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Timestamp: 2017-01-24 07:24:38+00:00
Document Index: 151600867

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 39', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 2116', 'art.\n5', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 39', 'art. 40', 'art. 41', 'art.\n31', 'art. 6', 'arte\n9', 'art. 1', 'art. 7', 'sentenza ']

Circolare INPS n. 95 bis del 06.09.2006
Prestazioni economiche di malattia e di
maternità. Questioni varie
[ La circolare 95, emessa nella stessa
data, è stata sostituita dalla presente - nota T&L ]
Indennizzabilità festività soppresse.
Legalizzazione dei certificati di malattia rilasciati in Paesi extra UE..
Indennità di malattia e lavoratori aventi titolo a prestazioni pensionistiche.
Lavoratori iscritti alla gestione separata di cui all�'art. 2, comma 26, della
legge n. 335/1995: inapplicabilità dei termini di decadenza stabiliti dalla
legge n. 438/1992; equiparazione del day hospital al ricovero;inapplicabilità
del c.d. automatismo delle prestazioni.
Il lavoratore agricolo a tempo determinato che ha prestato nell�'anno
precedente l�'inizio dell�'evento morboso almeno 51 giornate di attività come
lavoratore agricolo a tempo indeterminato ha diritto all�'indennità di
malattia per un numero di giornate pari a quelle effettuate nell�'anno
I lavoratori che beneficiano dell�'incentivo al posticipo del pensionamento
hanno diritto all�'indennità di malattia.
Riposi giornalieri ex art. 39 del T.U.( c.d. riposi di allattamento ) :
cumulabilità coi recuperi effettuati mediante l�'utilizzo della banca ore;
compatibilità col part-time orizzontale; diritto del padre al raddoppio dei
permessi in caso di parto plurimo; fruibilità da parte delle lavoratrici
dipendenti in distacco sindacale.
La riemissione in pagamento di assegni per prestazioni economiche di malattia e
di maternità non riscossi è subordinata alla verifica del mancato decorso del
termine annuale di prescrizione vigente nella materia.
Nei casi di malattia ascrivibile a mobbing l�'azione di surroga può
essere attivata autonomamente dall�'Istituto solo quando vi è stato un previo
accertamento di responsabilità del terzo in sede giudiziale.
Nelle ipotesi di malattie che si esauriscono nel periodo di carenza permane in
capo al lavoratore l�'obbligo dell�'invio del certificato medico sia all�'INPS
che al datore di lavoro
1) FESTIVITA�' SOPPRESSE (malattia e
Sono pervenute richieste di
chiarimenti circa l�'indennizzabilità delle giornate infrasettimanali non più
considerate festive per effetto della legge 5 marzo 1977, n. 54 e successive
modificazioni (trattasi come noto delle ricorrenze dell�'Ascensione, del Corpus
Domini, del 19 marzo, del 29 giugno e del 4 novembre).
Al riguardo si ribadisce che le predette giornate sono
indennizzabili solo se le stesse  come peraltro in genere avviene  sono
normalmente lavorate e retribuite (per le stesse non viene cioè corrisposto,
oltre al compenso per il lavoro svolto, un ulteriore emolumento pari al
trattamento dovuto per i giorni festivi) (1).
Infatti il 2° comma dell�'art. 6 della legge n.
138/1943, precisa che l�'indennità non è dovuta per le giornate in cui il
lavoratore ammalato percepisce dal datore di lavoro un trattamento economico,
non integrativo della indennità di malattia, di importo pari o superiore a
quello previdenziale.
Il criterio comporta che nell�'ipotesi, segnalata da
alcune Sedi, di aziende che corrispondono per contratto ai propri dipendenti
nella prima successiva domenica del mese considerato il compenso aggiuntivo
relativo alla festività soppressa cadente in un giorno feriale lavorativo, al
lavoratore assente per malattia nel giorno ex festivo stesso spetterà, per tale
giorno, in quanto normalmente retribuito, il trattamento previdenziale. Nell�'ipotesi
di impiegati, la domenica non sarà indennizzabile, ai sensi del citato art. 6,
comma 2 della legge n. 138/1943 (2).
