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Timestamp: 2020-08-15 16:29:05+00:00
Document Index: 55521123

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1460', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 2103', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 360', 'art. 2', 'art. 360', 'art. 2103', 'sentenza ', 'art. 2103', 'art. 360', 'art. 2103', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 1', 'art. 13']

CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 30 maggio 2017, n. 13601 - Licenziamento disciplinare per assenza ingiustificata dal lavoro - Rifiuto di prestare l’attività lavorativa presso altra sede - Ragioni organizzative del trasferimento - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 30 maggio 2017, n. 13601 – Licenziamento disciplinare per assenza ingiustificata dal lavoro – Rifiuto di prestare l’attività lavorativa presso altra sede – Ragioni organizzative del trasferimento
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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 30 maggio 2017, n. 13601
Licenziamento disciplinare – Assenza ingiustificata dal lavoro – Rifiuto di prestare l’attività lavorativa presso altra sede – Ragioni organizzative del trasferimento
Con ricorso al Tribunale di Firenze in data 1.8.2011 E.B., dipendente di C.S. spa addetto alla sede di Empoli e trasferito alla sede di Firenze, impugnava il licenziamento disciplinare intimatogli in data 14.3.2011 per assenza ingiustificata dal lavoro. Chiedeva accertarsi la illegittimità del trasferimento e la conseguente legittimità del rifiuto di prestare la attività lavorativa a Firenze.
La Corte d’appello di Firenze, con sentenza in data 1-8.7.2014 (nr. 585/2014), accoglieva l’appello di C.S. spa, rigettando la domanda originaria.
La Corte territoriale osservava che il lavoratore aveva giustificato la mancata assunzione del servizio presso la sede di destinazione opponendo una eccezione di inadempimento ex art. 1460 cod. civ., deducendo la nullità del trasferimento.
Nella fattispecie di causa le ragioni del trasferimento erano state previamente comunicate al lavoratore, essendovi prova documentale di tre incontri preliminari in cui si era trattato del trasferimento sicchè non veniva in questione l’onere di cui all’articolo 2 L. 604/1966, pur a volerne ipotizzare la applicazione analogica alla fattispecie del trasferimento.
Quanto alle ragioni organizzative, il datore di lavoro aveva allegato la soppressione del posto di lavoro precedentemente occupato dal B. mentre questi, pacifica la operazione organizzativa, aveva addotto una strumentalità del riassetto, diretto al solo scopo di giustificare il suo trasferimento. Di tale preordinazione non vi era tuttavia prova né era significativo il concomitante trasferimento di altra lavoratrice dalla sede di Firenze ad altra destinazione, poiché nulla si diceva circa la identità tra i compiti svolti da quest’ultima e quelli poi assegnati al B.
Ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza E.B., articolando quattro motivi.
Ha resistito con controricorso C.S. spa.
1.Con il primo motivo il ricorrente ha dedotto — ai sensi dell’art. 360 nr. 3 cod.proc.civ. — violazione e falsa applicazione dell’art. 2103 cod. civ. e dell’art. 2 L. 604/1966.
Ha esposto che la società C.S. gli aveva comunicato il trasferimento in data 9.12.2010 e che, richiesta tempestivamente (nei successivi 15 giorni) di fornire la motivazione, non aveva dato risposta scritta nel successivo termine di sette giorni.
Il trasferimento avrebbe dovuto essere dichiarato nullo, in applicazione analogica dell’art. 2 co. 2 L. 604/1966; la Corte di merito aveva ritenuto rilevante la ragionevole presunzione della comunicazione dei motivi del trasferimento nei colloqui preliminari tra le parti, dei cui contenuti non vi era invece prova.
Tale accertamento non è censurabile in questa sede se non nei termini del vizio di motivazione ovvero dell’omesso esame di un fatto controverso e decisivo (secondo il vigente testo dell’art. 360 nr. 5 cod.proc.civ, applicabile ratione temporis) laddove la censura non indica un fatto, oggetto di discussione e decisivo, non esaminato dal giudice del merito.
In punto di violazione delle norme di diritto la Corte di merito ha invece correttamente affermato che la esigenza di portare il lavoratore a conoscenza dei motivi del trasferimento, che sta a fondamento della applicazione analogica dell’art. 2 L. 604/1966, neppure sussiste quando tali motivi gli siano stati comunicati dai datore di lavoro ancor prima di disporre il trasferimento ed in vista della sua adozione, come lo stesso collegio ha accertato essere avvenuto.
2. Con il secondo motivo il ricorrente ha denunziato – ai sensi dell’art. 360 nr 3 e nr. 5 cod.proc.civ. – violazione e falsa applicazione dell’art. 2103 cod. civ., per insussistenza delle ragioni organizzative nonché omesso esame di fatti decisivi per il giudizio.
