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Timestamp: 2020-02-20 20:03:10+00:00
Document Index: 41182531

Matched Legal Cases: ['art 190', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 190', 'sentenza ', 'art.2051', 'art. 2043', 'art. 2051', 'art 2051', 'art. 2051', 'art 2051', 'art. 1227', 'sentenza ', 'sentenza ']

risarcito per centomila euro dal Ministero dei Beni Culturali in seguito a caduta in un parco – Studio Legale CDG
L’Avv. Di Gennaro fa ottenere un maxi risarcimento da centomila euro per le lesioni subite in seguito a caduta.
La Corte di Appello di Napoli, IV Sezione Civile composta dai seguenti magistrati
Dott. Marzia Consiglio Presidente
Dott. Rita Anna De Falco Giud.aus.rel.
nella causa civile in grado d’appello 7407/2011, avente ad oggetto (risarcimento danni), riservata per la decisione con i termini di cui all’art 190 cod. proc. Civ. all’udienza del 27/09/2016
Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in persona del legale rappresentante pro-tempore, codice fiscale 80188210589, rappresentato e difeso dall’Avvocatura distrettuale dello stato di Napoli, codice fiscale 80030620639, presso i cui uffici domicilia ope legis in Napoli alla via A. Diaz n. 11
S. e B. A. M., in qualità di esercitatori esercenti la potestà sul figlio minore S. G., rappresentati e difesi dall’Avvocato Adriana Di Gennaro, presso il cui studio elettivamente domiciliavano in Napoli alla via B. Tanucci n. 24 e contro il figlio divenuto maggiorenne S. G., ma nel nuovo studio dell’avvocato Adriana Di Gennaro in Napoli alla via Scipione Rovito n. 9
Ministero per i Beni e le Attività Culturali: in accoglimento del proposto appello, annullare la sentenza impugnata in quanto errata in fatto e diritto; rigettare la domanda in parte attrice in quanto improponibile, inammissibile e infondata, con vittoria di spese, diritti e onorari del primo e del presente grado di giudizio.
G.: rigettare l’appello perché infondato in fatto e diritto, previa conferma della sentenza impugnata, con vittoria di spese e competenza del presente giudizio e rimborso spese forfettario da distrarsi in favore del procuratore antistatario.
S. e B. A. M.: rigettare l’appello proposto perché infondato in fatto e diritto; acclamata la mancanza di legittimazione passiva dei comparenti, dichiarare la nullità dell’atto di appello; condannare parte appellante alla refusione delle spese e competenze di giudizio, con rimborso spese forfettario e attribuzione in favore del procuratore antistatario.
Con atti di citazione, ritualmente notificato, i Sigg. S. S. e B. A. M. hanno convenuto in giudizio, innanzi al tribunale di Napoli, il Ministero per i beni e le attività culturali, al fine di sentirne accettare e dichiarare l’esclusiva responsabilità per tutti i danni, patrimoniali e non, partiti dal figlio, S. G., il quale, come si legge in citazione il giorno 19.11.2003, alle 10.30 circa, camminando all’interno del real bosco di Capodimonte, zona di competenza della Soprintendenza speciale del polo museale napoletano, si sarebbe infortunato cadendo in una buca. L’adito ufficio Giudiziario, con la sentenza che si impugna, dichiarava l’esclusiva responsabilità della epigrafata Amministrazione nella causazione del sinistro, condannava la stessa al pagamento, in favore degli istanti, della somma di € 93.901,25 a titolo di risarcimento danni, oltre interessi e spese processuali. Il giudice di primo grado con sentenza n. 740772011 ha, infatti, ritenuto la domanda fondata, individuando nella fattispecie una responsabilità dell’ente convenuto per omessa manutenzione dalla strada di ingresso al bosco di Capodimonte nella quale il sinistro si è verificato, dichiarando inoltre che il dissesto del suolo, coperto dalle foglie cadute degli alberi, costituiva una vera e propria insidia.
