Source: https://www.zagamilaw.com/commission-wants-to-simplify-life-for-smes-by-easing-the-top-10-most-burdensome-eu-laws/
Timestamp: 2020-08-12 01:01:49+00:00
Document Index: 88711057

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Le convenzioni internazionali «salvano» i costi black list • Zagamilaw
Una recente sentenza della Commissione tributaria provinciale di Milano (n. 294/5/12) ha dato interessanti spunti sulla deducibilità dei costi black list. Soprattutto, afferma che le convenzioni tra Stati valgono più delle norme interne.
Il caso specifico riguardava uno spedizioniere che, per portare a termine il trasporto commissionatogli, coordinava l’attività svolta con mezzi propri e quella di altri vettori. Nei casi in cui il cliente ordinava un trasporto da un Paese black list a un altro Paese, lo spedizioniere dava l’incarico a un soggetto in loco per la tratta nel Paese di partenza dei beni. L’agenzia delle Entrate aveva contestato che il contribuente non aveva fornito prove documentali sufficienti o idonee a dimostrare le due esimenti richieste dall’articolo 110 del Tuir per la deducibilità dei costi black-list. Occorre infatti dimostrare:
– che le imprese estere svolgono prevalentemente un’attività commerciale effettiva;
– in alternativa, che «le operazioni poste in essere rispondono ad un effettivo interesse economico e che le stesse hanno avuto concreta esecuzione».
La sentenza ha accolto la tesi del contribuente, precisando che l’effettività dell’interesse economico perseguito deriva, tenuto conto dell’attività richiesta al contribuente, dalla necessità di acquisire il prodotto/servizio esclusivamente in un Paese inserito nella black list. Inoltre, viene messo in evidenza che risulta assurdo e impossibile ricercare un interesse economico nel compiere un’attività che è essenziale per l’intera transazione. Un ulteriore elemento fondamentale per la decisione è stato quello che i costi sostenuti sono stati riaddebitati alle società clienti e quindi si è trattato di costi che sono serviti a produrre profitto.
Risulta infine importante segnalare che la sentenza ha fornito un’ulteriore motivazione su un argomento che è oggetto di dibattito. Il tema è se questa norma risulti applicabile nel caso in cui il soggetto estero con il quale sono intercorse le operazioni commerciali sia residente in un Paese black list con il quale l’Italia abbia stipulato una convenzione contro le doppie imposizioni che prevede una clausola di non discriminazione (articolo 24, paragrafo 4, del Modello Ocse). Tale clausola prevede infatti che i costi sostenuti da un’impresa di uno Stato per gli acquisti di beni e servizi da un’impresa dell’altro Stato sono deducibili nelle stesse condizioni in cui sarebbero deducibili, se fossero pagati a residenti del primo Stato.
Sul punto, la sentenza ritiene che «le disposizioni contenute in una convenzione internazionale, in quanto destinate a disciplinare in via esclusiva i rapporti tra i soggetti appartenenti ad uno Stato estero ed i soggetti appartenenti allo Stato italiano, ovvero i rapporti tra uno stato estero e l’Italia, assumano il carattere di specialità e, quindi, assumano rilievo rispetto alle normative nazionali quali, nel caso in esame, il Tuir». Sul punto e nello stesso senso si era espressa anche la stessa Ctp di Milano con la sentenza n. 338 del 20 dicembre 2010 e, incidentalmente, anche la Cassazione con la sentenza n. 4272 del 23 febbraio 2010.
Pertanto per alcuni Paesi black list quali ad esempio Svizzera, Singapore, Malesia e Corea del Sud, la presenza della convenzione dovrebbe superare, secondo l’orientamento giurisprudenziale evidenziato, la disposizione interna del Tuir.
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