Source: http://piattaformaantitratta.blogspot.it/
Timestamp: 2016-10-28 23:28:05+00:00
Document Index: 165649164

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 17', 'art. 52', 'art. 13', 'art. 18', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18']

bando finanziamento interventi di assistenza per le vittime di tratta
seguito alla pubblicazione della graduatoria relativa al bando
emanato dal Dipartimento per le Pari Opportunità per il
finanziamento dei progetti di assistenza a favore delle vittime di
tratta, l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione
manifesta preoccupazione rispetto alle prospettive che si delineano
valutazione dei progetti presentati ha infatti condotto al
finanziamento di diversi progetti certamente rispondenti ai parametri
individuati ma ha di fatto comportato che ben cinque Regioni - Valle
D’Aosta, Piemonte, Liguria, Basilicata, Sardegna - non potranno
usufruire, sul loro territorio, di servizi di enti specializzati
nell’assistenza alle vittime della tratta degli esseri umani
fenomeno, come noto, in preoccupante espansione anche in seguito
all’intensificarsi dei flussi migratori. In
tali Regioni, peraltro, hanno fino ad oggi operato enti che da oltre
quindici anni offrono servizi integrati per la tutela delle vittime
della tratta e che costituiscono un importante punto di riferimento
per le Istituzioni e per le Autorità locali. Inoltre
in Sicilia, territorio fortemente sensibile al fenomeno per evidenti
ragioni, risulta essere stato finanziato uno solo progetti con
conseguente mancanza di copertura di interi territori si pensi ad
esempio alle zone limitrofe al centro di Mineo.
assenza di una dimensione nazionale, lo Stato italiano potrebbe non
essere in grado di assicurare in modo completo ed effettivo
l'applicazione delle misure previste dalle Convenzioni internazionali
in materia, tra cui la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla
lotta contro la tratta del 2005 e soprattutto dalla Direttiva europea
2011/36/UE, ed in particolare le misure finalizzate alla precoce
identificazione delle vittime.
rischio di una ricaduta pesante sul contrasto al crimine e sulla
protezione delle vittime, nonché su una loro adeguata assistenza, è
dunque altissimo tenuto conto anche del fatto che uno dei maggiori
limiti del sistema recentemente emerso è la scarsità dei posti
disponibili nelle strutture di accoglienza protette dedicate
specificamente alle vittime che decidono di sottrarsi dalle
situazioni di sfruttamento e che, come già evidenziato, in alcune
zone non vi saranno case di fuga in cui poter accogliere e proteggere
recente passato il Dipartimento per le Pari Opportunità, quale
Meccanismo equivalente così come disposto dal D.Lgs. 24/14, aveva
finalmente avviato una nuova stagione nell’ambito del contrasto
alla tratta e alla protezione delle vittime, approvando il Piano
Nazionale d’azione contro la tratta e disciplinando, con il d.p.c.m
dello scorso maggio, il nuovo programma unico di emersione,
assistenza e integrazione sociale.
prospettiva auspicata era quella per cui finalmente il Sistema
Nazionale anti-tratta, messo in atto dagli enti del pubblico e del
privato sociale che da anni operano nei diversi territori, divenisse
una realtà consolidata, non più costretta a subordinare la propria
sopravvivenza a bandi di finanziamento annuali che, tra l’altro,
per ben quattro anni sono mancati.
che la delega affidataLe dal Presidente del Consiglio sia
un’ulteriore conferma della rilevanza che il Governo attribuisce ai
temi connessi con le pari opportunità e tra questi il tema della
tratta degli esseri umani.
tal senso non possiamo che auspicare che il Dipartimento si adoperi
urgentemente, Suo tramite, per reperire le risorse finanziarie per
consentire che proseguano o vengano avviati progetti per l’assistenza
delle vittime di tratta nei territori che ad oggi sono rimasti privi
di interventi di enti specializzati nell’assistenza alle vittime di
inoltre imprescindibile che il Sistema Nazionale anti-tratta -
indubbiamente una preziosa risorsa per lo Stato italiano - sia messo
definitivamente a sistema, al fine di evitare per il futuro
conseguenze quale quella che si è attualmente venuta a verificare.
