Source: http://mefrm.revues.org/928
Timestamp: 2017-03-23 02:20:21+00:00
Document Index: 185631813

Matched Legal Cases: ['sentenza ', '§ 18', 'sentenza ', '§ 42', '§ 62', '§ 18']

Signoria ed élites rurali (Toscana, 1080-1225 c.)
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Italiano English Nell’ottima letteratura sulla formazione delle élites rurali toscane si è dato poco spazio al ruolo della signoria. L’articolo vuole colmare la lacuna, studiando i percorsi di mobilità sociale interni alla signoria e i loro meccanismi. Una generale ricognizione delle fonti e la ricostruzione di alcuni percorsi esemplari mostrano che l’esercizio di servitia per il signore (e in particolare lo svolgimento della funzione di castaldo) permise spesso di accumulare piccole fortune. Alla fine del XII secolo, poi, la crescita economica favorì l’emergere, anche nelle signorie più solide, di élites rurali attraverso a percorsi diversi (p. es. accumulazione fondiaria e credito). Comunque gran parte di queste ascese non portarono a un affrancamento dalla soggezione signorile, ma al passaggio a forme di dipendenza privilegiata. La signoria toscana, per la sua informalità, poteva accogliere e valorizzare i percorsi di mobilità sociale.
The first-rate studies about rural élites in Tuscany gave little space to seigneurie. My paper aims to plug this gap by studying the paths of social mobility inside the lordship and their mechanisms. A general survey of sources and the reconstruction of some exemplary individual paths show the key role of the servitium to the lord (and notably of the role of castaldus). It often enabled peasants to accumulate some richness. At the end of 12th century the economic growth fostered the emergence, even in the strongest lordships, of new rural élites through different paths (e.g. land accumulation, loans). However many of these ascents didn't lead to a liberation from lordship, but to forms of privileged dependence. Tuscan lordship, due to its informality, could welcome and enhance the experiences of social mobility.
Keywords :Tuscany, lordship, social mobility, services, property accumulation, loans, dependence
Parole chiave :Toscana, signoria rurale, élites rurali, mobilità sociale, accumulazione patrimoniale, prestiti, dipendenzaHaut de page
1 Redon 1979 ; Wickham 1995, Wickham 1988. Sull’efficacia di questo modello al di fuori della Toscana (...)
2 Pinto 2007.
3 Per una prima impostazione del problema cf. Brancoli Busdraghi 1996, specialmente p. 301-303 e pas (...)
11. Negli ultimi decenni la ricerca sulle élites rurali toscane ha prodotto risultati notevoli. Manca qui lo spazio per tentare una rassegna degli studi che, del resto, si sono concentrati soprattutto su temi lontani dal nostro. Vanno segnalate, però, almeno le sempre utili ricerche di Odile Redon sulle comunità rurali del Senese e, più recentemente, i fondamentali contributi di Chris Wickham, in particolare il suo volume sulle origini dei comuni rurali1. Come illustra una recente sintesi di Giuliano Pinto in una giornata di Flaran su Les élites rurales dans l’Europe médiévale et moderne2, in tutti questi studi – e in altri che si potrebbero e si dovrebbero ricordare – l’attenzione si è concentrata sul rapporto tra élites rurali e comunità, seppur variamente declinato, e sul peso delle attività artigianali e degli scambi nell’emergere delle prime. Grande attenzione è stata inoltre dedicata al tema, classico per la storiografia toscana e più latamente italiana, dell’influsso cittadino su tali sviluppi. All’interno di entrambi i filoni di ricerca la riflessione sulla signoria e sulle sue dinamiche interne ha avuto invece un ruolo marginale : per taluni semplice blocco da rimuovere, per altri elemento accessorio rispetto a dinamiche evolutive interne alla società di villaggio, poco toccate dall’azione dei signori. È invece proprio sul nesso tra signoria e élites rurali, che mi propongo di soffermarmi qui3.
2Non intendo sostenere così che sia necessario (o anche solo opportuno) un ribaltamento delle prospettive storiografiche su accennate. Vorrei piuttosto proporre un’integrazione, suggerendo un ulteriore tratto di complessità in un panorama già molto articolato. Lo sviluppo di speciali legami di fedeltà con i signori e, ancor più, l’esercizio di specifiche attività e funzioni al loro servizio furono, infatti, uno dei percorsi (certo non l’unico), attraverso i quali le élites rurali toscane emersero e si strutturarono tra 1080 e 1225 circa.
4 Su Gianni vd. infra n. 7 e testo corrispondente. La querimonia amiatina si legge ora in Petrucci e (...)
5 Sull’esempio del castello di Tintinnano, in Toscana meridionale, vd. Collavini 2003. Sulla stratif (...)
3Punto d’avvio delle mie riflessioni è la constatazione che nelle signorie toscane si incontrano di frequente singoli dipendenti (o gruppi) che si distinguono dagli altri dipendenti per condizione economica e per prestigio sociale. È questo il senso delle categorizzazioni dei membri delle comunità in maiores e minores o del ricorrere di espressioni come boni homines. Alludeva senz’altro a una situazione simile il teste che definì Gianni melior et maior homo a S. Colomba dei canonici senesi ; ed è questo il contesto cui rimanda, nelle prime fasi dello sviluppo signorile in Toscana, una querimonia amiatina del 1081 : vi si accusano i conti Aldobrandeschi di accordarsi con i rustici più benestanti (bene valentes) per sottrarli alla dipendenza monastica, inserendoli nella nuova signoria comitale4. Questi indizi sparsi trovano puntuale riscontro nelle più antiche liste di dipendenti signorili e dei loro beni, per lo più del primo del Duecento : in esse sono evidenti la stratificazione delle fortune, la costante modulazione di oneri e tributi, e l’esistenza di un ristretto gruppo di famiglie più benestanti, spesso capaci di egemonizzare le strutture comunitarie5.
6 Vd. Archivio di Stato di Firenze, Diplomatico, S. Michele di Passignano [d’ora in poi ASFI, Passig (...)
4Questa posizione egemonica delle élites rurali trovava un significativo momento di rappresentazione (e un’importante ricaduta pratica, in termini di garanzia di ben precisi interessi materiali) in occasione della ripartizione dei dazi o della fissazione per iscritto di consuetudini e franchigie. Nel 1171, per esempio, Ugo abate di S. Michele di Passignano, fece pace con tre suoi dipendenti della villa di Matraia che si erano ribellati, cercando la protezione di Rinaldo Malapresa (il principale nemico locale del monastero). Rinunciò allora alle rappresaglie e a ogni malum usum gravante su di essi, promettendo inoltre che avrebbe sempre coinvolto uno dei tre, insieme a un suo missus, nella ripartizione dei dazi pagati dagli homines di Matraia pro communi negotio6. Del resto il ruolo egemonico di questi gruppi nelle società di villaggio dell’Italia centrale del tempo, inquadrate o meno dalla signoria, è fatto ben noto. E non è certo su questo che può essere utile tornare ancora una volta.
5Il tema che si vuole affrontare è invece quello dei percorsi attraverso i quali i membri di queste élites rurali giunsero a occupare le posizioni di vertice, nelle quali li incontriamo in occasione delle prime puntuali descrizioni del mondo signorile toscano. Vorrei farlo, insistendo sul peso che il servizio al signore giocò nelle carriere individuali e famigliari. Questo non per sostenere l’unicità di questo percorso e, forse, neppure il suo peso dominante nei percorsi di mobilità sociale ascendente all’interno della signoria, ma per insistere su fenomeni e percorsi finora poco valorizzati dalla storiografia ; il tutto al fine di dar conto dell’estrema complessità della società rurale toscana del XII secolo.
62. Per dare carne e sangue alla nozione forse un po’ astratta di élites rurali, comincerò illustrando un caso concreto, che possiamo ricostruire grazie alle deposizioni testimoniali rese in occasione di un processo tenutosi nel 1183 per giudicare se Ferretto, figlio del Gianni Verrani in precedenza evocato, dovesse pagare il dazio al comune di Siena, come libero allodiere, o ai canonici della medesima città, come loro dipendente.
