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Timestamp: 2019-02-21 17:33:05+00:00
Document Index: 95481720

Matched Legal Cases: ['art. 2409', 'art. 2409', 'art. 2409', 'art. 2409', 'art. 38', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 57', 'art. 16']

Novità fiscali del 22 ottobre 2008: SRL: niente denuncia in tribunale per gli amministratori gravemente “negligenti”; autovetture: i sistemi per contrastare le frodi; la cessione di un complesso immobiliare appartenente alla categoria catastale D/1 in favore di un Ente pubblico é imponibile IVA | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 22 ottobre 2008: SRL: niente denuncia in tribunale per gli amministratori gravemente “negligenti”; autovetture: i sistemi per contrastare le frodi; la cessione di un complesso immobiliare appartenente alla categoria catastale D/1 in favore di un Ente pubblico é imponibile IVA
1) Diritto societario: Nelle S.r.l. gli amministratori gravemente “negligenti” non possono essere accusati in tribunale
2) Autovetture: sistemi per contrastare le frodi – alcuni provvedimenti attendono ancora di essere attuati
3) La cessione di un complesso immobiliare appartenente alla categoria catastale D/1 in favore di un Ente pubblico é imponibile IVA
Se gli amministratori hanno commesso gravi irregolarità, i soci (nella misura prevista dal codice civile, in particolare dall’art. 2409) possono denunciare (1) tale grave fattispecie al tribunale che nei casi più gravi può destituire (o meglio revocare) gli stessi amministratori inadempienti mediante la nomina di un amministratore giudiziario.
Ebbene tale disciplina contenuta nel citato art. 2409 del c.c., non interessa le società a responsabilità limitata.
Ciò anche se siano dotate del collegio sindacale. Si tratta di un orientamento ormai consolidato che è stato ribadito dal Tribunale di Roma con una recente sentenza.
Infatti, è stato rilevato in dottrina come:
“L’art. 2409 c.c. non si applica alle s.r.l. Si consolida l’orientamento giurisprudenziale che ritiene inapplicabile il rimedio di cui all’art. 2409 c.c. alle s.r.l., anche se provviste di collegio sindacale”.
(Tribunale Roma, Sentenza 11/03/2008, Enrica Senini in Ipsoa del 21/10/2008)
Nota (1): Art. 2409 del c. c. (Denunzia al tribunale)
“Se vi é fondato sospetto che gli amministratori, in violazione dei loro doveri, abbiano compiuto gravi irregolarità nella gestione che possono arrecare danno alla società o a una o più società controllate, i soci che rappresentano il decimo del capitale sociale o, nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, il ventesimo del capitale sociale possono denunziare i fatti al tribunale con ricorso notificato anche alla società.
Lo statuto può prevedere percentuali minori di partecipazione.
Il tribunale, sentiti in camera di consiglio gli amministratori e i sindaci, può ordinare l’ispezione dell’amministrazione della società a spese dei soci richiedenti, subordinandola, se del caso, alla prestazione di una cauzione.
Il provvedimento é reclamabile.
Se le violazioni denunziate sussistono ovvero se gli accertamenti e le attività compiute ai sensi del terzo comma risultano insufficienti alla loro eliminazione, il tribunale può disporre gli opportuni provvedimenti provvisori e convocare l’assemblea per le conseguenti deliberazioni.
Nei casi più gravi può revocare gli amministratori ed eventualmente anche i sindaci e nominare un amministratore giudiziario, determinandone i poteri e la durata.
L’amministratore giudiziario può proporre l’azione di responsabilità contro gli amministratori e i sindaci. Si applica l’ultimo comma dell’articolo 2393.
I provvedimenti previsti da questo articolo possono essere adottati anche su richiesta del collegio sindacale, del consiglio di sorveglianza o del comitato per il controllo sulla gestione, nonché, nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, del pubblico ministero; in questi casi le spese per l’ispezione sono a carico della società”.
Per contrastare le frodi intracomunitarie sono state introdotte talune rilevanti misure, come:
– La responsabilità solidale per il pagamento dell’imposta tra cedente e cessionario e per le vendite di determinati beni ed è stata prevista la necessità di una polizza fideiussoria per le imprese di nuova costituzione che effettuano acquisti intracomunitari degli stessi beni:
– nel settore auto, l’autoveicolo oggetto d’acquisto intracomunitario non può circolare prima che venga pagata l’Iva dovuta sulla prima vendita interna, infatti si subordina l’immatricolazione alla presentazione del Mod. F24 che certifica il pagamento dell’imposta.
– per le vendite interne, riguardo le frodi Iva, è stata ampliata l’applicazione del reverse charge, mediante l’introduzione di una serie di ipotesi in cui le cessioni di beni e le prestazioni di servizi devono essere fatturate senza evidenziare l’imposta, in modo da evitare che il cessionario porti in detrazione un’imposta che il cedente non ha mai versato.