a disposizione per ogni opportuno approfondimento.
di A.S.G.I.
per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione
Dossier “Piccoli schiavi invisibili” 2016 di Save the Children
e sfruttamento: Save the Children, al mondo una vittima su 5 è un
bambino o un adolescente. In Italia la tratta di esseri umani è la
terza fonte di reddito delle organizzazioni criminali.
Proposte operative per il coordinamento tra il sistema di protezione internazionale e di protezione delle vittime di tratta
operative per il coordinamento tra il sistema di protezione
internazionale e di protezione delle vittime di tratta
- Il fenomeno
delle persone che fanno richiesta di protezione internazionale sul
territorio italiano sono presenti, in numero sempre maggiore e
complesso, potenziali vittime di tratta (in ambito sessuale,
lavorativo, nell'accattonaggio o attività illegali). In particolare,
nel corso dell'ultimo anno si è manifestato in tutta la sua evidenza
il fenomeno delle donne vittime di situazioni di tratta a scopo di
sfruttamento sessuale. Tra
queste vi sono: donne
potenziali vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale che
necessitano di un tempo, di un luogo e di un percorso protetto per
sganciarsi dalle situazioni di pericolo e che manifestano all'interno
indicatori di tale assoggettamento; donne
che si dichiarano vittime di tratta ma non sono consapevoli della
condizione di pericolosità;
che non hanno percezione della condizione di pericolosità e
potenziale insita nelle proposte e negli agganci che ricevono durante
la permanenza nelle strutture.
sistema antitratta. La nostra specifica expertise La
nostra esperienza consolidata sull'emersione, identificazione,
accoglienza ed inclusione delle vittime di tratta e del grave
sfruttamento ci rende evidente l'importanza di non sovrapporre gli
interventi e le strategie tra le azioni rivolte alle vittime o
potenziali vittime di tratta con quelli rivolti alle persone
richiedenti asilo, seppur oggi fenomeni intrecciati soprattutto per
quanto attiene le giovani donne nigeriane.
evidenzia dunque il ruolo complementare e aggiuntivo del sistema
antitratta nel rispondere ai bisogni e alle problematiche specifiche
di questa casistica (richiedenti asilo che presentano vulnerabilità
tali da ritenere che possano essere vittime di tratta o a rischio di
diventarlo mentre sono in Italia).
sistema antitratta spetta la funzione di identificazione e in tal
senso è fondamentale il lavoro, in sinergia con le strutture di
accoglienza asilo e con le Commissione Territoriali per il
riconoscimento della protezione internazionale, al fine di rendere
possibile l'emersione delle vittime e potenziali vittime. Le
competenze acquisite nel corso degli anni nell'ambito degli
interventi a tutela delle vittime di tratta ci hanno insegnato che un
lavoro di identificazione ed emersione ha possibilità di successo
solo se si riesce a creare un contesto adeguato intorno alle vittime,
a cui deve essere concesso del tempo per riflettere e per imparare a
“fidarsi”. Conseguentemente il momento dell'accoglienza è
cruciale per favorire l'emersione della vicenda di tratta. Sotto tale
profilo siamo convinti che le persone che presentano vulnerabilità e
che si ritiene possano essere vittime di tratta debbano
necessariamente essere accolte nell'ambito delle strutture di
accoglienza facenti capo al circuito SPRAR, essendo questo il modello
di accoglienza comunque previsto dalla normativa per i richiedenti
asilo che a maggior ragione deve poter essere garantito alle persone
portatrici di esigenze particolari.
