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Timestamp: 2020-02-17 06:25:34+00:00
Document Index: 86445654

Matched Legal Cases: ['art. 183', 'art. 183', 'art. 2041', 'art. 183', 'sentenza ', 'art. 2041', 'sentenza ', 'art. 183', 'art. 284', 'art. 284', 'sentenza ', 'art. 2041', 'art. 645', 'sentenza ', 'art. 183', 'art. 345', 'art.189', 'art. 183', 'art. 183', 'art. 183', 'sentenza ', 'art. 345']

Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 20606 - pubb. 12/10/2018
Domanda di adempimento e domanda subordinata di arricchimento senza causa introdotta con la prima memoria ex art. 183 c.p.c.
Cassazione Sez. Un. Civili, 13 Settembre 2018, n. 22404. .
Obbligazioni e contratti – Domanda di adempimento – Domanda subordinata di arricchimento senza causa – Introduzione con la prima memoria ex art. 183 c.p.c. – Ammissibilità
E' ammissibile la domanda di arricchimento senza causa ex art. 2041 c.c. proposta, in via subordinata, con la prima memoria ex art. 183 c.p.c., comma 6, nel corso del processo introdotto con domanda di adempimento contrattuale, qualora si riferisca alla medesima vicenda sostanziale dedotta in giudizio, trattandosi di domanda comunque connessa (per incompatibilità) a quella inizialmente formulata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
1. ***con atto di citazione notificato in data 14 giugno 2006, convenne il Comune di Chivasso innanzi al Tribunale di Torino, chiedendone la condanna al pagamento dell'importo di Euro 115.814,11, oltre interessi, a titolo di corrispettivo per l'incarico di progettazione della Circonvallazione Sud di Chivasso, come da convenzione del 20 aprile 1988.
2. Il Tribunale dichiarò l'inadempimento del Comune convenuto nei confronti dell'attore e condannò il predetto ente al pagamento, in favore del B., dell'importo di Euro 115.814,11, comprensivo degli interessi legali per il periodo dal 18 gennaio 1989 al 31 dicembre 2005, oltre agli oneri fiscali e previdenziali, nonchè alle spese di lite e a quelle di c.t.u.
3. Avverso la sentenza di primo grado il Comune di Chivasso propose gravame cui resistette l'appellato che, tra l'altro, ribadì, in via subordinata, la richiesta di pagamento ex art. 2041 c.c.
5. Avverso la sentenza della Corte territoriale hanno proposto ricorso per cassazione ***, sulla base di due motivi.
6. Con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione del R.D. n. 383 del 1934, artt. 284, 285 e 288 e si contesta la ritenuta insussistenza dei requisiti di validità dell'obbligazione assunta dal Comune di Chivasso nei confronti dell'Ing. B.R.
8. All'esito dell'udienza pubblica del 14 dicembre 2016, la Seconda Sezione civile di questa Corte, con ordinanza interlocutoria n. 7079/17 del 20 marzo 2017, ha trasmesso gli atti al Primo Presidente, per l'eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, ponendo una questione di massima di particolare importanza che può riassumersi nei termini che seguono: "Se nel giudizio promosso nei confronti di una Pubblica Amministrazione per l'adempimento di un'obbligazione contrattuale la parte possa modificare la propria domanda in una richiesta di indennizzo per arricchimento senza causa con la memoria ex art. 183 c.p.c., comma 6, n. 1".
1. Con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione del R.D. n. 383 del 1934, artt. 284, 285 e 288 e si contesta la ritenuta insussistenza dei requisiti di validità dell'obbligazione assunta dal Comune di Chivasso nei confronti ***
1.2. La Corte di appello - e in tal senso si è espressa pure la Seconda Sezione di questa Corte nell'ordinanza interlocutoria con cui la causa è stata rimessa al Primo Presidente - ha accertato che le delibere n. 4 del 9 febbraio 1988 e n. 5 del 10 febbraio 1988 e l'allegata "convenzione per la progettazione della circonvallazione sud, tra il Comune di Chivasso ed i professionisti incaricati" non contenevano l'indicazione del compenso dovuto al professionista incaricato della progettazione - unitamente ad altro tecnico - nè dei mezzi per farvi fronte, limitandosi a prevedere pagamenti a titolo di rimborso spese, in anticipo sulle prestazioni professionali, per un totale di L. 60.000.000, regolarmente corrisposti, e che nella convenzione del 20 aprile 1988 era stato ribadito che il saldo delle competenze sarebbe stato corrisposto nel momento in cui il committente avesse avuto a disposizione i finanziamenti per realizzare la predetta opera. In difetto, quindi, della previsione dell'ammontare del compenso dovuto al professionista e dei relativi mezzi per farvi fronte, la Corte di appello ha ritenuto sussistente la nullità delle delibere di conferimento dell'incarico per contrasto con il R.D. n. 383 del 1934, art. 284, con conseguente nullità della convenzione stipulata tra le parti e, quindi, insussistenza del diritto al compenso da parte dell'ing. B***
Come pure posto in rilievo dalla medesima Corte territoriale, il contrasto insorto sulla questione "se la nullità dell'atto deliberativo di un ente pubblico locale, col quale viene conferito un incarico professionale di redazione di un progetto per un'opera pubblica, per difetto dei requisiti (previsione dell'ammontare del compenso dovuto al professionista e dei mezzi per farvi fronte) stabiliti dal R.D. 3 marzo 1934, n. 383, art. 284, determini la nullità anche del contratto tra l'ente e il professionista..", è stato composto con la sentenza di queste Sezioni Unite n. 12195 del 10 giugno 2005, con la quale è stato affermato che, nel vigore del combinato disposto del R.D. 3 marzo 1934, n. 383, artt. 284 e 288 (Testo unico della legge comunale e provinciale), la delibera con la quale i competenti organi comunali o provinciali affidano ad un professionista privato l'incarico per la progettazione di un'opera pubblica, è valida e vincolante nei confronti dell'ente locale soltanto se contenga la previsione dell'ammontare del compenso dovuto al professionista e dei mezzi per farvi fronte; l'inosservanza di tali prescrizioni determina la nullità della delibera, nullità che si estende al contratto di prestazione d'opera professionale poi stipulato con il professionista, escludendone l'idoneità a costituire titolo per il compenso (v. anche Cass., 29/10/2009, n. 22922; Cass. 17/07/2013, n. 17469).