2) LAVORATORI OCCUPATI IN ITALIA CHE SI
AMMALANO DURANTE TEMPORANEI SOGGIORNI ALL�'ESTERO. LEGALIZZAZIONE DEI
CERTIFICATI DI MALATTIA (malattia).
impartite (v. da ultimo circ. n. 136/2003,
par. 11), per i lavoratori occupati in Italia che si ammalano durante temporanei
soggiorni in Paesi che non fanno parte della Unione Europea (3) o che non hanno
stipulato con l�'Italia Convenzioni o Accordi specifici che regolano la
materia, la corresponsione dell�'indennità di malattia può aver luogo solo
dopo la presentazione all�'INPS della certificazione originale, legalizzata a
cura della locale rappresentanza diplomatica o consolare italiana.
E�' stato segnalato che alcune Ambasciate o Consolati
operanti presso i predetti Paesi (ad esempio Marocco, Sri Lanka) incaricano
medici di loro fiducia di esaminare i certificati di cui trattasi. Detti medici,
dopo averne accertata la veridicità, consegnano agli interessati (che talvolta
vengono anche sottoposti a visita) la certificazione originale
convalidata, ovvero, in sostituzione di questa, altra certificazione da loro
redatta direttamente in lingua italiana.
In presenza di tali situazioni la legalizzazione deve
ritenersi in sostanza perfezionata all�'atto della convalida della
certificazione originale o della redazione della nuova certificazione, fermo
restando che è comunque sempre necessaria la attestazione, da parte dell�'ambasciata
o consolato interessati, della veste di proprio medico fiduciario conferita al
sanitario che ha svolto il servizio in argomento, nonché della autenticità
della sua firma.
Sull�'argomento legalizzazione, più in
generale, si ritiene utile fornire le seguenti indicazioni. L�'adempimento può
non essere richiesto ai lavoratori che si ammalano in Paesi non facenti parte
dell�'Unione Europea ma che hanno stipulato con l�'Italia (o con la U.E.)
Convenzioni o Accordi specifici che regolano la materia in cui è espressamente
previsto che la certificazione di malattia rilasciata dall�'Istituzione locale
competente (o, per quanto qui interessa, da medici abilitati dalla stessa) è
esente da legalizzazione.
I Paesi di cui trattasi sono: (4)
- Paesi extra UE con i quali sono stati
stipulati Accordi che prevedono l�'applicazione della disciplina comunitaria:
Islanda, Norvegia e Liechtenstein in base all�'Accordo SEE (Spazio Economico
Europeo), Svizzera (in base all�'Accordo sulla libera circolazione tra CH e UE)
e Turchia (in applicazione alla Convenzione Europea di sicurezza sociale).
stipulate Convenzioni estese all�'assicurazione per malattia: Argentina,
Bosnia-Erzegovina (5), Brasile, Croazia, Jersey e Isole del Canale, Macedonia
(5), Principato di Monaco, Repubblica di San Marino, Stato di Serbia e
Montenegro (5), Tunisia, Uruguay e Venezuela.
In particolare si richiama l�'attenzione di codeste
Sedi sulla possibilità, prevista in genere da dette Convenzioni o Accordi, di
richiedere alle locali Casse o Istituzioni analoghe l�'effettuazione di
accertamenti sanitari sui lavoratori assistiti in Italia che si ammalano sul
territorio estero, fornendo le generalità degli interessati ed il loro esatto
recapito all�'estero.
E�' ovvio che per gli altri Paesi per i quali,
ancorché in presenza di Convenzioni sulla materia, non è prevista espressa
dispensa, continua ad essere necessaria la legalizzazione da parte delle
rappresentanze diplomatiche o consolari, secondo le disposizioni vigenti.
Infine, si ricorda che sono esenti da legalizzazione a
condizione che rechino l''APOSTILLE' gli atti e i documenti rilasciati dagli
Stati aderenti alla Convenzione dell'Aja del 5 ottobre 1961.
