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Timestamp: 2018-04-20 14:32:22+00:00
Document Index: 107516381

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 609', 'art. 609', 'art. 81', 'art. 609', 'art. 609', 'art. 609', 'art. 609', 'art. 609', 'art. 609', 'sentenza ', 'art. 609', 'art. 609', 'art. 40', 'art. 609', 'art. 609', 'art. 609', 'sentenza ', 'art. 545']

Atti sessuali contro minori – Cass. Pen., Sez. III penale, Sentenza 09 marzo 2012 n. 9349.
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Quando una minore è il soggetto propositivo degli atti sessuali verso il padre. Corte di Cassazione, Sez. III penale, Sentenza 09 marzo 2012 n. 9349.
L’art. 609-quater c.p. punisce chiunque, al di fuori delle ipotesi previste dall’art. 609 bis c.p., “compie” atti sessuali con una minore. Nell’alveo di tale fattispecie sono da ricondurre anche gli atti sessuali compiuti su iniziativa della minore sulla persona dell’adulto, autore del fatto, a nulla rilevando che quest’ultimo assuma un comportamento inerte o passivo.
Ne consegue che risponde di tale delitto il genitore che con accondiscendenza partecipativa rimanga inerte, senza respingere gli approci della figlia minore che gli dà baci e pone in essere toccamenti dall’inequivoca valenza erotica.
Una minore di anni dieci, durante i periodi trascorsi con il padre, faceva con lo stesso giochi erotici ( baci con la lingua e toccamenti in zone erogene).
Dalle risultanze processuali, emergeva che il padre, rimasto inerte e limitandosi a rimproveri verbali, aveva accettato per anni gli approci sessuali della bambina, nonostante la possibilità di rifiutarli.
Tra genitore e figlia si era instaurata una relazione nella quale l’uomo compiva con e sulla figlia atti che manifestavano non un affetto paterno bensì atti caratterizzati da una inequivoca valenza sessuale.
Il padre veniva ritenuto responsabile del reato previsto dall’art. 81 cpv. art. 609 quater cod. pen. ai danni della figlia minore degli anni dieci.
L’imputato, proponeva ricorso per Cassazione sostenendo l’erronea applicazione dell’art. 609 quater c.p. che richiede per il suo perfezionamento che l’agente compia atti sessuali tenendo una determinata condotta attiva con il minore.
Secondo la tesi prospettata dal ricorrente, infatti, la mera passività e l’inerzia dell’adulto è esente da sanzione in quanto non concretizza l’elemento oggettivo del reato.
Quali sono gli atti da considerarsi sessuali e sussumibili nella fattispecie di reato prevista dall’art. 609 quater c.p.? Quali sono le condotte vietate dalla norma?
Normativa di riferimento e recenti modifiche legislative.
Si segnalano le recenti modifiche normative in materia di reati sessuali avvenute ad opera della legge n. 172 del 1 Ottobre 2012 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio dʹEuropa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e lʹabuso sessuale, fatta a Lanzarote il 25 ottobre 2007, nonché norme di adeguamento dellʹordinamento interno).
Pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana, serie generale, n. 235, dell’8 ottobre 2012.
E’ d’obbligo evidenziare che con la legge n. 66 del 15 febbraio 1996 è stata approvata la riforma dei reati in materia di violenza sessuale. Il punto centrale di questa riforma è stato il mutamento della oggettività giuridica dei reati in esame: il codice Rocco li prevedeva nella categoria dei reati contro la moralità pubblica e il buon costume.
Oggi, essi hanno assunto dignità di reati contro la persona in conseguenza della continua e acquisita consapevolezza che la libertà sessuale costituisce un insopprimibile aspetto della libertà sessuale.
In questa cornice generale, si devono rilevare le modifiche legislative intervenute in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo internet ad opera dalla legge n. 38 del 2006 e la recentissima legge n. 172 del 1 Ottobre 2012 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio dʹEuropa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e lʹabuso sessuale, fatta a Lanzarote il 25 ottobre 2007, nonché norme di adeguamento dellʹordinamento interno).
