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Timestamp: 2018-06-25 00:40:57+00:00
Document Index: 18219984

Matched Legal Cases: ['art. 95', 'art. 120', 'art. 95', 'art. 1137', 'sentenza ', 'art. 1137', 'art. 645', 'art. 1117', 'art. 1117', 'art. 1123', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 168', 'art. 18', 'art. 80', 'art. 80', 'art. 80', 'art. 80']

Indice normativa regionale n. 4/2010
Elenco tematico dei principali provvedimenti pubblicati dal 1° al 31 gennaio 2010.
Indice normativa regionale n. 3/2010
Elenco tematico dei principali provvedimenti pubblicati dal 1° al 31 dicembre 2009.
Indice normativa regionale n. 2/2010
Elenco tematico dei principali provvedimenti pubblicati dal 1° al 30 novembre 2009.
Indice normativa regionale n. 1/2010
Elenco tematico dei principali provvedimenti pubblicati dal 1° al 30 ottobre 2009.
Indice normativa regionale n. 12/2009
Elenco tematico dei provvedimenti di interesse emanati dalle Regioni e dalle Province autonome dal 1° al 30 settembre 2009.
Indice normativa regionale n. 11/2009
Elenco tematico dei provvedimenti di interesse emanati dalle Regioni e dalle Province autonome dal 1° al 31 agosto 2009.
Indice normativa regionale n. 10/2009
Elenco tematico dei provvedimenti di interesse emanati dalle Regioni e dalle Province autonome dal 1° al 31 luglio 2009.
Indice normativa regionale n. 9/2009
Elenco tematico dei provvedimenti di interesse emanati dalle Regioni e dalle Province autonome dal 1° maggio al 30 giugno 2009.
7-8 2009
Indice normativa regionale n. 7-8/2009
Elenco tematico dei provvedimenti di interesse emanati dalle Regioni e dalle Province autonome dal 1° al 30 aprile 2009.
Indice normativa regionale n. 6/2009
Elenco tematico dei provvedimenti di interesse emanati dalle Regioni e dalle Province autonome dal 1° al 28 febbraio 2009.
Indice normativa regionale n. 5/2009
Indice normativa regionale n. 4/2009
Elenco tematico dei provvedimenti di interesse emanati dalle Regioni e dalle Province autonome dal 1° al 31 gennaio 2009.
Indice normativa regionale n. 3/2009
Elenco tematico dei provvedimenti di interesse emanati dalle Regioni e dalle Province autonome dal 1° al 31 dicembre 2008.
Indice normativa regionale n. 2/2009
Elenco tematico dei provvedimenti di interesse emanati dalle Regioni e dalle Province autonome dal 1° al 30 novembre 2008, il cui testo completo è consultabile nella sezione «Normativa Regionale».
Indice normativa regionale n. 1/2009
Elenco tematico dei provvedimenti di interesse emanati dalle Regioni e dalle Province autonome dal 1° al 31 ottobre 2008.
Indice normativa regionale n. 12/2008
Elenco delle disposizioni emanate da tutte le Regioni dal 1° al 30 settembre 2008.
Indice normativa regionale n. 11/2008
Elenco delle disposizioni emanate da tutte le Regioni dal 1° al 31 agosto 2008.
Indice normativa regionale n. 10/2008
Elenco delle disposizioni emanate da tutte le Regioni dal 1° al 31 luglio 2008.
FAST FIND : GP16411
Autorizzazione realizzazione strutture sanitarie
Sent. Corte Cost. 15/05/2018, n. 98
Giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 31, comma 1, e 34, commi 3 e 4, della legge della Regione Veneto 30 dicembre 2016, n. 30 (Collegato alla legge di stabilità regionale 2017).
