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Timestamp: 2019-02-18 00:54:12+00:00
Document Index: 121301786

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TFR. Datore di Lavoro insolvente. Paga l'INPS
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Dott. ROSELLI Federico: Presidente
Dott. STILE Paolo: Consigliere
Dott. COLETTI DE CESARE Gabriella: Consigliere
Dott. MORCAVALLO Ulpiano: rel. Consigliere
Dott. ARIENZO Rosa: Consigliere
ha pronunciato la seguente: sentenza sul ricorso 21274/2008 proposto da:
I.N.P.S. - ricorrente -
B.L., - controricorrente -
avverso la sentenza n. 668/2 0 08 della Corte d'Appello di MILANO, depositata il 29/05/2008 R.G.N. 1373/06;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CESQUI Elisabetta, che ha concluso per il rigetto.
1. Con la sentenza specificata in epigrafe, la Corte d'appello di Milano, riformando la decisione di primo grado del Tribunale della stessa città, ha accolto la domanda di B.L., intesa ad ottenere dall'INPS, quale gestore del Fondo di garanzia ai sensi della L. n. 297 del 1982, il pagamento del credito per t.f.r., maturato nei confronti del datore di lavoro insolvente. Ha rilevato, in particolare, la Corte territoriale che - contrariamente a quanto ritenuto dal primo giudice - l'intervento del Fondo non era impedito, nel caso di specie, dalla circostanza che l'istanza di fallimento presentata dalla lavoratrice fosse stata respinta a causa della esiguità del credito azionato, dovendosi invece avere riguardo, ai fini della operatività della tutela prevista dalla L. n. 297 del 1982, art. 2, alla proposizione di concreti atti di iniziativa volti a far valere il credito di lavoro.
2. Avverso tale sentenza l'Istituto ha proposto ricorso per cassazione deducendo un unico motivo di impugnazione. La lavoratrice ha resistito con controricorso.
2.4. Il principio da affermare, quindi, è che, ai fini della tutela prevista dalla L. n. 297 del 1982 in favore del lavoratore, per il pagamento del t.f.r. in caso di insolvenza del datore di lavoro, quest'ultimo, se è assoggettabile a fallimento, ma in concreto non può essere dichiarato fallito per la esiguità del credito azionato, va considerato in concreto non soggetto a fallimento, e pertanto opera la disposizione dell'art. 2, comma 5, della predetta Legge, secondo cui il lavoratore può conseguire le prestazioni del Fondo di garanzia costituito presso l'INPS alle condizioni previste dal comma stesso, essendo sufficiente, in particolare, che il lavoratore abbia esperito infruttuosamente una procedura di esecuzione, salvo che risultino in atti altre circostanze le quali dimostrino che esistono altri beni aggredirli con l'azione esecutiva.
2.5. In base a tale principio, dove concludersi che la decisione impugnata ha correttamente riconosciuto il diritto di ottenere la tutela del Fondo di garanzia, essendosi accertato, in modo pacifico, che la lavoratrice aveva vanamente proposto l'azione esecutiva, vedendosi quindi rigettare l'istanza di dichiarazione di fallimento, e aveva infine domandato l'intervento del Fondo.
3. Pertanto, il ricorso deve essere rigettato. L'Istituto ricorrente va condannato al pagamento delle spese del giudizio, secondo il criterio della soccombenza, con liquidazione come in dispositivo.
P:Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese, liquidate in Euro 15,00, per esborsi e in Euro duemila per onorario, oltre a spese generali, IVA e CPA come per legge.