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Timestamp: 2018-12-09 20:04:23+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 3']

Consiglio UE: portabilità dei contenuti, banda 700, fisco e multinazionali - Confindustria Radio TV
Consiglio UE:	portabilità dei contenuti, banda 700, fisco e multinazionali
Consiglio UE: portabilità dei contenuti, banda 700, fisco e multinazionali i temi all’ordine del giorno nella 2 giorni dei Ministri UE
Portabilità Il Consiglio Competitività del 26 Maggio ha approvato un “orientamento generale” sul Regolamento sulla portabilità dei contenuti online all’interno della UE presentato dalla Commissione UE lo scorso dicembre. Il draft che il Consiglio presenterà al vaglio del Parlamento UE per procedere con la procedura legislativa ordinaria è un testo di compromesso redatto dalla Presidenza e il Coreper. Rispetto al testo presentato a suo tempo dalla Commissione, le maggiori differenze sono:
• nell’ambito di applicazione: l’art. 1, specifica che il regolamento si applica ad abbonati a servizi di contenuti online “portabili”. Si conferma che il regolamento si riferisce a contenuti (lineari e non) a pagamento. Nel testo del Consiglio tuttavia (opzione introdotta dal nuovo art. 3 A) è previsto che anche fornitori di contenuti gratuiti possano decidere di garantire la portabilità all’estero. In tale caso, informati utenti e aventi diritti, anche a tali fornitori si applica il regolamento.
• nelle definizioni: l’abbonato deve avere una residenza “effettiva e stabile a cui ritorna regolarmente” (art. 2 c) in uno Stato membro, come definito dai criteri del (nuovo) art. 3B (verifica dello Stato di residenza); • nella validità: il testo prevede la vigenza entro il 20esimo giorno dalla pubblicazione nella Gazzetta UE, come di norma, ma la sua applicabilità a decorrere da 12 mesi dalla pubblicazione (di norma immediata). Il testo di compromesso del Consiglio lascia aperte due questioni non ritenute accettabili da alcune delegazioni degli Stati Membri:
• la definizione di “temporaneamente presente in uno Stato Membro” (art. 2 lett.d). Per la maggior parte delle delegazioni è sufficiente il testo contenuto nella proposta di compromesso, che non prevede precisazioni temporali, letto in combinato disposto con la definizione di Stato membro di residenza (art. 2c).
Alcune delegazioni hanno chiesto di aggiungere a tale definizione un criterio temporale (presenza transitoria e breve) per “evitare eventuali interpretazioni eccessivamente ampie che le delegazioni considerano equivalenti a un accesso transfrontaliero”.
• L’esenzione dagli obblighi di verifica (art. 3B, par. 5 e 6) dello Stato di residenza per i titolari dei diritti e gli aventi diritto “laddove questi non siano adeguati al settore o al tipo di contenuto in questione”. L’obbligo di verifica è previsto per i fornitori di servizi a tutela degli interessi dei titolari, l’esenzione appare rivolta ad evitare oneri eccessivi in capo a questi ultimi. Il testo di compromesso del Consiglio prevede che i titolari possano consentire l’accesso ai propri contenuti e il relativo uso senza verifica dello Stato membro di residenza, ma tutti gli altri aspetti del regolamento rimangono applicabili.