3) LAVORATORI AVENTI TITOLO ALLE
PRESTAZIONI PENSIONISTICHE (malattia).
Continuano a pervenire
quesiti in tema di riconoscibilità del diritto all�'indennità di malattia nei
confronti di assicurati aventi titolo a prestazioni pensionistiche. Al riguardo
si conferma che ai soggetti in questione non compete il diritto all�'indennità
di malattia per gli eventi morbosi che iniziano successivamente alla data della
cessazione del rapporto di lavoro (v. circ. n. 134406 AGO  n. 286 SL/149 del
23.7.1983, par. 7); ciò anche se la malattia inizia entro il termine di
copertura assicurativa (due mesi, o 60 giorni se il conteggio è più
favorevole, dalla cessazione del rapporto di lavoro).
In sostanza, la limitazione opera nei confronti dei
soggetti già titolari di un trattamento pensionistico al momento della
cessazione del rapporto di lavoro nonché di quelli che cessano l�'attività
per pensionamento o comunque per acquisizione di un trattamento di quiescenza.
I criteri sopra indicati riguardano la generalità
degli assicurati (compresi i marittimi, tenendo conto ovviamente delle
particolarità vigenti per la categoria: la cessazione del rapporto di lavoro
coincide con il giorno dello sbarco; il periodo di copertura assicurativa ha la
durata di 28 giorni) e vanno applicati anche nei confronti dei pensionati che,
dopo la cessazione dell�'attività, assumono un nuovo lavoro.
Avuto riguardo infatti alla funzione dell�'indennità
di malattia, di compensare la perdita della retribuzione causata dall�'evento
morboso che rende il soggetto temporaneamente incapace al lavoro, la previsione
di mantenimento, sia pure per un limitato periodo di tempo, del diritto alla
indennità dopo la cessazione del rapporto di lavoro è da riferirsi soltanto a
coloro che si trovano contingentemente privi di occupazione e non godono di
erogazioni diverse, presupposti non rinvenibili nel caso di titolari di un
Resta inteso che quanto precede non rileva ai fini dell�'indennizzabilità
delle malattie iniziate prima della cessazione del rapporto di lavoro; queste
saranno quindi indennizzate, nei limiti massimi previsti, anche per il periodo
successivo alla cessazione del rapporto di lavoro stesso, ovviamente se a tempo
indeterminato (art. 5, comma 2, legge 638/1983) (6).
A completamento delle indicazioni fornite, si ricorda
infine (v. circ. n. 182/1997, par. 7) che l�'indennità di malattia  quando
l�'evento denunciato, iniziato in costanza di lavoro, è riconducibile alla
stessa patologia per la quale è stato concesso l�'assegno di invalidità 
spetta soltanto se è sanitariamente riscontrabile una riacutizzazione o una
complicanza della patologia stessa, tale da produrre un�' incapacità
lavorativa (7).
Resta ferma l�'incompatibilità tra la pensione di
inabilità e l�'indennità di malattia.
4) LAVORATORI ISCRITTI ALLA GESTIONE
SEPARATA DI CUI ALL�'ART. 2 COMMA 26, DELLA LEGGE N. 335/1995.
a) DECADENZA (malattia e maternità).
In occasione della istruttoria dei ricorsi
presentati dai lavoratori in argomento in materia di indennità di maternità e
di indennità di malattia per i periodi di ricovero si è rilevato che talvolta
nella lettera con cui viene data agli interessati la comunicazione di non
accoglimento della domanda è indicato che l�'azione giudiziaria per l�'ottenimento
della prestazione in contestazione è assoggettata ai termini di decadenza di un
anno previsti dalla legge n. 438/1992.
Al riguardo si precisa che la decadenza contemplata
dalla legge suddetta è espressamente limitata alle prestazioni temporanee ai
lavoratori dipendenti e quindi non è riferibile a quelle in esame.
Non appare neppure possibile estendere in via analogica
ai soggetti di cui trattasi la particolare disciplina in questione, atteso che
le norme sulla decadenza hanno natura eccezionale e pertanto non possono
applicarsi oltre i casi ed i tempi in esse considerati.
