Source: http://www.filcams.cgil.it/settore-turismo-sentenza-tribunale-di-bari-su-personale-extra/
Timestamp: 2017-11-20 00:20:42+00:00
Document Index: 149889426

Matched Legal Cases: ['art. 36', 'art. 1', 'art. 414', 'art. 2', 'art.23', 'art.23', 'art. 23', 'art. 18', 'art. 18']

SETTORE TURISMO – SENTENZA TRIBUNALE DI BARI SU PERSONALE EXTRA
Il Giudice del lavoro dr.ssa Beatrice Notarnicola, alla pubblica udienza del 19.10.99, ha pronunciato la seguente
nella presente controversia individuale di lavoro
Cuonzo Palma, con l’assistenza e la rappresentanza dell’Avv. Ivana Carso
la S.A.I.G.A. S.p.A., in persona del legale rapp.te p.t., con l’assistenza è la rappresen-tanza dell’Avv. Antonio de Feo.
Conclusioni:come da scritti difensivi e deduzioni nei verbali di udienza.
Con ricorso depositato l’11.12.97, la ricorrente esponeva che aveva lavorato alle di-pendenze della società convenuta presso il Palace Hotel di Bari; che la società occupava più di 15 dipendenti sul territorio nazionale; che aveva prestato la sua attività dal 4.9.89 al 28.1.97 con le mansioni di cameriera al piano rientranti nel IV livello del CCNL per i di-pendenti da imprese operanti nel settore turistico alberghiero del 6.10.94 con il seguente orario lavorativo: dalle 7,00 alle 15,00; che il rapporto di lavoro si era articolato in una serie di contratti della durata di qualche giorno che la società datrice qualificava come rapporti di lavoro extra; che la prassi era illegittima perché in violazione della normativa in materia di contratto a tempo determinato e che, pertanto, il contratto era da ritenersi a tempo indetermi-nato sin dal 4.9.89; che in data 28.1.97 la società aveva licenziato verbalmente la ricorrente che aveva impugnato il licenziamento con lettera del 12.3.97; che il sig. Cassano, in riscon-tro alla lettera, aveva contattato telefonicamente la ricorrente invitandola a far parte di una costituenda cooperativa e comunque a non dar seguito alla richiesta di reintegrazione; che nel corso del rapporto non aveva percepito la 13.a e la l4.a mensilità, l’indennità per le ferie maturate e non godute ed il TFR e che, per dette causali, in applicazione della contrattazione collettiva e comunque dell’art. 36 Cost. It. le competeva l’importo di £. 15.182.679, oltre ac-cessori; che non era stata regolarmente assicurata anche per le maggiori somme rivendicate. Ciò premesso, l’istante chiedeva che fosse dichiarata l’esistenza del rapporto a tempo inde-terminato dal 4.9.89 e, per l’effetto, fosse dichiarato nullo, illegittimo ed inefficace il recesso operato dalla società; che la convenuta fosse condannata alla reintegrazione nel posto di lavo-ro, con ogni conseguenza in ordine al pagamento delle retribuzioni ed al risarcimento del dan-no e all’esercizio della facoltà ex art. 1 L. 108/90, nonché al pagamento della somma di £.l5.182.679, oltre accessori, con vittoria di spese in distrazione.
Si costituiva la società convenuta, eccependo che il ricorso era nullo per inosservanza dell’art. 414 CPC; che vi era la prescrizione quinquennale dei presunti crediti anteriori alla data del 19.2.93, in quanto il ricorso era stato notificato solo il 19.2.98; che, nel merito, la domanda era infondata in quanto la figura del lavoratore extra in surroga nel settore alberghie-ro è stata dapprima prevista nell’Accordo Integrativo Provinciale del 1985, poi nei CCNNNNLL del 1990 e del 1994; che i rapporti non erano continuativi, ma con lunghi pe-riodi di interruzione ed i contratti erano giornalieri, al massimo si trattava di tre rapporti gior-nalieri consecutivi, ma senza continuità nella prestazione lavorativa; che l’orario di lavoro era dalle 7,00 alle 15,00 e molto spesso aveva una differente articolazione e non sempre durava sette ore; che l’inquadramento era quello previsto dal CCNL nel 6° livello super; che la retri-buzione era superiore rispetto ai lavoratori a termine e a tempo indeterminato, proprio perché non spettavano altri istituti (13.a etc…); che il dr. Cassano aveva solo cercato di comprendere
i motivi per cui al ricorrente non aveva più voluto svolgere le prestazioni dopo il 28.1.97. Pertanto, la società concludeva con la richiesta di rigetto del ricorso, con vittoria di spese.
Svolto l’interrogatorio formale del procuratore speciale della convenuta, assunte le pro-ve testimoniali, discussa la causa, essa, all’odierna udienza veniva decisa come da dispositivo di cui veniva data lettura.
