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Timestamp: 2014-03-10 04:25:26+00:00
Document Index: 56633951

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 59', 'art. 59', 'art. 12']

di Fabrizio Bonalda, revisore contabile L’Inpdap, già con circolare n. 16 del 9 novembre 2011, aveva fornito una prima serie di istruzioni generali sulle novità previdenziali introdotte dal Dl 13 agosto 2011, n. 138 (manovra d’agosto), tra le quali l’allungamento dei termini di pagamento dei trattamenti di fine servizio (Ips e Ibu) e dei trattamenti di fine rapporto (Tfr).
Con la nota operativa n. 41 del 30 novembre 2011, l’Istituto ritorna in modo più specifico sull’argomento, fornendo ulteriori indicazioni operative, arricchite da utili esempi, per le cessazioni avvenute a partire dal 13 agosto 2011, data di entrata in vigore del Dl 138/2011, che ha modificato l’art. 3, comma 2, del Dl 79/1997 (convertito dalla legge 140/1997), norma di disciplina dei termini di pagamento dei trattamenti di fine servizio.
Si illustrano, di seguito, i nuovi ambiti di efficacia dei termini di pagamento secondo la nota operativa 41/2011.
Primo caso: dimissioni volontarie, da 24 a 27 mesi dopo la cessazione
Il termine di 24 mesi costituisce, per le cessazioni intervenute successivamente al 13 agosto 2011, la regola generale, con un aumento, dunque, di ben 18 mesi rispetto a quanto avveniva in precedenza. Infatti, la nuova versione dell’art. 3, comma 2, della legge 79/1997 prevede che alla liquidazione dei Tfs si provveda decorsi 24 mesi dalla cessazione del rapporti di lavoro e che la corresponsione avvenga entro i successivi 90 giorni, oltre ai quali sono dovuti gli interessi.
Rientrano in tale regolamentazione le cessazioni per dimissioni volontarie, o avvenute a causa del recesso del datore di lavoro (ad esempio, per licenziamento o destituzione), intervenute a partire dal 13 agosto 2011, di soggetti che maturano il diritto a pensione successivamente al 12 agosto 2011, ovvero al 31 dicembre 2011 se si tratta di personale della scuola e delle istituzioni dell’altra formazione (Afam).
Secondo caso: limiti di età o di servizio, da 6 a 9 mesi dopo la cessazione
Nei casi di cessazione per raggiungimento dei limiti di età o di servizio previsti dagli ordinamenti di appartenenza, per il collocamento a riposo d’ufficio a causa del raggiungimento della massima anzianità di servizio prevista dalle norme di legge o di regolamento, secondo il novellato art. 3, comma 2, del Dl 79/1997, le prestazioni di fine servizio o di fine rapporto vengono pagate non prima di 6 mesi e non oltre i successivi 90 giorni.
In pratica rientrano in tale termine le prestazioni spettanti ai lavoratori che, dal 13 agosto 2011, cessano il rapporto di lavoro per:
· raggiungimento dei limiti di età o di servizio previsti dagli ordinamenti di appartenenza, compreso il raggiungimento della massima anzianità contributiva a fini pensionistici;
· collocamento a riposo d’ufficio a causa del raggiungimento dell’anzianità massima di servizio prevista dalle norme di legge o di regolamento applicabili nell’ente di appartenenza.
Rientrano nell’ambito di applicazione del termine di 6 mesi tutte le cessazioni dal servizio alle quali è connessa una pensione liquidata in base all’anzianità contributiva massima prevista dal regime previdenziale, anche nell’ipotesi in cui tale anzianità contributiva massima sia stata maturata dopo la richiesta di pensionamento (successiva al raggiungimento dei requisiti di età e di contribuzione della pensione di anzianità con le quote) ed entro la decorrenza della pensione stessa. Precisa l’Istituto che l’anzianità contributiva ai fini Tfs di 39 anni e 6 mesi ed un giorno (che per effetto dell’arrotondamento valgono 40) non fa scattare, di per sé, l’applicazione del termine più breve di 6 mesi se non sono accompagnati dall’anzianità contributiva massima ai fini pensionistici pari a 40 anni (39 anni, 11 mesi e 16 giorni).
Termine che l’Inpdap dovrà adeguare alla luce delle novità introdotte a decorrere dal 1° gennaio 2012 con il Dl n. 201 del 6 dicembre 2011. Non trova, pertanto, più applicazione quanto stabilito dal punto 3 della circolare 8 ottobre 2010, n. 17.
Il termine dei 6 mesi vale anche per le cessazioni dal servizio conseguenti al raggiungimento del termine fissato in contratto nel caso di rapporti di lavoro a tempo determinato, come già indicato nella circolare n. 16 del 9 novembre 2011.
Terzo caso: inabilità e decesso, 105 giorni
I tempi di pagamento a disposizione dell’Inpdap rimangono invariati nei casi di cessazione dovuta all’inabilità o al decesso del dipendente. In tali ipotesi, infatti, l’ente datore di lavoro deve provvedere all’invio della documentazione necessaria entro 15 giorni dalla cessazione dal servizio e l’Inpdap deve procedere al pagamento entro i 90 giorni successivi alla ricezione dei documenti.