7 La storia di Ferretto e della sua famiglia si ricostruisce in base a : Ghignoli 1994, n° 85 [1183] (...)
7Questa la vicenda, come la si può ricostruire in base alle deposizioni. Ferretto discendeva da una famiglia di villani della località di S. Colomba, nella prima metà del XII secolo proprietà della famiglia senese Visdomini. Già Pedrone, bisavo di Ferretto, era stato posseduto per indiviso dai canonici e da Ranuccio visdomino ; ciò per via del fatto che una quota indivisa dei beni famigliari era stata donata alla canonica dal fratello di Ranuccio. A un certo punto la comproprietà fu risolta : Verrano, figlio di Pedrone, era, infatti, homo dei soli canonici. Di lui non sappiamo altro ; del resto né per lui né per il padre emergono elementi che li differenzino dagli altri rustici del villaggio, se non il fatto che essi erano venuti in possesso di un resedium (aggiuntivo ?) per via femminile (per acquistum femine). Solo con Gianni si hanno tracce di ascesa sociale. Di lui sappiamo che fu a lungo gastaldo dei canonici (semper donec vixit). Perciò, secondo un teste, non pagava il dazio con gli altri villani (ignorat si datium dedit quia castaldio erat) e, secondo un altro, riceveva 4 soldi l’anno pagati da certi villani (canonici dabant pro servitudo castaldionatus illos iiii denarios, quod debebant accipere a filiis Guilielmi de Suvicille). In ogni caso, tali risorse permisero a Gianni di acquistare terra allodiale, una merce largamente disponibile sul mercato in un’area nella quale le signorie erano intercalate a libere proprietà di rurali e cittadini. Secondo alcuni testi, su questa terra allodiale Gianni costruì una nuova casa – sganciandosi così dal resedium di S. Colomba che ipso facto ne denunciava le origini ignobili – ; secondo altri, invece, anche la nuova casa (o ci si riferiva alla vecchia ?) giaceva su terra dei canonici, come tutte quelle degli abitanti di S. Colomba. In ogni caso, i canonici furono pronti a spegnere immediatamente le ansie di autonomia di Gianni : dapprima lo costrinsero ad ammettere pubblicamente che non viveva su terra allodiale ; poi, con la scusa che aveva offeso alcuni loro messi, organizzarono una « squadraccia », comprendente anche alcuni dei vicini di S. Colomba, che depredata est illum […] sicut dominus depredatur villanos suos. Ciò bastò a far rinsavire Gianni che, in cambio della sottomissione, poté mantenere il ruolo di gastaldo. Lo zelo dei canonici nel difendere i propri diritti signorili si giustifica con il delicato incarico di Gianni, con le ricchezze da lui accumulate e, più in generale, con la circostanza che, come si espresse un teste, i canonici lo tenevano pro […] meliore et maiore homine, quem ibi haberent. Insomma, la pietra angolare della loro signoria su S. Colomba. Dopo questo episodio Gianni abbandonò le ambizioni di autonomia e, del resto, anche la sentenza del 1183 ribadì la dipendenza di suo figlio Ferretto e il suo conseguente obbligo di pagare il dazio insieme ai villani della canonica7.
8Non sappiamo nulla di Ferretto dopo il 1183, ma, per farsi un’idea dei possibili esiti del suo percorso di ascesa sociale, ci si può servire – per analogia – dei deposti in un altro noto processo, celebrato nel 1237 nei confronti dei figli ed eredi di Ughetto di Sarna, un ex-dipendente del monastero di S. Fiora di Arezzo. Anche in questo caso, le dichiarazioni permettono di tratteggiare una storia famigliare.
8 La vicenda di Ughetto si ricostruisce grazie a : Archivio Capitolare di Arezzo, Diplomatico, S. Fi (...)
9Nulla sappiamo del padre di Ughetto, ma la circostanza che il suo unico figlio si chiamasse Mugnaio induce a pensare che, nelle generazioni precedenti, esponenti della sua famiglia avessero svolto quel servizio ministeriale per il monastero. La famiglia aveva avuto beni e residenza a Sarna, un castello del monastero ; perciò i testi locali li ritenevano homines di S. Fiora. La famiglia doveva essersi arricchita nella seconda metà del XII secolo : dall’incrocio tra le diverse deposizioni è evidente che Ughetto era ormai legato al monastero non più da un rapporto di hominicium, ma da una più lieve e onorevole forma di fidelitas rustica. È possibile che tale promozione risalisse alla generazione precedente. Sappiamo, infatti, che il giovane Ughetto, emigrato a Torrita (la località sede del monastero), viveva more militum, ludendo cum armis cum aliis domicellis de castro Turrita. Era insomma inserito nel seguito militare dell’abate. Fu allora che prese parte a tre spedizioni militari in difesa degli interessi del monastero. La sua fisionomia sociale era ormai ambigua, a mezza via tra il rustico e il cavaliere : non abitava più nel resedium di Sarna e, verosimilmente, non coltivava più la terra (ma forse i suoi parenti continuavano a farlo) ; partecipava alla vita sociale e alle cavalcate dei milites di Torrita, ma era pur sempre vincolato all’abate da un giuramento – non pienamente onorevole – di fidelitas rustica. Non si trovava dunque, e non solo in ragione delle proprie origini, su un piede di parità rispetto ad alcuni degli altri cavalieri, di cui pure condivideva lo stile di vita. Le ostilità tra S. Fiora e comune di Arezzo permisero a Ughetto di proseguire il suo percorso d’ascesa. Dapprima gli Aretini distrussero Sarna, che rimaneva una macchia sul suo pedigree ; poi la medesima sorte toccò a Torrita. Allora sia il monastero che Ughetto si trasferirono in città ; qui quest’ultimo, come mostrano le deposizioni dei testi aretini che lo conobbero solo allora, assunse uno stile di vita schiettamente cavalleresco, consentitogli dalle notevoli risorse economiche (certo alimentate dalla crisi del patrimonio monastico), stimate da un teste a più di 500 £. Ughetto divenne così un civis Aretinus e prese parte a diverse cavalcate dell’esercito cittadino. Nel 1237 (l’anno del processo) questi episodi erano storia recente, i testimoni li datarono al decennio precedente. Prudentemente, Ughetto non aveva del tutto obliterato il proprio legame con S. Fiora : certo ormai era un civis – e di più un cavaliere –, ma aveva scelto di continuare ad abitare nei pressi della sede urbana del monastero. Solo dopo la sua morte, del resto, S. Fiora mosse causa ai suoi due figli e, nonostante le deposizioni sopravvissute ne supportino solo parzialmente le ragioni, riuscì a farli dichiarare propri homines. Non veniva azzerato così solo un processo di emancipazione distesosi su più generazioni, ma soprattutto S. Fiora rimetteva le mani sul patrimonio accumulato da Ughetto e dai suoi avi (in larga parte ai danni del monastero stesso)8.
103. Queste due vicende esemplari, che trovano riscontri in molte storie personali purtroppo frammentarie, in assenza di fonti altrettanto eccezionali, suggeriscono alcune considerazioni generali.
11La prima riguarda la provenienza dal mondo della dipendenza personale di questi arrampicatori sociali e lo svolgersi dei loro processi di crescita tutti all’interno della signoria stessa. Un secondo elemento comune è costituito dalla centralità del servizio al signore : nel caso di Gianni Verrani fu proprio questo l’elemento decisivo. In questo come in altri casi, a qualunque livello generazionale si ponga l’affermazione del rapporto di servizio al signore, i testimoni vi insistono, riconoscendo in esso uno scarto decisivo nella storia famigliare.
12Sotto la generica etichetta di « servizio al signore » riunisco un’ampia gamma di rapporti tenuti insieme da tre elementi caratteristici : a) l’esistenza di una forma di dipendenza personale e non onorevole tra signore ed « erogatore del servizio » (il che esclude i legami feudo‑vassallatici) ; b) l’erogazione di un servizio diverso dalle attività produttive nel settore primario e secondario (escludendo così corvées e attività artigianali) ; c) la remunerazione del servizio da parte del signore (senza trascurare che molto spesso per chi prestava il servizio era possibile lucrare ulteriori risorse, materiali e simboliche, dalla propria posizione, al di là di quanto riconosciutogli dal signore).
9 Pasqui 1916, n° 394 (1182) : Rolandino di Mambilia dona alla canonica di Arezzo i propri beni, ris (...)
10 Santini 1895, n° XXII (1219) ; Pasqui 1916, n° 459 [1211 c.]. Per l’associazione del servizio di mo (...)
13Prima di soffermarci su ufficiali e seguiti armati, i due contesti meglio documentati, va sottolineato che queste non sono le uniche forme di servizio a essere il punto di partenza di fenomeni di mobilità sociale ascendente. La varietà dei servizi attestati, infatti, è davvero notevole. Alcuni di essi non sono descritti che genericamente9. Altri sono quelli più scontanti in un contesto signorile : è il caso del portonarius del castello di Vicchio, premiato con parte dei prelievi sui dipendenti locali della Badia fiorentina ; ed è il caso dei molendinarii della canonica aretina a Nussa (esplicitamente detti homines canonice), cui andava un terzo del prelievo signorile sulla macinatura10.
