Source: https://www.rottamazioneauto-roma.it/leggi-sulla-rottamazione/
Timestamp: 2020-07-10 09:11:46+00:00
Document Index: 92589523

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 1', 'art. 117', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 82', 'art. 28', 'art. 27', 'art. 12', 'art. 6', 'art. 16', 'art. 9', 'art. 3', 'art. 15', 'art. 6', 'art. 31', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 2', 'art.1', 'art. 159', 'art. 12', 'art. 15', 'art. 215', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 31', 'art. 21', 'art. 30', 'art. 10', 'art.1', 'art. 264', 'art. 37', 'art. 50', 'art. 23', 'sentenza ', 'art. 50', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 80', 'art. 12', 'art. 2', 'art. 46', 'art. 103', 'art. 159', 'art.\n215', 'art. 103', 'art. 80', 'art. 117']

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(GU n. 182 del 7-8-2003 – Suppl. Ordinario n.128)
Testo aggiornato alle modifiche apportate, da ultimo, dal Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, recante “Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive”, pubblicato nella GU n. 288 del 10-12-2010 – Suppl. Ordinario n.269.
2. Ai veicoli a motore a tre ruote si applicano solo le disposizioni di cui all’articolo 5, commi 1 e 3(*), all’articolo 5, comma 15(**), e all’articolo 6.
(*) N.d.R.: Comma così modificato dal D. Lgs. 149/2006,pubblicato nella G.U. n. 86 del 12-4-2006.
(**) N.d.R.: Comma così modificato dal D. L. n. 59/2008, pubblicato nella G.U. n. 84 del 9-4-2008.
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto ai sensi dell’art. 10, comma 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge alle quali e’ operato il rinvio. Restano invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
– La legge 1° marzo 2002, n. 39, reca: “Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunita’ europee. Legge comunitaria 2001”. L’art. 1, commi 1, 3 e 5, e l’allegato B cosi’ recitano:
“Art. 1 (Delega al Governo per l’attuazione di direttive comunitarie). – 1. Il Governo e’ delegato ad emanare, entro il termine di un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, i decreti legislativi recanti le norme occorrenti per dare attuazione alle direttive comprese negli elenchi di cui agli allegati A e B.
3. Gli schemi dei decreti legislativi recanti attuazione delle direttive comprese nell’elenco di cui all’allegato B nonche’, qualora sia previsto il ricorso a sanzioni penali, quelli relativi all’attuazione delle direttive elencate nell’allegato A, sono trasmessi, dopo l’acquisizione degli altri pareri previsti dalla legge, alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica perche’ su di essi sia espresso, entro quaranta giorni dalla data di trasmissione, il parere dei competenti organi parlamentari. Decorso tale termine i decreti sono emanati anche in mancanza del parere. Qualora il termine previsto per il parere dei competenti organi parlamentari scada nei trenta giorni che precedono la scadenza dei termini previsti ai commi 1 o 4 o successivamente, questi ultimi sono prorogati di novanta giorni.
5. In relazione a quanto disposto dall’art. 117, quinto comma, della Costituzione, i decreti legislativi eventualmente adottati nelle materie di competenza legislativa regionale e provinciale entrano in vigore, per le regioni e province autonome nelle quali non sia ancora in vigore la propria normativa di attuazione, alla data di scadenza del termine stabilito per l’attuazione della rispettiva normativa comunitaria e perdono comunque efficacia a decorrere dalla data di entrata in vigore della normativa di attuazione di ciascuna regione e provincia autonoma.”.
93/104/CE del Consiglio, del 23 novembre 1993, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro.
94/45/CE del Consiglio, del 22 settembre 1994, riguardante l’istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l’informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie.
96/61/CE del Consiglio, del 24 settembre 1996, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento.
1999/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 giugno 1999, che istituisce un meccanismo di riconoscimento delle qualifiche per le attivita’ professionali disciplinate dalle direttive di liberalizzazione e dalle direttive recanti misure transitorie e che completa il sistema generale di riconoscimento delle qualifiche
1999/63/CE del Consiglio, del 21 giugno 1999, relativa all’accordo sull’organizzazione dell’orario di lavoro della gente di mare concluso dall’Associazione armatori della Comunita’ europea (ECSA) e dalla Federazione dei sindacati dei trasportatori dell’Unione europea (FST).
1999/92/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 1999, relativa alle prescrizioni minime per il miglioramento della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori che possono essere esposti al rischio di atmosfere esplosive (quindicesima direttiva particolare ai sensi dell’art. 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE).
2000/13/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 marzo 2000, relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti l’etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari, nonche’ la relativa pubblicita’.
2000/26/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 maggio 2000, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di assicurazione della responsabilita’ civile risultante dalla circolazione di autoveicoli e che modifica le direttive 73/239/CEE e 88/357/CEE del Consiglio (quarta direttiva assicurazione autoveicoli).
2000/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’8 giugno 2000, relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della societa’ dell’informazione, in particolare il commercio elettronico, nel mercato interno (“direttiva sul commercio elettronico”).
2000/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno 2000, che modifica la direttiva 93/104/CE del Consiglio concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, al fine di comprendere i settori e le attivita’ esclusi dalla suddetta direttiva.
2000/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 giugno 2000, relativa ai prodotti di cacao e di cioccolato destinati all’alimentazione umana.
2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parita’ di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica.
2000/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 dicembre 2000, recante modifica della direttiva 95/53/CE del Consiglio che fissa i principi relativi all’organizzazione dei controlli ufficiali nel settore dell’alimentazione animale.
2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parita’ di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.
2000/79/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, relativa all’attuazione dell’accordo europeo sull’organizzazione dell’orario di lavoro del personale di volo nell’aviazione civile concluso da Association of European Airlines (AEA), European Transport Workers’ Federation (ETF), European Cockpit Association (ECA), European Regions Airline Association (ERA) e International Air Carrier Association (IACA).
2001/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2001, relativa alla ripartizione della capacita’ di infrastruttura ferroviaria, all’imposizione dei diritti per l’utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria e alla certificazione di sicurezza.
2001/15/CE della Commissione, del 15 febbraio 2001, sulle sostanze che possono essere aggiunte a scopi nutrizionali specifici ai prodotti alimentari destinati ad un’alimentazione particolare.
2001/16/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 marzo 2001, relativa all’interoperabilita’ del sistema ferroviario transeuropeo convenzionale.
2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 marzo 2001, sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati e che abroga la direttiva 90/220/CEE del Consiglio.
2001/19/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 maggio 2001, che modifica le direttive 89/48/CEE e 92/51/CEE del Consiglio relative al sistema generale di riconoscimento delle qualifiche professionali e le direttive 77/452/CEE, 77/453/CEE, 78/686/CEE, 78/687/CEE, 78/1026/CEE, 78/1027/CEE, 80/154/CEE, 80/155/CEE, 85/384/CEE, 85/432/CEE, 85/433/CEE e 93/16/CEE del Consiglio concernenti le professioni di infermiere responsabile dell’assistenza generale, dentista, veterinario, ostetrica, architetto, farmacista e medico.
2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella societa’ dell’informazione.
2001/45/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 giugno 2001, che modifica la direttiva 89/655/CEE del Consiglio relativa ai requisiti minimi di sicurezza e di salute per l’uso delle attrezzature di lavoro da parte dei lavoratori durante il lavoro (seconda direttiva particolare ai sensi dell’art. 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE).
2001/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 luglio 2001, recante modificazione della direttiva 95/53/CE del Consiglio che fissa i principi relativi all’organizzazione dei controlli ufficiali nel settore dell’alimentazione animale e delle direttive 70/524/CEE, 96/25/CE e 1999/29/CE del Consiglio, relative all’alimentazione animale.
2001/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2001, che modifica le direttive 78/660/CEE, 83/349/CEE e 86/635/CEE per quanto riguarda le regole di valutazione per i conti annuali e consolidati di taluni tipi di societa’ nonche’ di banche e di altre istituzioni finanziarie.
2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2001, sulla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricita’.
2001/84/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2001, relativa al diritto dell’autore di un’opera d’arte sulle successive vendite dell’originale.
2001/86/CE del Consiglio, dell’8 ottobre 2001, che completa lo statuto della societa’ europea per quanto riguarda il coinvolgimento dei lavoratori.
La direttiva 2000/53/CE e’ pubblicata in GUCE legge n. 269 del 21 ottobre 2000.
La decisione 2001/753/CE e’ pubblicata in GUCE legge n. 282 del 26 ottobre 2001.
La decisione 2002/151/CE e’ pubblicata in GUCE legge n. 050 del 21 febbraio 2002.”.
– L’art. 5, paragrafo 3, della direttiva 2000/53/CE cosi’ recita:
“3. Gli Stati membri istituiscono un sistema che renda necessaria la presentazione di un certificato di rottamazione per la cancellazione del veicolo fuori uso dal registro automobilistico. Il certificato viene rilasciato al detentore e/o al proprietario del veicolo quando il veicolo fuori uso e’ consegnato ad un impianto di trattamento. Gli impianti di trattamento in possesso di autorizzazione a norma dell’art. 6 possono rilasciare il certificato di rottamazione. Gli Stati membri possono consentire ai produttori, ai concessionari e agli operatori addetti alla raccolta per un impianto di trattamento autorizzato di rilasciare certificati di rottamazione, sempre che essi garantiscano che il veicolo fuori uso sara’ consegnato a un impianto di trattamento autorizzato e sempre che essi siano registrati presso le competenti autorita’.
Il fatto di rilasciare un certificato di rottamazione non conferisce agli impianti di rottamazione, concessionari o operatori addetti alla raccolta incaricati da un impianto autorizzato di trattamento, il diritto di pretendere rimborsi, fuori dai casi in cui cio’ sia espressamente stato previsto dagli Stati membri.
