Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2009/11/novita-fiscali-del-4-novembre-2009-accertamenti-non-validi-se-sono-fondati-su-valore-normale-in-scadenza-la-stampa-dei.html
Timestamp: 2017-12-13 07:20:49+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 110', 'art. 110', 'art. 110', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 109', 'art. 6', 'sentenza ']

Novità fiscali del 4 novembre 2009: accertamenti non validi se sono fondati su valore normale; in scadenza la stampa dei registri contabili tenuti con sistemi meccanografici; costi da paesi black list: solo la prova “pesante” consente la deducibilità; Tremonti-ter: nota Assonime; deduzione IRAP dalle imposte sui redditi: istanza di rimborso per i periodi d’imposta precedenti al 2008
in DIARIO FISCALE 2009, IRAP, Novità legislative
1) Software di compilazione Comunicazione dati da parte degli Enti Associativi
2) Modello F24: Soppressi i codici tributo “RINT” e “REXT”
3) Costi da Paesi black list: Solo la prova “pesante” consente la deducibilità
4) Tremonti­-ter: Nota Assonime
5) Deduzione IRAP dalle imposte sui redditi: Istanza di rimborso per i periodi d’imposta precedenti al 2008
6) Accertamenti non validi se sono fondati su valore normale
7) In scadenza la stampa dei registri contabili tenuti con sistemi meccanografici
L’Agenzia delle Entrate, ha reso disponibile la versione software: 1.0.1 del 03/11/2009 relativa al software MODELLO EAS che consente la compilazione della Comunicazione dei dati rilevanti ai fini fiscali da parte degli enti associativi.
In particolare, la nuova versione consente di compilare solo i righi previsti dalla circolare delle Entrate, in versione semplificata per taluni enti registrati (si veda l’articolo sulle novità fiscali del 03.11.2009).
Poiché si è conclusa l’operazione di sanatoria colf, sono stati soppressi, con la risoluzione 268/E del 03.11.2009, i codici tributo RINT e REXT, istituiti con la risoluzione 209/E del 11.08.2009, per versare il contributo forfetario previsto dal decreto anticrisi (Dl 78/2009, art. 1-ter).
E’, infatti, terminata l’operazione che ha permesso di sanare la posizione dei lavoratori comunitari ed extracomunitari che svolgono attività di assistenza o di collaborazione presso le famiglie.
A tal fine, precisa la suddetta risoluzione:
– “RINT” – “Datori di lavoro domestico – emersione lavoratori italiani e comunitari – art. 1-ter del d.l. 78/2009 convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102”;
– “REXT” – “Datori di lavoro domestico – emersione lavoratori extracomunitari – art. 1-ter del d.l. 78/2009 convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102”.
Prova pesante per le imprese italiane che operano con imprese domiciliate nei paradisi fiscali.
I componenti negativi derivanti da queste operazioni sono deducibili anche se non indicati in dichiarazione prima dell’entrata in vigore della Finanziaria 2007 (L. 296/2006).
Ma solo se viene rispettata la seguente condizione:
Dimostrare che i soggetti esteri svolgono prevalentemente un’attività commerciale effettiva o che le operazioni hanno avuto concreta attuazione e rispondono a un interesse economico reale.
In questo caso resta ferma comunque l’applicazione della specifica sanzione introdotta dalla Finanziaria 2007, pari al 10% dell’importo complessivo delle spese non indicate nella dichiarazione dei redditi, con un minimo di 500 e un massimo di 50 mila euro.
Sono questi alcuni dei principali chiarimenti forniti dalla circolare n. 46/E del 03.11.2009, con cui l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sulla deducibilità dei costi da Paesi black list.
L’art. 110, comma 10, del Tuir, stabilisce che sono indeducibili i costi “derivanti da operazioni intercorse tra imprese residenti ed imprese domiciliate fiscalmente in Stati o territori non appartenenti all’Unione europea aventi regimi fiscali privilegiati” (si tratta dei Paesi “black list” individuati con il decreto Mef del 23 gennaio 2002, modificato dai successivi decreti del 22 marzo e del 27 dicembre 2002).
I costi possono essere dedotti nei casi in cui “le imprese residenti in Italia forniscano la prova che le imprese estere svolgono prevalentemente un’attività commerciale effettiva, ovvero che le operazioni poste in essere rispondono ad un effettivo interesse economico e che le stesse hanno avuto concreta esecuzione” (art. 110, comma 11, del Tuir).
Ulteriore condizione necessaria (anche se non sufficiente) per poter dedurre i costi era la loro separata indicazione all’interno della dichiarazione dei redditi (come ribadito nella risoluzione 12/2006).
