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Timestamp: 2018-03-22 06:07:28+00:00
Document Index: 16250756

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17']

La procedura di reclamo e mediazione per i tributi locali.
Il d.lgs. n. 156/2015 ha esteso anche ai tributi locali, a decorrere dal 2016, il reclamo-mediazione quale istituto preliminare al ricorso avanti alle Commissioni tributarie, secondo le stesse modalità procedurali e con la stessa soglia di valore fissate per i tributi erariali, per cui rientreranno nell’obbligo di reclamo-mediazione tutti gli avvisi di accertamento di valore inferiore a € 20.000, riferibili alla sola maggiore imposta accertata, senza computare sanzioni ed interessi, con una soglia di valore molto elevata, che porterà a dover applicare la nuova procedura alla quasi totalità degli avvisi di accertamento emessi dai comuni.
La nuova disposizione normativa è destinata a creare ai comuni ed ai loro concessionari della riscossione parecchi problemi procedurali ed organizzativi, anche a fronte della natura obbligata di buona parte degli avvisi di accertamento emessi dagli enti locali, che mal si prestano a procedure di mediazione, creando quindi delle rigidità operative che si presenteranno peraltro prima di quanto previsto, a fronte delle norme transitorie dettate dall’art. 12 del d.lgs. n. 156/2015, che ha stabilito l’entrata in vigore di tali disposizioni facendo riferimento non agli atti notificati dai comuni e dai relativi concessionari a decorrere dall’anno nuovo, bensì facendo richiamo a tutti gli atti procedurali che dovranno essere adottati dal 1° gennaio 2016.
L’art. 17 bis così dispone:
10. Il presente articolo non si applica alle controversie di cui all’articolo 47-bis.
Quanto agli atti di accertamento:
Gli atti di accertamento emessi a partire dal gennaio 2016 dovranno contenere la necessaria informativa in ordine alla esperibilità della mediazione. In ogni accertamento dovrà quindi comparire una formula che riassuma il contenuto dell’art. 17 bis.
Fac simile: “Il ricorso, se notificato a partire dal 1 gennaio 2016 e se relativo a controversia di valore non superiore ad € 20.000,00 produce anche gli effetti di un reclamo e può contenere la proposta di mediazione con rideterminazione dell’ammontare della pretesa ai sensi dell’art. 17 bis d.lgs. 546/92, cui si rimanda. Il valore della controversia è determinato in ragione dell’art. 12, comma 2 del d.lgs 546/92.
Il ricorso non è procedibile fino alla scadenza del termine di 90 giorni dalla data di notifica, entro la quale deve concludersi la procedura di mediazione. Il termine di 30 giorni per la costituzione in giudizio del ricorrente decorre dalla scadenza del termine 90 giorni per la conclusione del procedimento di reclamo/mediazione ”.
Come si calcola il valore della controversia?
Cfr art. 12 d.lgs 546/92. Si deve avere a riferimento la sola imposta al netto delle sanzioni ed interessi, anche se la contestazione riguarda solo parte dell’imposta. In caso di atto che commina solo sanzioni, si prende a riferimento la sola sanzione. Restano invece escluse le controversie di valore indeterminabile – con l’eccezione delle controversie catastali individuali – come ad es. quelle relative ad un diniego di agevolazione che può avere valore pluriennale.
Cosa succede in caso un atto si riferisca a più tributi o in caso di ricorso cumulativo?
Devono poi ritenersi richiamabili le precisazioni contenute nella circolare dell’Agenzia delle entrate 19 marzo 2012, n. 9/E, e pertanto:
- qualora un atto si riferisca a più tributi (ad es. Tari e addizionale provinciale) il valore deve essere calcolato con riferimento al totale delle imposte che hanno formato oggetto di contestazione da parte del contribuente;
- in presenza di un’impugnazione cumulativa avverso una pluralità di atti, il valore della lite è individuato con riferimento a ciascun atto impugnato; la mediazione pertanto si applica quindi se gli atti sono tutti di valore non superiore a 20.000 €, non invece se anche uno solo di essi ha valore superiore;
- nelle controversie aventi ad oggetto il rifiuto espresso o tacito alla restituzione di tributi, il valore è dato dall’importo del tributo richiesto a rimborso, al netto degli accessori; se l’istanza riguarda più periodi d’imposta, occorre fare riferimento al tributo richiesto per singolo periodo d’imposta; anche in tal caso, quindi, la mediazione si applica solo se gli atti sono tutti di valore non superiore a 20.000 €, non invece se anche uno solo di essi ha valore superiore.
Quanto alla organizzazione della mediazione.
1. La norma prevede che, in via generale e per quanto possibile, la mediazione debba essere gestita da un ufficio o funzionario diverso da quello che ha emesso l’atto. Nessun problema si pone per i comuni che dispongono di più funzionari competenti in materia di tributi, ovvero per quegli enti che dispongono di un ufficio legale. Di contro, la necessità di individuare il funzionario incaricato della mediazione in una persona diversa da quella che ha emesso l’atto, comporta non poche complicazioni per i comuni di medie e piccole dimensioni, laddove vi sia un solo funzionario responsabile dei tributi, ovvero in tutti i casi in cui il firmatario dell’atto di accertamento, non sia la persona che effettivamente lo ha emesso, con la conseguenza che né il responsabile del procedimento, né l’effettivo esecutore dell’accertamento potranno ricoprire l’incarico di responsabile della mediazione.
