Source: http://www.scuola7.it/2016/18/
Timestamp: 2018-12-13 00:54:32+00:00
Document Index: 169978106

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 14', 'art. 17', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 18', 'art. 117', 'sentenza ']

Scuola7 - n. 18
7 novembre 2016, n. 18
Telecamere nelle strutture educative per l’infanzia (co)
Concorso Dirigenti Scolastici: un passo in avanti? (ps)
Riscoprire la leadership per dirigere scuole (ms)
Valorizzare i docenti di “sostegno” (ll)
Parliamo diTeleCamera con vista...
Telecamere nelle strutture educative per l’infanzia
Allarme sociale e tutela della privacy
È stato appena trasmesso ed assegnato al Senato (alla 11^ commissione), dopo l’approvazione della proposta di legge in Testo unificato, il Disegno di legge S. 2574 “Misure per prevenire e contrastare condotte di maltrattamento o di abuso, anche di natura psicologica, in danno dei minori negli asili nido e nelle scuole dell'infanzia e delle persone ospitate nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità e delega al Governo in materia di formazione del personale”.
La questione è delicata e controversa perché da un lato vi sono esigenze in particolare di carattere probatorio, giacché le vittime sono di tenera età, incapaci o in condizioni di disagio, dall’altro sono da considerare le molteplici implicazioni legate all’adozione di strumenti di controllo sui luoghi di lavoro.
I molti tristi episodi di cronaca costituiscono senz’altro motivo di allarme sociale per la vulnerabilità dei destinatari degli abusi, ma non possono essere sottovalutate le problematiche connesse alla libertà del lavoratore ed alla privacy.
Il 27 luglio 2016 è stato pertanto audito presso le Commissioni riunite I e XI della Camera dei Deputati il Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, il quale ha evidenziato tra l’altro l’esigenza di salvaguardare la spontaneità del rapporto tra l’educatore ed il minore, rilevando che la videosorveglianza, seppure per opportune finalità, realizza comunque un controllo a distanza dell'attività lavorativa.
I limiti della videosorveglianza sui posti di lavoro
Invero sul tema della videosorveglianza negli asili nido si era già espressa la Commissione europea, in risposta a un'interrogazione parlamentare (P-6536/2009), per la quale «l'installazione di sistemi di video sorveglianza per la protezione e la sicurezza di bambini e studenti nei centri per l'infanzia, negli asili nido e nelle scuole può essere legittima, purché siano rispettati i princìpi della protezione dei dati, come i princìpi di necessità e proporzionalità stabiliti a livello nazionale ed europeo e fermo restando il monitoraggio delle competenti autorità di controllo nazionali della protezione dei dati».
Non bisogna dimenticare che il controllo a distanza dei lavoratori è vietato e l’uso delle moderne tecnologie deve avvenire nel rispetto dell'articolo 4 della legge n. 300 del 1970(statuto dei lavoratori). Del resto tuttavia sono tanti coloro che, con le opportune precauzioni e senza lesioni di diritti, lavorano normalmente in ambienti videosorvegliati. Infatti la stessa Corte di Cassazione penale, con la sentenza n. 22611 dell'11 giugno 2012, ha chiarito che se è vero “che la disposizione di cui all’art. 4 intende tutelare i lavoratori contro forme subdole di controllo della loro attività da parte del datore di lavoro e che tale rischio viene escluso in presenza di un consenso di organismi di categoria rappresentativi (RSU o commissione interna), a fortiori, tale consenso deve essere considerato validamente prestato quando promani proprio da tutti i dipendenti”.
Chi decide l’installazione delle telecamere?
In proposito l’art. 4 del Disegno di Legge S2574 dispone che le immagini acquisite con i sistemi di videosorveglianza, adeguatamente segnalati, debbano essere cifrate ed il Garante per la protezione dei dati personali è competente alla verifica preliminare dell’idoneità tecnica dei dispositivi. L’accesso alle registrazioni è consentito solo ai magistrati incaricati a seguito di notizia di reato.
Del resto fino ad oggi l’installazione poteva avvenire, a fini probatori ed investigativi e per tempo determinato, su ordine dell'autorità giudiziaria.
Per l’effetto il DDL S. 2574, con formulazione analoga a quella del citato articolo 4 della legge del 1970, stabilisce che l'installazione degli impianti deve essere preceduta da accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali ovvero, laddove queste non siano costituite, dalle rappresentanze sindacali territoriali.
In mancanza, occorre la previa autorizzazione della sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro o, in alternativa, della sede centrale dell’Ispettorato nazionale del lavoro.
Comunque, indipendentemente dai tempi di approvazione in Senato, l’effettiva entrata in vigore della legge, ove approvata, non sarà certo immediata, richiedendo il coinvolgimento di diversi soggetti.
Peraltro le stesse famiglie, con modalità da definire, sono chiamate a partecipare al processo decisionale relativo all’installazione.
La valutazione delle attitudini del personale
Il disegno di legge, approvato dalla Camera dei deputati il 19 ottobre 2016, in un testo risultante dall’unificazione dei progetti di legge in materia, contiene una delega, all’art. 2, in materia di formazione del personale.
Il Governo è infatti delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge, su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione e con il Ministro dell’economia e delle finanze, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata, un decreto legislativo per la definizione di modalità della valutazione attitudinale da effettuarsi al momento dell’assunzione e, successivamente, con cadenza periodica, prevedendo percorsi di formazione professionale continua dei lavoratori, incontri periodici e regolari di équipe di operatori, colloqui individuali o incontri collettivi tra famiglie e operatori o educatori, percorsi di sostegno e ricollocamento del personale dichiarato non idoneo.
È chiaro che già questo iter implicherà dei tempi, anche per le potenziali eccezioni riguardo test psicoattitudinali cui sono destinati soltanto i docenti della scuola dell’infanzia. Peraltro già la L. 107/15 aveva previsto la delega ai commi 180 e 181, lettera e), in materia di istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino al termine della scuola dell’infanzia, che viene fatta salva.
