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Timestamp: 2020-05-29 14:01:27+00:00
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Matched Legal Cases: ['art.12', 'art.12', 'art.826', 'art.1', 'art.12', 'art.12', 'art.54', 'art.54', 'art.822', 'art.824', 'art.822', 'art.119', 'art.824', 'art.54', 'art.12', 'art.12', 'art.826', 'art.91', 'art.54', 'art.53', 'art.12', 'art.54', 'art.54', 'art. 822', 'art. 824', 'art.822', 'art.822', 'art.824', 'art.54', 'art.822', 'art.12', 'art.53', 'art.822', 'art.824', 'art.826', 'art.822', 'art.826', 'art.91', 'art.10', 'art.822', 'art. 54', 'art.54', 'art.53', 'art10', 'art.12', 'art.55', 'art.12', 'art.55', 'art.54', 'art.55', 'art.55', 'art.12', 'art.826', 'art.822', 'art.822', 'art.53', 'art.12', 'art.54', 'art.54']

DA ALTALEX: Il regime giuridico degli immobili soggetti a presunzione di vincolo
Articolo di Stefano Gennai 07.04.2006
Il regime giuridico degli immobili soggetti a presunzione di vincolo
ai sensi dell’art.12 codice dei beni culturali.
Oggetto della presente trattazione è il regime giuridico degli immobili appartenenti agli enti pubblici territoriali con più di 50 anni di vetustà e perciò soggetti a presunzione di vincolo fino all’esito della verifica dell’interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico di cui all’art.12, comma 2, D. Lgs. 42/2004.
Orbene, il modo di classificare i beni appartenenti alle pubbliche amministrazioni è stabilito dalla legge e, in particolare, dagli articoli 822, 824 e 826 del codice civile, e dagli articoli 10, 12, 53 e 54 del codice dei beni culturali, approvato con D.Lgs. 22/1/2004, n°42.
Prendiamo in esame, ai fini che qui interessano, gli articoli del codice civile:
Art.822 c.c., comma 2: “Fanno parimenti parte del demanio pubblico, se appartengono allo Stato, le strade, le autostrade e le strade ferrate; gli aerodromi; gli acquedotti; gli immobili riconosciuti d’interesse storico, archeologico e artistico a norma delle leggi in materia, le raccolte dei musei, delle pinacoteche degli archivi, delle biblioteche; e infine gli altri beni che sono dalla legge assoggettati al regime proprio del demanio pubblico”. (1).
(1) Trattasi dei beni appartenenti al cosiddetto demanio “accidentale”, che acquistano il carattere della demanialità solo se di proprietà di un ente territoriale. Sono, invece, beni del demanio “necessario” (ed appartengono necessariamente allo Stato e, in alcuni casi, alle Regioni) quelli indicati nel comma 1 dello stesso articolo: il lido del mare, la spiaggia, le rade e i porti; i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia; le opere destinate alla difesa nazionale.
Art.824 c.c., comma 1: “I beni della specie di quelli indicati dal secondo comma dell’articolo 822, se appartengono alle province o ai comuni, sono soggetti al regime del demanio pubblico”. (2).
(2) V. Legge 281/1970 e gli statuti delle Regioni a statuto speciale per i beni che appartengano a tali soggetti.
Art.826 c.c., commi 2 e 3: “2. Fanno parte del patrimonio indisponibile dello Stato le foreste che a norma delle leggi in materia costituiscono il demanio forestale dello Stato, le miniere, le cave e torbiere quando la disponibilità ne è sottratta al proprietario del fondo, le cose d’interesse storico, archeologico, paletnologico, paleontologico e artistico, da chiunque e in qualunque modo ritrovate nel sottosuolo, i beni costituenti la dotazione della presidenza della Repubblica, le caserme, gli armamenti, gli aeromobili militari e le navi da guerra. 3. Fanno parte del patrimonio indisponibile dello Stato o, rispettivamente, delle province e dei comuni, secondo la loro appartenenza, gli edifici destinati a sede di uffici pubblici, con i loro arredi, e gli altri beni destinati a un pubblico servizio”. (3).
(3) Anche questa disposizione va coordinata con le norme sul patrimonio indisponibile delle Regioni, del quale fanno parte, tra gli altri, le cave, le torbiere e le c.d. “foreste demaniali”.
