Source: http://www.ra.cna.it/sala-stampa/tutte-le-notizie/dettaglio-news/news/gli-orafi-non-sono-attivita-di-compro-oro-indispensabile-modificare-il-decreto-legislativo-sulla/
Timestamp: 2017-11-17 17:47:35+00:00
Document Index: 73706757

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 7', 'art. 35', 'art. 10', 'art. 5', 'art. 4']

Gli Orafi non sono attività di “Compro Oro”: Indispensabile modificare il Decreto Legislativo sulla compravendita di oggetti preziosi
A seguito della pubblicazione del DLGS 25/5/ 2017 n. 92 sulla compravendita di oggetti preziosi ( in vigore dal 5/7/ 2017), le imprese artigiane orafe che praticano tale attività in via del tutto secondaria e saltuaria sono state chiamate ad adeguarsi alle disposizioni in esso contenute.
CNA non può accettare questo sensibile aumento dei costi e degli adempimenti burocratici anche per le imprese che svolgono l’attività di acquisto di beni preziosi usati in via residuale.
Le Associazioni dell’Artigianato, audite dalle Commissioni Parlamentari, avevano ben rappresentato le problematiche nei quali gli associati sarebbero incorsi se non si fosse modificato il provvedimento.
Con lettera inviata il 27/9/2017 al Ministero dell’Economia, la CNA rafforza le motivazioni sulla necessità di modificare il provvedimento:
l'art. 5 (tracciabilità delle operazioni di compro oro). Relativamente alla scheda di tracciabilità sarebbe opportuno prevedere un modello unico (o cartaceo o informatico nel portale dell’OAM) proposto come fac-simile dall’Amministrazione Pubblica. Sia per quanto concerne la ricevuta che la scheda di tracciabilità, al fine di comprendere meglio quali sono le azioni che i nostri imprenditori dovranno seguire.
L'art. 7 (obbligo di segnalazione delle operazioni sospette) prevede che gli operatori Compro Oro siano tenuti all'invio all'UIF delle segnalazioni di operazioni sospette, secondo quanto prevede l'art. 35 del Decreto antiriciclaggio. Qualora omettano di effettuare questa segnalazione di operazione sospetta, oppure la effettuino tardivamente, verranno loro applicate sanzioni amministrative da 5.000 a 50.000 euro (art. 10 comma 3). Riteniamo questa misura sproporzionata e che obbliga i nostri artigiani a un’attività di controllo non pertinente al loro mestiere.
Relativamente all’art. 5 comma 1 del Decreto, l’introduzione di un conto corrente dedicato è da stimare come regola inutile e costosa in virtù della già possibile tracciabilità del conto corrente in possesso dell’impresa.
Prevedere che nel caso di ritiro di oggetti usati e successiva permuta con oggetti nuovi non debbano essere applicate le regole previste dal Decreto.
Va ricordato che il mantenimento del Registro ha un costo che va anch’esso a gravare sulle casse delle imprese. In prima istanza si chiede di escludere dal campo di applicazione della normativa le imprese artigiane il cui volume d'acquisto derivante dall'attività di Compro Oro è inferiore ad una determinata percentuale sul totale del volume degli acquisti (es. 20% che ne dimostra l'effettiva marginalità). In subordine, si propone di prevedere una modularità di costi di iscrizione in base al fatturato di ciascuna impresa.
Per le imprese che non intendono svolgere l’attività di Compro Oro, riteniamo necessaria l’introduzione di una presa d’atto, al fine di non investire tutte le imprese artigiane orafe di oneri non dovuti.
Va rivista la disposizione di cui all’art. 4 comma 2 del Decreto relativa all’utilizzo obbligatorio di mezzi di pagamento diversi dal denaro contante per operazioni di importo pari o superiore a 500 euro.