Inoltre è stabilito che (art. 2) lo schema del decreto legislativo sia trasmesso alle Camere per l’espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti, da pronunciarsi entro trenta giorni dalla trasmissione. Tuttavia, laddove il Governo non intenda conformarsi ai pareri, può trasmettere nuovamente il testo alle Camere con osservazioni e modifiche su cui le Commissioni devono esprimersi entro quindici giorni.
Procedure complesse, dunque, alle quali si aggiunge la previsione dell’art. 4 per la quale “entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, previo parere della Conferenza unificata, stabilisce con proprio decreto le modalità per assicurare la partecipazione delle famiglie alle decisioni relative all’installazione e all’attivazione dei sistemi di videosorveglianza negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia”.
Anche il Garante per la protezione dei dati personali, con proprio provvedimento, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, è chiamato a definire gli adempimenti e le prescrizioni da applicare in relazione all’installazione dei sistemi e al trattamento dei dati personali.
Ma su chi graveranno le spese relative agli impianti?
Non sono previsti nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica (art. 6) ma intanto è costituito un fondo con una dotazione di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017, 2018 e 2019 per la copertura delle spese iniziali.
Concorso Dirigenti Scolastici: un passo in avanti?
Gli effetti del parere del Consiglio di Stato sulla procedura concorsuale
Un concorso a prova di contenzioso?
Nell’adunanza del 28 settembre 2016 la Commissione Consultiva per gli Atti Normativi del Consiglio di Stato ha espresso parere favorevole sullo Schema di Regolamento per il reclutamento dei dirigenti scolastici. Si tratta di un passo importante che da un lato avvicina la data di pubblicazione del bando, dall’altro consente all’Amministrazione di agire preventivamente per evitare quei devastanti contenziosi che hanno segnato le precedenti tornate concorsuali. Infatti il Consiglio di Stato svolge anche la funzione di Tribunale di seconda istanza del contenzioso giurisdizionale avverso gli atti della pubblica amministrazione (Sezione IV), e pertanto il contenuto del parere espresso in sede consultiva (Sezione II) assume particolare significatività. La Sezione Consultiva per gli atti normativi, pur esprimendo parere positivo, ha formulato interessanti rilievi e suggerito all’Amministrazione alcune modifiche allo Schema di Regolamento.
Questioni redazionali…
Il parere contiene diverse sottolineature circa la tecnica redazionale, l’eliminazione di refusi e la necessità di uniformare i criteri di citazione delle norme. Inoltre, per non appesantire il testo, il Consiglio di Stato invita ad inserire in una apposita partizione del Regolamento le norme transitorie, relative solo alla prima tornata del corso concorso. È il caso ad esempio delle indicazioni concernenti la riserva di posti di cui all’art. 14 dello Schema.
...e richiami alla trasparenza
Altre osservazioni hanno natura sostanziale, in relazione all’intelligibilità delle disposizioni contenute nello Schema di regolamento ed alla trasparenza delle scelte dell’Amministrazione. In particolare il Consiglio di Stato invita a più riprese a rendere note nelle Premesse del decreto le valutazioni e le motivazioni per le quali non sono stati accolti alcuni dei suggerimenti che erano stati formulati dal CSPI nel parere del 13 luglio 2016.
(http://www.cislscuola.it/uploads/media/CSPI_ParereSuRegolConcDS_13lug_16.pdf)
Rileva inoltre che nello Schema di Regolamento non vi sono indicazioni sulla composizione e sulla natura contingente o permanente del Comitato tecnico scientifico che deve redigere i quesiti e i quadri di riferimento per le prove preselettiva e concorsuale.
Garantire condizioni di terzietà
Il parere interviene anche sulla composizione della Commissione di concorso, invitando l’Amministrazione a garantire opportune condizioni di terzietà. Ad esempio, qualora il Presidente fosse scelto tra i dirigenti di amministrazioni pubbliche, il Consiglio suggerisce che queste debbano essere diverse da quella della pubblica istruzione, università e ricerca scientifica.
Analoga attenzione alla garanzia di condizioni di terzietà è proposta nelle modalità di individuazione del Presidente e del Segretario aggiunti, nelle eventuali Sottocommissioni.
Condizioni personali ostative alla nomina nella Commissione e nelle sottocommissioni
Il Consiglio di Stato propone la riscrittura dell’art. 17 dello Schema di Regolamento. Mentre conferma l’esclusione dei rappresentanti della Rsu (incarichi ricoperti a partire da un anno antecedente alla data di indizione del concorso), che invece il CSPI aveva stigmatizzato, precisa anche che la presenza di procedimenti penali in corso costituisce causa ostativa alla nomina nella Commissione o nelle Sottocommissioni, quando l’azione penale sia stata formalmente iniziata con l’imputazione da parte del Pubblico Ministero, ritenendo insufficiente il solo avvio delle indagini preliminari.
Soglie e percentuali
Nel parere la Commissione Consultiva prende atto della decisione dell’Amministrazione di ammettere alla prova scritta, in esito alla prova preselettiva, un numero di candidati pari a tre volte i posti disponibili per il corso di formazione dirigenziale, oltre tutti coloro con punteggio pari a quello del candidato collocato nell’ultima posizione utile. L’Amministrazione non ha infatti accolto – in ragione dell’incidenza finanziaria – la richiesta del CSPI di innalzare la soglia di ammissione a quattro volte il numero dei posti disponibili. È confermata anche la soglia prevista per l’accesso al corso selettivo di formazione dirigenziale, al quale sono ammessi candidati in numero superiore a quello dei posti, nella percentuale del 20% in più. Il CSPI aveva chiesto che questo limite fosse portato al 30%.