Nullità del ricorso
Preliminarmente va rigettata l’eccezione di nullità del ricorso: le deduzioni in fatto e di-ritto articolate nell’atto introduttivo della lite — sebbene sintetiche rendono sufficiente con-tezza delle doglianze attoreee, del loro fondamento e delle conseguenti rivendicazioni.
Conversione ex legge 230/62
Dalla documentazione in atti, rappresentata dal libretto di lavoro della ricorrente e dai prospetti paga rilasciati all’istante dalla società convenuta si evincono la durata dei vari rap-porti di lavoro e l’intervallo tra essi decorrente.
Così, ad esempio, il primo rapporto di lavoro era scaduto il 6.9.89 ed il secondo era ini-ziato il 9.9.89.
Ciò comporta la violazione dell’art. 2 III comma L. 230/62 che nella sua formulazione applicabile alla fattispecie in esame, prevede che la successiva riassunzione non debba avve-nire prima del decorso di gg. 15 se il precedente rapporto ha avuto una durata inferiore a 6 mesi e pone come sanzione la conversione del contratto in contratto a tempo indeterminato.
Pertanto il rapporto sarebbe da considerarsi a tempo indeterminato sin dalla prima as-sunzione.
In particolare, però, la resistente ha sostenuto la tesi che i rapporti rientrassero nelle ipotesi di assunzioni di lavoratori extra o in surroga previste per il settore alberghiero disci-plinate dall’art.23 comma III l.56/87 e dall’Accordo Integrativo Provinciale del 1985, poi dai CCNNNNLL del 1990 e del 1994.
In realtà, l’art.23 comma III l.56/87 vigente all’epoca dei fatti di causa – anteriori alla modica apportata dalla L.448/98 – applicabile alla fattispecie, prevedeva che la durata di tali rapporti di lavoro extra non potessero superare la durata giornaliera.
Ed infatti, la difesa della resistente per legittimare il proprio operato deduce che “a/più ci saranno stati tre rapporti giornalieri consecutivi” senza “continuità nella prestazione la-vorativa”.
All’esito dell’istruttoria, però, i rapporti, articolati su più giorni, non possono essere considerati una sequenza di più rapporti giornalieri.
Infatti già dall’esame del libretto di lavoro si evince come la ricorrente iniziasse a lavo-rare in un dato giorno e terminasse — il più delle volte — non il giorno stesso ma un giorno o due giorni dopo, sicché lo stesso datore di lavoro indicava nei giorni di lavoro il numero di due o di tre.
Inoltre, è evidente che tutti i rapporti di lavoro di lavoro subordinato possono articolarsi secondo un orario che prevede un’interruzione della prestazione lavorativa, sicché si dovrebbe concludere che tutti i rapporti possono essere considerati giornalieri.
Sicché la circostanza che – come per lo più accade — il lavoro fosse articolato su distinte giornate e con soluzione di continuità per ragioni di orario non comporta che il vincolo della subordinazione non sussistesse per tutta la durata del rapporto.
Infine, la regolarità dell’assunzione è anche sottoposta all’immediata comunicazione entro il primo giorno non festivo successivo all’ufficio di collocamento competente: nel caso in esame la resistente, cui incombeva l’onere di dimostrare la regolarità del rapporto anche nel suo momento genetico, nulla ha dedotto a riguardo.
Secondo quanto sostenuto dalla difesa della ricorrente nelle note conclusive, vi è poi da sottolineare che la preveggente previsione legislativa della durata di un solo giorno dei rap-porti di lavoro extra nel settore in esame collega funzionalmente i rapporti stessi ad esigenze provvisorie, occasionali ed imprevedibili, connotate da estraneità rispetto all’ordinario ciclo produttivo dell’impresa.
Nel caso in questione, la teste addotta dalla stessa resistente sig.ra Tarantino ha dichia-rato di ricorrere all’assunzione dei lavoratori extra “quando c’è massima occupazione di camere”.
Tanto prova che il ricorso a tali lavoratori si verifica in concomitanza non di eventi ec-cezionali o imprevedibili ma in concomitanza di situazioni che dovrebbero rientrare piena-mente nel normale ciclo produttivo dell’impresa.
Anche alla violazione della previsione di cui all’art. 23 cit. consegue la conversione dei rapporti in esame in rapporto a tempo indeterminato sin dalla prima assunzione.
Alla trasformazione in rapporto a tempo indeterminato consegue la spettanza degli istituti propri del rapporto individuati dalla legge e dalla contrattazione collettiva.
La ricorrente ha sempre svolto le mansioni i cameriera ai piani come si deduce dal li-bretto di lavoro e dalle prove testimoniali, ad eccezione di alcuni periodi in cui ha sostituito la governante in maternità.
Le sue mansioni sono inquadrabili nel livello sesto del CCNL del settore del 6.10.94.
Pertanto le spettano gli istituti economici come ricalcolati nel conteggio depositato all’udienza di discussione e non contestato in modo specifico dalla controparte, nella misura complessiva di £.9.433.795 oltre accessori come per legge.
