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Timestamp: 2017-11-22 01:30:24+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 9', 'art. 11', 'sentenza ', 'art. 51', 'art. 2195', 'sentenza ', 'art. 2250', 'art. 42', 'art. 7']

E-Commerce – APRIRE UN E-COMMERCE: Costi e Burocrazia per vendere online - Like-MLM Strategies
27 settembre 2016 / Ultimo aggiornamento : 28 settembre 2016 Andrea Tamburelli E-commerce
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Il termine “e-Commerce” comprende le operazioni relative ad attività commerciali e transazioni effettuate per via elettronica: commercializzazione di beni e servizi, distribuzione online di contenuti digitali, effettuazione di operazioni finanziarie e di Borsa, appalti pubblici per via elettronica e altre procedure transattive della PA.
A seconda del profilo cliente si parla di:
Una buona occasione per molte Aziende giovani e startup con buone idee e buoni prodotti/servizi.
Il commercio elettronico comprende un’ampia gamma di servizi forniti online: dallo scambio di dati e informazioni alla negoziazione e conclusione di contratti, oltre alle classica transazione a saldo di prodotti e servizi acquistati che, in caso di vendita di beni immateriali, ne includono la consegna.
Elemento comune ad ogni operazione, la rete web.
Il decreto legislativo n. 70/2003, recepisce in Italia la direttiva comunitaria n. 2000/31/CE.
In base alla definizione fornita dall’art. 2 – nonché da quanto indicato nell’art. 1 della legge n. 317/1986 e successive modifiche – ne sono oggetto, in sostanza, i servizi prestati a distanza per via elettronica, mediante apparecchiature di elaborazione e memorizzazione dati. Inoltre, tale definizione è integrata dalla direttiva 2000/31/CE, che vi include la trasmissione di informazioni su rete di comunicazione, la fornitura di accesso a una rete di comunicazione, lo stoccaggio di informazioni e i servizi trasmessi da punto a punto (come ad esempio, la trasmissione di video a richiesta).
Sono esclusi, invece, l’impiego della posta elettronica o l’utilizzo di altre comunicazioni individuali da parte di persone fisiche che operano al di fuori della loro attività commerciale, imprenditoriale o professionale, anche se usate per concludere contratti tra tali persone (consumer to consumer).
Una particolare regolamentazione viene prevista per le libere professioni. Il decreto ha come scopo quello di promuovere la libera circolazione dei servizi. Come? Attraverso due strumenti, o meglio principi: 1. paese d’origine 2. assenza di autorizzazioni preventive
L’art. 3 dispone che i servizi da un prestatore stabilito sul territorio italiano devono conformarsi alle disposizioni nazionali applicabili nell’ambito regolamentato, oltre che alle norme del decreto. I servizi legalmente forniti in Italia, dunque, possono essere liberamente prestati in tutti i paesi della Comunità, anche nel caso in cui le legislazioni nazionali siano differenti.
In alcuni casi, lo Stato in cui risiede il destinatario del servizio può limitare i servizi provenienti da un altro Stato membro. In particolare, tra i settori rimessi al controllo del paese di destinazione, il decreto include la validità formale dei contratti che istituiscono o trasferiscono diritti relativi a beni immobili, nel caso in cui tali contratti debbano soddisfare requisiti formali richiesti dalla legge dello Stato membro in cui il bene immobile è situato.
Altre deroghe al principio del paese d’origine sono previste dal successivo art. 5, il quale dispone che, per determinati motivi e in determinate condizioni, possono essere adottati in Italia provvedimenti limitativi della libertà di circolazione di alcuni servizi proveniente da un altro Stato membro.
Conformemente a quanto disposto nella direttiva comunitaria, la norma svincola l’accesso all’attività di prestazione di servizi e il suo esercizio da qualunque forma di autorizzazione preventiva.
Restano, tuttavia, impregiudicati i requisiti di accesso a particolari tipi di attività previsti dalle varie normative nazionali, quando non riguardino specificatamente ed esclusivamente i servizi della società dell’informazione.