sistema Antitratta compete anche la gestione delle strutture a
diversa intensità di accoglienza e protezione ai sensi dell'art. 18
D.Lgs. 286/98, che devono accogliere, in virtù di quanto disposto
dall' dall'art. 17 del D.lgs 142/15, i/le richiedenti asilo
identificati/e come vittime di tratta.
le proposte di intervento del sistema antitratta, in sinergia con il
sistema di accoglienza dei richiedenti asilo, per favorire
l'identificazione e l'emersione delle vittime e potenziali vittime di
Si auspica un'indicazione a livello nazionale da parte del
Ministero dell'Interno alle Prefetture per la stipula di
accordi/convenzioni/protocolli tra: - Gli enti del sistema antitratta
(iscritti alla seconda sezione del Registro Nazionale presso il
Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali di cui all'art. 52
lett. b) DPR 394/99. - Gli enti gestori di Cas e Sprar - Le
internazionale. Un coordinamento di questo livello consentirebbe la
creazione di un sistema di referral completo ed efficiente,
considerato che la pre-identificazione delle vittime di tratta può
già avvenire durante l'accoglienza nelle strutture per richiedenti
asilo e che dunque un lavoro di emersione può essere fatto anche
prima dell'audizione in Commissione. Premesso quanto sopra detto
rispetto alla necessità che le potenziali vittime di tratta siano
accolte in strutture SPRAR, a fronte dell'attuale situazione,
fortemente critica sotto il profilo dell'adeguatezza del sistema di
accoglienza, l'identificazione precoce delle vittime di tratta
potrebbe favorire il trasferimento delle persone in strutture più
adeguate al fine di garantirne la sicurezza e la protezione dalla
rete di sfruttamento.
Si propone di strutturare alcuni specifici interventi degli enti
antitratta che possano inserirsi nella procedura per il
riconoscimento della protezione internazionale durante tutte le sue
fasi, a partire dall'accoglienza nelle strutture per richiedenti
asilo. Nello
specifico: B1)
L'attività di identificazione - Consulenza
specifica sull'attività di emersione ed identificazione delle
vittime e potenziali vittime accolte nelle strutture Cas e Sprar; per
tale consulenza gli enti antitratta possono richiedere una
contribuzione agli enti gestori delle strutture di accoglienza che
percepiscono retta o contributo per la gestione. L'attività si può
ritenere aggiuntiva a quanto già previsto per l'attività di
emersione e identificazione dall'art. 13 L. 228/03. Si auspica che
tale indicazione possa essere contenuta in una comunicazione dal
Ministero dell'Interno alle Prefetture e dalle Prefetture ai Cas, e
deve essere sostenuta dagli enti del servizio antiratta a livello
delle specifiche concertazioni territoriali. - Consulenza specifica
volta all'identificazione delle vittime di tratta presso le
Commissioni Territoriali, in particolare quando la procedura di
referral non sia stata attivata durante la fase di accoglienza. L'esito delle attività svolte secondo quanto indicato nei precedenti
due paragrafi può prevedere le seguenti ipotesi: a) identificazione
dei richiedenti asilo quali vittime di tratta e conseguentemente, ove
vi siano esigenze di protezione per una situazione di pericolo sul
territorio e dove la persona presti il consenso, adesione al
programma di protezione sociale ai sensi dell'art. 18 D.Lgs. 286/98 e
trasferimento dal sistema richiedenti asilo al sistema antitratta (ex
art. 17 D.Lgs. 142/98) b) nei casi in cui la persona non sia
identificata quale vittima di tratta o comunque non accetti di
aderire al programma di protezione sociale, permanenza all'interno
del sistema richiedenti asilo c) identificazione di vulnerabilità
senza necessità di protezione prevista dall'art. 18, con richiesta
di accesso ad un percorso Sprar (ordinari o vulnerabili), con
possibilità comunque di essere seguito esternamente dall'ente
anti-tratta del territorio.