11 Casanova 1927, n° 596 (1164) ; per un parallelo, seppur in un contesto ben più aulico, cf. l’esempi (...)
14Ci sono, però, anche casi più stravaganti. Nel 1164 Rinaldo di Guido rinunciò graziosamente all’affitto e agli altri prelievi signorili ordinari (prendimentum quoque et omnem iniustum servitium quod […] a me et a baliariis meis meo nomine extorquebatur), gravanti su due pezzi di terra che Gherardino aveva acquistato da poco. Si riservò solo il dazio straordinario, limitandolo ai casi di spese eccezionali per l’acquisto di nuove terre, per il pagamento di tributi all’imperatore o al marchese di Tuscia o per la raccolta del riscatto, se fosse caduto prigioniero. Fin qui nulla di strano. È invece inusuale il fatto che l’atto fosse indirizzato alla moglie di Gherardino e che il privilegio spettasse a Tezze […] nutrici cuiusdam filie mee Altevidute e fosse giustificato pro predicte filie mee Altivedute nutrimento. Si trattava dunque di un premio a una balia11. Anche una concessione modesta come questa poteva essere il punto di partenza di processi d’accumulazione, di cui ovviamente ignoriamo gli esiti. Del resto, precedenti esenzioni o donativi, forse dovuti al medesimo tipo di servizio, potrebbero spiegare la disponibilità di denaro che permise a Gherardino di comprare i due pezzi di terra.
12 Oltre ai casi del figlio di Ughetto di Sarna e di Mugnaio di Poppi (rispettivamente supra n. 8 e i (...)
15Più evidente (e positivamente dimostrabile) è il ruolo all’interno dei processi di mobilità sociale delle più consistenti entrate garantite da servizi come quello di portonarius o, ancor di più, di molendinarius : ne è una spia la frequenza del nome proprio Mugnarius nelle élites rurali12.
13 Vd. p.es. Guidoni 1971-1972, n° 60 (1141) ; Ghignoli 1994, n° 85 (1183) ; Guidi-Parenti 1910‑1939, (...)
16È però la funzione di ufficiale signorile il servizio più attestato come origine o passaggio decisivo nelle carriere di singoli rustici o di famiglie che, emergendo dal panorama indistinto della soggezione personale, s’innalzarono ai vertici della società di villaggio. Tale ruolo, infatti, permetteva di accumulare consistenti risorse, materiali e immateriali. Dal punto di vista delle entrate economiche, oltre a modesti stipendia13, sono attestate due principali forme di remunerazione : la concessione di beneficia (o feuda) e l’esenzione da alcuni degli oneri signorili.
14 È così, p.es., nell’elenco di beni garfagnini degli aristocratici lucchesi Benzo e Cunimundo (tra (...)
15 Così sembra nel caso dei tre gastaldi (uno dei quali defunto) attestati in un lungo elenco di case (...)
16 Nobili 1985.
17Quanto alla prima tipologia, va notato che gli ufficiali signorili minori altro non erano che l’evoluzione di figure già presenti nel mondo della grande proprietà alto medievale che, nel contesto dello sviluppo signorile, avevano esteso le proprie competenze alla riscossione dei tributi signorili, alla giustizia minore e a forme di polizia campestre, assumendo un profilo schiettamente militare. I gastaldi alto medievali erano stati spesso premiati con la concessione di beneficia, per lo più consistenti in rendite assise su una o più famiglie contadine insediate nei mansi14. Non bisogna però sovrastimarne ricchezza e prestigio : spesso i gastaldi coltivavano direttamente le terre concesse loro15 ; e il caso del gastaldo obertengo Morulo, caduto in povertà per il disinteresse dei marchesi per i loro beni toscani, ricostruito da Mario Nobili alcuni anni orsono, insegna che non sempre la fortuna arrideva loro16.
17 Un feudo gastaldile è ricordato a Moriano (una signoria del vescovo di Lucca) nel 1141 (Guidoni 19 (...)
18Non bisogna dunque immaginare continuità famigliari, se non eccezionali, tra costoro e gli ufficiali signorili ; né credo sia corretto ricercare radici alto medievali alle fortune, locali e modeste, delle élites rurali del XII e XIII secolo. I tratti di continuità si collocano invece sul piano tipologico : la pratica di beneficiare, con terre aggiuntive o direttamente con il reddito di certi mansi, i gastaldi, premiandoli per il loro servizio, impostatasi in epoca alto medievale, proseguì nel nuovo mondo signorile17.
18 Esempi di esenzioni vengono da Kurze 1974-1981, II, n° 363 (1194) accordo di spartizione dei dirit (...)
19Anche l’altra forma di remunerazione degli ufficiali signorili – l’esenzione – aveva forse radici risalenti, ma essa conobbe certamente nuovo impulso nel quadro dello sviluppo signorile a causa della moltiplicazione e dell’appesantimento dei tributi imposti ai contadini. In questo contesto, la funzione di gastaldo, comportando una più o meno ampia esenzione dai tributi, permetteva di godere di una quota più consistente della produzione agricola18.
19 P. es. Cammarosano 1993 n° 104 [1191/7], teste 4 ; Orlandi 2002, n° 100 (1180) ; cf. anche supra n (...)
20 P.es. Guidi-Parenti 1910-1939, iii, n° 1169 (1192), Pasqui 1916, n° 459 [1211 c.], teste 10 ; Schn (...)
20I compiti dei gastaldi comportavano un’ampia gamma di forme di rappresentanza e di sostituzione del signore : da quelle più importanti (amministrare la giustizia minore ; riscuotere censi e tributi ; ripartire e raccogliere i dazi ; nominare cafagiarii e camparii ; portare a termine amasiamenta e dismasiamenta)19, a quelle più modeste e quotidiane, ma non meno strategiche per la vita degli abitanti di un villaggio : gestire i magazzini signorili e movimentarne il contenuto ; mettere in possesso di beni negoziati o pagare il prezzo di acquisti ; far scavare fossati ; organizzare le corvées e indirizzarle verso questa o quell’attività20.
21La varietà e l’ampiezza di queste funzioni – come anche la loro genericità – facevano degli ufficiali un elemento chiave della vita quotidiana di una signoria. In ogni caso, viste l’occasionalità dei servizi e l’assenza di ogni forma di « professionalizzazione » o di accountability, non si può considerare il ruolo del gastaldo come un mestiere : gli ufficiali restavano innanzitutto contadini e / o piccolissimi possessori – o al limite guerrieri. È inoltre verosimile che, soprattutto nelle signorie minori, dedicassero larga parte del proprio tempo all’attività agricola ; mentre nelle signorie maggiori dovevano essere i compiti militari a giocare la parte del leone nella loro routine quotidiana.
21 Anche se i casi a me noti non rimandano a personaggi di cui sia certo il servizio come gastaldi. A (...)
22 Santini 1895, n° XXII (1219), teste 2 : Catellinus Ridulfini aveva aiutato il gastaldo dell’abate (...)
23 Cf. da ultimo Bisson 2009.
22Le due tipologie di compenso (beneficia ed esenzioni) potevano combinarsi, con la remissione in forma di beneficio di parte dei tributi dovuti dal dipendente21. Questa tipologia mista mostra bene la crescente importanza del prelievo signorile rispetto al semplice possesso fondiario. I beneficiati, infatti, preferivano ormai alla terra una quota del prelievo signorile ; una novità che non si spiega solo con il sempre più consistente contenuto economico di quest’ultimo, ma anche con il suo valore simbolico. Essere esentati da parte degli oneri signorili non garantiva solo un beneficio finanziario, ma era il riconoscimento « dall’alto » di uno status privilegiato nei confronti degli altri dipendenti. Del resto, la stessa partecipazione, dalla parte dei dominanti, alle ritualità del prelievo si risolveva in un surplus di prestigio spendibile all’interno della comunità. Questa ricchezza immateriale si assommava alle molteplici occasioni di arricchimento personale e di formazione di clientele locali garantite dall’esercizio di un servizio, definito nei termini più generici, privo di qualsiasi forma di verifica ed estremamente pervasivo nella quotidianità. Quanto alla creazione di clientele, si pensi solo al margine d’arbitrio dei gastaldi nella scelta degli aiutanti ad hoc che li accompagnavano, ora a imporre una multa o ad operare una confisca, ora a riscuotere, casa per casa, dazi o collette22. Il gastaldo poteva attivare così reti clientelari che ne accrescevano il prestigio locale. Non si trattava, però, solo di questioni di status, pur così importanti nella società toscana del XII secolo : sebbene le fonti tacciano al riguardo, è chiaro che, al di là di quanto delegato dal signore, i gastaldi avevano ampi margini d’arbitrio. Ciò consentiva loro di favorire i propri protetti e di lucrare entrate aggiuntive grazie a ripartizioni pilotate dagli oneri, a favoritismi nella successione nei mansi deserti, a dilazioni nei pagamenti, a dichiarazioni infedeli e via dicendo. Tutte pratiche queste ampiamente attestate in tutta Europa tra gli ufficiali regi e principeschi23.
24 Come è noto, questi aspetti sono al centro delle ricerche di Wickham, citate supra n. 1.
234. Le risorse accumulate attraverso il servizio al signore furono investite in primo luogo nella « politica locale », cioè nella creazione di clientele e nell’affermazione di un controllo delle istituzioni comunitarie, quando esse si furono pienamente sviluppate24. Ma non solo. Quali furono gli altri investimenti consentiti dal surplus di risorse finanziarie e simboliche ? La questione ci riporta ad altri, più noti e studiati, percorsi d’ascesa sociale attivi nelle campagne toscane del pieno medioevo – percorsi che, occorre ricordarlo, non riguardano solo gli ufficiali signorili e gli altri « erogatori di servizi » ai signori, ma hanno più ampia diffusione.
