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Timestamp: 2020-08-15 00:03:53+00:00
Document Index: 160720387

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 82', 'sentenza ', 'art. 82']

Opposizione a verbale di contestazione: ricorso per cassazione e diritto della parte a stare in giudizio personalmente
9 giugno 2011, n. 12570
Infrazioni al Codice della Strada – Verbale di contestazione – Opposizione – Giudizio d’appello - Ricorso per cassazione sottoscritto personalmente dalla parte – Mancato patrocinio di un avvocato – Art. 82, ult. comma, c.p.c. - Inammissibilità del ricorso - Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (Cedu), art. 6, n.3, lett. c – Diritto di stare in giudizio personalmente – Applicabilità - Limiti
La norma di cui all’art. 6, n. 3, lett. c) della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (Cedu), che riconosce alle parti il diritto di stare in giudizio personalmente, non può trovare applicazione nei giudizi che si svolgono dinanzi alla Corte di Cassazione per i quali è, invece, prescritto il patrocinio di un avvocato iscritto nell’apposito albo. Tale norma, infatti, non attribuisce alle parti un diritto assoluto a difendersi da sé, ma deve essere contemperata con il diritto che ogni Stato ha di emanare disposizioni concernenti la presenza di avvocati dinanzi ai diversi organi giudicanti.
Conseguentemente, deve ritenersi inammissibile il ricorso per cassazione, proposto avverso una sentenza di appello relativa ad opposizione a verbale di contestazione di violazioni al Codice della Strada, che sia sottoscritto personalmente dalla parte, la quale non si è munita del patrocinio di un avvocato iscritto nell’apposito albo come impone, invece, l’art. 82, ult. comma, c.p.c.
“Il ricorso, proposto avverso sentenza di appello relativa ad opposizione a verbale di contestazione di violazione del codice della strada, è sottoscritto personalmente dalla parte, la quale non si è munita del patrocinio di un avvocato iscritto nell’apposito albo, come invece impone l’art. 82, ult. comma, c.p.c. Esso è dunque inammissibile...”.
P.Q.M. La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente alle spese processuali, liquidate in € 600,00, di cui 400,00 per onorari, oltre spese eventualmente prenotate a debito.
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