Banda 700 MHz Come anticipato nella newsletter 91, il Consiglio Telecomunicazioni ed Energia del 26 maggio ha approvato l’ ”approccio generale” alla Decisione sulla banda 700 Mhz (694-790 MHz) proposta dalla Commissione UE nel febbraio scorso e liberata dal Coreper. La banda, attualmente utilizzata prevalentemente per servizi televisivi, verrà liberata per gli usi mobili a larga banda (5G) entro il 30 giugno 2020 come chiesto dalla Commissione, ma con la previsione di due anni di ‘tolleranza’ – come previsto a suo tempo dal rapporto Lamy e come chiesto da un gruppo di Paesi tra cui l’Italia – per “motivi debitamente giustificati”, che includono: problemi di coordinamento transfrontaliero; interferenze dannose; la necessità di assicurare la migrazione tecnica verso standard di trasmissione avanzati; costi finanziari della transizione superiori ai ricavi generati dalle procedure di aggiudicazione,
La banda sub 700 MHz (470-694 MHz) rimane assegnata ai servizi televisivi fino al 2030. Fra le scadenze intermedie si ricorda che entro il 31 dicembre 2017 gli Stati membri dovranno aver concluso tutti gli accordi di coordinamento transfrontaliero delle frequenze all’interno dell’Unione.Entro il 30 giugno 2018, dovranno adottare e rendere pubblici la roadmap della transizione. Durante il dibattito del Consiglio, l’On. Antonello Giacomelli, Sottosegretario di Stato allo Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni, ha ribadito che la transizione deve tener conto delle peculiarità nazionali. Per l’Italia, si ricorda, come più volte ribadito da CRTV nelle varie sedi istituzionali: interferenze transfrontaliere con molti Stati Membri, ma anche i Paesi dell’africa del Nord, alta penetrazione del DTT, piattaforma universale cui si affidano 18 milioni di famiglie italiane su 24, alti costi attesi per sostenere la migrazione dei terminali presso gli utenti, licenze per i diritti d’uso che si estendono fino al 2032. In particolare quanto alla gestione dello spettro il Sottosegretario ha aggiunto che “poiché parliamo di risorse limitate, l’unico modo non può che essere un accesso flessibile”. Da qui l’invito italiano affinchè “tutti gli Stati collaborino per armonizzare l’uso delle frequenze e aumentare la flessibilità”. L’Italia ritiene che le reti di banda ultra larga siano chiave per la comunicazione e l’informazione ”, ha concluso Giacomelli, che ha chiesto la UE promuova “ in v e s t im e n t i p u b b lic i e p r i v a t i n e ll e in f r a s t r u t t u r e digitali a prova di futuro, perché’ gli investimenti privati non bastano ”. Il testo liberato dal Consiglio necessita ora dell’approvazione del Parlamento UE. Si ricorda che la decisione è misura che crea obblighi per gli Stati Membri pur non avendo effetti direttamente applicabili per i soggetti privati.
Tasse e multinazionali Il Consiglio Economico e Finanziario dei ministry UE ha anche approvato senza discussione la revisione della direttiva 2011/16/UE sullo scambio lo scambio di informazioni fiscali fra gli Stati Membri, che pone regole più severe per la rendicontazione fiscale delle multinazionali operanti nella UE, dopo l’accordo raggiunto sul tema nello scorso marzo. La direttiva costituisce il primo elemento di un pacchetto di regole proposte dalla Commissione UE nel gennaio 2016 per combattere l’elusione fiscale. La direttiva implementa l’Azione 13 delle Norme Anti Erosione della Base Fiscale (BEPS) – di cui “Radio TV News” si è a più riprese occupata nel recente passato – adottate in ambito OECD richiedendo:
• alle multinazionali rendicontazione paese per paese di ricavi, utili, tasse, asset, occupati, anche per le filiali operanti negli Stati Membri UE (“secondary reporting” opzionale per il 2016 ma obbligatorio a partire dal 2017) per evitare operazioni di transfer pricing infragruppo. Le informazioni debbono essere trasmesse e pubblicate entro un anno dalla chiusura dell’anno fiscale. Gli Stati Membri debbono predisporre sanzioni per le violazioni.
• alle autorità fiscali degli Stati Membri di scambiare periodicamente tali rendiconti. Le informazioni debbono essere scambiate entro 3 mesi dal ricevimento. M a y 2 0 16 dir e c t i v e o n t h e e x c h a n g e o f t a x – r e la t e d information on multinationals . In tema fiscale in Consiglio ha anche approvato, senza dibattito, l’ estensione per altri 2 anni, fino al 31 dicembre 2017, dell’IVA minima al 15% e delle conclusioni sulla strategia fiscale esterna alla UE e misure contro l’abuso nei trattati fiscali.
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