Source: https://www.onb.it/2013/09/10/decr-18-settembre-2002-ministero-dellinterno/
Timestamp: 2020-08-09 17:57:30+00:00
Document Index: 182814676

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 10']

Decr. 18 settembre 2002 - Ministero dell'interno - Ordine Nazionale dei Biologi
Decr. 18 settembre 2002 – Ministero dell’interno
Autorizzazione all’apertura e all’esercizio.
Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione e l’esercizio delle strutture sanitarie pubbliche e private. Gazzetta Ufficiale N. 227 del 27 Settembre 2002
Gazzetta Ufficiale N. 227 del 27 Settembre 2002
Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione e l’esercizio delle strutture sanitarie pubbliche e private.
Visto l’art. 1 della legge 13 maggio 1961, n. 469;
Visto l’art. 2 della legge 26 luglio 1965, n. 966;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n.547;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n.577;
Visto il progetto di regola tecnica elaborato dal Comitato centrale tecnico scientifico per la prevenzione incendi di cui all’art. 10 del
decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577;
1. Il presente decreto ha per scopo l’emanazione di disposizioni di prevenzione incendi riguardanti la progettazione, la costruzione e l’esercizio delle strutture sanitarie di seguito elencate e classificate sulla base di quanto riportato all’art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1997 (supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 42 del 20 febbraio 1997) in relazione alla tipologia delle prestazioni erogate:
1. Fatto salvo quanto previsto al successivo comma 4, le disposizioni tecniche riportate al titolo II dell’allegato si applicano alle strutture sanitarie di cui al precedente art. 1, comma
1, lettere a) e b), di nuova costruzione ed a quelle esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto, nel caso siano oggetto di interventi comportanti la loro completa ristrutturazione e/o il cambio di destinazione d’uso.
Qualora gli interventi effettuati su strutture esistenti, comportino la sostituzione o modifica di impianti e/o attrezzature di protezione attiva antincendio, la modifica parziale delle caratteristiche costruttive e/o del sistema di vie di uscita, e/o ampliamenti, le disposizioni del presente decreto si applicano
solamente agli impianti e/o alle parti della costruzione oggetto degli interventi di modifica. In ogni caso gli interventi di modifica effettuati su strutture esistenti, che non comportino un loro cambio di destinazione, non possono diminuire le condizioni di sicurezza preesistenti.
A fronte di interventi di ampliamento e/o modifiche di strutture sanitarie esistenti, comportanti un incremento di affollamento, in misura tale da essere compatibile con il sistema di vie di uscita esistente e con l’eventuale nuovo assetto planovolumetrico, il predetto sistema di vie di uscita dovrà essere rispondente alle disposizioni di cui al titolo III.
2. Fatto salvo quanto previsto al successivo comma 4, le strutture sanitarie di cui all’art. 1, comma 1, lettere a) e b), esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto, sono adeguate alle disposizioni riportate al titolo III dell’allegato entro i termini temporali di cui al successivo art. 6.
Non sussiste l’obbligo dell’adeguamento per le strutture sanitarie:
3. Le disposizioni di cui al titolo IV dell’allegato si applicano alle strutture sanitarie di cui all’art. 1, comma 1, lettera c), di nuova costruzione ed esistenti.
4. Le disposizioni di cui al titolo IV dell’allegato si applicano ltresi’:
1. I prodotti provenienti da uno dei Paesi dell’Unione europea, o da uno dei Paesi contraenti l’accordo SEE, legalmente riconosciuti sulla base di norme armonizzate ovvero di norme o regole tecniche applicate in tali Stati che permettono di garantire un livello di protezione, ai fini della sicurezza antincendio, equivalente a quello perseguito dalla presente regolamentazione, possono essere commercializzati per essere impiegati nel campo di applicazione disciplinato dal presente decreto.