Resta fermo, nella materia, il termine annuale di
prescrizione, decorrente, secondo i criteri forniti con messaggio n. 009337 del
31.3.2006, dalla conclusione del procedimento amministrativo, salvo idonei atti
Le Sedi sono pertanto invitate, a modificare nel senso
anzidetto le indicazioni fornite sull�'aspetto di interesse nelle comunicazioni
di reiezione della prestazione.
b) DAY HOSPITAL (malattia).
Con circolare n. 136/2003, a modifica delle
disposizioni in precedenza impartite con circolare n.1 92/1996 sullo specifico
aspetto, è stato disposto che ai fini erogativi di interesse le giornate per le
quali viene documentata l�'effettuazione di prestazioni in regime di day
hospital sono da equiparare a giornate di ricovero.
Il criterio vale anche per i lavoratori iscritti alla
gestione separata di cui trattasi, fermo restando ovviamente che pure per dette
giornate l�'indennità va erogata secondo le diverse modalità e misure
previste per la particolare categoria.
c) AUTOMATISMO DELLE PRESTAZIONI
(malattia e maternità)
iscritti alla gestione separata di cui trattasi si rammenta che non opera il
c.d. principio dell�'automatismo delle prestazioni previdenziali sancito per i
prestatori di lavoro, dall�'art. 2116 del cod. civ., in forza del quale
le suddette prestazioni sono comunque garantite anche nel caso di mancato o
irregolare versamento da parte dell�'imprenditore dei contributi previdenziali
e assistenziali dovuti.
Trattandosi infatti di lavoratori la cui attività è
giuridicamente qualificabile come autonoma, il mancato o irregolare versamento
dei contributi obbligatori impedisce la maturazione del diritto alle prestazioni
e la conseguente corresponsione, in favore degli stessi, delle prestazioni
5) LAVORATORI AGRICOLI A TEMPO
DETERMINATO. PERIODO INDENNIZZABILE (Malattia).
Con circolare n. 220 dell�'11
settembre 1992 sono state impartite istruzioni nel senso che per i lavoratori in
esame può essere considerata utile, ai fini del raggiungimento del numero di
giornate (almeno 51) necessario per il diritto alle prestazioni economiche di
malattia, l�'attività svolta nell�'anno precedente nel medesimo settore
agricolo, ma a tempo indeterminato. Come infatti sottolineato in alcune pronunce
della Cassazione Sez. Lavoro (nn. 3568, 9500, 10530/1990 e 11551/1991), l�'art.
5, comma 6, della legge 638/1983, nello stabilire per i lavoratori agricoli a
tempo determinato il requisito occupazionale minimo delle 51 giornate, non
distingue fra attività svolta quale lavoratore a tempo determinato o
Peraltro, con circ. n. 145 del 1993, si è precisato
che sul piano erogativo, quando il predetto requisito occupazionale minimo può
essere conseguito utilizzando le giornate di lavoro a tempo indeterminato, resta
ferma l�'applicazione della specifica normativa vigente per i lavoratori
agricoli a tempo determinato, pure per quanto concerne il massimo assistibile.
In particolare l�'Istituto aveva ritenuto che nel
caso, al fine di individuare il numero di giornate indennizzabili, dovesse farsi
riferimento in via analogica, anziché al comma sesto dell�'art. 5 della legge
638/1983 (secondo cui il numero delle giornate di indennità non può superare
la durata del periodo lavorativo svolto nell�'anno precedente, che deve
comunque essere non inferiore a 51 giornate), al comma terzo dello stesso
articolo, che prevede un numero massimo di trenta giornate di indennità di
malattia per i lavoratori a tempo determinato i quali nei dodici mesi precedenti
l�'evento morboso hanno prestato attività lavorativa per meno di trenta
In senso contrario si è però pronunciata la Corte di
Cassazione Sezione Lavoro (sentenza n. 249/2003), secondo la quale il richiamo
al comma terzo dell�'art. 5 ai fini della determinazione del massimo
assistibile è contraddittorio.