Tra i beni del patrimonio indisponibile rientrano le cose mobili di interesse culturale e quei beni sui quali gravano particolari vincoli di destinazione come, ad es., le aree espropriate nell’ambito dei piani di zona per l’edilizia popolare o per insediamenti produttivi, che vanno a costituire gli “altri beni destinati ad un pubblico servizio” ex art.826, comma 3, ultima parte. Ai sensi dell’art.1 legge 157/1992, la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale.
Prendiamo ora in esame, sempre ai fini che qui interessano, gli articoli del codice dei beni culturali:
Art.10, comma 1: “Sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico”.
Art.12, comma 1: “Le cose immobili e mobili indicate all’articolo 10, comma 1, che siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre cinquanta anni, sono sottoposte alle disposizioni del presente Titolo fino a quando non sia stata effettuata la verifica di cui al comma 2”. (4).
(4) Il codice dei beni culturali si compone di cinque Parti: la prima contiene le disposizioni generali; la seconda tratta dei beni culturali (ed è quella che qui più interessa); la terza detta norme sui beni paesaggistici; la quarta disciplina le sanzioni; la quinta reca “disposizioni transitorie, abrogazioni, entrata in vigore”. La Parte Seconda sui beni culturali si compone a sua volta di tre Titoli: il titolo primo detta disposizioni in materia di “Tutela”; il titolo secondo detta disposizioni in materia di “Fruizione e valorizzazione”; il titolo terzo, infine, contiene “Norme transitorie e finali”.
Art.53, comma 1: “I beni culturali appartenenti allo Stato, alle regioni e agli altri enti pubblici territoriali che rientrino nelle tipologie indicate all’articolo 822 del codice civile costituiscono il demanio culturale”.
Art.53, comma 2: “I beni del demanio culturale non possono essere alienati, né formare oggetto di diritti a favore di terzi, se non nei modi previsti dal presente codice”.
Art.54, comma 2, lett. a): “Sono altresì inalienabili: a) le cose immobili e mobili appartenenti ai soggetti indicati all’articolo 10, comma 1, che siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre cinquanta anni, fino a quando non sia intervenuta, ove necessario, la sdemanializzazione a seguito del procedimento di verifica previsto dall’articolo 12 (…)”.
Art.54, comma 3: “I beni e le cose di cui ai commi 1 e 2 possono essere oggetto di trasferimento tra lo Stato, le Regioni e gli altri enti pubblici territoriali”.
Art.54, comma 4: “I beni e le cose indicati ai commi 1 e 2 possono essere utilizzati esclusivamente secondo le modalità e per i fini previsti dal Titolo II della presente Parte”. (5).
(5) Si è già detto (nota 4) che il codice dei beni culturali si compone di cinque Parti; la seconda parte tratta dei beni culturali (ed è quella che qui più interessa); questa parte si compone a sua volta di tre Titoli: il titolo primo detta disposizioni in materia di “Tutela”; il titolo secondo detta disposizioni in materia di “Fruizione e valorizzazione”; il titolo terzo, infine, contiene “Norme transitorie e finali”.
Per i beni presi qui in considerazione (immobili appartenenti agli enti pubblici territoriali con più di 50 anni di vetustà e perciò soggetti a presunzione di vincolo fino all’esito della verifica dell’interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico di cui all’art.12, comma 2, D. Lgs. 42/2004) il regime giuridico è quello proprio del demanio culturale inalienabile: l’art.12, comma 1, D. Lgs. 42/2004 li assoggetta alle norme del Titolo I, Parte Seconda, del codice beni culturali; l’art.54, comma 4, D. Lgs. 42/2004 li assoggetta alle norme del Titolo II, Parte Seconda, dello stesso codice; l’art.54, comma 2, lett. a), D. Lgs. 42/2004 dispone per la loro inalienabilità.
Si tratta di applicazione temporanea di un regime giuridico destinato a cessare con l’esito negativo della verificazione? Sì, ma proprio perché la verifica deve essere fatta c’è un vincolo che è preordinato ad impedire che nelle more del procedimento (o omettendo di avviarlo) si commettano abusi irreparabili.
Ci sono “catapecchie” che ancorché siano venute ad esistenza oltre cinquanta anni fa non possono avere sicuramente alcun interesse culturale? Può darsi, ma il compito di verificarlo è stato affidato alle Soprintendenze e alle Direzioni Regionali dei Beni Culturali e non mi risulta che altri siano stati autorizzati a provvedere in sostituzione.
