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Timestamp: 2018-01-22 02:24:08+00:00
Document Index: 90935223

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art.18', 'art.18', 'art.18', 'art. 18', 'art. 18']

fuoriregistro - I MOTIVI DELLO SCIOPERO
Lo sciopero dei lavoratori e la mobilitazione dei pensionati sono proclamati:
contro le deleghe sull'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e l'arbitrato;
Le decisioni assunte dal Governo, con la presentazione delle deleghe, con il chiaro avallo della Confindustria, non aiutano lo sviluppo del SUD, delle aree svantaggiate e dell'occupazione, ma introducono chiari elementi di penalizzazione per ampie fasce di lavoratori giovani e pensionati. Le norme contenute nelle leggi delega sono un atto politico unilaterale inaccettabile del Governo contro le regole più elementari di un normale rapporto negoziale con le parti sociali. Tutto ciò rischia di favorire un modello di società e di stato sociale dove le diversità di trattamento rischiano di allargare l'area delle esclusioni e delle emarginazioni sociali.
CGIL CISL e UIL con l’iniziativa di lotta dello sciopero generale rivendicano il ripristino della politica della concertazione come obiettivo strategico e la conquista di modifiche essenziali alle deleghe presentate in parlamento.
CGIL-CISL-UIL, rivendicano nei confronti del Governo nonché delle Regioni e delle Organizzazioni Imprenditoriali una svolta espansiva nella politica di sviluppo, non affidata esclusivamente ai meccanismi spontanei del mercato, ma articolata su adeguati interventi di sostegno sia sulla domanda e quindi sui redditi, in particolare quelli medio bassi, sia sul sistema produttivo e dei servizi, perseguendo politiche di rafforzamento delle qualità della ricerca, dell'innovazione e il completamento della dotazione infrastrutturale.
In particolare sono urgenti e imprescindibili politiche di riequilibrio dello sviluppo, e quindi interventi mirati per il Sud e le aree depresse, contrassegnati da pesantissimi problemi occupazionali, attraverso:
il ripristino del flusso di stanziamento di risorse per le aree depresse, la programmazione negoziata, le politiche di incentivo, fortemente ridotto con l'ultima legge Finanziaria;
un progetto di infrastrutture materiali e immateriali (viabilità, alta capacità ferroviaria, portualità, logistica, energia idrica, telecomunicazioni);
l'utilizzo corretto e tempestivo dei Fondi Comunitari;
un programma di attrazione al Sud di investimenti dalle aree sature del Nord e dall'estero sostenuto da forti incentivazioni come la possibilità di cumulare il credito d'imposta alla Tremonti bis.
Il Governo con la sua scelta di modifiche all'art. 18 dello Statuto dei lavoratori, non solo ha scelto di annullare un diritto fondamentale dei lavoratori, ma ha interrotto la possibilità di confronto ed impedito che si raggiungessero soluzioni concordate su altri temi.
CGIL-CISL-UIL chiedono:
il ritiro degli articoli che modificano le norme attualmente in vigore sui licenziamenti e quelle sull'arbitrato
il finanziamento di un nuovo sistema di ammortizzatori sociali (cassa integrazione e indennità di disoccupazione) così come previsto dal Patto di Natale del 1998 (legge 144/99). Non si possono superare le iniquità attuali a costo zero, come vuole il governo
la rapida messa a regime della riforma del collocamento, centrata su standard di qualità elevati per il servizio pubblico
un rafforzamento delle tutele e dei diritti per le forme di lavoro atipico e iniziative di contrasto ai processi di precarizzazione
Scioperiamo per riaprire il confronto con Governo e con imprenditori partendo dai temi della stabilità del lavoro e della sua qualità per promuovere nuova occupazione.
Il disegno di legge delega approvato dal Governo in materia previdenziale, grazie alla pressione esercitata dal sindacato non penalizza le pensioni di anzianità, ma infligge un duro colpo al sistema previdenziale pubblico.
