Source: http://www.laleggepertutti.it/124323_notifiche-in-proprio-dellavvocato-come-fare
Timestamp: 2016-12-09 09:39:23+00:00
Document Index: 35012238

Matched Legal Cases: ['art. 250', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 36', 'art. 83', 'art. 11', 'art. 156', 'art. 149', 'sentenza ', 'art. 82', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 250', 'sentenza ', 'art. 86', 'sentenza ', 'art. 149', 'art. 7', 'art. 160', 'art. 156', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 1', 'sentenza ']

21 Giu 2016	L'autore
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	Il vademecum per le notifiche in proprio degli avvocati, dalla notifica in proprio a mezzo posta a quelle a mezzo PEC.
La legge del 1994 [1] ha consentito agli avvocati la facoltà di notificazione da sogli degli atti giudiziari, senza valersi dell’Ufficiale Giudiziario. Si tratta ovviamente di una facoltà e non di un obbligo: pertanto l’avvocato può sempre avvalersi tutt’oggi – quando lo ritiene utile o è necessario – dell’intermediazione dell’Ufficiale Giudiziario. Va evidenziato che, nei casi in cui il difensore destinatario della notifica non abbia eletto domicilio nel luogo dove ha sede l’ufficio giudiziario presso il quale è radicata la causa, la notifica presso la cancelleria potrà essere effettuata solo se non è stato possibile effettuare la notifica al domicilio digitale.
Da qui l’idea dell’Unione Triveneta dei Consigli dell’Ordine degli avvocati di redigere un vademecum per le notifiche in proprio degli avvocati. Il documento (che riportiamo qui di seguito, perché rilasciato con licenze creative commons e scaricabile a questo link), è aggiornato a giugno 2016, ancora più prezioso in tempi di processo telematico.
notifica a mezzo posta notifica a mezzo pec.
Chi può fare la notifica in proprio a mezzo posta?
Può essere fatta solo dall’avvocato:
iscritto all’albo; [2]
preventivamente autorizzato dal proprio Consiglio dell’Ordine; [3]
munito d’apposito registro; [4]
munito di procura alle liti. [5]
L’autorizzazione del COA
Ottenuta l’autorizzazione del Consiglio, si può iniziare a notificare [6].
Quando si perde la facoltà di notificare
L’autorizzazione deve essere prontamente revocata dal C.d.O. nel caso in cui in seguito sia irrogata una sanzione disciplinare di sospensione, cancellazione e radiazione. Tale autorizzazione non incide sulla facoltà di notificare via PEC: l’Avvocato non potrà però notificare via PEC se sta scontando un periodo di sospensione o se cancellato o radiato, mentre potrà farlo se tali sanzioni sono state revocate o scontate. Non deve essere revocata in caso d’apertura di procedimento disciplinare, ma il Consiglio dell’Ordine ha il potere discrezionale di revocarla quando ritiene “motivatamente inopportuna la prosecuzione dell’esercizio della facoltà” [7].
Come funziona il registro cronologico per le notifiche
Ottenuta l’autorizzazione [8], l’avvocato deve obbligatoriamente munirsi del registro cronologico [9] acquistabile presso le cartolerie specializzate.
Il registro può essere anche costituito da moduli continui vidimati “uso computer”, che –ovviamente – devono contenere tutte le voci previste dal modello stabilito.
Nel registro bisogna annotare i seguenti dati:
il numero d’ordine della notificazione è progressivo per ogni notifica, anche se i destinatari sono più di uno (è comunque possibile attribuire un numero progressivo anche per ogni destinatario del medesimo atto da notificare); si consiglia di proseguire nella numerazione anche se cambia l’anno (ma non è prevista alcun divieto per chi opti per iniziare nuovamente la numerazione partendo dal nr. 1; in questo caso, per evitare errori di identificazione, si consiglia di far seguire al numero l’annodi riferimento – ad es. 1/2016 – e così di seguito);
l’Ufficio Giudiziario ed eventualmente la Sezione (se la notifica è fatta in coso di causa);
Il registro va redatto senza spazi bianchi, abrasioni, con cancellazioni leggibili e senza uso del cd. “bianchetto” per cancellare.
