Source: http://www.anffaslombardia.it/disabili.php/Glossario1.html
Timestamp: 2017-08-17 01:37:59+00:00
Document Index: 151454022

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 32', 'art. 34', 'art. 38']

Glossari ANFFAS Lombardia Onlus
ANFFAS Lombardia: Glossari :
<> Glossario F-L
<> Glossario M-V
<> Glossario giuridico
Link alle pagine realizzate nel 2003 da ANFFAS onlus per il sito del Segretariato Sociale della RAI, da cui è tratto questo glossario: http://www.segretariatosociale.rai.it/codici/ritardo_mentale/INDEX.HTM
Glossario completo in formato .pdf
“E' persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione. La persona handicappata ha diritto alle prestazioni stabilite in suo favore in relazione alla natura e alla consistenza della minorazione, alla capacità complessiva individuale residua e alla efficacia delle terapie riabilitative” (art. 3 commi 1 e 2 L:5.02.1992 n.104).
- Adattamento comportamentale: il grado con cui l'individuo riesce a seguire le norme sociali e le aspettative comportamentali che regolano le forme di condotta accettabili nei vari ambienti.
- Adattamento sociale: l'abilità di iniziare e mantenere relazioni sociali positive, amicizie e buoni rapporti di affiliazione con varie persone del suo ambiente.
- Adattamento personale: l'abilità e l'opportunità di gestire efficacemente la propria vita con il massimo grado di indipendenza.
1. detrazioni fiscali:
2. oneri deducibili:
3. detrazioni per oneri:
4. agevolazioni per l’acquisto e il possesso degli autoveicoli:
infine, introdotto dalla L.388/2000, vi è la possibilità per la famiglia di un congedo biennale retribuito fruibile a condizione che il certificato della condizione di gravità sia stato rilasciato da almeno cinque anni.
Barriere Ostacoli o limiti al funzionamento indipendente della persona nell’ambiente di appartenenza. Per le persone disabili possono distinguersi in barriere architettoniche : ad esempio scalinate, porte, ascensori ed in generale quanto concerne l’accesso a locali o ambienti pubblici o privati; barriere strutturali : ad esempio gradini per l’accesso a mezzi pubblici; barriere tecnologiche: ad esempio la complessità d’uso di servomeccanismi quali le biglietterie automatiche; barriere sociali: ad esempio la diffidenza, il rifiuto, i pregiudizi che in varie forme si manifestano nei riguardi di chi appare diversamente abile. L’insieme di queste barriere rappresentano, dal punto di vista pratico e culturale, la manifestazione della distanza che divide i cittadini disabili - e quanti vivono la loro condizione - dalle diverse porzioni della società.
Valutazione complessiva della persona in un particolare settore di funzionamento e che evidenzia capacità, abilità, deficit e limitazioni; generalmente indicato a valutare competenze di tipo lavorativo od occupazionale. Nell’intervento a favore di persone disabili il bilancio di competenze rappresenta un importante momento per valutare sia la necessitò di avviare percorsi educativi o abilitativi finalizzati ad implementare competenze specifiche, sia la possibilità di avviare percorsi di inserimento nel mondo del lavoro.
Cicli di vita Periodi significativi nell’arco di vita di una persona che si caratterizzano specificatamente, ad esempio l’adolescenza, non tanto in termini strettamente cronologici ma soprattutto in quanto a condizioni di vita della persona (ad esempio vita in famiglia di origine o vita indipendente).
Si intende come l’insieme di abilità concettuali, sociali e pratiche acquisite attraverso l’apprendimento, che permettono alla persona di ‘funzionare’(vivere con soddisfazione e corrispondere le aspettative dell’ambiente di scelta) nella vita di ogni giorno. In accordo con i modelli più recenti, le limitazioni nel comportamento adattivo compromettono la vita quotidiana e l’abilità di corrispondere e confrontarsi con i cambiamenti esistenziali e le richieste dell’ambiente. Nell’ambito della diagnosi e della valutazione della disabilità, il comportamento adattivo e le sue limitazioni significative possono essere misurati attraverso strumenti standardizzati.