Modifiche relative alla prova preselettiva
Dalla formulazione del punto 4.8 del parere apprendiamo che nello Schema di Regolamento due delle tre proposte formulate dal CSPI sulla prova preselettiva sono state accolte dall’Amministrazione. La prima era relativa al raddoppio dei quesiti e al conseguente adeguamento del tempo disponibile per la soluzione e del punteggio. La seconda prevedeva che “la prova si svolge nelle sedi individuate dagli USR, eventualmente anche in più sessioni in relazione al numero dei candidati, garantendo il rispetto dello stesso protocollo di somministrazione su tutto il territorio nazionale e l’equivalenza misuratoria delle prove”.
Modifiche che interessano le prove scritta e orale
Apprendiamo dal testo del parere anche che l’Amministrazione ha recepito nell’art. 10 dello Schema di Regolamento le cinque proposte a suo tempo formulate dal CSPI relative alla definizione degli argomenti della prova scritta. Il Consiglio di Stato ritiene inoltre accettabile la modifica dell’art. 11 rispetto alla prova orale, nella quale, oltre alla verifica della conoscenza delle materie di esame e della conoscenza della lingua straniera prescelta dal candidato, si prevede “una verifica della conoscenza e dell’uso degli strumenti informatici e delle tecnologie dell’informazione” piuttosto che, come nell’originaria formulazione, “una verifica della conoscenza dell’informatica da parte del candidato, con riguardo all’uso del personal computer e dei software applicativi più diffusi”.
Punteggi massimi…
Il Consiglio di Stato ritiene opportuna la revisione dei punteggi massimi attribuibili nella prova orale, invitando a non penalizzare eccessivamente il peso della conoscenza informatica. Ricordiamo che il CSPI aveva suggerito che il punteggio massimo fosse di 84 punti per le materie di esame e 8 punti sia per la prova informatica che per l’accertamento della conoscenza della lingua straniera, mentre nello Schema di Regolamento i punteggi massimi indicati dall’Amministrazione sono rispettivamente nella misura di 84, 4 e 12 punti.
Punteggi minimi…
Nel parere è anche sottolineata l’opportunità di prevedere un punteggio minimo per il superamento di ciascun modulo formativo nel corso selettivo di formazione dirigenziale.
L’esplicitazione di un punteggio minimo è ritenuta garanzia di uniformità, chiarezza e trasparenza, nonché una scelta logica. Infatti una grave carenza in uno o più moduli non dovrebbe consentire il superamento del corso di formazione.
La Sezione Consultiva sollecita inoltre l’Amministrazione a considerare il suggerimento del CSPI a far svolgere in scuole autonome il tirocinio di quattro mesi; secondo questa proposta il tirocinio può anche essere svolto nelle scuole affidate in reggenza al dirigente tutor, identificando il tutor nel dirigente titolare. Viene in tal senso proposta la modifica dell’art. 18 c. 5 dello Schema di Regolamento, che prevede invece che il tirocinio sia svolto presso istituzioni scolastiche appositamente individuate dall’USR, prioritariamente presso le scuole in reggenza, e che il tutor sia individuato dai medesimi USR.
Spetta ora al Miur predisporre la stesura definitiva del Regolamento, quale atto necessario all’emanazione del Bando.
Il bonus di 500 euro da spendere in cultura è stato assegnato dalla Legge di Stabilità 2016 a tutti i giovani che compiono diciotto anni nell'anno 2016, residenti in Italia, in possesso di permesso di soggiorno dove richiesto, al fine di promuovere lo sviluppo della cultura e la conoscenza del patrimonio culturale.
La somma autorizzata è di 290 miloni di euro. Il bonus può essere speso per:
Le modalità di attribuzione e utilizzo del bonus sono state definite con il Decreto del Presidente del Consiglio 15 settembre 2016 n. 187. L’Amministrazione responsabile per l’attuazione del decreto è il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
I giovani che compiono 18 anni nel 2016, per usufruire del bonus, devono richiedere l’attribuzione della identità digitale (credenziali SPID), rivolgendosi ad uno dei gestori di identità accreditati dall’Agenzia per l’Italia Digitale. Utilizzando le credenziali devono registrarsi sulla piattaforma informatica dedicata www.18App.it fino al 31 gennaio 2017.
Ad ogni beneficiario è attribuita una Carta elettronica utilizzabile, attraverso buoni di spesa, entro il 31 dicembre 2017 presso le strutture inserite in un apposito elenco consultabile sulla piattaforma informatica dedicata.
Per poter essere inseriti nell'elenco dei luoghi dove spendere i voucher, gli esercenti interessati devono registrarsi entro il 30 giugno 2017 sulla piattaforma informatica dedicata tramite le credenziali fornite dall'Agenzia delle Entrate.
La Legge di Bilancio 2017 estende il bonus diciottenni al 2017. Pertanto, in seguito all’approvazione della Legge da parte del Parlamento, ne potranno usufruire anche i giovani che compiranno 18 anni nel 2017.
Riscoprire la leadership per dirigere scuole
A Scanno (AQ) per imparare a governare bene i processi in atto
Il dirigente scolastico è oggi nell’occhio del ciclone. Quella del dirigente è forse la professionalità meno compresa. I problemi che deve affrontare non sono quasi mai percepiti nella loro complessità e, a volte, drammaticità. Dirigere una scuola richiede fatica ed impegno, responsabilità alte a cui spesso seguono solo frustrazioni.
A Scanno la casa editrice Tecnodid ha voluto indagare su questo tema, portando all’attenzione non solo le novità delle riforme in atto, ma le modalità più efficaci per interpretare e vivere una leadership di scuola che serva veramente agli studenti.
Negli ultimi decenni il profilo del dirigente scolastico si è intrecciato con quelli abbozzati dall’onda manageriale e con quelli costruiti sul calco della dirigenza statale. Tutti riconoscono che la specificità della scuola ha bisogno della forza evocativa di una leadership diversa. Tuttavia il carico dei lavori, le incombenze amministrative, le tante richieste nazionali mettono a rischio le azioni che servono a costruire una vera comunità professionale, relegandole in zone d’ombra.