Al solo fine di contribuire a ridurre i danni che si stanno
verificando su molti territori a causa di forme di accoglienza del
tutto inadeguate e dunque pur auspicando il superamento del sistema
di accoglienza attuale nei centri di accoglienza straordinari, si
propone la sperimentazione di un modello di accoglienza temporanea
in piccole unità abitative per potenziali vittime di tratta,
gestito da enti antitratta in accordo e convenzione con le
Prefetture, volto a consentire alle donne un'accoglienza adeguata e
sicura, al fine di allontanarle dai trafficanti o comunque per
prevenire che esse vengano coinvolte nel circuito dello sfruttamento
e finalizzato esclusivamente alla verifica di indicatori di
vulnerabilità ascrivibili alle condizioni di tratta e sfruttamento,
con la previsione di un'uscita in breve periodo verso i sistemi di
protezione più adeguati. Il filtro per l'ingresso in tali strutture
viene fatto da enti del sistema antitratta, non da invio diretto
delle Prefetture come avviene per i Cas.
Interventi di assistenza e presa in carico di vittime di tratta
accolte in strutture Sprar al fine di facilitare percorsi di tutela e
inclusione sociale anche in favore di persone accolte presso tali
strutture. Tale attività potrebbe essere sostenute economicamente
con parte delle risorse destinate per la struttura Sprar, anche in
convenzione con l'ente gestore.
A fronte della rapida evoluzione del fenomeno e dell'aumento
esponenziale di potenziali vittime di tratta tra i richiedenti
protezione internazionale, è necessario che il Dipartimento per le
Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri
predisponga, in sede di attuazione del Piano di azione nazionale
contro la tratta, un meccanismo di monitoraggio volto a verificare la
sostenibilità degli interventi realizzati dagli enti accreditati per
la realizzazione dei programmi ex art. 18co. 3bis D.Lgs. 286/98. Il
monitoraggio dovrà essere effettuato con verifiche anche intermedie
nel corso dei progetti che saranno avviati in seguito al bando di
prossima emanazione. E' infatti una preoccupazione non infondata che
l'attività di emersione e identificazione che gli enti anti-tratta
saranno chiamati a fare grazie ad un – auspicato – sistema di
referral con le Commissioni Territoriali, abbia un impatto non
irrilevante sul lavoro degli enti stessi.
Inoltre il numero limitato
di posti di accoglienza nelle case protette specifiche per vittime di
tratta gestite dagli enti accreditati già oggi evidenzia un limite
oggettivo nella possibilità di offrire adeguata tutela e protezione
alle vittime della tratta. Conseguentemente, dove il trend continui
ad essere quello a cui stiamo assistendo oggi, sarà necessario
ripensare alle risorse che devono essere destinate a tale scopo.
cura di CNCA
(Coordinamento Nazionale Centri di Accoglienza) Piattaforma
Nazionale Antritratta
Approvato Il Piano Nazionale Antitratta - 26/02/2016
È stato adottato il primo Piano nazionale d’azione contro la tratta e il
grave sfruttamento degli esseri umani, a norma dell’articolo 9 del decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 24, al fine di definire strategie pluriennali di intervento per la prevenzione e il contrasto al fenomeno della tratta e del grave sfruttamento degli esseri umani, nonché azioni finalizzate alla sensibilizzazione, alla prevenzione sociale, all'emersione e all'integrazione sociale delle vittime. Il piano è propedeutico alla emanazione del nuovo programma unico di emersione, assistenza ed integrazione sociale e le relative modalità di attuazione e
comunicato stampa del consiglio dei ministri n.106/4270 Pubblicato da
SPUNTI DI RIFLESSIONE PER UN MODELLO DI COLLABORAZIONE TRA IL SISTEMA TRATTA E IL SISTEMA ASILO NELL’INDIVIDUAZIONE, EMERSIONE, ACCOGLIENZA E PROTEZIONE DELLE RICHIEDENTI ASILO VITTIME DI TRATTA
luce delle evoluzioni che hanno interessato negli ultimi anni il
fenomeno della tratta di esseri umani in Italia, facendo emergere
rilevanti interconnessioni con i flussi di richiedenti protezione
internazionale ospitati sul nostro territorio, la Piattaforma
Nazionale Antitratta – ha elaborato alcuni spunti di riflessione, per
il raggiungimento di un modello di identificazione, protezione ed
accoglienza di tali individui completo e caratterizzato da un
approccio multiagente e multidisciplinare, pur nel rispetto delle
competenze e specificità di ciascun settore coinvolto.