La Finanziaria 2007, modificando in parte l’art. 110, comma 11, del Tuir, ha stabilito che l’indicazione dei costi in dichiarazione è ancora obbligatoria, ma non è più una condizione necessaria per poterli dedurre.
E’, infatti, sufficiente che il contribuente riesca a provare che ricorrono le condizioni esimenti previste dal Tuir.
La stessa legge finanziaria ha introdotto, aggiungendo il comma 3-bis all’art. 8 del Dlgs 471/1997, una sanzione per la violazione dell’obbligo di dichiarazione “pari al 10 per cento dell’importo complessivo delle spese e dei componenti negativi non indicati nella dichiarazione dei redditi, con un minimo di euro 500 ed un massimo di euro 50.000”.
Tale sanzione sostituisce la non deducibilità dei costi e ha un effetto retroattivo: viene estesa, infatti, anche alle violazioni commesse fino al 31 dicembre 2006 sempre che il contribuente abbia provato l’esistenza dei requisiti che permettono la deducibilità dei costi.
La mancata separata indicazione in dichiarazione dei costi da Paesi “black-list”, nel caso non sia stata fornita la prova esimente, oltre al recupero della maggiore imposta e degli interessi, espone il contribuente alle seguenti sanzioni:
– Dal 100 al 200% della maggior imposta (articolo 1, comma 2, del Dlgs 471/1997) per “infedeltà” della dichiarazione, se la violazione è stata commessa fino al 31 dicembre 2006
– dal 100 al 200% della maggior imposta per “infedeltà” della dichiarazione, a cui va ad aggiungersi la “nuova” sanzione pari al 10% dell’importo complessivo delle spese e dei componenti negativi non indicati nella dichiarazione dei redditi (con un minimo di 500 e un massimo di 50mila euro), se la violazione è commessa a partire dal 1° gennaio 2007.
L’Agenzia delle Entrate ha precisato che la retroattività della norma non opera di fronte ai “rapporti esauriti”, identificati in quelli “per cui sia intervenuto un giudicato o un atto amministrativo definitivo o, comunque, siano decorsi i termini di prescrizione o decadenza stabiliti dalla legge per l’esercizio dei diritti ad essi relativi” (circolare 19/E del 21.04.2009).
Riguardo la violazione dell’omessa separata indicazione dei costi in dichiarazione, nel caso di dichiarazione integrativa presentata prima della formale conoscenza dell’attivazione dei controlli da parte dell’Ufficio, si applica la sanzione prevista dall’art. 8, comma 1, del Dlgs 471/1997 (da 258 a 2.065 euro).
Inoltre, nel rispettando del termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione, la dichiarazione integrativa attribuisce anche il diritto di ridurre la sanzione a 1/10 del minimo, mediante l’utilizzo dell’istituto del ravvedimento operoso.
Se, invece, la dichiarazione integrativa viene presentata dopo l’avvio dei controlli, si applica la sanzione proporzionale prevista dall’articolo 8, comma 3-bis, del Dlgs 471/1997 (10% dell’importo complessivo delle spese e dei componenti negativi non indicati nella dichiarazione dei redditi, con un minimo di 500 e un massimo di 50mila euro).
Tabella contenuta nella citata circolare
zione costi
Avvio contro-lli
(€ 258 ridotta ad un decimo)
min. € 258 max € 2.065
10% costi
min. € 500 max € 50.000
L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 44/E del 27.10.2009 ha fornito importanti chiarimenti in merito all’agevolazione (c.d. Tremonti-ter) introdotta dall’art. 5 del D.L. 1º luglio 2009, n. 78, convertito dalla legge 3 agosto 2009, n. 102.
Lo ha evidenziato l’Assonime con la nota del 29.10.2009 che ha illustrato la seguente trattazione.
Tale beneficio esclude dalla base imponibile del reddito d’impresa – quindi ai soli fini dell’IRES e dell’IRPEF e non dell’IRAP – un ammontare pari al 50% del valore degli investimenti nei beni strumentali nuovi (divisione 28 della tabella ATECO) che, precisa la relazione illustrativa, “in base ai dati statistici, sostengono più di altri l’export di prodotti italiani all’estero”.
Non se ne può tener conto, dunque, in sede di versamento degli acconti d’imposta.