Nei workshop di Scanno ci siamo cimentati su questo dilemma cercando strategie e modalità per coltivare e valorizzare le risorse della propria comunità educativa, per imparare a prendersi cura delle persone e degli ambienti di apprendimento.
Il seminario di Scanno non finisce qui. La casa editrice Tecnodid continuerà ad occuparsi della riscoperta della leadership di scuola attraverso altre iniziative, e mette subito a disposizione due importanti strumenti:
- il libro “Vela d’altura” di Mario Giacomo Dutto: un volume straordinario per capire i difficili processi in atto, per avere riferimenti aggiornati sull’evoluzione della professionalità del dirigente, soprattutto per comprendere come funziona la scuola in Europa e nel mondo;
- la piattaforma per la preparazione del concorso a dirigente scolastico, che sarà rilanciata nei prossimi giorni completamente aggiornata nei contenuti e integrata con nuovi servizi: indicazioni per superare la prova scritta e possibilità di simulare la prova preselettiva su un ricco repository di item rispondenti alle richieste del regolamento.
Un seminario per capire, confrontarsi e mettersi alla prova
Scanno, come Ischia, è diventato un appuntamento fisso per docenti e dirigenti, dove ci si incontra per parlare di scuola e per affrontare i nuovi e difficili impegni sollecitati dalle riforme in atto.
Ad Ischia si disegnano gli scenari per intuire in anticipo le tendenze e per rispondere con adeguatezza professionale ai problemi cui far fronte dopo la pausa estiva. A Scanno si mettono alla prova pratiche e strategie entrando nel merito dei processi, esercitandosi nei workshop tematici in una logica di confronto dialettico sia con gli esperti sia con i colleghi.
È in questa logica che è stato pensato il seminario: si sono alternati momenti di analisi collegiale sulle questioni della leadership dirigenziale a momenti di riflessione e approfondimento laboratoriale. Il seminario ha offerto, infatti, ai partecipanti otto relazioni e nove workshop.
Guglielmo Rispoli, dirigente didattico ed esperto di politiche educative, introduce i temi del seminario mostrando, come in un caleidoscopio, le diverse sfaccettature della legge 107/2015 e mettendo in evidenza, insieme alle novità, anche i diversi problemi e i tanti disagi che le scuole devono superare. Accompagna poi, seguendo un fil rouge, lo sviluppo delle questioni presentate dai diversi relatori nel corso delle quattro giornate seminariali.
Una sessione tutta dedicata alla grammatica valenziale e alla buona comunicazione
Il Piano di Miglioramento (PdM) rappresenta una delle novità che le scuole stanno affrontando. Esso è stilato all’interno di un format sottoposto al controllo nazionale. La grammatica valenziale è uno strumento utilizzato dal MIUR per rilevare e segnalare le eventuali incongruenze attraverso l’analisi degli obiettivi.
Si è voluto, quindi, cercare di comprendere il “modello valenziale”, che propone una diversa rappresentazione della frase rispetto al modello tradizionale. Tale modello mette al centro il verbo collegandolo con gli elementi strettamente necessari per completarne il significato (argomenti o attanti).
Ma non basta. Governare una scuola significa anche curare la comunicazione istituzionale. Si deve scrivere in maniera efficace, cioè in maniera chiara, semplice e precisa. Ma bisogna essere anche “brevi” (essenziali, sintetici) per farsi leggere. Non è facile. Ci imbattiamo costantemente in circolari, note e avvisi che utilizzano un linguaggio criptico, se non ambiguo. Silvana Loiero, esperta di linguistica, nonché responsabile della rivista “Vita scolastica”, spiega, attraverso inconfondibili esempi e citando esperti del settore (De Mauro, Cassese, Cortellazzo, Carofiglio…), quali errori evitare per farsi capire ed apprezzare nella comunicazione istituzionale, quindi per migliorare, attraverso il linguaggio, l’organizzazione e la gestione delle nostre scuole.
Il nuovo quadro giuridico: come cambia la scuola
Il sistema scolastico sta incontrando molte difficoltà. Lo ha riconosciuto lo stesso Capo dello Stato in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico a Sondrio. È importante però – dice Mattarella – che le difficoltà non si trasformino né in rassegnazione né in un pregiudiziale pessimismo. Sergio Auriemma, viceprocuratore generale della Corte dei Conti, partendo da tale affermazione, evidenzia tutti i passaggi significativi che disegnano il nuovo quadro istituzionale della scuola e della pubblica amministrazione. Quale sarà il futuro assetto costituzionale? Si portano a confronto alcuni articoli della Costituzione vigente con le modifiche proposte: nell’articolo 92 (comma 2) viene inserita la parola “trasparenza”; nell’articolo 116 (comma 3) si definiscono ulteriormente le competenze delle regioni in merito all’istruzione e formazione professionale; nell’art. 117 si ridefiniscono le materie di legislazione esclusiva dello Stato. Si passa poi ad analizzare alcune novità della legge Madia (124/2015), in particolar modo i temi della prevenzione della corruzione, del licenziamento disciplinare, della tutela del dipendente che denuncia una condotta illecita; ma anche il codice degli appalti; il codice della giustizia contabile; i prossimi provvedimenti legislativi previsti della legge 107/2015 (deleghe, che devono essere ancora tutte attuate); il problema del reclutamento, delle reti di scuola. Una particolare attenzione è riservata ai caratteri essenziali del principio di “delega” che, per un dirigente scolastico, rappresenta un importante strumento di governo della scuola.
