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Timestamp: 2019-05-20 11:12:47+00:00
Document Index: 125970600

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2', 'art. 37', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 42', 'art. 8', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 17', 'art. 4']

Lavoro dei minori e animatori minorenni - OpenLavoro
A che età il minore può iniziare a lavorare?
Quali sono le condizioni per il lavoro dei minorenni?
Per il minore che vuole lavorare come animatore è necessaria l’autorizzazione preventiva?
Per rispondere ai quesiti occorre partire dall’analisi della normativa sul lavoro minorile.
Disciplina del lavoro minorile
Al fine di salvaguardare l’integrità psicofisica dei giovani, l’ordinamento disciplina in modo rigoroso il lavoro dei minorenni prevedendo anche sanzioni a garanzia del rispetto del diritto all’infanzia, all’istruzione ed alla salute.
Rispetto alle altre categorie di lavoratori la salute del minore lavoratore viene tutelata con delle speciali previsioni, quali ad esempio, pause giornaliere, orario massimo di lavoro settimanale, divieto di lavoro notturno, lavorazioni vietate ecc.
La normativa fondamentale è contenuta nella L. 17 ottobre 1967, n. 977 “tutela del lavoro dei bambini e degli adolescenti”, e nei successivi interventi di modifica.
I soggetti tutelati dalla legge sono i minori di 18 anni che hanno un contratto o un rapporto di lavoro, anche speciale (come ad esempio, l’apprendistato o il lavoro a domicilio).
Nell'ambito dei minori l’art. 1, della legge n. 977 distingue tra:
bambino, vale a dire il minore che non ha ancora compiuto i 15 anni di età o che è ancora soggetto all'obbligo scolastico;
adolescente, ossia il minore di età compresa tra i 15 ed i 18 anni di età e che non è più soggetto all'obbligo scolastico.
L’art. 2 della L. n. 977/1967 esclude dall’applicazione della normativa in materia di lavoro minorile gli adolescenti addetti a lavori occasionali o di breve durata concernenti:
prestazioni di lavoro non nocivo, nè pregiudizievole, nè pericoloso, nelle imprese a conduzione familiare.
Il Ministero del lavoro ha precisato che la previsione riguarda esclusivamente le due ipotesi suindicate e si riferisce a prestazioni che non consentono una previa programmazione, si concretano in attività fuori dalla logica della periodicità svolte da soggetti non inseriti nell'organizzazione della famiglia o dell'impresa a conduzione familiare (ML circ. 1/2000).
Per gli adolescenti occupati a bordo delle navi sono fatte salve le specifiche disposizioni legislative o regolamentari in materia di sorveglianza sanitaria, lavoro notturno e riposo settimanale.
Età per l’ammissione al lavoro
L'art. 37 della Costituzione prevede che sia la legge a stabilire il limite minimo di età per il lavoro salariato e tale limite è stato fissato dall'art. 3 della L. n. 977/1967, secondo il quale
“l'età minima per l’ammissione al lavoro è fissata al momento in cui il minore ha concluso il periodo di istruzione obbligatoria e comunque non può essere inferiore ai 15 anni compiuti”.
In tal modo viene introdotto il principio in virtù del quale l'età minima di ammissione al lavoro non può essere inferiore all'età in cui cessa l'obbligo scolastico.
In proposito si deve tener presente che l’art. 1, comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 ha l'innalzato l'obbligo di istruzione ad almeno 10 anni, determinando quale conseguenza l'aumento da 15 a 16 anni dell'età per l'accesso al lavoro per i minori.
Pertanto, l’ammissione al lavoro è subordinata al compimento dei 16 anni ed all’assolvimento di 10 anni relativi all’obbligo scolastico.
Esiste tuttavia la possibilità di assumere un giovane di 15 anni con contratto di apprendistato e come oltre precisato, i bambini possono essere impiegati in attività lavorative di carattere culturale, artistico, sportivo, pubblicitario o nel settore dello spettacolo, con delle apposite procedure di autorizzazione.
Fermo restando il principio generale del divieto di adibire i bambini al lavoro - ad eccezione dell'impiego in alcune attività culturali o nello spettacolo che più oltre si analizzeranno - gli adolescenti non possono essere adibiti ad alcune attività, processi e lavori analiticamente indicati nell’Allegato I alla L. 977 che comportano un potenziale rischio per la salute dei minori.
