Source: http://www.odcec-ra.it/newsletter/newsletter.asp
Timestamp: 2018-10-23 21:22:24+00:00
Document Index: 180461760

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 56', 'sentenza ', 'art. 148', 'art. 11', 'art. 9', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 182', 'art. 182', 'art. 14', 'art. 16']

Regime speciale per i lavoratori impatriati – attività lavorativa prestata all’estero in posizione di distacco – chiarimenti
Una società chiede chiarimenti in merito al regime fiscale agevolato previsto per i lavoratori impatriati, disciplinato dall’articolo 16 del Dlgs n. 147/2015. Le delucidazioni riguardano, in particolare, la limitazione posta dalla circolare n. 17/E/2017 che esclude dall’accesso all’agevolazione i lavoratori che rientrano in Italia da distacchi all’estero. La società si domanda se la richiamata preclusione al regime speciale prevista per gli impatriati possa trovare applicazione nel caso sottoposto vista la lunga assenza del dipendente dal territorio italiano, la presenza di distacchi successivi e di assunzioni locali per posizioni di volta in volta differenti che dimostrano un percorso di carriera internazionale. Il regime speciale prevede che i redditi di lavoro dipendente e autonomo prodotti in Italia concorrano alla formazione del reddito complessivo nella misura del 50%. L’agevolazione è temporanea e applicabile per un quinquennio a decorrere dal periodo di imposta in cui il lavoratore trasferisce la residenza fiscale in Italia e per i quattro anni successivi. Destinatari del beneficio fiscale sono i cittadini Ue o extra-Ue in possesso di un titolo di laurea con almeno due anni di attività di lavoro dipendente o di impresa all’estero. L’agevolazione interessa anche chi ha svolto continuativamente un’attività di studio fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più, al fine di conseguire un titolo di laurea o una specializzazione post lauream. Per fruire del beneficio fiscale l’interessato, per i due periodi di imposta antecedenti quello in cui si rende applicabile l’agevolazione, non deve essere stato iscritto nelle liste anagrafiche della popolazione residente e non deve aver avuto nel territorio dello Stato il centro principale dei propri affari e interessi, né la dimora abituale. Ma l’articolo 16 del Dlgs n. 147/2015 non disciplina esplicitamente la posizione del soggetto distaccato all’estero che rientri in Italia. Con la circolare n. 17/E/2017 l’Agenzia ha chiarito che i soggetti che rientrano in Italia dopo essere stati distaccati all’estero non possono fruire dell’agevolazione in considerazione della situazione di continuità con la precedente posizione lavorativa in Italia. La posizione restrittiva adottata nella citata circolare non preclude, tuttavia, la possibilità di valutare specifiche ipotesi in cui il rientro in Italia non sia conseguenza della naturale scadenza del distacco ma sia determinato da altri elementi. Ciò può avvenire, ad esempio, quando il distacco sia più volte prorogato e, la sua durata nel tempo, determini un affievolimento dei legami con il territorio italiano e un effettivo radicamento all’estero. Oppure, quando il rientro in Italia del dipendente non si ponga in continuità con la precedente posizione lavorativa in Italia. In tali ipotesi l’Agenzia ritiene che le peculiari condizioni di rientro dall’estero dei dipendenti, non precludano ai lavoratori in posizione di distacco l’accesso al beneficio ex art. 16 Dlgs n. 147/2015. Per quanto riguarda il caso esposto in cui il lavoratore dipendente è un cittadino italiano in possesso di titolo di laurea, trasferitosi all’estero dal 2004 per distacco e rientrato nel settembre 2015, l’Agenzia ritiene che ricorrano i presupposti per cui l’interessato possa essere ammesso a beneficiare dell’agevolazione in argomento dal 2016, anno di acquisizione della residenza fiscale in Italia.
(Vedi risoluzione n. 76 del 2017)
Trattamento fiscale agli effetti dell’Iva per le attività socio-educative svolte da un’azienda agricola
Con la risoluzione n. 77/E del 16 ottobre 2018 l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito al trattamento fiscale, ai fini Iva, delle prestazioni socio-educative svolte dalle aziende agricole impegnate in programmi di valorizzazione dell’ambiente e a promuovere l’agricoltura sociale così come definita nella legge n. 141/2015. Nello specifico viene chiesto di sapere se l’attività di accoglienza di minori in situazioni di disagio possa beneficiare dell’esenzione ai fini Iva. L’Amministrazione finanziaria precisa che l’esenzione interessa le prestazioni rese da asili, brefotrofi, orfanotrofi, case di riposo per anziani e strutture simili. L’azienda agricola descritta, presentando l’elemento necessario di attenzione alla ‘socialità’, appare assimilabile alle istituzioni assistenziali elencate. Pertanto il regime di esenzione agli effetti dell’Iva è applicabile anche a tali operazioni.
(Vedi risoluzione n. 77 del 2018)
Comunicazioni all’Anagrafe tributaria da parte degli amministratori di condominio: casi di esonero
Venerdì, 12 Ottobre , 2018
Gli amministratori di condominio sono tenuti a comunicare annualmente all’Anagrafe tributaria l’ammontare dei beni e servizi acquistati dal condominio e i dati dei loro fornitori. Sono esclusi dall’obbligo di comunicazione i dati relativi alle forniture di acqua, gas, energia elettrica e servizi che hanno comportato il pagamento, al singolo fornitore, di compensi soggetti alla ritenuta alla fonte non superiori a 258 euro complessivi nell’anno solare. Con la risoluzione n.. 67/E del 20 settembre 2018 l’Agenzia delle Entrate risponde ad alcuni operatori che chiedevano se l’esonero dalla compilazione della sezione III del quadro AC del modello Redditi sussista anche in tutte le ipotesi in cui sia stata operata dalle banche una ritenuta sulle somme pagate dal condominio all’impresa che ha effettuato interventi di recupero del patrimonio edilizio sulle parti comuni dello stabile. Poiché dette somme sono soggette a ritenuta alla fonte da parte degli intermediari e, pertanto, sono già esposte nella dichiarazione dei sostituti d’imposta (modello 770 – quadro SY – sezione III) l’Agenzia ritiene che tale ipotesi possa rientrare nel caso di esonero. Inoltre, i dati contenuti nei bonifici relativi agli interventi di recupero del patrimonio edilizio su cui vengono applicate le ritenute d’acconto sono già comunicati al fisco tramite il flusso telematico. L’amministratore di condominio può pertanto non compilare la sezione III del quadro AC del mod. Redditi e del quadro K del mod. 730 contenente i dati relativi ai fornitori di beni e servizi nei casi in cui gli intermediari abbiano operato la ritenuta alla fonte sulle somme pagate dal condominio per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio.
