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Timestamp: 2020-07-02 15:26:46+00:00
Document Index: 105038482

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 360', 'art. 111', 'art. 2697', 'art. 116', 'art. 91', 'sentenza ', 'art. 1587', 'art. 9']

Sentenza Cassazione Civile n. 18983 del 27/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18983 del 27/09/2016
Cassazione civile sez. III, 27/09/2016, (ud. 13/05/2016, dep. 27/09/2016), n.18983
sul ricorso 19125/2013 proposto da:
OMER SRL, (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore
signora B.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
TUSCOLANA 1178, presso lo studio dell’avvocato NELIDE CACI,
rappresentata e difesa dall’avvocato GIUSEPPE DANILE giusta procura
C.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA E. MANFREDI 11,
difeso dall’avvocato IGNAZIO VALENZA giusta procura speciale a
avverso la sentenza n. 1869/2012 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,
udito l’Avvocato IGNAZIO VALENZA;
C.E. e C.F. convennero in giudizio Omer s.r.l. chiedendo che il Tribunale di Agrigento dichiarasse risolto il contratto di locazione per inadempimento della società conduttrice, con condanna della stessa alla restituzione dell’immobile eliminate le opere abusive realizzatevi senza il consenso dei locatori.
La corte di appello, adita dalla conduttrice, confermò la decisione di primo grado.
Omer s.r.l. ha presentato ricorso affidato a quattro motivi esposti in memoria. C.F. ha depositato controricorso.
1. Il ricorso può essere così sintetizzato. Si deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione dell’art. 111 Cost., art. 2697 c.c. e art. 116 cod. proc., in relazione alla decisione della corte di appello sulla mancata ammissione delle prove testimoniali richieste dalla società in ordine alla non riferibilità alla stessa delle opere realizzate e da rimuovere, attesa la inidoneità delle prove richieste a sovvertire i contrari esiti istruttori.
Ulteriori violazioni di legge sono argomentate circa gli artt. 1453, 1362, 1366, 1374 e 1375 c.c., lamentando che la corte di appello accolse la domanda di risoluzione contrattuale ritenendo integrati i presupposti di fattispecie e dunque la gravità dell’inadempimento, avendo parte conduttrice provveduto a una edificazione abusiva nell’immobile locato. Si contesta tuttavia che tale condotta del conduttore integrerebbe un inadempimento grave, denunciando inoltre nel comportamento del locatore che chiese la risoluzione una violazione del canone della buona fede nella esecuzione del contratto e del generale principio del divieto di abuso del diritto, attesi anche i tempi, ritardati, delle contestazioni mosse su dette opere, già da tempo realizzate, e pertanto da ritenersi presumibilmente conosciute.
Le critiche sono svolte anche in riferimento alla motivazione; ritenuta insufficiente sui punti ora richiamati.
Infine, si afferma violazione dell’art. 91 c.p.c., essendo consequenzialmente errata la decisione sulle spese.
2. Sul primo motivo di ricorso deve osservarsi che la corte territoriale ha ritenuto superflua la chiesta prova testimoniale sul rilievo che nella consulenza tecnica di ufficio agli atti è valutato che l’epoca di realizzazione delle opere da rimuoversi non è anteriore a quella del rapporto locatizio. Nel ricorso si critica tale assunto senza tuttavia riportare il contenuto della relazione tecnica oggetto di critica, così limitandosi a contestazioni generiche non rendendo peraltro il ricorso autosufficiente.
2. Infondato è anche il secondo motivo di ricorso, argomentato su profili concernenti il contenuto del giudizio reso dalla corte di appello sulla gravità dell’inadempimento del conduttore.
Nella sentenza impugnata si premette, in diritto, che ai sensi dell’art. 1587 c.c., comma 1, per come costantemente interpretato da questa corte, il conduttore ha l’obbligo di servirsi del bene locato per l’uso determinato in contratto dovendosi escludere che il godimento del bene possa estendersi oltre l’ambito delle facoltà convenute o desumibili dalle circostanze esistenti al momento della conclusione del contratto; cosicchè si ha inadempimento ogni qual volta il godimento, svolgendosi oltre detti limiti, sia abusato (si cita, correttamente, Cass. 11.5.2007, n. 10838). Si osserva che, a norma dell’art. 9 del contratto intercorso tra le parti, era inibita al conduttore qualsivoglia innovazione non convenuta con il locatore. Si conclude, con giudizio di fatto non ulteriormente sindacabile nel merito in questa sede di legittimità, per la gravità del comportamento inadempiente consistito nella realizzazione di innovazioni integranti opere abusive sul bene locato.
3. La doglianza sul difetto di motivazione è invece inammissibile: nemmeno indicandosi il fatto decisivo non considerato in sentenza.
4. Ne discende l’assorbimento della doglianza relativa alla condanna sulle spese.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a rifondere a controparte le spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 8200,00 di cui Euro 200,00 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.