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Timestamp: 2019-04-18 17:17:00+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 175', 'art. 81', 'art. 606', 'art. 671', 'art. 671', 'art. 38', 'art. 671', 'art. 81', 'art. 186', 'art. 666', 'art. 81']

Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 3 settembre 2015, n. 35192. Per la configurabilità della continuazione - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 3 settembre 2015, n. 35192. Per la configurabilità della continuazione
sentenza 3 settembre 2015, n. 35192
1. Con ordinanza del 28 febbraio 2014, il G.i.p. del Tribunale di Venezia, in funzione di giudice dell’esecuzione, ha rigettato l’istanza avanzata da S.E. , volta all’applicazione della continuazione tra i reati di omesso versamento dell’IVA con riferimento agli anni di imposta 2006 e 2007, di cui a due decreti penali di condanna, rilevando, a ragione della decisione, che l’istante, assumendo di essere stata “costretta” a commettere detti reati in dipendenza delle gravissime difficoltà economiche in cui si era trovata la società Stefanon S.a.s., della quale era rappresentante legale, aveva implicitamente riconosciuto di avere preso distinte e separate decisioni dopo aver considerato la concreta e attuale situazione economica, e rappresentando che mancava un concreto interesse al riconoscimento della continuazione in capo all’istante, che aveva pagato la pena pecuniaria, che sarebbe stata equa anche se fosse stata ritenuta la continuazione tra i reati.
Con la stessa ordinanza il G.i.p. ha rigettato anche la richiesta di concessione del beneficio della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale, concedibile in sede esecutiva solo se non poteva essere concesso in sede di cognizione per superamento del limite di pena di cui all’art. 175 cod. pen., in cui erano state poi ricondotte in detta sede per il riconoscimento della continuazione, anche evidenziando che tale beneficio era in ogni caso espressamente previsto dagli artt. 24 e 25 d.P.R. n. 313 del 2002.
2.1. Con il primo motivo, la ricorrente denuncia inosservanza o erronea applicazione dell’art. 81 cod. pen., in relazione all’art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen., e mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione.
Né l’ordinanza ha valutato in concreto la sussistenza della unicità del disegno criminoso, finendo con il rappresentare l’erroneo convincimento che non fosse configurabile nemmeno in astratto la continuazione tra più violazioni successive in relazione al reato di omesso versamento IVA dipendente da difficoltà economiche, senza considerare che i reati ascritti sono di natura dolosa e che nel reato continuato le azioni successive alla prima devono essere sorrette, di volta in volta, da singole determinazioni, identificandosi gli elementi unificanti del reato continuato nella rappresentazione anticipata e nella unicità dello scopo.
Né il Giudice ha considerato la breve distanza cronologica tra le due violazioni, non interrotta da atti di indagine né da alcuna pronuncia, l’identità delle modalità della condotta e l’omogeneità delle norme violate.
2.2. Con il secondo motivo, la ricorrente denuncia inosservanza dell’art. 671 i.c…p…p…i.r.a…6.,.c.1.,.l…b.).c…p…p…e.m.,.c.e.m.i.d.m…i.
Secondo la ricorrente, che rimarca la ravvisabilità del suo interesse al riconoscimento della continuazione, nonostante l’avvenuta esecuzione delle pene inflitte, nella finalità di potere imputare, sussistendone i presupposti e secondo i principi fissati dalla giurisprudenza di legittimità, ad altra condanna la pena di fatto espiata oltre la misura rideterminata ai sensi dell’art. 671 cod. proc. pen., e di escludere o limitare gli effetti penali della condanna in tema di recidiva e di dichiarazione di abitualità e professionalità nel reato, l’ordinanza impugnata è incorsa nei denunciati vizi per avere escluso un suo concreto interesse al riconoscimento del vincolo della continuazione, mentre essa, che continua a ricoprire la carica di rappresentante legale di altra società che partecipa a gare per l’affidamento di lavori pubblici, ha evidente interesse a imputare la pena espiata a unico reato in relazione alla valutazione della moralità professionale prevista dall’art. 38 d.lgs. n. 163 del 2006.
2. A norma dell’art. 671 cod. proc. pen. il giudice dell’esecuzione può applicare in executivis l’istituto della continuazione nel caso di più sentenze o decreti penali irrevocabili, pronunciati in procedimenti distinti contro la stessa persona, e rideterminare le pene inflitte per i reati separatamente giudicati.
