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Timestamp: 2018-11-21 20:50:52+00:00
Document Index: 13540287

Matched Legal Cases: ['art. 31', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 1', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 31', 'art. 37', 'art. 1', 'art. 31']

Emendamento V Peep
Consiglio Comunale del 13/02/2014
Commissione Dipartimentale del 22/07/2014
Sulla corretta interpretazione dell’art. 31, comma 48, della legge 23.12.1998, n. 448 concernente la determinazione del corrispettivo per la trasformazione del diritto di superficie in diritto di proprietà.
Si deve ritenere che il comune, a far data dall’entrata in vigore della legge di stabilità per il 2014, possa determinare il corrispettivo in parola sulla base dei nuovi criteri di calcolo con la conseguente facoltà di abbattere fino al 50 per cento l’importo corrispondente al valore venale del bene già ridotto del 60 per cento.
Si deve viceversa escludere che il comune possa rideterminare, sulla base dei medesimi criteri, i corrispettivi calcolati in applicazione della normativa previgente in modo da restituire l’eventuale eccedenza ai privati.
La nuova disciplina del calcolo del corrispettivo per la trasformazione del diritto di superficie in diritto di proprietà, disponendo per l’avvenire non fornisce alcun titolo giuridico per la restituzione di somme legittimamente riscosse dall’ente in relazione ad atti conformi alla legge che hanno già esaurito la propria efficacia.
I provvedimenti con i quali l’ente faccia applicazione dei nuovi criteri di calcolo stabiliti dalla legge di stabilità per il 2014, in altri termini, non possono legittimare alcuna pretesa al recupero di quanto versato da parte dei cittadini che in precedenza abbiano già aderito alla proposta comunale conseguendo il diritto di proprietà.
Non vale nemmeno invocare, sotto questo profilo, una pretesa disparità di trattamento scaturente dall’applicazione della norma, che si rivela essere solo la conseguenza di fatto di una diversa valutazione di interessi operata direttamente dal legislatore nel definire i nuovi criteri di calcolo e posto che il comune rimane comunque libero di modulare la riduzione, legislativamente rimessa alla propria discrezionalità, in maniera tale da allineare i valori tra i corrispettivi attuali e quelli determinati in base ai precedenti criteri.
Con la nota sopra citata, a firma del Sindaco del comune di Paderno Dugnano (MI), si richiede un parere sulla corretta interpretazione dell’art. 31, comma 48, della legge 23.12.1998, n. 448 concernente la determinazione del corrispettivo per la trasformazione del diritto di superficie in diritto di proprietà.
A tal fine si rappresenta quanto segue.
L’amministrazione comunale, a decorrere dal 2009, ha dato attuazione alla disciplina normativa che consente la trasformazione del diritto di superficie in diritto di proprietà̀, calcolando il corrispettivo, a decorrere dal mese di giugno 2011 (delibera Consiglio Comunale n. 50 del 28.06.2011), nella misura del 60 per cento del valore venale del bene e conseguente riduzione del 40 per cento (secondo l’art. 31, comma 48, della legge 23.12.1998, n. 448).
La legge 27.12.2013, n. 147, (legge di stabilità per il 2014), all’art. 1, comma 392, ha modificato l’art. 31, comma 48, della legge n. 448/1998 consentendo ai comuni di abbattere il valore venale fino al 50 per cento.
L’ente, avvalendosi di questa facoltà̀, ha deliberato che il corrispettivo per la trasformazione del diritto di superficie in diritto di proprietà fosse determinato nei termini seguenti:
• valore venale dell'area abbattuto del 50 per cento;
• ulteriore abbattimento 60 cento;
• detrazione degli oneri di concessione del diritto di superficie, rivalutati sul base ISTAT dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati verificati si tra il mese in cui sono stati versati i suddetti oneri e quello di stipula dell'atto di cessione delle aree;
• verifica che il costo risultante non sia superiore a quello stabilito dal comune per le aree cedute direttamente in diritto di proprietà̀ al momento della trasformazione di cui all’art. 31, comma 47, della legge n. 448/1998.