L’organizzazione e la leadership della scuola
La profonda crisi che la società sta vivendo ha ricadute sulla scuola a volte devastanti. Ci sono emergenze da sfidare e priorità da gestire. Stanno cambiando le modalità di produzione, di trasmissione e di diffusione delle conoscenze. Il ruolo del Dirigente scolastico diventa sempre più delicato e difficile: deve fare i conti con una organizzazione assai complessa, deve saper gestire le sue regole formali, ma soprattutto la molteplicità dei comportamenti di tutti i soggetti che ne fanno parte. Mariella Spinosi, dirigente tecnico, saggista ed esperta in politiche formative, affronta il problema del rapporto tra modelli organizzativi, stile di leadership e modalità di management. Si pone domande sul modello di dirigente atteso e sulle competenze disegnate negli articoli 78 e 93 della legge 107/2015. Una comunità scolastica che funzioni ha bisogno di un dirigente che sappia utilizzare bene tutti i poteri e ne sappia rispondere responsabilmente; di docenti che oltre a bravi insegnanti siano capaci di stare dentro i processi svolgendo anche funzioni diverse; di un personale amministrativo preparato, che sappia condividere le scelte della scuola. Come tenere tutto insieme? Come coinvolgere la comunità professionale e sociale? Come muovere le passioni degli insegnanti, dei collaboratori, delle stesse famiglie? Il dirigente scolastico è chiamato in prima persona a fare scelte. Egli sa che sulle sue scelte verrà poi valutato [comma 93]. Il dirigente scolastico è, soprattutto, consapevole che il suo compito è quello di far funzionare in maniera efficace la scuola con lo scopo preciso di innalzare gli esiti formativi degli studenti. Lo deve fare curando bene gli assetti organizzativi, valorizzando tutti i soggetti coinvolti, creando le condizioni per affinare ed arricchire gli ambienti di apprendimento e le pratiche didattiche.
I seminari di approfondimento sono centrati sul “Piano di miglioramento” (Giancarlo Cerini), sul “Piano triennale dell’offerta formativa” (Maria Teresa Stancarone) e sulle “Figure professionali” (Mariella Spinosi)
Gli esiti formativi e gli ambienti di apprendimento: la valutazione del dirigente
Il comma 93 della legge 107/2015 ben evidenzia le aree di competenza del dirigente scolastico soggette a valutazione. Sono le competenze gestionali ed organizzative, la capacità di valorizzare il personale, il tipo di contributo che riesce a dare al miglioramento dei processi organizzativi e didattici e del successo formativo degli studenti, la capacità di promuovere la partecipazione e la collaborazione delle diverse componenti della comunità scolastica. C’è anche una variabile “esterna” su cui il DS verrà valutato: se (e come) viene apprezzato dalla comunità professionale e sociale. Maria Teresa Stancarone, dirigente scolastico ed esperta di processi organizzativi, espone riflessioni e considerazioni su come costruire una vera leadership per l’apprendimento [2]. Il miglioramento degli esiti formativi degli studenti dipende da molti fattori. Il dirigente non ha un rapporto diretto, ma può sicuramente influire incoraggiando le innovazioni, costruendo relazioni fiduciarie con il personale attraverso una “influenza idealizzata”. Efficienza ed efficacia dell’azione dirigenziale insieme ai traguardi triennali del RAV saranno oggetto di valutazione. Annualmente si prenderà in considerazione il trend di avvicinamento riscontrabile dai dati messi a sistema, cioè il progressivo conseguimento di traguardi intermedi che permettono di avvicinarsi al traguardo finale. La relatrice illustra inoltre chi sono i valutatori (nuclei di valutazione), le competenze richieste, i ruoli e i carichi di lavoro, le procedure, le regole e i tempi.
I seminari di approfondimento sono centrati sulle “Didattiche innovative e collaborative” (Guglielmo Rispoli), sulla “Costruzione degli ambienti di apprendimento” (Roberto Baldascino), sulla “Incidenza dell’azione dirigenziale sugli esiti formativi” (Paola Serafin)
Per valorizzare le risorse umane bisogna curare tutte le professionalità. Oggi con la legge 107/2015 la formazione diventa obbligatoria, permanente e strategica. Ma non basta. Contestualmente è stata istituita una card dei docenti per “consumi” culturali e formativi; è stato predisposto dal MIUR un Piano triennale per la formazione; è previsto un fondo nazionale per la formazione in servizio. Giancarlo Cerini, dirigente tecnico, saggista ed esperto in politiche formative, ricorda inoltre che la formazione del personale entra ora rigorosamente nel PTOF e che il piano nazionale di formazione prevede tre livelli di impegno:
- una formazione personale, libera, che segue interessi culturali "forti", di cui magari dar conto con un sistema di reporting alla scuola cui si appartiene (strumento: card);
- una formazione a livello di scuola (o di rete), a partire dalle esigenze rilevate nei piani di miglioramento o di sviluppo dell’autonomia curricolare ed organizzativa (strumento: il Piano formativo di Istituto);
- una formazione “approfondita”, opzionale, attraverso percorsi più articolati, ricchi, impegnativi (CLIL, digitale, competenze per funzioni intermedie, stage, ecc.), incentivati e riconosciuti, certificati, inseriti nel portfolio... (strumento: il Piano di sviluppo professionale personale).
Il relatore, partendo dal documento nazionale propone modelli e strategie per una “buona formazione” e una check list per una “buona didattica”. Mette tuttavia in evidenza alcuni aspetti non ancora risolti e lasciati all’autonomia delle scuole (numero delle ore, unità formative, standard professionali, certificazione della formazione…) proponendo ipotesi di soluzioni da mettere alla prova nelle Istituzioni scolastiche.
I seminari di approfondimento sono centrati su “Progettare la formazione a scuola e nella rete” (Giancarlo Cerini), su “E-leadership: strumenti e visioni per un dirigente 3.0” (Roberto Baldascino), su “Dalla partecipazione alla decisione” (Antonia Carlini).
Il governo della scuola e i suoi strumenti (collegialità, responsabilità, decisioni...)
