Source: https://www.ambientediritto.it/home/giurisprudenza/corte-di-cassazione-penale-sez-3-07062019-sentenza-n25316
Timestamp: 2019-07-23 15:36:30+00:00
Document Index: 90955187

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 184', 'art. 184', 'art. 131', 'art. 133', 'sentenza ', 'art. 131', 'sentenza ', 'art. 616']

CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. 3^ 07/06/2019, Sentenza n.25316 | AmbienteDiritto.it
RIFIUTI - Attività edilizia - Rifiuti di demolizione - Ricondurre i materiali alla categoria dei sottoprodotti - Terre e rocce da scavo - Esclusione - Artt. 184 bis, 256 d.lgs n.152/2006 - Giurisprudenza.
In tema di rifiuti, si deve escludere che i materiali di demolizione possano essere ricondotti alla categoria dei sottoprodotti, perché essi non scaturiscono da un processo di produzione, bensì dalla demolizione dell'edificio, ovvero da un'attività antitetica alla produzione (Cass., Sez. 3, n. 33028 del 01/07/2015; Sez. 3, n. 3202 del 02/10/2014, dep. 23/01/2015; Sez. 3, n. 42342 del 09/07/2013; Sez. 3, n. 17823 del 17/01/2012). Nel caso di specie, manca uno specifico riferimento al complesso del ciclo produttivo e alla destinazione iniziale dei materiali scaricati, non potendosi attribuire alcuna rilevanza fatto che vi fossero tra questi anche terre e rocce da scavo, la cui commistione con i rifiuti di demolizione rende inapplicabile la disciplina di maggiore favore prevista per tale categoria di materiali (ex multis, Sez. 3, n. 16078 del 10/03/2015).
udito il pubblico ministero, in persona del sostituto procuratore generale Marilia Di Nardo, che ha concluso per l'inammissibilità del ricorso.
2. - Avverso la sentenza l'imputato ha proposto, tramite il difensore, ricorso per cassazione, deducendo:
1) la violazione dell'art. 184 bis del d.lgs. n. 152 del 2006 e la contraddittorietà della motivazione quanto alla mancata considerazione della natura di sottoprodotti degli inerti da demolizione oggetto di deposito, nonostante il reimpiego dei materiali stessi per attività di riempimento e nonostante il fatto che fossero in parte rappresentati da terre e rocce da scavo, sicuramente reimpiegabili;
2) l'erronea applicazione dell'art. 184 bis del d.lgs. n. 152 del 2006 e vizi della motivazione, per la mancata considerazione della destinazione del materiale all'edilizia, come risulterebbe dalla documentazione fotografica in atti, da cui si evinceva che si trattava di un deposito finalizzato al loro spargimento funzionale all'attività edilizia;
3) l'erronea applicazione dell'art. 131 bis cod. pen., per la mancata considerazione della particolarità del fatto, trattandosi di una consueta attività di cantiere edile con modesti volumi, che aveva prodotto danni per un tempo limitato;
4) l'erronea applicazione dell'art. 133 cod. pen., per l'eccessività della pena.
3.2. - Il terzo e il quarto motivo di doglianza, riferiti all'erronea applicazione degli artt. 131 bis e 133 cod. pen., sono anch'essi inammissibili per genericità.
Il ricorrente si limita, quanto alla pretesa speciale tenuità del fatto e alla dedotta eccessività della pena, a mere affermazioni prive di riferimenti alla sentenza impugnata. E dalla semplice lettura di quest'ultima emerge, da un lato, che l'applicazione dell'art. 131 bis deve essere esclusa perché i materiali non sono stati rimossi, e dall'altro, che la pena erogata in concreto è proporzionata all'entità del fatto, trattandosi, peraltro, di pena solo pecuniaria determinata in misura non lontana dal minimo edittale.
Tenuto conto della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità», alla declaratoria dell'inammissibilità medesima consegue, a norma dell'art. 616 cod. proc. pen., l'onere delle spese del procedimento nonché quello del versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativannente fissata in € 2.000,00.
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