Nel caso in esame la decorrenza della prescrizione non si verifica in corso di rapporto, nonostante sussista il requisito dimensionale della tutela cd. reale.
Infatti, la decorrenza della prescrizione in corso di rapporto si verifica, secondo tutta l’elaborazione giurisprudenziale in materia, solo allorquando non vi sia il timore riverenziale del lavoratore nel rivendicare i propri diritti.
Nella fattispecie, il rapporto era connotato dalla precarietà senza alcuna stabilità.
In ipotesi del genere, ovvero proprio in materia di una successione di contratti a termine prima della declaratoria di conversione in contratti a tempo indeterminato, connotati appunto dalla precarietà di cui si è detto, la giurisprudenza ha ritenuto che la prescrizione non decor-resse in costanza di rapporto pur in regime di stabilità reale del posto (così Cass. 19.4.91 n.4220 e Cass. 13.8.97 n.7565 citata dalla difesa della ricorrente).
Nel caso in esame, è provato che il rapporto lavorativo non si è interrotto per volontà della ricorrente.
In sede di comparsa di costituzione la resistente che dedotto che la lavoratrice non aveva più voluto “svolgere alcune prestazioni dopo il 29.1.97”.
In sede di interrogatorio formale il sig. Cassano nella qualità di procuratore speciale della società resistente ha dichiarato che “dopo la recessione della raccomandata del 12.3.97 – -di impugnativa del licenziamento N.d.R. – contattai telefonicamente la ricorrente e le chiesi spiegazioni dei motivi in base ai quali aveva inviato la nota e le feci presente che avrebbe potuto continuare a svolgere periodi di attività lavorativa e, quando mi prospettò l’esigenza di una occupazione più stabile, le dissi a titolo personale, che aveva in mente di costituire una cooperativa e che avrei potuto prendere in considerazione un suo inserimento”.
Lo stesso sig. Cassano, effettivamente poi sentito come testimone addotto da parte resi-stente, ha reso ulteriori dichiarazioni in sede di esame testimoniale, alquanto differenti su alcuni punti.
Di fatto, però deve darsi rilievo probatorio a quanto dichiarato in sede di prova per in-terpello che – per legge — ha natura confessoria.
Sicché appare provato che dopo la ricezione della lettera di impugnativa di licenzia-mento e, quindi in conseguenza di essa, il sig. Cassano avanzò per conto della società l’offerta di prestare attività lavorativa non già nell’ambito del rapporto a tempo indeterminato cui aspirava legittimamente la ricorrente ma sempre nell’ambito di rapporto a termine.
Pertanto il rifiuto di tale offerta, motivato, oltretutto, dall’esigenza di un rapporto più stabile, non configura la volontà della lavoratrice di recedere dal legittimo rapporto a tempo indeterminato, ma solo la non volontà di prestare lavoro in una situazione non conforme al diritto.
Sicché è provato che la mancata prosecuzione del rapporto lavorativo a tempo indeter-minato è attribuibile alla volontà datoriale.
Il rifiuto della società di riprendere il rapporto lavorativo a tempo indeterminato – come espressamente definito dalla ricorrente – è stato comunicato dal responsabile delle risorse umane della società — come il teste stesso si è qualificato -, evidentemente delegato a rappre-sentare la società nei rapporti con il personale a fronte della richiesta della lavoratrice di ri-prendere il lavoro nell’ambito di un rapporto a tempo indeterminato.
Tale rifiuto si configura come un vero e proprio recesso, che presuppone la consapevolezza nel dichiarante dell’intervenuta conversione del rapporto a termine in rapporto a tem-po indeterminato e l’intento di estinguerlo (Cass. SS. UU. 6 luglio 1991 n. 7471).
In conclusione al recesso illegittimamente operato dalla società consegue anche la re-golare applicabilità dell’art. 18 S.L. con l’accoglimento delle domande di reintegrazione di pagamento delle retribuzioni dal recesso alla reintegrazione, del risarcimento del danno e dell’eventuale esercizio delle facoltà di cui all’art. cit., V comma.
Il GL. definitivamente pronunciando, così provvede:
•accoglie la domanda:
•per l’effetto, dichiara la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo inde-terminato tra le parti a far data dal 4.9.89;
•dichiara l’illegittimità del recesso del 28.1.97;
•condanna la società alla reintegrazione dell’istante nel posto di lavoro e al pagamento delle retribuzioni e al risarcimento del danno ai sensi dell’art. 18 SL. nonché all’eventuale esercizio ella facoltà ex art. cit. V comma, nonché al pagamento della somma di £.9.433.795 oltre interessi e rivalutazione monetaria come per legge a titolo di differenze retributive:
•condanna la società alla rifusione delle spese di lite, liquidate in £.6.000.000 oltre IVA e CAP con distrazione in favore del procuratore anticipatario.
Bari, 19.10.99
dr.ssa Beatrice Notarnicola