Gli Stati membri che all’entrata in vigore della presente direttiva non hanno un sistema di cancellazione dal registro automobilistico istituiscono un sistema in base al quale il certificato di rottamazione e’ trasmesso alle autorita’ competenti quando il veicolo fuori uso e’ consegnato a un impianto di trattamento e osservano comunque le disposizioni del presente paragrafo. Gli Stati membri che applicano questo comma ne informano la Commissione dandone dovuta motivazione.”
– La decisione della Commissione 2002/525/CE e’ pubblicata nella GUCE n. L 170 del 29 giugno 2002.
– L’allegato II della direttiva 2000/53/CE cosi’ recita:
“Allegato II.
Materiali e componenti cui non si applica l’art. 4, paragrafo 2, lettera a).
Nell’ambito della procedura di cui all’art. 4, paragrafo 2, lettera b), la Commissione valuta in via prioritaria le categorie seguenti:
piombo come elemento di lega in alluminio di cerchi, parti del motore e manovelle dei finestrini;
per stabilire prima possibile se l’allegato II debba essere modificato di conseguenza. Per quanto riguarda il cadmio negli accumulatori per i veicoli elettrici, la Commissione tiene conto, nell’ambito della procedura di cui all’art. 4, paragrafo 2, lettera b) e di una valutazione ambientale globale, della disponibilita’ di prodotti sostitutivi nonche’ della necessita’ di mantenere la disponibilita’ di veicoli elettrici.
La Commissione conferma che l’articolo 5, paragrafo 1, primo trattino consente agli Stati membri di utilizzare i sistemi di raccolta esistenti per le parti utilizzate e non fa loro obbligo di istituire sistemi di raccolta separati con requisiti finanziari specifici (per le parti utilizzate).
La Commissione ritiene che il riferimento al registro di cui all’articolo 5, paragrafo 3, primo comma consenta agli Stati membri di stabilire se i produttori, i distributori e gli operatori addetti alla raccolta debbano essere inseriti in un registro ai sensi della direttiva quadro sui rifiuti o in un nuovo registro appositamente istituito.
La Commissione dichiara che l’art. 7, paragrafo 1, non stabilisce ulteriori requisiti, misure o criteri in materia di controlli tecnici”.
– La decisone 2003/138/CE e’ pubblicata nella GUCE n. L. 53 del 28 febbraio 2003.
– Il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 reca:
“Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio”.
– Il decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, reca: “Nuovo codice della strada”.
– Il decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, reca:
“Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 30 agosto 1997, n. 202”. L’art. 8 cosi’ recita:
“Art. 8 (Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e Conferenza unificata). – 1. La Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e’ unificata per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province, dei comuni e delle comunita’ montane, con la Conferenza Stato-regioni.
3. La Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e’ convocata almeno ogni tre mesi, e comunque in tutti i casi il presidente ne ravvisi la necessita’ o qualora ne faccia richiesta il presidente dell’ANCI, dell’UPI o deIIUNCEM.
4. La Conferenza unificata di cui al comma 1 e’ convocata dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Le sedute sono presiedute dal Presidente del Consiglio dei Ministri o, su sua delega, dal Ministro per gli affari regionali o, se tale incarico non e’ conferito, dal Ministro dell’interno.”
– La direttiva 70/156/CEE e’ pubblicata nella GUCE n. L 042 del 23 febbraio 1970.
a) “veicoli”, i veicoli a motore appartenenti alle categorie M1 ed N1 di cui all’allegato II, parte A, della direttiva 70/156/CEE, ed i veicoli a motore a tre ruote come definiti dalla direttiva 2002/24/CE, con esclusione dei tricicli a motore;
b) “veicolo fuori uso”, un veicolo di cui alla lettera a) a fine vita che costituisce un rifiuto ai sensi dell’articolo 6 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modifiche;
c) “detentore” il proprietario del veicolo o colui che lo detiene a qualsiasi titolo;
d) “produttore”, il costruttore o l’allestitore, intesi come detentori dell’omologazione del veicolo, o l’importatore professionale del veicolo stesso;
e) “prevenzione”, i provvedimenti volti a ridurre la quantita’ e la pericolosita’ per l’ambiente del veicolo fuori uso e dei materiali e delle sostanze che lo compongono;
f) “trattamento”, le attivita’ di messa in sicurezza, di demolizione, di pressatura, di tranciatura, di frantumazione, di recupero o di preparazione per lo smaltimento dei rifiuti frantumati, nonche’ tutte le altre operazioni eseguite ai fini del recupero o dello smaltimento del veicolo fuori uso e dei suoi componenti effettuate, dopo la consegna dello stesso veicolo, presso un impianto di cui alla lettera o);
g) “messa in sicurezza”, le operazioni di cui all’allegato I, punto 5;
h) “demolizione”, le operazioni di cui all’allegato I, punto 6;
i) “pressatura”, le operazioni di adeguamento volumetrico del veicolo gia’ sottoposto alle operazioni di messa in sicurezza e di demolizione;
l) “tranciatura”, le operazioni di cesoiatura;
m) “frantumatore”, un dispositivo impiegato per ridurre in pezzi e in frammenti il veicolo gia’ sottoposto alle operazioni di messa in sicurezza e di demolizione, allo scopo di ottenere residui di metallo riciclabili;
n) “frantumazione”, le operazioni per la riduzione in pezzi o in frammenti, tramite frantumatore, del veicolo gia’ sottoposto alle operazioni di messa in sicurezza e di demolizione, allo scopo di ottenere residui di metallo riciclabili, separandoli dalle parti non metalliche destinate al recupero, anche energetico, o allo smaltimento;
o) “impianto di trattamento”, impianto autorizzato ai sensi degli articoli 27, 28 o 33 del decreto legislativo n. 22 del 1997 presso il quale sono effettuate tutte o alcune delle attivita’ di trattamento di cui alla lettera f);
p) “centro di raccolta”, impianto di trattamento di cui alla lettera o), autorizzato ai sensi degli articoli 27 e 28 del decreto legislativo n. 22 del 1997, che effettua almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione del veicolo fuori uso;
q) “reimpiego”, le operazioni in virtu’ delle quali i componenti di un veicolo fuori uso sono utilizzati allo stesso scopo per cui erano stati originariamente concepiti;
r) “riciclaggio”, il ritrattamento, in un processo di produzione, dei materiali di rifiuto per la loro funzione originaria o per altri fini, escluso il recupero di energia. Per recupero di energia si intende l’utilizzo di rifiuti combustibili quale mezzo per produrre energia mediante incenerimento diretto con o senza altri rifiuti, ma con recupero del calore;
s) “recupero”, le pertinenti operazioni di cui all’allegato C del decreto legislativo n. 22 del 1997;
t) “smaltimento”, le pertinenti operazioni di cui all’allegato B del decreto legislativo n. 22 del 1997;
u) “operatori economici”, i produttori, i distributori, gli operatori addetti alla raccolta, le compagnie di assicurazione dei veicoli a motore, le imprese di demolizione, di frantumazione, di recupero, di riciclaggio e gli altri operatori che effettuano il trattamento di un veicolo fuori uso e dei relativi componenti e materiali;
v) “sostanza pericolosa”, le sostanze considerate pericolose in base alla direttiva 67/548/CEE e successive modifiche;
z) “informazioni per la demolizione”, tutte le informazioni necessarie per il trattamento appropriato e compatibile con l’ambiente di un veicolo fuori uso.
a) con la consegna ad un centro di raccolta, effettuata dal detentore direttamente o tramite soggetto autorizzato al trasporto di veicoli fuori uso oppure con la consegna al concessionario o gestore dell’automercato o della succursale della casa costruttrice che, accettando di ritirare un veicolo destinato alla demolizione nel rispetto delle disposizioni del presente decreto rilascia il relativo certificato di rottamazione al detentore(*);
3. Non rientrano nella definizione di rifiuto ai sensi del comma 1, lettera b), e non sono soggetti alla relativa disciplina, i veicoli d’epoca e i veicoli di interesse storico o collezionistico o destinati ai musei, conservati in modo adeguato, pronti all’uso ovvero in pezzi smontati.
– Per la direttiva 70/156/CEE vedi note all’art. 1.
L’allegato II, parte A, cosi’ recita:
La compilazione di una scheda di omologazione nell’ambito della procedura di omologazione Cee comporta le seguenti operazioni:
“CONF”: verifica della conformita’ dell’elemento o della caratteristica rubricata alle indicazioni figuranti nella scheda di informazioni;
“D.P.”: verifica della conformita dell’elemento o della caratteristica rubricata alle prescrizioni armonizzate prese in esecuzione della direttiva particolare;
“P.V.”: redazione del processo verbale del collaudo, che dev’essere allegato alla scheda di
“SCH”: verifica dell’esistenza di uno schema.”
– La direttiva 2002/24/CE e’ pubblicata nella GUCE n. L 124 del 9 maggio 2002.