(Vedi risoluzione n. 67 del 2018)
Comunicazione dei dati e delle fatture emesse
Un Comune gestisce direttamente il servizio idrico integrato e provvede, ogni tre mesi, ad emettere bollette-fatture per addebitare agli utenti il costo relativo alla fornitura di acqua, depurazione e servizio di fognatura. L’Amministrazione locale chiede all’Agenzia delle Entrate se tali bollette-fatture debbano essere inserite nella ‘Comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute’. Le bollette emesse per l’addebito dei corrispettivi relativi alle somministrazioni di utenze sono da considerarsi fatture. Vista l’assimilazione l’Amministrazione finanziaria non ravvisa elementi per escludere le bollette-fatture dall’obbligo di invio della ‘Comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute’. Quanto ad eventuali esoneri, la norma, aggiornata al 2016, stabilisce che tutti i soggetti Iva sono tenuti a comunicare i dati di tutte le fatture emesse e ricevute, comprese quelle emesse nei confronti di soggetti privati. Il legislatore, tuttavia, con il decreto-legge 16 ottobre 2017 n. 148 ha previsto alcune semplificazioni stabilendo che le Pa sono esonerate dalla trasmissione delle fatture emesse nei confronti dei consumatori finali. Con riferimento al caso di specie l’Agenzia ritiene che per le bollette-fatture relative alla fornitura di acqua, depurazione e servizio di fognatura, sussiste l’obbligo di comunicazione limitatamente alle fatture emesse nei confronti di soggetti passivi, in quanto trattasi di fatture a tutti gli effetti.
(Vedi risoluzione n. 68 del 2018)
Nuovi codici tributo per il versamento dell’imposta ipotecaria, di sanzioni, interessi e spese di notifica sui decreti tavolari
Per consentire il versamento dell’imposta ipotecaria sui decreti tavolari, a seguito di notifica degli avvisi di liquidazione emessi dagli uffici, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 69/E del 25 settembre 2018, ha istituito i seguenti codici tributo da utilizzare esclusivamente tramite il modello di pagamento ‘F24 Versamenti con elementi identificativi’ (c.d. F24 ELIDE): ‘A201’ denominato ‘Decreto Tavolare – Imposta ipotecaria’; ‘A202’ denominato ‘Decreto Tavolare – Sanzione’; ‘A203’ denominato ‘Decreto Tavolare – Interessi’; ‘A204’ denominato ‘Decreto Tavolare – Spese di notifica’. In sede di compilazione del modello i suddetti codici tributo sono esposti in corrispondenza delle somme indicate nella colonna ‘importi a debito versati’.
(Vedi risoluzione n. 69 del 2018)
Istituzione delle causali tributo per la riscossione delle spese dovute all’Inps dalla controparte soccombente in giudizio
Con la risoluzione n. 70/E del 25 settembre 2018 l’Agenzia delle Entrate ha istituito le causali contributo per il versamento, tramite il modello F24, delle spese per i Consulenti Tecnici d’Ufficio e delle spese legali dovute dalla controparte soccombente in giudizio, di spettanza dell’Inps. Le causali contributo sono: ‘RSCT’ denominata ‘Recupero spese CTU’ e ‘RSLE’ denominata ‘Recupero spese legali’. In sede di compilazione del modello le suddette causali sono esposte nella sezione Inps nel campo ‘causale contributo’, in corrispondenza della colonna ‘importi a debito versati’.
(Vedi risoluzione n. 70 del 2018)
Istituzione del codice ente ‘OPM’ da utilizzare nel modello di versamento F23
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 71/E del 25 settembre 2018, ha istituito il codice ente ‘OPM’ denominato ‘Organizzazione Penitenziaria Militare’, da utilizzare nel modello di versamento F23. Il nuovo codice ente consentirà agli agenti della riscossione una corretta e puntuale rendicontazione delle somme riscosse a titolo di recupero delle spese di giustizia.
(Vedi risoluzione n. 71 del 2018)
Regime speciale per i lavoratori impatriati – caso prospettato
L’Agenzia delle Entrate dedica la risoluzione n. 72/E del 26 settembre 2018 al regime speciale per i lavoratori impatriati disciplinato dall’articolo 16 del decreto legislativo 14 settembre 2015 n. 147. Scopo dell’agevolazione è incentivare il trasferimento in Italia di lavoratori con alte qualificazioni e specializzazioni e favorire lo sviluppo tecnologico, scientifico e culturale del Paese. Il decreto legislativo citato prevede la tassazione al 50% del reddito di lavoro prodotto in Italia. L’agevolazione è temporanea e applicabile per un quinquennio a decorrere dal periodo d’imposta in cui il lavoratore trasferisce la residenza fiscale in Italia e per i quattro periodi di imposta successivi. Per essere destinatari del beneficio fiscale è necessario essere in possesso di un titolo di laurea e aver svolto continuativamente attività di lavoro dipendente, autonomo o di impresa fuori dall’Italia negli ultimi due anni o più. Ne hanno diritto anche coloro che hanno svolto attività di studio all’estero negli ultimi 24 mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post lauream. L’agevolazione è inoltre condizionata al fatto che gli interessati trasferiscano la residenza in Italia e si impegnino a permanervi per almeno due anni. Con riferimento al caso sottoposto l’Agenzia non trova impedimenti al beneficio fiscale non essendo rilevante che l’attività lavorativa all’estero sia stata prestata con società appartenenti al gruppo.