La disciplina che introduce i nuovi termini per la liquidazione ed il pagamento che, come detto, hanno effetto dal 13 agosto 2011, data di entrata in vigore del Dl 138/2011, tiene ferma l’applicazione dei termini previgenti nei confronti di quei dipendenti che hanno maturato i requisiti di pensionamento in un momento precedente alla data di entrata in vigore della nuova disciplina (13 agosto 2011) e per il personale della scuola (decorrenza disciplinata dall’art. 59, comma 9, legge 27 dicembre 1997, n. 449) che matura il requisito pensionistico entro il 31 dicembre 2011.
· i lavoratori che hanno maturato i requisiti contributivi ed anagrafici per il pensionamento, sia di anzianità sia di vecchiaia (raggiunti limiti di età o di servizio) prima del 13 agosto 2011;
· il personale della scuola e delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam) interessato all’applicazione delle regole sulla decorrenza della pensione (rispettivamente dal 1° settembre e dal 1° novembre) di cui all’art. 59, comma 9, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e che matura i requisiti per il pensionamento entro il 31 dicembre 2011; questo termine, ai fini dell’applicazione della disciplina derogatoria, vale anche per il personale docente dipendente da istituzioni scolastiche comunali a condizione che le stesse abbiano recepito nei propri regolamenti le disposizioni relative all’ordinamento dei docenti della scuola statale.
Per tale personale, pertanto, vale la normativa ante Dl 138/2011; conseguentemente, i termini rimangono fissati nel massimo di 105 giorni nei casi di cessazione per limiti di età e di servizio, per collocamento a riposo d’ufficio in base ai regolamenti delle amministrazioni, per inabilità e decesso. In tutti gli altri casi, come, per esempio, in quello di dimissioni volontarie, il termine è non inferiore ai 180 giorni e non superiore ai 270 successivi alla risoluzione del rapporto di lavoro.
Non cambia il pagamento rateale
Le nuove disposizioni non modificano le modalità di pagamento introdotte dall’art. 12, comma 7, del Dl 78/2010. Continua, quindi, ad applicarsi la rateizzazione delle prestazioni di fine servizio e di fine rapporto superiori ai 90mila euro lordi. Le scadenze delle rate successive alla prima sono individuate sulla base della decorrenza del diritto al pagamento della prima rata della prestazione. Pertanto, laddove il diritto al pagamento della prima rata del Tfs o del Tfr maturi una volta decorsi 24 mesi dalla cessazione, l’eventuale secondo e terzo importo annuale verranno, poi, erogati a distanza di 12 e 24 mesi dal predetto termine previsto per il primo importo annuale.
Gli adempimenti per i datori di lavoro e per le sedi Inpdap
In considerazione del fatto che le procedure applicative non consentono ancora la gestione dei nuovi termini, l’Inpdap invita sia le amministrazioni che le sedi provinciali a prestare particolare attenzione all’esatta indicazione della causa di cessazione dal servizio dei dipendenti, anche in relazione al fatto che tale circostanza, unitamente all’eventuale maturazione del diritto a pensione, sono determinanti ai fini dell’applicazione del corretto termine di pagamento della prestazione di fine servizio.
In particolare, gli operatori delle sedi provinciali e territoriali Inpdap dovranno porre la massima attenzione nella liquidazione delle prestazioni relative a cessazioni successive al 12 agosto 2011, avendo cura di chiedere alle amministrazioni ed agli enti datori di lavoro la specifica causa di cessazione dei dipendenti, qualora non risultasse chiara, nonché di verificare, in collaborazione con l’area pensioni della propria sede, l’eventuale maturazione dei requisiti per il pensionamento in data anteriore al 13 agosto 2011 o al 1° gennaio 2012 ai fini della eventuale applicazione della disciplina derogatoria.
Liquidazione trattamento di fine servizio (Tfs-Ips) e trattamento di fine rapporto
Termini per cessazioni post 13 agosto 2011 per la generalità dei dipendenti e post 31 dicembre 2011 per personale scuola e Afam
Deroghe e condizioni
- Recesso datore di lavoro
Da 24 a 27 mesi dopo la cessazione
- I 40 anni di iscrizione ex Enpas o ex Inadel non sono di per sé sufficienti ai fini dell’applicazione del termine di 6 mesi
- Valgono i termini previgenti per chi ha maturato i requisiti di pensione (sia anzianità che vecchiaia) ‘ante’ 13 agosto 2011 e, per il personale della scuola e Afam, entro il 31 dicembre 2011
- I termini riguardano la liquidazione dell’intero trattamento, ovvero della prima rata in caso di rateizzazione (> 90.000 euro=)
- Limiti di età o di servizio
- Collocamento d’ufficio
- Estinzione del rapporto a tempo determinato per raggiungimento del termine finale fissato in contratto
Da 6 a 9 mesi dopo la cessazione
La cessazione deve essere collegata ad una pensione liquidata in base all’anzianità contributiva massima prevista dal regime previdenziale
- Inabilità
Da 15 a 105 giorni dopo la cessazione