D’altra parte, l’assenza di autorizzazioni è compensata dalla previsione di alcuniobblighi informativi in capo al prestatore di servizi, che si aggiungono a quelli già previsti nelle norme di attuazione della normativa comunitaria in materia di contratti a distanza, oltre che agli obblighi informativi previsti perspecifici beni e servizi.
Per facilitare identificazione e reperimento del prestatore di servizi, il decreto impone a quest’ultimo di fornire ulteriori informazioni per le comunicazioni commerciali, che devono contenere in modo chiaro e inequivocabile una speciale informativa, diretta ad evidenziare la natura commerciale della comunicazione e la persona fisica o giuridica per conto della quale la comunicazione commerciale è effettuata
L’art. 12 del decreto, che insieme al successivo art. 13 disciplina la conclusione del contratto per via telematica, indica, le informazioni che il prestatore di servizi deve fornire ai fini della conclusione del contratto e prima dell’inoltro dell’ordine, da parte del destinatario del servizio.
L’obbligo informativo in questione può essere derogato, mediante diverso accordo delle parti, esclusivamente nei rapporti business to business, ma costituisce norma imperativa per i rapporti business to consumer.
Va addirittura oltre la lett. c) dell’articolo in commento, che prescrive di fornire informazioni sui mezzi tecnici messi a disposizione del destinatario per individuare e correggere gli errori di inserimento dei dati prima di inoltrare l’ordine al prestatore; la previsione richiede la predisposizione di meccanismi idonei a tal fine.
Il secondo comma dell’art. 12 limita gli obblighi informativi in esso previsti all’ipotesi dicontrattazione per adesione, il terzo comma, infine, prevede l’obbligo (sia nell’ipotesi di contrattazione per adesione sia in caso di scambio di messaggi di posta elettronica o comunicazioni equivalenti) di mettere a disposizione del destinatario del servizio le clausole e le condizioni generali del contratto e di renderne possibile la memorizzazione e la riproduzione.
La regola generale è dettata dall’art. 13, comma 1, il quale rinvia alla disciplina comune prevista dal codice civile. Differenti letturesono state date alla successiva disposizione del comma 2 che impone al prestatore l’obbligo di informare, senza ingiustificato ritardo e per via telematica, della ricevuta dell’ordine del destinatario contenente un riepilogo delle condizioni generali e particolari applicabili al contratto, le informazioni relative alle caratteristiche essenziali del bene o del servizio e l’indicazione dettagliata del prezzo, dei mezzi di pagamento, del recesso, dei prezzi di consegna e di tributi applicabili.
Secondo alcuni, infatti, tale disposizione detterebbe una regola speciale in materia di conclusione del contratto telematico, individuando come momento del suoperfezionamento la comunicazione dell’avvenuta ricezione dell’accettazione.
In base ad un’altra lettura, invece, la norma non costituirebbe una deroga alla disposizione generale del primo comma, collocandosi l’assolvimento da essa richiesto in una fase successiva a quella della conclusione del contratto, con la funzione di formalizzare l’avvenuta individualizzazione del rapporto tra prestatore e destinatario e riepilogare le informazioni.
Il terzo comma dell’art. 13 prevede, infine, una presunzione di ricevimento dell’ordine e della ricevuta al momento in cui le parti hanno la possibilità di accedervi.
Il legislatore italiano ha ritenuto di non dover adottare misure di attuazione del principio di non discriminazione, nella conclusione del contratto, degli strumenti telematici rispetto a quelli tradizionali, dettato dall’art. 9 della direttiva, trattandosi di un principio già operante nell’ordinamento nazionale.
Ha riprodotto, invece, all’art. 11 del decreto l’elenco delle categorie di contratti per le quali la direttiva comunitaria prevedeva la facoltà degli Stati di escludere la conclusione per via telematica:
che istituiscono o trasferiscono diritti relativi a beni immobili, eccetto quelli in materia di locazione;
che richiedono per legge gli interventi di organi giurisdizionali, pubblici poteri o professioni che implicano l’esercizio di pubblici poteri;
Il legislatore italiano ha aggirato l’ostacolo, disponendo che il decreto non si applica a queste categorie di contratti.