2. Nelle more dell’entrata in vigore di apposite norme armonizzate, agli estintori, alle porte e agli elementi di chiusura per i quali è richiesto il requisito di resistenza al fuoco, nonchè ai prodotti per i quali è richiesto il requisito di reazione al fuoco, si applica la regolamentazione italiana vigente, che prevede specifiche clausole di mutuo riconoscimento, concordate con i servizi della Commissione europea, stabilite nei seguenti decreti del Ministro dell’interno:
REGOLA TECNICA DI PREVENZIONE INCENDI PER LA PROGETTAZIONE, COSTRUZIONE ED ESERCIZIO DELLE STRUTTURE SANITARIE, PUBBLICHE E
1.1 – Termini, definizioni e tolleranze dimensionali.
1. Per i termini, le definizioni e le tolleranze dimensionali si rimanda a quanto emanato con decreto ministeriale 30 novembre 1983 (G.U. n.339 del 12/12/1983).
a) corridoio cieco: corridoio o porzione di corridoio dal quale è possibile l’esodo in un’unica direzione. La lunghezza del corridoio cieco va calcolata dall’inizio dello stesso fino all’incrocio con un corridoio dal quale sia possibile l’esodo in almeno due direzioni, o fino al più prossimo luogo sicuro o via di esodo verticale;
b) esodo orizzontale progressivo: modalità di esodo che prevede lo spostamento dei degenti in un compartimento adiacente capace di contenerli e proteggerli fino a quando l’incendio non sia stato domato o fino a che non diventi necessario procedere ad una successiva evacuazione verso luogo sicuro;
c) percorso orizzontale protetto: percorso di comunicazione orizzontale o suborizzontale protetto da elementi con caratteristiche
di resistenza al fuoco adeguata, con funzione di collegamento tra compartimenti o di adduzione verso luogo sicuro;
d) piano di uscita dall’edificio: piano dal quale sia possibile l’evacuazione degli occupanti direttamente in luogo sicuro all’esterno dell’edificio, anche attraverso percorsi orizzontali protetti;
e) scala di sicurezza esterna: scala totalmente esterna, rispetto al fabbricato servito, munita di parapetto regolamentare e realizzata secondo i criteri sotto riportati: i materiali devono essere di classe 0 di reazione al fuoco;
la parete esterna dell’edificio su cui è collocata la scala, compresi gli eventuali infissi, deve possedere, per una larghezza pari alla proiezione della scala, incrementata di 2,5 m per ogni lato, requisiti di resistenza al fuoco almeno REI 60. In alternativa la scala esterna deve distaccarsi di 2,5 m dalle pareti dell’edificioe collegarsi alle porte di piano tramite passerelle protette con setti laterali, a tutta altezza, aventi requisiti di resistenza al fuoco pari a quanto sopra indicato.
1.2 – Classificazione delle aree delle strutture sanitarie.
1. Le aree delle strutture sanitarie, ai fini antincendio, sono cosi’ classificate:
tipo A – aree od impianti a rischio specifico, classificati come attività soggette al controllo del C.N.VV.F. ai sensi del decreto ministeriale 16 febbraio 1982 (Gazzetta Ufficiale n. 98 del 9 aprile 1982) e del decreto del Presidente della Repubblica 26 maggio 1959, n. 689 (Gazzetta Ufficiale n. 212 del 4 settembre 1959) (impianti di produzione calore, gruppi elettrogeni, autorimesse, ecc.);
tipo B – aree a rischio specifico accessibili al solo personale dipendente (laboratori di analisi e ricerca, depositi, lavanderie, ecc.) ubicate nel volume degli edifici destinati, anche in parte, ad aree di tipo C e D;
tipo C – aree destinate a prestazioni medico-sanitarie di tipo ambulatoriale (ambulatori, centri specialistici, centri di diagnostica, consultori, ecc.) in cui non è previsto il ricovero;
tipo D – aree destinate a ricovero in regime ospedaliero e/o residenziale nonchè aree adibite ad unità speciali (terapia intensiva, neonatologia, reparto di rianimazione, sale operatorie, terapie particolari, ecc.);
tipo E – aree destinate ad altri servizi pertinenti (uffici amministrativi, scuole e convitti professionali, spazi per riunioni e convegni, mensa aziendale, spazi per visitatori inclusi bar e limitati spazi commerciali).
1.3 – Rinvio a norme e criteri di prevenzione incendi.
