Source: http://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-2900-codice-civile-condizioni-modalita-ed-effetti
Timestamp: 2016-10-21 11:10:50+00:00
Document Index: 178558265

Matched Legal Cases: ['art. 2900', 'sentenza ', 'art. 2900', 'art. 2900', 'art. 2740', 'art. 2394', 'art. 2395', 'art. 2449', 'art. 2900', 'art. 72', 'art. 1916', 'art. 28']

Art. 2900 codice civile: Condizioni, modalità ed effetti
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	Il creditore, per assicurare che siano soddisfatte o conservate le sue ragioni, può esercitare (1) i diritti e le azioni che spettano verso i terzi al proprio debitore e che questi trascura di esercitare, purchè i diritti e le azioni abbiano contenuto patrimoniale e non si tratti di diritti o di azioni che, per loro natura o per disposizione di legge, non possono essere esercitati se non dal loro titolare (2).
Dell’azione revocatoria
CommentoAzione surrogatoria: azione che consente al creditore di esercitare i diritti e le azioni che spettano al proprio debitore (sostituendosi a questo) nei confronti dei terzi, quando dal mancato esercizio degli stessi potrebbe derivare una diminuzione del patrimonio del debitore tale da pregiudicare il creditore relativamente alla possibilità di soddisfarsi in caso di inadempimento.
(1) Presupposti di tale azione sono: a) l’esistenza di un credito, anche solo eventuale, ed anche se sottoposto a termine o condizione; b) l’inerzia del debitore nell’occuparsi di un suo affare ossia nell’esercitare i propri diritti e le proprie azioni verso terzi, valutata in termini oggettivi; c) il pericolo attuale che dall’inerzia del debitore derivi un danno futuro al suo patrimonio, tale da diminuire la generica garanzia patrimoniale [v. 2740].
(2) Altro presupposto per l’esercizio dell’azione è quello del contenuto patrimoniale e della natura non personale dei diritti e delle azioni. Pertanto il creditore non può sostituirsi al debitore nell’esercizio di diritti inerenti ai rapporti familiari (es.: chiedere la separazione personale [v. 150]) e nell’esercizio dei diritti della personalità (diritto al nome [v. 6], all’immagine [v. 10]).
Giurisprudenza annotataNatura giuridica dell’istituto
Il creditore che agisce in surroga in luogo del proprio debitore, ai sensi dell'art. 2900 del c.c. (stante la funzione meramente conservativa dell'azione surrogatoria, volta a acquisire risultati utili al patrimonio del debitore inerte) esercita il medesimo diritto che sarebbe spettato a quest'ultimo, sicché il creditore, legittimato straordinario, agisce in nome proprio per il mero accertamento del diritto vantato dal debitore principale nei confronti del terzo, assumendo la veste di sostituto processuale del debitore surrogato e rimanendo, conseguentemente, soggetto a tutte le eccezioni - sostanziali e processuali - opponibili al debitore medesimo, nonché alla limitazioni dell'uso dei mezzi di prova che avrebbe incontrato il titolare del diritto ove fosse stato lui a promuovere il giudizio, senza peraltro cancellare la legittimazione ordinaria ad agire al debitore surrogato spettante in ordine al medesimo diritto oggetto del giudizio, giudizio che è pertanto, destinato a concludersi con una sentenza idonea a fare stato nei rapporti interni tra le parti, con efficacia preclusiva in ordine a eventuali, future controversie tra le medesime sullo stesso specifico oggetto.