Quali sono gli strumenti più efficaci per governare bene una scuola? È questa la domanda posta a Paola Serafin dirigente scolastico e presidente IRSEF-IRFED. La relatrice richiama alcuni modelli di leadership (istruzionale, trasformativa) e le principali competenze manageriali che un dirigente deve possedere per poter incidere sugli esiti degli studenti. Partendo da alcune indagini della fondazione Agnelli, entra nel merito del rapporto tra dirigente scolastico e attività degli Organi collegiali, tra autonomia docente e vincoli della collegialità, tra azione educativa della famiglia e indirizzi dell’attività formativa della scuola. La difficoltà di tali rapporti ha anche alcune ragioni insite nella natura stessa delle Istituzioni scolastiche: organizzazioni complesse, a legami deboli, ove sono presenti logiche reticolari e tecnico-didattiche insieme a ragioni amministrative. Anche se la legge 107/2015 ha rafforzato i poteri del dirigente, restano tuttavia aree importanti con le quali tali poteri devono raccordarsi (Organi collegiali, libertà di insegnamento, diritti dei genitori, autonomia del DSGA…) e strumenti che meglio di altri possono aiutare a condividere scelte e processi (Regolamento d’istituto, Direttiva, Delega di funzioni, Patto educativo di corresponsabilità…). Ci sono quindi strumenti hard e strumenti soft, c’è la comunicazione, c’è l’atto di indirizzo, ma anche la cura dei processi decisionali, e soprattutto ci sono strumenti che vanno nell’ottica della valorizzazione del personale.
La gestione delle risorse umane (formazione, valutazione, incarichi...)
La scuola è una organizzazione. Perché tutto funzioni è necessario che gli elementi che ne fanno parte siano ben coordinati tra di loro, che ci sia coerenza tra tutte le azioni poste in essere; che siano chiari ed esplicitati gli scopi da raggiungere e che si sappia utilizzare in maniera efficace le risorse disponibili. Questi sono i punti di partenza per poter progettare un sistema di gestione. Maria Teresa Stancarone, dirigente scolastico ed esperta di processi organizzativi, partendo da alcuni modelli organizzativi e dagli aspetti che correlano la professionalità (mansioni adeguate, autonomia di processo, procedure non casuali, interrelazioni, competenze valorizzate), punta l’attenzione su alcune variabili significative: il piano nazionale della formazione dei docenti, la valutazione delle professionalità, i diversi presupposti per una gestione efficace delle risorse umane. Un buon dirigente scolastico è colui che sa costruire processi di condivisione anziché avvalersi dei poteri di “imposizione”; è colui che, pur basandosi sulla fondatezza normativa, sa come motivare le persone; è soprattutto colui che sa diffondere la cultura della responsabilità come conseguenza dell’autonomia e come presupposto della valutazione.
La ricerca continua, e la casa editrice Tecnodid sarà sempre accanto a coloro che vogliono impegnarsi ad affinare e ad approfondire le proprie competenze professionali.
[1] Le slides di tutti gli interventi sono disponibili al seguente indirizzo internet: http://www.notiziedellascuola.it/eventi/eventi-2016/seminario-nazionale-scanno/riscoprire-la-leadership-per-dirigere-scuole.
[2] La relazione “Linee guida: la valutazione del dirigente scolastico” di lunedì 31 ottobre (ore 9,00-10,15) è stata curata da Maria Teresa Stancarone su materiali messi a disposizione da Paola di Natale (Dirigente tecnico, Napoli), assente per sopraggiunti impegni.
Valorizzare i docenti di “sostegno”
Check-up all’integrazione
In Italia operano ben 124.572 docenti di sostegno, su un totale di 804.772 docenti complessivamente in servizio nelle scuole di ogni ordine e grado. Una cifra ragguardevole che dovrebbe assicurare le condizioni necessarie per l’inclusione di 224.509 allievi disabili nelle classi comuni [1]. Ma è veramente così? Intanto sappiamo ancora troppo poco di questo gruppo professionale, della sua stabilità, della sua preparazione, del suo concreto agire per l’integrazione degli alunni con handicap. È vero che il quadro normativo è assai dettagliato e che ogni aspetto dell’integrazione è stato via via regolamentato da leggi (a partire dalla fondamentale Legge 104/1992), da decreti (come il DPR 24-2-1994 sui compiti delle unità Sanitarie Locali in materia di handicap), da atti di indirizzo (fondamentale risulta quello del 4 agosto 2009 sulle Linee guida MIUR in materia di integrazione), da accordi di programma (Intesa Conferenza Unificata del 20-3-2008 sulla presa in carico dell’alunno disabile), da circolari, faq, ecc. Eppure non sempre le notizie che rimbalzano dal mondo della disabilità esprimono soddisfazione per lo stato di salute dell’integrazione. Grandi valori etico-giuridici (di natura costituzionale), grandi numeri, risorse ingenti non significano sempre qualità dell’integrazione scolastica. La ricerca di Fondazione Agnelli-Treellle-Caritas [2] ci parla di pratiche organizzative e didattiche che a volte separano l’allievo disabile dalla classe, di discontinuità di presenze, di interventi specializzati non all’altezza, di carenza di formazione, di scarso coinvolgimento dei docenti curricolari. Ovviamente ci sono anche esperienze di qualità, e non è un caso che alcuni anni fa il riconoscimento di miglior docente italiano sia andato ad un docente di sostegno.
