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Timestamp: 2019-12-12 14:05:09+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 5', 'art. 9', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 12']

Atto: LEGGE REGIONALE 23 luglio 2012, n. 23
Titolo: Integrazione delle politiche di pari opportunità di genere nella Regione. Modifiche alla Legge regionale 5 agosto 1996, n. 34 “Norme per le nomine e designazioni di spettanza della Regione” e alla Legge regionale 11 novembre 2008, n. 32 “Interventi contro la violenza sulle donne”.
Pubblicazione: ( B.U. 02 agosto 2012, n. 75 )
CAPO II Rappresentanza e partecipazione delle donne
Art. 3 (Banca dati dei saperi delle donne)
Art. 4 (Rappresentanza di genere negli organi ed organismi di nomina regionale. Modifiche alla legge regionale 34/1996)
Art. 5 (Regolamenti di attuazione)
CAPO III Strumenti per l’integrazione delle politiche di genere
Art. 6 (Tavolo regionale di coordinamento per le politiche di genere)
Art. 7 (Bilancio di genere)
Art. 8 (Statistiche di genere)
Art. 9 (Rapporto annuale sulla condizione femminile)
CAPO IV Politiche regionali prioritarie
Art. 10 (Politiche sanitarie)
Art. 11 (Politiche economiche)
Art. 12 (Comunicazione)
CAPO V Politiche regionali prioritarie
Art. 13 (Modifica dell’articolo 2 della l.r. 32/2008)
Art. 14 (Modifica dell’articolo 4 della l.r. 32/2008)
Art. 15 (Inserimento dell’articolo 4 bis nella l.r. 32/2008)
Art. 16 (Modifica dell’articolo 9 della l.r. 32/2008)
Art. 17 (Modifica dell’articolo 12 della l.r. 32/2008)
Art. 18 (Piano regionale per la cittadinanza di genere)
1. In attuazione delle disposizioni dell'articolo 3 dello Statuto regionale e della Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW), ratificata e resa esecutiva dalla legge 14 marzo 1985, n. 132, la Regione promuove il superamento di ogni discriminazione diretta o indiretta ancora esistente nei confronti delle donne e l'incremento della loro partecipazione alla vita politica, economica, sociale nonché il contrasto ad ogni forma di violenza di genere.
2. La Regione riconosce il principio di cittadinanza di genere in tutte le politiche regionali e valorizza le differenze di cui donne e uomini sono portatori.
1. La Regione nell’ambito delle proprie competenze persegue i seguenti obiettivi:
a) sostiene iniziative di sensibilizzazione, trasferimento e scambio di buone pratiche volte a realizzare una società con ruoli equilibrati e non discriminatori tra uomini e donne;
b) incoraggia la condivisione delle responsabilità familiari tra uomini e donne;
c) sostiene, anche in collaborazione con le Università marchigiane, iniziative volte a promuovere la formazione di alto livello sulle pari opportunità;
d) promuove iniziative volte a eliminare la disparità retributiva tra uomini e donne, favorire l’accesso delle donne a posti di direzione e responsabilità nei luoghi di lavoro;
e) promuove e sostiene azioni volte a prevenire la violenza fondata sul genere;
f) promuove e sostiene iniziative che valorizzano le donne migranti o appartenenti a minoranze etniche e ne favoriscono l’integrazione nella vita economica, sociale, politica, culturale e civile;
g) promuove e sostiene iniziative volte a superare gli stereotipi di genere;
h) promuove e difende la libertà e autodeterminazione della donna;
i) sostiene l’imprenditorialità e le professionalità femminili;
l) promuove ricerche, studi e la raccolta sistematica di documentazione sulla condizione femminile e sulle discriminazioni.
(Banca dati dei saperi delle donne)
1. Presso la Commissione per le pari opportunità di cui alla legge regionale 18 aprile 1986, n. 9 (Commissione regionale per le pari opportunità tra uomo e donna) è istituita la banca dati dei saperi delle donne, nella quale sono inseriti i curricula delle donne con comprovate esperienze di carattere scientifico, culturale, artistico, professionale, economico, politico, che lavorano o risiedono nelle Marche.
2. La banca dati è uno strumento del quale viene data diffusione e informazione allo scopo di rappresentare l’ampio mondo dei saperi delle donne e favorire anche un’adeguata presenza delle donne in ruoli fondamentali della vita regionale. A tale scopo la banca dati favorisce anche la divulgazione di competenze femminili al fine delle indicazioni e proposte di designazioni e nomine ai sensi della legge regionale 5 agosto 1996, n. 34 (Norme per le nomine e designazioni di spettanza della Regione).
(Rappresentanza di genere negli organi ed organismi di nomina regionale. Modifiche alla legge regionale 34/1996)
Il comma 1 modifica il comma 1 dell'art. 1, l.r. 5 agosto 1996, n. 34.
Il comma 2 aggiunge il comma 1 bis all'art. 5, l.r. 5 agosto 1996, n. 34.