Si può anche discutere, riecheggiando vecchie dispute dottrinali, se, attesa la disciplina per rinvio (il rinvio operato dagli artt.12 e 54, comma 4, rispettivamente al Titolo I e al Titolo II della Parte Seconda del codice dei beni culturali), trattasi di vera demanialità o di demanialità per relationem; discussione tanto interessante quanto sterile ai nostri fini sol che si consideri che demaniali per relationem sono anche i beni di cui all’art.822, comma 2, c.c. (quali, ad es., le strade, gli acquedotti, etc.) che appartengano ai Comuni e alle Province: l’art.824 c.c. dispone infatti che tali beni “sono soggetti al regime del demanio pubblico” . E di demanialità per relationem si potrebbe parlare anche di tutti gli altri beni non compresi negli elenchi di cui ai commi 1 e 2 dell’art.822 c.c., ma che, sempre secondo tale articolo, “fanno parte” del demanio in quanto “dalla legge assoggettati al regime proprio del demanio pubblico”. (6).
(6) Si è discusso in passato di ciò perché l’art.119 Cost. ante riforma del 2001 citava espressamente solo il demanio regionale (non quello provinciale o comunale) e perché l’art.824 c.c., come si è visto, parla non di beni demaniali, bensì di beni “soggetti al regime del demanio pubblico”. Ma, a parte quanto già scritto sopra, c’è qualcuno che oggi possa dubitare che, ad es., le strade provinciali debbano essere classificate e inserite nell’inventario quali beni demaniali?
L’art.54, comma 2, lett. a), poi, prescrive l’inalienabilità di tali immobili “fino a quando non sia intervenuta, ove necessario, la sdemanializzazione a seguito del procedimento di verifica previsto dall’articolo 12 (…)” . (7).
(7) L’ “ove necessario” , riferito alla sdemanializzazione, è dovuto al fatto che l’art.12, comma 1, si riferisce anche alle “cose mobili e immobili” appartenenti (oltre che “allo Stato, alle Regioni e agli altri enti pubblici territoriali”) anche “ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro”, ed è evidente che per i beni appartenenti a questi ultimi soggetti non si pone il problema della loro demanialità, essendo, la demanialità, un attributo che possono avere i soli beni appartenenti allo Stato e agli Enti pubblici territoriali. Lo stesso art.12, comma 1, si riferisce, come detto, alle “cose mobili e immobili” e il problema della demanialità si pone solo con riguardo agli immobili e alle universalità di mobili (pinacoteche, archivi, etc.), non certo per i singoli beni mobili, assoggettabili semmai al regime proprio del patrimonio indisponibile (art.826, comma 2, c.c.). Per una conferma di ciò, v. art.91 codice beni culturali.
Tale regime di assoluta inalienabilità degli immobili di che trattasi cade in presenza di un trasferimento che avvenga tra lo Stato, le Regioni e gli altri enti territoriali (art.54, comma 3: “I beni e le cose di cui ai commi 1 e 2 possono essere oggetto di trasferimento tra lo Stato, le Regioni e gli altri enti pubblici territoriali”): il trasferimento di immobili (o universalità di mobili), in tali casi, non farebbe infatti loro perdere il carattere della demanialità.
L’art.53 D. Lgs. 42/2004 statuisce che “I beni culturali appartenenti allo Stato, alle regioni e agli altri enti pubblici territoriali che rientrino nelle tipologie indicate all’articolo 822 del codice civile costituiscono il demanio culturale”. Fanno parte, allora, del demanio culturale sia “gli immobili riconosciuti d’interesse storico, archeologico e artistico a norma delle leggi in materia”, sia “gli altri beni che sono dalla legge assoggettati al regime proprio del demanio pubblico” culturale quali, appunto, e seppur temporaneamente, gli immobili appartenenti agli enti pubblici territoriali soggetti a presunzione di vincolo: l’art.12, comma 1, D. Lgs. 42/2004 li assoggetta alle norme del Titolo I, Parte Seconda, del codice beni culturali; l’art.54, comma 4, D. Lgs. 42/2004 li assoggetta alle norme del Titolo II, Parte Seconda, dello stesso codice; mentre l’art.54, comma 2, lett. a), D. Lgs. 42/2004 dispone per la loro inalienabilità.
La tesi del “parcheggio”. Critica.
Una trattazione a parte merita la tesi contenuta nello studio n°5019 approvato dalla Commissione Studi Civilistici del Consiglio Nazionale del Notariato il 20/4/2004; tesi per molti aspetti pregevole e senz’altro corretta nelle concrete conclusioni cui perviene, ma non condivisibile sul piano della ricostruzione teorica della demanialità dei beni.