– Per il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, vedi note alle premesse. L’art. 6 cosi’ recita:
b) produttore: la persona la cui attivita’ ha prodotto rifiuti e la persona che ha effettuato operazioni di pretrattamento o di miscuglio o altre operazioni che hanno mutato la natura o la composizione dei rifiuti;
d) gestione: la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compreso il controllo di queste operazioni, nonche’ il controllo delle discariche e degli impianti di smaltimento dopo la chiusura;
i) luogo di produzione dei rifiuti: uno o piu’ edifici o stabilimenti o siti infrastrutturali collegati tra loro all’interno di un’area delimitata in cui si svolgono le attivita’ di produzione dalle quali originano i rifiuti;
l) stoccaggio: le attivita’ di smaltimento consistenti nelle operazioni di deposito preliminare di rifiuti di cui al punto D15 dell’allegato B, nonche’ le attivita’ di recupero consistenti nelle operazioni di messa in riserva di materiali di cui al punto R13 dell’allegato C;
1) i rifiuti depositati non devono contenere policlorodibenzodiossine, policlorodibenzofurani, policlorodibenzofenoli in quantita’ superiore a 2,5 ppm ne’ policlorobifenile, policlorotrifenili in quantita’ superiore a 25 ppm;
2) i rifiuti pericolosi devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento con cadenza almeno bimestrale indipendentemente dalle quantita’ in deposito, ovvero, in alternativa, quando il quantitativo di rifiuti pericolosi in deposito raggiunge i 10 metri cubi; il termine di durata del deposito temporaneo e’ di un anno se il quantitativo di rifiuti in deposito non supera i 10 metri cubi nell’anno o se, indipendentemente dalle quantita’, il deposito temporaneo e’ effettuato in stabilimenti localizzati nelle isole minori;
3) i rifiuti non pericolosi devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento con cadenza almeno trimestrale indipendentemente dalle quantita’ in deposito, ovvero, in alternativa, quando il quantitativo di rifiuti non pericolosi in deposito raggiunge i 20 metri cubi; il termine di durata del deposito temporaneo e’ di un anno se il quantitativo di rifiuti in deposito non supera i 20 metri cubi nell’anno o se, indipendentemente dalle quantita’, il deposito temporaneo e effettuato in stabilimenti localizzati nelle isole minori;
4) il deposito temporaneo deve essere effettuato per tipi omogenei e nel rispetto delle relative norme tecniche, nonche’, per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze pencolose in essi contenute;
6) (numero soppresso dall’art. 1, decreto legislativo 8 novembre 1997, n. 389);
q) composti da rifiuti: prodotto ottenuto dal compostaggio della frazione organica dei rifiuti urbani nel rispetto di apposite norme tecniche finalizzate a definirne contenuti e usi compatibili con la tutela ambientale e sanitaria, e in particolare a definirne i gradi di qualita”.
– Per il decreto legislativo n. 22 del 1997, vedi note alle premesse. Gli articoli 27, 28 e 33, cosi’ recitano:
2. Entro trenta giorni dal ricevimento della domanda di cui al comma 1, la regione nomina un responsabile del procedimento e convoca una apposita conferenza cui partecipano i responsabili degli uffici regionali competenti, e i rappresentanti degli enti locali interessati. Alla conferenza e’ invitato a partecipare anche il richiedente l’autorizzazione o un suo rappresentante al fine di acquisire informazioni e chiarimenti.
b) acquisisce e valuta tutti gli elementi relativi alla compatibilita’ del progetto con le esigenze ambientali e territoriali;
c) acquisisce, ove previsto dalla normativa vigente, la valutazione di compatibilita’ ambientale;
4. Per l’istruttoria tecnica della domanda la regione puo’ avvalersi degli organismi individuati ai sensi del decreto-legge 4 dicembre 1993, n. 496, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 gennaio 1994, n. 61.
5. Entro trenta giorni dal ricevimento delle conclusioni della conferenza, e sulla base delle risultanze della stessa, la giunta regionale approva il progetto e autorizza la realizzazione dell’impianto. L’approvazione sostituisce ad ogni effetto visti, pareri, autorizzazioni e concessioni di organi regionali, provinciali e comunali.
L’approvazione stessa costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico comunale, e comporta la dichiarazione di pubblica utilita’, urgenza ed indifferibilita’ dei lavori.
6. Nel caso in cui il progetto approvato riguardi aree vincolate ai sensi della legge 29 giugno 1939, n. 1497, e del decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985, n. 431, si applicano le disposizioni di cui al comma 9 dell’art. 82 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, come modificato dal decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985, n. 431.
8. Le procedure di cui al presente articolo si applicano anche per la realizzazione di varianti sostanziali in corso di esercizio, che comportano modifiche a seguito delle quali gli impianti non sono piu’ conformi all’autorizzazione rilasciata.
9. Contestualmente alla domanda di cui al comma 1 puo’ essere presentata domanda di autorizzazione all’esercizio delle operazioni di smaltimento e di recupero di cui all’art. 28. In tal caso la regione autorizza le operazioni di smaltimento e di recupero contestualmente all’adozione del provvedimento che autorizza la realizzazione dell’impianto.”.
b) i requisiti tecnici, con particolare riferimento alla compatibilita’ del sito, alle attrezzature utilizzate, ai tipi ed ai quantitativi massimi di rifiuti ed alla conformita’ dell’impianto al progetto approvato;
f) i limiti di emissione in atmosfera, che per i processi di trattamento termico dei rifiuti, anche accompagnati da recupero energetico, non possono essere meno restrittivi di quelli fissati per gli impianti di incenerimento dalle direttive comunitarie 89/369/CEE del Consiglio dell’8 giugno 1989, 89/429/CEE del Consiglio del 21 giugno 1989, 94/67/CE del Consiglio del 16 dicembre 1994, e successive modifiche ed integrazioni;
g) le prescrizioni per le operazioni di messa in sicurezza, chiusura dell’impianto e ripristino del sito;
i) l’idoneita’ del soggetto richiedente.
2. I rifiuti pericolosi possono essere smaltiti in discarica solo se preventivamente catalogati ed identiticati secondo le modalita’ fissate dal Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro della sanita’, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
3. L’autorizzazione di cui al comma 1 e’ concessa per un periodo di cinque anni ed e’ rinnovabile. A tale fine, entro centottanta giorni dalla scadenza dell’autorizzazione, deve essere presentata apposita domanda alla regione che decide prima della scadenza dell’autorizzazione stessa.
4. Quando a seguito di controlli successivi all’avviamento degli impianti questi non risultino conformi all’autorizzazione di cui all’art. 27, ovvero non siano soddisfatte le condizioni e le prescrizioni contenute nell’atto di autorizzazione all’esercizio delle operazioni di cui al comma 1, quest’ultima e’ sospesa, previa diffida, per un periodo massimo di dodici mesi. Decorso tale termine senza che il titolare abbia provveduto a rendere quest’ultimo conforme all’autorizzazione, l’autorizzazione stessa e’ revocata.
5. Fatti salvi l’obbligo della tenuta dei registri di carico e scarico da parte dei soggetti di cui all’art. 12, ed il divieto di miscelazione, le disposizioni del presente articolo non si applicano al deposito temporaneo effettuato nel rispetto delle condizioni stabilite dall’art. 6, comma 1, lettera m).
6. Il controllo e l’autorizzazione delle operazioni di carico, scarico, trasbordo, deposito e maneggio di rifiuti in aree portuali sono disciplinati dalle specifiche disposizioni di cui alla legge 28 gennaio 1994, n. 84. L’autorizzazione delle operazioni di imbarco e di sbarco non puo’ essere rilasciata se il richiedente non dimostra di avere ottemperato agli adempimenti di cui all’art. 16, nel caso di trasporto transfrontaliero di rifiuti.
7. Gli impianti mobili di smaltimento o di recupero, ad esclusione della sola riduzione volumetrica, sono autorizzati, in via definitiva dalla regione ove l’interessato ha la sede legale o la societa’ straniera proprietaria dell’impianto ha la sede di rappresentanza. Per lo svolgimento delle singole campagne di attivita’ sul territorio nazionale l’interessato, almeno sessanta giorni prima dell’installazione dell’impianto, deve comunicare alla regione nel cui territorio si trova il sito prescelto le specifiche dettagliate relative alla campagna di attivita’, allegando l’autorizzazione di cui al comma 1 e l’iscrizione all’Albo nazionale delle imprese di gestione dei rifiuti, nonche’ l’ulteriore documentazione richiesta. La regione puo’ adottare prescrizioni integrative oppure puo’ vietare l’attivita’ con provvedimento motivato qualora lo svolgimento della stessa nello specifico sito non sia compatibile’ con la tutela dell’ambiente o della salute pubblica.”.
2. Le condizioni e le norme tecniche di cui al comma 1, in relazione a ciascun tipo di attivita’, prevedono in particolare:
1) le quantita’ massime impiegabili;
2) la provenienza, i tipi e le caratteristiche dei rifiuti utilizzabili nonche’ le condizioni specifiche alle quali le attivita’ medesime sono sottoposte alla disciplina prevista dal presente articolo;
3) le prescrizioni necessarie per assicurare che, in relazione ai tipi o alle quantita’ dei rifiuti ed ai metodi di recupero, i rifiuti stessi siano recuperati senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente;
3) le condizioni specifiche riferite ai valori limite di sostanze pericolose contenute nei rifiuti, ai valori limite di emissione per ogni tipo di rifiuto ed al tipo di attivita’ e di impianto utilizzato, anche in relazione alle altre emissioni presenti in sito;
5) le prescrizioni necessarie per assicurare che, in relazione al tipo ed alle quantita’ di sostanze pericolose contenute nei rifiuti ed ai metodi di recupero, i rifiuti stessi siano recuperati senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti e metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente.
3. La provincia iscrive in un apposito registro le imprese che effettuano la comunicazione di inizio di attivita’ ed entro il termine di cui al comma 1 verifica d’ufficio la sussistenza dei presupposti e dei requisiti richiesti. A tal fine alla comunicazione di inizio di attivita’ e’ allegata una relazione dalla quale deve risultare:
c) le attivita’ di recupero che si intendono svolgere;
d) stabilimento, capacita’ di recupero e ciclo di trattamento o di combustione nel quale i rifiuti stessi sono destinati ad essere recuperati;
4. Qualora la provincia accerti il mancato rispetto delle norme tecniche e delle condizioni di cui al comma 1 dispone con provvedimento motivato il divieto di inizio ovvero di prosecuzione dell’attivita’, salvo che l’interessato non provveda a conformare alla normativa vigente dette attivita’ ed i suoi effetti entro il termine prefissato dall’amministrazione.
