Source: http://www.neldiritto.it/appdottrina.asp?id=7445
Timestamp: 2018-09-22 09:51:19+00:00
Document Index: 123802769

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 44', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 13', 'art. 6']

REATI EDILIZI E PROFILI DI RESPONSABILITÀ DEL PROPRIETARIO DEL TERRENO
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | SABATO 22 SETTEMBRE AGGIORNATO ALLE 11:51
REATI EDILIZI E PROFILI DI RESPONSABILIT&AGRAVE; DEL PROPRIETARIO DEL TERRENO
Sull'esclusione della responsabilità concorsuale omissiva del proprietario del terreno fondata sulla mera qualità rivestita
Si anticipa un estratto dell’Approfondimento di diritto Penale che sarà inserito nel fascicolo di Febbraio della Rivista cartacea NelDiritto
Corte di Cassazione, sez. III penale, 4 ottobre 2011, n. 35886
Reati edilizi - Interventi edilizi senza permesso in zone sottoposte a vincolo - Responsabilità del proprietario del terreno - Requisiti per la sussistenza della responsabilità concorsuale - Responsabilità fondata sulla qualità di proprietario del terreno - Esclusione.
1. Per configurare la responsabilità del proprietario di un'area per la realizzazione di una costruzione abusiva è necessaria la sussistenza di elementi in base ai quali possa ragionevolmente presumersi che questi abbia concorso, anche solo moralmente, con il committente o l'esecutore dei lavori, per cui va esclusa la responsabilità del proprietario per la sola qualità rivestita.
I giudici di secondo grado, dopo avere svolto un'ampia motivazione sulla natura non precaria del manufatto, in risposta alle censure avanzate dagli imputati con l'atto di appello, hanno fondato il giudizio di conferma della responsabilità del M., comproprietario del terreno, con uno stringato passaggio motivazionale, sulla sola circostanza che nel 1994 - quando l'area fu a questi ceduta da altri familiari - il ricorrente ebbe a richiedere certificato di destinazione urbanistica, per cui aveva piena consapevolezza della destinazione dell'area a zona agricola non edificabile. Proseguendo nell'iter logico, hanno poi assolto i componenti del consiglio direttivo dell'associazione aeromodellistica Belgioioso, che aveva la sede dell'attività in esso, sulla base del fatto che tale associazione era stata costituita pochi mesi prima del sopralluogo dei verbalizzanti e che non risultava aver chiesto di realizzare, o contribuito a realizzare, la costruzione, e perchè non poteva essere esclusa la preesistenza del manufatto all'utilizzo di esso da parte del "gruppo aeromodellistica Belgioso".
E' quindi evidente che i giudici di appello hanno fondato la responsabilità in capo al M. solo sulla sua qualità di comproprietario del terreno e sulla conoscenza della destinazione urbanistica dello stesso, senza esprimere le ragioni del giudizio di utilità o funzionalità al terreno dell'opera stessa che avrebbero dovuto essere sussistenti, nel caso di specie, al fine di ritenere logico il giudizio di attribuibilità al ricorrente della realizzazione del manufatto.
3. Di fatti, insegna la giurisprudenza di legittimità che per "configurare la responsabilità del proprietario di un'area per la realizzazione di una costruzione abusiva è necessaria la sussistenza di elementi in base ai quali possa ragionevolmente presumersi che questi abbia concorso, anche solo moralmente, con il committente o l'esecutore dei lavori, tenendo conto della piena disponibilità giuridica e di fatto del suolo e dell'interesse specifico ad effettuare la nuova costruzione, così come dei rapporti di parentela o affinità tra terzo e proprietario, della sua eventuale presenza "in loco", dello svolgimento di attività di vigilanza dell'esecuzione dei lavori, della richiesta di provvedimenti abilitativi in sanatoria, del regime patrimoniale dei coniugi, ovvero di tutte quelle situazioni e comportamenti positivi o negativi dai quali possano trarsi elementi integrativi della colpa" (Si veda Sez. 3, n. 26121 del 12/4/2005, Rosato, Rv. 231954). Quando il proprietario non risulta formalmente quale committente dell'opera - è stato precisato - occorre tener conto di elementi di fatto, quali la circostanza che lo stesso abiti "nello stesso territorio comunale ove è stata eretta la costruzione abusiva, che sia stato individuato sul luogo, che sia il destinatario finale dell'opera (in tal senso Sez. 3, n. 9536 del 20/1/2004, Manco e altri, Rv. 227403); infatti il proprietario non può essere ritenuto responsabile per la sola qualità rivestita, "ma occorre quantomeno la sua piena consapevolezza dell'esecuzione delle opere da parte del coimputato, nonchè il suo consenso, anche implicito o tacito, in relazione all'attività edilizia posta in essere" (Sez. 3, n. 44160 dell'1/10/2003, Neri, Rv. 226589.
Con la sentenza in epigrafe, la Cassazione ribadisce il suo costante orientamento secondo cui la mera qualità di proprietario del terreno sul quale insiste un’opera abusiva non è sufficiente a fondare la responsabilità per il reato di cui all’art. 44 lett. c), D.P.R. n.380/2001.
Nel ribadire tale principio la Suprema Corte ha riformato la sentenza con la quale la Corte d’Appello aveva condannato il proprietario di un terreno, destinato a zona agricola non edificabile, per la costruzione su di esso di un manufatto abusivo, adibito ad ufficio di un’associazione di aeromodellismo, che utilizzava il terreno come campo di volo.
In particolare, il proprietario del terreno veniva condannato sulla base di argomentazioni racchiuse in “uno stringato passaggio motivazionale”, essendosi la Corte d’Appello basata esclusivamente sul fatto che nel 1994 il ricorrente aveva richiesto il certificato di destinazione urbanistica, ed aveva pertanto piena consapevolezza della destinazione dell'area a zona agricola non edificabile. Pertanto, a parere della Corte, i giudici di appello hanno erroneamente fondato la responsabilità in capo all’imputato solo in ragione della sua qualità di comproprietario del terreno e sulla conoscenza della destinazione urbanistica dello stesso, senza esprimere le ragioni del giudizio di utilità o funzionalità al terreno dell'opera stessa che avrebbero dovuto essere sussistenti, nel caso di specie, al fine di ritenere logico il giudizio di attribuibilità al ricorrente della realizzazione del manufatto.
Per una corretta prospettazione della questione va preliminarmente ricordato che le contravvenzioni edilizie hanno carattere di reati propri: l’art. 6 della legge 28/2/1985, n. 47 (ora l’art. 13 del T.U. edilizia), infatti, indica come soggetti attivi dei reati edilizi il titolare della concessione, il committente, il costruttore, il direttore.
Non è, invece, indicato il proprietario in quanto tale, il quale potrà, eventualmente, essere chiamato a rispondere di tali delitti nelle ipotesi – più frequenti nella pratica – in cui assuma le vesti del titolare della concessione o del committente.
Al di là di tali ipotesi, quindi, l’eventuale responsabilità del proprietario può configurarsi solo nella fattispecie plurisoggettiva, in concorso con uno dei soggetti individuati dall’art. 6 della legge citata.