Source: https://www.dequo.it/articoli/simulazione-cosa-e
Timestamp: 2020-04-01 14:34:16+00:00
Document Index: 77776677

Matched Legal Cases: ['art. 1414', 'art. 2722', 'art. 1414', 'art. 1415', 'art. 1147', 'art. 1415', 'art. 2644', 'art. 1415', 'art. 1416', 'art. 1416', 'art. 1416', 'art. 2722', 'art. 2724', 'art. 1417']

Simulazione in Diritto: Cos'è e quali sono gli Effetti - deQuo
Leggi gli articoli / Simulazione in Diritto: Cos̵...
Simulazione in Diritto: Cos’è e quali sono gli Effetti
Cos'è la simulazione nel diritto privato e quali sono gli effetti tra le parti e nei confronti dei terzi.
Cos’è la simulazione del contratto?
La simulazione è un istituto di diritto privato, disciplinato dagli articoli 1414 e seguenti del codice civile, che si ha quando le parti decidono di porre in essere un negozio giuridico o un atto di cui, in realtà, non vogliono gli effetti.
Lo scopo è quello di creare all’esterno una situazione giuridica apparente mediante la stipula di un contratto o di un atto giuridico di cui le parti sono d’accordo a non volerne gli effetti, i quali proprio per questo motivo non si producono tra le parti, ma a cui tuttavia l’ordinamento accorda rilevanza rispetto ai terzi in buona fede che vi abbiano fatto affidamento.
Secondo l’art. 1414 c.c. può aversi simulazione solo in tema di contratti e di atti unilaterali diretti ad un destinatario determinato (recettizi), perché l’accordo simulatorio interviene necessariamente tra due parti. Nel caso di atto recettizio esso interviene tra il dichiarante ed il destinatario della dichiarazione; nel caso di contratto simulato tra i due contraenti.
Simulazione in diritto privato: Indice
L’accordo simulatorio
Effetti della simulazione nei confronti dei terzi
Effetti della simulazione nei confronti dei creditori
L’azione di simulazione
Affinché nasca il negozio simulato è necessario che venga posto in essere un accordo simulatorio tra le parti, formato dalla dichiarazioni di volontà provenienti da entrambe. Esso ha per oggetto l’individuazione della portata giuridica effettiva del negozio simulato, e cioè la manifestazione della volontà che il negozio simulato non produca effetti tra le parti.
Per tal motivo l’accordo simulatorio può essere precedente o concomitante alla stipula del negozio simulato e mai successivo, perché altrimenti ci si troverebbe al di fuori dell’ambito della simulazione, venendo in rilievo un nuovo negozio che incide sull’assetto di interessi regolato da quello precedente.
Non bisogna distinguere l’accordo simulatorio con la “controdichiarazione” che serve solo ai fini della prova della simulazione. In essa, infatti, i soggetti dell’accordo simulatorio dichiarano l’esistenza della simulazione e riproducono il contenuto dell’accordo simulatorio; può essere successivo o concomitante alla stipula dell’accordo, avendo natura ricognitiva.
La controdichiarazione deve essere fatta necessariamente per iscritto ai fini della prova della simulazione, perché secondo la dottrina e la giurisprudenza prevalenti l’accordo simulatorio è un patto aggiunto o contrario al contenuto di un documento che ai sensi dell’art. 2722 c.c. rientra nel divieto di prova testimoniale.
Non costituisce elemento necessario la causa simulandi, che è il motivo che induce le parti a creare una situazione di apparenza esterna, essendo lo scopo individuale perseguito dalle parti.
La simulazione viene distinta in assoluta e relativa. Si ha simulazione assoluta quando le parti pongono in essere un negozio al solo scopo di creare una situazione giuridica apparente nei confronti dei terzi, ma in realtà non vogliono nessun negozio.
