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Timestamp: 2019-01-20 02:22:57+00:00
Document Index: 18339776

Matched Legal Cases: ['art. 40', 'art. 90', 'art. 22', 'art. 52', 'art. 29', 'art. 52']

Appalti digitali, la svolta del 18 ottobre: cosa cambia - News IT > Dettaglio news > Project++
Pubblicato il 10/10/2018 11:59:00
Partono gli appalti digitali, una sfida molto importante per il settore dei contratti pubblici. Il 18 ottobre 2018 è un punto di svolta storico sulla via dell’efficientamento delle procedure di affidamento. Da questa data infatti tutte le “comunicazioni e gli scambi di informazioni” inerenti le procedure di affidamento di appalti pubblici devono svolgersi – salvo eccezioni e deroghe – in formato interamente elettronico, come previsto dall’art. 40 comma 2 del D.Lgs. 50/2016 (infra il “codice contratti”). Non si tratta di una data fissata discrezionalmente dal legislatore italiano, ma del termine ultimo individuato dalle direttive europee (si veda, in particolare, il comma 2 dell’art. 90 della Direttiva 2014/24/UE) per l’utilizzo obbligatorio dei mezzi elettronici nelle procedure di gara per le stazioni appaltanti diverse dalle centrali di committenza, per le quali l’obbligo è già scattato sei mesi fa.
Cosa si intende per "comunicazioni"
Il termine potrebbe trarre in inganno e, in effetti, far pensare che non si tratti dell’intera procedura di gara, ma solo degli scambi, appunto, di comunicazioni tra la stazione appaltante e gli operatori economici (come richieste di chiarimento, soccorso istruttorio, convocazione delle sedute pubbliche nelle procedure di tipo ristretto, ecc.). Al contrario, si tratta proprio dell’intera procedura di affidamento delle gare pubbliche compresa, quindi, la presentazione delle candidature e delle offerte. Difatti, l’art. 22 della Direttiva 2014/24/UE – rubricato “regole applicabili alle comunicazioni” e recepito nell’art. 52 del D.Lgs. 50/2016, unitamente alle disposizioni di cui all’art. 29 della direttiva concessioni (Dir. 2014/23/UE) – si riferisce chiaramente anche alla presentazione delle domande di partecipazione alla procedura e delle offerte.
Anche se il precetto è formulato in termini perentori e la Commissione europea ha fortemente caldeggiato l’adozione di strumenti in grado di gestire in modo elettronico l’intero ciclo degli appalti (end-to-end), al fine di garantire maggiore efficienza, competitività e trasparenza ai relativi affidamenti, le deroghe previste dalle direttive sono, allo stato, piuttosto ampie. L’art. 52 del Codice Appalti, riprendendo in modo sostanzialmente pedissequo le previsioni del citato articolo 22 della direttiva appalti, stabilisce che le stazioni appaltanti non sono obbligate a richiedere mezzi di comunicazione elettronici nella procedura di presentazione dell’offerta nel caso in cui:
In questo, come in molti altri ambiti, difficilmente ci si troverà in disaccordo con gli obiettivi della riforma. Il “cosa” si può/vuole raggiungere attraverso l’e-procurement (i.e. trasparenza, efficienza, più elevata accessibilità e quindi maggiore concorrenza, minore onerosità degli adempimenti amministrativi, semplificazione, ecc.) è certamente un dato ampiamente condiviso e condivisibile. La criticità si annida sempre nel “come”, ovvero negli strumenti operativi concreti attraverso i quali gli obiettivi vengono raggiunti (o falliti).
Fonte: Paola Conio per Agendadigitale.eu
| Categoria: Leggi e Decreti, PA digitale | Tags: appalti digitali, Codice Appalti, e-procurement | Visite: (69)
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