essere conforme alla proposta, altrimenti vale come nuova proposta (controproposta).
La generalità degli ordinamenti ammette, inoltre, la possibilità di una proposta rivolta a una pluralità indeterminata di persone, la cosiddetta offerta al pubblico (in Francia, per esempio, è ammessa dalla dottrina e dalla giurisprudenza, mentre in Italia è prevista dall'art. 1336 del Codice Civile ).
- Nel momento nel quale chi ha ricevuto la proposta ha spedito l'accettazione, secondo il principio della spedizione seguito in ordinamenti come Francia, Brasile, Argentina, Spagna (limitatamente ai contratti disciplinati dal codice di commercio) e paesi di common law (dove è noto come mail-box rule).
-Nel momento nel quale chi ha formulato la proposta è venuto a conoscenza dell'accettazione, secondo il principio della cognizione seguito in ordinamenti come Spagna (per i contratti disciplinati dal codice civile), Italia, Paesi Bassi e Filippine.
-Nel momento nel quale l'accettazione è pervenuta all'indirizzo di chi ha formulato la proposta, secondo il principio della ricezione seguito in ordinamenti come Germania, Austria, Russia, Belgio e Danimarca.
La revoca della proposta impedisce la conclusione del contratto se si verifica prima della stessa. Mentre in alcuni ordinamenti di civil law (Italia, Francia, Spagna ) la proposta può essere revocata, salvo che il proponente l'abbia dichiarata irrevocabile, in altri (Germania, Austria, Portogallo, Svizzera, Ungheria) è irrevocabile, salvo che il proponente l'abbia dichiarata revocabile.
In relazione alla forma, la volontà delle parti può essere dichiarata con le parole o con altro segno che in determinate circostanze abbia lo stesso significato (ad esempio: l'alzata della mano durante un'asta).
Nella maggioranza degli ordinamenti, di solito, le parti sono libere di scegliere la forma della dichiarazione, secondo il principio di libertà delle forme, e rappresentano eccezioni i casi nei quali è prescritta una determinata forma, che tipicamente è quella scritta, come nell'art. 1350 del Codice Civile italiano.
La volontà si può anche dedurre dal comportamento della parte, (il cosiddetto comportamento concludente) e, più precisamente dal fatto che essa si è comportata come se il contratto fosse stato concluso, nonostante fosse assente una dichiarazione espressa.
In questo caso l'eccezione è rappresentata dalla Svizzera dove, di regola, il silenzio protratto per un congruo termine vale accettazione.
La violazione di questo dovere da luogo a un illecito civile, considerato da dottrina e giurisprudenza extracontrattuale in certi ordinamenti (per esempio, Francia e - secondo l'opinione prevalente - Italia), contrattuale in altri (per esempio, Germania): è la cosiddetta responsabilità precontrattuale (o culpa in contraendo).
Nel corso delle trattative le parti possono sottoscrivere lettere d'intenti (note anche come memorandum of understanding o statement of principles), documenti scritti con i quali fissano i punti su cui sono già pervenute a un accordo e disciplinano il prosieguo delle trattative, senza che questo le impegni a concludere il contratto. Al contrario, il contratto preliminare è un vero e proprio contratto che obbliga le parti a concludere, in un momento successivo, il contratto definitivo di cui contiene gli elementi essenziali. Non in tutti gli ordinamenti, però, il contratto preliminare ha lo stesso valore ed, anzi, in quelli di common law si vede negato il valore di contract dalla giurisprudenza per l'oggetto troppo indeterminato e, comunque, la mancanza di consideration.
La concezione ottocentesca vedeva nella volontà privata la fonte stessa degli effetti giuridici, che l'ordinamento doveva proteggere, ponendo al più limiti esterni.
Questa idea è all'origine dell'enunciazione, contenuta nell'art. 1134 del Code Napoléon, poi imitato da molti altri codici civili, che il contratto ha "forza di legge" tra le parti.
Oggi prevale, invece, l'idea che sia solo l'ordinamento a produrre gli effetti giuridici e il contratto sia soltanto una fattispecie alla quale questi effetti sono ricollegati.
L'ordinamento può ricollegare al contratto effetti giurici anche in mancanza o addirittura contro la volontà delle parti.
Il contratto a favore di terzi è previsto dal codice civile nei paesi di civil law (a partire dall'art. 1121 del Code Napoléon),mentre negli ordinamenti di common law si è fatto strada più a fatica, attraverso leggi che hanno permesso di superare l'ostacolo frapposto dal principio della privity of contract e dalla dottrina della consideration (nel diritto inglese è stato generalizzato solo con una legge del 1999).
In altri ordinamenti di civil law, invece, è ancora necessaria la consegna del bene (o un atto equivalente, come la iscrizione nei registri immobiliari): Germania, Grecia, Austria, Svizzera, Spagna, Svezia, Russia e maggior parte dei paesi dell'Europa orientale, vari paesi dell'America latina.
Dove vige il principio del consenso traslativo una parte consegna all'altra un bene del quale è già proprietaria, essendo già avvenuto il trasferimento di proprietà in virtù del contratto.
Al contrario, dove non vige questo principio, una parte, con il contratto si obbliga a fare acquistare la proprietà all'altra parte attraverso un successivo, separato negozio in modo che il contratto ha solo effetti obbligatori.