Con atto di citazione il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali ha proposto appello avverso la sentenza emessa del Tribunale di Napoli, VI sez. Civile, n. 7407/2011, nella causa iscritta al n.31231/06 R.G., che lo condannava al risarcimento dei danni patiti dal sig. S. in seguito alla caduta, in conseguenza della quale ha riportato la frattura “sottotrocanterica femore destro”, il Ministero, infatti, contesa la responsabilità affermando che si tratta di un caso fortuito, riconducibile allo stesso danneggiato che non avrebbe utilizzato la dovuta diligenza.
Costituitosi in giudizio, gli appellanti in epigrafe hanno contestato la fondatezza dell’appello. All’udienza del 27/09/2016 la Corte ha riservato la causa in decisione all’esito degli adempimenti di cui all’art. 190 cod. proc. civ.
L’appello spiegato per il Ministero dei beni e delle attività culturali avverso la sentenza n.7407/2011 emessa dal Tribunale di Napoli, VI sezione civ. non merita accoglimento. L’appellante si duole che l’orientamento seguito del giudice di prime cure è errato sia che aderisca per il caso in esame al dettato normativo degli art.2051, sia il per disposto per l’art. 2043. È infondato il richiamo giurisprudenziale dell’appellante che sostiene la inapplicabilità dell’art. 2051 c.c. allorquando “la natura e l’estensione” del bene demaniale non consente di esercitare la custodia.
Tale indirizzo risulta disatteso da copiosa giurisprudenza, per la quale: “l’ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito si presume responsabile, ai sensi dell’art 2051 c.c., dei sinistri riconducibile alle situazioni di pericolo strettamente connesse alla struttura o alle pertinenze della strada stessa, indipendentemente dalla sua estensione. La responsabilità è esclusa solo da un caso fortuito, che può consistere sia in una alterazione dello stato dei luoghi imprevista ed imprevedibile e non tempestivamente eliminabile o segnalabile, Cass. Civ. sez. 3 n. 6062/2012; Cass. n.24529/2009”.
Il S. stava camminando con lo zio nel Real Bosco di Capodimonte, in un luogo protetto dal traffico veicolare sottoposto a speciale vigilanza e controllo i cui spazi son o destinati a transito pedonale regolato con orari di apertura e chiusura al pubblico. Di fatti il giudice di prime cure ha correttamente inquadrato la fattispecie presa in esame riconoscendo l’Amministrazione convenuta, odierna appellante, responsabile ex art. 2051 cod. civ., che questa Corte condivide anche alla luce dell’ormai consolidato orientamento giurisprudenziale di legittimità secondo cui, la responsabilità oggettive ai sensi dell’art 2051 c.c. è invocabile anche nei confronti della pubblica amministrazione per i danni arrecati da beni dei quali essa ha la completa disponibilità anche se rilevanti dimensioni. Detta responsabilità resta esclusa unicamente qualora la Pubblica amministrazione fornisca la prova che il danno sia stato cagionato da cause estrinseche e estemporanee create da terzi che non potevano essere tempestivamente rimosse con l’utilizzo dell’ordinaria diligenza la situazione di pericolo (cfr. Cass. n.23919/2013 e Cass. n. 287/2015). Posto che l’allegazione del fatto dello stesso danneggiato, idonea ad integrare l’esimente del caso fortuito, costituisce una mera difesa, che “deve essere esaminata e verificata anche d’ufficio dal giudice, attraverso le opportune indagini sull’eventuale incidenza casuale del fatto del terzo o del comportamento colposo del danneggiato nella produzione dell’evento dannoso, indipendentemente dalle argomentazioni e richieste formulate dalla parte, purchè risultino prospetti gli elementi di fatto sui quali si fonda l’allegazione del fortuito” (cfr. Cass. n.20619/14 e n.6529/11), occorre verificare se, nella specie, l’utente danneggiato abbia tenuto un comportamento colposo tale da interrompere il nesso eziologico tra la causa del danno e il danno stesso, o quanto meno, come allegato dallo stesso appellante, tale da integrare, ai sensi dell’art. 1227 cc, I comma, un concorso di coppa idoneo a diminuire, in proporzione dell’incidenza causale, la responsabilità della P.A.