Il responsabile della mediazione deve essere un dipendente comunale, salvo che l’accertamento e la mediazione siano state esternalizzate mediante concessione.
Nei comuni ove Sistemi lavora in service il comune dovrà nominare il responsabile della mediazione nella persona di un proprio dipendente, mentre Sistemi, se si occuperà della mediazione, dovrà affidare la verifica del ricorso a persona diversa da quella che ha curato l’accertamento.
2. Per le controversie di valore non superiore a ventimila euro, il ricorso produce anche gli effetti di un reclamo e può contenere una proposta di mediazione con rideterminazione dell’ammontare della pretesa.
Questo significa che a fronte del ricorso spetterà al comune/Sistemi prendere l’iniziativa per esperire il tentativo di conciliazione, senza necessità di alcun ulteriore atto di impulso da parte del ricorrente. Al ricorso dovrà quindi seguire l’incontro presso il comune, salvo i casi di palese infondatezza del ricorso.
3. Incontri di mediazione e esito.
Si segnala la opportunità di redazione di verbale per ogni incontro, dando atto della presenza delle parti (funzionario responsabile della mediazione, suo assistente e parte ricorrente), dell’oggetto dell’incontro e dell’esito. In caso di incontro interlocutorio si darà atto della fissazione di un successivo incontro.
In caso accordo: dovrà essere redatto un verbale che terrà luogo dell’accertamento, contenente la rideterminazione dell’imposta e delle sanzioni nella misura del 35%. Il pagamento dell’importo concordato o della prima rata dovrà essere fatto entro 20 giorni.
In caso di accordo parziale: dovrà essere redatto un verbale che emenderà parzialmente l’accertamento. Il contribuente avrà poi onere di depositare il ricorso in CTP e la procedura continuerà per la sola parte di accertamento non rettificato.
In caso di mancato accordo: dovrà essere redatto verbale negativo.
Mediazione e atti di riscossione.
Art. 17 bis: “6. Nelle controversie aventi ad oggetto un atto impositivo o di riscossione, la mediazione si perfeziona con il versamento, entro il termine di venti giorni dalla data di sottoscrizione dell’accordo tra le parti, delle somme dovute ovvero della prima rata. Per il versamento delle somme dovute si applicano le disposizioni, anche sanzionatorie, previste per l’accertamento con adesione dall’articolo 8 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218. Nelle controversie aventi per oggetto la restituzione di somme la mediazione si perfeziona con la sottoscrizione di un accordo nel quale sono indicate le somme dovute con i termini e le modalità di pagamento. L’accordo costituisce titolo per il pagamento delle somme dovute al contribuente.
9. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano, in quanto compatibili, anche agli agenti della riscossione ed ai soggetti iscritti nell’albo di cui all’articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446”.
La mediazione si applica anche agli atti di riscossione in quanto compatibile. Cosa ciò significhi resta tuttavia misterioso. Gli atti di riscossione sono normalmente impugnabili solo per vizi propri (motivazione, contenuto, forma, ecc) e di notifica. La poca dottrina che si è espressa sul punto ritiene che l’art. 17 bis sia applicabile solo ove compatibile e quindi solo per vizi di forma e notifica della ingiunzione, oppure nei casi di notifica di preavviso fermo e ipoteca. Allo stato ritengo che il ricorso avverso ingiunzione non possa contenere proposta di mediazione sul quantum ingiunto in quanto dovrebbe risultare determinato da atto di accertamento definitivo e comunque da atto emesso da altro soggetto impositore.
Resta tuttavia il problema di quale organo sia competente per la mediazione nel caso in cui con il ricorso opponga contemporaneamente l’ingiunzione e l’atto di accertamento prodromico, sul presupposto che quest’ultimo non sia stato notificato correttamente. Nulla ho trovato in dottrina. La giurisprudenza e prassi amministrativa creatasi in relazione all’art. 17 bis precedentemente in vigore prevedeva in caso di contestuale impugnazione della cartella esattoriale e dell’atto di accertamento, la necessaria notifica del ricorso e del reclamo anche all’Agenzia delle entrate. Le cartelle di Equitalia, d’altra parte, precisano quanto sopra nelle istruzioni al ricorso.
Ritengo che tale opzione sia applicabile anche in caso di ingiunzione fiscale. Pertanto una formula (perfettibile) da inserire nelle ingiunzioni relative ai soli crediti tributari potrebbe essere la seguente:
“L’ingiunzione è impugnabile esclusivamente per vizi propri (di forma o notifica). Il ricorso, se relativo a controversia di valore non superiore ad € 20.000,00 produce anche gli effetti di un reclamo con applicazione della norma di cui all’art. 17 bis d.lgs. 546/92, cui si rimanda.
Nel caso in cui con l’opposizione alla ingiunzione si impugnino anche gli atti prodromici, il ricorso, da notificarsi anche all’ente impositore indicato (in alto/nella sezione…), produrrà gli effetti di reclamo nei suoi confronti e potrà contenere una proposta di mediazione con rideterminazione dell’ammontare della pretesa. Il ricorso non è procedibile fino alla scadenza del termine di 90 giorni dalla data di notifica, entro la quale deve concludersi la procedura di mediazione. Il termine di 30 giorni per la costituzione in giudizio del ricorrente decorre dalla scadenza del termine 90 giorni per la conclusione del procedimento di reclamo/mediazione. La procedura di riscossione rimane sospesa sino alla conclusione del procedimento di reclamo/mediazione”.
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