(Vedi risoluzione n. 72 del 2018)
Attività faunistico-venatoria dell’imprenditore agricolo: i redditi possono essere determinati in misura forfettaria
All’imprenditore agricolo che fornisce servizi faunistico-venatori può applicarsi, in relazione ai redditi che ne derivano, l’articolo 56-bis, comma 3, del Tuir. Nella richiesta di parere arrivata all’Agenzia delle Entrate si chiedeva di individuare il trattamento fiscale da applicare all’imprenditore agricolo, sia come persona fisica sia come società semplice, in relazione ai redditi derivanti dall’esercizio sul fondo dell’attività faunistico-venatoria. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 73/E del 27 settembre 2018, afferma che agli imprenditori agricoli che svolgono attività di fornitura di servizi effettuati mediante l’utilizzo prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata, si applica, come già anticipato, l’art. 56-bis, comma 3, del Tuir che prevede un regime forfettario di determinazione dei redditi d’impresa. In base a tale regime forfettario il reddito è determinato applicando all’ammontare dei corrispettivi delle operazioni registrate o soggette a registrazione agli effetti dell’Iva, conseguiti con tali attività, il coefficiente di redditività del 25%. Per fruire del regime forfettario è necessario che l’imprenditore agricolo utilizzi, per la fornitura di servizi, prevalentemente attrezzature o risorse normalmente impiegate nell’attività principale rispetto a quelle impiegate solo per la fornitura di servizi. Al fine di valutare la sussistenza del requisito della ‘prevalenza’ si può utilizzare un criterio basato sul confronto tra il fatturato realizzato con l’impiego di attrezzature o risorse aziendali. Il requisito della ‘prevalenza’ è rispettato se il fatturato derivante dall’impiego di attrezzature o risorse normalmente impiegate nell’attività agricola principale è superiore al fatturato ottenuto attraverso l’utilizzo delle altre attrezzature o risorse.
(Vedi risoluzione n. 73 del 2018)
Chiarimenti sul trattamento fiscale dei servizi resi dai centri di accoglienza migranti
Con la risoluzione n. 74/E del 27 settembre 2017 l’Agenzia delle Entrate definisce in maniera chiara la disciplina fiscale, agli effetti dell’Iva, applicabile alla gestione dei servizi effettuati nei centri di accoglienza dei migranti. Oltre all’accoglimento l’attività comprende il disbrigo delle pratiche amministrative, di assistenza generica alla persona, di assistenza sanitaria nonché il servizio di distribuzione dei beni quali il vestiario, per l’igiene personale e altro. Tali attività vengono in genere affidate a società commerciali, associazioni temporanee di impresa, Onlus, associazioni di volontariato, cooperative sociali o enti pubblici. Nell’interpello il Ministero fa presente che la gran parte dei centri di accoglienza ha una capacità ricettiva al di sotto di 300 posti. Questo fa sì che l’affidamento dell’appalto può essere concesso ad un solo soggetto al quale spetta l’onere di gestire tutte le attività. I centri con capienza maggiore sono invece costretti a suddividere l’appalto in quattro lotti prestazionali (fornitura di servizi, di pasti, di beni e servizi di pulizia e igiene ambientale). Il Ministero chiede in particolare di conoscere se l’esenzione Iva possa essere estesa anche alle cooperative sociali e loro consorzi. Se in caso di appalti a centri di accoglienza con capacità superiori a 300 posti e, pertanto, affidati a soggetti diversi, in quale misura debba essere applicata l’Iva in relazione ai diversi servizi. Inoltre, se in caso di contratti in corso di esecuzione che prevedono l’applicazione dell’Iva, possa essere liquidato il corrispettivo ai gestori senza il versamento dell’Iva da parte dei propri Organi periferici che operano in regime di split payment. I servizi di gestione dei centri di accoglienza dei migranti o richiedenti asilo politico sono esenti dall’Iva. L’esenzione si applica a prescindere dal soggetto che rende la prestazione. Il regime di esenzione si applica indipendentemente dalla modalità di effettuazione delle prestazioni ovvero sia allorquando le stesse siano rese direttamente al committente beneficiario del servizio sia se svolte nell’ambito di un contratto con un committente terzo. Se, però, il servizio è affidato a una cooperativa sociale o un loro consorzio, a decorrere dal 1°gennaio 2016, per i contratti stipulati dalla medesima data, si applica l’Iva nella misura del 5%. L’applicazione dell’Iva è invece esclusa nell’ipotesi in cui il gestore sia un’associazione di volontariato. Il documento di prassi amministrativa precisa, dunque, che qualora il centro di accoglienza non superi i 300 posti al corrispettivo unico e indistinto percepito dal gestore sia applicabile il regime di esenzione dall’Iva a prescindere dalla natura giuridica del prestatore, con eccezione delle cooperative sociali e/o loro consorzi e delle associazioni di volontariato. Per appalti suddivisi in quattro lotti prestazionali, obbligatori in presenza di strutture ricettive superiori a 300 posti, affidati a gestori differenti, ciascuna tipologia di servizio sarà assoggettata ad Iva in base al regime proprio applicabile alla tipologia di servizio reso e al soggetto prestatore. Detti servizi saranno esenti dall’Iva se resi da un’associazione di volontariato. Sono inoltre esenti da Iva le prestazioni sanitarie di diagnosi e cura, le prestazioni di ricovero e cura rese da Onlus, le prestazioni socio-sanitarie rese da Onlus nei confronti di migranti e richiedenti asilo. I medesimi servizi se effettuati da cooperative sociali e loro consorzi nei confronti di migranti e richiedenti asilo, invece, possono fruire dell’aliquota Iva del 5%. Infine si precisa che nei casi in cui è prevista l’applicazione dell’Iva, la liquidazione dell’imposta dovrà avvenire in base al meccanismo dello split payment.
(Vedi risoluzione n. 74 del 2018)
Istituzione del codice ente ‘SGP’ da utilizzare nel mod. F23
Con la risoluzione n. 75/E del 5 ottobre 2018 l’Agenzia delle Entrate ha istituito il codice ente ‘SGP’ denominato ‘Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica – Servizio del personale’ da utilizzare nel modello di versamento F23. Il codice ente consente agli agenti della riscossione una corretta e puntuale rendicontazione delle somme riscosse a titolo di recupero delle spese di giustizia.