Si ha simulazione relativa quando le parti pongono in essere un determinato negozio ma in realtà vogliono che tra di loro si producano gli effetti di un diverso negozio (c.d. dissimulato), purché in capo al negozio simulato ne sussistano i requisiti di forma e di sostanza. Così, se una vendita dissimula una donazione deve essere fatta per atto pubblico ed alla presenza di almeno due testimoni. In tal modo si producono tra le parti gli effetti della dissimulata donazione. La simulazione relativa è totale, quando riguarda l’intero negozio, mentre è parziale quando riguarda solo un elemento contrattuale o una clausola. Essa può investire la causa, l’oggetto, un elemento accidentale o i soggetti.
L’interposizione fittizia di persona
Quando la simulazione relativa riguarda i soggetti del negozio simulato si parla di interposizione fittizia di persona. Si ha quando un soggetto stipula un negozio con un determinato soggetto, ma in realtà vuole stipularlo o lo stipula con un altro che non appare nel negozio. In questo caso gli effetti del negozio si producono in capo a quest’ultimo in virtù dell’accordo simulatorio.
L’interposizione fittizia va distinta dall’interposizione reale di persona che si ha quando gli effetti del negozio si producono effettivamente in capo alla controparte contrattuale con il precipuo accordo di trasferire gli effetti in capo all’interponente con un successivo negozio. Tale ipotesi può essere inquadrata nello schema della rappresentanza indiretta di persona perché il rappresentante/interposto agisce per conto e nell’interesse di un altro soggetto, acquistando però in nome proprio e con l’accordo di trasferire successivamente la titolarità del bene in capo al rappresentato.
Quali sono gli effetti della simulazione tra le parti del contratto simulato?
Dal punto di vista degli effetti, la disciplina del codice civile distingue a seconda che si parli di effetti tra le parti ed effetti nei confronti dei terzi.Quanto agli effetti inter partes occorre distinguere a seconda che si tratti di simulazione assoluta e simulazione relativa.
Nel caso di simulazione assoluta il negozio simulato non produce effetti tra le parti perché manca l’elemento volitivo (art. 1414, comma 1 c.c.). Il negozio non è voluto dalle parti ed in virtù dell’accordo simulatorio non produce alcun effetto tra di esse.
Nel caso di simulazione relativa ha effetto tra le parti il negozio dissimulato perché effettivamente voluto; quest’ultimo produce i suoi effetti soltanto se in capo al negozio simulato vi siano i requisiti di forma e di sostanza del negozio dissimulato (se così una vendita dissimula una donazione, essa produrrà effetto soltanto se la vendita venga fatta per atto pubblico alla presenza di due testimoni).
Per tal motivo la dottrina maggioritaria considera il negozio simulato ed il negozio dissimulato come due aspetti dello stesso fenomeno negoziale e non due dichiarazioni separate ed autonome. Tale interpretazione, infatti, consente al negozio simulato di produrre gli effetti di un diverso negozio, quello dissimulato, effettivamente voluto dalle parti, purché ne abbia i requisiti sostanziali e formali, perché se venissero considerati due negozi dotati di autonomia la validità del negozio simulato dovrebbe essere valutata secondo le regole generali e non alla luce della disciplina applicabile al contratto dissimulato.
Quali sono gli effetti della simulazione nei confronti dei terzi?
A seconda della disciplina applicabile il codice civile distingue tra
i terzi aventi causa del simulante acquirente;
i terzi che sono pregiudicati dal negozio simulato;
i terzi creditori.
Per quanto riguarda gli effetti della simulazione nei confronti dei terzi aventi causa del simulato alienante, l’art. 1415, comma 1 c.c. dispone che la simulazione non può essere opposta ai terzi che abbiano acquistato in buona fede diritti dal titolare apparente.Terzi sono soggetti esterni all’accordo simulatorio che ignorano l’esistenza della simulazione, quindi sono coloro che acquistano in buona fede diritti dal titolare apparente. La buona fede deve essere intesa ai sensi dell’art. 1147 c.c., ovvero come ignoranza di ledere l’altrui diritto e va presunta.
