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Timestamp: 2020-08-15 10:49:37+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 25267 del 09/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25267 del 09/12/2016
Cassazione civile sez. lav., 09/12/2016, (ud. 05/10/2016, dep. 09/12/2016), n.25267
sul ricorso 9830-2011 proposto da:
elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA presso
avvocati MAURO RICCI, ANTONELLA PATTERI, CLEMENTINA PULLI, SERGIO
A.A., C.F. (OMISSIS);
A.A. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,
avverso la sentenza n. 1453/2010 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,
depositata il 23/11/2010 r.g.n. 178/2010;
udito l’Avvocato SACCONI GIOIA per delega Avvocato ASSENNATO GIUSEPPE
CELENTANO Carmelo, che ha per l’accoglimento del ricorso principale,
1.- A.A. adì il Tribunale di Livorno chiedendo che gli fosse riconosciuta, nei confronti dell’Inps, la maggiorazione contributiva prevista dalla L. n. 257 del 1992, art. 13, comma 8, e successive modifiche, in conseguenza dell’esposizione all’amianto subita nel periodo di lavoro indicato in ricorso.
2. – Il Tribunale accolse la domanda ma, con sentenza depositata in data 31/3/2006, la Corte d’appello di Firenze, in riforma della decisione di primo grado, la rigettò.
3. – La sentenza fu impugnata con ricorso per cassazione dall’ A. e la Corte di legittimità dichiarò inammissibile il ricorso con sentenza n. 9679/2009.
La Corte, rilevato che il motivo di ricorso prospettato dall’ A. ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 era fondato sul presupposto, dedotto dallo stesso ricorrente, che la Corte territoriale non si era avveduta che in primo grado era stata effettuata una consulenza tecnica d’ufficio, decisiva ai fini del giudizio, affermò che le doglianze svolte non attenevano ai motivi previsti dall’art. 360 c.p.c., dal momento che si faceva valere un errore di percezione del giudice, ossia un vizio revocatorio, riferito (e riferibile) anche ad un elemento del processo, come la consulenza tecnica d’ufficio. Di qui l’inammissibilità del ricorso.
3. – Con ricorso depositato il 9/2/2010 l’ A. ha adito la Corte d’appello di Firenze chiedendo la revocazione della sentenza già resa dalla Corte d’appello, in quanto fondata sull’erronea percezione della mancanza della c.t.u., documento invece regolarmente acquisito agli atti di causa.
4. – La Corte d’appello di Firenze, con sentenza depositata in data 23/11/2010, ha ritenuto ammissibile e fondata la revocazione e ha pertanto rigettato l’appello proposto dall’Inps contro la sentenza del Tribunale di Livorno. Per far questo, ha attribuito al ricorso per revocazione natura di atto riassuntivo del giudizio a seguito della sostanziale declinatoria di competenza da parte della Corte di cassazione con la sentenza n. 9679/2009 e in applicazione dell’art. 50 c.p.c., il quale consente la traslatio judicii davanti al giudice indicato come competente al fine di consentire la conservazione degli effetti sostanziali e processuali del gravame e in attuazione del principio di cui all’art. 24 Cost. Nel merito, ha ritenuto che la consulenza tecnica d’ufficio effettivamente disposta nel giudizio di primo grado dava atto della esposizione qualificata del ricorrente all’amianto nel periodo indicato in ricorso ed ha pertanto rigettato l’appello dell’Inps.
6. – Contro questa sentenza l’Inps propone ricorso per cassazione fondato su un unico motivo. L’ A. resiste con controricorso e spiega ricorso incidentale, fondato su un unico motivo, articolato in violazione e falsa applicazione di legge e omessa motivazione. L’Inps resiste al ricorso incidentale con controricorso. Entrambe le parti depositano memorie ex art. 378 c.p.c..
