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Timestamp: 2020-07-15 08:47:09+00:00
Document Index: 64235692

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 19', 'art. 83', 'art. 86', 'art.119', 'art.123', 'art.52']

COVID 19. EMERGENZA CARCERI. I PERICOLI. UNA TESTIMONIANZA DIRETTA – Hdemos S.r.l.
COVID 19. EMERGENZA CARCERI. I PERICOLI. UNA TESTIMONIANZA DIRETTA
21 Aprile 2020 | Attualità, Criminologia, Diritto Penale, Notizie
Il covid-19 è diventato un fenomeno mondiale, tanto da non risparmiare alcun aspetto della nostra vita, interessando anche quello giuridico. La globalità della sua diffusione non ha, ovviamente, risparimato, l'”universo” carcerario, creando problematiche di difficile soluzione.
Ed invero, nelle carceri italiane, nelle scorse settimane, abbiamo assistito a tentate evasioni, ribellioni ed incendi che purtroppo hanno generato anche delle vittime. Una delle principali doglianze è stata quella della limitazione imposta ai colloqui con i familiari. Ma facciamo un passo indietro, esaminando uno dei principali problemi del sistema carcerario, quello del sovraffolamento.
Il sovraffollamento, problema che già affliggeva la popolazione carceraria, non permette di garantire il distanziamento fisico, come imposto dai vari DPCM emessi dal Governo.
Il distanziamento fisico, allo stato, sembra essere l’unica reale misura efficace per prevenire il contagio da coronavirus.
I dati statistici ci dicono che la popolazione detenuta in Italia è di 60.000 unità ma, la capienza è di circa 50.000 posti. Ad oggi i contagi interni non sono casi isolati, purtroppo ci sono anche delle vittime tra detenuti e personale e, a causa di questi profondi rivolgimenti sociali, si intensificano comportamenti devianti e la possibilità di svilupparli anche da parte di chi avrebbe, in un regime normale, seguito , con tranquillità e pazienza, le regole imposte dal sistema e dalle normative.
La preoccupazione è tanta, dal momento che unico modo per impedire la diffusione del virus è quello del distanziamento sociale.
Risulta comprensibile come all’interno di un istituto penitenziario, rispettare i protocolli richiesti, diventi difficoltoso, generando uno stato di grave tensione tra la popolazione detenuta.
LE REGOLE PENITENZIARIE. L’ART 27 DELL’O.D.
All’interno di ogni società vengono utilizzati strumenti di controllo sociale, al fine di favorire relazioni pacifiche, come ben sappiamo ci sono i controlli formali “leggi, codici, sanzioni” e informali “famiglia, scuola, chiesa e le persone care con cui interagiamo”.
Anche per quanto riguarda il sistema penitenziario, sono state introdotte, nel tempo, numerose normative per regolare la vita del detenuto, sempre nel rispetto dei suoi diritti fondamentali e del principio cardine quello del recupero del reo alla vita sociale.
Di fondamentale importanza è l’art. 27 dell’ord. penit. in quanto dispone che, al fine di un buona risocializzazione del detenuto, all’interno degli istituti penitenziari vengano garantite “attività culturali, sportive e ricreative, e ogni altra attività volta alla realizzazione della personalità dei detenuti e degli internati, anche nel quadro del trattamento rieducativo” (Rivello-Marro). In tale modo, al detenuto si garantisce la continuità delle relazioni con la propria famiglia, al fine di mantenere stabile la sua identità o mutarla in meglio, svolgendo attività che possano garantirgli un buon reinserimento sociale, oltre a scontare la sua pena, come imposto dalla legge.
A tal proposito, in Italia, al detenuto, vengono garantiti, l’istruzione, corsi di formazione e di addestramento professionale, (in particolar modo) per i detenuti d’età inferiore ai venticinque anni (art. 19 o. p.), per un buon re-inserimento all’interno della società. Altresì, è garantita la celebrazione dei riti di culto cattolico e per gli appartenenti a religioni di culto differenti, vi è il diritto, su richiesta, all’assistenza del ministro di culto di riferimento.
LA DOPPIA DETENZIONE
Per contenere e contrastare i rischi sanitari, lo Stato è intervenuto con il decreto-legge dell’8 Marzo 2020 n11, disponendo che i colloqui con i detenuti avvenissero solo per via telematica o da remoto e che la concessione dei permessi premio e della semi libertà potesse essere sospesa fino al 31 maggio 2020.
Successivamente è intervenuto il decreto–legge “Cura Italia” 17 Marzo 2020, n.18 [1] che prevede il rinvio d’ufficio delle udienze a data successiva al 15 Aprile 2020 (art. 83) e lo stanziamento di 20 milioni di euro per il ripristino della funzionalità degli istituti penitenziarie per la prevenzione del virus.(art. 86).
Sono state introdotte anche disposizioni svuota-carceri escludendo dai benefici i rivoltosi.