Secondo la predetta Corte, infatti, la diversa
individuazione, a seconda del tipo di attività svolta, del numero delle
giornate indennizzabili, contrasta con il comma sesto dell�'art. 5, che non
distingue, quanto all�'attività prestata nel settore agricolo nell�'anno
precedente l�'evento morboso, fra attività a tempo determinato e attività a
A modifica del criterio impartito con la sopra citata
circolare n. 145/1993, si dispone pertanto che al lavoratore agricolo a tempo
determinato che risulti aver prestato, nel corso dell�'anno precedente,
attività nel settore agricolo con la qualifica di lavoratore a tempo
indeterminato per almeno 51 giornate, va riconosciuto il diritto alla
corresponsione dell�'indennità di malattia per un numero di giornate pari a
quelli effettuate nell�'anno precedente, fermi restando i limiti di durata
massima previsti in materia.
Le presenti istruzioni sono da intendersi applicabili
ai casi di malattia non ancora definiti alla data della presente circolare
nonché, su richiesta degli interessati, agli eventi definiti, per i quali non
siano decorsi i termini di prescrizione e/o di decadenza annuali vigenti nella
materia ovvero non siano intervenute sentenze passate in giudicato.
6) LEGGE N. 243 DEL 23 AGOSTO 2004:
INCENTIVO AL POSTICIPO DEL PENSIONAMENTO (malattia).
che beneficiano dell�'incentivo al posticipo del pensionamento (cd. bonus)
previsto dalla L. 243 del 23.8.2004
(art. 1, comma da 2 a 17), si ribadisce, come già precisato (si vedano a
riguardo il Msg. n. 30721 del 1.10.04 e la circ. n. 150 del 11.11.04), che relativamente
a tali lavoratori viene meno l�'obbligo da parte del datore di lavoro del
versamento della contribuzione a fini pensionistici, ivi incluso il contributo
aggiuntivo dell�'1% ex art. 3 ter della legge n. 438/1992, mentre resta fermo l�'assoggettamento
alle altre forme contributive, compresa la contribuzione per malattia.
Stante la permanenza del relativo obbligo contributivo
ne deriva che ai lavoratori che decidano di fruire del cd. bonus spetta il
diritto all�'indennità di malattia secondo la disciplina generale applicabile
ai lavoratori subordinati (8).
In particolare, atteso che, in caso di fruizione del
cd. bonus, la somma corrispondente alla contribuzione che il datore di lavoro
avrebbe dovuto versare all�'INPS a fini pensionistici viene interamente
corrisposta al lavoratore, la somma stessa non dovrà essere inclusa, in base ai
principi generali vigenti nella materia, nella retribuzione utile per il calcolo
delle indennità in argomento.
7) RIPOSI GIORNALIERI (c.d. per
allattamento) .
7.1 DIRITTO AI RIPOSI E BANCA ORE.
Sono pervenute a questa Direzione centrale
richieste di chiarimenti in merito alla possibilità di cumulare le ore di
recupero  ossia le ore espletate oltre il previsto orario giornaliero di
lavoro ed accumulate con il sistema della banca ore- con i periodi di
riposo per allattamento di cui agli artt. 39 e ss. del D.Lgs. 151/2001 (T.U.
della maternità).
E�' stato chiesto, in particolare, se, ai fini della
fruizione di tali riposi, sia possibile considerare le suddette ore di
recupero come ore di lavoro effettivo in altra giornata rispetto a
quella di effettuazione delle ore stesse.
In adesione ad analogo parere espresso, in merito alla
sopra citata problematica, dal Coordinamento generale legale di questo Istituto,
si precisa che, ai fini del diritto ai riposi giornalieri di cui trattasi (e al
relativo trattamento economico), va preso a riferimento l�'orario giornaliero
contrattuale normale  quello, cioè, in astratto previsto- e non l�'orario
effettivamente prestato in concreto nelle singole giornate.
Ne consegue pertanto che i riposi in questione sono
riconoscibili anche laddove la somma delle ore di recupero e delle ore di
allattamento esauriscano l�'intero orario giornaliero di lavoro comportando di
fatto la totale astensione dall�'attività lavorativa.