(Vedi risoluzione n. 75 del 2018)
Venerdì, 31 Agosto , 2018
A decorrere dal 3 gennaio 2018 la Direttiva MIFID II ha introdotto rilevanti modifiche alle condizioni di ricevibilità del servizio di ricerca in materia di investimenti reso dai negoziatori agli intermediari che svolgono il servizio di gestione individuale di portafogli. Un’associazione chiede di conoscere se il servizio di ricerca in materia di investimenti reso ai gestori individuali di portafogli, il cui onere è posto a carico dei clienti a prescindere dal volume e/o dal valore degli ordini eseguiti, possa continuare a beneficiare del regime di esenzione. Con le modifiche introdotte dalla Direttiva delegata 2017/593/Ue il servizio di ricerca in materia di investimenti, se finanziato da uno specifico onere di ricerca posto a carico del cliente, deve essere indipendente e separatamente identificabile rispetto agli altri servizi forniti dal negoziatore. Tale servizio deve essere distinto e autonomo anche sotto il profilo economico. Le modifiche introdotte dalla direttiva citata riguardano il servizio di ricerca fornito ai gestori individuali di portafogli ma non necessariamente quello reso ai gestori collettivi, i quali possono, invece, scegliere se continuare a ricevere la ricerca senza essere obbligati a definire un budget a carico degli OICR gestiti oppure se applicare le nuove regole di ricevibilità del servizio di ricerca. Ciò posto, in ordine al trattamento fiscale del servizio di ricerca fornito agli intermediari che svolgono il servizio di gestione individuale di portafogli, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 61/E dell’8 agosto 2018 è dell’avviso che lo stesso non sia riconducibile ad alcuna fattispecie di esenzione e, in particolare, non possa essere inquadrato tra le ‘prestazioni di mediazione, intermediazione e mandato’. Il regime di esenzione delle prestazioni di intermediazione presuppone che le stesse siano finalizzate alla conclusione di operazioni di carattere finanziario. Nel servizio di ricerca in materia di investimenti il negoziatore si limita a rendere fruibile al gestore informazioni, dati e ricerche in ordine ad una strategia di investimento riguardante uno o diversi strumenti finanziari. Alla luce di quanto espresso la circolare ritiene che il servizio di ricerca in materia di investimenti fornito dai negoziatori agli intermediari che svolgono il servizio di gestione individuale di portafogli, autonomamente remunerato secondo le nuove condizioni di ricevibilità del servizio (Direttiva 2017/593/UE), non possa continuare a fruire del regime di esenzione. Tale servizio deve essere assoggettato ad Iva ordinaria. Per quanto riguarda il trattamento fiscale del servizio di ricerca in materia di investimenti fornito dai negoziatori ai gestori collettivi, qualora detto servizio sia separatamente identificato, sotto il profilo economico, rispetto all’attività di negoziazione, si ritiene che lo stesso possa fruire del regime di esenzione, purché il servizio sia inquadrabile nell’ambito della gestione dei fondi comuni di investimento. La Corte di giustizia europea, con la sentenza 4 maggio 2006, causa C-169/04 ha chiarito che non è preclusa la possibilità che possano fruire dell’esenzione Iva anche le gestioni di fondi comuni di investimento frazionate in servizi distinti forniti da un soggetto esterno al fondo. Tuttavia, per essere esenti, i servizi ‘delegati’ forniti dal terzo devono formare un ‘insieme distinto, valutato globalmente che abbia l’effetto di adempiere le funzioni specifiche ed essenziali del servizio’ per il quale è prevista l’esenzione, vale a dire, della gestione del fondo.
(Vedi risoluzione n. 61 del 2018)
Con la risoluzione n. 62/E del 9 agosto 2018 l’Agenzia delle Entrate risponde alle istanze di interpello riguardanti il trattamento agli effetti agevolativi, dei cosiddetti ‘magazzini autoportanti’. I chiarimenti riguardano, in particolare, i criteri per la corretta distinzione della componente immobiliare, suscettibile di attribuzione di rendita, rispetto alla componente mobiliare, priva di rilevanza ai fini catastali. Al fine di inquadrare correttamente la questione sotto il profilo catastale occorre distinguere fra ciò che è configurabile come ‘costruzione’, da includere nella stima catastale, da ciò che è riconducibile alla parte impiantistica. I magazzini autoportanti si configurano come strutture, di solito di grandi dimensioni, destinate allo stoccaggio di merci eterogenee (stoccaggio estensivo). La loro caratteristica peculiare risiede nella scaffalatura che costituisce parte del sistema costruttivo dell’intero fabbricato, progettata e realizzata per assolvere la funzione di struttura portante, a cui sono connessi gli elementi di copertura e tamponatura. Dunque, le strutture costituenti le scaffalature dei magazzini autoportanti rappresentano elementi propri del fabbricato come le fondazioni, i divisori, le pareti di tamponamento e le coperture e, in quanto tali, annoverabili tra le ‘costruzioni’, da includere nella stima catastale. Gli impianti elettrici, idrico-sanitari, di areazione, di climatizzazione, così come i sistemi antincendio, rappresentano elementi strutturalmente connessi al suolo o alle costruzioni. Tali componenti conferiscono all’immobile una maggiore fruibilità e, come tali, sono influenti ai fini della rendita catastale. Di contro, i sistemi di automazione della movimentazione dei materiali stoccati (traslo-elevatori, satelliti, carrelli LGV a guida laser ecc.) costituiscono componenti annoverabili tra i ‘macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo’ e come tali esclusi dalla stima catastale. Alla luce di ciò si ritiene che siano agevolabili con il super/iper ammortamento le sole componenti impiantistiche dei magazzini autoportanti, ossia le componenti escluse dalla determinazione della rendita catastale.