Trattasi in ogni caso di tesi non elusiva: “entrato in vigore il codice dei beni culturali tutti i beni con più di 50 anni di vetustà dovranno essere assoggettati alla procedura di verificazione e, in attesa della conclusione di questa, dovranno essere provvisoriamente e automaticamente assoggettati alla disciplina dei beni culturali (…). In precedenza, per questi beni in mano pubblica, mancando un provvedimento formale di identificazione della culturalità, si navigava nell’incertezza, perché spettava all’ente proprietario valutare se il bene avesse in sé, oggettivamente, il connotato di bene culturale. Il criterio dei 50 anni aiutava, ma non poteva ritenersi decisivo. Ed infatti per motivi cautelari si ricorreva alla sovrintendenza per chiedere una valutazione di culturalità prima di intraprendere la procedura negoziale di vendita del bene. Con il codice dei beni culturali, invece, qualunque bene, anche se non abbia oggettivamente i connotati di bene culturale, purché sia stato creato da più di 50 anni, va assoggettato alla disciplina dei beni culturali, pena l’invalidità dell’atto. In questo modo si ha una determinata certezza negoziale (beni immobili con più di 50 anni vanno tutti assoggettati alla disciplina in discorso), anche se si finisce per operare in eccesso, perché anche i beni che ictu oculi non possono avere caratteristiche di bene culturale (si pensi a vecchi anonimi appartamenti privi del tutto di pregio artistico), dovranno essere, almeno in via provvisoria, assoggettati alla disciplina sui beni culturali.”.
“Eccesso” o non, la disciplina è esattamente questa. Nulla quaestio, quindi sulle concrete conclusioni cui lo studio n°5019 perviene.
I problemi arrivano quando dalla piana descrizione degli effetti di queste norme si passa alle ricostruzioni teoriche, proponendo una tesi (tesi che potrebbe essere definita del “parcheggio”) francamente non condivisibile.
Si sostiene, infatti, che “in attesa di accertare se il bene abbia carattere di culturalità esso va sottoposto alla regola dell’incedibilità relativa” e “finché non sia esaurita questa procedura il bene è sottoposto ad una sorta di parcheggio e sottoposto alla disciplina dei beni culturali” . Solo dopo effettuata la verificazione “se il bene viene ritenuto culturale esso viene qualificato come bene demaniale. Non deve stupire il fatto che, ai fini della demanialità, occorra preventivamente che il bene sia valutato come bene culturale: infatti sia l’art. 822 c.c. per il demanio culturale dello Stato, sia l’art. 824 per il demanio culturale degli enti locali, utilizzano l’espressione immobili riconosciuti d’interesse culturale; il che fa concludere che per considerare questi beni come demanio artistico occorra una preventiva valutazione di culturalità da parte della pubblica amministrazione”.
“Non deve stupire”, c’è scritto, ma io mi stupisco. Innanzitutto per un dato letterale: ammesso e non concesso che quell’inciso dell’art.822 c.c. debba essere interpretato in tal modo, non si può dimenticare che lo stesso art.822 c.c., stesso comma 2 (e conseguente stesso rinvio ex art.824 c.c.), nell’ultima sua parte statuisce che fanno parimenti parte del demanio “gli altri beni che sono dalla legge assoggettati al regime proprio del demanio pubblico”. E gli artt.12 e 54, comma 4, del codice dei beni culturali assoggettano gli immobili di che trattasi al regime proprio del demanio culturale (oltretutto inalienabile ex art.54, comma 2), in forza dei rinvii sui quali ci siamo già soffermati in precedenza.
L’art.822 c.c., quindi, bisognerebbe leggerlo tutto, mica solo un pezzo.
Non solo. Al riguardo si potrebbe anche parlare, nel primo caso (quello degli immobili di “culturalità” già dichiarata), di demanialità accertata e, nell’altro caso, di demanialità presunta dalla legge fino a prova (verificazione) contraria (“iuris tantum”) (8).
(8) Demanialità presunta “iuris tantum”, ossia fino alla verificazione, all’esito della quale la demanialità è “accertata” con la dichiarazione di interesse, oppure esclusa (non automaticamente, ma) quando “secondo le valutazioni dell’amministrazione interessata”, non ostino “altre ragioni di pubblico interesse” (art.12, comma 5).