7.2 RIPOSI GIORNALIERI E PART-TIME.
Si forniscono chiarimenti in
merito alla possibilità di riconoscere i riposi giornalieri nel caso limite
della lavoratrice madre a tempo parziale c.d. orizzontale, tenuta in base al
programma contrattuale ad effettuare solo un�'ora di lavoro nell�'arco della
In linea con l�'orientamento espresso in proposito dal
Ministero vigilante orientamento recentemente confermato dal Coordinamento
generale legale dell�'Istituto- la scrivente Direzione è pervenuta ad un�'interpretazione
di segno favorevole nella considerazione che la dizione letterale della norma
(art. 39, comma 1, del citato
testo unico) non pare interdire una siffatta possibilità, limitandosi soltanto
a prevedere l�'orario giornaliero di lavoro (6 ore) al di sotto del quale il
riposo è pari ad un�'ora, ma non anche l�'orario di lavoro minimo necessario
per poter fruire del riposo giornaliero.
L�'eventuale coincidenza del riposo giornaliero con l�'unica
ora di lavoro, pur comportando la totale astensione della lavoratrice dall�'attività
lavorativa, non precluderà pertanto il riconoscimento del diritto al riposo in
7.3 DIRITTO DEL PADRE AI RIPOSI IN CASO
DI PARTO PLURIMO .
A parziale rettifica delle
istruzioni fornite con circ. 8/2003,
par. 2, si forniscono chiarimenti in merito al diritto del padre, lavoratore
dipendente, al raddoppio dei periodi di riposo giornaliero di cui agli artt. 39 e ss. del testo unico vigente in
materia, con particolare riferimento all�'ipotesi in cui, trattandosi di madre
lavoratrice non dipendente, si verifichi il c.d. parto plurimo.
In particolare, fermo restando che, ai sensi di quanto
previsto dall�'art. 40, lett. c,
del D. Lgs. 151/2001 (T.U. della maternità), per madre lavoratrice non
dipendente deve intendersi la lavoratrice autonoma (artigiana, commerciante,
coltivatrice diretta, colona, mezzadra, imprenditrice agricola professionale,
parasubordinata e libera professionista) avente diritto ad un trattamento
economico di maternità a carico dell�'Istituto o di altro Ente previdenziale,
si precisa - in linea con l�'evoluzione legislativa e giurisprudenziale sempre
più tendente ad assicurare ad entrambi i genitori un ruolo paritario nelle cure
fisiche ed affettive del bambino  che, anche nell�'ipotesi considerata, il
padre dipendente può fruire, in caso di parto plurimo, del beneficio in esame
in misura raddoppiata secondo quanto previsto dall�'art. 41 del presente testo unico.
Circa le modalità di fruizione dei riposi giornalieri
nella specifica ipotesi considerata (parto plurimo di madre lavoratrice non
dipendente), si precisa inoltre che il padre lavoratore dipendente può fruire
dei riposi stessi anche durante i tre mesi dopo il parto nonché durante l�'eventuale
periodo di congedo parentale della madre; in tali periodi, tuttavia, il diritto
spetta nella misura di 2 ore o 1 ora a seconda dell�'orario di lavoro, in
analogia a quanto disposto in merito alle ore aggiuntive riconosciute al
padre in caso di madre lavoratrice dipendente (v. circ. 109/2000, par. 2.2., 3° capoverso).
7.4 DIRITTO DELLE LAVORATRICI IN
DISTACCO SINDACALE .
La giurisprudenza di
legittimità ha espresso l�'orientamento, ormai consolidato, secondo cui ,
durante i periodi di aspettativa sindacale non retribuita ai sensi dell�'art.
31 della legge 20 maggio 1970, n 300, in caso di maternità, la lavoratrice
conserva nei confronti degli enti competenti il diritto all�'erogazione delle
prestazioni di qualsiasi natura ( sanitaria o economica ) esse siano.