– nell’ipotesi di cessione a terzi o destinazione a finalità estranee all’attività del bene strumentale “prima del secondo periodo d’imposta successivo all’acquisto”; ciò significa entro il periodo d’imposta successivo all’acquisto, pertanto il periodo di sorveglianza è di durata minore rispetto a quello previsto dalla Tremonti-bis;
Chiarimenti dell’Agenzia Entrate
L’Amministrazione finanziaria, rileva la nota, ha dato taluni chiarimenti tra cui:
– l’agevolazione, oltre all’ipotesi dell’acquisto dei macchinari e delle apparecchiature anche tramite leasing, spetta anche nel caso di loro realizzazione in economia o mediante contratto di appalto;
– fruiscono dell’agevolazione anche coloro che hanno un “codice attività” risultante dalla “Dichiarazione di inizio attività, variazione dati o cessazione attività” ai fini IVA non appartenente alla divisione 28; ai fini dell’agevolazione, infatti, ha rilevanza “esclusivamente l’investimento in beni descritti nella divisione 28” della tabella Ateco;
– il beneficio compete anche qualora i beni oggetto dell’investimento siano “destinati ad essere inseriti in impianti e strutture più complessi già esistenti, non compresi nella divisione 28”;
– “Nella nozione di nuovi macchinari e nuove apparecchiature si intendono compresi, qualora oggetto del medesimo investimento complessivo, i componenti o parti indispensabili per il funzionamento degli stessi, ancorché non inclusi nella divisione 28 (ad esempio, computer e programmi di software che servono a far funzionare i macchinari e le apparecchiature), che ne costituiscono dotazione”;
– l’entrata in funzione del bene “tremontizzabile” non rappresenta condizione necessaria per la fruizione del beneficio;
– per quanto riguarda il momento di effettuazione dell’investimento, deve porsi attenzione alla regola generale della competenza (art. 109, commi 1 e 2); ciò vale anche per i soggetti IAS e per soggetti c.d. “minimi”;
– la disciplina agevolativa “non reca una previsione generale di non cumulabilità del beneficio in esame con altre agevolazioni. Ciò ha fatto ritenere che l’agevolazione sia cumulabile con altre misure di favore salvo che le norme disciplinanti le altre misure, alla stregua di valutazioni che rientrano nella competenza degli organi eroganti, non dispongano diversamente”; così l’agevolazione risulta cumulabile con il credito d’imposta per gli investimenti delle aree svantaggiate e con il credito d’imposta per la ricerca e sviluppo.
Non è invece cumulabile con l’agevolazione per le spese di riqualificazione energetica.
Il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 28.10.2009 ha fissato le nuove modalità e i nuovi termini per la presentazione dell’istanza per il riconoscimento della parziale deducibilità dell’IRAP dalle imposte sui redditi; in questo modo sono state recepite alcune osservazioni svolte dalle Associazioni di categoria e dagli Ordini professionali.
L’Assonime con la nota del 29.10.2009 si è occupata anche di questa fattispecie.
Come è noto l’art. 6, comma 1, del D.L. n. 185/2008, ammette in deduzione dal reddito d’impresa (e anche da quello che deriva dall’esercizio di arti e professioni) un importo pari al 10% dell’IRAP (come determinata dagli articoli 5, 5-bis, 6, 7 e 8 del D.Lgs. n. 446/1997).
Misura che ha influenzato la determinazione del reddito d’impresa relativo al periodo d’imposta in corso 2008.
Tuttavia, la nuova disciplina di riconoscimento parziale della deducibilità dell’IRAP è stata estesa anche ai periodi d’imposta pregressi con il riconoscimento ai contribuenti interessati di un diritto al rimborso delle maggiori imposte liquidate, da esercitarsi con modalità diverse a seconda che abbiano, alla data di entrata in vigore della norma (29 novembre 2008), presentato, o meno, istanze di rimborso.
Il Provvedimento del 04.06.2009 ha approvato il modello per l’istanza di rimborso, corredato dalle relative istruzioni, ed ha fissato i termini per la sua presentazione che decorrono dalla data di attivazione della procedura inizialmente prevista per il 12 giugno 2009, poi prorogata al 14 settembre 2009 e, infine, con comunicato stampa del 2 settembre 2009, rinviata a data da stabilirsi.
Con il Provvedimento in esame è attivata tale procedura previa modifica di taluni criteri procedurali inizialmente previsti dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 4 giugno 2009.
In primo luogo, viene prevista una trasmissione temporalmente scaglionata delle domande di rimborso in base alla regione in cui il contribuente ha il domicilio fiscale; ciò, evidentemente, al fine di evitare la concentrazione di elevati flussi telematici con conseguenti difficoltà tecniche (a tal fine si deve far riferimento all’allegato 1, del Provvedimento in commento che indica le varie date di attivazione della procedura per ciascuna regione.