6. Sino all’adozione delle norme tecniche e delle condizioni di cui al comma 1 e comunque non oltre quarantacinque giorni dal termine del periodo di sospensione previsto dall’art. 9 della direttiva 83/189/CEE e dall’art. 3 della direttiva 91/689/CEE le procedure di cui ai commi 1 e 2 si applicano a chiunque effettui operazioni di recupero dei rifiuti elencati rispettivamente nell’allegato 3 al decreto ministeriale 5 settembre 1994 del Ministro dell’ambiente, pubblicato nel supplemento ordinario n. 126 alla Gazzetta Ufficiale 10 settembre 1994, n. 212, e nell’allegato 1 al d.m. 16 gennaio 1995 del Ministro dell’ambiente, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale 30 gennaio 1995, n. 24, nel rispetto delle prescrizioni ivi contenute; a tal fine si considerano valide ed efficaci le comunicazioni gia’ effettuate alla data di entrata in vigore del presente decreto. Le comunicazioni effettuate dopo la data di entrata in vigore del presente decreto sono valide ed efficaci solo se a tale data la costruzione dell’impianto, ove richiesto dal tipo di attivita’ di recupero, era stata gia’ ultimata.
7. La procedura semplificata di cui al presente articolo sostituisce, limitatamente alle variazioni qualitative e quantitative delle emissioni determinate dai rifiuti individuati, dalle norme tecniche di cui al comma 1 che gia’ fissano i limiti di emissione in relazione alle attivita’ di recupero degli stessi l’autorizzazione di cui all’art. 15, lettera a) del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203.
8. Le disposizioni semplificate del presente articolo non si applicano alle attivita’ di recupero dei rifiuti urbani, ad eccezione:
a) delle attivita’ di riciclaggio e di recupero di materia prima e di produzione di compost di qualita’ dai rifiuti provenienti da raccolta differenziata;
b) delle attivita’ di trattamento dei rifiuti urbani per ottenere combustibile da rifiuto effettuate nel rispetto delle norme tecniche di cui al comma 1;
c) [dell’impiego di combustibile da rifiuto nel rispetto delle specifiche norme tecniche adottate ai sensi del comma 1, che stabiliscono in particolare la composizione merceologica e le caratteristiche qualitative del combustibile da rifiuto ai sensi della lettera p) dell’art. 6].
9. Fermi restando il rispetto dei limiti di emissione in atmosfera di cui all’art. 31, comma 3, e dei limiti delle altre emissioni inquinanti stabilite da disposizioni vigenti nonche’ fatta salva l’osservanza degli altri vincoli a tutela dei profili sanitari e ambientali, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, di concerto con il Ministro dell’ambiente determina modalita’, condizioni e misure relative alla concessione di incentivi finanziari previsti da disposizioni legislative all’utilizzazione dei rifiuti come combustibile per produrre energia elettrica, tenuto anche conto del prevalente interesse pubblico al recupero energetico nelle centrali elettriche di rifiuti urbani sottoposti a preventive operazioni di trattamento finalizzate alla produzione di combustibile da rifiuti.
10. I rifiuti non pericolosi individuati con apposite norme tecniche ai sensi del comma 1 che vengono utilizzati in operazioni non comprese tra quelle di cui all’allegato C sono sottoposti unicamente alle disposizioni di cui agli artt. 10, comma 3, 11, 12 e 15, nonche’ alle relative norme sanzionatorie.
11. Alle attivita’ di cui ai commi precedenti si applicano integralmente le norme ordinarie per lo smaltimento qualora i rifiuti non vengano destinati in modo effettivo ed oggettivo al recupero.
12. Le condizioni e le norme tecniche relative ai rifiuti pericolosi di cui al comma 1 sono comunicate alla Commissione dell’Unione europea tre mesi prima della loro entrata in vigore.
12-ter. Fatto salvo quanto previsto dal comma 12-bis le norme tecniche di cui ai commi 1, 2 e 3 stabiliscono le caratteristiche impiantistiche dei centri di messa in riserva non localizzati presso gli impianti dove sono effettuate le operazioni di riciclaggio e di recupero individuate ai punti da R1 a R9, nonche’ le modalita’ di stoccaggio e i termini massimi entro i quali i rifiuti devono essere avviati alle predette operazioni”.
– Gli allegati B e C del decreto legislativo n. 22 del 1997, cosi’ recitano:
(Previsto dall’art. 5, comma 6).
N.B. – Il presente allegato intende elencare le operazioni di smaltimento come avvengono nella pratica. Ai sensi dell’art. 2, i rifiuti devono essere smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che possano recare pregiudizio all’ambiente.
D1 |Deposito sul o nel suolo (ad es. discarica)
|Trattamento in ambiente terrestre (ad es. biodegradazione di
D2 |rifiuti liquidi o fanghi nei suoli)
|Iniezioni in profondita’ (ad es. iniezioni dei rifiuti pompabili
D3 |in pozzi, in cupole saline o faglie geologiche naturali)
|Lagunaggio (ad es. scarico di rifiuti liquidi o di fanghi in
D4 |pozzi, stagni o lagune, ecc.)
|Messa in discarica specialmente allestita (ad es.
|sistematizzazione in alveoli stagni separati, ricoperti o isolati
D5 |gli uni dagli altri e dall’ambiente)
|Scarico dei rifiuti solidi nell’ambiente idrico eccetto
D6 |l’immersione
D7 |Immersione, compreso il seppellimento nel sottosuolo marino
|Trattamento biologico non specificato altrove nel presente
|allegato, che dia origine a composti o a miscugli che vengono
|eliminati secondo uno dei procedimenti elencati nei punti da D1 a
D8 |D12
|Trattamento fisico-chimico non specificato altrove nel presente
|allegato che dia origine a composti o a miscugli eliminati
|secondo uno dei procedimenti elencati nei punti da D1 a D12 (ad
D9 |es. evaporazione, essiccazione, calcinazione, ecc.)
D10|Incenerimento a terra
D11|Incenerimento in mare
|Deposito permanente (ad es. sistemazione di contenitori in una
D12|miniera, ecc.)
|Raggruppamento preliminare prima di una delle operazioni di cui
D13|ai punti da D1 a D12
|Ricondizionamento preliminare prima di una delle operazioni di
D14|cui ai punti da D1 a D13
|Deposito preliminare prima di una delle operazioni di cui ai
|punti da D1 a D14 (escluso il deposito temporaneo, prima della
D15|raccolta, nel luogo in cui sono prodotti)}.
[Previsto dall’art. 6, comma 1, lettera h].
N.B. – Il presente allegato intende elencare le operazioni di recupero come avvengono nella pratica. Ai sensi dell’art. 2, i rifiuti devono essere recuperati senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che possano recare pregiudizio all’ambiente.
|Utilizzazione principale come combustibile o come altro mezzo per
R1 |produrre energia
R2 |Rigenerazione/recupero di solventi
|Riciclo/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come
|solventi (comprese le operazioni di compostaggio e altre
R3 |trasformazioni biologiche)
R4 |Riciclo/recupero dei metalli o dei composti metallici
R5 |Riciclo/recupero di altre sostanze inorganiche
R6 |Rigenerazione degli acidi o delle basi
R7 |Recupero dei prodotti che servono a captare gli inquinanti
R8 |Recupero dei prodotti provenienti dai catalizzatori
R9 |Rigenerazione o altri reimpieghi degli oli
|Spandimento sul suolo a beneficio dell'agricoltura o
R10|dell'ecologia
|Utilizzazione di rifiuti ottenuti da una delle operazioni
R11|indicate da R1 a R10
|Scambio di rifiuti per sottoporli ad una delle operazioni
R12|indicate da R1 a R11
|Messa in riserva di rifiuti per sottoporli a una delle operazioni
|indicate nei punti da R1 a R12 (escluso il deposito temporaneo,
R13|prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti)}.
- La direttiva 67/54 8/CEE e' pubblicata nella GUCE n. 196 del 16 agosto 1967.
1. Il veicolo destinato alla demolizione e’ consegnato dal detentore ad un centro di raccolta ovvero, nel caso in cui il detentore intende cedere il predetto veicolo per acquistarne un altro, puo’ essere consegnato al concessionario o al gestore della succursale della casa costruttrice o dell’automercato, per la successiva consegna ad un centro di raccolta, qualora detto concessionario o gestore intenda accettarne la consegna e conseguentemente rilasciare il certificato di rottamazione di cui al comma 6.
2. A partire dalle date indicate all’articolo 15, comma 5, la consegna di un veicolo fuori uso al centro di raccolta, effettuata secondo le disposizioni di cui al comma 1, avviene senza che il detentore incorra in spese a causa del valore di mercato nullo o negativo del veicolo, fatti salvi i costi documentati relativi alla cancellazione del veicolo dal Pubblico registro automobilistico, di seguito denominato: “PRA”, e quelli relativi al trasporto dello stesso veicolo al centro di raccolta ovvero alla concessionaria o alla succursale della casa costruttrice o all’automercato.
3. I produttori di veicoli provvedono a ritirare i veicoli fuori uso alle condizioni di cui al comma 2, e, ove sia tecnicamente fattibile, i pezzi usati allo stato di rifiuto, derivanti dalle riparazioni dei veicoli, ad eccezione di quelli per cui e’ previsto dalla legge un consorzio obbligatorio di raccolta(°), organizzando, direttamente o indirettamente, su base individuale o collettiva, una rete di centri di raccolta opportunamente distribuiti sul territorio nazionale(*).
4. Nel caso in cui il produttore non ottempera a quanto stabilito al comma 3 sostiene gli eventuali costi per il ritiro ed il trattamento del veicolo fuori uso[, come determinati dal decreto di cui al comma 15.](**)
6. Al momento della consegna del veicolo destinato alla demolizione, il concessionario o il gestore della succursale della casa costruttrice o dell’automercato rilascia al detentore, in nome e per conto del centro di raccolta che riceve il veicolo, apposito certificato di rottamazione conforme ai requisiti di cui all’allegato IV, completato della descrizione dello stato del veicolo consegnato nonche’ dell’impegno a provvedere alla cancellazione dal P.R.A(*).. [Detta dichiarazione contiene i dati identificativi del veicolo e quelli relativi allo stato dello stesso veicolo, i dati anagrafici e la firma del detentore, nonche’, se assunto, l’impegno a provvedere direttamente alla cancellazione del veicolo dal PRA. In tale caso](**) Il concessionario o il gestore della succursale della casa costruttrice o dell’automercato effettua, con le modalita’ di cui al comma 8, detta cancellazione prima della consegna del veicolo al centro di raccolta e fornisce allo stesso centro gli estremi della ricevuta dell’avvenuta denuncia e consegna delle targhe, del certificato di proprieta’ e della carta di circolazione relativi al veicolo. [Detto concessionario o gestore, entro sessanta giorni dalla data della consegna del veicolo al centro di raccolta, acquisisce dallo stesso centro e consegna al detentore il certificato di rottamazione, conservandone copia.](**)
7. Nel caso in cui il detentore consegni ad un centro di raccolta il veicolo(*) destinato alla demolizione, il titolare del centro rilascia al detentore del veicolo [o, nei casi di cui al comma 6, al concessionario o al gestore della succursale della casa costruttrice o dell’automercato,](**) apposito certificato di rottamazione conforme ai requisiti di cui all’allegato IV, completato dalla descrizione dello stato del veicolo consegnato, nonche’ dall’impegno a provvedere [direttamente](**) alla cancellazione dal PRA e al trattamento del veicolo.
