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Timestamp: 2020-03-28 21:09:35+00:00
Document Index: 96073131

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 112', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 58']

Sentenza Cassazione Civile n. 25545 del 10/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25545 del 10/10/2019
Cassazione civile sez. VI, 10/10/2019, (ud. 15/05/2019, dep. 10/10/2019), n.25545
sul ricorso 1673-2018 proposto da:
C.M.F., elettivamente domiciliato in ROMA,
dall’avvocato TIMI CARLO;
avverso la sentenza n. 2034/26/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
che l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale della Puglia che aveva accolto l’appello di C.M.F. contro la decisione della Commissione tributaria provinciale di Foggia. Quest’ultima aveva invece respinto il ricorso del contribuente, in ordine ad un avviso di accertamento per IRPEF, IRES e IVA, relativo all’anno 2009.
che, attraverso il primo, la ricorrente denuncia la violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4;
che la sentenza impugnata avrebbe accolto un motivo di invalidità, mai proposto nel ricorso originario del contribuente; che, mediante il secondo, l’Agenzia assume la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 58 e 60, nonchè artt. 158 e 160 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, giacchè la CTR avrebbe erroneamente tratto gli elementi relativi al domicilio fiscale del contribuente da un dato diverso rispetto al modello unico della dichiarazione dei redditi;
che il termine di decadenza stabilito, a carico dell’ufficio tributario ed in favore del contribuente, per l’esercizio del potere impositivo, ha natura sostanziale e non appartiene a materia sottratta alla disponibilità delle parti, in quanto tale decadenza non concerne diritti indisponibili dello Stato alla percezione di tributi, ma incide unicamente sul diritto del contribuente a non vedere esposto il proprio patrimonio, oltre un certo limite di tempo, alle pretese del fisco, sicchè è riservata alla valutazione del contribuente stesso la scelta di avvalersi o no della relativa eccezione, che ha natura di eccezione in senso proprio e non è, quindi, rilevabile d’ufficio (Sez. 5, n. 27562 del 30/10/2018; Sez. 6-5, n. 31224 del 29/12/2017);
che, in particolare, la CTR non avrebbe potuto escludere la sanatoria invocata dall’Ufficio sulla scorta “del decorso del termine di decadenza del potere di accertamento della A.F.”, giacchè tale eccezione non era stata sollevata in primo grado; che anche il secondo rilievo è fondato;
che, in tema di accertamento delle imposte dei redditi, in caso di originaria difformità tra la residenza anagrafica e quella indicata nella dichiarazione dei redditi, è valida la notificazione dell’avviso perfezionatasi presso quest’ultimo indirizzo, atteso che l’indicazione del comune di domicilio fiscale e dell’indirizzo, da parte del contribuente, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 58, va effettuata in buona fede e nel rispetto del principio di affidamento dell’Amministrazione finanziaria, la quale non è tenuta a controllare l’esattezza del domicilio eletto (Sez. 5, n. 25680 del 14/12/2016; Sez. 6-5, n. 15258 del 21/07/2015);