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Timestamp: 2020-07-06 11:42:48+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 31', 'art. 33', 'art. 35', 'art. 7', 'art. 16']

Home » Europa Affari esteri » Avvocato stabilito D.Lgs. 96 2001- Esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquisita la qualifica professionale.
(Gazz. Uff., 4 aprile, n. 79 Suppl. Ord. n. 72)
in Europa Affari esteri, Norme, Ordinamento Giudiziario Forense
Decreto Legislativo 2 febbraio 2001, n. 96. – Attuazione della direttiva 98/5/CE volta a facilitare l’esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquisita la qualifica professionale.
Esercizio permanente della professione di avvocato da parte di avvocati cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea.
1. L’esercizio permanente in Italia dalla professione di avvocato da parte di cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea, in possesso del titolo professionale, è disciplinato dai titoli I e III del presente decreto.
Avbokat (Bulgaria) (1);
Dikegoros (Grecia);
Avocat (Romania) (2);
Advocate-Barrister-Solicitor (Regno Unito) (3).
(1) Capoverso aggiunto dall’ articolo 8-ter del D.L. 8 aprile 2008, n. 59, convertito con modificazioni dalla legge 6 giugno 2008, n. 101.
(2) Capoverso aggiunto dall’ articolo 8-ter del D.L. 8 aprile 2008, n. 59, convertito con modificazioni dalla legge 6 giugno 2008, n. 101.
(3) Per la sostituzione del presente articolo vedi l’ articolo 28, comma 3, della Legge 30 ottobre 2014, n. 161.
b) titolo professionale di origine, uno dei titoli professionali di cui all’articolo 2, acquisito in uno degli Stati membri prima dell’esercizio in Italia della professione di avvocato;
1. L’avvocato stabilito ha diritto di esercitare la professione di avvocato di cui al regio decreto-legge 27 novembre 1933, n.1578, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36, e ulteriormente modificato con legge 23 novembre 1939, n. 1949, e con legge 24 febbraio 1997, n. 27, utilizzando il titolo professionale di origine, alle condizioni e secondo le modalità previste nel presente titolo.
Art. 5 Norme applicabili
2. All’avvocato stabilito e all’avvocato integrato si applicano le norme sulle incompatibilità che riguardano l’esercizio della professione di avvocato. La disposizione di cui al quarto comma dell’art. 3 del regio decreto-legge n. 1578 del 1933 si applica anche agli avvocati legati da un contratto di lavoro ad un ente corrispondente, nello Stato membro di origine, a quelli indicati in detta disposizione.
3. In materia di assicurazione contro la responsabilità professionale l’avvocato stabilito è tenuto agli stessi obbighi previsti per legge a carico del professionista che esercita con il titolo di avvocato.
7. Il rigetto della domanda non può essere pronunciato se non dopo avere sentito l’interessato. La deliberazione è motivata ed è notificata in copia integrale entro quindici giorni all’interessato ed al procuratore della Repubblica ai sensi e per gli effetti di cui al quinto comma dell’art. 31 del regio decreto-legge n. 1578 del 1933, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 36 del 1934, e successive modificazioni.
1. Nell’esercizio della professione l’avvocato stabilito è tenuto a fare uso del titolo professionale di origine, indicato per intero nella lingua o in una delle lingue ufficiali dello Stato membro di origine, in modo comprensibile e tale da evitare confusione con il titolo di avvocato.
2. Alla indicazione del titolo professionale l’avvocato stabilito è tenuto ad aggiungere l’iscrizione presso l’organizzazione professionale ovvero la denominazione della giurisdizione presso la quale è ammesso a patrocinare nello Stato membro di origine.
3. L’avvocato stabilito, se esercita la professione quale membro di una società costituita nello Stato membro di origine, è tenuto ad aggiungere al titolo professionale la denominazione di tale studio, nonché la forma giuridica e i nominativi dei membri che operano in Italia.
1. Nell’esercizio delle attività relative alla rappresentanza, assistenza e difesa nei giudizi civili, penali ed amministrativi, nonché nei procedimenti disciplinari nei quali è necessaria la nomina di un difensore, l’avvocato stabilito deve agire di intesa con un professionista abilitato ad esercitare la professione con il titolo di avvocato, il quale assicura i rapporti con l’autorità adita o procedente e nei confronti della medesima è responsabile dell’osservanza dei doveri imposti dalle norme vigenti ai difensori.