1. Per le aree di tipo A ed E, salvo quanto diversamente previsto nella presente regola tecnica, si applicano le specifiche disposizioni di prevenzione incendi o, in mancanza di esse, i criteri tecnici generali di prevenzione incendi di cui all’art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577 (Gazzetta Ufficiale n. 229 del 20 agosto 1982).
2. – Ubicazione.
2.1 – Generalità.
b) in edifici o porzioni di edifici, anche contigui ad altri aventi destinazioni diverse purchè queste ultime, fatta salva l’osservanza delle specifiche disposizioni di sicurezza antincendio, se soggette ai controlli di prevenzione incendi, siano limitate a quelle di cui ai punti 64, 83, 84, 85, 89, 90, 91, 92, 94 e 95 del decreto ministeriale 16 febbraio 1982.
2.2 – Comunicazioni e separazioni.
2.3 – Accesso all’area.
1. Per consentire l’intervento dei mezzi di soccorso dei Vigili del fuoco, gli accessi all’area dove sorgono gli edifici devono possedere i seguenti requisiti minimi:
2.4 – Accostamento mezzi di soccorso.
3. – Caratteristiche costruttive.
3.1 – Resistenza al fuoco delle strutture e dei sistemi di compartimentazione.
2. Per le strutture e i sistemi di compartimentazione delle aree a rischio specifico si applicano le disposizioni di prevenzione incendi all’uopo emanate.
3. I requisiti di resistenza al fuoco dei singoli elementi strutturali e di compartimentazione nonchè delle porte e degli altri elementi di chiusura, devono essere valutati e attestati in conformità al decreto ministeriale 4 maggio 1998 (Gazzetta Ufficiale
n. 104 del 7 maggio 1998) e successive integrazioni.
3.2 – Reazione al fuoco dei materiali.
a) negli atri, nei corridoi, nei disimpegni, nelle scale, nelle rampe, nei percorsi orizzontali protetti, nei passaggi in genere, è consentito l’impiego di materiali di classe 1 in ragione del 50% massimo della loro superficie totale (pavimento + pareti + soffitto + proiezioni orizzontali delle scale). Per le restanti parti devono essere impiegati materiali di classe 0 (non combustibili);
c) i materiali di rivestimento combustibli, nonchè i materiali isolanti in vista di cui alla successiva lettera f), ammessi nelle varie classi di reazione al fuoco, devono essere posti in opera in aderenza agli elementi costruttivi di classe 0 escludendo spazi vuoti o intercapedini. Ferme restando le limitazioni previste alla precedente lettera a), è consentita l’installazione di controsoffitti nonchè di materiali di rivestimento e di materiali isolanti in vista posti non in aderenza agli elementi costruttivi, purchè abbiano classe di reazione al fuoco non superiore a 1 o 1-1 e siano omologati tenendo conto delle effettive condizioni di impiego anche in relazione alle possibili fonti di innesco;
2. I materiali di cui al comma 1 devono essere omologati ai sensi del decreto ministeriale 26 giugno 1984 (supplemento ordinario Gazzetta Ufficiale n. 234 del 25 agosto 1984) e successive modifiche ed integrazioni. Per i materiali rientranti nei casi specificatamente previsti dall’art. 10 del citato decreto ministeriale 26 giugno 1984, è consentito che la relativa classe di reazione al fuoco sia attestata ai sensi del medesimo articolo.
3. è consentita la posa in opera di rivestimenti lignei delle pareti e dei soffitti, purchè opportunamente trattati con prodotti vernicianti omologati di classe 1 di reazione al fuoco, secondo le modalità e le indicazioni contenute nel decreto ministeriale 6 marzo 1992 (Gazzetta Ufficiale n. 66 del 19 marzo 1992).
4. I materiali isolanti installati all’interno di intercapedini devono essere non combustibili.
3.3 – Compartimentazione.
1. Le strutture sanitarie devono essere progettate in modo da circoscrivere e limitare la propagazione di un eventuale incendio. A tal fine devono essere osservate le prescrizioni di seguito indicate. 2. Le aree di tipo C devono essere suddivise in compartimenti, distribuiti sul medesimo livello, di superficie singola non superiore a 1.500 m2.