Il legislatore, nel disporre la inopponibilità della simulazione ai terzi in buona fede, accorda rilevanza all’incolpevole affidamento che i terzi abbiano riposto nella situazione giuridica apparente senza che avessero avuto la possibilità di accorgersi, usando l’ordinaria diligenza, della finzione posta in essere.
La norma, però, fa salvi gli effetti della trascrizione della domanda di simulazione. Ciò significa che, nel caso di atti soggetti a trascrizione, se il simulato alienante (o il suo creditore o il suo avente causa) abbia trascritto la domanda diretta ad accertare la simulazione prima della trascrizione dell’acquisto del terzo in buona fede la simulazione è a quest’ultimo opponibile, in virtù della regola generale secondo cui per gli atti soggetti a trascrizione il contrasto tra più aventi causa si risolve a favore di chi ha trascritto il titolo per primo, quantunque sia anteriore la data dell’acquisto.
Allo stesso modo sarà opponibile al terzo in buona fede l’acquisto del diritto da parte dell’avente causa dell’effettivo titolare che abbia trascritto per primo la domanda di simulazione o abbia acquistato il diritto di un bene mobile in applicazione della regola <<possesso vale titolo>>. Mentre se il terzo trascrive il suo titolo prima della trascrizione della domanda di simulazione operata dal simulato alienante o da un suo avente causa o da un creditore la simulazione non può essere opposta al terzo in buona fede.
Effetti sui terzi pregiudicati dal negozio
Per quanto riguarda invece i terzi che sono pregiudicati dal negozio simulato, il comma 2 dell’art. 1415 c.c. dispone che essi possono far valere la simulazione in confronto delle parti in quanto pregiudichi i loro interessi, senza, tuttavia, far salvi gli effetti della trascrizione. Ciò significa che un terzo danneggiato dalla simulazione che abbia interesse a che venga accertata la realtà può farla valere anche se il simulato acquirente abbia trascritto in mala fede l’acquisto.
La ratio di tale soluzione va ricercata nel fatto che l’art. 2644 c.c., quando disciplina gli effetti della trascrizione e la risoluzione del contrasto tra più acquirenti dello stesso bene, pone come presupposto la presenza di più titoli, astrattamente validi ed efficaci, aventi ad oggetto il medesimo bene. Di conseguenza, essa non opererebbe nell’ipotesi in cui vi sia un titolo valido ed efficace ed uno totalmente inefficace, perché in tal caso, data la inidoneità di uno dei due titoli a trasferire astrattamente il diritto in oggetto, non vi sarebbe alcun conflitto da risolvere.
Quali sono gli effetti della simulazione nei confronti dei creditori?
Ma quali effetti produce la simulazione nei confronti dei creditori delle parti? Al riguardo i creditori vengono distinti a seconda che si tratti di creditori del simulato alienante e creditori del simulato acquirente, e a seconda che si tratti di creditori chirografari o creditori privilegiati.
L’art. 1415, primo comma cc dispone che i creditori del simulato alienante possono opporre la simulazione ai terzi che siano in mala fede ed ai terzi in buona fede che abbiano trascritto il titolo successivamente alla trascrizione della domanda di simulazione.
L’art. 1416, comma 1 disciplina i rapporti tra creditori del simulato acquirente e le parti del negozio simulato, stabilendo che la simulazione non può essere opposta dai contraenti ai creditori del titolare apparente che abbiano in buona fede compiuto atti di esecuzione sui beni oggetti del trasferimento simulato. Tuttavia, se la simulazione riguarda beni immobili o mobili registrati soggetti a trascrizione è necessario, oltre alla buona fede, che la trascrizione del pignoramento abbia una data anteriore a quella della trascrizione della domanda di simulazione.