L’approccio del decreto su questo aspetto è stato oggetto di forti critiche da parte dei primi commentatori.
La formula utilizzata è stata, infatti, definita vuota e la soluzione adottata è stata ritenutacontraria ad ogni ragionevole previsione, in base alla quale si sarebbe senz’altro escluso che, in sede di recepimento della direttiva, potesse essere fatta eccezione, relativamente ai contratti traslativi o costitutivi di diritti reali immobiliari, al principio di non discriminazione degli strumenti telematici nella conclusione del contratto.
Questa disposizione rende possibile la stipula per via telematica di tutti i contratti di alienazione per i quali è necessaria ad substantiam la scrittura privata e, ai fini della trascrizione, la scrittura privata autenticata.
Il giovane che lavora come freelance e offre prestazioni occasionali via Internet può esercitare libera attività fino a 5.000 euro l’anno di ricavi, rilasciando ricevuta con l’indicazione di prestazione occasionale ai sensi dell’articolo 67 lettera i) del DPR 917 del 1986. La nota sarà soggetta a ritenuta d’acconto del 20% (redditi da inserire in dichiarazione dei redditi) e, nel caso di compensi superiori a 77,47 euro, a imposta di bollo. Oltre 5.000 euro è necessario aprire Partita IVA e iscriversi alla Gestione separata dell’INPS.
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Una recente sentenza della Commissione tributaria ha invece chiarito che, se la vendita online non è occasionale ma abituale, i guadagni derivanti dalle cessioni effettuate sul web non possono essere qualificati come redditi diversi o “redditi occasionali”, autorizzando l’attività impositiva dell’ufficio.
Questo conferma quanto stabilito da un’altra sentenza: «la nozione tributaristica dell’esercizio di imprese commerciali non coincide con quella civilistica, giacché l’art. 51 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 intende come tale l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, delle attività indicate dall’art. 2195 cod. civ.» come “attività intermediaria nella circolazione dei beni”, svolta in modo abituale ancorché non esclusiva, anche se non strutturate in forma di impresa.
Al contrario il requisito organizzativo è alla base della qualificazione civilistica di impresa, come sottolineato dalla Cassazione nella sentenza 27211/2006.
Pertanto, per il Fisco, si configura l’attività di impresa ogni qualvolta vi sia un numero rilevante di transazioni di e-commerce che evidenzino una certa abitualità. I derivanti proventi sono considerati automaticamente redditi di impresa. Chi vende online, praticando una vera e propria attività d’impresa deve quindi dichiarare ai fini delle imposte dirette, IVA ed IRAP, i ricavi derivanti da tali transazioni poiché ritenuti redditi derivanti dall’esercizio di impresa commerciale.
Per avviare un’attività vera e propria è dunque necessario costituire una società davanti al notaio, con spese che potrebbero superare il migliaio di euro tranne nel caso di costituzione di società a responsabilità limitata semplificata (senza oneri notarili). Seguono i classici adempimenti: iscrizione alla Camera di Commercio (tramite ComUnica) e presentazione della SCIA allo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) del Comune nel quale si intende avviare l’attività
Avvio d’impresa in un giorno con SUAP, ComUnica e SCIA
La riforma dello Sportello Unico per le Attività Produttive e il contestuale sbarco online deiSUAP hanno portato finalmente a compimento il progetto “Impresa in un giorno” per la libera iniziativa economica grazie allo snellimento burocratico che abbatte costi e tempi: lo sportello virtuale SUAP è infatti da oggi l’interfaccia unica di riferimento per tutti i procedimenti legati all’esercizio di attività produttive (localizzazione, realizzazione, trasformazione, ristrutturazione o riconversione, ampliamento o trasferimento, cessazione o riattivazione delle attività) e prestazione di servizi.
Con ComUnicaè possibile costituire l’impresa in un giorno presentando unapratica unica.
