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Timestamp: 2017-04-25 22:25:09+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 31', 'art. 2', 'art. 2']

T.A.R. Campania Napoli, Sezione III, 28 febbraio 2012 a cura del Dott. Francesco BarchielliT.A.R. Campania Napoli, Sezione III, 28 febbraio 2012L’eventuale decadenza dell’azione in materia di silenzio (per il decorso del termine di un anno) non preclude, per espressa disposizione di legge, la riproponibilità della stessa, previa presentazione di una nuova domanda di avvio del procedimentoSENTENZA N. 1030
L’eventuale decadenza dell’azione in materia di silenzio (per il decorso del termine di un anno) non preclude, per espressa disposizione di legge, la riproponibilità della stessa, previa presentazione di una nuova domanda di avvio del procedimento (cfr. T.A.R. Sicilia, Catania, sez. III, 9 settembre 2010, n. 3698; T.A.R. Toscana, Firenze, sez. II, 30 giugno 2008, n. 1693).
Con il ricorso in epigrafe, la società ricorrente, titolare di uno stabilimento per lo stoccaggio e per lo smistamento di GPL, mira a conseguire una pronuncia che accerti l’illegittimità del silenzio serbato dal Comune di Caivano sulla propria istanza del 12.10.2010 mediante la quale si è sollecitata l’amministrazione: “ad accertare l’esercizio abusivo da parte della Ditta Di Costanzo Angelo, e di quanti altri vi abbiano parte, dell’attività di maneggio e di altre attività commerciali aperte al pubblico che risultano essere in corso in Via Provinciale Caivano Acerra (adiacente lo stabilimento Ultragas); b) all’esito di tale accertamento a disporre l’immediata cessazione delle attività abusive; c) a coordinarsi con il Dipartimento dei Vigili del Fuoco – Soccorso pubblico e Difesa Civile – Direzione Regionale Campania”.
Espone la ricorrente:
- che in data 6 giugno 2005 invitava il Comune ad adottare tutti i provvedimenti necessari per impedire l’esercizio abusivo, sul fondo agricolo confinante con lo stabilimento di sua proprietà, di attività ricreative (maneggio, pizzeria), poste a distanza inferiore a quella di sicurezza stabilita dalla normativa vigente;
- che a seguito della sentenza n. 10367/2006 del T.A.R. che ha accertato l’illegittimità del silenzio serbato dall’amministrazione, quest’ultima ha adottato l’ordinanza n. 872 del 5 febbraio 2007 con la quale ha ingiunto ai controinteressati di “cessare immediatamente ogni e qualsiasi attività commerciale e di chiudere definitivamente l’esercizio situato in via Provinciale Caivano – Acerra adiacente all’opificio Ultragas”;
- che, nonostante l’ordinanza non sia stata sospesa dal T.A.R. (benché tempestivamente impugnata con ricorso giurisdizionale), nel fondo limitrofo continuano a svolgersi attività aperte al pubblico da parte dell’Associazione Lo Sperone;
- che, pertanto, con l’atto di diffida del 12 ottobre 2010 ha invitato l’amministrazione ad adottare gli atti necessari ad impedire l’esercizio abusivo dell’attività in questione.
A sostegno del gravame deduce la violazione dell’art. 2 della legge n. 241 del 1990, degli artt. 27 e 31, comma 2 del D.P.R. n. 380/2001 e della normativa (legge n. 324/1999 e D.M. 9.5.2001) che impone di frapporre determinate distanze tra gli stabilimenti a rischio incidente e le altre costruzioni o insediamenti. L’interessata chiede, quindi, che venga accertata l’illegittimità del silenzio serbato dall’amministrazione sull’istanza del 12 ottobre 2010 e dichiarato l’obbligo di questa di provvedere alla repressione delle attività illegittime esercitate dall’Associazione Lo Sperone.
Si sono costituiti per resistere al ricorso il Ministero degli interni e i controinteressati Di Costanzo, Rocco e Associazione Lo Sperone. Questi ultimi hanno eccepito in rito l’inammissibilità del gravame: 1) per carenza di legittimazione ad agire, 2) per omessa impugnazione in parte qua del provvedimento adottato dall’amministrazione il 5 febbraio 2007 e, 3) in quanto la diffida inoltrata dalla ricorrente ha identico contenuto rispetto a quella già presentata nel 2005. All’odierna camera di consiglio la causa è stata trattenuta in decisione.