8. La cancellazione dal PRA del veicolo fuori uso avviene esclusivamente a cura del titolare del centro di raccolta ovvero del concessionario o del gestore della succursale della casa costruttrice o dell’automercato, senza oneri di agenzia a carico del detentore dello stesso veicolo. A tale fine, entro trenta giorni naturali e consecutivi dalla consegna del veicolo ed emissione del certificato di rottamazione, detto concessionario o gestore o titolare restituisce il certificato di proprieta’, la carta di circolazione e le targhe relativi al veicolo fuori uso, con le procedure stabilite dal decreto del Presidente della Repubblica 19 settembre 2000, n. 358. Il veicolo fuori uso puo’ essere cancellato da P.R.A. solo previa presentazione della copia del certificato di rottamazione(*).
10. Gli estremi della ricevuta dell’avvenuta denuncia e consegna [al competente ufficio del PRA](**) delle targhe e dei documenti relativi al veicolo fuori uso sono annotati dal titolare del centro di raccolta, dal concessionario o dal gestore della casa costruttrice o dell’automercato sull’apposito registro di entrata e di uscita dei veicoli, da tenersi in conformita’ alle disposizioni emanate ai sensi del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.
12. Il rilascio del certificato di rottamazione di cui ai commi 6 e7 libera il detentore del veicolo fuori uso dalle responsabilita’ penale, civile e amministrativa connesse alla proprieta’ e alla corretta gestione del veicolo stesso(*).
15. Le imprese esercenti attivita’ di autoriparazione, di cui alla legge 5 febbraio 1992, n. 122, e successive modificazioni, devono consegnare, ove cio’ sia tecnicamente fattibile, ad un centro di raccolta di cui all’articolo 5, comma 3, direttamente, qualora iscritti all’Albo nazionale dei gestori ambientali, ovvero avvalendosi di un operatore autorizzato alla raccolta ed al trasporto di rifiuti, i pezzi usati allo stato di rifiuto derivanti dalle riparazioni dei veicoli, ad eccezione di quelle per cui e’ previsto dalla legge un consorzio obbligatorio di raccolta.(°)
(**) N.d.R.: Periodo soppresso dal D. Lgs. 149/2006,pubblicato nella G.U. n. 86 del 12-4-2006.
(°) N.d.R.: Comma così modificato dall’art.1 del D. L. n. 135/2009, pubblicato nella G.U. n. 223 del 25-9-2009.
– Il decreto del Presidente della Repubblica 19 settembre 2000, n. 358, reca: “Regolamento recante norme per la semplificazione del procedimento relativo all’immatricolazione, ai passaggi di proprieta’ e alla reimmatricolazione degli autoveicoli, dei motoveicoli e dei rimorchi (n. 29, allegato 1, della legge 8 marzo 1999, n. 50).”.
– Per il decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, vedi note alle premesse. L’art. 159 cosi’ recita:
“Art. 159 (Rimozione e blocco dei veicoli). – 1. Gli organi di polizia, di cui all’art. 12, dispongono la rimozione dei veicoli:
2. Gli enti proprietari della strada sono autorizzati a concedere il servizio della rimozione dei veicoli stabilendone le modalita’ nel rispetto delle norme regolamentari. I veicoli adibiti alla rimozione devono avere le caratteristiche prescritte nel regolamento. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti puo’ provvedersi all’aggiornamento delle caratteristiche costruttive funzionali dei veicoli adibiti alla rimozione, in relazione ad esigenze determinate dall’evoluzione della tecnica di realizzazione dei veicoli o di sicurezza della circolazione.
3. In alternativa alla rimozione e’ consentito, anche previo spostamento del veicolo, il blocco dello stesso con attrezzo a chiave applicato alle ruote, senza onere di custodia, le cui caratteristiche tecniche e modalita’ di applicazione saranno stabilite nel regolamento. L’applicazione di detto attrezzo non e’ consentita ogni qual volta il veicolo in posizione irregolare costituisca intralcio o pericolo alla circolazione.
5. Gli organi di polizia possono, altresi’, procedere alla rimozione dei veicoli in sosta, ove per il loro stato o per altro fondato motivo si possa ritenere che siano stati abbandonati. Alla rimozione puo’ provvedere anche l’ente proprietario della strada, sentiti preventivamente gli organi di polizia. Si applica in tal caso l’art. 15 del decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915.”.
– Per il decreto legislativo n. 285 del 1992, vedi note alle premesse. L’art. 215, comma 4, cosi’ recita: “4. Trascorsi centottanta giorni dalla notificazione del verbale contenente la contestazione della violazione e l’indicazione della effettuata rimozione o blocco, senza che il proprietario o l’intestatario del documento di circolazione si siano presentati all’ufficio o comando da cui dipende l’organo che ha effettuato la rimozione o il blocco, il veicolo puo’ essere alienato o demolito secondo le modalita’ stabilite dal regolamento. Nell’ipotesi di alienazione, il ricavato serve alla soddisfazione della sanzione pecuniaria se non versata, nonche’ delle spese di rimozione, di custodia e di blocco. L’eventuale residuo viene restituito all’avente diritto.”.
– Gli artt. 927, 929 e 923, del codice civile cosi’ recitano:
“Art. 927 (Cose ritrovate). – Chi trova (c.c. 1257) una cosa mobile deve restituirla al proprietario (c.c. 930), e, se non lo conosce, deve consegnarla senza ritardo al sindaco (c.c. 928), del luogo in cui l’ha trovata, indicando le circostanze del ritrovamento (c.c. 930; c.p.
647, n. 1; c.n. 501).”.
“Art. 929 (Acquisto di proprieta’ della cosa ritrovata). – Trascorso un anno dall’ultimo giorno della pubblicazione senza che si presenti il proprietario, la cosa oppure il suo prezzo, se le circostanze ne hanno richiesto la vendita, appartiene a chi l’ha trovata (c.c. 922).
Cosi’ il proprietario come il ritrovatore, riprendendo la cosa o ricevendo il prezzo, devono pagare le spese occorse (c.c. 931, 1152; c.p. 647, n. 1).”.
“Art. 923 (Cose suscettibili di occupazione). – Le cose mobili (c.c. 812) che non sono proprieta’ di alcuno si acquistano (c.c. 922) con l’occupazione (c.c. 827).
Tali sono le cose abbandonate e gli animali che formano oggetto di caccia o di pesca (c.c. 842).”.
– Per il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, vedi note alle premesse.
c) rimuovere preventivamente, nell’esercizio delle operazioni di demolizione, i componenti ed i materiali di cui all’allegato II etichettati o resi in altro modo identificabili, secondo quanto disposto in sede comunitaria;
8. In conformita’ al disposto dell’articolo 28, comma 3, del decreto legislativo n. 22 del 1997, l’autorizzazione all’esercizio delle operazioni di trattamento prevista al comma 1 dello stesso articolo 28 e’ rilasciata agli impianti di trattamento disciplinati dal presente decreto per un periodo di cinque anni ed e’ rinnovabile, con le modalita’ stabilite al citato comma 3. Tale autorizzazione dovra’ contenere, tra l’altro, un riferimento esplicito agli obblighi di cui al comma 2 del presente articolo(*). Nel caso di impianto di trattamento che, all’atto del rilascio dell’autorizzazione o del relativo rinnovo, e’ registrato ai sensi del Regolamento (CE) n. 761/01, detta autorizzazione e’ concessa ed e’ rinnovabile per un periodo di otto anni.
8-bis. Il deposito temporaneo dei veicoli nel luogo di produzione del rifiuto – presso il concessionario, il gestore della succursale della casa costruttrice o l’automercato – destinati all’invio a impianti autorizzati per il trattamento, e’ consentito fino a un massimo di trenta giorni.(**)
(**) N.d.R.: Comma aggiunto dal D. Lgs. 149/2006,pubblicato nella G.U. n. 86 del 12-4-2006.
– Per il decreto legislativo 5 febbraio 1997, 22, vedi note alle premesse. L’art. 2, comma 2, cosi’ recita:
“2. I rifiuti devono essere recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente e, in particolare:
c) senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse, tutelati in base alla normativa vigente.”.
– Per il decreto legislativo n. 22 del 1997, vedi note alle premesse. Per gli articoli 27, 28 e 33 vedi note all’art. 3. L’art. 31 cosi’ recita:
2. Con decreti del Ministro dell’ambiente, di concerto con i Ministri dell’industria, del commercio e dell’artigianato e della sanita’, e, per i rifiuti agricoli e le attivita’ che danno vita ai fertilizzanti, di concerto con il Ministro delle risorse agricole, alimentari e forestali, sono adottate per ciascun tipo di attivita’ le norme, che fissano i tipi e le quantita’ di rifiuti, e le condizioni in base alle quali le attivita’ di smaltimento di rifiuti non pericolosi effettuate dai produttori nei luoghi di produzione degli stessi e le attivita’ di recupero di cui all’allegato C) sono sottoposte alle procedure semplificate di cui agli articoli 32 e 33. Con la medesima procedura si provvede all’aggiornamento delle predette norme tecniche e condizioni.