Per un sostegno di qualità
I posti di sostegno appaiono spesso “ballerini”: l’organico di diritto non coincide con quello di fatto, ci sono poi le risorse aggiuntive per casi gravi (sentenza della Corte Costituzionale), oggi anche il potenziamento di sostegno, infine la galassia poco esplorata di tutte le figure assistenziali che gravitano attorno alla disabilità. Si assiste ad una “fuga” dal sostegno, dopo i 5 anni di obbligo di permanenza nel ruolo, verso l’insegnamento curricolare, evidentemente per la percezione di marginalità che la figura del docente di sostegno riverbera nella scuola. Troppo spesso questo insegnante assume la veste di un “tutore” dell’allievo disabile, e l’integrazione finisce col poggiare in gran parte sulle sue spalle (e su quelle di qualche assistente educativo), costruendo un rapporto “diadico” che non agevola la progressiva autonomia dell’allievo disabile, anzi potrebbe frenarla (Canevaro, 2014) [3]. Tutti, a parole (e le norme innanzi tutto), affermano che l’integrazione coinvolge l’intera classe e la scuola, che tutti i docenti curricolari devono sentirsi “parte in causa”, che la progettazione didattica deve includere ogni allievo. Il PAI (Piano Annuale per l’Inclusione) dovrebbe sancire e concretizzare questi principi. È evidente che una vera integrazione richiede un forte impegno da parte di ogni scuola in termini di progettazione, formazione, valutazione (e non è un caso che l’inclusione sia uno degli undici indicatori su cui si costruisce il Rapporto di Autovalutazione - RAV). Molte scuole dedicano una funzione strumentale al coordinamento dell’integrazione scolastica. È però indispensabile assicurare a tali figure le competenze necessarie per esercitare un ruolo attivo di effettivo coordinamento dell’integrazione (nelle progettazioni di classe, nel rapporto con le figure specialistiche, nei contatti con le famiglie).
La formazione dei coordinatori/referenti dell’inclusione
È da queste premesse che scaturisce l’esigenza di realizzare attività di formazione specifiche per le figure che in ogni scuola si occupano di “tenere insieme” le molte sfaccettature dell’integrazione. Il MIUR ha provveduto con la nota 37900 del 19-11-2015 ad avviare un programma di formazione per docenti referenti dell’inclusione (rivolgendosi con priorità a coloro che appartengono al ruolo dei docenti specializzati). La circolare è stata rinnovata per il secondo anno (nota 32839 del 3-11-2016), per consolidare il programma di formazione di tali figure e dare la necessaria continuità. Si tratta di impegnare in attività formative di carattere laboratoriale ed operativo circa 10.000 docenti (1 figura per ogni scuola, 2 per le scuole di grandi dimensioni), che possono rappresentare la nervatura “intelligente” per l’inclusione. In sintesi l’attività formativa si articola in:
- 2 unità formative del valore di 25 ore ciascuna, comprensive di lezioni, laboratorio, studio, ricerca, documentazione, ecc;
- tematiche di tipo professionale con attenzione a strumenti operativi (la diagnosi funzionale, il Pei, il progetto di vita, ecc.);
- simulazioni, produzione di materiali e prototipi di accordi, progettazione, modelli formativi.
L’attività vuole interpretare al meglio le nuove Linee metodologiche contenute nel Piano nazionale di formazione, presentato il 4 ottobre u.s., rispondendo alla priorità 4.5 (Inclusione e disabilità), e si rivolge in primo luogo ai docenti di sostegno: un segnale simbolico per dire che il profilo di sostegno non è marginale o residuale, ma merita uno sviluppo professionale interno.
...in attesa del decreto legislativo sulla disabilità
L’attività di formazione proposta dal MIUR è importante, ma occorre una revisione più profonda delle politiche dell’integrazione. È quanto ci si aspetta dalla delega legislativa contenuta nella legge 107/2015, che ha però una scadenza ravvicinata (entro gennaio 2017) e lavori di elaborazione non ancora completati e comunque non ancora pubblici. Dalle prime anticipazioni si evince che nel decreto:
- sarà mantenuto, ma reso più rigoroso, l’attuale modello di formazione iniziale del docente specializzato e intensificata la formazione in servizio per tutti;
- sarà confermata l’attuale modalità di accesso ai posti di sostegno (con uno specifico concorso), ma con una permanenza prolungata a 6 anni (c’è chi vorrebbe almeno 9), mentre i posti di organico saranno definiti a livello di ambito territoriale;
- viene rafforzato il coordinamento dei diversi enti competenti in materia di integrazione, costituendo un punto unico di accesso (all’informazione) sulla disabilità, proiettato verso il progetto di vita;
- viene semplificata la documentazione progettuale (dalla diagnosi funzionale al progetto educativo), ma ricondotta al progetto complessivo dell’inclusione;
- viene rafforzato il monitoraggio, con la definizione di indicatori di qualità per l’inclusione.
Si aspetta ora il testo definitivo, ma già mettere ordine nell’attuale precarietà (a partire dai ritardi nella definizione delle deroghe e dalla piaga delle assegnazioni provvisorie) sarebbe un passo in avanti per una integrazione troppo spesso affidata alla buona volontà dei singoli.
[1] Le cifre si riferiscono ai posti funzionanti all’inizio dell’a.s. 2016-17, così come riportati del Dossier del MIUR “Focus. Anticipazioni sui principali dati della scuola statale”, settembre 2016. http://www.istruzione.it/allegati/2016/REPORT_Dati_Avvio_anno_scolastico_2016-2017.pdf
[2] Associazione TreLLLe, Caritas Italiana, Fondazione Giovanni Agnelli, Gli alunni con disabilità nella scuola italiana: bilancio e proposte, Erickson, Trento, 2011.
[3] A. Canevaro, Per un “sostegno” di prossimità, in “Rivista dell’istruzione”, n. 1-2, 2014, pp. 46-51, Maggioli, Rimini.
Il 27 ottobre 2015 il Miur lanciava il Piano Nazionale Scuola Digitale. A distanza di un anno dopooltre il 65% delle azioni previste sono state avviate e sono stati investiti 500 milioni su 1,1 miliardi di euro stanziati investiti per lo sviluppo delle competenze digitali degli studenti, il potenziamento degli strumenti didattici e laboratoriali, la formazione dei docenti.
In particolare sono stati stanziati:
88,5 milioni di euro per il cablaggio interno delle scuole;
140 milioni per la realizzazione di ambienti digitali per la didattica integrata in oltre 5.500 scuole;
58 milioni per la creazione di laboratori territoriali per l’occupabilità;
28 milioni per la realizzazione di 1.800 atelier creativi;
7,5 milioni per le biblioteche scolastiche in chiave digitale aperte al territorio;
5 milioni per la digital social innovation.