Preliminarmente, deve essere disattesa la prima delle eccezioni processuali sollevata dai controinteressati circa il difetto di legittimazione ad agire in capo alla società ricorrente.
Come già affermato nella sentenza n. 10367/2006 pronunciata da questa Sezione tra le stesse parti, la ricorrente, in quanto titolare di uno stabilimento per lo stoccaggio del GPL, ha un interesse differenziato e giuridicamente rilevante a stimolare i poteri repressivi e sanzionatori nei confronti dell’attività asseritamente abusive che si svolgono nel fondo finitimo.
Ciò premesso, al Collegio sembra utile ripercorrere le vicende oggetto di causa.
La società ricorrente nel giugno 2005 ha diffidato il Comune ad adottare tutti i provvedimenti necessari a impedire l’esercizio, sul fondo confinante con lo stabilimento di proprietà, di varie attività (pizzeria, BAR, maneggio) ritenute abusive perchè poste a una distanza inferiore a quella di sicurezza stabilita dalla normativa in materia di impianti GPL. Stante il silenzio serbato dall’amministrazione, l’interessata ha adito il T.A.R. il quale si è pronunciato con la richiamata sentenza n. 10367/2006 sancendo il dovere del Comune di provvedere sull’istanza in questione. In esito a tale pronuncia il Comune di Caivano ha adottato il provvedimento n. 872 del 5 febbraio 2007 con il quale ha ingiunto ai controinteressati Di Costanzo e Rocco di “cessare immediatamente ogni e qualsiasi attività commerciale e di chiudere definitivamente l’esercizio situato in via Provinciale Caivano – Acerra adiacente all’opificio Ultragas”. I controinteressati hanno tempestivamente impugnato il citato provvedimento con ricorso iscritto al n. di R.G. n. 2461/2007 (tutt’ora pendente) vedendosi rigettata la domanda di sospensione cautelare dello stesso sulla scorta della seguente motivazione: “Rilevato che il provvedimento impugnato si limita – testualmente – ad ordinare l’immediata cessazione di “ogni e qualsiasi attività commerciale” dei ricorrenti e la conseguente chiusura dell’esercizio, da intendersi evidentemente come esercizio di somministrazione di alimenti e bevande (BAR – pizzeria), senza fare menzione di eventuali altre attività svolte dall’Associazione Lo Sperone”; ….Considerato che gli stessi ricorrenti ribadiscono di non svolgere più alcuna attività di somministrazione di alimenti e bevande al pubblico…, non pare dunque sussistente il lamentato danno grave e irreparabile, potendo l’Associazione ricorrente continuare ad esercitare le attività, diverse da quella interdetta nel presente provvedimento, sempre che essa possegga, in relazione ad esse, le prescritte autorizzazioni di legge”.
Innanzitutto, occorre chiarire che oggetto del presente giudizio è il mero accertamento della illegittimità del silenzio serbato dall’amministrazione sull’istanza presentata dalla ricorrente. Con quest’ultima, la società lamenta che l’amministrazione non avrebbe dato riscontro alla propria richiesta di accertamento dell’esistenza (e conseguente inibizione) dell’attività abusiva, commerciale e non, svolta nel fondo confinante dai controinteressati, in spregio alle disposizioni sulle distanze di sicurezza degli impianti di GPL dagli esercizi aperti al pubblico.