25 Cf. supra n. 7 e testo corrispondente per Gianni Verrani ; per la centralità della proprietà del r (...)
26 Wickham 1987 e, più recentemente Mercato della terra 2004.
24L’investimento primario consistette sicuramente nell’acquisto di terre. I fenomeni di accumulazione fondiaria sono a un tempo la cartina di tornasole della gerarchizzazione del mondo dei dipendenti e una delle sue principali cause. Come mostra il caso di Gianni Verrani, le risorse potevano essere usate nell’acquisto di tenimenta e di terre allodiali oppure nell’acquisto o nella costruzione di case (eventualmente su terra allodiale, per rivendicare uno status di libertà)25. Per portare a termine tali acquisti non occorrevano, però, solo risorse monetarie, ma anche reti sociali che oliassero i meccanismi del mercato della terra26. E sempre alle reti sociali e al ruolo localmente eminente degli ufficiali signorili rimanda il cenno all’adquistum femine (forse l’eredità di una donna senza fratelli), fatto da un teste per spiegare l’origine di parte dei beni di Gianni Verrani, padre di Ferretto.
27 Maire Vigueur 2004.
28 Come mostrano i casi di Mugnaio da Poppi (cf. infra n. 31) e Ughetto di Sarna (cf. supra n. 8), ci (...)
29 P.es. ASFI, Diplomatico, Luco, XII sec., n° 6 (foto 7 517), edito in Fabbri 1989, p. 17-19 : elenc (...)
30 Vd. il documento riguardante Pernina citato alla nota precedente ; cf. anche, fra i tanti esempi, (...)
25L’altra fondamentale forma d’investimento delle risorse accumulate grazie al servizio riguardò il settore militare. In campagna come in città, l’acquisto di un equipaggiamento militare e di cavalcature non solo garantiva un innalzamento di status, ma anche nuove fonti d’entrata. J.-C. Maire Vigueur ci ha insegnato che nel xii secolo in città tale percorso era aperto a tutti, purché se ne avessero i mezzi economici27. In campagna la situazione non era diversa. Nella Toscana del pieno medioevo non esisteva un’insuperabile frattura tra milites e contadini nel rapporto con le armi ; né paiono aver avuto gran peso le ritualità dell’investitura28. Forme di coinvolgimento dei dipendenti nelle attività militari, ora come fanti, ora come masnaderii (cavalieri non liberi montati a spese del signore) sono ampiamente attestate29. Il caso di Ughetto di Sarna mostra che, se le tasche lo permettevano, il passaggio dai seguiti militari « servili » alla libera militia era agevole. Come l’accumulazione fondiaria, l’assunzione di una fisionomia militare era, a un tempo, punto d’arrivo di forme di accumulazione e punto di partenza di ulteriori arricchimenti : consentiva di partecipare ai bottini e di combattere come mercenari, garantendo inoltre ulteriori forme di esenzione dagli oneri signorili30.
31 Bagnai 2010, i, § 18, p. 23 : Mugnaio de Popio iuratus dixit quod est homo comitis et iuramento fi (...)
26All’interno di questi percorsi individuali connotati in senso militare particolare peso ebbe il servizio come scudiero. Tipico ruolo dei giovani membri delle élites rurali prima di entrare in possesso dell’eredità famigliare, esso offriva occasioni di socializzazione con gli esponenti del gruppo cavalleresco (instaurando ex novo o rafforzando rapporti di fedeltà e consuetudine alla vita comune), era inoltre un momento di formazione e training alle pratiche militari (presupposto per la carriera come masnadiere o miles), costituiva infine un’occasione di conferma del prestigio famigliare agli occhi dei rurali. Mugnaio da Poppi era stato scudiero dei conti Guidi, prima di coronare la propria carriera, diventando miles, senza che questo, almeno ai suoi stessi occhi, ne obliterasse la condizione di homo comitis31.
32 Cf. Bagnai 2010.
33 Un bel quadro di queste pratiche in un testimoniale riguardante i Gherardeschi e il castello di Mo (...)
34 ASFI, Diplomatico, Vallombrosa, sec. XIII (foto 27 478) [1171 c.], edizione parziale (con molte im (...)
35 Come mi è capitato di fare in Collavini 1998. Parzialmente diversa è la realtà duecentesca (questo (...)
27Simili percorsi erano resi possibili dall’informalità e dall’apertura del gruppo cavalleresco toscano, ma a stimolarli erano in primo luogo la costante crescita delle risorse economiche disponibili e la « fame » di guerrieri delle maggiori e delle minori formazioni politiche che costituivano il tessuto geo‑politico regionale. Essi erano altresì favoriti dalla connotazione militare degli ufficiali e dalla loro assoluta intercambiabilità di ruoli con i seguiti militari signorili. Gran parte delle attività svolte dai gastaldi e dai loro aiutanti ad hoc erano compiute in armi : dei molti visconti e gastaldi dei Guidi orbitanti intorno al castello di Monte di Croce – illuminati dal testimoniale di Rosano del 1203 – non è facile dire se fossero più ufficiali o guerrieri, ma certo i due aspetti si compenetravano32. Del resto non solo l’attività giudiziaria e poliziesca, ma anche molti altri compiti dei gastaldi comportavano l’uso della violenza : non si può dubitare che il prelievo di censi e di dazi avvenisse attraverso l’intimidazione da parte di chi li riscuoteva nei confronti di chi li doveva pagare – e questo tanto più nel caso di prelievi straordinari o arbitrari, ampiamente attestati nella regione33. Anche la riaffermazione del controllo su un dipendente riottoso poteva risolversi in una piccola spedizione militare o, più propriamente, in un’aggressione da parte di ufficiali e seguiti armati, dal valore simbolico non meno che pratico. Un simile panorama di violenze, che avevano per protagonisti seguiti armati, scudieri e ufficiali signorili, del tutto intercambiabili tra loro, viene da una querimonia del monastero di S. Lorenzo di Coltibuono degli anni Settanta del XII secolo34. Il panorama di disordine e di violenze offerto da testi come questo, l’assenza di ruoli specifici e distinti tra ufficiali signorili e seguiti armati, la mancanza di ogni forma di controllo e verifica del loro operato, la labilità delle gerarchie tra ufficiali sono tutti elementi che, non solo nel caso dei signori minori, ma anche in quello delle maggiori signorie comitali e marchionali, debbono rendere prudenti rispetto a ogni lettura che li interpreti come antesignani di forme di governo amministrativo35. Come si è detto, nel XII secolo gli ufficiali restavano innanzitutto possessori terrieri e guerrieri.
36 Cf. da ultimo Fiore 2010, anche per un panorama della precedente bibliografia.
37 Sulla violenza e sugli « idiomi violenti » diffusi nel mondo signorile toscano cf. Collavini 2009b (...)
28Testi come la citata querimonia di Coltibuono suggeriscono anche i modelli culturali cui gli ufficiali signorili partecipavano e i loro lessici politici di riferimento. Nella storiografia degli ultimi anni, in particolare analizzando il ruolo delle élites rurali all’interno delle comunità, si è insistito sulla forza e sulla pervasività dei modelli comunitari e, al loro interno e nel confronto con i signori, sulla centralità di un modello pattista36. Va però richiamato che, accanto ai modelli armonici e inclusivi, nelle signorie toscane circolavano anche idiomi politici molto diversi, basati sull’esaltazione della violenza, sul suo uso per « inferiorizzare » il dipendente (mettendone in questione la piena umanità) e, di concerto, sull’uso di rapporti di dipendenza individualmente differenziati per frammentare il mondo dei sudditi. Gli ufficiali signorili sono la terra di elezione di questi idiomi politici e dei loro lessici. Nelle fonti, nelle quali la violenza emerge come strumento cardine dell’imposizione dell’ordine signorile (sia sul piano pratico, che su quello ideologico), il ruolo degli ufficiali e dei seguiti armati è fondamentale : sono loro a esercitare gli atti violenti alla presenza del signore (che quasi mai si sporca direttamente le mani) e sono loro a padroneggiare il linguaggio veicolato da una violenza mai fine a se stessa, ma sempre portatrice di significati ulteriori. Del resto, la diffusione tra gli ufficiali signorili di soprannomi che evocano la violenza (come Guastavilla, Sineanima o Aspro), ne mostra l’adesione a un universo culturale nel quale esercitare la violenza era un comportamento nobilitante, mentre il subirla non faceva che ribadire lo status d’inferiorità37.