Occorre preliminarmente prendere la mosse da un dato fattuale che emerge dalla lettura delle motivazioni della sentenza: “l’imputato rimaneva completamente passivo di fronte alle iniziative affettive della figlia e le intimava di smettere “.
Partendo da tale assunto, la Corte di Cassazione si è interrogata sull’elemento oggettivo necessario ai fini della configurabilità del reato di atti sessuali con minorenne.
Analizzando il significato semantico letterale previsto dall’art. 609 quater c.p.: “..Compie atti sessuali con persona..”, i giudici della Suprema Corte hanno affermato che la partecipazione attiva o l’iniziativa della vittima non assumono rilievo alcuno ai fini della punibilità del reato. Infatti, la dizione della norma permette di considerare vietati anche gli atti che il minore compie sulla persona dell’ agente.
Diversamente opinando, si rischierebbe di creare un vuoto nella tutela del minore che non può ritenersi giustificabile in presenza delle continue riforme legislative volte alla più ampia ed adeguata protezione dei soggetti deboli. Una simile interpretazione è da ritenersi coerente con la ratio dell’art. 609 quater c.p. che mira a tutelare l’integrità psico-fisica del minore nella prospettiva di un corretto sviluppo della personalità sessuale attraverso una assoluta intangibilità nell’ipotesi di minore degli anni quattordici.
Muovendo dai rilievo sopra esposti, la giurisprudenza maggioritaria afferma che in tema di atti sessuali con minori, reato connotato come a forma libera e comprensivo di tutte le possibili forme di aggressione al minore, non può riconoscersi alcuna efficacia giuridica al consenso prestato dalla persona offesa. Ciò in quanto si tratta di soggetti che la legge penale considera assolutamente privi di capacità di intendere e di volere.
Il relazione alla fattispecie di cui trattasi, occorre soffermarsi sul concetto di atti sessuali. Nel caso che ci occupa si trattava di baci sulla bocca e di palpazioni in zone erogene del corpo.
Secondo la giurisprudenza maggioritaria, la nozione di “atto sessuale” va interpretata alla luce della libertà sessuale, interesse protetto dalla fattispecie , e comprende non solo gli atti che involgono la sfera genitale, ma anche tutti quelli che riguardano zone del corpo note, secondo la scienza medica, psicologica, antropologica-sociologica, come erogene. In definitiva, si tratta delle zone del corpo conosciute come stimolanti dell’istinto sessuale.
Tra queste condotte vanno sicuramente ricompresi i toccamenti, palpeggiamenti e sfregamenti sulle parti intime, suscettibili di eccitare la concupiscenza sessuale anche in modo non completo e/o di breve durata, essendo del tutto irrilevante, ai fini della consumazione, che il soggetto abbia conseguito o meno la soddisfazione erotica.
Con maggiore impegno esplicativo deve rilevarsi che la Suprema Corte, ritenendo la non invasività degli atti sessuali (baci e carezze pur protratti nel tempo), ha annullato con rinvio affinchè i nuovi Giudici riconsiderino il tema della concedibilità della speciale attenuante della minore gravità dei fatti prevista dal comma 4 dell’art. 609 quater c.p.
Sulla nozione di atti sessuali:
-Cass. pen., sez. III, 27.09.2007;n.237294;
– Cass.pen., sez. III, 17.02.2006, n. 6329;
-Cass.pen., sez. III, 04.07.2000, n. 7772;
Elemento oggettivo del reato:
– Cass.pen., sez. III, 08.07.2004, n.29662.
-Rel. n. III/10/2012 Roma, 19 ottobre 2012, sulle novità legislative pubblicata sul sito www.CortediCassazione.it;
Sentenza 9 marzo 2012, n. 9349
V., nel corso dell’incidente probatorio, ha segnalato che, durante i periodi trascorsi con il padre (all’epoca era affidata alla madre poi morta), faceva con lui dei giochi “da fidanzati” (baci con la lingua e toccamenti); la bambina ha precisato che prendeva l’iniziativa di tali comportamenti e che il padre rimaneva inattivo, ma non respingeva i suoi approcci.