G.U. 23/05/2018, n. 21
FAST FIND : GP16406
Sent. C. Giustizia UE 15/03/2018, n. C-104/17
Rinvio pregiudiziale - Direttiva 94/62/CE - Imballaggi e rifiuti di imballaggio - Recupero e riciclaggio dei rifiuti - Contributo a un fondo nazionale per l’ambiente - Immissione sul mercato nazionale dei prodotti imballati e degli imballaggi, senza intervento su questi ultimi - Principio cosiddetto "chi inquina paga" - Qualità di soggetto che inquina.
G.U.U.E. C 14/05/2018, n. 166
L’articolo 15 della direttiva 94/62/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 1994, sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, e il principio cosiddetto "chi inquina paga" che esso attua non ostano a una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, che impone un contributo a un operatore economico che non interviene sugli imballaggi che immette sul mercato, calcolato in base alla differenza di peso tra, da un lato, la quantità di rifiuti di imballaggio che corrisponde agli obiettivi minimi di recupero energetico e di recupero mediante riciclaggio e, dall’altro, la quantità di rifiuti di imballaggio effettivamente recuperata o riciclata.
FAST FIND : GP16405
Rinvio pregiudiziale - Valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti - Direttiva 2011/92/UE - Diritto di ricorso dei membri del pubblico interessato - Ricorso prematuro - Nozioni di spese non eccessivamente onerose e di decisioni, atti o omissioni rientranti nelle disposizioni della direttiva sulla partecipazione del pubblico - Applicabilità della convenzione di Aarhus.
1) L’articolo 11, paragrafo 4, della direttiva 2011/92/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, deve essere interpretato nel senso che il requisito in base al quale determinati procedimenti giurisdizionali non devono essere eccessivamente onerosi si applica a un giudizio dinanzi a un giudice di uno Stato membro, come quello di cui al procedimento principale, nell’ambito del quale viene determinato se un ricorso possa essere autorizzato durante un procedimento di autorizzazione di un progetto, e ciò a maggior ragione quando detto Stato membro non abbia stabilito in quale fase possa essere presentato ricorso.
2) Quando un ricorrente deduce sia motivi vertenti sulla violazione delle norme relative alla partecipazione del pubblico al processo decisionale in materia ambientale sia motivi vertenti sulla violazione di altre norme, il requisito in base al quale determinati procedimenti giurisdizionali non devono essere eccessivamente onerosi di cui all’articolo 11, paragrafo 4, della direttiva 2011/92 si applica alle sole spese inerenti alla parte del ricorso che si fonda sulla violazione delle norme relative alla partecipazione del pubblico.
3) L’articolo 9, paragrafi 3 e 4, della convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, firmata ad Aarhus il 25 giugno 1998 e approvata a nome della Comunità europea con la decisione 2005/370/CE del Consiglio, del 17 febbraio 2005, deve essere interpretato nel senso che, al fine di assicurare una tutela giurisdizionale effettiva nei settori rientranti nel diritto ambientale dell’Unione, il requisito in base al quale determinati procedimenti giurisdizionali non devono essere eccessivamente onerosi si applica alla parte di un ricorso che non sia coperta dal medesimo requisito, quale risulta, conformemente alla direttiva 2011/92, dalla risposta fornita al punto 2 del presente dispositivo, nei limiti in cui il ricorrente tenti con il suddetto ricorso di far rispettare il diritto ambientale nazionale. Tali disposizioni non sono dotate di effetto diretto, ma spetta al giudice nazionale interpretare il diritto processuale interno nella maniera più conforme possibile alle stesse.
4) Uno Stato membro non può derogare al requisito in base al quale determinati procedimenti non devono essere eccessivamente onerosi, previsto dall’articolo 9, paragrafo 4, della convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale e dall’articolo 11, paragrafo 4, della direttiva 2011/92, quando un ricorso è ritenuto temerario o vessatorio, o in assenza di un nesso tra l’asserita violazione del diritto ambientale nazionale e un danno all’ambiente.