Comportamento disadattivo Si intende l’insieme, misurabile globalmente e nelle sue componenti attraverso strumenti standardizzati, delle limitazioni del comportamento adattivo che compromettono la vita quotidiana e determinano la disabilità nel corrispondere ai cambiamenti esistenziali ed alle richieste dell’ambiente.
La materia del concorso alle spese delle prestazioni sociali e sociosanitarie (queste ultime, limitatamente alla parte di spesa di competenza della spesa sociale) è regolata, prioritariamente, dal Decreto Legislativo 31 marzo 1998 n.109 (detto anche “riccometro”) e dai successivi decreti che lo hanno integrato e modificato. Il Decreto n.109/98, sostanzialmente, consente ad un ente locale di valutare la situazione economica del nucleo familiare che richiede l’accesso ad una prestazione/servizio di natura sociale o sociosanitaria, al fine di determinarne la quota di concorso alla spesa. Tale valutazione (denominata ISE=Indicatore della Situazione Economica) è condotta valutando sia il reddito che il patrimonio (mobiliare e immobiliare), per giungere poi, utilizzando la scala di equivalenza che consente di rapportare l’ISE alla composizione del nucleo familiare (n° di componenti, presenza di minori, di persone con disabilità, ecc.). Il risultato finale (ISEE= Indicatore Situazione Economica Equivalente) è il dato che l’ente locale utilizza per il calcolo della quota di partecipazione al costo, in rapporto ai criteri definiti nel proprio regolamento (fasce di reddito, progressione lineare, ecc.).
Il Decreto Legislativo n.130 (2 maggio 2000) ha modificato il D.Lgs.109/98 introducendo , tra l’altro, il principio per cui l’eventuale calcolo del concorso alla spesa per le prestazioni rivolte a persone con disabiliità in condizione di gravità – certificate tali ai sensi dell’art. 3 comma 3 della Legge 5.02.1992 n.104 – deve essere effettuato valutando la situazione economica della persona con disabilità e non dell’intero suo nucleo familiare.
Tale principio è in realtà scarsamente rispettato per effetto della mancata emanazione di uno dei due decreti che avrebbero dovuto succedere al D.Lgs.130/2000:
► un primo decreto che stabilisca i meccanismi di finanziamento delle prestazioni sociosanitarie (DPCM 14.02.2001 “atto di indirizzo e coordinamento per la integrazione sociosanitaria”)
► un secondo decreto (mai emanato) che stabilisca i limiti di applicazione del principio introdotto dallo stesso D.Lgs.130/2000.
Condizione di gravità
"Qualora la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l'autonomia personale, correlata all'età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione, la situazione assume connotazione di gravità. Le situazioni riconosciute di gravità determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici." (art. 3 comma 3 L.5.02.1992 n.104).
La formulazione della L.104/92 assume particolare importanza ed è divenuto via via un elemento su cui si è concentrata l’attenzione non solo degli operatori (medici, terapisti della riabilitazione, educatori, ecc.) ma anche degli amministratori (in relazione alle scelte di politica sociale e quindi alla definizione della rete dei servizi alla persona) e delle Associazioni (in relazione al ruolo dei fattori sociali ed ambientali, e quindi non solo funzionali, che hanno incidenza sulla qualità della vita della persona con disabilità).
Il “Piano d’Azione 2000-2003 per le Politiche dell’Handicap” frutto della I° Conferenza Nazionale sull’Handicap (Roma – dicembre 1999) individua quattro principi-guida alla base di tale Piano, tra cui quello riferito alle “maggiori gravità” (l’azione è strategicamente rivolta anzitutto a risolvere le situazioni di bisogno che gravano sulle persone con gravissima disabilità e delle loro famiglie che le assistono. Solamente risolvendo questi problemi sarà possibile ottenere insite od analoghe soluzioin nell’intero pianeta della disabilità – dalla premessa del PIano d’Azione).