Per l’annullamento della sentenza, ha proposto ricorso per Cassazione il Procuratore Generale della Repubblica deducendo difetto di motivazione e violazione di legge. Sostiene che l’imputato non ha compiuto atti sessuali e non ha neppure indotta la figlia a compierli, anzi ha cercato con tutti i mezzi a sua disposizione di impedirli come emerge dalle dichiarazioni della stessa V.
Osserva, ancora, che alcune affermazioni contenute nella sentenza (come la “manipolazione a corpo nudo”) non hanno base probatoria.
Sostiene l’erronea applicazione dell’art. 609 quater cod. pen., che richiede per il suo perfezionamento che l’agente compia atti sessuali tenendo una condotta attiva con il minore; la mera passività e l’inerzia dell’adulto è esente da sanzione in quanto non concretizza l’elemento oggettivo del reato; il delitto previsto dall’art. 609 quater cod. pen. richiede una determinata condotta positiva per cui non si applica al caso la previsione dell’art. 40 cpv cod. pen.
Il ricorrente conclude rilevando difetto di motivazione sulla mancata applicazione dell’attenuante dei fatto di minore gravità. Le parti civili hanno presentato memorie.
La principale tesi ed il baricentro della difesa si incentra nella circostanza che i nonni materni (per non perdere l’affidamento della bambina e la gestione del suo considerevole patrimonio) l’hanno “pilotata” nello accusare il padre oppure l’hanno indotta e valutare come comportamento morboso quella che era una lecita manifestazione di effetto tra figlia e padre.
La deduzione che, nell’attuale processo la parte civile abbia prodotto prove che la difesa dell’imputato reputa false (la relativa questione è sub iudice) non può retroattivamente riverberarsi sulle asserzioni della minore, rese in sede di audizione protetta.
Pertanto, per la risoluzione del caso necessita avere come referente il racconto di V., ma estrapolare dal testo del provvedimento in esame alcuni particolari della sua narrazione fraintesi dai Giudici (che hanno qualificato come masturbazione ciò che la piccola considerava come toccamenti in parti “riservate” ed hanno fatto riferimento “manipolazioni a corpo” nudo di cui la bambina non ha parlato).
Sta il fatto che, oltre alle labiali ed inutili raccomandazioni, il padre (che ben poteva prendere iniziative fattive e concrete per neutralizzare le manifestazioni non appropriate di affetto della figlia) ha accettato per anni il comportamento di V. Di conseguenza, la condotta dell’imputato, pur di accondiscendenza, non può qualificarsi omissiva, ma deve ritenersi partecipativa; il suo consenso alle iniziative della figlia era implicito nella loro prolungata accettazione nonostante la possibilità di rifiutarle.
Mentre l’art. 609 bis cod. pen. sanziona la condotta di chi costringe o induce taluno a compiere o subire atti sessuali, l’art. 609 quater cod. pen. punisce chi compie tali atti “con” un minore a nulla rilevando la partecipazione attiva o l’iniziativa della vittima.
La esegesi proposta negli atti di ricorso ha come ricaduta una irragionevole vuoto nella tutela del minore che non è giustificabile in presenza di una riforma legislativa orientata alla più consona protezione dei soggetti deboli; la interpretazione, inoltre, non si pone in sintonia con la ratio della norma che prevede l’intangibilità dei minori (tranne per l’area di liceità dell’art. 609 quater cod. pen., comma 2) perchè un precoce approccio a qualsiasi forma di sessualità può avere conseguenze negative sulla loro personalità ed armonico sviluppo.
31 ottobre 2012 admin Cassazione Penale, Massimario, Note a sentenza No Comment
«L’inapplicabilità delle limitazioni al pignoramento ex art. 545 c.p.c.
Il principio di non discriminazione e divieto di limitazioni di accesso al mercato “ratione loci” – Consiglio di Stato, sezione Quinta,Sentenza del 13/06/2012 n. 3469»