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Timestamp: 2019-10-17 00:18:28+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 54', 'art. 2697', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 75', 'art. 121', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2697', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Auto fuoristrada: il libretto di circolazione non dimostra la (...) - Legali.com
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giovedì 20 marzo 2014, di Studio legale tributario Leo
Con sentenza n. 28532 del 29/10/2013 depositata il 20/12/2013 la Suprema Corte di Cassazione, ponendosi a favore della tesi difensiva dellâ€™A.E., ha stabilito il principio di diritto secondo il quale lâ€™onere della prova in ipotesi di riconoscimento del credito dâ€™imposta, incombe a carico di chi invoca la sussistenza dei relativi presupposti, ovvero del contribuente.
In particolare, nel caso preso in esame dalla Corte di Cassazione, si contestava il credito dâ€™imposta ex art. 8 della L. n. 388 del 2000 - riguardante lâ€™agevolazione per gli investimenti nelle aree svantaggiate â€“ concesso ad un imprenditore per lâ€™acquisto di un autocarro destinato e immatricolato per â€œtrasporto di cose-uso proprioâ€ e ritenuto dallâ€™Amministrazione Finanziaria indebitamente utilizzato poichÃ© presuntivamente utilizzato per uso promiscuo.
GiÃ in data 24.11.2008, la Commissione Tributaria Regionale della Sicilia - sezione staccata di Caltanissetta - con la sentenza n. 159/21/08 aveva rigettato l’appello dellâ€™Agenzia delle Entrate e confermato la sentenza di primo grado che, in accoglimento del ricorso proposto da B.L., aveva annullato un avviso di recupero del credito di imposta suddetto.
In effetti, i Giudici di appello avevano ritenuto che lâ€™onere probatorio concernente la diversa destinazione del bene â€“ non emersa dagli elementi acquisiti in sede processuale - incombesse sulla stessa Agenzia delle Entrate. Ed Ã¨, per lâ€™appunto, che avverso la citata sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Sicilia lâ€™Agenzia delle Entrate ricorreva per Cassazione.
1.	Violazione e falsa applicazione della L. n. 388 del 2000, art. 8, in combinato disposto con il D.P.R. n. 917 del 1986, artt. 109 e 164 e del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 54, in combinato disposto con le disposizioni della direttiva europea del 6.2.1998 n. 98/14/Ce, cui Ã¨ stata data attuazione con D.M. 4 agosto 1998. In particolare lâ€™A.E. eccepiva lâ€™errata applicazione della normativa citata poichÃ©, date le sue caratteristiche tecniche e indipendentemente dal dato formale riportato sul libretto di circolazione (trasporto di cose-uso proprio), lâ€™autocarro dovesse considerarsi ad uso promiscuo.
2.	Violazione del principio, in materia di onere della prova, sancito dall’art. 2697 c.c. in relazione allâ€™art. 360 c.p.c. n. 3. In tale motivo, lâ€™A.E. sosteneva che la CTR, basandosi esclusivamente sul contenuto del libretto di immatricolazione, avesse erroneamente invertito lâ€™onere della prova ponendolo, cosÃ¬, a carico dellâ€™Ufficio.
3.	Insufficienza di motivazione. Con tale motivo lâ€™A.E. denunciava lâ€™insufficiente motivazione della sentenza impugnata poichÃ© i giudici di appello si erano limitati ad evincere lâ€™uso strumentale dellâ€™automezzo, solo dal contesto formale, ovvero lâ€™immatricolazione.
Lâ€™ art. 8 della L. n. 388 del 2000 - dettato per agevolare gli investimenti produttivi in aree territorialmente svantaggiate - al comma 2 prevede espressamente che "per nuovi investimenti si intendono le acquisizioni di beni strumentali nuovi di cui agli artt. 67 e 68 del testo unico delle imposte sui redditi..., destinati a strutture produttive giÃ esistenti o che vengano impiantate nelle aree territoriali di cui al comma 1...".