Il comma 3 aggiunge l'art. 9 ter alla l.r. 5 agosto 1996, n. 34.
1. Con uno o più regolamenti sono disciplinate le modalità di attuazione del presente Capo. I regolamenti in particolare individuano:
a) i contenuti essenziali dei modelli di presentazione delle candidature;
b) i casi di esclusione dell’obbligo di cui al comma 1 bis dell’articolo 5 della l.r. 34/1996, introdotto dal comma 2 dell’articolo 4 della presente legge.
2. I regolamenti indicati al comma 1 sono adottati dalla Giunta regionale sentita la competente Commissione assembleare e la Commissione regionale per le pari opportunità tra uomo e donna.
In attuazione del presente articolo è stato emanato il r.r. 20 maggio 2014, n. 2.
Strumenti per l’integrazione delle politiche di genere
(Tavolo regionale di coordinamento per le politiche di genere)
1. È istituito il Tavolo regionale di coordinamento per le politiche di genere, di seguito denominato Tavolo, quale strumento di partecipazione e rappresentanza dei soggetti che promuovono politiche di pari opportunità.
2. Il Tavolo ha sede presso la Giunta regionale ed è presieduto dal Presidente della Giunta regionale o suo delegato.
3. Il Tavolo è la sede di confronto dei soggetti interessati per l’esame delle problematiche e delle politiche oggetto della presente legge e dei relativi strumenti di programmazione e di intervento.
4. I componenti del Tavolo sono individuati secondo criteri e modalità determinati dalla Giunta regionale, sentita la competente Commissione assembleare.
5. La partecipazione ai lavori del Tavolo non dà diritto ad alcun compenso.
1. Il bilancio di genere, redatto dalla Giunta regionale, costituisce strumento di monitoraggio e valutazione delle politiche regionali in tema di pari opportunità, nell’ambito della complessiva valutazione delle politiche pubbliche regionali anche al fine della redazione del piano di cui all’articolo 18.
a) valuta il diverso impatto prodotto sulle donne e sugli uomini dalle politiche di bilancio e dalla ridistribuzione delle risorse in termini di denaro, servizi, tempo e lavoro sociale e domestico;
b) analizza il diverso impatto sulla condizione di donne e uomini delle politiche nei diversi settori dell’intervento pubblico;
c) evidenzia l’utilizzo del bilancio per definire le priorità politiche e individuare strumenti, meccanismi e azioni per raggiungere la parità tra donne e uomini.
3. La Regione promuove la diffusione del bilancio di genere tra gli enti locali anche al fine di orientare le azioni per la conciliazione vita-lavoro.
4. La Giunta regionale cura l’attuazione di specifiche attività di informazione ed aggiornamento del personale delle amministrazioni pubbliche nelle materie di cui al presente articolo.
1. Tutte le statistiche prodotte dagli uffici regionali o realizzate nell’ambito di attività finanziate dalla Regione adeguano la rilevazione, l’elaborazione e la diffusione dei dati statistici di interesse regionale in termini di genere.
1. La Giunta regionale predispone annualmente, in raccordo con la Commissione pari opportunità regionale, un rapporto sulla condizione delle donne nella regione. Il rapporto è trasmesso all’Assemblea legislativa.
2. Il rapporto contiene in particolare informazioni e dati qualitativi e quantitativi sull’andamento demografico, sull’occupazione femminile, sui servizi esistenti, specie quelli tesi a favorire la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, sui livelli di istruzione e formazione femminile, nonché un monitoraggio sulle azioni poste in essere dalla Regione in attuazione della presente legge.
Politiche regionali prioritarie
1. La Regione garantisce l’integrazione, nelle politiche regionali inerenti il diritto alla salute, del principio della parità di trattamento, al fine di evitare discriminazioni a causa delle differenze biologiche o degli stereotipi sociali ad esse associati. In particolare la Regione nell’ambito della pianificazione sanitaria:
a) promuove la ricerca scientifica che prende in considerazione le differenze fra donna e uomo in relazione alla protezione della loro salute, in particolar modo per quanto riguarda l’accessibilità e l’attività diagnostica e terapeutica, sia nell’ambito degli studi clinici che in quello assistenziale;
b) persegue l’integrazione del principio della parità nella formazione del personale delle organizzazioni sanitarie, nell’ambito del sistema di formazione continua sanitaria garantendo in particolare la capacità del personale di individuare e trattare le situazioni di violenza di genere.
1. La Regione individua nel piano regionale di cui all’articolo 3 della legge regionale 25 gennaio 2005, n. 2 (Norme regionali per l’occupazione, la tutela e la qualità del lavoro), le specifiche misure di politica attiva del lavoro dirette ad incentivare l’occupazione femminile superando gli stereotipi relativi alle scelte lavorative e professionali a prevalente concentrazione femminile o maschile.
