Source: https://www.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-17950-del-20-07-2017
Timestamp: 2018-09-25 00:15:20+00:00
Document Index: 186357321

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 380', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 526', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 118']

Sentenza Cassazione Civile n. 17950 del 20/07/2017 – La Legge per tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17950 del 20/07/2017
Cassazione civile, sez. VI, 20/07/2017, (ud. 22/06/2017, dep.20/07/2017), n. 17950
sul ricorso 27134/2013 proposto da:
I.C., B.D., D.F.S., F.M.,
IA.VA., O.P., BA.GI.,
avverso la sentenza n. 301/2013 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,
depositata il 30/05/2013;
che la Corte di Appello di Genova ha respinto il gravame principale proposto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca avverso le sentenze del Tribunale di Imperia, che avevano riconosciuto il diritto di I.C., B.D., D.F.S., F.M., Ia.Va., O.P., Ba.Gi., S.F. – personale della scuola alle dipendenze del MIUR in forza di consecutivi contratti a tempo determinato – alla progressione professionale retributiva in relazione al servizio prestato e condannato il Ministero a corrispondere ai predetti le differenze stipendiali in ragione dell’anzianità di servizio maturata;
che la pronunzia della Corte rigettava anche il gravame incidentale dei dipendenti teso ad ottenere la trasformazione dei rapporti a termine in rapporti a tempo indeterminato e la condanna al pagamento della indennità di legge o in subordine al risarcimento del danno, quest’ultimo affermato come neanche dedotto in domanda;
che di tale sentenza il MIUR chiede la cassazione sulla base di unico motivo, al quale non hanno opposto difese gli intimati; che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di consiglio.
2. che viene denunziata violazione e falsa applicazione: del D.Lgs. 6 settembre 2001, n. 368, art. 6,D.L. 13 maggio 2011, n. 70, art. 9, comma 18, come convertito con modificazioni dalla L. 12 luglio 2011, n. 106, art. 1, comma 2, L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4,D.Lg. 16 aprile 1994, n. 297, art. 526 e della direttiva 99/70/CE, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, assumendosi che i rapporti di lavoro a tempo determinato del settore scolastico sono assoggettati ad una normativa speciale di settore, sicchè agli stessi non si applica la disciplina generale dettata dal D.Lgs. n. 368 del 2001 e che il principio di non discriminazione è correlato all’abuso del contratto a termine, che nella specie deve essere escluso in quanto il ricorso alla stipula di contratti a termine del personale docente trova giustificazione in ragioni oggettive e non è maliziosamente finalizzato a consentire al datore di lavoro un risparmio di spesa;
4. che la sentenza impugnata è conforme al principio di diritto affermato da questa Corte con le sentenze nn. 22558 e 23868/2016, con le quali si è statuito che “nel settore scolastico, la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo deteniiinato recepito dalla direttiva n. 1999/70/CE, di diretta applicazione, impone di riconoscere la anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini della attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l. succedutisi nel tempo, sicchè vanno disapplicate le disposizioni dei richiamati c.c.n.l. che, prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato”; che a dette conclusioni la Corte è pervenuta valorizzando i principi affermati dalla Corte di Giustizia quanto alla interpretazione della clausola 4 dell’Accordo Quadro ed evidenziando che l’obbligo posto a carico degli Stati membri di assicurare al lavoratore a tempo determinato “condizioni di impiego” che non siano meno favorevoli rispetto a quelle riservate all’assunto a tempo indeterminato “comparabile”, sussiste a prescindere dalla legittimità del termine apposto al contratto; che il motivo di ricorso non prospetta argomenti che possano indurre a disattendere detto orientamento, al quale va data continuità, poichè le ragioni indicate a fondamento del principio affermato, da intendersi qui richiamate ex art. 118 disp. att. c.p.c., sono integralmente condivise dal Collegio;