Lo sbarramento, di cui all’art. 95, comma 15, del D. Leg.vo n. 50 del 2016 - secondo il quale ogni variazione che intervenga successivamente alla fase di ammissione, regolarizzazione o esclusione delle offerte non rileva ai fini del calcolo di medie nella procedura, né per l’individuazione della soglia di anomalia delle offerte (principio di invarianza della soglia) - non può trovare applicazione nel caso in cui un concorrente abbia tempestivamente impugnato l’atto di ammissione, nelle forme e nei termini di cui all’art. 120, comma 2-bis, D. Leg.vo n. 104/2010 (Codice del processo amministrativo), non essendo la graduatoria ancora “cristallizzata” - per il rapidissimo susseguirsi degli atti di gara - e, anzi, in pendenza di un subprocedimento per la verifica dell’anomalia dell’offerta risultata prima in graduatoria ancora aperto.
- Sulla corretta interpretazione dell'art. 95, comma 15, D. Leg.vo 50/2016, si veda T.A.R. Piemonte, sez. II, sent. 16/02/2018, n. 238, che ha ritenuto ammissibile il ricalcolo dopo l'accertamento della possibilità di accedere al soccorso istruttorio nell’ambito della fase procedimentale di cognizione delle offerte.
- Sul tema vedi anche Consiglio di Stato, sez. V, 13/02/2017, n. 590.
1. Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo concernente il pagamento di contributi per spese condominiali, il condominio soddisfa l'onere probatorio su esso gravante con la produzione del verbale dell'assemblea condominiale in cui sono state approvate le spese, nonché dei relativi documenti. Nello stesso giudizio di opposizione, il condomino opponente non può far valere questioni attinenti alla validità della delibera condominiale di approvazione dello stato di ripartizione. Tale delibera costituisce, infatti, titolo sufficiente del credito del condominio e legittima non solo la concessione del decreto ingiuntivo, ma anche la condanna del condominio a pagare le somme nel processo di opposizione al decreto ingiuntivo, il cui ambito è dunque ristretto alla verifica della (perdurante) esistenza della deliberazione assembleare di approvazione della spesa e di ripartizione del relativo onere. Il giudice deve quindi accogliere l'opposizione solo qualora la delibera condominiale di approvazione delle spese oggetto di ingiunzione abbia perduto la sua efficacia, per esserne stata l'esecuzione sospesa dal giudice dell'impugnazione, ex art. 1137 del Codice civile, comma 2, o per avere questi, con sentenza sopravvenuta alla decisione di merito nel giudizio di opposizione ancorché non passata in giudicato, annullato la deliberazione. Né è possibile dolersi dell'annullabilità delle deliberazioni poste a fondamento dell'ingiunzione di pagamento, trattandosi di vizio invocabile comunque con l'impugnazione ex art. 1137 del Codice civile, e non di doglianza che possa formare oggetto di eccezione nel giudizio di opposizione ex art. 645 del Codice di procedura civile.
2. Non può essere oggetto dell'opposizione a decreto ingiuntivo inerente il pagamento di spese condominiali, emesso sulla base di delibera assembleare di approvazione del relativo stato di ripartizione, la questione dell'appartenenza al condominio intimante del condomino opponente. Ove si intenda controvertere sull'esistenza o meno del rapporto di condominialità ex art. 1117 del Codice civile in ordine ad un'unità immobiliare di proprietà esclusiva integrante porzione di un complesso edilizio, e, quindi, sulla ravvisabilità del collegamento funzionale e strutturale di tale proprietà individuale con le parti comuni dell'edificio condominiale di cui all'art. 1117 del Codice civile medesimo, con conseguente obbligo di contribuzione alle spese ai sensi dell'art. 1123 del Codice civile, è necessaria la partecipazione di tutti i condomini a ciascuna delle fasi del giudizio, in una situazione di litisconsorzio necessario.
- In merito alla insindacabilità della validità delle delibere assembleari nell’ambito del procedimento di opposizione al decreto ingiuntivo si veda Cass. S.U. civ. 18/12/2009, n. 26629.
Peraltro secondo altra giurisprudenza, la nullità della delibera assembleare può essere rilevata d’ufficio dal giudice del giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo (Cass. civ. 12/01/2016, n. 305).