1.- Il motivo di ricorso dell’Inps è riassunto nel seguente quesito: “se sia nulla per violazione degli artt. 50 e 327 c.p.c. la sentenza della corte d’appello che ha accolto il ricorso per revocazione ordinaria, proposto dopo l’anno dalla pubblicazione della sentenza impugnata, sul presupposto che il giudizio di revocazione rappresenti la riassunzione di un precedente giudizio di cassazione, introdotto da un ricorso che la Corte Suprema aveva dichiarato inammissibile poichè teso a denunciare un errore di fatto emendabile con la revocazione ordinaria di cui all’art. 395 c.p.c., n. 4”.
2. – Nel controricorso, e poi anche nella memoria illustrativa, l’ A. solleva due eccezioni preliminari, la prima riguardante la nullità della procura del ricorso per cassazione e la seconda il difetto di autosufficienza del ricorso. Entrambe le eccezioni non meritano accoglimento. La prima è infondata dal momento che in calce all’originale del ricorso, il cui esame è consentito a questa Corte essendo stato dedotto un error in procedendo che attiene alla valida instaurazione del rapporto processuale, risulta apposta la procura speciale, rilasciata dal legale rappresentante dell’Inps, firmata da lui e dal difensore che ne ha attestato l’autenticità. A nulla rileva che tale sottoscrizione non risulti apposta sulla copia notificata alla controparte, in quanto la predetta copia contiene l’attestazione dell’ufficiale giudiziario della sua conformità all’originale e l’indicazione del soggetto che ha richiesto la notificazione, sicchè sussistono elementi idonei a dimostrare la provenienza dell’atto dal difensore munito di mandato speciale (Cass. sez. Un. 29 luglio 2003, n.11632; Cass. 24 febbraio 2011, n. 4548).
L’eccezione riguardante la mancata indicazione della data di conferimento del mandato è del pari infondata. In tema di ricorso per cassazione, la necessaria anteriorità del conferimento scritto della procura rispetto alla notificazione dell’atto alla parte intimata, qualora risulti omessa l’indicazione della data del rilascio, può anche essere desunta “aliunde”, purchè da elementi intrinseci all’atto, quali l’intestazione o la relata di notifica ed assolutamente univoci. Tali elementi mancano ed il ricorso è, quindi, inammissibile quando siano generici tanto il richiamo alla procura contenuto nell’intestazione dell’originale e della copia del ricorso quanto la relata dell’ufficiale giudiziario in ordine all’individuazione dei soggetti richiedenti la notifica (Cass. 19 aprile 1995, n. 4366; Cass. 5 aprile 2001, n. 5077; Cass.11 novembre 2005, n. 22895). Nel caso in esame, la copia del ricorso notificata contiene l’integrale trascrizione della procura speciale, regolarmente sottoscritta e certificata dallo stesso ufficiale giudiziario come conforme all’originale, nonchè l’apposizione del timbro cronologico sul ricorso, che indica la data di consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario per la notifica, il che conferma l’anteriorità del mandato rispetto alla notificazione.
Infine, anche l’eccezione di inammissibilità del ricorso per cassazione per difetto di autosufficienza è infondata, dovendosi rilevare, da un lato, che l’atto contiene la sommaria esposizione dei fatti di causa e, in particolare, lo svolgimento delle pregresse fasi del giudizio; dall’altro, che le questioni poste emergono con evidenza dal contenuto del ricorso e sono state chiaramente riassunte nel quesito di diritto, non più richiesto stante l’avvenuta abrogazione dell’art. 366 bis c.p.c., come sopra trascritto e prospettato al termine dell’illustrazione del motivo. La questione peraltro è stata oggetto specifico della decisione della Corte d’appello, sicchè la censura, oltre ad essere autosufficiente, è pertinente rispetto alle ragioni della decisione.
3. – Il ricorso dell’Inps è fondato.
La Corte d’appello di Firenze ha erroneamente applicato alla fattispecie in esame l’art. 50 c.p.c., il quale dispone la trasmigrazione del processo da un giudice che si è dichiarato incompetente all’altro ritenuto competente. Perchè l’art. 50 operi con il conseguente effetto conservativo della domanda è, invero, necessario che vi sia una pronuncia di incompetenza, con cui il giudice adito, spogliandosi della causa, indichi altro giudice dinanzi al quale la causa può essere proseguita.