Conferimento da parte di un soggetto non residente in Italia di un ramo d’azienda appartenente alla sua stabile organizzazione in Italia a favore di un altro soggetto residente
Al conferimento di ramo d’azienda è applicabile il regime di neutralità fiscale previsto dal combinato disposto degli articoli 178, comma 1, lettera c), e 179, comma 2, del Tuir ma a specifiche condizioni. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 63/E del 9 agosto 2018, ha fornito chiarimenti in merito al trattamento tributario da applicare al conferimento di un ramo d’azienda intercorso tra una società francese attiva nel campo assicurativo e la sua stabile organizzazione in Italia. Quest’ultima svolgeva due attività (qualificabili come rami d’azienda) e intendeva conferire uno dei due rami a favore di una società residente controllata dalla casa madre francese. L’operazione di conferimento prospettata prevede che la società conferitaria (residente in Italia) aumenterà il proprio capitale in misura pari al valore netto contabile del ramo d’azienda conferito, mentre la corrispondente quota di partecipazione verrà attribuita alla stabile organizzazione, senza essere trasferita o assegnata alla società non residente. A conferimento avvenuto la stabile organizzazione iscriverà nella sua contabilità una quota della partecipazione nella conferitaria italiana al valore corrispondente all’aumento di capitale sociale conseguente al conferimento. La stabile organizzazione in Italia segnala che non ha intenzione di cedere a terzi o ad altre società del gruppo, la partecipazione derivante dal conferimento né di trasferirla alla società non residente dalla quale promana. Come anticipato l’Agenzia delle Entrate è dell’avviso che al conferimento descritto sia applicabile il regime di neutralità fiscale previsto dal Tuir, ma limitatamente agli elementi patrimoniali della stabile effettivamente confluiti nella società conferitaria, a patto che siano rispettate tutte le condizioni richieste dalla disciplina interna; in particolare, se la partecipazione nella conferitaria confluisce nella contabilità della stabile conferente da cui provengono gli asset conferiti. Qualora questo non avvenga o, successivamente al conferimento, le partecipazioni nella conferitaria siano trasferite o assegnate alla casa madre non residente, le partecipazioni si considereranno realizzate al valore normale.
(Vedi risoluzione n. 63 del 2018)
Aliquota Iva applicabile alle cessioni di tartufo ‘congelato’ e alle cessioni di tartufo ‘conservato, immerso in acqua salata o in olio’
Venerdì, 10 Agosto , 2018
Con la risoluzione n. 59/E del 2 agosto 2018 l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito all’applicazione del regime Iva agevolato alle cessioni di tartufo congelato e surgelato o conservato mediante tecniche di stabilizzazione termica a cui sono sottoposti i contenitori in vetro o metallo, immerso in acqua salata o olio. L’Amministrazione finanziaria specifica che al tartufo congelato si applica l’aliquota Iva ordinaria in quanto quella agevolata al 10% è riservata esclusivamente al prodotto fresco, refrigerato e temporaneamente conservato. L’aliquota Iva al 10% trova applicazione anche per il tartufo confezionato in barattoli di vetro trasparente e sottoposto al solo processo di sterilizzazione termica o conservato in barattoli di vetro con tappo in metallo con olio extravergine di oliva. Agevolabile al 10% pure il tartufo non cotto ma solo sterilizzato e quello conservato in olio d’oliva.
(Vedi risoluzione n. 59/E del 2018)
Questioni fiscali di interesse delle associazioni e delle società sportive dilettantistiche
Con la circolare n. 18/E del 1°agosto 2018 l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito alle agevolazioni fiscali previste per lo sport dilettantistico. Tra le precisazioni emerge che le associazioni e le società sportive dilettantistiche senza fine di lucro che non hanno effettuato la comunicazione obbligatoria alla Siae non rischiano di uscire dal regime agevolato disciplinato dalla legge n. 398/1991 se hanno adottato un ‘comportamento concludente’ e comunicato all’Amministrazione finanziaria di volersi avvalere dell’agevolazione. La mancata comunicazione, tuttavia, è soggetta alla sanzione amministrativa da 250 a 2mila euro. La prima parte del documento di prassi amministrativa è dedicato alla normativa che regolamenta il regime tributario del settore dello sport dilettantistico. In particolare viene analizzata l’applicazione del regime fiscale recato dalla legge n. 398/1991 per il quale possono optare le associazioni e le società sportive dilettantistiche senza fini di lucro che, nel corso del periodo d’imposta precedente, hanno conseguito proventi derivanti da attività commerciale per un importo non superiore a 400mila euro. Tale regime agevolativo prevede modalità di determinazione forfetaria del reddito imponibile e dell’Iva nonché previsioni di favore in materia di adempimenti contabili, di certificazione dei corrispettivi e dichiarativi. La circolare, inoltre, affronta alcune questioni concernenti l’applicazione, in favore delle medesime associazioni e società sportive dilettantistiche senza fini di lucro, del beneficio fiscale previsto dall’articolo 148, comma 3, Tuir che stabilisce la non imponibilità, ai fini delle imposte sui redditi, delle attività svolte in attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti dei soci e di altre categorie di soggetti tassativamente indicati. La seconda parte del documento è dedicata all’analisi degli effetti della riforma del Terzo settore sull’applicabilità del regime fiscale di cui alla legge n. 398 del 1991 e dell’agevolazione di cui all’art. 148, comma 3, del Tuir. Il legislatore, con la riforma citata, ha incluso le attività sportive dilettantistiche tra gli enti del Terzo settore ma ha consentito alle associazioni e alle società sportive dilettantistiche che operano al suo interno di conservare le agevolazioni fiscali già esistenti. Ne deriva che le associazioni e le società sportive dilettantistiche potranno scegliere se mantenere le agevolazioni fiscali per esse previste. In alternativa le stesse potranno entrare a far parte degli enti del Terzo settore e fruire dei relativi benefici tributari. Il Codice del Terzo settore ha modificato alcune disposizioni relative all’ambito soggettivo di applicazione del regime agevolativo di cui alla legge 398/1991, prevedendo, da un lato, la disapplicazione di detto regime per gli enti del Terzo settore e, dall’altro, l’abrogazione delle