Su tale versante, ancora manca la decisione comunitaria con la quale il Consiglio Ue dovrebbe autorizzare l’Italia ad applicare il reverse charge ad altri settori (cessioni interne di computer, telefonini, materiali e prodotti lapidei).
Infine, è stato posto un freno alle compensazioni, prevedendo la necessità di un’autorizzazione preventiva per quelle richieste che superano gli Euro 10.000. Tuttavia, anche tale misura non è ancora operativa, poicché manca il provvedimento di attuazione del direttore dell’Agenzia delle Entrate.
Di particolare rilevanza per la lotta alle frodi Iva, è anche la cooperazione tra i soggetti che si occupano di controlli fiscali.
A tal fine, nel D.L. n. 112/2008 (convertito in legge n. 133/208) è stata espressamente prevista la necessità di “un costante scambio informativo anche allo scopo di consentire la tempestiva emissione degli atti di accertamento e l’adozione di eventuali misure cautelari”.
Immatricolazione di autoveicoli di provenienza comunitaria
Dal 3/12/2007 l’immatricolazione di auto nuove ed usate oggetto d’acquisto intracomunitario deve essere preceduta dal versamento dell’Iva relativa alla prima cessione interna.
Con le circolare 26/2/2008, n. 14/E e 30/7/2008, n. 52/E l’Agenzia delle Entrate ha precisato gli adempimenti da seguire per gli acquisti di auto nuove ed usate, distinguendoli in relazione allo status dell’acquirente:
Rivenditore abituale, soggetto passivo che acquista un bene strumentale o privato.
Acquisti intracomunitari di veicoli nuovi e usati
L’art. 38, c. 4, D.L. 30/8/1993, n. 331, stabilisce che “i mezzi di trasporto non si considerano nuovi” alla duplice condizione:
– se si tratta di veicoli con motore di cilindrata superiore a 48 cc o di potenza superiore a 7,2 kw, abbiano percorso meno di 6.000 chilometri e che, contemporaneamente, siano stati ceduti entro 6 mesi dalla data di prima immatricolazione;
– se si tratta di imbarcazioni di lunghezza superiore a metri 7,5, escluse quelle di cui all’art. 8 bis, c. 1, lett. c), D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, destinate all’esercizio di attività commerciali o della pesca, ad operazioni di salvataggio o di assistenza in mare abbiano navigato per meno di 100 ore e che, contemporaneamente, siano state cedute entro 3 mesi dall’iscrizione nei pubblici registri;
– se si tratta di aeromobili con peso al decollo superiore a chilogrammi 1550 esclusi quelli di cui al citato art. 8 bis, c. 1, lett. c), destinati ad imprese di navigazione aerea che effettuano prevalentemente trasporti internazionali, abbiano volato per meno di 40 ore e che, contemporaneamente siano stati ceduti entro 3 mesi dall’iscrizione nei pubblici registri.
Definizione di autovettura nuova ed usata
Non ancora immatricolata
Immatricolata da meno di 6 mesi (indipendentemente dai chilometri percorsi che possono essere più o meno di 6000)
Con meno di 6000 chilometri percorsi indipendentemente dalla data d’immatricolazione (inferiore o superiore ai 6 mesi)
Immatricolata da più di 6 mesi e che contemporaneamente ha percorso più di 6000 chilometri
Gli acquisti di mezzi di trasporto nuovi sono sempre e, in ogni caso, soggetti ad Iva in Italia anche se il cedente, l’acquirente o entrambi, non sono soggetti passivi d’imposta, ma intervengono come privati consumatori.
Acquisti effettuati da un rivenditore abituale
Il rivenditore nazionale che acquista un veicolo nuovo od usato che non rientra nel regime del margine, assolve l’imposta con il meccanismo del reverse charge, integrando con l’Iva e registrando la fattura estera (o il documento di acquisto estero), secondo le normali disposizioni previste per gli altri acquisti intracomunitari.
La successiva vendita del bene è soggetta ad Iva in Italia secondo le regole ordinarie dell’imposta, cioè calcolando l’Iva sul prezzo pieno di vendita.
Prima di procedere all’immatricolazione del veicolo occorre versare l’Iva dovuta sulla prima vendita interna e per il versamento va utilizzato il Modello “F24 – Immatricolazione Iva auto Ue”, approvato con il provvedimento Agenzia Entrate 25/10/2007, che contiene il numero di telaio di ciascun veicolo e l’ammontare dell’Iva assolta in occasione della prima cessione interna.
Acquisti effettuati da altri soggetti
Infine, l’Agenzia delle Entrate, con la circolare 52/E/2008, ha precisato che i contribuenti Iva che acquistano l’autovettura per utilizzarla come bene strumentale nella propria attività non sono tenuti ad effettuare alcun versamento, in quanto l’acquisto intracomunitario non è finalizzato ad una successiva cessione.