Il divieto riguarda in particolare, le mansioni che espongono agli agenti fisici, biologici e chimici ed una serie di processi e lavori pericolosi e/o pesanti.
In ogni caso per tutte le lavorazioni elencate, I'art. 7, al comma 2, della L. 977, prevede la possibilità di derogare ai suddetti divieti per scopi didattici e di formazione professionale.
Detta formazione va svolta sotto la sorveglianza di un formatore competente anche in materia di prevenzione e protezione e nel rispetto di tutte le condizioni di sicurezza e di salute disposte dalla vigente normativa.
Valutazione dei rischi e visite mediche
Prima di adibire il minore al lavoro ed a ogni modifica rilevante delle condizioni di lavoro, il datore di lavoro deve effettuare la valutazione dei rischi, avendo riguardo ad alcune situazioni particolari come ad esempio, allo sviluppo non ancora completo, alla mancanza di esperienza e di consapevolezza nei riguardi dei rischi lavorativi, esistenti o possibili, in relazione all’età (art. 7, L. n. 977).
L'art. 42, comma 1, lett. b) del D.L. n. 69/2013 (c.d. "Decreto del fare") ha abrogato, limitatamente alle lavorazioni non a rischio, il certificato medico di idoneità per l'assunzione degli apprendisti e dei minori (art. 8, L. n. 977).
Permane invece, l’obbligo della visita medica preventiva e periodica per valutare l’idoneità al lavoro di tutti quei minorenni adibiti a lavorazioni per le quali la valutazione dei rischi ha evidenziato dei rischi per la salute e per le quali pertanto esiste l’obbligo della sorveglianza sanitaria.
Tale visita medica preventiva, deve essere effettuata dal medico competente ed è volta a constatare l'assenza di controindicazioni alla lavorazione al quale il minore è tenuto, al fine di valutare la sua idoneità alla mansione specifica.
Lo svolgimento del rapporto di lavoro dei minori adolescenti presenta alcune peculiarità relative:
alla durata massima dell’orario di lavoro che non può essere superiore alle otto ore giornaliere ed alle quaranta settimanali, fatte, ovviamente, salve le condizioni di miglior favore dettate dalla contrattazione collettiva;
al divieto di adibire gli adolescenti al trasporto di pesi per più di 4 ore durante la giornata, compresi i ritorni a vuoto;
al divieto di adibizione dei minori in lavorazioni effettuate con il sistema dei turni a scacchi. Tale divieto, tuttavia, non è assoluto qualora il CCNL lo consenta e venga autorizzato dalla Direzione provinciale del Lavoro;
al divieto generale di adibire i minori al lavoro notturno. In deroga al divieto, solo i minori che hanno compiuto i 16 anni possono essere eccezionalmente adibiti al lavoro notturno quando si verifica un caso di forza maggiore tale da impedire il regolare funzionamento dell’azienda, purché tale lavoro sia temporaneo e non ammetta ritardi, non siano disponibili lavoratori adulti e siano concessi periodi equivalenti di riposo compensativo entro le tre settimane successive. Il datore di lavoro in tal caso deve dare immediata comunicazione alla Direzione provinciale del lavoro indicando i nominativi dei lavoratori, le condizioni costituenti la forza maggiore, le ore di lavoro;
ai riposi intermedi. La prestazione lavorativa del minore non può superare, senza alcuna interruzione più di 4 ore e mezza, trascorse le quali sussiste il diritto ad un riposo intermedio di un’ora, riducibile a mezz’ora dai contratti collettivi o in mancanza dalla Direzione provinciale del lavoro, quando il lavoro non presenti caratteri di pericolosità o gravosità.
Autorizzazione preventiva della Direzione provinciale del lavoro per l'impiego dei minori in attività culturali e simili
Per le attività dei bambini e degli adolescenti in alcuni settori del tutto particolari come quello dello spettacolo, della cultura, dello sport e della pubblicità, è prevista una apposita regolamentazione (art. 4 della legge n. 977/1967; D.P.R. n. 365/1994 per il settore dello spettacolo; D.M. 27 aprile 2006, n. 218 per l’impiego dei minori di quattordici anni nei programmi radio-televisivi).