norme che attualmente estendono l’applicazione del regime alle associazioni senza fini di lucro, alle associazioni pro-loco ed alle associazioni bandistiche e cori amatoriali, filodrammatiche, di musica e danza popolare legalmente costituite senza fini di lucro. Tuttavia, queste modifiche saranno operative solo dal periodo d’imposta successivo a quello in cui sarà attivo il Registro unico nazionale del Terzo settore. Pertanto, fino ad allora, l’ambito soggettivo di applicazione del regime di favore di cui alla legge n. 398/1991, resta invariato. Successivamente a tale termine, il regime di cui alla legge 398/1991 non potrà più trovare applicazione né nei confronti delle associazioni e delle società sportive dilettantistiche senza fini di lucro che sceglieranno di assumere la qualifica di enti del Terzo settore iscrivendosi nel Registro unico nazionale del Terzo settore, né nei confronti delle associazioni senza fini di lucro e delle associazioni pro-loco nonché delle associazioni bandistiche e cori amatoriali, filodrammatiche, di musica e danza popolare legalmente costituite senza fini di lucro. Il regime in esame, invece, continuerà a trovare applicazione per le associazioni e le società sportive dilettantistiche senza fini di lucro che non assumeranno la qualifica di enti del Terzo settore. Con riguardo, invece, agli effetti della riforma del Terzo settore sulla ‘decommercializzazione’ prevista dall’articolo 148, comma 3, del Tuir, la circolare precisa che il Codice del Terzo settore stabilisce, da un lato, la disapplicazione dell’intero articolo 148 nei confronti degli enti non profit, e, dall’altro, prevede una modifica delle disposizioni di cui al comma 3 dello stesso articolo 148 del Tuir. In virtù di tale modifica, dal novero delle tipologie di enti non commerciali associativi destinatari dell’agevolazione di cui all’articolo 148, comma 3, del Tuir, è prevista l’eliminazione delle associazioni assistenziali, culturali, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona. La norma, quindi, resta applicabile alle associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose nonché le associazioni sportive dilettantistiche. Anche queste modifiche saranno efficaci solo dal periodo d’imposta successivo a quello in cui sarà attivo il Registro unico nazionale. Di conseguenza, solo le associazioni e le società sportive dilettantistiche senza fini di lucro che non assumeranno la qualifica di enti del Terzo settore potranno continuare ad avvalersi della previsione di decommercializzazione di cui all’articolo 148, comma 3, del Tuir. Diversamente, le associazioni e le società sportive dilettantistiche che decideranno di assumere la qualifica di enti del Terzo settore non potranno più essere destinatarie della previsione di decommercializzazione prevista dall’articolo 148, comma 3, del Tuir. La circolare prosegue analizzando le questioni connesse all’applicazione del regime fiscale di cui alla legge 398/1991.
Mancata comunicazione alla Siae dell’opzione per il regime di cui alla legge 398/1991
Come anticipato, nel caso di mancata comunicazione alla Siae dell’opzione per il regime di cui alla legge 398/1991 gli enti sportivi non decadono dal regime agevolato in presenza di comportamento concludente e di regolare comunicazione all’Agenzia delle Entrate dell’esercizio dell’opzione. Tuttavia, la mancata comunicazione è soggetta alla sanzione amministrativa di cui all’art. 11 del Dlgs 471/1997.
I contributi erogati da enti pubblici a una associazione sportiva dilettantistica per lo svolgimento convenzionato di attività aventi finalità sociali non rilevano nel calcolo del plafond dei proventi commerciali di 400mila euro. Ciò, a prescindere che i contributi siano a fondo perduto o assumano la natura di corrispettivi. Se, tuttavia, assumono tale natura sarà però dovuta l’Iva secondo il regime di favore di cui alla legge 398 del 1991.
Tracciabilità dei pagamenti e dei versamenti
Nel caso di quote di iscrizione a corsi o di quote di affiliazione, di importo esiguo, incassate in contanti dall’associazione o dalla società sportiva dilettantistica senza fini di lucro e poi versate cumulativamente sul proprio conto corrente per un importo pari o superiore a 1.000 euro, la circolare precisa che al fine di rispettare l’obbligo di tracciabilità previsto dalla legge n. 133/1999, l’ente è tenuto a rilasciare una quietanza per ogni singola quota di iscrizione, a conservarne copia e ad annotare in un registro i dati relativi ai soggetti che hanno effettuato i versamenti, gli importi incassati e gli importi pagati.
Decadenza dal regime agevolato nel caso di superamento del limite di 400mila euro
Nell’ipotesi in cui nel corso dell’ultimo mese del periodo d’imposta venga superato il plafond dei 400mila euro, il regime agevolativo trova applicazione per tutto il periodo d’imposta in cui è avvenuto il superamento. Per l’anno successivo, invece, si applicherà il regime ordinario, ai fini Ires e Iva.
Effetti della mancata tenuta del modello previsto dal decreto del Min. delle Finanze 11 febbraio 1997 sulla fruibilità del regime fiscale di favore
Il mancato rispetto dell’obbligo contabile di annotare i proventi nel modello di cui al decreto del Min. delle Finanze 11 febbraio 1997 non comporta la decadenza dalle agevolazioni previste dalla legge 398/1991, purché l’associazione sportiva dilettantistica o la società sportiva dilettantistica senza scopo di lucro sia in grado di fornire gli opportuni riscontri contabili ai verificatori in caso di controllo.
Applicabilità del regime di cui alla legge 398/1991 alle Federazioni Sportive Nazionali ed alle Discipline Sportive Associate
Le Federazioni Sportive Nazionali e le Discipline Sportive associate non perseguono fini di lucro. L’art. 9-bis del dl 417/1991 ha stabilito che alle associazioni senza fini di lucro e alle associazioni pro-loco si applicano le disposizioni di cui alla legge 16 dicembre 1991 n. 398. Ma il Codice del Terzo settore ha previsto l’abrogazione dell’articolo 9-bis del decreto legge citato, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di autorizzazione e, comunque, non prima del periodo d’imposta successivo di operatività del Registro Unico nazionale del Terzo settore. Pertanto, le Federazioni Sportive Nazionali e le Discipline Sportive Associate possono tuttora optare per il regime di favore di cui alla legge 398/1991 ma dal momento in cui avrà effetto l’abrogazione dell’art. 9-bis del decreto legge 417/1991 non potranno più optare per il regime di cui alla legge 398/1991.