La Suprema Corte di Cassazione prendendo le mosse proprio da detto art. 8, deduce che â€œl’agevolazione fiscale, consistente nel riconoscimento del credito di imposta, spetti solo a quell’impresa che acquisti beni materiali mobili ed immobili strumentali, ovvero destinati ad essere durevolmente ed esclusivamente utilizzati nell’impresa stessa.â€
Per poter individuare se si tratta di un bene oggetto di investimento agevolabile, la Suprema Corte fa riferimento al requisito della sussistenza del rapporto di inerenza dettato dal D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (T.U.I.R), con lâ€™art. 75 (ora 109), concernente la deducibilitÃ delle spese. Tale articolo, al comma 5, prevede che le spese e gli altri componenti negativi sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attivitÃ e beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono alla formazione del reddito di impresa. Peraltro, si rileva come l’art. 121 bis (ora 164) del cit. T.U.I.R., con riguardo ai veicoli, ne prevede la deducibilitÃ integrale dei costi e delle spese solo per alcuni tipi e cioÃ¨, per quelli esclusivamente strumentali all’esercizio dell’attivitÃ propria dell’impresa, mentre per i costi relativi ad ogni altro veicolo (salva la diversa percentuale prevista per l’attivitÃ di agente di commercio) Ã¨ prevista una limitazione percentuale della deducibilitÃ per il 50%.
Tanto premesso, la Suprema Corte chiarisce che affinchÃ¨ lâ€™acquisto di un veicolo possa ritenersi investimento agevolabile per l’intero costo, Ã¨ necessario che il contribuente â€“ e non lâ€™Agenzia delle Entrate, come stabilito dalla sentenza impugnata - ne dimostri la strumentalitÃ esclusiva all’esercizio dell’impresa. Conseguentemente, la Cassazione ha ritenuto la sentenza della CTR insufficientemente motivata laddove ha reputato che fosse sufficiente la mera indicazione sul libretto di immatricolazione della dicitura di â€œautocarro destinato al trasporto di cose-uso proprioâ€ .
CiÃ² che risulta quanto mai evidente Ã¨ che la Cassazione, in una prospettiva assolutamente pro Fisco, ha addirittura ritenuto violato, da parte della CTR, lâ€™art. 2697 del c.c. poichÃ© la stessa CTR aveva addossato allâ€™Amministrazione Finanziaria lâ€™onere probatorio sulla sussistenza dei presupposti per fruire del credito dâ€™imposta. CiÃ² appare ancor piÃ¹ lesivo del diritto di difesa del contribuente se, partendo dal dato fattuale della vicenda in esame, si pensa che sul libretto dâ€™immatricolazione era attestata la strumentalitÃ esclusiva del bene (trasporto di cose-uso proprio). Dalla stessa sentenza emerge che il Fisco avrebbe fondato la sua contestazione, giÃ in primo grado, sul fatto che â€œil mezzo fosse un veicolo fuoristrada con kit di trasformazione consistente unicamente in una rete collocata all’altezza del vano bagagli e dalla quale non erano stati eliminati i sedili posterioriâ€ quindi, su una presunzione di utilizzo ad uso promiscuo che non poteva essere sufficiente a superare il fatto che comunque il bene potesse essere durevolmente ed esclusivamente utilizzato dallâ€™impresa stessa.
Sulla base di tutti questi elementi, la Suprema Corte di Cassazione Sezione Tributaria, in accoglimento del ricorso, cassa la sentenza impugnata con rinvio, anche per il regolamento delle spese dello stesso giudizio di legittimitÃ , ad altra Sezione della Commissione Tributaria Regionale della Sicilia.
CiÃ² che emerge dalla sentenza su analizzata Ã¨ che la difesa dei propri diritti, da parte del contribuente, diventa sempre piÃ¹ onerosa e impegnativa, gravando sempre sullo stesso la dimostrazione di poter, nel caso specifico del credito dâ€™imposta, usufruire di un determinato beneficio nonostante lâ€™Amministrazione Finanziaria abbia agito solo e soltanto tramite una presunzione.