Tramite i SUAPè possibile, nel medesimo giorno, anche avviare l’attività.
Con la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) si sostituiscono autorizzazioni, licenzi, concessioni non costitutive, permessi o nulla osta comprese le domande per le iscrizioni in albi o ruoli richieste per l’esercizio dell’attività imprenditoriale, commerciale o artigianale, in quanto si auto-certificano i requisitiche le varie leggi prevedono.
PMI.it ha approfondito l’argomento “ComUnica” con test e interviste ai protagonisti del servizio, gli imprenditori.
Attraverso i SUAP comunali accreditati, ai quali sono trasferite le competenze di gestione informatizzata di qualunque attività produttiva e di prestazione di servizi in forma di impresa, da fine marzo è possibile dare avvio a un’attività imprenditoriale attraverso l’invio esclusivamente telematico della SCIA.
Lo switch off è stato infatti fissato per il primo aprile 2011, eccetto per l’avvio di imprese che necessitano un iter autorizzativo più complesso. Da tale data la documentazione cartacea non sarà più accettata. Per i Comuni in ritardo ci sono però altri sei mesi di tempo di periodo transitorio a doppio regime.
Per quanto riguarda i costi amministrativi si va da poche decine di euro per il pagamento dei diritti di segreteria al Comune ove si presenta la SCIA, ad un centinaio di euro per l’apertura della Partita Iva e per il diritto annuale dellaCamera di Commercio.
L’art. 2250 del Codice Civile, modificato dall’art. 42, L. 88/2009 impone alle società di capitali di pubblicareinformazioni legali nei propri atti, nella corrispondenza, nello spazio elettronico collegato alla rete telematica ad accesso pubblico sul quale si effettua attività di comunicazione e negli altri luoghi virtuali dicomunicazione, come email e profili sui social networks.
Per le aziende che svolgono attività di commercio elettronico, l’art. 7, D.Lgs. 70/2003 impone di rendere accessibili gli estremi del venditore (domicilio o sede legale) e delprestatore (compresa posta elettronica), il numero di iscrizione Rea o Registro Imprese; indicazione ed estremi dell’autorità competente in caso di attività soggetta a concessione, licenza o autorizzazione.
Un’impresa o professionista che si trovi ad avere scambi di servizi con operatori non italiani ha obblighi diversi in materia IVA a seconda che l’azienda straniera sia europea o extra-europea e che sia cliente o fornitrice: in ogni caso è fondamentale stabilire il momento esatto dell’effettuazione dell’operazione, utilizzando criteri e regole sulle quali ha fatto chiarezza la circolare 16/E/2013 dell’Agenzia delle Entrate.
Per prestazioni ricevute da operatori fuori dai confini nazionali, ilcommittente italiano passivo IVA è debitore d’imposta: se l’operazione è europea l’IVA si paga coninversione contabile, se è extra-europea, è necessaria l’autofattura;
Il momento in cui l’operazione si considera effettuata è rilevante per adempiere correttamente ai vari obblighi di legge: integrazione e registrazione fattura; emissione e registrazione autofattura; emissione fattura per operazioni attive; liquidazione ed eventuale versamento imposta.
A tale scopo, vanno anche individuati i momenti di ultimazione del servizio e di maturazione dei corrispettivi visto che, in base alla all’articolo 6, comma 6, Dpr 633/1972(in parte modificato dalla Legge di Stabilità 2013 e dalla Legge Comunitaria 2010) le prestazioni di servizi, sia verso che da parte di un operatore estero: «si considerano effettuate nel momento in cui sono ultimate ovvero, se di carattere periodico o continuativo, alla data di maturazione dei corrispettivi». Se viene effettuato un pagamento prima dell’ultimazione dell’operazione, la prestazione «si intende effettuata, limitatamente all’importo pagato, alla data del pagamento».