Si rappresenta inoltre che, da una prima valutazione fatta dagli uffici, le stime redatte sulla base dei citati criteri risultano essere inferiori di almeno il 30 per cento rispetto a quelle redatte negli ultimi due anni sulla base dei vecchi criteri, con la conseguenza che coloro i quali nel recente passato hanno aderito alle proposte formulate dal comune si troveranno in una condizione di evidente disparità di trattamento rispetto a quanto aderiranno nel futuro, pur avendo all'origine pagato identico corrispettivo per il diritto di superficie.
Tutto ciò premesso, si chiede se sia legittimo procedere alla restituzione a quanti hanno già pagato e perfezionato l’atto di trasferimento di quanto corrisposto in più rispetto alle nuove stime che saranno predisposte con l'applicazione dei criteri dettati dalla legge di stabilità per il 2014 e della delibera consiliare adottata.
L’art. 31, comma 45, della legge 23.12.1998, n. 448, consente ai comuni di cedere in proprietà le aree comprese nei piani approvati a norma della legge 18.04.1962, n. 167, ovvero delimitate ai sensi dell'articolo 51 della legge 22.10.1971, n. 865, già concesse in diritto di superficie ai sensi dell'articolo 35, quarto comma, della medesima legge n. 865 del 1971.
Il successivo comma 47 precisa che la trasformazione del diritto di superficie in diritto di piena proprietà sulle predette aree può avvenire a seguito di proposta da parte del comune e di accettazione da parte dei singoli proprietari degli alloggi, e loro pertinenze, per la quota millesimale corrispondente, dietro pagamento di un corrispettivo determinato ai sensi del comma 48.
Quest’ultimo, nella sua formulazione originaria, prevedeva che il corrispettivo delle aree cedute in proprietà̀ fosse determinato dal comune, in misura pari al 60 per cento di quello determinato ai sensi dell’art. 5-bis, comma 1, del decreto legge 11.07.1992 n. 333 convertito, con modificazioni, dalla legge 08.08.1992, n. 359, escludendo la riduzione del 40 per cento prevista dall’ultimo periodo dello stesso comma, al netto degli oneri di concessione del diritto di superficie, rivalutati sulla base della variazione, accertata dall'ISTAT, dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati verificatasi tra il mese in cui sono stati versati i suddetti oneri e quello di stipula dell'atto di cessione delle aree.
La Corte costituzionale, con la sentenza n. 348 del 2007 ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 5-bis, commi 1 e 2, del decreto legge 11.07.1992, n. 333.
Sulla questione concernente il criterio di calcolo da adottare per la determinazione del corrispettivo in questione a seguito della declaratoria di incostituzionalità delle disposizioni sopra richiamate, sono intervenute le Sezioni riunite della Corte dei conti che, con la deliberazione 14.04.2011 n. 22, hanno ritenuto che il rinvio operato dall’art. 31, comma 48, dovesse intendersi riferito ai vigenti criteri di calcolo dell’indennità̀ di espropriazione, ovvero all’art. 37, commi 1 e 2, del DPR 08.06.2001, n. 327, come modificati dalla legge 24.12.2007, n. 244, secondo cui l’indennità̀ di espropriazione di un area edificabile è determinata nella misura pari al valore venale del bene e quando l’espropriazione è finalizzata ad attuare interventi di riforma economico-sociale, questa è ridotta del 25 per cento.
L’art. 1, comma 392, della legge 27.12.2013, n. 147 (legge di stabilità per il 2014) ha modificato il richiamato art. 31, comma 48, della legge n. 448/1998 il quale, nella formulazione attualmente in vigore, stabilisce che “il corrispettivo delle aree cedute in proprietà è determinato dal comune, su parere del proprio ufficio tecnico, in misura pari al 60 per cento di quello determinato attraverso il valore venale del bene, con la facoltà per il comune di abbattere tale valore fino al 50 per cento, al netto degli oneri di concessione del diritto di superficie, rivalutati sulla base della variazione, accertata dall'ISTAT, dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati verificatasi tra il mese in cui sono stati versati i suddetti oneri e quello di stipula dell'atto di cessione delle aree. Comunque il costo dell'area così determinato non può essere maggiore di quello stabilito dal comune per le aree cedute direttamente in diritto di proprietà al momento della trasformazione di cui al comma 47”.