Ancora, è stato lanciato un bando da 5 milioni per la creazione di 25 curricoli digitali su competenze digitali, ed è in corso la formazione di oltre 140.000 dipendenti della scuola tra animatori digitali, docenti che costituiranno i “team per l’innovazione”, dirigenti scolastici, dsga, personale amministrativo e tecnico.
Nelle prossime settimane saranno banditi altri 150 milioni di euro in preparazione della Settimana del PNSD che si terrà dal 25 al 30 novembre con l’obiettivo di coinvolgere le scuole in un percorso condiviso di formazione e di costruzione del prossimo anno di PNSD.
Il Miur ha presentato il nuovo piano delle attività formative e didattiche per l’anno scolastico 2016-2017.
Gli elaborati (in forma di composizione scritta o figurativa o di prodotto multimediale) dovranno essere inviati entro il 30 marzo 2017 al MIUR-Direzione Generale gli Ordinamenti e la Valutazione del Sistema Nazionale d’Istruzione secondo le modalità indicate nel bando.
Prosegue l’intervento di implementazione della sezione del sito internet, creato nell’anno scolastico 2012-13 nell’ambito del Progetto e Concorso nazionale “Articolo 9 della Costituzione”, www.articolo9dellacostituzione.it dedicato alla valorizzazione del patrimonio culturale della memoria storica, in occasione dei cento anni dalla Prima Guerra Mondiale.
Le conferenze, tenute dal personale militare interforze affiancato anche da testimonial, hanno per oggetto i temi della Costituzione e della cittadinanza attiva, con particolare attenzione al ruolo che le Forze Armate svolgono al servizio della crescita sociale, politica, economica e democratica del Paese. Quest’anno il focus sarà sulla ricorrenza del centenario della Grande Guerra e sull’anniversario della sconfitta di Caporetto. Nell’ambito delle conferenze nelle scuole una tematica di particolare significatività riguarda l’attività sportiva militare e lo specifico settore paralimpico.
L’Associazione Nazionale Autieri d’Italia (ANAI) è disponibile a realizzare progetto sperimentale, ideato dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di educazione alla sicurezza stradale, finalizzato alla formazione di cittadini che abbiano conoscenza e consapevolezza del fenomeno della sicurezza stradale, incentivando il senso di responsabilità individuale e collettiva.
Concorso indetto in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e rivolto agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado per la promozione di attività di ricerca e sperimentazione scientifica e tecnologica nel settore spaziale e per l’elaborazione di progetti innovativi interessanti la Stazione Spaziale InternazionaleLa scadenza per la presentazione del modulo di partecipazione e del progetto preliminare è il 15 novembre 2016.
Nell’apposita sezione del sito del Miur (http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/dg-ordinamenti/protocollo_difesa) sono consultabili i bandi e altri chiarimenti in merito alle iniziative in oggetto.
Ai fini del corretto adempimento delle prescrizioni contenute nel DPCM 31 agosto 2016, con circolare 28 ottobre 2016 n. 6 il Miur richiama l'attenzione delle Istituzioni Scolastiche sulla procedura di stipula dei contratti di supplenza breve e saltuaria e sulle fasi di acquisizione in SIDI dei contratti medesimi perché possano essere elaborati dal Sistema di NoiPA.
Finalità della nuova procedura è quella di assicurare il pagamento delle competenze al personale entro e non oltre l'ultimo giorno del mese successivo a quello di riferimento. Il pagamento avverrà tramite due emissioni mensili: una speciale prevista il 18 di ciascun mese, anticipata al primo giorno utile se il 18 del mese dovesse ricadere in un giorno non lavorativo, e l'altra in concomitanza con l'emissione ordinaria mensile, alla fine del mese.
Il nuovo sistema è basato su una stretta cooperazione applicativa tra il sistema informativo del Miur (SIDI) e due sistemi del Ministero dell'economia e delle finanze: NoiPA (Dipartimento dell'amministrazione generale, del personale e dei servizi) ed il sistema Spese della Ragioneria generale dello Stato.
Prevede una procedura articolata in più passaggi, ognuno con tempi scanditi:
Inserimento tempestivo in SIDI dei dati giuridici delle assenze del personale;
Individuazione della corretta "Tipologia di contratto" da stipulare con il personale supplente breve e saltuario;
Compilazione dei campi del contratto pertinente selezionato nel sistema SIDI.
Monitoraggio continuo dei contratti inseriti, fino all'accertamento dello stato del contratto ad "accettato da NoiPA"
Inserimento immediato in Sidi e alla conseguente trasmissione a NoiPa di tutte le variazioni di stato giuridico (VSG), degli assegni al nucleo e delle rettifiche di quanto già trasmesso concernenti ogni singolo rapporto di supplenza per l'eventuale ricalcolo del cedolino.
La restituzione degli esiti da parte di NOIPA permette di passare alla fase successiva di "Autorizzazione" da parte del DSGA e del DS;
Autorizzazione della rata di ogni singolo contratto e/o di qualsiasi altra modifica entro due giorni dalla conclusione del contratto, se questo termina nel mese o nei primi due giorni del mese successivo se trattasi di contratto di durata superiore al mese.
È previsto un piano di verifiche a campione da svolgere presso le scuole di tutto il territorio nazionale, al fine di controllare il rispetto delle disposizioni vigenti. Il Miur può effettuare verifiche ulteriori mediante i revisori dei conti presso le istituzioni scolastiche, o autonomamente mediante i propri uffici, in base ai dati di monitoraggio disponibili al sistema informativo.
Gli adempimenti e il rispetto dei termini concorrono alla valutazione dei dirigenti scolastici (come anche dei dirigenti competenti delle Amministrazioni coinvolte) e sono fonte di responsabilità dirigenziale, ove le violazioni riscontrate siano imputabili all'operato dei medesimi.