Source: https://ambientediritto.it/home/giurisprudenza/corte-di-cassazione-penale-sez3-28082018-sentenza-n39036
Timestamp: 2019-04-23 02:56:21+00:00
Document Index: 57609147

Matched Legal Cases: ['art. 279', 'art. 279', 'art. 4', 'art. 50', 'art. 4', '§ 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 279', 'art. 279', 'sentenza ', 'art. 649', 'art. 4', 'art. 279', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 4', 'art. 649', 'art. 131', 'sentenza ', 'art. 568', 'sentenza ', 'art. 129', 'sentenza ', 'art. 616', 'sentenza ']

CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez.3^ 28/08/2018, Sentenza n.39036 | AmbienteDiritto.it
INQUINAMENTO ATMOSFERICO - Emissioni in atmosfera - Art. 279 D.lgs n. 152/2006 - Inosservanza delle prescrizioni autorizzatorie e mancata comunicazione preventiva.
Configura il reato di cui all'art. 279 comma 2 del D.lgs n. 152 del 2006, l'inosservanza di quanto previsto nel provvedimento di autorizzazione finalizzato al contenimento delle emissioni in atmosfera. Inoltre integra la fattispecie di cui all'art. 279 comma 3 del D.lgs n. 152 del 2006 la mancata comunicazione preventiva agli enti competenti della data di avviamento dell'impianto.
DIRITTO PROCESSUALE EUROPEO - Violazione del principio del ne bis in idem ex art. 4, prot. 7, CEDU - Verifiche e criteri alternativi e non cumulativi - Convenzione Europea per i diritti dell'uomo e art. 50 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea - Carta nel Trattato di Lisbona.
Al fine di stabilire la ricorrenza di una violazione del principio del ne bis in idem convenzionale sancito dall'art. 4, prot. 7, CEDU, occorre verificare che sussista una "accusa in materia penale" ed, a tal fine, è necessario tenere presente tre criteri: la qualificazione giuridica della misura in causa nel diritto nazionale, la natura stessa di quest'ultima, e la natura e il grado di severità della sanzione. Si tratta di criteri alternativi e non cumulativi, di tal che, perché possa parlarsi di "accusa in materia penale" ai sensi dell'articolo 6 § 1, è sufficiente che il reato in causa sia di natura "penale" rispetto alla Convenzione, o abbia esposto l'interessato a una sanzione che, per natura e livello di gravità, rientri in linea generale nell'ambito della "materia penale".
(dich. inammissibile il ricorso avverso sentenza del 13/07/2015 - TRIBUNALE DI CUNEO) Pres. SAVANI, Rel. GAI, Ric. Barra
udito per l'imputato l'avv. S. Latella in sost. avv. A. Moroni e G. Debernardi che ha insistito nell'accoglimento del ricorso.
1. Con sentenza in data 13 luglio 2015, il Tribunale di Cuneo ha condannato Barra Giovanni Andrea, alla pena di € 500,00 di ammenda, per il reato di cui all'art. 279 comma 2 del D.lgs n. 152 del 2006, per non avere rispettato quanto previsto dal provvedimento di autorizzazione finalizzato al contenimento delle emissioni in atmosfera (capo A), e di cui all'art. 279 comma 3 del D.lgs n. 152 del 2006 per non avere comunicato preventivamente agli enti competenti la data di avviamento dell'impianto (capo B). In Racconigi in data anteriore e prossima al 25/01/2012.
2. Avverso la sentenza ha presentato appello l'imputato, a mezzo del difensore, e ne ha chiesto l'annullamento deducendo:
- Violazione di legge ex art. 649 cod.proc.pen. in relazione all'art. 4 prot. 7 CEDU. Premette il ricorrente di essere stato condannato per il reato di cui all'art. 279 comma 2 e 3 del D.lgs n.152 del 2006, per alcune irregolarità sull'impianto di gestione di produzione di energia elettrica con digestato, di aver sanato le irregolarità mediante pagamento della sanzione amministrativa di cui ai commi 2 e 3 dell'art. 44 del D.lgs n.28/2011, e che, secondo la clausola di salvaguardia del comma 3 dell'art. 44 cit. ricorre un'ipotesi di doppio binario sanzionatorio, amministrativo e penale. Tale doppio binario sanzionatorio sarebbe in contrasto con l'art. 4 prot. 7 CEDU, sicchè il Giudice avrebbe dovuto rilevare la preclusione derivante dall'applicazione della sanzione amministrativa e assolvere l'imputato ai sensi dell'art. 649 cod.proc.pen.
- Violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all'erronea applicazione dell'art. 131-bis cod.pen.
3. Il Procuratore Generale ha chiesto l'annullamento senza rinvio per essere i reati estinti per prescrizione.
4. Deve darsi atto che con ordinanza emessa in data 10/03/2016, la Corte d'appello di Torino ha trasmesso gli atti alla Corte di cassazione trattandosi di sentenza a pena pecuniaria non appellabile ex art. 568 comma 5 e 593 comma 3 cod. proc. pen.
6. Manifestamente infondato è il secondo motivo di ricorso. Il Tribunale ha escluso l'applicazione della causa di non punibilità per tenuità del fatto, sul rilievo della pericolosità per l'ambiente e la salute trattandosi con condotte volte a sottrarre l'attività potenzialmente lesiva dei beni giuridici indicati, senza controllo degli organi di vigilanza, motivazione che non si appalesa manifestamente infondata ed è corretta in diritto (Sez. 3, n. 192 del 24/10/2012, Rando, Rv. 254335).
7. Il Collegio rileva che la prescrizione è maturata in epoca successiva alla deliberazione della sentenza impugnata pronunciata il 13/07/2015. Peraltro, va ricordato che, nella consolidata interpretazione di questa Corte, un ricorso per cassazione inammissibile, per manifesta infondatezza dei motivi o per altra ragione, "non consente il formarsi di un valido rapporto di impugnazione e preclude, pertanto, la possibilità di rilevare e dichiarare le cause di non punibilità a norma dell'art. 129 c.p.p." (Sez. 2, n. 28848 del 08/05/2013, Ciaffoni, Rv. 256463, Sez. U, n. 32 del 22/11/2000, De Luca, Rv 217266; Sez. 4, n. 18641 del 20/01/2004, Tricomi) cosicché è preclusa la dichiarazione di prescrizione del reato maturato dopo la pronuncia della sentenza nel gennaio 2017.
8. Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile e il ricorrente deve essere condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 cod.proc.pen. Tenuto, poi, conto della sentenza della Corte costituzionale in data 13 giugno 2000, n. 186, e considerato che non vi è ragione di ritenere che il ricorso sia stato presentato senza "versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità", si dispone che il ricorrente versi la somma, determinata in via equitativa, di euro 2.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.
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