3.4 – Limitazioni alle destinazioni d’uso dei locali.
1. Nessun locale deve essere ubicato oltre quota -10 m rispetto al piano di uscita dall’edificio.
4. Le aree tecniche contenenti laboratori di analisi e ricerca ed
apparecchiature ad alta energia possono essere ubicate ai piani interrati a condizione che siano separate mediante filtri a prova di fumo dalle vie d’accesso ai piani sovrastanti.
3.5 – Scale.
3. I filtri a prova di fumo a servizio di aree di tipo D, devono avere dimensioni tali da consentire l’agevole movimentazione di letti o barelle in caso di emergenza.
4. Le scale, sia protette che a prova di fumo, devono immettere, direttamente o tramite percorsi orizzontali protetti, in luogo sicuro all’esterno dell’edificio.
6. I vani scala privi di aperture di aerazione su parete esterna, devono essere provvisti di aperture di aerazione in sommità di superficie non inferiore ad 1 m2, con sistema di apertura degli infissi comandato sia automaticamente da rivelatori di incendio che manualmente mediante dispositivo posto in prossimità dell’entrata alle scale, in posizione segnalata.
3.6 – Ascensori e montacarichi.
3.6.1 – Montalettighe utilizzabili in caso di incendio.
immettere in luogo sicuro all’esterno, in corrispondenza del piano di uscita, direttamente o tramite percorso orizzontale protetto;
avere accesso al locale macchinario direttamente dall’esterno o tramite filtro a prova di fumo, con strutture di resistenza al fuoco non inferiori a REI 120;
avere montanti dell’alimentazione elettrica normale e di sicurezza del locale macchinario protetti contro l’azione del fuoco per un tempo almeno pari a 120 minuti primi;
essere dotato di sistema citofonico tra cabina, locale macchinario, pianerottoli e centro di gestione delle emergenze per l’utilizzo in caso di emergenza;
4. – Misure per l’esodo in caso di emergenza.
2 persone per posto letto in strutture residenziali;ù
4.2 – Capacità di deflusso.
50 per piani con pavimento a quota compresa tra più o meno un metro rispetto al piano di uscita dall’edificio;
37,5 per piani con pavimento a quota compresa tra più o meno 7,5 m rispetto al piano di uscita dall’edificio;
33 per piani con pavimento a quota al di sopra o al di sotto di più o meno 7,5 m rispetto al piano di uscita dall’edificio.
4.3 – Esodo orizzontale progressivo.
1. Tutti i piani che contengono aree di tipo D, devono essere progettati in modo da consentire l’esodo orizzontale progressivo.
2. Per conseguire tale obiettivo ciascun piano deve essere suddiviso in almeno due compartimenti. Ciascun compartimento deve poter contenere in situazioni di emergenza, oltre ai suoi normali occupanti, il numero di persone previste per il compartimento adiacente con la capienza più alta, considerando una superficie media di 0,70 m2/persona. Tale superficie deve essere elevata a 1,50 m2/persona qualora l’evacuazione dei degenti debba necessariamente avvenire con letti o barelle.
4.4 – Sistemi di vie d’uscita.
1. I compartimenti in cui risultano suddivise le aree di cui al punto 3.3 devono essere provvisti di un sistema organizzato di vie d’uscita, dimensionato in base al massimo affollamento previsto per i ingoli compartimenti in funzione della capacità di deflusso e che adduca verso un luogo sicuro.
2. I percorsi del sistema di vie di uscita comprendono corridoi, vani di accesso alle scale e di uscita all’esterno, scale, rampe e passaggi in genere.
4.5 – Lunghezza delle vie d’uscita al piano.
1. Il percorso di esodo, misurato a partire dalla porta di ciascun locale nonchè da ogni punto dei locali ad uso comune, non può essere superiore a:
40 m per raggiungere un’uscita su luogo sicuro o su scala di sicurezza esterna;
30 m per raggiungere un’uscita su scala protetta.
2. Nei piani destinati ad aree di tipo D, progettati in modo da garantire l’esodo orizzontale progressivo, deve essere possibile raggiungere, partendo da qualsiasi punto di un compartimento, un compartimento attiguo od un percorso orizzontale protetto ad esso adducente, con percorsi di lunghezza non superiore a 30 m.