29Gli ufficiali signorili non potevano limitarsi, però, a esercitare la violenza nella sua dimensione pratica e simbolica, ma talvolta dovevano subirla : il loro status di dipendenti, sempre fortemente ribadito, in caso di tensioni con il signore li esponeva a sperimentare i tratti meno edificanti della cultura della violenza signorile, come scoprì suo malgrado Gianni Verrani, quando cercò di rendersi autonomo dai canonici senesi.
305. Sul finire del XII secolo, la crescita demografica e produttiva e il nuovo peso dell’urbanesimo, con il conseguente aumento della commercializzazione della produzione agricola, aprirono nuovi settori d’investimento per i parvenus e nuovi percorsi di promozione sociale all’interno del mondo rurale (compreso quello inquadrato nelle maglie della signoria) : non dobbiamo pensarli in primo luogo come alternativi ai precedenti, ma ad essi intrecciati e connessi. La commercializzazione, su breve distanza e in quantità significative, dei prodotti del settore primario – e in primis del grano – e, ancor più, la partecipazione alle attività creditizie su una nuova e più consistente scala erano investimenti più redditizi di quelli tradizionali, permettevano inoltre percorsi di crescita sociale più rapidi. Perciò anche le élites rurali emerse grazie al servizio ai signori parteciparono a questi nuovi scenari – come del resto fecero vari esponenti del ceto signorile (nonostante gli stereotipi ancora molto diffusi nella storiografia).
38 Cf. Cammarosano 1979, anche se, a mio parere, con una parziale sottovalutazione del ruolo della si (...)
31D’altra parte, però, queste nuove forme di accumulazione si proponevano oggettivamente come un’alternativa al modello del servizio al signore, che nei cento anni precedenti aveva selezionato larga parte delle élites rurali, strutturandone immaginario e forme di vita. La trasformazione non consistette in una rottura repentina, ma in un’evoluzione graduale, dovuta all’accentuazione di possibilità già presenti nel xii secolo. Anche in precedenza l’imperfetta capacità dei signori di appropriarsi del surplus contadino aveva consentito forme di accumulazione e d’investimento da parte dei dipendenti38. Inoltre per tutto il xii secolo, parallelamente alla crescente complessità dell’economia, erano emerse in ambito rurale élites nate nel contesto delle nuove attività produttive, non esterne né necessariamente ostili al sistema signorile, ma certo non completamente assise sui suoi frutti – e perciò necessariamente meno solidali con i signori rispetto a gastaldi e seguiti armati. Soltanto a fine secolo, però, questi fenomeni divennero davvero massicci.
39 ASFI, Passignano, 1200 ottobre 25 (foto 7 474). Il testo del documento non è chiarissimo, ma l’int (...)
40 Per un atto analogo, ma molto più esplicito, vd. ASFI, Passignano, 1202 luglio 10 (foto 7 698). Pe (...)
41 A un debito di 50 £, contratto a causa dell’acquisto di diritti a Valle (l libras Uberti pro facto (...)
32Un esempio tratto dalle carte di S. Michele di Passignano può chiarire il punto. Si tratta della vicenda di Zucco di Artovicco da Valle – un villaggio posto nelle vicinanze del monastero. Nell’ottobre 1200 costui fu affrancato, con altri cinque capifamiglia del villaggio, da due esponenti della famiglia fiorentina degli Uberti (che forse li avevano in precedenza acquistati da terzi) in cambio della consistente somma di 228 £. Fin qui niente di strano ; ma il documento prosegue, informandoci che i sei non ricevettero solo le case che abitavano e le terre che coltivavano, ma anche – in ragione dei tre quarti – una decina di famiglie di coloni (contadini dipendenti), anch’essi residenti a Valle. Il restante quarto di quelle famiglie fu ceduto al monastero di Passignano39. Le fonti successive chiariscono che, almeno nel caso di Zucco (ma ritengo la cosa generalizzabile ai suoi « soci »), quello del 1200 non era stato un vero affrancamento, ma piuttosto una sua cessione al monastero, avvenuta in forme analoghe a quelle ben note in area catalana : negli anni successivi, infatti, Zucco era sottoposto alla signoria del monastero40. Le peculiarità del nostro atto sembrano dovute al fatto che l’abate, forse per mancanza di liquidi, si era risolto a spartire con Zucco e compagni i diritti sugli altri homines di Valle41. Ne emerge una situazione piuttosto particolare, nella quale alcuni dipendenti signorili erano per parte loro « cosignori » di altri contadini – addirittura residenti nello stesso villaggio. Apparentemente ancor più paradossale è il fatto che Zucco e i suoi compagni decidessero di spendere il proprio denaro non per riscattarsi dalla dipendenza, ma per acquistare diritti signorili su terzi.
42 Acquisti : ASFI, Passignano, 1190 dicembre 7 (foto 6 779) ; ibid., 1193 gennaio 29 (s.f.) (foto 6 (...)
43 ASFI, Passignano, 1202 ottobre 13 (foto 7 722) : sia Rodolfo (di Brunciolo) che Lucarino erano tra (...)
44 ASFI, Passignano, 1222 giugno 16 (foto 9 810) : la causa fu decisa dal pievano di Panzano, giudice (...)
45 ASFI, Passignano, 1185 agosto 1 (foto 6 476) ; ibid., 1199 febbraio 12 (s.f.) (foto 7 351) ; ibid.(...)
33Altri atti riguardanti il nostro personaggio, prima e dopo l’anno 1200, confermano che egli aveva a disposizione moneta sonante ed era attivo nel prestito a usura, in primo luogo nei confronti dei vicini. Fin dal 1190 lo vediamo acquistare terre e diritti a Valle e nel territorio della locale parrocchia di S. Bartolo42. Sebbene non sia chiaro donde gli venissero i capitali, è probabile che parte di questi acquisti rimandino a prestiti su pegno fondiario, del resto positivamente attestati in almeno due casi. Nel 1202, infatti, per 11 £ cedette a Rodolfo il credito che vantava nei confronti di Lucarino e Bussa di Roccolo e il relativo pegno costituito da beni a Valle43. Nel 1222, poi, Zucco e altri due dei suoi vicini dovettero rispondere dell’accusa di aver prestato a usura a un quarto abitante di Valle : i tre ne uscirono indenni, anche se ciò si spiega più con le loro aderenze che con la loro innocenza44. Il suo profilo di piccolo proprietario e prestatore, attivo soprattutto localmente, faceva di Zucco un personaggio di spicco a Valle : lo confermano i ripetuti interventi come teste in atti di personaggi locali rogati lì o altrove45.
46 L’entratura è citata in un elenco di entrate del monastero, un altro degli atti prodotti nel conte (...)
34In seguito all’atto di « affrancamento » / acquisto del 1200, Zucco emigrò nel castello di Passignano : lì ricevette in livello dal monastero una platea (area edificabile) – lo sappiamo dal fatto che, prima del 1204, pagò un’entratura di 10 soldi – e lì acquistò da un residente il diritto utile sulla casa che vi sorgeva sopra46.
47 ASFI, Passignano, 1206 agosto 30 (foto 8 080).
35Nel 1206, in un altro momento di difficoltà finanziarie di S. Michele, Zucco fu nuovamente affrancato, questa volta insieme alla moglie Contessa, dall’abate Ottone. Costui, ricevute 23 £, liberò Zucco e i suoi discendenti dalla condizione di homines e coloni del monastero, trasformando in piena proprietà i diritti livellari di Zucco su una casa posta nel borgo di Passignano. Ancora una volta, però, l’affrancamento non fu completo : su di lui continuavano a gravare i diritti giurisdizionali dell’abate come signore territoriale del castello (iurisdictio, placita, pene, banda) ; egli inoltre avrebbe potuto vendere la casa solo a homines e fideles del monastero – e solo dopo che l’abate avesse rinunciato a esercitare il diritto di prelazione47.
48 Testimonianze : ASFI, Passignano, 1202 febbraio 23 (s.f.) (foto 7 659) da Passignano ; ibid., 1203 (...)
36Nei primi anni del XIII secolo, del resto, Zucco aveva continuato a incrementare il proprio patrimonio fondiario, ampliando i propri orizzonti, patrimoniali e sociali, da Valle a un’area più ampia, centrata sulla sua nuova residenza di Passignano : lo mostrano la localizzazione dei beni acquistati, i luoghi in cui agì come teste e le menzioni in confinanza di terre di sua proprietà48.