L’avvocato è considerato pubblico ufficiale ad ogni effetto di legge ed ogni irregolarità o abuso nel compimento di tali annotazioni comporta conseguenze penali e costituisce illecito disciplinare [10].
Quali atti si possono notificare in proprio a mezzo posta?
gli atti in materia civile ed amministrativa [11];
gli atti stragiudiziali (quali la messa in mora, la diffida, la disdetta, l’opzione e gli atti amministrativi di diffida o di messa in mora per provocare il silenzio assenso o il silenzio rifiuto).
L’avvocato non può notificare gli atti processuali che sono e restano di competenza esclusiva degli ufficiali giudiziari, quali ad esempio le intimazioni ai testi [12] (il problema è facilmente superabile attesa la nuova formulazione del terzo comma dell’art. 250 c.p.c.), l’avviso di sloggio ed i pignoramenti immobiliari o presso terzi.
Per l’avvocato che notifica personalmente per mezzo del servizio postale non esistono i limiti di competenza territoriale, cui è soggetto invece l’Ufficiale Giudiziario (vedi però appresso i limiti territoriali per la notifica diretta). La Suprema Corte ha avuto modo di precisare che “ Il nuovo tipo di notificazione degli atti civili, amministrativi e stragiudiziali delineato dalla l. n. 53 del 1994 (che si affianca alle forme tradizionali di notificazione) si basa sull’eliminazione del coinvolgimento della figura dell’ufficiale giudiziario, in quanto il difensore è stato trasformato in organo del relativo procedimento notificatorio. Ne consegue che – a differenza di quanto avviene per l’ufficiale giudiziario, per il quale, in quanto inserito nell’organico giudiziario, vige il principio fondamentale della competenza territoriale – nei confronti dell’avvocato non può configurarsi alcuna questione di competenza territoriale, non incontrando egli alcun limite territoriale alla sua potestà notificatoria” (Cassazione civile, sez. lav., 19 febbraio 2000, n. 1938).
Copie di file digitali. L’avvocato può stampare atti o provvedimenti (non documenti) scaricati dai fascicoli informatici o ricevuti in allegato alle comunicazioni telematiche (PEC) dalla cancelleria [13]. Tali copie, esenti da marca da bollo, possono essere notificate, purché siano munite di attestazione di conformità, che l’avvocato deve apporre in calce o a margine della copia oppure su foglio separato purché lo stesso sia materialmente congiunto alla copia. La formula d’autentica non abbisogna di citazioni normative e può essere quella dell’applicativo reperibile sul sito dell’Unione Triveneta.
Il vademecum tratta due diverse forme di notifica:
quella diretta quella a mezzo del servizio postale.
mezzo pec.
Consiste nella consegna diretta dell’atto, da parte del difensore, nel domicilio del destinatario.
– l’atto sia preventivamente vidimato e datato dal Consiglio dell’Ordine nel cui albo entrambi sono iscritti. La formula da apporre sull’originale e sulla copia, prima della relata di notifica, potrebbe essere la seguente “Si vidima il presente atto ai sensi del secondo comma art. 4 Legge 21.1.1994 nr. 53, composto di … pagine. Luogo, Data, Timbro C.d.O e firma”.
L’atto deve essere consegnato personalmente (la notifica diretta non può essere delegata a collaboratori o segretarie [14]) nelle mani proprie del destinatario nel suo domicilio (e quindi non in un qualunque luogo), oppure, se la notifica non può essere fatta personalmente, a persona addetta allo studio ovvero al servizio del destinatario [15]. Non è pertanto ammissibile la consegna ad altri soggetti quali il portiere, il vicino.