4.6 – Caratteristiche delle vie d’uscita.
1. La larghezza utile delle vie d’uscita deve essere misurata deducendo l’ingombro di eventuali elementi sporgenti con esclusione degli estintori. Tra gli elementi sporgenti non sono considerati quelli posti ad altezza superiore a 2 m ed eventuali corrimano lungo le pareti, con ingombro non superiore ad 8 cm.
2. L’altezza dei percorsi delle vie d’uscita deve essere, in ogni caso, non inferiore a 2 m.
4. è vietato disporre specchi che possano trarre in inganno sulla direzione dell’uscita.
4.7 – Larghezza delle vie di uscita.
2. Nelle aree di tipo D, la profondità dei pianerottoli delle scale, con cambi di direzione di 180o, deve essere non inferiore a 2 m, misurata nella direzione dell’asse delle rampe, per consentire la movimentazione di letti o barelle in caso di emergenza.
4.8 – Larghezza totale delle vie d’uscita.
2. Per le strutture sanitarie che occupano più di due piani
fuori terra, la larghezza totale delle vie d’uscita verticali che conducono al piano di uscita dall’edificio, deve essere calcolata sommando il massimo affollamento previsto in due piani consecutivi, con riferimento a quelli aventi maggiore affollamento.
4.9 – Sistemi di apertura delle porte e di eventuali infissi.
1. Le porte installate lungo le vie di uscita ed in corrispondenza delle uscite di piano devono aprirsi nel verso dell’esodo a semplice spinta mediante l’azionamento di dispositivi a barra orizzontale. Esse vanno previste a uno o due battenti. I battenti delle porte, quando sono aperti, non devono ostruire passaggi, corridoi e pianerottoli.
2. Qualora, per necessità connesse a particolari patologie dei ricoverati, sia necessario cautelarsi da un uso improprio delle
uscite, è consentita l’adozione di idonei e sicuri sistemi di controllo ed apertura delle porte alternativi a quelli sopra
previsti. In tali casi, tutto il personale addetto al reparto deve essere a conoscenza del particolare sistema di apertura ed essere
capace di utilizzarlo in caso di emergenza.
3. è consentito installare porte d’ingresso di tipo scorrevole con azionamento automatico, a condizione che siano predisposte anche per l’apertura a spinta verso l’esterno (con dispositivo o modo di azione opportunamente segnalati) e restare in posizione di apertura in assenza di alimentazione elettrica. In prossimità di tali porte, in posizione segnalata e facilmente accessibile, deve essere posto un dispositivo di blocco nella posizione di apertura.
5. Qualora l’utilizzo di porte resistenti al fuoco dotate di dispositivo di autochiusura ed installate lungo le vie di uscita, in corrispondenza di compartimentazioni o nei filtri a prova di fumo, dovesse determinare intralcio o difficoltà alle persone che devono utilizzare tali percorsi, è consentito che le porte stesse siano tenute in posizione aperta tramite appositi dispositivi elettromagnetici che ne consentano il rilascio a seguito di:
attivazione dell’impianto di rivelazione automatica di incendio;
6. Nei filtri a prova di fumo aerati direttamente dall’esterno, qualora specifiche esigenze funzionali dovessero richiedere l’installazione di elementi di chiusura delle aperture di aerazione, è consentito installare infissi purchè apribili automaticamente a seguito dell’attivazione del dispositivo elettromagnetico di chiusura delle porte resistenti al fuoco del filtro stesso. In ogni caso, tali infissi devono essere dotati anche di dispositivo di apertura a comando manuale, posto in posizione segnalata, e non devono ridurre la sezione netta di aerazione quando sono in posizione di apertura.
4.10 – Numero di uscite.
1. Le uscite da ciascun piano dell’edificio non devono essere inferiori a due, ed essere posizionate in punti ragionevolmente contrapposti.
5. – Aree ed impianti a rischio specifico.
5.1 – Generalità.
1. Gli impianti ed i servizi tecnologici devono essere realizzati a regola d’arte e devono essere intercettabili sia centralmente che localmente da posizioni segnalate e facilmente accessibili. Gli impianti di produzione calore devono essere di tipo centralizzato.
