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Timestamp: 2016-10-21 16:42:00+00:00
Document Index: 40181971

Matched Legal Cases: ['art. 183', 'art. 709', 'art. 248', 'sentenza ', 'art. 247', 'sentenza ', 'art. 246', 'art. 246', 'art. 336', 'art. 155', 'art. 246', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 246', 'art. 24', 'art. 246', 'art. 246', 'art. 183', 'art. 246', 'art. 243', 'art. 243', 'art. 9', 'art. 6', 'arti\n11', 'art. 294']

⭐TRIBUNALE DI CATANIA PRIMA SEZIONE CIVILE ^^^^^^^^^^ IL GIUDICE ISTRUTTORE
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1 TRIBUNALE DI CATANIA PRIMA SEZIONE CIVILE ^^^^^^^^^^ IL GIUDICE ISTRUTTORE Esaminati gli atti del procedimento iscritto al n. 344/2007 R.G., sciogliendo la riserva che precede; OSSERVA Va, innanzitutto, rilevato che la memoria istruttoria depositata dal procuratore ad litem di M.B. e tempestiva, in quanto depositata in data 3/12/2007 e, pertanto, prima della scadenza del termine previsto dall art. 183 sesto comma n. 2 C.p.C., che, com e noto, prevede un termine perentorio, tra l altro, per l indicazione dei mezzi di prova e produzioni documentali. Nessuna decadenza si e quindi, verificata, poiche il legislatore ha previsto il maturare della preclusione sulle istanze istruttorie avanzate dalle parti esclusivamente alla scadenza del predetto termine perentorio, e non gia al momento del deposito della memoria integrativa facoltativa che il ricorrente puo depositare ai sensi del novellato art. 709 C.p.C. cui non e ricollegata alcuna preclusione probatoria. Accertata la tempestivita delle istanze istruttorie avanzate dalla ricorrente, osserva il decidente che quest ultima ha chiesto l ammissione di una prova per testi sui fatti dedotti a fondamento della domanda di addebito tempestivamente proposta nei confronti del marito, - per l asserita violazione dell obbligo di fedelta coniugale, deducendo che il M. avrebbe intrattenuto una relazione extraconiugale con la cognata, - ed ha indicato quali testi su alcuni dei capitolati, tra gli altri, anche i due figli minori dei coniugi in lite, P., nato in data /4/1993, e D., nato in data /3/1997, infradodicenne. Il resistente, dal canto suo, si e opposto all ammissione della prova, contestando specificamente l ammissibilita dell assunzione quali testi dei figli minori, ed asserendo che la loro audizione potrebbe determinare una seria frattura nel rapporto dei minori con il padre, ed evidenziando il fatto2 che l obbligo di deporre contro uno dei due genitori e suscettibile di causare gravi traumi di carattere psicologico in capo ai minori e di incidere negativamente sul loro sviluppo. Cio posto, va, innanzitutto, osservato che i capitolati di prova orale dedotti dalla M. sono ammissibili e rilevanti in ordine al chiesto addebito, perche vertenti su fatti specifici e concretamente dedotti, sicche essi vanno ammessi con tutti gli altri testi indicati nella memoria in atti, unitamente alla prova contraria tempestivamente richiesta. A diversa conclusione deve, invece, pervenirsi con riferimento alla richiesta di assumere quali testi i due figli minori della coppia, di cui uno infradodicenne, atteso che, ad avviso del decidente, l eccezione d incapacita a testimoniare dei due minori nel giudizio di separazione tra i genitori, sollevata sia pure genericamente dal resistente, deve ritenersi fondata. Com e noto, nell attuale sistema processuale civile, in seguito alla declaratoria d illegittimita costituzionale dell art. 248 C.p.C. (cfr. sentenza n. 75/139 della Corte Costituzionale), e venuto meno il sistema di limitazioni alla testimonianza del teste minore di anni quattordici - consentita dal codice del 1942 soltanto allorquando, secondo la valutazione discrezionale del Giudice, la loro audizione era resa necessaria da particolari circostanze e senza obbligo del giuramento, per l esigenza di cautela nei confronti di tali soggetti - ed, in seguito alla declaratoria d incostituzionalita dell art. 247 C.C. (sentenza n. 74/248 della Corte Costituzionale), e venuto altresi meno anche il divieto di testimoniare dei prossimi congiunti, previsto a tutela del sentimento familiare. Il minore in quanto tale non e, pertanto, in linea generale, incapace a testimoniare, ne nel processo civile ne nel processo penale, - che, tuttavia, prevede espressamente una serie di cautele e la facolta d astensione con previsioni che mancano del tutto nel processo civile, - in quanto la legge non fa dipendere la legittimazione a testimoniare dalla capacita di agire ne dal raggiungimento della maggiore eta, ma rimette al Giudice esclusivamente la valutazione sulla attendibilita della testimonianza, dettando nel processo penale una serie di misure a cautela dei soggetti deboli e3 prevedendo l incapacita dei testi nel processo civile soltanto