FAST FIND : GP16385
Edilizia e immobili - Condominio - Amministratore - Controversie relative alla gestione di un servizio comune o alla soddisfazione di esigenze soltanto collettive - Legittimazione esclusiva dell'amministratore - Sussistenza - Legittimazione ad agire e ad impugnare del singolo condomino - Esclusione - Fondamento - Fattispecie in tema di impugnazione della deliberazione di ripartizione di spese per un servizio comune.
Nelle controversie aventi ad oggetto l'impugnazione di deliberazioni della assemblea condominiale relative alla ripartizione delle spese per le cose e per i servizi comuni, unico legittimato passivo è l’amministratore di condominio, sicché non è ammissibile il gravame avanzato da un singolo condomino avverso la sentenza che abbia visto soccombente il condominio, trattandosi di controversie aventi ad oggetto non i diritti su di un bene o un servizio comune, bensì la gestione di esso, e, dunque, intese a soddisfare esigenze soltanto collettive della comunità condominiale, nelle quali non v’è correlazione immediata con l’interesse esclusivo d’uno o più condomini. (Nella fattispecie, la S.C., in una controversia avente ad oggetto l’impugnazione di una deliberazione assembleare relativa alla ripartizione delle spese per il servizio di auto spurgo, ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione proposto da alcuni condomini, affermando che la mancata impugnazione della sentenza da parte dell’amministratore del condominio escludeva la possibilità, ad opera dei singoli condomini, di proporre gravame).
- Sul punto si veda anche Cass. 18/01/2017, n. 1208.
Edilizia ed immobili - Abusi e reati edilizi - Tettoia - Permesso di costruire - Edilizia libera - Accertamento specifico - Motivazione esaustiva - Necessità.
FAST FIND : GP16361
Contratti pubblici - Appalti e concessioni - Durata della concessione - Finanza di progetto - Convenienza economica - Criterio del valore attuale netto.
L’art. 168, D. Leg.vo 50/2016 (Codice dei contratti pubblici), recependo l’art. 18 della Direttiva 2014/23/UE, stabilisce il principio cardine per cui la durata delle concessioni non è predeterminata, ma deve essere calcolata in funzione dell’entità della prestazione che il concessionario è tenuto a rendere e della necessità di rientro degli investimenti. Centrale per valutare la convenienza economica di un’operazione di project financing è, quindi, il criterio del valore attuale netto (c.d. VAN) che consente di calcolare il valore del beneficio netto atteso dall’iniziativa economica e la ricchezza incrementale generata dall’investimento. Tale indice, affinché un progetto possa essere valutato favorevolmente, deve assumere un valore positivo, perché solo in tal caso l’iniziativa risulta in grado di produrre flussi monetari sufficienti a ripagare l’esborso iniziale ed a remunerare i capitali impiegati nell’operazione. (Nella fattispecie si trattava dell’affidamento di una concessione relativa al servizio di gestione e manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti di illuminazione pubblica di proprietà comunale, compresa la fornitura di energia elettrica, nonché la realizzazione di interventi di adeguamento normativo ed efficientamento energetico, di durata di 15 anni in quanto l’indice VAN presentava un valore positivo solo a partire dal quattordicesimo anno).
Sul tema vedi anche T.A.R. Toscana, sez. I, 28/02/2018, n. 328.
FAST FIND : GP16359
1. Appalti e contratti pubblici - Gara - Requisiti di partecipazione - Motivi di esclusione ex art. 80, comma 5, lett. c), D. Leg.vo 50/2016 - Gravi illeciti professionali - Carattere esemplificativo dell'elenco - Conseguenze. 2. Appalti e contratti pubblici - Gara - Requisiti di partecipazione - Motivi di esclusione ex art. 80, comma 5, lett. c), D. Leg.vo 50/2016 - Gravi illeciti professionali - Risoluzione per inadempimento sub iudice di un precedente contratto - Esclusione dalla gara - Condizioni.