Quote ricevute dall’associazione o società sportiva dilettantistica senza fini di lucro per garantire la custodia delle attrezzature e dei beni ed il ricovero degli animali utilizzati nella pratica sportiva dilettantistica
Le prestazioni di custodia delle attrezzature e dei beni o di ricovero degli animali (ad esempio i cavalli) affidati all’associazione o società sportiva dilettantistica senza fini di lucro dai soci o dagli altri soggetti autorizzati possono considerarsi svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali della stessa associazione o società sportiva dilettantistica se siano connaturate ed essenziali all’attività principale svolta da tali enti. Per la verifica di questo requisito basterà escludere che la custodia delle attrezzature e dei beni o il ricovero degli animali non si risolva in un mero espediente per ottenere tali prestazioni a condizioni più vantaggiose in ragione del regime fiscale di favore di cui godono gli enti sportivi dilettantistici. Inoltre sarà importante verificare che le attrezzature e i beni custoditi nonché gli animali ricoverati siano idonei alla pratica sportiva da parte della Federazione Sportiva Nazionale di appartenenza.
Conseguenze in caso di tardiva presentazione del Modello EAS (7.7)
In caso di presentazione del Modello EAS oltre i termini ordinari nonché oltre il termine per beneficiare dell’istituto della c.d. remissione in bonis, l’associazione o società sportiva dilettantistica senza fini di lucro non può avvalersi del regime agevolativo in relazione all’attività realizzata precedentemente alla data di presentazione del Modello. Potrà farlo, tuttavia, per le operazioni compiute successivamente alla presentazione dello stesso, anche se ricadenti nel medesimo periodo di imposta in cui avviene la comunicazione. E’ bene ricordare che il Modello EAS deve essere presentato entro 60 giorni dalla costituzione dell’ente.
Trattamento fiscale della cessione, da parte di associazioni e società sportive dilettantistiche senza fini di lucro, dei diritti alla prestazione sportiva dell’atleta (7.8)
Le attività rese, verso corrispettivo, da un atleta appartenente a una associazione o società sportive dilettantistica senza fini di lucro ‘in diretta attuazione degli scopi istituzionali’non si considerano commerciali se effettuate nei confronti di altre associazioni che svolgono la medesima attività ossia che facciano parte della medesima organizzazione locale o nazionale. E’ necessario, tuttavia, che l’atleta abbia svolto nell’ambito dell’associazione o società sportiva dilettantistica non lucrativa cedente un’effettiva attività volta ad apprendere e migliorare la pratica sportiva dilettantistica. Si applicano, invece, le regole generali di tassazione se la cessione di un giocatore tra queste categorie di enti costituisce un trasferimento avente finalità meramente speculative. La cessione, inoltre, sarà ugualmente tassabile secondo le regole generali se la destinataria non è un’altra associazione o società sportiva dilettantistica senza fini di lucro affiliata alla stessa Federazione Sportiva della cedente.
Trattamento fiscale della cessione, da parte di associazioni e società sportive dilettantistiche senza fini di lucro, di diritti alla partecipazione al campionato
In caso di cessione, da parte delle associazioni e società sportive dilettantistiche senza fini di lucro, del diritto alla partecipazione al campionato, potrà trovare applicazione la previsione agevolativa della ‘decommercializzazione’ a condizione che la cessione avvenga a favore di un’altra associazione o società sportiva e che entrambe siano affiliate alla medesima Federazione Sportiva. Inoltre è necessario che l’associazione o la società sportiva dilettantistica non lucrativa che pone in essere la cessione continui comunque, seppure in una categoria inferiore, a partecipare ai campionati.
Godono della esenzione da imposta di bollo tutti i documenti, comprese le ricevute per indennità, rimborsi spese analitici, rimborsi spese forfettari, richiesti a fronte di somme erogate dalle federazioni sportive e dagli Enti di Promozione Sportiva.
(Vedi circolare n. 18/E del 2018)
Cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante per gli interventi di efficienza energetica nonché per gli interventi relativi all’adozione di misure antisismiche
Con la circolare n. 17/E del 23 luglio 2018 l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito alle modalità di applicazione delle disposizioni in materia di cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante per gli interventi di efficienza energetica nonché per gli interventi relativi all’adozione di misure antisismiche effettuati su edifici. Già, con la circolare n. 11/E/2018 l’Amministrazione finanziaria si è espressa in materia di cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante per interventi di efficienza energetica chiarendo che la cessione deve intendersi limitata ad una sola eventuale cessione successiva a quella originaria e che per altri soggetti privati devono intendersi i soggetti diversi dai fornitori che siano collegati al rapporto dal quale ha avuto origine la detrazione. La medesima circolare ha chiarito che, nel caso di interventi condominiali, la detrazione può essere ceduta agli altri condomini ma mai agli istituti di credito e agli intermediari finanziari. Con questa circolare l’Agenzia fornisce cinque chiarimenti.
All’interrogativo se le cessioni del credito trattate possano ritenersi applicabili anche agli interventi realizzati nei comuni ricadenti nelle zone classificate a rischio sismico, l’Agenzia risponde positivamente per gli interventi realizzati nei comuni ricadenti nelle zone classificate a rischio sismico 1. E, analogamente a quanto previsto per gli interventi di efficienza energetica, il credito può essere ceduto anche ai soggetti che hanno effettuato gli interventi (fornitori e imprese costruttrici). Ai soggetti beneficiari di dette detrazioni resta tuttavia preclusa la possibilità di cedere il credito corrispondente alla detrazione agli istituti di credito e agli intermediari finanziari.
Nel secondo quesito la circolare precisa che nel caso di lavori effettuati da un’impresa appartenente ad un consorzio o ad una Rete di impresa, il credito corrispondente alla detrazione può essere ceduto anche agli altri consorziati o retisti, anche se non hanno eseguito i lavori, o direttamente al consorzio o alla Rete. Sono escluse le cessioni a favore degli istituti di credito e degli intermediari finanziari.
Nel terzo quesito viene chiarito che se il fornitore del servizio si avvale di un sub-appaltatore per eseguire l’opera, la cessione del credito può essere effettuata anche a favore di quest’ultimo o, ancora, a favore di chi ha fornito i materiali necessari per eseguire l’opera.