Alla luce dell’evoluzione del quadro normativo sopra descritto si deve ritenere che il comune, a far data dall’entrata in vigore della legge di stabilità per il 2014, possa determinare il corrispettivo in parola sulla base dei nuovi criteri di calcolo con la conseguente facoltà di abbattere fino al 50 per cento l’importo corrispondente al valore venale del bene già ridotto del 60 per cento.
Non vale nemmeno invocare, sotto questo profilo, una pretesa disparità di trattamento scaturente dall’applicazione della norma, che si rivela essere solo la conseguenza di fatto di una diversa valutazione di interessi operata direttamente dal legislatore nel definire i nuovi criteri di calcolo e posto che il comune rimane comunque libero di modulare la riduzione, legislativamente rimessa alla propria discrezionalità, in maniera tale da allineare i valori tra i corrispettivi attuali e quelli determinati in base ai precedenti criteri (Corte dei Conti, Sez. controllo Lombardia, parere 28.04.2014 n. 170).
“Rimane imprescindibile – spiega la portavoce del Comitato Montagnoli - che i prezzi di partenza debbano essere equi e correttamente calcolati”.
Della questione si è occupata in prima persona la parlamentare del PD Emma Petitti:"Grazie al lavoro svolto in collaborazione con i colleghi parlamentari, e in particolare con il collega toscano Luca Sani, accompagnati nel percorso anche dal locale Comitato V Peep, dalla giunta del Comune di Rimini e dal fondamentale contributo dell'Anci, arriva finalmente ad una soluzione il problema dell'onerosità delle cifre che molti cittadini dovrebbero pagare per il diritto di superficie delle aree Peep. Una questione di equità che da tempo e da più parti in vari comuni d'Italia era stata sollevata, non ultimo anche dal Consiglio comunale di Rimini. Con l'emendamento si risolvono la disparità di trattamento economico fra i residenti e una situazione di incertezza che stava non solo bloccando e rallentando numerose pratiche di cessione in tutto il Paese, ma anche creando un mancato introito per le amministrazioni comunali già colpite da tagli e riduzioni dei trasferimenti da parte dello Stato.
V Peep. Brasini: abbassamento 50%.
Comitato: Problema è la cifra di partenza
RIMINI | 14 febbraio 2014 |
Un modo, ha detto Brasini, per superare i valori iniqui imposti dalla delibera della Corte dei Conti del 2011 che prevedeva un abbattimento solo del 25%.
"Noi spesso - ha detto Brasini - ci confrontiamo con normative che cambiano continuamente e subiamo l'iniziativa del legislatore nazionale, che a volte è contraddittoria in se stessa. Siamo orgogliosi come Giunta di essere stati tra i primi a presentare l'emendamento alla legge di stabilità per riportare l'abbattimento al 50%. C'era una iniquità che andava sanata, rispetto agli altri 17 peep. Giunta, sindaco, Anci, parlamentari locali sono stati ascoltati dal legislatore e noi tutti ci mettiamo un po' la medaglia per questo importante risultato".
Una soluzione che già a suo tempo il comitato aveva valutato positivamente, anche se con un importante distinguo. "Ci tengo a dire - spiega la portavoce del comitato Daniela Montagnoli - che quell'emendamento è merito anche della nostra battaglia. Tutto però dipende dalla cifra da cui si parte. E' sbagliato il principio di partenza. Se la cifra iniziale non è regolare il 50% ci risolve ben poco".
Proprio nel tardo pomeriggio di ieri il comitato si era riunito in un incontro affollato da circa 500 residenti. Un confronto iniziato sotto il segno del confronto ma che ha visto anche qualche momento di tensione. Si è deciso di proseguire il dialogo con il comune ma si è anche motivati a non mollare la battaglia legale. Consiglio di stato, cassazione, tribunale di Rimini? La decisione sarà presa a breve.09263