1. L’art. 80, D. Leg.vo n. 50/2016 (comma 5, lett. c), la cui elencazione è meramente esemplificativa, consente l’esclusione, al di là delle tipizzazioni che pur ne costituiscono il nucleo (al cospetto delle quali opera un meccanismo di tipo presuntivo), anche in tutti i casi in cui “la Stazione appaltante dimostri con mezzi adeguati che l'operatore economico si è reso colpevole di gravi illeciti professionali, tali da rendere dubbia la sua integrità o affidabilità.” Ne consegue che a un’impresa non basta aver contestato in giudizio la risoluzione contrattuale subìta per porsi completamente al riparo, per tutta la durata del processo, dal rischio di esclusioni da gare d’appalto indotte dalla relativa vicenda risolutoria.
2. Anche in presenza di una risoluzione per inadempimento di un precedente contratto che si trovi sub iudice, alla Stazione appaltante non è precluso applicare ugualmente la causa di esclusione di cui all'art. 80, comma 5, lett. c), valorizzando la clausola normativa di chiusura sulla possibilità di dimostrare comunque “con mezzi adeguati che l'operatore economico si è reso colpevole di gravi illeciti professionali, tali da rendere dubbia la sua integrità o affidabilità”. All’uopo occorre, però, che essa sia appunto in grado di far constare con i necessari supporti probatori, e con motivazione adeguata, la effettività, gravità e inescusabilità degli inadempimenti dell’impresa, e perciò, correlativamente, la mera pretestuosità delle contestazioni da questa sollevate in giudizio avverso la misura risolutoria, oltre che, naturalmente, la dubbia “integrità o affidabilità” del medesimo operatore.
Vedi anche Consiglio di Stato, sez. V, 02/03/2018, n. 1299.
FAST FIND : GP16358
Annullamento autorizzazione paesaggistica
Sent. C. Stato 20/03/2018, n. 1799
1. Edilizia e paesaggio - Interventi di nuova costruzione - Autorizzazione paesaggistica - Motivazione - Adeguatezza - Presupposti. 2. Edilizia e paesaggio - Interventi di nuova costruzione - Annullamento di autorizzazione paesaggistica - Presupposti - Limiti.
1. In materia di autorizzazioni paesaggistiche, la motivazione è adeguata quando risponde a un modello che contempli, in modo dettagliato, la descrizione: I) dell'edificio mediante indicazione delle dimensioni, delle forme, dei colori e dei materiali impiegati; II) del contesto paesaggistico in cui esso si colloca, anche mediante l'indicazione di eventuali altri immobili esistenti, della loro posizione e dimensioni; III) del rapporto tra edificio e contesto, anche mediante l'indicazione dell'impatto visivo al fine di stabilire se esso si inserisca in maniera armonica nel paesaggio.
2. L’annullamento del nulla osta paesaggistico comunale, da parte della Soprintendenza, risulta riferibile a qualsiasi vizio di legittimità, riscontrato nella valutazione formulata in concreto dall'ente territoriale, ivi compreso l'eccesso di potere in ogni sua figura sintomatica (sviamento, insufficiente motivazione, difetto di istruttoria, illogicità manifesta). L'unico limite che la Soprintendenza competente incontra in tema di annullamento dell'autorizzazione paesaggistica è costituito dal divieto di effettuare un riesame complessivo delle valutazioni compiute dall'ente competente tale da consentire la sovrapposizione o sostituzione di una nuova valutazione di merito a quella compiuta in sede di rilascio dell'autorizzazione. Tale limite sussiste, però, soltanto se l'ente che rilascia l'autorizzazione di base abbia adempiuto al suo obbligo di motivare in maniera adeguata in ordine alla compatibilità paesaggistica dell'opera. In caso contrario sussiste un vizio d'illegittimità per difetto o insufficienza della motivazione e ben possono gli organi ministeriali annullare il provvedimento adottato per vizio di motivazione e indicare le ragioni di merito che concludono per la non compatibilità delle opere realizzate con i valori tutelati.