49 Per questa trasformazione cf. Collavini 2009a.
50 Altri acquisti a Valle si ricavano da ASFI, Passignano, 1233 dicembre 30 (foto 11 457) : Ciapperon (...)
37L’ascesa sociale di Zucco è dunque rapida e indiscutibile : essa comportò una sostenuta espansione delle basi fondiarie, il trasferimento da un centro minore e periferico (la villa di Valle) a un « luogo centrale » (il castello di Passignano) e l’allargarsi della cerchia sociale di riferimento dai vicini di villaggio ai notabili del castello, all’abate e ai canonici di Ramagliano. Va comunque notato che quest’ascesa sociale, nonostante gli « affrancamenti » del 1200 e del 1206, non si risolse nella fuoriuscita dalla signoria, ma nella rinegoziazione delle forme di dipendenza e casomai nel tentativo di evolvere da dipendente in piccolo signore, all’interno della mobile e complessa rete delle obbligazioni personali che da lungo tempo strutturavano la società della zona e che, nella seconda metà del xii secolo, avevano assunto una connotazione sempre più spiccatamente signorile49. Dalla condizione di dipendente personale di aristocratici laici Zucco era transitato a quella, localmente più prestigiosa e foriera di fortune, di dipendente del monastero ; aveva poi negoziato il passaggio a una dipendenza più onorevole – quella di possessore dipendente da un signore territoriale ; e parallelamente aveva acquistato terre, beni immobili e persino diritti signorili su contadini meno fortunati di lui50. Nessuna delle forme di dipendenza, personale o territoriale, sperimentate da Zucco gli impedì, comunque, di accumulare risorse monetarie né di diventare a sua volta « signore » dei suoi vicini di Valle.
38Come per la partecipazione alle attività militari, anche per l’esercizio dei poteri signorili (specialmente nella loro forma più semplice e diffusa nelle campagne toscane, quella della signoria personale) non esistevano barriere cetuali rigide, era sufficiente disporre dei mezzi finanziari per comprare (o anche solo prendere in pegno) una o più famiglie per divenire micro-signori, partecipando dei benefici in termini di status e prestigio personale che ne derivavano.
51 Un primo tentativo di seguire le tracce di Artovicco, padre di Zucco, nelle carte di S. Michele di (...)
396. Quali gli insegnamenti da trarre dal « caso-Zucco » ? Esso, innanzitutto, ci ricorda i limiti delle nostre conoscenze. Anche in presenza di fonti ricche e di un fenomeno di ascesa sociale intercettato ai suoi primordi restano molte incertezze sulle cause e le forme della prima accumulazione patrimoniale. Come nel caso del servizio come ufficiali signorili, per il quale restano pur sempre aperte le domande sul perché certi rustici, invece che altri, fossero scelti come ufficiali e su che rapporto corresse tra questa scelta e le differenze di status e di fortune esistenti all’interno di ogni signoria, anche i primordi della carriera di Zucco restano avvolti nella nebbia. Donde gli veniva la ricchezza monetaria che ne avviò le fortune ? Dobbiamo pensare a lenti processi di accumulazione interni alla signoria, favoriti dalla relativa inefficienza dei sistema di prelievo, o agli sconquassi causati dell’apertura di Valle al mercato e al credito nei due decenni precedenti al 1200 ? Non so suggerire una risposta al quesito che, ovviamente, trascende ampiamente il pur significativo caso di Zucco51.
40In ogni caso, il suo percorso – come i molti itinerari ad esso paralleli –, oltre a gettar luce sui processi di formazione delle élites rurali all’interno del mondo signorile, aiuta a comprendere meglio la logica dei signori nel governo della crescita di tali élites rurali e le scelte di queste ultime in rapporto alla signoria. Per i primi, la questione più importante non era quella di omogeneizzare la condizione dei dipendenti, i loro oneri e i loro legami con il signore. Ben più efficace di qualsiasi operazione di regolarizzazione del prelievo e delle forme di dipendenza era, almeno in una società rurale complessa come quella della Toscana centro‑settentrionale del pieno XII secolo, la scelta di individualizzare il rapporto, di frammentare la comunità, di graduare oneri e doveri, di premiare gli uni e colpire gli altri, possibilmente creando all’interno del mondo della dipendenza una gerarchia interna che sfruttasse a vantaggio della coesione complessiva della signoria rivalità e gelosie locali : i meno fortunati fra i villani di S. Colomba ricordavano con malcelato piacere di aver preso parte al raid contro il padre di Ferretto, certo un’occasione di regolare vecchi astî. E perfettamente funzionale all’obiettivo di frammentare il mondo dei dipendenti era l’ampia gamma di forme di dipendenza personali canonizzate dal diritto consuetudinario e dotto nel pieno XII secolo. Esse andavano dalla vera e propria servitù di matrice alto‑medievale al servaggio pieno-medievale (hominicium, manentia, colonato) a un estremo dello spettro, fino alla dipendenza dalla signoria territoriale e alla fidelitas rustica all’altro.
41La negoziazione e la modulazione delle condizioni personali, insieme alla perdurante appetibilità dei signori come patroni, ancora nel primo Duecento permisero a molti di loro di tenere legati a sé consistenti settori delle vecchie e delle nuove élites rurali che andavano emergendo e strutturandosi, grazie alla sostenuta crescita demografica e produttiva. Anche per il loro tramite i signori continuarono a esercitare un’egemonia sul resto della popolazione rurale, ottenendo così i loro due principali obiettivi : l’egemonia politica locale e l’afflusso di una consistente quantità di risorse da spendere nei più ampi scenari politici sub-regionali e regionali, che rimanevano l’orizzonte primario di aristocratici e grandi chiese.
42Dal canto loro, di fronte alla flessibilità degli strumenti di dominio dispiegati dai signori e alla prospettiva, resa concreta dall’ampia diffusione e dalla disseminazione delle forme di signoria personale, di evolvere esse stesse in signori, le élites rurali di larga parte della Toscana centro-settentrionale non cercarono uno scontro frontale con i signori, né nella forma della ribellione aperta né nella forma della mobilitazione collettiva all’interno delle istituzioni comunitarie, che pure dominavano. È anche per questo che la Toscana conobbe poche rivolte contadine e una modesta fioritura di franchigie.
43I mutamenti economici, sociali, politici e culturali dei primi decenni del XIII secolo misero in crisi i delicati equilibri raggiunti da signori ed élites rurali, determinando una rapida destrutturazione del tessuto signorile in larga parte della regione. Cause, forme e tempi di tale trasformazione richiederebbero, però, uno studio a sé e non possono certo essere affrontati qui.
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Pinto 2007 = G. Pinto, Bourgeoisie de village et différenciations sociales dans les campagnes de l’Italie communale (XIIIe-XVe siècle), in F. Menant, J.-P. Jessene (ed.), Les Élites rurales dans l’Europe médiévale et moderne, Tolosa, 2007 (Flaran, 27), p. 91-110.
Provero 1999 = L. Provero, Dalla realtà locale alla complessità di un modello : Chris Wickham e le comunità lucchesi, in Quaderni storici, 100, 1999, p. 269-283.
Redon 1979 = O. Redon, Seigneurs et communautés rurales dans le contado de Sienne au XIIIe siècle, in Mélanges de l’École française de Rome. Moyen Âge-Temps Modernes, 91, 1979, p. 149-196, 619-657. Tabacco 1974 = G. Tabacco, Nobiltà e potere ad Arezzo in età comunale, in Studi medievali, ser. III, XV, 1974, p. 1-24.
To Figueras 2000 = L. To Figueras, Servitude et mobilité paysanne : les origines de la remença catalan (XIIe-XIIIe siècle), in Mélanges de l’École française de Rome. Moyen Âge, 112, 2000, p. 827-865.
Wickham 1987 = C. Wickham, Vendite di terra e mercato della terra in Toscana nel secolo XI, in Quaderni Storici, 65, 1987, p. 355-377.
Wickham 1995 = C. Wickham, Comunità e clientele nella Toscana del XII secolo. Le origini del comune rurale nella Piana di Lucca, Roma, 1995 (I libri di Viella, 5).
1 Redon 1979 ; Wickham 1995, Wickham 1988. Sull’efficacia di questo modello al di fuori della Toscana, cf. Provero 1999.
3 Per una prima impostazione del problema cf. Brancoli Busdraghi 1996, specialmente p. 301-303 e passim.
4 Su Gianni vd. infra n. 7 e testo corrispondente. La querimonia amiatina si legge ora in Petrucci et al. 2004, n° 14 [1081] ; per un commento cf. Collavini 1998, p. 133-136.
5 Sull’esempio del castello di Tintinnano, in Toscana meridionale, vd. Collavini 2003. Sulla stratificazione delle comunità di villaggio cf. i testi citati supra n. 1.
6 Vd. Archivio di Stato di Firenze, Diplomatico, S. Michele di Passignano [d’ora in poi ASFI, Passignano], 1171 febbraio 17 (s.f.) (foto 5 734). Esempi analoghi vengono dall’area pisana : vd. Rossetti 1993, specialmente p. 165-167 e Scalfati 2006, n° 68 (1125), entrambi commentati in Fiore 2010.