Ha precisato che il suo trasferimento aveva fatto seguito all’allontanamento dalla stessa sede di destinazione di un’altra dipendente, signora A.R.; la società non aveva dunque assolto all’onere di provare le cause oggettive della vacanza del posto sul quale era stato trasferito.
Altro fatto non esaminato e decisivo era costituito dallo svolgimento fino alla data del trasferimento delle mansioni di «fidelizzatore» della clientela (ricerca di nuovi clienti e ri-tesseramento a Confesercenti di quelli esistenti) mentre all’esito del trasferimento egli avrebbe dovuto svolgere le diverse mansioni di consulenza alle aziende associate a Confesercenti sulla gestione del personale («addetto Gestione Risorse Umane con compiti di consulenza e gestione della amministrazione del personale»). La insussistenza delle ragioni organizzative era comprovata dal fatto che il posto assegnatogli presso la nuova sede era rimasto scoperto.
Sotto il profilo del vizio di motivazione il fatto della concomitanza di due trasferimenti presso la sede di Firenze, uno in partenza e l’altro (quello oggetto di causa) in arrivo, è stato esaminato in sentenza e ritenuto non decisivo rispetto al dato della soppressione del posto di lavoro occupato dal B. nella sede di provenienza e della riorganizzazione aziendale.
La statuizione di «non decisività» del concomitante trasferimento di un’altra unità di personale non è sindacabile in questa sede, in quanto costituente esercizio del potere discrezionale di accertamento del fatto riservato al giudice del merito.
Sotto il profilo della denunziata violazione dell’art. 2103 cod.civ. il motivo è inammissibile.
3. Con il terzo motivo il ricorrente ha denunziato — ai sensi dell’art. 360 nr. 3 e nr. 5 cod.proc.civ. — violazione ed errata applicazione dell’art. 2103 cod.civ. ed omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio. Ha dedotto che il trasferimento era collegato alla assegnazione di nuove mansioni, che ne integrava la ragione organizzativa; le future mansioni erano eterogenee rispetto alla professionalità acquisita, di tipo commerciale, che sarebbe andata dispersa.
Il nuovo testo del n. 5) dell’art. 360 cod. proc. civ. introduce nell’ordinamento un vizio specifico che concerne l’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo.
Ne consegue che, nel rigoroso rispetto delle previsioni degli artt. 366, primo comma, n. 6, e 369, secondo comma, n. 4, cod. proc. civ., il ricorrente deve indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”.
Nella fattispecie il ricorrente non adempie all’onere di indicare in quali atti processuali («il come») ed in quale grado («il quando») il fatto della diversa professionalità sottesa alle nuove mansioni assegnate, non esaminato in sentenza, era stato portato alla attenzione del giudice del merito al fine di contestare le ragioni organizzative né a quello di indicare i contenuti rilevanti degli stessi atti processuali, depositandoli, poi, ai sensi dell’articolo 369 nr. 4 cod.proc.civ.
Né sono indicate le ragioni di decisività del fatto non esaminato rispetto al rilievo, contenuto in sentenza, della soppressione del precedente posto di lavoro.
In punto di violazione dell’articolo 2103 cod. civ. si rimanda a quanto sopra osservato in riferimento al secondo motivo , con considerazioni esattamente riferibili anche alla presente censura.
4. Con il quarto motivo il ricorrente ha dedotto ai sensi dell’art. 360 nr. 3 e nr. 5 cod. proc. civ. — violazione ed errata applicazione degli artt. 1460 e 2103 cod.civ. nonché omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio .
Il ricorrente ha lamentato la omessa considerazione della assenza delle ragioni tecniche organizzative ed economiche del trasferimento, della mancanza della relativa comunicazione scritta, della dequalificazione professionale, nonché:
– dell’offerta della prestazione lavorativa presso la sede di provenienza.
La censura resta assorbita dal rigetto dei precedenti motivi.
Essa investe una ratio decidendi subordinata a quella principale, in quanto condizionata ad una ipotetica illegittimità del trasferimento.
La definitività della statuizione di legittimità del trasferimento esime dunque dall’esame del motivo, inidoneo a determinare la cassazione della sentenza.
Trattandosi di giudizio instaurato successivamente al 30 gennaio 2013 sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi dell’art. 1 co. 17 L. 228/2012 (che ha aggiunto il comma i quater all’art. 13 DPR 115/2002) – della sussistenza dell’obbligo di versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la impugnazione integralmente rigettata.
Rigetta i primi tre motivi di ricorso, assorbito il quarto.
Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese, che liquida in € 200 per spese ed € 4.000 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge, con attribuzione.
CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 30 dicembre 2019, n. 34738 - Licenziamento disciplinare per assenza ingiustificata prolungata a segiuto di trasferimento ad altra sede del lavoratore