Affatto diversa è l’ipotesi in cui si sia proposto un mezzo di impugnazione diverso da quello previsto dall’ordinamento e soggetto a requisiti di proponibilità e ammissibilità peculiari. In tal caso si è fuori da una questione di competenza e si rientra nella scelta del tipo di impugnazione che nel nostro ordinamento è subordinata a condizioni di sostanza e di forma tassativamente e specificamente indicate.
A sostegno di questo principio, sembra orientata la recente decisione di questa Corte a sezioni unite (Cass. Sez. Un., 14 settembre 2016, n. 18.121), la quale, – occupandosi del diverso caso dell’appello proposto ad altro giudice d’appello, incompetente per grado o per territorio, e pur ritenendo applicabile il principio della traslatio judicii di cui all’art. 50 c.p.c., – ha comunque distinto questa ipotesi da quelle di inammissibilità dell’impugnazione espressamente previste dalla legge, e accomunate dall’esistenza di un vizio di difformità dell’atto di impugnazione rispetto al modello legale, nonchè dalle fattispecie di inammissibilità elaborate dalla dottrina e dalla giurisprudenza, le cui caratteristiche comuni sono date dall’esistenza di un vizio esterno all’atto, che riguarda la sussistenza stessa del potere di impugnazione e, quindi, i presupposti dell’azione impugnatoria.
Il caso in esame rientra in una chiara ipotesi di inammissibilità, dovendosi ravvisare la difformità dell’atto di impugnazione scelto (ricorso per cassazione) rispetto al modello legale previsto dall’ordinamento per quel tipo di vizio (la revocazione ex art. 395 c.p.c., n. 4), così come peraltro ha statuito questa Corte con la sentenza n. 9679/2009, emessa tra le stesse parti ed erroneamente considerata dal giudice dell’appello come una sentenza declinatoria di competenza.
E’ invero giurisprudenza pacifica di questa Corte che i vizi revocatori non possono essere denunciati nel giudizio di cassazione nè, tantomeno, in quello di rinvio; ne consegue che l’errore di fatto o il dolo della parte, asseritamente tali da viziare la sentenza, potranno essere fatti valere, sussistendone i presupposti, solo con lo strumento della revocazione (v. Cass. Sez. un., 16 marzo 2012, n. 4193; Cass. ord. 20 aprile 2015, n. 7941; Cass. 20 dicembre 2011, n. 27555; Cass. 27 aprile 2010, 10066; Cass. 1 febbraio 2008, n. 2463).
Si è dunque fuori dall’ambito di applicabilità dell’art. 50 c.p.c. cadendo l’errore della parte sul tipo di impugnazione, non sulla esatta individuazione del giudice competente per territorio o grado.
Ciò in applicazione del principio di tipicità dei mezzi d’impugnazione, in forza del quale il ricorso per cassazione dichiarato inammissibile perchè proposto in luogo di un ricorso per revocazione, e dunque fuori dai casi tassativamente indicati nell’art. 360 c.p.c., non può mantenere effetti sostanziali e processuali che non gli sono tipici, sì da consentire la proposizione della nuova e diversa impugnazione attraverso la fictio iuris di un atto di riassunzione.
Il motivo deve essere dunque accolto.
4.- Il ricorso incidentale dell’ A. è invece infondato, oltre a mostrare evidenti profili di inammissibilità. Con esso la parte denuncia la violazione e la falsa applicazione dell’art. 395 c.p.c., nn. 2 e 3, e art. 112 c.p.c. nonchè l’omessa motivazione, rilevando che in realtà il ricorso per revocazione da lui proposto con atto del 9 febbraio 2010 era fondato su motivi di revocazione straordinaria, i quali legittimano la proposizione dell’impugnazione anche oltre il termine per l’appello. Deduce infatti che solo con la pubblicazione della sentenza della Corte di cassazione, avvenuta il 23/4/2009, si era accertato che la Corte d’appello aveva ignorato l’esistenza di una CTU presente nel fascicolo. Solo dunque dalla pubblicazione della sentenza della corte di cassazione era venuta a conoscenza del documento decisivo, con l’ulteriore conseguenza che il ricorso per revocazione proposto il 9/2/2010 era tempestivo.