2.1. Secondo principi consolidati nella giurisprudenza di questa Corte, per la configurabilità della continuazione è necessaria un’unica complessa deliberazione preventiva, definita nei suoi dati essenziali, alla quale segua, per ogni singola azione, una deliberazione specifica, mentre deve escludersi che un programma solo generico di attività delinquenziale da sviluppare nel tempo secondo contingenti opportunità o un mero sistema di vita siano idonei a far riconoscere il rapporto descritto nell’art. 81 cod. pen. (tra le altre, Sez. 1, n. 44862 del 05/11/2008, dep. 02/12/2008, Lombardo, Rv. 242098; Sez. 5, n. 49476 del 25/09/2009, dep. 23/12/2009, Notaro, Rv. 245833; Sez. 2, n. 40123 del 22/10/2010, dep. 12/11/2010, Marigliano, R. 248862; Sez. 1, n. 11564 del 13/11/2012, dep. 12/03/2013, Daniele, Rv. 255156; Sez. 1, n. 39222, dep. 24/09/2014, B., Rv. 260896), rilevando la generica deliberazione di reiterare comportamenti penalmente illeciti soltanto, in quanto espressiva di un’attitudine soggettiva a violare la legge, a fini del tutto diversi – e negativi per il reo – come la recidiva e l’abitualità criminosa (tra le altre, Sez. 5, n. 10917 del 12/01/2012, dep. 20/03/2012, Abbassi, Rv. 252950).
La prova di detta congiunta previsione – ritenuta meritevole di trattamento sanzionatorio più benevolo per la minore capacità a delinquere di chi si determina a commettere gli illeciti in forza di un singolo impulso, invece che di spinte criminose indipendenti e reiterate- deve essere di regola ricavata, poiché attiene alla “inesplorabile interiorità psichica” del soggetto, da indici esteriori significativi, alla luce dell’esperienza, del dato progettuale sottostante alle condotte poste in essere (tra le altre, Sez. 4, n. 16066 del 17/12/2008, dep. 16/04/2009, Di Maria, Rv. 243632).
In tal modo, di per sé l’omogeneità delle violazioni e la contiguità temporale di alcune di esse, seppure indicative di una scelta delinquenziale, non consentono, da sole, di ritenere che i reati siano frutto di determinazioni volitive risalenti a un’unica deliberazione di fondo (tra le altre, Sez. 3, n. 21496 del 02/05/2006, dep. 21/06/2006, Moretti, Rv. 235523; Sez. 3, n. 3111 del 20/11/2013, dep. 23/01/2014, P., Rv. 259094), con la conseguenza che l’identità del disegno criminoso deve essere negata qualora la successione degli episodi sia tale da escludere, malgrado la contiguità spazio-temporale e il nesso funzionale tra le diverse fattispecie incriminatrici, la preventiva programmazione dei reati, ed emerga, invece, l’occasionalità di quelli compiuti successivamente rispetto a quello cronologicamente anteriore (tra le altre, Sez. 6, n. 44214 del 24/10/2012, dep. 14/11/2012, Natali, Rv. 254793).
A tal fine la “cognizione” del giudice dell’esecuzione dei dati sostanziali di possibile collegamento tra i vari reati va eseguita in base al contenuto decisorio delle sentenze di condanna, conseguite alle azioni o omissioni che si assumono essere in continuazione (sentenze allegate, o da acquisire ex officio ai sensi dell’art. 186 disp. att. cod. proc. pen.) e, attraverso il loro raffronto, alla luce delle ragioni enunciate dall’istante (tra le altre, Sez. 5, n. 18586 del 04/03/2004, dep. 22/04/2004, D’Aria, Rv. 229826; Sez. 5, n. 9180 del 29/01/2007, dep. 02/03/2007, Aloisio e altri, Rv. 236261; Sez. 1, n. 14188 del 30/03/2010, dep. 14/04/2010, Russo, Rv. 246840; Sez. 5, n. 37337 del 29/04/2011, dep. 14/10/2011, Castellano, Rv. 250929), incombendo, invece, all’autorità giudiziaria il compito di procedere, ai sensi dell’art. 666, comma 5, cod. proc. pen., ai relativi accertamenti con l’acquisizione di documenti e informazioni e l’assunzione, ove occorra, di prove nel contraddittorio delle parti, e alla successiva valutazione circa l’esistenza delle condizioni (tra le altre, Sez. 5, n. 4692 del 14/11/2000, dep. 18/12/2000, Sciuto M., Rv. 219253; Sez. 1, n. 34987 del 22/09/2010, dep. 28/09/2010, Di Sabatino, Rv. 248276).
3. Il Giudice dell’esecuzione, nel caso di specie, ha correttamente interpretato il parametro normativo di cui all’art. 81, comma 2, cod. pen. e, con motivazione né apodittica né manifestamente illogica, ha fatto esatta applicazione dei suddetti condivisi principi.
4. Né inducono a diversa riflessione le deduzioni difensive, oggetto del secondo motivo del ricorso, relative all’interesse della ricorrente al riconoscimento della continuazione, da ritenere all’evidenza soccombenti a fronte dei rilievi, che escludono la fondatezza della richiesta nel merito, svolti nell’ordinanza e assorbenti rispetto a ulteriori e non decisive considerazioni.