3. Le norme e le condizioni di cui al comma 2 sono individuate entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto e devono garantire che i tipi o le quantita’ di rifiuti ed i procedimenti e metodi di smaltimento o di recupero siano tali da non costituire un pericolo per la salute dell’uomo e da non recare pregiudizio all’ambiente. In particolare per accedere alle procedure semplificate le attivita’ di trattamento termico e di recupero energetico devono, inoltre, rispettare le seguenti condizioni:
b) i limiti di emissione non siano meno restrittivi di quelli stabiliti per gli impianti di incenerimento dei rifiuti dalle direttive comunitarie 89/369/CEE del Consiglio dell’8 giugno 1989, 89/429/CEE del Consiglio del 21 giugno 1989, 94/67/CE del Consiglio del 16 dicembre 1994, e successive modifiche ed integrazioni, e dal decreto del Ministro dell’ambiente 16 gennaio 1995, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 30 gennaio 1995, n. 24. Le prescrizioni tecniche riportate all’articolo 6, comma 2, della direttiva 94/67/CE del Consiglio del 16 dicembre 1994 si applicano anche agli impianti termici produttivi che utilizzano per la
combustione comunque rifiuti pericolosi;
4. La emanazione delle norme e delle condizioni di cui al comma 2 deve riguardare, in primo luogo, i rifiuti indicati nella lista verde di cui all’allegato II del regolamento CEE n. 259/93, e successive modifiche ed integrazioni.
5. Per la tenuta dei registri di cui agli articoli 32, comma 3, e 33, comma 3, e l’effettuazione dei controlli periodici, l’interessato e’ tenuto a versare alla Provincia un diritto di iscrizione annuale determinato in relazione alla natura dell’attivita’ con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con i Ministri dell’industria, del commercio e dell’artigianato e del tesoro.
6. La costruzione di impianti che recuperano rifiuti nel rispetto delle condizioni, delle prescrizioni e delle norme tecniche di cui ai commi 2 e 3 e’ disciplinata dal decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203, e dalle altre disposizioni che regolano la costruzione di impianti industriali. L’autorizzazione all’esercizio nei predetti impianti di operazioni di recupero di rifiuti non individuati ai sensi del presente articolo resta comunque sottoposta alle disposizioni di cui agli articoli 27 e 28.
7. Alle denunce e alle domande disciplinate dal presente Capo si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1992, n. 300, e successive modifiche ed integrazioni. Si applicano, altresi’, le disposizioni di cui all’art. 21 della legge 7 agosto 1990, n. 241.”.
– Il Regolamento (CE) n. 761/01 e’ pubblicato nella GUCE n. L. 114 del 24 aprile 2001.
1. Ai fini di una corretta gestione dei rifiuti derivanti dal veicolo fuori uso, le autorita’ competenti, fatte salve le norme sulla sicurezza dei veicoli e sul controllo delle emissioni atmosferiche e del rumore, favoriscono, in conformita’ con la gerarchia prevista dalla direttiva 75/442/CEE, il reimpiego dei componenti idonei, il recupero di quelli non reimpiegabili, nonche’, come soluzione privilegiata, il riciclaggio; ove sostenibile dal punto di vista ambientale.(*)
2. Gli operatori economici garantiscono che(*):
2-bis. Al fine di verificare il raggiungimento degli obiettivi di cui al comma 2, i responsabili degli impianti di trattamento comunicano annualmente i dati relativi ai veicoli trattati ed ai materiali derivanti da essi ed avviati al recupero, avvalendosi del modello di dichiarazione ambientale di cui alla legge 25 gennaio 1994, n. 70, che, a tale fine, e’ modificato con le modalita’ previste dalla stessa legge n. 70 del 1994. Sono tenuti alla predetta comunicazione anche tutti coloro che esportano veicoli fuori uso o loro componenti.(**)
a) politiche di sostegno e di incentivazione per operazioni finalizzate al riciclaggio, quali la raccolta, lo smontaggio, la selezione e lo stoccaggio, per i materiali che non hanno sbocchi di
4. L’Albo nazionale delle imprese che effettuano la gestione dei rifiuti, di cui all’articolo 30, comma 1, del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, provvede, [anche per le finalita’ di cui all’articolo 5, comma 15,](*) avvalendosi dell’APAT, al monitoraggio del sistema di gestione dei rifiuti derivanti dai veicoli fuori uso e dai relativi componenti e materiali ed al controllo del raggiungimento degli obiettivi previsti dal presente decreto, inclusi quelli economici e quelli di riciclaggio e di recupero. Dall’attuazione della presente disposizione non derivano oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato.
(*) N.d.R.: Periodo soppresso dal D. Lgs. 149/2006,pubblicato nella G.U. n. 86 del 12-4-2006.
– Per il decreto legislativo 5 febbraio l997, n. 22, vedi note alle premesse. L’art. 30, comma 1, cosi’ recita:
“1. L’Albo nazionale delle imprese esercenti servizi di smaltimento dei rifiuti istituito ai sensi dell’art. 10 del decreto-legge 31 agosto 1987, n. 361, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1987, n. 441, assume la denominazione di Albo nazionale delle imprese che effettuano la gestione dei rifiuti, di seguito denominato Albo, ed e’ articolato in un comitato nazionale, con sede presso il Ministero dell’ambiente, ed in Sezioni regionali, istituite presso le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura dei capoluoghi di regione. I componenti del Comitato nazionale e delle Sezioni regionali durano in carica cinque anni.”.
1. Dal 1° luglio 2003 e’ vietata la produzione o l’immissione sulmercato di materiali e di componenti di veicoli contenenti piombo,mercurio, cadmio o cromo esavalente. Tale divieto non si applica neicasi ed alle condizioni previsti nell’allegato II.
1. Il produttore del veicolo, entro sei mesi dall’immissione sul mercato dello stesso veicolo, mette a disposizione degli impianti di trattamento autorizzati(*) le [pertinenti](**) informazioni per la demolizione, sotto forma di manuale o su supporto informatico, richieste dai gestori degli impianti(°) di trattamento autorizzati(*). Tali informazioni devono consentire di identificare i diversi componenti e materiali del veicolo e l’ubicazione di tutte le sostanze pericolose in esso presenti.
1-bis. Fermo restando il rispetto delle norme vigenti in materia di riservatezza commerciale ed industriale, il produttore dei componenti del veicolo mette a disposizione dei centri di raccolta di cui all’articolo 3, comma 1, lettera p), adeguate informazioni sulla demolizione, sullo stoccaggio e sulla verifica dei componenti che possono essere reimpiegati.(***)
[2. Fermo restando il rispetto delle norme vigenti in materia di riservatezza commerciale ed industriale, il produttore dei componenti del veicolo mette a disposizione dei centri di raccolta adeguate informazioni sulla demolizione, sullo stoccaggio e sulla verifica dei componenti che possono essere reimpiegati.](**)
(*) N.d.R.: Comma così modficato dal D. Lgs. 149/2006,pubblicato nella G.U. n. 86 del 12-4-2006.
(**) N.d.R.: Soppresso dal D. Lgs. 149/2006,pubblicato nella G.U. n. 86 del 12-4-2006.
(***) N.d.R.: Comma aggiunto dall’art.1 del D. L. n. 135/2009, pubblicato nella G.U. n. 223 del 25-9-2009.
(°) N.d.R.: Comma così modificato dal D.L. n. 59/2008, pubblicato nella G.U. n. 84 del 9-4-2008
– La decisione 2003/138/CE e’ pubblicata nella GUCE n. L 053 dell’8 febbraio 2003.
2. Entro il 30 aprile(*) di ogni anno e, per il 2003, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti trasmette all’APAT i dati relativi alle immatricolazioni di nuovi veicoli avvenute nell’anno solare precedente, i dati relativi ai certificati di rottamazione emessi pervenuti dai centri di raccolta, dai concessionari, dai gestori delle succursali delle case costruttrici o degli automercati(*) relativi ai veicoli fuori uso ad essi consegnati, nonche’ i dati relativi alle cancellazioni che pervengono dal PRA. Le modalita’ di acquisizione e trasmissione dei dati di cui al presente comma sono determinati con decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sentita l’APAT per i profili di competenza.(*)
3. A decorrere dal giorno successivo alla scadenza del termine di cui all’articolo 12, comma 2 del decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare in data 17 dicembre 2009, e successive modificazioni, i dati relativi ai veicoli fuori uso ed ai pertinenti materiali e componenti sottoposti a trattamento, nonche’ i dati relativi ai materiali, ai prodotti ed ai componenti ottenuti ed avviati al reimpiego, al riciclaggio e al recupero, sono forniti attraverso il sistema di controllo della tracciabilita’ dei rifiuti (SISTRI) di cui all´articolo 188-bis, comma 2, lett. a), e all’articolo 14-bis del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102.(**)
(**) N.d.R.: Comma così sostituito dall’art. 264-ter del decreto legislativo n. 152/2006, introdotto dall’art. 37 del d.lgs. n. 205/2010
1. Fatti salvi i principi e gli obiettivi stabiliti dal presente decreto, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, di concerto con il Ministro delle attivita’ produttive, puo’ stipulare, con i settori economici interessati, accordi e contratti di programma per dare attuazione alle disposizioni di cui all’articolo 4, comma 1, all’articolo 5, comma 1, [all’articolo 7, comma 2,](*) all’articolo 8, comma 1, lettere a), b), c) e d)(**), all’articolo 10, commi 1, 2 e 3, ed all’articolo 11, commi 5 e 6, nonche’ per precisare le modalita’ di applicazione dell’articolo 5, commi 2, 3, 4 e 5. Detti accordi devono soddisfare i seguenti requisiti:
d-bis) i risultati conseguiti nel quadro di tali accordi devono esser controllati con cadenza individuata nell’ambito degli accordi stessi e riferiti alle autorita’ competenti ed alla Commissione europea;(***)
d-ter) le autorita’ competenti dovranno assumere le opportune misure per esaminare i progressi compiuti nell’ambito di tali accordi;(***)
d-quater) nel caso di inosservanza degli accordi o di mancato raggiungimento degli obiettivi oggetto degli accordi, le autorita’ competenti assumeranno tutte le misure per garantire l’osservanza delle misure previste dal presente decreto.(***)
(**) N.d.R.: Comma così modficato dal D. Lgs. 149/2006,pubblicato nella G.U. n. 86 del 12-4-2006.
