Source: https://www.avvocatocavalea.com/attivita-contraria-agli-interessi-del-datore-di-lavoro/
Timestamp: 2019-12-10 08:36:28+00:00
Document Index: 28346697

Matched Legal Cases: ['art. 2105', 'art. 2105', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2105', 'sentenza ', 'art. 2598', 'sentenza ', 'art. 2105', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Attività contraria agli interessi del datore di lavoro. - Avvocato Cavalea
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Il dipendente non può porre in essere una attività contraria agli interessi del datore di lavoro se potenzialmente produttiva di danno.
La Corte di Cassazione ha affermato a più riprese che:
-dal collegamento dell’obbligo di fedeltà di cui all’art. 2105 c.c.,
-con i principi generali di correttezza e buona fede di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c.
deriva che il lavoratore deve astenersi non solo dai comportamenti espressamente vietati dall’art. 2105, ma anche da qualsiasi altra condotta che, per natura e per le sue possibili conseguenze:
risulti in contrasto con i doveri connessi all’inserimento del lavoratore nella struttura e nell’organizzazione dell’impresa o
crei situazioni di conflitto con le finalità e gli interessi della medesima o
sia comunque idonea a ledere irrimediabilmente il presupposto fiduciario del rapporto di lavoro.
Si vedano: Corte di Cassazione, sentenza n. 2474 del 2008 e la sentenza n. 6957 del 2005.
L’obbligo di fedeltà impone al lavoratore di tenere un comportamento leale nei confronti del proprio datore di lavoro, astenendosi da qualsiasi atto idoneo a nuocergli anche potenzialmente.
Di conseguenza ai fini della sussistenza della violazione dell’obbligo di fedeltà incombente sul lavoratore ex art. 2105 c.c. è sufficiente la mera preordinazione di un’attività contraria agli interessi del datore di lavoro anche solo potenzialmente produttiva di danno. si veda Corte di Cassazione, sentenza n. 12489/2003.
Rientra nella sfera di tale dovere anche il divieto di trattare affari per conto proprio o di terzi in concorrenza con il datore di lavoro, a prescindere dall’idoneità o meno di tale comportamento ad integrare un’ipotesi di concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598 c.c. (Corte di Cassazione, sentenza n.9056 del 2006).
In coerenza con tali principi è stato poi precisato che:
integra violazione del dovere di fedeltà di cui all’art. 2105 c.c. ed
è potenzialmente produttiva di danno,
la costituzione da parte di un lavoratore dipendente di una società per lo svolgimento della medesima attività economica svolta dal datore di lavoro.
Si vedano: Corte di Cassazione, sentenza n. 16377 del 2006; Corte di Cassazione, sentenza n. 6654 del 2004.
Il caso affrontato dalla Corte di legittimità era relativo alla costituzione da parte del lavoratore, in costanza del rapporto di lavoro:
a) di una nuova associazione operante con scopi e finalità indistinguibili con quella per la quale lavorava,
b) con una denominazione del tutto simile ed oggettivamente idonea a generare confusione,
c) con assunzione da parte del dipendente di una posizione apicale nella nuova associazione e
d) con la diffusione da parte del dipendente di notizie denigratorie nei confronti della Associazione, sua datrice di lavoro, in ordine a difficoltà economiche ed alla sua imminente chiusura.
(Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 19183 pubblicata il 19-08-2013, presidente A. De Renzis).
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