Costitituzione Italiana In materia di non discriminazione e pari opportunità - art. 3
In materia di diritto al lavoro - art. 4
In materia di diritto alla salute - art. 32
In materia di diritto all’istruzione - art. 34
In materia di diritto all’assistenza - art. 38
Cretinismo Attualmente il termine definisce una forma congenita di deficit mentale con ritardo dello sviluppo scheletrico dovuto ad assenza o insufficienza di secrezione della ghiandola tiroide. Per estensione il termine è stato utilizzato in passato con valenza negativa e stigmatizzante per definire le persone con disabilità intellettiva.
Custodialismo Atteggiamento che ha caratterizzato un certo periodo della nostra storia relativamente alla risposta sociale alla disabilità, consistente nel praticare l’isolamento delle persone disabili all’interno di istituzioni totali, generalmente locate in posti lontani dagli agglomerati urbani. A differenza di quanto avviene oggi, il pensiero che sottostava a questa pratica era quello che la persona disabile non poteva vivere nei normali consessi sociali in quanto soggetto da difendere sia da sé stesso che da altre persone e, conseguentemente, veniva trattata come soggetto passivo incapace di assumere decisioni autonome relative alla propria esistenza e da custodire in luoghi e spazi che ne garantissero l’isolamento dalla società considerata normale.
Termine impiegato a partire dalla seconda metà del 1800 per definire la condizione patologica delle persone con disabilità intellettiva, che esiste dalla nascita o dalla prima infanzia, in cui lo sviluppo psicologico è stato impedito o prevenuto con preponderanza delle componenti causali organiche su quelle sociali.Con tale termine ci si riferiva ad una forma di patologia dell’intelletto che ne influenzava il livello (imbecillità) o l’estensione (stupidità). Più specificatamente il termine definiva una condizione di lieve ritardo dello sviluppo intellettivo tanto da ritenere legalmente capace la persona che ne era affetta. Attualmente il termine non è considerato appropriato perché di valenza e stigmatizzante in quanto collegato ad un giudizio di valore negativo sulla persona con disabilità intellettiva.
Deficienza mentale
Termine con cui si definiva nel ‘900 un difetto dell’intelligenza dipendente da un insufficiente sviluppo o da un rallentamento delle capacità intellettive per cause prenatali (ereditarie, congenite) perinatali e postatali di natura eterogenea. Attualmente il termine non è più utilizzato perché di valenza stigmatizzante in quanto facilmente collegabile ad un giudizio di valore negativo (deficiente).
La diffusione di concetti quali l’integrazione,la normalizzazione (vedi) assunsero, in un periodo che va dalla fine degli anni sessanta fino a tutti gli anni settanta, la funzione di vero e proprio supporto “ideologico” di tutto quel vasto movimento che prese il nome di “antistituzionale” (a seconda degli ambiti diversamente aggettivato “psichiatria antistituzionale”, “pedagogia antistituzionale…). La finalità ultima di questa composita realtà culturale era quella di restituire al disabile «percorsi di vita» e condizioni del vivere quotidiano che fossero il più vicino possibile alle normali circostanze di vita reale nella Società. In particolare il movimento mise in discussione l’utilità e l’eticità di quelle imponenti istituzioni residenziali interne al manicomio, o del tutto sovrapponibili per finalità e metodi di gestione, promovendo, al contrario, modelli alternativi di servizio maggiormente dimensionati (comunità) capaci di garantire situazioni di vita indipendente e trattamenti secondo il principio dell'«alternativa meno restrittiva» delle libertà personali.
