Source: http://www.paoloalfano.it/2010/03/22/sull%E2%80%99equa-riparazione-competente-il-giudice-della-corte-d%E2%80%99appello-del-distretto-dove-c%E2%80%99e-stato-il-giudizio-di-merito/
Timestamp: 2018-10-17 03:09:33+00:00
Document Index: 68885688

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 11', 'art. 2', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 3']

Sull'equa riparazione competente il giudice della Corte d'Appello del distretto dove c'è stato il giudizio di merito | Studio Legale Avv. Paolo Alfano
Cass. Civile SS.UU. del 16/03/2010 n. 6306
Dott. CARBONE            Vincenzo            -  Primo Presidente  -
Dott. VITTORIA           Paolo     -  rel. Presidente di Sezione  -
Dott. PAPA               Enrico         -  Presidente di Sezione  -
Dott. ELEFANTE           Antonino       -  Presidente di Sezione  -
Dott. FINOCCHIARO        Mario                    -  Consigliere  -
Dott. MAZZIOTTI DI CELSO Lucio                    -  Consigliere  -
Dott. SALME'             Giuseppe                 -  Consigliere  -
Dott. SEGRETO            Antonio                  -  Consigliere  -
Dott. SALVAGO            Salvatore                -  Consigliere  -
sul ricorso 14275/2008 per regolamento di competenza d'ufficio
CORTE D'APPELLO DI TORINO con decreto del 04/03/2008;
- resistente non costituitosi in questa fase -
01/12/2009 dal Presidente Rel. Dott. PAOLO VITTORIA.
1. – B.L. ha proposto alla corte d’appello di Perugia una domanda di equa riparazione .
2. – La prima sezione – in seguito alla discussione dell’istanza in camera di consiglio – ha rimesso il procedimento al primo presidente, che lo ha assegnato alle sezioni unite.
1. – La questione su cui le sezioni unite si debbono pronunciare riguarda l’interpretazione della norma sulla competenza dettata dalla L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 3, comma 1.
– La domanda di equa riparazione si propone dinanzi alla corte di appello del distretto in cui ha sede il giudice competente ai sensi dell’art. 11 c.p.p., a giudicare nei procedimenti riguardanti i magistrati nel cui distretto è concluso o estinto relativamente ai gradi di merito ovvero pende il procedimento nel cui ambito la violazione si assume verificataa.
2. – La disposizione ha conosciuto sin qui un’interpretazione che ne ha progressivamente ristretto l’ambito di applicazione ai soli casi di giudizio presupposto svoltosi davanti ai giudici ordinar, per il resto dando spazio alle regole processuali di diritto comune (così, tra le altre, Cass. 5317 del 2008, 4480 del 2006, 11300 del 2004).
L’applicabilità delle norme ordinarie di competenza ordinaria va considerata alla luce del principio, secondo il quale la L. n. 89 del 2001, art. 2, delinea in modo unitario il diritto all’ equa riparazione , e correlativamente l’azione con cui il diritto è fatto valere, senza autorizzare frazionamenti o scissioni con riferimento a vicende o fasi del processo.
3. – Le sezioni unite ritengono che della disposizione sia da accogliere una interpretazione, che non incompatibile con il suo dato letterale, ne coglie le ragioni ed al tempo stesso assicura una uniforme applicazione della norma per tutta l’area del contenzioso originato dalla L. n. 89 del 2001.
Interpretazione, quella che si accoglie, che considera in modo unitario il giudizio presupposto nel quale si è determinato il superamento della durata ragionevole; assume a fattore rilevante della sua localizzazione la sede del giudice di merito distribuito sul territorio, sia esso ordinario o speciale, davanti al quale il giudizio è iniziato; ed al luogo così individuato attribuisce la funzione di attivare il criterio di collegamento della competenza e di individuazione del giudice competente sulla domanda di equa riparazione , che è stabilito dall’art. 11 c.p.p., ed è richiamato nell’art. 3, comma 1, della legge.
4.2. – E’ agevole ancora osservare che, quando si è trattato di disciplinare la legittimazione passiva rispetto alla domanda di equa riparazione , il legislatore ha previsto una serie di distinzioni, appuntando la legittimazione sulle amministrazioni governative di riferimento per gli aspetti organizzativi delle diverse giurisdizioni (art. 3, comma 3, della legge).
E non è allora giustificato ipotizzare che un legislatore il quale affida ad una legge destinata a regolare gli effetti del fenomeno della durata non ragionevole del processo, quale che sia il giudice davanti al quale si svolge, abbia espresso la volontà di statuire una diversità di disciplina della competenza mediante l’impiego della parola distrettoo anzichè con una specifica disposizione intesa a far salva l’applicazione della norma processuale civile.
5. – La decisione sul regolamento di ufficio chiesto dalla Corte di appello di Torino è che la competenza a decidere sulla domanda le spetti.
Questo articolo è stato pubblicato in Giurisprudenza civile e taggato come giurisprudenza civile il 22 marzo 2010 da Paolo Alfano
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