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Timestamp: 2020-05-26 23:16:52+00:00
Document Index: 159416622

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 336', 'art. 7', 'art. 336', 'art. 42', 'art. 1', 'art. 336']

Sentenza Cassazione Civile n. 7301 del 22/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7301 del 22/03/2017
Cassazione civile, sez. un., 22/03/2017, (ud. 21/02/2017, dep.22/03/2017), n. 7301
sul ricorso 21763-2015 proposto da:
H.F.Y.R., elettivamente domiciliato in ROMA,
VIA MICHELE MERCATI 17/A, presso lo studio dell’avvocato ROBERTA
CESCHINI, che lo rappresenta e difende;
P.E., elettivamente domiciliata in ROMA, presso la
dall’avvocato CARLOTTA BARBETTI;
per regolamento di giurisdizione in relazione al giudizio n. 889/2015
pendente dinanzi al TRIBUNALE dei MINORI di FIRENZE;
Sostituto Procuratore Generale CERONI Francesca, che ha concluso
affinchè le Sezioni Unite della Corte di cassazione dichiarino il
difetto di giurisdizione del giudice interno, con le conseguenze di
P.E. ha sposato il cittadino francese H.F.Y.R., dal quale ha avuto il figlio T., nato il (OMISSIS), dove la coppia si era trasferita e dove già vivevano i genitori della donna.
Nel 2012 H. ha presentato domanda di divorzio; nel corso del procedimento le parti hanno stabilito che, in via temporanea, T. risiedesse con la P., nella casa di (OMISSIS) dei nonni materni, ed hanno regolato i diritti di visita del padre. La sentenza di divorzio, emessa il 9.12.014 dalla Suffolk Probate and Family Court di Boston, ha deciso per l’affido condiviso del bambino, collocato in via prevalente presso la madre; quest’ultima è stata autorizzata a tornare a vivere in Italia, dove si è immediatamente trasferita, fissando la propria residenza e quella del figlio nel (OMISSIS).
A pochi mesi di distanza, con ordinanza del 23.6.015, la corte americana, adita in via d’urgenza da H., ha revocato i predetti capi della pronuncia ed ha attribuito al ricorrente il diritto di prelevare il figlio, di portarlo con sè in (OMISSIS) e di ottenere i passaporti necessari, indipendentemente dal consenso della P.; ha quindi fissato al 19.8.015 l’udienza per il riesame delle questioni concernenti l’affidamento del minore.
Il successivo 3 luglio P. ha proposto contro H. ricorso ex art. 336 c.c. dinanzi al Tribunale dei Minori di Firenze, al quale ha chiesto di inibire l’uscita dall’Italia dell’ex coniuge col figlio, quantomeno sino al 18.9.015, e di regolare il diritto di visita del padre, nel periodo in cui lo stesso è presente, esclusivamente all’interno del territorio italiano.
Il convenuto, costituitosi nel procedimento, ha eccepito il difetto di giurisdizione del giudice italiano ed ha presentato ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione.
P. ha resistito con controricorso, col quale ha dedotto che la giurisdizione spetta in via esclusiva al giudice italiano, sia perchè il figlio risiede ormai in Italia, sia perchè il procedimento promosso da H. dinanzi al giudice statunitense sarebbe radicalmente nullo, e non potrebbe pertanto ritenersi pendente, non essendo mai stato portato a sua conoscenza con mezzi idonei a garantirle il diritto di difesa.
E’ indubbia la pendenza dinanzi alla Corte di Boston di un procedimento per la modifica delle condizioni dell’affidamento del figlio minore delle parti, atteso che la stessa controricorrente riconosce nelle proprie difese di aver proposto reclamo contro l’ordinanza del 23.6.015, chiedendone la revoca e/o l’annullamento.
Non si versa, tuttavia, nell’ipotesi disciplinata dalla L. n. 218 del 1995, art. 7 in quanto non risulta che il Tribunale dei Minori di Firenze abbia sospeso il contrapposto procedimento, promosso da P. ai sensi dell’art. 336 c.c., in attesa della pronuncia del giudice statunitense, cui spetta di decidere sia della propria giurisdizione sia della valida instaurazione del contraddittorio dinanzi a sè.
Questa Corte è dunque tenuta a verificare unicamente se il giudice italiano abbia giurisdizione sulla domanda della P..
A tal fine, poichè i provvedimenti la cui emanazione è stata richiesta dall’odierna controricorrente, pur incidendo sulla potestà dell’altro genitore, perseguono una finalità di protezione del figlio, viene in rilievo – ai sensi dell’art. 42 L. citata, che rinvia all’art. 1 della Convenzione dell’Aja del 5 ottobre 1961 – il criterio di collegamento costituito dal luogo di “residenza abituale” del minore, la quale non coincide con le nozioni civilistiche e amministrative di domicilio e/o di residenza anagrafica, ma va individuata, con riguardo alla situazione di fatto esistente all’atto dell’introduzione del giudizio, tenendo conto del luogo dove si è svolta in concreto e continuativamente la vita dello stesso.
Ciò premesso, va escluso che la residenza abituale del piccolo T. sia in (OMISSIS) anzichè in (OMISSIS), atteso che il minore ha vissuto ininterrottamente nella città dove è nato sino al dicembre 2014 e che il suo trasferimento in Italia (anteriore di appena sei mesi alla data di proposizione della domanda ex art. 336 c.c.), per la sua breve durata, non può averlo sradicato dal contesto di vita familiare e socioculturale in cui è cresciuto e (stante la revoca del provvedimento autorizzativo) non può neppure ritenersi connotato da futura stabilità (cfr. Cass. nn. 21285/015, 21750/012).
Va pertanto dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice italiano.
La natura della controversia giustifica la compensazione integrale fra le parti delle spese del giudizio di merito e di questo giudizio di legittimità.
La Corte dichiara il difetto di giurisdizione del giudice italiano; compensa integralmente fra le parti le spese del giudizio di merito e del presente giudizio di legittimità.