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Timestamp: 2019-08-22 21:04:08+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 39', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5']

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Nucleare: quanta paura del referendum!
La disinformazione sul referendum sul nucleare continua – non solo da parte del governo (Berlusconi, Romani…), ma anche da parte di persone come il prof. Guzzetta che ha proposto con passione referendum abrogativi (per quanto ambigui e contrari al principio di rappresentanza) – e provo a far chiarezza su un punto che è in sé ovvio, se non si inventassero interpretazioni fantasiose. E’ comunque ignobile che si continui sulla disinformazione, sull’inganno interpretativo proprio da parte di chi ha impedito che fossimo informati!
L’Ufficio referendum della Corte di Cassazione, pronunciandosi il I giugno sul quesito referendario sul nucleare dopo l’approvazione del decreto omnibus, ha correttamente applicato la legge sul referendum, n. 352/1970, come modificata dalla Corte Costituzionale nel 1978, sent. n. 68, che sancì “l’illegittimità dell’art. 39 della legge 25 maggio 1970, n. 352, “limitatamente alla parte in cui non prevede che se l’abrogazione degli atti o delle singole disposizioni cui si riferisce il referendum venga accompagnata da altra disciplina della stessa materia, senza modificare né i principi ispiratori della complessiva disciplina preesistente né i contenuti normativi essenziali dei singoli precetti, il referendum si effettui sulle nuove disposizioni legislative “.E così ha fatto, ritenendo che dopo il d.l. Omnibus in Italia si possa ancora fare nucleare e quindi, in sostanza, ci sia ancora qualcosa da abrogare secondo le intenzioni dei promotori del referendum (che come sappiamo erano in giudizio davanti alla Cassazione con gli avv. Pace e Pellegrino). Ma non ha affatto previsto che si voti sulla norma abrogatrice (e questa era la preoccupazione di alcuni: un’abrogazione di tutto l’art. 5, quindi contenente abrogazione di un’abrogazione, cioè un’abrogazione anche del Secondo Comma dell’art. 5 dell’Omnibus che cancellava la norma del referendum “prima versione”, il che avrebbe fatto tornare in vita la norma del 2008 che introduce il nucleare); ha invece chiaramente previsto che si voti proprio sul Primo comma e sull’Ottavo comma dell’articolo 5 del d.l. “Omnibus” da poco convertito in parlamento. Quindi il risultato di un sì sulla scheda grigia del nucleare sarebbe, sommato agli effetti del decreto Omnibus:
- che resta cancellata la norma (art. 7 del d.l. 112/2008) che prevede l’installazione di centrali nucleari in Italia, abrogazione disposta dal governo con l’art. 5 SECONDO comma del decreto legge 31.3.2011, non Primo comma come fanno intendere alcuni;
- che col Sì vittorioso al referendum si abroga appunto il Primo comma dell’art. 5 del d.l. del 2011 che prevede che il ripensamento, la moratoria. E non si può certo dire che il Primo comma dell’art. 5 sia contro il nucleare: è vero che dice “non…” si installano centrali, ma è un semplice rinvio, una moratoria: “al fine di acquisire dati… non si procede”, senza specificare alcun vincolo, alcun termine, basta un parere “nuclearista” di un qualunque professore di Modena…
- che il Sì abroga anche l’Ottavo comma che prevede il nuovo piano energetico entro dodici mesi, senza escludere il nucleare (quindi comprendendo, come hanno detto il Presidente del consiglio e il ministro Romani).
Da notare che 12 mesi di “moratoria” non sono tanti, sono appunto un semplice rinvio, non una rinuncia al nucleare, anche pensando che per legge vincendo il Sì il Parlamento non potrebbe introdurre il nucleare per 5 anni, astrattamente, ma sappiamo con quanti rischi politici dopo che la contrarietà popolare fosse sancita dal referendum; e con norma che sarebbe comunque sottoponibile a referendum.
Riporto di seguito l’art. 5 sui cui commi 1 e 8 si voterà il 12 e 13 giugno:
d.l. 31.3.2011 – Art. 5 Abrogazione di disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari.
1. Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare.
2. L’articolo 7 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è abrogato.
a) all’articolo 25, comma 1, nel primo periodo, sono soppresse le parole: «della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare» ed è soppresso l’ultimo periodo;
«Art. 1. (Oggetto). – 1. Con il presente decreto si disciplinano:
«Art. 2. (Definizioni). – 1. Fatte salve le definizioni di cui alla legge 31 dicembre 1962, n. 1860, e al decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, ai fini del presente decreto si definisce:
a) «Agenzia»: l’Agenzia per la sicurezza nucleare di cui all’articolo 29 della legge 23 luglio 2009, n. 99;
b) «Conferenza unificata»: la Conferenza prevista all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni;
c) «AIEA»: l’Agenzia internazionale per l’energia atomica delle Nazioni Unite, con sede a Vienna;
d) «AEN-OCSE»: l’Agenzia per l’energia nucleare presso l’OCSE, con sede a Parigi;
e) «Deposito nazionale»: il deposito nazionale destinato allo smaltimento a titolo definitivo dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività, derivanti da attività industriali, di ricerca e medico-sanitarie e dalla pregressa gestione di impianti nucleari, e all’immagazzinamento, a titolo provvisorio di lunga durata, dei rifiuti ad alta attività e del combustibile irraggiato provenienti dalla pregressa gestione di impianti nucleari;
f) «decommissioning»: l’insieme delle azioni pianificate, tecniche e gestionali, da effettuare su un impianto nucleare a seguito del suo definitivo spegnimento o della cessazione definitiva dell’esercizio, nel rispetto dei requisiti di sicurezza e di protezione dei lavoratori, della popolazione e dell’ambiente, fino allo smantellamento finale o comunque al rilascio del sito esente da vincoli di natura radiologica.»;
«Art. 3. (Documento programmatico). – 1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, che può avvalersi dell’Agenzia, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sono stabiliti gli indirizzi in materia di gestione dei rifiuti radioattivi e di decommissioning degli impianti dismessi.»;
«1. Al fine di massimizzare le ricadute socio-economiche, occupazionali e culturali conseguenti alla realizzazione del Parco Tecnologico, è riconosciuto al territorio circostante il relativo sito un contributo di natura economica. Il contributo di cui al presente comma è destinato per il 10 per cento alla provincia o alle province nel cui territorio è ubicato il sito, per il 55 per cento al comune o ai comuni nel cui territorio è ubicato il sito e per il 35 per cento ai comuni limitrofi, intesi come quelli il cui territorio ricada in tutto o in parte all’interno di un’area compresa nei 25 chilometri dal centro dell’edificio Deposito.»;
«Art. 35. (Abrogazioni). – 1. Sono abrogate le seguenti disposizioni:
6. Nel decreto legislativo 23 marzo 2011, n. 41, sono abrogati gli articoli da 1 a 23, 25, 26, comma 1, 28, 29, comma 1, lettera a), 30, 31 , 32, comma 1, lettera c).
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