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Timestamp: 2019-04-18 12:17:17+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 75', 'art. 75', 'art.2', 'art.25', 'art.133']

Se la pena è illegale. - Il Commentario del Merito
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Se la pena è illegale.
SE LA PENA E’ ILLEGALE IL GIUDICE PUO’ RILEVARLO D’UFFICIO, ANCHE SE L’IMPUGNAZIONE E’ INAMMISSIBILE.
Corte di Cassazione- Sezioni Unite Penali – sentenza nr. 46653 del 25 novembre 2015 Presidente Santacroce Giorgio-Brusco Carlo – Relatore Barreca
“SE LA PENA E’ ILLEGALE IL GIUDICE PUO’ RILEVARLO D’UFFICIO,ANCHE SE L’IMPUGNAZIONE E’ INAMMISSIBILE “
Con ordinanza di rimessione del 17 Marzo 2015 della terza sezione della Corte di Cassazione Penale, le Sezioni Unite Penali sono stata interessate in ordine alla possibilità, nonostante l’inammissibilità del gravame,poiché privo di doglianze in ordine al trattamento sanzionatorio, della rilevabilità d’ufficio in sede di legittimità dell’illegalità della pena per sopravvenuta reformatio in senso più favorevole all’imputato della fattispecie criminosa.
Esplicitando, si puntualizza che la vicenda in questione,relativa alla condanna emessa in relazione a vari episodi concernenti il traffico di sostanze stupefacenti, trae origine dal ricorso per cassazione promosso dall’imputato avverso la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Bari l’8 Marzo 2011,in seno alla quale, previa rideterminazione della pena,veniva concessa l’attenuante prevista dal comma 5 dell’art. 75 del D.P.R. 309/1990;sul punto la quarta sezione penale della Suprema Corte, attestando che il giudice di appello, nel riconoscere l’attenuante del fatto di lieve entità per tutte le ipotesi contestate,aveva omesso di considerare nel computo della pena detentiva definitiva tale circostanza, annullando con rinvio, interessava altra sezione della Corte di Appello di Bari limitatamente ai punti del provvedimento riguardanti il trattamento sanzionatorio.
Nonostante la rivisitazione e il ricalcolo della pena effettuato in seno a quest’ultimo secondo grado di giudizio l’imputato adiva nuovamente la Corte di Cassazione censurando la mancata motivazione sia in ordine all’ affermazione della sua responsabilità sia in merito al rigetto del riconoscimento delle attenuanti generiche.
Orbene, posto che con Legge di conversione del 21 febbraio 2014 n.10 il legislatore ha statuito che l’ipotesi delittuosa innanzi richiamata (comma 5 dell’art. 75 del D.P.R. 309/1990)configura nuovo e autonomo reato che, sganciato dall’alveo delle circostanze attenuanti in subiecta materia ,prevede una duplice e sensibile riduzione della pena precedentemente prevista, ictu oculi ne deriverà che tale riforma non potrà disattendere l’art.2 del codice penale .
Determineranno,pertanto, in merito le Sezioni Unite che, in ossequio al principio ivi previsto di retroattività della legge posteriore più favorevole, una mancata rivisitazione del trattamento sanzionatorio d’ufficio, paralizzante la formazione del giudicato per, repetita iuvant, inammissibilità del predisposto ricorso, renderebbe la pena meno favorevole già inflitta illegale.
La decisione in oggetto si cristallizza oltremodo interessante per una duplice ragione.
In primis perchè,nell’esaltare i brocardi indefettibili nullum crimen sine legge e nulla poena sine legge (art.25 Cost.)e permettendo la modifica d’ufficio della pena, si assiste al superamento del vincolo del giudicato e dell’intangibilità del trattamento sanzionatorio;in secondo luogo poiché si fissa e si circoscrive ,nel distinguere la pena ingiusta dalla pena illegale, tale facoltà di rideterminazione d’ufficio esclusivamente laddove la pena dovesse risultare non legale .
Corre l’obbligo all’uopo richiamare la parte motiva del presente provvedimento ove si registrerà l’esclusione dell’ illegalità della statuizione punitiva allorquando, pur a seguito della modifica della normativa più favorevole, si controverte in ordine ad una pena, che, rimanendo nei margini edittali sopravvenuti, sia stata inflitta,con adeguata motivazione, per un fatto criminoso il cui disvalore sociale sia rimasto immutato,che rientri entro limiti ragionevoli a commisurarsi con la diversa gravità del reato come novellato e che rispetti i criteri di cui all’art.133 c.p.c.;in presenza di siffatte condizioni la pena andrà al più qualificata come ingiusta;di contro, andrà dichiarata illegale quella pena che, pur fedele ai margini edittali della più favorevole disciplina, non risponda più ai parametri di riferimento,nonché di proporzionalità,adeguatezza e compatibilità con la nuova fattispecie delittuosa e con la sua specifica funzione rieducativa.
Ne consegue che per affermare il concetto di illegalità della pena non sarà sufficiente che la sua gravità abbia subito un’attenuazione.
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