In ogni caso, come già detto, per l’art.53 D. Lgs. 42/2004 “I beni culturali appartenenti allo Stato, alle regioni e agli altri enti pubblici territoriali che rientrino nelle tipologie indicate all’articolo 822 del codice civile costituiscono il demanio culturale”. Fanno parte, allora, del demanio culturale sia “gli immobili riconosciuti d’interesse storico, archeologico e artistico a norma delle leggi in materia”, sia “gli altri beni che sono dalla legge assoggettati al regime proprio del demanio pubblico” culturale quali, appunto, gli immobili appartenenti agli enti pubblici territoriali soggetti a presunzione di vincolo (art.822, comma 2, ultima parte c.c., art.824 c.c.; artt.12 e 54, commi 2 e 4, D. Lgs. 42/2004).
D’altra parte, nelle more del procedimento di verificazione, che ha tempi certi, ma non necessariamente brevi (le convenzioni prevedono che ogni anno la verifica riguardi, per ciascun Ente, solo un certo numero di immobili), qualcuno è in grado di spiegare a quale categoria apparterrebbero questi nostri beni così strani da essere in tutto e per tutto assoggettati (pur temporaneamente) al regime del demanio culturale (oltretutto inalienabile) senza però poter essere qualificati come appartenenti al demanio? Non mi si risponda che la categoria è quella del “parcheggio” perché, purtroppo, questa categoria non esiste, non la si può mettere nell’inventario e non è utilizzabile per il conto del patrimonio.
“Qualunque bene, anche se non abbia oggettivamente i connotati di bene culturale, purché sia stato creato da più di 50 anni, va assoggettato alla disciplina dei beni culturali”? Benissimo, questo vuol dire che tali beni, se trattasi di immobili che appartengono a enti pubblici territoriali, vanno dritti a far parte del demanio culturale (inalienabile). Non sono beni del patrimonio disponibile perché inalienabili e perché assoggettati alla disciplina dei beni culturali; non sono beni del patrimonio indisponibile perché, in quanto immobili, non sono riconducibili alla tipologia descritta dall’art.826 c.c. e perché manca una norma di rinvio del tipo di quella contenuta all’art.822, comma 2, ultima parte, del codice civile. (9).
(9) Le “cose d’interesse storico, archeologico, paletnologico, paleontologico e artistico, da chiunque e in qualunque modo ritrovate nel sottosuolo” di cui parla l’art.826, comma 2, c.c., sono cose mobili. Solo singoli beni mobili possono infatti essere assoggettati al regime proprio del patrimonio indisponibile. Ne dà una conferma l’art.91 D. Lgs. 42/2004: “Le cose indicate nell’art.10, da chiunque e in qualunque modo ritrovate nel sottosuolo o sui fondali marini, appartengono allo Stato e, a seconda che siano immobili o mobili, fanno parte del demanio o del patrimonio indisponibile, ai sensi degli artt. 822 e 826 del codice civile”.
Trattasi, allora, di beni che, a scelta, 1) partecipano del carattere della demanialità, presunta dalla legge “iuris tantum”, ovvero, 2) “fanno parte” del demanio in quanto “dalla (stessa) legge assoggettati al regime proprio del demanio pubblico” (culturale) nel senso dell’art.822, comma 2, ultima parte, del codice civile.
Beni del demanio culturale alienabili e non alienabili secondo il D.Lgs.42/2004.
Ai sensi dell’art. 54, comma 1, del codice approvato con D. Lgs. n°42/2004, sono beni culturali demaniali inalienabili: “gli immobili e aree di interesse archeologico” (lett. a); “gli immobili riconosciuti monumenti nazionali con atti aventi forza di legge” (lett. b); “le raccolte di musei, pinacoteche, gallerie e biblioteche” (lett. c); “gli archivi” (lett. d).
“Sono altresì inalienabili”, prosegue l’articolo (comma 2), tra l’altro, “le cose immobili e mobili appartenenti ai soggetti indicati all’articolo 10, comma 1, che siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre cinquanta anni, fino a quando non sia intervenuta, ove necessario, la sdemanializzazione a seguito del procedimento di verifica previsto dall’articolo 12 (…)” ; verifica che consiste in uno specifico procedimento di accertamento dell’interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico del bene. (10).