Orbene, osserva la Corte, il primo giudice, ha correttamente valutato le risultanze istruttorie, e, in particolare, le emergenze delle deposizioni testimoniali che effettivamente consentivano di escludere la colpa, anche solo concorrente, dell’infortunato.
A prescindere dalle condizioni di luce (i fatto si è verificato alle ore 10,30 del 19 novembre) il teste escusso A. R. ha dichiarato: “mi trovavo all’interno del Bosco di Capodimonte seduto su una panchina, insieme a mio nipote, mi stavo alzando per andarmene e ho visto cadere un ragazzo sul lato destro della strada, e mi sono avvicinato; preciso che il ragazzo camminava a fianco di un altro ragazzino ed una persona adulta, mi sono avvicinato e ho visto che il ragazzo era con un piede in un fosso la buca si trovava in un punto dove erano foglie a terra e risultava in parte coperta; il bambino non correva e non giocava con l’altro ragazzo, semplicemente camminava; il viale era pavimentato con sanpietrini che mancavano nel punto dove il ragazzo era caduto; quando mi sono avvicinato il ragazzo gridava per il dolore alla gamba destra e non riuscimmo a metterlo in piedi, qualcuno delle persone che si erano avvicinate chiamò l’autombulanza”. Tali dichiarazioni avvalorano in toto la testimonianza del sig. I. V. zio del minore S. G. precisano che la buca non era visibile perché coperta per quasi totalità da fogliame. Dalle dichiarazioni, univoche, precise e concordanti, dei testi escussi – della cui attendibilità non vi è motivo di dubitare, posto che l’A., indifferente ha descritto la buca per come la descritta lo zio del minore -, si evince quindi che nessuna colpa può essere addebitata al S. G. che nulla potè fare per evitare la buca che, per le sue caratteristiche, rappresentava un insidia per una semplice e tranquilla passeggiata.
Il fatto che l’odierno appellato è affetto da una patologia congenita dell’anca, non determina in alcun modo la causa della caduta dovuta esclusivamente all’insidiosità del manto stradale, di un parco “il Real Bosco di Capodimonte che sarebbe dovuto essere luogo ancor più sicuro e tranquillo per il transito pedonale essendo una destinazione precipua.”
Escluso quindi un concorso di colpa del G. S. la sentenza di primo grado va confermata in toto.
Va infine, dichiarata la nullità dell’appello per difetto di legittimazione passiva nei confronti dei genitori S. S. e B. A. M., mancando in capo ad essi la rappresentanza legale del figlio S. G., divenuto maggiorenne nelle more del giudizio di primo grado, (Cass. civ. 15783/2005, Cass. civ. n. 7/2008), le spese del giudizio vanno compensate tra tali parti, per motivi di equità.
L’appellante, per il principio della soccombenza, va condannato invece al pagamento in favore di S. G. delle spese del grado, nella misura liquidata in dispositivo in base alle tabelle allegate al DM 55/2014 (ridotti di circa il 30% i valori medi considerata la scarsa complessità della materia).
La Corte, definitivamente pronunciando nella causa civile di appello come in epigrafe proposta, così provvede:
A) Rigetta l’appello spiegato dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali avverso la sentenza n.7407/11 del Tribunale di Napoli che, per l’effetto, conferma in toto.
B) Condanna l’appellante al pagamento, in favore dell’appello S. G., delle spese processuali del presente grado del giudizio che liquida in € xxxxx per esborsi e complessivi € xxxxx per compensi, oltre accessori come per legge, con attribuzione al procuratore anticipatario;
C) Dichiara compensante le spese del grado quanto S. S. e B. A. M..
Così deciso in Napoli il 24 gennaio 2017, nella camera di consiglio della IV sezione civile di questa Corte.
Il Giud. ausl. rel. ed. est.