Source: https://www.torquatiassicurazioni.it/2011/intervento-chirurgico-su-malato-inoperabile-configurazione-del-reato/
Timestamp: 2020-07-07 01:40:11+00:00
Document Index: 40068303

Matched Legal Cases: ['art. 589', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 589', 'art. 2', 'art. 157', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 530', 'art. 129', 'art. 531']

Intervento chirurgico su malato inoperabile: configurazione del reato - Torquati Assicurazioni
Vi è responsabilità penale dei medici chirurghi, laddove, attese le condizioni indiscusse ed indiscutibili della paziente (affetta da neoplasia pancreatica con diffusione generalizzata, alla quale restavano pochi mesi di vita e come tale da ritenersi “inoperabile”), non era possibile fondatamente attendersi dall’intervento, pur eseguito in presenza di consenso informato,un beneficio per la salute e/o un miglioramento della qualità della vita. I chirurghi pertanto avevano agito in dispregio al codice deontologico che fa divieto di trattamenti informati a forme di inutile accanimento diagnostico-terapeutico
Cassazione Penale – Sez. IV, Sent. N. 13746 del 07.04.2011
quali responsabili del delitto di cui all’art. 589 c.p., commesso, con apporti di cooperazione cabale differenti (in relazione alle rispettive qualità: l’ H. in veste di primario chirurgo dell’Ospedale X. ;
La Corte d’appello di Roma, recependo e facendo propria la motivazione della sentenza di primo grado (che aveva condiviso le conclusioni formulate dal collegio dei periti nominati dal GIP in sede di incidente probatorio) ha individuato la causa mortis della L. (sopravvenuta ad ore 1,00 dell’X. in costanza di ricovero ospedaliero) in un’insufficienza cardio- circolatoria sopravvenuta in paziente affetta da neoplasia pancreatica con diffusione generalizzata (metastasi plurime in corrispondenza del peritoneo, dei cavi pleurici, dell’intestino, delle ovaie, del fegato e dei polmoni) operata di ovariectomia e di asportazione di massa neoplastica presigmoidea con decorso post – operatorio complicato dal sanguinamento per lesioni al legamento falciforme e per la lacerazione del polo inferiore della milza.
Hanno quindi i Giudici di secondo grado ravvisato la sussistenza del nesso di causa nell’omessa, tempestiva identificazione delle lesioni (soprattutto di quella splenica) causa dell’emorragia, avuto riguardo anche alle condizioni cliniche della paziente (rese manifeste dalla diagnosi di plurime affezioni neoplastiche formulate anche da un chirurgo ricercatore straniero che si occupava di cancro del pancreas) già note prima dell’intervento e soprattutto dei valori ematici nonchè della sintomatologia di anemizzazione che la stessa aveva presentato (ipotensione, senso di oppressione, ecc.) nel decorso post – operatorio, anteriormente all’esecuzione del primo massaggio cardiaco (ovvero tra le ore 20,00 e le ore 22,30) come pure nell’aver omesso di allertare il Reparto di guardia chirurgica, presidiato, quel pomeriggio, dal dr. A.. In particolare ha sottolineato la Corte d’appello che, come delineato nel capo di imputazione, all’imputato N. risaliva un contributo più rilevante nella causazione dell’evento finale. Questi, intervenuto al letto della paziente la sera del giorno del decesso, reintervenendo sulla donna senza anestesia e pur avendo rilevato la presenza di sangue nel peritoneo, avrebbe dovuto in primo luogo accertare da dove aveva origine il sanguinamento e quindi procedere a bloccare l’emorragia in atto, asportando la milza ovvero procedere all’emostasi con punti di sutura applicati al legamento falciforme.
Il prioritario profilo di colpa in cui versavano gli imputati è stato evidenziato dalla stessa Corte nella violazione delle regole di prudenza, applicabili nella fattispecie, nonchè delle disposizioni dettate dalla scienza e dalla coscienza dell’operatore. Nel caso concreto, attese le condizioni indiscusse ed indiscutibili della paziente (affetta da neoplasia pancreatica con diffusione generalizzata, alla quale restavano pochi mesi di vita e come tale da ritenersi “inoperabile”) non era possibile fondatamente attendersi dall’intervento (pur eseguito in presenza di consenso informato della donna quarantaquattrenne, madre di due bambine e dunque disposta a tutto pur di ottenere un sia pur breve prolungamento della vita) un beneficio per la salute e/o un miglioramento della qualità della vita. I chirurghi pertanto avevano agito in dispregio al codice deontologico che fa divieto di trattamenti informati a forme di inutile accanimento diagnostico-terapeutico.
Il difensore di H.C., con il primo motivo di ricorso, deduce la violazione degli artt. 521, 522 e 604 c.p.p. assumendo la nullità della sentenza impugnata. I Giudici di merito hanno ravvisato elementi di colpa anche nella decisione di voler effettuare l’intervento chirurgico: addebito non contestato nel capo di imputazione, in ordine al quale lo stesso non ha avuto la piena possibilità di difendersi.