7 La storia di Ferretto e della sua famiglia si ricostruisce in base a : Ghignoli 1994, n° 85 [1183] e Muratori 1738-1742, i, col. 827-829 (1183). Per un’analisi più puntuale e la precedente bibliografia, cf. Collavini 2006, specialmente p. 375-377. Una lite analoga, documentata però dalla sola sentenza arbitrale, riguarda il dazio su sette famiglie contadine di Luco di Mugello, conteso tra il locale comune e la badessa del monastero di S. Pietro : ASFI, Diplomatico, Luco di Mugello, S. Pietro, 1210 marzo 11 (foto 8 311) (s.f.), edito con diverse imprecisioni in Mittarelli et Costadoni 1759, Appendix, n° CLXXVII, col. 278-279. Gli arbitri decisero che il dazio potesse essere imposto (anche) dal comune, che fosse riscosso congiuntamente con un nunzio della badessa e che la cifra riscossa andasse per due terzi a S. Pietro e per un terzo al comune.
8 La vicenda di Ughetto si ricostruisce grazie a : Archivio Capitolare di Arezzo, Diplomatico, S. Fiora, n° 785, 780, 797, edizione parziale in Pasqui 1916, n° 527, [1237], da integrare con Tabacco 1974, specialmente p. 2 n. 7 e p. 3 n. 12 (saggio che resta il commento base) ; cf. anche Delumeau 1996, p. 942-943, 1203-1204 (che trascura le correzioni di Tabacco all’edizione, ibid., p. 943 e n. 275), ma è la base per collocare la storia di Ughetto nel quadro delle vicende del monastero. Cf. anche Collavini 2006, p. 373-375.
9 Pasqui 1916, n° 394 (1182) : Rolandino di Mambilia dona alla canonica di Arezzo i propri beni, riservandosene l’usufrutto : hoc videlicet reservato, quod concedo proprietario nomine unicuique meorum hominum per capitantiam, massariam per se regenti, duos sextariores terre ad mensuram legittimam in omnibus prenominatis castris et curtibus ; et Riccio de Puzo iiii pro servitio suo (evidenziatura mia). Vd. anche ASFI, Passignano, 1203 gennaio 8 (s.f.) (foto 7 751): Uberto, abate di S. Michele di Passignano, rimette a Gianni di Guidolino uno staio di grano dei due dovuti come censo per la metà di un podere posto a Passignano pro maximo servitio quod michi fecisti.
10 Santini 1895, n° XXII (1219) ; Pasqui 1916, n° 459 [1211 c.]. Per l’associazione del servizio di molendinarius a quello di riscossore di censi, vd. anche Santoli 1906-1915, n° 325 (1241), teste 1 : Benevenutus qd. Ianni, qui fuit de Sancto Marcello et nunc moratur in molendino plebis S. Laurentii vallis Bisentii, ricorda alcuni censi dovuti ai conti Alberti, perché ipse idem recollegit multotiens pro ipso comite.
11 Casanova 1927, n° 596 (1164) ; per un parallelo, seppur in un contesto ben più aulico, cf. l’esempio del donativo fatto alla lactatrix di Enrico, figlio di re Ruggero ii di Sicilia, citato in Drell 2002, p. 167 e n. 83.
12 Oltre ai casi del figlio di Ughetto di Sarna e di Mugnaio di Poppi (rispettivamente supra n. 8 e infra n. 31), cf. anche il caso di Ranieri di Mugnaio di Malatinta (attivo tra fine XII e inizio XIII secolo nell’area di Passignano), factotum del monastero, prestatore, notabile locale, ma anche genero di Rinaldo Malapresa (il principale nemico del monastero) ; su di lui vd. ASFI, Passignano, 1193 giugno 18, ibid., 1201 gennaio 4 (s.f.), ibid., 1202 luglio 10, ibid., 1204 luglio 6, ibid., 1204 luglio 13. Ranieri risulta inoltre sia tra i creditori (direttamente e attraverso il suo castaldo), sia tra gli intermediari commerciali del monastero negli elenchi di debiti dell’abate Uberto, sui quali cf. infra n. 41.
13 Vd. p.es. Guidoni 1971-1972, n° 60 (1141) ; Ghignoli 1994, n° 85 (1183) ; Guidi-Parenti 1910‑1939, III, n° 1700 (1193) : II denarios pro pascioraticu castaldi ; Conti 1965, p. 287 n° 57 (1198) ; Schneider 1907, n° 874 (1280) ; ASFI, Passignano, 1195 gennaio 12 (s.f.) (foto 7 061) : tra i canoni dovuti da un podere anche il servitium de castaldo de Curteveckia ex uno anno due galline et secundo anno tres gallinas et omni anno una imina de vino ; cf. anche gli esempi di gastaldi dei conti Aldobrandeschi, citati in Collavini 1998, p. 459-460.
14 È così, p.es., nell’elenco di beni garfagnini degli aristocratici lucchesi Benzo e Cunimundo (tra fine IX e prima metà del X secolo), nel quale due dei 25 mansi erano detti beneficio de castaldo (Guidi-Pellegrinetti 1921, p. 12) ; cf. anche Piattoli 1938, n° 9 (925).
15 Così sembra nel caso dei tre gastaldi (uno dei quali defunto) attestati in un lungo elenco di case massaricie (157) di proprietà dei Porcaresi (sempre in Lucchesia) a metà xi secolo, ricavabile da Angelini 1987, n° 63-66, 99-100, 104 (1039-1044) ; cf. anche Bertini 1836, n° LXXIV, p. 102 (980).
17 Un feudo gastaldile è ricordato a Moriano (una signoria del vescovo di Lucca) nel 1141 (Guidoni 1971-1972, n° 40) ; e un colle gastaldile e della terra gastaldile sono citati in un atto degli Aldobrandeschi del 1076 (Schneider 1911, n° 91). Gli esempi si potrebbero moltiplicare, cf. Guidi-Parenti 1910-1939, III, n° 959 (1142) terra.
18 Esempi di esenzioni vengono da Kurze 1974-1981, II, n° 363 (1194) accordo di spartizione dei diritti signorili su Montepinzutolo tra il monastero di S. Salvatore al Monte Amiata e i lambardi di Castellina, in cui si afferma che dai servizi dovuti dai rustici (predictis servitiis) castaldi excipiantur. Altri esempi sono Cecchini 1931, n° 78 (1202) e Ficker 1874, n° 396 (1245).
19 P. es. Cammarosano 1993 n° 104 [1191/7], teste 4 ; Orlandi 2002, n° 100 (1180) ; cf. anche supra n. 6 e 10.
20 P.es. Guidi-Parenti 1910-1939, iii, n° 1169 (1192), Pasqui 1916, n° 459 [1211 c.], teste 10 ; Schneider 1911, n° 49 (1054) ; Pagliai 1909, n° 273 (1112) e n° 321 (1125) ; Schneider 1907, n° 140 (1106) ; Cammarosano 1993, n° 120 [post 1195], teste 9.
21 Anche se i casi a me noti non rimandano a personaggi di cui sia certo il servizio come gastaldi. A Giovanni di Brittone di Passignano fu rimessa in feudo parte dei censi, vd. ASFI, Passignano, 1156 novembre 19 (foto 5 243), cf. Collavini 2009a, specialmente p. 198 n. 44. In Conti 1965, p. 277-282 [1160-80], elenco di censi dovuti a S. Michele di Passignano, compare un Rembertinus f. Seniorelli che deve una obia e 25 denari, de quibus XII sunt redobti in feudo.
22 Santini 1895, n° XXII (1219), teste 2 : Catellinus Ridulfini aveva aiutato il gastaldo dell’abate a riscuotere alcuni dei canoni dovuti dal colono Benivieni (delle uova) ; e poi aveva fatto lo stesso con il figlio di Alberto di Cintoia, quando costui aveva tenuto in pegno il castello di Vicchio.
25 Cf. supra n. 7 e testo corrispondente per Gianni Verrani ; per la centralità della proprietà del resedium nelle liti concernenti lo statuto personale dei rustici toscani, vd. Collavini 2006, p. 355 e Collavini 2000, specialmente p. 783‑784, 794.
28 Come mostrano i casi di Mugnaio da Poppi (cf. infra n. 31) e Ughetto di Sarna (cf. supra n. 8), ciò che contava era la disponibilità dell’armamento e lo stile di vita, due elementi resi possibili semplicemente dalla ricchezza. Parzialmente diverso era il caso degli armati a cavallo, reclutati tra i contadini dipendenti, cui il signore forniva in tutto o in parte armi e cavalcature, nelle fonti toscane di solito definiti masnaderii, la cui dipendenza dal signore era più netta, cf. Brancoli Busdraghi 1996.
29 P.es. ASFI, Diplomatico, Luco, XII sec., n° 6 (foto 7 517), edito in Fabbri 1989, p. 17-19 : elenco di 44 dipendenti signorili in loco que dicitur castro de Pernina comprendente 4 coppie di mansi, il cui servizio consisteva nella cavalcata (p.es. manse duo que detinet Utalo, servitium fecit aequitando) e, più oltre, altri 5 singoli mansi, il cui servizio consisteva nel servizio militare a piedi (p.es. de mansa Leuli, mansit in castro). Altri esempi di coinvolgimento dei dipendenti signorili nell’attività militare sono : ASFI, Passignano, 1192 dicembre 21 (foto 6 899) (si ricorda un certo Pagano de Monte, quem dicebant tenuisse scutum in castello de Roffiano) ; Bagnai 2010, i, § 42 p. 30-40 ; § 62 p. 51 (1203) (dipendenti dei Guidi residenti nel territorio di Monte di Croce, molto militarizzati) ; Sezione di Archivio di Stato Orvieto, Instrumentari, n° 865, fol. 44bisv (1223) (diversi rustici degli Aldobrandeschi catturati in una battaglia campale e poi riscattati).