numerare la fatturadel fornitore comunitario e integrarla con l’indicazione delcontrovalore in euro del corrispettivo e degli altri elementi che concorrono a formare la base imponibile dell’operazione espressi in valuta estera, nonché dell’ammontare dell’IVA, calcolata secondo l’aliquota applicabile (articolo 46, comma 1, dl 331/1993);
annotare la fattura, come sopra integrata, entro il giorno 15 del mese successivo a quello di ricezione, e con riferimento al mese precedente, distintamente nel registro IVA vendite(articolo 23, DPR n. 633/1972), secondo l’ordine della numerazione, con l’indicazione anche del corrispettivo espresso in valuta estera (articolo 47, comma 1, Dl 331/1993);
annotare la fattura integrata, distintamente, anche nel registro IVA acquisti(articolo 25, DPR 633/1972), per esercitare la detrazioneeventualmente spettante (articolo 47, comma 1, dl 331/1993). In particolare, come già chiarito con la circolare n. 37/E del 29 luglio 2011, la fattura potrà essere annotata a partire dal mese in cui l’imposta diviene esigibile e fino alla scadenza della dichiarazione annuale relativa al secondo anno in cui l’imposta è divenuta esigibile (termine ultimo per esercitare il diritto alla detrazione dell’IVA ex articolo 19);
emettere autofatturaentro il giorno 15 del terzo mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione (nel caso di mancata ricezione della fattura del fornitore comunitario entro il secondo mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione), e annotarla entro il termine di emissione e con riferimento al mese precedente (articolo 46, comma 5, e articolo 47, comma 1, DL 331 del 1993).
Per quanto riguarda le “operazioni uniche” (che comportano una singola esecuzione), l’effettuazione dell’operazione coincide con l’ultimazione, mentre nel caso di prestazioni “continuative o periodiche” coincide con la maturazione del corrispettivo. In entrambi i casi, sono rilevanti le clausole contrattuali, ma comunque si osserva che il momento di “ultimazione della prestazione” o di “maturazione del corrispettivo” non sempre coincide con quello in cui si realizza effettivamente il pagamento del corrispettivo. Esempio: un contratto in cui la maturazione del corrispettivo avviene al termine di ogni bimestre, mentre il pagamento entro il 15 del mese successivo. In questo caso, il momento di esigibilità dell’imposta è la scadenza del bimestre, non il pagamento.
Altro caso: il corrispettivo non è determinabile perché legato ad elementi fattuali non ancora realizzati, e pertanto non conosciuti dalle controparti, alla data di effettuazione dell’operazione. Qui, l’ultimazione della prestazione o la maturazione del corrispettivo possono essere individuati nel momento in cui saranno noti tutti gli elementi, in base a criteri previsti dal contratto, e a quel punto scatta anche l’obbligo di assolvimento IVA.Quando il prestatore del servizio è un comunitario, l’imposta è esigibile al momento di ricezione della fattura, a prescindere dall’effettuazione del pagamento: come detto, il committente italiano la assolve con il criterio dell’inversione contabile.
Ci sono prestazioni che, pur non essendo periodiche o continuative, necessitano tempi lunghi (come contratti di appalto o progettazione software) e prevedono pagamenti a determinati stati di avanzamento lavori: la data del pagamento è quella dell’esigibilitàdell’imposta, limitatamente all’importo pagato. Nel caso di particolari contratti, come quelli di Roaming, per cui l’effettuazione della prestazione non è sufficiente per la determinazione del corrispettivo, ma sono previste procedure di rendicontazione che in genere si esauriscono nel mese successivo a quello in cui il servizio è reso ed, entro tale termine, viene emessa la fattura, è ammissibile individuare il momento di effettuazione della prestazione con quello di emissione della fattura (approfondimenti: Circolare16/E Agenzia delle Entrate).
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L’errore in cui si incorre più facilmente è quello di recuperare da biglietti da visita o pagine web indirizzi di posta elettronica al fine di inviare comunicazioni elettroniche contenenti materiale pubblicitario: questa ipotesi può determinare una responsabilità civile perspamming nonché una responsabilità penale per illecito trattamento di dati personali.
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