(***) N.d.R.: Lettera aggiunta dal D. Lgs. 149/2006,pubblicato nella G.U. n. 86 del 12-4-2006.
3. In caso di mancata consegna del certificato di cui all’articolo 5, commi 6 e 7, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 300 euro a 3.000 euro. Nel caso in cui i suddetti documenti risultino inesatti o non conformi a quanto stabilito nel presente decreto, si applicano le medesime sanzioni ridotte della meta’.
– Per il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, vedi note alle premesse. Gli artt. 55 e 55-bis cosi’ recitano:
“Art. 55 (Competenza e giurisdizione). – 1. Fatte salve le altre disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689, in materia di accertamento degli illeciti amministrativi, all’irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dalla presente normativa provvede la Provincia nel cui territorio e’ stata commessa la violazione, ad eccezione delle sanzioni previste dall’art. 50, comma 1, per le quali e’ competente il Comune.
2. Avverso le ordinanze-ingiunzione relative alle sanzioni amministrative di cui al comma 1 e’ esperibile il giudizio di opposizione di cui all’art. 23, legge 24 novembre 1981, n. 689.
3. Per i procedimenti penali pendenti alla data di entrata in vigore del presente decreto l’autorita’ giudiziaria, se non deve pronunziare decreto di archiviazione o sentenza di proscioglimento, dispone la trasmissione degli atti agli enti indicati al comma 1 ai fini dell’applicazione delle sanzioni amministrative.”.
“Art. 55-bis (Proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie). – 1. I proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie per le violazioni del presente decreto sono devoluti alle province e sono destinati all’esercizio delle funzioni di controllo in materia ambientale, fatti salvi i proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui all’art. 50, comma 1, che sono devoluti ai comuni.”.
4. La provincia competente per territorio, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, procede all’ispezione degli impianti in esercizio alla stessa data che effettuano l’attivita’ di recupero di rifiuti derivanti da veicoli fuori uso di cui all’articolo 6, comma 5, al fine di verificare il rispetto delle norme tecniche e delle condizioni di esercizio previste dal presente decreto e, se necessario, stabilisce le modalita’ ed i tempi per conformarsi a dette prescrizioni, consentendo, nelle more dell’adeguamento, la prosecuzione dell’attivita’. In caso di mancato adeguamento nei modi e nei termini stabiliti, l’attivita’ e’
b) dal 1° gennaio 2007, per i veicoli immessi sul mercato anteriormente al 1° luglio 2002. Nelle more del conseguimento delle obbligazioni di cui all’articolo 5, i produttori sostengono, a titolo individuale, gli eventuali costi derivanti dal valore negativo dei veicoli immessi sul mercato a partire dal 1° luglio 2002.(*)
11-bis. All’articolo 103, comma 1, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, le parole: “la cessazione della circolazione di veicoli a motore e di rimorchi non avviati alla demolizione o” sono soppresse.(**)
Dato a Roma, addi’ 24 giugno 2003
– Per il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, gli artt. 27 e 28, vedi note all’art. 3.
– Per il Regolamento (CE) n. 761/01 vedi note all’art. 6.
– Per il decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, vedi note alle premesse. L’art. 80 cosi’ recita:
“Art. 80 (Revisioni). – 1. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti stabilisce, con propri decreti, i criteri, i tempi e le modalita’ per l’effettuazione della revisione generale o parziale delle categorie di veicoli a motore e dei loro rimorchi, al fine di accertare che sussistano in essi le condizioni di sicurezza per la circolazione e di silenziosita’ e che i veicoli stessi non producano emanazioni inquinanti superiori ai limiti prescritti; le revisioni, salvo quanto stabilito nei commi 8 e seguenti, sono effettuate a cura degli uffici competenti del Dipartimento per i trasporti terrestri. Nel regolamento sono stabiliti gli elementi su cui deve essere effettuato il controllo tecnico dei dispositivi che costituiscono l’equipaggiamento dei veicoli e che hanno rilevanza ai fini della sicurezza stessa
5. Gli uffici competenti del Dipartimento per i trasporti terrestri, anche su segnalazione degli organi di polizia stradale di cui all’art. 12, qualora sorgano dubbi sulla persistenza dei requisiti di sicurezza, rumorosita’ ed inquinamento prescritti, possono ordinare in qualsiasi momento la revisione di singoli veicoli.
8. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al fine di assicurare in relazione a particolari e contingenti situazioni operative degli uffici competenti del Dipartimento per i trasporti terrestri il rispetto dei termini previsti per le revisioni periodiche dei veicoli a motore capaci di contenere al massimo sedici persone compreso il conducente, ovvero con massa complessiva a pieno carico fino a 3,5 t, puo’ per singole province individuate con proprio decreto affidare in concessione quinquennale le suddette revisioni ad imprese di autoriparazione che svolgono la propria attivita’ nel campo della meccanica e motoristica, carrozzeria, elettrauto e gommista ovvero ad imprese che, esercendo in prevalenza attivita’ di commercio di veicoli, esercitino altresi’, con carattere strumentale o accessorio, l’attivita’ di autoriparazione. Tali imprese devono essere iscritte nel registro delle imprese esercenti attivita’ di autoriparazione di cui all’art. 2, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 122. Le suddette revisioni possono essere altresi’ affidate in concessione ai consorzi e alle societa’ consortili, anche in forma di cooperativa, appositamente costituiti tra imprese iscritte ognuna almeno in una diversa sezione del medesimo registro, in modo da garantire l’iscrizione in tutte e quattro le sezioni.
12. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, stabilisce le tariffe per le operazioni di revisione svolte dal Dipartimento per i trasporti terrestri e dalle imprese di cui al comma 8, nonche’ quelle inerenti ai controlli periodici sulle officine ed ai controlli a campione effettuati dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – Dipartimento per i trasporti terrestri, ai sensi del comma 10.
13. Le imprese di cui al comma 8, entro i termini e con le modalita’ che saranno stabilite con disposizioni del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, trasmettono all’ufficio competente del Dipartimento per i trasporti terrestri – la carta di circolazione, la certificazione della revisione effettuata con indicazione delle operazioni di controllo eseguite e degli interventi prescritti effettuati, nonche’ l’attestazione del pagamento della tariffa da parte dell’utente, al fine della relativa annotazione sulla carta di circolazione cui si dovra’ procedere entro e non oltre sessanta giorni dal ricevimento della carta stessa. Effettuato tale adempimento, la carta di circolazione sara’ a disposizione presso gli uffici competenti del Dipartimento per i trasporti terrestri peril ritiro da parte delle officine, che provvederanno a restituirla all’utente. Fino alla avvenuta annotazione sulla carta di circolazione la certificazione dell’impresa che ha effettuato la revisione sostituisce a tutti gli effetti la carta di circolazione.
14. Chiunque circola con un veicolo che non sia stato presentato alla prescritta revisione e’ soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da Euro 137,55 a Euro 550,20. Tale sanzione e’ raddoppiabile in caso di revisione omessa per piu’ di una volta in relazione alle cadenze previste dalle disposizioni vigenti ovvero nel caso in cui si circoli con un veicolo sospeso dalla circolazione in attesa dell’esito della revisione. Da tali violazioni discende la sanzione amministrativa accessoria del ritiro della carta di circolazione, secondo le norme del capo I, sezione II, del titolo VI.
15. Le imprese di cui al comma 8, nei confronti delle quali sia stato accertato da parte dei competenti uffici del Dipartimento per i trasporti terrestri il mancato rispetto dei termini e delle modalita’ stabiliti dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ai sensi del comma 13, sono soggette alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da Euro 343,35 a Euro 1.376,55. Se nell’arco di due anni decorrenti dalla prima vengono accertate tre violazioni, l’ufficio competente del Dipartimento per i trasporti terrestri revoca la concessione.
17. Chiunque produce agli organi competenti attestazione di revisione falsa e’ soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da Euro 343,35 a Euro 1.376,55. Da tale violazione discende la sanzione amministrativa accessoria del ritiro della carta di circolazione, secondo le norme del capo I, sezione II, del titolo VI.”.
– Per il decreto legislativo n. 22 del 1997, vedi note alle premesse. L’art. 46, cosi’ recita:
“Art. 46 (Veicoli a motore e rimorchi). – 1. Il proprietario di un veicolo a motore o di un rimorchio che intenda procedere alla demolizione dello stesso deve consegnarlo ad un centro di raccolta per la messa in sicurezza, la demolizione, il recupero dei materiali e la rottamazione, autorizzato ai sensi degli artt. 27 e 28. Tali centri di raccolta possono ricevere anche rifiuti costituiti da parti di veicoli a motore.
2. Il proprietario di un veicolo a motore o di un rimorchio destinato alla demolizione puo’ altresi’ consegnarlo ai concessionari o alle succursali delle case costruttrici per la consegna successiva ai centri di cui al comma 1 qualora intenda cedere il predetto veicolo o rimorchio per acquistarne un altro.
3. I veicoli a motore o rimorchi rinvenuti da organi pubblici o non reclamati dai proprietari e quelli acquisiti per occupazione ai sensi degli artt. 927, 929 e 923 del codice civile, sono conferiti ai centri di raccolta di cui al comma 1 nei casi e con le procedure determinate con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro del tesoro dell’ambiente e dell’industria, del commercio e dell’artigianato e dei trasporti e della navigazione.
