Source: https://www.e-glossa.it/wiki/26_-_esonero_dall%27obbligo_di_far_redigere_la_relazione_degli_esperti_nella_fusione.aspx
Timestamp: 2019-06-25 19:53:05+00:00
Document Index: 148278239

Matched Legal Cases: ['art. 2506', 'art. 2501', 'art. 2505', 'art. 2501', 'art. 2343', 'art. 2501', 'art. 2501', 'art. 2343', 'art. 2505', 'art. 2506', 'art. 2501', 'art. 2501', 'art. 2501', 'art. 2501', 'art. 2504', 'art. 2505', 'art. 2501', 'art. 2501', 'art. 2505', 'art. 2506', 'art. 2506', 'art. 2501', 'art. 2506', 'art. 2343']

26 - Esonero dall'obbligo di far redigere la relazione degli esperti nella fusione - WikiJus
Il quarto comma dell'art. 2506-ter cod. civ. è norma applicabile, per effetto di interpretazione estensiva, anche alla fusione, in quanto conferma che la relazione degli esperti di cui all'art. 2501-sexies cod. civ. è posta nell'esclusivo interesse dei soci e dei possessori di altri strumenti finanziari che danno diritto di voto, e non nell'interesse dei creditori sociali o dei creditori particolari dei soci e neppure a tutela della intangibilità del capitale.
La normativa comunitaria e l'esistenza dell'art. 2505-quater cod. civ. non impediscono tale estensione anche al caso in cui alla fusione partecipino società per azioni.
Può quindi essere confermata la massima già elaborata da questa commissione (richiedendosi ovviamente il consenso oltre che dei soci anche dei portatori di altri strumenti finanziari che danno diritto di voto) secondo la quale: "non è necessaria la relazione degli esperti sulla congruità del rapporto di cambio, ai sensi dell'art. 2501-quinquies cod. civ. allorché tutti i soci delle società partecipanti alla fusione o alla scissione vi abbiano rinunciato e di ciò si faccia constare nei relativi verbali assembleari, ferma restando l 'eventuale applicabilità dell'art. 2343 cod. civ."
Il problema della liceità della rinunzia alla relazione degli esperti sulla congruità del rapporto di cambio ex art. 2501-quinquies cod. civ. è stato già affrontato da questa Commissione, in modo unitario per i casi di fusione e scissione, prima della riforma ed ha formato oggetto della massima n. 3 approvata dal Consiglio Notarile di Milano in data 6 febbraio 2001.
Tale massima prevedeva: "non è necessaria la relazione dell'esperto sulla congruità del rapporto di cambio, ai sensi dell'art. 2501-quinquies cod. civ. allorché tutti i soci delle società partecipanti alla fusione o alla scissione vi abbiano rinunziato e di ciò si faccia constare nei relativi verbali assembleari, ferma restando l'eventuale applicabilità dell'art. 2343 cod. civ.".
Le massime n. 25 e n. 26, che qui si motivano unitariamente, tornano ad affrontare il problema alla luce delle nuove disposizioni contenute nella riforma per fusioni e scissioni ed in particolare alla luce degli artt. 2506-ter, quarto comma cod. civ. in tema di scissione e dell'art. 2505-quater cod. civ. in tema di fusione a cui non partecipano società con capitale rappresentato da azioni.
Va esaminata in primo luogo la norma, dettata in tema di scissione, dall'art. 2506-ter, quarto comma cod. civ..
a) la situazione patrimoniale in conformità all'art. 2501-quater cod. civ.;
b) la relazione illustrativa in conformità all'art. 2501-quinquies cod. civ.;
Il terzo comma prescrive altresì che alla scissione si applica l'art. 2501-sexies cod. civ. e quindi che si deve far luogo alla relazione degli esperti sulla congruità del rapporto di cambio.