Tali soggetti assolvono l’Iva con il meccanismo del reverse charge, integrando la fattura ricevuta ed annotandola nel registro delle vendite ed in quello degli acquisti.
Naturalmente, la detrazione dell’Iva va effettuata tenuto conto dei limiti previsti dagli artt. 19 e seguenti del D.P.R. n. 633/1972.
Prima di effettuare l’immatricolazione, l’imprenditore o il professionista deve consegnare all’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente la fattura d’acquisto ed una dichiarazione attestante l’oggetto della propria attività e la volontà di utilizzare il mezzo come bene strumentale.
Gli Uffici effettuati gli opportuni controlli, in caso positivo, consentono l’immatricolazione utilizzando la stessa procedura prevista per le auto in regime del margine.
Nel caso in cui l’acquisto dell’autovettura nuova venga effettuato da un privato consumatore, l’Iva è comunque dovuta in Italia, ma con una procedura diversa.
L’acquirente italiano che non è un soggetto passivo d’imposta deve versare l’Iva entro 30 giorni dall’acquisto, ma comunque prima dell’immatricolazione, utilizzando il Modello F24 ed il codice tributo 6099.
(In Guida ai controlli fiscali n. 10 del 1/10/2008, edita da Il Sole 24 Ore)
E’ imponibile IVA l’acquisizione da parte dell’ente pubblico, al di fuori della propria attività commerciale, di un complesso immobiliare appartenente alla categoria catastale D/1 – Opifici.
In particolare, il corrispettivo fissato per la cessione và assoggettato ad IVA, con applicazione del regime di imponibilità – previsto dall’art. 10, primo comma, n. 8-ter) del D.P.R. n. 633/1972.
L’assoggettamento ad IVA non è mai escluso dalla circostanza che l’acquisto sia effettuato da un organismo pubblico, neppure nell’ipotesi in cui l’acquisto stesso si inquadri in un procedimento diretto alla tutela di interessi di carattere generale.
A conferma di ciò vi è la circostanza che anche nei procedimenti di espropriazione per pubblica utilità (in cui è indubitabile la presenza di finalità di interesse pubblicistico) la cessione del cespite all’ente espropriante costituisce operazione rilevante ai fini dell’IVA qualora il destinatario del provvedimento ablativo sia un soggetto d’imposta ed il bene colpito sia collegato allo svolgimento dell’attività imprenditoriale, artistico o professionale.
Per quanto concerne, invece, la contestuale cessione dell’unità immobiliare appartenente alla categoria catastale A/3, ove non costituisca pertinenza dell’immobile strumentale per natura, trattandosi di una porzione di fabbricato avente destinazione abitativa, occorre far riferimento all’art. 10, primo comma, n. 8-bis), il quale disciplina le cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricato non strumentali prevedendo l’applicazione del regime di esenzione dall’IVA e, per il principio dell’alternatività, l’assoggettamento all’imposta di registro proporzionale di cui al Testo unico dell’imposta di registro, approvato con D.P.R. n. 131/1986.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 20/10/2008, n. 392/E)
– Tassa sulle concessioni governative – aggiornamenti della licenza di pesca
Gli aggiornamenti (anche sostanziali) annotati sulla licenza per la pesca professionale marittima, in corso di validità, non sono soggetti a tassa di concessione governativa.
Ciò poiché si tratta di una fattispecie in cui non vengono posti in essere nuovi atti.
La TCG è invece dovuta nuovamente in tutti i casi in cui i mutamenti sostanziali della licenza che rendono necessaria la sua sostituzione e la conseguente emanazione di un nuovo titolo amministrativo.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 20/10/2008, n. 391/E)
– Imposte di registro e di bollo su contratti di concessione di immobile regionale: Pagamento delle imposte nei contratti in cui è parte lo Stato
Nel caso di concessione in uso a titolo oneroso, a favore di un’amministrazione statale, di un immobile appartenente al patrimonio indisponibile regionale, le spese dovute per la registrazione del contratto sono totalmente a carico dell’ente territoriale. Nessuna deroga a tale principio può derivare dalla normativa regionale, secondo la quale, invece, le spese sono a carico del concessionario.
In particolare, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che nell’ipotesi di un contratto di concessione in uso a titolo oneroso di immobile, facente parte del patrimonio indisponibile della Regione, a favore di una amministrazione statale, l’imposta di registro è dovuta con l’aliquota proporzionale del 2% per cento e, in base al principio derogatorio introdotto dall’art. 57, comma 7, del TUR, qualora parte del contratto sia lo Stato, obbligata in via esclusiva al pagamento dell’intera imposta è l’altra parte contraente.
Infine, nel caso di specie, l’imposta di bollo non è dovuta in base (art. 16 della tabella allegata al DPR n. 642/1972).