in presenza dei presupposti previsti nell art. 246 C.p.C. Cio posto in termini generali, ritiene il decidente che, nel caso di minore indicato come teste nel giudizio di separazione o di divorzio pendente tra i genitori, come avviene nel caso in esame, deve ritenersi sussistente un incapacita a testimoniare del minore, ai sensi dell art. 246 C.p.C., a norma del quale, com e noto non possono essere sentiti come testimoni le persone aventi nella causa un interesse che potrebbe legittimare la loro partecipazione al giudizio. E cio, alla stregua di un interpretazione estensiva, sistematica e costituzionalmente orientata della norma da ultimo citata che tenga conto, da un lato, della lettura dei principi costituzionali effettuata dalla dottrina e giurisprudenza consolidate, secondo una linea di tendenza che dagli artt. 2 e 3 conduce agli artt. 29,30 e 31 Cost. ed implica una piena considerazione della posizione del minore quale soggetto di diritti soggettivi perfetti autonomi ed azionabili, e, dall altro lato, dell evoluzione legislativa registratasi negli ultimi anni, dapprima con la ratifica delle convenzioni internazionali a tutela dei minori e, piu recentemente, con l entrata in vigore delle leggi n. 149 del 2001 e n. 54 del 2006 sull affidamento condiviso. Sotto il primo profilo va, invero, osservato che, secondo una ricostruzione ormai largamente condivisa del c.d. diritto minorile, dai principi costituzionali emerge la necessita di tutela preminente dell interesse del fanciullo, al fine di una compiuta realizzazione dei suoi diritti quale persona, e prima di ogni altro al diritto ad una sana crescita psico-fisica e ad un rapporto continuativo con entrambe le figure genitoriali, che trova conferma in una serie di disposizioni normative, come quella che prevede l intervento obbligatorio del PM nelle cause di separazione e divorzio e, soprattutto, come quelle che impongono al Giudice di tutelare esclusivamente l interesse morale e materiale dei figli (e non anche della famiglia e dei genitori), nel decidere il loro affidamento, e nell adottare tutti gli altri provvedimenti ad essi relativi nei procedimenti di separazione e divorzio tra i genitori, anche attraverso quegli strumenti processuali che, in deroga ai4 principi della domanda e degli oneri di allegazione e di prova, obbligano il Giudice a decidere sui minori anche in assenza di domanda e gli attribuiscono ampi poteri istruttori officiosi. Sotto il secondo profilo, va osservato che tutte le fonti internazionali garantiscono la piena centralita della figura e della tutela del minore nei procedimenti che lo riguardano: la Convenzione di New York del 20/11/1989 ratificata e resa esecutiva in Italia con la L. 27/5/1991 n. 176, secondo cui Gli Stati parte garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa, le opinioni del fanciullo essendo debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua eta e del suo grado di maturita ; la Convenzione di Strasburgo del 25/1/1996, pur non direttamente precettiva in Italia nei giudizi di separazione e divorzio ai sensi della legge di ratifica del 20/3/2003 n. 77, che da diritto al minore a ricevere ogni informazione pertinente, ad esser consultato e ad esprimere la propria opinione; la Convenzione de L Aja del 29/ 5/1993 che, in tema d adozione, prevede che il minore deve essere debitamente informato. Anche il legislatore italiano si e recentemente mosso con forza in tale direzione, introducendo alcune importanti modifiche normative sia nei procedimenti minorili sia nei procedimenti di separazione e divorzio. Per un verso, invero, con la L. n. 149/2001 e stato aggiunto l ultimo comma all art. 336 C.C. secondo cui nei procedimenti di cui ai commi precedenti i genitori ed il minore sono assistiti da un difensore, con norma che, secondo quanto autorevolmente affermato dalla Corte Costituzionale (Corte Cost. n. 1/2002) presuppone che entrambi i genitori ed il minore siano diventati parti dei procedimenti ivi indicati. Per altro verso, con la L. n. 56/2006, si e inteso attuare pienamente il diritto dei figli ad un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, pur in presenza della disgregazione del nucleo familiare e di situazioni di conflittualita dei genitori anche non coniugati, ed e stata introdotta per la prima volta, nell art. 155 sexies C.C., la previsione generalizzata dell audizione del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici ed anche d eta inferiore, ove capace di discernimento.5 Alla stregua di tali rilevanti innovazioni normative, assistite da copertura costituzionale forte, osserva il decidente che la norma contenuta nell art. 246 C.p.C., che, sul piano testuale, sancisce l incapacita a testimoniare dei soggetti aventi nella causa un interesse che potrebbe legittimare la loro