delle vittime di tratta presenti all'interno dei flussi di
di procedure efficaci di identificazione, tra i richiedenti
protezione internazionale, di coloro che sono vittime della tratta è
condizione preliminare e irrinunciabile per un funzionamento
efficiente tanto del sistema antitratta quanto del sistema asilo,
nonchè per un loro proficuo raccordo.
questo proposito, la Piattaforma Nazionale Antitratta ritiene che
debbano essere necessariamente rispettati i seguenti criteri:
l'identificazione della vittima deve essere demandata a operatori che
possiedono competenze specifiche e che sono pertanto in grado di
cogliere tutti gli indicatori di una potenziale situazione di tratta
e sfruttamento, escludendosi invece l'utilizzo di criteri di
identificazione sommari ed arbitrari (quali, ad esempio, la
nazionalità del soggetto). A questo proposito, è necessario
prevedere, nei futuri bandi SPRAR e Emergenza profughi, capitoli di
spesa specifici per la realizzazione di tali colloqui da parte degli
enti antitratta;
la verifica circa l'esistenza di un'ipotesi di tratta deve essere
effettuata in tutte le fasi della procedura di accoglienza dei
richiedenti asilo e, dunque: allo sbarco (tramite colloquio con
personale esperto), al momento della formalizzazione della domanda
(tramite colloquio con personale esperto e, in ogni caso, tramite la
consegna di un opuscolo informativo contenente informazioni
specifiche sul fenomeno della tratta di esseri umani) e al momento
dell'ingresso nel centro di accoglienza (tramite colloquio con
personale esperto);
deve essere garantita su tutto il territorio nazionale l'uniformità
dei criteri di identificazione.
delle vittime/potenziali vittime della tratta di esseri umani avanti
alla Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione
la complessità del fenomeno della tratta di esseri umani a scopo di
sfruttamento e la peculiarità della condizione in cui si trovano le
vittime di tratta che accedono al sistema per il riconoscimento della
protezione internazionale, è fondamentale che l'audizione di tali
soggetti venga effettuata con l'apprestamento di particolari garanzie
(quali, ad esempio, un setting più consono) nonchè da operatori che
possiedono competenze specifiche.
tal fine, la Piattaforma Nazionale Antitratta ritiene indispensabile
che, ove emergano nel corso dell'audizione potenziali situazioni di
tratta, le Commissioni territoriali sospendano temporaneamente il
colloquio, rimettendolo ad un operatore in possesso di competenze
specifiche: tale prassi, già diffusa in diversi territori, deve
essere applicata uniformemente a livello nazionale, anche tramite la
sottoscrizione di Protocolli d'intesa tra le Prefetture e gli enti
antitratta (quali, ad esempio, quello di Torino, Firenze e Napoli).
inoltre sottolineare l'importanza che, su tutto il territorio
nazionale, vengano assicurate alle potenziali vittime di tratta due
ulteriori garanzie procedurali:
nel caso in cui, nel corso dell'audizione, emerga una probabile
situazione di tratta, ma il soggetto non abbia ancora maturato una
sufficiente consapevolezza circa la propria condizione, l'audizione
deve essere sospesa e rinviata di un tempo sufficiente a permettergli
di riflettere e maturare la propria decisione;
le informazioni relative all'esperienza di tratta offerte dalla
vittima alla Commissione Territoriale in sede di audizione devono
essere considerate riservate e deve, dunque, essere escluso ogni
automatismo nel passaggio di tali informazioni alla Procura
territorialmente competente rispetto ad eventuali ipotesi di
sfruttamento avvenute sul territorio italiano.
decisione delle Commissioni territoriali per il riconoscimento della
protezione internazionale sulla richiesta di protezione
internazionale avanzata da una vittima di tratta di esseri umani
Piattaforma Nazionale Antitratta auspica che, compatibilmente con le
peculiarità delle vicende personali riferite dalle richiedenti
protezione internazionale vittime di tratta, le Commissioni
territoriali provvedano ad uniformare su tutto il territorio
nazionale la forma di protezione da riconoscere.
dei richiedenti protezione internazionale potenziali vittime e
Piattaforma Nazionale Antitratta propone un sistema di accoglienza
strutturato come segue:
- fase precedente
all'identificazione della richiedente protezione internazionale quale
vittima di tratta: in questa fase, fondamentale per l'emersione di
una sospetta ipotesi di tratta, si auspica che la richiedente
protezione internazionale sia accolta in una struttura – afferente
al circuito SPRAR o a quello Emergenza profughi – dedicata a target
femminile; nell’identificazione della struttura, sarebbe
preferibile dare la precedenza agli Enti iscritti alla II Sezione del
Registro degli enti ed associazioni che svolgono programmi
di assistenza e protezione sociale disciplinati dall'art. 18 TUI,
promuovendo la sottoscrizione di convenzioni tra tali Enti e le
Prefetture per l’accoglienza di potenziali vittime di tratta
provenienti dal circuito dei richiedenti protezione internazionale
(come già sperimentato, del resto, in alcune aree del territorio
fase successiva all'identificazione della richiedente protezione
internazionale quale vittima di tratta: a seguito dell'accertamento
della condizione di tratta e sfruttamento, è opportuno che la
vittima venga trasferita in una struttura antitratta.
strutture devono essere afferenti al sistema antitratta o, se
afferenti al sistema asilo, possono essere ammesse all'accoglienza
delle vittime di tratta solo se l'Ente che le ha in gestione è
iscritto alla Seconda Sezione del Registro degli enti ed
associazioni che svolgono programmi di assistenza e protezione
sociale disciplinati dall'art. 18 TUI istituito presso il
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, a garanzia dello
standard di professionalità e dell'uniformità degli interventi.
sarebbe opportuno valorizzare - nei futuri bandi emessi dal
Dipartimento Pari Opportunità per la realizzazione dei programmi
unici di emersione, assistenza e integrazione sociale - la
collaborazione degli operatori del sistema antitratta con le
Internazionale, le Prefetture e lo Sprar.
precisa, inoltre, che l'adesione al programma unico di emersione,
assistenza e integrazione sociale di cui all'art. 18 co 3bis TUI deve
essere assolutamente spontanea e, conseguentemente, l'inserimento
della vittima in tali strutture deve essere sempre conseguenza di una
scelta volontaria e deve avvenire in assenza di qualsiasi pressione o
coazione, anche al fine di tutelare il percorso delle altre ospiti.
a fronte dell'elevato numero di richiedenti protezione internazionale
vittime di tratta minorenni registrati sul territorio, si segnala
l'intollerabilità della prassi diffusa di inserire tali soggetti
nelle ordinarie strutture di accoglienza dei richiedenti protezione
internazionale adulti, in quelle per le vittime della tratta adulte
ovvero nelle ordinarie strutture per l'accoglienza di minori: a
fronte della specificità ed irrinunciabilità delle esigenze che
caratterizzano tale target, occorre invece prevedere con urgenza
l'apertura, su tutto il territorio nazionale, di strutture di
accoglienza ad hoc.