preventivamente acquistare speciali buste e moduli conformi al modello stabilito dall’Amministrazione Postale per la notifica degli atti giudiziari (simili a quelle usate dagli Ufficiali Giudiziari);
scrivere la relata di notifica sull’originale e sulla copia dell’atto, indicando l’ufficio postale per mezzo del quale è spedita la copia dell’atto. La relata potrà essere del seguente tenore: “Io sottoscritto avvocato … in virtù dell’autorizzazione del Consiglio dell’Ordine di … in data …. rilasciata il …, previa iscrizione al nr. … del mio registro cronologico, ho notificato per conto di (specificare le generalità di chi ha dato la procura) il su esteso atto (specificare tipo) a …, ivi trasmettendone copia per mezzo del servizio postale con racc. a.r. nr. … spedita dall’Ufficio Postale di Verona – Poste Centrali in data corrispondente a quella del timbro postale. Avv. … (e sottoscrizione dell’avvocato)”;
presentare all’ufficio postale l’originale e la copia dell’atto completi della relata, la busta non chiusa e l’avviso di ricevimento come sopra completati.
– appone in calce all’originale ed alla copia dell’atto il timbro di vidimazione;
Prima di depositare o esibire l’atto, l’avvocato deve apporre ed annullare la marca da bollo per i diritti di notifica [16] prevista dall’art. 2 del D.M. 27.5.1994. Detta normativa viene ritenuta non abrogata con l’entrata in vigore del contributo unificato che sopprimerebbe il solo diritto di chiamata (che non esisteva più da tempo), ma non quello di notifica [17].
I bolli devono essere pari a:
euro 2,58 per atti aventi sino a 2 destinatari,
euro 7,75 da 3 a 6 destinatari,
euro 12,39 oltre 6 destinatari [18].
La legge di conversione del c.d. “decreto milleproroghe” (L. n.31/08) ha introdotto (art. 36, commi 2-quater e 2-quinquies) modifiche alla disciplina dettata dalla legge 20 novembre 1982, n. 890, recante disciplina in materia di “Notificazioni di atti a mezzo posta e di comunicazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di atti giudiziari” (in G.U. 4 dicembre 1982, n. 334). In particolare si è stabilito, a garanzia dell’effettiva conoscenza da parte del destinatario dell’avvenuta notifica, che, qualora l’agente postale provveda alla consegna del piego a soggetto diverso dal destinatario dell’atto da notificare, ha comunque l’obbligo di notiziare quest’ultimo dell’avvenuta notificazione del piego a persona diversa mediante l’invio di una raccomandata al soggetto destinatario.
Qualora nella notifica in proprio non sia stato emesso dall’agente postale il CAN, bisogna farlo presente all’Ufficio Postale del destinatario dell’atto ed inviare a detto Ufficio l’avviso di ricevimento perché provveda all’emissione ed annotazione del CAN sull’avviso medesimo che verrà poi restituito all’avvocato notificatore [19]. In caso di smarrimento dell’avviso di ricevimento o del CAN ci si può recare con la ricevuta della raccomandata presso l’Ufficio Postale di spedizione e chiedere il duplicato.
Se l’avvocato che trasmette l’atto e quello che lo riceve sono muniti di procura alle liti ex art. 83 c.p.c. e sono rispettate le altre formalità previste dalla L. 7 giugno 1993, n. 183 (attenzione alla leggibilità della sottoscrizione anche di chi conferisce la procura), il procuratore domiciliatario che ha ricevuto l’atto, sempre che sia autorizzato dal proprio Ordine a eseguire le notifiche in proprio, dopo aver sottoscritto l’atto ricevuto via fax per dare conformità all’originale, potrà provvedere alla notifica ex L. 53/1994 dell’atto trasmesso via fax [20].
L’art. 11 legge cit. prevede quali sono le nullità della notifica fatta personalmente dagli avvocati. Si ritiene applicabile l’art. 156, 3° comma c.p.c. anche a queste notificazioni [21].
Tale principio è stato fatto proprio dalla nuova formulazione dell’art. 149, III comma, c.p.c. [22].