1. Nei giudizi dinanzi alla Corte di Cassazione ed alle altre giurisdizioni indicate nell’articolo 4, secondo comma, del regio decreto-legge n. 1578 del 1933, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 36 del 1934, e successive modificazioni, l’avvocato stabilito può assumere il patrocinio se iscritto in una sezione speciale dell’albo di cui all’art. 33 del regio decreto-legge n. 1578 del 1933, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 36 del 1934, e successive modificazioni, ferma restando l’intesa di cui all’articolo 8, commi 1 e 2, con un avvocato abilitato ad esercitare davanti a dette giurisdizioni.
2. Per l’iscrizione nella sezione speciale dell’albo indicato al comma 1, l’avvocato stabilito deve farne domanda al Consiglio nazionale forense e dimostrare di avere esercitato la professione di avvocato per almeno dodici anni in uno o più degli Stati membri, tenuto conto anche dell’attività professionale eventualmente svolta in Italia. Alle deliberazioni del Consiglio nazionale forense in materia di iscrizione e cancellazione dalla sezione speciale dell’albo si applica la disposizione di cui all’art. 35 del regio decreto-legge n. 1578 del 1933, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 36 del 1934, e successive modificazioni.
6. I provvedimenti dell’organizzazione professionale dello Stato membro di origine che comportano il divieto definitivo o temporaneo di esercizio della professione determinano automaticamnte il divieto definitivo o temporaneo di esercitare in Italia la professione con il titolo professionale di origine. Per i provvedimenti che comportano effetti diversi, il Consiglio dell’ordine competente adotta i provvedimenti opportuni, sulla base delle norme di carattere sostanziale e procedurale previste dall’ordinamento forense e dal presente decreto.
2. Per esercizio effettivo e regolare della professione di cui al comma 1 si intende l’esercizio reale dell’attività professionale esercitata senza interruzioni che non siano quelle dovute agli eventi della vita quotidiana. Nel caso di interruzioni dovute ad eventi di altra natura, l’attività svolta è presa in esame se la stessa ha avuto una durata almeno triennale, senza calcolare il periodo di interruzione, e se non vi siano ragioni che ostino ad una valutazione dell’attività come effettiva e regolare.
5. Anche prima della verifica dell’attività professionale svolta, il Consiglio dell’ordine può rigettare la domanda in pendenza di procedimenti disciplinari per altri gravi motivi, qualora sussistano ragioni di ordine pubblico.
Attività di durata inferiore nel diritto nazionale
2. Ai fini della dispensa, oltre all’attività effettiva e regolare svolta, si considerano le conoscenze e le esperienze professionali acquisite nel diritto italiano, nonché la partecipazione a corsi o seminari sul diritto italiano, anche relativi all’ordinamento forense e alla deontologia professionale.
3. Il colloquio si svolge davanti al Consiglio dell’ordine di cui all’articolo 13, comma 3 (1).
(1) Così corretto in Gazz.Uff., 28 aprile 2001, n. 98.
Art. 15 Uso del doppio titolo
2. La società tra avvocati è regolata dalle norme del presente titolo e, ove non diversamente disposto, dalle norme che regolano la società in nome collettivo di cui al capo III del titolo V del libro V del codice civile. Ai fini dell’iscrizione nel registro delle imprese, è istituita una sezione speciale relativa alle società tra professionisti; l’iscrizione ha funzione di certificazione anagrafica e di pubblicità notizia ed è eseguita secondo le modalità di cui al decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 1995, n. 581.
4. La società tra avvocati è iscritta in una sezione speciale dell’albo degli avvocati e alla stessa si applicano, in quanto compatibili, le norme, legislative, professionali e deontologiche che disciplinano la professione di avvocato.
5. É fatto salvo quanto disposto dalla legge 23 novembre 1939, n. 1815, e successive modificazioni, per la costituzione di associazioni tra professionisti.
1. La ragione sociale della società tra avvocati deve contenere l’indicazione di società tra avvocati, in forma abbreviata “s.t.a.” (1).
(1) Comma sostituito dall’articolo 2, comma 1, della Legge 30 ottobre 2014, n. 161.
4. É escluso il socio che è stato cancellato o radiato dall’albo. La sospensione di un socio dall’albo è causa legittima di esclusione dalla società.
3. In difetto di scelta, la società comunica al cliente il nome del socio o dei soci incaricati, prima dell’inizio dell’esecuzione del mandato.
Art. 25 Compensi
2. In difetto della comunicazione prevista dall’articolo 24, comma 3, per le obbligazioni derivanti dall’attività professionale svolta da uno o più soci, oltre alla società, sono responsabili illimitatamente e solidalmente tutti i soci.
3. Per le obbligazioni sociali non derivanti dall’attività professionale rispondono inoltre personalmente e solidalmente tutti i soci; il patto contrario non ha effetto nei confronti dei terzi.