CGIL, CISL e UIL manifestano la loro più netta contrarietà sui seguenti quattro aspetti della delega:
per continuare l'attività lavorativa usufruendo degli incentivi salariali (una volta maturati i requisiti per la pensione di anzianità) il lavoratore deve prima cessare il rapporto di lavoro esistente per poi accenderne uno nuovo a tempo determinato, sempre con lo stesso datore di lavoro. Ciò determina un notevole grado di discrezionalità nelle mani del datore di lavoro, che potrà decidere se fare usufruire o meno al lavoratore di un suo diritto;
la obbligatorietà dell'adesione ai fondi pensione. La previdenza complementare deve essere collegata alle norme che sono o saranno definite dalla contrattazione collettiva. L'adesione volontaria da parte dei lavoratori ai fondi della previdenza complementare di origine contrattuale deve essere favorita attraverso procedure negoziate di silenzio-assenso e deve prevedere l'obbligatorietà del conferimento del TFR da parte dei datori di lavoro;
il sistema di decontribuzione previsto da 3 a 5 punti per agevolare la previdenza complementare e la riduzione del costo del lavoro comporterà:
un abbassamento dell'aliquota contributiva,
la previsione, in prospettiva, di trattamenti previdenziali più bassi,
un disequilibrio nei bilanci degli enti previdenziali;
la "progressiva" applicazione di alcuni principi e criteri direttivi della delega e la non applicazione di altri al rapporto di lavoro pubblico, in particolare per quanto concerne la possibilità, seppur graduale, della abolizione del divieto di cumulo tra le pensioni di anzianità e redditi da lavoro dipendente ed autonomo. E' totalmente affidata al Governo la discrezionalità nella estensione dei criteri della delega col rischio di un approfondimento delle differenze fra il lavoro pubblico e quello privato.
La legge delega sulla Riforma fiscale presentata dal Governo, oltre a non essere stata oggetto di confronto con le parti sociali, indispensabile per le ricadute che ne deriveranno sulle condizioni economiche e di vita dei lavoratori e dei pensionati, a giudizio di CGIL, CISL e UIL apre uno scenario preoccupante in tema di coesione e giustizia sociale, e di tenuta della politica dei redditi poiché tende a privilegiare in maniera sperequata i ceti più abbienti.
Nel ribadire la propria contrarietà alla forma della delega pluriennale aperta, adottata nello specifico dal Governo, CGIL, CISL e UIL sostengono che la Riforma del Fisco non può e non deve prescindere dai seguenti punti fondamentali:
coerenza con i principi costituzionali della solidarietà, della progressività dell'imposta, della capacità contributiva e del diritto ad un'esistenza dignitosa;
equità di benefici ai contribuenti, derivanti dalla riduzione della pressione fiscale su tutti i redditi;
conferma del sistema delle detrazioni specifiche per lavoratori dipendenti e pensionati;
sostengo fiscale alla ricerca e all'innovazione tecnologica per innalzare in termini qualitativi la competitività dell'apparato produttivo. Riduzione del cuneo fiscale e contributivo sulla base del Patto di Natale del 1998, dando priorità al lavoro dequalificato e certezza di finanziamento al Servizio Sanitario Nazionale;
potenziamento dell'Amministrazione finanziaria per la lotta all'evasione ed elusione fiscale.
Gli ultimi provvedimenti del Governo in materia di tutela della salute, oltre al fatto che non sono stati oggetto di confronto con il sindacato, modificano il percorso di riforma tracciato dalla legge 229/99, e sollecitano quindi non poche preoccupazioni.
CGIL, CISL e UIL chiedono pertanto un impegno significativo del Governo su:
la piena attuazione della legge 229 "riforma sanitaria" in particolare per quanto attiene l'Universalità quale garanzia del diritto di accesso da parte di tutti cittadini al servizio sanitario;
la emanazione di norme che, alla luce delle modifiche apportate al titolo V della Costituzione, vincolino le Regioni a garantire che i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), definiti a livello nazionale, siano esigibili su tutto il territorio;
applicazione dell'istituto dell’Accreditamento, per le strutture pubbliche e private, con requisiti e standard nazionali, a garanzia della qualità delle prestazioni sanitarie, socio-sanitarie e sociali;
emanazione del Piano sanitario nazionale quale strumento strategico della programmazione sanitaria e socio-sanitaria nazionale, nel nuovo contesto federalista. Il Piano deve perseguire obiettivi di tutela della salute che siano concretamente realizzabili, in particolare per quanto attiene l’integrazione socio-sanitaria, e conseguentemente individuare risorse finanziarie necessarie.
La legge 328/2000 evidenzia il ruolo della concertazione per la riorganizzazione del sistema di welfare. CGIL-CISL-UIL denunciano il ritardo del Governo nella emanazione dei provvedimenti attuativi, senza i quali è messa in discussione la realizzazione di servizi fondamentali per garantire il benessere delle famiglie, delle persone più svantaggiate e delle comunità locali. Il Governo peraltro anche laddove è intervenuto, come per gli asili nido, non ha tenuto conto della coerenza con il quadro legislativo e della necessità di interlocuzione con le organizzazioni sindacali.