Nel quarto chiarimento l’Amministrazione precisa che la cessione del credito d’imposta può essere effettuata anche a favore dei soggetti che hanno eseguito l’intervento agevolabile, lavori che in sé considerati non danno diritto alle detrazioni cedibili, sempreché questi soggetti rientrino nel medesimo contratto d’appalto da cui originano le detrazioni.
Con il quinto chiarimento si precisa che il collegamento con il rapporto che ha dato origine alla detrazione deve essere valutato sia con riferimento alla cessione originaria che a quella successiva.
(Vedi circolare n. 17/E del 2018)
Aliquota Iva applicabile alla cessione di alimenti per cani e gatti
Sconta l’aliquota Iva in misura ordinaria la commercializzazione di alimenti per cani e gatti. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 60/E del 7 agosto 2018, ha escluso l’applicazione dell’Iva agevolata per i prodotti ‘N’ e ‘C’ della società istante. I prodotti in questione sono classificabili al Capitolo 23 della Tariffa Doganale ‘Residui e cascami delle industrie alimentari; alimenti preparati per gli animali’, alla voce 2309: ‘Preparazione dei tipi utilizzati per l’alimentazione degli animali’ e in particolare alla sottovoce 230910 quali ‘Alimenti per cani o gatti, condizionati per la vendita al minuto’. I prodotti classificati nella suddetta sottovoce, stante l’attuale normativa, sono espressamente esclusi dall’applicazione dell’aliquota Iva ridotta al 10%.
(Vedi risoluzione n. 60/E del 2018)
Trattamento dei crediti tributari e contributivi nel ‘concordato’
Con la circolare n. 16/E del 23 luglio 2018 l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti sul trattamento dei crediti tributari nel concordato preventivo e nell’accordo di ristrutturazione del debito. Questo, alla luce delle modifiche legislative introdotte dalla legge di Bilancio 2017 e di taluni più recenti indirizzi giurisprudenziali. Il documento di prassi amministrativa evidenzia che l’imprenditore in stato di crisi può proporre all’Amministrazione finanziaria il pagamento ridotto o dilazionato dei debiti tributari compresi quelli relativi all’Iva e alle ritenute. A tal fine è chiamato a definire il trattamento dei debiti con le agenzie fiscali seguendo le nuove procedure dettate dal nuovo articolo 182-ter della legge fallimentare. Ma la falcidiabilità dell’Iva anche nel concordato in continuità costituisce una novità abbastanza recente. Per molti anni l’Agenzia delle Entrate ha condiviso la tesi intransigente della Corte di cassazione. Tuttavia, nel 2016, con la sentenza del 7 aprile (causa C-546/2014) la Corte di giustizia europea ha ammesso il pagamento parziale del credito Iva nell’ambito del concordato preventivo affermando che la misura non contrasta con la normativa comunitaria. Dopo questa pronuncia la Cassazione a Sezioni unite ha limitato il divieto di falcidia dell’Iva alle sole ipotesi di concordato con transazione fiscale. Poi, come anticipato, la legge 232/2016 (legge di Bilancio 2017) ha riscritto l’art. 182-ter della legge fallimentare che ha ammesso la possibilità di falcidiare tutti i debiti tributari all’interno del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione, ivi compresi quelli relativi a Iva e a ritenute. La riforma fallimentare intende promuovere il ricorso alla rideterminazione concordata del debito al fine di permettere la conservazione dell’impresa, la salvaguardia dei livelli occupazionali e la tutela dei creditori. Con il documento di prassi amministrativa l’Agenzia delle Entrate conferma l’estensione al concordato in continuità del principio di falcidiabilità dell’Iva ma il ricorso all’art. 182-ter della legge fallimentare non deve essere visto come una furtiva reintroduzione della transazione fiscale quale condizione di rideterminazione del debito tributario. Per la circolare si tratta, invece, di una procedura che consente una rideterminazione uniforme dei crediti tributari rispetto a quella offerta ai creditori estranei al Fisco. All’interno della procedura di concordato preventivo viene precisato che se i crediti fiscali delle agenzie fiscali o degli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie sono assistiti da privilegio, la percentuale, i tempi di pagamento e le eventuali garanzie non possono risultare inferiori o meno vantaggiosi rispetto a quelli offerti ai creditori che hanno credito di privilegio inferiore o a quelli che hanno una posizione giuridica e interessi economici omogenei. Il documento interviene anche sui crediti per tributi oggetto di contenzioso e precisa che il trattamento deve essere riferibile all’ammontare risultante dalla pronuncia che definisce il giudizio, con la possibilità di richiedere, a cura dell’Amministrazione finanziaria, l’accantonamento di un importo pari alla percentuale di soddisfacimento del credito contestato, tenendo conto delle modifiche di cui al dl 83/2015 ovvero del trattamento prioritario delle citate controversie.
(Vedi circolare n. 16/E del 2018)
Istituzione dei codici tributo per l’utilizzo dei crediti d’imposta ceduti corrispondenti alle detrazioni spettanti per interventi di Ecobonus e Sismabonus
La legge prevede la possibilità di cedere i crediti d’imposta corrispondenti alle detrazioni spettanti per gli interventi di riqualificazione energetica (Ecobonus) e per quelli relativi all’adozione di misure antisismiche (Sismabonus) effettuati su parti comuni degli edifici. Il credito ceduto può essere ripartito in tante quote quante sono le quote annuali di pari importo (cinque per Sismabonus e dieci per Ecobonus). Le quote possono essere utilizzate dal cessionario esclusivamente in compensazione presentando il modello F24 tramite i servizi telematici. Per consentire l’utilizzo in compensazione, tramite mod. F24, delle quote annuali dei crediti ceduti l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 58/E del 25 luglio 2018, ha istituito i seguenti codici tributo: ‘6890’ denominato ‘Ecobonus – Utilizzo in compensazione del credito d’imposta ceduto ai sensi dell’art. 14, commi 2-ter e 2-sexies, del DL 4 giugno 2013 n. 63 e successive modificazioni’; ‘6891’ denominato ‘Sismabonus – Utilizzo in compensazione del credito d’imposta ceduto ai sensi dell’art. 16, comma 1-quinquies, del DL 4 giugno 2013 n. 63 e successive modificazioni’.
(Vedi risoluzione n. 58/E del 2018)