(10) Dall’ “altresì” del comma 2 dell’art.54 non possono trarsi conclusioni diverse da quelle già tratte con l’ “ove necessario” , riferito alla sdemanializzazione (v. supra nota 7). Anzi, qui si deve precisare che il comma 2 in cui opera l’ ”altresì” comprende anche, alla lettera d), “le cose immobili appartenenti ai soggetti di cui all’art.53 dichiarate di interesse particolarmente importante quali testimonianze dell’identità e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive, religiose, ai sensi dell’art10, comma 3, lett. d)”.
Ove l’accertamento in ordine all’interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico dia esito positivo, il bene verrà sottoposto a definitiva tutela (art.12, comma 7) e potrà essere alienato con le modalità di cui all’art.55 (e 57); in caso di esito negativo, invece, il bene non risulterà più soggetto alle disposizioni del codice dei beni culturali e potrà essere liberamente alienato quando, “secondo le valutazioni dell’amministrazione interessata”, non ostino “altre ragioni di pubblico interesse” alla sua “sdemanializzazione”: art.12, commi 5 e 6).
Ai sensi dell’art.55, i beni immobili del demanio culturale (diversi da quelli descritti al comma 1 dell’art.54, ma compresi quelli del comma 2 una volta effettuata con esito positivo la verifica dell’interesse culturale), possono essere alienati previa autorizzazione del Ministero: “I beni culturali immobili appartenenti al demanio culturale e non rientranti tra quelli elencati nell’articolo 54, commi 1 e 2, non possono essere alienati senza l’autorizzazione del Ministero” (art.55, comma 1).
L’autorizzazione può essere rilasciata a condizione che: a) l’alienazione assicuri la tutela e la valorizzazione dei beni e comunque non ne pregiudichi il pubblico godimento; b) nel provvedimento di autorizzazione siano indicate destinazioni d’uso compatibili con il carattere storico ed artistico degli immobili e tali da non recare danno alla loro conservazione. L’autorizzazione ad alienare “comporta la sdemanializzazione dei beni culturali cui essa si riferisce. Tali beni restano sottoposti a tutela ai sensi dell’articolo 12, comma 7” (art.55, comma 3), ossia alle disposizioni (diverse da quelle che si riferiscono specificamente agli immobili appartenenti allo Stato e agli enti pubblici territoriali) contenute nel Titolo I, Parte Seconda, codice dei beni culturali.
Una retta e non elusiva interpretazione di tutte queste disposizioni conduce alla conclusione che gli immobili di proprietà dello Stato e degli enti pubblici territoriali con più di cinquanta anni di vetustà, fino all’esito della verifica dell’interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico di cui all’art.12, comma 2, D. Lgs. 42/2004, sono soggetti al regime proprio del demanio culturale (inalienabile).
Non sono beni del patrimonio disponibile perché inalienabili e perché assoggettati alla disciplina dei beni culturali; non sono beni del patrimonio indisponibile perché, in quanto immobili, non sono riconducibili alla tipologia descritta dall’art.826 c.c. e perché manca una norma di rinvio del tipo di quella contenuta all’art.822, comma 2, ultima parte, del codice civile (v. supra, nota 9); trattasi, allora, di beni che, a scelta, o 1) partecipano del carattere della demanialità, presunta dalla legge “iuris tantum”, ovvero, 2) “fanno parte” del demanio in quanto “dalla (stessa) legge assoggettati al regime proprio del demanio pubblico” (culturale) nel senso dell’art.822, comma 2, ultima parte, del codice civile.
Ai sensi dell’art.53 D. Lgs. 42/2004, infatti, “I beni culturali appartenenti allo Stato, alle regioni e agli altri enti pubblici territoriali che rientrino nelle tipologie indicate all’articolo 822 del codice civile costituiscono il demanio culturale”. Fanno parte, allora, del demanio culturale sia “gli immobili riconosciuti d’interesse storico, archeologico e artistico a norma delle leggi in materia”, sia “gli altri beni che sono dalla legge assoggettati al regime proprio del demanio pubblico” (culturale) quali, appunto, e seppur temporaneamente, gli immobili appartenenti agli enti pubblici territoriali soggetti a presunzione di vincolo: l’art.12, comma 1, D. Lgs. 42/2004 li assoggetta alle norme del Titolo I, Parte Seconda, del codice beni culturali; l’art.54, comma 4, D. Lgs. 42/2004 li assoggetta alle norme del Titolo II, Parte Seconda, dello stesso codice; l’art.54, comma 2, lett. a), D. Lgs. 42/2004 dispone per la loro inalienabilità.
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