Si intende una compromissione grave delle facoltà mentali conseguente alla morte di un numero rilevante di cellule nervose per cui il soggetto non è più in grado di elaborare i contenuti dell’esperienza in modo utile a svolgere le attività della vita quotidiana. Trattasi di una condizione caratterizzata dallo sviluppo dopo i 18 anni, di molteplici deficit cognitivi, inclusa la compromissione della memoria, dovuti agli effetti fisiopatologici di una condizione medica generale, agli effetti persistenti di una sostanza o ad eziologie molteplici. La demenza si differenzia dal ritardo mentale in quanto caratterizzata da un deterioramento mentale con declino acquisito dopo i 18 anni , dell’intelligenza, rispetto ai livelli precedentemente raggiunti dall’individuo.
Deprivazione sociale
Fenomeno spesso conseguente ad un atteggiamento custodialistico, nel quale la persona, non entrando in contatto con stimoli e situazioni a carattere sociale, ne risente in termini di evoluzione e sviluppo di competenze adattive. Ciò si traduce, per la persona investita di tale fenomeno, nell’impossibilità a sperimentarsi in contesti sociali e quindi nella mancata acquisizione di ruoli, relazioni, funzioni, diritti e responsabilità.
La diagnosi funzionale ha lo scopo di fornire all’operatore un con­tributo di conoscenza sulla realtà della persona disabile ed é lo strumento che permette di sten­dere il Piano Educativo Individualizzato. Gli obiettivi della diagnosi funzionale sono così riassumibili:
1) conoscenza dettagliata della situazione attuale di partenza della persona disabile, con particolare riferimento all’evidenziazione dei livelli di capacità (competenze e abilità possedute), limiti (deficit di competenze e abilità e presenza di proble­matiche comportamentali, psicologiche e relazionali) e potenzialità (competenze e abilità allo stato latente che possono essere stimolate) presenti nel soggetto
2) definizione di obiettivi di intervento perseguibili per il superamento dei limiti o l’attivazione delle potenzialità
3) indicazioni per l'applicazione più idonea delle procedure di intervento e delle attività necessarie al perseguimento degli obiettivi 4) definizione degli indicatori che permettono un monitoraggio costante dell'andamento del soggetto contributo alla valutazione finale dell'efficacia del Piano Educativo Individualizzato.
DIN (Disability Italian Network)
Disability Italian Network. Agenzia che in Italia si occupa della formazione al fine di implementare il modello di Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF)
Il diritto soggettivo (facultas agendi) indica il potere attribuito alla volontà del soggetto di agire per il soddisfacimento dei propri interessi (potere riconosciuto e garantito dal diritto oggettivo). Il diritto oggettivo (detto anche norma agendi) è l’insieme delle regole astratte di condotta che disciplinano una comunità, una società, ecc. In termini più concreti ed esemplificando: il diritto soggettivo è la situazione per cui la persona con disabilità che non abbia ottenuto ciò che la norma prevede, ha la facoltà di ricorrere al Giudice Ordinario (o al Giudice Amministrativo) per vedere riconosciuto il proprio diritto.
La disabilità viene intesa come l'espressione fenomenologica del danno; la perdita o riduzione di funzioni o capacità specifiche derivanti da un danno o un empairment , cioè una anormalità a carico di una struttura o di una funzione; si distingue dall'handicap che può essere definito invece come: "fenomeno sociale risultante da una disabilità psicofisica che esprime una discordanza tra le capacità del­l'individuo e le aspettative dell'ambiente. Risultato dell'incontro tra la disabi­lità dell'individuo e le richieste ambientali dei principali ecosistemi".
Disabilità (ultima definizione OMS)
L’OMS attraverso lo strumento ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento,della Disabilità,e della Salute) definisce oggi la disabilità quale “Condizione di salute in un ambiente sfavorevole”. Tale definizione supera quella precedente (1980) attraverso la quale l’OMS proponeva una classificazione generale della menomazione (deficit) - disabilità (incapacità) e handicap ( condizione di svantaggio conseguente ad un deficit-menomazione o disabilità che limita l’adempimento del ruolo normale di un soggetto, in relazione all’età, sesso e fattori socio-culturali)
Disabilità intellettiva e/o relazionale
La perdita o riduzione di funzioni o capacità specifiche che si manifesta con difetti e deficit nel funzionamento intellettivo generale, nell’ambito delle abilità sociali e di relazione interpersonali e nel livello complessivo del comportamento adattivo.