Come emerge dalla ricostruzione in fatto, il Comune ha ordinato la cessazione immediata di “ogni e qualsiasi attività commerciale” esercitata in loco senza i titoli autorizzativi. Infondata, pertanto, la denuncia di inerzia del Comune il quale ha posto in essere, in esito alla diffida della ricorrente, un provvedimento inibitorio dell’attività commerciale abusiva. In altri termini, l’amministrazione non è rimasta inadempiente, avendo adottato il provvedimento richiesto. Quanto sopra non vale rispetto all’attività di maneggio, svolta a fini dilettantistici dall’Associazione sportiva senza scopo di lucro Lo Sperone. Il Collegio, tenuto conto dell’espresso richiamo che il provvedimento del Comune fa alle disposizioni in tema di svolgimento abusivo dell’attività commerciale, ritiene, infatti, di aderire alla tesi propugnata dai controinteressati, secondo la quale l’amministrazione con l’ordinanza n. 872/2007 “ha inteso inibire la sola attività di somministrazione e non le altre attività, tra le quali quella di maneggio” (cfr. pag. 4 della memoria). Non condivisibile il corollario che i controinteressati traggono da tale circostanza, ovvero, l’inammissibilità del presente gravame per omessa impugnazione in parte qua di detta ordinanza. Non vi è dubbio che, a mezzo del ricorso avverso al silenzio, non possano essere messi in discussione provvedimenti divenuti ormai inoppugnabili per decorrenza dei termini di proposizione del ricorso; ciò nondimeno, nella fattispecie, il provvedimento inibitorio comunale ha riguardato la sola attività commerciale e non specificamente quella di maneggio svolta dall’Associazione sportiva dilettantistica Lo Sperone. Può, dunque, affermarsi che, con riguardo a quest’ultimo tipo di attività, perduri l’inerzia a fronte della diffida inoltrata all’amministrazione dalla ricorrente, una prima volta nel 2005 e una seconda nel 2010 (oggetto del presente ricorso). A tale proposito, deve essere respinta l’eccezione di inammissibilità del gravame per aver la società ricorrente reiterato l’istanza (di identico contenuto rispetto a quella del 2005), senza la prospettazione di fatti nuovi (sempre pag. 4 della memoria). Ai sensi dell’art. 31, comma 2 del c.p.a., l’azione avverso il silenzio dell’amministrazione “può essere proposta fintanto che perdura l’inadempimento e, comunque, non oltre un anno dalla scadenza del termine di conclusione del procedimento. E’ fatta salva la riproponibilità dell’istanza di avvio del procedimento ove ne ricorrano i presupposti”.
La costante giurisprudenza formatasi ante codice e tutt’ora valida, stante la riproduzione in quella sede della disposizione recata dall’art. 2 della legge n. 241/1990, ha ritenuto che l’eventuale decadenza dell’azione in materia di silenzio (per il decorso del termine di un anno) non preclude, per espressa disposizione di legge, la riproponibilità della stessa, previa presentazione di una nuova domanda di avvio del procedimento (cfr. T.A.R. Sicilia, Catania, sez. III, 9 settembre 2010, n. 3698; T.A.R. Toscana, Firenze, sez. II, 30 giugno 2008, n. 1693). Nella fattispecie, la ricorrente non ha mai ottenuto risposta alla richiesta inoltrata, nel 2005 e poi nell’ottobre 2010, tesa a verificare l’esistenza e la legittimità (o meno) dell’attività di maneggio svolta nel fondo limitrofo. Limitatamente a tale aspetto, perdura l’inerzia dell’amministrazione e deve, quindi, essere dichiarato l’obbligo del Comune di provvedere pronunciandosi in modo espresso sulla questione entro il termine di 60 gg. decorrente dalla notificazione o comunicazione in via amministrativa della presente sentenza. In caso di ulteriore inottemperanza, si nomina sin d’ora, quale Commissario ad acta, il Prefetto di Napoli con facoltà di subdelega, che provvederà in sostituzione su istanza della ricorrente.
Deve, in ultimo, ribadirsi come tutte le questioni relative alla applicabilità o meno alla fattispecie delle disposizioni di sicurezza interessanti gli impianti GPL e i limitrofi esercizi aperti al pubblico, esulino dall’oggetto del presente giudizio limitato alla pronuncia sulla sussistenza o meno, in capo all’amministrazione, dell’obbligo di provvedere ai sensi dell’art. 2 della legge n. 241 del 1990.
Le spese, stante la soccombenza reciproca, devono essere compensate.
il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, sede di Napoli, sez. III, definitivamente pronunciando sul ricorso di cui in epigrafe (R.G. n. 6108/2011), lo accoglie in parte, nei sensi di cui in motivazione e, per l’effetto dichiara illegittimo il silenzio serbato dal Comune di Caivano; ordina allo stesso di provvedere nel termine di sessanta giorni dalla notificazione o comunicazione in via amministrativa della presente sentenza, con nomina in difetto, quale Commissario ad acta, del Prefetto di Napoli con facoltà di subdelega, che provvederà in sostituzione su istanza della ricorrente.