Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-penale/art-32-codice-penale-interdizione-legale
Timestamp: 2018-11-22 11:55:17+00:00
Document Index: 184353033

Matched Legal Cases: ['art. 414', 'art. 32', 'art. 27', 'art. 117', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 29', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 17', 'art. 5', 'art. 8']

Alla interdizione legale si applicano, per ciò che concerne la disponibilità e l’amministrazione dei beni, nonché la rappresentanza negli atti ad esse relativi, le norme della legge civile sulla interdizione giudiziale [c.c. 424; c.p.p. 662] (1).
Interdizione legale: si tratta di una pena accessoria comportante la perditam della capacità d’agire e conseguente ex lege alla pronuncia di condanna. L’(—) non ha per fondamento l’esigenza di intervenire a favore di un soggetto che non è in grado di provvedere ai propri interessi
(come per l’interdizione giudiziale prevista dall’art. 414 c.c.).
(1) Tale pena accessoria non si applica al minore di diciotto anni. Inoltre, non è prevista la sospensione dello stato di interdizione legale per il condannato che fruisce della liberazione condizionale.
La previsione, contenuta nell'art. 32 c.p., della pena accessoria dell'interdizione legale per i condannati all'ergastolo o alla reclusione per un tempo non inferiore a cinque anni manifestamente non si pone in contrasto né con l'art. 27 né con l'art. 117 cost., in relazione all'art. 3 della convenzione europea dei diritti dell'uomo.
In tema di cosiddetto patteggiamento in appello, il giudice è tenuto ad applicare "ex officio" la pena accessoria dell'interdizione legale che il giudice di primo grado abbia illegittimamente omesso di irrogare, dal momento che l'accordo delle parti sull'accoglimento di alcuni motivi con rideterminazione della pena non può avere ad oggetto l'esclusione della indicata pena accessoria.
È incongruo ritenere che, ai fini della applicazione delle pene accessorie, la misura della pena della reclusione inflitta con la sentenza di condanna debba essere considerata senza tenere conto della diminuzione della pena stessa in conseguenza della scelta del rito abbreviato, in quanto le norme in tema di pene accessorie (art. 29 e 32 c.p.) fanno riferimento esclusivo alla misura della pena in concreto irrogata, a prescindere dai modi in base ai quali si è pervenuti al risultato finale.
Cassazione penale sez. IV 25 marzo 2004 n. 21113
Lo stato detentivo non costituisce una causa di forza maggiore, non imputabile al soggetto, impeditiva all'esercizio dei diritti e delle facoltà inerenti alla normativa sul soggiorno degli stranieri in Italia, dipendendo dalla sua condotta delittuosa e, sebbene determini in capo al detenuto una difficoltà di fatto all'esercizio di attività giuridiche, non impedisce l'esercizio dei diritti e delle facoltà, salvo i casi di interdizione legale di cui all'art. 32 c.p. per i quali è necessario l'intervento del tutore.
Sezione Sorveglianza Sassari 27 febbraio 2003
Al condannato legalmente interdetto ai sensi del art. 32 c.p., ancorché ammesso al programma di protezione per i collaboratori di giustizia, è inibita l'iscrizione preso la Camera di commercio per lo svolgimento di un'attività di impresa.
Cassazione penale sez. I 17 gennaio 2002 n. 5960
Al condannato, ancorché ammesso al programma di protezione per i collaboratori di giustizia, legalmente interdetto ai sensi dell'art. 32 c.p., è inibita l'iscrizione presso la Camera di commercio per lo svolgimento di un'attività di impresa. (Nell'applicare tale principio, la Corte ha precisato che a diversa soluzione non può condurre nè la disposizione di cui all'art. 17 l. 26 luglio 1975 n. 354, come modificato dall'art. 5 comma 2 l. 22 giugno 2000 n. 193, la quale esclude l'operatività dell'incapacità derivante dall'interdizione ai soli casi di costituzione di rapporti di lavoro ed assunzione della qualità di socio in cooperative sociali, nè la disciplina di cui all'art. 8 l. 13 febbraio 2001 n. 45, secondo la quale dal rifiuto del collaborante di accettare adeguate opportunità di lavoro o di impresa deriva la revoca del programma di protezione, atteso che tale condotta negativa non può equipararsi al fenomeno normativo ostativo all'esercizio dell'attività di impresa, costituito dagli effetti preclusivi derivanti dalle pene accessorie).
Cassazione penale sez. I 17 dicembre 2001 n. 5960