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Timestamp: 2020-08-13 06:43:53+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 7531 del 23/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7531 del 23/03/2017
Cassazione civile, sez. VI, 23/03/2017, (ud. 13/01/2017, dep.23/03/2017), n. 7531
sul ricorso 28558/2015 proposto da:
FINSECO SRL, (C.F. e P.I. (OMISSIS)), in persona del legale
avverso la sentenza n. 1912/2015, emessa il 22/04/2015, del TRIBUNALE
partecipata del 13/01/2017 dal Consigliere Relatore Dott. Scalisi
Il Comune di Bari si è costituito, chiedendo il rigetto dell’opposizione. Con sentenza depositata il 22.3.2012 il giudice di pace ha respinto il ricorso.
Con sentenza depositata il 22.4.2015 il Tribunale di Bari ha dichiarato inammissibile l’appello per tardività. Ha rilevato che lo stesso, introdotto con citazione e non con ricorso, pur essendo assoggettato al rito del lavoro, doveva, comunque, essere depositato in cancelleria entro il termine perentorio di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza, a norma del combinato disposto degli artt. 327 e 434 c.p.c. e che tale termine non era stato rispettato. Solo per completezza, ha poi rilevato l’infondatezza dell’appello, richiamandosi al contenuto di una pronunzia del giudice amministrativo, che aveva ritenuto la legittimità dell’ordinanza sindacale alla cui violazione era conseguito l’esercizio della potestà sanzionatoria da parte del Comune.
1. – Con il primo ed il secondo motivo, che possono esaminarsi congiuntamente, la ricorrente deduce violazione del D.Lgs. n. 150 del 2011, artt. 2, 4, 5 e 6, in relazione al rilievo di tardività dell’appello. Assume, per un verso, che l’assoggettamento al rito del lavoro della materia delle opposizioni ad ordinanza-ingiunzione non riguarderebbe il giudizio di appello, poichè il D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 2, esclude espressamente l’art. 433 c.p.c.; e che, in ogni caso, il tribunale avrebbe dovuto tener conto delle oscillazioni giurisprudenziali sul punto e qualificare come errore scusabile la proposizione dell’appello con citazione, anzichè dichiarare inammissibile il gravame.
1.1. – I motivi sono infondati.
Come è stato chiarito dalla sentenza n. 2907/2014 delle Sezioni Unite, il D.Lgs. n. 150 del 2011, ha disposto l’abrogazione della L. n. 689 del 1981, artt. 22, commi da 2 a 7, 22 bis e 23, ed ha stabilito che i giudizi di opposizione ad ordinanza-ingiunzione, introdotti dopo la data di entrata in vigore (6 ottobre 2011), siano regolati dal rito del lavoro, ove non diversamente stabilito dalle disposizioni del medesimo decreto.
Lo stesso decreto, infatti, dispone all’art. 2, comma 1, che “nelle controversie disciplinate dal Capo 2^ (rubricato “Delle controversie regolate dal rito del lavoro”), non si applicano, salvo che siano espressamente richiamati, l’art. 413 c.p.c., art. 415 c.p.c., comma 7, artt. 417, 417- bis, 420-bis c.p.c., art. 421 c.p.c., comma 3, artt. 425, 426, 427 c.p.c., art. 429 c.p.c., comma 3, art. 431 c.p.c., commi da 1 a comma 4 e comma 6, art. 433 c.p.c., art. 438 c.p.c., comma 2 e art. 439 c.p.c.”; ne deriva l’applicabilità a tali controversie delle disposizioni codicistiche concernenti la disciplina dell’appello, ad eccezione di quelle di cui all’art. 433, concernente l’individuazione del “giudice d’appello”, all’art. 438, comma 2, contenente il rinvio all’art. 431, in tema di esecutorietà della sentenza, e all’art. 439, concernente il cambiamento del rito in appello.