L’infondatezza sta nell’assorbente considerazione che, come emerge dalla stessa sentenza impugnata, la revocazione è stata chiesta sul presupposto di fatto che la sentenza emessa dalla Corte d’appello di Firenze aveva escluso l’esistenza di una consulenza tecnica d’ufficio che invece risultava inequivocabilmente agli atti.
Del resto, che non si tratti di una scoperta successiva alla pubblicazione della sentenza della Corte di cassazione, si rileva dalla lettura della medesima sentenza n. 9679/2009, in cui è scritto che “Con l’unico motivo si denunzia violazione degli artt. 112, 115, 116, 441, 442 e 445 c.p.c.. in relazione alla L. n. 257 del 1992, art. 13, modificata dalla L. n. 271 del 1993, e difetto di motivazione, per avere affermato che nessuna consulenza tecnica risultava espletata in primo grado e che perciò, non essendovi prova della esposizione qualificata all’amianto, la domanda doveva essere rigettata. In tal modo però la Corte territoriale non si era avveduta che in primo grado la consulenza era stata effettuata”. Emerge dunque dagli atti di causa la consapevolezza nell’odierno controricorrente del vizio revocatorio fin dal momento in cui ha proposto ricorso per cassazione, ricorso dichiarato per questa stessa ragione inammissibile, avendo dovuto la parte proporre lo strumento tipico della revocazione.
A ciò deve aggiungersi che la parte non si è premurata di trascrivere e neppure di sintetizzare il ricorso per revocazione sì da consentire a questa Corte di interpretare l’atto e quindi di valutare la fondatezza del motivo del ricorso incidentale. Ed invero, anche quando si denunciano errores in procedendo, come la violazione dell’art. 112 c.p.c., in cui il giudice di legittimità è investito del potere di esaminare direttamente gli atti ed i documenti sui quali il ricorso si fonda, è necessario che la censura sia proposta dal ricorrente in conformità alle regole fissate al riguardo dal codice di rito (ed oggi quindi, in particolare, in conformità alle prescrizioni dettate dal’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4) (Cass. Sez. Un., 22 maggio 2012, n. 8077). Sotto tale profilo, il motivo si presenta inammissibile.
5. – L’accoglimento del ricorso principale comporta la cassazione della sentenza impugnata senza rinvio, versandosi in un’ipotesi in cui il processo non poteva essere proseguito (art. 382 c.p.c.) stante la tardività dell’impugnazione (arg. ex art. 395, n. 4, in relazione all’art. 396 c.p.c., comma 1). Conseguentemente va dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione proposto dall’ A. con atto del 9 febbraio 2010, contro la sentenza resa dalla medesima corte d’appello di Firenze del 31 marzo 2006, n. 455.
6. – Quanto alle spese del presente giudizio e di quello svoltosi dinanzi alla Corte d’appello di Firenze, diverso e autonomo rispetto al giudizio conclusosi con la sentenza di questa Corte del 2009, n. 9679, in mancanza dell’autodichiarazione prevista dall’art. 152 disp. att. c.p.c., ai fini dell’esenzione dal pagamento delle spese processuali, esse devono essere compensate ex art. 92 c.p.c., comma 2, (nella formulazione introdotta dalla L. n. 69 del 2009), in presenza di gravi ed eccezionali ragioni, che si ravvisano nell’iter avuto dalla causa, originata dalla denuncia di un errore revocatorio non fatto valere tempestivamente con il rimedio impugnatorio suo proprio e dall’impropria qualificazione di atto di riassunzione data dal giudice di appello al ricorso per revocazione, successivamente, sebbene ormai tardivamente, proposto.
La corte accoglie il ricorso principale e rigetta l’incidentale. Cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, dichiara inammissibile il ricorso proposto in data 9/2/2010 da A.A.. Compensa le spese del presente giudizio e di quello svoltosi dinanzi alla Corte d’appello di Firenze.