2. Le sedi secondarie con rappresentanza stabile sono iscritte presso il Consiglio dell’ordine nella cui circoscrizione le sedi sono istituite: se la istituzione non è contenuta nell’atto costitutivo, devono inoltre essere denunciate al Consiglio dell’ordine presso il quale la società è iscritta per l’annotazione.
2. Il Consiglio dell’ordine, verificata l’osservanza delle disposizioni di legge, nel termine di trenta giorni dalla domanda dispone l’iscrizione della società in una sezione speciale dell’albo, con la indicazione della ragione sociale, dell’oggetto, della sede legale e delle sedi secondarie eventualmente istituite, del nominativo dei soci che hanno la rappresentanza, dei soci iscritti nell’albo, nonché dei soci iscritti in altro albo.
3. Per la iscrizione delle sedi secondarie con rappresentanza stabile, la domanda è corredata da un estratto dell’atto costitutivo ovvero dalla delibera di istituzione della sede in copia autentica, con la indicazione del Consiglio dell’ordine presso il quale la società è iscritta e la data di iscrizione, nonché dal certificato di iscrizione all’albo dei soci che operano nell’ambito della sede secondaria, se iscritti presso altro Consiglio dell’ordine.
4. L’avvenuta iscrizione deve essere annotata nella sezione speciale del registro delle imprese, su richiesta dei socio che ha la rappresentanza della società.
Responsabità disciplinare
3. Nel caso previsto dal comma 2, il Consiglio dell’ordine presso il quale è iscritta la società è competente anche per il procedimento disciplinare nei confronti del socio, benchè iscritto presso altro Consiglio dell’ordine, salvo che l’illecito disciplinare contestato al professionista riguardi un’attività non svolta nell’interesse della società.
Situazioni di incompatibilità o di conflitto
5. La disposizione di cui all’art. 7 si applica anche nel caso in cui l’avvocato stabilito esercita la professione in Italia come membro di uno studio associato costituito nello Stato membro di origine.
Art. 35 Partecipazione a società tra avvocati
1. Gli avvocati stabiliti, provenienti anche da Stati membri diversi, possono essere soci di una società tra avvocati costituita ai sensi e per le finalità di cui all’art. 16, comma 1 [, purché almeno uno degli altri soci sia in possesso del titolo di avvocato ] (1).
2. Per l’esercizio dell’attività di rappresentanza, assistenza e difesa in giudizio il socio che sia avvocato stabilito è tenuto ad agire di intesa con altro professionista in possesso del titolo di avvocato, abilitato ad esercitare davanti all’autorità adita o procedente. L’intesa è disciplinata dalle disposizioni di cui all’articolo 8 (2).
(1) Comma modificato dall’articolo 5, comma 1, lettera a), numero 1) della Legge 6 agosto 2013, n. 97.
(2) Comma modificato dall’articolo 5, comma 1, lettera a), numero 2) della Legge 6 agosto 2013, n. 97.
1. Le società costituite in uno degli altri Stati membri, anche secondo tipi diversi da quello indicato nell’articolo 16, possono svolgere in Italia l’attività professionale di rappresentanza, assistenza e difesa in giudizio tramite propri soci, nell’ambito di una sede secondaria con rappresentanza stabile, purché tutti i soci siano professionisti esercenti la professione di avvocato.
4. Per l’attività di rappresentanza, assistenza e difesa in giudizio il socio che sia avvocato stabilito è tenuto ad agire d’intesa con altro professionista in possesso del titolo di avvocato, abilitato ad esercitare davanti all’autorità adita o procedente (1).
(1) Comma modificato dall’articolo 5, comma 1, lettera b), della Legge 6 agosto 2013, n. 97.
1. Le società di cui all’articolo 36, comma 1, le quali stabiliscono in Italia una o più sedi secondarie con rappresentanza stabile per l’esercizio dell’attività professionale di rappresentanza, assistenza e difesa in giudizio sono tenute, per ciascuna sede, alla iscrizione nella sezione speciale dell’albo degli avvocati presso il Consiglio dell’ordine nella cui circoscrizione è posta la sede secondaria.
1. L’attività professionale di avvocato svolta in Italia a decorrere dalla data del 14 marzo 1998 e fino alla data di entrata in vigore del presente decreto, nonché la partecipazione in detto periodo a corsi o seminari sul diritto italiano, anche relativi all’ordinamento forense e alla deontologia professionale, sono valutate ai fini della dispensa dalla prova attitudinale di cui all’articolo 12, comma 1, nel rispetto di quanto previsto dagli articoli 12 e 14.
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