CGIL-CISL-UIL rivendicano nei confronti del Governo :
l’attuazione integrale della legge, anche da parte delle Regioni e degli Enti locali, per assicurare i livelli essenziali di assistenza in ogni ambito territoriale;
la certezza di finanziamento del Fondo nazionale per le politiche sociali, prevedendone in prospettiva l’incremento;
una specifica attenzione ai problemi e ai bisogni della Terza Età ed in particolare degli anziani non autosufficienti, per i quali è indispensabile la costituzione di uno specifico Fondo;
la riorganizzazione del sistema dell’assistenza economica alle persone disabili, collegandola a specifici progetti di autonomia, di integrazione lavorativa e sociale;
l’avvio di politiche di sostegno all’inserimento ed al reinserimento lavorativo di persone in condizione di svantaggio sociale, in coerenza con la legislazione comunitaria e nazionale;
un corretto riconoscimento e la valorizzazione del contributo che può venire alle politiche dell’integrazione e di coesione sociale dalla partecipazione dell’associazionismo e del nuovo servizio civile.
CGIL – CISL- UIL rilanciano la vertenza nazionale "per la scuola e la formazione a difesa della scuola statale e dei suoi lavoratori"
E’ questa una ulteriore occasione per riconfermare il nostro comune impegno per:
garantire, con organici adeguati, il diritto allo studio e alla formazione;
mantenere il carattere nazionale di tutta l’istruzione;
rafforzare il ruolo della scuola statale;
riconoscere l’impegno professionale di tutto il personale della scuola;
aprire il contratto 2002-2005.
L'impegno del sindacato di proseguire sulla strada delle riforme e dell'ammodernamento dell'economia, anche con la valorizzazione dei nuovi spazi di partecipazione sollecitati dalla direttiva dell'Unione Europea sulla società europea, per nuovi traguardi sul fronte dello sviluppo e dell'occupazione deve proseguire con rinnovato impegno per impedire che l'azione unilaterale del Governo e di Confindustria continui ad alimentare un clima di conflitto sociale per scaricare sulla parte debole della società le conseguenze di scelte politiche che univano alle radici i grandi risultati costruiti con la politica della concertazione.
Cobas scuola	- 14-04-2002
Il furioso assalto politico, che la maggioranza del governo e della Confindustria ha lanciato, prosegue nonostante le possenti risposte popolari. L’art.18 è stato usato per ridimensionare drasticamente il potere della Cgil, per separarla dagli altri sindacati e togliere al centrosinistra l’ultima grande carta per la rivincita elettorale. Ma Berlusconi e D’Amato, con la loro tattica da “assaltatori”, hanno raggiunto il risultato opposto, non solo ricompattando i sindacati confederali ma consegnando alla Cgil l’egemonia sull’intero movimento di opposizione al governo.
Per conquistare tale egemonia, la Cgil non ha dovuto cambiare neanche di una virgola l’impostazione degli ultimi anni, né sulla concertazione, né sull’elogio/sostegno a precarietà e flessibilità, né sulla guerra. Dopo aver dato un contributo decisivo a smantellare ogni garanzia per la netta maggioranza del lavoro dipendente neo-assunto e aver contribuito a veicolare quelle pratiche privatizzanti (dalla scuola alla sanità) e precarizzanti (dal pacchetto Treu con tutta la gamma della precarietà fino allo stesso Libro bianco, impostato durante il governo precedente al punto che il povero Biagi e i suoi colleghi non hanno dovuto neanche “traslocare”; e con la modifica dello stesso art.18 già messa in cantiere durante il governo Amato), oggetto di culto da parte dei governi Prodi, D’Alema e Amato, la Cgil, gli altri sindacati concertativi e buona parte del centrosinistra si sono rifatti rapidamente una “verginità” (termine politicamente scorretto ma efficace) di fermi sostenitori dei diritti dei salariati.