In particolare l’impiego dei minori, anche bambini, in attività lavorative di carattere culturale, artistico, sportivo o pubblicitario, nel settore dello spettacolo e nella realizzazione di programmi radiotelevisivi, può essere autorizzato dalla Direzione provinciale del lavoro, previo assenso scritto di chi esercita la potestà genitoriale, purché ciò non pregiudichi la sicurezza, l’integrità psicofisica e lo sviluppo del minore, la frequenza scolastica o la partecipazione a programmi di orientamento o formazione professionale.
Per il settore dello spettacolo l'autorizzazione all'impiego dei minori deve essere rilasciata entro 30 giorni dalla richiesta (art. 2, D.P.R. n. 365/1994).
Sono escluse dalla preventiva autorizzazione quelle attività che per loro intrinseca natura, modalità di svolgimento o carattere episodico, non risultino inquadrabili nell’ambito di un rapporto di lavoro ovvero assimilabili ad una vera e propria occupazione.
In deroga al divieto del lavoro notturno, l'art. 17 della L. n. 977 prevede che la prestazione lavorativa del minore impiegato nelle attività di carattere culturale, artistico, sportivo, pubblicitario e dello spettacolo può protrarsi non oltre le ore 24. In tale caso il minore deve godere, a prestazione compiuta, di un periodo di riposo di almeno 14 ore consecutive.
Minore che svolge attività di animatore e l’interpello del Ministero del lavoro
Dopo aver analizzato i particolari casi in cui occorre l’autorizzazione della Direzione provinciale del lavoro, si pone il problema di capire se l’attività di animatore svolta da un minore sia o meno ricompresa tra quelle soggette alla predetta autorizzazione preventiva.
Questa domanda è stata oggetto dell’interpello 24 marzo 2015, n. 7, nel quale il Ministero, dopo aver precisato che per animatore si intende colui che ha il compito di prendersi cura degli ospiti nelle strutture ricettive organizzando attività sportive, giochi, balli di gruppo ed attività rivolte ai bambini nei mini club, ha spiegato nel dettaglio che
“L'attività svolta dalla figura dell'animatore consiste nell'organizzazione di eventi di intrattenimento all'interno di una struttura ricettiva, declinabile in tutte quelle attività di carattere ludico e ricreativo rivolte anche ai bambini, finalizzate a favorire la socializzazione degli ospiti/utenti, nonché a facilitare la fruizione dei servizi offerti dalla medesima struttura (es. animatori in case di riposo, ospedali, baby parking)”.
Pertanto, l'attività di animatore non rientra tra quelle di carattere culturale, artistico, sportivo o pubblicitario e neanche tra quelle annoverabili nell'ambito del settore dello spettacolo.
Vale dunque un’interpretazione restrittiva dell’art. 4 citato, nel senso che le attività indicate dalla norma per le quali è richiesta espressamente la preventiva autorizzazione al lavoro, sono esclusivamente quelle aventi il contenuto tipico delle prestazioni rese nei diversi ambiti sopra indicati.
Ne consegue che nel settore dello spettacolo rientrano le sole attività dirette alla rappresentazione di tipo teatrale, cinematografico o televisivo, oppure alla realizzazione di un prodotto destinato ad essere visto o ascoltato da un pubblico presente o lontano (v. in tal senso Cass., Sez. lav., n. 21829/2014).
Ad avviso del Ministero quindi, non è necessario richiedere l'autorizzazione preventiva della Direzione territoriale del lavoro per l'impiego dei minori nell'espletamento dell'attività di animatore, in considerazione del fatto che la stessa non appare vola alla realizzazione di spettacoli, quanto all'accoglienza ed intrattenimento degli ospiti di strutture ricettive o turistiche.
Per essere avviato al lavoro il minore deve aver compiuto sedici anni di età ed aver completato il periodo di istruzione obbligatoria (attualmente almeno 10 anni scolastici).
Devono essere rispettate tutte le norme finalizzate alla tutela della salute del minore lavoratore, quali pause giornaliere, orario massimo di lavoro settimanale, divieto di lavoro notturno, lavorazioni vietate ecc.
I minori per svolgere attività di carattere culturale, artistico, nello sport, nella pubblicità e nel settore dello spettacolo, devono avere l’autorizzazione preventiva della Direzione provinciale del lavoro e il consenso scritto di chi esercita la potestà genitoriale.
L’attività del minore animatore non è soggetta all’autorizzazione preventiva perché non rientra nel settore dello spettacolo.