L’art. 1416, secondo comma c.c. dispone che i creditori del simulato alienante possono far valere la simulazione che pregiudica i loro diritti e nel conflitto con i creditori chirografari del simulato acquirente sono preferiti a questi, se il loro credito è anteriore all’atto simulato. Nel conflitto tra i creditori del simulato alienante e i creditori del simulato acquirente, dunque, il legislatore fa prevalere i primi, in virtù di due ordini di considerazioni: in primo luogo, nel conflitto tra le due tipologie di creditori vengono preferiti i primi in quanto si vuole far valere la situazione reale rispetto a quella fittizia. I creditori del simulato alienante hanno, infatti, interesse a far valere la simulazione perché essa pregiudica i loro diritti, dato che la fuoriuscita (seppur fittizia) del bene dal patrimonio del loro debitore diminuisce le garanzie patrimoniali legate al soddisfacimento del diritto di credito. In secondo luogo, i creditori del simulato alienante vengono preferiti ai creditori del simulato acquirente perché mentre questi ultimi perseguono un lucro, i primi tendono ad evitare un danno, che si verificherebbe nel momento in cui il patrimonio del debitore veda ridotta la sua consistenza rispetto al momento della concessione del credito.
Nel caso in cui i creditori del titolare apparente fossero assistiti da una garanzia reale o da privilegi non troverà applicazione la norma di cui all’art. 1416, comma 2 c.c., ma le regole comuni della prelazione dei diritti.
L’azione di simulazione è l’azione diretta ad accertare la simulazione. Se diretta ad accertare la simulazione assoluta viene configurata come un’azione di accertamento negativo perché volta a far dichiarare nullo il rapporto derivante dal negozio simulato; mentre l’azione diretta a far accertare la simulazione relativa è, da un lato, un’azione di accertamento negativo perché diretta a far dichiarare nullo il negozio simulato, ma dall’altro è anche un’azione di accertamento positivo perché diretta a far riconoscere giudizialmente la validità del negozio dissimulato.
L’azione di simulazione assoluta è imprescrittibile, nel senso che può essere proposta in qualsiasi momento. nel caso di simulazione relativa dottrina e giurisprudenza ritengono oggi imprescrittibile la relativa azione di accertamento, anche se il precedente orientamento giurisprudenziale la riteneva soggetto al termine prescrizionale decennale.
Come si prova la simulazione di un contratto?
Ai fini della prova della simulazione di un contratto la disciplina codicistica distingue a seconda che la domanda diretta all’accertamento della simulazione sia proposta dalle parti o dai terzi.
Quando sia proposta dalle parti del negozio simulato la prova della simulazione può farsi solo per iscritto, esibendo la controdichiarazione scritta che attesti l’esistenza del negozio simulato e la volontà delle parti di non volerne gli effetti.
La prova scritta è necessaria nel caso di contratti stipulati per iscritto perché la dottrina e la giurisprudenza maggioritari considerano l’accordo simulatorio come un patto aggiunto o contrario al contenuto di un documento e, in quanto anteriore o concomitante alla stipula del negozio simulato, rientra nel divieto di prova testimoniale di cui all’art. 2722 c.c. Tale regola subisce delle eccezioni, indicate nell’art. 2724 c.c., secondo cui la prova testimoniale è ammessa in ogni caso se:
vi è un principio di prova per iscritto;
se il contraente si è trovato nell’impossibilità di procurarsi una prova scritta;
quando il contraente ha senza colpa perduto il documento probatorio.
Un’altra eccezione è prevista nell’art. 1417 c.c. per l’ipotesi in cui il negozio dissimulato sia illecito. L’intenzione di far valere la liceità induce il legislatore ad ammettere la prova della simulazione con qualsiasi mezzo, compresa la prova testimoniale.
Qualora la simulazione sia proposta da creditori o da terzi la prova testimoniale è ammessa senza limiti. Ciò in virtù della considerazione per cui i terzi, essendo estranei all’accordo simulatorio, si trovano nell’impossibilità di procurarsi la prova scritta della simulazione, destinata a rimanere segreta tra le parti del negozio simulato.