4. I centri di raccolta ovvero i concessionari o le succursali rilasciano al proprietario del veicolo o del rimorchio consegnato per la demolizione un certificato dal quale deve risultare la data della consegna, gli estremi dell’autorizzazione del centro, le generalita’ del proprietario e gli estremi di identificazione del veicolo, nonche’ l’assunzione da parte del gestore del centro stesso ovvero del concessionario o del titolare della succursale dell’impegno a provvedere direttamente alle pratiche di cancellazione dal Pubblico registro automobilistico (PRA).
5. Dal 30 giugno 1998 la cancellazione dal Pubblico registro automobilistico (PRA) dei veicoli e dei rimorchi avviati a demolizione avviene esclusivamente a cura del titolare del centro di raccolta o del concessionario o del titolare della succursale senza oneri di agenzia a carico del proprietario del veicolo o del rimorchio. A tal fine, entro sessanta giorni dalla consegna del veicolo e del rimorchio da parte del proprietario, il titolare del centro di raccolta, il concessionario o il titolare della succursale della casa costruttrice deve comunicare l’avvenuta consegna per la demolizione del veicolo e consegnare il certificato di proprieta’, la carta di circolazione e le targhe al competente ufficio del PRA che provvede ai sensi e per gli effetti dell’art. 103, comma 1, del decrelo legislativo 30 aprile 1992, n. 285.
6. Il possesso del certificato di cui al comma 4 libera il proprietario del veicolo dalla responsabilita’ civile, penale e amministrativa connessa con la proprieta’ dello stesso.
6-quater. Agli stessi obblighi di cui al comma 6-bis e 6-ter sono soggetti i responsabili dei centri di raccolta o altri luoghi di custodia di veicoli rimossi ai sensi dell’art. 159 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 nel caso di demolizione del veicolo ai sensi dell’art.
215, comma 4, del predetto decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.
6-quinquies. All’art. 103, comma 1, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, le parole: “la distruzione, la demolizione” sono sostituite dalle parole: “la cessazione della circolazione di veicoli a motore e di rimorchi non avviati alla demolizione”.
8. Le parti di ricambio attinenti la sicurezza dei veicoli sono cedute solo agli iscritti alle imprese esercenti attivita’ di autoriparazione, di cui alla legge 5 febbraio 1992, n. 122, e sono utilizzate se sottoposte alle operazioni di revisione singola previste dall’art. 80 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.
9. L’utilizzazione delle parti di ricambio di cui ai commi 7 e 8 da parte delle imprese esercenti attivita’ di autoriparazione deve risultare dalle fatture rilasciate al cliente.
10. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Ministro dell’ambiente, di concerto con i Ministri dell’industria, del commercio e dell’artigianato e dei trasporti e della navigazione emana le norme tecniche relative alle caratteristiche degli impianti di demolizione, alle operazioni di messa in sicurezza e all’individuazione delle parti di ricambio attinenti la sicurezza di cui al comma 8.”.
– L’art. 117, quinto comma, della Costituzione, cosi’ recita:
“Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell’Unione europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da legge dello Stato, che disciplina le modalita’ di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza”.
REQUISITI RELATIVI AL CENTRO DI RACCOLTA E ALL’IMPIANTO DI TRATTAMENTO DEI VEICOLI FUORI USO
4.4. Il serbatoio fisso o mobile deve riservare un volume residuo di sicurezza pari al 10% ed essere dotato di dispositivo antitraboccamento o di tubazioni di troppo pieno e di indicatore di
(N.d.R.: le parole racchiuse tra parentesi quadre sono state soppresse dal d.lgs. 149/2006)
|                      |Da etichettare o
Materiali e componenti|dell'esecuzione       |2002/525/CE
Piombo come elemento  |                      |
di lega               |                      |
1. Acciaio destinato a|                      |
lavorazione meccanica |                      |
e acciaio zincato     |                      |
contenente, in peso,  |                      |
lo 0,35 % o meno di   |                      |
piombo                |                      |
2. a) Alluminio       |                      |
destinato a           |                      |
lavorazione meccanica |                      |
il 2 % o meno di      |                      |
piombo b) Alluminio   |                      |
l' 1'1 % o meno di      |                      |
piombo in peso        |1° luglio 2005 (1)    |
3. Leghe di rame      |                      |
contenenti, in peso,il|                      |
4 % o meno di piombo  |[1° luglio 2008 (2)]    |
4. Cuscinetti e       |                      |
pistoni in            |                      |
piombo/bronzo         |                      |
Piombo e composti di  |                      |
piombo nei componenti |                      |
5. Accumulatori       |                      |X
6. Masse smorzanti    |                      |X
|Veicoli omologati     |
|entro il 1° luglio    |
|2003 e masse di       |
|equilibratura delle   |
|ruote destinate alla  |
7. Masse di           |manutenzione di tali  |
equilibratura delle   |veicoli: 1° luglio    |
ruote                 |2005 (3)              |X
8. Agenti di          |                      |
vulcanizzazione       |                      |
stabilizzanti per     |                      |
elastomeri nelle      |                      |
applicazioni destinate|                      |
al controllo dei      |                      |
fluidi e all'apparato |                      |
propulsore            |1° luglio 2005 (4)    |
9. Stabilizzante per  |                      |
vernici protettive    |1° luglio 2005        |
|di motori elettrici   |
|destinate alla        |
10. Spazzole di       |manutenzione di tali  |
carbone per motori    |veicoli: 1° gennaio   |
elettrici             |2005                  |
11. Saldature su      |                      |
schede elettroniche e |                      |
altre applicazioni    |                      |
elettriche            |                      |X (5)
12. Rame nelle        |Veicoli omologati     |
guarnizioni dei freni |entro il 1° luglio    |
contenente, in peso,  |2003 e manutenzione di|
piu' dello 0,5 % di   |tali veicoli: 1°      |
piombo                |luglio 2004           |X
|Tipi di motore        |
13. Sedi di valvole   |2006                  |
14. Componenti        |                      |
elettrici contenenti  |                      |
piombo inseriti una   |                      |
matrice di vetro o    |                      |X (6) (per i componenti
ceramica esclusi il   |                      |diversi da quelli
vetro delle lampadine |                      |piezoelettrici dei
e delle candele       |                      |motori)
15. Vetro delle       |                      |
lampadine e delle     |                      |
candele               |1° gennaio 2005       |
16.Inneschi           |                      |
pirotecnici           |1° luglio 2007        |
Cromo esavalente      |                      |
17. Rivestimento      |                      |
anticorrosione        |1° luglio 2007        |
18. Frigoriferi ad    |                      |
assorbimento net      |                      |
camper                |                      |X
Mercurio              |                      |
19.Lampade a          |                      |
luminescenza e        |                      |
visualizzatori del    |                      |
quadro strumenti      |                      |
Cadmio                |                      |
20. Paste a film      |                      |
spesso                |1° luglio 2006        |
|Dopo il 31 dicembre   |
|mercato di batterie   |
|solo come parti di    |
21. Accumulatori per  |immessi sul mercato   |
veicoli elettrici     |prima di tale data.   |X
(1) Entro il 1° gennaio 2005 la Commissione europea deve valutare se rivedere la scadenza fissata per l’eliminazione di questa voce in funzione della disponibilita’ di sostanze sostitutive del piombo, alla luce degli obiettivi di cui all’articolo 4, paragrafo 2, lettera a) della dir. 2000/53/CE
(3) Entro il 1° gennaio 2005 la Commissione europea deve valutare l’esenzione in questione in funzione degli aspetti legati alla sicurezza stradale.
(5) Rimozione se, in correlazione con la voce n. 14, si supera un livello soglia medio di 60 grammi per veicolo. Per l’applicazione della presente disposizione non vengono presi in considerazione i dispositivi elettronici non installati dal fabbricante nella linea di produzione.
(6) Rimozione se, in correlazione con la voce n. 11, si supera un livello soglia medio di 60 grammi per veicolo. Per l’applicazione della presente disposizione non vengono presi in considerazione i dispositivi elettronici non installati dal fabbricante nella linea di produzione.
– E’ ammessa una concentrazione massima dello 0,1 %, in peso e per materiale omogeneo, di piombo, cromo esavalente e mercurio e una concentrazione massima dello 0,01 %, in peso per materiale omogeneo, di cadmio, a condizione che tali sostanze non siano state introdotte intenzionalmente (1).
– E’ ammessa anche una concentrazione massima dello 0,4 % in peso di piombo nell’alluminio, a condizione che la sostanza non venga introdotta intenzionalmente (2).
– Fino al 1° luglio 2007 e’ ammessa una concentrazione massima dello 0,4 % in peso di piombo nel rame destinato ai materiali di attrito delle guarnizioni dei freni, a condizione che la sostanza non sia stata introdotta intenzionalmente (3).
– E’ ammesso, senza limitazioni, il riutilizzo di parti di veicoli gia’ sul mercato alla data di scadenza di un’esenzione, in quanto il riutilizzo non rientra nell’articolo 4, paragrafo 2, lettera a) della direttiva 2000/53/CE
– Ai fini della riparazione di parti di veicoli immessi sul mercato anteriormente al 1° luglio 2003 e’ consentita la utilizzazione di pezzi di ricambio (4) prodotti entro il 1′ luglio 2007
(1) “Introdotta intenzionalmente” significa “utilizzata deliberatamente nella formulazione di un materiale o di un componente, qualora si voglia ottenere la presenza prolungata di tale sostanza nel prodotto finale, per dare a quest’ultimo una caratteristica, un aspetto o una qualita’ specifici. La definizione di “introdotta intenzionalmente” non si riferisce all’impiego di materiali riciclati come feedstock per la produzione di nuovi prodotti, qualora una percentuale dei materiali riciclati possa contenere quantita’ dei metalli regolamentati.
(4) La presente disposizione si applica ai pezzi di ricambio e non ai componenti destinati alla normale manutenzione dei veicoli. Essa non si applica inoltre alle masse di equilibratura delle ruote, alle spazzole di carbone dei motori elettrici e alle guarnizioni dei freni, perche’ tali componenti rientrano in voci specifiche.
5) l’impegno alla cancellazione del veicolo dal PRA
2188Questo articolo: