Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-13224-del-25-05-2017
Timestamp: 2020-01-24 16:50:53+00:00
Document Index: 167421187

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'CGUE ', 'sentenza ', 'art. 53', 'art. 142', 'art. 146', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 360', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 137', 'art. 153', 'art. 53', 'art. 375']

Sentenza Cassazione Civile n. 13224 del 25/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13224 del 25/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 25/05/2017, (ud. 19/04/2017, dep.25/05/2017), n. 13224
sul ricorso 23188/2013 proposto da:
A.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DELLE
avverso la sentenza n. 394/2013 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
che la Corte di Appello di Torino ha respinto il gravame proposto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca avverso la sentenza del Tribunale della stessa città, che aveva riconosciuto il diritto di A.R. – docente alle dipendenze del MIUR in forza di consecutivi contratti a tempo determinato – alla progressione professionale retributiva in relazione al servizio prestato e condannato il Ministero a corrispondere alla predetta le differenze stipendiali pari ad Euro 4.900,27 in ragione dell’anzianità di servizio maturata;
che la Corte territoriale ha posto a fondamento della pronuncia di rigetto del gravame il principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato, trasfuso nella Direttiva 99/70/CE del 28 giugno 1999 e recepito nel nostro ordinamento dal D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 6, richiamandosi ai principi espressi dalla CGUE ed escludendo la rilevanza della specialità del sistema del reclutamento scolastico per giustificare la diversità del trattamento economico riservato agli assunti a tempo determinato, precisando altresì l’incidenza dell’obbligo di disapplicazione delle norme in contrasto con la clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a t. d. trasfuso nella indicata Direttiva;
che di tale sentenza il MIUR chiede la cassazione sulla base di unico motivo, al quale ha opposto difese la A., con controricorso;
2. che viene denunziata violazione e falsa applicazione: della L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 53, art. 142 ccnl 24 luglio 2003 e art. 146 NCCNL Comparto Scuola del 29 novembre 2007, del D.P.R. 23 agosto 1988, n. 3999, art. 3; D.Lgs. 13 maggio 2011, n. 70, art. 9, comma 18, come convertito con modificazioni dalla L. 12 luglio 2011, n. 106, art. 1, comma 2, della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4 e della direttiva 99/70/CE, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, assumendosi che i rapporti di lavoro a tempo determinato del settore scolastico sono assoggettati ad una normativa speciale di settore, sicchè agli stessi non si applica la disciplina generale dettata dal D.Lgs. n. 368 del 2001 e che il principio di non discriminazione è correlato all’abuso del contratto a termine, che nella specie deve essere escluso in quanto il ricorso alla stipula di contratti a termine del personale docente trova giustificazione in ragioni oggettive e non è maliziosamente finalizzato a consentire al datore di lavoro un risparmio di spesa;
che, sull’applicabilità della L. n. 312 del 1980, art. 53, si evidenzia come, alla luce degli interventi legislativi, la lettura dei richiamati articoli della contrattazione collettiva doveva essere nel senso che l’art. 53, menzionato indicava la perdurante vigenza della disciplina specificamente dettata per gli insegnanti di religione, senza alcun riferimento al mantenimento del trattamento giuridico ed economico di una categoria di personale non più esistente, e cioè gli “incaricati” annuali con nomina del Provveditore;
4. che, innanzitutto, il ricorso di primo grado non ha prospettato la questione degli scatti biennali ex L. n. 312 del 1980 (aumenti periodici del 2,50% sullo stipendio iniziale di qualifica) e la domanda accolta dal primo giudice è stata, comunque, solo quella tesa all’accertamento dell’avvenuta violazione del principio di non discriminazione economica sancito dalla clausola 4 dell’Accordo quadro ed al riconoscimento di un trattamento paritario, sotto il profilo retributivo (progressione stipendiale correlata al mero decorso del tempo), tra docenti a tempo determinato e docenti a tempo indeterminato – come precisato anche dalla controricorrente;
che la Corte di appello, rispetto all’ambito del devolutum quale individuato anche sulla base delle domande formulate nel ricorso introduttivo, ha adottato una motivazione in parte pertinente rispetto alle doglianze formulate nell’atto di gravame (laddove la Corte territoriale ha condiviso l’applicazione del principio di non discriminazione ad opera del primo giudice e ritenuto che la legittimità, in astratto, del ricorso da parte dell’amministrazione alle assunzioni a tempo determinato non avesse alcuna correlazione logica con la negazione della progressione retributiva in funzione dell’anzianità di servizio) e in parte esorbitante dal thema deeidendum (laddove ha in modo del tutto ultroneo fatto riferimento alla L. n. 312 del 1980, art. 53, quale norma nella quale il diritto dell’appellata troverebbe fondamento);
che tale clausola è stata più volte oggetto di esame da parte della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che ha affrontato tutte le questioni rilevanti nel presente giudizio rilevandone il carattere incondizionato idoneo alla disapplicazione di qualsiasi contraria disposizione del diritto interno (Corte Giustizia 15.4.2008, causa C-268/06, Impact; 13.9.2007, causa C- 307/05, Del Ceno Alonso; 8.9.2011, causa C-177/10 Rosado Santana) ed affermando la esclusione di ogni interpretazione restrittiva, non potendo la riserva in materia di retribuzioni contenuta nell’art. 137 n. 5 del Trattato (oggi art. 153, n. 5), “impedire ad un lavoratore a tempo determinato di richiedere, in base al divieto di discriminazione, il beneficio di una condizione di impiego riservata ai soli lavoratori a tempo indeterminato, allorchè proprio l’applicazione di tale principio comporta il pagamento di una differenza di retribuzione” (Del Cerro Alonso, cit., punto 42);
5. che, pertanto, essendo da condividere la proposta del relatore ed essendo inconferente rispetto ai termini di causa come sopra precisati ogni riferimento alla questione relativa all’applicabilità della L. n. 312 del 1980, art. 53, il ricorso va rigettato con ordinanza, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5;
6. che la novità e la complessità della questione, diversamente risolta dalle Corti territoriali e soltanto dopo il deposito del ricorso da questa Corte, giustificano la compensazione delle spese del presente giudizio di legittimità tra le parti;