Censura, in secondo luogo, il ricorrente l’illogicità delle argomentazioni con cui la Corte d’appello ha denegato l’acquisizione di un CD – ROM, richiesta dalla difesa ad illustrazione degli effetti di una lesione splenica ed a smentita degli infondati assunti dei periti secondo i quali una siffatta lesione, ancorchè lieve ed ancorché minima, avrebbe potuto causare un sanguinamento “cospicuo, ma lento”.
all’impossibilità della produzione di un’emorragia, in conseguenza della disinserzione del legamento falciforme;
Risalendo la consumazione del delitto di cui all’art. 589 c.p. all’X. , il termine massimo di prescrizione di anni sette e mesi sei – tenuto conto delle interruzioni sopravvenute nel corso del procedimento – benché ulteriormente prolungato di mesi due e giorni quattro a motivo del periodo di sospensione compreso tra il 14 novembre 2006 ed il 18 gennaio 2007, a seguito del rinvio del procedimento di primo grado, disposto in dipendenza dell’astensione dei difensori dalle udienze si è definitivamente compiuto il 15 agosto 2009. Nella fattispecie, pur essendo entrata in vigore, in data 8 dicembre 2005, la L. n. 251 del 2005, il suddetto termine di prescrizione, benché calcolato secondo diversi parametri in applicazione delle due differenti discipline dell’istituto succedutesi nel tempo, dopo la data di consumazione del reato (art. 2 c.p.) non ha subito variazioni di durata, avuto riguardo al titolo del reato ed alla entità della pena detentiva prevista, atteso in particolare, ex art. 157 c.p., comma 1, n. 4 e comma 2, nel testo previgente, l’avvenuto riconoscimento a tutti gli imputati delle attenuanti generiche.
Tanto premesso, occorre verificare se, avuto riguardo ai motivi dedotti dai ricorrenti (sintetizzati nello svolgimento del processo ed ai quali si rinvia per evitare inutili ripetizioni) in relazione alle argomentazioni svolte dalla Corte d’Appello di Roma nell’impugnata sentenza, i ricorsi stessi presentino profili di inammissibilità per la manifesta infondatezza delle doglianze ovvero perché basati su censure non deducibili in sede di legittimità, tali, dunque, da non consentire di rilevare l’intervenuta prescrizione (posto che si tratterebbe di causa originaria di inammissibilità).
Nella concreta fattispecie, nella sentenza della Corte d’appello (resa peraltro a conferma della sentenza di condanna di primo grado) non sono riscontrabili elementi di giudizio idonei ad integrare la prova evidente dell’innocenza dei prevenuti, ma sono, anzi, contenute valutazioni di segno diametralmente opposto, logicamente conducenti all’accertamento della responsabilità degli stessi. Non sono pertanto ravvisabili ictu oculi.
I profili di violazione della legge sostanziale e processuale prospettati dai ricorrenti, posto che, avuto riguardo al testo della sentenza impugnata, si rileva che la Corte distrettuale – attraverso il percorso motivazionale sopra ricordato (nella parte relativa allo svolgimento del processo), da intendersi qui integralmente richiamato onde evitare superflue ripetizioni – ha analizzato, secondo i canoni prescritti, gli aspetti concernenti le problematiche relative alla sussistenza della condotta colposa contestata agli imputati e del nesso causale tra la condotta stessa, quale descritta nell’imputazione, e l’evento, non mancando di esprimere le proprie valutazioni al riguardo, con considerazioni che consentono di escludere non solo che possa ritenersi acquisita ovviamente senza la necessità di procedere ad alcun approfondimento nella valutazione del materiale probatorio agli atti – la prova evidente dell’innocenza degli imputati, ma anche che possa parlarsi di compendio probatorio contraddicono o insufficiente tale da legittimare il prevalere della causa di proscioglimento nel merito sulla causa estintiva del reato (cfr. Sez. Unite, n. 35490/2009, Tettamanti).
In linea di principio, sempre alla stregua del ricordato l’insegnamento delle Sezioni Unite, deve escludersi che il giudice di legittimità possa rilevare il vizio di motivazione della sentenza impugnata – che necessariamente condurrebbe all’annullamento con rinvio – essendo invece tenuto a far luogo alla immediata declaratoria di estinzione del reato, giacché la stessa pronunzia preliminarmente avrebbe adottare il giudice di rinvio. Identica conclusione va formulata in relazione alle questioni di nullità prospettate da tutti gli imputati, con le diverse argomentazioni in narrativa evidenziate, In ordine all’asserita violazione del principio di correlazione tra contestazione e sentenza, stante, appunto, l’intervenuta declaratoria di prescrizione che comunque non consentirebbe di rilevare alcuna nullità, eventualmente configurabile.
Da ultimo giova rimarcare che, contrariamente a quanto sostenuto dai difensori degli imputati nel corso dell’odierna discussione, intervenuta una causa estintiva del reato, l’eventuale difetto o contraddittorietà od insufficienza della prova della colpevolezza dell’imputato non consente di accedere al proscioglimento nel merito, ex art. 530 c.p.p., comma 2 potendo prevalere la causa di non punibilità, à sensi dell’art. 129 cpv. c.p. e art. 531 c.p.p., comma 1, nel solo caso in cui quest’ultima sia “evidente”, emerga in modo palese, “positivamente” dagli atti processuali.