Sul punto vedasi anche Cassazione civile sez. trib., 05 agosto 2004, n. 15081 [23] e Cassazione civile sez. III, 01 aprile 2004, n. 6402 e Cass. civ., sez. I, 30-07-2009, n. 17748 (il testo in nota 18) [24].
Di segno contrario il solo T.A.R. Piemonte sez. I, 10 aprile 2009, n. 1018. [25]
Il Consiglio di Stato, però, con la sentenza del 13.4.2010 n. 2055 ha riformato tale decisione applicando anche alle notifiche eseguite dagli avvocati in proprio la disciplina dettata per le notifiche effettuate dagli Ufficiali Giudiziari, applicando pertanto – anche alle notifiche fatte dagli avvocati in proprio- il meccanismo anticipatorio del momento perfezionativo della notificazione.
Come ottenere un titolo idoneo per la trascrizione delle domande giudiziali nel caso sia stata eseguita la notificazione mediante notifica in proprio
Non disponendo l’avvocato notificatore – a differenza dell’ufficiale giudiziario – del potere di certificare la conformità della copia cartacea rispetto all’originale, la trascrizione delle domande potrà eseguirsi avvalendosi del titolo costituito dalla “copia c.d. conforme uso trascrizione” dell’atto notificato; copia che potrà essere richiesta al cancelliere immediatamente dopo l’iscrizione della causa a ruolo (si richiede però, a questo fine, che sia allegato l’avviso di ricevimento dell’atto notificato). Avendo urgenza di dover trascrivere l’atto si consiglia di ricorrere alla notifica “a mani” a mezzo Ufficiale Giudiziario, poiché si entra subito in possesso della copia per la trascrizione.
consente di effettuare le notifiche degli atti negli orari di apertura degli Uffici Postali, e quindi anche nel pomeriggio
è possibile effettuare una notifica da qualsiasi Ufficio Postale, senza alcun limite di competenza territoriale [26]
consente di poter verificare l’esito della raccomandata utilizzando dal sito delle Poste il servizio di monitoraggio per sapere se è stata già consegnata al destinatario
ulteriore vantaggio è costituito dall’applicazione anche alle notifiche postali fatte dall’avvocato sul momento in cui si perfeziona la notifica a mezzo posta.
La trattazione prosegue all’articolo “Notifica in proprio dell’avvocato a mezzo PEC“.
[1] L. n. 53/1994.
[2] È quindi esclusa la possibilità per il praticante avvocato di poter ricorrere alla notifica in proprio. Si pone peraltro il problema relativo all’avvocato stabilito. In tal senso il parere n. 27/2014 del Consiglio nazionale forense (rel. Morlino): “sia consentito ad un avvocato stabilito di avvalersi della facoltà di notificazione di atti civili, amministrativi e stragiudiziali prevista dalla legge 21 gennaio 1994, n. 53, con l’avvertenza peraltro che, ove si verta in tema di azioni giudiziali, questi dovrà necessariamente essere destinatario di una procura ex art. 82 c.p.c. d’intesa con un professionista abilitato, onde ogni adempimento connesso, preordinato e conseguente ad un procedimento giudiziario dovrà essere espressione di quella intesa formalizzata secondo le modalità di cui al comma 2 dell’art. 8, l. 96/2001” (pareri conformi: n. 33/12 e 97/11).
[3] Non è necessaria l’autorizzazione per le notifiche via PEC (art. 7, comma 4 bis della Legge).
[4] Non è necessaria l’annotazione per le notifiche via PEC (art. 8, comma 4 bis della Legge).
[5] Art. 83 (Procura alle liti)
[6] L’attività di notificazione svolta dagli avvocati, ai sensi della legge n. 53 del 1994, in mancanza dei requisiti prescritti dalla legge stessa (nella specie, quello relativo alla previa autorizzazione del consiglio dell’ordine), va considerata nulla e non inesistente. Ne consegue che tale nullità, quand’anche riscontrata, è sanata dalla rituale e tempestiva costituzione dell’intimato e, quindi, dall’accertato raggiungimento dello scopo della notificazione stessa. (Cassazione civile Sez. V, 05 agosto 2004, n. 15081).