Le istanze di rimborso si intendono presentante secondo l’ordine di trasmissione dei flussi telematici e, specifica il Provvedimento, “La diversa tempistica di invio delle istanze prevista per ciascuna regione non inciderà in nessun caso nella determinazione dell’ordine di trasmissione”).
In secondo luogo, è previsto che saranno prioritariamente soddisfatte le richieste di rimborso relative ai periodi di imposta più remoti e “nell’ambito del medesimo periodo d’imposta, sarà data priorità alle istanze di rimborso secondo l’ordine di presentazione”.
Nel 2011, in caso di insufficienza delle risorse previste per tale periodo, si provvederà dapprima alla completa soddisfazione delle richieste di rimborso non integralmente accolte nel 2010 e “Successivamente saranno erogati tutti quelli [i rimborsi], correttamente liquidati, relativi al primo periodo d’imposta non pagato, ripartendo proporzionalmente le residue disponibilità in base all’ammontare complessivo delle somme liquidate, ferma restando l’integrazione dei pagamenti a saldo delle somme richieste in presenza del successivo incremento dei limiti di spesa”.
Viene pure segnalato che rimane irrisolto, anche a seguito delle innovazioni un dubbio concernente l’utilizzabilità delle maggiori perdite degli esercizi precedenti scaturenti dalla deduzione forfetaria dell’IRAP.
Infatti, attraverso le procedure di rimborso ai contribuenti sono state riconosciute anche le perdite (o le maggiori perdite) conseguenti alla deduzione IRAP (istruzioni al modello per l’istanza di rimborso).
Tali perdite hanno rilevanza prioritariamente ai fini della determinazione dei rimborsi dei periodi d’imposta successivi fino al periodo anteriore a quello in corso al 31 dicembre 2008, mentre le perdite che non trovano assorbimento nei periodi indicati, come avvertono le istruzioni al modello di istanza, possono essere riportate nella prima dichiarazione dei redditi successiva alla presentazione dell’istanza.
La compensazione delle perdite nell’ambito dei periodi d’imposta oggetto dell’istanza fino al periodo d’imposta precedente a quello in corso al 31 dicembre 2008 (ossia, nella generalità dei casi, il 2007) era stata prevista dalle istruzioni sul presupposto che per il periodo d’imposta successivo (ossia, nella generalità dei casi, il 2008) le imprese le avrebbero potute compensare in sede di dichiarazione dei redditi relativi al medesimo periodo d’imposta.
Il rinvio della data di presentazione delle istanze di rimborso, tuttavia, ha impedito alle imprese di avvalersi di tale possibilità (anche se talune imprese, a nostro avviso correttamente, hanno compensato tali perdite con il reddito relativo al periodo 2008).
Per effetto del rinvio dei termini di presentazione dell’istanza, la compensazione al suo interno delle perdite che scaturiscono dalla deduzione IRAP dovrebbe perciò estendersi al periodo d’imposta 2008 per il quale sia stata già presentata la relativa dichiarazione dei redditi.
Sul punto viene comunque chiesto un chiarimento da parte dell’Amministrazione finanziaria.
La Commissione Tributaria Provinciale di Milano, con la sentenza n. 292 del 08.10.2009, ha stabilito che non sono validi gli accertamenti effettuati da parte dell’Amministrazione finanziaria sulle compravendite immobiliari, sulla base del criterio della divergenza tra valore normale del bene e corrispettivo pattuito.
La Legge comunitaria 2008 (L. n. 88/2009) ha, infatti, abrogato con disposizione interpretativa e quindi con efficacia retroattiva la norma antielusiva che consentiva tale tipo di accertamento.
La stampa dei registri contabili tenuti con sistemi meccanografici si deve effettuare entro 3 mesi dalla data prevista per la presentazione della dichiarazione dei redditi.
Per il Modello Unico 2009 (redditi 2008) la data di presentazione essendo stata prevista per il 30.09.2009, la stampa dei registri andrà quindi effettuata entro il 31/12/2009.
Queste di seguito le altre scadenze segnalate in Dottrina (Studio Dott. Righetti documento di ottobre 2009):
– Registro beni ammortizzabili – da compilare entro il 30.09.2009;
– registro riepilogativo di magazzino – da compilare entro il 30.09.2009;
– scritture ausiliarie di magazzino – da stampare entro il 31.12.2009;
– libro inventari da redigere entro il 31.12.2009;
– libro giornale – da stampare entro il 31.12.2009;
– scritture ausiliarie di contabilità generale (es. mastrini) – da stampare entro