2. La Regione, attraverso la pianificazione di cui all’articolo 3 della legge regionale 28 ottobre 2003, n. 20 (Testo unico delle norme in materia industriale, artigiana e dei servizi alla produzione):
a) favorisce la propensione all’imprenditorialità femminile;
b) promuove e sostiene progetti diretti ad avvicinare le donne al mondo dell’imprenditoria.
1. La Regione promuove la diffusione della cultura di genere mediante iniziative ed azioni di comunicazione improntate al contrasto degli stereotipi di genere; in particolare opera per:
a) favorire l’attenzione sui temi della parità fra donne e uomini;
b) valorizzare il ruolo della donna in ambito sociale, professionale e politico e promuoverne un’immagine scevra da stereotipi di genere;
c) promuovere una rappresentanza paritaria nel mercato del lavoro, nelle istituzioni e nella società, combattendo gli stereotipi basati sul genere.
2. La Regione pone il rispetto delle finalità di cui al comma 1 come condizione alla finanziabilità di tutte le attività di comunicazione e di sostegno all’editoria cui contribuisce.
3. Le azioni di cui al comma 1 sono attuate nell’ambito delle attività di comunicazione istituzionale regionale e mediante l’attività del Comitato regionale per le comunicazioni (CORECOM).
(Modifica dell’articolo 2 della l.r. 32/2008)
Il comma 1 sostituisce il comma 2 dell'art. 2, l.r. 11 novembre 2008, n. 32.
(Modifica dell’articolo 4 della l.r. 32/2008)
Il comma 1 modifica il comma 1 dell'art. 4, l.r. 11 novembre 2008, n. 32.
(Inserimento dell’articolo 4 bis nella l.r. 32/2008)
Il comma 1 aggiunge l'art. 4 bis alla l.r. 11 novembre 2008, n. 32.
(Modifica dell’articolo 9 della l.r. 32/2008)
Il comma 1 modifica il comma 1 dell'art. 9, l.r. 11 novembre 2008, n. 32.
(Modifica dell’articolo 12 della l.r. 32/2008)
Il comma 1 modifica la lett. c) del comma 3 dell'art. 12, l.r. 11 novembre 2008, n. 32.
(Piano regionale per la cittadinanza di genere)
1. Il piano regionale per la cittadinanza di genere costituisce lo strumento della programmazione regionale in tema di pari opportunità. Ad esso è allegato il bilancio di genere. Il piano in particolare:
a) stabilisce le azioni a diretta realizzazione regionale e quelle da realizzarsi mediante finanziamento di progetti presentati da enti locali, amministrazioni pubbliche, imprese, associazioni, organizzazioni senza fini di lucro;
b) determina i criteri di finanziamento delle azioni e dei progetti di cui alla lettera a) tenendo conto degli interventi attuati attraverso la pianificazione settoriale diversa da quella di cui al presente articolo nonché gli interventi finanziati ai sensi della l.r. 32/2008;
c) contiene gli indirizzi alla Giunta regionale anche relativi alla redazione della proposta di legge di bilancio per l’anno successivo, volti alla realizzazione degli obiettivi previsti dalla presente legge.
2. Il piano è approvato dall’Assemblea legislativa regionale. La Giunta regionale presenta all’Assemblea legislativa il piano contestualmente alla presentazione del rendiconto.
1. Per gli interventi previsti dalla presente legge l’entità della spesa è stabilita a decorrere dall’anno 2013 con le rispettive leggi finanziarie nel rispetto degli equilibri di bilancio.
2. Le somme occorrenti per il pagamento delle spese indicate al comma 1, a decorrere dall’anno 2013 sono iscritte nell’UPB 32003 a carico del capitolo che la Giunta regionale istituisce ai fini della gestione nello stato di previsione della spesa del Programma Operativo Annuale (POA).
1. Le disposizioni della presente legge si applicano a decorrere dall’anno 2013, ad eccezione di quanto previsto ai commi 2, 3, 4 e 5.
2. In sede di prima applicazione la Giunta regionale presenta all’Assemblea legislativa, contestualmente alla presentazione del rendiconto relativo all’anno 2012, una relazione che illustra le iniziative realizzate a sostegno di una politica per le pari opportunità.
3. Sulla base della documentazione di cui al comma 2 l’Assemblea legislativa detta indirizzi alla Giunta regionale per la miglior realizzazione degli obiettivi della presente legge per l’anno successivo.
4. I regolamenti di cui all’articolo 5 sono adottati entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
5. Fino all’adozione dei regolamenti di cui al comma 4, continuano ad applicarsi le disposizioni della l.r. 34/1996 vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge, fatto salvo l’obbligo per le strutture amministrative della Giunta e dell’Assemblea legislativa regionale di effettuare le verifiche di cui al comma 1 dell’articolo 9 ter della citata l.r. 34/1996, introdotto dal comma 3 dell’articolo 4 della presente legge, e di comunicare all’Assemblea legislativa regionale e al Presidente della Giunta regionale l’esito delle verifiche effettuate.
Il comma 1 abroga la l.r. 20 ottobre 1994, n. 41.