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Timestamp: 2020-08-15 20:31:00+00:00
Document Index: 126299736

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 69', 'art. 1', 'art. 61', 'art. 409', 'art. 4', 'art. 61', 'art. 69', 'art. 61', 'art. 69']

Sentenza Cassazione Civile n. 12820 del 21/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12820 del 21/06/2016
Cassazione civile sez. lav., 21/06/2016, (ud. 24/02/2016, dep. 21/06/2016), n.12820
difesi dagli avvocati LUIGI CALIULO, ANTONINO SGROI, LELIO
avverso la sentenza n. 428/2009 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI,
depositata il 29/12/2009 r.g.n. 728/2007;
24/02/2016 dal Consigliere Dott. ENRICA D’ANTONIO;
La Corte territoriale, in conformità a quanto deciso dal Tribunale, dopo aver rilevato che i progetti siglati dall’azienda non presentavano i caratteri della specificità di cui D.Lgs. n. 276 del 2003, artt. 61 e 62, ed aver escluso la validità di un valido progetto, ha, comunque, concluso che all’esito dell’istruttoria svolta era emersa la natura autonoma dei rapporti di collaborazione a progetto posto in essere dal C. con i 14 collaboratori. La Corte d’appello ha ritenuto, infatti, ammissibile che il committente potesse provare che il rapporto intercorso con i collaboratori presentava le caratteristiche tipiche del lavoro autonomo. Secondo la Corte, infatti, il legislatore con il D.Lgs. n. 273 del 2003, art. 69, comma 1, aveva introdotto una presunzione iuris tantum che consentiva, comunque,la prova della natura autonoma dei rapporti di collaborazione posti in essere pur a fronte di un progetto ritenuto non valido. Le argomentazioni della Corte territoriale non sono condivisibili.
Questa Corte ha affermato (cfr, la recentissima Cass. n. 9471/2013) che “il senso complessivo delle disposizioni contenute nel D.Lgs. n. 276 del 2003, artt. 61-69 (nel testo vigente all’epoca dei fatti per cui è causa, dunque anteriormente alle modifiche apportate dalla L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 23, lett. f), si ricava dalla previsione contenuta nel D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 61, comma 1, secondo il quale i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, prevalentemente personale e senza vincolo di subordinazione, di cui all’art. 409 c.p.c., n. 3, “devono essere riconducibili a uno o più progetti specifici o programmi di lavoro o fasi di esso determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore in funzione del risultato, nel rispetto del coordinamento con la organizzazione del committente e indipendentemente dal tempo impiegato per l’esecuzione della attività lavorativa”: l’impiego del verbo “devono” palesa infatti l’intenzione del legislatore delegato di vietare, in armonia con la finalità enunciata dalla L. n. 30 del 2003, art. 4, comma 1, lett. c), nn. 1-6 (e fatte salve le specifiche eccezioni ivi previste e poi trasfuse nel D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 61, commi 1-3), il ricorso a collaborazioni coordinate e continuative che non siano riconducibili a uno o più progetti o programmi di lavoro o fasi di esso, allo scopo di porre un argine all’abuso della figura della collaborazione coordinata e continuativa, in considerazione della frequenza con cui giudizialmente ne veniva accertata la funzione simulatoria di rapporti di lavoro subordinato. Codesta finalità è realizzata dall’apparato sanzionatorio previsto dal D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 69, il quale, ai commi 1-2, disciplina due distinte ipotesi: la prima ricorre allorchè un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa venga instaurato senza l’individuazione di uno specifico progetto, programma di lavoro o fase di esso; la seconda si verifica qualora venga accertato dal giudice che il rapporto instaurato ai sensi dell’art. 61, si è venuto concretamente a configurare come un rapporto di lavoro subordinato. Benchè entrambe siano sanzionate con l’applicazione della disciplina propria dei rapporti di lavoro subordinato, si tratta però di fattispecie strutturalmente differenti, giacchè nella prima rileva il dato formale della mancanza di uno specifico progetto a fronte di una prestazione lavorativa che, in punto di fatto, rientra nello schema generale del lavoro autonomo (sulla riconducibilità della –
collaborazione coordinata e continuativa nell’alveo del lavoro autonomo cfr., fra le tante, Cass.; n. 6053 del 1986), laddove nella seconda rilevano le modalità di tipo subordinato con cui, nonostante l’esistenza di uno specifico progetto, è stata di fatto resa la prestazione lavorativa. La riprova è che, riferendosi ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa instauratisi senza uno specifico progetto, l’art. 69, comma 1, cit., impiega la locuzione “sono considerati rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto”, tipica dei casi di c.d. “conversione” del rapporto ope legis (quali ad es.