30 Vd. il documento riguardante Pernina citato alla nota precedente ; cf. anche, fra i tanti esempi, Lami 1758, II, col. 772 (1219) e 773 (s.d.).
31 Bagnai 2010, i, § 18, p. 23 : Mugnaio de Popio iuratus dixit quod est homo comitis et iuramento fidelitatis ei tenetur. […] Et dicit quod fuit scutifer comitis per vii annos, et ivit cum ipso apud monasterium de Rosano […]. Et postquam fuit miles, fuit ibi cum domina Sofia. Cf. anche il caso dei due figli del villano benestante Guglielmo Faloppa che servirono come scudieri il loro patrono Dono, vd. Cammarosano 1993, n° 104 [1191/97]. Il fenomeno è ben studiato per l’Italia settentrionale da Menant 1980.
33 Un bel quadro di queste pratiche in un testimoniale riguardante i Gherardeschi e il castello di Montebicchieri in Valdarno, ASFI, Diplomatico, San Miniato al Tedesco, Comune, 1211 gennaio 14 (foto 74 205) (s.f.).
34 ASFI, Diplomatico, Vallombrosa, sec. XIII (foto 27 478) [1171 c.], edizione parziale (con molte imprecisioni) in Majnoni 1981. Sul « genere » querimonia, cf. Cammarosano 2002 e i saggi di Bisson cit. infra n. 37.
35 Come mi è capitato di fare in Collavini 1998. Parzialmente diversa è la realtà duecentesca (questo in linea con più generali sviluppi europei, cf. Bisson 2009).
37 Sulla violenza e sugli « idiomi violenti » diffusi nel mondo signorile toscano cf. Collavini 2009b (e p. 75 per esempi riferiti a gastaldi). Per un quadro più ampio cf. Bisson 1998, Bisson 2009 e Freedman 1999.
38 Cf. Cammarosano 1979, anche se, a mio parere, con una parziale sottovalutazione del ruolo della signoria nei processi di crescita produttiva pieno medievali.
39 ASFI, Passignano, 1200 ottobre 25 (foto 7 474). Il testo del documento non è chiarissimo, ma l’interpretazione proposta è supportata, oltre che dalla vicenda di Zucco, dall’atto con cui Rodolfo di Brunciolo, uno degli uomini attivi in solido con lui, affrancò, per la sua parte pari a un quarto, gli stessi homines di Valle dieci anni dopo, vd. ibid., 1210 luglio 4 (foto 8 444). Per l’identificazione degli autori dell’affrancamento e per il rilievo quantitativo della cifra pagata nel panorama della documentazione fiorentina, vd. Faini 2010, p. 58.
40 Per un atto analogo, ma molto più esplicito, vd. ASFI, Passignano, 1202 luglio 10 (foto 7 698). Per i paralleli catalani cf. To Figueras 2000.
41 A un debito di 50 £, contratto a causa dell’acquisto di diritti a Valle (l libras Uberti pro facto Valle), fa cenno un elenco di debiti del monastero riconosciuti dall’abate Uberto (sembra di fronte a Martino, abate di Vallomborsa e capo della congregazione da cui dipendeva S. Michele) ; il documento fu copiato in un rotolo, contenete altri atti pertinenti al processo intentato allo stesso Uberto nel 1204 per aver dilapidato il patrimonio monastico (ASFI, Passignano, 1204 [foto 7 938], perg. 2). Di questo e di altri documenti prodotti in quest’occasione, un’interessantissima testimonianza sulle pratiche economiche e creditizie di un signore di fine XII secolo, sto preparando l’edizione e lo studio.
42 Acquisti : ASFI, Passignano, 1190 dicembre 7 (foto 6 779) ; ibid., 1193 gennaio 29 (s.f.) (foto 6 909) ; ibid., 1203 ottobre 8 (foto 7 817) ; ibid., 1205 dicembre 29 (foto 8 019).
43 ASFI, Passignano, 1202 ottobre 13 (foto 7 722) : sia Rodolfo (di Brunciolo) che Lucarino erano tra gli « affrancati » del 1200.
44 ASFI, Passignano, 1222 giugno 16 (foto 9 810) : la causa fu decisa dal pievano di Panzano, giudice delegato del vescovo di Fiesole. L’assoluzione avvenne per l’impossibilità da parte di Vivenzio di Ricevuto da Valle di provare le accuse mosse a Zucco, Bencivenni di Bonaccorso e Guglielmino (di Brunciolo).
45 ASFI, Passignano, 1185 agosto 1 (foto 6 476) ; ibid., 1199 febbraio 12 (s.f.) (foto 7 351) ; ibid., 1203 settembre 24 (foto 7 812).
46 L’entratura è citata in un elenco di entrate del monastero, un altro degli atti prodotti nel contesto del processo a Uberto, ibid., 1204 (foto 7 938), perg. 3-4 : Zucco de Valle x solidos pro sua platea ; la casa è citata nell’affrancamento del 1206, vd. n. seguente. Il trasferimento è confermato dal fatto che nel processo del 1222 (cit. supra n. 43) Zucco è l’unico detto de Pasignano e non de Valle.
48 Testimonianze : ASFI, Passignano, 1202 febbraio 23 (s.f.) (foto 7 659) da Passignano ; ibid., 1203 novembre 17 (foto 7 826) per il rettore di S. Biagio di Passignano ; ibid., 1206 novembre 13 (foto 8 091) da Passignano (a un importante atto dell’abate Ottone) ; ibid., 1208 marzo 7 (s.f.) (foto 8 209), per la canonica di Ramagliano ; ibid., 1209 aprile 7 (foto 8 318), per l’abate di Passignano ; ibid., 1212 novembre 11 (foto 8 688) da Passignano ; ibid., 1213 agosto 26 (foto 8 786) da Passignano ; ibid., 1213 febbraio 9 (s.f.) (foto 8 719) da Passignano (un lodo) ; ibid., 1213 febbraio 10 (s.f.) (foto 8 720) da Passignano (per l’abate Geronimo). Acquisti di beni in luoghi diversi da Valle, al momento non tutti ubicabili con precisione, sono ibid., 1203 ottobre 8 (foto 7 817), acquisto di beni a Monte, datato dal mercato di Fabbrica ; ibid., 1205 dicembre 29 (foto 8 019), al Cerreto, confinante con altri suoi beni ; e ibid., 1212 novembre 11 (foto 8 687), a le Turnaie, confinante con altri suoi beni ; ibid., 1219 ottobre 6 (foto 9 465) a Le Tornaie e a Capalle, confinante con altri suoi beni. Beni di Zucco sono citati anche in confinanze : ibid., 1205 dicembre 7 (foto 8 015) a Mazoli, ibid., 1208 settembre 13 (foto 8 252) nel Colto Billiconi, ibid., 1210 agosto 16 (foto 8 457) a Valle ; ibid., 1210 agosto 30 (foto 8 460) a dal Cerro e a Quercioli ; ibid., 1213 agosto 26 (foto 8 786) a Capalle e al cultum de Guatterinis ; ibid., 1213 gennaio 23 (s.f.) (foto 8 715) ad Prunum de Pastina.
50 Altri acquisti a Valle si ricavano da ASFI, Passignano, 1233 dicembre 30 (foto 11 457) : Ciapperone e Bencivenni del fu Zucco (anche per il fratello Francesco) vendono a un converso di S. Michele, che compra per la calzoleria, tutte le terre che avevano nella Valle di S. Bartolo per 12 £ e 10 soldi ; promettono inoltre quod dabunt … omnes cartas quas habent ex dictis terris et rebus … qualiter acquistaverunt seu acquistavit pater eorum Zucchus.
51 Un primo tentativo di seguire le tracce di Artovicco, padre di Zucco, nelle carte di S. Michele di Passignano non ha dato esito ; più promettente sembra la documentazione riguardante gli uomini « affrancati » con lui nel 1200 : di un paio delle loro famiglie si trova traccia almeno dalla metà del XII secolo.Haut de page
Simone M. Collavini, « Signoria ed élites rurali (Toscana, 1080-1225 c.) », Mélanges de l’École française de Rome - Moyen Âge [En ligne], 124-2 | 2012, mis en ligne le 23 septembre 2013, consulté le 22 mars 2017. URL : http://mefrm.revues.org/928 ; DOI : 10.4000/mefrm.928 Haut de page
Università di Pisa – s.collavi[at]mediev.unipi.it
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