3. All’interno dei filtri devono essere ripetuti in apposito pannello i segnali relativi allo stato di servizio dei seguenti
impianti dei compartimenti attigui:
5.2 – Locali adibiti a depositi e servizi generali.
5.2.1 – Locali adibiti a deposito di materiale combustibile per le esigenze giornaliere dei reparti.
rilevatore di fumo collegato all’impianto di allarme;
un estintore portatile d’incendio avente carica minima pari a 6 kg e capacità estinguente non inferiore a 21A 89B C, posto all’esterno del locale, nelle immediate vicinanze della porta di accesso.
5.2.2 – Locali destinati a deposito di materiale combustibile aventi superficie non superiore a 50 m2.
3. La ventilazione naturale non deve essere inferiore ad 1/40 della superficie in pianta. Ove non sia possibile raggiungere per l’aerazione naturale il rapporto di superficie predetto, è ammesso il ricorso alla aerazione meccanica con portata di 3 volumi ambiente/ora, da garantire anche in situazioni di emergenza, semprechè sia assicurata una superficie di aerazione naturale pari almeno al 25% di quella richiesta. L’aerazione naturale può essere ottenuta anche tramite camini di ventilazione. Qualora l’aerazione naturale non dovesse essere compatibile con particolari esigenze di asetticità dei locali, gli stessi devono essere provvisti di un impianto meccanico di immissione e di estrazione dell’aria in grado di assicurare una portata pari ad almeno 6 volumi ambiente/ora, da garantire anche in situazioni di emergenza.
5.2.3 – Locali destinati a deposito di materiale combustibile con superficie massima di 500 m2.
1. Possono essere ubicati all’interno della struttura sanitaria con esclusione dei piani adibiti ad aree di tipo C e D.
2. L’accesso può avvenire dall’esterno:
da intercapedine antincendi di larghezza non inferiore a 0,90m;
oppure dall’interno, esclusivamente dagli spazi riservati alla circolazione interna, con esclusione dei percorsi orizzontali protetti, tramite filtro a prova di fumo.
5. Deve essere installato un impianto automatico di rivelazione ed allarme incendio ed un impianto idrico antincendio con idranti DN 45. Inoltre all’interno dei locali deve essere previsto un congruo numero di estintori portatili aventi carica minima pari a 6 kg e capacità estinguente non inferiore a 34A 144B C.
7. L’aerazione naturale deve essere non inferiore ad 1/40 della superficie in pianta del locale.
5.2.4 – Depositi di sostanze infiammabili.
2. è consentito detenere all’interno del volume dell’edificio, in armadi metallici dotati di bacino di contenimento, prodotti liquidi infiammabili in quantità strettamente necessaria per le esigenze igienico-sanitarie. Tali armadi possono essere ubicati nelle infermerie di piano nonchè nei locali deposito dotati della prescritta superficie di aerazione naturale.
5.2.5 – Locali adibiti a servizi generali (laboratori di analisi e ricerca, laboratori o locali ove si detengono, impiegano o manipolano sostanze radioattive, lavanderie, sterilizzazione, inceneritori, ecc.).
1. In relazione all’oggettivo più elevato livello di rischio connesso con i locali adibiti a servizi generali (laboratori di analisi e ricerca, laboratori o locali ove si detengono, impiegano o manipolano sostanze radioattive, lavanderie, sterilizzazione, inceneritori, ecc.), si richiede che tali locali siano posti ad adeguata distanza rispetto alle aree di tipo C e D. I locali, fatto salvo quanto previsto dalle specifiche normative di prevenzione incendi, devono avere strutture di separazione e porte di accesso, munite di dispositivo di autochiusura, con caratteristiche almeno REI 90.
2. I servizi di lavanderia e sterilizzazione, qualora superino i valori di carico d’incendio di 30 kg/m2, devono essere protetti con impianto di spegnimento automatico.
3. Gli inceneritori devono essere realizzati a regola d’arte nel rispetto delle vigenti norme di sicurezza.
5.3 – Impianti di distribuzione dei gas.
