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Timestamp: 2020-08-09 02:36:07+00:00
Document Index: 1778305

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 119', 'art. 2', 'art. 119', 'art. 3', 'art. 24']

Niente gratuito patrocinio se l'ente no profit svolge attività economica
Lucia Izzo | 08 mar 2019
Per la Corte Costituzionale è legittimo non consentire all'ente di volontariato esercente attività economica di accedere al gratuito patrocinio
di Lucia Izzo - È costituzionalmente legittima la disciplina legislativa che esclude dal patrocinio a spese dello Stato enti o associazioni, i quali, se pure non perseguono fini di lucro, esercitano una attività economica.
Lo ha sancito la Corte Costituzionale, nella sentenza n. 35/2019 (qui sotto allegata) pronunciandosi su una questione di legittimità costituzionale inerente l'art. 119 del d.P.R. n. 115/2002 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia).
Patrocinio a spese dello Stato e regime differenziato
Niente gratuito patrocinio agli enti no profit che esercitano attività economica
Il T.A.R., giudice rimettente, era stato chiamato a decidere sul reclamo proposto dalla Avis Onlus che si era vista negare l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato in quanto associazione rientrante nel novero dei soggetti che perseguono il cosiddetto lucro oggettivo.
La suddetta norma è ritenuta illegittima dal giudice a quo nella parte in cui "non consente l'accesso al gratuito patrocinio a un ente di volontariato, che svolga un'attività di sicuro rilievo sociale, solo in quanto soggetto esercente un'attività economica".
Secondo il T.A.R., la norma censurata violerebbe, innanzitutto, l'art. 2 Cost., perché alle formazioni sociali ove si svolge la personalità dell'uomo devono riconoscersi gli stessi diritti garantiti agli individui.
Ancora, l'art. 119 del d.P.R. n. 115/2002 si porrebbe in contrasto con l'art. 3 Cost. sotto plurimi profili, tra cui il determinare un'ingiustificata disparità di trattamento nel consentire l'accesso al patrocinio a spese dello Stato alla persona fisica che eserciti un'attività economica e non anche all'ente che eserciti la medesima attività, con ulteriore violazione dell'art. 24 della Costituzione.
Tuttavia, la Consulta ritiene infondate le questioni di legittimità sollevate. Come già sottolineato più volte dalla giurisprudenza costituzionale, la disciplina legislativa del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti "risulta assoggettata, sin dal suo esordio, ad un regime differenziato a seconda del tipo di controversie cui il beneficio sia applicabile", in virtù dell'intrinseca diversità dei modelli del processo civile, penale e amministrativo.
È cruciale, dunque, l'individuazione di un punto di equilibrio tra garanzia del diritto di difesa per i non abbienti e necessità di contenimento della spesa pubblica in materia di giustizia. L'area sulla quale si sofferma il dubbio di costituzionalità, spiega la Corte Costituzionale, ammette un ampio spazio di riempimento da parte della discrezionalità del legislatore, il quale non può non parametrare le diverse opzioni sulla falsariga delle risorse finanziarie limitate, anche per l'esigenza di contenere le spese giudiziali.
La previsione censurata è sintomatica di tale discrezionalità che, sottolinea il Supremo Consesso nomofilattico, è stata esercitata entro i confini costituzionalmente imposti. Non può reputarsi manifestamente irragionevole, infatti, la scelta legislativa in base alla quale, in controversie civili, amministrative, contabili o tributarie, viene esclusa l'ammissione al beneficio del patrocinio a spese dello Stato di enti o associazioni, i quali, se pure non perseguono fini di lucro, esercitano una attività economica.
Questa attività, in quanto tale e a prescindere dalla destinazione degli eventuali utili e dalla consistenza di cespiti patrimoniali, consente accantonamenti in vista, fra l'altro, proprio di eventuali contenziosi giudiziali.
Si tratta di una situazione assai diversa da quella che caratterizza il regime che disciplina il beneficio in favore delle persone fisiche, per le quali l'attività economica si traduce in un reddito che, sotto soglie che spetta al legislatore determinare, giustifica l'intervento dello Stato a tutela e garanzia dell'effettivo esercizio del diritto di azione e di difesa.
Né vale di per sé l'argomento addotto dal TAR , secondo il quale agli enti e alle associazioni non profit sia già riconosciuta, in vari settori dell'ordinamento, un'ampia gamma di benefici a sostegno della funzione sociale che svolgono.
Scarica pdf Corte Costituzionale, sent. 35/2019