Il terrorismo, poi, ha dato un decisivo contributo a tale recupero: e dopo il tentativo di criminalizzare i Cobas, l’estensione dell’accostamento ai sindacati ha rappresentato un formidabile autogol per il governo che ha regalato alla Cgil e ai confederali un trionfo di immagine e di consensi. Ma- anche se una parte significativa dei lavoratori che hanno partecipato all’enorme manifestazione della Cgil erano lì per riconquistare diritti e potere - i confederali non hanno alcuna intenzione di trasformarsi in strumenti di conflitto ma riprenderanno presto a trattare sulla sostanza del problema (l’art.18 ha un forte valore simbolico ma è per molti un guscio vuoto e per altri può essere scavalcato e annullato di fatto con il Libro bianco), cioè sul Libro Bianco e sulle modalità di generalizzazione della precarietà/flessibilità accompagnata da “ammortizzatori” gestiti dal sindacato stesso, nonché sul gigantesco business dei fondi pensione e sulla nuova riforma pensionistica. Spinge in questa direzione anche la parte più avveduta del padronato, consapevole dei vantaggi della concertazione e della complicità che i sindacati “compatibili” garantiscono in Europa a tutti i governi.
Dunque, la situazione è complessa: c’è una spinta di massa verso la radicalizzazione del conflitto (e i 150 mila in piazza con i Cobas e il sindacalismo di base il 15 febbraio hanno mandato un messaggio netto in tale direzione) ma c’è anche una egemonia confederale su una linea “socialiberista” in continuità con il passato, per ripristinare il potere avuto durante i governi di centrosinistra e riprendere ad amministrare flessibilità e privatizzazioni. Perciò il comportamento dei Cobas, del sindacalismo di base, dell’area antiliberista e anticapitalista deve essere duttile ed articolato.
Come abbiamo fatto il 14 dicembre e il 15 febbraio, noi Cobas faremo nuovamente nostra la data indicata da Cgil, Cisl, Uil per lo sciopero generale (per noi sarà il terzo in quattro mesi, ed il quarto nella scuola) il 16 aprile, insieme alla Cub-RdB e al restante sindacalismo di base. Ma, così come non abbiamo partecipato alla manifestazione della Cgil (pur capendo la volontà diffusa di “forzare” la linea confederale, non potevamo accodarci ad una gestione unilaterale, senza accordi comuni o interventi finali discordanti dall’univoca gestione concertativa - per nulla scalfita, nelle ovazioni a Cofferati, dalla radicalità di piazza pur presente - usata da sindacati che in questi mesi hanno firmato accordi ignobili, dal Pubblico impiego alla scuola, dai chimici ai tessili al gas-acqua; e che continuano nei luoghi di lavoro ad essere i più attivi nella “caccia ai Cobas” e nella sottrazione di diritti democratici a chi non sta con loro), il 16 daremo vita a manifestazioni autonome dei Cobas, della Cub e del sindacalismo di base su un programma radicalmente antiliberista ed anticoncertativo, che ci auguriamo vengano fatte proprie da centinaia di migliaia di lavoratori, studenti, Forum sociali e aree antagoniste.
Il programma Cobas è rivolto a tutto il lavoro dipendente e al non-lavoro e richiede il ritiro delle 4 deleghe sulla cancellazione dell'art. 18 e libro bianco di Maroni, sulla controriforma della scuola della Moratti, sullo smantellamento delle pensioni e furto delle liquidazioni, sulla controriforma fiscale; l’abrogazione delle norme (pacchetto Treu) che hanno diffuso il lavoro interinale, ultraflessibile e precario; l’estensione dell'art. 18 a tutti i lavoratori/trici; salari equiparati ai punti alti dei paesi europei a tutti i lavoratori; il ripristino di un meccanismo di scala mobile che tuteli i salari dall'inflazione; il reddito sociale per tutti coloro che ne sono privi/e; il ritiro del disegno di legge Bossi/Fini; parità salariale, normativa e di diritti tra italiani/e e immigrati/e; la riduzione generalizzata dell'orario di lavoro a parità di salario; la difesa e potenziamento di scuola, sanità, trasporti e tutti i servizi pubblici; la cancellazione della controriforma Moratti, della parità scolastica e dell’intero progetto di scuola-azienda; la difesa del diritto di sciopero e pieno esercizio di tutti i diritti sindacali; il No alla guerra e alle politiche belliciste.
Coordinamento Docenti "Diecigennaio" - Palermo	- 14-04-2002
Il Coordinamento docenti Diecigennaio
allo sciopero generale del 16 aprile 2002.
Ci incontriamo a Piazza Crispi (alle Croci) alle 9,30:
in difesa dei diritti di tutti i lavoratori,
per il diritto ad una istruzione pubblica laica,
per un servizio scolastico di alta qualità
Contro Corrente	- 16-04-2002
solo politico!!!!!!!!