[7] Deve ritenersi – secondo un interpretazione letterale della disposizione contenuta nella legge del 1994- che la facoltà di revoca discrezionale sia rimasta in capo al Consiglio dell’Ordine circondariale, anche se dopo la legge 247/2012 le funzioni disciplinari sono passate al Consiglio Distrettuale di Disciplina.
[8] Non necessaria per le notifiche via PEC.
[9] Non serve munirsi di registro se si intende notificare solo via PEC.
[10] Art. 6 L. 53/1994.
[11] Non sono suscettibili di notifica in proprio a mezzo posta gli atti dei procedimenti penali in quanto non richiamati dalla legge 53/1994.
[12] L’intimazione al teste non è atto della parte, ma è atto dell’ufficiale giudiziario. Ne consegue che tale atto, anche quando venga notificato direttamente dall’avvocato, ai sensi dell’art. 1 l. 21 gennaio 1994 n. 53, deve essere formato dall’ufficiale giudiziario, o quanto meno deve essere compilato in modo che l’ufficiale giudiziario risulti il soggetto intimante. Tribunale Roma, 15 maggio 2002/Soc. Eaglès Fly c. Di Nella /Giur. romana 2003, 79. Il problema nella pratica risulta superato perché ora l’intimazione può avvenire a mezzo raccomandata indirizzata al teste (v. nuova formulazione art. 250 cpc).
[13] Art. 16bis, comma 9 bis D.L. 179/2012 “Le copie informatiche, anche per immagine, di atti processuali di parte e degli ausiliari del giudice nonché dei provvedimenti di quest’ultimo, presenti nei fascicoli informatici o trasmessi in allegato alle comunicazioni telematiche dei procedimenti indicati nel presente articolo, equivalgono all’originale anche se prive della firma digitale del cancelliere di attestazione di conformità all’originale. Il difensore, il dipendente di cui si avvale la pubblica amministrazione per stare in giudizio personalmente, il consulente tecnico, il professionista delegato, il curatore ed il commissario giudiziale possono estrarre con modalità telematiche duplicati, copie analogiche o informatiche degli atti e dei provvedimenti di cui al periodo precedente ed attestare la conformità delle copie estratte ai corrispondenti atti contenuti nel fascicolo informatico. Le copie analogiche ed informatiche, anche per immagine, estratte dal fascicolo informatico e munite dell’attestazione di conformità a norma del presente comma, equivalgono all’originale. …”.
[14] La notificazione di un atto processuale (nella specie, sentenza di primo grado) eseguita, “ex lege” n. 53 del 1994, in forma “diretta” (e non a mezzo del servizio postale) da un avvocato munito di procura alle liti e dell’autorizzazione del consiglio dell’ordine di appartenenza deve considerarsi giuridicamente inesistente se delegata ad altri, neppure se il delegato eserciti la medesima professione legale. (Cassazione civile, sez. I, 13 giugno 2000, n. 8041).
[15] Cassazione nr. 4986/2001: “Si può però ritenere che la norma sulla consegna diretta si presti ad essere applicata anche nei casi di difesa personale della parte (art. 86 cod. proc. civ.) e, per ulteriore estensione, anche in quello delle notificazioni indirizzate al pubblico ministero, visto che l’ufficio del pubblico ministero sta in giudizio senza ministero di difensore.”
[16] Il che autorizza a ritenere che la marca possa essere applicata anche in seguito, quando la citazione è depositata per l’iscrizione a ruolo o il precetto consegnato per l’esecuzione.
[17] Una circolare del Ministero di Giustizia ha affermato la vigenza di tale bollo, ribadendo che non può ritenersi abrogato tale diritto dall’introduzione del “contributo unificato”.
[18] Art. 34 DPR 115/2002 n. 44.