Si intende una condizione mentale o fisica caratterizzata primariamente da una disorganizzazione della personalità, delle funzioni psichiche e delle emozioni in grado di compromettere in maniera significativa il funzionamento biologico, psicologico e sociale tipico dell’individuo.
Si intende un disturbo mentale solitamente diagnosticato nell’infanzia, nella fanciullezza o nell’adolescenza, ovvero in età evolutiva. Comprende, secondo gli attuali manuali diagnostici, una serie diversificata di sindromi psichiatriche che vanno dal ritardo mentale ai disturbi specifici dell’apprendimento, dai disturbi delle capacità motorie e della comunicazione ai disturbi pervasivi dello sviluppo , come l’autismo, dai disturbi della condotta ai disturbi del comportamento alimentare in età evolutiva ed altre sindromi.
Trattasi di un sistema multiassiale per la classificazione e la registrazione dei disturbi mentali il cui scopo principale è quello di fornire un utile, credibile e condivisa guida alla pratica clinica, fondata su un’ampia base empirica. Tale sistema consente, in accordo con la sua versione più aggiornata ( DSM- IV TR) l’individuazione della diagnosi psichiatrica, sulla base di specifici criteri, attribuibile alla condizione del singolo paziente e la registrazione delle varie componenti del quadro clinico e funzionale secondo una precisa codifica. Viene utilizzato da clinici e ricercatori con diversi orientamenti ed in diversi ambiti di cura che accolgono persone con disturbi mentali e rappresenta uno strumento necessario per la raccolta e la comunicazione di statistiche accurate sulla salute pubblica. Esiste una compatibilità sostanziale tra il DSM-IV TR proposto dalla American Psychiatric Association nel 2000 ed un altro sistema di classificazione dei disturbi mentali proposto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ICD 10
Con il termine ecosistemi vengono intesi i vari ambienti di vita all’interno dei quali la persona disabile si trova inserita, quali ad esempio , le istituzioni sanitarie, la famiglia, la scuola, il mondo del lavoro, ecc.; ambienti che sono portatori di loro specifiche regole e richieste nei confronti del disabile e che contribuiscono a determinarne il grado di handicap, gravità complessiva, adattamento e qualità della vita.
Educazione E’ un processo di azioni predisposte per condurre una persona all’interno di un percorso che ha come meta lo sviluppo delle potenzialità individuali in termini di conoscenze, competenze e abilità utili ad affrontare la vita quotidiana nei suoi molteplici aspetti. Per quanto concerne le persone con disabilità intellettiva e relazionale, gli interventi educativi - a partire da una valutazione generale che individui capacità, limiti e potenzialità individuali – investono la globalità della persona nelle sue dimensioni psichiche, fisiche e intellettive al fine di permettere lo sviluppo o il mantenimento di: autonomie individuali per la cura della propria persona e di ambienti di vita, abilità cognitive, competenze relazionali per la gestione della vita sociale e affettiva, senso di auto-stima e costruzione della propria identità personale, autonomie sociali per l’utilizzo delle risorse e delle opportunità di vita, capacità lavorative, orientamento nella vita quotidiana, integrazione sociale.
Empowerment L’empowerment, viene considerato un costrutto composito ed ecologico nel senso che accanto ad alcune dimensioni individuali, come ad esempio la percezione di essere in grado di esercitare su di sé e sulla realtà un certo controllo, fa riferimento anche alle risorse socio-ambientali come le relazioni socialmente supportive su cui la persona può contare, e la possibilità di ottenere dal proprio lavoro, dalla partecipazione attiva alla vita comunitaria e dalle svariate attività che l’essere umano mette in essere un accrescimento del proprio “potere”. (S. Soresi)
Ultima modifica: Thu, 27 Aug 2015 08:43:47 GMT