"La competenza a stabilire il rapporto di cambio, in caso di fusione e scissione, spetta all'organo amministrativo che provvede a darne illustrazione e giustificazione ai soci a mezzo della propria relazione. L'intervento dell'esperto che redige la relazione peritale prevista dall'art. 2501-quinquies cod. civ. (richiamato in tema di scissione dell'art. 2504novies cod. civ.) consiste quindi nel fornire ai soci un parere sulla congruità delle valutazioni e determinazioni dell'organo amministrativo."
Conseguentemente la possibilità che l'organo amministrativo possa essere esonerato dall'obbligo di far redigere la relazione degli esperti di cui agli artt. 2501-sexies cod. civ. e 2506-ter cod. civ., purché vi sia il consenso unanime sia dei soci sia dei possessori di altri strumenti finanziari che danno diritto di voto nelle società partecipanti alla scissione, non solo va confermata, ma trova nella riforma un riscontro normativo inequivocabile.
Passiamo ora ad esaminare l'art. 2505-quater cod. civ. dettato in tema di fusioni cui non partecipino società con capitale rappresentato da azioni: la norma detta disposizioni volte a semplificare e a velocizzare tale procedimento di fusione e tra le altre semplificazioni e riduzioni a metà dei termini prevede che "le disposizioni dell'art. 2501-sexies cod. civ. possono essere derogate con il consenso di tutti i soci delle società partecipanti alla fusione".
Infatti la norma in esame da un lato inserisce la possibilità di deroga alle disposizioni dell'art. 2501-sexies cod. civ. in un contesto in cui si prevedono tutta una serie di altre semplificazioni riservate esclusivamente alle operazioni di fusione indicate in rubrica e dall'altro contempla solo l'ipotesi della rinunzia da parte dei soci delle società partecipanti alla fusione senza poter prendere in considerazione la rinunzia dei portatori di altri strumenti finanziari aventi diritto di voto.
Anzi l'art. 2505-quater cod. civ. conferma l'assunto da cui era partita la Corte di Appello di Milano con il decreto 12.1.2001 e la citata e coeva massima secondo cui, almeno nel caso di fusioni cui non partecipino società con capitale rappresentato da azioni, la relazione di stima è posta nell'esclusivo interesse dei soci, potendo essi ed essi soli rinunziarvi.
Ma la funzione della relazione di stima è la stessa che risulta dall'esame dell'art. 2506-ter, quarto comma cod. civ. in tema di scissione: in tali casi si è visto come gli unici interessi tutelati da tale documento siano quelli dei soci e quelli dei portatori di altri strumenti finanziari aventi diritto di voto.
La massima numero 26 dettata in tema di fusione conferma la precedente massima anche nel caso in cui alla fusione partecipino società il cui capitale sia rappresentato da azioni, allorché tutti i soci e tutti i portatori di strumenti finanziari che danno diritto al voto vi rinunzino, sulla base di una interpretazione estensiva del quarto comma dell'art. 2506-ter cod. civ. in quanto tale norma conferma che la relazione degli esperti ex art. 2501-sexies cod. civ. c.c. è posta nell'esclusivo interesse dei soggetti ivi indicati e non in quello dei creditori sociali o di quelli particolari dei soci e neppure a tutela dell'intangibilità del capitale.
L'insostenibilità della conclusione dimostra l'erroneità della premessa e induce a riconfermare le motivazioni della massima del 2001, che ha finito per trovare una puntuale conferma negli artt. 2506-ter, comma quarto cod. civ. e 2505-quater cod. civ. post riforma.
L'ordinamento tutela con altri mezzi l'interesse dei creditori sociali che ugualmente in tutte le ipotesi di scissione e fusione (con o senza partecipazione di società azionarie) possono fare opposizione all'operazione in corso ex artt. 2503, 2505 quater, 2506 ter ultimo comma) e sulle scissioni anche con l'art. 2506-quater, ultimo comma cod. civ..
Resta infine ferma la l'impossibilità di rinunziare, ove necessaria, alla relazione di stima ai sensi dell'art. 2343 cod. civ.
Se vuoi aggiornamenti su "26 - Esonero dall'obbligo di far redigere la relazione degli esperti nella fusione"