[19] Le Sezioni unite con la sentenza n. 9962 del 27 aprile 2010 hanno confermato il principio secondo cui “se dall’avviso di ricevimento della notificazione effettuata ex art. 149 c.p.c a mezzo del servizio postale non risulti che il piego sia stato consegnato dall’agente postale a persona diversa dal destinatario tra quelle indicate dall’art. 7, comma 2, della legge n. 890 del 1982, deve ritenersi che la sottoscrizione illeggibile apposta nello spazio riservato alla firma del ricevente sia stata vergata dallo stesso destinatario, la notificazione è valida, non risultando integrata alcuna delle ipotesi di nullità di cui alí art. 160 c.p. c.”.
[20] Ricordarsi, però, di depositare in causa l’originale dell’atto contenente la procura.
[21] T.A.R. Cagliari Sardegna sez. I, 26 marzo 2009, n. 363: Il principio generale di cui all’art. 156 comma 3 c.p.c., in base al quale la nullità non può mai essere pronunciata, se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato, si applica anche alle violazioni delle formalità imposte dalla legge (art. 3 comma 1 lett. b) ultimo periodo l. 21 gennaio 1994 n. 53 e art. 3 l. 20 novembre 1982 n. 890) quando il ricorso sia notificato per posta dall’avvocato del ricorrente (nella fattispecie, le buste contenenti il ricorso, notificate ai soggetti evocati in giudizio, erano prive della sottoscrizione del notificante, tuttavia dalla documentazione prodotta in giudizio risultava provato che la notifica fosse giunta all’indirizzo dei destinatari).
[22] Art. 149 (Notificazione a mezzo del servizio postale)
[23] “In caso di notifica effettuata dall’avvocato a mezzo del servizio postale, essa si deve considerare effettuata dal notificante al momento dell’affidamento del plico alle poste”.
[24] “In tema di notificazione a mezzo del servizio postale, a seguito della pronunzia n. 477 del 2002 della Corte cost., la notificazione a mezzo posta deve ritenersi tempestiva per il notificante al solo compimento delle formalità direttamente impostegli dalla legge, ossia con la consegna dell’atto da notificare all’ufficiale giudiziario, mentre per il destinatario resta fermo il principio del perfezionamento della notificazione soltanto alla data di ricezione dell’atto, attestata dall’avviso di ricevimento del plico postale che lo contiene. Tale principio ha carattere generale, e trova pertanto applicazione anche nell’ipotesi in cui la notifica a mezzo posta venga eseguita, anziché dall’ufficiale giudiziario, dal difensore della parte ai sensi dell’art. 1 legge n. 53 del 1994, irrilevante essendo al riguardo, nei limiti di tale richiamata normativa, il dato soggettivo dell’autore della notificazione, con l’unica differenza che alla data di consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario va in tal caso sostituita la data di spedizione del piego raccomandato (In applicazione di tale principio la S.C. ha ritenuto tempestivamente proposto un ricorso incidentale spedito entro i quaranta giorni, ma ricevuto dopo tale termine dal destinatario)”.
[25] Lo stesso Tar Piemonte, sez. I, 9 aprile 2008, n. 604 era pervenuto ad analoghe conclusioni, ma con diversa motivazione. Vedi però Consiglio di Stato sentenza del 13.4.2010 n. 2055.
[26] Il nuovo tipo di notificazione degli atti civili, amministrativi e stragiudiziali delineato dalla l. 21 gennaio 1994 n. 53 (che si affianca alle forme tradizionali di notificazione) si basa sull’eliminazione del coinvolgimento della figura dell’ufficiale giudiziario, in quanto il difensore è stato trasformato in organo del relativo procedimento notificatorio, con la conseguenza che, a differenza di quanto avviene per l’ufficiale giudiziario, per il quale, in quanto inserito nell’organico giudiziario, vige il principio fondamentale della competenza territoriale, nei confronti dell’avvocato non può configurarsi alcuna questione di competenza territoriale, non incontrando egli alcun limite territoriale alla sua potestà notificatoria. Consiglio Stato sez. V, 28 settembre 2005, n. 518.
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