1.5. La ricordata valutazione della Corte di merito risulta perfettamente in linea con la ratio del principio espresso da queste Sezioni Unite con riferimento alle norme di cui al R.D. n. 383 del 1934, artt. 284 e sgg.
4.2. Anche successivamente a tale arresto delle Sezioni Unite, si rinviene un orientamento minoritario - soprattutto, ma non solo, in tema di domanda ex art. 2041 c.c. proposta dall'opposto nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo -, che si polarizza su due essenziali varianti argomentative: 1) l'una, che valorizza la natura del procedimento in cui la domanda è inserita, ovvero quello di opposizione a decreto ingiuntivo, ai sensi dell'art. 645 c.p.c., il quale sarebbe proprio finalizzato ad esaminare la fondatezza della domanda del creditore; in base, quindi, a tutti gli elementi offerto dallo stesso, e contrastati dall'ingiunto (Cass. 23.6.2009 n. 14646); l'altra - maggiormente seguita - che sottolinea, non tanto il tipo di procedimento adottato, quanto il fatto che nel giudizio siano già presenti tutti gli elementi costitutivi dell'azione di indebito arricchimento, considerata, quindi, come una diversa qualificazione dei fatti già introdotti (Cass. 15/04/2010, n. 9042; Cass. 18/11/2008, n. 27406; Cass. 14/06/2000, n. 8110; Cass. 28/11/1997, n. 12009).
Nella medesima sentenza si evidenzia poi che non è dato rinvenire un esplicito divieto di domande nuove nell'ambito dell'udienza di cui all'art. 183 c.p.c. paragonabile a quello espresso nell'art. 345 c.p.c., per il giudizio di appello, e che l'art.189 c.p.c., in tema di rimessione della causa al collegio, prevede che il giudice istruttore invita le parti a precisare davanti a lui le conclusioni che intendono sottoporre al collegio "nei limiti di quelle formulate negli atti introduttivi o a norma dell'art. 183", in tal modo ribadendo, ove vi fossero dubbi, che a norma dell'art. 183 c.p.c. le parti possono cambiare le domande e conclusioni avanzate nell'atto introduttivo in maniera sensibilmente apprezzabile (quindi non limitata a mere qualificazioni giuridiche o precisazioni di dettaglio).
Al fine di una maggiore comprensione della effettiva portata del cambiamento ammissibile ai sensi dell'art. 183 c.p.c., nella sentenza de qua si osserva che, in rapporto alla domanda originaria, nell'economia della suddetta norma risultano previsti altri tre tipi di domande: le domande "nuove", le domande "precisate" e le domande "modificate". Si evidenzia, con riguardo alle domande "nuove", che, pur non riscontrandosi un espresso divieto come quello di cui all'art. 345 c.p.c., questo può essere implicitamente desunto dal fatto che risultano specificamente ammesse per l'attore le domande e le eccezioni "che sono conseguenza della domanda riconvenzionale o delle eccezioni proposte dal convenuto", ben potendo l'affermazione suddetta leggersi nel senso che sono (implicitamente) vietate tutte le domande nuove ad eccezione di quelle che per l'attore rappresentano una reazione alle opzioni difensive del convenuto. Si afferma che domande "precisate" sono le stesse domande introduttive che non hanno subito modificazioni nei loro elementi identificativi, ma semplici precisazioni, per tali intendendosi tutti quegli interventi che non incidono sulla sostanza della domanda iniziale ma servono a meglio definirla, puntualizzarla, circostanziarla, chiarirla. Si specifica che "la vera differenza tra le domande "nuove" implicitamente vietate e le domande "modificate" espressamente ammesse non sta.. nel fatto che in queste ultime le "modifiche" non possono incidere sugli elementi identificativi, bensì nel fatto che le domande modificate non possono essere considerate "nuove" nel senso di "ulteriori" o "aggiuntive", trattandosi pur sempre delle stesse domande iniziali modificate - eventualmente anche in alcuni elementi fondamentali-, o, se si vuole, di domande diverse che però non si aggiungono a quelle iniziali ma le sostituiscono e si pongono pertanto, rispetto a queste, in un rapporto di alternatività". Si rimarca che, "con la modificazione della domanda iniziale l'attore, implicitamente rinunciando alla precedente domanda (o, se si vuole, alla domanda siccome formulata nei termini precedenti alla modificazione), mostra chiaramente di ritenere la domanda come modificata più rispondente ai propri interessi e desiderata rispetto alla vicenda sostanziale ed esistenziale dedotta in giudizio".