Sono previste misure di sostegno per i Magistrati onorari in servizio, la norma prevede un contributo economico mensile pari a 600 euro per un massimo di tre mesi (art.119);
Prevista la setenzione domiciliare ai sensi della L. n. 199/2010, allorchè la pena detentiva non sia superiore ai 18 mesi, anche se parte residua di maggior pena, salvo eccezioni per alcune categorie di reato o di condannati (art.123)
Ed infine si può ricorrere a licenze premio straordinarie, fino al 30 giugno 2020, per i detenuti in regime di semilibertà, in deroga all’art.52 ord.pen.
L’AFFETTIVITA’ NEGATA
La detenzione rappresenta per la persona un’ evento traumatico a prescindere dal reato commesso, abbandona i suoi affetti, la sua casa, il suo lavoro, tutto ciò che rappresenta il suo progetto di vita e l’identificazione con il Sé personale. All’interno dell’istituto penitenziario, pian piano la persona rimane sospesa, vi è un’involuzione della propria immagine e autostima, pertanto un passo alla volta aderisce a quella che è la subcultura carceraria, generando un nuovo codice di comportamento, che identificandosi forma una nuova identità. Tale cambiamento viene chiamato dal noto scienziato Donald Clemmer “ processo di prigionizzazione o prisonizzazione”.
La reclusione, non influisce negativamente solo sul condannato, ma su tutta la famiglia; le relazioni diventano difficoltose, l’ affettività potrebbe affievolirsi sempre più considerando il mancato contatto quotidiano. Pertanto è necessario all’interno dell’ istituto un supporto psico-sociale quotidiano da parte dei professionisti e dei volontari, al detenuto e dove possibile al nucleo familiare. Le nuove restrizioni, non fanno altro che aumentare il distacco con i propri cari , generando comportamenti e atteggiamenti negativi nei confronti degli altri detenuti e del personale.
E’ stato chiesto al Sostituto Commissario Coordinatore della polizia Penitenziaria Luigi Giannelli, operante presso la Casa Circondariale Rebibbia N.C. “Raffaele Cinotti “ di Roma, di esprimere il suo punto di vista in merito a quanto sta accadendo all’interno degli Istituti penitenziari.
“ il lavoro all’interno dell’istituto non è facile, se le relazioni esterne diventano difficili all’interno lo è ancora di più, non solo tra i detenuti, ma anche tra i colleghi, le relazioni sono fredde , ci siamo trasformati in pure macchine da lavoro, perdendo l’affettività che l’uomo ha tanto cercato nella sua vita, camminando a tentoni nel buio. Per gli utenti, rappresentiamo l’immagine riflessa dell’esterno, trasmettendo cupezza e stati d’animo dettati dalla preoccupazione.Vi è una doppia mandata alla quotidianità: si ha paura di un contagio per la propria famiglia, ma anche di trasmetterlo all’interno dell’istituto . Al fine di prevenire tale criticità, sono state messe a disposizione dalla Protezione Civile le tensostrutture all’ingresso degli istituti cosi che il personale prima di accedere al proprio servizio, viene sottoposto a screening diagnostico.
Le relazioni sono nervose, manca la prossimità con l’altro, se devi starnutire preferisci strozzarti piuttosto che generare allarmismi, bisogna stare molto attenti ai toni che vengono utilizzati, ai gesti, e a qualsiasi misura si decida di adottare (come l’isolamento per un detenuto) per non generare malessere. A volte, basta una telefonata non concessa per far diventare un utente nervoso e violento e tale stato d’animo a sua volta si ripercuote nei compagni di cella e cosi via. L’umore del personale e scarno, l’amicizia tende a defluire, il lato umano è soppresso. La popolazione detenuta non sembra percepire realmente la frustrazione vissuta all’esterno, strade vuote, negozi chiusi, vivendo una condizione di malessere più ovattata.
Le nuove disposizioni, hanno fatto emergere un’ulteriore problematica relative al consumo di sostanze stupefacenti, I detenuti hanno puntato le infermerie per recuperare medicinali che possano essere dei sostitutivi alla sostanza, spesso facendo dei cocktail di farmaci pericolosi, utilizzano le sigarette come merce di scambio. La Direzione utilizza tutti gli strumenti, le capacità e i dispositivi necessari a garantire una quotidianità pacifica e serena, ma sembra di essere su Marte in cui ci sono tanti vulcani che aspettano solo di esplodere”.
Le ottime ed equilibrate osservazioni poste in essere dal Sost. Comm. Luigi Giannelli dovrebbero farci riflettere di come la situazione all’interno delle carceri in tempo di coronavirus siano davvero arrivate al limite e di come si debba intervenire al più presto al fine di garantire al detenuto e a tutti coloro i quali lavorano nel suo stesso ambito, il rispetto di un diritto fondamentale, quello (come a tutti noi altri cittadini) della salute.
[1] https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/03/17/20G00034/sg