Tale principio generale va, pertanto, applicato anche
all�'indennità per i riposi giornalieri, atteso che l�'indennità cosiddetta
per allattamento costituisce una delle prestazioni a tutela della maternità, in
specie alternativa ( e comunque integrativa ) rispetto al congedo parentale
durante il primo anno di vita del bambino.
Più in particolare, con riferimento specifico al
calcolo dell�'indennità in questione, si dovrà fare riferimento alla
retribuzione che la lavoratrice avrebbe maturato allorché fosse rimasta in
servizio, desumibile dall�'ultimo CCNL relativo al settore produttivo di
appartenenza della lavoratrice ed alle mansioni svolte prima del distacco
8) ASSEGNI NON RISCOSSI (malattia e
E�' stato chiesto se nel
caso in cui l�'indennità di malattia e maternità sia stata corrisposta
mediante assegno ed il lavoratore abbia trascurato di riscuoterlo, si possa
eccepire la prescrizione annuale ex art. 6 della legge n. 138/1943 alla
richiesta di riemissione dell�'assegno stesso, avanzata dall�'interessato dopo
che è trascorso oltre un anno dalla ricezione del primo assegno.
Al riguardo si fa presente che l�'emissione dell�'assegno,
stante la sua natura di mezzo di pagamento, non produce la novazione del
rapporto fondamentale sottostante, che quindi rimane in essere con tutte le
caratteristiche sue proprie, ivi compresa quella che attiene alla prescrizione
La riemissione in pagamento di assegni per le
prestazioni economiche in questione deve intendersi quindi subordinata in ogni
caso alla verifica del mancato decorso del termine di prescrizione annuale
predetto, fatto salvo l�'effetto interruttivo da attribuire all�'emissione del
precedente assegno, in cui deve ravvisarsi un riconoscimento di debito da parte
9) ESPERIBILITÀ DELL�'AZIONE DI
SURROGA IN IPOTESI DI MOBBING (malattia).
Alcune Sedi hanno chiesto se
la presenza di patologie riconducibili, sulla scorta delle dichiarazioni rese
dall�'assicurato, a possibili situazioni di mobbing (9), sia presupposto idoneo
e sufficiente per intraprendere l�'azione di surroga per responsabilità di
Al riguardo si osserva che per la giurisprudenza
prevalente gli elementi essenziali della fattispecie sono: l�'aggressione o
persecuzione di carattere psicologico; la sua frequenza, sistematicità e durata
nel tempo; il suo andamento progressivo; le conseguenze patologiche gravi che ne
derivano per il lavoratore.
In relazione a quanto precede è evidente che la prova
del nesso causale tra il pregiudizio subito e la malattia è particolarmente
ardua, in quanto il lavoratore, per ottenere il risarcimento, deve dimostrare il
collegamento della malattia con una pluralità di comportamenti che si
inseriscono in una precisa strategia persecutoria posta in essere dal datore di
lavoro al fine di isolarlo psicologicamente e fisicamente.
L�'Istituto troverebbe pertanto gravi difficoltà nell�'intentare
cause autonome per mobbing, dovendo provare gli elementi costitutivi della
fattispecie e, in particolare, il nesso causale.
Sulla base delle considerazioni sopra esposte, ferma
restando l�'esperibilità in astratto dell�'azione surrogatoria nelle
situazioni in questione ( trattandosi comunque di menomazione della capacità
lavorativa ascrivibile a comportamento doloso del terzo responsabile ), di norma
le Sedi non daranno avvio ad autonoma procedura di recupero per i casi di
malattia semplicemente additati come mobbing e privi di un accertamento
giudiziale di responsabilità del datore di lavoro.
10) INVIO DELLA CERTIFICAZIONE MEDICA
PER LE MALATTIE CHE SI ESAURISCONO IN CARENZA (malattia) .
È stato chiesto se nel caso
di malattie che si esauriscono in carenza il lavoratore possa consegnare la
certificazione medica al solo datore di lavoro, omettendo cioè di inviarla all�'INPS.