Cassazione civile, sez. VI, 26/03/2013, n. 7648
Dato che l'azione surrogatoria costituisce una eccezione al principio secondo il quale nessuno può far valere nel processo un diritto altrui in nome proprio fuori dei casi espressamente previsti dalla legge, ad evitare che la controparte non sia posta in grado di individuare immediatamente l'esercizio di tale specifica azione e confidi quindi nella possibilità di limitarsi a contrapporre il predetto principio, è necessario che chi agisce ex art. 2900 c.c. manifesti chiaramente: - A) che ha intenzione di esercitare in nome proprio diritti od azioni spettanti verso terzi al proprio debitore; - B) che quest'ultimo è rimasto inerte; - C) che non si tratta di diritti od azioni, che per loro natura o per disposizione di legge non possono essere esercitati se non dal loro titolare
Cassazione civile, sez. III, 30/09/2008, n. 24331
Per giustificare, mediante l'esercizio dell'azione surrogatoria prevista dall'art. 2900 c.c., la sostituzione del creditore nell'esercizio delle azioni di cui è titolare il debitore, non è sufficiente che questi trascuri la realizzazione dei suoi diritti, ma occorre altresì che la sua inerzia possa avere riflessi negativi sulla garanzia che, a norma dell'art. 2740 c.c., il patrimonio del debitore costituisce per i creditori: occorre, cioè, un interesse specifico, determinato dal pregiudizio che possa derivare alle ragioni del creditore, essendo in definitiva l'azione surrogatoria diretta a tutelare il diritto di quest'ultimo contro il pericolo dell'insolvenza del suo debitore
Cassazione civile, sez. III, 31/01/1984, n. 741
Presupposto essenziale per l'esercizio dell'azione surrogatoria è la qualità di creditore e, quindi, la sussistenza di un credito certo, pur se sottoposto a termine o condizione. Conseguentemente non è legittimato ad agire in surrogatoria chi vanta un credito non certo nella sua esistenza perché oggetto di accertamento giudiziale.
Cassazione civile, sez. III, 21/10/1998, n. 10428
L'azione di responsabilità esercitata ai sensi dell'art. 2394 c.c. nei confronti dell'amministrazione di una società dai creditori sociali o dal curatore del fallimento della società medesima (a differenza dell'azione ex art. 2395 successivo, avente natura aquiliana) è un'azione surrogatoria tendente alla reintegrazione del patrimonio sociale, diminuito dall'inosservanza degli obblighi facenti carico agli amministratori, e che, come tale, presuppone, non già una responsabilità diretta di detto amministratore verso i creditori sociali, bensì una responsabilità dello stesso verso la società (quale quella nascente dalla violazione del divieto di nuove operazioni posto dall'art. 2449 c.c.), nonché l'inerzia di quest'ultima nel senso considerato dalla legge ai fini della proposizione di un'azione surrogatoria.
Cassazione civile, sez. I, 27/11/1982, n. 6431
Limiti di ammissibilità dell’azione surrogatoria
Il fallimento del debitore, privando questi della disponibilità e dell'amministrazione dei suoi beni e devolvendo le stesse al curatore, determina il venir meno dei presupposti della legittimazione del creditore all'azione surrogatoria di cui all'art. 2900 c.c., e, pertanto, ove sopravvenga prima dell'instaurazione del processo di secondo grado, comporta l'inammissibilità, rilevabile anche d'ufficio, del gravame proposto dal creditore medesimo. Il principio trova applicazione anche quando la surrogatoria si riferisca alle posizioni attive che derivino al fallito della qualità di promissario acquirente in contratto preliminare di vendita, tenendosi conto che le disposizioni dell'art. 72 della l. fall., sulla facoltà del promittente di eseguire la prestazione (insinuando al passivo il diritto inerente al prezzo), ovvero, in difetto, sulla facoltà del curatore di optare per il subingresso nel rapporto o per il suo scioglimento, sono incompatibili con il residuare in capo al singolo creditore della possibilità di pretendere, in via surrogatoria, l'adempimento del preliminare stesso.
Cassazione civile, sez. I, 12/04/1994, n. 3413
In tema di recupero di prestazioni previdenziali ed assistenziali erogate al danneggiato a seguito di un sinistro stradale, all'ente gestore dell'assicurazione sociale spetta la scelta di agire in surrogatoria nei confronti del terzo responsabile del danno ai sensi dell'art. 1916 c.c., ovvero di esperire l'azione diretta, ai sensi dell'art. 28 l. 24 dicembre 1969 n. 990, nei confronti dell'assicuratore della responsabilità civile di detto terzo responsabile, giacché i due rimedi, che attribuiscono il diritto di successione nel credito rispetto a due diversi soggetti obbligati, non risultano tra loro incompatibili, ma alternativi.
Cassazione civile, sez. III, 06/09/2012, n. 14941
È ammissibile l'azione surrogatoria diretta all'esecuzione in forma specifica dell'obbligo di concludere un contratto
Cassazione civile, sez. III, 11/05/2009, n. 10744
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