partecipazione al giudizio, deve essere estensivamente interpretata al fine di ricomprendere in essa anche i minori che oggi partecipano attivamente al giudizio di separazione e divorzio pendente tra i genitori, perche sono anch essi i destinatari degli effetti della sentenza in senso sostanziale, pur non potendo rivestire la qualita di parte processuale in senso tecnico. Invero, e pacifico che, nel procedimento di separazione e divorzio tra i genitori, i minori non possono acquistare la qualita di parte processuale, atteso che, come autorevolmente chiarito dalla Corte Costituzionale, il legislatore ha voluto evitare quella istituzionalizzazione del conflitto tra genitori e figlio minorenni, che avverrebbe con l attribuzione della qualita di parte a questi ultimi, non essendo vincolato, in tutti i casi di riconosciuti interessi al giudizio o nel giudizio a prevedere la qualita di parte per i titolari degli stessi interessi, ed ha, invece, previsto una diversa disciplina a tutela dei minori, nella consapevolezza che essi sono parti sostanziali del procedimento e destinatari della sentenza, sia con l intervento obbligatorio del PM, sia con la previsione secondo cui tutti i provvedimenti relativi alla prole vengano assunti dal Giudice, anche ex officio, nell interesse morale e materiale della medesima (Corte Cost. n. 185/1986). Si tratta di una tecnica normativa peculiare sul piano processuale che si fonda sulla scissione logica tra parte processuale e parte sostanziale e che trova la sua giustificazione nella peculiarita dei rapporti familiari nel momento della crisi della famiglia, senza tuttavia eliminare il dato oggettivo ed oggi espressamente previsto dal legislatore della immanente partecipazione al processo del minore, quale parte destinataria sostanziale finale degli effetti della sentenza che verra emessa all esito del giudizio. Ne deriva che il minore, quale soggetto che oggi ha il diritto attribuitogli da fonti internazionali e interne a partecipare al procedimento di separazione e divorzio pendente tra i genitori, va ricompresso nel novero dei soggetti incapaci a testimoniare previsti dall art. 246 C.p.C., non6 soltanto alla stregua del principio nemo testis in causa propria, sotteso alla norma in esame, nella sua interpretazione tradizionale, ma soprattutto, in vista dell esigenza di tutela dello stesso minore, nell ambito del procedimento di separazione e divorzio tra i genitori espressione dei principi costituzionali in materia di famiglia, che impongono di evitare al fanciullo, specie se infradodicenne, di testimoniare contro uno dei due genitori, con evidente compromissione del rapporto con entrambi i genitori, e del suo diritto alla c.d. bigenitorialita oggi piu fortemente garantito e tutelato rispetto al passato, e con possibile grave vulnus alla sua sana crescita psicologica ed al suo sentimento familiare. Ne, in senso contrario, puo paventarsi una compromissione del diritto alla prova spettante al genitore parte processuale, oggetto anch esso di copertura costituzionale, ai sensi dell art. 24 Cost., atteso che, per un verso, come avviene nel caso in esame, il genitore ha il diritto a provare il proprio assunto attraverso altri mezzi di prova e nella specie anche attraverso l assunzione degli altri testi ammessi sulle medesime circostanze, e, per altro verso, in termini piu generali, poiche secondo l interpretazione della Corte Costituzionale l art. 246 C.p.C. deve ritenersi immune da censure di costituzionalita, anche laddove la testimonianza del soggetto interessato fosse l unico strumento a disposizione della parte per provare un fatto costitutivo, in un sistema in cui, salve le eccezioni di iniziativa officiosa a tutela di interessi superiori, l assolvimento dell onere probatorio resta a carico della parte ed il diritto di difesa va bilanciato con altri diritti oggetto di copertura costituzionale (cfr. Corte Cost. 97/75). Conclusivamente va dichiarata l incapacita a testimoniare dei due figli minori della coppia ex art. 246 C.p.C. Da ultimo va osservato che la richiesta di acquisizione di tabulati telefonici e di testi sms e inammissibile ed irrilevante e parimenti inammissibile, perche meramente esplorativa e del tutto generica, e anche la richiesta di accertamenti a mezzo la polizia tributaria sui redditi del M. P.Q.M.7 Ammette la prova diretta e contraria sui capitolati di cui alla memoria ex art. 183 C.p.C. con i testi indicati, ad esclusione di quelli incapaci, e rinvia per l assunzione all udienza del, ore ; Dichiara l incapacita a testimoniare dei due figli minori della coppia ex art. 246 C.p.C.; Rigetta tutte le altre richieste istruttorie; Si comunichi ai procuratori delle parti. Catania 4/4/2008 IL GIUDICE ISTRUTTORE Documenti analoghi
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