5.3.1 – Distribuzione dei gas combustibili.
1. Le condutture principali dei gas combustibili devono essere a vista ed esterne al fabbricato. In alternativa, nel caso di gas con densità relativa inferiore a 0,8, è ammessa la sistemazione in cavedi direttamente e permanentemente aerati in sommità. In caso di eventuali brevi attraversamenti di locali tecnici, le tubazioni devono essere poste in guaina di classe zero di reazione al fuoco, aerata alle due estremità verso l’esterno e di diametro superiore di almeno 2 cm rispetto alla tubazione interna.
2. All’interno delle strutture sanitarie non è consentito impiegare ed introdurre bombole di gas combustibili.
5.3.2 – Distribuzione dei gas medicali.
1. La distribuzione dei gas medicali all’interno delle strutture sanitarie deve avvenire mediante impianti centralizzati rispondenti ai seguenti criteri:
a) allo scopo di evitare che un incendio sviluppatosi in una zona della struttura comporti la necessità di interrompere l’alimentazione dei gas medicali anche in zone non coinvolte dall’incendio stesso, la disposizione geometrica delle tubazioni della rete primaria deve essere tale da garantire l’alimentazione di altri compartimenti. Ciò è realizzato, ad esempio, mediante una rete primaria disposta ad anello e collegata alla centrale di alimentazione in punti contrapposti. L’impianto di un compartimento non deve essere derivato da un altro compartimento, ma direttamente dalla rete di distribuzione primaria;
b) l’impianto di distribuzione dei gas medicali deve essere compatibile con il sistema di compartimentazione antincendio e permettere l’interruzione della erogazione dei gas mediante dispositivi di intercettazione manuale posti all’esterno di ogni compartimento in posizione accessibile e segnalata; idonei cartelli, inoltre, devono indicare i tratti di impianto sezionabili a seguito delle manovre di intercettazione;
c) le reti di distribuzione dei gas medicali devono essere disposte in modo tale da non entrare in contatto con reti di altri impianti tecnologici ed elettrici. Devono essere altresi’ opportunamente protette da azioni meccaniche e poste a distanza adeguata da possibili surriscaldamenti. La distribuzione all’interno del compartimento deve avvenire in modo da non determinare sovrapposizioni con altri impianti. Eventuali sovrapposizioni per attraversamenti sono consentite mediante separazione fisica dagli altri impianti ovvero adeguato distanziamento;
e) gli impianti di distribuzione dei gas medicali devono essere realizzati e sottoposti ad interventi di controllo e manutenzione nel rispetto delle disposizioni legislative e regolamentari vigenti, delle norme di buona tecnica o, in assenza di dette norme, delle istruzioni fornite dal fabbricante e/o dall’installatore.
5.4 – Impianti di condizionamento e ventilazione.
5.4.1 – Generalità.
5.4.2 – Impianti centralizzati.
1. Le unità di trattamento dell’aria e i gruppi frigoriferi non devono essere installati nei locali dove sono ubicati gli impianti di produzione calore.
2. I gruppi frigoriferi devono essere installati in appositi locali, realizzati con strutture di separazione di caratteristiche di resistenza al fuoco non inferiori a REI 60 ed accesso direttamente dall’esterno o tramite disimpegno aerato di analoghe caratteristiche, munito di porte REI 60 dotate di congegno di autochiusura.
3. L’aerazione nei locali dove sono installati i gruppi
frigoriferi non deve essere inferiore a quella indicata dal costruttore dei gruppi stessi, con una superficie minima non inferiore a 1/20 della superficie in pianta del locale.
4. Nei gruppi frigoriferi devono essere utilizzati come fluidi frigorigeni prodotti non infiammabili e non tossici. I gruppi refrigeratori che utilizzano soluzioni acquose di ammoniaca possono essere installati solo all’esterno dei fabbricati o in locali aventi caratteristiche analoghe a quelli delle centrali termiche alimentate a gas.
5.4.3 – Condotte aerotermiche.
5.4.4 – Dispositivi di controllo.
1. Ogni impianto deve essere dotato di un dispositivo di comando manuale, situato in un punto facilmente accessibile, per l’arresto dei ventilatori in caso d’incendio.