Al riguardo si fa presente che le disposizioni vigenti
(art. 1, comma 149 della legge
30.12.2004, n. 311, che ha sostituito i commi 1 e 2 della legge n. 33/1980)
prevedono in via generale che, nei casi di infermità comportanti incapacità
lavorativa, la certificazione rilasciata ai lavoratori aventi diritto all�'indennità
di malattia debba essere inviata ai destinatari previsti (INPS e datore di
Avuto riguardo a quanto precede si ritiene quindi che l�'onere
dell�'invio della certificazione all�'INPS permanga pure relativamente alle
malattie di durata inferiore a quattro giorni (per le quali, come noto, non è
dovuto il trattamento previdenziale), tenuto conto anche dei riflessi che
possono porsi nell�'eventualità di successive ricadute.
(1) Nell�'eventualità che dette giornate coincidano con la domenica, si
applicheranno ovviamente le disposizioni vigenti per le domeniche stesse (non
indennizzabilità per gli operai, corresponsione dell�'indennità per gli
impiegati). La situazione non è infatti equiparabile alle festività
infrasettimanali coincidenti con la domenica  non indennizzabili neanche
agli impiegati-, avendo le giornate in questione perso, per effetto della legge
sopra citata, la connotazione di festività.
(2) Se ad esempio il datore di lavoro corrisponde il 6 novembre 2005 (prima
domenica del mese di novembre) il compenso aggiuntivo previsto per la giornata
ex festiva del 4 novembre 2005 (venerdì), all�'impiegato assente per malattia
il 4 novembre spetta, per tale ultimo giorno, la prestazione previdenziale in
quanto trattasi di giornata non retribuita. Il 6 novembre 2005 non sarà
peraltro indennizzabile, non perché coincidente con la domenica, ma perchè
(3) Si elencano, ad ogni buon conto, oltre all�'Italia, i Paesi ai quali, alla
data del 1 gennaio 2006 viene applicata la normativa comunitaria: Austria,
Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda,
Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno
Unito (Gran Bretagna e Irlanda del Nord), Repubblica Ceca, Repubblica di Cipro,
Slovenia, Slovacchia, Spagna, Svezia e Ungheria.
Con l�'occasione si ricorda ad ogni buon conto che a decorrere dal 1.6.2004 il
formulario E111 è stato sostituito dalla TEAM (Tessera Europea Assicurazione
Malattia), e che dalla stessa data è stato soppresso il formulario E 113 (v.
messaggio n. 027699 del 1.8.2005).
(4) I testi dei relativi Accordi e Convenzioni sono consultabili su INPS
INTERNET (INPS; Informazioni; Panorama internazionale; Le convenzioni
internazionali; Normativa; Stati esteri - convenzioni bilaterali).
(5) Sono ancora applicabili gli accordi a suo tempo stipulati con l�'ex
(6) Si rammenta che, diversamente dagli altri assicurati, ai lavoratori dello
spettacolo ed ai marittimi non è applicabile il divieto di corrispondere
trattamenti economici di malattia dopo la cessazione del rapporto di lavoro a
tempo determinato (v. comma 7, art. 7, della legge n. 638/1983).
(7) Il particolare accertamento non è ovviamente necessario se la malattia
denunciata è diversa.
(8) Poiché per i lavoratori di cui trattasi permane anche l�'assoggettamento
alla contribuzione per maternità, gli stessi hanno anche diritto alle relative
prestazioni, limitate peraltro verosimilmente a casi di adozione, affidamento o
permessi per handicap.
(9) Come indicato nella sentenza n. 623 del 25.10.2005 della III Sez. Centrale d�'Appello
della Corte dei Conti, si verifica una situazione di mobbing quando un
dipendente è oggetto ripetuto di soprusi da parte dei superiori e, in
particolare, quando vengono poste in essere pratiche dirette ad isolarlo dall�'ambiente
di lavoro o ad espellerlo, con la conseguenza di intaccare gravemente l�'equilibrio
psichico dello stesso, menomandone la capacità lavorativa e la fiducia in se
stesso e provocando catastrofe emotiva, depressione e talvolta persino il
suicidio.