2. Inoltre gli impianti devono essere dotati di sistema di rivelazione di presenza di fumo all’interno delle condotte che comandi automaticamente l’arresto dei ventilatori e la chiusura delle serrande tagliafuoco. L’intervento dei rivelatori deve essere segnalato nella centrale di controllo.
3. L’intervento dei dispositivi, sia manuali che automatici, non deve permettere la rimessa in funzione dei ventilatori senza l’intervento manuale dell’operatore.
5.4.5 – Schemi funzionali.
l’ubicazione del sistema antigelo.
5.4.6 – Impianti localizzati.
1. è consentito il condizionamento dell’aria a mezzo singoli apparecchi, a condizione che il fluido refrigerante sia non infiammabile e non tossico. è comunque escluso l’impiego di apparecchiature a fiamma libera.
6 – Impianti elettrici.
c) non devono fornire alimento o via privilegiata di propagazione degli incendi. Il comportamento al fuoco della membratura deve essere compatibile con la specifica destinazione d’uso dei singoli locali;
d) devono essere suddivisi in modo che un eventuale guasto non provochi la messa fuori servizio dell’intero sistema (utenza);
4. L’alimentazione di sicurezza deve essere automatica ad interruzione breve (&60;0,5 sec) per gli impianti di rivelazione, allarme e illuminazione e ad interruzione media (&60;15 sec) per elevatori antincendio, impianti idrici antincendio ed impianto di diffusione sonora.
6. L’autonomia dell’alimentazione di sicurezza deve consentire lo svolgimento in sicurezza del soccorso e dello spegnimento per il tempo necessario; in ogni caso l’autonomia minima è stabilita per ogni impianto come segue:
7. L’impianto di illuminazione di sicurezza deve assicurare un livello di illuminazione, non inferiore a 5 lux ad 1 m di altezza dal piano di calpestio, lungo le vie di uscita e nelle aree di tipo C e D.
8. Sono ammesse singole lampade con alimentazione autonoma, purchè assicurino il funzionamento per almeno 2 ore.
9. Il quadro elettrico generale e quelli di piano devono essere ubicati in posizione facilmente accessibile, segnalata e protetta dall’incendio.
7 – Mezzi ed impianti di estinzione degli incendi.
7.1 – Generalità.
1. Le apparecchiature e gli impianti di estinzione degli incendi devono essere realizzati ed installati a regola d’arte ed in conformità a quanto di seguito indicato.
7.2 – Estintori.
1. Tutte le strutture sanitarie devono essere dotate di un adeguato numero di estintori portatili da incendio, di tipo approvato dal Ministero dell’interno, distribuiti in modo uniforme nell’area da proteggere in modo da facilitarne il rapido utilizzo in caso di incendio; a tal fine è consigliabile che gli estintori siano ubicati:
lungo le vie di esodo, in prossimità degli accessi; in prossimità di aree a maggior pericolo.
2. Gli estintori devono essere ubicati in posizione facilmente accessibile e visibile in modo che la distanza che una persona deve percorrere per utilizzarli non sia superiore a 30 m; appositi cartelli segnalatori devono facilitarne l’individuazione, anche a distanza. Gli estintori portatili devono essere installati in ragione di almeno uno ogni 100 m2 di pavimento, o frazione, con un minimo di due estintori per piano o per compartimento e di uno per ciascun impianto a rischio specifico.
3. Salvo quanto specificatamente previsto al punto 5.2.1, gli estintori portatili devono avere carica minima pari a 6 kg e capacità estinguente non inferiore a 34A – 144B C. Gli estintori a protezione di aree ed impianti a rischio specifico devono avere agenti estinguenti di tipo idoneo all’uso previsto.
7.3 – Impianti di estinzione incendi.
7.3.1 – Reti naspi e idranti.
7.3.2.1 – Generalità.
7.3.2.2 – Tipologia degli impianti.
Numero posti letto | Tipo di impianto
Fino a 100 |Impianti costituiti da naspi DN 25
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Decr. 18 settembre 2002 – Ministero dell’interno – Autorizzazione all’apertura e all’esercizio